STUDI DEL GEN. CdA SALVATORE FARINA
RIVISTA MILITARE EDIZIONE IN LINGUA ITALIANA
2002 • Evoluzione dello scenario e pianificazione dello strumento terrestre, n. 1, pag. 4. • L’esigenza di «conoscere» nel nuovo scenario operativo, n. 3, pag. 4. 2003 • Il ruolo centrale dello strumento terrestre tra esigenze di sicurezza e nuove operatività, n. 3, pag. 30. • Investimenti e obiettivi dell’Esercito, n. 5, pag. 60. 2004 • La «NATO Response Force», n. 1, pag. 30. 2015 • Esercito-Industria, n. 2, pag. 64
di Salvatore Farina*
Quali sono i fattori che hanno mutato lo scenario internazionale e quali sono gli interventi necessari nella pianificazione e definizione delle capacità operative delle Forze terrestri? L’articolo che segue fornisce puntuali risposte a questi quesiti, ponendo l’accento sull'esigenza che, di fronte alle emergenze del nuovo quadro politico-strategico, si proceda ad una accelerazione del processo di adeguamento, in realtà già in fase di pieno sviluppo nel nostro Esercito e in quelli di molti Paesi occidentali. 4
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li accadimenti dell’11 settembre scorso, se da un lato hanno colpito i sentimenti di tutti coloro che nel mondo condividono gli stessi valori di libertà, di stato di diritto e di rispetto per la vita umana, dall’altro hanno aggiunto nuovi parametri nel complesso problema della sicurezza. Si tratta di un salto concettuale in un campo già interessato, da oltre un decennio, da un processo di evoluzione geo-strategica che vedeva le Forze Armate di molti Paesi – ed in special modo di quelli occidentali – coinvolte in un processo di cambiamento definito, a ragione, epocale. Uno degli avvenimenti più rilevanti in tal senso è certamente individuabile nella crisi nella vicina area balcanica. Tale crisi ha accelerato il processo di coesione nel campo politico e della sicurezza per l’Europa e ha sollecitato la NATO ad un riesame critico delle
proprie strutture per adeguarle alle mutate esigenze di sicurezza. Conseguentemente, pressoché tutte le Nazioni dell’area euroatlantica sono state coinvolte nel pieno sviluppo di importanti programmi di rinnovamento, basati sulla riduzione quantitativa e sull’incremento delle capacità operative sia a livello nazionale che in ambito multinazionale. Il quadro di riferimento era però relativo ad uno scenario antecedente gli attacchi terroristici alle «torri gemelle» ed al Pentagono. E’ lecito oggi, quindi, chiedersi quali siano i fattori che hanno apportato sostanziale mutamento allo scenario operativo e conseguentemente quali siano i necessari interventi sulla pianificazione delle forze e nella definizione delle capacità operative per far fronte alle nuove esigenze di sicurezza. COME EvOLvE LO SCENARIO Il quadro generale nella prospettiva di medio-lungo termine conferma le ridotte probabilità che un attore internazionale possa minacciare direttamente ed in modo «tradizionale» interessi vitali nazionali ed alleati, come l’integrità territoriale, con operazioni militari su larga scala. Ciò nonostante – come è stato ampiamente dimostrato dall’attacco agli Stati Uniti d’America – gli scenari futuri saranno contraddistinti da una serie elevata di rischi, diversificati per tipo e dimensione, posti in essere con mezzi e punti di applicazione variabili, che interesseranno anche le strutture statali e sociali. Da un punto di vista strettamente militare, i potenziali avversari adotteranno verosimilmente tecniche idonee a neutralizzare o diminuire il vantaggio tecnologico di cui le Nazioni occidentali dispongono. vantaggio che sembra destinato ad aumentare in maniera considerevole in talune nicchie di eccellenza. In generale, a livello politico5
