STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO UFFICIO STORICO
Flavio Russo
GUERRA DI CORSA RAGGUAGLIO STORICO SULLE PRINCIPALI INCURSIONI TURCO-BARBARESCHE IN ITALIA E SULLA SORTE DEI DEPORTATI TRA IL XVI ED IL XIX SECOLO TOMO Il
ROM.A, 1997
PROPRIETÀ LETTERARIA Tuffi i diri11i ri.W!!Hlli. Vicl(l i O
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© By SME - Ufficio S1orico - Roma 1997
PARTE SECONDA Nella Bocca di Lucifero
CONNOTAZIONI EPOCALI
Immaginario collettivo e realtà storica Delle incursioni esaminate, a partire da quella di Pratica, abbiamo potuto, in genere, rintracciare abbastanza dettagliatamente non solo il numero esatto ma I nomi, le caratteristiche sociali e persino fisiche delle vittime. Ciò è imputabile all'esistenza, ormai collaudata, cli appositi ordini religiosi che si incaricarono della pietosa missione di tentare il salvataggio delle anime dei deportati, sollecitati incessantemente e spesso crudelmente, come meglio esamineremo, all'abiura, e, per quanto possibile l' eventuale riscatto. Per conseguire tale eroico e, non di rado, utopico risultato, si stabilirono fitti contatti tra i due mondi mediterranei, debolissimi ponti fra le opposte etnie e le ostili credenze religiose. Fu loro tramite se in Occidente si apprese, con accertata credibilità, il destino dei razziati, le loro dettagliate traversie ed i loro angoscianti drammi. Per alcuni significò la salvezza, e furono pochi. Per molli altri, la stragrande maggioranza, la semplice speranza e la consapevolezza di non essere stati del tutto dimenticati. Per noi quei disperati carteggi, dal contenuto di norma tragico, e a volte straziante, costituiscono una insperata fonte documentaria che ci permette di scandagliare nei reconditi meandri della Guerra di Corsa, altrimenti soltanto ipotizzabili. Ovvio allora che le fonti privi legiate per la seconda parte del nostro lavoro si rinvengano negli archivi di quegli Stati maggiormente coinvolti nella dolorosa vicenda, religiosamente e geograficamente. In particolare quindi, in quelli del Vaticano essendo, per quanto ricordato, le m issioni almeno inizialmente appannaggio esclusivo di religiosi regolari, ed in quelli del Regno delle Due Sicilie, il più esposto alle iniziative razziatorie. Relativamente al secondo osserveremo che la sua disponibilità documentaria risulta abbastanza ricca specie a partire dalla fine ciel ' 700 per culminare nei primi decenni dell'800, grazie alle ormai stabilizzate relazioni diplomatiche con le Reggenze, ed alle alterne vicende della politica internazionale e delle sue cangianti alleanze. 1 La singolare risultanza, per la già asserita invarianza estrinsecativa di quel crimine mediterraneo, ci consente non solo di utilizzare indifferentemente le due fonti-quand'anche temporalmente intervallate da quasi due secoli-ma anche cli trarne dei significativi confronti che meglio ne evidenzieranno proprio tale inusitata costanza, al di là del procedere della civiltà e dei diritti dell'uomo. Ovviamente però per essere i dati dei redentoristi cinquecenteschi e seicenteschi pressocchè contemporanei alla massima virulenza della corsa, occupano un maggiore spazio ed una maggiore valenza, senza peraltro minimamente inficiare quanto affermato. Uno spazio ancora minore, rna sempre di assoluto riguardo, ostentano in materia i tanti memoriali di quanti vissero sulla propria pelle tale iattura e ne redassero in seguito ampia descrizione . Anche tali preziosi documenti hanno contribuito alla ricostruzione accurata e sintetica del destino che attese innumerevoli sventurati caduti preda dei corsari e della loro probabilissima esistenza in nord-Africa, in Barbaria, meglio identificata all'epoca per la reale ubicazione dell'inferno. Dopo un lungo soggiorno in nord Africa, speso ad alleviare le sofferenze materiali e morali, nei ter-
1 Sull'argomento cfr. A. GULLOTTA, Le relazioni tra /"impero ottomano e Napoli, in Atti Convegno, Presenza araba e islamica in Campania, 22-25 novembre 1989, Napoli-Caserta, Napo li 1992, pp., 326-335. Precisa M. S C I·IIPA, li Regno di Napoli al tempo ... , cit, voi. [, p. 213: «I l .. 7 aprile "40 il noto trattato ... La conchiusione di quel trattato prometteva grandi vantaggi in un prossimo avvenire. 11 Sultano mandava ordine agli stati barbareschi cieli' Africa che osservassero pur loro le capitolazioni da lui fatte col Regno delle due Sicilie . Fu allora spedito a Tripoli (sellembre-dicembre 1740) il parmigiano don Giacinto Boschi come plenipotenziario di re Carlo presso quella reggenza e l'altra di Tunisi, per conchiudere con ciascuna trattati a pane di pace e di commercio ... Allora come allora, l'effetto che se ne sentì fu ... il costo enonne delle negoziazioni ... ».
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mini ricordati, di migliaia di disgraziati cristiani, strappati dalle loro dimore e dalla loro patria e costretti alla più bestiale schiavitù, il trinitario padre Dan così individuava nella volontà stessa ciel demonio l'istigazione a quella inumana prassi bellica: "Ce n'est pas sans... No n è senza una profonda ragione che dalle parole stesse dell 'Eterno, Satana è definito il Nemico dell'Uomo, poichè è per nostra conoscenza che non vi sono astuzie, frodi o violenze di cui egli non si serva per confonderlo e perderlo... L'ignoranza e la superstizione hanno allevato quesca peste che la Tirannia ha istillato negli animi timorosi;perciò si può ben dire che non vi fu mai persecuzione contro la Chiesa, nè più crudele nè più sangui nosa di questa che si protrae già da mille anni. Perchè essa è diretta contro i cristiani con un odio irriconciliabile e mortale;e tale odio non è generato da altra cagione che dall'empiet11 di questi Barbari che hanno abbandonato il culto del vero Dio, per rendersi sostenitori e ministri di Satana. E poichè la loro persecuzione non ha per fine che la rovina dei Credenti, è per soddisfare al loro detestabile disegno che no n desistono di opprimerli attraverso l'ingiustizia delle loro armi. A ciò li incita soprattuuo la ridicola impostura del loro falso Pofeta... In forza di una così abominevole dottrina, essi trascendono fino alla rabbia contro i Cristiani, e cencano diversi modi per danneggiarli. È ciò che praticano particolarmente luni i Corsari della Barbaria, che stimano opere meritorie i wrmemi che inlliggono ai Cristiani persuasi che tale malvagio comportamento cancelli ogni loro peccato ... Pertanto quelli fra loro che vogliono innalzarsi in ortodossia nulla trovano di maggior zelo che questa persecuzione: e più è grande, pitl è atroce più viene da essi ritenuta meritoria per la loro Legge; pertanto potete giudicare in che condizione sono ridotti i poveri Schiavi ...".2
La singolare equiparazione trovava anche nei trattatisti coevi, reduci da ~maloghe esperienze, o come redentoristi o addirittura come schiavi, una sostanziale conferma. Scriveva, ad esempio, fra Diego de Haedo nel 1608, schiavo a sua volta per lunghi anni in Algeri , la capitale per antonomasia della corsa barbaresca: ''°lerminons do nc par... Concludiamo du nque con una sola frase la quale sarà sufficiente per qualsiasi ulteriore discorso: è certamente indiscutibile che l'intera Algeri. le sue piazze, le sue case, le sue strade, le sue campagne, il suo porto ed i suoi vascelli non rapprese ntano altro che la dimora stessa di Satana, dove sempre e senza pausa non si odono che colpi di bastone, non si vede che infliggere torture e punizioni tanto inusitate quanto numerose, con il ricorso ad una infi nità di atroci stru menti inventati per produrre la morte dei Cristiani più variegati di quelli che s' immaginava riempissero l'antro di Vulcano, quelli che furono l' opera degli spiriti infernali."3
Sembrerebbero le citate descrizioni frutto di una esagerazione retorica ascrivibile alla pur sempre necessaria propaganda, ma passando dalla trattatistica alle relazioni diplomatiche ed alle documentazioni epistolari, scevre da qualsiasi analoga finalità, il quadro sostanzialmente non muta. Scriveva così, nel 1625, Giovan Battista Salvago dragomanno 4 incaricato dal senato veneto di trattare per il riscatto di una numerosa comunità catturata dai turchi-barbareschi: '·Chiamansi i corsari dalla provintia habitata Barbareschi, ma in effetto sono una massa et una masnada di molte razze e gcnera1ioni. Gli originarii fu rono Turchi e questi iscirnirono nuova militia di Gianiceri in Barbaria ordinando che, da Mori , Cingani et Ebrei in fuora, fossero ammesse tutte le Nationi. Così s'osserva e, quanti Turchi fiano per la Turchia malfattori, violatori. homicidi, assassini, trnffatori. falliti , falsarii. vagabondi e ramainghi. tutti al fine calano in Barbaria come feccia al fondo , et è perciò la Barbaria una sentina el una cloaca cieli 'Imperio Ottomano. Questi r.ali turchi s'augumentano e s'affinano colli rinnegati ... ".5
Il concetto, pur nella sostanza simile ai precedenti, introduce tuttavia una concretezza nuova, insita nel tentare di analizzare in maniera sociologica il perchè del concentrarsi di tante aberrazioni. Ed inizia
2 P. DAN, Histoire de Uarbarie er des ses corsaires, Parigi seconda edizione 1644, voi. I, pp. 26-27. (Traduzione dell'autore) J D. l-lAEDO, De la captivité a Alger. prima edizione 1612, ristampa Algeri 191 l. pi 84. 4 Sulla figura di Giovan Battista Sai vago sappiamo che pur essendo suddito turco, in quanto nato a Pera, di famiglia genovese era di fede cristiana. Intorno al I 610 passò alle dipendenze di Venezia, con il titolo di Drago manno. Nel l 624 ricevette l'incarico cli rrauare con i barbareschi il riscatto degli schiavi veneziani detenuti a Tunisi ed ad Algeri. Dopo una brillante carriera diplomatica, morì a Venezia nel l 647. La relazione sulla Barberia è cust0di1a ali' A.S. V. tra le Relazioni degli Ambasciatori veneri, B3. È stata pubblicata per la pri ma volta a cura di A.SACERDOTI, nel I937. s G. B. SALVAGO, Africa overo Barbaria 1625, a cura di A. Sacerdoti, Padova 1937, p. 77.
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ad emergere qualche figura di quel sigolare dramma, ovvero quella dei rappresentanti del potere militare del sistema: i Giannizzeri. Di questa componente della forza armata ottomana ne abbiamo già trovato ampie proposizioni ne1le precedenti ricostruzioni delle incursioni. Va aggiunto che con il trascorrere dei decenni le loro peculiarità militari si contrassero aumentando, invece, a dismisura le loro peggiori connotazioni criminali, specie nei contingenti di stanza lontano da Costantinopoli. Avremo, comunque, occasione di tratteggiarne meglio la genesi originaria e, la progressiva degenerazione. Per il momento è emblematico che alla loro beluina crudeltà e rapacità, superiori forse persino a quelle dei corsari propriamente detti, venne attribuita, se non la maggiore colpa, certamente la fanatica esasperazione dello sfruttamento economico della corsa. In definitiva fu mercè al loro apparato militare e burocratico che riuscì praticabile la detenzione, il lavoro forzato e la commercializzazione, interna ed esterna, delle prede umane con assoluta, quanto abominevole, ottimizzazione. Ecco come un redentorista cappucci no ne trasmette un attendibile profilo, verso la fine del XVI secolo: " ... gli ncgotii di questa terra in tutto pcrssi per tanti assassinamenti e non siatene meravigliati signori poichè questi prima riamente comandano sono gli laniceri che sono gente di tutte le più barbare regioni gli più scelerati huomini di gran pane di essi sono fuggiti dalle loro patrie per misfatti loro e parte lcvvati dal remo e parte presi in qualche montagna di Corsica e di Sardegna persone vilissime che capitando in questo loco di maledillione si sono posti alla paga de Janiceri e con questa commettono scelerntaggini tali che meraviglia è che non s'apra la te,ra e non gli inghiottischi, quelli della terra sono barbari. questo per sapere che persone siano, gli allri che escono al mare sono corssari più non si può dire in pcrfettionc d' huomini Lristi e rinegati . pigliale mò signori tutta questa gente che sono di 1.Ulle le lingue e nationi del mo ndo e fatene un mescuglio che trovarete che questa terra e la fezze di rutte le tristiLie del mondo . ... però siamo in tutto cisolmi. che troppo ci pesa il lasciar queste anime si può quasi dire in bocca a Lucifero .. . 20 aprile 1588"6
Ma se i giannizzeri incarnavano, in un certo senso, la forza di quel contesto carcerario e l' aggressività fiscale della sua economia, intesa come commercializzazione e lavoro schiavista, gli altri 'demoni' del medesimo inferno, quell i certamente più noti perchè operanti o sul territorio delle vittime, o sulle sue immediate adiacenze costiere, erano i 'rais', i veri tentacoli della piovra corsara. Dall' istante stesso della caduta in loro potere iniziava per gli sventurati prigionieri u na allucinante discesa agli inferi, che attingeva il suo acme in coincidenza con lo sbarco sulle banchine dei porti barbareschi. Qui, almeno tra la fine ciel '500 ed il primo quarto del ' 600, con impressionante frequenza si avvicendavano imbarcazioni di tutti i tipi, dalle cui fet ide sentine, rivedevano la luce, dopo una navigazione patita tra inimmaginabili privazioni, torme cli derelitti in grado a stento di camminare. Un'unica vessazione sembrerebbe che i corsari usassero ri sparmiare alle loro prede durante la detenzione a bordo-e non certo per nobiltà di comportamento ma per semplice interesse essendo gli sventurati ancora proprietà comune ed indivisa-quella della violenza alle donne: "Questa bontà è in Corsari, che per viaggio guai a colui che sensualmente toccasse una donna: immediatamente i compagni superiori castigano a bastonate sui piedi la sua lascivia. "7
Ne andava del resto di mezzo non solo la disciplina a bordo, sempre ovviamente rigidissima su quei fragilissimi battell i, ma lo stesso valore della preda che avrebbe finito per alterare, prima della spartizione, le quote. Una volta giunti in porto i deportati venivano fatti sbarcare con un assordante tramestio di urli e di comandi incomprensibili, scanditi da copiose bastonature, anticipo delle successive quanto frequenti 'esortazioni'. Dopo una immediata soddisfazione di ritrovarsi ancora vivi , sulla terraferma, e magari cli riabbracciare, insperatamente, i propri cari, dai quali le vicende violente della cattura li avevano separati lasciandoli in straziante incertezza, i prigionieri subivano il primo impatto con la loro nuova condizione di semplici oggetti: la spartizione, appunto, fra i vari 'rais' a ti tolo di dividendo azionario: "Non si può vedere nelle miserie humane calamità simile a quella della pubblica divisione delle creature prese, dironamente piangenti e gementi per la perdita delle patrie, de' beni e della libertà. Con gridori e stridi del dì del giudizio si divide il fratello dalla sorella, il mari Lo dalla moglie, il padre dal fig lio, la madre dalla figlia, ma, quel che è peggio. i figi iuoli perdono li padri e la fede, et le vergini vistose la speranza di uscirne. Chi può tagliar-
6
Archivio Segreto Vaticano. Fondo del Cìonfalone, d'ora innanzi A. S. Va., Gonf., mazzo G, f 22 1. B. SALVAGO, Afi'ica.. .. cit, p. 58.
7 G.
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si il riscatto e mantenerlo tiene pure li suoi e la sua famiglia unita. "8
In pratica, però, la possibilità di autoriscattarsi rappresentò sempre un evento estremamente raro e che, comunque, non stornava affatto la straziante separazione. Alla effettiva attuazione necessitava, infatti, un min·uzioso accertamento, frntto di un pressante interrogatorio: e, nonostante ciò, restava jn ogni caso ad assoluta discrezionalità dei corsari. Abitualmente, quindi, quel distacco diventava definitivo ed irreversibile, destinando la sorte, molto spesso, anche stretti congiunti a residenze lontane. Nè mancano emblematici riscontri di separazioni , pur restando le vittime nella stessa città: è il caso, ad esempio, di due coniugi riscattati dopo ben 22 anni di schiavitù, di cui il marito: "Gio. Anton io Patrachi napolitano schiavo del eaido [cadì] Safer 22 anni-AlgieriRescattato l'anno I 587 Dionora moglie del sudctto schiava de Sale rais 22 anni -AlgieriReseattata l'anno 1587"9
Indiscutibile pertanto l'asserita divisione, confermata tra l'altro dall'assenza di figli , sebbene l'età dei coniugi, al momento della cattura, dovesse essere, proprio per la lunghissima detenzione, affatto rilevante. Mancò tuttavia in questo caso l'abiura della fede cristiana da parte del marito, e, soprattutto della moglie, che in molti analoghi casi costituì l'unica speranza cli riunificazione cli esi.stenze lacerate, o il guadagno cli trattamenti appena più tollerabili. Ma siffatti casi rappresentavano, per la Chiesa, la perdita di altrettante anime, perdita ancora più sentita dì quella delle vite stesse, reputando la prima eterna e la seconda temporanea. La minaccia, tutt' altro che rara, contribuiva a rendere, se mai possibile, l' azione barbaresca ancora più affine a quella ciel demonio! Già da queste prime precisazioni inizia a configurarsi lo scenario di quel millenario dramma riservato a tanti nostri antenati, dramma che raggiunse il suo zenit e sì attestò, paradossalmente, per decenni su quella medesima quota, negli anni a ridosso della vittoria di Lepanto. Il che, se per la Chiesa rappresentò la conferma dell'azione diabolica in relazione all'abiura di credenti, per moltissimi, invece, che non cedettero al vilissimo ricatto fu la conferma dell'inferno, in vita. Trattandosi di documenti conservati, come accennato, per lo più negli archivi dello Stato della Chiesa, redatti per giunta spesso da religiosi, ed, infine, che ci tramandano eminentemente le vicessitudini di innumerevoli sudditi del papa, parlare di Lucifero, e per estensione concettuale d'inferno, sembrerebbe un facile gioco cli parole teso a meglio far contrastare le differenti condizioni esistenziali tra quello .stato e la costa barbaresca islamica. In realtà, però, alla luce di quanto appena accennato e soprattutto di quanto di seguito andremo ad approfondire sulla stretta falsariga della trattatistica e dei menzionati documenti coevi, la drammatica antitesi risulta pienamente motivata. È indubbiamente corretta la non liceità di ricostruire il passato e le umane traversie applicando il nostro attuale metro di giudizio, frutto della contemporanea civiltà e sensibilità. Agire in spregio all'asserto appare non solo fuorviante ma certamente fazioso, scientificamente sterile e pertanto non accettabile in un serio contesto di ricerca. È altrettanto corretto da parte dell'autore evitare al massimo di esprimere, od anche fornrnlare, giudizi personali, come pure, lasciar trapelare proprie emozioni e partecipazioni in merito a guanto sta cercando di ricostmire. Tuttavia pennane, inevitabile, la sua non assoluta estraneità alle vicende esposte od alla loro dinamica evolutiva, manifestantesi con una oculata selezione delle fonti. Nel nostro caso i documenti che, di volta in volta, supporteranno la riproposizione sono soltanto alcuni delle diverse migliaia, sostanzialmente identici, pervenutici, e non certamente presso un unico archivio, altrimenti definibili di parte o affetti da malcelata volontà propagandistica. Analoghi, quindi, per contenuto e per affennazioni a tutti i contemporanei ed a quelli dei secoli successivi, tanto da poterli, senza alcuna ombra di dubbio, ritenere assolutamente probanti ed oggettivi. A rendere ancora più stringente l'asserto è il puntuale riscontro che si coglie nell'ampia trattatistica
s Idem. p. 58. 9
A. S. Va, Gonf. , l 145, f. 104.
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settoriale francese dell'inizio del XVII secolo, che per essere redatta da soggetti appartenenti alla potenza europea di fatto alleata per lungo tempo con l'impero ottomano-di cui i barbareschi erano formali sudditi-non può ascriversi a forni ità di mera propaganda. Premesso ciò va ribadito, alla luce degli accenni citati, che il presente studio non è affatto marginale per la con-etta interpretazione della difesa costiera peninsulare e della sua insostituibile funzione costantemente di basi lare importanza, anche per la semplice quotidiana esistenza, di una grandissima aliquota di nostri antenati. Suo tramite potremo recepire lo stato d'animo angoscioso e tragico che indusse alle scelte militari e tecniche, oggetto delle specifiche trattazioni della più volte menzionata collana, dei diversi stati rivieraschi italiani, flagellati dal medesimo carnefice. È indispensabile tuttavia, propri o per entrare in m,rniera imparziale e consapevole in siffatto stato d'animo, fornire schematici quadri socioeconomici del contesto vigente nel mondo occidentale, onde neutralizzare, per quanto possibi le, il facile e deprecato effetto romanzesco.
Contesto socio-economico occidentale Tra la fine del XVI secolo, e la prima metà ciel successivo, epoca a cui ci riportano la maggior parte dei documenti che andremo ad esaminare, la caratteristica negativa precipua del mondo occidentale, come a dire europeo, al di là degli splendori del Rinascimento si può cogliere nella sua dilagante crudeltà e dell'infimo valore assegnato alla vita umana. l quasi millecinquecento anni di cristianesimo al riguardo avevano appena mitigato la durezza dei costumi, e l'approssimazione delle leggi, instauratesi dopo il coli.asso dell'impero romano. Nè lo scorrere dei decenni successivi variò significativamente il quadro. Si deve pertanto attendere la metà del XVIII secolo perchè possano scorgersi timide manifestazioni di sensibilità umanitarie e legalitarie. Basti ricordare per l'innanzi, infatti, che la giustizia perseguì, invariabilmente, la dissuasione dal reato più con la spettacolarizzazione di efferate sentenze che con la certezza del diritto. Si potrebbe parlare in merito di una sorta di debolezza estrema che tentava, proprio con l'abuso della crudeltà, di supplire le sue palesi impotenze. Non sfuggiva alla stessa logica perversa nemmeno la sfera religiosa nella quale il ricorso alla to1tura ed alla condanna capitale costituivano la quotidianità della prassi inquisitoria. Nessun rispetto per il libero pensiero o per la dignità umana, nessuna presunzione di innocenza, nessun diritto per l'imputato: l'estirpazione dell'eresia vista come opera meritoria assunse modalità attuati ve degne delle più atroci guerre di stem1inio. 10 Nell'ambito militare poi la liceità del saccheggio e la discrezionalità cui venivano abbandonati gli abitanti cli città conquistate, rappresentavano altrettante conferme della permanenza di consuetudini barbariche, mai estinte o concretamente riprovate. La stessa scarsissima disciplina delle truppe contemplò, a lungo, quale unico correttivo l'adozione di severissime punizioni corporali. Sulle navi da guerra, sia a vela che a remi, infine, la vita si proponeva talmente intollerabile e violenta da trasformarle in penitenziari galleggianti 11 • Il termine 'galera' , infatti, è passato nel nostro vocabolario con un sign ificatO assolutamente dissimile dall'originario, designante attualmente non più una particolare unità navale da guerra, ma, appunto, l'estremo degrado coercitivo cui un essere umano può essere sottoposto. E la irrogazione di tale condanna-assimilabile ad una morte rateizzata-quasi mai avvenne in scomputo dei reati commessi, ma, vertice dell'abiezione, io funzione delle altrimenti inevadibili esigenze delle flotte! Sotto il profilo socio-economico appare diffusissima la totale sperequazione economica con il dilagare della fame a fronte di sfacciate ricchezze feudali, sinonimo di altrettante impunità giudiziarie. L'uguaglianza legale dei sudditi non esulava dall'ambito puramente teorico, imperando tra l'altro una doppia tipologia di pene destinate alle rispettive classi sociali. Analoga sostanziale discriminazione era riservata alle donne, ritenute comunque scarsamente emancipate e prive, in ogni caso, di una tangibile
10 In merito è emblematica la campagna contro l'eresia valdese, (.:fr. M. OuvERO, S1oria militare della guerra fino alla ba11aglia di Orbessano, Torino 1'993, pp. 14-15. 11 J. MERRJEN. La vita di bordo nel medioeFo, Torino 1973, pp. I 63-216. Ed anche, sebbene indirettamente J. MORDAL, Ven1icinq11e secoli di guerra sul mare, Torino 1973, pp. 55-64.
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203 203. I 686. impalamento cli donne valdesi attuato da miliziani <<Cristiani» francesi e piemontesi.
libertà di azione e cli scelta, persino nella sfera puramente privata, prima fra tutte quella matrimoniale, coercizione cli prammatica nei ceti più abbienti . Per la restante società l'universo femm in ile si identi fi cava in una docile forza lavoro ed in una ubbidiente macchi na riproduttiva, lontanissima quindi dalle decantate eccezion i della letteratura! 12 Se quanto brevemente evidenziato affJ iggeva gli appartenenti alla comunità cristiana, omogeneamente intesa, nemmeno il puro diritto d i esistere ovviamente fu garantito a chi, per differenza di fede, non ne faceva parte. Non a caso la parola stessa 'cristiano' era sinonimo di 'essere umano' per antonomasia a patto, ovviamente, che l' individuo in questione professasse, od ostentasse di professare, le pratiche rel igiose prescritte dalla gerarchia ecclesiastica. In caso contrario scadeva, irreparabilmente, al rango cli sempl ice animale, quando pure non peggio, come gli ebrei o i musulmani. Pertanto, nei confronti degli esclusi dal credo ortodosso nessuna remora morale vietava la reintroduzione di abomini , apparentemente, e.stinti proprio dall'avvento della dottrina cristiana. Anzi la loro riproposizione, come nel caso della schiavitù, trovava nuova giustificazione nella ipocrita convinzione che agli sventurati si forniva in tal modo, in cambio della sottratta libertà terrena, la inestimab ile, unica, ricompensa della salvezza eterna. È emblemat.ico al riguardo citare un bando diramato nello Stato Pont ificio nel 1549, dal pontefice Paolo III, ribadente, appunto, l'assoluta leggittirnità, legale e morale, del possesso di schiavi, che così sanciva in materia: BANDO SOPRA AL TENERE SCHIAVI ET SCHIAVE IN ROMA Avendo la Santitf1 di N. S. , signor Paulo per la divina provvidenza papa terzo, per sua benignità et clcmcntia, per pubblico utile et bene de tutte et singule persone habi tante et esistente in quest'alma città <li Roma. con-
1::
Sull'argomento cfr. R. DE M AIO, Donna e Rinascimenro, I 'ini~io della rivoluz.ione. Napoli I 995.
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cesso che si possano tenere schiavi er schiave che si comperaranno per lo avvenire, come per motuproprio, diretto alli magnifici Conservatori et Popolo ro mano. per Sua Santità, appare. Per tanto per pane e cn rn missione de prefati signori Conservatori se norifica et fass i intendere a tutte et singule persone in dctl.i1c i ttà habi tante et esisteme qualmente quelli che haveranno comprato o compraranno schiavi et schiave. dopo la data del di tto motuproprio. dato sotto il dì ottavo di novembre ciel X LVIJI prossimo passato. et sia lecito tenere detti schiavi et schiave, senza essere impedi ti da persona alcuna;non ostante qualunque co ncessione rosse fatta o da far si, alla quale espressamente per il cli tto motuproprio se derogano, et i l preseme handimento se intendano derogate et annullate... XII j anuarii MDXUX" l J
Quanto poi fosse diffusa e numerosa quella presenza nel mondo cristiano lo dimostra, negli stessi anni, u na relazione diplomatica di un ambasciatore veneto a Napoli, indirizzata al suo senato che così affermava: "Napoli 22 giugno 1599 Per armar galee in tempo di tanto bisogno che ne ha il re. non meno per questo mare Mediterraneo che per l'Oceano, e per fomentar insieme la incl inazione di Sua Maestà, che saria di ritornar in breve le galee di questo Regno al numero di cinquanta, averia il viccrè avuto disegno di levar i schiavi turchi, che sono in gran quanti tì1, dalJc particolari case non solo di questa città, ma di buona parte del Regno. e di ponerli al remo, rispondendo ai padroni loro le paghe che servissero, e già più volte, portato da questo pensiero , è stato col marchese d i Grotola e col signor Carl o LofTredo. marchese di S. Agata, ne Il' arsenale, dove già sono ali' ordine sedici co rpi di galea e una bastarda o galeazza ... ". 14
Erano, in genere, quei turchi le catture effettuate nella guem1 sul mare tra le flotte contrapposte dei due mondi med iterranei, ma erano anche spesso le prede di incursioni a terra eseguite dalle poche unità corsare cristiane1s. E che tali operazioni, impostate sulla falsariga d i que lle musulmane, avessero alquanti successi lo conferma un'altra relazione del medesimo diplomatico: "Napoli. 20 marzo 160 1 «Con fuoch i d'artificio e tiri cli artiglieri e. come se trionfanti ritornassero da glorioso conquisto» le due galee da corsa sono en trate in porto lo scorso sabato, a tarda sera. Subi to si è sparsa voce dell ' ultima l oro impresa, la cattura cli un brigantino barbaresco co n a bordo 27 turcbi , condotti. la domenica. nel parco del palazzo dei vicerè insieme a tutti gl i altri presi durante il viaggio. Così , all'ora del cambio della guard ia. tra il concorso del popolo, sono sfilati 11 5 tu rchi. «chi co n ceppi, ch i co n catene e alcune donne e figliol i ... lietissima vista» per gli astanti .. ." . 16
Se questo costituiva il contesto sociale occidentale mediten-aneo, ingentilito dal cristianesimo, nessuna meraviglia che presso l'altra compagine, quella musulmana, già d i per se estremamente tollerante per motivi religiosi, l'istituzione della schiavitù e la commercializzazione delle prede umane fosse fiorente ed auspicata. Quanto appena ricordato, in definitiva, ridimensiona il vituperio per l'abietta soppressione della libertà ad individui in nocenti ed inermi-da ambo le parti praticata-restituendola alla sua giusta prospettiva storica, e la sola eccezionalità a questo punto resterebbe l' ampio sviluppo che ebbe la tratta presso le città stato corsare barbaresche. Se pertanto questa simmetrica configurazione fosse il principale abominio della guerra corsara, e delle sue conseguenze, non avrebbe ragion d'essere il tito lo del capitolo e l'osservazione stessa c.i tata in ape1tura, 1iproponendosi l'intero bacino mediterraneo come un omogeneo universo carcerario . In realtà però, presso la costa nordafricana, proprio per la straordinaria abbondanza di prede e per la con naturale ferocia dei suoi abitanti, aizzati per giunta dall' into lleranza religiosa, a loro volta provenienti spesso, come meglio approfondiremo, dalla peggiore risma dei criminal i europei, ed italiani in pa1t icolare, la menzionata istituzione attinse, e mantenne a lungo, livelli di incredibile consistenza. Questi, per la ben nota legge di mercato, produssero uno scadi mento del valore della merce, che nel caso
13 11documento ci tato è tratto da A . G UG UF.1.MOTTI, La guerra dei pircui e la marina po111ificia, Firenze 1876. vol 11, pp. 175- 176.
A. S. V., Senato Dispacci Napoli . rz 15 ( 19). Sulla corsa cristiana cfr. F. BRAUDEL. Civiltà e imperi..., c.:it. , pp. 928-36. 16 A . S. V. , Senato Dispacc:i Napoli . fz 17 (3).
1~
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204 204. Famiglia di schiavi negri. in un disegno della seconda metà ciel '600 di Ignazio Fabroni (BNCF).
di quella umana significò il più aberrante sfruttamento, la più efferata coercizione, la più spietata sorveglianza e la più abietta commercializzazione, in una logica burocratica di allucinante cmdeltà e di ostentato orgoglio, difficilmente raggiunti nella storia dell'umanità. L'incontrastato potere, con il corollario intuibile di atrocità perpetrate sui poveri schiavi, infatti scaturiva nella prassi barbaresca da una duplice concezione. Da un lato il disporre a piacimento di tanti disgraziati, gratificava i proprietari della certezza di superiorità etnica e religiosa, confortata peraltro dalla diffus issima e profonda ignoranza. Dall' altro la presunzione d.i agire contro dichiarati e pertinaci nemici della vera fede, ed in quanto tali-e fin tanto tali-indegni di qualsiasi pietà, giustificava, e non di rado stimolava, qualunque eccesso vessatorio. In virtù del!' asserto il ripudio del cristianesimo da parte delle inermi vittime fu sempre ben visto dai musulmani e spesso agevolato, od addirittura estorto, costituendo tra l'altro una ulteriore riconfem1a di superiorità ed una azione religiosa altamente meritoria: e non ultima l'accettazione irreversibile, come approfondiremo, della nuova condizione imposta. Sotto ce1ti aspetti persino nella ferocia sterminatrice dei famigerati campi nazisti si può cogliere una motivazione scatenante meno fanatica, e, pmtroppo, meno proterva: non a caso la soppressione dei detenuti si effettuò neJla massima clandestinità, all'insaputa della maggior parte della pòpolazione, temendone presumibilmente l'inorridita reazione. Non così nel caso in esame, poichè già tramite la pubblica vendita ali ' incanto dei catturati alla restante società, in funzione animale ed a discrezione dei detentori , si estrinsecava Ja condivisione della prassi. Per non parlare degli efferatissimi e maniacali supplizi capitali, fonte di gratificazione confessionale un iversale, mai riprovata . Nè peraltro si individua, in qualsiasi periodo storico, una realtà statale la cui economia insiste esclusivamente sui proventi della tratta d i schiavi e sul loro esasperato sfruLtarnento lavorativo. Per tornare ai lager nazisti , pur osservandosi anche alle loro spalle una raccapricciante matrice ideologica-razzista non vi fu da parte della dirigenza politica il benchè minimo interesse alla modifica, meno che mai coatta, del credo religioso delle loro vittime reputate, comunque, cli irreversibile inferiorità. Nè ancora la pretesa superiorità trovava nell'avvilimento, e nel conseguente annientamento dei detenuti, la sua conferma, ma
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soltanto una scomoda incombenza di pulizia etnica. Anche se simile nella sostanza ed in molle applicazioni, la schiavitù presso iJ mondo barbaresco non può nemmeno essere paragonata semplicisticamente alla tratta dei negri per le piantaggioni sudamericane. In quella, infatti, si individua, tra le due parti, una evidente e notevole disparità culturale, per cui i padroni di schiavi .si proponevano costantemente come appartenenti ad una civiltà notevolmente più evoluta rispetto a quella delle loro vittime, con le quali, pertanto, mai si sognarono di confondersi e meno che mai di fonder.si. Nè peraltro la dinamica dello sfruttamento schiavistico turco-barbaresco può essere assimilato alle società antiche che adottarono su larga scala l'impiego del lavoro servile, come la romana. In essa, infatti, gli schiavi, pur configurandosi come dei semplici utensili dotati di voce, mai subirono costrizioni in materia di pratiche religiose-prima del cristianesimo-nè mai fu agli stessi fatto obbligo di una conversione alla fede di stato. Il credo religioso, in altri termini, non costituiva il fattore discriminante tra liberi e schiavi. Lo schiavo, in definitiva, pur perdendo qualsiasi diritto di proprietà conservava ancora la 'sua' religione. Per gli schiavi dei barbareschi, invece, il pronome possessivo poteva riferirsi unicamente al padrone! Nella società musulmana, in maniera appena più rigida del coevo contesto cristiano, senza l'adozione dell 'unica fede profes.sabile apertamente era preclusa la stessa appartenenza al genere umano: necessaria pertanto l'abiura anche per attenuare le continue ingiurie e percosse, e non certo per un automatico conseguimento della libertà. La legge islamica, indubbiamente, vietava, senza alcuna eccezione, la riduzione in schiavitù di qualsiasi credente, bianco o nero che fosse. Ma se lo schiavo era già tale prima della conversione, l'ammissione al nuovo credo religioso non lo liberava affatto dalla precedente condizione, poichè il suo padrone manteneva legalmente, e per intero, ogni diritto di proprietà. Persino nei casi di dubbio, ovvero se la conversione non fosse con certezza antecedente alla perdita della libertà, valeva come buona regola la conferma della schiavitù: il beneficio del dubbio, cioè, valeva esclusivamente per i padroni !l7 Quanto esposto circa la conversione coatta, o comunque più o meno estorta, significava implicitamente la repressione e l'annientamento persino delle istanze più intime, uniche libertà, universalmente, riconosciute e concesse, da sempre, agli schiavi. li dominio dei barbareschi sui loro schiavi, pertanto, tende a proporsi assoluto, corpo ed anima, con una sistematicità ed una spietatezza inusitata, applicata specialmente sui soggetti più deboli ed indifesi, ovvero i fanciulli e le giovani donne in particolare. E ciò, ovviamente, non con lo scopo, magari distorto, sebbene comprensibi le-spesso avvenne anche nell'ambito del cristianesimo-di acquisire nuovi credenti , procedura riservata ai personaggi di spicco per finalità apologetiche, ma con quello indiscutibilmente più abietto di garantirsi l'asservimento totale, senza alcuna preclusione, e per di più irreversibile, essendo impraticabile il riscatto per i rinnegati. Con tale costrizione si ottemperava, peraltro, J' ortodossia religiosa che ostava alle unioni 'matrimoniali', o persino semplice concubinaggio, con donne non convertite. I precetti del Corano al riguardo, del resto, sono molto espliciti e tassativi recitando così: ''Non clisposate le idolatre insino a tanto ch' abbiano la Cede. Una schiava fedele val megl io che una femmina libera infedele, quando pure questa vi piacesse maggiormente. Non impalmate le vostre figlie agli idolatri, insino a che non abbiano abbracciata la vostra credenza. Una schiava fedele val meglio di una incredula quando pure questa fosse più amabile... " . 18
Di tale estrema violenza troviamo significativi esempi ancora nei documenti redatti tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo-come appunto le conispondenze relative agli schiavi catturati nella razzia di Ustica-da cui uno stralcio probante: ·' ... Maria e Giovanna Floria sorelle, e Banolomea Martello Randazzo tmre e tre Ragazze, che non an·ivano all'anni 20 per cadauna, di avvenente figura, epperò continuam.te sollecitate con tutti i possibili indegni mezzi da Barbari ad adempiere le abominevoli loro voglie, e diventare mus ulmane ... Tunisi 23 agoSLO 1765" 19
17 Affenna al riguardo B. L EWIS, Razza e colore nell'islam, Milano 1975, pp. 57: « ... La legge è chiara: un infedele può essere farto schiavo, un musulmano, no; ma l'adozione dell'Islam da pa rte di un infedele dopo il suo asservimento non lo libera automaticamente. La schiavitù, dice al Wansharisi, è una condizione che scaturisce dalla mancanza di fede attuale o precedente, e continua dopo la conversione, in quanto il padrone dello schiavo mane.iene tutti i diriui di proprietà... » 18 Il Corano, traduzione A. F RACASSI, Catania 1993, p. 33. 19 Archivio dei Frati Minori. Roma, cartella AD 91, Scritture spettanti agli Schiavi 1605-1812, lettera n°27.
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205 205. Agguato corsai"o ad un mcrcaru.ile - Ricostruzione computerizzata di Ferruccio Russo.
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L' abolizione giuridica della schiavitù trovò accoglienza, nella maggior parte dei paesi musulmani, soltanto nel corso del XIX secolo inoltrato, e costituì, peraltro, un processo estremamente lento e controverso. La Turchia decretò l' il legal ità del possesso, e tratta, di schi avi bianchi intorno al 1830, emancipandone in blocco quanti presenti sul suo territorio, al meno forma lmente. li bey di Tunisi, a sua volta, soppresse qualsiasi forma di schiavitù nel I 846, essendosi già interdetta, intorno al 1830 con la conquista francese de l!' Algeria, quella dei bianchi. Sopravvissero, comunque, ampie sacche cli perpetuazione dell'istituzione fino qua.si ai giorn i nostri. Ma per l'intero periodo in esame, che s i conclude appunto nel I 830, la schiavitù è una costante distintiva del mondo musulmano e barbaresco in particolare, con le connotaz ioni total izzanti innanzi enunciate. È in questa estremizzazione della affermazione di una presunta superiorità relig iosa conseguita con la forza delle armi, nel caso corsaro soprattutto con quella dell' insidia, e continuamente ribadita con l' asservimento assoluto del lo sconfitto-o per meglio dire del razziato-schiavizzato che s i coglie in pieno l' asprezza di quello .scontro millenario, che dilaniò il Mediterraneo ed i cui est.remi bagliori ancora sembrano riattizzarsi. In larga sintesi, nella corsa barbaresca e nell'indotto da essa istaurato per il suo razionale sfruttamento si individuano prec ise caratteristiche sal ienti, del tutto peculiari, che possono così s intetizzar.s i: -Obiettivo principale è l'acquisizione del navig lio mercanti le, poss ibi lmente carico e con l'intero equipagg io a bordo, unica preda assol utamente remunerativa. l n mancanza di ciò, in alternati va, o a completamento della crociera. sono possibi li razzie a terra miranti alla cattura cli gruppi di persone, od anche di s ingole ne lla peggiore delle circostanze, da vendere come schiave o da detenere in prospettiva di riscatti collettivi o specifici. Proprio per il gran numero di incursori e per la loro incessante attività il contrasto militare risu ltò sempre aleatorio, specie in mare. -La vendi ta sui mercati barbareschi, sia delle prede material i che umane, soddisfa innanzitutto le esigenze interne-merci e mano d'opera - e soltanto l'eventuale surplus si destina alla commercializzazione sugli altri mercati, anche occidentali, senza nessuna prec lusione ideologica, salvo la discriminante economica. -Nel caso degli uomini è general mente possibil e il riscatto-sempre però a discrezione dei rispettivi proprietari-ma, si osserva con ri levante frequenza, che lo s i consente, e non cli rado agevo la, al termine di uno spietato sfruttamento protratto nei loro anni migliori , quelli della mass ima vigoria fisica. -Per partico lari profession i, o per particolari requis iti f isici , il riscatto non è pratica bile a nessun prezzo. ln tal i ca.si si appli ca ampiamente la pratica de ll'abiura, in modo da rendere, anche psicologicamente, defi nitiva la permanenza nel mondo barbaresco. - Una volta rin negato il cristianesimo non si registrano discriminazioni ne i confronti degl i ex infedeli che tuttavia, per quanto accennato non ottengono automaticamente la libertà per tale unica professione, sebbene godano di notevoli faci litazioni a conseguirla. -L'utile complessivo, unico gettito economico delle ci ttà stato corsare, non è computab ile esc lus ivamente tramite la sommatoria dei proventi delle mercanzie rubate con quella dei riscatti e della rivendita degli schiav i, ma deve ancora tener conto del rendimento del lavoro coatto estorto agli .sch iavi per periodi medi i di circa 5-1 O ann i. -11 circuito tende a realizzare l' approvv igg ionamento d i nuovi schiavi tramite il lavoro di altri schiavi, sia come rematori su lle galere, sia come operai nei cantieri navali , sia soprattutto come rinnegali pratichi dei luoghi da auaccare e razziare. L'ultima incredi bi le singolari tà che è agevole cogl iere, in que lla razionale appl icazione del crimine organi zzato ad una economia naz ionale, è insita ne lla assol uta invarian za delle modalità razziatorie e commerciali, conferma del perpetuars i cli un mondo chiuso a quals iasi apporto culturale ed evolutivo. P otrebbe tuttavia sembrare, a prima vista, c he l'enti tà numerica della tratta corsara sia stala scarsamente rilevante, ma le sti me, anche computando i soli tre ultimi secoli cli at ti vità, p ropongono un ammontare esorbi tante, specie se re lazionato alla contemporanea popolazione peninsu lare esposta al flagello. Il già citato padre Dan-concorde in c iò con numerosi altri analizzatori-poco pri ma della metà del '600 faceva ascendere la totalità delle prede del .secolo precedente alla cifra di circa l. 000.000, stima che riteneva non lontana dalla realtà20. Il che, per una serie di complesse valutazioni analitiche, sembra
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P. DA.\i, Hiswire de ... . c i L. vo i l i. p. 3 )7.
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206. L'Italia nel XVI secolo.
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in effetti essere più che probabi le. E pur avendo, con notevole dote profetica, ipotizzato che fosse compito precipuo della nazione francese distruggere quell'abominio, non osò supporre che vi sarebbero occorsi altri due secol i, e che in tale intervallo il totale delle vittime-tenendo debito conto della progressiva irreversibile contrazione manifestatasi dopo il primo quarto del XVII secolo-si sarebbe incrementato almeno di un ulteriore milione. Tenendo inoltre presente che la stragrande maggioranza di quegli infelici era di origine italiana, per lo più meridionale, si avrà un attendibile quadro della devastazione inferta al nostro Mezzogiorno. Sociale certamente per le conseguenze di desertificazione del la fascia costiera più fertile, marittima per le difficoltà del cabotaggio e del commercio, economica per il salasso imposto dalle migliaia di riscatti e soprattutto civica, con l'instaurarsi di un' insormontabile disistima verso le istituzioni statali, causa del protrarsi ciel flagello, e del pem1anere del terrore turco-barbaresco. Le conseguenze, spesso, appaiono ancora leggibili ai giorni nostri, e vanno dalle centinaia di piccoli centri arroccati sulle asperità delle colline ad alcuni chi lometri dal mare, alla più significativa repulsione verso qualsiasi attività marittima così tipicamente meridionale, restando, in ultima analisi, l'etichetta di 'popolo cli navigatori ' sostanzialmente mera retorica. In realtà fummo, e restiamo, un popolo di rinnegati ciel mare e delle sue potenzialità. Il che non può stupire, stante il totale delle menzionate perdite cli abitanti, che quand'anche non massacrati, divennero per la notissima atroce sorte loro riservata ancora più angoscianti. Basti pensare, per meglio valutare l'i mpatto emotivo inferto alla sicurezza sociale, che neanche la sommatoria di tutti i moltissimi eventi bellici avvicendatisi, nel medesimo arco storico, nell'intera Penisola produssero una falcidia, tra le popolazioni civili, lontanamente equiparabile a quella perpretata dalla corsa. Fu pertanto una guerra interminabile e senza quartiere, dalla quale nessuno potè realmente sentirsi al sicuro, in ogni c ircostanza della sua es istenza. Il terrore generato dalla sola immaginazione degli orrori della schiavitù nord africana avvilì persino gli equipaggi delle navi da battaglia del XIX secolo! Scriveva al. riguardo, con perfetta conoscenza della problematica, il 4 febbraio 1798, il comandante in capo della Marina eia Guerra napoletena, il generale Forteguerri: "Una (ìuerra che minaccia cti combattenti le catene della schiavitù è una Gue1rn infernale, che avvilisce l'umanità, e il coraggio, e si osserva che gli stessi equipaggi, i quali hanno ben figurato contro il fuoco di un nemico Europeo. si sono atterriti , e spaventali al solo avvcinarsi di un Nemico Affricano, perchè !"essere vinti dal primo non costa che cambiare luogo. e andare a riposarsi tranquillamente come prigionieri in casa del Nemico già divenuto amico per essere poi restituiti altra volta alla prima occasione di un cambio;ma !"essere vinti dal secondo cosrn gli orrori di una schiavitù forse per l'intiero corso della vita. Ed è per questa potente riflessione, che tutte le Nazioni del Nord non s'impegnano .i Guerre con la Barberia, perchè dicono. che il solo delitto, e non la Gue1rn può condannare l'uomo a simili pene... ". 2 1
Ed è ancora più singolare incontrare espressioni sostanzialmente simili, anche dopo la conquista francese di Algeri, in alcuni militari del corpo di occupazione che così rimarcavano la efferatezza dei combattimenti con i nativi : "On sait bien.. È perreuarnente noto che la guerra d'Africa non è affatto somigliante a quella d' Europa;che la sofferenza lì vi è ad ogni ora. Se combactete, infaui, in Germania o in Jcalia, voi cornballete cont.ro uomini, cont.ro nazioni dove l'u manità è legge: il ferito è soccorso, il prigioniero ben trattato, e, allorquando la bmtaglia è fini ta. le vostre membra affaticate troveranno l'occasione di riposarsi. .. Tn Africa, dal momento che inizia lo scontro, non vi è più riposo. Il nemico è invisibile. dappertu tto. Si marcia di giorno, di notte, nel freddo pungente o sotto il sole ardente, o dopo giunto l'inverno sotto piogge gelate che durano intere sellimane. Per sostenere il corpo in mezzo a tante fati che non vi è se non un pasto insufficiente che occorre poitarsi da se, e per sostenere il morale nulla, assolutamente nulla, sempre i medesimi volti, sempre l'isolamento. Per mesi non sentirete una voce amica, non incrocerete uno sguardo favorevole. Queste sofferenze, queste fatiche saranno ricompensate soltanto con l'ignoranza;resteranno ignote e l'indomani non vi sarà che lo stesso lavoro ed una minore energia... Nella guerra d'Africa, la morte gloriosa che sopraggiunge in mezzo al frastuono degli spari non assicura il riposo. Alcune volte persino durante l'ardore del combattimento l'inquietudine s'impossessa dei più coraggiosi, poichè, tra gli urli di quei selvaggi, sono perseguitati dall'immagine del loro corpo privalO della tesla, divenuta il macabro trofeo che le donne ed i ragazzi del nemico oltraggiano ..:·.22
21 B. FORTEGUERRJ. Proposta per una campagna..., cit., p. 31 . 22 P. DE CASTELLANE. Souvenirs de la vie militai re en AJ,-ique,
Parigi 1854. pp. 280-281.
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Se queste costituivano le memorie di un soldato vittorioso francese, dopo la conquista di Algeri, è facile immaginarsi quali potevano essere le condizion i riservate, fino a pochi decenni prima, a quanti cadevano nelle mani dei suoi corsari, divenendone schiavi! È pertanto alla luce di tante significative, e concordanti, testimonianze che ci è parso indispensabile approfondire l'argomento recuperandolo da uno stupido e ignorante folclore. Le fonti, come accenato, ciel resto non fanno difetto. Tra queste quelle che forse rivestono per noi probanza maggiore sono le corrispondenze di servizio dei redentoristi, religiosi per decenni costretti al continuo mercanteggiare, con la trista quanto avida genia dei corsari, in materia cli destini umani. A prima vista la lettura di siffatti documenti può destare qualche sconcerto per l'apparente freddezza dei redattori nei riguardi dei casi da essi esposti e trattati, spesso strazianti ed irrisolvibili. A volte anche l'adozione del gergo tipico dei mercanti di carne umana è motivo cli perplessità e di riprovazione. Occorre però subito ribadire che quella per noi incomprensibile desensibilizzazione costituì, sempre, Ja sola possibilità concreta cli positiva espletazione della gravosissima missione, trasformandosi una esplicita partecipazione in una ulteriore sterile impotenza. li lasciar trapelare, anche solo epistolarmente, un diretto coinvolgimento emotivo, avrebbe inevitabilmente decurtato l'affidabilità, richiedendosi a quei religiosi una eccezionale lucidità e razionalità, le uniche doti in grado di garantire concreti risultati con una controparte tanto corrotta ed astuta. È inoltre da tener sempre presente che iJ loro compito precipuo era rappresentato dalla salvezza delle anime, il che non significava affatto il riscatto generalizzato, risapendosi perfettamente che soltanto una esigua minoranza avrebbe potuto beneficiare cli quella opportunità, minoranza per giunta non scelta liberamente o in funzione della sua maggiore vessazione. Ed infine, motivo non ultimo essendo le corrispondenze scambiate tra conoscitori accurati ciel contesto della società barbaresca, e del mondo corsaro con i suoi orrori , non richiedevano esposizioni illustrative particolari, mancando peraltro persino la materiale possibilità, dovendosi necessariamente contenere le missive in pochissimi foglietti. Prescrivevano infatti le istruzioni: ·' ... Le lettere che scriverete da Algieri à Roma ... acciò vengano più securc che sia possibile ne farete plico più piccolo che si può... ".23
Nonostante ciò da quelle scarne righe appare ben delineato un coacervo penitenziario che giustamente poteva definirsi la ' bocca di Lucifero'.
Perchè dopo Lepanto Prima di entrare nella ricostruzione storica della realtà corsara, occorre operare due puntualizzazioni sul perchè della focalizzazione sul particolare periodo storico- 1580-.1830 -e sul perchè della preferenza ai fondi d'archivio provenienti quasi esclusivamente da due soli stati italiani, quello della Chiesa, e quello delle Due Sicilie, pur essendo coinvolti a titolo quanti rati vo e qualitativo in maniera analoga anche le restanti compagini nazionali preunitarie. Sebbene si registri storicamente la presenza della guerra di corsa, e del suo sistema di sfruttamento economico, ancor prima del X secolo, e sebbene alcuni degli episodi ricostruiti ci hanno documentato, minuziosamente, le atrocità delle grosse incursioni razziatorie perpetrate dalla flotta ottomana-barbaresca molto prima del 1571, l'approfondimento, che sarà affrontato in questa seconda parte del saggio prenderà l'avvio dal periodo posteriore alla battaglia di Lepanto, per una serie di motivazioni, così riassumibili. Dopo la vittoria dello schieramento cristiano confederato del 1571, e forse ancor meglio dopo la rivincita turca di Tunisi del 1574, l'immane scontro tra i due imperi del Mediterraneo cessa i n breve volgere. "Improvvisamente i due mostri politici mediterranei, l'Impero degli Asburgo e quello degli Osmanli ... rinunciano alla lotta. Forse perchè il Mediterraneo non era già più una posta sufficiente? Era forse troppo avvezzo alla guena perchè questa fosse vantaggiosa come ai tempi del Barbarossa, l'età
23 A.
S. Va, Gonf., mazzo H, fase. 83, ff. 583-592.
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207. Lo schieramento a Lepanto.
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d'oro delle flotte turche appesantite dal bottino? È ce110 comungue che i due impeti, rimasti soli nel campo chiuso mediterraneo, non si urtarono più con tutta la loro cieca violenza. Ciò che Lepanto non riuscì completamente a fare, lo fece in pochi anni la pace. Essa annientò la flotta turca. Il fragile strumento, non lavorando, non venendo rinnovato e mantenuto, scomparve da sé. Non più marinai sugli scali, non più buoni rematori sui banchi. Gli scafi delle galere marcirono sotto le volte deglia arsenali.. Se la Spagna non avesse abbandonato il Mediterraneo, il Turco vi avrebbe mantenuto il suo sforzo. Fu il reciproco abbandono degli avversari che produsse la pace, la pseudopace della fine del secolo ... ".24 Più in generale quel disinteresse sembra precorrere ad uno scadimento strategico del bacino, al punto che, da quel momento, le due flotte per antonomasia non si sarebbero mai più cimentate fra loro per la definitiva supremazia. "La grande guerra delle squadre, delle galere rinforzate e dei galeoni, degli uomini, dei calcoli, dei progetti, una corrente generale, potente, ostile, si opponeva al suo costoso ritorno. A suo modo, la decadenza della grande guerra fu come il segno precursore della decadenza stessa ciel Mediterraneo: decadenza che si precisò e divenne evidente negli ultimi anni del XVI secolo. "25 Tanti i perchè di quella singolare irrisolvente conclusione, primo fra tutti un livello di spesa ormai, per entrambe le superpotenze, ma in particolare per la Porta, insostenibile. E a fronte di così inunensi sforzi economici la deprimente costatazione di una sostanziale ed immutabile equivalenza militare sul mare, che rendeva utopica ogni speranza di vittoria assoluta e definitiva. Vi erano poi, da una parte, le operazion i coloniali nel Nuovo Mondo e, dall ' altra, la guerra con la Persia, distrazioni certamente poderose e foriere di ben di verse conseguenzialità rispetto alle scaramucce sterili meditenanee. Liberato pe11m1to il mare interno dai maggiori contendenti, non per questo scomparve la corsa che, anzi, trovò un isperato giovamento dalla eliminazione di tante navi da guerra imperiali. II rimedio per antonomasia per la difesa occidentale consistette nell'infittire il dispositivo fortificato costiero, richiudendosi dietro una ininterrotta catena foranea di postazioni, dotate di efficaci artiglierie, intervallate eia piazzeforti marittime, incubo da sempre delle annate turche incapaci a cimentarsi con le stesse senza allucinanti perdite. Politica quindi di disimpegno tattico, con la difesa delegata alla crescente superiorità tecnologica. Per l'impero ottomano, invece, in virtù della risaputa magg iore aggressività musulmana, e della altrettanto risaputa endemica miseria barbaresca in assenza di prede, il coevo disimpegno si connotò di tipo offensivo, ovvero a sua volta delegato, ma all'iniziativa corsara, assolutamente esente da spese per Costantinopoli. I 'rais' d'altronde avevano g ià fornito un'ampia prova della loro capacità razziatoria e combattiva, consentendo di trarne le ovvie valutazioni sulla rilevanza militare del loro apporto. Da occasionale sarebbe soltanto dovuto divenire sistematico ed esasperato. Affermava il Salvago circa quell ' apporto bellico di aver: " .. . sentito a raccontar da Turchi statisti che il Gran Signore ha due ali colle quali vola assai lontano, una è la Barbaria in mare l'altra il Tartaro in terra, ambo insaziabili augei di rapina. "26
In concreto però il primo 'rapace' forniva un gettito economico estremante esiguo, che sarebbe più esatto definire simbolico, poichè si trattava abitualmente di regalie discrezionali, 'presenti' quand'anche pa11icolarmente gradite . Spesso, al contrario, era lo stesso sultano a subire cocenti insulti da parte barbaresca. Ad ogni buon conto la bandiera con la mezzaluna continuava a suscitare il terrore dei cristiani e ciò costituiva pur sempre un risultato positivo. Il Mediterraneo pertanto, all'avvento ciel I 580, risulta consegnato al l'i niziativa corsara barbaresca contrastata, oltre che dalle fortificazioni ricordate, dalle poche galere delle varie guardie che ogni singolo stato cristiano mediterraneo teneva in mare in estenuanti, quanto oziose, crociere dì pattugliamento e polizia navale. Le u11iche compagini occidentali in grado di assestare significative batoste alle unità nord-africane restarono quelle degli ordini militari di Malta e di S. Stefano27. Le loro galere contraddistinte dalla croce
F. BR AUDEL, Civiltà ..., cit. , voJ. Il, p. l 225. F. BRAUDEL, Civiltà ..., cit .. p. 1326. 26 G. B. SALVAGO, Africa ... , cit., p. 79. 27 Sull'argomento cfr. A. MENNA, Sroria dell 'isola e de/l'Ordine di Màlta ( 1798-1815), pp. 23-34. G.G. GuARNIERI, S1oria della marina stefaniana ( J562-1859). Livorno 1935, pp. 93-197. 24 25
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209 208. Malta, scorc io delle fortificazioni. 209. Malta, veduta aerea.
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2 10 2 10. Malta, dettag lio garilla.
amalfitana, assursero agli occhi dei corsari il significato di implacabile scontro e di speculare fanatismo. Comprensibilmente le loro gesta ostentarono per i poveri schiavi una valenza di riscatto morale, sola riaffermazione militare in quel contesto, di inspiegabile abbandono. Emblematica pertanto, e dimostrativa dell' asserto, la vergogna da quelli manifes tata ad Algeri in occasione della cattura di una galeotta maltese da parte di Amurat rais, così raccontata da un redentorista cappuccino il 29 agosto 1589: " ... Sci giorn.i sono e venuw Amural rais di corsso con presa di una galeotta di ventjtre banchi di un Cavaliere malta con tanta vergogna de christiani in queste parti che non si puù comparrire poichè si e lasciata prendere molto miseramente come gridano gli christiani che erano sopra al detto vascello dando la colpa al capitano della galera ch'ha mostrato poco valore e manco prudentia tanto più senclosi lasciato prendere da un sol vascello che anch'esso non è se non una galeotta e con essa hanno portato trecento christiani e vi morrirono doi cavalieri di malta altri non ve ne era se non il capitano quale e destinato per presente al gran turco.. .".28 di
Al di là del singolo episodio, le unità maltesi e stefaniane ottennero innu merevoli successi contro i corsari ma di sicuro il loro numero, nonostante l'incessante impegno, non costituì mai una seria minaccia per la corsa barbaresca. È comunque innegabile che l' azione degli ordini monastico-militari fu un notevole freno alle iniziative razziatorie. Una inequivocabile verifica dell'affermazione si può cogliere nella repentina riacutizzazione della corsa, negli anni dell'epopea napoleonica, scatenata appunto dalla conquista cli Malta e dall'allontanamento dei famosi Cavalieri dalla loro secolare roccaforte.29 Certamente l'entrata in servizio dei dispositivi di torreggiamento dei perimetri costieri dei diversi stati peninsulari garantì una considerevole sicurezza alle popolazioni ed al cabotaggio. Ma tale prote-
28 A . S. Va., 29
Gonf., mazzo G, f. 27 1. Sulle vicende delJa conquista francese di Malta cfr. A.
MENNA,
Sroria dell'isola ..., cit., pp. 11-2 1.
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zione va intesa a livello statistico e non già assoluto, concetto del resto estraneo a qualsiasi fortificazioni in qualunque epoca30. Comunque, non può stimarsi nella pienezza delle potenzialità ostative, prima del 1620, intervallo necessario alla sostanziale ultimazione delle linee di torri-non definitiva che ancora agli inizi del XIX secolo lungo tutte le marine italiane si continuavano ad erigerne di ulteriori-ed alla loro ottimizzazione funzionale. Per di più, lo abbiamo già ricordato, i barbareschi riuscirono in breve volgere ad adeguare le loro tattiche predatorie alla mutata realtà avversaria, evitando, non a caso fino al primo quarto del XVII, la contrazione di prede. TI quadro globale che emerge dalla breve sintesi, peraltro già dettagliatamente esaminata nei relativi trattati, c i confem1a che, indubbiamente, a partire dall'indomani di Lepanto le coste italiane non si presentavano più vulnerabilissime, al pari dei decenni precedenti, nè i loro abitanti altrettanto sprovveduti, ma la ricercata .inviolabilità si configurava di improba attuazione. Analogamente la protezione del cabotaggio si attestava su livelli di cattura sopportabili dal sistema, ma difficilmente contraibili ulteriormente. In entrambi i casi l'accresciuta specializzazione e la proliferazione dei corsari, unitamente alla distrazione delle squ adre militari, consentirono la permanenza, e l'incremento sul mare, ciel flagello. La guerra di corsa, pertanto, continuò a rappresentare una remunerativa attività e la eloquente riprova può essere colta nel contemporaneo sviluppo urbanistico- economico di Algeri, città capofila dei predoni: "Dal 1580 al 1620, si delinea una seconda fortuna cli Algeri ... Per questa seconda prosperità... non mancano le spiegazioni;essa deriva anzitutto dalla prosperità generale ciel mare. Ripetiamolo: niente battelli commerciali, dunque niente corsari ... Nel 1516-38 Algeri era una città berbera e andalusa, una città di greci rinnegati e una città turca: il tutto frammisto nè bene nè male. Era l'Algeri ciel tempo creatore dei Barbarossa. Dal 1560 al 1587, l' Algeri di Uccialì fu prevalentemente italiana. Dopo il 1580-90, poi verso il 1600, ecco i Nordici, Inglesi e gente dei Paesi Bassi ... Nel 1580 Algeri, possedeva trentacinque galere, venticinque fregate e un certo numero di brigantini e cli barche. Verso il 1618, un centinaio di velieri , il più piccolo dei quali possedeva da diciotto a venti bocche da fuoco. Nel 1623 ... settantacinque velieri e parecchie centinaia di altre «vele» ... Comunque Algeri si rimpinzava, scoppiava di riccbezza... ".3 1 Nel dopo Lepanto qu.indi la corsa funziona per la concomitanza delle menzionate motivazioni al massimo della potenzialità. Ogni suo aspetto, dalla sequenza cli cattura in mare alla commercializzazione delle prede, è perfettamente codificato e scrupolosamente eseguito, nulla appare lasciato al caso. Il discorso cli Algeri, tranne che per i dati numerici, va riguardato per tipico di ogni città stato corsara nordafricana. In tutte il salto economico si identifica nell'intervallo 1575-1640, sebbene con una progressiva decelerazione espansiva. "Lungo questa fase ascendente, dall'esperienza delle classiche città-stato barbaresche può essere desunto un modello di sviluppo unitario, abbastanza generale per assorbire le caratteristiche peculiari di ciascuna, senza contraddizioni ... Proprio nelle città marittime barbaresche, dove i corsari e sold_ati si sono originariamente insediati ,nanu militari, l'organizzazione politica non è nata come una sovrastruttura cieli' organizzazione econo-
30 Affenna acutamente E.N. L UTFWAK, La grande strategia dell'impero romano dal I al Ili secolo, Milano 1981, p. 92: "'L'errore più comune in cui cadono queste analisi consiste nella tendenza a valutare i sistemi difensivi in termini assoluti. Se una difesa può essere penetrata, si dice che è «inutile», e solo le cli fese impenetrabili sono l;Onsiderate valide. Si tratta cli una valutazione estremamente ingannevole: è come se, nel caso dell'offesa, venisse considerato inutile qualsiasi sistema offensivo che non può vincere comro qualsiasi resistenza ed in qualsiasi circostanza. l sistemi dif'ensivi, invece andrebbero valutati in termini relativi, e il costo dei mezzi impiegati andrebbe confrontato con i suoi effetti militari . Inoltre, il valore di un sistema difensivo vastimato in base al tipo cli pericolo a cui deve opporsi. Un .sistema può essere più efficace contro i peiicoli «a bassa intensità» (infiltrazioni, incursioni di sorpresa con sganciamct1to immediato, ecc. ), un altro, invece, può esserlo contro i più gravi pericoli d'invasione. Ognuno va valutato in base al caso spe.cifico, poichè i sistemi difensivi normalmente sono intesi a fornire una baniera definita solo contro un particolare tipo di pericolo, mentre assorbono, sviano o al massimo lasciano filtrare altri pericoli, la cui intensità è maggiore o minore rispetto a quella dei peiicoli contro i quali è stato appositamente studiato il sistema stesso." 31 F. BR,\ UDEL, Civiltà ... , cit., voi. li. pp. 942-943.
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2 11. Algeri. srnmpa da Muster. Cos111ogrn/ia U11iverrnle. 1556 Basilea. 212. Kheyr-e.d-din, Barbarossa da Muster. Cosmogrcifia Universale. I 556 Basilea.
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mica fondamentale ma, a l contrario, J' organizzazzione economica è venuta d i conseguenza ... ".32 Sotto questo profilo occo1Te tuttavia rilevare che l'inserimento dei corsari e dei soldati turchi in Barberia, sebbene attuato con la logica delle armi, sembrerebbe essere attecchito, e quindi radicato, perchè perfettamente compatibile con la naturale vocazione degli indigeni all'attività razziatoria, che ne faceva una sorta di selezionata stirpe altamente specializzata in materia, risultante, a sua volta, di svariate concause. È certamente innegabile che si individui, specie nelle fasi iniziali della presa di possesso corsara, una sensibile resistenza nei confronti dei nuovi dominatori, ma soltanto per una accentuata intolleranza ad un ordine, comunque costituito e gerarchizzato, e non già per una repulsione verso la inusitata impostazione economica, assolutamente coerente con le tradizioni ataviche. Alla loro originaria insorgenza non sembra estranea la endemica scarsità nord africana delle risorse agricole, ed in particolare del grano, che doveva essere reperito in qualsiasi maniera, anche delinquenziale, per la p ura sopravvivenza. Il dato trova ampie conferme successive, specialmente all'epoca di Dragut, allorquando molti suoi battelli d'assalto monopolizzarono la loro attività nella caccia ai mercantili granari in cabotaggio dalla Puglia. Ancora il 16 novembre ciel 1599 l'ambasciatore veneto a Napoli comunicava al suo senato che: ''Quattro galeotte barbaresche hanno catturato frattanro sette navi cariche di grano per J\.falca. In Barberia infatti si muore di fame e il grano si vende a 30 scudi la salma".33
Ma a quella arcaica stimolazione se ne aggiunse ben presto una seconda conseguente alla adozione della religione islamica, la quale vedeva nelle affermazioni corsare una positiva variante attuativa della guerra santa contro gli infedeli. Nessuna condan na perciò alle stragi od alle crudeltà, in quanto fina lizzate alla sottomissione od alla eliminazione degli odiati infedeli, con logica simile del resto a quella crociata)4 La sperimentata indole razziatoria e la secolare pratica della tratta di schiavi si abbinavano perfettamente alla nuova forma bellica specie dopo un affinamento delle capacità nautiche, e del riconoscimento formale cli Costantinopoli su lungi mirante istanza del Barbarossa3s. A quel punto anche l'estremo aspetto g iuridico trovò u na sua perfetta definizione, promuovendo !'altrimenti infame ' pirateria' di massa al rango, notevolmente più ragguardevole di 'corsa' barbaresca. L'impero spagnolo, ovviamente, non assistette inerte alla crescita di u n così vicino e violento nemico, e tentò, con colpevole insipienza36, campagne cli estirpazione e di bonifica della costa nordafricana. Tutte però, al cli là cli iniziali successi, si risolsero negativamente, spesso dopo allucinanti catastrofi milìtari. Basti pensare che, ancora nel 1864, si poteva scorgere nei pressi di Tripoli una macabra piramide innalzata con gli scheletri dei soldati uccisi nel corso di un'ennesima spedizione, quella del 1560, tragicamente conclusasi. Come se non bastasse quelle approssimate offensive rinsaldarono lo spirito com-
C. MANCA, Il modeflo di sviluppo economico delle ciuà marillime barbaresche dopo Lepanto, Napoli L982, pp. 6-7. A. S. V. , Dispacci Senato Napoli, fz 15(47). 34 Afferma S. R uNCIMAK, Storia delle Crociate, quarta edizione Torino 1976, voi. I, pp. 73-80: «li cristiano, come ciuadino, ha un problema fondamentale da affrontare: è au1orizzato a combattere per il suo paese? La sua è una religione di pace, men1re guerra signi fica carneficina e distru;r,ione. I primi padri della Chiesa non avevano dubbi e consideravano la guerra come un assassinio in grande, ma dopo il trionfo della croce, dopo che l'impero si fu identificato con la cristianità, non dovevano i 32
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cittadini essere pronti a prendere le anni per la sua prosperità'.> La Chiesa orientale pensava di no... Il punto di vista occidentale era meno illuminato. Sant' Agostino stesso aveva ammesso che si potevano incraprendere guerre per ordine di Dio... Verso la metà del secolo IX papa Leone IV dichiarò che chiunque fosse morto in battaglia per la difesa della Chiesa avrebbe ricevuto un premio in cielo. Alcuni anni più tardi papa Giovanni VIII definì martiri i caduti in una guerra santa... Alla fine del secolo Xl l'idea della guerra santa era stata così messa in pratica. Cavalieri e soldati cristiani venivano incoraggiati dalle autorità ecclesiastiche... per andare a combattere sulle frontiere della cristianità contro gl'infedeli. .. » . 35 L'atto di formale sottomissione alla Porta fu voluto dal Barbarossa nel 15 I 8: in base agli accordi Algeri, ed il suo territorio sarebbe diventata parte integrante dell'impero turco, dal cui sultano avrebbe Iicevuto un vicerè. Inizialmente l' incarico fu affidato agli stessi capi corsari, i quali da quel momento. paradossalmente, iniziarono ad agi re per conto del Sul tano, ma per interesse loro esclusivo' Cfr. C. MANCA. Il modello di sviluppo ..., cit. pp. 12- 1.4. 36 J. H. ELLIOTT, La Spagna imperiale ... , cil., pp. 188 e sgg.
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SOLTAvf....,.,_ CHARADI DITTO -- BARBA ROSSA
RE.
DALGE
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2 14 2 I3. Barbarossa. stam pa popolare.
214. Barbarossa. stampa popolare.
battivo dei barbareschi che ritrovavano di fronte al comune nemico una assoluta compattezza ed una identità d'intenti. Con lo scorrer dei decenni, e grazie agli eccezionali proventi della corsa, gli insediamenti corsari in nordafrica si dotarono di un apparato difensivo, costruito se non secondo gli ultimissimi canoni dell'architettura militare almeno con una evidente robustezza e validità in funzion e di attacchi provenienti da mare. Non furono certamente estranei a quelle realizzazioni molti tecnici occidentali37, i quali o le eressero nei brevi intervalli in cui le armi spagnole ne ebbero la sovranità od, addirittura, per i barbareschi stessi attratti dalla loro ricchezza e dalle notevolissime possibilità di carriera ,c he l' universo turco ostentava in occidente. Avremo occasione, trattando del fenomeno dei rinnegati, di approfondire quel singolare aspetto di migrazione spontanea che tanto danneggiò la compagine cristiana. Resta il fatto che, tramite quell'apporto, la possibì lità di conquistare con .rapidi colpi di mano le città stato corsare si dissolse, irreversibilmente, e dalla fine del XVI secolo cessò persino di prospettarsi come obiettivo. Nel frattempo le ricchezze accumulatesi presso i principal i corsari raggiunsero vertici inimmaginabili tanto che il Salvago così relazionava al riguardo: "In Algeri e Tunesi sono ricconi che non sanno li conti delli denari incassati, anzi immagazenati, perchè in sotlerranee stanze dette mattamure38 tengono li cesori. Passa annualmente gran denaro in Barbaria per comprenda
.1J In merico cfr. M. V tGANò, Archite11i e ingegneri militari i,aliani a/l'estero dal XV al XVII! secolo, Livorno 1994. In parLicolare per le reggenze barbaresche va segnalata nella me nzionata pubblicazione la ricerca di J. AKACHA, i\11. GARULLI, Archite11i e ingegneri militari iwliani al prel·idio della Goleua di Tunisi ( l 535-1574), pp. 79 102. :'lfi È interessante ri.tevare che in Tunisia, verso l' interno, si incontrano ancora particolari silos granari semi-sotterranei. con capacità osci llante Lra i 2-4 mc. e con di mensioni di circa 2 m. di diametro ed 1.5 di altezza, di cui, l inccrrato. 11 materiale utilizzato per la costru zione è Io sparto intrecciato, e quindi foderato di paglia: il loro nome è 'Matmur', Cfr. O.TESI E.BovTOURLINE, Il grano dei nomadi, in l 'universo, Firenze 1976, anno LVI, pp. 1057 e sgg,
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di mercantie e per riscatto di schiavi, nè mai più n'esce ma resta li sepolto; e, se ne vanno delli reali portati dalli Levantini nelle Indie, la Barbaria certo non n' ha .invidia, et essa et l'Oriente si pon dir due calamite che continuamente attrahcno a sè oro et argento. Chi siano poi quelli che trasportino danari in Barbaria, son mercanti Crhistiani cl Ebrei c he tsafficano con Corsari senz'aggravio di coscienza per la permissione del Consolato, approbalO già da tutti li Principi, nel quale è un Capitolo declaratorio che in mare non si possono comprar robbe da Corsari poichè son sottoposte a varii accidenti ma, giunte le prese in seguro luogo e dominio de' Corsari, che alJhora si possa far ogni contratto e s' intende valido. Però in Algieri et in Tunesi risiedono mercanti Livornesi . Còrsi, Genovesi, Francesi, Fiamminghi, Inglesi, Gi udei, Yenctiani e d'altri stati. Quesci comperano tutte le robbc predate et le mandano al la scala franchissima di Livorno e di là si diffondono per tutta l'Italia ... " )9
È interessante tuttavia concludere questo aspetto osservando che se il flusso di denaro determinato dalla corsa, vuoi per le merci predate vuoi sottoforma di ri scatti, non drenò completamente l'economia occidentale, dipese dal semplice motivo che proprio la corsa originò, per la sua continua espletazione, un controflusso economico inverso destinato all'acquisto di materiali ed armi in Europa, Col tempo se ne registrò un costante incremento, conseguenza dei crescenti costi delle armi e delle più complesse costruzioni navali, al punto che ben poco dei proventi restava, in effetti, in mano barbaresca. Un primo chiaro accenno di tale rientro monetario lo evidenziò persino il Salvago che così osservava: ''Ma in quanto manca il corso supplisce la Nation Fiamenga la quale ho io veduto a portar in Barbaria alberi, gomene, polvere, pegola, remi, tavolame di rovcre;e di più cannoni di bronzo per corsia di galee, anzi, se trovano guadagno, vendono li medesimi suoi vasscUi arn1ati pur che col modo che danno a Corsari, restino dannilìcati i nemici Spagnuoli;medicirni che purgando il male offende la natura, poichè i corsari fanno d'ogni herba fascio. "40
Da quanto, sia pur in estrema sintesi, esposto si ricava che allo sfruttamento della corsa contribuirono spesso, ed in maniera affatto secondaria, parecchi europei, senza alcun sensibile scrupolo per la so1.te delle decine di migliaia di prigionieri, ,molti dei quali loro connazionali. È questo forse l'aspetto più incredibile della distorsione morale indotta dal denaro fluente in quel perverso circuito, la cui iniziale scaturigine appare, in definitiva, la vita stessa delle sventurate vittime, poveri infelici strappati alle loro case, ai loro affetti, alle loro famiglie, venduti e sfruttati peggio delle bestie, e spesso uccisi, in quella sorta di bolgia inferna1e. Tenteremo, più avanti, di approfondire ulteriormente quest'aspetto, fornen do anche alcuni significativi prospetti economico-statistici,
Perchè gli archivi vaticani e napoletani AI pari dei precedenti saggi della collana inerente alla difesa costiera, anche questo è caratterizzato, nell'ambito dell'interpretazione dell'evoluzione della conflittualità corsara, da un doppio livello di indagine, cioè le testimonianze materiali-quali fortificazioni , anni, cimeli, ex voto, ecc. -e le testimonianze scritte-quali fonti cl' archivio, memoriali , grafici, ecc .. In genere, inoltre, nelle menzionate ricerche si è, di volta in volta, approfondito un particolare aspetto legato alla problematica della difesa costiera al fine di consentire una migliore valutazione complessiva delle risposte ostative. Per esemplificare quanto affermato va ricordato che, nel volume relativo al Regno di Napoli, si destinò una vasta attenzione alla 'decodificazione' della logica architettonica e soprattutto militare insita nella realizzazione di un sistema antincursivo ed antìnvasivo, impostato su di una lunghissima teoria di torri e piazzeforti marittime. Si tentò, cioè, di comprendere quale fosse stata la dinamica progettuale che condusse all 'elaborazione del particolare modulo torriero-riproclotto in diverse centinaia di unità con opportune leggere varianti struttural i-ed il supporto tecnologico che la consentì. Poichè ci si trovava di fron te ad un sistema di torreggiarnento assolutamente unico per imponenza ed estensione, non solo in Italia ma nel mondo, capostipite per di più dei molti successivi consimili4 l, la scelta parve obbligata.
G. B. SALVA(iO, Africa ... , cit, p. 80. G, B. SALVAGO, Africa.. . , ci t., p. ì4. 4 1 Forse il più noto discendente del sistema di to rri costieri vicereali napoletane, è quello eretto in Gra n Bretagna, lungo la sua costa meridionale nel contesto delle guerre napoleoniche, meglio note come 'Torri Martello'. Sull'argomento cfr. J. HoGG, Storia delle forrificazioni. Novara 1982. pp. I68 e sgg. .. 3Y
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li perchè di tale risoluzione dipese dalla inusitata abbondanza di manufatti superstiti, abbastanza integri nella loro configurazione architettonica, e dall'altrettanto, incredibi.le, concomitante rarità di documenti archivistici relativi, in parte distrutti persino nel secondo conflitto mondiale 42 . Entrambe le concause suggerirono, ed incentivarono, la ricerca consentendo riscontri numerosi e confenne incofotabili. Non si conseguì certamente una esposizione esaustiva ma senz'altro esauriente, rispondente perciò all'intento clivulgativo43. Fu la volta, quindi, del Regno di Sardegna che per essere scarsamente popolato e notoriamente povero, con un conseguente modestissimo traffico di cabotaggio, appariva certamente meno remunerativo alle iniziative corsare, ma non per questo al riparo, potendosi per giunta trasformare in una comodissima base autosufficiente. Ciò comportò una diversa scelta temporale nella realizzazione del torreggiamento, peraltro di analoga ispirazione del napoletano, anticipato da stanziamenti miliziani con funzioni di contrattacco costiero. E forse proprio a causa di tale ritardo, nell 'adozione del dispositivo cli vigilanza ed interdizione costiera, la progettazione ebbe modo di esplicarsi pilÌ diffusamente. Per motivi a noi ignoti ci sono pervenuti, appunto, dettagliatamente tanto i progetti di intenti che di. fattibilità, completi cli analisi ubicati ve, definizioni architettoniche strutturali per ciascuna torre, preventivi, e finanche minuziosi piani di finan ziamento per l'intera grande opera difensiva. Ovviamente, pur essendo di gran lunga più modesta rispetto alla napoletana, ci parve una occasione unica il poter riproporre le fasi elaborative che stavano alle spalle di siffatti sistemi, di valenza indubbiamente generale. L'approfondimento, pertanto, documentò quel lontano iter realizzativo, con tutte le sue difficoltà e con tutti i suoi limiti, lasciando facilmente dedurre i consimili. 44 Per il Regno di Sicilia, a sua volta, la eccezionale abbondanza, non già di torri coeve ma di ruderi architettonici di equivalente finalità-di ogni epoca dalla bizantina-araba alla francese, dalla svevaangioina alla aragonese e quindi vicereale, nonchè persino di epoche molto più recenti e di logiche extramediterranee, come appunto testimoniano alcune torri martello inglesi 4 S-sempre distintamente documentate con altrettanti scrupolosi grafici redatti nel corso di circa tre secoli, impose l'approfondimento delle vicende evolutive che coinvolsero tale sistema. Sulla falsariga pertanto di magnifici atlanti manoscritti del ' 500, del '600 e finanche dell ' '800 fu possibile ripercorrere quelle tappe e riscontrarle in sito, ricavandone altrettante fasi evolutive anch'esse di generale validità 46. Nel saggio in questione ci è parso indispensabile, dopo aver affrontato la tragedia delle principali razzie ed incursioni, emerse nel! 'ambito dalle menzionate ricerche, e sinteticamente a suo tempo pubblicate, approfondirle sistematicamente, dal primo tentativo con mire, confusamente, invasive a quelli successivi sempre ed esclusivamente razziatori. Approfondire, al contempo e per quanto possibile, la sorte ed il destino che tanta massa di italiani ebbero a patire dopo la loro cattura, in terra barbaresca. Ad agevolare lo scopo prefisso ci è stato particolarmente utile un singolare fondo archivistico, che proprio per non essere eccessivamente voluminoso, nonchè cronologicamente molto ristretto, ci è pervenuto nella sua interezza, conservato nell' Archivio Segreto Vaticano, di valore probatario eccezionale e di portata, ancora una volta, generale. Tra i suoi innumerevoli documenti, infatti, venne trasferito, per ordine di Pio Xl 47 , l' intero carteggio che costituiva, a sua volta, l'archivio dell'Arciconfraternita del Gonfalone. L'istituzione, fondata tra il 1260 ed il 1267, operò nel settore della beneficienza indifferen-
•12 I documenti dell'Archivio di Stato di Napoli, relativi a questo periodo, sgombrati per sicurezza presso la Villa Montesano, andarono distrnlti nel 1943 in seguito all'incendio della stessa app iccato dai tedeschi. • 3 Cfr. F. R LSSO, La difesa costiera del Regno di Napoli... , cit., pp. 170-189. 4 ~ Cfr. F. Russo, La difesa cosliera del l<egno di Sardegna.. .. cit., pp. 73- 115. 45 Sulle torri martello in Sicilia, cfr. R. Di Rosa, La forre Mar/elio di Magnisi, in Studi Storico-Militari 1994, pp. 283-366. 4 6 Cfr. F. Russo, La difesa costiera del Regno di Sicilia... , cit., pp. 175-304. ·I? Cl'r. S. BONO, La missione dei cappuccini ad Algeri per il riscal/o degli .frhiavi cristiani nel 1585, in Collectanea Franciscana. tomo XX V, I 955, fase~ 1-3, p. 151 , nota n°J l.
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215 215. La torre martello di Magnisi (SR).
ziata, almeno fino al I 581, anno in cui il pontefice Gregorio XIJI48 le affidò, con relativa Bolla, l'Opera Pia del Riscatto. Orbene quel consistente fondo49 ci consente di scandagliare, con testimonianze dirette e redatte in discreto italiano, senza quindi alcuna necessità di intermediazioni, e di apprendere quale fosse il contesto esistenz.ia]e che attendeva i catturati dai corsari barbareschi nelle loro città-stato. Ci consente, inoltre, di approfondire la complessa realtà mercantile che ruotava intorno agli schiavi presso il mondo musulmano ed infine di ricostruire le trattative e le modalità operative dei riscatti in ogni loro singola articolazione. Siamo in grado, perciò, tramite quelle missive di riproporre quel misterioso risvolto della corsa, probabilmente il più crudele, e di valutare pertanto quella che in definitiva era la ragion prima della corsa, ovvero la sua enorme remuneratività, conseguita con la vendita delle mercanzie e degli schiavi e, con lo sfruttamento del lavoro coatto e con i riscatti. È senza dubbio esatto, come meglio in seguito vedremo, che quasi tutte le nazioni europee costituirono analoghe missioni di religiosi, detti genericamente 'redentoristi' - ed a volte anche di laici - per quel particolare pietoso compito, ma proprio per essere quella del Vaticano la più immediatamente coinvolta per intuibili motivi religiosi, costituisce la migliore testimonianza in materia. La Chiesa, e per essa lo Stato Pontificio, veniva recepita da parte barbaresca e turca come la con-
4s Gregorio XIII, al secolo Ugo Boncompagni, nacque a Bologna nel I 502. Salì al soglio papale nel 1572, e vi rimase fino al 1585. 49 Il fondo del Gonfalone si compone di: Decreta 1, PP, QQ; Decreta redemptionis; Entrata e uscita del camerlengo 1588, 1589, 1596, 1600. 1601 , 1602; Entrata e uscita del riscatto 1588, 1591 , 1596, 1599, 1600; Istromenti, 5°; Libri diversi B. T, U, V, X, Y, aa, Bb, Cc: Mazzi G, H, I, P;Registro cli mandati 1595-1600.
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troparte per antonomasia, essendo la corsa una guerra con esplicite implicanze e valenze religiose, e per essere Roma non solo la capitale di uno Stato, ma di un intero universo cristiano, per giunta notoriamente ricchissima o almeno supposta tale. Tutte altrettante basilari caratteristiche che rendevano la missione di redenzione romana, senza dubbio, prioritaria rispetto alle altre. Inoltre-lo abbiamo in diverse circostanze precisato-occorre sottolineare che ogni 'redenzione' reputava scopo prioritario, e perchè più facilmente conseguibile sotto il profilo economico, e perchè di gran lunga più importante per la cristianità, la salvezza delle anime, e subordinatamente quello del riscatto, condizionato da una serie numerosa e spesso imponderabile di ostacoli. Il che induce, ulteriormente, a privilegiare le fonti religiose istituzionalizzate e riconosciute dalla gerarchia ecclesiastica, unica certezza di liceità non speculativa. Per essere, poi, abitualmente affidate ad umili frati, non vantavano oneri gestionali aggiuntivi al di là del puro infimo vitto, risparmio assolutamente inconcepibile in caso contrario, e concausa di rilevante conseguenzialità professionale. Dal che il minuzioso apporto conoscitivo del contesto barbaresco. Un ultimo motivo privilegia queste fonti ed è di natura culturale: i religiosi all'epoca, infatti, costituivano una classe sociale notevolmente più istruita dell'ambiente circostante, perfettamente in grado di sapersi esprimere con proprietà di linguaggio e con avvedutezza di giudizio. Grazie pertanto a questo interessantissimo carteggio è ricostruibile uno spaccato del mondo corsaro barbaresco, sebbene limitato ai pochi anni di attività del Gonfalone. Riguardo a ciò tuttavia va osservato che la ricerca si avvale di un significativo vantaggio. La costanza delle modalità della guerra corsara, già più volte accennata e confennata dall'esposizione delle principali incursioni abbattutesi su aree italiane tra il 1480 ed il 1815, fa si che, tranne per il contrarsi ineversibile del flagello, guasi nessun elemento di differenziazione è possibile cogliervi nel corso dei secoli della sua estrinsecazione. Un documento. pertanto, ciel tardo '500 o degli inizi dell' '800 è sostanzialmente congruo, ai fini documentari, anche per i periodi successiv.i o precedenti senza nessuna esigenza di precisazione o cli modifica. Analogamente una procedura, od una prassi, riscontrata per Algeri trova immediate identità, tranne che sotto il profilo quantitativo, per il rimanente universo corsaro nordafricano, non cogli endosi in materia significative variazioni di comportamento in funzione dei luoghi. Si può, in definitiva, parlare di invarianza sia temporale che .spaziale dettaglio che agevola il nostro compito consentendoci l'impiego cli fonti, geograficamente e cronologicamente, molto divaricate con una quasi assoluta attendibilità generale. Una riprova dell'asserto si evince da una seconda massa archivistica inerente l'identica problematica, abbastanza omogenea e articolata: quella conservata nell'Archivio di Stato di Napoli, e relativa al periodo compreso tra la fine del '700 ed i primi 15 anni anni del secolo successivo. In conseguenza della improvvisa recrudescenza della corsa barbaresca,5° prodottasi in quel particolare arco storico, dipendente da una serie di concomitanti circostanze di natura politica e militare, le prede catturate segnarono un rilevantissimo incremento, che generò un contesto simile a quello degli inizi del '600.Per la presenza nelle Reggenze barbaresche ormai d.i numerose ambasciate e legazione occidentali, si riuscì a notificare nelle capitali europee, ed a Napoli in particolare, il dramma di tante vittime, ed in special modo di tanti sudditi del Regno delle Due Sicilie. Il confronto, allora, di documenti lontani nel tempo, come quelli dei frati ciel Gonfalone e quelli degli ambasciatori napolatani ottocenteschi, dimostra l'asserita invarianza, e ci autorizza, quasi, a ribadire la cetiezza che, nel periodo intennedio, l'atroce calvario cli quei milioni di vittime ebbe inequivocabilmente un immutabile svolgimento. Tornando ai carteggi ciel XVI secolo è possibile, tra l'altro, per lo scrupolo con cui vennero redatte le liste di riscatto, e per il numero dei casi in esse contenuti applicare una valutazione statistica alla corsa, ricavandone singolari riscontri, finora per lo più supposti ma mai suffragati scientificamente in maniera significati va.
so Cfr. V. MORELLI, / 'barbareschi' conrro il Regno di Napoli, Napoli J 920, pp. 27-41.
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Il pagamento del riscatto: un incentivo alla Corsa? Una curiosa sensazione si ricava dallo scorrere quegli elench i, sensazione a suo tempo condiv isa inizialmente persino dagli stessi redentoristi, consistente nel non ritenersi estranei, proprio per la loro meritoria opera, da!J ' incentivare ulteriormente la tratta corsara. La consapevolezza, infatti, dell 'esistenza di una controparte disponibile a pagare riscatti, con cifre cli gran lunga eccedenti le normali valutazioni dei mercati musulmani di schiavi, sembrerebbe aver aizzato la corsa. Ad un esame più attento però l'ipotesi subisce un drastico ridimensionamento per una serie di osservazioni. Innanzitutto, come già rilevato, i corsari disponevano comunque di un loro mercato interno, in grado dì assorbire lo smercio dò prede umane con compensi remunerativi e crescenti con l'allontanarsi dalla costa. Il che produsse un afflusso di mercanti presso le città stato corsare, i quali provvedevano, tramite carovane, a rid istribu ire gli schiavi, senza mai far registrare crisi di domanda. Anzi sembrerebbe addirittura che in molti casi i prezzi da loro offerti fossero addirittura più elevati dei riscatti stessi. Il che lascia presumere che non si convogliò, più o meno ufficialmente, tutto il vendibile verso tale destinazione u nicamente per non distruggere il doppio canale, che avrebbe comportato futuri deprezzamenti, dipendenti dal.l'assenza di alternative . Il ri scatto peraltro lasciava aperte le fornitu re militari europee, comunque ind ispensabi li. E probante al riguardo il caso esposto, dai padri cappuccini del Gonfalone in una missiva ciel 20 aprile del 1588, che così affem,ava: "Habbiamo Iiscauma una giovanetta dc 15 anni e verginella quale di prima compra costò cento c:inquanta scudi ma saria val utata se l' havessero voluta dare a turchi o m01i scudi 200 e l' habbiamo riscarcata di elemosine-crediamo fra 15 o vinti giorni imbarcarla e fame un presente alle Sig.e V.e non si aspetta di mandarla con gli altri perchè necessario imbarcarla di nascosto e costara prima sua uscita di Algieri era gli tributi et baverla vestita circa duecento scudi nel che e necessario spendere alcuni dinari della compagn.ia-l 'habbiarno fatca vestire alla moresca perchè crediamo sendo cossì giavanetta comparendo in quesw modo habiliata subito debba cocnmovere tutta Roma ...'' .51
La singolare vicenda ebbe, appena quattro giorni appresso, ulteriori spiegazioni in una seconda lettera che dichiarava al riguardo: " ... sappiano che se con di verse arti non l'havessimo comperata, saria valutata a pretio ordinario di queste fi gliole ducento scudi incirca, tan to più portandola in fessa (Fès) dove si dicevano che la volevano portare senza mai più speranza di ri vedere terra di christianità e quasi piena cenezza di essere mora, per il che ci mo vessimo a pietà di ai utarla canto più sendo orfana il che è stato anco di consolatione a Lutti gli christiani che mollo desideravano questo riscato essendo conosciutissima da LUtti per figliola che lo meritasse ... ".52
Ancora altre pu ntualizzazioni successi ve sempre sul medesimo argomento, ne lasciano intuire la estrema rarità del caso: ' 'era esdiiava d' un maltrapiglia ed e staua riscaua dalli reverendi padri pane d'un lascito che li hanno datto parre d'elemosina raccolta qui tra christiani. ..''.5:1
Apparteneva cioè ad un l\llalthesib grado turco che stava ad indicare il fu nzionario che controllava a Costantinopoli, e quindi probabi lmente anche ad Algeri, i della! ovvero i sensali abilitati ufficialmente alla vendita degl i schiavi, tramite una sorta di propaganda di retta delle loro qualità fisiche e sociali. Il significativo dettaglio costitu isce da un lato la prova della formale liceità della procedura di riscatto, ma al contempo anche quella della non praticabilità ufficiale per l'inaccettabile deprezzamento, esistendo una domanda dall'area islamica più remunerativa. Al solo fine di valutare la complessità di simili transizioni, comunque malviste per la notoria avidità mercantile, ci sembra interessante portare a compimento l'episodio. Ancora il 2 luglio dello stesso anno da Genova, da dove sarebbe dovuta partire la nave per l'imbarco, giungeva a Roma una lettera che annunciava al 1iguardo: "Poichè le VV.SS. Ill.me approvarono quello ch'io ho risoluto di 4ue!Ja giavane sarda riccomandatimi d' Algieri dai n.ri padri, si aspetterà la prima occasione cli sicuro passaggio per inviarla al suo paese di Sardegna la
52
A. S. Va., Gonf., mazzo G, f. 222. A. S. Va., Go nf., mano G, f. 225.
5,
A. S. Va .. Gunf.. mazzo G, f. 233.
51
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quale farò si accompagni con una gentildonna sarda che si aspetta in breve da Milano per andarsene al suo paese assì la riccornanderò come si conviene. Fra tanto s'intretiene in casa della sig.a Violante Centuriona mad re del sig. Gio. Agostino che ne ha cura come si fosse sua figlia.. .". 54
Ma nonostante i presumibili sforzi, alla fine di settembre la giovane sarda non risulta ancora partita cl' Algeri, e probabilmente soltanto nel corso del mese di ottobre si riuscì a concretizzare il sospirato rimpatrio! Evidente, quindi , che non potendosi attribu ire alla bontà dei corsari quel rilevante sconto, la sua ragione debba ricondursi alle accennate spiegazioni, e non ultimo a mezzi corruttivi, o ricattatori, che in qualche modo i cappuccini sembrano adombrare tra le righe allorchè fanno riferimento alle ' diverse atti' . Vi è da osservare circa la estrema riservatezza delle missive il timore di una possibile intercettazione della corrispondenza, per cui: "22 settembre 1588 ... Nelle lettere che si scrivono si averte a scrivere cossi copertamente che capitando in mano d'altri non si passino intendere gli nostri negotii ne venire in cognitionc de negotii passati ..." .55
La presenza di un grandjssimo numero di rinnegali non poneva alcun problema sulla esatta comprens ione della lingua, con implicanze gravissime sia per la missione, sia per i suoi fiancheggiatori a qualsiasi titolo. Un secondo motivo di ininfluenza alla supposta incentivazione alla corsa scaturente dal pagamento dei riscatti, si coglie ricordando che le prede umane costituirono sempre un graditissimo 'extra' sulle catture di mercantili, ma non la prioritaria attrattiva, poichè il loro valore, anche nelle più fortunate crociere, non copriva affatto i rischi ed i costi delle medesime in maniera sufficiente. Analogo discorso per le razzie a terra, sempre molto pericolose e raramente economicamente convenienti . La corsa, e le analisi statistiche accennate ce lo confermeranno in pieno, fu in ogni circostanza un crimine sul mare, con occasionali sortite in terra in carenza cli navi. Vi è infine una precisazione che ribadisce quanto ricordato: gli schiavi fornivano la mano d ' opera indispensabile per tutte le attività barbaresche in ogni settore, dall'agricoltura al commercio interno dall'artigianato alla cantieristica. Ora poichè il loro rendimento lavorativo superava abbondantemente l'interesse che avrebbe potuto forni re la cifra di mercato di ciascuno, ne conseguiva che comunque tornava ampiamente conveniente quella pratica, persino in assenza del doppio mercato. Una rimarchevole osservazione si impone sulla modernità operativa dei cappuccini del Gonfalone: il ricorso, forse per la prima volta nella millenaria storia della guerra di corsa, al fattore pubblicitario sia pur destinato ad un nobile intento. Come definire altrimenti la preparazione della giovanissima riscattata, in costume moresco, per commuovere gli abitanti di Roma, ed incremen tare con ciò gli introiti della Compagnia? Se mai vi fosse al riguardo qualche dubbio sono gli stessi padri a fugarlo, evidenziando che in definitiva il costo dell'operazione non tornava gravoso per il Gonfalone a fronte dei presubili considerevoli benefici: "Alli giorni passati mossi a pietà d' una povera verginetta orfa na trovandoci in mano alcuni dinari di elemosine, ci risolvessimo riscatarla et acciò potessimo compire il suo riscatto facemo una cerca tra poveri schiavi e mercanti. e rit.rovassimo tanto che giunto con quelli che tenevamo nelle mani la ,iscattassimo in circa centocinquanta scudi. la quale per essere troppo figliola e necessario imbarcarla e mandarla hora di nascosto perchè mirrandola pubblicameme non la lasciariano partire;la mandiamo alle Sig.e V. per un presente di barberia in cambio di leoni e cavalli che solliono mandare da queste parti, si degnino accettarlo osservando il molto desiderio che teniamo di servire alla compagnia e fare cose che sempre gli siano gratte e questo senza alcuna spesa alla compagnia eccello che per l'imbarcatione e per vestirla e cossì altri pochi dinari che si sono spesi intorno al suo riscatto che però in tutto non si passerà la somma di trema scudi in circa o poco più... A questa giovinetta che si manda si è fatto un vestito alla moresca pechè comparendo in questo habito ci pare che commovcrà più chi la vedrà... "56
È indispensabile, a questo punto, prima cli procedere oltre fornire alcune delucidazioni sulla missione del Gonfalone in terra barbaresca.
54
A. S. Va., Gonf.. mazzo G, f. 233. ss A. S. Va., Gonf. , mazzo G, f. 237. 56 A. S. Va., Gonf., mazzo G, f. 225.
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L'Arciconji·atemita del Gonfalone Dopo l' esplodere delle guene con la controparte islamica, ovvero in pieno Medioevo in funzione sempre e soprattutto della affatto remota perdita di anime, configurandosi la conversione forzata degli schiavi una prassi abituale, fu promossa la costituzione di appositi ordini religiosi particolarmente specializzati nel delicato compito. Questi furono l'Ordine di S. Maria della Mercede e quello della S. Trinità57, da cui appunto i Mercedari ed i Trinitari, appellativ i che contraddistinsero i loro religiosi. Le menzionate istituzioni originarono, nel secondo riesplodere della conflittualità con il mondo islamico verificatasi successivamente alla caduta di Costantinopoli, una proli ferazione di fondazioni, più o meno, similari stimolate in ciascuno stato rivierasco meclitenaneo dall'accrescersi della diaspora dei catturati. Verso la fine del '500, in Barberia, si distinguono, contemporaneamente, le missioni redentoriste portoghese, castigliana, aragonese, andalusa, catalana, marsigliese, genovese, romana, napoletana, siciliana, oltre ovviamente ai ricordati ordini mercedari e trinitari. Non mancavano, peraltro, missioni laiche con finalità eminentemente riscattatorie, e persino singoli individui alla ricerca di propri congiunti dispersi nel mondo musulmano. Relativamente all' Arciconfraternita del Gonfalone così può schematizzarsi la sua istituzione ed opera. "A favore degli schiavi appartenenti al territorio dello stato ecclesiastico, il papa Gregorio XIII istituì nel 1581 a Roma l'Opera Pia del Riscatto affidandone l' esercizio alla più illustre arciconfraternita romana, quella ciel Gonfalone, cui erano aggregate in Italia e fuori centinaia di altre compagnie... Il denaro necessario al riscatto degli schiavi proveniva dalle elemosine che ebbe facoltà esclusiva di raccogliere a tale scopo in tutto lo Stato pontificio e dagli assegni che i Pontefici le fecero su alcuni proventi della Curia ... li più potente degli Stati barbareschi era Algeri e ... [fu] pertanto in questa città che la confraternita romana decise nel 1584 cli inviare la sua prima missione di Redentori. Quali membri della m issione furono prescelti oltre al sacerdote Giovanni Sanna, decano di Alesss, ed al cittadino romano Ludovico Gi umi, che era stato sch iavo in A lgeri, i due padri cappuccini fra Pietro da Piacenza e fra Filippo da Roccacontrada.. . [ed altri due cappuccini]. Le direttive generali e le minute prescrizioni per l'attuazione della missione sono contenute nella lunga Istruttione diretta ai quattro Redentori ... Nella città barbaresca sbarcarono, dopo un felice viaggio, il 20 febbraio [1585]. La prima lettera da AJgeli, in cui riferivano delle condizioni degli schiavi e dell' udienza avuta dal Pascià, è del 26 febbraio ... La peste, del cui principio fra Pietro aveva dato notizia nella lettera del 27 aprile si era andata diffondendo facilmente tra gli schiavi che vivevano nei 'Bagni ' per le condizioni di vita in quei locali ... M entre i due missionari cappuccini continuavano la loro opera nella città barbaresca, il primo gruppo di schiavi riscattati tornava in patria ... il 24 maggio ... Fra Pietro ... la sera del venerdì 31 maggio ... chiamato da Don Diego di Ravaneda, appestato, ebbe contagiato da lui il morbo esiziale. Pur fra atroci dolori il frate cappuccino ... si mantenne sereno fino alla morte avvenuta a mezzogiorno del 6 di giug no. Quando ormai la peste era quasi scomparsa... fra Filippo cadde ammalato e dopo cinque giorni morì il 6 agosto 1585... Con la morte dei due padri cappuccini si concluse questa prima missione ... [con] 71 schiavi riscattati ..." .s9 Sui loro ultimi giorni avremo comunque occasione dì ritonare più avanti. Il 26 settembre del 1586 salpò da Civitavecchia sul vascello S.to Ermo Bonaventura una seconda missione del Gonfalone costituita ancora dal decano d ' Ales, Giovanni Sanna, e eia quattro frati cappuccini, Dionigi Da Piacenza, Arcangelo da Rimini, Angelo da Forlì ed Ilarione da Bologna. Disponevano di 4.000 scudi d'oro, in sacchetti s igillati ed assicurati , necessaii per avviare nuove transizioni cli riscat-
s, Circa la storia degli Orclini Redentoristi cfr. P. DAN, Histoire de ... , cil.., voi. Il , pp. 452-457. x Sulla figura del decano di Ales cfr. C. MANCA, Un decano d 'A/es redentore di schiavi cristiani in Barberia sul finire del Cinq11ece1110, in La Diocesi di Ales-Usellus-Terralba, Cagliari 1975, pp. 287 e sgg.. 59 S. BONO, La missione dei cnppuccini... , cit. pp. J50-160. 5
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216. Civitavecchia. 2 17. Redentoristi ad A lgeri. dal frontcspi~io del Da n.
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to. Fu questa seconda di gran lunga più rilevante per i risultati della precedente e che pertanto può ritenersi, sotto il profilo finanziario, pressocchè assoluta. "Sbarcati ad A lgeri il 5 novembre ... i redentori avviarono immed iatamente le operazioni di riscatto e nel termine di tre mesi furono in grado di spedire in Italia 228 cristiani affrancati ... rimasero i cappuccini ... che lasciarono la Barberia solamente il 1° ottobre 1589, avendo ... restituito alla libertà altri 39 schiavi ... Vediamo le cifre. Il riscatto netto dei 267 schiavi riscosso dai padroni barbareschi nella misura cli 27.234 scudi d'oro è costato all'opera romana esattamente 16. 218 scucii, i riscattati avendo dato un contributo personale di 11. O16 scudi. l diritti ordinari e straordinari, imposti dal pascià e dal divano dei giannizzeri, hanno pesato per 3. 558 scudi. Le spese accessorie, sopportate ... hanno assorbito 969 scudi ... La missione del Gonfalone, che ha operato in Barberia del 5 Novembre 1586 al 1° ottobre 1589, ha cessato cli produrre degli effetti finanziari , definitivamente, il 24 settembre 1602, avendo provocato il movimento cli ben 43. 17-8 scudi d'oro distribuiti come segue:
in entrata -rendite fiscali .... . . . . . . . • . . ........ se. 23.303 11.148 -elemosine .... . . . .. .. . .. . . . , . .. .. ... .• ... .. .. . .. .. .. 8.142 -quote di riscatlo antic ipate .. . .. ... .. .. . . .. .. . . . ... .. ... . . 585 . ............ . -speculazioni sul cambio monete .
Totale entrate . in uscita
53,9% 2S,8CYc 18.9% 1,4%
4 3.178
-spese in Barberia . . .. .. . . . . .. . .. ..... • .... . . . . ......... se. 20.745 -spese fuori Barberia . .. . . .. . .. .. ...... . . ... . .. .. . . 2.098 19.598 -costi di finanziamento ........ .. . . . . . . . .. . .. . . .. . . 737 -servizi amministrativi . . .... .. . .. .... . . . .. .. . .. . .. .. . .. .. se.
48,0% 4 ,9% 45,4% 1, 7%
Totale uscite . . . . .. . .. . . ... .. . ...... . . .. . .. . .. .. . . .. . . se. 43.178".60 Nella cruda essenzial ità delle cifre si coglie l'intero spaccato della missione, emblematica di tutte le simili anche in merito ai risultati pratici. Di fronte, infatti, al riscatto di circa 300 schiavi vi stava una richiesta di oltre mille, tutti perfettamente documentati, ragion per cui si può affermare che in pratica mai si superò la soglia della possibilità di liberare, al massimo, appena il 25% dei catturati , e quasi sempre dopo una lunga schiavitù in mano barbaresca, che vedeva così aggiungersi all'utile ciel riscatto, come accennato, il frutto del lavoro forzato ed intensissimo, per tanti arini, di tanti schiavi. "Un esempio concreto. In un campione di 325 schiavi riscattati ad Algeri dalla Compagnia del Gonfalone cli Roma, fra il 1585 ed il 1587, l'età media risulta di 33 anni per testa, la durata media della schiavitù essendo stata 10 anni, evidentemente collocati nel periodo più produttivo della capacità lavorativa."61 Va inoltre evidenziato che se i barbareschi percepirono dalla missione del Gonfalone ben 20.000 scudi, e quindi presumibilmente anche per le altre in identica proporzione, gli europei sulla stessa transazione lucrarono per oltre 22. 000, confermando che nella corsa, e nella tratta, giocavano moltissimi interessi estranei all'area musulmana, anche prima ciel reinvestimento dei capitali provenienti dai riscatti propriamente detti. Un'ultirno rilievo ci sembra interessante cogliere, ovvero la corrispondenza fra la cifra esposta ed i costi de11a difesa costiera: con un analogo capitale si sarebbero potuti fortificare, compiutamente, con strutture ed artiglierie, oltre 300 km cli coste, in modo permanente e definitivo !62 E quella fu soltanto una missione delle centinaia analoghe, protrattasi solo per 3 anni sul totale degli oltre 3 secoli che videro il fiorire moderno della corsa 1
60 C. MANCA, 6 1 C. MANCA,
li modello di sviluppo.. ., cit. pp. 176- 182. I/ modello di sviluppo ... , cit., p. 70, nota nc3. 62 Sui costi delle temi e del loro armamento cfr F. R U!:iSO. La difesa cos1iera del Regn.o di Napoli .. , cit., pp. 189-190.
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NonostanLe l'appartenenza allo Stato Pontificio, e la immediata notifica ai religiosi del Gonfalone, per gli sfortunati abitanti di Pratica nessun beneficio potè da quella derivargli, essendosi ormai il ciclo d' intervento concluso. Infatti tra il 1587 ed il l O ottobre del 1589, data del ritiro definitivo della missione da Algeri, soltanto 39 schiavi erano stati riscattati, ed è molto probabile che lo furono in base a trattative antecedenti allo sbarco a Biserta degli sfortunati romani. Nelle corrispondenze dei cappucini di Alge1i si percepisce una labilissima tracc ia del loro anivo in una lettera datata 19 agosto 1588. La cattura contemporanea di alcune centinaia di persone sulla spiaggia del resto non era un avvenimento molto frequente: "Il ... e ri tornato 15 giorni sono et ha scorso mtte le riviere di chiristianitì1 dal stretto all 'arcipelago senza alcun impeclimemo ecceno che hebbino un poco cli caccia dal principe d'aria nella spiaggia romana di che se ne ridono perche dicono che andava imbarazzata della sua familia e non gli fece alcun danno e si gloriano d'esser stati sin al molo di napoli dove pigliarono molce persone et anco sin al molo di genova... Hanno anco portato un più di docento anime et hanno spoliato un casale in corsica di dove pigliamo cente venti anime se non donne quasi Lutte giovane et fanciulli nel numero delle 200 dette... " _63
L' informazione contiene alcune concomitanze significative: in effetti in agosto la caccia ad Assan Agà-tale era i I nome del corsaro-segnò qualche risultato. La due galere di grosso tonnellaggio del la Marina Stefaniana, la Pisana e la Patrona, riuscirono a catturare agli ordini dell'ammiraglio Tommaso dei Medici una galeotta della squadra algerina, nei pressi dell'isola di Montecristo, Iiberando, come a suo tempo ricordato alcuni abitanti di Pratica, incatenati ai remì64. La lettera contiene ancora una notizia alla stessa data: " ... Si clice che sono fugiti circa dieci schiavi levati da una fregata di maiorca.. .".65
Ora, tra i catturati di Pratica, ben cinque riuscirono a fuggire proprio nel J588-quasi tutti di Lucca, e costituirono il secondo gruppo di affrancati dalla schiavitù. Quanto ai restanti, pur ammettendo che qualcuno di essi rientrasse nelJ' ambito dei 39 ultimi riscattati, per la maggior parte restarono schiavi e subirono il doloroso destino che di segu ito illustreremo .
I lùniti della missione Le missioni di redenzione non potevano, stante la vastità della tragedia, fars i carico indifferenziatamente del riscatto di tutti gli schiavi, tanto più che dipendevano, ed i conti lo hanno ampiamente certificato , dai finanziamenti che c iascuna riusciva a raccogliere in patria. Que i fondi, pertanto, pur avendo una destinazione univoca, dovevano però essere utilizzati eia ciascuna secondo delle precise priorità generali non mutabili discrezionalmente, prime fra tutte l'appartenenza dei riscattabil.i allo stato di loro fonnazi one. Dopo dì che si rubricavano ancora ulteriori gradazioni inderogabili. La libertà di manovra, in definitiva, dei redentoristi risulta fortemente limitata, e per aggirare tale ostacolo essi tentarono, nei ristrettissimi margini di bilancio, di ricavarsi delle ulteriori disponibilità eccmomìcbe, sia mediante l'elemosina in sito - offerta dagli schiavi stessi e dai mercanti - sia con minute speculazioni monetarie. Riuscivano, allora, ad intervenire in casi particolarmente patetici, a loro esclusivo ed insindacabile giudizio. Evidenzieremo, cli seguito, alcuni esempi del genere per consentire la perfetta comprensione della straziante sollecitazione psicologica cui vennero sottoposti, continuamente, quei religiosi. Onde meglio cogliere tale aspetto, è indispensabile scorrere le 'istruzioni' prescrittcgli: "lstruttione delle cose necessarie che si devono osservare da voi P.re fra Pietro pi acencino cappuccino el due compagni frati et da voi R.do S.r Giovanni Sanna decano della Chiesa di Ales et da voi ms. Lodovico Giugni laico romano deputati della Venerabile Archiconrratemita ciel Gonfalone cli Roma per Rcdemptori de schiavi xpiani che si tro vano in Algieri et altri luoghi dc Barbaria ... Avcrtircte quando sarete in Algieri de non cornenz;are così subito à esercitare li sacramemi ma vi andarete con-
63
A. S. Va. , Gonf__ mazzo G, ff. 235-36. G. G. GUARNIERI, Storia della marina .... cil. . p. 93. 65 A. S. Va., Gonf. mano G, f. 236. 64
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218
2 19 21 8. Callot. seque nza cattura corsari l ".
219. ldem. 2•.
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rh~ ua"no a
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L Prta·,10 he
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221 220. Callot. sequenza cattura corsari. 3''. 22]. lctcm. 4".
Connotuzioni epocali
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222
223 222. Callot, az.io nc navale dei cavalieri cli S. S tefano. 223. Call o!, altro scontro navale dei cavalieri di S. Stefano.
