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UN SECOLO DI RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA 1861-1961

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STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO UFFICIO STORICO

ALBERTO ROVIGHI

UN SECOLO DI RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA 1861 - 1961

ROMA 1987


PROPRIETÀ RISERVATA Tutti i diritti riservati. Vietata la riproduzione anche parziale senza autorizzazione By Ufficio Storico SME - Roma 1987


PRESENTAZIONE Lo Stato Maggiore dell'Esercito ha ritenuto opportuno presentare un'opera di singolare, ma indubbio significato, che solleva il velo sui rapporti dì carattere militare tra l'Italia e la vicina Confederazione Elvetica pubblicando un'ampia selezione di documenti a suo tempo molto riservati. Nello spirito di sincera amicizia fra i nostri Paesi e le loro Forze Armate sono qui esposti ed approfonditi - per la prima volta - temi che la storiografia politica e militare italiana ha piuttosto ignorato e che possono essere invece di interesse: sia ai fini di una migliore valutazione delle loro reciproche aspirazioni ed esigenze di sicurezza, sia per integrare la conoscenza della situazione militare italiana nel confronto delle altre Potenze al nostro confine alpino, Francia, Austria e Germania. Infatti, le relazioni militari fra Italia e Svizzera sono state sempre molto condizionate e dipendenti da quelle del più vasto ambito europeo; sicché buona parte della documentazione oggi pubblicata costituisce un utile ed integrativo apporto ad un migliore apprezzamento della politica militare del nostro Paese nel suo primo secolo di vita.

IL CAPO DELL'UFFICIO STORICO


PREFAZIONE Il lettore guarderà con qualche meraviglia la mia firma alla prefazione di questo volume militare. Credo che l'Ufficio Storico dello Stato Maggiore de ll'Esercito abbia pensato a me per due ragioni: una di carattere scientifico, l'altra personale. Cominciamo da quest'ultima. Io sono valtellinese, di Teglio, di un paese, cioè, che può servire da esempio per dimostrare la fragilità del nostro confine con la Svizzera sul quale si sofferma con tanta perizia Alberto Rovighi. Non sono un'alpinista, ma a piedi, senza fatica, in un'ora posso attraversarlo senza problemi. Sono valtellinese da parte di padre. La famiglia di mia madre aveva altri legami con il Canton Ticino, con Lugano, dove soggiornava sei mesi all'anno. Da aggiungere che io sono Italiana e non Svizzera perché la rapacità dell'Impero Asburgico ha considerate valide le conquiste napoleoniche quando potevano recarle vantaggio. L'altra ragione, dicevo, è·scientifica perché mi sono occupata de lla Svizzera sia nei miei studi su Mazzini, sia in quelli sugli esuli in generale. Il primo capitolo del volume, quindi, quasi mi appartiene anche se, lo confesso, noi storici del Risorgimento abbiamo sempre guardato alla Svizzera solo da un punto di vista politico. Quello militare ci sfiora nel 1860 per la questione della Savoia, in una disputa nella quale si inserisce anche la Gran Bretagna. Altro settore ben conosciuto è quello dei Reggimenti svizzeri, vali di paladini degli Stati preunitari e valorosi difensori del Re delle Due Sicilie e del Pontefice. Dopo il 1861, silenzio. Questo silenzio è ora finito. Con precisione documentaria e agile ricostruzione nel settore militare inquadrato con sicurezza nell'evolversi della situazione politica italiana ed europea, i lettori di questo volume acquisteranno cognizioni nuove, nuovissime. Con una prosa comprensibile ai non specialisti potremo aggiungeun altro protagonista a quelli che si sono imposti prepotentemente re alla nostra attenzione: Austria, Prussia e poi Germania, Francia, Stati Uniti sui quali si accentra l'attenzione per il peso che hanno nelle vicende militari europee.


Ci sono altri paesi estranei ai conflitti che ci hanno coinvolti diretta mente ma la neutralità Svizzera ha avuto sempre, nel bene e nel male, un peso diverso nel contesto europeo. E questo anche per la sua posizione geografica, punto di forza, ma anche preoccupazione della Confederazione. Mazzini la riteneva debole nel 1831 per il suo federalismo cantonale, ma dovette ben presto ricredersi. La documentazione assolutamente inedita sulla quale si fonda il volume ci dimostra come in sostanza i rapporti italo-elvetici furono buoni nel lungo periodo. Mette in rilievo anche, con sicura fin ezza, i momenti di crisi e le misure prese per fronteggiarli. E questo avvenne quando la Svizzera lanciò lo sguardo verso la Val d'Ossola o la Valtellina; l'Italia verso il Canton Ticino; quando si e bbe il timore che la neutralità potesse essere violata dai belligeranti. Gli schizzi che accompagnano diversi capitoli chiariscono ancor meglio, anche al profano di storia militare, le situazioni descritte. Mi si dirà che io parlo, appunto, da profano. Ma vi assicuro che questo volume accontenterà anche gli specialisti, perché ogni affermazione è suffragata, ma non appesantita, da documenti ineccepibili. Buona lettura Emilia Morelli


INTRODUZIONE

Nel suo primo secolo di vita !lazionale, lo Stato italiano ha definito - a torto od a ragione - la sua politica estera ed i suoi provvedimenti di ordine militare soprattutto in funzione delle sue relazioni con le maggiori Potenze europee, dalle quali si sentiva minacciato o con le quali · intendeva competere. Minore rilievo hanno finito per assumere, agli occhi della classe politica e della opinione pubblica, le nostre relazioni con uno Stato come la Svizzera: sia per le sue minori dimensioni, sia per le caratteristiche di "neutralità permanente" della sua politica; di fatto esse hanno trovato eco molto saltuaria nella grande stampa e ben scarsa risonanza negli studi storici. Del tutto assente, o quasi, anche per motivi di riservatezza militare ed opportunità di ordine diplomatico, la pubblicistica di carattere militare; ciò nonostante che, proprio su( piano militare più che su altri, la storia dei rapporti fra i due Paesi presenti spunti di interesse che meritano un esame approfondito. Abbiamo, infatti, che le loro relazioni politiche ed economiche, pur avendo alternato momenti di contrasto e di tensione, talora per i motivi più banali o per conflitti di carattere economico, ad altri di forte avvicinamento e collaborazione, si possono considerare essere stati prevalentemente di buon vicinato. Essi non hanno mai raggiunto limiti prossimi ad una decisa rottura, sicché l'Italia e la sua opinione pubblica si sono abituate a considerare la Svizzera come un Paese non solo neutrale, ma anche amico, invidiandone semmai la stabilità politica e la floridezza economica. Dal punto di vista militare, però, non sono mancati, negli organi responsabili dello Stato Maggiore italiano, motivi di preoccupazione nei riguardi delle possibilità operative che erano consentite alla Svizzera, o ad altri Paesi attraverso il suo territorio. Invero: il confine italo-svizzero presenta caratteristiche nettamente negative per l'Italia, così da potersi considerare, sul piano teorico, il più sfavorevole, spingendosi fino a meno di 50 km da Milano e avendo carattere avvolgente se combinato con spinte offensive da Occidente o


da Oriente. La questione della neutralità svizzera, poi, ha sempre prescn tato, specie nel passato, zone cl"ornhra e di dubb io per le nostre Autorità di governo e militari; infine, le possibilità di violazione esterna di tale neutralità e di attraversamento del territorio Svizzero, da parte della Francia, della Germania, dell'Austria e della stessa Italia, si presentarono con tali e tante caratteristiche di vantaggio per l'una o l'altra Potenza così da dover essere considerate sempre immanenti e possibili. . In pratica, in Italia, per lungo tempo, dal 1882 alla I Guerra Mondiale, non ci si preccupava tanto della Svizzera, di cui veniva apprezzata o stimata conveniente la posizione di neutralità; ma del fatto che questa non fosse in grado di opporsi a violazioni della neutralità, specie in corrispondenza di regioni periferiche quali la Savoia od i Grigioni, oppure fosse indotta da pressioni politiche interne ed esterne ad acquiescenze o, peggio, ad iniziative belliche nei nostri confronti. D'altra parte in Svizzera si verificavano timori di violazioni italiane della neutralità e di spinte aggressive italiane verso il Canton Ticino. Questi timori non solo provocavano provvedimenti cautelativi; ma an che inducevano militari svizzeri a disegni offensivi volti a rettifiche della frontiera per salvaguardare il saliente ticinese con l'acquisizione della Valle dell'Ossola e della Valtellina. Nella I Guerra Mondiale vi furono, in Italia, preoccupazioni per offensive austriache o germaniche attraverso il territorio svizzero. Anche nella II Guerra Mondiale non mancarono preoccupazioni e problemi da una parte e dall'altra, sempre in relazione alla situazione generale piuttosto che per una deliberata volontà o per disegni aggressivi delle due Parti. Insomma, la posizione reciproca dei due Paesi ha reso sempre importanti e delicati gli atteggiamenti reciproci di carattere militare. Oggi, a prescindere dal tempo trascorso e dalla prescrizione cinquantennale sulla documentazione relativa, esiste una situazione politica generale ben differente. Anziché all'incrocio fra Potenze europee fra loro avversarie, la Svizzera è al centro di Paesi fra loro amici ed alleati; seppure non facente parte delle Nazioni Unite, con cui peraltro collabora attivamente e di cui ospita parti dell'organizzazione, nè della Comunità Economica Europea, la Svizzera è schierata saldamente nel campo occidentale. La fiducia che essa è orientata a difendere saldamente la sua "neutralità armata", .esercitata con coerenza e decisione nei due grandi conflitti mondiali, costituisce fattore di garanzia e tranquillità nei riguardi del nostro confine settentrionale e di solidità della cerniera fra lo scacchiere veneto-padano e quello danubiano. D'altra parte, gli orientamenti politici, economici e militari del nostro Paese


danno alla Svizzera motivi di fiducia e presentano solo prospettive di utile collaborazione in ogni campo. Sicchè le preoccupazioni reciproche di carattere militare possono considerarsi veramente cosa del passato; dalla loro rievocazione può emergere, semmai, solamente la volontà di perseguire una sempre maggiore collaborazione e di creare più stretti vincoli di sentimento e di interesse fra i nostri Popoli amanti della pace, e fra le nostre Forze Armate chiamate a difenderla. E' con questo spirito che l'autore ha eseguito questa ricerca, condotta prevalentemente sulla documentazione esistente presso l'Uffico Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito Italiano, anche nel rispetto di una comune discendenza; dedico questo mio lavoro alla memoria di mio nonno materno, proveniente da Zillis, sulla via delle comunicazioni fra Alemania e Italia. Alberto Rovighi


AVVERTENZE La maggior parte dei documenti citati è conservata presso l'Archivio dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito. (AUSSME). Ad essi si fa riferimento con la sola indicazione del Repertorio e

della busta di conservazione (esempio: Rep. E - 2; b. 11) oppure del Fondo (Fondo Cosenz; Fondo Marras). Dei documenti e delle fonti rintracciati altrove viene indicata la provenienza; in particolare: A.S. - Archivio di Stato MAE - Ministero Affari Esteri BMC - Biblioteca Militare Centrale


Capitolo primo LE RELAZIONI FRA ITALIA E SVIZZERA NEL SECOLO XIX FINO ALLA COSTITUZIONE DEL REGNO D'ITALIA (1815-1861)

PREMESSA

In certo qual modo, fino alla costituzione del Regno d'Italia nel 1861 e, per la Svizzera, al 1848, anno della trasformazione della Repubblica Elvetica da una Confederazione di Stati (Staatenbund) in uno Stato federale (Bundestaat), non è del tutto proprio parlare di relazioni fra Italia e Svizzera, se non intendendo i due Paesi in senso lato e le loro popolazioni. In pratica, infatti, fino al 1848, la Svizzera aveva mantenuto il carattere di una confederazione piuttosto lasca di Cantoni e l'Italia era stata divisa in Stati e staterelli, la maggioranza ,dei quali non avevano alcun interesse a maggiori relazioni con la Svizzera; sicché non si può parlare di rapporti fra Italia e Svizzera, ma piuttosto fra singoli Cantoni e le regioni italiane viciniori (Ginevra e Vallese, con Savoia e Piemonte; Canton Ticino e Grigioni, con Austria e Lombardo-Veneto). Tuttavia, omettendo la storia anteriore al 1815, sembra necessario far precedere il nostro esame da un accenno agli avvenimenti intercorsi nella prima metà del Secolo XIX, anche perchè da essi ebbero origine problemi e questioni che ebbero ripercussioni successivamente.

SVlZZERA E ITALIA DOPO IL 1815

La Rivoluzione Francese ed il successivo periodo dell'Impero Napoleonico e delle lotte dell'Alleanza per abbatterlo avevano profondamente inciso per oltre un ventennio sulla esistenza dei Cantoni elvetici e degli Stati italiani, la cui vita politica, economica e sociale era stata sconvolta dai sommovimenti interni e dalle scorribande delle unità armate dei contendenti.


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Al termine dell'avventura napoleonica il I Trattato di Parigi (30.V. 1814), il Congresso di Vienna (22.IX.1814 - 9.VI.1815), ed infine il Il Trattato di Parigi (20.Xl.1815) avevano dato alle due regioni un assetto che la Santa A lleanza, stipulata tra Russia, Austria, Francia e Gran Bretagna, intendeva perpetuare in vista dell'equilibrio e del cosiddetto "concerto europeo". La Svizzera usciva bene dalla grande avventura; le richieste dei suoi rappresentanti cantonali venivano quasi tutte soddisfatte. Facevano eccezione quelle volte ad espandere il Cantone di Ginevra a sud del Lago Lemano a spese della Savoia, che ritornava al Piemonte, e la richiesta del Cantone dei Grigioni per la restituzione della Valtellina, regione già del Ducato di Milano ceduta da Ludovico il Moro nel 1525, che l'Austria intendeva assicurarsi per facilitare i collegamenti fra Tirolo e Lombardia. Soprattutto, la Confederazione vedeva riconosciuta la sua piena indipendenza; anzi, le Potenze firmatarie del Trattato ne stabilivano e garantivano la "neutralità perpetua". L'aspirazione alla neutralità, per i Cantoni svizzeri, non era cosa nuova. Intendendosi possibilmente sottrarre alle lotte dinastiche, territoriali e religiose, che contrapponevano gli Stati europei nei secoli XV e XVI, e spinti dal desiderio di evitare le loro rovinose ripercussioni nelle relazioni interne fra Cantoni di diversi idiomi e religioni ma tutti uniti da forti interessi comunitari nel controllo della regione alpina e dei suoi traffici, essi la avevano da tempo proclamata come la propria politica più conveniente, anzi necessaria, ricercando anche la sua accettazione dagli Stati vicini, seppure con esito non sempre positivo. Nel 1815, però, sono le grandi Potenze del tempo ed in prima linea l'Austria, che ritengono opportuno proclamarla e farsene garanti , dando ad essa un valore internazionale. In verità durante la guerra essi stessi l'avevano ripetutamente violata; ma, nel 1815, essi ritenevano opportuno, per garantire l'equilibrio europeo, creare un allineamento di Paesi che fungessero da cordone sanitario rispetto alla Francia (Paesi Bassi, Lussemburgo, Baviera ed altri Stati della Confederazione Germanica, Svizzera, Piemonte). Nei riguardi della Svizzera, anche per l'interessamento dello zar Alessandro I, veniva ritenuto conveniente proclamare la neutralità di una regione montana che costituiva un elemento di separazione fra regione renana e regione padana nonché fra Francia ed Austria, ma che offriva pericolose vie di facilitazione ad operazioni cui le deboli forze svizzere non avrebbero saputo contrapporsi con successo. Era vero che le operazioni che vi erano state condotte erano state sempre difficili e non decisive; tuttavia, siccome la neutralizzazione del Paese risultava conveniente soprattutto all'Austria ed era appoggiata dal rappresentante russo, Ca-


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podistria, quale salvaguardia dei suoi abitanti, la proposta veniva accolta dal Congresso di Vienna e sanzionata dal Trattato di Parigi del 20 novembre 1815. In particolare, veniva previsto che le Potenze firmatarie facevano "un riconoscimento formale ed autentico della neutralità perpetua della Svizzera, e ne garantivano l'integrità e l' inviolabilità del suo territorio nei suoi nuovi limiti, quali erano fissati sia dall'atto del Congresso di Vienna sia dal Trattato di Parigi di quel giorno (20.lll.1815) e quali saranno fissati ulteriormente, in conformità alle disposizioni del protocollo del 3 novembre, annesso in estratto, che stipula in favore del Corpo elvetico un nuovo accrescimento del territorio daricavarsi sulla Savoia per arrotondare e consentire l'accesso al Cantone di Ginevra. Le Potenze riconoscono e garantiscono egualmente la neutralità delle parti della Savoia designate dall'atto del Congresso di Vienna de l 20.111.1815 e dal Trattato di Parigi di quel giorno, come doventi godere nella neutralità svizzera, allo stesso modo come esse ne facessero parte".

Notiamo come venisse in tale occasione, con l'ultimo capoverso, riconosciuta anche la neutralità della Savoia e stabilita una forma di mutua assistenza, per la verità piuttosto strana, fra Regno dei Savoia e Repubblica Elvetica per garantire la neutralità e la difesa di questa regione. Il Congresso di Vienna non aveva ritenuto opportuno di assegnare la regione alla Francia, come questa chiedeva e come era stato previsto dal I Trattato di Parigi, nè aveva ritenuto opportuno privare i Savoia della culla del loro Regno, già così tartassato e che si intendeva anzi irrobustire con l'assegnazione dei territori della ex-Repubblica di Genova. Ma le esperienze delle varie guerre avev.a no dimostrato come Torino trovasse la pratica impossibilità di difendere dalla Francia la regione situata al di là di passi alpini, interdetti ad ogni afflusso di forze dal Piemonte per 7 - 8 mesi all'anno per l'innevamento dei passi, mentre questa difesa era di sommo interesse per la Svizzera. Veniva perciò stabilito, in un atto del 9..Vl.1815, che: "tutte le volte che le Potenze vicine alla Svizzera si troveranno in stato di ostilità aperta o imminente, le truppe di S.M. il Re di Sardegna che potrebbero trovarsi in queste provincie si ritireranno, potranno a tal fine passare attraverso il Vallese se ciò si renderà necessario; nessuna altra truppa armata di altre Potenze potrà traversare o stazionare nelle provincie e nei territori suddetti, salvo quella che la Confederazione Svizzera giudicherà opportuno dislocarvi; bene inteso che questo stato di cose non vincola in niente l'amministraz ione di questi paesi, nei quali le autorità civili di S.M. il Re di Sardegna potranno anche impiegare la guardia municipale per il man tenimento dell'ordine".


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Abbiamo già detto come l'Austria si assicurasse allora il possesso della Valtellina e de l Tirolo per garantire meglio i suoi collegamenti col Regno Lombardo-Veneto a lei assegnato (oltre al Voralbergper migliorare il collegamento con la Baviera). Essa non otteneva invece l'assegnazione dell'alto Novarese con il suo accesso al Sempione, sicché il confine tra Svizzera e la Lombardia austriaca andava dal Lago Maggiore fino al Pizzo Um brail (Stelvio), ove proseguiva con il confine austriaco deJ Tirolo; esso interessava il Canton Ticino e quello dei Grigioni. Ad occidente del Lago Maggiore il confine meridionale della Svizzera con il Regno del Piemonte seguiva i termini già esistenti ne l 1796: nella Val d'Ossola, sulla dorsale delle Alpi Pennine, e con la Savoia.

LE RELA ZIONI TRA REGNO DEI SAVOIA E CANTONI SVIZZERI DOPO IL 1815 E F INO AL 1848

Nel passato il Ducato e poi il Regno dei Savoia avevano avuto grossi motivi di contrapposizione con i Cantoni Svizzeri, per il controllo di regioni contestate e soprattutto per il possesso di Ginevra (Emanuele Filiberto e Carlo Emanuele I; 1559-1630); in altri momenti i Savoia avevano ricercato una collaborazione per contrastare l'eccessiva press ione francese (Vittorio Amedeo II; 1703). Tuttavia erano cose del passato; dopo il 1815, nel quadro della Restaurazione, i due Paesi potevano stabilire ottimi rapporti, rafforzati, come si è visto: dalla comun ità di interessi per la Savoia, da una politica similare interna (ritorno al potere delle aristocrazie oligarchiche in entrambi) ed estera (partecipazione alla politica del concerto europeo previsto dalla Santa Alleanza) . I rapporti comme rciali tra Savoia e Svizzera romanda erano intensi ma limitati al piano locale ; la Savoia era, semmai, via di contrabbandi tra la Svizzera e le regioni francesi della bassa valle del Rodano. Lungo il difficile confine alpestre i rapporti fra valli svizzere e piemontesi e rano assai limitati, men tre riprendevano vigore i traffici che attraverso il Sempione ed il Lago Maggiore, tendevano sia al porto di Genova sia verso la Lombardia ed il porto di Venezia. Dal Pi emonte si rifugiavano a Ginevra e da lì si diffondevano nel Vaud e nel Vallese gli esuli dopo i moti piemontesi del 1821 ( circa 1500), così come ne erano affluiti altri dopo i moti napoletani del 1820. li Govern o di Torino esercitava pressioni perché essi fossero allontanati; ma, ne l complesso, con scarso esito per la possibilità degli esuli di


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sfruttare le differenze ed autonomie cantonali e lo scarso potere cogente del Governo Confederale 1· • Il numero degli esuli tenderà ad aumentare dopo il 1830. Me ntre in Svizzera aveva inizio il processo definito della R igenerazione, con una progressiva affe rmazion e delle forze liberali e radicali, vi si andava anche svi luppando vigorosamente l'azione politica del Mazzini che si eserciterà non solo fra gli esuli italiani ma anche fra quelli di altri Paesi ivi rifugiatisi (polacchi e ungheresi) e fra gli stessi elem enti radica li svizzeri, particolarmente vivaci ne l Canton Ticino. Cosi, partiranno dalla Svizzera i tentativi rivoluzionari mazziniani rivolti verso il Piemonte; nel 1833-34 saranno organizzati dalla Svizzera le congiure che a T orino e Genova troveranno esito infelice; dalla Svi zzera partirà l'infausta spedizione nella Savoia. Ciò, naturalme nte, provocava una certa tensione tra il Governo di Torino e quello svizzero. Tuttavia, nel complesso, per anni, la situazione rimaneva quella conseguente al Trattato di Parigi, le cui garanzie la Svizzera e il suo Governo erano interessati a consolidare, cercando di mantenere ed osservare la più stretta neutralità ed evitando motivi di tensione specie con l'Austria di M etternich e con il Piemonte retti da governi conservatori. La situazione doveva dive ntare del tutto diversa quando la Monarchia dei Savoia, inserendosi nel filone del movimento risorgimentale italiano, si porrà come obiettivo quello di distruggere l'assetto politico dato all'Italia dal Trattato del 1815. Questa differenza di interessi si farà sentire soprattu tto negli anni 1846-48. Ne l 1847, quando si verificava in Svizzera la guerra civile cosiddetta del Sonderbund 2 , Carlo Alberto, ancora schierato su posizioni conservatrici e forse con qualche mira di espansione verso il Vallese, interveniva a fianco del Mette rnich a favore de i Cantoni cattolici ; intervento che non trovava seguito: per il precipitare di altri eventi, per l'opposizione inglese, per la rapidità del successo delle truppe del Governo Federale e del consolidarsi delle forze politiche liberali svizzere. Quando, poi, nel 1848, Carlo Alberto e ntrerà in Lombardia dichiarando la guerra all'Austria, egli chiederà al Governo svizzero di allearsi

1 FERRETTI

G. Esuli del Risorgimento in Svizzera, Zanichelli, Bologna, 1948. Nella gu erra del So11derbu11d 7 Cantoni cattolici (Lucerna, Zug, Schwitz, Uri, Unterwa ldc n, Vallese e Friburgo) si allearono pe r evitare la cacciata dei ges uiti dalle scuole, ma soprattutto in quanto contrari a tentativi di mutamenti costituzionali volti a rafforzare il potere centrale federale. Le forze governative del Cantone di Berna, sostenute dagli altri Cantoni e capeggiale dal G en. Dufour, ebbero rapidamente partila vinta. La guerra fu seguita dalla emanazione de lla Costituzione del 1848, che rafforzava il pote re centrale dando luogo ad un Governo Federale. 2


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ad esso e di fornire 30.000 soldati; ma quel Governo, pur a carattere repubblicano e liberale, rifiuterà di intervenire proprio per evitare possibili accuse di violazione della ne utralità da parte di Vi enna e probabili ritorsioni successive.

LE RELAZIONI TRA SVIZZERA E LOMBARDO-VENETO AUSTRIACO DOPO I L 1815 E FINO AL 1848.

I maggiori rapporti di carattere umano, intellettuale ed economico erano indubbiamente fra i Cantoni meridionali della Svizzera e le regioni lombarde. Particolarmente dal Canton Ticino, anche per la facilitazion e della lingua comune, molti giovani venivano a frequentare scuole ed università italiane, specie quella di Pavia; altri affluivano ai centri lombardi esercitandovi attività commerciali o di piccole imprese industriali. Dalla Lombardia alcuni finivano per spinge rsi a Venezia od in T oscana. La popolazione lombarda ve deva di buon grado questa immigrazione di persone in genere così affini a quelle delle proprie zone montane e con le caratteristiche proprie di queste popolazioni. Sul piano statale il Governo austriaco di Metternich e quello Vicereale di Milano tenderann o però sempre a pretendere dalle Autorità svizzere un atteggiamento repressivo nei riguardi delle attività eversive degli esuli, esercitando pressioni sempre più vigorose. In pratica, fino a che, dopo il 1849, il Pi emonte dive rrà il rifugio di quasi tutti i patrioti italiani, la Svizzera, e particolarmente il Canton Ticino, fu l'unica via maestra di fuga, talora di rifugio ma sempre ahnenb di transito per Parigi o Londra, per tutti coloro che intendevano sottrars i alla cattura delle varie polizie ; solo altro canale seguito da un rivolo di fuoriusciti , specie del Regno delle Due Sicilie, era quello di Malta e, dopo il 1830, dell'Algeria fran cese. L'Austria, quindi , cercherà sempre: di esercitare tutte le azioni possibili per evitare una evoluzione liberale in Svizzera e nei suoi Cantoni; di controllare i passaggi di persone, libri, volantini ed altro materiale attraverso la frontiera svizzera; di esercitare con proprie spie un controllo degli esuli italiani in Svizzera; di premere sul Governo Federale perché impedisse le attività degli esuli, ne controllasse le mosse e ne allontanasse i più pericolosi. Per la verità essa doveva conseguire, in ciò, risultati solo parziali e momentanei per la gelosa volontà svizzera di non accettare intromissioni nella propria sovranità e violazioni al diritto di asilo, pur aderendo


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in qualche caso all'espulsione di rifugiati o ad impedirne troppo palesi attività. L A SVl ZZERA E ALTRI STATI ITALIANI

Per gli altri Stati italiani la Svizzera era una entità quasi sconosciuta; scarse anche le reciproche conoscenze fra le popolazioni. In Italia prestavano servizio, nei reggimenti del Piemonte (uno solo per un certo tempo), dello Stato della Chiesa (due) e del Regno delle due Sicilie (quattro), molti cittadini svizzeri: in genere montanari, spinti da spirito di avventura e da una difficile vita agricolo-pastorale, e sulla scia di grandi tradizioni militari. Si trattava nel complesso di un numero non indifferente di uomini; molti di essi, al termine del servizio, trovavano modo di stabilirsi nel Paese. Ma, essendo essi, in genere, giovani di lingua tedesca, la popolazione non li distingueva molto dagli Austriaci o, più volgarmente, dai Tedeschi; essi, come tali, non erano bene amati e lo saranno meno per effetto della espansione degli spiriti risorgimentali. Maggiore conoscenza e simpatia si aveva per i Cantoni e le popolazioni della Svizzera francese ed in specie per la città di Ginevra, ce rtamente anche per la maggiore facilità di scambi culturali nella li ngua francese. La Svizzera romanda era, d'altra parte, anche una via abbastanza frequentata di transito per Parigi, mentre gli scambi culturali ed umani fra Italia Settentrionale e Mondo Germanico da parte sia di intellettuali sia di industriali e di tecnici, si svilupperanno essenzialmente solo nella 2a metà del XIX Secolo. Eccetto che nei riguardi di Piemontesi e Lombardi, l'interesse e la conoscenza delle popolazioni svizzere verso le popolazioni italiane erano limitate a quelli connessi alla comune religione cattolica o alla contrapposizione, per i riformati. Ciò, anche se non erano mancati contatti e utili scambi fra uomini e concorsi reciproci fra le culture dei due Paesi, ch e rimanevano peraltro fenomeni elitari 3 3

Cfr. in merito: - MAzzuccHETTI L . e l.oHNER A. L 'Italia e la Svizzera. Relazioni culturali nel Seuecento ed Ottocento. Hoepli, Milano, 1943. - Saggi di vari a utori sul nume ro uni co del Il Veltro dedicato a L e relazioni tra l'Italia e la Svizzera n. 4-5, 1967, ed in particolare: A. M. GHtSALBERTI Esuli italiani in Svizzera nel Risorgimento; G. MARTINO LA: !/ Ticino e il Risorgimento Italiano; E. MORELLI: Giuseppe Mazzini e la Svizzera; G. CALO ARI : Presenza della cultura italiana nella Confederazione; G. lEPORI: Lingua italiana e italianità nella Confederazione.


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ITALIA E SVIZZERA NEL 1848.

Naturalmente in Svizzera, e particolarmente nel Canton Ticino, nel quale le forze politiche predominanti erano repubblicane e liberali e dove era stata più attiva l'azione politica mazziniana a favore di una Giovane Europa e per una funzione di guida e di appoggio della Repubblica Elvetica a favore della riscossa degli altri popoli europei, da considerarsi come una missione doverosa da parte del popolo svizzero, trovava vasta eco il fermento che si sviluppava in Italia dopo il 1846. La prima politica riformistica di Pio IX facilitava, fra le popolazioni cattoliche, l'accettazione degli avvenimenti in Italia; mentre non mancavano altri motivi minori di avversione verso il controllo austriaco del Lombardo Veneto, quale ad esempio la controversia fra Piemonte ed Austria relativa al transito del saJe per la Svizzera. Tutti i motivi di simpatia andavano però a favore di Lombardia e Veneto indipendenti e di una affermazione di regimi repubblicani; a livello federaJe, poi, era prevalente in Svizzera la convinzione della necessità di non mettere in pericolo il raggiunto assetto interno con avventure esterne e con una violazione del principio della neutralità sancito dal Trattato del 1815, cui la Svizzera intendeva restare fedele. Come si è già ricordato, il Governo Federale rifiutava l'alleanza proposta da Carlo Alberto tramite il Generale del Genio Paolo Racchia, e l'invio di 30.000 uomini contro l'Austria; esso, anzi, cercava di contenere l'afflusso individuale di propri cittadini al Milanese dopo i moti del marzo 1848. Se il Governo Federale svizzero si manteneva riservato nei riguardi degli avvenimenti in Italia con un atteggiamento che Marx stigmatizzava fortemente 4 , molti Ticinesi ed anche Svizzeri di altri Cantoni in tervenivano individualmente a sostegno dei moti italiani. Infatti, quando a Milano, il 18 marzo 1848, avevano inizio i moti che si tradurranno nelle famose 5 giornate, fin dal secondo giorno del.la insurrezione, colonne di svizzeri, evidentemente già preorganizzate, superavano il confine e partecipavano ad azioni contro i presidi di Lecco e di Como; procedevano poi verso Milano ingrossando man mano per l'afflusso di altri volontari; possiamo ricordare fra essi la Colonna Arcioni, comandata_dal ticinese Antonio Arcioni. Il Cattaneo, nel suo scritto Della insurrezione di Milano del 1848 e della successiva guerra pubblicato a Losanna nel 1849, parla di 500 uomini capeggiati dalJ'Alle4

V ds : La Svizzera. Situazione politica di questa Repubblica, in data l.V.1853 nel volume di Karl Marx e FRIEDRlCH ENGELs,Su/ Risorgimento Italiano, (a cura di E. Ragionieri), Ed. Riuniti, Cassino, 1959 (pagine 112- 115).


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mandi, Colonnello dell'Esercito svizzero; altri autori elevano a 700 uomini 5 il numero degli Svizzeri che accorrevano allora nel Lombardo Veneto per combattere a favore dell'indipendenza italiana. Avverrà però che, quando successivamente, per l'intervento piemontese ed i contrasti tra Governo di T orino e Governo provvisorio di Milano, la guerra apparve non più destinata ad una affermazione repubblicana nella Lombardia e nel Veneto ma ad una espansione della non molto amata Monarchia dei Savoia ( che ricordiamo nel 1847 aveva appoggiato le forze conservatrici svizzere nel conflitto del Sonderbund), allora buona parte dei volontari svizzeri si ritirò. Solo una aliquota rimaneva nei ranghi dei volontari fino al ripiegamento dopo l'esito infelice dei combattimenti di Custoza (25-VIl1848); qualche isolato andava ad unirsi ai difensori di Venezia. Dopo l'insuccesso molti profughi lombardi si rifugiavano nel Canton Ticino, compreso il Garibaldi, dopo le sue operazioni in quel di Varese, provocando provvedimenti austriaci di chiusura della frontiera ad ogni scambio commerciale e l'espulsione di 2.000 Ticinesi; ciò, mentre dal Canton T icino partivano ulteriori tentativi, piuttosto maldestri, di provocare nuovi tentativi insurrezionali (moti in Val d'Intelvi del 26-X1848), che provocavano interventi di Berna per la espulsione dei profughi. . La intensa partecipazione dei radicali ticinesi al movimento nazionale italiano finiva, infatti, per preoccupare fortemente il Governo elevetico e provocare anche antagonismo, ingenerando il timore di una espansione dell'irredentismo al Canton Ticino. · Al riguardo, però, vale la pena ricordare come non vi fosse, in pratica, fra i nazionalisti italiani, alcuna volontà od aspirazione di azione politica rivolta alle popolazioni italiane del Canton Ticino. E' vero che il movimento nazionale italiano aspirava, oltre che alla libertà ed alla indipendenza, all'unità, e che, fatto eminentemente culturale, trovava alimento nel concetto di Nazione inteso come unità di lingua e di cu ltura. Tuttavia si consideravano le popolazioni italiane della Svizzera come le più fortunate in quanto esse già godevano di una libertà benignota alle altre e, praticamente, non interessate e da non interessare a trasformazioni politiche. Nel suo libro Della nazionalità italiana, pubblicato da S. Bonamici pure a Losanna nel 1846, Giacomo Durando includeva fra tutte le popolazioni italiane calcolate in un totale di 24 milioni, anche quella di 5 BoNJOUR E., Histoire de la Neutralité Suisse, NeuchAtel, 1949.


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150.000 abitanti del Canton Ticino. Ma scriveva: "Eliminiamo fin d'ora dalle nostre combinazioni la patria di Bonaparte tutta di Francia, Malta tutta degli Inglesi e con cui non vogliamo brighe, e finalmente anche il Cantone Svizzero del Ticino, italiano-eridanio è vero, ma che non potrebbe mai se non dietro liberi ed amichevoli componimenti, ritornare alla madrepatria, da cui per sua buona sorte si disgiunse tre secoli sono. Primo nostro intento quello esser dee di non complicare la nostra lite con altri stranieri che l'Austria: essa basta e soverchia".

Si è riportato integralmente il Durando perché indicativo di una esclusione delle popolazioni ticinesi da tutte le mire e attività del nazionalismo e dell'irredentismo nazionale italiano che si può considerare anche nel prosieguo, con eccezioni del tutto in significanti e soprattutto senza alcun effettivo peso nella definizione della politica estera del nostro Paese anche se, per le loro manifestazioni verbali e retoriche, finirono per influenzare negativamente le nostre relazioni con la vicina Repubblica Elvetica. ITALIA E SVIZZERA DAL 1849 al 1859

Si verificava quindi, in Svizzera, nel periodo seguente al 1848, una specie di dicotomia di interessi e di visioni politiche. Molti Svizzeri, specie nel Canton Ticino, continuavano ad esprimere con manifestazioni di ogni genere la loro simpatia per il movimento nazionale italiano. Ciò era anche agevolato dalla condizione di inferiorità politica ed economica delle popolazioni ticinesi rispetto a quelle francesi e tedesche della Svizzera, che manteneva gli spiriti di questa regione sempre su posizioni piuttosto estreme: o fortemente conservatrici o vivacemente radicali. Inoltre, con lo sviluppo di iniziative industriali e commerciali, si andavano anche intensificando gli scambi di uomini e merci fra le regioni finitime dei due Paesi. Il Governo Federale e gli altri Cantoni vedevano invece con preoccupazion e le tensioni con Vienna, provocate dalla presenza degli esuli e dalle loro attività, e tendevano, pur cercando di evitare violazioni alla propria sovranità ed al principio del diritto di asilo, a ristabilire condizioni di buon vicinato con l'Austria. La situazione divenne particolarmente grave soprattutto nel 1853, quando, dopo i falliti tentativi insurrezionali mazziniani nel Milanese, il Radetzky chiuse le frontiere verso la Svizzera ed espulse dal Lombardo Veneto tutti i Ticinesi. Il numero degli espulsi risultò elevato, andando, secondo le fonti, dai 10 ai 12 mila individui; l'arresto dei traffici ebbe gravi ripercussioni economiche.


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"LE RELAZIONI MILIT>J\J T RA ITALIA I! SVIZZERA"

Di qui, una certa diffu sione di sentimenti di irritazione e preoccupazione, specie fra le popolazioni di lingua tedesca, per le turbolenze italiane. Il Governo di Berna prendeva provvedimenti di espulsione nei riguardi del Mazzini e di allontamento dal Canton Ticino di tutti gli esuli superiori ai 18 anni. Anche la vita delle tipografie italiane di Losanna e di Capolago finì per esaurirsi piuttosto rapidamente dopo aver avuto inizi così brillanti; la calda ospitalità data al Cattaneo e ad altri trovava giustificazioni particolari. La tensione con l'Austria del 1853 e le ripercussioni che essa aveva nel Canton Ticino alimentandovi i sentimenti di nazionalità inducevano, fra l'altro, il Governo Svizzero a deliberare, nel 1855, la costruzione di fortificazioni più moderne a Bellinzona 6 . Tuttavia molti esuli e le loro iniziative trovavano ancora buon gioco nella relativa debolezza del potere centrale e nella continuazione di diverse situazioni giuridiche ed amministrative nei diversi Cantoni, eludendo spesso i provvedimenti di espulsione. Inoltre, alle pressioni governative per una minore attività dei mazziniani corrispondeva da parte di questi una vivace propaganda per un atteggiamento più favorevole della Svizzera nei riguardi dei movimenti liberali europei, indicandone come missione doverosa quella di essere culla e matrice della libertà. In quegli anni, poi, si diffondeva la deplorazione per il servizio mercenario dei cittadini svizzeri, che divenivano lo strumento delle repressioni; in particolare penosa impressione avevano fatto gli eccidi compiuti a Napoli nella repressione dei moti del 15 maggio 1848. La Costituzione svizzera di quell'anno aveva vietato la stipulazione di nuovi contratti, ma riconosciuto i contratti esistenti; ora si sviluppava un movimento di opinione contrario alla continuazione del servizio mercenario, che troverà ulteriore alimento nel 1859 per gli eccidi del 20 giugno a Perugia. Sicchè, il 30 giugno 1859, veniva approvata la legge che vietava a tutti i cittadini svizzeri di prestare servizio all'estero, a meno di un espresso consenso del Consiglio Federale. Veniva allora disposto anche lo scioglimento dei reggimenti "svizzeri" ed il ritiro delle loro bandiere, che portarono ai gravi incidenti del 7 luglio a Napoli fra Svizze ri dei reggimenti napoletani che si ammutinavano ed altri che continuavano a voler servire nei ranghi borbonici. Per quanto si riferiva al mondo militare piemontese, dopo il fallimento della campagna del 1849, l'attenzione continuava ad essere ri6 KURz H. R. , Cento anni di Esercito Svizzero, Lugano, 1891, pag. 20.


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volta esclusivamente alla eventualità di una ripresa della guerra con l'Austria. Nella documentazione dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito non esiste in questi anni alcun accenno a pianificazioni o predisposizioni difensive nè verso la Svizzera nè verso la Francia. Già nel 1848 il Gen. Racchia presentava un suo Progetto di piano di guerra per una seconda campagna di guerra contro gli austriaci (Rep. G25, b. 15, n. 1201) in cui si auspicava una unione delle forze del Piemonte, della Toscana e dello Stato Pontificio (questi ultimi due Stati avrebbero dovuto fornire , se non soldati, almeno un concorso finanziario). Veniva affermato come principio incontrastabile che la salvezza dell'Italia ed i destini della Dinastia di Savoia risiedono essenzialmente nel conquisto (sic) delle province venete, che avrebbe dovuto essere realizzato con avanzate concentriche dal Ticino, da Stradella per la destra del Po, da Bologna per le forze toscane e con operazioni della flotta nell'Adriatico. Erano fantasie offensive cui Novara e gli altri avvenimenti del 1849 porranno presto fine; negli qnni successivi studi e piani avranno esclusivamente carattere difensivo. Una commissione presieduta dal Gen. Rossi il 16.9.1850 presentava un Progetto d'organizzazione della difesa del Piemonte verso la frontiera lombarda localizzata sul Po e sul Tanaro (Rep. G-25, b. 13); progetto interessante perché i lineamenti della soluzione saranno più o meno seguiti da tutti i progetti successivi. La commissione proponeva la costruzione di un complesso di fortificazioni a cavallo dei fiumi nelle località di Alessandria e di Casale. Veniva previsto che in caso di disastro campale, si sarebbe dovuto lasciare un presidio nelle fortificazioni e "ripiegare su Torino o Genova, siti più vitali dello Stato e dove potrà meglio riaversi e ricevere soccorsi di alleati e .... dar tempo alle trattative diplomatiche ... la qual cosa richiede che Torino sia fortificata". La questione della difesa di Torino o Genova veniva approfondita nel 1853 da] Ten. Col. Giustiniani che, in sue Notes sur le systeme défensifdu Piemont (Rep. G-25, b. 15) parte dalla premessa che "il sistema difensivo del Piemonte dipende in parte dalle sue Alleanze". Anch'egli chiedeva la fortificazione delle località di Alessandria - Tortona e riteneva che in caso di guerra difensiva contro l'Austria non si sarebbe potuto coprire entrambe le città di Torino e di Genova contemporaneamente se non con l'aiuto sia della Francia sia dell'Inghilterra; nel caso di alleanza con una sola delle potenze si sarebbe dovuto scegliere fra l'abbandono di Torino o di Genova a seconda che gli aiuti potessero venire dall'Inghilterra o dalla Francia.


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" LE R ELAZIONI MILITARI T RA ITALIA E SVIZZERA"

Nel caso quasi disperato di una guerra contro Francia ed Austria unite ci si sarebbe potuti difendere solo in Genova con l'aiuto inglese anche se questa decisione risultasse penosa. Le ipotesi del Ten. Col. Giustiniani del 1853 venivano confermate da uno studio del Magg. Federici del 1854 Considerazioni strategiche sulla difesa del Piemonte verso la sua frontiera orientale (Rep. G-25, b. 15) che, peraltro, facendo riferimento alla difficoltà di sbarrare con fortificazioni le numerose linee di operazioni che gli Austriaci avrebbero potuto seguire, concludeva che "sarebbe cosa migliore incrementare l'entità e la mobilità delle forze campali e di agire offensivamente"; ma che per fare ciò sarebbe necessario disporre di maggiori mezzi di forzamento dei numerosi corsi d'acqua perché "egli è manifesto che il solo equipaggio da ponte da noi in oggi posseduto non è all'uopo bastante": riflessione che la dice lunga circa la povertà di mezzi dell'Armata Sarda. Come si è già detto, in nessuna occasione, si parlava di offese o di minacce coinvolgenti la Svizzera; il solo studio del Ten. Col. Giustiniani accennava alla possibilità di utilizzazione della Savoia come via offensiva da parte francese, oppure come zona di estremo rifugio per forze del regno che dovessero abbandonare il Piemonte. In tale ipotesi, peraltro, considerava più favorevole il teatro nizzardo in quanto accessibile ai soccorsi inglesi. Per entrambe le regioni, Savoia e Nizza, egli notava che non potevano considerarsi parte di un sistema difensivo italico. La possibilità di offese tramite la Svizzera emergono solo nel 1859, quando appariva a Milano, edito da Vallardi, una pubblicazione di notevole interesse sia per gli autori, sia per gli argomenti trattati. Si tratta del volume Studi topografici e strategici su l'Italia di Luigi e di Carlo Mezzacapo che, fatta una descrizione fisico militare dell'Italia continentale e peninsulare, ne considerava le linee possibili di difesa e di of.. fesa senza tener conto della situazione politica del momento. Il testo doveva influenzare tutte le concezioni operative successive; tanto più che i suoi autori continuavano ad interessarsi attivamente alla definizione della politica militare italiana attraverso la pubblicazione della Rivista Militare da loro edita; Luigi Mezzacapo sarà esponente militare assai influente sia come Ministro (1876-1878) sia come Presidente o Membro del Comitato di S.M. Generale (1880-1883). Nella predetta pubblicazione, supponendo il caso più complesso, cioè che fossero attaccate tutte le tre frontìere ad un tempo (cioè quella occidentale, la centrale e quella orientale delle Alpi) si diceva: "Quello cui debbesi innanzi tutto mirare nella difesa generale delle Alpi, si è di sostenersi sulla frontiera centrale.


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Forzato il passo su questa, i due eserciti messi a difesa delle altre due frontiere potrebbero trovarsi tagliati fuori dal Po; perocché le truppe nemiche che avessero superato le Alpi nel centro, troverebbonsi più prossime a quel fiume che non gli eserciti difensori i quali fossero verso le Alpi occidentali o sull'Isonzo. E però

l'esercito di riserva dovrà avere l'occbio rivolto principalmente agli avvenimenti che succedono alla frontiera centrale ..." (pag. 429).

Per la prima volta, quindi, veniva indicata l'estrema pericolosità della frontiera centrale ai fini della difesa dell'Italia Settentrionale.

ITALIA E SVIZZERA NEL 1859-1860

Il biennio 1859-60 costituì per l'Italia un periodo di quasi convulsa agitazione che sboccò, pressoché inopinatamente, nella costituzione dello Stato Unitario, alla cui completa indipendenza mancavano ora solo Roma e Venezia. Ciò veniva ottenuto, però, con l'intervento nel 1859 della Fraricia di Napoleone III, che si concludeva con l'armistizio di Villafranca (1 lVII-1859) e con l'acquisizione della Lombardia (Trattato di Zurigo, 10Xl-1859). Ma il processo risorgimentale si estendeva all'Emilia ed alla Toscana, la cui unione al Piemonte poteva essere conseguita solo con la cessione della Savoia e di Nizza alla Francia a seguito del Trattato di Torino del 24-III-1860. Seguivano, infine, la spedizione dei Mille, la battaglia del Volturno, la campagna del Cialdini nelle Marche e nell'Umbria, l'assedio di Gaeta, le annessioni plebiscitarie, la proclamazione del nuovo Regno il 17-III-1861. L'evolversi degli avvenimenti in Italia non trovava unanimità di consensi in Svizzera; infatti, fatte le debite eccezioni per la popolazione del Canton Ticino, nei riguardi di essi si verificava scarso entusiasmo nel 1859, ed ancora meno nel 1860. Nel 1859, mentre da una parte poteva apparire favorevole un ripiegamento dell'Austria dai confini meridionali del Paese e non mancava . un certo apprezzamento della volontà italiana di libertà e di indipenza, ciò che preoccupava la Svizzera era il processo di demolizione dell'Europa del Trattato di Vienna e l'intervento francese in Italia, che faceva pensare di tornare ai tempi del primo Napoleone. La costituzione di un Regno italico strettamente legato alla Francia non incontrava il favore della opinione pubblica, mentre, nei Cantoni cattolici, non riusciva gradito l'attacco allo Stato Pontificio. Si verificava allora anche un passaggio di forze francesi attraverso


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·LE RELAZIONI MILITARI TRA ITAL!A E SVIZZERA"

la Savoia, passaggio cui la Svizzera non oppose obiezioni, nonostante ciò costituisse una violazione delle disposizioni del Trattato del 1815, che la Svizzera aveva richiamato con una Nota alle varie Potenze ricordando il suo diritto di occupare la regione in caso di necessità e digarantirne la neutralità. Aveva anche un certo effetto, opposto a quello che i suoi compilatori avevano supposto, l'apparizione a Milano - il 27 luglio 1859 - di un proclama di mazziniani, che invitava i Ticinesi ad annettersi all'Italia. Esso affermava che tutta l'Italia aspirava all'unione di tutte le popolazioni di lingua italiana; solo il desiderio di libertà aveva per l'addietro, in tempi nefasti per l'Italia, indotto i Ticinesi ad unirsi ad una associazione singolare ed informe, della quale essi non erano ormai che una appendice non trattenuta da alcun legame naturale. Come si è detto, anche presso i Ticinesi entusiasti italofili questo proclama aveva invece effetto opposto a quello desiderato, mentre risvegliava i sospetti fra le popolazioni svizzere non di lingua italiana. Nel 1860, poi, la Svizzera era fortemente contrariata dalla ulteriore evoluzione degli avvenimenti. L'espansione del movimento nazionale italiano veniva a dare luogo alla formazione, al confine meridionale della Svizzera, di uno Stato di ben maggiore superficie e popolazione di quello prima supposto della sola Alta Italia, capace, si temeva, di esercitare maggiore attrazione culturale ed economica verso la regione ticinese, complicando così il problema degli equilibri interni della Svizzera stessa (v. schizzo n. 2). Ma, soprattutto, provocava preoccupazione e dispetto la cession e della Savoia alla Francia, cui la Svizzera tenterà invano di opporsi. Dopo aver rinunciato a soluzioni di compromesso, cui Napoleone III sembrava inizialmente orientato prevedendo la cessione del Chiablese e del Faucigny alla Svizzera, per sostenere il'principio della inaccettabilità della annessione alla Francia ed avanzare proprie pretese al possesso dell'intera regione come necessaria alla propria difesa (e ciò anche per la speranza di un sostegno britannico che verrà però a mancare), la Svizzera vedrà la Francia portarsi a contatto del lago Lemano e del Vallese. Il duro boccone risultava solo in parte reso più accettabile dalla accettazione francese delle condizioni imposte dal Trattato di Vienna circa la neutralità della Savoia e dalla concessione di condizioni economiche particolari che avrebbero permesso alla zona di costituire una zona franca, facilitandone gli scambi con le regioni contermini. A questa situazione particolare di diritto vigente per la Savoia, la Svizzera farà ancora riferimento il 18 luglio 1870 ricordando a tutte le Potenze che essa aveva il diritto di occupare la Savoia neutralizzata e che essa ne avrebbe fatto uso se le circostanze lo esigessero. Tale diritto sarà ricordato ancora il 4 agosto 1914 in occasione della Dichiarazione


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

svizzera di neutralità proclamata all'inizio del grande conflitto mondia-

le . Solo con il Trattato di Versaglia e l'accettazione svizzera del maggio 1919 le condizioni particolari della Savoia verranno a cessare; la Francia assumerà allora la piena sovranità politico-economico-militare sulla Savoia 7 . Le cessioni di Nizza e della Savoia 8 costituivano sacrifici penosi sia per l'Italia sia per la Svizzera vuoi sul piano umano vuoi su quello politico; ma esse dovevano avere anche ripercussioni di carattere militare che in prosieguo si sarebbero fatte sentire più vivacemente. E' interessante al riguardo il giudizio di Federico Engels, che già nel 1860 in due occasioni scriveva "il possesso della Savoia darebbe grandi vantaggi militari alla Francia nei riguardi dell'Italia e della Svizzera" (vds. allegato n. 1). Si tratta di una testimonianza dello scarso entusiasmo con cui il mondo svizzero e quello tedesco, oltre notoriamente quello inglese, avevano visto queste cessioni, ritenute anche indicative della persistenza delle aspirazioni francesi ad espandersi fino ai confini considerati naturali: della dorsale delle Alpi, e del Reno. Anche in Piemonte non mancavano preoccupazioni fra i militari per le cessioni di questi territori e per l'andamento dei nuovi confini. Il 21 marzo 1860 il Gen. Agostino Ricci esprimeva un suo Parere sopra la nuovafrontiera verso Francia dalle Alpi al mare (Rep. G -25; b. 13) raccomandando che la cessione del Nizzardo non superasse certi limiti ed evitasse di comprendere le sorgenti della Roia. Ma più interessante era lo scritto di un anonimo, che si qualificava come un Ufficiale di Cavalleria, il quale pubblicava a Pinerolo nel maggio 1860 un opuscolo dal titolo Regno italico: sue forze, sue difese (BMCI-478). Egli scriveva che il regno, in quel momento limitato alle sole regioni settentrionali e alla Toscana con 12 milioni di abitanti, sarebbe stato sempre più debole della Francia e dell'Austria, nè, nelle nuove condizioni, alcuno di questi Paesi avrebbe avuto convenienza ad intervenire contro l'altro come alleato dell'Italia; mentre non ci si poteva aspettare aiuti da Inghilterra o Russia anche se a noi favorevoli.Unico alleato possibile era la Francia "a patti però di ubbidire ai suoi voleri"; ma, allora, "potremo noi chiamare l'Italia indipendente?". "L'amicizia con la Francia è un dovere comandato dalla gratitudine 7 BECKER G. Les conjìns franco -suisses et le Trailé de Versailles, Berge r-Levrault, Nancy, Paris, Strasbourg, 1922. 8 In totale 11.679 Km2 di territorio, pari a quasi un quarto della superficie del Regno del Piemonte, esclusa la Sardegna.


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e consigliato dalla politica... ma... se l'indipendenza deve essere una verità noi dobbiamo ... provvedere alacremente alle difese". Ciò avrebbe dovuto essere conseguito aumentando le forze mobili e fortificando le frontiere. Ma il nuovo regno aveva, in quel momento, tali e tanti problemi ed una situazione finanziaria così disastrosa, che non consentivano certo l'erezione di fo rtificazioni. Con l'acquisizione della Lombardia i problemi militari del Governo piemontese si spostavano dall'area del Ticino a quella del Mincio. Per quanto si riferiva all'area dell'alto Adda, il 15 gennaio 1860, il nuovo Governatore della provincia di Sondrio, Luigi Torelli, inviava al Ministro della Guerra un suo Rapporto intorno ai Passi ed ai punti militari di difesa fra la Valtellina, la Svizzera ed il Tirolo (Rep. G-26; b. 7, n. 1445). Il Torelli, nel suo rapporto, prospettava a l Ministro i provvedimenti ritenuti necessari per la difesa dei lunghi confini della provincia, corrispondente in pratica alla Valtellina. Egli rappresentava che dallo Spluga allo Stelvio la linea di confine misurava circa 185 km. "dei quali la massima parte è confine svizzero, la minore, ma più importante nelle condizioni attuali, è linea di confine austriaco" ed era attraversata da quattro carrozzabili: tre che conducevano in Svizzera, una nel Tirolo. Ricordati l'importanza avuta dalla Valtellina nella storia ed i numerosi passaggi di corpi armati nella guerra dei 30 anni e nelle guerre napoleoniche, il Torelli esprimeva l'avviso che si dovessero distinguere le opere fortificatorie più o meno necessarie ai vari passi es istenti e quelle "che si credono necessarie si debbono costruire fin d'ora". A tale riguardo scriveva: "non essendo il nostro Erario in tali condizioni da contemplare spese per eventualità lontane, poiché tale almeno io reputo quella d'una guerra colla Svizzera. Ben diversa è la q~estione dei passi che mettono nel Tirolo". Premessa quindi una minore preoccupazione relativa ai passi con la Svizzera, tuttavia il Torelli riteneva opportuno ricordare la storia della regione, già facente parte del Ducato dì M ilano sotto i Visconti e gli Sforza e ceduta ai Grigioni nel 1515 in compenso di pretesi crediti verso Ludovico il Moro, nonché le opere a suo tempo costruite a difesa dei passi e la loro situazione attuale. Infine, egli concludeva: "I passi che si aprono dopo Ch iavenna verso lo Spluga e la Val. Bregaglia, quello di Piattamala e quello di Val di Livigno, sarebbero ora i passi indicati a scegliersi ammesso che fin d' ora si volesse pensare al caso di una guerra colla Svizzera, cosa che parmi così lontana, che forse il denaro speso per simi li spese potrebbe


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"LE RELAZIONI M ILITARI T RA ITALIA E SVIZZERA"

sembrare se non sprecato, almeno speso senza urgente necessità. Tuttavolta credo bene che si studino i passi e vengano determinati quali sarebbero a fortificarsi per ogni eventualità anche lontana".

Nei riguardi del Tirolo si diceva, invece: "Assai diversa è la questione dei confini verso l'Austria" e si suggerivano opere fortificatorie allo Stelvio ed al Tonale, l'addestramento al tiro dei valligiani, l'impianto di linee telegrafiche che collegassero la conca di Bormio ad Edolo at. traverso il colle dell'Aprica per migliorare le comunicazioni con il Comandante in Capo delle forze operanti nella pianura lombarda. In sintesi, sia ad occidente sia ad oriente, il nuovo regno dell'Alta Italia, e quello italiano che si and~va costituendo, avrebbe dovuto affrontare nuovi problemi difensivi; ma come si è detto, esso aveva, in quel momento, una situazione finanziaria così disastrosa da non consentire certamente l'erezione di fortificazioni; la difesa doveva essere garantita solo dalle forze mobili di un Esercito impegnato in una forte espansione. La Svizzera, invece, in quegli anni, poteva provvedere alla edificazione o al potenziamento di fortificazioni a St. Mauri ce (San Maurizio) presso Martigny, che assicuravano lo sbarramento dell'alta Valle del Rodano opponendosi all'accesso dalla Savoia al Gran San Bernardo ed al Sempione. Ma, prima di affrontare l'evoluzione dei rapporti di carattere militare fra la Repubblica Elvetica ed il Regno d'Italia dopo la costituzione di questo, sembra necessario parlare dei caratteri peculiari del confine fra i due Paesi e delle possibilità di carattere strategico che esso offre.


Capitolo secondo IL CONFINE ITALO-SVIZZERO, LA NEUTRALITÀ DELLA SVIZZERA E DELLA SAVOIA E LE RIPERCUSSIONI MILITARI SUL REGNO D'ITALIA Il nuovo Stato unitario italiano, con le sue estesissime coste e, alle frontiere terrestri , due grandi Paesi, Francia ed Austria, che ne condizionavano la politica ulteriore, doveva naturalmente affrontare immediatamente gravosi problemi di sicurezza militare; e ciò nelle ben note difficoltà di consolidamento interno e di ordine finanziario. Di primo acchito, l'avere alla frontiera terrestre settentrionale, o centrale, un Paese dichiaratamente neutrale come la Svizzera, di minori dimensioni territoriali e demografiche (41.324 Kmq e 2,5 milioni di abitanti), costituiva un fattore di sicurezza apprezzabile che consentiva al nuovo Regno di concentrare la sua attenzione altrove. Tuttavia, nel prosieguo, le relazioni tra i due Paesi sul piano militare andranno trovando motivi di tensione e provocando nei nostri militari non indifferenti preoccupazioni, soprattutto per le condizioni geotopografiche della frontiera e per le possibilità di azione strategica attraverso il territorio svizzero, connesse con la sua posizione nel quadro delle Potenze confinanti. Non è il caso di dilungarsi in una presentazione dettagliata del confine italo-svizzero e dei due versanti della dorsale alpina che una buona carta ci può dare a sufficienza; sembra necessario ricordare però quegli elementi e quelle caratteristiche geotopografiche che, come si è detto, hanno avuto un peso determinante nelle relazioni di ordine militare fra i due paesi. (V. carta n. 1 e schizzi n. 3a, 3b, 3c, 4, 5). Il confine italo-svizzero non seguiva.e non segue, essendo rimasto sempre praticamente invariato, linee di carattere naturale o etnico; esso ha carattere esclusivamente politico ed è conseguente ad avvenimenti e situazioni storiche evolute soprattutto nel XVI secolo nelle relazioni fra i Cantoni meridionali svizzeri (Vallese, T icino, Grigioni) e le regioni italiane confinanti (Piemonte, Lombardia, Venezia). Esso, seguendo limiti di passate circoscrizioni feudali o comunali locali, ha quindi un andamento spesso tortuoso e complesso, non rispondente


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POLITICA, GEOORAFIA E PROBLEMI MILITARI

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certamente a criteri di sicurezza reciproca 1, Partendo dal M. Dolent (ad est del M. Bianco) fino alla zona dello Stelvio (P.zo Umbrail fino al 1918; ora al Piz Lat) esso è lungo circa 700 Km e corre per soli 220 km sulla dorsale elevata e difficile delle Alpi Centrali (Pennine e Lepontine ad ovest, Retiche ad est). Per la parte rimanente se ne distacca in più punti per creare salienti che si svolgono per ben 397 km sul versante italiano e per 92 km sul versante svizzero. I due salienti italiani, delle valli di Lei e di Livigno, nelle Alpi Retiche, sono di minore interesse ai fini delle comunicazioni e di eventuali operazioni militari. Tutti i cinque salienti svizzeri, invece, in maggiore o minore misura, conferiscono rilevanti possibilità offensive verso il nostro Paese: - il saliente di Gondo o di Val di Vedro permette un controllo assoluto del Passo del Sempione e dell'accesso alla Valle dell'Ossola (F. Toce); - il grande saliente del Canton Ticino, spingendosi profondamente sul versante padano fra Lago Maggiore e Lago di Como e giungendo col Mendrisiotto a meno di 50 km da Milano, permette il controllo indisturbato di importanti passi alpini sull'alto e moltiplica sul basso le possibilità di passaggi della frontiera in terreni facili; - il saliente della Mera o di Val Bregaglia permette di scendere rapidamente a Ch iavenna, tagliando le comunicazioni con lo Spluga, e di qui su Colico nel l'alta Valle dell'Adda; - il saliente di Val Poschiavo consente di puntare a tagliare agevolmente, a Tirano, le comunicazioni della Valtellina tra Sondrio e Bormio e di aprirsi il passo verso il Colle dell'Aprica e la conca di Edolo in Val Giudicaria; - infine il saliente di Val Monastero, per quanto minacciato da quello italiano di Val Livigno, permette aggiramenti a breve raggio delle difese (Giogo di S. Maria e Passo di Frach) allo Stelvio e di marciare, quindi, sia verso la Valtellina sia verso la Val Venosta. Il confine, là dove corre sulla dorsale o su contrafforti difficilmente percorribili, garantisce sicurezza; ma i numerosi salienti a favore della Svizzera moltiplicano i passi percorribili: da controllare per evitare le sempre fiorenti attività del contrabbando, o da difendere in caso di conflitto. Mentre poi alle ali, fra Valle d'Aosta e Lago Maggiore e fra Lago di

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Le innumerevoli contestazioni per minuti particolari del confine vennero risolte solamente dopo un lungo lavoro di Commissioni di delimitazione che, inizialo nel 1913 e poi sospeso per lo scoppio della I Guerra Mondiale, fu ripreso solo nel 1923, condotto a termine nell'anno 1933 e sancito con la Convenzione stipulata a Berna il 24 luglio 1941.


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Como e lo Stelvio, le condizioni difensive sfavorevoli per l'Italia trovano una qualche attenuazione per l'esistenza dei rilievi che dal M. Rosa si spingono sulla destra della Val D'Ossola, e delle impervie dorsali delle Prealpi Orobie che corrono lungo il versante meridionale della Valtelli na; nel settore éentrale, invece, il confine si spinge fino alle basse colline fra Lugano e Varese ed alle porte di Como. Anche i solchi lacustri e fluviali del versante meridionale, con il loro andamento generalmente perpendicolare alla dorsale alpina, costituiscono un elemento meno favorevole; la regione fra Ticino ed Adda adduce poi direttamente alla sezione del Po compresa fra Casale e Cremona ed a quella Stretta di Stradella, considerata dal tempo della battaglia di Fornovo (1495) il perno della difesa dell'Italia, quale punto di frattura fra difesa della Valle Padana e quella della Penisola. Nel territorio svizzero, anche ammesso il nostro raggiungimento della dorsale alpina con l'occupazione del Canton Ticino, ulteriori penetrazioni si presentano difficili: sia per la maggior profondità del versante montano, sia per l'andame nto a quinte trasve rsali e le difficoltà delle Alpi Bernesi e di Glarona e poi delle Prealpi Svizzere e delle Alpi Bavaresi, sia - infine - per l'andamento dei principali corsi d'acqua. Ad ovest del nodo oroidrografico del Gottardo, infatti, eventuali penetrazioni tendono ad essere dirottate dall'alta val le del Rodano verso il lago di Ginevra ed il Giura franco-svizzero mentre ad est le valli del Reno anteriore e posteriore e quella dell'Inn spingono le penetrazioni verso la stretta di Sargans ed i monti del Voralberg, ad oriente dell'Altopiano Svizzero. Al di là della conca di Andermatt, a nord del S. Gottardo, si spingono solo difficili comunicazioni per le valli dell'Aare (dopo il superamento dei passi della Furka e del Grimsel) e della Re uss, che presentano strozzature ed adducono a zone lacustri trasversali, di notevole ostacolo. Dunque, dal punto di vista mil itare, la frontiera italo-svizzera presenta caratteristiche del tutto negative per l'Italia, particolarmente per le azioni possibili dal Canton Ticino. Infatti, i due tratti laterali di frontiera sulle Pe nni ne e sulle Retiche, per quanto negativi, trovano compensazione negli sbarramenti in profondità; mentre quello centrale consente la condotta di operazioni in forza, particolarmente dopo che, con il m iglioramento delle comunicazioni stradali e ferroviarie del S. Gottardo (1882) si è reso possibile, da parte svizzera, l'affiusso rapido di forze ingenti alla zona Locarno Lugano - Bellinzona. Esistono certamente alcuni fattori di qualche peso anche a nostro favore. Uno è rappresentato dalla possibilità di esercitare azioni volte a


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recidere alla base ed al centro il saliente ticinese agendo dai nostri due salienti: ad ovest, dell'alta valle del Toce (V. Antigorio, Val Formazza e Val Vigezzo); e ad est, del Liro (V. San Giacomo) e per il Passo di S. Iorio. Si tratta però di azioni difficili se non condotte di sorpresa e se destinate a scontrarsi contro una difesa ben predisposta ed efficiente. L'altro fattore di maggior peso, nei riguardi della possibilità di contrapporsi con successo ad una offensiva avversaria dal Canton Ticino verso Milano, è costituito dalla nostra possibilità di far affluire forze concentricamente - da ovest, da sud e da est - attraverso la ricca rete di comunicazioni della Valle Padana e di concentrare masse superiori contro quelle eventualmente sboccate dal saliente ticinese nell'aperta pianura. Ma questa possibilità non sarebbe attuabile qualora il grosso delle forze italiane fosse fortemente impegnato ad Oriente o ad Occidente, sull'arco alpino o nella pianura. In tal caso una minaccia esercitata nel settore centrale, dal saliente ticinese, si presenterebbe con caratteri di estrema gravità: per la difficoltà di contrapporvisi tempestivamente e sufficientemente; per la prossimità di obiettivi primari; per il suo carattere avvolgente rispetto al grosso delle forze italiane impegnate ad est o ad ovest. Oltre alla minaccia costituita dal saliente ticinese, il territorio svizzero presentava, ad eventuali nostri avversari, altre possibilità, per quanto di minore pericolosità. Soprattutto dacché la Savoia era passata sotto la sovranità della Francia, questa, in caso di conflitto con l'Italia, poteva cercare di estendere la sua fronte di attacco e di esercitare una pericolosa azione avvolgente risalendo l'alta valle del Rodano per invadere l'Italia non solo per il Gran San Bernardo ma anche per il Sempione e, dopo l'apertura delle comunicazioni per il passo della Furka, perfino per il Gottardo e la valle del Ticino, violando così la neutralità della Savoia. Così, ad Oriente, fino al 1918 cioè fino a quando l'Austria ebbe il possesso dell'Alto Adige, questa avrebbe potuto facilitare una offensiva dallo Stelvio e dal Tonale verso la Valtellina e la Val Giudicaria aggirandone le difese passando per le valli svizzere dei Grigioni ed i passi mal difesi di quel confine. E' vero che queste azioni avrebbero violato la neutralità svizzera e, la prima, anche quella della Savoia, stabilite dal Trattato del 1815; ma, in' entrambi i casi, si trattava di passaggi di forze attraverso regioni periferiche della Svizzera. Sicchè si poteva sempre temere che circostanze interne ed esterne potessero impedire alla Svizzera di impegnarsi a fondo per garantire la neutralità ed opporsi a queste violazioni. E' da dire che consimili passaggi attraverso zone periferiche della


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" LE RELAZIONI Mli,ITARJ TRA lTALIA E SVIZZERA"

Svizzera potranno apparire possibili, in particolari circostanze che considereremo nel prosieguo, anche alle Autorità italiane nel caso di eventuali nostre operazioni offensive contro la Francia in combinazione con la Germania alleata. Non ci si nascondeva, peraltro 1 le difficoltà dell'impresa sia per le asperità del terreno e successivamente anche per le difese predisposte da parte svizzera; era una impresa che si riteneva possibile essenziaimente qualora le pressioni interne ed esterne esercitabili da parte tedesca avessero reso la Repubblica Elvetica praticamente consenziente. In questo caso la possibilità di attraversamento della Svizzera avrebbero potuto consentire due possibilità: - o di estendere le nostre azioni offensive (attraverso il Moncenisio, il Piccolo San Bernardo, la Tarantasia e la Moriana) verso il fronte Grenoble - Albertville con altre avvolgenti per il Gran San Bernardo, il Sempione e l'alta valle del Rodano, in modo da sboccare in forze nella regione di Lione; - oppure di avvalersi delle numerose linee di penetrazione e di arroccamento attraverso il territorio svizzero per portarsi al confine nord occidentale della Svizzera ad investire, in combinazione con le Armate tedesche alleate, le posizioni del Giura Franco-Svizzero e della famosa Trouè de Belfort, concorrendo alla battaglia decisiva sul Reno. Va detto chiaraminte, poi, che, nonostante le condizioni topografiche del confine così negative, le preoccupazioni delle nostre Autorità Militari non erano destate tanto dalle minacce esercitabili da parte della Svizzera, sulla cui volontà e sul cui interesse a mantenere la neutralità generalmente si confidava, quanto da quelle esercitabili attraverso il suo territorio dalle altre grandi Potenze confinanti. Si è' detto che generalmente si confidava nella volontà e nell'interes- . se della Svizzera ad osservare la neutralità; ma si temeva che essa non potesse in certe circostanze garantirla, oppure che il quadro politico esterno ovvero le stesse complessività della costituzione interna della Confederazione potessero indl!rla a non contrapporsi decisamente a violazioni perife riche del suo territorio, che non fossero tali da minacciare la sua esistenza o il grosso delle sue forze arroccate nel ridotto del Gottardo o sull'Altopiano svizzero. Si era ben convinti, dunque, che la neutralità svizzera fosse a noi favorevole e che la sua osservanza fosse a noi conveniente; ma si paventava ogni possibilità che la Svizzera stessa non potesse garantirla. Preoccupavano poi tutti quei sintomi o quelle opinioni che, nella Svizzera medesima, erano indicativi di una minore volontà di osservarla. Veniva riconosciuto che la politica interna della Svizzera era influenzata essenzialmente dalle pressioni interne ed esterne dell'elemento te-


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desco e di quello francese , mentre non mancavano, nella libera Svizzera, uomini e forze politiche orientati a vedere ed a chiedere politiche più attive di quelle ancorate al mantenimento della neutralità. Di fatto , nel primo ventennio di questo secolo, una netta prevalenza dell'elemento tedesco nella popolazione, nelle attività economiche, negli organi di informazione e, soprattutto, nelle sfere militari, finirono per preoccupare le nostre Autorità politiche e militari per il caso di un possibile schieramento della Svizzera al fianco di nostri avversari oppure di un suo atteggiamento piuttosto consenziente verso loro iniziative. Dinnanzi a tali prospettive acquisivano, allora, grande rilevanza tutte quelle caratteristiche negative della frontiera italo-svizzera che abbiamo sinteticamente ricordato.


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Capitolo terzo

ITALIA E SVIZZERA DALLA COSTITUZIONE DEL REGNO D'ITALIA ALL'INGRESSO DELLE TRUPPE ITALIANE IN RO MA (1861-1870)

I primi anni del nuovo regno d'Italia furono molto difficili. E' noto come il Governo fosse assillato dai problemi del consolidamento interno: da quello di organ izzare una efficiente amministrazione uniforme a quello di ristabilire l'ordine pubblico, dalle difficoltà di ordine finanziario a quelle di carattere religioso. Anche le Forze Armate e soprattutto l'Esercito Italiano, costituito il 4-V-1861 per trasformazione dell'Armata Sarda, dovevano affrontare infiniti problemi, sotto tutti gli aspetti della loro organizzazione. Mentre, per il momento, gli ordinamenti e la dottrina dell'Esercito Piemontese venivano estesi a tutto il nuovo organismo, il maggiore problema era costituito dall'assorbimento nei Quadri degli Ufficiali degli Stati preunitari, compresi quelli che in antecedenza prestavano servizio nell'Esercito Austriaco, e dell'Esercito Garibaldino. Sono note le diatribe del tempo circa le vere o supposte ingiustizie allora perpetrate nei riguardi dei membri di quest'ultimo; ma, mentre esse furono probabilmente esagerate per i contrasti politici esistenti, sembra doversi considerare come le esigenze prioritarie del momento non potessero permettere molto diverse alternative. Ciò, tanto più che l'Esercito continuava ad essere impegnato nelle operazioni repressive dei moti ftloborbonici e poi di semplice brigantaggio nell'Italia Meridionale. A maggiore distanza di tempo si può osservare come ciò che ebbe a costituire l'elemento più grave fu il fatto che l'ambiente culturale e la preparazione professionale di Quadri di così diversa provenienza, ed in parte cospicua promossi dai sottufficiali, non erano certamente elevati. Erano robusti lo spirito patriottico, la disciplina, il senso del dovere, la prontezza verso il sacrificio; ma scarsa la preparazione di Comandanti e Stati Maggiori. Ciò era aggravato anche dal fatto che i migliori uomini fossero spesso chiamati a compiti di carattere politico e diplomatico privandone l'Esercito, e dai frequenti cambiamenti nelle destinazioni e negli incarichi.


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" LE REl, AZIONI MILITARI TRA ITAUA Il SVIZZERA"

La politica estera e quella militare erano dominate, oltre che dai problemi interni, dalle aspirazioni alla liberazione di Roma e Venezia, rese necessarie anche dalle pressioni del Partito d'Azione. Ma ciò poneva l'Italia in contrapposizione con due delle maggiori potenze militari del tempo, a lei confinanti. Il nuovo regno, che aveva una superficie di circa 240.000 kmq ed una popolazione di quasi 22 milioni di abitanti, confinava, infatti, a Nord-Ovest per 487 km con la Francia, paese di oltre 36 milioni di abitanti, di superficie quasi doppia e grande floridezza economica, con un forte esercito ed una potente forza navale seconda solo alla Gran Bretagna. A Nord-Est era l'Austria con quasi 38 milioni di abitanti, incuneata profondamente con il possesso del Veneto e dei distretti mantovani nella pianura padana, ostile per i recenti avvenimenti e risoluta a contrapporsi ad ulteriori perdite. In questa situazione, la presenza della Svizzera neutrale, che, il 30III-1861 , era stata uno dei primi Paesi a riconoscere il nuovo Stato, lungo i circa 700 km del confine settentrionale, costituiva garanzia di sicurezza e motivo di rapporti di buon vicinanza. Questi, nel complesso, non risultavano turbati dalle manifestazioni di nazionalisti senza grande peso politico. Provocavano peraltro, una vivace reazione in Svizzera le dichiarazioni parlamentari di Nino Bixio che, il 29 giugno 1862, aveva detto (Atti Cam. Dep. n. 692, p. 2679): "Aspettate un anno, due anni; come volete adesso, senz'avere organizzato l'armata, senza la marina militare, seoz'avere le fortificazioni di Ancona cbe ora si stan facendo, cacciarvi io una guerra che può essere l'ultima? E se la farete per il Ticino, tirarvi addosso la Svizzera; se per il Tiro.lo e per le coste adriatiche, la Confederazione germanica? So bene che anche questo si potrebbe fare da un partito; ma non da un Governo, il quale ha l'obbligo di assicurare, con tutti i provvedimenti della forza e della prudenza, l'esito favorevole della guerra che intende intraprendere. Ma quando io penso che, cominciando una guerra rivoluzionaria e senz'al leanza, occorrerebbe di prendercela colla Francia per la Corsica e per Roma, coll'Inghilterra per Malta, colla Germania e colla Svizzera per gli altri paesi che ho accennati, io dico che ci vuole un ardi mento al di sopra della natura umana, ed io fin là non ci vado".

Safft interruppe: "La Svizzera non vuol cedere il Ticino" e Bixio: "Quando saremo forti ce lo prenderemo e allora sarà finita".

Né aveva soddisfatto la risposta del M inistro degli Esteri italiano, Giacomo Durando, che, pur dando assicurazioni della mancanza di


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qualsiasi disegno per il Canton Ticino, aveva aggiunto, con ingenua imprudenza, che: "Se mai in un rivolgimento politico generale, possibile in avvenire, qualche parte della Confederazione avesse dovuto riunirsi alla sua Madrepatria e se avessi allora una qualche influenza sull'andamento delle cose, mi sforzerei di ricercare altrove una compensazione per la Svizzera in modo che il suo territorio non fosse diminuito".

Sulla questione del Canton Ticino non esiste nella nostra documentazione militare del tempo alcuna altra testimonianza se non ancora uno scritto, sempre del Bixio, che, allora Comandante della Divisione di Alessandria, in uno studio circa le fortificazioni da realizzarsi 1 proponeva un suo sistema di fortificazioni terrestri da considerarsi valido anche in caso di ulteriore espansione del nostro territorio. Veniva affermato infatti: "In questo modo, riuscendo costituito il generale sistema della nostra difesa, il Nizzardo, il Canton Ticino, il Tirolo italiano, il Veneto, l'Illiria, l'Istria, la Dalmazia, Roma, la Corsica e Malta potranno o ad un tratto o separatamente, rientrare nei confini politici della propria nazione, senza richiedere modificazione alcuna che tenda a variare il sistema generale de lla esposta dupplice (sic) nostra difesa, che anzi trarrà da esse sempre maggiore formidab ilità. Mentre tutte le su rammentate provincie potranno richiedere delle misure di garanzia in centri a parte, solo il Veneto esiggerà (sic) invero una particolare considerazione, ma avutolo (sic) non dovremo crear nulla di nuovo. L'esistente suo sistema di piazze, innanzi aila destra della nostra base generale, provvede nei paesi che più vi si allontanano, ed i posti che guardano l'Illirio ci servirebbero d'appoggio in operazioni offensive, intese fuori della nostra naturale frontiera orientale".

Ma è noto come il Bixio, almeno nell'ambiente dell'Esercito, non godesse di grande ascendente nè di peso politico; il testo riportato ce lo indica uomo d'azione, certamente non di penna o di idee. Nel corso di questo primo decennio di vita del regno, la politica estera sabauda continuava ad essere orientata ad una collaborazione con la Francia di Napoleone III per contenere i temuti ritorni offensivi austriaci. Naturalmente l'alleanza con la Francia non consentiva la soluzione della questione romana con mezzi militari; di qui, nel 1862, i fatti di Aspromonte e, nel 1864, il trasferimento della capitale a Firenze dopo la stipulazione della Convenzione del settembre 1863 da parte del 1 Gen. N INO B1x1o Del perno strategico d'A /essandria per rapporto al sistema di difesa dello S1ato (Rep. G-25; b. 15, n. 1208).


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·LE RELA4IONI MILITAR I TRA ITALIA 1, SVIZZERA"

Ministero Minghetti. Successtvamente, sempre in accordo con la Francia, il La Marmora aderirà alle iniziative del Bismarck e ci si avvierà agli accordi ed alla guerra del 1866. Le operazioni di questa guerra praticamente non ebbero ripercussioni nei rapporti fra Italia e Svizzera, sicché le misure da qu esta adottate per il presidio dei confini risultarono superflue e furono be n presto abbandonate. E' da dire, peraltro, che la guerra del 1866 e quella successiva franco-prussiana del 1870 dovevano avere grande ripercussione sulla Repubblica Elvetica. Come scrive il Kurz2: "la sconfitta niilita re dell'Austria nel 1866 sconvolse tutte le nostre posizioni strategiche, rimaste immutate dal Medio Evo, quando non esistevano che due potenze, la Francia a Ovest e l'Austria a Est, mentre a Nord e a Sud il nostro paese confinava con piccoli e medi Stati. A partire dagli anni '60 del XIX secolo - l'era bismarckiana - la Confederazione si trovò circondata da 4 potenze monarchiche, e una di esse, la Prussia, divenne la più forte dell'Europa Centrale, a spese dell'Austria. F u così che le nostre linee calde si modificarono passando da quelle dell'asse Francia-Austria a quelle fra la Francia e la Germania. Lo sfondo strategico della nostra difesa venne completamente ricostruito e ri mase valido per le ultime tre guerre europee e mondiali".

Ciò che il Kurz non dice è che il successo del Risorgimento italiano e quello della politica prussiana costituivano, oltre che una negazione dell'assetto europeo stabilito dal Congresso di Vienna, anche il trionfo del principio di nazionalità, con le ovvie ripercussioni in uno Stato plurinazionale ove le comunità maggiori, quelle di lingua francese e di lingua tedesca, vedranno con animo diviso la contrapposizione fra Berlino e Parigi, ed il movimento pangermanico potrà presentarsi in qualche momento con ben maggiore pericolosità di quello italiano. Per quanto si riferisce all'Italia non è qui il caso di ricordare le deficienze dell'azione di Comando che influenzarono così negativamente l'andamento delle operazi oni nel 1866. Ciò, malgrado lo sforzo compiuto dal Paese e dall'organismo militare, che, a soli pochi anni dalla sua costituzione e nonostante l'impegno per la sicurezza interna, avevano dato vita ad una Armata forte di oltre 200.000 uomini in 6 Corpi d'Armata. E' noto come i nostri soldati, nei combattimenti sostenuti, si batterono bene; ma nel loro complesso le sfortunate operazioni terrestri e 2 KuRZ

H. R., Op. cit., pag. 25.

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marittime, oltre a provocare malessere all'interno, finirono per indurre a giudizi fortemente negativi anche fuori d'Italia, che gravarono a lungo sulla stima che politici e militari stranieri, compresi quelli svizzeri, ebbero sulla validità ed efficienza delle nostre Unità. Ciò non doveva mancare di avere influenze negative, aggravate poi dopo il 1896 dalle ripercussioni della sconfitta di Adua e, rtèl 1912, dalle difficoltà in cui ci venimmo a trovare per concludere le nostre operazioni in Libia. Per quanto si riferiva al 1866 sono note le divergenze fra il La Marmora ed il Cialdini circa la condotta delle operazioni. Ciò avveniva nonostante che, negli anni precedenti, non fosse mancato lo studio di una pianificazione relativa afl'ipotesi di una guerra con l'Austria. Anzi, tutte le nostre documentazioni del tempo, ci confermano che questa era l'unica ipotesi considerata. E' del 18-II-1862 un Piano strategico di guerra per la rivendicazione delle Province Venete del Col. Ignazio Calono (Rep. G-25; b. 15); altro piano è quello del Magg. Garbi del 1864 Piano di campagna contro l'Austria pel recupero del Veneto (Rep. G-25; b. 15). Già nel 1860 e così nel 1866 erano stati fatti studi per la difesa della nuova frontiera fra lo Stelvio ed il lago di Garda, mentre nel 1864 sempre il Magg. Garbi aveva presentato un suo progetto di Attacco del Tirolo dalla parte della Val Tellina, Val Camonica e Val Sabbia (Rep. G-25 ; b. 7). Circa questa parte montana della frontiera una memoria del 1866 (Rep. G-25; b. 13) chiariva come fossero considerate le sole offese partenti dal territorio del Tirolo partendo dall'inviolabilità del territorio svizzero. In quegli anni era stata nominata, con decreto del gennaio 1862, una Commissione Permanente per la difesa generale dello Stato che aveva come primo compito di studiare in qual modo l'ltalia avesse a disporsi a difesa dagli attacc,hi possibili dall'Austria che le condizioni politiche di quel tempo accennavano sola potenza aggreditrice della nostra Penisola (Rep. G-25; b. 13, n . 850). La Commissione aveva iniziato i suoi lavori, visti peraltro in una chiave esclusivamente difensiva; ma in essa si verificavano subito discrepanze circa la maggiore importanza da attribuire alle piazze da costituire specie nell'interno (se Piacenza o Bologna), e sulla costituzione di una terza piazza a Casalmaggiore o Modena o altrove. Sentiti i Comandanti di Armata le discrepanze, anzichè risolversi, si aggravavano; sicché si decideva di approfondire e rivedere gli studi relativi alla difesa dei passi alpini e delle zone dell'interno affidandole a vari membri ed infine ad una sottocommissione ristretta. Nelle direttive alla sottocommissione, per quanto si riferiva al confine italo-svizzero, veniva previsto che:


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"LE RELAZION I MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

"si dovranno guardare, in uno dei modi indicati all'Articolo 1 [fortino permanente, oppure piccole fortezze , oppure semplici opere in terra da eseguirsi in caso di minaccia di guerra] i varchi accessibili alle artiglierie, cioè i passi del Sempione e S. Gottardo, delle Valli Bragaglia e Poschiavo".

La Sottocommissione riferiva solo il 2 febbraio 1866, ed i risultati definitivi erano infine inviati al Ministro della Guerra il 6 aprile 1866, quando le ostilità con l'Austria erano ormai imminenti. Circa la frontiera delle Alpi verso la Svizzera il rapporto (Rep. G-25; b. 13): "propone l'occupazione con opere permanenti delle seguenti posizioni: - Fuentes, al capo settentrionale del lago di Como; - Varese, sul lago di tal nome; - Feriolo o Gravellona, per intercettare la strada del Sempione. Osserva però che le opere permanenti costrutte a Fuentes e Varese sarebbero di poco effetto per impedire un'invasione da lla Svizzera quando non si chiudesse il passo traversale dalla Valtellina alla Val Trompia pel colle d'Aprica. La Sottocommissione riconosce in massima l'opportunità di tutte le designate proposte nello scopo soprattutto di seguire le istruzioni della Commissione di difesa di cui al para. 5; ma considerando il grande interesse che la Svizzera ha a conservare la s·u a neutralità nelle lotte tra le Potenze d'Europa per cui difficilmente occorrerà il caso di vederla intervenire in una guerra contro l'Italia e ritenendo che avvenendo un caso consimile sarà molto più conveniente per l'Italia di invadere le regioni svizzere che sono al di qua delle Alpi per portarsi a d ifenderne le sommità, anziché di attendere il nemico a lla sottostante frontiera, ha unanimamente opinato che non sia il caso di custodire con opere permanenti il confine svizzero".

Circa la Frontiera delle Alpi verso la Svizzera, in corrispondenza della Valle d'Aosta, poi, "la Sottocommissione si associa alle proposte che vengono fatte per migliorare le fortificazioni di Bard ed occupare più fortemente le posizioni dominanti, cioè: - costruire un'opera permanente sull'alt ura di Albard di Bard collo scopo di battere un'insenatura della valle distante 2500 a 3000 metri; - costruire un Corpo di G uardia difensivo al passo di La Con; - costruire un Corpo di Guardia difensivo con ponte levatoio al bivio formato dalla vecchia colla nuova strada".

Il rapporto della Commissione risultava, però, superato dagli avvenimenti della guerra del 1866 sicché il Ministro, con un dispaccio del 3 dicembre 1866, invitava la Commissione stessa a completare il piano estendendolo anche alle province del Veneto recentemente annesse ed a fornire intanto, con sollecitudine, il suo parere su alcuni quesiti


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parziali. Come vedremo, la Commissione presenterà il suo rapporto definitivo solo nel 1871. Intanto, aJ confine svizzero non venivano eseguite opere di alcun genere e le raccomandazioni della Commissione erano praticamente ignorate. I rapporti fra Italia e Svizzera si mantenevano intanto su livelli di buon vicinato, mentre si andavano intensificando i rapporti commerciali fra i due Paesi e quelli di transito fra Germania ed Italia. Per facilitarli, nel 1868 aveva luogo a Berna una Convenzione Internazionale con la partecipazione di rappresentanti svizzeri, italiani e tedeschi, che auspicava la costruzione di un collegamento ferroviario attraverso il S. Gottardo con l'apertura della relativa galleria. La questione della sicurezza al confine italo-svizzero doveva arrivare ad una svolta dopo il 1868. In quegli anni, dopo i fatti incresciosi del 1867 (Men tana), si profilava per la prima volta la possibilità di conflitti con la Francia; ed in conseguenza la possibilità che questa potesse esercitare azioni offensive violando la neutralità della Savoia e della Svizzera per avvolgere da settentrione le nostre difese ai passi alpini occidentali avvalendosi delle linee di operazioni del Gran San Bernardo e del Sempione, nonché successivamente anche del S. Gottardo dopo l'apertura di comunicazioni per il passo della Furka. Nello studio eseguito, appunto nel 1868, dal Cap. Marchesi e dal titolo Studi preliminari sulla difesa italiana nell'ipotesi di una invasione francese (Rep. G-25 ; b. 15, n. 1212) si considerava che la Francia, impegnata politicamente sul Reno, non avrebbe potuto impiegare contro l'Italia più di 300.000 uomini; che essa non avrebbe potuto conseguire risultati decisivi con offensive da Roma papale verso Firenze o con sbarchi dal mare, ma avrebbe operato con offensive alla frontiera occidentale e prevalentemente attraverso i Passi del Cenisio e Monginevra e dal Nizzardo, poiché l'offensiva dalla Savoia per il P. S. Bernardo porterebbe alla Valle d'Aosta, linea di operazione lunga, eccentrica e facilmente sbarrabile con un ammodernamento del Forte di Bard. Era tuttavia considerata la possibilità di azione francese anche attraverso là Svizzera e si proponeva l'esecuzione di ricognizioni e la compilazione di monografie delle possibili linee di operazione attraverso le Alpi Occidentali, estendendole a quella parte del confine della Svizzera che dalla valle del Rodano porta alla pianura lombarda attraverso i passi del Sempione e del S. Gottardo. In particolare, al riguardo si concludeva: "Le Alpi di Svizzera, io quella parte che potrebbe giudicarsi attendibile alle inva-


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·LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

sioni francesi, ha fra tutte le regioni dell'Alpi il carattere il più aspro, il più dirupato ed il più selvaggio. In essa, pertanto, quando vengano guardati quei pochi sbocchi definiti da notissime vie non può rimanere fuori dei medesimi apprensioni di sorta di operazioni militari, pèrò l'escludere la apprensione anche su questi sbocchi parmi poco prudente. La commissione di difesa nell'esaminare le proposte fatte· per lo sbarramento dei medesimi esprime l'opinione che la Svizzera, avendo troppo interesse a tenersi nella neutralità non debba in una guerra contro di noi temersi il suo intervento e ne conclude che meglio si convenga, anziché sbarrare gli sbocchi provenienti da essa, invadere, in caso di pericolo, le regioni della Confederazione che sono al di qua delle Alpi per portarsi a difendere la sommità anziché attendere il nemico alla sottostante frontiera. Tale ragionamento potrebbe accettarsi se dovesse solo partirsi dagli interessi peculiari della Svizzera, ma ognuno comprende che la sua neutralità può essere fa cilmente violata, e la storia ci fa fede che non sono di simili barriere che arrestino i piani d'una Nazione potente, facile in guerra a sacrificare tali riguardi al suo supremo interesse militare. Quanto poi alla opportunità per noi di portare occorrendo la difesa a lle creste delle Alpi svizzere, io sono ben lungi dal niegarlo, ma chiedo se sarà probabile che gli uomini militari d'Italia, i quali suppongono non potersi te ntare dalla Francia la violazione del territorio d'un paese neutrale, possano ed osino consigliare tale violazione a noi, in un momento in cui l'inimicarsi una potenza di confine potrebbe essere un passo dannoso sia sotto l'aspetto politico che sotto il riguardo militare; nè su tali argomenti debbasi d imenticare che nella generalità dei casi è naturale che l'assalitore abbia più arditezza di concetti del difensore. Per queste ragioni io sostengo che a noi importa custodire il confine svizzero e che occorra di ritenere i suoi sbocchi in quel proporzionato grado di valore che le riflessioni militari possono dare ai medesimi".

Successivamente, il 6 dicembre 1869, veniva presentato lo studio Difesa italiana sulle Alpi di confine svizzero, sempre del Marchesi, divenuto ora Maggiore e accompagnato nelle ricognizioni dal Luogotenente di SM Ponza di San Martino (Rep. G-25; b. 15, n. 1214). Lo studio anzitutto forniva una descrizione ed esaminava le possi bilità di condotta di operazioni militari sui seguenti itinerari; - Varese - colle del S. Gottardo - Hospental; - Valle Alto Rodano - Passo della Furka - Hospental; ; Via del Sempione fra Domodossola e Brieg; - strada da Aosta e Martigny per il colle del Gran San Bernardo. Esso poi dava notizie sulle opere di fortificazione esistenti in Svizzera, e specialmente su quelle di S. Maurizio (St. Maurice) e Bellinzona. Esso, infine, cercava di rispondere ai quesiti che erano a fondamen to dell'elaborato, cioè: se, attraverso il Vallese e la Savoia e con una violazione della neutralità svizzera, fosse possibile ed utile alla Francia


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condurre operazioni offensive dalla Valle del Rodano per i Passi del Sempione e del Gottardo verso l'Italia; quali difficoltà naturali esse avrebbero potuto trovare; ed infine quale opposizione avrebbero potuto fare gli Svizzeri con le loro fortificazioni di S. Maurizio e Bellinzona. Doveva verificare anche l'opportunità per una nostra difesa di spingersi oltre confine alle dorsali alpine o altri ostacoli. La conclusione dello studio era che "qualunque sia l'opportunità strategica che in date ipotesi, un'invasione proveniente da Occidente potrebbe trovare a prender la via del Vallese o del Furka per venire dal Sempione o dal Gottardo in Italia, essa non può effettuarsi per le dette vie (anche astrazion fatta delle complicazioni politiche che opererebbe) quando gli Svizzeri vogliano appena difendere la loro neutrali tà; e stanno a comprova di questa asserzione le fatte descrizioni dei luoghi, l'en umerazione delle difese che gli Svizzeri possono fare, il valore delle posizioni di S. Maurizio, l'apertura della via strategica del Furka che dà un potente mezzo alla difesa della Confederazione nel Vallese, e finalmente l'apprezzamento delle difficoltà che riscontre rebbero le grosse masse dell'invasione a sussistere combattere e svilupparsi in una continua stretta di parecchi kilometri per poi superare luoghi ancora più squallidi e poveri e dove incontrerebbero difese italiane assai prima di raggiungere l'obiettivo dei piani Lombardi. Se la Svizzera si fa alleato del nostro aggressore le cose prendono naturalmente un altro aspetto e l'aggressore, qualunque sia la poco favorevole condizione dei luoghi, potrà indubbiamente trovare nel Yallese una linea di operazione interna per giungere per buon tratto al coperto a quegli sbocchi delle Alpi che portano ai luoghi più fertili e ricchi de lla pianura italiana".

Circa l'atteggiamento e le fortificazioni della Svizzera l'autore giustamente notava come a noi non interessassero tanto gli argomenti dibattuti fra gli Svizzeri circa la costituzione di un ridotto difensivo, quanto la cap'acità di garantirsi da violazioni della neutralità e di impedire il passaggio di aree periferiche della Svizzera medesima. "Fra i militari svizzeri si agita tu ttavia la questione sull'opportunità di un gran ridotto che serva a centro militare, a deposito federale ed all'occorrenza a rifugio dell'Esercito. Senza entrare nel merito della questione si può asserire che i sostenitori di un tale concetto ragionano sotto un punto di vista troppo esclusivamente tecnico-militare, perdono di vista le circostanze particolari della Svizzera, fantasticano sul tema della difesa contro un'invasione straniera, mentre questa è la cosa meno temibile, e del resto fanno i calcoli al di sopra delle forze finanziarie che la Svizzera suol consacrare al bilancio delle cose di guerra. Gli è sulle parti eccentriche e salienti della frontiera che la Svizzera deve portare la sua attenzione, giacché se il nem ico passasse senza ostacolo queste parti, qualunque fosse per essere l'attitudine di concentramento nell'interno che essa


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prendesse a nulla ciò gioverebbe, impe rciocchè la neutralità del territorio svizzero sarebbe stata violata".

L'autore conve niva quindi con la tesi del Dufour 3 circa l'esigenza di chiudere le porte e rendere i passi così difficili che non vi sia opportunità per alcun esercito straniero di violare fa neutralità. Egli poi continuava: "A noi quindi interessa considerare solo le fortificazioni esiste nti a S. Maurizio ed a Bellinzona". Dall'esame compiuto risultava che le fortificazioni di S. Maurizio potevano considerarsi idonee ad uno sbarramento della valle del Rodano da tutte le provenienze. Le fortificazioni a Bellinzona, invece, rivolte verso Sud, avevano scarsa consistenza ed avrebbero potuto essere superate abbastanza agevolmente se non sostenute da ingenti forze mobili. Ma l'autore affermava, esponendo le sue conclusioni per ciò che riguardava la difesa italiana, che: "A noi non conviene in alcun caso, neanche in quello di ostilità della Svizzera, la violazione del confine della Con federazio ne:

3 Il G en. Guglielmo Enrico D1ifour (l787-1875), nato a Costanza ma figlio di ginevrini, quale ufficiale del Genio aveva prestato servizio nell'Esercito Francese durante il periodo napoleonico, successivamente entrò a far parte del corpo istruttori dell'Esercito Svizzero segnalandosi sempre per le sue attività. Nominato Comandante dell'Esercito Federale nella guerra civile del Sonderbund conseguì la vitto ri a a favore delle forze governative con operazioni rapide che permisero il successo con pochissime perdite per entrambe le parti facilitando così la riconciliazione nazionale . Negli anni successivi partecipò attivamente alle discussioni politiche e militari relative all'opportunità di erigere fotificazioni e dove. Esistevano, in fatti, in Svizzera due teorie: una che professava doversi realizzare un ridotto montano che avrebbe dovuto garantire il successo difensivo e la sicurezza dell'Altopiano Svizze ro; l'alt ra, sostenuta dal Oufour, che affermava essere questa idea incompatibile con una difesa integrale del territorio e della neutralità. Per questa corrente di opinione le fortificazioni dovevano avere anche valore dissuasivo, facendo apparire più difficile lo sfruttamento di que lle linee di operazioni periferiche alla Svizzera ma che offrivano possibilità di sfruttamento alle potenze viciniori per le loro eventuali contese, evitando così un loro interesse alla violazione della neutralità ed il coinvolgimento della Svizzera nei conflitti. In questo spirito, la Svizzera deUbererà la costruzione di fortificazioni a Lutziensteing sul Re no (stretta di Sargans) con funzione di separazione fra Austria e Baviera e soprattutto a San Maurizio nell'alta valle del Rodano con funzione di separazione fra forze francesi ed italiane. In tempi successivi si provvederà alla costruzione di fortificazioni al S. Gottardo. Con diverse interpretazioni le concezioni della difesa periferica e al ridotto possono dirsi aver mantenuto la loro validità fino ai giorni nostri, dando luogo a soluzioni operative impostate sull'una o sull'altra concezione, o, più spesso, su una combinazione delle due: prima difesa periferica con obiettivo essenzialmente dissuasivo; difesa ad oltranza nel ridotto in caso di sviluppo inopinato e sfavorevole del conflitto alle frontiere.


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1°) perché la Svizzera può disputare passo a passo il nostro avanzarsi oltre confine e che quindi, per poter tentare una simi le operazione ci occorrerebbero forze superiori a quelle che a noi sia possibile di spingere innanzi per le difese avanzate; 20) perché le creste dei monti non presentano in genere i grandi caratteri di buone posizioni difensive come noi le cercheremmo; 3°) perché sia queste posizioni alle creste che quelle che noi potremmo trovare nel territorio svizzero (come p. e. Brieg) sono troppo lontane dal centro delle nostre difese; 4°) perché (e questa ragione avrei dovuto metterla per prima) a noi quando temessimo una invasione da Occidente sarebbe dannosissimo vuoi sotto l'aspetto politico che sotto quello militare l'inimicarsi una potenza limitrofa. Che se si fa l'ipotesi della Svizzera nostra alleata o semplicemente, ferma nella difesa della propria neutralità, bastano in questo caso le forze della confederazione a proteggerci contro l'invasore che violando il suo territorio e passando per esso vo Iesse ve nirc in Italia».

Circa la non convenienza di portare la nostra difesa oltre confine gli autori annotavano però che "tale opinione è ristretta al tratto di confine che si è riconosciuto, essendo che ricognizioni in altre parti possono forse portare a conclusioni diverse". In sintesi, lo studio non considerava affatto la possibiJità di nostre operazioni offensive e, come detto, escludeva anche l'utilità, in qualsiasi ipotesi, di nostre avanzate in territorio svizzero per portarsi su posizioni difensive più favorevoli; esso, anzi, affermava l'utilità di una Svizzera ferma nella sua neutralità come e lemento bastevole a garantire l'arresto di una offensiva da Occidente attraverso il suo territorio.

In conclusione, nel decennio 1861-1870 l'attenzione dei militari italiani era rivolta esclusivamente a problemi più gravi e pressanti; circa il confine con la Svizzera, la costruzione di opere ridotte ai passaggi più importanti de l Sempione e del S. Gottardo erano viste soprattutto in relazione ad eventuali operazioni offensive francesi verso il nostro territorio. Anche le proposte minime di costruzioni difensive finivano per essere disattese e non veniva predisposta a lcuna pianificazione operativa relativa al confine svizzero. Si riconosceva come a noi favorevole la neutralità della Svizzera sebbene non sì avesse molta fiducia nella possibilità o nell'impegno qi quest' ultima di garantirla, specie nei riguardi delle vie periferiche della Savoi a e del Sempione; tuttavia non si riteneva conveniente una violazione della neutralità da parte nostra anche solo per raggiungere la dorsale alpina e costituirvi qui la prima linea di difesa.


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Capitolo quarto LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA DALLA GUERRA FRANCO-PRUSSIANA ALL'INGRESSO DELL'ITALIA NELLA TRIPLICE ALLEANZA (1870-1882)

La guerra franco-prussiana del 1870 costituì un momento di grande crisi nel mondo politico europeo e di profondi mutamenti negli . orientamenti militari, i quali coinvolsero tutti i Paesi europei, anche se non partecipanti al conflitto, e le loro Forze Armate. La Svizzera allora mobilitava per evitare violazioni della sua neutralità, soprattutto in corrispondenza dei suoi confini settentrionali; abbiamo già ricordato come, allo scoppio delle ostilità, essa richiamasse anche l'attenzione delle Potenze su l suo diritto di occupare la Savoia. Questa poteva considerarsi lontana dal teatro del confronto fra Francesi e Tedeschi; ma, in Svizzera veniva allora temuto anche un in gresso nel conflitto dell'Austria, per rivalersi della sconfitta del 1866, e dell'Italia, per i legami della politica sabauda con la Francia. Non solo, veniva addirittura sospettato che l'intervento italiano potesse essere agevolato da promesse francesi di revisione dell'assetto delle frontiere a spese della Svizzera medesima, attraverso il sostegno a nostre rivendicazioni sul Canton Ticino. Erano timori del tutto infondati, come è dimostrato dalle comunicazioni del Nigra, nostro Ministro a Parigi, al Ministro degli Esteri del tempo, Visconti Venosta, che testimoniano l'assenza di qualsiasi disegno politico o militare al riguardo 1 • Essi, però, erano indicativi dei sospetti che si erano ben radicati, nei riguardi del persistere di disegni di espansione italiana verso il Canton Ticino. E' noto invece come in Italia, il desiderio del re Vittorio Er;nauele II e di altri per un intervento a favore della Francia trovasse in molti fattori (soprattutto in quello finanziario) un efficace contenimento, ecome venisse colto il momento per risolvere la questione romana. 1 V. in allegato n. 2 la lette ra del Nigra del 16-VII- 1870(da M .A.E. Doc. Dipl. lt.,I Serie, voi. Xlll, n. 178, pag. 104-107).


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Era la soluzione di un problema nazionale e territoriale prioritario, ma che avrebba avuto come conseguenza un grave isolamento politico del nostro Paese con cui, per diversi motivi, erano in contrasto o comunque su posizioni di scarsa amicizia se non di aperta e minacciosa ostilità: sia l'Austria, sia la Francia, sia infine tutto il mondo cattolico, interno ed esterno, compreso quello svizzero. Sul piano militare la guerra del 1866 e quella del 1870 avevano largamente impressionato, circa la superiorità della organizzazione militare prussiana, trovando studiosi e imitatori in Italia come altrove. Si passava dagli eserciti relativamente piccoli, semipermanenti, agli eserciti costituiti da grandi masse di cittadini-soldati come in Svizzera o coscritti a ferma relativamente breve secondo il modello prussiano. Il grande sviluppo industriale e tecnologico consentiva forti aumenti degli armamenti. L'esito delle guerre avrebbe dovuto essere deciso da campagne costituite da una successione rapida di grandi battaglie sostenute in tempi relativamente brevi, nelle quali partiva enormemente favorito il contendente che poteva realizzare tempestivamente una forte superiorità iniziale, attraverso celeri operazioni di mobilitazione e di radunata. Per il movimento di forti masse e la loro alimentazione era necessaria la piena utilizzazione delle linee di comunicazione rotabili e, soprattutto, ferroviarie, le cui caratteristiche erano attentamente studiate e definite con la collaborazione dei militari. Ma la dipendenza dalle ferrovie attribuiva alle operazioni un certo carattere di rigidezza; mobilitazione e radunata basate sui trasporti ferroviari dovevano essere accuratamente predisposte. Di qui nasceva l'orientamento a definire dettagliati Piani Operativi ed a predisporre tutti i movimenti cercando di contenere al massimo i tempi. Le autorità militari dei vari paesi seguivano attivamente, stimolavano e controllavano lo sviluppo delle vie di comunicazione, proprie e dei paesi vicini; veniva previsto di ostacolare la manovra ayversaria interdicendo i grandi assi di comunicazione con fortificazioni permanenti che dovevano essere sempre aggiornate nelle coperture e negli armamenti. La fiducia nella fortificazione permanente sarà consolidata dalla prolungata resistenza della piazza di Plewna nel conflitto russo-turco (1877-78), mentre le possibilità offerte dalla fortificazione campale con la combinazione fra trincea e reticolato con il fuoco delle mitragliatrici risulteranno abbastanza evidenti nella guerra russo-giapponese del 1905, e saranno avvertite appieno solo nella guerra '14-'18. Sicché, nella seconda metà del secolo XIX, i grandi assi rotabili e soprattutto le ferrovie costituivano i fattori fondamentali posti a base


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dei piani e delle predisposizioni difensive. Ciò doveva essere soprattutto vero per le operazioni da condursi attraverso il sistema alpino, nel quale, in certe zone, erano scarse o limitate o addirittura nulle la viabilità minore e la percorribilità fuori strada.

I grandi solchi vallivi, i passi e le comunicazioni rotabili e ferroviarie che li percorrevano o che si andavano aprendo per soddisfare le crescenti esigenze economiche di pace, costituivano naturalmente le ben determinate linee operative; sui contrafforti montani di queste comunicazioni, sfruttando le posizioni più favorevoli ad una economica difesa venivano stabilite le opere fortificatorie, accuratamente studiate e prescelte, dati il costo ingente della loro costituzione e gli oneri per il loro armamento, presidio e mantenimento. E' anche il periodo, questo posteriore al 1870, dello sviluppo degli Stati Maggiori e della formulazione dei grandi Piani, che, come è noto, finiranno per influenzare anche la politica delle Grandi Potenze. Vi è infatti chi attribuisce una gran parte della responsabilità dello scoppio della I Guerra Mondiale alla rigidità di quei Piani, ed in particolare di quello germanico, che imponeva una pronta eliminazione delle forze francesi per permettere poi di rivolgersi ad Oriente, contro quelle russe. E' da considerare, peraltro, che, in molti casi, gli SS.MM. finivano per moltiplicare i loro Pian i secondo ipotesi e priorità che trovavano poi molte variazioni in relazione al mutare delle prospettive politiche. Del resto molti di tali Piani risulteranno superati dagli avvenimenti e, nella politica europea fino al 1914, prevalse la volontà di garantire la pace, tutelando la propria sicurezza attraverso il mantenimento di un equilibrio politico e militare. Per quanto si riferisce alla Svizzera, questa, nella 2" metà del XIX secolo, vedeva la sua economia sv ilupparsi notevolmente attraverso la trasformazione dell'economia da agricola ad industriale; da paese di emigranti esso diveniva, anzi, verso la fine del secolo, paese di immigrazione. Le comunicazioni rotabili e ferroviarie venivano moltiplicate, ricercandosi sempre, peraltro, di salvaguardare le esigenze di sicurezza militare. Nel 1874 veniva approvata una nuova Costituzione che stabiliva un servizio militare obbligatorio per tutti i cittadini e che conferiva agli organi federali (Consiglio e Assemblee) maggiori poteri nei riguardi delle attività connesse con la sicurezza nazionale. Le spese militari erano largamente dibattute sulla stampa, mentre molti uomini politici avevano anche gradi elevati nelle forze armate;


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sicché il Governo otteneva abbastanza facilmente l'approvazione delle spese militari ritenute necessarie. In particolare, oltre a maggiori cure date all'armamento ed all'addestramento, in quegli anni lo sviluppo delle fortificazioni diveniva sistematico. Infatti, oltre a quelle già esistenti, si dette vita ad un imponente complesso di fortificazioni su tutti i versanti del grande nodo oroidrografico del S. Gottardo, destinato a: costituire parte del ridotto; garantire l'accesso al Canton Ticino e la possibilità di bloccare operazioni offensive italiane verso il Cantone medesimo; in tempi successivi, opporsi a tentativi italiani di unirsi ai Tedeschi per operare congiuntamente contro i Francesi. Con le fortificazioni erano predisposti presidi permanenti e rinforzi di unità locali di prontissima mobilitazione. Anche in Italia le nuove esigenze di adeguamento delle strutture militari erano fortemente sentite ed anche largamente dibattute in Parlamento 'ed in pubblicazioni di più o meno larga diffusione; era un dibattito vivace che trovava il suo stimolo sia in una certa libertà lasciata anche ai militari di esprimersi pubblicamente su questi argomenti, sia nella difficile situazione finanziaria che imponeva di fare delle scelte oculate. La pubblicistica odierna ha considerato abbastanza approfonditamente gli argomenti discussi in quel periodo, nonché le proposte ed i provvedimenti presi, in tutti i settori di attività, particolarmente dai Ministri Ricotti Magnani e Ferrero. Ricordiamo in particolare Fortunato Minniti, Massimo Mazzetti, Giorgio Rochat, Lucio Ceva, le cui opere sono citate nella Bibliografia. Gli stud i, perallro, si sono rivolt i µiuttosLo ad approfondir~ l'e volu zione degli ordinamenti e le questioni connesse con il personale, da quello del reclutamento e della formazione dei Quadri a quello della coscrizione e della durata della ferma. Inoltre, essi fanno riferimento soprattutto ad atti pubblici Prarlamentari ed a pubblicazioni, mentre è mancata una ricerca ed una esposizione sistematica dei Piani e degli Studi operativi compiuti dall'Esercito a monte ed a giustificazione di quelle attività e di quelle scelte. Noi abbiamo fatto un esame della documentazione operativa disponibile presso l'Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito, limitatamente all'argomento che ci interessa, ricercando cioè tutti i riferimenti relativi alla Svizzera ed al confine italo-svizzero, in verità sempre piuttosto scarsi. Nei primi anni dopo il 1870 le nostre relazioni con l'Austria erano abbastanza distese, nonostante rimanessero sempre difficili; mentre era vivace il risentimento francese per il mancato sostegno nella guerra contro la Germania e per quello che era considerato l'affronto romano.


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In Italia si ritenevano soprattutto possibili azioni militari francesi dopochè, verso il 1874-75, la Francia si fosse riavuta dalla crisi del 1870; perciò nel periodo 1871-73, ci si preoccupava di organizzare tempestivamente una difesa abbastanza efficiente, basata su fortificazioni e forze mobili. F. M. Fasolo 2 nel 1872 scriveva molto assennatamente "L'Italia non è in grado di fare una guerra di aggressione e gli Italiani ora pensano a tutte altre cose. Ma può l'Italia essere chiamata ad una guerra ed attaccata... Quale stato potrebbe attaccarci? ... Dato uno sguardo agli Stati confinanti troviamo che la Svizzera non ha potenza di nuocerci: dunque la guerra minacciosa di sventura per noi non potrebbe venirci se non dalla Francia e dall'Austria". In sintesi, dall'esame delle numerose opere del tempo appare come, per la difesa dell'Italia, fossero considerate una d[fesa esterna o periferica, costituita da opere fortificate ai paesi alpini e sulle coste, ed una difesa interna. La difesa periferica avrebbe potuto avere solo funzione ritardatrice, per consentire e tutelare le lunghe nostre mobilitazione e radunata e permettere l'individuazione dei grandi assi di sforzo avversari; ma la guerra sarebbe stata decisa da grosse battaglie sostenute dalla forze appoggiate a grosse piazze della difesa interna. Di qui, l'enfasi posta nella identificazione di quello che avrebbe dovuto essere il nostro ridotto centrale, che alcuni vedevano a cavallo del Po, altri a cavallo dell'Appennino Tosco-Emiliano, ed altri ancora attorno alla nuova Capitale, Roma, facilmente attaccabile anche dal mare. Può dirsi iniziatore di queste discussioni sulla maniera più opportuna di impostare una difesa, il Colonnello del Genio G.B. Bruzzo 3 , il quale, nelle sue Considerazioni scriveva: "nella sua parte settentrionale l'Italia confina con Stati potenti ed un tratto della frontiera è verso la Svizzera, stato neutrale, che col tempo, potrà non più esserlo". Dopo di lui, interverranno molti altri., ma l'unico altro autore che ricordava la Svizzera era un anonimo (in realtà Antonio Brignone) che, nel suo Sulla difesa degli Stati in generale e dell'Italia in particolare (Rivista Mil. It. del febbraio 1871), considerando difficile una invasione in forze dal mare, sottol ineava l'esigenza di una difesa al confine terrestre, contro le due potenze formidabili confinanti direttamente (Francia e Austria) e quella veramente colossale (la Germania), e di non do2

F. M. FASOLO - La difesa dello Stato considerata relativamente all'oroidrografia del Paese ed all'indole delle guerre odierne, Verona, 1872. (B.MC.). 3 G. B. BRUZZO Considerazioni sulla difesa generale d'Italia, Firenze, 1870; Sulla necessità di provvedere alla difesa d'Italia, Napoli, 1870 (BMC).


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versi tener conto della neutralità Svizzera, la quale può essere facilmente violata. Egli, quindi, nell'ipotesi in oggi ammissibilissima che la neutralità della Svizzera possa essere violata dalla Germania prevedeva di erigere fortificazioni in corrispondenza di tutti i passi alpini percorsi da rotabili. Egli poi considerava le difficoltà di difendere le frontiere aperte con complessi fortificati e forze mobili ed indicava come aperte quella al confine orientale sull'Isonzo, da Cormons al mare, e quella corrispondente al saliente ticinese. Nei riguardi di quest'ultima egli scriveva, alla pagina 45: "Mi resta ora a parlare dello sbocco cbe ancora resterebbe aperto alle strade dello Spluguen e di S. Bernardino che si riuniscono a Bellinzona in territorio svizze ro e discendono in Italia per varie strade rotabili; ma siccome noi non possiamo porta rci in alto nelle due valli percorse dalla strade, questo tratto di confine vorrà essere da noi considerato come ape rto ed i mezzi ad impiegarsi verranno indicati tosto che pa rleremo della difesa delle frontiere aperte. Osserviamo qui solo di passaggio che la Svizze ra essendo potenza neutrale noi non abbiamo alcun interesse a violarne il territorio; se l' interesse sarà del nemico che ci movesse gue rra, è pro babile che avremo la Svizzera alleata ed in tal caso il patriottismo e il valore di questa eroica popolazione ci saranno di valido compenso a questo inconveniente di configurazione del confine ed i suoi sforzi varranno bene a contras ta re questa unica porta aperta; ma nel caso peggiore noi avremo sempre il mezzo di entrare noi stessi in Svizzera prima che sia invasa ed allora noi ci porteremo rapidamente in alt.o delle valli e là sarà veramen te il caso, con opere occasionali, rovina di strade e con grande concentramento cli truppe di provvedere ad una ostinata di fesa. Quando la Svizzera ancora ci fosse nemica ci troveremo allora ne l caso di una frontiera aperta, di cui imprendo adesso a trattare per a pplicarla essenzialmente a l confine orientale da ·Cormons sull'Isonzo a Latisana presso il mare Adriatico".

Egli poi, circa la difesa della porta aperta al confine Ticinese, alla pagina 109 continuava: " ... non resta più che a provvedere per la difesa interna contro un'invasione che provenga dal la interposta frontiera svizzera la quale, come già si disse, si estende dal passo del Gran S. Bernardo a quello del Maloia. Io rip eterò qu i che contro un'invasione di ta l fatta la difesa migliore che abbia l'Italia sta nell'alleanza de ll'eroico popolo svizzero, il quale saprà ben resistere nelle sue montagne contro ogni sforzo dell' Allemagna fino a che noi possiamo raccogliere tutti i nostri mezzi e portarci in suo aiuto in quel la difficile contrada; ma se in un periodo o nell'altro de lla guerra la lotta dovesse essere trasportata nella pianura de l Po, io dico francamente che sarebbe una vera imprudenza di volerla contrastare sul territorio di riva sinistra, imperocché la stessa grande su-


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periorità di forze, di abilità e di valore che ci avesse obbligati a ritirare le nostre truppe dalla Svizzera trionferebbe ben più facilmente in questo territorio aperto, piano dove non vi ha un ostacolo territoriale abbastanza importante nè una posizione difensiva atta ad essere potentemente fortificata per piazza di manovra".

Per il caso, quindi, di uno sbocco in piano delle operazioni di un avversario proveniente dalla Svizzera, l'autore vedeva la necessità di un sistema difensivo che potesse bloccare le tre linee di operazione Piacenza - Parma - Modena - Bologna, Casalmaggiore - Parma - Modena Bologna, e Mantova - Borgoforte - Bologna. Combinandosi opportunamente con le difese disposte verso la Francia e verso l'Austria, veniva, in pratica, indicata Bologna come il perno del sistema difensivo. Una prima fase di questa discussione si concludeva il 12 agosto 1871 quando la Commissione permanente per la difesa generale dello Stato, istituita nel 1862 ed i cui lavori erano stati interrotti per la guerra del '66 e poi per quella del '70, presentava finalmente la sua Relazione al Ministro della Guerra, che la inviava al Parlamento per la discussione e l'approvazione della spesa. La Relazione, in pratica, prevedeva una grande molteplicità di fortificazioni alle frontiere ed all'interno. Per quanto si riferiva al confine svizzero, essa prevedeva una difesa incompleta in quanto politicamente parlando, la nostrafrontiera verso la Svizzera non può ess ere minacciata per la guarentita neutralità di questo Stato. Venivano pertanto considerate come necessarie solo la costruzione di forti a Gravellona, Fuentes ed all'Aprica, e la costituzione di una Piazza di Varese, con compiti e spese indicati in allegato n. 3, per una somma complessiva di 25,6 milioni di lire. E' da dire subito che, nel prosieguo, per effetto delle restrizioni finanziarie e delle riduzioni apportate in sede parlamentare, anche le fortificazioni richieste per il confine svizzero non vennero affatto eseguite, oppure vennero ridotte a minime predisposizioni da attuarsi esclusivamente al Sempione. In questo stesso periodo erano dibattute anche le questioni relative alla apertura di nuove gallerie sulla dorsale alpina per faciJitare le comunicazioni ferroviarie. L'apertura della galleria del Frejus (1871) aveva permesso di collegarci al sistema ferroviario francese e migliorato le comunicazioni con la Francia; molteplici erano gli interessi economici che premevano per la realizzazione di collegamenti ferroviari anche con la Svizzera e la Germania.


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Come si è già ricordato, nel 1868 era stata tenuta una conferenza internazionale per l'apertura di una galleria al S. Gottardo che era stata seguita nei tre anni seguenti da trattative per gli accordi circa il finanziamento, che risulterà a carico dell'Italia per 45 milioni e della Germania

e della Svizzera per 20 milioni ciascuna. Tali stanziamenti saranno poi elevati di altri 10 milioni per Italia e Germania e di 8 per la Svizzera. A fine secolo poi la ferrovia sarà nazionalizzata dalla Svizzera a seguito di accordi piuttosto laboriosi. Vi erano poi pressioI1i da parte di interessi del Comasco e della Valtellina per l'apertura, in alternativa o in parallelo, di una comunicazione ferroviaria per lo Spluga. Per l'importanza assunta dalle ferrovie nei riguardi delle mobilitazioni e della condotta di grandi operazioni la questione di queste costruzioni era dibattuta anche sul piano militare . In merito vi erano opinioni assai difformi. Il Gen. Menabrea era favorevole alla apertura delle gallerie del Frejus, del Sempione (che sarà aperta solo nel 1906) e dello Spluga ritenendo anche facile poterle interrompere in caso di necessità. Il Maggiore Francesco Ramonda, in Una pagina sulla difesa e l'avvenire d'Italia, Torino, 1871, era favorevole aJla galleria del Gottardo e non a quella dello Spluga in quanto più lontana dall'Austria e tale da unire Italia e Germania, entrambe interessate ad interporsi tra Austria e Francia. La galleria diveniva addirittura/aro dell'accordo ji'a Germania ed Italia. Sulla questione, il 28 marzo 1872, il S. Ten. di S.M. Giuseppe Bellati presentava al Comando del Corpo di S.M. sue pregevoli Considerazioni militari (Rep. G-26; b. 7). In esse il Bella ti notava la delicatezza della frontiera centrale italiana, già indicata dal Mezzacapo, fra Se1npione e Brennero; prendeva quindi in esame le possibilità di operazioni militari attraverso le Alpi Lepontine e le linee operative dell'Ossola (F. Toce), della Val Leventina (alto Ticino), della Valtellina (Adda). Ricordata poi l'importanza delle strade ferrate per la condotta delle operazioni, l'autore affermava che: "- il possesso e libero esercizio di una strada ferrata da parte di un contendente è assai vantaggiosa, quind i la ferrov ia de lla Spluga sarebbe stata per noi migliore di que lla del Gottardo, la cui galleria è tutta in territorio svizzero; - le linee ferroviarie più utili sono quelle che corrono parallelamente alla frontiera e non quelle penetranti; anche sotto questo aspetto la ferrovia dello Spluga sarebbe stata più favorevole".

Egli esponeva poi altri motivi a favore della ferrovia dello Spluga ri-


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spetto a quella del Gottardo. Sarebbe stato, quindi, preferibile costruire la ferrovia dello Spluga e non quella del Gottardo; ma il problema essendo stato già pregiudicato per la concessione data alla ferrovia del Gottardo, "le ragioni suesposte avevano valore solo in quanto che ren-

devano evidente la necessità di procedere alla costruzione della linea ferrata dello Spluga". E' noto peraltro come la ferrovia dello Spluga, nonostante il periodico ripetersi di iniziative volte alla sua costruzione, non sia mai stata realizzata; e ciò essenzialmente per gli ostacoli di ordine militare frapposti dalle Autorità svizzere che non hanno gradito la costruzione di una ulteriore galleria (oltre quella del Sempione) con controllo di entrambi i Paesi al vertice del saliente del Liro, mentre hanno via via aumentato la potenzialità della ferrovia del Gottardo, completamente da loro controllata e difesa dal complesso imponente di fortificazioni del nodo oroidrografìco. In questo periodo, poi, aveva inizio da parte del Corpo di Stato Maggiore italiano una attività, per quanto embrionale, di carattere informativo per raccogliere informazioni sugli Eserciti dei Paesi confinanti e soprattutto per disporre di monografie descrittive delle possibili linee di operazioni a cavallo ciel sistema alpino. Circa le informazioni sulla organizzazione, la dottrina, le forze degl i Eserciti l'attenzione era prevalentemente volta verso gli Eserciti austriaco e francese; soprattutto, verso quest' ultimo cli cui, come si è eletto, si temevano iniziative dopo il 1875, dopoché si fosse ripreso dalla crisi della sconfitta del 1870. Circa l'Esercito svizzero in realta non si sapeva molto cli più di quanto non fosse riferito dalle pubblicazioni ufficiali (Feuille Federai) circa le discussioni in Consiglio Federale o dalle comunicazioni della nostra Legazione. L'Esercito, infatti, non disponeva a Berna di alcun Addetto Militare; quello di Parigi era accreditato anche a Berna ed a Bruxelles. Nel periodo 1871-74 venivano eseguite da Ufficiali di S.M. numerose ricognizioni degli itinerari a cavallo delle nostre frontiere alpine che si traducevano in una serie di pregevoli Memorie a carattere monografico su valli, passi e itinerari alpini, compresi quelli che interessavano la Svizzera. Molti di essi, verso le frontiere austriaca e svizzera erano compilati dal Capitano Giuseppe Perrucchetti, da solo o con altri 4 • Maggiore sviluppo avevano però gli studi della Sezione topografica 4

In allegato n. 4 un elenco delle monografie interessanti il confine italo-svizzero.


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA'

militare, relativi alla difesa delle Alpi Occidentali; essa pubblicava nel 1874 una serie di monografie concernenti le valli del confine francese che, nelle loro conclusioni, mettevano in luce le difficoltà di operazioni offensive italiane verso la Francia. Fra esse, anche una Monografia della Valle d'Aosta (Dora Ba/tea) dell'ora divenuto Capitano Giuseppe Bellati, dell'anno 1872, nella quale si considerava la possibilità di integrare le operazioni tra Francia e Italia per questa valle con altre dalla Svizzera in Italia o viceversa per il Passo del Gran San Bernardo. La monografia si concludeva con il suggerimento di potenziare le fortificazioni di Bard e le comunicazioni ferroviarie con la Valle d'Aosta per migliorare le nostre possibilità offensive. In questi anni le idee prevalenti in merito al confine italo-svizzero risultavano espresse in maniera coordinata ed autorevole dal Col. Giovanni Sironi, insegnante alla Scuola di Guerra di Torino nel suo Saggio di geografia strategica pubblicato a Torino nel 1873, che concludeva "essere la neutralità del territorio elvetico di importanza grandissima e può considerarsi come un vero vantaggio dal lato militare''. Veniva esclusa, quindi, qualsiasi iniziativa volta a violarla; non veniva nascosto però che "Posto il caso poco probabile di una lotta fra Svizzera ed Italia, la situazione strategica di questa, per quanto dipende dall'elemento geografico, sarebbe anticipatamente compromessa; primo obiettivo dell'esercito italiano sarebbe certamente l'impadronirsi di tutto il versante tìno alla cresta, non solo per potersene valere come prima barriera difensiva e per impedire lo sbocco e la gi unzione delle colonne assalitrici, ma altresì per potere tentare l' offensiva nell'altro versante".

Gli studi operativi per la difesa del Pa~se facevano un piccolo passo avanti nel 1874, con il Decreto del 7-V-1874 che determinava le attribuzioni ed i compiti del Presidente del Comitato di Stato Maggiore Generale. Come è noto alla carica era stato nominato il Gen. Cialdini che, non soddisfatto dei compiti solo consultivi, finirà per declinare l'incarico; tuttavia, soprattutto per l'attività del Segretario del Comitato, il Col. Carlo Corsi, gli studi e le conseguenti relazioni inviate al Ministro della guerra ricevevano un deciso coordinamento ed un certo impulso. Costituiscono documenti basilari ed interessanti del momento la definizione delle Ipotesi di guerra presupponibili (Rep. G-24; b. 47) 5 . Per ognuna delle Ipotesi indicate venivano poi definiti i lineamenti degli studi ulteriori da compiere per arrivare alla determinazione dei piani operativi possibili. 5

Vds. allegati n. 5, 6, 7.


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In particolare, per il caso della Offensiva Nord-Ovest cioè di una offensiva italiana verso la Francia, considerata possibile solo in concomitanza con una Germania alleata, veniva richiesto di definire il valore strategico della Svizzera e la possibilità di occupare Nizza e Savoia. Anche nel caso della Offensiva Nord, cioè di Italia ed Austria e forse anche Francia e Russia collegate contro Germania, veniva richiesto di considerare il valore strategico della neutralità della Svizzera, adombrando così la possibilità o la convenienza, nostra od altrui, a sue violazioni nella direzione nord-sud o viceversa. In base a queste direttive venivano compiute, negli anni immediatamente seguenti, ulteriori ricognizioni e compilate Memorie relative alle varie ipotesi, che venivano man mano inviate al Ministro della Guerra, soprattutto in vista di definire le località di radunata dei relativi piani di mobilitazione. In particolare, il 30 marzo 1875, veniva inviata al Ministro un Fascicolo K Memoria direttiva per guerra eventuale contro la Francia dell'anno 1874 (Rep. G-24; b. 48; anche in Rep. O.M.; b. 296), che prevedeva varie ipotesi e operazioni, strettamente limitate al confine italo-francese. Ma veniva altresì compilata, sempre nel 1874, una Memoria I -Parte Prima - Offensiva italiana contro Francia, (Rep. G. 24; b. 47; anche in Rep. O.M.; b. 296) nella quale si contemplava la possibilità di integrare le azioni offensive per la Mariana e la Tarantasia con altre percorrenti valli della Savoia, nonché la convenienza a percorrere la via più diretta del valico del Bonhommes e la valle dell' Arve per realizzare al più presto il congiungimento delle forze italiane con quelle tedesche.Si trattava però di attraversamenti che porterebbero di rompere la neutralità che il trattato del 1815 concedeva a quella zona degli Stati del Re di Sardegna. Veniva quindi asserito "Non fu ancora di plomaticamente defi nito quale valo re abbia conservato questa neu tralità o come si debba intendere dopo le circostanze mutate in senso opposto, cioè dopo la cessione della Savoia alla Francia. Su questo punto ci permetteremo una breva digressione ad opportunità m igliore allorchè seguiremo l'offensiva italiana oltre l'lsére. Frattanto non possiamo omettère di far presente un'ipotesi in cui la condotta italiana a questo riguardo non potrebbe essere dubbiosa. Intendiamo alludere al caso in cui la Francia, alla quale si affaccierebbero per la prima gli inconvenienti che detta neutralità farebbe pesare su di lei, non avesse creduto di osservarne i patti. A giudicare dai suoi scrittori che hanno trattato di tale argomento, è questa la supposizione più probabile avvalorata, del resto, anche dal fatto che, nel caso pratico, cioè nel 1859 la Francia credette per nulla di essere legata a detti patti, essendosi valsa per portare le sue truppe in Italia del tronco ferroviario Culoz-


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"LE RELAZIONI MILITAR! TRA ITA LIA E SVIZZERA"

Chambery, il quale nel tratto Culoz-le Vivier si trova compreso nella zona indicata".

La memoria, quindi, facendo riferimento alla probabilità che fosse la Francia stessa interessata a violare per prima la neutralità della Savoia e magari anche la neutralità della Svizzera per attaccare attraverso il Sempione, finiva per considerare anche la possibilità di una nostra violazione in senso opposto. Questa possibilità veniva ancora considerata nella II Parte della Memoria, compilata a seguito di ricognizioni e studi dal maggiore di S.M. Baldassarre Orero. Completata il 9 luglio 1976, la Memoria veniva inviata al Ministro Ferrero solo nel 1877 (Rep. G-24, b. 49) (Stralcio per quanto di interesse in allegato n . 8). Questa II Parte della memoria indicava che l'interesse o meno di ricorrere alla prospettata violazione della Savoia non sarebbe dipesa tanto da noi quanto dalla decisione tedesca circa la propria manovra. L'Orero, infatti, indicava come più breve e conveniente per i T edeschi un'azione partente dalla Lorena e diretta su Parigi. In tal caso l'Italia avrebbe dovuto condurre un'azione indipendente rivolta solo ad Occidente verso Grenoble e Lione. Ove invece, cosa meno probabile, la Germania avesse agito anche partendo dall'Alsazia, si sarebbe prospettata per noi la opportunità di agire per nord-ovest ed integrare la nostra azione per i valichi dell'Argentiera, del Monginevra, del Moncenisio e del Piccolo S. Bernardo con un 'azione per il territorio svizzero, destinata a contenere i tempi della congiunzione fra le armate italiana e tedesca. (v. schizzo n. 7) E' da rilevare peraltro che, nelle sue pagine conclusive, l'Orero finiva per affermare come fosse altamente improbabile un'azione tedesca dall'Alsazia e, quindi, che la nostra manovra avrebbe dovuto essere indipendente, e rivolta solo ad occidente, a lmeno fino a che non raggiungesse l'Isére e la fronte Grenoble-Albertville; sicchè, l'azione attraverso la Savoia, su cui !'Orero si era ampiamente diffuso, finiv a per non essere considerata nelle successive indicazioni operative, che prevedevano l'impiego di 2 Armate con complessivi 8 C.A. operanti esclusivamente per i valichi del confine francese. Venivano infine considerati problemi particolari, quali : la costituzione di colonne leggere di avanguardia per realizzare tempestive occupazioni di località e passi; l'impiego della cavalleria; l'assegnazione di artiglierie e unità del genio alle colonne avanzanti; la necessità di migliorare le condizioni logistiche della Valle d' Aosta facendovi arrivare la ferrovia; le condizioni d'innevamento dei passi alpini che precludevano le operazioni per sette mesi l'anno. Infine !'Orero valutava che, per il solo movimento, le forze italiane


Schizzo n. 7

Le possibilità operative indicate dall'Orero (1874) Nella ipotesi più probabile di offensiva tedesca dalla Lorena diretta su Parigi; offensiva ìtaliana verso occidente.

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" LE RELAZIONI MILITAR! TRA ITAL!A E SVJlZERA"

partenti dal fronte Cuneo-Ivrea avrebbero dovuto impiegare 20 giorni dopo compiuta la radunata; supponendo che i Francesi avessero cercato di provocare un ulteriore ritardo di altri 20 giorni, essi avrebbero potuto conseguire ciò con un impiego di 2 Corpi d'Armata rispetto al totale dei 18 disponibili, previsione che risulterà poi più o meno sempre confermata dalle predisposizioni francesi. In questi anni, mentre da parte italiana molto si discuteva di fortificazioni ma ben poco veniva costruito per le ben note scarse disponibilità finanziarie, la Francia dava largo impulso alle fortificazioni su tutte le possibili linee di operazione nostre verso il suo territorio. Tali fortificazioni, integrando le già favorevoli condizioni della frontiera, avrebbero dovuto consentire l'arresto di nostre eventuali operazioni offensive con un impiego esiguo di unità e permettere di impiegare la maggior parte del proprio esercito contro quello tedesco. A partire dall'anno 1875 il Corpo di S.M. inviava propri ufficiali per eseguire ricognizioni di tutte le valli delle Alpi Occidentali nonché dell'Alto Rodano, del Vallese e della Savoia (Rep. G-24, b. 28). Si cercava altresì di introdurre informatori fra il personale delle imprese che in Francia erano impiegate per la costruzione delle fortificazioni, sulle quali si raccoglieranno col tempo notizie sempre più regolari integrandole con altre circa la viabilità e le attività militari. Sempre nel 1875 aveva inizio una questione che finirà per tornare periodicamente all'ordine del giorno per alcuni decenni e preoccupare assai le nostre massime autorità militari: la questione della neutralità della Savoia, e come essa dovesse essere rispettata e garantita da Francia, Svizzera e dall'Italia stessa. Il Comandante del Corpo di S.M., Ten. Gen. Bertolè Viale, in data 3-X-1875 (Rep. G-24; b. 28), in esito a informazioni che due Ufficiali francesi stavano effettuando uno studio di fortificazioni da eseguirsi in Savoia sulle alture di Faucigny, richiamava l'attenzione del Ministro della Guerra (Gen. Ricotti Magnani) sul fatto che "la località trovasi nella zona dichiarata ne utrale, e sotto la protezione della Svizzera, dai trattati del 1815 e del 1860. Sembrerebbe quindi conveniente che quella località potesse essere in qualche modo sorvegliata poiché al momento in cui, terminato il periodo degli studi, il Governo francese intraprendesse la costruzione di qualche opera, parmi sarebbe il caso di fare di tal fatto oggetto di rimostranza in via diplomatica".

Mentre in quegli anni l'attenzione del Ministero della Guerra e del Comitato di S.M. Generale volgeva anche alla preparazione di un Progetto di radunata in caso di una guerra contro l'Austria che nel gennaio


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1876 veniva approvato (Rep. G-24; b. 49), la politica, negli anni successivi all'andata al potere della Sinistra parlamentare (8-111-1876) con il Governo Depretis, tendeva a migliorare le relazioni con tutti i Paesi confinanti evitando impegni ed alleanze e perseguendo la politica cosiddetta delle mani nette anche nei riguardi della espansione coloniale. D'altra parte, dopo il 1875, passati i timori di interventi francesi per la "Questione Romana", ci si riteneva abbastanza al sicuro da guerre sia con l'Austria sia con la Francia. La prima infatti, andava vieppiù impegnandosi nelle C(?ntese balcaniche avendo come controparte la Russia; quanto alla seconda, si pensava che un attacco francese all'Italia avrebbe probabilmente scatenato un'intervento germanico contro la Francia anche senza che fosse esistito una alleanza tra Roma e Berlino. Ciò costituiva un elemento dissuasivo nei riguardi della Francia, mentre veniva considerato che all'Italia non convenisse assumere impegni precisi, per qualsiasi eventualità. Per questi motivi, per la necessità di economie finanziarie e per la consapevolezza delle nostre condizioni generali di inferiorità, gli orientamenti operativi rimanevano, quindi, nettamente volti ad operazioni difensive, che avrebbero dovuto arrestare e battere un avversario penetrato in profondità nel nostro territorio ma già logorato dalle difese ai confini, il cui studio e le cui predisposizioni difensive andavano in qualche misura perfezionan dosi sia con qualche costruzione di fortifi cazioni sia con la costituzione di unità territoriali di pronta mobilitazione (costituzione delle prime 15 compagnie alpine nel 1872). In quegli anni le considerazioni di carattere geografico militare, relative a tutti i nostri confini, venivano divulgate dall'alJora Maggiore Perrucchetti che, come abbiamo visto, era stato uno degli Ufficiali più impegnati nelle ricognizioni e nella compilazione delle monografie cui abbiamo accennato e che era succeduto al Sironi come insegnante di Geografia Militare all a Scu ola di Guerra di Torino. Egli pubblicava prima uno studio sul Teatro di guerra italo-austriaco e nel 1878 altri due studi: sul Teatro di guerra italo-svizzero e su quello italo-franco. Questi studi, pur non considerando rapporti di forze ed ipotesi operative concrete, mettevano in luce le possibilità offensive e difensive delle linee di operazioni individuate e delle relative linee di ostacolo, suggerendo quegli atteggiamenti e quelle decisioni che il terreno avrebbe consigliato; le pubblicazioni avevano notevole risonanza in quanto, pur essendo teoricamente riservate, finivano per avere larga diffusione. Nello studio sul Teatro italo-svizzero, il Perrucchetti presentava anzitutto il problema della neutralità svizzera sottolineando però come moltepli ci fossero gli interessi delle Potenze viciniori violare tale neu-

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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

tralità e cercando di individuare nei vari casi di conflitto (franco-germanico, austro-germanico, italo-franco, austro-italico, franco-austriaco, italo-germanico) quale dei contendenti avrebbe avuto più interesse a violarla; concludeva che avrebbe potuto essere: in prima linea, la Fran-

cia in operazioni offensive contro la Germania; in seconda linea, l'Italia in operazioni offensive in occasione di alleanza italo-germanica; inultimo, la Francia in operazioni offensive contro l'Italia. Nei riguardi di queste ultime, infatti, pur rilevando le opportunità offerte ai F rancesi, notava come tale violazione non fosse nè necessaria nè decisiva in relazione alle molteplici altre linee di operazione loro consentite; mentre per l'Italia, in caso di guerra offensiva resa possibile da un intervento a fianco della Ge rmania, "l'occupazione della Savoia e l'azione attraverso il Sempione e l'alto Rodano avrebbero permesso di allargare e raddrizzare la base delle nostre operazioni, di procedere verso il basso Giura e di rendere più/acile il ricongiungimento fra l'esercito italiano e quello germanico che muovesse dall'Alsazia". Si trattava di una linea di operazione che il Perrucchetti approfondiva nello studio seguente, relativo al Teatro italo-franco. Procedendo nello studio, il Pe rrucchetti notava che, ai fini italiani, interessava approfondire l'esame geografico del teatro alla luce di tre ipotesi di guerra coinvolgenti la Svizzera, cioè di una guerra tra Italia ed Austria, tra Italia e Francia e tra Italia e G ermania. Nei primi due casi, però, il territorio svizzero sarebbe stato inte ressato solo marginalmente, mentre il terzo caso gli permetteva di approfondire lo studio di tutto il Teatro in tutte le ipotesi di Svizzera alleata od avversaria o neutrale. Non è il caso di seguire il Perrucchetti in tutto l'esame accurato che egli faceva del Teatro e delle sue difficoltà; ci è sufficiente ricordare le sue conclusioni: "Ora dalle cose premesse ap pare che l'Italia, tanto per il caso di guerra offensiva che per quello di guerra difensiva, lasciando alla Germania l'iniziativa de lle operazioni, può tutt'al più vedere questa ad arrivare con qualche speranza di riuscita a tentare un colpo di mano verso la parte orientale del fronte fino al Luziensteing, ma non più avanti; il che non pregiudicherebbe che in modo parziale le nostre operazioni offensive e difensive, restando sempre ape rto a noi il ridotto svizzero, dove daremmo la mano ai nostri alleati; mentre d'altra parte la lunga serie di ostacoli interposti fra Luziensteig e la nostra pianura spunte rebbe, da que lla parte, la foga delle minacce tedesche. Se invece l'Italia prenda per la prima l'offensiva in odio alla Svizzera, andrà evide ntemente incontro agli inconvenienti segnalati nel primo caso, inconvenienti che si farebbero sentire colla massima celerità, visto il buon legame della rete delle strade ferrate svizzere alle tedesche. Si aggiungano a queste le considerazioni d'ordine politico, dell'effetto che pro-


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durrebbe sulla opinione pubblica, a danno del primo invasore, il fatto del la violazione del territorio svizzero, ed il vantaggio materiale, a cui l'Italia essenzialmente dovrebbe badare, di far scomparire, attirando nell'alleanza la Svizzera, lo squilibrio delle forze esistente fra essa e la Germania. Anche sotto questo punto di vista adunque il rispetto della neutralità svizzera e l'in-

tegrità di questo Stato sono per noi del più grande interesse. D'altra parte, tenuto conto delle proporzioni nelle quali le nazionalità italiana, tedesca efrancese entrano nella formazione di questo Stato, noi saremmo i meno interessati allo smembramento di esso. La frontiera svizzera col suo bizzarro andamento crea certamente inconvenienti gravi e da l punto di vista militare e da quello economico, per la difficoltà di sorveglianza delle mal stabilite linee doganali; e forse non sarebbe difficile con assai lievi modificazioni e con equi compensi, mediante retrocessione dei territori nostri delle valli di Lei e di Livigno situati di là della cresta alpina, di togliere alcu ni dei più lamentati inconvenienti. Però dal punto di vista militare quella serie di saglienti, variamente situati, può dare anche a noi notevoli vantaggi, se con una buona preparazione e con prontezza sapremo profittarne. Sotto questo punto di vista è certamente deplorevole che l'interesse militare non si sia potuto combinare per noi favorevolmente cogli interessi di altra natura che determinarono il nostro paese a concorrere a spese enormi per la costruzione della strada ferrata del Gottardo, che favorisce il maggiore e più minaccioso contro di noi fra i saglienti svizzeri. Facciamo voto che, se altre strade ferrate verranno costrutte attraverso questa frontiera, esse possano svolgersi per i valichi de llo Spluga e del Gran San Bernardo, in corrispondenza a saglienti italiani, ed in caso di favorire le nostre manovre difensive contro il centro del bacino montano del Reno e sul fianco di quello de l Rodano".

Alle conclusioni cui era pervenuto il Perrucchetti circa le possibilità operative offerte dal controllo della Savoia perveniva nel 1878 anche il Ten. Col. francese Fescou1t, che pubblicava uno studio che perveniva però a Roma solo ìl 7 settembre 1884 in allegato ad un rapporto del nostro Addetto Militare a Parigi (RR-41; b. 1884). Nello studio, al titolo La defense de laSavoje etudiée au point de vue d'une violation de la neutralité suisse, veniva affermato che una "violation de la neutralité suisse paraissant pl us probable par une armée italienne que pouvait marcher par le Valais, le Cols du Simplon e du Grand Saint Bernard pour en vahir la partie de la Savoje riveraine du Lac de Oenève". Egli affermava, poi, che "l'eventualità di una violazione de l territorio svizzero non si produrrà, per quanto concerne la Savoia, che nell'ipotesi di una alleanza tra la Germania e l'Italia. Isolatamente, la prima di queste Potenze si comprometterebbe troppo estendendo la sua Armata fino a sud del G iura; la seconda è troppo debole perché noi si possa temere una invasione da parte sua. I 280.000 uomini che l'Italia potrebbe mettere in linea non avrebbero a disposizione, per entrare in Francia, che il litorale del Mediterraneo e le strade delle


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valli dell'Ubaye; del Monginevra, del Moncenisio e del Piccolo San Bernardo, tutte sbarrate nel prossimo avvenire da difese permanenti e costituenti per la più parte, linee di operazioni fortemente esposte ... Verosimilmente, senza abbandonare i suoi tentativi diretti... , ella cercherà di aprirsi un passaggio per le Alpi Pennine per traversare la Savoia e raggiungere gli sbocchi della Moriana e della

Tarantasia, le sue due linee penetranti migliori, dopo aver dato la mano all'Esercito germanico che, da parte sua, avrà un potente interesse a violare la neutralità svizzera. Questo atto non si compierà senza che le Armate coalizzate si siano assicurate le buone disposizioni del Governo Federale, perché sarebbero sufficienti alcuni battaglioni per precludere il passaggio agli Italiani da una parte, del S. Gottardo ... e dall'altra, del Sempione e del Gran S . Bernardo ... Alla doppia azione già prevista, conviene dunque considerare la possibilità, anzi la probabilità, di una connivenza della Svizzera, connivenza attiva che occorre supporre la peggiore per poterne evitare i disinganni".

L'Ufficiale francese accompagnava la descrizione dei luoghi con un dettagliato esame delle operazioni offensive e difensive che vi si potevano condurre; concludeva il suo studio indicando la composizione e l'articolazione dell'Armata delle Alpi che egli riteneva necessaria, su 3 Corpi d'Àrmata e 114 battaglioni (6 di chasseurs, 72 dell'esercito attivo e 36 territoriali) per complessivi 135.000 uomini. Dunque, sia da parte italiana sia da parte francese, la via della Savoia era considerata una via di facilitazione che avrebbe potuto essere percorsa con vantaggio dell'una o dell'altra parte, per necessità od in circostanze favorevoli. E' da ribadire, però, che tutte le ipotesi di nostre operazioni offensive, su questa parte come su altre parti del confine alpino, rimanevano solo semplici elocubrazioni di carattere più o meno teorico, basate semplicemente sulle possibilità offerte dal terreno. Fino al 1882, la politica italiana di isolamento e le deficienze dello strumento orientavano, infatti, ad una stretta difensiva. Circa i nostri rapporti con la Svizzera, ricorderemo come, nel 1880, il 12 marzo, alla Camera, il Crispi dichiarava: "L'impero austro-ungarico è una necessità per noi. Quell'Impero e la Confederazione Svizzera ci tengono a giusta distanza da altre nazioni che noi vogliamo amiche, che devono essere nostre amiche, come furono altra volta nostre alleate, ma il cui territorio è bene non si trovi in immediato contatto con noi".

Vi è in questa dichiarazione del Crispi tutto l'apprezzamento per il contributo dato alla nostra sicurezza da parte della Svizzera, oltre che la evidente rinuncia a qualsiasi rivendicazione irredentistica sia verso l'Austria sia verso la Svizzera medesima. Ricorderemo come, allora, si


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stessero ricercando le condizioni per garantire la nostra sicurezza nei riguardi della Francia stipulando un'alleanza con Berlino e Vienna, che il Crispi aveva già in qualche modo adombrato nei suoi colloqui con Bismarck 1877. Sicché nel 1880-81, nel quadro della tensione con la Francia per la Tunisia, tornavano a farsi vive le preoccupazioni per la questione della neutralità della Savoia; si temeva infatti che la Francia vi costruisse fortificazioni e potesse servirsene come un trampolino per operazioni verso la Valle d'Aosta ed il Sempione. La possibilità operative e le questioni giuridiche relative a questa regione erano dibattute anche dalla stampa e dalla pubblicistica svizzera e francese; le nostre Autorità militari seguivano con interesse questi dibattiti le cui tesi non erano in genere per noi tranquillizzanti. Nel febbraio 1880 il T. Col. svizzero Dechtermaner dava a Friburgo una conferenza successivamente pubblicata sotto il titolo Lesfortifications en Suisse (BMC; 1-982). L'Ufficiale presentava un ampio quadro · della importanza strategica della Svizzera, della sua neutralità e della maniera come tutelarla con fortificazioni e con l'approntamento di forze mobili efficienti. · Nei riguardi dell'Italia egli ricordava come, sebbene essa rivendicasse tutto o parte del Canton Ticino, fino a che la Svizzera poteva mantenere il possesso del Gottardo, del Sempione e del G .S. Bernardo non vi era nulla da temere da tale parte. Ma, disgraziatamente, dopo il 1860, la Svizzera non era più la sola a conservare il controllo di tali posizioni in quanto la Francia, se non veniva arrestata dalla neutralizzazione così precaria del Chiablese, era in grado di divenire padrona dell'intero Vallese più della Svizzera. "La Savoie devenue française et reliée par les deux chemins de fer de Grenoble et de Lyon qui se prolongent sur la rive meridionale du Lac Leman, n'a pas seulement rendu notre neutralitè presqu' illusoire au Sud. Elle porte aussì un coup fatai à la posilion dejà si faible, dite de la Venge, enlre ce lac et celui de Neuchiitel".

Sulla Rivista Militare dei mesi di maggio 1880 e 1881 il nostro Cap. Mirandoli riportava ampie notizie del libro La neutralité suisse et !es nouveauxfortsfrançais di un Ufficiale di Stato Maggiore svizzero, pubblicato a Neuchatel nel 1880. Nel libro si faceva riferimento ad uno scritto apparso in Francia nel 1877 col titolo Occupations, neutralité militaire et annexion de la Savoie di certo Abbé Ducis (Librairie militaire Dumaine), francese,che sosteneva essere le clausole della neutralità della Savoia ormai superate.


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Si faceva anche riferimento all'opera nota di geografia militare del Tenot, che invece riconosceva essere la neutralità svizzera favorevole alla Francia che non avrebbe avuto interesse a violarla, tanto meno nel caso di una alleanza italo-germanica le cui forze dovranno necessaria-

mente operare la loro giunzione sull'altopiano Svizzero per procedere uni= te attraverso il Giura. L'Ufficiale di S.M. svizzero rilevava come le nuove fortificazioni francesi sulle Alpi, rendendo più difficili le operazioni dirette finissero per costituire una minaccia della neutralità Svizzera poiché i suoi vicini avrebbero potuto essere indotti a violarla, mentre la costruzione di certe fortificazioni avrebbe potuto permettere alla Francia di esercitare minacciose pressioni sulla Svizzera. Tra l'altro egli scriveva "Quant'à l'ltalie, l'histoire m ilitaire démontre que la neutralité suisse couvre sa partie la plus sensible vis-à vis de la France, elle y est donc grandement intéressée: une attaque française venant par la route du Simplon rejette la défense des Italiens derriére le Tessin, pour le moins. Les modifications de no tre frontiére ouest sont une mena ce sériuse pour l'ltalie, et, si nous n' y prenòns garde au plus vite, elles augmenteront ies convoitises des ltaliens sur le Tessin, sous prétexte de contrebalancer, par l'occupation de la Lévantine, par laquelle ils seraient maitres de la vallée du Rhòne, .la facilité des Français à s'emparer de celle vallée. Pour nous, ces modifications sont encore un plus grand danger. Par l'ensemble des ouvrages français costruits, en construction età l'etude, no tre extréme frontiére est, si !' on peut s'exprimer ainsi, déneutralisée. Une zone d'une largeur qu i varie de trois à sept kilométres se trouve sous le commandement militaire dcs ouvragcs frança is ; nos comm un icati ons paralléles à la frontiére nous sont enlevées dans cette zone, et celles qu i aboutissent à la frontiére sont raccourcies de la largeur de cette zone. Par la combinaison des chemins de fer français et de ces nouvelles forteresses, les crétes militaires du Jura ne sont plus dans nos mains".

Sempre nel 1881, sul francese Journa/ des Sciences militaires appariva nel giugno un articolo Observations sur laprétendue neutralité de la Haute-Savoie, nel quale l'autore, certo Chaumontel senatore del Dipartimento del.la Savoia, sosteneva che la neutralizzazione della Savoia era stata riconosciuta non nell'interesse della Svizzera ma in quello del Piemonte. Con la cessione del 1860 la Francia era succeduta in toto al Piemonte nei suoi diritti ed interessi; quindi la Svizzera doveva considerarsi esonerata dai suoi obblighi di intervento per garantire la neutralità della regione. Il 4 luglio 1881, il Ten. Gen. Bertolé Viale, Comandante del Corpo di S.M., richiamandosi ad altro foglio già inviato nel 1875 6 , inviava una 6 V. pag. 70.


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lettera al Ministro della Guerra alFoggetto: Probabili intenzioni della Francia di non rispettare la neutralità dell'Alta Savoia (allegato n. 9) (RR-41; b. 1881). Tali intenzioni erano convalidate da notizie circa costruzioni di fortificazioni e di ferrovie. Ma il Ministro degli Esteri Mancini mandava in visione al Minìstro della Guerra, e questo al Comandante del Corpo di S.M.; due rapporti dell'Incaricato di Affari a Berna (Riva), rispettivamente in data 26VII-1881 e 12-VII-1881, nei quali si riferiva di discorsi avuti in via accademica e personale con il Vice Presidente della Confederazione Svizzera, Sig. Bavier, sulla questione della neutralità della Savoia. II Bavier- confermava l'esistenza di convenzioni franco-svizzere per collegamenti ferroviari di cui uno, per S. Gingolph, comporterebbe il passaggio per la Savoia dichiarata neutrale. Però la Svizzera non voleva al momento affrontare con la Francia il problema se l'occupazione della Savoia con proprie truppe per garantirne la neutralità fosse un diritto od un obbligo. II Bavier riteneva che una eventuale violazione francese della neutralità della Savoia sarebbe più volta a danno dell'Italia che della Svizzera; però la Svizzera non avrebbe tollerato in alcun modo una palese violazione della neutralità quale la costruzione di fortificazioni nell'area. La questione della neutralità della Savoia continuava ad essere dibattuta nell'agosto-ottobre 1981 su periodici vari; soprattutto sul Journal de Geneve. Ne trattava anche la Revue Militaire Suisse del 15 ottobre 1881 con argomentazioni che venivano riportate anche dall'Italia Militare n. 127 del 3 ottobre 1881 (Rep. RR-41; b. 1818). Nel 1882 il Maggiore di S.M . Ettore Viganò compilava una sintesi delle varie tesi, francesi e svizzere, sulla questione e presentava uno studio dal titolo Appunti relativi alla questione della neutralità dell'alta Savoia (Rep. RR.-41; b. 1882) di cui riportiamo le conclusioni. "Al postutto dunque in Svizzera intorno a questa questione si pensa dai più così: il Congresso di V ienna non ha già voluto imporre alla Svizzera l'obbligo di occupare militarmente l'alta Savoia in qualunque caso di guerra fra gli Stati ad essa vicini; ma ha voluto garantirle un diritto per la migliore difesa della indipendenza del suo territorio, quando questa potessa venir minacciata. Sotto tale pu nto di vista codesto diritto conserva sempre una grandissima importanza: l'onore e l'interesse nazionale ci impongono di non abbandonarlo, pur dichiarandoci però liberi di valercene o no secondochè, al caso concreto, giudicheremo l'indipendenza del territorio svizzero effettivamente minacciata".


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA 1TALIA E SVIZZERA"

Il Viganò confermava poi che nel 1881 e 1882 era stata studiata dai Francesi la costruzione di fortificazioni ad Annemasse; "la possibilità che i Francesi erigano le fortificazioni progettate ad Annemasse preoccupa la Svizzera. Essa teme che in caso di guerra tra la F rancia e l'Italia (e codesta guerra essa la ritiene non certamente lontana, non si rispettera la neutralità de ll'alta Savoia non solo, ma probabilmente non si rispette rà anche il Vallese, per usufruire le linee di operazione del Gran S. Bernardo e del Sempione (e forse anche Ginevra). Ritenendo probabili codeste invasioni è del suo interesse di cercare d'impedire che in tempo di pace la Francia vi si prepari coll'erezione di opere di difesa nell'Alta Savoia, e di pensare a far qualche cosa per parare a codesti pericoli. E questo spiegherebbe appunto la notizia, pervenutaci pure recentemente, che in mancanza di meglio, non essendosi in Svizzera ancora decise le questioni che riguardano il sistema di difesa del paese, siano intanto state preparate delle interruzioni sulle vie dell'alto Rodano ed ai ponti sul basso Arve e sul Rodano nelle vicinanze di Ginevra. Stando così le cose, e ritenendo noi pure che non c'è da lusingarsi che si osservi dalla Francia la neutralità dell'alta Savoia in caso di guerra con l'Italia, il meglio che si possa fare, naturalmente, si è di appoggiare, ed anzi di promuovere, se sarà il caso, l'azione dip lomatica che la Svizzera molto probabilmente spiegherebbe quando si incominciasse la costruzione delle opere progettate ad Annemasse, per impedirla; poiché, se non altro, riuscendo ad impedire la costruzione di codeste opere, in caso di guerra la Francia non potrebbe contare nell'alta Savoia su opere di fortificazione permanenti. Egli è per questo che la Sezione Informazioni ha fatto pratiche per essere subito informata dell'inizio dei lavori progettati, e per essere tenuta al corrente di ciò che si può pensare e di ciò che si può fare in Svizze ra intorno a questa questione".