Fig. 1 militare, occorre evidenziare alcune considerazioni sugli elementi innovativi nello scenario delle relazioni internazionali, che condizioneranno la condotta delle operazioni militari e che assurgono a pari rilevanza delle considerazioni di tipo strettamente tecnico-militare. La prima considerazione deriva dalla fluidità con la quale potranno variare le coalizioni politicomilitari entro le quali gli strumenti militari saranno chiamati ad operare. Infatti, il quadro delle alleanze e delle coalizioni è destinato a evolvere con una frequenza molto superiore a quella cui abbiamo assistito negli ultimi cinquant’anni. Quanto precede è confermato dal trend instauratosi con le operazioni «ALBA» prima, con SFOR e KFOR dopo, con l’intervento a Timor Est a seguire e – in questi giorni – con l’impegno della comunità internazionale a supporto degli Stati Uniti d’America. La differente sensibilità di fronte a situazioni di crisi, nonché la potenziale divergenza degli interessi tra i partners di alleanze istituzionalizzate e durature potrebbero portare ad una diminuzione del ritmo delle operazioni guidate da organismi politico-mi6
litari combinati ed una ridotta integrazione delle capacità militari. Per contro, il sempre più frequente ricorso alla costituzione di Coalitions Of The Willings, pone con evidenza la necessità che in futuro le nuove forze debbano essere in condizioni di operare anche con basso grado di interoperabilità. In tale ottica si dovrà di volta in volta valutare il grado di integrazione degli strumenti militari, senza accettare tout court l’estensione del principio della task organization alla sfera multinazionale, ma specificando il livello minimo al di sotto del quale la «multinazionalizzazione» potrebbe creare problemi di efficacia e risultare quindi sconveniente. La seconda considerazione, che discende da un’analisi delle istituzioni politiche esistenti nelle aree di prioritario interesse strategico, indica che in caso di crisi in queste regioni l’applicazione di iniziative diplomatico-economiche avrebbe scarso successo. D’altra parte l’imposizione di misure di carattere diplomaticoeconomico-informativo abbinate ad altre di tipo militare risulterebbe, con ogni probabilità, assai più efficace. In tali aree, non sarà sufficiente
dare la sensazione della capacità di intervento, usando la forza in funzione di deterrenza, ma potrebbe essere necessario che una forza di proiezione venga effettivamente schierata per condurre azioni di combattimento per conseguire un reale impatto operativo, qualora ciò si rendesse necessario. La terza considerazione da tenere presente deriva dalla nuova struttura delle forze in ambito NATO, e dalle conseguenze sulla categorizzazione delle forze. Di fatto, la scelta adottata dalla NATO di dotarsi di una serie di Corpi d’Armata ad alta prontezza operativa per potere condurre operazioni sia Art.5 che CRO (Crisis Response Operations), richiede la presenza di formazioni a livello Divisione/Brigata in grado di svolgere il ruolo di entry force prontamente schierabili, proiettabili anche in teatri non permissivi, e con capacità tali da creare la cornice di sicurezza necessaria allo schieramento di Grandi Unità a livello superiore. In questo senso questo tipo di forze dovrà rispondere a requisiti di alta mobilità strategica e maggiore protezione e potenza di combattimento delle attuali forze di reazione immediata, al fine di garantire un elevato impatto operativo e duratura sopravvivenza. L’AMBIENTE OPERATIvO L’ambiente operativo può essere caratterizzato da una serie di variabili ascrivibili a due categorie: le prime risalenti a caratteristiche dell’ambiente fisico ed umano e le seconde alla minaccia emergente. Le probabili future Aree di Operazioni presenteranno caratteristiche diverse (Fig. 1) da quelle nelle quali forze tradizionali hanno sinora pianificato il loro impiego: più intensa urbanizzazione del territorio, maggiore estensione delle Aree di Operazione, più accentuata compartimentazione del terreno e presenza di civili ca-
Squadra di militari italiani a un posto di controllo.