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segliando con el tempo et comodità che haverete el che vi sarti data. Portarete in A lgieri la Pmem e vulgarc dell' Arch iconfratern iLa do ve v i si depu ta per redemprori acciò se dal Re d' Algieri ò ahri russivo rechies ti di monstrare souo che ti to lo aneliate lo possiate mons trare. A ndcrcte a far revere nti a al Re et altri offi ti ali che giudicarete esser necessari o d icendoli espressamente c he voi non andate per allro se non per redimere et rescaltare schiavi del stato ecclesiastico et direte che questa è una opera nuovamente ist i tui ta dall ' Archi confraternita del Gonfalone de Ro ma accio non pensino che il Papa v i mand i et che habbi atc quantità et gran somma de danari. Sarete con l'hocchi aperti à pagare tutti li datii gabelle et ali.re impositioni che per tal conto della Redentione si devono pagare. ò vero per gabella de rernessa de danari c he si facesse acciò non incorressi vo in qualche pericolo o danno. Rescatterete gli schiavi datovi in lista particolare li quali hanno pagato danar i per el suo rcscatto avercendo che la spesa che si fara in eletti schiavi non passi la somma quale ve si manda co pi a nel linc della presente istruttione recordm1dovi che per dieci ò quindici scudi in più di quello che è nelli capitol i non lassiare uno schiavo mai in servi tù et particolarmente de quelli schiavi che hanno pagato somma de danari sec-ondo che vedete nella lista partico lare. Et anche el rescmto dc quelli soli russe de tan ta somma et prezzo che eccedessi d i gran lunga il prezzo contenu to nelli capitoli suddetti, ne darete avviso parcicularc a Roma acci o si possino avvisare li parenti che hanno sborsato el danaro se per sorte vorran no provvedere del resto che bisognasse per el supplemento del re.scatto, cercando de havere lettere de detti schiavi che no po tranno essere resca ttati dirette alli loro parerni et amic.:i ... Ve si manda nella detta li sta notati quelli schiavi che ha ordinato N. S.rc si rescattino nelli quali osseverete quello che si è detto di sopra per quelli che hanno pagato qualche somma de dan ari. Ve si manda la lista uni versale clelli schiavi che hanno memori ale all' Ac hiconfrnternita del li quali voi fra Pietro sr. Decano ms. L odov ico debbiate pigliare piena informationc co n ogni diligentia et particularmente de quelli che saranno del stato ecclesiastico, over o che si ano stati solda ti presi nelle galere di N. S. overo fo rzati in ditte galere et visto et bene rra di voi co nsi derato et discorso li prezzi de eletta quali tà de schiavi rescattcrcte per ques ta pr ima volta quelli che saranno de manco prezzo accio si possa fare maggior nu mero et !'altri. consolerete co n darl i speranza per la seconda vo l ta eLche fra tanto habbino patientia. Età fare questa scielta dc schiavi, cercando prima per una parte de rescatta re soldati in dette galere se bene non sono ciel stato eccl.siast ico. et poi al tri de <letto stato eccl.iastico, recorclando vc ch e nell i soldati et forzati se deve avere in prima co nsi dcratione a quelli ùcl lo stato ecci. iastico et poi !' altri. si grava le conscienLic v. re et si ordina espressamente... Et se dal Re de Algicri ò altti Turchi ò mori che haveranno schiavi et che voi ne volessi vo pigliare in c redenza il prezzo d i ciascheduno de quali non ecceda in nessun modo la somma ordinata nelli capitoli fatti con voi ... purchè siano dello stato ecclesi astico volendo pero che voi o alcuno dc voi restiate in pegno o per ostaggi non lo debbi ate fare se pr ima non ne date avviso alla Archiconfratern ita accio possa reso l verc et deterrninare per quanta somma de danaro habbi ate a fare debito... Li schiavi che rescatterete debbi ano havere una carta cli fede et de libcrta secondo si usa in quelli paesi avenendo che in detta fede si mettano per tesLimonii ne xpi ani [cristiani I ne hcbrei ma solo mori et turchi et se pigli in lingua arabica et non xpiana.. . Et se persone vo i rescattassi vo altri schia vi che quelli che sono in lisca il che facilmente poLreste fare con retrovarne de q uelli che sono ciel stato eccl. iastico et non sono descritti in lista à quelli rescactati che siano... solo darne aviso et di questo rescano da farse tamo de quelli descri tt i nella lista tanto de altr i del stato ecci. iastico che non sono in lista come si è detto si ri mette nelle coscientie v. re et particolarmente de vo i fra Pietro al quale voi sr. Decano et ms. L odovico debbi ate obeclire ... Se per sorte a voi S. Decano et ms Lodovi co fosse consegnata sccretamente qualche somma de danari da qualche schiavo che havesscro a servire per c l suo rescatto ogniuno de voi al quale sarà con segnata la debbia reve lare all 'al tro et procurete con ogni fidcl tà per quello schiavo che sia rescanaLO se bene non fosse del stato ecci. i astico dando ad intendere alli mori et Turchi che detti danari ve siano stati consegnati qui in Roma clalli loro parenti ò padre ò madre... Averti rete se, ve fosse ro fra ti ca ppuccini schiavi che li primi sian loro à esser rescattati et in questo non haverete da osservare la forma dclii capi toli .. ." .66
È evidente dal lung hissimo documento, del quale abbiamo citato soltanto alcuni passaggi, che la missione si svolgeva con criteri estremamente precisi e rigidi, in cui nulla era lasciato. al caso. In materia di riscatto si coglie l'esigenza di favorire prioritariamente i soldati delle galere ed i forzat i, poichè in quelli era riposto l'onere de lla difesa e la loro carenza significava la decurtazione della flotta con tragiche conseguenze. Altra priorità riguardava i cappuccini ed i religios i, in genere, in quanto una loro eventuale abiura conseguente a particolari vessazioni e torture, tutt'altro che infrequenti , avrebbe inferto un durissimo colpo alla fede degli altri schiavi. In materia però di priorità in u n 'altra istruzione, diretta a
66
A. S. Va, Gonf., mazzo H, fase. 83,
rr. 583- 592.
Connotazioni epocali
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Ludovico G iugni d i pochi giorni antecedente alla citata, si legge una più dettagliata graduatoria che così prescri veva: "Die Xl 8. bris 1584 Andare con viaggio seguilO in Algieri et cercare nella Città et luochi del Contorno con ogni diligentia et trovati rescattare et ricomprare da qualsivoglia persona tutti quelli Christiani schiavi che vedern descritti in lista sottoscrilla... Similmente promette et si obliga cl.o ms. Lodovico... de riscatare et ricomprare altri schiavi Romani et del Stato della Chiesa che abstino alla quantità <le\li danari et non ricomprarne altri che non siano almeno del Stato della Chiesa che così è convenuto... Item promette che non trovando di quelli descritti nella lista sino al n° sufficiente debba prima haver l'occhio er la mira in cercare et rescattare schiavi putti di poi li sacerdoti et subsequentemente le donne quali tutti siano o Romani overo del Stato della Chiesa et non altrimenti perchè così si è convenuto come cli sopra ... " .67
In questa seconda, e del pari, dettagliatissima istruzione le priorità di riscatto sono inequivocabilmente definite, e proprio la loro minuziosa esposizione dimostra la sostanziale sfiducia da parte della dirigenza dell' Arciconfraternita nella reale possibilità di rispetto, sotto la spinta di tanti casi drammatici. Del resto l'esempio della giovane sarda costituisce già una prima lampante disobbedienza, appena mitigata dalla scarsità de lla spesa e dalla finalità apologetica e propagandistica. La fase esecutiva della missione si avviava, una volta giunti ad Ageri o presso le altre città barbaresche, previo rilascio di un salvacondotto da parte del pascià del luogo, il quale. per essere particolarmente cointeressato, non opponeva alcun ostacolo alla procedura. In genere siffatti documenti erano tutti sostanzialmente simili a quello concesso ai cappuccini del Gonfalone che così recitava: "Noi Mahamet Bascià Vice Re e Locotenenre generale della Città cle Algeri e clii suo distretto, et giurisditione, concediamo libero, e franco salvo conduco e bona licentia a Mons. r. mo de Ampurias, di Sardignia, uno delli Redentori dell' elimosina della venerabi le Archi confraternita dii Confa lone di Roma, che possa andare e tornare col suo vasciello, o de altri... sia franco e salvo in ogni parte, tanto deno redentore come qual si voglia persona che in detto vascicllo si troverà, e perchè siamo tu,t.ti sogeui alla morte, o occorrendo che detto Mons. Redentore venisse a morte, o che restasse per infermità o in altro impedimento senza potere tornare in tal caso la venerabi le Archiconfraternita possa liberamente nominare altro Redentore, uno ò quanto loro piacerà, in luoco dii sopra detto Mons. e questo salvo co nduto s'intenda per quelli che saranno nominali, e per li compagni... quali posciano andare, venire, stare. negotiare, contrattare liberamente in questa nostra citta dc Algeri, et altri luochi soggetti alla nostra giurisditione... comandiamo ad ogni bei e Capitano d' Algicri, et altri Capitani rais ... et a qualsivoglia altro corsario alla nostra giurisditione soggetto... debbiano osservare quanto in questo salvo concluto si contiene. sotto la pena a qui contrafarà di perderela virn e la roba... " _68
Ovviamente il pascià agiva per l'autorità conferitagli dal sultano di Costantinopoli e poichè la sua carica era temporanea, senza un esplicito riconoscimento di quest'ultimo, il documento avrebbe avuto una limitata validità, e comunque non esterna al territorio della reggenza cli rilascio. Necessario pertanto disporre cli molti altri equivalenti per le restanti città- stato, in cui le trattative spesso conducevano i redentoristi. Suppliva ed ampliava appositamente quello del sultano che, sulla stessa falsariga, estendeva ali ' intero mondo corsaro identiche concessioni. Ai salvacondotti facevano seguito, per regolare in maniera concordata e legale, i rapporti tra le parti i 'Capitolati'. Articolati i11 diversi paragrafi, sancivano i reciproci obblighi e diritti, e possono esemplificarsi con quello redatto tra il pascià di Algeri ed il Gonfalone, che citeremo come al solito per brevi accenni: "Capitulationi tra il screniss.1110 Vice Re d'Algieri et Ven. Archiconfraternica del Confalone di Roma sopra il redimere gli schiavi guall i sono nelle terre di Barbaria. P" che la Yen. i\rchiconfraternita... possa mandare in Algieri et altre terre cli barbaria una o due, o più persone a riccattare schiavi, quali non possino ne debbano ne in mare ne in terra essere molestati, presi, o in altro modo oltraggiati... Item che gli Redentori siano tenuti pagar quel tanto per gli dretti al Vice Re ... Ttem che la Compagnia del Confalone possa prestar danari a rnerchanti quali habbino a ristiruirli in Algieri. o altre terre di Barbaria et paghando i merchanti i dritti... Item eia poi che il schiavo sarà riccattato non possa il Bassà ne altra perssona pigliarlo o ritenerllo anchor che
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A. S. Va., Gonr, Libri [)i versi Y, ff. 2-4v. A. S. Va. , Gonf., mazzo H. f. 148 v.
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Guerra di corsa
paghi l'istesso prezzo ne manco per riccattar alchun tu rco che fosse in terra de Christiani ne tampoco per lavorar, o altro rispetto. Item che gli schiavi riccattati non sieno tenuti mostrarssi ne al Bassà ne al Cadì ne ad altra persona, ma se il Bassà, et il Cadì gli vorranno vedere poi che una volta l'haveran visti non sia tenutto più a ripressentarsi ma senssa altra licentia possino imbarcarsi. Item poi che sarà comprato il schiavo... et il venditore haverà riceutto la capara non si possi da nessuna deJJe partii ritrattare la venditta ma sia tenutto il venditore consignarllo lo schiavo ogni volta che il compratore gli offrerirà il resto del prezzo ... Item che se alchuno schiavo poi che sarà riccattalO si facesse turco sia tenuto il Bassà far ristituir il prezzo a li Redentori. o dal padrone ciel schiavo. o dal detto schiavo et non pagando nessuno cli loro sia tenuto il Bassà ristituir il sucletto prezw et ogni altra spesa fatta sopra ciò. Item che nessuna persona possa anelar in casa di detti Redentori per turbarlli, o per serccar schiavi, o per altro rispetto senssa licentia del Bassà. Item se uno dclii Redentori morirà le robbe sue schiavi et ogni altra cossa restino del dominio del!i altri Redentori soi compagni... Item se uno derJJi Redentori farà qualche errore sia castigato nella sua perssona ma no n nelle robbe o denari della limosina della Compagnia e se saranno più redentori uno non debba patir ne essere ottenuto per l'altro. Item che quando i Christiani siano riccattati debbbano havere la carta della loro libcratione in mrchesco, morese et cristiano et possino stare in Algieri quanto li piacerà et partendo non possino essere presi ne fatti schiavi ne in altro modo oltraggi atti ... fintanto che per una volta sarano giunti in Roma o ali.oro paese. Item che delli Redentod reccauando una donna che habia uno o più Cigliolli che al.latino sia tenutto il padrone vendendo la donna vendere ancho detti figlioli i et siano ben venduti e ben comprati senzza potter esser molestati da veruna persona. Item che se le predelle cosse non sarno osservatte à delti Redentori sia tenuto il Bassà à tutti i danni spese el interessi qualli detti Redentori patissero per la inoscrvanssa delle su dette convention i. "69
Quanto però in pratica venissero osservate, da parte barbaresca, quelle clausole è lecito dubitarne. Circa le due ultime, ad esempio, era senz'altro vero che una volta imbarcato il riscattato godeva di una riconosciuta inviolabi lità che lo poneva al riparo da una seconda cattura, ma fino alla prima terra cristiana, che non era certamente Roma. L'isolotto di Tabarca a poche miglia da Tunisi, infatti, costituì per molti una trappola insidiosa, in quanto, essendo una colonia genovese, formalmente libera, rappresentava appunto il primo scalo cristiano, che annullava l'immunità. Anche per il riscatto di donne con lattanti, le lettere dei redentoristi ci prospettano eclatanti infrazioni alle citate norme. È il caso esposto in una lettera del 20 aprile 1588: " ... Speriamo anco di riscattare una povera giovane con un figliolino cli quattro mesi cli dinari di elimosinc e se sarà possibile mandarla a roma col suo marito qual era venuto qui per aiutare la moglie ma è tanto povero che non ha potuto anzi l' ha più gravata havendone havuto questo figlio e vero che costarà qualchi pochi di nari .alla compagnia per cavargli di qui e tante elemosine non ci sono poichè si mantengono molti infermi ma crediamo debbia bavere accaro queste occasioni di opere di tanta pietà si percbè di edificatione a tutti e cli reputatione alla compagnia costerà però poco ... " _70
Lo stesso caso, pochi giorni, dopo viene meglio descritto in una seconda lettera del 24 aprile: " ... Trovandosi pur anco pochi dinari di elemosine nelle mani habbiamo riscatato quel povero figlio lino di quattro mesi con la madre giovane et il padre... ch'egli era franco [libero] stava però qui impegnato con la moglie et il figliolino che forse si saria stato turco [avrebbe rinnegato] per questi gli manderemo con il favore di Dio cli nascosto-il demo è stato cli quaranta scudi ma bisognarà spendere altri dinari per imbarcare il bambino come si è fatto per questa giovanetta che senza dinari non si panno trauare queste mercanti e... Habbiamo dato ordine di imbarcare quel bambino con la sua madre pcrchè altri menti non si può imbarcare se non di nascosto et teniamo la posta ferma col pagare novanta doble per imbarcarlo e questo a spese della compagnia non lenendo più denari cli elemosince poi credendo che debbi esser gratto molto un povero bambino con la madre e padre e perchè non possiamo havemc piena certeaa dcll'imbarcatione et bisognandosi fare in subito nella
S. Va., Gonf., mazzo H, ff. 141 -146 v. A. S. Va., Gonf., mazzo G. f. 219.
69A. 70
Co11not'•izwm · . epocali
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224. . . Tabarca 22 < Scorcio D di ·' · ettag r·io foct1f1caz. . _ ' ·iom. di Tabarca.
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Guerra di corsa
panita forzati scrivere cossì... Fra Dionigi da Piacenza r:rat. A rcangelo da Rimini''_7l
Il perchè di quelle imposizi oni , contraddicenti gli stessi capitolati, rientrava in una più ampia cd od iosa vessazione che si estrinsecava proprio nel riscauo dei bambini, come meglio approfondiremo innanzi, sempre rigidamente ostegg iato e bloccato. Esaurita questa basilare precisazione sulla missione e sui suoi compiti precipui , necessaria per comprendere il valore delle testimonianze racchiuse nelle sue corrispondenze, passiamo ad esaminare più in dettaglio que ll a sorta di 'arcipelago' corsaro, iniziando dalla sua configurazione geografica e quindi urbanistica. Va osservato preliminarmente che il Marocco, a differenza delle altre località esposte, non fece mai atto di formale sottomissione a Costantinopoli, per cui non divenne una Reggenza, ma conservò l'assoluta sovranità: rie ntra comunque per il nostro studi o con alcune sue c ittà nell'ambito del circuito dello sfruttamento mercantile della corsa e dell ' economi a schiavistica da essa originata.
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A. S. Va., Gonf., mazzo G., ff. 225-226.
CONNOTAZIONI GEOGRAFICHE
L'arcipelago corsaro Spesso il cammello è stato paragonato ad una sorta di nave, la nave del deserto, Il parallelismo risulta significativo in quanto, suo tramite, tornavano possibili lunghi spostamenti su cli una superficie estesissima, piatta, priva di vegetazione e di acqua potabile, molto simile perciò a quella del mare, con identici problemi di orientamento e di sopravvivenza. Se così fu riguardato il cammello, a giusta ragione possono considerarsi altrettante isole le rare cittadine che lo punteggiavano, spesso a ridosso della costa, comunque separate fra loro da immense distese inospitali e sabbiose. Un 'arcipelago' perciò dove ogni spostamento presumeva la perfetta conoscenza del territorio ed una meticolosa organizzazione: in caso contrario la morte costituiva la ineludibile conclusione cli ogni azzardato viaggio. Parlare di città-stato corsaro sembra, in un certo qual senso, ridurTe il problema della corsa a poche enclave nord-africane, per l'esattezza Algeri, Tunisi e Tripoli. Ma quelle furono in pratica soltanto le principali piazze barbaresche corsare, altrettanti scali marittimi delle flottiglie di fuste, galeotte e brigantini, ma non certo gli unici mercati coinvolti nello sfruttamento deJJ'attività razziatoria. L'areale, invece, dove le prede, materiali ed umane trovavano ampio scambio si protraeva lungo un arco geografico che andava da Fès in Marocco, fin oltre Tripoli in Libia, con una estensione di quasi 2000 km. punteggiato da centri abitati delle più svariate consistenze. Non raramente poi ad esso si aggiungevano le località interne e, persino, alcune città della Turchia. Per meglio consentire una più facile comprensione del contesto geografico che fece da teatro ten-estre alla corsa è indispensabile tracciare una breve schedatura almeno delle sue capitali e delle loro carntteristiche urbanistiche, demografiche, militari e mercantili, quali apparivano a cavallo tra i secoli XVI e XVII, suddividendole secondo i rispettivi regni, o potentati, di appartenenza. Una breve puntualizzazione impone, tuttavia, la definizione della città islamica, ostentando caratteristiche alquanto divergenti dalle coeve europee. In generale la città tipo si mostra alquanto più ampia di quelle di identico numero di abitanti occidentali: ciò in rapporto alla legge islamica che vieta le case alte, segno di detestabile orgoglio e differenziazione. Le vie, invece, risultano notevolmente più strette ed anguste, abitualmente non pavimentate, quindi polverose d'estate e fangose d'inverno. Nota immediatamente distintiva è la eccezionale sporcizia che vi domina incontrastata, non esistendo nulla di equivalente ad una rete fognaria. Nei casi meno primordiali è la pendenza stessa dell'impianto viario a favorire, nei limiti immaginabili, il deflusso dei liquami putridi accentuato dalle piogge che s'incaricavano, tra l'altro, di ripulire periodicamente l'abitato. Quanto alla disposizione dei principali edifici pubblici, si osserva una sostanziale omogenità. "Al centro, la grande moschea;intomo a questa le strade commerciali, il suq, i magazzini, khan o caravanserragli, e poi, in cerchi concentrici, il succedersi degli artigiani, secondo un ordine tradizionale che tiene sempre conto delle nozioni di purità e impurità. " 1 "L'unità. della città islamica parte dunque dal ruolo di polarità della moschea, un ruolo diverso da quello della chiesa nelle città occidentali ... La moschea è il nucleo centrale dal quale si irradia la città: i quartieri come le attività annesse, mercati, suq, artigiani, eccetera. Essa dunque non è un contenitore di sacralità ma un punto di partenza, di diffusione della stessa. È importante capire che intorno alla moschea che si costruisce tutta la sacralità nell'Islam;Ja continuità dei blocchi abitativi è sempre in rela-
1 F. BRAUDEL,
Le strutture del quotidiano, Torino, 1982, p. 475
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Guerra di corsa
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Limite sudò.e
226 226. Carovaniere tra J"A1 lan1e ed il mar Rosso· (da F. Braudel).
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Connotazioni geografiche
zione con la posizione dell'edificio religioso ... ".2 Quanto ai mercati va rilevato che essi a loro volta costituiscono un tessuto articolato e differenziato. "La rete dei suq racchiude e nasconde la moschea in un recinto protettivo, come tutte le reti della città racchiudono e nascondono tutto ciò che non fa parte del loro allineamento. La molteplicità dei commerci e dei mestieri si cancella nella configurazione che lo spazio ha loro assegnato. Cellule identiche allineate ma che formano dei segmenti secondo serie lineari: al di là della successione di queste cellule, ciascun suq è inteso come un'unità: suq dei profumi, suq, degli orefici ... ".1 L'ubicazione dei mercati segue anch' essa una logica religiosa, lasciando avvicinare alla moschea i maggiormente relazionati al culto, quali quelli dei profumi, dei libri ecc ... Altra singolare peculiarità dell'urbanistica islamica è insita nella suddivisione della città in diversi quartieri etnicamente definiti: quartiere ebreo, cristiano e musulmano. Al menzionato schema tipo fanno riscontro poche varianti per lo più dimensionali: ad Istanbul, ad esempio, il mercato princ ipale, suddiviso a sua volta in due unità dette Besistan costituiva una vera e propria città autonoma. È comunque, in ogni caso, evidente che il ruolo fondamentale della città islamica è riconducibile alla sua moschea, come fattore aggregativo, e al suo mercato, come centro di scambio e di produzione. In quanto tale risultava perfettamente cal.ibrata alle estrinsicazioni dell'economia corsara, sempre rigurgitante di prede, della più svariata natura, in incredibile abbondanza. Un singolare, e peculiare, edificio, con funzioni specializzate, occorre evidenziarvi, indispensabile per la detenzione degli schiavi: il famigerato 'bagno' . Paragonabile da una sorta di carcere, in buona parte sotterraneo, quindi cli inusitata insalubrità, raggiungeva nei maggiori scali enormi dimensioni. Nonostante ciò, in molte città, se ne contavano diversi, ognuno debitamente distinto da un nome arabo, ma, sempre, meglio identificati dal nome della cappella che ospitavano, per un minimo di assistenza religiosa agli schiavi.
MAROCCO FÉS Pur non essendo una cittadina rivierasca costituì, senza dubbio, uno dei principali mercati corsari essendo assimilabile, per funzioni e importanza, alla precipua capitale del regno del Marocco. Si reputava, del resto, la più antica città barbaresca ed anche la più prospera, almeno originariamente, e non ultima quella meglio costruita4. All'epoca vi si accentrava il regno di Fès, affacciato sulla costa atlantica, dalla città di Azemmour-poco più a sud di Casablanca, fino a capo Sparte!, punta meridionale dello stretto di Gibilte1rn, e su quella mediterranea fino quasi al confine dell'attuale Marocco. Risultava suddivisa in sette province·, e vantava una grande produzione agricola, dato eccezionale per l'intero nordafrica. La stessa città si differenziava dalle altre per le sue ampie strade rettilinee fiancheggiate da belle abitazioni, con una solida fortificazione perimetrale, forata da frequenti porte. Inusitata caratteristica rimarchevole va individuata nel suo livello culturale, contraddistinto, non solo da accademie islamiche, ma soprattutto da rinomate scuole cli matematica e medicina, istituzioni assolutamente assenti nelle contemporanee città barbaresche. Notevoli i numerosi edifici pubblici, dalle moschee ai bagni, alle scuole, agli ospedali, ed, infine, agli alberghi, ulteriore istituzione puntualmente disattesa nell'urbanistica corsara, ad onta dell'iperattività commerciale con agenti stranieri. Ovviamente il commercio prosperava, propulso eia una pletora di artigiani e botteghe, gravitanti tutti intorno ad un rinomato mercato, dove la compravendita degli schiavi sosteneva un ruolo affatto secondario. Vi affluivano, infatti, in cospicua entità le vittime dei corsari, trasportatevi a volte via mare, spesso attraverso Je carovaniere interne, con estenuanti marce nel deserto. Agli inizi del '600 risultavano presenti in Fès almeno 5-6.000 schiavi cristiani, molti dei quali di
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K. F. ALLAM, C. LEITIS, Lo spazio eumpeo del 'islam, in La città e il sacro, a cura di F. CARDil\J, Verona I 994, p. 292. Idem, p . 293. M. Su ELMASSl, Fés. ci1e de l'art et d11 sa Foil; Parigi, 1991.
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.... 227. FĂŠs, dettaglio architettura. 228. FĂŠs, dettaglio architett ura.
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Connotazioni geografiche
229 229. Fés, dettaglio archilettura.
esclusiva proprietà del sovrano-circa un migliaio-concentrati in tenebrose carceri sotterranee dette Matamore, probabilmente vecchie cave dismesse e trasformate.
MARRAKESH Altra città famosissima del Marocco, non di rado addirittura ricordata come Marroc. Analogamente alla precedente non può definirsi una vera città corsara, in quanto sita nell'entroterra. Rappresentava, tuttavia, uno dei maggiori mercati di fruizione e di rivendita delle prede della corsa, e pertanto si proponeva quale primaria piazza commerciale schiavista, geograficamente la più occidentale, quasi alle pendici settentrionali dell'Atlante. li regno di appartenenza si suddivideva, all'epoca, in sette province di cui Marrakesh ne costituiva la capitale e la sede del re. Considerevoli i suoi palazzi, le sue moschee ed i suoi collegi;frequenti le fontane pubbliche. Grandiose le mura urbiche, forate da ben venticinque porte, ciascuna presidiata da un proprio distaccamento, forte, secondo la tradizione, di mille uomini. In pratica però appena quattro o cinque si tramandano ordinariamente aperte di giorno. Una consistente colonia ebraica vi risiedeva stabilmente, sottoposta a esosi gravami fiscali ed a molteplici angherie, libera, però, di praticare il proprio culto in alcune sinagoghe. Esaurivano la connotazione urbanistica ampie strade e vaste piazze: in una deJle maggiori vi si svolgeva il mercato. Quanto agli schiavi, per gli anni in esame, ammontavano a circa 5-6.000, provenienti sia dai militari catturati, in seguito aLla sconfitta subita nelle vicinanze dai portoghesi e dagli spagnoli, sia dalla smercio delle prede corsare inviate da Tetuan, Algeri e soprattutto da Salè, lo scalo marittimo meno distante. La Francia nel!' anno 1631 riuscì a stipulare con il re del Marocco un trattato di pace e di reciproco rispetto, teso alla liberazione degli schiavi francesi presenti, e di quelli che per l'avvenire vi sarebbero
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)30. FĂŠs, de ttaglio architettura..
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23 I . Marrakcch , dettagho archttctturn.
Connotazioni geog rafiche
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potuti capitare, istituendovi delle ambasciate 5. T1 che non modificò sensibilmente nè l'entità globale degli schiavi cristiani ivi detenuti nè l'incetta degli stessi. Ed anche qui una cava sotte1Tanea, di enormi dimensioni, assicurava la funzione di reclusorio. SALÉ Ubicata in riva all'oceano, rappresentava, in definitiva, l'unica città del Marocco a disporre di una sua, quand'anche minima, flotta corsara. Era, inoltre, sempre l'unica interessata alla intercet tazione dei traffici atlantici. Prima del '500 doveva costituire un centro abitato di discrete dimensioni decaduto, trascorsa tale data, al rango di piccolo abitato rivierasco. In essa ripararono, dopo l'espulsione dalla Spagna 6 un gran numero di ·moriscos' che vi introdussero, tra l'altro, la corsa. Da esperti navigatori, quali erano, pratici della costa e della lingua di provenienza, si avvalsero spietatamente di quella assoluta competenza per assai ire le cittadine rivierasche spagnole, ed i loro mercantili, operando sistematicamente sotto la bandiera imperiale, estrema insidia predatoria. Trascorso un iniziale insediamento approssimato, incrementates i le risorse grazie ai proventi della corsa, i nuovi immigrali con sagace determinazione ed inusitata generosità, presero ad elargire, discreti dividendi delle razzie, sotto forma cli percentuali-tanto sulle mercanzie che sugli schiavi-al re di Fès e cli Marrakesh, ricavandone un pronto riconoscimento esplicito. In breve i corsari si appropriarono dei principali ruoli dirigenziali della minuscola città-ospite, trasformandola in munita base navale. Vani, eia quel momento, i reiterati tentativi dei nativi , capitanati dallo stesso re di Marrakesh, di scuotersi il giogo corsaro. Saldamente impiantati, rinsanguati dall'incessante apporto dì continui arrivi di altri ' moriscos', i predoni addivennero alla fine ad un accordo cli mutuo interesse. Pur contemplando le clausole una formale sudditanza dei corsari al legittimo sovrano, sancita dalla imposizione di un contingente militare, nessun ostacolo si l'rapposc alla loro tradizionale attività. Nonostante ciò, in berve, la cittadina si affrancò totalmente, trasformandosi in una sorta di repubblica corsara: estremo retaggio della passata sudditanza-puramente formale ciel resto-l'ornaggio annuo al re di un paio di schiavi e di alcune mercanzie, tra le mìgl iori predate in mare. All'epoca .in questione la città appariva modestissima ma potentemente fortificata e dotata di considerevoli artiglierie. Modestissimo pure il suo porto-canale ricavato sul fiume Rabat, che sebbene ampio di superficie, disponendo di una irrilevante profondità, riusciva assolutamente impraticabile per i vascelli tondi, indispensabili alla corsa oceanica. Sull'opposta riva stava Rabat anch'essa, ormai, una insignificante ciltà. Grazie alle forti escursioni della marea atlantica che fornivano, in determinate ore i 3-3, 5 mcli fondale , era consentito ai battelli l'approdo: in attesa però inevitabile l'ormeggio al largo. La penalizzante limitazione costrinse i corsari di Salè ad impiegare imbarcazioni particolarmente leggere come caracche, pinchi o polacche, di gran lunga inferiori a quelle di Algeri e Tunisi . Ma proprio per essere più leggere e sottili ne acquistarono in velocità, confermandosi perfettamente rispondenti alla caccia in corsa. Ancora intorno al terzo decennio del '600 si osservava un costante incremento del loro numero, oltre una trentina, quantità doppia di quello di appena un decennio prima. Sempre negli stessi anni, gli schiavi presenti nella cittadina non eccedevano le poche centinaia, seb-
Histoire... . ci t. , voi. J, pp. 2234-240. Precisa J. H. Eu.1on, La Spagna imperiale... , cii., pp. 268-273 sulla cacciata <lei moriscos: «L'eplosione selvaggia del la lotta razziale che si ebbe in Andal usia tra il 1568 e il 1570 prova che nei rapporti tra i mori e i cristiani della Spagna meridionale aveva cova to a lungo un astio profondo e che i rnoriscos erano acerbamente ulcerati per il trattamento loro riservato. Era facile previsione quella che un giorno o l'altro essi dovessero scendere in rivol!a ... Pur essendo state emanate nel J508 ordinanze che vietavano modi di vest ire e usanze proprie dei moriscos, quelle ordinanze non furono applicate e così i moriscos poterono preservare intatti i loro legami con il passato islamico ... Era sen;;'altro-fondato il timore di un'insurrezione dei moriscos combinata con un attacco dei turch i ... Di fatto nell'autunno del I 570 ... Fi lippo... ordinò che i moriscos di Granada fossero dispersi per wna la Castiglia ... ». Si arri vò così al 1609, p. 35 1, allorquando l': «espulsi one dei moriscos, accuratamente preparata e accuratamente attuata tra il 1609 e il l 6 14, può essere in certa misura come l'azione cli un governo debole, ansioso di acquistare popolarità ... Il numero complessivo dei moriscos che lasciarono allora la Spagna, secondo calcoli recenti. ammonLò a circa 275. 000 persone sul le 300.000 che costituivano l'intera popolazione ... ». 5 P. DAN,
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232. Rabat . deuaglio architelturn.
bene va tenuto conto del rapido smercio sui mercati interni. Resta comunque significativo che le loro prede fossero tutte navi mercantili, in entrata ed in uscita dal Mediterraneo, ed abitanti della costa spagnola. TETOUAN Appena superato lo stretto di Gibi lterra nel Mediterraneo, si incontra la cittadina di Tetouan, base di corsari, soprattutto tra la metà e la fine del '500.Apparteneva politicamente al reame di Fès. Nei primi decenni del secolo successivo la sua importanza, nell'ambito della corsa, si contrasse drasticamente, pur rintracciandosi nella stessa circa 3. 000 schiavi cristiani. La flotta insisteva allora su poche piccole fregate, dirette in corsa contro l'opposta costa spagnola. Costituì, da q uel momento, uno dei centri corsari di più comodo approdo per la breve distanza dalla Spagna, caratterizzato dal più umano trattamento degli schiavi, forse perchè in gran parte provenienti da acquisti compiuti a Salè-spesso da trafficanti spagnoli-in previsione di un imminente facile, e lucrosissimo, riscatto.
ALGERIA Tralasciando la miriade di piccoli scali portuali che si succedono lungo la costa mediterranea, di infima consistenza, ma costantemente noti come altrettanti scali corsari, a c.irca un migliaio di chilometri da Tetouan si stagl ia A lgeri, capitale dell'omonimo regno e, inequivocabilmente, capitale in assoluto della corsa barbaresca, almeno fino agli inizi del XIX secolo, allorquando fu avvicendata, nel triste primato, eia Tunisi. ALGERI Una costellazione di razze, di provenienze e cli fedi religiose costiluiva ed emblematizzava Algeri. In
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234 233. Algeri , 1830. plas tico del l\.lusée de l' Arméc- Hotcl dcs Invalides · Parig i. 234. Algeri, la città vista da mare ne l 1820 - ricostruzione compute rin.ala di una an tic a s tampa.
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quel ribollente crogiulo la vera nota dominante comune sembrerebbe essere la esasperata ricerca di una rapida fo11una, con qualsiasi mezzo ed a qualsiasi costo. Ed in ciò non si coglie alcuna distinzione di sorta tra musulmani, ebrei, cristiani e rinnegati, e, paradossalmente in tanti casi, nemmeno fra liberi e schiavi. Turchi provenienti dall'Asia minore, arabi dal medio oriente, moriscos originari della Spagna-i nsie- . me agli ebrei- definiti andalusi se immigrati da Granada e tagrini invece se dai regni aragonesi e catalani-ed ancora cristiani europei rinnegati di ogni nazione, tra i quali , ovviamente, in netta maggioranza gli italiani meridionali. Senza contare, e non era una presenza irrilevante, come vedremo, gli schiavi ed i mercanti, di transito o di residenza. Quasi a contrastare la sua sinistra fama, la città vista dal mare appariva bellissima: una sorta di anfiteatro leggermente montante verso la sommità cli una collina, costipato di bianchissime case di minute dimensioni, senza alcuna soluzione di continuità rappresentata da una visibile trama viaria. Così la ricorda il Salvago in una sua accurata descrizione: "'È la ciuà cli Algeri situata in riva cli mare che. camminando per pendice, termina in collina ristretta in cima e larga nella radice, in forma d' una vela quadra di trinchetto da gabbia. Tiene muraglie ugnole [semplici I con le sue fosse e ne gli angoli e ne' suoi fianchi i suoi Belloardi [bastioni]. Ha cinque porte: una in settentrione, due alla marina in levarne e ùue al mezzogiorno;et alle porte le mura son raddoppiate e le pone insieme. "1
Il perimetro della città si snodava per oltre 5 km, attraversato eia cinque porte principali, più alcune altre secondarie, murate o comunque chiuse. La prima di esse, volta a Levante era chiamata cli Babason, sulle cui spalle esterne venivano esposti i corpi dei turchi condannati a morte. Sempre lungo lo stesso lato se ne apriva una seconda, nominata Porta Nuova, tramite la quale si raggiungeva il forte detto clell'lmperatores. Seguiva la terza, nota come dell 'Alcassave, prossima all'arsenale in cui stavano depositate le munizioni da guerra. Verso ponente si apriva la quarta po11a, detta di Babalouette, preceduta da un vasto spiazzo destinato alle esecuzioni capitali degli schiavi cristiani, Poco più innanzi si incontrava il cimitero turco, quello ebreo e quindi quello cristiano. L'ultima porta infine, a lato mare, si chiamava del Molo poichè ad esso prospiciente. Que!:>t'ultimo, la più importante infrastruttura urbana, risultava formato da una massiccia banchina ottenuta con l'assemblaggio cli enormi macigni, seguendo una planimetria falcata. La sua dimensione trasversale si attestava intorno a i m. 6 mentre quella longitudinale eccedeva i m. 300.Alle spalle, ed al riparo di quella colossale diga foranea , stava il porto propriamente detto, di non eccezionale grandezza. Precisa infatti il Salvago al riguardo: "'La bocc.:a del porto d'Algeri rquel\o naturale] larga X rniglia, fcnesce in due ponte; l'una in Garbino detta Cavo Pesce e l'altra in Greco chiamata Monte Fosco, Sememos in Moresco cli circonferenza lùmo 24 miglia et l 2 cli latitudine. Il porlo stesso è una arcuata spiaggia, mal fida alle navi, qual sottoposta n traversìa di tramon tana che, rinforzando, batte li vasselli a terra;e, l'anno avanti [1624} ciel mio arrivo, perirono eia sessanta bertoni dal tu rbato mare eonquassaci e cacciati in secco. e per ordinario la Bornsca fo1tuneggia il mese cli Marzo. I corsari s'hanno ingegnato sempre di farvi riparo con la fabbrica per traverso d' un molo che da Granatini s'è ridotto a proportionata architettura perpetua, ma non vi capiscono nmi i vassel.li, solo una trcnrena e le galeotte;gli altri stanno allo scopeno. '' 9
Esisteva ancora un ' ultima po,1a, tra quelle secondarie, sempre lungo il lato mare, presso J' arsenale detta la Piscaderie. A ciascuno dei varchi elencar.i montavano la guardia, continuamente, almeno quattro turchi per volta, armati tra l' altro di un pesante basterne. Numerosissime le fontane, oltre un centinaio, tutte comunque realizzate negli anni immedi atamen-
ì G. B. SALVACiO. Afì-ic:a ... , cit. , p. 83. s Secondo la tradizione il forte era stato costruito dall' imperato re Carlo V durarne il suo sfortunato attacco ad Algeri del 154 1, risoltosi in una immane catastrofe militare. È probabile però che nel suo sito l' imperatore avesse soltanto disposto alcune batterie. e che per ovviare nel ruturo una simi le iattanza i barbareschi si premunirono di erigervi il menzionato forte. che mancenne la designazione toponomascica. Del resto considerando che l'armata imperiale sbarcò il 24 ottobre, e che il 30 otto-
bre i suoi ma.lconci resti salparono dalla rada di Algeri, risu lta impossibi le immaginare una simile coscru7,ione in tanto breve intervallo, caratterizzato per giunta dalle pessime condizioni climatiche. Sulla spedizione cfr. R. PI\NETIA, !'irati e corsari turchi e barbareschi nel mare 11os1rum, Milano 1981, pp. I 22-1 31 . 9 G. B. SALVAGO, Africa ... . cit. , p. 84.
:annotazioni geografiche
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236 235. Algeri: carovana in una s trada coperta, di T. frère ( 1837-39) 236. Algeri: C. Rumkcr e I I.M .S. Albion ( I!DO)
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237. Algeri: bazar tlu Figuier, (1 839).
te successivi all' inizio del '600, utilizzandosi per l'innanzi soltanto acqua proveniente da cisterne. Ovviamente la costmzione sia del molo che degli acquedotti, fu compiuta tramite l'impiego di ingenti squadre di schiavi, spietatamente forzati nelle proibitive condizioni climatiche dell 'estate nordafricana: molti di quei miserabili operai lasciarono così la vita. Le mura di Algeri, come accennato, si confermavano di concezione arcaica-cortine rettilinee, torri in aggetto e fossato-con sparuti e marginali interventi di aggiornamento, implicanti l'interposizione di rari e modesti bastioni, dei quali i migl iori si scorgevano presso la porta di Babason. Discorso alquanto diverso per le fortezze che le integravano, all'interno e all'esterno della cerc hia. "Nella sommità domina il Castello, detto in quella lingua Cassabà [casba] cioè Cittadella, et i suoi pezzi maggiori sono cannoni di corsia d'acquiscate galee e guardati da settanta Caporali, e le guardie si rendono di settimana in settemana. Le sentinelle son fatte da pagati Mori terazzani che, per patema eredità, professano i Bombardieri. Nel dorso della collina, dalla pa1te meridionale, sono due forti che vietano l'ascesa all'inimico. Al posto del primo narrasi che, sbarcato a monte Fosco, si trincerò Carlo Quinto fauo cavalier al Castello e perciò da christiani si chiama fortezza dli ' Imperatore, ma in Turco fortezza del Chassan Pascià, perchè da un tale Bassà fu a perf'etionc rido na. Tra questa poi el il Castello, per far ritirata. è l'alln) forte stellare e si nomina il forte di Mehemmct Pascià. Dalla parte seuentrionale. al lito vicina, è una fortezza in foggia di mezza stella, i raggi guardano la terra e la parte rasa il mare. Questa, detta fortezza di Ali Pascià, 1imira una spiaggia e prohibisce lo sbarco. Nova mente, in cavo del molo, è stato J'abricato un fo1te ottagonolo, bagnato dall'ondc, il quale predomina il po110, e di questo furono in quelle menti promotori vinti galeoni lnglesi che, per istcgno con Algerini , comparsi e fermati un tempo a mczo porto, bersagliarono la città con parccclù tiri I 1622 ad opera dell'amm. Blake). Con rutto ciò, a mal grado del nuovo forte, i propinqui Maiorchini ardiscono di venir qualche notte oscura a voler attaccar fuoco alli Bertoni sortiti . "'IO
Tutte le fortificaz ioni elencate disponevano di efficientissime batterie di artiglieria, ed altre ancora stavano dislocate presso la porta di Babaloutte e presso la porta del Molo. Lì si trovavano postati ben
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G. B.
SALVAGO.
Africa... , c.:it. , p. 83-R4.
Connotazioni geografiche
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239 238. Algeri: palazzo de ll a Casba, di W. Wyla, 239. Ca nnone a nove a nime d i A lgeri, attualmente a Parig i.
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cinque grossi cannoni campali, destinati alla difesa del porto. Spiccava tra loro un singolare e terrificante ordigno, peraltro di discutibile validità, che il padre Dan non mancò di evidenziare così: "Mais il ... Ma lì si osserva soprattmto un bellissimo cannone a sette bocche, che serve ad interdire l'accesso al porto."' 1
In realtà il curioso pezzo ostenta addirittura nove bocche, e si trova attualmente a Parigi, esposto all'Hotel des Invalides, preda bellica della conquista di Algeri nel 1830. Altri 66 cannoni, di disparatissimi calibri, costituivano l'armamento ciel lungo molo, intervallato dal menzionato forte ottagonale armato da cinque grosse bocche da fuoco campali. Pur riconoscendosi indubbiamente consistente il complesso di fortezze distaccate e temibili le artiglierie cli dotazione, ritrovandosi la città sovrastata da colline appariva, in caso di loro conquista, alla discrezione de lle batterie nemiche che da quelle l' avessero voluta bombardare. La pericolosa esposizi one generava una reputazione di scarsa difendibilità e, soprattutto, una ossessiva perlustrazione del territorio limitrofo, tramite ronde ininterrotte e pattuglie montate, cli rigidissima disciplina. All'interno la città si presentava priva cli una trama viaria regolare, con moltissime case addossate e strettamente connesse fra loro: "Non ha vacui la Città di piazze o campi , e dalla strada maestra in fuori, ove è il mercato detto Socco [Suk o bazar] tutte le altre strade son sì anguste che non vi possono camminare due huomini a paro. " 12
La incredibile angustia e tortuosità dei vicoli fornivano, all ' evenienza, una difesa ulteriore contro improbabili attaccanti e, soprattutto, contro l'abituale, opprimente, calore estivo. Sotto il profilo igienico sanitario, però, rappresentavano l'habitat ideale per il violento e subitaneo propagarsi di qualsiasi epidemia, sempre frequentissime all'epoca in ogni città di mare, ma endemiche nelle città nordafricane. Il computo complessivo delle abitazioni nelle accennate condizioni di i ndiscriminazione urbanistica, risultava di vasta approssimazione, nè peraltro si poteva stabilire con certezza la reale dimensione di ciascuna casa dall 'esterno. Il Salvago ne fornì la seguente stima, abbozzando un calcolo demografico basato proprio sul loro numero: "È opinione che Algeri faccia trecento mille anime;ma per una nota cli case, trovate 15 mille, a X per casa queste son 150.000 anime. Diamovi l'augumento delle case che n'hanno XV e X.X coll'aggiunta dclii habitanti nelle massarie del contorno, al numero di otto mille massade rollate Jrilevate] e si comprendono sono questo nome di massaria: giardini , horti, brolli [frutteti] e vigne. Computata dunque la Città col contorno arriva certo a 200 mille anime ... ". 13
La valutazione tuttavia sembrerebbe, stando a diversi altri autori, eccessiva, forse cli almeno un terzo: di certo non esistendo alcuna sorta di registro anagrafico, qualsiasi totale appare opinabile. Il vero dato comune per tutti è l'altissimo numero di abitanti per abitazione, conseguenza della rilevante prolificità del nucleo familiare musulmano, e non ultima, della poligamia. Ampiamente praticata, inoltre, la coabitazione, per cui appariva normale la convivenza di tre o quattro famiglie all'interno della stessa casa. Circa le caratteristiche architettoniche di tali dimore il dato rilevante si cog lie nella estrema semplicità dei prospetti, costruiti abitualmente con fango indurito al sole ed imbiancati a calce . All'interno, invece, si potevano cogl iere maggiori ricercatezze ornamentali, con largo ricorso all'ornato arabo-moresco. La pavimentazione, ad esempio, si mostrava spesso realizzata con piastrelle di terracotta di svariati colori, disposte a mosaico. Analoghe attenzioni si dedicavano alla decorazi o ne dei muri . La pianta tipica si articolava su quattro ali, serranti all 'interno, una minuscola corte, lungo i cui lati, su due livel li, si affacciavano delle gallerie-verande. Da quelle si accedeva alle camere, di forma rettangolare allungata, tramite porte di rilevanti dimensioni, alte quasi quanto la stanza, esigenza imposta dall'essere le stesse l' unica fonte di luce e di aria. Solo nel caso, infatti, che una camera coincidesse con un tratto di muro
DA:--1, Histoire ... , cit. , vol. I, p. 91. G. B. SALVAGO, Africa ..., cit. , p. 85. 1:, G. B. SALVAGO, Africa..., cit. , p. 85. 11 P. 12
Connotazioni geogrl!{iche
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240. E. Cercone, La preghiera della sera. raffigurazione de ll'uso delle cerrazze nelle cinà barbaresche.
perimetrale libero sulla strada, disponeva allora di una piccola finestra. Data la carenza di s pazi pubblici, o di semplice rispetto tra edifici, conseguenza forse dell'assenza di normativa relativa nel diritto islamico, nessun giardino si incontrava lungo la città, nè privato nè pubblico. Un incredibile susseguirsi di pareti bianche, di vicoletti tortuosi , frammisti con rampe cli scale: in altre parole quella che diverrà nota dovunque come 'casba' . Verso il centro della città stava ubicata la dimora del vicerè, reputata il più bel palazzo di Algeri : in realtà le uniche note distintive si coglievano in due modeste gallerie porticate sovrapposte, sorrette da alquante colonne di marmo e d i porfido, con elementari mosaici. All ' interno ostentava due distinte corti, cli cui la prima maggiore circondata dalla tipica galleria-portico, ospitava le riunioni del Divano dei Giannizzeri, che si tenevano q uattro volt.e la settimana. Un altro tipo di architettura residenziale spiccava, tra la massa delle nom1ali abitazioni: g li alloggiamenti dei giannizzeri, ossia delle caserme dette Casserie o Fondachi, al cui interno si succedevano le camerate della guarnigione. Alla loro pulizia erano adibiti molti schiavi del Divano, oltre a quelli che ciascun giannizzero possedeva privatamente. Nel settore dell'architettura pubblica rilevanti, e non poteva essere altrimenti per la enormità della compagine servi le, una notevole serie di 'bagni ' . In essi si rinchiudevano, durante la notte ed i rari giorni di riposo, gli schiavi di proprietà del pascià. Quelli cli Algeri, analoghi ai tanti delle altre città corsare, presentavano la pianta suddivisa in navate notevolmente lunghe, ciascuna scandita eia alquanti livelli di pagliericci-simile, in sostanza, alla disposizione adottata nelle baracche dei campi di concentramento-i più alti raggiungibili mediante scalette di corda. Oltre ai 'bagni' pubblici, ad Algeri ne esistevano alcuni privati, ritrovandosi tra gli abitanti rinomati corsari possessori di migliaia di schiavi. Non mancavano inoltre nella città diverse taverne, gestite abitualmente da schi avi cristiani, dove si vendeva ufficialmente il pane ed ufficiosamente il vino, forse la loro principale fonte di introito, più o meno, tollerata. Assenti ciel tutto invece, curiosamente, gli albergh i o qualsiasi istituzione analoga. La
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singolare deficienza non trova giustificazione plausibile proprio per la necessità di accogliere, o a lmeno di alloggiare, magari saltuariamente, i moltissi mi mercanti comunque co inv olti con il commercio corsaro o con i riscatti. Ad ovviarla, in maniera estremamente approssimata, la d isponi bi lità ebrea. Ultima ti po logia di edifici pubblic i presenti in Algeri erano le ambasciate: le maggiori nazioni europee , ad eccezione della Spagn a e dei suoi regni, agli inizi del '600 ne disponevano . Tramite la loro med iazione si tentava d i contenere il rischio cli catture cli connazionali in mare o, nella pegg iore de lle ipotesi, di favorirne il riscatto in te mpi più brevi. In pratica però i concreti risultati , per la notoria tracotanza barbaresca. restarono marginali e, non di rado, gli stessi ambasciatori subivano detenzioni, o punizioni corporali e, persino, in alcuni aberrant i casi la condanna a morte.14 M a la struttu ra che meglio si identificava con la corsa e con i suoi criminali traffic i era il Bazar, o s uk, sostanzi almente s imi le in ogn i città barbaresca e costmi to sul mode llo di quel lo di Costantinopol i, sebbene di dimensioni, ovviamente, più contenute. Ad Algeri si distingueva per la sua relativa ampiezza e si apriva quasi al centro de lla città, con pianta quadrata. Lungo i lati correvano altrettanti portici destinati all 'esposizione degli schiavi in vendita . In Algeri. come accennato, si individuavano almeno cinque nuclei razzial i ben distinti: gli indigeni, i turchi, i mori , i cristiani-per la quasi totalità in veste di schiavi-e gli ebrei. Quanto ag li ultimi, che ascendevano a c irca l 0.000, pur non risultando sistematicamente perseguitati, subivano ogni gene re di angheria, privati della minima digni tà al punto che persino agli schiavi cristiani si consentiva di oltragg iarli impunemente. Nonostante c iò g li si accordava una indiscussa libertà d i culto, e la costruzione di alcune sinagoghe . Sotto il profi lo politico la città cl i Algeri si connotava per una sorta di repubblica popolare, o per meglio dire, una democrazia militare. Al vertice stava il vice re, o pascià, che comandava sul complesso dei giannizzeri al cui vertice, equivalente ad un capo di stato maggiore, si ind ividua l'agà. Nessuna delle cariche si protraeva indeterminatamente, anzi si esauriva in pochi anni , ed ogni decisione scaturiva da un vivace dibattito del consig lio dei giannizzeri, vero potere esecutivo della repubblica. '"Li Bassà o Vice Re sono accettali et ammessi in Algeri e Tunesi con patto di governare col vocal consenso cornmune e non da sè assolutameme, e più per guadagnare che per comandare vi vanno i Bassà i quali. essercitando il Tesoriere, hanno l'autorità di scodcr li tributi, li datii, le decime e le altre rendite con obligo di pagar le militic. S'avanza è in suo bencfitio;se non. resta dehitorc. Si fa conto che in... Algeri ... vi bisognano almeno sessanta mille reali alla paga che si fa ogni due mcsi ;tanto che un Vice Re o Bassà se non incassa mille reali al giorno non resta in cavedale ... però se il corso e la mortalità non suppliscono. il Bassà fallisce, et acciocchè la mili tia non patisca l'erario gl'impresta. ma se non fa la rcstitutionc prima che giunga altro Bassà. gionto il Bassà nuovo viene il 13assà vecchio debitore ad essere imprigionato in Castello e si vende la sua robba all'incanto. Se basta è liberato, altrimenti bisogna che vi dimori fin L"hc dia soddisfatione;et io vidi due Bassà miserabili prigioni. Gli erari i o peCLtlii di Algeri. .. hanno le sue entrate da legati de' Corsari e da beni appro priati con questa conditione, che non si possono spendere se non nelle disgrazie e sciagure del Regno:et incasseranno ali ' anno da 25 mille reali:· 15
Se l' erario incassava circa 25 . 000 reali all ' anno, pari a quasi 12. 000 ducati , l' introito globale della c ittà, ovvero la totalità dei proventi della corsa, ascendeva, intorno al pri mo decennio del XVII secolo, a ben 2-3 milioni di ducat i annui, cifra immensa, vertice, tuttavia, che si c ontrasse enorme mente nei decenni successivi. Un semplice calcolo ci consente cli valutare l'incidenza del riscatto degli schi avi su quell' introito: considerando infatti che, nella migliore delle ipotesi, appena il 25% veniva annualmente riscattato, su l tota le costantemente presente in quei decenni pari a circa 30.000 unità, amm ontavano quindi a 6.500 i fortunati restit uiti alla libertà. O ra poichè la entità media di riscatto, e di ciò ne daremo in seguito dettagliato ragguagl io, può valutarsi pari a 150 ducati , si ottiene in defin itiva la c ifra di 975.000, che potevano al massimo ascendere, tenendo conto dei casi pa11icolari e delle imposte a 1.000.000, corrispondente, in defin itiva, a circa un terzo . Anche supponendo che una parte degli schiavi finisse esportata-ccl
LJ Ad Algeri, il console francese padre Lavacher fu fatto 'sbranare' da un grosso cannone del molo nell' agosto del 1683, in rappresaglia al bombardamento della città da parte dell'ammiraglio Duquesne. •5G. B. S ,\ I.VAGO. Africa... , cit. , p. 72.
Con11otazio11i geografiche
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era di gran lunga irrilevante rispetto alla quantità dei riscattati-la cifra non varia significati vamente. Sensato, pertanto, asserire che la grande maggioranza dei proventi provenisse dalla vendita dei mercantili e dei loro carichi. Per quanto a suo tempo osservato, a partire dal secondo quarto del XVII secolo, la corsa inizia la fase discendente, e già intorno agli anni trenta dello stesso secolo riesce stentatamente ad autofinanziarsi-non tanto per la contrazione delle catture quanto piuttosto per gli eccessivi incrementi delle .speseavviando, perciò, un cirCl1ito perverso in cui ogni minima flessione si dimostrava irreversibile. Ad amplificare gli utili, non computati nella precedente stima, contribuivano massicciamente i proventi del lavoro forzato di improba quantizzazione: senza dubbio, però, suo tramite si sopperiva al fabbisogno agricolo della città coltivando le terre circostanti, di per se scarsamente fertili e produttive. Il cosmopolitismo di Algeri trovava una ennesima estrinsecazione nelle lingue che correntemente vi si parlavano. I memorialisti dell'epoca le sintetizzano in tre, ovvero l'arabo che costituiva l'idioma indigeno, il turco quello della componente militare ed il franco, una sorta di miscuglio di tutte le lingue ed i dialetti del Mediterraneo da ognuno perfettamente compreso. Il quadro fin qui tracciato di Algeri conferma per la singolarità e la sproporzione delle sue strutture portuali e m.ilitari in relazione all'entità statale e politica della stessa, una evidentissima divergenza dalla tipica configurazione urbanistica e difensiva di una città ciel XVI secolo. Del resto anche la presenza, lungo il suo colossale molo, di circa 70 vascelli tra galeotte e polacche, ciascuna armala in media con una ventina di cannoni, oltre ad una pletora sterminata di imbarcazioni minori , tutte con l' identica caratteristica di una 1idondante alberatura o di un maggiorato apparato remico, divergevano dalle tradizionali flottiglie di mercantili e di barche da pesca dei pacifici porti mediterranei. Simi lmente quel suo ingentissimo presidio, con compiti eminentemente di polizia penitenziaria, quelle sue articolate fo1tezze poste a difesa del grande porto, quei fin troppo numerosi ed ampi edifici carcerari, confermavano l'esistenza di una anomalia sociale di inusitata rilevanza, che costituiva in definitiva una delle principali fonti di ricchezza della città: gli schiavi. Non certo sotto il profilo morale ma meramente quantitativo tale compresenza imponeva, infatti, eccezionali problemi di controllo e di gestione. Allorchè la massa servile raggiunse l'esorbitante numero di circa 30.000 unità, su 100.000 abitanti, è agevole intuire che costituisse un rischio latente, ma sempre temibile e temuto, obbligante ad una rigidissima sorveglianza. La caratteristica precipua, quindi, di Algeri, come pure in maniera appena minore anche delle altre città corsare barbaresche, è individuabile nel suo esasperato apparato coercitivo e carcerario, avvilente contrasto alla inusitata opulenza e mobilità sociale. Tutte le fonti, le cronache e le memorie esaminate-e sono parecchie-concordano sulla menzionata entità, collocando il totale degli schiavi tra i 25.000 ed i 30.000, a cavallo tra la fine del '500 ed il primo quarto del '600.Afferma, ad esempio, al riguardo una relazione del Gonfalone: "Tuttavia per maggior sodisfatione loro Je dico che gli schiavi in questa ciLLà arrivano al n° di 25. 000, quali stanno in grandissima affli tione, poichè gli è negato il vitto necessario, angariati in diversi modi, et privi degli aiuti spiriniali per l'anime lorn, talmente che trovandosi quasi in disperatione molti facil mente rinnegano affallo, altri ritengono il semplice nome di cristiano ma del resto vivono come se la legge ad essi non appartenesse, di modo che il raccattargli [riscattarli] è opera non solo bona ma necessaria, poichè se si piantarà [radicherà] qucs!a opera della salvatione tu tti pigliaranno conforto et speranza, per il che non rinegaranno più così facil mente. Anzi molti rinnegati torneranno, si come già alcu ni me ne hanno parlato, et questo poco principio che si è dato hora ha confirmato molti giovani et molte zitelle, che piuttosto vogliono morire che farsi tuelli, supplico dunque le SSVV molto lii.me abhracciar questa opera con tutto il cuore... Da Algeri il di 20 di Aprile 1585"'16
Pochi mesi dopo, in una lettera del vice-console francese spedita al Gonfalone, a seguito della morte dei cappuccini, la cifra appare ancora più consistente, e non certo per ignoranza del mittente: ··.. .avevm10 cominciato qui tante buone opere et herano abbracciate con tanto amore cl bon animo da la maggior paite di questi puoveri christiani sc;hiavi, che se ve ne fussero stati un convento mediocre in questa terra di tali padri, haverebbcro havulo assai che fare per confessarli et amministrarli li sacramenti à 30.000 anime in circa che vi sararmo... ". 17
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A. S. Va. , Gonf.. maa .o G, f. l 06. S. Va.. Gonf., mazzo G, IT. 125-126. l Oagosto 1585.
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Da entrambe le fonti , pe1tanto, la stima concernente l'entità degli schiavi si attesta tra i 25 ed i 30.000, lasciandoci propendere in favore della seconda. Di sicuro, verso il 1630, il Dan affermava che il tota le degli schiav i cris tiani presso i barbareschi ammontava a 36.000, totale ottenuto sommando g li e lenchi che ogni si ngola ambasciata, presente nelle città corsare, g li aveva fornito. Vi è da aggiungere che, sebbene i diplomatici ricevevano dai loro governi cifre, senza dubbio, inferiori alla reale entità dei catturati per la comprensibile imposs ibilità di computi locali esatti, a loro volta molti degli schiavi, per motivazioni s variate, non risiedevano abitualmente nel le città, confermando così quella deficienza. La val utazione perta nto è indiscutibilmente minore della contemporanea consisten:ut concreta. E sempre lo stesso Dan afferma che ad Algeri e dintorni vi erano circa 25.000 schiavi, tra i quali 500 francesi, ad onta dei trattati di reciproco rispetto ed assistenza stipulati anni prima tra i due stati. Scendendo ulteriormente in dettaglio lo s tesso autore fa ascendere ad appena 200 1e donne cristiane allora schiave, per lo più di nazionalità italiana, spagnola, greca, irlandese, slave e pochissime fran cesi. Per tutte indicava la provenienza da catture sul mare, in nav i passeggere sequestrate dai corsari , o lungo le coste in incursion i a terra. Il dato esposto è doppiamente probante in quanto, asserendo una a-;soluta invarianza numerica delle vittime tra il 1580 ed il 1630, ne certifica l'escl usiva provenien7.a dal mare delle stesse. Fornendo inoltre la suddi visione per sessi ci consente una signi ficativa conferma. Già ne lla prima parte della ricerca fu analizzata, in fun zione delle diverse percentuali di schiavi appartenenti ai due sessi. la modalità cli cattura. Nel contesto in esame le donne, ammontano addirittura a meno dell' I%, percentuale significativamente inferiore al 3-4% reputata la media nelle città barbaresche ! Anc he computando le rinnegate, pari a loro volta a c irca mille-delle quali però risulta impossibile stabilire l'epoca della cattura- la percentuale si innalzerebbe appena al 3 %. Ma l'entità è sicuramente eccessiva, sia per la retrodatazione di tante rinnegate, sia soprattutto per la loro manifesta provenienza. Tnfaui se, indubbiamente. itali ane, greche e spagnole provenivano da razzie maritt ime o comunque costiere, non così le s lave, correntemente acquistate a Costantinopo li . dove pervenivano per via terrestre. Ricorda puntualmente il Dan al riguardo: ··Mais fur tout. il y cn ... Ma sopranutto ve ne sono una grande quanti tà della Russia, nazione prossima ali ' Ungheria. che vengono deponate a Costantinopoli. dove quelli di Algeri le acquistano quando vi vanno ... ··. l8
Ed ancora, circa tale provenienza, così l'approfondiva lo stesso autore: ··Questa in breve J' origine e la forza delle crudeltà e delle ingiustizie che ai nostri giorn i si com mettono in diversi paesi della Cristianità, principalmeme in Ungheria. in Slesia, in Slavonia. in Moldavia. in Russia. in Polonia ed in qualche altra contrada della Germania, che si resta attoniti di frome alla incessante quantità di tragedie ... OccoITe dunque sapere che il Pascià o i Generali dell'armata lottomanaj dopo aver conquistato quelle piazze, vi cauurano i pcincipali uomini, che inviano a Costantinopoli al Gran Sultano. Con lo stesso sistema scelgono tu tte docrne e le ragazze di valore, principalmente le più belle. che popolano quei luoghi. Esse sono così rinchiuse in un sc1Taglio. sollo la guardia di qualche Eunuco, dove il Sultano va a vederle per saziare con quelle la sua lussuria e sudici amori .. Quanto a tu tti gli altri che nella disfatta delle armi cadono nelle mani degli infedeli , restano alla discrezio ne dei capi che li prendono prigionieri e che li vendono a loro piaci mento, specialmente i prigioni eri di guerra. Per tale ragione al seguito di tutti gli eserciti impiegati contro i cristiani, vi sono abiwalmente parecchi mercanti maome11ani ... che li seguono con grnndi catene. cd acquistano i cristiani fatti schiavi. A quelli mettono allora dei ceppi. o dei ferri ai piedi ed alle mani. e quando ne hanno acquistato un buon numero. li auaccano tutti due a due alla lunga catena del tipo di quelle usate sulle galere. I merca nti li lasciano così giorno e notte in quel pietoso stmo e non somministrano durante i l lungo cammino che un poco di pane e di acqua, con una grande quantità di colpi di bastone. I poveri schiavi arrivano così a Costantinopoli, o alle altre cillà turche dove sono esposti in vendita nel bazar o nei mercati nella stessa maniera di quelli barbareschi . compiendo SLI di loro identiche crudeltà ed oltrllggi .. . Se si accorgono che le donne o le fanciulle c; he conducono, non r iescono a camminare a causa della debolezza del loro sesso, le mettono qualche volta su dei <.:avalli, più per non abbandonarle lungo il cammino <.:he per alcuna pietà verso la lor miserabile sone. E lascio alla \'Ostra considerazione le sconcezze e gli abomini che quelle infelici sono costrette a subire. in pai1icolare le giovani ragazze. da quei cnidel i mercanti con duuori di schi avi. .. " . 19
Chiusa la parentesi, assodato che la percentuale socldetta va indiscutibilme nte decurtata di quasi la
1s P. DAK. Histoire... , cit. , voi. Il. p. 341. tY P. DA:,;, Histoire... , cit.. voi. Il, p. 396.
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metà, attestandosi al 2 %, si coglie dalle righe del Dan l'ennesimo riscontro della pressochè assoluta prevalenza delle catture in mare, anche per i corsari algerini. Il che, implicitamente, significa che il dispositivo difensivo costiero, ormai dappe1tutto operativo lungo le maiine italiane, sosteneva discretamente la sua funzione .
TUNISIA BISERTA Allorchè i miseri abitanti di Pratica raggiunsero la terra barbaresca furono per la maggior paite-oltre 100 su circa 150-detenuti a Biserta, come notificavano i documenti a suo tempo citati. Il motivo della destinazione potrebbe imputarsi al suo straordinario scalo marittimo che le permetteva di ospitare, in totale sicurezza, dalle mareggiate e dagli attacchi nemici, le navi. Potrebbe, tuttavia, anche attribuirsi all'abitudine che le galere bisertine avevano di corseggiare il litorale romano di concerto con i battelli algerini. Scrivevano, ad esempio, il 25 febbraio del 1625 alcuni schiavi da Tunisi al Gran Duca di Toscana, sotto la cui giurisdizione operavano le galere dell'Ordine di S. Stefano, particolam1ente temute dai corsari: "Le miserie et calamità nelle quali ci troviamo noi poveri schiavi di barberia st ratiati et malamente trattati in diverse maniere con immortali suplitj et bisognosi cli aiuto siamo ricorsi ... di venire à piedi di V. A. humjlmente supplicandola... havendo con molta lode e fama da generoso guerriero fatto heroiche prove et col mezzo dc' suoi poderosi legni. così in mare come in terra. contro infedeli ... et liberato infiniti schiavi dalla tirannia de' Turchi e dove oggidì si sente il nome de' suoi armati legni tremano le forze nemiche ... che questa primavera ventura vada ben provisto di quan to fa mestier al guerreggiare et con molta vigilanza per che alla metà d' aprile si partiranno da Biserta al N° di X galere et per quanto si dice al sicuro faranno una scorreria prima in spiaggia romana ... da indi partiranno per Algieri ad accompagnarsi a quella squadra et saranno in tutto al N° di 18 galee... ".20
Venendo ad una migliore individuazione delle peculiarità urban istiche e foranee cli quella cittadina corsara, va ricordato che si trovava, e si trova tuttora, ubicata su di una sorta di diga naturale tra il mare aperto ed un grande lago costiero, lungo circa 16 km e largo quasi 8. Un canale di notevole estensione ed abbastanza ampio collegava, e collega, il ' lago cli Biserta' con il Mediterraneo, trasfonnando il vasto specchio d'acqua in un sicurissimo porto chiuso. In linea di massima tale configurazione litoranea è sostanzialmente simile a quella di Tunisi, con caratteristiche ricettive però ancora migliori: "Biserta, appresso alcuni Cosmografi Utica stimata, di nome antico e da moderne case ampliata, non molto popolata, tiene in mezo un alveo o canale per cui s'insinua il mare e si dilata, nel grembo di quel terreno, in un lago che, alterato da !lusso e riflusso, bagna un 'isoletta confinante col canale che altri fiumara dicono. In questo canale sono introdotte le galee e sicuramente svernano;et la bocca del canale guardata da due fonezze opposte e la terra da un Castello in collina con duecento Gianiccri . Di nuovo s'è fabbricato fuori un forte ottagonale che osta l'introito di vasselli nemici, in quell'arco di mare che bagna il curvo lido di Biserta. Da Tunisi dista Biserta una giornata e meza.. .''.21
L' interdizione del bacino era affidata ad una coppia di fortificazioni impiantate all'imbocco de.I canale, nonchè ad una serie di forti piazzati sulle colline, in grado di battere la superficie del lago, rendendolo virtualmente imprendibile a qualsiasi colpo di mano. Nel corso del 1573-allorquando la cittadina cadde per breve tempo in mano spagnola-si progettarono da Gabrio Serbelloni, conLestualmente ai lavori di potenziamento della piazza di Tunisi, accorti aggiornamenti per le fortificazioni di Biser-ca. ln particolare fu previsto un forte pentagonale allungato, avente come elemento centrale la vecchia fortificazione a pianta stellare. Quale corollario si elaborò per l'adiacente borgo una valida cerchia perimetrale: di tante proposte, nulla trovò attuazione, per la perdita, nel I 574, del l'intera regione 22 .
20 Archivio di Stato di Firenze, d'ora innanzi ASF, Inventario Mediceo, N. del Registro 4297. l'i lza 6, carte 173-174. 'Il documento è tratto da A. GALLIGO, Tunisi i berberi e l'Italia nei secoli, Ancona 1928, pp. 195-196. 21 G. B. S,\LVAGO, Africa ... , cit. , p. 86. 22 Sull'argomento cfr. A. FAR.A. /I sìs1ema e la ci11à, Genova 1989, pp. 32-37.
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2../ /
"
; 41 ¡ Biscn a, foncn a del ca nal e --1 2, Hiscrta, forten:a del canale:
[
2-l2
Connotazioni geografiche
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243
244 243 . Biscrta. lÚrtèzza dd la casba. 244. Biscrta. fon ezza de lla c asba.
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245
246 245. Bisena, scorcio fortificazioni. 246. Biserta, scorcio fonificaz ioni.
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TUNISI La città cli Tunisi distava quasi due migl ia dal mare aperto, u bicata presso la costa settentrionale ciel golfo, a ridosso del canale artificiale della Goletta, che consentiva l'accesso alle imbarcazioni ad un ampio stagno litoraneo. Così la ricordava il Salvago: "Nel mcuo della Città il terreno s'innalza e nella maggior.altezza è il Caslello, in similirudine d'un resiello [raslrello] o d'una croce doppia. La ciuà, murata in forrna di triangolo onuso o mozzo e nella base convesso, occupa lo spatio di sette m.iglia e da lati liene due vastissimi borghi che l'aggrediscono. Ha sette porte, tre da sellenlrione e Lre da mezzogiorno et una in levante, da parte di mare, con un bastione che la guarda. No n è bagnata dal mare, rna pochi passi dista dallo stagno salso che circolannente forma la bocca della Goleua:stagno cli poco fondo e d'acq ua mo rta e lorda. La Goletta e poi la chiave di Ttmesi, ma non l'antica Golctla che da Turchi minata si scompigliò rovinosamente:la ri.nnovata nell' istesso sito, in cavo di una linguella auaccata al continente, è un presidio nùnore custodito da duecentO Leventi [combauenti sui Bertoni] , A questa Goletta giacciono i vas.selli de me rcanti sortiti in una spiaggia:ma, nella clisrnnza, non possono essere du quella di fesi e rnlhora le galee di Napoli e Messina, trasferitesi là, commoclarnente hanno et abbrugiate et rimorchiale via quelle navi mercantili. Per il che e per il dubbio di fortuna [timore di fo11u naliJ, i vasselli tondi da corso sranno in Susa, per quanto ho inteso, pono ristreuo, e le galee in Biserca.. .''.2:S
Conquistata nel l 534 dal Barbarossa, ricevette dallo stesso una completa rifortificazione, secondo dettami moderni, avendov i insediato la sua principale base ed il suo arsenale. Unico lim ite il pe.)ltO poichè, pur riuscendo alquanto facile l' ingresso ai vascelli, non riusciva affatto possibile agli stessi accostarsi ulteriormente alla ciLtà per via dei bassissimi fondali, impedimento che obbli gava al trasbordo delle mercanzie con le scialuppe. Alla riforti.ficazione del Bm·barossa fe.ce seguito quella di Carlo V, successiva alla fo lgorante conquista del 1535, rivelatasi agevole quanto effimera. Nella circostanza venne liberato un immenso numero cli schiavi cristiani colà detenuti. In particolare proprio la massa di quei derelitti contribuì, in maniera significativa, al successo poichè. insorti alla vista clell'arrnata, sotto la guida d i un cavaliere cli Malta, cooperarono alla presa della città ed a lla sua occupazione. Più in dettaglio, il 21 luglio, le truppe vincitrici si sparsero per le sue strade abbandonandosi ad ogni sorta di atrocità, comportamento, purtroppo, destinato ad incrementare il già rilevante odio esistente tra le due etnie, aggravando la precarietà dell'occupazione di Tunisi. 24 Nel 1570, infatti, fu riconqui stata dai corsari algerini guidati da Ulugh Alì, meglio noto come Uccialì, celebre rinnegato calabrese. Riconquistata ancora dagli spagnoli nel 1573, al comando di don Giovanni cl' Austria, fu defin iti vamente recuperata dai turco barbareschi l'anno successivo, nonostante i grandiosi ed incessanti lavori di fortificazione febbrilmente condotti nel corso dei molteplici scontri. Pertanto la fortezza vis ibile, agli inizi del ' 600 all' imbocco della Goletta, scarsissime vestigia conservava della otiginaria edificazione del Barbarossa. Cronologicamente, quindi, alla struttura d'impianto i primi interventi di aggiornamento possono ascriversi al 1535, ad opera clell'ing. Ferramolino 25 . A conclusione dei rifacimenti, peraltro molto contrastati tecnicamente, si ottenne un forte quadri latero bastionato. Avrebbe dovuto forn ire e ricevere appoggio-stando ai piani-dalla non distante fortezza di Tunisi ma, in realtà, il p roposito, per l'eccessivo protrarsi dei lavori, non trovò riscontro. Nel corso della rioccupazione, effettuata da don Giovanni d'Austria nel 1573, si riprese febbri lmente, sotto la guida di Gabrio Scrbelloni, il suo ul teriore potenziamento26 . Stando,
G. B. SALVAGO, Africa..., cit. , p. 86. Così descrive la conquista A. GALUGO, Tunisi ..., cit., p. 157: «Ogni cosa infatti fu dai vincitori derubata, arsa, distru tta. Incalcolabile, nel Souk dei profu mi, lo sperpero delle ambre, degli avori. delle tinte preziose. Vuotati ingordamente i fondachi, rimestati gli arsenali, frugate le case, asportmi ori e gemme, si compirono con rabbioso fu rore orrende stragi. Furono violale donne e fanciulli, fu rono tramu tate le moschee in stalle, Curono sputacchiati gli amuleti e i versi ciel Corano, vilipesi gli irnans, percosso così il ricco musulmano, come il povero hammal: insomma i feriti e i morti dei due sessi, di ogni età, di ogni condizione si contarono a molle centinaia...». 2~ Sulla fi gura e l'opera dell' ing. Antonio Ferramolino cfr. G. TAD1'.'<L Notizie sulla giovinezza di Antonio Ferramo/i110 da Bergamo, in Atti Ateno Scienza, Lettere ed Arti, Bergamo, voi. XL, 1976-78·, pp. 41-e sgg. . 26 Gabrio Serbelloni, nacque nel 1508. Celebre ingegnere milita re ru cavaliere di Malta, e priore d'Ungheria allorquando Solimano occupò quel regno (1543). Passò quindi al servizio di Carlo V, ed in seguito conquistò Siena per conto cli Cosimo de' Medici . Alle dipendenze cli papa Pio IV si occupò della fortificazione della città leonina intorno al I560.Passò quindi al servilio di Filippo li, e combatté a Lepanto. Divenne vicerè di Sicilia, e fortifi cò Tunisi. Catturato, e liberato dietro congruo riscatto, partecipò alle guerre di Fiandra, contribuendo alla presa di Macstricht. Morì nel I 580. 2;
2J
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Guerra di corsa
aJ
248 247 -a -b. Le Castel la, busto in memoria di ÂŤUccialiÂť. 248. Carta di Tunisi nel XV I seco lo.
7on.notazioni geografiche
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249
250 249. Tu nisi, veduta della «medina» . 250. Tunisi. veduta della « mcdina» .
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Guerra di corsa
però, a quanto lasciò scritto il celebre ingegnere al momento della riconquisrn turca, l'opera appariva ben lontana daJJ'ultimazione, e non fu in grado di sopportare una significativa resistenza: "La fortezza nuova che si cominciò in Tunis. era di sei baluardi di XVIII canne di Napoli di spalla e fi anco, di XXVII canne dal fia nco dell 'angolo interiore del baluardo;con le due coninc verso il Stagno di LXXX can ne l'una più lunga dell'alcre quallro: qual circuito era come due volte la Goletta. Si corniciò questa fortezza alli XI novembre, giorno cli S. Martino, 1573, et anco se li sia usato ogni diligentia, vigilantia et sollecitudine, con haver sempre lavorato li soldati (8. 000 uomi ni] ogni giorno tre ho re, quando non erano di guardia, essendo opera grande, et passando diversi mancamenti di denari , maestranza. legnami e simili cose, si trovò alla venuta dell'esercito turchesco (che fu alli XIII cle luglio 1574), con l'infrascrilte impcrfetioni. Era la costrmione di questa fonez.za cli terra, pane di tappia, cioè terra pesta fra due tavoloni all'usanza moresca, et pane con Lreccioni di ginestra. et denrrn terra spianata ugualmente. Secondo s'alzavano le parti di fuora si trovò la rarte dinanzi verso Tunis, circa una canna [m. 2] manco alta dalla sua altezza;le due pani delli lati, circa una canna e mezza fm. 3] manco d' altezza, et la pane verso lo Stagno, circa 2 canne I m. 4] manco dell' alcezza senza cavatura alcuna di fosso. E per non trovarsi in alcuna pane della debita altezza sua. non se li era fatto parapetto alcuno in nessuna parte. Le largheac et profondi tà de sua fossa, nella pane verso la campagna, erano cominciate ma non fi nite;così le strade coperte ec spalle appena spianate e disegnate. Quau ro revellini fuora de' fossi congiunti con la scrada coperta, dalla parte delle quattro cortine verso la campagna, principiati ma alti solamente come una alabarda. Le muraglie della città che escludevano la fortezza et la superavano et la dominavano, s'erano rovinale ma non comj)iLe di levare tutte le alture vicine, grandi et gran copia. Et olcre l'avanzamento ordinario in Lutto il circuico di det ta fortezza. si composero due grandi cavalieri. molti corpi di guardia, molti maghazzini per vitto vaglie et municione per soldati, e rnoli ni et molte helle cisterne, et se li provedde di portarli dell 'acqua, et tanta in poco tempo. che non mancò mai , ma ne avanzò alla perdita sette piene. Si portò tutte le vetLovaglie, minitioni et legnami dallo Stagno al forte nelli maghaaini, et ogni al tra materia manuale rer le fabbriche. Che essendosi fatte tutte quelle cose in otto mesi, non ostante canti mancamenti. si potrà molto ben considerare non essere stato possibile provvedere a qucll'imperfetioni, nè far maggior lavoro di quello si fece .. .''. 27
Tunisi, pertanto, non era assolutamente in grado di resistere a lungo: la guarnigione dopo una eroica djfesa, durante la quale fu ucciso anche il figlio di Gabrio Sebelloni, si arrese. I soldati finirono , come prassi, venduti sul mercato degli schiavi : anche l' ingegnere fu deportato a Costantinopoli, ma qui, grazie alla sua fama, trovò in pochi mesi un congruo riscatto per interessamento del papa. Circa la sorte di quell'opera occorre ricordare che: "Ac'resisi, dunque, la Goletta e il forte I.di Tunisi], i Turch i stabilirono di smantellare la Goletta (perchè il forte era ridotto in condizioni tali, che non c'era ormai più nulla da abbattere), e che per far più presto la minarono da tre parti;ma con nessuna delle tre mine si potè far saltare ciò che sembrava che avrebbe resistito di meno, e cioè le amiche mu raglie [quelle del progetto del recrnmolino], mentre tu tto quello che era rimasto ancora in piedi della rccenre fo rtificazione che aveva fatto il Fratino [Giacomo Palcaro}, venne giù con grande racilità... " .28
Spianata radicalmente, i turchi la sostituirono con una nuova, concepita in forma di un unico bastione, strettamente finalizzato alla difesa ciel p01io e dell'imbocco dello stagno. Nei suoi paraggi trovò stanza un presidio cli circa cinquanta miliziani ed un deposito molto capiente, destinato a contenere le vele del naviglio catturato-e dei mercanti in visita-onde stornare qualsiasi tentativo di fuga da parte degli schiavi. Tornando alla descrizione della città, essa appariva, verso sud, circondata da alte colline le cui vallate si aprivano ampie e ferti lissime. In tutte le restanti direzioni, però, abbondava soltanto la sabbia e l'aridità. In una decrizione del 1573 si affermava, infatti, che: "La città è grandissima, circondata da arnenissimi colli da tucte le pani à meza luna. È di più la detta ciuà habitata assai con le mura all' usanza cli Roma, circondata eia borghi con le case basse, et brutta architettura . ... li castello non è molto forte et ivi si trovano da 35 pezzi d'artigliaria, et in alcuni luoghi della città circa ouo, che la maggior parte sono state de Christiani con !' insegne di Papa Clemente d i Francia de Venetiani, dc · Genovesi , di Rhocli et altri particolari .... ".29
Il suo perimetro non superava ì 5 km, scandito da muraglie cli vecchia concezione ma ancora in otti me condizioni, sebbene non particolarmente robuste e prive per giunta di fossato . Disponeva cli una sola fortezza, detta l' Alcassave, dove alloggiava il pascià e la guarnigione dei giannizzeri . Vi sì accedeva da molte porte, come ricordato dal Sai vago, tutte definite con il termine Bab seguito dal toponimo di riferì-
27
La citazione è tratta da A. FARA, li sistema ..., cit. , pp. 34-36.
2s Idem, p. 37. 2 9
A. S. F. , Cane strozziniane, I• serie, f°i Iza 11°3 I 3, carte 34 e sgg. li documento è tratto da A.
GALLIGO,
Tunisi ... , cii.,
381
. . · oeografiche Con11otaz10111,., ~
l
252
.. El Ksar e D.cl r Hussein. 251. Tunisi, entrar~ .d,~ JJ a moschea Khadra. - 252. Tunisi, porta ct
Èt
382
G11erra di corsa
253
254 253. Tunisi, pona Bab El Bahr. 254. Tunisi, pona Oab Jedid.
Connowz.ioni geografiche
383
255 255. Tunisi. plan imetria del forte l:lNCP.
mento. Al pari d i Algeri, le strade si snodavano strettissime e tortuose, fiancheggiate eia case cli cattiva qualità, ciascuna dotata di terrazze, occupate da un pressochè uguale numero di abitanti . Gli edific i principali erano ovviamente le moschee, abbastanza numerose, e gli alloggiamenti dei giannizzeri, a ltrettante caserme. Tra le cos truzio ni pubb liche finalizzate alla corsa spiccavano i fami gerati ' bagni ' . Se ne contavano almeno cinque: "dei quali, il più importante era quello cli S . Croce. E ra questo un ampio e oscuro casamento;c'era in esso una vasta corte quadrata, dalla quale si entrava in prigioni tenebrose a cinque volte. In questo bagno di S . Croce, laceri, spauriti per i lunghi patimenti, dormivano, su la d ura terra, centina ia di schiavi siciliani, napoletani, toscan i, pugliesi, sardi, maltes i;e qui , in questa casa del dolore, nei giorni in cui non andavano ai lavori, si aggiravano essi, come pallidi spettri." 10 In tutti i 'bagni', anche a Tun isi, si trovavano delle piccole cappelle-da cui , come ad Algeri, il nome dato agli stess i-dove la domenica si celebrava la messa pubbl ica. Tra queste godeva cli una particolare rinomanza, per la sua inus itata grandezza, quella cli S. Antonio poco discosta da una delle porte urbiche. 1n essa il rito della sacra cerimonia si svolse sempre in assoluta Iibertà senza che mai alcun turco osasse dirturbarlo. Del resto è, concordemen te, confermato il migl ior trattamento goduto in Tunisi dagli sch iavi cistiani rispetto alle a ltre città corsare. La ragione non ulti ma del positivo contesto potrebbe individuarsi nell'esservi sopra vvissute, nonostante le ricorrenti persecuzioni e conversioni coatte, delle piccole enclave cristiane. 11 numero di schiavi c ristiani detenuti in Tunisi, nei bagni, presso i privati, nelle masserie e nei borghi assommava, all'epoca in esame, a circa 7.000, di diverse nazionalità, per lo più italiani, tanto che la nostra lingua era perfettamen te parlata, e compresa. Cospicua la colonia ebraica, con le sue sinagoghe:
.,o A. GALLI CO. Tunisi..., ci t.. p. J77.
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/
.....
I
257 256. Tunisi, La Goletta vecchia, A.S.T., A . Scri vĂ . 257. Tunisi. la Goletta, foto archivio.
. · bf. , •oorarfiche °' Connotazwm
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258
259 . .
258. Tunisi, !a
foto a rchivio. de la Goletta.
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., .1
259. Tunisi fo1t 1flc,lZloni
386
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260
261 260. Tuni si. fonificaLioni dc la Golena. 261. Tunisi. scorcio de la Golcua.
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Connotazioni geografiche
262 262. Tunisi. scorcio dc la Goletta.
tollerato il culto previo pagamento di particolari imposte. Pur esistendo in Tunisia altri piccolissimi centri cotsari, non disponendo di una significativa flottiglia, nè di un proprio mercato, finivano comunque per gravitare su Tunisi stessa, ragion per cui è irrilevante ricordarli.
TABARCA Un discorso a parte merita invece l'isolotto di Tabarca, che, per la sua propizia posizione, svolse costantemente un ruolo rilevante nel riscatto degli schiavi. Così lo descriveva il Salvago: "È sasso neuo ma prossimo alla te rra ferma. tiene traffico con Arabi et estragge formenti , lane, pescaggion delli coralli: e se ben è cributaria, con tutto ciò andando e venendo i suoi vasselli possono esser pigliati da Corsari. S'impiega in soccorso di schiavi e non piglia cambio del denaro che fa esborsar in Barbaria, depositato prima né banchi di Genova. riscattando gratis «et amore Dei» fanc iulli e fanci ulle. Hebero Genovesi qucsc.o scoglio in barauo di Durgm [da Dragut nell 'anno l 540J famosissimo Corsaro preso dalle galee di Genova.. . ".3 1
Del!' appo1to singolare di Tabarca nella redenzione degli schiavi avremo occasione di approfondire.
LIBIA TRIPOLI Ultima in senso geografico, ma terza in rapporto alle sue potenzialità corsare, risultava la città di Tripoli di Libia. Giustamente al riguardo i trattatisti seicenteschi facevano rilevare che, grazie alla sua
.1 .1
G. 13.
SAI.VAGO,
Africa..., cit. , pp. 89-90.
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!
Tabarca, scorcio delle fortificazion L Tabarca, scorcio delle fortificazion i.
,
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Co11notazion.i geogrcdĂŹche
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265
266 265. Tabarca. scorcio delle fort ificazioni. 266. Tabarca. scorcio delle fonificazioni.
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/
268 267. Tri po li. M. Ncroni. XVI-XV II secolo 268. Tripo li. rude ri del cas1.c ll o.
Connotazioni geograjìche
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eccentr.ica ubicazione s i trovava nelle migliori condizioni per assalire i mercantili in transito per Alessandria o, comunque, verso il Levante. Al contempo traeva profitto dalla vicinanza alla T urchia, sui cui mercati avviava gran parte delle sue prede . Vista dal porto la città si presentava di forma falcata, con bianchissi me case disposte regolarmente: fra esse evidentissimi per mole i bagni pu bblici posti nelle im mediate adiacenze di ogni moschea, ornata ciascuna da piccoli palmeti. Alla estremità occidentale della cerchi a si scorgeva il castello, dove risiedeva abitualmente il pascià: la sua appariscente antich ità lo rendeva ormai pri vo di qualsiasi valore difensi vo. La città essendo, omonima di Tripoli di Siria, implicava la specificazione 'cl i Barberia' : si reputava originata dalle tre chiamate 'Leptis' . Pur ospitando al suo interno molti turchi, mori ed ebrei non vantava una popolazione lontanamente equiparabile alle due immediate antecedenti città corsare. II mare la lambiva per tre lati: lungo il quarto invece si protraeva una vasto banco di sabbia che la collegava alla terraferma. Due sole porle ne assicuravano le comun icazioni, una cli terra ed una di mare, rispettivamente verso sud e verso nord. Ad integrare le sue malandate mura, di fattura e concezione medievale, prov vedeva u na coppia di fortezze, impiantate, a l pari delle porte, diametralmente. Cons iderevole il suo 'bagno', dotato, come di consueto, cli una piccola cappel la. Considerevole anche il porto perfettamente in grado di ospitare una poderosa flotta . li vero problema della città era, invece, rappresentato dalla scarsità d'acqua, che ne compromise inevitabi lrnente lo sviluppo, ad onta della sua intraprendenza corsara. Non a caso Tripoli fu la prima a manifestare la contrazione irreversibile dell'attività: basti pensare che, intorno alla metà del '600, il numero degli schiavi presenti non superava le 4-500 unità. Tuttavia, ancora alla conclusione del secolo successivo il 'bagno' racchi udeva schi avi maltesi, spagnoli e genovesi. sebbene in modestissima entità. In alternativa, i suoi mercanti si erano dedicali ali ' intens iva tratta dei negri che catturavano nell'interno dell'Africa ed avviavano a i 'bazar' turch i. Del resto già i l Sai vago dà un chiaro cenno a quella particolare specializzazione: " ...Tripoli, seggio della r,rovintia Tripol itania. ricettacolo di due mille Leven ti o Gianiceri Barbareschi , et arma per corso solamente: due o Ire vassclli tondi e non gakotte; fa le scon·erie fra terra e riportane Elhiopi e Nubi. mascoli e fc mine, facendone spaccio mercantile per la Barbaria. "J2
A tal fine la città d isponeva, a fianco del bazar principale coperto a pianta cruciforme destinato a l commercio usuale, un secondo più piccolo privo cli botleghe : in esso appunto avveniva la vendita dei negri in particolare e degli schi avi in genere.
Genesi e singolarità delle città stato corsare Pur essendo la quas i totalità delle cittadine nord-africane, a diversi livelli coinvolle nella corsa-ne abbiamo ricordate appena le principali- la nostra indagine si limiterà per l'innanzi, soltanto alle tre maggiori, nell 'ordine Algeri, T unisi e Tripoli. Ne il lustreremo, per quanto possibi le, le istituzioni politiche, militari e amministrative, nonchè l'organizzazione per lo sfruuamento commerciale della corsa, ricavandone una esempl ificazione complessiva. Q uas i di fron te al deserto del Sahara, separata eia un breve braccio di mare, si incontra l'iso letta di Gerba. Per il mondo omerico era l'isola dei lotofagi, per le epoche successive un ottimo scalo s trategico, ruolo che ne l divampare del conflitto fra i due massimi imperi mediterranei dell'età moderna, non le permise di rimanere fuori dai contrapposti interessi. Eppure, singolare paradosso, al suo interno i tre gruppi religiosi che la popolavano, musulmani, cristiani ed ebrei, trovarono un modus vivendi impostato sulla reciproca tolleranza),
32 G. B. SALVAGO, Ajì-ica... . cit. , p. 90. 33 F. ()uuc1, li riflesso def!'isla111. Tori no I 983. pr,. I8-20.
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269 '.269. Gcrba. il c:astello.
Non sfuggì, pertanto, alle mire prima degl i aragonesi, poi dei genovesi e q uind i dei veneziani , tutte sovranità che si avvicendarono senza riusci re peraltro a stabilirvi durature presenze, nè meno che mai a radicare una stretta relazione con i suo i abitanti . Intorno agli inizi del 1500 fu la vo lta dei fratelli Barbarossa che, per la eccezionale validità dei port i, la prescelsero come base strategica delle loro flottigl ie, avviando da quel l'isolotto una sistematica offensiva corsara ai danni degli interessi occidental i, in generale, e spagnoli, in particolare . Le azioni di controccupazione avviate dalla Spagna di Filippo II sulla costa barbaresca, che almeno inizialmente sembravano inarrestabili, fornirono ai due corsari l'occasione di inserirsi proficuamente nella grande politica mediterranea, avviando a loro vo lta la riconquista delle principali città nord africane. In brev i campagne, appoggiati dalla loro potente squadra navale, occuparono Algeri, allargandosi fino a Ténès e Tlemcen: cli quest'u ltima il primo dei fratell i assunse la signoria. Fu subito chiaro che se la conquista non aveva presentato rilevanti difficoltà, configurandosi alla stregua di una delle tante grandi razzie di cui ormai erano tristemente celebri, il mantenimento del territorio, invece, esu lava dalle loro concrete possibilità. Da un lato, infatti, la Spagna non sarebbe affatto rimasta neutra spettatrice, e dall'altro le riottose popolazioni indigene non avrebbero mai tollerato quel nuovo arrogante padrone, forte s ul mare ma debolissimo sulla lena. E qu i scattò la genialità di Khair ed-Din Barbarossa, successo appena l'anno dopo, il 1517, al fratello prematuramente scomparso. Con un lungimirante atto di sottomissione formale al sultano di Costantinopoli, gli sollec itò l'invio cli un contingente di truppe giannizzere, destinate a presidiare il suo nuovo possed imento turco, così a buon mercato aggregatosi. Il Barbarossa ne sarebbe comu nque rimasto il signore indis turbato, ad onta della presenza di un vicerè turco-ruolo peraltro iniz ialmente riservatosi-senza più dover temere le altrimenti inevitabili conseguenze della notoria debolezza militare. D i più avrebbe goduto, nella continuazione dell'attività, de ll' esplicito riconoscimento turco, trasformandosi in una regolare forza armata, sebbene di tipo corsara, benaccolta dovunque negli innumerevoli scali navali ed arsenali turchi . Altri corsari sopraggiunsero e la originaria enclave si allargò progressi vamente, finendo per domi-
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nare incontrastata tutta la fascia cost iera barbaresca, traendo dagli immensi profitti del la corsa, le risorse economiche dei parassitari stati, ed attraendo torme cli avventurieri dall'universo mediterraneo. Anomala la presa di possesso, ancor più anomala l'organizzazione politica conseguente, poichè pur avendo i corsari accentrate nelle loro mani le leve economiche produttive, la forza militare di occupazione e di controllo restava monopolio turco : finchè tra le due compagini fosse regnata una sostanziale armonia non vi sarebbe stato alcun problema, altrimenti la conflittualità interna avrebbe lacerato rapidamente que lle labili aggregaz ion i. Ma la eccezionale prosperità economica generata dalle razzie, e la valenza militare antispagnola-ed anticristina-derivante dal le stesse, agirono da cementante sopprimendo qualunque opposizione o contrasto, persino, a vo lte, sol levati dal gran su ltano, la cui politica subiva allora umilianti smentite ad opera dei corsari : ;.Quando i l Gran Signore, sdegnato dcll' insolenze de' corsari B arbaresch i comra suoi confederati. volesse morti ficare e sner vare la Barbaria, se ben essa s'aiucerebbe con l i rincgati e con l i fi gli nascenti, poLria la maestà sua prohibir a Lune le sue marine et isole l'uscita d i Turchi per Harbaria;potri a vietar alli Barbareschi il transito di gir alla loro meritoria di votion della :Vlcccu per via del Cairo e coglierli nel passaggio alle patrie;potria di vertir I' andata lit di vasselli Turcheschi con mcrcantie bisognose. potria interdir alli Bassà che non s' impacciassero nelle paghe, che coll' industria e colla solercia delli Bassà sono ammassate, altrimenti c:ot al cari co in rno lci parto rirebbe, come alcrc volte s'è osservato, confusione e sovversi onc;potria dunque per queste vie por loro freno senza necessità cli mandar in quelle spiagge perigliose po tente A rmata che. quando non havesse intelligenza con gli Arabi lcrieri, per g li assalti da terra anderia forse in danno. Ma il gran Signore. come vero rvl ahome ttano, non deve pe11urbarc nè diminuire quei :Vlahomettani Leventi , o guerrieri in nostra lengua. i quali giorno e none actenclono, in l'csecution dclr A lcorano alla distruttione dei Chris1iani .. .··_.,4
Forti di siffatte motivazion i, e de lle ricchezze prodotte, i corsari andarono costantemente incrementando la loro autonomia politica dalla Porta, perseguendo, sempre e soltanto, il proprio diretto interesse economico. fi no alla soppress ione della corsa, oltre tre secoli dopo. Il che non inficiava la sostanziale approvaz ione del s ultano alle loro imprese, per lui prive di rischi e di costi, e blandamente g ratificanti. Doppiamente vessali, invece, g li indigeni privati delle tradizionali au tonomie ed economie, sottoposti ad una gravosa pressione f iscale, esposti a tutte le ritorsioni e rappresaglie nemiche, e per giunta tenuti, costantemente, fuori dai benefi c i della corsa e dal potere decisionale. Senza contare che agli stessi, per l'ovvia incompatibilità religiosa, restò precl usa l' al leanza con l'opposta fazione, c he disgraziatamente non operava, al riguardo, intell igenti distinzioni. Anche sotto il profilo p uramente geografico gli indigeni vennero brutalmente sospinti verso I' interno, marginalizzandoli e costringendoli nelle regioni più inospital i e meno fertili: spesso lo scopo fu raggiunto addirittura con massicce deportazioni che costrinsero a tornare allo stato nomade, sotto le tende, popolazioni e nuclei sociali stabilmente insediatisi, da secoli, in cittadine con abitazioni in muratura: ··Prima gli Arabi nelle ciua d i sollo tetti albergavano. adesso nelle campagne: dimorano sono trabacc he e cende. mobi li hnbitaLi oni, et isdegnano il Turco ... ·•..15
Si trattò in definitiva di una gigantesca operazione di colonizzazione militare, tipica ciel resto dell'epoca. Ma forse la vera singolarità dell'intera vicenda può cogliersi nella sua connotazione profondamente razzista. A dispetto , in fatti, dei molti e sign ificativi mutamenti della sovranità reale nelle c i.ttà barbaresche corsare, l'elemento indigeno, o di provenienza indigena, rimase sempre escluso dai quadri dirigenti e, sebbene musulmano, fu immutabi lmente discriminato e disprezzato dalla classe dom inante. Si osserva al riguardo, anzi , la immediata accogl ienza accordata a qualsiasi rinnegato-anche di improbabilissima ortodoss ia- di qualsiasi provenienza, con la più ampia facoltà di ascesa sociale, in antitesi a quella insormontabile repulsione . L' unica incombenza elargita a quei paria del mondo barbaresco restò la semplice forn itura di mano d'opera, dequalificata ed in concorrenza con quella serv ile, e le prestazioni militari coatte ai più infimi livelli. Si potrebbe, paradossalmente, affermare che mentre !a sorte dell'ultimo schiavo cristiano e ra suscettibile potenzialmente di radicale mutazio ne, ovv iamente dopo una formale conversione al l' islam , quella dei nati vi non contemplava alterazioni . Del resto la loro eccessiva
:i~ G. B. SALVAGO, Africa ... , cit. , p. 79. 35 G. B. SALVAGO, Afì'ica ... , cit. , p. 89.
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frammentazione tribale li rendeva oltremodo deboli : ··1 popoli arabi sono verameme tanti che di gran l unga potrebbero mandar in per di tione li Tu rchi suoi tiranni,
ma tra loro
non sono uni l i per l a molteplictà di signorotti nelle sue progeni e divise e separale di sito e cli pane. Pur talhora si co nc.:ordano alcuni di fa r fronte alle squadre turchesche e si vaglio no. per antimural e del! ' archi buseri a, di tru ppe di came li che, purni e spi nti adosso Tu rc.: hi , rompo no la loro o rdinanza dando campo alla cava lleria Araba d i mal l ra tta rl i . ".16
Conseguenziale che da una simile rig idissima impostazione razziale scaturi ssero ribellioni più o meno violente: tutte, però, trovarono un'identica conclusione soffocandosi nel sangue sin dalle prime avvisagl ie, dalla perfetta e fanatica macchina militare dei giannizzeri, affatto disponi bili a condividere con correligionari i loro rilevanti benefici. Di tali conflittualità se ne scorgono tracce persi no neJJe lettere dei cappucini ciel Gonfalone, già all'indomani del loro arrivo in Algeri. In particolare in una del 21 aprile del J588 così fra Dionigi da Piacenza e fon' Arcangelo da Rimini de scrivono una sommossa: "'Di nuovo nel regno di fessa [ Fes) si è sol evato un moro con grandissimo seguirn i l qual e con mol ta forma pretende quel regno con tro il re proprio cli modo che la si fa gran guerra. Questi corssari non sono anca uscili perchè gran pa1te delli Janni ceri che erano per armare g li vascel l i e i t ta [è andatal a c.:ombatere contro il re di labes [B el Abbes I l ontano di qui due o tre giornate il quale e un signore che meue in campagna circ.:a undici mila soldati che qui sì chiama re ciascuno c.:he tiene feudo assoluto et anca scanno sospesi per molti rumori che sentono che in c.: hristìanità si meuono in orde molle gal ere per dcstruggergli pur fra pochi giorni si crede sem.a Callo che usci ranno perchè non u scendo la maggior parte d ' essi non tiene che mangiarre. " 37
In poche rig he gli acuti frati non solo forn ivano una testimonianza della serpeggiante 1ivolta-in questo caso a Fès-rna puntualizzavano, ed è l' osservazione più interessante per noi, che senza la stretta cooperazione delle due componenti basilari delle città barbaresche, i corsari ed i giannizzeri-una sorta cli rnente e di braccio-l'economia si inceppava irrimediabilmente e con essa collassava tutta la compagine statale, orig inando immediatamente indigenza e fame . Impossibile l'atti vità dei primi senza la tutel a dei secondi, ed inutile la presenza dei secondi senza gli introiti dei primi. Ogiac era la designazione de.Ila classe militare barbaresca da cui dipendeva tutto il contingente giannizzero e che si faceva carico della difesa armata, in ogn i sua singola manifestazione. 1àijà, invece. quella della classe corsara e cieli' intero comparto che ad essa faceva capo: eia lei dipendeva la produzione, se così si può chiamare, del l'economia della città. D i entrambe per la migliore comprensione cli quel singolare contesto sociale è indispensabile fornirne brevi ragguagli storici.
>0 G. B. SALVAGO, Africa... , ci t . p. 67. n A . S. Va. , Gon f. , mazz.n G. r. 223 .
CONNOTAZIONI OPERI.\TIVE
L 'OG!AC: i giannizzeri e la loro struttura di potere I giannizzeri rappresentavano, al meno nelle orignarie finalità formati ve ottomane, il corpo di fanteria sceltissima, attentamente selezionata e fa naticamente addestrata. La loro istituzione viene fatta risalire ad Osman nel 1316 1 e la corrente designazione era di qapiqu11ari. ovvero schi avi della Porta. Provenivano dal reclutamento forzato etlettuato presso le popolazioni cristiane dell'impero-per lo p iù quelle balcaniche-a cui, in pratica, si .sottraevano, a titolo di tributo, i bambini , in tenera età, valutati fis icamente idonei alla durissima disciplina ed ali 'indottrinamento mus ulmano . L'apprendistato si protraeva per lunghi anni, durante i quali, agli esten uanti esercizi militari, s i intramezzavano l' apprendimento della lingua turca e della precettistica coranica. Ogni reminiscenza dell'originaria estrazione, e rel igione, veniva così accuratamente elim inata, sostituita da una feroce fedeltà ali ' imperatore e da un fanatico attaccamento al corpo. Onde precludere qualsias i eventuale umanizzazione del carattere, od anc he soltanto la distrazione dai compiti precipui, per interess i più personali e privati, ai g iannizzeri era fatto tassativo divieto di arnmogliarsi, e di svolgere una qualunq ue attività complementare, al di fu ori de ll 'esercito. Obbligali a vivere unicamente del loro stipendio, peraltro mai rilevante, per avvantaggiarsi delle molteplici opportunità concesse al I.oro rango, finivano per a bitare collettivamente in ampie e confortevol i caserme. ln virtù del l ' incess anle addestrame nto, della severissima disciplina e della assoluta dedizione la mi lizia giannizzera formava , per antonomasia, la guardia imperiale, riproducendo incredibilmente, ne l bene e nel male, le peculiarità proprie dei pretoriani. La crescente consapevolezza della loro fo rza, incontrastata ed incontrasta bile, portò i giannizzeri ad assumere, infatti, ruoli condizionanti nell'impero gradatamente maggiori, finendo per incutere t imore allo stesso sultano che, da una certa epoca in poi, s i guardò bene dal contrariarl i a pertamente. Così, ad esempio, scriveva alle soglie ciel tramonto della potenza turca il s ultano Mahmud 11, nel I 827, esplicitando un gi udizio, da secoli immutato, s u quei suo i infi di soldati: ,;··· la Corte cli Russia è l'inimica giura ta ciel Popolo Musulmanu, e dell' impero Ottomano: Questa Potenza.. ultimamente facendos i fo rte dell'indisciplna de' maledetti briganti de' Cììannizzari...''.2
La loro consistenza numerica non oltrepassò mai le 30.000 unità : a cli11èrenza però dei primitivi arruolamenti quelli che si avvicendarono, in età moderna, di generazione in generazione tradivano qualità militari sem pre più scadenti, in un processo inverso all ' incremento di potere del corpo. Particolarmente grave si dimostrò la perdita di motivazione conseguente all'introduzione dell ' ind iscrim inato arruolamento ed al forte ridimens ionamento dell'addestramento. Le connotazioni elitari e, alle spalle della fa ma d' invincibilità, non a caso, insistevano sul perpetuar-
1 Puntualizza sull'argome11lo I'. l'IERI, Il Ri111.1 scimel!lo e la crisi mi/ilar e ilalia11a, Tori no I CJ70, pp. 226-227: <<.. . verso il 1330, sviluppavano i Turchi una nuova fanteria, anch 'essa annata di arco, oltre che di scimitarra e pugnale, que lla dei giannizzeri. Presi in gran pa1te dai paesi s lavi, strappati ancor molto giovani, com'è nolo. alle loro famiglie e allevati sotto una rigida disciplina, finivano col formare un corpo di profess ionisti per eccellenza, dotati di quel particolare «spirito militare» che viene dal sentirsi del rutto isolati dall'allre forme di vita, privi d' una famiglia propria e quasi senza contatti colla rima nente società. Arcieri abilissimi, erano anche esperti nell' improvvisare trincee e difese occasionali. Pure la loro capacità tanica era e restò sostanzialmente difensiva, appoggiata al terreno e alla fo rti lìcazione campale: rimasero in sostanza degli arcieri inglesi ancor più abili e disciplinati. Erano inoltre poco numerosi: 5 o (i 000 nel secolo XV, raddoppiaro no nel secolo successivo, per arrivare a 16. 000 con Solimano il Magnifi co;e formarono unicamente una guardia del corpo, un reparto scelto coi suoi onon e privilegi: non poteva sorgere di lì una nuova fanteria di caratte re universale ... ». 2 R. D ELLA V ECCHIA, La questione d'Orie111e nei docwn enli diplomatici del Reg no ddle due Sicilie. Napoli 1993. p. 97. !I documento citato è in A.S.N., Tvlinistero Affari Este ri , Fascio n°24 7, dice mbre 1827.
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si del la originaria spartana impostazione. Scriveva il Montecuccoli, infatti, che : .. li Turco è valoroso nel co mbatte re quanto il Cri sti ano pcrcbè: I - ~a la taglia ben falla, si nul rc: di poco ma buon c ibo, non dislrugge con la crap ula la complessione; 2 - E avvezzo al.l'esercizio dell' armi , ond'è ardirn: 3 - Tiene l'ora e il genere della morte essere iscri tti dal faw a ciascheduno sulla fronte e però inevitabili. onde nemmeno in tempo di cont agio usa i l Turco precauzi one alcuna;anzi indi ffe rentemente si serve della veste e dei lini del morto ... 4 - Onde si è vislo in questi due anni di molti Turchi o rotti dalle parti te cristiane in cam po, o forzati dentro alle palanche espugnate, lasciarsi , anzicchè arren dersi, ostinarn mente uccidere e abbrugiare.''3
Lo stesso autore ricordava inoltre che i giannizzeri disponevano: " .. .ogni JOdi loro di un cava llo per mettervi sopra il mantello e altra cosa leggera, venendo le più gravi caricate sopra l e carra; hanno padiglioni che li r icoprono. cavalli e sacchi di cuoi che portano acqua, cuochi che apparecchiano l a vivanda, onde non hanno a pigliarsi al tra cu ra che di combauere.'·4
Ben evidente, anche da queste brevi righe, l'alto li vello militare del corpo, la cui inarrestabile dequalificazione sembra avviarsi proprio in Barberia. li fenomeno si proporrebbe in tal caso come risultante di una coppia di concause : la prima ascrivibile al contesto barbaresco, affetto da una smodata, e contagiosa, .sete di danaro, privo per contro della benchè minima idealità;la seconda, individuabile nella pressante esigenza, che affliggeva il medesimo contesto, dì accaparrarsi, a qualsiasi costo, gente d'armi senza alcun riscontro della effettiva capacità militare. Ed ecco pertanto che già alla fine del ' 500 troviamo g iannizzeri di s tanza ad Algeri, in pianta stabile, esenti quindi dalla abituale turnazione e mobilitazione bellica: "Nella Barbari a il Gran Signore non m uta le rni litie come nel li ultri presidi i, et, per esser l' istessi sempre, sono perpetui signori a bacc hetta, senza dubbio di privati one o di smessione:e rimoti dal ce ntro et in sito di scosto, poco temono la Porta in la fid uc ia massima delle proprie forze che son grandi a far ogni resistenza".5
TI processo di rapida alterazione che originò quella sorta di degenerati giannizzeri, si specializzò ulteriormente, tanto che pochi anni dopo, i mutati ' schiavi della Porta' effet.tuavano stagionali raid sul naviglio corsaro per proprio tornaconto;intessevano relazioni diplomatiche e commerciali con stati esteri cristiani, sempre per proprio interesse, ed eludevano, sistematicamente, i compiti istituzionali e le tassati ve consegne di servizio, per non parlare della obbedien za militare al sultano. Unica superiore autorità a cui continuarono a tributare rispetto fu la loro assemblea detta Divano. La singolare trasformazione del COI])O coinvolse, per le compl icità annodate con le vicende della corsa, per.sino le città-stato cli appartenza, a l punto che ad Algeri è possibile, al pari delle altre capitali barbaresche, individuarvi tre periodi nettamente distinti in funzio ne della evoluzione istituzionale dei suoi giannizzeri. La fase iniziale va dal 1518 al 1587, altrimenti nota come dei beylerbey, che costituì, senza dubbio, la più unitaria e attiva. Vide la nascita dell'arcipelago corsaro, il suo riconoscimento ottomano, e lo stabilirsi del contingente giannizzero lungo la costa nord africana. Ad essa successe quella dei pascià triennali, protrattasi fino al 1659, epoca .in cui il corpo dei giannizzeri già aveva di fatto assunto il diretto controllo deJlo stato corsaro esautorando, ìrreversibilrnenle, l'autorità dei pascià inviati da Costantinopoli. "Dopo Lepanto, essi affermano sempre più decisamente la propria autonomia dal la Sublime Porla e il divano, da organo d'autogoverno, si trasforma in organo cli governo: è questo l'effetto più evidente e, nel contempo, lo strumento stesso dell'autonomia. Gli uffici del governo diventano emanazione del divano e molli ufficiali della milizia sono promossi ipso fac10 ufficia li governativi, con relativi diritti e retribuzioni, che .si sommano alla nuda paga militare" .6 Logico che in materia di servizio quanto schematizzato implichi una radicalizzazione di compiti ed
-' R. MONTECUCCOLI. Le opere di Raimondo Mo111ecuccoli, a cura di R. LURAGHI , Roma I 988, to mo Il, p. 209. 1 Jdcm, tomo II, p. 2 I2. 5 G. B. SALVAGO, Africa.... cit., p. 37. 6 C. MAì'-CA, li modello di svilupf>O... , ci t. . p. 39.