Sempre nel corso degli anni 1880-81 si riuniva una Commissione per lo studio deIJa difesa del teatro di guerra N.O., sotto la presidenza del Ten. Gen. Enrico Cosenz che, fra l'altro, riferiva che "non converrebbe fidarsi ciecamente sul rispetto della neutralità della Svizzera, sul quale gli stessi Svizzeri non fanno grande assegnamento". La commissione quindi raccomandava di dare maggiore importanza alla difesa del Piccolo San Bernardo e della Valle d'Aosta ma anche di prevedere la difesa del passo del Gran San Bernardo sul confine svizzero. Tuttavia la Commissione non approvava la costruzione di fortificazioni permanenti sul Gran San Bernardo ma solo lavori idonei a favorire l'afflusso e lo schieramento della difesa mobile, mentre veniva raccomandato il rafforzamento dello sbarramento di Bard per l'arresto di qualsiasi penetrazione nella Valle della Dora Baltea (Valle d'Aosta). Le conclusioni del 1881 saranno ancora confermate nel 1883, quando il Comitato di S.M. Generale riunito in Commissione per lo studio della difesa dello Stato presentava un riepilogo conclusivo degli studi effettuati negli anni 1880-81-82 e 83, riferendo al Ministro della


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Guerra, Generale Ricotti Magnani, quanto segue (Rep. OM; b. 47 e 48): "E prima di tutto debbo rappresentare alla E. V. che le d ue Commissioni le quali si occuparono de l tratto della nostra frontiera terrestre corrispondente al territorio svizzero, furono concordi nello ammettere che l'essere la neutralità di questo territo rio sancita dai trattati non si possa considerare come sufficiente guarentigia contro aggressioni da quella parte; poiché la storia dimostra che simili neutralità non sono rispettate dalle potenze cui riesce utile violarle. D'altra parte non sarebbe da escludere in modo assoluto che in una conflagrazione europea la confederazione svizzera, travolta nella lotta, si facesse essa stessa assa litrice. In una guerra contro l'Italia, la Francia avrebbe interesse ad invadere il Vallese per estendere il suo fronte d'attacco e dargli un carattere più spiccatamente avvolgente, valendosi del passo del Gran S. Bernardo e soprattutto di quello del Sempione. Quanto al passo del Gran S. Bernardo la maggioranza non credette di dover proporre uno speciale sbarramento permanente; e ciò in considerazione che questo passo non è fino ad ora valicato da alcuna rotabile; che le provenienze da esso sono sbarrate più a valle dal forte di Bard; che le condizioni topografiche creerebbero delle difficoltà a lla erezione di uno sbarramento efficace di questo passo alpino a monte d i Aosta, e fìnalmente in considerazione che la grande vicinanza della frontiera al colle permetterebbe alla difesa di occuparlo al primo annuncio della violazione della neutralità svizzera per parte del nemico. Rimanendo per tal modo affìdata alle truppe mobili la eventuale difesa del passo del Gran S. Bernardo si propose che questa difesa venisse apparecchiata fin dal tempo di pace mercè quelle opere che meglio valgano ad agevolarla. L'importanza che in caso d'invasione francese avrebbe pel nemico l'uso della strada del Sempione emerse chiaramente durante le discussioni fatte intorno a lla difesa interna de lla valle del Po; per cui venne proposta la costruzione di uno sbarramento di questa strada in quella località che verrà riconosciuta conveniente in seguito agli studi che si faranno sul luogo. Questo sbarramento della strada del Sempione fu la sola opera di fortifìcaz ione permanente proposta per la sistemazione della nostra frontiera verso la Svizzera, essendosi considerato che nel caso d'invasione austriaca una violazione della neutralità svizzera condurrebbe le forze avversarie in Valtellina e nella conca di Chiavenna, donde, per procedere verso la pianura padana, esse dovrebbero seguire la strada del colle di Aprica e della Valcamonica che verrà sbarrata dalle fortificazion i di Edolo, oppure la strada che per Colico e Lecco corre lungo la costa orientale del lago di Como racchiusa in una lunga stretta formata dal lago stesso e dalle aspre montagne della Euribia; nella quale stretta per impedire l'avanzare del nemico riuscirebbero molto efficaci le distruzioni stradali; per cui la maggioranza non credette di accettare la proposta fatta da alcuni membri di sbarrare anche questa strada con opere permanenti. ln ultimo non si credette proporre fortificazioni a difesa del tratto di frontiera tra il lago di Como ed il lago Maggiore, per la considerazione che, penetrando questo tratto di frontiera molto addentro nel territorio italiano in una regione collinosa, per sbarrare tutte le strade che lo traversano si richiederebbe un estesissi-


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"LE RELAZIONI MILITARJ TRA ITALIA E SVIZZERA'

mo sviluppo di opere. Questo sviluppo di opere non sarebbe giustificato, sia perché di tutta la frontiera svizzera questo è per lo appunto il tratto dal quale una invasione nemica è meno proba bile; sia perché la difesa potrebbe forse premunirsi e fficacemente contro un simile pericolo mediante una pronta invasione del Canton Ticino e la occupazione della posizione del monte Ceneri ; sia in ultimo perché la ricca rete ferroviaria della valle del Po permetterebbe alla difesa di operare pronti concentramenti su questo tratto di frontiera e la metterebbe per conseguenza in cond izioni favorevoli di fronte alla forze avversarie; le quali, per raggiunge re il nostro territorio, sarebbero state costrette a prolungare la loro linea di operazio ne attraverso una estesa zona costituita dalle più a lte montagne del continente europeo".

Dal punto di vista delle relazioni militari, si può, quindi , concludere che nel primo ventennio di vita del Regno ital iano esistevano nei riguardi della Svizzera, a tutti i livelli, del pensiero teorico e degli orientamenti decisionali, diffuse concordanze. In tutti, a partire dal Mezzacapo cioè fin dal 1859, vi era la convinzione della particolare delicatezza della frontiera centrale e la preoccupazione per le possibilità di avvolgimento che essa offriva ad un possibile avversario. In tutti vi era la convinzione, che la ne utralità della Svizzera costituisse una garanzia di sicurezza e che non dovesse farsi nulla che potesse da parte nostra minare la solidità della Confederazione Elvetica; ciò, particolarmente dopoché, con la costituzione dell'Impero germanico, questo e ra divenuto centro di attrazione delle popolazioni di lingua tedesca. Una divisione della Svizzera secondo nazionalità avrebbe portato la G ermania al Gottardo ed esteso il controllo fran cese al Vallese. Si dubitava assai, però, che in un eventuale conflitto con una grande potenza la Svizzera avesse la possibilità mil itare e, data la prevalenza delle popolazioni di lingua francese e tedesca, la volontà politica digarantire a fondo tale neutralità, specie nei riguardi di passaggi di forze in parti periferiche del paese e soprattutto attraverso la Savoia, quando questi passaggi non avessero come obiettivo la conquista della Svizzera medesima. Ciò era particolarmente vero nei riguardi della possibilità pe r .la Francia di agire offensivamente attraverso la Savoia ed il Vallese per avvolgere da Nord, attraverso G.S. Bernardo, Sempione e S. Gottardo, le nostre forze schierate alla frontiera occide ntale. Queste possibilità erano avvertite sia da noi sia dalle Autorità militari francesi e svizzere. Di fronte a tale eventualità la soluzione ideale sarebbe stata quella di andare alla difesa dei passi alpini anche nella zona centrale; ma poiché tale provvedimento avrebbe potuto costituire violazione della neutralità, esso non, avrebbe dovuto attuarsi di iniziativa; qualora Francia o


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Germania avessero violato tale neutralità e la Svizzera si fosse loro opposta, noi avremmo dovuto accorrere per affiancare le nostre forze alle sue e portare la guerra nel difficile terreno alpino . Per l'eventualità di contegno ostile svizzero o l'impossibilità di realizzare questa difesa sulla cresta, si dovevano realizzare fortificazioni in Val d'Aosta e al Sempione, considerate le vie maestre di una possibile offensiva francese. Di fronte al Canton T icino poco si poteva fare per sbarrare quelle provenienze con fortificazioni, ed anche quel poco non si faceva per motivi finanziari; sicché si sarebbe dovuto provvedere soprattutto con il mantenimento di forti riserve tra No vara, Como e Milano. Naturalmente le vie idonee ad operazioni offensive verso di noi erano anche quelle che avrebbero potuto permettere nostre operazioni offensive verso la Francia; esse erano anzi quasi necessarie in quanto, data la conformazione orotopografica del versante francese delle Alpi Occidentali, nostre operazioni offensive dovevano per forza tendere o verso Sud Ovest ed il Nizzardo, oppure in direzione Nord Ovest verso il Lionese e la Saòne.(v. schizzo n. 8) Le prime, come del tutto ·periferiche e non risolutrici, avrebbero potuto essere giustificate solo da motivi politici di riconquista dei territori ceduti nel 1860; le seconde potevano vedersi solo se combinate con operazioni tedesche dall'Alsazia volte a riunire le forze dei due eserciti al più presto per affrontare nelle migliori condizioni le grandi battaglie campali che si supponeva dovessero rapidamente risolvere il conflitto. Ma era ben chiaro che, in una guerra in cui ci fossimo trovati isolati contro la Francia, la nostra azione avrebbe potuto essere solo difensiva; anche nel caso che una azione offensiva fosse divenuta possibile per particolari circostanze, essa avrebbe dovuto essere indipendente e non coinvolgere la neutralità Svizzera. La convenienza ad una azione attraverso il territorio savoiardo era giustificata e resa possibile solo da tre fattori che avrebbero dovuto essere concomitanti: - il primo era, naturalmente, l'alleanza con la Germania che, sola, avrebbe potuto, appunto, consentire l'atteggiamento offensivo; - il secondo poteva essere costituito, come aveva rappresentato !'Orero, dal fatto che l'Esercito tedesco non avesse prescelto, come era più probabile, di operare solo sulla direzione Lorena-Parigi, ma avesse ritenuto necessario agire anche o prevalentemente dall'Alsazia in quanto bloccato dalle fortificazioni sulla prima linea di operazioni; - infine, che il movimento non trovasse forti resistenze che potessero ritardarlo eccessivamente, rendendo l'afflusso delle nostre unità troppo tardivo. li passaggio attraverso Savoia e Svizzera era giustifica-


Schizzo n. 8

Le possibili azioni offensive francesi ed italiane attraverso Savoia e Vallese

,, s. c;utt.c.rdc-

-· .,


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to dalla possibilità di ridurre così l'entità dei movimenti ed il numero dei giorni entro i quali le nostre unità, già ritardate dai più lunghi tempi di mobilitazione e radunata, avrebbero potuto concorrere all'esito delle battaglie sul territorio francese. Ma, come appare subito a prima vista, il realizzarsi dei fattori necessari per la realizzazione di tali disegni operativi, del tutto teorici, era in realtà dipendente da contingenze politiche particolari e, soprattutto, da decisioni di ordine strategico-militare del Comando germanico. Dunque, nel periodo 1861-1882, la politica militare italiana era esclusivamente difensiva. Anche se, sul piano teorico, erano state già considerate, negli studi dell'Orero e del Perrucchetti nonchè del Comitato di Stato Maggiore Generale, le possibilità offensive attraverso la Savoia neutralizzata, non vi era in realtà alcuna pianificazione nè alcun orientamento che non fossero difensivi. La propensione, poi, a stringere una alleanza con gli Imperi Centrali per averne il supporto in caso di guerra con la Francia significava l'abbandono di ogni aspirazione irredentista sia verso le regioni soggette ali' Austria, sia, a maggior ragione, verso altre regioni di lingua italiana. La situazione era ben rappresentata dal Ministro degli Esteri Pasquale Mancini (Ministero Depretis, costituito nel maggio 1881) nelle sue dichiarazioni del 13 marzo 1883. In tale occasione il Mancini lamentava le manifestazioni irredentiste ed affermava: "La teoria irredentistica non avrebbe dovuto manifestarsi solo verso l'Austria Ungheria; tenta tivi di tal genere dovrebbe ro manifestarsi ve rso Corsica, Malta, Nizza, verso il Canton Ticino;... questo sarebbe consigliare a ll'llalia... (di) dichiarare la guerra all'Europa intera!. .. Il principio di nazionalità (non autorizza) a tentare queste rivendicazioni con l'uso de lla Forza ... La Francia potre bbe rivendicare le province francesi della Svizzera; la Germania delle province tedesche che sono sotto l'Austria e della Svizzera e sotto la dominazione russa nel Baltico".

E l'opinione del Crispi circa il nostro interesse nei riguardi della salvaguardia della Svizzera noi la abbiamo poc'anzi ricordata.


Capitolo quinto LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA NEL QUADRO DELLA TRIPLICE ALLEANZA E FINO ALLA NOMINA DEL CAPO Dl S.M. TANCREDI SALETTA (1882-1896)

Il complesso delle motivazioni di politica interna ed estera per le quali l'Italia ebbe a stipulare la Triplice Alleanza, il 20 maggio 1882, con la Germania e l'Austria è stato ampiamente esplorato ed esposto dal Salvatorelli, dal Chabod e molti altri, mentre gli aspetti di politica militare che ne furono causa e conseguenza sono stati oggetto dell'ampio volume di Massimo Mazzetti, nonché di studi vari di Fortunato Minniti e Fernando Venturini 1 • L'Italia era delusa degli esiti del Congresso di Berlino del 1878; essa vedeva un risveglio dell'irredentismo verso i territori in mano all'Austria e ne subiva le reazioni; soprattutto si sentiva vieppiù in contrasto con la Francia, oltre che per la Questione Romana, per i fatti di Tunisia, il cui possesso da parte francese peggiorava alquanto la sicurezza de lla Penisola e delle Isole di fronte alla flotta francese; infine, la dinastia intendeva consolidarsi appoggiandosi alle grandi monarchie continentali considerate come un baluardo contro la temuta influenza della Francia repubblicana. Concorreva certamente anche il desiderio dei militari di garantire la nostra sicurezza nei riguardi della Francia, tanto più forte di noi sulla terra e sul mare, con il supporto di quella che si era rivelata la maggior potenza militare terrestre: la Germania. Tale sicurezza era integrata dal supporto, anche se non l'alleanza, della Gran Bretagna. In questa sede ci limiteremo ad annotare come, attraverso l'ingresso nell'alleanza difensiva, il problema della nostra sicurezza potesse considerarsi risolto assai favorevolmente ed i relativi oneri risultassero fortemente alleggeriti, e come, attraverso di essa, l'Italia fosse in grado di uscire da un grave e pericoloso isolamento. Infatti, pur dovendosi, così, mettere in sordina tutti i propositi irredentistici verso Trento e 1

Le pubblicazioni di interesse degli autori citati sono indicate in Bibliografia.


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'LE RELAZ IONI MILITARI TRA ITALIA Il SVIZZERA"

Trieste ci si salvaguardava, ad un tempo, da conflitti con l'Austria e ci si garantiva il supporto germanico nel caso di una guerra contro la Francia. Il riconoscimento di un nostro interesse prioritario a buoni rapporti con la Gran Bretagna nel Mediterraneo era un ulteriore motivo di sicurezza nei riguardi della temuta minaccia navale francese. L'alleanza aveva per noi, come doveva essere confermato da tutti gli eventi posteriori, essenzialmente scopi e valori difensivi, in quanto la classe dirigente politica e militare del tempo era fortemente cosciente della debolezza strutturale del nuovo organismo statale, della sua inferiorità rispetto ai grandi Stati confinanti, delle difficili condizioni di carattere militare che ci erano poste dalla geografia, sia ai confini terrestri sia sul mare. Come abbiamo visto, nelle riunioni del Comitato di Stato Maggiore Generale gli orientamenti operativi erano sempre difensivi, anche se si andava affermando una corrente di pensiero favorevole ad evitare una profonda penetrazione di un eventuale avversario nella pianura padana seguita da grosse battaglie in profondità e da una finale controffensiva, ed invece ci si orientava ad una difesa avanzata alla frontiera, seguita da battaglie di annientamento delle forze che avessero superato la barriera alpina. In conseguenza, si tendeva ora aUa costruzione di fortificazioni periferiche, ai passi alpini e sulle coste, oltre che attorno alla Capitale; si tendeva, inoltre, a rafforzare le forze mobili, curandone le predisposizioni di mobilitazione e radunata secondo le due ipotesi di Radunata N.0. in caso di conflitto con la Francia, e di Radunata N.E. in caso di guerra con l'Austria. Informazioni, piani e progetti secondo le due ipotesi di conflitto erano affidati a due Uffici distinti dello Stato Maggiore: Scacchiere Orientale e Scacchiere Occidentale. In tempi successivi sarà costituito un Ufficio Difesa incaricato di impostare e seguire i lavori di approntamento delle fortificazioni. Ma il Minniti ha posto in luce 2 come, attraverso i contatti con uomini politici e militari tedeschi, fosse risultato che l'Alleanza veniva stipulata dalla Germania con il sottinteso che l'Italia dovesse contribuirein caso di conflitto con la Francia - operando offensivamente, impegnando sulle Alpi quante più forze possibili dell'avversario, concorrendo così ad alleggerire il compito delle forze germaniche nella condotta della battaglia principale e risolutiva sul fronte del Reno. Venivano allora decisi dal Ministro Fen:ero provvedimenti ordina2 F. M1NNITI, Politica militare e politica estera nella Triplice Alleanza. Dietro le tratta· rive del 1882, in "Memorie Storiche 198r, USSME, Roma 1982, pag. 131 e segg.


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tivi intesi a consentire una maggiore disponibilità di forze, passando da 10 a 12 Corpi d'Armata; mentre il Generale Enrico Cosenz, già Presidente del Comitato di S.M. Generale e che aveva assunto l'incarico di Capo di S.M. dell'Esercito, allora istituito (l-lX-1882), andava studiando la definizione di piani di mobilitazione e di radunata connessi con i nuovi presupposti politici e le conseguenti ipotesi operative 3 . La definizione di queste, però, non era agevole poiché, come è noto, l'alleanza del 1882 non era accompagnata da accordi o convenzioni circa le operazioni da condursi dagli eserciti alleati. Germania ed Austria non facevano affatto conoscere i loro piani: si supponeva comunque che l'Austria, per effetto dell'alleanza, avrebbe potuto portare tutte le sue forze contro la Russia; la Germania avrebbe agito presumibilmente operando dalla Lorena; essa, come si è detto, richiedeva essenzialmente che noi operassimo offensivamente con almeno 200.00 uomini (pari a 6-7 Corpi d'Armata) su lle Alpi per trattenervi il maggior nu mero possibile di forze francesi; la nostra azione avrebbe dovuto essere indipendente; il Moltke riteneva possibile la condotta di queste operazioni offe nsive nelle Alpi, il cui presupposto era che la campagna dovesse effettuarsi e concludersi nei quattro mesi estivi, essendo i passi intransitabili per 7-8 mesi l'anno. Il Comando Italiano, in questo quadro, era libero di ope rare come riteneva più opportuno. Il Cosenz, d'altra parte, era convinto anch 'egli della opportunità di agire offensivamente al fine di creare al più presto le condizioni per un successo decisivo. Un atteggiamento difensivo sulle Alpi poteva, infatti, essere assunto con buone prospettive di successo con forze relativamente esigue; ma questa soluzione: avrebbe lasciato inoperose molte forze italiane, non avrebbe concorso al successo nella guerra mettendone in forse l'esito ed, inoltre, poneva l'intera Penisola alla me rcè di possibili azioni navali e di sbarchi francesi, assai temuti data la lunghezza delle nostre coste e le caratteristiche della nostra re te di comunicazioni ferroviarie. Occorreva dunque impedire qualsiasi disponibilità di forze francesi per operazioni marittime e contribuire al sicuro successo alleato nei tempi più ristretti. Circa le possibilità di azioni offensive verso la Francia esistevano già i Piani della Memoria K del 1874 con azioni previste ai colli compresi 3

E' inte ressante, al riguardo, un appunto de l Ge n. Cosenz in una agenda del 1884, riportato in allegato n. 10, con valutazioni relative alla pericolosità di manifestazioni irredentiste e circa lo stato insoddisfacente della pianHicazione operativa fino a quelle date (Fondo Cosenz).


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· LE RELAZJONI MILITAR] T RA ITALIA E SVIZZERA•

fra l'Argentiera ed il Piccolo S. Bernardo 4 • Ma l'avvenuta costituzione della Triplice Alleanza già nel 1883 era divenuta cosa pubblicamente nota 5 , mentre rimanevano segreti i particolari impegni da essa prevista; sicché la costituzione di un così forte blocco militare al centro dell'Europa, che godeva poi - nei suoi primi anni - anche del sostegno della Gran Bretagna, allarmava fortemente il Governo francese e quello russo. In particolare, la Francia intensificava allora la costruzione di imponenti complessi fortificati sulle linee di ope razione delle Alpi Occidentali, rendendo sempre più difficili ed onerose, sia in uomini, sia in esigenza di costose artiglierie d'assedio non disponibili, sia infine in termini di tempo, eventuali nostre operazioni offensive, ed al contempo ponendosi in grado di garantire una condotta difensiva con il minimo possibile di forze. Di qui, la crescente percezione del Cosenz della difficoltà a condurre con risultati decisivi operazioni sulle Alpi Occidentali, mentre una offensiva sulla linea di operazioni verso il Nizzardo non era considerata utile perché diretta contro territori periferici e quindi non idonea ad impegnare grosse forze francesi. Andava così il pensiero alla possibilità di estendere le operazioni attraverso la Savoia neutralizzata e di realizzare quelle condizioni di cooperazione con le Armate germaniche, che il Comitato di S.M. Generale e !'Orero ave vano già indicato come possibili ed anche desiderabili nel 1874-76, ma che, come abbiamo visto, avrebbero potuto trovare applicazione solo in accordo ed in esito a decisioni germaniche di operazioni dall'Alsazia verso la Saòne in luogo di, od in combinazione con, quell e dalla Lorena. Si può così spiegare come, mentre non risultano agli atti di questo periodo n è studi particolari nè ipotesi di operazioni di tal genere, secondo le memorie e le note dell'Addetto Militare germanico il Cosenz avrebbe, in suoi colloqui del 1884 ed ancora del 1887, proposto di effettuare il ricongiungimento dei du e eserciti in terra francese attraverso il territorio svizzero, venendone dissuaso dagli interlocutori germanici 6 . Dissuasione che, ad un tempo, poteva essere giustificata: sia da criteri di oportunità politica, essendo in questo periodo il Bismarck favorevole alla amicizia con la Svizzera; sia da molteplici motivi di carattere 4

V. pag. 67.

5 Ne aveva parlato

il Ministro degli Esteri, Pasquale Stanislao Mancini, in Parlamento il 13-III-1883. 6 Cfr. M. MAZZETTI, L'Esercito Italiano nella Triplice Alleanza, pag. 34 ed altre; H .R. K uRZ, Op. cit., pag. 71 e 72.


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militare in quanto il Comando germanico non ebbe mai a ritenere conveniente un'azione offensiva dall'Alsazia, nè vedeva allora la necessità di un diretto concorso italiano sul proprio fronte, nè considerava conveniente procurarsi nuovi avversari.

Sicché gli accenni del Cosenz, seppure indicativi di un suo orientamento mentale, avevano semplicemente il carattere di avances per conoscere e saggiare gli intendimenti germanici nei riguardi di possibilità operative di indubbio interesse . Dinnanzi ai diversi intendimenti operativi della Germania non rimaneva che orientarsi ad una maggior cura della difesa costiera e della nostra Marina, che iniziava allora, nel 188487, programmi di notevole espansione 7 • In questi anni, l'avvenuta stipulazione della Triplice non incontrava molto entusiasmo anche in Svizzera, la quale temeva che dalla accresciuta potenza militare delle Potenze Centrali potessero derivare maggiori pericoli per la sua neutralità e per la sua sicurezza. Le autorità politiche e militari di questo Paese dimostravano una particolare sensibilità verso tutti i provvedimenti necessari sia di costruzione di fortificazioni, sia dell'andamento delle comunicazioni rotabili e ferroviarie che potevano interessare la sicurezza. Così in quegli anni in cui veniva completata la galleria ferroviaria del S. Gottardo, venivano anche intensificati i lavori di ammodernamento delle fortificazioni di St. Maurice, del S. Gottardo stesso e del Luziensteig. Frattanto, nel 1882-83, il nostro Stato Maggiore continuava a seguire la questione della neutralità dell'Alta Savoia, che era oggetto di interesse e di polemiche soprattutto da parte di giornali svizzeri e francesi. Queste polemiche avevano eco anche nella stampa italiana; di esse trattava un articolo su Italia militare del 27 settembre 1883 (Rep. RR41; b. 1883). Veniva allora temuto in Svizzera che i Francesi costruissero fortificazioni da cui poter battere e minacciare la città di Ginevra; inoltre si protestava per lavori, che si dicevano volersi avviare, di costruzione di un forte a Vuache, sulla riva sinistra del Reno, all'estremo limite dell'Alta Savoia. Attraverso contestazioni e smentite la Svizzera, peraltro, otteneva che il Ministero degli Esteri francese nel 1883 desse assicurazioni che non erano previste costruzioni di fortificazioni nella Savoia neutralizzata, dando così indirettamente un riconoscimento alla Svizzera dei diritti conseguenti al Trattato del 1815. Si trattava peraltro di un successo della diplomazia svizzera che sarà noto ufficialmente in Italia solo dieci anni dopo, nel 1893; comunque, dinnanzi al fatto che 7

Cfr. in merito MARIANO GABRI ELE, Le Convenzioni navali della Triplice, U.S. Mari-

na Mii., Roma, 1969 (pag. 26 e segg.).


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"LE RELAZION I MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

le fortificazioni in Savoia non venivano costruite, la questione della neutralità della Savoia rimaneva quiescente per qualche anno 8 • Negli anni successivi lo S.M. Esercito andava man mano intensificando la sua attività di preparazione di piani, monografie, cartografia delle aree di interesse, di predisposizioni di mobilitazione, di costruzione di fortificazioni nei limiti degli stanziamenti ottenuti. Venivano anche eseguiti annualmente i cosiddetti viaggi di S.M. secondo il modello dei viaggi compiuti dal grande Moltke, di cui il nostro Addetto Militare a Berlino, Ten. Col. Del Mayno, aveva inviato dettagliate notizie nel 1878. Questi viaggi, insieme alle Manovre dei Quadri in esperimento di S.M. o dei Viaggi di generali, oltre agli scopi di preparare i Comandanti e gli SS.MM. all'esercizio del Comando e di facilitare una loro valutazione, consentivano anche di studiare la possibilità e le modalità di condotta di opyrazioni in determinate aree, nonché di estendere ed approfondire la conoscenza geotopografica, da parte dei Comandanti e degli Stati Maggiori, di regioni ritenute probabili zone di operazioni. Sicché esse sono oggi indicative degli interessi e delle preoccupazioni del momento; inoltre, in sede di presentazioni e di conclusioni, spesso contengono riferimenti alle pianificazioni ed agli intendimenti operativi in caso di conflitto, di estremo interesse 9 • In particolare, nei primi anni, le manovre con i Quadri venivano eseguite tutte nelle zone dell'interno, intorno a Roma, in Toscana, in Campania, indicando una forte preoccupazione rivolta alla difesa costiera e dell'interno del Paese, specie delle coste e pianure tirreniche e della Capitale. La situazione avrà una svolta a seguito del primo rinnovo del Trattato della Triplice nel 1887, che, come è noto, vedeva meglio tutelate le esigenze italiane. Le relazioni fra gli Imperi Centrali e la Russia erano andate deteriorandosi; l'Alto Comando germanico era ora interessato a disporre di un concorso italiano. Esso, inoltre, andava rendendosi conto delle difficoltà di nostre operazioni offensive sulle Alpi Occidentali, di fronte alle fortificazioni costruite dai Francesi che l'insufficiente nostra disponibilità di potenti artiglierie rendeva di difficile superamento, e che, comunque, risultavano vincolate dalle condizioni fortemente limitative delle possibilità di schieramento. Ma, orientati fin da allora alle ma8 Nel 1894 veniva compilata dal Cap. E. Belvederi, in esperimento di S.M., u na pregevolissima memoria su La neutralità della Savoia settentrionale la cui I parte, a carattere storico e con una ricca documentazione, costituì documento fondamentale, consultato anche dal Ministero Affari Esteri. 9 In allegato n. 11 un riepilogo delle aree in cui sono stati effettuati .i viaggi di S.M. da l 1894 al 1914.


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novre per la destra, dalla Lorena e successivamente attraverso il Belgio, non erano attratti da manovre tendenti a riunire le loro forze alle nostre in territorio francese, nella zona della Saòne o del Giura. Sicchè saranno essi a proporre, in colloqui del Waldersee con il Cosenz, l'invio in Germania delle nostre forze eccedenti la difesa sulle Alpi e penisulare, per essere schierate in Alsazia ed operare verso la troué de Belfort ed il Giura franco-svizzero quale parte più meridionale del loro schieramento. E' noto che, nell'ipotesi prevista di casus belli di guerra della Triplice contro Russia e Francia, le unità italiane dovevano affluire in Germania Meridionale e raggiungere le loro zone di schieramento muovendo attraverso l'Austria con un movimento ferroviario le cui modalità venivano stabilite con la Convenzione militare del 28-1-1888 e con accordi successivi. Poteva verificarsi però che il conflitto vedesse impegnate solo Germania ed Italia contro la Francia; in tal caso l'Austria, pur essendo impegnata ad appoggiare gli Alleati, avrebbe potuto preferire di rimanere neutrale, soprattutto in vista di mantenere anche la Russia fuori dal conflitto. Venne allora contemplata la possibilità di far affluire, in tale evenienza, le forze italiane in Germania con un movimento in territorio svizzero (Rep. RR; b. 1889). (v. carta n. 2 e schizzo n. 9) Particolari in merito alle forze, agli itinerari ed alle modalità con cui avrebbero dovuto essere eseguiti i movimenti sono apparsi nello studio di Antonello Biagini: La prima ipotesi operativa italiana contro la Svizzera. Aspetti politici e militari, apparso recentemente in una pu bblicazione del Centre d'histoire di Losanna 10 . In allegato n. 12 una sintesi di quanto previsto nei piani del 1889 e del 1898. A noi interessa qui sottolineare come il movimento fosse previsto per itinerari del Sempione, S. Gottardo e dello Spluga e della parte centrale dell'Altopiano Svizzero, idonei a consentire percorsi più brevi, e fosse da contenere in tempi relativamente ristretti, con tappe giornaliere di 30 km. L'uso delle comunicazioni che si sapevano fortemente sbarrate con fortificazioni e la previsione di tempi ristretti presupponevano evidentemente la non opposizione armata e decisa della Confederazione Elvetica che - almeno così si supponeva - la diplomazia o le pressioni militari tedesche avrebbero certamente potu to assicurare. Il problema della conseguente violazione della neutralità Svizzera, come ricorda il Biagini, era comunque questione politico-diplomatica e

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1 Centre d'histoire et de prospective militaires, Actes du Symposium 1983. Losanna (pagg. 79 - 91).


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di competenza del Ministero d~gli Esteri. Lo S.M. Esercito allora predisponeva, a partire dal 1889, per la III Armata, piani alternativi di Radunata N.O. sia nella eventualità di movimento per ferrovia attraverso l'Austria (1 8 ipotesi) sia per l'eventualità di movimento per via ordinaria attraverso la Svizzera (2" ipotesi). In entrambi i casi, una volta che le unità italiane fossero giunte in territorio germanico o nelle immediate vicinanze, il loro supporto logistico avrebbe dovuto essere assicurato dalla Germania; mentre, nel secondo caso, i collegamenti e l'alimentazione attraverso la Svizzera sarebbero stati interrotti. La predetta Armata era la maggiore dell'Esercito Italiano (6 Corpi d'Armata ridotti a 5 nel 1891, e 3 Divisioni di Cavalleria ridotte a 2 nel 1896), per complessivi oltre 200.000 uomini 11 . Si noti che venivano allora definiti anche piani e predisposizioni per l'eventualità, invece, di una Radunata N.E, che vedeva tale Armata e le sue Unità affluire invece in altre località. Tutte le predisposizioni di mobilitazione, radunata e dei relativi movimenti erano, naturalmente, riservatissime; ma particolari misure di sicurezza venivano sempre disposte nei riguardi di tutto quanto si riferiva all'eventuale attraversamento della Svizzera, alla quale ci si riferiva sempre come attuazione della? ipotesi. Data la molteplicità delle ipotesi di impiego della 3a Armata, il riferimento a tale? ipotesi, poteva consentire il mantenimento di incertezze su quanto effettivamente predisposto. Ma va notato, peraltro, che, nonostante le predisposizioni di segretezza di trattati e convenzioni, notizie sulle predisposizioni di carattere militare di questi e di altri piani tendevano egualmente ad essere universalmente note. E' da ritenere poi che, spesso, notizie venissero diffuse deliberatamente e magari piuttosto distorte ad arte; in particolare, il Comando germanico, interessato a che i Francesi mantenessero maggiori forze possibili alla nostra frontiera, avrebbe rivelato per primo la stipulazione di questi accordi militari, la cui segretezza circa il loro esatto tenore avrebbe dovuto provocare maggiori timori e distrarre maggiori forze dal fronte della Lorena. In pratica, dunque, notizie delle alleanze in atto pervenivano alle Cancellerie dei vari Paesi ed agli Stati Maggiori, e trovavano eco nei di11 Dal 1891 la 3• Armata (Verona), costituita per mobilitazione, av rebbe potuto disporre di = V C.A. (Verona); VI C.A. (Bologna); VIII C.A. (Firenze); IX C.A. (Roma); X C.A. (Napoli); la, i' e 33 D. cav. Nel 1899, in relazione all'avvenuto accordo navale con l'Austria-Ungheria che dava sicurezza in Adriatico, IX e XC.A. furono soostituiti da VII C.A. (Ancona) e XI C.A. (Bari).


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

battiti parlamentari e nella stampa; anzi, è da ritenere che nella maggior parte dei casi, certe fughe di notizie e certe pubblicazioni avvenissero deliberatamente nel tentativo di premere così sull'opinione pubblica o di provocare determinate reazioni nella controparte senza impegnarsi pubblicamente. A certe rivelazioni contribuivano anche diplomatici e addetti militari dei vari Paesi, vuoi per il gioco delle varie Alleanze, vuoi per sollecitare certe prese di posizione o dissuadere da altre. Ciò avveniva, in questi anni, anche nei riguardi delle relazioni militari fra Italia e Svizzera; fra i due Paesi - come si è detto - non vi era uno scambio di Addetti Militari; il nostro Addetto a Parigi era accreditato anche a Berna ed a Bruxelles e raccoglieva le notizie o dalle fonti giornalistiche o in visite alle nostre Legazioni in questi Paesi oppure da confidenze dell'alleato Addetto Militare germanico. Costituiscono, al riguardo, documento interessante gli scritti del Magg. tedesco Von Bernhardi, il futuro autore de La guerra dell'avvenire,Addetto Militare tedesco a Berna, dati al nostro Addetto di Parigi, (stralci in allegati n. 13 e 14)). Vi si riferiva, fra l'altro: sul sistema di difesa della Svizzera e sulle misure preparatorie per il caso di guerra, sulla esistenza di intendimenti aggressivi svizzeri verso l'Italia contro la quale le predisposizioni militari erano soprattutto rivolte; ed, infine, si prospettava la possibilità di operare ad est delle difese del Gottardo. Il primo studio, infatti, si concludeva così: "Per contro i passi ad est del Gottardo, Lukmanier, Bernardino e Spluga, così pure la linea di Zurigo-Saargans si troverebbero - almeno all'inizio delle operazioni - probabilmente meno ben fortificate e difese. Ma se in queste direzioni riesce d'impossessarsi per sorpresa del fronte est del progettato ridotto centrale di Lucerna, si giunge sul fianco e a tergo di tutte le linee preparate per la difesa, si taglia l'armata dalla sua base, si costringe la stessa ad un cambiamento di fronte, ciò che agirebbe disastrosamente non solo sulla condotta delle truppe, ma anche sul servizio di tappa, e in tal modo si guadagnerebbe forse più di quello che si perderebbe con mosse di giramento".

Si vede in questo documento la prima traccia di una idea, che poi si farà strada nel!' Alto Comando italiano, di operare esclusivamente per i passi orientali ed aggirare così tutte le difese del Gottardo. In una successiva comunicazione del nostro Addetto Militare a Parigi del 25 dicembre 1893 si riferiva circa la neutralità dell'Alta Savoia (RR-41) - 1893) (allegato n. 15). Nella comunicazione si diceva che egli veniva informato dal Von Bernhardi, Addetto Militare germanico, che, dopo la rottura del trattato di commercio con la Francia, l'opinione pubblica svizzera era divenuta completamente favorevole alla Germania. Pure favorevoli alla


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Germania e in conseguenza alla Triplice Alleanza erano il Col. Frei, futuro Presidente della Confederazione, ed altri Capi militari. "Questa tendenza germanofila non significa tuttavia che la Svizzera in caso di guerra permetterebbe alla Germania ed a i suoi alleati di violare la sua neutralità, significa soltanto che il governo della confederazione elvetica non si lascerà mai trascinare dalla Francia sopra un terreno che non sia quello tracciato dalla stretta integrazione dei trattati esistenti...". L'Addetto poi riferiva che: "· gli Svizzeri non considerano opportuno sollevare la questione della occupazione della Savoia con truppe svizzere in tempo di pace, ma che lo farebbero in caso di conflitto; - in caso di guerra, se la Francia non ritirasse le sue truppe dalla Savoia, la Svizzera ne riterre bbe violata la neutra lità e si schiererebbe a fianco dei ne mici della Francia".

Circa come la pensavano i Francesi, l'Addetto inviava copia di una lettera del 14-12-1883 in cui l'allora Ministro degli Affari Esteri francese, Jules Ferry, assicurava che la Francia non pensava affatto a costruire forti su M. Vuache presso Ginevra (come si temeva da parte svizzera) e negli studi per la mobilitazione lo S.M.jrancese si è proposto di rispettare completamente i territori neutralizzati. Gli Svizzeri consideravano questa dichiarazione come un riconoscimento del loro punto di vista circa la neutralità della Savoia e ad essa avrebbero fatto riferimento, ove occorresse. Sulla questione della neutralità della Savoia un altro rapporto interessante era quello del nostro Addetto del 18-12-1892 circa le attività di riordinamento e potenziamento dell'Esercito Svizzero, nel quale si riferiva di colloqui con il Consigliere Federale svizzero, Signor Frei. Il Frei forniva notizie ampie e dettagliate sui lavori e sulle attività in corso per rafforzare l'Esercito Elvetico, sul quale il nostro Addetto Militare formu lava apprezzamenti assai favorevoli. Appare, peraltro, evidente come le notizie date dal Frei tendessero a dissuadere il nostro Stato Maggiore dalle divisate operazioni di movimento attraverso la Svizzera, che, se non nei particolari, erano perfettamente note oltralpe. E ciò risulta chiaramente anche da una pubblicazione del Cap. F. Pinget, francese, scritta nel 1891 e pubblicata nel 1892 a Parigi, Les lta/iens devant B e/fort. La pubblicazione, da ritenersi frutto di deliberata azione provocatoria sotto le vesti di dare consigli, in pratica tendeva nel contempo a dire alla Svizzera che nulla aveva a temere da parte della Francia, ma piuttosto dalle mire di ordine militare e territoriale dell'Italia, ed a far altresì capire che erano noti gli accordi tra Italia ed Austria per l'afflusso di unità italiane al fronte di Belfort. Ciò di cui il


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" I E RELA710NI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZCRA"

Pinget dimostrava di ignorare era che l'Italia non prevedeva di inviare al fronte alsaziano solo uno o due Corpi d'Armata per soddisfare il sentimento nazionale ma ben 6 Corpi d'Armata (portati poi a 5) e 3 divisioni di cavalleria: una forza cospicua la cui assenza nel 1914 potrà considerarsi uno dei fattori determinanti dell'insuccesso sulla Marna della manovra tedesca, insieme alla maggiore disponibilità francese di forze , per effetto della dichiarazione italiana della neutralità ed il trasferimento sul Reno dei due Corpi d'Armata destinati alla nostra frontiera. E' da sottolineare come, secondo quanto scritto dal Pinget in una successiva pubblicazione 12 , le notizie circa la possibilità di aggirare le fortificazioni del Gottardo servendosi delle ferrovie austriache gli sarebbero state suggerite da un articolo di un Ufficiale svizzero, apparso sul Bas/er Nachrichten al titolo: Come possono essere aggirate le fortificazioni del Gottardo, in cui si tendeva a dissuadere l'Italia da operare attraverso la Svizzera suggerendo appunto di servirsi di movimenti ferroviari attrave rso le linee de l Brennero e de ll' Arlberg. Il Pinget nel 1895 esaminava il caso del trasporto su tali linee di due Corpi d'Armata, ma concludeva che le unità italiane non avrebbe ro potuto partecipare alle operazioni prima di 20 giorni dalla dichiarazione di guerra; tempo entro il quale, nel 1870, erano già state combattute le prime battaglie. Sicché il Pinge t opinava che l'armata italiana non avrebbe potuto partecipare a quelle battaglie che, come è noto, e rano considerate decisive. Un te ntativo di esercitare qualche influenza sull'atteggiamento svizzero era la pubblicazione anonima (ma attribuita al Marselli) la neutralità della Svizzera, apparsa a Roma nel 1892 come volume lX di una " Biblioteca Minima Militare Popolare" edita da Casa Editrice Italiana, Via Venti Settembre 122, certamente una tipografia legata a l vicino Ministero della Guerra. Nella pubblicazione si faceva una sintesi della storia della Svizzera e si concludeva una prima parte riconoscendo, nei riguardi della neu tralità della Svizzera, come "tale esped iente politico non sia stato imposto al paese, ma dal paese stesso escogitato e voluto come base fondame ntale alle sue relazioni colle altre potenze". La neutralità Svizzera era riconosciuta necessaria per varie ragioni: la posizione geografica; il carattere stesso de llo Stato federativo composto di elementi diversi per nazionalità, per lingua, per religione, per interessi. Tale neutralità era più faci lmente osservabi le nei tempi moderni, dal momento che esisteva un più forte potere centrale.

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F.

PlNGET,

Paris, I895.

Lignes de concentrarion des Armées de la Triple Alliance, Lavauzelle,


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In una seconda parte dell'opera erano considerate tutte le ipotesi di guerra fra i vicini della Svizzera in cui questa avrebbe potuto essere coinvolta, descrivendo con ampie e ben aggiustate motivazioni tutte le operazioni possibili. Trascurando tutte le altre, nelle quali si dimostrava Ja convenienza dell'Italia a rispettare la neutralità svizzera, è il caso di venire all'ultima, che considerava "la prossima guerra, quando scenderanno in campo tutti o quasi gli eserciti europei per combattervi la suprema loua, quella per la prosperità, la decisiva, Austria, Germania e Italia in un campo - Francia e Russia nell'altro ... l'intervento dell'Inghilterra non è difficile pronosticare in favore d i quale partito, se si considera l'aperta contraddizione degli interessi inglesi con quelli francesi".

Dopo un ulteri ore esame della situazione politica internazionale, nella quale si attribuiva essenzialmente alla Francia la responsabilità delle tensioni esistenti, lo studio esprimeva iJ dubbio che la Svizzera potesse e volesse garantire la sua neutralità, ed in pratica-con una certa contraddi zione con quanto sostenuto nell a prima parte circa la necessità svizzera di attenersi strettamente ad essa - invitava la Svizzera medesima a schierarsi al fianco della Triplice. "L'Italia avra comuni colla Svizzera i suoi in teressi e però farà ogni sforzo o per averla alleata o per propugnarne l' ingrandimento a garanzia della sua stessa sicurezza, della sua difesa e quindi dello sviluppo dei suoi commerci" (pag. I I 7).

Con velate parole, quindi, si dava anche assicurazione che non vi era da parte nostra a lcuna mira territoriale, anzj si sarebbero favoriti quegli ingrandimenti che avrebbero, ad ovest ed a sud del Lemano, migl iorato la situazion e della Svizzera. Ma le reazioni svizzere a qu esta pubblicazione erano del tutto sfavorevoli. Infatti sul giornale// Fan tue/a del 3 luglio 1892 appariva un articolo Ancora della neutralità svizzera. In esso veniva riferito che il Presidente federale Hauser aveva contestato l'opuscolo italiano La neutralità svizzera, attribuito al Gen . Marselli. Egli aveva, infatti, affermato: "Noi siamo risoluti a vivere in pace con tutti i nostri vicini, e ad ade mpiere a lutti i nostri doveri di Stato neutrale. Noi respingiamo qualsiasi progetto d'alleanza, da qualsiasi parte venga ... ". Ed aveva, infine, concluso : "E anche, se in seguito a tale auacco, dovess imo essere trascinati fuori di questa altitudine neutrale e dife nsi va, noi sapremo scegliere con chi e contro chi vogliamo essere alleati";


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"LE RllLAZIONI MI LITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

conclusione che era indicativa di un certo sentimento di insofferenza e di minaccia nei riguardi di chi si era permesso di dare così differenti consigli (Rep. RR-45; b. 1892). E' noto che gli ultimi anni del Secolo erano anni difficili per il nostro Paese e per le sue condizioni interne, economiche e sociali. L'Italia aveva indubbiamente fatto passi giganteschi; nel 1893, Giolitti poteva dire in Parlamento " ... dal 1861 abbiamo costruito 11.264 chilometri di ferrovia, 2.450 chilometri di tranvai, 20 mila chilometri di strade; lo Stato ha speso più di 200 milioni di lavori marittimi straordinari; abbiamo fortificato le fronti ere prima aperle, provveduto all'armamento delle tru ppe, creato una marina da guerra che è la terza del mondo. Abbiamo trasformato le grandi città dal punto di vista igienico. Nello stesso periodo la popolazione s'è accresciuta di 5 milioni di abitanti; le scuole primarie, che avevaoo meno di un mi lione di scolari, ne hanno oggi due e mezzo; il reddito delle poste era di 12 milioni, è ora di 44; il comme rcio internazionale è salito da 5 a 14 milioni di lire, il patrimonio delle opere pie è aumentato di 800 milioni; le società di mutuo soccorso, che erano 440 sono diventate 5000; le società cooperative di produzione e di consumo, affatto sconosciute in Italia, sono ora 1300. Infine i deposit i di risparmio che ammo ntavano nel 1872 a 465 mii io ni, ascendono oggi a 1789 milioni".

Ma, in quegli anni, il Paese era anche turbato da crisi politiche co nnesse con il fallimento de lla nostra avventura coloniale in Eritrea, con scandali finanziari, con crisi economiche agricole ed industriali (fasci sicil iani, moti di Milano) aggravate dalle tendenze anarchiche e massimaliste dei movimenti popolari di sinistra. Uno sviluppo altrettanto e forse più inte nso si verificava nell'ambito della economia elve tica, in un ambiente che garantiva maggiore partecipazione politica e sociale dei cittadini. In questo Paese quindi potevano essere approvati onerosi provvedimenti che permettevano un rafforzamento delle istituzioni militari e dei provve dimenti difensivi. Sulla base di informazioni dilige ntemente raccolte negli anni precedenti, il 22 ottobre 1895, il Capo di S.M. dell'Esercito, Gen. D omenico Primerano, inviava al Ministro della Guerra, Ten. G en. Mocenni, una relazione sulla cresciuta potenza militare della Confederazione elvetica rilevando la necessità di provvedimenti per l'eventualità di uno schieramento ostile (Rep. G-24; b. 49). Il Ministro rispondeva di apprezzare quanto segnalato, ma che la situazione finanziaria dello Stato non permetteva di adottare i provvedimenti che sarebbero stati necessari. In quegli anni lo Stato Maggiore esprimeva anche avviso contrario


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· alla trasformazione in rotabile della mulattiera che portava al Gran San Bernardo, se prima non si costruivano le fortificazioni e non si predisponevano le previste interruzioni in Valle d'Aosta. Venivano anche espressi pareri circa lo sbocco in Italia della costruenda galleria del Sempione (che sarà aperta nel 1905), rappresentando la necessità di predisporre le interruzioni della galleria e della rotabile, nonché le difese sui passi secondari attigui a quello del Sempione (Rep. G-24; b. 49). In conclusione, nel periodo considerato, che sì era aperto con la presunzione di trovare una Svizzera piuttosto vicina alla Germania ed alla Triplice, e probabilmente consenziente, per intrinseca debolezza o per propensione politica, si andava rivelando ai nostri militari una Sv izzera decisa a difendere la s ua neutralità e ad opporsi ,ii disegn i di con giunzione delle armate italo-tedesche attraverso il suo territorio. Né potevano essere chiarite le condizioni effettive della questione della neutralità della Savoia, cioè di quale e quanto sarebbe stato l'impegno della Svizzera per sostenere e garantire questa neutralità di fronte ad iniziative francesi od italiane. Le migliori condizioni di solidità politica e di sviluppo economico consentivano alla Svizzera di adottare onerosi provvedimenti di rafforzamento della propria organ izzazione militare, specie alla sua frontiera meridionale; ciò non avveniva da parte dell'Italia, che, allora turbata da gravi problemi interni ed esterni, finiva per trascurare quasi completamente ogni predisposizione difensiva alla frontiera elvetica. Rimanevano peraltro in vigore le predisposizioni di movimenti ed impieghi concordati in sede di Triplice A lleanza, la cui conoscenza da parte delle autorità militari svizzere ne stimolava l'avversione e gli orientamenti difensivi.


Capitolo sesto

LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA NEL QUADRO DELLA TRIPLICE ALLEANZA, DURANTE IL PERIODO DEL CAPO DI SM TANCREDI SALETTA (anni 1896 - 1908)

Il 1° giugno 1896 veniva nominato Capo di SM dell'Esercito Italiano il Ten. Gen. Tancredi Saletta, che doveva esercitare una influenza sensibile e crescente sugli orientamenti della organizzazione militare del nostro Esercito, pur avendo sempre a lottare con le limitazioni delle spese militari, che furono prevalenti fino al 1907. Ciò, sia per la lunga durata del tempo in cui egli ricoprì l'incarico sia per la prodigiosa attività di propulsione che egli seppe dare, in tutti i settori, all'organismo che presiedeva I sia infine per il carattere fermo dell'uomo e l'ascendente che si andava vieppiù assicurando. Infatti, anche per l'appoggio datogli dal nuovo regnante Vittorio Emanuele III, i poteri e le responsabilità del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito venivano man mano ampliati con successivi provvedimenti legislativi del 1900, 1904, 1906, e soprattutto del 1908. Mentre in precedenza esso aveva solo compiti di studio e di consulenza a favore del Ministro della Guerra, cui competeva in pace ogni decisione, per effetto delle nuove disposizioni il Capo di S.M. diveniva anche in pace l'effettivo Comandante militare responsabile, rimanendo attribuite al Ministro soprattutto le competenze di ordine politico ed amministrativo. Circa il carattere dell'uomo, ricordiamo gli accenni del Gatti 2 , che ne sottolineava il coraggio e la terribile spregiudicatezza con cui affrontava qualsiasi problema, e quelli del De Rossi 3 circa l'impegno personale e l'impulso dato alle attività dello Stato Maggiore. 1 N. GRANDI, Il ruolo e l'opera del Capo di S.M. de/l'Esercito (1894-1907), Ed. Ipotesi, Rapallo, 1983. 2 A. GATTI, La parte dell'Italia, Mondadori, Milano 1936 (pag. 36). 3

E. D E ROSSI, La vita di un uj]ìciale i1aliano sino alla guerra, Mondadori, Milano, 1927 (pag. 148).


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"LE RELAZION I MILITARI TRA ITALIA Il SVIZZERA"

In questo periodo, poi, in tutti gli Stati europei il lavoro degli Stati Maggiori diveniva sempre più complesso ed articolato, i piani operativi più dettagliati ed accompagnati da minute predisposizioni dei Servizi di Intendenza e dei movimenti ferroviari. Diveniva quindi sempre più

necessario stabilire chiaramente le ipotesi operative su lle quali piani e predisposizioni dovevano basarsi. Il Saletta, nel lungo periodo in cui ricoprì l'incarico, andò rivedendo tutti i piani esistenti: apportandovi varianti sostanziali; cercando di adeguarli alle nuove situazioni di confronto politico e militare con i grandi Paesi confinanti; integrando gli orientamenti operativi con le predisposizioni organizzative della mobilitazione, le cui competenze passavano dal Ministe ro allo Stato Maggi ore. Egli aveva a dire nel corso di una discussione in una riunione del Consiglio dell'Esercito nel 1908, che "il nostro ordinamento è appena sufficiente a darci il numero di unità strettamente indispensabile per far fronte ai possibili avversari" e "la siruazione politica (con le alleanze da una parte, coi possibili conflitti dall'altra) ci impone questa situazione militare" (Rep. F-9; b. 1 bis ; anche in Rep. OM; b. 13). Oltre ai provvedimenti di carattere ordinativo, il Saletta intraprendeva, come si è detto, un vasto lavoro di revisione della pianificazion e operativa e della mobilitazione e radunata sia nel caso di conflitto con la Francia sia in quello contro l'Austria-Ungheria. Quest'opera di revisione trovava spazio e convalida nei viaggi di Stato Maggiore compiuti negli anni attorno al 1900 4 le cui relazioni presentano oggi gra nde interesse. Dall'esame delle varie ipotesi emergeva anche, particolarmente nel caso di conflitto ad occidente, l'opportunità di chiarire quanto più possibile le nostre relazioni militari con la Svizzera, che tendevano in vece a rimanere incerte, o peggio; ciò, mentre per motivi finan ziari non venivano costruite nemmeno le opere minime che in varie occasioni erano state indi cate come necessarie. Nel 1898 e ntrava in vigore un nuovo progetto di radunata verso la frontiera Nord Ovest, che prevedeva un rafforzamento dell e difese in Val d'Aosta, la cui debolezza era stata fortemente lamentata dal Saletta a seguito delle risultanze dei viaggi di SM compiuti negli anni precedenti. Le conclusioni del Capo di SME erano state, infatti, che un'azione offensiva francese verso la pianura padana, che era il cuore della nostra di fesa, era fortemente favorita. A vantaggio dell'Italia, in caso di alleanza con la Germania, stava la 4

Vedi in allegato n. 11 un prospetto dei viaggi compiuti in quegli anni.


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probabile preponderanza delle forze, la quale però era difficilmente esercitabile in montagna. A noi sarebbe convenuto mantenere una difensiva strategica; ma considerazioni di vario genere avrebbero potuto imporci di passare all'offensiva, alla quale però ci si sarebbe dovuti preparare con provvedimenti adeguati nei riguardi delle fortificazioni, delle vie di comunicazione, dell'approvvigionamento delle artiglierie di assedio, della costituzione di magazzini più avanzati. Analoga revisione dei piani verso l'Austria veniva eseguita a seguito dei viaggi alla frontiera nord-orientale sottolineando come, mentre l'Italia, cullandosi nella Triplice Alleanza, avesse trascurato di erigere fortificazioni a quella frontiera e disponesse di una rete di comunicazioni insufficiente, l'Austria aveva assai bene curato le sue possibilità difensive, sì da disporre di condizioni di assoluto vantaggio. Verranno così fatte proposte per nuovi piani di radunata e poste le basi per un programma minimo di costruzione di fortificazioni e di linee ferroviarie verso questa frontiera, che miglioreranno alquanto la nostra situazione, ed i cui effetti benefici saranno risentiti nel corso della guerra' 15'18. In questi anni venivano anche perfezionati gli accordi con le Autorità germaniche relative al movimento ed al sostegno logistico delle Unità della 3" Armata che avrebbero dovuto affluire nella Germania meridionale e venivano eseguite ricognizioni dei luoghi di radunata. Ma, in relazione alle notizie sempre più precise e preoccupanti circa l'efficienza delle forze svizzere e le predisposizioni difensive attuate dalla Confederazion e, diffusamente descritte in una pubblicazione di circa 400 pagine edita dal Corpo di SM nel 1899 al titolo Notizie su/le/orze militari della Svizzera (Rep. G-23; b. 40; anche in G-25; b. 4), diveniva sempre più dubbio che si potesse effettuare il movimento attraverso il territorio elvetico secondo le modalità previste nel 1889. Infatti, ancora nel marzo 1898, veniva compilato uno studio particolareggiato che seguiva ancora il vecchio schema del trasferimento per i passi centrali dal Sempione allo Spluga, con minori varianti rispetto al precedente, nell'ipotesi che la Confederazione non si opponga in alcun modo al movimento. Ma, nei verbali delle sedute della Commissione che si riuniva a fine anno 1898 ed inizio 1899 per rispondere a vari quesiti posti dal Ministro della Guerra circa la nostra organizzazione difensiva, si esprimevano seri dubbi circa la possibilità di effettuare il movimento attraverso la Svizzera con le modalità previste (Rep. F. 9; b. 1). Anzi, nella riunione del 18 dicembre 1898 (vds. allegato n. 16) veniva temuto dal generale Ferrero che: ''dopo la formazione di 4 Corpi


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d'Armata, la Svizzera possa anche manifestare velleità offensive "e" al caso potrebbe ànche fingere di ignorare la violazione del proprio territorio da parte francese per opporsi con tutte le sue forze ad una violazione da parte nostra". E il Presidente, il Ten. Gen. S.A.R. Vittorio Emanuele di Savoia, il futuro re d'Italia, rilevava le tendenzefrancofile manifestatesi in Svizzera sicché diveniva, per il generale Saletta, necessario preoccuparsi della sistemazione a difesa da quella parte, cioè ai passi del Gran San Bernardo e del Sempione, "al quale ultimo si dovevano stabilire le difese necessarie anche in relazione alla prossima apertura della galleria ferroviaria". E nella successiva riunione del 21 dicembre 1898, la Commissione discuteva a lungo tutte le possibilità offensive verso il nostro territorio attraverso Gran S. Bernardo, Sempione, S. Gottardo, e sottolineava tali possibilità se condotte da forze svizzere e francesi collegate. Peraltro essa si limitava poi, in sede di conclusione, a indicare i provvedimenti minimi considerati necessari per la difesa dei passi de l Gran San Be rnardo e del Sempione; anche in qu esto caso si trattava di provvedimenti ridotti all'osso, per le note ristrettezze finanziarie. La possibilità di un'azione offensiva francese per il Sempione era ancora considerata nelle riunione del 7 gennaio 1899 in cui il generale Saletta leggeva, "a tal proposito, una memoria confidenziale compilata dal Ministero degli Esteri, nella quale, trattando della neutralità dei distretti settentrionali della Savoia e delle convenzion i internazionali che la reggono, è persino ammessa la possibilità che la Francia, fondandosi sulla lettera dell'art. 8° del Trattato di Vienna del 1815, si arroghi il diritto di passaggio del Vallese". Ne l 1899 sarà poi costituita una Commissione Suprema per la difesa dello Stato, che esaminerà ancora le difese da predisporre alla frontiera svizzera (vds. allegato n. 17) e che, sempre in vista di limitare le spese, finirà per consigliare di: - contenere le difese sulla linea del Sempione nei limiti già indicati nel 1898, prevedendo che la difesa della rimanente regione a ponente del Lago Maggiore debba ottenersi con semplici interruzioni stradali (rinunciando così alle fortificazioni già raccomandate a GravelJona o ad altre opere permanenti); - riservare all'azione delle truppe mobili la difesa del territorio fra Lago Maggiore e Lago di Como, poiché lo sbarrame nto delle numerose vie di penetrazione sarebbe stato impossibile e non era ritenuto sufficiente l'erezione di un campo trincerato a Varese già raccomandato in tempi passati; - completare l'assetto difensivo della Valle dell'Adda contro minacce provenienti dalla Svizzera con: interruzioni predisposte sulla rotabile


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lungo il lago, spianamenti sulla rocca di Fuentes da armare al momento del bisogno, modifiche alle predisposizioni da prendere lungo la strada del!' Aprica (già rivolte essenzialmente verso offese provenienti dal Tirolo austriaco) onde ottenere non solo di battere il fondo de1Ja Valle dell'Adda, ma di estendere l'azione delle med~sime alla valle di Poschiavo. Appare chiaramente come i provvedimenti decisi fossero ben limitati rispetto ai timori manifestati ed alla delicatezza delle situazioni rappresentate da eventuali penetrazioni sulle linee di operazioni delle Alpi Centrali. Il nostro Stato Maggiore, in questi anni, era quindi combattuto fra le necessità di prevedere qualche difesa anche alla frontiera svizzera ed il desiderio di non farvi nulla, come si finiva per fare, per motivi di economia. In relazione a tale situazione si presentava sempre più necessario chiarire sul piano diplomatico i nostri rapporti con la Svizzera e gli atteggiamenti della medesima nei riguardi della sua neutralità e della neutralità della Savoia; ciò: sia per de.finire a ragion veduta le difese che avremmo dovuto stabilire alla frontiera svizzera, in fortificazioni, interruzioni e forze mobili da impiegarvi; sia per conoscere l'atteggiamento che la Svizzera avrebbe osservato vuoi nei riguardi francesi, vuoi verso eventuali nostre azioni offensive attraverso la Savoia, vuoi infine nei riguardi dei nostri movimenti attraverso la Svizzera medesima per affluire alla Germania meridionale, in caso di impossibilità del ricorso al movimento ferroviario attraverso l'Austria. Sulla questione della neutralità della Savoia si doveva av~re, quindi, una corripondenza che andrà avanti per anni tra il Capo di SM Esercito, il Ministro della Guerra ed il Ministro degli Esteri, si può dire senza risultato alcuno. Infatti, il primo, che non poteva corrispondere direttamente col Ministro degli Esteri, rappresentava al proprio Ministro la necessità di chiarìre, tramite i canali diplomatici, se e come la Svizzera intendeva assicurare tale neutralità sia nei riguardi dei Francesi sia nei riguardi nostri, per averne norma nelle nostre predisposizioni. Il Ministro della Guerra del momento girava la richiesta al Ministro degli Esteri, il quale peraltro rappresentava sempre che non era il momento opportuno per trattare della questione e che, ad ogni modo, · in caso di conflitto si sarebbe visto come avrebbe reagito la Svizzera; ove non avesse richiesto lo sgombero delle truppe francesi, si sarebbe potuto considerare violata la neutralità della Savoia; e noi, a nostra volta, avremmo potuto agire in conseguenza. Il nostro Capo di SM obiettava che, allora, però sarebbe stato troppo tardi e che, invece, si sarebbe dovuto cogliere la prima occasione uti-


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

le, rappresentata da qualche incontro diplomatico o dalle frequenti contese della stampa sulla questione, per vedere di conoscere gli orientamenti della Svizzera. In pratica, però, il chiarimento ricercato non sarà mai conseguito;

fino a che le prospettive dei nostri rapporti militari tenderanno a mutare e la questione sarà abbandonata. In particolare, il Saletta affrontava la questione della neutralità della Savoia per la prima volta nel 1897 con lettera n. 105 del 20 maggio (RR-42; b. 1897) (vds. allegato n. 18) nella quale, dopo aver richiamato la precedente corrispondenza e le questioni giuridiche coinvolte, egli esprimeva la convinzione che la Svizzera poco avrebbe fatto contro una eventuale violazione della neutralità della Savoia da parte francese e continuava: "ma non risulta a quali conseguenze andrebbe incontro l'Italia se prendesse essa l'iniziativa di questa violazione. Eppure sarebbe anche a noi di grande utilità e potrebbe forse essere anche necessario in caso di guerra con la Francia, di non tener conto della clausola di neutralità dell'Alta Savoia. Occorrerebbe quindi conoscere quale estensione nei suoi effetti potrebbe avere la violazione di quella clausola da parte nostra e specialmente se producendosi potrebbe essere considerata senz'altro come casus belli tale da provocare certamente atti di ostilità da parte della Svizzera. Riterrei perciò opportuno che su questo importante argomento fosse interpellato il Ministero degli Esteri per averne una norma nei dispositivi che si preparano presso questo Comando".

Con altra lettera n. 155 del 23-2-1898 (RR-42; b. 1898) il Capo di SME rappresentava come i Francesi stessero progettando la costruzione di nuove linee ferroviarie che avrebbero consentito di. avere due linee indipendenti per l'afflusso di forze alla Savoia e aumentato "così la facilità che già possiede attualmente di impadronirsi, appena indetta la mobilitazione, delle importanti posizioni che sono alla testata della Valle d'Aosta". Ciò faceva sentire maggiormente il bisogno di introdurre nei nostri studi anche ipotesi di operazioni che attraversassero la zona neutralizzata del trattato del 1815 e rendeva necessario avere le risposte richieste con il foglio del 20 maggio 1897. Ma il Ministro degli Esteri Canevaro, con una sua nota del 31 dicembre 1898, inviando copia di uno studio sugli aspetti giuridici della questione della neutralità della Savoia (RR-42; b. 1898) (vds. allegato n. 19) così si esprimeva sulla sostanza delle nostre relazioni con la Svizze-

ra: "Non occorre che io richiami l'attenzione della Eccellenza Vostra sulla necessi-


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tà di evitare con cura ogni atto o disposizione che potesse far presumere in noi l'intenzione di prendere, in caso di guerra, l'iniziativa di una violazione della neutralità dell'Alta Savoia; e ciò sia per l'interesse che abbiamo di vedere mantenute in vigore le stipulazioni del 181 5, sia per evitare ogni motivo di possibile turbamento delle relazioni cordiali che intercedono coi governi di Francia e di Svizzera".

Inoltre, rispondendo con altro foglio alle proposte di passi diplomatici per chiarire il possibile atteggiamento della Svizzera, affermava che ciò avrebbe potuto essere fatto solo al momento di una qualche violazione da parte francese. Il Capo di SM, in data 29 gennaio 1899, ribatteva che allora sarebbe stato troppo tardi e proponeva che, alla prima occasione utile, si facesse una dichiarazione che, in caso di mancato ritiro delle forze francesi dalla Savoia in caso di conflitto, "l'Italia si riterrebbe ipso facto svincolata da qualsiasi legame relativo alla neutralità dell'alta Savoia, che fosse di natura tale da nuocere alle operazioni dell'Esercito Italiano" (RR-42; b.

1899). Ma il Ministero degli Esteri, confermando di non vedere - al momento - l'opportunità di simile dichiarazione, in pratica ne contestava l'utilità anche in altra occasione, in quanto avrebbe presumibilmente accelerato l'adozione dei provvedimenti di mobilitazione dei Francesi, di cui era evidente l'intendimento di rimanere a presidio della regione. A ciò il Capo di SM, con un suo foglio del 4 marzo 1899, ribadiva il suo avviso che la dichiarazione avrebbe dovuto essere fatta quanto prima possibile e non all'atto di un conflitto, soprattutto per conoscere "quale sarebbe il contegno della Svizzera di fronte ad essa, al fi ne di potersi regolare in conseguenza. Poiché se tale dichiarazione fosse ritardata fino al momento dell'azione essa potrebbe bensì tornare utile quale giustificazione del nostro operato, ma non sarebbe di vantaggio alcuno alle nostre armi inquantoché la nostra azione non potrebbe più essere subordinata a l contegno della Svizzera, della quale anzi bisognerebbe esser pronti ad affrontare le ostilità" (RR-42; b. 1899) (vds. allegato n. 20).

A lle rinnovate pressioni, il 17-IV-1899 il Ministero degli Esteri rispondeva confermando il suo parere negativo circa l'opportunità di passi diplomatici nel senso richiesto (vds. allegato n. 21), cui seguiva una nuova lettera del Saletta in data 21-IV-1899. Il nostro Capo di SM, in seguito a nuove informazioni, tornava a sollecitare chiarimenti sull'atteggiamento svizzero con foglio n. 147 del 13 giugno 1899 (RR-42; b. 1899) nel quale, oltre tutto, poiché in quel momento - per minori incidenti - mancava il nostro Addetto Militare


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

accreditato a Parigi ed anche a Berna, si proponeva l'invio in questa Capitale di un Addetto da accreditarsi solo per la Svizzera ed il Belgio; ciò sarà ottenuto, solo con grandi difficoltà, ed a partire dall'agosto 1901 il nuovo Addetto permetterà di avere più informate e dettagliate notizie

sulla situazione militare della Svizzera e dei suoi orientamenti nei confronti nostri e della situazione internazionale. Come abbiamo visto, la questione della neutralità della Savoia aveva riflessi circa la presenza o meno di forze francesi nella regione e l'atteggiamento che la Svizzera avrebbe potuto tenere, con le conseguenze sia nei riguardi delle nostre predisposizioni difensive al Gran San Bernardo ed al Sempione sia nei riguardi di nostre operazioni, che dalla val d'Aosta puntassero verso Digione attraverso il Chiablese ed il Faucigny. Ma la ,q uestione di maggior peso era come si sarebbe potuto adempiere all'impegno di trasferire le forze della 3a Armata nella Germania meridionale, qualora non si fosse potuto usufruire dei trasporti ferroviari attraverso l'Austria. Tutte le predisposizioni fino ad allora in atto consideravano che il movimento non avrebbe incontrato opposizione, mentre si andava sempre più definendo un atteggiamento di marcata opposizione elvetica a qualsiasi violazione della neutralità; violazione alla quale sarebbe stata contrapposta una reazione militare che, per lo sviluppo assunto dalle fortificazioni e dagli armamenti svizzeri, doveva considerarsi sempre più consistente e temibile. Dinnanzi a questa situazione lo Stato Maggiore Italiano non riteneva che esistessero più le condizioni per eseguire il movimento della 3a Armata attraverso i passi centrali della frontiera, ormai solidamente fortificati e la cui difesa era integrabile cori ingenti forze mobili, secondo i piani del 1889 aggiornati fino al marzo1898. Perciò, nell'autunno del medesimo anno 1898, veniva posto allo studio il progetto di eseguire il trasferimento della 3a Armata per i soli passi dello SplU&a, del Maloia e del Be°rnina, per avanzare su due linee che dovevano ricongiungersi nella conca di Coira e puntare per la stretta di Sargans alla zona di Zurigo-Eglisau; giunte nella regione a sud del lago di Costanza, le nostre unità sarebbero state sostenute logisticamente dall' Intendenza germanica (RR-42, b. 1898 e 1899). (v. carta n . 3 e schizzo n. 10) Il Corpo d'Armata che operava sulla sinistra del dispositivo ed· avanzava per lo Spluga avrebbe avuto il compito di fiancheggiare il movimento assicurandolo da reazioni delle forze mobili svizzere, il cui complesso fortificato del Gottardo risultava aggirato; mentre le fortificazioni sul Reno a Luziensteig, prese di rovescio, erano ritenute superabili.


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In base a tali studi si ritenne che, considerando le unità che in certe date gli Svizzeri avrebbero potuto contrapporci, il movimento avrebbe potuto essere realizzato adottando anche particolari provvedimenti per l'occupazione preventiva dei passi (rafforzamento delle unità alpine della cosiddetta difesa avanzata) e l'accelerazione della mobilitazione. In conseguenza, e certamente d'accordo con l'Alto Comando germanico, mentre le predisposizioni relative alla 3a Armata nella eventualità del passaggio attraverso l'Austria, 1° ipotesi, continuavano a fare oggetto di particolari accordi e convenzioni che subivano le varianti illustrate dal Mazzetti 5 , quelle relative alla 7' ipotesi di movimento attraverso la Svizzera subivano un profondo rimaneggiamento orientandosi allo sfruttamento dei passi orientali del confine ed all'aggiramento del complesso di fortificazioni del Gottardo, secondo i nuovi progetti e studi condotti nel 1898 e 1899. Nell'anno 1900, poi, anche a seguito di studi vari del terreno e di ricognizioni eseguite nel 1899 dal Cap. di S.M. Giuseppe Pennella (RR. 43 ; b. 1900), lo SM organizzava un viaggio di SM al confine italo-svizzero nel quale venivano esaminate due manovre: la prima, che considerava nostre operazioni offensive dalla Valle d'Aosta al fine di puntare al medio Rodano anche attraverso la Savoia; la seconda, invece, doveva ap- · punto prendere in esame la marcia di nostre forze attraverso i passi deldello Spluga, del Maloia e del Bernina ed il Canton dei Grigioni contro una opposizione svizzera. La seconda manovra pur sottolineando tutte le difficoltà dell'operazione, addirittura proibita dalle condizioni meteorologiche in alcune stagioni dell'anno, veniva ritenuta possibile se si fosse assicurato il possesso tempestivo dei passi e l'afflusso di forze nella conca di Coira, entro il 13° giorno dall'inizio dell'operazione, superiori a quelle che avrebbero potuto far affluire gli Svizzeri (Rep. G23; b. 46) (vds. allegato n. 22). Negli anni successivi, quindi, le predisposizioni della 3a Armata (Verona) relative alla attuazione della Z' ipotesi, ed in particolare quelle assai complesse della Intendenza della Armata per gli aspetti organizzativi e logistici del movimento, furono tutte impostate sulla sua esecuzione attraverso i passi orientali. Di tali predisposizioni abbiamo una abbondante documentazione; essa risulta nella più grande parte compilata nel 1902 (aprile) e successivamente aggiornata. (RR-43; b. 1900-'1904 anche in Rep. G-23; b. 1, 4, 84; anche in Rep. OM; b. 11) (in allegato n. 23 stralcio di alcuni documenti) . . Nel 1903 veniva proposto che la 7' ipotesi venisse attuata con la partecipazione di 3 soli C.A. più consistenti anziché con 5 Corpi èd una so5

Vds. M. MAZZETTI , L'Esercito llaliano nella Triplice Alleanza,

E.S.L, Napoli, 1974.


Schizzo n. 10

La "2'1 ipotesi " negli anni 1899-1912 movimento attraverso i passi orientali della Svizzera \.

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1896 · 1908

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la Divisione di Cavalleria 6 (Rep. G-23; b. 4). Tale proposta veniva accolta nel 1905 rimanendo come orientamento dello Stato Maggiore; le predisposizioni relative al trasferimento della 3a Armata in Germania, ancora aggiornate nel 1907, rimanevano successivamente invariate eccetto che per l'assegnazione di rinforzi ai 3 Corpi d'Armata che dovevano eseguire per primi il movimento affrontando le eventuali resistenze svizzere. Nel corso di questi primi anni del secolo XX il Capo di SM dell'Esercito continuava, come si è già accennato, a rappresentare l'esigenza di una chiarificazione politico-diplomatica dei nostri rapporti · con la Svizzera. Con una lettera del 31-10-1901 (vds. aJlegato n. 24) egli sottolineava il progressivo aumento delle forze e delle predisposizioni difensive elvetiche e l'orientamento di certe forze politiche svizzere a non rimanere neutrali, concludendo sull'opportunità di ottenere: assicurazioni di una stretta neutralità; impegni circa la neutralità dell'alta Savoia; fondi per l'esecuzione dei lavori difensivi al Gran San Bernardo ed al Sempione. Successivamente, il 2-2-1902, rappresentava come anche la Germania, con la costruzione di fortificazioni nei pressi di Basilea, dimostrasse di avere poca fiducia nella neutralità svizzera e prendesse conseguenti provvedimenti alla sua frontiera; noi, che avevamo alle nostre frontiere una situazione ben più sfavorevole, avremmo dovuto tenerne conto sia per avere i noti chiarimenti per via diplomatica sia per le opportune misure difensive. E' da rilevare che l'Ufficio Scacchiere Occidentale, nel presentare le informazioni circa le fortificazioni tedesche di Tullingen annotava come tale iniziativa avesse: "evidentemente due scopi: - il primo, palese, è quello di assicurare l'ala sinistra del proprio schieramento; - il secondo, nascosto, è quello di procurarsi il mezzo per poter esercitare, a momento op portuno, contro la Confederazione una pressione politica appoggiata 6 Avrebbero dovuto eseguirla V, VI e VII C.A. e '.23 D. cav. mentre VIII e Xl C.A. e 3a D. cav., il cui movimento era previsto seguire i primi, avrebbero dovuto raccogliersi nella zona di Gallarate-Como a disposizione del Comando Supremo; quivi avrebbero costituito Riserva Generale disponibile per rafforzare la 18 e 'l'Armata sulle Alpi Occidentali o ppure eseguire il trasferimento in Germania. Essendo dette unita disponibili sul luogo di radunata solo in un secondo tempo, si poteva presumere che, nel frattempo, si sarebbe chiarito qua le fosse il loro migliore impiego. Ciò era stato raccomandato in riunioni della Commissione difesa speciale del 7-8 gennaio 1899 (Rep. OM; b. 297). Tuttavia non venivano apportate modifiche agli acco rdi ed alle predisposizioni stabiliti per il movimen to di lutti i 5 Corpi di Armata e le 2 Divisioni d i Cavalleria secondo le due ipotesi.


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"LE RELAZlONl MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

sui cannoni puntati su Basilea". (Rep. G-23; b. 16).

Il Saletta tornava alla carica il 24-1-1903 (questo ed altri fogli in RR43, anni 1903-1905) (vds. allegato n. 25) rappresentando come la Svizzera andasse erigendo fortificazioni solo alle nostre frontiere e sviluppando anche una capacità offensiva. La situazione poteva divenire particolarmente pericolosa se la Svizzera si fosse alleata alla Francia; essa richiedeva che si ricercasse una chiarificazione in merito, magari coll'appoggio morale della Germania che darebbe maggior valore alla nostra richiesta. Sempre nel 1903, con foglio 205 del 12-5 (vds. allegato n . 26) all'oggetto La neutralità e la preparazione militare della Svizzera, facendo riferimento ad articoli sulla stampa ed a discorsi di Autorità svizzere, si sottolineava come nel 1902 - a seguito di una tensione politico-diplomatica con l'ltaJia, di cui parleremo in appresso - la Svizzera avesse preso misure precauzionali di carattere militare e che andasse prevedendo l'impiego di truppe mobili con carattere nettamente offensivo. Ciò costituiva: "un fatto nuovo di cui si deve tener conto nello studio e nella organizzazione della difesa dello Stato, se non si vuole andare incontro a spiacevoli sorprese, tanto più che l'offensiva svizzera potrebbe svolgersi ora in condizioni assai favorevoli per le seguenti ragioni: 1°) la mobilitazione dell'esercito svizzero è assai più rapida di quanto non sia la nostra; 2°) la frontiera italo-svizzera è traversata da sei buone rotabili (Bernina, Maloia, Spluga e S. Bernardino, Gottardo, Sempione, Gran S. Bernardo) di cui i colli appartengono alla Svizzera e per alcune anche gli sbocchi in pianura, ed è completamente indifesa; 3°) questa frontiera sarà tra breve traversata da due ferrovie, di cui una s bocca sotto la protezione dei forti svizzeri e l'altra sarà in mano del Governo Federale che l'esercita anche in territorio italiano; 4°) oltre alla frontiera lasciata indifesa, nessuna preparazione ha avuto luogo in Italia circa l'impiego delle forze mobili che vi si dovrebbero opporre".

Mentre lo SM Esercito stava studiando provvedimenti di ripiego attraverso uno schieramento opportuno di forze mobili che potessero opporsi ad una offensiva proveniente dal Nord, sarebbe stato necessario rafforzare le fortificazioni a questa frontiera ed affrontare il problema politico di un "possibile e probabile cambiamento nella natura dei rapporti internazionali della Confederazione Svizzera cogli altri Stati, nonché le conseguenze politiche e militari che ne potrebbero derivare". Nel giugno del 1903, il Capo di SM, a proposito della costruzione di


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una linea ferroviaria in Savoia (linea della Faucille), sottolineava come "risu lta confermato ufficialmente quanto venne sempre presupposto da questo Comando, e cioè che la Svizzera non intenda valersi in caso di guerra del diritto che le compete di occupare colle proprie truppe la zona neutralizzata dell'Alta Savoia, nè di opporsi colla forza a che altri la occupino. Sulle conseguenze di un tale stato di cose, che prima era per noi una semplice ipotesi ed ora è divenuto un fatto acquisito, e sull' influenza che esso può avere nella difesa dello Stato, già ebbi più volte l'occasione di informare codesto ministero".

Con foglio del 9-6-1904 il Saletta, ancora segnalava come da uno scambio di articoli sulla Revue des questions militaires francese e sulla Revue militaire suisse si dovesse dedurre la necessità di chiarire la questione della neutralità dell'Alta Savoia; dopo la costruzione della ferrovia Cuneo-Ventimiglia, contro l'avviso dello SM, e con le forze n ella Savoia "in un lontano avvenire il nostro confine occidentale potrebbe trovarsi con grave jattura minacciato ad ambe le ali". Infine il 13 gennaio 1905, con foglio n. 18 all'oggetto: Neutralità della svizzera (vds. allegato n. 27/a e 27/b) il Generale Saletta faceva una sintesi della corrispondenza avutasi sull'argomento dal lontano 1881 richiamando l'attenzione su recenti dichiarazioni ufficiali elvetiche che facevano ritenere, come anche era riconosciuto dal Sig. Bulow, Ministro di Germania a Berna, come "in caso di conflitto, la Svizzera ritiene di essere libera di assume re quell'attitudine, sia difensiva che offensiva, che meglio le convenga". In tal caso, "è indubitato cbe la presumibile condotta libera 1 , che pare voglia riservarsi la Svizzera in caso di conflitto, costituisce un grave pericolo per le Potenze confinanti tu tte, ma specialmente per l'Italia date le condizioni della nostra frontiera da quella parte, e l'influenza che un simile dubbio, purtroppo assai fondato, esercita sui nos_tri studi di preparazione alla guerra".

Avveniva anche, in questi anni anteriori al I conflitto mondiale che k relazioni antecedentemente cordiali fra i due Paesi tendessero a farsi tese per molti motivi, parecchi dei quali- visti, oggi, a distanza di tempo - di scarsissimo peso, ma che erano peraltro sfruttati dalla stampa, specie di organi estremisti o di parti interessate. Nella sostanza, gli scambi umani e commerciali reciproci erano andati sviluppandosi alquanto; inoltre, per la maggioranza dei Ticinesi, era andato assai diminuendo quel complesso di inferiorità politica ed economica che la regione aveva sentito nei riguardi della rimanente 7

Sotto li neato nel testo della lettera.


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"LE REI.AZION I Mll.lTARI TRA ITA l.lA E SVIZZERA"

parte della Svizzera, francese o tedesca; numerosi erano gli Italiani che ora trovavano un lavoro nelle industrie o nelle imprese di costruzione che andavano arricchendo di importanti vie di comunicazioni la sempre più fiorente Svizzera. Ma, sul piano dei rapporti umani ciò non portava ad un miglioramento della situazione: l'emigrazione italiana non e ra più di personalità quali il Foscolo, Santorre Santarosa, Pellegrino Rossi o il Cattaneo ma di umili e spesso poco educati lavoratori, nè le limitazioni alle naturalizzazioni ed all'ingresso delle famiglie facilitavano il loro inserimento nella società elvetica; l'elemento italiano non aveva l'influenza politica di quelli francese e tedesco; la stampa della Svizzera germanica e romanda echeggiava o talora era portavoce di visioni politiche ispirate da Parigi o Vienna e Berlino, sicché avevano ripercussioni sulla stampa svizzera tutti i contrasti che contrapponevano Roma a queste capitali. Si avéva anche che raramente ci si rendeva conto delle difficoltà interne dell'Italia e delle sue preoccupazioni, nel complesso, difensive; le agitazioni sociali, le spinte irredentistiche, la volontà di essere presente nelle contese internazionali facevano apparire il nostro Paese come un vicino preoccupante. Di quando in quando, poi, per le questioni dei dazi doganali o la costruzione di ferrovie e la loro nazionalizzazione, sorgevano piccole contese che, se erario ignorate in Italia, erano invece attentamente seguite in Svizzera. Un argomento di tensione era, poi, la questione delle attività dei circoli socialisti presso i nostri emiganti, che doveva portare nel 1902 ad una temporanea rottura delle relazioni diplomatiche fra i due Paesi, per l'affare Silvestre/li (Rep. G-29, Svizzera, b. 1). In Italia l'ultimo decennio del secolo XIX aveva visto l'espansione dei problemi sociali e del Partito Socialista che avevano portato alla crisi del 1898, alla fuga di molti uomini politici italiani in Svizzera, infine al regicidio del 1900. I socialisti italiani e migrati in Svizzera erano molto attivi fra i nostri emigranti ed approfittavano deLle condizioni di libertà di cui potevano godere per esercitare tutte le possibilità di stampa e di diffusione di propri periodici e volantini, che spesso fornivano a coloro che rientravano in Italia perché li distribuissero a operai ed anche a militari. Le loro attività erano naturalmente seguite con preoccupazione dal nostro personale diplomatico, tanto più che non tutta l'attività aveva i caratte ri di intelligente informazione quale aveva quella del socialista Ettore Ciccolli, che pubblicava nel 1899 un libro Attraverso la Svizzera; note politiche e sociali. In sintesi l'affare Silvestre/li, che doveva provocare nel 1902 una temporanea rottura de lle relazioni diplomatiche fra Italia Svizzera, era stato provocato dai fatti seguenti.


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Un giornalucolo anarchico, li risveglio, aveva pubblicato un articolo oltraggioso per la memoria del re Umberto I. li Ministro d'Italia a Berna, Silvestrelli, su istruzioni di Roma aveva chiesto verbalmente che si procedesse contro il giornale. Il Capo del Dipartimento Federale per gli affari esteri aveva chiesto che venisse fatta una richiesta formale e fosse data assicurazione di reciprocità di trattamento. Il Ministro Silvestrelli, che pare avesse fama di uomo difficile e poco diplomatico e che, trasferito poi a Madrid, dovrà essere anche da qui allontanato per altre gaffes, rispondeva che toccava alla Svizzera fare qualcosa; ciò in modo, comunque, che non era bene .accolto dal Consiglio Federale e che provocava l'invito all'Italia a ritirare il nostro rappresentante, nonché molto risentimento in Svizzera. Abbiamo già visto come, in tale occasione, mentre la cosa passava quasi inosservata in Italia, essa era accompagnata in Svizzera da predisposizioni di carattere militare. Il 12 aprile 1902 il nostro Addetto Militare riferiva di intense manifestazioni di spirito bellicoso nei nostri confronti da parte della pubblica opinione elvetica. Come già ricordato, infatti, dal 1 agosto 1901 il nostro Stato Maggiore disponeva a Berna di un proprio Addetto, iJ Capitano e poi Maggiore Eduardo Ropolo, che permarrà a Berna ben 7 anni facen do molto bene e che andrà poi a Pietroburgo dimostrandosi ivi attento e sagace osservatore dei fatti del 1917. Oltre all'attività informativa sugli ordinamenti svi zzeri, il Ropolo cercherà anche di presentare a Roma un quadro intelligente dell'ambiente e delle motivazioni che erano alla base della animosità che gli Elvetici provavano verso di noi. Egli ed il suo successore, il Magg. Luigi Piccione, pur dimostrando di godere di buone relazioni personali con uomini politici e militari locali riferiscono piuttosto concordemente su questa animosità con lettere che dimostrano particolare sensibilità umana e politica oltre che un pregevole equilibrio nella valutazione e nella esposizione di fatti e situazioni. In relazione, quindi, alle preoccupazioni circa l'atteggiamento svizzero8 , negli anni 1905 e 1906, il nostro Capo di SM conduceva i suoi viaggi di SM alla nostra frontiera settentrionale: quello del 1905 considerava la difesa da una offensiva austriaca partente dal Tirolo ed agente per lo Stelvio, il Tonale e le Giudicarie, ma finiva per considerare anche tutto il terreno fra Lago di Como e lo Stelvio e qu indi la possibilità di arrestare pure provenienze dai Grigioni. Nel 1907, poi, veniva considerata la difesa fra la Dora Baltea ed il Lago Maggiore, supponendo una offensiva francese che tendesse ad 8

L'esigenza di un atteggiamento prudente era confermato da un rapporto del nostro Ministro a Berna del 15-IY-1906 (Allegato o. 28/a e 28/b).


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA

ESVIZZERA"

agire anche per il Gran San Bernardo ed il Sempione. Si completavano così gli studi relativi a tutte le nostre frontiere, compresa qu ella italo-svizzera. Infine, nell'anno 1907, aveva inizio un processo di aggravamento dei sospetti nell'ambito del Comando del Corpo di SM nei riguardi dell'atteggiamento probabile della Svizzera nei nostri confronti. Va ricordato anzitutto che già dal 1903 il nostro Capo di SM erarimasto impressionato dai provvedimenti presi dagli Austriaci per rafforzare il proprio dispositivo alla nostra frontiera orientale, lasciata da noi completamente sguarnita per devolvere tutta la attenzione e gli scarsi fondi alla frontiera occidentale. Da allora, ed ancor più negli anni successivi-per la crisi di Algesiras e le manovre austro-ungariche nei Balcani, ci si andrà preoccupando di approntare nuovi piani e qualche miglioramento difensivo anche a Nord-Est, sotto forma sia di fortificazioni sia di miglioramento della rete ferroviaria nel Veneto (nuovi tronchi , piani di discarica, ecc.). E' noto come il Conrad nel 1907 iniziasse a svolgere quall'azione volta a persuade re le Autorità politiche austriache della convenienza di una guerra preventiva contro l'Italia, che sarà palese alle nostre Autorità solo nel 1911, quando egli veniva allontanato. Ma lo SM italiano era già stato posto in allarme dalle costruzioni di fortificazioni e dalle grandi manovre in Carinzia nel 1907 9 . Mentre le relazioni con la Francia tendevano a normalizzarsi dopo l'accordo Prinetti-Barrère (1902) e l'assicurazione che la Triplice aveva esclusivamente obiettivi difensivi, le nostre relazioni con l'Austria-Ungheria tendevano ad intorbidirsi per le questioni balcaniche, la concorrenza in Albania e Monte negro, le questioni dell'Università di Trieste, il risveglio del nostro irredentismo. Si temeva anche che, alla prossima occasione, il Trattato della Triplice Alleanza potesse non essere rinnovato; in tal caso, per le predisposizioni già attuate, l'Austria si sarebbe trovata in condizioni favorevolissime nei riguardi di operazioni contro il nostro Paese. Di qui, il nostro avvicinamento alla Russia e, nel 1908, ampie discussioni su questa situazione nella Commissione Suprema Mista per la difesa dello Stato. Per quanto si riferiva alla Svizzera la nuova situazione, che tendeva a"d esclude re un nostro conflitto -con la Francia come precedentemente temuto con conseguente violazione della neutralità della Savoia, avrebbe dovuto consentire un miglioramento delle nostre relazioni reciproche; cosa che, in effetti, non avveniva. Infatti, il nostro Stato Maggiore notava con sempre maggiore

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De Rossi, Op. cit., pag. 103.


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preoccupazione che esistevano segni di una stretta cooperazione militare fra Svizzera ed Austria-Ungheria. Nel corso del 1907 la Svizzera aveva approvato una nuova legge ordinativa che avrebbe dovuto consentire un notevole incremen.t o della capacità di condurre operazioni anche offensive; negli anni successivi, essa aumentava sensibilmente ·te spese militari, migliorando assai i propri armamenti. Venivano anche attuati miglioramenti delle fortificazioni al S. Gottardo ed al S. Maurizio (Rep. G-23; b. 28, 33, 36, 38) mentre i provvedimenti nei riguardi delle ferrovie avevano spesso motivazioni chiaramente di carattere militare (per esempio, raddoppio del tunnel del Loetscheberg; opposizione alla ferrovia dello Spluga; ecc.). Annotava in proposito il nostro Addetto, in un foglio del 12-5-1907: "Ed appare poi tanto più strano questo timore che si mostra verso la nostra frontiera, già così difficile per natura, quando si pensa che nessun provvedimento viene mai preso sulle altre frontiere assai più pericolose geograficamente e politicamente" (Rep. G-29, Svizzera, b. 2). Tuttavia, da parte italiana, eccetto qualche predisposizione difensiva al Sempione, non venivano presi provvedimenti di alcun genere. Contrariamente a quanto ritiene il Mazzetti 10 , i pian i e le predisposizioni relativi alle operazioni eventuali della 3" Armata sia per la 1° ipotesi attraverso l'Austria, sia per la:!' ipotesi attraverso la Svizzera (centrale se consenziente, orientale in caso di contrasto) non risultano rimasti in vigore solo fino al 1907, ma lo furono fino al 1912. Del resto le dislocazioni di radunata dei Corpi d'Armata della 3" Armata nell'Alta Lombardia erano idonee a fare della medesima una Riserva Generale assai conven iente in qualsiasi caso; e la cancellazione dei piani avrebbe costituito un motivo certo di rottura dell'Alleanza; sicché essi rimanevano in vigore, per quanto la loro effettiva applicazione divenisse una eventualità sempre più remota e venissero aggiornati, effettivamente, solo fino al 1907. Nel periodo 1896-1908, dunque, le relazioni militari fra il nostro Paese e la Svizzera si erano fatte sempre più difficili. Da una parte lo SM ita liano avrebbe voluto che la nostra diplomazia arrivasse ad un chiarimento con le Autorità Svizzere per averne norma circa l'atteggiamento che avrebbero assunto in caso di conflito; dall'altra, in un primo periodo, riteneva che il prevalere delle simpatie svizzere per la Germania potesse facilitare una collaborazione elvetica con la Triplice e, quindi, anche con noi. Ma, dinnanzi all'evidenza del progressivo rafforzamento elvetico a tutela della propria neutralità eri10 M. MAZZETTI, Op. cit., pag. 227 e 260.


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"LE llELAZ IONI MI LITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

volto essenzialmente contro la riunione delle forze italiane a quelle tedesche, che in nome dell'Alleanza e per un complesso di motivazioni di carattere strategico era stata considerata indispensabile, si era dovuto passare a disegni di passaggio anche di fronte a possibile contrasto, sempre contando sulle possibilità tedesche di esercitare al confine settentrionale della Svizzera pressioni od operazioni che lo avrebbero agevolato; ciò, mentre non si era altrettanto certi che la Svizzera si sarebbe impegnata a fondo per garantire la propria neutralità e quella della Savoia a nostro favore. Naturalmente, le prospettive di violazione da parte nostra della neutralità nonché l'esigenza di sostenere forti spese per impedirla finivano per creare in Svizzera, sia nell'ambiente politico sia in quello militare, un forte antagonismo nei nostri confronti.


Capitolo settimo RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA DURANTE IL PERIODO DEL CAPO DI S.M. ALBERTO POLLIO (1908 - 1914)

Il 1° luglio 1908 veniva nominato Capo di S.M. dell'Esercito il Ten. Gen. Alberto Pollio. Questi godeva di grande ascendente e operava in una migliorata situazione politica ed economica del Paese; sicché, anche per la pressione esercitata dagli avvenimenti sul piano internazionale, poteva realizzare proposte e progetti già inutilmente avanzati dal suo predecessore, impostando un progetto di rafforzamento dell'Esercito che era sostenuto anche dal Ministro Casana e dal Presidente del Consiglio Giolitti (Rep. F-9, b. 1; anche in Rep. OM, b. 13). Fra l'altro egli riusciva a incrementare le nostre possibilità difensive alla frontiera Nord Est con la costruzione di fortificazioni e di ferrovie, che permettevano di spingere avanti la zona di radunata e di con trarre i tempi. Ma, contemporaneamente, egli tendeva a migliorare le nostre relazioni nel quadro della Triplice Alleanza per evitare qualsiasi conflitto o presentarsi ad esso nelle migliori condizioni. Di qui, quello che apparve e fu giudicato il suo triplicismo: un giudizio del tutto infondato. In quegli anni la scena politica vedeva tensioni crescenti per effetto della contrapposizione fra Austria e Russia nei Balcani, la crisi bosniaca (1908), il nostro intervento in Libia (1911), i conflitti balcanici (1912-1913). Nei riguardi della Svizzera, negli anni 1908-1910 il nostro Stato Maggiore continuava a seguire con una certa apprensione il progressivo rafforzarnento delle fortificazioni alla nostra frontiera e del la sua organizzazione militare sottolineato dai nostri Addetti 1 ; impressionava anche, in questo periodo la forte penetrazione germanica nelle stru ttu1 Interessante un "Rapporto ri ass un tivo sul valore e sulla funzione dell'Esercito Svizzero" dell'll-Yll-1908 (Allegato n. 29).


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re industriali, politiche e d'opin ione del Paese. (Rep. G-29, Svizzera, b. 1 e 2). A partire dal 1906 l'Ufficio Scacchiere Occidentale andava pubblicando e diffondendo regolarmente Bollettini di notizie su armamenti, fortificazioni e vie di comunicazione francesi e svizzere. Essi riferivano naturalmente notizie sulle nuove fortificazioni costruite a S. Maurizio ed al S. Gottardo, sulle quali venivano pubblicate due pregevoli monografie, negli anni 1906 e 1907 (Rep. G-23, b. 28). Nell'anno 1910 il Comando del Corpo di S.M. diramava una pubblicazione a stampa riservata: L'Esercito Svizzero alla metà del 'anno 1910 (Rep. G-23; b. 40); cui faceva seguito successivamente un'altra L'Esercito Svizzero al 1° giugno 1911 e le caratteristichefondamentali del futuro ordinamento derivanti dalla legge 6 aprile 1911 (Rep. G-23; b. 7). Dal complesso delle informazioni diveniva sempre più evidente come la Svizzera facesse notevoli sforzi per incrementare le sue possibilità operative; queste, in antecedenza piuttosto rivolte alla possibilità di garantire esclusivamente una forte capacità difensiva, ora invece tendevano a permettere anche consistenti operazioni offensive. Il nuovo ordinamento del 1911 avrebbe consentito, su un totale di forze, comprese qu elle territoriali, di quasi mezzo milione di uomini, di contare su un esercito di campagna di 6 Divisioni e 4 Brigate di Cavalleria indipendenti per complessivi 145.000 uomini, sulla cui efficienza i nostri Addetti si esprime vano assai favorevolmente. Era un periodo, questo, in cui erano anche vivaci, in Italia, i motivi di sospetto nei riguardi dell'Austria-Ungheria; mentre si aveva un avvicinamento fra Italia e Russia, entrambe interessate a contenerne l'espansione nell'area balcanica. Sicché non è da meravigliare come vi fos sero cooperazioni anche fra gli Addetti Militari di questi due ultimi Paesi ne lla raccolta di notizie che potevano interessare. Di fatto, il nostro Addetto Militare a Berna, Magg. Luigi Piccione, in una sua lettera diretta al Comandante in 2' de l Corpo di S.M. (Rep. G-23 ; b. 16/17) (allegato n. 30), il 27 febbraio 1909 comunicava come gli fosse stato riferito che il Governo russo aveva ricevuto notizia che fra il Governo Federale e quello Austriaco fo sse stata stipulata una convenzione militare segreta pel caso di un confl itto dell'Austria contro l'ltalia. L'Addetto non era in grado di dire quanto di vero poteva essere nella notizia, non de l tutto inverosimile: ma egli dubitava che in caso di conflitto la Svizzera intendesse restare fedele alla politica di ne utralità, dato il suo orienta mento naturale verso le nazioni di razza tedesca; e d era certo che l'Italia non era, fra le nazion i confinanti, quella che godeva le maggiori simpatie.


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Non appare che, al momento, fosse dato molto peso a questa informazione; m.a il 20 settembre 1910 il Capo di S.M. riceveva uno scritto anonimo sullo stesso argomento; altra informazione perveniva al Col. Montanari della sua segreteria. Poiché l'informazione ripetuta risultava proveniente da fonte russa era evidente come fosse fermo intendimento di quello Stato Maggiore che la notizia pervenisse sicuramente alle nostre maggiori Autorità. E' noto come l'atteggiamento di stretta collaborazione fra Svizzeri ed Austriaci risultava anche all'Addetto Militare inglese a Roma, che ne riferiva ripetutamente, nel 1909 e nel 1910, anche al suo Governo 2 • La notizia, comunque, innescava una serie di attività volte ad accertarla. Il 14 novembre 1910 il Capo Ufficio Scacchiere Occidentale, Magg. Giuseppe Pennella, presentava in merito la sua opinione (Rep. G-23; b. 7) (allegato n. 31). Al riguardo, egli esprimeva l'avviso che, dal punto di vista militare, fosse irrilevante che fossero o meno stati stipulati accordi o convenzioni, quando da molti indizi si poteva attribuire "probabilità ritenuta da questo U fficio grandissima, che l' accordo si stabilirebbe ad ogni modo, nel momento stesso in cui il conflitto armato fra l'Italia ed Austria fosse per sco ppiare".

L'Ufficio considerava indizi comprovanti tale probabilità: - un promemoria dell'Ufficio Informazioni relativo a voci corse sui giornali, nei momenti di tensione italo-austriaca per la questione balcanica, circa la probabile tolleranza da parte della Svizzera della violazione della neutralità da parte dell'esercito austro-ungarico; - i rilevanti crediti richiesti e stanziati per opere di fortificazione e di miglioramento delle comunicazioni a Bellinzona e nel Canton Ticino che avevano un carattere non puramente difensivo, ma inteso a facilitare e proteggere la raccolta di numerose forze mobili verso l'estremo sud del Cantone; · - l'attività ordinativa volta ad aumentare considerevolmente la possibilità di esercitare sforzi offensivi con unità di campagna e di montagna alla nostra frontiera; - la grande partecipazione di Ufficiali austriaci alle manovre svizzere. L'Ufficio quindi proseguiva: "Oggi come oggi, la Svizzera nutre certo scarse simpatie per l'Italia. Questa, d'altronde, nulla ha fatto e fa per accaparrarsela, mentre assiduo e tenace è il lavorio

2

Cfr. MAZZETTJ, op. cit., pag. 242.


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della Francia, della Germania e del!' Austria per mantenere i migliori rapporti colla confederazione. La Svizzera indubbiamente conosce i segreti accordi intervenuti fra Italia e Germania circa l'eventuale passaggio attraverso il territorio della Confederazione della III Armata italiana in caso di conflitto fra duplice e triplice, qualora non potesse, per speciali ragioni, raggiungere il Reno passando dal Brennero. Ne è, naturalmente, irritata e si prepara ad agire specialmente contro di noi piuttosto che contro le altre potenze confinanti. Che la Svizzera sia ben risoluta, in caso di conflagrazione europea ad uscire dallo stato di neutralità per agire con piena libertà nel modo che riterrà più conforme ai suoi interessi, è cosa da ritenersi per certissima. Emerge con troppa evide nza dai discorsi ufficiosi e dalle conferenze dei capi più autorevoli de ll'esercito, non meno che dai discorsi ufficiali degli organi di Governo".

Ricordati ancora le forti spese ed i miglioramenti negli armamenti e "l'interesse che la Svizzera ha - nel caso di conflitto fra Italia e Austria a schierarsi dalla parte di questa - tutto ciò deve farci ritenere come cosa molto probabile, in caso di guerra fra Italia ed Austria, il concorso delle forze della Confederazione in favore dell'Austria".

E, continuando, l'Ufficio Scacchiere Occidentale riteneva che tale concorso non si sarebbe esplicato con una semplice connivenza passiva lasciando passare sul suo territorio forze austriache per un attacco alla Valtellina, ma piuttosto con uun direuo intervento delle/orze mobili della Confederazione su/fianco sinistro del nostro schieramento sulla frontiera orientale" e concludeva: "L'entità del pericolo rappresentato da questa eventualità è enorme" e "Una simile attitudine minacciosa pa ralizze rebbe le nostre mosse verso la frontiera orientale e immobilizzerebbe una ragguardevole parte delle nostre forze. Se poi le forze svizzere si decidessero ad uscire dal proprio territorio per invadere que llo italiano il danno sarebbe evidentemente maggiore ... Basta notare che potrebbe essere turbata la nostra stessa mobilitazione e radunata, poiché la rapidità della mobilitazione e del concentramento delle forze svizzere sono tali che le forze stesse potrebbero essere pronte ad operare avanti che la nostra radunata fosse compiuta".

Successivamente con altro promemoria del 30 dicembre 191 O(vds. Allegato n. 32) e numerosi allegati, l'Ufficio Scacchiere Occidentale: presentava la situazione giuridica e diplomatica relativa alla neutralità della Sviuera e dell'Alta Savoia; ricordava tutta la corrispondenza avutasi col Ministro della Guerra e con il Ministro degli E steri per avere possibilmente chiarimenti sull'atteggiamento che intendeva assumere la Svizzera; infine, metteva in rilievo tutti gli avvenimenti più recenti che indicavano la possibilità di una Svizzera ostile e ci si richiamava a quanto già rappresentato il 14 dicembre stesso. E poiché, dati gli oneri già previsti per il rafforzamento della fron-


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tiera orientale, sarebbe stato impossibile migliorare sostanzialmente le difese alla frontiera Svizzera, veniva prospettata l'esigenza che si facesse ricorso all'azione diplomatica a compensare l'insufficienza di quella militare per guadagnare il tempo che ci consentisse di sistemare a dife-

sa convenientemente anche quella frontiera; ciò, del resto, avevano fatto F rancia e Germania,·ben più potenti dell'Italia e indubbiamente in migliori rapporti con la Svizzera non affidando la loro sicurezza all'azione diplomatica ma alle fortificazioni nel Giura o sul Reno. E l'Ufficio conclu deva: "Indubbiamente ha nociu to all'Italia e le ha aumenta to le antipatie della Svizzera il progetto da essa stud iato di fare attraversare dalla Jlf Armata il territorio della Confederazione ... L'attuazione di quel proge tto è tra le cose prevedute ed esistono in proposito accordi con la G ermania. Non è assurdo il supporre che l'Austria, per metterci in mala luce e guadagnarsene le simpatie, ne abbia inform ata la Svizzera. Certo è che questa sa della cosa. Consegue che la Svizzera potrebbe trarne solidi argomenti per giustificare l'atteggiame nto della sua organizzazione militare ed i progetti di fortificazioni nel Can ton Ticino, a noi ostili. Poiché l'attuazione dell'accennato progetto riuscirebbe impossibile per poco la Svizzera lo ostacolasse, e poiché anche ammesso che n on lo ostacolasse, riuscirebbe di difficilissima e ta rda esecuzione;-. sembra opportuno di abolirlo allorché si tratterà di rinnovare i patti della T rip lice: ne guadagnerà la posizione nostra di fronte alla Svizzera ed alle al tre potenze, e ci libererem o da u n vero incubo, poiché l'esecuzione del progetto potrebbe risolversi in u n disastro con n ostro incalcolabile danno".

Al parere dell'Ufficio "Scacchiere Occidentale" si aggiungeva quello dell'Ufficio "Difesa dello Stato" che, in un promemoria del 20-1-1911 al titolo "Schema di sistemazione difensiva di quella parte del territorio dello Stato che fronteggia la frontiera svizzera" (Rep . G-23; b. 7), premetteva quanto segue: "Ragione dello studio presente. Sul rispetto della neutralità svizzera in caso di guerra ness uno oggi si fa illusione, ed è dubbio che la stessa Svizzera tenga a tale rispetto e non si schieri invece per l'uno o per l'altro dei belligeranti, probabilmente a favore del più forte, e più probabilmente ancora contro di noi, in entrambe le ipotesi di guerra. Comunque sia, poiché il dubbio esiste, esso giustifica che gli studi per la organizzazione difensiva permanente si estendano a qu esto tratto di frontiera, e che n el presente momento politico acquistino importanza specialmente qu elli che meglio si colleghino alle operazioni della front iera austriaca".

E' da dire che, ai pareri precedenti, circa il probabile abbandono della neutralità da parte della Svizzera, si contrapponeva il parere espresso dall' Ufficio Informazioni, il 5 gennaio 1911, "intorno ad un sup-


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posw accordo austro-svizzero per caso di un conflitto austro-italiano (Rep. G-23; b. 17/17; anche in RR-44) (vds. allegato n. 33). In particolare, il Capo Ufficio, Col. Silvio Negri, così si esprimeva categoricamente: ''lo non credo che la Svizzera si impegnerà, mai, in un accordo preventivo qualsiasi che possa toglierle la libertà d'azione onde abbisogna per conservare la sua neutralità prima, durante e dopo un conflitto fra Stati europei".

Il Capo Ufficio Informazioni rappresentava, quindi, tutte le motivazioni di ordine costituzionale, storico e politico, che, a suo avviso, potevano indicare come la Svizzera non avrebbe abbandonato la politica di neutralità quale "la linea di condotta più saggia cui il Governo svizzero possa informare la sua politica estera presente ed avvenire, e che esse (ci si riferiva alle parole del Presidente Hauser citate in precedenza - pag. 97) siano ancora l'espressione del pensiero dominante nei circoli dirigenti; pensiero che può riassumersi così: - accordi, od alleanze preventive - NO; - aiuti, ad operazioni iniziate, in caso di violazione - SI. Quindi: a) da escludersi, siccome dannosa, qualsiasi violazione da parte nostra del territorio svizzero ... ; ed invero, a qual pro? ... Il miglior modo di parare alle offese che possono provenirci dai passi del Sempione, dello SpJuga, del Maloggia, del Bernina e da tutte le comunicazioni che dal Canton Ticino menano nel nostro territorio, è di lasciarne le difese alle truppe Svizzere. Mentre d'altra . parte, troppo scarso e divergente sarebbe il vantaggio che potremmo ritrarre dalla utilizzazione di talune comunicazioni in una eventuale nostra offensiva su Bolzano! b) inammissibile la improvvisa irruzione di un corpo d'armata svizzero nel nostro territorio allo scoppiare delle ostilità fra noi e l' Austria; c) discutibile assai la utilità per l'Austria di violare la neutralità della Svizzera per eseguire una diversione su Milano con/orze proprie perché qualora anche fosse fatta, dalla Svizzera, una difesa pro:forma, troppe forze l'Austria dovrebbe distogliere dal teatro principale delle operazioni, e rilevantissima dovrebbe essere l'entità di tali forze ove la Svizzera si opponesse alla violazione con lutti i mezzi di cui dispone".

Ritenuta quindi poco probabile una azione svizzera verso il nostro territorio, il Negri esprimeva l'avviso che non si potesse pensare a spese per fronteggiare tale evenienza quando tanto si doveva fare per completare (assetto difènsivo della frontiera Nord Est, e che le diffidenze svizzere fossero dovute ai nostri progetti di attraversamento del suo territorio che Austria o Germania le dovevano aver rivelato. li Negri infine proponeva di provocare, attraverso la stampa o in Parlamento,


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..interpellanze e dichiarazioni di non molto valore pratico, è vero, ma capaci però di creare la convinzione che, non solo, noi rispetteremo sempre il territorio Svizzero, ma che sarebbe anche contrario, in modo assoluto, ad una buona erazionale condotta strategica d'una guerra (ed al nostro interesse) violare comunque la neutralità svizzera. Sono certo che questa proposta incontrerà l'opposizione del Ministero degli Esteri, amante, in genere, del quieto vivere; è questa una abdicazione di energia che ci mette spesso in false posizioni e ci viene forse dai tempi in cui eravamo militarmente e politicamente deboli. ..".

Possiamo rilevare come nei riguardi dell'atteggiamento della Svizzera verso l'Italia i due pareri, seppure contrastanti, coglievano entrambi parzialmente nel segno. Il secondo coglieva bene tutte le varie motivazioni di ordine politico per cui il Governo ed il Paese svizzero si sarebbero attenuti, come avverrà successivamente nella I e nella II Guerra Mondiale, alla neutralità; ma il primo non errava nel porre in luce tutti quegli indizi che indicavano l'esistenza di predisposizioni ed orientamenti offensivi nei Comandi militari svizzeri e di probabili loro collaborazioni con i Comandi austriaci in caso cli con flitt o. Oggi sappiamo che non erano stati stipulati convenzioni od accordi di alcun genere, cosa che non avrebbe potuto essere fatta senza una approvazione politica governativa; ma che, effettivamente, l'Alto Comando elvetico, nell'ipotesi di un conflitto tra Austria ed Italia di cui il Conrad andava esponendo la necessità a dritta ed a manca, era propenso ad un intervento a fianco dèll'Austria. Esso ne predisponeva gli atti, orientandosi ad una offensiva verso Milano, che avrebbe dovuto concludersi imponendoci come condizione armistiziale una "rettificazione della frontiera" che intendeva eliminare i nostri salienti della Valle dell'Ossola e della Valtellina abbraccianti il Canton Ticino, annettendo queste valli alla Confederazione 3 • (v schino n. J l) Entrambi i pareri, poi, erano concordi per quanto si riferiva al nostro atteggiamento verso la Svizzera nel senso che escludevano qual3 Cfr. lo studio di HANs EBERHART, "Einefallstudie: !talienische piane ei11es truppendurchmarsches durch die Schweiz u11d die massnahme11 des Schweizer Generalstabes zur verteidig1111g der Sudfront 1861 -1915" (Lo studio d.i un caso: piani italiani per un passag-

gio d.i truppe attraverso la Svizzera e le misure dello Stato Maggiore Svizzero per difendere il fronte meridionale 1861 - 1915), apparso in Atti del Simposio-1983, edito dal Centre d'histoire di Losanna 1983 (pagine 93 - 116). In particolare ci si riferisce agli intendimenti dello S.M. Generale Svizzero di conseguire una rettificazione del confine meridionale, che assicurasse permanentemente alla Svizzera la Valle dell'Ossola, l'area di Luino e la Valtellina, portando all'altezza di Gravellona- Pallanza- Varese-Como -Menaggio o, meglio, a correre sulla dorsale meridionale della Valle Anzasca, la depressione di Varese e la do r~ale delle Prealpi Orobie fino all'Aprica ed allo Stelvio (vds. lo schizzo a pagina n. 11 J.


Schizzo n. 11

La "rettificazione" dei confini costituente obiettivo dello S.M generale svizzero negli anni anteriori alla la Guerra Mondiale

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-.iasi nostra azione ed interesse offensivo; il Pennella consigliava larinuncia anche ad ogni piano di passaggio; il Negri suggeriva di dare, in qualche modo indiretto, assicurazioni alla Svizzera in tal senso. Il Capo di Stato Maggiore, Tenente Generale PolJio, faceva conoscere le sue decisioni ed interessava il Ministro Spingardi in una memoria Provvedimenti verso lafrontiera Nord del 9 gennaio 1911 (Rep. G23, b. 16/17) (Allegato n. 34). In essa, ricordato il consistente rafforzamento delle fortificazioni e delle possibilità offensive dell'Esercito di campagna della Svizzera, il Pollio notava come vi fosse una decisa preferenza delle attenzioni elvetiche verso il nostro Paese e quanto pericolose fossero le possibilità strategiche nei nostri riguardi in qualsiasi caso di nostro conflitto sia contro l'Austria sia contro la Francia. Militarmente il saliente Ticinese è molto più temibile di quello Tirolese, perché questo è in parte neutralizzato dal lago di Garda. Indicate tutte le possibilità offensive che il confine offriva a forze avversarie, il Pollio sottolineava come noi non avessimo su di esso difese efficaci. Egli affermava poi: "Difficilmente si può supporre che la ormai forte Svizzera conseola a dare passaggio ad un Esercito di una potenza senza che essa sia alleata con questa. Volendo essa può vietare a chiunque di entrare e rimanere. Ed in caso di alleanza, è molto più probabile che siano le truppe svizzere che agiscono dalla Svizzera verso l'Italia anziché le truppe straniere". Nella sua preoccupazione il Pollio arrivava a concludere questa parte delle sue considerazioni dicendo "risulta adunque che se il sentimento patriottico spinge a desiderare che il Trentino diventi italiano politicamente, lo stesso sentimento dovrebbe far desiderare che diventi politicamente italiano anche e più ancora il Canton Ticino". Ma, poi, quando si andava a i provvedimenti contro la grave minaccia, il Pollio indicava come prima cosa da farsi solo un'azione d iplomatica: "dato l'impegno assoluto che noi prendiamo di non violare in nessun modo la neutralità della Svizzera in caso di guerra, esigere che la Svizzera dal canto suo faccia assolutamente rispe ttare dagli allri la sua neutralità e si mantenga neutrale verso di noi".

Per il caso che l'azione diplomatica fosse vana, comunque, il Pollio riteneva che occorresse fare i lavori di fortificazione ridotti al minimo indispensabile, cosa abbastanza agevole al di fuori del saliente ticinese; di fronte a questo, si doveva decidere, in base all'esito dell'azione diplomatica se rinunciarvi o almeno fortificare robustamente due posizioni: quella di Campo dei Fiori ed altra verso Como; per queste fortificazioni ridotte al minimo era orientativamente prevedibile una spesa di 15-16 milioni di lire del tempo. Oltre alla esigenza di fortificare, l'ostilità svizzera ci imponeva di distogliere una parte delle nostre forze mobili dal nostro teatro principale di operazioni.


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Nel caso più favorevole erano necessarie unità di osservazione, costituite da reparti della Guardia di Finanza, alpini, fanteria di Milizia Territoriale, volontari, milizia mobile di artiglieria di fortezza. In quello più sfavorevole sarebbe stata necessaria la costituzione, a nord di Milano, fra Como e Varese, di un Corpo di Osservazione composto di tre Divisioni: quella territoriale di Milano disponibile subito; una divisione da trarsi dai Corpi assegnati alla 2" Armata, una Divisione di Milizia Mobile ed, infine, una Divisione di Cavalleria (43 ) di prevista costituzione in caso di guerra. Il Corpo di Osservazione avrebbe dovuto essere costituito solo dietro ordine, mentre le fortificazioni ed i reparti di osservazione dovevano essere disposti al più presto. La memoria concludeva prospettando che i provvedimenti indicati avessero ad essere attuati entro il 1913 con una spesa di 16 milioni, ma che "se le trattative diplomatiche naufragassero e se si dovesse ritenere vera la convenzione militare austro-sv izzera, della quale molto si è parlato in questi ultimi tempi, bisognerà adottare provvedimenti di portata maggiore e mi riserbo di fare proposte". Il Pollio, infine, chiudeva la memoria affermando: "Turbata poco per volta la tranquillità che regnava verso Nord, sarebbe imprudenza - credo - impegnarci in una grande guerra contro l'Austria-Ungheria o contro la Francia, senza avere completa sicurezza sul fianco sinis tro o destro, ed a tergo".

Le considerazioni del nostro Stato Maggiore erano successivamente confermate da una comunicazione da Parigi che, seppure escludeva che la Svizzera avesse potuto stipùlare accordi specifici con l' Austria, sottolineava come, mentre le fortificazioni in precedenza esistenti erano rivolte essenzialmente ad impedire nostre azioni offensive verso la Francia od una riunione delle forze'italo-tedesche sul suo territorio, ciò non potesse dirsi per le nuove fortificazioni recentemente approvate, soprattutto quelle di Bellinzona (Rep. G-29, Svizzera, 191 1). In merito a queste fortificazioni di Bellinzona, in calce ad un promemoria di presentazione di un articolo dell'ottobre 1912 di certo Petermanns Mitteilungen, che affermava come le fortificazioni italiane in corso di costruzione avessero, per posizione ed ordinamento, un carattere puramente offensivo, il Pollio annotava: "Bella conclusione! Sono le fortificazioni del Ticino che hanno carattere offensivo!" (RR-45; b. 1912). E circa il carattere e gli intendimenti delle predisposizioni difensive italiane costituiscono un elemento assai indicativo le annotazioni in


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data 1 fe bbraio 1911 del Gen. Pollio in merito ad un primo studio sulle fo rtificaz ioni da approntare alla frontiera svizzera, da lui considerate eccessive. Egli scriveva, infatti: "Il presente studio non risponde al mio concetto. Noi dovremmo far fronte ad una "calata" di Svizzeri col minimo indispensabile in lavori di fortilìcazione, presidi, difese mobili, ecc. - Anzi, se volessimo predisporre una guerra contro la Svizzera, io rinunzierei a qualunque lavoro di fortilìcazione perché dovremmo prendere l'offensiva; tutt'al più - in ta le caso - converrebbe qualche apprestamenLo a difesa fra Como e Varese".

E, mentre nel viaggio di S.M. dell'anno 1910 erano state considerate ancora operazioni offensive attraverso una Svizze ra ostile, incombinazione con concentramenti di truppe germaniche che minacciavano la Svizzera da Nord (le nostre operazioni però si erano concluse con l'arresto di fronte alle fortificazioni elvetiche pred isposte ai valichi e con la previsione di lunghe ed onerose operazioni di assedi o contro di esse), nell'anno 1911 veniva organizzato un viaggio dei generali alla frontiera svizzera per una manovra che supponeva la volontaria rottura della neutralità da parte cl ella Svizzera, che si poneva al fianco dell'Austria (Rep. OM, b. 44 e 46) (Allegato n. 35). Il 30 dicembre del 1911, poi, il Ten. Gen. Domenico Grandi, Comandante de l X C.A. (Napoli) inviato ad assis te re alle manovre dell'Esercito Svizzero che si erano tenute nell'agosto, presentava la sua relazione. Questa, dopo aver detto delle buone impressioni circa il soldato svizzero e della presenza di uflìciali elevati de.Il'Esercito austriaco, concludeva così: "Da tutto l'insieme appare chiaro che la Svizzera tende con costanza e tenacia a migliorare l'ottimo elemento che già possiede, per raggiungere, nel caso di un conflitto europeo, uno scopo ben delìnito, sia esso l'imposizione ad ogni costo del rispetto della propria neutralità, ovvero, ciò che appa re più probabile, l'eventuale sua cooperazione con altra potenza ai danni di una terza" (Rep. G-23, b. 7).

A giustificazione de lle precauzioni dife nsive italiane erano anche le notizie che pervenivano circa le fortificazioni che i Tedeschi andavano costruendo sul Reno a Tullinge n, Istein e Singen, che dimostravano come anche la Germania avesse poca fiducia nella possibilità o volontà di neutralità della Svizzera. A tale riguardo .il Capo Ufficio Scacchiere Occidentale asse ri va però che, "se lo scopo palese di quelle fortificazioni era cli opporsi ad una eventuale offensiva francese che violi la neutralità svizzera, lo scopo nascosto e ra di pote r esercitare pressioni sulla Svizze ra minacciando Basilea". La costruzione dei forti tedeschi avrebbe potuto indurre la Francia a riprendere il progetto a suo tempo abbandonato di costruire forti che battessero Ginevra per equ ilibrare le pressioni esercitabili dalla Ger-


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mania e concludeva: "Perché anche noi non ci mettiamo in grado di esercitare pressioni costruendo forti che possano battere Locarno e Lugano?" (Rep. G-23; b. 16/17).

Circa l'esistenza o meno del sospettato accordo austro-svizzero pervenivano ancora altre notizie ma lo S.M. ormai era arrivato ad una conclusione: esso "non crede possibile l'esistenza di un vero e proprio accordo scritto; crede alla possibilità di una intesa verbale; ma ritiene che il nodo della questione per noi, piuttosto che nella sterile ricerca dell'esistenza dell'accordo risieda nella possibilità o probabilità che l'accordo si stabilisca al momento opportuno. E tale possibilità, o meglio, probabilità, nessun ragionamento o finezza d'intuizione può ormai distruggere, mentre - al contrario - molti e significativi sono gl'indizi che l'avvalofanò" (Rep. G-29, Svizzera, b. 3).

L 'Ujjìcio Scacchiere Occidentale, quindi, presentava e manteneva aggiornato un suo Studio sulle Forze Armate della Confederazione Svizzera (Rep. G-23, b. 7 e 16) che, tenendo conto delle disposizioni legislative dell'aprile 1911, riuniva tutte le notizie disponibili su Comandanti, unità, dislocazioni, previste attività di mobilitazione e radunata, fortificazioni . Nella presentazione dei maggiori Comandanti dell'Esercito Svizzero risultava evidente come i gradi e gli incarichi più elevati fossero ricoperti da appartenenti al ceppo germanico; erano altresì particolarmente notate le .figure del Wille, come legato da vincoli di parentela e di simpatia alla Germania, e dello Sprecher Von Bernegg, grigionese con simpatie filotedesche e filoaustriache. In particolare, poi, lo studio prevedeva due situazioni possibili aradunata compiuta: secondo la I° ipotesi, la Svizzera era decisa a mantenersi neutrale ed a fare rispettare da tu!t i la propria neutralità; secondo la 2' ipotesi, la Svizzera, pur mantenendo le sue truppe entro i con fini del proprio territorio, "assumeva con le medesime tale una dislocazione per rispetto alla frontiera italiana, da rappresentare una seria minaccia per le operazioni del nostro esercito avviato verso la Frontiera Occidentale". In questa ipotesi si calcolava che avrebbero potuto affluire nel Canton Ticino, "in altri sei giorni, oltre il 7° di mobilitazione, due divisioni e una brigata da montagna cioè circa 50.000 uomini, con 120 pezzi da campagna e da montagna. Le forze allora concentrate nel Canton Ticino (comprese quelle già disponibili al 7° giorno), quattro divisioni a 3 brigate, e tre brigate da montagna indipendenti, sommerebbero a circa 110.000 uomini, ciò che potrebbe rappresentare in quel teatro d'operazioni il massimo sforzo della Svizzera".


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Negli anni successivi, mentre in Svizzera venivano attuati provvedimenti di rafforzamento delle predisposizioni difensive a Bellinzona, al passo di S. Jorio e sul M. Generoso, in Italia veniva affidato ad un nucleo costituito presso il III C .A. di Milano l'adozione dei provvedimen-

ti e delle predisposizioni indicati nella Memoria del Capo di S.M. Pollio del 29 gennaio 1911. Le predisposizioni difensive venivano articolate in 4 settori: - I Settore: Valle d'Aosta; da M. Dolent al M. Rosa; - TI Settore: Val Toce; da M . Rosa al Lago Maggiore; - III Settore: Verbano-Lario; dal Lago Maggiore al Pizzo Martello; - IV Settore: Mera-Adda; da P.zo Martello a M. Disgrazia. Ma nell'autunno del 1911, aveva inizio la nostra impresa libica, che, come è noto, finiva per impegnare uomini e risorse in maniera superiore al preventivato. Anche sul piano internazionale essa incontrava molta ostilità, soprattutto per il timore che da essa potessero sorgere complicazioni nelle questioni balcaniche e d'Oriente. E' noto come, anche in vista di concluderla favorevolmente e garantirsi il supporto degli Imperi Centrali evitando una pericolosa rottura ad Oriente, il nostro Governo finì per sollecitare il rinnovo della Triplice, che venne stipulato il 5 dicembre 1912. Intanto però, rappresentando le condizioni di forza e dei materiali conseguenti allo sforzo bellico in Libia, il nostro Stato Maggiore aveva comunicato a quello germanico la rinuncia all'invio in Germania della 3a Armata. E' da ritenere che, oltre ai motivi addotti, che con qualche provvedimento avrebbero potuto essere forse superati, concorressero a tale decisione sia la scarsa nota propensione del Re Vittorio Emanuele a vedere impiegare fuori del Paese una forza così cospicua (peraltro egli, nel 1913 e nel 1914, aderirà alle proposte del Polli o e del Cadorna di invio di forze anche superiori, in diverse situazioni politico-militari) sia soprattutto la crescente ostilità verso questo trasferimento: vuoi secondo la 1a ipotesi, vuoi secondo la 7' ipotesi. Nei riguardi della 1° ipotesi, infatti, le relazioni vieppiù sospettose con l'Austria avevano reso sempre più difficili gli accordi per il movimento ferroviario attraverso questo Paese; mentre, nei riguardi della l1 ipotesi, che avrebbe dovuto divenire, in conseguenza, più probabile, abbiamo visto come l'intero Stato Maggiore fosse addivenuto alla conclusione che era impossibile e non conveniente e che bisognasse sottrarsi a quell'impegno. Avevano così luogo, nel dicembre 1912, le comunicazioni a Berlino di questa rinuncia (RR-45) ed il 21-III-1913 venivano date tutte le disposizioni esecutive per la cancellazione dei piani e delle predisposizioni connesse con l'invio in Germania della 3a Armata; aveva, così anche


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termine la eventualità di esecuzione della? ipotesi, cioè del suo movimento attraverso la Svizzera (Rep. G-23; b. 4). Sul piano delle relazioni fra Svizzera e Italia, non si verificavano miglioramenti; al contrario, soprattutto attraverso polemiche giornalistiche, si acuivano i sospetti reciproci, che anche l'intervento di voci autorevoli non riusciva a dissipare .

Nè mancavano informazioni preoccupanti che pervenivano attraverso i canali più svariati. Un esempio è costituito da una lettera anonima ricevuta dal generale Pollio, e da questi inviata in copia al Ministro della Guerra Spingardi ed al Ten. Gen. Ugo Brusati, Aiutante di Campo del Re, in data 28 maggio 1912. Essa riferiva sulle attivitàitalofobe di certi circoli e certa stampa, nonché delle mire e degli orientamenti dei militari svizzeri nelle persone dei Colonnelli Wille e"°Sprecher Von Bernegg (Rep. E-2; b. 55) (vds. allegato n. 36 e relativo annesso). J nostri Addetti Militari a Berna cercavano di individuare le motivazioni della animosità svizzera nei nostri riguardi ed, a tal fine, non si nascondevano quelli che potevano essere i nostri torti; ma tutti finivano per constatare come fosse assai pericolosa una attitudine, dell'opinione pubblica e soprattutto dei militari, così ostile nei nostri riguardi. Di particolare interesse, gli equilibrati rapporti del 17 giugno 1911, del 1 febbraio e del 1 dicembre 1912, con molte ed acute osservazioni (Rep. G·29 ; b. 3) (vds. allegati n. 37, 38 e 39). Nè conseguivano un grande risultato anche gli interven ti distensivi di uomini politici elvetici o gli articoli di smentita di giornali autorevoli, quali, per esempio, il Corriere della Sera, che il 31 gennaio 1913 pubblicava un articolo del Gen. Perrucchetti, al titolo Gli avversari dell'amicizia italo-elvetica, che concludeva invocando la fine dei tentativi, aventi secondi fini, di spiriti intemperanti tendenti ad eccitare odio e diffidenza fra i due Stati. Ed anche la vita interna della Confederazione finiva per risultare turbata; perché nel Canton Ticino si risvegliavano forze politiche di resistenza alla germanizzazione, le quali, tendendo spesso' a qualche estremismo, a loro volta finivano per preoccupare Berna e provocare maggiore ostilità e timori. Particolarmente attivo nella difesa deJl 'italianità del Ticino il giornale Adula, che si dichiarava organo ticinese di cultura italiana ed era dai giornali di lingua tedesca sospettato di fomentare sentimenti irredentistici: cosa che la direzione del giornale negava (il periodico assumerà toni più estremistici e nazionalistici dopo il conflitto mondiale e sarà soppresso da Berna nel 1935) . .Ci sembra interessante a tale riguardo dare notizia di due articoli nel numero del 20 dicembre 1913 di questo giornale.


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Nel primo, Perché gli italiani si occupano del Canton Ticino, Giuseppe Prezzolini negava ogni mira politica e militare su quel Cantone e dichiarava irragionevoli le diffidenze elvetiche, ma al contempo affermava che noi eravamo interessati ad affermarne la italianità e ad impedirne la germanizzazione, anche nell'.interesse della Svizzera medesima. Nel secondo, I pericoli del militarismo svizzero ci si esprimeva contro la prussijicazione delle forze militari e tra l'altro si diceva A Berna e dappertutto oltre Gottardo, si crede sempre ai sogni di conquista dell'Italia e sono gli ufficiali di mestiere che propagandano il sospetto. E ìl 7 dicembre 1913 anche l'Avanti, a seguito delle deliberazioni prese in un convegno tenutosi a Basilea tra socialisti svizzeri ed italiani durante il Congresso Internazionale che vi aveva avuto luogo, pubblicava un articolo Irredentismi che non esistono e manovre di Stati Maggiori di Giuseppe Falco in cui si negava l'esistenza di qualsiasi irredentismo ticinese e si diceva: "E' bene, però, che si sappia - ed in questo senso devono agire i socialisti dei due paesi - che ogni ostilità fra Italia e Svizze ra è nient'a ltro che interessata invenzione per scro ccare quattrini ai due po poli":

affermazione che, se era vera per quanto si riferiva alla non esistenza di irredentismo italiano verso il Canton Ticino, non lo era per quanto si riferiva al desiderio del nostro S.M. di una tensione con la Svizzera per scroccare quattrini. In verità, in relazione agli altri oneri per lavori all e frontiere austriaca e francese, per il programma di rafforzamento dell'Esercito che era stato allora impostato, lo Stato Maggiore Italiano sarebbe stato ben propenso a risparmiarsi gli oneri per le difese al confine svizzero. Qualche miglioramento nella situazione fu conseguente alle dichiarazioni del Presidente della Confederazione Forrer, che, il 5 dicembre 1912, esprimeva parole distensive circa le relazioni fra Svizzera e Italia ed invitava la stampa a concorrere a mantenere buoni rapporti fra le due Nazioni; dichiarazioni riferite con compiacimento dal nostro Addetto Militare. Quando, nel 1913, il Polli o, in un riavvicinamento politico e militare caratteristico di quel periodo di ricerca della massima sicurezza su entrambe le frontiere, riprendeva con il Moltke ed il Conrad il disegno di inviare nostre Unità in Germania, in caso di guerra fra la Triplice e la Duplice Intesa provocata da quest'ultima, sarà considerato esclusivamente il trasferimento per ferrovia attraverso l'Austria: prima di due Divisioni di cavalleria (l" e?) e, nel 1914, anche di tre Corpi d'Armata (V, VII, e XI) (Rep. G-23 ; b. 4).


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Nei colloqui di Salisburgo dell'ottobre 1913 (Rep. RR-45 ; b. 1913), veniva chiaramente stabilito che la neutralità della Svizzera sarebbe stata regolarmente osservata mentre si assicurava che la Svizzera avrebbe quanto meno osservato, da parte sua, la più stretta neutralità, confermando così una profonda conoscenza di quell'ambiente militare se non i suoi legami con esso e le analoghe dichiarazioni date nel 1912 dal Moltke al Col. Zuppelli (RR-45; b. 1912) (Allegati n. 40, 41 , 42). In questi ultimi anni di pace prima dello scoppio della guerra nel 1914, la situazione nei rapporti fra Italia e Svizzera rimaneva immutata; anzi, sul piano politico-diplomatico e que llo economico-commerciale le relazioni tendevano, nel complesso, a farsi migliori e più intense. Sul piano militare, l'Esercito Svizzero completava i suoi programmi di rafforzamento delle fortificazioni nel Canton Ticino e delle forze di campagna stabiliti nell'aprile del 1911. Per quanto si rife riva all'Italia, il Nucleo costituito presso il III Corpo d'Armata di Milano portava a compimento i provvedimenti minimi previsti dal Capo di Stato Maggiore nelle sue disposizioni del gennaio de llo stesso anno (Rep. OM, b. 46). Una delle questioni che allora vennero approfondite fu la possibilità di attrezzare i battelli della navigazione sui laghi Maggiore e di Como in modo da poter, in caso di emergenza, armarli con artiglieria da campagna ed utilizzarli per il sostegno delle unità dislocate sulle sponde e per lo sbarramento delle relative vie di penetrazione, oltre che per scopi logistici. Gli esperimenti furono positivi, ma l'attuazione dei lavori necessari dovette essere sospesa per mancanza di fondi; essi saranno riconsiderati solo ne ll'agosto del 1914 (Re p. OM; b. 46). Solo il 23 agosto 1914, a guerra già iniziata sugli altri fronti, il Ten. Gen. Luigi Mainoni, incaricato dell'Ufficio Staccato presso il Comando del III Corpo d'Armata di Milano per lo studio e le predisposizioni relative alla frontiera Nord, inviava agli Enti interessati ed al Capo di S.M. Esercito per conoscenza le Direttive per l'impiego delle truppe mobili del Corpo di Osservazione (C.O.) (Rep. OM; b. 46). L'attentato di Serajevo e gli avvenimenti successivi dovevano sorpren dere in egual misurai due Paes i: pe r q uan to si ri fer isce all'Esercito Ttaliano il momento e ra anche di crisi di comando per l'improvvisa morte del suo Capo di S.M., il Ten. Gen. Alberto Pollio, il 1°-VII-1914. Si concludeva allora il nostro lungo pe riodo di partecipazione attiva nella Triplice Alleanza. Con le su e prospettive di possibile conflitto italo-tedesco contro la Francia, esso aveva, per lungo tempo, visto la possibilità di nostre violazioni de lla neutralità svizzera per realizzare l' unione delle armate e la possibilità d i una utilizzazione remunerativa delle nostre esuberanti forze terrestri.


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Era, sotto certi aspetti, anche un tentativo di ricevere invece concorsi di forze navali che saranno conseguiti solo con le Convenzioni del 1900 e, meglio ancora, del 1913. Al riguardo, molte pubblicazioni di autori svizzeri attribuirono al Comando Italiano, nelle persone del Cosenz e dei suoi successori, particolare malanimo verso la Svizzera per aver pensato e predisposto questi movimenti attraverso il territorio elvetico, attribuendo spesso, ad essi, anche secondi fini annessionistici nei riguardi delle regioni di lingua italiana; esse attribuirono invece grande merito a interventi e decisioni di uomini politici o militari tedeschi, che - si badi bene, solo in certi particolari momenti e situazioni politiche e militari - si dissero contrari a tali violazioni. In verità, a noi sembra che tali giudizi non siano giustificati. Che il giudizio sul valore della neutralità svizzera fosse determinato più da criteri di convenienza che da criteri di ordine etico era convinzione comune di tutti, degli Svizzeri medesimi; il rispetto delle disposizioni del Trattato del 1815, così esecrato dai movimenti nazionali, non era certamente diffuso negli uomini del nostro Risorgimento, ma certamente anche non nella Francia post-restaurazione, nè nella Germania imperiale; gli Svizzeri stessi si rendevano conto di ciò e intensificavano le predisposizioni militari che dovevano salvaguardare, in sostanza, attraverso la neutralità, la sicurezza del loro Paese. Quale era la situazione dell'Italia nel caso di una guerra contro la Francia? In sintesi, questa disponeva di 18 Corpi d'Armata, aumentabili per l'afflusso di forze dall'Algeria, e di una forte forza navale; l'Italia disponeva di 12 Corpi d'Armata e una forza navale ragguardevole ma impari ad una difesa difficile di coste peninsulari ed insulari che avrebbero consentito sbarchi consistenti di forze francesi. In un confronto esclusivo fra i due Paesi era evidente che, date anche le conformazioni oroidrografiche, avremmo potuto solo attenerci ai disegni difensivi ben noti, al confine ed in profondità nel bacino padano. Nel caso, invece, di una nostra guerra a fianco della Germania, mentre continuava ad esistere la minaccia marittima, la minaccia terrestre veniva a scomparire perché la maggioranza delle forze francesi sarebbe stata portata contro i Tedeschi, sul fronte, cioè, dove era possibile sostenere grandi battaglie campali e risolvere il conflitto, come si era dimostrato nel 1870. Data la conformazione favorevole oroidrografica del proprio versante alpino e la possibilità di rafforzarlo con fortificazioni, la Francia poteva mantenersi sulla difensiva alla nostra frontiera con una forza minima, che poteva variare, secondo le stime di vari autori, fra uno, due


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o tre Corpi d'Armata secondo l'apporto fornibile con fortificazioni e truppe territoriali. L'Italia poteva quindi godere di grande superiorità di forze terrestri; peraltro, particolarmente dopo che la Francia aveva portato innanzi il suo programma di fortificazioni alla nostra frontiera, questa superiorità non era esercitabile sulle Alpi. Oltreché impedite per 7-8 mesi all'anno dall'innevamento dei passi, operazioni offensive trovavano limitazioni insuperabili nelle forze impiegabili, rallentamenti proibitivi nelle operazioni di assedio alla fortificazioni, obiettivi non paganti negli sforzi fra l'Argentiera ed il mare. L'unica linea di operazione interessante era quella della Tarantasia e della Moriana, che avrebbe dovuto portarci, come indicava l'Orero, al fronte Grenoble-Albertville e quindi a riunirci nella zona della Sa6ne alle forze tedesche, oppure portarci in qualche modo a partecipare alle battaglie campali da sostenersi sul Reno. Ma, si dice, l'Italia non avrebbe potuto evitare di impegnare forze che avrebbero dovuto portarsi fuori dal Paese? Perché non limitarsi a difenderci e attaccare dove e quando possibile? Il fatto è che le nostre massime Autorità militari, pur essendo costituite, nel secolo scorso da uomini dell'Esercito, furono sempre assai sensibili allo stato di grave pericolo dell'Italia intera rispetto alle minacce marittime ed alle difficoltà di contrapporvisi senza danno. Inoltre, si riteneva che la guerra sarebbe stata risolta, come nel 1866 e nel 1870, da grandi battaglie, che, affrontate al più presto, sarebbero state decise dalla parte superiore in forze. Infine, che un esito negativo del conflitto avrebbe, nel caso italiano, non solo significato una perdita di una provincia, ma compromesso totalmente, dinnanzi al persistere della Questione Romana, la raggiunta unità nazionale. Per il suo successo e per renderlo più pronto e sicuro, occorreva partecipare in forze, confermando una capacità militare di cui la guerra del 1866 aveva fatto dubitare. Quindi, la guerra doveva essere breve e le forze francesi dovevano essere impegnate altrove, e poiché la guerra poteva essere decisa solo sul fronte tedesco noi non potevamo permettere che ivi i Tedeschi potessero essere battuti; era nostro interesse rendere sicura la vittoria partecipandovi con le m~ggiori forze possibili dopo aver garantito la difesa alla frontiera alpina e quella della Penisola. Ciò avrebbe dovuto essere conseguito entro tempi relativamente ristretti perché, in caso contrario, l'afflusso sarebbe risultato tardivo e quindi, se non inutile, certamente non decisivo, nè politicamente remunerativo. Inoltre occorreva, per avere gli aiuti ricercati per la guerra marittima, essere disposti a darli nella guerra terrestre.


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La geografia non lasciava alternative e la violazione della neutralità svizzera si presentava come una ipotesi che sul piano militare era - si ·potrebbe dire - quasi ovvia. Ci si rendeva perfettamente conto, peraltro, che la resistenza svizzera avrebbe potuto rendere non solo difficile ma anche tardivo i.l nostro intervento, sicché la possibilità effettiva di realizzarlo in tempo utile era subordinata, in effetti, alla realizzazione di condizioni politiche e militari di non interferenza da parte delle forze svizzere, che non tanto noi quanto la Germania avrebbe potuto e dovuto realizzare. Ciò spiega come, in prosieguo, furono contemplati movimenti anche per itinerari sbarrati da imponenti fortificazioni, che indubbiamente ne avrebbero impedito a lungo la utilizzazione qualora attivate; l'intera operazione era infatti realizzabile solo se il Comando tedesco l'avesse ritenuta utile, anzi necessaria e possibile. Di qui, l'attenzione con cui il Comando italiano seguiva i rapporti della Svizzera con la Francia e la Germania e, in pratica, la convinzione che, in determinate circostanze, dietro le pressioni germaniche, questi movimenti non sarebbero stati contrastati. Avveniva così che mentre l'Alto Comando italiano doveva naturalmente mantenersi disponibile e pronto per eseguire l'operazione predisponendo le forze ed i provvedimenti per attuarli, i veri arbitri dell'intera operazione e della opportunità di farla e con quali modalità venivano ad essere le massime Autorità politiche e militari tedesche. L'atteggiamento di queste variava a seconda sia dell'andamento delle proprie relazioni con la Svizzera e quindi della fiducia che potessero essere eseguite senza l'opposizione di questa, sia dell'interesse o della necessità del concorso italiano alla propria condotta delle operazioni sul fronte francese, che erano pure subordinati alle esigenze di forze da devolvere anche alla loro fronte orientale e quindi ai rapporti della Germania con la Russia, non solo ma anche fra Austria e Russia nelle loro contese balcaniche e danubiane. Infatti, nel caso della partecipazione al conflitto della Russia e quindi dell'Austria, la Germania doveva impegnare maggiori forze all'Est ed aveva maggiori esigenze di concorsi italiani all'Ovest; ma la partecipazione italiana nell'alleanza, mentre garantiva l'Austria ad occidente, imponeva a quest'ultima la massima collaborazione e quindi permetteva l'afflusso alla Germania meridionale di unità italiane con un movimento ferroviario attraverso il suo territorio, che veniva concordato con la Convenzione del gennaio 1888. Tale afflusso non era necessario se si prevedeva all'Ovest, verso la Francia, un atteggiamento difensivo come era nei primi piani operativi del Moltke senior; esso diveniva sempe più indispensabile quando si passava a piani offensivi che


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richiedevano forze più ingenti per il progressivo rafforzamento delle forze avversarie e per ìl carattere sempre più ambizioso delle manovre previste. In pratica, per l'evoluzione della situazione e delle tensioni europee la Germania diveniva sempre più interessata ad un afflusso delle unità italiane o attraverso l'Austria, ]0 ipotesi, o attraverso la Svizzera,? ipotesi. Nei riguardi, poi, degli itinerari e delle modalità con le quali questo movìmento avrebbe dovuto essere eseguito, il Comando tedesco, considerando le fortificazioni costruite dai Francesi dinnanzi ali'Alsazia e nel Giura franco-svizzero nonché nella zona alpina al confine italiano e nel Delfinato, non era orientato affatto ad esercitare sforzi offensivi in Alsazia verso la Saòne nè a realizzare quivi quella riunione delle forze, che avrebbero dovuto presumibilmente attendere quelle italiane che si aprivano il passo attraverso il Delfinato e la Savoia, con violazioni mar- · ginali della neutralità della Svizzera. In tal caso tanto valeva correre il rischio di una violazione della neutralità, invece che per una manovra che avrebbe visto tempi eccessivamente lunghi, per movimenti diretti Sud-Nord che avrebbero potuto essere contenuti in tempi inferiori qualora non contrastati. Il problema allora era di far consentire il passaggio di tali forze attraverso il territorio svizzero ed era un problema che poteva essere risolto sul piano politico con una intesa elvetico-germanica oppure sul piano militare esercitando minacciose pressioni sulla fronte BasileaCostanza. Indubbiamente la soluzione militare avrebbe impegnato altre forze tedesche e ritardato l'afflusso delle forze italiane; quindi, come bene aveva intravisto il Ten. Col. francese Fescourt, la re,alizzazione dei movimenti avrebbe potuto essere facilitata da una situazione di generale intesa tra la Svizzera e la Triplice Alleanza ed una opinione pubblica svizzera favorevole alla Germania, quale il Maggiore Von Bernhardi prospettava nel 1892-93. Peraltro, la stretta adesione svizzera alla difesa · della propria neutralità nonché l'animosità dei militari svizzeri verso l'Italia ed i loro disegni offensivi alla frontiera meridionale dovevano porre sempre maggiori difficoltà alla realizzazione della? ipotesi fino a renderla impossibile nei termini inizialmente previsti, cìoè senza opposizione. In relazione al rafforzamento dei complessi fortificatori del S. Gottardo, infatti, la realizzazione di movimenti più diretti doveva essere accantonata. Nelle manovre del viaggìo di S.M . del 1900 venivano studiate dal Capo di S.M. Saletta due operazioni che entrambe tendevano ad evitarne l'investimento: una che riconsiderava la possibilità di eser-


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citare sforzi offensivi dalla valle d'Aosta attraverso la Savoia; l'altra che dalla Valtellina, per i passi dello Spluga, del Maloggia e del Bernina, tendeva a portare le nostre forze nella conca di Coira (Reno) e di qui, per la stretta di Sargans, alla zona del lago di Costanza.

Nelle condizioni del momento gli studi facevano ritenere che agendo su quest'ultima linea di operazioni, sarebbe stato possibile esercitare sforzi abbastanza consistenti, superiori alle forze mobili che gli Svizzeri avrebbero potuto contrapporre; sicché rimaneva ancora in vita questa :l' ipotesi di movimento attraverso la Svizzera orientale. Ma, successivamente, negli anni attorno al 1910, la situazione mutava decisamente. In primo luogo l'invio di un nostro Addetto Militare a Bema a partire dall'agosto 1901 contribuiva ad illuminare il nostro S.M. circa la vera situazione politica e militare svizzera ed i suoi orientamenti; in secondo luogo, dopo il. 1906, aveva inizio (per il riarmo austriaco alle nostre frontiere, gli avvenimenti nei Balcani, le guerre di Libia e quelle Balcaniche) quello stato di tensione tra Austria ed Italia che faceva balenare la possibilità di una rottura della Triplice Alleanza e di un conflitto italo-austriaco così tenacemente auspicato dal Conrad. A queste prospettive si acompagnavano gli strettissimi rapporti fra militari austriaci e svizzeri, che facevano persino pensare a possibili alleanze, se non stipulate certamente da stringere in caso di conflitto. Era una ipotesi di uscita spontanea dalla neutralità che, come si è visto, uomini avvertiti ed informati escludevano; ma ciò che veniva a preoccupare lo S.M. italiano erano i nuovi orientamenti dei preparativi svizzeri alla nostra frontiera che andavano assumendo chiaramente fisionomia offensiva. La costruzione di fortificazioni moderne a Bellinzona e su M. Generoso evidentemente tendeva ad assicurare il controllo del versante meridionale del Canton Ticino e permettervi la radunata di forze ingenti, facilitata dal miglioramento delle comunicazioni rotabili e ferroviarie del Gottardo; infine, soprattutto l'incremento delle forze mobili svizzere, valutate in due C.A., non solo consentiva di intervenire con forze superiori in Engadina per contrastare tentativi di movimenti sugli itinerari non difesi dalle fortificazioni, ma avrebbe permesso anche di esercitare robusti sforzi offensivi, sboccando dal Canton Ticino verso gli obiettivi così sensibili dell'Alto Novarese, del Comasco e della Valtellina. Il Comando italiano, in questi anni, non supponeva, per la verità, gli intendimenti aggressivi nei nostri riguardi, che successive rivelazioni hanno permesso di individuare in certi circoli elvetici, nè la loro volontà di conseguire quelle rettificazioni de lla frontiera, che avrebbero do-


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vuto realizzarsi minacciando l'investimento di Milano e concedendo un armistizio di contro alla cessione della Val d'Ossola e della Valtellina. Si riteneva, infatti, che l'animosità dei militari elvetici fosse dovuta

ai nostri disegni anteriori di passaggio di forze attraverso il territorio svizzero; intendimenti in gran parte noti da gran tempo e che, in realtà, la nuova situazione rendeva inattuali. Sicché il nostro Comando, mentre nel 1913 riprendeva gli impegni di invio dj forze in Germania attraverso l'Austria, già dal 1911 riteneva opportuno abbandonare ogni ipotesi di attraversamento della Svizzera, e considerava la possibilità che di questo abbandono si desse ampia assicurazione alle Autorità elvetiche. Il Capo di S.M. Pollio, poi, indicava l'esigenza di stabilire al confine svizzero un minimo di predisposizioni difensive, che vennero solo in parte attuate prima dello scoppio del conflitto del 1914. Sicchè, a ben vedere, si può affermare che gli intendimenti aggressivi così frequentemente attribuiti all'Italia ed ai nostri Comandi militari, particolarmente dalla stampa svizzera-tedesca, fossero in realtà strumentali ai fini del raggiungimento di obiettivi elvetici di espansione. Si trattava di affermazioni e di giudizi che hanno trovato accoglimento anche in opere recenti, perché non efficacemente contrastate. Dall'esame della nostra documentazione non risultano avere avuto alcuna reale consistenza; nella realtà tutti i Capi militari italiani erano ben consci della nostra inferiorità militare sia nei riguardi della Francia sia nei riguardi dell'Austria e ricercavano una qualche garanzia nel sistema di alleanze e di controassicurazioni , accettandone anche gli oneri. I dubbi sulla reale possibilità o volontà della Svizzera di salvaguardare in ogni caso la propria neutralità, costituivano un ulteriore problema; nè potevano indurre a nostri propositi aggressivi le prospettive di estendere le operazioni anche alla pericolosa frontiera settentrionale provocando un allineamento de lla Svizzera a fianco dellà Francia o dell'Austria.


Capitolo ottavo LE RELAZIONI MILITARI FRA ITALIA E SVIZZERA DURANTE LA I GUERRA MONDIALE (1914 - 1919)

L'attentato di Sarajevo e, più ancora, la determinazione austriaca di sfruttare l'accaduto per risolvere a proprio favore la contesa austroserba con l'ultimatum del 23 luglio 1914 sorprendevano, come si è detto, il Governo italiano. Il modo in cui l'Austria aveva escluso la nostra diplomazia da ogni scambio di vedute, e le chiare resistenze a qualsiasi idea di compensi nei riguardi delle nostre aspirazioni al Trentino e di una qualche forma di autonomia per Trieste, provocavano la nostra dichiarazione di neutralità, già decisa in sede di Consiglio dei Ministri il 1° agosto 1914 e comunicata all'Austria il giorno seguente. Il Cadorna che, dopo la morte del Pollio, era stato nominato Capo di SM il 6 luglio ma aveva assunto l'incarico il 27 luglio, il 30 dello stesso mese inviava al Sovrano la nota memoria nella quale, ritenendo prossimo il nostro ingresso nel conflitto a fianco degli Alleati della Triplice, esponeva tutti i motivi che erano contrari ad offensive contro la Francia sulle Alpi Occidentali o via mare e che invece imponevano di partecipare alle battaglie sul Reno con la maggiore entità di forze possibile ; in pratica egli proponeva l'invio, a scaglioni successivi, di ben 9 corpi d'armata ; il Re approvava. L'Esercito dava inizio a provvedimenti di mobilitazione e di trasferimento di Unità (alpini) dal fronte orientale a quello occidentale. La decisione di attenerci alla neutralità faceva arrestare questi provvedimenti; ma immediatamente venivano anche avvertiti ipericoli della nuova situazione. Infatti la nostra dichiarazione di neutralità era andata indubbiamente a vantaggio della Francia, che poteva immediatamente trasferire 2 Corpi d'Armata al Nord e impunemente far affluire forze dal Nord Africa, ed a danno ulteriore della Germania per quella minore disponibilità di forze, che sarà alla base del suo insuccesso nella battaglia della Marna. Il nostro Governo, poi, rimaneva impressionato per la acredine e le accuse di tradimento con cui gli ambienti politici e


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militari austro-tedeschi avevano accolto la nostra dichiarazione di neutralità. Ne derivò la sensazione, anzi la quasi assoluta certezza, che, anche in base a quanto ormai noto circa gli intendimenti del Conrad nel 1907 e nel 1911, a prescindere delle promesse e concessioni che nell'occasione ci potessero essere fatte ulteriormente dall'Austria-Ungheria, a guerra finita questa ci avrebbe fatto pagare a caro prezzo quello che considerava un tradimento. Di qui, il volgersi quasi immediato élel nostro Stato Maggiore alla ipotesi di guerra contraria a quella considerata solo pochi giorni prima ed una serie di provvedimenti intesi a garantirci alla frontiera NE, e di preparativi in vista di un eventuale intervento verso quella parte. Considerazioni di ordine vario ed il protrarsi di trattative condurranno al n,ostro intervento solo il 24 maggio 1915; ma, come si è detto, già dall'agosto 1914 ogni orientamento ed ogni preparazione del nostro Stato Maggiore si volgevano ad un eventuale conflitto con l'Austria. La Confederazione Elvetica aveva, il 4 agosto, anch'essa mobilitato, chiuso le frontiere, e dichiarato la neutralità, affermando che si sarebbe opposta risolutamente con la forza a qualsiasi tentativo di violazione del suo territorio da parte dei belligeranti. Nella nuova situazione, in data 13 agosto (RR-45; b. 1914) (vds. allegato n. 43), il Generale Cadoma rappresentava al Ministro della Guerra, Ten. Gen. Domenico Grandi, come tale posizione della Svizzera fosse quella a noi più conveniente. Egli si richiamava al pericolo che avrebbe rappresentato una ostilità, od anche un minore impegno della Svizzera a sostegno della sua neutralità, nel caso di un nostro intervento nel conflitto sia contro l'Austria sia contro la Francia, ed alle ripetute occasioni in cui il Comando del nostro Stato Maggiore aveva richiesto che venissero ottenute "in via diplomatica dal Governo federale garanzie circa l'attitudine che la Svizzera avrebbe assunta nella eventualità di un conflitto fra l'Italia e una delle Nazioni confinanti". Egli riteneva che il momento fosse opportuno per tale chiarimento, dato che entrambi i Paesi eràno al momento neutrali e l'Italia costituiva l'unica via di alimentazione per la soddisfazione di rifornimenti indispensabili alla popolazione elvetica. In particolare, il Cadoma proponeva che si in tavolassero al più presto trattative intese "ad ollenere la formale assicurazione che essa - qualora s'imponesse per noi la partecipazione all'attuale conflitto - continuerà a serbare l'attitudine che attualmente serba verso i belligeranti, ossia s i opporrà risolutamente con la forza contro chiunque cerchen\·di violare il suo territorio per invadere l'Italia. Quale corrispettivo le si potrebbe dare l'assoluta garanzia da parte nostra che in alcun


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modo violeremo il suo territorio (ciò collimando con l'attuale interesse nostro) e che ne agevoleremo in tutti i modi il rifornimento delle vettovaglie indispensabili alla sua popolazione".

Sulla questione delle assicurazioni reciproche fra i due Paesi il nostro Ministro a Berna, Paulucci de Calboli, aveva un colloquio con il Presidente della Confederazione Hoffmann; egli ne riferiva al Ministro degli Esteri, Marchese di San Giuliano, con un foglio del 30 agosto 1914 (RR-45, b. 1914) (vds. allegato n. 44). Si arrivava così ad uno scambio di note fra i due Paesi, nel quale l'Italia dichiarava che, pur non essendo una delle Potenze firmatarie del Trattato del 20 novembre 1815, riconosceva e garantiva la neutralità perpetua della Svizzera e l'inviolabilità del suo territorio, ed era fermamente risoluta ad osservare tale attitudine in avvenire. Alla nota il Governo svizzero rispondeva ringraziando di questa dichiarazione e assicurando la volontà di difendere con tutta la sua forza l'integrità del proprio territorio contro qualsiasi aggressore e di osservare una neutralità assoluta verso chiunque. Lo scambio di note, insieme a quelle di altri Paesi, veniva pubblicato nel Feuil/e fédérale Suisse del 16 dicembre 1914. Avveniva così che, mentre il 23 agosto 1914 il Ten. Gen. Majnoni diramava le già citate direttive per l'impiego delle truppe mobili del Corpo di Osservazione alla frontiera Nord, di prevista costituzione ad integrazione delle fortificazioni costruite al Sempione negli anni 1911 e 1912 (Rep. OM-46; b. 46) il Cadorna, a seguito delle valutazioni circa l'atteggiamento neutrale della Svizzera, nelle sue prime direttive del 31 agosto 1914 per il caso di un conflitto con l'Austria, così si esprimeva nei riguardi delle predisposizioni al confine svizzero: "li Corpo di Osservazione verso la Svizzera non sarà costituito. Qualora occorresse, provvederò ... gli elementi che ne fanno parte... rientreqmno a fare parte delle rispettive armate". Altrove veniva detto: "Le disposizioni esecutive del 31 agosto n. 1139 tra l'altro riflettono evidentemente le seguenti ipotesi: - che non siano da temere offese da parte della Svizzera, - che non siano da temere da parte dell'Austria-Ungheria sbarchi d'entità sulla nostra destra".