ratterizzeranno il futuro spazio di manovra. Terreno, forze avversarie e civili diverranno le tre componenti inscindibili della situazione nella quale ogni unità dovrà operare. Di seguito ciascuno degli aspetti viene trattato in dettaglio individuandone le deduzioni pertinenti alle capacità richieste. In merito al primo fattore di situazione classico, il terreno, è probabile che si ripeta in futuro quanto già avvenuto in Somalia, Kosovo o in Cecenia e Afghanistan: cioè portare il combattimento su ambienti compartimentati e/o densamente urbanizzati, per controbilanciare la vulnerabilità delle proprie forze nel campo dell’intelligence e nel campo delle armi ad alto contenuto tecnologico, riequilibrando in tal modo i rapporti di forza. In proiezione futura, è pertanto possibile affer-
mare che le aree di sviluppo delle future operazioni militari non potranno più prescindere dal coinvolgimento di aree a medio/alta densità di urbanizzazione. Per quest’ultimo aspetto, ai fini dello sviluppo della tipologia di forze da impiegare in ambienti urbanizzati si dovrà tener conto delle seguenti caratteristiche: •tridimensionalità dello spazio, incluso il livello sotterraneo; •predominanza delle strutture e degli edifici le cui dimensioni e volumi incrementeranno le difficoltà di osservazione, di fuoco, di movimento e di Comando e Controllo; •maggiore evanescenza e protezione delle formazioni avversarie o dei singoli elementi, che divengono in tal modo di più difficile acquisizione e neutralizzazione; • non contiguità ed elevata estensione, a fronte delle forze impiegate, del campo di battaglia
o, più in particolare, della zona di responsabilità; •alto stress fisiologico dettato dall’elevato livello di attenzione richiesto, dai rischi a 360 gradi e dall’impatto dei combattimenti ravvicinati che impongono un tasso di attrito assai rilevante per il personale. Per quanto riguarda la presenza di civili va sottolineato che probabilmente le implicazioni di carattere politico, legate ad una compromissione militare dei centri di gravità collocati in uno scenario urbanizzato e mediatizzato, non potranno più essere trascurate durante la condotta delle operazioni. Ciò significherà che le unità che dovranno operare in questo ambiente, dovranno disporre di differenziate ed accresciute capacità di raccolta ed elaborazione delle informazioni. In particolare anche i Comandanti ai minori livelli dovranno essere in grado di: 7
• individuare le implicazioni politico-sociali e psicologiche dell’uso della forza; • fronteggiare possibili azioni condotte da parte di unità paramilitari, quali forze irregolari, organizzazioni e reti terroristiche, fazioni politiche ai margini della legalità e organizzazioni criminali transnazionali; •essere in grado di acquisire, in tempo reale, le direttive superiori sulle norme di comportamento e sulle regole d’ingaggio. La presenza di organizzazioni come quelle internazionali (IOs) o quelle governative e non governative (GOs e NGOs) nelle future zone di intervento porrà ulteriori
sfide allo strumento militare. Rapporti contraddistinti da esigenze e programmi non sempre convergenti potrebbero causare discrasie che potranno avere un impatto sull’assolvimento della missione. Gli aspetti critici che imporranno una rivisitazione della composizione dei complessi di forza sono: • la molteplicità, la poliedricità e l’imprevedibilità delle opzioni operative, dettate dalla possibile presenza in un unico scenario operativo di differenti tipi di conflitti a diverso livello di intensità (isole di conflittualità), che imporranno una gestione selettiva delle capacità militari
nella stessa area di operazioni; • la reversibilità e l’instabilità dei livelli di conflittualità per effetto della interazione continua simmetrico-asimmetrico; • la difficoltà nello schieramento delle forze nelle aree d’intervento a causa della possibile interdizione dei principali punti di ingresso in teatro, che potranno determinare una maggiore complessità delle attività per dispiegare ed espandere i dispositivi; • il rapido logoramento delle forze causa la forte tendenza alla loro dispersione; l’incremento dei vincoli e condizionamenti derivanti dall’opinione pubblica e dal potere politico, con riferimento alla crescente e giusta sensibilità verso la salvaguardia della vita umana e dell’ambiente naturale. L’influenza che i media esercitano sulle operazioni militari sta seguendo un trend in crescita, di pari passo con l’aumento dell’interesse riservato alle stesse dalla pubblica opinione, sempre più coinvolta emotivamente nei fatti ad esse correlati. Nel cosiddetto «villaggio globale», le crisi e le operazioni militari per la gestione di focolai si svolgeranno sotto l’«occhio» vigile dei media, che amplificherà, attenuerà o modificherà ogni aspetto della crisi, anche a seconda dei particolari condizionamenti posti in essere da una o più delle parti contrapposte o da «mirate» campagne informative. L’impatto di perdite proprie e avversarie avrà una risonanza così vasta da compromettere la percezione di obiettivi di sicurezza nazionali. Di conseguenza, l’opinione pubblica chiederà il successo e la contestuale riduzione del rischio fisico, dei costi e degli effetti collaterali delle operazioni militari, come il coinvolgimento di civili ed i danni causati dal
Addetto al puntamento di un pezzo d’artiglieria semovente.