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una sedentarietà d i guarnigione. Limiti che, a loro volta, moltiplicavano il coinvolgimento economico nella corsa. Anche di questa inarrestabile presa cli possesso da parte della milizia giannizzera, i cappuccini del Gonfalone e bbero immediato sentore, tant'è che in una lettera del primo di aprile del 1589 così affermavano: "Sappiate che questi ru mori Jvoci I sono caggionati dalli Ianiceri anco al dispetto del Bassà [pascià] e di Lutti gli princi pali di A lgieri pen:hè essi hanno hora pigliato talmente l'autwrità del governo che non vale alcuno contro di essi e con questo facci amo f'i ne . " 7
La s ituazione ricordata si istituzionalizzò pienamente tra il I 659-1 671 allorquando gli agà della milizia assunsero anche l'aspetto formale del potere supremo. Nessuna parvenza, neppure me ramente simbolica, d i sudditanza li vi ncolava ormai alla Porta, relegata a semplice referente ideologico, tacitata con l'invio, più o meno regolare, di donativi e tributi di scarsa rilevanza economica, recapitati, per giunta, sottoforma di discrezionale omaggio spontaneo. Per dirla con il Sai vago: ;,Non rende la Barbaria tributo veruno al Gran Signore. solamente l i Vece Re preparano ogni anno presenre per il Capi tan Bassà il quale manda una galea a pigliarlo .. ." 8
Viene, infine, la terza fase, quella dei Dey I 67 1-1 830 che sarà stroncata definitivamente dall' invasione francese, ma che sostanzialmente perpetuò quanto ormai stabi lmente strutturnto.9 Alcuni storici hanno visto in questo intervallo una concomitanza tra la progress iva, ed innegabile emancipazione, delle città stato corsare eia Costanti nopol i, e l'avvento di una esas perata conflittualità tra giannizzeri e corsari ovvero tre le due massime componenti dirigenziali barbaresche. Tn realtà tale presunta contrapposizione tra la Taifa, la corporazione dei rais, e la Ogiag, quella dei gian nizzeri, appare assurda in quanto, come accennato, entrambe erano perfettamente consce della loro inseparabile complementarietà, indispensabile per la perfetta e remunerativa riuscita della corsa. Nè è credibi le che la prima consentisse arricchimenti più rapidi e vistos i alla seconda creando così comprensibil i astiosità tra i due istituti. ' 'Se la categoria dei corsari rappresentava sotto A rng e sotto Khayr ecl-Din un corpo privi legiato e chiuso dalle molteplic i possibilità d i rapide fortu ne con le prede, non s i può dire altrettanto per gli anni successivi al J568 . In que ll'anno infatti a i giannizzeri fu concesso d i diventare marinai del la corsa e cli far parte regolarmente degli equipaggi corsari. " 10 Ogni contrasto, quindi, in reallà finì per ricadere nell'ambito giurisdiziona le o dei corsari, se inerente a problematiche naval i, o dei giannizzeri , se contemplante la commerc ializzazione, la detenzione od il riscatto degli schiavi. Tutto ciò che galleggiava era subordi nato alla assoluta ed ind iscussa au torità dei rais, giannizzeri compresi, nel ruolo di equipaggi; tutto ciò che viveva sulla terra, rais compresi, nel rnoJo di abitanti, a quella dei giannizzeri . Tornando ancora ai giannizzeri, va rilevato che la loro presenza nelle città-stato corsare mostra un costante incremento, grazie proprio alla funzione attrattiva esercita dalle eccezionali prospettive di atTicchirnento e di carriera in breve divulgatesi nell'intero bacino mediterraneo. Non sfuggivano a quel suadente richiamo nemmeno elementi cristiani che vennero sempre accolti prontamente nelle file di quella antesignana Legione Straniera, cli progressiva infima reputazione, umana e militare : ''Quei che assistono al governo pol itico son turc hi nativi ... Li Ttirchi Asiatici. spacciali in Costantinopoli per rozi e rustici a paragon d'Europei, cimental i ques ti da gli Ouomani per valorosi e quelli per vili, non sono per ciò alla Porta ammessi, nè tra le militie nè tra li M inistri, in Barbaria, con tuttocii), avendo maggioranze e preminenze. Da tale differe nze si può credere che nasca in Turchi Barbareschi un odio intes tino colla Porta Ouomana loro ripudiaLrice, e però, abbandonando li Turchi le natie capanne e l 'aratro, corrono in fretta a nobi litarsi in Barberia ove possono con More accasarsi et i suoi figli detti Culogli , cioè figli di soldati , subentrando al padre ma, per la correlatione della madre Mora, come spurii in un certo modo e degeneri , non sono pregiati quanto i rinegati et i turchi primitivi ..." . 11
A. S. Va, Gonf. , mazw G, f. 24 7. G . B. SALVAGO, Africa... , cit. , p. 79. 9 crr. R. R A INF.RO, Storia de/1 '1\!geria ... ' cit. , pp. 69-7 1. 10 R. R.-'.JNERO, Storia ... , cit. , p. 69 11 G. B. SALVAGO, Africa ... , cit., p. 77.
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Circa la struttura gerarc hica della milizia giannizzcra risulta che, all'interno delle città corsare barbaresche, costituisse una sorta di potere autoregolantesi. Ogn i suo membro infatti dipendeva, obbediva e rendeva conto delle proprie azioni, esclusivamente al suo organo di governo, il 'D ivano', composto dall'assemblea plenaria degli ufficiali, con funzioni di rappresentanza anche dei soldati semplici e dei graduati. Alla riunione non era ammesso, senza formale invito, nemmeno lo stesso pascià, conferma della assoluta sovranità del Divano. Le adunanze si succedevano abitualmente a lmeno un paio cli volte la settimana pubblicamente, e nei casi particolari-quelli d i convocazione generale-il numero dei partec ipanti superava i 500.Le deliberazion i, sempre frutto d i ani matissime discussioni-espl ici te testimonianze cli allrettanto vivacissimi interessi privati-avvenivano per unanimità-altra esplicita dimostrazione dell'affermazione d i autorità indiscusse ed indiscutibili, vuoi per prestigio economico, vuoi per meriti militari, vuoi ancora per alleanze tattiche di fazione-in ogni caso inequivocabile riscontro della non democraticità del sistema. Nessuna insormontabile difficoltà precludeva l'immissione nella milizia, come pure l' ascesa gerarchica al suo interno, dai gradi più bass i fino ai massimi. Osservava, anzi, i l Dan che si individuavano agevolmente membri turchi, greci, frances i, s pagnoli, italiani , fiamminghi, inglesi, tedeschi ed altri ancora di diversa nazionalità, tutti fortemente uniti e concordi grazie appunto al notevol issimo spirito di corpo, ed agli ingentissimi proventi . A sua volta il Salvago precisava: " In A lgeri ogni rnrco che vi capita è tamosro nocato in rollo della militia e la successione a grado, per le frequenti mutationi. è molto celere. I n 'fonesi deve prima far alcun viaggio per dar esperimento di se stesso e poi, disciplinato, è scritto alla militia;e le vicessi tudini a cari chi vn nno con passo lento. In Tunesi molti si ri fiutano, ma in Algeri mai niuno. e però chi non può restar in Tunesi passa in A lgeri. et è ricevuto e connumerato con gli altri ... " . 12
La carriera dei giannizzeri barbareschi partiva invariabilmente dal grado di milite semplice, dello Olclassi. Durante la permanenza a tale li vello, l'arruolato svolgeva mansioni di guarni gione, vuoi nelle
caserme cittad ine, vuoi nei campi estern i di frontiera . Trascorso un breve periodo riceveva la promozione a Vechilargi, con compiti di cuc iniere del Divano, destinato cioè al servizio di vettovagliamento e di sussistenza dell'intero corpo. Rappresentava, comunque, il primo scal ino per l'ascesa al rango ufficial i. Il successivo era quello di Odobassi, sorta cli caporale, comandante di una piccola squadra, oscillante tra i sedici ed i venti uomini. Gl i competeva allora, ogni luna, una paga di sei doppie, ciascuna pari a o ltre un ducato: il soldo, quindi , si conferma mediamente doppio, se non triplo, di un pari grado spagnolo, per un periodo di servizio minore di almeno il 10%. Seguiva poi il grado di Balucbassi, ovvero di capitano, contraddistinto eia un fregio di rame dorato applicato al turbante in forma di piramide con un altissimo pennacchio. Subito dopo era la volta di Aiabassi, grado ristretto appena a 24 ufficiali, per la cui nomina occorreva aver espletato un comando di piazza almeno per un anno. Tra di loro sp.iccava, per maggiore anzianità il Chiabassi con ruolo cli luogotenente generale e vicecomandante in capo. Al vettice stava J'Agà, comandante in capo di tutta la milizia: ma la permenenza a tale livello risulta limitata al massimo per un bimestre e, non cli rado, ad appena una settimana, allorcbè le capacità di comando apparivano inadeguate. A fianco ai militi in servizio effettivo vi stavano anche quelli ormai anziani, i veterani, detti 1\rfansalaga, liberi da qualsiasi prestazione pur percependo sottoforma cli vita lizio iJ loro stipendio, pari a ben 40 doppie. In circostanze particolari, dovendosi nomi nare un comandante per una campagna, si poteva scegl ierlo tra quelli per la comprovata esperienza. La stima e la reputazione che li circondava fu costantemente altissima: reato gravissimo perciò, per ch iunque, anche il semplice alzare le mani su di un miliziano, passibile di severissime condanne fi no al taglio della mano. Da parte loro in vece i g iann izzeri non ricadevano sotto la giustizia ci vile del Cadi, ma esclusivamente sotto quella esercitata dal loro comandante in capo. La disciplina, comunque, si mantenne sempre abbastanza rigida, con immediata sommin istrazione delle pene a condanna avvenuta.
12
G. B.
SALVAGO.
Africa... , cit. , p. 65.
Connotazioni operative
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Tradizionalmente contemplavano dalla battitura-fino a mille colpi sotto le piante dei piedi, equivalente all'i nvalidità permanente- alla morte per annegamento: nei casi meno gravi. ma più infamanti, era prevista l'espu lsione dalla milizia e l'esilio. Un 'u ltima annotazione va rilevata sull'armamento individuale dei giannizzeri barbareschi che appare, senza alterazione, estremamente sommario riducendosi, in definitiva, alla mitica scimitarra ed ad un moschetto. Le prestazioni militari ciel corpo possono ridursi sostanzialmente a tre: cli guarnigione nelle diverse fortezze, di armamento sulle unità in corsa e di polizia tributaria. La prima implicava il servizio cli guarnigione in ciascuna opera difensiva, tanto urbana quanto sparsa lungo le frontiere interne: il che lascia immagi nare i reiterati attacchi dei nativi miranti a recuperare la leggittima sovranità . Alle medesime guarnigioni, poi, si delegava l' incombenza cli una diuturna vigilanza contro il nemico per antonomasia, quello cristiano, che in qualsiasi momento poteva scag liare un violento colpo di mano da mare. Altro compito, strettamente connesso con l'anzidetto, il pattugliamento continuo delle strade urbane, sempre pericolose per la presenza di tanti schiav i, ed, in forze. lungo le carovaniere dell'entroterra. ln entrambi i casi i turni di servizio si avvicendavano per semestri. In dettagl io così il Salvago precisava: .;Algeri manda in terra ferma tre squadre: una in Levante. l 'altra in Ponente e la terza a mezogiorno;la prima e la maggiore. cli ottocento Gianiceri incirca con al trettanti Mori circonvicini obligati a marchiar con loro a piedi et a cavallo per guardia e retroguardia. Tunesi fa due spe<.litioni: l'una in Ponente e l'altra verso Si rocco. aggiunta parimenti a Gianiceri la fantaria e cavallaria Moresca. da molte angaria per ciò essente e l ibera. non senza assegnamento anco di salario e chiamasi questa rn ilitia Moresca co nome Moresco Zova [zuavi]. Algeri n' haveva da quatro rni le ma Tunesi. per l'cstension dello , lato, sin clocleci mil le... Questo è il più fal icoso serviti o che prestino i Gianiceri Barbareschi poichè. senza utile di rapina, convengono viaggiare a piedi per valli e morni con calori eccessivi sin alla regione di Numidia. sottoposti a continui aguati et imboscate cl' Arabi Ì\fontani ... Ad un al tro servi ti o son obligati questi Gianiceri Barbareschi di star a vicenda sei mesi alla guardia delli pre~idii , et i l presidio somministra vitto honesto e condeccnte. tanto ch'è uno del li tre serviti i. et in ca rn po. et in presidio. lrnvendo spese pubbliche, con molta facilitf1 avanza le paghe e le accumula.. . ''. 13
La seconda prestazione IT1ilitare del corpo avveniva a bordo ai vascell i in corso: lì però i giannizzeri erano es posti a rischi di gran lunga maggiori, e per contro anche a guadagni, in caso di fortunata crociera, enormente più consistenti. L'ultima incombenza, sotto molti aspetti quella cli gran lunga più ingrata non disgiunta peraltro eia una notevole dose d'incertezza, consisteva nell'andar ad esigere i tributi impost i agli indigeni. La normativa prevedeva che l' esizione fosse effettuata direttamente, presso i contribuenti, residenti per lo più nell'impervio territorio m ontuoso interno. Frequentissimi gli agguati e le imboscate, sempre caratterizzate dalla massima ferocia, premessa per altrettanto efferate rappresaglie. Così il Sai vago al riguardo: ' 'Le militie Barbaresche non sono tanto mari time che non s·applichino anco alla terra poichè, armate, hostilmente scorrono quelle campagne ad essiger tributi da gli Arabi. e se bene gli Arabi, che sono i signo1i legitimi del paese, non vogliono compa tir il giogo. i Barbaresch i però colla forza li domano e scodono i suoi corni e decime;allrimemi, ritrovandosi fuori i n tempo del raccolto, danno fuoco al le biade e fanno ogni violenza alli rcnitcnti." 14
Con il gettito tribu tado in quel modo estorto si provvedeva alla paga 'nuda' dei g iannizzeri, da riguardarsi alla stregua di una indennità territoriale. Per il che non gravavano minimamente sui proventi della corsa. Maggiore uti le ricavavano, non solo dalle agevolazioni ed esenzioni parzialmente descritte ma, anche, dalla facoltà di spuntare prezzi ampiamente scontati su ogni acquisto e, soprattutto, dal poter scegliere le mercanzie migliori tra le prede. Affermavano i cappuccini sulla, universalmente, detestata prassi in una lettera del 1588:
P 1-1
G. B. G. B.
SALVAGO, SALVAGO.
Africa. __ cii. . p. 68. Africa .. cil. , p. 67.
400
Guerra di corsa
" L e violentie poi che fanno I.i Giannizzeri] nel pigliare gli diritti delle mcrcanti e sono insopportabili . e di pri mo trailo il re cc gli offic iali pigliano il fiore delle mcrcantie per forma et in quelle quantità che vogliono e gli pagano un prezzo manco di quel li che vogliono e vogl iono che gl i si paghi il dirino a ragione cli più del valere e non ha quel prezzo che le han pigliato essi, e questo l'hanno farro a questi redentori ... " _15
Esaurita questa necessariamente schematica precisazione sull'organizzazione militare delle città corsare, è ind ispensabile indicarne la diversa consistenza in ciascuna, per consentire la comprensione dello stato di soggezione a quel!' apparato coercitivo e violento, dominante ogni circostanza ed ogni fase della vita e del traffico corsaro. Restando sempre agli anni delle lettere dei cappucini, ad Algeri il numero dei giannizzeri viene fatto ascendere a circa 6 .000.Allorchè . intorno alla metà del secolo successivo, la popolazione raggiunse le 130.000 un ità la sua composizione etnica sembra potersi così suddividere : 16.000 di origine turca, eccettuati i giannizzeri, 60.000 rinnegati, 25.000 mori, l 0.000 moriscos, 6.000 arabi, 1.500 ebrei, e, quindi, almeno 10.000 g iannizzeri. Alcuni decenni dopo il loro numero appare ancora maggiore, forse persino raddoppiato, conferma esplicita del forte potere att.rattivo che i lauti guadagni della corsa e l'assenza di preclusioni di ammissione e di carriera nel corpo esercitavano dovunque. Si coglie pertanto il paradosso di una città, popolata in maggioranza da individui di estrazione cristiana occidentale-tra schiavi , 1iberi e rinnegati quasi 90.000 persone-contro appena 30.000 di razza arabo-turca, fortemente caratterizzata però da motivazioni e da costum i islamici' Venendo a 1ùnisi i dati danno, su di una popolazione più consistente di Algeri, una presenza giannizzera-e servile-notevolmente minore attestandosi i primi intorno ai 4.000, successivamente incrementatisi fino a 7.000.Per Tripoli , poi, si scende ulteriormente con appena 500, incrementatisi, a loro volta, fino a circa 2.000. Tralasciando le altre stime, non meglio quantificabili, relative ai centri minori e, comunque di scarsa influenza sul totale, abbiamo in definitiva un organico, a cavallo dei due seco li in esame, di circa 15.000 giannizzeri, lievitato a quasi 30.000 verso la fine del l XVII secolo. 11 dettaglio, se confrontato con l'originale forza del corpo, sembrerebbe sottintendere il trasferimento in Barberia dell'intera milizia giannizzera! In realtà però si trattava di una sorta di insignificante omonimo, che riproduceva della lontana istituzione soltanto alcune caricaturali parvenze esteriori, tipiche di un militarismo tronfio e da parata, imbattibile esclusivamente nel tormentare gli inermi schiavi. Per spiegare, allora, la indiscussa prevalenza sulle rivolte indigene, va ricordato che l'azione dei nati vi fu costantemente inficiata dalla pletora di faide intestine, le quali ne minarono irrimediabilmeme la concordia d'intenti . Inoltre Ja popolazione magrebi na fatta ascendere dal Braudel, per il periodo in esame, a circa 2. 000.000 di individui, risultava, se distribui ta sull'immenso territorio nord africano di insignificante densità locale, il che giocò a favore della milizia giannizzera d i gran lunga preponderante numericamente in ogni scontro significativo.
La TAIFA: i corsari e l'organizzazione della corsa Dai successi della corsa dipendeva, in senso letterario, la sopravvivenza delle città barbaresche: ovvio che alla s ua ottimizzazione convergessero i maggiori sforzi. Emblematica la cattura di sette mercantili napoletani carichi di grano e diretti a Malta eia parte di quattro galeotte barbaresche agl'inizi dell'i nverno del 1599: in quei medes.imi giorni il console veneziano da Napoli così scriveva a Venezia: ''In Barbaria si muore di rame e il grano si vende a 30 scudi la salma... ". 16
Quanto citato non rappresenta tuttavia il principale riscontro dell'asserto : è, se mai, nella minaccia di interrompere le transazioni di riscatto da parte cristiana che si percepisce la dipendenza esistenziale barbaresca dall'occidente. Esistenziale, non cconornjca, come già a suo tempo affermato: il danaro,
15 16
A. S. Va. , Gonf., mazzo G , L 219. A. S. V. , Dispacci Senato Napoli , fz 15 (47).
Co1111.owzio11i operati ve
40/
infatti , poteva certamente provenire da altre regioni dell'universo arabo-turco, ma le derrate alimentari ed i prodotti tecnologici no, ed entrambe le categorie si proponevano indispensabili. La riprova in quanto esposto dai cappuccini nella lettera del 22 luglio 1587: "Questa mattina siamo stati innanzi al re contro un moro che non vo lea lasciarci il trombetta ... sopra alle poli ce che gli havevamo cimo dicendo egli che voJea gli dinari dove siamo stati in contrnd i1torio per doi ho re et il re volea accordarci co n dargli li dinari dii suo e farci credi to a noi e più l'ha tratta presente A rn aut Marni Capiranio Bei il quale favorri va grancl i s.simamente ma non habhiamo voluto accettare alcun panito ~e non rigorosa iusti tia al fin ri ssol vendosi che non vo levamo accordo con dire che gli Sig .r i del Gonfa lone non tengono conto cli trecento doble ma si ben c he siano servate le nostre ca rte et che noi non volevamo parreri mentitori e negando il moro di havere la police er che se il bassi\ non c i faceva ,issoluta iustitia e non c i facesse man tenere le nostre carte noi gli havcrcssi mo portato gli capi toli ciel sal vacondotto a piedi suoi et haverissimo levato mano dalli negotii il che fu re f'crito dal eletto cap.o che per J'avor nostro faceva il trucimano onde volendo il re ven ire in cogn itione di questa veri tà si trovò la carta nella casa della moglie ciel moro per il che i l bassi\ con molti gridi se lo cacciò davanti e ci diede il schiavo facendoci buona la nostra carta e d icendoci amorevolmente che meritiamo a trattare cautamente che no n ci mancherà d i iustitia. " 17
Evidente nella inflessibilità dei redentoristi, e nella bonomia del pascià, il ruolo giocato dal rais corsaro. Il rappresentante, infatti, della potentissima corporazione, e con lui i suoi colleghi, no n avrebbe mai acconsentito a qualsiasi violazione compromettente il circuito mercanti le, e quindi l'economia dello stato, direttamente coinvolto nel la stessa. Di tale interdipendenza e delle articolazioni della classe dei corsari forniremo di .seguir.o un sintetico scorcio. Senza dubbio il primo servizio che lo stato barbaresco offriva ai rais era quello della copertura giuridica. Per suo tramite, infatti, quei briganti del mare in quanto appartenenti ad una ben precisa nazione terri torialmente definita, e sostanzialmente riconosc iuta, parte -integrante per cli più dell'i mpero ottomano, si nobili tarono al rango di corsari. De l resto lo stesso stato esisteva per gl i introiti corsari. Nessuna distinzione pertanto fra le due entità: ' 'L'interesse d i stato. appresso Barbareschi, co mporta che sia stimato lecito e Jegi timo ogni e qualunque corso, e per giusta in contrari() che sia una causa. niuno l' abbracc ia se non vi concorre J'avantagio overo senza un suo m inimo danno. " 18
Connesso con questo si evidenz ia l' intero apparato diplomatico incentivato dalla dirigenza politica barbaresca per meglio agevolare la commercializzazione delle prede, sia umane sia materiali. Ambasciate, legazioni, sedi reclent.oriste, succursali e fi lial i bancarie, ecc. trovavano una pronta disponibilità pubblica, supportata eia agevolazioni e eia riconoscimenti ufficiali immed iati, purchè ovviamente finalizzati alla capitalizzazione de lle razzie . Seconda funzione basi lare fornita dallo stato barbaresco in appoggio alla corporazione corsara si individua nella sua protezione, conseguita con un abbondante ricorso alla fort ifi cazione ed all 'armamento balistico. Fin troppo intuibile c he una notoria carenza nel settore avrebbe esposto le enclavi del crimine organizzato a terribili rappresaglie e ritorsioni militari occidentali, miranti innanzitutto alla distruzione della flotta, raid infinite volte pian ificali eia ciascuna marina mediterranea europea. Ancora più strettamente connessa con l'attività corsara era la pubblica costruzione e gestione dei famigerati 'bagni', con il relativo corollario tipico di ogni struttura carceraria di reparti cli sorveglianza e di sussistenza. Analoga intima connessione con la pratica corsara, si coglie pure nella costruzione ed il mantenimento degli scali portuali, con le immense banchine e dighe foranee, erette e mantenute dalle pubbliche finanze. E che il risultato di tante previdenze politiche, amministrative e strutturali fosse sempre all'altezza deJle esigenze della corporazione corsara trova inconfutabile conferma nella sua eccezionale longevità inalterata, o ltre tre secoli appunto. Implicita comunque u na altrettanto grande dose cli ipocrisia da parte dei governi occidentali, cointeressati ali~ ridistribuzione degl' ingenti utili dell' impresa, e coinvolti strategicamente nella s ua sopravv ivenza. E al riguardo indispensabile ricordare a titolo esemplificativo ed emblematico c he, della: "valuta importata in Barberia, una quota viene prontamente riesportata per
lì
A. S. Va., Goni'. , m azzo G, ff. 177-1 78. B. SALVA GO, Africa .. .. cit. , p. 38.
18 G.
Guerra di corsa
402
soddisfare la domanda dei beni, d'uso durevole e non durevole. del sistema barbaresco, soprattutto mezzi di produzione della corsa. Per mettere in esercizio una galeotta i barbareschi sono costretti a sborsare sui mercati europei fino a 3. 000 scucii d'oro, acquistandovi quel la parte di <<fornimcn ti , attrezzi e corredi», come alberi, ante nne. velatura, sartiame, remi , ancore, ferri, armi e munizioni, che non ottengono di rettamente dalle rapine in mare. Assicurare l'integrità e l'efficienza di flotte corsare formate da decine di galeotte e centinaia di fregate, negli anni segllenti la battaglia di Lepanto, s ign ifica perciò spendere in Europa denaro proveniente da migliaia di riscatti". 19 In a ltre parole il prezzo di riscatto di ogni schiavo racchiudeva in se una quota di spese vive, che, a differenza, degli utili rientrava totalmente in Europa. A puro titolo di cu riosità può essere, previa una serie cl i complessi calcoli, così sti mata, s upponendo le catture provenienti da una razzia particolarmente fortunata tale cioè da riempire al massimo lesti ve di una fusta, per giunta con prede del massimo pregio mercantile, evenienza estremamente rara ed improbabile, ma ottimo limite di calcolo:
(i dati sono espressi in du cmi e si riferiscono ad una singola crociera corsara) Interessi sul costo dell ' imbarcazione armata ed operativa ...... Ammortamento della stessa . .... .. . . ..... . .............. Ammortamento ciurma ai remi .. ..... ........... ... ... .. Spese armamento per crociera . ... ...... . .. ..............
, . . .
5.000 1.000 2.000 4.000
Totale. . . . . . . . . . . 12.000 Valore schiavi catturati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15.000 Totale spese .. ... .. , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I 2.000 Utile netto da dividersi. . . . . . . . . . .
3.000
Po ichè i materia li per la costruzione-o manutenzione-l ' armamento e le attrezzature dei batte lli corsari si acquistavano in Europa, la quas i totalit~t delle spese rientrava nelle economie occidental i, in ragione di: Percentuale di rientro su ogni riscatto .......................... 80% Dal che ne derivava che l' approvvigionamento di ogni singo lo schiavo implicava un costo min imo ben preciso: Cos to di produzione di ogni singolo schiavo se riscattato a 150 ...... 120 Costo di produzione cli ogni singolo schiavo se riscattato a I 00. . . . . . 80
È significativo che il Dey per le prede fatte dai suoi vascelli: " ... per ogni huo mo preso, o vecc hio o g iovane o ri cco o povero ... sborsa ali i Corsari ottanta scud i ... ".2°
ovvero. in definitiva, il rimborso delle spese di produzione, restando interamente suo l'eventuale guadagno. Naturalmente nel caso di vendita degli schi avi sui mercati interni islamici , pur non variando i proventi corsari, varia la percentuale di rientro in occidente e, tenendo allora conto che il riscatto come g ià osservato copriva circa il 20-25% dei casi, si ha un rientro totale dell'ordine di poco più di 3.000 d., cifra quasi analoga ai proventi netti dei rais ! Dei denari poi spesi per i riscatti, inoltre, soltanto un a metà ven iva realmente intascata dai corsari , ed il dato è confortato da una accurata verifica compiuta su l bi lancio
19
C.
2o
G. B.
MA:-ICA. //
modello di Sl'iluppo... . cit. , p. l 73. Africa... , ci t. . p. 62.
SALVAGO,
403
Connotazioni operative
dell 'attività del Gonfalone, per cui s i è: "d i fronte a un caso vistoso cli redistribuzione cli ricchezza, non solo tra mondo cristiano e mondo is lamico, ma anche tra categorie diverse d i percettori all'interno del mondo cristiano. Nel bi]ancio ... contro i 20.745 scudi spesi dal l'opera del riscatto in mani barbaresche stanno i 22. 433 scudi spesi in mani e uropee ... ".2 1 Vi è da aggiungere, ancora, che forse proprio la marg inali tà dell ' uti le s pingeva i barbareschi a sfruttare al massimo gli schiavi prima di consentirne il riscatto, assicurandos i in tal modo, con prestazioni forzate med iamente decennali, un utile suppletivo, spesso, molto magg iore a quello diretto, che a sua volta può così stimarsi : Uti li di lavoro servile per un decennio. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 360 Interesse maturato sul capitale schiavo nello stesso periodo. . . . . . 200 Uti le netto residuo. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
160
Va osservato, infine, che nel computo non compare la cifra cli ammortamento o di deprezzamento degl i sch iavi per invecchiamento e logoramento. Essendo infatti il prezzo d i riscatto assimilabi le ad un valore amatoriale a d iffe renza di quello d i mercato, che invece risulta rigidamente in fl uenzato dalle accennate connotazioni. restava inalterato anche dopo lo sfruttamento ultradecennale. Per contro ad ogni incremento del secondo per eccesso di domanda cresceva parallelamente il primo. I diversi redentoristi avvicendatis i, tuttavia, ten tarono ripetutatamente di appl icare tariffe di riscatto più vicine all'andamento cli quelle d i mercato . In base a ciò per gli schiavi vecch i e storpi. o malati, no n si sarebbe dovuto pretendere un identico valore di quelli giovani e validi: ma i barbareschi s i opposero sempre, più o meno artmamente alla discriminazione. imponendo addirittura il riscatto coatto . Così al ri guardo il 20 aprile l 588: " ... Horn usano questo m oùo di assassinare che vanno cercando schiavi vecc hi zoppi orbi e di diverse infermità stroppi ati e gli pig l iano in quindici e vemi scucii e forciano li reden tori a pigliarl i in cento Sl'.Ucli ... ". 22
Ed ancora su llo stesso argomento il 21 agosto : " ... sendo arri vali no ve mil lia scudi in tan ti reali da ono a questi padri reclenttori per il regno d i porrogallo questo re ti ranno ne ha tratenuto la mettà con dare ad intendere che vole res tituirgli in tant i sottani ni J~ullanini ] il soprapiù dc suoi dirilli il che non ha anco fatto sin aù hora e pur sono dieci o clocleci g iorn i che gli tiene nelle mani e si crede di cerLo che non g li ne debbia res tituire un quatrino ma umo volerglielo compcnssare in tanti schiavi vecchi ciechi in fermi e stroppiati d i qualunque nationc sicome da lui e da molti altri se ne fa munitione ce rca ndogli a dieci e 20 scudi l' uno e vio lentemente farscgl i pagare a cento scudi l' uno... ".n
Evidente, dalla accorata denuncia. la pressione speculativa, contro la qua le non vi era alcuno scampo. Ma al d i là di quei casi, peraltro definiti in una sorta cli percentuale fissa, la transazione perrnase nei parametri esposti innanzi. Il dato ci porta, pertanto, a concludere che su di una cifra cl' investimento iniziale di circa 120 s i potevano conseguire uti li da sfruttamento pari a 160 ed util i di riscatto di 30, confermandos i il lavoro fo rzato degli schiavi i I maggior provento della tratta corsara. Volendo ulteriormente precisare quel perverso circuito, che vedeva la corporazione dei rais al primo posto, possiamo d istinguervi tre fasi fondamentali , cli cui la pri ma consisteva nella cattura degli schiavi, la seconda ne lla loro commercializzazione, con risucchio di capitali dall 'Europa, e la terza nel rientro degli stessi sottoforma di commesse militari , e consumistiche. In pratica, in questa u ltima fase, si assiste ad un vero e proprio riciclaggio del denaro della corsa. in favore emi nentemente occidentale. Dal c he l'intero sistema corsa-
Il modello di sviluppo .... ci t. . p. l 82. G. , f. 2 19 ,t,.. S. Va. , Gonf., mazzo G, f. 223.
21 C. MA:--ìCA,
22 A . S. Va. , Gonf.. mazzo 1,
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Guerra di corm
ro, con le sue inaudite crudeltà e la sua mostruosa macchina delinqueziale, altro non sembrerebbe se non la componente manovale, cioè cli infimo livello e perciò più terrifica ed efferata, cli una immensa speculazione monetaria con enormi interessi internazionali. Ovvia allora la blanda opposizione alla sua perpetuazione: le potenze occidentali, infatti, mai si prodigarono, al di là cli una semplice professione di compassione ipocri ta, e di ritorsioni mil itari cli facciata, alla soppressione clel1'infam ia. Lecito equiparare il coacervo cli connivenze tra le opposte etnie ad una vera multinazionale ciel crimine organizzato, dove, la previsione di vita di ogn i singolo schiavo costiruiva la risorsa di scambio monetario. Variamente ri levante a secondo dell 'età, variamente rilevante a secondo della prestanza fisica, variamente rilevanle a secondo della potenzialità intellettuale, invariabi lmente comunque aspettativa di vita, connessa con il prelievo, e la concentrazione, dei frutti della stessa in al!re mani. Potrebbe, sotto alcuni aspetti, paragonarsi al mercato energetico . Lo stato barbaresco, pertanto, garantì con le sue articolate istituzioni, la :sua credibilità commerciale e le sue plurime e capillari relazioni diplomatiche la redistribuzione di tanta ricchezza, sia in Occidente che in nordafrica: la speranza di vita degli schiavi, invece, costituì la fonte stessa di ricchezza ed al contempo il nodo di guell' interminabi le rragecl ia.
l signori della corsa Al vertice della gerarchia si trovavano i 'Rais', ovvero, i comandanti, non di rado, padroni delle u nità corsare. Stando ai documenti pervenutici la maggior parte di loro sembra provenire dalle file dei rinnegati e ciò spiegherebbe, non tanto la riconosciuta capacità naut ica, guanto pi uttosto la perfetta conoscenza del territorio nemico oltre alle sue abitudini. alle sue ricchezze, ai suoi ritmi ,necantili ed alle sue potenziali tà in genere, indispensabili nozioni per l'ottimale esito di una crociera. Al riguardo ricordava il Salvago : ''Hanno bandiere fi me ùi Nmioni Christiane, trombettieri Fiamrneng hi e I ng lesi, et le sue armi sono squarci ne [spada curva] , arch ibu si e qualche arco a frezze. Cercano più che sia possibile <.l' impossessarsi de' vassel li con li stratagemi o coll' inganno delle finte bandiere o con simulmione d'esser viancl<1nti pacifici, e allhora fanno comparir gli schiavi sol i e qualche rinegato giovane sin tan to che, spiato il vassello, si conoscano su J"avarnaggio di far botw al l'improvviso . ." 24
A bordo i rais incarnavano l'autorità indiscutibi le ed incontrastata, veri signori della nave, ai quali persino gli orgogliosi giannizzeri dovevano pronta ed incondizionata obbedienza. La minima insubordinazione si risolveva, senza distinzioni, in severissime punizioni, in particolare, ovviamente. per gli schiavi ai remi. La corporazione dei rais, la tazfa, è per conseguenza la componente sociale più benestante economicamente del mondo barbaresco corsaro, quella che si assicura i maggiori proventi dalla corsa e dallo sfruttamento del le prede . A sua d iscrezione si procedeva alla scelta dei comandanti in s ubordine ed al la loro preparazione;la stessa dec ideva pure la spartizione delle aree di caccia ed il coord inamento delle unità in mare. Ai rais competeva, ancora, la decisione sui temp i di crociera e sull 'armamento. Al pari del l'ogiac, la ta(fà deve farsi carico, in caso di necessità, della difesa dello stato, nell'ambito di competenza, il mare, con la totalità della flotta. Anche la cantieristica navale dipendeva sostanzialmente dalla corporazione, dovendo non solo riparare i battelli danneggiati ma reintegrare i persi in missione, evento tutt'altro che infrequente . Scrivevano il 16 maggio 1589 i soliti cappuccini: ·' ... Alli giorni passati sono state prese dalle galere cli Genoa in lspagna nove vascelli ùi fregate grosse dove si son persi più cli trecento huomini tutti perfclti vogarori ;con tulio c.:iò si fanno tante fregate c.: he è cosa da non ere-
24
G. B. SALVAGO. Africa ... , c:il. , p. 60.
Connotazioni 017erative
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dere che se ben se ne perdano molte se ne fan no sempre di più di quelle che si perdono e se ben da poi che siam qui noi se ne sono perse più d i trenta [in circa 4 unni I vene sono ancora al presente pi ù di quaranta tu ttavia se ne fabbricano altre... fra Dionig i fratel Arcangelo ~, 2.5
La s ituazione citata pur essendo relat iva agli anni '80 trova immutata conferma nei decenni success ivi , tant'è che il solo problema dei rais, e dell'armamento corsaro in genere, non consisteva nel costruire gli scafi ma nel re perire i rematori. L'accaparramenlo sfrenato produceva d'a ltro canto l'abnorme lievitazione del loro prezzo,. ulteriormente acutizzata dalla inesorabil e rarefazione. Il dettaglio non risulta affatto inilevante, poichè, dagli schiavi ai remi dipendeva sia la movimentazione de l naviglio, s ia la s parti zione delle prede, funzione della loro proprietà. Se un rais infatti dis poneva di s ufficienli risorse armava una sua unità, esc lusivamente, con suoi rematori, evitando così la divisione del botti no. In ossequio a siffatta consuetudine la componente materiale del razziato finiva spartita tra i membri dell 'equipagg io, mentre quella umana-nella ipotesi suddetta-al solo capitano, in particolare nel caso di incursioni a terra. P recisa il Salvago : " L'ordine del corso è che dove si fa sbarco gli uomini sono ddl i Capitani o Governatori del le galeotte et le robbe dc' Leverni [giannizzeri imbarcati] . eccello i colli grossi che si mctono in monte, e di più a L eventi tocca un anerna per ogni dogena [ 200.l;ma facendo acqua in alcun luogo venisse voglia ad alcuni d 'andar a far scorseggiata, quella volta tirano il nono delle persone prese ... ··_26
La precisazione del memorial ista trova, a ben guardare, una log ica interpretazione : i risch i, infatti, ai quali si esponeva un battello nel corso di uno sbarco razziatorio s i confermavano, come spesso ribadito, di gran lunga ecceclenri quelli di un semplice abbordaggio. Da l che l'assegnazione delle prede subiva una motivata sperequazione a favore dei rais e dei governatori delle galeotte, i più coinvolti economicamente nell'impresa. E, per identica conseguenza, l'accaparramento di tutti g li schiav i catt.urati, competendo alla c iurma eia preda soltanto le masserizie saccheggiate. ed uno schiavo ogni duecento, fraz.ione modestissima e, pressochè, irraggiungibile nelle normal i incursioni. Nel caso, poi , che, du rante un ' acquata 27 , incombenza frequente e rischiosa, un corsaro si fosse allont,mato, previa la debita autorizzazione del rais, per tentare, ovviamente a suo rischio, di catturare qualche sprovveduto abitante locale, gli veniva riconosciuta la provvigione di un nono sulle persone catturate, guota di gran lunga superiore alla precedente, funzione appunto elci pericoLi cors i s ingolarmente. La s intetizzata assegnazione conferma, in definitiva, la stretta interdipendenza tra appropriazione della quota più remunerativa del bottino, g li schiavi, ed il coefficiente di rischio affrontato, fermo restando comunque il maggior profitto per il rais padrone dell'imbarcazione. Il crescere dei costi connessi con l'armamento dei battelli corsari sembra però aver prodotto, almeno verso la fine del '700 e gl i in izi dell "800, alcune s ignificative alterazion i sul ruolo dei rais. Affermava, infatti nel 1805, nelle s ue memorie di ex schiavo a Tunisi, un sacerdote, che, trovandosi disponibili due un ità, per: " ... co ndurre tai legni in corso si presencano agli armatori ben molli cosidetti Rais, i quali o servirono altre volte come capi corsari. o si meritano avanzamento in tal scr\'izio;e siccome sono altro nde pri vi o scarsi di sussi-
2s A. s. Va .. Gonr.. rnaz.z.o G, f. 250. 2<> G. 13. SALYAGO . Ajì-ica .... cit. . p. 57. 21 Precisa sul termine A . G L' GLJELMOTII, Vncabo/ario 111ari110 .... c iL . alla voce: «L a provvista dell ' acqua dolce per uso dell'armata. Le galere portavano presso cias<.:un banco d i voga, cinque bari li: cioè trece!llo barili d'acqua che non potevano bastare, per tanta ge!lle e affaticata. più che due selli mane. Le navi porravano un numero maggiore di bari li, o botti di gran capacità: che sopperivano lungamente al bisogno, anche pel numero minore della gente che soleva essere nelle navi. L ' esperienza aveva mostrato che nei vasi di legname l'acqua veniva presto a corru zione, a vermi, a nausea. a dissenterie e scorbuti ...» . In realtà la ri serva idrica dei battelli corsari risulta cstrc rn ameme minore della menzionata. per i l comprensibile moti vo di ridurre i pesi superflui. e per ritrovarsi a bordo un nu mero enorme di uomini. tra equipaggio e prede. Il che obbligava al riforn imento idrico almeno ogn i 4-5 giorno al massimo. dettaglio pcrfcttamerue noto al la difesa costiera e sul quale si elaborarono espedienti ostativi ben precis i. cfr. r. Russo. La difesa cosriera del Regno di Napoli.. .. ci t. , pp. 150-5 1.
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Guerra di corsa
stcnzc, fanno studiosamente la corte a chi può rnettergli in aui vità... Il loro appannaggio è incerto. ed ordinariameme scarso: ma sempre proporzionato all'importanza del bastimento che montano ... Quando i l bastimento predato a la stanza da poppa, ciò che trovas i in essa appartiene al Rais, e certamente vanno a cader in sua mano egual mente il danaro ed effetti preziosi che trovansi presso gli equipaggi: ma credo (eia quanto udi i) che qualunque ne sia il valsente. ne debba far egli rassegna al so vrano ed agli armatori e parteciparne soltamo a tenore della convenzione. Se il numero degli individui predati arriva a dieci. egli ne può scegliere uno il quale però non sia prete nè donna, e il resto, fossero anche cento. con tu tto il bastimento, il di lui carico cd attrezzi ri mane in possesso degli armatori. La ragione perchè i l Rais non può scegliere per se schiavi se non un secolare e maschio, proviene dal prezzo doppio che il prete e la donna vengono tassati aJl'occasion di risca tto ..·•.28
Al pascià, invece, spettava per diritto una quota pari ad u n decimo del catturato, in natura o in mercanzie. Godeva, inoltre, di una sorta cli prelazione sopra gli schiavi venduti all'asta: conclusa la trattativa i disgraziati sfilavano alla sua presenza. e. se qualcuno suscitava il suo interesse, gli era consentito prelevarlo, ri mborsando l'acqu irente del prezzo sborsato . Questa prerogativa permase inalterata fino alla soppressione de lla corsa. Ecco come il precedente autore ne descrive lo svolgimento: " ,\spett avamo purtro ppo noi quel momento coll'ansietà che è propria d 'una si tuazione i ndecisa... e così inviati ci a piedi. rum mo con due miglia di cammino al Versailles di quel Sidi A lmuda Pascià. Quella residenza~'> consi ste in una specie di piccolo horgo ben ci mato, le mura del cui atrio piLl elevate sono munite di sufficiente artiglieria, cd il cui ingresso guarn ito di arme e di armati . Più addentro sonovi dei yuart ieri ben ristretti per quello che clirebbesi altrove il corpo diplomatico e stato maggiore, e nel centro vi è l'abitazione del sovrano colla sala grande cli ragio ne insieme e d'udienza. la quale mediocremen te bella è fatta a tre navi sostenuta eia un doppio g iro di colonne. In fondo siede il Bey su d'un sofà decoroso a gambe incrociate all'orientale. La folla era ivi grande e per g li affari proprj à concon-enti, e per la curiosi t11 della rassegna degli schiavi nuovamente venuti. .. Intan to fummo non d irò presentati, ma spinti ad uno ad uno innanzi ai sovrano, e dovetti figura r io per pri mo deponendo le scarpe alla porta ... Finito l' imerrogat0rio personale fummo di nuovo ricondotti nell'atrio a disposizione del Bey quell'uno o que' molli fra noi che g li rosse piaciuto di scegliere in proprietii ..:·_:10
Tornando alla corsa, ed alla spartizione delle prede, per g li abbordaggi si riscontra non solo una netta diversificaz ione dalle incursioni a terra. ma persino in fu nzione de lle diversa tipologia del nav iglio catturato, ovvero mercantile o militare . Nel primo caso tutti gli uomini catturati andavano a l rais, ne l secondo venivano s partiti in ragione di tre quarti al rais e di un quarto all 'equipaggio. Precisava il solito beninformato Salvago: ·'Finito i l viaggio e pervenu ti in pon o si vende alla massa la robba e si distribuisce tra Lcvcnti [giania.eri imbarcalil i.l ritrauo a un tanto per 1esra. senza parzialità veruna. I capitani si spaniscono gli huomeni a questa roggia: se non vi son persone ben nate si di vidono una per una tra li Capi tani colla sua sti ma. e cossì fossi degli huomini intitolat i cli nave e di l'orzati da remo, del ri manente poi se ne fa essi to all 'incanto e si spartisse i l cianuro contan te. aggionto i l val sente delle persone acc:ellalc per islima, et si fa la di vision del cumulo secondo la quanti t/1 dclli galeoui a tanto per galeotto. Se tu tti i galeotti d ' una galea sono d' un medesimo padrone, tamo meglio per esso. altrimemi s'assegna la parte alli padroni dclii voga tori tolti ad i rn prestito ... " 3 1
Anche in questa consuetudine la logica sembrerebbe quella del rischio, essendo nell'abbordaggio di nav i eia guena tuui ugualmente esposti, e quindi meritevoli di adeguata rìcompensa, peraltro sempre abbondante trattandosi di galere . Per i mercantili, invece, scarsi di equipaggio e magari co n le sti ve p iene il discorso risult.a opposto. Vi è da agg iungere che il vascello cattu rato veniva, a sua volta, diviso in due quote, di cui una a beneficio dei corsari e degli armatori e l'altra del pascià. In ogni caso molto difficilmente i rais mollavano le prede umane, riguardate alla stregua di valuta
28 F. CARO>J>JI. Ragg11agfio del 1·iaggio co111pe11dioso di un dile11an.te amiquario sorpreso dà corsari condono in Barberi(/ e Jelice.111en1e rimpatriato, M ilano 1805 . p. 13. 2•, La residenza reale cui fa ri ferimento il Caronni è quella del 'Bardo '. la cui originaria edi ri cnione sembra risalire addirittura <.1! XV secolo. Si trova va a pochi chilometri da Tunisi . e fu dopo un lungo periodo d i utilizzazione eminentemente estiva, completamen te ristruttm ata ecl adibita a residenza permanente dei pascià tunisini. In merito c:fr. J. R EVA lit:r, Patois, de111e11 res et maisons de pla isance à T1111ìs er ses environs (d11 X\!!° au XIX siede). Aix-en-Provence I 984, pp. I 19 e sgg. F. C\RO>J'J I , Ragg1wg/io del viaggio ... , cit., p. 69. i ! G. B. S ,\ LVAGO, Africa ... , cit., p. 58. 0
,o
Cmmota"<,ioni operative
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pregiata, immediatamente stimabile e convertibile in denaro contante, o in alternativa-spesso temporanea per quanto detto-come potenziale nuovo motore per le loro navi. Sotto questo aspetto risulta assolu tamente innovativo, storicamente-e cinico-il produrre schiavi impiegando altri schiavi, ulteriore conferma della grandissima specializzazione dell'apparato corsaro. Progressivamente l'utilizzo degli schiavi non fu più limitato esclusivamente al ruolo di semplici braccia, ma assolse una numerosa serie di incarich i a bordo, a volte anche di rilevante delicatezza. Già intorno al 1630 abbiamo ampi riscontri di siffatta tendenza: ·'...da Padrone, Nocc hiere e Scrivano in fuori, lutti gli uffitiali, bombardieri e marinari, sono schiavi mandati dalli suoi Padroni overo rinegmi ..." 32
Ma la contrazione delle prede, pur essendo alla fi ne del '500 quasi impercettibile, iniziava a produne i suoi effetti . Aci ampliarli non di rado si sommava l' esplodere della peste ed in tal caso le due concause bloccavano l'approvviggionamento e la commercializzazione dei vogatori, e quindi la stessa corsa. Scontato allora il repentino, vistoso, aumento dei prezzi degli schiavi. Ecco, ad esempio, nelle lettere dei nostri frati le prime avvisaglie dell'inversione di tendenza: "Cl i schiavi sono salili a tanto alto prezzo che quelli che habbiamo comprati per cento scudi hora valeriano e non si haveriano con meno di centocinquanta e questo avviene perchè non si fa tanta prcsaglia come si solea per il passato e perciò incariscono canto ... " .33
Ed ancora in data 22 settembre 1588: " ... novo riscatto il quale però non si può fare se non con grandissima spesa come più volte vi ha bbiamo informati si per gli troppo eccesivi aggravi si per il pretio degli schiavi c he sono saliti assaissimo tanto più li vogatori perchè molti ne sono mancati e pochi atti al vogare se ne pigliano... '' ..' 4
E sulla responsabilità della peste nella rarefazione degli schiavi , così il 15 novembre 1585: "Gli christiani sono in molto prezzo per la mortalità della peste di modo che sara necessa rio pagargli molto e pochi dinari ci sono resta ti nelle mani ... ".,s
A riequilibrare il mercato provvedevano di tanto in tanto catture eccezionali di galere, ed a volte di intere flottiglie, evento graditissimo ai rais, sempre alla spasmodica ricerca di nuove ciurme per i remi. li 30 giugno del J 585 scrivevano i frati a1 riguardo: " ... sappian inoltre le SSVY che sono a rrivati heri molti poveri schiavi delle Galere del papa forse da cinquanca il padron loro e Morad rais, quelli poverelli esclamano d'esser tutti riscattati, molti ve ne scanno soldati molti have ranno fini to il tempo, et molti gli ammalati per tante fatighe e bastonate che hanno havuti, e una bella gioventu hano bisogno di riscatto particolare per esser molti et molti giovani lustri et honorati ... " .36
L'angoscia percepita tra le righe pur avendo quale stimolo immediato la sorte di tanti giovani sventurati, il cui destino a bordo alle galere barbaresche era facilmente intuibile, nasceva dall'immaginare quanti altri nuovi battelli si sarebbero potuti armare con il loro impiego e quante altre nuove prede avrebbero, per conseguenza, catturato, nella diabolìca spirale. Ed in quello scorcio storico si avvicendarono numerosi eventi analoghi. Che non si trattasse di un caso isolato lo conferma quest'altra lettera del 24 luglio del 1589, dalla quale apprendiamo che: " ... son ri tornati tre vascelli cioè galeotte cli corso con molta presa di sede di damaschi et altre cose el di dinari et non cli huomini e non e bastato questo che ... vicino crema milia Algieri vi stavano due fregate di maiorca benissimo armate quale anelando per investire tre galeotte pensando fossero fregate restarono alle prese con no vanta Imomini sopra nmi giovani da fani che è un grandissimo danno perchè sono tuui marinari e soldati Dio voglia che sette altre Galeoue che hanno :a ritornare non vengano ancb 'elle cariche cli spolie di cristhiani con molta confusione ciel
32
G. B.
33 A. 3~ A.
SALVAGO.
Africa... , cit., p. 58.
S. Va., GonC.. mazzo G. r. I 76.
S. Va., Gonf., mazzo G, f. 239. A. S. Va. Gonf., mazzo G , f. 142. A. S. Va, Gonf., mazzo G , f. 123. 37 A. S. Va., Gonf, mazzo G, f. 27 1.
3; 36
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Guerra di corsa
nome nostro ch1istiano ... ")7
Purtroppo però la paventata evenienza ebbe es ito positivo in guanto pochi giorni dopo, per l'esattezza intorno al 23 agosto: "Da sei mesi in qua sono stati po,tat i schiavi ci rca otto cento persone quasi tull i giovani et ani al re mo di che se ne fa la maggior stima e vero che non e capitata persona di valore ne di consideratione d i riscano grosso e ve ne sono alcuni del Stato ecclesiastico che forno presi andando in Avignone per soldati ... ".38
Chiarissimo a questo punto il significato dell'affermazione del Salvago per cui su tutte le irnbarcaz1on1 corsare: " ... lo sforzo di vogadori è d' lcaliani e d i Spagnoli che si sono esperimentati più tolleranti ... ". 39
Nonostante ciò intorno agli anni '30 del XVII secolo lo stesso Salvago ricordava che: "Tiene A lgeri sci galeotte, et è lo sforzo che possa fare nella deficienza massime di ciurme assuefatte e robu ste;e se ne fabbrica alcuna, è più per rimetter in luogo delle vecc hie o delle mal conciate che per accresser il numero . Qu este galeotte, di 25 banchi l'una, al sommo leggiere e vergole [instabili] acciochè siene preste et a giongere et a fuggire. Non hmrno a prora nè trinchello nè sbare e portano un solo can none petrero di fe rro;vogano a quanro et a cinque al remo [il che impl icava un massimo di 250 schiavi ca iscunal et escono c:on 140 I.event i in ciascuna co n li suoi arch ibusi Barbareschi che impattano [pareggiano] i moschetti, ca rgati nelle zuffe con più balle m inori fa pallctt<mi I per molliplicar la strage.. . L' uso loro è d ' abbordar con ogni celerità perchè si cognoscono inferiori di can no ni ;et i L evemi rulli son eletti Gianiceri Barbareschi stipendiati e non vcnturicri ... ".40
Del resto ancora ai primi dell' '800 così puntualizzava il già citato sacerdote: ··... Ma le loro m unizioni da guerra co ntano ben poco, dacchè non istà nel far fuoco la loro abilitìt. n,a nel montare all'abbordaggio in caso di res istenza superabile coll'arma hianca... " .4 1
C irca la precisazione del Salvago relativa ai '!eventi', cioè alla compagnia militare imbarcata sulle navi corsare, va sotto lineato che si disti nguevano in !eventi giannizzeri, mori, e rinnegati. Nel primo caso si trattava di soldati regolarmente stipendiati ed appartenenti al noto corpo di stanza in Barbaria. Negli altri, invece, erano semplic i avventurieri cli origine per lo più mora, che effettuavano crociere in vista dei dividendi del bottino. Tornando alle potenzialità economiche dei rais, bi.sogna precisare che non tutti sembrano d isporne di equivalenti, tant'è che mentre alcuni sono in grado di armare interamente diversi battelli, di cui sono al contempo proprietari, la maggioranza, invece-già alla fi ne del '500 come ne l caso citato ottocentescoè costretta ad associarsi con altri privati per conseguire l'identico risultato . I finanziatori, a loro volta, detti annadores, costitu ivano l'equivalente nella termino logia moderna dei soci economici, nel gergo maritt.imo ' caratisti'·n. Partec ipano, pertanto, alla corsa, ed ai suoi eventual i utili, in ragione diretta ciel loro in vest imento, ovvero per 'carate', da cui la designazione di carradors. Al di là della riscossione dei proventi, non godevano di nessuna facoltà decisionale sulle scelte operative, nè peraltro la loro quota, per alta che fosse stata, poteva escludere interamente quella dei rais, comu nque obbligati ad investi re, poco o tanto, nel l' impresa. Siamo, quindi, prescindendo dalla tipo logia dei traffici, in presenza di una avanzata società armatoriale dove, accanto all 'elemento produttivo attivo, s'incontra una fitta pletora di investitori, i quali lucrano soltanto vantaggi economici, supposti, per esperienza antica, immancabil mente esistenti e remunerativi . A fianco delle grosse compagnie ne esistevano innumerevoli di piccola e p iccolissima entità, che
,RA. S. Va, Gonf. . mazzo G, f. 271. 39 G. B. S ALVAGO. Ajì'ica.... cit. , p. 75. •10 G. B. SA LVAGO, Africa .. . , cit. , p. 56. 41 F. CARONN I, !?agguag lio sul viaggio .... cit. . p. I 2. ~2 Con i l termine ·carato' si imencle un 24 dell'intero. che ri ferii() alle navi i ndicava la 24 parte in valore o dell'unità o del suo armamento. Poichè la frazi one r isultava ancora notevol mente alla si applicavano ulteriori so ttomul tipli decimali. La procedura è ancora in corso.
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Con11orazio11i operative
con alterne vicende tentavano la s orte nella idenrica maniera. I loro profitti, a differenza dei risc hi, restarono sempre estremamente ris icati e contenuti. Soprattutto tra questi paria della corsa finivano, proprio per non essere validi rematori, g li schiavi destinati dai loro _padroni a quella massacrante attività per manifesta improduttivi tà alternativa o per insubordinazione. E il caso dell ' esempio c he andremo a c itare che, tra l'altro, e mble matizza perfettamente l'eccezionale fluidit~t del mondo corsaro e la grande mobilità al suo interno. Stralciamo pertanto, da una lunga storia, un brano significativo relativo alle vicendenarrate dal padre-d i un giovane scapestrato, che sebbene iniziahnente capace di inserirsi agiatamente nel contesto barbaresco, altrettanto facilmente finì ridotto a l remo: " ...cd entrando alle 8 di maggio I 579 in maion:a. fu incontrala da Amor Mamì Cap.no cl i Argieri, et li prese dello Annibale.. . c:ome il dello Annibale in pocere cli Arnot in luogo di fa rsi fi gliuolo di un mercante si fece fi gi iulo del p. o Gentilhuomo e gcntildona di ques to loco (Nizza) et si fece taglia de scudi 800 et l i fece ro scriver lettere per provecler a detta somma, il che vislO gli risposi . et feci intender al detto Arnot, non curarmi di dello A nnibale, et stetti parechi mesi et anni cli non voler trattare del suo riscato, ne vo ler pagar tanta somma... Ilavendo dello Annibale assai buona penna et buon abbaco fu fauo da suo padron scrivano ciel bagno. nonc he per mol te rclatio ni havute, da guadagnarsi migliara dc scudi, et son certifi cato che se lui si fosse governato pru dentemen te che si sarebbe havanza to piu de dua rn illia scucii, come veramente gli ha guadagnali o rubal i. rna per contra tulli spesi in giunchi. donne et banchettare ... onde havendn speso tuui i soui dinari mallamentc cominciù a rubare sopra le tovaglie de Ch1i s1iani schiavi. li quali lamentandosi col patrone si sdegn<> contro di lui cli ta l maniera ch e di scri vano lo fece vogatore d ' un remo. apresso c he l'hebbe ben fatto bas tonarc .. .''. 4>
ru
Tanto ai rais quanto ag li armadores, competeva la costruzione dei nuovi battelli, limitala per lo più a lle unità a propulsione rerniche, e la cantierist.ica navale in genere, a sua volta non eccede nte la modesta modifica ciel i' apparato velico dei vascell i. Il perchè è abbastanza ovvio, esistendo di q uesti ultimi una notevole abbondanza tra 1e prede, necessita nti, per l' immissione in corsa , di lievi adattamenti alle alberature. Occorreva , infatti , incrementarne la veloci tà: " U n vassel di corso, scovena c he ha una nave mercantile. si puù dire l'ha giunta e presa i rnperocchè i vassclli corsari. spalmati di fresco in fresco hanno alti sismi alberi co n triplicate vele e sono leggieri ssimi per esser senza cargo e senza bollami di vini e di carni salate. provision1da loro aborrite... " 44
Q uanta fosse l'importanza attri buita alla velocità lo testimo nia la singolare consuetudine nelle città corsare non di fabbricare le candele col sego, sistema all'epoca universale, essendo il disponibile interamente destinato a l la lubrificazione delle carene dei battell i! Con il trasco1,-er de i decenni s i assiste ne lle flotte corsare ad un progressivo incremento delle navi tonde, senza tuttav ia il radicale a bbandono delle tradizionali galere, fuste e galeotte. li perchè va individuato da un !alo nella già affermata rarefazione di ciurme idonee all'esasperato sforzo, dall'altro nella necessità cli dover inc rociare, per evadere la sorveglianza, p iù lontano, più a lungo e magari d'inverno, estremi operativi assolutamente proibitivi pe r le imbarcazioni fL remi. Senza contare c he i vascelli a ve la tornavano faci lme nte camuffabili da pacifici mercanti li , a differenza di que lli a remi di inequivocabile matrice corsara. Ecco, allora, che acca nto ai due viaggi abituali delle fus te e galeotte, in primavera ed in autunno, si iniziarono ad intraprendere con i vascelli tondi, clelti bertoni45 croc iere in vernali, dentro e fuor i il Mediterraneo. Sull'origine del l'adozione così il Salvago: "Prima s' csse rci tava il corso con fuste e galeoue. ma cli poi che per il Re di Spagna furo no cacciati li corsari Ponenctini da ll ' A razze e dalla M armara [locali1à sulla costa ciel J\.farocco in A tlantico I. ci uà situate fuori dello stretto di Gibil!erra nel co ntinente Africano. ricovrano questi in barbaria et d i freschissima memoria introdussero il cors o cli vasscll i tond i ..." 46
Da più autori però la comparsa di navi barbaresche tonde è imputata al corsaro ing lese Simone
43 "4
A. S. Va .. Gonf.. mazzo G.. rr I95-200. G. B. SALVAGO. AJÌ'ica .... ci t. . p. 73.
45 Da A. G L:GI.IEI.MOTn , Vocabola rio marino .. , ciL. alla voce: «Specie di baslirnento tondo. a vele quadre, reggente al mare, da cinquece1110 a rni lle tonnellate, usa to dagli i nglesi e bretoni nei secoli passati. Aveva alloggiamenti altissimi a scaglioni rientranti, massime di poppa. Corpo grosso son' acqua e largo , che dalla prima coperta in su veniva restringendosi. quasi alla
metà. Portava tre alberi di vela quadra>>. 46 G. B. SALVAGO. Afi·ica .. . , cit. . p. 56. ~, Sulla figura di S. Danser, cfr. P. GROSSE. S;oria della pirateria, Bologna I 962, pp. 67-72.
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Guerra di corsa
Danser47, non rientrado peraltro nelle pontezialità nordafricane la loro costruzione: ''Non fabrica la Barbaria, nè in Algeri nè in Tunesi, Berw ni e li suoi boschi, assai fra terra, con gran difficoltà somministrano legname per galeotte, bergantini e fregate, solite fabbriche di quei squed [piccoli cantieri I a grosse macchine non capaci. .. ''.48
Nonostante ciò, come affermato, ancora alla fine del '700 le unità corsare a remi infestavano numerosissime le coste della Penisola. La memoria del Forteguerri, che in quanto comandante in capo della Marina eia Guerra Napoletana era senza dubbio perfettamente informato in materia, ne certifica l'immutato impiego operativo: '·Questa verità è dolorosamente più sensibile nei mesi dell'estate, nei quali regnando continue calme, la Barbeiia a remi insorge rutta in folla, per venire ad infestare il nostro Commercio in qualunque punto della costa, e i nostri Legni di Guerra immobili, in mezzo al Mare scoprono ogni momento Corsari nemici, si agitano inutilmente per raggiungerli, e li vedono impunemente dirigersi a ilaggellare il Commercio senza poterlo impedi re. In quella stagione non vi è Uffiziale di Marina che dcsicleii comandare Legni da Guerra, e non detesti la sua professione, perchè, se da una parte non può ordinare al vento di soffiare, nè ai Corsari Barbareschi di non camminare, per l'altra sente al vivo il rigore del giudizio, che si porta sopra di esso, apettandosi che faccia l' impossibile... ".49
Analoga anche l'esperienza diretta del piu volte citato sacerdote, che così affermava al riguardo: "Il vantaggio naturale de' corsari consiste ne' remi, nella leggerezza del legno, nello sprezzo de' pericoli proveniente non già da coraggio, ma dalla dura necessità, dall'ignoranza e dal fanatismo . Un bastimento puramente mercantile di potenza nemica essendo ordinariamente assai carico e montato di vele resta inabile nel Mediterraneo in occasione di bonaccia, o progredisce ben lentamente se il vento no! favorisce: il corsaro l' insegue a forza cli braccia e cli vela ancora ove bisogni , e sì lo raggiunge. Per riuscirvi più agevolmente si apposta egli di notte in qualche seno dei littorali inospitali di Sicilia, dell'Italia, della Corsica o della Sardegna;e sia ch'egli abbia veduto la sera antecedente la via tenuta da qualche legno, o lo scorga improvviso dal suo nascondiglio, e ben presto gli è sopra. Il più delle volte è impossibile o inutile oppor resistenza. o perchè lo spavento disanima, o perchè non vi sono armi valevoli, o pcrchè non vi è chi se ne sappia servire, suolendo essere i primi il piloto, patrone o capitano mercenario, ed i marinai a fuggirsene collo schiffo. lasciando tutto il resto al destino ... Avviene pure talvolta, che il prudente ma risoluto capitano di nave si finge impotente per lasciarsi accostare il corsaro, e quando il vede a Liro fa tale scarica, e così opportuna dell'anjglieria ad un tratto, che lo costringe a fuggire ben maltrattato, e non rade volte lo manda a picco.. .".50
Tornando alla cantieristica barbaresca è immaginabile il molo che in essa giocava la forza lavoro, e soprattutto la competenza e conoscenza tecnologica, di origine serv.ile. Disgraziatamente per tali schiavi, più risaltava la loro capacità più la praticabilità cli riscatto si allontanava, e cresceva l'ammontare, finendo con il radicare lo sventurato al suo inumano sfruttamento. Affermava laconico il solito Sai vago : " ... ma quanto più uno viene valente tanto più s'eterna in quelle parti o per il bisogno del Padrone o per il grosso riscatto che bisognerebbe;pur meno sente le pene e il clisagio ... " .51
Proprio nella cantieristica, infatti, la penur.ia di maestranze specializzate, penalizzante peraltro in tutto il Mediteffaneo, risultava gravissima in nordafrica. Così si esprimeva 1'ambasciatore veneziano il 6 aprile 1599 al riguardo: "L'esser le li navi cle' Stati di Fiandra confiscate dal vicerè cli Sicilia molto grandi e apunto buone per guerreggiare nei mari settentrionali , per dove si trattava qui di fabricar galeoni, ha per ora divertito questa essecuzione, avendosi anco, quando se n'è trattato, incontrato in molte di fficolti1 e specialmente di proti e maestranze. de' quali si afferma esser non solo in queste parti qualche mancamento ma, dicono i ragusei, i quali soli al presente prevagliano qui nell'ordine di queste fahbriche di vasselli grossi, che neanco a Venezia vi è più se non due o tre, e li nominano, che siano ani al fabbricar navi di quelle portate che si facevano per innanzi, e pochi anco a Livorno e a Genova, e che sia diminuito in Italia il numero degli uomini cli questa tant.o importante professione per copia dc' vasselli bertoni che vengono e ri mangono nei mari Adriatico e Mediterranco... "52
La conferma esplicita dell'asserto si coglie, puntualmente, nei prezzi di riscatto pretesi per siffatti
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G. B. SALVAGO, Africa... , cit., p. 75. B. FORTEGUERRI, P,vposta di campagna marillima... , cit., pp. 11-12. 50 F. CARONNI, Ragguaglio sul viaggio... , cit., p. 15. 51 G. B. SALVAGO, Africa... , cit., p. 93. ~2 A. S. V. , Dispacci Senato Napoli, fz I5 (6). 49
Connotazioni operative
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specialisti: tenendo conto che la cifra massima di valutazione, in quegli stessi anni, pari a 200 scudi, inerente ad un provetto e sperimentato rematore o ad una giovanissima fanciulla, ecco nella lettera dei cappucini un esempio probante: di Mastro Giovanni Ottone... s'habbia ragguagliato le sig.rie V. che sta in Tripoli et non si riseataria con meno di trecenlO o quattrocento scucii per essere mastro d'ascia in loco dove è gran carestia di questa mestranza ... ".53 0
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Unica, magra consolazione per quegli schiavi era l'accennato miglior trattamento, frutto non già di una inspjegabile bonomia corsara ma del loro valore mercantile e della loro necessità lavorativa. Resta tuttavia comprensibile, sul piano umano, la violenta rabbia di quei derelitti certamente più consapevoli, perchè più istruiti, della avvilente quanto immutabile collocazione, ad onta di ogni sforzo e missione di redentoristi . Di qui, le appm-entemente, enigmatiche contumelie contro i frati: "Quante tribolationi habbiamo patito non lo replicheremo poiche con una lettera comune gliene diamo ragguaglio, ma pero sappiate che non solo dalli infedeli siamo travagl iati ma anco da alcuni schiavi insolenti che non potendosi ai utare nel riscattare o per esser troppo eccessivo o per altra causa per cui non si può riscattare vengono a farci afronti sin in easa... ".54
53 A. S. Va. , Gonf.. mazzo G, f. 200. s4 A. S. Va., gonf., mazzo G., f. l6l.
CONNOTAZIONI UMANITARIE
Dalle stive alla detenzione Nella prima parte de lla ricerca, ricostruendo alcune tra le pricipali incursioni corsare, abbiamo avuto modo cli seguire le distinte fasi della cattura e dell 'imbarco delle vittime. A quella cruenta tipologia di 'presa' .si integrava, e quindi divenne pressochè esclusiva, l'abborda~gio in mare, con modalità estrinsecative, forse, meno efferate e, cli certo, notevolmente più rapide. E indispensabile, passando a ll'approfondimento ciel destino dei deportati in nord-Africa, operare una distinzione fra le due acquisizioni. Jn funzione della modalità di razzia si comprendono, non solo la rimarcata dissimile composizione sessuale, sociale e professionale dei prig ionieri, ma soprattutto le loro divergenti condizioni psicologiche e morali che ne caratterizzavano il comportamento successivo allo sbarco sulle banchine barbaresche. La cattura a terra, infatti, conseguente ad un rastrellamento, protratto non di rado per una intera giornata - o ad un assedio ancora più prolungato - impl icava il diretto coinvolgimento delle vittime nella dinamica razziatoria. Abituali violenze indiscriminate, smembramento di nuclei familiari, fughe fortu nose e stragi selettive dei ' superflui ', o dei recalcitranti: '' .. menò seco 300 abitanti in schiavitù. T utti coloro che si mostrarono renitenti all ' imbarco furono senza pietà sgozzati per mano d i qué barbari .. ." 1
od anche: "Napoli 15 giugno 1816 All' interno Si dà pane, che i Tripol ini sbarcati nel Comune di Stilo in Calabria Ultra predarono un bambino di 18 mesi dopo aver ucciso la madre e forse ammazzato il Padre e si presume che è stato imbarcato per T ripoli sopra un trasporto. Circello Ecc:ellenza Il Corsaro T ripolino avendo eseguito nello scorso maggio. uno sbarco nel Comune cli Stilo in Calabria ultra predè>delle persone, ed in particolare assalì una povera famiglia nella propria c:asa. nella quale ammazzò una Donna con un colpo di fucile, e forse restò ucciso il marito dà barbari assalitori. Entrati costoro nell 'abitazione cli questi infelici , fecero schiavo un bambino di 18 mesi di loro fi glio e che vi trovarono, e lo condussero in Tripoli ... ''.2
La procedura accennata produceva, quale primo risultato lo strazio per l'ince11ezza della sorte dei consaguinei o dei conoscenti, qui ndi l'avvilimento per le ve.s.sazioni subite, ed, infine, una interrninabile angoscia per il destino incombente, altrettante concause per l'annientamento di ogni residua energia morale, perfetto preludio per l' ingresso nella schiavitù. Scendendo ulteriorn1ente in dettaglio, esaurita la razzia, i corsari procedevano allo ' stivaggio' delle prede, attenendosi unicamente al criterio di maggior carico e d i minor tempo: ogni legame parentale od affettivo miracolosamente sopravvissuto poteva, allora, facilmente recidersi finendo membri di una stessa famig lia su diverse imbarcazioni: per tanti la separazione si rivelava definitiva, non dirigendo tutta la flottiglia per unico porto. Essendo la velocità la prestazione per antonomasia delle unità corsare, non stupisce che ad essa si sacrificasse ogni normale esigenza di bordo, altrimenti indispensabile. Pochissimi perciò i viveri, pochissima l' acqua, appena sufficiente, e spesso nemmeno, alle necessità delle ciunne. Ricordava l'Haedo in proposito : "Comme boisson, c'est. .. Quanw al bere, è disponibile per ciascuno l'acqua che è rius<.'.i to a procurarsi allorchè il banel lo ha fatto scalo
Il documento citato è tratto da M . CAMERA, lvfemorie storico-diplommiche dell'antica citrà e ducato di Amalfi cronologicamenre ordinate e continuate si110 (I/ secolo XVIII, Salerno I 88 I , p. 549. 2 A . S. N . , Affari Esteri . F. 3959, 15 giugno I 816. Il bambino fu immediatamente riscattato per interessamento inglese. e · 1
rimpatriato in Napoli nel medesimo anno.
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Guerra di corsa
da qualche parte, in tuua fretta e premun1 per evitare cli essere avvistmo;in mancanza d.i ciò un cristiano può crepare d i sete senza tro vare alcuno che gli dia un sorso d'acqua. Di più, capita molle volte che quei ladroni nella loro insaziabile ingordigia di voler sempre ritentare, si disimeressino di approvvigionarsi ct ·acqua e compatiscono tanto poco la sorte dei miserabili schiavi, che di quelli alcuni perdono conoscenza altri muoiono cli sete. altri ancora si riducono a bere l'acqua di mare, come è successo nel giugno del 1579 a bordo del vascello di Marni Corso... "3
Se questo era il trattamento riservato al 'motore' de l batte llo, da cui dipendeva in definiti va la salvezza stessa di corsari , è fac ile im maginare quali fossero le attenzioni rivolle ai prigionieri nelle fetide stive! E se la rotta conduceva di rettamente a i porti barbareschi , dopo due o al massimo quattro giorni , il supp lizio trovava termine, per lo più senza considerevoli perdite. Nel caso, in vece, di viaggi più lunghi , o di deviazioni per sfuggire la cacc ia, diveniva, inevitabilmente, terribile. Ancora nel XIX secolo si veri fi cavano, a poca distanza dalle nost re marine, orrori del tipo di quell o che vide coinvolti molt i pugliesi razziati dalle loro dimore. Il protrarsi della crociera in cerca d i nuove prede tra Ancona e Senigallia, perfetto esempio della accennata ingordigia corsara, originò la tragedia, brevemente riassunta dal console napoletano in Tunisia, Renato De Martino: 'T unisi li 5 luglio I 815 Eccellenza Per mezzo di un Rays Tunisino stato predato dagli algerini , e reclamata la sua persona da un Vascello Inglese si è saputo, che i suddeui algerini hanno esegui to uno sbarco nella Puglia dove hanno predato circa 500 persone rra le quali la rneuà comava di piccoli dall'età di sei anni al di souo. La quan tità della gente a bordo dei Corsari ha fatto mancare i viveri. per cui di culli qucst'infelici schiavi ne morivano cinque in sei al giorno, ed i piccoli c:hc domandavano pane non potendo sentire le loro grida li ammazzavano sotto gli occhi dei proprj Genitori e buuavano in mare: Io stesso Rays assicura che neppu re la mcttà di essi saranno arriva ti in Algieri: i detti corsari hanno anche predato moltissimc barche con Bandiera Austriaca tra An<.:ona e Senigaglia con circa I00 persone. Una tale terribile tragedia si è intesa da questa Reggenza con soddisfazione, e subito hanno dato l'ordine di armare quami corsari esistono in questo Porto per poter praticare Io stesso... Non ho vol uto mancare cli rendere di ttnto un esano conto all'E. V. , perchè sua Maestà vcnghi informata delle disposizioni di queste Reggenze. onde cercare i mezzi propri ad assicurare la libertà de suoi sudditi e ciel Commercio Nazionale. Gradisca V. E. il mio profondo rispetto Cav. R. dc Martino""'
La cilata crudeltà non è imputab ile ad eventi eccezionali , nè alla natura partico larmente abietta del rais corsaro, essendo purtroppo, per l' intero periodo in esame, la prec ipua prassi adottata ne lle deportazioni di grossi contingenti. Nessuna differenza si coglie, infatti, nel trattamento inflitto ai prigionieri pugliesi rispeuo a quello, di quasi ere secol i innanzi, che subirono le sventurate vittime di una razzia a Minorca nel 1559: " ...et menato via più cli 2000 ani me. tolte per J"Jsola, el carcatc su la Galee le menarono gittando in mare li feriti et amalaci, et cosl alcuni vec<.:hi deboli, et ligliuli piccoli, prima perciò scanandoli ...".5
Una ennesima testimonianza la troviamo pure tra le righe del sacerdote Caronni, che schiavo in Tunisi, aveva potuto apprendere, da testimoni oculari, i dettagli della deportazi one della popolazione di Carloforte: .. Fa sangue tuuora la discesa e1Tcm1aca nell 'isola di San Pietro cinque miglia sole al meriggio della Sardegna, da dove spogliato affollo il paese condussero via 900 vittime c1·ogni sesso et età offrend o il non più visto spettacolo di bambini tuttora pendenti dalla mammella e pure già schi:ivi. di donne mature al parto che abortivano per la via o sgrava vasi in galera, e di una popolazione imiera che veniva a riempir cli luno ed assordare di alli strido ri la cosca africana... " .6
Disgraziatamente, però, a dispe110 delle illusioni del memorialista, di siffatti bestiali obbrobri i battei li tunisi sarebbero stati ancora, molte volte, teatro.
D. H AEOO, De la captivi/è a Algei: .. , cit. p. 97. A. S. N. . Affari Esteri, F. 4 176, De Martino al marchese di Circello. 15 luglio 1815. 5 B. IEZZI. Un 'avviso a stampa' cinquecentesco ml/e imprese di P/ialì Pascia da Sorrento a Minorca ..., cit. . p. 17. 6 F. CARONNI, Ragguaglio s11/ viagf?ÌO..., cit. . p. 17. J
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Connota<.ioni u11w11itarie
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Dopo un viaggio compiuto, se non nella maniera esposta sempre comunque in condizioni alluci nanti, terrorizzati dall 'angosc ia, martorizzati dal mare, dalla fame, dalla sete, soffocati dal fetore stagnante ne lle basse e putride stive delle navi, non di rado feriti, i disgraziati prigionieri pervenivano, così, al molo delle città barbaresche. E qui. finalmente, rivedevano la luce ciel sole. G li attracchi alle hanchine corsare si susseguirono, a lmeno fino al primo quarto del XVII secolo, con ritmo incessante e l'approdo di ogni flottiglia rappresentava per la popolazione una sorta di lieti ss ima circostanza. Per l'occasione, una fol la di abitanti accorreva al porto per assistere allo spettacolo dello sb,U'CO dei derelitti , accertandosi tra l'altro dei propri imminenti guadagni. Ecco allora nelle rig he dei cappuccini una sintetica relazione di un tipico rientro : " I 9 agosto 1588 ... e ri tornato I 5 giorno or sono et ha scorso tulle le riviere <li ch risti anità dal Stretto all'arcipelago senza alcun impedimento ecceuo che hebbino un poco cl i cacc ia dal principe Doria nella spiaggi a ro mana cl i che se ne r idono perche di cono che andava imbarazzal o delle sua fam iglia e non gli fece alcun danno e si g loriano d 'esser stati sin al molo di Genoa dove hanno pigliato una feluca con vcnt icinquemilia re<1 li eia otto et una saettia ... e poco ci è mancato che le quallro galere del la sig. ria di Geona che vcneano eia Barcellona a Genoa c<1ri che di scudi et di rea li non incappassero in questi undeci vascelli come cli gi à sono incappale alLre gal ere e nave cariche d'oro e <l'argento che hanno arrcchito questa cerra ... " 7
Stravolti dal viaggio, atterriti dall'ignoto e dalle bestiali urla, fra mmiste a violenti colpi cli bastoni, gli spettrali deportati si raggruppavano, storditi e barcollanti, sulle assolate banchine. Così l'Haeclo rievoca, con notevole acutezza frutto della sua personale esperienza di schiavo ad Algeri, quel momento traumatico de llo sbarco : "Descendez sur le mole e vous verrcz .. sbarca re c iascun giorno elci cristi ani cattura li dalle galeoue e dai bri gantini .. costit.uili da uomini. clonne, vecc hi, ragaai, bambini. verg ini e fanc: iulli :assisterete agli abbracci di questi in felici, che sono g iunti chi usi nelle sti ve, ripart iti su di verse navi. in maniera tale che non si sono po tuti più nè vedere nè parlare dall 'istante della cartura: voi vedrete separare i geniwri dai fi gli. i bambini dai geni tori, i pianti delle donne che vengono allontanate dai propri mari ti. l'annientamento dell a madre a cui vengono strappali i fi gl i per condu rl i dove lei stessa non immagina;voi vedrete il loro stordimento alla vi sta dei numerosi turchi e mori che accorrono per osser vare questo spettacolo. Restano c.:ome allibn ti . stupefatti. alla vi sta cli A lgeri. dei m inareti e del porto che si staglia ai loro occhi;tutte le sensazioni sembrano venir meno q uando comprendono di essere in questa Babil onia. in questa spelonca di ladroni . di cui hanno spesso inteso parl are in cristi anità, co me ùel mauatoio dei cristi ani ..." .8
La brevissima ed inte nsa felicità, riservata a quanti, separati dalle traversie della cattura, si ritrovano inaspettatamente ancora vivi e vicini, rappresentò per moltissi mi l'ultima gioia loro riservata dalla vita. Alcun.i istanti dopo i commossi abbracci, i desti ni degli s venturati prendevano strade diverse che solo u na improbabile fortuna, od una singolare ricchezza, potevano riunire.9 Ma l'affermazione del Salvago rispecchiava una evenienza estremamente remota e comunque non immediata, nè peraltro scontata. Non era infatti possibile l'accertamento subitaneo deJJe potenzialità economiche delle vittir11e, ed ancor meno la pronta soddisfazione del concordato riscatto: anzi al fine di valutarne le reali potenzialità economiche si ricorreva a sadici interrogatori con reiterate torture, per cui il Salvago affermava: "I nfe lice co lui di cui vi en fatta impressione che sia facoltoso o nobile, o non si l ibera mai per l e ingorde pretensioni o è ogni tamo d i souo al bastone, al torrnemo acciochè si faccia un taglio irnpossibil e ... " 10
Nel frattempo quindi, praticamente per tutti, la sorte comune era quella dello smembramento del nucleo fam iliare, piccolo o grande che fosse, la cui riunificazione, al di là delle menzionate d isponibilità fi nanziarie, restò sempre ad assoluta discrezione dei corsari.
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A. S. Va. , Gonf. , mazzo G , f. 235. D. H..\ EDO. De la caprivirè a Alge,: .. , cit., p. I85.
9 G. B. S ..\LVAGO, Africa.. ., cit. , p. 58. W G. B. SALVAGO, Africa... , cit. . p. 93 .
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Spartiti tra i diversi rais e tra i vari aventi diritto , in ragione del loro presunto valore cli mercato, gli inebetiti prigionieri, subivano pertanto una lacerante separazione : strappati gl i uni dagli altri, tra pianti ed urla immagi nabili, venivano brutalmente sospinti, con immancabi li colpi di bastone, verso destinazioni sconosciute. S im ile nel la conclusione, ma diversa nel la dinamica, la sorte dei catturati in mare. lnnanzitutto i marittimi, grazie alla loro atti vità, disponevano cli una migliore informazione sulle abitudini corsare, e m usulmane in genere, nonchè s ugli elementari, ed volte ingenui espedienti per frustrarne le peggiori manifestazioni. Secondariamente gli era stato risparmiato il corallario di stragi ed efièratczzc, e l ' impotente strazio della visione dei propri cari in catene. Non mancavano tra loro, tuttav ia alquanti passeggeri, ma proprio per ritrovarsi in numero mi nore, e non provati, le condizioni di trasferimento si confermavano, costantemente, assolutamente m igliori. Essendo per giunta i ruoli gerarchic i a bordo faci lmente identificab ili, già negli istanti success iv i alla cattura si sottoponevano a stringenti interrogatori tesi ad accertare la loro condizione soc iale in funzione del riscatto, il che non di rado evitava la spartizione e l'incertezza una volta s barcati. In linea di massima, però, per entrambe le categorie la collocazione nell 'ambito barbaresco risultava sostanzialmente stabi lita, anche in assenza d i più accurati accertamenti . H fi ne intuito, e la rilevante esperienza, dei corsari infatti, ne aveva prontamente individuato i riscattabi l i, suscettibili di una detenz ione temporanea, in attesa della conclusione delle lunghe trattative . invariabilmente finivano ne i 'bagni': le donne, della stessa categoria. invece presso l'abitazione dei rais a cui erano toccate quale dividendo. Così descrive quella suddivisione il Caronni, appena più umana poichè coinvolgente poche dec ine di vittime: "Dopo un pajo ùi mi nuti ci congedò mandandoci al vicino suo 111agazze no ove fu in comune asseg nato provvisoriamente uno sta nzo ne cie l tu tto nuovo e sostenuto nel mezzo da due co lonne... Le due donne colla fonci ulla venne ro chi use nel di lui gineceo in servigio del le mogli ed in compagnia cli va rie a ltre schiave negre ed arabe.. .''. 11
Nella restante ampia frazio ne concernente i prigionieri non configurati prontamente riscattabi li , per lo più contadini o marinai, la destinazione iniziale, esaurita una brevissima parentesi necessaria sia per un acce1tamento più accurato che per restituirgli un miglior aspetto, consisteva nel mercato degli schiavi. Tra quelli spiccavano le donne con prole prive, per condiz ione sociale, di cred ib ile prospettiva di riscatto e, per requisiti fisici, cli rilevante valore d i. mercato: erano cli conseguenze tra le prime ad essere poste in vendita, di solito previa alienazione dei figli, onde accrescerne al massimo l' uti le. Ecco come l'Haedo descrive quell ' inumana consuetudine: "Quelles e ntrailk s .. Quali viscere possono sostenere la vista di queste sfortunate mad ri in lacrime, c ircondate da bambini appena più fo rtunati poichè ignari della loro situazione! L'uno è attaccato al seno d i sua mad re, un secondo sul le sue braccia, alt ri come timidi agnelli, si stringono contro di lei e si avvinghiano piangendo alla sua gonna, e tu tto ciò si vende al Sul<. Se si attende un pò. si ved rà che all'improvviso, uno cli questi barbari le strappa il bambino che si aggrappa alla sua veste, un altro quello che tiene per mano, ed un al tro senza alcuna pie tà quello che tiene al seno: e la povera madre li vede allonta na rs i senza nemme no aver il tempo cli elargii un ul ti mo bacio .. .resta impietrita , non sapendo da che lato di rigere i suoi occhi ne se ma i più ri vedrà le sue creature .... ". 12
ln alcuni particolari episodi, ad esempio quello d i Pratica o di Carloforte, non s i riscontra l'immed iato .smembramento del gruppo catturato, che anzi sembra conservarsi sostanzialmente unito per un discreto periodo di tempo . L'anomalia è spiegabile con la volontà da parte corsara, in p resenza di una controparte reputata economicamente facoltosa ma non interessata direttamente ai singoli, d i prospettare il riscatto cumulativo, in modo da assicurarsi , con una un ica trattativa ed in una unica soluzione, una
11 F. C.-'IRONNJ , Ragg11ag lio sul viaggio 1 2 D. HAEDO, De la cap1ivi1è a Af5se1: ...
in M. CERVAI\TES,
... cit. , p. 57. cit., p. I83. Una identica descrizione della inumana pratica la si può leggere anche Tra/o de Alge1: com edia llam(.lda. hecha por Mig11e/ Cervantes. que es/11vo ca11tivo end s iete a11os.
Co1111orazioni uman irarie
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rilevante massa monetaria, eccedente la sommatoria delle particolari vendite. 11che s tornava la frammentazio ne dei nuclei familiari per d iversi anni , ovvero sino alla conclusione positiva o negativa dei negoziati. La ' umanitaria ' concessione, al lora, pem1etteva, con le nuove nascite, come a suo tempo ricordato, di sopperire alle perdi te per gl i immancabili decessi. L'assetto, tuttavia, non evitava che qualora nel gruppo vi fossero stati schiavi comunque 'interessanti' nessuno scrupolo si sarebbe opposto al la loro alienazione singola. Così, al riguardo, il caso di un ufficiale napoletano cattu rato insieme alla s ua famiglia : "Si re Con Real Dispaccio del 14 dello scorso mese di febbrajo per via della Real Segreteria di Stato Guerra e M arina. nell' atto in cui V. M . rimeue a questa Deputazione del la Redenzione dei Cattivi gli accolti due memo,ial i degl ' A l fi eri D. Santo Marii nez e del Tenen te D. Gregorio Forte, comanda che la detta Deputazione col parere rireri sca. ...Il Secondo rico tTe nte tenente Gregorio Forte ed A iucante nella fo rtezza della colombaja di Trapani espone c he la di lui famiglia composta dalla moglie. e sei figl ie fem mine fu predata da una galeotta tunisina insieme al B arone Rabici di Trapani , e fam iglia. in questi ni.1ri, allora quando eia Napoli in uno sciabecco con pavigl ione inglese si portarono da Napoli per andare in T ra pani che sono tre anni , e mesi, che stanno in prigionia nella Reggenza cli Tunis con pericolo di abjurare la Santa fede. e che la moglie essendosi ri trovata incinta sgravò in Tunis con pericolo della propria vita e che una delle suddette sei fi glie morì in Tunis e siccome il Barone Rabici colla fam igl ia fu rono resti tuiti in libertà per mezzo del console inglese, così implora che ugualmente venisse posta in libertà la ramiglia del ricorrente . ... Per ciò che riguarda all'altro memoriale del Tenente Gregorio Forte, la Depu taz.ione non può dispensarsi d ' umiliare alla M . V. , che quan to ha i l medesimo esposto è verità. La famiglia del ricorrente fu raua schiava colla famig lia del Rabici d i T rapani in questi mari mentre venivano da Napoli per ri tornare in Trapani sopra uno sciambecco con bandiera inglese da una galeotta tunisina... Siccome allora il ricorrente Forte trovavas i distaccato alla colombaia di T ra pani, ed essendogli manca ti i meui come po ter ottenere per via dello stesso conso le inglese la libertà della di lui po vera fam igl ia ha dovuto soffrire la pena d i vedere quasi per quauro anni in prigionia la moglie con 5 fig lie fe mmine dopo aver so fferto la disgrazia della morte di una. Ed essendosi ora conrerito in questa citL11 implora la libertà della sua fam iglia dubi tando. che lo stato cli schiavi tù e di orro re in cui specialmente in Tunis ritrovandosi le figlie minori . possano fac ilmente indurle ad abj uarare la nos!ra sacrosanta religione ... Merit ando dunque questa disgraziata fa mig lia ru tta la considerazione della M . V. . non è altro alla Depu tazione permesso che umilmente supplicarla a compiacergli di guardarla con occhio di compassione... Palermo 6 marzo J807" 11
La procedura di riscatto si dovette protrarre alquanto poichè la cattura era avvenuta nel 1803, e quindi già da quattro ann i gli sfortunati prigionieri languivano a Tunisi . Trascorsero tu ttavia a ltri due anni , ma una parte della fami glia, per l'esattezza le sole figlie, risulta sempre detenuta a Tunis i. Così la nuova relazione: " 20 settembre J 809 Circello ...Stanno intanto prigioniere in T unisi le 4 fig lie del Tene te Forre, queste damigelle furono insieme alla madre ed una ragazza nel 1803 predate sulla Nave Trapanese... " . 14
L'anno successivo, dai documenti perve nutici si, apprende il permanere a Tunisi ormai di una sola ragazza, la fig lia minore, da ben sette anni in schiavitù, e la cui sorte appariva a quel punto estremamente critica: ..Supplica Per Eccellentissimo M inistro Circcllo del 'fenenete Greg. Forte Ecc. Sig. Il Teneme dn. Gregorio Forte ajutarne nel Real Castello della Colo mbara cli Trapani. devotamente supplica l' E. V. di non dimenticarsi per la di sgraziata sua figlia Francesca rimasta schiava in Tunis presso la casa di Porto Farina la qual ragc1zza di tenera età trovasi nel pericolo di abbiettare la nostra S. fede, mentre Lutto il giorno il Padrone cerca di sedurla. Per mezzo dell'E. V dunque sperano i poveri geni tori ottener la grazia di riveder la di loro perduta figlio la. non mancando di pregare l ' A ltissimo per la salute e fe licità che spera l' E. V. Palermo 27 guigno 18 l O Gregori o r orte suppi. come sopra" 15
u A. S. N . , A ffari Esteri. F. 4 151 , Palermo 6 marzo 1807. i-\. S. N . , Affari Esteri. F. 3078, 20 settembre 1809. 15 A . S. N . . Affari Esteri. F 4245. 1·•
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Intuibile dalle brevi righe lo strazio dei genitori per le crudeli separazioni, e per quelle interminabili trattative che di fatto avevano marrorizzato la disgraziata famigli a per qua.si un decennio, senza contare la rabbia impotente di sapere. abbandonata ed indifesa, la loro ultima figl ia. In contesti del tipo di quelli innanzi citat i, peraltro abbastanza eccezion ali, si assiste alla strenua sopravvivenza dei legami sociali e familiari, nonchè delle stesse credenze religiose ad onta cli tutte le immaginabili pressioni subite, spesso per lunghi anni. Sono emblematici a ri guardo i di versi destini riservati agli abitanti di Pax o e di Perasto, isole venere devastate e spopolate da un'unica razzia del I 624. Così ne certifica le traversie il Salvago: " ...de Paxiotti e Perastini. m'occorre dire che la preda ru quasi llltta di femine e di fanciulli, massime cli Perasto. In Algeri de Pcrastini sono capitati 96 creature:nc è morto un terzo di patimenti e di peste. In Tunesi 156, e ne manca un quarto. I-lo trovato in Algeri una trentina di Paxioni ma. tra morti e putti fatti Turchi, non saranno una vemina. In Tunesi passavano i seuanta e sono st.iti i Paxiotti riconosciuti e venduti da contadini e pecorai. a basso pretio. Ma i Perastini all 'opposto. stante che nel saccheggio trovarono i Corsari in quelle case belli ha biti. belle arme e bei lavori d'argento e d'oro. onde furono spacciati per ricc hi e per tali. come Padroni di vassell i, vigne e stabili. dipinti... Non tralascierò di attestare che mirabile e commendabile è la costanza delle donne Pcrasrine nel conservar 1•honore e la fede. benchè per più ne siano e tentate e tormentate con offene di delitie e con minacce di martirii;wtl/lvia in quella calamità unn coll'altra si confortano et intrepide del continuo conservano se stesse e li figli nel timor cl' lddio con cdification unive rsale...".16
La detenzione, in definitiva, costituiva per la maggioranza una fase transitoria, di variabile durata, tra la cattura e la vendi ta, per la minoranza fortunata tra la cattura ed il riscatto. Inizieremo l' approfondimento perc iò dalle invariabili vessazioni sopportate in quell'intervallo.
Dalla detenzione al mercato Abbiamo accennato ai ripetuti e spietati interrogatori ai quali i corsari co nstringevano quasi tutti i canurati. Anche in tale contesto si registra una diversificazione delle modalità indagative, e simulative, per le prede d i mare e di terra. In entrambi i cas i, tuttavia, gl i sventurati si destreggi avano tra una comprensibile ed esplicirà vo lontà cli addivenire al pagamento di un riscatto, unica scappatoia alla incombe nte vendita-spesso irreversibile-ed al contempo la stri ngente necessità di evitarne l'esorbitante lievitazione della ci fra, fornendo indizi di originario benessere. G li uomini d i mare, per lo più abbastanza in formati sul la procedura-non di rado già subita in altre circostanze- erano soliti. sin dalle fasi antecedenti alla cattura assume re collaudate contromisure.L'abbig liamento, ad esempio, veniva immediatamente mutato all 'appross imarsi dell ' abbordaggio, con umilissime e malconcie vesti;eventuali oggetti di valore, tradenti le loro potenzialità economiche, accuratamente nascosti, o gettati in mare;documenti compromettenti distrutti, ecc .. Ma, altrettanto rapidamente, i corsari smascheravano i risaputi espedienti, sottoponendoli preliminarmente alla ispezione della callosi tà delle mani, conferma inequivocabile se non di nobiltà e ricchezza, per lo meno di lavoro intellettuale. Seguiva, per rutti. l'i nti mazione a spogliarsi, premessa per una mi_nuziosa perqu isizione tra gli abiti smessi. Così il Caronni al riguardo : " ...investendomi con frasi più contumeliose u mis ura ch'io cercavo colle buone di hlandirlo... cominciò a menar le mani terribilmente ad oggetto, credo io. piuttosto di sconcertnrmi ed avvilirmi che di vendicarsi. Il corollario fu il costringermi a svestim,i dinanzi a lui ... Gli rassegnai tulli successivamente gli abiti e son'abiti. E sì ceno che fra hreve pervenne col tatto sagace a scoprire i nascondiglj ... ". 17
Più approssimato il linguaggio, ma identica la sostanza del verbale di un padrone-comandante pugliese, cattu rato negli stessi anni, c he così ricostruiva la sua vicenda:
16 G. li
B. SALVAGO, Africa.... cit. . p. 96. F. CARON:-11 Raiguaglio sul viaigio... , cit. , p. 27,
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"Io Padron Giuseppe Mastopasqua della Città di Trani ...depongo con Giuramento presso Ecc. Sig. Console Napoletano, come nel giorno 12 ma rzo avendo fatto vela dalle spiagge del Vostro... venti miglia da ...Vasto scorgessimo una Goletta, che dopo ci assicurammo esser Tripo\ina ... rna non fu possibile sfuggire dalle loro Mani ... Appena giunti nel loro Legno ci fecero calare in stiva, ci spogliarono di tutto in nostro equipaggio e denaro che avevamo e ci fecero restare ignudi ... ". 18
Completata la perquisizione, si abbatteva sui malcapitati una sequela di domande incalzanti sulle precise generalità, sulla località d'origine, sul mestiere ecc., dati scrupolosamente appuntati dallo scrivano di bordo su appositi registri. Nè la lingua costituiva un problema poichè tra i rinnegati di svariata provenienza vi si trovava sempre qualcuno in grado di fungere d'interprete. Nel caso di catture massicce, come ad esempio sul naviglio militare i corsari cercavano di individuare rapidamente il comandante e gli ufficiali sapendo, per comprovata esperienza, che appartenevano a livelli sociali alquanto elevati, sinonimo di lauti riscatti . Quanto alle ciurme, invece, analogamente ai catturati a tern1 di non illustre provenienza o di non evidente disponibilità economica, reputandosi non inverosimile l'intervento di riscatto, il valore attribuito a ciascun individuo si equiparava, stimata la sua prestanza fisica, al prezzo corrente di mercato. Ed anche in questo frangente frequenti penose simulazioni volte a decurtarne il presunto ammontare, e per agevolare la liberazione e, al contempo, per evitare, stante la manifesta inadeguatezza, i notori massacranti lavori forzati. Chi più chi meno, allora, ostentava lampanti menomazioni fisiche, deficienze organiche o malattie invalidanti, senza riscuotere però, abitualmente, la supposta credulità. Padre Dan affermava su quelle miserevoli rappresentazioni che: "Celuy qui n'a veu iamais... Chi non ha mai visto un Giano a due volti, nè il ritra uo dell'ipocrisia e della dissimulazione, deve soltanto considerare l'aspetto dei Turchi e dei Corsari barbareschi allorchè hanno catturato qualche vascello cristiano: allora infalli essi si presentano diversamente per apprendere quali siano i meni. quali le condizioni di quanti hanno fauo schiavi. onde meglio valutare la ci fra sia della loro vendita che del loro riscatto, e dalla stima dei loro averi riescono a valutarla con grande esattezza. ... sanno per esperienza che tali schiavi per essere meno vendibili , e per non fare salire troppo il loro riscatto, si fingon o abitualmente più poveri che possono e nascondo le loro qualità... .. .è assol utamente vero che in qualu nque al tro paese libero questi sfonunati prigionieri si guarderebbero bene dall'ammettere le loro malattie cd i loro problemi tornando disonorevole;quà invece lo proclamano molto volentieri tendendo ad avvalersene alla stregua di un mezzo per sfuggire ad una alta valutazione nella schiavitù ... ...l'uno afferma che è afflitto dalla gotta acuta, l'altro che spesso cade dall 'alto, quello che è disabilitato dalla colica che lo priva delle forze. quell'altro che è preda di ogni tipo di malattia e di infermità immaginabile. L'uno si sforzerà di far credere che la natura lo ha fatto nascere il più povero fra gli uomini, l'altro che la sfortu na lo ha così perseguitato. che persino il pronunciare il solo suo nome rende sfortunati tutti quelli che lo avvicinano. e che si servono di lui ... E non vi è alcun dubbio che se i corsari volessero prestar loro fede sarebbero più da destinarsi tutti ad un ospedale, o rimessi in libertà, che di essere esposti in vendita al mcrcato ..,". 19
Ovviamente la quotidiana pratica di mercanti di uomini consentiva ai barbareschi di smascherare immediatamente quelle tragiche imposture, non raramente a suon cli bastone . Vi furono, tuttav ia, simulatori abbastanza fortunati, e certamente molto abili, che riuscirono a conseguire l'intento, come ci tramanda, ad esempio, la lettera del 25 luglio ciel 1589 dei nostri cappuccini: ''... Angelo da Siena qual per essere giovane di buono aspetto, come le Sig. rie V. lo mirrano fingendosi stroppiato d'un braccio fu riscattato in trentasei scudi per esser vassallo del Sig. G. D. di Firenze ... ".20
Anche lo stesso Dan ricordava di aver riscontrato, nella sua attività di redentorista, analoghi episodi, riprova ulteriore della loro frequenza, e della remotissima riuscita: "Témoin cèt esclave... Testimone lo schiavo ... chiamato Pietro che noi riscattammo a Tunisi. Quello durante i due an ni che restò in Barbaria si finse così bene zoppo, camminando con un bastone alla mano, e piegato a metà, che il suo padrone gli
1s A. S. N., Affari Esteri, F. 3059. 19 P. DAN , Histoire de .. ., cit. , voi. Il. p. 388. 20
A. S. Va., Gonf., mazzo G, f. 27 1.
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credette veramente: grazie a ciò lo risparmiò un pò rispetto agli altri dal lavoro. finchè non ce lo ri vendette ad un prezzo notevol mente piL1 conveniente... ...ma lo schiavo non era ancora all' interno del porto di tv1ars iglia, che ci apparve c on grandissima sorpresa... cammi nare così dritto e fermo come nessun altro dei suoi compagni che noi avevamo r i.scattati ..." .2 1
Persino la simulazione di malattie mentali non esulava dal miserevole repertorio, sebbene per essere l'afflizione non altrettanto evidente di quelle fis iche implicava maggiori rischi-e dosi - di bastonature per il definitivo accertamento: "Un aut re dc cette mesme... .. .un al tro d i qucll<.1 stessa co mpagnia si mostrò così abile a contraffare per diverso tempo la pazzia furiosa, mal grado i co lpi d i bastone che gli veni vano somministrati, che il Pascià che l'aveva deLenuio e destinato all'in vio a Costaminopoli. do ve sen za dubbio avrebbe corso il rischio d i dover rinnegare fo rzatamente essendo molto giovane, robusto e di buon aspetto. decise al la fine di disfarsene...'' .22
Ma al di là di rari episodi fortunati, la .sorte riservata ai simulatori r isulta sempre e.stremante crudele: inevitabilmente fi nivano sottoposti ad una spietata bastonatura, in conseguenza della quale, non cli rado, restavano veramente stoqJiati. Per quanti, invece, si astenevano dal con-ere s imil i avventure la valutaz ione preliminare, sostenuta a bordo, trovava, una volta a !erra, una più stringente reiterazione. Ne i casi dubbi , come pure per i catturati a terra, gli accertamenti proseguivano incessanti presso i bagni. Vi è da aggiungere, riguardo ai secondi, che l'indagìne patrimoniale tornava alquanto faci le, avendo avuto i corsari l'opportunità, saccheggiandone le abitazioni , di stimarne il livello socio-economico. Nonos tante ciò, onde elim inare ogni remota possibilità di dubbio anche quelli fin ivano sottoposti agl'interrogatori , impostati , con sadica raffinatezza , su antitetiche sollecitazioni . Alle minacce si alternavano, infatti le blandizie, facendo balenare dinanzi agl i occhi dello sventurato un pronto ritorno in patria, in caso d i dich iarazione veritiera. Allorquando però l' allettamento falli va, o perchè la vittima dimostrava notevo le caparbietà, o perchè effettivamente non con-ispondeva alle aspettative, il prosequio dell ' interrogatorio mutava radicalmente, ed alle accatti vanti promesse, sostituite da altrettante terrificanti minacce ed insolenti ingiurie, sube ntrava la tortura. Percosso sul dorso e sul ventre da violentissimi colpi di bastone, e solleci tato ininterrottamente a decidersi a parlare per evitare di morire in que l modo, il disgraziato inquisito giungeva, spesso, ad attribuirs i ricchezze immaginarie . Il che, purtroppo per lui, non .significava affatto la cessazione del suppl izio, anzi, riscontratane la disponibil ità g li aguzzini pretendevano allora che fornisse le generalità cie l comandante e degli ufficial i, no nchè le loro risorse economiche in patria. E sempre nella medesima maniera, intimavano la notifica de i poveri e dei nullatenenti, quelli da destinarsi subito alla vendita s ul mercato . La selezione forniva, pertanto, due categorie ben distinte: da una parte gli schiavi riscattabili-cioè eia ri vendere a lle famiglie, od alle istituzioni di provenienza a p rezzi forteme nte eccedenti i contemporanei di mercato-dall ' altra quelli da vendere semplicemente all'asta pubblica. Per tutti, l' attesa che poteva protrarsi nel primo caso anche per anni, e nel secondo solo per giorni, si consumava nei bagni. La cerimonia che li accoglieva a ll' ingresso consisteva nel la fornitura ciel vestiario poichè, come ricorda il Salvago, quando : " ... uno vien facto schiavo resta spogliato e nudo, et i Padroni dc' bagni non sornminist.rano altro alli schiavi che un baracano con capono, da principio per una volta tanto . et un par cli mutande d i te lazza all 'anno;c. per contro del vitto tre pani al giorno, e bisogna che lo schiavo eia questi tre pani . se in altra maniera non sa ci van,.are, si ca vi quanto possa pagar l'acqua che beve poichè l' acqua, penuriosa nella Città, portata cli fuori su giumenti è venduta a g iare ..." .21
Poichè però anche nei casi di acclarata povertà riusciva pur sempre possibile il risca!to tramite i redentoristi , non infrequentemente i detentori di tali schiavi optavano per una loro permanenza più
21 P. DAK ,
n P.
DAK,
Histoire de. . cit. . voi. l i. p. 388. Histoire de.. ., cit. . voi. Il, p. 388.
B G. B . SAI.VAGO.
A./i'ica... , cit.. p. 93.
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Connotazioni 1111wnitarie
lunga, in vista di successivi sviluppi. Nel frattempo la massa servile, di e ntrambe le categorie era costretta al lavoro fo rzato, altra fon te di reddito immediata per i loro padroni. Senza addentrarci, per ora, nelle attività e nelle modalità lavorative riservate agli schiavi, ci sembra necessario sottol ineare che queste avvenivano comunque in un contesto di spietata coercizione. TI ricorso alla brutali tà esasperata non si proponeva esclusivamente quale metodologia per estorcere il massimo rendimento dai disgraziati sc hi avi, ma anche per indurli, proprio in conseguenza della insostenibile costrizione, ad indirizzare richieste di riscatto sempre più p ietose e pressanti . Qualunque tentativo di alleviare in qualsiasi maniera ali' inumane pretese si risolveva, invariabilmente, in un loro ulteriore inasp rimento. Scriveva ad esempio in data 26 aprile 1616, uno schiavo toscano al suo Gran Duca da Tunisi: ..Per ritrovarmi più che mai, in acerhissmi travagl i et affanni. portando di continuo un par di traverse a tulle e due le gambe di smisurata grandezza e per essere stato accusato alli 22 del presente di voler fuggire, sono s laLO mollo mal trattato di baston ate a termine quasi cli morte. c::hc a gran fatica ho potuto scri vere la presen te hove ricorro con ogni humillà a V. A. S. acciò mi voglia liberare da questa crudelissima schiavitudc. Se tosto V. A . non ci provede sarò amazato da questa barbara et infida canaglia. !zuffe dai mi mancia in galera a tirare i l remo per darmi maggior manorio. " 24
Ecco come uno schi avo inglese, supplicava agli inizi del '600 , i s uoi familiari ed i suoi amici: .;Cari amici. sono passati circa sci anni dacchè ebbi la grande disgra,.ia di essere fat to prigioniero da un vascello da guerra turco sulle cos te barbaresche e condotto in catt ività ad A lgeri. Da allora ho scritto spesso a Londra ... ho accluso una lettera per mio padre, se è ancora vivo, e altre lcllcrc per i mie.i fratell i e per i miei amici, se pure essi sono ancora vivi. Poichè nessuno ha dato segno di vita. mi domando se le mie lettere non abbiano avuto una destinazione sbagliata. o se voi non siate tulli morti o parti ti, giacchè io so che voi siete troppo buoni cristiani e amici per non occuparvi di mc nell.e tristi condizioni in cui mi trovo. Oh, amici miei, vi ripeto ancora una volta che io sono un miserabile prigioniero ad A lgeri, catturato da un vascello fiammingo.. .11 mio padrone è un barone, un rin negato francese che vive in campagna e che tiene in affilio me e un al tro prigioniero protestante... ad A lgeri , ma se noi andremo verso l'interno voi non sentirete forse più parlare di noi. La nostra disgrazia è dovuta al fai.lo che il prezzo del nostro riscatto non sarà inferiore a s. 250. giacchè si crede che noi abbiamo dei buoni arnie.i in Inghilterra . . 1•
25
Nonostante però le accorate e reiterate suppliche su nessun elenco noto risulta il nome del lo schiavo inglese, segno che probabil mente le sue angosc iate previsioni circa una probab ile deportazione verso l'interno si avverarono. In questo tragico caso persi no la vendita sul mercato di Algeri sarebbe risultata preferibile. Al bazar, infatt i, per molti degl i sventurati si concl udeva la fase più movimentata e rivoluzionaria del loro nuo vo destino in nordafrica. Ma per tutti, proprio dal bazar, iniziava l'incredibile sopravvivenza di pure bestie da soma, con l'unica speranza di poter essere un giorno riscattali, o nella peggiore delle ipotesi, di finire nel le mani cli un padrone tra i meno crudeli, dal cui arbitrio, da quel momento, dipendeva la loro futura es istenza. Spesso però nessuno dei d ue estremi desideri trovava attuazione o per mancanza di fondi al le missioni o cli acquirenti interessati, con perpetuazione ciel soggiorno nei bagni : lì r applicaz ione di ogni sorta di crudeltà e d ' intimidazi one scandiva l'esistenza quotidi ana. Basti pensare che freq uentemente persi no il dialogare a ll 'interno dei bagni veniva severamente interdetto a i detenuti , ed in caso di disobbedienza: " ... ils entrcn t alors... ...entra no infuriati e li colpiscono a calci ed a bastonate ... Non contenti di ciò, gli mettono al mini mo capriccio cene museruol e alla bocca, che sono obbligati cli portare per tuuo il tempo che questi Barbari g l' impogono ..." .26
Quanto poi al riscatto , per molti, la speranza svaniva al momento stesso della vendita, come nel caso di giovani detenuti, particola rmente apprezzati dai signori barbareschi , essendo consentita dalla rel igione islamica l' omosessualità. Di tale abominevole violenza troviamo chiare allusion i in innu merevoli documenti, a volte relati vi pure a schiavi costretti ai lavori forzati . Ecco ad esempio cosa scrivevano
2'1 A. S . F. , Inventario mediceo. N. 4279 ciel registro, filza 6, carta 11 1. Il clocurncnlO è citato da A. , p. 180, nota n° l. ~5 P. GROSSE, Storia della pirmeria... , ci t. , pp. 95-96. 26 P. DAN, Histoire de .... cit. . voi. Il. p. 400.
G ALI.ICO,
Tunisi... , cit.
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270 ab - · 11 Bazar d'' Istan -· bul, oggi.