Colla soppressione del Corpo d'Osservazione venivano lasciati alla frontiera svizzera, oltre i reparti di Carabinieri e Guardia di Finanza, solo 8 battaglioni di Milizia Territoriale. In caso di ostilità a questa frontiera, la direzione delle operazioni doveva essere assunta dal Comando del III C.A. territoriale di Milano (Rep . E-2, b. 122). Intanto, affluivano


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notizie circa i provvedimenti presi in Svizzera per la circostanza (fogli e 1 telegrammi in Rep. G-23; b. 45). Il 5 agosto l'Ufficio Informazioni riferiva: "la Svizzera prosegue la sua mobilitazione con grande calma ed ordine ..."; in precedenza si erariferito su "preoccupazioni svizzere sulle sorti del Canton Ticino. In genere

si attribuiscono al nostro paese mille propositi machiavellici e si diffida... ". Da Milano il 14 agosto arrivava un messaggio che affermava"Svizzera sorveglia confine più che Austria"; mentre, il 15 agosto, si avevano dati circa la forza mobilitata in Svizzera, che raggiungeva, compresa la Landsturm non armata, i 500.000 uomini. La distribuzione dei richiamati era a tutte le frontiere; ma dal 7 agosto risultava una concentrazione di forze tra Basilea e Porrentruy, cioè fra Francia e Germania. Tuttavia un promemoria dell'Ufficio Informazioni del 15 settembre, all'oggetto spirUo della popolazione svizzera, diceva: "Si ritiene utile comunicare - poiché proviene da persona autorevole dimorante nella Svizzera - la seguente affermazione, che, cioè, malgrado ogni smentita al riguardo, è colà convinzione generale che nel caso di una mossa aggressiva dell 'Italia contro l'Austria, la neutralità de lla confederazione elvetica verrebbe violata con il tacito consenso di quel governo federale, e si soggiunge anche che l'invio di alcune batterie di assedio aus triache da 305 da quella parte è stata suggerita anche da una tale previsione. L'opinione pubblica nella Svizzera, già poco favorevole all'Italia prima dell'inizio delle ostilità, lo è divenuta in seguito ancora meno, temendosi sempre - non si sa con quale fondamento - che gl'Italiani vogliono impadroni rsi del Canton T icino. Si assicura che furono in tal senso pubblicate delle cartoline illustrate allusive, che non fecero che eccitare i sentimenti di quella popolazione in tale persuasione".

Intanto, a conflitto europeo iniziato, nel 1914, appariva a Roma una pubblicazione del Colonnello A. Tragni La frontiera centrale d'Italia I che esaminava il nostro confine con la Svizzera e le sue caratteristiche di ordine militare; esso, in pratica, esponeva ancora una volta l'orientamento del nostro Stato Maggiore, sì che dobbiamoJ itenere ad esso ispirarsi o da esso essere ispirato, circa la nostra volontà di osservare la neutralità della Svizzera e l'augurio che questa intendesse attenersi effettivamente ad essa non schierandosi "accanto a qualche altra potenza contro l'Italia, per arrotondare poi la sua frontiera annettendosi, per esempio, la Valtellina e !'Ossola, quale compenso dei suoièventuali servizi". Che era una maniera caratteristica del tempo di far sapere per via indiretta che certe manovre erano note e sarebbe stato bene guardarsene! 1

Col. A. TRAGNI, Lafrontiera centrale d 'Italia,

Bontempelli, Roma, 1914.


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Successivamente, con l'approssimarsi del nostro ingresso nel conflitto, l'attenzione del nostro Stato Maggiore si volgeva ad altre questioni; non risulta vi fossero nel maggio 1915 preoccupazioni nei riguardi di una uscita dalla neutralità della Svizzera, che, d'altra parte, era fortemente interessata a mantenere aperta la via degli scambi attraverso l'Ita.lia. Non mancavano, infatti, voci di possibili minacce attraverso la Svizzera qualora la Germania avesse di sua iniziativa dichiarato guerra all'Italia; di esse è testimonianza una lettera all'Albertini, riportata in stralcio nell'allegato n. 45; tuttavia è evidente che il nostro Alto Comando riteneva che il nostro intervento potesse essere seguito da una rapida e positiva conclusione del conflitto e che, nella nuova situazione, non sarebbe stata probabile una estensione al nostro confine settentrionale. E' interessante osservare come, in Svizzera, ilJournal de Genève, a firma del suo collaboratore F.F. (Feyler) che seguiva il conflitto europeo, presentasse in date molto anticipate informazioni e giudizi assai centrati (Rep. G.-23; b. 44). Per esempio: già in data 24 aprile 1915 (il Patto di Londra veniva firmata solo il 26 aprile con l'impegno del nostro ingresso nel conflitto entro un mese) egli esaminava le condizioni di una guerra fra Italia ed Austria riconoscendo la condizione sfavorevole che la frontiera offriva alle nostra operazioni; ed in tre articoli, del 25 e 30 aprile e del 9 maggio, affermava che la Svizzera conferiva sicurezza all'Italia e che i timori italiani di azioni austro-tedesche attraverso la Svi zzera erano fuori luogo. La conclusione degli articoli di questo autorevole commentatore era che l'ingresso dell'Italia nel conflitto non avrebbe costituito un maggior pericolo per la neutralità svizzera. Il 20 maggio, il Feyler presentava le sue idee circa i possibili piani di campagna dei due contendenti; il 21 maggio venivano elencate le forze con cui l'Italia poteva entrare nel conflitto; il 25 maggio, si commentava l'avvenuto ingresso dell'Italia nel conflitto opinando che, in verità, l'Italia sarebbe rimasta probabilmente un fattore secondario poiché, anche se essa veniva messa fuori combattimento, gli Austro-Tedeschi non avrebbero vinto la guerra, mentre se cadeva il fronte francese anche l'Italia e ra persa. Comunque, l'ingresso dell'Italia avrebbe impegnato una aliquota notevole delle forze totali degli Imperi Centrali che, anche se ridotte ad un minimo di 250.000 uomini per una azione difensiva, erano, con i Servizi ed i complementi, pari a quasi un quarto delle loro forze complessive presumibili in quel momento. · Ma i giudizi mollo equilibrati ed informati del feylcr non erano molto condivisi altrove; il 1° settembre 1915 il nostro Addetto Militare a Berna segnalava intimità e cordialità dei sentimenti dello S M Generale


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svizzero con le Potenze Centrali, particolarmente la Gepmania e, quali esponenti di correnti germanofile, sia il Capo di SM/ Col. C.A. Von Sprecher sia il Col. brg. Egli, Sottocapo di SM. E 1'11 settembre riferiva che i giornali svizzero-tedeschi prospettavano, in genere, che i pericoli di una eventuale violazione della neutralità svizzera non poteva provenire se non da parte francese o italiana (Rep. G-29. Svizzera. b. 3). Era vero che il Capo del Dipartimento militare svizzero, Sig. Decoppet, faceva, il 2 ottobre 1915, dichiarazioni assai tranquillanti al nostro Addetto Militare affermando (Rep. G-29; Svizzera b. 4): "Vi dico francamente che abbiamo anche esaminata l'eventualità di una invasione del nostro territorio: l'unica causa che potre bbe indurci di entrare in guerra, schierandoci col partito rispettoso della nostra neutralità. Questa condotta politico-militare costituisce per noi la sola formula di soluzione, che ci possa garantire tutto il popolo saldamente unito nella difesa del Paese. Non altro che l'atto violento di una invasione armata potrà mai essere la determinante per la nostra entrata in guerra. Contro l'invasore il Governo ed il popolo s i appellerebbero alle Potenze garanti della ne utralità elvetica. Noi, da soli, non siamo in grado nella situazione attuale, di condurre una guerra vittoriosa; ci manca, fra l'altro, parecchia artiglieria pesante campale e non possiamo p rocurarcene ... "

El' Addetto Militare, Ten. Col. Giuseppe Bucalo, così commentava: "Queste esplicite e confidenziali dichiarazioni de l Sig. Decoppet meritano, veramente, di essere tenute presenti perché, a mio avviso, improntate a sincerità e verità nei riguardi de lla situazione politico-militare della Confederazione elvetica nel conflitto europeo".

Ma, nella classe politica italiana, pe.rsisteva una certa diffidenza verso l'atteggiamento elvetico, quanto meno nei riguardi delle attività di contrabbando e di spionaggio che trovavano modo di svolgersi attraverso la Svizzera; ne è testimonianza una lettera del Presidente Salandra a Luigi Albertini, del 13 giugno 1915 (allegato n. 46). Mentre, poi, numerose manifestazioni della stampa svizzero-tedesca sottolineavano la propensione della maggioranza elvetica a favore degli Imperi Centrali, al confine si verificavano numerosi incidenti di frontiera. Ciò avveniva in particolar modo nella zona dello Stelvio, ove esso si innestava fra le posizioni nostre e quelle austriache; quivi le nostre Unità ed i nostri Comandi riportavano anche l'impressione di frequenti collusioni fra militari svizzeri ed austriaci, e del tentativo di questi di provocare incidenti, tanto che il Comando della 1a Armata doveva dare disposizioni tassative (vds. allegato n . 47) il cui tenore venne comunicato anche per via diplomatica (Rep. E-2; b. 11).


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In merito, gli intendimenti e le direttive del nostro comando Supremo erano di evitare assolutamente qualsiasi motivo di attrito con la Svizzera, tanto che si era propensi ad aderire a proposte di costituzione di una zona neutra alto Stelvio, che non ebbero poi alcun seguito (Rep. E-2; b. 26; allegato n. 48). Sfumate le speranze di una pronta conclusione del conflitto con il nostro intervento ed essendo chiaro il passaggio ad una guerra di posizione anche sul nostro fronte, il 18 settembre 1915, il Sottocapo di SM Ten. gen. Carlo Porro rappresentava al Cadorna la possibilità di qualche sorpresa al confine svizzero, dove erano rimasti, come si è detto, i soli 8 battaglioni di Milizia Territoriale oltre le guardie confinarie (Rep . E-2; b. 11) (Allegato n. 49). Venivano perciò proposti alcuni provvedimenti quali il ripristino dei drappelli del genio minatori e la preparazione di interruzioni, la dislocazione nell'area di unità della Milizia Territoriale od in addestramento, la preparazione di un progetto particolareggiato dei lavori da compiere, l'affidamento degli studi e dei provvedimenti difensivi al Comando III C.A., o meglio, ad un Comando sa Armata da costituirsi per affidargli la cura delle predisposizioni e l'eventuale condotta di operazioni verso la Svizzera. Il generale Cadorna approvava, di massima, che si predisponessero studi e progetti di costituzione di una Armata e dei trasporti per la sua radunata, ma escludeva movimenti di truppe. Si era arrivati così all'autunno del 1915, ad una stagione che escludeva qualsiasi pericolo del momento alla frontiera svizzera; ma non si era arrivati a quel chiarimento che il Capo di SM aveva cercato, cioè di avere assicurazioni di una risoluta difesa del territorio svizzero anche contro un avversario che ne avesse violato la neutralità ai nostri danni. Continuavano a pervenire, infatti, informazioni circa l'ostilità nei nostri riguardi da parte della popolazione svizzero-tedesca, generalmente favorevole agli Imperi Centrali, e dei Comandanti militari, che trovavano anche pubbliche conferme nel noto incidente dei Colonnelli Egli, Sottocapo di SM dell'Esercito, e WattenwyJ, Capo Ufficio Informazioni, deferiti ad azione penale per sospetta collusione con l' Austria-Ungheria, cui avevano fornito bollettini informativi interni dello SM elvetico con notizie raccolte sugli eserciti dell'Intesa e valutazioni sulla situazione. Era vero che, in un suo rapporto del 13 gennaio 1916, la Legazione d'Italia a Bema, riferendo su Lo stato d'animo della Svizzera all'inizio del 1916, scriveva: "La politica svizzera è improntata ad una neutralità francamente dichiarata, lealmente osservata, benevola verso tutti ma in pari tempo armata contro tutti". Veniva anche riferito che l'ex Presidente Motta aveva fatto ali onta-


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·LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

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nare dalla carica, perché troppo politici, i due Ufficiali Superiori il Colonnello Egli, italofobo, ed il Colonnello von Wattenwyll austriacante e si diceva:" ... Il Governo svizzero ha in complesso buone disposizioni a nostro riguardo; vi sono però fra i Consiglieri federali dei Cantoni tedeschi elementi a noi ostili" (Rep. E-2; b. 11). Sull'episodio in questione le valutazioni del nostro Stato Maggiore erano nel complesso positive, tanto che il Capo Ufficio Operazioni del Comando Supremo, Col. Albricci, in data 27/1/1916 scriveva (Rep. G 29, ~V. b. 4): "L'incidente è stato nel complesso utile per noi perché ha rivelato che nel Paese è salda la coscienza della necessità del mantenimento della neutralità, ed ha dato maggior forza al Consiglio Federale che questa necessità ha sempre cercato d.i far valere anche contro le tendenze di una forte corrente austro-germanofila di molti capi del servizio di Stato Maggiore dell'Esercito Elvetico".

Peraltro queste informazioni favorevoli risultarono poi messe in forse dalla permanen za alla testa dello Stato Maggiore del Col. Sprecher, notoriamente austrofilo, e dai suoi interventi a favore dei predetti Colonnelli. Così, mentre si rafforzavano i sentimenti di fiducia nei riguardi del Governo svizzero anche per i rapporti sempre favorevoli della nostra Legazione di Berna, continuavano a permanere preoccupazioni nei riguardi degli atteggiamenti dei Quadri militari elvetici, per la maggioranza di origine svizzero-tedesca, soprattutto in relazione alla eventualità di un nostro conflitto esteso alla Germania. L'Italia nel 1915 aveva dichiarato guerra solo all'Austria-Ungheria, tendendo a posticipare al massimo, se non ad evitare, una estensione del conflitto alla Germania. I rapporti fra.i due Paesi erano andati però deteriorandosi , mentre le Potenze dell'Intesa premevano perché l'Italia dichiarasse guerra anche alla Germania, cosa che, a parte gli aspetti politici, il nostro Governo intendeva fare solo quando fossero a buon punto i lavori di rafforzamento alla frontiera con la Svizzera. Veniva temuto, infatti, che la Germania, non avendo contatti diretti con il nostro Paese, volesse, a guerra dichiarata, procedere contro di noi non solo aiutando l'Austria ma anche agendo attraverso la Svizzera e, in tale eventualità potessero prevalere in questo Paese forze a noi ostili. L'intervento,. perciò, doveva essere preceduto da predisposizioni difensive alla frontiera elvetica. Naturalmente l'esecuzione dei lavori difensivi al confine svizzero provocava da parte dell'Autorità di Berna richieste di chiarimenti circa le regioni ove si prevedeva fare i lavori (Rep. G-29, Svizze ra, b. 4). Precisando che i lavori erano fatti lungo tutto il confine, seppure in pro-


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fondità, il nostto Stato Maggiore praticamente ne confermava lo scopo difensivo, ed in un certo senso soprattutto dissuasivo nei riguardi della Germania. La Legazione di Berna in data 21 marzo 1916 riferiva al Ministro Sonnino che il Consigliere Federale Motta, confermando l'atteggiamento del Consigliere Hoffmann volto a dissipare i malintesi, aveva dichiarato (Rep . E-2; b. 11) che:

..

"egli si rendeva pienamente conto delle responsabilità che incombevano al Governo e al Comando Supremo e della serietà dei motivi che avevano provocato la nostra determinazione di procedere ai lavori di difesa della frontiera. Ma egli era d'avviso che l'ipotesi da noi affacciata·di una vio lazione del territorio svizzero da parte della Germania per gettarsi contro l'Italia fosse iroprobabilissima. La Germania sapeva che la Svizzera era un osso duro, ben altra cosa che il Belgio".

Circa la condotta del Capo di SM e dei noti Colonnelli inquisiti il Motta aveva teso a sminuire la portata delle informazioni date agli Austriaci. Continuavano ad affluire quindi notizie e pareri piuttosto contrastanti circa la perico losità alla frontiera svizzera. Ad esempio, in data 26 marzo, scriveva Ugo Oietti che un Ticinese buon conoscitore dell'ambiente ed amico del Motta e di molti membri del Consiglio Federale aveva avuto da essi l'assicurazione ferma e sincera della inviolabile e incrollabile neutralità svizzera contro ogni attentato; ed anch'egli pensava al "processo dei Colonnelli come uno scandalo opportunissimo per provare a tutti gli Svizzeri la necessità d'essere, anche nei fatti e scritti più segreti, sinceramente neutrali se non volevano la fine della Svizzera" (Rep. E-2; b. 11). Ma, mentre potevano dirsi contrastanti, e sotto certi aspetti rassicuranti, le notizie relative alla situazione interna della Svizzera, il nostro Stato Maggiore era soprattutto preoccupato, particolarmente prima che gli sforzi avversi si esercitassero a Verdun - per i Tedeschi - e sull'Altopiano di Asiago - per gli Austriaci-, che attraverso la Svizzera potessero essere esercitate offensive degli Imperi Centrali. Queste preoccupazioni erano sottolineate anche nella situazione presentata dal nostro Stato Maggiore alla Conferenza interalleata di Chantilly del marzo 1916 (Rep. E-2; b. 55) (allegato n. 50). Delle possibili azioni che avrebbero potuto essere esercitate attraverso la Svizzera si preoccupava anche il Capo del Governo Salandra, che, come è noto, tendeva ad evitare, o quanto meno a protrarre quanto più tardi nel tempo, la nostra dichiarazione di guerra alla Germania che sarà presentata solo nell'agosto del 1916. Di queste preoccupazioni è testimonianza una lettera del Presidente del Consiglio, che in data 25


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aprile 1916 dichiarava (Rep. E-2; b. 11) (allegato n. 51): "risulta, a giudizio mio e del Ministro degli Esteri, evidente l'opportunità di spingere e d'intensificare, affinché siano compiuti nel più breve tempo, i lavori di difesa della nostra frontiera verso la Svizzera". In data 2 maggio il generale Cadorna dava al Salandra informazioni sullo stato dei lavori, assicurando che "verso la metà del mese di giugno essi sarebbero stati in condizioni tali da poter costituire una efficace difesa della nostra frontiera" (Rep. E-2; b. 11) (Allegato n. 52). I lavori in questione erano stati avviati e sviluppati secondo una Memoria sulla organizzazione difensiva dellafrontiera Nord (Rep. E-2; b. 51), compilata dall'Ufficio Tecnico del Comando Supremo in data 1 aprile 1916, che contemplava una divisione della frontiera, esclusa la Val d'Aosta, in 5 Settori: Tace-Verbano; Verbano-Ceresio; Ceresio-Lario; S. Lucio-S. Jorio; Mera-Adda. L'andamento delle difese doveva avere il minor sviluppo possibile, anche se ciò implicava arretramenti rispetto alla frontiera; si supponeva, per la difesa, una disponibilità di forze limitata: 2 divisioni ad occidente del Lago Maggiore; 3 divisioni fra Lago Maggiore e Lago di Como; 1 divisione fra Lago di Lugano e testata del Lago di Como; 2 divisioni di riserva e 2 divisioni di cavalleria; in totale 7 divisioni di fanteria e 2 di cavalleria. (v. carta n. 4 e schizzo n. 12) Sempre in quei giorni di maggio i1 Sottocapo di SM del Comando Supremo, Ten. Gen. Carlo Porro, riteneva opportuno interessare due importanti quotidiani, Corriere della Sera e Giornale d'Italia, perché pubblicassero articoli volti a far intendere alla Svizzera come le .,,nostre predisposizioni al confine fossero esclusivamente difensive. Nella lettera veniva suggerito di sostenere che la Svizzera avrebbe dovuto essere lieta della loro effettuazione perché, rendendo più difficile un qualsiasi successo offensivo nei nostri riguardi, essi rendevano anche meno probabile una violazione della neutralità svizzera; essa non aveva a temere nostre mire sul Canton Ticino od altri fini aggressivi (in allegato n. 53 copia della lettera al Corriere della Sera) (Rep. E-2; b. 11). In quegli stessi giorni veniva anche deciso che, dopo aver dato avviamento ai lavori di difesa, fosse opportuno dare forma concreta alle predisposizioni per poter far affluire le forze necessarie in caso di emergenza (Rep. E-2; b. 11) (Allegato n. 54). Ve nne disposta, quindi, la costituzione di un piccolo nucleo del costituendo Comando della S8 Armata, che avrebbe dovuto concretare progetti e predisposizioni, nonché quella dell'Intendenza che, per non rivelare l'esigenza per cui veniva costituita, veniva denominata Intendenza C.D. cioè Intendenza dei Corpi a Disposizione. A tale Nucleo, in data 4 maggio, venivano date direttive (Rep. E-2;


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"LE RELAZION I MILITARI TRA ITALIA E SV177ERA•

b. 11) che: - escludevano la possibilità di una irruzione avversaria del tutto improvvisa, in quanto essa avrebbe dovuto essere preceduta: o da una mobilitazione generale svizzera, o da una violazione del territorio svizzero da parte germanica od austriaca; - prevedevano la disponibilità, per una Occupazione Avanzata, di 27 battaglioni; a tal fine, agli 8 battaglioni di Milizia T erritoriale si sarebbero aggiunti: la 3° Divisione di Cavalleria (6 btgg.) nel settore Verbano-Lario; unità di Guardia di Finanza per complessivi 7 battaglioni; 1 brigata di fanteria (6 btgg.) che sarebbe stata designata e tenuta pronta ad affluire; - prevedevano, per l'organizzazione della difesa, che fossero necessari 90 battaglioni; perta nto, in aggiunta ai 27 battaglioni dell'Occupazione Avanzata, dovevano essere aggiunti 63 battaglioni, pari a due corpi d'armata e mezzo, più un reggimento fanteria; - consideravano orie ntativamente una distribuzione delle forze di: • 2-3 battaglioni in Val d'Aosta; • 1 Comando divisione con 12 battaglioni nel settore Sempione-Toce; • 1 Comando Corpo d'armata con 3 divisioni nel settore VerbanoLario, per 36 battaglioni; • 1 Comando C.A., 1 D. f., 1 D.cav. (18 battaglioni in totale) in riserva a nord di Milano. Intanto, mentre continuavano le attività volte a costituire tempestivame nte la 5a Armata ove necessario, proseguivano i lavori difensivi alla frontiera, che, peraltro, subivano un forte ralle:,o.tamento nella seconda metà di maggio per il trasferimento di uomini e materiali al Trentino, dove il 15 era stata sferrata dagli Austriaci la Strafexpedition. I n seguito agli avvenimenti di quel periodo venne infatti costituita una sa Armata che, agli ordine del Ten. Gen. Frugoni, doveva disporsi nell'area di Vicenza-Treviso e sostenere la battaglia campale contro le unità austro-ungariche che fossero eventualm ente sboccate in piano a Sud de ll 'Altopiano di Asiago . Esauritasi quella necessità, mentre quel Comando della sa Armata e le unità tornavano sul fronte dell'Isonzo e ricostituivano la 2a Armata per quella che doveva essere 1'8" battaglia e la conquista di Gorizia, in data 27 luglio venivano date disposizioni per la costituzione di un altro Comando della nuova sa Armata, cui dove va essere affidata la sistemazione difensiva della frontiera settentrionale e che sarà posto agli o rdini del T en. Gen. Ettore Mambretti (Rep. E-2; b. 51) (allegato n. 55). A questi saranno impartite le direttive di cui all'allegato n. 56 (Rep. E-2 ; b. 51). Il compito dell'A rmata, quale precisato al paragrafo 3° de lle


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direttive, era essenzialmente difensivo: "proteggere il fianco sinistro dello schieramento dell'esercito ed assicurare dall'invasione il territorio piemontese-lombardo, specie nella parte più ricca ed industriale. Ciò non esclude che, in date ipotesi, la 5a Armata possa agire offensivamente, in concorso colla la". Le direttive prevedevano, anche, al paragrafo 7°, che "Per assicurare buone condizioni alla nostra difesa è necessario che, non appena aperte le ostilità, la sa Armata si assicuri il possesso del Sasso Piatto e del M. Generoso, per strozzare alla sua origine il saliente di Mendrisio e neutralizzarne la pericolosa minaccia, e per dare appoggio alla posizione della Seghignola, punto importante della nostra linea principale". Il neo cos tituito nucleo del Comando della sa Armata iniziava subito la sua attività; dopo accurate ricognizioni della frontiera e dei lavori in corso, il generale Mambretti presentava già il 12 agosto una Memoria circa le disposizioni iniziali difensive allafrontiera Nord (Rep. E-2; b. 51) che prevedeva una disponibilità di 4 Corpi d'Armata ciascuno su due Divisioni, nonché 2 Divisioni di cavalleria, una Divisione aggiuntiva per la Valle d'Aosta, 56 batterie di medio calibro. La difesa era articolata in: - zona della Valle d'Aosta (1 D.); - zona dei Laghi Lombardi: • settore ad occidente del Verbano (1 C.A.); • settore fra Verbano e Lario (2 C.A.), suddiviso dal Lago Ceresio in due sottosettori; • settore ad oriente del Lario (1 D.). Essa prevedeva l'occupazione del Mendrisiotto non appena aperte le ostilità. La memoria, salvo minori osservazioni, era di massima approvata dal Cadorna il 19 agosto. A sua volta, l'Intendenza Generale aveva già presentato il 9 luglio i suoi studi per l'eventuale afflusso dal Veneto alla frontiera svizzera di: 8 divisioni in un primo tempo di 11 giorni, a cui avrebbero potuto aggiungersi altre 7 divisioni in altri 6 giorni. Per tale esigenza venivano proposti lavori per potenziare la capacità di scarico delle stazioni di previsto afflusso. Ricorderemo come la particolare urgenza di queste predisposizioni era connessa con la ormai prossima, anche se più volte rinviata, nostra dichiarazione di guerra alla Germania che avverrà il 27 agosto 1916. Si temeva infatti che la Germania cogliesse immediatamente l'occasione per una azione attraverso la Svizzera, che avrebbe costituito un ampliamento della manovra avvolgente tentata nel Trentino dal Conrad e di cui il Ministro Sonnino si preoccupava (Rep. E-2; b. 11). Ciò, a prescindere dalle notizie più tranquillizzanti ricevute nel


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corso dei mesi di maggio e di giugno dalla nostra Legazione a Berna (Rep. E-2; b. 11). Infatti, il nostro Ministro, Paulucci de Calboli, in una serie di comunicazioni del 13 e del 18 maggio, ed altre successive che venivano

inviate per conoscenza anche al Comando Supremo, faceva una ricostruzione completa delle vicende interne della Confederazione dopo il 1914. Egli confermava le valutazioni sul rafforzamento delle Autorità civili su quelle militari a noi ostili. Tuttavia, egli affermava fra l'altro: "E' ovvio che la permanenza dello Sprecher costituisce tuttora per noi un pericolo sul quale occorre tenere gli occhi aperti... Ma se il territorio svizzero fosse violato, lo Sprecher ubbidirebbe a quanto il Consiglio Federa.le ed il. Paese avessero deciso .... devo ripetere che se la violazione del territorio svizzero, la quale oggi non appare probabile, dovesse invece avverarsi domani, il Governo Federale non esiterebbe a fare il suo dovere opponendosi strenuamente all'invasore ... " Peraltro, più innanzi il Ministro stesso avvertiva: "Credo inutile aggiu ngere che questa situazione politico-militare potrebbe cangiare d' un tratto di fronte a qualche errore dell' Intesa, specialmente ne.I campo economico".

La situazione interna, alimentare ed economica, della Svizzera si andava, infatti, facendo difficile per le restrizioni imposte dai contendenti al suo commercio estero, con ripercussioni di ordine politico e sociale. Erano in atto, infatti, sia da parte della Germania sia da parte dell'Intesa, pressioni sulla Svizzera per evitare che materiali forniti fossero riesportati alla parte avversaria; entrambe le Parti avevano imposto alla Svizzera la presenza di organi di controllo della destinazione di questi materiali. D 'altra parte, la Svizzera, per continuare ad avere certe materie prime aveva cercato di continuare la fornitura di prodotti industriali alla Germania provocando rimostranze da parte britannica. G li Alleati franco-inglesi, comunque, nell'intento di rafforzare i risultati del Blocco degli Imperi Centrali, non ritenevano opportuno rinunciare alle limitazioni imposte, nè temevano ripercussioni di carattere militare, parere cui pure il Cadorna si associava (vds. allegato n. 57). Tuttavia il nostro Ministro degli Esteri temeva che esse potessero verificarsi nei nostri riguardi (vds. telegramma in data 5 luglio 1916 del Ministro Sonnino al generale Cadorna: allegato n. 58) (Rep. E-2; b. 11); ciò, mentre il Capo di Stato Maggiore si preoccupava di avere tempestive notizie circa il contegno della Svizzera per disporre dei 15 giorni indispensabili per concentrare alla frontiera nord le forze necessarie, e prospettava l'opportunità di accordi con gli Alleati per fronteggiare tale


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evenienza (Doc. n. 59) (Rep. RR; b. 18). La nostra dichiarazione di guerra alla Germania non era seguita da attività alcuna di carattere operativo, anche se da varie fonti pervenivano frequenti notizie di afflussi di forze germaniche e di possibili azioni attraverso la Svizzera, probabilmente in parte diffuse anche ad arte dai servizi informativi dell'Austria. Un esempio di pressioni allarmistiche di un certo peso, in quanto proveniente da Angelo Barzilai fratello dell'lnfluente uomo politico Salvatore Barzilai, è riportato in allegato 60/a (Rep. E-2; b. 11). Altro esempio al riguardo in allegato 60/b (Rep. E-2; b. 26). Intanto il Comando sa Armata, trasferitosi a Bassano nell'ottobre, continuava alacremente il suo lavoro: definendo i piani difensivi dei vari settori e gli schieramenti di artiglierie; dando ogni possibile impulso ai lavori nonostante grosse difficoltà per il reperimento della mano d'opera; facendo impiantare e funzionare dalla Intendenza C.D. servizi e depositi; provvedendo a far affluire i reparti della cosiddetta Occupazione Avanzata, cioè dei Comandi e delle Unità (21 battaglioni) che dovevano assicurare la presenza e la prima resistenza al confine fino al sopraggiungere delle unità predesignate alla difesa e di previsto afflusso solo in caso di necessità. In seguito alla segnalazione del Barzilai e di altre da varie fonti, svizzere e francesi, il Comando Supremo in data 7 ottobre chiedeva alla l3 Armata (Ten. Gen. Pecori Giraldi) uno studio sulla difesa eventuale della Valtellina nell'ipotesi di una parziale violazione della neutralità svizzera attraverso i Grigioni (Rep. E-2; b. 51). Il Comandante dell'Armata girava la questione al Comando del III Corpo d'Armata (Ten . Gen. V. Camerana), di sinistra, cui era affidata la difesa dello Stelvio al lago di Garda. Questi presentava una memoria in data 11 dicembre con proposte circa l' estensione della sua fronte in base a questa ipotesi, ma proponendo anche come desiderabile che la difesa fosse possibilmente portata al Passo Bernina, eliminando così il saliente del Poschiavino e raccorciando assai le difese. Nel dialogo in atto si introduceva anche il Comando della S-' Armata osservando che, verificandosi quella ipotesi, la parte del III Corpo d'Armata ad occidente dello Stelvio avrebbe dovuto passare alle dipendenze della sa Armata. L'eventualità di una offensiva germanica attraverso la Svizzera veniva considerata anche da parte interal leata. Della questione si era trattato già nella conferenza di Chantilly del marzo 1916. In quella del novembre 1916 (allegato n. 61) veniva considerata, in tale eventualità, la possibilità di far affluire forze francesi in Italia nelle zone di Arona-Gal-


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tarate; nel gennaio dell'anno successivo verrà in visita in Italia una missione francese per predisporre t1).le afflusso, per il quale saranno presi gli accordi opportuni. Verso la fine del 1916 al Comando Supremo pervenivano da varie

fonti numerose informazioni circa il pericolo di offensive tedesche attraverso la Svizzera. In particolare giungeva una informazione da fonte russa circa un supporto accordo fra Germania e Svizzera ai nostri danni (Rep. F-2; b. 26) (Allegato 62). In esito a tale notizia il Comando Supremo riteneva opportuno interessare il Presidente del Consiglio, Paolo Boselli, circa la particolare pericolosità di una eventuale violazione della neutralità Svizzera e di prospettare l'esigenza, in tale occorrenza, oltre che di rimpatri dalla Libia, di richiedere l'intervento degli Alleati secondo il principio dellafronte unica (Rep. F-2; b. 26) (Allegato 63). Il 17.dicembre, poi, il Comando Supremo prospettava al Comandante la 5a Armata la ipotesi che il nemico, dopo averci impegnato a fondo nelle due fronti t1identina e giulia, "tenti con la connivenza della Confederazione Svizzera un'azione di sorpresa per il saliente ticinese". In conseguenza si chiedeva che venissero considerati i provvedimenti difensivi da attuarsi per fronteggiare tale eventualità e si informava circa l'afflusso disposto di unità e di artiglierie alla regione dei laghi (Rep. E-2; b. 51) (Allegato n. 64). Infine, il 21 dicembre 1916, il Comando Supremo prospettava al Comando della ':J' Armata la necessità di studiare le operazioni possibili secondo tre ipotesi (Rep. E-2; b. 51) (vds. allegato n. 65): - ipotesi A, definita minima, che corrispondeva a quella fino ad allora prevista con l'impiego delle sole forze nostre; - ipotesi B, od intermedia, che, supponendo una maggiore disponibilità di forze , integrava le operazioni previste dall'ipotesi A con l'occupazione del passo di S. Jorio, di posizioni a nord di Chiavenna e del versante nord della Valtellina; - ipotesi C, ipotesi massima, che prevedeva in un primo tempo uno sbalzo offensivo tendente frontalmente alla conquista di M. Ceneri e con azioni avvolgenti su Bellinzona e Locarno, e, in un secondo tempo eventuale, una rescissione completa del saliente ticinese. Ma, nel corso della conferenza di Chantilly, il nostro Stato Maggiore aveva avuto da quello francese anche notizia degli accordi francosvizzeri per il caso di una violazione della neutralità da parte tedesca. In tale eventualità era stato concordato che l'Esercito svizzero avrebbe ripiegato su una linea Les Rangiers-Au estein-Lucerna, mentre quello francese avrebbe avanzato occupando posizioni idonee sull'allineamento Les Rangiers-Brienne-Thun.


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Altre forze avrebbero dovuto portarsi nella zona del Sempione, del S. Gottardo e di Fluela, per collegarsi con quelle italiane allo Stelvio. Dell'accordo intervenuto il Comando Svizzero aveva dato notizia al Comando tedesco assicurando che l'intervento alleato avrebbe avuto luogo solo se richiesto dal Governo Svizzero a seguito della violazione della neutralità da parte tedesca, e che una analoga cooperazione con la parte germanica avrebbe avuto luogo in caso di violazione francese. Con questi accordi, in pratica, l'Alto Comando Svizzero confermava il suo atteggiamento rigorosamente neutrale e cercava di dissuadere entrambe le parti da qualsiasi velleità di iniziative attraverso il territorio elvetico. Assicurazioni circa un atteggiamento svizzero di risoluta neutralità erano date dal Gen. Wille anche al nostro Addetto Militare (vds. allegato n. 66) (Rep. E-2; b. 65). Sicché, in data 26 gennaio 1917, il Generale Cadorna prospettava al Generale Mambretti l'eventualità che, in caso di violazione della neutralità elvetica da parte germanica, l'Esercito Federale si opponesse decisamente a tale violazione e si potesse realizzare una continuità difensiva con il consenso del predetto Esercito e di Grandi Unità alleate affluite. Egli richiedeva quindi uno studio della organizzazione difensiva che l'Armata avrebbe potuto realizzare contando su 3 Corpi d'Armata (6 Divisioni) secondo due ipotesi (Rep. E-2; b. 51): - prima ipotesi: costituzione di un fronte difensivo che andasse dal lago . di Zurigo allo Stelvio ove si sarebbe congiunto al nostro III Corpo d'Armata; - seconda ipotesi: costituzione di un fronte difensivo dal Gottardo allo Stelvio. Il Comando della 5a Armata inviava la memoria richiesta il 17 febbraio 1917. Sempre in vista del perfezionamento delle predisposizioni connesse con tutte le possibili operazioni che l' Armata poteva dover affrontare, il Comando 5" Armata il 18 maggio 1917 inviava al Comando Supremo un progetto Azione iniziale nel Mendrisiotto (Rep. E-2; b. 51) che contemplava due ipotesi: "- ipotesi A: azione immediata e di sorpresa con le forze in posto (4 e 1/2 battaglioni di fanteria, già di Milizia Territoriale, 2 Divisioni di cavalleria, personale della Guardia di Finanza, 6 batterie da 75/A); - ipotesi B, azione di sorpresa relativa e contrastata, da effettuare con forze adeguate affluite abbastanza tempestivamente per giungere alla conquista del M. Generoso e del Sasso Piatto prima che in dette località venissero irrobustite le


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difese avversarie". In questa seconda ipotesi veniva considerata occorrente la forza di: 26 battaglioni di fanteria, 4 battaglioni bersaglieri ciclisti, 2 Divisioni di cavalleria, 5 batterie da montagna, l I batterie da campagna, 5 automitragliatrici blindate.

Per il funzionamento dei servizi, fin dal giugno 1917 risultava costituita a Varese una Delegazione d'Intendenza, che il 21 di quel mese inviava al Comando Supremo una Memoria relativa alla situazione ed al funzionamento dei Servizi d'Intendenza alla Frontiera Nord. Continuavano, nel frattempo , ad essere perfezionate le predisposizioni difensive alla frontiera. li 1a gennaio 1917 si costituivano in Milano i Comandi artiglieria e genio della 5" Armata con il personale già dell'Ufficio Tecnico staccato del Comando Supremo; il 17 gennaio veniva costituito il Comando della Occupazione Avanzata Frontiera Nord (Comando OAFN), affidato al Ten. Gen. Francesco Dabalà, con il compito di assumere la responsabilità di comando delle unità già in posto e della prima resistenza 2 • Sempre nei primi mesi del 1917 venivano fatte affluire unità di artiglieria per un armamento parziale delle linee di difesa, mentre continuavano ad effettuarsi lavori difensivi per il completamento delle seconde linee di difesa impiegando circa 30.000 operai, che solo nel maggio si riducevano a circa 10.000. In pratica, entro il giugno 1917, risultavano completati gli studi e le predisposizioni difensive alla frontiera Nord, mentre la eventualità di immediate operazioni a tale frontiera sembrava allontanarsi; sicché il Comando 5" Armata veniva sciolto mentre rimaneva invece il Comando della Occupazione Avanzata Frontiera Nord, che continuerà ad assolverne i compiti. In allegato n. 67 una relazione del Ten. Gen. Mambretti con una sintesi dei lavori eseguiti e delle spese sostenute. Nel corso dell'estate 1917 non vi erano ulteriori novità relative alla frontiera Nord. La situazione, invece, diveniva improvvisamente mÒlto preoccupante quando, nei giorni immediatamente successivi allo sfondamento austriaco a Caporetto, la nostra Legazione di Berna inviava il 30 ottobre un messaggio allarmante circa afflussi di unità germaniche nel Trenti2 Particolari circa la costituzione del Comando OAFN e le unità poste a sua disposizione sono stati pubblicati ne lla Re lazione Ufficiale "L'Esercito Italiano nella Grande Guerra (19 15-1918)" nei seguent i vo lumi: - Voi. IV - Le operazioni de l 1917 - Tomo I (pagg. 68-69); - Voi. IV - Le operazioni del 1917 - Tomo I (pagg. 229-233); - Voi. V - Le operazioni del 1918 - Tomo I (pag. 56).


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no e un ambienle svizzero lavo rcvolè ad una villoria kdcsca (Rep. G -

29; Svizzera; b. 4) (allegato n. 68). Ed il 14 novembre l'Addetto Militare a Berna, Col. Villa, dava notizie di piani svizzeri che, pur prevedendo una resistenza dinnanzi ad una eventuale offensiva germanica, contemplavano vasti ripiegamenti d'accordo con lo Stato Maggiore francese. Tali ripiegamenti, pur tutelando l'ala meridionale dello schieramento francese, avrebbero lasciato completamente indifese le linee di operazioni adducenti alla nostra frontiera (Rep. E-2; b. 114) (Allegato n. 69). Solo in data 15 novembre, mentre era in pieno svolgimento la prima battaglia difensiva sul Piave, il nostro Ministro a Berna inviava notizie più rassicuranti circa la minore probabilità di attacchi alla frontiera Nord (Rep. E-2; b. 65) (allegato n. 70). La eventualità che, eliminata dal conflitto la Russia, la Germania intendesse estendere il suo successo anche ad Occidente: rinnovando i suoi aiuti all'Austria-Ungheria; eliminando l'Italia dal conflitto; e conseguendo poi il successo definitivo in Francia prima dell'afflusso delle forze americane, era l'ipotesi fondamentale alla base delle preoccupazioni nel corso della prima seduta del Consiglio Supremo d; Guerra Interalleato che si teneva a Versailles l' 11 dicembre 1917. In particolare veniva considerata possibile una estensione del conflitto anche attraverso il territorio svizzero per azioni offensive tedesche sia verso la Francia sia verso l'Italia. In tal caso avrebbero dovuto attuarsi le predisposizioni di movimenti di forze e le operazioni già concordate a suo tempo, alla fine del 1916, à Chantilly (Rep. E-2, b. 114 e Rep. E-2; b. 11) (Allegato n. 71 e 72). Ma successivamente, nel corso della primavera del 1918, l'evidenza delle offensive germaniche nelle Fiandre e poi di quella austroungarica dall' Astico al mare faceva considerare del tutto superata ogni ipotesi di àzione degli Austro-Tedeschi attraverso il territorio svizzero. La Occupazione Avanzata Frontiera Nord veniva progressivamente alleggerita e dal 15 ottobre del 1918 il suo Comando era equiparato ad un Comando di Divisione alle dirette dipendenze del Comando Supremo; esso sarà disciolto il 10 gennaio 1919. Nel corso della guerra, dunque, come ebbe a scrivere il generale Cadorna 3 : . ''Nulla è fortunatamente avvenuto che valesse a turbare il regolare andamento delle nostre operazioni sulla fronte italo-austriaca. Ciò non· toglie che le preoccupazioni siano state gravi, specialmente nei primi due anni della guerra, quando la frontiera svizzera, già così estesa ed in 3 LUIGI CADORNA,

Altre pagine sufla grande guerra, Mondadori, M ilano, 1925, pag.44.


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"l,F REI A 7 10N I MILITARI TRA ITALIA F SVl7ZFRA"

parte aperta, era del tutto indifesa". Nel trattare La neutralità della Svizzera durate la guerra, il Cadorna ricordava tutti i motivi del nostro interesse ad osservare e vedere osservata la neutralità della Svizzera, la gravità della minaccia costituita dal saliente ticinese e dalle altre condizioni del nostro confine con la Svizzera, l'interesse a veder conservata la Confederazione Elvetica come stato cuscinetto, rispetto ad una Germania al confine, anche se portato alla dorsale. Egli scriveva, infatti 4 : "Se, durante la guerra, la possibilità della violazione della neutralità svizzera ci ha procurato delle gravi preoccupazioni e ci ha indotti a prendere le misure necessarie per fronteggiarne le conseguenze, non è men vero che se la Svizzera non fosse esistita e la Germania si fosse trovata sulle Alpi Lepontine, le nostre forze, già scarse per la nostra fronte - tenuto specialmente conto della grave minaccia del Trentino -, sarebbero state del tutto insufficienti a fronteggiare la nuova gravissima minaccia". Il Cadorna ricorda come "eravamo tutt'altro che sicuri che essa (la neutralità) non sarebbe stata violata dagli Imperi Centrali" e che, se pure "dal lato svizzero noi potevamo fare pieno assegnamento sulla lealtà del Governo Federale ... , come pure sull'interesse che aveva la Confederazione a far rispettare la sua neutralità ... non altrettanta (fiducia) n e potevamo avere nei capi dell'esercito" (pagina 29). Il Cadorna, qui, sembra non voler calcare la mano sui molti incidenti alla frontiera o le diffuse manifestazioni piuttosto favorevoli ad un successo dei nostri avversari, riconoscendo che: "tutte queste preoccupazioni si dimostrarono, poi, alla prova dei fatti, prive di fondamento e la condotta della Svizzera durante tutta la guerra fu correttissima. Ciò non toglie che allora quelle preoccupazioni fossero gravi, e pesassero continuamente come un incubo durante lo svolgimento delle operazioni, e ne derivasse la necessità di avere continuamente presente la possibilità della violazione della neutralità svizzera e di determinare il modo di farvi fronte; tanto più che l'avverarsi di quest~ eventualità, per quanto poco probabile, avrebbe esposto di colpo tutto l'esercito ad un pericolo della più estrema gravità... " Il Cadorna infine delineava i provvedimenti che erano stati presi nei riguardi: sia dei lavori difensivi portati avanti nella regione di frontiera, sia delle predisposizioni di afflusso di truppe considerate necessarie: provvedimenti di cui abbiamo già visto i lineamenti nel corso della nostra esposizione. E concludeva: "un colossale lavoro di fortificazioni e di strade è stato condotto a termine, con una ingentissima 4

LuIG! C ADORNA, Altre pagine sulla grande guerra,

Mondadori, Milano, 1925, pag. 27.


I GUf, RRA MONDIALE

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spesa e - ciò che più conta - impiegando una enorme quantità di mano d'opera, che avrebbe trovato utilissimo impiego sulla fronte italo-austriaca ... ". Al riguardo si potrebbe anche rilevare come sarebbe stato assai meglio - come a suo tempo aveva raccomandato il Capo Ufficio Scacchiere Occidentale, Ten. Col. Giuseppe Pennella- provvedere prima del conflitto alle fortificazioni difensive considerate necessarie, così come avevano fatto la Francia sul Giura e la Germania sul Reno. L'Italia aveva dovuto, infatti, provvedere conflitto durante, con spese e sacrifici anche maggiori, mentre l'assenza di fortificazioni e di predisposizioni difensive adeguate aveva finito per intorbidire le acque in vario modo fra Svizzera ed Italia e fra gli Alti Comandi dei due Paesi: quello svizzero, che aveva potuto essere indotto a ritenere possibili iniziative offensive e rett(fìcazioni di frontiera, le quali, anche se avessero avuto un successo momentaneo, avrebbero costituito un motivo di rottura della sua neutralità e di contrapposizione permanente con il nostro Paese; quello italiano, perennemente gravato di preoccupazioni ed incertezze, costretto ad assumere provvedimenti ed impiegare forze e mezzi ben necessari altrove, spinto anche ad assumere provvedimenti ostili o precauzionali verso un Paese, che per tanti motivi si sarebbe voluto amico e del tutto neutrale. Avveniva poi che, mentre sul piano politico ed economico, sia in antecedenza al conflitto sia durante, non risultavano nè da parte svizzera, né da parte italiana, motivi validi di contrasto, e ciò anche sul piano della appartenenza politica del Canton Ticino alla Svizzera, le preoccupazioni di ordine militare conseguenti alla arbitrarietà e pericolosità del confine italo-svizzero trovavano anche espressione in aspirazioni di qualche Autorità militare a minori rettifiche di confine, che potessero contribuire a rendere meno sospettosi i rapporti reciproci.

Sulla materia mancano documenti di qualche peso. Angelo Gatti, nel suo diario inedito presentato da Alberto Monticone in Caporetto edito da li Mulino nel 1964, parla di un suo colloquio (pag. 239) con il Sottocapo di SM del Comando Supreill;O, Tenente Generale Carlo Porro, il 17 settembre 1917, in cui, in una conversazione del tutto privata, egl i: "Mi dice alcune cose assai giuste su una possibile ricostruzione della carta d'E uropa, per la pace .. , Noi fino a l d ispluvio de l Brennero, alle Giulie e a ll' Istria: qualche isola e la Dalmazia in parte. Se impossibile giungere fino al Brennero (nel qua l caso per di più, imbarcheremo anche circa 160.000 tedesch i puri) giungere alme no a l confine napoleonico. La Svizzera (se si potesse: ma queste sono semplici idee del Porro, mentre le al-


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"LE RELAZIONI MI LITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

tre hanno un fondamento più forte) potrebbe prendere il Voralberg e il Tirolo, in maniera da mettersi come cuscinetto fra noi la Germania, e lasciar fuori l' Austria. Allora potrebbe cedere all'Italia il Canton Ticino. Ma il Porro mi soggiunse subito che, avendo fatto parlare di questo agli svizzeri dirigenti (non al governo) ha trovato grande opposizione. La Germania. prenderebbe ad est ciò che rimetterebbe ad ovest: fino ed al di là di Riga. Idem, l'Austria. Si avrebbe così la marcia delle genti d'occidente verso oriente, che dovrebbe essere la vera marcia, per far fronte alla marcia opposta, e temuta, dall'oriente verso occidente" 4 •

Invero, piuttosto chiacchiere d'anticamera; tuttavia esse trovano una parziale conferma in un documento senza data e firma, ma con correzioni di pugno di Porro e presumibilmente del 1916, nel quale si prospetta, "in vista di accordi intesi a conciliare le esigenze della nostra difesa coi presumibili desiderata economici e industriali della Svizzera nonché éon le note prevalenti tendenze federali del Canton Ticino", l'ipotesi di rettifiche di frontiera che, "prescindendo da ogni ipotetica soluzione basata su cospicui compensi, quali potrebbero rendersi possibili post bellum con un nostro assetto diverso dall'attuale, permettano la neutralizzazione del saliente ticinese ai fini militari offensivi" (Rep. E-2; b. 51) (Allegato n. 73). La mancanza delle carte cui si fa riferimento non permette di precisare con esattezza i termini della trattativa che l'appunto proponeva di condurre con le Autorità svizzere. Si trattava comunque di compensazioni di territori che prevedevano: - la cessione all'Italia di territorio di fronte al saliente ticinese ove si potesse costituire una posizione di sbarramento forte per natura e per arte, nonché del saliente di Poschiavo; - la cessione alla Svizzera del territorio di·Campione, e dei nostri salienti della valle di Lei e della valle di Livigno. E' importante notare che si riteneva che le proposte avrebbero potuto essere accettate da parte svizzera in quanto non ledevano i suoi interessi e riconoscevano le "prevalenti tendenzefedera/i"delle popolazioni del Canton Ticino. Esse quindi non avevano alcuna base irredentistica, ma erano espressione di quelle preoccupazioni di ordine militare, che abbiamo constatato essere così vivaci durante il conflitto, ed erano indicative del desiderio di realizzare rettifiche di confine che, eliminando reciproche possibilità offensive, avrebbero potuto rappresentare un vantaggio per entrambi i Paesi; si trattava quindi di vere e proprie minori rettifiche di confine, ben diverse da quelle contemplate da alcune Autorità svizzere nei nostri confronti. 4

Cfr. A. GATTI , Caporeuo, Il Mulino, Bologna, 1964, pag. 239.


I GUERRA MONDIAL E

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Non ci risulta che la questione abbia avuto alcun seguito. Al termine del conflitto entrambi i Paesi dovevano subire le ripercussioni interne di una guerra così lunga ed onerosa. La Svizzera, pur non partecipandovi direttamente e concorrendo con le sue organizzazioni a carattere umanitario a rendere utili servigi a tutti i belligeranti, aveva subito le pesanti ripercussioni di deficienze alimentari e di materie prime che avevano inciso sulla situazione politica ed economica; essa sarà sconvolta, proprio sul finire del conflitto, da agitazioni sociali stimolate dalle notizie sulla rivoluzione in Russia. Sul piano internazionale, la Francia vincitrice imporrà a Versaglia la cessazione delle condizioni limitative della sua sovranità, militare ed economica, sulla Savoia, che erano conseguenti al Trattato di Torino del 24 marzo 1860. Nella nuova situazione politica europea, la Svizzera dovrà rinunciare ad ogni pretesa anche di orpine economico; la regione di Ginevra, per il ritorno dell'Alsazia alla Francia, risulterà così profondamente incuneata fra territori francesi. In questo momento le popolazioni del Voralberg si esprimevano in favore della secessione dall'Austria-Ungheria e di una annessione alla Svizzera; ma il Consiglio Federale preferiva evitare tutte le variazioni territoriali che, pur approvate dalle popolazioni o senza opposizioni del momento, avrebbero potuto essere successivamente contestate dai Paesi vicini, il cui risveglio politico e militare non avrebbe potuto essere contenuto all'infinito. E' da ritenere che eguale direttiva politica sia stata seguita anche nei riguardi di eventuali rettifiche di frontiera con l'Italia, la cui classe dirigente, politica e militare, d'altra parte, aveva, nel 1919 e negli anni successivi, l'attenzione rivolta ben altrove: per le contese interalleate a Versaglia, a Fiume ed in Dalmazia; per le contese interne; per le difficoltà economiche di una difficile riconversione.


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Capitolo nono LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA NEL PERIODO TRA LA I E LA II GUERRA MONDIALE (1919 - 1939)

Gli avvenimenti della I Guerra Mondiale avevano ripercussioni piuttosto complesse, in parte positive ed in parte meno, sul prosieguo delle relazioni fra Italia e Svizzera. Sul piano politico, la Svizzera aveva tratto conferma della necessità di osservare la più assoluta neutralità nei conflitti tra i Paesi confinanti, soprattutto per evitare ogni lacerazione interna, e di garantirla con una decisa capacità di intervento militare. In relazione a tali convinzioni ed al desiderio di non partecipare ad una organizzazione dei vincitori con intendimenti ostili alla vicina Germania, il suo ingresso nella Società delle Nazioni trovava scarse adesioni nel Paese. Tuttavia essa finiva per aderire alla organizzazione societaria, di cui, anzi, diventava la sede. Essa, peraltro, tendeva a sottoiineare la sua posizione particolare di paese neutrale ed otteneva di potervi entrare senza obblighi di partecipazione a sanzioni militari e di concessioni di passaggio a forze straniere sul suo territorio, e con l'obbligo di sole sanzioni economiche verso eventuali Paesi inadempienti agli obblighi societari. Essendo state accettate le sue riserve, la Svizzera diveniva un membro assai attivo della organizzazione, nell'ambito di una politica che fu chiamata di neutralità dtfferenziata. Per quanto si riferiva all'Italia, maturava nella Confederazione Elvetica una certa qual maggiore considerazione del Paese vicino quale Potenza di tutto rispetto, verso la quale non erano pensabili mire di espansione o velleità di rettificazioni di frontiera; ciò, anche perché era stato ridotto a ben misera cosa il potenziale bellico della vicina Austria. D'altra parte, nel contrasto fra Francia e Germania, che la fine della guerra aveva solo sopito ma non risolto, anche per le ripercussioni interne fra le popolazioni svizzere di lingua corrispondente, era interesse della Confederazione veder garantito l'equilibrio europeo e quello interno da parte di altri Paesi e di altre forze politiche.


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Fra i primi, andavano considerati la Gran Bretagna e l'Italia, almeno fino a quando questa tenderà ad esercitare una tale politica di equilibrio (Patto a quattro). Le relazioni cordiali a livello governativo non lo erano molto, invece, al livello delle opinioni pubbliche; quanto più in Italia il Fascismo diveniva Regime, tanto più si affermavano in Svizzera opinioni politiche in contrasto. La maggioranza della stampa elvetica era fortemente critica e, nello stesso Canton Ticino, si affermavano forze politiche antifasciste, mentre avevano larghe possibilità di azione i fuorusciti italiani che in Francia e nella Svizzera stessa avevano le loro basi. Il Governo di Mussolini, particolarmente sensibile nei riguardi di tali manifestazioni di opposizione, tendeva a contrapporvi una propria azi.one di propaganda. Sicché, anche al livello diplomatico e politico, le relazioni divenivano p'iù tese, particolarmente dopo il conflitto italo-etiopico e quello civile spagnolo, dinnanzi all'attivismo della politica estera mussoliniana. Attivo sostenitore di una politica di amicizia della Svizzera con il nostro Paese fu il ticinese Giuseppe Motta, per lungo periodo in incarichi di grande rilievo politico, quale Presidente della Confederazione nel 1915 e poi quale Consigliere al Dipartimento Politico ( cioè agli Este ri) per moltissimi anni fino alla sua morte nel gennaio 1940. Il Motta era di sentimenti saldamente elvetici ma anche vivace assertore della italianità sua e della sua gente; aderente al partito conservatore ma buon democratico, si compiaceva, come tanti altii, dei pFogressi di ordine compiuti dall'Italia in quegli anni e d aveva, ·uei suoi contatti-con Mussolini, cercato di stabilire rapporti di mutuo rispetto e di proficuo sviluppo nelle relazioni fra i due Paesi·: In effetti, \a sua azione poteva migliorare alquanto, negli anni fino al 1935, tali' rèlazioni sia nell'ambiènte politico-diplomatico italiano, che andava/allontanandosi dai risentimenti per le incertezze elvetiche durante la guerra e da qualsiasi idea di rivendicaziÒni nazionalistiche verso il Canton Ticino, sia ii1 quello elvetico, contribuendo ad uria più viva attenzione verso il nostro Paese e verso le popolazioni svizzere di lingua italiana. Tale atteggiamento amichevole verso il nostro Paese ebbe a manifestarsi appieno in occasione d~l conflitto italo-etiopico, in cui la Svizzera evitò anche di partecipare alle sanzioni economiche decise .dalla S.d.N., decretando solo un embargo sulle armi ai due contendenti. Successivamente, dinnanzi al persistere di tensioni internazionali per il cont1itto spagnolo e nella prospettiva di ulteriori contrapposizioni nella S.d.N. sia nei riguardi della Germania, che ne era uscita nell'ottobre del


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1933, sia in quelli dell'Italia che ne uscirà l'l l dicembre del 1937, la Svizzera dichiarava di non poter partecipare in nessun caso a sanzioni di alcun genere e, pur continuando a rimanere·nella organizzazione gine7 . vrina che ospitava, dichiarava nel maggio 1938 il suo ritorno ad una neutr.alità assoluta 1 . Di fronte, poi, alle minàcce di crisi euro_pea degli . anni 1938-39, nonostante una opinione pubblica fortemente ostile, il Motta riusciva a far prevalere una politica di amicizia e collaborazione con l'Italia, anchein vista di garantire alla Svizzera possibilita.di traffici di transito attraverso i porti liguri e migliori condizioni agli scambi commerciali fra i due Paesi, che potevano assumere importanza essenziale in tempi di emergenza. Dopo l'ascesa di Hitler in Germania erano divenute vivaci le preoccupazioni di forze politiche e militari svizzere, ostili sia al modello politico fascista o nazional-socialista sia alle prospettive di un espansionismo irredentista: piuttosto verbale qu~llo ita~ liano, più concreto e pericoloso quello nazista specie dopo l'Anshluss (marzo 193~). Tali preoccupazioni trovavano efficace esp~essione nel libro di Max Barthell La défense de la Suisse en cas d'invasion, Payot, Parigi, 193 9; e inducevano a intensificare, quegli anni, le predisposi- . zibni difensive alle frontiere, particolarmente nei riguardi della Germania oltre che dell'Italia, e ad attuare provvedimenti di rafforzamento delle Istituzioni militari. Il Comando dell'Esercito Svizzero stringeva, allora, accordi segreti con rappresentanti dello Stato Maggiore di Parigi per l'intervento di forze francesi in aiuto a quelle svizzere se la Confederazione fosse stata attaccata dalla Germania, naturalmente prev·ia richiesta del Governo di Berna. Sul piano interno deUa Svizzera tendeva a verificarsi anche una migliore situazione della popolazione svizzero-italiana nel confronto èon le due altre maggiori comunità, francese e tedesca. Infatti, appariva conveniente che i contrasti fra queste ultime potessero essere attutiti ed equilibrati da forze politiche estranee. Sicché il Governo Federale d~rà avvio, negli anni successivi alla I Guerra Mondiale, ad una politica di maggiQre considerazione degli interessi culturali ed economici della Svizzera italiana e dei Grigioni. Ciò, anche per arrhtare nel Canton Ticino quelle manifestazioni di malcontento o di insofferenza che, in qualche sparuta minoranza, assumevano anche tinte irredentistiche e di aspirazione a maggiori legami con l'Italia oltre che di conservazione della italianità della regione. Questa minoranza era anche animata da sentimenti di ammirazione

in

1 Nel giugno 1938, Germania ed Italia davano atto alla Svizzera dell'atto compiuto presso la Società delle Nazioni e ne riconoscevano la "neutralità".


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verso i successi interni ed esterni dell'Italia fascista e di contrapposizione alle forze poli tiche socialcomuniste, nonché di rivalsa per le vere o supposte umiliazioni subite nei confronti delle due comunità predominanti nella Confederazione. Si trattava, peraltro, di problemi interni alla Confederazione, perché, ogni volta che avvenimenti di qualche rilievo dimostravano un interesse esterno, particolarmente della stampa e delle organizzazioni italiane di marca fascista, ad un sostegno a manifestazioni irredentistiche, la reazione fra le popolazioni del Cantone era decisamente negativa. Sicché, si può dire che, nel complesso, la questione della italianità del Canton Ticino e della esigenza della sua difesa fu essenzialmente giocata fra i Ticinesi stessi ed il Consiglio Federale, il quale, negli anni successivi alla I Guerra Mondiale, ritenne opportuno garantire meglio tale esigenza nell'interesse generale della Confederazione. Pet quanto si riferiva all'Italia non è il caso di ricordare la crisi postbellica tra il 1919 ed il 1921, che accompagnò alla delusione sui risultati della guerra, e, quindi, della politica estera, la crisi interna provocata dall'affermarsi delle forze politiche cattoliche e socialiste, già neutraliste ed ora spinte ad un più forte attivismo dalla crisi economica e sociale e dall'esempio della rivoluzione russa. Per effetto della reciproca alimentazione degli opposti estremismi e dell'erosione del centro liberale e moderato la reazione fascista, anzi si potrebbe dire mussoliniana, ebbe caratteri fortemente nazionalisti sia per la confluenza degli ex combattenti sia per quella del partitonazionalista del Federzoni. E, però, il Governo fascista si manteneva, particolarmente nel primo decennio del reg;me, orientato essenzialmente verso una affermazione dell'Italia come grande potenza, alla pari con la Francia. Solo dopo la grande crisi economica del 1929-31 la politica italiana assumeva un vero e proprio carattere espansivo sia sul terreno coloniale (Africa Orientale) sia con la ricerca di affermazioni politico-economiche nel ' Mediterraneo (Spagna, Jugoslavia, Albania). Per quanto si riferiva al quadro europeo, nella sua contrapposizione alla Francia ed alla politica di questa a sostegno della Piccola Intesa (Jugoslavia - Grecia - Romania - Cecoslovacchia), l'Italia esercitava un'azione politica che la faceva divenire, in un primo tempo, protettrice dell'Austria e dell'Ungheria ed ostile ad una espansione territoriale della Germania. In questo quadro, della convenienza del mantenimento di uno schermo di Stati fra la Germania e l'Italia, l'interesse primario nei riguardi della Svizzera era quello della conservazione della Confederazione; una sua scomparsa, infatti, avrebbe significato una maggiore estensione dei confini con la Francia e con la Germania, che, come


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abbiamo già visto negli scritti del Cadorna, era da rifuggire anche se avesse comportato l'acquisizione del Canton Ticino. Si accompagnava, peraltro, a questo interesse primario anche quello di vedere mantenuto il carattere italiano delle regioni a sud delle Alpi. In verità, le esperienze della I Guerra Mondiale, se avevano posto in luce l'interesse fondamentale e la solidità delle forze politiche elvetiche risolute ad osservare e garantire la neutralità, avevano anche confermato il crescente peso politico ed economico della comunità tedesca; e, mentre la comunità francese aveva dimostrato una certa capacità di reazione e di pressione, l'influenza della comunità svizzero-italiana si era dimostrata esigua anche se simpatizzante con la nostra guerra. Si temeva, ritornata la pace, un ritorno delle spinte espansive della lingua, cultura ed economia germanica che potessero minacciare la residua influenza della comunità di lingua italiana. La politica del Governo fascista verso la Svizzera era efficacemente rappresentata dal Capo del Governo Benito Mussolini, che in un suo discorso al Senato, nella seduta del 5 giugno 1928, dichiarava: "I nostri rap porti colla Rep ubblica svizzera sono veramente cordiali, profondamente amichevoli. lo stesso ho chiamato perpetuo un trattato di amicizia e di ar. bitrato firmato il 20 settembre 1924, malgrado cb.e ne ll'atto sia fissata la du rata di 10 anni. Queste direttive della politica italiana sono permanenti: l'attività ditaluni ambienti irresponsabili che poteva turbare queste direttive, è già finita da tempo e non fu mai, del resto, in alcun modo preoccupan te. L'Italia ha u n interesse fondamentale ail'esistenza di una libera, indipendente, neutrale Svizze ra e per quanto concerne il Canton T icino, di li ngua, razza, costume italiano, l'interesse fondamentale dell'Italia è ch'esso resti elemento integran te e integratore nel seno della Confederazione elvetica . Quei pochi che entro o oltre il Gottardo hanno ancora la non peregrina abi tudine di dare corpo ad ombre evanescenti, prendano atto di questa chiara e solen ne d ichiarazione".

Tali dichiarazioni amichevoli erano state prece dute da altre similari nel 1923 e nel 1924 e saranno seguite da altre dello stesso tenore nel 1934 e nel 1936 e '37. In particolare, in un discorso a Milano del 1° n'ovembre 1936, Mussolini asseriva: "Uno dei paesi confinanti con l'Ital ia e con il quale le nostre relazioni furono,sono e saranno sempre estremamente amichevoli è la Svizzera. Paese piccolo, ma di una importanza grandissima e per la composizione sua etnica e per la posizione geografica che occu pa nel quadrivio d'Europa".

In ogni occasione, peraltro, Mussolini aveva anche sottolineato le sue preoccupazioni per il mantenimento della italianità del Canton Ti-


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cino e le esigenze militari difensive a quella frontiera. Esse erano confermate da dichiar~zioni del nostro Ministro a Berna, rese a Lugano il 17 gennaio 1931 (Allegato n. 74) ed in un colloquio con il Consigliere Federale Motta, di cui è traccia in un documento del Ministro Affari Esteri (Allegato n. 75) che recita così: ''Il Capo de l Governo ha anche dichiarato all'On. Motta che in Italia non esiste una questione irredentista per il Canton Ticino. E' necessario però che il Canton Ticino mantenga il proprio carattere italiano; se dovesse cambiare tale carattere per lo stabilimento di popolazione di altra razza, sia pure di cittadini federa li, sorgerebbe allora per l'Italia la questione della difesa della propria frontiera al Gottardo".

Si andavano, infatti, infittendo le notizie relative alle attività politiche ed,econom iche che potevano portare alla germanizzazione della regione. Sicché, tenuto anche conto della personalità di Mussolini e del suo desiderio di plauso all'interno ed all'estero e di affermazione dell'idea fascista e del corporativismo in antitesi al comunismo ed alle democrazie-occidentali, la diplomazia fascista esercitava un'azione che accompagnava ad atteggiamenti assai benevoli verso la Svizzera anche una attività a favore di una vigorosa italianità nel Canton Ticino, attività che risvegliava in Svizzera qualche sospetto. A questi due orientamenti, in un certo senso corrispondenti ad interessi fondamentali ed abbastanza naturali del nostro Paese, andavano poi ad aggiungersi le attività del partito fascista e quelle poliziesche e propagandistiche del Regime, condotte attivamente in Svizzera, come in Francia ed altrove, come ben evidenziato dall'approfondita ricerca di Marzio Rigonalli nella sua pubblicazione Le Tessin dans !es relations entre la Suisse et l'ltalie 1922-1940, Pedrazzini, Locarno, 1983. Sul piano militare, negli anni immediatamente successivi alla guerra 1915-18 le relazioni fra i due Paesi tendevano ad essere piuttosto indifferenti; il nostro esercito effettuava vendite aila Svizzera di materiali bellici eccedenti le sue esigenze; nel 1923 si aveva anche la soppressione dell'Addetto Militare a Berna che tornerà ad esservi inviato solo alcuni anni dopo. Sempre nel 1923 riprendevano le attività della Commissione italosvizzera di delimitazione del confine; era una Commissione che era stata istituita nel 1913 e che aveva interrotto i suoi lavori durante la guerra; essa continuava i suoi lavori, talora arrestati per qualche puntiglioso atteggiamento dei suoi membri, fino al 1933, concludendoli con una Convenzione solo nel 1941.


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E' noto come, nei primi anni dopo la I Guerra Mondiale, l'attenzione dello SM italiano fosse rivolta essenzialmente alle questioni ordinative, che saranno risolte solo nel 1925 con l'ordinamento Diaz-Mussolini. Attorno al 1923 vennero ripresi gli studi relativi ad una pianificazione delle radunate e degli schieramenti, esclusivamente secondo ipotesi di guerra contro la Francia o la Jugoslavia, oppure contro i due Paesi alleati. Nei riguardi della frontiera con la Svizzera non erano contemplate predisposizioni di sorta, mentre esisteva il problema della conservazione delle opere stradali e fortificatorie costruite durante la guerra, che il Cadorna raccomandava nelle sue memorie, ed il cui stato andava rapidamente deteriorandosi. I problemi operativi relativi ad eventuali operazioni difensive al confine svizzero e le esigenze di manutenzione delle opere già esistenti e ritenute importanti (specie quelle stradali) rimanevano al livello di studio del Comando deJ Il Corpo d'Armata di Milano, le cui proposte e richieste di chiarimenti, disposizioni e fondi rimanevano inevase. Lo Stato Maggiore Esercito, nel 1925, pur concordando sulla esistenza del problema connesso con eventuali operazion i di Francia o Germania attraverso il territorio svizzero, non riteneva di poter disporre provvedimenti cautelativi per questioni di bilancio (Rep. L-10 ; b. 82). Sempre al livello di studio, il Col. Pietro Pintor, dell'Ufficio Operazioni dello Stato Maggiore Esercito, nel luglio 1924 presentava una relazione sulle caratteristiche operative della Valle di Livigno e sulle operazioni possibili per recidere eventualmente il saliente di Poschiavo. Nell'anno 1927 vinceva il 3° premio, nel concorso indetto dalla Rivista Militare, un elaborato del Col. Ottino Parravicini con il titolo Influenza del nuovo confine nel problema difensivo della Valtellina; per effetto della acquisizione dell'Alto Adige, infatti, il nuovo punto triconfinale era passato dal Piz Umbrail al Piz Lat ed il nostro confine con la Svizzera era aume ntato di una quarantina di chilometri. In tale studio veniva concluso che risultava assai diminuita la minaccia attraverso il saliente trentino, ma che era divenuta maggiore la probabilità di azioni attraverso il saliente ticinese e che acquisiva maggiore importanza la difesa della Valtellina ed, in particolare, della conca di Chiavenna (Rep. L-10; b. 8). I primi concreti piani operativi post bellici dell'anno 1923, erano relativi ad eventuali conflitti con la Jugoslavia; essi saranno seguiti da molti altri progetti parziali o generali, difensivi ed offensivi, sempre in previsione di operazioni ad Oriente.


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Nell'anno 1925 veniva definito il primo piano nei riguardi di interventi in Austria senza alcun sconfinamento entro il territorio svizzero (Rep. H-6; b. 2). Nel 1927 veniva approvato un P.O. n. 1 (Piano Operativo n. 1) (Rep. H-6; b. 2) che prevedeva operazioni alla frontiera austriaca contro Germania ed Austria alleate. La Svizzera era considerata neutrale, ma richiedente misure precauzionali per la eventuale violazione della sua neutralità; la Francia e la Jugoslavia neutrali; una variante 1-A di questo piano prevedeva il caso che la Jugoslavia non fosse neutrale. Per la vigilanza alla frontiera svizzera erano previsti: 3 Divisioni di fanteria di Novara, Milano, Brescia; 5 battaglioni alpini e 5 batterie da montagna; 4 battaglioni di bersaglieri; 2 reggimenti di cavalleria; in totale 36 battaglioni, 8 squadroni, 56 batterie da campagna, 5 batterie da monta~na, 12 batterie pesanti campali. Si riporta in allegato n. 76 stralcio di questo Piano, dal cui contesto appare evidente conie fossero ancora vivi i pensieri e ben radicate le preoccupazioni che avevano dominato il nostro Comando Supremo nel corso della guerra recente, circa la possibilità e la pericolosità di una violazione germanica della neutralità svizzera. Nel corso del 1928 (Rep. H-6; b. 2) (allegato n. 77) venivano poste allo studio nuove direttive secondo varie ipotesi di conflitto a tutte le frontiere; una Variante 4 P.l. del Piano I P.I., relativo ad un conflitto con Austria e Germania, prevedeva l'eventuale concorso della Svizzera. In questa ipotesi veniva previsto di portare la difesa al crinale alpino con la recisione del saliente ticinese e degli altri minori (Sempione, Maloia, Bernina, Monastero) con l'impiego di I C.A. su 3 divisioni, 9 battaglioni alpini e relative batterie da montagna, 7 battaglioni camicie nere, 10 batterie pesanti. E' da rilevare come fossero previste forze quasi inferiori a quelle previste già per il compito di semplice vigilanza; ad ogni modo, queste direttive non vennero diramate e rimasero come semplice studio. Nel 1929 venivano invece, definite e diramate le direttive per la copertura. L'ipotesi di base del Piano 5-L era che l'Italia fosse minacciata da Francia e Jugoslavia, ma si diceva: "Non è da escludersi che forze frances i, violando per breve tratto il territorio svizzero tentino un'irruzione dal Gran San Bernardo".

In conseguenza doveva essere organizzata la vigilanza a tale passo; sulla parte rimanente della frontiera erano previste le sole unità di Carabinieri e Guardia di Finanza, oltre all'esistente forte di !selle al Sempione.


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Sempre nel 1929, una Memoria preliminare per un Piano di operazioni alla frontiera italo-tedesca, considerava invece che vi fosse un minor pericolo di violazioni della neutralità svizzera, verificabile eventualmente solo dopo un certo tempo dalla apertura delle ostilità. Di conseguenza erano previste alla frontiera svizzera semplici misure di vigilanza, con l'impiego di soli: 3 battaglioni alpini con le relative batterie da montagna, un reggimento bersaglieri, 2 reggimenti di cavalleria, un gruppo artiglieria a cavallo, 3 battaglioni ciclisti della M.V.S.N. Infine, nel luglio del 1929 veniva studiata una nuova edizione del Piano 4 (P.l.) (Rep. H-6; b. 11) (Allegato n. 78), il quale seguiva i lineamenti del Piano del 1928 che, nella eventualità di una violazione della neutralità della Svizzera o di un suo schieramento a fianco dell'Austria e della Germania, prevedeva di dislocare a buona portata dalla.frontiera una massa da impiegare al primo cenno di violazione della neutralità per portarsi al Sempione, al Gottardo e, in Engadina, ai Passi Julier, Al buia e Fluela. Anche questa memoria non ebbe alcuna diramazione e sarà succeduta dai Piani P.R.9 solo nel 1935. Infatti, negli anni successivi, tutti i piani correnti erano relativi ad operazioni alla frontiera orientale (difensivi ed offensivi) ed a quella occidentale (difensivi). Nel 1934 e 1935 si verificava un ritorno di attenzione alla frontiera austriaca, evidentemente in relazione alla nostra opposizione ad operazioni germaniche intese ad occupare l'Austria. Tutti i piani di questo periodo e in tutte le ipotesi di conflitto, prevedevano una Svizzera neutrale o favorevole ; le predisposizioni alla frontiera relativa erano intese a contrapporsi a forze germaniche che ne avessero violato la neutralità (Allegati n. 79 e n. 80). Nel giugno 1937 tutta la pianificazione veniva riordinata; i piani essenziali erano tre: - il P.R. 9 Nord Est: prevedeva Germania e Jugoslavia alleate; la Svizzera neutrale; una variante P.R. 9/N prevedeva l'ipotesi di una violazione della neutralità svizzera da parte tedesca; - il P.R. 10 Ovest Est: prevedeva Francia e Jugoslavia alleate; Germania e Svizzera neutrali; - il P.R. 12 Mediterraneo: prevedeva Francia e Gran Bretagna alleate; Jugoslavia incerta ed eventualmente ostile. Ricorderemo come, nel marzo 1938,la Germania occupasse l' Austria e desse così inizio alla sua politica di annessione delle terre etn icamente tedesche. Allora Mussolini faceva buon viso a cattivo gioco e, come tanti altri uomini politici dei Paesi minori, credeva opportuno, dinnanzi alla supposta debolezza delle Potenze Occidentali, orientare la sua politica verso un'alleanza con la Germania. Se pure egli aveva contribuito ad una politica di destabilizzazione e di revisione dell'Eu-


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"LE RELAZIONI MlU TARl TRA ITALIA E SVIZZERA"

ropa uscita dal Trattato di Versaglia, tuttavia egli era ben lontano dal desiderio di provocare una guerra, cui sapeva l'Italia poco preparata ed esposta a impegni superiori alle sue forze; nè era io sostanza favorevole ad una espansione economica e territoriale tedesca, che avrebbe finito per essere minacciosa anche per il nostro Paese e per quell'influenza politica ed economica che l'Italia credeva di poter esercitare nell'Europa centro-danubiana e balcanica oltre che in Africa. Tuttavia, per una serie di incomprensioni, timori e rivalse, doveva finire per staccarsi progressivamente da una politica di riavvicinamento specie alla Gran Bretagna, (Gentlemen's Agreement del 1937 e Accordo del gennaio 1938), ed avviarsi ad una politica di sempre più stretta alleanza con la Germania, (Patto d'Acciaio 22-V-1939). Questa politica non valeva peraltro a fugare lo stato di sospetto nei riguardi della Germania, almeno negli alti Comandi Militari. E' agli atti una bozza di un nuovo piano (allegato n. 81) relativo alla copertura ed aUe operazioni previste per lo Scacchiere Nord, del giugno 1938, appunto immediatamente successivo all 'Anschluss, nel quale si prevedeva una guerra con la Germania; la Francia e la Jugoslavia benevoli neutrali. La Svizzera era considerata neutrale come del resto erarisultato ben chiaro in una riunione degli Addetti Militari, tenutasi in quei giorni a Roma da parte del Capo di S.M. dell'Esercito, Gen. Pariani (Allegato n. 82), ma ven iva previsto: "alla frontiera svizzera metterci in condizioni di fronteggiare qualsiasi eventualità• e che "il dispositivo di copertura deve consentire d i far fronte a sorprese di forze germaniche che avessero violato la frontiera svizzera, presumibilmente attraverso Engandina e Via Mala, eventualmente anche dal Canton Ticino".

Veniva previsto che l'Armata S, cui erano affidate la copertura e la difesa alla frontiera svizzera, dovesse "consentendolo tempo e forze - procedere all'occupazione dei tre passi: Julier Af bula - Flue la che ci darebbero il possesso de ll'Engadina. Qua lora ciò'non fosse possibile, si dovranno occupare almeno i passi: Maloggia - Berni na - Forno, con il che si impedirebbe ugualmente al nemico di penetrare nel nostro territorio. Nel secondo caso [di minacce anche dal Canton Ticino], oltre le azioni suddette, dovremmo tendere all'occupazione delle porte di accesso delle Alpi a l Canton Ticino: Airo lo (S. Gottardo)- Lucomagno - il nodo di Spluga (Passi di S. Bernardi no e de llo Spluga). Punti di partenza: il passo di San Giacomo e il passo dello Spluga.

Veniva anche detto, successivamente che: "Nel caso che l'avversario ci prevenga sull.e posizioni sopra accennate, occorre


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raggiungere e mantenere: ... nel Canton Ticino: sicuro possesso dell'arroccamento Vigezzo - Locarno - Bellinzona - S. Jorio".

La bozza porta l'annotazione: Gen. Soddu: parlarmene, e quella a firma Pariani: Atti. E' evidente che, a seguito degli orientamenti politici di più stretta collaborazione con la Germania l'ipotesi a base del Piano risultava abbandonata, mentre ci si avviava verso il conflitto previsto dal Piano P.R. 12 che, nella sua prima edizione del giugno 1937, prevedeva, come si è detto, guerra contro Francia e Gran Bretagna, Jugoslavia incerta od eventualmente ostile. L'ultima edizione di questo Piano (circ. 2901 del 25 marzo 1939) prevedeva quali Direttive per lo Scacchiere alpino: - due Armate alla Frontiera occidentale: 1° Armata, dal mare al M. Granero; 4' Armata, dal M. Granero al M. Rosa; - una Armata S, alla Frontiera settentrionale dal M. Rosa al Passo Oregon e (S. Stefano di Cadore). Si può arguire, dal limite di settore stabilito per la 4" Armata, che si riteneva possibile un'azione offensiva francese anche attraverso il territorio svizzero e per il Gran San Bernardo. Infatti, nelle direttive per la copertura veniva prevista, per l'Armata S: "una vigilanza particolarmente attiva al saliente dell' Antigorio ( direttrice del Sempione) per parare prontamente eventuali azioni celeri di sorpresa attraverso il territorio svizzero". E' da rilevare come, attraverso queste direttive, seppure fosse sottolineato il compito di vigilanza al Sempione, veniva previsto la costituzione di un unico Scacchiere sulla frontiera settentrionale dal M . Rosa al Cadore, misura che era evidentemente volta a garantire una difesa unitaria nei riguardi della Germania. La costituzione dell'Armata Se del suo Comando sarebbe dovuta avvenire dietro ordine; in pace, la copertura era affidata ai Comandi dei Corpi d'Armata III di Milano, e IV di Bolzano ed ai rispettivi settori di copertura della Guardia alla Frontiera:

- Xl settore: Laghi; XII settore: Valtellina (III C.A.);

- XIII settore: Venosta; XIV settore: Isarco - Aurina; XV settore: Pusteria - Cadore (IV C .A.). In conclusione, durante tutto il periodo fra le due guerre il Comando dell'Esercito ha sempre considerato la Svizzera neutrale; tuttavia, nei piani difensivi, ha spesso considerato possibile una violazione della neutralità svizzera: da parte francese per eventuale azioni avvolgenti per il Gran S. Bernardo ed il Sempione; oppure da parte tedesca per


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"LI, RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA f; SVIZZERA"

azioni attraverso l'Engadina ed eventualmente attraverso il Canton T icino. Non è mai stata contemplata un'azione offensiva verso la Svizzera e l'occupazione del suo territorio per qualsiasi fine pol itico; tuttavia, nella definizione delle misure da prendere in caso di guerra contro la Germania vennero considerati sempre necessari provvedimenti tendenti a migliorare le nostre possibilità dife nsive soprattutto in corrispondenza del saliente ticinese. Ciò è vero nel Piano 4 P.I. del 1928, che considerava la possibilità anche di uno schieramento della Svizzera ai nostri danni e che prevedeva la recisione del saliente ticinese e degli altri minori portando la difesa al crinale alpino; si tratta però di un piano che non venne diramato. E anche rimase una bozza senza seguito il Piano del giugno 1938 che, sem_pre nell'ipotesi di migliorare la situazione difensiva nei riguardi di un'azione offensiva tedesca, prevedeva possibilmente una penetrazione in Engadina ai Passi Julier -Bernina - Forno e nel Canton Ticino ai Passi del S. Gottardo - Lucomagno - S. Bernardino. L'esistenza ed i lineamen ti di questo P iano, venuti in qualche modo a conoscenza delle A utorità militari svizzere hanno fatto ritenere che esso corrispondesse a mire italiane di annessione dei territori a meridione di quei passi, in accordo magari con la Germania per una divisione della Svizzera secondo confini etnico-geografici. Questo giudizio sembra del tutto ingiustificato soprattutto per due motivi: in primo luogo, il momento di incertezza politica in cui esso era compilato, dopo l'Anschluss; in second o luogo perch é esso prevedeva anche ipotesi di impossibilità - per condizioni di tempo e di forze - di raggiungere e consolidarsi su quelle posizioni e prevedeva difese molto più arretrate. Esso quindi era compilato in previsione di uno scontro contro potenti forze germaniche e non contava affatto su un accordo con esse per una più o meno pacifica divisione de l territorio e lvetico. Ciò che effettivamente si può dire è che permanevano, nei Comandi militari italiani, la preoccupazione per un andamento così sfavorevole della frontiera svizzera ed il desiderio di poterne migliorare, in caso di necessità, le poss ibilità difensive. E questa preoccupazione e questo desiderio diventavano più vivi e sentiti quando, al di là della Svizzera, si profilavano Potenze in grado di esercitare minacciose azioni offensive e quando si riteneva che la Svizzera non fosse in grado (o non volesse) garantire con i suoi mezzi la sua neutralità e la nostra sicurezza; ciò, va detto, anche in relazione alle condizioni di scarsa o nulla collaborazione esistente fra le autorità militari italiane e quelle e lvetiche del tempo.


Capitolo decimo LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA DURANTE LA II GUERRA MONDIALE (1939 - 1945)

Nell'agosto 19;39, dinnanzi all'aggravarsi della tensione fra Germania e Polonia, tutti i Paesi andavano prendendo precauzioni o preparandosi ad un eventuale intervento. La Svizzera aveva in corso da tempo provvedimenti volti a garantire non solo efficienza alle Unità ed alle proprie difese, ma anche a migliorare la capacità del Paese di assicura.re possibilità di vita in caso di conflitto, maggiori di quanto non fosse avvenuto nel corso della I Guerra Mondiale. Politici e militari elvetici erano decisi a garantire la neutralità del Paese e ad opporsi con una difesa risoluta contro quelle Potenze che intendessero agire contro di esso. Allo scoppio del conflitto la Svizzera dichiarava, il 13-VII-1939, la sua neutralità che, almeno ufficialmente, veniva riconosciuta e garantita anche dalla Germania, il 23 agosto, e dall'Italia il 31 dello stesso mese. E' noto peraltro che la Svizzera si sentiva particolarmente minacciata dalle aspirazioni pangermaniche del movimento nazista e temeva collusioni fra Berlino e Roma unite dal Patto d'Acciaio del 22-V-1939, intese ad una occupazione del Paese; ciò mentre forze politiche piu avvedute vedevano nella amicizia con l'Italia la possibilità di assicurare la neutralità e di garantirsi importanti rifornimenti (Allegati n. 83, 84, 85,

86). Nel giugno 1940 dopo il crollo francese e l'intervento italiano nella guerra, rendendosi conto di non poter garantire una prolu ngata difesa periferica, il Generale Guisan, Capo di S.M. Generale, orientava la organizzazione difensiva elvetica ad una difesa ad oltranza di un ridotto alpino la cui possibilità di prolungata resistenza doveva costituire soprattutto un deterrente nei riguardi di iniziative avversarie. E' noto come l'Italia, pur avendo stipulato il 22 maggio 1939, il Patto d'Acciaio con la Germania non fosse pronta per vari motivi, a soste-


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nere un conflitto; nè aveva alcun progetto di iniziative belliche proprie, tantomeno verso la Svizzera. Agli atti (Rep. H-6; b. 16) esiste un appunto del Sottocapo di S.M. dell'Esercito in data 9 agosto 1939, che appare una annotazione relativa ad ordini ricevuti: "Se Germania muove per Danzica a Ovest attività difensiva; a est attacco a Juvoslavia; vigilanza a frontiera Svizzera sull'Aotigorio circa eventuale azione franco-svizzera". Allo scoppio del conflitto europeo venivano così confermati gli orientamenti difensivi e di vigilanza nei riguardi di iniziative francesi. Successivamente, a conflitto iniziato, nel settembre, Mussolini dichiarava la non belligeranza dell'Italia, che permetteva di stipulare con la Svizzera accordi di incremento reciproco degli scambi. In relazione alle predette ipotesi di conflitto con la Francia, venivano studiate eventuali operazioni che interessavano anche lo Scacchiere Svizzero'. In particolare, in esito a disposizioni dello S.M. Esercito del 19 settembre 1939, il Com. •e des. dell'Armata S, Gen. C.A. Edoardo Monti, cui era affidata la difesa del confine settentrionale dal M. Dolent al Cadore, trasmetteva allo Stato Maggiore Regio Esercito, in data 11 novembre 1939 una Memoria operativa nell'ipotesi di violazione della neutralità svizzera da parte della Francia" (Rep. L-10; b. 69) (Allegato n . 87). In detta Memoria, si considerava che, nel caso di detta violazione, l'Armata S avrebbe potuto svolgere eventualmente operazioni per la conquista del Passo del Sempione e per la recisione del saliente ticinese per portarsi su posizioni più difendibili. La Memoria rimaneva allo stato di studio; qualche provvedimento cautelativo veniva preso alla frontiera svizzera solo nei primi mesi del 1940. Nelle direttive del 1 marzo 1940 al XVI C.A. di Milano (già III C.A.) veniva previsto che Germania alleata esclude qualsiasi provvedimento alla frontiera tedesca; mentre, alla frontiera svizzera, il XVI C.A. doveva diventare il "C.O.S.", Corpo Osservazione Svizzera; la copertura alla frontiera veniva ripartita in 3 grandi parti: a occidente, il tratto M. Dolent-M. Basodino; ad oriente, il tratto Pizzo Stella-Pizzo Garibaldi, limite con XVIII C.A. di Bolzano (già IV); al centro, il settore dei Laghi Lombardi . Veniva previsto che tale copertura dovesse esercitare una vigilanza particolarmente attiva sulla direttrice dell'Antigorio (Sempione) per eventuali violazioni della neutralità svizzera da parte francese. Ma una improvvisa evoluzione nella situazione si verificava nel maggio-giugno 1940, quando la rapida successione di disastri sul fronte franco-belga faceva apparire che il successo tedesco potesse risultare


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definitivo ed in grado di trasformare a vantaggio permanente della Germania l'intero assetto europeo. Infatti, in quel momento, questa appariva in grado di dar vita ad ulteriori iniziative politiche e militari volte a realizzare la riunione di tutte le popolazioni di lingua tedesca nel Grande Reieh, senza possibilità di contrasto (vds. allegati n. 88, 89, 90, 91). In tale evenienza non si trattava più di risolvere un problema difensivo ma di affrontare la possibilità di una evoluzione politica, che avrebbe potuto portare permanentemente la Germania alla nostra frontiera settentrionale per 1.146 Km. e ad inserirsi profondamente nella pianura padana. Pur non.disponendosi in merito di una documentazione precisa, particolarmente su l piano politico, in questa situazione, sembra abbastanza naturale che Mussolini, abbia contemplato di partecipare ad una eventuale divisione della Confederazione assicurando all'Italia le regioni di lingua italiana al di qua della dorsale alpina, qualora la Germania avesse perseguito i suoi obiettivi offensivi nei riguardi deUa Svizzera, mentre lo Stato Maggiore si preoccupava di conseguire la possibilità di disporre posizioni più solide per le sue difese al confine. Infatti, mentre non abbiamo trovato, nel nostro Ministero degli Esteri od altrove, conferma della esistenza di accordi o di iniziative diplomatiche in merito, abbiamo neUa no_stra documentazione militare le disposizioni segrete date il 7 giugno 1940 dallo S.M. R.E. al Comandante dell'Armata del Po (Gen des. d'A. Mario Vercellino) per l'eventuale occupazione del saliente Ticinese con il foglio 846/S (Rep. G-40 e Rep. L-10; b. 69) (Allegato n. 92). In tale foglio veniva specificatamente previsto che "Nella eventualità che venga da altri violata la,neutralità Svizzera, e che risulti necessario che le forze italiane occupino il saliente Ticinese siete designato al Comando delle truppe di ciò incaricate. Pu r non essendo, in tal caso, escluso che la occupazione possa avven ire con consenso del Governo Elvetico, o senza resis tenza, lo studio per la occupazione in parola deve essere fatto tenendo come sola base l'ipotes i che le truppe svizzerefacciano invece resistenza ... L'obiettivo da raggiungere è quello della disp luviale alpina con occupazione dei passi fronte a Nord. Qualora si manifestasse forte resistenza nemica, prevedib_ile specie ne lla zona fortificata del Gottardo, dovre bbe essere ragg iu nta a lmeno: - una regione nei pressi di detta zona (Airola) che permette di interrompere od interdire sicu ramente le comunicazioni ferroviaria e rotabile del Gottardo verso Sud; - la conca di Biasca; - il Passo di S. Bernardino".

A questo ordine seguiva una intensa attività di diramazione di in-


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"l,E RELAZIONI MIUTARI TRA ITAUA E SVIZZERA"

formazioni sulla situazione della Svizzera, delle sue forze e delle sue difese, mentre venivano date disposizioni per la costituzione di centri logistici e predisposti movimenti ferroviari. In esito alle disposizioni del 7 giugno, il Comandante dell'Armata del Po inviava allo S.M.R.E., in data 10 giugno 1940, un Progetto occupazione Canton Ticino basato sul concetto operativo di: a) ricercare la sorpresa nella rapidità d'azione, agendo su più colonne e sfruttando al massimo il concorso aereo per: - tagliare le comunicazioni provenienti dai passi laterali del saliente ticinese (S. Gottardo, S. Bernardino); - occupare il centro vitale di Bellinzona; - procedere successivamente anche su Lucomagno; b) tenere a disposizione una riserva per eventuale rinforzo alle colonne e per ~ompletamento della occupazione della zona (Allegato n. 93). Il progetto prevedeva la costituzione di 5 colonne, le cui direttrici operative erano indicate sulla carta allegata (vds. carta n. 5) insieme a specchi con la costituzione delle colonne stesse. Ma, in data 13 giugno 1940, dal neo costituito Comando Supremo, il Maresciallo Badoglio, ad un quesito dello S.M.R.E. rispondeya che "data la situazione politica in a tto nessun movimento di trup pe deve essere fatto ve rso la Svizzera e che l'occupazione T (Ticino) deve essere studiata ma senza che ciò porti a prendere provvedimento alcuno" (Allegato n. 94).

Ma la questione tornava a farsi viva ed acquisiva nuova ampiezza sul piano politico attorno al 18 giugno, quando, a seguito della richiesta francese di armistizio, fra la diplomazia tedesca e quella ital iana si veniva trattando delle condizioni da farsi alla Francia e delle prospettive successive di sistemazione nella regione. Il 18 giugno, infatti, nel suo incontro al Brennero con Hitler, Mussolini registrava: Avversione profonda contro la Svizzera. Si tratta, ha detto, di tedeschi rinnegati 1 • Il 18 giugno, inoltre, il nostro Ministro a Berna, AttiliÒ Tamaro, riferiva circa orientamenti tedeschi alla ricongiuzione della parte tedesca della Confederazione al Reich e sollecitava nostre prese di posizione perché fosse, in tal caso, attribuita all'Italia, non solo il confine al Gottardo, ma anche il Vallese e l'Engadina (allegato n. 95). Il punto di vista del nostro Ministro a Berna veniva abbracciato anche dal Ministro degli Affari Esteri, Galeazzo Ciano, il cui Gabinetto compilava un appunto datato 22 giugno a sostegno della tesi di un no1

Cfr. Hitler e Mussolini. lettere e documenti, Ri zzoli, 1946 (pag. 53).


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stro confine sulla cosiddetta linea mediana delle Alpi, che avrebbe assicurato all'Italia il Vallese, il Ticino, i Grigioni e, soprattutto, forti possibilità difensive (Allegato n. 96, con 2 annessi). (v. schizzo n. 14) Così, mentre nelle trattative armistiziali con la Francia Mussolini ri-

nunciava il 22 giugno a porre le clausole prima contemplate (Allegati n. 97 e 98) di vaste occupazioni territoriali, fra le quali quella della regione a sinistra del Rodano, nelle Direttive al Capo Ufficio Armistizio-Pace Pietromarchi, il Ministro degli Esteri ancora il 26 giugno confermava, fra gli obiettivi politici dell'area di nostro interesse, quello della eventuale ripartizione della Svizzera alla Catena Mediana delle Alpi, lasciando all'Italia il Va/lese, il Ticino, e i Grigioni. I Cantoniji'ancesi alla Francia (Allegati n. 99 e 100). Ma, in data 28 giugno 1940, giungeva da Berlino una comunicazione del nostro Ministro Alfieri che escludeva che il Governo del Reich intendesse passare dalle pressioni diplomatiche, per gli scontri aerei avvenuti fra velivoli tedeschi ed elvetici, ad una azione militare (Allegato Il. 101). In questa-atmosfera di incertezze poJitiche le Autorità militari continuavano le loro attività di studio delle operazioni possibili, portate avanti sia dall'Ufficio Operazioni dello Stato Maggiore sia dai Comandanti delle unità che avrebbero dovuto eseguirle. In particolare: - lo S.M. verso la fine di giugno prospettava l'opportunità che l' Armata del Po effettuasse anche "l'occupazione del saliente che gli Svizzeri hanno in corrispondenza del Passo del Sempione oltre a quella del saliente Ticinese"; (il G::omando Settore "Toce" il 22 agosto inviava al Comando dell'Armata del Po la sua Memoria sulle modalità della operazione); (v. carta n. 6)

- il 7 luglio veniva suggerito di eseguire operazioni per recidere anche i salienti minori di Val Bregaglia, Val Poschiavo e Val Monastero ; - sempre nel mese di luglio, lo S.M. esaminava anche le possibilità operative che avrebbero potuto essere esercitate dagli Svizzeri sulle varie direttrici delle valli di frontiera, nonché l'eventualità di nostre operazioni per l'occupazione del Vallese e dell'Engadina (Rep. L-10; b. 69) (Allegato n. 102). Infine, la eventualità e le operazioni possibili secondo varie ipotesi erano esaminate in un pregevole promemoria de l 15 luglio 1940 (Rep. L-10 ; b. 68) del Capo Ufficio Operazioni, Gen. B. De Castigliani (Allegato n. 103). Il 31 luglio lo S.M. concretava il suo definitivo Piano di Operazioni nella eventualità di una divisione della Svizzera (Allegato n. 104).


Schizzo n. 14

1940 - Organizzazione della copertura al confine Nord. Obiettivi minimi e massimi del Governo e dello S.M. italiani in caso di operazioni germaniche intese ad occupare la Confederazione Elvetica inglobandola nel "Grande Reich" ,.,,-/'!

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E' interessante rilevare come, ad armistizio già concluso con la Francia, il 10 luglio 1940, lo S.M.R.E. comunicasse al Comando Supremo, per l'approvazione, le direttive dei lavori di fortificazione alle frontiere per l'anno 1940, che prevedevano, per le frontiere svizzera e germanica, la continuazione dei lavori in programma (per la Svizzera, completamento degli sbarramenti in Val Toce e costruzione di quelli previsti sulle direttrici rotabili); si trattava evidentemente di lavori intesi a dare sicurezza nei riguardi della Germania. Il Comando Supremo li approvava (Allegato n. 105). L'l l luglio Mussolini dava le direttive strategiche per l'azione ulteriore (vds. allegato 106) disponendo che "gran parte dell'Esercito prima operante sulle Alpi si sta avviando nella parte centrale della valle padana ove sarà in misura di esser sollecitamente diretto e concentrato tanto verso Nord quanto verso Est, secondo che le esigenze potranno richiedere ..."

Il concetto risulta chiarito dalla annotazione sul Diario Storico del Comando Supremo in data 20 luglio che riporta quanto segue (Allegaro Il. 107): "Il Maresciallo Badoglio approva di massima la memoria operativa compilata dallo S.M. Esercito per una azione contro la Jugoslavia e dà le seguenti direttive per la sua att uazione: 5) disporre la rad unata in modo da tener presente anche la eventualità "T"..........".

Si tratta, evidentemente, della eventualità di operazioni verso la Svizzera, come è confermato dalla lettera n. 168 in data 21 luglio 1940 del Sottocapo di SME Gen. Roatta al Capo di SMG Gen. Badoglio (vds. allegato n. 108), che prospettava l'opportunità, in caso di occupazione di territorio francese come reazione ane violazioni dell'armistizio da parte del Comandante francese a Gibuti, "di occupare una zona che porti alla congiunzione con l'ala sinistra germanica, in modo da tagliare la Svizzera dalla Francia. Ciò risponderebbe al desiderio germanico, espresso nel noto telegramma del Fueher alla vigilia della Cirma dell'armistizio italo-francese, e confermatomi, a titolo retrospettivo, a Wiesbade n dal generale Von SLUelpnagel, e favorirebbe anche eventuali operazioni per la occupazione della Svizzera... ".

Il Diario Storico del Comando Supremo vede, poi, annotazioni in da-


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"Lll RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA•

ta 25 e 30 luglio 1940 circa il raggiungimento delle nuove sedi fissate per IV C.A. e la Divisione Alpina Taurinense a portata della frontiera svizzera. Nel mese di agosto il Diario, nell'annotare le incursioni di aerei in. glesi su molti centri del Nord Italia dopo aver sorvolato la Svizzera, pone in rilievo come il loro arrivo fosse preavvisato e che la difesa antiaerea Svizzera ha svolto azione molto violenta, sia all'andata sia al ritorno, contro gli aeroplani; sicché appariva corretto e neutrale l'atteggiamento svizzero. Intanto i Comandanti delle Grandi Unità di previsto impegno (Corpo d'Armata Corazzato, IV Corpo d'Armata, Divisione Alpina Taurinense, Comando Settore Toce) portavano avanti gli studi relativi ai mezzi ed alle modalità dell'azione eventuale, per la quale veniva stimato necessario un tempo di preavviso di 6-8 giorni, salvo difficili condizioni atmosferiche specie nella zona del Sempione, che avrebbero potuto precluderla. Ma il 22 agosto lo S.M.R.E. con il foglio 6704 (Rep. L-10; b. 69) (allegato 109) precisava che l'Esigenza S non ha carattere d'urgenza e deve · essere data precedenza all'Esigenza E [Jugoslavia]; ed infine, con foglio 7758 del 26 settembre, informava che in seguito a superiori decisioni, studi e predisposizioni concernenti l'Esigenza S devono essere sospesi (Rep. L-10 ; b. 69); (allegato 110). Il Comando dell'Armata del Po, il 18 ottobre, comunicava ai Comandanti subordinati l'avvenuta sospensione di ogni attività relativa alla Esigenza S. E' noto che, divenuta impossibile la esecuzione delle operazioni verso la Jugoslavia, Esigenza E, anche per il veto germaniço, Mussolini disponeva allora per l'attacco alla Grecia, Esigenza G. Per quanto si riferisce all'atteggiamento del momento, da parte del Capo del Governo italiano nei riguardi della Svizzera, vengono spesso ricordate le dichiarazioni che egli esprimeva in una sua lettera del 19 ottobre al Cancelliere del Reich, Adolfo Hitler (Allegato n . '1.11). Egli, infatti, scriveva: "Credo che ne ll'ipotesi di un prolungamento della guerra Voi siate d'accordo con me nel ritenere indispensabile di scardinare le superstiti posizionj inglesi nel Continente europeo. Questo scardinamento è un'altra condizione del la vittoria. Esse sono le seguenti: Portogallo, Jugoslavia, Grecia, Turchia, Egitto, Svizzera". E successivamente: "Sono sicuro che non vi sorprenderete di vedere anche la Svizzera compresa fra le superstiti posizioni continentali della Gran Bretagna. Col suo incomprensibile atteggiamento ostile la Svizzera pone eia sé il problema della sua esistenza".


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Tali dichiarazioni erano certamente rivelatrici di intendimenti verso la vicina Confederazione che, negli ultimissimi anni, erano divenuti sempre più ostili soprattutto per le polemiche giornalistiche; tuttavia esse, a nostro parere, vanno inquadrate ed intese nello spirito del momento e negli obiettivi della lettera. Nel colloquio precedente del 4 ottobre al Brennero, fra i due Dittatori erano state trattate le grandi prospettive del conflitto; ma non erano state affrontate quelle questioni che si potevano considerare minori ma che interessavano più da presso il nostro Paese, e sulle quali interessava alla nostra diplomazia conoscere parere ed intendimenti della Germania; inoltre, era con quella lettera che Mussolini intendeva porre in chiaro il nostro atteggiamento verso la Jugoslavia e verso la Grecia, nei riguardi della quale era stato deciso ormai l'intervento fin dal 13 ottobre. La lettera, quindi, mentre intendeva costituire la premessa alla nostra prossima iniziativa bellica, tendeva ad inquadrarla nel complesso delle situazioni europee, saggiando gli intendimenti al riguardo del potente alleato. In quel momento, infatti, erano state abbandonate tutte le predisposizioni verso la Svizzera; tutto l'organismo militare si andava orientando a quella che doveva divenire la rovinosa guerra in Grecia e nel Mediterraneo. Naturalmente, i successivi avvenimenti in Albania ed in Africa settentrionale dovevano far rivolgere l'attenzione del Governo e dello Stato Maggiore a problemi assai più pressanti dell'ipotesi elvetica. Tuttavia permaneva la questione delle imponenti forze germaniche mantenute inattive, dato che non erano state impegnate per lo sbarco in Gran Bretagna, e delle loro possibili iniziative. L'attenzione dello S.M.E. tornava, infatti, a rivolgersi alla Svizzera nel maggio 1941. Nell'aprile di quell'anno era stata conclusa la campagna in Jugoslavia ed in Grecia; sicché il nostro Stato Maggiore, che poco o nulla sapeva dei preparativi germanici per l'offensiva contro l'Unione Sovietica e dei relativi concentramenti di forze all'Est, poteva pensare che la Germania intendesse riprendere l'iniziativa contro la Svizzera. Nel frattempo però le unità prima previste dell'Armata del Po erano state impiegate altrove: Divisioni Ariete, Trento e Trieste in Africa Settentrionale; altre Divisioni nell'ambito della 6a Armata nella campagna contro la Jugoslavia. Lo Stato Maggiore effettuava perciò solo uno studio, nel proprio ambito, delle operazioni che avrebbero potuto essere eseguite (Rep. L10; Racc. 70), (Allegato n . 112) che non si traduceva in alcun provvedimento esecutivo. E' da rilevare peraltro che lo studio del 1941 non seguiva i linea-


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menti delle operazioni previste nel 1940, soprattutto nell'entità e nel tipo delle forze di previsto impiego. Esso, infatti, probabilmente a seguito di ulteriori notizie e valutazioni delle possibilità difensive elvetiche, prevedeva forze molto più ,consistenti. Dall'esame dei documenti riportati appare evidente come l'Alto Comando italiano e lo stesso Mussolini non fossero affatto desiderosi di assumere iniziative offensive verso la Svizzera; e le contemplassero solo nel caso che esse venissero rese necessarie da iniziative germaniche, apparse ad un dato momento assai probabili. La divisione della Svizzera non era considerata nel nostro interesse e sarebbe stata accettata solo come male minore e qualora impostoci dalle circostanze. In ultima analisi, sembra si possa concludere che il Governo italiano, compreso quello fascista, per ragioni non solo politiche ma anche di interesse militare, non ha mai puntato a minacciare l'indipendenza e l'integrità della Confederazione; tuttavia, in tutte le occasioni in cui è stata considerata la possibilità di una violazione della sua neutralità da parte avversaria, è stata riconosciuta la particolare delicatezza e debolezza della nostra situazione difensiva; e, mentre nei riguardi di una possibile azione da Occidente per il Gran S. Bernardo e per il Sempione, è stato ritenuto possibile esercitare una resisten za rimanendo sul nostro territorio in Val d'Aosta ed in Val Toce, nei riguardi delle provenienze dalla Germania, si è sempre ritenuto conveniente, anzi necessario: o poter confidare sulla difesa montana da parte delle forze elvetiche, o potersi portare su posizioni montane sulla dorsale alpina che permettessero sia una più solida resistenza sia di individuare ed incanalare le penetrazioni più consistenti e minacciose. Pur non avendo mire annessionistiche, l'Italia non potrebbe accettare la presenza di una Svizzera non neutrale o della Germania così profondamente incuneata nella pianura padana, e nella eventùalità di un diverso assetto territoriale che facesse sparire la Confederazione Elvetica, essa non potrebbe rinunciare ad accorrere alla dorsale alpina. Nei fatti, superata senza danni la crisi dell'estate 1940, le relazioni fra Italia e Svizzera si svilupparono favorevolmente durante tutta la guerra, fino al 1943. L'interesse per queste buone relazioni era vivo in entrambi le Parti, e trovava incentivo nelle esigenze di vita e di scambi necessari dei due Paesi. Così, mentre le forze italiane erano impegnate altrove, le nostre relazioni con la Svizzera rimanevano improntate al rispetto reciproco; ;


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nell'ambito delle disponibilità finanziarie e delle risorse rispettive, gli scambi fra i due Paesi furono abbastanza attivi. Attraverso l'Italia la Svizzera poteva ricevere rifornimenti essenziali, mentre essa ci forniva anche armi (per esempio: fuciloni c/ c Solothurn, strumenti di misura e di precisione, macchine utensili, ecc.); ciò portava anche ad incrementare la nostra rappresentanza militare in quel Paese. Dopo gli avvenimenti dell'estate 1943, 1'8 settembre e lo sbarco alleato in Italia, la situazione al confine svizzero diveniva particolarmente delicata per la Svizzera che, con l'occupazione tedesca della Francia di Vichy e dell'Italia Settentrionale, veniva ad essere non solo completamente circondata dalle forze germaniche ma anche di fronte al desiderio tedesco di conso lidare il controllo della Fortezza Europa e di eliminare ogni possibile motivo di debolezza (vds. schizzo n. 15). Sicché, anche ne1la sicura prospettiva di un non lontano successo delle Armate Alleate, la possibilità di dare asilo a profughi o di sostenere i movimenti di resistenza nei Paesi vicini potevano essere realizzati solo con molta misura e attraverso vie traverse e sotterranee 2 , per no n provocare ritorsioni od accuse di violazione della neutralità. E' indubbio che l'atteggiamento risoluto del Comando svizzero costituì un certo deterrente anche nei riguardi del Comando tedesco; ma è probabile che abbia anche influito il pensiero che, comunque, la inclusione della Svizzera nel territorio direttamente controllato non avrebbe potuto permettere un maggiore apporto di risorse mentre avrebbe provocato dispersione di uomini ed unità e posto particolari prob lemi , per esempio se avesse portato ad interruzioni delle ferrovie del Gottardo e del Sempione, lasciando che le comunicazioni fra Germania e Italia fossero soddisfatte con la sola ferrovia del Brennero. Infine, dopo gli sbarchi alleati dell'estate 1944 e l'apertura del II Fronte, la Svizzera poteva vedere aprirsi una finestra con il mondo esterno attraverso la Francia; la progressiva erosione del potere militare germanico rendeva la Confederazione sempre più sicura mentre avevano inizio i suoi sforzi per riguadagnare fiducia e credito nei Paesi alleati. In tutto questo periodo si può dire che non esistesse un problema di rapporti militari fra noi e la Svizzera. In effetti, i problemi si ridussero essenzialmente a rapporti di controllo dei movimenti di uomini e cose alla frontiera: collaborando le forze della Repubblica Sociale al controllo germanico degli espatri di 2

Cfr. - BtANCHl GIANFRANCO, Neutralismo elvetico, Università di Trieste, 1974. Gumo Ricordi della resistenza italiana, Cenobio (Lugano), 1966.

- BUSTELLI


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ebrei, rifugiati e disertori, ed esercitando, con fini opposti, il medesimo controllo le guardie svizzere. In questo periodo avevano naturalmente intensificazione in Svizzera tutte le attività di spionaggio, che hanno fatto scrivere a qualcuno che la guerra è stata vinta in Svizzera; in particolare sono note le attività dei Servizi Informativi alleati, tendenti a concretare la resa delle forze tedesche in Italia. Per quanto si riferisce all'Italia, rilevante fu l'apporto dato, nelle difficili condizioni di cui si è accennato, al nostro Paese sia dando ospitalità a civili e militari rifugiati 3 sia dando tutti gli aiuti possibili a rappresentanti della nostra Resistenza, ed alle popolazioni della Val d'Ossola dopo le repressioni tedesche delle iniziative insurrezionali in quella valle. Ciò, senza voler accennare alle attività di carattere umanitario svolté dalla Croce Rossa Internazionale con sede in Svizzera, a favore dei nostri prigionieri ed internati. In brevi parole, si può affermare che le traumatiche esperienze del II conflitto mondiale, sottolineando le difficoltà dei due Paesi ad affrontare gli sforzi, le privazioni ed i sacrifici di una guerra, nonché la loro condizione di Potenze minori il cui interesse è di rinunciare ad ogni velleità offensiva e di alimentare ogni sforzo pacifico, çlovevano contribuire ad avvicinare notevolmente le due Nazioni e le loro popolazioni, in una comune ricerca della pace e della sicurezza fondate anzitutto sul rispetto reciproco e sulla ricerca di una maggiore collaborazione nei riguardi dei contrasti internazionali.

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3 Secondo una relazione del nostro Ministro a Berna, Alberto B ERIO, gli Italiani rifugiati in Svizzera furono circa 40.000, di cui 15.000 c.ivi li e 25.000 militari; fra questi erano comprese alcune migliaia di partigiani .


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Capitolo undicesimo LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA DOPO IL II CONFLITTO MONDIALE

Successivamente al II conflitto mondiale le relazioni fra Italia e Svizzera divenivano ancora più cordiali ed amichevoli che nel passato. Negli anni difficili del dopoguerra, le condizioni migliori della economia elvetica, la sua intensa industrializzazione, l'abbondanza di capitali, provocavano l'afflusso in Svizzera di un forte numero di emigranti italiani. Questi non trovavano sempre quella accoglienza e quelle condizioni che sarebbero state desiderabili I e ciò provocava qualche malumore e richieste diplomatiche; tuttavia, nel complesso, il fenomeno era senza dubbio favorevole per l'economia dei singoli e della nostra collettività mentre favoriva aperture e scambi culturali ed umani. Non mancava anche l'apporto alla economia italiana di iniziative e capitali svizzeri, che trovavano in Italia favorevoli possibilità di impiego stimolandone la ripresa economica; infine, l'interscambio fra le due economie si sviluppava notevolmente, con beneficio per entrambe. Le forti immigrazioni ponevano alla Repubblica Elvetica anche problemi politici e sociali non indifferenti; ma, nel complesso, costituivano un mezzo necessario di sviluppo la cui accettazione si imponeva alla maggioranza della popolazione che si è espressa sempre negativamente verso proposte di espulsione degli stranieri. Sul piano politico internazionale la Svizzera non entrava nella Organizzazione delle Nazioni Unite all'atto della sua costituzione nel 1945, quando si faceva allora sentire l'ostilità dell'Unione Sovietica il cui Governo non era mai stato riconosciuto in precedenza dalla Svizzera.

Anche successivamente la Svizzera manteneva un atteggiamento estremamente prudente nei riguardi di tutte le organizzazioni collettive o plurinazionali che si sono andate formando attorno ad essa. La Repubblica Elvetica, infatti, non fa tuttora parte delle Nazioni 1 Cfr. in merito: DELLA CASTELNUOVO FruG ESSI , Elvezia, il tuo governo. Operai Italiani emigranti in Svizzera, Einaudi, Torino, 1977.


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"LE RELAZIONI M ILITARI TRA ITALIA 6 SVIZZERA"

Unite, anche se ospita organismi di quella Organizzazione, e solo nel 1977 vi è stato un parere favorevole del Consiglio Federale al suo ingresso, parere confermato nel 1983 come non contrario al principio di neutralità. L'ingresso eventuale è stato approvato nel marzo 1984 dalla Camera Alta; dovrà essere ancora approvato dall'altra Camera e poi sottoposto a referendum di approvazione dei cittadini per essere accolta2 . Cosi, 1:krna 11011 è entrata nel Mercato Comune dei 6 ed ha piuttosto cercato di fruire dei vantaggi economici dell'EFTA per non aderire ad iniziative di unione politica europea. Essa, in sintesi, dalla esperienza dei due precede o ti conflitti ritiene di non poter in alcun modo rinunciare al principio della neutralità, che ne ha indubbiamente salvaguardato l'integrità e l'indipendenza in difficili circostanze. E' vero peraltro che le condizioni odierne sono ben diverse da quelle del passato. La neutralità salvaguardava una Svizzera dal divenire possibile terreno di contesa fra potenti vicini, che potevano disporre nel Paese medesimo di popolazioni e forze politiche simpatizzanti. La neutralità aveva allora un significato evidente per evitare conflitti sia interni sia esterni; essa correva i maggiori pericoli quando la Svizzera si trovava ad essere isolata in un contesto dominato da una sola parte; fosse essa napoleonica, o dei Paesi della Santa Alleanza, o hitleriana. Ma la situazione odierna della Svizzera è ben diversa·, essa continua ad essere fra gli stessi Paesi di sempre, ma questi tendono ad avere una politica, una economia ed una organizzazione militare più o meno comuni ed unitarie. Questa organizzazione unitaria, poi, non presenta più alcun aspetto di pericolo per la Svizzera in quanto rivolta esclusivamente a tutelare l'Europa Occidentale nel suo complesso, negli obiettivi e nelle esigenze di vita, dalla minaccia sov ietica. La neutralità svizzera, quindi, appare piuttosto uno strumento di tutela della propria sopravvivenza, sotto qualche aspetto ormai superato e soprattutto idoneo a mantenere solidali attorno al Governo tutte le popolazioni del Paese garantendo lo spirito pacifico delÙt sua politica ed i mezzi idonei a tutelarla3 . Ed, invero, la posizione di neutralità della Svizzera non è una posizione di comodo poiché essa continua ad affermare la sua risoluta vo2 Al

momento de lla stampa di questa opera, il popolo svizzero ha risposto negativamente all'ipotesi d i entrare nell'ONU. 3 Cfr. in merito: la contestazione del principio di ne utral ità di Jean Zt EGLER, in Una Svizzera al di sopra di ogni sospetto Mondadori, Milano, 1976; e la risposta a tale contestazione da parte di Vietar L,SSERRE in Una Svizzera insospetlata (Lettera aperta a Jean Ziegler), Casagrande, Bellinzona, 1977.


SéCONDO DOPOGUERRA

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lontà di garantirla contro qualsiasi minaccia e si sottopone ai sacrifici necessari per tutelarla. A differenza dell'Austria, che ha optato per una neutralità disar7 mata affidando ogni speranza di sopravvivenza al beneplacito dei vicini ed alla ipotesi di una pace permanente, la Svizzera mantiene la propria politica tradizionale di una neutralità armata, risoluta a garantire e tutelare tale neutralità con tutti i mezzi di resistenza attiva e passiva utilizzabili. Essa ha dunque cercato di adeguare le sue predisposizioni difensive ed i suoi armamenti secondo le ipotesi di conflitto possibili. Tali adeguamenti erano già in atto immediatamente dopo la fine del conflitto mondiale nel 1946, quando secondo una nota del nostro Servizio Informazioni: "i progetti di mobilitazione ed i piani di difesa venivano studiati per l'eventualità di una invasione sovietica sia lungo il confine austriaco sia lungo il confine italiano, in quanto veniva ritenuto che la situazione politica interna italiana e la determinazione di una linea di confine strategicamente vantaggiosa per la Jugoslavia siano tali da rendere poco difendibile da parte degli Alleati la pianura padana" (Rep. 1-3; b. 212) (Allegato n. 113). Negli anni successivi dottrina, ordinamenti, armamenti e predisposizioni difensive venivano man mano aggiornati secondo l'evoluzione accelerata dei mezzi di distruzione e di movimento oggi impiegabili da un possibile avversario. Sul piano dottrinale vi è stato l'abbandono della strategia di difesa del ridotto alpino a favore di una strategia rivolta a dare protezione essenzialmente all'Altopiano svizzero, alla sua popolazione ed alle sue risorse. In questa prospettiva gli orientamenti dottrinali erano in un primo tempo orientati ad una difesa ancorata, piuttosto statica, da esercitare sia alla frontiera sia sugli assi principali di penetrazione. Successivamente, per le influenze esercitabili con l'impiego delle armi nucleari e dei corazzati, ci si orientò ad integrare tale difesa periferica con una difesa mobile in profondità in tutto il territorio e con la preparazione di tutta la popolazione ad esercitare una propria partecipazionesia alla protezione civile sia all'organizzazione di una difesa civile o popolare alle spalle dell'avversario che occupasse zone del territorio, (difesa globale del giugno 1973). li territorio era suddiviso in quattro zone: - zona di frontiera, da presidiare con forti unità (Brigate della Landwehr); - l'Altopiano, difeso dalle unità mobili dell'Attiva sotto un Comando unico; - la zona alpina; - lo spazio aereo.


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•1,E RELAZIONI MILITAR! TRA ITALIA E SVIZZERA'

In relazione alle variazioni di orientamenti strategici e dottrinali si ebbero successivi ordinamenti, prima del 1952 e poi nel 1961. Quest'ultimo ha previsto: - la riduzione dell'obbligo al servizio a 50 anni (55 per gli Ufficiali), di cui: • da 21 a 32 anni nel servizio attivo; • da 33 a 42 anni nella Landwehr; • da 43 a 50 anni nella Landsturm; allo scadere dei 50 anni i cittadini sono incorporati nella protezione civile; - un ordinamento su: • 3 Corpi d'Armata (1° -T - 4°) per la difesa dell'Altopiano, ciascuno su una divisione di frontiera, una di campagna ed una divisione meccanizzata (ognuna su 2 rgt. carri e 1 rgt. motorizzato); • 1 Corpo d'Armata (3°) per la difesa delle Alpi, su 3 divisioni di montagna dell'Attiva e truppe della Landwehr, ripartite in brigate di frontiera, del Ridotto, e di fortezza. Per quanto si possa considerare piuttosto anacronistica la posizione di neutralità della Svizzera se concepita in modo autonomo, appare chiaro che essa è inquadrabile in quella concezione di una strategia di dissuasione armata che è stata sempre alla base della strategia NATO: sia, in un primo tempo, sotto la forma della minaccia di una rappresaglia massiccia, sia sotto quella di una risposta flessibile. La strategia elvetica è stata ed è, quindi, compatibile con le esigenze complessive della difesa in ambito NATO; anche in ambito europeo, poi, dopo l'abbandono delle prime idee di ripiegamenti al Reno, alle Alpi Occidentali ed ali' Appennino Tosco-Emiliano a favore di una strategia avanzata, le possibilità difensive elvetiche si sono inquadrate favorevolmente con le esigenze nel Centro e nel Sud Europa. Naturalmente l'Italia trova conforto, nelle sue possibilità difensive della pianura padana, da una capacità svizzera di difesa del suo territorio, che ne rafforza la spalla montana settentrionale. Il nostro Paese, nell'immediato dopoguerra, nello sforzo di contenere impegni e spese e nel quadro di interessi politici rivolti soprattutto all'interno, limitava anche le sue rappresentanze militari all'estero. In Svizzera, infatti, veniva stabilito nel 1946 un unico Addetto Militare ed Aeronautico, incarico a cui veniva destinato il Gen. B. Alberto Roda. Negli anni successivi eccetto come interessante punto di osservazione, la Svizzera ha finito per scomparire da ogni preoccupazione degli organi militari italiani sicché manca nell'Ufficio Storico dello SME ogni documentazione relativa a rapporti di carattere operativo con il nostro vicino settentrionale.


SECONDO DOPOGUERRA

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L'unico spunto di interesse può essere rappresentato da uno scambio di lettere dei primi mesi del 1947 fra il nostro Ministero degli Esteri, lo Stato Maggiore Generale e lo Stato Maggiore Esercito. In particolare, in data 1° marzo 1947, con il foglio n. 06237 all'oggetto: Questione di Campione, il Ministro degli Esteri Carlo Sforza inviava copia di un telespresso del nostro Ambasciatore a Berna, Egidio Reale (Rep. I-3; b. 212) (Allegato n. 114). In esso si riferiva che, in un colloquio con il Consigliere Federale Max Petitierre, Capo del Dipartimento Politico, questi si era "lamentato della questione dell'enclave di Campione e della sua casa da gioco. L'opinione pubblica svizzera sarebbe stata favorevole a rettifiche di frontiera che eliminassero le enclaves che si trovano ne] territorio svizzero (ve ne sono anche due tedesche, i cui abitanti avevano chiesto di essere annessi al territorio elvetico). Ma la Svizzera non vuole trattare la questione fino a che non vi sia un governo tedesco regolare e legale. Allora si potrebbe anche discutere la questione di Campione". Da ciò, il Ministero degli Affari Esteri veniva indotto "pur riservando in merito a tale questione ogni giudizio di carattere politico, a sottoporre la questione stessa all'esame di codesto Stato Maggiore Generale per quelle considerazioni di carattere tecnico che esso ritenesse di formulare al riguardo; e ciò in relazione a talune situazioni esistenti in Val Monastero, in Val Poschiavo, in Val d'Ossola, che potremmo trovare interesse a correggere o ad eliminaare". Sentito in merito, il parere dello Stato Maggiore Esercito era favorevole a numerose rettifiche di frontiera in base al "criterio di evitare ogni possibile attrito fra l'Italia e la Svizzera che possa offuscare la reciproca cordialità delle relazioni, e di ridurre al massimo le reciproche spese per la vigilanza della frontiera" ... "perché ne ridurrebbe l'attuale estensione e appoggerebbe il confine a una linea ben definita del terreno". (Rep. I-3; b. 212) (Allegato n. 115). In conseguenza, lo Stato Maggiore G enerale con foglio 354/3/S del 22 aprile 1947 (Rep. I-3; b. 212) (Allegato n. 116) comunicava al Ministero degli Esteri che, esaminando la questione dal solo punto di vista militare e prescindendo quindi da considerazioni di carattere politico, economico, ecc., esprimeva parere favorevole: (\ . carta n. 7 è sch ino n. 17) - sia allo scambio dell'enclave di Campione con una rettifica al passo del Sempione, che prevedesse l'attribuzione all'Italia della testata della Val di Vedro; - sia alla cessione della Val di Livigno contro quella del Poscbiavo, di superficie simile, che ridurrebbe la lunghezza del confine di 80 Km; - sia, infine, alla compensazione reciproca di altri minori salienti dete-


Schizzo n. 17

1947 - Scambi di territori ritenuti possibili dalle Autorità militari italiane allo scopo di migliorare le possibilità di controllo e di difesa del confine con reciproci vantaggi.

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SECONDO DOPOGUERRA

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nuti da due Paesi oltre la dorsale alpina, prevedendo la cessione da parte svizzera della Val Monastero di contro alla cessione italiana della Val di Lei (ad est dello Spluga) nonché delle due testate di Val di Campo e della Valle Onsernone sulla displuviale minore tra Val d'Ossola e Canton Ticino (tra Val Vigezzo e Val Maggia); queste cessioni per territori eguali in superficie avrebbero consentito una frontiera più breve di 65 km. In tutti questi casi, si riteneva che l'importanza militare delle reciproche cessioni fosse equivalente mentre sarebbero rese più facili la vigilanza e la difesa da parte di entrambi i Paesi. Con la lettera veniva inviata la carta ora riprodotta, in cui venivano indicati e delimitati i territori di cui si prevedeva la cessione reciproca. Il documento sembra interessante in quanto pare ispirarsi ai medesimi concetti ai quali si ispirava anche il parere, rimasto interno al Comando Supremo ed espresso ne l 1916 dal Sottocapo di SM T en. Gen. Carlo Porro 3 circa l'interesse militare reciproco di alcune rettifiche minori della frontiera. Esso poi era testimonianza di un orientamento italiano verso l'eliminazione di situazioni particolarissime di confine di origine storica, che oltre a rappresentare minacce e possibilità operative da considerarsi ormai di peso trascurabile, complicavano piuttosto la vita e gli interessi locali e favorivano il contrabbando. Comunque, non risulta che la questione abbia avuto alcun seguito e rimane solo a testimonianza non solo della disponibilità delle nostre Autorità Militari ma anche di una concordanza di vedute sia politico-diplomatica sia militare circa l'assoluto nostro disinteresse verso rivendicazioni nei riguardi di territori elvetici di lingua italiana, e verso rettifiche non ottenute a seguito di negoziati, del resto in aderenza al dettato costituzionale. Negli anni successivi, come si è detto, la Svizzera scompare da ogni preoccupazione ed ogni documentazione di carattere operativo. Ma essa non scompare dal mondo militare italiano; è anzi proprio in questo dopoguerra che le relazioni fra i due Eserciti si vanno facendo più intime e cordiali. L' Italia entra, come è noto, nella NATO nel 1949; e da allora assicura una difesa alla soglia di Gorizia e ne l Mediterraneo, che è anche nell'interesse della Svizzera. Per quanto con una disponibilità finanziaria proporzionatamente inferiore, l' Italia ha problemi difensivi diversi

4

Cfr. pag. 155 - 156


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"LE R~LAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZ ERA"

da altri Paesi dell'Alleanza ed in qualche caso similari a quelli della Svizzera, soprattutto per quanto si riferisce ai terreni, alla vicinanza ed alla scarsa profondità delle aree da difendere, intensamente abitate; essa affronta quindi i propri problemi ricercando, pur in un quadro di

compatibilità con gli Alleati e come la Svizzera, di definire orientamenti dottrinali, ordinativi e di mezzi adeguati alle proprie esigenze e possibilità. Gli interessi degli Stati Maggiori dei due Eserciti sono, quindi, a favore di una collaborazione senza arrière pensèe. Le esperienze della I e della II Guerra Mondiale hanno tolto agli uomini di entrambi gli Eserciti velleità e preoccupazioni circa possibili atteggiamenti aggressivi di un Paese o di un Esercito verso l'altro; amici ed avversari dell'uno e dell'altro sono comuni. Anche l'animus dei due popoli pur così diversi: quello elvetico, prevalentemente teutonico e così ordinato ed un poco difficile, tanto da parere freddo e scostante; quello italiano, estroverso e rumoroso, spesso disordinato tanto da parere leggero e incostante o machiavellico, sembra aver trovato possibilità maggiori di comprensione reciproca, agevolate oggi, dalla migliore conoscenza consentita sia dai mezzi di comunicazione di massa, sia dalla facilità dei viaggi e degli scambi fra i due Paesi. E se questo è vero per l'ambiente civile, è anche più vero per quello militare che trova, nella interdipendenza degli interessi strategici e nel parallelismo di situazioni, esigenze ed orientamenti, molteplici punti di contatto, di simpatia e di stima reciproca. A questa situazione hanno dato un importante contributo alcuni provve dimenti fra i quali possiamo includere: lo scambio di Addetti Militari5; le visite frequenti di Uflìciali dei due Eserciti a Unità dell'altro; i viaggi d'istruzione di Ufficiali elvetici a zona di interesse storicomilitare della Penisola sia delle guerre risorgimentali, sia della I e della II Guerra Mondiale; la collaborazione fra le Scuole e le truppe alpine dei due Paesi; la frequenza alla Scuola di Guerra italiana di Civitavecchia di numerosi Ufficiali svizzeri che hanno saputo rappresentare felicemente il loro Paese ed il loro Esercito e trovato un ambiente di sincera amicizia; la collaborazione fra le Riviste Militari e gli Uffici Storici degli Eserciti dei due Paesi, di cui anche questa pubblicazione vuole essere una testimonianza.

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ln Allegato n. 117 un elenco degli Addetti Militari nei due Paesi.


CONCLUSIONE

Svizzera ed Italia sono, sotto certi aspetti, per la loro storia, Paesi similari; e sotto altri, assai dissimili. Sono, infatti, entrambi eredi diantiche tradizioni, e nello stesso tempo sono Stati molto giovani, potendosi considerare che la loro storia unitaria ha appena superato il secolo. La prima ha una composizione assai complessa dal punto di vista etnico, linguistico e religioso; è lo stato federale e plurinazionale per eccellenza ed ha, in ciò, qualcosa di antico e di molto moderno. La seconda ha caratteri di maggiore compattezza pur neUe sue varie difformità locali; essa soprattutto è nata, o risorta- se si vuole-, sulla base delle spinte nazionali del secolo scorso. La Svizzera, con la sua caratteristica costituzione federale, costituisce, oggi, un modello che dà ispirazione e guida al movimento federalistico europeo; ma, nel contempo, si mantiene assente da qualsiasi iniziativa unitaria continentale; quasi nel timore di perdere, in una unione più grande, i vantaggi della unità e della solidarietà conseguiti nel suo ambito di piccolo Stato. L'Italia, dopo le delusioni della ubriacatura nazionalista, è alla testa di tutte le iniziative comunitarie europee riconoscendo l'insufficienza delle dimensioni nazionali rispetto alle esigenze di difesa, di competizione e di sviluppo dell'età moderna. Fra i due Paesi, così vicini e pur così diversi, le relazioni e gli scambi di ogni genere, da quelli culturali a quelli commerciali, si sono continuamente sviluppati; essi possono costituire, oggi , un esempio di armonica collaborazione e di reciproco rispetto. Pure, la nostra ricerca ha posto in ri lievo come, sul piano dei rapporti militari , non siano mancati nel passato momenti di tensione e di reciproche preoccupazioni. Di volta in volta, militari svizzeri hanno attribuito alla nostra politica spinte irredentiste o ritenuto di potere alimentare idee di rettificazioni di frontiera proprie del Secolo XVIT: di fatto, la costituzione di uno Stato unitario italiano alla frontiera meridionale, così come quello di una forte Germania a quella settentrionale, ha costituito una novità a cui l'opinione pubblica svizzera ha dovuto adattarsi, mutandone i caratteri di stato cuscinetto esclusivamente tra . Francia ed Austria; nè è mancata in certi Capi svizzeri una certa idea di superiorità nei riguardi di uno Stato giovane e povero e di una Potenza militare non molto considerata sul finire del secolo scorso ; a questi sentimenti seguiva un periodo di preoccupazione nei riguardi di un Paese di cui si sono temute le possibilità espansive e la direzione politica avventurosa. Ciò ha indotto la Svizzera a prendere costantemente


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"l.E RELAZIONI Mll.lTA RJ TRA I TAI..IA E SVIZZERA"

ampie predisposizioni difensive ai nostri confini, mostrando peraltro una predilezione di attenzioni nei nostri riguardi, che non ci è sempre risultata gradita in quanto connessa con possibilità offensive verso posizioni di estrema delicatezza nel sistema padano di comunicazioni. A loro volta, i militari italiani, in relazione ad una politica e ad una strategia viste esclusivamente in funzione delle Grandi Potenze militari, Francia e Austria e Germania, hanno ritenuto possibili nostri attraversamenti attraverso la Svizzera oppure di Francesi e Tedeschi eseguiti ai nostri danni; con o senza la connivenza elvetica. Certamente nel comportamento dei nostri Comandi Militari possiamo trovare due giustificazioni costanti: - una è costituita da quell'andamento in felicissimo della frontiera, nella quale , pur trascurandone i minori salienti, il Canton Ticino si protende fino a minacciare quel centro umano, industriale e deJJe comunicazioni che è Milano, e permette di cadere alle spalle di forze schierate sia ad occidente sia ad oriente, in corrispondenza di terreni che non offrono limitazioni sensibili alle operazioni; - l'altro è stato costituito dalla indeterminatezza degli atteggiamenti da parte della Svizzera, nel garantire erga omnes la propria neutralità, e quella della Savoia fino alla I Guerra Mondiale; ciò, nei riguardi sia della volontà sia deUa possibilità di garantirla in particolari circostanze. Che questo secondo fattore di incertezza potesse sussistere è stato riconosciuto anche nei fatti dagli Svizzeri medesimi, quando hanno ritenuto nella I Guerra Mondiale di stringere accordi con entrambe le Parti belligeranti per il caso che l'altra Parte ne violasse la neutralità, e nella II con accordi segreti con lo Stato Maggiore francese e con contatti con quello tedesco. La mancanza di una fiducia reciproca, in una situazione geografico-militare così difficile, non poteva non avere ripercussioni negative, che erano aggravate, nell'Alto Comando italiano, dalla necessità di devolvere le maggiori attenzioni e la totalità delle risorse ai fronti occidentali e/o orientale e di lasciare quasi totalmente indifesa la frontiera centrale. Oggidì le situazioni politiche e strategiche sono totalmente mutate; ed i militari dei due Paesi possono con fiducia e rispetto reciproci considerare le loro relazioni del passato in vista di stabilire più felici ed utili collaborazioni nel presente e nel futuro. Una più intima comprensione della natura dei loro rapporti e delle loro esigenze ed aspirazioni può indubbiamente costituirne la base più sicura; ad essa può contribuire questo approfondimento delle relazioni militari fra i du e Paesi nel primo secolo della loro vita.


ALLEGATI


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AL LtGATl

Allegato n. 1

GIUDIZIO DI FEDERICO ENGELS SULLA CESSIONE DELLA SAVOIA ALLA FRANCIA NEL 1860

In un articolo apparso il 21-2-1860 sul ''New York Daily Tribune" al titolo "Savoia e Nizza", Federico Engels affermava, in sintesi, che: - la Savoia era etnicamente e linguisticamente francese ma non era vero che volesse diventare francese, - Nizza era sotto ogni aspetto italiana, -la cessione di N izza e Savoia aveva un grande significato militare, negativo per il Piemonte, positivo per la Francia permettendo a questa di accerchiare il primo, - la cessione della Savoia sarebbe stato un colpo mortale per la Svizzera; ed in particolare veniva detto: "se la Savoia diventasse francese tutta la Svizzera occidentale da Basilea al Gran San Bernardo sarebbe delimitata da territorio francese e sarebbe intenibile sia pure per un giorno solo in caso di guerra. Ciò è così evidente che il Congresso di Vienna decise di neutralizzare tanto la Savoia settentrionale quanto la Svizzera e di dare alla Svizzera, in caso di guerra, il diritto di occupare e difendere quel distretto. La Sardegna, meschino staterello di quattro milioni di abitanti, non potè muovere obiezione alcuna a questa decisione. Non può esserci neutralità quando una grande potenza guerriera può ad ogni momento schiacciare il vicino neutrale ... Questo piano ... non significa altro che stabilire il dominio francese sull'Italia e la Svizzera, e dare alla Francia la sovranità sulle Alpi". Simili concetti esponeva poi in altro articolo sul medesimo periodico. Da "I classici del Marxismo: Kart Marx-Friedrich Engels, sul Risorgimento Italiano" a cura di E. Ragionieri Ed. Riuniti-Cassino-1959 (pag. 353)


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"LE R ELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Allegato n. 2 (*)

LETTERA DEL MINISTRO A PARIGI, NIGRA, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, VISCONTI VENOSTA

Parigi, 16 luglio 1870

La guerra, che fino a ieri ancora si sperava d'evitare, e che si sarebbe potuto evitare se vi fosse stata migliore volontà dalle due parti, e un po' più d'impegno per parte delle grandi Potenze neutre (non parlo di noi che abbiamo fatto tutto ciò che potevamo), è ormai sul punto di scoppiaré. Anzi, che giova illuderci? Da ieri è diventata certa, inevitabile. L'Italia non ha risparmiato nè i suoi consigli nè la sua azione diplomatica per contribuire al mantenimento della pace. Ora che la guerra • c'è, malgrado suo, le conviene di provvedere agli interessi suoi.Noi abbiamo già a lungo parlato di questa eventualità l'anno scorso. Conosco le vostre idee, e voi conoscete le mie, e m'è grato il ricordare che esse erano conformi. Non ho quindi bisogno di farvi qui una lunga esposizione. Io mi propongo soltanto con questa lettera due cose, cioè: dirvi brevemente il mio avviso; e mettervi in grado di prendere un partito con cognizione di causa, informandovi dei punti principali su cui versarono i precedenti negoziati confidenziali. Il mio avviso è che giacchè la guerra si fa, noi dobbiamo tirarne partito, e il m iglior partito. Non vi sono per noi che tre casi: neutralità, alleanza prussiana, alleanza francese. Comincio senza esitazione a mettere da banda il secondo di questi casi, cioè l'alleanza prussiana. Quest'alleanza è moralmente impossibile. Non credo vi possa essere discussione a questo riguardo. Nè penso che in Italia vi sia un uomo di senno che possa seriamente consigliare un tal partito. Non ci resta adunque che l'alternativa della neutralità o dell'alleanza francese. La neutralità ha inconvenienti gravi nel caso presente. Di questi gli uni sono generali gli altri speciali. L'inconveniente generale più grave è che nè l'una nè l'altra delle parti belligeranti ci sapranno alcun grado di osservarla. Avremo l'avversione di entrambi e nessun profitto. Di più ci converrà ad ogni modo fare armamenti, e le nostre finanze soffriranno pur sempre dal solo fatto della guerra combattuta con o senza la nostra par(*) Da M.A.E. Doc. Dipl. lt. - I serie - vol. XIII, pagg. 104-1 07


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ALLEGATI

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\ tecipazione. Gl'inconvenienti speciali sono quelli che risulterebbero , per noi dal trionfo delle armi francesi senza che noi vi avessimo contriibuito direttamente o indirettamente. In tal caso si farebbe senza dub~io una reazione considerevole negli spiriti in Francia contro di noi. Dopo aver disfatto l'unità germanica si vorrà tentare di disfar la nostra. Voi sapete che l'Unità Italiana è tutt'altro che popolare in Francia. Essa è\ anzi uno dei principali gravami che si fa al Governo personale dell'Imperatore. Poi verrà in campo la questione Romana, la cui solu' zione già difficilissima nelle circostanze le più favorevoli, diventerebbe impossibile colla Francia irritata, ostile e vittoriosa. Rimane l'ipotesi dell'alleanza francese. Questo partito ha anch'esso inconvenienti serii, ma infine è quello che ne presenta meno degli altri. Dirò di più è il solo possibile, tranne un solo caso, quello cioè in cui l'Austria si dichiarasse neutra. È chiaro per me che la condotta dell'Austria ha per noi un'importanza determinante nel caso presente. La neutralità dell'Austria c'impone, direi quasi materialmente, la neutralità per noi. La partecipazione dell'Austria alla guerra e la sua alleanza colla Francia spinge, per contro, l'Italia ad una eguale partecipazione. Io mi preoccupo molto, come vi preoccupate voi, dell'opinione pubblica in Italia ed in Europa. Ebbene anche sotto quest'aspetto la comunanza d'azione coll'Austria è un forte argomento per noi. Il mio avviso è quindi che conviene deciderci per l'alleanza france se se l'Austria vi si decide dal canto suo. Vi è ancora in favore di questo partito un argomento che non si può passare sotto silenzio. Questo è che vi furono negoziati confidenziali fra le tre Potenze, negoziati che non condussero ad una conclusione, ma che constatarono la comunanza di certe idee. Voi troverete qui unita l'indicazione dei punti che l'anno scorso erano stati confidenzialmente e privatamente discussi fra la Francia, l'Austria e l'Italia. Da essi voi vedrete quali fossero i vantaggi che s'intendeva accordare all'Italia in caso d'alleanza e di guerra. L'Imperatore Napoleone consente ancora in tutti quei punti. Quanto al richiamo delle truppe francesi da Civitavecchia esso avrebbe luogo subito, e l'Imperatore si limiterebbe, senza entrare in altre discussioni a ordinare l'imbarco ed a scrivere una lettera al Re per dichiarargli che confiderebbe il rispetto del territorio pontificato al suo onore ed a quello del popolo italiano. V'è anche una questione da esaminare, ed è quella del modus agendi pel caso in cui l'Italia e l'Austria si decidano alla alleanza. Io parlai col Principe di Metternich. L'Austria è molto indecisa, ma propende per l'alleanza francese d'accordo coll'Italia. Anch'essa si preoccupa dell'opinione pubblica interna ed estera. Nelle conversazioni che ebbi


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"LE RELAZ IONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

con Metternich fu messa innanzi l'idea, che per facilitare all'Italia ed all'Austria un'azione comune, e per rendere anche più legittima una alleanza comune colla Francia, le due Potenze, cioè l'Italia e l'Austria dovrebbero proporre collettivamente la loro mediazione. Le basi di questa mediazione sarebbero: lo statu quo territoriale confermato con tratL tato e per l'incidente attuale, l'impegno di Prussia e Francia di non lasciar porre sul Trono di Spagna nessun Principe appartenente all'una o all'altra delle due famiglie regnanti. L'idea della mediazione dell'ltal>a e dell'Austria es postagli da Metternich piacque all'Imperatore, il quale accetterebbe pure la base dell'uti possidetis consacrata con trattato. Non so che cosa pensa del divieto reciproco di lasciare andare sul trono di Spagna un Principe dell'una o dell'altra famiglia regnante. Non lo so, perchè è un'idea che mi venne oggi soltanto, e l'Imperatore la ignora ancora. Ma il Principe di Metternich a cui l'esposi, l'approva e la partecipa a Vienna. Bisognerebbe adunque che i Gabinetti di Firenze e di Vienna si mettessero subito in comunicazione fra loro, per intendersi sulla mediazione e la proponessero senza perdita di tempo. L'Imperatore Napoleone accetta la mediazione perchè crede che la Prussia non l'accetterebbe. Badate bene, che l'Imperatore accetta la nostra e quella dell'Austria ma non accetterebbe quella dell'Inghilterra o d'altra Potenza. Ad ogni modo, o la mediazione austro-italica sarebbe accettata dalle due potenze belligeranti, ed allora tanto meglio; ovvero sarebbe soltanto accettata dalla Francia e non dalla Prussia, ed in questo caso un'alleanza austro-italica colla Francia sarebbe più legittimata. La nostra condotta sarebbe resa più facile. Considerate, vi prego, tutte queste cose, e sottoponetele al Re. Quello che importa è di decidersi il più presto possibile. Vimercati completerà verbalmente questa esposizione. Egli è informato d'ogni cosa ed agì costantemente in pieno accordo con voi e con me.

Annesso alla lettera del Ministro Nigra

PUNTI CHE ERANO STATI PROPOSTI E DISCUSSI NELL'ANTICO PROGETTO A) Alleanza offensiva e difensiva fra l'Italia, la F rancia e l'Austria. B) Guarentigia reciproca dell'integrità dei territori rispettivi. C) Obbligo delle Potenze alleate contrattanti: di non trattare, fuorchè di comune accordo, con altre Potenze,


ALLEGATI

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nè di regolare separatamente qualsiasi questione di compensi o di cambiamenti territoriali in seguito alla guerra; di non far pace separata. D) Concorso dell'Italia alla guerra con 200.000 uomini d'ogni ara. E) Le spese di guerra che l'Italia deve sopportare, saranno avanzate iilalla Francia. Esse saranno, in caso di vittoria, rimborsate dal nemico. \ La modalità per l'esecuzione di questa clausola rimane in discussione. I Le idee emesse, erano: un imprestito fatto in Francia dall'Italia e guarentito dalla Franeia; o avanzo fatto dalla Francia, senza interesse, rimborsabile sul nemico, o rimborsabile a lunga scadenza dall'Italia senza interessi, per mezzo di legge presentata alle Camere dopo La pace. F) Piede d'eguaglianza perfetta per la direzione della guerra e degli Affari comuni. Azione simultanea. G) In caso di vittoria, cessione del Tirolo Italiano all'Italia, (l'Austria non aveva consentito eventualmente che pel Trentino). L'Italia domandava il Tirolo situato sul versante meridionale delle Alpi, cioè: a levante ciò che ne è compreso fra la foce della Sdoba rimontando l'Isonzo, conforme alla delimitazione del trattato di Fontainebleau del 10 ottobre 1807, e a settentrione la cresta delle grandi Alpi. Compenso equo accordato all'Austria d'altri territori fuori d'Italia. H) Facoltà all'Italia di creare nell'interesse del suo commercio uno stabilimento marittimo sulle coste di Barberia nella Reggenza di Tunisi. I) Rettificazione dellafrontierà italo-francese dal lato di Nizza. L 'Italia domandava la valle della Roja e quella della Bevera. La prima era accordata in principio.

ALTRE DISPOSIZIONI ALL'INFUORI DELLE STIPULAZIONI

A) Ritiro previo della guarnigione francese da Civitavecchia e dal territorio pontificio. B) Facilitazioni all'Italia per le operazioni finanziarie che avrebbe a fare in Francia.


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I)

"LE RELAZION I MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Allegato n. 3

' Dalla "RELAZIONE A CORREDO DEL PIANO GENERALE DI DIFESA DELL'ITALIA"

presentata al Ministro della Gue rra il 2 agosto 1871 dalla Commissione Permanente per la Difesa Generale dello Stato istitu ita con Regio Decreto del 23 gennaio 1862 (stralcio).

FORTIFICAZIONI DA COSTRUIRSI AL CONFINE SVIZZERO - Forte di Gravellona

scopo: Abbarrare la via del Sempione per la valle dell'Ossola (Toce) e quella che viene da Bellinzona per la riva Occidentale del Lago Maggiore; coprire la strada che diramasi a Gravellona e tende ad Orta, Gozzano, Borgomanero e Novara. spesa presunta (lire) ...... . ... ...... .. ....... . . .... .. ... . .

1.000.000

- Piazza di Varese

scopo: Chiudere le due strade che sce ndono l'una dal San Gottardo per la Valle Leventina (T icino), l'altra dal San Bernardin o per val Misoco (Moesa), si congiungono a Bellinzona, proseguono a Lugano sempre sul territorio svizzero e per parecchie vie mettono a Varese sul suolo italiano. spesa presunta (lire) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

6.000.000

- Forte di Fue ntes

scopo: Intercettare la strada dello Spluga per la valle di San Giacomo (Liro), quella che per val Bregaglia (Mera) sbocca a Chiavenna sulla precedente, e l'altra dello Stelvio che scende per la Valtellina (Adda). spesa presunta (lire) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

1.500.000


\

\

ALLEGATI

1

1 I

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Forte di Aprica

scopo:

~ntercettare la via trasversale che da Tresenda nella Valt'ellina (Adda) fa capo ad Edolo in val Camonica (Oglio) e cbsì impedire che possa essere girato il forte di Edolo da un nemico proveniente dalla prima di queste due valli. spesa presunta (lire) ... ..... .......... ... .... . . ... ... ... . . TOT.

600.000 9.100.000


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Allegato n. 4 (*)

MEMORIE MONOGRAFICHE RELATIVE A ITINERARI E LINEE DI OPERAZIONI INTERESSANTI IL CONFINE SVIZZERO, COMPILATE A SEGUITO DI RICOGNIZIONI ESEGUITE NEGLI ANNI 187 l - 74 DAL CAP. GIUSEPPE PERRUCCHETTI, DA SOLO O CON ALTRI

N. de lla

Iti nerario o linea di ope razioni

Memoria

(periodo di esecuzione della ricognizione)

s

- Via dello S1elvio da Tirano a Eyrs nella Vintscbgau (autunno 1871)

7

- Via del Bern ina da T irano a Samaden (Engadina) (autunno 1871)

g

- Via de l Ma loggia - Val Bregaglia ed Engad ina da Chiavenna allo slretto di Kusle rmunz (nutunoo 1871)

9

- Linea del Forno - da Zernc12 (lon) a Mais (Adige) (1873)

Il

- Linea de lla F luela da S ii s (lnn) a Malans (Re no) (1874)

12

- Linea dell'Albula da Ponte (lnn) a Coira (1871 e 1874)

13 A

- Linea del Julier da Silvaplana ( lnn) a Tiefenkasten (1871 e 1874)

13 D

- Linea de lla Landwasser e Bassa Albu lu (1 871 - 74) d a Dorlli (Landwasser) a Thu sis ( Reno) (1871 - 74)

14

• La via dello Spluga da Lecco sul Lago di Como a Splugen sull'Hinler Rhein (autunno 1871 )

IS

- Fonificazioni d i Dellinzona-S trade che mettono a qu ella piazza (aulun no 1871 e 73)

16

- Il Passo del S. Bernardo e la Via Mala s trada da Bellinzona (valle del T icino per le valli della Moesa e dell'Hinterrhein a Reichenau e Coira (autunno 1871 e 73)

17

- Da Biasca (sulla via del Gottardo) per il passo del Lukmanier a Disse nlis (sulla via dell'Obera lp) (autunno 1871)

18

- Linea del Gottardo da Andcrmatt al lago di Zurigo e valico di S. G iacomo (Val Taggia-Allo T icino) (anni 1871 e 74)

19

- Linea dell'Obcralp (Oberland) da Ande rmatt (Re uss) a Reichenau (Reno) (anni 187 1 - 73 - 74)

20

• La linea del Reno da Coira verso il lago di Costan za (da Coira a Luziensleig) (au tunno 187 1)

21

- Linea del Reno Voralberghese dai forti di Luzieosteig al lago di Cos1anu, e sbocchi sull'altopiano svizzero (anno 1874).

(*) AUSSME, Rep. G-26; busta 8


\

_

_ __ _ _ _ _ _ _ _ _ _ A_LL_EG _ A_T_l _ _ __

2_11

_______

Allegato n. 5 (*)

IPOTESI DI GUERRA PRESUPPONIBILI (ANNO 1874)

a) Italia contro Francia. Poco probabile nelle condizioni presenti. Con vien supporre la Germania inerte o già vinta. L'Italia sarebbe costretta a guerra difensiva. 1 - Attacco francese terrestre, dalle Alpi Occidentali e Marittime. Non è supponibile che non avvenga contemporaneamente almeno qualche dimostrazione marittima o cenno di sbarco sulla costiera ligure o sulla tirrena, o sulla sicula, od anche su vari punti ad un tratto o a brevi intervalli di tempo. 2 - Attacco france se terrestre e marittimo, dalle Alpi e dalla costiera ligure, probabilmente ad ovest di Genova, verso Savona, mirando ad Alessandria, collo scopo d'impadronirsi delJ'alta valle padana, e quindi procedere contro Piacenza. 3 - Attacco francese terrestre, o terrestre e marittimo, dalle Alpi e dalla costiera ligure o toscana, come nell'ipotesi precedente, e minaccia o grosso sbarco sulla spiaggia toscana con iscopo di aggiramento dell'Appennino Settentrionale e di tutta la valle del Po; obiettivo capitale Bologna. 4 - Attacco francese terrestre, o terrestre marittimo, dalle Alpi e dalla costiera ligure o toscana, come nell'ipotesi 'l1 o 3a, e grosso sbarco verso Orbetello e Civitavecch ia mirando a Roma e a rompere le comunicazioni tra l'Italia Settentrionale e la Meridionale; oppure sbarco sulla costiera napolitana con obiettivo prima Napoli e poi Roma e collo intento di ribellare all'Italia le province meridionali. 5 - Dimostrazione francese terrestre, o terrestre e marittima contro l'Italia Settentrionale e attacco marittimo dall'Italia meridionale mediante sbarchi su lla costiera napolitana o in Sicilia. In sostanza attacco da sud basandosi sulla Sicilia o su di Napoli e sollevazione progressiva delle province. 6 - Grande dimostrazione marittima sulle costiere del Tirreno, ed anche più a sud ed attacco terrestre dalle Alpi e dall'Appennino ligure.

(*) AUSS M E, Rep. G-24; busta 47


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"LE RELAZIONI MILITAR! TRA lTALlA E SVIZZERA'

b) Italia e Germania contro Francia. Probabile nelle presenti condizioni. La Francia dovrebbe necessariamente volgere la massima parte delle sue forze contro la Germania, quindi non potrebbe prendere l'offensiva contemporaneamente contro i suoi due avversari. Da ciò la possibilità per l'Italia di dover prendere l'offensiva anche nel caso che la Germania si trovasse da principio costretta alla difesa, caso che, quantunque non molto probabile, pure è possibile. Le dimostrazioni marittime della Francia non potrebbero dar pensiero a noi se non quando, prostrata la Germania, la Francia venisse a trovarsi in grado di volgersi contro di noi con 400 mila uomini almeno. Se la neutralità del!' Austria non fosse sicura le operazioni offensive contro la Francia potrebbero essere incagliate, disturbate e forse anche rese impossibili. È bensì vero che le neutralità si raffermano colle vittorie. I - Attacco italiano dalle Alpi combinato con attacco tedesco dalla Mosella e dai Vosgi, occupazione della Savoia, coprimento a sinistra in Val di Rodano, collegamento coll'esercito tedesco in Borgogna verso Besançon? verso Langres? 2 - Attacco italiano dalle Alpi e operazioni contro Lione e quindi verso il cuore della Francia, con iscopo di dividere le forze del nemico e assicurare il fianco riunito dell'offensiva germanica. Parrebbe non fosse nemmeno da supporre il caso che l'esercito italiano dovesse operare sul basso Rodano, contro Tolone e Marsiglia lasciando così la Francia libera di opporre tutte le sue forze mobili alla Germania. 3 - Semplice occupazione della Savoia o Nizza. Questa ipotesi non ha buon valore strategico, e suppone particolari ragioni politiche. c) Italia contro Austria. Improbabile ora. L'Italia si vedrebbe costretta a guerra difensiva, tranne il caso che l'Ungheria si ribellasse alla impresa. l - Attacco austriaco dall'Isonzo e dalle Alpi, inteso ad aggirare e sforzare la linea dell'Adige, come obiettivi Mantova, Bologna, accompagnato forse da minacce o tentativi di sbarco su qualche punto della costiera adriatica delle province meridionali dopo avere, se possibile, acquistato il dominio del!' Adriatico colla speranza di sollevare i popoli italiani del mezzodì. 2 - Attacco italiano dalle Alpi per dar mano all'Ungheria sollevata e minacciare Vienna. Operazioni marittime sussidiarie. d) Italia e Germania contro Austria. Più che improbabile ora. Se mai


ALLEGATI

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fos se possibile, sarebbe necessariamente guerra offensiva da parte nostra. 1 - Attacco combinato su Vienna o su Pest. 2 - Semplice occupazione del Trentino, di T rieste e dell'Istria con operazioni marittime sussidiarie. e) Italia e G ermania contro Francia e Austria. Possibile . È probabile ch e le due potenze avverse a noi volgerebbero dapprima la maggior parte delle forze loro contro la Germania, limitandosi ad una gagliarda difesa delle loro frontiere verso l' Ita lia e da minacce marittime e tentativi di sbarco nelle nostre province meridionali, essendo questo il miglior modo di trar profitto dalla loro preponderanza marittima. 1 - Attacco terrestre contro l'Austria combinato colle operazioni dell'esercito germanico, con iscopo sia di cooperazione diretta sia di diversione; difesa della frontiera alpina verso la Francia e della pe nisola. 2 - Attacco terrestre contro la Francia sia per cooperazione diretta colle operazioni dell'Esercito germanico, sia per diversione ; difesa delle frontie re verso l'Austria e della Pe nisola. 3 - Difesa delle due frontiere alpine e della Penisola. f) Italia e Francia contro Austria e Germania. Im probabile. Per l'Italia questa ipotesi condurrebbe alla guerra contro l'Austria (V.e.) g) Italia e G ermania contro F rancia e Russia. Supposta sicura la neutralità dell'Austria l'Ita lia si vedrebbe condotta a guerra offensiva e difensiva contro la Francia. (V.a.) h) Italia e Germania contro Francia, Russ ia e Austria. Gue rra difensiva in condizioni difficilissime. - Attacco austriaco da terra e francese da mare. i) Italia e Russia contro A ustria sola o contro Austria e Germania. Probabilmente guerra o ffensiva. - Attacco terrestre e marittimo contro l' Austria o difesa contro la stessa potenza. k) Italia, Francia e Russ ia contro Austria, Germania e Turchia. Guerra offensiva. - Attacco terrestre e marittimo contro l'Austria. 1) Italia, Francia e Austria, e forse Russia, contro Germania. Guerra offensiva. - Attacco per Tirolo contro la Germania meridionale.