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combattimento sull’ambiente. L’ultimo elemento che deve essere inserito nel mosaico del futuro ambiente operativo riguarda la natura ed il modus operandi dei potenziali avversari. Benché non possa essere esclusa la possibilità di fronteggiare un avversario che disponga di pari ed equivalenti capacità militari, esiste una possibilità maggiore rispetto al passato che ci si trovi di fronte a forze appartenenti ad agenti non statali con forze non tradizionali. Ciò malgrado, le forze dovranno possedere sufficienti capacità per fronteggiare forze opposte aventi simili capacità operative in conflitti ad alta intensità. Dall’altro estremo sarà fortemente probabile che forze militari irregolari e con diverse capacità operative adottino nei nostri confronti una serie di atti ostili non convenzionali, utilizzando la sorpresa e/o l’inganno ed adottando un approccio asimmetrico ed asincrono per raggiungere gli
obiettivi prefissati. I centri di comando, logistici e addestrativi dell’avversario potrebbero essere distribuiti a rete, difficilmente identificabili ed estesi anche su scala globale. Gruppi terroristici potrebbero colpire in modo sempre più imprevedibile ed in relazione ad eventi non noti. verosimilmente, il potenziale avversario tenterà di impedire la protezione dei nostri punti vitali sul territorio nazionale, nonché ogni azione di repressione e prevenzione delle attività terroristiche, interdicendo per esempio le aree da cui si potrebbe lanciare un’operazione (aeroporto d’imbarco APOE, punto d’imbarco ferroviario RPOE e porto marittimo d’imbarco SPOE) e negando nel contempo l’accesso ai punti di ingresso in un teatro remoto (aeroporto di sbarco APOD, porto marittimo di sbarco SPOD e punto di sbarco ferroviario RPOD). Ciò impone di considerare la necessità di prevedere e/o confer-
Allievi ufficiali donne in una pausa durante un’esercitazione.
mare la disponibilità di forze schierabili in teatro anche qualora non fossero disponibili infrastrutture portuali ed aeroportuali, ovvero aree di ingresso facilmente accessibili. Nel futuro potrà divenire estremamente difficile realizzare una cornice di sicurezza con i mezzi classici di protezione passiva e con dispositivi di sorveglianza a tecnologia avanzata, mentre invece maggiore enfasi dovrà essere posta su forme di intelligence legate alla raccolta di informazioni direttamente dall’ambiente sociale, da prigionieri, ex combattenti, rifugiati e profughi o da normale personale civile presente nell’area di operazioni (HUMINT). Infine, con riferimento al diradamento dei dispositivi sarà opportuno prevedere la costituzione di gruppi tattici in grado di sviluppare un combattimento/azione in au9
Incursori del 9° Reggimento «Col Moschin» in addestramento.