Gue rra l 1·I corsa
Connotazioni um.(.mitarie
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alcuni schiavi napoletani da tunisi nel 1807: " l O Divisione 27 luglio 1807 l sudditi di S. J\·1. che si tro vano schiavi in Tunisi lo supplicano d'interessarsi della loro sorte. A. S. E Il Marchese del Gallo Avvinti di barbare cenaci catene, si prostrano ai piedi di V. E. gl' infclici di codesto felicissimo Regno, esistenti in questa Reggenza di Tunisi, e colle più umili suppliche, l'espongono che nonosrnme la Regia promessa...di liberare i Supplicanti dall' inumano giogo di servitù, e restitui ti in seno della Patria ed in grembo delle loro rispettive famiglie;contuuavia seguiteranno ad essere esasperati dalla Barbaria, avviliti dal capriccio e dall'ignoranza, e sottoposti al più desolabile dispotismo (non facendo mangiare de' ragazz.i schiavi, soggetti ed in più vittime delle nefaste voglie di questi Barbari Bruti). Essi son divemati tanti spenri in mezzo agli assalti di continuo terrore, per cui meritano la compassione degli uomini, e non esser dimenticati, e posti nel più profondo oblio, come si trovano quante volte non hanno un asilo, nè chi ricorreva nella loro positiva urge nza ... Tunisi 3 marzo I807 ·•27
Ancora più esplicita la testimonianza del sacerdote Caronni, che così puntualizzava al riguardo: " ... è ve ro che taluni lschiavi,I per la bella statura e forma, o per qualche loro gradevole abili tà e fine maniere entrano nella buona grazia de' loro padroni, sono ben vestiti anche a lusso, e largameme regalmi: ma quella distinzione di uniforme ricamato a oro, quegli orologi, quegli anelli, qué mabubi in tasca sono talvolta fnllti sospetti di criminosa conni venza, veri fi candosi purtroppo ne' mori quella passion d'ignominia di cui accusava S. Paolo i. Pagani ... ".28
Anche dalle lettere degli schiavi si evince la stessa violenza, il cu i movente ultimo sembrerebbe, oltre alla depravazione, per l'en nesima volta l'abiura: "Real Maestà Sire L'affliui e miserab.i!i sudditi di vostra l\1aestà che schiavi gemono ne' Stati ciel Bcy di Tunisi, col più profondo ossequio espongono umilissimamente a' piedi della Maest/1 Vostra, le di loro miserie ed insiemamente la pregano a volere porre un termine allo stato deplorabilissimo in cui eia molti anni vivono appresi. I miseri esponenti o Sire sono stati lungamente irresoluti se dovevano esporsi o nò il di loro stato compassionevole... Ma animati dalla sperimentata Bontà, che quali fica l'animo benil'ico della Maestà Vostra, e spinti dalle nuove invenzioni di crudeltà, e di barbarismo che ques ti esercitano a di loro danno;si fa nno arditi ad implorare quel soccorso Paterno, che Dio solo per loro ucile ha confinato nelle mani di Vostra Maestil. Gl'infelici Oratori credendo di troppo abusare della tolleranza della maestà Vostra, no n li notano i patimenti, strapazzi, fatighc, nudità, bastonate, bestemmie, vendetta, disprezzi, umiliazioni ... cd altre enormità nefandissime, che l'onestà vuole che si tacciano, nè mica il lungo tempo che gemono nell 'oblio... Ecco nuo vi tormenti si mettono in uso a danno de' sudditi della Maestà Vostra, poichè vedendosi questi alla vigilia di perdere per sempre i schiavi, a tal oggetto quei che li possiedono fanno tutto per farli appostare [apostatare], in particolare i Ragazzi svellendoli del suo dc' loro Genitori per farli consentire colla forza, e talora co' tormenti ad un allo si inl'ame. Questo metodo di ti rannizzare riesce agl 'esponenti affauo nuovo;e già in brevi giorni si contano varie di queste viuime, che o per forza, o con lusinghe sono state sacrificate alla falsa religione. E qual Padre può tollerare ciò cogli occhi asciutti. L' umanità freme, e la natura non regge a tal sonc di barbarie ' I ricorsi sono inutili. poichè i principali del Governo ne han dato i primi esempi! A chi ricorrere'1... Che dirà il presente ed il futuro? Dirà che colui, il quale nel Congresso d' Amins s'è rnnto adoperato in difesa della causa de' schiavi, ora i soli schiavi che gemono in catene sono divenuti suoi sudditi li lascia nuovamente in abbandono... Da Tunisi lì 13 giugno 1807"29
In tale perverso contesto la conversione forzata rientrava, come a suo tempo precisato, nelle più odiose imposizioni inflitte agli schiavi , coincidente inoltre con la perdita defin it iva di ogni illusione di riscatto. Così ad esempio scrivevano il I aprile de l ] 589 i cappuccini del Gonfalone da Algeri:
A. S . N. , Affari esteri, F. 5463, Tunisi 3 marzo 1807. F. C\RONNI, Ragguaglio del viaggio ... , cit. , p. I 02. ~9 A. S. N. , Affari Esteri, F. 5449, Tunisi 13 giugno J807. 27
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..Ma di più vedendo questo tirannissimo tiranno che non ci può havere nelle mani ha pigliato un giovaneuo di diciono anni venetiano che sin dal tempo cli Mons. re Il.mo di Ampurias et del fra t. Angelo di fel. mem. t'u aiulaLO per degnissimi rispetti. ma per esser troppo fanciullo non si è potuto imbarcare e cossì lo liene... Il Giovane che è già più d' un mese in mano ciel Bassà speriamo haverlo col Braccio delli janiceri ma però lo tenirranno come noi a conto delli tu rchi che ci chiedono a noi [in cambio], ma è mollo meno male che stia con noi che nelle mani di questi cossì gran barbaro liranno .. .''. 30
Quanto poi fosse difficile, in simili circostanze, venire a capo del riscatto, lo dimostra che ancora il 28 maggio la situazione del ragazzo non era definitivamente risolta, tant'è che: .....ci resta Marco venetiano quel giovaneno che habbiamo cavato dalle mani ciel Bassà per mezo delli laniceri quale non possiamo mandare per essere consegnato nelle mani delli Janiceri .. .''.3 1
Ed infine il 17 ottobre: "Vi è Marco ve netiano aiutato dalla compagnia nel tempo delli riscati vicino bora a tre anni in 300: delli quali ne ha rico rnpensaw all a compagnia 130 et ci ha servito in casa da poi che ci fu consegnato dalli .laniccri alcuni mesi .. " .32
Per guanto concerneva le giovani donne le speranze di riscatto si confermarono, quasi sempre, puramente velleitarie, per cui laconicamente così il Salvago puntualizzava sul loro destino: " .. .Le donne fane schiave se son belle e vergini per lo più prevaricano;le tcmpate e vecchie scanno in casa dclii pa(roni a servir le patrone fin che venga il riscatlo ..." .3,
E spesso prorio i g iannizzeri forti della loro indiscussa supremazia, non disdegnavano di perpetrare contro q uelle vittime più indifese e deboli perfide beffe, contemplanti invariabilmente l'abiura, ribadimento irreversibile della schiavitù. Pochi anni prima dell'arrivo dei padri del Gonfalone, per l' esattezza nel 1580, secondo la puntigliosa ricostruzione dell ' Haeclo, ad esempio, si trovava schiava ad Algeri una giovane spag nola di 25 anni cli nome Dorotea. Sottoposta agl i immaginabili maltrattamenti, appunto di un giannizzero era ormai: " ... rèduitc au dernier degrè... ... ridotta all' ultimo stadio dell a disperazio ne: sapuco che era giunta la cifra del suo riscatto, supplicò con tanta insistenza e pianti il suo padrone di permetterle di riscattarsi, che alla fine il turco glielo concesse e la condusse presso la residenza dei Religiosi, A disranza cli qualche giorno l'u stipulato l'accordo lra loro sul prezzo del riscatl'O e la giovane fu alloggiala presso un ebreo dove i Padri custodivano gli schiavi riscattati. Una quindicina di giorni dopo, il diavolo ispirò dei ripensamenti al tu rco. che si recò impudentemente presso i Padri affermando che era ubriaco allorchè aveva consentilo al riscatto;che si fossero ripresi il loro denaro, e lui si sarebbe ripresa la schiava, la quale era musulmana, e per conseguenza non avrebbe potuto essere riscattala. I Padri restarono molto shalorditi della mancanza di parola e di onore di quel barbaro, ma il loro più grande dolore .era di pensare che l'anima della compatrio(a si tro vasse nel massimo pericolo. Usarono allora tuui i mezzi possibili per convincere il Turco e per calmarlo, ma fu tutto inucile... lnfine non restava che un solo mezzo da tentare...quello di andare innanzi alla giuscizia ... 11 giuclice ...odinò di l'a r comparire Dorotea... prolungandosi la discussione il llHCO giurò che la donna era musulmana e non cristiana. Sentendo ciò la poveretta che tremava interamente scrillò che era cristiana, che lo era sempre stala c che lo sarebbe rimasta sempre. Jl suo padrone senza semir ragioni le si avventò contro e prese a batterla urlando: «tu tornerai in mio potere, cagna, e rn vedrai come mc la pagherai!» ... Ebbe l' assistenza e la testi monianza di gente disonorata, dei Mori. che confermarono la sua menzogna e che affermaro no dinanzi al. giudice che iI turco aveva ragione... E Dorotea povera pecora sola fra i lupi fu condannata a ritornare dal suo padrone e diven ne musulmana suo rnalgrado... " .34
Non dissimile nella sostanza, ma per certi versi ancora più crudele il caso esposto in un documento del I 807, un ennesimo sopruso cli un notabile barbaresco, forse un altro giannizzero: '·A Sua Maestà Altezza Imperiale
,o A. S. Va.. Gonf.. mazzo G. f. 246. S. Va. , Gonf. . mazzo G, f. 252. S. Va. , Gonf. . mazm G, L 281 . 3-' G. B.Salvago, Ajì'ica... , cit. , p. 94. J4 D. HAEDO , De la captivitè a /\lge1: .. , cic., p. 201. ~ 1 A.
32 A.
Connorazioni urnan.itarie
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Principe Gi useppe Bonaparte Signore Nicola Palano di Mola di Bari in Puglia, prostrato ai piedi di vostra altezza Imperiale, con umile supplica l'espone, qualità essendo c.:asc.:ato schiavo con suo figlio di età d'anni dodici, e comecchè uniti di bliglietto Francese, si è benignato, I' Amabili Imperatore, D. G. , toglierli da questa Catena di schiavitù, che Dio sempre possa remunerarlo. Sapendosi anticipatamente da questi musulmani tale liberazione il perfido Padrone dcll'Ormore ha rincanaco il Supplicante in una nascosta carcere, e cola tenuto ha rimesso il ragazzo dell'Oratore nelle Montagne, lungi da Tunisi da circa 5 giorni con risolvimento capriccioso di ritenerselo: venuta l'ora della liberazione dc' schiavi si mandò la petitione al padrone, trovava pretesti, che l'oratore era nel Giardino, ma per puro miracolo Divino, si presentò un cristiano davanti alle carceri e vide il Supplicante lì dentro richiuso, subitamente si portò dal commissario Francese, e li riferì il tutto per cui fu LOllO dalla Prigione e posto in libenà come gli altri;sonito domandò il figlio al Padrone, e lì fu risposto: anda cane. che il tuo figlio sta lungi da quì ed è fatto Moro, e non più verrà con te;l'infelìcc padre si pose fortemente a lacrimare, e si porti) a rare i suoi istanze al commissario, ponendo tutto in chiaro, ma nulla li giovò, giacchè il commissario per non disgustarsi il musulmano, ributcè> le giusce lacrime ciel povero Oratore, guardandocche era di dove re domandare lui al Bey del ragazw suddelto e non già far perdere un tenero figlio al povero padre, che invece di ricevere consolazioni, ne hu sconsolazione, dovendosi restiruire aJJa Patria senza i I figlio . Alteua ... son tu ni finti pretesti che produce il perfido padrone d'aversi fatto Moro il ragazzo. per sua idea di rartenerselo. e non farsene privo, e tanco me no che il figlio scriveva al Padre sono la data de' 18 del scorso luglio, domandandogli sapere quanto si combinava la grazia della libertà per potersene ri tirare in Tunisi a godere di tal grazie, e Lutto questo fu fatto noto al commissario francese. ma niente ne diede per inteso;di queste maniere tutti possono asserire, che il di loro ragazzi schiavi son tulli mo ri e con la conseguenza nessuna, ne il commissario ne prende l'espediente. essendo suo il carico cli domandare conto. e di esaminare i ragazzi se si son facti mori di loro volontà, o pure fossero fatti per forza, e di questa maniera andrebbe tutto in regola, e se vi fosse qualche Padrone che vorrebbe fare il ragazzo moro per l'orza eviterebbe di farlo . Che perciò genuflesso a' piedi cli Vostra Altezza Serenissimo colle lacrime agl'occhi lo prega volersi rimettere un'ordi ne rutrninante al commissario in Tunisi di domandare stretro conto del Ragazzo suddetto chiamato Giovanni Palazzo schiavo del CaiLo del Cheffo, accedere se sia moro. o cristiano. se moro esaminarlo se forzoso di sua volontà e ri trovandolo cristiano o fo rzoso fatto moro di liberarlo, e rimette1:lo al proprio Genitore .. .''.1:i
Unica nota positiva in tanta abiezione ci deriva dall'apprendere che in Algeri esistevano alcuni giovanetti, maschi e femmi ne, scampati a simili infamie perchè temporaneamente ospitati nella Casa Consolare e nell'Ospedale Spagnolo. Ma la sistemazione, privilegio di pochissimi fortunati-e di epoca molto tarda-restò sempre a discrezione dell'umore variabi le dei rispettivi padroni, tenuti a freno dalle promesse dei consoli di maggiori cospicui riscatti. Ecco un significativo documento al riguardo: "Palermo I .1 maggio 18 11 Al Console di Spagna Pel riscatto di Napoletani e Siciliani schiavi in Algeri. Circello Introduzfone ...Sig. Mio: J'ciccluso :Vlcmoriale informerà V. E. del giusto motivo che mi determina ad incomodare la sua attenzione. e supplica V. E. che si degni appoggiare .l e mie premure a favore di queste infelici donne. e sventurate creature. allinc.hè a un tempo stesso conseguano la desiderata libertà e la quale gli faccia degni ligli della patria. Dio conservi V. E. molti an ni. Algeri 23 dicembre 181 O Bacio la mano Suo allento Servitore Pietro Orriz de Zugasti Ecc. mo Sig. Primo Segr. di Stato e del Dip. di S. M. Re 2 Sicil ie Signore Pietro Ortiz dc Zugasti , attualmente vice console di S. M. il sig 1-'erclinando VII, e incaricato del dispaccio di quanto appartenga al Real Servizio nel Consolato Generale di Spagna in Algeri, col dovuto rispetto a V. E. espone: che avendo dovuto trattare con quella Reggenza affaii realtivi agli Schiavi, don ne, ragazzi e ragazze Napoletani e Siciliani, che dal principio della loro schiavi tù trovcinsi raccolti in quel regio Ospedale di Spagna e Casa Consolare;gli occorse proporre un riscatto particolare di donne raguzzi e ragazze. Avendo osservato che la proposizione non fu male accolta e tencndu presemi le commissioni che V. M. si servì dare .. . al sig. Canonico Epifanio Torrisi, pel
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A. S. N., Affari cste,i, F. 5463
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Guerra di corsa
ri scatto di suoi Vassalli servendosi delle conoscenze. che gli proporzionò l a lunga dirm)ra in quei paesi continuò le sue pratiche sino al punto di aver conseguito che si fissasse un prezzo moderato per ognuna delle donne ragazzi e rngazze;ed essendo stalo quello cli 500 duri d'Algeri per ciascuna, gli è parso dover dare parte a V.ivi . se non trovasse cenamente tirar dalla schiavitù le 28 infelici creature che si espressano nel! ' acclusa nota. T ra esse reclamano con particolarità la generosa pietà di V. M . i teneri ragazz i, che hanno avuto la disgrazia di ri cevere l'esistenza nella sch iavitù, e le ragazze già da mari lo, che se non avessero avuto la fortuna nella disgrazia di aver tro vato la loro custodia nella casa consolare e nel Regio ospedale di Spagna, già da più tempo avrebbe corso rischio il loro pudore e forse la loro religione... All(:he si deve aver presente che la proncezza è essenziale i n quel Paese per la faci lità di cambiar si il Governo e in tali casi tutto si deve trattar di nuovo. I cambi favorevol i, che attualmente corrono in questa Piazza, facilitano questa opera altrettanto pia. che degna di V. M. poiché diecim ila pezzi forti di argenw in moneta effetti ve cli Spagna, sono bastati per conseguire la libertà di 28 Vassalli di V. M. i quali uniti ali' esponem e non cesserebbero d i pregare l 'altissimo per la prosperità del loro Re, Padre e Benefattore. A lgeri 23 dicembre I 8 I 6 A i Reali Piedi cli V. M. Si prostra con tutta venerazione e rispetto Pietro Oniz de Zuganti".36
Il mercato degli schiavi Ogni commercio presuppone un particol are mercato, più o meno grande secondo la quantità della merce trattata. Anche per q uelli relativi agl i schiavi valeva la medesima connotazione e già a suo tempo, descrivendo le città barbaresche, se ne è rimarcata la immancabile presenza. Di variabi le ampiezza ed articolazione, il suk destinato alla compravendita delle vittime della corsa ci è tramandato sostanzialmente simile a quello, senza dubbio di primaria importanza, che fu per secoli il bazar di Costantinopoli. II che s piega come persino il suo nome Bedesten divenne, ovunque nel mondo islamico ed in Barbaria in particolare, sinonimo del repugnante commercio. Numerose sono le descrizioni cli tale specifica costruzione che tanti viaggiatori, e redentoristi, ci hanno tramandato: eccone, pertanto, per grandi linee le caratteristiche salienti. II Gran Bazar di Costantinopol i, o come accen nato il Bedesten, era situato presso una estremità della ciuà: nelle sue immediate adiacenze si trovava il mercato appositamente destinato agli schiavi. In linea di massima cons tava di una vasta area centrale circondata, lungo 1' intero pe rimetro da una teoria ininterrotta di minuscoli stanzini, non più grandi di altrettante cel le. Una prima differenziazione si coglie a carico della sua disposizione planimetrica, sempre suddivisa in due ben distinte zone, destinate una alla vendita dei maschi e l'altra delle femm ine. La netta separazione consentiva probabilmente un più rapido indirizzo ed una più oculata scelta, ritrovandosi i disgraziati prigionieri esposti all'incanto. Così lo descriveva in un suo libro, un viaggiatore capitatovi verso la fine del '600: " Andai per curiosità nel Jal'fir Bazar per vedere il mercato degli schiavi. Questo è un luogo serrat0 con più alberi nel mezzo, e mo lte loggic o gallerie all'interno sotto le qual i sono i mercami, e g li schiavi. li modo di venderli è stravagante: perocchè fatta prima una preghiera per lo Gran Signore, i venditori tengono per l'estremità cli un moccichino lo schiavo, o schiava, ch e bassi a vendere, e dall'altro lalo il sensale, che va imbandendo il prezz.o. che se ne vuole;nel qual mentre chi ha voglia cli comprare gli scuoprc il volto, e lo tocca in varie parti del corpo per vedere se ha qualche di reuo;nclla maniera istessa che si comprano gli asini, e i cavalli ... ''17
Sostanzialmente simi le anche un'altra descrizione settecentesca cbe così ce lo tramanda, insieme alle procedure di vendita: "Le marchè aux esclaves .. Il mercato degli schiavi dell'uno e dell' altro sesso non è molto lontano da lì !dal BazarJ: questi infelici vi stanno posti a sedere in una posizione mollo penosa;p ri ma cli essere acquistati , vengono valutati da ogni lato, vengono ispezi onati. e viene loro imposto di eseguire la dimostrazione cli tutto quello che hanno appreso;molto spesso tali operazioni devono svolgerle diverse volte nel corso della giornaia. senza peral tro essere acquistati: i maschi e per-
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A. S. N . , Affari Esteri. P. 42:i I . Palermo 11 maggio 181 1. G. F. GEMELLI CARL'R J, Giro del mondo. Napoli 1708, p. 209.
Connotazioni wnanirarie
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~71
272 271. Stralcio ca rtografico di Is tanbul, il Bazar. 272. Mercato degli schiav i in una antica stampa - ricos truzione computerizzata. d i Ferrucc io Russo.
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Guerra di corsa
:273
2 74 273. Me rcanti d i sch iavi in una s tampa de l X IX seco lo - ricostruz ione computerizzata , <l.i Ferruccio Russo. 274. Porto e mo lo di Algeri, d i A. (jรงnรงt ( 1830)
Connotazioni umanirarie
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sino le femmine che la natura non ha dotato cli attrattive, sono destinati ai lavori più umili:ma le fanci ulle giovani e belle non subiscono altra sfortuna che l'essere obbligare a seguire la religione del paese. L e si va a cercare presso i loro padroni, e questi che sono degl i ebrei , si prendono grande cura della loro educazione, al fine cli venderle meglio: poichè è come al mercato dei cavalli dove spesso non si tro vano i migliori esemplari: bisogna andare presso gl i ebrei per vedervi delle belle ragazze;gli stessi le istru iscono sulla danza. sul canto, sulla musica, e non lascia no niente di incompiuto cli tutto ciò che può ispirare desiderio. Lì si sono osservate f'anc iulle amabilissime che si maritano molto convenientemente e che non patiscono più la schiavitù;dispongono infatti della stessa libertà nelle loro case di quelle di 01;gine turca... ''38
Le osservazioni ovviamente s i riferivano a Costantinopoli , la capitale per antonomasia del mondo musulmano, dove la compravendita di schiavi, essendo per lo più clestinata all'approvvigionamento degli alti dignitari imperiali, e non ultimo dello stesso sultano, offriva ai malcapitati, in genere di umile origine slava-da cui la pa rola schiavo-le inusitate opportunità. Persino i canoni estetici vige nti tra le due aree musulmane si confermano divergenti, con una maggiore finezza e ricercatezza presso la capitale ottomana. Lì ad esempio nella scelta delle schiave giocava un molo fondamentale la bellezza dei lineamenti e del volto, esigenza che trovava abituale soddisfazione nelle fanciulle circasse. In Turchia per evitare di 'rovinare' quell'inestimabile capitale, già molti decenni prima della scoperta della vaccinazione antivaiolosa, proprio le circasse erano solite immunizzarsi con una ide ntica, seppur più rudimentale, ma altrettanto efficace, inoculazione. Fu quella una delle rarissime modernità presenti nell' impero ottomano, peraltro indiretta conferma delle potenzialità cli 'carriera' riservata ali.e schiave) 9 Discorso s imile nella procedura, ma diverso nella sostanza, quello invece dei mercati barbareschi, dove le prede umane subivano la commercializzazione senza la sia pur minima prospettiva sopportabile, essendo in definitiva il contes to sociale vigente di gran lunga più primitivo di quello di provenienza. Nè peraltro, stante la disparat,issima origine delle vittime, si applicò mai una sorta di selezione: la vendita restò immutabilme nte indiscriminata, premessa per l' immediato sfruttamento. Sotto questo profilo va ricordato che, a differenza dei notabili turchi, i corsari ed i facoltosi barbareschi acquistavano schiavi anche senza una precisa esigenza, per pura forma speculativa. Sapevano, infatti , che il loro prezzo subiva vistose oscillazioni, dipendenti dalle catture e dalle epidemie, nonchè dalle disponibilità dei riscatti. Potendo quindi custodirli per un periodo più o meno lungo si prefiguravano cospicui ricavi: nel frattempo ne avrebbero beneficiato del lavoro estorto e delle prestazioni domestiche. Ciò rendeva le compravendite notevolme nte più spedite di quelle descritte, costituendo la merce umana comunque un capitale facilmente converti bile in denaro contante. Per gli schiavi, paradossalmente, siffatta equivalenza costituì un ulteriore dramma, in quanto perseguendosi nell'investimento consistenti utili, ne de rivava uno spietato sfruttamento privo cli qualsiasi moderazione. Le pretese di rendimento, pertanto, imposte agli schiavi superavano abbondantemente quelle imposte al bestiame, esiste.ndo sempre la possibilità del riscatto umanitario o coatto, che garantiva rimborsi indipende nti dalle condizioni fi s iche delle vittime! Le vendite effettuate sui mercati barbareschi, quindi, possono riguardarsi in grandissima percentuale pe r inte rmedie, detenendo raramente l'acquirente lo schiavo per la sua intera es istenza. Andrebbero perciò motivatamente ass imilati alla distribuzione all'ingrosso, o diretta, tra il produttore ed il dettagliante. Il che spiega la commercializazzione di interi gruppi indivisi, a suo tempo evidenziata, fonte con le nuove nascite di ulteriori proventi. E forse l'episodio-parzialme nte citato-che meglio emble matizza tale incredibile speculaz ione si rintraccia a carico della giovane schiava romana, madre di un bimbo, concepito grazie agli autorizzati rapporti con il marito libero. Plausibile, per la rinomata esosi tà barbaresca che la concessione della schiava, f9sse costata al marito la imposizione di un lavoro coatto, al pari di un normale schiavo.
M . P 1n ON DE TOI.JRNEFORT . Rela1io11 d'un voyage du Levant, fai! par ordre du roi. Amsterdam 17 18, p. 10. Ricorda in proposito A. L. CROUTIER , Harem il mondo die1ro il velo, Milano 1989, p. 179: « ... Lady Mary [Momagu17 181 portò con sé in Inghilterra una grande quantità di turqueries, fra cui 1·abbigliamen to da harem, che di venne pres to ch ic. lnoculò ai figl i un vaccino contro il vaiolo come aveva visto fare in Turchia, almeno scttanL' anni prima che il douore Edward Jenner ' imroducesse'.la vaccinazione... Vol taire ... attribuì l'origine del vaccino alle donne circasse che. mo lto stimate ndl' harem, volevano evi tare il pericolo di avere il volto butterato dal vaiolo ... ». 3~ 39
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Guerra di corsa
275 275. Razze di algerini, di Philippotcaux. (!830).
I mercati nordafricani si aprivano sin dalla prima mattina, per lo più alla presenza delle principali autorità locali, che non raramente godevano di una sorta cli diritto di prelazione. Ad Algeri il mercato degli schiavi, chiamato anch'esso Bedesten, ubicato al centro della città, non differiva eia quello descritto, nè dagli altri delle città barbaresche, se non per la sua anomala vastità: per il resto un identico ampio spiazzo quadrato, serrato da quattro gallerie porticate, al di sotto delle quali nelle numerosissime piccole botteghe si effettuava il turpe commercio. Identiche ancora le modalità di vendita, peraltro simili a quelle dovunque praticate per l'acquisto di bestiame. Così le ricorda il Dan: "Quand se sont des esclaves ... Quando vi sono schiavi catturati da poco, il custode del bagno, o della prigione, nella quale sono stati segregati, li conduce al Bazar, alla presenza dei rais o dei capitani dei vascelli che li hanno predati, e di qualche altro ufficiale ùes!inato espressamente al fine di osservare le modalità cli vendita. Vi sono a tale scopo dei sensali, per non usare il termine di mezzani , i quali par!ieolannente espeni in tale mestiere, li conducono in giro lungo il mercato, gridando ad al!issima voce a chi li vuole comprare .. ,".40
In pratica sul far dell'alba, condotti al mercato, separati i maschi dalle femmine e costretti entrambi nei rispettivi settori, iniziava la vendita propriamente detta, gestita eia un sensale legalmente autorizzato e riconosciuto. Questi rivolgendosi all' attenzione dei presenti , sollecitava gli eventuali interessati all'acquisto degli schiavi esposti che, al contempo, costringeva a camminare ]ungo il perimetro del mercato. Onde invogliare i compratori, spesso altri mercanti, era solito esporre in maggior evidenza i più robusti e sani. In dettaglio, la scena rivoltante, avveniva obbligando gli uomini a denudarsi completamente, e veolocemente, senza alcun riguardo per la loro dignità: ogni minimo indugio .subiva un istantaneo castigo, immancabilmente espresso da una gragnola di bastonate. Ottemperato ali' ordine li si
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P. DAN , Histoire de... , cii. , vol. IL p. 398.
Connotazioni 11mani1arie
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costringeva a sedersi, lungo degli appositi scanni, in posizione estremamente umil iante, ma tale che chiunque, volendolo, poteva esaminarli in ogni dettaglio e secondo qualsiasi personale criterio . Al fin.e di agevolare la scelta, e cautelarsi da ogni occulta frode, agli sventurati prigionieri, non d i rado di elevato rango sociale, si impartivano comandi perentori cli marciare, concre, saltare, fare capriole, sempre, altrettanto vigorosamente, sollecitati dall ' usuale bastone. Superata la fase 'dinamica ' seguiva l'ispezione elci denti, dal cui stato si ricavava l'etù dei soggetti e, soprattutto, l'attitud ine a rompere le durissime gallette, alimento tipico dei vogatori delle galere e dei forzati, allo sterro o in cava. Parimenti erano esaminati gli occhi, per accertarne eventuali difetti e specialmente per individuare I'aggressività. L' intera trattati va si snodava in generale alla presenza dei rais o dei cap itani de i vascell i che li avevano catturati, pers<malmente co interessati alla migliore vendita. Ecco una diretta testimonianza di quanto sintetizzato lasciataci da un militare spagnolo, rimasto a lungo schiavo in nordafrica: "Il 12 ottobre (1574) fummo condo tti al mercato, dove si usano vendere i cristiani . Un vecchio con un bastone in mano mi prese per il braccio e mi fece rare più volte il giro ciel mercato. Quelli che avevano idea cli comprarmi domandavano di che paese io fossi, il nome ed il mestiere mio, alle quali domande io rispondevo con istucliate bugie, che era francese, nativo di Dunkerque, soldato cli professione. Essi mi tastavano le mani per vedere se erano dure e callose. oltre cli che 1ni focevano aprire la bocca per sapere se avessi denti capaci di rompere il biscotto sulle galere. Quindi, tanto me che i miei compagni, focero porre a sedere. Allora il vecchio prendendo il primo della fila, fece tre o quattro volte con lui il giro del mercato, gridando: A chi dà di più. Quando fu venduto il primo, si passò al secondo, poi al terzo e così via, fino all'ultimo ... "41
Per le donne il commercio avveniva, in sostanza, nella identica maniera, fatte salve alcune varianti valutative determinate dal non essere queste destinate, ovviamente, ai lavori pesanti e quindi non valu tate in relazione della forza. Il prezzo, però, essendo pur sempre funzione del loro aspetto fisico, del l'avvenenza, dell'età ed innanzitutto della verginità, imponeva comunque altrettanto particolari quanto umilianti ispezioni. Condotte anch'esse al mercato dalla abitazione dei detentori, costrette nel relativo settore competente, attendevano passivamente la definizione del loro destino. A differenza degli uomini stavano esposte completamente coperte da un pesante barracano, che a mala pena ne permetteva la valutazione della taglia. Il Dan è l'unico autore che fa menzione di mercantesse incaricate della loro vendita: queste ne proclamavano l'età, le caratteristiche fisich e, ovvero le particolari attrattive e rispondenze caratteriali, nonchè eventuali ulteriori peculiarità. È presumibik però che in realtà tale operazione fosse svolta sempre dai medesimi tmfficanti cli schiavi, imputandosi ad una sorta di sensibilità dell'autore l'inserimento di figure femminili nella vendita. Del resto alla descrizione della vittima coperta. faceva seguito, per gli acquirenti, una più accurata ricognizione diretta del suo corpo poichè, in caso contrario stando allo stesso autore: " ... quelli che le acquistano potrebbero essere ingannati se non le osservassero, si fissa [pertanto] il prezzo a condizione che nel caso non dovessero piacere non sarebbero acquistate, ed allo scopo vi è un luogo appartato dove si possono vedere denmlate ... " 42
Una identica descrizione si trova in diversi scrupolosi memorialisti concordanti al riguardo che le schiave al momento della vendita: ·•... sono tulle coperte: quando qualcuno dà segno di voler comprare, c'è una casa lì vicino che serve appositamente per questo, nella quale si possono vedere allo scoperto, e spesso vengono fatte spogliare per vedere se hanno il corpo ben fatto ...". 43
Nonostante l'immaginabile abietta accuratezza delle ispezioni e delle visite, era pur sempre possibile da parte dei mercanti tentare cli ingannare gli acquirenti, minimizzando o camuffando lievi difetti fisic i o stati morbosi, ricorrendo non ultimo ad abbigliamenti appariscenti-nella speranza di eludere la
41 A. GALLICO, Tunisi 42 P. DA N, Histoire de
.. cit. , pp. 176- 177. ... cit. , vo i li, p. 396. 43 La citazione è tratta da M. MMR ICI, ivfezzogion w e pirateria nel 'età moderna (secoli XVJ-XJl/ffj, Napoli 1995, p. J 02. È un brano di G. FER,'vlANEL, Le vornge d'/talie et d11 Levani. Rouen l(i(i4, p. 53.
Guerra di corsa -132
276
276. Ceppi e museruole per schiavi. l600- - ex voto Santuario Madonna delr Arco - Napoli.
Connotazioni umaniwrie
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menzionata prassi-od ancora più .spesso al pesante trucco del vol to. Q uanto fosse frequente tale sotterfugio lo dimostra la normativa che esplic itamente vietava si mil i comportamenti, imponendo di astenersi dal: ·' .. .passare belleuo bianco o rosso nè altro sul viso delle schiave che [si] vendono per abbellirle. Che le vendano co n gli abili che le schiave portano addosso. e che non si ri prendano gli abi ti che hanno addosso. Se lo faranno, che il m uthesib li punisca .. .''.4~
La normativa riguardava, ovviamente, le donne cli minor pregio, quelle destinate cioè ad un acquirente meno faco ltoso e quindi meno accorto . Le schiave-e gli schiavi-p iù giovani e più attraenti, non arriva.vano nemmeno al mercato poichè la loro commercializzazione avven iva all ' interno delle abitazioni de i mercanti , alla presenza di un ristretto ambito di acquirenti , i soli realmente in grado di ass icurarseli, dati gl i alti p rezzi richiesti. Tornando, invece, a lla valutazione mercantile delle .schiave usuali va ricordato che il prezzo maggiore si concentrava sull a fascia d 'età compresa fra i 12 ed i 16 anni al mass imo, ri tenendosi presso i turchi, come pure presso gl i arabi, che già intorno ai 20 anni fossero troppo avan ti per tornare ancora attraenti e qu indi di pregio. C iò trova riscontro, e spiegazione, nell'altrettanta g iovanissima età in cu i abitual mente le donne mu sul mane contraevano matrimonio: diffici lmente superavano i 15 ann i, tanto che non erano rare 'nonne' neppure trentenni l La destinazione di p rammatica di quelle sventurate, nei casi di acce1tata idoneità fisica, era infatti invariabilmente l' harem, o co munque la casa ciel padrone in m olo d i concubina. Unica speranza di ascesa sociale il matri mo nio o la nascita di un fig lio maschio. Ma anche per tale frustrante esistenza la condizione irrinunciabile era costitui ta dall' abiura ciel cristianesimo, estorta non tanto, o non solo, con la brutal ità fisica quanto con le vessazioni morali. La povera schiava, appartenente a quella derelitta categoria, si rendeva conto ben presto, che nella s ua condizione le prospettive di riscatto erano praticamente inesistenti . li suo staro, per giunta, poteva soltanto peggiorare, per l'età o a .seguito di successive vendite verso l' in terno e verso livelli di civiltà ancora più primi tivi. Emblematico il caso esposto in un documento del I 807 , relativo ad una ragazza d i Vieste, segnalato da un religioso di Tuni si, che così lo evidenziava: '·In Nome di Dio- A menNoi sottosc rino Prefetto, e Provicario Apostolico d i questa Reggenza di T unisi, e luoghi adj acemi facciamo ampia, ed indubitata Fede. qualmcnte la Giovane Porzi a Oliv ieri della Ci ttfi di V iestici in Puglia Regno cl i Napoli, di anni diec:: iouo in circa. battezzata nella Chiesa Matrice, fi glia del q. m Gaetano Oli vieri, ru predata da' Mori. e condotta in Tunisi, indi restò schiava di questo Bey. Q uanlo q uesta brav issima Giovane soffre giorno, e notte, per conser vare il suo onore, e per non rinnegarsi. non v'è lingua bas tante a poterlo espri mere. perchè non passano non dirò mesi, giorni, ma neppure ore, che no n ve nga la medesima percossa con ca lci , co n pu gni. bastoni, e con altri tormemi . che Noi di esprimere lasciamo. che moverebbero a pietà dell' in felice, le stesse pietre. cd al tre creature insensate. Più cli tutte .l e altre viene così tonnen tata, perchè assi sti ta dalla grazia d i Dio, si è protestata pronti ssima a rarsi pr ima tagliare a pezzi, e morir marti re, che dars i in preda alla sozzura di questi Porci Barbari, e morire anche cento volle il g iorno, per non perdere la nostra santissi ma Religione. Se per?> è Slala forte per i l passato, ed è presentemente, non sappiamo quale impressione potrebbero rare al cuore della mcd.ma in avvenire, tante lusinghe, colle quali sarà tentata per vedere se polranno m tenere il desiderato effeuo con questa, giacchè non l'hanno otlenuto colle minacce, e tormenti. Chi può saperlo !Siamo vas i llJ!li di fragile creta, ed avendo la sopra lodata Giovane, tanti veti, tami lacci ciel conti nuo presso di se chi ci assicura, c he anche per deholezza del suo mcd.mo sesso non resti incappata. che D io mai non permetta, chi lo sà. C he però raccomandiamo a tutti i fedeli cri sti ani , e specialmente a persone pie, e di vote a vo lere concorrere con larghe ed abbondanti el emosine a liberare con lulla solleci tudine ques ta infelice fi glia, veramente virtuosa. c brava . dalle mani di questi barbari, assicurandoli che fa ranno cosa gratissim a, non a noi. che pure lo gradiremo moltissimo. ma a Dio, che saprà bene ricompensare simili opere di misericordia non meno in questa. ma più ncl l' al tra vita. Affine poi a questa nostra si ahhia ad avere tu tta quella fede, che meri ta, la fi rm iamo di nostro proprio pugno. e la m uniamo col sigillo maggiore di nos1ra Missione. Data da quest'Ospizio di Tunisi li 9 luglio 1807 F. Settim io da Momalbosso Pref. o Cappuccino come sopra"~5
,,., Idem. p. l 03. 45
A. S. N. , Affari Es teri, F. 5463.
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Guerra di corsa
L' accorata missiva probabilmente non dovette trovare una pronta disponibilità economica, tant'è che le sorelle de.Ila sventurata ragazza ri volsero, pochi mesi dopo, in regolare carta da bollo di grani 6, una pietosa supplica al re : "S. R. M.
Signore, Maria Michele, e Maddalena Olivieri figlie delli q.m Gaetano e Casaria del Maglio, umilissimi vassalli di questa vostra fedeli ssima Comune di Viesti in Provi ncia di Capitanata, prostra te al Suo Real Trono devotamente espongono a V. M. , come una di loro sorella orfana, e nubile dell'età di anni diciotto, chiamata Porzia fu fatta schiava fin daJJi quindeci settembre del J 805 eia Corsari tunisini in una di queste vicine spiagge, mentre raccoglieva erbe selvatiche per il suo vitto giornaliero. E come l' infelice, perchè dotata cli un bello aspetto, viene continuamente insidiata, e tormentata da quel Bey, in bal ia cli cui si tro va. con lusinghe minacce, e battitu re a sol oggetto di farla rinnegare, cd indi violare il candore della di lei pudicizia: siccome a chiare noce rilevasi dal qui ingiunto Attestato de' Missionari residenti in quell'Ospizio di Tunisi. Per tal ragione, e perchè esse supplicanti sono allatto povere, siccome la M. V. si degnerà rimarcare dall'a nnesso documento della riferita Comune, si è più volte tentato cli accumulare una competente somma coll 'elimosina de' divoti di qui, ma non si è potuto mai effeHuire, stantino leprecarie critiche stagioni . Si è inoltre ricorso agli Amminjstratori de.Jl'Universitì1 della medesima, ma questi si sono dichiarati aJJ' intuito inabili ad una si fatta prestazione per li moltiplicati pesi comunali. Non vi è dunque allro rifugio per liberarla, che implorare, come fanno la clemenza della M. V. qual Padre comune, e naturalmente proclivo al soccorso de' poveri innocenti. Che però colle lagrirne sugli occhi ricorrono a piè della M. V. e la supllieano benignarsi di prendere in considerazione il presente veridico espost<), e dare nello stesso tempo delle analoghe providenze sul sussidio cari tati vo delle Bolle della Crociata per tal riscatto, o in allro modo. Il che ottenendosi, si userà senza dubbio della Real pietà Vostra un'opera molw grata a Dio, al Mondo, ed alla stessa Comu ne. Tanto supplicano alta M. V. , e l'avranno, ul Deus: Maria Michele, Maddalena Olivieri di loro volontà per mano mia, non sapendo scrivere, supplicano come sopra. con fede Noi Gaetano Vi piante di Viesti, richiesto ho segnato ... " 46
Ed assurdità immutabile della burocrazia, alla supplica era allegato, sempre in carta da bollo questa volta di grani 4 , un certificato di povertà, così recitante: ''Regno di Napoli Provincia cli Capitanata-Distrello di .Manfredonia Cinà Demaniale di Vieste Si certifica qualm.te la Famiglia del fu Gaetano Olivieri di questa Cillà è poverissima, priva in rntto di qualunque menomo appoggio di fortuna. Della sud.a fami glia restata orfa na per la morte de loro genitori Porzia Maria di an ni sedici fu predata da corsari Barbareschi nel 1805, dove secondo le noti1.,ic si rattrova, e la mccl.ma non può sperare verun soccorso nè dalla famiglia. come sopra poverissima, nè da questa Città, per rattrovarci generalm.te in una miserabile disperazione ... 20 ottobre 1807 Michele Foglia Già Sindaco".17
Il caso citato non risulta nè unico nè eccezionale: non ne sappiamo la conclusione che potrebbe essere stata, dato il particolare contesto politico anche positiva. Ma in generale simi li situazioni non trovavano sblocco, e la sorte delle disgraziate permaneva, immutabile, per l' intera esistenza. La stragrande maggioranza perciò restava nelle città barbaresche, tanto più che i corsari tendevano a preferire matrimoni con schiave cristiane, non solo più avvenenti delle indigene, ma soprattutto più laboriose ed istruite, sempre relativamente parlando, e per molti rinnegati, loro compaesane, quindi con identiche tradizioni e abitudini, non ultime alimentari. Secondariamente la schiava sottostava, ai voleri del marito, con una obbedienza e docilità assoluta, superiore persino a quelle precipue della donna nella società islamica dell' epoca. A ribadirgliele, se mai ve ne fosse stato bisogno, la temuta evenienza di ulteriore vendita, per comprensibili ragioni, inevitabilmente verso livelli economici e sociali, ulterionnente più bassi. Il quadro, fac ilmente immaginabile, costringeva le sventurate a compiacere al massimo i loro padroni-mariti, con l'esasperata ricerca di una gratificante gravidanza. Pure nella condizione di semplici schiave, il mettere al mondo un figlio maschio significava, abitualmente se non altro, la non ulteriore vendibilità e una sorta di infimo riconoscimento sociale. L' abiura, quand'anche volontaria, costituiva per I.e stesse l'unica possibilità di sopravvivenza tollerabile, e normalmente si concludeva con il riacquisto
cl6
47
ldcm. Idem.
Connotazioni w11.anitarie
435
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277
278 277. Costumi mnisini del XIX secolo· Museo di Dar Ben Abdallah. 278. Idem, scena d i matrimo io.
436
Guerra di corsa
della libertà-forma eufemistica per intendere la reclusione a vita all ' interno della casa- al momento del matrimonio con il padrone, tradizionalmente s uo dono di nozze. La conversione ali ' islam per i cappucini sembra originarsi anche dalla impossibilità di regolare frequentazione religiosa: "20 apri le ] 585 .. . gli schiavi in questa città arrivano al n" di 25 mili a, quali stanno in grand.ma arn itione, poichè gl i è negaLO il vitto necessario, angariati in diversi modi, cl privi delle aiuti spiritu ali per le anime loro, talmente che trovandosi quasi in clisperatione molti facilmente rinegano affatto. altri ritengono il semplice nume di cristiano ma del res to vivono come la legge [cristi ana] ad essi non appartenesse, di modo che il raccatarg li è opera non solo bona ma necessaria, poichè se si piantarà [rad icherà] questa opera della salvaLione tutti piglieranno conforto et speranza. per il che non rinegaranno più così facilmente. Anzi molti rinegati torneran no, si come già alcuni rne ne hanno parlato, et questo poco princi pio che si è dato hon1 ha confi rmat o molti giovani et molte zi telle, che piuttosto vogliono mori re che fars i turchi ... " .>8
Tornando alle deportate non dissimile, se non per le logaranti fatiche fisiche e privazioni, e non raramente anche bastonature, la sorte delle concubine e delle sch iave domestiche. Ecco al riguardo il caso cli due sorelle, ri soltosi positivamente proprio a seguito delle eccessive sevizie inflitte dal loro padrone: ''Napoli 8 aprile 18 15 Rapporto a sua Maestà Il Regio Console in Tunisi si è veduto costreuo di riscanare le due sorelle Apollonia e L eonarda f\.fanzo di Sal vi per la somma di l 000 colonnati;ed avendole spedite in Napoli colla Bombarda Inglese la S. C hiara Capitan Segand implora la Real approvazione ed il rimborso. Cavignana. Sire L' incaricato di A ffari Console Generale di V !'v1. in Tunisi, mi ha rappresentato. che trà i sudditi napoletani schiavi in quella Reggenza vi erano due infel ici sorella nominate Apollonia e L eonarda Manzo cli Salvi sotto il Dominio di un barbaro Africano che le manteneva ad un modo e le trallava si fieramente che avevano mossa la compassione cli quanti Cristiani vi erano e specialmen te cli consoli Esteri. Il Console della tvlaes tit Vostra stimolato eia queste due infelici , ed avendo tentato per decoro della nazione e per pietà insieme non potè mai ottenerle a prezzo discreto giacchè l'avaro padrone pretendeva 1200 zecchini. Ridottosi poi in cattive circostanze di fortuna ed eccitato i l Console dagli altri a tentare nuovamente il di loro ri scatto gli riuscì di ottenerlo per la somma di mille colonnati, quasi due terzi meno di quanto chiedevasi, ed le spedi va le redenti colla Bombarda inglese nominata S. Chiara Capitan Segcncl, già approdata in questo Porto... ".~9
Nonostante la considerevole decurtazione, la cifra del riscatto esulava dalle disponibilità del diplomatico, il quale pur di non vedere sfumare per l'ennesima volta la tanto propizia circostanza, non ricusò di contrarre un rilevante debito con i l padrone delle due ragazze, ed il relativo contratto così certificava: "lo qui so ttoscritto Renato de Mani no Incaricato di A ffari e Console Generale di Sua Maestà il Re di N apoli in Tunisi dichiaro esser vero, e legittimo debi tore del Signor Haggi Tllny Ben Tuney negoziante tunisino della somma di piastre tremi la cli questa buona moneta, che mi obbligo pagarl i al termine di mesi 6. Le medesime sono per il riscatto cli due sorelle napoletane sue schiave nominate Apollonia Man,.:i e Leonarda Man,.:i di Salvi nel Regno di Napoli dichiarando altresì che venendo il risca tto di Lutti lì schiavi napoletani nel termine di 6 mesi che il riscano delle Femmine accedesse a piastre 1500 ... Tuni si Ren ato dc t-.1artino''5o
È significativo che tra la data della quietanza rilasciata dal barbaresco-di seguito allegata-e gue!la ciel rapporto al re, circa la liberazione e l' imbarco delle due ragazze, intercorrano, oltre sei mesi, il tempo cioè probabilmente imposto dal padrone per ri scuotere il saldo ciel suo credito, prima di concendere il definitivo nulla osta al rimpatrio ! Così infatti il documento: " l o appiedi sottoscrillo Haggi Tunes Ben lemes in D ioma arabo;dichiaro d ' aver ricevuto dall' IJJ. Sig. Renato cle Mart ino, la somma cli tre mila Tunisini , in Pagamento del riscatto cli 2 sorelle mie schiave qui dietro espresse,
-1~
49
A. S. Va. , Gonf. , mazzo G, r. I 06. A. S. N .. A ffari Esteri , F. 4 145, Napoli 8 aprile 1815.
so fdem.
Connotazioni umanitarie
437
nominate Apollonia e Leona rda Manzi di saivi avendomi pienamente soddisfatto rilascio la preseme firmata cli mia mano. Tunisi lì 25 settembre 18 14' '51
\Ila per la maggior parte delle altre disgraziate vittime non riscattabili per mancanza di denaro e non suscettibili vuoi per eccessiva età, vuoi per inadeguatezza fisica al matrimonio regolare, o al concubinaggio, l'esistenza presso i padroni si protraeva nella asso) uta segregazione domestica, tanto che alcune: '' ... non sono mai usci te clalli Case dc' loro Padroni, da 10, 20. 30, 35 e 40 a1rni, che sono schiave, volendo li turchi ass uefarle all' usanza delle loro Donne, le quali doppo esser maritate non escono più, almeno per quelle delle persone più grandi.. .''52
Le schiave poi catturate già anziane-o meno giovani-o maritate, pur disponendo in teoria di maggiori probabi lità di riscatto, non rintracciandosi per le stesse un identico interesse, e quindi preclusione, da parte barbaresca, non sempre tuttavia traevano vantaggio da tale oppottunità. Spesso, infatti, a causa della permanenza forzata in nordafrica non trovavano parenti interessati alla loro liberazione, non configurandosi più ormai nè come produttrici di reddito nè come ideali consorti, fungendo la patita detenzione da marchio infamante. Abitualmente, però, nell'attesa del riscatto, o nel corso della vita servile, si destinavano al disb1igo delle più umili faccende domestiche nelle dimore barbaresche, scarsamente alimentate ed abbondantemente percosse. Così in me1ito una e,mcsima precisazione del già più volte citato sacerdote Caronni: "Stanno anco peggio quelli che incappano in padroni brutali, i quali non contenti di for punire da domestici per leggere mancanze lo schiavo adoperano essi medesimi il bastone. Fa orrore che anche il sesso abbia le sue Erinni, dacchè la moglie ciel Bey, furia colossale, usava battere ella stessa le sue schiave e per modo che tal une mori vano sotto i colpi. e ri tiravansi al cesso o sotto ai letti a spirare l'ultimo fiato. la qual sevizie ri buttando fin l'animo del Pascià consorte le ven ne fi nalmente intercletta ... " .53
Per i mercanti la tratta delle schiave europee, verso il retroterra africano islamico rappresentò invariabilmente un ottimo affare, data la grande domanda e le minori pretese rispetto a Costantinopoli. In pratica, però, non sembra attingere significative entitù proprio per il ristrettissimo numero di prede fem minili, insufficicnLi persino alla richiesta barbaresca.
Lavorare da schiavi l corsari riguardavano l'acquisto degli schiavi alla stregua di un lucroso investimento, suscettibile di immancabili futu ri utili. Ma al pari di qualsiasi investimento, nell'attesa de lla sua presunta ottimale concretizzazione, doveva assicurare un reddito remunerativo. La concezione si confermò il vero inferno degli schiavi, trasformandosi , inevitabilmente in lavoro forzato . Essendo la produttività della società barbaresca eminentemente rappresentata dagli esiti della corsa conseguiva ovviamenle che il primario impiego degli schiavi fosse, appunto, nella corsa stessa. Gl i uomini, perciò, equiparati a docili macchine, con scarsissime pretese e con rendimenti esasperati, divennero la forza motrice delle navi dei rais. A dirla con i corsari, i muscoli degli schiavi cristiani costituirono, per secoli, il vento per le loro imbarcazioni! Descrivere la vita a bordo di quelle unità, il cui nome c i è rimasto a designazione d i ogni luogo di pena particolarmente crudele, è superlfuo, esistendo una bibliografia nutritissima in materia. Le condizioni, del resto, non ostentavano rimarchevoli diversità dalle vigenti sulle coeve imbarcazioni cristiane di analoga tipologia . Forse, è lecito indicare nel maggior sprezzo per la v ita dei vogatori la nota distintiva di quelle barbaresche. 11 che derivò, non tanto dalla più ampia facilità cli reperimento di nuovi schiavi, quanto piuttosto dal timore di cattura ad opera della caccia nemica, contemplante, spesso, l'immediata impiccagione dei corsari, o la loro messa ai remi. Ecco, ad esempio, un resoconto di un testimone
51 ldem. 52 53
La citazione è tratta da M. MAFRICI, Mezzogiorno e piraleria ... , cit. , p . 1 I 6. F. C.'"\RONN I, Ragguaglio del viaggio .... cit. , p. I O.
438
Guerra di corsa
:.79
280 279. Scorci del Bardo. 280. Conile piccolo del Bardo.
Connotazioni wnanitarie
439
28 1
282 281. Raffigurazione vascell i XV fT sec. 282. Galern in disarmo invernale ¡ (da I. Fabroni).
440
Guerm di corsa
283 283. Raffigurazioni di ga lere - (da l. Fabroni).
oculare sulle brutalità perpetrate tra i banchi di voga delle galere in caso di 'caccia': "Coloro che non hanno mai visto una galera in mare, specie durante un inseguimento o quando è inseguita, difficilmente possono farsi un'idea del!' impressione che un tale spettacolo desta in un cuore capace di un minimo cli commiserazione. Bisogna vedere queste file di miserabili, magri seminudi , affmnati e affranti, incatenati a un banco che non abbandonano mai per lunghi mesi (in genere sei mesi) sferzati persino al là delle forze umane da colpi violenti e ripetuti sulle loro schiene nude, per far loro sopportare il più duro cli tutti gli esercizi, e questo per giorni e notti intere senza un momento di riposo, come spesso accade durante i furiosi inseguimenti, quando uno dei due partiti si getta come un avvoltoio alla caccia dell'altro che, più debole, corre nella speranza di salvare la propria vita e la sua Iibertà .. ."54 Ed ecco, invece, come mutava l'identico supplizio a bordo di un battello corsaro barbaresco, stando ai resoconti dell'Haedo: Hlls pratiqucnt encore... Sono soliti praticare ancora un'altra crudeltà sopranuuo quando le galere cristiane danno loro la caccia, o quando essi stessi a loro volta la danno ai cristaini. Se gli schiavi sono sfiniti ed al limite cleJJe forze nel corso di una caccia-ed i corsari vi si dedicano con la massima energia, a volte per la durata di un intera giornata, senza mangiare. nè bere, nè rallentare la velocità del loro battello-se i vogatori croJJano spossati sui loro banchi, essi gli si avventano addosso immediatameme armat.i di una corta scimitarra e di coltello, ferendo le braccia ad alcuni, acl altri troncandoglie, ad altri ancora recidendogli di netto la testa. Così il capitano l'vlami-Arnaut, rinnegato albanese, recise il capo allo schiavo Benito perchè era crollato esausto allorchè don Giovanni di Cardona gli dava la caccia presso la Sardegna (ottobre I578). Lo stesso fece a Pietro il Maiorchino Cadi Rais nel giugno 1578 SOLlO la caccia dcJJe galere toscane. Ed ancora così l'anno seguente Argibali. inseguito da don Giovanni de Cardona a capo delle galere cli Napoli, tra la Corsica e la Sardegna: quel turco brntale troncò netta le testa del povero Guil!aume suo sch.iavo cristiano perchè sfinito dallo sfor,:o era caduto quasi morto sul suo remo. Appese quindi la sua lesta
5·1 P. G ROSSE,
S1oria della piraleria ...,
ci L • p.
94.
441
Connota zioni umanitarie
'---- - - 285 284. Schiavi vogacori, scene di vica - (da I. Fabroni).
286. Idem.
285. Idem.
287 Idem.
Cl(erra di corsa
442
...
289
288 288. Idem.
289. Idem.
291
290
290. Idem.
29 I. Idem.
Connotazioni umanitarie
443
sullo stendardo, gridando agli allri c,istiani di guardarla. poichè se qualcuno di loro avesse lasciato il remo, avrebbe fatto la stessa fine! Alla idemica maniera agì Hassan le Marabuot, rinnegato genovese, allorquando inseguito dalle galere siciliane, troncò un braccio al Calabrese Rodolfo, che sfinito da una voga forsennata protratta per ventiquattro ore, era crollato;clopo di che Hassan usò il braccio amputato per percuotere gli altri vogatori, finchè non si sottrasse al pericolo... ". 55
L'inferno della galera, tuttavia, non rappresentava certamente l'unico per gli schiavi: anche il loro impiego nei lavori pubb lici si svolgeva in un contesto di indiscriminata violenza, appena meno aberrante. Gli schiavi, infatti, destinat.i alle cave di pietra-non di rado vogatori affrancati dal remo dalla cattiva stagione-sotto le frequen6 percosse di sadici aguzzini negri, quotidianamente dovevano produrre un quantitativo prestabilito di massi squadrati, per lo p iù intorno al metro cubo. Nessuna scusante era tollerata, nessuna moti vazione esentava dal gravoso impegno, nè per manifesta inadeguatezza fisica, nè per incapacità personale, nè, meno che mai, per debilitazione morbosa. Spesso persino alcuni sacerdoti, ed intellettuali, si destinarono allo spossante lavoro. Una volta pronti i grossi conci, si costringevano altri sventurati schiavi, a trasportarli, con la sola forza muscolare, sino al luogo d'impiego, non di rado distante diversi chilometri. Così si eressero, nella calura africana le enormi banchine, le massicce fortificazioni ed i lunghi acquedotti: migliaia di schiavi vi lasciarono la vita. Così il Dan ricorda quei lavori: ''Quancl on a besoin ... Quando occorrono delle grosse pietre in Algeri [il discorso era identico anche per altre città], in particolare per la manutenzione e per la costruzione del molo, si fan no trascinare dagli schiavi delle carrette o piuttosto delle cariole stracariche, legandoveli con delle corcle;io ne ho visto a volle aggiogati fino a quaranta: quelli della città infatti non si servono elci cavalli per simili necessità, perchè le scrade sono strette e perchè le cariole sono meglio condotte dai poveri prigionieri. E se per disgrazia non tirano secondo i loro desideri vengono allora percossi a colpi cli bastone, e con una infinit;i di altri insulli. " 56
Svegliati all'alba, dalle urla dei sorveglianti, gli schiavi si applicavano alla massacrante fatica fino alle cinque del pomeriggio, sia in inverno che in estate. Sotto lo spietato dardeggiare del sole senza alcuna possibi lità di riparo, costantemente incatenati, i disgraziati forzati compivano lo spossanti prestazioni con il misero sostentamento di tre piccoli pani cli orzo, e qualche giara di acqua torbida, pagata a caro prezzo. Ogni distrazione, ogni minima interruzione, produceva una immancabile bastonatura da parte dei sorveglianti: per le colpe più gravi l'abituale punizione prevede va diverse centinaia di vergate sulla pianta dei piedi , e non di rado la morte. Il quadro trova conferma anche nelle memorie ciel nostro Caronni, che così lo ricordava: " .. .I peggio trattati son quelli che hanno per soprastante ai lavori un rinnegato. Ad ogni menomo fallo piovono bastonate a dozzine e spesso anche senza la menoma causa;talchè per esserne
un pò meno strapazzati son ridotti a donare all'agozzino quella misera caroba o parpajola, colla quale uniti in comunione fra loro si sarebbero comperata un pò di cattiva carne cli capra o cli vacca ...' '.5ì
Trattamenti non dissimili per gli altri disgraziati impiegati nel cantieri navali, dove si riparavano e costrnivano continuamente i battelli corsari . Gli schiavi destinati a quel lavoro, non di rado, restavano per lunghi periodi detenuti in appositi piccoli 'bagni' , vere segrete medievali, adiacenti agli scali per evitare inutili perdite di tempo nei trasferimenti. In tal i orride prigioni, dove nella più assoluta promiscuità e povertà gli schiavi tra.scorrevano quanto gli restava della giornata dopo il lavoro, possono immaginarsi del tipo cli Portofarina, così descritta verso la fine ciel XVII secolo, allorguando le connotazioni risultano lievemente migliora.te, ed al cui interno si trovavano: " ... 300 Christiani. e vi staranno qualch' anno, perchè stanno fabricando al presente due Vascelli ponderosi di 60 pezzi. e finiti quelli ne fabricheranno dell'altri ... li christiani dormono nelle mattamorre [locali sotte1rnnei] sotto terra 20, e 25 scalini, luogo oscuro e. tenebroso, pieno cli pessimi odori, e d'ogni sorta d' immondezza, e solamente
alla notte si ponno amministrare li Sacramenti , et ivi si celebra, stando quelli poveretti l'uno sopra l'altro, et è tanto angusto il luogo, e senza sufficieme respiro, che è accaduto, che uscendo la mauina da quella sepoltura, e nel sen-
55 56 57
D. HAEDO, De la caprivitè a Alge,: .., cil. , p. 125. P. DAN , Histoire.. ., cii. , voi. II, p. 407. F. CARONKJ, Ragguaglio del viaggio ... , cil. , p. 103.
444
Guerra di corsa
l•A.
292. Scra.lcio canografico.
-~--- -· --
292
tir dell'aria, cadeva in terra morto ... "58
TI vitto, ovviamente, anche in questi casi non appare diverso, sempre di pessima qualità, spesso avariato e comunque assolutamente insufficiente alle necessità quotidiane minime. Persino nell' agri col tura lo sfruttamento esasperato della mano cl' opera servi le rappresenta va la prassi tradizionale delle città corsare, senza potersi osservare alcuna significativa o rimarchevole miglioria di trattamento nei confronti degli schiavi . Ecco come alla fine del '500 pativano nei campi e nelle masserie i cristiani destinativi: ''... Altri posti in larghe campagne al caldo, al gielo, 11 pascere armenti con pochissimo cibo d'insipidi risi e frurta... Altri a guisa d'animali posti à volger moli [girare macine1. AILri accoppiati portargli il gioco in collo, come à buoi li convien tirar l'aratro mezo ignudi, e solcar la terra punti tullavia da stimoli che versar gli fanno più gocciole di sangue che di sudorc ... ".59
È s ingolare, ennesima conferma della assoluta immutabilità delle modalità di sfruttamento degli schiavi, quanto si apprende da una relazione dell' 8 marzo 1818 tenuta dal presidente dell'Istituto AntiPirati con sede a Parigi. In essa così tra l'altro fu stigmatizzata, la sorte di un messaggero dell'istituto, di nazionalità francese, già a lungo schiavo in Algeri: "Questo disgraziato incatenato con un alrro schiavo di nazione inglese per lo spazio cli 28 anni di sua schiavitù nella montagna Philys (parte della gran catena d' Atlante dietro Algeri occupata dagli Arabi della tri bù di Coubaly), era spessissimo aLJaccato all' ararro come una bestia da soma per lavorare la terra. La sua condizione durò in tutto 34 anni.. ."_r,o
li documento è trallo da M. MANFR1cr, Mezzogiorno e pirateria ..., cit., p. 112. Idem, p. I08. Go Il documento è tratto eia V. MORELLI, / 'barbareschi' contro il Regno di Napoli, Napoli I 920, p. 89.
5K 59
r:rmnotazioni umanitarie
445
293
293. Porto Farina.
Ed ancora un'altra testimonianza oculare del travaglio incessante di quei miserabili schiavi agricoli: "Franchissez les portes de la ville ...
Oltrepassate le porte della città per andare verso la campagna: la vegetazione e le bellezze che potrete scorgere, consisLono in una infinilà di cristiani di ogni nazione e di ogni età che, più numerosi delle formic he, inces-
santemente vanno e vengono lungo i sentieri. Tutta la consolazione che potrete cogliere sarà cli non riuscire a trattenere le vostre lacrime vedendoli laceri e malandati con il dorso curvo sotto i pesi delle vanghe delle zappe, dell e falci e cli altri strumenti agricoli, con i quali spianano le colline, disboscano le sterpaglie, abbattono gli alberi, curano le palme nane, sislemano le vigne, colli vano i giardin i, lavorano i campi di giorno e di notte;sono scalzi, con i
piedi feriti e spaccati;non hanno altro vestito che un lurido cencio che ricopre a mala pena il corpo abbronzato dal sole;la fame li tortura ed una fatica incessante gli eia l' aspeno di scheletri o di cadaveri esumati ... ".61
Accanto a queste attività principali, per numero di occupati e per continuità lavorativa, ne esistevano una serie nutritissima di secondarie o di accessorie che andavano dal trasportare e vendere l'acqua per la città-a beneficio dei padroni logicamente-ai servizi dì pulizia delle abitazioni, dei pozzi neri, delle fogne, ecc. Non di rado queste occupazioni completavano la giornata trascorsa a tribolare nei cantieri, o nelle fatiche domestiche. Al rientro la sera, poi, se la cifra raffazzolata dallo schiavo non risultava corrispondente alla pretesa fioccavano le immancabili bastonate. Esistevano pure impieghi più evoluti e dì responsabilità, cli tipo cioè artigianale, come la produzione del pane, la costruzione del cordame, e non ultimo, persino dei remi, attrezzi di basilare importanza per la corsa, per i quali nessuna deficienza era tollerata. Ecco ad esempio la disavventura di uno schiavo impiegato in tale attività, raccontata dall'Haedo:
61
D. H.'\EOO, De la captivitè a Alge1: .. , cit. , p. 184.
446
Guerra di corsa
II ---,-..._~.¡ . _ . . ~ ~
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294. Interno dimore signorili di Tut1isi.
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Connotf1zùmi wnc111itt1rie
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295. Idem.
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Guerra ,.,i ,1· corsa .
Conn.otazion i 1.1ma11i1arie
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.... ,et...t.ant Ics chrètiens ra rn aienL .. ... e remando i cristi ani tanto vigorosamente. un remo si spezzò nel mezzo, poichè nel legno vi era un nodo .. , A quella vista i turchi ed i rinnegati si misero a gridare al tradirnento, ed accusarono i cristiani di essers i messi d'accordo con il fabbricante cli remi a B isetta. per fargli dure un colpo di scalpello, a quel remo come agli al tr i. in modo che se durante il corso. u na nave cristiana avesse dato loro la caccia. sarebbero rimasti bloccati senza poter f uggire per la rottura dei remi. Si afferrò subito il fabbricante d i remi, un bravo spagnolo originario di Sama Malia... e per estorcergli la confessione del complotto e dell 'intesa esistente con i suoi cornpagni . In spogliaro no interamente, e fattolo stendere lungo la corsia. afferratigli i piedi e le mani, gli somministrarono trecento colpi sul dorso ed al trettanti sul ventre. sullo stomaco. sulle gambe. facendolo trasformare da bianco in nero e lasciandolo rutto pesto e come mono. rn algrado le proteste d'innocenza del povero sven tura to. Si apprestavano a compiere lo stesso con i suoi compagni ... quando. per caso. un turco esaminando con calma .il remo vedendo che si era spezzato in corrispondenza ciel nodo e che no n vi era alcuna traccia cli manomissione. gridò che lo schiavo non era col pevole ... ",6::
Oltre allo sfruttamento bestiale, nelle modalità accennate, esistevano anche molti casi cli espl icito accordo tra padroni e schiavi, in base ai quali ai secondi veniva concesso di condurre una esistenza meno rigidamente sorvegliata e angariata, a condizione di corrispondere, a scadenze fisse, una prestabilita tariffa. A volte g li schiavi riuscivano in tal modo, a prezzo di infiniti stenti e sacrifici ulteriori, a mettere da parte piccole quantità cli denaro per tentare di autoriscattarsi. Il Salvago così c i testimonia quella meno crudele condizione: ;<L'ordinario delli schiavi che vogliono aueùder a fatti suoi liberamente è che bisogna ogni setti mana risponder un tal ero al Padrone, c he sono talcri 48 all 'anno;e si deve eia se stesso e spesare e vestire e, volendo fugir la galea, coma al Padrone d ieci cecchini per viaggio;a due viaggi all' anno, ecco un'altra interesse di venti cecchini , e sono là taleri trenta. Quanto poi avanza e tutto suo in vi ta e può con li suoi avanzi comprarsi la libertà o somministrar da tempo in tempo somme competenti al tagli ato riscatto. Ma miseri quelli che ri escon o inutili o infruiluosi, perchè questi stanno sempre in catena e ceppi. fieramente suppediati [ingiurati] e vessati;ciò si usa in A lgeri. In Tunisi tutti quasi stanno nel li bagni, e pagando un cecchino al mese al guardiano del bagno. sono franchi il dì ma la notte devono ri tirarsi in bagno ... Le persone di scri tlura diventano. se hanno buona congionmra D ragi onati [contabili], gastaldi e fattori delli suoi Padroni colle cui faccende fan no buoni guadagni ... ".61
E la corresponsione ai rispettivi proprietari di una quota fissa concordata a scadenza quotidiana, settimanale, o, persino mensile-mese lunare però-risulta imposta anche a schiavi che esercitavano attività non commerciali come ad esempio i sacerdoti. ln una lettera del 23 ottobre 1672 ad esempio, il vicario apostolico di Tunisi Giovanni le Yacher così notificava al padre Marcello Costa, a sua volta, missionario apostolico in Algeri: ..Sono in codesta Città 17 sacerdoti Schiavi tra Cle1i ci e regolari di differente ordini et natione la major parte Espagnoli et portughesi li quali ogni luna paga ciaschcdun di loro a suo padrone tre pezzi eia ouo reali , senza che il padrone loro subministra cosa alcuna ne per il vivere ne per il vestire, il che Dio per sua bontà et patern ale providencia provede benche non siano che 4 bagni llltti gracia a N. S. Jcsu Chres to vanno vesti ti cieli habi to ecclesiastico conl'orrne a suo ordine... " ,64
Frequentemente, però, loro ulteriore disgrazia, numerosi schiavi non possedevano alcuna capacità lavorativa, alcuna competenza utile o alcuna iniziativa imprenditoriale, limite c he, unitamente alla prestanza fisica. li condannava inesorabilmente al remo. È il caso esposto dai cappuccini relativamente a de i catturati romani , in una lettera del 15 di ottobre del 1586: " ..con si poca somma cli modo che pochi del Stato [pontificio] sariano venuti a Roma se non con canta spesa che e irnpossihile poter arrivare perchè quelli del Stato sono tutti giovani gagliardi atti al remo yuali per cio sono in gran prezzo e niuno e niuno tiene dina,i per aiutarsi perchè non sono industriosi a travagliare come le altre nationi di modo che stanno in gran prezzo ... ".6.5
Una singolare, quanto proficua, attività veniva p raticata dai pi ù fortunati tra gli schiavi in quella sorta di regime di semilibertà, dispensatrice per tutti di un minimo di conforto: quel la di tavernieri. Da
62 D. I-L.c\EDO.
Dc la r.aptil'itè a Alge1: .. , cit. . p. I 04. >G. B. S ,\LVAGO, Africa... , cit. , p, 93. 6·1 A. RlGGJO, Schiavi dell'isola di Ustica ... , cit., p. 52*. 65 A: S, Va. , Gonf., maz7.,o G. f. 149, 6
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Guerra di corsa
loro dipendeva lo spaccio degli alcolici e, non raramente la gestione delle prostitute - che anche in quell' allucinante contesto non mancavano, ufficialmente di origine mora - sebbene in numero non consistente. Così il Salvago: " ... In somma chi s'industria di esser profi cuo al Padrone la campa manco male, e però molti schiavi che non sanno aree fan no il cantiniere et questo mestiere frntta più di tutt:i... " .66
In quale considerazione fosse tenuta la suddetta attività, lo conferma una lettera del 28 giugno 1813, sped ita da Algeri Al ministro degli Affari Esteri del Regno di Napoli, che così recitava: "Eccellenza Dall'anno passato del mese di Agosto, ho osato scrivere alla vostra eccellenza per darmi par(e della mia Disgrazia. che fui preso da queste squadre Algerine, il I7 Aprile dell'anno passato, malgrado le mie carte e passaporto francese. È anche con bandiera ouomana mi fecero schiavo. È ora aspettando la vostra eccellenza et il vostro aiuto. Che spero che V. E. non mi abbandonerà in questo stato deplorabile: che mi trovo, però deve sapere V. E. che il Sig. Tunvill Console Generale di S. M. imperatore francese et Re d' Italia Ii ha 1iuscito di cacciarmi dal lavoro infame che mi avevano messo, et mi ha messo in una osteria. Che non ero assuefatto in tali lavori. È per sua Eccellenza mi a favorito... · Eccellenza non mi scorderò questo atto di carità, che ho ricevuto da questo suo console.. . Algeri lì 28 giugno 18 I 3 Ecc. ,\1archese del Gallo Ministro di Sua Maestà Re di Napoli Vostro devotissimo et affettuosissimo Suo Suddito e Servo Gaetano Palma". 67
Ovviamente vendere vino od alcolici-in genere ottenuti dalla distillazione di fichi e datteri e della poca uva- in un paese musulmano non era esente a rischi, sebbene l'ortodossia relig iosa nelle città corsare non fu mai particolarmente praticata, per la presenza di tanti rin negati opportunisti e di tanti ebrei e schiavi. Gli stessi turchi, del resto, non si astenevano dal bere, salvo che in alcune circostanze particolarmente travagliate, quali l'infuriare delle epidemie, o di crisi economiche. Ma perdurando quelle angoscie, non diversamente che in Europa, anche i barbareschi tendevano ad attribuirne la ragione alla collera divina, offesa, in questo caso, dalle pratiche religjose dei redentoristi, ed appunto dai vizi connessi con Je taverne. Eccone l'eco nelle lettere: " ... habbiamo patito un poco di persecutione da questi mori quali volevano romperci tutte le imagine et proi birci i sacrifici col dire che questj n.ri sacrificii sono cagione della peste;insieme col comportar il vendere lo vino contro la loro legge et il tollerar le meretrice;ma si sono rissoluti sol phroibire che non venda vino, et harrno roue le botte a molti , et hanno gettato due meretrici more al mare... Di Algieri il 22 maggio 1585".68
Nella missiva, si coglie un rarissimo esplicito riferimento alla vita dissoluta che si svolgeva in quelle taverne, dove non mancavano donne cli fac ili costumi-di origine moresca ovviamente-quadro che sembrerebbe contrastare con il contesto carcerario vigente. Stando ai cappuccini, infatti, g li schiavi cristiani si sarebbero limitati alla sola produzione e spaccio di alcolici per raggranellare qualche so.Ido, in modo da ritagliarsi il sospirato riscatto, mentre i turchi sarebbero stati in definitiva gli ipocriti avventori. In realtà, però, in altre relazioni, meno pietose, si attesta il coinvolgimento di schiavi e di musulmani nel comune vizio, gli uni forse per alleviare le loro tristissime condizioni, gli altri come svago suppletivo: entrambi corrotti eia disonesti tavernieri con l'immancabile corollario di depravazione. La pratica, pertanto, dovette necessariamente nascondere aspetti di gran lunga più disonesti e rivoltanti, gli unici in grado d i consentire consistenti arricchimenti, primo fra tutti lo sfruttamento, più o meno organizzato, della prostituzione, uffìcialmente ignota sia alle autorità musu lmane, sia ai redentoristi cristiani. Peraltro è improbo, conoscendo la scarsissima emancipazione femminile dei paesi islamici, immaginare l'esistenza di prostitute indigene libere, disponibili, per giunta, ad intrattenere rapporti con una clientela cri-
G. B. SALV,\GO, Africa.. ., cit., p. 92. A. S. N .. Affari Esteri, F. 5420, Algeri 28 giugno 18 13. 68 A. S. Va. , Gonr. , mazzo G, f. 114.
66 67
Connotazioni umanitarie
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stiana, priva di qualsiasi diritto e fanaticamente detestata. Ancora più arduo ipotizzare l'esistenza di prostitute more di religione non islamica. Motivato, allora, supporre che tan to la specificazione dei cappuccini sulla razza delle stesse, quanto la costante carenza di riferimenti più espliciti sul fenomeno, nascondano una ennesima abiezione locale, perpetrata in un contesto di tacito accordo tra i soggetti più avidi e turpi delle due etnie. Si sarebbe, in definitiva, estorto altro reddito dagli schiavi, costringendo alla prostituzione schiave di basso valore commerciale, più o meno, consenzienti. Conforterebbe un simile ragionamento l'ampio coinvolgimento che si avverte intorno a quelle iniziative lucrosissime, al punto da richiedere, successivamente, un apposito richiamo affinchè, almeno i sacerdoti schiavi, si astenessero dal praticarle, dal momento che in quella: "...si tiene mano ad infiniti stupri, lenocinij e peccati nefandi, e la meglio indust1ia che può havere un Sacerdote in Barberia è l'esser homo da bene. la quale è otcima per l'anima. e bona per il corpo...''.69
Logico, quindi, che d i tanto in tanto, proprio per l'eccessiva evidenza dell'andazzo, si levasse qualche violenta disapprovazione, peraltro di effimera conseguenzialità, rientrando, nell'arco di pochi giorni, tutto alla abituale condizione, conferma dei comuni cons istenti interessi. Ecco, allora, in un'altra lettera dei cappucini una testimonianza dell'asserto: ·'Di novo alli giorni passati comparve in Algieri un marabuto cioè un sant'huorno dc penilentia che dicea esser venulO dall'eremo e dalle grotte, dove dicea essergli stato revelato da dio che venisse in Algieri a ,i prendere i vizi di questa gente abominevole et che se non si emendano fra pochi giorni saria abissata la ce,rn, e pose ta nto rumore e rivolta nella terra che per principale rimedio a tante scclerataggini si rivoltarono comro a christiani el furiosamente corssero gli wrchi al le caverne de poveri christiani e gettarono tutto il vino che trovarono et il rachi cioè acqua ardente fatta da fichi et di passale, cli che se ne fa gran quantità et è tutto il negotio dc pove1i chrisciani con che vivono e molti si francano [affrancano) e rui narnno robba de poveri captivi per più di dui millia scudi, ma manco male se l'havessero fatto per zelo della lor setta che molti turchi pigliavano con diversi vasi et si bivino il rachi et lo portano alle lor case altri inebriandosi allri rivendendolo poi a christiani i stessi, cli modo che non vi è vino se non pochissimo e vale assaissimo e di questo e stata la causa il rnolto inibriarsi, dal che dicono questi alcri che fanno il zelante che ne nascono molti disordini come è vero;altri che è contro la lor setta, ma perciò non si resta che il giorno proprio seguente gli christiani cominciarono a travagliare rachi et gli turchi andavano a bevere, che così vanno questi negozii che passata la fu ria non si tiene più conto delle lor gride eL bandi et con questa anco prohibirono che non si dicesse messa ancorchc noi la dicevamo ogni dì... ...6 maggio 1589"70
Di certo non era affauo raro che molti schiavi, coinvolti in si mil i attività, sicuramente proficue, una volta riscattati-o riscattatisi-non mostrassero la benchè minima intenzione di lasciare la Barberia, come si legge in un accorato memoriale degli inizi del '600, redatto dal monaco cassinese don Diego da Napoli, secondo cu i: " ...molli lasciati franchi da Padrone, non vogliono to rnare in Cristianicà, e vogliono trattenersi senza alcun pretesto, ecceno per far più denari, o per la vi ta poltrona.. .''.71
Il riscatto perciò, almeno per una categoria cli schiavi, non significò la tanto sospirata libertà, ma una preziosa opportunità di faci le arricchimento. Per la stragrande maggioranza, invece, restò l' unica ragione di sopravvivenza, l' u nica speranza di fuoriuscita dall' inferno.
69
Il documento citato è tratto da M. MAFRlC l lvfezwgiorno e pirateria ... , cit. , p. I I 6. 248. M. MAFRJC I, Mezzogiorno e pirateria ..., cit. , p. 138.
70 A. S. Va. , Gonf. , mazzo G, f. 71 Il documento citato è tratto da
CONNOTAZIONI EVASIVE LA FUORIUSCITA DALL'INFERNO
Il riscatto Abbiamo già in di verse occasioni affe1mato che la procedura del riscatto, pur essendo fortemente incentivata dalle Reggenze barbaresche, non costituiva una certezza di liberazione automatica per gli sventurati schiavi. Innanzitutto non vi era la potenzialità economica da parte dei redentoristi, o di quanti preposti alla umanitaria missione, secondariamente l'offerta barbaresca 11011 contemplò mai l'ipotesi di un affrancamento indiscriminato e generalizzato. Tale opportu ni tà forse-nei casi più gravi di razzia-si sarebbe potuta cogl iere nei giorni immediatamente successivi all'imbarco delle vittime, allorquando le unità turco-barbaresche, ormeggiandosi a poca distanza dalle coste nemiche, innalzavano la bandiera del riscatto, con la quale palesavano la loro intenzione a trattare. La consuetudine, tuttavia, non costituiva affatto la norma, ma piuttosto una estemporanea variante, sempre discrezionale. È indicativo dell ' asserto, guanto si legge in una cronaca di Castellammare di Stabia: " .. .ragut Rais con due galere [sbarcò) alla città di Castellam mare, dove saccheggiò moire case e prese fino a sessanta anime, che poi furono riscattate cli denaro del comu ne. dalla Città pigliato all ' interesse ... Che la femmina che lui ritenne, che non volle farla rescauare, se la tenne per moglie chiamata Ranuccio ... " 1
Nel circuito del riscatto, per quanto più volte ev idenziato, finiva il surplus delle loro esigenze, o, comunque, uomini già abbondantemente sfruttati, senza il cui apporto l'economia corsara sarebbe tracollata. Venendo ai dettagli economici della transazione, va rilevato che oltre a l prezzo di riscatto applicato allo schiavo, occorreva ancora farsi carico di una serie di imposte e cli balzelli, gravanti mediamente sullo stesso di circa il 50-60%. Le tariffe peraltro risultano di fferenziate in fu nzione della nazionalità delle vittime, del sesso e del loro stato sociale. Tanto per esempl ificare così i cappuccini del Gonfalone notificavano a Roma il 16 settembre del 1585: "La Rcden tione di Portogallo et di pagar nell'entrar undici e me,,zo per cento, et nel uscire tre o quattro scudi per schiavo, sono però tenuti comprar dodici schiavi del Re et quasi altrctanto dalli suoi officiali à cento scudi per schiavo. Se bene appare che la redentione di Spagna per ogni mi lle scudi compra uno schiavo dal Re et non da altri. La Redenlione di Napoli si dice che ella non paga se non sei e mezo per cento, et non è ten uto a comprar se non quelli schiavi che li piace et non paga per l'uscita dello schiavo se non dui scudi et doi terzi ... ".2
Esisteva quindi una imposta sui capitali in entrata per i riscatti, ed un 'altra sugl i schiavi in uscita, ed ancora una pletora di diritti, di varia natura, che portavano il totale a quanto esposto, con la conseguenza di falc idiare consistentemente le limitate potenzial ità riscaltatorie. I cappucin i accortisi delle esosissime imposizioni, tentarono di eludere almeno quelle sui movimenti dei capitali, evitando di introdurre direttamente il denaro contante e cercando di pagare i riscatti tramite lettere di credito. Disgraziatamente per loro l'espediente fu subito stornato dal pascià che li obbligò, inderogabi lmente, a corrispondere l'imposta, per.sino sui crediti ottenuti in Algeri: " ... la moneta che danno è tre doppie per iscudo quali doppie manco i soddetti quindici soldi per iscudo et di più bisogna pagar al Re un tanto per cento per quelli danari che irnprestito si pigliano in Algieri. di modo che anda ndovi irneresse grande non si potian risolvere qui di quel che hahhiamo a fare;ma accettar l'un et altro partito, cioè non portar il n.tro danaro ma lasciarlo a \farsiglia, et accetta r il credito che ci vien fatto in Algieri et da considerar
1 Il
documento citato è tratto da S. fERRA RO,
: A . S. Va . . Gonf.. mazzo G, f. 104.
u1 distruzione di Sorrento ... . cit.
. p. 6.
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Guerra di corsa
il pi ù vantagg ioso, et a questo formarsi ... " .3
J rischi corsi dai redentoristi nella loro opera umanitaria si confenn arono costantemente notevolissimi: la maggior parte nascevano eia contrattempi economici o da eccessivj carich i d i debiti. I pietos i frati, infatti, cli fronte a casi particolarmente strazianti, si sentivano obbligati a sottoscrivere impegni per i quali, pwiroppo, raramente si disponeva di equivalente liquidità nelle casse delle confraternite o delle deputazioni. Ecco, ad esemp io, la conseguenza patita dai cappuccini nel gennaio del 1588: '' .. .la ma ttina della vigilia delli Beatissimi apostoli Simone e Juda vennero tre chia ussi de l re a chiamarci tutti tre noi alla casa del re, dove g ionti comparve un offi:i:iale suo quale di novo intendendo che noi non vo levamo a patto alc uno acco11sse nt ire nè di pagare que llo che era sta to ad irnancla to nè fa re alcun accordo ci co ndusse in un carcere infami ssimo con mo lta insolentia dove si foce por re in catena il p. frat 'Arcangclo et io per il collo come cani nel mezo di quatnrclici mori, la più vi le e misera gente de l mo ndo ignuda e piena dn ogni miseria de quali sette ci erano da man destra posti in un grosso e lungo ceppo, e sette dalla sinistra tutti incatenati insieme con una longa e grossa catena che anodava a tu tti per un colaro di ferro che ci posero al collo che termi nava ne l capo di quel ceppo, dove era serrato con chiave et a questi eravamo congiunti anco no i, d imodo che aponti stavamo nel mezo di tutti incatenati in questa man iera giacendo in temi che altro modo non si po tea stare, do ve lasc iat i con mo lta consolmione nos tra cominciamo a dire il Te Dei e sal meggiare al sig.re parendoci pur di seguire (anco re.be di molto lontano) le vestiggie di quelli che per la iustitia del sig.rc hanno pati ti travagli et in questo vedendo che fra t' lllarione non era stato introdotto nella carcere lo r imandassimo a casa il che subi to si sparse per la città e co mi nciamo subito g li christia ni a concorrere alla carcere dove gionti e mirra ndo questo in se stesso misero spettacolo, restando come atoniti e sbigoti ti e non potendoci dare altro soccorso chi prorompea in abondantissime lacrime e chi di do lore non sapea formare paro la anco rche da noi fossero ani mati e consolati... " .4
Evitando di addentrarci ulteriormente nella qu1::stione economica, osserveremo che, al di là della disponibilità finanziaria , non tutti gli schiavi, per prassi immutab ile e rigidissima, potevano essere riscattati. Alcune categorie di tali sventurati le abbiamo già incontrate, come in ge nere le maestranze speciali zzate, i tecn ici, le ragazze giovani e vergini : la ragione della loro inalienabile detenzione appare abbastanza ovvia. Alle rubricate, però, ne vanno aggiunte altre ancora, spesso di ardua comprensione. Tipico il caso ad esempio dei bambin i. Un accenno a l problema si è potuto percepire, a suo tempo, tra le righe della vicenda della coppia con un bimbo di pochi_ mesi, costretta all ' imbarco furtivo, previa log icame nte una congrua mancia ai sorveglianti ciel porto. E emblematico che, ad operazione fel icemente conclusa, se ne notificò il successo in termini convenuti , volutamente vacui, onde evitare, con devastanti fu ghe cli notizie, l ' inteffuzionc di analoghe iniziative. Accennando appena, con grafia minutissima e scarsamente leggibi le, i denari necessari alla con uzione, così sintetizzavano l' episodio gli eroici frati , in data 22 settembre 1588, ben quattro mesi dopo: "C irca al la corssa e t a lla sua com pagnia [il neonatoJ fu aiutata di dinaro che noi g li proc urass imo di quaranta scudi et dell i diri lli di quello della compagnia per ai utare quella povera creatura di che non s i po teva spera re altro se non che fosse more [che divenisse m usulmana] .. " .5
La crudele vessazione rientrava in una precisa, e costantemente ribadita volontà barbaresca, di ostare alla fuoriuscita dalle loro Reggenze di neonati, o bambini in tenera età. Le giovanissime vittin:1e, sia se generate in nordafrica, sia se razziate con i genitori , pur potendo teoricamente essere riscattate, non potevano però abbandonare la città. La prescrizione si dimostrava di atroce conseguenziali tà, in quanto applicata persino dopo la liberazione dei genitori. Eccone una indiscutibile conforma in un incredibile cont ratto stipulato tra uno schiavo riscattato ed una donna barbaresca di notevole livello socio-economico: " 5 gennai o 1587Per ha verne incontrato q uesta lcgitima occasione me ha pa rso di farle intendere come m. Ma riano d i J\.1essi na siciliano ritrovandose in partenza da questa terra di A lgiere per venire in libertà lascia in mi o potere una fìgliolelta cristianella, chiamata Vittoria per la qu ale ha fatto tutte le sue fo rze per poterla po11arc con lu.i doe per essere sta to di sco verto dall a mala gente non li è stato concesso dal di vano d i genizari;talchè lo po vero padre afflitto et
A. S. Va , Gonf., mazzo G, f. 96. A . S. Va., Gonf., mazzo G, f. 212. 5 A . S. Va , Gonf, mazzo G, f. 239,
.1 4
Connotazioni evasive La fuori uscita dal l'inferno
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dolo roso me ha pregato che la tenga per amor di Dio, contentandose di lasciarla più presto nelle mie mani che in altra casa promettendoli di tenerla come una mia propria fi gliola finchè venga novo avviso da sua santità et dall i si gnori v ostri Il] stri alli quali io in paniculare prego che vogliano fare tu tte le loro forze acio alla tornata del detto suo padre questa fi glinleua non si resti sapendo che li periculi currino in questa terra, che in altra parte, et non piglino le parole del vul go co ntra del suo padre per elle la detta figliola non mi res ta a me si non depositata per quarno vera Iora sua dove per pi ù certeaza ho fatto pregare li Rev.di padri cappuccini che si meuano la loro fi rma che del resto mi remetto a quanto M onsignore dirn alli sig. ri V. Il]. mi alli quali il nostro signore idio conservi in santo scrvicio Amen. I n algieri a 5 dc gennaro 1.587 per farl i piacer e M axiema moglie del Cap.nio Morato rais lo don Gioseppe Pachino sciacco scri vano del capitano 111ctto .il mio sig illo per o rdine della mia padrona in segno della veri tà" 6
Dalle parole ciel con tratto traspare evidente-basta il rifer imento al ' nostro signore Iddìo' - che la scrivente Maxiema fosse, a s ua vo lta, una delle tante donne cristiane obbligate a rinnegare per il matrimonio coatto, sinoni mo di meno brutale trattamento ad opera del padrone. In virtù perciò della sua nuova condizione sociale, sembra godere di una discreta autonomia decisionale domestica, tanto da poter disporre cli uno schiavo scrivano e, persino, di intrattenere, in qualche modo, rapporti con un riscattatoforse suo comp aesano come del resto già dello scrivano-ricavandone l'assoluta fi ducia, ed, evento eccezionale, con gl.i stessì padri cappucini. Traspare, pure, quanto epidermica fosse l' abiura, restando la disgraziata-e come lei molti ssime al tre-in sostanza delle cripto-cristiane. Tornando al proble ma dei bambini, è difficile stabilire la logica di siffatta imposizione a meno che non si voglia appl icare, in forma stre ttissima, la concezione islam ica sui fig li , assoluta proprietà de l padre . In questa ottica po trebbe supporsi che, non esistendo in terra barbaresca niente cli ana logo ad un registro anagrafi co, od anche alla semplice annotazione delle nasci te, nessuna documentazione risultava certificabile su ll a loro provenienza, per cui essendo di sicuro fi gli di schiave, erano, molto probabilmente, anche fi gli di musu lmani . Così ciel resto sintetizzata quella sistematica violenza il Dan: ··Pource qui est cl es femmes... Circa la sorte delle donne schiave. sono impiegate nei lavori domes tici cd al servii.io nella cas a, dove questi Barbari le costringono a sollostare alle loro i nfami vogl ie, cd i bambini che ne nascono, sono circoncisi e dichiarati musulmani ... " .7
La questione de licatissima, quanto straziante, fu reiteratamente ed in tutti i modi possibili affro ntata sia dai redentoristi c he dai cappuccini. Questi ultimi in particolare, vista falli re ogni al tra possibilità, g iunsero a stabil ire con u n agà giannizzero, il cui figlio era a sua volta schiavo sulle galere toscane, una sorta di concordato . L' inOuente personaggio turco, ottenutane la liberazione, avrebbe appoggiato con la sua autorità, presso il divano, la richiesta del riscatto e della fuoriuscita dei bambini, tentando di risolverla positivamente. Ecco uno stralcio cli quel carteggio che si trascinò comunque per moltissimo tempo, non trovando soddisfazione in Toscana la pressante richiesta dei cappucini: "6 febraro 1587 In p0ter del seren. gran Duca di Toscana e su le sue galere si ritro va schiavo un moro eletto agì mornll fi glio del agì moferat de A lgier i di clit de 26 anni in circa de pelo rosso occhj grigi ... ... eL se piacerà a d io che elett o moro sia liberato io faro con il suo padre che il presenteremo innanci il consiglio de Ianiceri bassà e quanti o ffi ciali sono in questa tera di modo che dena archiconfrn tcrni ta vera aquistanclo fama e credito dc tal modo che ancho forse spero i n dio questa essere una delle occasioni prencipale per aprir la sLrada affar che tassino rischattar li bamb in i e bambine de pocha eta per essere il padre de detto moro tanto cassa del mo lfeuì il qual vien a esser tenuto tra questi barbari in la mcs ma considerati one che da cristiani e tenuto in Ro ma un cardinale, o pa triarcha... " .l{
Non siamo in g rado di stab ilire la conclusione della vicenda : di certo alla fine il turco fu liberato e presu mibi lmente qualcosa si o!tenne in materia, forse solo la trasformazione da norma inevadi bile 111 norma discrezionale, il che sarebbe stato già moltissimo.
6
A. S. Va. , Gon f. , mazzo G , f. 150. P. Dan, Histoire de... , cit. , vol. II, p. 407. s A. S. Va. , Cìonf., mazzo G, f. 158 7
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Guerra di corsa
Da altri documenti del XIX secolo apprendiamo, tuttavia, che il riscatto dei bambini rimase comunque estremante aleatorio e occasionale, specie per quelli nati in terni barbaresca. Ecco una significativa testimonianza al riguardo: ''Tunisi IOap rile J 817 Per i ve nti ind.ividui condotti bambi ni o nati in questa Reggen,.:a il 8cy mi ha risposto che essi hanno fotto sempre di più di questi che degli uomini vecchi, che i nati qui sono sempre stati considerati una loro assol uta proprietà, 111a oltre tutto il riscatto di Lord Exmauth fu stabilito a 300 pezzi duri per teste, senza fa r veruna distinzione di vecch io, giovani, bambini, e con questo metodo è stato rinunciato dal Bey all ' usanza del doppio riscatto per i sacerdoti, Donne e Capitani. Ministero di Stato per gli Affari Esteri li Regio Con~ole in Tunis i dà la risposta, che ha ollenuta dal Bey sul reclamo di 20 Reali Sudditi fatti schiavi barnbini. o nati cQlà durante la schiavirù de' di loro genitori. Ci s iamo trovati venti sudditi di Vostra Maestà fra coloro, che furono riscatta ti, in fo rza del tratta to di pace concluso, e stipulato olla Reggenza di Tunisi, che furono o !'atti schiavi bambini o nati durante la schiavitù de loro genitori. Per contro sembrandQ troppo duro il prezzo del riscatto convenuto per gli altri, si scrisse al Sig. Oglancler per ottenere, o che non si dovesse pagar nulla per essi, o di diminuire alrneno il prezzo di 300 pezzi du ri, stipulati per ogni tesla col trattato conchiuso ... da Lord Exnrnuth. L'attuale Regio Console avendo reclamato in proprosito, non ebbe dal l3cy altra risposta, che il Clovc>rno ha tenuto sempre più conto di bambini, che dei vecc hi -i nati in Tunisi sQno stati considerati sempre come una proprietà de' Tunisini e c he il riscatto esst:ndo stato stabil ito nel trattato a 300 Pezzi Duri a testa, senza far distinzione di vecc hi, giovani, o bambini, il 13ey ha rinunciato ad usanza di esigere il doppio diritto pe' !'reti, per le Donne e i Capitani " 9
Il dramma dei bambini si estendeva in maniera sostanzia lmente analoga anche ai più grandicelli, che poprio per la aberrante normativa e per le notorie conseguenze morali ed etiche, godettero da parte cristiana di una comprens ibile priorità . 11 che non significava affatto una simmetrica accogl ienza e sollecitudine da parte barbaresca . Così una significativa eco in un documento del J810: "S. R. M.
Signore Maria Mauro moglie cli Carmine Accardo della Torre del Greco, prostata ai vost ri Reali Piedi con umili suppliche vi espone, come essendo le pervenuta notizia c he la M. V . facendo uso della solita Real Clemenza ha ordinato il riscatto cli tulli li schiavi che hanno meno dell'età di an ni ve nti, ed essendo la supplicante ricorsa al Segretario della Real casa della R. dei Cattivi, che fo rmar deve la nota cli coloro, che debbono ridimersi, acciò annoverato vi avesse un suo piccolo figl io, nominato Pasquale, che nello scorso an no fù predato in età di anni nove da Corsari di Alge ri, ove atrualmente ritrovansi il medesimo l'ha escluso, con dirli che la guerra delle M . V si restringeva solo con Tunisi. Sig. la sorte di questi infelici giovanotti, è uguale o che siano tra le catene dei Tunisini, o tra quelle deg li Algerini i quali ugualmente che i primi l' inducono a rinnegare l'ortodossa religione, che col latte hanno succhiata, cd essendo il figl io della supplicante in una età tanto debole, qual'è quella di nove anni, incapace a poter distinguere il ve r dal falso, e facile a ricevere qualu nque impressione, mollo più quando questa venga usata con li castighi, e con delle false promesse unite, perciò maggiormente la compassione della M. V. che ordinar ne deve sollecito il riscallo, se non vuol far perdere alla chiesa un figlio, ed a vostri regni un sudi to, per poche ceminaja di più che puoi costare un tal riscatto, ul cleus." lO
Un altro caso ribadisce ulteriormente la tragica consuetudine, così riassunta nel documento originale: "S.RM. Signore tre in(èlici padri unici sudditi, e vassalli di M. V. prostrati ai suoi piedi e colle più ferv ide preghiere, vengono ad implorare la grazia, per la recuperazione di due infelici sui !igl ioli, schiavi nella Regge ma di Tunisi, ed il terzo nella Rcgg. di Algeri... (iiobattista d 'Aste della Favignana, espone, che ne l! 'anno 1806 intcrcssandosi alla compera di 3 turc hi tu nisini c(ÌI dispendio di 75 (scudi), lì uni insieme con altri circa 66 che spediti per cambio della Rcd dei Cattivi ad oggetto di cambiarli con il suo figl iolo \1ichele d'Asle schiavo del Bcy. Esso 13ey s' im possessò delli 3 schiavi, rna non volle da re libero il suo tiglio ed invece oe:sso rimise alla dcp. ne due uno Sicil iano vecchio e inu tile, ed uno calabrese con gamba e piede di legno ...
'1
i\. S. N. , All'ari Esteri, F. 4 [45, Tunisi I O aprile 18 17.
1,i / \.
S. N., Affa ri Esteri, f. 2370.
Co1111otazioni evasive
457
La fuoriuscita dall 'inferno
Francesco Ruggitel lo del 1\llonte S. Giuli.ino espone a V. M. che nell'anno 1806 si mandò allo Re ... il riscatto di 3 suoi figl ioli, incombenzandone il Console Cesareo cl' Amonio Nyssen;il Padrone Bonccd accordò li due fratelli maggiori. ma affatto non volle rilasciare il terzo figlio di anni sei, anche con il prezzo avanzalo come avvisò la detta redensione. con sua lellera lì 29 luglio 1806. Il Padrone tiene tultavia il figlio lo in suo potere per rinnegarlo alla nostra fede, in quella età di anni sei, non arri vato alli an ni di discrezione, nè a quella età di anni dieci che le leggi Musulmane ricercano per passare alla legge di maomeno ... Giuseppe dc Luca della citt11 di Agosta rappresenta, che nel mese di giugno 1803, fu egli predato in una sua speronata da turchi e sibhene fosse col padiglione e passaporto Inglese, e qui ndi condotto in Algeri. con tutto l'equipaggio ed insieme un piccolo suo figlio di an ni sei, per nome Domenico. Dopo tre an ni il padre ricorrerne Giuseppe dc Luca fu restituito in libertà assieme coli suoi marinari, per ordine del Generale Ball Governatore di Malta, perchè dichiarata ingiusta la preda. a riserva però del ragazzo suo ligiio Domenico. che consegnato al cognato del Bey cli Algeri, nell' atto cli restituirsi il padre, ed i suoi Consoci ... , occultò il fi gliolo in un suo giardino. e sostituì un altro schiavo siciliano della città cli Palermo. Prega la M. V. l'esponente de Luca di farlo restituire per mezzo del Marchese Ball. Governatore cli Malta... ". 11
Nella vicenda si configura un'altra modalità di riscatto anomalo, priva cioè di certezze contrattuali perchè indipendente dal denaro , e quind i in forse fino alla conclusione; quella delle liberazioni incrociate coatte, tra schiavi turchi e schiav i cristiani. Imposte per lo più dai giannizzeri al fine di liberare qualcuno della loro corporazione catturato durante la corsa, veniva in pratica mal vista sia dai redentoristi sia dagli stessi rais, per non parlare degli schiavi. Per i primi si trattava di un im pedimento imponderabi le, e comunque vessatorio sulle normali trattative, per i second i una indebita interferenza nei loro interessi;quanto agli sch iavi è facilmente immaginabile l'angoscia dell'interminabi le attesa, non priva di cocenti delusioni. Gli scambi, infatti, così obbligati non contemplavano mai una totale equ ivalenza di valore tra opposti schiavi, ma soltanto un parziale modesto risarcimento. In effetti in tutti i carteggi esaminati il valore di scambio si attesta tra un minimo cli tre turchi per un cristiano, fino ai cinque per due del XIX secolo, fatti salvi i casi eccezionali, dove non vi era alcuna stima preventivabile . Ecco ad esempio un singolare caso relativo alla trattativa di riscatto contemplante uno scambio incrociato, del tenente generale clell' artiglieria napoletana, nel 1577: " I agosto 1577 cntre las pcrsonas quc se pcrdicron cn la Galera Sol dc. 12 Tra le persone che si persero della Galera Sol di Spagna, allorquando la cattu rarono i turchi l'anno scorso il ·,s .. vi si trovava Giovanni de Bolanos, che per ordine cli V. M. si dirigeva a prestar servizio nel Regno di Napoli quale comandante generale dell'artiglieria. Questo catturato per schiavo fu condo tto in Algeri dove al presente si trova schiavo cli una moglie di Caramamj Turco che, a sua volta era schiavo di Gaspare de Caçorla ed il quale per ordine di V. J\1. è detenuto nel Cnstel nuovo di questa città. Ora sebbene in diverse maniere si è tentato e si tenta sempre cli Iiscattare il detto Bolanos. offrendo denari per la sua libertà, non si è riusciti a concludere la trattatativa. richiedendosi quale unico riscatto la liberazione del menzionato Caramamj. senza alcuna altra possibilità alternativa. Ho quindi 5U incarico del Bolanos ricercato il turco per riscattarlo, previo pagamento. ma non ho potuto procedere in guanto occorre per tale scopo un esplicito ordine di V. M. Certifico con la presente che il suddecto è un uomo di oltre sessanta anni, quasi cieco, e privo dell'uso dei piedi e gli necessità per spostarsi. come ciel resto fa , di una piccola mula cli sci anni. Per contro il Bolanos ha sostenuto in questo Regno al servizio di V. M. l'incarico di teneme Generale del!' Artiglieria, con oltime referenze, come certamente V. M.. meglio saprà, e che penamo merita una tale risoluzione .. .''. 1'.\
È evidente dagli esempi citati, che al di là della loro collocazione temporale, la procedura dello scambio avveniva esclusivamente su diretto interessamento della parte cristiana, anche quando per i turchi la libertà di qualche loro correligi onario fosse reputata di notevole importanza. In conseguenza i redentoristi-o chi per loro come visto-si dovevano féu- carico non solo delle notevoli d ifficoltà connesse
A. S. N. , Affari Esteri, F. 3078. Su quella stessa galera si trovava anche Migucl Cervantes, che finì ovviamente schiavo ad Algeri, dove vi rimase per cinque anni. 13 A. G. S., Estaclo Napoles, 1077, I agosto 1577. 11
12
458
Guerra di corsa
con la liberazione degli .schiavi musu lmani - supposti vivi e consenzienti - ma persino del loro inoltro in Africa, con l'unica contropartita di una riduzione dei riscatti di cristiani, già peraltro accaparrati, ma liberabi li però solo ad operazione conclusa positivamente. Così si sfogavano i cappuccini di quell'ennesima pretesa barbaresca, nel gennaio del J585, spiegando ai loro superiori: .. che non vo levano si partissero se non venevano gli turch i che si sono chiamati al gran Duca, mirrate che cose da bestie senza alcuna raggione son queste, sig.ri, sono inve ntioni per manggiarc dinari allegando che non si convi ene a l asciare partire di qui christiani che non vengano tu rch i di christi ani tà e non vogliono intendere ne cap ire questa raggione che gli redcnttori che vengono portano dinari col rischio della v itta e molti travagli che anch'es si faccino l' i stesso. che vadino co n dinari in chris1.iani tà che gli sarranno dati turchi, non occorre dire, non la vogliono inrendere, ma vogliono che gli tu rchi siano portat i qui senza dinar i e per astringergli a questi passi aspeLtano che gi11 siano fall i gli riscatti o l a maggior pane e poi gli gettano 4uesti lacci al collo di modo che per 11011 perdere gli ri sccitti gia fatti e più che necessario fare tulio quello che vogliono, non sono bastati questi beveraggi ol tre alle ordinari e regal ie che si danno... ". 14
Ed ancora pi L1 chiari in una seconda lettera del 25 gennaio dello stesso anno : ;,Gli novi avvenimenti eia poi J' ha vere fin ito il riscallo alcuni gi orni inanzi le feste di Natal e sono Slat.i caggi one che g li schiavi non sono potu ti venire in quel tempo che dalle sig.rie V. re era desiderato et da noi molto più bramato havcndoci trnLcnut i i l d i va no delli Janìceri sin al presente con questa bella r aggione che volevano pr ima che facess imo venire qui gli schiavi suoi che sono nelle mani del grnn duca nel che habbiamo havul o tan ti travagl i e mali gi orni e noui che Dio lo sa sentendo una cosa tanta iniusta e vero che tu tti questi Capitani e speci almente Arnaut l\1ami et Amurar ci sono stati in gran ravore e tu uo il popol o gridava per noi ma che possino tutti questi ne il re stesso quale principalmente impugnava i l negmi o i n favor nostro poichè ques ti Jani ceri com andano a tulli e tutt i gli temono:a l fin è stato rnmo gridato et esclamato e tanra rivolutione si è fatta che col tributare molli danari et pigliare molli schiavi da c hi co manda cli questi offici ali ci hanno dato licentia e dapoi questo travaglio ne è successo un alt ro non minor di questo che il re havea traten uro il fior dei nostri schi avi nel passare inanzi a lui ..." . 1-'
Facilmente intuibile lo stato d'animo dei poveri sch iavi che videro il momento della loro .liberazione continuamente rinvialo e messo in discussione in una sorta di disumana doccia scozzese, per non parlare di quelli. ormai riscattati, acquisiti dal beyl TI contrarsi dei fondi disponibili per le missioni redentoriste nel XIX secolo ed inoltre il contemporaneo incremento del costo degli schiavi stessi per progressiva rarefazione ed, infine, l' intens ificarsi delle catrure di corsari eia parte dell a caccia cristiana, restituirono nuovo interesse a quelle complesse trattative. Così ne fa menzione il sacerdote Caronni p iù volte c itato: "I vecch i e gli invaldidi [schi avi I che non si vogliono più in cusa .l asciansi andare nello speciale de' PP. Tr initaij ... Ben cl i rado e quasi per accideme, vien tal uno ri scauato a danaro: quello che v iene mandato dalla pietà dc' fcddi di Europa basta a que' religiosi per servirsene alle istantanee urgenze degli schiavi. J pochi r ise.mari succedono ordinariamcme per cambio con que' turchi che incappano nelle forze delle potenze nemiche, sempre in proprozione di cinque o almeno quallrn turc hi ogni due cristiani. cominc iandosi per anzi anità ad emancipare chi è stato ei a più lungo tempo ... e va lutandone sempre i l doppio i sacerdoti e le donne, oltre al prezzo d 'affezione già notato per i sogge1ti più quali ficat i ... " . 16
La Jiberaz.ione però d'ufficio-senza cioè alcun sollecito di parenti od amici -di schiavi con notevole anzianit.à di permanenza in Barbaria, ed il loro rientro in patria dava spesso origine a ulteriori sofferenze. E le laceranti delusion i apparivano chiaramente percepibili sui volti attoniti dei redivivi, sin dalla loro sfilata lungo le vie della capita le. Così quell'ennesimo dramma della corsa, nelle descrizione ciel Colletta, di un corteo nel l 806 di diverse cen tinaia di ex-schiavi napoletani : "A processione attraversano la cillà con tri sto spellacolo, giacchè, indossando veste lorda e servile. rappresentavano le miserie della schiavitù. Immenso popolo li segui va. ora vedendosi frotte liete, pcrc hè cl i cong iunti che si abbracc iavano, ora udendo i gemiti d i al tre fam i glie che cercando del parente, lo sentivano mono o vedu to nelle catene. Stava sul vo lto ai
1~
A. S. Va. , Gonf., mazzo G, f. 149*.
H,
F. Caronni, Ragguaglio del viaggio ... , ci t.. p. 105 .
1, A. S. Va. , Gonf. , mazzo C, f. l 54.
Connotazioni evasil'e La.fìwriuscita da// 'in/'emo
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riscatta ti non allegrezza e non mesti<'.ia, ma curiosità... molti riducendos i al le famiglie, trovandole spente o rifatte da generazio ni ignote alla memoria ed al cuore ed essi già d iversi da noi per usi. costumi, bisogni cieli' acquistata barbara natura, ri tornavano volontariamente ma franchi alle terre africane .. ". 17
Un'altra categoria cli schia vi difficilmente riscattabi li-o non riscattabili affatto- era costituita dai giovani di alto lignaggio che, pur .essendo vivamente richiesti dai loro congiunti, con potenziale immenso profitto dei detentori, costituivano d isgraziatamente per loro, in determinate circostanze, un prezioso regalo da inviare al gran sultano per propiziarselo. Già il Salvago aveva evidenziato la singolare consuetudine, affermando, che tra le prede se: .. vi è poi qualche personaggio, mentre non s ' accordino. si lasc ia pro indiviso overo si manda in presente a Costantinopoli, si come fu mandato il fig lio ciel Vicerè d i Sicilia [don Diego dc Viglie na 1609) ... ' '. 1~
Particolarmente gradite a Costantinopoli erano le giovani di nobili natali, ed è troppo noto l'episodio che vide coinvolta Giulia Gonzaga 19 per essere riproprosto. Quasi mai, però, i consimi li si concludevano altrettanto felicemente: esemplare al riguardo la cattura, già a suo tempo citata, accaduta n el 1620, presso Manfredonia, in cui : " ... quattro signore p ri ncipali, le qua li fuggendo dentro un cocchio, ti1rnno dà turchi sopragiunle e prese ed ancorchè elle havesscro o ffctto venti mila scucii, tulta via questi cani dissero che questo era regalo del Gra n signore e perc iò no n potevano vendere ... ".20
Esistevano ancora, ed analogamente a i precedenti, ma per motivi opposti, costih1i vano una categoria difficilmente liberabi le, numerosi schiavi pubblici , appartenenti cioè allt: istituzioni. Questi per non aver un padrone direttamente interessato al loro riscatto non godevano di alcuna agevolazione od incentivazione sulle trattative e spesso restavano per la vita intera in tale miserabile condizione, pur disponendo, non rarmm:nte, delle facoltà economiche necessarie! Non mancavano inoltre categorie di schiavi ai quali il riscatto, sebbene non negato esplicitamente, veniva artatamente ritardato, e complicato, non tanto per la nota levantina astuz ia di estorcere così maggiori utili, quanto piuttosto per una sorta di sadico compiacimento derivante dal prolungare, a p1ac1mento, la loro vessazione. Eccone un triste esempio esposto dai cappuccini, in data: ''26 ap ri le 1585
... Trovai qui schiavo un Dottore del Stato Ecc.co in tanta miseria e calamità, che l'è cosa indicibile per il continuo strat ii che li ve ngono Catti da l tiranno di suo Padrone, e non si è potuto liberar per il preuo limitato della loro Arciconfratcrnita, supplico le SS. VV lii.me a degnarsi per amor mio scrivere un ver~o di lettera al rever. mo fra Pietro P iacentino che è stato qui e vogl ia ad istant ia mia e per amor d'lddio li berare questo povero gentil'homo ... " .21
Quanto le missive elci redentoristi fossero sincere, e prive di retorica, lo conforma la tragica conclusione della v icenda innanzi citata. notificata alcuni mesi dopo, per l'esattezza il: " I O agosto 1585 ... voler haver per ricomandati quelli cloi homini da rn e supplicatoli, del li qual i quantunque il Dottore che era uno di essi sia già morto. ".2 2
V. l\·10RELI.I, / 'harhareschi'... . c it. , p. 40. 1s Cì . B. S,\LVAC ;o, A/ì-irn.. . cit. , p. 58. 19 L. A. M URATOR I, Annali d'Italia, anno 1534,: <<. .. Dimorava in roncli Giulia Gonzaga, moglie di Vespasiano Colonna,
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duca di Trajetto e conte di essa c ittà di Fondi. Voce correa che in be(lezza ella superasse tutte le altre donne d ' Italia. Ne giunse fama sino al Barbarossa. il quale perciò si mise in pensiero di far quella caccia per vog lia cli presentare al gran signo re una sì vaga preda. Gli andò fallito il colpo. Mentre egli con duemila Turch i sbarcati era dietro una notte a scalare le rnura di Fondi, svegliata la g iovane duchessa e conosciuto il pericolo, coi pie ' nudi ebbe te111'j10 cli lùggire e di salvarsi il rn<::glio che potè lìmri della terra, lasciando scornato il barbuto cacciatore, il quale poscià inlìeri contro i poveri abitanti...». Il brano e citato da R. PANETTA, Pirati e corsari... , c it. , p. 65-66, nota n"5. 20 Il brano è tratto dal ms XXVI 1:320, Re lazione, f. 74, custodito nella biblioteca della SNSf>. 2 1 A . S. Va. , Cionf. , mazzo G. L I IO. 12 A . S. Va., Gonf. , mazzo G., r. 115 .
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Guerra di corsa
Nei casi fortunat i esaurite le complesse trattative, e le altrettanto complicale operazioni burocratiche, connesse con il ri scatto di ogni schiavo, i rispettivi ex-padroni rilasciavano un apposito documento-caita di affrancamento- nella quale era sintetizzata la descrizione fis ica dell' individuo, i suoi dati di provenienza e cattura ed, infine, l'attestazione di avvenuta riscossione, con l'assolvimento delle imposte di legge. Soltanto allora-previo un accertamento fiscale negativo da parte delle autorità locali su eventuali insolvenze dell'ex-schiavo-al disgraziato veniva concesso di imbarcarsi per la sua destinazione preferita, con un salvacondotto che lo poneva al riparo da una malaugurata nuova cattura nel corso del viaggio di ritorno, fino al suo sbarco in terra cristiana. Ritrovandosi, come precisato in precedenza, nelle vicinanze della costa barbaresca, e di Tunisi in particolare, il comodo approdo cieli' isolotto di Tabarca, proprio per essere quella terra cristiana, si verificarono inizialmente allucinanti sventure a molti incauti riscattati, dato che: " .. . bisogna savere che se uno partito di Barbaria s'andasse a fermar in Tabarca. per passaggio o per secunà, corre in mare di nuovo risica d'esser fallo schiavo pcrchè la legge de' corsari è che uno liberato, per le sue chiarezze, non possi esser fatto schiavo sin che. posio il piede in terra di christiani, non torni in mare'·. 23
E se ogni anno vedeva in circa 5-600 persone riscattate la materializzazione di un sogno lungame nte sospirato, in altre decine cli migliaia ribadiva la certezza di nuovi orrori e l'affievolirsi delle speranze. Tra queste ultime, alcune, giorno dopo giorno, maturavano il proposito di tentare l' impossibi le, dì affrontare i rischi del mare, ignorando le terribili punizioni riservate ai fugg itivi, pur dì allontanarsi da quel lento ed incessante annientamento fi sico e morale.
La fuga 11 costatare lo scorrere dei migliori ann i della propria esistenza neJJa più abietta sottomissione e nel più feroce sfruttamento, senza alcun beneficio, con il rischio anzi della stessa vita, agì su molti spiriti avventurosi ed orgogliosi da stimolo per tentare la fuga dalla costa barbaresca. Poichè non era assolutamente praticabile dirigersi verso sud, nè peraltro verso est od ovest, tutte direttrici snodantesi in immensi spazi inospitali e deserti-popolati per giunta da tribù sempre pronte a catturare eventuali schiavi fuggiaschi-una sola via di fuga sì r.iproproneva incessantemente agli oochi di tutti quei derelitti, in ogni momento della sofferta giornata: il mare. Ma anche i barbareschi non sottovalutavano quella medesima possibilità. Basti ricordare al riguardo che a: '' ... la] tutti le vasselli, sì di Corsari come di mercanti. gionti in porto si pigliano le vele e s'imagazenano per levar a schiavi e renegati sforzali la commoclità di fuggeria ... ''. 24 Ad ogni buon conto poichè la stragrande maggioranza degli schiavi aveva un trascorso marittimo, l'attraversamento del braccio di mare che separava Tunisi dalla Sicilia, o Algeri dalle Baleari, non rappresentava, in assoluto, una difficoltà insormontabile, anche con un piccolo battello di approssimata costruzione. Sotto il profilo organizzativo le fughe vanno suddivise in due branche tipologiche: quelle tentate in maniera autonoma e quelle con compi icità esterne. Logicamente le difficoltà ed i rischi insiti nella prima maniera si confermarono, invariabilmente, di gran lunga superiori, e non fronteggiabili, di quelli della seconda, in genere meglio pianificata ed attuata con una cronometrica scansione delle fasi. Rarissimi, e pe1tanto non suscettibili di formare una specifica tipologia, gli ammutinamenti a bordo di unità turchebarbaresche risoltisi felicemente con la presa di possesso del battello da parte degli schiavi cristiani e successivo dirottamento dello stesso. Eccone un eccezionale caso notificato dal console veneziano a Napol i il 25 agosto 1598:
2.i G. B. SALVAGO, Africa... ~·1 G. B. SALVAGO, Africa...