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· LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA

~

SVIZZERA"

Allegato n. 6 (*)

OFFENSIVA NORD-OVEST (Italia e German1a contro Francia, anno 1874)

Si suppone Italia e Germania collegate contro Francia o contro Francia e Russia, studio in questo caso secondo l'Austria neutrale o collegandosi anch'essa colla G ermania e l'Italia e forse anche colla Turchia. 1) Obiettivi politici e strategici dell'offensiva italiana. Accordo coll'offensiva germanica. 2) Studio della frontiera alpina considerata come base offensiva per l'esercito italiano. 3) Studio della vallata Saona-Rodano per rapporto all'offensiva italiana Besançon, Langres, Dijon, Chalons sur Saone, Macon, Lyon, Valence, Avignon, Marseille, Toulon. Le chiuse alpine francesi, Grenoble. Rapporti stratègici della vallata Saona-Rodano colle valli della Marna, della Senna, dell'Yoooe o della Loira per quanto si riferisce allo sviluppo della offensiva italiana e al suo accordo colla offensiva germanica. 4) Studio della costiera provenzale per rapporto ad una possibile azione offensiva della marina italiana. 5) Studio della difensiva francese contro Italia, e Germania, o contro Italia soltanto nel caso che la Francia prendesse le offese contro la Germania. Va/or strategico della neutralità della Svizzera. ,. 6) Studio delle linee d'invasione corrispondenti ai vari obiettivi dell'offensiva italiana e riparto delle forze disponibili su di esse secondo le varie ipotesi. Fonti d'operazione che risulterebbero nei singoli momenti strategici della invasione. 7) Esame del disegno di radunata dell'esercito italiano verso N.O. proposto dal Ministero della guerra considerata come preparamento della offensiva. Primo atto della offensiva, cioè attestamento sul confine alpino, secondo le varie ipotesi prestabilite. 8) Secondo atto dell'offensiva, cioè traversata della regione alpina francese, ostacoli prevedibili, collegamento delle varie colonne, approvviggionamenti; atti tattici più probabili. 9) Terzo atto dell'offensiva, cioè riunione nella regione subalpina (*) AUSSME, Rep. G-24; busta 47


\ ALLEGATI

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francese, riunione delle masse ed operazioni prevedibili rispetto alla contro offensiva francese di qua del Rodano nelle varie ipotesiapprovvigionamento. 10) Sviluppo della offensiva italiana nella supposizione che i francesi non si oppongano vigorosamente di quà dal Rodano, o siano respinti dietro a quella linea. a) operazioni contro Lione. b) operazioni a N.E. e N. di Lione per dar mano all'esercito germanico o frenare l'offensiva francese contro la Germania. c) operazioni contro Tolone e Marsiglia o sul basso Rodano. d) semplice occupazione di Nizza e Savoia (possibile?) 11) Ritirata, ripasso delle Alpi, difesa di queste nella supposizione che l'offensiva vada fallita o debba essere troncata per motivi strategici o politici. 12) Azione della marina italiana in una guerra offensiva. 13) Aiuti che l'offensiva italiana potrebbe trarre dalle province sudorientali della Francia dopo averle occupate. Quantità, qualità e collocamento delle forze necessarie all'occupazione. Assetto del paese conquistato e del postergo dell'esercito. Ognuno di questi temi vuole essere svolto ampiamente, ma in forma quanto più sia possibile concisa.


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVI ZZERA"

Allegato n. 7 (*)

OFFENSIVA NORD (Italia contro Germania - anno 1874)

Si suppone Italia e Austria e forse anche Francia e Russia collegate contro Germania. 1) Obbiettivi politici e strategici dell'offensiva italiana. Accordo coll'offensiva austriaca e francese. 2) Studii della regione alpina tra l'Italia e la Germania meridionale, considerata come sbocco offensivo per l'esercito italiano. 3) Studii delle valli dell'Inn, dell'lsar, del Lech, dell'lll e dello alto Danubio per rapporto all'offensiva italiana. La valle del Meno. Ingol stadt , Ulma. Rapporti strategici della regione dell'alto Danubio, con quelle del medio Danubio, dell'Elba, del Saale, del Veser, del Neckar e del Reno; per quanto si riferisce allo sviluppo dell'offensiva italiana ed al suo accordo colla offensiva austriaca e francese. 4) Studii della difensiva germanica contro Austria e Italia e contro Austria, Francia e Italia. Valore strategico della neutralità della Svizzera. 5) Studio delle linee d'invasione corrisponden ti agli obbiettivi della offensiva italiana, e riparto su di esse delle forze disponibili, secondo le varie ipotesi. F ronti d'operazione che ne risulterebbero nei singoli momenti strategici dell'invasione. 6) Radunata dell'esercito italiano verso N. come preparamento all'offensiva. Primi atti dell'offensiva, cioè traversata della regione alpina sino al confine germanico, secondo le varie ipotesi prestabilite. Collegamento delle varie colonne, approvvigionamento. 7) Secondi atti dell'offensiva, cioè irruzione nella regione subalpina germanica, riunione delle masse, ed operazioni prevedibiJi rispetto alla controffensiva germanica, nelle varie ipotesi. Approvvigionamento. 8) Sviluppo della offensiva italiana nella supposizione che i tedeschi non le si oppongano vigorosamente di qua del Danu bio, o siano respinti dietro a quella linea: a) operazioni contro Ingolstadt b) operazioni contro Ulm a c) operazioni verso N.E. per dar mano all'esercito austriaco e frena(*) AUSSME, Rep. G -24; busta 47


ALLEGATI

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re l'offensiva prussiana contro l'Austria. d) occupazione della Baviera 9) Ritirata, ripasso delle Alpi, nella supposizione che l'offensiva vada fallita o debba essere troncata per motivi strategici o politici.

10) Azione della marina italiana in una guerra contro la Germania. 11) Aiuto che l'offensiva italiana potrebbe trarre dalla Baviera a sud del Danubio dopo averla occupata. Quantità, qualità e collocamento delle forze necessarie all'occupazione. Assetto del paese conquistato e del postergo dell'esercito. Ognuno di questi temi vuol essere svolto ampiamente, main forma quanto più sia possibi le concisa.


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA•

Allegato n. 8 (*)

STRALCIO DELLA MEMORIA "I" - "OFFENSIVA ITALIANA CONTRO FRANCIA" - PARTE II, IN DATA 9 LUGLIO 1876 (compilata dal Magg. B. Orero, controfirmata dal Col. Carlo Corsi e presumibilmente approvata dal Presidente del Comitato di

S.M. Generale, Gen. Enrico Cialdini. La Memoria fu inviata al Ministro Ferrero solo nel 1877). (pag. 21 e segg.) Infrazione della neutralità svizzera come unico mezzo per la riunione dei due eserciti tedesco e italiano. E qui il pensiero viene dalla forza delle cose portato all'idea di fare questa congiunzione passando attraverso il territorio svizzero. - Ed allora, - volendo prendere in considerazione anche l'ipotesi meno probabile, o la Svizzera acconsente e la cosa riesce facilissima, ed il modo più semplice sembrerebbe quello che l'esercito italiano per i passi del Sempione, del Gottardo o dello Spluga andasse a riunirsi all'esercito germanico, o non acconsente, e allora un nuovo nemico rispettabile da vincere in casa sua e la possibilità di gravi complicazioni sono taJi circostanze che invitano a tutta prima a rinunciare senz'altro all'idea di infrangere la neutralità svizzera. Può però, anche in questo caso verificarsi un'eventualità favorevole che sembra opportuno prendere in consi derazione. Questa eventualità è che la Svizzera invasa a nord dalla Germania, a sud dall'Italia si limiti a protestare contro l'infrazione della sua neutralità senza venire ad atti ostili da porre serio incaglio alla marcia dei due invasori. - La sua impotenza ne sarebbe la Jeggittima scusa- La speranza della tanto agognata rettificazione della sua frontiera dal lato della Savoia, lo stimolo. Circa le complicazioni possibili, ossia circa l'intervento di una delle grandi potenze garanti, diremo solo che nel caso concreto di una guerra di Germania ed Italia contro Francia, questo pericolo si può configurare molto lontano. Difatti, pur ammettendo come soltanto spettatrici le altre tre grandi potenze europee (Russia, Austria ed Inghilterra) è certo che il desiderio e l'interesse di ciascuna di loro sarà per la vittoria di una piuttostochè dell'altra parte. Anzi è presumibile che le due alleate si saranno (*) AUSSME, Rep. G-24; busta 47


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prima assicurata la benevolenza di almeno una delle due grandi potenze continentali, cioè di quelle che realmente potrebbero dar pensiero; e siccome questo desiderio, questo interesse, questa benevolenza saranno sempre al di sopra di un obbligo morale inerente a vecchi trattati già più volte infranti, e saranno abbastanza forti da condurre ad una guerra europea qualora una grande potenza spettatrice di sentimenti contrarii all'alleanza italo-germanica si credesse vincolata da tale obbligo, il pericolo in realtà resta eliso. Ciò appare tanto più esaminando nel caso pratico le conseguenze di una conflagrazione europea. O la potenza dapprima neutrale favorevole all'alleanza tedesco-italiana è l'Austria, e allora il problema non più della congiunzione di due alleati ma di tre si troverebbe sciolto da se stesso e nel modo migliore, o è la Russia coli'Austria contraria, e allora questa sarebbe certamente abbastanza occupata verso la sua frontiera Nord-Est per non rinunciare all'idea di mandare delle forze ad ovest in difesa della violata neutralità svizzera.

Opportunità di un'invasione del territorio svizzero anche da nord e necessaria conseguenza. Onde però la rinuncia della confederazione svizzera a combattere le sia vieppiù imposta dalla forza delle cose, appare la necessità che l'invasione del suo territorio venga eseguita anche da nord, d'onde riuscirebbe di gran lunga più imponente, più facile e più sollecita. Ciò porterebbe naturalmente alla riunione dei due eserciti alleati nel territorio stesso della Svizzera anzichè in quello germanico.

Corollario circa le cond izioni per una riunione dei due alleati A suo tempo daremo sviluppo all'ipotesi di un piano di campagna basato sulla invasione del territorio elvetico; per ora basta a noi aver affermato che volendo rispettare la neutralità svizzera, non vi è piano di campagna che presenti condizionifavorevoli alle congiunzioni dell'esercito italiano con quello germanico.

RfASSUNTO Esclusa pure l'ipotesi di una violazione per parte della Germania del territorio belga, violazione cui ella non si troverebbe spinta da un interesse che contrabbilanci lo svantaggio che ne avrebbe, possiamo concludere:


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITA LIA E SVIZZERA"

1°) Che l'offensiva tedesca può pronunciarsi: dalla Lorena con direzione normale, secondo le circostanze, sia verso ovest come verso sudovest, dall'Alsazia con direzione normale verso ovest e con possibilità di abbracciare anche la direzione nord-ovest, dall'Alsazia ap-

poggiata da un attacco contemporaneo dalla Lorena, con direzione generale dapprima verso sud-ovest, e precisamente secondo la bisettrice del rientrante formato dalla linea di confine germanico verso la Francia, e colla possibilità in seguito, riunite le masse, di procedere come nel secondo caso. 2°) Che un'invasione dalla Lorena è quella che presenta alla Germania la possibilità di entrare nel territorio nemico nel modo più facile, più sollecito, più compatto e sarebbe per di più la migliore (strategicamente) nel caso che la F rancia si disponesse anche dal lato suo ad un'azione aggressiva o ad accorrere verso la frontiera incontro all'invasore. 3°) Che un'invasione dall'Alsazia, pur presentando quelle difficoltà materiali che verrebbero escluse operando dalla Lorena, avrebbe il vantaggio, superati gli ostacoli del primo momento, di portare l'attacco sul fianco ed anche sul rovescio di quell'ampio sistema difensivo che appoggiato alle sue linee naturali e successive di difesa darebbe alla Francia il mezzo di opporre la massima resistenza.. Dal punto di vista dell'alleanza italiana poi, se l'invasione dell'Alsazia non porterebbe con sè una vera probabilità di riunione dei due eserciti, ridurrebbe però minore la distanza da cui si trovano forzatamente separati e potrebbe secondare quelli eventi che rendessero una tale riunione tosto o tardi fattibile e consigliabile. 4°) Che l'invasione procedente dall'Alsazia combinata con quella procedente dalla Lorena mirerebbe allo stesso scopo di un'invasione dall'Alsazia, col vantaggio di offrire un mezzo per superare le difficoltà senza; che la conseguente divisione delle sue forze possa considerarsi un vero pericolo per la Germania.

CONCLUSIONE

I nostri ragionamenti non ci permisero di dire quali dei due attacchi abbia più probabilità di essere prescelto dalla Germania. La perplessità del nostro giudizio era una conseguenza del fatto cbe, mentre la superiorità strategica che dovrebbe sempre avere il sopravvento sta solo eventualmente in favore di un'invasione dalla Alsazia, la convenienza di una invasione dalla Lorena dal punto di vista logistico, è assoluta. L'ipotesi su cui si basa la superiorità strategica di un'invasione per l' Al-


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sazia contempla per verità il caso di un piano di guerra che abbiamo creduto dimostrare il più conveniente cui possa attenersi la Francia nelle condizioni attuali della sua frontiera verso la Germania. Ma questo piano che ha per punto di partenza la difensiva, e sembra quindi non consentaneo al carattere nazionale francese, sarà esso il prescelto? Ad ogni modo le intenzioni del nemico essendo un dato dubbioso, è egli probabile che la Germania rinunci ad un vantaggio certo, benchè minore per un vantaggio incerto sebbene di maggior peso? Nè il vantaggio più incerto ancora nella possibile riunione dei due eserciti alleati può modificare la conclusione: essere cioè l'attacco germanico dalla Lorena il più ammissibile. Dal punto di vista dell'alleanza tedesco-italiana, ciò è quanto dire con tutta probabilità le operazioni delle due potenze alleate dovranno avere una direttrice strategica offensiva indipendente e poco dissimile da quella che ciascuna delle due adotterebbe qualora si trovasse sola. E siccome questa indipendenza d'azione, forse probabile anche qualora l'attacco germanico provenisse dall'Alsazia, è ad ogni modo sempre obbligatoria sino a tanto che le operazioni italiane non siano spinte al di là dell'Isere, così nelle considerazioni che verremo di mano in mano svolgendo riguardanti l'offensiva italiana, pur tenendo conto dell'influenza che necessariamente un attacco contemporaneo della Germania deve esercitare sulla difesa attiva francese contro di noi, questa influenza, per quanto riguarda la nostra direzione di marcia, non potrà realmente farsi sentire che quando si tratterà di spingere nostre colonne oltre la fronte Grenoble-Albertville.


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA "

Allegato n. 9

COMANDO DEL CORPO DI STATO MAGGIORE RIPARTO OPERAZIONI UFFICIO INFORMAZIONI

N. di protocollo 701

Roma, addì 4 luglio 1881

Oggetto: probabili intenzioni della Francia di non rispettare la neutralità dell'Alta Savoia.

A S. E. IL MINISTRO DELLA GUERRA (SEGRETARIO GENERALE)

ROMA Sin dal mese di ottobre del 1875, in seguito a notizie che accennavano alla presenza di Ufficiali del Genio Francesi a Bonneville, incaricati, dicevasi, di studiare un progetto di fortificazioni nella valle dell' Arve, (Faucigny), io avevo l'onore di richiamare all'attenzione di codesto Ministero la considerazione che quel territorio trovasi nella zona dichiarata neutrale, e sotto la protezione della Svizzera dai trattati del 1815 e del 1860, e soggiungevo: che qualora il Governo Francese avesse realmente posto mano alla costruzione di qualche opera, poteva forse essere il caso di farne oggetto di rimostranze in via diplomatica. Rispondendomi con dispaccio riservato N. 7090, in data 6 ottobre di quell'anno stesso, codesto Ministero ammetteva la necessità di vigilare se i supposti progetti si sarebbero venuti attuando, e conveniva pienamente nel caso affermativo - sull'opportunità dell'idea da me manifestata. Da quell'epoca in poi non si è però più nulla inteso di tale questione: nè per quanto a me consta - e credo di essere in proposito sufficientemente bene informato, - i progetti allora attribuiti alla FRANCIA avrebbero avuto alcun seguito. Se non che un sintomo, che non mi pare doversi trascurare, viene ora a ricordarci che il Governo Francese non ha forse abbandonato del tutto l'idea di non tenere alcun conto della neutralità del Faucigny e del Chablais; e però io stimo mio dovere segnalare tale sintomo all'attenzione dell'E.V. (*) AUSSME, Rep. RR-41; busta I 88 I


ALLEGATI

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Il Journal des Sciences militaires dello scorso mese di Giugno contiene un articolo intitolato: "OSSERVAZIONI SULLA PRETESA NEUTRALITÀ DELL'ALTA SAVOIA" nel quale l'anonimo suo autore, dopo un rapido cenno delle vicissitudini storiche del territorio a Sud del LEMANO, dopo un esame delle trattative che intorno ad esso territorio precedettero i trattati del 1815, giunto con una serie di argomenti affatto speciosi ad affermare che dopo il passaggio della Savoja alla Francia in seguito alla guerra del 1859, la neutralità del Chablais e del Faucigny è caduta di diritto, conchiude con considerazioni che parmi opportuno riportare in sunto. Ammesso che l'Italia da sola non farà mai la guerra alla Francia ma che essa agirà di conserva con la Germania, e che allora la conflagrazione sarebbe generale su tutta la frontiera orientale francese, l'autore così ragiona: "E allora per passare daJla questione di diritto a quella di fatto, le considerazioni strategiche e le esigenze della lotta avrebbero il sopravvento. Le considerazioni climplomatiche sarebbero ridotte al silenzio, e la cosidetta neutralità del!' Alta Savoia non esisterebbe più di fatto come non esiste più di diritto. Per naturale conseguenza, dal momento in cui una guerra contro la Germania e l'Italia coalizzate divenisse imminente, VORRÀ ESSERE PRECIPUO DOVER NOSTRO , ANZICHÈ DI EVACUARE L'ALTA SAVOIA L'OCCUPARLA FORTEMENTE. E poichè la neutralità di quelle provincie, chiesta ed ottenuta dal RE di Sardegna, non ha alienato nessuno dei diritti di quel Principe relativi alle fortificazioni da erigersi su quel territorio neutralizzato (art. 90 dell'atto finale del congresso di VIENNA), non dimentichiamo che dal momento in cui la neutralità dell'Alta Savoia più non esiste, - come speriamo aver dimostrato - A FORTIORI noi possiamo innalzare su qualsiasi punto di quella regione quei lavori di difesa che meglio ci convengono". Senza voler attribuire a questo articolo del Journal des Sciences Militaires maggiore importanza di quanta ne può avere la manifestazione di idee forse tutto affatto personali dell'autore, considerata la gravità dell'argomento, e nella supposizione anche - non del tutto infondata che per avventura quello scritto potrebbe essere ispirato da alto luogo e pubblicato nell'intento di tasteggiare ed anche preparare la pubblica opinione, io credo mio debito - ripeto - di segnalarlo all'E.V. come un sintomo non privo di valore. Mentre poi dal canto mio, coi mezzi, benchè limitati che stanno a mia disposizione, procurerò di vegliare a ciò che non ci sfuggano altre ulteriori manifestazioni in proposito, e più ancora di tener.mi informato se mai il concetto di erigere fortificazioni nei territori in questione dovesse avere un principio qualsiasi di attuazione, esprimo il parere che potrebbe essere opportuno richiamare sull'argomento anche l'atten-


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"LE RELAZIONI MI LITARI TRA ITA LIA E SVIZZERA"

zione di S.E. il Ministro degli Esteri. Credo non andare errato asserendo, essere di som!JlO interesse che neppure per un istante si possa lasciar prendere piede al concetto che la stipula dei trattati del 1815 e del 1860 riguardo alla neutralità del Fauci-

gny e del Chablais abbiano ora a considerarsi come irrite e nulle nè in fatto nè in diritto. E però giova che il Regio Governo tenga bene aperti gli occhi pur su tale questione, pronto all'evenienza muovere a quelle rimostranze che potranno essere del caso. Il Ministero degli Esteri può trovare nella Regia Legazione a Berna un punto dal quale fare accuratamente sorvegliare dove occorra il nascere e lo svolgersi della questione; punto tanto più utile e propizio in quantochè la Confederazione Elv·etica è pure essa direttamente interessata nel pretendere sia rispettata la neutralità dell'Alta Savoia. ll Tenente Generale Comandante F.TO BERTOLÈ VIALE


ALLEGATI

225 Allegato n. 10 (*)

DA UN TACCUINO DJ APPUNTI DEL TEN. GEN. ENRICO COSENZ. (Il taccuino è costituito da una agenda del 1884 usata per appunti di carattere vario; gli appunti sono probabilmente di anno successivo non determinabile) .

"Sifu solo nel 1881:2 che si riunì dal Gen. Ferrero la Commissione di generali presieduta dal Mezzacapo e nella quale fu discusso il sistema in grande della difesa del Regno - le varie adunate - le ragioni di essa.... che i piani furo no man mano meglio sviluppati nelle discussioni del disegno di fortificazioni del Regno. Fu la prima e sola volta che si sono intese sul soggetto le varie opinioni, che bene o male se n'è formata una; mentre prima si viveva allo azzardo, tutto sperando nell'uomo che avrebbe avuto il comando; uomo che si supponeva che aveva belli e pronti i suoi progetti e studi sull'oggetto, e che ad un dato momento gli avrebbe attuati!! Mentre dalle discussioni fatte chiaro appariva che si per la radunata continentale come per la peninsulare non solo varie fossero le opinioni ma quel ch'è più quasi nessuno si era posto il problema e l'aveva in un modo qualunque risolto, eccetto l'ultimo fra di loro. Eppure così si è vissuti dal 70 all'82 e tutti erano beati e spesso si concepirono, in chiacchiere, imprese anco irredentiste, non pensando che per queste vi va di mezzo il to be or not to be clell' Austria, la quale non potendo ammettere il principio di nazionalità perchè porterebbe al suo disfacimento, non potrebbe cedere anco un palmo di terreno se non perdendo una battaglia come quella di Wagram. Eppure nessun merito ne è venuto a que l Ministro che così seppe prevedere e provvedere per una difesa qualunque del Regno, mentre sino all'ora n~ssuno se ne era preoccupato!! Poichè è vero che il Ricotti aveva fatto più o meno redigere unaradunataN.O. e niente al tro. Ma a questa non faceva seguito alcuno studio, a lcuna preparazione ed idea direttrice del modo come condurre l'impresa, nessun studio preparatorio de' movimenti ferroviari complicatissimi da non potersi improvvisare nessun concetto per la difesa avanzata se non qualche distaccamento, che direi, perduto, gettato innanzi nelle montagne, niente per la difesa della penisola (e) delle isole, nessun concetto, nessuna comu(*) AUSSME, "fondo COSENZ"


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITAUA E SVIZZERA"

nanza d'idee con la marina... in una parola si venga al caso ed io credo che al caso vero non si avrebbe potuto fare nulla di meglio che venire a transazione e cedere!! Per la frontieraN.E. niente era preparato e previsto. Non era necessario, noi avevamo sempre battuto l'Austria nel 48-4966!!!! Mezzacapo fece fare un passo indietro a quel che aveva fatto Ricotti, ritirò financo i fascicoli di Radunata N.O., ma egli aveva le sue idee e credeva nel 1876 potersi fare come al tempo delle guerre napoleoniche. Non fu che dopo il 1880 - 81 che si studiò alquanto meglio il problema, si studiò la preparazione ferroviaria e la difesa avanzata ma non completamente.


ALLEGATI

227 Allegato n. 11 (*)

RIEPILOGO DELLE AREE IN CUI SONO STATI EFFETTUATI I "VIAGGI DI S. M." NEGLI ANNI DAL 1894 AL 1914. 1894 = Frontiera occidentale (settore Moncenisio) 1895 = Frontiera occidentale (Colle Abries-Fuciastraia) 1896 = Frontiera occidentale (Valli di Vinadio, Strera, Varaita, Nizzardo) 1897 = Frontiera occidentale (Da alta Val Clusone a Dora Baltea) 1898 = Frontiera centro orien. (da Piz Umbrail al M. Peralba) 1899 = Frontiera orientale (da M. Peralba al mare) 1900 = Frontiera settentrion. (2 manovre: I Valle d'Aosta-Savoia; 2 Valle dell'Adda-Reno) 1901 = Appennino Sett. dal Colle del Turchino al Colle dell'Abetone 1902 = Appennino dal passo dell'Abetone al passo di Viamaggio 1903 = Veneto = area Belluno-Feltre, Piave, Mincio. 1904 = Frontiera Orientale (fra M. Maggiore e M. Matajur) 1905 = Frontiera centro settentrionale (off. a. u. da Tirolo) Frontiera italo-svizzera fra Lago Como e Stelvio 1906 = Alpi Marittime e Appennino Sett. dal Colle di Tenda al Passo del Turchino 1907 = Frontiera italo svizzera fra Dora Baltea e Lago Maggiore 1908 = Versante adriatico (Marche) per la eventualità di insuccessi alla frontiera orientale 1909 = ?? 1910 = Frontiera settentrionale (Operazioni off. italiane attraverso la Svizzera ostile) 1911 = Frontiera settentrionale e orientale (Svizzera ed Austria alleate contro Italia) 1912 = Non effettuati 1913 = Fronti era occidentale. 1914 = Non effettuati

(•) AUSSME, Rep. G-28; buste varie


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" LE R El..AZIONI MILITARI TRA ITAl..lA E SVIZZERA"

Allegato n. 12

LA MARCIA EVENTUALE DELLA 3a ARMATA 1TALIANA ATTRAVERSO LA SVIZZERA "nell'ipotesi che la Confederazione non si opponga in alcun modo aJ movimento" (studi degli anni 1889 e 1898)

I. La marcia attraverso la Svizzera negli studi dell'anno 1889. - Forze previste: . Divisioni di cavalleria: 1a, '2:1 e 3a. , . Corpi d'Armata: V (Verona); VI (Bologna); VIII (Firenze); IX (Roma); X (Bari). - Località d'inizio del movimento nel territorio italiano: Domodossola, Como, Chiavenna. - Località di termine del rnovimento: ·frontiera franco-svizzera fra Nyon e Granson. - Itinerari di massima (con minori varianti per aliquote delle forze): A: Novara - Arona - Domodossola - Sempione - Brieg Interlaken - Vevey - Losanna - Allaman. B: Milano - Como - Airolo - S. Gottardo - Andermatt Fluelen - Langnau - Friburgo - Sottans. C: Bergamo - Colico - Chiavenna - Spluga - Bonaduz Sargans - Rothenburg - Payern·e - Ivonaud. - Inizio del movimento : fJ> giorno di mobilitazione. - Termine del movimento: 43° giorno di mobilitazione. - Particolari del movimento delle unità: Tempi del movimento (rispetto al giorno di inizio della mobilitazione) . 2: D. cav.: Itinerario B (S. Gottardo) fino ad ad Andermatt, quindi per Oberwald, Leissingen, Vevey, Losanna . 3" D. cav.: itinerario B fino ad An-

Inizio

Termine

26°


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ALLEGATI

dermatt, quindi per Altdorf, Lucerna, Friburgo, Sottans . 1a D. cav.: itinerario B come 3a Div. fino a Lucerna, quindi per Berna a Estavayoz . X C.A.: itinerario A (Sempione) . VI C.A.: itinerario B (S. Gottardo) . V C.A.: itinerario C (Spluga) . VIII C.A.: itinerario A (Sempione) . IX C.A.: itinerario B (S. Gottardo)

110

31°

19° 7' 130

36° 37' 36° 400 41° 43°

130 200 19°

- Sono considerati possibili rifornimenti da depositi costituiti in territorio svizzero con risorse locali. - Lo studio ricorda l'innevamento dei valichi per 7 - 8 mesi con Ja possibilità di un assoluto impedimento all'attraversamento. II. La marcia attraverso la Svizzera negli studi del 1898 - Forze previste: come in precedenza, divise in 4 scaglioni: . I scaglione: 'l' e 38 Div. cav.; . II scaglione: V, VI e X C.A.; . III scaglione: VIII e IX C.A., l3 Div. cav.; . IV scaglione: Servizi di Armata (Nel 1899, IX e XC.A. furono sostituiti dai C.A. VII (Ancona) e XI (Bari). - Prima fase del movimento: . afflu sso delle unità dai cen tri di radunata alle località prossime al confine italo-svizzero di Domodossola, Como, Chiavenna; . contemporanea occupazione dei passi da parte di "forze di occupazione avanzata" di più pronta mobili tazione (alpini). - Seconda fase del movimento: . prosecuzion e delle unità su tre itinerari fino all'Altopiano svizzero, all'altezza del paraJlelo di Lucerna: . itinerario A: Domodossola - Sempione - Grimsel . itinerario B: Como - S. Gottardo - Altdorf . itinerario C: Chiavenna - Sp/uga - Bonaduz con utilizzazione parziale di itinerari di diversione. - Terza fase del movimento: prosecuzi<:me delle unità fino a quattro fronti possibili: . 1° fro nte: Schaffausen - Zursach (medio Reno) . 'l' fronte: Sackingen - Basilea (medio Reno) . 3° fronte: Basilea - Porrentruy (frontiera franco-elvetica) . 4° fronte: St. Hippolyte - Pontarlier (frontiera franco -elvetica).


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

- Particolari del movimento SCAGLIONI

Località di in izio i' fase

Itinerario I

Domodossola

A (Sempione)

- -

n

III

X

Vlll C.A.

c. A.

Como

B (S. Gottardo)

2" e 3" D. cav.

VI C.A.

--

V

IX C.A. e 1• D. cav.

' Chiavenna

C (Sp!uga)

13 D. cav.

C.A.

- T ermine movimento . 1° fronte (Sciaffusa - Zursach)

Serv. Arm. (parte) Serv. A rm. (parte) Serv. Arm. (parte)

SCAGLIONI

Tempi (rispetto al giorno di mobilitazione)

- Inizio movimento

IV

I

II

III

IV

8° e 1D°

130

19°

26°

21° e 27°

date intermedie

39°

24° e 27°

date intermedie

39°

24° e 2'fJ

date intermedie

41°

28° e 30°

date intermedie

42°

. 2° fronte (Sackingen - Base!) . 3° fronte (Basilea - Porrentruy) . 4° fronte (St. Hippolyte - Pontarlier)

I


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ALLEGATI

Allgato n. 13 (*)

RAPPORTO N. 15/1891 RIGUARDANTE IL SISTEMA

DI DIFESA DELLA SVIZZERA E MISURE PREPARATORIE PEL CASO DI GUERRA. (Traduzione d'un manoscritto tedesco riguardante la Svizzera, eseguita nel maggio 1892; in stralcio).

Berna, li 25 settembre 1891

La Svizzera sa di non essere in grado di poter competere militarmente contro uno dei grandi Stati che la circondano, quando uno di essi tentasse di violare la sua neutralità. Essa è conscia che da sola non può a lungo andare difendere il suo territorio con buon risultato. Sa pure che, a pari condizioni, le sue milizie saranno probabilmente battute da truppe ben istruite di un esercito permanente. Ma d'altra parte si ha Ja ferma convinzione che l'esercito svizzero, appoggiato dal terreno, possa nei monti deUa sua patria essere in grado di difendersi a lungo e accanitamente anche contro forze superiori, e che perciò riuscirà in una guerra, non solo ad arrestare qualsiasi attaccante, ma anche di avvincere o intrattenere a lungo forze superiori. Con ciò si spera di poter mettere nella bilancia un peso non indifferente, che in guerra spesso decide della vittoria. Ciò è quanto viene prevedibilmente ammesso con sicurezza dal punto di vista svizzero. La speciale condizione politica e geografica della Svizzera, non permette ad essa sotto questo aspetto, libertà di azione, ma bensì la rende schiava degli eventi e la costringe, sino ad un certo punto, a doversi preparare a far fronte secondo i suoi mezzi a tutti i casi possibili che possono avverarsi. Come stanno le cose, la Svizzera si sarebbe collegata di preferenza alla Germania, e essa si era occupata puramente di questa eventualità prima che venisse conclusa l'alleanza italo-tedesca. Ma dacché la Germania si è alleata all'Italia, la Svizzera teme cbe le condizioni possano condurla in una falsa posizione. Si ritiene cioè, da non escludere il caso che Germania e Italia possano tentare di riunire parte delle loro forze per poter poi in comune operare contro la Francia; e in secondo luogo si ritiene che la Francia possa tentare di gettarsi nella Svizzera per potere da un lato, dividere le forze dei suoi due avversari, e dall'altro per appoggiare l'attacco frontale ver(*) AUSSME, Rep. RR-41~ busta 1892


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"Lll RELAZIONI MILITARI TRA TTALIA E SVIZZERA-

so il Reno, avanzando dalla Svizzera conto la Germania del sud. Inoltre esiste in Svizzera un pronunciato disprezzo per l'esercito italiano, il quale è giudicato alla stregua di vecchie tradizioni politiche. Una guerra contro l'Italia sarebbe straordinariamente popolare; tutto il paese risponderebbe come un sol uomo per tale azione, tanto più che una rettificazione de i confini italo-svizzeri, ora certamente sfavorevoli, sarebbe - benchè non apertamente espresso dalla parte interessata - pure ricercato, asserendo essere ciò desiderio delle popolazioni. Oltre le considerazioni militari che danno a temere riguardo l'Italia, si teme grandemente che la Francia, tostochè sia in condizioni di poter agire offensivamente, cerchi di impadronirsi della Svizzera, e così possa prendere essa posizione fortissima contro i suoi nemici. Il timore di un concentramento nella Svizzera di truppe italo-tedesche, troverebbe poi uno speciale rinfocalamento ne i c.ircoli militari, causa l' irrita bilità verso l'Italia; la qual cosa è impossibile a nascondersi. Si ammette che l'Italia abbia da lungo tempo l' intenzione di ingrandirsi a spese della Svizzera, e voglia impossessarsi del Gottardo. Si dà una tale importanza a tale intenzione, da farne dipendere pe rsino il contegno che l'Italia assumerà in caso di una guerra. Questa possibilità appare tanto più verosimile, in quanto che si crede con certezza, che già nel 1870 esistesse il piano di avanzare attraverso la Svizzera, per la quale impresa insisteva Mac-M ahon, e che la stessa cosa sia stata presa in esame nuovamente a Parigi nel 1887. Un'azione procedente da Est per parte dell'Austria, è ritenuta soltanto quale lontana evenienza, però sarebbe sempre preferibile. Da queste considerazioni nacque il sistema di difesa della Svizzera proposto dal defunto colonnello Von Pfyffer, il quale era un dichiarato avversario della Germania. Questo sistema è stato accolto dalle competenti autorità, e ora è in via d'attuazione. Con questo sistema di difesa si vuole ottenere: 1) il più assoluto sba rramento possibile de i co nfini italiani, per impedire qualsiasi invasione per parte delle truppe italiane, e con ciò assicurarsi il tergo per tutte le altre operazioni, e rendere impossibile la riunione di truppe tedesche colle italiane, per agire contro la Francia. Si spera silenziosamente che, quanto più riesca forte la difesa della Svizzera ai confini italiani, tanto più facilmente rinunce ranno a priori la Germania e l'Italia a tentare la loro riunione per questa via; 2) la preparazione di posizioni oppure campi trincerati, per mezzo dei quali, l'esercito possa con buon risultato respingere l'attaccante, sia esso francese o tedesco; 3) la creazione di una posizione fortificata centrale, oppure di un ridotto centrale, sotto la protezione del qual e, possa l'esercito battuto ritirarsi, e da qui continuare la lotta difensiva-offensiva, e possibilmen-


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te tener avvinte notevoli forze de_l nemico; 4) lo spiegamento dell'esercito in una posizione, la quale consenta in primo luogo, di poter far fronte verso ogni lato, e in secondo luogo, di poter occupare prontamente con notevoli forze le posizioni scelte e preparate in precedenza. Del resto si calcola, tostochè si avrà deciso di prendere parte per l' uno o per l'altro dei partiti, sull'immediato appoggio delle truppe di quelli Stati, i quali, in tal caso, si dovrebbero ritenere come alleati. In qual modo sia stato tenuto conto di quest'ultima idea, vedasi in appresso. (Pagine da 5 a 24 omesse) ....... . Pare indubitabile che, dopo quanto è avvenuto, la Svizzera sia intenzionata di armarsi in modo eccezionalmente energico, e che questi armamenti sono diretti soprattutto contro l'Italia. È logico ammettere che la Svizzera faccia altrettanto per la linea di difesa contro la Germa• nia. Se, stante la precarietà delle condizioni generali, questo avvenga per rimediare a quanto è stato sin d'ora trascurato rispetto alla difesa, oppure perchè ha fatto progressi la possibilità di porsi a lato della Francia, per ora è assai difficile discernere. Io voglio piuttosto credere che il primo motivo accennato, sia quello che indusse il Capo del dipartimento m ilitare a dare disposizioni per la difesa. Ma se in avvenire lo stato delle cose e il contegno della Svizzera stessa desse motivo di dover esaminare quale possa essere il modo migliore per rendersi militarmente padroni di questo paese, allora fa d'uopo di non dimenticare che - se si lascia agli svizzeri il tempo di ultimare le loro progettate fortificazioni oppure si attaccano i medesimi nella direzione da loro voluta- si andrebbe incontro ad una ben organizzata ed accanita difesa, per vincere la quale, si sarebbe costretti ad uno sproporzionato impiego di tempo e di forze. Per contro i passi ad Est del Gottardo, Luckmanier, Bernardino e Spluga, così pure la linea di ZurigoSaargans, si troverebbero - almeno sull'inizio delle operazioni - probabilmente meno ben fortificati e difesi. Ma se in queste direzioni riesce di impossessarsi per sorpresa del fronte Est del progettato "ridotto centrale" di Lucerna, si giunge sul fianco e a tergo di tutte le linee preparate per la difesa, si taglia l'armata dalla sua base, si costringe la stessa ad un cambiamento di fronte, ciò che agirebbe disastrosamente non solo sulla condotta delle truppe, ma anche sul servizio di truppa, e in tal modo si guadagnerebbe forse più tempo di quello che si perderebbe con mosse di giramento.


ALLEGATI

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Allegato n. 14 (*)

RAPPORTO MILITARE N. 2/92, RIGUARDANTE LE FORTIFICAZIONI NELLE VALLI DEL RENO E DEL RODANO, L'IMPORTANZA MILITARE DELLA SVIZZERA, L'ORDINAMENTO DEI CORPI D'ARMATA, LE TRUPPE DEL GOTTARDO, L'INVIO D'UNO STAMPATO E IL RIORDINAMENTO GENERALE DELL'ESERCITO. (Traduzione di un manoscritto tedesco del 1892; in stralcio). Berna, li 18 febbraio 1892

Al mio ritorno a Berna - per ultimata licenza - mi recai a far visita al Signor Frei consigliere federale, e in quest'occasione venni a sapere dal medesimo i dati che seguono, i quali possono interessare. Da principio si parlò delle fortificazioni nella valle del Rodano, e poi di nuove opere che dovrebbero sorgere sul Luziensteig, delle quali avevano parlato pure i giornali. Il Signor Frei, confermò che queste opere erano in progetto, ma non ammetteva che con ciò la Svizzera intendesse di prepararsi sopra tutto per una lotta contro la Germania e l'Italia. ..............<..... ....... , .................... (omissis) .............................................. . La circostanza che, questa fortificazione si vuol costruire prima di fortificare le posizioni importanti verso la Francia, fa supporre in primo luogo che si voglia sbarrare questa strada per impedire che gli italiani si uniscano ai tedeschi, e d'altra parte per impedire che venga girata la linea Sargans, Wallenstadt-Zurigo mediante un'eventuale attacco dei tedeschi allo scopo di procurarsi un forte punto d'appoggio d'ala, per la linea di difesa nord-est. ............................................... (omissis) ............................, ................. .. Il colonnello Frei espresse il rammarico che l'opinione pubblica in generale è sfavorevole tuttora alla Germania. La stessa cosa non trova naturalmente eco nel Consiglio Federale - asserzione questa che merita solo una limitata credenza - e fa d'uopo operare che un po' per v olta anche le masse siano meglio illuminate. Ho osservato che mentre le trattative per la continuazione del trattato di commercio colla Germania riuscirono a bene, d'altra parte invece le stesse trattative colla Francia riuscirono in senso antifrancese. Di(*) AUSSME, Rep. RR-41, busta 1892


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fatti in certe località si sono persino costituite delle società, le quali hanno lo scopo di non comperare più in alcun sito delle mercanzie francesi, e nei circoli agrari esiste una grande animosità verso i medesimi (francesi). Quando le trattative commerciali coll'Italia ottenessero esito favorevole, in tal caso secondo me, si sarebbe prodotto un cambiamento nell'opinione pubblica, la quale, pel caso d'un conflitto europeo, potrebbe, per la posizione politica e militare del paese, essere di grande e decisiva importanza. (Indecifrabile ...) Un ufficiale di grado elevato, disse senza reticenza alcuna, che spetta al Consiglio federale di preparare sin d'ora sotto mano la posizione che deve prendere la Svizzera, e, secondo la sua opinione, in senso favorevole alla Germania ed alla triplice alleanza, ma che solo devesi ben guardare dal dirlo apertamente; i milioni che si spendessero per il Vallese, il Gottardo e la Valle del Reno, non sarebbero che inutilmente sciupati. Tutte queste fortificazioni non serviranno mai a niente. L'importanza militare della Svizzera non deve, secondo me, malgrado la neutralità e l'esercito di milizie, essere valutata troppo bassa. Chi volesse ritenere la Svizzera quale quantità trascurabile, si ingannerebbe. Io sono convinto che, in caso d'una guerra europea, la neutralità non possa essere mantenuta. Il timore d'essere poi abbandonati dai vincitori e dai vinti, le segrete mosse per la regolarizzazione dei confini, l'ambizione dei singoli personaggi dirigenti, e il vivo desiderio di provare praticamente la valentia militare dell'esercito di fronte agli eserciti stanziati, spingeranno la Svizzera, credo io, ad affrontare la situazione. I difetti dell'esercito svizzero a base di milizie, vengono in gran parte controbilanciati dalla tradizionale valentia militare della nazione, dall'ambizione innata di voler emulare glj eserciti degli stati vicini, dalla concorde volontà di sacrificare il tutto pel bene del paese, e infine anche dal voler rimanere militarmente degni del passato. Non è a porre in dubbio il grande spirito di patriottismo, di cui è capace questo popolo sotto l'aspetto militare. Di ciò anche attualmente, ha dato prove luminose in occasione delle spese accordate per preparare l'esercito ad esser pronto per la guerra, qualità questa, che qualche altra nazione potrebbe prendere ad esempio. Non devesi pure perdere di vista che, in tutti i rami della azienda militare, specialmente dacchè il colonnello Frei è capo del dipartimento militare, si lavora con febbrile attività, ottenendo buoni risultati. Astrazione fatta anche del valore e non valore dell'esercito, tostochè il principio della neutralità asso luta è abbandonato, fa capolino la grande importanza strategica della Svizzera, la quale, trovandosi situata fra la Germania e l'Italia, costituisce una base per operazioni di fian -


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"LE RELAZIONI MILITAR! TRA ITALIA E SVIZZERA"

co verso Nord e verso Sud, oppure può divenire d'altro canto, un campo di riunione delle forze tedesche e italiane. Da ciò emerge chiaramente l'importanza militare di questo paese, e credo opportuno di menzionare alcuni punti di quest'importanza .................................... . ............................................... (omissis) ................................................ Mediante la completa costruzione delle ferrovie, e delle fortificazioni ai confini italo-svizzeri, l'importanza della Svizzera in favore d'un'offensiva francese guadagna assai, e d'altra parte non si deve perdere di vista che, oggidì, è molto più difficile, che pel passato, di conquistare la Svizzera per parte della Germania oppure dell'Italia. Oggigiorno, non solo si incontrerebbero ovunque delle opere fortificatorie ben situate e meglio costrutte, le quali appoggierebbero semprepiù la resistenza senza inceppare la libertà di movimento, ma si avrebbe, pure da combattere una forte e ben comandata artiglieria - la Svizzera dispone ora di oltre 804 pezzi di campagna, montagna e da posizione - e dopo l'adozione della armi moderne le difficoltà della guerra di montagna in generale sono aumentate in favore della difesa. Sin che la portata dei fucili era relativamente limitata, i difensori erano costretti, per far valere le proprie armi, sino ad un certo punto a discendere nel fondo della valle oppure avvicinarsi alle strade, e solo in tal modo potevano colpire l'attaccante. Certamente anche oggigiorno è necessario che sia difesa la valle e le strade. Ma il difensore dirige ora il suo fuoco dagli orli della valle a conosciute grandi distanze, contro le colonne in marcia dell'avversario, producendo alle medesime gravi perdite, senza che a questo riesca di danneggiare il difensore o di sapere ove questi sia appostato. Queste condizioni di cose - secondo il mio avviso - sono della massim~ importanza particolarmente nelle alte Alpi, tanto più che in queste lotte, le. buone doti delle truppe svizzere, darebbero i migliori risultati, senza che il lato debole delle medesime possa loro arrecare dànno. In parecchi passi alpini, studiai la difesa, e ho sempre ,ottenuto per risultato, che oggigiorno l'attacco incontrerà ben maggiori difficoltà che non incontrasse nei tempi andati, specialmente se intrapreso da un'armata, la quale non disponga di una buona artiglieria da montagna e di truppe rotte alle marcie faticose. Tutte queste cose concorrono a far si che la Svizzera, possa eventualmente prendere il partito di far valere i suoi diritti e tuteli i propri interessi.


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ALLEGATI

Allegato n. 15 (*)

L'ADDETTO MILITARE

N. 623

Parigi, 25 dicembre 1893

Oggetto: Circa la neutralità dell'Alta Savoia N. 1 annesso.

Al Signor Comandante in :l' il Corpo di Stato Maggiore Roma La mia gita in Svizzera, prolungatasi oltre il preventivato, non è stata tuttavia infruttuosa, poichè ritengo, come la S.Y. potrà giudicare da quanto avrò l'onore di esporre in seguito, di essere riuscito a conoscere esattamente ciò che si pensa colà sulla questione della neutralità del!' Alta Savoia, tanto nel mondo militare, quanto nel mondo ufficiale, fra cui alcuni consigl ieri federali ed il capo del dipartimento militare Sig. Frey nominato, com'è noto, recentemente presidente della confederazione per l'anno 1894. Giunto a Berna il 14 mattina, dopo di essermi presentato al nostro Ministro Barone Peirolesi, mi abboccavo su bito col maggiore Bernhardi, col quale mi trattenevo tutta la giornata sulle questioni d'indole strettamente militare, oggetto di altro mio rapporto, senza mai entrare nella questione della neutralità del!' Alta Savoia, scopo principale del viaggio in Svizzera. Fu solo la sera, in cui avendo invitato a pranzo il mio collega insieme col primo segretario della legazione tedesca Sig. Roth, parlando delle fortificazioni di San Maurizio si venne a discorrere degli scopi che s'era proposto la Svizzera per far rispettare la sua neutralità, e di là si passò naturalmente a parlare dell'argomento della neutralità del!' Alta Savoia, argomento ch'io cercai di render più interessante esagerando la portata delle polemiche recentissime della stampa francese a tale riguardo. Il maggiore Bernhardi, che aveva già trattata e studiata a più riprese, per ordine del suo governo, tale questione, davanti al fatto della (*) AUSSME, Rep. RR-41; busta 1893


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·LI! RELAZIONI MILITARI TRA ITALJA E SVIZZERA''

nuova polemica sorta in questi giorni in Francia, fu invogliato a conoscere il modo di pensare del Frey, tanto più ora in cui era stato elevato alla carica di presidente della Confederazione pel futuro anno. Per rendersi conto degli ottimi rapporti che il magg. Bernhardi conserva con le persone influenti del consiglio federale , giova innanzitutto notare che dopo la rottura del trattato di commercio colla Francia l'opinione pubblica in Svizzera ha, si può dire, completamente evoluzionato in favore della Germania, e che forse attualmente nessuno più del Frey, dell'Hammer, dei 2 colonnelli divisionari M u ller e Keller (il 1° sarà il comandante in capo delle forze svizzere in caso di guerra; il 2° capo di stato maggi ore dell'esercito), sono favorevoli alla Germania e per conseguenza alla triplice alleanza. Il futuro presidente della confederazione infatti non nasconde questi suoi sentimenti, essendo intimamente legato col ministro tedesco a Berna e collo stesso magg. Bernhardi, al quale spesso scrive particolarmente fornendogli alcune notizie alla condizione espressa che non siano comunicate all'addetto militare frances e. D'altra parte il governo de lla confede razione non lascia mai passare l'occasione di far comprendere all'ambasciatore francese Sig. Araya che la Svizzera non ha bisogno di protezione da parte di chicchessia, protezione che la Francia avrebbe l'aria di concedere tenendo appunto a Berna un'ambasciata, mentre tutte le altre potenze vi hanno semplicemente una legazione. Potrei citare a questo proposito una infinità di particolari raccontatimi dal Sig. Roth, che confermerebbero quanto sopra. Questa tendenza germanofila non significa tuttavia che la Svizzera in caso di guerra permetterebbe alla Germania od ai suoi alleati di violare la sua neutralità, significa soltanto che il governo della confederazione elve tica non si lascerà mai trascinare dalla Francia sopra un terreno che non sia quello tracciato dalla stretta interpretazione dei trattati esistenti, e che se la Francia fin d'ora volesse contravvenire a quei patti chiedendo, come accennava l'articolo del "Voltaire" del 21 nove mbre n. 9, garanzie speciali da parte della Svizze ra, o la conclusione di una convenzione qualsiasi, la confederazione Svizzera, forte del suo diritto reclamerebbe immediatamente l'intervento delle altre potenze firmatarie dei trattati esistenti, lo che in poche parole vorrebbe dire che qualunque agitazione da parte dei francesi non commuoverebbe pe r nulla il governo federale. In quanto poi alla questione di fatto relativa cioè ai provvedimenti che il governo svizzero allo scoppiar d'una guerra si deciderebbe di prendere per far rispettare la neutralità dell'Alta Savoia, tanto il Frey, quanto il Muller, l'Hammer ed il Keller, tutti interrogati separatamente, e cioè il 1° ed il 2° dal maggiore Bernhardi; il 3° dal nostro Ministro ed


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il 4° dal sottoscritto, furono d'accordo nel conchiudere nel seguente modo: 1°. Che in tempo di pace non sarà mai opportuno di sottoporre al consiglio federale la decisione dell'occupazione dell'Alta Savoia colle truppe svizzere in caso di guerra, perchè così facendo sarebbe come riconoscere giurìdicamente insufficienti i trattati esiste~ti, dar ragione alle agitazioni che hanno luogo ora in Francia, sollevando nel tempo stesso in un paese come la Svizzera, in cui tutte le proposte del consiglio federale sono alla portata del pubblico, discussioni che rile'verebbero non solo le tendenze germanofile e francofile, ma anche quelle di coloro che aspirano, in caso di guerra, ad un ingrandimento del territorio della repubblica elvetica, in guisa da trasformare l'attuale frontiera convessa verso la Svizzera in un'altra di forma con cava rendendo il lago di Ginevra completamente svizzero, annettendo cioè alla confederazione i territori al sud del lago stesso. Che la Francia crei nel Chiablese e nel Faucigny, (diceva il Frey al Berri.hardi), quanti nuovi battaglioni alpini vuole, ciò nessuno potrà mai impedirglielo; ciò che invece le verrà impedito sì è di erigere delle fortificazioni in quella zona, ed in tempo di guerra ch'essa conservi le sue truppe anzichè ritirarle immediatamente prima ancora della dichiarazione, giusta la lettera e lo spirito dell'art. 92 del trattato del 1815. Il futuro presidente della repubblica Sig. Frey avendo soggiunto che per la questione delle fortificazioni, qualora la Francia avesse avuto la velleità di costruirne nell'Alta Savoia fin d'ora si sarebbe provocato un incidente simile a quello sorto nel 1883 per le fortificazioni di M. Vuache, appena rientrato a Parigi riuscivo a procurarmi una copia del documento diplomatico col quale quell'incidente veniva chiuso e qui unita ho l'onore di rimetterla alla S. V. sembrandomi abbastanza interessante per la questione che esaminiamo. z>.Ammesso che l'occupazione per parte delle truppe svizzere del territorio dell'Alta Savoia verrà solo decisa al momento della mobilitazione, il Frey, l'Hammer ed il Keller ritengono ch'essa non sarà strettamente necessaria, visto che l'art. 92 del trattato del 1815 lascia pienafacoltà alla Svizzera di adottare un tale provvedimento. Queste tre persone ritengono quindi che si potrebbe forse fare a meno di adotta.re quella misura se si fosse tranquilli che la Francia a sua volta rimanesse scrupolosa osservatrice del trattato, ma siccome, data l'agitazione che fin d'ora si manifesta in quel paese a riguardo di questa neutralità sarà molto probabile che altre più gravi si verificheranno in caso di guerra, così tanto il Frey, quanto l'Hammer ed Keller hanno dichiarato che l'occupazione dell'Alta Savoia verrà tosto fatta dalle truppe svizzere al cominciare della guerra.


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3° . Per truppe destinate al mantenimento del buon ordine che potranno essere tenute dal governo francese in quel territorio prima che vi giungano le truppe svizzere, cioè gran guardia municipale devesi intendere ciò che ora i francesi chiamano: farce comunale e cioè: gardes champètres, agents de police, gardiens de la paix, sapeurs pompiers,

tutto al più si può comprendere sotto questa rubrica anche la gendarmeria. Qualunque riparto dell'esercito, anche territoriale beninteso, che fosse lasciato a presidiare quelle località verrebbe considerato come una violazione della neutralità di quel territorio. Le conseguenze di tale violazione sarebbero gravissime, poichè la Svizzera si schiererebbe ipso facto dalla parte dei belligeranti che hanno rispettato la sua neutralità. 4°. Il colonnello divisionario Muller ed il colonnello d'artiglieria de Penot, il Ten. Col. di S.M. Le Blanc 1 pur dando alla guardia municipale citata daLtrattato del 1815 la stessa interpretazione data dal Frey e dall'Hammer, hanno soggiunto che nell'alta Savoia le truppe che vi si invieranno saranno della Landwer. Prima di partire per la Svizzera avevo incaricato una persona molto legata col sig. Lurdy, ministro svizzero a Parigi, di interrogare quest'ultimo sulla questione di cui trattasi, e le risposte avute furono completamente uguali a quelle date dalle persone sopra citate. Ma v'ha di più: chi mi fornì il documento diplomatico confidenziale relativo all'incidente del 1883 fu il 1° segretario della legazione svizzera il sig. Duplan. Ho creduto pure di far vedere a S.E. il nostro ambasciatore tale documento e di metterlo nel tempo stesso al corrente della missione ricevuta dalla S.V. Durante la mia assenza da Parigi ho pure fatto interrogare S.E. il conte De Miinster ed il consiglie re Lyon.Schon dell'ambasciata tedesca circa l'interpretazione della parola guardia municipale, ed essi come il collega Ten. Col. Schwartzkappen si espressero come più sopra ho già accennato. Dopo quanto ho avuto l'onore di esporre mi sembra cpe si possa conchiudere che sulle idee che prevalgono in Svizzera nel mondo militare, diplomatico e ufficiale, circa la neutralità dell'alta Savoia si è perfettamente orientati. Rimaneva a conoscere le idee che su questo stesso ragionamento predominano nel mondo ufficiale e militare francese. Il documento diplomatico, che qui accludo, per quanto dati da 10 anni, costituisce tuttavia, a mio modo di vedere, un precedente la cui gravità non può sfuggire, visto che il 1° ministro francese d'allora il sig. 1

Il Col. De tenat, che andai a trovare appositamente a Zurigo, fece le manovre francesi c_o n me nel 1892; il Ten. Col. Le Blanc, che intervistai a Lausanne, le fece nel 1893.


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Giulio Ferry conchiudeva, a proposito delle fortificazioni que dans /es ètudes pour la mobi/itation l'Etat Major français s'est attaché a respecter completèment /es territoires neutralisès. È facile quindi dedurre che la confederazione elvetica sulla base di tale dichiarazione, potrà sempre inoltrare al governo della repubblica francese reclami per tutto ciò che in un modo qualsiasi fosse contrario o non perfettamente conforme alla interpretazione dei trattati in vigore, ricorrendo, in caso di risposte vaghe e non precise all'azione diplomatica delle potenze firmatarie dei trattati stessi. In quanto alla interpretazione che si darebbe in Francia alla parola: garde municipale debbo notare che fu un ufficiale francese che mi confermò che per guardia municipale si deve intendere la forza comunale, e quindi tutti i corpi già da me precedentemente nominaH,giusta quanto dice lo stesso Blangè (edizione 1891 pag. 1 e 2). Finora non mi si è ancora presentata l'occasione per interrogare sopra questa questione qualcuno dei generali francesi che conosco e la cui opinione possa aver un certo valore. La S. V. è d'altra parte perfettamente edotta delle difficoltà e della delicatezza di questo incarico, per adempiere il quale conviene mi sia lasciata la libertà di scegliere il momento più opportuno, momento che non mancherà di presentarsi. D'altronde io sono convinto che le idee del governo fe derale svizzero sopra queste questioni saranno anch'esse note in Francia e che perciò il mondo diplomatico ed ufficiale di questa repubblica non si farà alcuna illusione. che si allontani dalla verità circa l'interpretazione dei trattati in vigore, interpretazione, che giova ricordarlo fu messa sinora in campo dalla stampa secondaria, che non ha asso lutamente alcun carattere ufficiale. A riguardo della creazione di due nuovi battaglioni di cacciatori nel Faucigny e nel Chiablese nulla è stato ancora deciso a tutt'oggi, e se il Ministero dovesse ascoltare le proposte, le raccomandazioni che gli pervengono dai deputati, dalle commissioni locali certo tale creazione sarebbe non solo necessaria ma indispensabile. Giova per altro aver presente che, secondo quanto faceva notare il futuro presidente della confederazione elvetica, quelle nuove formazioni non muteranno per nulla le condizion i della zona neutralizzata, perchè quelle truppe, al pari delle altre, dovrebbero, in caso di guerra, immediatamente ritirarsi, per non correre il pericolo che la Svizzera, (constatata la violazione del trattato del 1819 che vieta che siffatte truppe rimangano nell'Alta Savoia), esca subito dalla sua neutralità apre ndo le proprie frontiere ai nemici della Francia. li Tenente Colonnello A. PANIZZARDI


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Annesso all'allegato n. 15

Annesso al Rapp. n. 623 Ris. del 25 dicembre 1893 République française Paris, le 14 Décembre 1883 Ministère des Affaires Etrangères Conjìdentiel

Le Ministre des aff. étrang. à Mr. A vayo Ambassadeu r de la République françai se à Rome. Les renseignements parvenus à Berne ont, parait-il, donné bien de penser que le génie militai re français se proposait d'élever certaines ouvrages de défense sur M. Vuache près de Geneve. Le Gouvernement fédéral désirait recevoir l'assurance que nous n'avons pas l'intention de fortifier ce point. Dans sa pensée cette déclaration de notre part rassurerait l'opinion pubblique en Suisse, et contribuirait à croitre les sentiments amicales qu'existent entre !es deux pays. Nous ne voyons aucune difficulté à faire connaìtre qu'il n'entre pas dans nos intentions d'établir une ouvrage de fortification à M. Vuache, et que dans !es études pour la mobilisation l'Etat-Major français s'est attaché à respecter complètement !es territoires neutralisés. Vous pouvez remettre au Conseil Fédéral la présente communication qui dissipera, je l'espère, les preoccupations, dont nous avons été entretenus, et qui témoignera notre désir de resserrer Ies liens traditionnels d'amitié qui nous unissent à la Confédération. Agréez, M. l' Ambassadeur, etc. etc. J ULES FERRY


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Allegato n. 16 (*)

MINISTERO DELLA DIFESA Segretario Generale - Divisione Stato Maggiore

VERBALI DELLE SEDUTE DELLA COMMISSIONE SPECIALE NOMINATA COL DISPACCIO 21 NOVEMBRE 1898 N. 7492 (Stralci) Membri della Commissione Speciale Presidente: Ten. Gen. S.A.R. Vittorio Emanuele dì Savoia Ten. Gen. Tancredi Saletta Capo di S. M. Ten. Gen. Luigi Pelloux Ten. Gen. Leone Pelloux Ten. Gen. G. Mìrri Dicembre 1898 e Gennaio 1899

Le pagine dalla 1 alla 7 sono state omesse

(*) AUSSME, Rep. F - 9, busta 1


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

SEDUTA DEL 18 DICEMBRE 1898 ...... (pag. 8) ......

S.A.R. il Presidente mette in discussione la 3a questione cosi formulata: «Qualora venisse riconosciuto l'opportunità di sbarrare la Valle d'Aosta anche verso la sua testata è pure necessario opporsi con difese permanenti alle provenienze dalla Svizzera per il vallone del Gran S. Bernardo?» · Il generale Saletta accenna alle proposte inoltrate alcuni anni sono dal Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, secondo le quali si sarebbe dovuto erigere fra Villeneuve e Gignod una specie di campo trincerato con numerose opere e batterie, fra le quali talune con corazzatura, con tali proposte si sarebbe pure provveduto aUo sbarramento delle provenienze del Gran S. Bernardo. A tali proposte sono stati mossi due gravi appunti: quello del considerevole ammontare della spesa occorrente per attuarle, e quello di esigere una speciale sistemazione difensiva del settore montano compreso fra la Dora ed il Butthier, nonchè l'impiego di nume rose forze mobili nel settore stesso, diguisacbè la fortificazione sarebbe venuta meno al suo compito essenziale che è quello di permettere ai pochi di lottare vantaggiosamente contro molti. Egli ritiene d'altronde che forze numerose francesi le quali, violando la neutralità svizzera, si fossero avanzate per il Rodano, proseguirebbero per il Sempione, lungo la quale linea non incontrerebbero ostacoli di sorta, anzichè avanzare per il Gran S. Bernardo per inoltrarsi in Valle Dora Baltea, ove urterebbero contro lo sbarramento di Bard. Si può tuttavia ammettere che una colonna secondaria segua questa via, e per opporsi a simile operazione, crede sufficienti le valide interruzioni stradali predisposte a valle di Etrouble. Aggiunge che, ad ogni modo, la questione dello sbarramento della linea del Gran S. Bernardo si collega alla difesa contro la Svizzera, e quindi riterrebbe doversene trattare quando la Commissione si dovrà occupare della difesa della linea del Sempione. S.A.R. il Presidente osserva che, dal Gran S. Bernardo pel Colle Serena, si potrebbe minacciare la destra dello sbarramento dell'alta valle d'Aosta. Aggiunge ritenere molto importante il passo del Gran S. Bernardo in considerazione delle tendenze francofile manifestatesi in Svizzera. li generale Ferrero ammette che, dopo la formazione di 4 corpi d'armata, la Svizzera possa anche manifestare velleità offensive. Al caso potrebbe anche fingere di ignorare la violazione del proprio territorio da parte francese per opporsi con tutte le sue forze ad una violazione da


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parte nostra. Aggiunge che le condizioni topografiche sarebbero sommamente favorevoli a siffatta azione. Il generale Saletta fa rilevare come, ammesso siffatto contegno da parte della Svizzera, diventi anche più urgente di preoccuparsi della si-

stemazione a difesa da quella parte. Il generale Besozzi osserva che la minaccia del Gran S. Bernardo pel colle Serena cadrebbe a monte di S. Nicolas; nota che d'altronde le truppe preposte alla difesa dell'alta valle d'Aosta potrebbero pel colle Serena agire contro il fianco del nemico scendente pel Gran S. Bernardo. Dietro invito di S.A.R. il Presiderrte la Commissione ad unanimità esprime l'avviso seguente: Questa quistione si riattacca al concetto più esteso della difesa contro la Svizzera. La Commissione pertanto si astiene per ora dal rispondervi, riservandosi di riprenderla in esame quando si dovrà occupare più specialmente del quesito 2(!' riflettente la «linea d'operazione del Sempione». . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . (omissis) .... ... ........... ... ......... . SEDUTA DEL 21 DICEMBRE 1898 ...... (pag. 30) ..... . \ Sono presenti tutti i membri della Commissione meno il signor genètale Luigi Pelloux; intervengono pure i signori comandanti del I e II Cotp_Q_sl) ~t;nata. Letto ed approvato il verbale della seduta precedente, S.A.R. il Presidente pone in discussione il quesito 20" così concepito: «Linea d'operazione del Sempione». «2(!'. - Difronte alla non lontana nuova comunicazioneferroviaria attraverso il Sempione, quali apprestamenti difensivi si rendono necessari tanto per assicurare lo sbocco sud della grande galleria, quanto per opporsi ad eventuali operazioni lungo la linea costituita dalla rotabile e dalla nuova ferrovia?» Il generale Besozzi legge la lettera che su questa questione egli ha indirizzato al Ministero. Notato che la linea del Sempione non va considerata a sè, ma in unione a quella del Gottardo, cui è collegata da mulattiere e rotabili, dimostra che uno sbarramento comune alle due linee, ad esempio a Gravellona, riuscirebbe troppo arretrato, e richiederebbe uno sviluppo di opere troppo considerevole, ed in conseguenza un notevole impiego di truppe.


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"LE RELAZION I MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Osserva come, nelle condizioni politiche attuali, un'invasione per le due arterie di cui trattasi, può essere fatta o dalla sola Svizzera o da Svizzera e Francia alleate, o dalla sola Francia dopo violata la neutralità svizzera. Considerato il primo caso, esclude la necessità di opere di fortificazione ritenendo bastare le truppe mobili per opporvisi. Anche pel secondo e terzo caso, data la lunghezza delle linee d'operazione da parte francese, non riterrebbe necessario un largo sviluppo di opere fortificatorie, fino a che, conservando il possesso del passo del Gran S. Bernardo, sarà in nostra facoltà di minacciare seriamente il fianco delle colonne marcianti dall'Alto Rodano sul Sempione. Conclude esprimendo avviso che non sia il caso di stabilire sulla linea del Sempione potenti opere di fortificazione, bastare bensì predisporvi quanto può occorrere alla difesa mobile, per ostacolare l'avanzata di truppe e carreggi sulla linea ferroviaria; essere perciò sufficienti interruzioni stradali e piccole opere di fortificazione. Esaminate all'uopo le posizioni di Crevola e di !selle, riconosce che quest'ultima sarebbe la più conveniente, se non fosse troppo addossata alla frontie.ra; conclude esprimendo l'avviso che occorra portarsi più indietro, e indica quali posizioni opportune quelle di Trascuera sul ciglione immediatamente ad occidente di tale località, e quella sullo sprone, fronteggiante, di Alpe Wolf Pugliaga sulla destra della Diveria. Il generale Saletta informa che il Comando del Corpo di Stato Maggiore ha fatto pure proposte per la sistemazione a difesa della linea del Sempione. Autorizzato, legge la lettera con cui esse vennero inoltrate al Ministero. Detto documento accenna che la necessità di sbarrare la strada del Sempione fu già riconosciuta dal Com itato di Stato Maggiore Gep.erale negli anni 1881-82, e rileva quanto più grande sia tale necessità ora che l'apertura di un'arteria ferroviaria è in via di essere presto attuata. Notato che, l'im bacco italiano della progettata galleria del Sempione disterà meno di 3 Km. dal confine, mentre quello Svizzero ne disterà circa 40, dimostra che per noi dovrà essere minimo l'interesse di conservar integra la galleria, e che invece dovrà prevalere quello di guastarla per frustrare qualunque fortunato tentativo di sorpresa dell'avversario. Che perciò, scopo nostro, dovrà essere quello di predisporre delle mine all'imbocco della galleria, attuando contemporaneamente i provvedimenti più acconci per assicurarci la possibilita di interrompere la galleria stessa a momento opportuno, e cioè sbarrare la grande rotabile e d opporre convenienti difese agli aggiramenti, secondari, per i passi prossimiori. Esaminati i particolari tecnici di costruzione della galleria, e le condizioni dello sbocco sul nostro territorio, propone i seguenti lavori di fortificazione:


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1° piccola tagliata ad ovest di !selle per artigliere di piccolo calibro; 'X> interruzioni stradali sulle rotabili a occidente della Tagliata; 3° batteria per cannoni da 12 o da 15 sullo sprone presso Alpe Cortiggio, fronteggiante la galleria; 4° recinto difensivo attorno alla stazione d'Iselle; 5° mine nell'interno della galleria, ed al ponte sulla Diveria che le farà immediato seguito; 6° infine, per impedire gli aggiramenti pei passi secondari prossimiori, caserme difensive in posizioni acconcie. Il generale Besozzi nota come, da ulter iori studi, sia risultata la necessità di trasportare nella conca di Varzo la stazione prima progettata nei pressi di !selle. Il generale Pelloux accenna all'opportunità di discutere insieme al quesito relativo al Sempione anche il quesito 3° riguardante il Gran San Bernardo, al quale, nella seduta del 18 corrente, la Commissione si è riservata· di rispondere. Il generale Ferrero dice parergli difficile che possa essere studiata la difesa della linea del Sempione indipendentemente da quella vicina del San Gottardo. Nota che La grande importanza della linea del Sempione non proviene dall'apertura prossima della galleria in corso di costruzione, ma che tale importanza esiste dacchè l'alta valle del Rodano è percorsa dalle ferrovie fino Brieg. Rileva come grandi masse francesi, servendosi della ferrovia oradetta, potrebbero, in tempo relativamente breve, essere concentrate a Brieg e nella conca di Andermatt, donde per le due linee del Sempione e del San Gottardo potrebbero, girando il Ticino, impadronirsi di Milano. Osserva che tale importante obiettivo non sarebbe raggiungibile operando per la sola linea del Sempione per la quale non si girerebbe il Ticino. E poichè, presso il Comando del Corpo di Stato Maggiore sono in corso studi che abbracciano la in ti era frontiera Svizzera, crederebbe utile rimandare ogni discussione relativamente al Sempione a quando gli studi stessi saranno compiuti. Il generale Pelloux si associa al generale Besozzi nel rilevare tutta l'importanza del passo del Gran S. Bernardo. Esaminato il caso di accordo colla Francia e Svizzera, e quello di una grande invasione pel Sempione e pel Gottardo da parte della sola Francia, dice ritenerle meno probabili negli attuali rapporti politici delle nazioni europee; ammette tuttavia che, anche nelle condizioni attuali, la Francia potrebbe valersi della linea del Sempione. Osserva che, ad ogni modo, l'assetto difensivo dovrebbe rispondere anche al caso delle maggiori minaccie, quindi ritiene indispensabile che l'assetto stesso sia tale da poter resistere tanto da dar tempo alle nostre riserve di accorrere verso il Sem-


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pione, punto così eccentrico rispetto all'altuale dislocazione di radunata del nostro esercito. Conclude col credere, essere perciò necessario sbarrare fortemente la linea del Sempione, assicurarsi con opportune difese quella del Gran S. Bernardo, rafforzare la piazza di Bard.

Accenna come, per quanto riflette una invasione da nord, della quale si è intrattenuto il generale Ferrero, il Comitato di Stato Maggiore Generale si fosse pronunciato per l'erezione di una piazza presso Gravellona, esprimendo altresì il concetto della convenienza di invadere il Canton Ticino. Il generale Saletta, accennato alle strade che potrebbero essere percorse da una invasione basata sul territorio svizzero, osserva che tutte quelle ascendenti in Valtellina condurrebbero le truppe che le percorressero o a sfilare lungo il lago di Como oppure a scendere per l'Aprica ip Valcamonica, mentre a nemico scendente dal S. Gottardo, converrebbe opporsi avanzando offensivamente per occupare Monte Ceneri e possibilmente BeUinzona. Opina che nelle condizioni attuali sia da presumere che da parte francese non saranno tentate operazioni d'invasione oltre il Sempione. S.A.R. il Presidente nota come non sia da escludere che, una volta rafforzate le nostre difese su tutte le altre linee, e resa perciò meno agevole un'invasione francese per le medesime, la Francia possa valersi della linea del Sempione, e, col concorso della Svizzera, anche delle linee più orientali per girare le resistenze sul fronte occidentale. Aggiunge che, considerate le tendenze della Svizzera, detto concorso non sia da ritenersi improbabile, ed esprime l'avviso che l'esercito svizzero, come è attualmente costituito, potrebbe fornire un valid0 concorso. Il generale Ferrero dice che la notizia essere i francesi giunti sull'Alto Rodano potrebbe determinare la ritirata dell'esercito dietro la linea del Ticino ; aggiunge che un solido sbarramento al Sempione assicurere bbe da tale pericolo, dando tempo prima ad una ponderata decisione, poi all'accorrere delle riserve. Riferendosi alla difesa contro un'invasione da nord, esprime avviso potersi la medesima anche basare sull'impiego di flottiglie sui vari laghi; flottiglie di tipo da studiarsi e che può anche riuscire relativamente poco costoso perchè le corazze non avrebbero da resistere alle grosse artiglierie della marina, la velocità non avrebbe bisogno di essere eccessiva e l'approvvigionamento di carbone minimo. Il generale Saletta ammette che tale sistema poteva essere opportuno ai tempi di Napoleone I, ma dubita che lo sarebbe ora. Aggiunge che, in relazione all'aumentata potenza dell 'artiglieria,

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ed alla efficacia dei nuovi esplosivi, le navi costituenti dette flottiglie dovrebbero essere corazzate, e quindi il loro costo sarebbe certo tale da superare quello di buon numero di potenti opere. Il generale Besozzi, accennato alla circostanza che l'attuale discussione si deve restringere al solo Sempione, insiste sulla minaccia che su colonne procedenti per l'alto Rodano, potrebbe essere esercitata coll'impiego delle nostre riserve pel passo del Gran S. Bernardo, e ne deduce la possibilità di trovare per la difesa del Sempione una soluzione che consenta impiego di forze limitate e pur limitate spese di fortificazioni. Il generale Saletta osserva che quando la situazione fosse per indicarlo, l'impiego delle riserve pel Gran S. Bernardo sarebbe pur sempre possibile, anche se sbarrato il Sempione. Il generale Pelloux, riferendosi al concetto espresso dal comandante il II corpo di armata, tiene a porre in sodo che scopo dello sbarramento della linea del Sempione deve essere quello di acquistar tempo. Il generale Saletta legge un promemoria relativo alla sistemazione difensiva del Gran S. Bernardo. In esso, accennato che la comunicazione del Gran S. Bernardo, destinata a diventare rotabile anche in territorio italiano, va sbarrata, specialmente quando sarà attuato lo sbarramento avanzato di Prè S. Didier, affema che si potrebbero seguire du e vie: 1° occupare la posizione di Tete di Crévacol, atta a battere efficacissimamente la rotabile a monte di Prà di Parco, sussidiando l'opera da costruirsi con interruzioni ed una tagliata; 'l' occupare lo sprone prativo che si trova al di sopra del bosco di Lanche, sulla pendice settentrionale della Gran Testa a sud-ovest di Eutroubles con un opera sussidiata da interruzioni e da una tagliata. Nota che la posizione di Tète di Crévacol sarebbe troppo addossata al confine; preferibile parrebbe invece quella più arretrata di bosco di · Lanche, che pur consentirebbe un tiro efficace sulla costruenda rotabile fino oltre i risvolti a nord di S. Rhémy. Anche per questa posizione però sarebbe necessario ricorrere a casamatte metalliche per evitare i danni provenienti da posizioni difficilmente accessibili e dominanti: L'opera dovrebbe essere armata con 6 cannoni da 15. Il generale Pelloux concorda nel ritenere preferibile lo sbarramento più arretrato. Invitata da S.A.R. il Presidente, la Commissione concreta come segue le sue risposte: Al quesito 2ft . - La Commissione ritiene che gli apprestamenti difensivi necessari tanto per assicurare lo sbocco sud della gran galleria del Sempione, quanto per opporsi ad eventuali operazioni lungo la linea co-


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stituita dalla rotabile e dalla nuovaferrovia, siano: una piccola tagliata ad ovest di !selle armata di artiglieria di piccolo calibro; interruzioni stradali sulla rotabile ad occidente della Tagliata; batterie per cannoni da 12 o da 15 in posizioni convenienti per battere la rotabile e lo sbocco della galleria; mine àll'estremità della Galleria ed al Ponte sulla Diveria; caserme difensive in posizioni acconce, per opporsi ad aggiramenti per i passi secondari prossimiori. Al quesito JJ: La Commissione riconosce la necessità di opporsi con difese permanenti alle provenienze della Svizzerapel passo del Gran S. Bernardo. Indica come opportuna all'uopo la posizione costituita dallo sprone prativo sopra il Bosco di Lanche sulla pendice settentrionale della Gran Testa a sud-ovest di Eutroubles, da armarsi con 6 cannoni da I 5 in casamatte metalliche . .......... ........................ .............. . (omissis) ............................................. .

SEDUTA DEL 7 GENNAIO 1899 ...... (pag. 50) ..... . Sono presenti tutti i membri della Commissione. Letti ed approvati i verbali delle sedute del 23 dicembre u.s., S.A.R. il Presidente pone in discussione il 1° dei quesiti relativi alla dislocazione iniziale di radunata delle truppe destinate alla difesa della frontiera nord-ovest così concepito: «La variante introdotta nel nuovo fascicolo di formazione di guerra e radunata del R. Esercito verso lafrontiera nord-ovest, e colla quale sono stati tolti rispettivamente dalla l" e dalla 'l' armata il VII e XI corpo per radunarli, a disposizione del Comando Supremo fra Alessandria e Tortona, risponde alle complesse esigenze della difesa della fron1iera nordovest e di una eventuale nostra offensiva?» ............ (omissis) ........... . li Generale Saletta ................. (omissis) .............. (pag. 51) .................. . Indica che solo dopo il 15° giorno l'inquadramento pei corpi, reparti e servizi alla frontiera sarà completo, dimostrando che, prima di tale epoca, in via generale, qualunque movimento delle grandi unità, sia pure quelle di 1a linea, non potrebbe che generare confusione, più grande sarebbe poi quest'inconveniente se le unità che si stanno radunando più indietro, soprattutto il VII e l'XI Corpo, venissero avviate dentro le valli alpine; giacchè, in questo caso, oltre che spezzare i legami gerarchici di detti corpi, s'andrebbe incontro a pericolosi frammischiamenti ed intralci nei servizi.


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Notato poi che le armate 1a e 2' non potrebbero contare sopra una riserva, se non dopo la completa costituzione delle divisioni 321 , 33", 34a e 35a, di milizia mobile, cioè al 13° giorno al più presto, (giacchè l'XI Corpo non sarà al completo nei suoi servizi che al 14° giorno, ed il VII al 18° giorno) rileva che in quel giorno saranno disponibili 12 divisioni, 8 permanenti in I" linea e 4 di milizia mobile in 2' linea; e siccome sono sei le grandi linee d'operazione che scavalcano la frontiera (dal P.S. Bernardo alla Cornice) si avrà la possibilità di avere sopra ognuna 2 divisioni, ciò che rappresenta la massima capacità che, come norma generale, è prudente di attribuire ad una rotabile di montagna, quando esi, sta la probabilità d'incontro col nemico. Indicate le ragioni che consigliano di seguire questa norma, deduce essere inutile, e forse dannoso, incolonnare sopra una di tali rotabili una forza superiore a due divisioni, salvo ad un'assoluta ed evidente necessità: tanto più trattandosi di unità, come le nostre di 2' linea, sprovviste di salmerie. Conclude quindi affermando che, dal momento che non si debbono fare spostamenti di grandi unità durante il periodo della mobilitazione; dal momento che l'impiego eventuale a spizzico del VII ed XI Corpo condurrebbe a conseguenze deplorevoli; dal momento che tali corpi sono disponibili dopo le divisioni di milizia e che queste sono da considerarsi come sufficienti allo scopo difensivo, tenuto conto della capacità delle rotabili da montagna, non v'ha ragione che detti corpi debbano far parte della 13 e della 2a armata. Notato poscia che l'esercito francese, soltanto al 12° giorno sarà in grado d'intraprendere un'offensiva strategica contro di noi, osserva che a quest'epoca si avranno raccolti sufficienti indizi per decidere sulla via da tenere, da parte nostra; e se occorreranno allora spostamenti nella dislocazione del VII ed XI Corpo, si avrà agio sufficiente per compierli per via ordinaria, od anche per ferrovia. Accenna poscia che la dislocazione iniziale ad Alessandria e dintorni di detti corpi d'armata, anzichè ad Alba e Bra, Ceva e Mondovì, com'era prima, è dovuta a molte ragioni, di cui alcune di carattere logistico ed altre di carattere strategico. Indica fra le prime la necessità di avere sulle direttrici di marcia che dal fronte degli sbocchi alpini portano al fronte Piacenza-Milano (le quali sono otto), una tal quantità di truppe che gli spostamenti innanzi od all'indietro riescano agevoli e senza ingombri, e dimostra che, col mantenere il VII e l'XI Corpo a Bra-Alba e Ceva-Mondovì, incastrati fra quelli di l3 linea, questa condizione non sarebbe soddisfatta. Dimostra pure che Alessandria e dintorni è strategicamente più vantaggiosa di Bra-Alba e Mondovì Ceva per la dislocazione iniziale di detti corpi, giacchè permette di accorrere con ugual facilità ed in tempo


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sui vari tratti di frontiera, senza intralciare le retrovie dei corpi di I·' linea, con una marcia diretta e con direzione strategica opportuna. Rispetto agli sbocchi della parte centrale della frontiera occidentale di V. Stura a V. Dora Riparia, la dislocazione di Bra Alba potrebbe parere più vantaggiosa, perchè minore riuscirebbe la distanza da superarsi dalle riserve; ma a questo vantaggio farebbe contrapposto il difetto di avere le riserve stesse troppo addossate agli sbocchi delle va11i, per cui verrebbe loro a mancare sufficiente spazio di manovra. Osserva poi che il Comando Supremo dell'esercito funzionerà presumibilmente vari giorni prima che i Corpi d'armata VH e XI siano costituiti; esso pertanto, prendendo consiglio dalla situazione, avrà in allora emanati gli ordini per l'impiego di quei due corpi; cosicchè può ritenersi non necessario stabilire a priori come dovrà avvenire tale impiego; nota solo che la prudenza consiglia di tenerli riuniti come riserva, non essen'dovi esempio di un esercito che sia riuscito vittorioso, senza aver riserva; nel caso particolare poi del nostro esercito, schierato tutto lungo la frontiera, senza possibilità di spostamenti laterali, capace quindi solo di una resistenza frontale, la necessità di una riserva risulta ancora più manifesta, per poter portare in prima linea maggiori forze, là dove si sarà per decidere di eseguire eventualmente l'offensiva strategica. Esprime il dubbio che ciò sia possibile di ottenere, in tempo opportuno e con forze sufficienti, se quei due corpi d'armata fossero assegnati alle armate ed i comandanti delle medesime vi avessero fatto assegnamento per le operazioni di difesa nei loro studi del tempo di pace. Secondo il generale Saletta sarebbe ora solo da affermare la necessità di una riserva, ogni altra deliberazione in proposito, entrerebbe, a suo avviso, nel campo d'azione del Comando Supremo, e sarebbe quindi per Io meno prematura. A preferenza di tale argomento egli stima che gioverebbe esaminare altre questioni, che interesserebbe di risolvere perrendere completa la preparazione dell'esercito e possibile un'eventuale offensiva; questioni che egli crede di dover accennare, e sono: 1a sistemazione dell'assetto difensivo della frontiera; ' 2• riorganizzazione dei gruppi mobili d'assedio, onde aver la possibilità d'intraprendere al più presto, e con mezzi potenti, l'attacco delle opere di fortificazione d'oltre frontiera; 3a aumento delle salmerie, se non per tutti, almeno per qualcheduno dei corpi d'armata di frontiera, allo scopo di rendersi indipendenti dalle rotabili, più di quel pochissimo che consentono i mezzi attuali; 4a miglioramento di tutta la nostra artiglieria da montagna, da campagna e da assedio per poter lottare contro quelle dell'avversario; 5" miglioramento nelle misure di difesa delle nostre coste assicurandoci un più efficace concorso della marina militare.


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Accenna poi che, oltre a queste, altre questioni, la cui soluzione non converrebbe più a lungo differire, gioverebbero alla preparazione dell'esercito, la provvista di materiale ferroviario campale per Ja brigata ferrovieri; la sistemazione difensiva delle piazze interne nella valle del Po e delle grandi città marittime, l'aumento del personale dell'artiglieria da fortezza ecc. ed in altro campo, la convenienza di far funzionare fin dal tempo di pace i Comandi d'armata; la necessità di accordi colla marina da guerra nostra e con quella delle potenze alleate, ecc. Conclude che i quesiti posti alla Commissione speciale dal Ministero riflettono soltanto poche delle tante complesse quistioni che attendono una soluzione senza della quale la preparazione dell'esercito, sia per una guerra difensiva, sia per una guerra offensiva non può dirsi completa. Il generale Pelloux Leone ritiene che il provvedimento di togliere i Corpi d'armata VII e XI dalla dipendenza dei Comandi d'armata sia stato determinato dal timore che questi avessero a farne un impiego prematuro. Il generale Saletta nota che la dislocazione di radunata attualmente previ-sta pei due corpi d'armata VII e XI, renderebbe più facile e più celere lo spostamento dei medesimi verso l'estrema destra nostra, qualora una minaccia si manifestasse per la linea del Sempione. Aggiunge come un 'azione da parte della Francia per quella linea non sia da escludersi. Legge, a tal proposito, una memoria confidenziale compilata dal Ministro degli Ested, nella quale, trattando della neutralità dei distretti settentrionali della Savoia e delle convenzioni internazionali che la reggono, è persino ammessa la possibilità che la Francia, fondandosi sulla lettera dell'art. 8 del trattato di Vienna del 1815, si arroghi il diritto di passaggio il Va/lese. li generale Pelloux Luigi , riterrebbe assai probabile una azione francese per la linea del Sempione nel caso di guerra localizzata fra Italia e Francia; aggiunge però che, ammessa siffatta eventualità, nessun provvedimento da pare nostra varrebbe a controbilanciare la partita, dati i rapporti di forza fra i due eserciti ed i mezzi notevolmente superiori di cui dispone la Francia. Non crede invece probabile che nelle condizioni politiche attuali la Francia possa essere indotta a tentare serie operazioni pel Sempione; osserva che in ogni caso tale operazione esigerebbe un non breve periodo di preparazione che permetterebbe a noi di premunirci. Esprime perciò avviso che si possa fare astrazione da tale eventualità. Il generale Mirri si associa a questi concetti. Il generale Saletta ritiene che la Francia, colla potente preparazio-


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ne difensiva ai nodi delle valli che l'assicurano contro eventuali nostre offensive su tutte le grandi linee attraverso alla frontiera alpina, è in grado, sempre che lo voglia, di tentare un'operazione per il Sempione; ne trae motivo per ritenere che l'operazione non sia da escludere. Considera alte sì più opportuna pei Corpi d'armata VII ed XI la dislocazione arretrata, per sottrarli ad una possibile sorpresa durante la mobilitazione, per poterli di poi concentrare sul punto minacciato, e non correre il rischio di doverli far entrare in azioni divisi. .............................. ................ (omissis) ................................................ . Dopo breve discussione ... , viene determinato di rimandare ogni decisione alla prossima seduta. .......... ... ....... ... .......... .. ........... (omissis) ................................................ .

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Allegato n. 17 (*)

MINISTERO DELLA GUERRA Commissione Suprema dello Stato istituita con i Regi Decreti 331 del 19.7.1899 e 381 dell'8.1I.1900 Verbali delle sedute tenute nel dicembre 1900 (stralcio)

SEDUTA DEL 18 DICEMBRE 1900

.... (pag. 21) S.A.R. il Presidente (S.A.R. Tommaso di Savoia) apre la discussione sul quesito 13, concernente la Val Toce, così concepito: "l JJ Tenuta presente la deliberazione della Commissione speciale nominata con dispaccio 21 novembre 1898 n. 7492, riflettente la linea di operazione del Sempione (pag. 33 dei verbali): "a) sono da mantenere i concetti, che per la sistemazione a difesa del territorio a ponente del Lago Maggiore, enunciava il Comitato di stato maggior generale negli anni 1881-82, concetti che si concretavano nella creazione di un campo trincerato a Gravellona?" "b) in caso contrario, tale sistemazione è da basarsi sulle semplici'interruzioni stradali esistenti, opportunamente completate, oppure sono da attuarsi altri provvedimenti, ed in questo caso, a quali concetti debbono i medesimi essere informati?" Il generale Saletta espone come le provenienze dalla Svizzera si possano raccogliere in tre gruppi, che dal Vallese, dalla regione prossima al S. Gottardo e dall'Engadina conducono rispettivamente sulla destra del Ticino, nella zona tra i due laghi Maggiore e di Como e nella Valtellina. Ricorda che circa l'opportunità di sbarrare le strade del gruppo occidentale (Gran S. Bernardo e Sempione) già si è pronunciata favorevolmente la Commissione speciale presieduta da S.A.R. il Principe di Napoli nel 1898, e sono in progetto le opere da erigersi all'uopo in Val di Vedro; accenna alla scopo che la Commissione speciale aveva assegna(*) AUSSME, Rep. F-9; busta 1


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to a queste opere, quello essenzialmente di proteggere lo sbocco in territorio italiano della galleria, vicinissimo al confine Svizzero, da un colpo di mano, e rileva poi come .lo sbarramento di Val di Vedro intercetti, naturalmente, anche la rotabile, che proviene dal Sempione. Aggiunge che per completare lo sbarramento di questa linea di operazione, occorre ancora precludere all'invasione la Val Toce. Osserva che in questa, a valle dello sbarramento progettato in Val di Vedro, immettono: la rotabile di Val Antigorio che raccoglie Ie mulattiere del Gries Pass e di S. Giacomo, le quali, provenendo rispettivamente dalle vicinanze delle località di sbocco nel Vallese delle rotabili del Grimsel, del Furka e da Airolo, ai piedi del S. Gottardo, possono dar passo ad un notevole nucleo di truppe; la rotabile di prossima apertura Locarno-01gia S. Maria Maggiore-Domodossola; infine quella Bellinzona Cannobbio,, che raggiunge la Toce a Gravellona. Ricorda come, anche prima del 1882, sia stata enunciata l'idea di sbarrare la Val Toce con una piazza a G ravellona; ma dichiara tale soluzione non sembrargli rispondente allo scopo, nè sotto il punto di vista strategico, nè sotto quello tecnico. Invero, strategicamente, non impedirebbe l'attacco dello sbarramento di Val di Vedro, e di quello eventualmente predisposto nell'alta Val Toce ; tecnicamente, richiederebbe un numero rilevante di opere nelle tre posizioni di Tellia, di Omegna e di Feriolo, le quali, potendo venire controbbattute da numerose artigliere, dovrebbero essere casamattate e perciò richiederebbero spesa rilevante; infine perchè esiste davanti ad una delle posizioni da occuparsi (Feriolo) un vasto angolo morto, prodotto dal M. Orfano, e le altre due (Tellia ed Omegna) mancano dei caratteri, che si esigono per una.forte occupazione con batterie permanenti. Ciò premesso, egli è d'avviso, ch'e convenga sbarrare separatamente le rotabili e che all'uopo siano sufficienti opere campali sulle buone posizioni di Pontemalio e Montecretese in Val Antigorio, e interruzioni stradali, protette possibilmente da piccole opere in ca'verna, tanto sulla rotabile Locarno-Olgia-S. Maria Maggiore Domodossola, quanto su quella da Locarno per Cannobbio a Pallanza e Gravellona. ' Opina poi essere conveniente conservare il possesso dell'altopiano di S. Maria Maggiore, dal quale si può agire tanto verso il lago e verso Val Toce, quanto verso il territorio svizzero; e perciò essere utile preparare interruzioni non solo ad occidente di S. Maria, dove la valle è assai ristretta, ma anche ad oriente, dove pure si riscontrano posizioni opportune. Crede infine che debbano conservarsi le interruzioni, ora predisposte, sulla strada di Val Cannobbina. Il generale Besozzi ritiene che lo sbarramento della linea del Sem-


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pione richieda maggiore efficacia, di quella consentita dal progetto attuale. Riferisce che la Commissione incaricata degli studi sul posto, ha riconosciuto, ed egli ha poi personalmente constatato, che la proposta batteria di Alpe Cortiggio, è dominata, a piccola distanza, da Prato Grande cui si accede da !selle e da Osone per buone mulattiere, che non sarebbero battute dalla batteria, ed inoltre dall'altopiano di Trasquera, al quale batterie da campagna dell'avversario potrebbero giungere senza lavori di grande entità. Egli esprime quindi l'avviso che, per battere lo sbocco della galleria, si dovrebbe occupare, presso il fondo valle, una posizione sul monticulo artificiale formato dai detriti del grande scavo, opportunamente sistemati. Ma per sbarrare efficacemente la valle Diveria e la valle Antigorio ad un tempo, egli ritiene indispensabile occupare lo sprone montano di Monte Culmine, che si interpone tra Val Cairasca, Val Diveria e Val Toce e precisamente Alpe Genuina (a q. 1699), d'onde si infila la strada del Sempione fino a 7000 metri di distanza e si batte efficacemente l'altopiano di Trasquera. Una batteria completamente ad Alpe Chencio, servirebbe a battere verso Val Toce. Questo sistema, completato colle interruzioni di Val Melezza e lungo il lago, cui ha accennato il Capo di stato maggiore dell'esercito, soddisferebbe, a suo parere, al compito di una difesa, che al principio delle ostilità dovrebbe fare assegnamento su deboli forze da raccogliersi nel piano di Domodossola. Il generale Saletta ripete che la progettata sistemazione difensiva di Val di Vedro ha per base il concetto restrittivo dì mantenere il possesso dello sbocco della galleria, ed in tali limiti, egli ritiene sia rispondente allo scopo, malgrado gli inconvenienti segnalati dal generale Besozzi. A questo proposito osserva che alle posizioni minacciose si accede solamente per mulattiere: ed aggiunge che l'occupazione proposta di Monte Culmine riuscirebbe costosissima, a motivo dei lavori stradali di ampio sviluppo che rich)ederebbe, mentre non risponderebbe in modo efficace allo scopo, data.la grande distanza, 7000 metri dallo sbocco della galleria: cosa del resto ammessa anche dal generale Besozzi, il quale, per battere lo sbocco di questa, vorrebbe un'altra opera sul monticulo artificiale dei detriti in fondo alla valle, con che il compito della occupazione di Monte Culmine sarebbe quello di un più efficace sbarramento della Valle Diveria. Egli come Capo di stato maggiore dell'esercito, non potrebbe non accogliere con favore la proposta di sbarrare potentemente la linea del Sempione, di cui è nota l'importanza strategica, tanto più attesa la scar. sa garanzia fornita dalla neutralità svizzera, ormai di dubbio valore, se-


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·LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

condo i più, in caso di guerra europea, e controversa nel caso particolare del Vallese, a motivo del diritto di passaggio che la Francia pare arrogarsi, quale erede dei diritti del Re di Sardegna. Ma ritiene che in tal caso la Commissione dovrebbe indicare esplicitamente, se intende sia

conservato il concetto più ristretto precedentemente stabilito, od estenderlo in modo da ottenere un vero sbarramento della valle; nota che, in questa ipotesi, lo sbarramento andrebbe studiato con più larghi criteri, e in modo da rispondere meglio alle esigenze della difesa, di quel che sembri rispondervi l'occupazione dell'elevato sperone di Monte Culmine. Il generale Ferrero rileva la grande importanza della linea del Sempione, siccome quella che tende a girare tutte le nostre difese fronte ad ovest, ed il cui possesso costituirebbe obbiettivo capitale per una invasione movente dalla Francia e dal Vallese. Perduta detta linea, la difesa sarebbe costretta a ripiegare sul Ticino, che copre Milano, il principale obbiettivo forse di tutta una campagna. Un campo trincerato a Gravellona, come era stato proposto, sarebbe troppo avanzato ed immobilizzerebbe truppe, che correrebbero il rischio di vedersi preclusa la ritirata sul Ticino. Egli crede preferibile, quale assetto difensivo della regione, quello indicato dal Capo di stato maggiore dell'esercito. Aggiunge però che fortificazioni all'uscita del Ticino dal Lago Maggiore, a guisa di doppia testa di ponte, avrebbero per effetto di arrestare lo sbocco dell'invasore dalla valle della Toce, mentre una flottiglia corazzata sul lago Maggiore assicurerebbe le comunicazioni che corrono lungo le rive del lago, e di questa flottiglia caldeggia la costituzione, non solo per il lago Maggiore, ma anche per quelli di Como e di Garda. Una testa di ponte a doppio fronte all'uscita del Ticino al lago, avrebbe, a suo avviso, anche una efficace azione contro colonne scendenti dal Gottardo verso Milano, assicurando così il vantaggio della manovra per linee interne, e permetterebbe altresì al difensore la raccolta in località più arretrata, consigliabile allorchè si ha di fronte un avversario procedente per più linee d'operazione. Il generale Besozzi fa notare che fino a quando si mantenga il possesso del Gran S. Bernardo, si può, sboccando offensivamente, paralizzare qualsiasi azione dell'avversario lungo la linea del Sempione. Insiste però nel suo concetto, che lo sbarramento di detta linea, come sarebbe da costituirsi secondo i concetti stabiliti nel 1898, non è sufficiente allo scopo. Il generale Luigi Pelloux nota il carattere restrittivo della deliberazione della Commissione speciale del 1898, ed accenna alla vastità che avrebbe il problema, ove si considereasse il caso di una guerra contro la


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Svizzera, o avanguardia o alleata di altra potenza. Il generale Ferrero rileva tutta l'importanza di questo argomento. Egli si è limitato all'esame del problema enunciato col quesito 13°ed aggiunge che ove fosse da considerare quello di una guerra contro la

Francia e la Svizzera alleate, non sarebbero per avventura sufficienti tutte le nostre forze mobili a proteggere l'integrità del territorio nazionale. Il generale Saletta osserva che non essendo da ammettere che la Svizzera possa prendere da sola e subito l'offensiva strategica, l'eventualità indicata dal generale Ferrero non potrebbe coglierci all'improvviso; nota però non doversi lasciare affatto indifesa la frontiera del nord, almeno per quanto è fattib ile. Il generale Leone Pelloux si associa alla proposta fatta dal generale Ferrero, perchè vengano costituite delle flottiglie sui laghi prealpi, mettendo in evidenza tutto l'utile che ne verrebbe alla difesa del territorio nazionale. Invitata da S.A.R. il Presidente, la Commissione formula, come segue, la risposta al quesito 13°, relativo alla Val Toce. La Commissione, cori/erma la deliberazione della Commissione speciale del 1898 in ordine alla difesa della linea di operazione dei Sempione, e ritiene che la sistemazione a difesa della rimanente regione, a ponente del lago Maggiore, debba ottenersi con semplici interruzioni stradali, opportunamente completate. S.A.R. il Presidente apre la discussione sul quesito 14°, riguardante la frontiera fra lago Maggiore e lago di Como, così concepito: «J 4' - Date le peculiari condizioni del territorio di frontiera fra il lago Maggiore e quello di Como, è consigliabile di provvedere con opere permanenti alla sua sistemazione a difèsa, oppure è prejèribile riservare la difesa di quella zona all'azione delle truppe mobili?» Il generale Saletta accenna alle infelici condizioni che, sotto il punto di vista della difesa, presenta la frontiera tra il lago Maggiore e il lago di Como, attraversata da ben 6 strade rotabili indipendenti, da 2 ferrovie e da numerose carrarecce. Ricorda come, fin dal 1862,°l'antica Commissione permanente di difesa avesse proposta l'erezione di un campo trincerato a Varese, riconosciuto però insufficiente dalla Commissione stessa proponente. Nota come il modo migliore per provvedere alla difesa di quella regione, anche per unanime consenso di quanti si occuparono della materia, sia l'occupazione di Monte Ceneri, dal quale si intercettano la rotabile e la ferrovia provenienti da Bellinzona, che trovano proseguimento nel fascio stradale che si svolge poi nel varesotto e nel comasco, ed anche la rotabile Bellinzona-Locarno, che collega il fascio stradale


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'LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVI ZZERA"

fra i due laghi a quello che si svolge ad ovest del lago Maggiore. Osserva come, date le condizioni della nostra mobilitazione, rispetto a quella svizzera e considerata la particolare costituzione della thalweheren, tale occupazione potrebbe anche non essere attuabile, e ne deduce la necessità di prevedere il caso di dover fare una difesa più arretrata. Dimostra come tale difesa sarebbe possibile sul fronte Cassano Valcuvia-Ghirla, dove le strade attraversanti il varesotto si ravvicinano tra di loro fino a soli 5 chilometri, purchè si interrompano, nel nostro territorio, la ferrovia di Luino e la strada Ponte Tresa-Lavena, lungo il lago di Lugano, e si riesca ad interrompere, in territorio svizzero, il ponte ferroviario e rotabile di Melide, d'onda si irradia il fascio comasco. Aggiunge essere in ogni modo assolutamente impossibile, a suo avviso, a meno di ricorrere a spese esorbitanti, il provvedere diversamente éhe con truppe mobili, alla difesa della regione in questione. Tutti i m embri della Commissione si associano pienamente al parere espresso dal Capo di stato maggiore dell'esercito. Invitata da S.A.R. il Presidente, la Commissione concreta, nei termini seguenti, la risposta al quesito 14°: La Commissione ritiene che la difesa del territorio difrontiera,fra il lago Maggiore e quello di Como, sia da riservare all'azione delle truppe rrzobili. S.A.R. il Presidente pone in discussione il quesito 15°, riflettente la valle dell'Adda, così concepito: «J :l' - Tenute presenti le deliberazioni della Commissione speciale nominata con dispaccio ministeriale 17 marzo J899, n. 1770 (pag. 8 dei verbali), riflettenti la sistemazione a difesa dell'alta Valle dell'Adda, a quali concetti dovrebbero essere informati i provvedimenti da prendersi per completare la sistemazione stessa contro minaccie provenienti dalla Svizzera per le rotabili dello Spluga e del Maloggia, o dall'alta valle stessa dell'Adda?» Il generale Saletta, accenna all'antico progetto di sbarrare a Fuentes ed all'Aprica tutte le rotabili che provengono dalla Svizzera e dall'Austria, dallo Spluga allo Stelvio, e cioè quello dello Spluga, del Maloia, del Bernina e dello Stelvio, alle quali è ora da aggiungere la nuova strada IV Cantoniera-S.Maria-Ofener Pass-Zernetz; ricorda come il Comitato di stato _maggiore generale, nel 1882, avesse deliberato di soprassedere alla costruzione di opere a Fuentes, facendo assegnamento sulla facilità di interrompere la strada lungo il lago di Como. Egli nota come un'opera a Fuentes, efficace verso val Mera, da dove potrebbe essere controbattuta solo da distanza superiore ai 7000 metri, a motivo della stretta di Mezzola, il cui fondo, tutto occupato dal lago omoni-


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mo, non consente di avanzare che per la rotabile, sarebbe invece di scarsissimo valore verso l'alto Adda, da dove potrebbe essere controbattuta da numerose batterie, senza pure il il vantaggio del dominio. Per conseguenza tale opera dovrebbe essere corazzata, e perciò esigerebbe una spesa non lieve, non in relazione collo scopo da raggiungere, nè colle nostre condizioni finanziarie, ed esprime quindi l'avviso che convenga, al più, eseguire spianamenti e strade d'accesso aJla Rocca di Fuentes, per occuparla, al bisogno, con artiglieria di medio calibro e fare assegnamento sulle interruzioni lungo il lago, completate, ove sia possibile con una piccola opera in caverna. Riferendosi poi alle deliberazioni della Commissione speciale del 1899, ricorda essersi ammesso che alla difesa dell'Alta Valtellina dovessero concorrere truppe mobili da Edolo, ed essersi perciò deliberato che, ad agevolare aile medesime tale azione, si ritenevano sufficienti, oltre l'occupazione della posizione delle Motte presso Bormio con un'opera, "dei semplici spianamenti per l'artiglieria da campagna di dette truppe, in posizioni opportune per battere il fondo di valle d'Adda, preparando l'accesso agli spianamenti stessi dalla rotabile dell'Aprica". Prosegue indicando le posizioni di Belvedere, del Pomo e dei Corradini come rispondenti ai concetti sovraespressi, ed aggiunge che, dovendosi ora tener conto delle provenienze della Svizzera per la strada del Bernina, sarebbe opportuno occupare la posizione dei Corradini, che ha azione diretta sulla valle di Poschiavo, predisponendo per armarla con artiglieria di medio calibro. Il generale Leone Pelloux ritiene altresì che la posizione dei Corradini sia la meglio rispondente allo scopo; nota però che il terreno vi è assai franoso ed aggiunge che di ciò si dovranno preoccupare coloro che saranno incaricati dello studio dell'opera e della esecuzione dei lavori. Tutti i membri della Commissione si associano a tale parere. Il generale Saletta espone alcune considerazioni sulla piccola e lontana conca di Livigno sita sul versante svizzero, e solo collegata al territorio nazionale con mulattiere e sentieri, la quale, percorsa da una carrareccia che unisce la strada del Bernina con quella dell'Ofener, comunica direttamente, per il facile e breve passo mulattiero della Cassana, coll'imbocco della valle che conduce all'importante colle della Scaletta, e nota come, specialmente nel caso di una nostra offensiva, tale conca, occupata in tempo con truppe avanzate, consentirebbe alle medesime di esercitare una minaccia abbastanza seria sul Bernina, perchè in misura sia di prendere alle spalle la posizione della Rosa che lo copre da sud, sia di cadere su Zernetz.


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"LE RELAZION I MILITARI TRA ITA LIA E SVIZZERA"

Aggiunge però che questi vantaggi potrebbero esserci assicural i, solo quando fosse resa rotabile la comunicazione del passo di Foscagno, che vi conduce da Bormio ed è ora carrareccia soltanto fino a Semogo, perchè ciò consentirebbe rapidamente nella conca stessa truppe

sufficienti e di provvedere al loro vettovagliamento. Il generale Leone Pelloux rileva che la conca di Livigno può costituire una posizione avanzatissima, vera sentinella perduta; ma consente abbia un valore non trascurabile nel caso di offensiva. Invitata da S.A.R. il Presidente, la Commissione formula, come segue, la risposta al quesito 15°: La Commissione ritiene che per completare l'assetto difensivo della Valle dell'Adda contro minaccie provenienti dalla Svizzera, siano da seguire i seguenti crUeri: a) ,interdire la rotabile lungo il lago, sia con efficaci interruzioni, sia preparando sulla rocca di Fuentes spianamenti, da armare al momento del bisogno; b) mantenere i deliberati della Commissione speciale del I 899, in quanto riguardano i provvedimenti relativi all'alta valle e modifìcarli nella parte concernente le predisposizioni da prendersi lungo la strada dell'Aprica, onde ottenere non solo di battere i/fondo della Valle d'Adda, ma di estendere l'azione delle medesime alla valle di Poschiavo. Il generale Luigi Pelloux riterrebbe opportuno che il Ministero della guerra comunicasse alla Commissione suprema, ad ogni convocazione, le decisioni prese relativamente alle quistioni sottoposte alla medesima nelle riunioni precedenti; crede ciò necessario, onde la Commissione stessa conosca, nel modo e nella misura, come vengano attuate le sue deliberazioni. Fa analoga proposta formale, che è ammessa ad unanimità. I

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Allegato n. 18 (*)

COMANDO DEL CORPO DI STATO MAGGIORE RIPARTO OPERAZIONI UFFICIO SCACCHIERE OCCIDENTALE

N. 105

Roma, addì 20 maggio 1897

Oggetto: Neutralità dell'Alta Savoia.

A S.E. il Ministro della Guerra (segretario generale)

Roma

Negli studi che si fanno presso questo Comando intorno alle possibili operazioni di guerra attraverso la nostra frontiera Nord-Ovest si presenta naturalmente la questione della neutralità dell'Alta Savoia: questione di notevole importanza, giacchè dal diverso apprezzamento di essa possono derivare modificazioni di qualche valore al nostro piano di radunata e ai nostri progetti di operazioni. Già fin dal 1881 la questione venne in parte trattata fra questo Comando e cotesto Superiore Dicastero, ed è a ricordarsi, fra la corrispondenza di quell'anno, il dispaccio ministeriale del 18 luglio n. 89 bis (Segretariato Generale), nel quale è riportato incidentalmente il parere del ministro degli esteri di quell'epoca, così espresso: "non sarebbe troppo savio fidarsi di una clausola (relativa alla neutralizzazione dell'Alta Savoia) la quale, data la remota ipotesi di un conflitto fra la Francia e l'Italia, avrebbe praticamente un valore assai problematico". Ma dopo il 1881 altri fatti sono avvenuti, dei quali è forse il caso di tener conto, ed è perciò che mi onoro tornare sull'argomento. La neutralizzazione dell'alta Savoia, sancita nel 1815 dal Congresso di Vienna e garantita dalle potenze firmatarie della pace di quell'anno, non dette luogo a controversie notevol i fino all'anno 1860, cioè fino alla cessione di quella regione alla Francia. Solo è da notarsi che in (*) AUSSM E Rep. RR·42; busta 1897


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"Lf. RELAZIONI MILITARI TRA ITA LIA E, SVI ZZERA"

questo lungo periodo di tempo la Svizzera ripetutamente volle far risultare che essa considerava l'occupazione con proprie truppe della zona neutra, in caso di guerra fra potenze confinanti con la confederazione Elvetica, quale un beneficio per quella regione, quale un suo diritto da

esercitarsi a suo criterio e non come un suo obbligo. In verità non sembra che questo giudizio sia quello che meglio corrisponda alle intenzioni delle potenze firmatarie della pace di Vienna. Il Re di Sardegna proponendo la neutralizzazione della Savoia intendeva affidare ad altri la difesa di quella regione contro le mire conquistatrici della Francia limitando in pari tempo a questa gli accessi alle province cisalpine del suo stato. L'Austria, accettando il progetto, intendeva specialmente sbarrare alla Francia la linea del Sempione, per la quale questa potenza poteva minacciare i suoi possedimenti in Lombardia.,Gli altri Stati trovarono opportuno aderire al progetto del Re di Sardegna sia per rendere più difficili future lotte fra la Francia e l'Austria, sia per dare una mezza soddisfazione alla Confederazione Elvetica, che agognava all'incorporazione effettiva del Chiablese e del Faucigny e di un determinato territorio attorno a Ginevra. Non si comprende come il principale intendimento delle potenze , quello cioè d'interporre una specie di cuscinetto fra la Francia e l'Austria, potesse essere raggiunto senza l'obbligo per la Svizzera di occupare militarmente la zona allo scoppiare delle ostilità. Che la Svizzera non voglia considerare questa occupazione come un obbligo, oltre che dalle numerose note diplomatiche, fu dimostrato dalla sua azione passiva nel 1859, quando, scoppiata la guerra fra l'Italia e l'Austria, la Francia trasportò parte delle sue truppe in Italia attraversando la zona neutrale sulla linea ferroviaria Culoz-Chambery. La Svizzera in tale circostanza non solo non occupò la zona neutralizzata, ma permise il transito delle truppe francesi, dichiarando che con tale concessione riteneva uniformarsi allo spirito dei trattati del 1815, in quanto che questi avevano determinata la ne\ltralizzazione della Savoia settentrionale allo scopo di interdire alla Francia la strada del Sempione e non avevano inteso di limitarle in alcun modo il diritto di valersi di quella del Cenisio, di cui la ferrovia Culoz-Chambery doveva considerarsi sussidiaria. L'Austria, che aveva sollevato qualche obiezione, finì per tenersi paga di queste giustificazioni alquant0 speciose. Le altre potenze garanti la neutralità della Savoia non fecero rimostranze di sorta. Questo precedente è di capitale importanza specialmente dopo l'apertura della grande rotabile del Piccolo S. Bernardo, in quanto chè fa prevedere che nè la Svizzera nè le altre potenze faranno opposizione, in caso di un conflitto tra l'Italia e la Francia, ai movimenti delle truJ)pe


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francesi attraverso la zona neutra tendenti alla concentrazione di queste sul trattato di frontiera compreso fra il Colle della Seigne ed il Colle del Piccolo S. Bernardo, potendosi tutte le comunicazioni della detta zona considerare come sussidiarie della grande strada della Tarantasia. Resta però a vedersi se una eguale interpretazione dei trattati sarebbe fatta in favore dell'Italia, se cioè colonne secondarie potrebbero avanzare attraverso alla zona neutra in concorrenza con altre forze che manovrassero lungo la valle dell'lsère, senza che la Svizzera avesse a protestare. Altra circostanza in cui la Svizzera dimostrò l'intendimento di non voler considerare come un suo obbligo l'occupazione della Savoia in caso di guerra, fu il conflitto Franco-Prussiano del 1870/71. In tale circostanza la detta occupazione fu trattata fra Svizzera e Francia ma non ebbe luogo nonostante l'invito fattone dalle popolazioni della Savoia settentrionale alla Confederazione Elvetica. Questa si limitò ad affermare il suo diritto da esercitarsi in piena libertà di giudizio circa l'opportunità. Con la cessione della Savoia alla Francia la questione entrò in una nuova fase, l'articolo II del Trattato di Torino - 24 marzo 1860 - la contempla in modo esplicito, dichiarando che il Re di Sardegna cede le parti neutralizzate della Savoia alle condizioni nelle quali egli le possiede, lasciando all'imperatore dei Francesi la cura di intendersi su tale argomento, tanto con le potenze rappresentate al congresso di Vienna; quanto con la Svizzera, e di dar loro le garanzie che risultano dalle anteriori stipulazioni. Quì comincia il conflitto diplomatico, relativo alla questione, fra la Francia e la Svizzera. La Francia fin da principio si adoperò a restringere la zona neutra ed i diritti del governo federale Svizzero, e ciò è dimostrato chiaramente da varie note del ministro degli esteri francese Sig. Thouvenel, del 1860, e da altra nota del Duca di Grammont in data 25 luglio 1870. La stampa francese appoggiò apertamente l'intendimento del governo . Il Consiglio federale Svizzero dall'altra parte non tralasciò di cogliere tutte le occasioni che gli si presentarono per affermare i diritti conferitigli dal congresso di Vienna. Ma la questione rimane insoluta: la Francia non si curò di dare le garanzie accennate nel trattato di Torino e la Svizzera non riuscì ad ottenere la con vocazione di un congresso per definire in modo esplicito la cosa. Si giunse così al 1883, nel quale anno il ministro degli esteri francese, signor Ferry fece una importante dichiarazione, sulla quale è bene fermare l'attenzione. Fin dal 1875 era sorto il sospetto che la Francia stesse progettando lavori di fortificazione nella valle dell' Arve. Nel


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1883 si ebbe quasi la certezza che la Francia intendeva fortificare le alture prossime a Ginevra e che importanti lavori erano già eseguiti sul M. Vuache. La stampa svizzera alzò allora il grido di allarme, dimostrando che la Francia, fortificando la zona neutra, intendeva, in caso di guerra, violare la neutralità di questa e forse quella della Svizzera: la stampa germanica soffiava nel fuoco, ed il governo federale si trovò quasi forzato ad indirizzare al governo francese una nota di protesta in data 16 novembre 1883. La risposta non si fece attendere molto e fu tale da dare, per la prima volta, piena soddisfazione ai reclami della Svizzera. 11 Signor Jules Ferry, ministro degli affari esteri francese, il 14 dicembre dello stesso anno, scriveva all'ambasciatore di Francia in Svizzera: "Nous ne voyons aucune difficultè à faire connaitre qu'il n'entre pas dans nos ìntentions d'ètablir un ouvrage de fortification a M. Vuache, et que, dans les etudes pour la mobilisation, l'etat major français s'est attacchè à respecter complètement le territoire neutralisé". Questa dichiarazione che valse a calmare le preoccupazioni della Svizzera non sembra possa avere attualmente grande valore. Fatti posteriori smentirebbero le intenzioni della Francia accennate nella seconda parte della dichiarazion e stessa. Difatti nel 1892 il ministro della guerra Freycinet effettuò un viaggio-ricognizione nella alta Savoia allo scopo di studiare sopra luogo le misure da adottarsi per proteggere il territorio neutro in caso di un conflitto coll'Italia e con la Germania. Tali studi si riferivano all'apertura di nuovi tronchi ferroviari ed alla costruzione ed al miglioramento di vie ordinarie, coll'intento di realizzare condizioni opportune per portare rapidamente truppe francesi sui valichi della frontiera italiana. Miravano in pari tempo a preparare la difesa mobile della zona neutra, quale complemento delle difese permanenti stabilite dalla Svizzera al Gottardo ed a S. Maurìce per impedire l'unione dell'esercito nostro con quello tedesco attraverso il territorio svizzero. Quel viaggio e lo scopo per cui venne fatto non sollevarono alcuna obiezione in Svizzera, nè da parte del governo, nè da parte della stampa; anzi quest'ultima fu quasi unanime nel proclamare che il ministro della guerra francese aveva pieno diritto di andare a riconoscere le strade dell'alta Savoia, come quelle di qualunque altro dipartimento della Repubblica, e che invano i periodici germanici tentavano di approfittare di tale incidente per sollevare malintesi fra la Svizzera e la F rancia. Gli altri govern i, impegnati nelle stipulazioni del congresso di Vienna, mostrarono anche in questa occasione la solita indifferenza. 11 contegno della Svizzera, tanto diverso da quello tenuto nel 1883, derivava essenzialmente dal fatto che la confederazione stava trattando accordi commerciali con la Repubblica Francese, e l' interesse generale


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della Svizzera esigeva che non venissero urtate le suscettibilità della Francia. Rotte le trattative verso la fine del 1892, si verificò in Svizzera un brusco cambiamento, per effetto del quale la pubblica opinione e gli animi degli stessi governanti si volsero con nuova simpatia e fiducia verso la Germania e la triplice alleanza. Questi ultimi avvenimenti dimostrano quali siano gli intendimenti della Francia relativamente alla neutralità dell'alta Savoia e come la Svizzera sia inclinata ad esercitare i suoi diritti con criteri di completo opportunismo. Da quanto venne esposto si rileva che nel caso remoto di guerra tra l'Italia e la Francia questa potrebbe violare la neutralità dell'alta Savoia presumibilmente senza opposizione della Svizzera, ma non risulta a quali conseguenze andrebbe incontro l'Italia se prendesse essa l'iniziativa di questa violazione. Eppure sarebbe anche a noi di grande utilità e potrebbe forse essere anche necessario, in caso di guerra colla Francia, di non tener conto della clausola di neutralità dell'alta Savoia. Occorrerebbe quindi conoscere quale estensione nei suoi effetti potrebbe avere la violazione di quella clausola da parte nostra e specialmente se producendosi questo fatto potrebbe essere considerato senz'altro come "casus belli" e tale da provocare certamente atti di ostilità da parte della Svizzera. Riterrei perciò opportuno che su questo importante argomento fosse interpellato il Ministro degli Esteri per averne una norma nei dispositivi che si preparano presso questo Comando. li Capo di Stato Maggiore dell'Esercito


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·LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALI/\ E SVIZZERA"

Allegato n. 19 (")

R. MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI Roma, addì 31 dicembre 1898 N. di Protocollo 58969 - P 909 Oggetto: Neutralità dell'Alta Savoia.

A S.E. il Ministro della Guerra segretario generale div. S.M. Con note del 27 maggio 1897 e 25 novembre 1898, N. 3136 e 7584 codesto Ministero ha manifestato il desiderio di avere un parere sulle conseguenze cui si potrebbe andare incontro qualora, per talune eventualità di guerra, si dovesse da parte nostra violare la speciale condizione di neutralità fatta ai distretti settentrionali del!' Alta Savoia delle stipulazioni del 20 maggio e 20 novembre 1815. Il Marchese Visconti Venosta, al ricevere la prima di dette note, ordinò che fossero eseguiti sulla questione degli studi speciali, le cui conclusioni sono riassunte brevemente nella memoria confidenziale che Le accludo. Non possedendo questo Ministero_elementi di fatto in base ai quali esaminare il quesito dell'Eccellenza Vostra proposta, esso è considerato nella memoria dal punto di vista esclusivamente giuridico e in base agli elementi induttivi derivanti dalla applicazione della clausola di neutralità sancita dalle stipulazioni sopra menzionate. Non occorre che io richiami l'attenzione della Eccellenza Vostra sulla necessità.di evitare con cura ogni atto o disposizione che potesse far presumere in noi l'intenzione di prendere, in caso di guerra, l'iniziativa di una violazione della neutralità dell' Alta Savoia; e ciò, sia per l'interesse che abbiamo di vedere mantenute in vigore le stipulazioni del 1815, sia per evitare ogni motivo di possibile turbame nto delle rela.zioni cordiali che intercedono coi governi di Francia e Svizzera. Nel pregare l'Eccellenza Vostra di volermi segnare ricevuta di queAUSSME, Rep. RR-42; busta 1898


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sta comunicazione, La interesso ad inviarmi copia della seconda parte della pregevole memoria che, su questo stesso argomento, fu redatta per cura di codesto Ministero, e di cui la prima parte mi fu cortesemente trasmessa colla pregiata nota del 7 marzo 1894, N. 1521. FTO N. CANEVARO


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA•

Annesso all'allegato n. 19

NEUTRALITÀ DEI DISTRETTI SETTENTRIONALI DELLA SAVOIA MEMORIA CONFIDENZIALE Fondamento giuridico della neutralità dell'Alta Savoia.

I. - L'articolo VIII del trattato di Vienna del 20 maggio 1815, stabiliva la neutralità di una zona della Savoia, verso il confine elvetico, nei seguenti termini: «Les provinces du Chablais et du Faucigny, et tout le territoire de Savoie au nord d'Ugine, appartenant à S. M. le Roi de Sardeigne feront partie de la neutralité de la Suisse, telle qu'elle est reconnue et garanti e par toutes les puissances. En conséquence, toutes fois que les puissances voisines de la Suisse se trouve ront en état d'hostilités ouvertes ou imminentes, les troupes de S.M. le Roi de Sardaigne, qui pourraient se trouver dans ces provinces, se retireront et pourront à cet effet, passer par le Valais, si cela devient nécessaire; aucunes autres troupes armées d'aucune autre puissance ne pourront traverser, ni stationner, dans les provinces et territoires susdits, sauf celles que la Confédération Suisse jugerait à propos d'y placer; bien entendu que cet état de choses ne gene eo rien l'administration de ces pays, où les agents civils de S.M. le Roi de Sardaigne pourront aussi employer la garde municipale pour le maintien du bon ordre». La neutralità della Savoia ebbe una maggiore estensione, in occasiòne della restituzione alla Sardegna di quella parte della Savoia che il trattato di Vienna aveva ancora lasciato alla Francia. Il trattato di Parigi del 20 novembre 1815 contiene la seguente clausola nell'articolo III, 'l' alinea: «La neutralité de la Suisse sera étendue aux territorires qui se trouvent au nord d'une ligne à tirer depuis Ugine, y compris cette ville, au midi du lac d'Annecy, par Favergejusqu'à Lecheraine et de là au lacde Bourget jusqu'au Rhone, de la meme manière qu'elle a été étendue aux provinces de Chablais et de Faucigny per l'art. XCII de l'acte fìnal du Congrès de Vienne». Avvenuta la cessione della Savoia alla Francia, col trattato di Torino 24 marzo 1860, all'articolo Il si stabilirono le seguenti riserve riguardo alla neutralità dell'Alta Savoia:


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«Articolo Il. - Il est également entendu que S.M. le Roi de Sardaigne ne peut transférer les parties neutralisées de la Savoie qu'aux conditions auxquelles il !es posséde lui meme, et qu'il appartiendra à S.M. l'Empereur des Français de s'entendre, à ce sujet, tant avec !es puissances représentées au congrès de Vienne qu'avec la Confédération Helvétique, et de leur donner les garanties qui résultent des stipulations rappelèes dans le présent article». Non è in seguito intervenuto alcun atto diplomatico che abbia derogato o modificato in qualche guisa le stipulazioni relative alla neutralità dei distretti settentrionali della Savoia alle quali si è venuto accennando.

Il. - Dal 1815 al 1859 non si presentò mai occasione di applicare le stipulazioni del trattato di Vienna e di Parigi del 1815 sulla neutralità dell'Alta Savoia. Nel 1859, prima che le ostilità incominciassero in Italia, la Svizzera manifestò alle potenze l'intenzione di occupare la Savoia neutralizzata se le circostanze lo richiedessero, ma sostenne, contrariamente alle vedute del gabinetto di Torino, l'occupazione essere per parte sua semplicemete facoltativa, non obbligatoria. Infatti la Svizzera non occupò la zona neutra; e pèrmise anzi il passaggio ad una parte delle truppe francesi per venire in Italia nel tratto di territorio neutralizzato che è fra Culoz e l'estremità sud del lago di Bourgert. Questa concessione della Confederazione elvetica fu motivata colla dichiarazione che lo scopo dei trattati del 1815 era di impedire alla Francia la via del Sempione, ma non di interdirle il diritto di valersi di quella del Cenisio. Se la prima interpretazione che in questa occasione il consiglio federale sostenne, cioè che l'occupazione della zona neutrale sia per parte sua non obbligatoria, ma solo facoltativa, è, secondo la lettera dei trattati de] 1815, ammissibile; lo stesso non si può dire di questa seconda interpretazione con cui la Svizzera cercò di coonestare una vera violazione della neutralità dell'Alta Savoia, che si è compiuta col suo consenso. Senza, infatti, che sia d'uopo richiamare, a questo proposito, i principi generali di diritto internazionale, basta ricordare le disposizioni dell'articolo VIII del trattato di Vienna del 20 maggio 1815: «Aucunes autres troupes armées d'aucune autre puissance ne pourront traverser, ni stationner; dans les provinces et territoires susdits, sauf celles que la Confédération suisse jugerait à propos d'y placer».


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L'interpretazione relativa all'occupazione facoltativa della zona neutra in caso di guerra fu seguita dalla Svizzera pure in occasione della guerra franco-prussiana del 1870-71. Alla vigilia della dichiarazione di guerra della Francia alla Prussia, il Consiglio federale svizzero rivolse alle potenze belligeranti una nota

nella quale affermava la sua intenzione di mantenere la più stretta neutralità e il suo diritto di occupare la Savoia neutralizzata, se le circostanze lo richiedessero. Alla richiesta del governo francese di presidiare i distretti neutrali dell'Alta Savoia, il consiglio federale svizzero rispose di ritenersi solo giudice dell'opportunità di far occupare, o non, i territori neutri dalle milizie della confederazione. Nè l'invio di truppe federali in Savoia venne effettuato, non ritenendosi necessario per la tutela del territorio della confederazione. La questione della neutralità dei distretti savoini finitimi alla Svizzera si ripresentò nel 1881, a proposito di una fortificazione che la Francia intendeva costruire sulla via di Annemmasse. La Svizzera si oppose alla richiesta fatta in proposito dal governo francese, dichiarando di non poterla prendere in considerazione. Ma la questione risorse sullo scorcio dell'anno 1883, quando la Francia iniziò gli studi per la costruzione di un forte di sbarramento sul monte Vuache, nella valle del Rodano. Il consiglio federale avendo chieste spiegazioni al governo francese, il signor Ferry, allora presidente del consiglio, cercò dapprima di eliminare la questione di principio escludendo ogni intendimento non benevolo verso la Svizzera, ed accennando alla utilità di un accordo fra i due paesi circa la questione della neutralità dell'Alta Savoia. Poscia, in seguito a nuove rimostranze del consiglio federale ed all'allarme destatosi nell'opinione pubblica svizzera all'annunzio delle proge ttate forti fi cazioni del monte Vuache, il signor Ferry diede istruzioni al signor Arago, ambasciatore di Francia a Bema, di dichiarare essersi abbandonato, da parte del governo francese, il pensiero di fortificare il monte Vuache od altro punto qualsiasi della zona neutralizzata. Queste stesse dichiarazioni furono inserite in un dispaccio del signor Ferry in data 14 dicembre 1883, di cui il signor Arago lasciò copia al consiglio federale. In questo dispaccio è contenuta la seguente esplicita dichiarazione: «Nous ne voyons aucune difficulté a faire connaitre qu'il n'entre pas dans nos intentions d'établir un ouvrage de fo rtification au mont Vuache et que, dans les études pour la mobilitation, l'Etat Major français s'est attachè à respecter complètement le territoire neutralisé». L'acquiescenza del governo frances e venne così a stabilire come accettata l'inte rpretazione data dal Consiglio fed erale alle stipulazioni


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del 1815, per cui dovrebbe ritenersi come vietata ogni opera di fortificazione nella zona neutrale della Savoia. Nel 1887 corsero voci di negoziati franco-elvetici circa la neutralità dell'Alta Savoia; ma non risulta sia effettivamente intervenuto alcun atto diplomatico che abbia derogato in qualche modo alle stipulazioni del 1815, o stabilito qualche nuova interpretazione circa la pratica applicazione delle medesime in caso di guerra fra le potenze confinanti colla Svizzera.

Applicazione della clausola di neutralità dell'Alta Savoia.

•

III. - L'ipotesi che intendiamo considerare è quella in cui l'Italia si trovasse, sia.da sola, sia alleata con altre potenze in uno stato di ostilità imminente colla Francia. In tal caso, come avvenne allo scoppiar delle ostilità nel 1859 e nel 1870, la Svizzera dichiarerebbe alle potenze belligeranti di intendere di conservare la più stretta neutralità e di valersi del suo diritto di occupare la Savoia neutralizzata, ove le circostanze lo richiedessero. In base all'interpretazione delle stipulazioni del 1815 costantemente seguita, il governo federale si riterrebbe solo giudice dell'opportunità di far occupare, o non, i territori neutri dalle milizie della confederazione. Avvenuta la dichiarazione accennata per parte della Svizzera, la Francia, in applicazione della clausola di neutralità sancita dai trattati del 1815 dovrebbe immediatamente evacuare la zona della Savoia neutralizzata, lasciandovi soltanto i corpi municipali di pubblica sicurezza, destinati alla polizia e al mantenimento dell'ordine nelle città. Le disposizioni dell'articolo VIII del trattato di Vienna del 20 maggio 18ì5 impongono quest'obbligo in termini assai precisi: «Toutes fois que les puissances voisines de la Suisse se trouveront en état de hostilités ouvertes ou imminentes, les troupes de S.M. le Roi de Sardaigne, qui pourraient se trouver dans ces provinces, se retireront et pourront, acet effet, passer par le Valais, si cela devient nécessaire; aucunes autres troupes armées d'aucunes autres puissances ne pourront traverser, ni stationner dans les provinces et les territoires susdits, sauf celles que la Confédération Suisse jugerait à propos d'y placer». La Francia avendo accettato la cessione dei territori neutri dell'Alta Savoia alle condizioni alle quali le possedeva il Re di Sardegna, avrebbe l'obbligo in caso di ostilità imminente, di sgombrare la Savoia neutrale. Importa assai di insistere su questo principio di esecuzione che dovrebbe essere dato dalla Francia alle stipulazioni del 1815, non solo perchè tale obbligo costituisce, per così dire, la chiave di volta del patto di neutralità, ma perchè esso farebbe ricadere, in caso non venisse adempito intieramente sulla


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Francia la responsabilità della violata neutralità della Savoia. E la importanza di questa obbligazione positiva imposta alla F rancia dai trattati del 1815 è anche maggiore dal punto di vista politico-militare, in quanto che l'applicazione della clausola in discorso porrebbe la Francia nella necessità di scoprire i propri intendimenti e smaschera-

re il suo piano militare di invasione. Avvenuta la dichiarazione di neutralità della Svizzera possono verificarsi le seguenti ipotesi: a) La Francia eseguendo lealmente le stipulazioni del 1815 sgombra la zona neutra della Savoia. b) Le truppefrancesi non vengono ritirate e la Svizzera, disponendosi ad ottenere colla/orza l'esecuzione della clausola di neutralità, occupa militarmente l'Alta Savoia. c) La Francia sgombra l'Alta Savoia, mafondandosi su di un 'erronea interpretazione dei trattati del 1815, invade il Va/lese, coll'obbiettivo di scendere in Italia pel Gran San Bernardo o pel Sempione. d) L'Alta Savoia è sgombrata dalle truppe francesi, ma la Francia trasporta le proprie truppe avviate al confine italiano, nella.ferrovia Lione-Chambery-Modane posta nel territorio neutralizzato pel tratto fra Culoz e ;/ lago di Bourget. e) La Francia non evacua l'Alta Savoia, e la Svizzera, non credendo suo interesse o non potendo disporre di truppe sufficienti per ottenere colla forza lo sgombro dei distretti neutrali, tollera di/atto la violazione di neutralità per parte della Francia. Nelle ipotesi a) e b), le stipulazioni del 1815 avrebbero esecuzione, nel primo caso spontaneamente per parte della Francia, nel secondo per la protezione dei diritti di neutralità assunta ed esercitata di fatto dalla Svizzera. Ora in entrambe queste ipotesi la violazion e di neutralità cli cui l'Italia prendesse l'iniziativa ci esporrebbe, per quanto è lecito presumere, con tutta probabilità, ad un casus belli colla Svizzera. Nella ipotesi a), è a presumersi che da noi si entrerebbe in ostilità colle milizie della confederazione le quali sarebbero probabilmente sostenute dall'esercito francese e perciò appunto non esiterebbero ad opporsi alla nostra invasione. Lo stesso si deve dire nell'ipotesi b) in cui le truppe svizzere occupano militarmente l'Alta Savoia ed hanno ottenuto colla forza lo sgombro delle guarnigioni francesi dalla Savoia. In tal caso la confederazione non potrebbe tollerare una violazione di neutralità per parte dell'Italia, come non l'ha tollerata per parte della Francia. Ma ben diversa sarebbe la nostra situazione nelle ipotesi c) d) e) in cui la Francia assumerebbe l'iniziativa e la responsabilità delle violazioni della neutralità del!' Alta Savoia.


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Nell'ipotesi e), la Franciafondandosi sulla lettera dell'art. VIII del trattato di Vienna del 1815 si arrogherebbe il diritto di passaggio pel Va/lese. Padrona del Vallese, la Francia ci minaccerebbe pel colle del Gran San Bernardo, o pel Sempione, disponendosi ad invadere la Lombardia. Ora il passaggio per il Vatlese sarebbe una aperta violazione della clausola di neutralità, che ebbe per scopo precipuo di interdire alle truppe occupanti la Savoia la via del Sempione. L'articolo VIII del trattato di Vienna dice letteralmente: «Les troupes de S.M. le Roi de Sardaigne, qui pourront se trouver dans ces provinces se retireront et pourront à cet effet passer par le Valais, si cela devient nécessaire». La concessione del passaggio pel Vallese si riferiva unicamente alla situazione dello stipulante di allora cioè al Re di Sardegna, per cui il passaggio pel Vallese significava ritorno nei propri Stati; interpretata ora nel senso che la Francia potesse valersene toglierebbe ogni valore alle stipulazioni del 1815 non solo a nostro riguardo, ma anche rispetto alla Svizzera, la quale vedrebbe aperto l'adito all'invasione dell'esercito francese, e si sentirebbe gravemente minacciata essa stessa. Per quest'ultima ragione è da ritenersi probabile che le milizie della confederazione cercherebbero di opporsi alle truppe francesi che si disponessero a passare pel Vallese. Ed ove per arrestare la marcia dell'esercito francese venisse reputata militarmente utile ed avesse luogo una nostra invasione nell'Alta Savoia neutrale, con tutta probabilità non sorgerebbe un casus belli colla Svizzera, la quale troverebbe essere suo stesso interesse che la Francia venga arrestata nel passagio pel Vallese che, se le schiude la via dell'Italia, le apre pure quella della Svizzera. Nell'ipotesi d) la Francia come avvenne nel 1859 (allora col nostro consenso e con quello della Svizzera) occuperebbe un tratto del territorio neutrale pel trasporto delle truppe verso il nostro confine. Codesta occupazione, come già osservammo, costituisce una violazione del patto di neutralità sancito dai trattati del 1815. Se per la speciale situazione in cui eravamo nel 1859, come alleati della Francia, non credemmo di sollevare opposizione a codesta violazione di neutralità ciò non toglie che non esista per noi il diritto di esigere sia rispettata la clausola di neutralità dell'Alta Savoia. A maggior ragione possiamo oggi esigere l'adempimento del patto di neutralità, in quanto è mutata la condizione di fatto esistente nel 1859 dopo l'avvenuta cessione della Savoia alla Francia. Nel trattato di Torino 24 marzo 1860 all'articolo II già ricordato, la Francia assunse gli obblighi risultanti dalle stipulazioni del 1815 ed accettò di dare, tanto


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alle potenze rappresentate al congresso di Vienna, quanto alla confederazione elvetica, le garanzie risultanti dalle stipulazioni accennate. Il nostro diritto adunque di esigere il rispetto alla neutralità dell'Alta Savoia non può esser messo in dubbio, e trova nuova forza in queste disposizioni del trattato con cui aveva luogo la nostra cessione della Savoia alla Francia. Ove si verifichi l'accennata violazione di neutralità l'azione diplomatica dovrebbe volgersi immediatamente a stabilirla, affermando vigorosamente il nostro diritto al rispetto della neutralità dell'Alta Savoia. E potrà, secondo le circostanze, essere opportuno un ultimatum alla Svizzera, richiedendo che la confederazione faccia rispettare la neutralità della Savoia o non si opponga a che noi stessi difendiamo il nostro diritto. Che se la Svizzera si rifiuta di intervenire per esigere colla forza il rispetto delle stipulazioni del 18 15, non potrà, per quanto è possibile presumere, sorgere casus bellì colla confederazione, se noi stessi per necessità di legittima difesa, non teniamo conto della speciale condizione internazionale dell'Alta Savoia. In situazioni come quella a cui accenniamo in cui uno dei belligeranti ha violato la neutralità del territorio intermedio, è ammesso, per necessità delle cose, in diritto internazionale che l'altro belligerante non si possa più tenere astretto all'obbligo di rispettare i doveri di neutralità. Il Bluntschli, nel suo progetto di diritto internazionale codificato, formula a questo proposito la seguente regola: «Lorsqu'un des belligèrants traverse le territoire neutre ou s'empare d'un place ou d' un port ne utre, il ne respecte pas les droits des neutres; mais si l'État dont les droits ont étè lésès est trop faible pour résister ou expulser de son territoire .les troupes étrangères, l'autre belligérant pourra évidemment ne plus considérer comme neutre le territoire en question; puisque l'ennemi se sert de ce territorire, lui aussi doit pouvoir y pénétrer et y lutter !es armes à la main contre son adversaire». Questi principi enunciati dal Bluntschli sono ammessi in forma più o meno esplicita dalla maggioranza degli scrittori e giurisperiti più insigni. Vi è qui ndi una solida base di diritto su cui fondare la nostra azione diplomatica, la quale abilmente ed energicamente condotta ci permetterà di provvedere alle esigenze militari, evitando al tempo stesso con probabilità un casus belli colla Svizzera. Considerazioni analoghe sono a porsi nella ultima della ipotesi accennate, che cioè la Francia non sgombri l'Alta Savoia, e la Svizzera, non credendo suo interesse o non potendo disporre di truppe sufficienti per ottenere colla/orza lo sgombro dei distretti neutrali, tolleri di fatto la violazione di neutralità p er parte della Francia. Stabilita in via diplomatica la


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violazione di neutralità di cui la Francia avrebbe preso l'iniziativa, l'inosservanza da parte nostra della clausola di neutralità, presumibilmente non ci esporrebbe a conflitto colle milizie della confederazione. Infatti la Svizzera tollerando che le truppe francesi non sgombrino la zona neutrale, dimostra chiaramente di non credere suo interesse o di non avere forze sufficienti per intervenire a far rispettare le stipulazioni del 1815. Se quindi da noi non fosse minacciato il confine politico della Svizzera, la confederazione conserverebbe, per quanto può prevedersi, la medesima sua attitudine passiva anche in caso di una nostra invasione nella Savoia neutrale. IV. - Rimarrebbe ora a ricercare quale delle ipotesi accennate abbia maggiore probabilità d'avverarsi nell'eventualità di guerra che stiamo esaminando. Ma le previsioni che si possono fare dipendono essenzialmente da considerazioni d'ordine militare. I vantaggi che la Francia può trarre valendosi nel suo piano di mobilitazione della zona neutrale dell'Alta Savoia, le condizioni della difesa della Svizzera, dato il parallelogramma da difendere formato dalle A lpi Centrali e Retiche, dal Giura e dal Reno, determineranno la condotta rispettiva della Francia e della Svizzera riguardo all'occupazione della zona neutrale dell'Alta Savoia in una guerra futura. Sotto questo punto di vista possono stabilirsi induzioni che hanno molta probabilità di avverarsi. Ma entrandosi qui in un campo essenzialmente tecnico e militare, non crediamo possa essere utile proseguire in indagini che il ministero della guerra, con maggiore competenza e con più ampi dati ed elementi di giudizio, potrà compiere.


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Allegato o. 20 (*)

COMANDO DEL CORPO DI STATO MAGGIORE UFFICIO SCACCHIERE OCCIDENTALE

Roma, addì 4 marzo 1899 Oggetto: Circa la neutralità del!' Alta Savoia.

A S.E. il Ministro della Guerra (segretariato generale) Roma

Ho preso conoscenza di quanto il Ministero degli Esteri, nella lettera diretta a V.E. il 17 febbraio u.s. col n. generale 6584, speciale 141 e di posizione P. 468, trasmessa a questo ufficio col foglio al margine indicato, espone sulla questione della neutralità dell'Alta Savoia in seguito alle proposte da me fatte nel foglio delli 29 Gennaio n . 10 Rmo. Dall'esame di de tto documento risulta come la proposta di sostituire ad una azione diplomatica, la quale per quanto vigorosa implicherebbe l'apertura di negoziati, una semplice dichiarazione di principi, che potrebbe anche immediatamente essere seguita dall'azione militare, sia implicitamente stata ammessa, e ne prendo atto. Vi è invece divergenza sulla scelta del momento in cui converrebbe che questa dichiarazione venisse fatta. Il Ministero degli E$'teri trova che il momento attuale sarebbe inopportuno ed escludendo che si possa trovare durante il periodo di pace un'occasione propizia per farla, conclude doversi aspettare che avvengano gravi complicazioni le quali rendano probabile lo scoppio delle ostilità, od anche aspettare che la guerra sia dichiarata, riservandosi di giudicare d'accordo con codesto ministero quale di queste due ultime soluzioni sia la più conveniente. Ora nel foglio sopra citato non si chiedeva che la dichiarazione di cui sopra venisse fatta proprio ora, e mentre si escludeva, dandosi le ragioni, che si dovesse aspettare a farla dopo avvenuta la dichiarazione di guerra, si ammetteva, come d'altronde lo ammette pure il Ministe ro

(*) AUSSME, Rep. RR-42; busta 1899


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degli Esteri, che essa potesse essere fatta al momento in cui gravi complicazioni lasciassero credere possibile e vicina l'apertura delle ostilità. Con ciò però si intendeva che una tale dichiarazione dovesse avvenire tanto tempo prima dell'azione da poter conoscere quale sarebbe il contegno della Svizzera di fronte ad essa al fine di potersi regolare in conseguenza. Poichè se tale dichiarazione fosse ritardata fino al momento dell'azione essa potrebbe bensì tornare utile, quale giustificazione delnostro operato, ma non sarebbe di vantaggio alcuno alle nostre armi inquantochè la nostra azione non potrebbe più essere subordinata al contegno della Svizzera, della quale anzi bisognerebbe essere pronti ad affrontare le ostilità. Escludere in modo assoluto, come lo propone il Ministero degli Esteri, la convenienza di scegliere un'occasione favorevole in tempo di pace per esprimere quali siano le nostre idee in proposito poichè anche senza addivenire per parte nostra ad un'esplicita dichiarazione di principii si potrebbe così indurre la Francia e la Svizzera ad esprimere le idee loro, e non è chi non veda come nella conoscenza di queste, come dalla accoglienza che avrebbero le nostre, si possono dedurre conseguenze importantissime per la nostra preparazione militare. Il Ministero degli Esteri dice che un simile atto diplomatico avrebbe per effetto di rendere più pronta la mobilitazione delle truppe francesi in quella zona della nostra frontiera; ma la rapidità della mobilitazione dipende essenzialmente dalla dislocazione delle truppe, dalla rete stradale e ferroviaria ecc. ecc., cose tutte che già sono studiate e disposte fin dal tempo di pace, che ben poco è possibile aggiungervi per rendere più celere di quello che già attualmente lo sia la mobilitazione in quella zona delle truppe, destinate a difenderla. L'aspettare il momento in cui le ostilità fossero imminenti per dichiarare le nostre intenzioni, avrebbe invece per noi l'inconveniente grave di dare alla nostra dichiarazione, cui in tempo di pace si potrebbe anche solo attribuire un'importanza teorica, il valore di un'indicazione precisa sull'indirizzo che intendiamo dare alle nostre operazioni. Il Ministero degli Esteri infine aggiunge che l'attitudine della Francia rispetto a tale questione può dedursi senz'altro dalle considerazioni che accompagnano il "Projet de resolution relative à la mise en ètat de dèfence de la Savoie du Nord" .. Qui è bene osservare che detto progetto importa la creazione di due battaglioni di cacciatori alpini i quali debbono tener guarnigione nell'Alta Savoia, il che non è contrario al trattato del 1815; ma nella relazione unita al progetto di legge, è espresso chiaramente il concetto che essi in caso di guerra non sgombrerebbero detta zona, ma anzi, in unione ad altra truppa, sarebbero destinati a difenderla; e ciò è in aperta


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violazione del trattato stesso. Perciò, quando questo progetto divenisse legge dello stesso parrebbe a quest'Ufficio che l'occasione sarebbe assai propizia per dar luogo in via diplomatica ad uno scambio d'idee colla Francia e colla Svizzera, il quale, senza addivenire ad un'esplicita dichiarazione di principi, ci permetterebbe tuttavia di indicare il terreno sul quale ci poniamo ed intendiamo di rimanere rispetto a questa questione. Un tale scambio di idee non dovrebbe, per la sua intonazione, dar luogo ad interpretazioni tendenti a far credere che esso abbia potuto venir ispirato da sentimenti meno che amichevoli per parte nostra. È noto che la Svizzera non ammette di avere il dovere di occupare militarmente la zona neutrale in caso di ostilità, ma ammette invece di averne il diritto rimanendo libera di fame uso o no secondo lo giudicherà opportuno; ed è appunto nel modo con cui essa userà di questo diritto che stà il nodo della questione. Così l'astensione assoluta per parte sua darebbe ai due belligeranti uguale libertà di violare la zona neutra; ma di tale libertà usufruendo già la Francia in tempo di pace con l'occupazione effettiva della zona, l'ammettere in caso di guerra la continuazione di questo fatto sarebbe già, per parte della Confederazione, una violazione della neutralità. L'occupazione per contro per parte delle truppe svizzere della zona neutra sgombrata dalla Francia, chiuderebbe a noi una via di invasione in Savoia oppure ci porrebbe, come si è detto più sopra, nella necessità di fare atto di aperta ostilità anche contro la Confederazione. Il poter conoscere inoltre se la Svizzera considera o no in caso di ostilità come una violazione della neutralità sia il transito di truppe francesi per il tratto di ferrovia Culoz Chambery, sia la permanenza nella zona neutra delle truppe che vi si trovano dislocate in tempo di pace, sarebbero indizi sul suo parteggiare per l'uno o per l'altro dei due belligeranti che ci tornerebbero utilissimi. N~n risulta che finora la Svizzera si sia pronunciata di fronte alla nuova sistemazione creata dai "considerandi" del progetto francese sopra citato, e l'esempio del passato fa ritenere poco probabile che essa esca dal riserbo finora mantenuto in cui, pur rivendicando i propri i diritti, ricusa di prendere impegni sul modo con cui ne userà. Ma è appunto perciò che uno scambio di idee su tale argomento deve apparire a noi come assolutamente necessario poichè quando l'Italia, come ha fatto la Francia, direttamente od indirettamente avesse espresso le sue idee in proposito, senza provocare delle proteste per parte della Svizzera, potrà implicitamente se non esplicitamente dedurre che questa, pur non accettandone in diritto, non si opporrà a che esse siano tradotte in fatto.


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AL LEGATI

Per le suesposte ragioni, riterrei conveniente che fino dal tempo di pace avvenisse, in via diplomatica e nel momento più opportuno, uno scambio di idee fra le potenze direttamente interessate, relativamente alla questione della neutralità dell'Alta Savoia.

li Capo di Stato Maggiore dell'Esercito fto SALETTA


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Allegato 21 (*)

R. MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI

Roma, addì 17 aprile 1899 Oggetto: Neutralità dell'Alta Savoia. A sua Eccellenza il Ministro della Guerra

Roma

Qu esto Ministero non ha mancato di prendere in attento esame le considerazioni svolte nella pregiata nota n. 1560, in data dell'8 marzo s.n. relativamente alla questione dell'Alta Savoia, ma, pure apprezzando il parere espresso da codesto Dicastero in quella comunicazione, non crede di poter meglio modificare le opinioni precedentemente da parte sua manifestate in ordine all'argomento stesso. Anche ammessa, del resto, la convenienza (ch e a questo Ministero non sembra, per verità, sufficientemente dimostrata) di uno scambio di d'idee fra i Governi interessati, il momento attuale non potrebbe ritenersi come il più propizio per dare pratica attuazione a simile concetto, e quindi lo scrivente crederebbe che la questione debba riservarsi, per ulteriore disamina e decisioni, a tempo ·più opportuno. F.to N. CANEVARO

(*) AUSSME, Rep. RR-42; busta 1899


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283 Allegato n. 22 (*)

STRALCI DALLA RELAZIONE DEL "VIAGGIO DI S.M." DELL'ANNO 1900, CONDOTTO NELLA ZONA DI FRONTIERA ITALO-SVIZZERA Parte I I

1. SUNTO DELLA CONFERENZA INIZIALE DEL DIRETTORE (tenuta il 3 luglio a Como) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . (Omissis) . ... .................. .. .. .. . . Frontiera italo-svizzera. Importanza militare del territorio Svizzero.

Accennato allo scopo particolare del viaggio di questo anno, che più specialmente consiste nello studio de lla frontiera italo-svizzera, descrive per sommi capi il tracciato del confine politico fra i due stati e, ricordando come esso lasci alla Svizzera il possesso di quasi tutti i colli della cresta alpina e gran parte delle alte valli dei principali fiumi che vi hanno origine, ne rileva la condizione di infe riorità che ne deriva per l'Italia. Esamina poi l'importanza del territorio svizzero, prima sotto il punto di vista deJle relazioni militari che intercedono fra gli stati che attorniano la confederazione, e poi sotto il punto di vista delle relazioni fra la confederazione stessa e ciascuno degli stati confinanti. Sotto il primo rapporto, fa notare come la neutralità svizzera copra alla Francia un tratto di frontiera di oltre duecento chilometri; come l'Italia ne ritragga sicurezza sul fianco in operazioni dirette contro la Francia ed anche, benché in minor misura a motivo dello speciale andamento della frontiera nord est, in operazioni dirette contro l'Austria; come alla Germania essa appoggi il fianco in operazioni dirette contro la Francia, ed all'Austria garantisca in parte le spalle, in caso di guerra contro la Russia, e come, infine, il possesso del territorio svizzero, in qualsiasi combinazione di conflitto fra gli stati che lo attorniano, possa costituire un grande elemento di forza nelle mani del primo occupante. Passando poi a considerare la Svizzera nei suoi rapporti militari colle potenze confinanti, e specialmente coll'Italia, il Direttore mette in rilievo le caratteristiche della configurazione geografica del suo territorio . (*)

AussME, Rep. G-23; busta 46


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·LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Cioè, come esso imperniandosi alla grande dorsale alpina che dal Gr. Glockner, al Gr. Venediger, Stubay, Silvretta, Rheinwald, Monte Rosa, Matterhorn, Gr. Combin, va al Monte Bianco, degradi verso nord a guisa di uno spalto variamente accidentato, verso il corso dell'Aar, del Reno e verso il lago di Costanza. "Un grande solco rettilineo formato dalle valli dell'alto Rodano e dell'alto Reno, le cui testate si saldano alla conca in cui nasce la Reuss, attraversa da sud ovest a nord est la parte meridionale del territorio svizzero, là dove esso è appoggiato alla dorsale alpina. Le più alte cime d'Eu ropa lo fiancheggiano da nord e da sud, quali i monti del Wildstrubel, delle Alpi Bernesi, del Galenstock, del Todi a nord; le altissime cime delle Alpi Pennine, il Pizzo d'Andolla, l'Adula, il Piz Linard ed il Sivretta a sud. · · · L'ottima rotabile che percorre questo solco, rimontando il Rodano, attraversando la conca della Reuss e poj discendendo il Reno, raccoglie tutte le comunicazioni che dalla pianura padana, dall'Alta Savoia e dall'Engadina tendono all'Altipiano svizzero. Il gruppo fortificato del Gottardo, all'incontro delle alte valli" del Rodano, del Reno, della Reuss e del Ticino, chi ude l'entrata nella conca della Reuss verso est verso ovest e verso sud e per conseguenza, intercetta la sopradetta grande rotabile Rodano-Reno, come pure intercetta o domina i due soli valichi rotabili del Gottardo e del Grimscl che, rispettivamente, dalle alte valli del Ticino e de l Rodano, per la Reuss e l'Aar penetrano nel cuore della Svizzera. Onde, a chi volesse penetrarvi rimangono solo le vie rotabili che seguono il grande solco ed accompagnano, discendendo, il corso del Rodano e del Reno. Se non chè la prima è chiusa dalla piazza di St. Maurice; la seconda è ancora aperta, ma sta in progetto uno sbarramento alla nota posizione di Luziensteig, dove ancora esistono antiche opere, rivolte però verso il nord". Assetto dife nsivo della Svizzera Venendo poi a parlare dell'assetto difensivo del territorio svizzero, il Direttore osserva come esso sia informato ad un sistema imposto dalla stessa sua configu razione geografica. E' infatti evidente l'importanza della regione del S. Gottardo, quale nodo di valli d'onde prendono origine il Rodano, il Reno, il T icino, la Reuss, altri corsi d'acqua minori, e, non molto distante, anche l'Inn, e da cui si irradiano in tutti i sensi le linee di invasione. La perdita di quella regione, costituirebbe una jattura gravissima per la Svizzera. La minaccia più temibile su di essa, perché più vicina, viene dall'Italia. La Francia e la Germania, quando pure fossero riuscite a


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porre il piede sul lembo dell'altopiano, dopo aver valicato con non poca difficoltà i gruppi montuosi tra il Monte Bianco e il Lemano, oppure passato un gran fiume come il Reno, verrebbero a trovarsi, secondo ogni probabilità, in presenza delle forze mobili della confederazione, ed anche battendole non avrebbero ancora conseguito un obiettivo di capitale importanza per il sicuro possesso del paese, quale sarebbe invece la conquista del nodo del S. Gottardo per parte dell'Italia. Da ciò ·l'assoluta necessità per la Svizzera, di assicurarsene la padronanza in modo formidabile e quindi, come conseguenza, la minaccia che la potente piazza d'armi esercita sulla nostra frontiera centrale. Passando poi ad esaminare piµ particolarmente la grande barriera montana che separa il solco Rodano-Reno dall'altopiano svizzero, il Direttore osserva che le due rotabili del S. Gottardo e del Grimsel la dividono in tre massicci. Uno centrale, incluso tra le rotabili ora dette, che ha per limite nord la rotabile Lucerna-Schwiz, la quale prolungandosi poi per Linthal e Wallenstadt sino a Sargans serve da linea d'arroccamento. In esso mancano affatto i collegamenti da nord a sud. Da ovest ad est esistono invece due collegamenti mulattieri, fra l' Aar e la Reuss, uno per il Susten Pass da Meiringen a Wasen ed uno per lo Joch Pass ed il Surenen Pass pure da Meiringen per Engelberg ad Altdorf. La difesa di questi passi ch'è più facile fronte ad est che fronte ad ovest, assicurerebbe il fianco di chi percorra la rotabile de l Grimsel. Il massiccio di sinistra, compreso tra la rotabile ora detta ed il Rodano, è limitato a nord dalla strada Vévey-Bulle-Saanen-Thun. Mancano i collegamenti da ovest ad est e quelli da nord a sud sono tutti mulattieri , e cioè i colli di Gemmi, di Ravil, di Sanetsch, oltre a quello di Cheville importante perché aggira lo sbarramento di St. Maurice. Il massiccio di destra, compreso tra la Reuss ed il Reno, è caratterizzato dal gran numero di valli che lo solcano. Vanno ivi notati l'importante collegamento mulattiero sud-nord per il Panìxer Pass, la strada mulattiera diretta da ovest a est che va da Schwyz a Glarus per ii Pragel Pass ; e sopratutto la importantissima rotabile di recente costruzio- ne per il KJausen Pass da Altdorf a Linthal e Glarus. Quanto alle ferrovie, due rami di esse penetrano nella grande solcatura più volte nominata, rispettivamente per le due estremità, arrestandosi, l'occid~tale a Brieg, l'orientale a Thusis e la grande ferrovia del S. Gottardo attraversa la conca della Reuss nel senso del meridiano, in galleria, uscendone a Goschenen ed Airolo. Brieg e Thusis, distano rispettivamente 47 e 91 chilometri dal campo trincerato del S. Gottardo. Airolo e Gòschenen sono nel raggio d'azione di esso.


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"LE RELAZION I MILITARI TRA ITALIA E SVIZZCRA"

Altre linee ferroviarie dall'altopiano si spingono fino a Meiringen, a Murren, Grundelwald ed a Linthal, ma si arrestano ai piedi della barriera formata dalle Alpi Bernesi e dal Todi. Dal complesso di queste condizioni geografiche, deriva che operazioni italiane tendenti dal Canton Ticino all'altopiano svizzero debbono od urtare direttamente per la valle del Ticino il S. Gottardo, oppure aggirarne le ali dal Gr. S. Bernardino; ma progredire poi, dalla parte orientale solo per vie mulattiere sino ad Altdorf e da quella occidentale per la rotabile del Grimsel (sotto il tiro però delle opere del Furka) fino a Meiringen. Questo breve accenno basta a dimostrare quali difficoltà incontrerebbe una invasione movente dal Canton Ticino. Meno difficili, a motivo dell'assenza di opere di fortificazione, si presentano invece le operazioni progredenti dalla Valtellina in Engadina e da questa nella conca di Coira e nel Landquart, in val del Reno, a monte del lago di Costanza. Tale invasione potrebbe effettuarsi per tre linee di operazioni indipendenti, cioè: Chiavenna - Colle dello Spluga - Thusis - Reichenau; Chiavenna - Colle del Maloia -Colle del Julier - Colle di Parpan - Coira; Tirano - Colle del Bernina - Colle di Fluela - Davos Dorfli - Landquart. Queste tre rotabili sono sussidiate, ma solo nel tratto dall'Engadina alla valle del Landwasser, dalla rotabile dell'A lbula. Però, siccome la strada Chiavenna - Colle Spluga - Reichenau fra tutte è la più facilmente interrompibile specialmente nel tratto detto la Via Mala, potrebbe convenire di non servirsene come linea d'operazione se non nel tratto a valle di Thusis ed allora le tre linee di marcia sarebbero le seguenti: Chiavenna - Colle del Maloia - Colle del Julier - Strada detta della Schynthal - Thusis - Reichenau; Chiavenna-Colle del Maloia- Colle dell' Albula- Colle di Parpan - Coira; Tirano - Colle del Bernina - Colle di Fluela - Davos Dorfli - Landquart. Come si vede queste tre linee sono indipendenti soltanto dall'Engadina al Reno, perché dalla Valtellina all'Engadina non vi sono presentemente che i due valichi rotabili Colico - Chiavenna - Maloia e quello del Bernina. Quando sarà terminata la rotabile IV Cantoniera dello Stelvio - S. Maria, il che pare imminente, si potrà disporre di un altro valico rotabile e dalla Valtellina al Reno si avranno le tre rotabili indipendenti: Chiavenna - Colle del Maloia-Colle del Julier- strada della Schynthal - . Thusis - Reichenau;


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Tirano - Colle del Bernina - Colle dell'Albula - Colle di Parpan - Coira; Bormio - S. Maria - Ofen Pass - Colle di Flueia - Landquart. Tuttavia l'asprezza dei monti, l'altitudine dei valichi, la facilità di trovare interruzioni frequenti e durevoli lungo le strade, segnatamente su quella dello Spluga, la frequenza delle posizioni di sbarramento, nonché la previdente ed efficace preparazione a difesa dell'esercito federale, sono altrettanti elementi che cospirano a render non facile l'impresa di una invasione italiana anche da questo lato. A questo punto il Direttore chiude le sue considerazioni intorno allo scacchiere svizzero; nè intende estenderle oltre la regione di sbocco delle tre linee pure in esame, dovendo tal regione formare oggetto di studio nella esecuzione della manovra sulla carta. Si sofferma invece a far rilevare come le posizioni ai nodi delle valli e agli sbocchi, di cui ha notato l'importanza, abbiano, già nel passato, esercitato notevole influenza sull'andamento delle operazioni militari" di cui la Svizzera è stata teatro, e cita, a questo proposito, la posizione di Len z, situata presso allo sbocco nella valle del Landwasser dei valloni provenienti dal Julier e dal Parpan ed occupata dal Maresciallo di Rohan nel 1635 e dal Lecourbe nella memorabile campagna del 1799. Di quest' ultima campagna fa una sommaria esposizione, mettendo soprattutto in rilievo l'abilità singolare spiegata da Souwaroff nello svincolarsi dalle difficoltà della zona montana, e la sua ferrea energia nella condotta delle operazioni. La neutralità svizzera. Il Direttore ricorda poi come la neutralità svizzera, per effetto dei trattati del 1815, copra una parte dell'Alta Savoia ed osserva come la neutralizzazione di questa zona, non ammettendo la costruzione in essa di opere fortificato rie, non possa a meno di avere notevole influ enza sui rapporti militari italo-francesi (vds. NOTA A a pag. 289). Fronteria italo-francese dal Piccolo S. Bernardo al Monginevra. Esamina quindi succintamente le condizioni della frontiera italofrancese rispetto ad una invasione italiana tendente al medio Rodano. Rileva come, tra i massicci del Monte Bianco e del Pelvuox, corrano tre sole grandi linee di invasione che superano la dorsale alpina al Piccolo S. Bernardo, al Moncenisio ed al Monginevra; come tali linee, sbarrate successivamente in più punti da opere di fortificazione, sbocchino poi nel gran solco dell'Isere sotto la potente ostruzione delle piazze Albertville - Aiton - Grenoble; come tra questa linea fortificata


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ed il Rodano, intercedano ancora i massicci dei Bornes, dei Beauges e della Grande Chartreuse, e nota come risulti evidente, che la natura e l'arte hanno accumulato le più grandi difficoltà nello scacchiere preso in esame.