tonomia, incentrati su di un livello ordinativo, inferiore a quello usuale, quale la compagnia. COSA SI STA FACENDO PER ADATTARE GLI STRUMENTI L’evoluzione degli scenari di impiego così delineati ha chiaramente profondi riflessi sulla pianificazione dello strumento terrestre. È a questo punto opportuno mettere in rilievo come, dal punto di vista della pianificazione delle forze, l’attacco «non convenzionale» portato nel cuore degli Stati Uniti e la conseguente reazione della comunità internazionale si configurino come una conferma dei presupposti dell’analisi concettuale ed organizzativa, che sta portando ormai da qualche anno al rinnovamento dello strumento terrestre delle principali Nazioni occidentali. Dalla capacità di fronteggiare grandi masse di mezzi corazzati tipiche della guerra fredda, ci si è da tempo correttamente orientati verso capacità di intervento, di controllo e di gestione delle crisi
Ripristino della viabilità su un corso d’acqua.
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nelle aree di interesse strategico, avendo come principale punto di riferimento più impegnativo il combattimento ad alta intensità. Tuttavia, la drammatica evoluzione degli avvenimenti che caratterizzano i nostri giorni ha dettato una forte accelerazione a questo processo evolutivo ed ha determinato l’attribuzione di maggiore attenzione verso quei settori che più rispondono alle esigenze connesse con la lotta ad attacchi tipicamente asimmetrici e non tradizionali.
Ricordo che il processo di aggiornamento/miglioramento delle capacità militari delle Nazioni europee dell’Alleanza è attualmente regolato dalla Defense Capabilities Initiative (DCI), ovvero da quel processo di allineamento delle capacità europee a quelle statunitensi secondo parametri di convergenza stabiliti in occasione del vertice di Washington del 1999, sotto la pressione delle operazioni in Kosovo. Tenuto conto dell’accelerazione subita dai programmi della difesa statunitense e della magnitudo dei cambiamenti apportati ai relativi obiettivi di pianificazione, è verosimile che analogo aggiornamento, seppur di minor livello, potrà scaturire in ambito alleato per i criteri di convergenza della citata DCI. vediamo quindi come l’Esercito statunitense si stia riorganizzando. Grazie ad un programma ormai da tempo avviato, lo US Army sta cercando di utilizzare nel modo più efficace gli ingenti fondi che verranno messi a sua disposizione per effettuare la cosiddetta trasformazione dello strumento terrestre, secondo criteri rispondenti alle nuove sfide
Alpini si addestrano in roccia.
identificate nella Joint vision 2020. Tenuto conto che tali fondi non sono comunque sufficienti all’ammodernamento contemporaneo dell’intero strumento, è stato deciso di ripartire lo sviluppo delle proprie forze su tre direttrici principali. La legacy force, ovvero la forza «ereditata» dalla guerra fredda, è basata su unità pesanti e su quattro sistemi d’arma principali: il carro «Abrams», il vCC «Bradley» (e le famiglie derivate), gli elicotteri «Apache» ed UH-60 ed il lanciarazzi MLRS/ATACMS. Questo complesso di forze, giudicato non rispondente alle esigenze connesse con la totalità dei nuovi scenari d’impiego, verrà quindi per il momento aggiornato solo parzialmente, mediante l’introduzione in alcune unità (un Corpo d’Armata) di sistemi indispensabili, quali la digitalizzazione, il semovente. «Crusader» ed il carro pioniere «Grizzly». Tali unità, spina dorsale dell’Esercito statunitense sino al termine della trasformazione, dovranno consentire l’esecuzione di controffensive a livello Corpo d’Armata per la soluzione vincente di crisi ad elevata intensità. Si noti che il livello tecnologico di tali forze, equivale all’incirca a quello posto ad obiettivo dei programmi di ammodernamento e rinnovamento dell’Esercito Italiano sino al 2010 (ARIETE - vCC DARDO PzH 2000 - A129 - NH-90 - ESC SAMP-T - SIACCON-2). La interim force, destinata al ruolo di gap filler nell’intento di disporre da subito di uno strumento orientato ai nuovi compiti, è rappresentata dall’insieme delle citate forze legacy aggiornate e delle 6 brigate medie IBCT (Interim Brigade Combat Team) in corso di realizzazione grazie all’acquisizione – con procedura accelerata e scelta dei materiali off the shelf, ovvero senza tempi morti per ricerca e sviluppo – di 2 100 veicoli blindati 8x8 LAv III in 10 versio-