, cit. , p. 95. , cil. . p. 6 1.
Connotazioni evasive La fuo riuscita dal ' inferno
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'·Si è ri velata vera la notizia della cauura ùi una galeotta turca da parte di un'ottantina cli schiavi cristiani, i quali dopo essersi liberaci fo rtu nosamente ùal bcy di Rodi, sono approdati in Sicilia, a Siracusa, dove hanno venduto la preda compresi 17 turchi che erano a bordo, a Pedro de Lcyva ... ". 25
Venendo alla descrizione esemplificativa delle fughe va osservato innanzitutto che, per l'immensa quantità di schiavi detenuti nelle Reggenze, di entrambe le modalità abbondano le memorie pervenuteci. Tra quelle, molte risoltesi con esito positivo, molte ancora in tragedie : delle seconde le nostre conoscenze si limitano, ovviamente, ai casi di ricattura ed alle conseguenti efferatissime punizioni. Nessuna stima, sia pure statistica, di quanti osarono affrontare con mezzi inadatti, od eccessivamente fragili, il mare ed in esso perirono. Alle .spalle delle fughe autonome si intravede abitualmente un lavoro servi le c he presupponeva la frequen tazione della costa, quale in particolare, l'impiego nei cantieri navali. Quasi sempre l'avventura implicava la complicità di alcuni rinnegati 'forzati', cioè di schiavi che pur avendo accondisceso alla conversione, non avendone ricavato nè vantaggi esistenziali nè tanto meno la libertà, apparentemente rassegnati e docili, anelavano a loro volta l'evasione. Al pari dei colleghi faticavano incessantemente intorno a battell i di svariatissime dimensioni, comunque dotati però di modeste scialuppe o di piccole barche di servizio, poco sospette per la insignificante potenzialità nautica. Ad onta della sorveglianza in circostanze fortunose riusciva possibile impadronirsene, tentando nel corso della notte di guadagnare con quelle il mare aperto. La intrinseca d ifficoltà dell'operazione implicava il coinvolgimento d i diversi schiavi, da una mezza dozzina almeno a diverse decine, essendo indispensabile disporre di sufficente forza muscolare per i rem i e per il governo del battello. Per i barbareschi quei comprensibilissimi tentativi di recuperare la libertà costituivano altrettante gravissime minacce, poichè infrangendo il mito cli inevadibilità istigavano altri disperati al cimento . Scontato pertanto che la ricattura sig ni ficasse inesorabi lmente supplizi orripilanti, eseguiti pubbl icamente. Persino nei rari casi cli sentenze non capitali la punizione applicata fu scelta in maniera che gli schiavi ne recassero ben evidenti-e permanentemente-sul loro corpo le conseguenze, triste monito per eventuali nuovi aspiranti. Per la .supposta complicità, invece, cli prammatica diverse centinaia di bastonate, causa di invalid ità o di decesso dopo alcuni g iorni di agonia;in alternativa l'amputazione delle orec· c hie o del naso. Anche di simili avvenimenti rintracciamo annotazioni nelle lettere dei cappuccini, sempre informatissimi sulle vicende algerine. Il 28 gennaio I588 così notificavano a Roma in materia: "Pochi di sono che trovandosi circa quindici schiavi con tre o quattro rinnegati a fare una barchena per fuggi rsene lontano da qui vinti milia da poi che l 'hebbero fatta di nascosto la gettarono in mare e vedendo che era cossì piccila e mal accomodata che stavano per affogarsi si risolsero a ritornare in terra e mentre ritornavano gli sopraggiunse un londro che veniva carico da Circello di cose eia mangiare sopra il quale gl i erano otto o dieci mori in circa al quale accos tatteglisi lo presero e fecero schiavi quei mori e lo po11arono verso chris t.i anità divulgawsi questo subito i l capitan Amurm cli Algieri con una fregata arma tagli seguì ma la matti na seguente se ne ritornò senza havergli murrato [ahborclaro] pur se gli accostava si ti ene per certo d1c quei fuggitivi havri ano in vestito lui et l'haveriano preso perchè erano ben armati ma i l buon corsaro che sa chi sono che sono schiavi che vanno in libertà non volse accostargli .. . ·•.26
Psicologicamente significativa Ja precisazione che affrontare schiavi armati in rotta verso la libertà, incutesse timore persino ad uno spietato rais, risapendosi perfettamente c he i fuggitivi , certi della menzionata sorte, si sarebbero battuti fino alla morte. Ed ancora, pochi mesi dopo, in data 24 aprile 1588, in una altra missiva un ennesimo episodio di fuga: "Hieri se ne sono fugit.i undici schiavi insieme con doi rinegati i quali conducendo una feluca verso ... [ macchia d'inchiostro] lontano di qui tre millia havendo dato accordo con questi schiavi cli pigliargli tutti si rit rovarono
2s A. S . V. • Dispacci senato Napoli , fz. 14 (29). 26
A. S. Va. Gonf., mazzo G, f. 214.
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Guerra di corsa
là et cossì saltando nel vascelJetto se ne sono fugiti e cinque altri che non arrivorno a tempo se ne sono ri tornati et il suo padrone A rnurat r ais gli ha fa tto taglìare un pò li orecchia come intendiamo. il che non havrebbe fatto crediamo per il molto tra vaglio e sdegno che si è pigliato perchè se ne vanno gli doi suoi spalieri che gli guidavano e regevano tullo il suo vascello con altr.i sci vogatori de suoi più principali di rnoùo che per questo resta quas.i disarmato il suo vassello perchè non si trovuno huomini da supplire a questi bisogni .. fra Dionigi da Piacenza frat' Arcangelo da Rirnii"27
Sfruttando l' identica falsariga, riprova eloquente della sua freq uenza, cnrca settant'anni dopo, nell' agosto ciel 1654, un gruppo di 55 schiavi, tra i 200 addetti al trasporto di pietre, avendo trovato , nei pressi di Tripoli , alcune barche incostudite, presero il mare. Ma sebbene fos sero salpati con: " ... vento prospero per un giorno, il secondo giorno li bonacci ò il vento donde l i 1\irchi uscirono il secondo giorno appresso con vascelli , trovandoli cornballeron molto dove moriron diversi turchi e Christiani e li riportarono di nuovo al porto e come erano nel bagnio lulli li 200 Christiani, tanto quelli che fuggi rono quanto quelli che stavano per fuggire, gli diedero mi lle bastonate per ciascheduno e moriron alcuni fra li quali un sacerdote secolare che si chiamava Don Gioseppe d i nartion sardo e lo fecero morire sotto il bastone e un altro Christiano negro chiamato Maiio che era prima lllrcho della proprietà della città di Tripoli ... "28
Ma i casi certamente più numerosi e megl io riusciti di fuga presupponevano una concertata trattativa con individui che frequentavano abitualmente i mercati barbareschi, pur appartenendo al mondo cristiano. Fra la losca genia se ne incontravano alquanti specializzatisi nell'ardua e rischiosa attività. Non mancavano, inoltre, come ci attestano alcune relazioni, crocìere di squadriglie mi litari europee, miranti al la Liberazione in massa di schiavi cristiani. Tra quelle si distinguevano, in particolare, le unità stefaniane con accurate azioni di 'commando', implicanti persino la mimetizzazione dei battelli con i colori e le sagome barbaresche, ed il camuffamento degl ' equipaggi con abiti musulmani. Così ad esempio vennero allestite alcune galere medicee, il 4 maggio 1599, allorquando lasciarono per andare in corsa il porto di Messina: " ... spal mate, dipinte e con ogni altra cosa alla turchesca... ". 29
In merito alle loro modalità operative, eccone una eloquente descrizione ricavata da una infomativa diplomatica del 20 maggio ciel 1599 inviata dal console veneziano a Napoli al suo senato sull'argomento: '"Le galee medicee hanno fatto ritorno dal L evante. e si trovano ora a Messina. I loro uomini hanno narrato dello sbarco compiuto a Scio. dove ves titi alla turca, erano riu sciti a liberare 200 schiav i cri stiani delle galee o!lomane prima di essere scoperti e costretti a reimbarcarsi in gran fretta, abbandonando ogni preda.. . " _30
Nonostante ciò appena pochi giorni dopo: "Le galee medicee hanno lasciato Messina, dopo aver ratto sfilare per la città 500 cristi ani liberati , e si sono fermate a N isida ... ·•.:H
Tuttavia l'evasione ·aJ dettaglio' , con sufficienti probabilità di riuscita, imp licava la combutta con i ricordati trafficanti, per lo più maiorchini. Segreti e minuziosi patteggiamenti si intessevano tra gli interessati durante le fasi di carico e scarico dei mercantili cristiani nei porti barbareschi, compito tradizionalmente espletato, in qualità di facchini , dagli schiavi. Il sospetto dei corsari appari va al riguardo maniacale, e notorio, al punto che i superiori intimarono, prel iminarmente, ai cappuccini del Gonfalone cli astenersi, nella maniera più assoluta e tassativa, dal conversare a quattr'occhi con gli schiavi: " Vi guarderete de parlare mai à solo con schiavi perchè se occorresse che alcuno de poi ne fuggisse ò dal padrone fosse trabalzato, li Turchi vorriano esser da voi pagati per la somma che li paresse presoponendo che dello schiavo esser fuggito per col pa et conseglio v.ro ... "J2
.A.. S. Va, Gonr. , mazzo G, r. 128. Il documento è trauo da M. ìv! AFRICI , Mezzogiorno e pirateria .. , cit., p. 129. ~9 A . S. V. , Dispacci Senato Napoli . ìz. 15 ( IO). ,o A. S. V. , D ispacci Senato Napoli , ìz. 15 ( 14). 31 .A.. S. V. . Dispacci Senato l\apoli , 15 ( 15). 12 .A.. S. Va, Gonf. , mazzo H, fase. 83. C 583-592. 17
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Connotazioni evasive La fuoriuscita dal l'inferno
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Venendo ai casi tramandatici dal carteggio del Gonfalone, in data 19 ago.sto 1588 così relazionavano a Roma da Algeri: ''Si dice che sono fuggiti circa a dieci schiavi levati da una fregata di Maiorca che è vennuta serratamente a lcvargli ...". 33
Quanto la procedura fosse corrente e collaudata, ad onta di ogni cautela barbaresca, lo dimostra un altro episodio, nel suo genere unico, non avendosi finora nessun altro riscontro analogo, pur nella ricca casistica disponibile: la fuga di alcune donne, che sebbene rinnegate-nella maniera ovviamente descritta a suo tempo-riuscirono ad organizzare, d'intesa certamente con schiavi probabilmente compaesani e quindi di fiducia-se non pure parenti addirittura-non solo la loro fuga ma persino quella dei loro figli. Eccone la stupita relazio ne dei cappuccini in data 20 agosto l 587: "Alli I Odi Agosto venne una fregata che levò di qui alcune donne rinnegate con la loro familia et alcuni christiani schiavi il c he ha aportato mollo rumore tra questi mori et il re subito con il cap.o Aranut Marni la seguirono con due galeotte bene arrnme alla volta di Maiorca passando sin alla vista di Terranova e sono ritornali sensa haverla mirrata cossì dio volesse che tu tti gli christiani andassero in libertà e gli infedeli si convertissero per gloria cli Dio... ". 34
Un caso ancora più straordinario avvenne nel 1825, e fu così sintetizzato dal console napoletano a Tunisi : "Regio Consolato Generale di S. M. il Re del Regno delle 2 Sicilie Malta 18 aprile 1825 Essendo arrivato in questo Porto, il 5 crascorso febbraio la Bombarda inglese ... [debbo] sottoporre all'E. V. essere qui giunto a bordo un individuo, che si fa chiamare Giuseppe e per gli ambigui indizii, cognominare tvlarchelli, suddito cli V. M. Il così sunnominato soggeuo la cui età verte tra i 28 e trenta an ni circa stava in Tunisi nella qualit/1 di mammalucco di quel Dey allora quando, diciotto mesi prima, eia uno schiavo ri nnegato prossimo a morire, fu segretamente avvertito e%er lui nato Cristiano:che chiamavasi Giuseppe che per detto di al tri rinnegati cognomavasi Marcheui; ch'era nativo degli Stati di Napoli, che un Corsaro Tunisino l'aveva all 'età di 2 anni circa fallo schiavo in unione con i genitori che, sopra un Legno di Real bandiera eia Napoli si recava a Messina e che c.:oslOro stessi ldopol pochi anni erano morti nella schiavitù, ma da cattolici, e che i Turchi finalmente vendutolo orfano de' medesimi, l'avevano iniziato alla setta di maometto, nella quale si trovava allevato, ed in cui, per ignoranza credeva essere nalO. Una tale pietosa avvertenza, che, parlandosi religiosamente, clebbonsi considerare come una ispirazione del cielo, diede subitamcl1le all'I ndividuo, cli cui si fa parola, de' segni e delle nozioni sovrannaturali, onde volersi guidare alla recuperazione di quel bene che l'astuzia gli avea rapito. Egli quindi concepì l0St0 il disegno di fuggirsene da Tunisi e mentre avendo curato il pericolo di morte, a cui andava a esporsi l'eseguì , con essersi recato per via cli terra a Tripoli di Barbaria, ove quel Regio Console, temendo di copromcl!.ersi non volle assisterlo, ma ricettato poi da quei Religiosi Missionari di Propaganda, che dopo, avergl i fallo fare nelle loro mani l'abjura, il mu nirono di un certif'icato del quale ne compiego una copia, e lo imbarcarono ocultamente a Bordo della Bombarda sopraccennata. Arrivato costui in queste ed ammesso alla libera pratica, fu da questo Monsignor vescovo immcdiatameme consegnato a questi Padri cappuccini onde da' medesimi essere istruito ne' rudimenti di nostra santa Fede;indi nel sabato avanti la Domenica di Passione fece la sua... abjura nelle mani del vescovo, ed il giovedì santo dopo aver fatto la confessione generale, si cibò per la prima volta del pane cucarislico. lo poi volendo sos tenere, nella persona di questo povero, degno di tutta la compassione il decoro del vassallaggio, ho dovuto vestirlo da capo a piedi, poichè a nulla gli servivano i laceri cenci, che aveva indosso, e dopo che egli aveva gettato in mare le vesti eia turco colle quali era scappaLO gli erano stati regalati dai marinai della Bombarda ... Vostro servitore Giradi Sig. de Medici
33 34
A. S. Va. , Gonf. , mazzo G. , f. 235. A. S. Va., Gonf., mauo G, f. 181.
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Consigliere Ministro cli Stato delle Reali Finanze e del Portafoglio del Real Mi nistro Affari Esteri Napoli"35
Ma al di là delle sia pur frequenti fughe fortunate, -e dei casi limiti-un numero notevolmente superiore di tentativi si concludeva con .l a morte: ed anche quella fu in definitiva una delle poche maniere di lasciare la schiavitù in Barbaria. Al pari delle precedenti opportunità, anche per tale cruenta 'evasione', si rintracc iano diverse categorie tipologiche che brevemente, per completezza di trattazione, andremo a rievocare.
Morte da schiavi
In tutti gli innumerevoli universi carcerari e penitenziari-impiantati in ogni luogo e tempo-contemplanti il lavoro forzato, la concomitanza di uno scarsissimo vitto, di infima qualità e potere calorico, di prolungati ed inumani sforzi fisici, ben oltre la normale possibilità, e di uno spietato trattamento, con frequentissime quanto invalidanti punizioni corporal i, ha sempre prodotto, nella migliore delle ipotesi, una notevolissima contrazione della vita dei detenuti. Nonostante ciò l' inevitab.ile precoce sopraggiungere del la morie è stato costantemente classificato come ' naturale', eufemismo che lascia intendere la contemporanea alta freq uenza di decessi per cause traumatiche inflitte. Nel contesto barbaresco pur godendo quanto affermato di ampio ed incontrovertibile riscontro non costituiva la sola evenienza ·naturale' di decesso, poichè il periodo di sopravvivenza medio degli schiavi forzati, teoricamente non eccedente un decennio, raramente trovava soddisfazione, e non certo per l'intervento del riscatto. La principale causa di mortalità degli schiavi, per 1' intero lunghissimo periodo in esame, va ascritta alla presenza endemica nelle città barbaresche, e nel mondo islamico meditenaneo in generale, della peste. La sua persistenza e la sua virnlenza devono attribuirsi tanto alle condizioni urbanistiche, assolutamente deficienti in materia di igiene pubblica anche rispetto al bassissimo standard europeo coevo, tanto al fatalismo religioso c he, al pari della guena, reputava il rischio di morte un inevitabile destino, e non certo una risultante ciel contagio. Nessun contagio, nessuna precauzione: e laddove la promiscuità bestiale risultava maggiore, con i minimi livelli nutrizionali, ovvero nei famigerati bagni si registravano immediatamente i devastanti impatti del morbo, con frequenza univocamente tramandata triennale, massimo quadriennale. Affermava il solito Salvago sulla spaventosa riconenza dell'epidem ia, associandola quasi, in una incoscia valutazione, a fattori agevolanti di natura psicologica e fisiologica: ·· ... per tutto sono schiavi miserabili, privi della dolce libertà. lontani dalla patria. parenti , amici e dall'usanzc Christiane. in arbitrio di chi per niente può bastonarli e con bastonate farli morir miseramente, decimati e diminuiti ogni terzo e quarto anno dal mal contagioso;e quanti ne leva la peste altrettanti ne rimette il nuovo corso... "36
Abbiamo avuto occasione cli ricordare, nell'esposizione della missione del Gonfalone, che il ciclo iniziale si concluse appunto con la morte di peste dei suoi protagonisti, prodigatisi, benchè perfettamente a conoscenza dei rischi del contagio, oltre ogni limite nell'assistenza degli schi avi ammalati nei bagni. Proprio dalle loro estreme, accorate, lettere possiamo ricost:m ire, per sommi capi, una cli tali frequentissime esplosion i epidemiche e le sue conseguenze sulla popolazione servile. Un primo accenno del suo insorgere lo si coglie in una missiva del 22 maggio del 1587 che così, tra le altre comunicazioni, notificava a Roma: " ... in Algie,i è la peste, eLda quattro giorni in qua si è molto augumcntata;non si s.pera melioramento sino all'entrata del sole in leone... è morto ms Tittiano da Fermo già ricanaro da noi, et un' altra donna ricattata dal s.re Decano, et un pre. Cappuccino schiavo per nome fra Francesco...
,sA. S. N.. Affari Esteri, F. 2370, Regio Consolato delle 2 Sici lie di Malta, 18 apri le 1825. 36
G. B. S ALVAGO. Aji·ica ... , cit. . p. 94.
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Non si manca di provcdere a poveri schiavi delli loro bisogni nel miglior modo si può parte dc denari trovati per elemosina et parte con denari lasciali dal s.rc Decano e ms Ludovico nella loro pancnza, ma non bastaranno pcrchè ogni giorno bisogna pro vedere a cemo infermi, perche tuttavia il male cresce.. fra Pietro Piacentino cappuccino"-' 7
Il povero fra Pietro, per il suo paterno zelo, sopravvisse appena un mese, ed infatti appena l' 8 giugno in un'altra lettera, fra Filippo annunciava: " ... et io quanto dolore ec affanno habbia scri vere la p.sente, come el bueno padre fra Pietro. venerdì di sera casello infermo di peste , che fu l' ul timo di maggio, giovedì poi ben a buon ora sei del presente mese di maggio [giugno·[ rese il spirito a Deo. Fu accompagnato il corpo con la croce avante da me ec dall' al tro Capuccino schiavo con il sig.rc console di Francia <.:ol sig.rc Borgal, nostro me rcante, con alcuni gentil' huom. et franchi ec schiavi, con ere religiosi che sono restati, et molti schiavi quali tu tti hanno pianto la morte del padre amaramente, tulli dico portavano candele accese, et molte torcie presemate al glorioso S. Rocco, fauolo poi mettere in una casa bonorata con boniss. a sepoltu ra, cosa rnai più in questa terra s'è fatta .. .''.38
Ed ecco un più dettagliato racconto dell'epidemia prossima al suo esaurirsi, secondo la dinamica, precipua in terra africana, in coincidenza con il mese di agosto: ''30 giugno 1585 ... avante che mo risse mi raccordò molte cose, rra !'altre, ch'andasse innanti la limosina et chaiità che si fa per li poveri schiavi appes tati, et in fatti le SS. VV non possevano spender meglio, certificandole, che nessu n denaro non è usci to fuori di Roma meglio impiegato, nel rescattare li poveri schiavi , et in far così pia et sama opera alli poveri appcstati;se manadarno alle SS. VV se non adesso un' altra volta quanti poveri schiavi appestali sono campati per questa santa ele.rnosina, che senza questa se ne seriano mo rti senza havere un poco d'aqqua con tutto che hebbini ogni sorta di ch.arità ne sonno morti da tre cento, li vivi fin adesso sono eia cinquecento e ben vero sig. ri che la peste incommincia à mancare, così è solito in questa terra d' Algieri al principio ciel sole leone ... Già me disse el medico del Re ch' io non andasse fuori di casa, per questo mc ne sw esercitando la confessione in casa. uno solo sacerdote sta in piede, questo supplisce quanto può, tutci gli altri sono morti;è ben vero che il Re ne tiene quattro ma stanno in galera, nè vuole che escano fuori... "39
Ma anche per fra Filippo le. precauzioni tardive non bastarono a salvargli la vita: '·6 agosto 1585 Inventario delle robbe di fra Filippo .. doppo la morte del R. do Padre... ·•.40
E forse la migliore testimonianza dell'eroico comportamento tenuto dai cappuccini in quell a c ircostanza, e dell'entità ciel male, la leggiamo in una relazione de.I vice console francese ad Algeri indirizzata all ' arciconfraternita a Roma in data 10 agosto 1585: ..... è stato il S.r Jddio servi to di tirarlo ancho esse il di sci di agosto che si concl udevano giusto clui mesi dc la morte di fra Pietro, havendo otto giorni prima la imagine di san Roccho.. . sudato sangue puro et una madonna che li era da presso latte il quale, con gran R.a fu asciugato da la bona memoria del r.do P. re fra Philippo, con cotwne, lui stie male cinque giorni di fcb rc e non p.a che nel ultimo volse manifestare al medico.. però N. S. fu servito di privarne del secondo come del p.o anchorchc avevano cominciato qui tante buone opere et herano abbracciate con tamo amore cbe se ve ne fussero stati un convento mediocre in questa terra di !ali padri, harebbero havu(() assai che fare per confessarli ec administrarli li sacramenti à 30.000 anime in circa che vi saranno e che con mirnbil fervore lo ricercano, per il che essendo quasi soli li poveri padri e desiderando sodisfare e complire con tutli visitando spesso e consolando li meschini inJerrni, in la mortalità passata hanno provocato il auxilio divino a darli in breve il premio dc le loro degne opere e desideri i... et in Nome de tutti li christiani del contorno supp. co Yre S.e Ili me da parte de idio restino servite di non sbigottirsi per questo, anzi procacciar con maggior insrantia a noi simili medici spirituali et in maggior numero che sia possibile assicurandosi che se li suoi dinari ricatteranno I 00 christiani l'anno, li suoi cappuccini seran certo causa si saiveranno la maggior parte dc le anime che moriranno si come si spera che sia stato fra 600 che ne sono rnoni in cinque mesi de li quali sono informato ... ".4 1
, 7 A. S.
Va. , Gonr. , mazzo G, f. I 12.
>g A. S. Va. , Gonf. , mazzo G, ff. 119-120. >9 A. S. Va. , Gonf. , mazzo G, ff. 123-1 24. 40 41
A. S. Va. , Gonf. , mazzo H, fase. 21, tl 97-99. A. S. Va. , Gonf. , mazzo G, fase. 4, ff. 125-126.
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Stando alle cifre della relazione del viceconsole, la mortalità per peste si attesterebbe intorno al 5% del numero complessivo degli schiavi-con punte spesso anche maggiori-ogni trienno, il che implicherebbe un avvicendamento totale della massa servile ogni 20 anni, limite pertanto statisticamente eccedente quello già esposto di sopravvivenza media! M.a oltre alla malnutrizione, oltre ai maltrattamenti, oltre al sadico sfmttamento lavorativo ed infine alle epidemie, una ennesima causa di morte per gli schiavi proveniva dalle innumerevoli sentenze capitali, comminate anche per le più insignificanti infrazioni. È emblematico come, ancora in pieno XIX secolo, bastasse il semp lice sospetto di furto per far condannare ad una morte, tra i più raccapriccianti supplizi, un povero schiavo cristiano. Eccone un triste esempio, tra i tanti: "IncanamenLo 2 Tunisi 2 aprile l 813 Eccellenza Nella scorsa settimana il Bey per sospetto di l'uno ha posto a morte il sig. Aniello Gargiulo del Piano di Sorrento. che si trovava schiavo, ed impiegato nel suo Palauo. ln questo incomro ho cercato tu tt'i mezzi per salvare quest' uomo, affermando anche del denaro che avrei riscosso dalla sua famiglia, ma il bey osèinato a dare un esempio, neppure la forza del danaro li ha potuto risparmiare la morte atroce che suole dare ai Cristiani ... A Sua Eccellenza Renato de Martino li Sig. Duca di Gallo (incaricato d'affari Ministro degli Affari Esteri a Tunisi) Napoli "42
La ragione ovviamente va individuata non tanto nella natura intrinsecamente crudele dei barbareschi-certamente vera-quanto piuttosto nel la esigenza cli tenere in costante regime di terrore quella innumerevole massa servi le, unica maniera per garantirsi una pronta e supina sottomissione totale. Il Dan elenca ben 23 tipi diversi di supplizi capitali , tutti particolarmente efferati e prolungati, ai guaii ricorrevano i barbareschi per le condanne a morte degli schiavi! Oltre a quelle estreme violenze imposte non mancavano frequenti casi di suicidio.L'argomento però non trova una consistente mole documentaria, poichè contrario all'etica c ristiana, antitetica, quindi, alla stessa finalità delle missioni di riscatto. Tuttavia tra le righe della trattatistica dei redentoristi si può cogl iere qualche esplicita, quand ' anche larvata, allusione a quella che dovette comunque costituire una ' uscita' dalla schiavitù. Afferma ad esempio il Dan: '·... il y a quelquerois dcs csclaves... ... vi sono certe volte alcuni schiavi così accorti che. per liberarsi dei supplizi a cui i loro padroni li destinano per farli rinnegare la loro fede, sanno così bene fingere di volersi suicidare. che i loro crudeli persecutori sono costreni a lasciarli senza forzarli ul teriormente. poichè i tu rchi antepo ngono l'interesse economico a qual unque zelo religioso. Alcuni altri però sono giunti al. punto cli preferire piuttosto uccidersi che sottostare le empietà e gli oltraggi che quest' infami mao mettani inLendevano commettere sulle loro persone... ". 4.l
ll passo è laconicamente coinciso, ma inequ ivocabile. Più chiaro invece l'Haedo allorquando ricorda che: " ... tandis quc cl' autres ... ... tanto che alcu ni. ridotti alla di,peraz,ione, si uccidono con le proprie mani ... ., 44
Non dissimile nella sostanza l'azione cli vendetta sui loro aguzzini alcune volte attuata eia schiavi disperati ben consci che in tale maniera la loro condanna capitale, tramite i soliti sadici supplizi, sarebbe stata assolutamente inevitabile e scontata. E, tanto per documentare qualche esempio, il caso di N. Roalès citato dall'Haedo, accaduto nel 1576, un ex soldato spagnolo di 25 ann i, sottoposto ad incessanti angherie per estorcergli più esose condizioni cli riscatto. Ma il disgraziato schiavo allorchè riuscì a rag-
42
A. S. N. , Affari Esteri, F. 5420. Tunisi 2 aprile l 8 13. P. DAK, His10ire de... , cit. , voi. Il, p. 336. 4.1 D. HAEDO. De la captivitè... . cit. , p. I 06. 4,
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granellare l'ingente riscatto, si vide aumentarne l'ammontare, e così per molte altre volte, senza alcuna speranza di conclusione per quel tragico rilancio. Al culmine della disperazione, nessuna credibilità nutrendo ormai nella paro.la del suo padrone, posto di fronte all ' ennesima ulte1iore esorbitante pretesa, gli inferse venti colpi di pugnale, uccidendolo. TI delitto avvenne alla presenza di : " ... deux jeuncs renégats... ... <li due giovani rinnegati di circa sedici anni. appartenenti allo stesso padrone, che gli servivano. secondo le usanze. da amanti. i quali alla vista dell'omicidio si misero a gridare ... ... [dopo una movimentata caccia alla fi ne lo spag nolo] fu cattura to, e dopo essere stato legato mani e piedi fu condo tto innanzi al grande ammiraglio Euldj Ali. .. . . Euldj Ali colpito dalla fermezza del cristiano e della sua maniera di difende rsi senza alcun timore della morte, si raccolse un istante e restò alquanto indeciso, testimoniando così di non saper cosa ordinare. Ma i gridi dei tu rchi tra i quali vi erano alcuni amici dell' ucciso risuonando fortissimi, per non dispiacerli essendo stato il crimine commesso da uno schiavo cristiano, lo condannò, secondo la loro usanza, ad avere le braccia, le gambe. le spalle e le costole rotte per mezzo di una mazza di ferro, ed a venire quindi abbandonato in mezzo alla strada che conduce dalla Marina ai bagni degli schiavi ed a morire nelle sofferenze monito per gli altri schiavi cristiani. Così fu fatto.... "4 5
Per mol ti aspetti ancora p iù atroce il caso certificato dal cappellano del consolato di Algeri accaduto nel 1747, avente come v ittima una disgraziata schiava irlandese, la signora Jones. catturata insieme ai sui due fig i i di pochi ann i ed ad una figliastra di diciannove, su d i una nave che Ii conduceva da Maiorca al continente. Dopo aver subito tutte le umiliazioni ri servate alle prigioniere venne destinata come di consuetudine, in attesa del riscatto, ad una casa cli Algeri. "«Un giorno la signora Jones stava seduta sulla porta della casa che abitava tenendo tra le braccia la sua bambina pit1 piccola, quando un turco che stava passando si mise ad importunarla minacciandola di morte se non gli avesse ceduto. Essa si ritirò in una stanza interna e di là in un granaio cui si accedeva per una scala che la signora ritirò immediatamente. Il turco prese la bambina e dopo aver ora pregato, ora minacciato la madre, sfoderò la spada e ferì la bambina ad un braccio. La donna urlò ed egli ferì la bambi na ali' altro braccio, alla fine le tagliò la mano e la gettò alla madre, la quale si impadronì di una mola rotta a metà che si trovava nel granaio e la lanciò sul turco spaccandogli una gamba. Egli allora uccise la bambina tagliandole la testa e scaricò pistolettate sulla madre, peraltro senza effetto. La signora da parte sua attese il momento propizio poi lo uccise con l' altra metà della mola. Dopo di che discese e lo finì con la sua stessa spada, mise la bambina in un cesto e andò a costituirsi al Dey». Sir Lambert Playfair, quando fu console generale di Algeri non riuscì a ricostruire comp letamente questa storia, ma fu portato a pensare che una morte fra le torture fosse la sorte riservata a tutte le schiave che osavano uccidere o solo colpire un turco". 46 Un caso del tutto particolare di morte, ma non per questo infrequente od eccezi onale, era quella che potrebbe definirsi di rappresaglia. Sia dopo qualche azione militare occidentale, sia in altre circostanze ritenute dai bey de] momento giustificative, alquanti schiavi venivano messi a morte, pur senza avere alcuna minima colpa. Esemplifica perfettamente una simi le aberrante crudeltà l'episodio documentato in un carteggio del 18 13, in occasione di uno dei tanti scontri tra le Reggenze di Tttnisi e di Algeri : "Eccellenza La popolazione di Torre del Greco è ricorsa più volre a S. E. il sig. Duca ciel Gallo, acciò si cooperasse presso Sua Maestà per il riscatto di duecento trenta indi vidui di detta Torre. che da selle anni gemono schiavi in Algeri. Ora della popolazione ha dato nove. e pitl premurose suppliche ad esso Signor Duca per il medesimo oggetto perchè csenclo nma guerra tra il Bey di Tunisi, e quello di Algeri cd avendo il Bey di Tunisi co-stretti gli Europei schiavi presso di se a combattere contro gli Algerini. il Bey di Alge1i ingius tamente irritato contro gli Europei schiavi presso di se aveva decretato farli tutti appiccare, e così infatti ha operato con alcuni di essi. l\1a ad intercessione del console Francese ha sospeso l'esecuzione di questo barbaro decreto colla condizione, che se un altra volta accadesse, che gli schiavi dì Tunisi portassero armi contro gli Algerini nella guerra che ancora dura tra i due Bey, egli avrebbe fatto con tutto il rigore eseguire la barbara ed ingiusta sentenza. È pregato V. E. a raccomandare questo
J5 46
D , H AEDO, De la captivitè ... , cit. , p. 164. P. GROSSE, S1oria del.la pirateria ... , cit. , p. 384-385.
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affare ad esso Sig. Duca del Gallo con tu tta la sollecitudine, acciò non accada. questa carneficina e l'avrà grazia. "47
Ecco come la notizia fu data dagli stessi schiavi atterriti ai loro familiari ed amici, affinchè tentassero, tramite il governo, d i evitare qualsiasi impiego di connazionali nelle forze algerine : "1brre del Greco Algeri lì J I febbraio J 8 13 Quest'oggi cadde sopra di noi lnlelici schiavi Napoletani fulmine si grande dal ciel.o che siamo talmente in ti mo re, dal spavemo ... Sapete du nque, che avendo questa Reggenza la guerra con quella di Tunisi. E dovendo fra breve questa armata cli terra e di mare partire per attaccarsi colla armata Tunisina... per ordine del Bei cli tutti quelli Napoletani che si troveranno al Servizio cli quello Governo e saranno predati eia questi Algerini di uno subbito Saranno Appiccati senza avere come leggittima rse e per farvi uno esempio Generale afforcherà tutti noi disgraziati schiavi napoletani senza eccezione di nessuno, tutto questo bando sia vero e staw per aver ricevuto questa Reggenza torto di Tunisi, che in quella trovansi dei napoletani artiglieri di Terra e di Mare al loro servi,,io... per cui ci anno accorda to il tem po prima di mo rire così Barhararnente per questo vi prego di avvisare i vostri parenti ed amici acciò ricorressero tutto al noSlfo Governo colla massima premura dimandando che Impedisse quei Napoletani al servizio delli tunisini a darli ai uto ... di versamente al Ritorno che faran no questa annata e troveranni nost1i connazionali a quello servizio saremo tu tti decapitati senza veru na compassione ne possono aiuta rci questi consolati sicuro di tutto ciò perchè ne e d'esempio di 9 persone <li nazione Greca li quali per essere stato a que llo serv izio fu rono appiccati sulle teste dei pennoni di queste !'recate seni trovera nno delli altri afforcherà llllli quelli nazionali che qui si ritrova schiavi e tlltto quella nazione che qui si trova e stato comunicato a tutti cli ogni nazione, onde dopo di aver stato schiavo an ni 23 mi tocca affare questa mala morte io con tutti le al tri poveri schiavi, per questo mi raccomando a voi di ricorre re a Governo di Napoli... Raffermo vostro sco nsolato nipote... Nicola Cesariadio"<48
E d eccone infine il resoconto ufficiale: "J l marzo l 8 I 3
Eccellenza Con un Bastimento Algerino giunto... in questo Porto mi son pervenute varie lettere di molti napoletani schiavi, dirette suppongo. alle loro famig lie. Dalla lettu ra cli alcune di esse rilevo lo stato veramente deplorabi le di questi disgraziati miei conciltadini, quali no n hanno davanti agli occhi che la più nera aspettativa. J\clla guerra ,JttuaJe tra la Reggenza di Algeri e quella di Tunisi, il Bey della prima avendo attribui ta la disfatta imposta alla sua armata Tunisina (nella quale, trovansi . molti franchi e sopratt utto individui Nazionali) ha creduto non poter meglio sfogare la sua rabbia contro il nome napoletano. che sfocando contro quegli individui della Nostra Nazione, che si trovano schiavi in Algeri . senza alcuna forma di... aveva egli o rdinato che indiffe rentemente fossero ru tti appiccati. Questa barbara portanza avrebbe avuto di già il suo pieno effetco senza la preghiera de' Consoli Esteri ivi residenti. Alla loro rnediazione davasi la dilazione dei tre mesi nuovamente a qucgl' infclici per dare così loro il te mpo di in viare alle loro famiglie per essere riscattati. Un tal fatto ... m i è stato confermato dall 'impiegati di Polizia di questa Città.. ". 49
A. S. N. , Affari Este ri, f'. 5420. A. S. J\. , Affari Esteri, f. 5420. 4 9 A. S. N. , Affari Esteri, F 5420. 47
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EPILOGO
All'alba del 4 luglio 1830 la vivida traccia luminosa, emessa da un singolo razzo, solcò lo sfumato chiarore del crepuscolo africano. Difficile per chiunque credere che quel modestissimo segnale era il tanto atteso inizio della fine della corsa barbaresca. E come, quasi tre secoli innanzi aveva profetizzato il padre Dan, l'opera di annientamento si attuò per mano dell'esercito francese, in conseguenza di un ennesimo oltraggio della Reggenza di Algeri . li razzo, infatti, lanciato dal quartier generale de l corpo cli spedizione francese, ordinava la contemporanea e convergente apertura del fuoco delle batterie d'assedio contro i caposaldi nodali della città. 1 Il diluvio devastante di granate, fu almeno per qualche ora, controbbattuto dall'artiglieria algerina, certamente ridondante per quantità cli pezzi, ma altrettanto giubilata per concezione tecnologica. L'esito scontato non s i fece attendere troppo: dopo pochi tiri le eccessive so llecitazioni agli affusti, imposte dai pezzi costretti a tirare con alzo massimo, iniziarono a sconnetterne 1'assemblaggio. Uno dietro l'altro si fracassarono, tacitando la relati va bocca. Ancora non scoccavano le 9 che la piazza cessava la reazione balistica. Scaduta la necessità cli rispetto del le distanze, le artiglierie francesi fatte avvicinare alle fortificazioni della città, intrapresero, con assordante fragore, la loro irreparabile opera di demolizione. Scomparsa nel frattempo qualsiasi estrinsecazione di difesa coordinata: la popolazione, atterrita, dalla inusitata violenza del cannoneggiamento e presaga dell'imminente conquista, non contemplandosi ormai alcuna credibile inversione di sorte, implorava la capitolazione. Il bey dal canto suo, rinchiusosi nella Casbah, tentava di avviare estreme trattative con il comandante nemico, fidando con ciò di arrestare lo scempio, e magari di conservare il potere . I cannoni francesi non dimostrarono però il benchè minimo segno di cliradazione del tiro, continuando a battere con micidiale cadenza la città, sconvolta da un imbelle terrore. In breve il bey recepì l'assolu ta sterilità delle sue profferte, ed anche il semplice condizionamento della resa si confermò in-eale: unica salvezza l'accettazione pronta e completa delle clausole francesi, peraltro, estremamente dure e vincolanti. Nel corso della notte dovette apporvi la firma: i vincintori dal canto loro garantivano esclusivamente il rispetto dei beni, delle persone fis iche e della libertà di religione. Per il resto pretesero l' immediata consegna dei forti, e l'occupazione militare a tempo indeterminato di Algeri. Moltissimi algerini, affatto convinti delle concessioni, e forse timorosi di poss ibili ritorsioni e vendette, già nella stessa notte, in lunghe carovane abbandonarono la città, nella quale rimasero alla fine, i mori, ed i turchi, rinchiusisi ne.Ile proprie caserme. Tra le prime incombenze dei conquistatori il sequestro del tesoro della Casbah, costituito dai residui ciel denaro accumulato con secoli di crimini ed abiezioni. II simbolico recupero emblematizzava la fine irreversibile della corsa.
1 Cfr. E. GAtAN I , La co11quis1a di Algeri, Città di Castello 19 I 3, es tratto dalle Memorie Storiche Mi litari fase. 3° del l 913 (18° della raccol ta).
ALLEGATI
RELAZIONI UFFICIALI E CATALOGHI DEGLI SCHIAVI SICILIANI RISCATTATI DALLA REGIA DEPUTAZIOi\1E DELLA REDENZIONE DEI CATTIVI DI SICILIA tra il 1690 ed il 1807
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Allegati
ORAZIONE
DELDOTIOR D. AGOSTINO PANTO Canonico della Regia, ccl ImperiaI Cappella di S. Pietro nel Sagro Rea.I Palano di Palermo. Della nella Merropolircma Chiesa della 1nedesima felice, e fedelissima Città IN OCCASIONE DEL RISCATTO DE' CRISTIANI Schiavi in Tunis, E SOLENNE PROCESSIONE
FATIA DALLA REDENZIO N
DE' CATTIVI Dl SICILIA Nell' Anno I 722. IN PALERl\10, Per Angelo Felicella Con licenza de ' Superiori.
Annus Redemptionis mea venit.
Isaia 63. Dicwlf, qui redempti sum à Domino, quos redemit de manu inimici, de regionibus congregavit eos. Psalm. 106. E gli è un grande periglioso cimento il dover perorare allora quando altri con eloquenza meno artiriziosa sì, ma più natu rale, e più force prenda a favellar degnamente sù lo stesso argomemo. Or questa appunto è l'inevitabil disgrazia, che veggo gH1 sovrastarmi appena salito sul pergamo; perocchè ovunque io mi rivolgo, veggomi c:into d'intorno da tanti Oratori, quanti rimiro quì prima schiavi infelici, ed or felici Redenti, che come in atto di perorare in sì lieto luminosissimo giorno alzano verso il Cielo le mani per intessere mille corone di benedizioni, e di encomj agli Eroi benemeriti di sì glorioso riscatto: chi applaude al loro 5anto istituto, come quello, che non altronde derivar volle l' alta nobilissima idea di sottrarre al giogo indegno di penosa schiavitù i miseri battezzati, che da un Dio Redentore: chi esalta le glorie della Carità Cristiana stesa fi n dove non è adorata la Croce: chi verso i liberatori rivolto non cessa di far loro ad alta voce felicissimi augutj di ben ampie divine ricompense, e di porgere a Dio a giunte mani fervorose preghiere; e tutti in un concerto universale di ringraziamemi, e di festevoli applausi per la libertà racquistata, par che non sappiano meglio esprimere la pienezza del loro giubilo, se non con le parole del Profeta Isaia: Annus Redemptionìs nostra venit. Venne, venne pure quel tempo di libertà lungamente da noi sospirato: già siam fuor di periglio giunti felicemente nel porto: già tornati a respirare l'aria del nostro antico soggiorno: Ann11s Redemptionis nostra venit. Nè potendo sì falla allegrezza starsi dentro i loro petti nascosta, con atri, con cenni, con parole, nel volto, insù gli occhi , nella lingua di ciascu no discuopresi, per riconoscere in tal guisa la misericordiosa generosità, donde loro provenne un sì pregevole benefizio: ond'io vinto già, e poco meno che sovrafatto. e confuso da sì nuova inaspellata eloquenza, penso a miglior consiglio appigliarmi, se lasciando da parte ogni altro studio, trasferirò in bocca loro nltto il peso di fom1are l'encomio alla Pietà Redentrice. Dicant, qui redempti swu a Domino, quos redemil de ,nanu inimici, de regionibtts cong regavi! eos, Sciolgan essi la lingua, e diano eterne laudi a quel Dio, che sciolse loro le mani dalle catene di schiavitù, onde erano avvinte, e dalle regioni traendoli, ove regna l' infedeltà, quì li congregò, quì li ricondusse a godere la libertà del Vangelo; ma poichè dalla gran piena del giubilo, onde sono dolcemente sommersi, temo forte, che sarà loro colta insieme la possa, e le parole ad esprimerlo partitamente, come si conve!l'ebbe, mi farò io ad additar loro, per quanto possibil sia, i ben giusti vigorosi mo tivi della lor gratitudine, obbligandoli a considerar di proposito la grandezza del benefo.io nel racquisto della libertà già perduta; qui ndi poi non parendomi di compire tutto il pregio dell'opera, se lasciassi di confortar le speranze de' loro libcrat0ri quì in terra, ragion vuole, che io ponga pur anche nella miglior guisa, ch' io sappia, dinanzi agl i occhi loro l'alte ineffabili ricom pense, che Dio a Iimunerarli stà loro preparando nel Cielo. Il mio di re adunque allro no n sarà, che un maggiore eccitamento di grati tudi ne a i fel ici Redenti, e insieme ancora un hel conforto alle speranze de' benefici liberatori quì in terra: agli uni facendo lor sovvenire del gran benefizio, che ricevettero: agli altri hreveme nte esponendo la grandezza delle divine ricompense, e de' premj, che attendono. Siccome noi ben sovente veggiamo, che ad accendere vie più gli animi nostii all'amore di qualche nobile oggetto, che ne sia meritevole, grandemente giovi il porne davanti agli occhi !'eccelse prerogative, e gli altri pregi, onde quello è adorato; così ad eccitar maggiormente, e dirò anche a promuovere la gratitudine, e il giubilo. che giustamente provano i fel ici Redenti per la libertà racquistata, come io rni son proposto di fare in un giorno di sì alta letizia, stimo bene siffare in primo luogo la lor mente nella viva considerazione di sì gran benefizio. E vaglia il vero come potranno mai non sentirsi ad una perpetua riconoscenza sti molati , e spinti, ed a manife-starla con tenerezza di espressioni, e di vivacissimo giubilo nel divisare, che prima tutti afflitti, e dolenti irrigavano cò lor gemiti le dure catene, ond'erano strettamente ravvolti, ed ora sene veggono sciolti, cd alla primiera libertà restituiti? Noi certamente abbiam Iicevuto da Dio una podestà di fare quanto ne aggrada, purchè non si stenda ad offendere l' onestà delle leggi, alle quali quando noi ci soggettiamo, dolceme.nte sforzati dalla ragione, ond'esse, se giuste sono,
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Guerra di corsa
convien, che s icno rinvigorite, allora tan to è da lungi, che quella podestà o affatto tolgasi, o ve nga punto a scemarsi, che anzi ubbidendo alle leggi, divien più bella, e perfeua, e nel suo vigore sostiensi. Legum idcircò servi s1111ws, scrisse l'Oratore Latino, 11! liberi esse possimus. Or questa li bertà, che ben si può dire uno de' più pregiati ornamenti dell'umana natura, o perchè ella porti seco l'imperio sovra le nostre azioni, e le renda degne di commendazione, o di biasimo, di premio, o di gastigo, o perchè Dio vo i.le in essa impri mere qualche immagine dell'alta sua infini ta sovrani tà, o fi nalmeme a cagione di averla inalzato lìno a servire di mezzo per ingrandire la sua gloria: questa libertà, dico, comecchè esercitando il suo impero dentro i confini del cuore, non sia a ni una umana forza soggetta, e fin trà le catene di schia vitù si conservi; pur nondimeno può essere impedita, e distolta in quanto all'uso dell'esteriori azioni , senza le quali l' Uomo viverebbe quasi in esilio, e poco meno, che a forza staccato dall'umana società, cui siam ponati, e spinti dalla stessa natura; posto ciò, fate ora ragione, che taluno a sì deplorabile sciag ura soggiaccia, di vi vere privo di questa podestà di fare tutto ciò, che gli venga in talento, privo ancora della facoltà, che mol to più ri lieva, di fare tutto ciò, che può distinguerlo dagl'infedeli col vero culto di Dio, allora (chi può negarlo?) siccome sarà costretto a provare le maggiori infelicità, che possa mai immaginarsi il pensiero, così qualor ne sia rivestitO da qualche mano pierosa, non polrà non esultare cli giubilo, e non dimostrarsi con tutti i segni della maggior gratitudine di sì gran beneficio riconoscente. Riconlansì gli Schiavi redenti , che rapiti dalla dolce lor patria, e quasi non dissi dal seno de'lor genitori, furono all'improviso condannati a vivere sotto la tirannia di padroni barbari di religione, di lingua, e di costumi, senza alcuna apparenza cli uscir da tante pene, ed affanni, se non coll'uscire di vita, a trascinar fo rse ancora la stessa catena di schiavitù, onde furono avvi nti altri a' lor congiunti di sangue; ed alla fu nesta memoria di sì deplorabil disgrazia, che a ciascuno di noi fà sorgere in cuore qualche sentimento cli tenera compassione, essi, che ora, la Dio mercè, ne sono liberi, e sciolti, non potranno non sentirsi rapi ti a benedire, a lodare quel Dio, che fù l'alta cagione di sì gran benefizio, e insieme insie me non accrescere sempre più la lor ben giusta allegrez.za, scorgendosi in un giorno sì lieto resti tuiti alla patria, a_g li amici, à congionti, alla libertà del Vangelo dopo di averla con non mai interrotti sospiri lungo tempo bramata. Chi può mai dire quanto di godimentO, e di amore portino seco gli onori, le amicizie, l'umanità de' cittadini, la dignità della patria? ma e gli onori, e le amicizie, e l' umanità de' ciuadi ni, e finalmente la patria non tanto dilettano allorchè si posseggono, quanto, e molto più allora quando si acquistano, dappoichè ne sia preceduta la lor privazione, la quale accendendo vie più il desiderio verso il bene sospirato sì, ma lontano, quanto grave è il tormento dell'impazienza nell'as pettarlo, altrettanto sarà poi il contento nel racq uisrarlo: dottrina è questa tolta di peso dal padre della romana eloquenza. laddove nel manifestare a quel popolo il gran debito di gratitudine, perciochè richiamato l'avea dall'esilio alla patria, e prese a perorare in tal guisa: Fam bo11os, dignitas, beneficia vestra quanquam mihi semper clarissima visa rnnt, !amen ea mmc renovata illustriora vide111111; quam si obscurata non esseni. Nome di libertà, nome il più dolce, che al nostro orecchio risuoni; ma come più gioconda riesce la sanità a chi sci-otto già dal malore, ond'era astretto a dolersi, ad affligersi, torna poi a ripigliarla; così il gran bene della li bertà quantunq ue prima di perdersi dia al nostro cuore il gran piacere di possederlo, fatto però oggetto de' nos tri continui sospiri, e delle nostre brame più ardenti, dappoichè si è perduto, diviene molto più dokc il diletto nel racquistarlo. rfac omnia, dirò io, desidera/a magi.\· q11a111 assidue percepta delectant. Lasciare pertanto, o Signori, che io affine di farv i appa rire più espresso, e maggiore il piacere, ed il giubilo, che questi ben'avventurati Redenti han provato tornando, l'astringa ora a dire le lor passate inespicab il i miserie; onde poi a vista ciel gran benefizio della libertà racquistata dopo tanti, e poi tanti sospiri, veggansi maggiormente eccitati a scioglier la lingua in cantici cli ringrazia menti, e di lodi alla mano pietosa, per cui dal gran male della schiavitù furono scossi, e sottratti: Dicant, qui redempti sunt a Domino, quos redemit de manu inimici, de regionibus congregavit eos. Dicono. . . . ma come mai dir potranno tutti gli affanni, affiziorti, cd angustie, che han provato nel tempo della loro dimora, dir volea della oscura lor prigionia; in. tenebris, umbra mortis, in mendicitate, ferro? Sedemmo noi (uditene il bricve si', ma troppo mesto, e doloroso racconto) sedemmo noi sù le sponde de' fi umi di Babilonia non già, ma sì bene lungo le piaggie africane, inigando q uell'aridc sabbie con torrenti di lagrime, e ricordevoli della l ibertà un tempo da noi goduta in grembo alla Chiesa, fum mo astreui a prorompere in quei <logliosi acerbi lamenti: Superjlumina Babilonis illic sedimus, flevimus, dwn recordarem.ur tui Sion. Al mal talento di q uei, che per ludibrio cli nostra Santa Fede Cattolica ne incitavano al canto, non sapevamo in altra guisa rispondere, che in terra straniera abitando, altro non ci conveniva, che il pianto. Quonwdo cantabimus ccmticum 11os1rum in terra aliena? Qui dove non s' incensa con vero culto la divinità dell' Altissimo, da noi non udirete, che pianto, il pianto sarà il nostro ristoro, viveremo nel pianto, e chiuderemo piangendo la nostra vita infelice. Pianse il Profeta più llebile, cd in quelle lamentevoli voci proruppe: Quis dabil capiti meo aquam, ocu/is meis.fontem /achry111aru11·1.'7 Ma pari alla sua lù la nostra cagion di dolerci, eguale il cordoglio, no n dissomigliantc l'acerbifa dell'affanno. Riandava egli un dì col pensiero quei giorni d'oro, quando la Religione nella bella Sion felicemente fioriva, dappe1tutto spargendo soavi odori, e fraganze di santi tà, quando gli altari eran carchi cli villime, quando al cospetto del gran Dio d' lsdraello fumavamo i timiami, e i turibili, quando l'adorato suo nome risuonava in bocca de' credenti con religiose armonie: vide poscia sparita quella luce, o nde incoronavasi il tempio di gloiia, spogliati gli altari, cessati i ~ag rifi zj, muti i popoli, sostituiti al vero Dio numi bugiardi, simolacri insensati, e a questi afferirsi gl' incensi, dimenticata ne' figliuoli dc' Patriarchi l'antica magnificenza, e la gloria de' veri ri ti, adul terato il culto, intantochè frà le tenebre di sì luttuosa cecità divenuti poco men che ribelli a quel vivo lume cli ragio ne, che riflette va nella lor mente dal conosci men to di Dio, giunsero a non più ricordarsi di essere stati allevati trii rn iste1j del Tabernacolo, e in ta nti , e poi tanti pericoli miracolosamente difesi, e prot.etLi . Or se tanto fù l' ardore del zelo di quel Profeta, che non potendo te nerlo celato nel petto, lo fè palese negli occhi con un pianto amaro, e diroll.o, pcrciochè vide gli obbrobrj della vera Re ligione, ove un tempo regnava; come noi potevamo rattenere le lag ri me, vedendola vilipesa, e schernita colà, ove tiene la superstizione il suo trono? Templi, altari, vittime, sacer-
Allegati
doti ah con quanto nostro rammarico ci roste allora sottratti non giìt dalla nostra memoria, ma sì bene dalle nostre pupil1e 1 In vece di sagre Tiare, noi vedemmo sù le fronti de' Barbari lini attorcigliati in tu rbami , ed in cambio di sagrosante Basiliche, profane Meschite: giuslO f"ù dunque allora il nostro dolore, e a ragione inconsolabile il nostro pianto; ma poichè per l'altrni misericordiosa beneficenza siam cornati alla primiera libertà del Vangelo. e possiam dir coli' Apostolo: Non sumus ancillae filiae, sed liberae, qua libertate Chrisws nos liberal'it; qual ragion vuole, che argomento di così alta nostra leti,.ia cessiam di cantare le lodi all 'incffabili divine misericordie, ed all'eccelsa pietà de' nostri liberacod quì in terra') Co11fi teantur Domino misericordiae ejus, mirabiliae ejus jiliis hom.inum. E nel vero ove da qualunque parte vi rivolgete, de' di vini benefizj rivestiti scorgendovi. non potrete far a meno di riempire il vostro cuore di giubilo, per la grande incsplccabile felicità, che cli presente provate, e insieme cli ricordarvi ciel gravissimo debito cli manifestarla in eterno colle voci di perpetuo ringraziamento, e di laude. Mirate quanti. senza partir da questo Tempio, ove siete, obbietti bastevoli ad isforzar dolcemente la vostra gratitudine. s'appresentano alle vosLre pupille! Ecco se ben vi ricorda, la fonte battesimale, ove foste Iigenerati alla grazia; ecco l'altare, ove stà imbandita la mensa, per conforto insieme, ed alimento del vostro spirito; ceco le sedie sacerdotali, ove s'innalza un t1i bunale cli compassione sempre aperto ad assolvervi: rivolgete lo sguardo verso le sagre immagini, che risaltano da quelle tele: adorate il prezioso deposito del corpo della gloriosissima nostra protrettrice, e concittadina vergine Rosalia. per la cui potentissima intercessione impetraste forse eia Dio la grazia sovragrande di essere stati dall 'indicibili sciagure della schiavitil liberati. Quis focus est, (mi varrò delle parole d'Ausonio all'lmperator Graziano) quis foc us est, qui 11011 ben((ìciis istis agite/, i11jlwnmet? quis locus est, qui non vos hujus gratulationis admoneat'! In qual angolo di sì magnifica augusta Basilica potrete volger lo sguardo, che non vi sentiate inCiammare da tanti. e sì gran bcneìilj tutti gli affetti del w ore? Cantate dunque, e con ragion fes teggiate. Confiteantur Domino misericordiae ejus, m irabilia ejus Jìliis hominwn. Voi passaste lungo tempo i vostri giorni infelici sostentati col pane delle tribolazioni, e coll'acqua clell' angustie, consumati dall'ausLerilà dell' inedia, inariditi dalle vampe di molestissima sete; nè a soddisfar l'una rinveniste in quella tem1 di penu rie alcun soave ristoro, o qualche limpida vena, che dell'altra ne temperasse l'arsura. Errastis in solitudine, esu rientes, sitientes, anima vestra in ipsis deficit. Ma che! non sì tosto cè>vostri accesi sospiri feriste il cuore cli Dio invocandolo di aj uto, che come da nascosta, e da voi forse non conosciuta mano vi fù pro ntamente recato. Et clamastis ad Domin.um cùm tribularetis, de necessita1ibus eripuit vos. Cantate dunque, tomo io ad invitarvi, cantate: Confiteanwr Domino misericordiae ejus, quia scuial'il animam inanem, animam esurientem satiavit bonis. Languiste è vero racchiusi trà penosiss.imi ergastoli privi di libertà. e poco men che di vita. Sedentes in tenebris, umbra mortis. vinctos in mendici/ate, fe rro ; ma non fù Dio, che dà vostri dolenti clamoii commosso, per mano de' liberatori quì in terra vi resti tuì la vita della libertà, e la libertà della vita? l'una, e l'altra a voi barbaramente ritolta da quella schiavitudine sì penosa, che per isfuggirla non è mancato soveme chi piuttosto bramasse cli darsi in braccio alla morte? Et clamas1is ad Dom i11um, eduxit vos de tenebri.i·, umbra mortis, vincu/a ves1ra disrupil. Gioite dunque, e con tutti i movimenti più espressivi del giubilo esaltate la gloria cli Dio vostro liberatore benefico. Co11Jitea111ur Domino m isericordiae ejus, quia co111rivit poruis aereas, vestes.ferreos confregit. Giaceste nella meno. c:he i moribondi, e oppressi da malori. e d'affanni. nauseati de' cibi, di cui migliori talora, e con più abbondaza se ne giuavano à cani . Omnem escam abom inata est anima vestra, appropinquastis usque ad portas mortis; e Dio cli vostra liberazione ardentemente sollecito, eripuit vos de in1er1io11ib11s vestris. Cantale dunque, fate festa, lieti gioite, e divulgate opre sì eccelse. Sacrijìcate sacrificium laudis, annunciate opera ejus in exultatione. Cantano, se io ho ben conosciuto la sovrabbondanza del gaudio, che tralucer veggio nel loro volto, e con pietoso cuore ri volti a Dio van dicendo: A voi, o Dio delle misericordie. a voi sia benedizione. onore. e gloria per tutti i secoli , che spingeste la cristiana pietà de' nostri Redentori quì in terra a toglierci di schiavitù, e a liberarci da tali, e tante miserie, che oltrepassando qual unque umana credenza, mettono col richiamarle ora alla nostra memoria in qualche lume la grandezza del beneficio eia noi ricevut0, e poco meno che in confusione la nostra gratitudine, scorgendosi cotanto aggravala da sì gran peso di grazie. Per la qual cosa tornando essi a rivolgersi a Dio con tu tto l'ardore delle preghiere, confidano ch 'egli sia per supplire con larg he ricompense a quel tanto, cui non giungono le loro deboli forze, e sono astretti a rimirar solamente come oggetto clcllc loro brame. E a chi potrà mai cadere nell'animo pensiero di sospettare, che forse i lor prieghi non siano prontamente da Dio esaudi ti, ed accolti? o si riguardi l' alta di vina benefi cenza usa a diffondersi senza misure nella rimunerazione del merito, o l'eccellenza, e il gran pregio dell'opera, di cui parliamo, che ap punto può dirsi l' immagine in terra della Redenzione di Cristo. ant i l'imirazione più viva della di vina misericordia Redent1ice, della quale a nostro modo d' intendere. par che Dio abbia voluto sempre mai sovra le altre sue misericordie apparire più vago. Molte, e poi molle sono le misericordie cli Dio, che il Profeta Reale prese a cantar senza posa: Misericordias Domini in aetern111n cam abo . Cantò egli la misericordia di Dio qualor si fà a consolare colla dolcezza della sua grazia gli afflitti, che o perseguitati trovansi nelle prigioni più oscure, o infermi provan tutti gli spasimi negli Speciali più infetti, o dalle loro disavvemure sono as tretti a vivere ne' tugu1j più vili, o ciechi nella via ciel Signore sono in punto d'esser condotti dalla loro ignoranza al precipizio. Cantò la misericordia di Dio nel correggere chi lo d.isprezza, nel perdonare chi alla sua divina legge si umilia, e tante altre misericordie accennate dal Padre S. Agostino, ove dice: Magna est misericordia rua, m11ltiplex, de magna misericonlia mullae sunt miserationes. Se non che quando il Profeta tolse a cantar quella misericordia, per cui Dio trasse cli misera schiavitù l'uman genere; oh allora preso, dirò così. quasi da un bell'estro divino, e sollevatosi sovra cli se, m' immagino, che il suo spirito da tanto ineffabil beneficenza sorpreso, tutto s'immergesse nelle lodi di vine: m' immagino cli vederlo già scuotersi prima, ed agitarsi al gran caldo, al gran fuoco, che veniagli sovra dalla man del Signore in contemplando, comecchè in lontananza, la divina Misericordia Redentrice, e poi sciogliere in dolci vaticinj la voce, per esaltarla con un canto pieno, e magn.ifico, che non ebbe mai fine. Nè ciò dee parer mica nuovo a chi sà in quame
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Guerra di corsa
guise, e con quanto ardore cli affetti in molti, e moltissimi luoghi suol magnificare il Profeta questa più d'ogni altro divina Misericordia Redentrice, come quella, da cui il mondo dcc riconoscere il soll ievo dal maggior male, in cui avesse potuto cadere la misera umanità, io dico, la schiavitù di Satanno. Il perchè Dio e prima, e do po di aver ass unto a se la vii sembianza cli Servo, hà di mostrato quanto gli sia stato a cuore la nostra li bertà, cli difonderne i di ri tti, ccli ripararne le perdite. M.iratc, che non tà per sollra1Te il suo popolo dalla schiavi tù dell'Egitto, in cui miseramente giaceva·) Si vesce in apparenza di duolo, e scende egli medesimo a traitare da un ramo spinoso I.o scioglimento dalle loro catene. Vidi ajjliuio11e111 populi mei in A egyplo. damorem ejus audi vi. sc:iens dolorem ejus descendi. ul /iberem eum de ma11ib11s A egyp liurum . La carità verso quel popolo schiavo lo fa cotanto interessare nelle cli lui afflizioni, che a li berarlo non isdegna, starei per dire, d'i ncatenarsi ancor egli in un rovo, ed apparirne cloglioso; ma non è da stupirsene, clacc hè nella pienezza dc' tempi, per redi mere il mondo, e sottrarlo al grave pesantissimo giogo cli schiavitù, divicuc non che al patimento, ma ins ieme ancora sottoposto aJJa morte. U1 <Juos sub immani priscae contagionis jugo dura tenehat captivitas. up1a1a di1ì libertate donare/. Santissima Carità io ben mille volte vi ammiro, vi ringrazio, vi adoro per le tante, cd innumerabili guise, onde vi dcsie a divider sempre pronta ad accorrere a tu tte le nostre più calamitose sciagure; ma allora, se pur tanto può dirsi, voleste apparire pressochè vaga cli supera.re voi stessa, quanto nel gran lavoro dell' umana redenzione, adempiendo all'alto incomprensibil disegno della di vina Sapienza, io dico, cli nascondere Dio sotto la vile spoglia di Servo, amnchè l' Uomo dalla schiavitù della colpa fosse innalzato al.l'uguaglianza cli Dio, gi ungeste fino a dare l' istesso Dio in IHczzo ciel riscatto dell'Uomo. Che gran Carità, che gran misericordia fù mai cotesta! Misericordia, (lasciate pure che dica) M.isericorclia, che non solo racchiude .i n se tutto il pregio del le al.tre Misericordie divine, ma le vince pur di gran lunga, se no n per altro, almen per lo risguardo agli effetti maggiori, che a noi da essa provengono. E nel vero da quante, e poi quante miserie ci liberò Dio redimendoci dalla schiavitù del peccato, dalla tiranuia ciel Demonio? Per dire tutto in poche parole, egli non già da una, o da un altra miseria, ma eia tutte insieme le più deplorabili colla grand'opera dell'umana reclenzion ci sottrasse. lo ne produrrò a bella posta due solamente, alle quali be n si possono, come a sue primarie cagioni riferir tutte I'altre. Non v' ha certamente chi di voi non sappia, che il fallo di Adamo lavorò due catene, l'una, che alla schiavitù ciel peccato soggettò l'uman genere, l'altra, con cui lo sottopose alla morte: l'una, da cui gli fu rapita la grazia, l'altra, eia cui tolta miseramente la vita. Or la gran carità del Divin Redentore dalla prima schiavitù lo divelse, adottando a se come fi gli tutti quei, che d'apprima cran figli dell'ira, anzi vili schiavi di quel peccato, che 'il lor padre ribello sprezzando il divi no divieto, come voi ben sapete, arditamente commise: rna dal.l'altra schiavitù della morte, alla quale fin d'allora fu la sua misera posterità condanna ta, cominciò Cristo a redimerlo allora app1.u1to, c.he egli risorgendo da 11101tc, imma ntimente risorsero con essolui molli corpi de' Santi, e riscrbossi a redimerlo poi interamente quando alla lìne de' giorn i ravviverà le ceneri frcclcle, e al suon serale dell' ul tima tromba tutti richiamerà dà sepolcri. Udite come parla l' Apostolo di questa redenzione de' corpi, che ci tolse dalla schiavitù della morte. !psi inl.ra nos gerimus adoplionem fìlio rum Dei. expectantes (notate) redemptionem co,poris nostri. Oh di quanti bcneficj ci ricolmò, eia quante miserie ci sottrasse l'amor cli Dio col reclimerci1 e potrem noi lasciar cli ri volgerci con tutto il fervor degli aflètti de ll 'eccelse infinite misericordie racchiuse, e palesate eia Dio in questa sola grancl'opera della sua carità, per rispondere con qualche picciolo segno di gratitudi ne ad un bcnefattor senza pari' 1 Adinventiones ejus q11is enarrahi(! 1niserationes ejus, dirò io al proposito, quis e11arrabif'? qual lingua, qual umana facond ia potrà mai bastantemente narrare queste sì grandi indicibili misericordie cli un Dio R.edentore'1 ma dall'altro canto chi potrà fare, come si converrebbe, l'encomio alla vostra grand'opera de lla Redenzion de' Catti vi formata sù l'iclea della Redenzione di Cristo'1 Encomium ej11s quis enarrabi/'? Chi mai ridire l'eccel lenza ciel merito, che in se contiene, e quindi la grandeaa del premio, che dee promettersi quella vostra misericordia, che a prò dc' mise ri battezzati cadu ti in ischiavitù esercitate? dacchè in essa più che in ogni al tra poss iam noi ravvisare l' immagine più espressiva cli quella divina Carità, per cui ben si può dire, che l'infinita Sapienza di Dio non avrebbe saputo meglio pensare, nè la sua Onnipotenza rame un altra maggiore di quella, cb'ci pensò, ch'ei fece colla sua Redenzione, spezzando come all'animc le catene cli Satana, così alla fragil salma de' corpi sciogliendo i duri lacci di morte. Con saggio avvedimento però i nostri maggiori nell'alzar, che focero per insegna del voslro sanio Istituto la Croce, segno adorato dell' umana Redenzione, la vollero cinta di corona sul capo; conciosiachè la vostra pietà Rcclcntrice, come quella che ba per esemplare, e modello la più insigne misericordia, che abbia potuto lclclio esercitar verso l'Uomo, vincendo cli gran lunga nel pregio tutte l'altre misericordie usate dà fedeli al sollievo de' miseri, non potea certamente mettere meglio al nostro cospetto la gloria di questa sua maggioranza, se non portando per sua di visa la Croce fragiata di corona sul capo; e ad una misericordia coronata quì in terra, poichè supera tutti gli altri esercizj della cari tà cristiana, potrete mai darvi a credere, che non le sia preparata eia Dio una corona più splendida di tutte I'altre nel cielo'1 Saranno iati, e tante le corone cli gloria, e I'alte divine ricompcnsem che non potendo io esprimere partitamente quante se ne promettono dalle divine Scritture, ho clivisato recarne una sola, che senza fa llo sembrerà a voi poter valere per tutte. Qual pensate voi fosse il premio, che Ab ramo ricevette da Dio, per aver li berato Lot suo ni pote rimasto con tulli i tesori prigioniero, e schiavo nel ~accheggiamento cli Sodoma') Da quel dì per l'appunto, che il grande Patriarca sciolse dalle catene di schiavitù l'afflitto congionto, parve che Dio l'onorasse di maggior confidenza e 'I cumulasse cli più segnalati favori, e laddove per lo gran sagrifi zio, ch'ci fece ciel suo figliuolo unigenito larghe promesse, e celesti benedizioni ne ottenne; a retribuire però la battaglia intrapresa a prò dei popoli depredaii, e ' l glorioso riscatto del congionto già schiavo, volle Jcldio medesimo esserne rimunerato re insieme e mercede. His itaq11e franjàctis, fc1ctus est fermo Domini ad Abmham dicens: noli timere: ego prolector tu11s swn. merces tua mag na nimis . Or se a Dio tanto Cu a grado la generosa pietà cli quel gran Patriarca, perciocchè dalla du ra prigionia liberò quei popoli, e cl i misera schiavi tù un suo congionto, che per degna rimune razione se medesimo clonò, esibì tutto se siesso; qual premio, qual ricompensa ere-
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dete voi sarà app restata dal medesimo Dio a tutti quei. che stendon le mani a soccorrere. e a liberare tanti, e poi ranti. che miseramente gemono. e giacciono incatenati, e dereli tti in paesi dc' Barbari? alla fin fine mtta l' impresa di Abramo fu consumata. e compiuta nel liberare Lot, e quei popoli solamente dalle sciagure, che possono affligere il corpo; ma voi non c.:ontenti di portarvi con tutta la tenerezza della vostra compassione a confortare lami miseri batte,2.aci ra vvolti tra le catene; sed vinctis compassi estis; stendete ancora le mani a sovvenirli, e liberarli da tanri tormenti, ed affanni, che soffrono sotto l'intolerabil rorza dell ' infedel Faraone; e quel ch'è più, con intendi mento pur anche trarli dal manifesto pericolo di passare ad un altra molto più luttuosa canività di Satanno: Redentori de' corpi , e dell'anime. quelli sott raendo alla morte civile della libertà già perduta, queste al pericolo della combattuta lor fede: che nobile disegno di sovrafina carità è mai cotesto! rassembra al primo a~petto, che tu tto lo studio della vostra pietà si fermi unicamente ad estrarre dà ferragli di Barberia i corpi di quei miseri Schiavi; ma se l'occhio della considerazione alquanto addentro si spinge. ravviserà che a solo oggetto di preservare quelle anime dal grave rischio d' abbandonare la fede. sia principalmente da voi ordinata, ed intesa Ja liberazione de' corpi: !'anime sì, )' anime sono lo scopo. ove vanno a terminare le ardenti premure della vostra gran carità, e questo appunto fo rma il merito più subblimc ciel vostro santo Istituto. che rendendovi immagini vive del clivin Redentore. vi fa degni altresì di prernj. che non abbiano nè misu re. nè limiti. Ego ero merces vestra ,nagna 11imis. Senonchè io conosco di dovervi dir cosa, che forse voi a prima fronte ne ri marrete sorpresi, e nonpertanto non vo lasciare di dirla, perchè non ho dubbio alcuno, che non sarete pronti a riceverla, come un maggiore incentivo alla vostra pietà, dappoichè a grave autorità, e ben salde ragioni la vedrete appoggiata. Io non dirò solo, che l'opera insigne della vostra Redenzione sia l'immagine pili espressiva quì in terra della redenzione di Cristo, ma quasi da celato spirito commosso. prima d'impor fine al mio ragionare, avvertir voglio ancora, che a voi buona equità convenir debba il ti tolo troppo eccelso di Redentori del medesimo divin Redentore. Vi sorprende') Come nella persona de' poveri sta nascosto Dio, che approp1ianclosi le loro miserie si dichiara di esser fatto a se stesso tutto ciò, che da noi si farà per sollievo delle loro indigenze. così ad eccitare viepiù la nostra compassione, nella persona dc' suoi fedeli già Schiavi, Cristo come Capo de' sofferenti risiede: gli occhi ciel nostro corpo, che non giungono a tanto, certamente noi vcggono, ma quelli della Fede, che penetrano più in lii di quel, che sia ad umano intendi memo permesso, hanno lume bastevole per ra vvisarlo con esso loro in catena: egli tutto dolente di tenera compassione cli se in gran maniera vi priega, e grava: egli vi saprà buon grado ciel suo riscatto: egli vi tende le braccia, e vi grida libertà. Udite S. Cipriano quanto bene al proposito: /11 captivis ji-atribus nostris contemplandus est Christus, redimendus de periculo captivitatis, qui nos redemit de peric11lo mortis, 111 qui nos de dia boli fauci bus exuit, nuncipse, qui man et, habitat in nobis de barbarorum manibus exuatu,; redinwtur nummaria quc111.1itt11e, qui nos crue redemiI, scmguine.
Niuno adu nque potrà ora con ragion dubbi tare, che il togliere di schiavitù tanti suoi figli, e vost ri amati frat.elli non sia appu nto redimere dalla callività quel Gesù, che a prezzo del proprio sangue ci riscattò dalla morte, e che percièi si possa a voi acuibuire l'alto merito. e la gloria incomparabile d'essere ad un certo sentire Redentori ciel medesimo divin Redentore. Conchìudc colla solita energia il poc'anzi lodato S. Cipriano: Nam qu11111 Dominus dicat: infermus fui, visilastis me: quanto mmc quoque (.'U/n majore operis nostri m ercede dicturus est: Captivus fui, redemislis me. Er quum den1w dica!: in carcere fui, vinistis ad me; quantò plus est cùm coeperil dicere: in carcere capti vila1is fui, clausus, vin.ctus apud barbaros jacui, de carcere ilio servit111is liberastis me. Che premj adunque,
che ricompense, che guiderdoni si deono sperare da voi, che liberando da penosa schiavitù tanti vostri fratelli, liberate non che i fig li del Monarca celeste. ma insieme ancora (lasciate pure che il dica) ma insieme ancora l'istesso Monarca incatenaLO con essi? Oh potess' io mettere in mostra !'ampie copiose mercedi. che Dio ha preparato nel Cielo per coronare la di vina virtù della vostra sì eccelsa sovrafina carità! Ma che potrei mai dir di vantaggio, or che le vostre speranze sono già assicurate dalle divine promesse, che Dio ne sarà il generoso rimuneratore, Dio allresì la copiosa mercede? Svegli ora chi vuole nobile gara tra il benefizio ricevuto da questi ben avvenlurali Redenti, e la grandezza del premio, che ii loro liberatori è preparato nel Cielo; che io dall'uno, e dall'altro dolcemente sorpreso, mi veggo spinto ad esclamare: Oh che gran benefizio! oh che gran premio! grande in vero fu il beneCizio. perchè indicibili furono le sciagure. dalle quali racquistando voi la libertà già perduta, foste pietosamente sottratti; grande. perchè campaste già dal periglio di diveni re con tan to vilipendio del nome cristiano disertori cli Cristo, e di passare da una cattività, che solamente incatenar potea i vostri corpi, ad un'altra molto più deplorabile, che !'anime alla Li ranni a di Smanno avrebbe rese soggette. Grande, e dirò anche, che pur tanto può dirsi, sovragrande sarà la ricompensa, o si voglia çonsiderare l'alta benefi cenza di Dio, di cui è pro prio rimu nerare con sovrabbondanza di prcmj. o la grandezza del merito, che in se comiene l'opera eccelsa della vostra pietà redentrice, che appunto può dirsi l'immagine più espressiva. e dirò anche la continuazione quì in terra della redenzione di Cristo. Grande sì, e sovragrande la ricompensa, perchè sarà il medesimo Dio. Felici dunque voi o generosi, e nobili liberatori. perciocchè il premio della vostra sublime carità altro non sarà. che il medesimo lddio inteso sempre a proteggervi. Felici altresì ancora voi o fedeli redenti , cui tullavia è preparato da Dio il medesimo premio, che dà vostri liberatori si attende, se per rispondere al gran benefizio della libertà racquistata, conserverete sempre ma libero il vostro cuore da quelle catene, che suol lavorare la colpa per tenerlo catLivo souo il di lei barbaro imperio. Si abstuleritis de medio veslri catenam, e fatti schiavi di Cristo, del cui altissimo onore contano si gloria gloriava l'Apostolo. Paulus vin.cws Fesu Christi. vi soggeuerete sempre mai per lo innanzi alla dolce tirannia del suo amore. sarà uguale a quella de' vostri benefici Redentori quì in terra la ricompensa. che ne Otterrete nel cielo, perchè sarà, sarà ancora il medesimo lddio.
IL FINE
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BRIEVE RAGGUAGLIO DELLA SOLENNE PROCESSIONE DE' CRISTIANI REDENTI DALLA CA1TIVIT.À. INTUNIS Fatta a 18 Ge11najo 1722
DALL'ILL. DEPUTAZIONE DELLA REDENZION DE' CATTIVI D1 STCTLIA Fondata nella Ven. Chies(1 di S. lv/aria la Nuova del/a.felice, e.fedelissima Ci11à di Palermo. Dato alla luce d'ordine delli Signori PRESIDENTE. E RETTORI Jfl. D. FERl)INANl>O MARIA TOlv!ASI, CARO, TRAINA, e NASELLI, Duca di Palma, Principe dell'Isola di Lampedusa, Barone di Montechiaro, del Falconeri, e de/li Grani, Signore della Terra della Torretta, S. Niccolò, Zarcati, Colobrino, e delle Regie Segrezie delle Città di Girgenti, e Leocata, Grande di Spagna &c. Deputato del Rer:no, del Conseglio di S. C. C. M. Pretore, e PRESIDENTE della detta Redenzione. Sig. D. ANTONIO lv1ARCHESE Maestro Razimw/e del Tribunale del Real Patrimonio, RETTORE. Sig. MARCHESE D. GIUSEPPE HOZ Conservato re del Real Patrimonio, RETTORE. Rev. P. OTTA.VlO REGGIO della Comp. di Gesù, RliT!ORE. Sig. D. OTTAVJO OPEZINGHI, Rf.TfOR8. Sig. D. VINCENZO MARCHESE, RETTORE. Sig. MARCHESE D. DOMENICO NATALI, RETTORE.
IN PALERMO, Per Angelo Felicella, MDCCXXIX CON LICENZA DE' SUPERIORI L'Insigne Opera della Redenzion de' Cattivi di Sicilia fondata nella Vencr. Chiesa di S. Maria la Nuova di questa felice. e fedelissima Città di Palermo riconosce il suo glorioso principio dalla generosa real munificenza de' Serenissimi Re, ed in particolare del Re Martino, il quale scorgendo i gravissimi danni cagionati à suoi Vassalli in questo Regno dalle continue scorrerie de' Barbari. e prede di molti Regnicoli, ordi nò, che a ricomprarli s'impiegassero i lasciti per cagione, come suol dirsi, de' mali ablati: indi il Serenissimo Re Alfonso per facilitare l'esecuzione cli un Opera cotanto pia non solo confermò quanto si era pensato, e disposto dal Re Martino, ma insieme ancora ordinò. che in ogni luogo demaniale si eleggessero alcune persone, le quali curassero l'esazione degli accennati lasciti , aflì n di sollecitare il riscatto de' prop1j paesani, dando anco sovra ciò molte altre lodevoli provvidenze. per la consecuzione di un tal fine. Nell'anno 1596 D. Giovanni Ventimiglia Palermitano Marchese di Geraci, allora Presidente del Regno, diede forma alla presente Opera. pensata prima. e disposta dagli accennati Serenissimi Re, ed a vista ancora di alcune disposizioni date dalli Vicerè D. Diego Enriquez de Gusman Conte d'Al badeliste, e D. Enrico Gusrnan Conte di Olivares in seguito delle reali ordinazioni, dandole titolo di Arciconfralemità, ordinando doversi eleggere nove Deputati senza alcun emolumento, cioè uno de' principali Baroni del Regno con titolo di Presidente, due Regj Consiglieri de' perpetui, un Ecclesiastico Teologo, un Cavaliere privato, un Dottor di Legge, un Mcrcadunte, cd un Consultore Giureconsulto, alli quali volle aggiunti due Rettori della Chiesa di S. Maria la Nuova aflìn di curare la questuazione dell'clcmosine, con obbligo di doversi tutti li Deputati unire di tempo in tempo nell' accennata Chiesa di S. Maria la Nuova, per farvi le necessarie Deputazioni, formandosi a questo fine i Capitoli, che sono le leggi, colle quali si governa questa santa Opera, e si dà a ciascheduno de' Deputati, eù Officiali il loro particolar carico, come si vede nel libro de' Capitoli dati alla luce nell'anno 17 17. Fu poi questa santa Opera dalla sovrana pietà di molti Serenissimi Re, ed in particolare dal Re Filippo JJ e Filippo llJ arricchita di vaij, e pregievoli pri vilegj, che lungo sarebhe il volerli partitamente produrre, come altresì venne pur confermata dalla SantiLà di Papa Clemente VIII concedendole molte distinte grazie, privilegj, ed esenzioni. che si leggono nel Breve Apostolico de' 3 Ottobre 1597 aggregando a questa sama Opera llltte quelle, che fossero erette, o che nel tempo avvenire si fondassero nel Regno per redention de' Cattivi, e con facoltà privativa ad ogni altro di eseguire tale ricattiio dc' Regnicoli , ed altre grazie meglio dichiarate nell'accennato Breve. Si costituirono ancora in vigore di atto Viceregio passato in Prammatica a 15 Marw 1690 li Deputati in ciascheduna Città. e Terra del Regno, che sono i Vicaij Generali, o Foranei, gli Arcipreti, i Giurati, il Segreto, Proconservaiore, e Fiscale di ogni Città, o Te1rn, affin di curare ognuno di essi nel proprio paese l'esazione de' legati, e rendite, che dà fedeli a questo fine si destinassero, e insieme avere particolar cura de' negozj, e di ogni altra cosa attinente alla redenzione de' Cristiani, tenendo perciò la dovuta corrispondenza, e ricevendo le opportune direzioni per loro regolamento dalla Deputazione della Redenzion de' Cattivi fondata in questa Città coll'unione, e partecipazione di Lutti gli altri luoghi, ed opere, che a questo fi ne sono state erette in tutto il Regno, come espressamente si dichiara nelle ordinazioni, che di tempo in tempo sogliono darsi alli Deputati. e nell' accennato Breve Apostolico del Sommo Pontefice Clemente VTll. Or questa santa Opera sortendo la sua prima origine sotto sì gloriosi auspicj, andò sempre più aumentandosi
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Guerra di corsa
dal fervoroso zelo de' fedeli . cd in particolare di molti Palermitani delle più cospicue, e nobili fam iglie, come di D. Ercole Branciforti Principe di Eutera, di D. Caterina <l'Aragona, di D. (Jio. Cesare Sol! ima Barone di Castania, di D. Antonino Lucchese Plincipe di Campofranco, D. Caterina Villaraur Baronessa di Prizzi, di D Brigida Schettini, e del Carretto Principessa di Ventimiglia, e di moltissimi al tri, che lungo sarebbe il volerne dare quì distinta, ed individuai contezza; come quelli, cui senza dubbio è ben noto, che iJ sovveni re i poveri C1is1iani, che hanno incontrata l'infelice disgrazia di essere schiavi dc' Barbari, soffrendo tante pene, ed affanni, non senza gran pericolo di abbandonare la santa Religione Cauolica. sia uno de' più nobili csercizj della carità cristiana; e però viene con gran premura inculcata à fedeli dalla Chiesa santa in vmj espressi Canoni, ed i Santi Padri parlando di sì bell'alto cli misericordia verso i nostri fratelli, giungono a dire doversi in loro sollievo, quando manchino altri mezzi per liberarli, impiegare ez.ianclo gli stessi vasi della Chiesa destinati al di vin culto. E per lasciare tanti altri, giova solo quì riferire ciò, che scrisse, e pose in opera il zelantissimo Arcivescovo di Milano S. Ambrogio, da cui fu tratto il decreto di Graziano. Ecco le sue belle, pregnanti parole, che ci giova quì trascrivere, per farci sovven.ire del gravissimo obbligo imposto da Dio a tutti i fedeli di far buon uso delle loro sostanze col redi mere i Cristiani caduti nella misera schiavitù de' Barbari: parole, c he tolgono loro ogni vano pretesto, per cui potessero esimersene, scorgendo che l'istesso Dio ama meglio, che si dispensasse in loro aju to anc he ciò, che per propio suo culto ritener si potesse. Dice dunque il buon Santo: « Esser questo il più grande incentivo della misericordia, compatire le altrui calamità, ed ajutare le necessità del prossimo, per quanto possiamo, e più alle volte di quel che possiamo; perciocchè megJ:io è proteggere la causa della misericordia, ed esporsi alla disapprovaòone di alcuni, che compari re crudeli; siccome è avvenuto a noi per avere infranti i vasi mistici della Chiesa, affine di riscattare gli Schiavi. » E poco dopo siegue a parlare colla solita energia. « L'oro la Chiesa lo ha non per tenerselo in riserbo, ma per dispensarlo quando occorre in bene de' poveri, e sovvenire alle loro necessità. A che ferve il custodire ciò. che custodito non è cl'ajuto ad alcuno? Non è egli chiaro, che operano meglio i Sacerdoti a farne moneta. per alimemarnc i poveri, qualora manchino altri soccorsi, che in lasciargli, esposti alle ruberie, ed alla contaminazione de' sacrileghi nemici? Direbbe cc1to il Signore. perchè tan ti condotti in ischiaviuì si vanno vendendo, e per non essere riscattati, sono stati uccisi dà nemici? Meglio era conservare i templi vivi di Dio, che i metalli. A queste ragioni non avreste che rispondere: e che vorresti dire? forse che hai avuto paura, che manchi l' ornamento alla Chiesa di Dio? Replicherebbe egli: i Sacramenti non cercano l'oro; nè piacciono per ragione de ll 'oro quelle cose, che non si comprano coll'oro. L'ornamemo de' Sacramenti è la Redenzion degli Schiavi. Oh quelli sl. che sono vasi preziosi, i quali redimono le anime dalla morte. Quello è vero tesoro del Signore, che opera ciò, che ha operato il suo Sangue. Che bella cosa, allorchè sono riscattate truppe di Schiavi, il poter dire: questi gli ha riscattato Cristo: ecco l'oro, ch'è utile: ecco l'oro cli Cristo, che li bera dalla mone: ecco l'oro, con cui è redenta la pucidizia, è conservata la castità.>> Un sì bell'esempio fu segui to dal gran Padre Santo Agostino, il quale si dimostrò altresì tuno acceso di carità in ricomprare i poveri C1ist1ani schiavi, fino a fondere i vari vasi sagri per farne moneta, e pagarla in prezzo ciel loro riscauo. Da sì forti, e gravissimi impulsi si sono in ogni tempo mossi i Signori Rettori, che han governato questa santa Opera, a porre ogni studio nel ricercare tutti i possibili meni, affin di dare ogni maggior sollievo ai misteri Cristiani Regnicoli caduti in ischiavitù, e per redimerli dalla dura cattività, se non a misura del loro grande ferventissimo desiderio, cenamente però a proporzione delle tenui facoltà, che ha questa santa Opera; rna nel corso cli più tempo (bisogna pur confessarlo) forse non si è veduto chi nell'esecuzione di un Isti tuto così lodevole, e pio superasse nel zelo i presenti Signori Rettori: e quì mi è forza, per non tradire la ve1i tà, fare un picciolo oltraggio alla ben nota modestia dcll'Ill. Presidente, il quale se vuol rig1iardare alla sua nobilissima prosapia, congiunta alla incomparabile gloria di aver in perpetuo retaggio il grande inestimabil tesoro della pietà, ci fa sperare, ch'egli camminando a gran passi su le istesse orme, sarà per dimostrarsi degno rampollo de' suoi grandi Antenati non men nella carica di Prcsidetlle di questa santa Opera della Redenzione, che in qucJJa, che con tan ta sua lode stà pur tuttavia esercitando come Pretore di questa Capitale del Regno, al governo della quale fu prescelto dall'Augustissimo Cesare in età di pochi lustri, cd in cui nel breve giro di pochi mesi ci ha dato meni feste ripruove di sua gran prudenza, pietà, economia, e destrezza nel maneggiare gli affari più rilevanti con sommo vantaggio del Pubblico. Volendo adunquc l' Ill. Presidente, ed i Signori Rettori dare qualche segno ciel zelo, onde viene q uesta santa Opera amministrata con somma gloria cli Dio, e bene spirituale, e temporale di tutti i Regnicoli, nell'anno 1722 rinuovarono il lodevolissimo costume praticato da questa santa Opera, e prescritto da i suoi capitoli, di fare solenne processione cli quei Cristiani riscattati dalla Cattività, affi nchè nell'atto cli render grazie al Signore del gran benefizio ricevu to, eccitassero i fedeli a riconoscere il gran pregio di un Opera tamo pia, e sommamente a Dio gradita; e per ciò fare, si ordinò con lettere circolari a tutti i Deputmi eletti in ciascheduna Città, e Terra del Regno cli dover intimare gli Cristiani, che fin dall'anno 1690 in cui fu fatta l'ul tima processione, erano stati coll'elemosina della Redenzion ricattati, acciocchè si portassero in questa felice Città, e si trovassero pronti per il I 8 Gennajo del medesimo anno, in qual giorno si era già disposto farsi la solenne processione; e per tal'effetto dovevano i Deputaci pubblicare, ed affigge re ne' luoghi soliti gli ordini, Sornmarj delle Indulgenze, e no ta de' Cristiani Redenti, che si erano loro rimesse in istampa, con assicurare altresì li Ricattati di venir loro somministrata la necessaria spesa per lo viaggio, e di esser decentemente ves titi , come si dichiara più largamente nell 'ordine circolare quivi im presso. Arrivati già i Cristiani Redemi in questa Città, secondo il numero de.Ila nota rimessa alli Deputati; si radu narono tutti nella Yen. Chiesa di S. Maria la Nuova addobbata di ricchi apparati, e quivi si trovò presente
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l'Eccellentissi mo Senato, 1' 111. Presidente, e Signori Rcnori dell 'Opera, Reverendissimo Capitolo, e Clero di questa Canedrale, e si diede principio alla processione, cui precedevano 4 Serventi dell'Opera con abiti di seta color bianco, berrette, e bastoni in mano, sovra i quali le Crocette di argento, che detonavano l' insegna della Redenzione. A 4 Tamburri dell'Eccellentissimo Senato succedeva la Venerabile Compagnia sollO tilolo della Mercè col proprio abito, e divisa; poi segui va la Croce dell a Redenzione, portata dal Sacerdote D. Alfio Gonzales uno degli Cristiani Redenti vestito in abito bianco. e berretta da Prete dell' istesso colore: indi i figl iuoli, che vengono con sommo zelo educati nel Conserval()rio di S. Rocco, poi i Regolari in gran numero coll'ordine infrascritto, cioè i Rcv. PP. Agostiniani Scalz.i del Convento di S. Nicolò Tolentino, i Rev. PP. di S. Maria della Misericordia del terz'Ordine di S. Francesco cli Paola, i Rev. PP. del Convento della Mercè, i Rev. PP. Carmelitani, i Rev. PP. Minori Osservanti di S. Francesco del Convento di S. Maria degli Angioli, detto volgarmente della Gancia, i Rev. PP. Domenicani del Real Convento di S. Domenico, e S. Zita, ed il Reverendissimo Capitolo, e Clero di questa Cattedrale, nel di cui fine alcuni Serventi dell'Opera vestiti in abito bianco, ed i Ministri Ecclesiastici con cappa, e piviale sollo ricco baldacchino, che porlavno l'Immagine della Santissima Vergine dipinta, se si vuol prestar f'ede alla pubblica tradizione, dall'Evangelista S. Luca, la quale conservasi nella Cattedrale di questa Metropoli come una delle reliquie, e suole uscirsi in alcune ragguardevoli, e distinte processioni, che si fanno in questa Città; e finalmente lutti i Musici, e stromenti, dell'Eccellentissimo Senato. Veniva poi lo stendardo della Redenzione, portato dal di lei Nunzio vestito pari mente cli abito color bianco, accompagnato eia otto Serventi del l'Opera: continuavano di mano in mano con bell'orcline i Cristiani Redenti vesti ti con abito di color bianco con in mano rami di ulivi , e palme, ciaschedu no de' quali accompagnato da due Nobili, e dopo i medesimi veniva !'Ili. Presidente, è Signori Renori dell'Opera, accompagnati dall'Eccellentissimo Senato, cioè l' Ill. Pretore alla sinistra spalla dcll' III. Presidente, e così successivamente coll'i5tesso ordine ciascuno de' Signori Senatori con uno de' Signori Rettori, e nell'uscir dalla Chiesa seguì uno sbaro di varj mortaretti. Chiudeva la processione un Regimento di Granattieri delle Tru ppe di S. C. C. M. con loro scromenti musicali, e seguendo tutto il corfo della processione, si pose poi in ordinanza nell'ampia piazza della Cauedrale. In sì fatta guisa disposta la processione si avvio per la strada chiamata delli Spadari, indi per la Loggia, e final mente entrala nella strada Toledo, detta volgarmente ciel Cassaro, ove trovavasi un concorso numeroso di popolo spettatore, sì portò alla Maclrice Chiesa, addobbata per tal cffello di ricchi apparati: quivi giunta si collocò l'Ecccllenlissirno Senato nel suo solito Banco Senatorio, I' lii. Presideme, è Signori Reuori nel luogo destinatogli in mezzo alla nave della Chiesa sotto il Pergamo con sedie all' Imperiale. panno di velluto cremesino, ed insegna della Redenzione, assisti ti da molti Serventi dell'Opera. vestiti con abiti color bianco. e divisa dell'Opera. l Redenti vestiti, come si è detto, <li panno bianco, berrena dell' istesso colore. con rami <li ulivo. e palme in mano, furono posti a sedere in frontispicio dell 'lll. Presidente, e Signori Rettori, precedendo loro il Nunzio dell'Opera con lo stendardo, ed il mentovato Sacerdote D. Alfio Gonzales. che portava la Croce della Redenzione, e coll ' assistenza di molti Servenli. Or in sì fatta maniera il tu tto disposto, e ciascheduno collocato ne' proprj luoghi, si diede principio alla solenne Messa a 4 Cori cli musica, e molti armoniosi stromenti, che si celebrò dal Rev. Capitolo di qu esta Cauedrale, e do po letto al popolo il Sagrosanl.o Vangelo, fu dal Rev. Canonico Dottor D. Agostino Pantò dena l'Orazione, che viene quì aggioma, con un grande concorso di Nobiltà, Letterati , e Popolo: finita già l'Orazione si proseguì la Messa, e finalmente f'atw uno sbaro di varj mortare tti. e di lutto lo Squadrone de' Mil itari. ritornarono i Redenti coll' istesso ordine alla Chiesa di S. Maria la l\uova, ove terminò una sì solenne processio ne. Questo è il succinto ragguaglio di cotal processione, per cui 1' 111. Presidenre, è Signori Rettori di questa santa Opera non lasciarono <l'impiegare ogni maggior applicazione, e spesa, che arrivò fino alla somma <li scudi mille duecento, e fin da quel tempo si era disposto darsi pubblica luce, se non si fussero fraposte alcune circoscanze, per le quali si stimò allora convenevole di sospenderne la pubblicazione, la qual ora dall'inavanzabile zelo clell' Jll. Presidente, e Signori Re ttori si è stimato eseguirsi, e rendersi al pubblico per eccita r maggiormente la pietà de' fedeli a contribuire ciascheduno a misura delle proprie forze à vantaggi di Opera cotan to pia. CAROLUS lMPERATOR !?ex.
Vicerex, & Gcneralis Capitaneus in hoc Siciliae Regno, Spect. Mag. & Nob. Juratis omnium Civitatum, & Te!1'erarum Regni ejusden, cui, vel quibus praesemes praesentatae fuerin t; ac Rcvcrendis Vicariis Generalibus, & Vicariis Foraneis, nec non Archipresbyteris tanquam Deputatis Redemptionis Captivo rù H. S. R. Reg. Fi<l. Dii. salutcm. Essendo nell'anno 1690 sotto il 15 \.farzo per decreto Viccregio perpetuo valituro, e Biglielto di nostra Segretaria, stati eletti in ciascheduna Cinà, e Terra del Regno li Deputati dell'Opera della Redenzione de' cattivi fondata nella Chiesa cli S. MARIA la Nuova cli questa Città di Palermo, che furo no li Reverendi Vicarii Generali in spirituali bus, Vicarii Foranei. ed Arcipreti , e parimente li Giurati, e Segreto, li Proconservatori, e Fiscali d'ogni Città, e Tena del Regn-0. che al presence sono, e pro ternpore saranno, affinchè ognuno cli essi nel medesimo suo luogo tenga special cur.a, e sovrai ntendenza dclii negozj della Redenzjone, e la dovu ta corrispondenza colli Rettori dell'Arciconl'raternità ùi detta Opera fondata nella sudeua Chiesa <li S. MARIA la Nuova di Palerrno, coll' unione, e partecipazione di tlltti gli altri luoghi del Regno, conforme per un Rreve Apostolico concesso dalla felice memoria di Papa Clemente Vlll sotto li 3 Ouobre I597 appare; e speditesi in seguito cli ciò le opportune Istituzioni, colle quali si debbano regolare li detti Depmati, per lo maggior accerto cli un Opera tanto pia, con obligo di doversi unire in varj giorni stabiliti 11ella seuimana, per trattare le cose pertinenti al carico loro, cd osservare tu tto quello, che in
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dette Isti tuzioni, ed ordini si contiene, ed in pa11icolare di raccogliere (lalli Notari li legati fatti, e da fars i per rede nzione de' poveri Cristiani cattivi in po tere degl' Infedeli, e mandarne copia a li ' A rciconfratern ità sudetta: come pure inviare il denaro, che si raccoglieva nella Cassa di elemosine in ajuto de ll'Opera, ed altre incombenze meglio contenute nelle infrascritte ordinazioni. E non essendosi dopo mo lto tempo sperimentato a lcun effetto di quel zelo, che s i deve porre in aumento di un Opera di tanto servigio di Dio, di S. M. C. C. ed universai beneticio del Regno; Per tanto siamo colle presenti divenuti a confirmare tutte le Ordinazioni, lstruzioni, Bandi, ed alt ri, che sopra ciò si sono disposti dalli nostri predecessori: volendo però, ed espressamente ordinando a tutti, e si ngoli G iurati del Regno, ed al tri Officiali come sopra, che in avve nire eseguiscano inviolabilmente ogni pa rte delle sudelte ordinazion i: e parimente esortiamo tutti, e singoli Rev. Vicari i Generali, e Rev. Vicarii Foranei, ed Arcipreti, co me Deputati sudetti, che contribuisca no col loro zelo a far, che s ia eseguito rutto ciò, che risulta in vantaggio di un Opera tanto da Dio gradita, e di universal benefìcio del Regno. Simi lmente vi passiamo la notizia, che dal li sudetti Rettori della Redenzione de' Cattivi fo ndata in S. MARIA la Nuova di questa Città, s i sono fatti, secondo il loro isti tuto, divers i ricaltiti di poveri Cristian i, che erano in potere de' Barbari, con erogare per lai 'effetto ingentissi me so mme di denaro. E perchè s in dall'anno 1690 (in cui fo fatta una solenne processione degli Redenti) si trova aver fatto il ricatti to di n. 400 Cristiani schiav i in Tunisi, cd in altri luoghi; Si è determinato perciò di fare la costumata solenne processione d i detti Cristiani ricattati lìno a questo tempo dopo l' ultima processione, affìnchè nell'atto di rendere li medesimi le dovute grazie a Dio, per averli li berato dalla sc hi avitù corporale, e dal pericolo di abbandona re la Santa Relig ione Cattolica, possano anco mostrare il frutto di una così pia, e santa Opera della Redenz ione, ed ani mare i fedeli a lodare la Divina Misericordia. Pertanto siamo ad inca ricarvi, che debbiate in primo luogo promul gare, e publicamente ne' luoghi soliti affissare l'ingionto nostro Bando, Ordini, Sonuna1j d ' ind ulgenze, e fjsta degli Schiavi redenti, ed a ltri, e poi farete ing iongere tutli li Cristiani ri catta ti di cotesta Università, secondo l' ordine della lista (si si trovassero viventi ) affinchè si confe rissero in questa Città, e si presentassero innanzi li Rettori della Redenzione per tu tti li I 8 de ll'entante mese cli Gcnnajo, in qual gio rn o si dovrà disporre la process ione solenne; cd assicurerete li de.tti Redenti, che dalla Redenzione de ' Cattivi se gli darà la spesa dell'accesso, e recesso, ed ancora si vesti ranno di tutto punto: e co n vostre lettere informat ive ci avviserete per via deg li Rettori di detta Opera della Redenz ione de' Cattivi, que lli Cristiani ricattati, che sono morti, e quelli, che sono viventi, cd impediti a portarsi come sopra a questa Capitale, e la causa de ll'impedimento di non poter ven ire : ed anche manderete fede a quelli, che avete ing ionto a venire: e ricorderete alli medesimi Ricattali, che essi si sono obbligati a veni re subbito, che sara nno inti mali; a ltrimenti non vedendo, si procederà contro di loro al li te rmin i che sa ran no convenienti; e per vostra luc idazione con le prese nti si rimette la no ta delli Ricattati con distinzione delle Città, e luoghi di do ve sono, dalla quale non reste rete in forrnati d i quelli, che dovrete intimare. Voglia mo intanto confidare nella vostra attenzione, e zelo della pronta esecuzion~ dell ' antcdetto, dandocene piena informazione per via di questa Arciconfratem ità del la Redenzione de' Cattivi, per poter Noi op portu namente provvedere a quan to sarà necessario . Dat. Pa narm i d ie 9 Deccmbris l72 l.
EL DUQU E DE MONTELl:ON
Il Principe di Lampedusa Presidente Domenico Riggio della compagnia di Gesl.Ì
D . A11tonio Marchese
Relfore
D. Giuseppe la Placa Rettore.
D. Tommaso Natale Reitore
_!)
l i ntonio Puntò Segretario._
NOTA DE' CRISTIAN I Rica/fati s i11 dal mese di Maggio del! 'anno i 690 per 111110 Giugno del 'anno 172 I col 'elemosina della Deputazione della Redenzion de' calli vi di questo Regno di Sicilia, i quali intervennero alla solenne Processione jèttta d ·ordine del/ 'Jl/. Presidente, e de' Sig11ori Rettori di essa à i 8 Gen11ajo 1721 .
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Allegati
DI PALERMO Luca Daniele Napoli - Niccolò Azzarello - Giuseppe Tantillo - Giuseppe Brignone - Gio. Battista Lazzini Cosimo Cammarata - Pietro Puccio - Antonio Morei - M,ùorc;hino Soldato Presidiario - Antonio lo Monaco Giuseppe Abramo - Francesco di Paola - Giuliano Sacco - Antonio Sanccs - Sebastiano Lopes - Gaetano Cacciola - Gio. Battista Lazzina - Francesco Zuffino - Domenico Amodeo - Antonia Nicolasci - Carlo Cimino - Andrea Romeo - Gaetano Conca - Giovanni <li Noto - Gio. Battista Gòzales - Antonino Biagio Taranto - Andrea Giunta Pietro Luisi - Francesco Argento - Niccolò Nucilla - Giovanni Angile<li - Rosario la Greca - Sac. D. Alfio Gòzales - Sa. D. Malleo Sciacca. DI MESS INA Pietro Miano - Vincenzo Pappalardo - Filippo Bussa - Antonino Mancuso - Antonino Leone - Barbaro Flameno - Ignazio, e Giuseppe Mulè - Domenico Castiglia - Giuseppe Gaja - Natale Stefano - Stanislao Marraffino - Bernardo Donato - Padron Antonio Calogero, e Giuseppe Céùogcro suo figlio - Carlo Rosso - Giuseppe Campagna - Antonio Salemi - Antonino Perelli - Salvatore di Simone - Giovanni Rosso - Diego Polimeno - Antonino di Palermo - Domenico di Palerm. - Placido Pirrone - Nicolò Maranozzano - Domenico Spatàro - Sac. D. Placido Pulvirenti - Giuseppe Mangano - Placido Carella - Giovanni di Messina - Placido Cosentino - Rocco Salvonc Giuseppe Salvone - Francesco Donato - Francesco Catania - Mast. Vincenzo Lai me.
DI SIRACUSA Francesco di Vita - Luciano Pagliata - Angelo Rositto - Gio. Battista Padalino - Giovanni Romano - Gaetano Buttafoco - Filippo Busa - Carmelo Vernale - Pietro Forti.
DI CATANIA Leonardo Grigoni - Alfio Renda - Francesco lngarsia. DITRAPANl Battista Nunzio di Grado - Antonio Mario Romeo - Francesco Antonio Lalagna - Yit0 Antonio Valentino Amonio Andrea Canali - Silvestr' Anton.io Gioacchino Chi avelli - Luca Giuseppe Alfonso Fardella - Francesco Giacomo Moscatello - Antonio Mattia di Gaetano - Giovanni. e Felice di Grado - Pietro Francesco Letini - Pietro Gio. Moscatello - Giuseppe Diego Antonio Roccia - Francesco Canali - Giuseppe Gioachino Bartorotta - Giuseppe Gioachino Canali - Girolamo Vernazza per ductione Uxoris - Antonino la Cùmari - Giuseppe Marcianti - Frane. Antonio Busso - Matteo lo Piccolo - Pietro, Leonardo, Lorenzo la Torre - Natale lo Monaco - Viw lo Serro - Matteo Valenzia - Giuseppe Lombardo - Giacomo Lombardo - Giacomo Barb.iera - Giuseppe Barlira - Vito Domen. Puzzillo - Lorenzo Russo - Paolo la Lomia - Patr. Antonio Catana · Francesco Cassella - Luciano Ma:u.asita Francesco la Manata - Leonardo Musa - Mastr' Angelo Cassiti - Giovanni d'Oro - Giuseppe Manca· Giovanni la Nave - Nicolò, Vito, Alberto Ferrara - Filippo Zagami - Giacomo Greco - Francesco la Chelfa - Saverio Veneziano - Gio. Bat. di Domenico - Sebastiano Mazza - Michele Lanza - Andrea di Blasi - Vincenzo Morana - Mastr. Giro!. Sanchez - Giovanni Talini - Leonardo Cabba - Leonardo Cipolliata - Ignazio Corso - Vito Palmeri - Nunzio Conigliaro - Gaspare Vitali - Giovanni d' Asaro - Alon1..o Buscaino - Benedetto d'A mo - Vincenzo 13ianco Agostino Menclolia - Rosario Provenzano - Vito Gentile - Pietro Renda - Agostino Calandra - Vincenzo Francesco cli Rosario - Pietro la Turri - Bartolomeo Maltisi - Giuseppe Benolol. - Diego Manca - Pietro Bascone - Giuseppe Ruina - Battista Cassisa - Vincenzo Barresi - Giov. Baldas. Pollari - Arcangelo Feminella - Simone Solon. Carmelo Toscano - Giovanni Xabba - Antonino Riccio - Giovanni Romano - Domenico Marino - Leonardo di Pica - Girolamo di Trapani - Giovanni Bertino - Giovanni Marino - Giuseppe la Cassisa - Domenico la Tragna Sebastiano Lanza - Gioachino Spagnolo - Pair. Anl. Capicciola - Frane. cli Carmino - Gaspare di Messina - Gio. Federico cli Bella - Stefano Palumbo - Gin. Battista Figuccia - Bonifac io Morgana - Giuseppe Cosi mano - Antonino Messineo - Stefano Fcrraro - Antonino Puma - Carmine tvlancino - Angelo Rainauclo - Mast. Aloisio Pavia Giuseppe Pappalardo - Filippo Govajano - J\icolò la Meglia. DI AGOSTA Antonino .tVloronca - Giuseppe Strazzulla - Giovanni Costa - Antonino la Mare - Sebastiano Cararnag.no Bartolomeo Fiscia - Mastro Sebastiano Licalizia - Pietro Veneziano - Giuseppe Carilli - Francesco Messina Cosimo Giangrande - Mario Paolo Garsia - Sebastiano Scirpa - Girolamo Bertini - Francesco Guenforo.
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DI GIRGENTI Giacomo Giuseppe Orlando - Pietro Anton. Orlado - Vito Calog. lo Castro - Giuseppe Cometa - Antonino di Risice - D. Filippo Riniolo, seù Striniolo - Onofrio CuLlina - Raimondo Gallo - Santo Meli - Gandolfo Bensigo, seù Burrigo - Simone Pannarisi - Angelo Pignolo - Onofiio Calogero - Giorlando Antonio Maniglia. DI LIPARI Bartolomeo Ristuccio - Andrea Lombardo - Bartolomeo Caputo - Francesco Milonia - Anron. Sciacchitano Bartolomeo Sciacchitano · France~co Giaquinto - Domenico Viali - Bartolomeo Rosso - Santo Piscioeri - Giovanni Strancio - Nicolò Salerno - Francesco Megnia - Giuseppe la Greca - Francesca Alaino - Pietro Alaino - Antonino Beituccio - Angelo lo Giudice · Giuseppe Majuri - Antonino Maggiore - Gaetano Giovani Ristuccia - Gaetano Bongiorno - Giuseppe Caravella - Giovanni Caravella - Bartolomeo Strancio - Pietro Sidoti - Giovanni Caravella - Bartolomeo Strancio - Frane. Maria Nave - Giuseppe di Cristo - Francesco Guteri - Giuseppe di Messina. DI MAZZARA Simone Gaetano di Razza - Francesco Marino - Gaspare Asienti - Antonino Rizzo - Giovanni Orizzi. DI MARSALA Vincenzo Giuseppe Calandra - Giuseppe l'vlajorana - Rocco lo Borracco - Vincenzo Marino - Nicolò Pullascia - Natale Coppula - Pietro Gio. Antonio Lombardo - Francesco ]'v1ezzapelli - Pietro l'vlanfrè - Leonardo Coppula Francesc.:o Luppino - Mastro Giuseppe Ingrassia - Stefano Montegrino. DI PANTALLERIA Giovanni Pavia - Amonina Pavia - Luigi Gucciard.i - Lauria. e Maria Buffetta madre, e figlia - Antonino Brignone - Sa. D. Simone Salerno - Sebastiano Tallora - Giacomo Brignone - Giovanni Marino - Giusep. Garsia Ri irbisi - Giuseppe Bernardi - Giovanni Ernandes, e Giuseppa Ernandes sua figlia - Rosa Pavia, e Gabriel i Vincenzo Pavia - Battista cli Malta - Pietro Vermiglia - Giuseppe Carlucci - Vincenzo Belli - Vincenzo Lombardo - Francesco Gabriele - Girolamo lo Sciantro - Biagio Scianciolo - Fil ippo Guarino - Nicolò Gerardo Felice- ìvlercurio la Scola - Vincenzo Luisi - Giacomo Pira - Giacomo Siciliano - Giuseppe d'Angelo - Pasquale lntraino - Filippo lo Pinto - Pietro Vita.l i - Giuseppe d' Agelo - D. Antonin. Lucchese - Amonino Abbate - Giacomo Corda ro Giuseppe Todaro - Pietro Gentile - Leonardo Majorca. DT MILAZZO
Matteo Stu miolo - Andrea Ant. la Farina - Vincenzo Pergolisi. DI JACI REALE Venerando Panebianco - Luciano Grasso - Salvatore li Gresti. DI SCIACCA Alberto Maggiore - Leonardo Chiazza - Giovanni Gagliano - Pietro Spanò. DI TAORMINA Giacomo Sic.:iliano - D. Anton. Luc.:chese. DI FAVIGNANA Baldassare, Francesco, Pietro, Rocco, e Francesco Guarrasi.
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Allegati
DI CANICATIÌ Sebastiano Gambino. DI FIUMEDTNIST
Francesco Cupri. DI CACCAMO
Vincenzo Costantino. DELLA SCALETIA Antnnino Luisi - 010. Battista Leto - Francesco Manganare.
DI CARINI Mastro Paolo Pitardi. DELCOMTSO Sac. D. Gio. Bat. Btundo - Filippo di Bona - Isidoro lo Jacono - Mario lo Jacono. DI CEFALÙ Domenico Marsiglia - Nicolò di Liberto. DI CASTELVETRANO
Vito Garsia - Francesco Marchese. DELLA VITTORIA
Pasquale Ottaviano . Filippo d'Erna - Vincenzo Rovetto - Tomaso Mauro - Natale Foti - Giovanni Ruffi no. DI MALTA
Fra Giro!. Zoccolante. DELLE GROTIE Rosario Chiarenza. DI AVOLA Corrado Galluzzo. DI BARRAFRANCA
Gaetano Caminnitì. DEL MONTE Andrea Tavale - Giuseppe d'Amare - Sai valore Piraino.
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DEL CASTROREALE Frane. Domcn. Galasso. DI SAVOCA Sa. D. Domen. Storiale. DI CALTANISSETTA Padre Giusep. l\.fario Mamrnana Carmel. - Fr. Salvatore Aidone de' Predicatori - Gaetano Ragusa. Dl NOTO
Paolo Chiovo. DI LICATA Francesco Manno - Angelo Stmia - Onofrio Giaima - Angelo Rio. DI SCICLI Francesca Capajella - Margarita Pisana - Girolamo Pisano - Paola Patemò - Simone Consalvo. DI SICULIANA
Giovàni "làvormina - Pielr. Michel'Angelo Calona - Filippo Falcone - Michele Gallega. DI PRIZZI
Giuseppe Bono. DI CATOLICA Stefano Morello - Girolamo di Leo. DI MODICA Francesco di Lorenzo - Gaetano di Lorenzo - Francesco di Martino - Giovanni Cocco - Mariano lo Coccio. DI CALTAGlRONE Ignazia Monestra - Giuseppe Petruzzi. DI >-I0NTEALLEGRO Leonar. Cinquemani. DI TRECASTAGNI Antonino Pugliese. DI CASTELfERMINE
Sac. D. Vincenzo Mill ia.