A nord della linea fortificata Albertville - Grenoble si stende lazona neutralizzata, ed in essa è possibile penetrare dall'Italia, senza urtare contro opere di sbarramento, purché si giri al nord il massiccio del Monte Bianco, violando così la neutralità della Svizzera, coll'attraversare il Vallese. In questo ultimo si penetra dall'Italia per i due valichi del Sempione e del Gran S. Bernardo, rotabili e tra poco anche ferroviario il primo, presto rotabi le anche il secondo, e si prosegue poi nell'Alta Savoia, attraverso i monti tra Rodano ed Arve per il colle di Tete Noire, scendendo su Chamonix e Sallanches. Qui la rotabile si biforca, con un ramo contorna da nord il Massiccio dei Bornes per Bonneville, coll'altro per Mégève ed Ugine li contorna da sud. Un ramo intermedio, rotabile anch'esso, staccandosi a Flumet dal ramo meridionale, attraversa invece il gruppo montuoso al Col d'Aravis, ed una sola opera francese, il Fort du Lesta!, che fa parte del Campo trincerato di Albertville, ha azione sul tronco più meridionale dei tre. Superata questa zona montuosa, le operazioni possono tendere ai ponti del Rodano ed a quegli ulteriori obbiettivi che le circostanze del momento saranno per consigliare. Ma nemmeno una invasion e da questo lato è priva di difficoltà. Infatti, oltre a quelle opposte dal terreno montuoso, v'è il grande distacco che l'aggiramento del masso del Monte Bianco interpone tra la linea Vallese - Tete Noire e qu ella della T arantasia. I pochi collegamenti fra le 2 linee d'operazione sono mulattieri; il primo che si incontra è la mulattiera che da Les Chapieux per il Col du Bonhomme discende a St. G ervais; gli altri attraversano la conca di Beaufort, la cui importanza militare, già studiata nel 1897, dovrà esser di nuovo presa in esame quest'anno. Ed il Direttore conclude, che in una delle due manovre sulla carta, dovendosi appunto studiare l'offensiva attraverso l'Alta Savoia, il viaggio di stato maggiore di quest'anno, che ha per iscopo principale, come già è stato detto, lo studio della frontiera italo-svizzera o centrale, servirà anche di completamento agli studi già fatti negli anni precedenti intorno alla frontiera nord-ovest.


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NOTA A. I trattati del 1815 riconobbero la neutralità perpetua della Svizzera e l'estesero anche all'Alta Savoia "camme si la neutralitè était reconnue et garantie par !es puissances". Con ciò, sembrerebbe ammessa l'inviolabilità assoluta del territorio svizzero, compresa la zona neutralizzata, sotto la garanzia delle potenze firmatarie del trattato, cioè dell'Austria, Francia, Inghilterra, Portogallo, Prussia, Russia e Svezia, e quindi esclusa la possibilità di qualsiasi intervento della Svizzera nei conflitti armati fra le potenze. Però, il fatto stesso che l'articolo 8° della costituzione dà alla Svizzera il diritto di contrarre alleanze, sembra infirmare il principio della neutralità, giacché solo la violazione del territorio potrebbe legittimare l'alleanza dello stato neutrale col partito belligerante contrario all'invasore, trattandosi in questo caso d'impedire la trasgressione dei patti internazionali. Quanto poi alla salvaguardia delle potenze firmatarie, è facile vedere quale scarsa garanzia possa derivarne nel caso di un conflitto europeo. La cura stessa riposta dalla Svizzera nel preparare una solida difesa del suo territorio lo dimostra. Anzi, non mancano coloro che, visto l'incremento della preparazione militare della confederazione, e tenuto conto dello spirito che informa alcune pubblicazioni svizzere, attribuiscono al governo federale l'intenzione di non attenersi ad un contegno passivo nel caso di conflagrazioni che potessero toccare i suoi interessi. Riguardo poi alla neutralizzazione dell'Alta Savoia, neppure mancano i punti di controversa o dubbia interpretazione, per quanto esista una esplicita dichiarazione del governo francese del 1883, negli studi di mobilitazione che l'état major français s'était a respecter complètement le territoire neutralisé". Così, è controverso se sia un diritto o un dovere per la Svizzera il difendere l'integrità della zona neutra in caso di guerra, ed è dubbio se la concessione di semplice passaggio di truppe belligeranti attraverso a questa, faccia decadere la Svizzera dalla condizione di stato neutro per porre anch'essa in quell~ di belligerante, esistendo il precedente del 1859, in cui truppe francesi transitarono in ferrovia da Culoz ad Aix per concessione della Svizzera, senza alcuna protesta per parte delle potenze. Inoltre risulta come la Francia, erede dei diritti del Re di Sardegna, cui era concesso dal trattato del 1815 di ritirare, attraversando il Vallese, le truppe dislocate nel Chablais e nel Faucigny "si cela devenait necessaire", non abbia lasciato d'interpretare a suo favore la relativa clausola del trattato, affermando di poter anch'essa far transitare, ove credesse, le sue truppe nel Vallese.


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Delle differenti interpretazioni, cui potrebbero dar luogo tutte queste questioni, non mancherebbe certamente di approfittare una diplomazia interessata per legalizzare, di fronte alle potenze garanti, una violazione di territorio. Così, nel 1815 i coalizzati forzarono la Svizzera

a concedere loro il passo in caso d'urgenza, e nel 1833 gli alleati attraversarono la Svizzera senza colpo ferire. A noi, che ci occupiamo solo della parte militare di questi studi, non compete trattare a fondo simili questioni. Se vennero citate, è perchè esse esistono e però la loro stessa esistenza ci fa un dovere di studiare le eventualità di una guerra sulla frontiera della Svizzera e dall' Alta Savoia, per non essere presi alla sprovvista, nel caso, non improbabile, che operazioni militari debbano svolgersi su quei territori. ............................................. (Omissis) ................................................ .

Parte II MANOVRA SULLA CARTA: P MANOVRA

PRELIMINARI Scopo della Manovra. Lo scopo della manovra fu di studiare un'offensiva italiana attraverso il Vallese, il Faucigny ed il Chiablese, affine di spuntare per la sinistra la linea principale di difesa francese Albertville -Aiton - Grenoble, mentre altre forze avrebbero operato verso la conca di Beaufort, in Tarantasia ed in Moriana. L'azione di queste ultime però, doveva limitarsi a fronteggiare le opere di Val d'Arc, ed a cercare un collegamento, attraverso al gruppo della Vanoise, colle forze operanti contro le fortificazioni di Bourg St. Maurice. Situazione generale. A guerra dichiarata fra la Duplice e la Triplice Alleanza, la rottura della neutralità svizzera nell'alta Savoia avvenuta per parte dell 'esercito francese durante la radunata sulla frontiera italiana, sebbene non osteggiata dalla Confederazione, ed un concentramento notevole di truppe tedesche sulla destra del Reno, fra Basilea e Sciaffusa, ebbero per conseguenza la mobilitazione di tutto l'esercito svizzero e la sua ra-


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dunata col nerbo principale rivolto verso la frontiera del Nord . Altri nuclei di forze svizzere occupano: la conca di Andermatt - Hospental a difesa dei gruppi dei forti del Furka, del S. Gottardo, dell'Oberalp; St. Maurice, a difesa di quelle fortificazioni. Lungo tutta la frontiera italo-francese, dall'alta Savoia al mare, nessuno dei due avversari, fino a tutto il 25° giorno dall'inizio delle ostilità, accennò a prendere l'offensiva strategica. Soltanto il partito est: al Moncenisio affermò il possesso dell'altopiano; al P.S. Bernardo imprese l'espugnazione dei forti di Bourg St. Maurice. Tema speciale per il partito est. L'atteggiamento del nemico dimostra che sono poco notevoli le sue forze sulla nostra frontiera. Importa agire risolutamente, per conseguire, al più presto, un risultato decisivo. E' intenzione del Comando Supremo che: mentre si dovranno spingere avanti le truppe dall'altipiano del Moncenisio in Mariana, almeno fino verso Esseilon, per raggiungere la possibilità d'un collegamento per M.tc Iséran e la Vanoise, colle truppe in Tarantasia; ed in Val d'lsérè si attiverà la presa di possesso dei forti di Bourg St. Maurice, procedendo altresì all'occupazione della conca di Beaufort; s'invada l'alta Savoia dal Vallese, con ingenti forze, per cooperare, dal Faucigny e dal Chiablese, a spuntare la linea di difesa principale francese Albertville - Alton - Grenoble. Le circostanze e la situazione del momento, decideranno se convenga poi, con una conversione a sinistra, cadere sul rovescio della linea francese, oppure prendere, colle forze riunite, una direzione diversa. .................................................... (Omissis) ....... ..................... ............... .

l3 MANOVRA

PRELIMINARI Scopo della Manovra. Scopo della manovra fu di studiare la marcia offensiva di una armata attraverso ad una regione montuosa di grande estensione. Applicando tale studio al territorio della confederazione elvetica, si ottenne di approfondire la conoscenza di un considerevole tratto del-


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la nostra frontiera verso quella regione, nonchè, delle linee d'operazione che l'attraversano. Stabilendo poi, che uno dei due partiti fosse composto di truppe federali, si ebbe campo di studiare l'organizzazione di quelle forze per la difesa nazionale. Situazione generale. A guerra.dichiarata tra la duplice e la triplice alleanza, l'infrazione deJJa neutralità svizzera nella zona neutralizzata dell'alta Savoia, avvenuta per parte dell'esercito francese durante la sua radunata verso la frontiera italiana, sebbene non osteggiata dalla Confederazione, ed, inoltre, un concentramento notevole di truppe tedesche sulla destra del Reno tra Basilea e Sciaffusa, ebbero per conseguenza la mobilitazione di tutto l'esercito svizzero. L'esercito italiano ha fortemente occupato Monte Ceneri e Bellinzona ed è a contatto di truppe svizzere che occupano debolmente Canton Ticino. Il 13° giorno di mobilitazione furono attaccati e presi i passi dello Spluga, del Maloia e del Bernina da forze superiori del partito sud, le quali si sono spinte sino a Sufers, al colle del Septimer, a Sils, a Samaden, a Pont ed a Scanfs e vi si stanno fortificando. Lungo tutta la frontiera italo-francese, dall'alta Savoia al mare, nessuno dei due avversari, fino al 21° giorno di mobilitazione ha accennato a prendere l'offensiva strategica. Tema speciale per il partito nord. L'occupazione per parte del nemico dei passi dello SpJuga, del Maloia e del Bernina, e di alcune località sull'Hinter Rhein e sull'alto Inn, accenna evidentemente ad una invasione della Svizzera nel Canton Grigioni. Importa opporsi con tutte le forze, immediatamente disponibili, alla esecuzione di questo concetto.

' Tema speciale per il partjto sud. Il partito sud ha l'ordine di inco!lt)~e al più presto la marcia attraverso il territorio della Confederazione svizzera, colle forze a sua disposizione, sboccando dai passi dello Spluga, del Maloia e del Bernina, già in suo potere, collo scopo di invadere il Canton Grigioni e poi superando la stretta di Trtibbach, di raggiungere il fronte Eglisau-Zurigo. Viene informato che altri ordini gli verranno dati in tempo opportuno, circa J'ulteriore impiego delle forze. Avvertenza per i due partiti. La manovra avrà principio all'alba del 2'Z' giorno di mobilitazione.


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.................................................... (Omissis) ........................................... .

Parte III ASSETTO DIFENSIVO DELLA FRONTIERA ITALO SVIZZERA 1. PREMESSA La dorsale alpina, tra il M. Dolen t e Piz Umbrail, ha 365 chilometri circa di sviluppo; ma solo per due terzi di questo, cioè per un tratto di 220 chilometri, serve di confine tra l'Italia e la Svizzera. Nel tratto rimanente, il territorio svizzero penetra nel versante rivolto all'Italia per quattro salienti di diversa estensione; ma tutti dotati di importanza militare ben superiore a quella di due piccole sporgenze del nostro territorio sul versante svizzero, in Val di Lei e Val Livigno. Questo tracciato della frontiera, fa si che quasi tutte le strade, le quali collegano il versante delle Alpi rivolto verso la Svizzera con quello rivolto verso l'Italia, valicano la dorsale alpina in territorio svizzero, ad una distanza dal confine italiano che varia dai 6 sino ai 120 chilometri. Due soli passi, cioè il Gran S. Bernardo e lo Spluga, si trovano sul confine; però la strada che conduce a quest'ultimo, passa a Chiavenna a pochi chilometri dal saliente svizzero di Val Bregaglia, dal quale potrebbe essere facilmente intercettata. Le più importanti questioni riguardanti l'assetto difensivo della frontiera svizzera, furono discusse in seno al Comitato di Stato Maggiore Generale nel 18821 , il quale ammise l'opportunità di sbarrare alcuni valichi con opere permanenti 2 , per altri deliberò esser sufficiente preparare la difesa mobile ed alcune interruzioni stradali3 , per altri, infine, ritenne non potersi fare assegnamento che sull'impiego delle truppe mobili4 . 1 Un ventennio prima, la Commissione Permanente per la difesa generale dello Stato aveva concretato, nel piano Generale di difesa, u na serie di proposte per chiudere la frontiera svizzera. Tali proposte ven nero escluse da l piano ridotto compilato dalla stessa Commissione, in base a criteri finanziari più restrittivi. 2

Il Sempione e l'Aprica. Cioè lungo la strada del Gran S. Bernardo e quella che da Colico segue la riva orientale del lago di Como e raccoglie le provenienze dallo S pluga, da l Ma loia e dal Bernina. 4 E cioè le strade che attraversano Ja frontiera tra il lago Maggiore e il lago di Como. V. per queste deliberazioni Verbali del Comitato di Stato Maggior Generale Voi. 6° pag. 54, 203, 247, 248, 249. 3


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Essendosi dovuto far fronte a ben più urgenti bisogni nella difesa dello Stato, non si provvide fino ad ora che con interruzioni stradali alle difese stabili verso la Svizzera; solo ultimamente vennero definitivamente progettate opere di sbarramento al Gran S. Bernardo ed allo sbocco della ferrovia del Sempione. La Svizzera ha invece creato, e man mano potentemente fortificato, le due piazze del S. Gottardo e di St. Maurice e sta tuttavia rafforzandole: inoltre, pare abbia in animo di forti ficare anche la posizione di Luziensteig. In tal modo essa ha ottenuto di precludere, in maniera efficacissima, l'accesso alla parte occidentale e centrale dell'alto piano e può mantenersi in "potenza" sul nostro confine, specialmente nel Canton Ticino. 11 provvedere all'assetto difensivo sulla nostra fronti era verso la Svizzera, è divenuto, per conseguenza, una n ecessità, sempreché non si voglia abbandonarne la sicurezza al beneplacito della Svizzera o di chi eventualmente la invadesse. Le strade rotabili e le ferrovie che dalla Svizzera conducono in Italia sono: I. La strada del Gran S. Bernardo, la rotabile e la ferrovia del Sempione, le quali dal Vallese conducono alla pianura tra Dora Baltea e Ticino. II. Le strade del S. Gottardo, del Luckmanier e del S. Bernardino e la ferrovia del S. Gottardo, le quali dalla parte centrale della Svizze ra conducono nella zona compresa tra il Lago Maggiore ed il Lago di Como. III . Infine le strade dello Spluga, del Maloia, del Bernina, alle quali presto si dovrà aggiungere anche la rotabile da S. Maria alla IV0 cantoniera dello Stelvio, le quali dal Canton Grigioni e dall'Engadina conducono in Valte llina. L'assetto difensivo degli sbocchi del Gran S. Bernardo e del Sempione, venne già preso in esame, come si è detto, e sono in progetto le opere giudicate a ciò indispensabili. Non rimane quindi che a far voti perché tali progetti ricevano la loro esecuzione. Pe rò, affinché l'assetto difensivo, rispetto alle provenienze dal Vallese, possa dirsi definitivo, occorre ancora sia provveduto alla difesa di Val Toce. 2. LA VALLE DELLA TOCE Il Comitato di Stato Maggior Generale, già fino dal 1882, aveva ritenutò necessario sbarrare con opere permanenti la linea del Sempio-


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ne, principalmente allo scopo di opporsi ad una invasione francese, la quale "avrebbe avuto per effetto di girare tutte le nostre difese verso occidente ed era da considerarsi tanto meno improbabile, quanto più potente fosse per divenire l'organizzazione difensiva della nostra frontiera verso la Francia". Quanto alla località da scegliersi per le opere di sbarramento, il Comitato, riferendosi a quanto già aveva proposto la Commissione permanente nel 1862, accennò a Gravellona; ma nella deliberazione "non volle vincolare l'opera dei tecnici col prefissare la località da occuparsi". Essendo poi intervenuta l'apertura del nuovo valico ferroviario del Sempione, divenne indispensabile provvedere alla difesa dello sbocco italiano della galleria, il quale, per essere distante dal confine svizzero di soli 3 chilometri, mentre lo sbocco sull'altro versante dista ben 28 chilometri, potrebbe in caso di guerra cadere subito in possesso del presunto avversario. A tal uopo vennero studiate le opere, ora in progetto, presso la testata di Val di Vedro. Queste, precludono bensì lo sbocco della galleria e le provenienze dal colle del Sempione, ma non esercitano azione di sorta sugli altri accessi nella valle della T oce. Ora, entrano in questa valle, a tergo dello sbarramento suddetto: a) le mulattiere provenienti dal Vallese per il Gries Pass e dall'alta valle del Ticino per il passo di S. Giacomo ed altre dall'alta Val Maggia, che tutte immettono nella rotabile Foppiano-Crevola. Queste mulattiere, e specialmente le due prime, per la loro prove• nienza dal Vallese presso gli sbocchi delle strade del Grimsel e del Furka e dal campo trincerato del S. Gottardo, costituiscono un fascio di comunicazioni che, sebbene mulattiere, potrebbero dar passo ad un notevole nucleo di forze. b) La rotabile, di prossima apertura, Locarno - Olgia - S. Maria Maggiore - Domodossola, che collegherà la linea d'operazione del S. Gottardo, del Luckmanier e del S. Bernardino con quella del Sempione. c) La rotabile Bellinzona - Locarno - Cannobio - Gravellona lungo lariva del lago, la quale è da considerarsi come una diramazione delle linee d'operazione sopra dette verso la linea del Sempione, che raggiunge a Gravellona. L'occupazione della conca di Gravellona con opere permanenti di fortificazione, risponde bensì al sano concetto di sbarrare le strade presso il loro punto di convergenza; ma nel campo pratico presenta vari inconvenienti: 1° perché, aperta la nuova strada Locarno - Olgia - Domodossola, non impedirà a truppe provenienti dal Canton Ticino di attaccare a tergo


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gli sbarramenti progettati in Val di Vedro e quelli eventualmente preparati nell'alta Val Toce; ~ perché richiede un numero rilevante di opere; 3° perché queste, potendo per le condizioni del terreno esser battute da numerose artiglierie da campagna, converrebbe fossero casamattate e quindi di costo rilevante; 4° perché, infine, le condizioni locali non sono favorevoli; ed invero, il M. Orfano forma un vasto angolo morto davanti alla posizione di Feriolo, che sarebbe una di quelle da occuparsi e le posizioni di Tellia ed Omegna mancano dei caratteri che si esigono per una forte occupazione con opere permanenti. Ne deriva, che la soluzione migliore pare possa consistere nell'abbandonare l'idea di precludere le strade al loro punto di convergenza, e nell'opporsi separatamente all'avanzata su ciascuna di esse nel modo seguente: a) Rotabile dell'Alta Val Toce, che raccoglie le provenienze dal Gries Pass, dal C. di S. Giacomo e da Val Maggia. Preparare spianamenti e strade d'accesso per poter occupare con truppe mobili la buona posizione di Pontemaglio poco a monte di Crevola. Essa presenta due buone linee di difesa successive, fronte a nord (Pontemaglio e Montecretese), di cui la seconda domina la prima, distanti fra di loro circa due chilometri. Ha, inoltre, il van taggio di avere a tergo la rotabile, mentre le provenienze dell'avversario, rotabili solo a valle di Foppiano, non gli consentirebbero l'impiego di mezzi proporzionati a quelli che potrebbe farvi affluire la difesa. b) Rotabili Locarno - S. Maria Maggior(; - Domodossola e Locarno Cannobbio - Gravellona. Prepararvi interruzioni stradali, ove sia possibile, battute da artiglierie situate in piccole opere in caverna, armate di un limitato numero di pezzi. Il che, da una prima, rapida ricognizione, parve potersi ottenere. Soltanto una ricognizione particolareggiata dei luoghi può indicare dove sia più conveniente predisporre le interruzioni sulla strada Locarno - Olgia - S. Maria Maggiore. Per quella lungo il lago, sembra che una località adatta potrebbe trovarsi presso Cannobbio, dove la sponda è rocciosa ed a picco. Un'interruzione ivi eseguita, potrebbe esser battuta da una piccola opera collocata sulle pendici più basse di M. Carza, immediatamente a sud di Cannobbio, la quale avrebbe anche il vantaggio di poter battere un certo tratto della strada di Val Cannobina. Naturalmente, le interruzioni ora esistenti su quest'ultima strada,


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che congiunge le due sopra nominate, dovrebbero essere conservate.

3. IL TERRENO TRA IL LAGO MAGGIORE E IL LAGO DI COMO Tra il Lago Maggiore e il Lago di Como la frontiera svizzera si spinge sino a 6 chilometri da Varese, a 3 e 1/2 da Como, a 38 da Milano. Dal vasto saliente svizzero, così formato, sboccano in Italia, sopra un tratto di soli 23 chilometri di larghezza, ben sei strade rotabili che attraversano la frontiera nelle località seguenti: una a Dogana Fornasette presso Luino, due a Ponte Tresa e le altre tre a CJjvio, Gaggiolo e Chiasso. Due ferrovie attraversano il confine a Luino ed a Chiasso e molti collegamenti e tronchi sussidiari, rotabili e carrarecci, completano la rete stradale, attraverso la facile zona collinosa del Varesotto e del Comasco, oltre la quale abbondano i collegamenti ferroviari e stradali in ogni senso. Però, tutte le strade che sboccano in territorio italiano nella zona compresa tra i due laghi, hanno origine comune dalla rotabile di V. d'Agno, sola comunicazione, unitamente alla ferrovia, da Be!linzona al lago di Lugano attraverso il M. Ceneri. Già fin dal 1862, la Commissione Permanente per la difesa generale dello Stato aveva proposto la costruzione di un campo trincerato a Varese "per chiudere le strade.che dal S. Gottardo e dal S. Bernardino proseguono a Lugano e per parecchie vie mettono a Varese sul suolo italiano". Ma, nella Relazione che accompagnava le proposte, la Commissione stessa dichiarava che, anche quando fosse stato condotto ad effetto il piano generale da essa proposto per la difesa di tutta la frontiera terreste, sarebbero rimaste due lacune, una sull'Isonzo ed una verso la Svizzera "cui si era tentato di riparare, sebbene insufficientemente, colla riiazza di Varese',s . Il Comitato di Stato Maggior Generale, chiamato a deliberare, nel 1882, se dovesse difendersi con fortificazioni permanenti il tratto di frontiera svizzera compreso tra il Lago di Como ed il Lago Maggiore, ad unanimità si dichiarò contrario a qualsiasi sistemazione difensiva, opinando che tale tratto di fro ntiera non poteva coprirsi che per mezzo di fortificazioni aventi uno sviluppo sproporzionato alla sua importanza militare, che alla difesa potevasi provvedere soltanto "prevenendo il 5 Per la costruzione di questa piazza era preventivata la spesa di 6 milioni, assai rilevante in confronto a quella preventivata per altri lavori.


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nemico nel Canton Ticino o contrapponendogli numerose forze". Gli studi fatti quest'anno condussero a confermare pienamente queste conclusioni del Comitato di Stato Maggior Generale. Quanto al prevenire il nemico in Canton Ticino, è certo cbe, se si potesse occupare in precedenza il M. Ceneri, si intercetterebbero, nella miglior maniera, tutte le strade che tendono al piano lombardo, ed a.nche la Bellinzona-Locarno . . Ma, date le condizioni·della nostra mobilitazione, non si può certamente garantire che ciò possa farsi, e quindi bisognerà prevedere il caso di una difesa più arretrata. Questa potrebbe farsi, in condizioni abbastanza buone, ove si riuscisse a distruggere il ponte di Melide, assai prossimo al nostro confine sul quale passano la ferrovia e la rotabile che conducono a Como 6 ed interrompendo sul nostro territorio la ferrovia di Luino e la strada Ponte Tresa - Laverna - Porto Ceresio, lungo la riva italiana deJ lago di Lugano. In qu esto caso, rimarrebbero a difendersi le rotabili e le carrareccie che attraversano la frontiera tra Luino e Ponte Tresa, le quali dopo circa 6 chilometri dal confine, sul nostro territorio, si avvicinano fra di loro fino a 5 chilometri circa di distanza, da Cassano Valcuvia a Ghirla, inframmettendosi tra M. S. Martino e M. Piambello. Questo tratto dell'esteso fronte, così limitato, ben appoggiato ai fianchi e con buoni appigli tattici, costituirebbe la zona d'azione per la difesa con truppe mobili. 4. LE COMUNICAZIONI CHE DAL CANTON GRIGIONI CONDUCONO IN VALTELLINA Le rotabili provenienti dalla Svizzera per lo Spluga, il Maloia ed il Bernina e, ben presto, anche quella da S. Maria alla IV Cantoniera dello Stelvio, hanno un punto comune di convergenza a Colico, di dove proseguono per la rotabile e la ferrovia lungo la riva orientale del lago di Como. Però, dalla media Valtellina, è possibile per la rotabile dell'Aprica, entrare in Valcamonica e proseguire per questa verso il piano lombardo. La Commissione Permanente per la difesa generale dello Stato, nel suo piano generale di difesa (1862), aveva proposto la costruzione di un forte a Fuentes, presso Colico, per intercettare le strade dello 6 Interrom pendo la rotabile Lugano - Como, si interrompono anche le strade che va rcano il confine a Clivio cd a Gaggiolo ed hanno origine da quella.


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Spluga, del Maloia7 e dello Stelvio, e di un forte all'Aprica, per impedire l'accesso in Valcamonica ad un nemico proveniente dalla Valtellina. Ma, nel piano ridotto, compilato nello stesso anno, non comprese le proposte sopra dette, perché, essendosi stabilito come base di non tener conto delle offese provenienti dalla Svizzera, i forti di Fuentes e dell'Aprica "avrebbero solamente servito a chiudere la strada dello Stelvio, impraticabile nella maggior parte dell'anno". Il Comitato di Stato Maggior Generale, chiamato, nel 1882, a deliberare circa l'opportunità di costruire opere a Fuentes, vi si dichiarò contrario, ritenendo "bastasse contro le provenienze austriache dallo · Stelvio, l'azione di fianco dall'Aprica e quella di poche opere, allora progettate alle Prese; esser poco probabile una violazione austriaca nel territorio svizzero; remota, e facile a prevedersi in tempo, una violazione da parte della Germania". Ammettendosi, ora, la convenienza di intercettare con opere anche le provenienze dafla Svizzera, ed adottando come più efficace, nel caso presente, e nel tempo stesso più economico, il concetto di concentrare le difese su di un punto solo, converrebbe provvedere allo sbarramento di Colico; ma è anche necessario impedire che chi è disceso in Valtellina dal Bernina o dalla IV Cantoniera dello Stelvio possa aggirare per l'Aprica le difese di Colico, o quelle rivolte verso l'Austria, allo Stelvio ed al Tonale. A Colico, è possibile opporsi tanto alle provenienze dalla Mera, quanto a quelle della Valtellina, occupando la piccola altura rocciosa che sorge isolata in mezzo alla pianura, sulla quale si trovano le rovine della Rocca di Fuentes. Verso la Mera, le condizioni di questa occupazione sarebbero ottime, perché l'attaccante difficilmente potrebbe portare avanti le sue artiglierie lungo la stretta sul cui fondo giace il lago di Mezzola, e dovrebbe disporle al nord di questo, cioè oltre i 7000 m. Verso l'Adda inve&, l'opera di Fuentes potrebbe essere attaccata da numerose batterie sul fondo valle e sulle pendici più basse dei due versanti, sulle quali non avrebbe nemmeno il vantaggio del dominio, a motivo della sua piccola elevazione. Quest'opera dovrebbe quindi esser corazzata, il che condurrebbe ad una spesa, nelle nostre condizioni finanziarie, superiore al necessario. Sembra quindi, che la migliore soluzione potrebbe esser quella di costruire, tutt'al più, sulla Rocca di Fuentes spianamenti e le relative 7

Non era allora rotabile il valico del Bernina.


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strade d'accesso da occuparsi al bisogno con artiglierie di medio calibro. Siccome poi, la strada rotabile e la ferrovia, dopo Colico, corrono ristrette tra la roccia ed il lago e sono efficacemente interrompibili, sa-

rebbe opportuno cercare in prossimità di una tra le più efficaci interruzioni, ora esistenti o da stabilirsi a nuovo, una località che si presti ad essere occupat;i con una piccola opera casamattata, sottratta possibilmente al cannone dell'avversario, collo scopo di aumentare il valore dell'interruzione. Riguardo alla strada dell'Aprica, è necessario ricordare le proposte fatte nella Relazione del Viaggio di Stato Maggiore del 1898, nel quale venne presa in esame la difesa della Valtellina rispetto alle provenienze austriache dallo Stelvio. Si prese allora per base il concetto, che la strada dell'Aprica dovesse servire alla difesa di quella dello Stelvio col permettere a truppe raccolte presso Edolo, in Valcamonica, di sboccare in Valtellina. Per dar tempo di compiere questo spostamento, si proposero due soluzioni: una col "minimo" di lavori, ed un altra passante questo "minimo". La prima, consisteva nell'occupare con una batteria semi permanente la posizione delle Motte, presso Bormio, e nel preparare spianamenti presso lo sbocco in Valtellina della strada deU' Aprica. La seconda, nell' occupare con batterie permanenti la posizione del Belvedere sulla strada stessa o quelle del Pomo o dei Corradini presso Tirano, essendoché quest'ultima permette di battere anche verso il Poschiavino. La Commissione Speciale, presieduta da S.A.R. il Principe di Napoli, nel prendere in esame (17-3-1899) le questioni relative alla frontiera nord est, ritenne più conveniente la prima soluzione: però, trattandosi ora di tener conto, non solo dalle provenienze dall'Austiia, ma anche di quelle della Svizzera, converrà adottare quella soluzione che possa meglio rispondere a questi due scopi. La prima delle proposte, sopra citate, non sarebbe sufficiente, perché la posizione delle Motte si trova a monte dello sbocco dal vallone di Poschiavo. La seconda invece, opportunamente modificata nei particolari di esecuzione, potrebbe convenientemente adottarsi e, in tal caso, sarebbe da preferirsi l'occupazione della posizione dei Corradini, dalla quale si può battere buon tratto della strada del Bernina. Non è però da escludersi l'opportunità, ove sia possibile, di adottare le due soluzioni ad un tempo, perché occupando le Motte si otterreb- . be di conservare il possesso dell'Alta Valtellina, con vantaggio di una nostra eventuale offensiva verso la Svizzera.


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5. LA CONCA DI LIVIGNO Date le condizioni sfavorevoli della nostra frontiera verso .la Svizzera, il possesso della conca di Livigno ha per noi una importanza militare abbastanza rilevante.

Questa piccola vallata; alpestre; povera e poco abitatai scoperta dalle nevi soltanto durante pochi mesi, comunica col versante italiano per mezzo della buona mu lattiera del Passo di Foscagno, del sentiero facilmente riducibile dell'Alpisella e di altri sentieri di minore importanza. Una carrareccia la percorre per tutta la sua lunghezza e la fa comunicare verso sud ovest, cioè dalla parte della sua testata, per il Passo della Forcola, colla strada del Bernina, e verso nord est, cioè scendendo lo Spoll, colla strada Bormio - s•a. Maria - Ofener Pass - Zernetz. Nel caso di operazioni nostre difensive su quell'estremo tratto di frontiera, la conca di Livigno, potendo esercitare un'azione di fianco sulla strada del Bernina in territorio svizzero, neutralizza, fino ad un certo punto l'inconveniente che deriva all'Italia dal saliente svizzero del Poschiavino. Potrebbe anche avere qualche azione contro le operazioni, poco probabili in vero, che la Svizzera tentasse per la strada Zernetz - S.1a Maria - IV Cantoniera, benché, in questo caso, l'angustia della valle dello Spoll tolga molto all'efficacia dell'azione. Sotto il punto di vista di una nostra offensiva verso la Svizzera, dal passo della Forcola si può cadere alle spalle della forte posizione della Rosa, la quale sbarra il Bernina dalle provenienze dall'Italia, e girare, per conseguenza, tutte Je difese del Poschiavino; scendendo lo Spoll, si può minacciare il Colle d'Ofen di rovescio e Zernetz, facilitando così l'azione delle nostre truppe che avanzassero per la nuova strada. Inoltre, dall'interno della conca per il facile passo della Cassana, si scende in breve tempo e direttamente sopra Scanfs, all'imbocco del vallone di Sulsanna che conduce all'importante passo della Scaletta, aggirando tutte le difese svizzere, eventualmente disposte lungo le stFade del Bernina e del Maloia e separando così l'alta dalla bassa Engadina. Ma, stante la lontananza della conca di Liv igno dai nostri cent ri di rifornimento e la difficoltà di farvi soggiornare truppe, sarebbe indispensabile, perché si possa usufruire dei vantaggi ch'essa può dare, migliorare anzitutto le sue comunicaziioni colla Valtellina, cioè ridurre a rotabile la strada del passo di Foscagno, nel tratto ancora mulattiero da Semogo a Livigno8 . 8 Pare che un progetto s ia stato compilato dagli enti locali interessati: ma non abbia potuto esser condollo ad effetto per mancanza di fondi, benché non si tratti d i un lavoro che richieda spese ingenti. Un contributo dello Stato, entro limiti proporzionati all' utile che ne deriverebbe a lla difesa nazionale, potrebbe essere opportuno.


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In seguito, sarebbe opportuno provvedere allo stazionamento delle truppe mediante ricoveri e impedire, mediante piccol e caserme difensive sui passi, che gli svizzeri riuscissero a prevenirvi le nostre forze, neutralizzando così il valore della nostra occupazione.

6. CONCLUSIONE Dall'esame della frontiera italo-svizzera, considerata nel suo complesso, cioè in rapporto alle sue condizioni geografiche, all'assetto difensivo proposto ed a quello raggiunto daJJa confederazion e ed, infin e, all'impiego delle forze mobili, emerge una decisa superiorità della frontiera svizzera su quella italiana. Ed invero: a) J passi di frontiera, appartengono quasi tutti alla Svizzera, la quale si trova in misura, sia di occuparli prima dell'in izio delle ostilità, sia anche di prevenirvi in forze superiori le nostre truppe, giovandosi della maggior rapidità della sua mobilitazione, così sensibile che, quando noi fossimo riusciti ad impadronirci colle prime nostre truppe dei passi di frontiera, queste dovrebbero da sole sostenere l'urto delle forze svizzere già mobilitate, prima di poter essere soccorse dalle nostre grandi unità ancora incomplete. Pertanto, sarà per noi quasi impossibile il prevenire l'avversario sulle posizioni di frontiera e assai difficile lo impadronirci di quelle posizioni, quanto il conservarne il possesso quando fossimo riusciti a toglierlo al nemico. b) Il tracciato dellafrontiera, la configurazione del terreno prossimo ad essa, nonché i lavori ivi eseguiti, costituiscono elementi assai più favorevoli alla Svizzera che non all'Italia, rispetto all'offensiva ed alla difensiva. Invero, in operazioni offensive contro di noi, la Svizzera si troverebbe ad aver già superato, verso il centro della sua frontiera, il massiccio alpino in territorio proprio, per invadere una zona di terreno che a a noi non è consentito di chiudere con opere di fortificazione, ed avrebbe ivi l'appoggio effi cacissimo del campo trincerato del S. Gottardo ed il sussidio di una ferrovia. A lle ali, oltre al possedere la testata di quasi tutte le valli, prima di scendere nel piano per concentrarvi le sue forze , avre bbe da superare un percorso relativamente breve nella zona montana ed urterebbe contro sbarramenti di potenza limitata. Pe r contro, alle operazioni offensive dell'Italia verso la Svizzern, si oppongono sul territorio di questa:


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al centro, le potenti opere del S. Gottardo, dove le catene rannodandosi permetterebbero ai difensori una azione in ogni senso; ad occidente, lo sbarramento di St. Maurice, che chiude la sola rotabile che penetri da quel lato nel cuore della Svizzera; ad oriente, alte catene montane, disposte in linee successive, normali alla direzione delle offese, e le forti posizioni presso Sargans, che coprono l'accesso al lembo orientale dell'altopiano; il quale è ancora difendibile dall'interno della Svizzera, dietro la forte linea della Limath, che ha conquistato maggior valore dopo l'apertura della nuova rotabili e per il Klausen Pass. c) Nella scelta degli obbiettivi e nella condotta delle operazioni. Per un'offensiva svizzera in Italia, le linee d'operazione che dal Canton Grigioni, dal Canton Ticino e dal Vallese scendono nel nostro territorio (escludendo la linea del Gran S. Bernardo) convergono sul tratto Arona-Lecco, largo soltanto 65 chilometri, e sboccano nella regione più ricca d'Italia, a soli 38 chilometri da uno dei più grandi centri della vita economica ed intellettuale d'Italia, la cui caduta, per giunta, influirebbe sinistramente sulle condizioni della politica interna. Oltre a convergere sopra un obbiettivo immediato di così grande importanza, queste linee conducono anche a sboccare a cavallo alle linee fluviali della Sesia, del Ticino e dell'Adda, dimodoché fino alla Dora Baltea ed al Po, non avrebbero ad urtare contro altra efficace linea di difesa. Invece, rispetto ad una nostra offensiva in !svizzera, gli obiettivi principali, quali i più importanti centri della vita economica della Svizzera ed il nodo del S. Gottardo, si trovano, o molto addentrati nel suo .territorio, o protetti da potenti fortificazioni, oltreché dalla naturale asprezza dei luoghi. E gli obbiettivi secondari, quali il Vallese, il Canton Grigioni ed il Canton Ticino, ricevono protezione diretta od indiretta dalle piazze svizzere nonché, anch'essi, dal clima e dalle difficoltà del terreno. Riguardo alla condotta delle operazioni, la Svizzera, potendo raccogliere numerose forze in Canton Ticino per mezzo della ferrovia del S. Gottardo e delle rotabili che vi concorrono, sotto la forte protezione di opere fortificatorie, ed essendo in possesso dei passi su tutta la rimanente frontiera, può assicurarsi l'iniziativa delle operazioni, ed, anche, la scelta del momento opportuno per intraprenderle. Invece, le nostre operazioni, superato il confine, potendo esser ritardate dal lungo percorso tra i monti e dalle difficoltà dei rifornimenti, dalla resistenza favorita dalla ristrettezza delle valli e da efficacissime e numerose interruzioni, nonché dalla brevità della stagione propizia, richiederebbero una azione pronta ed immediata, senza possibilità di attendere il momento opportuno.


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Si può quindi concludere: , Che un'offensiva movente dall'Italia verso la Svizzera incontrerebbe gravi difficoltà: 1 a) per dover impadronirsi dei passi di frontiera; b) per dover procedere in terreno assai difficile; e) per dover superare sbarramenti stabili del nemico e posizioni facili a rafforzarsi; d) infine, per la brevità della stagione favorevole alle operazioni militari. Per contro, un'offensiva svizzera avrebbe il vantaggio: a) di possedere già i passi di frontiera e di poter superare il massiccio alpino in territorio proprio; b) di sboccare in piano per linee convergenti, su di un obbiettivo di importanza grandissima e senza ostacoli di carattere permanente nel territorio compreso tra il Lago Maggiore e il Lago di Como. d) di essere meno vincolata dalla brevità della stagione propizia, essendo pronta più presto, avendo da superare un percorso più facile e più breve, avendo a buona portata ottime piazze di rifornimento. Dopo quanto si è detto è superfluo soggiungere che la difensiva svizzera viene a trovarsi in condizioni assai più favorevoli che la difensiva italiana, ai cui danni cospirano: le condizioni geografiche, a motivo della sfavorevole configurazione del terreno; le politiche, a motivo dello svantaggioso tracciato della frontiera; le militari, a motivo dell'imperfezione del nostro assetto difensivo, e della minor celerità della nostra mobilitazione. La neutralità della Svizzera, ove fosse rispettata, eliminerebbe le dannose conseguenze di questo nostro stato di inferiorità. Ma noi sappiamo quanto poco assegnamento possa farvi sul mantenimento di tale neutralità (V. Conferenza iniziale del Direttore) e, pertanto, dobbiamo considerare come una necessità della difesa nazionale il provvedere, per quanto sta in noi, a rendere meno sfayorevoli le condizioni di questa nostra frontiera. A questo appunto tendono le proposte formulate nella presente Relazione, le quali sono riassunte nello specchio seguente. In esse si mirò ad ottenere con un minimo di spesa il massimo di sicurezza, compatibilmente colle condizioni finanziarie e collo stato di molte e più urgenti questioni relative alla sistemazione difensiva della nostra frontiera nord ovest e nord est, che attendono ancora una soluzione.


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Lavori proposti

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Appostamenti per artiglieria da campagna a Ponte Maglio e Monte Cretese.

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Spesa approssimativa

Loro scopo

' Facilitare l'impiego di truppe mobili per intercettare la rotabile proveniente dalla testata di V. Toce.

Interruzioni stradali ed, ove sia possibile, piccola opera casamallata lungo la nuova rotabile Olgia-S. Maria Maggiore-Domodossola.

Per intercettare la rotabile e battere la più efficace delle interruzioni .

Interruzioni stradali e piccola opera casamattata presso Cannobbio.

Per intercettare la rotabile lungo il lago, battere l'interruzione ed anche un tratto della strada di Val Cannobina.

Appostamenti per pezzi di medio calibro presso Colico, strade d'accesso, ricoveri ecc.

Sbarrare le rotabili provenienti da Chiavenna e da Sondrio.

Riduzione a rotabile della strada SemogoLivigno per il Passo di Foscagno.

Annotazioni

Da costruirsi al momento del bisogno.

60.000

80.000

100.000

Per intercettare la rotabile dell'Aprica, valgono le proposte contenute nella Relazione del Viaggio di S.M. 1898 pag. 85 e seguenti.

400.000

>

TOTALE

L.

640.000

Queste proposte, in unione a quelle relative allo sbarramento della rotabile del Gran S. Bernardo e della strada ordinaria e della ferrovia


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"Lll RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA F SVI UERA"

del Sempione, sono informate ai concetti seguo/1-ti: 1° Intercettare le strade rotabili n el terreno montuoso ed affidare soltanto all'azione delle truppe mobili la difesa della regione collinosa / tra i due laghi. 'fJ Valersi soltanto di interruzioni stradali, battute ove sia possibile da piccole opere, per intercettare le strade di secondaria importanza, oppure per limitare il tratto di frontiera affidato alle truppe mobili nella regione collinosa.

Parte IV CONSIDERAZIONI SINTETICHE SULLA FRONTIERA TERRESTRE DELL'ITALIA

Col viaggio di stato maggiore del corrente anno, che prese specialm ente in esame la frontiera italo-svizzera, si è condotto a compimento lo studio di tutta la frontiera terrestre dell'Italia, essendosi negli anni 1895-96 e 97 esaminata la frontiera occidentale, e negli anni 1898-99 quella orientale. Conviene ora gettare uno sguardo complessivo sulle condizioni dell' intera nostra frontiera, con frontandola con quella di ciascuno degli stati con noi confi nanti. Il confronto della nostra frontiera nord ovest con quella fran cese, tanto sotto il punto di vista delle difese artilì ciali (fortificazioni, strade, interruzioni ecc.) quanto sotto quello delle forze mobili, ba messo in evidenza la nostra inferiorità rispetto alla Franci a a motivo: della maggior potenza delle fortificazio ni di quest'ultima, disposte in massima ai nodi delle comunicazioni (V. Nota 1, pag. 31 O); della sua superiorità di forza in truppe mobili durante il periodo della mobilitazione, avendo le truppe francesi alla frontiera effettivi più forti dei nostri fino dal tempo di pace, ed una mobilitazione più rapida; della maggior potenza delle sue artiglierie e della migliore organizzazione dei suoi parchi d'assedio, pronti su ruote; della opportuna preparazione della sua rete stradale. A queste cause d'inferiorità, noi potremmo contrapporre il solo vantaggio di disporre di una maggior quantità di forze mobili, soltanto però a mobilitazione compiuta. Di fronte ad uno stato così evidente di inferiorità, sarebbe parso


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ALLEGATI

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cosa naturale il tende~e allo scopo di rafforzare siffattamente l'assetto difensivo della nostra 'frontiera nord ovest, da poter equilibrare i vantaggi che la Francia ba \ I opra di noi. Ma, si riconobbe che\i lavori per l'organizzazione difensiva di quella frontiera, eseguiti in bai·e a concetti i quali, per una serie di cause che quì non occorre indagare, andarono soggetti a variazioni sostanziali, erano tali e così avanzati, da non ammettere un mutamento radicale, se non con gravissimo dispendio ed a lunga scadenza, e che conveniva perciò limitarsi: a render sicura la mobilitazione del nostro esercito, aumentando di tanto la forza di resistenza della frontiera, che bastassero a difenderla solo le truppe leggere (alpini, bersaglieri, artiglieria da montagna) sostenute, in date eventualità, da truppe di rincalzo. A questo scopo tendevano appunto le proposte contenute nella Relazione del viaggio di Stato Maggiore dell'anno 1897 per la riorganizzazione dell'assetto difensivo della frontiera occidentale, le quali si possono riassumere come segue: 1° Valle D'Aosta. Costituzione dello sbarramento avanzato di Pré S. Didier e rafforzamento di quello arretrato di Bard. 'J:i Moncenisio. Rafforzamento dello sbarramento attuale, ricorrendo a corazzature ed a nuove opere. 3° Valli Dora-Chisone. Abbandono della linea avanzata di difesa a Cesana, conservazione della medesima a Bardonecchia, sopprimendone però le opere di Monte Gasparre e Tre Croci; rafforzamento della linea arretrata, occupando con opere di fortificazione permanente la conca del'Oulx, rafforzando Exilles, L' Assietta e Fenestrelle9 • 4° Valli Varaita, Maira, Stura. a) opere di sbarramento nella val Varaita presso Sampeyre .. b) Opere di sbarramento della val Moira presso Ansoleglio.

9 Queste proposte vennero in parte modificate dalla Commissione speciale presieduta da S.A.R. il Principe d i Napoli nel 1898, poiché essa ritenne "doversi mantenere la occupazione della linea di difesa avanzata in corrispondenza delle conche di Cesana e di Bardonecchia" e stabilì come segue i provvedimenti da prendersi:

1° Per la conca di Cesana; occupare lo Chaberton, rafforzare il P. Vallon, costruire un forte a Cima del Bosco, nonché eseguire altri lavori d i minore importanza. 2° Per la conca di Bardonecchia; mantenere l'occupazione dello Jafferau, occupare il Pramand, disarmare le opere di Mélézet e Monte Gasparre-Tre Croci. Però, la Commissione non esclude Ja necessità di "rafforzare la linea di difesa arretrata".


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITAl,,IA E SVIZZERJ;" I

c) occupazione della Regione del Mulo con un~ batteria permanente 1 nella posizione del Pulpita1°. d) occupazione con opere permanenti dell.e Barricate di val Stura e del Colle della Cialdoletta. 5° Valle del Gesso. Opera di sbarramento presso Valdieri. 6° Regione tra Roia e Nervia. Preparazione di uno sbocco offensivo verso la Francia e di batterie, affine di precluderlo al nemico11 • 7° Appennino Ligure. Miglioramento degli sbarramenti di Nova e Zuccarello. Anche sulla frontiera nord est, è risultato che le condizioni nostre sono uno stato di notevole inferiorità. rispetto a quelle dell'Austria, a motivo: • della insufficienza del nostro assetto difensivo, in paragone a quel lo assai forte dell'Austria (V. Nota 2, pag. 312); • delle condizioni per noi svantaggiose nel teatro d'operazioni del Veneto orientale, avvolto da tre lati dalla frontiera austriaca; • delle sfavorevoli condizioni della nostra rete ferroviaria, la quale prolungandosi oltre il Piave con due sole linee rende impossibile la nostra'fadunata al confine orientale in tempo opportuno, in confronto a quella austriaca che può eseguirsi per sei linee fino a tutta prossimità della frontiera; delle maggiori difficoltà per noi, ove riuscissimo ad operare offensivamente al di là della frontiera dell'est, di procedere oltre causa le strade sempre meno numerose, che non per l'Austria che, varcato il nostro confine, potrebbe avanzare nel nostro territorio per ben nove strade indipendenti. Gli studi fatti condussero a stabilire che, a toglier di mezzo le cause della nostra inferiorità ove le condizioni finanziarie consentissero di affrontare il problema in tutta la sua interezza, i mezzi più adatti potrebbero consistere: · 1° nel chiudere la frontiera nord e quella del Friuli 12 ; 2° nel migliorare la nostra rete ferroviaria prima ed oltre il Piave; 3° nell'addensare i presidi verso la frontiera dell'est e nel portarvi fin dal tempo di pace il confine di due, anziché di un solo corpo d'armata;

IO Questa proposta non venne accettata dalla Commissione Speciale, la quale ritenne non essere il caso di costruire opere nella Regione del Mulo. 11 La Commissione affermò il concetto della occupazione con opere permanenti della Regione tra Roia e Nervia, completata dall'apertura di strade attraverso e lungo il contrafforte tra Nervia e Argentina.


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ma che, tenendo presente lo stato delle nostre finanze, così dispendiosi provvedimenti non potrebbero avere attuazione, onde, pur tenendo di mira il fine ultimo da raggiungersi, conveniva limitarci a provvedimenti più urgenti, così concretati: 1° migliorare l'assetto difensivo della frontiera nord, attuando quelle proposte che già ebbero l'approvazione della Commissione Speciale presieduta da S.A.R. il Principe di Napoli nell'anno 1899; 2° sbarrare la valle del Fella e le comunicazioni del Degano col But; 3° attuare alcuni provvedimenti per migliorare alquanto le condizioni della rete ferroviaria; 4° ripartire, fin dal tempo di pace, tra il V° ed il VI0 corpo d'armata il territorio adiacente alla frontiera. Infine, l'esame della frontiera centrale, compiuto quest'anno, ha dimostrato quale sfavorevole insieme di circostanze si verifichi a nostro danno, anche rispetto alla Svizzera, ed ha condotto a còncretare le proposte, contenute nella Parte III, intese ad attenuare le infelici condizioni nostre, su così vasto tratto della frontiera terrestre. Dal complesso delle proposte fatte, risulta quanto sia lungo il cammino da percorrersi, affinché l'assetto difensivo di tutta la frontiera continentale possa dirsi definitivo, anche volendo mantenere nei limiti più ristretti, a noi imposti dalle esigenze della pubblica finanza, di fronte al completo assetto, ormai raggiunto dalla Francia, dall'Austria e dalla Svizzera. Soltanto in questi ultimi anni, alcune delle proposte fatte per la nostra frontiera incominciarono ad essere attuate. Ed il lavoro di preparazione a difesa di essa procedette in modo da rispondere alla politica di alleanze attualmente seguita dal nostro paese, essendosi anzitutto cercato di provvedere all'assetto difensivo della frontiera nord ovest, mentre ben poco si è fatto su quella nord est; quasi nulla su quella centrale. Sul modo di por riparo alle lacune che, numerose ancora, esistono sulla frontiera nord ovest, si è pronunziata (per lo meno sulle più imPer le proposte riguardanti la frontiera nord - est Vedi: a) viaggio di stato maggiore 1898 pag. 85 e seguenti, b) verbali della Commissione Speciale presieduta da S.A.R. il Principe di Napoli anno 1899, e) viaggio di stato maggiore del 1899 pag. 84 e seguenti per le valli del Tagliamento e del Fella.

12


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"LE RELAZ IONI MILITARJ TRA ITALIA E SVIZZERA"

portanti) la Commissione Speciale presieduta da S.A.R. il Principe di Napoli fin dal 1898. Però, anche alcuni provvedimenti che si riferiscono alla frontiera Svizzera, si debbono considerare come indispensabili, perché servono a completare le difese verso la Francia. Tali sono le già progettate opere al Gran S. Bernardo ed al Sempione e lo sbarramento, ora proposto, delle altre linee d'accesso alla vallata della Toce. Le proposte relative alla frontiera nord est, se non sono d'urgenza immediata, lo diverranno vieppiù a misura che aumenta la probabilità di un diverso orientamento della nostra politica. Ma, affinchè non ci avvenga di esser colti impreparati, poiché sarebbe vano sperare che vi si possa provvedere, anche affrontando gravi sacrifizi, al momento del bisogno, è indispensabile por mano ai lavori necessari sin dal presente. Alcune proposte, relativa a questa frontiera, già vennero esaminate dalla Commissione Speciale presieduta da S.A.R. il Principe di Napoli nel 1899, la quale ha anche stabilito l'ordine di precedenza da seguirsi nella loro attuazione. Le rimanenti saranno esaminate quest'anno. Riguardo alla frontiera nord o centrale, le proposte fatte, richiedono una spesa molto limitata in confronto col grande vantaggio che se ne trarrebbe, si può sperare che esse vengano attuate in avvenire non troppo lontano. Quando un siffatto assetto difensivo di tutta la frontiera terrestre possa dirsi raggiunto, e sia stato completato anche quello delle piazze marittime e specialmente di Genova13 , non soltanto l'avvenire politico potrà essere guardato con tranquillità e sicurezza; ma la nostra politica, non più vincolata da preoccupazioni d'ordine militafe sulla forza di resistenza dell'una piuttosto che dell'altra frontiera, sarà libera di seguire quell'indirizzo che sarà per mostrarsi più rispondente agli interessi del paese. NOTA 1. La Francia ha sbarrato tutte le comunicazioni rotabili che attraversano la frontiera, ed anche le principali tra quelle mulattiere, con opere 13 Le questioni relative alle piazze marittime sono allo studio presso la Commissione centra le mista, la qua le sta per terminare i suoi lavori. Questi vennero concretati in base alle deliberazioni della Commissione Suprema per la difesa dello SLato, e sulle risultanze di studi e ricognizio ni locali.


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solide, numerose, provviste di un potente armamento, alla cui forza di resistenza dà continuo incremento valendosi del florido stato delle sue finanze. Occupando tutte le valli con opere permanenti, ha costituito una cintura di sbarramenti avanzati, multipla alle volte, ed anche formata da veri campi trincerati, dove era richiesto dall'entità delle minacce e meglio si prestavano le condizioni locali. Queste opere sono: In Val D'Iserè: lo sbarramento di Bourg S. Maurice. In Val D'Are: le opere ora in costruzione alla pte Turra, le antiche opere di l'Esseillon, rimodernate, le opere di Modane e, più indietro, il F. du Télégraphe presso S. Miche!. Nell'Alta Durance: il campo trincerato di Briançon, in prossimità del nostro confine. Nel Guil: . il forte di Ch. Queyras. Nell'Ubaye: Tournoux, vero campo trincerato, che ha azione anche verso le provenienze dall'Alta Tinea e dalla conca di S. Paul (alta Ubaye e Guil), e più indietro, come sbarramento arretrato della stessa valle il Forte e le Batterie di S. Vincent. In '2:' linea, alla convergenza delle valli, ha organizzato potenti piazze di sbarramento ed anche campi trincerati. Cioè: al confluente dell'lsère coll'Arly, coli' Are e col Drac, rispettivamente Albertville, Chamousset - Aiton e Grenoble; al confluente del Guil colla Durance, la piazza di Mont Dauphin. Più indietro ancora, al confluente del Rodano colla Saone, ha costituito, nel campo trincerato di Lione, un vasto perno di manovra la cui influenza si fa sentire su tutta la regione compresa tra la frontiera della Savoia e del Delfinato ed il Rodano. Infine nel Nizzardo, dove le aspirazioni nostre e le minori difficoltà di terreno pare le facciano ritenere più probabili una nostra offensiva, ha profuso ingenti somme, ed altre ne destina tuttavia, per convertire tutta quella zona in una formidabile regione fortificata. Infatti, il suo assetto difensivo è così costituito: a) una linea di punti d'appoggio per la difesa avanzata (appostamenti, strade, ed anche opere permanenti) nelle posizioni di Mont Ours, la Cougoule, l'Arboin e l'Authion, b) una linea di sbarramenti avanzati: Barbonnet, S. Jean de la Rivière, Barre Noire, Picciarvet. c) una cintura di opere staccate a Mont Agel, Mont Maccaron, Mont Chauve, Mont Colomars. d) un nucleo centrale, costituito dalle opere che, da Capo d'Aggio, per la Turbie, la Révère, Mont Gros, e Mont Alban, coronano le alture ad


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"LE RELAZIONI MIL!TARJ TRA ITA LIA E SVIZZE RA•

est di Nizza; e dal fronte a mare. Di più la Francia ha con cura costante aumentato, a favore degli interessi militari, la sua già ricca rete ferroviaria verso la nostra frontiera ed ha ridotto quella ordinaria in condizione di servire ottimamente a tutti gli spostamenti di truppe, sia verso il confine, sia per trasferirsi

dall'uno all'altro scacchiere. NOTA 2. L'Austria ha assicurato lo sbarramento di tutte le strade dal Tonale al Canale di Brenta, col trasformare il Trentino in una vera regione fortificata, nella quale sorgono quattro gruppi di opere: a Strino (due esistenti e due in progetto), a Lardaro, a Riva ed a Levico, ed un potente nucleo centrale a Trento1~ Ha poi sbarrato, con opere (per la maggior parte or ora terminate, mentre alcune sono in costruzione) potentemente casamattate o sotto corazza, ed armate secondo i più recenti sistemi, tutte le strade rimanenti, che conducono nel Tirolo e nel Pusterthal e quelle che danno accesso alla conca di Tarvis. E cioè: la strada del Cismone e quella di Val S. Pellegrino, coi forti del Dossaccio, dei Busi e di Someda; le strade del Cordevole e di Val Abbadia, coi forti di Corte, Ruaz e T ra i Sassi; la strada d'Allemagna e la sua sussidiaria per Platzwiese, colle opere di Landro e di Platzwiese, mentre è in progetto una nuova opera a Podestagno sulla via d'Allemagna, che precluderà anche la sussidiaria mulattiera per F edera Vedla; la strada del M. Croce di ComeJico, coi forti di Sexten; la linea della Pontebba, colle opere di Malborghetto; la strada per la Sella di Nevea, colle opere presso Raibl; la linea del Predi!, con quelle di Predii, di Flitsch e col F. Hermann; infine, è in progetto un'opera per chiudere la strada del Pulfero. Con ciò, l'Austria sta per dar compimento ad un vasto programma, la cui attuazione è frutto specialmente dell'indefesso lavoro di questi ultimi anni. In tal modo essa ha già quasi totalmente raggiunto l'importante scopo cui tendeva, cioè di I.imitare il tratto di frontiera accessibile ad una nostra offensiva, a quello attraversato dal fascio stradale che tende al Carso, là dove riuscirà ad essa più facile concentrare la poderosa mas14

L'eccentrica e difficile strada dello Stelvio è anche sbarrata dal vecchio forte di Comagoi.


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sa delle sue forze, in ottime posizioni, sia per arrestare la nostra avanzata oltre confine, sia per procedere essa stessa all'invasione del nostro territorio, da quella aperta frontiera.

Roma, Dicembre 1900. Il Tenente Generale Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Direttore del Viaggio SALETTA


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Allegato 23

ALCUNI DOCUMENTI RELATIVI ALLA EVENTUALE ESECUZIONE DELLA "2'1 IPOTESI" NEL PERIODO 1902 - 1907

Le predisposizioni risultano aver raggiunto un grado elevato di preparazione nell'anno 1902; esse vennero successivamente aggiornate fino all'anno 1907 subendo continue varianti. Si riportano annessi alcuni documenti relativi a tali predisposizioni.

Annesso 1 all'Allegato n. 23 (*)

STRALCIO DEL PROGETTO DI MOBILITAZIONE DEL QUARTIERE GENERALE D'INTENDENZA DELLA III ARMATA (aggiornato a tutto il 1907) Premessa 1°) Il presente progetto è compilato nell' ipotesi che chiameremo seconda, e cioè che la III armata italiana si trasferisca nella G ermania meridionale, per via ordinaria, attraverso il territorio della Svizzera, per operare da quella parte contro la Francia, a lato dell'esercito germanico. 2°) La genesi di questa seconda ipotesi va ricercata nel fatto che, nella memoria di Berlino del gennaio 1888, l'Austria in una determinata ipotesi di guerra si è riservata di rimanere neutrale, e, quindi, di non dare passaggio attraverso il suo territorio alle truppe italiane. Gli studi per quella seconda ipotesi furono iniziati nel 1898, d'accordo, ed in via riservata prima, fra gli Stati Maggiori germanico ed italiano, sulla base di radunare la III armata in Valtellina, quindi condurla nella conca di Coira, di là verso il lago di Costanza, poscia, facendo fronte ad Ovest, verso il fronte di Zurigo-Eglisau. Da questi studi risultò l'impossibilità per la III armata, quando si fosse aperta la strada al lago di Costanza, di conservare le sue relazioni con la Val(*) AUSSME Rep. RR-44; busta 1906


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tellina, e la necessità di costituirsi una nuova base di rifornimento nella Germania meridionale. Gli accordi fra gli Stati Maggiori germanico ed italiano per la costituzione di questa base di rifornimento furono stipulati in un'apposita conferenza tenuta a Berlino il 5 novembre 1900 .................. . ..... .. ........................... .

Annesso 2 ali' Allegato n. 23 (*)

APPUNTI PER LA COMPILAZIONE DI UN ORDINE ALLE TRUPPE CIRCA IL CONTEGNO DA TENERSI CON LA POPOLAZIONE SVIZZERA E LE PRESTAZIONI DA RICHIEDERSI ALLE AUTORITÀ LOCALI ED AGLI ABITANTI

Con la popolazione svizzera, la quale non si mostri apertamente ostile, dovrà tenersi un contegno amichevole, usando tutti i riguardi dovuti a paese col quale si è o si vuol essere amici, quand'anche le forze armate svizzere avessero inizialmente opposta resistenza alle nostre truppe e quand'anche le autorità comunali assumessero un diverso contegno. A maggior ragione poi tale contegno sarà d'obbligo, qualora il transito delle nostre truppe per il territorio della confederazione avvenga senza resistenza o contrasti. Dovrà perciò evitarsi ogni aggravio ai comuni ed ogni disturbo alle popolazioni, pagando al più presto e con certa larghezza ogni prestazione e risarcendo ogni danno, attenendosi in ciò alle norme amministrative vigenti nella Confederazione per le sue truppe, in quanto riguarda il vettovagliamento, l'occupazione di locali di proprietà pubblica o privata, i trasporti e la liquidazione di danni. Saranno quindi da osservarsi le norme seguenti, le quali, tratte dal Regolamento d'Amministrazione per l'Esercito Svizzero, riguardano veramente in modo più speciale le direzioni e gli uffici di Commissariato; ma in assenza di questi anche i vari Comandi e le truppe isolate dovranno ugualmente applicarle.

(*) AUSSME, Rep. G-23; busta 4 anno 1902


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Annesso 3 ali'Allegato n. 23 (")

Verbale 5/84 RADUNATA N .0 . :! IPOTESI Promemoria circa la marcia della 3a Armata con annessi 1 tabella di marcia ed 1 schizzo (omesso)

La marcia della III Armata attraverso la Svizzera è caratterizzata dai seguenti tre periodi:

1° - RAGGIUNGIMENTO DELLA CONCA DI COIRA FRA TRAMINS E MALANS. In questo periodo l'Armata può disporre delle tre strade indipendenti: a) Chiavenna-Spluga-Coira assegnata al VII Corpo d'Armata con missione fiancheggiante contro eventuali offese provenienti dall'Alto Reno (Gottardo); b) Chiavenna-Maloggia-Iulier-Tiefenkasten-Coira assegnata al VI Corpo; c) Tirano-Bernina-Si.is-Fluela-Landquart assegnata al V Corpo ed alla divisione di cavalleria. Quest'ultima non prevedendosi di impiegarla durante questo periodo di marce attraverso una regione alpina seguirà il V Corpo ed a distanza anche di qualche giorno. Nello stabilire le tappe da percorrersi in tale periodo si è dovuto tener conto delle condizioni di accampamento delle varie linee di marcia, le quali, sebbene limitate, tuttavia permettono sempre di marciar a scaglioni di divisione e con percorsi non eccessivi, tranne quello fra Stis e Davosplatz (strada C) che è di 29 km, perché fra tali località non vi è nessuna zona di accampamento interposta. Inoltre in questo periodo il movimento è stato regolato d'accordo coll'Intendenza d'Armata, in maniera da soddisfare alla esigenze del servizio di vettovagliamento, col minor fabbisogno di carreggio ausiliario e cioè adottando il sistema dei magazzini di tappa; anziché il sistema del servizio a catena pel quale occorrerebbe circa un numero doppio di carri (V. studio dell'Intendenza sul servizio di vettovagliamento facente parte del suo progetto di mobilitazione). (*) AUSSME Rep. RR. 44; busta 1906


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La necessità quindi di dar tempo alla Intendenza di ammasssare in detti magazzini la occorrente quantità di vettovaglie ha imposto di far sostare i Corpi d'Armata V e VI nell'Engadina e sulla Landwasser, per modo che sulle linee di marcia, da essi Corpi percorse, si potranno costituire magazzini di tappa rispettivamente a Samaden-Silvaplana ed a Davos-Tiefenkasten. Il VII Corpo invece, che segue la linea dello Spluga, non ha bisogno di uno speciale magazzino di tappa, però lo si fa sostare ad Andeer alcuni giorni, fino a che possa funzionare il magazzino di Tiefenkasten, dal quale si rifornirà nella sua ulteriore marcia. Anche nella conca di Coira l'Armata sosta alcuni giorni per dar tempo all'Intendenza di fare affluire al magazzino di Coira le vettovaglie occorrenti. Per facilitare tale compito è lasciata ad intera disposizione dell'Intendenza la strada Ponte-Albula-Tiefenkasten, per la quale si possono fare trasportare a Coira i viveri depositati a Tirano.

II0

- SBOCCO DELLA STRETTA DI SARG ANS. Dalla conca di Coira per procedere verso il suo ulteriore obiettivo e cioè la fronte Zurigo-Eglisau, l'Armata, poiché è posta la condizione assoluta di.non violare la neutralità del Principato di Liechtenstein, non dispone fino alla stretta di Sargans che di una sola strada. E se si ammettesse la convenienza di rinunziare per l'ulteriore marcia verso Ovest alla strada ciel Wallensee (Sargans-Utznach-Kloten) perché la più discosta dalla nuova base di Rorschach, la unica arteria di cui dispone l'Armata si prolungherebbe ancora più a Nord di Sargans fino poco oltre a Buchs. Ma come si vedrà in seguito, non è conveniente rinunciare a valersi della strada del Wallensee. Per cui il momento critico nella marcia dell'armata resta ridotto al tratto, in cui essa deve sfilare per l'unica strada CoiraLandquart-Sargans. Il movimento però viene facilitato dal fatto che l'Armata si trova già scaglionata sopra una profondità di o ltre 20 km da Landquart ad Ems. La marcia si effettua mandando avanti la Divisione di cavalleria, che nel giorno 13° ( di marcia) si porta da Landquart a Gams; nel giorno successivo (14" giorno) i Corpi d'Armata V e VI si spostano rispettivamente da Landquart a Sargans e da Coira a Ragatz. II VII Corpo invece resta fermo in tale giorno ad Ems ed inizia il suo movimento il giorno dopo (15°) portandosi a Landquart. Tenuto conto che la distanza fra Coira e Landquart è di 15 Km e che la lunghezza di un Corpo cl' Armata sopra una sola colonna è di circa 30 km, ne viene che la partenza del VI Corpo da Coira il 14° giorno deve essere regolata in modo da avvenire almeno 4 ore dopo di quella del V da Landquart, per essere sicuri che la testa del VI Corpo non tocchi detta località pri-


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·LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

ma che sia sfilata la coda del V Corpo. Tutti i Corpi d'Armata, prima di muovere dalla conca di Coira, debbono avere una razione viveri ordinari sul carreggio 'dei corpi e le 3 sezioni delle colonne viveri cariche. III0

CAMBIAMENTO DI FRONTE DELL'ARMATA VERSO OVEST ED ULTERIORE MARCIA ATTRAVERSO L'ALTIPIANO VERSO LA GLATT. Da

Sargans, Gams, Altstiitten e Berneck partono le rotabili che attraversano l'altipiano svizzero. Esse costituiscono un fascio di 4 strade che possono così individuarsi procedendo da Sud verso Nord: A) Sargans-Wesen-Utznach-Hinweil-Kloten; B) Gams-Stein-Btitschwyl-Turbenthal-Winterthur-Embrach; C) Altstatten-S. Gallen-Wyl-Winterthur-Rorbas; D) Berneck-Heiden-S. Gallen-Frauenfeld-Flaach. Anzitutto, visto che si ha un sufficiente numero di strade a disposizione, è opportuno stabilire di far marciare i Corpi d'Armata ciascuno per una strada indipendente. Con ciò, avendosi minore ingombro sulle strade, restano facilitati i movimenti a tergo per il rifornimento dei viveri. E questo servizio presenterà in questo periodo delle difficoltà, per il fatto del cambiamento della base di operazioni che si dovrà effettuare dall'Armata, la quale, superata la stretta di Sargans ed eseguito il suo cambiamento di fron te verso Ovest, trarrà i suoi mezzi di approvvigionamento da una nuova base, che secondo le convenzioni fatte verrà costituita a Rorschach sul lago di Costanza, e dovrà funzionare dal 35° giorno di mobilitazione. Ora, dovendosi escludere una delle 4 strade di cui si dispone, è evidente che questa non potrà essere la strada più meridionale, SargansWesen-Utznach, dalla quale potrebbero· venire le più gravi minacce contro l'Armata, impegnata sopra l'unica strada Coira-Sargans-Gams e contro le sue comunicazioni, tuttora svolgentesi su Coira. Si è ritenuto quindi opportuno di assegnare questa strada al V Corpo, che è il più avanzato e trovasi in testa a Landquart. ' Al Corpo d'Armata che segue, e cioè il VI, si assegna la strada di destra (strada C), per raggiungere la quale vi è un maggior percorso da fare. Ed al Corpo d'Armata di Coda, il VII, si assegna la strada del centro (strada B), sulla quale precede la divisione di cavalleria. Senza entrare in particolari, che sono di spettanza della Intenden.: za di Armata, giova far presente che dal 24° al 18° giorno inclusi il servi. zio di vettovagliamento è assicurato, mediante i viveri trasportati colle truppe e colle colonne viveri; e che già nei giorni 16° e 17° _tutte le mute di carreggio ausiliario disponibili possono trasportare avanti, da Coira, tutti i viveri colà depositati, per costituire nuovi magazzini di tappa sul-


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le linee di marcia, seguite dalle grandi unità. Non appena scaricati i viveri nei magazzini anzidetti, le mute di carreggio vuote vengono dirette per la strada di Sargans-Altstatten su Rorschach, nuova base dell'Armata, da dove nei giorni Ig' e 20° posso-

no essere spinte cariche sulla strada trasversale S. Gallen-Lichtensteing-Utznach, a rifornire le colonne viveri dei Corpi d'Armata. E si aggiunga che, siccome coi viveri radunati nel magazzino di Coira si potrebbe provvedere al vettovagliamento dell'A. fino al 24° giorno di marcia, ne consegue che, una volta trasportati avanti tali viveri negli ultimi magazzini di tappa dianzi accennati, si potrebbe anche esclusivamente con essi assicurare il vettovagliamento dell'Armata fino al suo arrivo sulla Glatt (23° giorno) e ciò indipendentemente dai mezzi raccolti nella nuova base di Rorschach. Si avrebbe quindi a disposizione dell'Armata una riserva di 4-5 giornate di viveri, per il caso di qualche ritardo imprevisto nel funzionamento della nuova base su accennata. Il presente studio è stato compilato partendo dall'ipotesi che al vettovagliamento dell'Armata si debba provvedere con mezzi tratti esclusivamente dal nostro territorio, che è l'ipotesi per noi più sfavorevole. In conseguenza se nella reale effettuazione della marcia di cui trattasi si potrà fare assegnamento, anche soltanto in parte, sulle risorse locali del territorio svizzero, la marcia della Armata potrà procedere più spedita, sempre ben inteso nel caso che il Governo svizzero si induca a tollerare od a permettere il passaggio delle nostre truppe sul suo territorio. Che se tale caso poi non si avverasse e cioè se l'Armata fosse costretta a combattere per aprirsi il passaggio attraverso il territorio svizzero, allora evidentemente lo schema compilato di tabella di marcia per l'Armata non avrebbe più alcun valore, poiché il movimento delle grandi unità verrebbe regolato secondo le esigenze militari del momento. Però anche in questa eventualità il servizio di vettovagliamento incontrerebbe certamente minori difficoltà, che nel caso che si è preso per ipotesi del presente studio, poiché oltre alle risorse tratte dal territorio nazionale, si potrebbe allora senza scrupolo alcuno sfruttare più largamente le risorse locali del territorio svizzero, mentre d'altra parte il ritardo che dovrebbe subire l'Armata nella sua marcia per effetto della resistenza nemica, sarebbe tutto a vantaggio del suo vettovagliamento fatto col sistema prestabilito dei magazzini di tappa. Roma Aprile 1906 Il Maggiore F. MOLA


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·LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Annesso 4 all'allegato n. 23 (*)

COMANDO DEL CORPO DI STATO MAGGIORE Promemoria relativo allo studio dei Servizi di Intendenza della 3a Armata nella 2" ipotesi (con 2 allegati) (omessi) n. 11 di Prot.

Roma, lì 20 aprile 1905 Per ordine di S. E. il Capo di S.M. dell'Esercito, l'Ufficio Trasporti studiava, alla fine dell'anno 1902, la riduzione della 3a Armata, nella 2a Ipotesi, da 5 a 3 Corpi d'Armata, e da 2 ad 1 Divisione Cavalleria. In seguito allo studio fatto, con pro-memoria in data 22 Novembre 1902 n. 58 Riservatissimo, chiedevasi all'Ufficio Servizi, di stabilire la riduzione dei Servizi d'Armata e del Carreggio Ausiliario, proporzionatamente alla diminuita forza dell'Armata. Da tale pro-memoria ebbe origine uno scambio di accordi verbali fra i due Uffici, in seguito ai quali l'Ufficio Trasporti trasmetteva all'Ufficio Servizi, il 4 Gennaio 1904, il pro-memoria n. 3 Riservatissimo nel quale si esponevano criteri sul vettovagliamento della 3a Armata equestioni attinenti. Si ponevano inoltre, in tale pro-memoria, alcuni quesiti riguardanti il complesso servizio di vettovagliamento, i cui dati, mancanti a questo Ufficio e di competenza dell'Ufficio Servizi, erano indispensabili per la compilazione del progetto dei trasporti che avrebbe dovuto essere fatta nell'anno 1904. L'Ufficio Servizi rispondeva con pro-memoria 12 Agosto 1904 - n. 139 Riservatissimo; in seguito al quale lo scrivente Ufficio compilò il progetto dei trasporti 1° Aprile 1905, attualmente pronto in minuta in tutti i suoi dettagli. Solo nei riguardi del fun zionamento dei Servizi d'Intendenza, si compilarono studi di massima, nell'intendimento che la preparazione dei vari documenti esecutivi potesse farsi nel tempo abbastanza lungo, che si supponeva dovesse intercedere fra il preavviso e l'attuazione della 2" Ipotesi. Avendo ora S. E. il Capo di S. M. dell'Esercito ordinato di preparare la 2" Ipotesi in tutti i suoi particolari, in modo che essa possa avere pratica attuazione in qualsiasi momento, ed anche senza preavviso, (*) AUSSME, Rep. G-23; busta 4


323

ALLEGATI

sembra necessario che per quanto riguarda i Servizi d'Intendenza, a senso del Capoverso C) della comunicazione riservatissima di servizio in data del 27 Marzo 1900 - n. 3 -, l'Ufficio Servizi proceda alla preparazione dei vari documenti esecutivi attinenti agli accennati servizi. A tale scopo questo ufficio unisce al presente pro-memoria gli studi di massima relativi al vettovagliamento, ed alla costituzione del carreggio ausiliario, e, mentre si riserva di trasmettere copia dei documenti relativi ai trasporti del!' Armata non appena saranno riprodotti, proporrebbe che l'Ufficio Servizi prendesse fin d'ora visione di tali documenti presso l'Ufficio Trasporti. Il Colonnello Capo dell'Ufficio Trasporti S. PIACENTINI Annesso 5 ali' Allegato n. 23 (*)

1905 Capo I - Generalità Pre messa La 2" ipotesi dello studio deJla radunata della 3a Armata prevede il caso in cui non sia possibile attraversare il territorio austriaco e perciò si debba raggiungere il territorio germanico attraversando la Svizzera. La radunata della 3a Armata in tale ipotesi si effettuerà in Lombardia e Valtellina e da questa avrà inizio l'avanzata oltre frontiera seguendo le due linee principali MaJoia - Julier - Reichenau, e Bernina - Albula Parpan - Coira, ed una linea fiancheggiante Spluga - Reno anteriore, con l'obbiettivo finale il fronte Zurigo - Eglisau1 • La zona Valtellina verrà raggiunta da parte delle truppe e dei servizi, costituenti la 3a Armata, partendo dalla località di prima adunata prevista dal fascicolo di radunata Nord-Ovest; ed il movimento avrà luogo (*) AUSSME, Rep. G-23; busta 4 1 Parte

della 3• Armata doveva radunarsi in Valtellina in 4 nuclei a Tirano, Chiavenna, Colico e Lecco, con una corrispondente occupazione avanzata sul fronte. Per non distogliere truppe sul fianco a pregiudizio della celerità di radunata in Valtellina, ed essendo d'altra parte opportuna anche una occupazione avanzata sul fianco, questa era fornita dalle truppe a disposizione del Comando Supremo, che passavano durante il periodo della radunata in Valtellina a temporanea disposizione del Quartiere Generale della 3• Armata. Le truppe della 3• Armata a disposizione del Com.do Supremo, si dovevano raccogliere in 3 nuclei, a Novara, Gallarate e Milano ed un nucleo suddiviso fra Varese e Como.


324

"LE RELAZ IONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

promiscuamente per ferrovia e per via ordinaria, ed in piccola parte per lago (lago di Como). La radunata delle grandi unità in Valtellina ed il funzionamento dei molteplici servizi logistici lungo le linee di tappa, resi necessari dal caso concreto, saranno preceduti, a tutela di una buona riuscita, da un occupazione avanzata sul fronte dello Spluga pel Maloggia al giogo di S. Maria, e da una occupazione avanzata sul fianco sinistro a Varese ed a Como a protezione di eventuali minacce dal Canton Ticino. Composizione dell'Armata La formazione della 3a Armata nella 'l' ipotesi differisce nel numero delle grandi unità e servizi annessi, da quella stabilità per la 1a ipotesi. L'Armata quale è stabilita nella 1a ipotesi viene ad essere suddivisa nelle segu'e nti parti: 1°) - Parte dell'Armata radunata in Valtellina: 2a Div. Cavalleria- V - VI e VII Corpo d'Armata - Quartiere Generale d'Armata - Intendenza d'Armata - Aliquota di truppe e servizi d'Armata. 2°) - Truppe della 3° Armata a disposizione del Comando Supremo: 3" Div. Cavalleria - VIII ed XI Corpo di Armata -Aliquota di truppe e servizi d'armata. Stante poi la necessità di avere una occupazione avanzata, la forza della parte dell'Armata radunata in Valtellina è aumentata di 4 battaglioni alpini e di una brigata di artiglieria da montagna (3 batterie). Sono inoltre aggiunte 10 batterie d'armata con 5 sezioni di colonna munizioni e 2 comandi di colonna munizioni che sono suddivise nelle due parti in cui è stata frazionata l'Armata, in modo da lasciare 4 batterie e 2 sezioni di colonna munizioni a disposizione del Comando Supremo. Si hanno pure in più 2 compagnie ferrovieri. Fra i vari Corpi d'Armata che si radunano in Valtellina è ripartita la forza assegnata in più pei bisogni dell'occupazione avanzata, e ad essi, nella loro formazione normale su due divisioni di fanteria, sono pure aggregate truppe e servizi d'Armata. La composizione dell'Armata risulta nelle tabelle che seguono:


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Allegato n. 24 (*)

UFFICIO DEL CAPO DI STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO Proto N. 259 riservato speciale

Roma, addì 31 ottobre 1901

Risposta all'elenco 15 ottobre 1901 - N. 7204 - Div. Stato maggiore. Oggetto: Le forze militari della Svizzera - Loro influenza nella politica internazionale.

Ringrazio V. E. della comunicazione del rapporto trasmessomi con l'elenco contro indicato, e che qui si unisce in restituzione, col quale il R0 Ministro della Legazione di Berna riferisce sulle forze militari della Svizzera e sulla loro influenza nella politica internazionale. I dati in esso contenuti, a parte talune inesattezze di cifre dovute al fatto che furono bensì ricavate da documenti ufficiali ma non dai più recenti, danno un'idea sufficientemente esatta del complesso delle for.ze mobili della Confederazione. Per ciò che si riferisce alle considerazioni svolte dal R0 Ministro, mi sembra che esse rappresentino al Governo solo una piccola parte di quanto, in ripetute e svariate occasioni, è già stato messo in evidenza da questo Comando a cotesto Ministero. Questo Comando, infatti, ha costantemente seguito con occhio vigile, in tutte le sue fasi: a) il progressivo aumento delle forze militari della Svizzera, il loro riordinarsi in corpi d'armata, il consolidarsi di tali unità sia per aumenti successivi dì truppe e di servizi, sia per migliorata istruzione; b) l'organizzazione difensiva del territorio per la quale, con attività feb brile, nel volgere di pochi anni, furono creati, in modo da riuscire specialmente a nostro danno, i due notevoli campi trincerati del Gottardo e di S. Maurice e 2 divisioni di truppe speciali addette alla loro difesa, sicchè non rimangono ora senza la protezione dei cannoni dei forti se non le sole vie che dalla Valtellina scendono nella conca di Coira, e pur queste sembrano, in un avvenire non lontano, destinate ad essere sbarrate nella strozzatura che il loro proseguimento verso il cuore della Svizzera attraversa nella stretta di Sargans; (*) AUSSME, Rep. RR-43; busta 1901


ALLEGATI

331

c) l'affermarsi vigoroso dell'influenza del potere centrale nella preparazione militare, sì che per sua virtù, un soffio di ardente vita nuova penetrò lo spirito già naturalmente predisposto alle discipline belliche di quelle popolazioni, sostituendo, con l'unità d'indirizzo, armonia e concordia laddove prima erano attriti per le diverse tendenze dei vari cantoni. Fin dal 1895 questo Comando segnalava a cotesto Ministero la importanza che andavano assumendo le forze mobili e le difese del territorio della Confederazione. Successivamente si ordinavano nuove ricognizioni e si compilavano monografie delle fortificazioni e del terreno, si stampavano le "Notizie sulle forze militari della Svizzera" e, nei rapporti della preparazione alla guerra con la diplomazia, si riprendeva con cotesto Ministero e con quello degli Esteri, la trattazione della questione della neutralità dell'Alta Savoia, già iniziata e poi interrotta nel 1881 (fogli in data 8 e 14 luglio 1881 N. 701 e 739 riservati) questioni il cui valore, per rispetto ai nostri rapporti con la Svizzera, era determinato esclusivamente dalla cresciuta potenza militare della Confederazione. L'anno scorso poi, avendo già pronti tutti i dati necessari, ordinai e diressi un viaggio di stato maggiore sulla frontiera svizzera, allo scopo di integrare in ipotesi concrete e studi positivi tutti gli elementi dell'organizzazione militare svizzera che, in parecchi anni di lavoro, si erano radunati presso questo Comando, ed i risultati di tali studi comunicai, con l'apposita relazione, a cotesto Ministero. La cresciuta importanza dell'organizzazione militare svizzera e la conseguente necessità di investigare l'orientamento delle idee ufficiali sulla probabile azione di quelle forze in caso di conflitto, mi spinsero affine a desiderare che un nostro addetto militare fosse permanentemente accreditato presso il governo federale, e che, alle manovre svizzere di quest'anno fosse inviato ad assistere, oltre a tale addetto, anche un ufficiale superiore di questo Comando, il Colonnello Robilant, sul cui tatto ed accorgimento sapeva di poter fare sicuro assegnamento, per conoscere le idee dei rappresentanti degli a ltri stati sull'organizzazione militare svizzera, nonché le tendenze e le aspirazioni dei capi militari della Confederazione. E la pregevole relazione del colonnello Robilant, già trasmessa a cotesto Ministero, contiene, come V. E. avrà potuto constatare, informazioni ed appezzamenti sulla influenza delle forze militari svizzere nella politica internazionale, da tenersi in molta considerazione. Se, per tutte queste ragioni, il rapporto del R0 Ministro della legazione di Berna non può aver rivelato al Governo nulla che, per il tramite di cotesto Ministero, non fosse già stato messo in evidenza per cura di questo Comando, ritengo tuttavia che tale rapporto rivesta una speciale importanza. Poiché se la questione dell'influenza delle forze mili-


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·LE RELAZIONI M ILITARI TRA ITALlA E SVIZZERA"

tari svizzere nella politica internazionale ha potuto determinare anche un rappresentante non m ilitare del Governo a riferirne al ministro da . cui dipende, in modo non specialmente riservato, ciò vuol dire che la questione stessa è ormai entrata in dominio del pubblico, cosa d'altronde che risulta anche dalla relazione del colonnello Robilante che può dedursi dal fatto che uno degli ufficiali svizzeri maggiormente in vista, il colonnello Weber, capo di stato maggiore del III corpo d'armata, di tale influenza e delle tendenze che la Svizzera dovrebbe in conseguenza accarezzare, parla, senza veli e riserbi di sorta, in un opuscolo vigoroso pubblicato l'anno scorso, in cui pone in evidenza il concetto che la Confederazione, anche volendo, non potrebbe rimanere neutrale in caso di conflitto e che perciò deve prendervi attiva parte, in conformità dei propri interessi. Ritengo quindi cosa opportuna che al Governo sia arrivata, anche per altra via che non sia quella dell'autorità militare, la eco di una questione tanto importante. La quale, nei rapporti puramente militari, si risolve nella eventualità, diventata ormai molto probabile, che, in caso di conflitto europeo, non solo il teatro di operazioni si allargherà su tutto o su parte del territorio svizzero, ma che nel calcolo delle forze dovranno pesare quelle, tutt'altro che trascurabili, della Confederazione. Ma, se così può riassumersi la questione da un punto di vista generale, per quanto più specialmente si riferisce alla difesa del nostro territorio sulla frontiera svizzera contro l'eventualità che dalla Svizzera possano muovere, o per essa avere libero passo, azioni guerresche dirette contro di noi, devo precisare con qualche maggiore particolare il mio pensiero, essendo questo il NODO della questione, che intendo di mettere maggiormente in evidenza, anche perché, indirettamente e per un certo verso, si riattacca a quella già da me altre volte sollevata della neutralità dell'alta Savoia (lettere N. 105 riservato del 20 maggio 1897, N. 10 riservato del 29 gennaio 99, N. 77 del 4 marzo, N. 120 del 21 aprile e N . 147 del 13 giugno 1899) questione della quale, ~on mio rammarico, non si è creduto allora fare oggetto di trattazione diplomatica e che gradirei molto, nell'interesse del Paese, di vedere ripresa in esame per parte del Ministero degli Esteri. Il problema militare della difesa del nostro territorio sulla frontiera Svizzera si presenta in questi precisi termini: In corrispondenza dell'ampio saliente del Canton Ticino, che si protende minaccioso fin nel cuore del piano lombardo, dato l'andamento del confine e la configurazione topografica del suolo, non abbiamo la possibilità di provvedere alla difesa, specialmente avuto riguardo alle nostre condizioni finanziarie, se non con le forze mobili, alle quali saranno scarso, ma non inutile ausilio, le poche interruzioni stradali di


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cui venne studiata l'ubicazione, per rallentare occorrendo, l'avanzata dell'invasore. La Svizzera coll'ordinamento difensivo del Gottardo, completato con le fortificazioni di S. Maurice e con quelle progettate di Sargans, ha provveduto ad assicurarsi il possesso del suo territorio. Le opere del Gottardo sono, è vero, specialmente efficaci contro le nostre provenienze, ma, sebbene in campo più limitato, possono anche avere azione contro quelle che eventualmente, attraverso il territorio della Confederazione, tentassero penetrare in Italia pel Canton Ticino. E pertanto qualora la Svizzera seguisse il criterio di far rispettare ad ogni costo la sua neutralità, noi potremmo con relativa fiducia, malgrado le condizioni poco favorevoli di confine e di configurazione, ritenere sufficiente l'azione delle nostre forze mobili e delle poche interruzioni stradali progettate. Ma conviene anche tenere conto dell'eventualità che possa prevalere la corrente di idee che conta fra i più autorevoli fautori il colonnello Weber, la quale tende a trascinare la Svizzera a prendere una parte attiva nei possibili conflitti armati che potessero sorgere. Allorché una tale eventualità accennasse a tradursi in atto, l'Italia si troverebbe da quella parte aperta all'invasione. E' dunque soltanto l'azione diplomatica che può scongiurare la eventualità di una invasione proveniente dal Canton Ticino. L'opera sagace ed illuminata della nostra diplomazia dovrebbe dunque mirare a trar partito dall'esistenza del campo trincerato del Gottardo per fare valutare alla Svizzera la grave responsabilità che si assumerebbe lasciandolo inattivo contro eventuali tentativi da parte di truppe di altre potenze intesi ad attraversarlo per scendere in Lombardia, mentre quei tentativi, fatti attraverso ad una zona indiscutibilmente neutra, e per di più fortificata, non potrebbero essere apprezzati che come atti di aperta e deliberata violazione di tale neutralità. Sul tratto di frontiera più occidentale, quello cioè che corrisponde alle provenienze del Gran S. Bernardo e del Sempione, le condizioni locali e di confine ci consentono di sbarrare efficacemente, con opere di fortificazione, quelle vie ad una eventuale invasione francese: e che questa possa avere probabilità di esecuzione sarebbe vano il dissimularlo. L'opinione pubblica francese sembra infatti che vada orientandosi nel senso di ritenere che la Francia rimarrebbe nell'ambito dei trattati qualora, in caso di guerra, facesse transitare pel Vallese e per i passi del Gottardo e del Sempione, truppe dirette ad invadere il nostro territorio, dando così una bizzarra ma non assurda interpretazione all'articolo 92 dell'atto finale del congresso di Vienna, che la fece erede per la Savoia, dei diritti del Re di Sardegna. D'altra parte la Svizzera, rimanendo colle sue truppe entro ai campi trincerati di S. Maurice e del Got-


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"LE RELAZ IONI MI LITARI TRA ITALIA li SVIZZERA"

tardo, potrebbe anche giustificare, fino ad un certo punto, agli occhi delle potenze, il suo disinteresse per un passaggio di truppe francesi diretto dal bacino di Chamounix, pei colli della Tete Noire e della Balme, ed attraverso al Vallese pel G. S. Bernardo e il Sempione, in Italia. Una tale manovra, da me già accennata nel trattare la questione della neutralità dell'Alta Savoia, e poi fatta studiare nel Viaggio di stato maggiore dell'anno scorso, è adunque tutt'altro che da escludersi e potrebbe, quando avvenisse, riuscire a noi di gravissimo danno. Ed in considerazione specialmente della situazione che il suo verificarsi potrebbe creare alle nostre armate schierate sulla frontiera occidentale, occorre prevenirne, con ogni sollecitudine, le dannose conseguenze. La qual cosa deve ritenersi compito essenzialmente dell'azione militare, che ha tanta maggior opportunità di esplicarsi in quanto le condizioni topografiche locali e di confine ci consentono di sbarrare efficacemente, con opere di fortificazione, le vie del G. S. Bernardo e del Sempione contro una eventuale invasione francese. Da quanto precede risulta la convenienza: 1°) mediante un'azione diplomatica previdente ed opportuna, premunirci in tempo, dalla parte della frontiera in corrispondenza del Canton Ticino, con una formale assicurazione di neutralità da parte della Svizzera; 2°) di compiere, senza indugio, i lavori di difesa già proposti per sbarrare le provenienze del G. S. Bernardo e specialmente del Sempione, nonché le poche interruzioni stradali ritenute opportune lungo le comunicazioni che dal Canton Ticino adducono nel piano lombardo; 3°) addivenire infine, a momento opportuno, e secondo le ripetute proposte già fatte da questo Comando, ad uno scambio di idee fra le potenze direttamente interessate, relativamente alla questione della neutralità dell'Alta Savoia, in modo da poterne avere norma nello studio dei problemi strategici che a tale questione sono intimamente connessi. Ritengo quindi di sommo interesse che il Ministero degli Esteri sia messo a parte dei concetti ora indicati, affinché questo Comando, in base alle risposte che se ne avranno, possa, a sua volta, opportunamente indirizzate i lavori e gli studi di sua competenza nelle eventualità sopra accennate. Il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito SALETTA


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Allegato n. 25 (*)

UFFICIO DEL CAPO DI STATO MAGGIORE DELL'ESERCIT O N. di protocollo 26

Roma, 24 gennaop 1903

Oggetto: La Svizzera e l'assetto difensivo italiano.

A S.E. il Ministro della Guerra

Roma Come è noto all'E.V., prima che fossero rinnovati i patti di alleanza colle potenze centrali, in una riunione cui prese parte il Ministro degli Esteri, fu dal sottoscritto rilevato come in seguito allo sviluppo continuo che la Svizzera dà alle sue forze militari ed al suo assetto difensivo, specialmente rivolto verso l'Italia, fosse opportuno di tener conto di questo nuovo fattore per mettere d'accordo la politica estera che il Governo crede di dover seguire colla preparazione militare del paese, quale essa è e può divenire nel prossimo·avvenire, in seguito al limitato sviluppo concessole dal bilancio consolidato. Disse allora S.E. il Ministro degli Esteri ritenere opporturno il sospendere ogni discussione in proposito fino a che, essendo avvenuta la rinnovazione della triplice alleanza, fossero stabiliti per un nuovo volgere d'anni i capi saldi della politica estera del paese. Questo essendo ormai avvenuto, ritengo esser giunto il momento di ritornare sull'argomento, riassumendo quanto ebbi già occasione di comunicare all'E.V. in proposito (Dispaccio Ris. N. 259 del 31 ottobre e 308 del 29 dicembre 1901; N . 39 del 7 febbraio e 409 del 19 dicembre 1902; dispacci Ris. N . 105 del 20 maggio 1897, N. 155 del 23 febbraio 1898, N. 10 del 29 gennaio, N. 77 del 4 marzo, 147 del 13 giugno 1899) ed aggiungendovi quanto in seguito venne a conoscenza di questo Comando per porre il Governo del Re in grado di giudicare esattamente lo stato delle cose, qualora credesse di riprenderlo in esame. Lo sviluppo della preparazione militare della Svizzera si è manifestato, per quanto riguarda le sue forze mobili, nell'aumento di alcune unità, nell'imminente trasformazione di tutto il suo materiale di artiglieria da campo, nella maggior durata che s'intende dare alla scuola di reclute (*) AUSSME, Rep. RR-43; busta 1903


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"I. E REL,AZIONJ MILITARI Tl\J\ lTALJA E SVIZZERA"

per migliorarne la qualità, ed infine nella tendenza ad accentrare sempre più nelle mani dell'autorità federale, sottraendola alle autorità cantonali, ogni ingerenza sulle cose militari, per assicurare all 'esercito unità di comando e unità d'azione. Né minor attività si manifesta nella preparazione militare del territorio, poiché, dopo aver quasi compiuto il campo trincerato del Gottardo e lo sbarramento di Saint Maurice, e sbarrate le vie del Furka e del Grimsel, la Svizzera si prepara ora a fortificare lo sbocco Nord del Sempione. E quì è opportuno considerare come questa preparazione militare del territorio è tutta rivolta verso l'Italia, e non ha soltanto carattere difensivo, poiché le fortificazioni de.I Gottardo consentono alla Svizzera di radunare nel Canton Ticino numerose forze che potrebbero in un dato momento sboccare in Lombardia. Ora, mentre la Francia ha rafforzato le sue difese attraverso i passi del Giura e la Germania sta fortìficando le alture ·di Tulingen e Singen, per costituire un appoggio al suo eventuale schieramento sul Reno, che la metta al sicuro da ogni aggiramento proveniente dal territorio Svizzero, l'Italia non ha preso finora nessun provvedimento, e gli sbocchi, del Gran S. Bernardo, che fra breve sarà aperto, quelli del Canton Ticino, protetti da forti svizzeri, e quello del Sempione, agevolato da una ferrovia svizzera, rimangono indifesi. Evidentemente la necessità di dover provvedere alla difesa di una estesa frontie ra con mezzi limitati, fece sembrare al Governo esser minor male il trascurare quel tratto di essa confinante con una potenza a cui la n eutralità è imposta dai trattati, o con territori neutralizzati come quelli del!' Alta Savoia. Tuttavia il fidarsi troppo della neutralità di un paese che lentamente, ma sicuramente, si è provveduto d'armi ed ha rivolto verso di noi il nerbo maggiore delle sue difese , come se da noi specialmente venisse minacciato, non sembra prudente consiglio. Non si può né si deve supporre che la Svizzera di sua iniziativa violi questa neutralità; ma non si può nemmeno stabilire a priori-che durante un conflitto europeo, in cui le potenze della triplice alleanza si trovino di fronte alla Francia, questa neutralità non venga violata da uno dei belligeranti penetrando nel territorio svizzero, di cui è generalmente riconosciuta l'importanza strategica. Ora essendo scopo dichiarato ed aperto degli armamenti svizzeri la difesa colle armi della neutralità sancita dai trattati, ne viene che schierandosi contro quello fra i belligeranti che tentasse di violarla, la Confederazione diverrà forzatamente l'alleata dell'altro a cui porterà il contributo prezioso delle sue armi , e sarà in omaggio al principio stesso della neutralità trascinata a prender parte attiva alla guerra. Ciò non-_r,oteva avvenire quando la neutralità svizzera disarmata non aveva altri mezzi per mantenersi nella sua integrità


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che il ricorso per via diplomatica alle potenze garanti, il 4uale salvaguardava l'avvenire ma non mutava il rapporto delle forze belligeranti che stessero di fronte. Si è perciò appunto che la preparazione della Svizzera ha creato una situazione nuova, malgrado continuino a rimanere in vigore i trattati che sanciscono la sua neutralità. E di questa situazione gli svizzeri stessi si preoccupano, non per tema di essere coinvolti in un futuro conOitto, ma per quella di esservi trascinati senza avere la libertà di scegliere, in modo conforme ai loro interessi, il partito con cui schierarsi~ rimanendo vincolati dalla difesa del principio astratto della neutralità ad opporsi a chi primo lo avesse violato, chiunque esso sia. Ed è perciò che dobbiamo preoccuparcene anche noi, perché nel caso di un conflitto colla Francia, il solo possibile alla nostra frontiera, finché dura la triplice alleanza, le conseguenze di questa situazione diverrebbero gravissime. Ammesso che la Svizzera sia fatalmente trascinata a prendere una parte attiva alla guerra, essa potrebbe schierarsi dalla parte della Francia o contro di essa. Nel 1° caso la Francia avrebbe possibilità di riunire parte delle sue truppe nel Vallese a quelle Svizzere, e costituire un'armata d'invasion e che avrebbe a sua disposizione tre grandi rotabili, indifese da parte nostra, due ferrovie ed una grande piazza d'armi nel Canton Ticino, protetta dalle opere meridionali del Gottardo; ossia condizioni tali di sbocco che non esistono le migliori sulla nostra frontiera occidentale. La direzione poi di queste linee d'operazioni, che porterebbero l'invasore ad aggirare il fianco destro della nostra linea di difesa ed a minacciarne le spalle, dà loro un valore strategico tale da vincolare il successivo andamento delle nostre operazioni per la durata forse di tutta la campagna. La nuova linea ferroviaria di Vallorbes attraverso il Giura, recentemente concessa dalla Confederazione, renderà più facile la concentrazione di truppe francesi nel Vallese, e la rapidità con cui avviene la mobilitazione delle truppe svizzere fa sì che, qualora il pericolo accennato si dovesse manifestare, se ne sentirebbe la minaccia anche pochi giorni dopo l'apertura delle ostilità. Qualora invece la Svizzera si schierasse contro la Francia, questa avrebbe senz'altro il diritto d'invaderne il territorio, e ne approfitterebbe certamente, occupando il Cantone di Ginevra e quindi per l'Alta Savoia portando le sue truppe nel Vallese, a fine di potersi servire delle due linee del Gran S. Bernardo e del Sempione (quest'ultima munita di ferrovia ed entrambe indifese) per sboccare nel nostro territorio. Con ciò il pericolo accennato nel caso precedente sarebbe meno grave e si manifesterebbe più tardi, ma non verrebbe eliminato. Si nota a questo proposito che la Confederazione, occupata quasi esclusivamente ad or-


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" LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

ganizzare la sua difesa verso di noi, ha lasciato aperto completamente il suo territorio verso la Francia. Lo sbarramento di Saint Maurice ha le sue difese più efficaci rivolte verso il Vallese, fu costruito in parte con danaro francese ed è girato dalla rotabile che da Chamonix, dove giunge ora la ferrovia, per la Forclaz e la THe Noire, scende a Martigny, quindi non si può considerare come un ostacolo in grado di arrestare il movimento dei francesi, i quali dovrebbero solo pensare a coprire il loro fianco sinistro dalle minaccie provenienti dal Furka e dalle mulattiere che attraversano le Alpi Bernesi. Tanto in un caso che nell'altro, nulla impedirebbe ai francesi di violare la neutralità dell'Alta Savoia, violazione che la natura stessa delle indicate operazioni rende necessaria, perché la Svizzera amica certo non s'opporrebbe a quanto può age.volare la cooperazione della Francia, ed alla Svizzera nemica la difesa del proprio territorio maggiormente importerebbe, che il rivendicare i propri diritti nella così detta zona neutra. Se invece riuscisse alla Svizzera di mantenere la propria neutralità senza ricorrere alle armi, nulla ci affida che ess"a voglia correre il rischio di perderne il beneficio per assicurare quella della zona, tanto più che essa interpreta i trattati nel senso che è libera di occuparla o no colle sue truppe in caso di guerra. Ora ciò equivale a lasciare il campo libero ai francesi, i quali molto probabilmente non mancherebbero di valersene. I precedenti storici lo fanno credere; ed oltre a ciò si va accentuando in Francia u·n movimento dell'opinione pubblica in favore dell'abolizione della zona franca dell'Alta Savoia, per cui più vivo risulterebbe l'interessamento del governo francese per quel tratto della sua frontiera verso l'Italia e Svi zzera. Conseguito questo primo passo, potrebbe darsi che il sentimento comune del Governo e dell'opinione pubblica in Francia fosse stimolato verso una maggiore rivendicazione, quella della neutralità dell'Alta Savoia. Una tale neutralità, dannosa in passato per noi, lo diviene maggiormente al presente per l'apertura della strada del Gran San Bernardo, a cui Ja Francia può giungere per la facile mulattiera del Col de la Balme, anche senza penetrare nel cuore del territorio Svizzero, e per l'apertura della ferrovia del Sempione, qualora rivendicasse il diritto concesso dai trattati al Re di Sardegna di usufruire di quel passaggio in caso di guerra per ritirare le truppe occupanti la zona neutra. Di fronte a questa situazione si deve concludere essere per parte nostra anzitutto necessario di. completare il nostro assetto difensivo provvedendo di opportune opere quella parte della nostra frontiera verso la Svizzera, che in seguito alle nuove circostanze si trova particolarmente minàcciata. Quali debbano essere queste opere e come dislocate


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venne già studiato e deciso dall'autorità competente, per cui solo si tratta di affrettarne l'esecuzione. Non si può eliminare invece il pericolo proveniente da una possibile violazione della neutralità svizzera, non potendo fare oggetto di negoziati l'ipotesi che una qualsiasi potenza si sottragga ai suoi doveri internazionali prima che un fatto concreto ne abbia dimostrato in modo evidente la possibilità. Ma quando una differenza di interpretazione esiste circa ai patti stipulati, è possibile provocare delle dichiarazioni che escludano quella fra esse che maggiormente potesse danneggiare i nostri interessi o costituire per noi un pericolo. Ciò avviene appunto per quanto riguarda gli obblighi che spetterebbero alla Svizzera in caso di guerra-rispetto alla zona neutra l'Alta Savoia. Dai trattati risulta che chi occupa per ragione di sovranità questa zona deve sgombrarla in caso di guerra, ritirando le proprie truppe le quali sarebbero sostituite da quelle della Confederazione. Ma se l'obbligo di ritirare le truppe non lascia alcun dubbio, non è chiaro se il sostituirle colle proprie sia per parte della Confederazione un obbligo o soltanto un diritto, di cui resta in suo arbitrio il valersi op pur no. È su questo punto che per noi una dichiarazione esplicita sarebbe opportuna perché è certo che se il governo svizzero, dando al trattato questa seconda interpretazione come fece in passato, lasciasse sgombra di truppe la zona, offrirebbe alla Francia un buon pretesto per valersene a nostro danno. Così pure la clausola che dava al Re di Sardegna il diritto di ritirare per la via del Sempione in Piemonte le truppe dislocate nell'Alta Savoia non ha più ragione d'essere, né corrisponde più allo spirito del trattato ora che la Savoia appartiene alla Francia, ma non toglie che essa vi rimanga; e non mancano gli autori francesi che, considerandola più nella lettera che nello spirito, la rivendicano col proposito che il loro paese possa giovarsene. Non sarebbe quindi superflua una dichiarazione della Svizzera la quale affermi che ai suoi occhi per la forza naturale delle cose essa è divenuta caduca. Amichevoli spiegazioni su questi punti col Governo Federale si potrebbero intavolare o da soli o coll'appoggio morale della Germania, che darebbe un maggiore valore alla nostra richiesta, e qualora si avesse la ventura che essi venissero interpretati nel senso da noi desiderato, maggior sicurezza ne risulterebbe per noi. L'importanza delle suesposte considerazioni non può certo sfuggire all'E.V. , ed è perciò che ho creduto dovere della mia carica riassumerle e sottoporle nuovamente al Governo del Re. Firmato SALETTA


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Allegato n. 26 (*)

UFFICIO DEL CAPO DI STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO N. di protocollo 205

Roma, addì 12 maggio 1903

Oggetto: La neutralità e la preparazione militare della Svizzera. A S.E. il Ministro della Guerra (segretariato generale) Roma

Sciogliendo la riserva fatta nel mio foglio dell'8 corrente, mi pregio riferire all'E.V. che ora non è molto, e precisamente il 25 Marzou.s., avvenne nell'Assemblea federale una discussione sull'esercito, la quale diede luogo ad un importante discorso del capo del dipartimento militare, in cui si contengono gravi affermazioni che giustificano appunto i timori da me espressi nel foglio sopra citato. Alcuni articoli di giornali, i quali criticavano acerbamente l'amministrazione militare nei suoi metodi e nei suoi funzionamenti, diedero luogo ad un'interpellanza alla Camera davanti a cui il deputato Signor Meister portò le accuse formulate dalla stampa. Esse riguardano molte cose che, riferendosi essenzialmente all'organizzazione militare dell'esercito svizzero, non hanno importanza per noi; ma fra esse una è rivolta al funzionamento dello stato maggiore, la quale testualmente suona così: ... la direzione del nostro stato maggiore è affidata a "man i incompetenti ed in seguito a ciò l'istruzione dei nostri ufficiali di stato maggiore risulta insufficiente. Si seguono metodi ormai invecchiati e ciò che è più grave, qualora la cosa dovesse essere dimostrata esatta i lavori di mobilitazione non sarebbero in ordine, cosicché quando sorse la possibi lità di un conflitto col nostro vicino meridionale essi dovettero essere rifatti e c_o]11pletamente rimaneggiati". L'oratore dice che dai rapporti annual i sulle chiamate e sulle riunioni di truppa risulta che la prima parte della mobilitazione, cioè la chiamata degli inscritti, il loro arrivo ai luoghi di formazione delle varie unità e la costituzione di queste, si compie regolarmente; ma soggiun(*) A USSME, Rep. RR • 43; busta 1903


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se: "RIMANE ORA da constatare se sono anche preparate tutte le disposizioni e se esista il materiale necessario, perché possa effettuarsi regolarmente lo schieramento, cioè la marcia delle varie unità dai luoghi in cui si sono costituite fino a raggiungere il fronte che dovranno

occupare in seguito ad una data eventualità di guerra". A queste accuse il capo del dipartimento della guerra rispose: .... "Mi occuperò dapprima degli attacchi rivolti alla direzione dello stato maggiore ed al capo della divisione di stato maggiore. L'accusa più grave ad essi rivolta sta in ciò che un anno fa sarebbe risultato che i lavori necessari ad una mobilitazione di spettanza dello stato maggiore non sarebbero stati né completi, né ultimati, né in ordine. Io cercherò di spiegarmi, Signori, su questo argomento colla massima franchezza e senza alcuna reticenza. Nel momento presente ciò val meglio che i riguardi che in massima si vuole osservare quando si tratta di questioni militari che rilevano dallo stato maggiore e della segretezza con cui si sogliono circondare. Anzitutto debbo dichiarare che nel Consiglio Federale e nel dipartimento militare non si è creduto che il pericolo di una guerra fosse imminente; noi eravamo convinti che non esistessero motivi sufficienti per un conflitto armato. Ma noi eravamo nel tempo stesso consci della gravità del momento, eravamo consci che in una situazione così tesa molto facilmente, incidenti, non voluti, non prevenuti ed affatto casuali potevano condurci più lontano di quanto da una parte e dall'altra si intendesse di andare, .ed eravamo convinti essere nostro altissimo dovere, come lo è di qualunque amministrazione militare in un momento di politica tensione, di pensare ad ogni eventualità e di esservi preparati. Ed è partendo dal punto di vista di questa eventualità, sempre possibile per quanto poco verosimile e poco prevedibile, che noi abbiamo affrontato la situazione, con tutta calma, Signori, e senza nessuna precipitazione. Non è vero che i preparativi per la mobilitazione e per lo schieramento non fossero in ordine ed è una calunia l'affermarlo. Io stesso me ne sono reso conto personalmente, quantunque già sapessi che tutto era in ordine, e non solo per questo caso ma per tutti gli altri; e se alcuni particolari furono ripresi in esame in vista della stagione, ciò avvenne solo per fare di più di quanto era strettamente necessario, non già perché il necessario non fosse stato fatto". Il capo del dipartimento militare legge quindi un promemoria del colonnello Keller, capo della divisione di stato maggiore, il quale dopo essersi giustificato relativamente ad alcune critiche rivoltegli sulla istruzione e sull'attitudine al servizio degli ufficiali di stato maggiore, prosiegue nei seguenti termini: "L'osservazione che nella primavera del 1902, in occasione del conflitto diplomatico coll'Italia, una grande anzi una pazza eccitazione


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"LE RELAZION I MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

si fosse impossessata dell'Ufficio di Stato Maggiore, prova ciò che si deve pensare dell'oggettività dell'anonimo autore che l'ha fatta. Il capo del dipartimento militare, le cui relazioni col sottoscritto erano allora giornaliere, sa che in ciò non vi è una parola di vero. L'Ufficio di Stato Maggiore non fece niente altro allora che ciò che è stretto dovere di ogni ufficio di stato maggiore di fare, e lo fece con calma e col convincimento che tutto ciò che vi era di più importante e necessario fosse stato preparato e disposto. Ma certamente il fatto che allora la neve copriva ancora la maggior parte dei colli delle nostre montagne, rendeva necessario di rendersi conto della situazione che sarebbe risultata e dei procedimenti che si sarebbero dovuti prendere, qualora la massa di neve ancora esistente nelle nostre montagne avesse arrestata la marcia per raggiungere il fronte di schieramento contro l'Italia". Da queste esplicite.e chiare dichiarazioni fatte al Parlamento della Confederazione da un membro del Consiglio Federale, cioè del Governo, risulta adunque in modo ineccepibile che allorquando scoppiò il conflitto che diede luogo alla rottura delle relazioni diplomatiche fra l'Italia e la Svizzera, questa si preparò seriamente alla guerra, la massi·ma attività regnò nello Stato Maggiore generale, tutte le disposizioni relative alla mobilitazione furono prese, e si studiarono pur anche i provvedimenti necessari per sormontare gli ostacoli che la neve sui colli alpini avrebbe opposto ad uno schieramento contro di noi. Ed è strano che il Governo sia stato indotto alle suddette dichiarazioni da articoli di giornali, che diedero luogo ad una interpellanza in cui gli si rimproverava non già di essersi lasciato trascinare da una situazione che non lo comportava ad inutili preparativi di guerra; ma lo si accusava di non averne fatte abbastanza e di essersi lasciato cogliere impreparato. Ciò prov·a come oltre il Governo, anche il paese, credesse non solo alla possibilità di una guerra; ma fossero decisi ad affrontarla, quantunque nulla in Italia nè per parte del Governo nè per parte del paese potesse far vedere che anche lontanamente un'ipotesi di guerra fosse çonsiderata come possibile e tanto meno come probabile. Senza tener conto per ora del pericolo che ne sarebbe risultato per noi, qualora uno di quelli incidenti impreveduti, a cui il Capo di Dipartimento militare faceva allusione, si fosse verificato; la situazione in cui ci siamo trovati nella primavera del 1902 di fronte alla Svizzera, quale ora ci venne rivelata e quale essa può rinnovarsi in analoghe circostanze, non può non dar luogo a serie considerazioni. Anzi tutto vi è una questione d'ordine generale che interessa non soltanto l'Italia, ma anche le altre potenze che confinano colla Svizzera, e quelle che, senza essere confinanti, nei trattati del 1815 l'hanno dichiarata neutrale. Se diffatti questa neutralità avesse conservato tutto il


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suo valore essa bastava a difendere la Svizzera contro il timore di una nostra aggressione che non poteva aver luogo senza violarla, per cui sorgeva per essa senz'altro il diritto di appellarsi alle Potenze garanti; ed è certo che qualora l'Italia avesse avuto, ciò che non fu mai, l'intenzione di risolvere colle armi il conflitto insorto colla Svizzera, la sua diplomazia non avrebbe potuto fare a meno di dover trattare questa questione prima che le sue truppe iniziassero le ostilità. La Svizzera invece ricorse senz'altro a preparativi di guerra, il .che prova come poco fondamento facesse su questo suo diritto, e diede a questi preparativi un indirizzo nettamente offensivo, il che sembra escludere l'impressione che essa volesse serbarsi fedele al principio della neutralità, e solo per renderlo più efficace volesse dimostrare coi suoi armamenti che essa era pronta a difenderlo. Già ebbi più volte l'occasione di rendere noto all'E.V. come ormai si sia fatta larga strada nell'opinione pubblica della vicina Confederazione, la teoria che nel caso di una guerra, a cui partecipassero le grandi Potenze militari d'Europa raggruppate se.condo l'attuale situazione politica, non converrebbe alla Svizzera attenersi strettamente al principio di una neutralità che correrebbe il rischio di essere violata dall'uno o dall'altro dei belligeranti, ma dovrebbe consultare unicamente il proprio interesse ed unirsi apertamente a quello di essi che maggiormente rispondesse a questo interesse, accordando al medesimo l'appoggio delle sue armi ed il passaggio nel suo territorio, a cui la situazione geografica dà un'importanza strategica che nessuno ignora. Ora la Confederazione fa un passo di più, e nel parlare apertamente per bocca del suo Governo ai rappresentanti dei suoi cantoni sui preparativi militari fatti in vista di un conflitto coll'Italia che essa riteneva imminente, non una parola accenna alla neutralità ad essa garantita dai trattati del 1815, la quale se costituisce un diritto che dagli altri Stati deve essere rispettato, impone pure dei doveri a chi ne gode ed esclude l'uso della forza come minaccia verso chi non ha mai pensato ad attaccarla.· Parrebbe quindi opportuno di chiedere su di ciò alla Svizzera delle spiegazioni in via diplomatica; ma è presumibile che essa declinerebbe di entrare in discussione su questo argomento, poiché se ha palesato anche troppo le sue intenzioni, manca il fatto concreto su cui appoggiarsi; nè si può richiamare alla osservanza dei trattati esistenti chi in fatto non li ha violati, partendo soltanto dall'ipotesi, per quanto essa possa essere giustificata, che in date circostanze li violerebbe. Ciò non toglie che se l'azione diplomatica diretta sembra dover essere esclusa, non si possa agire indirettamente, sia rendendo i nostri al. leati consci del nuovo elemento di cui dovremmo tener conto nello studio di una comune azione militare, sia interpellando, quando l'occasio-


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ne si presentasse, le potenze garanti della neutralità Svizzera, per conoscere il loro modo di vedere sui fatti che accennano all'evoluzione che si sta compiendo nel modo di interpretarla dal governo interessato. (Vedi foglio n. 259 - 31 ottobre 1901, e foglio n. 34 R.S. - 2 febbraio 1902). Ma indipendentemente da questa questione d'ordine politico, le rivelazioni, dovute all'interpellanza Meister, danno luogo a considerazioni d'ordine militare, le quali hanno per noi un interesse più concreto e più immediato. Dalle cose dette dal Capo del Dipartimento Militare e dal Capo della Divisione Stato Maggiore risulta essenzialmente che i preparativi militari studiati contro di noi hanno anche per l'impiego delle truppe mobili un carattere nettamente offensivo. Per raggiungere il fronte di schieramento verso l'Italia, si debbono attraversare i colli alpini, e si son presi i provvedimenti perché ciò possa avvenire anche quando essi sono coperti di neve. Lo schieramento si dovrà dunquefarè al di quà delle Alpi, ed il suo carattere offensivo risulta da ciò in modo evidente. Del resto ciò non può meravigliare, data la natura delle fortificazioni del Gottardo, le quali sono fatte in modo da proteggere ed agevolare lo sbocco in Italia delle truppe e della ferrovia federale, e data l'insistenza ora dimostrata dalla Confederazione per mantenere nelle sue mani l'esercizio della ferrovia del Sempione nel tratto !selle - Domodossola, sul territorio italiano; insistenza davanti a cui si dovette finire per cedere. È quindi strettamente logico che la Conjèderazione, avendo dato un carattere offensivo a/l'organizzazione delle sue difese stabili e delle suejèrrovie, dia un analogo carattere all'impiego delle sue truppe mobili. Ciò costituisce un fatto nuovo di cui si deve tener conto nello studio e nell'organizzazione della difesa dello Stato, se non si vuole andare incontro a spiacevoli sorprese, tanto più che l'offensiva svizzera potrebbe svolgersi ora in condizioni assai favorevoli per le seguenti ragioni: 1°) - La mobilitazione dell'esercito svizzero è assai più rapida di quanto non sia la nostra; 2°) - La frontiera Italo-Svizzera è traversata da sei buone rotabili (Bernina, Maloia, Spluga e S. Bernardino, Gottardo, Sempione, Gran S. Bernardo) di cui i colli appartengono alla Svizzera e per alcune anche gli sbocchi in pianura, ed è completamente indifesa; 3°) - Questa frnntiera sarà fra breve traversata da due ferrovie, di cui una sbocca sotto la protezione dei forti svizzeri e l'altra sarà in mano del Governo Federale che l'esercita anche in territorio Italiano; 4°) - Oltre alla frontiera lasciata indifesa, nessuna preparazione ha avu-


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to luogo in Italia cii:ca l'impiego delle forze mobili che vi si dovrebbero opporre. Nello studio generale della difesa dello Stato, perché nulla potesse turbare la radunata delle nostre truppe mobili sia su!Ja frontiera N. O.

sia sulla frontiera N. E., si era determinato di munire di efficaci difese stabili Ja frontiera svizzera per togliere ogni preoccupazione alle truppe altrove impegate, circa il pericolo di un attacco su uno deiforo fianchi, ma circostanze particolari impedirono che questo programma potesse aver seguito. I fatti a cui abbiamo accennato rendono, a parer mio, sempre più necessario di ritornarvi ed urgente di realizzarlo, nei limiti almeno consentiti dalle deliberazioni prese al riguardo dalla Commissione Suprema di difesa. Intanto questo ufficio ha studiato come ripiego quale potrebbe essere il miglior impiego che si potrebbe fare delle truppe mobili per opporsi ad un'offensiva proveniente dal Nord e non mancherà di valersene all'occorrenza. Esse non possono essere però tali da escludere il concetto dianzi adottato, che è il solo vero, essere miglior partito di ricorrere alle difese stabili per coprire quel tratto di frontiera. Perocchè oltre ad un sistema troppo lento di adunata, l'affidare alle sole truppe mobili il compito della difesa, importerebbe la preparazione di un terzo progetto di mobilitazione e di radunata, il che esige un considerevole lavoro, sia per impiantarlo sia per tenerlo al corrente che è al di sopra dei nostri mezzi, senza essere certi di poterlo applicare, potendo circostanze di guerra imprevedibili cambiare completamente il carattere dell'offensiva che può provenire dalla frontiera svizzera, secondoché la Confederazione agisca per conto proprio o coll'uno o l'altro dei nostri possibili avversari. Ad ogni modo ho creduto opportuno, per dovere d'ufficio, segnalare al Governo quei fatti che accennano ad un possibile e probabi le cambiamento nella natura dei rapporti internazionali della Confederazione Svizzera cogli altri stati, nonchè le conseguenze politiche e militari che ne potrebbero derivare. Non risolvendo il lato politico della questione, tutto il danno si riverserà sul lato militare di essa a cui diverrà sempre più difficile il provvedere. Si tratta di una situazione poco nota e probabilmente ignorata da quelli fra i membri del governo i quali non ebbero occasione di prenderla in esame per cui è bene che essa venga loro posta innanzi in tutta la sua cruda verità.

Il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito f. SALETTA


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA•

Allegato n. 27/a (*J

COMANDO DEL CORPO DI STATO MAGGIORE Protocollo n. 18

Roma, 13 gennaio 1905

Oggetto: "Neutralità della Svizzera". Al Ministro della Guerra (segretariato generale) Roma

Già firi dal 1881 corsero trattative fra questo Comando, il Ministero della Guerra e quello degli Esteri, sulla questione della neutralità dell'Alta Savoia ritenendosi che essa avesse molta importanza nei rapporti della nostra preparazione alla guerra. E ciò specialmente per il fatto, che le idee allora prevalenti in Francia lasciavano prevedere che questa, in caso di guerra con l'Italia, anziché sgombrare la zona neutralizzata ritirando le truppe che si troveranno colà dislocate all'aprirsi delle ostilità, le avrebbe avviate per iJ Vallese per mihacciare dal Gran San Bernardo e dal Sempione la nostra frontiera, interpretando in questo senso, a tutto suo favore, il trattato del 1815 col quale essa ereditava i diritti del RE di Sardegna. Sembrava infatti opportuno a questo Comando, che fin dal tempo di pace avvenisse in via diplomatica uno scambio di idee fra le Potenze direttamente interessate nella questione; ma il Ministero degli Esteri non fu di questo parere non ritenendo esso sufficientemente dimostrata la necessità de!Ja cosa. Intanto però le forze mobili e le difese nel territorio del!? Confederazione Elvetica andavano assumendo sempre maggiore importanza, per cui questo Comando, oltre a proporre che un nostro addetto militare fosse permanentemente accreditato presso il Governo Federale, ordinava studi e ricognizioni per meglio seguire il progressivo sviluppo dell'organizzazione militare svizzera e per conoscere possibilmente le idee prevalenti sull'impiego delle sue forze militari in caso di conflitto. E siccome risultò all'evidenza, perché nessuno ne faceva davvero mistero, che nella Confederazione prevaleva il concetto che, anche volendo, essa in caso di conflitto non avrebbe potuto rimanere neutrale, (*) AUSSME, Rep. RR-43; busta 1905


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ma avrebbe dovuto invece prendervi parte attiva, in conformità ai propri interessi, questo Comando ritornò sulla questione in questi ultimi anni, riconfermando l'opinione già espressa, che cioè, soltanto un'azione diplomatica avrebbe potuto scongiurare l'eventualità di un'invasione dal Vallese, facendo valutare alla Svizzera la grave responsabilità che si assumerebbe se permettesse, attraverso al suo territorio, atti che sarebbero considerati di aperta e deliberata violazione della neutralità, cui essa per forza dei trattati è impegnata. Nel ritornare sulla questione questo Comando teneva presente, non soltanto le difficoltà in cui, data quest'incertezza, viene a trovarsi per gli studi di preparazione alla guerra, ma essenzialmente il grave pericolo a cui si sarebbe andati incontro qualora, scoppiate le ostilità, si fosse dovuto provvedere con mezzi improvvisati, e che ad ogni modo sarebbero stati indispensabili altrove. E fu appunto, sempre nello stesso ordine di idee, che questo Comando, in data 30 ottobre 1901, faceva adeguata proposta a cotesto Ministero, e ritornava poi sulla questione nel successivo febbraio del 1902 in occasione delle fortificazioni progettate dalla Germania a Tullingen ed a Singen presso Basilea, anche perché in questa circostanza l'opinione pubblica in Svizzera, profondamente impressionata dai progetti della Germania, manifestò più apertamente che mai la tendenza a non mantenersi fedele alla neutralità. Cotesto Ministero a queste successive lettere e proposte rispondeva di averne data comunicazione al Ministero degli Esteri, dal quale finalmente questo Comando ebbe qualche assicurazione, in un colloquio coll'allora Ministro S. E. Prinetti nel senso, che se ne sarebbe tenuto conto nella rinnovazione della triplice alleanza, collo stabilire i capi saldi della politica estera del paese. Ma la triplice alleanza venne rinnovata senza che a questo Comando risultasse che vi si fosse trattato della neutralità della Svizzera. Perciò nel fare presente questo fatto a cotesto Ministero e nel segnalargli nuovi progressi dell' organizzazione militare della Confederazione, nonché le opinioni sempre più prevalenti anche per dichiarazioni fatte in via quasi ufficiale, in riguardo al mantenimento o meno della neutralità, si ritenne di insistere sulla necessità di addivenire ad un ben preciso accordo diplomatico. E poco tempo dopo anzi si dovette tornare sull'argomento, quando cioè, venuta la Svizzera a conoscenza del progetto caldeggiato in Fran cia e nel Cantone di Ginevra di aprire una ferrovia attraverso il Giura per il Colle della Faucille per servire di sbocco alla ferrovia del Sempione, si seppe che il presidente della Confederazione, il quale non era favorevole al progetto, a conforto delle sue opinioni in contrario, fondate


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"LI.! RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

sul danno che ne avrebbe risentito commercialmente la Svizzera, soggiungeva, parlandone col nostro addetto militare, che anche l'Italia avrebbe dovuto considerare quella linea come un pericolo "data la facilità di trasporto che ne risulterebbe daJ cuore della Francia al confine". E fu in questa circostanza che, a mezzo deJl'addetto militare incaricato di rendersi conto del modo come il consiglio federale considerava l'influenza che detta linea poteva esercitare sulle nostre operazioni militari in caso di conflitto colia Francia, si venne a confermare ufficialmente ciò che questo Comando già supponeva che cioè la Svizzera in caso di guerra "non intende valersi del diritto che le compete di occupare con le proprie truppe la zona neutralizzata dell'Alta Savoia, nè di opporsi con la forza a che altri la occupino". Di ciò veniva data comunicazione a cotesto Ministero, il quale rispondeva che il Ministero degli Esteri, a cui era stato comunicato quanto questo Comando a più riprese aveva rappresentato, assicurava che ove fosse stata fatta dai Governi francese e Svizzero qualche comunicazione in riguardo alla linea della Faucille, non avrebbe mancato di tenere nel debito conto le considerazioni svolte da questo Comando, ma che in riguardo alla convenienza di un'azione diplomatica sulla osservanza o meno della neutralità per parte della Svizzera, non riteneva opportuno nella situazione d'allora (agosto 1903) di intraprendere pratiche così delicate col governo federale. Cotesto Ministero trasmetteva contemporaneamente una memoria confidenziale redatta dal Ministero degli Esteri nella quale erano indicati, da un punto di vista però puramente obiettivo, i limiti ed i termini di una possibile azione diplomatica avvenire. Questo Comando presa in esame la detta memoria, pur convenendo sulla opportunità del momento, faceva: però rilevare come la questione dovesse essere ripresa appena possibile, essendo assolutamente indispendabile ottenere dalla Svizzera dichiarazioni precise sul modo con cui essa considererebbe i vari casi di violazione della sua neutralità in caso di guerra e come vi provvederebbe, non essendo qùesto Comando del parere del Ministero degli Esteri che tuttociò era previsto dai trattati, dal momento che essi furono già violati dalla Francia nel 1859 e che il procedere della Svizzera nella sua organizzazione militare e le idee manifestate in più occasioni, lasciavano dubitare assai del contrario. Ma cotesto Ministero non ebbe a pronunziarsi sulla questione, nemmeno quando nel giugno dello scorso anno questo Comando ritenne di dovergli segnalare un articolo sulla neutralità dell'Alta Savoia comparso nella Revue militaire suisse, firmato Ed. Rossier, e scritto in risposta ad altro articolo sullo stesso argomento pubblicato nel-


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l'ottobre 1903 sulla Revue des questions militaires in Francia. In tutte e due gli articoli, gli autori, pur mirando ad interessi opposti, finivano per trovarsi d'accordo nel modo di considerare e risolvere la questione della neutralità dell'Alta Savoia, e cioè "che questa neutralità non aveva più ragione di esistere e che l'occupazione della zona neutralizzata con truppe svizzere era irrealizzabile, e d'altra parte anche contraria agli interessi della Svizzera stessa". Questo lo stato delle cose a tutt'oggi; quando viene segnalato dall'addetto militare Cap. Ropolo a questo Comando un brano del messaggio, in data 19 dicembre 1904, diretto dal Consiglio all'assemblea fe derale relativo alla ratifica dei trattati di arbitraggio conclusi dalla Svizzera con le varie potenze nel quale è chiaramente indicata l'attitudine che la Svizzera vuole riservarsi in caso di guerra. Questo brano è il seguente: On objectera peut'etre que dans notre situation d'état neutre, dont la neutralité a été reconnue et garantie par les Puissances en meme temps que l'intégrité et l'inviolabilité de notre territoire, des traités d'arbitrage n'ont pas la meme raison d'etre que pour de grands Etats militaires entre lesquels peuvent plus facilment surgir de éléments de dissidence et de conflit. - Nous ferons observer à cet égard que notre neutralité est due à nos efforts successifs et à notre propre decision et que si elle a obtenu la reconnaissance officielle des Puissances, elle ne saurait dépendre cependant du bon vouloir des Etats qui l'ont reconnue, mais de nous - memes et de notre propre volonté. Nous avons donc toujours considéré que la véritable garanti e de notre neutralité reposait avant tout sur la ferme volonté que nous avons d'assurer en tout temps, par tous le moyens qui sont en notre pouvoir, la sauvegarde et le respect de nos droit de nation souveraine et independante. - Il n'est, dés lors, pas indifférent pour nous de chercher, comme d'autres, a nous protéger par le moyen de traités d'arbitrage contre Jes éventualités de conll it qui pourrai ent s'é lcvc r cnt re la Suisse et d'autres Etats. L'Addetto militare Capitano Ropolo, nel segnalarlo, fa rilevare che l'importanza dell'interpretazione in esso data ~Ila neutralità Svizzera fu anche riconosciuta da S.E. il Sig. Bulow Ministro di Germania a Berna il quale in una visita che ebbe a fargli s'intrattenne particolarmente su questo argomento esprimendo il parere che secondo lui, in caso di conflitto, la Svizzera ritiene di essere libera di assumere quell'attitudine, sia difensiva che offensiva, che meglio le convenga, cosa che certamente non è nelle intenzioni delle nazioni confinanti, le quali dovrebbero, di perfetto accordo, ottenere dalla Svizzera precise dichiarazioni per ben definire questa interpretazione della neutralità, che potrebbe un giorno dar luogo a sorprese per le potenze confinanti.


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Ciò dimostra che anche la Germania segue con occhio vigile Ja questione e che gli attribuisce il dovuto valore, ed è quindi da ritenersi che il Sig. De Bulow oltre che al capitano Ropolo ne abbia tenuto parola anche col nostro ministro a Berna il quale ne avrà alla sua volta riferito al Ministero degli Esteri; sembra perciò a questo Comando che il momento sarebbe favorevole per dar corso a quelle trattative che il Ministero degli Esteri era intenzionato di intraprendere all'epoca della rinnovazione delle triplice e che poi furono lasciate in disparte. Ed è appunto per questo motivo che si è creduto di tornare sulla questione, riassumendola nelle sue varie fasi, ritenendola di molta importanza per noi, giacché è indubitato che la presumibile condotta libera1, che pare voglia riservarsi la Svizzera in caso di conflitto, costituisce un grave pericolo per le Potenze confinanti tutte, ma specialmente per l'Italia date le condizioni della nostra frontiera da quella parte e l'influenza che un simile dubbio, purtroppo assai fondato, esercita sui nostri studi dì preparazione alla guerra .

li Tenente Generale Capo di Stato Maggiore dell'Esercito

f.

SALETTA

'

1

Sottolineato nel testo della lettera.


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Allegato n. 27/b (*)

COMANDO DEL CORPO DI STATO MAGGIORE SCACCHIERE OCCIDENTALE

N. 156 di protocollo

24 marzo 1906

Oggetto: Armamenti della confederazione svizzera. A S.E. il Ministro degli Esteri

Il nostro Regio Ministro a Berna, coi fogli in data 27 febbraio e 2 marzo prossimi passati mette in giusto rilievo l'attività che il consiglio federale spiega da qualche tempo nel campo militare allo scopo di accrescere la potenzialità del proprio esercito e di renderlo atto come esso ripete nei messaggi relativi "a difendere validamente in caso di bisogno la neutralità della confederazione". Se questo fosse il vero scopo di tutti i perfezionamenti in via di adozione nella confederazione svizzera, questo comando invece di preoccupazione non dovrebbe che rallegrarsi di vedere la confederazione mettersi in grado di impedire ogni violazione della sua neutralità; perché ciò darebbe sicurezza assoluta alla nostra frontiera dal M. Bianco allo Stelvio. E' però lecito domandarsi se i grandi miglioramenti che la confederazione sta ora apportando al suo organismo militare, non nascondano invece un grave pericolo per noi; e ciò ad onta delle dichiarazioni del consiglio federale, pel fatto che queste non solo sono ovvie, ma indispensabili per far accettare all'assemblea ogni prospetto di legge implicante nuovi crediti per l'esercito o nuovi oneri di servizio militare per la popolazione. Questo comando perciò, mentre ringrazia l'E.V. delle comunicazioni fattegli coi due fogli compiegati, crede suo dovere far rilevare ancora una voltala possibilità che la confederazione elvetica assuma in un conflitto atteggiamento diverso da quello di nazione neutrale. li Capo di Stato Maggiore f. SALETTA

(*) AUSSME, Rep. RR-44; busta 1906


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· LE RELAZIONI MILITARI TRA !TALLA E SVIZZERA•

Allegato n. 28/ a (*)

R. LEGAZIONE D'ITALIA

IN BERNA N. di protocollo 1174/295

Berna, 15 aprile 1906

Oggetto: armamenti in Svizzera e neutralità del territorio della Confederazione. A sua Eccellenza il Conte Guicciardini Ministro degli afjàri Esteri Roma

Col dispaccio N. 17623/141 in data30 Marzo u.s. Vostra Eccellenza mi ha fatto l'onore di chiedere i miei apprezzamenti circa i rilievi espressi in una nota del Comandò del Corpo di Stato Maggiore, in data del 14 marzo u.s. a proposito dei recenti straordinari armamenti dell'esercito svizzero. La grave questione della neutralità del territorio della Confederazione elvetica, questione risollevata dal Capo dello Stato Maggiore dell'esercito colla suddetta nota, che restituisco in allegato, è stata più volte oggetto di mie comunicazioni a codesto R. Ministero; rammento, fra le altre, quella del 14 gennaio 1905 N. 167/39 a proposito di un Messaggio del Consiglio federale dell'Assemblea federale. Sulla possibilità che la Confederazione elvetica assuma in un conflitto atteggiamento diverso da quello di nazione neutrale, ho chiesto il parere del R. Addetto Militare il quale mi ha risposto col pro-memoria che ho l'onore di riportare qui sotto: "In merito al dubbio esposto da S.E. il Capo dello Stàto Maggiore dell'Esercito, è mia opinione che le intenzioni del Consiglio federale nell'accrescere la potenzialità dell'esercito, sono realmente ed unicamente quelle di renderlo atto a difendere validamente in caso di bisogno la neutralità della Confederazione (esclusa l'Alta Savoia). Troppi vantaggi la Confederazione ritrae da questa situazione previlegiata ed a troppe difficoltà interne ed estere andrebbe incontro se dubbio sorgesse che non è questo l'unico scopo delle grandi spese che il popolo di

(*) AUSSME, Rep. RR-44; busta 1906


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buon grado sopporta pel suo esercito, per poter ammettere che il Governo federale nasconde altri fini, A PRIORI MINACCIOSI per una delle nazioni confinanti; compresi pure noi che, senza dubbio alcuno bisogna ammetterlo, di dette nazioni, siamo quella che gode minori simpatie nel popolo Svizzero. "A guerra iniziata, certo la Svizzera saprà valersi della sua forza per tutelare la sua neutralità, anche i suoi interessi, ma che fin da ora possa avere scopi offensivi o di alleanza offensiva, date le attuali condizioni politiche, non lo ritengo del caso. "Per ammettere questo dubbio, e cioè che l'esercito Svizzero possa servire come avanguardia di un altro esercito, e la linea fortificata S. Maurice-Gottardo quale loro base d'operazione per una azione comune verso iJ Sempione ed il Canton Ticino, sarebbe necessario, secondo il mio parere, un'ipotesi, come dico, nelle attuali condizioni politiche, un pò difficile a verificarsi; l'ipotesi di una guerra circoscritta tra Francia ed Italia, o tra Germania ed Italia. "In questo caso forse , la Svizzera comprendendo l'inutilità della propria resistenza sul Giura o sul Reno, sicura pei suoi interessi nel successo finale dei nostri avversari, ed anche spinta da simpatie di razza, (specie si trattasse della Germania), potrebbe violare i doveri che i trattati le impongono e diventare una minaccia offensiva per noi. Ma escluso questo caso, che mi pare per ora non troppo verosimile, ripeto che non credo si debba aver timore d'un pericolo offensivo per parte dell'esercito Svizzero; ben forte, da considerarsi invece da noi, per una eventuale nostra offensiva contro il territorio federale". Parmi che nelle circostanze attuali un apprezzamento essenzialmente ottimista sia del tutto giustificato. Tuttavia, in previsione di eventuali possibili orientamenti della politica internazionale, è - a mio avviso - consigliabile di provvedere efficacemente, e senza ritardo, alla difesa della linea di frontiera che intercede tra il Monte Bianco e lo Stelvio, con particolare riguardo al versante italiano nella zona del Sempione e in quella del S. Bernardo. Gradisca, Signor Ministro, gli atti del mio profondo ossequio. Firmato MAGLIANO


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·LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Allegato n. 28/b (*)

COMANDO DEL CORPO DI STATO MAGGIORE SCACCHIERE 0CCIDENTALE

Roma, 25 aprile 1906 Oggetto: neutralità della confederazione svizzera. Al Ministro della Guerra (segretariato generale) Roma

Come è noto a codesto Ministero l'assemblea federale della confederazione svizzera ha approvato nella sezione dello scorso marzo una serie di leggi militari, le quali accresceranno sensibilmente la potenzialità dell'esercito federale. Questo comando perciò con foglio 1906 in data 24 marzo scorso, ritenne opportuno di segnalare al ministro degli esteri questa insolita attività militare della confederazione elvetica, esprimendo il dubbio che questi armamenti potessero nascondere un pericolo per noi, nel senso cioè che la confederazione potesse assumere in un conflitto atteggiamento diverso da quello di nazione neutrale. Del foglio sopracitato il ministero degli esteri dava comunicazione al nostro R. Ministro a Berna domandandogli i suoi apprezzamenti in merito al dubbio espresso da questo comando. Ed è nella risposta del nostro R. Ministro (foglio n. 1:I74/299 del 15 corr.) che questo comando crede doveroso richiamare l'attenzione di codesto ministero, perché quantunque essa sia ispirata al più fiducioso ottimismo non esclude però i pericoli che può serbare l'avvenire e consiglia di prendere senz'indugio le misure opportune per parare ad ogni eventualità. Il foglio del R. Ministro conclude infatti con queste parole: "Parmi che nelle circostanze attuali un apprezzamento essenzialmente ottimista sia del tutto giustificato. Tuttavia, in previsione di eventuali possibili nuovi orientamenti della politica internazionale, è, a mio sommesso avviso, consigliabile di provvedere efficacemente, e senza ritardi, alla difesa della linea di frontiera che intercede tra il M. Bianco e lo Stelvio con particolare riguardo al versante italiano sulla zona del Sempione e in quella del S. Bernardo". Il Capo di Stato Maggiore SALETTA (*) AUSSME, Rep. RR-44; busta 1906


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Allegato n. 29 (*)

COMANDO DIVISIONE MILITARE DI TORINO Torino, 11 Luglio 1908 Oggetto: Rapporto riassuntivo sul valore e sulla funzione dell'esercito svizzero. A S.E. il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito

ROMA In obbedienza all'ordine ricevuto ho l'onore di trasmettere all'E.V. alcune mie impressioni ed osservazioni circa quanto ho potuto vedere e studiare durante i 7 anni in cui ebbi la fortuna di occupare il posto di addetto militare presso la R. Legazione di Berna. Le domande che mi sono rivolte in base a quanto ho ritenuto potesse interessare in special modo l'E.V. furono le seguenti: 1°) L'esercito svizzero costituisce veramente un valore col quale in caso di conflitto si deve contare? E se si (poiché tale sarà la mia risposta) quali sono le ragioni che rendono possibile la vita forte e rigogliosa di cui gode? 2°) Dalle ragioni di cui sopra si può dedurre che una organizzazione simile sarebbe possibi le in altri paesi come tante volte si sente ripetere? 3°) La tutela della propria neutralità, nel suo senso assoluto, è realmente lo scopo unico per cui la Confederazione Svizzera con tanto slancio si sottopone a tutti i sacrifici personali e finanziari che la sua organizzazione militare richiede? 4°) Anche ammessa questa tutela assoluta, sarebbe necessario, in caso di conflitto, tener conto dei sentimenti dominanti nel paese verso le nazioni vicine? e quali sono questi sentimenti? 5°) Circa l'alta Savoia infine e sulla tutela della sua neutralità quali sole idee della Svizzera? Ed ecco senz'altro le mie risposte: 1°) E' realmente l'esercito svizzero un valore del quale è necessario tenere conto? (*) AUSSME, Rep. G-29, Svizzera 2, anno 1908


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"LE RELAZ IONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Mi ricordo che tre anni or sono, dopo una rivista passata a Berna come chiusura delle manovre del secondo corpo d'armata, il Ministro d'Italia avendomi posta la stessa questione, così gli risposi: "L'esercito federale se non deve preoccupare gli eserciti degli stati

confinanti come un pericolo offensivo, merita però di essere considerato da questi come un valore serii~simo qualora fosse loro intenzione il ven irlo affrontare nel proprio territorio od il non rispettare la neutralità della Svizzera". Sono passati tre anni da allora, ho visto le manovre d'altri corpi d'armata, ho seguito il lavoro intenso che continuamente e con tenacia si compie in questo esercito, ho raccolto le impressioni unanimi di ufficialì esteri annualmente convenuti alle esercitazioni d'autunno, e non posso ora che ripetere quanto già dissi e confermare pienamente le mie parole: Non come forza offensiva contro i suoi potenti vicini, ma come elemento di difesa nel proprio territorio, l'esercito svizzero forte dei suoi 4 corpi d'armata presenterà a qualsiasi invasore una resistenza tenace, un'ostacolo difficilissimo da abbattersi senza forze assai superiori; tanto più difficile poi quanto più la natura del teatro d'operazioni verrà a secondario. Ora, siccome osservando i probabili teatri d'operazione, troviamo appunto in quello che riguarda il nostro paese, che alla natura già favorevolissima è venuta anche l'arte in aiuto, così non credo esagerare nell'esporre ancora la mia convinzione che: "In caso di un conflitto nel quale fossimo chiamati ad attaccare l'esercito svizzero od a violare la neutralità della confederazione, sono 200.000 uomini sufficientemente addestrati ed allenati, buoni tiratori , bene armati ed equipaggiati, con un materiale d'artiglieria a tiro rapido ottimo, con una buona cavalleria rinforzata da compagnie mitragliatori a cavallo e da compagnie ciclisti, con truppe del genio abilissime specie nei lavori di difesa, con tutti i servizi necessari ben Ofganizzati e pronti, poiché ogni anno per le manovre si fa una piccola prova di mobilitazione; che dobbiamo calcolare di trovarci contro, pochi giorni dopo indet!a la mobilitazione, sulla linea di monti che dalla stretta di S. Maurice, per il Gottardo, va alla stretta di Sargans. Tale la verità semplice ma chiara quale risulta dallo studio di questo esercito, del suo sistema di reclutamento, del suo piano di mobilitazione, de1la sua forza morale e tecnica; verità che non tutti vogliono credere, ma che si presenta viva e certa a chi ha potuto studiare e seguire queste truppe nel loro lavoro efficace, nel continuo loro progresso. E coloro che ho visto sorridere parlando di avvocati ed albergatori trasformati in colonnelli, o prendere in ischerzo la cavalleria e l'artiglieria federale, dovrebbero presenziare una volta le manovre per vedere la distanza che corre dalle loro idee alla realtà. Certo questi colonnelli im-


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provvisati non sono tutti dei genii di guerra, le truppe e l'istruzione degli ufficiali non sono perfezioni tecniche, ma è tale la buona volontà, la serietà di propositi, la coscienza del dovere, che si sente in tutto ed in tutti, che non si può a meno di ammirare e di considerare seriamente

questo piccolo esercito. E ciò detto quali le ragioni che rendono possibile questa vita forte e rigogliosa? Molteplici e da ricercarsi in tutti i campi della vita svizzera, dal geografico all'economico, dallo storico al morale. Prima di tutto il paese, ristretto, dove tutti quasi si possono conoscere, dove la piccola proprietà e la ricchezza media sono estese, dove non esistono centri enormi, dove l'elemento agricolo è in giuste proporzioni con l'industriale e con l'intellettuale, dove la coltura media è molto sviluppata, dove il carattere è calmo, semplice, serio, riflessivo e tenace anche se non sempre simpatico. Su questa base sorgono le tradizioni secolari di fierezza, d'indipendenza sostenuta dovunque e contro chiunque, e che fecero sempre di questo popolo un popolo di soldati e di gente rotta agli esercizi fisici e guerreschi, tradizioni che rimangono anche oggidì salde e intatte come le vecchie mura dei gloriosi castelli di Laupen, Grandson e Morat, nomi a tutti conosciuti ed il cui solo accenno entusiasma questo popolo. Quale il prodotto di tutti questi fattori? Il prodotto, che il popolo svizzero fiero della sua indipendenza, fiducioso nella sua forza, ha posto nel proprio esercito (unico elemento che rinchiuda veramente tutte le classi sociali, in tutti gli altri campi ben divise), la salda tutela della sua neutralità, ed è deciso a qualsiasi sacrifizio, ritenuto necessario, per mantenerlo forte e capace di rispondere alla sua missione. Partendo da questa base morale, economica, e di tradizioni, che permette di affidare armamento, vestiario, cavallo, ad ogni cittadino soldato colla sicurezza che questi ha la volontà ed i mezzi di conservarli in perfetto stato, l'organizzazione così strana di questo esercito ha potuto compiersi e prosperare con progresso lento e continuo fino al punto in cui ora si trova. Così di anno in anno ho potuto assistere: all'aumento progressivo del bilancio da 28 a 40 milioni, allo sviluppo delle grandi manovre fino ad assistere ad esercitazioni a corpi d'armata contrapposti, al progresso continuo dell'istruzione della truppa specie di quella di cavalleria, fanteria e genio; alla scelta, adozione ed introduzione del nuovo materiale d'artiglieria da campagna e da montagna Krupp a rinculo sull'affusto, alla scelta delle batterie di obici da 12 da campagna, all'adozione edotti-


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mo funzionamento delle compagnie mitragliatori a cavallo unite e parte integrante delle brigate di cavalleria, alla prima costituzione delle truppe alpine per la difesa della frontiera sud, al completamento della Piazza d'armi del Gottardo, alla creazione quasi completa di quella di S. Maurice e delle difese del tunnel del Sempione, alla creazione delle compagnie ciclisti, del servizio automobilistico e di quello areostatico, alle esperienze per la radiotelegrafia, al completamento dello stok delle munizioni, ed infine, opera più grande e radicale di tutte, alla creazione della nuova organizzazione militare che fu come il coronamento di questo periodo di lavoro compiutosi dal 1874 al 3 novembre 1907, giorno in cui il referendum approvò in una votazione solenne la nuova legge coi suoi oneri di servizio e finanziari. Lavoro lento e continuo come dissi, ma enorme se si pensa al progresso compiuto, alla meta raggiunta, alla perseveranza impiegata. Dicono alcuni ancora oggidì: ma in complesso con soli 65 giorni di scuola di recluta ed 11 giorni di corsi annuali di ripetizione per 7 anni, è possibile formare un soldato di fanteria, e con 90 giorni di scuola di recluta e 10 di corso annuale di ripetizione uno di cavalleria? Affermo di sì, date le condizioni suesposte però, e dato il fatto che i 65 e 90 giorni sono tutti esclusivamente e senza la perdita di un ora dedicati all'istruzione, che le reclute vengono sotto le armi in parte già abituate ad esercizi ginnastici ed al tiro, che abili e pratici sono gli ufficiali istruttori; e che i 40 milioni che si spendono per l'esercito sono, salvo piccole somme, dedicati completamente alla forza viva dell'esercito e cioè ad istruirlo, armarlo, equipaggiarlo, mantenerlo e vestirlo. Non pubblica sicurezza, non calamità pubbliche da soccorrere, non ser.vizi di presidio, intralciano l'istruzione, _come non pensioni, non spese estranee, diminuiscono il bilancio. Certo per i quadri di truppa ed anche in parte per i quadri ufficiali inferiori le condizioni favorevoli sono più difficili ed il quadro, in questa parte pure essenziale, assume una tinta un pò più grigi~; ma, se non sono ottimi, sono tuttavia sufficienti, e con la nuova organizzazione, che aumenta di assai la durata della loro istruzione, si spera di arrivare ad un miglioramento. Se dagli ufficiali inferiori passiamo agli ufficiali superiori ed agli alti comandi, la questione si fa più complessa. Vi sono elementi ottimi e capaci quali i colonnelli comandanti di corpo di armata de Techtermann e Ville; i divisionari Jsler, Audeoud, de Sprecher e di brigadieri Wildbolg, de Loys, Gertsoh, ecc., altri inferiori di assai e che devono il loro posto più alla loro situazione politica che a vera capacità militare, (5 divisionari sono consiglieri nazionali) ma dato il fatto che questi ufficiali superiori vengono reclutati quasi tutti nelle classi più elevate, colte ed influenti nella vita civile, la media ne riesce, dato il


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sistema che non vuole ammettere i comandi delle grandi unità permanenti, ciò che di meglio si può avere. Se a queste condizioni aggiungiamo un corpo di stato maggiore permanente che funziona a Berna sotto l'abile ed autorevole direzione

del colonnello De Sprecher, i magazzini al completo ed in perfetto ordine, un armamento ottimo, e per l'artiglieria il più moderno possibile, credo di avere riassunto le ragioni che mi spinsero al favorevole giudizio espresso in principio. 2°) Ed esposte queste ragioni vi è ancora bisogno di domandare se un simile sistema sarebbe attuabile in altri paesi in genere e nel nostro in ispecie, come tante volte si sente ripetere anche da chi dovrebbe conoscere le stesse condizioni prima di manifestare giudizi? Io credo di no. Dirò tuttavia solamente che non soltanto nel nostro paese ma nemmeno in altre grandi potenze a carattere più militare la cosa sarebbe possibile. Non per ragioni economiche e materiali, non permettendo i grandi centri, la piccola proprietà poco sviluppata, le condizioni sociali della massa, di poter dare in conseguenza armamento, equipaggiamento e cavalli agli uomini a casa loro. No finan ziariamente, poiché 40 milioni di bilancio per un paese di 3 milioni e mezzo di abitanti formano una somma quale non tutti i paesi si sentirebbero oggidì di sosten ere. No per ragioni politiche e di sentimento militare che richiedono secoli di atavismo e di educazione per rendere naturali le qualità di ordine, di rispetto alle leggi, di an;iore alle armi (da vedere consiglieri agli stati e nazionali semplici ufficiali in sottordine) che sono retaggio della gran maggioranza di questo popolo, e che sono condizione prima perché simile istituzione possa seriamente sussistere. Ho detto de!Ja gran maggioranza e non di tutto il paese perché una ondata di antimilitarismo si è versata pure in qualche cantone frontiera: Ginevra, Neuchatel, Ticino, ma, se pure il fenomeno esiste, non è tale da preoccupare di fronte alla massa sana e forte del paese come ne è prova il fatto che nelle ultime elezioni politiche due soli socialisti furono eletti e furono i due che avevano fatta professione di fede favorevole all'esercito. 3°) E ciò detto per quanto riguarda l'esercito in sè, passo ad altro del mio riassunto, alla funzione cioè di questo esercito. E su questa non vi è dubbio: La tutela della neutralità e la difesa del territorio dovunque e contro chiunque. Oggidì se è vero che gli svizzeri, per quanto esagerata idea abbiano della loro forza, non pensano ad alcuna azione offensiva, è vero altresì che nessun confederato ammetterebbe che la neutralità non venga tutelata sempre e verso tutti; e guai per la popolarità grande dell'esercito se si diffondesse la credenza che i sacrifizi fatti per man-


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tenerlo forte e saldo potrebbero serviFe ad altri scopi. E di questa ferma intenzione di popolo e di governo se ne ebbe una prova ben chiara al momento della conferenza d' Algesiras quando, nella terna di un conflitto fra Germania e Francia, si ebbero fondate ragioni per ritenere come

sicura l'invasione dell'Alto Giura per parte di 8 corpi d'armata francesi in marcia offensiva dal fronte Besançon-Belfort, su Basilea e la foresta Nera. Fu un solo slancio di governo, camere e stato maggiore, nel prendere energici provvedimenti per opporsi a questa minaccia. Ma prescindendo dal caso ben deciso di una potenza che attacchi la Svizzera o ne violi la neutralità, se la guerra per fatalità di eventi fosse da due o più belligeranti portata su terra Svizzera, quale sarebbe allora il contegno da aspettarsi dal popolo e dal governo federale? Per rispondere a ciò credo che nulla serva meglio delle parole del famoso messaggio federale in data 19 dicembre 1904, relativo al progetto per la ratifica dei trattati d'arbitraggio conclusi dalla confederazione colle varie potenze, nel quale è esposto come la Svizzera considera la propria neutralità. Il messaggio infatti, dopo aver detto che la neutralità è dovuta agli sforzi successivi della confederazione ed alla propria decisione, così continua: "Et si elle a obtenu la reconaissance officielle des Puissances elle ne saurait dépendre cependant du bon vouloir des Etats qui l'ont reconnue, mais de nous mèrnes et de notre propre volonté''. Parole ben chiare, rafforzate ancora dal periodo successivo in cui è detto: "Nous avons donc toujours considéré que la véritable garantie de notre neutralité reposait avant tout sur la ferme volonté que nous avons d'assurer en tout temps, par tous les moyens qui sont en notre pouvoir, la sauvegarde et le respect de nos droits de nation souveraine et indépendente". In altri termini, libertà completa d'interpretazione, ed in caso di bisogno di azione, a seconda lo richiederanno gli interessi del paese. Formula ben utile per la confederazione, ma vaga ed insufficiente per le nazioni confinanti e specialmente per quelle che, come la nostra, vedono più direttamente sulla frontiera esplicarsi così potenti questi diritti de nation souveraine et indépendente. ' 4°) Ammessa però questa teoria si viene allora necessariamente a tener conto di altri elementi morali che esaminati attentamente e spassionatamente aggiungono non lieve peso nello studio delle ipotesi possibili qualora dalle affermazioni teoriche si dovesse passare al caso pratico. E questi elementi morali sono le affinità di razza, di lingua, di interessi, di cultura, che legano i vari cantoni confederati alle grandi nazioni confinanti, affinità che esercitano senza dubbio alcuno un'influenza enorme sulla mentalità del popolo svizzero e per conseguenza su tutte le manifestazioni della vita e dell'opinione pubblica federale.