Fig. 2 ni. Ma sarà la objective force, risultato finale dell’intero processo di trasformazione, a costituire il radicale cambiamento di tutte le componenti organizzative dell’Esercito americano, da attuarsi a partire dal 2008 per fasi successive sino al 2020 (2010 data di conferimento della capacità operativa iniziale alla prima unità riorganizzata e riequipaggiata in tal senso). Al riguardo, è opportuno segnalare come l’obiettivo di pianificazione consista nella realizzazione di una struttura organizzativa volta a proiettare ovunque nel mondo, anche in situazioni di non disponibilità dei punti di ingresso o in presenza di forze ostili, una forza atta ad agire quale deterrente in tempo di pace, di dimensioni e composizione idonee ad eseguire operazioni nell’intera gamma ipotizzabile (dall’assistenza umanitaria al combattimento ad alta intensità). I principi guida di tale trasformazione sono sintetizzati in figura 2. Il concetto principale, posto alla base di tutti gli sviluppi, è costituito dall’enfasi sul personale a tutti i livelli. Tale concetto, apparentemente scontato, costituisce la vera rivoluzione cui dovranno
dare supporto la dottrina, i materiali e le organizzazioni che dovranno essere sviluppate. In sintesi, con un procedimento concettualmente simile a quello che, in artiglieria, ha portato a trasferire la responsabilità di erogare il fuoco dal gruppo al singolo pezzo, si è deciso di sfruttare in un insieme coordinato le capacità che maggiormente caratterizzano i giovani americani: l’elevato livello di conoscenze, l’apertura mentale e l’abilità nell’uso degli strumenti informatici, dettata dai ritmi evolutivi estremamente rapidi che caratterizzano detti mezzi. Si è quindi pensato di far si che il combattente, sino al minore livello possibile (individuo), disponga di una situazione costantemente aggiornata in tempo reale, rappresentata su schermi portatili che consentano loro di ricevere ordini in forma grafica e di trasmettere, sotto forma di schemi semplificati, i propri apprezzamenti e le proprie intenzioni, contribuendo attivamente al processo decisionale. Tale possibilità consentirà di sfruttare un bacino di intelligenze estremamente ampio in un’ottica di flessibilità «organizzata». Per quanto attiene ai materiali, l’Esercito statunitense si è orien11
tato verso l’approccio del tipo system of systems, realizzato mediante l’integrazione in un pacchetto onnicomprensivo, sostenuto dal sistema di Comando e Controllo, delle componenti necessarie per l’assolvimento di tutte le funzioni operative. Gli elementi principali, per la complessità tecnologica ed il costo, saranno il supporto C4-ISR (comando, controllo, comunicazioni e computer, informazioni, segreto e riservato), tale da attivare sino al singolo combattente un flusso di dati del tipo e delle dimensioni oggi caratteristico dei Comandi Brigata statunitensi (in Europa, del livello DIv/C.A.), ed il sistema da combattimento terrestre, insieme di piattaforme ad elevata mobilità tattica e strategica. Si tratterà di una o più tipologie di piattaforme, alcune delle quali senza equipaggio (terrestri ed aeree), in grado di coprire l’intera gamma di esigenze tattiche sulla superficie ed al di sotto di essa e compatibili con il velivolo C-130 (un margine di riduzione del peso del 25% è considerato ottimale, con un conseguente obiettivo pari a 14t). È previsto che ogni piattaforma abitata assolva due funzioni (ad esempio fuoco a tiro curvo e C4). Tra le