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NOTA DE' CRISTIANI Ricallati da//'!//. /Jeputazione della Rede11zio11 de' Cattivi di Sicilic1 dopo q11es1'ultima Processione de' 18 Gennajo 1722 per llllli li 30 Agosto 1729.
DI PALERMO Mfchele di Benedeno - Giuseppe d' Alotla - Vincenzo di Gregorio - Francesco la Rocca - Stefano Quattrocchi - Anton. Pcrdichizzi - Antonino Franoi - Pietro Cirneca - Antonino Sabbato - Giovanni Vitena - Francesco J\!larino - Isidoro Caracciolo - Giuseppe Piscitello - Girolamo di Messina - Vi ncenzo Pilato - Antonino Martello Giuseppe Puccio - Rev. P. Stefano Salipegni Religioso del Terz'Ordinc di S. Francesco - Nicolò di Marco - Giorolamo Puleo - Pn' Giovanni Brazzano - Pn' Frane. Brazzano - Pn' Anton. Brazzano - Pn' Natale Marino - Pn' Vincenzo Russo - Pn' Vincenzo di Fazio - Malleo di Fazio - Domenico di Fazio - Piecro di Vartulo. DI MESSINA
Giuseppe Cosentino - Giuseppe di Alotta - Giuseppe Andaloro - Pietro Moles - Placido Pagano - Giuseppe Peditella - Carlo Oddo - Giuseppe Vitecta - Giovanni Furfaro.
DJ TRAPAN I Paolo Turri - Vincenzo Giarrasi - Nic. Antonio Notaro - Michele Pisciotta - Francesco Palumbo - Francesco Cannizzaro - Carlo Musa - Pn' Giusep. Graziano - Pn' Vito Musa - Pn' Giusep pe Zanca - Pn' Giuseppe Russo - Pn' Francesco Perrone - Pn' Giovanni lo Previto - Pn' Giacomo Lombardo - Pn' Ludovico Lentini - Pn' Vincenzo Renda - Pn' Cristo!'. Bertolino - Pn ' Giusep. Bertolino.
DI GIRGENTJ Leonardo Tarallo. DI LIPARI
Francesco Ritondo - Giovanni Raitano - Bartol. Sciacchitano - Anto nino Carbone - Pasquale Camagna · Domenico Ristuccia - Antonino Ristuccia - Antoni no Ferro - Giovanni Mi lonia - Pn' Giusep. lo Giudice - Pn' Domen. Muleta - Pn' Bartol. Ventrici. Dl MAZZARA
J\icolò Forgia - Francesca la Foglia - Margarita la Foglia. D I MARSALA
Giovanni Casano - Antonino Casano - Giuseppe S. Martino - Natale Vivona - Vito Giacalone - Vincenzo Inglese - Pn' Vit0 d' Amico. DELLA PAf\TELLERlA Francesca Gabriela. DI MELAZZO Antonino Canzoneri - Sebastiano Patti.
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JACIREALE Salvatore lo Coco - Tomaso li Gresti - Giuseppe lo Grasso - Pn' Frane. Querrera - Pn' Carlo Puglisi.
DI SCIACCA Gaspare di Bono - Antonino di Bono - Margarita, Francesco, ed Anna di Bono figli del sudetto - Giovanni di Bono.
DI TAORMINA Mariano d'Arrigo - Salvatore Pinturo - Silvestro Giarizzo - Placido Nigrì - Pn' Anton. Buzzurro - Pn' Simone Parisi.
DI CARINl Pietro Souili - Filippo Giammanco.
DI CASTELVETRANO
Gio. Pietro Serra - Rosario Serra - Giuseppe Sciacca - Pietro di Chiazza - Pn' Vincèzo Pantaleo.
DELLA LICATA Agostino Russo.
DI PALMA Lucio Mulè - Nicolò Mulè.
DI TERRANOVA Angelo S. Martino - Pn' Rosario Fabclla.
DI S. FILIPPO Pn' Giacomo Villari. DELBURGIO
Calogero lo Cascio.
IL FINE REDEMPTIONE M1SIT DOMINUS POPULO SUO QUAM MANDAVIT PETRO FAMULO SU Ex Offic. Ecclcsiae.
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CATALOGO DE' SICILIANI REDENTI Dalla Schiavitù dé Barbari Dall'Anno MDCCXX fin ad Agosto MDCCLIV.
PER DISPOSIZIONE DELLA REGIA ILL. DEPUTAZIONE Della Redenzion de' Cattivi di Sicilia
Fondata nella Ven. Chiesa di S. 1'vlaria la Nuova della felice, e fedelissima Ci11à di Palermo. Coll'esatta Now di tulle le spese fatte pe'l detto Risca110.
SOTTO IL GOVERNO DE' SIGNORI PRESIDENTE, E RETTORI D. FERDINANDO MARIA TOMASI, CARO, TRAINA, E NASELLI Principe dell ' Isola cli Lampedusa, Duca di Palma, Barone di Montechiaro, Signore, e Padrone della Terra della Torretta, e delle Regie Segrezie della Città di Girgenti, e Licata, Barone del Falconeri, Rafforosso, Santo Niccolò, Colombrino, Zarcati, Insignito colla di divozione della Sacra Religione Gerosilimitana, Grande di Spagna, Prefetto del pubblico Banco della Città di Palcrn10, Deputato del Regno, Maestro Razionale di Cappa, e Spada con esercizio nel supremo Tribunale del Real Patrimonio, e del Conseglio di S. M. PRESIDENTE. D. DOMENICO CARDILLO Maestro Razionale del Real Patrimonio. Avvocato Fiscale della R. G. C. in questo Regno di Sicilia, del Conseglio di S. M. RETTORE. D. LUCA ANTONIO DE LAREDO Conservadore Generale del Real Patrimonio in questo Regno, e Conseglio di S.M. RETTORE. P GIUSEPPE l'v1ARIA GRAVINA della Compagnia di Gesù. RE1TORE. D. O'n'AVIANO OPEZZINGHI de' Conti di Vii.l'alta. RE'TTORE. D. VINCENZO MARCHESE RETTORE. D. GIACOMO CAMBON RETTORE. IN PALERMO MDCCLV. Nella Stamperia di Angelo Felicella nella strada dell.i Cintorinari. CON LICENZA DE' SUPERIORI.
PREFAZIONE. Uno de' Personaggi e più premurosi e più impegnati a favore della Redenzione de' Cristiani, fatti Schiavi dà Barbari, a consultarne la Storia, è stato il gran Pontefice S. Gregorio. Or egli avendo spedito Antemio per Redentore de' caduti nella schiavitù de' Longobardi nella Campagna di Napoli, oltre il fornirlo di danari, gli diede una prudentissima Istruzione affine di riusci re fel icemente in affare quanto zaroso, tanto importante, Tra le altre cose, che il Santo gli raccomanda, vi è, che formi un esattissimo Catalogo degli Schiavi, che avrebbe riscattati; ed una minutissima Noia de' Prezzi, e delle Spese, che pe' riscattati impiegar conveniva: e vuole, che sì il Catalogo, sì la Nota gli si mandino con prestezza, forse per esilarare con quel lungo Catalogo la sua Roma, attristata già per la schiavitù d'innumerabili Cristiani all'inondazione cle' Barbari, e per edificarla con Nota sì splendida: Quoscwnque redemeris, subtiliter NOT!T!AM (così chiama il Catalogo) quae nomina Eorum, ve! Quis ubi mancant, sive quid agat, seu unde sii, contineat, Jacere modis omnibus studebis ... SUBSTANTIAM verà (così chiama la Nota del denaro spe-
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so) sub omni puri/ate, a1que subtiLitate describe; ipsam nobis descriptiomen c11111 ce/eritme transmitle. Eccovi. o Cristiano Lcggitore, I' t:semplare, che à procurato d' immi tarc la Deputazione, erclta in Palermo e dà Re, e dà Papi con isfoggiatissimi P1ivilegj a benefizio della Redenzione degli Schiavi Siciliani, c::ol mettere cli tem po in tempo in pubblica vedu ta alla carità dc' Fedeli ed i Catalogi degli Sciiiavi riscattati, e le Note de ' Prezz.i, e delle Spese. L'ultima di queste S1.ampe è in data del 1729 in occasione di pubblicare la Relazione della solenne Processione, fatta in Palermo nel 1722 dei/i Sch ia vi redenti nel corso di trent'un anno; contiene un esatto Catalogo di pi ù di un mezzo rnigl i,~jo di Riscauati nel giro di quarant'anni; onde a farne distribuzione ne tocca una dozzina per an no. La deputazione in oggi, non contenta di tener dietro à suoi Maggiori, à soggiunto nna esattezza straordinaria sopramrnisura nel fabbricare in quesro Libretto, che vi presenta, il Ccualogo degli Schiavi Redenti, e nell'esporre la Nota de · Prezzi, e de/Le ,SiJese; lo che servirà per accrescere in chi si ab bauerà a leggerlo ed il godimento, e l'edificazio ne. Il Cmalogo degli Schiavi riscattati comincia dal 1720 fino al corrente an no: onde chiude il giro di an ni trentacinque; il numero de' Riscauati monta al numero di 434 onde dispetto de' pren.i alzati, eccone una simi1~ dozzina l'anno. Il danaro impiegatovi è poco minori di 168 mila Scudi Siciliani, in poco mi no ri de' Scudi roma1)[,
A muovere vicppiù l'animo di una generosa Darna, per nome Teoclis,a, anche nel punto cli ringraziarla delle non lcnui Limosine da lei impiegate per la Redenzione degli Schiavi, l'assicura lo stesso S. Gregorio, che molli Crisliani tu ttavia gemevano sotto il Tirannico Giogo di quei Barbari, sbucati a schiere dà più fieri covili del No1i il più rinselvato. e gemevano non meno ne' pericoli deJJ'anima, che tra le catene del corpo: Quia gravia pretia eis dicunt, m ulti apud ne.fandissimos Longobardos bacle1111s remansem nt.
Vi è di peggio pe' nostri Schiavi: perchè in oggi i Turchi aumentano tutto dì i prezzi de' Riscatti a sommossa della loro ingordigia da un canto, dall'altro le prede sono assai più freq uenti di prima: e però il numero de' Riscattati a propo rzione dev'essere assai mi nore di prima; e non sol multi, ma multò pl11re.1· apud nefandissimos Turcas bacte11us remanserunt tra le ritorte del Corpo, trà rischi cieli' Anima. Che incitamento è mai questo à Cristiani davvero per age volare con munifiche contri buzioni di questi sventu rati la Libertà e del Corpo, e dell'Ani ma; ma con preslezza; che l'indugio oh quanto è pe1icoloso! Ad incitar poi maggiormente gli animi cle' Fedeli per contribuire ad opera quanto pi ù grandiosa in se, tanto pili bisognevole di grandi soccorsi, e per accudire alle voci d'immenso Popolo, che da parecchie bande chiede, e con sospiri, e con lagrime il proscioglimento cli catene tanto affannose, la Deputazione à av uta tutta la premura, tu tti l'impegno di ri pescare da se le notizie cli tu tti i Sicilian i, poco meno che agonizzanti o nelle Galere di Costan tinopoli, o nelle Afiicane Regge nze di Algieri , di Tunisi, di Tripoli. A grave stento, e con penoso lungo carteggio essendone venuta a campo. à clelerminato con nuovo esempio, ma utile fuor di modo, di quì esporre in ampia lagrimevole serie tu tti que' miseri Siciliani, de' quali , come clic.evasi , quia gravia pretià eis dicunt, non già multi , nò: plurimi apud nefandissimos Turcas bactenus remanserunt; cioè cento trema. Ed on si potessero quì soggiungere le Relazioni degli Scandali ivi frequenti di tanti Apostati, che in quei luoghi traffi cano la lor cadu ta fonuna col sagrifi zio della San ta lor Fede; ed in conseguenza si potessero quì accennare con vivezza i pericoli, in cui a tal riguardo tanti Schiavi cli virtù non virile, cli Fede non forte si ri trovano' l\fa doverosissimi motivi obbligano a quì tacere e gli Scandalosi, ed i Pericolanti. Del resto se ciò non fosse da tanta prndenza, da Cristiana carità severamente vietato, che Iagri mc non riscuoterebbono tali descrizioni . che sussidj, che agevolezze, dal comune de' Siciliani , stati sempre mai inchincvoli a pro moverc s' grand' opera, come lo contestano ed i tanti Legati, che a tal uopo vi sono in questo Regno, e le copiose manuali Limosine. che tutto dì si riscuotono a prò degli Schiavi? In vece dunque di ri flettere a ciò, che non può lecitamente escbirsi, è pregato il pio Lettore a por rneme, benchè di fuga, allo SpirilO della Chiesa, alla premura dello stesso Dio per riscattare, per consolare gl i Schiavi. Quanto a Dio siano a cuore gli Schiavi del Popol suo, lo considera brevemente sì, ma poderosamente S. Agostino al C. XIV. del primo Libro de Ci vitate Dei, dove I ratta de Captivi/Cile Sanctorum, quibus 11unqua111 di vina solatia de/iierunt; e dove osserva, che sw11 in Scripturis sa11ctis e1ia111 huj us cfadis (della Schiavitù) magna solaiia. A porre poi in un punto cli veduta, ma luminoso, lo Spirito della Chiesa, basta quì trapiamarc un'opportunatissima Nota de' dottissimi Padri Maurini sull 'ep. XVII di S. Gregorio al L. IV. Quantia cura Captivomm Redemptionem Eccfesia proc11mveri1, docen1 Sancii Patres. docen t Cc111011es, docenl exempla. Ob id sacra Ecclesiae vasa, ministeria bona saepissime distracta su111. Dies me dejìceret recensentem. Solo quì potrà in generale accennarsi alcuna cosa delle più considerabili. S. Gregorio il Magno, che chiuse il
sesto. ed aprì il settimo secolo della Chiesa, in più Lettere, massime à Vescovi, non solo accorda, che si vendano i sacri Arredi, i Vasi sacri a redimere gli Schiavi Cristiani; ma soggiunge, che tale idea ce la suggeriscono ambicluc le Leggi Civile, e Canonica: come può vedersi ncU'Epistola XVII dell'Ordin nuovo a Felice Vescovo di Si ponto: al L. IV: nella XIII a Fortunato, Vescovo di Fano, al L. VII; nella XXXVIII a Dono. Vescovo di Messina, allo stesso Libro. nella XVII à Chierici Demetriano, e Valeriano, al L. IX di queste Lettere. Di questi attestati ne à alcuni inferi ti Graziano nel suo Decreto alla Causa XII, alla Quistionc Il. Nè alcun si creda, che quei Canoni fosse ro coniati di quei tempi. Il Concilio Generale VI, celebrato negli anni 680, e 68 J chiama questi Canoni, che vogliono la sacra suppelle1tile, quando bisogni, impiegata al sovvenimento degli Schiavi, Canoni Antichi, come anche si riferisce nel decreto a.I citato luogo C. Apostolicos. Nè di ciò è da maravigliarsi, purchè si consideri, che nel primo Secolo del la Chiesa, Secolo di oro, per la Pietà, non che i Vasi, e gli A1Tedi dc' Tempj morti si vendevano a redimere gli Schiavi, si vendevano anche con eroi-
Allegati
chissima Carità gli stessi Tempj vivi : voglio dire, i zelanti Cristiani in copia arrivarono a vendere la loro li bertà per ricuperare quella dc' loro fratelli, pericolanti nelle Cattività. Di questo miracolo di zelo Ja fede S. Clemente I nella sua celebre lt.dtera a quei di Corinto circa l'anno di Cristo 97, dove si assicura di questi Eroi ciel Cristianesimo come testimonio di vista: Multos cognovimus e Nos1ris, qui se ipsos in vincula conjeceru111; 111 alios redimere/li. Che più è fi nb i Gentil i avevano per massima di Politica il badare alla Redenzione degli Schiavi: ond'è, che Cicerone ci lasciò al L. Il de Ojjìc. queste memorande parola: Haec benignitas etiam f?eipublicae utilis est: Redimi e se111isute caplos.
A vista di tali, e tante premure e di Dio, Jì n dà tempi della Chiesa Israelitica, e della Chiesa di Gesù Cristo fino dal primo suo secolo; al grido compassionevole di ben cento trenta Schiavi Siciliani. al rimprovero fino delle massime de'Gcntili, la carità de' veri Fedeli, principalmente Siciliani, sarà sorda, sarà stupida? In un secolo, così profuso nelle Limosine, i soli Schiavi Cristiani non ne verranno a parte? Degenereranno i Siciliani dal zelo de' loro Antenati? Che se poi per maggiore sventura accadesse questa spietata Mostruosità, allora, benchè tacessero le pupille degli Schiavi. troppo per altro eloquenti colle loro lagrime; benchè tacessero le continue loro Lettere, intersiatc di amarissimi treni, per altro dettatu ra de' loro indicibili affanni; non taceranno al ceno i loro Angioli Custodi, sì premurosi di non più veder languire i loro amari Clienti accerchiati e da Catene, e da Turchi; non tacerà il loro Trionfale Iitorno al Ciclo, cap1iva111 duxit captivitatem; Questi parlerà dall'alto del suo clivin soglio al cuore di ogni Siciliano colle parole del lodato S. Gregorio al mentovato Vescovo di Siponto: Quod spome ergo facere distulisti, nosrra saltemfacerefestina adbortatione commonitus. E si ri fletta, che chi ciò richiede, è quel divino Rede.111orc, che ci à liberati da più Schiavitù a costò del sangue suo; è quel di vin Rimunermore, che oltre il centuplo temporale, non lascerà nell 'eterni tà inguidcrdonata la Carità verso de' suoi amatissimi Schiavi. Però la Deputazione, Avvocatricc degli Schiavi Siciliani, implora dal mu nificentissimo Padre de' Callivi a tutti Benefattori di questa Redenzione ogni benedizione dal Cielo, e conchiude coll'affettuoso, e saustissimo aug11rio, di cui servissi S. Gregorio il Grande (che in parlandosi di Redenzione di Schiavi và mille e mille volte adoprato) alla soprammentovata Dama Palatina Teoctista: Vobis a11te111 Omnipotens Deus pro terreni.s· caelestia, pro temporalibus aelem.a restituar.
493
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Allegati
CATALOGO DE' SICILIANI REDENTI Dalla Schiavitù dé Barbari Dall'Anno MDCCXX fin ad Agosto MDCCLIV CoLl 'esatta .Nota di tutte le spese fatte pél detto riscatto.
Aci Reale. I Luciano Grasso ricauo in Tunisi .. . .. .. .. . . ... . .. .. . . . .. .. .. . .. .. ...... .. .. . .... .... .. . .. . . . ... . . . . . . . . . . ... . . . .. .. . . . .. .. ... .. ... .. . 2 Venerando Panebianco ricattato in Tunisi . . 3 Michele Grasso ricattato in Tunisi . .... .. ..... . .. .. .. . .. .. . .. .. .. .. .. .. .. .. .. ... ... .. . . . .. . 4 Salvadore Agresti ricattato jn Tunisi . . . . . ... . .. . .. . . . .. . ... . . .. . .. .. . . .... .. . .. .. . .... .. . . . . . .. . . . . ... . . . .... . . . . . .... .. . ...... .. .. . . . .. .. .. . . 5 Tommasso li Greci ricattato in Tunisi . 6 Salvadore lo Coco ricattato in Tunisi .. . . ... ... . .. .. . .. .. . . . • .. . .. .. .. . ... .. . .. .. . .. .. . . .. . . 7 Giuseppe Grasso ricattato in Tunisi . , , , . . , , , . .. .. . .. , . .. , .. . . .. , . . . . . ..... . . .. . . .. , .. . • .... 8 Francesco Guerrera ricattato in Tunisi . .. . , , . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . .. . •. .. ... .. , . • . .. 9 Carlo Puglisi ricattato in Tunisi ... .... . ... . . . . ...... . .... .. . ...... .. ........ . .. .... . . . . .. . IO Mariano Leonardo ricauato in Tunisi . . . .. ... .. . .. . .. . . .. .. .. .. .. .. . .. ... .. . ... . ... . . .. . . . .
pezze 400 400 p. p. 400
p. p. p. p. p.
p. p.
500 500 500 450 700 420
640
Agosta. 1J Gaspare Salamone ricauato in Tripoli .. . , , , . ... . , , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 12 Sebastiano Scirpa ricallato in Tunisi , , .. , , ... . . .... .... .... .. .. .. . . , . .... . . . .. .. . . . .. . . ... . p. 13 Sebastiano Merino ricattaco in Tunisi , .. . , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p.
265 400 265
Alessandria. 14 Pietro la Mela ricattato in Tunisi . . . . .. . .. .. .. .. . ... . . . . ........... .. .. • .. ...... .. . ... . . .. p.
1298
Aragona. 15 Biaggio Lisciandro ricauato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p.
448
Avo!a. . ... . . .. ' p.
16 Bartolomeo Nastasi ricattato in Tripoli .. ... .. .
700
Burgio. l 7 Vincenz.o Guarrasi ricattato in Tunisi , ... .. .. , .. . , .. . . .. . ... , . .. , . . . . . . , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 18 Calogero lo Cascio Iicattato in Tunisi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . L9 Giacomo Rarrile alias Cusmano di elemosina in Tunisi , , .. , , .. . . .. , , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20 Giuseppe Barrile alias Cusmano ricattato in Tunisi . . .. .. . .. . . .. .. . .. .. . , , .. . . .. ..... . .. ... .. . .
p. p. p. p.
440 450 240 265
. ' .. p.
505
22 Filippo Giammanco ricauato in Tunisi . . .. . .... .. . .. .. .. . . .. . . .. ... .. . . . .. .. .. .. ... . .... . .. p.
420
Caccamo 21 AJcssio Oliveri ricattato in Tunisi .. .. . Carini.
496
Guerra di corsa
Caltabellotta.
23 Vincenzo Muscarneri ricattato in Tunisi. .. .. . .. .... . . . .. . .. . . . .. . . .. . . . ... . .. • . . . .. •.. . .. . . p. 24 Paolo Pamusa ricattato in Tunisi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 25 Sehastiano .Maniscalco ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p.
100
447 1306
Castellammare.
p. p. p.
146 560
p.
640
30 Gio. Pietro Serra ricattato in Tunisi . . . . . .. ... ... .. . ... . . .. ... .. .. .. .. .. . , . .. . . . .. ... .. .. .. . p. 3 1 Rosario Serra ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . p. 32 Pietro Piazza ricattato in Tunisi . . . . . ... .. .. . . . . .... . .. .. .. . . . .. ..... .. .. .. . ... . .. . . . p. 33 Giuseppe Sciacca ricattato in Tunisi . . .. ... ..... . . . . . . . .. .. . . . ...... . , . ... ... .. . . . . . . . . • . .. p.
420 420
26 Vincenzo ùi Gaetano ,icanato in Tunisi per elmosina. . . . . . . . . . . . . . .. . ... .. . . . .. ..... . . • . . .. 27 Nicolò Gioja ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . ........ . . . .... . . .. . .... .. . . ........ ... .... .. 28 Gi useppe Battima ricactato in Tunisi . .......... . . .. .. . , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29 Antonino Navarra ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
640
Castclvctrano.
34 Patron Vincenzo Pantaleo ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 35 Vito Caland rino ricattato in Tunisi .. .. ...... ... . ... . . . .. .. .. . . .. .. . . .. . . .. .. .. ... ... . . .. .. . p. 36 Nicolò Rosso ricattato in Tunisi per le Pone ... .. .• ... . . . .. .. .. . .. .. ... . . . . . .... . ..... . ... .. . p.
500
500 265 347 67
Cattolica. 37 Amoninti di Piazza ricattato in Tunisi .. .. . . . .. .... . . , . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p.
520
38 Liborio Alfano ricatlato in Tunisi.... . .. .. .. . . . .. . .. .. .. .. . .. ... •• . . . .. .. . .. .... . ..... .. . .. p.
630
40 Stefano Spinello ricatiato in Tunisi .... • ... . .... . . .. .. .. . . . ... . . •• . .... .. . .... ... . . .. . . . .. . p.
450 1050
41 Francesco Tuzzolino ricatto in Tunisi .. . .. •. .... . .. . ... . .. . ....... . . . . . .... . • .. . .. . . . ... ... p.
42 Pietro Trajna ricattano in Tunisi.
. . . . ..... .. • • . .. .. .. . ..... ..... p.
902
Cefalù. 43 Simone Oundì ricattato in Tunisi 44 Nicolò di Liberto ricattato in Tunisi ..
. .. . . ... .. .. ... .. ... . . .. ... . . . . p.
400
p.
400
Favignana.
45 Vincenzo Guarrasi ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . •. . . 46 Francesco Guarrasi ricattato in Tunisi . .... . • . . . ... . . . ... . . . • , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 47 Giuseppe d'Asta ricattato in Tt1nisi . . . . .. .. ... . . .... . . . .... . . ... .. .. . .. • . ... . .. .... ... ... 48 Domenico Pisales ,icattato in Tunisi . .. .. .... .. .. . . ... .. . .... . . ..... .... . . .. ... . . .. .... . .. . 49 Francesco Durana ricattato in Tunisi ... . . .. ... . . ...... .. ... . .. . . ... . .. . . .. .... . .... ... .....
p. p. p. p. p.
595 450
. . . . p.
447
450
450 850
Forza d 'Agrò.
50 Giulio Raitano ricattato in Tunisi . .... .. . .
Girgcnli. 51 Nicolò Tarallo ricattato in Tunisi . . . . .. .. .. . .. ... . ... . .. .. .. ... .... ... .. . . 52 Lihertino Bennicc ricattato in Tunisi. .. .. .. . . . . ...... .. . ... . .. . ..... .. . . .. ... . ..... .... . , . . 53 Baldassare Mazza ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 54 Calogero Manfrè ricattato in Tripoli .. • ... ..... . . . ... . .. . . . ... .. . . ... .. .. . .. .. .•... . .. .... . 55 Leonardo Tarallo ricattato in Tunisi . .. .. ... . .... .. ......... ... .. .. ..... .. . . . ... .. .... ... .. .
p.
512
p. p. p. p.
429 479 500 420
497
Allegati
Lcocata.
56Agostino Russo ricauato in Tripoli .. .. ... .. .... .. . ..... .. . ... . ... . . . . . . .... ..... •. . ...... 57 Giovanni Schcrnbri ricattato in Costantinopoli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 58 Diego Mercurio ricattato in Tripoli . . .. ... .. .. . . . . . ... . .. .. .. .. . .. ... .. .. .. .... . • . . . .. .. ... 59 Bernardo Camilleri ricattato in Tunisi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
p. p. p. p.
401 560 425 1306
p.
400 400 400 400 400 400 400 400 420 400 450 450
Lipari.
60 Gaetano Gio. Res tuccio ricattato in Tunisi . .. .. .. .. .. . 61 Gaetano Bongiorno ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 62 Giovanni Caravcllo ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . ...... ...................... 63 Giuseppe Caravcllo ricattato in Tunisi . . . . . . . . ....•................ .............. 64 Francesco Testa ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 65 Bartolomeo Strangio ricattato in Tunisi .. . . . . .. , . . , , .. • . . .... . . . . ... . . , . . . .... . . , . . . . . . . . . . 66 Antonino Donato ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 67 Francesco Maria Navi ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 68 Angelo Rinauclo ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 69 Giuseppe di Cristo ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 70 Francesco Gauteri ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 71 Giovanni Messina ricattato in Tunisi . . ... .. ... . . .. .. .. .. . .. . .. .. . .. .. . .. .. .. . .. ..... . . . . ... 72 Gaspare Gio. Raitano ricattato in Tunisi per le Pone . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 73 Bartolo Sciacchitano ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 74 Antoni no Carbone ricattato in Tunisi .... . . .. . . ..... . ....... . ... . .. ... . ... . . . . ...... . . . . . . . . 75 Stefano Oddo ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 76 Antonino Rcstuccia ricauato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 77 Antonino Ferro ricattato in Tunisi .. . . .. .. . . . ... . . . . . . .. .. . .... . .. . . . . .. .. .. . . . ..... . ... .. . . . . . .. . .. . . . .. . . ... . . . .. .. .... . .. .. ... .. . 78 Domenico Restuccia ricattato in Tunisi. . 79 Gio. Alberto Sinagra ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . ................................. 80 Pasquale Camogna ricattato in Tunisi . . . . . . . ........................ . .. . . . . . 81 Francesco Erarno ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . 82 Domenico Miletta ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . ..................... . .. . 83 Giuseppe Giudice ricattato in Tunisi .. . . . .. . . . .. . . .. . ... . .. . .. .. . . . .. ... .... . . . . .... .. . . . . . 84 Felice Bonsiglio ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 85 Pietro Pasqualetto ricattato in Tunisi . . . .. .. . . .. . . . . . ... .. . . . ... .. . .... . .. . .. .. . .. .. .. . 86 Giuseppe la Mattina ricattato in Tunisi . . .. . . . . .. .. . .. . , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 87 Giuseppe Benenati ricattato in Tunisi per suo passaggio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 88 Felice Lorla ricattaco in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . .... . • . ... .. . • . ...... . .... ... .. . ... . .... . . 89 Natale Casella ricattaco in Tunisi ... .. .. .... . . . . .... .. . . . ... . • . . ... .. . .. .. ... .. . , . . . . . . . . . 90 Giuseppe Raneri ricattato in Tunisi ... .. .... , . . .. ..... .. . ... .... . .. ...... . . ... ... .. .. ... 91 Giuseppe Paino ricatta[() in Tunisi per le sole spese . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 92 Giovanni Randuzw ricattalo in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . .. .. . .. . . ..... .. . .. .. ... .. . 93 Domenico Restuccia ricallato in Tunisi . . . . . . . . . . . . .
p. p. p. p.
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20
p. p. p. p. p.
450 385 450 450 450 450 450 450 450 442 700 265 51 2 5 12 15 566 640 1050 10 1306 1306
p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p.
400 400 500 500 500 430 430 450 500 416 265 l I 14 548 840 840
p. p.
p. p. p. p. p. p. p. p. p. p.
p. p. p.
p.
Marsala.
94 Leonardo Coppula ricattato in Tunisi. . . . . , . , .... . . ... .. .. . . .. .. .. . . ... . .. .. . . . . , . . ... . . .......................... .......... ........ .. 95 Francesco Capeno ricattato in Tunisi . . . . ...... .......................... 96 Stefano Montenigro ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . 97 Giovanni Casano ricattato in Tunisi . .. .. ... .. . . • . . ... . . ... ... . . .. ..... . . ... .. .... ... . .. ... 98 Antonino Casano ricattato jn Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 99 Gio. Vito Giacalone ricattato .in Tunisi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . l 00 Vincenw Inglese ricattato in Tunisi . .. ...... . .. .. .. . .. . . .. . . . . .. .. . . . .. .. .. .. . . ... .. .. .. . . l Ol Natale Vi vo na ricattato in Tunisi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 102 Giuseppe San Martino ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I 03 Vito d'Amico ricauato in Tunisi ... . . ... ... .. . .. .. .. .. . .. .. .. .. . . ... . . . . ....... . . . . .. . ... 104 Giovanni Giacalone ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . l 05 Maria, e Giovanni Mannone ricattati in Tunisi .... . .. . ... . . ... ... . . . . . . . . , . . . . . . . . . . . . . . . . . . 106 Giaco mo Montalto ricattalo in Tunisi. . . ... . . . . . . . .. . .... . .. .. .. ... . . . . . .... . • . .. . . . . . . . ... 107 Martino Vivona ricattato i.n Tunisi . . .. . .. ... . .. . . . .. .. .. . .. . . ... .. .. .. .. .. .. .. . . .. . ... .. . I 08 Michele Angileri ricattato in Tunisi , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
498
Guerra di corsa
109 Mariano Antonio Mannone ricattato in Tunisi. . ... . . .. .. . . .. ... .. . .. . . .. .. . . . ... ... . ... .. . .. 110 Margaiita Barberi abitatrice di Sciacca ricattata in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 111 Vincenzo Giglio ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I J 2 Salvadore Giglio ricattato in Tunisi . ... .. ..... . . .. .. . .. . . .... .. . . . . .... .. .. . , . .... ... ..... 113 Gi useppe di Trapani, alias Pecora ricattato in Tunisi . .. . .. .. . . . ....... .. . .. . . .. . . .. .. .... .. ... l l 4 Andrea di Trapani ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 115 Francesco Pizzo ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 116 Leonardo Coppula ricattato in Tunisi .. . . . .. .. .. . . .. . .. . . .. . . . .. . .. . .. .. • , . . . . . . . . . . . . . . . . I J 7 Antonio Marchese ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 118 Gaspare Parrinello ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I 19 Antonio Marchese ricattato in Tunisi .... ... .. .. .... . . . . . .. ... . ... ..... . .. ... ....... .. . . .. 120 Pietro Zuccaro ricattato in Tunisi . .... .. .. ... .. . . .. . • . . . . . .. .. . . .. . . . . . . . .. .. ...... ... • .. 12 1 Tornaso Trapani ricattato in Tunisi ... ..... .. • .. ... .. ..... . . .• . . .. ... . .. ... . . .. .. ... ... . . . 122 Nicolò Arizzi ricauato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . • . . . . . . 123 N.icolò Razzo ricattato in Tunis ..... . ... .. . . . .... .. , . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . 124 Mariano Mannone ricattato in Tunisi .. . .. . . .. .. .... . ..... . . .. . ... ... . ... .. •. .... • . . ... ... 125 Catarina Stella ricattata in Tunisi ....................... .................. ..... ........ 126 Carlo d' A faro ricattato in Tunisi ... • ... . .. .... . .. .... . ...... .• . . ... . .• . ... ... . . .. ... . .. . .
p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p.
640 690 640 640 640 640 250 1050 1050 1358 1298 1298 1684 13 12 1106
p. p.
3860 857
p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p.
420 800 800 500 447 446 10 I 592 479 457 555 530 640 600 530 1028 1306 1306 569
.. .. . . ... . .. . ...... . . • . .. p.
600
147 Vincenzo Pergolizzi ricattato in Tunisi ... .. . .. .... . .. .. . .. .. .. ... . . . .. ... . . • , .. . ... . . . . ... p. p. p. p. p. p.
500 500 893 500 31 265 700
154 Liborio Giacone dcattato in Tripoli .. . .. . .. . . . ... ... . . . . ... .. . .. .... . . . ..... . ... . .. . . .. . . p. 155 Felice Mirabile ricatta[() in Tunisi . ... . ... ... . . .. . ... . . . .. .. . . .. . . .. . . . . .. .. . . . .... ... ... . p.
526 479
Mazzara. 127 Nicolò Foggia ricattato in Tunisi . ... . . .. . .. .•. . . .. . .. . . . . .. . .. . ... .. .. .. ......... ... . . .. 128 Francesca la Foglia Iicattata in Tunisi . . .. .. . . . .. . .. .. . . ... . .. . . . ... ... . ... . .. .... ... . . . .. . 129 Margarita la Foglia ricattata in Tunisi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . 130 Vito lngargiola ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . J 31 Vito Lorino ricattato in Tunisi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 132 Pietro Giacalonc ricattato in Tunisi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 133 Bartolo Gulino ricattato in Tunisi per le Porte. ... . . . . ..... . . .. .. . .. . .. ·.. .. . . . . .. •• .. .... ... . 134 Paolo, ed Alberto Giacalone ricauati .in Tu nisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . 135 Antonino Giacalone ricattalo in Tunisi ... ... .. .. .. .. . .. .. . ... . . .. . ....... . ... . . . . . ..... ... 136 Sebastiano di Gerosimo ricattalo in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 137 Francesco lo Sardo ricallato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . 138 Matteo la Lagna ricattatO in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 139 Vincenzo Catania ricattato in Tunisi. .. . . .. .. ... .. . .... . .. . . .. . . .. . .. . ...... .. .. . .. . ..... . . 140 Vito Antonio lo Sardo ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 14 l Bartolomeo Giacalo ne ricattato in Tunisi . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . 142 Francesco Adamo ricattato in Tunisi ... .. ....... . .. . .. . . .. . .. .. .. .. . . . . ... ... . .. .. ..... .. . 143 Vito Catania ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 144 Giuseppe Io Sardo ricattato in Tunisi . .... . . .. .... . . . .. .. ... .. .. . • .. ...... .. . . . .. . .... ... . 145 Francesco lo Sardo rica ttato in Tunisi . . .. . . . .... .. . ... . .. . . . ... .. . . . . ..... . .... .. . .. ..... .
Mazzarino. 146 Frà Serafino Cappellano ricauato in Tunisi per elemosina . .
Milazzo. J 48 Antonino Perdichizzi ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 149 Pietro Mannelli ricauato in Tripoli ... .. ... .... . .. . . .... . ..... ... .. .. .. .. . .. . .... ... . ... ... 150 Antonino Canzoneri ricallato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 151 Francesco Silvera ricattato in Tunisi per le Porte .. .. .. .. . . . .. .. . . . . . .. . .. ... ... .. . . .. ... . . . .. 152 Salvatore Puglisi ricattato in Tunisi ..... .. ... . . .. .. .. . . ... . .... . .. ... . .•• . ... . ... .... . ... I 53 Saverio Carrabbiano ricattato in Tripoli . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . .
Memfrici.
499
Allegati
156 Vincenzo Mirabile ricattaro in Tunisi .. . . . . .. . •. . .. . . • . . .. . . .. . .. .. .. ... . . . ... . ... . . . . . . . . p. 157 Nicolò Nieli ricattato in Tunisi . .. .. .. .. . . . . ... . . . . . • . . ... . •. . .... . . .. . . . . .. . • ... .. .. ' .. . p. 158 Vittorio Amodeo ricatLato .in Tunisi . . . . . . . •. .. . .. .. . . . ... • . . .. .. .. .. .. . . . . . . .. ... . . .. . . p.
445 640 640
Messina. 159 Placido Cosentino ricatLalo in Tunisi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . ... . . . . .. . . . . 160 Antonino Rinaudo ricattato in Tunisi .. .. .. .. . . . . . . .. .. .. . .. .. .. ... . .. .. .. ... .. . .. . . . . . .. . . 161 Rocco Sai vone ricattato in Tunisi . . ....... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 162 Salvadore la Viola ricattato in Tunisi .. . . . . . .. . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . • •. ... . .... '. . 163 Luciano Andronico ricattalo in Tunisi.. . ............ . .. . . . .. .. ... . . . . .. ........................................ . 164 Pietro Moles fugito da Tunisi per elemosina . . . I 65 Giuseppe Sarbone alias Barbanigra ricattato in Tunisi. .. . . ... . .. . . .. .. .. . . ... . . ... .. . .. .. . . .. . 166 Giuseppe Gianguercio ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . .. . . . . .... .. . . .. .• ..... .. ... . .. . . . .. . ... 167 Francesco Donato ricattat{>in Tunisi . ... .. ... . .. .. .. . ... . .. .. . . • .. .... . • . .. . .. .. . . .. . .. . . . 168 Antonino Cariddi quonclarn Domcnic.:o ricattato in Tunisi . . . .. ... . . .. .. • ... . . .. . , . . . . . . . . . . . . . . 169 Francesco Catania ricattato in Tunisi . . . . . . . . . , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . •. . . 170 Ignazio Messina ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . .. . .. . . . .. . •. . . . . .. .. . . . . . . .. .. . . 171 Maestro Vincenw Sai mi ricattato in Tunisi. .. . . .. . .. .. . ... . . .. . . .. . . . .. ... .. . . . .. .... . . . . . . ]72 Giuseppe Mamona ricattato in Tunisi. . . . . . .. .. . .. .. .. . ..... .. .. . . .. ... . . . .. . .. . ... ... . . . . . 173 Maestro Gi useppe lngarsia ricallato in Tunisi . .. . .. .. . . . .. .. . . .. ... . . . .. ... .. . . . .. ... ... . . .. 174 Antonio Frangi ricattato in Tunisi. . . . . . . . . .. . . . . . . . . . ... . . .. . .... ... .. .. ... .. . . . . 175 Ferdinando Caracci ricattato in Tunisi ... . .. ... . .. .. . .. .. ... .... .. . ... . ... . .. . . .. . . . .. . . . 176 Giuseppe .A.ndoloro ricattato in Tunisi. .... . . •. . . .. . . . .. . .. . . . .. .. . . . . . .. . .. . . . .. .... .. . . . . 177 Giuseppe Allotta ricattato in Tunisi . .. . . .. ... . . ... .... . ....... . . .. .. . . . ... .... . ... . . .. . ... 178 Giuseppe Cosentino ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. • . . . .. .. . .. . . . . 179 Placido Pagano ricattato in Tunisi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 180 Giuseppe Pidatella ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . .............. .. 181 Carlo Oddo ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 182 Giuseppe Vitella ricattato in Tunisi .. .. ... .. . . .. . . . .... ... . . . . . . .. .. .. . . . .. . .. ... . . . . .. ... 183 Giovanni Furfari ricattato in Tunisi . . ... . . .. .. . , . ... . .. . . . . . . .. .. . .. .. . , .. .. . . . . ... . . . .... 184 Matteo Tarrone ricattato in Tunisi . . . ... . . ..... . . . .. .. . . . . ... . .. ... . .. ... . . . . . ... .. . .. . .. 185 D. Maria Mauro, e Grirnaldi ricattata in Tripoli .. . . ... .... . .. • . . .. . . ... . . . . ... .. . . . ... . . . . .. 186 Placido Caruemola ricattato in Algeii per le Porte, e spese . ... . . . . . . .. ... ...... .•. . . . ... . . .. . .
p.
402
p. p.
400
p.
400 400
p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p, p. p. p, p. p. p.
400 4
400 500 500 265
500
500
500 500 500
550 550 450 500
520 390
450 500
500 265 265
1000 120
Monte. 187 Salvatore Piraino ricattato in Tunisi 188 Salvadore Polari ricattato in Tunisi . .
. . . . .. . .. . . . .. . .. . . . . .. . . . .. . . . .... . ... ..... .. p. .. .... . . . . . . ' . .. .. . . . .. .. . .. .. . .. ... . .. . .. . . . p.
500
246
Naro. 189 Antonino Lentini ricattato in Tunisi ..
.. . . . . .. . . . . . .. . p.
500
p. p.
400 400 195 385 700 400 400 400 400 450 450 450
Palermo. 190 Andrea Giunta ricattmo in Tunisi .. . . ..... . . . .. . 191 Pietro Luigi ricattato in Tunis. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ... . . . . .. ... . ... . . . .... . . 192 Padre Nicolò Erric:o Guadagna dell'Ordine de' Predicato ri ricattato in Tunisi . . . .. . .. . . . . • . . ... , . . . . 193 Francesco Fiderico ricauato in Tunisi . . . . . . . . . . . . .. . . . . . .. .. .. ... . ... ... .. .. . .. .
194 Rosaria la Greca ricattata in Tunisi . ... .. . .. . . . . .... . •• . . . . . . . . . . ... . . .. .. ... .. . .. .. . . . . . 195 Giuseppe Grana ricattato in Tunis .. ... .. ... . . •. . .. . . .. .... . .. . .. .. .. . .. ... .. .. .. . .. .. . 196 Vincenzo la Laima ricattato in Tunisi ... . . .. .. . . . . .. . . . . .... . . . . .... .. . . . .. . ... . ..... . . .. . 197 An tonino Grana ricattato in Tunisi . .. . .. .. ... .. .. . .. .. ... .. . . . .... .. . • . . ... . . . .. . .. .. . ... 198 Maestro Vincenzo di Gregorio ricattato .in Tunisi . . . .. . . . . .. .. .. . . . .. . . . . ... . . . .. ... . . .. .. . . . 199 Diego Oliva ricattato in Tunisi .. . . . .. . . . ... . .. . . ..... . .. .. . . .. . .. .. . . . ... .. . . . . ... .. . .. . 200 Stefano Quattr'occhi ricattato in Tunisi . . . .. .. . . .. .. .. . . . ... . . ... .... . . .. ....... . . •• . ... . . 201 Antonino Sabato Iicattato in Tunisi . .. . . ... . . . . . . .. . . . . .. . .. . . .. . . . .. ... . . . ... . .. . . . ... .. .
p. p. p. p.
p. p.
p. p. p. p.
500
Guerra di corsa
202 Domenico Amedeo ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. . .. . . . . ... .. ... ... . . p, 203 Giovanni Vi tetta ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 204 Francesco Marino abi tatore in Paola ricattato in Tunisi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 205 Giuseppe Piscitello ricattato in Tunisi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 206 Girolamo Messina ricattato in Tunisi ... ... .. ... ... . .. . . .. . ... ... . .. . .. . . . .... . .. ..... .. .. . p. 207 Giuseppe Puccio ricattato in Tunisi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. p. 208 Antonino M.artello ricattato in Tunisi . . .. .. . .. .. ... . . .. .. .. . .. .. .. . . . . .... , . . . . . • . . . . . . . ... ... ... . . . .... .... p. 209 Vincenzo Pilato ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21 OGiuseppe Messina ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 211 Nicolò di Marco ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 212 Sebastiano di Pietra ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 21 3 Natale Marino ricattato in Tunisi .. .. . ...... . . . , . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 2 14 Antonino Frano ricallalo in Tunisi . . ........... , . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 215 Giuseppe Cannizzaro ricattato in Tunisi .. ..... ... ..... • . .. .. .. . .. ... .. .. ... ...... ... .. .... p. 216 Pietro Cimeca abitutore in Messina per elemosina . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 217 lsidoro Caracciolo ricattato in Tunisi . . .. ............ .. .... .. . . .. .. . . . . ....... .... .... . . .. p. 218 Giuseppe lngarsia ricattato in Tunisi ... ... .. . . .... .. . .. .. . .. .. .... . . . •. . ... .. ..... .. ... .. . p. 219 Girolamo Puleo ricattato in Tunisi .. . ... ... .. .. ....... ... . .. ... . . ... . .. .. ...... . . .. , . . . . . p. 220 Giovanni Brazzano ricauaw in Tunisi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 221 Pn' Francesco Brazzano ricattato in Tunisi . . . . . •. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. . ..... ... .. . . ...... . • .. ... .. . . ... . . .. . . . . , . p. 222 Pn' Antonio Brazzano ricattato in Tunisi. . . 223 Michele di Benedetto ricattato in Tunisi . . . ........................... ..... ..... p. p. 224 Pn' Vincenzo Russo ricat.tato in Tunisi da Antonino di Lorenzo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . 225 Alfqnso la Torre ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ........ p. ..... . .. .. . . . . . . .. .. . . .. ... ..... .. .• .. . . .... .. . p. 226 Pn' Vincenzo di Fazio ricattato in Tripoli 227 i'vlatteo di Fazio ricattato in Tripoli . . . . . . .. . ... .. . . ..... . , . . . . . . . . . . . . ..... . . ..... p. 228 Giuseppe Allotta ricattato in Tunisi .. .... ... .. . .. . . . ........ . ... .. . . . . . ...... ..... ... .. .. . p. 229 Domenico di Fazio ricatcato in Tripoli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 230 Pn' Vincenzo Russo ricattato in Tunisi .. .... ......... . " ... . . .. ..... .. , .. . ... ... .... ... • , . p. 23 1 Alessio di Blasi ricattato in Tunis. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. ........................... p. 232 D. Ignazio Bettone ricattalo in Costantinopoli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 233 Domenico Penzallorto ricattato in Tunisi . . . . p. 234 Fra Giuseppe M. Gcrvasi Carmelicano ricattato in Tunisi ..... .. . . . .. . ... . .. ..... .. . ... . , . . , ... . .. .. . .. . ...... . . . . .... ...... . . . .. . .. . p. 235 Pn' Antonio Conti ricattato in Tunisi. . . . . . . p. 236 Padre Scefano,Salipegni dell'Ordine di S. Francesco ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . 237 Antonino Lanfusa ricattalo in Tunisi ............... . .. .. ... . ..... . .. .. .. . .... . .. . .. ..... . . p. p. 238 Francesco Cappello ricattato in Algieri ......... . .. . .. ... ..... .. .. • .. .. .. . . , • , . . . 239 Gio. Battista Tortorici ricattaco in Tunisi ..... .... . .. . .... ... . . . .... . .. ... . . , . . . . . . . . . . . . . . . p. 240 Diego Pinna ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 24 1 Bartolomeo Rizzo ricattato in Tunisi . ... .... , . . .. ... . ... . .. . . . .. . .. . .. . . . .. .. . ... . . .. . . ... p. 242 Ambrogio Sciacca ricactato in Tunisi . .. ... .. . . ..... . .. .. .. . ... . ..... . . . ..... .. .... ... . . ... p. 243 Nunzio Giunta ricattato in Turùsi . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. .) 244 Rosa Salerno ricallaLa in Tunisi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . ... ) 245 Maria Salerno ricattata in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 246 Antonina Salerno ricattata in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. . ..... .. . . ... . ) 247 Gaspare Sale rno ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 248 Salvaclore Salerno ricattato in Tunisi .. .. .. ... . ...... . . .... . . .. .... . . . . ..... ..... ... ... ... ) 249 Bernardo Puccio ricattato in Tunisi .... .. .. .. , ..... . ... . . ... .. .. ..... . . ..... . .. ... .... ... . p. 250 Martino di Gerardo ricattato in Tunisi. ... .. .. . .. . .... .. .... .... .. .. . ..... .. .. .... .... . . .. . p. 25 I Antonio d'Alberto ricattato in Costantinopoli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. .. ... ... . . . . . . . p. 252 Natale Curcio ricattato in Tunisi .. . .... .. ... . .... ....... .. . .. ... ... . . . ...... .... . . ... . .. . p. 253 Gioachino Carbone ricatcato in Tripoli . .. . . . . .... .. . . . .. .. . . ... . . ... . . .... . .. ... .. . . .. . . . p. 254 Diego Fileccia ricattato in Tunisi .... , .. . ..... . .. .. .. . . ... .... .. . . . ...... . .... . .... .... . . . p.
200 450 450 260 450 450 500 500 500 500 600 700 700 550 40 500 500 500 265 265 265 650 650 500 401 675 650 675 650 500 800 792 850 750 J.300 512 700 524 448 309 457 512 2825
600 550 550 1306 924 6298
Palma. 255 Croce Mulè ricattalo in Tunisi cli soccorso . . . . .. . . .. . 256 Nicolò Mulè ricanato in Tunisi ... . .. ... .. .. ...... .. . .. .. . Pantelleria.
p. p.
425 425
257 Francesca Gabriela ricattata in Tunisi .. .. .. . .. .. . ...... . .. .. .. . ...... . . • . .. .. .... ... . .. ... p. 258 Pietro Cirino ricattato in Tunisi. ... ...... . ... . . . .. . .. . .. ... .. . . . . ... . ... . . .. ... .... .... . . p.
650 500
501
Allegati
259 Francesco di Malta ricattato in Tunisi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ................. .. 260 Antonino Greco ricattato in Tripoli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ................ .. 261 Pietro di Malta ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ............ 262 Sac. D. Vincenzo Gandolfo ricattato in Tunisi . .. ... . .. .. . . . .. .. .. ... . . . .. ... .. . . .. ... . . ... ) 263 Sac. D. Francesco Fil1'eri ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 264 Salvadore Patania ricattato in lì.misi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ... . . .. . 265 Carlo Donato ricattato in Tunisi . ... . ... .. . . ............. . ....... ... . .... .. . .. .. ... ... ... 266 Giuseppe Chitardi ricauato in Tunisi . .. . . .. . .. ...... . ... .. .. . . ...... . ... . .... .. ... . . . . . . . . 267 Salvadore Aghilon ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . 268 Alonso Casano ricattato in Tunisi . . . . . . ................. ........ ................... .. 269 Pietro d'Angelo ricattato in Tunisi per le Porte. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 270 Giovanni Coronato ricattato in Tunisi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27 I Gaetano Greco ricattato in Tripoli ... .. .. .. ... . .. .. .. .. . . .. .. .. .. . ... .. .. . . ....... .. . . .... 272 Gi useppe Maricoto ricattato in lì.rnisi .... .. . .. ... . . .. .. . .. .. .. . . . .. . .. .. .. . . . •. . ..... . .. .. 273 Giuseppe Romano ricattato in Tunisi ... • .. ... .. .... . .. . . . .. ... . . .. ... . . .. . .. .... .. • . . .. .. . 274 Sebastiano Pavia ricattato in Tunisi .... . .. .. . ... . .. .. .. . .. ... .. ... .... . . . ... .... .. . . . ..... 275 Giacomo Maccott.a ricattato in Tunisi . . . . . . ... . . . ..... . .. .... . . ....... . .. . .... .. .. . . ) 276 Gio. Battista Gabriele ricattato in Tunisi .. . . , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
p. p. p.
512 893 5[2
p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p.
1308 530 450
p.
26 12
p.
500
. . . .. . ... .. .... ... .. . .. p.
2790
. .. . .... . . .... .. p.
530
. ... .. .... . ... ... . . . . . ... p.
500
..... • .. . .. .. .. . p.
1677
. . . . . ... . .... . p.
550
.. .. . .. . .. .. ... . . ... .. . p.
31 4
p.
400 400
109 256 562 31
531 286 1684 1306 425
Partanna.
277 Nicolò Palermo ricattato in Tunisi Partinico.
278 Sacerdote D. Girolamo Greco ricattato in Tunisi. . . Piraino.
279 Domenico Caronna ricattarn in Tunisi . .. . . . . . . Salemi.
280 Giovanni d'A mico ricanato in Tunisi . .. . .. ... . Sambuca.
281 Giuseppe Catalano ricattato in Tunisi .. .... . . . . ... . . . . . . . Sanfilippo.
282 Giacomo ViIlari ricattaco in Tunisi ... Sant' Angelo.
283 Antonino Marcello ricattato in Tunisi . Santo Stefano.
284 Antonino la Rocca ricattato in Tunisi .. . 285 Daniele Romero ricattato in Tunisi . .. .
• ••• • •
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•• •
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• •• • • • • • • • •• •• ••••
. . .... .. . .. .. • . . .. .. . . ... ......... . .. .. . . p. S.ivoca.
286 Sacerdote D. Domenico Storiales ricattato in Tunisi
. . . . .... ... . ... . . . p.
715
502
Guerra di corsa
Scaletta. 287 Salvadore Lui si Ricattato in Tiipoli . . ... . . . . . . .. . .. .... . .. . . . . .. .. . . . . .. . , . . . . , . . .. . . . ... p.
400
Sciacca. . . . . . . .. .. ... . . . . ... .. . . . .. .. . . . .. . . ... . . 288 Gaspare Bono Iicattato in Tunisi. . . . . . . . . . . 289 Margari ta Bono ricattata in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 290 Anna Barberi ricattata in Tunisi ... . . . . . . . .. . . . .. . .. . . . . .. . .. . . . . . . . . . . .. . . .. .... ... .. . . .. 29 1 Antonino Bono ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . ................... ............ 292 Francesco Bono ricattato in Tu nisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 293 Ignazi o Trapani ri cattato in Tu nisi . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . ... . .. . . ... . ... . . . , . .. . . . •• . 294 Anna di Bono ricattata in Tunisi . .. . . . . .. . . . ... . ... . . . .. .. . . . . . ..... . . . . . . . . . .. . . . . . . , . . 295 Giovanni Bono ricattato in Tu nisi . . .. ... .. .. . .. . . . .. .. . . . .. . . , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 296 Aurelio Barcello na ricattato in Tripoli. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 297 Ignazio Guardino ricattato in Tunisi . . . .... . . . .. . . ... . . . ... .. , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 298 Pasquale Castronovo ricattato in Tunisi . . .. . . . ... . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . ... . . . . . . . . .• , . . . . .. ) 299 Domenico Gra ffeo ricattato in Tunisi . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 300 Si lvestro Fauci ricatatto in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . , . .. .. . . . . . . . . . . . . .. ... . . . . . .. . . . ... . . ) 30 1 Girolamo Imbornone ricattato in Tunisi
p. p. p. p. p.
p. p. p.
400 800 800 425 425 425 800 425 700 1298
p.
3768
p.
] 306
p. p. p. p.
620 640 640 425
306 Gaspare Actardo ricattmo in Tunisi ... . . . . ..... . ... .. .. . .. .. . . . .. . . .. .. , . . . . . . . . . . . . p. 307 Pietro Mora ricallato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p.
520 520
p. p.
Scici i. 302 Guglielmo Conti ricallato in Tunisi . .. . 303 Lorenzo Ossino ricattato in Tu nisi . .. . 304 Antonino Calab rese ricattato in Tunisi . 305 Nicolò Fava ricattato in Tunisi . . . . . . .
. . . .
. .. . .. ... ...
. . . .
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. . . . . . .. . . . . . . .. ...... .. ........
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. . . . . . . . . ... . . . .. ... .... .. ... .......... .
Siculiana.
Siracusa. ............. .................. ......... .. 308 Matteo Salern o ricattato in Tu nisi . . . 309 Michel' Angelo d' Alva ricattato in Tunisi . . . . .. .. . .. . . . .. .. . .. . . . . . . . •. . . . .. ... .. . . . . ... ... 31 OGaetano Neri ricattato in Tunisi . . . . . .. . .. . . . .. .. . . . . , . .. .. . . . .. . . .. , . . . . ... . . . . . .. . . 3 1 l Giuseppe Lentini ricattato in Tunisi .. ... . . .. ... . . .. . . . . . . ... . .. .. , . ... .. . . . ... . . .. . .. .. .. . 3 12 Giuseppe Bussi ricattatO in Tunisi . ... . .. . .. . . ... . .. .. .. . .. . . ... . . . . . .. . . . . . .. . . . . , . . .... ) 3 13 Gaetano Lentini ricattato in Tunisi . ... .. . . ... .. .. . .. .. .. . . . .. . . . .. . , . . . .. .. . ... . . . • .. . .. . 3 14 Silvestro Scicli ricattato in Tunisi . .. . ... . . . . . . . .. .. . .. . . . . , .. .. . . . . .. . . .. .. . .. .. . . . .. .. .. 3 J 5 Sebastiano Lentini ricattato in Tunisi. . .. . .. . . . . ... .. . .. .. . . . ... . .. . . . .. . . . .. .. .. . .. . . .... ) 3 16 Angela Lentini figlia ricanata in Tun isi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .,.. ..... 3 17 Andrea Ro mano ricattato in Tri poli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3 18 Giuseppe Marino ricattato in Tunisi .. . .. .. .... . .. .. . . . . • .. . . ... .. . . . .. . .. . . . .. . . .. . . ... . ..
p. p. p. p.
500 30 244 585
p. p.
1120 5 18
p. p. p.
1193 13 13 1300
p. p. p. p. p. p. p. p.
500 500 500 450 495
Tavormina. 3 19 Mari ano d'Arri go ricattato in Tunisi . . . . . .. . . . . . .. .. . . . .... . . .. .. . .... . .. . 320 Placido Nigrì ricattato in Tunisi . . .. . .. . .. . . ... . . . . . .. . . . . . .. . . . .. .. . .. . . .. . . . . 321 Silvestro Giarrino ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 322 Salvadorc Pi nturo ricattato in Tu nisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 323 Scipione Parisi ricattato in Tun isi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 324 Pancrazio Misseri ricattato in Tunisi. . . . . . . . . ..................... ............. 325 Gaspare Arnaud ricattato in Tu nisi per le spese .. . . • .. . . . . . .. . , . . . .•. .. . .. . . . . . . . .. .. ... . .. .. 326 Gio vanni Geno va ricattato in Tunisi . . . . . . . . . .. . . . .. . . ... .. .. . .. .. . . ... . . . . .. . . . .
520 32 1306
503
ALiegati
Termine. 327 Silvestro Gau rdiano abita10 re di Memfrici ricattato in Tunisi . . . . . . .. ... . . . . . . .. .. . . . . . . .. . . 328 Mercurio la Scola ricattato in Tunisi. . . . .. .. • . .. .. . . .. . .... ..... . 329 Giuseppe Rizzo ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ..... . . .. 330 Francesco la Rocca ricattato in Tunisi. . . . . .. .. . . . . .. . . . ...... . ... . 33 1 Leonardo Majorca ricatta to i11 Tunisi . . . . .... . . ..... . . . .. . .. . .... . .. . ... . . . . .. . .... ... .. . ...... .. . . 332 Pietro di Bartolo ricattato in Tunisi.
p.
400 400 450 420 450 450
p p. p. p. p.
422 400 495 640 25
p. p. p. p. p. p.
400 400 400
p. p. p.
p.
p.
Terranova. 333 Pietro di Uanolo ricattato in Tunisi .. . 334 Angelo San Martino ricattato in Tunisi . 335 Rosario Abela ricattato in Tunisi. 336 Gaspare Biundo ricattato in Tunisi .. . 337 Gaspare Lornia ricatta to in Tunisi per aj uto . .. . . . .. . .
Trapani. 338 Domenico Ladragna ricattato in Tunisi . 339 Sebastiano Lanza ricattato in Tunisi... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ... . .... . . . .... . .... 340 Giachi no Spagnolo ricatta to in Tt1nisi. . . . . . . . . . . . . . .. . •. . 34 l Patron Antonino Capicciola ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 342 Vi ncenzo Maltese ricattato in Tunisi .. .... . . . .. .. . ..... . . .. ... ... .... . . .. . .... ... .. ... ... . 343 Boni faz io Morgana ricattato in Tunisi. . .. ... .. .. 344 Giuseppe Cusmano ricattato in Tunisi . 345 Francesco Romeo ricattato in Tunisi. 346 Antonino Mcssinco ricattato in Tunisi . 347 Stefano Ferraro ricatrato in Tunisi.. . 348 Antonino Scarpello rica ttato in Tunisi . . . . ... .. ... . 349 Antonino Papa ricattato in Tunisi . .. . 350 Angelo Rinaudo ricattato in Tunisi .. .. . ... . . ... . . .. ... . ...... .. .... .. .. ...... . .. .. .. .. .. . 35 1 Paolo Castelli ricattato in Tunisi .. . 352 Giusep pe Pappalardo ricattato in Tunisi.. . . . 353 Fil ippo Guaino ricattato iii Tunisi .. .. . ... ..... . . . . 354 Ignazio Cuba ricattato in Tunisi .. .. . . . .. . . 355 Nicolò Mel ia rica ttato in Tunisi .. . 356 Carmine Gio. Alberw Ma ncino ricattato in Tunisi . 357 Paolo Turri ricattato in Tunisi per elemosina. . . . . . .. . . . . . . . . , • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 358 Giovanni Alberto ricattato in Tunisi. . . . . . . . . . . ........ .. 359 Alessio Pavia ricattato in Tunisi ... .... . . . .. ... .. ... . .. .. ... . .. • .. . . ... .. .. ... . .. .. . . . . .. 360 Nicolò Notaro ricattato in Tunisi . .. ... ... . .... . . .. . . . . . . . . .. . .. . .. .. . .. . . . . . . .... . . .. . . . 36 l Francesco Palumbo ricattato in Tunisi 362 Francesco Catrnizzaro ricattato in Tunisi. ............................................. 363 Carlo Misa ricattato in Tunisi . . . . ... . 364 Francesco Leonardo Bongiorno ricattato in Tunisi . . . . .. . . ... ... . .. . . . , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 365 Cristoforo Bertolino ricattato in Tunisi . . . . . . . . . . . ......... . .) . . ... .. . ... .. . . . . . . .. .. . .. . .. ... .. .. . . 366 Giuseppe Cutrano ricattato in Tunisi. 367 Giuseppe Russo aliàs Oliva ricattato in Tunisi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ) 368 Antonino Buzz urro ricattato in Tunisi . .) 369 Giovanni f>revito ricattato in Tunisi .. . . .) 370 Francesco Pirnme ricatlato in Tunisi . 37 1 D. Vincenzo Consales ricattato in Algieri . ................. . . . . . .. . ... ... . . . . . . .. 372 Ludovico Lentini ricattato in Tunisi . .. .. . . .. . . . . .... .... . . .. . . . . .. .. .... ... . ... . . . .. . ... . . 373 Vincenzo Renda ricattato in Tunisi .. . 374 Giacomo Lornbardo ricattato in Tunisi .. 375 Vito Musa ricattato in Tunisi 376 Giuseppe Zanca ricattato in Tunisi . . . 377 Patron Giuseppe Graziano ricattato in Tunisi . .. . ...... , . ... .. ... . ... . . .. . . ... .. . . 378 Giuseppe Bertolino ricattato in Tunisi. ... 379 Gaspare Lombardo ricattato in Tunisi .. . . .. ... . .. . .. .. . . ... .. .. .. .. . .. . .. .. ... . .
400 400
p. p.
400 400 400
p. p.
400 450
p. p. p.
450 450
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450 450 450
p. p. p.
470
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500
p. p. p. p. p.
406 400
20 500
500 490
500 500
p. p.
500
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420
p.
1196
p.
1987
p. p.
762 520 520 700
p. p.
p. p. p. p. p.
700 700 700 700
200
504
Guerra di corsa
380 Domenico lo Bianco ricattalo in Tunisi . . ... .. . . , , , .. .
p.
457
381 Gi useppe Rizzo ricattato in Tunisi .................. ..... .... ... p. 382 Giorgio Ravazza aliòs Ruina ricattato in id gieri . . . . , . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 383 Antonia Cotogni ricattata in Tunisi . .. , , , .. ... .. . .. .. .. . . .. .... , , . . . . .. , . .. , , p. 384 Antonino ArchinLello f3arlotta ricattato in Tunisi . . . , .. . , , , . , , . • . p.
5 12
385 Andrea fel ice ricatta to in Tunisi le sole spese .
. . . .. . . . .. . , , , . . . . . ...,. ............ p. 386 Leonardo Laclragna ricattato in Tunisi . . . . ... . , . .. ... .... . . ... . , , . . . . p. 387 Gio. Battista Grilletto ricattato in Tunisi per le Porte , . , , . . . . . . .. . , , . . . . . . . . . . . . . . p. 388 Ignazio Limona ricmtato in Tunis .... .. . . . .. , , , , . . . . . . . . . . . . . . . ........ p. 389 Matteo San Fi lippo ricattato in Tun isi . . .. .. , . . . . . . . • . . . . . .... . ... . .. .. .... . . ..• . . . , p, 390 Carlo Rallo ricallalo in Tunisi. . ... ... . , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . •.. . . .. . . . p. 39 1 D. Ottavio Specchi ricatl"a to in Algieri . .. . . . .. . . .. ..... .. . . .. . ... . , .. p. 392 Paolo Guajano ricallato in Tunisi .. , ....... .... . , . . . . . . .. .... • , , . . . . . . . . p. 393 Giacomo Mancuso ricattato in Tuuisi . . . .. .. . . . ... . , , . . . . . . p. 394 Francesco Guajnno rica tta to in Tunisi . .... ... . , , , .. , , , . ... ... , , , .... . . ... ... . . . ... p. 395 Oiorgio Savoca ricattato in Algieri ... ... . .. , , . , . . . . . . . . . . . . . . . . p. 396 (j iovanni Pollani ricauato in Algicri. . . .. .. . . . . . .. . ...... , . p. 397 1\ ntonino Viviano ricattato in Tunisi . , , , ....... .. . . . .... , . . • , , , . .. . . . p. 398 Leonardo Migliore ricattalo in Tunisi , . . . . .. . , ... . ..... .. .. .. ... , . , . , ... . p. 399 Giuseppe Anto nio Rornano ricattato in Tunisi. . ... ... , , . . ..... . . . p. 400 Marco IVJusicò ricattato in Tunisi . . .. . , . . . . . . . . . .. . , , , .... . ... ... . . . p. 40 I Cìio. Battista Tipa ricatta to in Tunisi . .... .. .. . , . , . . . . . . . .. , .. ... .. .. ... . . . p. 402 Francesco la Mendolia ricauato in Tunisi per le Porte ..... .. .. . . . . . .... . , , . . . . . . .. .. . p. 403 Mario fardclla ricattaio in Tunisi . .. .. . . , .. ..... . . ... .. .... .. . p, 404 <.ìio. Battista Caruso ricallalo in Tunisi ... , , , . . . . . . . . . ... . ' . p, 405 Pietro Giacalone aliàs Molinaro ricartato in Tunisi per aj ut. . . ... , , .. .. . . . . .. . . . .. . . .... , , , , p. 406 !\lonso Buscaino ricallato in Tunisi .. , . . . . . . . ... . , . . . . . .. .. . . .. ..... , . p. 407 Vito Gentilt: ricallato in Tunisi . , . . . . . . .. . . , . , ... .. . . ... .. ... .. , , , ..... . p. 408 Gi useppe Ferro ricattato in Tunisi .... .. .. .. . .. . .... , . .. , , , . . . . . .. .... , .. . . ... ... .. . . p 409 Pietro l:lrutto ricattato in Tunisi. . . . . . . . ... .. , , . . . . . . . . . . . . . . . p. 410 Francesco 13allotta ricattato in Algieri. p. 41 1 Leonardo Rallo ricattato in Algieri . p. 41 2 Padron Francesco Manca ricattato in Algicri., ... . . . ... .. , , .. .. . .. ... ... . ... .. . , . p. 4 13 Anlo11ino Basile ricallato in Algieri . . ... . , , , . . .. .. . .. . . ... . • . ... , , . . ... ... '. ' . p. 4 14 Giuseppe Russo ricattalo in ;\Jgicri ... . . . .. . . . . ... . . . ... .. . .. . . . .. . . . . . ' ' ' .... ) 4 1.5 Martino Rina udo ricattato in /\Jgieri , , .... . ... .. . . . .) 416 Sebastiano Calamela ricattato in Alge ri .... .. ' ' ' . . . ... . .. .. . p. 4 I 7 Giuseppe Valentino ricattato in Tunisi ....... . .. .. .. , . , , . . . . . .. ...... p. 418 Leonardo M.atcra ricattato in Tunisi . . . .. ... , , , ... . . .. .. .. . . . . . , . . . . . . . p. 4 JC ) Vi ncenzo lo Sardo .. , . . . . .. . . ..... .. . .. , . . . . . ... , ... . .. . . . . . . . · · ·. · · · ·) 420 Francesco lo Sardo e fratel li ricattati i.n Tunisi . .... . .. . . . .. . .. ... .. , , , ... . p. 42 1 Gi useppe Maggiore ricallato in Tunisi ... , . . . . , . . . . . . .. ... , ... . . .. . . .... • . .. .. , , . . . . . p. ............ . .... . .. . . .. , , . . . . . . . . . . . p 422 Ignazio Montapcrto ricatta to in Tunisi 423 Vincenzo Gian di Trapani ricattato in Tunisi. . .. , . , ... ..... . .... ... . , , .... . . . p. 424 Vincenzo Greco ricattato in Tunisi . . , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 425 Vito la Torre ricattato in Tunisi .. p. 426 Giovanni figucc ia ricattato in Tunisi . .... , .. , , . . .. .. , , ...... .. . .. ... . p. 427 Vito Mancuso ricattato dal Senato di Siracusa in Tunisi con aj uto della Redenzione .... . ..... .. , . ... . p. 428 Vito Valentino ricatta to in Tunisi , .... , . . . . . . . ... , . .. . , , , , , . . . p. 429 Antonino d'Accardo ricattato in Tunisi ........ . .. ..... .. , . . . . . . . . , , ... ..... .. .. . .. . p 430 Nicolò Manca ricatta to in Tunisi.... p. 43 1 Gio. Vito Valenti no ricattalo in Tunisi. . , , .. . . •.. .. . ... .. .. . . . . .. .. ... . . . . . . .. p. 432 (ì io. Battista Terra nova ric,;ttato in Tripoli , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .... . , . p. 433 Pietro di Giorgio ricallato in Tunisi, , ... . , . . . . . . . . . .. . . , . . . . . . . . . . . . . . . p.
700 574 438 32 443 50 337 308
309 282 107
367 530 450 450 600 640 640 640 640 40 1050 1050 45 1050 1050 1050 1050 447
447 575
500 1120 1358
1350 ,_, 17')7 1298
1298 1306
1306 388
1312 2IO
1306 1306
1434 946
576 1306
Tusa.
434 Pietro Sa111111ataro rica ttato in Tunisi . . . . ..... .
Somma no
p.
. . ...... . ' p.
400 25 756 1
Allegati
505
Quali ridotte in moneta cli Sicilia alle diverse ragioni come son venute alla Redenzione importano . . . . ... . . . ...... .. . ... . ... .. . .. . ....... . ... . ... .. .. . ....... ....... • ... 7 ... 59672. 5. 18. Alle quali aggiunte tu tte le spese fatte clalJa Redenzione suddetta, tanto per provisioni, spese pel mantenimento de' suoi Redentori in Tunisi. spese fatte colà per diritti cli Dogana, Porte, manteni mento degli Schiavi fi no al loro imbarco, robbc, noli. quarantene. Processioni fatte quì in Palermo, loro mantenimento, e spese pel ritorno ai loro Paesi. come anche le spese per consegui re li loro legati, elemosine fatte all'Ospedale di Tunisi per gli ammalati Cristiani, e tutte )'altre s pese, che an no occorso .. . .. . .. • . . . . . 7...7439. 12. 13. Sommano . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7.671 11. 18. 11. Da cui si deducono l'infrascriu.e somme dal]' infrascritti in ajuto del riscatto di essi Schiavi Cristiani: Dal Venera bi le l'vlonte di questa Citt/1 di Palermo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . • . . 7 .. .42 19. I 8. 16. Dalla Chiesa di S. Catari na l'Olivella di essa Città ....... . ...... .. . . .. ........ .. . . . . . .. . .. . 7 ...240 1 Dalla Chiesa della Catena, dal Convento di S. Cita, dal Convento della SS. Tri nità, da altre opere pie, e Persone particolari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7.. . 1638. 12. 6. 7 .. 8259. l. 2. Restano spese dal proprio patri monio delJa Redenzione ... .. . . ...... . .... . . .... • . . . .... . .. . . 7 ..58852. 17. 9.
NOTA DE' CRISTIANI SCHIAVI Che restano a ricattarsi. Esistenti in 'lìmisi.
l Nicolò Palermo cli Partana. 2 Giacomo Pandolfo clelJa Pantellaria. 3 Giuseppe cl' Ancona della Pantellaria. 4 Giovanni Garsia della Pante! lari a. 5 Pietro Garsia della Pantcllari a. 6 Antonino Garsia della Pantellaria. 7 Filippo Fricia di Sciacca. 8 Giuseppe Brignonc della Pantcllaria. 9 Diego lo Bello di Mazzara. JO Pietro di Marzo di Mazzarn. 11 Giuseppe Sirngusa di Mazzara. J2 Vincenzo Siragusa di Mazzara. 13 Filippo cli Quinci di Mazzara. 14 Giambattista cl' Asaro di Mazzara. 15 Diego lngargiola di l'vlazzara. 16 Dipictro cl 'Accardo di Partinico. l 7 Giuseppe Chitardi della Pantcllaria. 1.8 Gio. Messina della Pantellaria. 19 Gio. Battista Rizzo della Pantellaria. 20 Vito Ingargiola di Mazzara. 2 1 Giuseppe lngargiola cli Mazzara. 22 Francesco Guida di Trapani. 23 Vincenzo di Miceli di Trapani. 24 Gio. Ristuccia della Pantellaria. 25 Saverio Puglisi di Milazzo. 26 Ciuseppe Beninati di Lipari. 27 Antonino Papadopoli di Catania. 28 D. Tommaso Barrcsi di Monterosso. 29 Angelo Zuccaro di Lipari. 30 Francesco Frnnchina del Sal vatore. 3 1 Gaspare Recupo cli Tra pani. 32 Bartolomeo d'Oliva cli Marsala. 33 Giovanni Sarzana di Catania. 34 Giuseppe Romeo di Messina.
506
35 Nicolò Porcello di Marsala. 36 Gi useppe Paiiggi cli Marsala. 37 Paolo Na5lasi di Li pari. 38 Giorl ando Catania cli Girgenti. 39 Giuse ppe Barbato di 40 Andrea d 'Antonio di Mazzarn. 41 Amonino Bongiorno di Lipari . 42 Giuseppe Giigoro di Lipari. 43 Domenico Cacciola della Scale tta . 44 Bartolomeo Canino di Trapani. 45 Leo nardo di Blasi di Trapani. 46 Gi useppe Muloua di Trapa ni. 47 Michele Stuppa della Pantellaria. 48 Aurelio lo Pimo della Pantellaria. 49 Giacomo lo Pinlo della Pantell ari a. 50 Alfonso Garsia della Pantellari a. 51 Carlo Volpe di Trapani. 52 Ignazio Ciazwtto di Sciacca. 53 Antonino Bonanno di Marsal a. 54 Giuseppe Sorrentino di Marsala. 55 Pietro Laodi cina di Marsala. 56 Carlo Savona di Memf1ici. 57 Vito Pavia del la Pamel la ria. 58 Oon1enico Busecta della Pante llaria. 59 Stefa no Pinloni d i Tavorm ina. 60 Sebastiano Mendolla di Trapani. 6 1 Cristoforo Vitagliano di Lipari. 62 Sehastiano Morana di Trapan i. 63 D. Stefano Valenza di Pal ermo. 64 D. Andrea Bu fa lo di Prizzi. 65 D. Ni colò Puccio cli Palermo. 66 D . Anotonia Puccio di Pal ermo. 67 Ludovico Gianni livigni di Pale m10. 68 Giaco mo Panzera di Palermo. 69 Fra ncesco Simonelli di Palermo. 70 Mariano Simonelli d i Palermo. 7 1 Nicolò Fioggi di Marsala. 72 Gusmano di Lorenzo di Marsala. 73 Salvadore Garsia della Pantc Uaria. 74 Gio. Battista Garsia della Pantel laria . 75 Lorenzo Alrna nza della Pante llaria. 76 Salvadore Castelli della Pamellaria. 77 Francesco Garsia della Pantellari a. 78 Antoni no Aloe de lla Pantellari a. 79 Antonino Cascnò della Pamellari a. 80 Giovanni Messina della Pantellaria. 81 Francesco Garsia della Pante llaria. 82 Antonino B rugnone cli Pantellari a. 83 Giuseppe Dolcena di Palermo.
Esistenti in Tripoli. I Giovan ni David di Milazzo. 2 Pietro rarina d i Milazzo. 3 Antonino Valora di Milazzo. 4 Corrado 1'1 atteo Caroso d' Avola. 5 Francesco Nastasi d' Avola. 6 Luc iano Valentino d i S.iracusa. 7 Sebastiano Sastri di Siracusa. 8 Sal vadore Cann arella cli Siracusa. 9 Anto ni no Messina di Trapani. 10 Giacomo Pellegrino di Milazzo.
Guerra di corsa
507
Allegati
Esistenti in Algieri.
1 Paolo Galletti di Terranova. 2 Pietro GalleLti di Terranova. 3 Carmi ne Giliberto di Terranova. 4 Giuseppe Galletti cli Terranova. 5 Leonardo cli Rosa cli Terranova. 6 Salvo Lombardo di Terranova. 7 Paolo Galiotta di Terranova. 8 Ignazio Patanè della Terra della Trizza.
9 Sebastiano Zammatrano cli detta Terra. IO Sebastjano Russo di .Jacireale. 11 Antonio Costanzo di Jacireale. 12 l'v1ichel Mascarà di Jacireale. 13 Pancrazio Giarrizzo di Tavormina. 14 Francesco Liccardi di Catania. 15 Rosario Foti della Terra nominata il Riposto. 16 Giuseppe Fauci di Sciacca. 17 Antonino Fauci di Sciacca. 18 Bartolomeo di Lorenzo di Lipari. 19 Silvestro Agnello di Lipari. 20 Antonio d ' Alla di Lipari. 21 Giovanni Rancio della Scaletta. 22 Matteo Cannella della Favignana. 23 Vito Candila del Monte. 24 Antonio Giacalone di Mazzara. 25 Antonio Basile di Milazzo. 26 Basilio Pisano di Catania. 27 Giuseppe Garsia della Pantellaria. 28 Giovanni Vasta della Terra nominata li Giani 29 Felice Tirai unga d'Avola. 30 Gi useppe di Vita di Marsala. 31 Nicolò Meo di Marsala. Esistenti in Costantinopoli.
I Gio . .Battista Busena della Pantellaria Schiavo sopra la Galera di Negroponte. 2 Giuseppe Benolante cli Messina, Schiavo sopra la medesima Galera.
3 Nicolò Roccio cli Trapani Schiavo sopra la Galera di Smirne. 4 Antonio Larclizzone cli Catania, sopra la Galera Lupa.
5 Francesco la Perla di Spaccaforno, sopra la Galera di Negroponte. 6 Nicolò Falanca di Lipari. Nola. che vi sono in Costantinopoli molli altri Cristiani colil schiavi, dc' quali se ne allendono dalla Redenzione più chiare notizie. Il Rev. D. Onofrio Judica la rivegga. e ne faccia relazione. 3 1 Dicembre 1754.
Mp. Arciv.
Per comandamemo. e commissione di Monsignor Arcivescovo di Palermo ho lctLO iJ presente Catalogo de' Siciliani redenti dalla schiavitù colla sua prefazione; e nulla vi ho rinvenuto, che si opponga alla S. Fede, e à buoni costumi; che però giudico pocersi dare alle stampe, se così piacerà all' anzidetto Monsignore. Sac. Onofrio Judica. Visa relatione imprimatur. IV. Nonas Januarias Mp. Archiep. Imprimatur Buglio Conspres. Potcst imprimi S. Vimimjllius.
508
Guerra di corsa
NOTA DE' SCHIAVI SICILIA[\!
Riscattali dà 20 Agosto 1754 per tuffo Marzo 1755. pervenuti dopo q11es1a stampa.
l Pietro Petti nato di Trapani ... . . .• .. .. . ... . .. . .. . . , . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .p. 2 Giuseppe Messina di Trapani . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .p. 3 Francesco Guida di Trapani ... . . .... . . . . .. . ... . . . . .. . .. , . .. . .. .. .. ... , , . . . . . . . . . . . . . . . . .p. 4 Gaspare Malato di Trapani .. ... .. ..... . .... . ... . .. ... . . .... . . .. . ... .. . .... . . .. ..... ..... .p. 5 Leonardo di Blasi di Trapani . . .. ... . ... . .. ... . . , . . .... . . . ... , . ..... . . . .. .. .. . ... . .. . .. ...p. . ... . . . .. . . . . .. ... . .... ... .. . . . . .p 6 Gi useppe Chitardi della Pamellaria . . . . . . . . . . . . . . . . 7 Giuseppe cl ' Ancona della Pantellaria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ... . . . .. .. ... p. 8 Giuseppe Siragusa di Jvlazzara .... . . . . . . . . .. .. . .. .. . . . ... . . . . . .... . . . .. .. .. . .. ... . . •. .. ... p. 9 Diego Ingargiola di Mazzara. . . . . . . . . . . . . . . . . .................... ....... . ...p. IO Giacomo Pandolfo della Panrellaria. . ... . . .. . ... . ... . .. . .. . .. . .... , . . . . .... . .... . . . ... ....p. I I Alonso Garsia della Pantellaria ... . .. . ... . . . .. .. .. . . .. . .. . . . .... . . . . .. .. .. . .. . .. .. . . .. ...p. 12 Giacomo Pinta della Pantellariu . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . ..p. Sommano
. .... .. ... . .... ... . .. . . .... . .. .. .
Quali ri.dotte in moneta di Sicil ia fanno la somma di . ..... .. . . ... ... . .. . .... . .. . . . .
.p.
1306 13. I19 l 16.
1306 13 1306 13. 1306 I 3. 1306 13. 1306 13. 1306 13. 1101 40. 1306 13. 1306 19. 1306 19.
I 5355 36.
. . ... . .. .. . .. . 7.. . 2559
509
Allegati
RELAZIONE DEL RlSCATIO ESEGUITO L'ANNO 177 1 DEI SCHIAVI SICILIANI ESISTENTI IN TUNISI E di
l utlo
quello, che si pra1icò al loro arrivo nella ciuù di Palermo
PER D1SPOS1Zl0NE DELLA REGIA DEPTJTAZJONE DELLA REDENZIONE DEI CATIJVl DI SICILIA Sotto il Governo dei Signori D. FERDI NAN DO M. TOMASI, CARO, TRAINA. E NASELLI D. GIUSEPPE LEONE. .
MARCHESE D. LUCA ANTONIO DE LAREDO.. P. ADRIANO AMARI D. LUIGI NASELLI D. GIO. BA1T ISTAASMU:--IDO PATERNÒ ... D. GIO. FRANCESCO BALLAROTO .. In Palermo MDCCLXXI La nobile prerogativa di Capitale del Regno di Sicili a. che lin dai secoli più ri moti per una non interrotta serie di anni fi no a nostri giorni gloriosamente sostiene la Città di Palermo. siccome è uno dei pregi per lei più splendidi . e singolari, così dall'altro camo sembra, che la metta quasi nell 'obbl igo, di pro vvidamente impiegare le sue cure non solo alle necessità de' suoi benemeriti Cittadini, ma ben anche di stendere i suoi pensieri al sostentamento. e varnaggio degli Abitanti del Regno tutto. Nè ciò soltanto eseguisce Ella, e proc ura perchè Sede ordi naria del Principe, ed in conseguenza dei Magistrati. che gli assisto no a fi anco, da lei si di ramano all a Sicil ia tutte le prevvidenze, chella giusti zia riguardano, o il civile governo, ma questo ancora intender si vuole. perchè oltre la cura di proteggere. e van taggiare i suoi proprj Figl i, accoglie insieme nel suo seno. e mantiene con non piccolo suo interesse all re Opere d' insigne beneficenza, onde lraggono commodo. cd utile al sommo stimabile tu lti gli altri Nazionali. Così in fatti se trovansi in Palermo inprò dei Cinadini e molti Ospedali, e Case di povere Zitelle. ed altri simili Luoghi pii, non sono però esclusi i Regnicoli da molli dei suddetti sollievi, ed in oltre sono ammessi e negli ampi Alberghi, pci Poveri , e godono del pubbl ico Banco, ove sono affidate le sostanze della maggior parte degli opulenti Sici liani. e di altri si falli commocli, che può ognuno facendo al ve ro giustizia da per se stesso andar considerando. Tra queste Opere però, che la pubbl ica. ed uni versai felic ità an per oggeno. me rita luogo distinto. e special riguardo quella fondata per esercizio di un atto dei più sublimi , ove impiegar si possa la Cari tà dei Fedeli, cioè del Riscatto dei mi serabili Cristiani dalla Schiavilù dei Barbari, e che vien comunemente conosciuta in Palermo sotto titolo DELLA REDENZIONE DEI CATTIVI. Egli si è sempre considerato come uno dei doveri più interessante, e più utile alla Società civile il redi mersi i Cattivi caduti miseramente in altrui podestà: fi n dai te mpi della Romana Repubblica non dubilò di affermare Marco Tullio eccellente conoscitore dei mmui do veri tra Cittadini. esser questo un atto di benigna clemenza. ridondante in utile della Società medesima. ed al quale pochi altri si possono giustamente paragonare: liac Benignilas etiam Reìpublicae es/ 1.11ili, redimi a servitu te Capws ... lwnc ego consuetudinem be11ig12ita1is la rgilioni munerum longe amepono, /wc est gra viwn hominwn atque magnorwn. 1'-è pun w si sono in ciò disco-
stati i più celebri Scri ttori del Di ritto Nmu rale, e delle Genti , i quali con unani me sentimento slabilirono, esser quesco un dovere così dalla Natura inspira[(), come eia ogni Legge, e da tutte le Nazioni messo in pratica, ed abb racciato. Che se ciò viene universalmcme insegnato quanto poi debbe dirsi, che cresca l'importanza. ed il pregio di questo medesimo Riscatto, se riguarda r si voglia con rispetto più sublime. ed eroico alla nos tra sacro santa Religione?II gravissimo pericolo, che si corre da tan ti infelici Battezzati trallenuti. e mal menali dalla dura Signoria dei Barbari, risveglia à grande ragione IR Pietà dei zelan ti Cristiani, che generosamente impie gar vogliono non che le sostanze, ma sì bene le loro fatiche, e fin anche la propria vita per la salvezza dei lor Confratelli . Quindi recar non dee maraviglia se i più antichi , e i:ispettabili padri della Chiesa abbiano con somme lodi esaltata un' Opera così pia, e vi abbiano con ogni effi cacia eccitata la Carità dei Fedeli, della quale chiarissimi, e molto edifica nti esempj ci ha tramandati la Storia ecclesiasLica, ed il fervoroso zelo dei Vescovi, che nei primi felici te mpi della Chiesa fiorirono, i quali fi n anche arrivarono a vender i sacri Vasi, cd i preziosi arredi al divin cul to destinati, per redimere i vivi membri del Corpo Mistico di Gesù Cristo. Da così sodi, e be n londati principj mossi clungue i Serenissimi Regnanti della Sici lia. considerando esser
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quest'Iso la svent11artamente soggetta alle freq uenti incursioni dei barbari. che depredar ne sogliono no n che le sostanze, ma ancor gli Abitanti, pensarono al la Reden,:ion dei medesimi:c saissime ordinazioni clesposero, per accogler lirnosine a quest'oggetto, nella guai provvidenza si distinsero princ ipalmente il Re Martino il Giova ne, ed il Magnanimo Alfo nso, ed il Re Giovanni, e i due Fi lippi 11 e !I l delle Spagne, dei quali moltissi mi monumenti ci somministrano e la Real Cancelleria, ed i Capitoli ciel nostro Regno, lì n di promuovere, e vantaggiare il facile modo di eseguirsi dei miserabili Schiavi il Riscatto. Nell'anno poscia 1587, nel generai Parlame nto se ne ava nzarono vivissime istanze al Real Trono cli Filippo Il, acciò sull'esempio di altre ragguardevoli Città si provvedesse ancora nel Regno nos tro alla Redenzione dei schiavi, ed in fott i dopo pochi anni. cioè nel 159(>. dal Presidente ciel Regno D. Giovanni Ventimiglia Marchese cli Geraci si diede fo rma, e stabilimento migliore a quest'Opera, creandosi una Deputazione composta di Soggetti e per nascita, e per merito distinti, ai quali s' incaricò l'esecu,:ione di tutto quello spettar potesse alla Redezion dei Cattivi . qual Opera venne tosto arricchita di molte si ngolari grazie, e pri vilegi dal Sornmo Pontefice Clemente VIII , e successivamente riguardata sempre con oechio di special benevolenza dai pi issimi Monarc hi della Sicilia. Or sotto sì possenti auspici accresciuta ancora di molte rendite lasciate dalla forvo rosa Carità cli moltissimi zelanti Particolari, e prudentemente guidata da Persone per nobi ltà, e saviezza ragguardevoli la Redenzion dei Cattivi, se ne sperirnentarono dalla Sicilia tutta in breve tempo i benefci effetti. Si sono cli tempo in tempo ridotti a fe licissimo fine numerosi Riscatti, ed arri va no quasi a mi lle i Schiavi Cristiani ritornati alle lor Patrie dagli ultimi anni dello scorso secolo fino ai nostri giorni;e per far nota al Pubblico !.'esatta amministrazione delle rendi te e l'incle1essa vigilanza, che vi si aclop ra, soglionsi dai Signori Rettori darsi alla luce di tempo in tempo i Cataloghi dei Riscattati. ed insieme delle ingenti spese, che a tal fine debbonsi indispensabilmente erogare. Nè punto cedendo al caritate vole zelo dei loro Predecessori l 'Illust. Presidente, ed attuali Re ttori dell'Opera, si recano a somma gloria il cercar tutto il giorno con S(~lccita applicazione, e fati ca ogni più luminoso, e stabile avanzamento della medesima, e nel tempo stesso sta loro grandemente a cuore il sollievo di quei miseri, che gemono in durissima Schiavitù. Non contenti perciò cli quanti Riscani aveano già negli anni scorsi ultimati, e degli Schiavi, che si erano s ucccssivarne nte redenti, ri vo b er l'animo ad un'impresa diffici le invero, e superiore forse, per la gran somma del denaro da impiegarvi, alle lor forze attuali, ma degna insieme della loro Carità generosa:c si fu cli trattare un Riscatto universale di tutti i Siciliani, che in Tunisi si ritrovavano presentemente catti vi. /\cl eseguire intanti sì l'atto disegno cli gravissima importa nza. e p ieno al certo di molte difficoltà, s timarono bene con so1nma avvedutezza raccogliere in prima, e proccurare k somme necessarie al bisogno, e fo tto un ammasso sì delle proprie rendite, come pure dei legati contributi da altre Opere pie, ben conobbero, che simil esorbitami spese anno sempre bisogno cli un braccio sovrano, che le sollievi, e sostenga. Ricorsero pertanto alla sperimentata larghissima Munificenza del piissimo nostro RE FERDI NAN DO. e ben 1urono tosto accolte da l beneficio di lui Cuore le suppliche di tutta la Deputazione, avvalorate ancora dal favo revole propenso animo cli S. E. Sig. Marchese D. Giovanni Fogliani Viccrè di Sicilia, c he sempre con occhio benigno ha riguardata la suecleHa Opera, cd in ogni occasione se n'è dimost rato parzia lissimo sostenitore. Or siccome avea alla medesima alcuni anni addietro assegnata la Real Clemenza dcll'i nvillissimo CARLO lii, al presente gran Monarca delle Spagne, per le premurose istanze ava nzategli dall'a ttuale Presidente dell'Opera, la metà della Pensio ne, che già godeva s ul pingue Arcivescovado di Monreale il serenissimo Principe cl ' /\srurias, così le furono ora con Real Dispaccio comunicate tutte le somme giù a questo fine nel pubblico Banco di Palermo cumulate, concorrendo in ciò di pari consenso ed il piissimo Cattolico Regnante, ed il nostro grazioso Sovrano, che seguir vollero in questo i luminosi esempj degli ineliti toro An tenati. E di già provveduti gli opportunj sussidj si diede mano a!l'esecuzion ciel Riscatto, e traile rnaniere, cole quali sogliono questi maneggiarsi, stimarono i Rettori attenersi a quella cli spedire due Officia li dell ' Opera, ed ai medesimi addossare questo importante nego,:io, quale venne da loro con tutta fe licità conchiuso, mediante la savia condotta, colla quale sempre regolaronsi, e le prudenti di rezioni ad essi suggerite tenore delle Leggi, e Capitoli, coi quali l'Opera si governa in simili occasioni. Furono dunque gl'incaricati cli questo affare D. Anto nio IVlcrlo, e D. Giuseppe Gagliano, i quali col titolo di Redentori parti rono prosperamen te dal Porto di Palermo sotto li 6 Maggio del corrente anno 177 I. In non più che tre giorni arri varono in Tunisi , ed ivi furono alloggiati all'Ospedale, che per servigio dei Schiavi Cristiani tiene ape rto con regia liberalità il Re Cattolico, ccl assistito dai Padri Canonici Regolari della SS. Trinità Spagnuoli. Non poche furo no, nè di lieve 111omerHo le difficoltà, che s'incontrarono nel trattarsi col Bey di Tunisi il Riscatto dei Schiavi, che avea presso cli se, come l)Ure coi particolari Padroni, che ne tenevano altri; ma finalmente sperimentandosi sempre propizia la sovrana Protezione cieli' Altissimo, che si fece meravigliosamente ammirare in tulta la sp inosa condotta di questo maneggio, i due sopradetti OC/ìciali assistiti dagli efficaci uffizj, ed ottimo indirizzo ciel Rev. p. Francesco Saverio Blasquez Trinitario, altuale Amministratore dell'Ospedale suddetto, dopo poco più di un mese ottennero fortunatamente l'intento, avendo concertato, e conchiuso l'affare con grave dispendio però, at tesa la dura inflessibilità di quei Barbari, che a prezzi assai esorbitanti rilasciar vollero i loro Schiavi, ma alla fine nel giorno per loro fa ustissimo del 16 Cìiugno sciolsero dal Porto cli Tunisi i Cristiani al numero di 81 , dei quali l'esatta Nota si regis tra qui appresso colla rispettiva Patria di ognuno.
Allegati
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NOTA
DEI CRISTIANI REDENTI Dal poiere del /Jey al num. di 59, cioè 47 Uomini, e sono i seguenti:
1-Rev. Sac. D. Onofrio cl' Amico da Sucera. DA LIPARI* 2-Banolomeo Morisillo Padron di Barca. 3-Felice Florio. 4-Franccsco Florio. 5-Giuscppe Florio. 6-Giacomo Florio. 7-Felice Bartòln. 8-Giuseppe Banòlo. 9-Andrea Sami e Licciardi. IO-Bartolomeo Man elio. 11-f-rancesco Bartòlo. 12-Francesco Natoli. 13-Salvatore Natoli. 14-Giovanni Natoli. 15-Giovanni Bertuccio. J 6-Antonio Picone. 17-Angelo Carvago. 18-Dornenìco Morsillo. 19-Giuseppe Morsillo. 20-Cono Morsillo. 21-Domenico 1\.forsillo suo Figlio. 22-Cristoforo fa varolo. 23-Giuscppc Ficarra. 24-Antonio Biarico. 25-Antonio Colosso Figlio d'Angelo. 26-Antonio Colosso Figlio cli Giovanni. 27-Bartolomeo Cannella, deuo Barbuto. 28-Giuseppe Liuzzo. 29-lommaso Roggiero. DA MARSALA 30-Bartolomeo Bertolino. DALLA TERRA D'ARAGONA 31-Antonino Ruffo. DALLA PANTELLERIA 32-Giacorno Palacarclo. 33-Giuseppc Farina. 34-Francesco d'Ancona. 35-Fortunato Giglio. 36-Giuseppe Garsia. 37-Giuscppc Cavallà. 38-Bartolomeo Cavallà. 39-Francesco Casano. 40-Giovanni Michele. 41 -Antonio Giglio. 42-Giuseppe Murana.
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43 -Giuseppe Gahriele. 44-Giuseppe di Pera. 45-Giovanni Casano. DA STROMBOLI 46-Nicolò Antonio Famularo. DA TERRANOV,A. 47-Ant.onio Caruana.
Num. 12 Donne dal medesimo Bey
DA LIPARI I-Rosa Giordano Moglie di Felice Florio. 2:Giovanna Florio sua fig lia. 3-Caterina Molica vedova di N. Pirèa. 4-Giuseppa Giordano Moglie di Felice Lauricella. 5-Maddale na Lauricclla sua fig lia nata in Tunisi. 6-Dumcnica Famularo \fog lie di Felice Bartòlo. 7-Giu~cppa Licciardi Moglie di Pasquale Sarni. 8-Bartolomca Martello. 9-Suor Maria Concetta Bartòlo Pinzochera. DA STROMBOLI I O-Giovanna Famularo.
I I-Lucrezia Famu laro. 12-Maria Tizia.
Num. 22 Cristiani Redenti da potere di altri Particolari, e sono il resto degli 81 dell'intera Redenzione di Tunisi. DA PALERMO I-Gaspare Perrone. DA TRAPA NI 2-Francesco Gigante. 3-Pietro Scardina. 4-Gio. Battista Castagna. 5-Giovanni la Sala. DA LICATA 6-Angelo Pisani 7-Gaspare Onorio.
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Allegati
DA GlR(ìENTl 8-Mario Lupo. DA SCICLI 9-Dornenico Panzi. DA SCIACCA l O-Giuseppe Montai bano. 11 -Michele Fiorentino. l 2-Francesco Fiorentino. DA LIPARI 13-Felice Lauricclla** 14-Leonardo Pirèa. l 5-Gaetano Pirèa. 16-Bartolomeo Taraci. ! ?-Giovanni Megna.
DALLA PANTELLERIA 18-Andrea Pavia. 19-Filippo Bufetta. DA STROMBOLI 20-Bartolo Farn ularo 2 l -Giuseppe Famularo. 22-Giovanni Famularo.
Parti ta dunque come si disse il dì 16 Giugno la Nave cogli Officiali dell'Opera, ed i descritti Crisciani Redenti , giunse il giorno I 9 in Malta, per purgare la comumacia. quale già consumata in venti giorni, sciolse sotto li 1J Luglio, e dopo un penoso viaggio di diciotto giorni a cagion cli venti contrari, a 28 dello stesso vidclero il tanto sospirato Porto di Palermo. Subito arrivatone l'avviso alla deputazione si rncssero in prmica immediatamente le disposizioni già premeditace, e risolte da tutti i ReLLOri, per mezzo delle quali fu ogni cosa esegui ta con somma ed an1rni rabile carità, e pruclenz;a, facendo a gara ognun dei meclsimi nell 'adempi re quelle pro vvidenz;e, cli cui era stato antecedentemente incaricato;furon du nque apprestate le barche per trasporto delle robbe reca te da ognuno, e poscia ve rso sera. per evitarsi ogni confusione, e discurbo, sbarcarono i Redemi sotto buona custodia di bastante numero di Soldati così Pedoni, come di Cavalleria, ed accompagnati dai bassi Officiali dell' Opera, furon tosto concloui in due ampi Magazini della Citcà, eletti dello Spalmo a questo fi ne accordati dall ' Eccellentissimo senato di Palermo. Si erano nei medesimi ap parecchiati i convenienti e nccessa1j utensili di letti , ed altri mobili, in uno per gli Uomini, e per le Donne nell'altro, ed ivi rescarono comodamente alloggaiti per molti giorni, mantenuti sempre a spese della Deputaz,ione, ed assistiti dalla vigilanza dei Signori Rettori specialmente di ciò incaricati;anzi ogni giorno mattina, e sera pigliaronsi la cura così di apparecchiare le necessarie vivande, benchè a spese dell'Opera, come di servirli a mensa con molta carità, cd attenzione i Padri Minori Osservanti del vicino Convento di S. Maria degli Angeli, detto la Gangia, che vollero non solo prestare i loro uffi zj nel giornaliero mantenimento, ma ancor coltivarli negli esercizj cli Pietà cristiana;ed intamo si davano le necessarie di sposizioni degli abiti pei redenti, cd al tre cose, che richiedcvansi per le funzioni. che doveansi in seguito celebrare. E qui ancora fece la Deputazione risplendere culla quella proprietà, e convenevol decenza, che ha fatta sempre ammirare in tu tte le sue funzioni, nel disporre e ricchissime Divise per i serventi dell'Opera, ed altri splendidi apparecchi, per quando cloveano comparire in pubblico quei fo rtunati Cris tiani per la Citcà, come suol costumare in s imile faustissima congiuntu ra. Sembrò pertanto ai savj Presidente, e Rettori dell 'Opera molto opportuno, e convenevole il giorno 5 di AgostO per la solenne Processione, quale secondo gli antichi lodevoli statuti della medesima devesi inviolabilmente praticare, così per dare al Pubblico testimonianza della loro applicazione e fatica per la salvezza dei poveri Cristiani, come per rendersi principalme nte le dovute grazie al!' Altissimo da quei l'o nunati Redenti, che tornano agl' intramessi esercizj cli nostra sacrosanta religione. Egli è il suddetto giorno consccrato alla memoria della Festi vità della
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gran Vergine M.aria detta ad Nives, e sotto il d i lei va levolissimo Pat rocinio, che dell'l nstituto della Rede nz ione vien riconosciuta prima Autrice, e s ingolare Pro tettrice, stimossi celebra re quella solenne sacra Funzione. Fu incaricato del buon ordine e d irezione della medesima il Rel'tor Teologo dell'O pera, il qua le impiegandov i tu tta l'attenzione, ed industria ne riportò il comun gradimento per la fe lice riusc ita della Procession e, che sembrò vera mente un divoto trionfo della benefica Cari tà Cristiana. Dalla Chiesa della Yen. /\ rc iconfratcrnità cli S. Maria la Nuova, nobilmente apparata, e disposta per quella solenni tà, ed ove nella pa rte superio re tiene la sua prop ria Aula, ed altre stanze pe r suo uso la Dep utazione della Redenz ione, usci la Processione, che ven ne ordinata nella seguente man ie ra. Precedu ta da una schiera <l i musicali strumenti andava innanzi la Ven. Cornpagnia de lla M.crcede, vesti ti i di lei fratelli COJl sacco, ed insegna propria; incli segui vano i due Collegj , cioè quello de i figlioli D ispersi, e l'altro degli Organi cli S. Rocco, poscia le famig lie Regolari coll'ordine cons ueto : c ioè i PP. Cappuccini, i PP. Agostin iani scalzi, i PP. del terz 'Ordine di S. Francesco, i PI'. Minimi <li S. Francesco di Pao la, i PP Carmeli ta ni, i PP. Eremitani di S. Agostino, i PP. Minori Osservanti , ed i l'I'. Predicatori, e finalmente veni va il Clero della Cattedrale, ed il Rev_ Capitolo conducendo la divota Immag ine della Santissi ma Vergine, che di cesi per antica trad izione dip inta da S. Luca, e che conservasi con special venerazione traile preziose reliquie della nostra i'v.le tropolitana. Facea poscia nobi l co mparsa in mezzo a qua ttro Serventi de ll 'Opera vestiti di ormes ino b ianco trinato d 'oro, e con in mano i loro bastoni con crocetta piccola d' argento in cima, la gra n Croce de lla Rede nzione portata dal rev. Ministro dei PP. canoni ci Rego lari della SS. Trinità co n altri due Re ligiosi a lato con torc ie accese, e si diede ai medesimi questo luogo così distinto per moti.vo di giusta gratitudine ve rso il Rev. P. Am ministratore dell'Ospedale cl i Tunisi. già di sop ra menzionato, che aveasi molto cooperato ne lla conclusione del presente riscatto. Dopo la Croce segui va lo Stendardo bianco trinato d' oro del la Deputazione porta to dal Nunzio della medesima in abito ricco dello stesso colore, e gucrnito di largo gallone d ' oro, c ircondato da altri orto Serventi in abito prop rio, poscia ve nivano in bell ' ordine i n ovelli Redenti fia ncheggiati da due fi la di Soldat i di fante ria, prima gli uomini con veste talare bianca, e berrettino rosso in capo, e tenea ognuno nel petto la Croce della Redenzione, e un ra mo d ' Olivo in man o; poscia le Donne parimenti vestite di bianco, e colla medesima insegna della Croce, co n velo pur bianco in testa, cd il ramo d 'Ol ivo, ed andavano accompagnati dai principali Cavalieri della CiUà, in vitati preventiva mente dal Presidente Princ ipe cli Lampedusa, i qual i facevansi gloria di condurre in mezzo ciascu no di quei veramente fortunati redenti. Riserbossi l' ultimo luogo al Rev. Sacerdote sopra nnom inato, anch'egli vest ito con abito talare cli orrnesino bianco, e berrett ino rosso, e sopra la berretta clericale bianca, in mezzo ai due Rede ntori, ed altri due Cavalieri Titolati a l fianco, e fina lmente l'Eccellentissimo Senato di J>alerrno coi Signori Presidente, Rettori, e Giudice Assesso re de ll'Opera alla dritta, e come suol gentilmente costuniare quest'incl ito Magista1to coi Rettori o Governaclori di altri simi li Luoghi d i Pietà, e fi na lmente chiudevasi eia una Compagnia <li Granatieri Svizzera, che so nando i loro strn meneti, e co.lla ben disposta ordina m:a accrebbero gioja, e decoro a tulto il nobile accompagna mento. Uscita dalla sudetta Chiesa s'incamminò la Processione per la strada detta delli Spad ari, indi pe r quella de lla Loggia, e finalmente uscì ne ll'ampia strada del Cassaro, e passando sotto il Palaao Arcivescovile s'avviò alla cattedrale. Fu vera mente cosa degna di particolare ammirazione il nu meroso Popolo, che affo llato trovavasi per ovunque passava la Process ione, e dai balco ni, e finestre dei Patag i, a segno che rare volte erasi osse rvato l'eguale in altre solenn i, e pubbliche funzioni de lla Città <li Palermo, e gra ndissimo fu lo giubilo, che negli animi dei spettatori d'ogni co ndiz ione eccitava in passa ndo cos i tenero, cd edificante spettacolo. E qui prima di passar oltre conv iene descri vere l'ordine, e la disposizione tenutasi nella Cattedrale, per riuscire ogni cosa con maestà insieme, e senza la menoma confus ione e disturbo. Nel mezzo della gran Nave del Duomo formossi un ampio Ricinto fi no alt' Arco maggiore del Coro, e sotto i gradi ni ciel medesimo. Erano qu ivi disposti vicino al! ' Altare, inalzato nel mezzo del Coro, i Banchi pel Rev. Capitolo, e Clero de lla Cattedrale, poscia dal lato sinistro, o come dicesi in Comu Epistola sotto il secondo Arco era prima s itua ta la Gabbi a per S. E. Signor Vicerè, che volle onorar di sua presenza tu tta la funzione;cd è questa Gabbia il luogo solito, ove costumano d ' intervenire privatamente ne lle Chiese i Signori Vicerè del Regno. Alzavasi appresso il Trono di M onsignor AJ"civescovo D. Serafi no Filangeri , che assistè pontificalmente alla Messa, ed insieme eravi il Banco dell'Eccellentissimo Senato di Palermo coperto al solito, ed insieme le Sedie de' suoi Officiali nobili. Dal lato destro, o in co rmi Evangelii stava il Pulpito per l'orazione da recitars i, ed era in faccia al Soglio Arcivescovi le, poscia cran si tuate dirompetto al Senato le Sedie di vell uto cremisi dei Signori Presidente, Rettori, ed Assessore de ll' Opera della Redenzione, che sedettero in forma di Dep utazione con sgabello, cd avanti aveano la Tavo la cope rta cli vell uto rosso trinato d 'oro, e sopra il SS. Crocefisso con sei candele, ed in fondo delle medesi ma in sedie di cuojo senza b raccia sedevano il Rev. Sacerdote redento, e due Redentori;al lato destro dei Signori Rettori erano disposti i Banchi cope1ti di raso bianco, ove sedevano i Cristiani redenti, ed al sinistro le Donne in altro consimile bianco, che ven iva ad essere sotto il Pulpito, e sì gli uni, che le al tre assisterono con modestia a tulla la Sacra Funzione. Entrata dunque nella Chiesa la Processione, e fattasi prima riverenza a Sua Eccelle nza Signor Vicerè, passando i redenti avanti la sua presenza, a preso ognuno ordinatamen te il suo posto, s 'incominciò la gran Messa cantata a più co ri di scelta Musica de l Rev. Canonico 'Jèsoriero de lla Cattedrale coll'assistenza pontificale cie li' Arcivescovo;dopo l'Evangelio si reci tò l'Orazione dal Rev. P Camillo di Maria C hierico Regolare delle Scuole pie, la quale per la sublimità dell'argo mento, e per la scelta eloquenza riscosse me ritatamente dalla numerosa udi enza i dovuti applausi, e che troverassi stampata qui appresso: indi si proseguì fino al fìne la Messa, nel corso della quale si fecero tre scariche di moschetteria della Compagn ia Svizzera squ adronata nel piano della Cattedrale. Finita poscia la funzione, foro no condott i i Redenti al vic ino Ospedale dei Pellegrini, ove vennero trat-
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tati a pranzo a spese della Deputazione. coll' assistenza dei Rettori. e dei Servienti dell'Opera, e fi nalmente dai medesimi accompagnati pri vatameme, e scnz' al tre formalità si condussero alla loro abitazione dei Magazzini dello Spalmo. In questa guisa potè chiamarsi al suo prospero compimento condotto il presente Riscatto, quale a dir vero riuscì dispendiosissimo ali' Opera della Redenzione, e forse le costò canto, qua mo niun' altro mai negli anni precedenti dalla medesima trattato, ed eseguiio. Si calcolò infatti la somma del denaro impiegatovi. e si ritrovò che ascese ad onze 22587. di moneta Siciliana, e questa da una parte impiegassi nell' impresa principale, cioè in ricomprare i Schiavi Cristiani, nei quali come trovavansi ed Uomini , e Donne, e Donzelle, e Ragazzi anche di minore età, e nati in Tunisi. ed il Sacerdote accennato, così a prezzo troppo alto rilascir si vollero dai rispeuivi loro Padroni, come già si disse sopra. Dall'altra parte poi ingenti furono pure le spese dovute soffrirsi pc! viaggio dei due Officiali della Deputazione, pel loro mantenimento. e quello dei Cristiani già redenti pria di partire, Noleggi cli Bastimenti , Spedizioni di Dogane, Compre e Cambj , e le altre ancora fatte quì in Palermo nel doversi per più giorno sostentar nei Magazini provveduti sufficientememe al bisogno. e fi nalmente per la solenne Processione. cd altre Funzioni compite con quella maggior decenza, e splendida pompa. che convenivasi. Quindi ripartitasi la già detta somma negli 81 Cristiani, si rileva, che l'un per l'altro costava onzc 278 ed anche più;val utandosi al tempo stesso quel necessario, ed opportuno sussidio, che si somministrò a chi veramente se ne riconobbe bisognevole, per restituirsi alla sua Patria, o al luogo cli sua conveniente dimora. E questa si fu l'ultima provvidenza praticata con sommo avvedimento dai Signori Rellori;an1.i per alcu na Donzella che si trovò trai Redenti, si adop raro no dai medesimi altre diligenze, acciò venisse sicuramente restituita alla Patria, e decentemente soccorsa. Partironsi in seguito pel loro des tino quei ben av ventu rati Cristiani;ponando ognuno di essi impressa nell'animo la graziosa memoria di così ingente benefizio, e lodando insieme I' Altissimo per la prof'usa libcra]itì1 di un 'Opera così alcamerne protetta e solevata dalla benigna clemenza del Sovrano, e che un tale e tanlO vamaggio procura con sommo zelo ad alla civile Società. cd alla nostra sacrosanta Religione, e finalmente implorando dal ciclo il felice accrescimento cli quel Luogo pio, cd ogni più larga ricompensa sopra i loro pietosi Benefanori.