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Ora, essendo indiscutibile che l'influenza italiana conta per quasi nulla, che due terzi delle popolazioni sentono nel senso sovra espresso l'affinità tedesca, ed un terzo sente la francese, è fuori dubbio che in qualsiasi questione o conflitto fra le nazioni confinanti la grande maggioranza del paese sarà portata sempre a considerare i proprii interessi secondo le idee d'oltre Reno a preferenza di quelle d'oltre Giura ed a più forte ragione d'oltre Alpi. E di questa influenza, che a poco a poco penetra e finisce coll'assimilarsi senz'accorgersene all'elemento svizzero, uno degli esempi più caratteristici ce lo fornisce l'esercito. In esso tutto quasi è tedesco, e mentalmente si può dire che vive di vita tedesca. "E' una necessità per noi d'ispirarci ad un solo dei grandi eserciti vicini per non avere troppi ufficiali con idee differenti", rispose un'alto ufficiale svizzero a chi faceva osservare che in altri paesi si facevano progressi, e, dovendo scegliere, è naturale che si studi l'esercito tedesco. E quel, naturale, compendia il sentimento che informa quasi tutto l'esercito federale e, come ho affermato più sopra, quasi tutto il paese. Devo solo fare un'eccezione per quanto riguarda le nostre truppe alpine e la nostra scuola di cavalleria il di cui alto valore, da qualche tempo, è finalmente riconosciuto anche in questo ambiente. Non intendo dire con ciò che la Svizzera non si senta in primo luogo e sopra tutto svizzera, fiera della sua indipendenza e gelosa dei suoi diritti di fronte a tutti, ma è sul modo come crederà al caso pratico d' interpretare questi suoi diritti che mi permetto fare delle riserve. Quale la conclusione di queste mie osservanze? La conclusione si è che non dobbiamo per conto nostro dare alla neutralità altro valore se non quello che il governo federale non ha concluso nè concluderà accordi preventivi di carattere militare e politico con altre nazioni. All'infuori di ciò, in caso di conflitto, detto governo si crederà in diritto di agire, ed agirà, con piena libertà a seconda dei suoi interessi, interessi che noi già fin d'ora possiamo calcolare saranno valutati secondo quelle affinità morali del popolo svizzero che sopra ho indicate, e coll'appoggio di quelle fortificazioni che, quasi esclusivamente sulla nostra frontiera, con discutibile diritto, vennero erette e continuano ad erigersi. Questo lo stato reale della questione, stato che tutti gli interessati conoscono, e che quindi ho creduto del caso di esporre senza sottintesi all'E.V. 5°) E dopo ciò mi pare non resti a me che trattare dell'ultimo punto dei cinque accennati in principio e cioè della dibattuta questione della neutralità dell'Alta Savoia, dibattuta nel senso di sapere quale sarebbe, in caso di conflitto fra le nazioni confinanti, l'interpretazione che la Svizzera darebbe agli articoli del trattato di Vienna che tale questione


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riguardano. Può o deve l'esercito federale occupare l'Alta Savoia per tutelarne la neutralità, qualora questa corresse il rischio di essere minacciata? La risposta, secondo quanto ho potuto giudicare, è ben chiara. La Svizzera occuperà se lo crederà del caso e del suo interesse lazona neutra, ma non si ritiene per nulla obbligata a ciò. L'incidente di venti anni or sono del M. Vuache prova che conosce i suoi diritti sulla zona, ma circa i suoi doveri l'interpretazione è, e sarà, certo più larga nel senso da me indicato; e di ciò si può essere sicuri qualora s'intenda tener conto di questa tutela in una ipotesi possibile di conflitto tra Francia ed Italia. E con queste osservazioni credo di aver riassunte le questioni d'indole militare che più mi parvero interessare l'E.V.. Molti altri campi lo studio della vita federale mi ha presentato in questi anni, il campo ferroviario specialmente che con le questioni del traforo e delle linee d'approccio al Sempione, del passaggio delle alpi Orientali, e del riscatto del Gottardo, ha formato uno degli elementi di studio più importanti ed interessanti della mia missione. Ma su questi non credo del caso dilungarmi oltre per non uscire dalla parte che ho creduto di trattare. Concludendo quindi questo mio scritto non mi resta che esprimere la mia grande soddisfazione per gli anni passati a Berna. Autorità ed ufficiali svizzeri, colleghi d'altri paesi, capi missione e colleghi della nostra legazione, tutti, e sempre, furono perfetti verso di me, dimostrando ben alta considerazione per l'esercito che avevo l'onore di rappresentare. Ed a questa soddisfazione d'amor proprio aggiungerò solo più quella non meno grande di aver potuto studiare un esercito così geniale e che, dall'interesse che suscita in tutti i paesi, si capisce come per molte parti rappresenti il tipo dell'esercito dell'avvenire. Nella Svizzera si cerca di allungare quanto si può la durata del servizio e di rendere permanenti tanti organismi deficienti col sistema attuale, negli altri paesi si tende invece alla diminuzione delle ferme e si sogna di nazioni armate e di milizie tipo svizzero. Si arriverà ad un punto di contatto nel futuro, al giusto equilibrio? ed esiste poi questo punto giusto d'equilibrio? Ecco lo studio che l'avvenire richiederà ed il problema che forse un giorno occorrerà risolvere. Prossimo o lontano questo giorno? Al tempo nelle sue leggi immutabili il dare la risposta. Torino, 11 Luglio 1908 Il Capitano EDOARDO ROPOLO


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Allegato n. 30 (*)

APPUNTO LETTERA PRIVATA (RACCOMANDATA) SCRITTA DALL'ADDETTO MILITARE A BERNA MAGGIORE PICCIONE E DIRETTA AL COMANDANTE IN'? TEN. GEN. ALIPRINDI IL 27 FEBBRAIO 1909

Sunto: L'addetto militare comunica che persona degna d'ogni fede e in grado di essere perfettamente informata, gli ha confidenzialmente riferito che al Governo russo è pervenuta la notizia che fra i governi federali ed austriaco è stata stipulata una convenzione militare segreta pel caso di conflitto dell'Austria contro l'Italia. Nulla si sa della portata della convenzione che sembra sia stata stipulata nello scorso gennaio (1909) fra il presidente della Confederazione Deucher e il ministro plenipotenziario austriaco barone Heidler Egeregge. L'addetto militare non sa quanto vi sia di vero nella notizia. Pensa che la cosa non potrebbe essere del tutto inverosimile. Dubita che la Svizzera intenda restar fedele alla politica di neutralità - orientamento naturale verso le nazioni di razza tedesca - l'Italia non è fra le nazioni confinanti quella che gode le maggiori simpatie.

N.B. L'Ufficio I appose alla lettera la seguente annotazione: Il 20 settembre 1910 S.E. riceveva uno scritto anonimo sullo stesso argomento U.I.

(*) AUSSME, Rep. G -23; buste 16 e 17 cartella di S.E. il Capo di S.M.


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" LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Allegato n. 31 (*)

COMANDO DEL CORPO DI STATO MAGGIORE UFFICIO SCACCHIERE OCCIDENTALE

Promemoria Oggetto: Convenzione segreta fra i governi Svizzero e Austriaco pel caso di un conflitto armato fra Austria e Italia. Allegato - Uno schizzo (omesso) Il primo accenno alla notizia di una convenzio.ne militare segreta fra i governi Svizzero ed Austriaco, pel caso di un conflitto armato tra Austria e Italia, è contenuto nella lettera confidenziale 27 febbraio 1909 del nostro addetto militare a Berna al Comandante in 2a del Corpo di Stato Maggiore, conservata presso questo Ufficio. Secondo tale documento la convenzione sarebbe stata stipulata il giorno 1 gennaio 1909. Successivamente la notizia non ebbe altra conferma diretta all'infuori di quella contenuta in uno scritto anonimo indirizzata a S.E. il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito il 20 settembre 1910, ora in consegna all'Ufficio Informazioni. L'ufficio scrivente considera come indizi, che potrebbero, fino a un certo punto confermare indirettamente la cosa, i seguenti: L'accenno contenuto in un promemoria dell'Ufficio Informazioni del 5 giugno 1909 relativo a voci corse pei giornali nei momenti di tensione italo-austriaca per la questione balcanica, secondo la quale, in caso di conflitto armato fra Austria e Italia, la Svizzera avrebbe tollerata una violazione parziale della propria neutralità da parte 'dell'esercito Austro-Ungarico. - II I rilevanti crediti (circa 5 milioni) chiesti nel marzo corrente anno (e senza alcuna opposizione accordati il 3 novembre) con la generica motivazione "Completamento e armamento delle opere del Gottardo", ma pur con l'esplicito significativo accenno alla trasformazione di (*) AUSSME, Rep. G-23; busta 7


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antiche opere e conservazione di qualche ridotta a Bellinzona, mentre già sono in corso di costruzione numerosi baraccamenti in Val d'Arbedo ed in progetto una rotabile fra Arbedo e il Passo di San Jorio. Le opere di Bellinzona non avevano fin qui menomamente preoccupato il Governo federale ed il bisogno di rimodernarle e aggiungerne di nuove non corrisponde certo ai voti ed alle aspirazioni delle popolazioni del Canton Ticino le quali non fortificazioni reclamavano dal governo, sibbene strade che ne agevolassero gl'interessi commerciali. N è certo rispondono ad alcuna esigenza d'ordine economico locale gli accennati baraccamenti e la strada Arbedo Passo S. Jorio. Questi lavori, d'indole esclusivamente militare, hanno un carattere che non è quello puramente difensivo di un qualunque campo trincerato, destinato a funzionare da ridotto centrale (la funzione inizialmente assegnata al Gottardo) sibbene accennano, con evidente trasparenza, a facilitare e proteggere la raccolta di numerose fo rze mobili verso l'estremo sud del Canton Ticino ed a permettere lo spostamento, in una eventuale offensiva, dalla conca di Bellinzona-Arbedo, per il paese di S. Jorio, oltre la catena Mesolcina. La nuova comunicazione, in ogni caso, apre una linea di arroccamento attraverso l'accennata catena, fra la linea d'operazione del Gottardo e quella dello Spluga. Per tal modo le fortificazioni del Gottardo, nel loro graduale progressivo espandersi e perfezionarsi, vanno aggiungendo all'antica funzione di ridotto centrale della difesa svizzera, un carattere decisamente ostile, quasi di minaccia per rispetto alla sola frontiera italiana. Poiché, - tralasciando dal considerare le altre frontiere, - nulla di simile è stato praticato sulla frontiera austriaca. Per cui all'Austria - pur tacendo delle linee più eccentriche, - è lasciata completamente aperta la via dell'Engadina. Il vantaggio dell'Austria e lo svantaggio dell'Italia derivante da questa situazione di cose sono troppo evidenti nel caso di un conflitto armato fra Austria e Italia, per non far sorgere il sospetto che la situazione stessa possa, per avventura, essere la conseguenza di segrete intelligenze. - III La mal dissimulata mira del "progetto di riordinamento dell'esercito svizzero" di modificare, attraverso al generale rimaneggiamento della circoscrizione territoriale - (implicante la "radunata" delle unità) -, essenzialmente quella dell'attuale IV° Corpo d'Armata confinante, da solo, con quasi tutta la frontiera italiana e con metà dell'Austriaca, per cui si afferma "essere la composizione del IV' un serio ostacolo ad una


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· LE R ELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

normale mobilitazione e ad una razionale radunata delle/orze". Razionalità di radunata raggiunta mercè un progetto di circoscrizione tale che, mentre provvede alla relativamente sollecita radunata sulla frontiera austriaca di una soltanto delle 6 grandi unità che costituiranno l'esercito svizzero, - permette invece di prontamente radunare ben quattro di esse sulla frontiera italiana: due verso l'estremo cuneo meridionale del Canton Ticino e due alle porte del Sempione, sfruttando nel modo migliore le grandi linee ferroviarie e le altre vie d'accesso al nostro confine. E giova mettere in evidenza che la nuova circoscrizione assegna la valle di Mesocco (percorsa da ferrovia) alla 6" Divisione avente per centro di formazione Coira. Per tal modo anche la rotabile Coira-Bellinzona pel San Bernardino rimane interamente a disposizione della stessa Divisione per un eventuale spostamento fra i Grigioni e il Canton Ticino. Oltre a ciò, il "progetto di riordinamento" stabilisce a Bellinzona la · sede di uno dei nuovi Comandi di "brigata da montagna", mentre non si ebbe fin qui che il Comando di un reggimento fanteria, e stabilisce a Briga la sede di un comando di reggimento al posto di uno di battaglione. In complesso, il nuovo progetto di riordinamento non si premunisce verso la frontiera austriaca più di quanto faccia l'ordinamento attuale; - in quella vece esso non potrebbe meglio essere concepito per accentuare sulla frontiera italiana, oltre ad una efficace protezione, un deciso carattere offensiva, che prima non aveva.

- IV Grande tendenza del "progetto di riordinamento" a rendere l'esercito specialmente atto alla guerra in montagna. Essa si esplica: con l'aumento dell'artiglieria da montagna; con la progettata creazione ex novo di ben 4 brigate da montagna (tipo austriaco) a 5 o 6 battaglioni, con mitragliatrici someggiate, artiglieria, zappatori, servizi vari da montagna, capaci di assicurare alle operazioni indipendenza di movimento. Queste 4 brigate da montagna - (è importante il notarlo) - fanno parte integrante delle 4 divisioni attestantesi alla nostra frontiera e rappresentano quasi 1/4 delle forze complessive della Confederazione. Progettato impianto di un grande magazzino di grano, cereali e biade ad Altdorf, capace di 1500 vagoni di frumento per uso esclusivo di guerra (100 giornate di viveri per l'intero esercito). Altri magazzini pe{ 2500 vagoni di frumento verrebbero impiantati più tardi pei bisogni del


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paese, in caso che le complicazioni militari impedissero di far capo all'estero. E' da notare che Altdorf è precisamente sulla linea del Gottardo e che mentre si presta egregiamente per eventuali rifornimenti nel caso di operazioni militari verso sud, mal si presta al rifornimento in direzione di oriente. N otevole, inoltre, è l'aumento degli approvvigionamenti richiesto dal progetto, ed eccessiva appare - per uno stato che si ritenga protetto dalla neutralità - la preoccupazione di non potere attingere dall'estero quanto occorre ai bisogni del paese.

- VI Significativo sembra l'intervento alle grandi manovre svizzere di questo anno del Capo di Stato Maggiore Generale dell'esercito austriaco, accompagnato dal Capo dell'Ufficio Operazioni dello stato maggiore, da un capitano di stato maggiore dello stesso ufficio, e da un capitano del Ministero della guerra (oltre all'addetto militare a Berna e a parecchi altri ufficiali austriaci en touristes). Questa, - tra le missioni ufficiali dei vari eserciti, - e stata la più importante per numero e qualità dei suoi componenti. Ciò premesso, giova osservare che la ricerca dell'esistenza di un segreto accordo militare tra Austria e Svizzera - difficile a praticarsi e naturalmente incerta nei risultati - militarmente parlando ha importanza secondaria per rispetto alla probabilità ritenuta da quest'ufficio grandissima, che l'accordo si stabilirebbe ad ogni modo, nel momento stesso in cui il conflitto armato fra Italia ed Austria fosse per scoppiare. Concorrono a suffragarne il convincimento insieme a quelli accennati, i fatti e le considerazioni seguenti, che danno una idea sintetica del pericolo che ci sovrasta, invitando allo studio delle provvidenze le meglio atte a fronteggiarlo . Oggi, come oggi, la Svizzera nutre al certo scarse simpatie per l'Italia. Questa d'altronde, nulla ha fatto e fa per accaparrarsele, mentre assiduo e tenace è il lavorio della Francia, della Germania e dell'Austria per mantenere i migliori rapporti colla Confederazione. La Svizzera indubbiamente conosce i segreti accordi internazionali intercorrenti fra Italia e Germania circa l'eventuale passaggio attraverso il territorio della Confederazione della III Armata Italiana in caso di conflitto fra duplice e triplice, qualora non potesse, per speciali ragioni, raggiungere il Reno passando pel Brennero. Ne è, naturalmente, irritata e si prepara ad agire specialmente contro di noi piuttosto che contro le altre potenze confinanti.


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•LE RE LAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Che la Svizzera sia ben risoluta, in caso di conflagrazione europea, ad uscire dallo stato di neutralità, per agire, in piena libertà nel modo che riterrà più conforme ai suoi interessi, è cosa da ritenersi per certissima. Emerge con troppa evidenza dai discorsi officiosi e dalle conferenze dei capi più autorevoli dell'esercito, non meno che dai discorsi ufficiali degli organi del Governo. Vien detto e ripetuto esplicitamente ed a chiare note che: La Svizzera deve mettersi in grado di tutelare da sé la propria indipendenza agendo - a momento opportuno - come nazione arbitra dei suoi destini. Al raggiungimento di così preciso fine essa lavora, assidua e pertinace, da diversi anni al perfezionamento degli apparecchi militari, non curante del disavanzo del bilancio generale, ed ogni anno aumentando sul precedente le spese militari, che hanno raggiunto fin l'enorme proporzione del terzo delle spese generali, tre anni or sono, ed ancor superano il quarto di esse. Dopo l'adozione della artiglieria da campo e da montagna a tiro rapido e delle mitragliatrici, viene ora la volta delle batterie di obici e di pezzi d'assedio ed, a coronamento dell'opera un progetto di ordinamento che separando nettamente le tre linee - E lite, Landwehr e Landsturm - costituisce con la prima esclusivamente le unità mobili di campagna, dotandole di materiali tali che loro consentano libertà ed indipendenza di movimento ed azione, e si arriva-infine -al punto di costituire unità di cavalleria indipendenti pel servizio di avanscoperta. Tutto ciò esorbita evidentemente dal concetto di una difesa pura e semplice della neutralità in caso di violazione del territorio, al quale concetto sembrava corrispondesse l'ordinamento che sta per scomparire. La mobilità e l'indipendenza che l'esercito svizzero va conquistando, l'attitudine ad una attiva manovra in ·montagna che si va imprimendo al suo ordinamento, l'apparecchio della mobilitazione e della radunata orientato più specialmente ad un rapido concentramento verso il nostro confine, - i lavori in corso ed in progetto intesi a favorire ed a proteggere un tale concentramento, l'interesse che la Svizzera ha - nel caso di conflitto fra Italia e Austria a schierarsi dalla parte di questa, tutto ciò deve farci ritenere come cosa molto probabile, in caso di guerra fra Italia ed Austria, il concorso deUe forze della Confederazione in favore dell'Austria. Come potrebbe esplicarsi tale concorso? 1°) Che la Svizzera s'induca a mantenere un'attitudine passiva lasciando libero il passo alle forze austriache attraverso il suo territorio, p. es. in Engadina, per agevolarne le operazioni pel Bernina e il Maloja verso la Valtellina - sembra poco probabile.


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L'accennata attitudine della Svizzera contrasterebbe con tutto l'apparecchio bellico che essa persegue con tanta pertinacia e non le assicurerebbe, a guerra finita, i vantaggi che indubbiamente la Confederazione si ripromette quale coronamento della sua poJitica militare e degli enormi sacrifici che sostiene. L'Austria si gioverebbe senza dubbio della concessione, ma il suo teatro di operazioni verrebbe ad allargarsi troppo, e si troverebbe costretta a sottrarre dal teatro principale della lotta notevoli forze, mentre ivi non le converrebbe di rinunciare alla superiorità nemica. 2°) Assai più probabile appare quindi, nei reciproci interessi della Svizzera e dell'Austria, un concorso diretto, un diretto intervento delle forze mobili della Confederazione sul fianco sinistro del nostro schieramento sulla frontiera orientale. L'entità del pericolo rappresentato da questa eventualità è enorme. Già il Canton Ticino ed il saliente del Poschiavino s'incuneano con tanta arditezza, il primo nel cuore della Lombardia, e il secondo sul fondo della Valtellina, da far paventare l'idea di un concentramento puro e semplice di forze svizzere verso Bellinzona e verso Poschiavo. Una simile attitudine minacciosa paralizzerebbe le nostre mosse verso la frontiera orientale e immobilizzerebbe una ragguardevole parte delle nostre forze . Se poi le forze Svizzere si decidessero ad uscire dal proprio territorio per invadere quello italiano, il danno sarebbe evidentemente maggiore. Né mi sembra il caso di insistere nello svolgimento di questo concetto. Basta notare che potrebbe esserne turbata la nostra stessa mobilitazione e radunata, poiché la rapidità della mobilitazione e del concentramento delle forze Svizzere sono tali che le forze stesse potrebbero essere pronte ad operare avanti che la nostra radunata fosse compiuta. L'Ufficio si riserva di comunicare volta a volta che potrà constatarli e desumerli, nuovi fatti ed indizi che comunque si riferiscono a questa importante questione. Roma, 14 novembre 1910 Il Capo Ufficio dello Scacchiere Occidentale f to PENNELLA


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALI/\ E SVIZZERA'

Allegato o. 32 (*)

COMANDO DEL CORPO DI STATO MAGGIORE SCACCHIERE OCCIDENTALE

Roma, 30 dicembre 1910 Promemoria la potenzialità militare svizzera in rapporto alla sua neutralità ed a quella dell'Alta Savoia

Allegati n. 5 (A-B-C-D-E, omessi) PREMESSA Questo Comando ebbe più volte occasione di sottoporre al Governo alcune considerazioni circa la crescente potenzialità delle forze militari svizzere e la dubbia efficacia che potrebbero avere in guerra i trattati che regolano la neutralità della Svizzera e dell'Alta Savoia. Il Prese nte prememoria: 1° - richiama sommariamente i trattati che regolano la neutralità della Svizzera e dell'Alta Savoia; 11° - riassume ciò che in merito aUe enunciate questioni fu da questo Comando esposto al Ministro della guerra ed al governo; UI0 - infine mette in rilievo nuovi avvenimenti che hanno relazione con tali questioni ed espone in merito alcune conclusioni dell'Ufficio. A complemento di quanto sopra, e per facilitare eventuali riscontri, si allegano: A) - Riassunto di tutto il carteggio relativo allo sviluppo della potenza militare della Svizzera ed alla sua neutralità, svoltosi fra il comando del corpo di stato maggiore, il mi?-istero della guerra e quello degli esteri; B) - idem per quanto riOette la neutralità dell'Alta Savoia; C) - Memoria del Ministero degli esteri relativa alla neutralità della Savoia, annotata da S.E. il Generale Saletta;

(*) AUSSME, Rep. G-23; busta 7


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D) - Serie degli atti intervenuti, relativamente alla neutralità elveti-

ca; E) -Serie dei documenti diplomatici relativi alla neutralità dell'Alta Savoia.

-INEUTRALITÀ DELLA SVIZZERA E DELL'ALTA SAVOIA

La neutralità della Confederazione svizzera e quella dell'alta Savoia sono sancite dai trattati del 1815. L'allegato D contiene i più importanti atti che si riferiscono alla neutralità svizzera. Da essi risulta che le potenze garantiscono alla Svizzera l'inviolabilità delle sue frontiere, e la Svizzera, dal canto suo, s'impegna a difendere le medesime con le proprie forze militari ed a mantenersi neutra. Il valore di quest'ultima espressione, evidente pel suo significato letterale, fu anche precisato nella conferenza dell'Aja del 1907, la quale fra l'altro dichiarò: 1°) - Il territorio dello stato neutro è inviolabile; 2°) - È interdetto ai belligeranti di far passare attraverso il territorio di uno stato neutro: truppe, convogli, munizioni, approvigioname nti; 3°) È pure interdetto di installare stazioni radiotelegrafiche e di servirsi di quelle esistenti, per scopi militari. Queste saranno chiuse per il servizio del pubblico degli stati belligeranti; 4°) - Non possono essere costituiti corpi armati, nè u ffici di arruolamento di volontari a beneficio dei belligeranti; 5°) - Lo stato neutro non dovrà tollerare alcuno degli atti indicati ai numeri 2 e 4. Egli è obbligato a reprimere atti contrari alla sua neutralità, se questi atti sono stati commessi sul suo proprio territorio.

11°) - "Non può essere considerato come un atto di ostilità il fatto per uno stato neutro di respingere con la forza le minacce alla sua neutralità". L'allegato E contiene la raccolta di tutti i documenti relativi alla neutralità dell'alta Savoia. La parte essenziale di tali documenti è riassunta nella conclusione allo studio su/l'argomento, compilato nel 1894 dall'allora Capitano Belvedere, e riprodotta al numero 1. dell'allegato B. al presente promemoria, al quale sì rimanda.


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

- II -

CARTEGGIO FRA IL COMANDO DEL CORPO DI STATO MAGGIORE ED IL MINISTERO Il Comando del Corpo di Stato Maggiore fin dal 1895 segnalava al

ministero l'importanza della Svizzera. Successivamente faceva compiere ricognizioni, compilare monografie, descrizioni di opere, memorie sulle forze ecc. per mettersi in grado di ben valutare tutti gli elementi costituenti la potenza militare della Svizzera. Per questo medesimo scopo si effettuava nel '900 un viaggio di stato maggiore sulla frontiera centrale e si accreditava nel '902 un nostro addetto militare presso il governo della Confederazione. Mentre si aumentavano le forze militari, si diffondeva sempre più nella Svizzera la convinzione che, a malgrado della neutralità proclamata dai trattati, la Confederazione non potesse rimanere neutrale in guerra senza ledere i propri interessi. Questo atteggiamento dell'opinione pubblica era segnalato da questo comando al ministero, affinché il nostro governo potesse rendersi conto dell'influenza che le forze militari svizzere potrebbero avere nella politica internazionale. E circa la nostra preparazione militare si esponevano i seguenti concetti (Allegato A n. 1): I 0 ) - La nostra frontiera verso il Canton Ticino è indifesa, nè, per le sue caratteristiche topografiche e per le difficoltà del nostro bilancio, è possibile fortificarla. Per queste ragioni, a rassicurarci da quella parte non può giovarci che l'azione diplomatica, la quale dovrebbe ottenerci dalla Svizzera una formale assicurazione di neutralità reale; 2°) - Sulla frontiera Vallesana è probabile un'irruzione di truppe francesi provenienti dall'alta Savoia; e p~rciò è necessario sbarrare senza indugio il Gran S. Bernardo ed il Sempione; 3°) - Nell'interesse della nostra difesa sarebbe utile che la Svizzera definisse chiaramente in qual modo intenda far rispettare la neutralità dell'alta Savoia. Perché grave danno potrebbe venire a noi dalla facoltà attribuitasi dalla Svizzera di occupare o no militarmente quella regione, potendo avvenire che la Francia vi mantenesse le proprie truppe. Il ministero della guerra e quello degli esteri si limitarono semplicemente a prendere atto e delle accennate considerazioni e di altre analoghe, senza che mai ad esse alcun provvedimento seguisse. In merito alla neutralità della Savoia, il Ministro degli esteri, premurato a dare una risposta, comunicò che avrebbe ritenuto violata quella neutralità qualora la Francia non ritirasse le sue truppe dalla Savoia all'atto della guerra, od utilizzasse per la mobilitazione il tratto di


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ferrovia dal lago di Bourget a Culoz. Verificandosi uno od entrambi questi casi, diceva il Ministro, si dovrà inviare un ultimatum alla Svizzera perché, o faccia rispettare la neutralità, o non si opponga a che noi stessi difendiamo i nostri diritti. Questo comando replicava di reputare inefficace l'ultimatum, giacché ogni azione diplomatica iniziata durante la mobilitazione non potrebbe riuscire che tardiva. Essere di conseguenza necessario notificare alle potenze interessate che, avvenendo l'indicata violazione di neutralità per parte della Francia, l'Italia si riterrebbe svincolata ipso-facto da qualsiasi legame relativo alla neutralità stessa. Ma il ministro degli esteri rispondeva che non riteneva opportuno il momento politico perfare dichiarazioni del genere;nè più pratici risultati di tale negativa dichiarazione riusciva ad ottenere questo comando con un lungo, insistente carteggio svoltosi sul medesimo soggetto nel 1899. Alla vigilia della rinnovazione della triplice alleanza, in un convegno tenutosi il 17 febbraio '902 fra i ministri degli esteri e della guerra (Prinetti e S. Martino), ed il Capo di stato maggiore, quest'ultimo ritornò sulla necessità che anche nei riguardi della Svizzera la nostra preparazione militare fosse messa d'accordo con la politica che s'intendeva seguire. Il ministro degli esteri non volle affrontare la questione e rimandò ogni discussione in merito a dopo la rinnovazione dell'alleanza, che avrebbe fissato per parecchi anni i capi saldi della nostra politica estera. Più tardi la Germania progettava opere contro Basilea (Forti di Tullingen e di Singen) per proteggere l'ala sinistra di uno eventuale schieramento delle forze tedesche sul Reno contro la Francia, e ciò suscitava commenti clamorosi nei paesi interessati. Questo Comando illustrava la portata di tali progetti con lettere al Ministero, nelle quali avvertiva che la prudenza della Germania avrebbe dovuto ammonire noi, esposti a pericoli maggiori, e che, poiché era giocoforza rinunziare a fortificare la frontiera ticinese, si rendeva indispendabile per noi un'azione diplomatica provvida, nel senso già suggerito. Avvenuta la rinnovazione della triplice il Capo di stato maggiore, di sua iniziativa, riaprì la questione lasciata cadere nell'indicato convegno. Fu fatto constatare come la preparazione difensiva del territorio svizzero fosse rivolta principalmente contro l'Italia e non a scopo difensivo solamente, potendo le fortificazioni del S. Gottardo consentire la radunata nel Canton Ticino di numerose forze, per portarle poi in Lombardia; e f u prospettata la probabilità che nel caso di un conflitto europeo la Svizzera si schierasse contro quello dei belligeranti che ne violasse il territorio. Riferendosi poi particolarmente alla Francia, fu di-


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mostrato che, ove essa violasse la neutralità della Savoia per irrompere dalla nostra frontiera Vallesana, la Svizzera, se sua amica, non le si opporrebbe, e, se sua nemica, neppure sarebbe in grado di resisterla, dovendo naturalmente preoccuparsi più della difesa del proprio territorio che della rivendicazione dei suoi diritti nella così detta zona neutra dell'alta Savoia. Concludendo, si dimostrava ancora una volta la necessità di procedere alacremente alle difese del Gran S. Bernardo e del Sempione e si proponeva di ottenere, sostenuti magari nelle trattative dalla Germania, che la Svizzera s'impegnasse di occupare militarmente l'alta Savoia in caso di guerra. Nel marzo 1903 una importante discussione militare avvenuta all'assemblea federale metteva in luce in modo inoppugnabile che, quando avvenne la rottura delle relazioni diplomatiche fra l'Italia e la Svizzera, questa si preparò seriamente alla guerra contro di noi, e che alla probabilità di una tal guerra si prestava colà fede da tutti. Questo Comando richiamò l'attenzione del Governo sul significato di quella discussione (Allegato A - n. 7), e lo esortò a rendersi ben conto che l'interpretazione della neutralità si era andata modificando nella Svizzera in guisa tale da rendere oramai assai dubbia l'efficacia dei trattati che la regolano. Indipendentemente poi da tale questione, la discussione parlamentare aveva dimostrato che i preparativi militari studiati contro di noi avevano un carattere nettamente offensivo; ed esaminando le condizioni militari nostre rispetto ad un'offensiva svizzera si faceva constatare come questa si troverebbe in condizioni assai favorevoli. In conseguenza dell'esposta condizione di fatto, il Capo di stato maggiore insisteva con più vigore sulla necessità che si munisse di efficaci difese stabili la frontiera svizzera; ed intanto, come ripiego, faceva studiare il migliore impiego delle truppe mobili, per fronteggiare le eventuali minacce di un'offensiva proveniente da nord. ' Nel giugno dello stesso anno 1903, il Presidente della Confederazione svizzera aveva un colloquio col nostro addetto militare a Berna a proposito del progettato traforo della Faucille, nel quale aveva occasione di dichiarare che in caso di guerra la Svizzera non si avvarrebbe del diritto di occupare con le proprie truppe l'alta Savoia, nè si opporrebbe con la forza all'occupazione da parte di altri. Questa dichiarazione dava modo al Capo di Stato Maggiore di ritornare su tutte le sue proposte e di ribadirle con nuove argomentazioni (foglio 21 giugno 1903), senza che però esse potessero avere miglior successo delle precedenti.


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Il Ministero della guerra il 18 agosto 1903 (Allegato B n. 13) trasmetteva a questo comando una "Memoria confidenziale, sull'alta Savoia, compilata dal Ministero degli esteri contenente i dati di fatto, i limiti ed i termini di una possibile azione diplomatica verso la Svizzera e chiedeva il parere in merito del Capo di stato maggiore. In sostanza tale Memoria concludeva non ritenersi opportuno pel momento di avviare uffici diplomatici di sorta con la Svizzera per conoscere le intenzioni relativamente al modo di far rispettare la neutralità. Il Capo di stato maggiore commentava tali conclusioni dimostrando tutto il danno che sarebbe venuto a noi dall'indugio e mettendo in rilievo come la Svizzera non trattò alla stessa stregua le quattro potenze confinanti; sicché dovrebbe essa dire quali siano le sue prevenzioni, quali le sue intenzioni circa il rispetto della neutralità del suo territorio e di quello dell'alta Savoia. Ma né questi commenti, né successive repliche del Capo di stato maggiore (fatte negli anni '904-'905, a proposito della concessione della ferrovia della Faucille alla Francia, e provocate anche da articoli di giornali e da discussioni avvenute all'Assemblea federale) ottennero i desiderati risultati. Le medesime questioni furono ripresentate qualche anno dopo (Allegato n. 16) in seguito ad una conferenza pubblica tenuta a Sciaffusa dal Colonnello Fisch, capo del gabinetto del distretto militare federale, nella quale il Fisch, per dimostrare l'utilità del Landsturm, svolgeva l'ipotetico esempio di una guerra franco-tedesca, all'inizio della quale ammetteva che la Francia violasse la neutralità svizzera invadendo il Giura. La conferenza commosse tutta l'opinione pubblica elvetica, specialmente delle popolazioni del Giura bernese, ed ebbe echi nel parlamento federale. Riferendosi ad essa il nostro Capo di stato maggiore faceva osservare al ministro degli esteri che se la Germania, per puntare celeremente su Parigi, non avrebbe alcun interesse a violare la neutralità svizzera (tutto al più potrebb'essere indotta a violare quella del Belgio), non era da escludersi che la Francia cercasse con rapida mossa offensiva di penetrare dal Giura nel Baden fra Basilea e Sciaffusa, violando così la neutralità della Svizzera. È, dunque, concludeva il Capo di stato maggiore, nei limiti delle possibilità probabili la vfolazione della neutralità svizzera per parte della Francia, e tale violazione potendo avvenire anche per l'alta Savoia, deve spingere noi a rompere finalmente gli indugi per adottare le misure ripetutamente da questo Comando suggerite.


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- III CONCLUSIONI A questo punto si arrestarono QUATTRO anni or sono le comunicazioni fra Comando del corpo di stato maggiore, ministero della guerra e ministero degli esteri sulle importanti questioni della neutralità della Svizzera e dell'alta Savoia. D'allora ad oggi la Svizzera è andata sempre più risolutam~nte accentuando la sua tendenza a svincolarsi a momento opportuno dalle pastoie dei patti internazionali, al punto d'intendersi segretamene con l'Austria ai nostri danni, se vere sono le informazioni pervenute al riguardo.

Essa, inoltre, col nuovo progetto di organizzazione militare, dà carattere spiccatamente offensivo al suo esercito, e con la costituzione organica di riparti da montagna, colla dislocazione dei medesimi ai nostri confini, e con l'assetto della sua rete stradale e ferroviaria che consente un rapido concentramento nel Canton Ticino, ci lascia esposti ad eventualità assai gravide di pericoli. Infine, i lavori, in parte eseguiti, attorno a Bellinzona e il progetto recentemente votato dall'Assemblea Federale di completare le fortificazioni di quella piazza con un forte al Passo di S. Jorio, che verrà a mettere sotto al tiro dei suoi cannoni il nostro territorio, con troppa evidenza lasciano intravedere una ostilità d'intenti a nostro esclusivo danno (niente di simile avendo la Svizzera fatto sulle altre frontiere) - che è in troppo aperto contrasto con quella linea di assoluta eguaglianza di contegno per rispetto alle nazioni confinanti, che la situazione di potenza neutra le imporrebbe.

Sembra questa, all'Ufficio scrivente, opportunissima occasione per trattare in via diplomatica la questione della neutralità svizzera, con quelle vedute che S. E. il Capo di stato maggiore, supremo giudice in tale alta questione, stimerà di seguire. La non lontana scadenza dei trattati della triplice alleanza ed i preventivi, forse prossimi, scambi di vedute in linea diplomatica cui darà luogo, potrebbero agevolare l'entrata in così delicato argomento. Sembra dovere dell'Ufficio sottomettere in proposito, le seguenti brevi considerazioni:

10 La nostra situazione sulla frontiera Svizzera, ritenuta grave in passato dal Generale Saletta, il quale la considerava solo in rapporto al nostro schieramento della frontiera occidentale, è divenuta oggi assai più


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grave perché rimasta quasi immutata nel suo aspetto difensivo. Non si può prescindere dal considerarla in rapporto altresì al nostro schieramento dellafrontiera orientale. Si chiamano in proposito le considerazioni prospettate nel promemoria riservatissimo del 14 novembre 1910.

Ad attenuare tale gravità sembra non giovino le meglio architettate ipotesi, intese ad escludere una possibile azione ai nostri danni della Svizzera, isolata e collegata ad altra potenza, nella supposizione di una guerra dell'Italia contro l'Austria. L'esperienza dimostra che le previsioni più ragionevoli sono o possono essere all'atto pratico smentite dai fatti; - spesso si verifica allo scoppio di una guerra ciò che prima sembrò azzardato. Prudenza consiglia di prevedere il peggio, per non trovarsi sprovveduti di fronte alla realtà.

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Dato lo stato attuale di impreparazione nostra sulla frontiera svizzera e la urgente necessità di concentrare tutti i mezzi disponibili per spingere e completare nel più breve tempo l'organizzazione difensiva sulla frontiera orientale - è bene che l'azione diplomatica intervenga per ora aiutatrice a compensare l'insufficienza di quella militare della frontiera Svizzera. - Essa, però, anche se riuscisse a manifestarsi efficace e, sia pure, a trionfare, la qualcosa è da mettersi in dubbio, dovrebbe mirare solo a darci, possibilmente, il tempo occorrente per sistemare e munire convenientemente anche la frontiera Svizzera. Ma sistemare e munire convenientemente la frontiera Svizzera si deve: è questo il solo mezzo efficace per tutelare la propria sicurezza. La Francia e la Germania, ben più potenti dell'Italia, e indubbiamente in molto migliori rapporti di essa con la Svizzera, non all'azione diplomatica hanno affidato la sicurezza loro sulle frontiere rispettive verso la Confederazione: l'hanno rispettivamente affidata alle fortificazioni del Giura ed a quelle di Tulingen e di Singhen sul Reno.

40 Indubbiamente ha nociuto all'Italia (e le ha aumentate le antipatie della Svizzera) il progetto da essa studiato di fare attraversare dalla nra Armata il territorio della confederazione, per trasferirla sul Reno nel caso in cui speciali ragioni non permettessero di usufruire delle Ferrovie austriache.


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L'attuazione di quel progetto è tra le cose prevedute ed esistono in proposito accordi con la Germania. Non è assurdo il supporre che l'Austria, per metterci in mala luce e guadagnarsene le simpatie, ne abbia informata la Svizzera. Certo è che sa della cosa. Consegue che la Svizzera potrebbe trarne solidi argomenti, per giustificare l'atteggiamento della sua organizzazione militare e i progetti di fortificazione nel Canton Ticino, a noi ostili. Poiché l'attuazione dell'accennato progetto riuscirebbe impossibile per poco la Svizzera lo ostacolasse, e poiché, anche ammesso che non lo ostacolasse, riuscirebbe tuttavia di difficilissima e tarda esecuzione; sembra opportuno di abolirlo allorché si tratterà di rinnovare i patti della Triplice: ne guadagnerà la posizione nostra di fronte alla Svizzera ed alle altre potenze, e ci libereremmo da un vero incubo, poiché l'esecuzione del progetto potrebbe risolversi in un disastro con nostro incaicolabile danno . Roma, 30-12-1910

P.C.C. Il maggiore Capo Uff. f to PENNELLA

Allegato n. 33 (*)

UFFICIO INFORMAZIONI Roma, 5 gennaio 1911 Oggetto: Intorno ad un supposto accordo austro-svizzero pel caso di un conflitto austro-italiano.

A S.E. il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Roma

" ............. l'accordo stabilirebbe che non appena scoppiate le ostilità fra Italia ed Austria, un corpo d'armata svizzero occuperebbe inattesamente Milano e le valli piemontesi... .. a guerra finita l'Austria cederebbe alla Svizzera la Valtellina e, forse, !'Ossola; .... " (*) AUSSME, Rep. G-23, buste 16 e 17


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Ho molto riflettuto sulla attendibilità di tale notizia e, soprattutto, sulla POSSIBILITÀ del supposto accordo; e poiché so di essere di parere diverso da quello manifestato da altri, mi permetto di esporlo alla E.V, per quanto poco valore possa avere un personale mio apprezza-

mento. -IPer essere preciso e chiaro affermerò: 10 NON CREDO CHE LA SVIZZERA SI IMPEGNERÀ, MAI, IN UN ACCORDO PREVENTIVO QUALSIASI CHE POSSA TOGLIERLE LA LIBERTÀ D'AZIONE ONDE ABBISOGNA PER CONSERVARE LA SUA NEUTRALITÀ, PRIMA, DURANTE E DOPO UN CONFLITTO FRA STATl EUROPEI.

Il mio ragionamento poggia sulle convinzioni e sui fatti seguenti: 1° - Non è, a mio credere, possibile immaginare una guerra fra Italia ed Austria senza che sia avvenuta, od avvenga, contemporaneamente, la rottura della triplice alleanza. 2° - La rottura della triplice alleanza (che ripeto condizione necessaria per una guerra fra Italia ed Austria) non richiede affatto la rottura deUa alleanza franco-ru ssa. 3° - Rotta la triplice alleanza, è difficile supporre che la Germania resti spettatrice inerte di un conflitto italo-austriaco (e di ciò è cenno nella nota memoria attribuita al capo di stato maggiore dell'esercito A.U.). 4° - Rotta la triplice alleanza ed impegnatasi, in qualsiasi modo, la Germania in pro' dell'Austria è pure inammissibile che restino inerti Francia e Russia. 5° - E se anche tali previsioni non si avverassero, sorgerebbe senza dubbio tale groviglio nei raggruppamenti fra gli stati europei da rendere quanto mai aleatorio, ed incerto, non solo la fine ma pur anche l'ini zio di un conflitto armato. Se così è, sarebbe un atto di poco accorta politica, quello della confederazione che IN PRESENZA DI COSÌ INCERT A SITUAZIONE INIZIALE si impegnasse a parteggiare per uno, o più, dei possibili contendenti. 6° - L'esperienza ha finora dimostrato che i trattati e le convenzioni militari, specie se contratte molto tempo prima di un probabile conflitto, non possono rimanere segreti. Basta dare un occhiata alle riviste francesi dal 1882 ad oggi per convincersi che il patto che obbliga noi ad un aiuto alla Germania, in caso di gue rra fran co-tedesco, è noto in tutti i suoi particolari! Il giornale "la voix" che qui si acclude ne è una prova.


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7° - La forma di governo della Svizzera, costretta a cambiare il presidente ogni anno (ed i sette membri del consiglio federale, ogni tre) è contraria al mantenimento del segreto. 8° - Accreditati professori di diritto internazionale, all'Università di Berna, affermarono in passato (prof. C. Hilty, colonnello dello stato maggiore giudiziario) e ripetono, e diffondono, nella classe colta la convinzione che la neutralità svizzera è perpetua e garantita. Garantita da un forte suo esercito e non da alcuno stato europeo, e perpetua "aussi longtemps que la Suisse renonce à toute haute politique, à toute guerre offensive et par suite à toute alliance. C'est pourquoi nous croyons inadmissible les termes de l'article 8 de la Constitution autorisant la Confédération à conclure des alliances (Blindnisse). De meme une offre d'alliance ne peut-etre discutée par les Charnbres comme en 1848, mais doit etre ecartee d'emblée par le Conseil federa!, comme incompatible avec la neutralitè perpetuelle". L'articolo 8 della costituzione federale dice, testualmente: "La Confederazione soltanto ha il diritto di dichiarare la guerra e di conchiudere la pace, di stipulare cogli stati esteri alleanze o trattati, particolarmente di dazio e di commercio". Nella primavera del 1848 la Dieta fu bensì sollecitata da Re Carlo Alberto a cooperare alla liberazione d'Italia, con l'invio di un corpo di 30.000 uomini contro l'Austria, ma nelle sedute del 16 e 18 aprile, questa alleanza con la Sardegna, fu discussa, e sebbene validamente sostenuta dai consiglieri Stampfli, James Fazy e Druey, fu respinta con 15 voti contro 6. 9° - In caso d'urgenza, dice la Costituzio1:1e federale, il Consiglio federa! è autorizzato a chiamare alle armi un certo numero di soldati, ma quando l'effettivo dovesse oltrepassare i DUEMILA uomini, o che la durata del servizio dovesse eccedere tre settimane, dovrà essere immediatamente convocata l'assemblea generale, "et il est entendu que le Conseil federa! se soumet à la volonté nettement e~primée de l' Assemblée federale". - II E qui si presenta la domanda: Quale sarebbe l'esito probabile di una nuova richiesta di alleanza offensiva - difensiva? 1° - Non v'ha dubbio che le simpatie della parte maggiore della popolazione svizzera sono rivolte verso tutto ciò che è, e che parla, tedesco; con molta tenerezza per l'Austria che con abile politica di cortesie ha sempre cercato di attirarsi queste simpatie evitando le diffidenze


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che Ja Germania suscita col suo pangermanismo. Però i cantoni francesi ed italiani sentendo quanto aumenti nella confederazione il predominio tedesco e li minacci, stanno sempre molto in guardia. Donde deriva che i loro rappresentanti nelle camere e nel consiglio federale fanno sempre di tutto per evitare il predominio di un solo elemento. E' quindi da ritenersi che la risposta sarebbe conforme agli interessi generali della confederazione e non di una sola nazionalità in essa rappresentata. II governo federale ha chiesto in passato, e chiede annualmente, somme enormi per l'esercito; somme che il paese sempre concesse, e concede, fiducioso che scopo unico di tali spese è la assoluta tutela della neutralità. Guai se i numerosi contadini svizzeri credessero, per un momento, che altre, fossero le idee del governo! mi diceva, pochi. giorni addietro, il Maggiore Ropolo che fu , per cinque anni, molto amato e stimato nostro addetto a Berna.... "La Svizzera trae dalla propria neutralità tali e tanti vantaggi che non penserà mai a . comprometterli arrischiando alleanze od accordi che potrebbero trascinarla in avventure pericolose". 2° - Tutto ciò fu egregiamente preveduto nel famoso opuscolo (apparso nel 1892) attribuito al generale Marselli, La neutralità della Svizzera, e che tradotto in francese ed in tedesco menò a rumore la stampa francese, italiana e svizzera e fu anche causa di interpellanze ... "La neutralità fu imposta e voluta, dice l'opuscolo, dalla Confederazione dalla POSIZIONE GEOGRAFICA e per la ETEROGENEITÀ dei gruppi cantonali ... Imposta dalla posizione geografica pericolosa, perché facilmente scelta come teatro delle operazioni di guerra, o, per lo meno, come via di transito dei belligeranti... Voluta dalla eterogeneità e dal carattere stesso dello stato federativo composto di elementi diversi per nazionalità, per lingua per religione, per interessi; ... donde i vari elementi possono essere inconsciamente, ed involontariamente, trascinati a parteggiare per l'uno o per l'altro dei contendenti..." 3° - Rimane da vedersi se l'accordo potrà avvenire nell'imminenza di un conflitto. La storia ci soccorre nell'affermare di No ... Durante i torbidi del 1830 il cantone di Ginevra, credendosi particolarmente minacciato, chiese al Direttorio la convocazione della Dieta in vista della gravità della situazione. E la Dieta il 23 dicembre riunitasi in sessione straordinaria .... "reconnu à l'unanimité la necessité de manifester hautement l'attitude que veut prende la nation ... declare au nom des 22 cantons confederes, que si la guerre vient a eclater entre le puissances voisines elle est dans la ferme resolution de maintenir une stricte neutralité ...


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Elle declare encore qu' elle employera, pur la faire respecter, tous les moyens qui sont en son pouvoir... elle appellera aux armes dans l'unique but de proteger les frontieres contre tout attaque exterieur, de quelque cote qù elle puis se venir ..... etcc .....1 • Ho già accennato che cosa sia accaduto nel 1848. La "Feuillefederal" del 1859-60 e quelle del 1866/1870 portano dichiarazioni analoghe fatte nell'imminenza delle guerre di quegli anni: sono quindi indotto a concludere che in contingenze simili non seguirebbe diversa condotta. Dal 1882 al 1892 molto si parlò, e si discusse, su giornali politici e militari, delle possibilità di un accordo con la Francia per una violazione armata-mano, alla quale la Svizzera si sarebbe opposta solo pro-forma. Diede poi la stura a commenti acri l'opuscolo attribuito al generale Marselli, e del quale già tenni parola. E nel luglio dello stesso anno il presidente della Confederazione Sig. Hauser, prese occasione dalla inaugurazione del tiro federale per pronunciare le seguenti parole. (V. stralcio del giornale il Fanfulla, qui allegato): "Noi siamo fermamente risoluti a vivere in pace con tutti i nostri vicini, ad adempiere a tutti i nostri doveri di Stato neutrale. Noi RESPINGIAMO QUALSIASI PROGETTO DI ALLEANZA, da qualunque parte venga. Noi vogliamo essere padroni sul nostro territorio. Senza che lo straniero ce lo insinui, noi sappiamo ciò che dobbiamo fare. Non abbiamo indietreggiato davanti a nessun sacrificio per perfezionare il nostro esercito, secondo le esigenze della scienza militare moderna. Non è invano che abbiamo spesi milioni per le fortificazioni del Gottardo. Noi abbiamo provato così la più ferma volontà di difendere la nostra neutralità, e di resistere colle armi contro chichessia tentasse di passare la frontiera del nostro paese. E anche se in seguito a_tale attacco, dovessimo essere trascinati fuori di questa attitudine NEUTRALE E DIFENDERCI, NOI SAPREMO SCEGLIERE CON CHI E CONTRO CHI VOGLIAMO ESSERE ALLEATI".

Sono trascorsi diciotto anni dacché queste parole furono pronunziate e diffuse perl'Europa. Nondimeno io sono convinto che esse rappresentano ancora la linea di condotta più saggia cui il governo svizzero possa informare la sua politica estera presente ed avvenire, e che esse siano ancora l'espressione del pensiero dominante nei circoli dirigenti; pensiero che può riassumersi così: accordi, od alleanze preventive - NO;

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117 dice mbre la Dieta emanò l'ordine di mobilitazione. L'armata federale fu costituita su cinque divisioni che furono dislocate a Zurigo, a Solure, a Coira, a S. Maurice. Bellinzona fu il quartier generale della quinta divisione destinata ad agire come corpo distaccato.


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aiuti, ad operazioni iniziate, in caso di violazione - SI. Quindi: a) - da escludersi, siccome dannosa, qualsiasi violazione, da parte nostra del territorio svizzero .... : ed invero, a qual prò? ..... Il miglior modo di parare alle offese che possono provenirci dai passi del Sempione, dello Spluga, del Maloggia, del Bernina e da tutte le comunicazioni che dal canton Ticino menano nel nostro territorio, è di lasciare la difesa alle truppe svizzere. Mentre d'altra parte, troppo scarso e divergente sarebbe il vantaggio che potremmo ritrarre dalla utilizzazione di talune di tali comunicazioni in una eventuale nostra offensiva su Bolzano! b) - Inammissibile la improvvisa irruzione di un corpo d'armata SVIZZERO nel nostro territorio, allo scoppiare delle ostilità fra noi e l'Austria. e) - Discutibile assai la utilità per l'Austria di violare la neutralità della Svizzera per eseguire una diversione su Milano con FORZE PROPRIE perché qualora anche fosse fatta, dalla Svizzera, una difesa pro-forma, troppe forze dovrebbe l'Austria distogliere dal teatro principale delle operazioni, e rilevantissima dovrebbe essere l'entità di tali forze ove la Svizzera si opponesse alla violazione con tutti i mezzi di cui dispone. - III Tutto questo complesso di negazioni non mi spinge però a ritenere come impossibile una puntata offensiva nel nostro territorio, determinata da una situazione imprevedibile per ora. Mi induce a crederla soltanto probabile; e dirò di più, così poco probabile da non credere urgente un provvedimento qualsiasi (fortificazioni od altro) eh~ importi spesa. Sono ancora tante le necessità finanziarie dell'amministrazione della guerra per completare l'assetto difensivo della frontiera nord-est e soprattutto per mettere l'esercito a quel grado di efficienza che può far sperare nel felice esito di una guerra contro l'Austria, che non so proprio convincermi della necessità di tali spese ed alle quali sarebbe senza dubbio contraria l'opinione pubblica. Lo stesso complesso di negazioni neppure mi spinge a credere che qualche cosa di simile a quanto è stato notificato, a questo Comando, circa il supposto accordo austro-svizzero non abbia un fondamento di vero. Penso cioè che effettivamente l'Austria, al momento della crisi per l'annessione della Bosnia-Erzegovina, abbia fatto credere alla Svizzera che sia intenzione nostra di violarne la neutralità, comunicandole clandestinamente (e di queste arti si è mostrato capace il governo au-


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striaco nel recentissimo processo di Zagabria) il noto nostro progetto di passaggio della terza armata (nord-ovest) attraverso al territorio svizzero; progetto che se non è noto in tutti i particolari all'Austria, alleata, è notissimo, senza dubbio, al governo Germanico, che con l'Austria ha comune, non solo le vedute politiche, ma anche (cosa accertata in questi ultimi giorni) il servizio delle informazioni a danno nostro. Tutto ciò, se male non mi oppongo, giustifica le diffidenze svizzere a nostro riguardo ed i progetti di fortificazioni attorno a Bellinzona; diffidenze che aumenterebbero coll'aumentare dei nostri preparativi di difesa verso la Svizzera e che potrebbero anche venire considerati quali predisposizioni offensive. Data l'indole di questo scritto ho dovuto mantenermi esclusivamente nel campo delle induzioni. Non assolverei però al compito che mi sono prefisso se non tendessi a qualche cosa di pratico; e cioè, a studiare modo di parare, virtualmente, alla supposta eventualità. A mio credere non vi sarebbe altro mezzo che diffondere, per la stampa, la notizia che l'Austria ha pensato di allearsi colla Svizzera e, come nel 1892, attirare all'argomento l'attenzione dei periodici più accreditati (Nuova Antologia - Revue des deux mondes ecc.) e dei parlamenti. Si provocherebbero interpellanze e dichiarazioni di non molto valore pratico, è vero, ma capaci però di creare la convinzione che, non solo, noi rispetteremo sempre il territorio svizzero, ma che sarebbe anche contrario, in modo assoluto, ad una buona e razionale condotta strategica d'una guerra (ed al nostro interesse) violare comunque la neutralità svizzera. Sono certo che questa proposta incontrerà l'opposizione del Ministero degli Esteri, amante, in genere, del quieto vivere; è questa una abdicazione di energia che ci mette spesso in false posizioni e ci viene forse dai tempi°in cui eravamo militarmente e politicamente deboli ... Ma qui sortirei d'argomento e devo invece chiedere venia all'E.V. di aver espresso, forse con soverchia libertà, il mio pensiero. ' Colonnello Jto S. NEGRI


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Allegato n. 34 (*)

UFFICIO DEL CAPO DI S.M. DELL'ESERCITO Roma, 9 gennaio 1911 PROVVEDIMENTI VERSO LA FRONTIERA NORD

Da diversi anni la Svizzera aumenta le sue forze militari e ne accresce in ogni modo l'efficienza per renderle atte evidentemente non solo a difendere il territorio nazionale, ma altresì di agire, occorrendo, offensivamente al di fuori della Svizzera: ricorrendo cioè all'offensiva strategica. A protezione di tale offensiva essa ha eretto fortificazioni ed altre ne ha progettate unicamente per guardare il fianco ed il tergo in un'azione verso l'Italia, mentre che nulla ha fatto verso le altri grandi poten ze militari confinanti, cioè verso l'Austria, la Germania e la Francia. Questa "preferenza" a noi accordata impensierisce seriamente perché rende pericolosa assai la nostra condizione militare strategica tanto in un conflitto coll'Austria quanto in un conflitto con la Francia. Gli Svizzeri potrebbero in entrambi i casi, agire facilmente contro uno dei nostri fianchi ed anche a tergo degli eserciti d'operazione. Il possesso del territorio al di qua delle Alpi assicura cioè alla Svizzera che già occupa la più bella posizione strategica dell'Europa occidentale un vantaggio enorme sull'Italia, allorché questa sia impegnata verso una delle sue frontiere principali. L'alleanza della Svizzera coll'Austria se il conflitto è verso N.E. o colla Francia se il conflitto è verso N.O. pone l'Italia in condizioni di grandissima inferiorità e suscita una preoccupazione gravissima. Militarmente il saliente ticinese è molto più temibile di quello tirolese perché questo è in parte neutralizzato dal lago di Garda, ed è circondato da montagne sulle quali noi possiamo difenderci e meglio potremo farlo allorché saranno ultimati i lavori di afforzamento in corso, mentre il territorio italiano che è attorno al saliente ticinese ha buone condizioni solo verso Ovest. Verso Sud Ovest verso Sud e verso Sud Est la frontiera è completamente aperta. Pochi chilometri la separano da Varese e Como: due giornate di (*) AUSSME Rep. G-23; buste 16 e 17


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marcia da Milano, cioè dal più importante obiettivo dell'Italia settentrionale. Verso Est, strategicamente, il saliente ticinese offre ancora un vantaggio alla Svizzera, perché la frontiera per un tratto di circa 30 km. corre parallelamente al lago di Como ed a così breve distanza da esso

che le truppe svizzere in caso di azione improvvisa, potrebbero con relativa facilità occupare la sponda occidentale del nostro bellissimo lago, il solo fra i grandi laghi d'Italia che sia tutto nostro. Se la frontiera italo-svizzera presenta ancora ad ovest del saliente ticinese il grave danno della sporgenza a Sud del Sempione, essa, almeno fino al confine della Francia corre ad un dipresso nel displuvio delle Alpi Pennine. Ma ad Est del passo di Spluga, che è uno dei vertici del triangolo ticinese, la frontiera torna a seguire un andamento assai svantaggioso per noi, perché assegna alla Svizzera buona parte della valle Bregaglia, e perché un altro saliente al di qua delle Alpi, quello del Poschiavo, che giunge a 2 km. da Tirano, minaccia l'alta Valtellina. Questa condizione di inferiorità nella quale ci troviamo per rispetto alla Svizzera per ragioni di frontiera, è resa ancora più grave dal fatto che se da noi si sono erette fortificazioni verso la frontiera Nord Occidentale, e molte se ne fanno (e in parte sono già fatte) verso la frontiera Nord Orientale, si può dire che siavi pressoché nulla verso la Svizzera. Lo sbarramento di Bard (che lascia molto a desiderare) può servire verso la linea d'operazioni, molto eccentrica, del Gran S. Bernardo; ma di questa linea d'operazione è difficile che gli Svizzeri si valgano. Le tagliate sulla strada del Sempione e la piccola batteria che si sta costruendo, hanno importanza limitata a pochi giorni d'interdizione. Non vi è più nulla sino allo sbocco del vallone di Poschiavo, che può essere battuto da un'altra batteria in costruzione sulla sinistra dell'Adda e di fronte a Tirano (Corradini) . Ecco tutto! ed è quasi nulla! Se noi quindi supponiamo che in caso di conflitto gli Svizzeri prima o dopo si rivolgano contro di noi, si può dire che possiamo temere i loro attacchi su una vastissima fronte, senza che l'assetto difensivo del nostro territorio, permetta di fermarli in nessun modo con poche forze in attesa di poter sicuramente radunare quella parte del nostro esercito che valga a rigettarli nelle loro montagne. Difficilmente si può supporre che la ormai forte Svizzera consenta a dar passaggio sul suo territorio ad un esercito di una potenza senza


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che essa sia alleata con questa. Volendo essa può vietare a chiunque di entrare e rimanere. Ed in caso di alleanza, è molto più probabile che siano le truppe svizzere che agiscano dalla Svizzera verso l'Italia anziché le truppe straniere. Questo perché.si tratti di truppe francesi o di truppe austriache, difficilmente converrà a queste di eseguire lunghi aggiramenti, facili soltanto in pochi mesi dell'anno per rapporto alle condizioni climatologiche e difficili sempre logisticamente. Fo eccezione di una violazione di neutralità, che sarebbe in ogni caso molto probabile, e che potrebbe assicurare all'Austria (consenziente o tollerante la Svizzera) un grande vantaggio allo inizio di una guerra fra Austria e Italia-e sarebbe quello di un movimento aggirante da val Fraele, o val Mora, o val Spol per val di Livigno o val Viola che permetterebbe di aggirare le nostre difese attorno a Bormio e condurrebbe gli austriaci a Tirano. Fu già dato ordine di studiare l'afforzamento delle predisposte difese fronte a Tirano, sulla sinistra dell'Adda, e si studierà subito il modo di rafforzare l'occupazione con truppe alpine in Val di Livigno. Dalle poche considerazioni fatte ris ulta adunque che se il sentimento patriottico giunge a desiderare che il Trentino diventi italiano politicamente, lo stesso sentimento dovrebbe far desiderare che diventi politicamente italiano anche e più ancora il Canton Ticino. L'ostilità crescente della Svizzera verso di noi e la gravissima minaccia che militarmente il Canton Ticino esercita così dappresso alle parti più vitali del regno d'Italia, ostilità sulla quale oramai non è più possibile farsi illusioni, impongono di provvedere. Dal punto di vista internazionale io ritengo in modo assoluto, almeno fin che duri latriplice alleanza che questo sia il maggiore dei doveri pel governo itali.ano. Comunque i provvedimenti contro la grave minaccia possono così raggrupparsi: l. Azione diplomatica 2. Lavori di fortificazione 3. Predisposizioni per guardarsi verso la Svizzera con adeguati corpi di truppa nel caso di conflitto coll'Austria (mi limito per ora a studiare questa ipotesi). L'azione diplomatica è stata iniziata dal Ministro degli Esteri ed essa dovrebbe essere diretta ad ottenere questo scopo: dato l'impegno assoluto che noi prendiamo di non violare in nessun modo la neutralità della Svizzera in caso di guerra, esigere che la Svizzera dal canto suo faccia assolutamente rispettare dagli altri la sua neutralità e si mantenga neutrale verso di noi.


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S.E . il Ministro degli Esteri non si dissimula però la difficoltà di giungere ad una conveniente soluzione data l'instabilità dei governanti nella vicina repubblica. In modo che non si sarebbe in ogni caso da far assegnamento sulle promesse e sugli impegni del governo Svizzero, come si potrebbe se si trattasse con un governo monarchico, o anche repubblicano ma diversamente foggiato. Comunque pur augurandomi che l'azione diplomatica sia saggia ed energica, non v'è tempo da perdere per ricorrere ai provvedimenti militari. La frontiera italo svizzera ha uno sviluppo di circa 600 km. ed essa è attraversata da molte rotabili e da alcuni passi mulattieri, relativamente facili. Io non penso affatto a sbarrare tutte le rotabili e i passi mulattieri, ma soltanto a rafforzare posizioni, sia pure arretrate da cui con poche opere si possa fermare un'invasione tentata con forze relativamente considerevoli. Non è solo per ragioni finanziarie che io credo opportuno adottare questo criterio direttivo - perché non sono io che debbo preoccuparmi della finanza ma perché moltiplicando le opere si vengono a disperdere le risorse di uomini o per meglio dire dei riparti tecnici che non possiamo moltiplicare improvvisamente e perché mentre ci conviene di far presto anche da questa parte, il nostro personale e i nostri stabilimenti sono appena sufficienti per l'esecuzione delle opere attualmente in costruzione e per la provvista dei materiali d'artiglieria che debbono armare tali opere. Per conseguenza converrà di fare il minimo indispensabile. Se non è difficile provvedere a rafforzare posizioni lungo le varie linee di operazioni al di fuori del salie~te ticinese, difficilissimo invece è di provvedere con opere di fortificazione ad impedire gli sbocchi di truppe svizzere dal saliente stesso. Vi si oppone la configurazione del terreno. Costosissime e sviluppatissime dovrebbero perciò essere le , vere opere fortificatorie. Se quindi l'azione diplomatica sarà coronata da buon successo, si potrà rinunziare a provvedere con robuste fortificazioni da tale parte, e per la semplice osservazione qualora la Svizzera prometta di rimanere neutrale, basteranno in caso di guerra poche truppe, appoggiate però al terreno convenientemente preparato con strade, spianamenti, ricoveri, ecc. Se l'azione diplomatica non riesce, oltre alle opere per interdire le principali comunicazioni, bisognerà pensare per quanto riguarda il vertice del Canton Ticino, almeno a fortificare robustamente due posizioni: quella di Campo di Fiori ed altra verso Como.


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L'Ufficio Difesa studia il piano completo. Per l'assetto difensivo adunque bisogna considerare che una parte è sempre assolutamente necessaria, e sarebbe ormai una vera ingenuità di non provvedere. Per un'altra parte, cioè per le fortificazioni verso la punta del saliente ticinese, un vero e solido rafforzamento si può tra-

lasciare se l'azione diplomatica sarà coronata da buon successo. Se mentre si studia o si lavora dovesse scoppiare un conflitto, oppure la situazione politica mutasse, alla mancanza di fortificazione si sopperirà con truppe. Da un primo calcolo fatto risulta che per la costruzione ed armamento di tutte le opere assolutamente indispensabili, rinunziando alle opere di fortificazione a Nord di Milano, occorre una spesa di 15-16 milioni. L'ostilità latente, o almeno la poca sincerità della neutralità Svizzera, avrà per noi l'effetto in caso di conflitto, di distogliere una parte più o meno grande delle nostre forze dal principale teatro di operazioni, qualunque esso sia. Le fortificazioni ci permetteranno di distogliere forze minime. L'ostilità palese immobilizzerebbe, vi siano o non fortificazioni a Nord di Milano, forze considerevoli. Nel caso più favorevole, i reparti d'osservazione saranno costituiti da guardie di finanza, alpini e fanteria di milizia territoriale volontaria, milizia mobile di artiglieria da fortezza. I relativi provvedimenti sono in studio. Nel caso meno favorevole, e in caso di conflitto N.E., pur lasciando ridotte al minimo le occupazioni lungo la frontiera a Ovest del lago Maggiore, bisognerà rafforzare le occupazioni fra i due grandi laghi Maggiore e di Como, e rafforzare le comunicazioni dello Spluga verso Est, indipendentemente da quella verso il Poschiavo, indispensabile sempre. A Nord di Milano, fra Como e Varese, non sarà troppo provvedere alla formazione di un corpo di osservazione composto di tre divisioni, quella territoriale di Milano, disponibile subito, una divisione di uno dei corpi della 2a Armata, una divisione di Milizia Mobile. Si aggiungerebbe a tali divisioni di fanteria, una divisione di cavalleria (la 43 ) la cui formazione è prevista in caso di guerra. Pei servizi si provvederà colle corrispondenti aliquote tratte dai Corpi d'armata a cui le divisioni appartengono, riunite poi in organismi con qualche riduzione però, trattandosi di Corpo d'osservazione che ha alle spalle un paese ricchissimo di ogni risorsa. Per l'artiglieria converrà studiare un ripiego per non privare il Cor-


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po d'Armata della 2a Armata, che deve cedere una delle sue divisioni, della sua artiglieria di corpo, in tutto o in parte. Comunque la suddetta artiglieria dovrà essere formata a Milano o a Novara. I reparti saranno anch'essi forniti di militari precettati appartenenti alla milizia territoriale, Si riesamineranno tutte le interruzioni stradali nella zona fra le future fortificazioni e la frontiera e si studieranno (per essere poi prontamente attuati) i coUegamenti telegrafici e telefonici che saranno giudicati necessari fra le località dove si porranno i gruppi d'osservazione, le opere, il quartier generale di Mi lano. Il sottocapo di SM valendosi dell'opera dell'ufficio mobilitazione, dell'ufficio .difesa, e del personale dello scacchiere occidentale, studierà l'attuazione dei provvedimenti sommariamente enunciati, ed esaminerà per primo, il primo progetto complessivo di assestamento difensivo del territorio, che è stato già in parte concretato dall'Ufficio Difesa, sulla base delle direttive emanate da me. Trasmetterà poi la presente memoria al Generai Valleris per Io studio dei provvedimenti logistici. Il Quartier Generale del Corpo d'Osservazione si costituirà in Milano mentre le truppe della divisione di Brescia (rinforzata) sempre pel caso di radunata N.E. rimarranno sotto gli ordini del Comandante del III Corpo d'Armata. Tutte le truppe d'osservazione saranno poste sotto il Comando di uno degli ufficiali generali già designati pel Comando d'Armata e da poco collocato in posizione di servizio ausiliario per ragioni di età. Prenderò in proposito gli ordini da Sua Maestà. Ben inteso che in caso di conflitto con l'Austria Ungheria, la costituzione e dislocazione di questo Corpo d'osservazione sono eventuali. TI provvedimento, che per altro deve essere studiato in tutti i particolari, sarà attuato solo se verrà espressamente ordinato. Mentre che i gruppi di osservazione (in proporzione decrescente da Est verso Ovèst) dovranno invece in ogni caso essere a posto, e le fortificazioni dovranno essere pronte ad agire. Conclusione Con la presente memoria adunque io domando che per evidenti ragioni di sicurezza sia fatto un assegno suppletivo sulle opere di fortificazione di 16 milioni, che può essere diviso in due esercizi: 1911-12, 1912-13.


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Se invece le trattative diplomatiche naufragassero e se si dovesse ritenere vera la convenzione militare austro svizzera, della quale molto si è parlato in questi ultimi tempi, bisognerà adottare provvedimenti di portata maggiore e mi riserbo di fare proposte. Si farà a meno, dove è possibile di costruire opere corazzate. Quello che è necessario si riduce a costruzioni di strade, appostamenti, forte ed abbondante armamento, abbondante munizionamento. T urbata poco per volta la tranquillità che regnava verso Nord, sarebbe imprudenza - credo - impegnarsi in una grande guerra contro l'Austria Ungheria o contro la Francia, senza avere completa sicurezza sul fianco sinistro o destro, ed a tergo. Roma, 9 gennaio 1911 Il Tenente Generale Capo di S.M. dell'Esercito ftoA. POLLIO


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Allegato n. 35 (*)

RELAZIONE SUL VIAGGIO DEI GENERALI (1911) .. ... ..... . ............ ... ... ... Omissis ... ....... ... ... .... .. ... ...... . 2. SITUAZIONE DI BASE AL TEMA. Il tema considerato deriva dall'ipotesi della volontaria rottura della propria neutralità, da parte della Svizzera, ai nostri danni. È ipotesi che, prospettata di recente con qualche frequenza dalla stampa, da ben due anni ha richiamato la nostra attenzione. È affermato - ed è da ritenere probabile - che accordi scritti non esistano. Ma il saper se esista un trattato scritto poco importa, quando l'intesa è logica e verosimile. Ora, tre ordini di indizi inducono a ritenere almeno possibile un eventuale schieramento della Svizzera a lato dell'Austria Ungheria, in guerra contro di noi: le caratteristiche della sua sistemazione difensiva, quelli vanno sempre meglio delineandosi; le caratteristiche stesse del riordinamento, ora in corso, del suo esercito; ed infine la constatazione che la Confederazione, oramai forte, è naturale tenda piuttosto ad offensiva che a stretta difensiva, e sia piuttosto incline a schierarsi dalla parte delle genti di quella razza tedesca, che per numero e per influenza, come in Austria Ungheria, è preponderante anche in Svizzera. Potrebbe ancora aggiungersi che come il Capo di stato maggiore austro-ungarico ha assistito alle grandi manovre svizzere del 191 O, il Capo di stato maggiore _svizzero assisterà a quelle austro-ungariche del 1911. Può essere che una buona politica riesca a neutralizzare l'azione di tali circostanze, tanto decisamente concomitanti; ma, da un punto di vista strettamente militare, noi dobbiamo prepararci a parare così grave minaccia. È dunque obbligo nostro considerare l'eventualità di dover far guerra su tutta la immensa fronte, che corre dal Gran S. Bernardo a Porto Buso. L'assunto è certamente grave: ma meglio sapremo assolverlo ove gli eventi maturino - quando avremo studiato il miglior modo di farlo. Richiamata la nostra attenzione su un siffatto complesso di circostanze, è naturale che si sia ben presto pensato ad adeguati provvedimenti, di carattere sia passivo - sistemazione difensiva - sia attivo (*) AUSSME, Rep. G -28; busta 44


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ordinamento delle forze disponibili. Quanto ad ordinamento delle forze, poichè non ne disporremo di tante da poterci opporre con superiorità di numero su due fronti, ci converrà non distrarre sulla fronte secondaria che il minimo indispensabile. La vittoria contro il nemico principale farà cadere anche la resistenza del minore - ed eterogeneo - alleato. E la situazione base del tema riflette questa considerazione. Ma la inferiorità del numero sarà validamente compensata dalla sistemazione difensiva, già in corso di assestamento e che sarà compiuta nel prossimo anno. La situazione della manovra - basandosi sullo stato di fatto al momento presente - risponde però a condizioni sensibilmente peggiori di quelle che avremo a sistemazione ultimata; in quanto la invasione nemica fra Spluga e Tonale - che, nella situazione iniziale della manovra è stata ammessa relativamente facile - sarà allora, invece, presumibilmente abbastanza difficile. La manovra risponde, dunque, a una condizione di cose certamente peggiore, per noi, di quanto potrà essere nella realtà. La conclusioni favorevoli al partito nazionale, che verrà fatto di trarne, rappresenteranno dunque un minimo sicuro. 3. DETERMINAZIONE DELLO SCACCHIERE D'OPERAZIONI. SUE CARATTERISTICHE

Ammessa un'alleanza fra Austria-Ungheria e Svizzera, viene naturale di supporre che le forze svizzere, destinate all'offensiva, operino piuttosto nella parte più orientale della larga fronte offerta dalla frontiera italiana, al fine di collegarsi a quella frazione delle forze austriache che potrebbero a noi opporsi dalle Giudicarie allo Stelvio. E, più precisamente, appare logico ammettere che le varie linee discendenti verso sud, dalle Giudicarie ai Grigioni, facciano sistema fra di loro, così da costituire un complesso di carattere strategièo, una zona, atta, cioè, alle operazioni di un'armata. Tale scacchiere di operazioni risulta dunque limitato dai due laghi di Garda e di Como. Il lago di Garda può però ammettersi estraneo allo scacchiere, perchè il difficile gruppo del Caplone-M. Puria e le forti difese del lago d'Idro farebbero probabilmente divergere sulla Val Trompia le offese scendenti dalle Giudicarie. Il lago di Como interessa invece sia lo scacchiere che vogliamo ora considerare, sia ancora quello costituito dal Canton Ticino: giacchè, se a prima vista può sembrare che lo sbarramento di Colico sia prevalentemente rivolto a nord (Spluga - Maloggia) e ad est (Valtellina), l'esame del terreno mette facilmente in luce l'influenza preponde-


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rante che hanno su di esso le provenienze pel passo di S. Iorio, da Bellinzona. Questo potrebbe, anzi, portare a ritenere più opportuno limitare ad occidente lo scacchiere ora in esame al massiccio Bernina M. della Disgrazia; attribuendo gli sbocchi pel Maloggia e per lo Spluga a far sistema col Canton Ticino. Ma, d'altro lato, la Valtellina è evidentemente tutta interessata alle operazioni che da nord siano pervenute sulla fronte Tirano-Edolo: e questo sia pel vantaggio evidente·che offre il dominio di tale larga vallata trasversale, sia per via dell'importanza che assume per l'invasore il tendere alla padronanza del passo di Cà di S. Marco, unica breccia, relativamente comoda, nella muraglia delle Orobie.· Comunque sia, nella manovra di cui ora si tratta si è ammesso che allo scacchiere considerato fosse da attribuirsi la sola parte orientale del lago di Como. Siccome, infine, la parte dello scacchiere più vicina al Garda può considerarsi come zona distinta, non potendo le operazioni svilupparsi che in misura molto ridotta, il nostro scacchiere può effettivamente ritenersi compreso fra la sponda orientale del lago di Como e le Giudicarie. N elio scacchiere così definito richiamano subito l'attenzione le Alpi Orobie, vera muraglia valicabile in pochi colli difficilissimi (ad eccezione, come si è notato, del Passo S. Marco), e della quale sono caratteristiche le conche del versante meridionale di - Piazza Brembana, di Clusone, di Vilminore -, le quali permettono di erompere in ogni direzione, eccetto che verso nord. Le Orobie sono cioè tali da permettere la raccolta di truppe da sud, e poi il loro spostamento secondo buone ed estese linee di arroccamento verso ovest e verso est; fra le quali linee è particolarmente notevole quella: Introbio - Piazza Brembana - Clusone - Val di Scalve (in parte rotabile, ed in parte buona mulattiera), per l'influenza che esercitano la Valsassina sullo sbarramento di Colico e la'Val di Scalve su Val Camonica. La esistenza di questa vera muraglia, i cui termini possono individuarsi a Colico e ad Edolo, e la considerazione che sia a Colico sia a Edolo mancano buone posizioni d'attesa, fronte a nord, portano alla conseguenza, che - ammessi gli austro-svizzeri già sboccati dal confine-, se immaginiamo che i nostri abbiano una massa di riserva, non converrà dirigerla inizialmente, senz'altro, o su Co lico o su Edolo. ma converrà, prima aspettare che il nemico sbocchi, per manovrare , poi nella zona piana. Pet tale sbocco, il nemico non dispone che delle due direttrici, lago


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di Como e Val Camonica; e vi deve operare frontalmente, superando gli ostacoli che gli si opporranno su di esse, senza alcun concetto di manovra. In altri termini, egli deve operare con intensità quasi uguale su tutte e due queste linee, decisamente separate fra di loro. L'ipotesi messa a base della manovra- che lo sbocco dal confine politico sia già avvenuto - dando all'invasore la padronanza della Valtellina, di un arroccamento, cioè, vicino alle sue truppe operanti lo favo. risce però in modo non Jieve. Le differenti condizioni del terreno nelle due parti occidentale ed · orientale dello scacchiere in esame - essenzialmente derivanti dall'andamento del confine politico - portano come conseguenza che la nostra sistemazione difensiva, quale risulterà a lavori compiuti, avrà caratteristiche differenti in quelle due parti. Dal lago di Como al Tonale la padronanza, quasi completa, della cresta alpina ha permesso di dare alle nostre difese il carattere di vere e semplici chiusure direttamente adattate agli stretti sbocchi da nord. Abbiamo così gli sbarramenti di Colico, dei Corradini presso Tirano, del Dossaccio presso Bormio, e del Corno d' Aola (Tonale); ed il terreno ha favorito la costituzione di una piazza d'armi centrale al Mortirolo, rispetto a queste chiusure del Bernina-Poschiavo, dello Stelvio, e del Tonale. Verso le Giudicarie le nostre difese assumono invece piuttosto il carattere di appoggi di manovra; come è il complesso Croce Domini Maniva, e come sarebbe altresì l'altro complesso Rocca d'Anfo-Valedrana-M. Manos se le forti difese austriache del Chiese non obbligassero a restringere a semplice sbarramento anche il compito di · questa estrema difesa orientale. Nel complesso, dunque, la nostra sistemazione - quando completa~~ ci inviterà quasi alla manovra fra Bernina e Adamello. Ma la sistemazione, che servì di base al tema del viaggio, è, come si è detto inferiore a quest'ultima; e prima conseguenza di ciò è stata quella, già rilevata, di ammettere già avvenuto, dopo un periodo di tempo non eccessivo, lo sbocco nel nostro territorio delle forze alleate, dallo Spluga al Tonale.


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Allegato n. 36 (*)

IL CAPO DI STATO MAGGIORE DELL'ESERCIT0 1

Caro Spingardi, un informatore anonimo, da qualche anno, di tanto in tanto, mi invia notizie sulla Svizzera, anzi sul "pericolo svizzero". È certo disinteressato perchè non si è mai fatto conoscere ed è persona intelligente che scrive bene. Oggi ho ricevuta una importante lettera di cui ti mando riservatamente copia. Le f?rtificazioni italiane di Cuasso al monte si riducono, almeno per ora, ad una strada d'accesso a Monte Piambello che domina Cuasso. Vedremo se si avvereranno le notizie date, quelle delle conferenze "irredentiste" da fare in presenza dell'Imperatore Guglielmo sarebbe proprio grossa! Sarebbe molto desiderabile che l'opera diplomatica riuscisse a dileguare questa minaccia svizzera, ma sarebbe ingenuità da parte nostra di non premunirci.

Roma, 28 maggio 1912

1

Devoti saluti tuo a.ffmo A. POLLIO

Le ttera eguale al G. Brusati (Aiutante di Campo di S.M. il Re). Annesso all'allegato n. 36

' COMANDO DEL CORPO DI STATO MAGGIORE Copia di lettera anonima; I sinceri articoli del GIORNALE DEGLI ITALIANI dove l'avv. Olivetti giungeva alla conclusione che, continuando la Svizzera le fortificazioni al confine Italiano, anche l'Italia finirà per armare alla frontiera Elvetica, suscitarono un putiferio indiavolato nella stampa svizzero(*) AUSSME, Rep. E-2; busta 55


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tedesca per opera del Dr. Platzhoff agente provocatore anti-italiano messo dal giudice federale Soldati alla direzione del CORRIERE DEL TICINO a Lugano; La stampa tutta ricevette l'ordine di sfruttare gli articoli in questione per una campagna italofoba e la campagna infierì così che il Governo di Berna decise l'espulsione dell'Olivetti. Il P latzhoff, che fa la spia per conto del Governo di Berna, diede un elenco di quindici personalità italiane da espellere (le notabilità della colonia italiana a Lugano) e scrisse testualmente: Pour commencer le nettoyage au Tessin. A Berna per ora si vuol procedere a gradi cercando di utilizzare queste successive espulsioni per preparare l'opinione pubblica a quel conflitto che si crede e spera sempre più vicino. Quando circolò il progetto di fortificazioni italiane a Cuasso al monte, i giornali svizzeri-francesi, piuttosto italofili, chiesero se non sarebbe stato possibile intavolare amichevoli trattative coll'Italia per evitare questi forti ed appianare le difficoltà. Questi articoli fecero andare in furia l'addetto militare Austriaco a Berna che corse a scongiurare il Capo dello stato maggiore federale di far smentire la notizia di possibili trattative. E la smentita venne tosto poichè "la svizzera intende mantenere ogni libertà d'azione sulle proprie frontiere"; l'ufficiale austriaco poi visitata la regione di Ponte Tresa col Colonnello Sprecher von Bernegg asserì che la facile e sicura presa di monte La Nave da parte delle truppe svizzere renderà tosto inefficace l'azione delle opere di Cuasso al monLe. E si decise di intensificare le opere nel Bellinzonese e specialmente al San Jorio, portando in montagna il materiale sui carri forestali figu ranti carichi di pianticelle da rimboschimento. Particolarmente utile parve la preparazione dell'opinione pubblica ticinese epperò Platzhoff ebbe nuove istruzioni dal presidente del comitato agitatore Prof. Schallenberger. Ed una nuova intensità si nota tanto nel CORRIERE DEL TICINO quanto nella TESSINER ZEITUNG. E vengono distribuite le copie dell'opuscolo del Kurd von Stranzt che sostiene i diritti del pangermanesimo sul Ticino e sulla Valtellina. Due membri del comitato zurigano vennero incaricati di lavorare anche l'opinione pubblica germanica all'idea del conflitto italo-elvetico e nella Frankfurter Zeitung il corrispondente da Zurigo comincia già a lasciar intravedere questa possibilità, incidentalmente, a proposito della questione dei forestieri nella svizzera. Da Vienna il generale Conrad fece mandare dei doni dell'imperatore ai tiratori svizzeri, doni presentati con un discorso abilissimo, dall'addetto militare Austriaco. Ora si cerca il modo di convincere anche Guglielmo II della necessità di una Valtellina svizzera e, si sta organizzando questo piano: Nella sua prossima visita alle manovre Elveti-


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che Guglielmo Il sarà ospite, a Zurigo, del Colonnello Wille, che ha per moglie una Bismark, stretta parente del nuovo addetto militare tedesco a Berna (ivi nominato grazie alle insistenze austriache). Nel programma del soggiorno imperiale figura una conferenza del

Col. Wille sulle milizie elvetiche e sul sistema militare svizzero. Nel corso dell'esposizione il conferenziere troverà modo di citare la perdita della valle dell'Adda (Eschental) quale grave nocumento al sistema difensivo svizzero; poi riassumendo, verranno indicate le frontiere ideali per una Svizzera "futura". Tutto ciò dal punto di vista strettamente militare. È piano suggerito da Schalemberger e combinato da Wille (ed i due addetti austriaco e germanico). Riassumendo. La preparazione continua intensificata. Da Vienna giunsero (il 14 Maggio) racGomandazioni di far in fretta ma con cautela e discrezione e venne pure una modificazione al piano comune per quanto riguarda l'alta valle di Bormio. Si raccomandò anche la celerità nei forti in costruzione a pondo e nel Vallese e si aggiunse che i forti del Trentino così come le guarnigioni ivi accumulate, sono assolutamente pronte ad ogni segnale. Un alto Ufficiale austriaco visitò ultimamente con colonnelli svizzeri della piazza di Bellinzona la valle dell'Adda e pranzarono a Menaggio. Uno degli ufficiali svizzeri disse essere ben trovato il nuovo abito degli Alpini Italiani al che l'austriaco rispose testualmente: "Auch foutez les en gris, foutez !es en noir, foutez les en rouge, ils ... foutront toujours le camp!" Alcuni giornali, che le mando, le dimostrano il principio dell'effettuazione dei progetti e dei piani (esatti alle parole) che le comunico. Sarei lieto di sapere se queste mie informazioni confidenziali giungono a destinazione. In caso affermativo gradirei leggere nella rubrica "Annunzi vari" del CORRIERE DELLA SERA del 6 Giugno, le semplici parole: AVVISATORE. bene.


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Allegato n. 37 (*)

L'ADDETTO MILITARE DI BERNA N. di protocollo 7/1

Berna, 17 giugno 1911

Oggetto: Le relazioni della Svizzera coll'Italia. A S.E. il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Roma

A seguito dei miei rapporti N. 5 e 6 del 25 e 31 maggio u.s., mi onoro trasmettere a V.E. il N. 17 della rivista zurighese"Wissen und Le ben" contenente due articoli "Nach links und rechts" del Prof. Ernesto Bovet e "La neutralité de la Suisse" di Riccardo Bovet in risposta al noto articolo del Prof. Schollemberger. In questi due articoli, come in quasi tutti quelli che furono pubblicati in questi giorni dalla stampa svizzera quotidiana sia a proposito delle strane dichiarazioni dello Schollemberger quanto in risposta all'articolo "Italia e Svizzera" pubblicato dal Generale Perrucchetti sul Corriere della Sera del 31 maggio, si smentiscono le intenzioni della Svizzera di concludere accordi segreti con talune delle potenze confinanti e di nutrire preconcetti ostili verso l'una o l'altra di esse. Il "Journal de Geneve" del 3 corrente, ad esempio, riferendo un'intervista col Presidente della Confederazione Sig. Ruchet il quale negò l'esistenza di ac- , cordi con una nazione straniera e dichiarò che ''jamais le chef de notre état-major n'ira, de son coté, conclure des arrangements avec l'état-major d'un pays voisin: cela n 'ajamais eu lieu; cela est strictement interdit; cela est absolument impossible". Però, mentre dal complesso delle proteste è risultata viva la simpatia goduta dalla Francia specialmente - com'è naturale - nella Svizzera Occidentale, non altrettanto favorevoli sentimenti furono espressi ariguardo dell'Italia. Le ragioni per le quali l'Italia, come nazione, non gode generalmente le simpatie svizzere sono molte e complesse. Certamente non è

(*) AUSSME, Rep. G -29, Svizzera, busta 3


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esatto quanto il Sig. Riccardo Bovet afferma che "les rapports diplomatiques avec notre voisine du Sud sont particulièrement difficiles", ma é indubitato che, mentre in casi importanti - come nella cessione dell'esercizio del treno I selle-Domodossola - non sapemmo spiegare la dovuta energia, non sappiamo neppure approfittare, come fanno le altre nazioni vicine, delle occasioni favorevoli per attirarci la simpatia e la gratitudine del popolo svizzero. Citerò, fra altri, due esempi. Nel 1909, quando più acuto era il conflitto fra la Svizzera e la Germania per la questione delle farine 1, conflitto che tuttora non è definito, la Svizzera, per scongiurare il pericolo di essere affamata dalla Germania, chiese alle ferrovie francesi ed italiane un lieve ribasso delle tariffe pel trasporto dei grani affinchè fosse possibile ai grani provenienti dai porti di Marsiglia e di Genova di battere la concorrenza di quelli tedeschi. La Francia si affrettò ad annuire a questo desiderio, mentre l'Italia ricusò perchè la diminuzione delle tariffe avrebbe occasionato una perdita di 300 mila lire. E, così, mentre gli Svizzeri furono riconoscentissimi alla Francia per l'appoggio ricevuto in un momento difficile, non risparmiarono all'indirizzo dell'Italia i commenti più sfavorevoli. L'anno scorso, in occasione del grande tiro federale di Berna, Austria, Francia e Germania inviarono ciascuna un vistoso premio. Delle quattro nazioni confinanti - e benchè i tiratori italiani vi fossero largamente rappresentati - soltanto l'Italia, dimentica che "les petits cadeaux entretiennent !es amitiés", non mandò nulla, e questo assenteismo non fu certamente favorevolmente rimarcato dalle centinaie di migliaia di persone che sfilarono intorno al chiosco ove erano esposti i premi. Sono, queste, in fondo, piccole cose che in una grande nazione passerebbero inavvertite. Ma in questo piccolo paese dove il più umile cittadino si interessa alla vita pubblica, dove ogni più piccolo avvenimento è largamente commentato, dove - infine - regna un orgoglio smisurato, esse assumono un'importanza che ha poi la sua ripercussione sulle relazioni riguardanti le questioni più gravi. Dalle recenti polemiche scaturisce un'altra considerazione che può avere importanza nell'avvenire. Più volte a proposito del Belgio e della Svizzera mi sono posto il quesito: esiste un'anima belga? - esiste un'anima svizzera? L'insanabile dissidio che divide profondamente i valloni dai fiamminghi, queste due razze che pur essendo racchiuse in limiti territoriali 1

Vedi mio rapporto N. 7 del 10 gennaio 1909


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così ristretti e messe a contatto da tanti mezzi di penetrazione e di identificazione e legate da tanti interessi comuni non riescono a confondersi, non lascia alcun dubbio per la risposta. No, il belga non esiste. Ben diversa è la risposta per la Svizzera, questo crogiuolo etnico nel quale sono riuscite ad amalgamarsi tre razze. In Svizzera esiste realmente un forte spirito nazionale che finora era riuscito a dominare gli effetti delle lotte particolaristiche e le differenze di razza, di lingua e di religione. Ma in questi ultimi tempi questo spirito nazionale appare alquanto indebolito. L'influenza di Berlino e di Parigi giunge ormai a farsi sentire fortemente anche sul territorio elvetico e le nuove generazioni hanno meno saldi quei sentimenti di indipendenza dallo straniero, quell'orgoglio di essere svizzeri che si trovano ancora nei campioni delle generazioni che stanno per scomparire. L'E.V. avrà letto nell'articolo "Nach links und rechts" come, ad esempio, l'influenza francese si faccia sentire così fortemente che a Losanna l"Action française" è riuscita a costituire un "Groupe francosuisse de l'Action française" del quale fanno parte molti svizzeri. Ma quello che il Bovet non dice si è che al gruppo appartenevano fino a pochi giorni fa anche due giovani ufficiali svizzeri i quali avevano firmata la loro sottomissione a Filippo VIII e si erano dichiarati pronti a fare in Svizzera tutto quanto può contribuire al ristabilimento della monarchia in Francia. Si tratta, è vero, di pochi snobs. Il Capo del Dipartimento militare, parlandomi del fatto, mi diceva che non bisognava darvi importanza e che egli, infatti, si era limitato ad invitare i due ufficiali a ritirarsi da quell'associazione. Però, secondo il mio modo di vedere, questo è uno di quei sintomi che non bisogna perdere di vista perchè rivelano una tendenza, prima non esistente, a subire l'influenza straniera. Influenza, però, francese o tedesca perchè, purtroppo, l'influenza italiana non riesce ad oltrepassare il grande baluardo alpino . Chiudo queste mie considerazioni esprimendo la speranza che, tanto da parte della stampa italiana quanto di quella svizzera, venga posto termine all'incresciosa ed irritante polemica la quale non può che aumentare le diffidenze della Svizzera verso l'Italia ed acuire un dissidio che potrebbe nuocere alle relazioni fra i due paesi. Il Maggiore Addetto Militare LUIGI PICCIONE


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA'

Allegato n. 38 (*)

L'ADDETTO MILITARE DI BERNA N. 15 di spedizione - N. 17 di protocollo

Bema, 1 febbraio 1912

Oggetto: Orientamento politico-militare della Svizzera verso l'Italia. Al Signor Comandante in l' del Corpo di Stato Maggiore Roma La sera del 27 gennaio ebbe luogo il pran zo annuale, offerto dal Consiglio federale a tutto il Corpo Diplomatico qui residente. Come di consueto, dopo il pranzo, gli intervenuti si trattennero per alcune ore a conversare, e d io ebbi occasione di discorrere di cose non prive d'interesse per noi, sulle quali credo opportuno di riferire a codesto Comando. - Le nostre relazioni con la Svizzera. Il Cancelliere della Confederazione, signor Schatzmann, che è il funzionario più elevato dello Stato, dopo i Consiglieri federali, eletto anch'egli al suo ufficio dalle due Camere, e che per la sua permanenza già di molti lustri nell'attuale carica conosce a fon do gli affari generali della Confederazione, parlò con me lungamente sui rapporti dell'Italia con la Svizzera. Fu lui che venne a cercarmi, e cominciò col dirmi "che desiderava trattenersi un poco con l'addetto militare italiano". Egli mi fece un quadro assai oscuro degli atteggiamenti dell'Italia verso la Svizzera in questi ultimi anni. Mi accennò alla inammissibile supposizione nostra della possibilità di un accordo fra l'Austria e la Svizzera, ed alle nuove voci messe ora in giro in Italia che la Svizzera pensi a costruire fortificazioni nella valle del Poschiavo. Cose assurde, concludeva, e che possono trovar credito solo in chi non ha alcuna conoscenza de lla politica assolutamente neutrale e difensiva del nostro paese. Enumerò tutti i fatti che, secondo lui, verrebbero a giustificare le poco simpatiche disposizioni che da qualche tempo una parte della stampa Svizzera ha assunto verso di noi, fatti che, per quanto discutibile possa essere il loro valore effettivo, hanno realmen te molto appas(*) AUSSME, Rep. 0-29, Svizzera, busta 3


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sionato l'opinione pubblica svizzera; sicchè mette conto l'accennarli: 1°) Le vignette poco riguardose per l'esercito svizzero, inserite in alcuni giornali italiani (principalmente la figurina pubblicata nel maggio scorso dal "Corriere della Domenica", rappresentante soldati svizzeri che eseguiscono il tiro sotto gli ombrelli; ed il ritratto di un grosso e grottesco soldato svizzero, che fa la guardia alla frontiera, pubblicato dal "Fischietto" del passato luglio); 2°) Le critiche mosse dai commercianti italiani agli albergatori svizzeri, che, per spirito di concorrenza, inventerebbero false notizie e a danno dell'Italia; 3°) Le pubblicazioni, apparse a Milano, di una cartolina illustrata e di una carta geografica, nelle quali il Canton Ticino è rappresentato come territorio italiano; 4°) Il testo di una geografia, adottata nelle scuole italiane, e nella quale il Canton Ticino, parte del Canton dei Grigioni e l'alta valle Diveria sono descritti come territori italiani, soggetti alla Svizzera; 5°) Gli articoli militari del generale Perruccbetti, che consigliano una preparazione militare nostra contro la Svizzera; 6°) La mancata approvazione finora, per parte del Parlamento italiano, delle Convenzioni per le ferrovie del Gottardo; ciò che, finchè non avverrà, si renderà impossibile - commentava con me il signor Schatzmann -la presa in considerazione di qualsiasi progetto di ferrovie orientali. Come a codesto Comando sarà ben noto, gran parte di queste cose sono state pure dette e diffusamente illustrate in un lungo ed astioso articolo apparso nella "Revue militaire suisse" dell'ultimo mese, articolo che certamente doveva essere a conoscenza dello Schatzmann, a giudicare dai suoi discorsi. Confutai ad una ad una tutte le prevenzioni con le quali il Cancelliere chiosava i fatti accennati; ma mi piacque di più ascoltarlo, e lo lasciai dire molto, tanto più che me ne porgeva il destro il suo stato alquanto ilare dopo il pasto. Volli tuttavia accennare ai suggerimenti rivolti alla Svizzera in un recente articolo dell"'lnformation" di Vienna, nel quale si propone alla Confederazione d'intendersi con l'Austria per un'azione comune contro il presunto irredentismo italiano. Il Signor . Schatzmann mi rispose allargando le braccia, in segno della più incondizionata ed esauriente protesta contro simili "betises", com'egli disse. Trasmettendo alcuni giornali svizzeri, che commentavano la nostra azione a Tripoli, io scrivevo nello scorso mese di novembre che stavo raccogliendo tutte le manifestazioni ostili che avvenivano qui con-


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tro di noi, e che mì riservavo di fare i miei apprezzamenti più tardi. Oramai mi pare tempo di poterlo fare, ed ho creduto perciò poter prendere le mosse dalla conversazione su riportata. Senza ripetere lunghe, superflue e monotone citazioni, io ritengo

di potere affermare, con piena convinzione, che gran parte della popolazione svizzera di tutti i ceti, e nella Svizzera tedesca sopra tutto, ha dimostrato in questi ultimi mesi di nutrire verso di noi antipatie e diffidenze profonde, le quali ben difficilmente potranno sparire in breve corso di tempo. Com'è noto, noi avevamo già qui pochi amici prima che avvenisse la nostra spedizione a Tripoli. Ma l'azione italiana in Africa ha contribuito non poco ad accrescere le correnti a noi ostili. Ciò è dipeso: sia dall'atteggiamento verso il nostro paese di gran parte della stampa austro-germanica, che la stampa tedesca di qui pedissequamente segue in tutte le grosse questioni; sia, principalmente, dal senso di vera sorpresa che ha prodotto lo spettacolo della nostra organizzazione militare e la solidarietà nazionale manifestatasi per l'impresa tripolina. Giacchè, è proprio così, molti giornali svizzeri possono bene affaticarsi a menomare i nostri successi, ad attribuirci sconfitte, a rilevare la lentezza delle nostre operazioni ed a fare riserve pessimiste sulla probabilità di una pace remota; ma, nel fondo, qui si sente che l'Italia ha dimostrato di possedere un'organizzazione militare ed una capacità di agire ben superiori a quanto si era abituati a ritenere finora. È, dunque, un'altra vicina potente che preme sulle frontiere svizzere, e della quale è necessario tener conto. Si aggiungano tutte le manifestazioni del giovane partito nazionalista italiano, la cartolina illustrata, la carta geografica ed il libro di geografia rappresentanti il Canton Ticino co·me territorio italiano. Queste pubblicazioni hanno avuto qui un effetto di cui difficilmente può misurarsi la da lontano. Tutti ne discorrono, anche nei ritrovi mondani. E la credenza che l'Italia mediti realmente un'aggressione nel Ticinese è diffusa ed accettata, anche negli uomini più calmi ect'autorevoli. Si aggiunga ancora la coincidenza con le cose dette del malcontento di cui si è avuta qualche manifestazione in questi ultimi tempi nel Canton Ticino, il quale si ritiene come trascurato dal governo, e si compreÒderà di leggere come si sia potuto accentuare qui a nostro riguardo uno stato d'animo di sospetti, di diffidenza e di malevolenza, che è degno di tutta la vigilanza da parte nostra. Per comprendere però meglio questo stato d'animo, agli accennati motivi recenti ed occasionali, altri devono aggiungersi, che sono più antichi e continuativi. 11 popolo svizzero è profondamente presuntuoso e ritiene di avere


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raggiunto nei suoi ordinamenti un grado di civiltà che può essergli invidiato dagli altri Stati. Questa convinzione, del resto, costituisce la maggior forza ed è forse una necessità di quest'aggregato politico, perchè qui scarseggiano quei fattori storici, etnografici e linguistici che possono essere determinanti di coesione negli altri paesi. Qui il fattore essenziale dell'unione Confederativa è la volontà di costituire un'associazione. Ora, perchè questa volontà sia giustificata ai contraenti, occorre che essa appaia loro conveniente, occorre, cioè, che essi credano, che siano convinti che lo Stato in cui si sono costituiti ha fatto loro raggiungere un alto grado di progresso. La "grande patria svizzera", povera di motivi etici tradizionali, ha il suo cardine principale nella forza di questa convinzione. Da ciò l'immodestia degli svizzeri, l'esaltazione di quanto loro producono, l'atteggiamento benevole e cortese, anche nelle relazioni personali, misurato sempre alla stregua dell'ammirazione che l'ospite è disposto a tributare. E da tutto ciò, anche, una suscettibilità minuziosa ed ombrosa, facile a rilevare ed incapace di dimenticare. Questa suscettibilità, per tante ragioni, reagisce ed ha reagito sempre, più che contro altri, contro il nostro paese. Non si tratta solo di concorrenza, che inducono la nostra stampa ad occuparsi della Svizzera più che non facciano le altre tre Potenze contìryanti, porgendo così alla Svizzera maggior materia di discussioni e commenti di quella che non Je offrano gli altri paesi; ma si tratta anche del fatto che l'elemento italiano qui è nullo, quando non è negativo, per gli interessi nostri nella Svizzera. Se nelle relazioni svizzere con la Francia avvengano fatti , incidenti, pubblicazioni che possono dispiacere alla Svizzera, vi è qui subito una parte autorevole della stampa, quella di tutti i cantoni francesi, che quei fatti, quegli incidenti, quelle pubblicazioni attenua, e ravviva le simpatie per la vicina repubblica. Analogamente, ogni atto men gradito dei due imperi confinanti trova i suoi pacieri nella quasi totalità dei giornali svizzeri tedeschi, germanizzanti ed austriacanti quasi tutti, per tradizione o per interesse. La stampa svizzera italiana, per contro, non è che un misto di fogliucoli sovversivi o pseudo-irredentisti, incapace di prendere le nostre difese, ove l'occasione se ne presenti, e talvolta disposta, per il suo colore politico, ad associare agli altri i suoi clamori. Tutto questo, parmi, possa spiegare chiaramente il lento formarsi del sentimento della Svizzera, ostile a nostro danno. E lo possa spiegare tanto più, quanto si tenga conto che la Svizzera, ingorda di benessere e di apparire florida e rispettosa, ricorda con una tenacità oppressiva ogni minimo avvenimento che possa farl e dispiacere. Così avviene che


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le più piccole cose, accumulandosi, diventano, col tempo, argomenti importanti per l'opinione pubblica degli svizzeri, che, per esempio, sono capaci di discorrere ora degli incidenti Silvestrelli come di fatti avvenuti ieri, e di commentare un articolo del Perrucchetti come se si trattasse di una pubblicazione della giornata. Una funzione non piccola, finalmente, nella formazione della antiita lianità svizzera, esplica l'elemento militare. E quando dico militare voglio inte ndere la gran parte colta e fattiva del paese, e direi la totalità, se non fosse avvenuta in questi ultimi anni una non trascurabile asceµsione nella conquista dei poteri pubblici per parte de l partito socialista, destinato forse col tempo a temperare la forza belligera della maggioranza. Quale missione può attribuirsi qui l'elemento militare, per giustificare a sè stesso ed al paese la sua vitalità ed il suo incremento, che, a meno ch e per pochi professionisti, i quali n e ricavano proventi, è, per tutti gli altri una passione ed un'ambizione? Quale missione può attribuirsi l'elemento militare? La difesa de lla neutralità, si risponde. Ma la difesa contro chi? La difesa contro la Francia, a vantaggio dell'Austria e della Germania; o contro queste due a vantaggio della Francia? Se io ho bene inteso lo spirito di questo paese, io ritengo assai difficile che nel caso di una gu erra l'esercito svizzero possa schierarsi contro qualcuna delle tre potenze indicate, sia pure per difendere la temporanea invasione del proprio territorio. Una tale azione troverebbe tale impopolarità, precisamente nelle regioni in cui dovrebbe svolgersi, farebbe nascere dissidi, soJieverebbe recriminazioni tali che, molti dubbi sono legittimi .sulla sua possibilità, o per lo meno sulla sua efficafia. Qui l'elemento tedesco ed il francese sono così intimamente legati ed infeudati ai rispettivi Stati confinanti, ·che ciascuno di questi avrebbe buon gioco, nell'eventu li tà di un conflitto, per mandare a vuoto ogni azione svizzera che mirasse ad intralciare i propri disegni. Ed io accennando al dualismo fra le due Svizzere nel mio rapporto sulle manovre, ho creduto appunto di toccare uno dei fatti che mi sembra siano di m aggiore importanza per noi. Mi si potrebbe opporre, è vero: qualunque siano le condizioni interne del paese, la Svizzera dovrà pure corre re a difendere la sua neutralità contro quella delle tre potenze che la violasse, e sia pure a malgrado della volontà della parte svizzera tedesca o della parte svizzera francese, per non subire contemporaneamente il danno della invasione di uno degli eserciti belligeranti, e le minaccie dell'altro che le chiederebbe naturalmente conto del suo atteggiamento passivo. Ed io rispondo che in tali circostan ze appunto la Confederazione si trove rebbe in una situazione quanto mai complicata, perchè l'esercito


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sarebbe circondato nel paese da volontà e da sentimenti così discordi e contrari, che ne renderebbero ben difficile l'impiego. Ma, si ammetta pure che io m'inganni od esageri, si ammetta pure che tutti questi ragionamenti siano tutti infondati, e che, cioè, la Svizzera, minacciata, non esiterebbe a schierare le proprie forze sul confine nord, orientale od occidentale per difendere il proprio territorio; siammetta anche che una tale eventualità possa verificarsi, certo è che di essa nessuno osa parlare e che nelle frequenti discussioni che avvengono nella stampa svizzera non si fa mai questione di una preparazione militare contro la Francia, o contro la Germania, o contro l'Austria, perchè una tale presunzione appunto varrebbe a rendere gli istituti militari impopolari. E del resto che ad una preparazione milìtare volta a tali fini non si pensi è pur notissimo pel fatto, già tante volte rilevato, che chi ad essa presiede non si è mai preoccupato della difesa delle frontiere che sarebbero in questione; cosicchè vien fatto di domandarsi in quale modo mai potrebbe l'esercito svizzero esplicare un'azione veramente solida e valida a difesa di quelle frontiere? Torna, adunque, la domanda: quale missione confessabile e confessata ha qui l'esercito? La difesa della neutralità. Sì, ma contro chi? Contro l'Italia. L'affermazione, generica e teoretica riferita agli altri Stati, assume una forma concreta e pratica solamente rispetto al nostro paese. Ed in realtà di un'azione militare contro l'Italia è possibile l'ipotesi e la discussione, senza provocare proteste e malumori; perchè solo una tale azione non sarebbe impopolare nella Svizzera, rappresentando essa, per così dire, il solo compromesso in cui le regioni occidentali e le altre sarebbero disposte a convenire. Da ciò, dunque, la convenienza nell'elemento militare svizzero di mettere in rilievo, difar mussare, tutto ciò che è imputabile a noi, per legittimare, per dimostrare necessario l'incremento delle forze della Confederazione. Quindi si coloriscono i disegni di un possibile passaggio di truppe nostre sul territorio svizzero in un conflitto fra la triplice alleanza e la duplice, nel qual caso, evidentemente, l'ortodossismo teutonico dei cantoni tedeschi, di cui ho parlato, non sarebbe spinto al punto di lasciarci fare per compiacere le potenze nord-orientalì. Quindi, ancora, torna propizio di attribuire consistenza a tutte le ombre, pur di dire che l'Italia ha livori contro la Svizzera, ha mire sul Canton Ticino, aspira ad ingrandirsi a danno della piccola repubblica elvetica. Con che è dimostrato come l'elemento svizzero militare possa contribuire pur esso, per ragioni di esistenza e di sviluppo, a diffondere sospetti contro di noi ed a creare zizzanie fra i due paesi.


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Ho creduto con l'esposizione fatta di lumeggiare una situazione reale, e sopra tutto di rispondere ad una domanda che tante volte io mi sono posta e che tante volte ho sentito ripetere costà: ma perchè mai la Svizzera dovrebb'essere contro di noi e che cosa mai le abbiamo fatto? In realtà non è con conflitti d'interessi, con grandi ragioni di dissensi che si potrebbe rispondere a tale domanda. Ma le cause dell'attuale atteggiamento della Svizzera a nostro riguardo vi sono, e sono preci samente tutte quelle piccole cose cui ho accennato, intimamente l'una all'altra connesse e reagenti; tutte, ad una ad una, di importanza forse trascurabile; ma di molto peso nel loro insieme, di peso tale che non si può non tenerne conto. L'elezione al Consiglio federale del Consigliere Motta, uomo assai intelligente, attivo ed influentissimo, e forse italianeggiante come la più gran parte dei suoi conterranei ticinesi, può essere un affidamento che i rapporti fra i due paesi divengano più cordiali. Ma non è da farvi affidamento. Il Consiglio federale è costituito, quasi nella totalità, da personaggi molto equilibrati e sinceramente amici dell'Italia (sopra tutti l'attuale Presidente Forrer e l'ex Presidente Ruchet). Ma il Consiglio federale, per quanto al sommo del governo, non è che un organo eminentemente amministrativo e burocratico, che adempie alle sue funzioni com e appartato dal paese, incapace di iniziative politiche né disposto ad esercitare influenze sulle opinioni pubbliche dominanti. Considerazioni queste che sembra possano fare realmente escludere l'esistenza di alleanze e di intese, di cui anche con me al mio arrivo qualche Consigliere fed erale parlò e rise bonariament~ Ma tutto questo non può avere che scarso valore per noi. Ciò che importa di constatare è che i sentimenti diffusi nella maggioranza di queste popolazioni, i rapporti di esse coi paesi di frontiera, l'orientamento di tutta la preparazione militare sono elementi di giudizio sufficienti per poter ritenere che, con tutta probabilità, ove un conflitto avvenisse in cui pure noi dovessimo partecipare in Europa, l'esercito svizzero, per una misura precauzionale tante volte discussa, per un consentimento di idee largamente accreditato nel paese, per tutta una concentrazione di mezzi già predisposti ad un fine determinato, troverebbe in conseguenza di tutte queste premesse - il più spontaneo, il più logico impiego verso il confine svizzero meridionale e non altrove. Una qualche clausola nei nostri trattati che impegnasse gli Stati cointeressati ad un'azione concorrente per garantirci la reale neutralità svizzera verso di noi, sarebbe forse atto politico assai avveduto. Ma ciò io non mi permetto di approfondire, mancandomene la competenza e passando i modesti limiti delle mie attribuzioni. Ho voluto solo dire, con tutta coscienza e dopo molte osservazioni


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ciò che io pensi dell'attitudine politica e dell'attitudine militare della Svizzera, l'una all'altra così congiunte che non è possibile occuparsi di quest'ultima tralasciando l'altra. Prima di spedire il presente rapporto, ne ho dato visione al nostro R. Ministro. L'addetto militare Cap. A. DE MARINIS

Allegato n. 39 (*)

L'ADDETTO MILITARE DI BERNA Berna, 5 dicembre 1912

N. 116 di spedizione - N. 145 di prot.

Oggetto: La stampa svizzera e le dichiarazioni del Presidente della Confederazione sui rapporti italo-svizzeri.

Al Signor Comandante in 7' del Corpo di Stato Maaggiore Roma

A seguito delle comunicazioni col mio foglio n. 140, mi onoro informare cotesto Comando che, come prevedevasi, le polemiche fra i giornali da me indicati circa i rapporti italo-svizzeri si sono protratte ed hanno provocato nuove repliche e controrepliche. Da queste nulla più rilevasi che metta conto che lo segnali. Il "Bund", nel suo art icolo di fondo di ieri l'altro che accludo, torna a trattare della questione della neutralità svizzera. Non fa allusioni specifiche a nessuna delle potenze confinanti, ma ribadisce le conclusioni già tante volte ripetute, che la Svizzera debba essere in grado di bastare a sé stessa e sempre più preoccuparsi dello sviluppo dei propri armamenti. Insisto nel notificare queste pubblcazioni non pel valore particolare di ciascuna; ma perché esse, per la loro frequenza, manifestano chiaramente i sentimenti del popolo svizzero. (*) AUSSME, Rep. G-29, Svizzera, busta 3


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA JTA LIA E SVIZZERA"

Non vi è giorno, quasi, che qualche foglio non menzioni i bisogni degli apprestamenti militari della Confederazione, o non esalti la forza di questo esercito, o non sveli immaginarie minacce contro le quali occorra di premunirsi. Sulle convenzioni del Gottardo, sulla concessione dei lavori per la seconda galleria del Sempione, sui progetti di nuove ferrovie nelle alpi orientali, la stampa quotidiana sta accumulando volumi, nei quali si continuano a scoprire attentati al libero sviluppo delle industrie e dei commerci svizzeri, pericoli stranieri, e, più che tutto, sempre, preoccupazioni per le mire italiane sul Ticino. La possibilità di una aggressione italiana nel Ticino e la tensione dei rapporti italo-svizzeri continuano ad essere la nota politica dominante, per molta parte del pubblico svizzero. Così è accaduto che, dopo la chiusura del congresso internazionale dei socia,listi, che ebbe luogo a Basilea la scorsa settimana, i socialisti italiani e svizze ri credettero di doversi riunire, allo scopo di avvisare ai mezzi più opportuni per far cessare le inquietudini esistenti nella Svizzera circa le presunte aspirazioni italiane sul Ticino. I delegati socialisti dei due paesi conclusero che quelle aspirazioni non esistono nella maggioranza del popolo italiano, ma chefuro no propalate dai partiti militaristi, e in Italia(!) e nella Svizzera, per ottenere aume nti sui bilanci militari. Così è accaduto anche che a Zurigo, l'associazione "Wissen und Leben", che ha lo scopo d'incoraggiare tutte le iniziative che posson o giovare al miglioramento intellettuale ed economico del popolo svizzero, occupandosi dei bisogni del Canton Ticino, ha ritenuto necessario prende re in esame !"'irredenti smo ticinese", per mettere bene in rilievo (quasi ve ne fosse bisogno) ch e ogni provvedime nto per quel Cantone è affare interessante la sola Svizzera, indipende nte da ogni ingere nza e da ogni influenza italiana. Come ho più volte accennato, la stampa nemica dell'Italia- ritengo ispirata anche da alcuni ufficiali svizzeri- è riuscita a persuadere la maggioranza del popolo che l'Italia vuole ad ogni costo il Canton Ticino, e si prepara a conquistarlo. Giorni sono il "Thurganer Wolksfreund" di Kreuzlingen (presso Konstanz) stampava che in occasione del rinnovamento della triplice alleanza, l'Italia ha domandato ai suoi alleati di riconoscerle l'annessione del Ticino. Gli alleati avrebbero risposto di no. E la notizia fu subito riprodotta dalia "Suisse" di Ginevra, nel suo numero del 30 nov. , dal quale la ritaglio e la accludo. Sono in grado di assicurare V.S . che le false voci fatte correre sulla mobilitazione al Gottardo (da me già segnalate) e poi le note pubblicazioni del "Bund" contro l'Italia, forse anche percbè aggravate dalle dif-


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ficoltà della presente situazione internazionale, impressionarono molto la popolazione del Cantone di Berna, nel quale il "Bund" è diffusissimo. Molti contadini che avevano depositato denari sulle casse private li ritirarono per passarli nelle casse dello Stato, dove, nella loro ignoranza, reputarono che si troverebbero più al sicuro nel caso di una guerra. Cittadini, non solo della campagna, si affrettarono a fare provvisioni di viveri per far fronte ad ogni eventualità. Una banca rurale bernese, la "Gewerbe Kasse", si trovò in pochi giorni sprovvista d'ogni capitale liquido, cosicchè dovette ricorrere subitamente all'emissione di buoni a più alto interesse (4 1/2) e richiedere sovvenzioni alla banca nazionale. Si temeva, insomma, una prossima dichiarazione di guerra dell'Italia! Assumo tutta la responsabilità di queste notizie, fornitemi da persone nelle quali ho assoluta fiducia, notizie che io comunicai qui alla Legazione, che ha avuto poi modo di accertarle, anche per conto suo. La polemica aperta dal "Berner Tagblatt" contro le pubblicazioni del "Bund" devesi appunto alle conseguenze che quelle pubblicazioni ebbero sul piccolo mercato finanziario locale. Il "Berner Tagblatt" è il giornale dei capitalisti bernesi, che hanno impegnato denaro nella "Gewerbe Kasse" ed in altre piccole banche rurali. Tutto questo stato di cose ha indotto ieri il Presidente della Confederazione, signor Forrer, sincero amico ed ammiratore del nostro paese, a prendere l'iniziativa, non provocata da alcuna mozione parlamen tare, di alcune importanti dichiarazioni sui rapporti italo-svizzeri, ch'egli ha fatte al Consiglio degli Stati in occasione della discussione sul bilancio del dipartimento politico. Il Forrer ha constatato gli eccellenti rapporti fra il governo svizzero e quello italiano, ed ha vivamente deplorato l'atteggiamento di una parte della stampa italiana e svizzera, che continua a mettere zeppe fra i due paesi. Egli ha dichiarato che dopo l'articolo offensivo pubblicato dal giornale "La Stampa" di Torino, il Consiglio Federale si rivolse al governo italiano, che deplorò quella pubblicazione. Ha categoricamente smentito la possibilità di un'alleanza fra l' Austria e la Svizzera, riferendosi alla domanda fattagli, a tale riguardo da un alto personaggio italiano (il Luzzatti, come ebbi occasione d'informare verbalmente codesto Comando). Ha anche smentito che al Consiglio Federale sia giunta notizia di passi fatti dall'Italia verso gli alleati per ottenere il riconoscimento dell'annessione del Ticino (notizia della "Suisse"). L'Italia sa, ha soggiunto, che il Ticino appartiene ad un paese liberale e non ad uno Stato tiranno del quale ha bisogno di essere redento. Circa i frequenti incidenti di frontiera ha fatto rilevare come essi siano inevitabili fra paesi confinanti, ma ha fatto osservare che essi sono sempre risolti in modo amichevole fra i due governi. In quanto alle


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fortificazioni erette dall'Italia lungo il confine italo-svizzero, il Presidente ha affermato che l'Italia ha tutto il diritto di fare ciò che vuole in casa propria, come fa verso la Francia,. amica, e verso l'Austria, alleata. Infine, il Forrer, ha ricordato, con grande compiacimento, le cordiali accoglienze e le benevoli dichiarazioni fattegli nel 1906 da Sua Maestà il nostro Re, in occasione delle feste per l'apertura del Sempione, ed ha rivolto un caldo appello alla stampa svizzera perchè si moderi ed aiuti il governo a continuare a mantenere rapporti con l'Italia. Avendo il signor Forrer fatto acenno anche a pubblicazioni italiane nelle quali il Canton Ticino è rappresentato territorio italiano, per rilevare, a tal riguardo, come nessuna importanza sia da attribuire a quelle private pubblicazioni, il deputato Soldini ha comunicato ai suoi colleghi il contenuto di una lettera, che sarebbe stata scritta da S.E. il Ministro Spingardi, pare ad un deputato italiano, per smentire che nelle scuole italiane vi siano libri di testo nei quali il Ticino è descritto come paese appartenente all'Italia. Mi riservo (se sarà pubblicato) di trasmettere il resoconto della seduta, che però non suole riportare sempre distesamente i discorsi pronun 7iati . Ieri sera ho avuto occasione di vedere qualche autorevole giornalista ed alcuni deputati ed ho potuto così rendermi ben conto delle impressioni prodotte dalle dichiarazioni del Signor Forrer. Esse sono state giudicate opportunissime, anzi necessarie, e sono state beniss imo acco lte dal Cons igl io deg li Stat i. Ebbi una lunga conversazione col deputato di Bellinzona al Consiglio stesso, il signor Gabuzzi, il quale intervenne nella discussione, per biasimare sopra tutto la nefasta propaganda dianti-italianità che compie nel Canton Ticino la "TessinerZeitung". Il Gabuzzi halungamente deplorato con me la "indegna campagna· italofoba" fatta dalla stampa svizzera durante la nostra guerra libica, e con lui che è persona coltissima ed altamente stimata (fu ultimamente candidato al Consiglio federale) ho avuto la soddisfazione di poter parlare delle magnifiche prove ' date dal nostro esercito in Africa. Una notizia, davvero fantastica, si è appresa oggi dallo stesso Presidente della Confederazione, signor Forrer. Il nostro Regio incaricato d'affari a Berna si è recato a ringraziarlo per le dichiarazioni da lui fatte ieri. Il Forrer lo ha accolto con l'abituale, sincera cordialità verso di noi. Riferendosi agli "incredibili" allarmi suscitati dalla Svizzera contro l'Italia, egli ha raccontato che, giorni fa, a lui, era stato riportato - pure da fonte abitualmente attendibile! - un romanzesco dialogo che sarebbe avvenuto in una stazione ferroviaria fra due ufficiali italiani. Da tale


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dialogo sarebbe risultato che dovevano già trovarsi a Bellinzona un centinaio di ufficiali italiani in abito borghese, inviati colà dal nostro governo per preparare l'invasione italiana nel Ticino, e che per tale invasione l'Italia aveva già mobilitato e teneva pronto un corpo d'armata!. II Presidente Forrer, ridendo di questa colossale sciocchezza, ha detto al Regio addetto che per far cessare una buona volta tutte queste fandonie, previo unanime consenso del Consiglio federale, si era indotto a fare ieri al Consiglio degli Stati le chiare dichiarazioni che ho riportato. A criterio mio, il discorso del Presidente Forrer non farà cessare nella Svizzera le apprensioni per il Ticino. Ed i ticinesi, essi stessi, saranno in avvenire meno concilianti che nel passato. A quelle popolazioni non sfugge il senso di diffidenza che destano nella maggioranza del popolo svizzero, ed esse, dopo le tante discussioni di cui sono state oggetto, sembrano oramai avvertire con qualche insofferenza la tendenza che si ha a mantenere sempre in uno stato di soggezione la nazionalità italiana, rispetto a quella francese ed a quella tedesca. Si aggiunga che la Svizzera italiana ha risentito con grande amarezza la sistematica ostilità con la quale gran parte della Svizzera ha seguito le conquiste dell'Italia e che i recenti successi dell'Italia le hanno accresciuto simpatie nel Ticino. È poi incontestabile, come ho già scritto, che l'impresa libica, giudicata all'inizio dagli Svizzeri come una temerità o un sogno,li ha sbalorditi. Qui non pare che si fosse prima disposti a far gran conto di noi, e si è rimasti come disorientati e contrariati. È tutta una corrente di idee che si accorgono di dover correggere. A tal riguardo, mi onoro inviare a cotesto Comando Jo stralcio di un notevole articolo della "Bibliothéque universelle et Revue Suisse", che è una constatazione degna delle virtù civili e delle virtù militari del popolo italiano. L'Addetto Militare MAGGIORE A. DE MARINIS


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"LE Rf:lAZION I MILITARI TRA ITALIA I:: SVIZZERA"

Allegato n. 40 (*)

AL CAPO S.M. ESERCITO Berlino 9 dicembre 1912 ore 4,40 sera 1 Risposta telegramma 7 dicembre Riporto discorso col capo dello Stato Maggiore: 1° Svizzera resterà neutrale. 2° In ogni caso favorevolmente triplice alleanza mai Francia. Svizzera dichiara la guerra Francia se varcato il confine. Germania anche in caso non intervento nota armata lascerà completamente sguernita frontiera svizzera calcolando sviluppo (Svizzera?) come sicuro appoggio fianco. Capo dello Stato Maggiore non poter provare quanto afferma, ma sua conoscenza pensiero, governo svizzero e esercito svizzero gli ha dato tale convincimento. Capo dello Stato Maggiore si è espresso a qu esto riguardo in modo così reciso che opinione Colonnello Calderari e mia é che essa sia basata su qualche cosa di più semplice convincimento. Premesso noto piano di guerra germanico già comunicato, Capo dello Stato Maggiore non vorrebbe che V.E . pensato che quando Germania si volga verso Russia esercito italiano debba da solo fronteggiare Francia. All'uopo stato maggiore germanico ha preveduto anche il caso di sottoporre al Comandante italiano corpi armata Germania. Capo dello Stato Maggiore lieto dedotto da domanda fatta che V.E. riprenda esame questione invio nota armata italiana. Sua opinione sempre favorevo le tale invio. COL. ZUPPELLI

1

Inviato a S.E. il 9 d icembre ore 23

(*) AUSSME, Re p. RR-45; busta 1912


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Allegato n. 41 (*)

IL CAPO DI STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO Roma, lì 12 ottobre 1913

N. 103

Oggetto: Convenzione militare colla Germania.

A S.E. il Ministro della Guerra

Roma Nel tempo da me ultimamente passato in Germania, ho avuto più volte l'occasione di parlare di una futura eventuale guerra della Triplice, prima col solo Generale de Moltke, Capo di S.M. nell'esercito germanico, e poi anche col Generale Conrad di Hotzendorf, Capo di S.M. delle forze armate di Austria-Ungheria. In Salzbrtinn, nell'ultimo giorno passato in Germania, ebbe poi luogo una specie di Conferenza plenaria, a cui presiedeva S.M. l'Imperatore. Il Generale Conrad parlò della necessità di attirare la Romania nell'orbita della Triplice, dalla quale pareva fosse sfuggita durante l'ultima campagna nella penisola balcanica. Le 15 divisioni della Romania nello scacchiere estremo orientale possono avere un peso decisivo nell'andamento delle operazioni e, possono, secondo il Conrad, almeno immobilizzare tante forze russe da permettere l'offensiva austro ungarica contro la Russia. L'offensiva germanica contro la Russia sarebbe in tale caso combinata con quella A.U. Però, faceva notare il Gen. Moltke, i Tedeschi hanno rispetto ai Russi poca cavalleria. Ed il Generale Conrad diceva che un invio di forze italiane nel teatro d'operazione franco -germanico avrebbe permesso alla G ermania di destinare maggiori forze alla frontiera russo-germanica, con che si sarebbe facilitata l'offensiva comune dell'Austria-Ungheria e della Germania contro l'Impero Moscovita. Riappariva così la questione dell'impiego della nostra 3" Armata, su cui già avevamo parlato nei giorni decorsi, da soli col Capo di S.M. germanico. Dice va J'lmperatore: "Sono sempre stato convinto che l'Italia, al(*) AUSSME, Rep. RR-45, busta 1913


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

lorchè prese l'impegno di mandare un'Armata verso il Reno aveva la ferma intenzione di far onore ai suoi impegni. Ricordo che a Venezia (probabilmente il 97 o il 98) il Re Umberto, presentandomi il Generale Luigi Pelloux mi diceva: Voilà le commandant de l'Armée du Rhin". Il Generale Moltke fece osservare che ci si doveva essere grati di aver detto la verità. Se nelle condizioni dell'anno scorso e nelle condizioni attuali, colla guerra di Libia e le minacce d'Albania, l'Italia non avesse potuto mantenere il suo impegno, la Germania si sarebbe trovata in una situazione molto difficile per quanto riguardava l'ala sinistra del suo schieramento verso la Francia. Presi allora io la parola e ripetetti riassumendo e accentuando i fatti principali, le ragioni per le quali avevo creduto di consigliare L'annullamento della convenzione riguardante l'impiego della 3a Armata, facendo soprattutto presente che avevamo allora la forza di tre corpi d'armata impegnati nella Libia-Egeo, ed un altro Corpo d'Armata pareva dovesse formarsi per la spedizione d'Albania. Se mandavamo cinque corpi in Germania, non rimaneva per una guerra a lla frontiera alpina e per la difesa della penisola che la forza di 1re corpi d'armata permanenti. Non avremmo potuto mantenere l'impegno, mentre il primo dovere, dissi, quando si è alleati è d'essere onesti!. Feci anche notare le enormi deficienze che esistevano allora di materiale d'ogni specie, affrettandomi però a soggiungere che le condizioni attuali erano ben diverse, perchè poco per volta, ma in tempo relativamente breve, si erano riforniti tutti i materiali consumati o inviati in Libia, anche in quantità e qualità maggiore e migliore delle deficienze riscontratesi. Comunque, basandomi anch'io su quanto aveva detto il Generale Moltke, aggiunsi essere persuaso io pure che in guerra, la Triplice deve agire come uno stato unico, trattandosi di quistione d'esistenza poichè la guerra sarà terribile. Osservando poi che l'Italia, in caso di una guerra della Triplice ha sovrabbondanza di cavalleria, rilevai che per parte mia, due divisioni di quest'arma potrebbero essere messe a disposizione della Germania ben inteso dopo che ne avess i avuto il consenso del nostro Augusto Sovrano. Avevo già parlato di queste due divisioni col Generale Moltke, appunto in vista della scarsa quantità della cavalleria tedesca rispetto a quella russa. D'altra parte io, come ho già scritto nel tempo, in cui fu annullatala convenzione, ho avuto sempre l'inten zione di riservarmi di tornare


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sull'argomento allorchè le cose fossero mutate. Ed è anzi presumibile che fra non molto si potrà riparlarne, perchè io sono persuaso che la stagione per operare nelle Alpi è breve (meno che nel Nizzardo), che non è possibile impiegarvi moltissime forze per le difficoltà logistiche e tattiche, e che visto che la Francia in modo assoluto non potrà impiegare notevoli forze per operazioni di sbarco, si impone l'opportunità di dare altro impiego ad un terzo almeno delle nostre forze mobili. Aggiunsi che appunto per agire colla massima potenza avevo immaginato un'operazione di sbarco (in corso di studio) per prendere a rovescio le difese delle Alpi e richiamare truppe francesi verso il basso Rodano, dove lo sbarco avverrebbe. Non mi nascondevo però che l'operazione, essendo subordinata ad una completa vittoria sul mare, era da considerarsi come aleatoria, cioè non doveva legare tutte le rimanenti forze in previsione di un faustissimo avvenimento. Riconoscevo pienamente che, secondo i principi più sani dell'arte della guerra, e visto che l'impiego delle truppe della Triplice era da considerarsi come problema militare, io ero disposto a riprendere in esame l'impiego della 3a Armata; in proporzioni però ridotte, fermo rimanendo il progettato invio immediato delle due divisioni di Cavalleria. Questa mia dichiarazione fu accolta con grandissimo favore da S.M. e dagli altri personaggi, che mi ascoltavano. lo aggiunsi però che desideravo, prima, essere sicuro della Svizzera. Il Generale Moltke mi dichiarò, annuente l'Imperatore, che in caso di guerra della Triplice, la Svizzera, per lo meno, sarebbe stata neutrale. Non parlai del!' Austria, ma già in passato, il Generale Conra:d aveva dichiarato che si poteva fare pieno assegnamento sulla lealtà della Monarchia. Come ho già sopra rilevato, nulla osta secondo me, nei riguardi del nostro interesse militare all'invio in Germania delle due suddette divisioni di Cavalleria, in quanto che esse non potrebbero assolutamente trovare impiego in caso di guerra della Triplice, che nella pianura del Po, nel caso che i Francesi avessero tante forze per invadere il nostro territorio, ciò che è assolutamente impossibile; oppure nella Valle del Rodano, in caso di sbarco riuscito. Ma in questo caso ritengo che le due altre nostre divisioni basterebbero. Allorchè parlai la prima volta di tali Divisioni io dissi al Generale Moltke che erano solo quaranta squadroni e quattro batterie, oltre ai ciclisti e servizi; ma aggiunsi: "Notre cavalerie est bonne". Ed egli replicò: "Meme tr~s-bonne". Da principio si disse di impiegarla in Slesia, ma dopo, tanto il Generale Moltke, che S.M., ritenne fosse meglio impiegarlo verso il Reno.


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"LE RELA.1, lv1'1 MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Anzichè formare un corpo di cavalleria, si preferirebbe lasciare le due divisioni indipendenti; con che si eviterebbe di formare nuovi organismi. Le Divisioni che ritengo più adatte a partire per la Germania sarebbero quella del Friuli e quella del Veneto. Il Generale Conrad mi disse che poteva mettere a nostra disposizione le ferrovie del Tirolo dopo il 10'' giorno e forse prima. La riunione si sciolse dopo che ciascuno dei tre capi ebbe fatta le più ampie dichiarazioni di solidarietà, di calda fiducia reciproca e d'unità di vedute. Inoltre credo opportuno ripetere che in tutte le conversazioni avute, del resto anche in tutte le corrispondenze che ho avuto collo Stato Maggiore Germanico, io ho trovato da quella parte la massima sincerità la massima lealtà, la fiducia massima nel nostro esercito. Al mio ritorno dalla Germania, io riferii quanto sopra, per iscritto, a S.E. il primo aiutante di campo generale di S.M. il Re. Ed ora, facendo seguito a quanto verbalmente ho già fatto conoscere aH'E.V. in via riservata e personale, rivolgo la presente a V.E. per competenza, in attesa delle decisioni che vorrà parteciparmi circa l'invio in Germania delle due suddette divisioni di cavalleria, in caso di guerra della Triplice. Al riguardo mi permetto soggiunge re che, ritenendo la cosa non solo opportuna, ma necessaria per la importan za che ha, sono d'avviso che converrebbe concretarla in breve tempo. Quanto poi alla destinazion e di un'Armata di due Corpi, che dovrebbe andare in Germania, io per ora mi limiterei a mettere la quistione allo studio, qualora nulla osti in proposito. In ogni modo è certo che se un'Armata deve andar a combattere fuori della Patria, si deve aver prima la sicurezza che sia fornita di tutto e in formazione completa; la quale cosa, appunto, è da mettere allo studio, specie dopo che avrò saputo in quale regione essa dovrebbe operare. Avverto però che la più grave deficienza è naturalmente quella dell'Artiglieria pesante, di cui noi siamo molto sforniti. Il Generale Moltke, però, mi ha promesso che la darebbe la Germania. Prima di disporre per l'attuazione delle convenzioni da fars i per l'invio e per la destinazione eventuale da dare alle Divisioni di Cavalleria, e prima di me ttere allo studio l'invio eventuale dei due Corpi d' Armata, avrei bisogno dell'assentimento del R0 Governo, che invoco dall'E.V. Il Tenente Generale Capo di Stato Maggiore dell'Esercito A. POLLIO


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Allegato n.. 42 (*)

IL CAPO DI STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO Roma, lì 19 ottobre 1913

N. 104 Promemoria

Oggetto: «Convenzione militare colla Germania». A S.E. il Ministro della Guerra

Roma A maggior chiarimento e ad illustrazione di quanto ho esposto nel mio foglio n. 103 Ris.mo Pers.1e a V.E diretto, ho l'onore di rappresentare che il Generale di Moltke, nella riunione tenuta presso S.M. l'Imperatore di Germania, in Salzbrilnn, il 10 settembre u.s., parlando dell'impiego delle forze militari della Triplice in caso di guerra comune, ebbe a dire: «il faut agir comme un seul Etat». Con questo egli ripeteva e confermava ciò che io stesso gli avevo detto nei frequenti colloqui tenuti con lui. E di fatto tanto egli, che io, siamo profondamente convinti che un'alleanza è solo potente quando gli alleati concorrono con tutte le lo. ro forze all'obiettivo comune, e non si lasciano distrarre da obiettivi particolari e non si lasciano fuorviare dal loro interesse particolare. Verificandosi il "casus foederis", la potenza della Triplice si esplicherà colla massima efficenza solo se gli aUeati impiegheranno tutte le loro forze, tutte le loro energie, per operare secondo un piano prestabilito e secondo accordi derivanti dallo studio del problema dell'impiego, considerato come problema militare. Ora è evidente che il teatro principale d'operazioni sarà quello del Reno: e questo per ragioni geografiche immutabili. La Germania - pure avendo nemica la Russia, che si ripromette di contenere con fortezze di aumentata efficacia (come mi fu d'etto e dimostrato) e con una parte delle sue forze, mentre l'Austria Ungheria prende l'offensiva contro quella Potenza con tutte le forze disponibili, - cercherà di agire colla massima forza possibile verso la frontiera france se, e - spera - che l'Italia attragga la maggiore possibile forza francese , per impedire al nemico di rinforzare le sue Armate dell'Est. (*) AUSSME, Rep. RR-45; busta 1913


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA•

La Francia, è noto, è cinta da quella parte da una formidabile cintura di fortificazioni, ma lo Stato Maggiore germanico spera di sfondare quella cintura, di passare oltre e di far guerra terribile, m·a breve. Ora se la guerra scoppia nella bella stagione, anzi al principio della bella stagione, noi abbiamo davanti alcuni mesi buoni per operare nelle Alpi, ma dato il forte assetto difensivo francese e l'asprezza de luoghi, unica in Europa - è vano illudersi - poco potremo progredire, e saremo forse colpiti dal rigore nella stagione, anche se vittoriosi, prima di sboccare nella valle del Rodano. Che se invece, la guerra scoppiasse verso la fine della bella stagione, o durante la cattiva stagione, qualche cosa si farà, e da anni si sta provvedendo per poter operare anche d' inverno, sia pure con limitate forze, ma molto non si può fare , e non sarà possibile impiegare più di 1/5 o di 1/4 delle nostre forze, mentre i rigori dell'inverno renderanno bensì penose, ma non impossibili le operazioni militari nelle altre parti del teatro d'operazioni, cioè tra Francia e Germania, Russia e Austria, come la storia militare ci dimostra. È anche evidente, perciò, che noi dobbiamo trovar modo di impiegare altrimenti che sulle Alpi, una parte delle nostre forze , che sarà più o meno grande, a seconda della stagione. E questo, sia nell' interesse dell'Alleanza, sia specialmente nel nostro interesse, perchè, aumentate le probabilità di vittoria, e conseguito il buon successo, più larga sarà la nostra parte e, sotto altro punto di vista, grandemente attenuate saranno le probabilità di sconfitta, se gettiamo risolutamente nella bilancia quella porzione delle nostre forze, che resterebbe invece inattiva se non uscissimo, per combattere, dai confini d'Italia. Era quindi logico e strettamente giusto dal punto di vista militare, l'impiego di un'Armata italiana nel teatro d'operazioni principale, insieme colle Armate tedesche. A V.E. è noto, invece, che al rinnovarsi della Triplice allenaza, io feci tutto il possibile per sollevare il nostro Esercito dall'obbligo contratto colla Germania. E spiego subito la contraddizione. A llorchè fu rinnovato il patto della Triplice (novembre 1912), avevamo la forza di tre corpi d'armata nella Libia e nell'Egeo, un corpo d'armata doveva tenersi pronto per l'intervento in Albania (che pareva sicuro e che non è ancora escluso), l'Esercito intero era scompaginato, i quadri in sofferenza, il materiale da guerra «divorato» dalla guerra, il materiale d'assedio appena sufficiente per un paio di linee d'operazioni nelle Alpi, e assolutamente insufficie nte per le operazioni ossidionali che avremmo dovuto eseguire nel teatro d'operazioni dell'Europa centrale. La guerra pareva allora, almeno ai nostri alleati, imminente, e noi non avevamo equipaggiamento adatto per l'inverno per circa 200.000 uomini. (3" A' 3 ). Scarso soprattutto era il munizionamento per la fante-


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ria e difficile assai ne pareva il rifornimento. Ma oltre a queste ragioni di carattere prettamente militare, altre ve n'erano di carattere politico-militare, cioè: 1°) Il contegno della Svizzera. Ora non v'è ragione alcuna di dubitare - almeno per quanto risulta a me - di ciò che il generale Moltke e S.M. l'Imperatore di Germania mi hanno assicurato: cioè che, in caso di guerra della Triplice, la Svizzera sarà almeno neutrale; 2°) Il contegno dell'Austria Ungheria. E' evidente che questa potenza, a malgrado dell'astio di alcune sue manifestazioni verso di noi, nel caso di guerra della Triplice, avrà tanto da fare verso la Russia e verso gli Stati Balcanici, che non metterà un uomo contro di noi neppure a scopo di osservazione (assicurazione del Generale Conrad), e non penserà a tagliare la strada alle nostre truppe che agissero coll'alleata Germania. Nei colloqui avuti a Freiburg, il Generale Conrad insisteva con me per l'invio di truppe italiane nel teatro principale, altrettanto quanto il collega germanico; 3°) Il modo con cui la Germania ci avrebbe trattati. posso dire con pienissima coscienza, dopo le prove avutene nel mio viaggio, che i Tedeschi ci tratterebbero come fratelli d'arme. Il Generale Moltke mi ha poi dato ogni specie di assicurazione in quanto ai materiali; e mi ba promesso l'artiglieria pesante di cui abbiamo bisogno, e che non potremmo mandare in Germania, non avendone ancora neppure a sufficienza per le Alpi. Certamente le nostre unità sarebbero sotto il comando dei Tedeschi; ma questo è naturale che càpiti nelle a11eanze; ed ha il suo compenso, per modo di dire, nell'eventuale comando, fra non molto, delle flotte riunite nel Mediterraneo. Assicurate così le cose, almeno per quanto è prevedibile, conviene osservare che le condizioni del nostro esercito ora - Ottobre 1913 - sono ben diverse da quelle del novembre 1912, poicbè molte forze della Libia le abbiamo ricuperate e le ricupereremo fra poco, perchè i quadri sono aumentati e aumenteranno ancora fra breve, e perchè i materiali da guerra sono stati in gran parte riforniti e sono in continuo incremento. La quistione quindi dell'impiego di truppe italiane in caso di guerra della Triplice, nel teatro principale di operazioni, può essere ripresa in esame. Un altro modo di impiego delle nostre forze esuberanti è quello di uno sbarco sulle coste meridionali della Francia. Come ho avvertito, il problema è in istudio, ma non nascondo che più progrediscono gli studi, minori mi sembrano .le probabilità di buona riuscita, pure ammettendo che nel caso di buon successo, l'effetto sarebbe enorme. Ma, in ogni caso, è evidente che l'impresa può essere tentata solo


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'LE RELAZIONI MILITARI TRA lTALIA E SVIZZERA"

quando avessimo battute le squadre francesi. Lo sbarco, cioè, è subordinato ad una grande vittoria sul mare, vittoria che - è inutile illudersi se la Francia ha il concorso dell'Inghilterra, non sembra molto probabile, e che non sarebbe in nessun caso completa, perchè sarà impossibile snidare e distruggere le duecento - circa - siluranti, ed i novanta - circa sottomarini, che la Francia avrà fra non molti anni, e che potrebbero fare immensi danni ai convogli di truppe, ad onta della abilità e del valore delle scorte. E questo tanto più, perchè non è nemmeno supponibile che si possa sbarcare in un Paese come la Francia con meno di una grossa Armata (120-150 mila uomini). L'operazione, quindi, si potrebbe fare solo a scaglioni, cioè successivamente, e le probabilità di attacchi di siluranti e sommergibili aumenterebbero in conseguenza. Comunque, se manca la grande vittoria navale, una gran parte delle nostre forze, mentre l'altra si logorerebbe nelle Alpi, rimarrebbe come suol dirsi, coll'arme al piede. Ho già scritto che io domando solo, per ora, di riprendere in esame la possibilità d'impiego éii alcuni nostri corpi d'Armata nel teatro principale. Ma una cosa domando fin d'ora di poter combinare. Ed è l'impiego di una parte della nostra cavalleria. Organicamente noi abbiamo 145 squadroni. (Forse alcuni di più, se il governo considererà,provvidamente, come organici quelli che rimpatrieranno dalla Libia). Formiamo 28 squadroni di Milizia mobile in guerra. (E in caso di guerra colla Francia, che si attarderà sulle Alpi, avremo tutto il tempo di farlo). Sono in tutto 173 squadroni. Nelle Alpi poca cavalleria potremo impiegare. Il buon impiego di cavalleria in montagna è piuttosto idea scolastica che pratica. Ne potremo destinare al massimo 4 -=- 6 brigate·, cioè 50 -=- 60 squadroni. Un'altra parte può essere impiegata lungo le coste più minacciate da uno sbarco, benchè sia evidente che, in caso di guerra della Triplice, cioè quella che consideriamo, la Francia non avrà assolutamente forze per eseguire sbarchi importanti. Per tale impiego sono appùnto da preferire gli squadroni di Milizia Mobile, di formazione locale. Comunque, rimarranno 90 bellissimi squadroni - circa - senza impiego di sosta, oltre agli squadroni assegnati ai Corpi che agiscono nelle Alpi, che, come ho accennato, sarebbero impiegati possibilmente in servizi di importanza secondaria. 1 1

L'eventualità di impiegare la cavalleria nella pianura del Po contro le truppe francesi sboccate dalle Alpi è inammissibile, perchè date le relazioni di forza, i Francesi non possono assolutamente aver ragione delle nostre truppe - tanto su periori in numero che impiegheremo verso le Alpi.


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E questo mentre i nostri alleati si troveranno di fronte alla Russia e alla F rancia con una notevole inferiorità di cavalleria. L'Austria Ungheria, di fatto, ha Divisioni Cav.'ia indipendenti n. 11 La Germania, di fatto, ha Divisioni Cav.ria indipendenti n. 11 La Russia forma Divisioni Cav.'ia Indipendenti (oltre a molti altri riparti minori) La Francia ne forma

Totale n . 22 n . 23

n. 10

Totale n. 33 Un rinforzo di cavalleria nostro non ristabilirebbe certo l'equilibrio numerico. Conviene però avvertire che la Russia difficilmente potrà riuscire in tempo a formare valanga colla sua cavalleria, e che questa, se non è esatto che «non vale nulla» come mi assicuravano il generale Moltke e il generale Conrad, non val molto certamente. Tenendo per base ciò che ho esposto sopra, se pur noi consideriamo necessarie due divisioni di 40 squadroni per un'eventuale operazione di sbarco, avremo pur sempre una sicura diponibilità di 50 squadroni, che formati su due divisioni, potrebbero andare a rinforzo degli Eserciti Alleati nel teatro principale d'operazioni. Ho già detto che non ho preso, nè potevo prendere naturalmente nessun impegno, ma avendone io parlato al Generale Moltke prima e poi a S.M. l'Impertore, è parso naturalissimo che impegnando una guerra nelle Alpi ed avendo, come abbiamo, un'ottima cavalleria, si cerchi di impiegare questa dove il terreno lo permette, e non la si lasci assolutamente inattiva. A S.M. l'Imperatore, soprattutto, piacque l'idea, attuando la quale diamo, credo, una prova tangibile che in date eventualità siamo anche noi fermamente decisi a "marciare". Io domando, quindi, l'autorizzazione di riprendere in esame l'invio di un'Armata in Germania in determinate eventualità, e di disporre senz'altro, per le due divisioni di cavalleria (50 squadroni). Il Tenente Generale Capo di Stato Maggiore dell'Esercito A. POLLIO


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Allegato n. 43 (*)

COMANDO DEL CORPO DI STATO MAGGIORE RIPARTO OPERAZIO NI

N. 1513 di protocollo

Roma, addì 13 agosto 1914

Oggetto: Neutralità della Svizzera. A S. E. il Ministro della Guerra

Roma

La ne utralità della Svizzera, così come attualmente è intesa ed applicata dal governo federale, nel senso cioè di non partecipare in alcun modo al conflitto e di opporsi, altresì, risolutamente con la forza a qualsiasi tentativo di violazione del suo territorio da parte dei belligeranti, è la forma che a noi meglio conv iene nella ·eventualità che anche l'Italia possa essere trascinata nel conflitto stesso. Sia qualunque la ragione determinante di una tale eventualità, disas trosa si delineerebbe, in ogni caso, la situazione militare per l'Italia qualora pur astraendo da una partecipazione diretta della Svizzera ai nostri danni - le forze armate di questa non contrastassero col massimo vigore il passo attraverso il territorio elve tico a truppe germaniche ed austriache, od anche solamente austriache, dirette verso l'Italia. Poichè se una nostra eventu ale azione verso l'Austria (anche avendo da fronteggiare questa sola potenza) incontra ostacoli non lievi nella configurazione del saliente tirolese, la situazione diverrebbe di una gravità in calcolabi le qualora una qualunque minaccia si preannunciasse attraverso il sal ie nte ticinese, che protende la punta del suo cuneo formidabile nel cuore stesso del piano lombardo a sole due tappe da Milano, e cadend o alle spalle del nostro eserci to eventualmente schiera to di fronte all'Austria, ne sconvolgerebbe e ne paralizzerebbe l'azione. (*) AUSSME, Rep. RR-45; busta 1914


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Ciò a prescindere dalla gravità delle altre offese che contemporaneamente potrebbero pronunciarsi pel saliente del Poschiavino e per l'Engadina e lo Spluga nella Valtellina e di là traverso le Alpi Orobie, nella pianura padana fra Adda e Ticino. A considerazioni analoghe si presenterebbe anche l'ipotesi di un nostro eventuale schieramento verso la Francia. Già fin dal 1901 questo Comando, nel mettere in evidenza la rilevante attività militare della Svizzera, specialmente minacciosa per noi, r~plicatamente insistette presso codesto Ministero per ottenere in via diplomatica dal Governo federale garanzie circa l'attitudine che la Svizzera avrebbe assunta nella eventualità di un conflitto fra l'Italia e una delle nazioni confinanti. L'argomento, indubbiamente assai delicato, non parve allora al Ministro degli Esteri potesse presentarsi ad uno scambio di vedute in piena pace, data la speciale situazione della Svizzera; ma-l'allora Ministro Prinetti non escluse ed anzi convenne circa l'opportunità di trattare la questione allorchè fosse stato per determinarsi un conflitto armato. Ora che la guerra è divampata violenta ed involge quasi tutta l'Europa, ora che Italia e Svizzera hanno entrambe dichiarata e mantengono con risoluta fermezza la loro neutralità, non solo non sussistono più le accennate difficoltà, ma le trattative sembrano rese abbastanza agevoli sia dal comune interesse dell'Italia e della Svizzera, sia dal fatto che l'Italia costituendo ormai l'unica via di alimentazione per la Svizzera (la quaJe a quanto sembra non avrebbe riserve di grano eccedenti un mese di consumo) potrebbe, agevolando alla Confederazione i rifornimenti indispensabili alla vita del paese, averla più docile e ben disposta alle trattative. Per le considerazioni fin qui brevementre svolte reputo, concludendo, sia urgente vengano intavolate al più presto trattative diplomatiche intese ad ottenere dalla Svizzera la formale assicurazione che essa - qualora s'imponesse per noi la partecipazione all'attuale conflitto continuerà a serbare l'attitudine che attualmente serba verso i belligeranti, ossia si opporrà risolutamente con la forza contro chiunque cercherà di violare il suo territorio per invadere l'Italia. Quale corrispettivo le si potrebbe dare l'assoluta garanzia da parte nostra che in alcun modo violeremo il suo territorio (ciò collimando con l'attuale interesse nostro) e che ne agevoleremo in tutti i modi il rifornimento delle vettovaglie indispensabili alla sua popolazione.

li Tenente Generale Capo di Stato Maggiore dell'Esercito ftoCADORNA


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"LE ReLAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

de, e che niuno quindi dover trovare in quelle parole generali il proprio indirizzo particolare. Aggiungo infine che naturalmente ho serbato a questo riguardo il più assoluto silenzio e che di quanto precede sono appena a cognizione i sette consiglieri federali. Il Presidente non credette d'informarne ancora il Ministro della Confederazione presso la R. Corte, desiderando prima conoscere il pensiero del nostro governo così sulla questione in genere come su lla formula in particolare. Data la delicatezza dell'argomento, se vi fos sero difficoltà in materia, o se Vostra Eccellenza desiderasse schieramenti, potrei venire subito a Roma. Pregandola di volermi cortesemente, per mio discaricd, farmi segnar ricevuta telegrafica di questa lettera, Le offro Signor Ministro, gli atti della mia profonda osservanza.

fto PAOLUCCI DE CALDOLI

Allegato n. 45 (*)

STRALCIO DI LETTERA DI PIETRO CROCI A LUIGI ALBERTINI Parigi, 6 maggio 1915 Caro Alberto, ho notizie così importanti da comunicarle che credo opportuno di affidar la lettera a uno dei soliti messaggeri . È stato a Parigi in questi giorni Steed, foreign editor del Times, il quale ha veduto Delcassé. Egli ha confidato a Barzini queste informazioni di cui garantisce l'esattezza. È verissimo che l'accordo con la Triplice Intesa è stato firmato fin da martedì scorso. È condizionale nel senso che cadrebbe automaticamente se l'Italia non interviene entro un certo termine. L'Italia ottiene quasi tutto quello che aveva chiesto, compresa la costa dalmata da Zara a Spalato. Steed però è convinto che le domande

(*) Da L. Albertini, Epistolario 1911- 1926, Voi. I " Dalla guerra di Libia alla grande guerra", Mondadori, Milano, 1968


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\ dell'Italia sono state eccessive e che le potenze hanno avuto torto di accettarle. :................................................. Omissis .............................................. . Se1condo altre informazioni provenienti dall'ambasciata inglese, la Ger.mania avrebbe adunato alla frontiera svizzera a Sciaffusa.dieci corpi d1armata, pronti a violare la neutralità svizzera con la complicità dei cantoni tedeschi per minacciar Milano. Personalmente stento a credere che un esercito tedesco possa valicare il San Gottardo e lo Spluga con la facilità di una carovana alpinistica. In ogni modo l'informatore dell'ambasciata inglese non esclude che la Germania possa uno di questi giorni, approfittando dell'impressione prodotta dalla sua straordinaria attività contro i russi, intimare all'Italia di smobilitare. Relata refero. Qui l'offensiva è evidentemente sospesa in attesa dell'intervento italiano, che le autorità militari ritengono sicurissimo dal giorno in cui sono state invitate a preparare un esercito da inviare in Lombardia. , Pensano naturalmente che sarà più facile sfondare la linea dei tedeschi, quando questi saranno impegnati sopra un nuovo fronte . ............................................. Omissis ................................................... . Allegato n. 46 (*)

LETTERA DI ANTONIO SALANDRA A LUIGI ALBERTINI Roma, 13 giugno 1915 La questione del contrabbando e dello spionaggio in ispecie verso il confine svizzero, è grossa e - lo so - tuttora irresoluta. Ed è difficile risolverla bene; perchè (come Ella e tutta Milano giustamente pensano) non conviene venire ai ferri corti con la Svizzera. La quale vive di contrabbando e lascia esercitare lo spionaggio. Tuttavia deve farsi il meglio o il meno male che si potrà. Ho bisogno di rifletterci in qualche giorno di quiete relativa. Se mi parrà opportuno La pregherò di venire - ma a patto che venga non soltanto con le contestazioni del male bensì anche con proposte concrete di rimedi. Ci pensi, tenendo conto seriamente dei vari punti di vista e degli interessi da rispettare anche se non siano rispettabili. - Cordialmente ....

. (*) Da L. Albertini, Epistolario 1911-1926, Voi. II - "La grande guerra'', Mondadori, Milano 1868


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•tE RELAZIOl'II MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Allegato n. 47 ( *)

I COMANDO DELLA 1• ARMATA STATO MAGGIORE

N. di protocollo 6114

I

Verona, addì 20 settembre 11915

Oggetto: Eventuali azioni in prossimità della frontiera svizzera. Al Comando Supremo

(Segreteria del Capo) Qualche episodio verificatosi di questi giorni allo Stelvio dinota una maggiore attività del nemico, il quale dimostra di non preoccuparsi affatto della neutralità svizzera, come lo prova l'episodio comunicato a codesto Comando con telegramma N. 6008 del 19 settembre (Informazioni mattino 19 settembre). In conseguenza ho creduto opportuno ripetere le istruzion.i già date in passato e già comunicate a codesto Comando e cioè "che le nostre truppe debbano astenersi da qualunque atto di loro iniziativa dal quale possa derivarne la violazione del territorio svizzero con fuoco di artiglieria o fucileria; ma che sia respinto qualsiasi atto offensivo dell'avversario, anche se il nostro fuoco dovesse colpire o passare sopra il territorio della confederazione". Ho altresì raccomandato di accertarsi che ufficiali e soldati siano perfettamente al corrente di tali istruzioni, per evitare inconvenienti.

li Tenente Generale) Comandante l'Armata

(*) AUSSME, Rep. E-2; busta 11


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ALLEGATI

Allegato n. 48 (*)

RIPARTO OPERAZIONI UFFICIO SITUAZIONE GUERRA

Roma, 19 giugno 1916

\

Promemoria per la Segreteria del Capo di Stato Maggiore

La notizia, apparsa su giornali germanici, di pretesa violazione della neutralità svizzera da parte dell'Italia è tendenziosa e intesa a creare dissapori fra i due stati confinanti. L'Italia è fermamente decisa, finchè le sarà possibile, di evitare ogni atto di guerra che possa urtare la suscettibilità della Svizzera ariguardo della sua neutralità ed in tal senso ha impartito aUe truppe le opportune disposizioni. La proposta di creare a contatto del territorio svizzero nei pressi del Giogo dello Stelvio una zona neutra che abbracci porzione del territorio italiano ed austriaco, non può che trovare consenziente il governo italiano, le cui intenzioni, come si è detto, sono perfettamente conformi alle assicurazioni già date. Tale zona potrebbe essere limitata dal confine svizzero a nord, dalla linea pta di Rims - III Cantoniera ad ovest, dallo Scorluzzo e dal Nagler Spiz a sud, dalla linea Rotei Franzenshohe - Weisser Knot - Kor Spiz ad est. L'unito schizzo (omesso) rappresenta la dislocazione delle nostre truppe più avanzate nel settore Valtellina. Da esso si vede come le nostre truppe siano sufficientemente lontane dalla frontiera elvetica. È degno di nota invece il fatto, segnalato dalle truppe colà dislocate, della costruzione presso l'Albergo Dreisprachenspiz di una trincea austriaca vicinissima al confine svizzero, così che il nostro tiro violerebbe il territorio della vicina repubblica. Il Tenente Colonnello Capo Ufficio ALBRICCI

(*) AUSSME, Rep. E-2; busta 26


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" I.E RELAZION I MILITARI TRA ITALIA E S VIZZERA"

I 1 I

R. ESERCITO ITALIANO

All,o,to "·"

COMANDO SUPREMO

18 settembre

1ni

Promemoria per S.E. il Sottocapo di Stato Maggiore dell'Esercito

PRECEDENTI 1°) In vista di eventuali operazioni verso la frontiera Svizzera si proposero a S.E. il Capo di Stato Maggiore vari provvedimenti ALLEGATO I (omesso) S.E. approvò in massima tutte le predisposizioni escludendo però movimenti di truppe. 2°) In conseguenza di questa approvazione furono date all'Ufficio Ordinamento e mobilitazione le necessarie direttive per concretare su quali forze e mezzi si potesse fare assegnamento per la prima difesa del territorio minacciato. ALLEGATO II (omesso) 3°) S.E. il Capo di Stato Maggiore ha dato direttamente ordini all'Ufficio tecnico per riprendere le pratiche, coi Comandi territoriali del 1° e III0 corpo, per i lavori di difesa verso la frontiera Svizzera. Le lettere, al riguardo, sono già state spedite. 4°) Dal Comando della ra armata furono ritirati i documenti del disciolto corpo d'osservazione, dei quali è stato fatto un breve riassunto dall'armata stessa. LAVORI DA FARE A

Progetto per la prima difesa della frontiera Svizzera colle forze e mezzi esistenti nel territorio. 1°) Quando l'Ufficio Ord. e Mobilit. avrà concretato quali sono le forze ed i mezzi sui quali si potrà fare assegnamento per la prima difesa, si dovrà determinare l'impiego di questi elementi prendendo per guida il progetto fatto dal disciolto C.0.S. 2°) Concretare con RaIntendenza il movimento di radunata de[li (*) AUSSME, Rep. E-2; busta 11


\

ALLEGATI

\

\

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elementi sopraindicati e le disposizioni necessarie pel funzionamento dei servizi nella zona dell'O.A. 3°) Concretare le Direttive per il Comandante della prima difesa e per tutti i Comandanti di settore. (Tener conto in queste Direttive del tempo necessario per l'arrivo di truppe mobilitate tolte da altro teatro d'operazione) (Vedi All. III). 4°). Preparare tutti i documenti da diramare a momento opportuno.

B Progetto per il rincal zo delle truppe mobilitate

1°) Stabilire ad un dipresso la costituzione dell'armata destinata eventualmente ad operare verso la Svizzera. Specialmente la costituzione del Comando. 2°) Stabilire fin d'ora le più probabili stazioni di carico e scarico di queste truppe. 3°) Far eseguire all'intendenza gli studi preventivi per l'esecuzione di tali trasporti nonchè pel funzionamento dei servizi. 4°) Preparare le Direttive pel Comandante dell'armata suddetta. Il Maggiore di Stato Maggiore R. BENCIVENGA


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Allegato n. 50 (*ì

FOGLIO PRESENTATO ALLA CONFERENZA DI CHANTILLY (Marzo 1916) G .Q.G. le 13 mars 1916 I

LE CHEF DE L'ETAT MAJOR DE L'ARMÉE ITALIENNE A monsieur le Général Comandant en Chef des Armées Francaises

Un ensemble de causes indépendantes de la volonté du G.Q.G. ltalien a eu pour effet que l'Armée Italienne soit entrée en campagne avec une artilJerie lourde insuffisante. Elle se trouve maintenant, après neuf mois de guerre, dans des conditions encore plus difficiles. L'éclatement de plusieurs de nos meilleures pièces d'artillerie et les retard dans la livraison des materiaux ont conduit à cette situation pènible. Les événements militaires de cette guerre, ont démontré que sans un large emploi d'artillerie de calibre moyen, toute offensive de large envergure est destinée à ne pas réussir. L'action offensive ltalienne contre la région du Carso, se déroule déjà dans des conditions difficiles dues à la configuration du terrain et aux formidables travaux de défence exécutés par l'ennemi. Si on ajoute à cela l'insuffisance de notre artillerie de calibre moyen toute offensive ne pourra certainement pas obtenir des résultats tels qu'ils puissent agir d'une façon favorable sur le développernent de !'offensive d'ensemble que vont entraprendre les Alliés. Toute illusion à ce sujet serait dangereuse. Pour constituer à Valona un front de terre d'une soliditè telle qui permette une résistance ténace et puisse exercer une menac,e vers l'intérieur du pays, (ce qui est dans l'intéret commun des alliés) il est nécessaire de pouvoir disposer pour la défense de cette place d'une quantité d'artillerie de calibre moyen qui corresponde aux exigences actuelles. Dans les conditions présentes del' Armée Italienne il serait, au contraire, impossible de satisfaire à ces exigences sans rendre dangerouse la position des forces italiennes sur le front principal d'operation. La frontière Suisse attire aussi depuis quelques temps l'attention du Hau t Commandement ltalien qui a reconnu la nécessité de préparer (*) AUSSME, Rep. E-2; busta 55


435

ALLEGATI

~ ès à présent

une ligne de défense dont l'occupati on ne pourrait avoir Iieu sans qu'on puisse compter sur un nombre considerable de pièces ldurdes. S'il venait à se vérifier une pénurie de ces moyens d'action, l'év.entualité de devoir constituer un front défensif vers la Suisse met1 trait l'Armée Italienne· dans une situation très grave. Le Haut Commandement Italien a l'intention bien arretée de declancher avec énergie et à la date fixée, !'offensive qui à été décidée. Mais afin d'avoir de sérieuses chances de succes, ce qui est d'intérét général, il prie chaleureusement Mr. le Général Commandant en Chef de lui obtenir, en plus des 40 pièces de 120 L. qui ont été généreusement promises, au moins 120 pièces de calibre moyen ainsi qu'une suffisante dotation de munitions. Ces pièces pourraient etre du type de celles déjà accordées, au bien de calibre 105 ou 155. Le Haut Commandement Italien envisagerait meme la possibilité que une partie de ces pièces puissent lui etre pretées pour etre employée pendant !'offensive. D'àprès ses calculs il résulte que 20 batteries avec 2.000 coups par pièce pourraient etre transportées de France en Italie à pied d' reuvre en neuf jours et e tre de noveaux transportées en France en quatre jours seulement. Puisqu'il s'agit d'une question aussi importante et qui intéresse directement l'action général des Alliés, le Haute Commandement Italien, étant convaincu d'avoir fait tout son possible pour surmonter la crise du matériel lourd, croit pouvoir compter sur l'acceuil favorable de ses demandes. Le Chef d'Etat Major de l'Armée Italienne prie Mr. le Général Commandant en chefles Armées Françaises de bien vouloir lui répondre directment au Grand Quartier Général Italien avant la réunion de la prochaine conférence politico-militaire des Alliés. Pour le Chef d'État Major de l'Armée Ita!ienne. Annesso all'allegato n. 50

R. ESERCITO ITALIANO COMANDO SUPREMO

Riparto Operazioni

Ufficio Situazione ed Operazioni di Guerra

LA FRONTIERE 1TALIENNE VERS LA SUISSE Des raisons militaires et politiques, enfantées par les derniers événements, ont detérminé dans le Commandement del' Armée italienne un certain dégré de préoccupation au sujet de la frontière vers la Suisse.


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Ces raisons peuvent etre résumées de la manière suivante. 1°) - Lorsque !es Austro-Allemands auront acquis la persuasion de l'impossibilité de percer directement à travers !es fron ts franco-anglais-italien, ne pourront ils chercher une zone nouvelle pour y diriger leurs efforts vers le flanc franco-anglais ou vers la plaine du Po suç !es arriéres de l'armée italienne? 2°) - La profonde crise intèrieure Suisse, dévoilées à l'occasion de la question militaire et de l'affaire des Colonels, mais profonde et latente depuis longtemps, n'a-t-elle diminuée l'aptitude de la Confédération à défendre sa neutralité? N'a-t-elle du moins, ébranlé la confiance dans la décision de la défendre? 3°) - Ne seraient-ils, les Cantons Allemands, interessés à rendre plus violent le choc entre les Empires centraux et les Nations latines, afin d'enlever aux Cantons romans toute velleité de séparation et de !es soumettre aux tendences de la majorité allemande? 4°) - Ne se laisseraient pas les Suisses entrainer par des désir de conquete territoriale, promise peut-etre, aux dépens de l'Italie? Il est connu que la possession de la Valtelline a souvenitjoué un r6Ie dans l'histoire des Cantons. Le doute seulement soulevé par ces questions, est tek qu'il serait coupable ne pas les prendre en juste considération. CONDITIONS DE LA FRONTIERE ITALIENNE VERS LA SUISSE Tandis que la Val telline, avec le deux barrages de Tirano et de Colico et par son terrain alpestre, offrirait des bonnes conditions défensives contre une invasion provenant de l'Engadine, le terrain entre les deux grands lacs et la vallée d'Ossola se présente ouvert et très facile à parcourir. Trois lignes à écartement ordinaire et plusieures à écartement reduit permettent la réunion rapide de nombreuses troupes qui dans un faisceau de sept bonnes routes peuvent déboucher soudainement au dos de l'armée italienne, dans une des zones plus riches du pays, a deux étapes de Milan. CONSEQUENCES Si cela arrivait il ne resterait a l'armée italienne que de replier derrière le Po. Le seul moyen pour éviter meme la simple possibilité d'un parei!


ALLEGATI

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désastre est que le commandement italienne ait a sa disposition de nombreuses troupes de reserve, pour s'opposer énérgiquement à l'ennemi sur la frontière et au de là. CONCEPTION DEFENSIVE ET IMPORTANCE DESTRAVAUX La défense vers la Suisse doit se faire sur un front qui se développe prèsque parallelément à la ligne de frontière actuelle, de Domodossola jusqu'au de là de Colico (v. la carte ci joint sur la quelle est tracée à grand traits, la direction de la ligne meme). Sur ce front, qui à un dévéloppement d'environs 100 Km., tout est a créer, car pour ne pas heurter aux susceptibilités de la Conféderation voisine, rien n'a été predisposé ni mis en oeuvre jusqu'au moment actuel. Les travaux que l'on est en train de commencer, conduiront a constituer une ligne de défense avancée dans la zone de montagne, entre la partie Nord du lac de Lugano jusqu'au de là du col de S. Jorio, à fin de menacer sur le flanc l'envahisseur et de le retenir entièrement ou en partie pour donner le temps à nos troupes de prendre position sur la véritable ligne de défense qui sera construite le long de la frontière. Pour mettre en effet cette conception, il faut créer ces lignes de defense (qui doivent constituer les bases pour une action offensive) et les . . prédisposer dés à present. Il s'agit de construire au moins 150 Km. de tranchées, avec Ieurs défenses accessoires, de prédisposer des emplacements pour artilleries lourdes,de créer des depòts et des abris pour munitions et pour le personnel, de tracer et de construire au moins 150 Km. de routes pour le passage d'artilleries lourdes, et prèsque autant de chemins à mulets, pour rendre possible la vie et les mouvements des troupes dans la plus grande partie de la région qu'on considère. La zone de terrain, qui constitue la frontière entre l'ltalie et la Suisse est une zone de montagne, rocheuse et coupée par des ravins. La vie se déroule au fond des vallées et pour ces raisons les travaux preodront une importance plus grande et un temps plus considérable, c'est à dire pas moins de trois mois avec 15.000 ouvriers. L'occupation de cette tigne de défense devra se faire avec des forces considerables. Les études sur la question ont amené à établìr qu'il est necessaire pour l'ltalie de pouvoir compter sur une force de quatre Corps d' Armée à deux divisions, pourvues, pour atteindre le maximum nécéssaire de resistence, d'une considerable proportion d'artillerie lourde, à tirer de la faible quantité employée sur le front actuel.


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"LE RELAZ IONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Une partie de ces forces, c'est à dire au moins deux divisions d'infanterie, doit ètre toujours en condition de pouvoir rapidement renforcer les faib les noyaux de troupes maintenues dés à present sur la frontière italo-suisse.


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Allegato n. 51 (*)

PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI N. di protocollo 857

Roma, 25 aprile 1916

Oggetto: SVIZZERA. Rapporti germano-elvetici. A S.E. il Tenente Generale Conte Luigi Cadorna Capo di Stato Maggiore dell'Esercito

Trasmetto all'E.V. l'unito rapporto N. 722 - 180 del 13 corrente della R. Legazione di Berna, avente per oggetto: "Rapporti germano-elvetici" e prego V.E. di volere, dopo averne presa visione, restituirlo direttamente al Ministero degli Affari Esteri. Dall'accluso documento, come dal rapporto in data 19 corrente aprile diretto a V.E. del R. Addetto militare a Berna ed a me comunicato in copia pel tramite di quella Regia Legazione e del Ministero degli Esteri, nonchè da altri indizi e motivi concomitanti, risulta, a giudizio mio e del Ministro degli Esteri , evidente l'opportunità di spingere e d'intensificare, affinchè siano compiuti nel più breve tempo, i lavori di difesa della nostra frontiera verso la Svizzera da V .E. progettati ed ordinati. Consiglia pure intensificarli in questo e nel prossimo mese la ragione economica di non rarefare la mano d' opera agricola all'epoca del raccolto. Prego V.E. di un cenno di assicurazione al riguardo e di qualche notizia positiva circa l'andamento di detti lavori e le previsioni della loro durata. Il Presidente del Consiglio dei Ministri SALANDRA

(*) AUSSME, Rep. E-2; busta 11


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA•

Allegato n. 52 ( •)

R. ESERCITO ITALIANO COMANDO SUPREMO U FFICIO DEL CAPO DI STATO M AGGIORE

N. di protocollo 2055

Roma, 2 maggio 1916

Rif. f. 857 del 26-4-1916 Oggetto: Frontiera Italo-Svizzera. A S.E. il Presidente del Consiglio dei Min istri

Con riferime nto al foglio sopraindicato, assicuro V.E. che la sistemazione difensiva della frontiera Svizzera, fu su bito iniziata appena essa venne decisa ed all'uopo fu costituito a Milano un ufficio tecnico staccato da questo Comando, con gruppi di lavoro dislocati nelle località più opportune. La linea difensiva prescelta, pur non trascurando la Valle d'Aosta, si sviluppa quasi parallelamente al confine dal Sempione fino alla Valtellina, comprendendo una fronte di ben 150 Km. di sviluppo. I lavori inerenti alla sistemazione di che trattasi, sono quasi tutti iniziati, (eccettuato nella zona d'alta montagna dove ancora non è possibile l'accesso), ma ora essi saranno maggiormente intensificati e spinti con la massima alacrità. Eppertanto, mentre i lavori stessi saranno continuati fino al loro compimento, si può però affermare che verso la metà del prossimo mese di Giugno, saranno in condizioni tali da poter costituire una efficace difesa della nostra frontiera. Il Capo di S.M. dell'Esercito L CADORNA

(*) AUSSME, Rep. E-2; busta 11


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ALLEGATI

Allegato n. 53

LETTERA DEL SOTTOCAPO DI S.M., TEN. GEN. CARLO PORRO AL SENATORE LUIGI ALBERTINI DIRETTORE DEL "CORRIERE DELLA SERA"

Roma, 2 maggio 1916

Caro senatore, Il "Corriere della Sera" ha pubblicato nel suo numero del 29 aprile un telegramma dalla Svizzera nel quale si riferiva quanto avevano stampato la "Gazzetta Ticinese" e il "Bund" in merito ai nostri lavori di fortificazione al confine svizzero. Il "Bund", com'Ella sa, aveva dapprima stampato un commento piuttosto amaro alle notizie della "Gazzetta Ticinese", ma successivamente raddolcì il tono avendo preso ispirazione dai circoli governativi e militari. Ora, sarebbe opportuno - e questa è anche l'opinione del Ministero degli Esteri - che il "Corriere della Sera" trattasse l'argomento mirando insieme a dimostrare il nostro pieno diritto di premunirci contro qualsiasi eventualità e il nostro intendimento schiettamente amichevole verso la Svizzera. Naturalmente l'articolo che dovrebbe possibilmente comparire nel prossimo numero del "Corriere della Sera" dovrebbe essere di tono assai temperato ed amichevole. Le accenno qui gli argomenti che E lla potrebbe far svolgere nel commento: a) Lo spirito schiettamente amichevole dell'Italia verso la Svizzera è assolutamente fuori questione: ne abbiamo date tante prove nel campo diplomatico, economico ed anche militare; b) Il nostro intendimento, nel por mano ai lavori militari di carattere pretttamente difensivo alla frontiera svizzera, fu da noi limpidamente chiarito col preavvertire il governo della confederazione circa i lavori stessi; c) Ogni Stato ha non soltanto il diritto ma anche il dovere di premunirsi alle sue frontiere da ogni pericolo, anche remoto, anche poco probabile, sopratutto durante una guerra che dimostrò quale conto si faccia della libertà e dell'indipendenza dei paesi neutrali;


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·LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA'

d) Il carattere dei nostri lavori è spiccatamente difensivo, e chiunque abbia una superficiale conoscenza delle cose militari sa che certe opere possono servire soltanto per parare un possible attacco mentre a nulla servirebbero per un'eventuale (è del resto ridicola anche come semplice ipotesi) aggressione; e il pericolo da cui noi vogliamo premunirci è unicamente quello di una violazione della neutralità svizzera da parte dei nostri nemici, e per quanto si pensi in Svizzera che una tale eventualità sia presso che impossibile, ciò non esime chi ha la responsabilità della difesa dello Stato dal prevedere e provvedere; f) La Svizzera, del resto, dovrebbe essere lieta dei nostri lavori difensivi, perché questi rendcmo sempre più difficile la violazione della neutralità svizzera da parte dei nostri nemici, i quali sanno che in ogni caso non riuscirebbero facilmente a sboccare in Italia, e con ciò si allontanerà sempre più che mai ogni idea di criminoso attentato alla neutralità svizzera; g) Chi, per mettere male fra l'Italia e la Svizzera, attribuisce a noi propositi non amichevoli verso la Confederazione e parla persino di nostre mire sul Canton Ticino, è in mala fede poiché non tiene conto dell'evidente spirito della nostra politica, nonché dei nostri obiettivi militari chiaramente dimostrati durante ormai undici mesi di campagna. h) Il popolo ed il governo italiano essendosi spontaneamente associati alla lotta per la difesa della libertà e dell'indipendenza dei popoli, e soprattutto dei piccoli Stati, hanno luminosamente dimostrato su quali basi si fon di l'azione militare e politica dell'Italia. A Lei non manca il modo di fare sviluppare questi argomenti sicché l'articolo dell'autorevole "Corriere della Sera" abbia una eco favorevole nella stampa e ne ll'opinione pubblica della Confederazione. Cordiali ringraziamenti e saluti dal suo aff.mo CARLO PORRO


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ALLEGATI

Allegato n. 54 (*)

R. ESERCITO ITALIANO COMANDO SUPREMO UFFICIO D EL CAPO DI STATO MAGGIORE - SEGRETERIA

Roma, 4 maggio 1916 Promemoria Per S.E. il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito

Dopo avere dato avviamento ai lavori di difesa verso la Svizzera·, conviene ora dare forma concreta alle predisposizioni necessarie per poter agire occorrendo, su quella frontiera. L'entità del lavoro da compiere - per quanto sulla base di studi già fatti durante la stagione invernale - e la necessità di avere, al momento opportuno, un personale già bene orientato sulle complesse disposizioni da attuare, consiglia di dar vita sin d'ora ad un piccolo nucleo dello stato maggiore della costituenda .5 ~ Armata, Esso nucleo dovrebbe concretare le predisposizioni per l'occupazione avanzata, per l'affluenza delle truppe, delle artiglierie, ecc. in modo da preparare un completo ed ordinato progetto cui poter dare, al momento del bisogno, la più rapida esecuzione possibile. Il lavoro dovrebbe essere compiuto sulla base di direttive che sottometto, qui accluse, all'approvazione di V.E.

*** In questa circostanza converrebbe, a mio giudizio, riprendere in esame, la questione della dipendenza disciplinare delle truppe a disposizione del Comando supremo. · L'avere posto queste truppe alla dipendenza della 3" Armata ha dato luogo a ripetuti e ben noti inconvenienti, e soprattutto ha fatto nascere in quel Comando come la persuasione che queste truppe rappresentino una specie di rincalzo per l'armata, tanto che esso ne ha sovente disposto senza chiedere la preventiva autorizzazione del Comando supremo. Il 29 aprile il Comando della 3a Armata di sua iniziativa ordinava il trasferimento a Medea, per lavori di difesa, dell'unica compa(*) AUSSME, Rep. E-2; busta 11


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"LE RELAZIONI MILITARJ TRA ITALIA E SVIZZERA"

gnia genio rimasta alla 2'73 divisione, che pure doveva tenersi pronta a partire verso il Trentino; l'ordine è stato poi ritirato pel tempestivo intervento di questo Comando. Ciò posto, sembrerebbe conveniente che il Comando supremo riprendesse alla propria diretta dipendenza queste truppe, tanto più che si approssima il momento in cui esso dovrà effettivamente disporne; in tal caso le pratiche inerenti farebbero capo al nucleo stato maggiore della 5" Armata, col vantaggio che quest'ultimo si manterebbe sempre orientato sulle truppe che potranno essere destinate a far parte dell'armata medesima e in grado di dare, in qualunque momento, in accordo coll'ufficio mobilitazione, tutte le disposizioni necessarie, sulla base di un semplice cenno direttivo del Comando supremo.

** *

Un'altra questione è da risolvere: quella dell'Intendenza della sa Armata. Bisogna provvedere perché, qualora si manifestasse la necessità di difendere la nostra frontiera verso la Svizzera, i servizi d'Intendenza dell'Armata fun zionino immediatamente. Ciò è tanto più necessario, inquantoché, nel caso della 5" Armata, mancherebbe assolutamente il periodo di una vera e propria occupazione avanzata, durante il quale i servizi si possano formare e completare, come è previsto nella mobilitazione normale. Per ottenere questo pronto funzionamento è necessario che l'Intendenza sia costituita e funzioni in precedenza. D'altro lato, passando i corpi a disposizione alla dipendenza del Comando supremo, conviene che la loro dipendenza sia completa, anche per quanto si riferisce ai servizi. Senza di ciò, i corpi a disposizione avrebbero una doppia dipendenza,e precisamente continuerebbero a dipendere dal Comando della 3a Armata per la parte essenziale della loro vita (rifornimento di materiali, di uomini, movimento di ufficiali, ecc.), e si avrebbe con tutta certezza l'inconveniente di vedere questi corpi trascurati a beneficio di quelli che fanno parte della 3a Armata. Ciò si è già verificato nel periodo dicembre-gennaio, in cui si ebbe appunto la doppia dipendenza cui si accenna. Ciò posto, sembrerebbe conveniente, anzi necessario, costituire fin d'ora l'Intendenza della 5a Armata, chiamandola come quella già disciolta, "Intendenza dei Corpi a disposizione". Questa costituzione sarebbe fatta per cura dell'Intendenza Generale. Fino a tanto che la nuova Intendenza non funzioni, i corpi a disposizione continueranno a far capo all'Intendenza della 3a Armata. L'Intendenza dei corpi a disposizione dovrà essere formata in modo da riuscire assai mobile; e potrebbe tenere i suoi principali magazzini dislocati in luogo intermedio fra la zona del suo funzionamento ini-


ALLEGATI

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ziale e quello del suo funzionamento probabile. Essa compirà tutti gli studi necessari per questo secondo caso,e prenderà le predisposizioni necessarie.

***

Quanto al nucleo dello stato maggiore della 5a Armata, esso dovrebbe possedere, in stato embrionale, gli organi necessari pel funzionamento disciplinare ed amministrativo del Comando. Ne sarebbe a capo il Teo. Col. Gabutti, futuro sottocapo di S.M. della 5" Armata, il quale avrebbe alla sua dipendenza quattro tra ufficiali superiori e capitani, da designarsi fra quelli esistenti presso i vari uffici del Comando supremo (specialmente presso l'Ufficio Situazione). Il suddetto nucleo potrà costituire una sezione autonoma dell'Uf- · ficio situazione, del quale fa già parte il Ten. Col. Gabutti, ed assumerebbe il nome di Sezione corpi a disposizione; cosicché tutte le pratiche inerenti ai detti corpi farebbero capo, semplicemente, all'Ufficio situazione ed operazioni di guerra.

*** Per il caso che V. E. approvi il suesposto concetto, si propone l'unito schema di lettera, da inviarsi al ComandD della 3a Armata.

Il Sottocapo di S.M. dell'Esercito fto PORRO


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Allegato n. 55

R. ESERCITO ITALIANO COMANDO SUPREMO SEGRETERIA DEL CAPO DI STATO MAGGIORE

N. 422 di protocollo

27 luglio 1916

Oggetto: sistemazione difensiva della fronti era svizzera. A S.E. il Ten. Gen. Mambretti Comm. Ettore Comandante Truppe Altipiano Con riserva di trasmettere a V.E. le direttive per la sa armata, invio in comunicazione copia della lettera diretta aJ Ten. Colonnello Michelini contenente i criteri da seguire per l'ulteriore svolgimento dei lavori alla frontiera svizzera. Soggiungo che i lavori stessi devonsi spingere il più alacremente possibile specialmente per quanto ha tratto l'organizzazione dei capisaldi al più presto e con precedenza su ogni altro lavoro. Tale urgenza è invocata anche dal Ministero degli Esteri il quale, pur ritenendo i nostri rapporti colla Svi zzera per ora normali, non eclude possibili future complicazioni e mi rappresenta come desiderata della massima importanza che la sistemazione difensiva sia sollecitamente condotta a termine. Il Capo di S.M. dell'Esercito ftoCADORNA

(*) AUSSME, Rep. E-2; busta 51


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ALLEGATI

Allegato

n. 56 l *)

R. ESERCITO ITALIANO

COMANDO SUPREMO UFFICIO DEL CAPO DI STATO MAGGIORE UFFICIO SEGRETERIA Allegati: n. 1 (omesso)

28 luglio 1916

Oggetto: Direttive per il Comandante della 5a Armata (ipotesi di guerra alla frontiera nord). 1. -Il tratto di frontiera che va dal M. Bianco al Pizzo Scalino (a sudest del Bernina) , incluso, è giurisdizione della 5a Armata. Si salda al Pizzo Scalino con la l" Armata. 2. -La linea di contatto fra la zona della 5a Armata e quella della 1" è la seguente (carta 1: 100.000): Pizzo Scalino -Vetta di Ron - il Rovinadone -Ponte in Valtellina - Chiuro - Castello dell'Acqua - Pizzo di FailaPizzo del Druet - Pizzo del Diavolo (q. 2926) - Pizzo Recastello - M. Sasna - M. Ferrante - Pizzo della Presolana - Clusone - Pizzo Formica Gandino - M. Misma - Trescorre. Tutti gli elementi topog ral'ici su accennati appartengono alla 5a Armata. 3. - COMPITO DELLA 53 ARMATA. - E' essenzialmente difensivo: proteggere il fianco sinistro dello schieramento ckll'csc rcito e ass icurare dall'invasione il territorio piemontese-lombardo, specie nella sua parte più ricca ed industriale. Ciò non esclude che, in date ipotesi, la sa Armata possa agire offensivamente, in concorso colla P. 4. - COSTITUZIONE DELLA 5a ARMATA. -Dipenderà dalle circostanze del momento. Come dato, su cui basare gli studi concreti, si supporrà che la 5a Armata possa disporre: a) di tutte le truppe dislocate nel territorio di sua giurisdizione (battaglioni di M. T.1 guardie di finanza, truppe eventualmente nei depositi ecc.); (*) AUSSME, Rep. E-2, busta 51; già apparso in "L'Esercito Italiano nella Grande Guerra (1915-1918)" Voi. IV "Le operazioni del 1917; tomo I bis gennaio - maggio (documenti), escluso il paragrafo 7. · 1l hatwglioni Ji 1'Vl. 1. ~0 11 0 in p..: r111a 11..: 11 a t nel territorio dell'Armata tenuti a disposizione dei Comandi territoriali (3 nel territorio del I Corpo, 5 del III Corpo) per l'O. A. verso la Svizzera.


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•LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

b) delle Divisioni cavalleria 2" e 3a 2 ; c) oltre alle truppe precedenti, di una forza equivalente a circa 4 C. d' A. su due divisioni ciascuno; d) di una cinquantina di batterie di medio calibro, ripartite all'incir- · ca come risulta dal foglio allegato. 5. - RADUNATA DELLA 5dARMATA. -Le forze di cui al paragrafo precedente, comma c), saranno costituite ricorrendo alle riserve a disposizione del Comando Supremo e ad elementi da trarsi dai vari settori della fronte attuale; analogamente per le artiglierie, di cui al comma d). Per il trasporto di queste truppe e di questi mezzi iJ Comando della sa Armata, dopo aver concretato il dispositivo d'impiego delle forze, comunicherà alla Direzione trasporti le zone di scarico e prenderà accordi per fissare le stazioni. Le zone di carico saranno comunicate periodicamente al Comando della 5:1 Armata ed alla Direzione trasporti del Comando Supremo (al 1° d'ogni mese o quando si producano notevoli varianti nello schieramento delle forze sulla fronte attuale). 6. -0CCUPAZI0NEAVANZATA . -Il fatto di avere l'Esercito già mobilitato ridurrà il periodo dell'occupazione avanzata strettamente necessario pel trasporto delle forze destinate a formare la 5a Armata. Il Comando della 5" Armata concreterà il dispositivo per l'occupazione avanzata, con i seguenti scopi: a) coprire la raccolta del!' Armata ed il suo schieramento sulla linea di difesa principale (v. 8), collegando la propria destra colla sinistra dello schieramento della ia Armata; b) contrastare al nemico finché è possibile, senza eccessivo logorame nto di forze, i passaggi della frontiera, sfruttando abilmente la forza naturale delle posizioni, senza però lasciarsi impegnare in azioni rischiose che possano coinvolgere forze· importanti del!' Armata, il cui schieramento, salvo ordine in contrario del Comando Supremo, deve farsi sulla linea stabilita. Per O. A. il Comando della S3 Armata farà assegnamento su tutte le forze esistenti nella zona (dedotti i riparti di M. T. indispènsa hili per il servizio d'ordine pubblico), sulle Divisioni di cavalleria 2" e Y2 e su quelle altre forze e sulle artiglierie che risulterà necessario richiamare in primo tempo rapidamente per tale scopo dalla zona attuale, e che il Comando della 5a Armata dovrà pertanto indicare al Comando Supremo. A tale riguardo il Comando della 5" Armata terrà presente che l'arrivo della prima divisione dalla zona di guerra attuale alle stazioni di 2

Ciascuna di queste Divisioni, pur rimanendo a cavallo, ha già presso di sè un rinforzo di 50 appiedati per ogni squadrone ed è pronta ad appiedare ove occorra.


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scarico della frontiera nord non potrà completarsi che nel terzo giorno (computando come giorno zero quello in cui sarà dato l'ordine di mobilitazione sulla detta frontiera), e prevederà quindi anche il caso più sfavorevole, di dover effettuare 1'0. A. colle sole forze della zona e colle

due Divisioni di cavalleria. 7. - PUNTI DA OCCUPARE OLTRE FRONTIERA APPENA APERTE LE OSTILITÀ. - Per assicurare buone condizioni alla nostra difesa è necessario che, non appena aperte le ostilità, la 5a Armatasi assicuri il possesso del Sasso Piatto e del M . Generoso, per strozzare alla sua origine il saliente di Mendrisio e neutralizzarne la pericolosa minaccia, e per dare appoggio alla posizione della Seghignola, punto importante della nostra linea di difesa principale. · A tal uopo il Comando della sa Armata farà le necessarie proposte al Comando Supremo circa le artiglierie di medio calibro (che saranno delle più mobili) indispensabili per compiere questo sbalzo offensivo, affinché se ne possa prevedere il rapido trasferimento su quella frontier:1.

8. - LIN EA DI DIFESA PRINCIPALE DELLA 5" ARMATA. -E' la seguente: a) Settore Sempione-Tote; Stretta di Bara- linea: M. Zeda - M. VadaM .. Spalave ra - M. Carza; b) Settore Verbano -Ceresio; Brezzo di Bedero - M. Sette Termini M. La Nave - M. Marzio - M. Piambelle; c) Settore Ceresio-Lario; M. Grumello - M . Orsa - M. Bisbino - Sasso Gordona - Pizzo della Croce -M. d'Orimento - M. Caslè -M. Pinzernone -Dosso di Prai - M. di Lenno -M. Calbiga-M. di Tremezzo -Sasso di Menaggio; d) Settore Mera-Adda; Sperone di Dervio -M. Legnoncino -M. Legnone - M. Rotondo - Pizzo dei Tre Signori - Catena delle Alpi Orobie fìno a Pizzo del Diavolo compreso (Quota 2926) . Per quanto riguarda il settore Aosta, seb bene una offensiva dalla Svizzera attraverso il Vallese sia da ritenersi poco probabile, il Coman~ do della sa Armata concreterà le disposizioni difensive che giudicherà necessarie, avvertendo però che i lavori eventualmente occorrenti in questo settore non debbono, sia pure minimamente, rallentare quelli degli altri settori, e possono essere lasciati per ultimi. 9. - La sa Armata dovrà difendere ad oltranza la linea sopraccennata, facendo assegnamento sulle sue sole forze, che non potranno, prevedibilmente, esser superiori a quelle indicate al 4. Ciò non esclude tuttavia che possa venir raccolta a portata della 5" Armata una grossa riserva od un'armata di manovra, col compito che il Comando Supremo crederà stabilire. 10. - Il Comando della sa Armata prenderà con quello della 1a i ne-


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cessari accordi perché il collegamento fra le due Armate e l'eventuale reciproco concorso riescano assicurati in ogni evenienza. 11. -Per tutte le predisposizioni inerenti all'O. A., il Comando della 5a Armata darà ordini direttamente ai Comandi dei Corpi d'Armata territoriali I e III, ai quali non dovrà esser data comunicazione delle presenti direttive. 12. - Le predisposizioni relative ai servizi d'intendenza nell'ipotesi di guerra alla frontiera nord sono affidate all'Intendenza dei corpi a disposizione. 13. -Il Comando della 5a Armata assume da oggi la direzione dei lavori di difesa già in avanzato apprestamento sulla frontiera nord, secondo le direttive impartite dal Comando Supremo all'Ufficio tecnico staccato di Milano che passa alla dipendenza della detta Armata. 14. - Copia delle presenti direttive viene comunicata al Comando della l8 Armata. Il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito CADORNA


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Allegato n. 57 (*)

COMANDO SUPREMO DELL'ESERCITO S EGRETERIA DEL CAPO DI STATO MAGGIORE (TELEGRAMMA IN PARTENZA)

Destinatario: S. E. Barone Sonnino Ministro Esteri - Roma Destinazione: Roma

4 luglio 1916

Testo: 29348 Sez. Capo. Rispondo telegramma di V.E. gabinetto 886 stop. Ritengo V.E. desideri mio giudizio su possibili conseguenze militari di una eventuale rottura fra Germania e Svizzera stop. In tal caso pregiami comunicare all'E.V. che io pure ritengo Germania et per quanto direttamente ci riguarda anche Austria sarebbero allo stato attuale delle cose nella impossibilità violare neutralità svizzera sempre quando Confederazione vi si opponesse decisamente colle armi stop. Qualora ipotesi da considerare debba essere diversa o V. E. desideri conoscere mio giudizio su altro punto prego volermelo comunicare specificando quesiti ai quali mi affretterò a rispondere sulla base degli elementi che sono a mia conoscenza stop Generale CADORNA (*) AUSSME, Rep. E-2, busta 11

Allegato n. 58 (*) UFFICIO DEL CAPO DI STATO MAGGIORE SEGRETERIA (TELEGRAMMA IN ARRIVO)

Roma 5 luglio 1916 A S.E. Cadorna

Testo: Gab. N . 903 36. Ringrazio V.E. per il suo telegramma 2534 Situazione della Svizzera di fronte alle imposizioni germaniche nella questione dei rifornimenti di merci importate attraverso paesi Intesa è tale che non è impossibile ed è forse anzi probabile una condotta del Governo Elvetico sfavorevole all'Intesa. Questa condotta potrebbe esplicarsi sia in una minaccia d'int~rvento contro l'Intesa, sia nel lasciare realmente libero passaggio (gruppo errato) truppe nemiche, contentandosi di protestare formalmente, sia in uno stesso effettivo intervento a noi ostile. Tenute presenti queste eventualità prego V. E. darmi informazioni di carattere militare sia nella situazione presente sia in quella che potrebbe risultare da nostri immediati provvedimenti, per trarne norma negoziati attuali, negoziati nostri e degli alleati con la Confederazione Elvetica. SONNINO (*) AUSSME, Rep. E-2, busta 11


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"LE RELAZIONI ~11LITARI TRA ITALIA E SVIZZrRA"

Alll•gato n. 59 (*)

COMANDO SUPREMO SEGRETERIA

N. 308 di protocollo G.M.

6 luglio 1916

Oggetto: Contegno della Svizzera. A S.E. il Barone Sidnev Sonnino Ministro degli Affari Esteri

Non nascondo a V.E. la gravità della situazione che si produrrebbe quaiora notevoli forze germaniche od austro-germaniche avessero libero passaggio attraverso la Svizzera e si dirigessero contro di noi. Per contenere un poderoso urto avversario sopra questa nuova fronte di così grande ampiezza occorrerebbero grandi forze, quali non potrebbero aversi se non compromettendo seriamente la situazione negli altri settori del nostro teatro di guerra. Il periodo diverrebbe poi gravissimo se l'esercito svizzero si unisse agli austro-germanici; e ciò sia per l'aumento di forza che ne riceverebbero gli avversari, sia perché l'esercito svizzero potrebbe entrare in azione quasi di sorpresa, facendo da avanguardia all'irruzione, e lasciandoci così minor tempo per correre ad una parata efficace. Ed al riguardo debbo prevenire l'E. V. che l'ingente trasporto di truppe, che noi dovremmo effettuare dall'attuale teatro di guerra alla frontiera elvetica, richiederebbe non meno di 15 giorni.Il fattore tempo assume quindi importanza capitale; ed è pertanto necessario ch'io sia tenuto costantemente informato sulla situazione politica, non solo per poter radunare in tempo le forze, ma anche perché, non appena si avesse la certezza che l'avversario intende attaccarci procedendo attraverso la Svizzera, converrebbe prendere l'iniziativa delle operazioni per occupare talune località oltre frontie ra che consentono una più efficace protezione del nostro territorio. Si tratta, in sostanza, di prevenire l'avversario colla prontezza del movimento ; movimento che non converrebbe ordinare se non quando il pericolo alla frontiera Svizzera fosse ben certo, giacché, come V.E. comprende, lo spostare fin d'ora forze e mezzi, che sono necessari per lo sviluppo delle operazioni in corso od in progetto, ci porterebbe a compromettere le operazioni stesse ed a lasc iarci pnralizzare pe r effetto di una semplice minaccia. (*) AUSSM E, Rep. RR; busta 17


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Ciò premesso, debbo però soggiungere ch'io ritengo che gli austrotedeschi non sarebbero in grado di tentare un'irruzione nel nostro territorio se non dopo avere favorevolmente risolta la lotta che si svolge sulle fronti russa e franco-inglese; il che sembrami oggi piuttosto improbabile o almeno, nella peggiore ipotesi, ancora molto lontano. Faccio inoltre presente all'E.V. che questa minaccia diverrà per noi tanto me no preoccupante quanto più ci avvicineremo all'inverno, sia per le gravi difficoltà di terreno e di clima che il nemico incontrerebbe in tale stagione, sia perché potremmo allora distrarre con minor pericolo fo rze notevoli dagli altri settori della fronte. Appena è d'uopo ch'io accenni all'E.V. che, se la minaccia considerata costituisce per noi un grave pericolo, essa non lo è meno per gli Alleati, giacché, se il nostro esercito fosse messo fuori causa, non solo gli austro-tedeschi riuscirebbero ad aprirsi un passaggio e ad eliminare in gran parte le conseguenze del blocco, ma verrebbero a disporre di forze ingenti (le divisioni austriache sulla nostra fronte prima del 15 maggio erano 38), dal che nascerebbe uno squilibrio di forze a sicuro ed irreparabile danno degli Alleati. Cosicchè, vista in tal modo la gravità della situazione militare, quale verrebbe a prodursi nell'eventualità che l'E.V. mi ha prospettata, spetta all'azione politica impedire ch'essa si formi. Ho così esposte all'E.V. le linee generali del grave argomento, dal punto di vista militare, Gradirei però molto di poterne trattare di persona con V.E. , se le esigenze delle operazioni mi consentissero di allontanarmi di qui. Poiché ciò non mi è possibile, pregherei la E.V. di voler inviare qui (Vicenza, Villa Camerini) il Comm. De Martino, col quale potrei conferire in proposito.


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA•

Allegato 60/a (*)

APPUNTO PRESENTATO DA ANGELO BARZILAI TL 10 OTTOBRE 1916 CIRCA PERICOLI ALLA FRONTIERA SVIZZERA Da precise informazioni assunte e da confidenze ricevute, risulta come nell'esercito svizzero sia radicata la convinzione che prima de lla fine dell'attuale guerra la neutralità della Svizzera verrà violata dalla Germania. E' convinzione di parecchie personalità del Canton Grigioni avverso a tale evento che la violazione si limite rà per evitare un soverchio imbarazzo alla Confederazione e sovratutto per dar modo allo S.M. Svizzero di accampare una sorpresa, ad un buon tratto di territorio Svizzero ossia alla parte più orie ntale e precisamente verso i G rigioni e l'Engadina. Certo è che al lo scopo di evitare che l'esercito Ital iano al primo accenno della mossa G ermanica la prevenga portandosi al Bernina, sembra si stiano effettuando vasti lavori contro la nostra frontiera in località prospicente la valle di Poschiavo e la Val d'Adda. Infatti le Autorità Militari Svizzere hanno vietato* l'accesso alle persone non munite di speciale permesso nella zona compresa fra Sassal Masone (sopra le Alpi GrUn) Valle Lago ne e Piz Lagale (Engadina presso Bernina Pass). 2

I produttori* di bestiame de lla Valle di Poschiavo hanno fatto istanza di potere esportare in Germania ed in Austria cinquemila capi di bestiame. L'autorizzazione deve esser pervenuta in questi giorni. 3 Individui* di nazionalità G ermanica furono visti aggirarsi in località pross ime al confine indisturbati (dalla parte Svizzera) alcuni di essi penetrarono nella zona vietata e vennero lasciati passare. 4 Verso la valle di Poschiavo che s' interna come un cuneo in territorio italiano, noi non abbiamo difese di sorta che ci garantiscano da una discesa all'infuori del forte Canale. Il forte Canale è situato su lla catena a sinistra dell'Adda e prospetta la Val di Poschiavo. Ma è troppo ben noto ai nostri ne mici in ogni particolare perché all'epoca della sua costruzione potevano visitare indisturbati i lavori. Si narra che un tedesco venne sorpreso mentre prendeva fotogra(*) AUSSME, Rep. E-2, busta 11


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A LLl 'GATI

fie prima della dichiarazione di guerra all'Austria e riuscì ad eclissarsi.

5 Nessun riparto di truppe mobilitate si trova a Tirano o nelle adiacenze pronto per far fronte ad una improvvisa eventualità come non esistono lavori di difesa nè strade adatte sulle due testate della valle di Poschiavo. Sulle stesse ad una quota opportuna dovrebbero collocarsi almeno due battaglioni Alpini sia pure in riposo per predisporre linee di difesa e strade.

6 Tirano ad un chilometro dal Confine, testa di linea ferroviaria da dove si diramano tutti i rifornimenti del sotto-settore di Valtellina, dove affluisce tutto il materiale e si concentra il movimento di retrovia in collegamento con quello di Edolo per l'Aprica non è zona di operazioni - sebbene da Trecenda più ad ovest della linea ferroviaria tutto il territorio che lo circonda sia considerato zona di operazioni - cosicché vi è libero l'accesso, e la permanenza è concessa a tutti rendendo difficilissima la vigilanza sulle spie che sotto il pretesto del commercio od altro vi pullulano. Perché proprio Tirano venne un bel giorno esclusa non per ordine superiore - ma con un semplice movimento della baracca dei carabinieri di guardia - da ovest ad est del paese? Tutto quanto avviene è subito risaputo dagli svizzeri italofobi e da questi comunicato agli Austriaci.

7 Bormio dovrebbe essere evacuata perché tutta la popolazione ci è avversa ed esercita lo spionaggio. Tutti i movimenti di truppa sono segnalati agli Svizzeri. Annesso all'Allegato n. 60/a

PROMEMORIA DI PRESENTAZIONE DELL'APPUNTO PRECEDENTE (ali. 60/a) COMANDO SUPREMO RIPARTO OPERAZIONI UFFICIO SITUAZIONI ED OPERAZIONI DI GUERRA

Roma, 15 ottobre 1916 Nell'inviare l'accluso foglio e schizzo si fa presente che: Non è la prima volta che allarmi di tal genere si diffondono per la


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·LE Rl!LAZIONI MILITAR) TRA ITALIA Il svrzzeRA·

Svizzera, sia che essi rispondano a necessità di conservazione del partito militare il cui potere è sempre più discusso, sia che abbiano origine dal bisogn o che la guerra cess i al più presto che preme le popolazioni svizzere dei cantoni agricoli, come quelli dei Grigioni, o dalle ben note

aspirazioni irredentiste di questi sulla limitrofa Valtellina; sia infine che essi emanino dai nostri nemici studiosi, e di creare attriti fra noi e la Svizzera, e di distrarre nostre forze dalla difesa del Trentino. È certo che da quando furono iniziati i nostri lavori alla frontiera svizzera il contegno dell'autorità militare a nostro riguardo, specie per gl i incidenti che si verificano nella zona della Stelvio, divenne sempre meno conciliante. I lavori che gli svizzeri compierebbero al Bernina pare comprendano per ora solamente trincee ad immediato sbarramento del passo, e piazzole per postazioni d'artiglierie. I fatti specifici accennati nel foglio annesso e contrassegnati da asterisco risultano veri. Nel foglio non si parla della chiusura del confine presso Tirano voluta dalle autorità svizzere nel passato Luglio colla scusa di un'epidemia epizootica nella regione limitrofa italiana: epidemia che poi risultò insussistente, mentre poi si seppe che in quella zona per parte svizzera si e ra proceduto ad esercitazioni militari. La regione di Tresenda, Tirano, Bormio, ecc. fa parte del settore Valtellina, dipendente dalla 1a Armata, e l'ufficio non sa se e quali lavori il Comando dell'Armata vi abbia intrapreso.

Il Colonnello Capo Ufficio T ELLINI

P.S. Copie del foglio accluso fu rono inviate ai Comandi della 1a e 5° Armata ed all'ufficio Informazioni.


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A LLEGATI

Allegato n. 60/b (*)

UFFICIO DEL 1° AIUTANTE Dl CAMPO GENERALE DI S.M. IL RE 30 novembre 1916 Un Informatore, la cui attendibilità questo ufficio non è in grado di valutare, comunica quanto segue: "In Svizzera si lavora, si congiura contro l'Italia. Da quella parte bisogna stare bene e continuamente in guardia e guernirsi verso Svizzera come siamo guerniti sul Carso, affinché attraverso al territorio della confederazione non si tenti dai tedeschi una sorpresa contro l'Italia". f.to illeggibile (*) AUSSME, Rep. E-2, busta 26

Allegato n. 61 (*)

GRAND QUARTIER GÉNÉRAL DES ARMÉES FRANçAISES ÉTAT-MAJOR - SECTION DES T.O.E.

Procès-verbal de la réunion des Commandants en Chef des Armées Alliées ou de leurs représentants tenue a Chantilly le 15 novembre 1916 Le 15 novembre 1916, les Commandants en Chef des Armées allìées ou leurs représentants accrédités se sont réunis en Conférence an G.Q.G. français à Chantilly pour examiner les mesures à prendre d'un commun accord en vue de la continuation de la guerre européenne . ................................................. Omissis ................................................ . Le Général Porro indique alors que le Général Cadorna ne croit pas pouvoir déplacer ses forces tant que les disponibilités ennemies ne seront pas entièrement attirées sur le théàtre orientai. En attendant, il est dans l'obligation de les maintenir à sa disposition immédiate pour parerà une offensive qui lui parait possible en raison de certaines indices. (*) G ià apparso in "L'esercito Italiano nella Grande Guerra" voi. /V-Le operazioni del 1917, tomo I bis, pag. 170 ..;.. 296.


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Le saillant du Trentin constitue pour l'ennemi une piace d'armes avantageuse à 60 kilomètres du Po, menaçant !es communications de l'armée italienne. En outre, depuis la déclaration de guerre à l'Allemagne, il est devenu nécessaire d'envisager une attaque allemande par la Suisse qui aurait pour résult d'augmenter le front à défendre de 200 kilomètres et menacerait directement Milan, centre important de production de matériel de guerre. Ce sont ces raisons qui motivent finalement les retrictions du Haut Commandement italien. Le Général Joffre indique q ue le Commandement français a prévu toutes les mesures à prendre en cas de violation de la neutralité suisse par les armées allemandes. Il résulterait de cette violati6n une situation très favorable pour nous. II indique également qu'au cas où !es armées ' iLaliennes seraient vivement pressées, il s'est engagé vis-à-vis du Général Cadorna à lui apporter l'appui direct de forces françaises . . . . . . . . . . . . .' .... ......... .. ..... Omissis .... ..... ......... .... ......... . . ... . . . . . . ... . ... . . . . . ... . . . . .. .. . . . .. . . . . . ... . . . . . . . . . . . ...... ... .. . . ... . . En fin de sèance, le Général Porro remet au secrétaire de la Conférence cinq mémoires établis par l'Etat-Major italien et énumérés ciaprès: 1°) Les forces disponibles de l'Italie et leur emploi. 2°) Les exigences d'emploi des forces sur le théàtre d'operation italien. 3°) Possibilité et probabilité d'u.ne offensive austro-allemande du Trentin. 4°) La neutralité suisse et !es dangers qu'elle présente. 5°) Les forces italiennes dans les Balkans. Ces documents sont annexés au procès-verbal, sous les numéros 3, 4, 5, 6 ez 7. ....................................... .......... Omissis ............................ .................... .

Annexe N. 6 au procés-verbal de la conférence du 15 novembre 1916

MÉMOIRE N. 4. - La neutralité suisse et !es dangers qu'elle présente. A vant la guerre, l'intérèt avait poussé la Suisse à la formati on·de deux groupements, militaire et industrie!, qui exerçaient une véritable hégémonie dans l'apparente égalité démocratique de la Confédération et dirigeaient par conséquent sa politique intérieure et extérieure. Ceux-ci, dans leur engouement pour les Empires Centraux, se pro-


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posaient de centraliser toujours davantage le-pouvoir entre les mains du Conseil Fédéral, au détriment des droits souverains des Cantons. Au début de la guerre, on eut en Suisse, une soi-disante union sacrée,qui ne fut pourtant pas un produit spontané de toutes les volontés,

en vue d'une neutralité véritable, mais fut plutot un coup d'Etat par lequel les deux groupements profitaient des circostances pour legaliser le pouvoir qu'ils exerçaient de fait, se préparant à exploiter l'immanquable victoire allemande. D'ici l'origine: des pleins pouvoirs, de cette neutralité caractéristique, et autrement inexplicable, sévère surtout envers toute manifestation de la pensée moins favorable aux Empire Centraux 2 , de l'action autoritaire 3 et de l'attitude ouvertement germanophile des chefs de l'armée4. L'heureuse réaction militaire de l'Entente et l'importance de leurs propres ressources agricoles, ajoutées à celles des importations à tra1 Le Conseil d'Ètat du Canton de Genève est resté seul dans sa déploration publique de la violalion de la neutralité beige. Les conservateures de Zurich ont préféré condamner à mort Jeur organe apprécié, la «Freitag Zeitung», pJutòt que lui laisser cette attitude de méfiance envers l'Allemagne, qui avait été le mot d'ordre du parti en 1870. 2 Par exemple, parmi plusieurs autres: on a admis les publications, les photographies et !es cinématoghrapbies de propagande austro-allemande ayant pour but d'excuser Jes excés de cruautés en Belgique et en France, dont on accusait sur !es journaux étrangers !es armées des Empire du Centre. Et on a défendu, mème dans Jes cantons romaods, tout ce qui reproduisait les preuves de ce que les journaux étrangers avaient publié et que !es Allemands niaient. 3 Il suffit de se rappeler: 1°) La circulaire sur Ja censure (fin 1915), publiée par les officiers d'Ètat-Major du Bereau de la Presse du Département militaire (Ministére de la Guerre); en opposition complète aux décrets du Conseil FédéraJ, duquel dépend directement le déparlement militaire, et aux ordres donnés par le chef méme du Département militaire duquel fait partie le bureau de la Presse. ?>) La disposition prise par l'État-Major de l' Année suisse, par moyen de la Commission de censure ( commencement de 1916) visantà ne permrettre l'entrée dans le territoire de la Confédération qu'aux publications écrites dans Jeur langue d'origine et non aux traductions. De cette facon empéchait la Jecture des publications francaises et belges, qui prouvaient les cruautés commises par les troupes des Empires du Centre, dans les cantons allemands. 4 Procés des colonels-brigadiers: Egli, sous-chef d'État-Major et von Wattenwyl, chef du servi ce de renseignements de l'État-Major (janvier 19 I6). «Le Président de la Confédération s'est montré satisfait d'avoir donné une empreinte moins germanophile à l'État-Major Général de l'armée; mais cela, à mon avis, peut seulement servir com me avertissement, mais non à changer la mentalité ou .les vues des milieux militaires dirigeants». (Rapport de l'attaché militaire à Berne n.21 du 31/1). «Il est évident que la présence de Sprecherà la tète de l'État-Major helvétique constitue pour nous un danger, sur Jequel il faut tenir !es yeux ouverts». Rapport de la Légation Royale d'ltalie à Berne (13 Mai 1916).


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"LE RELAZION I MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

vers le blocus, ont don né un relief tout à fait nouveau à la valeur matérielle et morale des cantons romands. Ces popu lations et leurs représentants ont clairement compris le dangerde la faiblesse du Gouvernement devant !es pleins pouvoirs, aussi rudement et égo1stement ex-

ploités par le Haut Commandement. Par effet meme des nombreuses gaffes de ces demiers5 , ils se sont soulevés con tre la centralisation des pouvoirs entre !es mains du Gouvernement et contre sa composition trop unilatérale, presque exclusivement en faveur des cantons allemands6.

Actuellement sur un fond de malaise général à cause des embarras économiques et financiers, on voit en Suisse les phènomènes suivants: 1) une série de désaccords intérieurs: de cantons et de partis entre eux7 ; de gouvernements de cantons et de chefs de parti con tre le Gouvernement Fédéral8 ; de membres du Gouvernement Fédéral con tre le Haut Commandement militaire9 ; de soldats contre les rigueurs de la discipline imposée par les officìers. 2) l'injluence allemande qui se manifeste: a) par lesfaits; en augmentant la méfiance et l'antagonisme entre

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Entre !es dernies, la circulaire du 30 Ao11t 1916 du Général Wille, se rapportantaux troupes eovoyées dans !es cantons romands pour le service d'ordre, «qui peuvent etre employées sans ordre des Gouvernements cantonnaux» (contrairement aux dispositions constitutionnelles), et, de plus, uniquement rédigée en allemand. (V. la protestation du Gouvernement du Canton de Genéve au Conseil Fédéral, à la date du 3 Septembre, et répétée le 30 du meme mois). 6

De 1848 à 1912 les cantons romands ont presqu·e toujours eu deux représentants au Conseil Fédéral, qui s'ajoutaient au représenlanl des catholiques, formant l'opposition, et réduisaient à 4 !es représentants des cantons allemands, sur un tota! de 7. De 1913 à cejour, la députation romande a étè réduite à un seul conseiller (actuellement M. Decoppet), et le représentant des catholiques (M.Motta) est all 1 avec !es represenlas des cantons a llemands. La majorité est done de 6 con tre un, et sur ces six, 5 appartiennent à des cantons exclusivement allemands, ou représentent des intérets allemands. 7 Voir les protestations plutot vives au Conseil National (Chambre des Députés) e t au Conseil des États (Sénat) pendant la derniére session (18 sept.,-9 oct.). 8 Voir !es protestations nombreuses et répétées des Gouvernements des cantons de Va ud, de Fribourg, Va!ais, Neuchatel et Géneve pour les violations des droits constitutionnels et souverains des cantons memes, commises per l'État-Major de I' Armée, et non empéchées par le Cooseil Fédéral. · 9 Il est connu que, depuis le mois de mars de cette année les demandes et les communications d'une certaine importance du Président du Conseil Fédéral au Généralissime, qui se faisaient avant ver\)alment et contìdentie lment, se font aujourd'hui exclusivement par écrit.


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!es cantons romands et les cantons allemands10 et en facilitant ces derniers par l'accaparement de leurs intérèts industriels11 • b) par une active propagande (moins apparente, mais plus dangereuse), dans le but de convaincre les populations, déja irritées par les privations, que l'intervention de l'Italie'2 a prolongé la guerre, selon le désir de l'Entente. Certainement le Gouvernement suisse, surtouL dans la condition militaire actuelle de l'Europe, est sincèrement désireux de maintenir la neutralité. De mème les diférentes populations des -cantons sont convaincues que la neutralité seulement peut sauver l'indépendance et le bien-ètre des Suisses. Mais pourtant on ne peut pas ètre sùr que la Suisse surgirait à temps et de façon à l'obliger à renoncer à l'effort en partie déjà accompli, si par exemple une nécessité politique et militaire absolue, une disponibilité relative en hommes, l'intérèt ou la connivence discréte des Hauts Commandements militaires, poussait les Empires Centraux à une action soudaine à travers la Suisse. Le mème doute subsiste si cette action soudaine pouvait apparaitre comme un bon moyen, sinon unique, pour rompre l'équilibre des forces et pour obtenir, par une légère supériorité austro-allemande (la moins dangereus pour l'intérèt général suisse) 13 une paix plus rapide avec quelque bénéfice pour la Confédération14 • Du reste, cette réaction intérieure de la IO Tenlée et obtenue en partie, entre autres, par l'exclusion absolue el officielle des èlèments romands parmi !es dèlèguès aux nègociations pour le traitè économique, imposée par !es Allcmands et acceptée par le Conseil Fèdèral. Ceci du reste, a don né motif aux Gouvernements des Cantons exclus pour une protestation officielle et sévère. 11 Complètement obtenu par le réce nt traité économique suisse-allemand; contrairemenl à ce que fa it l'Entente qu i y envoie des vivres pour tou t le monde. Par ce trailé !es Allemands ont le droit de fournir Jeurs matiéres premié res seulemenl aux maisons indusrria/les qu i ont /eurs sympathies. 12 Neue Freie Presse du 6 octobre 1916: «L'entente est un danger pour la Suisse». L~s journaux suisse allemands ont exprimè souvent le doute que !es restriclions economiques de l'Entente auront la consequénce naturelle d'un ostracisme, ou dans le cas le plus favorable une limitalion toujours nuisible, de l'exportation des produits industriels de la Suisse a llemande. La cause, pas toujours injustifiée, serait que !es maisons suisses-aJ lemandes peuvent servir de couverture aux ind ustriels allemands. 14 Le désir, général en Suisse, de posséder un port de mer qui assurerail !es approvisionements en vivres et en matiéres premiè res, en toute circonstance, n'est pas négligeable. La Suisse allemande industrie lle vo udrait obten ir cette sortie par l'internationalisation du Rhi n. Ceci serait possible dans deux cas seulement: par l'écrasement compiei de l'AUemague; ou bien, si l'Allemagne, aprés une paix favorable, d isposait d'aulres débouchés sur la mer. Le premier de ces deux cas est considéré en Suisse comme trés difficile, le deuxiéme cas est cependant relativament facile et pour cela il a la préférence.


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Suisse serait plus incertaine, plus lente et moins efficace si l'action des Empires Centraux, au Jieu de se diriger con tre la France, qui se défend, était exercée contre l'Italie qui conduit une guerre irrédentiste et, par conséquent, dangereuse pour I' intégrité méme de la Suisse15 • Le méme cas se produirait si cette action, au lieu de se développer au coeur du territoire suisse et à travers des régions très francaises, se déroulait à travers des régions telles que /es Grisons. Or ces t~rritoires nous sont hostiles par tradition, par intérét et par leurs sentiments irrédentistes vis-à-vis de la confinante Valtellina. En outre, /es troupes fédérales y sont plus nombreuses et sympathisent pour les Autrichiens (avec lesquels elles viventjournellement en relation de con tre bande et d'espionage, arrivant meme à participer pour eux aux incidents defrontiére austro-italiens); les fortifications, très rares ailleurs, sont ici nombreuses et expressément disposées pour favoriser l'invasion de notre territorire presque sans défense. Enfin, pour l'éloignement de ces régions, la violation de la neutralité suisse pourrait sembler, à premiùe vue du moins, presque négligeable; et l'armée suisse appelée pour s'opposer à d'autres éventualités, apparemment plus importantes pour la Confédération, ne pourrait pas déployer tous ses moyens. On a eu raison une fois de craindre une action discrète de la Suisse contre nous. Aujourd'hui, ce danger a disparu. Mais un autre apparaJt, c'est-àdire l'éventualité d'une action directe des Empires Centraux con tre l'Itàlie, à travers la Suisse, affaiblie par plusieurs motifs. Le Gouvernement en effet semble manquer d'ènergie16 , les cantons sontjaloux entre eux, les divers intérets s'opposent et Ìes partis se melent17 • Les autorités mi-

15

La Neue Zurcher Zeitung du 7 Octobre approuve l'article paru dans la Neue Freie Presse sous le titre: «l'Entente est un danger pour la Suisse» et altire l'attention des Suisse sur les préparatifs militaires qu'on pousse activement à la frontiére italienne. 16 Les motions qui sont présentées, demandent au Conseil Fédéral plus qu'il ne peut donner. Le Conseil Fédéral necesse de capituler devant !es prétentions antidémocratiques du haut commandement. C'est une faibl esse chronique et incurable du pouvoir civil (Conseil national - séance de mardi 30 octobre. On. M. Naine Neuchatel). 17 «Il n' y a pas de parti de la guerre ......... . (Idem.• M. Decoppet). «Aujourd'hui la patrie est menacé, non seulement aux frontières où !'on e ntend tooner le caoon, mais au dedans, sur la ligne de démarcation des langues nationales, ou !'on entend grincer la discorde. (Conclusion d'une conférence militai re faite à la compagnie genévoise du '1:' bataillon - le 21 septembre e.a.). <<Par suite des fautes de certaìns officiers et autres représentants du pouvoir, le fossé entre les autorités et le peuple se creuse beaucoup plus profond que celui qui existerait


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litaires, à ce sujet surtout, se tiennent volontairement à l'écart; et, comme elles ont déjà abusé de la bonne foi du Président de la Confédération18, elles pourraient, dans une autre occasion, confondre leur propre intéret avec celui général du pays. Ce dernier pourrait etre entrainé dans un e aventure, qui deviendrait très périlleuse si, pour une confiance excessive, nous ne prenions à temps !es mesures nécessaires. Le danger d'une violation de la neutralité con tre l'italie est aperçu en Suisse meme et n'est point fantastique. De nombreuxfaits, en outre de tout ce qu'on dit entre les officiers inférieurs et de tout ce qu'on pense et on craint dans !es milieux les plus calmes et les plus impartiaux des Grisons, confirment cette assertion. 1) Les fréquentes démostrations antimilitaristes, qui ont eu lieu derniérement meme dans plusieurs cantons allemands. 2) L'attitude énergique prise au Parlement par les représentants des cantons romands et de quelques cantons allemands, con tre l'attitude du Haut Commmandement20 , sans scrupules à l'égard des droits fondamentaux et souverains des cantons et favorable au renforcement du Conseil Fédéral. entre I.a Suisse française et la Suisse allemande. (Conseil National-séance du 3 Octobre On. M. Jatou-Vaud). «Le plus dangereux est l'action indépendante et autonome de l'année .. .La situation est grave. On constate de la propagande étrangére inadmissible dans la Suisse francaise et dans la Suisse allemande: elle est plus évidente dans la Suisse romande où !'on fait tout plus ouvertment, plus sincérement; dans la Suisse allemande tout se passe davantage sous le manteau de la cheminée, et l'influence de Ja finance allemande n'est pas moins à redouter que !es discours d'anciens ministres francais . (Discours de M. Grimm (Zurich) dans la séance au Conseil National du 29 septembre e.a.). On sait qu'aux premiersjours de mars le Président du Conseil Fédéral a été attaqué au Conseil National, pour le mouvement de trains ordonné par l'État-Major del' Armée, dans le but de porter des troupes dans !es cantons rornands pour y empécher des demonstrations en vue de l'acquittement des Colonels. Et qu'il a déclaré que ni lui, ni le Général Wille, interrogé par lui, étaient au courant des choses. Plus tard on a su que le Général Wille l'avait trompé. "' On sait que le <langer des troubles antimilitaristes de la semaine rouge, dans !es cantons romands (3 Septem bre 1916), a été exagéré, e t que l'éloignement du colone! Egli a été factice. Entre les personnes qui écrivent sur !es journaux conservateurs et qui exagèrent la danger militaire présenté par l'Entente, plusieurs sont des officiers d'État-Major qui sont aux ordres du Général Wille. 20 La motion Calame-Grim (Neuchàtel-Zurich) au Conseil National, pour que «le Gouvernement déclare de quelle façon il pense empécher !es abus du haut commandement militaire» a été repoussée avec une peti te majorité, obtenue avec peine par le Conseil Fédéral. La motion (Winiger-Lucerne) qui demandait au Conseil des États, «que le Conseil Fédéral procédàt à une enquéte sur les faits dénoncés con tre !es autorités milltaires», a été acceptée par le Gouvernement (séance du I '10' 1916).


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"LE RELAZION I MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

3) L'appui donné par les représentants plus influents de plusieurs cantons allemands à ceux des cantons romands.

21 La motion Micheli (Tessin) pour l'augmeotation du nombre des conseille rs fédéraux a été renvovée à la session de décembre, mais elle est appuyée, dés à présenl, par Jes 2/3 des dépulés du Conseil Nalional. 22 Un Commandant de l'État-Major Suisse a dit à un de nos agents d'information !es paroles suivantes. «Vous voulez nous affamer, mais nous irons prendre chez vous, et avec Jes armes, ce qu'il nous faut; soyez tranquilles!» Notre agent ayant répondu que les Suisse ne veulent pas le guerre, l' officer a repris: «Mo n cher, le peuple n'y peut rien; nous avons déjà notre pian: on fail naitre une petite émeute, le pouvoir militaire prend la direction et le peuple devra plier la téte, comme il l'a pliée p endant uo e année et demie de guerre».

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Omissis .............. . ....... . .... ..... .


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AllEGATI

.\lk~alo

11.

h!.

1· )

RIPARTO OPERAZIONI V ARI E SEGRETERIA

UFFICIO AFFARI

T ELEGRAMMA IN ARRIVO

Data di spedizione 10/12/1916

Da: GQG Russie A: Presidio A B Udine

446 M 13 S. Secondo notizie pervenute al Comando dello Stato Maggiore di Pietrogrado, il recente accordo concluso fra Germania e Svizzera sarebbe non solo commerciale ma anche politico. La Svizzera si sarebbe non solo impegnata mantenere una benevola neutralità verso Germania, ma avrebbe anche ammesso un eventuale passaggio di truppe tedesche attraverso il suo territorio. Generale ROMEI (*) AUSSME, Rep. E-2, busta 26

Allegato n. 63 (*)

R. ESERCITO ITALIANO COMANDO SUPREMO UFFICIO DEL CAPO DI STATO MAGGIORE SEGRETERIA

N. di protocollo 3042 C.

z. di G.

11 dicembre 1916

Allegati: (omessi) Oggetto: Eventuale violazione della neutralità svizzera. A sua Eccellenza il Cav. Paolo Boselli Presidente del Consiitio dei Ministri Roma

Dal generale Romei, capo della nostra missione militare presso il (*) AUSSME, Rep. E-2, busta 26


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·LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA•

G.Q.G.russo, mi è pervenuto stamani il telegramma in data 10 dicem. bre che accludo in copia, nel quale si accenna ad una informazione raccolta dal Comando dello Stato maggiore di Pietrogrado, secondo la quale la Svizzerà si sarebbe non solo impegnata a mantenere una benevole neutralità verso la Germania, ma avrebbe anche ammesso un eventuale passaggio di truppe tedesche sul proprio territorio. Trasmetto senza indugio alla E.V. iJ telegramma, non solo per l'importanza politica che la notizia può rivestire e per la necessità di accertarne in via diplomatica la attendibilità, ma anche, e specialmente, per richiamare tutta l'attenzione del R. Governo sulle conseguenze militari che, nei riguardi della disponibilità e dell'impegno delle nostre forze, avrebbe la violazione a nostro danno della neutralità svizzera. V.E. sa come io ritenga che, con le forze di cui disponiamo, aumentate delle sei divisioni richieste (di cui quattro sono state concesse e per le altre due attendo la concess ione) e della trentina di battaglioni di fanteria da trarre dalla Libia, un attacco in forze del nemico sulle attuali fronti sarebbe senza dubbio grave, ma potrebbe ancora essere da noi fronteggiato con fiducia di buon successo con i soli mezzi nostri, evitando di ricorrere all'aiuto altrui che per molte ragioni non è desiderabile. Ma la estensione della fronte di attacco per il nemico, quale verrebbe a risultare possibile con la violazione della neutralità svizzera e col passaggio attraverso il territorio elvetico delle truppe germaniche, sposterebbe di tanto le relazioni di forze col tratto di frontiera da assicurare contro gli sforzi nemici, che le forze italiane (e in particolare i mezzi di artiglieria, di aviazione e logistici) sarebbero assolutame nte impari al còmpito. Una previsione di tanta gravità non può lasciare sorgere il dubbio sulla necessità di ovviarla e perciò ogni ragione di sentimento cadrebbe dinnanzi alle inesorabili es igenze militari, e il principio della fronte unica dovrebbe essere invocato da noi presso gli Alleati. A una tale eventualità occorre ponderatamente prepararsi, ed io -nell'ambito delle mie attribuzioni e nelle relazioni con gli alti comandi alleati-mi regolerò in conseguenza, certo che il R. Governo, con tutte le risorse politiche e diplomatiche che sono a sua disposizione, provvede rà ad assicurare che il supremo interesse della Patria sia tutelato e perchè l'Italia nella parata della gravissima minaccia non sia lasciata sola.

Il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito f to L. CADORNA


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ALLEGATI

Allegato n. 64 (*)

R. ESERCITO 1TALIANO COMANDO S UPREMO UFFICIO DEL CAPO DI STATO MAGGIORE SEGRETERIA

N. di protocollo 1338 G.M.

Roma, 17 dicembre 1916

Allegati: ( omessi) Oggetto: Predisposizioni difensive.

A S.E. il Comandante della J' Armata Perchè il problema difensivo della frontiera nord abbia esauriente trattazione e nessuna eventualità di guerra ci colga impreparati, occorre obiettivamente considerare l'ipotesi che il nemico dopo averci impegnato a fondo nelle due fronti tridentina e giulia tenti con la connivenza della Confederazione Svizzera un'azione di sorpresa per il saliente ticinese. Non è possibile precisare ora obiettivo e sviluppo di tale azione senza incorrere in arbitrarie previsioni sul cui grado di attuabilità conviene invece fare ogni riserva;-aggiungo solo perchè studi e provvedimenti difensivi da parte nostra abbiano concreti dati di riferimento che avendo la ferrovia del Gottardo -come risulta dai documenti che trasmetto per conoscenza di V. E.- una portata giornaliera pari ad una divisione, può il nemico dopo aver tenuto occulti tutti i preparativi e senza che nessuna notizia giunga a noi fino all'ultima ora, portare in rrieno di un giorno le sue teste di colonna alla frontiera. Prego pertanto V.E. di esaminare quali provvedimenti difensivi specie in ordine all'O.A. e all'armamento di qualcuna delle batterie della organizzazione difensiva siano da attuarsi per frustrare la sorpresa e fronteggiare l'accennata eventualità; e informo che ho già dato le disposizioni perchè nella regione dei laghi si riuniscano subito per riorganizzarsi i dodici battaglioni bersaglieri ciclisti e a Pallanza e dintorni si costituisca nel prossimo gennaio una delle brigate di nuova formazione.

(*) AUSSME, Rep. E-2; busta 51


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·LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA f- SVIZZERA"

Comunico inoltre che a queste trupp~ aggiung~rò quah.:h~ batteria da montagna e someggiata pure di nuova formazione e alcuni battaglioni territoriali nella misura che mi riservo dì determinare. Il Capo di Stato Maggiore de/l'Esercito

L. CADORNA Allegato n. 65 (*)

R. ESERCITO ITALIANO COMANDO SUPREMO UFFIC IO D EL CAPO DI STATO MAGGIORE SEGR ETERIA

N. di protocollo 1365 G.M.

21 dicembre 1916

Oggetto: Criteri operativi nelle varie ipotesi di guerra alla fronti era nord. A SE. il Comandante della 5" Armata

e per conoscenza: A S.E. il Comandante della l" Armata

Come è noto all'E.V. tutto il problema della difesa della frontiera nord si è finora informato al principio della massima economia delle forze; principio che ha prevalso su ogni considerazione territoriale ed ha guidato nella scelta della linea di resistenza principale e nella determinazione del mandato della sa armata quale risulta dalle mie direttive dello scorso luglio (N° 433 G.M.). E infatti queste si propongono un programma minimo di cui i punti essenzia li sono: - occupazione avanzata intesa a sventare la sorpresa e a permettere la radunata della sa armata e la ordinata occupazione della linea di resistenza; - sbalzo iniziale offensivo verso il Sasso Piatto e il M. Generoso; - difesa ad oltranza sulla linea principale di resistenza con le forze e i mezzi assegnati alla sa armata. Questo quadro risponde ad una ipotesi di minime forze e minimo

(*) AUSSM E, Rep. E-2; busta 11


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tempo che per chiarezza denomino: ipotesi A Oggi convenzioni militari testè conchiuse coi nostri alleati danno adito a sperare su un concorso di forze franco-inglesi che, permettendolo la situazione generale, verrebbe dato all'Italia nell'ipotesi di un'of-

fensiva nemica attraverso la Svizzera; e giustificano che, in sede di doverosa previsione, si studi il problema della difesa della frontiera nord anche con criteri sensibilmente diversi da quelli finora seguiti. Ed invero, aumentando per effetto dell'intervento alleato il quantum delle forze disponibili, è possibile: B) prefiggersi un piano di difesa meno economico di quello sin qui considerato; C) supporre che gli avvenimenti non ci sorprendano, che l'intervento alleato sia tempestivo e che infine avendo noi la libera iniziativa delle operazioni si possa compiere in un primo tempo uno sbalzo offensivo tendente a recidere il saliente ticinese. In quest'ordine di vedute prego V.E. di esaminare l'ipotesi B) col concetto che il maggior dispendio di forze deve trovar compenso in una più tenace e durevole difesa del territorio nazionale e nell'occupazione di talune posizioni nostre o nemiche (nelle immediate vicinanze della frontiera) che diano maggiore solidità alla difesa ovvero abbiano particolare importanza per lo sviluppo del piano offensivo considerato nell'ipotesi C). Essenzialmente il programma riferentesi alla ipotesi B) oltre a quanto è stabilito nelle direttive 433 G.M. deve tendere: - alla difesa della val D'Ossola dal confine fino alla stretta di Bara, - all'occupazione: • delle posizioni attigue a lago di Mezzola (a sbarramento delle provenienze del nodo di Chiavenna) e de l passo di S. Jorio; • del versante nord della Valtellina (a protezione del corridoio valtellinese e della sinistra del III° Corpo che provvederebbe a chiudere lo sbocco del Poschiavino e a difendere l'alta Valtellina) . - oltre all'occupazione del Sasso Piatto e del,M. Generoso, obiettivi già stabiliti dalle direttive n° 433 G .M. Attendo pertanto di conoscere dall'E.V.: predisposizioni per l'Occupazione avanzata; schieramento dell'Armata (forze e artiglierie) e concetto operativo per l'attuazione di questo programma. Per quanto riguarda l'ipotesi C) chiedo all'E.V.: forze e artiglierie occorrenti, loro dispositivo di radunata e d'impiego per compiere in un primo tempo uno sbalzo offensivo tendente alla conquista di M. Ceneri con una azione frontale e con du e azioni avvolgenti da una parte dal Passo di S. Jorio in Bellinzona dall'altra su Locarno. Da questi elementi topografici (Locarno - M. Ceneri - Bellinzona -


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"lE RELAZIONI MILITARI TRA ITAllA E SVIZZERA"

Passo S.Jorio) rimarebbe pertanto individuata la linea di attestamento delle grandi unità operanti contro il saliente Ticinese. Non è però da escludersi che disponibilità di forze e di tempo più modeste impongano uno sbalzo offensivo di più ristretto raggio fino alla conquista di una posizione più meridionale di M. Ceneri, secondo una linea che recida il saliente e conceda profondità alla nostra difesa (per esempio la linea M. Lema-Sasso Grande). In definitiva le tre ipotesi considerate A) B) C) rappresentano i tre casi salienti, a cui si possono tipicamente ricondurre le nostre prevedibili condizioni di disponibilità in quanto a forza e a tempo. Nel fatto, si potranno naturalmente verificare, sia nei riguardi delle forze come in quello del tempo, condizioni che rappresentino qualche cosa d'intermedio fra il ragionevole minimo e il ragionevole massimo qui considerati. Chiaro è, dunque, che gli studi già concretati e quelli che ho oggi proposto all'E.V., da concretarsi con riferimento alle singole tre ipotesi tipiche, debbono essere genialmente predisposti a pronto e relativamente facile adattamento alle condizioni di forza e di tempo che in concreto potranno avverarsi. Da ultimo, riferendomi ai provvedimenti suggeriti con mio foglio N° 1338 G.M. del 17 corrente (provvedimenti che concernono l'ipotesi A) prego V.E. di prendere in esame anche la questione del Comando delle truppe in O.A., nonchè le predisposizioni relative alle interruzioni stradali che ne11e più importanti comunicazioni (Spluga, Sempione, ecc) devono essere capaci di effetti distruttori imponenti e non facilmente riparabili.

,,

Il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito

L.

CADORNA


ALLEGATI

471 Allegato n. 66 (*)

COMANDO SUPREMO RIPARTO OPERAZIONI UFFICIO AFFARI GENERALI

Registrato al N. 754 TELEGRAMMA IN ARRIVO

Provenienza Roma

Data di Spedizione lì 13 gennaio 1917

Ufficio Cifra = Segr. Oper. = Rosso. Trasmetto seguente telegramma inviato giorno 11 Addetto Militare Berna e ricevuto tramite Ministero Esteri: ''N° 7 = M. 13 S. Prego comunicare Comando Supremo e al Ministero Guerra seguente dispaccio: Generale Wille con cui ho conferito oggi riguardo alle voci allarme ulteriormente propalato dalla stampa francese su sospette intenzioni della Germania e Austria invadere Svizzera per girare fronte francese e anche piombare su Italia, mi ha affermato: 'Non esiste alcun ammassamento truppe germaniche o austriache presso frontiera Svizzera che possa far sospettare eventuale invasione territorio svizzero. Sono assolutamente false le voci di ammassamenti a Costanza o Bregenz e nel Voral berg. Nel Voralberg trovansi degli ospedali militari. È convincimento profondo che la Germania non commetterà enorme errore violare neutralità Svizzera, come pure non si crede che tale violazione sia nella intenzione di alcune potenze belligeranti. Qualunque tentasse invadere territorio Confederazione, troverebbe contro di sè tutto esercito svizzero e naturalmente prontamente alleato col partito opposto a dette potenze. Comando esercito svizzero dispone di sicuro servizio di vigilanza alle frontiere e sarà prontamente al caso di evitare minaccia violazione mobilizzando immediatamente esercito e subito (?) avvisare i governi delle Potenze di soccorso. Attualmente non si ha motivo di alcuna fondata preoccupazione sulla realizzazione di tale minaccia. Le (*) AUSSME, Rep. E-2, busta 65


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"J..E RELAZION I MI LITARI TRA ITA LIA E SVIZZERA"

forze svizzere ora mobilizzate riceveranno prossimamente rinforzi non in misura da destare allarme, ma per rassicurare opinione pubblica sul saldo mantenimento neutralità assoluta verso tutti belligeranti'. Le stesse idee mi furono accennate ieri stesso Capo Stato Maggiore esercito svizzero. Nell'occasione informo V.E. che un nuovo scambio di feriti gravi tra l'Italia e Austria avrà inizio 20 mese col trasporto dei nostri feriti da Feldkirch a Como o Monza. Addetto Militare Bucalo". Generale BARATTI ERI

Allegato n. 67 ( *)

COMANDO OCCUPAZIONE AVANZATA FRONTIERA NORD N. di protocollo 2132 Op. R.

20 maggio 1918

Oggetto: Consegna del Comando (1) Al Comando Supremo Ufficio Ordinamento e Mobilitazione Nel lasciare il Comando dell'Occupazione Avanzata Frontiera Nord, riassumo brevemente l'opera svoltavi. Premetto che, come Comandante della S3 Armata, predisposi le direttive generali della sistemazione difensiva di detta frontiera, nonchè gli studi organi ci delle varie ipotesi offensive e dife nsive, e presi'edetti alla esecuzione dei progettati rafforzamenti. Il Comando O.A. fu costituito nel gennaio 1917 alle dipendenze della S3 Armata, come e nte più direttamente incaricato di tutte le provvidenze relative alla F.N.; esso fu specialmente delegato a completare l'organizzazione difensiva, ad efficacemente vigilare lo stato confinante ed a studiare la concreta attuazione de lle ipotesi formulate: A= Sorpresa da parte avversaria; B= Intervento tempestivo con forze sufficienti; C= Intervento tempestivo con forze rilevanti; (*) AUSSME, Rep. E-2, busta 114 (1) An notazione alla presente lettera apportata di suo pugno da A. Diaz: "Tutto ciò non deve esser lasciato cade re. Pensare perciò a tene r sveglio l'attuale Comandante inte rinale. E se occorre, prendere visione dei lavori o questioni più importanti".


ALLEGATI

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FI} Schieramento dell'Esercito Federale con gli Eserciti frances,: IF e italiano; Grigioni= Offensiva austro-tedesca .violante la neutralità svizzera soltanto nei Grigioni. Di tali ipotesi es i:i1u11u 111 ur~l1 i\ 10 progetti e studi. Sciolta nell'estate 1917 la 5• Armata, assunsi direttamente il Comando dell'O.A. Rallentati e poi sospesi i lavori di rafforzamento dal Comando Supremo, in seguito alle necessità che avevano chiamato ad altri fronti mezzi e personale, l'attività del Comando O.A. si rivolse essenzialmente: - all'aggiornamento dei primitivi studi di schieramento, in base all'esperienza della guerra ed alla aumentata efficienza della rete stradale; - allo studio della sistemazione difensiva Federale; - all'inquadramento dei reparti dipendenti, specialmente di q uelli dislocati nella zona più avanzata; - allo studio di miglioramenti de lla sistemazione difensiva esistente ed a quello di particolari azioni offensive atte a prevenire l'avversario allo scoppio delle ostilita; - infine, alla compilazione di monografie generali e particolari. Successivamente venivano assunti i Servizi dell'Intendenza C.D. e le Interruzioni dall'Ispettorato del Genio: fu mia cura di renderne più snello ed efficiente l'ordinamento. Da ultimo venivano autorizzate le nuove linee difensive proposte dal Comando O .A. per la zona tra il Verbano e il Ce resi o: la loro esecuzione è attualmente in corso. L'attuale efficienza dell'Occupazione Avanzata F .N. è la seguente: SISTEMAZIONE DIFENSIVA - Si svolge dalla Val d'Ossola alla Cresta Orobica, attraverso le alture a sud del Lago di Lugano e con elementi in Val D 'Aosta. Comprende 72 Km . di trinceramenti, 88 appostamenti per batterie, di cui 11 in caverna, mq .25000 di baraccamenti , 296 Km. di camionabile e 398 di carrareccie o mulattiere. La spesa complessivamente sostenuta, tenuto conto dei 15-20000 operai che in media vi fu rono adibiti, può calcolarsi in circa 104 milioni. Lo stato attuale della sistemazione risulta da una monografia (in corso di stampa) con Carte e profili, a cui sono complemento le monografie speciali sulle risorse difensive della zona avanzata. SCHIERAMENTO D'ARTIGLIERIA - I relativi studi completi ed aggiornati. DIRETTIVE E STUDI VARI - Ne è compiuto l'aggiornamento per


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·LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

l'attuazione eventuale nelle odierne condizioni. FORZA - Oltre ai Comandi del Genio e dell'Artiglieria ed alle varie Direzioni, dipendono attualmente dal Comando varie Compagnie minatori e presidiarie, reparti alpini skyatori, telegrafisti, ecc. per i servizi delle interruzioni, del completamento dei lavori, della vigilanz.a militare. Rilevo con compiacimento che mercè la pronta, disciplinata ed intelligente cooperazione del personale dipendente, l'azione del Comando potè efficacemente svolgersi non solo nei riguardi della repressione dello spionaggio, delle evasioni e diserzioni, ma anche nel controllo sull'attività militare dello Stato confinante, controllo che fu ottenuto sempre e dovunque evitando ogni incidente di confine. Il Ten ente Generale Comandante l'Occupazione Avanzata Frontiera Nord ETTORE MAM BRETTI Allegato n. 68 (*)

COMANDO SUPREMO UFFICIO AFFARI VARI

Registrato al n. 27833 TELEGRAMMA IN ARRIVO

Provenienza Berna

data di spedizione 30.10.1917

Indirizzo: Comando Supremo

Trasmetto ..... seguente telegramma di questo addetto Militare: S.L. 375 Per Uff. Situazione. Come prevedibile Potenze Centrali diffondono notizie esagerate circa loro successo e tendenziose circa situazione militare, situazione politica italiana ambienti Berna e Svizzera tedesca le accoglie con giubilo.

(*)

AUSSME, Rep. G-29, Svizzera, busta 4


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ALLEGATI

Diffondesi convinzione che sconfitta Italia potrà condurre rapida pace con connivenza Russia. Circoli politici, discutono possibilità che Germania domandi passaggio delle truppe attraverso Svizzera verso Italia; niente però lascia finora supporre che domanda sarà fatta e tanto meno sarà accolta. Corre voce presenza truppe germaniche Trentino pronte offensiva. Addetto Militare Colonnello Villa Ministro PAULUCCI Allegato n. 69 (*)

ADDETTO MILITARE PRESSO LA DELEGAZIONE DI S.M. IL RE D'ITALIA N. di protocollo 397

Berna, 14 novembre 1917

Oggetto: Supposto piano dello stato maggiore svizzero. Al Comando Supremo Ufjìcio Situazioni Zona di Guerra

Questo R. Ministro d'Italia, in seguito a una conversazione avuta con un diplomatico alleato, inseriva il seguente passo di carattere militare in un rapporto politico da lui diretto, il 6 corrente, al Ministero degli Esteri: "Quanto ad un tentativo della Germania di colpirci al fianco , attraversando la Svizzera, non lo credo oggi probabile, ma so che lo stato maggiore svizzero ha studiato seriamente questa eventualità. Da ottima fonte sono stato anzi assicurato che il Colonnello von Sprecher, da buono svizzero e da abile stratega qual'è, sarebbe in favore del ripiegamento dell'esercito della Confederazione sulla linea francese per conservare così intatte le sue truppe ed appoggiarle a quelle della Repubblica vicino a Belfort; mentre invece il Generalissimo, avversando questo piano, preferirebbe ritirarsi sulla catena del Giura, svalutando così le sue forze". Questo rapporto mi fu in seguito comunicato dal R. Ministro, al

(*) AUSSME, Rep. E-2, busta I 14


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"LE RELAZION I MILITA RI TRA ITALIA E SVIZZERA"

quale non nascosi il mio stupore, non essendo io mai sinora venuto a conoscenza di simili pian i, per i quali verrebbe abbandonata all'invasore la massima parte del te rritorio nazionale e ( quel che a noi più importa) lasciata scoperta la zona d'accesso alla fronti era italiana. Data la gravità della !')Otizia e la sua imprecisione (ben naturale in

persone non competenti di cose militari) ritenni opportuno, prima di comunicarla a codesto Comando, di fare le indagini necessarie per assodarla e chiarirla. Frattanto il Ministero degli esteri, giustamente preoccupato, chi edeva telegraficamente spiegazioni a questa R. Legazione, stupendosi che in caso d'una invasione tedesca il Comando svizzero si proponesse, anzichè di contrastare vigorosame nte in ogni modo e ad ogni costo l'avanzata nemica, di ritirare senz'altro le sue forze sopra una linea più o meno arretrata: donde pe~ l'Italia un gravissimo pericolo. A questo telegramma il Ministro Paolucci, dopo aver nuovamente conferito con la persona che gli aveva fornito le informazioni surriferite, rispose nei termini seguenti: "Rispondo suo te legramma Gb. N . 1799/41. Premettendo che questione cui avevo accennato vagamente nell'ultima parte de l rapporto riservato del 6 corrente non è di mia competenza,mi lusingo però di potere con brevi spiegazioni dissipare del tutto il grave dubbio di que l mio rapporto. "Non v'è il minimo dubbio (e mi astengo quindi dal chiedere a Palazzo Federale un nuovo inutile colloquio ad hoc) sulle inte nzioni del Gove rno Elvetico in caso di invas ione de l suo territorio da parte di qualsiasi dei suoi quattro vicini. Il Motta, la settimana scorsa, me ne aveva ridato l'assicurazione, ed anche ier l'altro il Consigliere De Coppe t me lo ripeteva in modo indiretto. Sche rzando sulla questione tuttora indecisa de ll'e lmetto da adottarsi per l'esercito svizzero, il Capo del Dipartimento Militare finiva dicendo non esser quello un affare che gli elesse pens iero, pe rchè o i frances i in caso di invasione tedesca, o i tedeschi in caso d'invasione francese, vi avre bbero provveduto. "Questa frase del Consigliere Decoppet illustra e spiega quanto accennai nel mio rapporto. Il vecchio piano, che il Wille vorrebbe tuttora tenere in piedi, avrebbe opposto tutto l'esercito svizzero all'invasore sulle linee della frontiera e poi su quelle del Giura, facendosi con ogni probabilità battere dalle forze soverchianti del nemico. L'esercito svizzero avrebbe cos tituito un ' unità indipende nte non collegata a quella del naturale alleato, nemico dell 'invasore. Il nuovo piano studiato dallo Sprecher, d' intesa collo Stato Maggiore francese, lascerebbe invece intatto il grosso delle truppe che si ripiegherebbe sulla lineafrancese, costitue ndo così pel nemico una gravissima minaccia sul fianco , se ten-


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tasse traversare il territorio senza tener conto delle forze elvetico-frances i. Questo piano, di cui ignoro i particolari, che potrebbero forse essere richiesti con discrezione prudente a Parigi, è, mi si assicura, di piena soddisfazione dello Stato Maggiore francese. "Naturalmente il Colonn ello Sprecher avrebbe pure ordinato un

altro piano d'intesa colla Germania per l'ipotesi di una violazione della Svizzera da parte della Francia. "Ripeto infine che nulla sino ad oggi si osserva che possa dar consistenza a timori di aggressione della Svizzera da parte dell'Impero tedesco". Questo dispaccio fu spedito ieri al Ministero degli Esteri, e mi venne in seguito comunicato. In esso il supposto piano dello Stato Maggiore Svizzero appare alquanto diverso da quello accennato nel primo rapporto. Non per questo ne diminuisce la gravità, e permane d'altronde l'imprecisione, che anche dalle conversazioni avute col Ministero Paolucci non mi venne dissipata. Per di più vi si rileva un fatto che non mi consta sia stato mai a conoscenza delle Autorità politiche e militari italiane : il fatto di una intesa fra lo Stato Maggiore svizzero e lo Stato Maggiore francese per il caso di una invasione germanica in Svizzera. Ho pertanto proseguito nelle mie indagini; e non potendo certo pretendere di ricavar nulla dagli ufficiali dello Stato Maggiore svizzero ( coi quali del resto ho avuto nei giorni passati vari colloqui), ho conferito oggi con l'Addetto Militare inglese, e, senza dargli a conoscere i termini della pratica per non compromettere ulteriori ricerche, ho cercato di scoprire se egli fosse al corrente della questione. Dalle sue parole tuttavia m i sono potuto persuadere che egli non ne è a conoscenza. Ma la persona che sola può essere in grado di fornirmi qualche maggiore informazione (dato che appunto si tratterebbe di accordi svizzero-francesi), il Generale Morier, Addetto Militare francese, si trova presentemente in Francia, e non ritornerà a Berna se non fra qualche giorno. Appena sarà giunto, conferirò con lui e cercherò, con la dovuta discrezione e delicatezza, di averne quei chiarimenti e quelle informazioni che mi possano mettere in grado di riferire a codesto Comando sulla attendi bilità e sulle eventuali modalità del supposto piano dello Stato Maggiore svizzero. Quanto alla situazione presente nella Svizzera non ho nulla da mutare o da aggiungere al mio rapporto N. 394 in data del 12 corrente; se non che il Comando dell'Esercito svizzero avrebbe fatto avvertire tutti gli ufficiali attualmente in congedo di tenersi pronti ad un eventuale richiamo . L'Addetto Militare Colonnello A. V ILLA


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·LE RllL,\ ZIONI M ILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Allegato n. 70 (*)

R. ESERCITO ITALIANO COMANDO SUPREMO

UFFICIO SITUAZIONI, COMUNICATI DI GUERRA E MISSIONI ALL'ESTERO SUNTO TELEGRAMMI DIPLOMATICI

Elenco N. 352 1) Telegramma N. 3030 da Berna

15 novembre 1917

Paulu cci riferisce circa un colloquio avuto col Consigliere Motta sui rapporti attualmente esiste nti tra la Germa nia e la Svizzera. Il Consigliere Federale assicura che il governo Elvetico esclude l'ipotesi di un'invasione germanica come pure la esclude il Ministro Elvetico a Berlino, a cui lo stesso Imperatore, in persona, ebbe a dichiarare che la Svizzera non aveva nulla da temere e che la neutralità elvetica sarebbe stata sempre rispettata scrupolosamente dall'Impero tedesco, il quale anzi avrebbe cercato di aiutare in tutti i modi la sua vicina. Il Ministro elvetico conclude dicendo che se ci fosse stato il menomo sentore di pericolo si sarebbero chiamate sotto le armi nuove truppe.

(*) AUSSME, Re p. E-2, busta 65


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Allegato n. 71 ( *)

CONSIGLIO SUPREMO DI GUERRA

SEZIONE ITALIANA VERSAILLES Prot. N. 121

30 dicembre 1917

Oggetto: Ipotesi di violazione della neutralità Svizzera da parte degli Imperi Centrali. Al Comando Supremo (Ufficio Operazioni di Guerra)

II Comando Supremo Francese stà rivedendo in questi giorni il progetto di operazioni (Pian H') nell'ipotesi di violazione della neutralità Svizzera da parte degli Imperi Centrali, nel senso di far concorrere alle operazioni stesse parte delle truppe Francesi ed Inglesi attualmente in Italia. Le basi di questo progetto modificato (Plan H') sarebbero le seguenti: A) IPOTESI DI ATTEGGIAMENTO STRETTAMENTE DIFENSIVO Due o tre divisioni Franco Inglesi concorrerebbero a coprire lazona industriale di Milano: in primo tempo prolungando verso Ovest e rinforzando l' O.A.F.N. Italiano; in secondo tempo impossessandosi del massiccio del Sempione e della regione di Bellinzona. (sbocco del S. Gottardo). 8) IPOTESI DI ATTEGGIAMENTO CONTROFFENSIVO

1° Le truppe federali Svizzere si disporrebbero sulla linea: les Rangiers (40 Km. a Sud Est di Belfort = 8 Km. ad Ovest di Delemont) Auenstein = Lucerna. Compito esclusivo: proteggere lo sbocco dal Giura del G.A.H. (Groupe d'Armées d'Hélvetie). 1:' II G.A.H. deve raggiungere la fronte: Les Rangiers = Bienne = Thun = Aar dapprima con reparti di copertura progressivamente rinforzati, e quindi con i grossi. 3° Contemporaneamente.: 1 divisione Inglese schieratasi inizialmente al S. Gottardo, 1 o 2 di-

(*) AUSSME, Rep. E - 2, busta 114


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"LE RELAZION I MILITAR! TRA ITALIA E SVLUERA"

visioni francesi schieratesi inizialmente al Sempione, avanzerebbero per concorrere con il G.A.H. · La divisione Inglese punterebbe su Fliielen. Le truppe Francesi, impossessatesi del Lotschberg dovrebbero

raggiungere la linea dell'Aar fra Bienne e Thun, prendendo contatto a Thun con il G .A.H., del quale passerebbero a far parte. \ Per l'attuazione di questo «progetto H'» il Comando Francese ravvisa la necessità e quindi propone: 1° Di assegnare come zona di riposo alle truppe Alleate in Italia la regione a Nord di Novara, a cavallo della strada del Sempione, per almeno una divisione Francese. La regione di Como per una divisione Inglese. 2° Che le divisioni ora dette, all'atto in cui raggiungano la dislocazione pro.posta al precedente N° I) si assumano il compito della copertura della frontiera Svizzera in corrispondenza al Sempione e al S. Gottardo, collegandosi alle truppe Italiane da mantenere, per ogni eventualità, in territorio Italiano. Qualora tali proposte ven issero accettate: a) Il Comando Supremo Francese si assumerebbe l'incarico di preavvisare il governo Federale delle disposizioni previste e ciò allo scopo di evitare le apprensioni che potrebbe far nascere la attuazione dello schieramento precauzionale derivante dalla adozione del progetto di cui trattasi. b) I Comandanti delle Armate Francesi ed Inglesi in Italia dovrebbero predisporre, d'accordo con il Comando Supremo, i trasporti occorrenti per attuare il «progetto H'». Prego pertanto codesto Comando di farmi conoscere: 1° Il proprio parere circa le proposte sopra accennate . '2:' Con quante forze si propone di prolungare la fronte Italiana a Ovest dello Stelvio, e su quale linea intenda schierarle, nella situazione difensiva considerata nell'ipotesi A) del "progetto H'". 'J' Con quante forze e con quale dispositivo intende prolungare la fronte Italiana dallo Stelvio verso Occidente, fino a saldarsi con il G.A.H., nella situazione controffensiva considerata nell'ipotesi B) del «progetto H '».

F.TO Generale L. C A DORNA


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481 Allegato n. 72 (*)

COMANDO SUPREMO UFFICIO OPERAZIONI Promemoria circa le eventuali operazioni alla frontiera nord 10 gennaio 1918 Lo studio per l'eventuale difesa della frontiera nord è stato concretato secondo tre soluzioni fondamentali. Soluzione A. della massima economia; difesa entro confine, salvo la occupazione di sorpresa del Sasso Piatto e del M. Generoso. La difesa è limitata però a ovest alla stretta di Bara1, a est alla linea M. Calbiga = M. Tremezzo = M. Legnone = dorsale delle Orobie. Tale solu zione implica il ripiegamento della sinistra del III Corpo d'armata a sud del solco dell'Aprica, ciò che è stato previsto (v. schizzo allegato 1, linea azzurra) (omesso). Forze minime preventivate: 4 corpi d'armata (di cui una divisione in riserva). Soluzione B. meno economica, allo scopo di abbandonare il meno possibile del territorio nazionale. Comprende, come la precedente, la preventiva occupazione del Sasso Piatto e del M. Generoso; a ovest si èStende fino a comprendere la conca di Domodossola, senza però spingersi al Sempione. A est copre il nodo di Chiavenna e il corridoio della Valtellina, portando la difesa su I versante nord dell'Adda, da M. della Disgrazia a Pizzo Scalino, e prevedendo l'incapsulamento del saliente del Poschiavino per parte del III. Corpo, la cui sinistra, se costretta aripiegare, anziché retrocedere a sud dell'Aprica, si affermerebbe a nord di questa, sulle posizioni del Mortirolo (v. schizzo allegato 1, linea verde) (omesso) . Forze preventivate: 5 corpi d'armata e mezzo su 2 divisioni ciascuno, di cui 2 divisioni in riserva. Soluzione C. Concetto: Operare offensivame nte da est e da ovest

(*) AUSSME, Rep. E - 2, busta 11 1

Si prescinde dal settore Aosta dove la difesa si prevede ridotta ad una semplice osservazione. Anche la difesa effettiva di questo settore è però stata studiata.


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per strozzare il saliente ticinese ed impadronirsi di M. Ceneri, espugnando questo modo fortificato (per le difese svizzere ivi esistenti v. schizzo allegato 3) (omesso). Forze preventivate: 6 corpi d'armata e mezzo su 2 divisioni ciascuno, non compresa la riserva, prevista in più corpi d'armata, ma da determinarsi al momento secondo le forze disponibili (per lo schieramento v. schizzo allegato 2) (omesso). *** Per quanto concerne il problema delle forze, si noti che, secondo accordi generici presi nel g~nnaio 1917 col generale Nivelle, e determinati in seguito col generale Foch nel convegno dell'8 aprile 1917 a Vicenza, e ra stato previsto il concorso alleato per l'eventualità di un attacco austro-germanico diretto contro la nostra frontiera Nord. Tale concorso era stato approssimativamente indicato in 10 divisioni franco-inglesi. *** A quell'epoca noi avevamo sulla frontiera Nord la 58'1 divisione fanteria ( con 3 brigate), un certo numero di battaglioni R.G .F. e tutti i battaglioni ciclisti, 5 compagnie alpini, più, a portata, 2 divisioni di cavalleria (38 e 4a), a cavallo; e v' era anche un certo numero di batterie leggere e di med io calibro. *** Presentemente l' occupazione della front iera Nord è ridotta a una trentina di drappelli skiatori, qualche compagnia presidiaria qualche riparto del genio fra cui una compagnia telegrafisti; una batteria da 75 A. su 2 pezzi. (v. schizzo allegato 6) (omesso).

*** Ciò premesso, si esaminano i quesiti proposti al comando supremo dal Comitato interalleato. *** 1° QUESTITO

Ipotesi di atteggiamento strettamente difensivo. Due o tre divisioni franco inglesi concorrerebbero a coprire la zona industriale di Milano; in primo tempo prolungando verso ovest e rinforzando l'occupazione avanzata nord italiana; in secondo tempo imposessandosi del massiccio del Sempione e della regione di Bellinzona (sbocco del S. Gottardo). Sembra, sebbene non sia esplicitamente detto, che in questa ipotesi non sia da attendere alcun concorso svizzero, e magari debba prevedersi l'ostilità delle truppe elvetiche. In tal caso il fabbisogno totale (riserva generale esclusa) si potrebbe all' incirca calcolare pari a quello previsto per la nostra soluzione C cioè a 13 divisioni. Cosicché dedotte,


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le 3 divisioni alleate d i cui è cenno nel promemoria, il comando supremo dovrebbe provvedere 5 corpi d'armata. Ora, sembra invece razionale assumere come dato di base che il comando supremo non potrebbe disporre nella migliore ipotesi che di 3 corpi d'armata, corrispondenti a quelli che presentemente fanno parte della sa armata. *** Se invece il quesito del Comitato interalleato presuppone la Svizzera amica o neutrale, il problema si presenta di diversa e ad ogni modo più facile soluzione; ma occorre per questo conoscere prima la misura nella quale il comando francese crede di poter fare affidamento su tale amicizia o neutralità.

***

7: QUESITO Ipotesi di atteggiamento controffensivo. 1°) Le truppe federali svizzere si disporrebbero sulla linea: Les Rangiers (40 Km a sud est di Belfort = 6 km. a ovest di Delemont) = Auenstein (sull'Aar, 50 km. a ovest di Zurigo) = Lucerna. Compito esclusivo: proteggere lo sbocco dal Giura del G.A.H. (Groupe d'Armées d'Helvetie). 2° ) Il G .A.I-I. deve raggiungere la fronte Les Rangiers = Bienne (Biel) = Thun = Aar, dapprima con riparti di copertura progressivamente rinforzati, e quindi con i grossi. 3°) contemporaneamente: Una divisione inglese schieratasi inizialmente al S. Gottardo punterebbe su Fluelen . Una o due divisioni francesi schieratesi inizialmente al Sempione avanzerebbero per il Lotschberg sulla linea dell'Aar fra Berna (Brienz ?) e Thun, prendendo contatto a Thun col G .A.H., del quale passerebbero a far parte.

*** Ciò posto, vedasi lo schizzo al 500.000 (allegato 4) (omesso). Su questo schizzo si sono segnate: a) in verde la linea di copertura che assumerebbero le truppe elvetiche. b) in nero fumo la linea che assumerebbe il G .A.I-I. e il movimento delle due divisioni francesi del Sempione. e) in lilla il movimento della divisione inglese del Gottardo. Supposto che la destra francese arrivi a Brienz, non si vede chiaro chi occuperebbe lo spazio fra Brienz e Fluelen ( divisione inglese) e non


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"LE RELAZIONI M ILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

si sa che cosa farebbe l'armata svizzera dopo assolto il compito di copertura.Comunque, esaminiamo il solo tratto di fronte da Fluelen allo .Stelvio, e supponiamo di doverlo occupare con truppe italiane.

*** Occorre prima stabilire dove si farebbe tale occupazione, dipendendo dalla linea prescelta il sommario computo delle forze occorrenti. Sembra evidente la convenienza di interdire al nemico l'accesso alla regione dei Grigioni, dove l'abbondanza delle comunicazioni gli renderebbe facile la manovra; mentre, abbandonando tale regione, avremmo noi le comunicazioni meno facili e ci riuscirebbe più difficile la difesa. Sullo schizzo 1:500.000 (allegato 4) si è abbozzato un ipotetico schieramento di nostre truppe destinate a collegare la sinistra del nostro III corpo colla divisione inglese di Fluelen; e da tale progetto risulta un preventivo di forze italiane pari a circa 4 corpi d'armata (su due divjsioni ciascuno, compreso un gruppo alpino per il collegamento asinistra con la divisione inglese). Tale preventivo corrisponde all'incirca = giova notarlo= al fabbi sogno di forze calcolato per la nostra soluzione difensiva A ( che è quella più economica). Ogni altra linea più arretrata, mentre sembra risulterebbe meno conveniente, riuscirebbe anche molto più dispendiosa; e perciò il calcolo di forze che si è fatto sopra rappresenta un minimo. Conviene ancora tenere presente che, dato un tale schieramento delle truppe dell'Intesa in territorio svizzero, i nostri alleati risulterebbero serviti da ottime ferrovie compresa quella del Gottardo; mentre le truppe italiane non potrebbero fare che parziale assegnamento su quest' ultima, e dovrebbero affidarsi quasì esclusivamente ai servizi autocarreggiati, per distanze dalle teste di linea ( di ferrovie poco produttive), che raggiungono i massimi logisticamente ammessi.

* **

Si aggiunge (allegato 5) (omesso) per conoscenza di S.E. il Capo, uno studio circa la capacità di trasporto delle ferrovie svizzere che dalla fronte Basilea = Costanza conducono alla frontiera italiana, e circa il tempo che occorrerebbe per trasporto di una massa di truppe austro= tedesche verso la nostra frontiera nord.

***

L'allegato 6 (omesso) rappresenta, come fu già accennato, la presente dislocazione delle poche truppe costituenti la nostra occupazione avanzata Nord. Il Colonnello UGO CAVALLERO


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485 AUegato n. 73 (*)

NOTE SULLA RETTIFICAZIONE DEL CONFINE SVIZZERO IN CORRISPONDENZA DEI DUE SALIENTI TICINESE E DEL POSCHlA VINO Si prescinde da ogni ipotetica soluzione basata sui cospicui compensi, quali potrebbero rendersi possibili "post bellum" con un nostro assetto territoriale diverso dall'attuale. Si vuole invece solo tracciare una concreta via di accordi intesi a conciliare !'esigenze della nostra difesa coi presumibili desiderata economici e industriali della Svizzera nonchè con le note prevalenti tendenze federali del Canton Ticino. Sulla base di questo programma minimo, lo scopo da raggiungere dovre bbe essere per il Saliente ticinese la sua neutralizzazione ai tìni militari offensivi e i termini delle trattative potrebbero essere: 1°) Cessione all'Italia del territorio compreso fra l'attuale confine e quello segnato in verde nell'unita carta (allegato n. 1). La definitiva confinazione - come è ovvio - dovrebbe essere oggetto di ulteriori studi e ricognizioni: ora è sufficiente dare espressione grafica al concetto dello strozz.amento del Saliente alla sua base, ove si costituirebbe una posizione di sbarramento forte per natura e per arte. 2°) Cessione alla Svizzera del territorio di Campione, e della valle di Lei ove verrebbe spostato il confine ad occidente nel senso indicato nell'allegato n. 2. Per il saliente del Poschiavino la soluzione del problema è dato dalla rettifica tracciata sull'allegato n. 3 ; il nuovo confine si svolgerebbe sulla dorsale principale dell Alpi Retiche lasciando all'Italia l'intero saliente indicato a sud della cima P. d'Arlas -M. Vago, cedendo alla Confederazione la Conca di Livigno.

(•) Mancano le carte cui si fa riferimento. Le "note" sono senza data e senza Jìrma. Presumibilmente risalgono all'anno 1916 e sono in parte dattiloscritte ed in gran parte manoscritte di pugno del Ten. Gen. Carlo Porro, Sottocapo di S.M. al Comando Supremo. Documento conservato da AUSSME, Rep. E • 2, busta 5.


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·LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA F SVIZZERA·

Allegato n. 74 (*)

CONSOLATOITALlANO NEL CANTON TICINO Lugano 17.1.1981 Ha avuto luogo stasera la riunione degli Italiani qui res identi. Essa è stata .presenziata dal R. Ministro a Berna, On. Giovanni Marchi, venuto espressamente. Al banchetto, di circa 400 coperti, l'On. Marchi ha rivolto ai connazionali parole di circostanza, e alludendo aJle voci di un preteso irredentismo italiano nel Ticino, recentemente rimesse in circolazione, si è espresso testualmente nei seguenti termini: "Giacché si presenta l'occasione tengo a ripetere quanto altre volte ho affermato: la ripetizione acquista, qui, un valore specifico e particolare. Di tanto in tanto sento pronunciare la parola "irredentismo" e "irredentismo italiano" nei riguardi del Ticino". Ciò è nettamente falso. Nessuno in Italia ha mai pensato seriamente a delle rivendicazioni che attentino all'integrità del territorio elvetico, così come è da secoli e come oggi si presenta. La specialissima situazione geografica della Svizzera, situazione che le attribuisce un'importanza di prim'ordine nel mondo europeo, è tale che le grandi nazioni confinanti hanno non solo il dove re, ma l' interesse a garantire, rispettare, e far rispettare, se occorra, i suoi confini. Per quanto riguarda l'Italia e i suoi diretti interessi, vorrei dire, mi sia permesso il paradosso, che se un Cantone di origine e di lingua italiana non es istesse in seno alla Confederazione, bisognerebbe inventarlo. Il Cantone Ticino, posto fra i due altri aggruppamenti che formano la Confederazione, ha una spiccatissima funzione di equilibrio, di armonia, di pacifico sviluppo: qualità positive queste, conferitegli dalla sua marcata personalità linguistica e religiosa, personalità che ogni italiano di buon senso dovrebbe volere sempre sviluppata. Può, in noi, esservi dunque l'aperto e confessato desiderio che tali caratteristiche restino inalterate, desiderio nobilissimo del resto, che trova un riscontro pratico nei provvedimenti ultimamente e saggiamente adottati dal Governo cantonale per una rigida ed efficace difesa della sua lingua. Può darsi ancora, anzi è, che studiosi italiani amino ad(*) M.A.E., Svizzera, busta I (1931). Le dichiarazion i del R. Ministro a Berna, On. Marchi, eano state autorizzate preventivamente da Roma.


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dentrarsi nei meandri delle ricerche storiche comuni al Ticino ed ai limitrofi paesi del regno, con i quali, in passato, il T icino fu legato od ebbe strettissimi rapporti politici, economici e culturali. Ma né quei leggittimi desideri, né questi studi proficui, autorizzano chicchessia a sventare lo spauracchio di un inesistente irredentismo ed ancor meno di fantastiche mire annessionistiche italiane. Del resto tali voci, che possiamo chiamare addirittura "vociferazioni" ricevettero, qualche anno fa, una preventiva e solenne smentita dalle inequivocabili dichiarazioni del capo del Governo d'Italia; dichiarazioni che non lasciano alcun dubbio sullo spirito di perfetta lealtà che anima il mio Paese nei rispetti della Svizzera, la cui integrità e indissolubilità, ripeto, è per noi un principio indiscutibile". Queste dichiarazioni del Ministro d'Italia sono state salutate dall'entusiastico consenso di tutti i presenti.

Allegato n. 75 (*)

COLLOQUIO DI S.E. IL CAPO DEL GOVERNO CON CONSIGLIERE FEDERALE On. MOTTA

28.4.1933

Il Capo del Governo ha detto al Consigliere Federale Motta che per dare una prova di amicizia alla Svizzera gli dichiara sin d'ora che alla scadenza del Trattato di amicizia ne l 1934 è disposto a prorogarlo di altri 10 anni senza modifiche. Il Capo del Governo ha anche dichiarato all'On. Motta che in Italia non esiste una questione irredentista per il Canton Ticino. È necessario però che il Canton Ticino mantenga il proprio caratt~re italiano; se dovesse cambiare tale carattere per lo stabilimento di popolazione di altra razza, sia pure se cittadini federali, sorgerebbe allora per l'Italia la questione della difesa della propria frontiera al Gottardo. Il Consigliere Federale Motta ha aderito a questo punto di vista del Capo del Governo italiano.

(*) M.A.E., Svizzera, busta I


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·LE RELAZIONI MILITARI TRA ITA LIA E SVIZZERA"

Allegato n. 76 {*)

STRALCIO DEL P.O. n. 1 del 1927 PIANO PRECAUZIONALE Questo piano prevede: Ipotesi di guerra dell'Italia contro Austria-Germania alleate, Svizzera neutrale, ma richiedente misure precauzionali, Francia e Jugoslavia neutrali. 1 Considera disponibile, all'inizio del conflitto, solo una parte della massa prevista dai documenti di mobilitazione, e cioè: 21 Divisioni 27 Battaglioni Alpini 27 Batterie da Montagna 24 Battaglioni Bersaglieri 12 Reggimenti di Cavalleria e altri elementi (artiglieria controaerei, pesante, pesante, campale, elementi del genio, trasporti, CC.RR.) nella misura adeguata alla massa delle 21 Divisioni, raggruppate in 9 Comandi di Corpo d'Armata. Di tali forze sono lasciate per misura prudenziale alla frontiera svizzera: a) - le tre Divisioni di Novara - Milano - Brescia b) - 5 Battaglioni Alpini - 5 Batterie da Montagna c) - 4 Battaglioni Bersaglieri d) - 2 Reggimenti di Cavalleria. Nessuno eleme nto invece viene lasciato alle frontiere jugoslava e francese, sulle quali l'ipotesi, posta a base del piano, presume una situazione politica tale da non far temere complicazioni. Per semplice misura precauzionale e finché la situazione non sia completamente chiarita in relazione a possibili moti interni delle popolazioni allogene slave, viene inizialmente lasciata in tale regione la Divisione di Pola. Nell'ordinamento della massa essa pertanto non sarà considerata come costituente il V Corpo d'Armata mobilitato, ma passerà a far parte della riserva generale, restando però inizialmente nella zona istriana.

(*) AUSSME, Rep. H-6, busta 2 Un "Piano 1-A" prevedeva il caso che la Jugoslavia non fosse neutrale.

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Rimangono pertanto disponibili per l'inizio delle operazioni sulla frontiera austro-tedesca e per la costituzione della riserva generale: 18 Divisioni 22 Battaglioni Alpini 22 Batterie da Montagna 20 Battaglioni Bersaglieri 9 Reggimenti di Cavalleria. Appare quindi subito evidente, come, nonostante la limitazione delle forze inizialmente disponibili, nessuna riduzione si intenda di fare alle forze assegnate alla vigilanza della frontiera svizzera, in confronto di quante ne vengono assegnate nel piano N . 1. Infatti, benché si consideri la Svizzera neutrale e non si supponga l'eventualità di una raccolta di forze tedesche in località legittimante il sospetto di una violazione del suo territorio, occorre ugualmente tenersi pronti a prevenire o quanto meno a fronteggiare alla frontiera svizzera una situazione militare, che potrebbe divenire, per noi, assai , minacciosa. Questa minaccia acquista maggiore consistenza nell'ipotesi precauzionale, in quanto, essendo costretti a limitare, per la scarsezza delle forze inizialmente disponibli, la nostra azione offensiva ( come da un successivo esame vedremo) in estensione ed in profondità, non potremo imporre alla Germania una nostra decisa iniziativa e quindi il teatro di lotta per noi più conveniente. Si può perciò ritenere non improbabile che la Germania, quando abbia raggiunto la sua piena efficienza militare, sia indotta a cercare una rapida soluzione del conflitto attraverso il territorio svizzero, evitando così l'aspra zona d'ostacolo alle sue operazione offensive, esistente tra la Baviera e la pianura padana, per raggiungere, con ben minori difficoltà di terreno e profittando delle grandi linee di comunicazione con asse da Nord a Sud e sopratutto dell'esistenza del saliente ticinese, lo sbocco in pianura nella zona più vitale del nostro paese nel campo industriale. Né la neutralità svizzera può essere garanzia sufficiente non solo perché un diritto teorico di neutralità è stato sempre violato quando fu ritenuto conveniente di farlo, (la Germania, con.la predisposta ed effettuata violazione della neutralità belga, ha tolto ogni forza reale a questo diritto platonico) ma anche perché la costituzione demografica della Svizzera, l'intimo contatto del territorio germanico con quello della confederazione, i sentim enti prevalenti tra la sua popolazione e la mentalità che presiede nello S.M. e nell'Esercito Federale alla preparazione bellica delle forze della confederazione, devono ammonire di un valore relativo.


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•LE RELAZIONI MILITARI TRA ITAL!A E SVIZZERA"

Per contro è evidente che la nazione svizzera deve sempre tener presente che la neutralità è per essa ragione della sua stessa esistenza politica e che un suo intervento in una vasta conflagrazione o la passiva sua sottomissione alla violazione da parte di uno degli stati in lotta potrebbe significare, con tutta probabilità, la sua fine come stato indipendente, considerazione che anche nell'ultima guerra l'ha fatta desistere da un intervento in favore degli imperi centrali, anche quando la bilancia della guerra sembrava pendere in loro favore. Ad ogni modo, anche se tale considerazione avesse a contenere la condotta della federazione nella linea impostale dallo statuto europeo, dobbiamo ammettere come possibile che la Germania possa, in determinate circostanze, violare la neutralità e non trovare nei cantoni svizzeri la decisa volontà contraria e la resistenza, che trovò nel Belgio. D'altra parte, pur dando tutto il peso necessario alla minaccia svizzera, occorre considerare che essa non potrà mai verificarsi all'inizio del conflitto, ma solo quando la Germania avesse raggiunto o stesse per raggiungere la sua piena efficienza militare. Naturalmente, è logico presumere che, anche da parte nostra, l'apparato militare avrebbe già avuto tutto il suo necessario sviluppo e quindi il calcolo delle nostre forze non dovrebbe più basarsi solamente su 21 Divisioni, ma su 40 (30 di primo tempo - 10 di secondo) o per lo meno, nell'ipotesi più pessimista, sulle 30 Divisioni di primo tempo. Nella peggiore delle ipotesi, avremo quindi la possibilità di reagire subito contro un eventuale attacco tedesco attraverso la Svizzera con una massa di almeno 15 Divisioni, e cioè con le tre Divisioni già dislocate alla frontiera, con le nuove 9 Divisioni già divenute disponibili, con le divisioni disponibili dell'Armata di riserva, pur calcolando queste solamente a tre. È evidente che dalla pedemontana Milano - Udine ( dove, come vedremo, questa massa verrebbe ad essere dislocata) noi saremo in condizioni di precedere i tedeschi, in quanto il nostro ammassamento alla frontiera svizzera sarebbe certamente iniziato quando il concentramento di masse tedesche a tale frontiera ne facesse risultare evidente l'ìntenzione di violare la neutralità svizzera e la nostra azione dovrebbe naturalmente cominciare ad avere il suo sviluppo nel momento in cui i primi nuclei tedeschi attraversassero la frontiera svizzera. Il nostro primo urto quindi non potrebbe avvenire contro truppe tedesche, ma solamente contro le forze svizzere. Ora anche ammesso che gli svizzeri non avessero lasciata alcuna forza sulla loro frontiera nord per dare anche un simulacro di resistenza alla violazione della loro neutalità, non potrebbero d'altra parte concentrare contro di noi tutta la loro massa, in quanto avrebbero sempre


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da vigilare la frontiera francese con parte notevole delle forze. Ora è noto che la Svizzera può, chiamando anche la Landwehr fino ai 40 anni, costituire tra armata attiva e di Landwehr una forza di 150 battaglioni. Sforzo questo già di notevole entità, qualora si consideri la popolazione della Svizzera (Abitanti 3.936.330). Ammesso che di questa forza sia contro di noi schierata una metà, avremmo inizialmente 144 battaglioni nostri contro 75 svizzeri. Dovremo quindi profittare di questa iniziale superiorità di forze per crearci le migliori condizioni per la nostra difesa successiva; pertanto nostro primo essenziale atto operativo, nell'eventualità di una violazione da parte tedesca della Svizzera, dovrà essere quello di portarci al più presto, prevenendo i tedeschi, alla cresta alpina, mediante la recisione totale del saliente ticinese. 2 - Ove ciò non fosse possibile, occorrerebbe ottenere almeno la recisione dell'estremità meridionale del saliente, agendo dai solchi di S. Maria Maggiore e delle Cento Valli ad ovest e dal passo di S. Jorio ad est. Naturalmente in tale ipotesi, noi abbiamo considerato il caso per noi più sfavorevole, in quanto, con ogni probabilità, anche se la lotta fose stata in precedenza limitata a Italia - Austria - Germania, la violazione della neutralità svizzera sarebbe l'inizio di un più vasto conflitto e segnerebbe certamente l'entrata in guerra di altre nazioni. Se quindi occorre dare alla minaccia svizzera tutto il peso necessario, non dobbiamo, d'altra parte, lasciarci dominare completamente dalla sola visione di una tale possibilità e rinunziare ad ogni nostra iniziativa sul reale scacchiere di lotta, condannandoci senz'altro a subire in pieno l'iniziativa avversaria, Una volta pertanto considerato il modo di parare un'azione tedesca, sviluppantasi attraverso il territorio svizzero, occorre esaminare quali operazioni convenga effettuare alla frontiera austriaca. Naturalmente, disponendo di sole 18 Divisioni (tre sono lasciate, come si è detto, alla frontiera svizzera), è necessario proporzionare a tale massa le nostre possibilità, occorre cioè limitare inizialmente l'azione in estensione e in profondità e sviluppare unicamente quelle operazioni, che abbiano lo scopo ben determinato di migliorare la nostra situazione generale per crearci le migliori condizioni sia per una più efficace economica e razionale difesa, sia per rendere possibile lo sviluppo successivo della nostra azione, quando.fosse venuta a rendersi disponibile la

2Si consideri

in proposito l'importanza che acquistano al riguardo le comunicazioni dei due salienti dello Spluga e di Antigorio e come sia necessario perciò continuare i lavori già iniziati nel saliente di Antigorio fin o ad attestarsi al passo di S. Giacomo.


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massa di riserva. Quest' ultima considerazione (si debba o no sviluppare una nostra successiva offensiva) deve avere il massimo peso, in quanto ci pone, in ogni caso, in grado di esercitare una minaccia, di cui l'avversario dovrà pur tenere conto nell'impostazione di ogni suo problema. · Occorre a tale scopo rammentare che la natura del teatro di operazioni italo-austro-tedesco è tale da imporre che le nostre azioni siano effettuate prima che l'avversario possa essere in grado di opporre una efficace resistenza, in modo da evitare che esso riesca, affermandosi sulle porte, che si aprono nel grande ostacolo alpino, ad impedirci successivamente qualunque nostra azione e qualunque nostra possibilità.

Allegato n. 77 (*)

STRALCIO DEL PIANO 4 P.I. (non diramato) CONFLITTO CON AUSTRIA= GERMANIA CON L'EVENTUALE CONCORSO DELLA SVIZZERA ottobre 1928

È logicamente da escludere un conflitto isolato fra Italia e Svizzera: l'intervento di questa contro di noi potrà invece verificarsi nel caso di un conflitto italo-tedesco . In tale eventualità, data la limitata capacità dell'esercito svizzero ad operare, da solo, fuori dei confini nazionali, non sembra siano da modificare i concetti operativi contro Austria e Germania contemplati nel piano 1 P.I. Bisognerà, però, prevedere anche l'azione contro la Svizzera, che deve tendere essenzialmente ad eliminare il saliente ticinese. Questo, infatti, potrebbe diventare, a mobilitazio.µe compiuta delle forze austro-germaniche, direttrice d'invasione pericolosa per noi. Pertanto il piano 4 PI potrà considerarsi come appendice al piano 1 P.I. La recisione del saliente ticinese e degli altri minori (SempioneMaloia-Bernina-Monastero) portando la nostra difesa sul crinale alpino, ci darà la necessaria tranquillità su questo settore del fronte e ci consentirà notevole eonomia di forze, evitandoci di sottrarne altre dal settore principale. (*) AUSSME, Rep. H-6, busta 2


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L'organizzazione militare svizzera è nota: le unità non si costituiscono che all'atto della mobilitazione o, parzialmente, nei periodi di istruzione. La mobilitazione è rapidissima, però la costituzione dei reparti e dei servizi richiede circa una settimana. In totale l'esercito svizzero si mobilita su 3 Corpi d'armata (6 Divisioni) e 2 comandi di fortezza (S. Maurice e Gottardo). Poiché solo un'aliquota di tali forze potrà inizialmente essere impiegata contro di noi' , si ritiene che, per raggiungere gli scopi predetti (recisione saliente ticinese ed altri minori) siano sufficienti le seguenti forze: 1 Corpo d'armata su 3 Divisioni 9 battaglioni alpini e relative batterie da montagna 7 battaglioni camicie nere 10 batterie pesanti. Tali forze sarebbero tratte dalla I3 Armata (Piano 1 PI riserva generale) ad eccezione di 4 battaglioni alpini che verrebbero sottratti allearmate 'l!- e 3" in ragione di 2 per armata. Tali forze verrebbero cosi ripartite:

1 3 3 5

Divisione battaglioni alpini batterie da montagna batterie pesanti

direttrice Antigorio - S. Gottardo

1 3 3 5

Divisione battaglioni alpini batterie da montagna batterie pesanti

direttrice Spluga - S. Bernardino

1 Divisione in riserva nel Comasco 1 battaglione alpini ed 1 batteria da mont. in val D'Aosta 1 battaglione alpini ed 1 batteria da mont. verso il Sempione 1 battaglione alpini ed una batteria da montagna lungo la direttrice Livigno-Bernina 6 battaglioni camicie nere distribuiti in copertura fra gli altri passi della frontiera. 1È

da presumere, infatti, che, nell'ipotesi di guerra considerata, la Svizzera debba tenere pane delle forze in copertura alla frontiera francese.


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" Le RELAZIONI MILITAR) TRA JTALIA E SVIZZERA"

Appendice N 4 R.P.1 al piano d'operazione N 1 R.P. 1

20 ottobre 1928 1°IPOTESI DI GUERRA Un conflitto isolato italo-svizzero sembra logicamente da escludersi; un intervento svizzero a nostro danno è, invece, un'ipotesi da considerare nel caso d'un conflitto italo-tedesco così come dev'esser sempre tenuta presente l'eventualità di una violazione della neutralità svizzera da parte avversaria. . E pertanto invece di compilare un apposito piano d'operazione contro la Svizzera (N 4 R.P. 1 ) un'apposita appendice N. 4 R.P. 1 - che contempli il caso d'un intervento svizzero a nostro danno. 2° FORZE DISPONIBILI 1 Corpo d'Armata (3 divisioni) 9 Btg. Alpini 9 Btr. Montagna

Sottratte alla Riserva Generale Dei quali, 5 sottratti alla Riserva generale; 2 alla 2a e 2 alla 3a Armata del { Piano N° 1 R.P. 1 6 Btg. Camicie Nere ])alla Divisione della Riserva Generale 10 Btr. pesanti Dalla Ris. Generale.

3° DISEGNO OPERATIVO a) Concetto d'azione e scopo L'intervento svizzero non muta il nostro disegno operativo verso Austria-Germania. Verso la Svizzera, invece, agire con la massa delle forze disponibili essenzialmente contro il saliente ticinese in modo da reciderlo più profondamente possibile - e di raggiungere il crinale alpino od almeno una linea che ci consente una salda ed economica difesa. Ciò allo scopo di evitare ogni ulteriore sottrazione di forza dal settore principale d'operazione (frontiera austriaca). b) Obiettivi Occupazione di tutto il crinale alpino mediante la recisione degli attuali salienti svizzeri (Sempione-Ticino-Maloia-Bernina-Monastero). Essenzialmente ed anzitutto: recidere il saliente ticinese sboccando dai nostri salienti di Antigorio e dello Spluga.


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e) Ripartizione delle forze 1 Divisione 3 Btg. Alpini direttrice Antigorio-S. Gottardo 3 Btr. Montagna

5 Btr. Art. pes. 1 Divisione 3 Btg. Alpini 3 Btr. Montagna 5 Btr. Art. Pes.

direttrice Spluga-S. Bernardino

1 Btg. Alpini } in Val d'Aosta 1 btr. Montagna 1 Btg. Alpini 1 Btr. Montagna

1

1 Btg. Alpini } 1 btr. Montagna

verso il Sempione

direttrice Livigno-Bernina

6 Btg. Camicie Nere, in copertura agli altri passi a rinforzo delle Brigate di frontiera della R.G. di Finanza 1 Divisione

In riserva nel Comando

FORZE SVIZZERE La Svizzera, che rappresenta il tipico ordinamento di nazione armata, non ha reparti permanenti; essi si costituiscono solo, e parzialmente, nei periodi di istruzione e per ragioni di ordine pubblico: totalmente per mobilitazione . La forza mobilitabile ascende ad oltre 500.000 uomini dai 20 ai 48 anni; per la mobilitazione e la costituzione dei reparti sono previsti 7 giorni. L'ordine di battaglia dell'esercito svizzero prevede: a) - Grandi Unità - 3 corpi d'armata - 6 divisioni, con le truppe dei servizi relativi - 2 comandi di fortezza (S/Maurice e Gottardo); b) - fanteria - 6 reggimenti e 6 gruppi; d) - artiglieria - 84 btg. da camp., 12 da mont., 18 pes. camp., 25 pe-


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"LE RELAZION I MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

santi, 15 da fortezza; e) - genio - (30 compagnie zappatori-minatori, 15 teleg., 12 pontieri; f) - aeronautica - 30 squadriglie.

Allegato n. 78 (*)

MEMORIA RELATIVA AD EVENTUALI OPERAZIONI SULLA FRONTIERA SVIZZERA NELL'IPOTESI DI GUERRA ITALO-TEDESCA PIANO 4 (P.l)

1° ) - Data di compilazione: Luglio 1929. 7: ) - Precedenti: .... N .... N .... 3°) - Scopo: Studio del problema strategico nel caso di violazione della n.e utralità svizzera da parte tedesca.

4° ) - Ipotesi base: 1° - Violazione o m inaccia di violazione da parte tedesca della neutralità svizzera in caso di conflit~o italo-tedesco; 2° - Svizzera schierata a fianco dell'Austria - Germania (eventualità poco probabile) .

5° ) - Nostro concetto operativo: A I !'in izio delle ostilità è da escludere la violazione della neu-

tralità svizzera per le rilevanti masse e l'importanza dei mezzi che l'operazione richiederebbe e si potrà provvedere alla copertura con un semplice velo di vigilanza. Successivamente si dovrà dislocare a buona portata dellafontiera una massa da impiegare al primo cenno di violazione della neutralità per: - occupare la conca di Andermatt e gli sbocchi est ed ovest del (*) AUSSM E, Rep. H-6, busta 11


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Gottardo spingendoci verso nord sino alla stretta di Goschenen; - assicurarci il possesso dei due passi del Lucomagno e del S. Bernardino; - portarci in Engandina sino ai Passi Julier, Albula e Fluela: • per controllare con le truppe occupanti la conca di Nauders (P. 1) tutti gli ingressi dell'Engadina; • per avere il possesso della valle; per eliminare la minaccia per Val Bregaglia contro il saliente del Chiavennasco; nel caso di contegno svizze ro a noi i"avorevole;

',

nel caso di contegno ostile invece: • per sfruttare la nostra schiacciante superiorità; • per eliminare le ragioni di debolezza dell'attuale confine italo - svizzero; • per metterci in condizione di fronteggiare efficacemente la minaccia tedesca; dovremo adottare le seguenti misure: - da M. Dolent al Pizzo Ando/la:semplici misure di vigilanza: - dal Pizzo Andolla a Punta Arbo/a: • occupazione del Passo del Sempione (aggirando la stretta di Gondo dai pressi di Monscera, di Aurone e del Rebbio); • occupazione dello sbarramento difensivo di Val di Vedro (direttrice Sempione) ove non sia possibile l'azione sul Passo; - da Punta Arbo/a al Bernina: • occupazione del passo di Nufenen agendo dal passo di Gries; • recisione totale del saliente ticinese per prevenire i tecrescbi nell'occupazione del crinale alpino, oppure recisione parziale per costituirci una fronte difensiva più salda ed economica qualora non sia possibile l'occupazione a più largo raggio; • occupazione del Passo di Maloggia, agendo da Val Bregaglia (direttrice di Maloggia) qualora non sia possibile l'azione sul Passo. - dal Bernina al Piz Lat: • occupazione del Passo del Bernina (ossia recisione del saliente di Val Poschiavino), agendo essenzialmente dal saliente di Livigno; • occupazione del Passo del Forno (ossia recisione del


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" LE RELAZIONI MILITARI TRA ITA LIA E SVIZZERA"

saliente di Val Monastero) agendo da nord a sud. Operazioni entrambe di limitata entità, ma che purgarantiscono nel modo più efficace contro possibili miminacce avversarie dall'Engadina. 6° ) - Prevedibili intendimenti avversari: Di fronte alla violazione della neutralità da parte tedesca il contegno svizzero potrebbe presentarsi: 1°) - favorevole o passivo ?:' ) - ostile. 7° ) - Forze contrapposte: Italia: in un primo tempo:

Truppe alpine

Truppe celeri

Milizia V.S.N.

{

3 btg. alpini

{

2 btg, ciclisti 2 rgt. cavalleria 1 gruppo art. a cavallo

{

4 btg. CC.NN. 1 btg. CC.NN. ciclisti confinaria uff. 35 - militi 700

3 btg. da montagna

Svizzera: - 3 divisioni (3a - 5• e 6a); complessivamente: - 57 btg. attivi - 16 btg. Landwehr - 42 btr. da campagna e da montagna oltre la guarnigione del Gottardo ed aliquote di truppe di armata che lo S.M. svizzero intendesse impegnare contro di noi. Di queste truppe prontamente disponibili, perché si mobilitano in zone limitrofe alla nostra frontiera, debbono considerarsi: - in Canton Ticino: 11 btg. tra attivi, Landwehr e Landsturm; - in corrispondenza dei salienti del Monastero e V. Poschiavo: 2 btg. attivi - 2 btg. Landsturm; - in corrispondenza del Sempione: I btg. attivo


\

ALLEGATI

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3 cp. Landsturm - 1 btg. Landsturm.

8°J . Disposizioni varie: .... N ... N .... 9°) - Suddivisione del piano:

La memoria consta di 4 parti: 1° - Premessa ~ - Terreno (Capo I) 3° - Le forze svizzere (Capo II) 4° - Disegno operativo (Capo III) 5° - Conclusione (Capo IV) e di n. 9 allegati così elencati: 1 - 1 bis - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 l()") -

Aggiunte e varianti: ... N .... N ....

11°) -La memoria venne redatta in due copie, ma non ebbe diramazione. Si conserva la copia n° 1 - la seconda copia è stata distrutta. 12°) - Piani successivi: P.R.9.


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA IT1\LIA E SVIZ71 RA"

Allegato n. 79(*)

MINISTERO DELLA GUERRA COMANDO DEL CORPO DI STATO MAGGIORE UFFICIO OPERAZIONI - SEZ. 2

lì I0 maggio 1935

= XIII

Promemoria Operazioni in Svizzera In obbedienza agli ordini ricevuti sono state compilate le unite direttive per il caso di violazione della neutralità Svizzera da parte della Germania, nell'ipotesi di atteggiamento svizzero a noi favorevole. Si fa presente che in questa eventualità la linea più economica da occupare è sempre quella Briga - Gottardo - stretta di Malans. Però, per occuparla in modo da poter resistere ad un attacco tèd~sco, occorrono, oltre alle forze di copertura dell'Armata S. un certo nume ro di grandi unità. Qualora si prescinda dal concorso di forze svizzere, occorrerebbero almeno: 3 divisioni in prima schiera 2 divisioni in seconda schiera 3 divisioni in riserva. Qualora invece si possa contare su un efficace concorso delle forze svizzere, dovrebbe ro essere assegnate all'Armata S. Je forze necessarie pe r completare i quantitativi minimi sopraindicati.

OPERAZIONI IN SVIZZERA (Schizzi omessi) PREMESSA Scopo di nostre eventuali ope razioni in Svizzera è di occupare posizioni che ci consentano di difendere la Lombardia da una invasione tedesca.

(*) AUSSME, Rep. L - 10, busta 69


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Esse pertanto, non potranno iniziarsi che in dipendenza della violazione della neutralità svizzera da parte della Germania. La situazione base presenta quindi un elemento di sfavore per noi; dobbiamo cercare di annullarlo preordinando azione pronta e, soprattutto, potente. È da ritenere per certo che la grave decisione di violare la neutralità svizzera sarà presa dalla Germania soltanto qualora essa intenda condurre a fondo una _poderosa offensiva per invadere la pianura lombarda e cercare ivi la decisione della guerra. Quindi essa - ammaestrata anche dal precedente della violazione della neutralità belga - cercherà di assicurarsi tutti i possibili fattori di successo. In primo luogo, essa cercherà di ottenere che la Svizzera assuma atteggiamento di protesta quasi esclusivamente platonica o svolga un semplice simulacro di resistenza. E perciò farà in modo da mettere la Svizzera di fronte ad una invasione di forze talmente preponderanti da giustificare l'abbandono di qualsiasi opposizione. D'altra parte lo sviluppo di un'offensiva verso l'Italia, attraverso la Svizzera, richiede - data la posta in giuoco e le difficoltà non lievi da superare - forze notevolissime. È da ritenere inoltre, che la Germania farà di tutto per conseguire la sorpresa e guadagnare così spazio verso sud, capovolgendo la situazione rispetto alle possibilità di occupazione dei passi alpini - nettamente a noi favorevoli per ragioni di distanza. In conclusione si può ritenere che - nell'eventualità di violazione della neutralità svizzera - la Germania agirà di sorpresa con forze notevolissime - in massima parte celeri o motorizzate - che la Svizzera, nella migliore delle ipotesi, non apporrà alle forze tedesche che un simulacro di resistenza.

Ciò posto è indispensabile che le nostre predisposizioni per fronteggiare tale eventualità siano tali da consentirci di agire prontamente con forze adeguate, per occupare - volente o nolente la Svizzera - quelle posizioni che ci consentano di proteggere la pianura lombarda. La gravità della minaccia, la sfavorevole configurazione del nostro ::onfine con la Svizzera e la necessità assoluta di non farci prevenire dalle truppe tedesche ai passi alpini, sono tali da imporci sostanziali modificazioni al nostro disegno operativo. Ed infatti non sembra possibile che le forze di cui noi disponiamo possano consentirci di far fronte contemporaneamente alle tre esigenze contemplate dal piano 9: copertura robusta alla frontiera jugoslava -


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"LE REL.AZION I MI LITARI TRA ITAUA E SVIZZERA"

offensiva a fondo in Tirolo e Carinzia - operazioni in Svizzera. Anche nella migliore delle ipotesi una nostra offensiva vittoriosa in Tirolo ed in Carinzia, sarà sempre forzatamente lenta, dispendiosa e poco risolutiva, nè potrebbe esercitare alcuna favorevole ripercussione sulla eventuale avanzata tedesca in Svizzera e verso Milano. Per cui si può pensare che, qualora si manifesti tale minaccia lo scacchiere svizzero assumerebbe subito importanza principale. Pur non volendo sopravalutarlo, bisogna tuttavia che il nostro schieramento sia tale da poter spostare rapidamente il centro di gravità delle forze verso tale scacchiere - modificando immediatamente il nostro atteggiamento negli altri due.

OBIETTIVI Gli obiettivi cui dovremo tendere - nella eventualità considerata sono genericamente determinati da quanto si è detto - sono rappresentati cioè, dalle posizioni che ci consentano di proteggere validamente la pianura lombarda. Quali siano queste posizioni non è semplice stabilire. Le soluzion i che si presentano sono tre: una minima - una media - una massima. Di ciamo subito che la vera soluzione è una sola: la massima- le altre due non possono essere che il risultato di compromessi o di impossibilità di raggiungere la soluzione massima. Ed infatti: a) soluzione minima (linea azzurra dello schizzo an nesso) - elimina i vertici dei quattro salienti: Ticino - Maloia - Poschiavo e S..,Maria. È robusta in corrispondenza agli ultimi tre, ·meno nel saliente ticinese, dove gli ostacoli rappresent&ti dal lago Maggiore e dal T icino sono di poca entità. Può essere aggirata a sinistra per il solco di Centovalli e per il Sempione - allontana di poco la minaccia dalla pianura lombarda - ha grande sviluppo e richiede fo rze notevoli per essere tenuta. Essa può riassumersi in 5 passi rotabili (Sempione - Spluga - Maloia - Bernina - Forno) una zona di facilitazione (Bellinzona) un passo importante (S. Giacomo) con un totale di oltre 400 Km. di sviluppo (dal Sempione compreso al Piz Lat). Per occuparla solidamente occorrono da 8 o 9 divisioni in prima schiera a 4 - 5 in riserva (oltre agli alpini)! Da tener presente che, una volta a contatto su detta linea con le truppe tedesche, le possibilità offe nsive offerteci dai salienti di Antigorio e dello Spluga verrebbero a ridursi sensibilmente.


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Un'ultima considerazione: la conquista di detta linea si presenta difficile in corrispondenza del saliente più importante: il ticinese - perché porta le nostre truppe ad urtare contro il campo trincerato di Bellinzona - dotato di opere moderne e che sarà certamente occupato da forze svizzere non trascurabili. Né dobbiamo dimenticare che, dato il carattere del nostro intervento in Svizzera, subordinato alla violazione tedesca, difficilmente potremo fare assegnamento sulla sorpresa.

b) soluzione media (linea verde dello schizzo). È più breve e più robusta della precedente: 300 Km. di sviluppo sette rotabili da sbarrare, comprese fra aspre zone di ostacolo montano. Comprende l'occupazione del Sempione, indispensabile per dare sicurezza all'ala sinistra. Allontana sensibilmente la minaccia dalla pianura lombarda. Ha lo svantaggio di essere a stretto contatto della regione del Gottardo e quindi difAcile ad essere tenuta sotto il tiro dei forti, data ltl impossibilità di schieramento di nostre artiglierie al vertice del saliente di Antigorio e di alimento logistico, in contrapposto alle favorevoli condizioni di cui si avvantaggerebbero i nostri avversari. Ma soprattutto una conside razione porta ad escludere la scelta·: la difficoltà dell'operazione di conquista del tratto Passo di S. Giacomo Lucomagno qualora le forze svizzere non siano a noi favorevoli. Ed, infatti, l'assoluta assenza di comunicazioni, anche semplicemente mulattiere, nel tratto a sud del Passo di S. Giacomo, ci obbligherebbe ad agire da questo valico , il che è quanto dire andare a battere contro le fortificazioni del Gottardo. Ed allora tanto vale decidersi per l'occupazione di questo. Ché se poi le forze svizzere fossero a noi favorevoli sarebbe un errore fermarsi alla soluzione media e converrebbe spingersi senz'altro all'occupazione del nodo del Gottardo. Per queste considerazioni si è portati quindi ad escludere anche la soluzione media. Essa tuttavia rappresenterebbe sempre un sensibile vantaggio rispetto a quella minima: per tenerla potrebbero bastare da 5 a 6 divisioni in prima sch iera e 4 - 5 in riserva (oltre agli alpini).

c) soluzione massima - (linea bistro dello schizzo). Risolve radicalmente e più economicamente il problema: è robu-


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

stissima e breve: 200 Km. circa dal Sempione al Rhaticon, 4 sole porte da sbarrare, appoggiate ad impervi massicci alpini. Per occuparla basterebbero da 3 a 4 divisioni in prima schiera e 4 -5 in riserva (oltre agli alpini). Presenta anche il vantaggio, notevolissimo, di poter servire da pedana di partenza per ulteriori operazioni offensive verso la Gexmania meridionale, in collegamento con nostre truppe operanti nel Voralberg e con truppe alleate provenienti da ovest. Infine si presta - nell'eventualità meno favorevole per noi - a resistenze su successive posizioni montane, senza compromettere l'esito complessivo della lotta. In conclusione: - l'unica vera soluzione del nostro problema difensivo nell'ipotesi considerata è data dall'occupazione delle posizioni Briga - Gottardo stretta di Malans - Rhaticon.

Disegno operativo. La occupazione delle posizioni oradette - qualora le truppe svizzere siano a noi favorevoli - non presenterebbe alcuna difficoltà, sempre che le nostre forze fossero già raccolte a portata. Qualora, invece, le truppe svizzere tentassero di opporsi alla nostra azione è evidente che il problema si verrebbe a complicare sensibilmente. Però esso potrà essere risolto tempestivamente, solo se le forze che noi faremo agire subito saranno sensibilmente preponderanti rispetto a quelle che la Svizzera potrà contrapporci. A noi importa assolutamente guadagnare tempo per giungere prima dei tedeschi al Gottardo. ., D'altra parte l'azione diretta dal Passo di S. Giacomo ha poche probabilità di successo perché porta àd urtare contro la zona fortificata- né ci è possibile schierare artiglierie per batterla. Invece, operazioni dal saliente dello Spluga e dalla Valtellina hanno la quasi sicurezza di poter sboccare e, se rapidamente alimentate di poter giungere al Reno di Coira ed investire da est il nodo del Gottardo. In ogni caso la presenza di nostre forze a Coira - Tamins impedirà agli avversari di spingere truppe a sud del Gottardo. N elio schizzo sono state sommariamente indicate le direttrici di attacco delle nostre truppe. In sintesi si avrebbero: 1) una massa est (6 divisioni- di cui due possibilmente motorizzate e 3 nuclei alpini) dal passo di Baldiscio alla Forcola di Livigno - punta su


ALLWATI

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Coira - Malans mentre un nucleo alpino agisce verso i passi di S. Bernardino e del Lucomagno. 2) una massa ovest (3 divisioni - di cui 1 possibilmente motorizzata - ed un nucleo alpino) dal Sempione al Passo di S. Giacono, punta su Briga e il passo di Furka ed investe da ovest il Gottardo. 3) una massa di riserva (3 divisioni) attorno a Como od a portata ferroviaria delle due masse sopradette. In totale 12 Divisioni e 4 nuclei alpini. Di queste forze, una aliquota- quella destinata ad iniziare le operazioni - al primo avviso di violazione del territorio svizzero da parte tedesca - dovrebbe essere dislocata a portata degli sbocchi. La rimanente potrebbe essere raccolta indietro. La prima aliquota potrebbe essere così costituita e schierata: 1 divisione al Sempione 1 nucleo alpino al Passo di Gries 1 divisione al passo di S. Giacomo 1 nucleo alpino al passo di Baldiscio 1 divisione allo Spluga 1 nucleo alpino in Val di Lei 1 divisione in val Bregaglia 1 nucleo alpino al passo del Muretto 1 divisione attorno al saliente di Poschiavo Totale 5 Divisioni e 4 nuclei alpini. Le altre 7 divisioni dovrebbero essere dislocate a cavallo della ferrovia Milano - Verona.

*** (Segue stralcio delle "Direttive sulle operazioni in Svizzera") c) IN SVIZZERA 1. Scopo di nostre eventuali operazioni in Svizzera è di occupare

posizioni che ci consentano di difendere la Lombardia da una invasione tedesca. Esse pertanto non potranno iniziarsi che in dipendenza della violazione della neutralità svizzera da parte della Germania. Tuttavia il loro sviluppo deve tendere a far passare nelle nostre mani l'iniziativa delle operazioni. 2. Nell'eventualità considerata è da ritenere per certo che la Germania agirà di sorpresa, con forze rilevanti, in massima parte celeri e motorizzate, e che la Svizzera, nella migliore delle ipotesi, non opporrà alle forze tedesche che un simulacro di resistenza.


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3. La sfavorevole configurazione del confine in Ticino e Valtellina, ci impone di spingere la nostra occupazione in territorio Svizzero, violandone a nostra volta la neutralità. Azione immediata, potente, travolgente, toglierà alle forze che la confederazione volesse opporci ogni velleità di resistenza e ci consenti rà di prevenire le truppe tedesche sulle posizioni che a noi interessa occupare. 4. Queste posizioni sono: a) la conca di Briga - per eliminare la minaccia sul fianco sinistro del nostro schieramento, b) il nodo del Gottardo - per inte rdire le comunicazioni verso il Canton T icino. c) La streua di Malans - per coprire la Valtellina. 5. Le operazioni alla frontiera Svizzera sono affidate: - all'armata S dal Monte Rosa a Pizzo Garibaldi; - all'ala sinistra de lla 4a armata nel tratto Pizzo Garibaldi - Piz Lat. Linea di contatto fra le armate: Pizzo Garibaldi - Stelvio -Cevedale - Tonale - Adamello - (all'armata S). 6. L'obiettivo principale delle nostre operazioni in Svizzera è rappresentato dal nodo del Gottardo la cui occupazione elimina la grave minaccia del saliente ticinese e ci mette in condizioni di sviluppare ulteriori operazioni verso nord. L'occupazione del Gottardo deve spingersi al passo di Grimsel ed aJla gola di Goschenen. 7. L'occupazione de lla stretta di Ma!ans rappresenta la soluzione più economica del nostro problema difensivo in Valtellina. Tuttavia essa può essere sostituita, meno vantaggiosamente, però, dall'occupazione dei passi di Julier, Albula e Fluela. Insufficiente, invece, deve ritenersi la linea dei passi Ma loja - Be rnina e Forno. 8. L'occupazione della conca di Briga è indispensabile, non solo per dare sicurezza al fianco sinistro del nostro saliente di Antigorio - unica direttrice di operazione sul Gottardo - ma anche per poter concorrere, occorre ndo, all'investimento del passo di Furka, porta ocidentale della conca di Andermatt. Pertanto, tale operazione, si può considerare come parte integrale di quelle miranti all'occupazione del Gottardo. 9. Per raggiungere gli obiettivi sopraindicati è necessario, al primo avviso di violazione della neutralità Svizzera da parte tedesca, agire con la massima rapidità, violentemente e se possibile di sorpresa, per non dar


ALLEGATI

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tempo alle truppe svizzere di organizzare una resistenza e per prevenire le truppe tedesche. 10. Poichè l'attacco diretto del Gottardo dal saliente di Antigorio, si presenta difficile, data anche la presenza della zona fortificata, presidiata in permanenza, l'azione più potente partirà dal saliente dello Spluga e tenderà a scendere rapidamente in valle Reno per investire da est il nodo del Gottardo stesso. Contemporaneamente si agirà dal Sempione e dal vertice del saliente di Antigorio per completare l'investimento del Gottardo da sudovest e da ovest. All'estrema destra, intanto, con azioni partenti dal saliente di Lei, dalla val Bregaglia, dal passo del Muretto e dai lati del saliente di Poschiavo, si dovranno occupare subito i passi di Maloja a Bernina e successivamente del Julier e dell' Albula, spingendosi quindi a Coira e Malans. 11. Le previste operazioni dell'ala sinistra della 4a armata in valle Inn, dovranno spingersi almeno fino al passo di Arlberg per facilitare l'azione dell'armata S. verso Coira e Malans. 12. Ad occupazione avvenuta delle posizioni conca di Briga - nodo del Gottardo - stretta di Malans, occorre sistemarvisi rapidamente a difesa, col criterio di mantenere gli sbocchi verso nord per eventuali operazioni successive. 13. Il conando dell'armata S. provvederà all'osservazione aerea fino alla linea lago di Costanza - Sciaffusa - Aarau. A ll'esplorazione a più ampio raggio provvederà il comando supremo. 14. Eventuali azioni di distruzione dell'aviazione sono da chiedere al Comando Supremo. 15. L'ordine di attuazione delle presenti direttive spetta al Comando Supremo. 16. Le forz~ assegnate all'armataS . per le operazioni in Svizzera, risultano dall'allegato n° ...... .. .


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:\lki:ato

11.

Xli( • 1

P. R. 9 1° - DATA DI PUBBLICAZIONE: 27 maggio 1935 -A. XIII

2° - PIANI O STUDI PRECEDENTI: N. N. 3° - SCOPO DEL PIANO: studio: - dell'organizzazione della copertura alle frontiere jugoslava - austriaca e germanica; - delle operazioni offensive alle stesse frontiere attuate da parte nostra con attacco di sorpresa spinto rapidamente a fondo.

4° - IPOTESI BASE: - conflitto contro Austria-Germania e Jugoslavia alleate (vale anche se una di dette potenze si mantiene neutrale). Francia alleata o neutrale benevola; Svizzera neutrale.

5° - NOSTRO CONCETTO OPERATIVO: offensivo: portare fin dall'inizio la guerra in territorio avversario; mantenersi in misura di fronteggiare qualsiasi eventualità sugli scacchieri non impegnati.

6° - PREVEDIBILI INTENDIMENTI AVVERSARI: atteggiamento strategico difensivo, senza escludere, peraltro, che sia Jugoslavia che Austria e Germania mediante preparazione occulta prendano l'iniziativa delle operazioni, scatenando improvvisi attacchi diretti: - da parte jugoslava: ad otte nere un successo iniziale di particolare importanza dal punto di vista politico, sia con azione a breve raggio tendente alla conquista di Fiume sia con puntate in profondità dirette a raggiungere gli obiettivi di Trieste e di Gorizia; - da parte austriaca: ad impadronirsi di posizioni che costituiscono le nostre basi di partenza per l'offensiva, quali la conca di Spondigna, il nodo di Vipiteno e quello di Tarvisio, la conca di Dobbiaco; - da parte germanica: a violare la neutralità svizzera ed a minacciarci attraverso il Canton Ticino e l'Engadina.

(*) AU SSME, Rep. H-6, busta 11


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7° - FORZE CONTRAPPOSTE: - Jugoslave: 22 divisioni di ftr., delle quali 6 di nuova formazione; 1 divisione Guardia Reale; 2 divisioni di cavalleria; 2 brigate da montagna. - Austriache: 8 divisioni di ftr. ed 1 divisione celere. - Germaniche: 4 armate - 16 corpi d'armata (di cui 1 corazzato) -45 divisioni ftr. -4 div. motorizzate -1 div. montagna-3 div. corazzate - 1 brigata corazzata - 1 brigata leggera - 1 brigata cavalleria. - Italiane: alla frontiera Jugoslava: due armate: Y., su 1 C.A. - 4 divisioni ftr. - 1 div. alpina - 1 brigata corazzata "J", su 1 C.A. - 2 divisioni fanteria alla frontiera austriaca: due armate: 4a, su 2 C.a. - 6 divisioni fanteria - I div. alpina l", su 2 C.A. - 3 divisioni fanteria - 2 div. alpine alla frontiera svizzera: armata "S" ( elementi copertura) Riserva: Grandi unità celeri e motorizzate: 3 div. celeri - 2 divisioni motorizzate - 1 brigata corazzata. 1• massa di manovra: 5 C.A. - 11 divisioni di fanteria 2' massa di manovra: 5 C.A. - 14 divisioni di fanteria. 8° - DISPOSIZIONI VARIE: N. N. 9° - SUDDIVISIONE PIANO: Premessa: - Fascicolo I : Direttive per la copertura - Fascicolo II : Direttive per le operazioni iniziali - Fascicolo III : Predisposizioni per la radunata - Fascicolo IV : Direttive per i servizi Al piano sono annesse le "Direttive per l'organizzazione del servizio informazioni". 10° - EVENTUALI AGGIUNTE E VARIANTI AL PIANO: - 27 gennaio 1936-XIV: aumento delle truppe di armata nelle armate 23 e 4a - diminuzione di 2 div. ftr. tolte rispettivamente alla 1• e 23 massa di manovra. -1 gennaio 1937 - XV: aumento 1 div. ftr. alla4" armata, 1 div. alpina alla 1a armata, 1 brigata motomeccanizzata alla 2a armata. 11° - COPIE DISTRIBUITE: n° 14 rispettivamente: - a S.E. il Capo di S.M. dell'Esercito - a S.E. il Capo di S.M. Generale


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- al Sottocapo di S.M. per le operazioni - al Sottocapo di S.M. Intendente - Al Generale Capo Reparto Operazioni C.C.S.M. - al Comando Designato d'armata Torino - a S.E. comandante designato d'armata Padova - a S.E. comandante designato d'armata Verona - numeri dal 9 al 14: ufficio operazioni Copie conservate: una (n° 14) in sezione 12° - : PIANO SUCCESSIVO: N.N.

Allegato n. 81 ( *)

STRALCIO DELLA BOZZA DI PIANO RE LATIVO ALLO SCACCHIERE NORD DEL GIUGNO 1938 A) FRONTIERA SVIZZERA (disposizioni per la copertura) 1° - 14° : omessi 15° ) - La copertura alla frontiera svizzera, dal M. Rosa a Cima Garibaldi, è affidata aU' armata "S". Linea di contatto ad oriente con il IV c. d'a. (fr. tedesca): Cima Garibaldi - Passo dello Stelvio - M. Cevedale - Corno dei Tre Signori- Passo del Tonale -M. Adamello (località all'armata "S"). 16° ) - Fascia e settori di copertura risultano dall'allegato 2 ( omesso). 17°) - Il dispositivo di copertura alla frontiera svizzera deve consentire la possibilità di far fronte con adeguate e tempestive contromisure a sorprese di forze germaniche che avessero violato la neutralità svizzera.

(*) AUSSME, Rep. H-6, busta 13


ALLEGATI

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18°) - Una minaccia tedesca attraverso la Svizzera presumibilmente procederebbe dall'Engadina e dalla Viamala (Reno posteriore); eventualmente anche dal Canton Ticino. Nel primo caso, mantenendo saldo il possesso del passo dello Spluga dovremmo procedere - consentendolo tempo e forze - all'occupazione dei tre passi: Julier - Albula - Fluela che ci darebbero il possesso dell'Engadina. Qualora ciò non fosse possibile, si dovranno occupare almeno i passi: Maloggia - Bernina - Forno, con il che si impedirebbe ugualmente al nemico di penetrare nel nostro territorio. Nel secondo caso, oltre le azioni suddette, dovremmo tendere all'occupazione delle porte di accesso delle Alpi al Canton Ticino: Airolo (S. Gottardo) - Lucomagno - il nodo di Spluga (Passi di S. Bernardino e dello Spluga). Punti di partenza: il passo di San Giacomo ed il passo dello Spluga. 19°) - Tutte queste operazioni debbono pertanto formare oggetto di studio da parte del comando armata "S" in modo che in caso di necessità non vi sia che da inviare nella località prescelta le forze destinate a tali azioni in più di quelle assegnate per la copertura. 200 ) - Le forze di cui l'armata "S" dispone per la copertura risultano dall'allegato n. 4 (omesso). 21°) - Lungo il confine svizzero ad occidente del M. Rosa, sarà sufficiente mantenere le misure normali del tempo di pace.