ORAZIONE Recitata il giorno 5 agosto I 771 Nella Metropolitana Chiesa della Città di Palermo dal REV. P. CAMILLO DI MAR IA Cherico Regolare delle Scuole Pie In Occasione DELLA SOLENNE PROCESSIONE DEI SCHIAVI CRISTIANI Riscattati in Tunisi Fatta per Ordine DELL'ILL. REGIA DEPUTAZIONE Della Redenzione dei Cattivi Non vi abbisogna, che un cuore sensibile agl'interessi della Religione, e tocco dai semimenti dell'Umanità, per restare commosso dallo spettacolo, che in un aria di inusitato trionfo presenta questa mattina ai nostri sguardi la Carità Cristiana. Non è già questa una di quelle pubbliche azioni, colle quali Roma pagana costumava di ricevere entro le sue Porte alcu na dei suoi Vincitori Guerrieri, che dopo aver devastato più Provincie, ed impove rito più Nazioni, dopo avere stampato ovunque l'onne sanguinose del suo furore, superbo cd alticro, per aver reso molti in felic i. ve niva nel Cumpidoglio il prem io della sua crudeltà, e della suà ambizione, impcrciocchè per guanto fosse strepilOsa la pompa di quei Trionfi. non lasciava però nel tempo stesso di presentare una folla di ogge1ti tristi , e fera li, capaci di eccitare la compassione negli animi più selvaggi. e più fieri. Con qual ribrezzo non dovean rimirarsi da una parte nei pallidi volli dei Prigionieri , e nel dispettoso lor cruccio i risentimenti dell'U mani tà avvilità, e dall'altra un orgoglio Mortale, che ebbro delle vane idee di gloria era già vicino a scordarsi di se stesso. onde vi era d' uopo, che di tratto in trailo gli si ram mentasse ad alca voce la bassez-
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za di sua mortai condizione'1 Uclivansi qu ivi le lame ntevoli strida, le voci cli disperazione, ed i gcm.iti di molli infelici destinati ad esser Vi1time ciel Vincitore, che dopo essersi acquistato l'onor del trionfo. solo a condizione di aver lasciato almeno cinque mila estimi sul campo di battaglia. non osava presentarsi all'altare della Vittoria, e di Giove Capitolino. senzachè prima si fosse compiuto il più barbaro sacrifizio col macello di molti sventurati Prigionieri. Ascoltavansi quinci in replicanti viva le grida cli acclamazione. e di plauso, che altro a ben intendere non volevan poi dire, se non se viva i nemici dell 'uman genere, gli Oppressori dell'altru i Libertà, i rapaci Us urpatori degli al! rui beni. Lungi, o Signori, dall'allegrezza di questo giorno memorie così funeste, che fanno fremere l'umanità. Lo spettacolo, che con tanta solennità si celebra questa mattina fino avanti gli altari di Gesù Cristo, egli è un Trionfo di pace, di libertà. di giubi lo, scnzachè il lutto. o la tristezza di un solo ne interrompa la gioja. Quivi non si ode un sospiro, non si ascolta un sol gemito, non si vede una lagrima ... anzi no... quivi si piange, ma per tenerezza, e contento. E qual mo tivo più giusto di intenerirsi. e gioire, quanto quello cli vedere tanti Cristiani resti1uiti alla Patria. tanti Padri alle affline lor Famigliuole, ta nte Spose ai lor Consorti, tante Vergini alle loro di mestichc mura. tanti Fedeli in somma alla chiesa~Qual più giocondo spettacolo di quello, che appresta ai nostri sguardi eia una parte il fortunato drappello di tami generosi Cristiani. che tralli dal seno dell' indigenza, dell'oppressione, e della calamità più lieti per aver conservato la libertà del Vangelo fra le catene dei Barbari. che per aver acquistato la civil libertà, schierati ora quivi in bella ordinanza fan no vaga mostra di se, e col volto, cogli atti. coi gesti par che vogliano ridire al Popolo spettatore tulta la Storia dei lor passa1i travagli, e delle presenti avventurose fortu ne? Conservano egl.ino, è vero, impresse ancora le livide orme del barbaro giogo di lor schiavitù, ma mostrando nel tempo stesso le inframe catene, che gli gravaron la destra, svegliano in ogni cuore mille teneri affetti di congratulazione. e di gioja. Vedi da questa altra parte il nobile ceto dei benefici loro Liberatori, che senza attribuirsi i ti toli fastosi. che inve ntò l'am bizione. e l'orgoglio per lusingare l'alterigia dei conquistatori, contenti del pacifico, ed amabi le nome di redentori. mos tra no che le vere conquiste non son già quelle. che tolgono altrui la libertà, e gli averi;che le più belle vittorie non son già quelle, che asperse di sangue. sono per lo più effetto di un furore omicida. ma quelle che regolale dall'a more della umanità conserva no altrui la vita, la libertà. le sostanze la fel icità. Bendicono essi nmora le sofferte fatiche, le industrie. le spese, i disagi dei perigliosi viaggi impiegati con ta nto zelo nel servire all'uti le dei Cittadini. al ben della Patria, ai vantaggi dello Stato, agli interessi del Principe, al decoro della Religione. L'ondeggiante moltitudi ne del Popolo di ogni condizione. che con un concorso non mai veduto occupa gli angoli tulli cli questa Augusta Basilica, non valendo a raffrenare gli empiti di un giuli vo trasporto per chi voglia prorompere in sonore grida cli applauso. Viva i trionfi della Carità. Viva mai sempre la rel igione di Gesù Crisro. la quale non sembra di esser nata al mondo, che per insegnarci i dritti della umani tà. Ad nccompagnare frattanto colla mia breve Orazione le communi allegrezze. io non ho a far altro, che ad interessar vi nei sentimemi di giubilo, che hanno ben ragione di concepire, quami quì miriamo prima schiavi infelici. ed or fort unati redenti. lmperciocchè o voglia riguardarsi in essi l' Uomo della società. o voglia considerarsi I' Uorn Cristiano, ci farà agevole per ogni rapporto il conoscere, come il riacquisto della ci vi i libertà sia un degno motivo di giubilo per l'Uorn sociale. ccl il fortunato ritorno alla libertà del Vangelo sia il più ampio argomento di gioja per J'Uom Cristiano. Cittadini, se vi son cari, quei primi legami. che han formati in voi la Natura. e la Patria;C ristiani se sono per voi indispensabili le sante leggi di Fratellanza. che vi ha insegnato Gesù Cristo, non potrete far ,t meno di riguardare come un interesse commune le fo rtune di tanti vostri fratelli e per Natura, e per Grazia. O sia. che un principio di orgoglio fomentato dall'amor di noi stessi ci porta sempre con una dolce seduzione alla indipendenza;o sia. che portando ciaschedu no nell'anima il sentimento di quella Originaria naturale eguaglianza, una parte dei di cui dritti avendo sacrificaro ciascuno al bene della società, guarda poi con gelosia il rimanente, che si è riserbato corne di sua giurisdizione per la perl'ezion cli se stesso: o sia infi ne, che a renderci odiosa l' idea di servitù vi contribuisca non poco l'abuso di una nozione confusa del libero arbitrio, di cui gode ogni Uomo il privilegio, senza però saperlo definire;qualunquc in somma ne sia la ragione, egli è però certo, che l'amore della Libertà è in ogni cuore una passione così do minante. e gagliarda. che ci spinge al la conserva,.ione di essa, come ve rso il più prezioso, ed inestima bile bene, di cui possa goder l' Uomo quaggiù. Se la proposizione, che avanzo, avesse bisogno di altra prova, ruorchè del testimonio irrefragabile della coscien za. e ciel senso comune degli Uomini. non avrei a rar altro. che a farvi leggere nella Storia di tu tti i secoli, e negl i Annali cli tutte le Nazioni i gran movimenti, che si son ved uti nel Mondo di tempo in tempo, per conservare illeso in tutti i suoi dirilli il geloso deposito. che anno fatto di lor Libertà tami Popoli nella costituzione dei loro lmperj. Potrei ancora dirvi. che è stato sempre stimato un male sì grande la perdita della Libertà, che la Pagana Filosofi a era arri vata ad approvare il Suicidio come il più bel rimedio, per sottrarsi al peso di una sventu ra si acerba. A fronte di un sentimento così comune in ogni cuore, non ho bisogno quì cli artifi zio per farvi concepire il grave arranno, che imgombrò il cuore cl i questi infelici, allorchè sorpresi da improviso aguato di Gente barbara, e rapace. strappati con osti I violenza dal seno del le lor Patrie, o dal grembo istesso delle lor care fam iglie furo no astretti a piangere fra le catene di .loro schiavitù più che ogni altro la perdi ta della amata lor Libertà. Spogliati di llltto non gli restò altro a cui potessero attribuire la denominazione cli MIO. se non ad un Padrone barbaro. e duro, che aggi ungendo ali' Africana fierezza l'odio del nome Cristiano no n dovea rendere, che pili insopponabile, e greve il giogo di servitù. E quì è da ri!lenere, che dacchè il diritto delle Genti introdusse nel f\fondo col panaggio dei beni i Vocaboli di 1\1110 e di TUO divenne lusinghiera oltremodo all'Uom sociale quella denominazione di Mio, con cui si suol
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chiamare tulto ciò, di cui ci è lasciato libero l' uso dal l'antico gius della comunione primiera, o che cominciò ad appartenerci più dappresso per il nuovo diritto di possessione, e dominio. N asce un tal piacere dallo stimar ciò una prova di quella originaria naturale uguaglianza, con cui il Bifolco la contende col Principe. Poichè nel vicendevole patto con cui l'uman genere si accordò nella divisione dei beni. par che si sia avuto riguardo ai diritti della propria Natural libertà onde è. che non men spiace vol e riesce allo incolto Colono il poter dire, questo è il mio podere. la mia vanga. e le mie stive. che al M onarca più Augusw dire, questo è il mio lrnpero, il mio Scenro, e la mia Corona. Or la perdita d i questo diritto è ciò, che forma la infelice condizione di uno Schiavo. Ecco la sorte affannosa, in cui furono astretti a gemere per più anni codesti Infelici, senza apparenza di uscire da quegli affanni, se non coll'uscire di vita. Do vrò io quì rammemarvi le lacrime, cole quali bagnaron più volte le loro catene, i flebili oimè, coi quali compi ansero la perdita delle lor Patrie, l'abbandono delle famig lie, lo spoglio dei beni, la lontananza degli Am ici'IDo vrò io ra rn rnenrarvi? ... Eh c he il detw fin quì basta pur troppo, o Signori, per farv i concepire qual dovette essere allo incontro l ' empi to della gioj a, e del cont.enw, che assalì il lor cuore, allorchè giunse ai lidi dell' Affrica il fausto annunzio del loro vicino Riscatto. Chi può ri dirvi qual piena di giubili inondò il peno d i questi Prigionieii infelici all'arrivo dei benefici loro L iberatori?AI dofce nome di L ibertà avreste vedulO spargersi su di ogni volto la goij a, ri tornare su di ogni labbro l'innocente riso. e battendo palma a palma in suono festevole, LIBERTÀ, avreste sentilo echeggiare per ogni dove, LIBERT.À. J\on sa. che cosa sia eccesso di giubilo, chi non ha provato ancora quello arnabil tumulto d i affeLLo, che nasce dal ri acquisto i mprovviso di un bene perduto. Gioite perciò lieti ben avventurosi Redenti, ascoltò l'inalmeme il Cielo i vostri sospiri: eccovi alla fi ne res tituiti una volta alla Libertà, alla Patria, alle Famiglie, agli Am ici . alla tranquillità, alla pace, al godimento. e al piacere. Rivedrete pur voi o Figli il vecchio Padre, e la cadente Genitrice, e sotto il caro peso dei tremoli amplessi sentirete con insoliti palpiti balzar vi il petto, e in un misto di affetti d i tenerezza, e di gioja, d i amore, e di ri verenze non saprete, che abbia a tri onfar finalmente sul vostro cuore. Sarà pur a v oi restitu ita la g ià vedova Sposa, che accennandovi ai teneri Figli , questo, d irà, è quel vostro Padre. di cui me ne avete vcdulO piangere si spesso la lontananza, questo è colui , il cui nome mi avete sentito ripeter più volte in suono flebi le, ed angoscioso. l o non so qual dolce commozione abbia a cagionarvi nell' anima il vedere quei pargo leni innocenti , che stretti nella paterna muno, penderanno auen ti dai vostri labbri per sentirvi raccontare l'Iliade dei vostri passati travagli. Non più astretti a vivere SOLLO il tirannico giogo d i un Invasore, ma condotti per mano d i L ibertà sollo i l placido freno delle patrie Leggi cominciercte a pro vare i benefici effeni della clemenza del nostro Graziosissimo A ugusto Monarca, i di cui Rege Era1:j con generosa l ibcra.l ità si sono aperti pur questa volta .in vostro sollievo. Il Principe insomma, la Patria, i Ci ttadini , gli ;.\miei, i Cong iorni, e quanti ha mai di beni la Società divenu ti argomenti di letizia, e cli giubilo scrvi nmo ad eccitare nel cuore di questi fortunati Redenti i sensi della più vi va riconoscenza verso i benefici loro Liberatori. lo non vi ho rappresentalo sinora. o Signori. se non i sensi dell'L:om socievole, farci oltraggio alla generosa pietà di questi avvcmuros i Fedeli. se non vi espri messi ancora i sen si particolari cli giubilo, c he ha hen ragione di concepire in così bella occasione I' Uom Cristi ano. E come no, o Signo ri .? Non vi ha se non chi estinta affauo sente nell' anima ogni scimilla d i zelo per la Relig ione, il quale non sappia investirsi del grazioso conten to, che dee provare un cuore fede le, il quale dopo essere astretto a vivere sotto un barbaro clima, ove è non solo ignoto, ma vi llipeso il no me di Gesù Cristo, ba poi finalmente la bella ventura di ritornare in grembo alla Chiesa, al pubblico eserci zio della Religione, alla comunion dei Fedeli . lo non ho immagine più espressiva per rappresentarvi quanco acerba riuscir dovesse a questi infelici la sorte di vi vere in terra infedele, quanto quella, che mi somministra Sarno Agostino, i l quale per quanto piacere prendesse negli allettamenti, che gli procacciavano la venustà, e la grazia. con cui erano scritti i libri del Padre della Latina cloquensa: pure non mai si dipartiva dalla lettura cli ques ti senza un certo amaro disgusto, che gli veni va cagionato dal non trovare in essi il nome cli Gesù Cr;sto. Hoc me ref rangebat, scrive egl i nelle sue Confessioni, hoc me r~(ragebcu, quod nomen Chris1i 11011 era1 ibi. Dio Immortale ! Quanto più sensibile riuscir non doveva a questi miseri Prigionieri colà nelle spiagge Africane, o ve ha una sua sede la superstizione, e l'errore, il veder vi il nome d i Gesù Cristo non che sconosciuto. ma bcstcmmiaw. Vedevan colà, egli è vero, ergersi ovunque altari , e delubri, ma non già in onore cli Gesù Cristo. Vedevan fumar nei turiboli i timiami . e gl i incensi , ma non ne era Gesù Cristo l' oggetto. Udi vano per ogni dove canti ci, ed inni, ma non in lode d i Gesù Cristo. Nome11 Chrisli 11011 erat ibi. Pro fane , ed immonde Meschite occupano colà il posto dei sacri Templi. e delle venerande Basi liche. A i sacrosanti Vangeli sostiL1Ji vansi le sozze carte cieli' Alcorano. La sagri lega immagine. oimè cli un ;\rabo infame Ladrone usurpava sugli al tari il luogo alla effigie del Crocifisso: stanchi ormai di mirare profanazioni così abominevoli. riditeci pure generosi Fedeli , quame volte alzaste supplichevoli al Ciclo le braccia, perchè intenerito ai vosLri prieghi si compiacesse una fiata di sottrarre i vostri sguardi dall'iniquità? Non fu già sordo alle vos tre preghiere i l Dio del le misericordie. Eccovi ri condot~i sua mercè alla fine in queste fe licissime piagge ove ha suo vero culto la Croce. Quì semirete risuonare su cli ogni labro il Santo Nome di Gesù Cristo, quel nome. io dico. la di cui fede conservas te gelosi ne' recinti del vostro cuore in mezzo alla superstizi one della M aomettana empietà. Qui vi a lui vedrete ergersi i ·1èmpli, innalzarsi g li altari, profumarsi gli incensi: a lui vedrete drizzarsi i voli. le preghiere, e gli o maggi: a lui can tarsi gli inni di laude, ed i cantici d i bendizione. Si farà quivi senti r nuovamente alle vos tre orecchie la voce dei Ministri Evangelici , per parteciparvi le sante parole cli vi ta. vi si
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spezzerà su i sacri altare il pane degli Angeli, per pascervi delle carni immacolate dell'Agnello di pace. si apriranno ovunque Tribunali di riconciliazione, ove dalla mano del Sacerdote saran sciolti i leg.ami delle vostre colpe. Non mancheranno nelle voMre afflizioni amorevoli Consolatori, Guide sicure nei vost ri dubbj , Sovvenitori pietosi nei vostri bisogni. Quante belle venture non vi ha procacciato la Pietà Redentrice dei vostri bene(ki Liberatori, col restituirvi alla Libertà del Vangelo? No n apportò certamente così ampia mmeria di giubilo ai catti vi Gi udei di Babilonia l'Edilln di Ciro, allorchè sciogliendo le catene di loro schiavitù permise loro il ritorno alla sospirata lor Patria, alla cara loro Gerusalemme, quanta a voi doverte arrecarne il grazioso Riscauo, che vi sottrasse dal duro giogo della dispotica violenta Tirannide dei Maomettani. Impe rciocchè sebbene dopo più lustri di sospiri e di pianti versati sulle sponde del barbaro Eufrate giunse pure alla fine quel dì bramato tan to, in cui l'afflitta e grama Gente di Israele sciolta dagli antic hi lacci del1' Assiria catena, tornò una volta a rivedere le amene piaggc di Palestina, le care rive ciel placido Giordano, le patrie mura della sua bella Sionne: pure il dolce, ed anetmo contento cli respirare un pò cli aria di Libertà, ve ni vale ahi quanto! amareggiato dallo affanno, che le recava l'acerba ved uta dei miseri avanzi della sua desolata Mei ropolì, che auerrata dal ferro, e dal fuoco dei suoi Nemici, e oppressa dalle ingiustizie del tempo, non era allora, che la sede della solitudine. della mali nconia, e dell'orrore. Le superbe Torri, i magnifici Edifi ~j, il Tempio augusto non erano che un orrido mucchio. una confusa maceria cli sassi in franti : i Ponici, i Fori , le si rade più freque111ate scorgevansi ovunque intralciale dallo ingombro selvaggio delle ortiche, e dei bronchi : le diroccate mura della Città, sulle quali era passuto il solco fatale dell'aratro del Vincitore, non racc hiudevano allora nei suoi recinti, che poche umi] capanne di Agricoltori, che appena ergendosi in mezzo alle vaste rovine servir potessero di segno al Passeggero, per poter dire: Quì fu Gerusalemme. Or'a fronte cli oggeui sì tristi ne avveniva pur sempre, che se da una parte il piacere di rivedere in balia di loro libertà le patrie mura richiamava sulla fronte dei mesti Ebrei il sereno. e nel lor cuore il co111ento;dall' altra i laceri avanzi, il desolamemo, e lo squallore di Gerosolima li respingeva nella mestizia, e nel lullo. Ridotti alla infe lice condizione di esser stranieri nella stessa lor Patria, perchè privi in essa di abitazione, e di albe rgo, pure io mi immagino, che sopra ogni altra acerba ri uscir dovesse a quei miseri la pena di vedersi senza Arca, senza Tabernacolo, senza Tempio. e poco meno che senza Sacerdoti. Dopo un lungo commercio av uto con una Nazione Idolatra, in mezzo alla quale essendo astretti ad adorare nel segreto del loro cuore il Dio vivente, e ad essere spettatori nel tempo stesso delle sacrileghe profanazioni, che esercitavansi nell'empio culto dei Simulacri, e dell' immo ndo gregge dei fals i Numi, speravano pure una volta. che resiituiti al libero eserci,.io della Religione, potessero nel l'unico Tempio, che erasi lino ad allora ereuo in onor dcl i' Altissi mo, cantare gli inni, cd i cantici di benedizione al Dio delle misericordie, scanna re a piè dell' altare le vittime, offrire avanti il Santuurio i sagrificj , e gli olocausti, ardere sull'ara dei profumi gli incensi, e sfogarli in somma in alti di pubblica adorazio ne. e di culto. Quanto è mai diversa, Avventurosi Redenti, la vostra sorte 1 Voi vives1e, è vero, finora negli adusti lidi cieli ' Africa in un più duro, e penoso servaggio di quel, che non soffri rono i Giudei in Babilonia, che essendo colà tras portali con tutto il corpo della Nazione godevano non solo il sollievo di starsene in mezzo alle lor care fa miglie, ma era ancor loro concessa la libertà di reggersi colle patrie leggi sotto il governo di Giudici Nazionali , che ne erano custodi:mcntrc voi esuli non solo dal patrio tetto, ma ancor lontani da ogni co nforto, che poLea arrecarvi la parentela, l'amicizia, e l'aderenza, che sono i modi reciprochi, coi quali si formano le società, soli , in una terra nemica, senza alcun sollievo soffrir do veste tullo il rigore di una legge tiranna, cui altro non serve di regola, che il dispostismo, e il capriccio. Ma se tanto più gradita, ed amabile succede la calma, quanto più fiera, e minacciosa fu la tempesta, che la precesse: quanta dircm che sia ridondante, e copiosa la letizia, ed il giubilo delle vostre anime, or che terminati gli affanni e dileguate le angoscie, avete la bella ventura di rivedere le patrie mura di questa Augusta Mctropolì, ove in ogni parte, che volgiate lo sguardo, non incontrate, che oggetti di consolazione, e di gioja?Qui vi per ogni dove vedrete fiorire la dovizia, e l'ab bondanza, la grandezza, e la magnificenza, l'ornamento, e il decoro. Quivi regna la giustizia, e la moderazione, la tranquillità, e la pace, che formano tulla la felicità di una Nazione. Quì la Religione, la Fede. Mirate senza uscir dai confi ni di questa sacra Basilica ad ogni volger di ciglio quanti vi app resentano oggetti bastevoli ad eccitare il contento nel cuore di un Cristiano, che conservi ancora in meme un' idea di rispetto per la sua Fede. Ecco, se bene vi ri membra, quel sacro fo nte, ove nel santo lavacro di regenerazione acquistaste il diritto della figliolanza di Dio, e della eredità del Regno dei Cieli. Ecco l'alta re di propiziazione, ove per voi si sagrifica il dio viverne. Ecco le sedie Sacerdotali , ove ergesi un Tribunale cli compassione sempre aperto ad assolevervi. Queste son pure quelle Cattedre cli verità, dalle quali sentirete spiegarvi i mistc1j più sublimi della Religione, e le Regole pit1 sane della Morale. Rivolgete le pupille a queste mu ra istoriate ovunque, e dipinte cli Sacre Immagini: adorale colà le preziose Reliquie dell' inclìta nos1ra Protettrice, e Ciuadina S. Rosalia, ove a baciar le soglie di qull' altare, su cui risiede il sacro deposito delle sue ossa. dai più stranj, rimoti lidi vengon tuttora Peregrini di voti. TI Consesso di tanti ve nerabili Ministri del Santuario, che qui vi cantano le divine Salmodie, la presenza del vigilantissirno Pastore, che quì presiede, la frequenza del Popol fedele che quì drizza ali' Altissimo i voti, e le preghiere, son tutti giocondi oggetti, che soli bas tar potrebbero a rendervi sommamente piacevole il ritorno alla Patria, ad eccitare i sensi più teneri di gratitudine, e di riconoscenza ve rso il Dio
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delle misericordie che per mezzo della pietà dei vostri Redentori compiacque ridurvi nuovamente alla Libertà. Non spuntò cenamente unquamai giorno di questo per voi più lieto. Or da questo dì per voi sì fausto comincerete ad appartenere per un doppio ti tolo alla Chiesa, e perchè riscallati col prezzo del Sangue di Gesù Cristo dalla servitù del peccato, e perchè redenti dalle mani dei Barhari col frutto della carità dei Fedeli, onde si potrà dire con più ragione di voi ciò, che di lutti i Cristiani diceva l'Apostolo: Non esris vestri, empti enim pretio magno. Voi fe lici se saprete corrispondere ai benficj cli questa doppia Redenzione. Ho detto. ILFINE
*- Pur essendo sollo l'aspetto civile questi schiavi originari di Lipari sono per la storia quelli catturati ad
Ustica. **- TI particolare che la towlità delle schiave riscattate appartenessero al bey sta a significare che le restanti non erano più disponibi li , vuoi per successiva vendita vuoi per 'matrimonio': del resto ne mancano cli sicuro alcu ne dello stesso nucleo familiare catturate ad Ustica. li dettaglio poi che la moglie di Felice Lauricella ehbe una fi glia, Maddalena, a Tunisi, con esplicito cognome paterno pur non essendo il marito schiavo del bey, lascia presumere, se no n già incinta al momento della cattu ra, una certa freq uentazione era tali schiavi.
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CATALOGO DE' SICILIANI REDENTI DALLA SCH IAVITÙ DELLE POTENZE AFRICANE ALGERI, E TUN ISI DALL'ANNO 1787, SlNO ALL'ANNO I804 PER DISPOSIZIONE DELLA REG IA ILLUSTRE DEPUTAZIONE DELLA REDENZIONE DE' CKITIVI DI SICILIA Colla esatta Nota, di quanto han contribuito ai Ricatti le Opere Pie, i Pii benefattori. ed i Parenti delli Schiavi; primo loro Costo. e spese fatte dalla Redenzione. SOTTO IL GOVERNO DE' SIC NORI CAV. D. GAETANO MONTALTO Presidente Onorario, e Maestro Razionale del Real Patrimonio, Regio delegato della Reden7.ione. D. DONATO TOMASI Consigliere della Camera di S. Chiara di Napoli, Conservadore Generale di Az,ienda di Sicilia. Rettore. D. GIUSEPPE CORVINO Principe di Mezzojuso, Maestro Razionale del Tribunale del Re,ù Patrimonio, Rettore. P. GIROLAMO CASTELLI dell'Oratorio, Rettore. CAV. D. D. GAETANO BONANNl Rettore. D. MELCHIORE TAJv1AJO Rellu re.
1804 IN PALERMO, NELLA STAMPERIA DEL SOLLI con approvazione !:'!FORMAZIONE RIGUARDANTE LA PIA OPERA DELLA REDENZIONE DE' CRISTIANI SCHlAVf SOTIO LE BARBARE POTENZE
Da qualsisia uomc>, se per poco estinti in lui no n siano dalle passioni naturali tendenze, dccsi energicamente sentire la compassione inverso quei individui dei nostri simili. ai quali da Barbare Potenze sia stata tolta la naturale libertà contra ogni ragio ne. Quest' Infelici soggetti à dispotici Governi, schiavi di barbari Padroni, divisi dà loro più stretti Parenti, e dalla Patria, d'ogni età, d'ogni sesso son quei. che a titolo della natura. da noi dirnandano il loro riscatto, e la liberazione. Questa naturale inclinazione inverso gl'infelici Schiavi viene poscia vieppiù eccitata. cd accresciuta dai sacri legami de lla Re ligione Cristiana. La riflessione, che in tali Paesi, non solo è ignorato, ma anche vi lipeso il nome di G. C., che son essi lungi dal grembo della Chiesa. dal pubblico escrciz.io della Religione, dalla comunione de' Fedeli; e che la superstizione, e l'orrore hanno ivi la loro fede, deve rendere avvertitC> ogni Cristiano del dovere nato dalla carità di G. C. di cooperarsi per quanto si può al di loro riscatto. Dovere di carità, che fra tu tte le opere, solite da i Cristiani esercitarsi si è il più eccellente, e che in se rntte le comprende. Così il Pontefice Sisto V. nella sua Bulla Cu111 Benigna Mater Ecclesia, Boll. Tom. 2. pag. 125. Acne ram pium opus. quod cateris misericordia operibus amecellit, in que fere alia omnia, quasi per co111pe11diu111 simul exercentw : Quindi è stato, che i più celebri Padri della Chiesa e cogli scritti, e coll 'esempio hanno promossa la Redenzione dei Cattivi, ed incitata la carit/1 dé Fedeli, persuasi del sommo risc; hio, a cui esposti sono gli Schiavi, spcciahncntc quelli del Sesso debole, e d'immatura età a rin negare quella Fede, che ricevettero nel Battesimo. Quindi è stato pure, che nella Chiesa cli G. C. si sono istituiti diversi Ordini Re ligiosi, dei quali per voto solenne è cura essere intenti allo riscatto degli Schiavi infelici. Il nostro Regno ha sperimentato sempre, e speri menta tutt'ora questi benefici influssi della Religione. I Padri della Redenzione, cioè. i Canonici Regolari Trinita,j , i Mercedari Calzati, e Scalzi; con cari tatevoli sovvenzioni cli quel, che raccolgono dalla pietà dc' Fedeli, e con esporre le proprie loro persone si sono cooperati, e tutto giorno si cooperano alla liberazione di canci Schiavi. Moltissimi pii Benefattori mossi da Cerevorosa carità, e zelo per la Re ligione la$ciarono le loro pingui eredità a prò de' medesimi.
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Tante altre Religiose Comuni tà, ed Opere Pie di Palermo, e del nostro Regno amministrano dei beni lasciati per tal uopo, e con fedeltà li assegnano agli Schiavi. E non hanno mancato, ne pur mancano dé Zelanti Pastori, i quali con larghe clonazioni hanno faci lita ta la liberazione dei loro Diocesani. Il considerar poi qucst'!nfolici strappati con ostile violenza dal seno della loro Patria, dall'unione delle loro famiglie, e costretti a piangere fra le catene di loro schiavitù la perdita dell 'amata li benà ba mossi tanti savi i Principi a fo r delle leggi per i loro ricatti. Or essendo per sua naturale situazione, e marittimo commercio la nostra !sola esposta alle frequenti incursioni dei .Predatori, che colle persone sogliono anche rapire le sostanze; i nostri Principi si sono con savie leggi cooperati alla liberazione degli Schiavi; anzi sotto il Governo cli Filippo I I nel 1596 dal !'residente del Regno D. Giovanni Ventimiglia, Marchese di Geraci si diè forma, e stabilimento al1' Arciconfrate rni ta dei Cattivi composta di Soggetti, c per nascita, e per merito distinti, ai quali si addossò l'incarico di esegui r tutto quello, che spettar potesse alla Redenzione degli Schiavi Sici liani, la qual' Opera dal Sommo Pontefice Clemente VII ve nne arricc hita di molte singolari grazie, e privilegi. Ai giorni nostri per ultimo si sono segnalati in questo, Carlo lii Ed il nostro Re Ferdinando lii fel icemente Regnante. Or siccome fi n dai tempi del Gran Pontefice S. Gregorio era vi il costume di formare un esatto Catalogo degli Schiavi riscattati, cd una nota dei prezzi, e delle spese, che per riscattarli impiegar conveniva; così la Deputazione della Redenzione si è recata sempre a dovere mettere in pratica sì lodevole costumanza, e di tempo in tempo ha pubblicato un esalto Catalogo degli Schiavi ricatta ti. Quindi è, che i presenti Rettori, intenti tutto il giorno a cercar con sollecita applicazione, e fatiga ogni più stabile ava nzamento dell'Opera della Redenzione a sollievo di quei infelici Siciliani, che gemono nella durissima schiavitù delle Potenze Africane, non cedendo al cari tatevole zelo dei loro Predecessori si sono mossi a pubblicare i numerosi Ricatti di tempo in tempo felicemente eseguiti, dando alla luce il Catalogo dei ricattati Schiavi, e la nota delle ingenti spese a tal uopo erogate. Il presente Catalogo, che incomincia dall'anno I 787 e va a terminare sino agli ultimi Ricatti degli anni correnti, serve a far nota al pubblico l'esatta am ministrazione delle rendite dell'Opera dei Cattivi, l'indefessa vigilanza dei Rettori, come anche quanto li soprannominati Ordini Religiosi, le Opere pie, cd i caritatevoli Benefattori contribbuiro no a favo r degli Schiavi ricattati. A vista di sì eccitanti motivi, di tan te savie leggi, di tanti ese mpj di pii Benefaltori, dovrà interessarsi ogni Cristiano, dalla carità di G. C. mosso, a recar del sollievo, per quanto le cli lui fo rze comJHJ11era11.no a quei miseri infeli ci Schiavi, che tu tt'ora restano sotto la schiavitù delle Potenze Africane. Ed a for ciò il numero eccessivo de' medesimi, il sommo pericolo dei Ragazzi, dei quali se ne ritrovano in quantità, la incostanza delle Donne, e questa viep più, se di minore età devono essere un assai pressante stimolo, sperando, corne dice S. Gregorio, e.be Omnipotens Deus pro ter- reni.i· coeleslia. pro temporalibus ae1erna restit11at.
BREVE NOTIZIA Del/ 'Opem de/fa Redenzione dei CattiFi di Sicilia lrascri{ta da 1111a Relazione data alla luce nel/ 'anno I 72 9.
L'Insigne Opera della Redenzione dc' Cattivi cli Sici lia, fondata nella Vener. Chiesa di S. Maria la Nuova di questa Felice, e Fedelissima Città di Palermo riconosce il suo glorioso principio dalla generosa Real munificenza de' Serenissimi Rè, ed in particolare dal Rè l\.fartino, il quale scorgendo i gravissimi danni cagionati a' suoi Vassalli in questo Regno dalle continue scorrerie dei Barbari, e dal prcdamento di molti R.egnicoli, ordi nò, che a ricompra rli s'impiegassero i lasciti per cagione, come suol dirsi, de' mali ablati: l ndi il Serenissimo R.è Alfonso per foc ilitare l'esecuzione di un opera contanto pia non solo conformò, quanto si era pensato, e disposto dal .Rè 1v1artino, ma insieme ancora ordinò in luogo Demaniale, che si elegessero alcune persone, le quali curassero l'esazione degli accennati lasciti, atti n di sollecitar il riscatto dei propri i Paesani, ciancio anchè sovra ciò molte altre lodevoli providenze per la consecuzione di un tal fi ne. Nell'anno 15% sotto il Governo cli Filippo 11 D. Giovanni Ventimiglia Palermitano Jvfarchese di (reraci, allora Presidente del Regno diede forma alla presente Opera pensata prima, e disposta dagli accennati Serenissimi Rè; cd a vista ancora cli alcune disposizioni date dalli Vicerè D. Diego Enriquez dc Cusman CÒnte d' Alba deliste, e D. Enrigo Cusman Conte di Olivares in segui to delle Reali Ordinazioni, dandole titolo di Arciconfraternita; ordinando doversi eleggere otto Deputati, senza alcu no emolumento, coiè uno dei Principali Baroni del Regno con titolo di Presidente, due .Rcgj Consiglieri de' Perpetui, un Ecclesiastico Teologo, un Cavaliere privato, un Dottor cli legge, un Mercante, un Consultore Giureconsulto, con obligo di doversi tutti li Deputati unire di tempo in tempo nell'accennata Chiesa di S. Maria la Nuova, per farvi le necessarie Deputazioni, formandosi a questo fine i Capitoli, che sono le leggi, colle quali si governa questa Santa Opera, e si dà a ciaschedlmo dei Deputati, ed Ofticiali il loro particolar carico, come si nel libro dei Capitoli dati alla luce nell'anno 17 l 7.
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Fu poi questa Santa Opera dalla Sovrana Pietà di molli Serenissimi Rè, ed in particolare del Rè Fili ppo li e Filippo lii arricchi ta di vmj , e pregevoli privilegj, che lungo sarebbe volerli pattitamentc produrre, come altresi venne pur confermata dal la Santità di Papa Clemente VJII concedendole molle distinte grazie, privilegii, esem,ioni, che si leggono nel Breve Aposrolico dé 3 Ouobre I 597 aggregando a questa Santa Opera tutte quelle, che fossero erette, o che nel tempo avvenire si fo ndassero nel Regno per Redenzione dei Cattivi, e con facoltà privativa ad ogn'altra cli eseguire tale Ricattito dé Regnicoli, ed altre grazie meglio dichiarate nell'accennato Breve.
CATALOGO DEGLI SCHIAVI SICILIANI RICATIATI DALLE REGGENZE AFRICA NE DELL' ANNO 1787 S1>l0 ALL'ANNO 1804. Per disposizione della Regia III Deputazione della Redenzione dé Cattivi di Sicilia.
ANNI 1787 e 1788. Schiavi ricattati in Algeri dal Brigadiere D. Giovanni de Thomas per ordine del Rè in Zecchi ni Algerini I 68 15. Addossati alla Redenzione. I Pietro Gennarino di Agosta d i anni 44 ricauato per zecch. Algerini 550. 2 Francesco d'Amico ùi Palermo di anni 42 ricatt. per zecch. Alger. 550. 3 Onofrio Scherma di Palermo di anni 42 ricatt. per zecch. Alger. 550. 4 Girolamo Ferrigno di Palermo cli anni 43 ricatt. per zecch. Alger. 550. 5 Giuseppe Pergolisi di Milazzo di anni 23 ricatl. per zecch, Alger. 550. 6 Vincenzo Compuosto ùi Milazzo di anni 45 ricatt. per zcccb. Algcr. 550. 7 Pietro Barranco di Palermo di anni 45 Iicatt. per zccch. Alger. 550. 8 Pietro Salamone di Palermo Padrone di Lancia di anni 56 rie. per zecch. Alger. 1000. 9 Filippo Giarrusso di Palermo cli anni 62 rie. per zecch. Alger. I000. I O Nicolò Anoffo ricatt. per zecch Alger. 800. 11 Vito Basconi di Trapani di anni 43 ricatt. per zecch. Alger. 800. 12 Giuseppe Vallone di Trapani di anni 46 ricatl. per zecch. Alger. 450. 13 Giuseppe Motta ricatt. per zecch. Alger. 450. 14 Onofrio Famularo di Lipari cli anni 42 ricatt. per zecch. Alger. 450. 15 Vincenzo la Nave di Lipari rie. per zecch. Algcr. 450. 16 Emanuele Agati di Siragusa cli anni 30 ricatt. per zecch. Alger. 450. I7 Giuseppe Falzone cli Malta di anni 4 I ricatt. per zecch. Alger. 450. 18 Giuseppe di Giorgi di Trapani di anni 54 ricatt, per zecch. Alger. 450. 19 Giovanni Spignola cli S. Biaggio ricatr. per zecch. Algcr. 450. 20 Bertino Cappello di Monreale rie. per zecch. Alger. 450. 2 1 Rosario Bcrrettarra di Palermo rie. per zecch. Algcr. 450 22 Calogero Alaimo di Girgenti di anni 48 ricatt. per zecch. Alger. 450. 23 Martino Bugia rie. per zeccb Alger. 450. 24 Leonardo Agati di Siragusa ùi anni 31 ricatt. per zecch. Alger. 450. 25 Vincenzo Imbroglia di Milazzo di anni 45 ricatt. per zecch. Alger. 370, 26 Giacomo Casano di Pantelleria cli anni 36 rie. per zecch. Alger. 1000. 27 Pietro Farina di Pantelleria di anni 47 rie. per zecch. Alger. 400. 28 Francesco Ventresca rie. per zccch. Alger. I000. 29 Giovanni Ciotta cli Girgcnti di anni 37 rie. per zecch. Aiger. 375. 30 Raimondo Giraldo di Girgenti rie. per zecch. Algcr. 370.
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RICAITATI DALLA REDENZIONE 31 Vito Romeo di Trapani di an ni 45 schiavo in Tunis ricatt. per zecch. Veneziani 460. 32 Rosario Romeo di Trapani di anni 37 sch. in Tunis rie. per zecch. Yen. 230.
33 Vincenzo di Maggio di Patti cli anni 51 sch. in Tunis rie. per pezzi duri 580. 34 Nicolò Parrinello di Marsala di anni 57 sch. in Tunis rie. per pezzi du ri 648
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Guerra di corsa
ANNI 1789 E 1790 35 Gio. Battista Quinci di Mazzara di anni 60 sch. in Tunis rie. per zecch. Yen. 250. 36 Vito Quinci figlio, di Mazzara di anni 20 sch. in Tunis ricau.. per zecch. Yen. 250. 37 Vincenza Quinci figlia, di Mazzara di anni 12 sch. in Tunis rie. per zecch. Yen. 500 38 Maria Rosa Modica di Palermo di anni 4 sch. in Tunis rie. per zecch. Yen. 460. 39 Antonio Greco di Patti di anni 35 sch. in Tunis rie. per zecch. Yen. 230. 40 Girolamo Forte di Trapani di anni 23 sch. in Tunis rie. per zecch. Yen. 230. 41 Matteo Firone di Siragusa di anni 36 sch. in Tunis rie. per zecch. Yen. 230 42 Giuseppe Bonanno della Pantelleria di anni 58 sch. in Tunis rie. per zeceh. Yen. 230. 43 Antonio d'Arrigo di Catania di anni 43 seh. in Tunis Iicatt. per zecch. Yen. 230. 44 Giuseppe Rodo di Marsala di anni 23 sch. in Tunis ricalt. per zeceh. Yen. 230.
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ANNI 1791 .E 1792 Natale di Salvo di Trapani di anni 45 sch. in Tunis per zecch. Yen. 230. Girolamo Ramo di Trapani di anni l 8 sch. in Tunis ricali. per zecch. Yen. 230. Luciano Ramo di Trapani cli anni 52 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 230. Carlo Litrico di Catania di anni 40 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 245. Giuseppe Vento di Sciacca di anni 65 sch . in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 230. 50 Alberto Bertolino della Favignana di anni 40 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 200. 51 Antonio Gucciardo della Pante!Ieria di anni 61 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 230. 52 Michele Rallo di Trapani di anni 28 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 230. 53 Pietro Scibitia cli Trapani di anni 20 sch. in Tunis rie. per ;,,ecch. Yen. 200. 54 Alberto Previto di Trapani di anni 37 sch. in Tunis ricatt. per zeceh. Yen. 230. 55 Francesco Civello di Trapani di anni 60 sch. in Tunis ricatt. per zeech. Yen. 200. 56 Luigi Polizzi di Trapani di anni 25 sch. in Tunis rieatt. per zecch. Yen. 230. 57 Gaspare Rino di Trapani di anni 24 sch. in Tunis ricatt. per zeech. Yen. 200. 58 Gio. Battista Castagna di Trapani cli anni 50 seh. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 230. 59 Gaspare di Giorgio di Trapani di anni 50 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 230. 60 Antonio Viola di Palermo di anni 47 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 31 O. 61 Giuseppe Macotta della Pantelleria di an ni 24 sch. in Tunis rie. per zecch. Yen. 230. 62 Antonina Yiveros cli Pantelleria di anni 24 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 460. 63 Francesca Paola Bongiorno di Palermo di arn1i 21 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 460. 64 Gaetano Coniglio di Palermo di an ni 8 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 200. 45 46 47 48 49
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ANNI 1793 E 1794 65 Cristoforo Croce di Trapani di anni 46 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 172. 66 Gioacchino Calogero di Palermo di anni 54 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 240. 67 Francesco Calogero cli Palermo di anni 62 sch. in Tunis ricatc. per zecch. Yen. 470. 68 Ignazia Nuzzarello di S. Croce di anni 62 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 460. 69 Gaetana Nuzzarello di S. Croce di anni 25 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 460. 70 Paolo Nuz.:r,arcllo di S. Croce di anni 5 l sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 230. 71 Gio. Battista Modica di Trapani di anni 37 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 230. 72 Leonardo Schifano cli Trapani di anni J 3 sch. in Tunis ricatc. per zecch. Yen. 230. 73 An tonio Candia di Trapani cli anni 14 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Ven. 230. 74 Gaspare Marchese di Sciacca di anni 45 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 200. 75 Giovanni Ricevuto cli Trapani di anni 15 sch. in Tunis ricatt. dalli PP. Mercedari Scalzi per zecch. Yen. 236. 76 Francesco Catalano di Trapani di anni 27 sch. in Tunis ricatt. da detti PP. Mere. per zecch. Yen. 236. 77 Giovanni Lazzaro di Lipari di anni 60 sch. in Tunis ricatt. da detti PP. Mere. per zecch. Yen. 266. 78 Maria Macoua di Pantelleria di anni 54 sch. in Tunis ricatt. da detti PP. Mere. per zecch. Yen. 460. 79 Antonio Bagnato di Lipari di anni 32 sch. in Tunis ricatt. da deui PP. Mere. per zecch. Yen. 236. 80 Fili ppo Salamone di Lipari di anni 27 sch. in Tunis ricatt. da delli PP. Mere. per zecch. Yen. 236. 8 I Antonio Leggio di Palermo di anni 16 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 230. 82 Ignazio Galioua di Terranova di anni 43 sch. in Tunis ricau. per zccch. Yen. 230.
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Allegati
ANNI 1795 R 1796 83 Diego Candia di Tra pani di anni 15 sch. in Tunis ricatt. per zccch. Yen. 230. 84 Giuseppe Parisi di Trapani di anni 9 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 230. 85 Andrea Onorato di Palermo di anni 22 sch. in Tunis ricau. per zecch. Yen. 230. 86 Giovanni Messina di Palermo di anni 34 sch. in Algeri ricatt. per zecch. Yen. 230. 87 Saivatore d 'Asaro di Mazzara di anni 70 sch. in Tunis ricatt. per pezzi 261 I O. 88 Giuseppe Misijano di Palem10 di anni 23 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 200. 89 Gabriele Raja di Palermo di anni 28 sch. in Tun.is ricatt. per zecch. Yen. 200. 90 Giuseppe Guajana di Trapani cli anni 6 sch. in Tunis ricau. per zecch. Yen. 230. 91 Giovanni Guajana cli Trapani di anni 13 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 230. 92 Nicolò Calandra di Trapani di anni 17 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 230. 93 Gio. Bauista Saladino di Palermo di anni 54 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 230. 94 Saverio Piombo di Trapani di anni 47 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 230. 95 Francesco Casano cli PanteJJeria di anni 56 sch. in Tunis Iicatt. per zecch. Yen 200 . 96 Angela LiIlo di S. Croce di anni 24 sch. in Tunis ricmt. per zecch. Yen. 560. 97 Vincenzo Valenza di Pantelleria di anni 39 sch. in Tunis ricatt. per i'.ecch. Yen. 330. 98 Vito Caci di Terrnnova di anni 54 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 2 12. 99 Giuseppe Busetta di Pantelleria di anni 39 sch. in Tunis ricau. per zecch. Yen. 230. I00 Giovanni Alajmo di Girgenti di anni 44 sch. in Algeri ricatt. per zecch. Yen. 230. 10 1 Giuseppe Casano di Pamelleria di anni 55 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 230 . I02 Maria Anna Sai vo. e Curatolo di Palermo di arrni 16 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 460. l 03 Maria Teresa Salvo di Palermo di anni 37 sch. in Tunis rie. per zec- eh. Yen. 460. 104 Rosario Provenzano di Trapani di anni 16 sch. in Algeri rie. per zec- eh. Yen. 230. 105 Ignazio M.i li ta di Sciacca di anni 59 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 230.
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ANNI 1797 E 1798 106 Diego Giannitripani di Trapani di anni 29 sch. in Tunis rie. per zecch. Yen. 230. 107 Giuseppe Crasto di Trapani di anni 30 sch. in Algeri ricatt. per zccch. Yen. 230. I 08 Giuseppe Bono di Sciacca di anni 63 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 230. I 09 Pietro Giannizzo da Agosta di anni 33 sch. in Tunis rie. per zec- eh. Yen. 230. I IO Giuseppe Farina di Augusta di an ni 42 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 230. 111 Rosa Cingotta di Messina di anni 25 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 230. 112 Domenico Yitagliano di Lipari di anni 40 sch. in Tunis Iicatt. per zecch. Yen. 230. I 13 Giovanni Macott.a della Pamelleria di anni 3 1 sch. in Tunis rie. per zecch. Yen. 230. 114 Antonio Serra di Trapani di anni 50 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 230. 115 Antonio Romeo di Pantelleria di anni 32 sch. in Tunis iicatt. per zecch. 234. 116 Antonio Rizzo di Trapani di anni 17 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 234. l I 7 Stefano Palmeii di Trapani di anni 32 sch. in Tunis ricatt. per pezzi duri 607. 118 Francesco Piombino di Trapani di anni 30 ricauato per cambia.
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ANNI 1799 E 1800 I 19 Leonardo Corso di Siragusa di an ni 66 sch. Tunis ricatt. per cambio. 120 Francesco Cacioppo di Palermo di anni 28 sch. in Tunis ricatt. per zecc. Yen. 333. 121 Filippa Cacioppo di Palermo di anni 27 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 666. 6. 122 Maria Cacioppo di Palermo di anni 5 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 666. 6. 123 Giacomo Cacioppo di Palermo di anni 4 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 333. 3. 124 Vincenzo Agati di Mazzara di amù 34 sch. in Tunis ricatt. per cambio. 125 D. Antonino Merlo di Palermo di anni 2 1 sch. in Tu1ùs ricatt. per cambio. 126 Stefano di Saija di Palermo di anni 47 sch. in Tun.is ricatt. per zecch. Yen. 333. 127 Gio. Battista Nato)i di Palenno di anni 40 sch. in Tunis Iicatt. per zecch. Yen. 300. 128 Andrea Gucciardo della Pantelleria di anni 47 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 300. 129 Michele Bonifacio di Palermo di anni 32 sch. in Tunis ricatt. per cambio.
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AN:'111 1801 E 1802 J 30
P. Gabriele Riformato di Pietrnpcrzia di anni 55 sch. in Tunis ricatt. per se stesso per zecch. Yen. 6 16.
31
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on-
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Guerrn di corsa
13 1 Maria Avia di Palermo di anni 30 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 4 19. 1. I32 Cosimo Carini di Palermo di anni 15 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 308. 4. 8. 133 Pietro Carini di Palermo di anni 52 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 308. 4. 8. 134 Calogero Sala di Girgenti di anni 8 sch. in Tunis ricau. per zccch. Yen. 3 I I. J 35 Ignazio Sala di Girgenti di anni IOsch. in Tunis rican. per zecch. Yen. 309. 136 Giuseppe Napoli di Palermo di anni 30 sch. in Tunis ricall. per zecch. Ven. 308. 3. 137 Giuseppe Ballo Calamaro di Girge nti di anni 25 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 300. 138 Giuseppe Tornasi di Trapani di anni 41 sch. in Tunis ricau. da se per zecch. Yen. 31.0. 139 Giuseppe Carini di Palermo di anni 36 sch. in Tunis ricatt. per zccch. Yen. 3 1O. 8. I 40 Pietro Gab riele di Trapani di anni 1O sch. in Tunis ricatt. per zecch. Ven. 300. 141 Giovanna Lionelli di Siragusa di anni 23 sch. in Tunis ricatt. per cambio con contri buirsi Ducati 200 alla Regia Marina. 142 Michela del Campo di Palermo di anni 30 sch. in Tunis ricatt. per cambio contribuendosi Ducati 400 alla Regia Marina. 143 Biaggio Marino di Messina di anni 42 sch. in Tunis ricatt. per cambio contribuendosi Ducati 200 alla Regia f\1arina. 144 Paolo Caruso di Trapani di anni 4 1 sch. in Tunis ricau. per cambio contribuendosi Ducati 200 alla Regia Marina. 145 Antonio la Rosa di Trapani di anni 27 sch. in Tunis ricatt.. per cambio, contribuendosi Ducati 200 alla Regia Marina. 146 Leonardo ricevuto di Trapani di anni 48 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Ven. 300. 147 Sac. D. Antonio Falzone di Pietraperzia di anni 39 sch. in Tunis ricatt. da per se stesso coll',~juto di alcune Opere Pie per zecch. Yen. 6 16.
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658
ANNI 1803 E 1804
148 Giovanna Oliveri , e Manno di Palermo di anni 32. sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 532. 2. 149 Elisabeua Oli veri, e Manno di Palermo di anni 14 sch. in Tunis rie. per zecch. Yen. 532. 2. 150 Francesco Provcnzano di Trapani di anni 44 sch. in Tunis rie. per zecch. Yen. 300. 151 Giuseppe Ferranti di Palermo cli anni 58 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Ven. 300. 152 Silvestro Buscemi di Palermo cli an ni 54 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 300. 153 Emmanuele Sidoti di Palermo di anni 36 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 300. 154 Giovanni Allotta di Palermo di anni 53 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 300. 155 Giuseppe Accardi di Palermo di anni 33 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 300. 156 Vincenzo Galizio di Palermo di anni 36 sch. in Tunis rican. per ;.:ecch. Ven. 300. 157 Ignazio Barranco di Mazzara di anni 54 sch. in Tunis ricatt. per zccch. Ven. 300. 158 Antonio Corvaja di Palermo cli anni 57 sch. Tunis ricau. per zecch. Yen. 300. 159 Carmelo Arra di Palermo di anni 24 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. 300. 160 Antonio Lo-Monaco di Trapani di anni 7 J sch. in Tunis ricatt. per zecch. Yen. JOO. J 6 l Sac. D. Giovanni Bellassai di Scie li di anni 40 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Ven. 600. 162 Michele Fasola di Palermo di anni 40 sch. in Tunis ricatt. per zecch. Ven. 300.
Schiavi, per I.i quali si è data in Tunis la commissione del Ricatto, e Legati da esigersi per li mcdcsemi. 163 P. Giuseppe da Busacquino Religioso riforrnaw di S. Francesco da ricatt. per zecch. Yen. 600. 164 D. Giorgio Ochino di Modica di anni 60 da rican. per zecch. Yen. 300. 165 Giuseppe Gcbbia di Palermo di anni 35 sch. da ricatt. per zecch. Yen. 300. 166 Nicolò Serra della Favignana di anni 20 da ricatt. per piastre quat- tro mila secondo il convenu to con il di lui Padrone. 167 Giuseppe Mascali di Termini di anni 67 da ricatt. per zecch. Yen. 140. Somma Totale
on- 570 on- 571 0 11- 325 on- 325 on- 325 on- 325 on- 325 011- 325 on- 325 on- 325 on- 325 on- 325 on- 108 on- 650 on- 325
on- 650 on- 325 on- 325 on- 550 0 11- J50 on- 53008. 20.
527
Allegati
NOTA
DELLA QU/\LIT.4 DEGLI SCHIAVI RICATTATI. Nel numero degli Schiavi rica11a1i cento sessantasette.
Sacerdoti, e Religiosi . ... . . . ... . . . . . • . .. .. . ... .... . . •• .. . . . • .. . .... . . . . . . Donne mature ... . .. . . . . • , . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . . . ...... .. Donne giovani .... ... . . .. ... ... .. . . ... . . .. . . . . . . .. .. .. .. . .. ... .. .. . . .. . Donzcl.lcttc. . . . . . . . . . . . . . . . . . • . . . . . . . . . . .... . .. . • . .. .. .. . ... . . . . . . . . . .. Giovanetti, e Ragazzi. ... . .. . . . . . . .. ... . ... . . . .. .. .. .. .. ... . . . .. ... Ragazzi nobili notati nel Catalogo alli numeri .1 34 e 135. . . . . . . . . . . . . . . . ..... .. . .. .•. . . . .. . . . • .... Maturi. e Giovani. ........
.
num. lllllll.
. . .
.
Sommano in tutto
4 3 9
num. num. num. nurn. nurn.
!26
num.
167
5 18 2
Restano nella Schiavitù secondo le notizie, e le fedi pervenwe alla nostra Redenzione sino alti 20 Giugno 1804. Sotto la Regenz,a di Tuni s. . . . . • . .. .. . . .
num.
677
Sono la Schiavitù di A lgeri; oltre . . . .. ... . .. . . .. . . . . . . . . .. ... ... . . .. .... . .. . .
llllllì .
15
Messinesi , de' quali non si sà il nome, perchè non son pervenute le fedi di schiavitù Sotto la Schiavitù cli Tripoli . . . . . . . . . . . . . . . . . . ............ . . .. . come nella nota che siegue:
num. num.
234 148
Sono in tutto ... . . . .. .. . .. ... ... . . .. ....... .. .. . . . .. ... .. . .. .... . ... . .. . .
num.
714
num. num.
42
11ll 111 .
l
num.
I
num.
52
NOTA Di timi li Siciliani Schia vi nelle Regenze dè
7imisi. Algeri, e Tripoli
TUNISI
A Agosta
(Uomini maturi .. ... .. . . (Giov anetti . .. .. . ..... . (Donne mature . . . . . ... . . (Donzelle. . ..
. . . . ..... . . • . . . ... .. • .. .... . .. . . .. ..
.. .. • . .. . ... ....
... . . .. .. .. . . . . . .. . .. . . .. .. ... . . . .. .
. .. .. . . .. .. . . . .. ... . . . .. . .. .. . .... . . .. . .. . . ... . .
somm.
Aci Reale
(Uomini maturi (Donne mature . . . .. .. . .. . . . .. .. . .. . .. ..... . . . . .. ... .
somm. Avola
somm.
(Uomini matllri
8
num. num. num.
2
num.
9
num.
9
528
Guerra di corsa
Il Busacquino
(Uomini maturi . . ... .. ... .. .
num.
somm.
Bivona
nurn.
( Uomini matuii .. . .. .. . .. .. . . . . .. . ..... .. .. .• .. .. .. . • . .. . .
somm.
num. num.
e Cmania
( Uom ini matllli .. . .. ... . . . .. ... . .. . .. ... . . .. .. . .. . . . .. . . . .
num.
7
. . . ... .. ... .... . .. . ... . . . .. . . . .. ... .. .. .. . . . .. . ... . .
num.
7
num.
3
num.
3
(Uomini maturi .. . . ..... . . . , • . . . .. . .... ... .. .. . .. ... . . ... . (Donne mature ... . .. .. . ... .•. . ... . .. . ... . . .• ... . ... .. ... . .
num. nurn.
7
somrn.
. . ......... . . ... ... .. . . . . . ... . . .. . . . . . . ..... .. .. . . . . . .
num.
8
Comiso
(Uomini maturi .. ... ... • .. . .. . . . . . . . . . ... . . .. . . . . ... ... ... (Giovanetti. . . ... ... .. .. . . . .. . . . ... . . . . . .. .. .... , .. ... .. . . (Donne mature . . . . .... .. .... . . . ..... .... . .. .. . . . .. .
num. nurn. num.
7 2
num.
I.O
11\1 111.
2
num.
2
num.
3
num.
3
(Uomini maturi .. .. . •• .. ..... .. . ... . . . . .. ... ... .. ... . ... . . (Giovanetti . . .. .. . . . .. ... . . . . . . . . ... . .... . .. .. .• . . ... . .
num. num.
6
somm.
. .... .... . . ...... .. . .. .. .. ... .. ... . .. . . .. . . . ... ... .. . . . .. .
num.
7
Carini
(Uomini maturi . .. ... .. ... . ... ... • . .. .. .. .. . .. . . .. . .. . . .. .
num.
sorn m.
Castelvetrano
(Uomini maturi
somm.
Caltagirone
'
somm.
Castell'a mare
(Uomini maturi .. ..•. .. .. .. .. .. . . . . •. ...... . . . ..... .. • .. . .
somm.
Castel Termini
(Uomi ni maturi . . . ..... .. .. .. . . . • . . ..... .. ....... •. . . . . • ..
somm.
Canicattì
somm.
num.
I
I
I
529
Allegmi
Campobel/o
(Uom ini maturi . .... .. . . . ... .. . . .. .
somrn.
Casff()jilippo
(Uomini maturi ... . . .. .. . .. . . . .• . . .. . . . . . . .. ... . . .. .... ...
somm.
Casale vecchio
2
num.
2
mun.
5
tllllll.
5
num.
(Uomini maturi . .. .... . .. . . .
somm.
Ca/sabi/lo11a
num.
ll\1111.
num.
(Uomini maturi
num.
somm.
F Favignana
(Uomini matllli . . . . , .. . . . .. . . . .. .. . .. .. . .. . . ... .... . . (Giovanetti . .
. .. .. .... . .. . .. • • . . . ... • . . . . .. . . . . . .. ..
somm.
Fa vara
(Uomini maturi
Il
num.
13
2
tl\1111.
num.
somm.
Fa varo/la, Terrasini
num. num.
(Uomini maturi .. .. . .. .. .... • . ..... .. . . . .. ... . . .. .. .. . .. .. (Giovanetti. . . . . . . . . . . . . . . . . .. .. .. ..... . . . .... ... . .
somm.
l
num. num.
2
num.
3
num. num. num.
14
nurn.
16
num. num.
25
G Girgenli
(Uomini maturi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . (Giovanetti. .
. .... ... . .
. ... .. ..... . . .. ... .. .. . . . . . . •. . . .. ... ..
(Donne mature . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . ..... . .
somm.
I I
L Licata
somm.
(Uomini .. . . . . . . . .. . . ... . . . . .. .. . . .. ... ... • . . ... (Giovanclli ...... . . .. ... . .... . . ... . .. .... . .. .. . . (Donne mature . . . .. ... .. .. .. . .. .. . ... . ... . . . ... .... .
Jllllll.
I I
num.
27
530
Guerra di corsa
Lipari
(Uomini maturi ... . .. ... .. . . (Giovanetti. . . . . . . . .. .... . ... .. . . . ..... .. .
somm.
num. num.
21
nu m.
22
num. nu m.
12
num.
14
num. num. num.
IO I
num.
14
num. num.
26
1
M :'vfessina
(Uomini maturi . .. . ... .. . . . .... .. . .. . . (Giovanetti ... ... . . .. . .. . . . . ...... . .. . .
(Oltre 15 come al f. 27. somm. Mazzara
(Uomini maturi (Giovanetti. . (Donne mature .
somm. kfarsala
(Uomini maturi ..... . ... .. . . . .... . ... ... • . .. . . . . .. . ... ... . (Giovanetti. . . .. ... . . .... . ...... .. . . ..... ..... .... . . .. ... . . ... ....... . .. . .. .. . (Donne man,re . . . . . . . . . . . . (Donzelle. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ... ..... . ... . .. .
sornm.
Milazzo
(Uomini Maturi
(Uomini maturi
somm.
1v!uss11melì
.
'
.. . . . . .
. . . ..
. . . . . . . .
.. . .
.....
. . . . . . . .
. . . . . . . ..
. . . . . . .
(Uomini maturi
(Uomini maturi . . . .. ..... . . ... .. .. . . . . • . . .. ..... . ... .. . . (Giovanetti. .... . ... .. .. , .. ... . (Donne matu re . ..... . . .. ... . . '
... . . .. ... . ... . . . .. ... . .. ... .. . .. .. .. . . .. .. .. . . ... . .. .
(Uomini maturi
somm. Modica
somm.
2 l
num.
2
num.
3I
nurn.
somm.
Mem/i'ici
mm,.
num.
somm.
Mont ' a/bano
3
num.
somm.
Maretirno
2
(Uomini maturi . ... .. ... .. .. . .. . . ... . .. ... .. . . . . ......... . (Giovanetti... . . .. . .. ..... . .. . ... . . .... . .. .. .... . . .... . . . . . ......... .. . .. ... . (Donne mature . . . . . . . . . . . • . . . . . . . (Donzelle. . .. ... . .... .. .. ... ... . . .. . . . . ...... . .. . . . . . . .. . o
.. '
o
o
o•
••
'
'
••••
•
•
•
I
o
O o•
••
•''•
•
•
O
'
O
O •
••
••
'
•••
o
o
O '
o
o•
••
•
num .
num.
2
nu m.
2
num. num. num.
4
l 2
num.
7
num.
·''
num.
3
num. num.
5 I
num. num.
l I
mun.
8
A/Legati
Monte S.Giuliano
531
(Uomini maturi . . . . .. .. . .... . . ... . . .. .. . . . .. ..... .. . .... . . (Gi ovanetti. . . . . . . • . . . . . . .. .. ... . . .. .. .. . .. .. . .. ... . ... . . (Don.ne mature .. . .•. .. .. . . . .. .. ..... ... .. . .. .. .. • .. .. .
somm.
num. num. num.
4 4
10
num .
18
N
Nicosia
(Uomini maturi
num .
somm.
Nota
num. (Uomini mamri . .. . ... . ..... . . •. ... .. .. ... ... .... ... .. . ...
somm.
num. num.
p
Palermo
(Uomini maturi ... . . •• ...... . . . . . .. . . .. ... . . . .. .. ... .. .. .. (Giovaneni .... ... . ..... . . .. . . . ... . .. . . . . . .. . .. .. ... .. ... . (Donne m ature .... . . •. . ... . • ... .. . ... .. .. ..... . ... .... . ...
somm.
Pauì
( Uom ini maturi .. . . . . . .. .. . . . ... .. • .... .. . .• . .. .. . • . .... ..
(Uom ini maturi .. • ... . ... •. . .. . . • . . ... .. . . .. . .... .. . ... (Giovanetti .... .. ... ... . . .. . .. .. . . . ... .. . . ....... •. . . .. . . . (Donne mature . .. ... ... . .. . ... .. . . . ... .. .. . . .. .. .
somm.
Pietraperzia
(Uomini mmuri
somm.
Palma
( Uomini maturi . . (G iovanetti. . . ... (Donne mature ... (Donzelle. .. ....
... . . . . . ..... .. . .... .. . .. .. .. . ... .... .. . .... . .. .. .. . . .. .. .. .. .. ... .. . . .. ... ... . .... . .. ..... . ...... .. . . ... .. . .... .. . . . . . . .. .. ..... • ... . ... . . .. ...... . . ..... ..
somm.
Palazzo somm.
37
num.
39
I
l
11\llll.
num.
S0111111.
Pan.telleria
num . num. num.
(Uomini maturi ....... . ... . . . . .. .. . . .. . . .. . . .. . ... .
.. .. .. ..
num. mun. num.
18
num.
21
num.
4
num.
4
num. num. num. num.
IO I I 1
num.
13
num . num.
2
l
532
Gue/'/'a di corsa
Piana di Greci
(Uornin i maturi
num.
somm.
num.
R
Ragusa
(Uom ini maturi ... ...... ... .. .
num.
somm. Rago11a
Ili.li)).
(Uom ini maturi .
num.
somm.
Rafjàdele
num. (Uomin i maturi
num.
somm. Riesi
n um.
(Uo min i maturi.
num.
somm.
num .
s Sciacca
(Uo min i maturi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
(Giovanetti . . . . . . . . . . (Donne mature
. ... ....... .
num.
. ... .. . . . ... ... .. . .. . . . .. . . , . . ... .
mnn.
(Donze lle. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. ... . .. .
somm. Siracusa
43
(Uomini maturi
num.
9
(G iovanetti..
lll.1111.
I
num.
10
(Uomini maturi .. .. ... .. . ..... .... . . .. ..... . . .. .. .. . .. . .
llll lll .
15
(G iovanetti. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
. . , . . . .. . . .
nurn.
I
(Donne marure . .. ..... ... ... . . . . . . . . . .. . .. ... .. . .. . .... . . .
num.
I
num.
17
somm.
S Maria di Ni.
(Uomini rna lurì s cemi
somm.
S. Nicolò della Scale/la
somm.
I
nurn.
somm.
Spacca/ornò
num. num .
36 5 I
num. num.
(Uomini maturi ... .... .
num.
num.
Allegati
S. Margari1a
533
(Uomini maturi
som m.
Scie/i
(Uom ini matu1i (Giovanetti.
somm.
S. Lucia
(Uomini maturi . .... .. .. .. .. ... . .. ... .. . .. ... . . .. .. ..... . .
(U omini maturi .. .. . .. . ... . . .. .. .. ... ..... .... . .. .. . .. .
somm.
S. Angelo
2
nurn.
2
num. num.
54 IO
num.
64
num. num.
som m.
Sambuca
num.
(U omini maturi
num.
7
num.
7
llll lll .
num.
somm.
T Trapani
. .. . • . . . ... . .. . . ... . . . . ..... . . • . . ... . (Uomini maturi (Giovanetti. . . .. . .... .. •• ... .. .. .. . .... . ... . ... . . . . ... . . (Donne mature . . . . . . . . . .. .•. . . . ..... . . . . . .... . .. . .. .. .. .. ... .. . . . .... . . •. . . .. (Donzelle. . . .
somm.
Terranova
(Uomini maturi (Giovanetti. . . .. . . . . ... .. . . ... .
somm.
Taormina
(Uom ini maturi .. . .... .. . . . . . ... .... . ... .. .. . . . .
somm.
num. num. num. num.
81
nurn.
116
num. num.
2
nurn.
6
24 6
5
4
lll111l.
num.
somm.
Termini
.. .. .. ,.
(Uomini maturi
num.
Il
num.
11
534
Guerm di corsa
Trezza di Catania
(Uomini maturi (Giovanetti ... .. . ... .. .. . . . . . . . . .. .. ... , , ... .. . . . . . . . . .. .
somm.
'forre Farfi o di L ipari
(Giovaneui. . . . .. . ... . .. .. . . . . .... • . . . .. . • . . . , . . .. .. . .. . . (Donne mature ... . .. . . . ... . .
somm.
nurn. num.
6
num.
7
l
num. nurn.
num.
2
nurn.
11
lllllll .
li
num.
2
somm.
Jllllll.
2
Sommano in tutto
num.
677
num.
2
num.
3
num.
9
num.
9
V U SiiCCI
(Uomini maturi .. .. .. . . •• .. .. . . . .. .. . ... . ... .. .. . .. .. . . ...
somm.
Vit1oria
(Uomini rnmuri
NOTA
De' Siciliani Schiavi in Algeri
Algeri Palem to
(Uomi ni 1muu1i
somm.
Siracusa
(Uomini maturi .. • .. .
somm.
Scie/i
(Uomi ni maturi .. .. . .. ..... .. . . . .. .. . . • .
somm.
Trapcmi somm.
num.
num.
(Uomini maturi ... .. • . . .. .. . . . .. .. . . . ... .. . . . . • . . .. . . . .... (Giovanetti. . . .... .. . • . . . .. .. . .. .. .. . ... .. . .. ... . .. ... .. ..
num. num.
6
num.
8
2
Allegati
Terranova
535
(Uomini maturi
num.
num.
somm. Ustirn
nurn.
(Uom ini maturi
somm .
nun1.
Sommano in tutto
num.
23
NOTA De' Siciliani Schiavi in ])-,'poli
Gi1ge111i
num.
(Uornin i maturi
num.
sornm.
Scidi
num.
(Uo min i maturi
nu m.
somm .
num.
12
somm.
num.
l2
Sommano in tutto
num.
l4
num. num. num .
56 1 77 28 Il
num.
677
Uomini maturi Giovanetti
nurn. num.
20
Somm.
num.
23
Taormina
(Uomini maturi
Ristretto Siciliani Schiavi in 7imisi
Uon1ini maturi Giovanetti D0m1e mature Donzelle
llll lll.
Somm. Siciliani Schiavi in Algeri.
3
536
Guerra di corsa
Sicilia11i Schiavi in 'fripoli.
Uomini maturi..
num.
14
Somm.
nurn.
14
Sommano in tu tto li Siciliani Schiavi nelle Regenze di Tunisi, Algeri, e Tripoli
num.
71 4
NOTA RISTRETTA Di quanto ha11 con1rih11ito al rical/o del/i sopra nwnerati cento sessanlasefte Schiavi i Pii Benefaftori. le Opere pie. Essi Schiavi medesimi, o pure i Parenti, e la 11ostm Opera di Redenzione per primo costo. e spese.
La Maestà del N. S. FERDINANDO Ili. .. ... .. . . .. .. . Oltre le spese, che erogò la Regia Marina per li primi 30 Schiavi ricatti in Algeri Il fu Mons. D. Ugo l'apè Vesc. di 1v1azzara . . . . .. . .. . . . Il fu Mons. D. Anto nino Lanza Vcsc. di Girn:enti .. .. . . .. ... .. . Mons. D. Orazio Torre Vesc. di Mazzara ~ Mons. D. Saverio Granata Vesc. di Girgenti Li Prefetti, pro tcmpore, de' Canonici Regolari della SS. Trinità di rimpetto al Reggio Palazzo. . . .... ...... . .. .. . Li Commendatori, pro temporc, dc' PP. Mcrccdarii calzati al Capo .. . . ..... .. . .. .... . Li Commendatori. pro tempore, delli PI'. Mercedari Scalzi alli Carta ri . . . . ... . .... . .. . Li l'P. Priori, pro tempore, Domenicani nel Convento di S. Cita ... .. . . . Li PP. Prepositi, pro tcmporc, Teatini nella Casa di S. Maria la Catena .. . . ... . . . . ... . . Li PP Prepositi, pro tempore, cieli 'Oratorio all'Olivella .. .. ..... . ... ... . . Li Ret(orì della Madrice Chiesa di Castrogiova1mi ... . . .. . ... . ... . Ri porto ... La Provincia de ' PJ>. Riformati di S. Francesco di Palermo Li Sig. Governadori del Monte di Pietà, e di S. Rosalia nella Città di Palermo .. .... .. .. . Li Sig. Deputati del Monte delle Opere Pie della Città di Termi ni Li Sig. Deputati delle Opere Pie nel la Città di Modica . .... . .. . . Li Sig. Deputati dell'Opera di Santa Maria La Nova nella Città di Scicli . . . . . . ... . . . .. . . . ... ... .. . . . . Li Confrati di Santa Maria del Soccorso in Palermo alla Bandiera Il Sig. Duca di l'vlonteleo ne .... . .. ... .... . . La Si g. Principessa di Villafranca Madre . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. .. ... . . .... . li fo Sig. !'residente D. Antonino Ardizzone . . . . . . . . . . .. • . ... .... ... . . Il ru Marchese D Giuseppe Merlo . ... .. .. ... . .. .... . . . . Il Sig. Barone cli Stefano ......................... . ... .... . Il Sig. Barone D. Pietro Sirchia .... . . . ... .. . .. . . . . .. .. .. . . . li Sig. D. Francesco Consiglio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. .. . . . . . . Il fu Sacerd. D. Salvado re Attinelli . .. .. . . . . . .. . .. . . ... . . . . .. . Alcuni Mercadanti Trapanesi .. .... .. . .. . ..... . .. .. ... . . .. ... ... . . . .. .. . . .. . ... . Alcuni delli medesimi Schiavi, o Parenti delli medesimi . . . . . Particolari Benefattori incogniti . . . . . . . .. . . . . .. . . . .. •. .. . . .. . ... .
La Nos tra Redenzione per supplemento al primo costo dell i Ricatti, e per spese in Tunisi. .... .. .. . per noleggi, e mantenimento nei viaggi, e Quarantene Le spese in tulio fatte dalla Redenz.ione sono; oltre l'interesse dc' Cambii, secondo la diversità delle Piazze, ed oltre le ragioni alle Persone incaricate, o spedite nelle (re Regcnzc, per trattare, ed effeuuare i Ricatti .... ... ..... .. . . . Quale somma cli . . .... ... .. . .. ... . unita alle somme contribui te dalle Opere Pie, dà Pii 13cncfattori, dagli Schiavi medesimi, o dai loro parenti in . .... .. .. . .. ...... .... . Il Ricatto delli numero cento sessantasette Schiavi viene costato in tutto per primo costo, e spese..
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BREVE DESCRIZIONE DELLA NECESSITÀ. DEL MERITO, E DELL:ECCELLENZA CHE VJ È
NELLA REDENZIONE DEGLI SCHIAVI CRISTIANI _Es1rw w da un libro 111u11'amen1e da10 alla luce in Roma da 11n P. Trin ilClrio Scalzo.
Quanto eccellente sia l'opera di redimere li poveri Schiavi Cristiani dal dominio clé Turc hi, si puù facilmente inferire dalla stato clep.lorabile, in cui essi si trovano. Questa è la maggior opera di carità, che possiamo verso del nostro prossi mo esercitare. cd in essa si trovano unite tulle le altre opere di misericordia, come lo insegnò la Santil11 di Sisto V Curn Benigna Mater Ecclesia Bull. com. 2 pag. 525 Ac ae iam pium opus, quod ceteris misericontiae operibus an1ecelli1, in quo ferè alia omnia quasi per compendium simul exercentw :
Pena no du nque i poveri Schiavi tu tto dì cò legami di ferro annodati, svengono bene spesso di lame, e di sete, or ammucchiati, ed incatenati nelle prigioni più orrende, nè souerra nei più fetenti, or condannati come vili giumenti a perire sotto insopportabili some. o a dircnarsi giorno. e noue nel manegio del re mo, e quando dal torme nto insoffrib ile angustiati tramon iscnno, altro refrigerio non ricevono, che battiture, che piaghe. In riconoscimento dc' loro servigi non octengon giammai ne meno un'occhiata benigna, ma an7,i bieca. cd atroce, non mai un gesto. se non minaccioso, non mai una parola, se non di oltraggio, e d' imprecazione. di modo che il più usato nome. onde vengono chiamati, si è queU o di Cane. E tu tti questi gran mali . che soffrono li poveri Cristiani Schiavi, non sono i più terribili, e pericolosi. Ciò che dee più temersi, e stimolarci maggionneme con ogni sollecitudine a procurare la loro pronta liberazione, si è il rischio, in cui sono di rinu nciare disperatamente alla santa fede, ed ab briacciare l' infa me setta di Maometto, per liberarsi di tanti mali. E per verità gran virt ù è necessaria, ritrovandosi quei poveri sgraziati nel le mani di geme barbara, supersLiziosa. e crudele, pri vi d'ogni umano soccorso, senza alcun che li conforti, senza l'ajuto sopran naturale de' Sacramenti , a resistere alle sollecitazioni, che loro si l'anno di rinegare la rede con certa speranza di vedersi ben tosto sciolti dalle catene, e liberi da tutti quegli incomodi, ai quali miseramente soggiacciono. Ora giudichi ognuno, se vi sia gente più degna di compassione di questa, e per conseguenza se vi sia opera di carità maggiore della loro liberazione. Considerate adunque, o Cristiani. di quanti beni vi arricchite. e quanto merito vi acquistale per la vita eterna, cooperando in quella ma niera. che vi è possibile al riscatto de' poveri Cristiani schiavi: poichè con ciò solo vestite i nudi, satollate i famel ici, consolale gli al'lliui. sollevate gli oppressi, date à pellegri ni non solo caritatevole albergo, ma di più li restitui te alla Chiesa. a Sacrame nti, alla patria. ai parenti, agli amici: non solo visitate i carcerati, ma ne liberate i corpi dalla dura schiavitù. che gli opprime le catene, e preservate in fine le anime loro dall'eterna disgrazia. Perciò la Santa Chiesa, fino dalla sua nascita, ha sempre mai con ogni possibile studio la liberazione procurata di que· fedel i, che in dura schiavitù dc' Gentili. e degli Ebrei gemevano. Si opponevano questi a tutta lor possa allo stabili memo della Cristiana Religione, pc.rscguitandone i seguaci, a cui facevano gli stessi mali trat tamemi. cò quali di presente i Turchi tormentano i poveri schiavi; li condannavano ai metalli, alle miniere, stimandoli come i più vili degli uomini. e la fecc ia del mondo, e fi nivano essi bene spesso la vita né più infami , ed atroci supplizj, che la crudeltà sapesse inventare. E qui cominciò a farsi vedere lo zelo, e la carità de' primi, che il bel nome presero di Cristiani Essi nulla delle proprie sostanze riservando, ma tutto in comune tenendo ri posto. parte ne distribuivano Ja:rgamente à poveri. e parte ne inviavano à fedeli, che in meno degli ostinati Ebrei abitavano. come leggiamo nel capo 3 degli Atti Apostolici esserne state mandate in Giudea per le mani de' Santi Barnaba, e Paolo, e continuavano poi in ogni tempo a raccogliere le offerte per la liberazione dei fedeli, che schiavi fossero degl 'Idolatri: onde seriveva l'Apostolo animando tt1 tti a questa gnmd' opera di carità: Ricordatevi cli coloro. che sono nelle catene. corne se voi fosse in quelle con essi loro avvinti. (ad I lcbr. I 3 3). Leggete le memorie antiche de' fasti della Chiesa. e troverete ad ogni trallo registrate, e lodate negl' lstorici, ne' Conci li, e ne' Padri le pie costu manze. e gli de fede li di procurare il sovvenimento dc' meschini . che fossero f'a ui Schiavi dagli empj nemici della nostra Santa Fede. e incontrereste con molta gloria nominati. e disti nti i nomi di Gregori o il Grande, cli Cipriano. di Ambrogio, di Agostino, di Cesario cl ' Arles, di Paolino di Nola. e di molti altri Santi d'ogni secolo, i quali colla penna. e coll'esempio questo gran documento a voi tramandarono. di do vere con ogni vostra sostanza i miserabili schiavi Cristiani dalle mani dc' barbari liberate. Trove rete essersi più volte impiegato ogni tesoro della Chiesa, essersi consunte le rendite, venduti i sacri Arredi, ed infra nti per fino i Vasi Sacri per riscattare dalle mani degli ernpj profanatori i Tempi vivi dello Spirito Santo, essendo come parla S. Ambrogio (Offic . lib. Jl c. 18 post. rned.): Un vero tesoro del Signore è quello. che opera ciò. ch'egli stesso fece collo spargimcmo del suo preziosissimo Sangue. Allora solo, prosiegue il Santo, riconosco il Calice del Sangue di GesLI. quando sì nell' uno. che nel.l'altro vi scopro la Redenzione; in guisa che il Calice riscatta dalle mani degl'infclici quelli. che il Sangue ha g ià dalla schiavitù del peccato .l iberati. . Un altra ragione importantissi ma deve pure stimolarci a procmare con tutta la possibile premura la liberazione degl' inldi schiavi Cristiani, e questa si è l'imeresse della nostra privata conservazione, e delle nostre proprie sostanze; dapoichè, tulti quelli poveri disgraziati, che rinegano la nostra Santa Pcde per disperazione. (come spes-
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so accade} altra mira non hanno appena rinegati, che servire di scorta sopra i legni de' Corsari Turchi, per così vendicarsi contro i territo1j de' Cristiani loro nemici, e specialmente contro li rispettivi abitanti loro nazionali; perlocchè ne deriva una generale stragge di tanti individui dell'Umanità, che abitano, e passano ne' luoghi marittimi, come la giornaliera esperienza ci mostra, giungendo fino ad esser predate intiere popolazioni. Quindi i Barbari divenendo sempre più coraggiosi, e più forti, ed il numero de' rincgati sempre avanzando, si de vono sempre temere delle maggiori scorrerie, ed anche la perdita di qualche Cristiana Provincia, o Isola, come in altri tempi gli stessi Barbari di più d'una si sono resi padroni; molto più che dove lor manca la forza delle armi, supplisce quella del tradimento, e dell'inganno, colla quale sogliono rovesciare intieri Regni. Dunque chi non vuole interessarsi di tali infelici nostri simili, e confratelli, per la ragione, che Iddio, e la Nat ura l' impongo no rigorosamente, bisogna interessarsi almeno per la conservazione, e la sicurezza di se stesso, e delle sue proprie sostanze. Termino la presente con dire, come essendo questa mia descrizione tutta veridica, ed interessante, spero fermamente, che produ rrà quegli effetti, che eia ogni uno si devono bramare, e procurare in sollievo della più afl1itra parte dell'Umanità.
ESORTAZIONE DI S. AMBROGIO ARCIVESCOVO DI M ILANO _Ai p ii fedeli injàvore de ' Cristiani ridotti in ischiavitù. De Oj/ìciis lib. 2 c. 15 È di più il sommo grado di liberalità, il redimere i cattivi, lo strapparli dalle mani dei nemici, sottrarre dalla morte gli uomini, e le donne s ingolarmente dalla disonestà, resti tuire ai parenti i loro figliuoli, alla Patria i Cittadini. A dunque l'atto liberale singolannente si esercita nella redenzione dei Cattivi, e principalmente dai Barbari nemici, i quali non hanno altri sentimenti di umanità, e cli misericordia, se non quelli , che l'avarizia loro suggerisce per liberarli. E capo 28. È questo il più grande incentivo della misericordia, compatire le alt rui calamità, ed ,tiutare le necessità del prossimo, per guanto possiamo; e più alle volte di quel, che possiamo; perciocchè meglio è proteggere la causa della misericordia, ed esporsi alla disaprovazione di alcu ni, che comparire crudeli; siccome è avvenu to a noi, per aver infranti i vasi mistici della Chiesa, a fine di riscattare gli Schiavi. Può mai darsi uo mo di cuore sì duro, crudo, cd inumano, a cui dispiaccia, che gli altri suoi simili siano sottratti dalla morte, le donne dalle impu rità de' Barbari, i giovani, i ragazzi, gl' infanti dal contagio dell' infedeltà, dalla quale restano coinquinati per timore della morte. Direbbe certo il Signore, perchè tanti condotti in isch i.avitù si vanno vedendo, e per non esser riscattati sono stati uccisi dai .Barbari? Meglio era conservare i ternpj vivi di Dio, che i metalli. A queste ragioni non avreste, c he rispomclere? Ecco l'orn, ch'è utile, ecco l'oro di Cristo che li bera dalla m,irte, ecco l'oro, con cui è redenta la pudi<.:izia, è conservata la caslità.
S. CLEMENS PAPA I. 1vlultos cognovimus e nostris. qui seipsos in vincula conjecer11n1. u/ alios redimerent. 1\;/ulti in servi111tem seipsi dederunt, & accepto prelio sui, alio.1· ciharunl. Ep, J ad cor. n. 53 apud Coustant Epistole Rom. Ponti f. editio-
nis Paris p. 36. Abbiamo conosciuto molti dei nostri, che volontariamente s i sono rinchiusi nelle ca rceri, per ricattare altri. E molti si son vendu ti per ischiavi per cibare altri col prezzo, che han ricavato dalla vendita delle proprie persone.
PREGHIERA DEGLI SCH IAVI SICILIANI. Gl'infelici Siciliani schiavi nelle Rcgenze di Algeri, Tunisi, e Tripoli, dalle loro catene, nelle qual i trovansi avvi nti, e dalle penalità, e strapazzi, che sothono sotto barbari, ed inumani padroni, implorano dalla pietù de' ricchi, e pii benefatt~ri di qualsiasi stato, e condizione qualche soccorso in ajuto del loro ricatto. Una tal preghiera avanzano con ispccialità ai prop1j Pastori, Vescovi, e Prelati di questo Regno, ai quali furono raccomandati dal pio nostro Monarca con Dispaccio comunicato dal Governo ai medesimi, cd alla Redenzione dc' Catti vi lì 9 Dicembre 1800. Chiunq ue poi si sentirà da Dio ispirato a dar qualche sovvenimento in ajuto al ricatto di tanti infelici (tra quali numeransi circa settanta donne, e ragazzi) potrà farlo pervenire a mani di taluno de' Rettori della Redenzione, o
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riporlo nella Cassa dei Mali ablaLi, che trovasi nella Chiesa de' PP. Conventuali di S. Franceco, ed in quelle delle Cinà, e Terre del Regno esistenti nelle rispettive Chiese pricipali. Quali mali ablati dalla Maestà del nostro Monarca sono stati destinaci per ricatto di Schiavi Siciliani con Dispaccio dei 4 Gennajo I804, da passarsi ogn'anno dal Commissmio della Crociata alla Redenzione de' Calli vi, per farne ricatti . Abbiano presente i ricchi di questo secolo ciè'.l, che dice S. Giovanni nella prima sua epistola cap. 3 v. l 7 Qui habe1 substamiam hujus mundi, viderest fra trem su11m 11ecessitate111 lwbere, c/auseris viscera sua ab eo, quomodo charitas Dt?i re111aner in eo:1 Chi possiede beni cli questo mondo, ed avrà notizia, che il suo fratello sia bisognoso, trattanto non av rà viscere di misericordia verso di lui, come mai l' amor di Dio potrà essere nel medesimo?
ANTICHI DIPLOMI, E NUOVI DISPACCI REALI PER I QUALI SI DESTTNANO LI MA LI AHL4TI PER REDIMERE GLI SCH lAVI SICILIANI.
MARTINUS REX De Redemptione Capti voru m. de Legatis piis, Male ablatis. Item, quo pro Redemptione Christianorum capti voru m apud Saracenos exigantur, & colligantur omnia male ablata incerta in testamemis, & ultimis voluntibus derelicta, cleducta quarta parte canonicae po11ionis, & de aliis male ablatis incertis juxta ordinationem antiquam Praclatorum, & Procuratorum absentium Praelatorum. Placet Regiae Majcstati, habito consensu expresso omnium. Data in Ci vitate Siracusae die 3 Octobris lnd. 7 anno Domini 1398. Capi tuia Rcglli Siciliae tom. I cap. 25 oag. 149.
ALPHONSUS REX De officio Col/ectoris male ablatorum sublato, de malè ablatis in Redemptionem Captivorum convertendis.
Male ablata incerta in Captivorum redern ptionem convc1tenda per duos probos viros, caeterosque OtTiciales Civitatum, aut terraru m e lectos in loco quolibet nostri clemanii colligi volumus, qui in fine anni dc ì pecuniis omnibus, quae ad eos pervenenmt, Juratis rationem reddant, quae pecuniae in Redernptionem Captivorum loci illius, in quo collecte sunt, convertantur; & si plures ejusdem loci captivos reperiri contigerit, is praeferenclus est, quem Officiales praeferri volucrint: aut eoru mdem Officiales arbi trio inter captivos paecunia dividenda est; & si capti vi loci illius non sint, in Redemptionem Captivorum alteri us Diocesis propinquae alterius Dioecesis, locorum tamen nostri demani i dist,ibuii manclamus: annullato propterea, & in nullum reducLOcollectoris juriu m praedictorum officio. in cuj us salarii solutionem omnia male ablata ccdebant. Id idem Barones in eorum Terris observari faciant pro capti vorurn eorumclem Rcdemptione. & si in eorum tenis captivi non essent, male ablata collecta in aliorum Captivo rum Redemptionem, modo, quo supra expressum est, coavertantur &c.
FERDINADO III Con Real Dispaccio de' 9 Dicembre 1800, ci è stato scritto come siegue.
Fatta presente al Re la Rappresentanza di V. E. de' 20 dello 5corso Novembre su i mezzi proposti dal Benefi ciale D. Epifanio Turrisi per procurarsi il riscatto cli molti suclclitti di Sua Maestà, che trovansi schiavi in Tunisi, ed informata la M. S. , che i trafficami di mare della Città cli Tra pani nelle cli loro partenze, e rit0mi dai viaggi, lasciano alcune pie volontarie contribuzioni o per meizo o per cera, o per olio per le sacre Immagini, quali contribuzioni si è scritto, che ammo ntano ad once 2000 annue, e che ciò si pratichi ancora in tutto il littoralc di questo Regno. Siccome la M. S. compassionarlo lo stato infelice di tali schiavi sudditi, e volendo occorrere col
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paterno suo amore al sollievo dei medesimi. così vuole, e comanda, che tali volontarie prestazioni si applichino alla Redenzione degli schiavi suoi sudditi: e poichè non saranno sufficienti aJl'intento le suddette volontarie contribuzioni. perciò la M. S. permette, che le abolite questue, e li legati dei luoghi Santi di Gerusalemme si faccino ora per lo riscalto degli amatissimi suoi sudditi , che trovansi schiavi fra Turchi, a qual oggetto per fac ilitarsi questa lodevole operazione. si è degnata la M. S. ordinare, che dal Commissario-Generale della Crociata, qualora si verifichi, che le cennate volo ntarie contribuizioni ammontino ad once 2000 circa, le quali si fanno in Trapani dai trafficanti di mare, si aggreghino all' indicato uso tutti i legati della cassa de' mali ablari. Quindi la M. S. ha ordinato, che si ecciti lo zelo di tutti i Vescovi, perchè colle pastorali loro insinuazioni verso le rispettive popolazioni , faccino sì. che ognuno concorra con limosine a contribuire alla facilitazione cli tale importante oggetto, che interessa tanto l' umanità: e perchè maggiormente si faci liti l'operazione ha risoluto la M. S. di des tinare il detto Beneficiale Turrisi per sopraintendente a tulle le occorrenti operazioni; quindi di Sovrano comando partecipo l'espressata Sovrana risoluzione, per intelligenza sua, e del Turrisi, e per l'adempimento di sua parte, prevenendola d'essersi passati gli avvisi corrispondemi a tu tti i Vescovi, e Prelati di ques[O Regno. Alli Presidente. e Rettori della Redenzione de' Cattivi.
FERDINANDO III Re delle due Sicilie.
Con Dispaccio de' 4 del corrente per via della Real Segre taria di Azienda nel Real Nome mi si è scritto ciò, che siegue = Ecc.mo Signore = Recatasi alla intelligenza del Re la rimostranza del Consu ltorc di codesto Governo, e l'altra unitavi di V. E. in data dei 29 di Novembre dell'anno già decorso, ambe concernenti all'istanza della Deputazione della Redenzione dei Cattivi, onde aggregarsele tu tte le somme della cassa de' mali ablati, giusta il Real Dispaccio de' 9 Dicembre 1800, senta l'apposta condizione di dover ciò avere cffeuo, semprechè le volontarie contribuzione de' trafficanti di mare di Trapani apprestassero un rondo di annue once 2000 come avea immaginato nel suo progetto D. Epi l'a nio Turrisi, si è compiaciuta determinare la M. S. , che le somrnc pervenute nell'accennata cassa dei mali ablati s'impieghino nell'opera della Redenzione de' Cattivi, non ostante, che non si verifich i la condizione del progetto fatto dal mentovato D. Epifanio Turrisi; con dichiarazione però, che ciò s' imenda per quelle somme. che perverra11110 in avvenire memre quelle ora esistenti saranno impiegate per altro uso. che S. M. presciverà. Lo comunica a V. E. di Sovrano comando. La Real Segretaria di Stato, ed Azienda, perchè ne disponga l'esecuzione. Napoli &c.= Ed io lo partecipo a codesta Deputazione per sua intelligenza, ed uso, che convenga. E nostro Signore la feliciti. Palazzo 12 Gcnnajo 1804.
IL PRINCIPE DI CUTÒ. Alla Depwozione di Redenzione de ' Ca1tivi.
DISPOSIZIONI REALI. NELLE QUALI Sl PRESCRIVE CHE I NOTAJ, E SEGRETARJ, E GLI ALTRI OFFICIALI Non possono pretendere dalla opera della Redenzione, e dal/i singoli schia vi per gli atri, che devono formare, se non che il solo jus laboris, secondo la Tassa della Regia Pandef(a.
ALPHONSUS REX. Quod pro mole ablatis col/igendis officia/es n.ihil accipia111.
Quia opus pium est, quod Officiales jurisdictionem habentcs favorabiliter se gerant; caetcrique Officiales, & personae elcctae, ac tabelliones publici, quidquid pro colligendis male ablatis necessarium est, pro nihiln, & gratis pro Dco facient. Anno 1433 14 Januarii. Capitula Regni S.iciliae cap. 65 p. 229. De male ablatis in Testamemo relictis collectoribus dcnuneiandis. Notarii, caet.erique Tescamenta, & ulli mas volnntares conficientcs, qui bus male ablata incerta relicta sunt, collectori bus deputatis denunciem: copiam legat.ornm, c]ausularumque, quantum ad praedicta jura uttinent, nullo
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juressoluto assignent. Haec infra dies octo a clic monis disponemium per Nmarios fieri volumus, si officii tabelJionallls privationem cum perpetua infamia evitar1: cupiunt. Capitula Regni Sici liae cap. 69 p. 229.
PHILIPPUS li REX. Vic1:rex, & Gcneralis Capitancus in hoc Siciliae Regno. illumibus, spcctabilibus, magnifi cis, & nobilibus Regni ejusdem Magistro, Justitiario. Praesidibus Regionim Tribunalium. Judicibus Magnae Regiac Curiae, Magistris Raiionalibus, Thesaurario & Conservatori Regii Patrimonii, Advocatis quoquc. & Procuratoribus, riscalibus. caeterisque demum Rcgiis Secretariis, Rationalibus, Coadjuroribus, Magisrris Notariis, Conscrvaroribus ac.:torum. Commissariis cujusvis Tribunalis, Magistrams, et Curiarum, nccno n Segrctis, Magistris Credenzeriis, Gabellotis, Collcctoribus, & aliis quibuscumque Officialibus Regiarum Secretiarnm Regni pracdicti. ac eriam Capitaneis. Judicibus, et aliis Oflìcialibus. et personis civitatum terrarnm, et locornm Regni supradicti, et pracscrtim Civitatum Panormi. cl Messance quocumque ofiicio. vel dignitate fungentibus. majoribus, ct minoribus, praesentibus. et futuri s, cui. vel quibus ipsorum praescntes praesentatae fuerint. aul quomodo tibet ad eornm notitiam pervenerint. Cons. Rcg. et fid. di i. salutem. È stato supplicato, e provisto del tenor che siegue = lii.mi , ed Ecc.mi Sig. = Li Rettori dell' Arciconfraternità della Redenzione dei Cattivi in questo Regno dicono a V. E. , che essendo per decreto Apostolico eletta di mano Regia I' Arciconfraternità nella Chiesa di S. Ylaria La Nova di questa Città. nell'amministrazione di quella alcuni Ufficiali, e Ministri Regj pretendonCJ ragioni di loro officj, non avendo riguardo ad una sì opera di tanta cari tà, onde essi Rettori nella Deputazione dc' 20 di Ottobre passato fecero il seguente ap puntamento. Si supplichi a S. E. si degni restar servita ordinare, che si faccia atto, ed ordine generale, che li Maestri Notari delli Tribunali del Regno, Regj Segretari. Razionali, Coaggiutori, e tutti altri Ministri di detti Tribunali. l\'otari, Conservadori d'atti. Commissarj. <: qualsivoglia altri Regj Officiali. e persone pubbliche, e private in lutto il Regno, ed in particolare in questa città di Palermo, e nobile Città di Messina, non si piglino, ne possano pigliare, imborzare, nè applicare ragioni, e diritto alcuno dall 'Arcieonfratcrnita della Redenzione dei Cattivi, e suoi Ministri, cd esecutori ez.iandio per ragione di sigillo, ed autentiche; ma solamente il jus laboris della mera scrittura, che faranno, conforme alla Regia Pandetta. sotto pena di once cento. la mettà applicata in ajuto di detta Redenzione, e l'altra aJ Regio Fisco, per ciascheduno. che controverrà al modo suddetto: essendo questa santa opera tanto mcritatoria appresso lddio nostro Signore. e trattandosi di servizio di Sua Maestà, ed anco in beneficio dell ' istesso Regno. Perciò supplicano a V. E. si degni restar servita confirmarc il detto appuntamento, cd insieme ordinare, si spediscano lettere penali nella forma. che conviene. & ira supplicant, ut Ahissimus. Saliti Segretario. Panormi dic decimote11io Julii quartae lndiciionis 1606. Conccdatur solilo jure laboris. Per esecuzione della quale provista con la presente ordiniamo così a voi, come a qualsivoglia altro Officiale, e persona pubblica. e privata, e ad altri, a cui spettasse, e pertinesse ia qualsivoglia modo, e maniera l'esecuzione, cd osservazione della presente, che dobbiate eseguire, e far, eia chi spetta. eseguire. ed osservare ad unguem il prcinserto appuntamento, e conforme ad esso, non vi pagherete. nè permetterete, che si paghi ragione, nè dritto alcuno per qualsivoglia causa per cosa t0ccanrc, e pertinente alla suddetta Rc<lenzionc dei Cattivi. ma solamente il jus lahoris di quella scrittura, che si facesse per conto di detta Redenzione tassata per le Pandene tantum;e volcmdo però tali persone, a cui tocca lo pagamento. e ciò eseguirete ad istanza di qualunque Officiale commissionato, ed altra qualunque persona comparente ad istanza, e per pane di essa Redenzione, e suoi Rettori. e Minitri, e cosl eseguirete, e farete di qualunque Ol'liciale, e persona eseguire. ed osservare sotto, la pena suddetta di applicarsi, come sopra. per ogni controvventorc, e controvvenzionc. Datum Panormi die decimo octavo Augusti quarta lndictionis 1606 = El Duque de rcria = Si confermò una tal grazia clalli Monarchi susseguenti negli anni 1668. I 692, e 1708 come ricavasi dalle lettere osservatori ali ottenute per via del Real Patrimonio spedite a 24 Settembre 1706 quali si leggono al f. I 61 dclii Capitoli di nostra Redenzione stampali nell'anno 17 17; e finalmente il Re Carlo III Borbone alli I I Dicembre 1734 confirma le anzidcue lettere osservatoriali. li decreto originale. conservansi nell'Archivio di nostra Redenzione Voi. 2 pag 266 rinnovalo l'anno I 748 alli 6 Maggio con la tassa individua del jus laboris.
CAROLUS III BORBONIUS. Pan die vigesimo Julii undecime bui. 1748.
Cum pro Rcdemptione incolarum b. R. in duram barbarorum scrvitutem esistentium fucrit ex laudabili Chrisli fidcliam pictate institutu m pium Redcmptionis Captivorum opus, idque erectum, & fundamn, in Arehiconfraternitatc, & Ecclcsia Sanctac Mariae dc Nova, felicis, & fidelissimae Urbis Panormi per Serenissimos Regcs, non paucis privilegiis. gratiis . &exernptionibus condccoranun, & per nonnullos Christi fideles multis elccmosinis, & largitionibus locupletatum. Cumquc autem, tractu temporis compertum fuerit, quod in ipsius pii Operis administratione, & gubcrnio pecuniae non rnodicae impcndeantur in conficiendis. & exeplandis scripluris, ad dictum pium rcd..:mptionis opus attinentihus, quos nonnulli Officialcs, & Ministri, ea. qua decet, charitate neglecta, a
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dicto opere extorquebant: ideo ipsius Rectores ca tempestate recursu m habuerint ad Excellenriam suarn, quatcnus super enarratis opportune provideret, qua super expositis facta marura consideratione, pie sanciverit, & ordinavcrit omnibus Magistris Notariis quorumvis Tribunalium huj us Regni Regiis Secretariis, Rat ionalibus, Coadjutoribus, aliisque Ministris, & Officiali bus Notariis, Conservatoribus actonun, & aliis quibusvis Orficilibus, Ministris, & personis publicis, & prìvatis hujus praedicti Regni, et praesertim praedictae ld icis, et fideliss imae Urbis Panormi, et c;ivitatis Messanae, quatenus pro omnibus, et quibuscumque actis, et scripturis per eos confi ciendis, & exemplandis pro servitio dictae Redemptionis captivoru m, ejusque Rect0ru m Mi nistrorum, & exequutorurn, nullu m j us neque mcrccdem percipiant, ncc; cxtorqueant, nisi Uìntum, & clumtaxat jus Jaboris rnerae scripturne per eos exaranclae ad tenorern Rcgiarum Pandectarum. et hoc sub poena unciaru m centum pro quoli bet cont roventorc, aliisque pacnis contentis, in huj usmodi Jitteris ordinariis exepeditis per praefatam E. S. ; per viarn Tribunalis Regii Patrimo nii sub die 18 Augusti 4 !nd. 1606, et aliis litteris observmorialibus Sanctionis pracdictae expeditis, sirniliter per dictum Tribuna] Regi i Patri monii diebus 9 Septembris I 663 11 l'v1artii 1602 er 24 Septembris 1708 qui bus omni bus sit rclatio. Novissimae autcm ad Excellentiac suae noticiam pcrvenerinc innumerabilcs querele ad Depuratos Redemptionis praedictae in diem porrectae per factorcs, et conjunctos miserabilium illorurn capti vorum in barbarorum potestate extantium comra nonnullos Notarios, aliosque Ministros, & Offìciales Hujus praedictae Urbis, qui non obstan tibus orclinationi bus jam dictis nihilominus, pro confecrionibus, et c.:opiis electionum legatorum, ad dictam piam Redemptioncm tendenti bus, .i rnmoderata j ura percipiunt, et exrorquent. Quibus igiturn attentis volens, pracdicta Excellenti a sua cjus innata piecate huj usmocli abusui, et inobservanriae providere. Jdco fu it provisum, et mandaturn per eamdem E. S. ad relationem Ili. D. Ignatii Papè, Ducis Jam-pileri i Protonotarii, et Luogoth. huj us Regni Siciliae, quod utique omnes Notarii, et Conservatores acto rn m, et omnes personac publ icae, et privacae huj us praedicti Siciliae Regni, et praesertim hujus Urbis Panorrni, et Civitatis Messanae ab hodie in antea non audeant, ncc; presumant, minimcquc possinr, et valeant sub quovis pretextu, et quaesi to colore, aliquod jus pcrcipere, petere, consegui, capere, et habere a dieta Archiconfraternitate Redemptionis Captivorum, ej usque Deputatis, Officialihus, et Mi nistris, aliisque personis, quanun favore, per quosvis Gubematores, et administrntores quoru mvis operum piorum hujus Urbis, et Regai fierent, electiones lcgatoru rn pro redemptione capti vorum etiam pro jure sigilli, ac legalitatis, & similiter pro quibusvis aliis causis, & urgcntiis ejusdern Operi s Rcdemptionis, dum tota ad ministratio praedicta vergit in utilitatem, & beneficium Redemptionis Captivorum. Nisi tantum, et du rntaxat jus laboris merae scripturae, per cos pro servitio Redcmptionis praedictac exarantur, et hoc ad tenorcm Regiarum Pandectaru m. Alia controvenientes in praemisis, ipsoquc j ure, ipsoque facto incidant in paenarn unciaru m centum pro qualibet controventione appliçandaru m nempe quoad unciaru m 50 Regio Fisco, quo ad unciarum 50 in subsidium Rcdemptionis praedicLae, et ita inviolabiliter exequatur. Uncle ut in futu ru m appareat factus est praesens acrns de mandato praeclictae E. S. in vim Chirographi expediti per viam S. R. S. Datum Pana rmi die 6 Maij 1748 suis, die, loco, et tempore valiturns.
PAPÉ PROTHOJ\OTARIUS Ex Officio Regni Siciliae Prothonotaiii extracta est present copia Not. D. Caralus Barbiei Regio L... 1Coli. salva.
Panormi die decimo Januarii Xll lnd. 1749
Cum vigore aclus provisionalis de mandato Exc. suae expediti per via m Offic i hujus Regni Siciliae Protonorari sub die 20 .lulii anni praeteriti 1748 provisum, & ordinatum fuerit omnibus Notariis, & Conservawribus actoru m, aliisque personis publicis, & pdvatis hujus Regni prnedicti, & prncsertim huj us Urbis Panormi, & Civitatis Messanae, quatenus pro confcctionibus, & copiis electionum, aliorumquc isLrumentorum per eorum respectivè acta confec torum, & de caeteto conficicndorum pro Rede mptionem Capti voru m huj us Regni, & pro servi tio Archiconfraternitatis Captivorurn praedictac null um jus peripiant, ncc aliquid sub quovis practext.u, & guaesito colore extorquere valeant, nisi tamurn, & dumtaxat jus Jaboris merae scri ptu rae pro serviti o Redemptionis praedictac exarandae ad teno rem Rcgia rnm Panclectarum sub pocnis in eodem acto infiictis sub seguente tenore nimirum. Panarmi die vigesimo Julii XI, !nel. 1748, , Cum pro Redernptione lncolaru rn huj us Regni in duram Barbarorum servitute m existentium fuerit ex laudabili Christifidelium pietate institutum pium Redemptionis Captivoru rn Opus. idque erectunt, et fu ndatum in Archiconfraternitate, et Ecclesia Sanctae Mariac de Nova fel. , & ficl . Urbis Pano rmi per Serenissimos Reges non paucis privilegiis, gratiis, et exemption.ibus condecoratu m, et per nonnullos Christifideles multis eleemosinis, et largitionibus [.. . ] cumque autem trac ru temporis compertum fuerit, quod in ipsius Pii Opera f. .. ], paecuniae non modicac impenclebantur in c;onficienclis, et exemplandis scripturis c1d dictum pium Redernptionis Opus attinentibus, quas nonn ulli Officiales, et Ministri ea, qua decet, charitate neglccta. a clicto Opere exrorquebant. ldeo ipsius Rectores ca tempestate recurs um habuerint ad E. S. , quatenus super enarrat.is opportu nè provideret: quae super exposiris, facta matura consideratione. piè sanciverit, et ordinaverit omni bus Magistris Notariis quorumvis Tribunalium hujus Regni, Regis Secretariis, Rat.ìonalibus, Coadjutoris, aliisque Ministris, Officialibus, Notari is, Conservatoribus actorum, et aliis quibusvis Officiali bus, Ministris, et personis publicis, et pri vatis huj us praedicti Regni, et praesertim praedictae fel. et fide!. Urbis Panormi, et Civitatis
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.\llessanae, quatenus pro omnibus, et quibuscumque actis, et scriplllris per eos conficiendis, et exemplandis pro scrvitio dictae Redemptionis Captivornm, ejusque Rcctornm, Ministrorum, et exequutorum null um j us, neque merceclem percipiam, nec cxtorgueant, nisi tantum, et ùu mtaxat jus Jaboris merae scripturae, per eos cxarandae ad tenorem Regia ru m Pandectarum, et hoc sub poena une. centllm pro qualibet comroventione. aliisgue poenis contentis in hujusmodi li tteris ordinatis, et expeditis per praefatam E. S. per viam Trib. R. P. sub die I8 Augusti 4 lnd. 1606. et aliis lilleris observatorialibus Sanctionis praedictae expeditis similiter per dicturn Tribuna] R. P. dicbus 9 Novernbris 1663, J I Martii 1692, et 24 Septcmb. 1703, qui bus in omnibus sit relatio. Novissimc autcm ad Exc. S. m)titiam pervenerint innumerabiles querele ad Deputatos Reclemptionis praedictae in diem porrectae per fautores, et coniunctae rniserabilium illorurn Cptivorumin Barbarorum potestatern existcnti um contra nonnullos Notaris, aliosque Ministros, et Officiaies hujus pracdictae Urbis, qui no n obstantibus ordinationibus jam dictis, nihilominus pro confcctionibus, et copiis electionem legatoru m ad dictarn piam Operam redemptionis tendentibus immoderata jura percipiunt, et extorquent; quibus igitur attentis volens praefata E. S. ejus innata pietate hujusmodi abusui, et inobservantiae providere; ideo Cuit provisum, et manclatu m per eamdem E. S. ad relationem 111. D. lgnatii Papè Ducis Jampilerii Protonocarii, et Logothetae Il S. R. , quod utique omnes Notarii , et Conservatores actorum, et omnes personae publicae, et pri vatac huj us praedicti Siciliae Regni, et pracsert.im huj us Urbis Panorrni, et Civitatis Messanae ab hodie in antea non audcant. nec praesumant, rninirneque possint, et valeant sub quovis praetextu. et quaesiro colore aliquicl jus percipcrc, petere, consegui , capere, et habcre a dieta Archiconfraternitate Redemptionis Captivorum, ejusque Deputatis, Officialibus, et Ministris, aliisque personis, quarum favore per quovis Gubernatores, et Administratores quorum vis Opcrum Piorum hujus Urbis, ea Regni fi erent clectiones legatoru m pro Redemptione Captivorum, ctiam jurc Sigilli, et legalitatis, ac sirniliter pro quibuscumque aliis causis, et u!'6emiis ejusdcm Operis Rede mptionis, dum rota administratio praedicta vergit in utili tatem, et beneficiurn Redemptionis Captivomm, nisi tantum, et dumtaxat j us laboris merae scripturae per eos pro servitio Reclemptionis praedictae exarandae, et hoc ad tcnorcrn Regiarurn Pandectarum; alias cont ravenientes in praemissis ipsoque facto inciclant in poenam une. centum pro quolibet Controventore, applicandaru m, nempe quoad une. 50 in subsidium Redemptionis pracdicta, et quoad une. 50 Regio Fisco, et ita inviolabiliter exequatur. Unde in ruturum appareat, factus est praesens actus de ma ndato E. S. in vim Chirographi expediti per viam suac R. Segrctariae Stati. Pan. sub die 6 Maij J748 suis dic, loco, et tempore valiturns, , Papè Prothonotarius, , Pro cujus praescntis actus inviolabili observantia fuit dc codata notitia omnibus Notariis huj us pracdictac Urbis sub die 2 Semptembris 1748, cui ia omnibus sit relatio. At qui a pro evitanclis clubicationibus, quac in futu rum fo rsan oriri possunt circa solutionem jurium pracdict.orum, congruum est declarare, et taxare, ad quam surnmam pcrcipi debeant: ideo fu it provisum, et mandatum per E. S. ad relationem lii. D. lgnacii Papè Ducis Jampilerii, Prothonotarii, et Logothetaris rnerae scr.ipturnc per praefatos Notarios, et Conservatores acwrum, aliasquc personas publicas, et privatas percipiendum pro confcctionibus, et copiis tam dictarum electionum quam aliorum quoru mvis instrumentorum cujusvis sim qualitatis, percipi debcant modo infrascripto nimirum: si act us., vel alia quaevis sc1i ptura, cujus cominentia non excederet chariam unam scriptarn in ambabus faciebus, tunc habeant. et percipiant granas decem pro quolibct actu, sive alio instrumento stipulando, et tanlundem pro copia: si vero fu erit de duabus cartis scriptis in omnibus quatuor faciebus, tum habeant, et consequantur tarenum unurn, et tamurndem pro copia: et si exccderct dictas chartas duas, tu nc ultra dicturn tarenurn unum habeant, et consequantur [... l pro singula chana scripta, ut supra, et tantunde m pro copia; itaquod in qualihet facie, ex dictis foliis sint scriplac ad minus linae vigintiquatuor et si comigerit pro stipulatione huj usmodi elccrinnurn, aliorurnque instrnmcntorum pro scrvitio Reclemptionis praediccae conficiendorum reciperc consensu m a Deputalis, Gubcrnatoribus, et Rectoribus Operum Piorum extra bancurn Notariorum hoc sane casu ultra prnedicta jura superius taxata percipiant, et consequantur tarenum unum pro singula electione, sive actu stipulando, et pro uno tantum pedagio, non obstante quocl plures sint Deputati, Gubernalo res, et Rectores, nam haec fieri contingunt in Dcputationibus per eos detinendis, et nihil aliud ultra praetendere possinl; alias cont.ravenientes inciclant in poenam une. decem dicrae Deputationi applicandarurn, et in alias poenas praesentatae E. S. ad relationem dicti lii. Prothonotarii benevisas, et ita exequantur. Unde, ut in futu rum appareat, factus est praesens actus, suis die, loco, et tempore valiturus.
PAPE' PROTHONOTARIUS. No1ari11s D. Carolus Barbici Regi11s Coasjuto1:
AVVISO ALL! SIGNORI NOTAI DELLE C!TfÀ, E TERRE DEL REGNO DI SICILIA . Da parte dell' lii. mo Presidente Ministro Delegato, e dei Signori Rettori della Redenzione dc' Cattivi di questo Regno si raccomanda ai Notaj di questa felice, e fedelissima Città di Palermo, e di tutte le Città, e Terre del Regno, che nelle occasioni di Testamenti vogliano raccomandare ai -1èstat0ri questa santa Opera di Redenzione de'
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poveri Siciliani fatti schiavi nelle Regenze Africane, Algeri, lunisi, e Tripoli. Di più raccomandano ai medesimi di manifestare a favore della Redenzione dei Cattivi, come anche lasc iti per i Luoghi Santi d i Gernsalemme dall'anno 1775 sino all'anno I 802, nè quali fu soppressa la Questua de' Pad1i Mino ri Osservanti; quali pii lasciti furono dalla Maestà del Sovrano destinali per ricatto di Schiavi col Real Dispaccio de' 9 Dicembre I 800. I riveli poi de' suddetti Testamenti i Signori Notaj del Regno favoriranno passarli insieme con quei de' rn.ali ablati. a mani dc rispettivi Regj Pro-co nservadori, incaiicati da questo Ili. Regio Conscrvadore Sig. D. Donato Tornasi, per farl i pervenire à Rettori della Redenzione. Le conti nue, e nu merose prede, che tutto giorno fanno de' nostri poveri Siciliani i Corsari delle suddette Reggenze, il gran numero di tanti infelici, che trovansi sotto la d ura Schiavitù, e singolarmente da circa sessanta donne, e zi telle di fresca età. di ragazzi, e ragazze, che sono in pericolo di rinnegar la nostra santa fede: i prezzi de' ricatti avanzati, siccome han mosso l'animo de' suddetti Signori Presidente, e Rettori di accrescere per diverse vie i li mitati fo ndi della Redenzione, per impiegarli in ricatto di tanti infelici, così devono eccitare la carità, ed il zelo dc' Sig. Nota.i a cooperarsi anch'essi a sì tanta e pia Opera; aspettandone dalla Maestà di Dio la rim unerazio ne in questa, e nell'altra vita. Palermo li I 8 Novem bre 1804.
FRANCESCO SAVERIO SCIMONELLI. Segretario Maestro Notajo.
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Allegati
RELAZIONE DE' RICATTI ESEGUITI NELLA REGGENZA DI TUN IS eia settem. 1804 sino a tutto genn. 1807 Per commissione della ILLUSTRE REGIA DEPUTAZIONE DI REDENZIONE DI QUESTO REGNO DI SICILIA E della sollenne funzione celebrata nella Chiesa cli S. Maria la Nuova il giorno 15 Febr. 1807 in occasione dell'arrivo in questa di 144 schiavi redenti per commissione della medesima Deputazione.
PALERMO 1807 RELAZIONE N. I. È uffizio di un buon cittadino proccurare in ogni guisa il vantaggio di quella società, dalla quale come membro ne sperimenta i benefici innussi. La miseria, l' infelicità, i pericolo cli quei, che nati nel medesimo suolo sotto il medesimo clima nel Regno medesimo devono muovere ogni cuore ben fatto a consultare i mezzi più energici, per sollrarli da que.llo stato, in cui gemono, onde renderli felici, Or qual più compassionevole condizione può immaginarsi di quei, che strappati da mano barbara con violenza dal seno di loro patria, e de' loro congionti , e spogliati dei prop1j beni, esser ridotti allo stato vile di servire padroni barbari? padro ni, che soffogata l'interna persuasione della naturale somiglianza, soppresso, quanto è dire, il comun senso cli umanità, osan eglino trattarli da bruti , sempreppiù imperversando contro tai infelici? Desta poi lo stupore, e la maraviglia, che ciò si pratichi nel corso anche di questo secolo, che si repma da per tuuo un secolo non solo illuminato, ma abbondante di convenienza, di puliziu, di socievoli maniere. Se in tutti i tempi anche dei più ri moti, si è creduto un dovere quello di restituire cioè nella pri miera natìa libert/1 gl' infelici Schiavi, non è da dubitare, che ritornerebbe ad ignominia del nostro secolo non recar sollievo a quei, che gemono sotto la crnda Schiavitù delle Reggenze Africane. 2. I vincoli poi della Cristiana Religione, che ci forma tulti quai membri d' un istesso Corpo sotto un solo Capo, ci astringono con dolce violenza a prestar tu tti i possibili soccorsi a quelle parti ciel corpo, che giaggiono nel fatale pericolo di divenire inutili, anzi da recidersi per insinuazioni, minacce, e tormenti di nemica mano. Deve al certo eccitar lo zelo di qualsiasi buon Cristiano, cui l'amor di Gesù Cristo investe, e possiede, a restituire nel seno della Religione, epperò alle Past0rali lnstruzioni, ai sopraumani medicinali rimedj, quei che abbicanti sotto un ciclo, ove neppure s'i ntenda ii no me di Cristo, e tutto spira infedeltà, impostura, corrutione cli cuore, vivono privi, o difficoltati di servirsi cli quei mezzi, che la 1ranquillit11della coscienza apportano, ed alla eterna salute qual sicura via ci guidano. 3. Animati dunque i nostri maggiori da tali imponenti motivi pensarono erigersi un l'v1agistrato, a cui incombesse di eseguire i ricatti dei nostri Siciliani, somministrando al medesimo i mezzi, che ne agevolassero l'intento, con lasciar delle pingui eredità, contri buire larghe elemosine, col disporre pii legati nei testamenti a tal'uopo destinati. Un tal Magistrato, o sia Deputazione fu poi condecorata del.le più insigni prerogative concessele e dai Sommi Pontefici con loro Bolle, e dai pieLOsi Monarchi, che la innnalzarono a Supremo Tribunale di pendente dal solo Principe. 4. Personaggi e per pietà singolmi, e per nobiltà distinti, e per cariche publiche rinomati hanno sempre composta questa Deputazione. U nostro RE FERDINANDO TTL che per pietà non cede ai suoi Antecessori sempre con occhio cli protezione l'ha r.i guardata, mostrandosi a qualsiasi inchiesta, che le viene umiliata a vantaggio degli schiavi. 5. È stato sempre uso dei Componenti di tale Deputaz.ione di tramandare alla luce di tempo in tempo i Cataloghi de' redenti, le grosse somme erogate dalla medesima, per far nota al tempo istesso al pubblico l'esatta amministrazione delle rendile, e l' indefessa vigilanza di chi la governa, e ciò affin di animare i fedeli a contribuire delle limosine, o a lasciar dei pii legati a ricatto cle' miseri Schiavi. Quindi i presenti Rettori han no stimato ottimo consiglio mani fes tare al pubblico il Catalogo de' Redenti nostri Siciliani restituiti già liberi nelle loro Patrie dietro l'ultima relazione dell'anno 1804 sin'oggi. 6. Venne a notizia della Deputazione, che da alcune Navi Reali erano stati cattivati n. 68 Turchi in diversi mari sotto la bandiera Tunisina. Venutosi quindi a piena cognizione, che i Turchi esistevano in varie Piazze di questO Regno, i Signori Rettori, che con indefessa cura vegghiano per li vantaggi degli schiavi Siciliani, confidando perciò nell'animo augusto. e pio del nostro Re, avvegnacc hè sperimentato propizio in altre simili circostanze, avan-
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zaro no al real trono loro u.m.ile rappresentanza, con cui prega van la Maestà Sua. che si degnasse concedere graziosa men te alla deputaz ione i Turchi predati, per farn e cambio con un corrispondente n umero di Sici lian i Schi av i. Pieghevole il Re per uso di sua Real Clemenza ad accogliere le Suppliche de i suoi suddit i, di quei mass imamente, che al bene comune cond uco no, si compiacque ben tosto d i accorda re l'implorata donazione, e comunica rla con veneratissi mi due Reali dispacci. l' uno in data delli 20 Magg io 1806, per via della Rea l Segreta ria d i Stato, Guerra, e Marina, e l'altro dclii 2 1 dello stesso Mese per la Real Segretaria di Stato di Ecclesiastico ed Annona, facendo con sua Real degnazione sapere l' accordata grazia, quanto dire, di aver co ncesso alla Deputazione di redenzione tu tt i quelli Turchi, che esistevano nella C ittadella di Messina, e ne l Castello di Augusta;e con un altro Dispaccio so tto l'istesso gio rno benignossi sovranamente di donare alla Dep utazione suddetta a ltri cinque Tunisini approdati per errore nell'isola di Pantelleria, come puranchc altri cinq ue incagliati nelle spiagge d i Licata, ed ivi rimasti prigionieri. 7. A ta l consolante notizia la Deputazione incomi nciò à più seriamente faticare per lo effetto di un ta l carnbio, e faticarvi nel miglior modo possibile, avendo princi pale riguardo ai suoi maggiori vantagg i. Pensò impertan to ad aver le esatte Note di tlllti i Turchi, e disporre con ordine queg li schiavi, che mer ita vano la grazia cli esser cambiati. Fra ttanto viene notiz ia dal co1Tispondente del la Deputazione resicltmte in Tunis i l Sig. D. Antonio Nyssen Agente Generale Regio Austriaco, che que l Bey non volea acco rdar cambia ti, che a condiz ioni cli tre Turchi per un Cristiano;condi zione, che ostava alla mente del nostro Re, e che serviva d' impedimento, onde effettuars i questo cambio. Una tal nuova appo1iò della costernazione alli Signo ri Rettori, quando giu nse nuovo avviso dal medesimo corrispondente di Tunis, che pe r alcun i maneggi da lui adoperati, e per a ltre ragioni politiche era di g ià divenuto quel Bey a conven ire sul cam bio secondo il soli to a cinque Turchi per due Cristiani. Un s i esi mio tratto della Divi na provvidenza foce animare vieppi ù presto, che fosse possibi le, e a decretare il ricatto sulle persone di numero ondeci schiavi Siciliani, i quali perc hè cli padroni pait icolari non potevano essere ammessi al cambio. 8. In questo mentre venne ava nzata istanza alla Deputaz ione da Sua Eccelle nza i\hmet Ca rama Ili figlio di Alì Bascià di Tripoli residente in Siracusa, in cui domandava la cessione di due turchi colà esistenti, e cli que lli stessi, che erano stati donati alla redenzione per fa rne cambio con due schiavi Siracusani. l Signori Retto ri pe1isanmo allora per qualunque sias i evento affezionarsi l'animo de l sopradetto Sig. Ahmet, e gli rilascia rono li due turchi da prestarsi al cli lui servizio. Sens ibile a questo operato il figlio del Bascià cli Tripoli sc risse lettera alla Deputaz ione J)iena di sensi di riconoscimemo, e gratitudine, offrendosi ad ogni loro richiesta. 9. Una tale mancanza venne tosto supplita colla esi bizione di tre Turchi fatta alla Dep utazione da Giovan Battista d 'Asta della Favignana a condizione d' esser li medesimi cornbiati con il propio figlio Michele schiavo del Bey. Accetta la Dep utazione questa offerta, e riconoscendone la ragionevolezza, con tutta premura lo mette nella Nota ciel cambio, incaricando il suo corrisponde nte di Tunis a procurare con rutto impegn o la di lui libertà, anche con esi bire a quel Bey il prezzo del ricatto, non vo lendolo accordare per cambio per esser un g iovane assai esposto al pericolo. Ma vane riusciro no tutte le premure;dapoicché quel Bey, non so per quale im1gionevol motivo, non volle per qua lsiasi prezzo restituirlo li bero, siasi per cambio, o per ri catto. Altri tre T urchi furono donati alla Deputazione quelli istcssi, che portati via da Tunis in una barchetta per opera dello schi avo Vito Amant.ia di Trapani, e di altri schiavi Siciliani, e forestieri, i quali involatisi ugualmente, e clandestina mente da Tunis capitaro no in Trapani per purga r la contumacia in maggio 1806. Co n ta l augumento dell i sci Turchi co mpitosi il numero cli 71, subito si foce allora dall a deputazione lettera di commissione per Tunis al suddetto Sig. Nyssen, onde trattare colla possibile solecirudine la conclusione cli questo scambio, e rica tto. ln essa lettera vi si acc lusero le note degli schiavi nostri Siciliani proposti dalli Signori Rettori, e dc' Turchi s imilmente. Mercè la cooperazione, e l'edificante zelo ciel Sig. Brigadiere D. Tommaso Vicugna Intendente Generale cli tutti i Po1ti di Sicilia si capitarono le note originali da i rispettivi Governaclori, ove erano segnati con distinzione i nomi, cognomi, patria, età di tutt i i Turchi esistenti nelle piazze del Regno. Il corrispondente con tutta efficac ia trattò il cambio col Bey di Tunis, e rescrisse a lla Deputazione con data alli 3 Agosto 1806 dando specificatamente ragguag lio di quanto si era co nvenuto, e concluso. l I. La barca di Padron Giacalone foce ve la da questa il dì 29 ottobre 1806, con numero undeci Turchi alloggiati in questo Castello del Mol.o per i\ugusta;ove ven'crano in custodia altsi n. 33 . Da quella il dì 9 Novembre portoss i in Siracusa, ove se ne ri trovavano gli altri in nu mero cli 27, e quindi con tutto il raccolto de' Turchi in numero 71 si diresse il viaggio per Tunis, ove finalmente g iunsero il giorno 20 Novembre. Non poterono al lora aver prattica se non in pa1ic i Turchi cola app rodati, e non si potè perciò subito effettuare il convenuto cambio per esservi in quel tempo il Ramaclam;e si dovette conseguentemente aspettare che terminasse la Pasq ua di detto Ramaclam, che cadde venti giorni dopo di ta le epoca. Concluso il trattato ciel ca mbio, ed eseguiti i ricatti, si disposero li numero 29 nostri Siciliani cambiati, e li numero undeci redenti, ed altri numero 4 gratuitamente mandati liberi dal Bey, perchè inutili al cli lui servizio, ed una donna giovane ciel Puzzardo nella Co ntrada di Modica dichiarata libera dal proprio padrone, per restituirsi in questa. Il giorno otto cli Gemiaro 1807, giusta l'attestato de l Nysscn s'imbarcaremo tutti gli Schiavi già liberi, apetta nclo tempo propizio, onde far mossa eia Tunis. La sera dell i 15 dell'istesso mese felicemente giunse in questo porio cli Palermo la Barca con dei redenti dietro un felice viaggio di g iorni tre. 12. l\. tale consolante notizia ciel cli loro ricapito, tosto si ordinò dalla Deputazione, che si elessero once dieci per viveri onde ristorarsi dag li incomidi del viaggio. Ecco i primi effetti, che i poveri redenti incominciarono a sentire del l'acquistata libertà. S'incontravano delle di ffico ltà, per far loro purga re la contumacia in questa, dovendosi eseguire secondo le leggi cli questa suprema Dep utazione di Sanità nel Lazzaretto di Messina. Ma per Divina disposizione si ottenne la grazia cli restarsene quì per il tempo della cont umacia, della quale il periodo fu cli giorni 28.
Allegati
Frattanto la Deputazione spesava i redenti per tutto il bisognevole con sufficienti soccorsi. 13. Si pensava dalla Deputazione di Redenzione di eseguire una sollennc, cd editi.caute Processione dei ricattati secondo i Capitoli, e di quanto si è praticato in circostanza di ricatti in numero considerevole. Sembrava cosa peraltro ragionevole dar nl Pubblico questa sollenne edificazione sì per animare i fedeli a contribuire ad un'Opera di sì inclita pietà Cristiana, come per dare nuove pubbliche ripruove della fede le amministrazione dei beni. Si davano delle disposizioni in questo tempo di contumacia per eseguire la Processione con quella solennità istessa ciel 177 1, come descrivesi 11ella Relazione data alle stampe dalla Deputazione nell'anno medesimo. E poi chè la Deputazione sta immediatamente sogetta al Principe, s i fece la medesima un dovere di avanzare a.Ila Maestà del Re umile Supplica, in cui ment re dava conto de l'effetruato cambio, e ricatto, a norma cli quanto prescrivono i Capitoli di Redenzione al cap. 32 f. 11 5 implorava Real permesso di condursi processionalmente per I.a Città i redenti colla pompa istessa dell'a nno 177 1. Ma il Re per sovrano suo consiglio non istimò di accordare l' im plorata grazia. 14. Per questo importante motivo, non essendosi esegui ta la ideata Processione, si rivolsero le mi re della Deputazione, a celebrare una festa sollennc in S. Maria la Nuova, Chiesa, ove è stata solita essa far s ue funzioni, in sollenne attesta to di ringraziamento a.Ila M.aestà del Signore. il quale si era graziosamente degnato resituire nel seno della Cattolica Ch.iesa quei redenti, che per più anni erano vissuti lungi dalla medesima in paesi di Maomettani. Il tutto doveva farsi trovare pronto per la prima Domenica cli Quaresima, termine del periodo della contumacia. Sollenne, nobile apparato ado rna va la sndetta Chiesa di S. Maria la Nuova. I ritratti proposti alla vista di tutto il popolo degli Augusti nostri Sovrani FERDINANDO !IL e MARJA CAROLINA nella Chiesa sopra la Porta maggiore con lumi di cera accesi, erano una ripruova di loro Reale Clemenza. I 5. li giorno I 5 intanto prima Domenica di Quaresima ad ora competente s i fecero ri uni re tutti i ricattati, e cambiati ne lla parte superiore cli detta Chiesa, ove tiene la sua propria Aula, ed altre stanze per suo uso la Deputazione. l Signori Rettori i Superiori delle Opere Pie, che avean contribuito con de' legati a tale ricatto, Nobili titolati, e di somma distinzione, Ecclesiastici, e Re ligiosi riguardevoli ornavano la funzione in luogo distinto, e separato. Un numero indci bile di popolo di ogni condizione, e ceto concorse per vedere questa rara, e nobi le solennità. Frattanto si provvedettero alcuni de' redenti di quanto loro bisognava per la decente comparsa, che doveano fare al pubblico. si diede quindi principio alla Sollcnnità colla processione degli schiavi dentro la Chiesa. Precedeva lo Stenda rdo della redenzione, sostenuto dal Misso Ufficiale della Deputazione, poscia la gran Croce della medesima poratta dal Beneficiate di detta Chiesa D. Ottavio Lionte, seguivano i redenti ord inatamente portando a mani un ramo di olivo, Si collocarono essi in luogo destinato in Chiesa, ove assistettero alla tìmzione prendendo ognuno il suo posto. I 6. Si diè principio alla gran Messa cantata a più cori di Musica scelta da un Padre della Congregazione dell 'Oratorio di S. Filippo Nari, sostituito dal Retto re Teologo, non potendo questi per la sua avanzata età. Tutto era proprio, e nobile, (utto dava saggio di gravità, e magni ficanza ed il sontuoso appara(o, e la quanti tà dei lumi accesi, e la presenza dei Signori convita(i, ed il concorso del popolo. Finita la gran Messa si recitò un'Orazione di Azioni di grazie al Signore, e di eso1tazionc ai redenti dal Sacerdote D. Salvatore Morso Cappellano di S. Marta, e pubblico professore di l ingua Araba in questa Reale Università. Riscosse egli l'applauso di quei, che erano presenti, e per la sublimità dell'argomen to, e per la scelta eloquenza. quindi canta(o sollennemente dai Cori de' Musici il Te Dcum, e le Orazioni pro grntiorum actione si finì la sollem1e funzione colla benedizione del SSmo Sagrnmento. I 7. Sciolto il conco rso del popolo, si disse a tu tti i redenti di portarsi per 1'.indimani in una stanza dentro il C011ile dela Casa della Congregazione cli S. Filippo Neri, ove alla presenza de' rettori si diè ad ognuno il sussidio di tarì tre al giorno, dal giorno della fin ita contumacia sino al lunedì, in cui furono licenziati dalla Deputazione, ed inoltre un'altra riconosce nza per aver essi assistito in Chiesa alla funzione. Si cornpartì poscia un sufficiente sussidio per restituirsi alla loro patria all i numero 15. Sciclitani da questo Sig. Consul to re D. Giacinto Troysi, qual Amministratore dell'Ope.ra cli S. Maria la Nuova di Scicli sopra la Eredità cli Pietro Lorenzo Busacca, e dal sig. Conservatore Generale D. Donato Tommasi qual Giudice Delegato, e Amministrato re della Contea di Modica. L' istesso si praticò da questo Mons ignor Arcivescovo D. Ralfaele Mo rmile per i suoi diocesani redenti. 18. Non è da omettersi la notizia, che resrituitisi gli 15. Sciclitani ricattati alla loro patria, iI Civico Magistrato di essa con lettera delli 26. Feb. 1807. passò alla Deputazione con i più vivi ringraziamenti ne' i seguenti termini «Alli 21. di questo mese sull'arrivo di numero 15 individu i nostri patriotti riacquistati al grembo di nostra santa cattolica fede dietro la sofferta cattività in Tunis, fu non pocha la consolazione, che ognu no de' fedeli concepì su questo fortu nato abbracciamento de' nostri simili. Questo Civico Magistrato qual rappresentante questo divotissimo pubblico ne passa i più vivi ringraziamenti, e le più serie tenutezze d'ossequio » S(imarono poi i Nobili Signori cli Scicli, tra i quali il Preposito D. Carmelo Spadaro, e la Signora Baronessa Penna far ritirare net Convento de PP Cappuccini di detta Città li numero 15 redenti per gli esercizj spirituali cli S. Ignazio. Tenninati i quali nella Chiesa Parrocchiale di S. Maria Ja Piazza fo recitata dal Canonico Scat(arelli un'Orazione di .Ringraziamento al Ciclo per la libertà degli Schiavi, augurando al tempo istesso delle nuove benedizioni alla Maestà del nostro Re, che Dio guardi, e di riconoscenza ai Componenti della Deputazione. Quindi espostù alla pubblica adorazione il SSmo Sagramento cantato il Te Deum, colla benedizione s' impose il fine . l9. No n pajon credibili le ingenti erogazioni, che ha bisognato soffrire l'Opera della redenzione per l'acquistata libertà cli tutti i redenti Siciliani, e le fati che, sollecitudini, e premure dei Signori Rettori. Di questa sì pia, e caritatevole Opera sen'è così sparsa fama per tutto il Regno, che da per tutto giornalmente giongono lettere alla
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Guerra di corsa
Depura1,;ione e di ringraziamemo per li Schiavi redenti. e di commendazioni efficaci per altri, che restano schiavi, ponando ciascheduno de' redenti nei prop1j, e vicini paesi la memoria di sì insigne beneficio, lodandosi al tempo stesso e la piewsa clemenza del nostro Re, e la istessa cura dei Signori Rellori.
CATALOGO DEGLI SCHIAVI SICILIANI RICA'ITATl, E CAMBIATI NELLA REGENZA DI TUNIS, DA SETTEMBRE 1804, SINOA GENNARO 1807. DALL'ILL. DEPUTAZIONE DI REDENZIONE Nel 1804 l-P. Giuseppe da Busacquino Religioso riformato di S. Francesco. 2-D. Giorgio Ochino di Modica d'anni 60 3-Giuseppe Gebbia di Palem10 d'anni 35 4-Nicolò Serra di Favignana d'anni 20 5-Giuseppe Mascari di Tremiti d'anni 67 Nel 1805. e 1806 6-Antonino Bronzo di Trapani d'anni 2 l 7-Cosimo Fidone di Seicli d'anni 48 8-Paolo Fidone di Scicli d'anni 8 9-Guglielmo Trovato, o Bancheri cli detta di anni I.O IO-Ignazio Puccia di della di anni 12 I I-Luigi Cuddemi di detta di anni Il 12-Micalangclo Mascari di Termine di anni 37 13-Filippo Carchiolo cli Terrasina di anni 12 14-Stefano Rugicello ciel Monte S. Giuliano di anni 12 15-Paolo Rugitello di detta di anni IO 16-Rocco Rugitello di delta di anni 7 17-Gaetano Macotta di Pamelleria di anni 40 18-Paolo lncorvaja di Palermo di anni 26 19-Giuseppe Saia di Palermo di anni 46 20-D. Giuseppe Piombo cli Trapani di anni 25 Nel 1806, e 1807 21-Saverio Basile cli Palermo di anni . . . 22-Paolo Basile di Palermo di anni 28 23-Salvadore Castelli di Partinico di anni 31 24-Baldassarre Savona di Trapani cli anni 37 25-Emmanuele Torrente di Favignana di anni 55 26-Bartolomeo Carnemolla di Scicli di anni 20 27-Ignazio Vacc;aro di Scicli di anni 56 28-Antonino Ferraro di $cicli di anni 59 29-Giuseppe Carcia di Scicli di anni 19 30-Giovanni Leocata di Scicli di anni 46 31-Pietro .Macca cli Spaccaforno di anni 55 Schiavi cambiati con num 7 I Turchi concessi alla Redenzione dalla Maestà del nostro Re 32-Rosario Zanca di Palermo cli anni 46 33-Giuseppe Amantia di Palermo cli anni 38 34-Michele Maccherone di Messina di anni 36 35-Dicgo La Valle di Messina
Allegati
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36-Gi useppe Costa di Messina 37-Gi useppe Federico di Trapani di anni 64 38-Francesco Catania di Trapani di anni 32 39-Giuseppe Vajana di Girgenti 40-Giuseppe Cicero di Scicli di anni 50 41-Antonino Conti di Scicli 42-Saverio Ragusa di Scicli 43-Nata!c Castronuovo di Scicli 44-Natale Milone di Scie! i 45-Santo Aquila di Scicl i 46-lgnazio Tornasi di Scicli 47-i\tfatteo Tornasi di Scicli 48-Giuseppe Di Lorenzo di Scicli 49-Giuseppe Calvo di Scicli di anni 42 SO-Francesco d'A.ntonio di Catania di anni 48 51-Vincenzo Scaduto di Sciacca 52-Vito Cavitano di Sciacca 53-Giuseppe Guardino di Sciacca 54-Girolamo Azzarello di Termine di anni 35 55- Pierro Pulejo di S. Lucia di anni 32 56-Francesco Di Gregorio da Castelvetrnno di anni 39 57-Francesco Farina di Pantelleria 58-Vincenzo Dominici di Ustica di anni 25 59-Francesco Polverino di Ustica di anni 28 60-Giuscppe Di Rosa di t\vola Schiavi rilasciati gratis dal Bey di Tunis, perchè invalidj , cd inutili al di lui servizio e per i quali la Deputazione fece delle spese in onz. 57. 2 1. 16 6 1-Mercurio di Rosa di Ururi nel Regno di Napoli 62-Gerardo Arai di Montepeloso nel Regno di Napoli 63-Giacomo Tedesco di Favignana 64-Diego Collino di Augusta 65-Rosaria Rocca Salva, donna giovane del Puzzardo nella contea di Modica, dichiarata libera dal proprio padrone.
PIANO DELLE SPESE FATIE IN TUNIS, ED IN PALERMO PER LI NU M. 64 REDENTJ
Sonunc erogate per il ricatto, e spese fatte in Tunis, ed in Pale11110 per li primi 20 Schiavi redenti. . .. ..... . .. . .. . ......... . .. .... .
onz.
Somme erogate in Tunis per primo costo e spese di mantenimento dei posteriori num.44 schiavi tra ricattati, cambiati. e rilasciati gratis, giusta la Tratta rilnessa dal Sig. Console Cesareo d. Antonio Nyssen corrispondente di nostra redenzione in Tunisi..
onz. 2985. I 0.15
Somme erogate in Palermo per vestiario, mantenimento, e noleggio dell i num. 71 Turc hi, e per ritorno, mantenimento, contumacia, e soccorso dato agli schiavi cambiati, ricattati, e rilasciati sino al giorno della loro licenza . . . .. . .... . .
onz. 1080. 9.17
In tutto si sono erogate per li sudetti num. 64 schiavi redenti
7011. 166
onz. 11077.6. 18
I soccorsi dati alla Deputazione di .Redenzione dalle Opere pie, dal Regio Erario, e Regia Marina, dai Depositi dei pii benfattori, de' parenti degli schiavi, come dalla Nota sequente.
onz. 6925. 15 19
La Deputazione di Redenzione ha erogato dai propii fond i in tu tti questi ricatti eseguiti . . ... . , . da Settembre 1804, sino a Gennaro 1807 . . . . . . . . . . . .
onz. 4151. 20.19
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Guerra di corsa
NOTA DEI LEGATI DELLE OPERE PIE, DEI DEPOSITI DEI PARENTI DEGLI SCHIAVI, E DEI PII BENEFATTORI CHE APPRESTARONO DELLE SOMME PER IL RICATTO, O CA MnIO DELLI SUDDETTI NU M. 60 REDENTI li Regio Erario. e la Regia Mari na .. I PP. Prefetti della SSma Trinità...... I PP. Conunendatori della M.ercè al Capo. . . .. .. . .. .. . . I PP. Provinciali dei Mercedarii Scalzi. . I Pl'. Prepositi dei Teati ni nella Chiesa della Catena. . . I PP. Prepositi dell'Ora torio di S. Filippo Neri all 'Olivella.. La Provincia di Pal. dei PP riformali di S. Francesco .. La Rev. ma Communia del Clero della Città di Termi ni .. . I Signori Govemadori del Monte di Pietà e di S. Rosalia cli Pal .. L'Opera cli S. Maria la Nova nella Città di Scicli, amministra ta dal Consultore i I Sig D. Giacinto Troysi, per l'Eredità di Pietro di Lorenzo Busaeca.. . ... . . . . . . I Signori Deputati delle Opere pie della Città di Modica. . ... . . .. . I Signori. Deputati ed Amministratori del Monte di Pietà della Città di Termine.. . I Signori Rettori della Confraternita di S. Maria del Soccorso nlla Bandiera in Pal La Marinaria peseareecia di Termi ne.. . .. ... .. . Limosi ne di pii Benefattori. . ... . . ... .... . ... . .. ... . . .. . Depositi, e soccorsi dei parenti degli schiavi .. . . . .. . . .. . .. ... . . . .. . .. ... . Depositi che fecero gli Schiavi istessi in Tunis.. . ... .... . . . . . . . . . . ... .
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666. 6. 15 l24 13
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180
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825 11 4. 24 16. 20 321. 17
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1440 581 27 23. 16 21 153. 204 4 16. 24 1562. 20 362 6925 15. 19
Ricattati dalla Schiavitù di Tripoli alti 8 marzo 1807 cola erogazione di pezzi 8... cinquecento Savero Scattarelli di Scicli Rosario Midolo di Siracusa di anni l3 Schiavi, dc quali si è dalla la conunisisone a ricattarsi in Tunis in Maggio I 807. Michele Mascari di Termini Calogero Interrante di Sciacca di anni 14 Giuseppe Amantia di Trapani Francesco Purp ura di Termini di anni 54 Maria Virzì di Palermo Schiavi nostri Siciliani, che restano nelle Rcgenze Africane secondo quelle notizie capitate al la Redenzione. SCH IAVI ADULTI Sotto la Regenza di Algeri. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sotto la Regenza di Tripoli. . . ...... . . .. . . . .... .. .. . , . . . . . . Sotto la Regenza di Tunis. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .,.............. Donne ad uHe.. . . . . . . . . . . . ............ ........ figliole ....................... .......... .......... Giavannetti, e Figliolini. . . . ..... ............................. ... .
38 31 606 25 7 23
num. 7 10
IMMAGINARIO ARTISTICO Gli echi della Corsa nella fantasia dei pittori
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Tav. I. Domen ico More lli, LA SCHIAVA .
556
"Jà v. lL J. Léon Gérome, IL MERCAT O DI SCHlAVJ.
55ì
Tav. li.I. J.J Lecoinle du Novy. LA SCilIAVA BIANCA.
558
Tav. IV. J. Léon Gérorne. DONNA ORIENTALE.
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Tav. V J.A. Dominiquc lngrcs, LA Ci RA ND E ODA LI SCA
5()()
Tav. Vll. J. Léon Géromc, IL BAGNO.
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Tav. VIII. J.A. Oominique lng res, ODALISCA E SCHIAVA.
Tav. IX. E.H. Debat-Ponsan, SCENA DA UN HARCM : IL MASSAGGIO.
562
Tav. X. Paul Desi1:é, LA SERVA DELL'HAREM.
563
Tav. XL J. Léon Gérome. L' INCANTATORE Dl SERPENTI
564
Tav. Xl!. fabbio Fabbi, PASSEGGlATA SULLA SPIAGGIA DI COSTANTINOPOLI.
Tav. X lii. Ach ille Zo, SOGNO DI UN CREDENTI.::.
565
Tav. XIV. Edua rdo Tofano, L' O.DA LJSCA .
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Tav. XV. Feroand Piestre, GELOS IA NEL SEKRAGLIO.
INDICI
Indice toponomastico
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INDICE TOPONOMASTICO Acquara, 129 Adrianopoli, 29 Adriatico (mare), 44, 49, 5 I , I 25, 156, 157, 169, 170,
410 Agerola, I 34 Agropoli, 14, 197, 202,204, 205, 209, 212,21 4,222,
223 Afghanistan, 12 Africa, 327, 391 Albania, 6, 9, 24, 48, 112 Alento, 204 Ales, 343 Alessandria, 39 I Algeri, 155, 160, 161, 200, 209,255,256,267,312,
316, 318, 327, 328, 332, 333, 336, 337, 340, 341, 342, 343, 345, 346, 350, 351, 355, 359, 361, 362, 364,366,368,369,370,371,372,373,383,391, 392, 394,396,397, 398,399,400,407,408,409, 410,415,418, 421,424,425, 426,430, 443, 444, 449,450, 451,453,454,456,457,460,463, 464, 465, 468, 469, 471 Algeria, 325 , 362 Alghero, 257,308,310,311 Alicante, 267 . Alirnini (laghi), 54, 77, 79, 81 Amalfi, I I 4, 126, 204 Ancona, 147, 163,204, 299,414 Aquila, 186 Ardea, 153 Ariano, 175 Aronella, 129 Asia Minore, 364 Astura, 160 Atina, 166 Atlante, 359 Augusta, 112, 457 Avignone, 408 Azemmour, 357 Baia, 186 Baia dei Turchi, 54 Balcani, 24 Baleari, 460 Barbaria, 161,259,272, 301,316,330,335,336,337,
342, 343, 345, 346, 351 , 373, 387, 391 , 393, 396, 397,400,408,410,426,465 Bari, 49, 51, 56, 86, 95, 186, I 94, 425 Barletta, 56, 172, 194 Belgrado, 25, 47 Belvedere, 129 Bisceglie, 56 Biserta, 160, 161, 165, 166, 167, 168,209,265, 347, 373,449 Bologna, 343 Bolognola, 166
Bosa, 257, 308 Bosforo, 28, 46 Brindisi, 42, 45, 47, 50, 51, 54, 56, 98, 100, 112, 126,
186 Cabras, 308 Caffa, 29 Cagliari, 258, 273, 277, 282, 294, 296, 297, 299, 300,
301,303,306,307,309,310,312 Calabria, 126, l 46, I 66, 204, 4 I 3 Calasetta, 289, 308 Calavinagra, 273 Camerino, 165, 167 Campo, 129 Campo Saraceno, 204 Canai, 287 Canale d'Otranto, 44 Capitanata, 170, 171, 194 Capo della Campanella 128, 130 Capo Sparte!, 357 Capote1Ta, 308 Capri, 114, 126 Capua, 186 Caricla, 207 Carloforte, 14, 199,251 , 252, 258, 259, 262, 265, 267,
269, 271 , 272, 273, 274, 276, 277, 283, 289, 300, 302,303,306,307, 308, 309, 310,414,416 Cartagine, 311 Casa, 129 Casablanca, 357 Castellabate, 207 Castellammare della Bruca 207 Castellammare di Stabia I 14, 126, 453 Castelluccio di Norcia, 166 Castelsardo, I 08, 308 Castro, 52, 81 Cetraro, 114 Ciclacli, 42 Cigliano, 129 Cilento, 202 Cinera, 223 Circeo, 168 Civitavecchia, 167, 343 Civitella ciel 1ĂŹ-onto, 186 Colle della Minerva, 75, 9 J, 93 Colunnedda (collina la) 229 Conca elci Marini, 126 CorfĂš, 44, 157 Corigliano, 52, 8 I Corinaldo, 165 Corno d 'Oro, 26, 29, 31 Corsica, 125,199,317,347,410 Costantinopoli, J3, 22, 24, 25, 26, 28, 29, 3 I, 33, 34, 38, 41 , 42, 43, 49, 54, 83, 85., 87, 90, 93, 95, 101, 114, 132, 135, 136, 156, 157, 194, 195, 202, 317,
572
330,335,341,343,351,354, 357, 372, 396, 397, 420,426,429, 437,459 Cotrufiano, 52, 81 Cremona, 163 Creta, 29 Crotone, 186 Cuglieri , 308 Dardanelli, 125 Decimo Mannu, 308 Decimo Patzuo, 308 Domus Novas, 300 Durazzo, 42 Egeo,42, 157 Elba (isola d '), 125 Elmas, 308 Eolie (isole), 1.26, 229 Epiro, 24 Eredita, 223 Europa, 6, 24, 50,212, 337, 402,403,450 Falconiera, 229, 230, 234, 244 Fès, 341,355, 357,361,362,394 Finocchio, 223 Firenze, 48, I 53, [62, 164, 267 Foggia, 58, 96 Fondi, 114 Fonte, 126 ForlÏ, 343 Francia, 74, 125, 136, 359 Frassanito, 79 Gaeta, 125, 186,204 Galata, 31 Galatina, 52, 81 Galatonc, 52, 81 Gallipoli, 54, 56, 186 Genova, 29, 125, 135,136,255,256,265,267,34 1, 347,387 Gerba, 391 Germania, 327, 372 Gcronc (scoglio di), I 08 Gibilterra, 357, 362 Granada, 364 Grecia, 6, 9, 25, 42, 112 Grottaferrata, 151 Guardia dei Mori, 262 Gunesa, 302 Iglesias, 287, 300, 30 I, 308 Inghilterra, 421 Ischia, 108, 125, 186 Isola Piana, 267 Issica, 207 Italia, 125, 212, 311, 327, 337, 343, 345, 410
Guerra di corsa
Kossovo, 25 La Goletta, 276, 3 J J, 377, 380 La Prevesa, 112, 125, 155 Laureana, 222 Lavinio, 149, 151 Lazio, 146, 149 Lecce, 48, 51, 54, 59, 98, 186 Lepanto, 155,318,328,330,333,396, 402 Lept.is, 391 Leuca, 54 Libia, 387 Ligure (mar), 156 Liguria, 146, 262 Livorno, 337 Londra, 421 Luce~ 165,166,346 Lucera, 170 Lustra, 223 Macedonia, 24 Maddalena (isola della) 3 1O Madhia, 155 Madrid, 169 Maghreb, 112 Maiorca, 346, 407,409,463,468 Malta, 112, 125, 136, I 57, 171, 330, 332, 400, 457, 463 Manfredonia, 14, 169, 172, 175, 176, 177, 186, 189, 190, 19 1, 192, 194, 195, 197, 200,20 1, 202,459 Mara Calagonis, 308 Marche, 146 Marciano, 129 Marina (Cagliari), 307 Marina di Cantone, 128 Marina Grande, 130 Marino, 162, 163 Marocco, 354, 355, 357, 359, 361 Marrakesch, 359, 361 Marsala, 113 Marsiglia, 420, 453 Massalubrense, 14,120,121, 124, 128, 129,130,134, 136, 137, 139 Matonti, 223 Matti nata, l72 Mecca, 393 Mediterraneo, 6, 20, 21, 25, 29, 45, Ili , 125, 141, 155, 200, 259, 285, 32 L 328, 330, 362, 371, 373, 409, 410 Mercato Cilento, 223 Messina, 112,125, 136,157,462 Meta, 125 Milano, 342 Milazzo, 108 Minervino, 52, 81, 100 Minorca, 136,414 Mitilcnc, 26
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Indice toponomastico
Mitrano, 129 Mola, 425 Moldavia, 372 Monopoli, 54, 56, 186, I 94 Montalbano, l 61, 163, 164 Montarbu, 287 Montecristo, 347 Montefortino, 162 Monteleone, 163 Monte Pellegrino, 229, 243 Monte S.Angelo, 179, 186 Monte Saracino, 172 Monticchio, 129 Morca, 24 Morta, 129 Musei, 300 Napoli, 6, 7, 43, 45, 48, 49, 50, 56, 59, 81, 100, 102, 103, 105, 108, 109, I IO, 1 I I, 112, 113, 115, 120, 125, 126, 127, 129, 134, 135, 146, 156, 157, 169, 172, 186, 204, 223, 233, 236, 239, 246, 267, 321 , 335,340,346,380,400,413,417, 436,450,453, 460,462 Nardò, 52, 81 Navarino, 156 Negroponte, 29, 94 Nerano, 128, 129 Nero (mar), 26 Nisida, 462 Nizza, 124, 125,136, 409 Nola, 186 Nuova Tabarca, 267 Nuovo Mondo, 330 Nuvola, 129 Ogliastro, 223 Oristano, 308 Orvieto, 161 Otranto, 13, 14, 22, 42, 43, 45, 47, 48, 49, 50, 51, 54, 56,58,59, 60,62, 74, 75, 76, 77,79,81 , 83,85,86, 88, 89, 93, 94, 95, 96, ff7, 98, 99, 100, 101, 102, 103, 105, 126, 139, 171, 190 Palem10, 112, 113, 120, 229, 230,233,237, 243, 244, 246, 247,417,425,457 Palmas (golfo di), 265, 287, 300 Parigi, 17 ,368 Pastina, 129 Paulipirry, 308 Paxo,.418 Pedara, 129 Pera, 29, 31 Perasto, 418 Perdifumo, 223 Persia, 330 Pescara, 186 Piacenza, 163, 165, 343, 354 Piano della Madonna, 222, 223
Piemonte, 284
Pirry, 308 Pisa, 29 Planargia, 308 Polonia, 372 Porto Ercole, 125 Porto Farina, 417, 443 Portogallo, 453 Porto Paglia, 289 Porto Pino, 300 Portoscuso, 289, 308 Positano, 126 Pratica di Mare, 139, 149, 151, 153, 157, 160, 161 , 162, 163, 164, 167, 168, 197,199,200,3 15,345, 416 Presicce, 52, 8 I Frignano, 221, 223 Priole, 129 Procida, 114, 134, J 35, 168 Puglia, 44, 45, 47, 48, 50, 126, 146, 147, 157, 186, 299,335,425 Punta Colombara, 259 Punta Cavazzi, 227 Punta Licosa, 204, 207 Punta Megna, 227 Punta Omo Morto, 227 Punta Rossa, 172 Punta S.Paolo, 227 Punta Spinosa, 259 Qaramanìa, 24 Quarrazzano, 129 Quarto, 308, 310 Quartucciu, 308 Rabat, 361 Reggio Calabria, 114, 125 Rimini, 343, 354 Risigliano, 52, 81, 98 Roca, 52, 79, 81 Rocca Cilento, 207, 223 Roccacontrada, 343 Roccala Botte, 162, 165 Rodi, 85, 97, 461 Roma, 7, 43 , 49, 75, 105, 109, 110, 153, 160, 161, 168, 169, 267, 320, 340, 341, 342, 343, 346, 350, 351,352,449,453,461,463,464,465 Russia, 371 Rutino, 223 Sahara, 391 Salè, 359, 361 Salentina (penisola), 52 Salerno, I 14, 126, 129, 202, 209 Salvea, 54 S.Agata, 128, 129 S.Angelo (Gargano), 56, 172 S.Antioco, 14, 256,266,269, 283, 287, 289, 293, 296,
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297, 300, 30 I, 302, 303, 306, 308, 309, 3 I 0, 31 l, 312 S.Carlo, 257 S.Francesco, 98 S.Luciclo, 11 4 S.Mango Cilentino, 223 S.Maria cli Lcuca, 147 S.Maura, 94, 125, 156, 157 S.Nicola (Tremiti), 108 S.Pietro, 52, 81, 168, 251 , 252, 256, 258, 262, 270, 272, 276, 287, 289, 301, 308, 310, 311 S.Rocco, 308 Sardegna, 108, I I I , 125, 146, 147, 256, 259, 276, 285,287,301,307, 309,3 11,312,317,341 , 351, 410,414, 440 Sassari, 308 Sassonia, 372 Savoia, 125 Savona, 125, 136 Schiazzano, 129 Scio, 462 Sconano, 52, 81 Selargius, 308 Senigallia, 164, 299,414 Serbia, 9, 25, 25 Serignano, 129 Serola, 129 Settimo, 308 Sezze, 166 Sicilia,6,24, 108, Ili , 112,125,146,147,157,199, 204,227 , 230,233,237, 239,242,410,460,461 Siena, 161 Silistra, 25 Sinnay, 308 Siponto, 177 Siracusa, 461 Slesia, 372 Soleto, 52, 81 Solgiano, 52, 81 Solofrone, 204, 209 Soriano, 164 Sorrento, 14, I 13, 114, 118, 120, 121, 124, 125, 126, 127, 128, 129, 130, 132, 133, 134, 136, 137, 139, 143, 147, 170, 200 Spagna, 24, 125, 157,330, 361,364,370,371,392, 453 Sperlonga, 114 Spitale, 129 Stampace, 307 Stati Uniti, 17 Stato elci Presidi, 146 Stato Pontificio, 146, 320, 339, 343 Stilo, 413 Susa, 169 Tabarca, 252, 255. 256, 257, 258, 262, 266, 267, 352, 387 1àranto, 45, 54, 56, 112, 186, 204 Tempio, 308
Guerra di corsa
Ténès, 392 Termini, 129 Terranova, 463 Tessalonica, 24 Testene, 222, 223 Tetouan, 359, 362 Tevere, 151 , 157 Tin-eno (mar), 113, 126, 160, 167,230 Tlemccn, 392 Togliano, 129 Tor Paterno, 149, 151, 157 Tor Vaianica, 149 Torca, 129 Torino, 266 Torre ciel Greco, 125, 468, 469 Tortolì, 308 Tolentino, 161 Torchiara, 221, 222 Toscana, 48, 59, 146, 373, 455 Trani, 56, I 86, 4 J 9 Transi lvania, 24, 25 Trapani, 1I 3, 4 17 Tremiti, 172 Tresino, 207 Tricase, 52, 81 Tripoli, 155,335,355,387, 391 , 400, 418,462,463 Tripolitania, 391 Tronto, 147 Tunisi, 155, I 98, 246, 247, 252, 255, 256, 258, 265, 266,267,269,276,277,282, 283,284,297,299, 302, 307, 309, 3 LO, 3 11, 312, 325, 336, 337, 352, 355,361,362,373,377,380,383,387,391,398, 399, 400,410,4 17, 418, 42 1, 423, 425, 432,436, 437,449,456, 460,463, 468,469 Tunisia, 373, 387 Turchja, 316,325,355,391,429
Ugento, 52, 81 Ulta, 308 Ungheria, 97, 372 Ustica, 14, 225, 227, 229, 230, 233, 234, 236, 237, 238, 239, 241,242, 243, 244, 246, 247, 251, 252, 262,289 Utica, 373 Valacchia, 25 Valona, 44, 45, 46, 48, 50, 51 , 54, 89, 95, 96, 98, lOO, 136, 156, 157 Varna, 25 Vasto, 419 Venezia, 43, 44, 45, 48, 49,156, 157,400,410 Vialfre, 166 Vico Equense, 126, 128, 130, 134 Vienna, 13 Vieste, 94, 186, 432, 433 Villa Franca, 124 Villalpando, 169 Villamassargia, 300 Villanuova, 307
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INDICE 1CONOGRAFICO TOMO PRIMO
I-Cattura di una imbarcaz ione effettuata da corsari barbareschi ....... .. ............. .............. .. .......... ......... . Pag. 2-Tl Mediterraneo nel XVI secolo .. ............... ... ........ ...... ....... ....... ....... ... ... ... ... ... ... ......... ................... ..... » 3-Vlad Tepes, Dracula ..... ............................................................ .................... .. ... ........... ...... ...... .......... » 4-Costantinopoli, raffigurazione coeva dcli' assedio .. ..... ...... ....... ... ...... ..... .. ..... ... ....... .. ........ .. .... ...... ... . » 5-Castantinopoli, ruderi mura ............ ...... ........ .......................... .. ....... ... .... ..... ... .... ..... ...... ...... ...... ..... ... . » 6-Costantinopoli, planimetria mura ....... ..... ..... .. ............ ....... ....... ................ .................... ..................... . » 7-Costantinopoli, scorcio delle mura ..... ..... ....... ....... ...... ...... ........ ...... ............ ....... ..... ..... ...................... » 8-La fortezza di Boghaz-kesen ......... ... ............ .. ........ ..... ........ ..... .............. ..... ...... ..... ...... ............ ..... ..... » 9-Torre di Leander, di epoca bizantina .. ..... ....... ............ .. ..... ....... ....... ... .... ...................... ..... ........ .... .... . » 10-La torre cli Galata ......... .. ............................... ........ ....... ............. ....... ............ ...................................... . » 11 -Giannizzcri:la guardia di Maometto li .................. ...... .. ........ :.. .............. ..... ............ .... .. ......... ....... ..... » 12-In1bocco del Corno d'Oro .. .......... ... .... .. .... .. .... .... ... ...... ...... ... ..... ... ......... .... ..... .................... ..... ...... .... . » 13-Costantinopoli:Santa Sofia ................. ...... ......... .... .. .... ....... .. .... ....... ....... ... ... ..... ...... ..... ...... ...... ...... ... . » 14-Santa Sofia, panoramica interna ... .. .... ...... ...... .... ... ...... ............. ....... ....... ..... ... ... ................. ... ............ . » 15-Santa Sofia, dettaglio matroneo .... .. .... ...... ............. ....... ....... ............. .. .... ...... .. .... ..... ..... ............ ..... ..... » 16-Santa Sofia, la cupola ... ........ ... ..... ..... ............. ...... .................... ... ..... .. ............ ..... .... ...... ..... ....... ..... ... . » 17-Santa Sofia, vista dal mare ...... ............ ..... ............ ....... ............. ....... ...................... ................... ..... .... . » 18-Pcnisola salentina nelle carte di Piri Rais, 1525 .......... .............. ............ ............ .......... ................. ..... » 19-Valona, panoramica odierna ............... .. ..... .......................... ..... ................ ... ... .............. ...... ...... ..... ,... . » 20-0tranto-Valona, schema geografico computerizzato ... .. ..... .... ... ... .......... ...... ..... .. .... ..... ..... ...... .. .... .... . ) ) 21-Lecce, clenaglio della fortezza ...... ........................ ....... ....... .. .... ....... ... .. .. ..... ........... ........... ....... ..... .... . » 22-Lecce, dettaglio della fortezza ... ... ....... ... ......... .. .... ....... .............. ..... ............ ... ............. .. ..... ..... ...... .... . » 23-Lecce, planimetria della fortezza ... ...... .. ..... ..... .. ..... .. ..... ..... .... ... .... ..... ... ........ .... ... ... ..... ..... ....... ..... .... . » 24-Panorarnica costa a sud di Otranto ............ ...... .. ..... .. .... .. .... .... ... .... ... ... ... ... ... ... .. ... .... .. ... .... ....... ..... .... . » 25-Costa presso S.Maria di Leuca ...... ......... .. ....... .................... ...... .,.... ........ ..... ...... ..... ... ... ..... .. ..... ..... ... . » 26-0tranto, fronte a mare, dcuaglio ........ ... .... ...... .. .... ...... ........ ....... ...... .. .... ... .... .......... ... ....... ........ ........ . » 27-0t.ranto, cinta delle l 00 torri ......... ..... ....... ....... ...... .. ..... ..... ... .... .. ..... .. .... ... ..... ......... ................. ..... ..... » 28-0tranto, planimetria cinquecentesca ... ............. ............. ...... .............. ....... ...... .... ..... ... ... ..... ....... .... .... . » 29-0tranto, planimetria attuale .. ........ .........................,,............ ............ ....... ....... ..... .... .. .... ........ .... ..... .... . » 30-0tranto, porta urbica ...... ...... .......... .. ..... ..... ...... .. .... ..................... ........... ....... ..... ............................ .... . » 31-0tranto, dettaglio torrione castel lo ...... ...... ...... ...... ....... ....... ...... ... .......... ...... .. ......... ..... ............ ..... .... . » 32-0tranto, bastione lato rnare ..... ..... ..... ........ ............ ...... ....... .... ... ......... .... ... ..... ... ... ... ..... ..... ....... ..... .... . » 33-0tranto dettaglio puntone ........ ........... ............. ..... ........ ....... ...... ... ... ... .... ..... ....... .. .. .. .. ... ..... ..... ...... ... .. » » 34-0tranto, innesto puntone-castello ... ..... ...... ...... .. .... ...... .................... ..... ...... ....... ........... ............ .... ...... 35-0tranto, fossato castello ..... .......... ....... ...... ... ... .. .... ................... .... ........... ....... ............. .. .... ...... ...... ... .. » 36-0trato, controporta avanzata ......... ..... ...... ....... ... ......... ....................... .... ........ ... ... .. ...... ..... ............ .... . » 37-0tranto, campanile cattedrale ... ........... ............ .. ... .. ...... ................... ...... .. .... ....... .... ....... .... ....... ..... .... . » 38-0tranto, planimetria castello .... .... ......... ........... ..... ....... ....... ........ ....... ..... ....... ... .. .... ..... ..... ................ . » 39-0tranto, scorcio castello ...... .... .. .... ...... ...... ............ ...... .. ..... ...... .. ..... ....... ..... ...... ........... ..... ...... ...... ..... » » 40-0tranto, cortile castello ...... ................ ....... ...... .. .... ....... ............ ....... ...... ..... .... ... ..... .,.... ..... ....... ..... ... .. 4 1-0tranto, cortile castcllo:la scala ... ...... ...... ....... ...... ... ... .. ........... ......... ..... .. ... ................. ........... ........... » 42-0tranto, veduta fronte a 1nare .. ........... ...... ....... ...... ....... ............. ....... ....... .......... ...... ..... ..................... . » 43-Cannoni petrieri e ot.turatore .......... ...... ...... .. ... ....... ...... ........ ..... ....... ........... .... .... .. .. ..... ...... ...... ...... .... . » 44-Bombarda XV secolo .... .......... .......... .. .... ......... ...... ....... ............ ............. .................. ..... ..... ...... ..... ..... . » 45-0tranto, il porto dal cast.ello .......... ...... .... ... ..... ...... ......................... ..... .. ...... ................ ..... ... .. ........... .. » 46-0trato, scorcio del borgo ... ..... ............ ..... ....... ...... ... .... ....... ...... ....... ..... ........ ...................... ........... .... . » 47-0tranto, scon:io ciel borgo ...... ..... ...... ....... .. .. .. ...... .. ...... ...... .. .... ....... ..... ........... ....... ..... ...... ..... ....... .... . » 48-0trant.o, la Torre del Serpe ...... ..... ... ........ ..... ......... ...... .. .... ....... ....... .... .. ... ... ..... ............. .... ...... ... ... .... . » » 49-0tranto, la 'spiaggia dei turchi' .... ..... ...... ..... ........ ...... ....... ....... ....... ....... .. ... ..... ...... ..... ...... ........... .... .. 50-Alilnini:canale a 111arc ............ .... ....... .............. ...... ....... ....... ...... ....... ............ ..... ................. ...... ..... ..... . » 51-Castro, panoran1ica ...... ...... .... ...... ..... ........ .... ......... ..... ...... ........ ....... ..... .... .. .. ... .. .... ...... ..... ...... ........... . »
19 23 25 27 27 27 28 30 30 32 33 36 39 39 40 40 41 46 47 51 52 53 53 55 55 58 61 61 63 63 64 65 65 66 66 67 68 70 70 71 71 72
73 73 76 77 77 78 80 80 82
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Guerra di corsa
52-Torre di Minervino .. .. ..... ... .... .. ...... .. ... ....... ..... ..... ......... ...... ....... ...... ... ..... ....... ...... ...... ..... .... ..... ... .. .... Pag. 82 53-0trant.o, palle d i bombarda ........... .. ... .. ....... .......... .. ............. ..... ... ..... ....... .. ..... ........... ............. .......... » 84 54-0tranto, palle d i bombarda ....... ....................... ....... .. .... ........ .. .... ... .... ....... ........... .................. .......... . » 84 55-0tranto, cripta della Cattedrale ........... ...... ...... ... .... ......... ... ......... .. ...................... ............ ..... ..... ... ... . » 86 56-0tranto, facciata della Cattedrale .. ... ... ...... ... ...... ...... ...... ....... ..... ........ ...... ....... ...... .... .. .... ..... .... ... .... . » 87 57-0tranto, palazzo Lopez .... ................ ..... ..... ...... .,...... ....... ....... ....... .......... .. ....... ..... ...... ,.... ......... ....... . 87 58-Il martirio degli Otrantini ..... ................ ........ .... ... ... ......... .. ..... .. .... ....... ,...... ..... ....... .................... .... .. » 91 59-Gli scheletri dei Martiri ......... ...... ..... ...... ...... .. .. ......... ....... ....... ..... ........ ...... .. ... ... ........ ...... ..... ..... .. ... . » 92 60-Vieste:'Chiang An1cr' ... ..... ..... ..... ...... ..... ,...... ......... ... ....... ............... ....... .... ....... ..... ................ .... ..... . » 93 61 -Valona, punta Acqua Fredda .. ...... .. .... ........ .... ..... ........ ....... ... ...... .......... ....... .,... .. .... .......... .. ............ .. » 95 62-Fortezza d'Anatolia ........ .... ..... ...... ..... ...... ...... ...... ....... ............ ,.. ............ .... ........ ...... .... .. .................. » 101 63-Cappella sul colle della Minerva ... ........... ,..... ...... ....... ....... .. ...... ...... ........................ ... .. ..... .... ......... . » 104 64-Napoli, torrione mura aragonesi .... ... ... ,.. .. .... .. ......... .... ... .... ....... .............. ...... ...... ..... ..... .. ..... ... ..... ... . » 104 65-Tschia, scoglio di Gerone ...... .. .. ... .... ... ....... .. .... ....... ....... ....... ,.... ........ ...... ...... ....... .... ...... ............ .. .... » 106 66-Tremiti, fortificazioni aragonesi ..... ..... ... ......... ..,.... ,............. ....... ...... ...... ....... ...... .......... ...... ........... . » 106 67-Jvlilazzo, il castello ................. ..... ...... .... ...... ... ... ... ... ...... .. ............. ,...... ............ ..... ........... .......... .. ... ... » 107 68-Castelsardo, ... ... .. ... ..... .. ... .. .... .. ... .. .... .... ...... ...... ........ ....... ...... ...... ....... ...... ...... .. .... .... ...... .... ..... ... ... .. . » !07 » 69-Gallipoli, opere aragonesi ...... ........... ... ....... ,., ... .. .... ... ................... .. .... ....... ...... ..... .......................... .. 108 )) 70-Sorrento, scorcio fro nte a mare ........ ..... .. ..... ,........ .... ..... .. ..... .. ..... ....... ...... ...... ............. .. .. ........ .. ... ,.. ll3 )) 71-Sorrento, scorcio fronte a mare ........ ....... ...... ..... .............. .. ........... ,.... ....... ............. .......... ..... .......... . 113 72-Sorrento planimetria della città ......... .. .... .. .... ....... ..... .. ...... ........... .,........... ........ ............... ..... ..... .... .. » 114 73-Sorrento, dettaglio mura vicereali .. ... .. .............. ... ............... ,.. .......... ... .... ... ........,... ...... .... ..... ..... .... .. » 116 74-Sorrento, uno dei val loni che isolano la città ....... ....... ...... ...... .... ... ........ ................. .... ............... ..... . » li 6 75-Sorrento dettaglio bastione ... ......... ....... .... .. ...... .... .... ... .. .. ... ......... .... ..... ,.,..... .......... ..... ..... ........... .... . » 117 76-Sorrento dettaglio 'sedi le' .. ... ... .. ... ... ... ... ... .. .... ........ ,.... ....... ....... .... .. .. .... ...... .. .... ...... .... ..... ... .... ..... ... » 117 77-Sorrento dettaglio cannoniera 'traditora' binata .. ......... ...... ........ ............. .. ..... ..... ..... .. .. .. .... .. .. ......... . » I 19 78-Sorrento, planimetrie bastioni, a, b, c .... .... ... ... ... ... .... ..... .... .... ..... ...... ..... .. ..... ,.... ........ .. ...... .. ... ...... ... » 119 79-Massalubrense, panoramica .. .. .... .. .. ... ... ... ... ... ... ...... ...... ......... ........... .. ..... .. ..... ..... .. .... ..... ... .. ... .. ........ » 122 80-Massalubrensc e, sullo sfondo, l'isola di Capri ....... ....... .................... ............ .................... ..... ........ . » 123 8 1-Massalubrense nel XVI secolo .......... .... ... ... ... ... .... .... .. ..... .. ..... .... ....... ...... ....... .................... .............. )) 123 82-Punta della Campanella, vista aerea ... .... ................ .. ... .... ....... ...... ...... ...... ...... ...... ..... .. ... .. .... .... ..... .. . » 124 83-St.ralcio carta di Piri Rais .. ......................... ... .... .. ,......,.. .. ....... ....... ...... ....... .. .... ..... ........... ..... .... ....... . » 127 84-Marina di Cantone:la spiaggia dello sbarco .. ...... ...... ........ ...... ...... ...... ,.... .... .. .,.... ,.... .,... .,.... .... ...... ., )) 128 85-Torre privata di Massalubrense .... ................ ....... ...... ...... .,...... ............ ............ ...... ...... ..... ..... ... ...... .. >> 132 » 86-Torre vicereale di Nera no .... .................... .. .... ...... .. ..... ............. .................. ...... .......... .. .... ..... ...... .... .. 132 87-Sorrento:chiostro convento S.Francesco .. ...... ...... ..... ........ ...... ,.... .............. ...... ..... .. .... .......... ......... .. 1> 133 88-Cannoni d ' assedio e costiero .......................... ...... ...... ..... ........ ...... .......................... .... ..... ..... ..... ..... . » 140 89-Galera cinquecentesca .... .... .. ... ...... ..... ............ ...... ............ .. ... ... .,......... .. ,........ ... ............. ................. . » 142 90-Torre costiera vicereale napoletana .. .. .. .... .. ........... ............. ,.. .. .. ,.......... ...... ...... ....... .... ..... ..... ..... .... .. » 143 91 -Spaccato torre costiera vicereale napoletana media ........... ,...... .....,..... ...... .............. ... .... ... ... .. ... .... .. » 144 92-Spaccato torre costiera vicereale napoletana grande .... .. .... ... ... ........ ......................... .............. ... ...... » 145 93-Torre costiera Stato Pontificio:torre Olevola... ... ... ... .... ... ..... ........ .. .. ,............ ......................... ..... .... . )) 148 94-Stralcio cartografico XVII secolo ... ..... ... ... ... ... ... .... .......,.......... .. ...... ............. .... ....... .... ..... ..... .... .... .. » 150 95-Stralcio planimetrico di Pratica .. ... ... .... ...... ..... ..,.... ,....... ......,... ........ ...... .. ..... ..... .. .... ..... .... ..... ..... .... . » 150 96-Scorcio fortificazioni di Pratica ...... ,........... .. .... ........ .... ........ ...... ..... ........ ............ ,........ ,......... ,......... » 152 97-Castello di Pratica, dettaglio ... .... ..... ..... ...... ... .. ............. ........ ............... ..... .......... ..................... ......... » 152 98-Pratica porta urbica ... ....... ........... .. .... .... .............,.... .. ,... .............. ....... ....... ..... ...... ........... .... ..... ..... .... )) 154 99-Pratica, dettaglio bastioncino................ ...... ...... ........ ....... .... ....... ........ ..... ....... ..... ...... ..... ..... .... ..... .... » 154 100-Madhia, la fortezza e l'abitato .... ...... ...... ...... ...... ...... ... .... ...... ....... ...... ...... ............ .... .......... ............. . » 156 101 -Pratica, scorcio del borgo ...... .. .... ..... .. .... ....... ........... ....... ,...... ,................. ....... ..... ..... ...... .............. ... )) 158 I 02-Pratica, scorcio del borgo ..... .. ................................... ....... ...... ...... ...... ...... .. .... .. ...... .... ..... ..... ...... ..... . 158 I 03-Pratica, scorcio del borgo ... ... .. ..... .. ... ...... ... ... ...... ............. ............ ...... ....................... ................ ...... . )) 159 104-Pralica, dettaglio fortificazioni .... ............ ,.... ,... ...,.... ..................... ...... ..... .... ... ... .. .. .... ..... ..... .... ...... .. )) 159 l 05-Biserta, veduta aerea ............... ................. ...... ...... .. .... .. ....... .... .. ..... ...... ... ... ............. .... ..... ..... ..... .. ... .. 167 106-Gargano, torre monte Saraceno, scheda Gambacorta I 596 .... ...... ,...... ..................... ........... .......... .. )) 173 I 07-Gargano, castello di monte S.Angelo, torre mastra .......... ...... ...... ...... ...... ...... ... ... ..... ..... .. .... ......... .. 173 J 08-Gargano, scorcio castello cli monte S.Angelo ..... .. ... .... .... ....... ... ... ...... ..... ....... ... .... ......... .,... .......... ., )) 174 ))
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Indice iconografico
583
109-lnterno castello monte S.Angelo ........ ........ ... .......................... ... .... ........ ......................... ....... .... .... .. Pag. 174 I I0-M anfredonia nel XVI secolo ............... ...... .. .. ............ .. ....... .. .... ... .... ........ ...... ............ ...................... . » 175 111-Manfredonia, pianLa de l Gambacorta ........ .... ..... .. ...... ....... ....... ......... ,.... ....... .................. ............ .... . » ]76 112-Manfredonia, pianta del castello .. .... .. ........ .......... ...... ....... .... ...... ....... ............. ................. ... ............. . » 177 I I 3-Castello di Manfredonia, torre d' epoca sveva ................................................ .. ...................... .. ........ » 178 1.14-Castello di Manfredonia, opera aragonese ..... ...... .. ... .. ......... ....... .. ..... ..... .. ....... .... .. .......................... » 178 115-Castello di Manfredonia, dettaglio ................. ...... .. .............. .. ..... ....... ...... .......... ........ .............. ..... .. . » 179 116-Castello di Manfredonia, dettaglio .... ...... ... .... ....... ......... ...... ......... ....... ..... ... ......... ... .... ..... ........... ... . » 180 117-Castello di Manfredonia, det.taglio ..... ...... .. ..... ... ...... ..... .. ...... ...... .. ..... .. ..... ...... ...... ..... .. ................. ... >) 18 1 118-Castello d i Manfredonia, opera vicereale ... ..... ... .... .. ...... ....... ................ ....... ... ........... .. .... .......... .... .. >> 18 I 119-Castello di Manfredonia, il bastione vicereale ............... ,...... ........ ...... ... ...... ..................... ........ .. ... .. » 182 120-Castello di Manfredonia, spigolo basLionc ... .......... ..... .... ...... ........ .. ..... .. ..... .. ..... ... .. .. ..... ..... .. ..... ..... . » 182 121 -Manfreclonia, cerchia u rbica, torrione dell'Astrologo ..... .. ..................... ....... ......... .............. .... ...... .. )) 183 122-Manfrcdonia, cerchia urbica. torrione S.Francesco .. .. ....... ... .... .. ..... .. .......... .. ......... .. .... ...... .... .. .. .... .. )) 184 123-Manfredonia, cerchia urbica, torrione fronte a terra ... ............... .......... ........ ..... ...... .. ... ... .. .. ........... .. » 184 I24-Manfreclonia, cerchia u:rbica, tonione fronte a terra ........ ......... .......................... ........... .. .......... .. .. .. » 185 125-Manrredonia, cerchja urbica, torrione front.e a terra .. .. ..... .... .... ... .... .. ..... ............. .......................... .. >> 185 126-Vieste, planimetria della città ... .... .. .... .. .... ..... .. .... ........ ... ..... ................... .. ................. ..... ..... .. ..... .. ... . » 187 127-Panorarnica di Vieste .. ..... .. .... ..... ....... ...... ..... .. ..... .. ..... ..... .. .,.............. .. ..... .. ..... ..... ..... .. ..... ...... .... .. ... . » 187 128-Dettaglio forte di Vieste ... .. ..... ..... ....... ..... .. ..... .. ... .. ... ...... .... ,........ ,.... ... .... ....................... .. ..... ..... .. .. .. » 188 129-Bari, scorcio del castello ... .... ..... ...... ...... .............. ............. .... ....... ........................ ..... ... ............... .... . » 188 130-!vlonopoli, fronte a mare ......... ...... ............ ,..... ...... .......... ....... ....... .. .... ........ .. ......................... .......... . » 189 13 I-Cannone da costa su affusto navale ... ............. ............. .. ............... .. ........... ............ ,.... ..... .. .... ........ ... i> 192 I 32-Agropoli:panoramica del centro storico ... .. ...... .... ... ..... .. ...... ........................... ... .. .. ..... .... ... ..... ..... ... . » 203 133-Agropoli, il castello visto da terra ...... .. ........... ...................... ... ...... .. .. .... ........... ... .. .... ................. ..... » 203 134-Agropoli, planimetJie del castello ................... ... ... ........... ......................... ... .......... .... ..... ................ . » 205 135-Agropoli, prospetti castello .. ... ... .. ..... ... ..... ... ...... ....... ...... ...... .. ...... ........ .. ... ..... ... ... .... ..... ....... .......... . >> 206 136-Agropoli , sezione caste llo ....... ............ ... ... ......... .... ......... ........ ..... .. .... ... .. ..... ..... ..... .. ... ... .... .. ... ..... .. .. » 207 137-Torre di Castellabate ............. .. ....... .. ... .... ... .... ............ ....... ....... ... ... ... ... .... ... ... .. .. ..... ....... ... .. ..... .. ...... . » 208 138-Panorama alla foce ciel Sele .. .. ...... .... ..... ..... .. ..... ....... ... .... .... ... ... ....... .......... ........... ..... .................... . » 208 » 139-Torrc vicereale tonda .. .... .. .. ... .. .... .... .. ..... ..... ... .... .. ..... .. ............. ... .. .. ..... ...... ...... ....... .......... ...... ......... 210 140-Torre Carnot, Salerno .. ......... ......... .. .............. ....... .. .. ... ...... ........ .. ..... ................. .. ..... ..... ........... ...... .. » 210 141-Torre Paestu1n, Salerno ... .. .... ...... ............ ....... ..... .. ....... .............. .. ..... ...... ....... ..... ..... ........... ........ ... ... » 210 142-La spiaggia di tone S.Marco .. .. ... ..... .. .... .. ..... .. ..... ....... .... ..... ... .... ........... ...... ...... ... .... ... ... .... ..... .... .... 211 143-Torre S.Marco, vista dal castello d i Agropoli ................... ........ ............... ..... ..... .. .......... ................. . » 2 11 144-Torre $ .Francesco ... ... ..... ...... ......................... ................... .. ......... ....... ..... .. ..... .... ...... .. .......... ...... .... .. » 213 l 45-11 castello cli Agropoli ............ ..... .. .... .. .................. .. ..... ... .... .. ... .. ......... ... .. ....... .... .... ...... ... ......... .. ...... » 213 » 146-Dettagli caste llo Agropoli .. .... ..... .. .... ... ............ ..... .. ..... ... ... ....... ........ ...... ....... ..... .......... ...... .. ... ... .... .. 215 147-Dettagli castello Agropoli ..... .. ..... ..... .. ........... ........ ..... .......... .............. .... ........ ...... ........... .. ... ... .... ... .. » 2 15 1. 48-Dettagli castello Agropoli ............ ........... .. ..... .. ..... .. .............. ...... .... .. ... .... .. .... .. .... .. ......... .. .... .. .... .. .. .. » 216 149-Agropoli: la porta urbica .. ...... .. .... .. ... ... ... ... .... .. ....... .. ... .... ..... .... ...................................... ............. ..... » 2 16 » 150-Agropoli:porticciolo e torre S.Francesco ....... ....... ,....... ....... ....... ..... .. ....... ..... .. ... .. .......... ..... .. .... .... .. 2 17 151-Agropoli, castello dall'alto .... .. ... ... .... .. .... .. .... .. ............ .. .. ..... .. ... .. ....... ............ ..... .. ................ ..... .... .. » 217 152-Scorcio del borgo di Agropoli ........... .. .................. .. ........................... ..... ...... ...... ...... ...... ..... ...... ..... . » 2l8 I53-Scorcio del borgo di Agropoli ..... .. .......... .. ... .. ........ ..... ....... .. ........ ..... .. ................ .. ...... ..................... » 2 18 154-Scorcio del ponte levaLoio ...... ...... ...... ...... ....... ... .... .. ... .... ..... .. ........... ,...................... .............. .......... » 219 I 55-Scorcio del fossato ...... ........... ............ ................. ... ............... ...... ....... .................. .. ................. .......... » 220 l56-Dettaglio torrione occidentale ..... .. ................. ............. .. ..................... ....... ..... .. ..... ..... .... ... ..... ......... . » 222 157-Ex voto:brigantino barbaresco ..... ...... .. ..... .. ..... ... ... ........ ....... ....... ..... ........ ...... ...... ...... ..... .. .... ...... ..... » · 226 158-Ustica, resti cli capanne preistoriche ...................... ... ....... ..... ....... ...... .. ... ........ .. ............... ................. » 228 159-Ustica, rilievo del XIX secolo ..... ....... ...... ............. ............... ....... ..................... ..................... ........... » 228 l 60-Ustica panoramica ............ ........................ .. ..... ... .... .............. ....... .. .................. ...... ........................... » 229 J61-Ustica, panoran,ica porlicciolo ............ ............. ...... .. ..... .. ....... ....... ..... .. ..... ... .... ..... ..... ............ ...... .... >> 231 162-Ustica, forte della Falconiera.. ........ .... ....... ............... ...... ............. ....... .. ... ... ..... ... .. ........... ....... .......... » 23 1 163-Ustica, dettaglio forte della Falconiera .... .. ............ ........ ...... .. ............ ....... ... ... ............................. ... . » 235 164-Ustica, dettaglio forte della Falconiera ...... .. ............................................. .. .................................... . » 235 236 165-lsola cli Ustica, torre costiera .. ..... ....... ..... .. ....... ...... .. .... .. ...... ....... .. ..... ....... ...... ,..... .......... .,.............. . » ))
584
Guerra di corsa
J 66-lsola di Ustica, torre costiera ... .... ..... .. .. ... ..... ....... ....... ....... ... ............ .... .. ...... ...... .. ..... ..... ...... ..... .... ...
Pag.
167-Isola di Ustica, torre costiera .. ...... .......... ....... ,....... ........... .. ,.................... ........ ..... ..... .... ................ ... 168-Isola di Ustica, torre costiera ....... ............. ........... .. ...... ... .... ........ ....... .. ..... .. .... ..... ...... .... ........... ..... ... 169-Isola d i Ustica, torre costiera ........ ...... ...... ...... ...... ....... ... ............ ....... ......................... ....... ... ........... . 170-Isola di Ustica, torre costiera ... ..... .. .... ..... ... .... .. ..... ...... ... ...... .. .... .. ...... ..... ......................... .......... .... .. 171-Carta della Sardegna del XVIII ... ............. ................. .. .......... ..... ........ ...... ....... ... .. .. .... ..... ......... ... .... . 172-Carta Isola S.Pietro ................... .......... ................... ............... ....... ....... ........ .. ... ...... .... ... ... .. ............... 173-La colonia d i Tabarca, in una stampa dell'epoca ..... .......... ...................... ... ...... ... ...... ..... .. ......... .. ... . 174-Tabarca, il forte ... ........ .......... .... ... ... .. .... ............ .. ...... ....... ............ ....... ....... ......... ... ... ... ..... ...... ..... .... . 175-S .Pietro e S.Antioco-Carloforte ....................... ... .... ........ .. ....... ............ ..... .... .... ...... ..... ..... ...... ..... .... . 176-Carlofoite:pianta dell' isola cli S.Pietro ..... .. ...... .. ....... ...... ... ..... ...... ,..... ........ ..... ....... .................... .... . 177-Carlofortc:fortificaz ionì de La Vallée ... ......... ... ... ............ ........... ...... .... ........ .. .... ..... .. ........... ........... . J78-Carloforte, progetti sovrapposti ... ..... .. .... .. .... ....... .............. ..... .. .................... .... ... ... ... .. ... .................. 179-Carlofone, nuove n1ura ..... .. ... ... ... .. .... .. .... .................. .. ..... ...... .. ........ ...... ........ ..... ..... ...... ...... ... ......... 180-Carloforte, prospetto nuove mura ................. ..................... .......... ..... .. .... ...... .. ..... ... .. ..... ..... ........ ... ... 181-Carlofort.e, le nuove mura .. ..... .. ... .. .... ... ... ...... .. ..... .. .... ....... ....... ........ ....... ...... ..... ...... , ......... ..... ........ . 182-Carloforte, scorcio da mare ..... ..... ...... .., ..... ... ............. ............... ...... ........ ...... ........ ......... .. .. ...... ..... ... 183-Carlofonc, cinta muraria:po11a ....................... ....... ...... ...... ... .... ............... ...... ...... ...... ..... .. .. ........... ... 184-Carlofon e, fone Emanuele ... ... ... .. .. .... .................. ....... ........ ..... ......... ...... .. ..... ....... .... ..... .. .. ... ........ .. . 185-Torre di S.Yittorio rilievo '800 ..... ............. ..... ....... ....... ... ..... ...... ....... ..... ........ ...... ........... ..... ...... .... .. 186-Carlofotte, interno del forte Santa Cristina .... .... ...... .................. ...... ........................ ...... ...... ..... ....... 187-S .Antioco, stralcio cartografico .. ... ... ... ... ... ....... ........ ............ .. .... ............... ................. .... .. .... .......... .. 188-S.Antioco, dettaglio 'Forte ciel Ponte' .... ... ........ ........... .... .......... ... ...... ..... .. ................ .... ...... ......... .. . I 89-S .Antioco, e il forte, pianta XIX secolo .. ....................... ...... ....... ....... ..... .. ...... ..... .. .. ... ................... .. 190-P lastico del 'Forte del Ponte' ................ .... .. ..................... ................. .......... .......... ... .................. .. .. .. 191-Plastico del 'Forte ciel Ponte' .... ..... .. .. ......... ...... ...... ....... .. ...... ...... ... ...... ................. ............... .... .. .. .. 192-Plastico del 'Forte del Ponte' .. ... .. ..... ... ............ ......... ................... .......... .... .... ... .... ..... .. ..... .... ........... 193-Forte Guardia de Su Pisu, pianta ..... ..... ,.......... ... ...... ......................... ........ ... .......... ......... .. .............. . 194-ll forte oggi, .. ... ... .. ... ... .... ... ... .. ... ...... ...... ...... ...... ... ..... ...... .. .... ... ...... .. ......... ...... .. .... ... ... ..... ............... 195-Plastico forte ' Guardia S u Pisu' ... .... ....... ........... ........ .. .... .... ... ... ... .. ........... ............................ ......... . I96-Plastico forte 'Guardia Su Pisu' ... .... ... .......... ,........... .. ...... .. .... .. .... ........ ....... .......... ........... .. ... ......... . 197-Dcttaglio forte 'Guardia Su P isu' ...... ..... ..................... ............ .......... ......... ........ .. .. .. .... .. ..... .... ........ . 198-Dettaglio forte 'Guardia Su Pisu' .. ... ...... ......... .... ........ ........ ........ ..... ...... .. ...... .. ........ ..... .. .... .... ...... ... I 99-Cagliari affresco aula consiliare ......... ............ ..... .. ...... ...... .. ...... ..... ...... ........ ........ .... ..... ...... ....... .... .. 200-Dettagl io cannone da 16 .... ............. ..... .... .............. ............ .. ...... .................... ..... .. .... ....... ..... ... ..... ... . 201-Dettaglio affusto da 16 .... .. ...... ...... ..... ...... ...... .. ..... ....... .. ... .... ..... .. .... ........ ...... ...... .... .. .... ...... ..... ... .. .. 202-Torre di Postoscuso ... ....... .... ... .. .. ... ... .. ...... ...... .. ..... ... ... ... ... .. ... .... .. ..... ......... .. .. ..... ..... ...... .... .. ... .........
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240 240 24 1 245 245 252 253 254 254 260 261 261 263 263 264 264 268 268 269 274 274 288 288 290 291 292 292 294 295 295 298 298 299 304 304 305 305
TOMO SECONDO
203- 1686, impalamento cli donne valdesi .......... ........ ....... ...... ....... ..... ... .... ............. ..... .. .... ..... ... ....... .. .. ... 204-Famiglia di schiavi negri ... ... ...... ...... .... ... ... ........ ....... .............. ..... .. .... ......... ......... .. .................... .... .. 205-Agguato corsaro ad un mercantile ......... ..... ............. ....... ........ ................... ... .. ....... .......................... . 206-L' Italia nel XVI secolo ..... ...................... ............ ................ .... ........ .. ......... ... ... ....... .. .. ........... ..... ..... . 207-Lo schieramento a Lepanto ... .. .... ..... ...... .. ..... ..... ......... ..... .. ..... ... .... ....... ....... ..... .... ... ... ... .. .. ... ...... ... .. 208-Malta, scorcio delle fortificaz ioni .... ............ ...... .. ............. ..... ............. ...... .. .... ...... ...... ..... ..... ..... ..... . 209-ìvtalta veduta aerea .... .. .. ..... ..... ..... ..... ....... ... ... ............ .. ............... ... ...... .... ..... ..... .. ........ ... .. ........... .. .. . 210-l'vlalta, dettaglio garitta ..... .. .... .. .... .. ... .. ... ... .... ...... ........ ........ .. ... .... .......... .. .... ...... .......... ... ... ..... .. ..... .. . 21 1-Algeri, stampa da Muster, I556, Basi lea ...... ...... .. .... .. ...... ........ ...... ..... .. .... .. ... ....... ... .... ......... .. .... ... . 212-Kheyr-ed-din, Barbarossa da Muster, 1556 Basi lea ... ....... .... ............... ,...... ........... ..... .. .............. ... .. 213-Barbarossa, stampa popolare ...... ...... ...... ............ .... .......... ....... .................... ........... ..... .... ............ ..... 214-Barbarossa, starnpa popolare .. ..... ....... ...... ..... ....... ............. ... .... ..... ... ... .. ....... ............ ......... ...... .... .....
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320 322 324 326 329 331 331 332 334 334 336 336
Indice iconogra/ìco
585
2 15-La torre martello di Magnisi (SR) ..... .... ..... ..... ... ..... . ... ..... .... ...... .. ............... ... ... ........... ....... .... ..... ... Pag. 339 344 216-Civitaveccbia ..... ........ ...... ... ..... ......... ... ............ ............................... ... ... ............. ............ .......... ..... ... . >> 217-Redentoristi, ad Algeri .... .. .. ... .. ....... ... .. ... ..... ........ .. ... ..... ..... ..... ....... ..... ..... ........ .. ... ..... .......... ..... ..... .. )) 344 218-Callot, sequenza cattura corsaii , I• fase .. ........ ........... ... .... ........... .. .................. ..... .......... .... ............ . » 347 219-ldein, 2" .. ......... ............... ......... ........... ......... .... ........................ ............ ..................... ....... ................ . >> 347 220-ldein, 3" .. ... ... ..... .. ... ... ... ... .. ... ..... ..... ............. ..... .... .... ... ............ .. ..... .. ... ..... ............. ..... .......... ... .. ..... .. >> 348 221 -lden1, 4a .. ....... ............ ...... .... .... ...... ..... .... ..... ..... .... .... .......... ................. ..... .... ..... .... .... ... .. ...... ... ........ . )) 348 222-Callot, azione navale dei Cavalieri di S.Stefano ....................................... ...... ... ........ .............. ..... .. . >> 349 )) 223-Callot, altro scontro dei Cavalieri di S.Stefano ..... ......... ..... .... .. ......... ........... ..... ... ...... .... ..... .. .. .. .... .. 349 224-Scorcio di Tabarca ........... ...... ... ..... ..... ......... .......... ..... ........ ..... ............ ..... ............. ... ...... ..... ............ . )) 353 225-Dettaglio fortificazioni di Tabacca.. .. ... ..... ... .. ........ ..... .. ... ..... ..... ..................................................... .. >> 353 )) 226-Carovaniere tra l'Atlante cd il mar Rosso ......... .................................. ................... ......... .............. ... 356 227-fés, dettaglio architettura ..... ..... ...... .... .... ..... .......... ... ..... ...... .... ... .. ... ... ...... ... ... .. ....... ........... ............ . » 358 228-Fés, dettaglio architettura ... ............ .. ... .. ... .............. .... ..... .. ... .. .. ... ... .. ..... ........ ... ............... .. ... .......... .. 358 >> 229-Fés, dettaglio architettura .. ... .. ... ....... ... .. ... .. ... .. ... ..... ... .. ........ ..... ....... .................. ........ ..... ....... ... .. ... .. » 359 230-Fés, dettaglio architettura ... ... .... ..... .................. .. ... ...... ..... .............. .. ... .. ... .. .... .... .... ..... ... ............ .... .. 360 >> 231 -Marrakech, dettaglio architettura .. .. .. ................. ... ................ .. ... .. ..... ..... ............. ......... ................... .. 360 >> 232-Rabat, dettaglio architettura ... ..... ... ................ .. ... .... ..... ..... .... .... ................. .................. ..... ..... .......... . )) 362 233-Algeri, 1830, plastico del Musée de l'Armée ....... ..... ..... ,... ............ ... .......... .... .... ..... .... ..... ...... .... .. >> 363 234-Algeri, la città vista da mare nel 1820 .. ... .. ... .... ........... ..... ..... ... ....... ..... ............. ......... .. ......... ........ .. » 363 235-Algeri, X.LX seco lo ..... ........ .,.. .. ........ ......... ...... ........ .............. ........... ..... ........................... ........... ..... . )) 365 236-Algeri, stampa XVl secolo ......... ..... .... .. ..... .. .......... ..... ..... . .. .. ... .. .............. .... .. ... .... ...... ... ..... ..... ...... . >> 365 237-Algeri, stan1pa XIX secolo ..... ..... .. ... .. ... ............. ..... .. ... ..... ..... .... ... ... ... .. ........ .. ... ..... .......... .... .. .... ... .. 366 >> 367 238-Castello ............... ...... ..... ... ......... ........... ..... ........ .. ................... ................... ... .......... ..... .... ........... ... .. » 367 239-Algeri, cannone a nove anime ..... ..... .... ..... ......... ..... .... ..... .. ... ..... ... ... .............. .... ......... .... .. .... ..... ...... » 240-E.Cercone, La preghiera della sera ... ..... ............. ....... ............. ..... ....... .... ............ .... .... .. .... ..... ..... .... .. » 369 241 -Biseria, fortezza del canale .............................. ..... .. ..................... ...... ..... ... ....... .. ..... ..... ... .. ..... ..... ... .. » 374 242-Biserta, fortezza del canale ...... .... .. ............. .... ...... .... ..... ........ ..... .. .......... ............... ............ .... ..... ...... >> 374 243-Biserta, fortezza della casba ... .. ... .. ........ ..... .. ................ ..... ..... .. ... .. ... ... .................... ..... ... .. ..... ..... ... .. » 375 244-Biserta, fortezza della casba ................... .... .. ... ..... ............. .. ... .. .................. ............. .. ... .. ... ..... .. ... .. . .. » 375 245 -Biserta, scorcio fortificazioni ...... .. ... ... .. .... ..... ..... ..... ..... .... .......... .. ......... .... ... ...... .... .......... ......... ,..... >> 376 246-Biserta, scorcio fortificazioni .. .... ... .. .. .... .... .. ........ ... ..... .... ........... ... .. ... ............ ..... ........ ..... ..... ........ .. » 376 247-Lc Castella, busto e lapide di 'Ucciali' ........... ............... .... ........... .. ... ........ .................. .. ........ .. ... ... .. » 378 248-Carta cli Tunisi nel X V I secolo .... ..... .... ..... ....... . ... ... ...... .... ...... ..... ............... ... ... .... ....... ....... ..... . » 378 249-Tunisi, veduta della 'rneclina' .. ...... .... .. .. .,........ .......... .............. ...... ... .. ....... ... ... ..... .................. .......... » 379 250-Tunisi, veduta della 'medina' .. .... ..... .. ......... ................... .... ..... .............. .............. ............. .... .. ..... ... .. » 379 251 -Tunisi, entrata della moschea El-Ksar ... ..... .............. ....... .. ...... ,........... ... .... ..... ........ ......... ..... ..... ..... . » 381 252-Tunisi, pmta Bah El Khadra .... .... ... ... .. .. .. ........ ..... ..... ..... ..... ..... ..... ... .. ........ .. ... ............. .. ... ... .. ........ .. » 381 253-Tunisi, p01ta Bab .El Bahr ... .. .... ... ................ ................. .. .... .............. ........................ .... .. ........ .. ... .. . .. » 382 254-Tunisi, porta Bab Jeclid .......................... .. ..... ............ ,........ ... .. ............ ....... ...... .... .... .... ..... .. ... ..... ..... , » 382 255-Tunisi, planimetria del forte .... .. .... ..... ... .. ... ... .. .. ... .. ... .. ... ... .. ... ... .. ... .. .... ........... .. ... ... .. ... .. .. .. .... .. ... ... .. 383 >> 256-Tunisi, La Goletta vecchia ........... ............... ..... .......... ........................ ..... .... ...... ... ............. ............... . » 384 257-Tunisi, La Goletta ... ... .. ... .. .. .. .. .. ... .. ..... ... .......... ..... ...... .. ....... ... .. ..... ..... ............. ............. .......... ........ .. » 384 385 258-Tunisi, La Goletta .... .. ..... .... ..... .... ..... ......................... ... .. .................... .......................... .. ... ..... ..... ... .. » 259-Tunisi fortificazioni de La Goletta ........ ...... .... ......... .................. ........ .... .... ............. .... ............... ..... . » 385 260-Tunisi, fortificazioni de La Goletta ... .. ............ .. ... .. ... ..... ... .. .......... ... .. ........ .. ... ..... ... .. ........ ..... .. ... ... .. » 386 261 -Tunisi, scorcio de La Goletta............ ...... .... .,... ... .. .... ... ....... ..... .....,..... ... .............. .... .... ..... .......... ... ... » 386 262-Tunisi, scorcio de La Goletta... .... ...... ........... ... .............................. ..... .... .......................................... » 387 388 263-Tabarca, scorcio delle fortificazioni ........... ............... ..... ........ ................ .................. .... ... .. ...... .... ... .. » 264-Tabarca, scorcio delle fortificazioni ............. ... ..... .... ....... ........ ................... ..... .... .... ......... ...... .... ..... . » 388 389 265-Tabarca, scorcio delle fortificazioni ........... .. ........ .. ... .. ... ... .. .......... ............. .. ... ........ .. ... .. ... ..... ..... ... .. » 266-Tabarca, scorcio delle fortificazioni .. .. ....... ..... ......... ..... .......... ..... .... .. ................. ... ............... ......... .. » 389 267-Tripoli, M.Neroni, XVJ-XVII secolo .... ....... .. ........ ... .......... ..... ..... ..... .... .... ... .. ........ .......... ..... ........ .. 390 >> )) 268-Tripoli, ruderi del castello ....... .... ..... ..... ..... ................... .. .. .. .... ......... ..... .......... .... .... .... ..... ..... .. ....... .. 390 269-Gerba, il castello ... ........ ... ... .. .. ..... .. ........ ...................................... .. ................ .......... ........ ............... .. » 392 422 270-II Bazar di lstanbul, oggi' .... ..... .... ..... ........... .... .......... ... .. ..... ............................... .................... ..... ... .. >> )) 427 271-Stralcio cartografico, Istanbul ..... ............... ..... ..... .... ..... ..... ..... ,.. ........................ ......... .... .,.... ..... .... ..
Guerra di corsa
586
272-Men:ato degli schiavi in una antica stam pa ... .. .............. .... .. ............ .. ................... ....... .. .. .... ... .... ... .. Pag. » 273-Mercanti di schiavi in una antica stampa .. ................ ..... ......... ..,.... .. ...... .. ..... .. ... .. .. ........ .... .. .. .... .... .. » 274-Il molo di Algeri, in una stampa del XVIII secolo ..... .. .... .. ... ................ .. ....... .... .. .......... ..... ..... ... .. .. . » 275-Algeri, razze e costumi, in una stampa ciel XVIll secolo .. .... .. ........... ..,.... ........ ...... ..... ..... .. .. .. ..... ... » 276-Ccppi e museruole per schiavi, l 600 .... .. .... .. ................... ...... .. ..... ..... .... .. .. ,...... ............ ....... ......... ... » 277-Costumi tunisini del XIX secolo ... ..... ....... ....... .... .... .. ... .. ......... ............ .. .......... ... .. ... ... ..... ...... .... .. .. .. » 278-Tun isi scena di matrimon io ..... ... ... ......... ........... ....... .. ..... ..... ...... .. ........ .. ..... ....... .... ..... ...... ..... .... .... .. » 279-Scorcio del B ardo ......... ..... ....... ..... .. .. ... ...... ... ... ......... ....... .... ... .... ...... .. ....... .. ....... ..... .... ..... ....... ..... ... . » 280-Coni lc piccolo del Bardo ..... ... ..... ....... .... ... ..... ... .. .. ...... ...... .. ....... ..... ........ ............. ...... ..... .......... .. .. .. 281-Raffigurazione vascelli XVII secolo ... .... ...... ....... .. ..... .. .... .. ..... ....... .. ..... .. ..... .. ...... .... ...... ..... .. ........ . 282-Galera in d isarmo invernale .. .. .... .. ... .. .... .. ... .. .. ..... .. ....... ... .. ...... ... ..... ...... ... ..... ..... .. ..... ... .. ... ... ... .... ... . 283-Raffig urazioni d i galere ......... .......... .. ..... .. ..... .. .... ...... .. ... .. .... ... ... ... ...... .. .,..... ... .... .. .... ......... ...... .. ... .. . )) » 284-Schiavi vogatori, scene di vi ta .... .......... .. ....... .. ..... ..... .. ... ...,... .. ..... .. .. .. ...... .. .. ...... ,...... ... .. ..... .. ... .. .... .. » 285-ldem .. ......... ... .. .. ... .. ................... ... .... ...... ..... .. ... .. .. ...... .. ..... ...... ................. ... .... ... ..... ...... ..... ...... ..... ... . )> 286-ldern ..... ..... .... ...... ..... ....... ... ..,..... .... ... ... ........ .... ... ..... ...... ....... ...... ....... ,...... ....... .... .. ..... ..,.............. ... . 287-Idem ... ... .. ........ .... ........... ..... .. ......... ... ... .. ... .. .. .. ... .. ... .. ...... ...... ....... ....... ..... .. .. .... ...... .. ... ,..... ..... ..... .. .. . » >> 288-ldem ......... .. ... .. ... .. ... ...... .... ...... ...... ... ... ...... ...... ....... ...... .... .. ... ..... ........ ...... .... ... ...... ...........,.... ,....... . .. 289-Idein .............. .... ... ..... ................. .. .... .. .... .. ............. ....... .... ... ...... ..... .. ...... ........ .... .. ............ ..... ..,... ..... . » 290-Idcm ..... ........ .... ...... ..... ................. ...... .. .... ....... ..... ..,.... ,..... ...... .. ,............ ........ ...... ..... : ..... ................ . » » 291-ldem .. .. ...... ... .... .. ...... .. ..... .... ... ......,.......... ....... ....... .... ..... .... ... .... ...... ........ ....... ...... ,..... ...... ... ...... ..... ... » 292-Stralcio cartografico ... ........... ,,.......... ...... ............. .... ~ ....... ....... ...... .,....... .,.. ... ...... ..... .......... ..... .... .. ... )) 293-Porto Farina, ........ .,......... ... ... ........... ....... ..... ....... .. ................. .... ... ..... .......... ...... ........ .. .... ...,..... ... .,.. » 294-Interno d imore di Tunisi ... ........... .......... .. ...... ,.... ... ..... .. ........... ...... ......... ..... .. .... ..... .. ... .. ..... .. .. .... .. .... » 295-Idcm , ..........,......... ..... .. ... .. ...... .. ...... .... ... ............. ... .... ...... ...... ....... ....... ...... .... ... ... ............. ...... ..... ... .. » 296-lden1, ....... .. ....... .'....... ...... .... ...... .......,.......... .... .... ....... ..... ....... .. .... .. .................. ........ .... ..... .. .........,.... 297-Supplizi per gli schiavi ... .... .. ..... .. ............ .. ... .... ,.,... .... .. .............. ....... .. ...... ..... .. .... .... .. ...... ..... .. ........ . » ))
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427 428 428 430 432 435 435 438 438 439 439 440 441 44 1 44 1 44 1 442 442 442 442 444 445 446 447 448 467
TAVOLE FUORI TESTO
T Il III IV V VI VII VIII IX X XI XII XIII XIV XV
JDomcnico Morel li, SCHIAVA ..... .. .... .. .... .. .... ........... .. .......... .. .... .. ...... .. .. ... ... .... .... .. .... .. ......... .. . .. -Jean-Léon Gérome, IL MERCATO DI SCHIAVI ..... .. ...... .. ......... ....... ....... ... .. .......... ....... ,.... .. ... . -J.J.A.Lecomlc du Nouy, LA SCHIAVA BIANCA .... .. ... ........ .. ..... .. ..... .. ... ....... .. .... ..... ... .. ....... .... . -Jean-Léon Gérome, DONNA ORfENTAtE .... .. ............ .... ..... .. ......... .. ..... .. ... .. .... .. ..... ..... ... .. ..... .. -Jean-AugusLc Dominique Ingres, LA GRANDE ODALISCA .. ... .. ... ....... ...... .. .......... ..... ..... ... .. .. -Domenico Morelli, IL BAGNO TURCO .. ..... ....... ..... .. .......... .......... ....... ......... .. .... ..... ...... ... .. ... . -Jean -Léon Gérome, IL BAGNO ... .. ........ .. .... ... .... ...... ...... ... .... .. .... .. .,.... ... .. ... ... ... ... .. ... ...... ,..... .. .. -Jean-Augustc-Dominique Jngrcs, ODALISCA E SCHIAVA .. ....... ........ ... ....... ............ ........... .. .. -E.B.Debat-Ponsan, SCENA DA UN HAREM, IL MASSAGGIO ..... .. ..... .. .. .... ......... .. ........... .. .. - Paul Dcsiré, LA SERVA DELL'HAREM .... .. ........ .. .. .. .... .. .... .. ...... .... .. ...... ..... ............. ........ ....... . -Jean-Léon, L' INCANTATORE DI SERPENTI .... ........ ......... .. .... ... ...... ...... .......... ....... ... .. ... .. .... .. -Fabbio Fabbi, PASSEGGIATA SULLA SPIAGGIA DI COSTANTINOPOLI ......... .... .. .. .. ... ... .. -Achille Zo, SOGNO DI UN CREDENTE ...... .......... .... .. ......... ...... .. ... .... ... ....... ...... .. ..... ..... ..... .. . -Eduardo Tofano, L'ODALISCA ... ....... ..... .. .... .. ... ......... ,..... ... .... .. ... ..... ......... .. .. .... ... .. ... .. ... ....... ... -Fernand P ies tre, GELOSIA NEL SERRAGLIO .. .. ................. ............. .. ............ .. ... .......... .. ....... .
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587
Indice generale
INDICE GENERALE
P resentazione .. .. ...... ... ....... ..... ...... ....... ... ... .. ...... ... .. ...... ,..... .... ... .. .. ....... ....... ...... ...... .. ..... .. ... ... .... ..... ..... .... Pag. Prefazione. ... .... ........... ....... ...... ................. ............ ....... ....... ........ ...... ... ...... ..... .. .... .. ....... ...... ...... .. ..... ..... .... »
3 5
TOMOPRlMO
I 'forchi alla Marina
Prodromi
Definizione .. .... . ................................, ...................... ........... ... ., ................................................................ . Pag. » Limiti geografici e cronologici .. .. ........ ............. ..... .... ....... ...... ........ ....... .. .. ... ... .... ...... ... ... .. .... .... ... .......... . )) La conqu ista cli Costantinopoli ... ... ..... ........ ...... ......... .......... .. ....... .,...... ,.. ... ....... ..... ......... .... ........ ... .. .. ... .. )) Conclusioni .... .. .. ... ..... .. ........... .. ... .. .... ..... ........ ...... .... ... .... ... ............... ........ .... .. ....... ... ......... ,.... ...... ..... ... .
19
21 26 38
Otranto 1480 Contesto storico .... .. ......... .. ..... ... ......... ..... ....... ............ ................ ..... .. Perchè Otranto ........... ... ..... ......... .... ...... ....... ...... ........ ... ... ........ ....... ....... ........ ....... ....... ..... .. .... ........... ..... . L' apparato militare aragonese ... .. ..... ..... ......... .... .... ... .........,............ ....... .............. ...... ....... ... .... ... ...... ....... Le fortificazioni cli Otranto ........ ...................... .... ... ......... ....... ...... ... .............. .. ..... ........... ...... .. ... ... .. .. ... ... Le artiglierie aragonesi ....... ..... ..... .. ..... ..... .. ...... ............... ....... ...... ............... .. ... ......... ... .. .... ... ... .... .. ...... .. . E ntità demografica d i Otranto ............ .. ...... ..... .............. ......... ..... .. ....... ..... ......... .. ... ....... ... ............ .... ... ... Lo sbarco .. ... .. .... ... ...... .. ........... .. ......... ....... ....... .. .... ...... ........ .. .... ........ ......... .... ......... ..... ... .. ...... ....... ........ . L'assedio d i O tranto .. .... .... ....... ..... ..... .. .. ........ .,........ ... ... ... .. ....................... .. ... ....... .. ......... ... ... ... .... .... ... ... L'eccidio cli Otranto .... .. .... ...... ,.. ... .... ... .... .. .... ...... ,............. .... ... .......... ..... ....... .. ..... .. ... ..... .. ..... ...... ...... ..... La sorte dei sopravv issuti ...... .. ..... .......... ....... .. ... .. ....... .... ............ ... ... ....... .... ......... ........... ..... ............ .... .. La riconquista di Otranto ............ .... ... .. ... .......... .... ..... .. .. ..... ............... ...... .. .... ....... ,.... .................. ..... ..... .. Conclusioni ....... ... ........ .. ... .. .. ..... ..... ..... .... .. ...... ................ ...... ........ ............. ....... .... .. ... .... .......... ...... ...... ...
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43 49
56 60 72 75
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89 97 103
Sorrento 1558 Sviluppi del dopo Otranto ............. .... ...... ....... ,............ .... .. ........ ......... ...... .. ...... .... .. ..... ....... ..... ..... .. ...... .. . La f'ine della transizione ............... .... ... ..... ....... ....... ..... .. ..... .. ...... ... .... ........ ...... ........ ..... ..... ........... ....... ..... Le l'o rtificazioni di Sorrento ...... .. ..... .. .. ....... ... ... .. ............. ........ ............. ........ ... ... ... ... ........... ..... ........ ..... . Città e casali nella penisola sorrentina .... ... ... ... ....... ...... .. ......... ..... .. ..... ....... .. .... ....... ... .. ... ... .. ............ ... .. . La desertificazione cli Massa e di Sorrento ....... ,..... .. .... ......... .... .. .. ...... ....... ... ... .. ............ ..... .. ... ...... ........ . 1113 giugno 155 8 .......... ... .. .. ........... ..... ..... ...... ... ..... ......... .............. ..... ....... .,........... ........... .. ............... .. .. . I giorni successivi ........ ..... ......... ... .................. ........ ...... . ...... .. ..... .. ..... .. ....................... ...... ...... ..... ,,.........
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105 109 113
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128 134
Pratica di Mare 1588 Artiglieria e torri costiere ... ....... ..................... ... .... ... ... ..... ... .... .........,..... .. ...... ...... .. .... ........ ..... ..... .. .. ... ... .. Alle spalle di tor Paterno .... ...... ... .. .. .... ........ .,... .. .... ... .............. ...... ....... ... .. : ......... ............ .. ..... ... ....... .. ... .. L' incursione ........ ... ... .. ... ... ........ ...... ...... ................ ... ..... ..... ... ... ....... .. ..... ....... ...... ............. .... ...... ....... ..... ... I callurati a Pratica .... .... ..... ............ ................. .. ..... .. ..... .,....... .............. .... .... ........... .... ... ....... ... .. ............ .. TI destino dei deponati ... .. ...... ...... .. .... ...... .. .... ........ .. ... .. ...... .. ,...... ........ .. ..... .... ........ ....... ..... ....... ..... ...... .. .
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Manfredonia 1620 Contesto storico ... .. ........ .. ... .... ..... ... ..... .... ..... .. ................... ....... ... ........... ....... .... ... ..... .. ..... ....... .... ...... ..... . Le avvisaglie .. .. .. ......... ..... .. ....... ..... .. .... .. .... .......... ... .... ... .. ....... .. ..... .. ................................. .......... ..... ....... . Il castello e la cinta di Manfredon ia ... .. ..... .. .... ........ .. ... .. .. ..... ............... ........ .. .......... ............. ........... ..... .. II sacco di Manrreclonia .... ..... ... ... .. ........... ............ .. ............ .. .. ..... ....... .. ....... ..... ............ ....... ................. .. . B ilancio conclusivo .. ..... ..... .. .. ...... .... .... .... ....... ,..... ... ............ ........ .... ... ....... ....... ...... ..... ....... ... ... ............ ...
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Guerra di corsa
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Agropoli 1630 Valutazioni sulla difesa costiera .............. ....... ....... ..... .............. ........ ....... ............. ...... ...... .. .. .. .... ........... ... Pag. 197 » Agropoli e le sue fortificazioni .... ..... ... .......... .. ..... ...... ....... ...... .. ............ .. ....................... ..... ... ... .. ... ... ... ... 202 » L'incursione del 29 giugno 1630 ......... .................................................................................................... 209 » Il contrattacco miliz.iano .... ............... ... .... ........... .. ..... .. ..... ............... .. ... .. .... ... ..... ........... ...... ..... .. ... ..... .... 22 1 Ustica 1762 Vecchi e nuovi bersagli ........... .. ............ .. ..... .. ............ .. ..... ....... ...... .......... .... ,.,.. .... ,... .. .... .. .......... ..... ..... ... Il piano di ripopolazione per Ustica .. ... .. .. .......... .. ..... .. ...... .. ..... .. ............ ....... .. ............... .. ... .. .... .. .. .. .... ... . Il ripopolarnento di Ustica ...... ..... ......... ....... ...... ......... ,.... ........ .... ... ... ...... ....... ........... .. .. ... ..... ... ... ....... .. .. . I barbareschi ad Ustica... .... .... .. ........ .. .... ... ... .. ..... .............. ........................... ..,.......... .. .... .. ........ .. .... ... .. .. .. La liberazione dei coloni ... .... .. ............. .. ..... ............... ..................... ...... .. ....... ................ ..... .. ..... .... .... .. .. . Carloforte 1798 Lo scoglio genovese ..... .. ... .. .... ..... .... ...... ..... ....... ...... ........ ......... ..... ....... ... ... ........ ..... ...... ....... .,... ........... .... Carloforte ....... ... ........... ..... ....... .... ..... ..... ...... ...... ... .... ....... ....... ....... .... ... ...... .... .... .... ...... ....... ..... ...... ..... .... . La desertificazione di Tabarca ..... .......... ... ... ....... ....... .. .... ...... .. ..... .. ... ...... ..... .. ..... ... .... ....... .. ............ .. .... .. La razzia di Carloforte ................. ,.... ..... .. .......... .. .... .. ....... ....... ....... ...... ........ .. ..... ... .. ..... .. ... ... ... ............. .. L'odissea dei deportati ................. .................. ... .. ............. ....... ....... .............. ........ ................ ... .. ...... ..... .. .. . Sant' Antioco 1815 La penisola e le sue fortificazioni ..................... .. ....... ..... .. ..... .. ..... .. ............ ............. .... ....... ........... ..... ... .. Un nuovo forte ed un nuovo comandante ................ .. ...... .. ..... .. ..... .. .... .. ..... ............ .. .... ...... ................ .... . L' incursione ... ....... ............................. ..... ........ ... ........ .............. ....... ............ ....... ... .... ...... ..... ..... ..... ..... .... .. I dispositivi di difesa si allivano ........... .. ....... .... ...... ........ ... .... ........ .... .. ..... .. ... ... .,.. ....... .......... .. ... .. .. ... ... .. La sorte de.i catturati .......... .... .. .... ...... ... .. ....... ... .. ....... ..... .. ....... ............ ..... .. ............. ..... ..... ..... ...... ...... ... ..
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TOMO SECONDO Nella Bocca di Lucifero
Connotazioni epocali Immaginario collettivo e realtà storica ....... ...... .... .. ....... ...... ............. ........ .......... ....... .. .... ....... ... .. .... .. .... .. Contesto socio-economico occidentale .................. ....... ....... .... ... .............. ...... ..................... .. .......... .. ... ... Perchè dopo Lepanto ............. .................... ....... ............ ....... .. ... .. .. ..... ....... ..... ............. ......... ................ .. .. Perchè gli archivi vaticani e napoletani .... ..... ............. .. ...... ......... .............................. ..... ...................... .. . li pagamento del riscatlo:un incentivo alla Corsa'.' ...... ....... ,............ .. ...... ................... ......... .. ............. ... .. L' Arciconfraternita del Gonfalone ...... ...... ...... ... ......... .. ..... ..... .. ... ... ... .... .. .... .. ...... ........... .... .. ..... .. ... .... .... . I lirniti della 1nissione ......................... ..... .. ..... ..... .. ..... .. ..... ....... ... .... ....... ....... .... .. .......... .......... ............ ... . Connotazioni geografiche L'arcipelago corsaro .. ..... ....... .. ...... ....... .. .. .. .... .... .... .... ... .... ....... ....... ............ ....... ...... ...... ..... ........... ..... ..... Marocco: Fés .............. .... ..................................................................................................... ..................... . Marrakesh ... ..... ..... ......................... ... .. ..... ..... ...... ...... ... ...... ...... ........ ..... ....... ....... ..... ....... ........... ..... .... ..... . Salè .. ... ... ............... ................ ... .. .... ..... ...... .... ....... ........ ............. ...... ....... ............. ....... ...... ..... .... ...... ..... .... . Tetouan ................. ... ..... ..... ..... ...... .... .. ,......... ....... ..... ......... ...... .............. ... ... ....... ..... ...... .. ......... ..... ...... ,.. .. Algeria:Algeri ..... ..... .... ..... ..... .......... ....... ..... ....... ,.... ........ ....... ............. ,...... ,...... ..... ........... ........... ......... .. Tunisia:Biserta ... .. ... .......... ..... ..... ..... ...... ...... ..... ... .... ......... ....... ...... ...... .................. ....... ..... ..... ...... ......... .. Tunisi ............ ................ .... ...... ,.... ..... ...... ...... ..... ......... .... ........ ....... ....... ............ ....... ........... ........... ..... .... .. Tabarca ..... .... ..... ... ............... .. ...... ..... ..... ...... ...... ...... .... ... ...... ... ...... ...... ....... ...... ...... ...... ...... .......... ...... ..... . Libia: Tripoli ........................ .. ........ .. ..... ...... .............. ... ....... ...... ... ...... ........ ...... ....... ..... ...... .... ...... .......... .. Genesi e singolarità delle città stato corsare ................... .. ..... .. ..... ...... ................... ...... ..... .. .................. .. .
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indice generale
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Connotazioni operative L'OGIAC : i giannizzeri e la loro struttu ra di potere .. ........ .... ... ............ .... ...... ..... .... ... .... .. .. ............... ... . Pag. 395 La TAlFA:i corsari e l'organ izzazione della corsa ...... .. .. .................. ......... ................. .. ....... .............. ... .. » 400 l signori della corsa ..... ...... ...... ..... ..... ..... ... ........... .. .. .... .... ... ..... ... ...... ..... .... ...... ...... ... ...... .... ..... .......... .. ... » 404 Connotazioni umanitarie Dal le sti ve alla detenzione ... .. ... ..... .... ...... ..... ..... ..... ..... ..... ....... ..... ..................... ........ ..................... .... ..... Dal la de te nzione al mercato ........................... .. .. ..... ..... ........... .. .... ...... ..... ......... ..... ........... ..... .... ..... ..... ... . Il mercato degli schiavi ... ...... .... ..... .... .. ..... .. .. ..... .. ........ ........... ....... ..... ..... ..... .. ... .. ... ............ ......... ... ......... Lavorare da seh iavi .. .. ... .. ..... ............... .......... ..... ..... ...... .......... .. .... .. ... .. .. .. ..... ... .. ... ... .. ..... .. ... .. ..... .... ..... ....
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Con notazioni evasive.La fuoriuscita dall'inferno Il riscallo .......... ..... .. ... .. .. .. ..... .. ... ......... ....... ... .. ... .. ....... .. ..... .. .. ... ... .. ..... ..... .... .... .... .. ..... .... .. ... .. .. ... ..... ..... ... La fuga .... ..... .... ..... ...... ...... .... .... ..... .. ..... .... .. ........ ... .. ... .. ... .. .. ... .... ... .... ...... .... .... ....... ..... ..... ..... .... ... .... .. .. ... fvlorte da schiavi...... .... ...... .... ......... ..... .. ...... .... .... ..... .. ... ... .... ..... ... .. ..... ... .. .... ..... ..... ............. ..... ... ..... ........
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Epilogo .... .. ... .. ... .. ... .. .... .... .... ............... ..
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Immaginario artistico .. .. .. .. ........... .... ...
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Indice toponomastico ......... ... .. .. .
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indice iconografico ..... ..... ...... .... ......... ..... ... .. .... ... ,.... .... ....... ... ........... ..... .... .......... ..... ..... .... ..... .... .. .. ... .....
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indice generale ...... ..... ..... ..... ... ... .. ... .. ... .. .. ............... ...... ..... ..... ...... ..... .......... .... ..... .. .. .... ...... ..... ..... ,......... .
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Allegati Relazioni ufficiali e cataloghi degli schiavi siciliani riscattati dalla Regia Deputazione della Redenzione dei Cattivi di Sicilia tra il 1690 cd il 1807 .............. .......... ........ ... .. ........ .... ......... .......... .. ... .. .. .... .. .. .. . Redenzione 1690- 1722 ..... .. ... ......... .... .. .. .. ... ............. ........................... .................. .......... .. ... ... .... ..... ... Redenzione J 730- J7 54 ..... .... .......... .. ... .. ............ .. ........ ..... ..... .. .... ..... ..... ...... ..... .... ...... ... .. ... .. ... .. ..... .... ... . Redenzione 1754-1 755 .. ... ...... ..... ... .. ... ..... .. ... ..... .. ... .......... ... ............................ ...... ... .. ... .. .......... ... ...... .... Redenzione 177 5-1 77 1 ... ............. ... .. ......... .... .. ... ........ .. ..... .. ... ..................... ... ... ... ... .. .. ... .. ....... ......... .. ..... Redenzione 1787-1 804 .... .. ... .. ........ .. .. ...... ..... ..... ..... ..... ............... ....... ..... .... ...... ..... ... ... ...... ........ ... ..... ..... Redenzione 1804-1 807 .... .. .......... ... ....... .. ...... .... ..... .. ... ..... .. ... .. ... .. .... ... ... ..... .. ... ................. ..... ....... .... .....
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