B - SCACCHIERE SVIZZERO (disposizioni per le operazioni) 1° + 11° = omessi 12° ) - Scopo di nostre eventuali azioni in Svizzera é di crearci le migliori condizioni di difesa al primo accenno di violazione della neutralità svizzera da parte tedesca. 13°) - In tal caso, occorre occupare rapidamente le seguenti posizioni: a) passi Julier - Albu]a - Fluela per assicurarci il solco dell'Engandina; b) il passo del Gottardo, quello di Lucomagno, di S. Bernar-


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"LE RElAZ IONI MILITARI TRA TTALIA E SVIZZERA"

dino e la stretta di Rofna (est Spluga) per interdire tutte le comunicazioni verso il Canton Ticino. 14°) - L'occupazione di queste posizioni è affidata all'armata S, opportunamente rinforzata, che si collegherà a destra con la 4a armata al Piz Sesvenna o a M. Mutler in relazione alla situazione nel settore del Resia. 15°) - Raggiunte dette posizioni sistemarvisi rapidamente a difesa. L'occupazione sarà consolidata con forze che verranno fatte rapidamente affluire. 16°) - Nel caso che l'avversario ci prevenga sulle posizioni sopra accennate, occorre raggiungere e mantenere: a) - nell'Engadina: i passi di Maloggìa, Bernina e Forno; b) - nel Canton Ticino : sicuro possesso dell'arroccamento Vigezzo - Locarno - Bellinzona - S. Jorio. Le conche di Bellinzona, Chiavenna e Tirano rappresentano punti di capitale importanza che devono restare sempre in nostro possesso. Caposaldo di primo piano per tutta la difesa: lo Spluga. 17°) - Il comando dell'armata "S" provvederà alla esplorazione aerea sino alla conca Pilatus - Santis - Rote W and. All'esplorazione a più ampio raggio provvederà il Comando Supremo. Eventuali azioni di distruzione da parte dell'aviazione saranno richieste al Comando Supremo. 18°) - L'ordine di attuazione delle presentì direttive spetta al Comando Supremo. 19°) - Per le operazioni iniziali in Svizzera l'armata "S" disporrà delle forze di copertura (allegato n . 4 alle "Direttive per la copertura") e di quelle la cui ulteriore assegnazione sarà fatta al momento del bisogno.


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Al LEGATI

Allegato n. 82(*)

MINISTERO DELLA DIFESA

COMANDO DEL CORPO DI SM UFFICIO ADDESTRAMENTO RESOCONTO STENOGRAFICO DELLE ESPOSIZIONI FATTE DAGLI ADDETTI MILITARI NEI GIORNI 27 - 28 - 29 giugno 1938 (stralcio)

SVIZZERA 1 Concetto fondamentale della politica svizzera è quello della neutralità assoluta. I partiti che primeggiano in !svizzera sono il radicale ed il socialista, quest' ultimo con caratteristiche molto borghesi e larghe idee democratiche. Poco importante è il partito comunista. La Svizzera cerca di mantenere buone relazioni con tutti gli Stati e specialmente con i più vicini, Francia, Germania ed Italia. Ha simpatie verso la Francia, poche verso la Germania (perché gli svizzeri tedeschi sono contrari al nazismo), qualche simpatia verso l'Italia (ma il Canton Ticino è antifascista). L'esercito si divide in 3 _çorpi d'armata, su 3 divisioni di fanteria ed 1 brigata da montagna indipendente che si può però considerare come una divisione. La divisione è ternaria; ha cioè 3 reggimenti di fanteria ed un reggimento di artiglieria su 9 btr. più un gr. di medi calibri di 2 btr. La divisione ha 500 armi automatiche, 60 cannoni da fanteria e 44 pezzi. La forte preponderanza delle armi automatiche sulle artiglierie è giustificata dal concetto di una guerra difensiva in forma stabilizzata, senza azione di manovra. La manovra sarebbe di competenza del corpo d'armata, ma in realtà è devoluta all'armata. La Svizzera in caso di mobilitazione può avere un esercito di 400 mila uomini (1/10 circa della popolazione), ripartiti in tre grandi categorie: 12 grandi unità; - esercito di campagna : 100 battaglioni; - truppe di copertura : 100 battaglioni; . - truppe territoriali :

1

(*) AUSSME, Rep. L - 10. hu~ta 8. Era allora Addetto Militare in Svizzera il Ten. Col. s. S. M. Euclide FANTONI.


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· LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA•

In totale quindi circa 300 battaglioni. L'a·rmamento è deficiente perché mancano ancora molte armi automatiche e molte artiglierie. Si tende ad avere un materiale da 75 modenfo ~d il 105 Bofors al posto del 120. Per l'artiglieria da montagna è stato adottato il 75 Bofors. L'artiglieria p.c. è armata del 120, sia per gruppo di artiglieria della divisione, sia per il reggimento artiglieria di corpo d'armata. Lo sforzo massimo di mobilitazione può essere,realizzato fin dal primo momento, sicché successivamente nulla resta per rafforzare Ja prima intelaiatura. D 'altra parte, la Svizzera pensa che, in caso di conflitto con uno dei suoi vicini, sarà certamente aiutata da un altro dei vicini. Quindi lo scopo della difensiva è quello di resistere fino a quando potrà giungerle un aiuto efficace. Ciò spiega il criterio della difesa statica basata essenzialmente sulle armi automatiche. Per quanto concerne l'addestramento l'esercito svizzero non è in troppo buone condizioni perché il soldato, dopo tre mesi di scuola di recluta, va in congedo passando nella Landwehr, in cui rimane dal 21° al 35° anno, frequentando in questo periodo otto corsi di 20 giorni ciascuno. Sono così in totale 160 giorni di. servizio e di istruzione, che possono essere ritenuti pochi se si considera il largo impiego di armi automatiche cui è adibito il soldato svizzero. Il morale del soldato è buono, ma bisogna considerare che dato il breve tempo di permanenza alle armi egli è in sostanza quello che dà la nazione con tutti i pregi ed i difetti della vita civile. La scuola premilitare non esiste che in embrione ed è basata più che altro sulla ginnastica che viene impartita nelle scuole. Per quanto concerne l'alto comando possiamo dire che in tempo di pace non esiste in Svizzera. Esso dovrebbe essere eletto al momento della guerra dal'assemblea nazionale, ma si tende ora a farlo eleggere dal consiglio federale per guadagnare tempo e fare si che esso sia meno influenzato dalle pressioni politiche. Comunque, sarà eletto sempre troppo tardi e ad esso non rimarrà che accettare la situazione imposta dal nemico. Il dipartimento federale ha a capo un elemento politico che ha io mano tutta l'attività dell'esercito, ma questo non è ente di comando. Il capo del dipartimento federale ha a sua disposizione 14 diversi servizi, fra cui è compreso quello dello S.M. generale che però è considerato alla stessa stregua del servizio sanitario e veterinario. Lo S.M. non ha influenza alcuna né sull'addestramento Qé sull'impiego. E anche quando i servizi saranno raggruppati e ridotti ad 8 come si tende, non vi sarà mai un ente che abbia autorità assoluta sull'esercito.


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ALLEGAT I

= S.E. Pariani: riepilogando, tutta la frontiera svizzera è considerata uguale per effetto della neutralità e, di conseguenza, si potrà prevedere che la manovra si baserà soltanto sullo spostamento delle unità dalle fronti non impegnate a quelle attive. Vorrei sapere però se questa neutralità è del tutto imparziale. = Addetto militare : ufficialmente non vi dovrebbero essere dubbi ma è altresì logico ammettere che vi sia qualche legame con la Francia; tutta la dottrina è basata su quella francese e la costituzione del battaglione è del tutto identica a quella del battaglione francese. Allegato n. 83(*)

REGIO CONSOLATO GENERALE D'ITALIA NEL CANTON TICINO Telespresso: N. 3128/502

Lugano, 23 marzo 1939

Oggetto: Situazione nel Canton Ticino in relazione di recenti avvenimenti.

R. Ministero degli Affari Esteri Roma e, per conoscenza: R. Legazione D'Italia

Berna Mi onoro informare V.E. che, secondo notizie avute da fonte attendibile, il Dipartimento Politico federale, in seguito ai recenti avvenimenti centro-europei, avrebbe diramata una circolare riservata chiedendo ai singoli Governi Cantonali il loro punto di vista sulla situazione internazionale. La richiesta avendo carattere di urgenza, questo Governo Centrale si è subito riunito per discutere la cosa. Dei cinque membri del Governo Cantonale (Celio, Martignoni, co'nservatori; Antognini, Forni, liberali-radicali; Canevascini, socialista) il Canevascini si è subito dichiarato assolutamente pessimista ritenendo che la situazione determinatasi era il preludio della fine della Confederazione. Contro tale opinione è insorto il Celio il quale ha invece sostenuto che il destino della Svizzera è nelle mani dell'Italia. Secondo lui S.E. Mussolini non può desiderare (*) M.A.E., Svizzera, busta 20 ( 1939)


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITA LIA E SVIZZERA"

un aumento di potenza della Germania con conseguente aumento di frontiere con l'Italia ed è quindi verso di lui che si devono rivolgere gli sguardi della Svizzera poicbè egli è l'arbitro della. situazione! Martignoni, Antognini e Forni si sono dichiarati propensi ad accettare la tesi del Celio e pertanto è stato deciso che quest'ultimo avrebbe preparata una relazione per Berna, in cui doveva essere esposto il punto di vista del governo Cantonale Ticinese secondo i principi suindicati, consigliando il Governo Federale a fare passi amichevoli a Roma. È interessante notare come questo parere sia partito dall'On. Celio notoriamente di sentimenti antifascisti e quindi naturalmente propenso a diminuire sempre l'influenza dell'Italia in tutti i campi. Sembra anche, ma tale notizia deve essere accolta con più ampia riserva, che nel corso della stessa discussione si sia fatto cenno al completo decadimento dell'influenza franco-inglese in Europa. Per quello che riguarda la popolazione locale, si nota un diffuso senso di disagio facente capo al timore che una guerra non rispetti l'integrità territoriale dell Confederazione. La stampa è quasi unanimamente contraria ad Hitler, al quale si fanno risalire tutti i pericoli che potrebbe correre la Svizzera e conseguentemente questa ostilità si estende all'Italia nella sua qualità di alleata della Germania. A dimostrazione dello stato d'animo locale, viene riferito da varie fonti che molti privati, i quali avevano denari e titoli nelle Banche del Canton Ticino, hanno dato ordine di trasferire i loro fondi ad altre Banche della Svizzera francese ed anche in Francia. In quanto a misure militari straordinarie, non sembra ne siano state prese, salvo qualche proseguime nto di lavori di fortilìcazione già in costruzione sulle principali vie di comunicazione con il Regno. firma illeggibile


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ALLEGATI

Allegato n. 84 (*)

R. CONSOLATO D'ITALIA GINEVRA Telespresso N. 554/368

Ginevra 8 settembre 1939

Al R. Ministero degli affari Esteri Gabinetto Alla R. Legazione Berna Conflitto attuale: rapporti.fra Svizzera e Italia.

Il Direttore di una delle principali Banche ginevrine, che ho incontrato ieri, mi ha detto: "Non so come felicitare il vostro Governo per l'azione intelligente, fattiva, coraggiosa, svolta in favore della pace. Le prospettive che si offrono oggi al vostro paese in tutti i campi, dal politico all'economico, sono immense. Desidererei richiamare la vostra attenzione su un punto che ci interessa in modo particolare: quello dei rapporti italo-svizzeri. "La dichiarazione del vostro Governo circa l'assistenza che l'Italia fornirà alla Svizzera per quanto concerne i suoi rifornimenti è fatto di un'estrema importanza e tale comunicazione ha suscitato gli echi e i commenti più favorevoli in tutto il pubblico svizzero. Non è un mistero per nessuno che lo stato d'animo delle masse nel m io paese è decisamente ostile alla Germania. Basta leggere i giornali della Confederazione e ascoltare i discorsi deJ popolo minuto per rendersi conto. Ora purtroppo per le cause di diffidenza e di allarmismo che vi sono note, l'Italia risentiva negli ultimi tempi anteriori alla conflagrazione, il contraccolpo di un tale stato d'an imo dell'opinione pubblica svizzera. "È bastato l'atteggiamento deciso, direi quasi eroico del vostro Duce in favore della pace, perché il tono della stampa mutasse nei vostri riguardi e le correnti dell'opinione pubblica divenissero favorevoli a voi. "Oggi, in Svizzera, si guarda a Roma come al solo posto da cui possa ancora venire la luce in mezzo alle tenebre che ci circondano. Io credo occorra immediatamente sfruttare questo nuovo orientamento delle masse e dello stato d'animo dei due Governi per arrivare a qualche

(*) M.A.E., Svizzera, busta 20 ( 1939)


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"Le RELAZION I MILITARI TRA ITALIA E SVI ZZERA"

cosa di concreto. Il Governo fasci sta si è dichiarato disposto ad aiutare la Confederazione per ciò che ha tratto ai suoi rifornime nti. Se il Governo italiano mettesse subito il porto di Genova in condizioni di favorire questo rifornimento attuando delle speciali previdenze a favore, i vantaggi sarebbe ro grandi per voi e per noi. Innanzi tutto la Svizzera saprebbe come orientarsi e avviare il suo commercio. Noi saremmo costretti a inviare a Genova nostri rappresentanti e se le agevolazioni fatteci fossero pronte e concrete, una nuova corrente di traffici potrebbe stabilire lungo l'asse Genova-Svizzera. Dico G enova, ma non escludo che si potrebbe pensare anche ad un altro porto. È chiaro che questo nuovo orientamento apre prospettive vastissime per l'avve nire e che l'Italia potrebbe trarne vantaggi molto notevoli. Noi svizzeri siamo entrati ne lla mobilitazione questa volta in condizioni diverse del 1914. In quell'epoca il processo di passaggio ad un'economia controllata e di guerra fu molto lento. Ora vi siamo entrati di colpo. I problemi che interessano i nostri rifornimenti e i nostri commerci dive ngono attuali e occorrerebbe studiarli e prendere d' urgenza misure tali che permettessero a noi di poter contare su una via franca e libera; a voi di deviare tutto il nostro commercio verso i vostri porti. "Oso dire - ma questo è problema che non ·mi riguarda - che analoghe previdenze e misure potreste prendere nei confronti del commercio iugoslavo. '" Infine - e pe rdonate se abbordo un tema che non mi concerne - pe nso che anche tutto ciò che fu cooperazione intellettuale fra i popoli può ora logicamente spostare il suo centro da Parigi a Roma. È l'ora vostra. Io sono certo che agirete in tutti i sensi per dare all'Italia, in m ezzo all'oscurità fitta che ci circonda, quella luce verso cui volgeranno in evitabilmente gli occhi tutti gli uomini e tutti i popoli di Europa". Bova Scoppa

Allegato n. 85(*)

IL M INISTRO A BERNA, TAMARO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI , CIANO Berna, 29 agosto 1939, ore 18 (per. ore 21). Se scoppiasse guerra e noi analogamente a quanto fatto Germania assicurassimo prima o poi Svizzera, come qui molto desiderato, il ri(*) M.A.E., Doc. dip l. it.: VIII serie, voi. XIII, n. 415, pag. 259.


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ALLEGATI

spetto della sua neutralità con riserva di eguale rispetto da parte sua permettomi suggerire che sarebbe opportuno e per prevenire francesi e per togliere inquietudine qui vivamente sentita aggiungere assicurazione che l'uso del porto Genova e il transito delle merci di vettovagliamento via Italia resteranno aperti alla Svizzera. Allegato n. 86(*)

IL MINISTRO A BERNA, TAMARO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO T . Confidenziale per corriere 18. Berna, 16 aprile 1949 (per. giorno 19).

1

Il presidente Pilet-Golaz, parlando col Ministro di Bulgaria. sig. Karadjov, ha detto che egU crede che la neutralità della Svizzera è sicura soltanto fino al momento in cui l'Italia dovesse entrare in guerra: se ciò avvenisse, ha soggiunto, la nostra neutralità sarebbe secondo ogni probabilità violata. A questo riguardo aggiungo che il capitano Schwengeler dello Stato Maggiore, persona di fiducia del Generale, ha narrato al dott. Richelmy che la Svizzera ha sempre ragione di temere anche sulla frontiera occidentale, perché sa con certezza che lo scorso settembre il Governo inglese fece grandi pressioni su Gamelio perché, attraverso la Sv izzera, facesse un attacco contro la Germania verso Monaco per aiutare la Polonia. (*) M.A.E., Doc. dipl. it. : lX serie, voi IV, n. 9, pag. 73 Annesso Ali' Allegato 86(*)

IL MINISTRO A BERNA, T AMARO , AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO T. Riservato per corriere 20. Berna, 20 aprile 1940 (per. giorno 26). Il Presidente della Confederazione, Pilet-Golaz, che ho veduto ieri, ha (*) M.A.E.; Doc dipl. It., IX Serie, voi. IV, n. 152, pag. l 19


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITA LIA E SVIZZERA"

voluto dichiararmi, con particolare accentuazione dei fatti, che la Svizzera si difenderebbe con tutte le sue forze anche contro un'invasione francese. Egli ha ammesso che non sono sicuri nemmeno sulla frontiera occidentale e mi ha assicurato che hanno ripreso con particolare energia i lavori di fortificazione da quella parte. Hanno sviluppato largamente il complesso delle fortificazioni di San Maurizio, stanno integrando le opere del Giura e hanno iniziato una nuova linea di fortificazioni dietro Losanna, che andrebbe sino a Yverdon e da questo luogo si collegherebbe al Giura. Gran parte dei territoriali chiamati recentemente sotto le armi sono adibiti a questi lavori. Gli ho accennato al fatto che tra il passo di Forclaz ed il Gran San Bernardo c'è una zona montagnosa tutta disabitata ma percorsa da strade importanti e che qualcuno inclinerebbe a ritenere come non effettiva violazione della neutralità la traversata di quella pi cola zona da parte francese: ha dichiarato che la questione era nuova per lui, ma che poteva assicurarmi che la Confederazione considererebbe come violazione effettiva e respingerebbe con le armi qualunque tentativo di passaggio oltre la frontiera in qualunque punto della stessa, abitato o non abitato, fosse anche solo un picco di montagna. Allegato u. 87 (*)

COMANDO ARMATA "S"

N. di protocollo· 243 Segr.

Milano, 11 novembre 1939

Allegati n.: due 1 Oggetto: Operazioni scacchiere italo-svizzero. Al Ministero della Difesa Comando del Corpo di Stato Maggiore - Ufficio Operazioni -

,

Roma In relazione ai compiti devoluti a questo Comando di Armata, co(*) AUSSME, Rep. L · 10, busta 69 sono omessi; si rileva solamente come il primo di essi, relativo alle eventuali operazioni per la conquista del passo del Sempione, abbia il titolo seguente: "Memoria operativa nell' ipotesi della violazione della neutralità svizzera da parte della Francia". 1 Gli studi allegati


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ALLEGATI

me da paragr. III del dispaccio 10510, in data 19 Settembre u.s., di codesto Ministero, trasmetto due ''Memorie" circa operazioni da eventualmente svolgere per la conquista del passo del Sempione e per la recisione del saliente ticinese. Quando i due studi venissero approvati, passerei ad una più circostanziata precisazione per tutto quanto concerne unità e mezzi d'ìmpiego, dislocazioni iniziali, occupazione degli obiettivi ecc.

li Generale Comandante l'Armata EDOARDO MONTI

Allegato n. 88 (*)

L'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO T. per telescrivente 482.

Berlino, 16 maggio 1940 ore 19,40

Mi risulta che questa Legazione di Svizzera è estremamente preoccupata per possibile azione germanica attraverso territorio svizzero mirante aggirare ala destra francese. Mi risulta altresì che predetta Legazione ha avanzato al Governo Federale suggerimenti in caso di conflitto con Germania, Svizzera affidi a questa Ambasciata protezione interessi elvetici in Germania.

(*) MAE, Doc. dipl. it. : IX serie, voi. IV, n. 439, pag. 362


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·LE RllLAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Allegato n. 89 ( • J

COPIA DEL TELEGRAMMA CIFRATO SPEDITO DA BERLINO IL 24 MAGGIO 1940 ALLE ORE 19,30 GUERRA SERVIMILES

ROM A

713/A/223 alt Addetto militare che ha recentemente compiuto giro Germania sud orientale valuta 16 divisioni forze tedesche in Austria et 8 divisioni forze tedesche tra Cracovia et Tarnopol alt Stessa fonte risulta che giorni scorsi alcune divisioni sono state trasportate dall'interno verso fronte ovest probabilmente verso zona Basilea Costanza alt Forze complessivame nte gravitanti su settore Karlsruhe Basilea Costanza sarebbero 30 divisioni alt Ritengo tali valutazioni esagerate alt Forze tedesche dislocate Austria Protettorato et regione Cracovia vengono da fo nte più attendibile valutate complessivamente 16 divisioni alt Secondo voce proveniente da questa legazione Svizzera numero cittadini germanici reside nti Svi zzera sarebbe circa centomila. (*) AUSSME, Rep. L - 13; Fondo Marras

Allegato n. 90 (*)

IL MINISTRO A BERNA, TAMARO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO T. 97.

Berna, 3 giugno 1940, ore 18,56 (per. ore 23,45)

Su invito del Pilet Golaz, ex consigliere federale Schulthess ha avuto un colloquio col Ministro di Germania Kòcher per dirgli che presente momento era opportuno per pensare a un migliorame nto delle relazioni tra Germania e Svizzera. Kòcher gli ha risposto: «E' ora tardi per una tale azione», ma che comunque qualche cosa si sarebbe potu to (*) MAE, Doc. dopi. it., IX Serie, voi. IV, n. 715, pag. 546


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ALLEGATI

raggiungere con energici provvedimenti da parte del Governo federale. Ha chiesto quindi: soppressione di giornali ostili irrimediabilmente nemici alla Germania, severe sanzioni per articoli ostili od offensivi per il Reich, ristabilimento del giornale Neue Basler Zeitung che era l'unico che si interessava con simpatia alla Germania e che appunto fu soppresso. Schulthess si è riservato di riferire. Annesso 1 ali' Allegato n. 90 (*)

IL MINISTRO A BERNA, TAMARO, AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO T. riservatissimo per Corriere 34. Berna, 3 giugno 1940 (per. giorno 7) Questo Ministro di Germania, Kocher, mi ha detto essere sua opinione che quando l'Italia entrerà in guerra il suo governo domanderà libero passaggio attraverso la Svizzera per munizioni e truppe. Egli sa che il passaggio di truppe sarà rifiutato, ma crede che comunque insisteranno per un largo uso, anche per materiali di guerra, dei transiti svizzeri. Non ho potuto sapere se questa è una sua idea personale, o se risponde a direttive impartite. (*) MAE, Doc. Dipl. it., IX Serie, voi. IV, n. 721, pag. 548

Allegato n. 91 (*)

COPIA DI TELEGRAMMA IN CIFRA SPEDITO DA BERLINO ALLE ORE 13,30 DEL GIORNO 4 GIUGNO 1940 GUERRA SERVIMILES

796/A/252

Roma Ottima fonte conferma che primo obiettivo tedesco est mettere a terra Francia et che perciò operazioni verso Sud verranno riprese al più presto alt Segnalo voci insistenti ma non controllate circa intendimento tedesco agire anche attraverso la Svizzera. (*) AUSSME, Repertorio L - 13; Fondo Marras


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·LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Allegato n. 92 ( *)

STATO MAGGIORE R. ESERCITO UFFICIO OPERAZIONI - SEZ. 2/a

N. di protocollo: 846

Roma, 7 giugno 1940

Oggetto: Occupazione saliente Ticino. All'Eccellenza il Generale Mario Vercellino

Verona - Nella eventualità che venga da altri violata la neutralità svizzera, e che risulti necessario che le forze italiane occupino il saliente Ticinese, siete designato al comando delle truppe di ciò incaricate. - Pur non essendo, in tal caso, escluso che la occupazione possa avvenire col consenso del Governo Elvetico, o senza resistenza, lo studio per la occupazione in parola deve essere fatto tenendo come sola base l'ipotesi che le truppe svizzere facciano invece resistenza. E' opportuno perciò che le disposizioni concernenti le truppe da impiegare e la loro ripartizione rimangano sostanzialmente le stesse per qualsiasi ipotesi, salvo a variare - a momento opportuno -le modalità d'azione. - L'obiettivo da raggiungere è quello della displuviale alpina tra Punta di Valrossa e Pizzo Tambò, con occupazione dei passi fronte a nord. Qualora si manifestasse forte resistenza nemica, prevedibile specie nella zona fortificata del Gottardo, dovrebbe essere raggiunta almeno: - una regione nei pressi di detta zona (Airola) che permettà. di interrompere od interdire sicuramente le comunicazioni ferroviaria erotabile del Gottardo verso sud; - la conca di Biasca; - il Passo di S. Bernardino. · In un caso e nell'altro gli obiettivi di cui sopra sono da raggiungere al più presto, e sono da presidiare, a tergo della linea avanzata, i principali centri abitati, nodi ferroviari e stradali, e simili.

(*) AUSSME, Rep. L - 10, busta 69


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ALLEGATI

- L'ufficiale, latore del presente foglio, ten. col. di S.M. MANFREDI Luigi, Vi illustrerà alcuni studi fatti già da tempo in proposito da questo S.M. e Vi metterà al corrente delle ultime notizie sulla sistemazione difensiva e sulle truppe elvetiche dislocate nella regione in parola. Si intende che tali studi non vincolano affatto V.E. nella compilazione del progetto che vorrà compiere e trasmettere con la più grande urgenza. In quanto alle truppe che sarebbero a Vostra disposizione per l'operazione, questo S.M. riterrebbe che fosse il caso di impiegare: - 1 divisione alpina, - 2 divisioni di ftr. da mont. (del XIV C.A.); - 1 divisione motorizzata; J col comando C.A. cr. - 1 divisione corazzata; - Si avverte che le G.U. di cui sopra rimangono sino a nuovo ordine nell'attuale dislocazione e che nessuna comunicazione dello studio di cui trattasi deve essere, per ora, data ai loro comandanti. p. Il Maresciallo d'Italia Capo di Stato Maggiore dell'Esercito f.to GEN. ROATTA Allegato n. 93 (*)

COMANDO ARMATA DEL PO UFFICIO OPERAZIONI

N. di protocollo: 1058

Verona, 10 giugno 1940

Risposta foglio 846 prot. del 7 c.m.

Oggetto: Occupazione del saliente ticinese. Carte: 1 : 1.000.000 (fogli: Val Formazza - M. Basodino - Passo dello SpJuga - Domodossola - Cannobio - Chiavenna - Varese - Como) Allegati: n. 3 (omessi)

Allo Stato Maggiore dell'Esercito Ufficio Operazioni

Roma

I) - Il presente studio sintetico - compilato sulla base della ipotesi operativa stabilita nel foglio 846 segreto in data 7 corrente mese (*) AUSSME, Rep. Armata "PO", G - 40


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

di cotesto Stato Maggiore - ha lo scopo di fissare le caratteristiche generali dell'azione, per dedurne i mezzi da approntare: i particolari saranno fissati in seguito.

Il) - Concetto operativo. a) - Ricercare la sorpresa nella rapidità d'azione, agendo su più colonne e sfruttando al massimo il concorso aereo per: - tagliare le comunicazioni provenienti dai passi laterali del saliente ticinese (S. Gottardo, S. Bernardino); - occupare il centro vitale di Bellinzona; - procedere successivamente anche su Lucomagno. b) - Tenere a mia disposizione una riserva per eventuale rinforzo alle colonne e per completamento dell'occupazione della zona. III) - Disegno di manovra (V. allegato n. 1) a) - Forze da impiegare: nell'allegato n. 2 sono definite le truppe messe a disposizione e quelle che si richiedono. b) - Costituzione colonne: V. allegato n. 3. c) - Compiti delle colonne: Colonna n. 1 - (Div. "Tridentina"). Obiettivi: Airolo - Passo del S. Gottardo. Direttrice principale: Val Formazza -Passo S. Giacomo - Val Bedretto

Colonna n. 2 - (Div. mot. "Trieste"). Obiettivi: Locarno - Bellinzona. Occupata Locarno, invierà un distaccamento leggero per Val Maggia· su Cevio e Fusio. Occupata Bellinzona, per la Valle del Ticino punterà sul passo del S. Gottardo. Direttrici: S. Maria Maggiore - Borgnone - Locarno - Bellinzona; Cannobio - Ponte Valmara - Bellinzona. Colonna n. 3 - (Div. cr. "Ariete"). Obiettivi: Lugano - Bellinzona. Occupata Bellinzona, proseguirà su Biasca e quindi, per la valle del Brenno, sul passo del Lucomagno. Direttrici: rotabile riva orientale del lago Maggiore; Ponte Tresa - Brionico - Passo M. Ceneri - Bellinzona;


AlLEGAT I

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Porlezza - Albogasio - Lugano. Colonna n. 4 - (Div. ftr. "Marche", 1 rgt. ftr. Div. ftr. "Puglie"). Obiettivi: Bellinzona - Roveredo. Occupata Roveredo, invierà per Val Calanca un distaccamento sul rovescio (a nord) di Biasca. Direttrice principale: Gravedona - Passo S. Iorio - Arbedo. Colonna n. 5 - (Div. ftr. "Puglie" meno 1 rgt. ftr., 1 btg. motociclisti della Div. cr. "Littorio", 1 cp. carri L. della Div. cr. "Ariete"). Obiettivi: battagl. motociclisti con cp. carri L: abitato di Spluga. Occupato l'obiettivo, risalirà, per la Valle Reno, su Passo S. Bernardino e quindi, per la Valle M esocco, e punterà eventualmente su Roveredo. rgt. ftr. Div. Puglie: Mesocco - Passo S. Bernardino. btg. motociclisti: rotabile dello Spluga. rgt. ftr. div. Puglie: Isolato - Passo di Baldiscia- S. Bernardino - Campodolcino - Passo Bardan - Mesocco. IV) - Dipendenza delle colonne. - Colonna n. 1: dal Comando del Corpo di Occupazione .. - Colonne n. 2 e 3: dal Comando del Corpo d'Armata Corazzato. - Colonne n . 4 e 5: dal Comando del XIV Corpo d'Armata. Riserva del Comando del Corpo di Occupazione: Div. ftr. "Torino", da dislocare in primo tempo - e fino a quando non sia delineato l'andamento dell'azione - nella zona di Gallarate -Tradate Saronno. V) - Azioni di concorso. Per agevolare l'azione delle colonne 1 e 2, ritengo molto utile l'occupazione di Cevio attraverso i colli di testata del T . Rovana (Val di Campo). Questa azione, che dovrebbe avere sicure probabilità di raggiungere l'obiettivo di sorpresa, verrebbe ad acquistare - a mio parere - una particolare importanza quando si consideri che da Cevio si può raggiungere Fusio e di qui, per passo Campolongo, chiudere la valle del Ticino nella zona di Faido, oppure minacciare Airole attraverso i passi di testata del Maggia, agevolando così l'azione dei reparti della colonna n. 1 che ridiscendessero


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA i, SVIZZERA"

la Val Bedretto o che provenissero da Forcella Cristallina. A questa azione di concorso gradirei fosse destinato il battaglione alpino Val Toce, che è composto di personale pratico della zona e che, per essere dotato di salmerie, non avrebbe alcuna preoccupazione di carattere logistico. L'azione del btg. "Val Toce" dovrebbe essere coordinata dal comando della colonna n. 1, alle cui dipendenze il btg. dovre bbe perciò essere posto. VI) - Aviazione. Dato il carattere della azione, è necessario disporre di un largo concorso dell'aviazione delle varie specialità, con particolare riguardo a quelle da bombardamento e d'assalto. Non è possibile precisare sin d'ora la quantità, dipendendo essa dalla situazione contingente, ma è opportuno poter fare assegnamento, per ogni eventualità, su di una adeguata aliquota da dislocare a conveniente portata di impiego. Per quanto si riferisce all'aviazione da osservazione, ch iedo mi vengano lasciate le sei squadriglie che attualmente fanno parte dell'Armata del Po.

VII) - Modalità esecutive. a) - Radunata delle truppe in zone prossime al confine, in corrispondenza alle direttrici di movimento: colonna n. 1: zona di Domodossola. Per ferrovia - per il mattino del giorno X - 2. colonna n. 2: - un nucleo in zona di Gravedona. - un nucleo in zona Masera (conca di Domodossola). Per il giorno X - 1. Movimento per v.o. - due tappe dalle zone attuali. colonna n. 3: zona Arcisate - Cittiglio (meno distaccamento per Porlezza). Per il giorno X - ·l. Movimento per v.o. - due tappe dalle zone attuali. Per ferrovia - per il colonna n. 4: zona Colico } colonna n. 5: zona Chiavenna mattino del giorno X-2. Truppe e servizi del corpo d'occupazione: zona di Varese e a sud. Per giorno X - 1. Movimento per v.o.


ALLFGATI

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b) - Inizio azione. Contemporaneo per tutte le colonne, prima dell'alba del giorno X. Le colonne 1 - 4 - 5 completeranno il movimento verso il confine in più tappe notturne (ultima molto breve); le colonne 2 e 3 in una sola tappa notturna (notte suJl' X). L'ultima tappa dovrà sfociare nell'attacco, senza sosta intermedia. c) - Diramazione degli ordini. - ai comandi di G .U. (C.A. e Div.): a mezzo apposito plico che sarà consegnato il giorno precedente l'inizio dei movimenti dalle sedi attuali: - ai comandi inferiori: il mattino del giorno X - 1.

VIII) - Predisposizioni varie, per le quali occorre l'intervento di cotesto S.M.: a) - Assegnazione delle unità e dei mezzi richiesti nell'allegato n.

2. b) - Approntamento dei mezzi e dei materiali mancanti, con particolare riguardo: - ai carrelli per i carri L., per poter trasferire i carri per v.o., - agli automezzi del 123° autogruppo per il suo completamento. c) - Predisporre per funzionamento servizio telegrafico, telefonico e ferroviario tra l'Italia ed il Canton Ticino. d) - Designazione dell'autorità incaricata della parte politica e di polizia ad azione ultimata. e) - Assegnazione urge nte a questo comando (per sè e per gli enti dipendenti) delle serie di carte topografiche da distribuire con l'ordine di operazione. f) - Invio al più presto a questo comando di tutte le notizie, atte ad un primo orientamento dei comandi e reparti, sui punti più importanti delle città esistenti nella zona da occupare (opere d'arte che si prestano al sabotaggio, centrali di comunicazione e di rnuminazione, residenza delle varie autorità politiche e militari ecc.). IX) - Tempo presumibilmente occorrente alle unità per raggiungere le zone di radunata dalle attuali sedi. Non conoscendo l'attuale esatta dislocazione delle unità non appartenenti all'Armata Po, nè la capacità logistica delle stazioni


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"LE RELAZIONI M ILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

di carico e scarico, non posso fornire per tali reparti alcun dato concreto. Truppe e servizi dell'Armata del Po potranno essere nelle rispettive zone di radunata entro il 3° giorno dal ricevimento dell'ordine. X) - Servizi.

In merito all'ubicazione ed alle possibilità dei depositi e stabilimenti territoriali dei vç1ri servizi nelle zone di frontiera corrispondenti al Canton Ticino, questo comando non ha alcun dato. Tali dati, come da intesa verbale, saranno raccolti e forniti da codesto Stato Maggiore. E' da tener presente che è indispensabile fissare fin d'ora le basi logistiche (specialmente per munizioni, carburanti e viveri) alle quali appoggiare le unità dell'armata all'inizio e durante lo svolgimento dell'azione. Il Generale Comandante MARIO VERCELLINO

Allegato n. 94 (*)

STATO MAGGIORE R. ESERCITO U FFICIO OPERAZIONI

Dallo S.M. G enerale allo S.M. del R. Esercito

N. 106 Op. - 13 giugno 1940 - XVIII D ata l'attuale situazione politica nessun movimento di truppe deve essere fatto verso la Svizzera punto. L'operazione T. deve essere studiata ma senza che ciò porti a prendere provvedimento alcuno punto Firmato BADOGLIO

(*) AUSSME, Rep. L - 10, busta 69


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ALLEGATI

Allegato n. 95 (*)

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IL MINISTRO A BERNA, TAMARO ,

AL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO Telespr. Segreto 2499/878 Berna, 18 giugno 1940 (per. giorno 23) Questo Ministro di Germania, Signor Kocher, mi ha chiesto ieri se non pensavo che uno Stato come la Svizzera abbia perduto la ragione della sua esistenza nell'Europa che sta per uscire dalla guerra. Mi ha detto quindi che «molti» germanici sono dell'opinione che la parte tedesca della Confederazione, appunto perché tedesca, debba essere ricongiunta al Reich per completare l'unità nazionale. Non mi è sembrato personalmente contrario a questa idea. Ha soggiunto però che in Germania si pensa che il Duce sia ostile a una spartizione della Svizzera, e che solo perciò non si possa fare. Infatti, ha continuato, il Ticino è poca cosa, mentre la parte tedesca è importante. Gli ho domandato se non gli pareva poco opportuno ingrandire la Francia con l'assegnazione della Svizzera romanda, r icca e ben organizzata, e m'ha risposto che evidentemente questo era un lato poco piacevole del problema. Fingendo di scambiare per errore il Gran San Bernardo col Sempione, gli ho rilevato - per conoscere il suo pensiero circa le frontiere della immaginata spartizione - che lasciare il Sempione alla Francia sarebbe poco vantaggioso per l'Italia, ed egli mi ha tosto replicato con vivacità: «ma il Sempione è in terra di lingua tedesca». Il che vuol dire che i «molti» germanici che desiderano spartire la Svizzera pensano altresì che il Reich debba arrivare anche sul Sempione, annettendo la parte tedesca del Vallese. Ignoro quali siano le idee del R. Governo circa la posizione della Svizzera alla fine della guerra nella nuova Europa, nè mi nascondo che essa possa sembrare perdere la ragione d'essere nelle grandi trasformazioni in corso. Credo tuttavia di non errare se estendo anche al dopoguerra la dichiarazione fatta dal Duce il 10 giugno, che si può connettere ad altre dichiarazioni del Duce favorevoli all'esistenza della Svizzera. Se però lo svolgimento elementare di tutte le situazioni portasse a mutazioni anche sulle Alpi e l'andamento della politica d'alleanza rendesse non più pericoloso lo stabilimento del Reich sul Gottardo reste(*) M.A.E., Doc. dipl. it., IX Serie, voi. V, n. 53, pag. 40-41


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

rebbe sempre necessario per noi, come ebb i già l'onore di scrivere (rapporto del 1° giugno 1939, n. 2599/888) ottenere non solo il massiccio del Gottardo, ma anche i suoi fianchi: tutto il Vallese e tutta l'Engadina. E bisognerebbe a tempo persuadere i tedeschi che in quel punto non si tratta di problema etnico o linguistico, ma storico e strategico, al fine d'incontrarsi sulla frontiera delle Alpi in parità di condizioni e di potenza, formando un confine di valore secolare, come sul Brennero. Lo scatto vivace con cui il ministro tedesco ha replicato al mio accenno al Sempione prova- mi sembra-che da parte tedesca si pensa altrimenti e non si conosce ancora dove si dividono lo spazio vitale dell'Italia e quello della Germania.

Allegato n. 96 (*)

M INISTERO AFFARI ESTERI APPUNTO Dall'unito rapporto di Tamaro risulta che il Ministro di Germania a Berna ha recentemente affrontato, in una sua amichevole conversazione con il nostro Rappresentante, il problema dell'eventuale spartizione della Svizzera "desiderato da molti tedeschi". I precisi accenni fatti in proposito acquistano nell'attuale congiuntura politica un valore del tutto speciale. Dai concetti espressi in questa occasione dal Ministro di Germania appare chiaro che da parte tedesca non si conosce o non si vuol riconoscere i legami storici, geografici e politici che uniscono al Regno oltrechè l'italianissimo Ticin o anche il Vallese ed i Grigioni, nè si considera la possibilità- alla quale accenna lo stesso Ministro Tamaro - di formare in quel settore geografico un confine tra l'Italia e la Germania di valore secolare, come sul Brennero. Con questo il Ministro Kocher non ha fatto che confermare i divulgatissimi postulati della dottrina germanica in mate ria, la quale ha sempre confortato l'azione di snazionalizzazione anti-italiana svolta durante qu est'ultimo cinquantennio dal Govern o di Berna tra le popolazioni dei Cantoni con noi confinanti. Da ciò la necessità di coordinare in un'unica teoria le nostre storiche rivendicazioni nei confronti della Svizzera. (*) M.A.E., Svizzera, busta 22 (1940)


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ALLEGATI

Benché questo Gabinetto abbia negli ultimi anni curato la pubblicazione di varie opere per avvalorare scientificamente la cosidetta "teoria della Catena Mediana delle Alpi", nella eventualità che nei prossimi tempi si ponga per l'Italia e la Germania il problema della spartizione della Svi zzera oppure quello di una precisa ripartizione in "spazi vitali" interessanti i due Paesi delle rispettive zone di influenza in una Confederazione Elvetica rimasta indipendente, appare ora opportuno che vengano al riguardo chiariti - in via riservata ma ufficiale - i nostri "desiderata" a quegli uffici italiani che per la loro particolare posizione o competenza potrebbero essere portati prossimamente ad esprimere sulla questione un qualche giudizio. Come si è potuto anche recentemente constatare, organi ufficiosi od ufficiali spesso, per la mancanza di una esatta conoscenza delle questioni elvetiche, esprimono sulle nostre possibili rivendicazioni pareri non sempre intonati alle necessità politiche e strategiche italiane. (Per esempio: la rivendicazione del solo Canton Ticino). Si ha l'onore di allegare in proposito una breve relazione sulla "Catena Mediana delle Alpi" la quale unitamente agli studi cartografici e statistici - che hanno avuto recentemente l'alta approvazione del Duce - potrebbe essere inviata in riservata visione e per eventuale opportuna norma di linguaggio alle sotto elencate autorità: All'Eccellenza il Capo di Stato Maggiore Gen erale; All'Eccellenza il Ministro della Cultura Popolare; Al R. Ambasciatore in Berlino; Al R. Ministro in Berna. Si resta in attesa di ordini. 22 giugno 1940 - XVIII Annesso l all'Allegato 96 (*)

LA CATENA MEDIANA DELLE ALPI Le Alpi non costituiscono un semicerchio, bensì un fascio di catene in direzione da sud-ovest a nord-est. La più antica ossatura a lpina è rappresentata dalla Catena Mediana, alla quale, nel cosidetto ringiovanimento delle Alpi, altre si sono addossate ed affiancate. Essa ha un ori entamento pressocché rettilineo, e mantiene un'altezza media costante. Per ragioni sismiche e gla(*) M.A.E., Svizze ra, busla 22 (]940)


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·LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA·

ceologiche, bacini imbriferi settentrionali si sono addentrati nell'interno della Catena Mediana, in modo che lo spartiacque meridionale non sempre con essa coincide. Lo spartiacque adriatico è una linea, non una catena. Esso assurge a limite divisorio soltanto quando coincide (Breonie - Aurine) con la Catena Mediana. Il confine naturale della Penisola sulle Alpi Centrali è dato dalla Catena Mediana e comprende politicamente tutto il Canton Vallese, la conca di Orsera (Andermatt) nel Canton Uri, tutto il Canton Ticino, tutto il Cantone dei Grigioni, la plaga di Ragace (Ragaz) nel Canton San Gallo, per un'area totale di kmq. 15.500 con 430.000 abitanti. Anche dal lato antropico, la Catena Mediana è un limite in quanto costituisce una fascia larga da O a 40 km. interamente spopolata.

Ragioni storiche. Per il Ticino: ebbe sempre eguali vicende della Lombardia. Finito il Ducato di Milano, cadde in potere degli Svizzeri. Per Vallese e Grigioni: Roma, pur già possedendo le Gallie e la Germania Superiore, fissò alla Catena Mediana il limite d'Italia con le provincie di confine: Alpes Graiae et Poeninae , e Razia, facenti parte economicamente dell'Italia romana. Più tardi incorporò direttamente la Razia nelle Prefetture italiane. I Reami barbarici compresero nell'Italia politica tali regioni: gli antichi Vescovadi (Octoduro e Coira) furono Diocesi d'Italia. Le successive Repubbliche del Vallese e delle Tre Leghe grigioni furono Stati italiani di confine, parteciparono sempre alla vita politica dell'Alta Italia nella quale si estesero, gravitando verso il Piemonte, la Lo;nbardia e Venezia, coi quali strinsero e rinnovarono patti di reciproco aiuto e buon vicinato, fino a tutto il secolo XVIII. Il Vallese e Signorie retiche entrarono nella Lega Italica. La Lega d'Alta Alemagna, ossia gli Svizzeri, furono Stato tedesco: essi ebbero come limite il naturale confine della Catena Mediana (Orsera, l'Alto Ticino, Favaria erano paesi di conquista). Che Vallese e Grigioni abbiano stretto patti con gli Svizzeri, è dovuto al fatto che gli altri Stati della Penisola non potevan dar loro sufficiente aiuto, mentre gli Svizzeri premevano sui punti strategici di Orsera, Faveria, Aigle, dei quali si erano impadroniti. Colla rivoluzione francese, la Francia, occupate le Alpi, creò la Repubblica Elvetica, stato strategico, alle sue dirette dipendenze, unendovi, contro il volere degli abitanti, VaUese, Ticino e Grigioni. Con Atto di Mediazione, Napoleone modificò il conglomerato rispettando il confine della Catena Mediana, nel tratto occidentale, unendo cioè il


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Vallese all'Impero e facendo occupare l'Alto Ticino. La Santa Alleanza, per ragioni strategiche, costrinse nella Confederazione svizzera, malgrado l'opposizione locale, le terre italiane a mezzogiorno della Catena Mediana.

Ragioni razziali Fin dalla preistoria, le popolazioni del Vallese, dell'Alto Ticino e dei Grigioni sono gente di razza italiana: liguri e Veneto-illirici (Heierli, Oeschsli, Stahlin, Viollier, Pianta, Heuberger, ecc.). La romanizzazione fuse questi popoli italici nell'unità razziale dell'Italia imperiale. Le invasioni barbariche lasciarono intatto il paese; unico stanziamento straniero, di circa 3.000 persone, fu quello degli Alemanni Walser nel Vallese. Questi, per ragioni politiche (possesso delle chiavi d'Italia), nel secolo XII vennero fatti trasmigrare nei Grigioni. I massimi stanziamenti di gente d'altra razza datano dal secolo scorso. L'italianità razziale del paese persiste tuttavia, ed è dimostrata dai dati antropometrici, dai caratteri fisici, dalle costumanze e tradizioni. Si può calcolare che su 430.000 abitanti, il 68%, cioè 290.000 sia di r.azza italiana (lombardi, ladini, alpino-piemontesi), 41.000 persone di altra razza sono penetrare negli ultimi 70 anni. I dialetti ticinesi sono lombardi; quelli grigioni alpino-italici di tipo ladino, quelli vallesani alpino-italici di tipo franco-provenzale, simili ai valdostani. Oltre a queste nostre parlate, il dialetto walser, di tipo tedesco. Con lo scorso secolo, i ladino-romanci dei Grigioni vennero orientati verso il tedesco; i vallesani considerati francesi. Politica di snazionalizzazione.

Ragioni militari Il possesso della Catena Mediana ci dà il dominio delle Alpi. Esso comporta: a) - una prima linea difensiva sull'invalicabile baluardo della stessa Catena Mediana; una seconda linea interna sulla catena Cbesio-Giulio; una terza linea di difesa nei vari gruppi dello spartiacque adriatico (Rosa, Adula, Bernina, Sesvenna); una quarta lin ea di manovra interna sulle Prealpi. b) - le valli fra la Catena Mediana e lo spartiacque offrono un ottimo campo per zone di adu nata, arroccamento, manovre interne. c) - il confine italo-svizzero, attuale di km. 750, verrebbe ridotto a


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA li SVIZZERA"

km. 320 dei quali solamente km. 40 da custodire; gli altri km. 280 sono naturalmente difesi dagli strapiombi della Catena Mediana; d) - il nemico che penetrasse fra la Catena Mediana e lo spartiacque verrebbe a trovarsi insaccato fra formidabili morse; e) -la Catena Mediana dà la chiave di tutti i passi alpini; protegge, con le alte valli del Rodano e del Reno, il Gottardo (Orsera/ Andermatt) perno . delle Alpi. Col forte laterale di S. Maurizio minaccia il Lemano e permette l'aggiramento dell'Alta Savoia; col forte di S. Lucio (Luziensteig) protegge il Brennero, minacciando il Vorarlberg e la zona del Lago di Costanza; f) - ci permette in qualsiasi evenienza di non abbandonare neppure un lembo della pianura padana. II sistema avversario verrebbe scardinato e costretto a basarsi sulla linea dei laghi dell'Altipiano elvetico. Lo spartiacque invece ci darebbe una linea precaria per tenere la quale occorrerebbe ripartire la difesa in settori separati, fra loro comunicando unicamente in zone eccentriche di pianura e permetterebbe al sistema offensivo di funzionare contro di noi, con tutti i collegamenti, le possibilità di raccolta, di spostamento e di avanzata. Annesso 2 all'Allegato n. 96 (*)

SVIZZERA

In previsione di una spartizione della Svizzera, si indicano qui di seguito sinteticamente gli argomenti che potrebbero essete avanzati per giustificare l'annessione all'Italia delle Regioni del Vallese, Ticino e Grigioni, raggiungendo éon ciò lo storico confine della Catena Mediana delle Alpi. - La linea di frontiera da determinarsi fra l'Italia e la Germania deve costituire un confine definitivo, a carattere secolare simile a quello raggiunto al Brennero. Come tale esso deve tener conto degli elementi di carattere geografico, storico e razziale. - Ragioni geografiche. La Catena Mediana delle Alpi risulta piu uniforme della displuviale, con minore frequenza di sbalzi altimetrici e assai minore lunghezza. Essa è pressocchè invalicabile e costituisce un baluardo orografico interamente spopolato. Rappresenta idealmente la

(*) M.A.E., Svizzera, busta 22 (1940)


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continuazione del confine italo-tedesco al Brennero. - Ragioni storiche. Il Ticino ha seguito in tutto il Medio Evo e l'Evo Moderno le sorti del Ducato di Milano fino alla caduta di quest'ultimo. 11 Vallese ed i Grigioni furono compresi nell'Italia politica da Roma e dai Reami barbarici. I Vescovati di Octoduro e Coira furono Diocesi italiane. Le successive Repubbliche del Vallese e delle Tre Leghe Grigioni, quali Stati italiani di confine, parteciparono sempre alla vita politica dell'Italia del nord fino a tutto il secolo XVIII. La creazione artificiale della Repubblica elvetica, imposta dalla Rivoluzione francese, unì alla Svizzera il Vallese, il Ticino e i Grigioni contro il vole re degli abitanti. Napo leone modificò in parte l'assegnazione di tali territori. Tuttavia alla pace di Vienna la Santa Alleanza, malgrado l'opposizione locale, costrinse definitivamente nella Confederazione svizzera le terre italiane a mezzogiorno della Catena Mediana delle Alpi. - Ragioni razziali. Fino alla preistoria, le popolazioni del Vallese, del Ticino e dei Grigioni sono di razza italiana: liguri e veneto-iilirici. La romanizzazione fuse questi popoli italici nella unità razziale dell'Impero di Roma. Le invasioni barbariche, non modificarono sensibilmente la cosLituzione etnica di dette Regioni. Unico stanziamento straniero fu quello di circa 3.000 alemanni Walser nel Vallese. Malgrado i successivi stanziamenti di gente d'altra razza che datano solo dal secolo scorso, l'italianità razziale delle popolazioni delle tre Regioni suindicate persiste come è dimostrato dai dati antropometrici, dai caratteri lìsici, dalle costumanze e tradizioni. 1 dialetti ticinesi sono lomba rdi , quelli grigioni alpino-italici di tipo ladino, quelli vallesani alpino-italici di tipo franco-provenzale, simili ai dialetti parlati in Val d'Aosta e in Val Peli ice, Regioni italianissime. D allo scorso secolo le popolazioni delle tre Regioni, e particolarmente del Vallese e dei Grigioni, furono sottoposte ad una politica di snazionalizzazione dovuta, sia ad una immigrazione di elementi razziali di altri Cantoni, sia alla debole difesa che i Cantoni italiani potevano opporre alla netta prevalenza franco-tedesca della Confederazione elvetica. Ciò spiega l'attuale esistenza in dette Regioni di forti gruppi razziali non italici.


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA'

Allegato o. 97 (*)

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO, AL CAPO DEL GOVERNO, MUSSOLINI (Pubbl. Francesco Rossi, Mussolini e lo Stato Maggiore, pp. 174-175, Roma, tip. «Regionale», 1951) APPUNTO S.N.

I.

[... , 18 giugno 1940] 2

1) Smobilitazione dell'esercito in tutti i teatri di operazione sino ai limiti dell'organico di pace. 2) Consegna di tutto l'armamento collettivo. 3) Occupazione (per quanto concerne l'Italia) sino alla linea del Rodano -Teste di Ponte: Lione, Valenza, Avignon e -Occupazione della Corsica, Tunisia e Costa francese dei Somali. 4) Facoltà di occupare in qualunqu e momento, fino al ristabilimento della pace, tutti i punti strategici e gli impianti esistenti in Francia, nei territori dell'Impero, coloniali, protetti e sottoposti a Mandato, ritenuti necessari per rendere possibili le operazioni militari o per mantenere l'ordine. Libero uso delle vie di comunicazione francesi. 5) Occupazione delle basi militari marittime di Algeri, Orano (Mers el Kebir), Casablanca. Neutralizzazione e facoltà di occupare Beyrut. 6) Consegna immediata della flotta. 7) Consegna immediata della flotta aerea. 8) Consegna de l materiale ferroviario che si trova, all'atto de lla conclusione dell'armistizio, nel territorio occupato. 9) Obbligo di non procedere a distruzioni e danneggiamenti degli impianti fissi o mobili esistenti nei territori contemplati nelle precedenti clausole -Obbligo di lasciare nei territori e località occupati gli approvvigionamenti di ogni natura attualmente esistenti. (*) M.A.E., Doc. dipl. il. IX serie, voi. V, n. 45, pag. 35. 1

Il presente documento, manoscritto, è intitolato, nel Registro dell'Archivio segreto di Gabinetto, «A ppunto che servi di base per il colloquio con il Fuhrer (l 8 giugno)». Per quanto non firmato, la minuta è chiaramente di pugno del mi nistro degli Esteri Ciano. 2 La minuta conservata in Archivio non è datata, ma s ia dal Diario (1939-43, voi. I, p. 279, Mi lano, Rizzoli, 1946) di Cia no, sia so prattutto dal succitato volume del Rossi (p. 168) risulta cbe il documento fu redatto nella tarda mattinata del 18 giugno.


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ALLEGATI

Allegato n. 98 (*)

IL CAPO DEL GOVERNO, MUSSOLINI, ALL'AMBASCIATORE A BERLINO, ALFIERI Roma, 22 giugno 1940

T.

Vi prego trasmettere questo mio messaggio alFilhrer: «Fuhrer, allo scopo di facilitare l'accettazione dell'armistizio da parte francese non ho messo tra le clausole l'occupazione territoriale della sinistra del Rodano, della Corsica, Tunisia, Gibuti, come avevamo prospettato a Monaco. Mi sono limitato al minimo a chiedere cioè una zona smilitarizzata della profondità di cinquanta chilometri. Ritengo questo un minimo indispensabile anche per evitare incidenti. Per tutto il resto ho adottato le clausole dell'armistizio germanico. Vi prego accogliere i miei cordiali camerateschi saluti». (*) M.A.E., Doc. dipl. it. IX serie, voi. V, n. 83, pag. 69

Allegato n. 99 (*)

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO AL CAPO DEL GOVERNO, MUSSOLINI (Pubbl. Galeazzo Ciano, L'Europa verso la catastrofe, pp. 562-568, Milano, Mondadori, 1948) APPUNTO S.N.

Monaco, 19 giugno 1940 1

In primo luogo von Ribbentrop mi ha parlato dell'armistizio con la Francia. Ha detto essere intenzione del Filhrer evitare di porre ai francesi condizioni tali da non dare appiglio ad un rifiuto di concludere i negoziati e di trasferire il Governo Pétain in inghilterra o in Algeria ove potrebbe «proclamare la guerra santa» e continuare per un tempo non precisabile le ostilità. In particolare egli si preoccupava della flotta fran-

(*) M.A.E., Doc. dipl. it., IX serie, voi. V, n. 65, pag. SO 1 Il colloquio ebbe luogo nel pomeriggio del 18 giugno. Nelle primissime ore del 19, la delegazione italiana iniziò in treno il viaggio di ritorno.


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

cese, elemento inafferrabile, e che certamente, piuttosto di consegnarsi al nemico, passerebbe all'Inghilterra o in America donde potrebbe nuovamente tornare in gioco al momento opportuno. Successivamente Ribbentrop è venuto a parlare delle possibilità eventuali nei confronti dell'Inghilterra. Ha detto che nell'opinione del Filhrer l'esistenza dell'Impero Britannico quale elemento di stabilità e di ordine sociale nel mondo è di grande utilità. Allo stato degli atti sarebbe impossibile sostituirlo con un'altra organizzazione analoga. Pertanto il Filhrer non desidera- come ha anche pubblicamente dichiarato di recente - la distruzione dell'Impero Britannico. Egli chiede che l'Inghilterra rinunci ad alcune sue posizioni e che riconosca il fatto compiuto. A tali condizioni Hitler sarebbe disposto ad addivenire ad un'intesa. L'Inghilterra è già stata informata di quanto precede per il tramite confidenziale della Legazione di Svezia. Dopo che l'armistizio con la Francia sarà stato raggiunto, le decisioni per l'avvenire saranno prese. Se l'Inghilterra sceglierà la guerra, sarà ancora una volta guerra totale, spietata, definitiva fino alla distruzione dell'Inghilterra e dell'Impero. Se l'Inghilterra sceglierà la pace, Hitler sarà lieto di poter collaborare alla ricostruzione di un'Europa nella quale l'ordine e la pace siano assicurati per la durata di alcune generazioni. Devo aggiungere, a questo punto, che von Ribbentrop si è espresso in termini assoluta mente nuovi nel suo linguaggio: ha parlato del bisogno di pace della umanità, della necessità di ricostruzione, del bisogno di riavvicinare i popoli, che la guerra ha così separati, in una convivenza armonica. Gli ho posto nettamente il quesito: la Germania in questo momento preferisce la pace o la prosecuzione della gue rra? Se nza esitare, Ribbentrop ha risposto: «la pace». Siamo quindi venuti a parlare delle aspirazioni italiane. Egli mi ha chiesto che cosa noi reclamavamo dalla F rancia. Premettendo che parlavo a titolo puramente personale, riservando ogni richiesta al Duce, ho detto che consideravamo richieste minime: Nizza, la Corsica, la Tunisia, la Somalia francese. Ho escluso la Savoia, che essendo al di fuori della cerchia alpina non viene da noi considerata italiana, mentre si considera territorio nazionale tutto quanto è compreso nella cerchia alpina. Ribbentrop ha sottolineato con molto interesse questa enunciazione di principio. Ho anche parlato dell'Algeria e del Marocco facendo presente il bisogno italiano di avere uno sbocco all'Oceano. Per quanto concerne le prime richieste, Ribbentrop ha detto che, a suo avviso, il Filhrer è completamente d'accordo. Per quanto riguarda invece l'Algeria e il Marocco non si è pronunciato. Mi ha domandato quale effettivo interesse e quale eventuale diritto noi si vanti sull' Alge-


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ria. Ho risposto ricordando il lavoro italiano colà compiuto particolarmente in alcuni centri e facendo rimarcare l'interesse politico e strategico che all'Italia venga assegnata una così lunga zona litoranea dell'Africa del Nord. Comunque ho rivendicato il diritto tunisino nella rettifica di frontiere per includere la zona mineraria (ferro, fosfati). Per

quanto concerne il Marocco, Ribbentrop ha fatto un breve cenno alle ormai storiche ambizioni germaniche nei confronti di tale territorio e si è dilungato a parlarmi delle rivendicazioni spagnole nei confronti del Marocco francese. Egli ha aggiunto che nell'Europa ricostituita dopo la pace, l'Italia e la Germania dovranno rappresentare i gendarmi dello stato di fatto che verrà creato: se all'Italia e alla Germania verrà aggiunta anche una Spagna soddisfatta, custode dell'ordine, per lunghissimo tempo in nessuna situazione potrà venire modificato il futuro status quo europeo. Nei confronti dell'Inghilterra ho detto che noi reclamavamo in prima linea l'indipendenza nel Mediterraneo quindi la smilitarizzazione delle basi inglesi nel Mediterraneo e cioè la retrocessione di Gibilterra alla Spagna e la cessione all'Italia di Malta. Ho aggiunto che era nostra aspirazione di sostituirci all'Inghilterra nel trattato anglo-egiziano e nel condominio sudanese. Ribbentrop ha senz'altro concordato sulla questione della smilitarizzazione britannica nel Mediterraneo; per quanto concerne l'Egitto ed il Sudan non ha dato una risposta, dicendo che ciò dovrà venire esaminato in relazione ai futuri sviluppi del conflitta2. Ribbentrop non ha dato precisazioni circa le rivendicazioni coloniali germaniche. Ha detto che il Reich rivendica tutte le sue Colonie, che considera il Congo Belga politicamente ed economicamente necessario al completamento dell'Impero coloniale germanico, ha accennato anche, ma in forma non precisa, alla richiesta di altri territori coloniali francesi nell'Africa Occidentale. Ha escluso invece formalmente ogni richiesta di territori in India, Indie Olandesi e Indocina, perché possessi così lontani obbligherebbero la Germania a sostenere pesi sproporzionati e difficili. Ha aggiunto che è programma del Fi.ihrer di creare uno Stato libero ebraico al Madagascar, ove inviare obbligatoriamente i molti milioni di ebrei che abitano le terre del vecchio Reich nonché quelle di recente conquista. Niente Ribbentrop ha detto per quanto concerne il futuro assetto continentale europeo: tranne che è desiderio germanico che venga conservato lo status quo nella regione danubiano-balcanica (a mia do2

Questo capoverso non appare nella prima copia del documento con correzioni autografe di Ciano, nè vi sono indicazioni circa la sua inserzione nel testo; tuttavia figura nella copia definitiva qui riprodotta.


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA

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SVIZZERA"

manda, ba risposto che non ritiene necessaria alcuna modifica territoriale nemmeno per quanto concerne l'Ungheria) ed ha parlato in termini corretti, se pur non più cordiali, nei confronti della Russia, verso la quale egli ritiene che la Germania possa per lungo tempo mantenere la linea politica attuale. «Da questa guerra» ha concluso «avremo tali vantaggi e ne risulteranno tali compiti che non bisogna crearsi problemi nuovi nè nutrire ambizioni sproporzionate alle reali possibilità. Alcune generazioni dopo la nostra, saranno occupate ad organizzare e sfruttare le conquiste fatte». Il sig. von Ribbentrop ha infine parlato dell'America. Ha detto che se la guerra con l'Inghilterra dovrà proseguire, è probabile che in un secondo tempo l'America intervenga. Comunque esclude che questa decisione possa essere immediata. Riconosce le grandi capacità industriali ed economiche degli Stati Uniti, ma esclude che queste possano entrare in gioco sufficientemente presto per salvare l'Inghilterra dal disastro inevitabile di una guerra combattuta. Ha confidato di avere ancora a sua disposizione contro Roosevelt «tre carte di eccezionale importanza nel gioco», tra le quali soprattutto un documento compromettente che sarà reso di pubblica ragione tra non molto tempo. Ha concluso il colloquio invitandomi a tenermi in molto stretto contatto con lui durante i prossimi giorni e ripetendo il desiderio di avermi suo ospite onde compiere con lui una visita al fronte occidenta-

le3 .

3 Me ntre si svolgeva questo colloquio, Hitler e Mussolini si incontravano separatamente da soli (vedi, Ciano, Diario (1939-43), l, cit., p. 279). Su tale incontro vedi il D. 45 ed il resoconto di Mussolini in Hitler e Mussolini: Lei/ere e Documenti, cit., pp. 51-54. Sulla riunione congiunta tra I l itler, Mussolini, von Ribbentrop, Ciano, e i generali Keitel e Ro atta, che ebbe luogo su bito dopo le due precedenti, vedi il promemoria redatto · da Roatta in Francesco Rossi, Mussolini e lo Stato Maggiore, cit., pp. 168-173 e, da parte tedesca, Documents on German Foregin Policy 1918-1945, Serie D, voi. IX, D. 479.


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Allegato n. 100 (*)

IL MINISTRO DEGLI ESTERI, CIANO

AL CAPO DELL'UFFICIO ARMISTIZIO-PACE, PIETROMARCHI APPUNTO

Roma, 26 giugno 1940

FRANCIA

1) Nizzardo, fino ai fiumi Varo-Tinea. 2) Corsica. N.B. - Per il Nizzardo e la Corsica, larghe possibilità di opzione per chi vuol restare francese, stabilendo la sua residenza in Francia. 3) Tunisia. (Rettifica della frontiera algero-tunisina in modo da comprendere in territorio italiano le miniere di ferro e fosfati). 4) Somalia Francese. 5) Confini meridionale della Libia. GRAN BRETAGNA

1) Malta. 2) Somalia Inglese. 3) Aden. (Allo Yemen?) Perim. Socotra. 4) Cipro. (Retrocessione alla Grecia in cambio della Ciamuria greca e di Corfù). 5) Egitto. (Denuncia del Trattato di alleanza con la Gran Bretagna. Ritiro di tutte le forze britanniche. Egitto pienamente indipendente con Trattato esclusivo di alleanza con l'Italia. Ambasciat.ore al Cairo solo italiano. Sostituzione dell'Italia alla Gran Bretagna nel condominio del Sudan anglo-egiziano). MANDATI

1) Siria, Libano, Palestina. Stati indipendenti, alleati dell'Italia. Trattati di mutua assistenza. 2) lrak (?). 3) Commissione Internazionale pei luoghi santi (v. Trattato di San Giovanni di Moriana). (In genere per il mondo arabo, preparare studio).

(*) M.A.E., Doc. dipl. it., IX serie voi. V, n. 114, pag. 105-106.


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" LE RELAZIONI MILITARI TRA ITA UA E SVIZZ ERA"

PETROLI (studiare). CANALE DI SUEZ.

Sovranità all'Egitto. Commissione Internazionale (come per i fiu-

m1·?) ..

Eliminazione dell'attuale Società per il Canale di Suez. SVIZZERA

Ripartizione alla Catena Mediana delle Alpi, lasciando all'Italia il Vallese, il Ticino, e i Grigioni. I Cantoni francesi alla Francia.

Allegato n. 101 (*)

R. AMBASCIATA BERLINO

Berlino, lì 28 giugno 1940 Oggetto: Tensione fra Germania e Svizzera - Scontri aerei. Mi riferisco al telegramma per corriere di V.E. n. 17848 del 24 corr. e comunico che questo Ministero degli Affari Esteri mi ha informato che non è ancora giunta a Berlino la risposta svizzera alla nuova nota di protesta presentata il 19 corr. al Governo svizzero dal Ministro di Ger· mania a Berna. Mi è stato a tal proposito confermato che, nonostante il carattere minaccioso della predetta nota germanica, il Governo del Reich non intende passare nei riguardi della Svizzera dalla protesta diplomatica ad un'azione militare. ALFIERI

(*) M.A.E. tele in arrivo dalla Germania, 1940


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.\lll'i:a10 11. !02 I * 1

STATO MAGGIORE R. ESERCITO UFFICIO OPERAZIONI - SEZ. 2/a

Roma, 7 luglio 1940 Oggetto: Esigenza "S". Promemoria

Per l'Ecc. il Sottocapo di S.M. de/l'Esercito 1 - Nell'ipotesi di un'azione - concordata tra Italia e Germania - contro la Svizzera noi dobbiamo, come è ovvio, rivendicare il territorio ita1iano sottoposto alla Svizzera compreso tra l'attuale confine e la displu viale alpina, allo scopo di eliminare, oltre al saliente ticinese, anche i salienti minori. - del Sempione, - di Val Bregaglia, - di Val Poschiavino, - di Val M onastero che, più o meno profondamente, minacciano la pianura lom barda. È, ino ltre, del massimo interesse rive ndicare L 'Engadina -la cui popolazione, romancia, si differenzia profondamente da qu e lla dei Cantoni germanici- allo scopo di assicurarci: - un imponente bastione alpino qual'è quell o della catena de i Grigioni, vero antemurale della pianura lombarda contro ogni invasione da nord, - uno sbocco offensivo - controffensivo verso il Tirolo, sul fianco della direttrice del Passo di Resia. 2 - Per l'operazione tendente alla recisione del Canton Ticino -non prevedendo però la concomitanza de ll'azione germanica- è stato a suo tempo previsto l'impiego di 5 divisioni, più 1 divisione di riserva, richiesta dal comando della 6aArmata, incaricato dello studio particolareggiato dell'operazione e cipè : - div. al. "Tridentina": per l'azione su Airolo da Passo S. G iacomo, - corpo d'armata corazzato: D. mot. "Trieste"; D. cr. "Ariete": per l'azione convergente su Bellinzona dalle zone Pallanza - Varese Porlezza,

(*) AUSSME, Rep. L - 10, busta 69


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·LE REl.AZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

- IV corpo d'àrmata: D. mont. "Acqui» e "Brennero": per l'azione su Biasca dai passi di S. Jorio e Baldiscio e Spluga. - J' D.cl.: riserva a disposizione dello S.M.R. Esercito. 3 - Come dislocazione iniziale, allo scopo di evitare qualsiasi allarme da parte della Svizzera, pur avvicinando le G. U. alle previste zone di radunata, si era stabilito: - D. al. "Tridentina" (1): zona Biella-Varallo, - D. cr. "Ariete": zona Lecco-Bergamo, - D. mot. "Trieste": zona Piacenza, - 3 D.c! (2): zona Gallarate. (urgente la decisione). La dislocazi_o ne iniziale del IV C.A.: D.f. "Acqui" e "Brennero" non era stata fissata. 4 - Mentre nulla è da variare alla dislocazione già stabilita per le prime quattro G.U., sembra opportuno fissare come dislocazione del IV C.A.: D.f. "Acqui'' e "Brennero", la zona Como-Lecco, a buona portata dalla ferrovia di Chiavenna. 5 - Per quanto concerne l'operazione tendente all'occupazione dell'Engadina, vi si potrebbe destinare la O.f. "Lupi di Toscana", rinforzata da 2 o 3 btg. cc.nn. tratti dai 7 btg. attualmente dislocati nel saliente Toce. Dislocazione iniziale: Alta Valtellina (zona Tirano-Bormio). (La "Lupi" è la div.ne stanziale che di norma, fa i campi in alta Valtellina). Per le decisioni di V.E. A

Il Generale di Brigata Capo Ufficio

Nota: L'ufficio ha già compilato gli studi operativi per la recisione di tutti i salienti e per l'occupazione dell'Engadina.

(I) . Nell'attuale situazione sarebbe opportuno sostituirla con la D. al. "Taurinense", che ha il 4° alpini pratico della zona e che èa miglior portata per assumere la dislocazione iniziale. (2) - Data la concomitanza dell'azione germanica s i potrebbe rinunziare a tale divisione di riserva.


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Allc::ato n. 103 ( * )

STATO MAGGIORE R. ESERCITO UFFICIO OPERAZIONI - SEZ. 2/a

Oggetto: Questione svizzera Roma, 15 luglio 1940 Promemoria Per l'Ecc. il Sottocapo di S.M. dell'Esercito I confini della Svizzera -sia con l'Italia che con la Germania e la Francia- determinati da passate complesse vicende politiche, non rispondono, come è noto, ad alcun criterio etnico, nè geografico. · Nell'eventualità che -in relazione agli avvenimenti politico-militari che preparano il nuovo assetto europeo- venisse ad imporsi: - una radicale soluzione del problema svizzero, intesa allo smembramè'nto della Confederazione; - o una soluzione parziale, intesa a risolvere, con opportune rettifiche a ll'andamento dei con fini , i più impellenti problemi che riguardano l'Italia e la Germania; si esam inano in appresso i principali aspetti politico-militari della questione, allo scopo di fornire dati orientativi per la salvaguardia dei nostri interessi. A - SOLUZIONE RADICALE (v. schizzo allegato 1). (omesso) I - Tale soluzione -che comporta lo smembramento della Confederazione e la ripartizione del suo territorio fra tre nazioni confinanti sulla base dei limiti etnico-linguistici che inquadrano le varie nazionalità costituenti la popolazione della Svizzera- npn risponde in pieno ai nostri interessi (come è già stato affermato dal DUCE) perché: - la grande maggioranza della popolazione della Svizzera (72%) è di nazionalità tedesca. me nt re l'Ital ia (7%, co mp reso 1% di ladini) viene buona ultima, dopo la Francia (20,4%); - non conviene all'Italia di estendere maggiormente il contatto diretto (confine) con una nazione militarmente più forte ed animata da fortissime mire espansionistiche, quale è la Germania; (*) AUSSME, Rep. L -

IO, busta 68


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

- non esse ndo possibile separare nettamente, con limiti ben definiti, i vari gruppi etnici -conviventi nel nesso statale svizzero in una comunanza di interessi ormai storicamente consolidata- verrebbero inevitabilmente a crearsi tra le maggiori potenze interessate, motivi di dissenso che, nella sua funzione storica, la Svizzera ha potuto sempre eliminare. II - Comunque, se la soluzione integrale fosse imposta da superiori ragioni politiche, le rivendicazioni, a salvaguardia dei nostri interessi, potrebbero essere orientate sui seguenti programmi, massimo e minimo: 1. - PROGRAMMA Mt\SSIMO: (v. carta all. 1 - linea continua in viola)

(omessa) Attribuzione all'Italia di tutti i territori compresi tra l'attuale confine e la linea: Passo Morgins (sul confine francosvizzero) - Monthey (in Val Rodano) ; displuviate Alpi Bernesi; stretta di Goschenen; displuviale catena dei Todi (Alpi di Glarona); displuviale Alpi del Plessur; displuviale Alpi dei Grigioni. Tale soluzion e: a)- sotto l'aspetto etnico-linguistico: - ricongiunge alla madre patria tutti gli elementi italiani e ladini, questi ultimi profondamente diffe renziati dall'elemento tedesco e costituenti la grandissima maggioranza delle popolazioni della valle del R eno anteriore, dei Grìgìoni e dell' Engadina; - lede però gli interessi germanici e francesi in quanto escluderebbe dalla riunione alle nazioni di origine: - le esigue popolazioni germanich e della testata del Vallese e delle basse valli dei Grigioni ; - le popolazioni, in grandissima maggioranza francesi, che vivono nel me dio e basso Vallese. È peraltro da osservare: - che il sacrifizio richiesto alla G ermania sarebbe minimo nei confronti della parte attiva degli acquisti; - che non sarebbe in ogni caso ammissibile che la Francia sconfitta nel campo militare- riuscisse, mercè l'applicazione integrale del principio etnico, ad estendere verso oriente l'avvolgimento della Valle d'Aosta, a diretta minaccia dei due principali valichi alpini - Gran S. Bernardo e Sempione- che collegano il Vallese con la pianura lombarda; b)- sotto l'aspetto politico-militare: - elimina radicalmente:


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• il saliente ticinese il cui vertice è a soli 40 Km. da Milano

(5 minuti di aereo), • i salienti minori: del Sempione, di Val Bregaglia, di Val Poschiavino, di Val Monastero che più o meno profondamente minacciano la pianura lombarda; - ci assicura: • il completo possesso della displuviale alpina, che potremo quindi organizzare integralmente; • l'imponente bastione, pressochè continuo, delle Alpi Bernesi, catena del Todi, Alpi di Plessur - catena dei Grigioni, vero antemurale della pianura piemonteselombarda verso le provenienze dall'altopiano Bemese, dalla zona dei laghi e dal Voralberg; • l'arroccamento transalpino Rodano -Reno - Inn, dal lago di Ginevra al Passo di Resia, con possibilità di alimentazione delle posizioni di confine e di sbocco offensivocontroffensivo verso il Tirolo; . infine, una linea limite ben definita da elementi orografici imponenti e, quindi, facilmente difendibile. 2. - PROGRAMMA MINIMO: (v. carta ali. 1 - linea tratteggiata in viola) Differisce dal programma precedente in quanto rinuncia alla rivendicazione della valle del Reno anteriore e del bacino del'Albula offrendo alla Germania - come compenso della cessione delle popolazioni tedesche dell'Alto Vallese - l'acquisto delle popolazioni ladine dei Grigioni. Tale programma, in sostanza, ci assicura gran parte dei vantaggi del programma massimo, ad eccezione: - dell'antemurale centrale catena del Todi -Alpi di Plessur; - della continuità dell'arroccamento transalpino che risulta interrotto nel tratto Reno anteriore - Albula. Peraltro., quest'ultimo svantaggio sarebbe in parte eliminato qualora nell'occupazione del Canton Ticino venissero compresi: - il nodo del Gottardo (Conca di Andermatt) per assicurarci l'arroccamento Ticino-Vallese, - la testata del Reno d'Avers (valli ladine) fino ad est della stretta di Rofna, per assicurare le nostre comunicazioni tra Val S. Giacomo e:


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•tE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA·

- Val M esocco, per Passo S. Bernardino, - Val di Lei (attualme nte isolata dalla madre patria), per V. Reno d'Avers. B - SOLUZIONE PARZIALE(v. schizzo allegato 2) (omesso) Intende risolvere, con opportune rettifiche ai confini della Svizzera, le qu estioni che maggiormente ledono gli interessi politicomilitari dell'Italia e della G ermania. Le rettifiche che si impongono: 1 - Confine italo-svizzero:eliminazione dei salienti ticinesi e minori portando la linea di confine sulla di splu viale alpina (1). La soluzione risolve, oltre che il problema militare eliminando le rninaccie alla pianura lombardaranche il problema etnico, in quanto tutte le popolazioni di razza italiana, escluse le ladin<'. verrebbero riunite alla madrepat ria. 2 - Con)ìne svi:.:.ero-germanico: eliminazi one de l saliente di Scia/fusa -abitato da popolazioni tedesche- portando il confine al Reno (2). 3 - Confine franco-svizzero : · e liminazione del saliente di Porrentruy -di popolazione francese- da attribuirsi alla Francia, portando la linea di confine sulla displuviale de l Giura franco-svi zzero; - cessione alla Svizzera -quale compenso delle previste sottrazioni di territorio- dell'Alta Savoia, i cui interessi sono naturalmente convogliati, insieme con le acque, al bacino del Lago di Ginevra. Il Generale di Brigata Capo Ufficio M.L. de CASTIGLIONI

e 1)- Salvo in corrispondenza della Valle di Lei e della testata di Val Spoll (Livigno) che ~iù appartengono all' Italia. ( 2)- Eve ntuale eccezione per la testa di ponte di Basilea, questione da esaminare a parte.


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Allegato n. 104 (*)

STATO MAGGIORE R. ESERCITO UFFICIO OPERAZIONI - SEZ. 2/a

Roma, 31 luglio 1940 Oggetto: Operazioni in Svizzera. (in stralcio)

I - PREMESSA 1 - Nell'eventualità che dal nuovo assetto europeo - preparato dagli avvenimenti militari e politici in corso - dovesse essere esclusa come stato indipendente, la Confede razione Svizzera, il problema della successione potrebbe essere impostato sulle basi seguenti già esaminate in studio a parte nei loro principali riflessi etnico-linguistici e militari: - attribuzione all'Italia:- del Canton Ticinò - Grigioni -Engadina: di nazionalità italiana o ladina; - de l Va/lese: di nazionalità in prevale nza fran cese con elementi germanici; - ripartizione degli altri cantoni tra Germania e Francia, secondo il principio etnico. Il presente studio ha lo scopo di tracciare le linee basilari delle operazioni militari tendenti a tradurre in atto le nostre rivendicazioni eliminando la resistenza delle truppe svizzere nell'ipotesi cbe le stesse, intendano opporsi all'azione militare italo-germanica per una suprema affermazione di diritto o comunque per vendere cara la propria indipendenza. 2 - Per quanto concerne la condotta delle operazioni nel quadro della collaborazione italo-germanica: - si prescinde da particolari accordi per una stretta collaborazione nel campo strategico, problema che non può essere affrontato a priori da un punto di vista unilaterale e la cui omissione non infìrma comunque le conclusioni di caratte re operativo alle quali mira il presente studio; - si suppone peraltro che le rispettive sfere di competenza nel campo operativo siano state di comune accordo definite secondo la segu ente linea di demarcazione: - stretta di S. Maurice -displuviale A /pi Bernesi - displuvia/e cate-

('") AUSSME, Re p. 10, busta 68


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·LE RELAZIOl'II MILITA RI TRA ITAL!A E SVIZZERA"

na di Todi - displuviale del Rhaticon - displuviale Alpi dei Grigioni - contrafforte di M. Muttler. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Omissis Allegato n. 105

"DAL DIARIO STORICO" DEL COMANDO SUPREMO (BIMESTRE LUGLIO-AGOSTO 1940) 10 luglio 1940 mercoledì .. .... .... ..... ......... . ....... Omissis ............................... . Lo Stato Maggiore Esercito: ................... ... ... ... ... . Omissis .......... .. ... ........... . .... . Comunica (f. 3805 allegato 410), per l'approvazione, che per le varie frontiere è stato fissato per il 1940 il seguente programma: - fran cese: sospendere lavori in corso od appena iniziati; - germanica: continuare lavori in corso ed in programma; - svizzera:continuare lavori in programma (completare sbarramenti in corso in Val Toce; costruzione di quelli previsti su lle direttrici rotabili); - Jugoslava: proseguire il già ridotto programma lavori 1940. Circa i tipi di fortificazione rileva che le recenti operazioni non portano - per ora - a modificare notevolmente i criteri in atto. Si raccoglieranno ancora elem enti di esperienza. Le disposizioni di cui sopra sono state verbalmente approvate dal capo di S.M. Generale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Omissis ............... .. .............. .


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ALLEGATI

Allegato n. 106

COMANDO SUPREMO - STATO MAGGIORE GENERALE UFFICIO OPERAZIONI

N. di protocollo: 1239 Op.

Roma, lì 11 luglio 1940

Oggetto: Direttive strategiche A: Superesercito Supermarina Superaereo Supercomando A.S.I. Egeomil Rodi e, per conoscenza: Sottosegretariato di Stato alla Guerra Supercomando A.O.I.

Concluso ed in via di esecuzione l'armistizio con la Francia, la nostra situazione militare rimane sostanzialmente semplificata. Gran parte dell'Esercito prima operante sulle Alpi si sta avviando nella parte centrale della valle padana ove sarà in misura di essere sollecitamente diretto e concentrato tanto verso nord quanto verso est, secondo che le esigenze potranno richiedere. Per ora, e non considerato l'Impero che costituisce teatro di operazione a sè, non ci rimane che una sola frontiera terrestre sulla quale agire: la Cirenaica. Il Governatore Generale della Libia ha ricevuto da me direttive precise circa la condotta da seguire. Non rimane ora che inviargli con ogni mezzo tutti i materiali richiesti affinchè egli possa essere al più presto in grado di svolgere il compito assegnatoli, compito di fondamentale importanza strategica e politica. Scomparsa la marina francese resta sola operante la Marina inglese - in due nuclei: quello più numeroso di Alessandria e l'altro che si appoggia a Gibilterra. La nostra marina occupando una posizione centrale fra i due nuclei è in buone condizioni per sfruttare questa separazione delle forze nemiche. Occorre pertanto mantenere e sempre più sviluppare un largo servizio di scoperta per essere in grado di poter intervenire al momento opportuno.


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Le nostre forze navali, comprese le due 35 mila che saranno in grado fra poco di prendere parte alle operazioni attive sono tali da poter vantaggiosamente affrontare sia l'uno che l'altro dei dµ e gruppi avversari. *** La nostra aviazione ha ora in Medite rraneo una decisa superiorità sulla avversaria. A parte il servizio di avvistamento per il quale come ho sopra detto devono essere dedicate tutte le cure, la nostra avazione ha tre obbiettivi da battere: Malta - Alessandria - la flotta nemica in mare. Ma l' intervento contro questi obbiettivi deve essere fatto da masse di velivoli a ondate successive non da scarse aliquote che non possono produrre che minimi danni.

**

*

Per tutte le forze armate operanti, importa al massimo la decisione e l'audacia, senza di che l'azione rimarrebbe sterile od addirittura negativa. Informate a queste direttive la vostra azione di comando. Il Duce del Fascismo primo Maresciallo dell'Impero Comandante Supremo delle Forze Armate MUSSOLINI

Allegato n. I 07

DAL "DIARIO STORICO" DEL COMANDO SUPREMO (BIMESTRE LUGLIO-AGOSTO 1940) 20 luglio 1940 - sabato .......... :..................................... Omissis ............................................... .

c) Maresciallo BADOGLIO (f. 1406 - allegato 772): - approva di massima la memoria operativa compilata dallo S.M. Esercito (f. 156-allegato 591) per un'azione contro la Jugoslavia, in


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ALLEG ATI

relazione alle direttive strategiche date dal DUCE con foglio 1239 dell'll luglio u.s. (v. allegato 416); - dà le seguenti direttive per la sua attuazione: 1°) Continuare a perfezionare gli studi per essere pronti all'attuazione in ogni evenienza e nel minor tempo possibile. 2°) Nessun accordo, per ora, con gli Stati Maggiori Germanico e Ungherese. 3°) Evitare i richiami. Completare le Armate 2, 4, 6 ed 8 destinate ad operare, fin dove è possibile, con elementi disponibili. . 4°)Regolarsi analogamente per le requisizioni. La vita economica del paese non deve essere, per quanto possibile, turbata. 5°) Disporre la radunata in modo da tener presente anche l'eventualità T. 6°) 1 trasporti civili debbono avere il loro corso regolare. 7°) Attuare l'imbastitura dello schieramento, limitatamente ai servizi ed alle artiglierie di rinforzo, ma gradatamente, in modo da evitare allarmi. 8°) Per fine agosto le 4 Armate (2, 4, 6, ed 8) destinate all'aziope, devono trovarsi radunate nella zona compresa fra Milan<( Parma, Ancona, Fiume e Treviso. Tranne per quanto riguarda i servizi e le artiglierie (vedasi n.7) nessuna notevole variante deve essere apportata all'attuale schieramento alla frontiera est. 9') Radunate le truppe, intensificare al massimo l'addestramento e la preparazione. ................................................ Omissis ............................................ ..................................................................................... ................ . , \,,,


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALI/\ E SVIZZERA"

Allegato o. I 08 ( *)

STATO MAGGIORE R. ESERCITO UFFICIO DEL SOTTOCAPO DI S.M.

N. di protocollo 168

Roma, 21 luglio 1940

Oggetto: Occupazione territorio francese. A Eccellenza Capo Stato Maggiore Generale e, per conoscenza: A Eccellenza Sottosegretario

L'Eccellenza il Sottosegretario mi ha segnalato la eventualità che, come reazione al contegno del noto generale GENTI LHOMME, si addivenga alla occupazione di qualche territorio francese metropolitano. In questa evenienza mi permetto di prospettare la opportunità di occupare una zona che porti alla congiunzione con l'ala sinistra germanica, in modo da tagliare la Svizzera dalla Francia. Ciò risponderebbe al desiderio germanico, espresso nel noto telegramma del Fuehrer alla vigilia della firm a dell'armistizio italo-francese, e confermatomi, a titolo retrospettivo, a Wiesbaden dal generale Von Stuelpnagel, e favorirebbe anche, per ovvie ragioni, eventuali future ope razioni per la occupazione della Svizzera. Il.territorio da occupare potrebbe comprendere l'Alta Savoia e parte deUa Savoia, sino ad una delle linee seguenti: massimo: Rodano da Bellegarde a Yenrre-ovest di Chambery-sud di Montmelin - valle dell' Are minimo : Bellegarde - Frangy - Lago Annecy - Faverges -Albertville (queste quattro località comprese) - Valle dell'lsère. Si potrebbe incaricare dell'occupazione l'VIU corpo d'armata (divisione "G ranatieri" - "Cacciatori") che ha truppe molto in ordine.

li Sottocapo di Stato M aggiore ROATTA

(*) Dal Diario Storico dello Stato Maggiore Generale; allegato n. 794, anno 1940


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ALLEGATI

Allegato n. 109 (*)

STATO MAGGIORE R. ESERCITO UFFICIO OPERAZIONI - SEZ. 2/a

N. di protocollo 6704

P.M. n. 9, 22 agosto 1940

Oggetto: Esigenza "S" All'Eccellenza il Generale Vercel/ino Mario Comandante 6° Armata Posta mii. 5

e, per conoscenza: All'Eccellenza il Generale A(fredo Guzzoili Comandante 4' Armata Posta mii. 1 All'Ecce/lenza il Generale Gabriele Nasci Comandante C.A. Alpino Posta mii. 118

I . Allo scopo di evitare interferenze nella esecuzione delle ricognizioni e nella compilazione degli studi richiesti da questo S.M., si precisa che l'esigenza "S" non ha carattere d'urgenza e che comunque deve essere data la precedenza alla esigenza "E". Il. Pertanto la divisione alpina "Taurinense", interessata alle due esigenze, dovrà essere lasciata libera di compiere in precedenza le ricognizioni alla frontiera orientale. Il Sottocapo di S.M. dell'Esercito

(*) AUSSME, Rep. L - 10, busta 69


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"LE RELAZ IONI MILITARI TRA ITALIA F. SVIZZERA"

Allegato n. UO (*)

STATO MAGGIORE R. ESERCITO Ufficio Operazioni - Sez. 2

N. di protocollo 7758

P.M. n. 9, 26 settembre 1940

Oggetto: Esigenza S. AL COMANDO DELLA 6 ARMATA Posta militare 5 I. Si prende atto di quanto rappresentato col foglio 2840, del 9 settembre. II. Si informa che, in seguito a superiore decisione, studi e predisposizioni concernenti l'esìgènza "S", devono essere sospesi.

li Sottocapo di SM de/l'Esercito .

ROATTA

(*) AUSSME, Rep. L - 10, busta 69

Allegato n. 111 (*}

IL CAPO DEL GOVERNO, MUSSOLINI, AL CANCELLIERE DEL REICH, HITLER L.s.n. (1).

Rocca delle Caminate, 19 ottobre 1940.

Dopo il nostro incontro del 4 ottobre al Brennero, ho molto riflettuto su taluni dei problemi che furono oggetto del nostro esame, e sono

(*) MAE, doc. dipl., it., IX serie, voi. V n. 753, pag. 720

(1) Il presente messaggio fu trasmesso a Berlino da Ciano in un plico allegato ad una lettera per l'incaricato d'affari, Zamboni (L. segreta personale 1/6044 del 23 otlobre 1940) perché questi lo facesse immediatame nte perve nire ne lle mani del FU hre r. Con telegramma (n. 1815) del 24 ottobre (ore 23), Zamboni comunicava quanto segue: «I nformo di aver rimesso la lettera del Duce al Segretario di Stato Weizsaccker, il quale mi ha assi curato che essa sarà fatta pervenire domani mattina a mezzo corriere aereo speciale al FUhrer, che s i trova an cora nella zona occupata». Vedi anche Do, uments on German Foreign Po!icy /918-1945, Se ries D, voi. XI, 199.


\ ALLEGATI

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venuto alle conclusioni che mi faccio un dovere di comunicarVi. Comincio dalla Francia. I nostri informatori e a più forte ragione -io penso- i Vostri, sono unanimi nell'affermare che i francesi odiano l'Asse più di prima, che Vichy e De Gaulle si sono divise le parti e che i francesi non si ritengono battuti, perchè -essi dicono- non hanno voluto combattere. Vichy è in contatto con Londra via Lisbona. Essi, nella loro grandissima maggioranza, sperano negli Stati Uniti che assicureranno la vittoria della Gran Bretagna. Con quèsta S1im111u11g non si può pènsarc a una loro collaborazione. Nè bisogna cercarla. Se ciò accadesse -i francesi dopo avere negato la loro disfatta, crederebbero e farebbero credere che la vittoria sulla Gran Bretagna sarebbe dovuta a loro e soltanto a loro e sarebbero capaci di presentarci il conto. Scartata, quindi, l'idea di una adesione francese a un blocco continentale anti-inglese, credo tuttavia venuto il momento per stabilire la fisionomia metropolitana e coloniale della Francia di domani, ridotta come Voi giustamente volete a proporzioni che le impediscano di ricominciare a sognare espansioni ed egemonie. Cominciamo dalla popolazione. Il censimento del 1936 dava presenti in Francia 41.950.000 abitanti, dei quali 2.700.000 stranieri e 2.300.000 naturalizzati da recente e remota data. Sono cinque milioni di non frailcesi. Degli 850.000 italiani che formavano la massa più imponente degli stranieri, io ne faccio rimpatriare 500 al giorno e spero di arrivare ad un totale di almeno 500.000 in un anno. Io calcolo che le Vostre e le mie acquisizioni territoriali, toglieranno alla Francia altri 4 milioni di abitanti. Il Trattato di pace dovrebbe quindi ridurre e ridurrà la Francia a una popolazione di 34-35 milioni di abitanti, con tendenza a diminuire ulteriormente perchè ritengo assai improbabile una ripresa demografica del popolo francese. Quanto alle acquisizioni di carattere metropolitano e coloniale, avanzate dall'Italia esse sono come Vi ho detto assai modeste: si limitano al Nizzardo, alla Corsica e alla Tunisia. Non conto la Somalia perchè è un classico deserto. Sono cioè le richieste che avrebbero potuto essere discusse anche prima della guerra, se l'incoscienza di Daladier non avesse risposto coi suoijamais e che mi furono presentate -quale base di discussione- per il mantenimento della non belligeranza da parte dell'Italia. Liquidate inoltre le questioni di carattere finanziario-economico in dipendenza della guerra, l'Italia non avanza e non avanzerà ulteriori richieste nei confronti della Francia. Si tratta -ora- di vedere se si può considerare maturo il tempo per questa chiarificazione dei rapporti Asse-Francia. E su questo punto essenziale sarò molto lieto di conoscere la Vostra opinione.


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA I! SVIZZERA"

Posizioni inglesi nel Continente. Credo che nell'ipotesi di un prolungamento della guerra Voi siate d'accordo con me nel ritenere indispensabile di scardinare le superstiti posizioni inglesi nel Continente europeo. Questo scardinamento è un'altra condizione della vittoria. Esse sono le seguenti: Portogallo, il suo atteggiamento è neutralizzato dalla Spagna. Nessuna illusione dobbiamo farci per quanto riguarda la vera Stimmung Jugoslava verso l'Asse. Essa è irriducibilmente ostile. Vi accludo un rapporto della mia Polizia che dimostra la mentalità e l'attività criminale iugoslava nei confronti dell'Italia. È un cattivo vicino ed ha una cattiva coscienza. La Jugoslavia non può vivere così com'è. Serbi e croati sono oggi più lontani che mai. L'esperimento Macek è completamente fallito. Per il momento io non intendo modificare l'atteggiamento dell'Italia nei confronti della Jugoslavia, atteggiamento di attenta vigilanza. Pe r la Grecia io sono deciso a rompere gli indugi e prestissimo. La Grecia è uno dei capisaldi della strategia marittima inglese nel Mediterraneo. Re inglese, classe P.o litica inglese, popolo immaturo, ma educato all'odio contro l'Italia. La Grecia ha proceduto alla mobilitazione delle sue forze, ha sin dal maggio, messo a disposizione della Gran Bretagna basi aeree e navali, come risulta dai documenti che von Ribbentrop ebbe la cortesia di mandarmi dopo la scoperta di Vitry la Charitè; in questi ultimi giorni ufficiali inglesi hanno praticamente preso possesso di tutti i campi della Grecia. Insomma la Grecia è nel Mediterraneo quello che era la Norvegia nel Mare del Nord e non deve sfuggire a un identico destino. Credo che la Turchia, altra pedina del gioco inglese, non si muoverà specie se aumenterete -come certamente farete- le Vostre truppe di occupazione in Romania. Quanto all' Egitto la ripresa delle operazioni è subordinata a un rude lavoro di preparazione logistica, simile a quello che avete dovuto compiere Voi in previsione dello sbarco in Gran Bretagna. Ad ogni modo io spero di poter condurre l'azione simultaneamente e sul fronte greco e su quello egiziano. Conclusa questa seconda fase offensiva, che deve conquistare il caposaldo di Marsa Matruh (230 Km. da Alessandria) resterà da affrontare la battaglia decisiva del Delta. È per questa fase che dev'essere esaminato il concorso dei vostri mezzi corazzati. Il gen. Thoma che è andato in Cirenaica Vi riferirà. Sono sicuro che non Vi sorprenderete di vedere anche la Svizzera compresa fra le superstiti posizioni continentali della Gran Bretagna. Col suo incomprensibile atteggiamento ostile la Svizzera pone da sè il problema della sua esistenza. Desidero dire ora una parola per quanto riguarda la Spagna. L'as-


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sunzione della direzione degli Affari Esteri da parte di Suner, ci dà la garanzia che le correnti ostili all'asse sono eliminate o almeno contenute. Non ritengo invece migliorata la situazione interna economica. Esprimo ancora la convinzione che sia più conveniente per noi la nonbelligeranza spagnola che l'intervento. Dobbiamo tenere l'intervento come una riserva; è una carta che dobbiamo giocare al momento opportuno, secondo determinate circostanze, come quella di un prolungamento deìla guerra a tutto il 1941 o ad un intervento aperto degli Stati Uniti. Intanto la Spagna avrà il tempo necessario per prepararsi. Contrariamente alle mie abitudini Vi ho scritto una lunga lettera, ma non potevo non prospettarvi il mio pensiero sulle molte questioni che furono oggetto del nostro incontro al Brennero. Vi prego, Filhrer, di credere ai sensi della mia cameratesca amicizia che le prove comuni e gli eventi rendono sempre più profonda e accogliete i miei più cordiali saluti.


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·LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Allegato n. 112 (*)

STATO MAGGIORE R. ESERCITO UFFIC IO OPERAZIONI I • SEZIONE 2/a

Addì,

maggio 1941

Oggetto·: Direttive per le operazioni contro la Svizzera. A · PRESUPPOSTO BASE Le presenti direttive presuppongono una contemporanea azione da parte germanica (intendimento dell 'Asse di addivenire alla spartizione totale della Svizzera) e l'intendimento degli Svizzeri di difendersi ad oltranza.

B · SCOPO DELLE OPERAZIONI DA PARTE ITALIANA (vedasi carta I: 500.000 al/. N. 1 omessa). 1 - Occupazione del Va/lese, del Canton Ticino, della conca di Andermatt e dei Grigioni fino a lla linea: Lago di Ginevra, tra confine franco-svizzero e Villene uve, displuviale del contrafforte che dal Diablerets e Dammastock, displuviale dei contrafforti che dal Dammastock e dal Todi convergono sulla stretta di Klaus in Val Reuss, displuviale de lle Alpi di T odi dal Todi e Piz Sol, displuviale dei contrafforti che da Piz Sol e da Naafkop convergono su Ragatz -Maienfeld nella valle del Reno. 2 - Concorso alle operazioni germaniche, sempre che la rapidità della nostra azione lo consenta, con operazioni lungo le direttrici: a) - Aigle - Co l del Pillon - Saane n - Wimmis - Thun - Berna, Interlaken - Thun b) - Oberwald - Passo Grimsel - Meiringen { Sarnen - Lucerna Lucerna c) - Andematt - Altdorf - Schwiz { Zug - Zurigo d) - Malans - Schanis - Rapperschwjk - Zurigo. L e direttive proseguono come dalla sintesi seguente: (**) C. Sistemazione difensiva svizzera alla frontiera italiana (pag. 2) ('") AUSSM E, Re p. L • 10, busta 70 (**) Sintesi elaborata dall'autore.


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D. &hieramento forze svizzere alla frontiera Ualiana (pag. 3) E. Criteri generali per la condotta delle operazioni (pagine 4 e 5) F Direttive per le operazioni nel Val/ese (pagine 6 e 7) G. Direttive per le operazioni nel Canton Ticino (pagine 8 e 9). H. Direttive per le operazioni nei Grigioni (pagine 10 e 1 ]). Le direttive si concludono indicando, a pagina 12, le forze ritenute necessarie ed il loro ordinamento; in particolare: - forze necessarie: 15 divisioni (8 di fanteria, 4 alpine, 3 motocorazzate) 2 gruppi alpini, 2 gruppi CC.NN per complessivi 112 battaglioni di fanteria, con un rapporto con l'avversario pari a 2:1; - ordinamento su 3 Armate, ciascuna su 2 C.A. (una per il Va/lese, una per il Canton Ticino, una per i Grigioni) op pure su 2 Armate (una su 4 C.A. per Va/lese e Canton Ticino, una su 2 C.A. per operazioni nei Grigioni). Allegato n. 113 (*)

APPUNTO IN DATA 7.9.1946 L'Ufficio Informazioni Militari riferisce al Gabinetto del Ministero Difesa in data 7/9/46 quanto segue: "Da contatti con elementi militari svizzeri.. ... si è appreso: Lo Stato Maggiore Svizzero in considerazione della attuale situazione politico-militare, starebbe predisponendo modifiche sia al piano di difesa, sia agli stessi ·piani di mobilitazione. Attualmente starebbe studiando una linea difensiva contro un eventuale pericolo di invasione sovietica, sia lungo il confine austriaco (si ritiene che la difesa alleata in questo settore sarebbe particolarmente fragile) sia lungo il confine italiano, ritenendosi cbe la situazione politica interna e la determinazione di una linea di confine strategicamente vantaggiosa per la Iugoslavia siano tali da rendere poco difendibile da parte degli Alleati la pianura padana. Nei primi giorni di settembre il Capo di Stato Maggiore svizzero con un gruppo di Ufficiali divisionari si recherà a compiere un lungo giro di studio nei Grigioni. La preparazione dei quadri è stataripresa con una certa intensità ..... .

(*) AUSSME, Rep. 1-3, busta 212


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Allegato n. 114 (*)

MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI D.G.A.P. - Uff. V 0 Telespresso N. 06237 Roma, 1 marzo 1947 Oggetto: Questione di Campione Allo Stato Maggiore Generale

Roma Qui allegata si trasmette copia di un telespresso in data 10 gennaio J947 della Legazione a Berna, richiamando l'attenzione di codesto Stato Maggiore Generale su quella parte del telespresso medesimo in cui è fatto cenno alla questione delle "enclaves" straniere in territorio svizzero. Tra queste ultime è compreso, come è noto, il Comune italiano di Campione, a proposito del quale sono da vari mesi in corso, col Governo svizzero, discussioni circa il mantenimento o la chiusura della casa da giuoco colà istituita. La particolare situazione del Comune di Campione, le anomalie cui essa dà luogo e che talvolta si ripercuotono sulle relazioni, per altro ottime, fra l'Italia e la Svizzera, l'accenno fatto al nostro Ministro a Berna dal Signor Petitpierre in merito alle eventuali possibili rettifiche di frontiera, inducono questo Ministero, pur riservando in merito a tale questione ogni giudizi<;> dì carattere politico, a sottoporre la questione stessa all'esame di codesto Stato Maggiore Generale per quelle considerazioni di carattere tecnico ch e esso ritenesse di formulare al riguardo; e ciò in relazione a talune situazioni esistenti in Val Monastero, in Val Poschiavo, in Val d'Ossola, che potremmo trovare interesse a correggere o ad eliminare.

li Ministro SFORZA

(*) AUSSME • Rep. I-3; busta 212


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ALLEGATI

Annesso all'Allegato n. 114

LEGAZIONE D'ITALIA - BERNA Telespresso n. 1/202/45

Berna, addì 10 gennaio 1947

Al Ministro Affari Esteri Roma Oggetto: Colloquio con il Capo del Dipartimento Politico Federale. Riferimento: mio telespresso n. 1/162/27 in data 9 gennaio corr. Ho avuto oggi una prima conversazione con il Consigliere Federale Capo del Dipartimento Politico, Signor Max Petitpierre. Il signor Petitpierre, al quale ho voluto rendere la visita di prammatica, dopo la presentazione delle credenziali, si è espresso in termini di viva simpatia per l'Italia, che conosce ed ama. Dopo aver ricordato la tradizionale amicizia che lega i due paesi, egli ha rilevato che non vi sono fra essi cause di conflitti o di frizioni, nè grandi question i che possono dividerli o porli in contrasto. Quanto alle relazioni commerciali, il Signor Petitpierre ha formulato l'augurio che possano essere ripresi e condotti a termine, con reciproca soddisfazione, i negoziati per la conclusione di un nuovo trattato, che dovrebbe sostituire quello del 10 agosto 1945, mai entrato in vigore, per le note cause. Nell 'attesa che ciò avvenga, il sistema degli scambi per compensazioni ha funzionato abbastanza bene, consentendo larghezza di traffici. È tuttavia da augurarsi che tale sistema possa essere sostituito da un altro normale e che possano e liminarsi speculazioni, contrarie agli interessi sia svizzeri che italiani e condannate sia dalle Autorità che dall'opinione pubblica. Il Signor Petitpierre si è riservato di discutere a fondo la questione della casa da giuoco di Campione in un'altra occasione. Egli ha tuttavia rilevato la grande importanza morale che la Svizzera annette alla sua soluzione . La Costitu zione federale proibendo i giuochi d'azzardo, l'opinione pubblica, non meno che le autorità, è turbata dal fatto che una tale prescrizione venga largamente violata in una città che, pur essendo al di fuori della Svizzera, costituisce un "enclave'' ne l suo territorio. Essa è sfavorevolmente impressionata dalle notizie che spesso si diffondono di cittadini svizzeri che si rovinano al tavolo di giuoco di Campione. Ad un mio accenno che la question e della casa da giuoco di Campione, andrebbe discussa e risoluta nel più ampio quadro di tutti i rap-


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

porti creati dalla speciale situazione e dalle condizioni particolari di quel territorio, il Signor Petitpierre mi ha detto che s'è manifestato recentemente in Svizzera un movimento d'opinione pubblica, che vorrebbe dare una soluzione radicale e definitiva a tutte le questioni relative alle varie "enclaves" che si trovano sul territorio elvetico. Recentemente gli abitanti di una delle "enclaves" germaniche (Btinsingen, Verenahof dei Btittenhardt) hanno espresso voti per l'annessione di quei territori alla Confederazione elvetica, ma il Governo Federale s'è mostrato contrario all'apertura di trattative in questo senso ed anche a considerare il problema finchè, cessata l'occupazione militare degli alleati, non si sia costituito un regolare e legale governo tedesco. Il Signor Petitpierre ha aggiunto che a quel momento si potrebb_e eventualmente considerare la possibilità di un regolamento complessivo di Campione, nel senso di eliminare la "enclave" mediante compensi e rettifiche di territori. Ma attualmente la questione è ancora prematura e non può formare oggetto di studi e discussioni. Il Signor Petitpierre ha concluso la sua conversazione esprimendo la certezza che le relazioni di amicizia con il nostro Paese dive nteranno sempre più cordiali e riaffermando la sua simpatia per l'Italia, della quale la natura, l'arte, il paesaggio, la storia concorrono a formare la bellezza inspirandone l'ammirazione. fto: EGIDIO REALE


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Allegato n. 115 (*)

MINISTERO DELLA DIFESA STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO - UFF. OPER. E ADD. - SEZIONE OPERAZIONI -

N. di protocollo 1840/0p

Roma, 4 aprile 1947

Oggetto: Questione di Campione - Confine italo-svizzero. Carta topografica 1/100.000. Allo Stato Maggiore Generale

(Risposta al foglio n. 210/3/S. del 10 marzo 1947) Posto a base delle rettifiche il criterio di evitare ogni possibile attrito tra l'Italia e la Svizzera, che possa offuscare la reciproca cordialità delle relazionf, e di ridurre al massimo le reciproche spese per la vigilanza della frontiera, prospetto due soluzioni: a) - rettifica di confine riferita ad una equa importanza militare dei territori: cessione dell"'enclave" di Campione in contraccambio della testa· ta di Val di Vedro. Infatti: - !"'enclave" di Campione acquista particolare importanza perchè è situata a circa 1000 metri dal ponte rotabile e ferroviario che collega la zona sud-orientale del saliente di Lugano, attraverso il lago omonimo, al restante territorio del Canton Ticino. Nè ritengo poss ibile da parte svizzera neutralizzare facilm ente tale "enclave,, per il possesso che abbiamo della posizione di M. la Sighignola. In consegu enza, la stessa "enclave,, rappresenta per noi la possibilità di reagire efficacemente a qualunque aggressione proveniente dalla zona di Mendrisio, verso i grandi centri di Varese e Como; - il nostro acquisto della testata di Val di Vedro impedirebbe ad un eve ntuale invasore la compl eta padronanza del Passo del Sempione per agire offensivamente verso il nostro Paese e allòntanerebbe la minaccia allo sbocco sud della galleria ferroviaria (Iselle). Tali vantaggi sono tuttavia attenuati, sia perchè siamo già sul Passo di Terrarossa e quindi in condizioni di disturbare seriamente il movimento sulla rotabile del Sempione nella zona del passo, sia per- · chè, nella testata di Val di Vedro, il concentramento di forti masse AUSSME - Rep. I - 3; busta 212


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· LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

di Lruppe, date le condizioni ambientali, è questione piuttosto complessa. Comunque, nei riguardi delle relazioni fra i due stati lo scambio porterebbe il vantaggio di ridurre sensibilmente le forze attualmente necessarie per la vigilanza della linea di confine. b)- rettifiche di confine limitate a/l'entità dei territori oggetto di scambio: Val di Livigno in contraccambio di Val Poschiavo. Si tratterebbe dello scambio di unasuperfice di circa Kmq. 212 (Val di Livigno) con una di Kmq. 239 (Val Poschiavo), quindi di territori che non sono molto dissimili per ampiezza e non Io sono nemmeno nei riguardi della importanza militare. Infatti: - Val di Livigno, incuneantesi in territorio svizzero, prossima alla valle dell'Inn, può costituire una base di partenza per minacciare la bassa Engadina (azioni sul Ponte per il P.so del Levarone e su Zernez-Sils per la valle dello Spol) e isolare la Valle Monastero (per l'Alpe del Gallo sulla zona di A. Buffalora, a occidente del P.so del Forno); - Val Poschiavo, incuneantesi in territorio italiano, prossimo alla Valle dell'Adda, può costituire una base di partenza per agire su Tirano e porre in crisi tutta la difesa dell'alta Valtellina. Il vantaggio immediato che ne trarrebbero i due Stati sarebbe comunque quello di ridurre a circa un terzo l'estensione dell'attuale linea di confine nella zona in esame e quindi di rendere molto più facile la vigilanza della nuova linea di frontiera, in quanto essa verebbe a seguire la linea delle più alte cime della displuviale. Non escludo infine la possibilità di considerare, plr quanto di carattere più complesso, anche lo scambio della Valle di Lei e delle testate delle valli dì Campo (R. Colobiasca) e di Onsernone con la Val Monastero. Circa l'importanza militare di questo eventuale scambio si può dire che: - dalla Valle di Lei, col sussidio P.So di Emet, si può porre in crisi la difesa del Passo dello Spluga; nell'alta Valle di Campo si può creare una base per agire su Visletto e Cevio isolando, o quasi, tutto l'alto bacino del Maggia; l'alta valle dell'Onsernone è utile per agire dal bacino del Toce su Locarno ; - da S. Maria di Valle Monaste ro si può minacciare la zona Glorenza (Val d'Adige) e, meno facilmente, il Giogo dello Stelvio. Queste possibili azioni sono tuttavia attenuate dalla disponibilità di una sola arteria (del P.so del Forno) che collega la zona in esame all'interno del territorio svizzero, di fronte alla possibile azione concorrente italiana, la quale normalmente è anche in migliori condizioni logistiche (ferrovia e rotabile costantemente aperte al traffico) per


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ALLEGATI

agire dalla zona di Glorenza sul centro già citato di S. Maria. In sintesi, anche questo scambio sarebbe favorevole per i due Stati, dato che consentirebbe un'economia nella normale vigilanza della frontiera, poichè ne ridurebbe l'attuale estensione e appoggerebbe il confine a una linea ben definita del terreno. li Capo di S.M. de/l'Esercito E. MARRAS

Allegato n. 116 (*)

N. di protocollo 354/3

Roma, 22 aprile 1947

Oggetto: Questione di Campione - Confine Italo-Svizzero. Al Ministero degli Affari Esteri D.G ..A.P. - Ufficio V (Risp. telesp. 06237 del 1°.3.1947) Roma

Ho esaminato dal punto di vista militare, prescindendo quindi da considerazioni di carattere politico, economico, ecc. che lascio alla competenza di codesto Ministero, la questione della "enclave" di Campione e le situazioni esistenti in Val d'Ossola, Val Poschiavo e Val Monastero. I) - L'importanza militare del territorio di Campione è notevole, in quanto esso consente il controllo (o ·l'occupazione mediante colpo di mano) del ponte di Melide, cioè della sola comunicazione esistente, attraverso il lago di Lugano, fra il territorio di Mendrisio -a sud del lago- e il resto della Confederazione. Il possesso di Campione ci permette quindi di neutralizzare la minaccia rappresentata dal profondo saliente di Mendrisio sulla pianura lombarda. Dal punto di vista militare un'eventuale cessione di questo territorio non può essere presa in considerazione che contro lo scambio di un territorio di analoga importanza, il quale costi(*) AUSSME, Rep. I-3; busta 212


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

tuisca cioè una minaccia svizzera verso una nostra importante comunicazione. Una situazione di tal genere si verifica, a mio avviso, per la testata di Val Divedro, costituente, in mano svizzera, un completo dominio del Passo del Sempione, nonché una minaccia allo sbocco sud della galleria ferroviaria. Nonostante quindi la diversa estensione dei due territori, ritengo che - dal punto di vista militare - essi possono equivalersi, e che un eventuale scambio sia equo e vantaggioso per entrambi i Paesi. Il) - La Val Poschiavo rappresenta, come è noto, un importante saliente svizzero entro il versante italiano; essa, oltre a dar luogo ad un notevole aumento nello sviluppo della linea di frontiera, mette in crisi la difesa della Valtellina e rappresenta una pericolosa soluzione di continuità in un settore di frontiera naturale, che sarebbe altrimenti di facile difesa e vigilanza. Condizioni analoghe, nei riguardi della Svizzera, presenta il nostro saliente della Val di Livigno, equivalente presso a poco per superficie al Poschiavino (Kmq. 212 la Val Livigno contro Kmq. 239 la Val Poschiavo). Lo scambio dei due territori ridurrebbe di circa 80 km. lo sviluppo della frontiera e porterebbe questa in un zona di più facile vigilanza e difesa. III) - Anomalie minori nel tracciato della frontiera italo-svizzera, e di cui sarebbe possibile la compensazione, sono: - da parte svizzera: il saliente, nel nostro versante, rappresentato dalla Val Monastero; - da parte italiana: la Val di Lei e la testata della Val di Campo (R. Colobiasca) e della Valle Onsemone, costituenti la prima una saliente nel versante svizzero, le altre due salienti oltre la displuviale minore tra Val d'Ossola e Canton Ticino. L'importanza dei territori da scambiare si può ritenere pressoché equivalente; ed anche in questo caso si otterrebbe un accorciamento della linea di frontiera (da Km. 65 a Km. 60) ed una più facile vigilanza e difesa di essa da parte dei due Paesi. Unisco una carta al 500.000 con l'indicazione sommaria dei territori considerati. Il Capo· di Stato Maggiore Generale


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A~~EGATI

Allegato n.117

A. ADDETTI MILITARI ITALIANI ACCREDITATI IN SVIZZERA 1902 - 08 Cap. (poi Magg.) Edoardo Ropolo· 1908 - 11 Cap. (poi Magg.) Luigi Piccione 1911 - 13 Magg. Alberto De Marinis 1913 - 17 Col. Giuseppe Bucalo 1917 - 20 Col. Augusto Villa 1920 - 23 T. Col. Francesco Braga 1924 - 25 T. Col. Giorgio Martin - Franklin 1925 - 27 Col. Guglielmo Nasi 1927 - 30 Col. Riccardo Pentimalli 1930 - 35 Col. Adolfo Perrone 1935 - 38 Col. Euclide Fantoni 1938 - 46 Col. (poi G en. Brg. e di Div.) Tancredi Bianchi 1946 - 49 G en. B. Alberto Roda 1949 - 54 Col. Giuseppe Guillet 1954 - 56 T. Col. Aldo Lombardi 1956 - 59 Col. Piero Zavattaro Ardizzi 1959 - 62 Col. Raffaele Nini 1962 - 65 Col. Carlo Serra 1965 - 68 Col. Franco de Cieco 1968 - 72 Col. Max Giacomini 1972 - 76 Col. Aldo Pescatori 1976 - 78 Col. Fulvio Meozzi 1978 - 81 Col. Guido Bess i 1981 - 84 Gen. B. Giovanni Bucciol Col. Giuseppe Perre 1984 Durante le due guerre mondiali erano nominati anche Aggiunti, in particolare: 1917 - 20 Cap. Angelo Monteverde 1940 - 44 Cap. Giuseppe Gherzi In certi periodi erano accreditati in Svizzera anche Addetti Aeronautici con sede generalmente a Parigi: 1917 - 1920 T. Col. Attilio Bossi 1926 - 1927 Col. Ercole Ercole 1928 - 35 G en. Div. Pier Ruggero Piccio


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITAUA E SVIZZERA"

1935 - 39 Col. Ercole Ercole 1939 - 40 Col. Precerutti 1942 - 46 Magg. E lbano Ghinghia (a Berna) Dal 1946 l'Italia mantiene a Berna un Ufficiale dell'Esercito accreditato come Addetto Militare ed Aeronautico.

B. ADDETTI MILITARI SVIZZERI ACCREDITATI IN ITALIA 1938 - 43 Col. Carlo Von Wattenwyl 1934 (luglio) - 44 (Marzo) Cap. Burkhalter (in luogo del Magg. Carlo Fontana che non aveva potuto assumere l'incarico per gli eventi in Italia) 1949 - 51 Col. Edoardo Steinrisser 1952 - 57 Col. Emilio Lucchini 1957 - 62 Col. Luciano Respini 1963 - 64 Col. Ugo Albisetti 1964 - 66 Col. Semish 1966 - 69 Col. (Div.) Carlo Fontana 1969 - 74 Col. (Brig.) Otto Ped razzini 1974 - 77 Col. Roberto Carugo 1977 - 81 Col. Athos TamineUi Col. Irènèe Robadey 1981 -


BIBLIOGRAFIA

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576

"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

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INDICI

r


INDICI

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INDICE DEGLI ALLEGATI N.

Ali.

Pagina degli Allegati

Pagina del testo in cui è richiamato

Sintesi del contenuto

30

Giudizio di F. Engels sulla cessione deJla Savoia alla Francia nel 1860 ....... . ....... .

203

Lettera del Nigra al Visconti Venosta, del 16.7.1870, sulle discussioni tra Italia Francia ed Austria per un'eventuale alleanza contro la Prussia, che esclude l'esistenza di accordi relativi al Canton Ticino .. .......... . ....... .

204

Relazione al Parlamento, del 1871, circa le fortificazioni da costruire al confine svizzero

208

Elenco delle monografie interessanti le zone di confine con la Svizzera, compilate nel periodo 1871 - 74 dal Cap. Giuseppe Peruccbetti e da altri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

210

Ipotesi di guerra presupponibili, compilate dal Segretario del Comitato di S.M. nel 1874 .. .

211

57

2

63

3

4

65

66

5

6

66

(Ipotesi di) Offensiva Nord Ovest ..... . ... .

214

7

66

(Ipotesi di) Offensiva Nord ...... . ........ .

216

8

68

Stralcio della Memoria I "Offensiva italiana contro Francia" - Parte II in data 9 Luglio 1876

218

Lettera del Gen. Bertolè Viale del 4 luglio 1881 all'oggetto "Probabili intenzioni della Francia di non rispettare la neutralità dell'Alta Savoia"

222

Appunti del Ten. Gen. Enrico Cosenz su un taccuino del 1884 ... . .................. .. .

225

90 92

Riepilogo delle aree in cui sono stati effettuati i "viaggi di S.M.'' negli anni dal 1894 al 1914

227

91

La marcia eventuale della 3a Armata italiana attraverso la Svizzera "nella ipotesi che la Confederazione non si opponga in alcun modo al movimento" (studi degli anni 1889 e 1898)

228

77

9

87

10

11 e

12

13

94

e

14 15

94

Traduzione di due rapporti del Maggiore dell'Esercito Germanico Von Bernbardi sul sistema di difesa della Svizzera e sui suoi intendimenti verso l'Italia (stralci) . .... . . . . .

234

Lettera dell'Addetto Militare a Parigi del 25.12.1893 all'oggetto "Neutralità dell'Alta Savoia" . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

237

231


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"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

N. Ali.

Pagina del testo in cui è richiamato

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27/a

27/b

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106

107 107 109

109

lll

112

l l2

113 113

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Sintesi del contenuto

Pagina degli Allegati

Stralci dei verbal i del la Commissione speciale riunitasi a fine ann o 1898 ed inizio 1899, circa le difese al confine italo-svizzero ...... . . .. .

243

Stralcio de l verbale della Commissione Suprema per la difesa dello Stato riunitasi il 18.12. 1900 ....... ....... ..... ...... .... .

255

Foglio n. 105 del 20.5.1897 del Capo di S.M. Ten. Gen. Saletta, all' oggetto "Neutralità della Savoia" . ... ........ .... . ........... .

263

Risposta del Ministro degli Esteri Canevaro n. 58969 del 31.12.1898 all'oggetto "Neutralità della Savoia" ........................... . .

268

Foglio n. 77 del 4.3.1 899 del Gen. Sale tta sulla ''Neutralità della Savoia" . . . . . . . . . . . . . . . ......

278

Risposta al precedente del Ministro degli Esteri, in data 17.4.1899 ... .. ... .. . .. .. .. .. .

28 1

Stralci de lla relazione sul "viaggio di S.M." dell'anno 1900, condotto nella zona di frontiera italo-svizzera . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ...... ..

283

Stralci di alcuni docume nti relativi alla eventuale attuazione della "2a ipotesi", degli anni 1902 - f907 (annessi I - 2 - 3 e 4) . . .. .. .

314

Foglio del 31.10.190 l del Gen. Saletta all'oggetto: "Le forze militari della Svizzera. Loro influenze nella politica internazionale"

330

Foglio del 24.1.1903 del Gen. Saletta all' oggetto: "La Svizzera e l'assetto difensivo italiano" . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

335

Foglio del 12.5.1903 del Geo. Saletta a ll'oggetto: "La neutralità e la preparazione militare della Svizzera" . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

340

Foglio de l 13.1.1905 del Gen. Saletta a ll'oggetto: "Neutrali tà della Svizzera" ... . . .. .

346

Foglio del 24.3.1906 del G en. Saletta a ll'oggetto: " Armamenti della confederazione svizzera" . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

351

Rapporto del nostro Ministro a Berna del 15.4.1906 all'oggetto: "Armamenti in Svizzera e neutralità de l territorio della Confederazione" . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

352


INDICI

N. Alt.

28/b

29 30

31

32

33

34

35 36

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Pagina del testo in cui è richiamato

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119 120

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122

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129 132

132

Sintesi del contenuto

583 Pagina degli All egati

Foglio del 25.4.1906 del Gen. Saletta all'oggetto: "Neutralità della Confederazio ne

Svizzera" . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

354

Rapporto riassuntivo del Cap. E. Ropolo sulla funzione deU'Esercito Svizzero in data 11.7.1908

355

Sunto di lettera de ll'Addetto Militare a Berna del 27.2.1909 circa una convenzione militare segreta tra Svizzera ed Austria per il caso di un conflitto austriaco con l'Italia . . . . . . . . . . . .

363

Promemoria dell'Ufficio Scacchiere Occidentale in data 14.11.1910 circa una eventuale convenzione segreta svizzero-austriaca . . . . . .

364

Altro promemoria dell'Ufficio Scacchiere Occidentale in data 30.12.1910 con sintesi dei precedenti sulla questione "Svizzera" . . . . . . . .

370

Promemoria dell'Ufficio Informazioni in data 5.1.1911 "Intorno ad un supposto accordo austro-svizzero pel caso di un conflitto austro-ita liano" . ....... .. .. ...... . .. ..... .

378

Memoria "Provvedimenti verso la frontiera Nord" del Capo di S.M. dell'Esercito, Teo. Ge n. Alberto Pollio, in data 9. 1.19 Il . . ..... .

385

Stralcio della " Relazione sul viaggio dei Generali" 1911 ... ..... ... ................ .

391

Lettera de l Gen. Po llio al Ministro della guerra, Geo. Spiogardi, in data 28.5. 1928, con annesso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

396

Rapporto del nostro Addetto Militare a Berna indatal7.6.1911 ................... . ..... .

399

38

132

Rapporto dell'Addetto Militare in data 1.2.1912

402

39

132

Rapporto dell'Addetto Militare in data 5.12.19 12

409

40

134

Telegramma del Col. ZupelJi al Capo di S.M. Pollio in data 9.12.1912 dopo colloquio con Geo. Moltke . . .. ....... .... ............. .

414

Lettera o. 103 in data 12. 10.1913 del Geo. Pollio al Ministro della Guerra all'oggetto "Convenzione militare colla Germania" . . . . .

415

Lettera n. 104 in data 19.10.19 13 a seguito della precedente .................... . .... .

419

41

134

42

134


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43

44

45

"LE RELAZIONI MILITA RI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Pagina del testo in cui è richiamato

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Sintesi del contenuto

Pagina degli Allegati

Lettera 1513 in data 13.8.1914 del Capo di S.M. Gen. Cadorna, al Ministro della Guerra, Gen. Grandi, all'oggetto: "Neutralità della Svizzera"

424

Foglio in data 30.8.1914 del Ministro a Bema circa assicurazioni reciproche fra Italia e Svizzera .... ............................ .

426

Stralcio di lettera a Luigi Albertini da Parigi in data 6.5. 1915 .................... .

428

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146

Lettera di Salandra all'Albertini .... .. ..... .

429

47

146

Comunicazione della 1a Armata in data 20.9.1915 circa "Eventuali azioni in prossimità della frontiera svizzera" . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

430

Promemoria del 19.6.1916 circa la eventuale costituzione di una zona neutra allo Stelvio

431

Promemoria per il Sottocapo di S.M. dell'Esercito io data 18.10.1915 circa provvedimenti cautelativi al confine con la Svizzera

432

Lettera del Capo di S.M. dell'Esercito al Gen. Joffre in data 13.3.1916 con annesso relativo alla frontiera italiana con la Svizzera

434

F. 857 in data 25.4.1916 del Presidente del Consiglio Salandra all'oggetto "Rapporti germano-elvetici" . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

439

F. 2055 in data 2.5.1916 del Gen. Cadorna in risposta al precedente . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

440

Lettera del Gen. Carlo Porro al Corriere della Seraindata2.5.1916 ..................... .

441

Promemoria al Capo di S..M.E. del 4.5.1916 con proposte di provvedimenti cautelativi alla frontiera svizzera . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

443

F. 422 del 27.7.1916 del Gen. Cadoma al Gen. Mambretti all'oggetto: "Sistemazione difensiva della frontiera svizzera" . . . . . . . . . . . . . . . .

446

F. 432 del 28.7.1916 del Comando Supremo: "Direttive per il Comandante della 5a Armata (Ipotesi di guerra alla frontiera nord)" . . . . . . .

447

Tele 2534 del Generale Cadoma al Ministro Sonnino in data 4.7.1916 .................. .

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Tele 90336 in data 5.7.1916 del Ministro Son-


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Sintesi del contenuto

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nino al Generale Cadorna circa eventuali ripercussioni del blocco economico dell'Intesa

451

Foglio 308 G.M. del 6.7.1916 al Ministro degli Esteri all'oggetto: "Contegno della Svizzera . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

452

Appunto presentato da Angelo Barzilai il 10.10.1916, circa pericoli alla frontiera svizzera, e relativo promemoria di presentazione al Capo di S.M.E. in data 15.10.1916 ....... .

454

Informazioni pervenute il 30.11.1916 dall'Ufficio dell'Aiutante di Campo del Re ... . ..... ..

457

Stralcio del verbale della riunione interalleata a Chantilly del 15.11.1916 con annessa la Memoria n. 4 "La neutralità svizzera ed i pericoli che presenta" . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

457

Tele 446 M 13 del 10.12.1916 dal G.Q.G. Russia al Comando Supremo circa un accordo militare tra Germania e Svizzera ........ . .... .

465

F. 3042 dell' ll.11.1916 del Gen. Cadorna al Presidente del Consiglio Paolo Boselli all'oggetto: "Eventuale violazione della neutralità svizzera" . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .... ..

465

F. 1338 del 17.12.1916 del Comando Supremo al Comandante della 58 Armata: "Predisposizioni difensive ....." . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

467

F. 1365 de l 21.12.1916 del Comando Supremo: "Criteri operativi nelle varie ipotesi di guerra alla frontiera nord" . . . . . . . . . . . . . . . . .........

468

Tele 7 Ml3S del 13.1.1917 dell'Addetto Militare a Berna circa assicurazioni della Svizzera di un atteggiamento assolutamente neutrale ...

471

Relazione del Comandante della 5a Armata sui lavori eseguiti alla frontiera svizzera . . . .. .

472

Tele 375 del 30.10.1917 dell'Addetto Militare a Berna . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .....

474

F. 397 del 14.11.1917 dell'Addetto Militare a Berna, all'oggetto: "Supposto piano dello stato maggiore svizzero" . . . . . . . . . . . . . . . .......

475

Tele 3030 del 15.1 1.1917 del nostro Ministro a Berna, COJl assicurazioni circa la non esisten-


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"lE RELAZIONI MlllTARl TRA ITALIA E SVIZZERA"

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Sintesi del co ntenuto

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za di minacce tedesche attraverso la Svizzera...

478

F. 121 del 30.12.1917 del Consiglio Supremo di G uerra • Sezione Italiana • di Versailles a l Comando Supremo: "Ipotesi di violazione della neutralità svizzera da parte degli Imperi Centrali" . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

479

Promemoria circa le eventuali operazioni alla frontiera Nord in data 10.1.1918 ........ .

481

Note sulla rettificazione del confine svizze ro (anno 1916) ............................. .

485

Dichiarazione a Lugano, il 17.1.1931, del nostro Ministro in Svizzera, on. Giovanni Marchi, circa la inesistenza di rivendicazioni italiane sul Canton Ticino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

486

Note relative al colloquio Mussolini - Motta del 28.4.1933 ........................... . .

487

Stralcio del P.O. n. 1 del 1927 circa le misure precauzionali da adottare verso la Svizzera

488

Stralcio del Piano 4 P.I. del 26.10.1928 nel caso di intervento svizzero in un conflitto italo-tedesco

492

78

173

Stralcio del medesimo piano in data luglio 1929

496

79

173

Promemoria de ll' l.5.1935 per il caso di violazione della neu tralità svizzera da parte della Ge rmania e di atteggiamento svizzero a noi favorevole : relative predisposizioni per la copertura e le operazioni ... .............. .

500

80

173

Lineamenti del P.R. 9 del 27.5.1935 . ... . ... .

508

81

174

Bozza del nuovo piano di copertura e delle operazioni da prevedersi allo Scacchiere Nord, del giugno 1938 .. .. .... . .. ... ... .. . .... .. .

510

Resoconto stenografi co della esposizione degli Addetti Militari del 27-28-29 giugno 1938 (stralcio relativo alla Svizzera) ... . . .. .. .... ... .

51 3

F. 3128/502 del nostro Console a Lugano in data 23.3 .1939 all'oggetto: "Situazione nel Canton Ticino in relazione ai recenti avvenime nti internazionali" . . . . . . . . . . . . . . . . ....

515

F. 554/368 del nostro Console a Ginevra in data 8.9. 1939: "Conflitto attuale: rapporti tra Svizzera e Italia" . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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INDICI

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Sintesi del contenuto

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Tele 187 del nostro Ministro a Berna in data 29.8.1939 ...... .. ........ . .... ... ... .

518

Tele del 16.4.1940 del nostro.Ministro a Berna con un annesso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

519

F. 243 dell'll.11.1939 del Comando Armata ''S" all'oggetto: "Operazioni scacchiere italosvizzero" . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

520

Tele 482 in data 16.5.1940 del nostro Ambasciatore a Berlino . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

521

Tele 713/ A/223 in data 24.5.1940 del nostro Addetto Militare a Berlino . . . . . . . . . . . . . . . . .

522

Tele 97 in data 3.6.1940 del nostro Ministro a Berna con un annesso . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

522

Tele 796/ A/252 in data 4.6.1940 del nostro Addetto Militare a Berlino . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Foglio 846 dello SMRE al Comandante del!' Armata del Po io data 7.6.1940 all'oggetto:

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"Occupazione saliente Ticino" ............ .

524

Foglio 1058 del 10.6.1940 del Comando Armata del Po all'oggetto: "Occupazione del. saliente Ticinese" . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

525

Tele 106 Op. del 13.6.1940 dello S.M. Generale allo S.M.R.E. . ...... .. ........ .. ......... .

530

F. 2499/878 in data 18.6. I 940 del nostro Ministro a Berna . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

531

Appunto del Ministro degli Esteri io data 18.6.1940, con due annessi, con raccomandazioni circa l'opportunità di sostenere le nos tre aspirazioni sui territori a Sud della cosiddetta "Catena mediana delle Alpi" .. ... .

532

Proposte del Ministro degli Esteri al Capo del Governo per l'armistizio con la Francia in data 18.6.1940 . .. ... . ......... . .......... .

538

Messaggio di Mussolini ad Hitler del 22.5.1940 con rinuncia a vaste occupazioni di territorio francese . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

539

Appunto del 19.6.1940 del Ministro degli Esteri circa coJJoquio con Ribbeotrop sulle nostre rivendicazioni limitate a territori a Sud della dorsale alpina . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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•LE RELAZIONI MILITARI TRA ll'ALIA E SVIZZERA"

Pagina del lesto in cui è richiamato

Sintesi del contenuto

Pagina degli Allegali

Appunto del Ministro degli Esteri in data 26.6.1940 con istruzioni per il Capo Ufficio Armistizio-Pace, Pietromarchi . . . . . . . . . . . . . .

543

Tele 23174 in data 28.6.1940 del nostro Ambasciatore a Berlino, circa la inesistenza di intendimenti tedeschi di azione militare nei riguardi della Svizzera . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

544

Promemoria del 7.7.1940 dell'Ufficio Operazioni dello SME all'oggetto: "Esigenza S" . .. .

545

Promemoria del 15.7.1940 dell'Ufficio Operazioni dello SME all'oggetto: "Questione svizzera" . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

547

"Operazioni in Svizzera" dell'Ufficio Operazioni dello SMRE del 31.7.1940 ............ .

551

Stralcio del Diario Storico del Comando Supremo del 10.7.1940 circa l'approvazione di lavori di fortificazione al confine svizzero-tedesco . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

552

183

F. 1239 in data 11.7.1940 del Comando Supremo all'oggetto: "Direttive strategiche" ... ... .

553

183

Stralcio del Diario Storico del Comando Supremo in data 20.7. 1940 circa i provvedimenti per l'attuazione delle direttive strategiche dell' 11.7.1940 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

554

F. 168 del 21.7.1940 dello S.M.E. al Comando Supremo all'oggetto: "Occupazione territorio francese" . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

556

F. 6704 in data 22.8.Ì940 dello SME all'oggetto: "Esigenza S" . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

557

F. 7758 in data 26.9.1940 dello SME all'oggetto: "Esigenza S" (da sospendersi) ........ .

558

Verbale del colloquio Mussolini - Hitler al Brennero, in data 4.10.1940 ............... .

558

Studio dell'Ufficio Operazioni dello SME del maggio 1941 all'oggetto: "Direttive per le operazioni contro la Svizzera" ................ .

562

Rapporto del nostro Ufficio Informazioni in data 7.9.1946 sugli orientamenti militari della Svizzera ....... . ...... . . .. .............. .

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Telespresso n. 06237 del Ministero Affari


INDICI

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Sintesi del contenuto

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Esteri in data 1.3.1947 all'oggetto: "Questione di Campione" con annesso Telespresso 1/202/45 del 10.1.1947 della nostra Legazione a Bema . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .........

564

F. 1840/0p. dello SME in data 4.4.1947 all'oggetto: "Questione di Campione - Confine italo-svizzero" ...... .. ........ . .... .. .•......

567

F. 354/3/S dello SM Generale in data 22.4.1947 all'oggetto: "Questione di Campione - Confine italo-svizzero" . . . . . . . . . . .. . .

569

Addetti militari italiani in Svizzera e svizzeri in Italia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

571


590

" LE RELAZION I MILITARI TRA ITALIA Il SVIZZERA"

INDICE DEGLI SCHIZZI NEL TESTO 1.

Italia e Svizzera nell'Europa del Congresso di Vienna (1815)

pag.

2.

Italia e Svizzera nell'Europa 1861 ......... ... ........ ... .

"

3/a.

Il teatro strategico ..... ... ... .... . ...................... .

3/b.

Maggiori vie di penetrazione e di arroccamento servite da rotabili ... .... .. ....... ... ... ... .... ... .............. . .

3/c.

La rete ferroviaria ... ........ .. .... .. ... .... .. ... ... .. .. .

4.

Salienti e rientranti del confine .. .. ... ... ..... .. ........ .

5.

Il saliente ticinese ........... .. . .. . .. .................. .

6.

Italia e Svizzera nell'Europa dopo il 1871 .. .. ... ... ... ... .

7.

Le possibilità operative indicate dall'Orero ... .... ........ .

8.

Le possibili a zioni offensive francesi ed italiane attraverso Savoia e Vallese .............. .. .... .. .. . .. . .......... .

9.

La "2' ipotesi" negli anni 1888 - 1898

10.

La "23 ipotesi" negli anni 1899 - 1912

11.

La "rettificazione" dei confini obiettivo dello S.M. generale Svizzero negli anni anteriori alla I Guerra Mondiale . . . . . . . .

12.

Le predisposizioni difensive italiane al confine svizzero durante la 11 G.M . . ........ ... ... ... ... ... ... ... .. .. .... .. . .

13.

Italia e Svizzera nell'Europa 1919 - 1937 ... .. ... .. ....... .

14.

Organizzazione della copertura al confine nord. Obiettivi minimi e massimi in caso di operazioni .. . ..... . .... .. .... .. . .

15.

Italia e Svizzera nell'Europa 1944 . .... .. .. .. ............ .

16.

Italia e Svizzera nell'Europa attuale .... ... ....... ... ... . .

17.

1947. Scambi di territori ritenuti possibili dalle Autorità militari italiane . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

"


INDICI

591

INDICE DELLE CARTE FUORI TESTO n. 1 - Svizzera e Italia Settentrionale n. 2 - La "2• ipotesi" negli anni 1889 - 1898 n. 3 - La "2' ipotesi" negli anni 1898 - 1912 n. 4 - L'organizzazione difensiva al confine italo-svizzero durante la 1• guerra mondiale n. 5 - 1940 - Operazioni previste per l'occupazione del Canton Ticino n. 6 - 1940 - Operazioni previste per la recisione del saliente del Sempione n. 7 - 11947 - Ipotesi di scambi di territori fra Italia e Svizzera


592

" LE RELAZIONI MILITARI T RA ITALIA E SVIZZERA"

INDICE DEI NOMI CITATI NEL TESTO ABBÈ DUCIS, scrittore militare francese nel 1877: 75 ALBERTINI Luigi, giornalista, direttore del "Corriere della Sera" (1915): 145, 146, 150

ALBRICCI Alberico (Col.), Capo Ufficio Operazioni del Comando Supremo nel 1916: 148 ALESSANDRO I (1777 - 1825) Zar nel 1815: 15

ALFIERI Dino (1886 - 1966), Ambasciatore italiano a Berlino nel 1940: 181

ALLEMANDI Michele Napoleone, Colonnello dell'Esercito Svizzero, combattente in Italia nel 1848: 21 ARCIONI Antonio, ticinese, volontario in Italia nel 1848: 21 BADOGLIO Pietro, Maresciallo d'ltalia, Capo di SM Generale nel 1940: 180, 183

BARRERE Camille, diplomatico francese, ambasciatore a Roma dal 1898 al 1924: 116 BARTHELL Max, scrittore militare (1938) : 167

BARZILAI Angelo e Salvatore (1916): 155

BAVIER, Vice Presidente della Confederazione Elvetica nel 1881: 77 BECKER G., storico: 30 BELLATI Giuseppe, Ufficiale di SM nel 1874: 64, 66 BELVEDERI E., Capitano di SM nel 1894: 90

BERIO Alberto, Ministro italiano a Berna nel 1945: 188 BERNHARDI Federico, Maggiore Esercito germanico, Addetto Militare a Berna nel 1892: 94, 138 BERTOLE' VIALE Ettore (1829/ 1892), Generale, Capo di SM dell'Esercito nel 1874; Ministro della Guerra dal 1887 al 1891: 70, 76

BIAGINI Antonello, storico: 91 BISMARCK Otto (1815 -1898): 48, 75, 88

BONAMICI Stanislao (18 15 - 1891), editore: 22 BIXIO Nino (1821 - 1873): 46, 47 BIANCHI Gianfranco, storico: 187 BONJOUR Edgard, storico: 22 BOSELLI Paolo (1838 - 1932), Presidente del Consiglio Italiano (191617) : 156

BRIGNONE Antonio (1822 - 1897), Generale: 61 BRUSATI Ugo, Ten. Gen. Aiutante di Campo del Re nel 1912 (1847 -1936): 132

BRUZZO G. Battista (1824- 1900), Colonnello del Genio nel 1870: 61 BUCALO Giuseppe, Tenente Colonnello, Addetto Militare italiano a Berna (1913-17): 146 BULOW BERNHARD (Von) (1949 1929), Ambasciatore di Germania a Berna nel 1905: 113 BUSTELLI Guido, storico: 187 CADORNA Luigi (1850 - 1928), Capo di SM dell'Esercito (1914 - 1917): 131, 142,143,147,150,153,154,157, 159, 160, 169, 171 CALGARI Guido, storico: 20

CALONO Ignazio, Colonnello nel 1862: 49

'

CANEVARO Felice (1838 - 1926), Ministro degli Esteri nel 1898: 106 CAPODISTRIA Giovanni (1776 1831), diplomatico, rappresentante della Russia nel congresso di Vienna: 15, 16 CAMERANA Vittorio (1855 - 1923), Teo. Gen. Comandante il III C.A. allo Stelvio nella guerra 1915 - 18: 155

CARLO ALBERTO (1798-1849) Re di Sardegna nel 1848: 18, 21


593

INDIC I

CARLO EMANUELE I di Savoia (1562 - 1630): 17

CASANA Severino (1842 - 1912), Ministro della Guerra (1907 -1909): 119 CATTANEO Carlo (1801 - 1869): 21, 114

CEV A Lucio, storico: 60 CHABOD Federico (1901 - 1960), storico: 85 CASTELNUOVO FRIGESSI Delia scrittrice: 191 CHAUMONTEL, Senatore francese della Savoia nel 1881: 76 CIALDINI Enrico (1811- 1892) Generale: 27, 49, 66 CIANO Galeazzo (1903 - 1944), Ministro degli Esteri italiano nel 1940: 180

CICCOTTI Ettore (1863 - 1939), uomo politico italiano, socialista: 114 CONRAD von Hoetzendorf (1852 1925), Capo di SM Austriaco (1906 1911; 1914 - 1917): 116,125,133,139, 142 CORSI Carlo (1826 - 1905) Generale e scrittore militare: 66 COSENZ Enrico (1820 - 1898), Capo di SM (1882 - 1893): 78, 87, 89, 135 CRISPI Francesco (1818 - 1901), statista, Presidente del Consiglio (1887 1891; 1893 - 1896): 74, 83 DABALA' Francesco (1856 - 1944), Generale: 158 DE CASTIGLIONI Maurizio ( 1888 1962) Generale di Brig;ttl.\, Capo Uf-

ficio Operazioni dello

SME nel

1940:

DECHTERMANER, Ten. Col. Esercito svizzero nel 1880: 75 DECOPPET, Capo Dip. Mii. svizzero nel 1915: 146 DEL MA YNO, Ten. Col. (1838 - 1911), Addetto Militare a Berlino nel 1878: 90

DEPRETIS Agostino (1813 - 1887), statista, Presidente del Consiglio dal 1876, concluse nel 1881 la Triplice Alleanza: 71, 83 DE ROSSI Eugenio (1863 - 1929), Generale e scrittore militare: J02

DIAZ Armando (1861 -1928), Generale, Capo di SM dell'Esercito (1917 1919); Ministro della Guerra (1922 1924): 171

DUFOUR Guglielmo (1787 - 1875), Generale Esercito Svizzero: 18, 54 DURANDO Giacomo (1807 - 1894), patriota, generale, Ministro degli Esteri nel 1862: 22, 46 EBERHART Hans, storico: 125 EGLI, Colonnello Esercito Svizzero nel 1915: 146, 147, 148 EMANUELE FILIBERTO (1528 1580): 17

ENGELS Friedrich (1820 - 1895): 21, 30

FALCO Giuseppe, uomo politico italiano, socialista nel 1913: 133 FASOLO F.M., storico: 61 FEDERICI Vittorio, (Magg.) (1823 1879), Generale: 26 FERRERO Emilio (1819 - 1887), Ministro della Guerra (1881 - 1884): 60, 68, 86, 103

FERRETTI Giovanni (1885 - 1952), storico: 18 FERRY Jules, Ministro degli Esteri francese nel 1883: 95 FESCOURT, Ten. Col. francese nel 1884: 73, 138

FEYLER F., commentatore militare del "Journal de Genéve" nel 1914: 145

FORRER, Presidente Confederazione Elvetica nel 1912: 133 FOSCOLO Ugo (1778 - 1827): 114 FREl, Colonnello e Presidente Confederazione Elvetica nel 189.l: 95 FRUGONI Pietro (1851 - 1940j, Tenente Generale: 152 GARBI Alessandro, Maggiore nel 1864: 49

GARIBALDI Giuseppe (1807 - 1882), nel 1848: 22 GATTI Angelo (1875 - 1948), Generale e scrittore militare: 102, 162 GIOLITTI Giovanni (1841 - 1928), statista, Presidente del Consiglio (1903 - 1914): 98, 119

GIUSTINIANI Enrico (1806 - 1859),


594

· LE RELAZIONI MI LITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

Generale e scrittore militare; Ten. Col. nel 1853: 25, 26 GRANDI Domenico (Ten. Geo.) (1849 - 1937), Teo. Geo. Ministro della Guerra nel 1914: 129, 142 GRANDI Nicola, storico: 102 GUISAN Enrico (1874 - 1960), Generale Comandante l'Esercito svizzero nella 2• G.M.: 177 HAUSER, Presidente Confederazione Elvetica nel 1892: 97 HITLER Adolf: 167, 180, 184 HOFFMANN Arturo, Presidente Confederazione Elvetica nel 1914: 143, 149 KURZ H.R., storico: 24, 48 LA MARMORA Alfonso (1804 Generale e uomo politico: 48, 49 LUDOVICO IL MORO (1452 - 1508): 15, 31 LOHNER A., storico: 20 LEPORI G., storico: 20 LASSERRE Victor, storico: 192 MAlNONI Luigi, Ten. Geo. nel 1914: 134, 143 MAMBRETTI Ettore (1859 - 1948), Teo. Geo., Comandante forze alla frontiera nord nel 1916- 17: 153,157, 158 MANCINI Pasquale Stanislao (1817 1888), Ministro degli Esteri italiano nel 1881 e 1883: 77, 83, 88 MARCHESI Carlo (1836- 1912), Capo di SM nel 1868: 51, 52 . MARSELLI Niccola (1832 -1899), Generale e scrittore militare: 96, 97 MARTINOLA G., storico : 20 MARX Karl: 21 MAZZETTI Massimo, storico: 60, 85, 109, 117 MAZZINI Giuseppe (1805 - 1872): 18, 24 MAZZUCCHETTI L., storico: 20 MENABREA Luigi (1808 - 1896), Generale e politico: 64 METTERNICH (1773 - 1859: 18, 19 MEZZACAPO Luigi (1814 - 1885) e Carlo (1817 - 1905), Generali e scrittori militari; il primo Ministro della Guerra (1876 - 78): 26, 64, 80

MINGHETTI Marco (1818 - 1886)• .. · statista, Presidente del Consiglio nel 1863: 48 MINNITI Fortunato, storico: 60, 85, 86 MIRANDOLI Giovanni (1845 - 1908), Capitano nel 1880: 75 MOCENNI Stanislao (1837 - 1907), Ten. Gen. Ministro della guerra (1893-96): .98 MOLTKE Guglielmo Guoior) (1848 1916), Capo di SM Esercito germanico nel 1913: 133 MOLTKE Carlo (senior) (1800-1891): 87, 90, 137 MONTANARI Carlo (1863 - 1915), Colonnello Capo Segreteria del Corpo di SM nel 1910: 121 MONTI Edoardo: Gen. C.A. Comandante designato "Armata S" nel 1939: 178 MONTICONE Alberto, storico: 161 MORELLI Emilia: 6, 20 MOTTA Giuseppe (1871 - 1940), Uomo politico svizzero, ticinese: 147, 149, 166, 167, 170 MUSSOLINI Benito (1883 - 1945), Capo del Governo (1922 - 1943): 166, 169, 162, 171, 173, 178, 179, 180, 181, 183, 185, 186 NAPOLEONE I: 27 NAPOLEONE III: 27, 28, 47 NEGRI Silvio, Colonnello Esercito italiano nel 1911: 124, 127 NIGRA Costantino (1828 - 1907), politico e diplomatico, Ambasciatore a Parigi ( 1870-76): 57, OJETTI Ugo (1871 - 1946) scrittore e giornalista: 149 ORERO Baldassarre (1841 - 1914), Maggiore nel 1874: 68, 83, 88, 136 PARIANI Alberto (1876 - 1955), Capo di SM dell'Esercito nel ·1938: 174, 175 PARRAVICINI Ottino, Colonnello nel 1927: 171 PAULUCCI de CALBOLI, Ministro italiano a Bema durante la 1• Guer. ra Mondiale: 143, 154 PECORI GIRALDI Guglielmo (1856 -


INDICI

1941), Comandante 1• Armata nel 1917: 155 PENNELLA Giuseppe (1864 - 1925), Capo Ufficio Scacchiere Occidentale del Corpo di SM nel 191l: 109, 121, 127, 161 PERRUCCHETTI Giuseppe (18391916), Generale e scrittore militare: 65, 71, 72, 83, 132 PETIT PIERRE Max, Capo Dip. Poi. Sv. nel 1947: 195 PETTERMANS MITTEILLUNGEN, scrittore militare svizzero nel 1912: 128 PICCIONE Luigi, Maggiore, Addetto Militare a Berna (1908 - 1911): 115, 120 PING ET F., Capitano Esercito francese nel 1891 e 1895: 95, 96 PINTOR Pietro (1880 - 1940), Colonnello nel 1924: 171 PIO IX, (1792 - 1878) Papa: 21 POLLIO Alberto (1852 - 1914), Ten. Geo. Capo di SM dell'Esercito (1908 - 1914): 119,127,128,129,131, 132, 134, 141 PONZA di S. Martino Coriolano (1842 - 1926), Luogotenente nel 1869: 52 PORRO Carlo (1854 - 1925), Gen. Sottocapo di SM dell'Esercito nella 1• G.M. lino al novembre 1917: 147, 150, 161, 162, 197 PREZZOLINI Giuseppe (1882 - 1982) storico: 132 PRIMÈRANO Domenico (1829 - · 1911), Gen. Capo di SM dell'Esercito (1893-96): 98 PRINETTI Giulio (1851 - 1908), Ministro degli Esteri (1901 - 1903): 116 RACCHIA Paolo (1789 - 1849), Generale nel 1848: 21, 25 RADETZKY Giuseppe (1766 - 1858), Governatore Generale del Lombardo-Veneto nel 1853 : 23 RAGIONIERI Ernesto, storico: 21 RAMONDA Francesco (1838 - 1910), Maggiore nel 1871: 64 REALE Egidio, Ambasciatore italiano a Berna nel 1917: 195

595 RICCI Agostino (1832 - 1896), scrittore militare, Gen. nel 1860: 30 RICOTTI MAGNANI Cesare (1822 1917), Ministro della Guerra (187076 e 1885-87): 60, 70, 79 RIGONALLI Marzio, storico: 170 RIVA Alessandro, Incaricato d'affari a Berna nel 1881: 77 ROATTA Mario (1887-1968), Gen. Sottocapo di SM dell'Esercito nel 1940: 183 ROCHAT Giorgio, storico: 60 RODA Alberto (Geo.), (1894 - 1980) Addetto Militare italiano a Berna nel .1946: 194 ROPOLO Edoardo (1869 - 1917) (Col.), Addetto Militare italiano a Berna (1902 - 1908): 115 ROSSI Giuseppe Francesco (1797 1880), Generale Esercito piemontese nel 1850, Comandante del Corpo di SM: 25 ROSSI Pellegrino (1787 - 1848), economista, giurista e politico: 114 SAFFI Aurelio (1819 - 1890), uomo politico e scrittore: 46 SALANDRA Antonio (1853 - 1931), Presidente del Consiglio (1914 - 16): 146, 150 SALETTA Tancredi (1840 - 1909), Geo. Capo di SM dell'Esercito (l 896 - 1908): 85, 101, 104, 106, 107, 112, 113, 138 SALVATORELLI Luigi, storico: 85 SAN GIULIANO Antonino (1852 1914), Ministro degli Esteri italiano (1905 - 1906; 1910 - 1914): 143 SANTORRE SANTAROSA, patriota, esule nel 1821: 114 SFORZA Carlo (1872 - 1952), Ministro degli Esteri italiano nel 1947: 195 SILVESTRELLI Giulio, Ministro italiano a Berna nel 1902: l 14, 115 SIRONI Giovanni (Col.) (1826-1902), Insegnante di Geografia Militare alla Scuola di Guerra di Torino (187072): 66, 71 SODDU Ubaldo (1883 - 1949), Gen. Sottosegretario alla Guerra nel 1939: 175


596

·LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA E SVIZZERA"

SONNINO Sidney (1847 - 1922), Ministro degli Esteri italiano nella 1" G.M.: 153, 154 SPINGARDIPaolo (1845-1918), Gen. Ministro della Guerra (1909 - 1914):

127, 132 SPRECHER von BERNEGG Teofilo (1850 - 1927), Col. Capo di SM dell'Esercito svizzero nella 1• G.M.: 130, 132, 146, 148, 154 STUELPNAGEL (von), Gen. germanico del Servizio Informazioni nel 1940: 183 TAMARO Attilio (1884 - 1956), Ministro italiano a Berna ne l 1940: 180 TENOT, scrittore francese di geografia militare: 7 6 TORELLI Luigi, patriota, governatore della Provincia di Sondrio nel 1860: 31 TRAGNI A., Col. nel 11914: 144 VENTURINI Fernando, storico: 85 VERCELLINO Mario, Gen. Designato Comandante !"'Armata del Po"

nel 1940: 179 VIGANO' Ettore (1843 - 1933), Magg. di SM nel 1882: 77, 78 VILLA Agusto, Col. Addetto Militare italiano a Berna nel 1917: 159 VISCONTI VENOSTA Emilio (1829 1914): Ministro degli Esteri italiano nel 1870: 57 VITTORIO AMEDEO Il (1665-1732), primo Re di Sardegna: 17 VITTORIO EMANUELE II: 57 VITTORIO EMANUELE III: 101, 104, 131 WALDERSEE Alfredo, Capo di SM Esercito Germanico nel 1888: 91 WATTENWYL, Col. Esercito Svizzero nel 1915: 147, 148 WILLE Ulrico (1848 - 1925), Gen. Comandante in capo dell'Esercito Svizzero nella I" G.M.: 130, 132, 157 ZIEGLER Jean, storico: 192 ZUPPELLI Vittorio (1859 - 1945), Col., nel 1912 inviato a Berlino, Ministro della Guerra (1914 - 1916): 134


597

INDICI

INDICE GENERALE

PRESENTAZIONE .................... . .................. . . .. ,

pag.

3

PREFAZIONE ....... . . ..... . . . ........ . .... . ...... . . . ....... .

5

INTRODUZIONE .................... .. . . ................... .

7

AVVERTENZE .. . . . ... .... • .... . ...... . ........ • .. .. . ...... . .

,,

11

CAPlTOLO I Le relazioni fra Italia e Svizzera nel Secolo XIX fino alla costituzione del Regno d'Italia (17.3.1861) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

13

CAPITOLO II Il confine italo-svizzero, la neutralità della Svizzera e della Savoia e le ripercussioni militari sul Regno d'Italia . . . . . . . . . . . . . . . . .

33

CAPITOLO lll Italia e Svizzera dalla costituzione del Regno d'Italia all'ingresso delle truppe italiane in Roma (1861-1870) . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

4.5

CAPITOLO IV Le relazioni militari tra Italia e Svizzera dalla guerra franco-prussiana all'ingresso dell'Italia nella Triplice Alleanza (1870-1882)

57

CAPITOLO V Le relazioni militari tra Italia e Svizzera nel quadro della Triplice Alleanza e fino alla nomina del Capo di S.M. Tancredi Saletta (1882-1896) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

85

CAPITOLO VI Le relazioni militari tra Italia e Svizzera nel quadro della Triplice Alleanza durante il periodo del Capo di S.M. Tancredi Saletta (1896-1908) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

101

CAPITOLO VII Le relazioni militari tra Italia e Svizzera durante il periodo del Capo di S.M. Alberto Pollio (1908-1914) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

119

CAPITOLO VIII Le relazioni militari tra Italia e Svizzera durante la I Guerra Mondiale (1914-1919) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

141


598

"LE RELAZIONI MILITARI TRA ITALIA fl SVIZZERA"

CAPITOLO IX Le relazioni militari tra Italia e Svizzera nel periodo tra la I e la II Guerra Mondiale (1919-1938) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

165

CAPITOLO X

Le relazioni militari tra Italia e Svizzera durante la II Guerra Mondiale (1939-1945) .. . ....... . .......... . ....... . . .. ... .

177

CAPITOLO XI Le relazioni militari tra Italia e Svizzera dopo il II conflitto mondiale .............. .. .... . . . .. ......... . .... . ....... .

191

CONCLUSIONE .... . . .... . ...... . . .. ... . .... . . . ........ . . . .. .

199

ALLEGATI .·. . . . ....... . ..... . . .... . ... .. ... . .... .. .. ....... .

201

BIBLIOGRAFIA ... .. ...... .. ....... . . . . ....... . .... . ... . . . .. .

573

INDICE INDICE INDICE INDICE INDICE

581 590 591 592 597

DEGLI ALLEGATI .... .. ........... .. ... . ....... .. .. . DEGLI SCHIZZI NEL TESTO ...... . . .... ... ......... . DELLE CARTE FUORI TESTO .. .. ...... .. .... . . . ... . DEI NOMI CITATI NEL TESTO .. ..... ... .... . .... .. . GENERALE ..... . ........... .. ............. . ....... .


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