piattaforme senza equipaggio, i robot per RISTA (osservazione, sorveglianza e acquisizione obiettivi) e due tipi di velivolo senza pilota (UAv), uno di tipo leggero (elica incubata, stazionante a 150 metri circa di quota per alcune ore) a disposizione dei plotoni ed uno più complesso (elicottero con 40 ore di autonomia) per i gruppi tattici. La trasformazione/rivoluzione dell’Esercito statunitense, alla luce della citata accelerazione impartita dall’evoluzione degli avvenimenti, configura la disponibilità a medio termine (10-15 anni) di uno strumento tale da rendere «obsoleto» qualsiasi sistema oggi in servizio nel mondo occidentale. Tale assunto, recepito dai 12
maggiori Eserciti occidentali, comporterà l’esigenza di disporre di unità se non comparabili (vista la complessità e gli oneri previsti) quantomeno compatibili con le caratteristiche della objective force. Ciò nell’ottica di poter cooperare attivamente nelle future, eventuali operazioni combinate. In particolare, l’approccio seguito dalla maggior parte degli Eserciti europei si sta orientando verso il conferimento ad una porzione rilevante delle forze disponibili di capacità di intervento comprendenti, all’interno delle formazioni di riferimento (Brigata e/o battaglione/reggimento), tutte le componenti necessarie
per un efficace impiego sin dai primi momenti di una proiezione in teatri operativi ostili. Anche se con dimensioni, tipologia di mezzi e forme organizzative nettamente differenziati in relazione alla variegata gamma di situazioni di partenza. Si tratta, a fattor comune per i maggiori Paesi del vecchio continente, di coniugare (figura 3) le esigenze operative con la disponibilità di risorse finanziarie, di personale e di materiali. I risultati sono ovviamente diversamente cadenzati nel tempo a seconda delle realtà oggettive dei singoli Eserciti, ma la traccia comune è rappresentata dall’approccio verso le forze me-
die, il cui concetto è stato delineato nell’articolo «Le forze medie nei conflitti asimmetrici» (Rivista Militare n. 6,/2001). Le forze medie europee dovranno possedere caratteristiche risultanti dal compromesso tra le tradizionali caratteristiche della potenza di combattimento (protezione, mobilità tattica e potenza di fuoco) e le nuove caratteristiche delle forze di spedizione: mobilità strategica ed operativa; elevata mobilità tattica; sostenibilità; sopravvivenza di fronte alle nuove minacce e ridotto «peso logistico». QUALI PRIORITÀ NELLA PIANIFICAZIONE DELLO STRUMENTO NAZIONALE In questo momento, è importante proseguire sulla strada già intrapresa dell’ammodernamento della Forza Armata, soprattutto confermando la validità dell’approccio «capacitivo« per lo sviluppo delle forze. Il modello di pianificazione basato sulle capacità mette a fuoco quali debbano essere le tipologie delle forze sulla base di come un avversario potrebbe apportare una mi-
Fig. 3 naccia ai nostri interessi vitali, piuttosto che su chi e dove potrebbe farlo. In tale quadro, l’obiettivo di pianificazione a breve e medio termine dell’Esercito italiano conferisce alle future Brigate medie, equipaggiate con veicoli blindati della famiglia Centauro, nonché con i vBC 8x8 di prossima introduzione in servizio la possibilità di apportare un impatto operativo immediato una volta in
teatro, caratteristica questa ben più importante della sola velocità di schieramento strategico. Nel medio-lungo termine si potrà prevedere un sistema da combattimento, avente una piattaforma comune, utilizzabile per le diverse funzioni operative (Fig. 4). Le capacità fondamentali delle Bersaglieri a un posto di controllo in Kosovo.
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Fig. 4 Brigate medie pertanto dovrebbero essere: • elevata mobilità contemporaneamente strategica, operativa e tattica; • elevata capacità di comprensione dello spazio di manovra; • maggiore autonomia di combattimento a livello di complesso minore; • superiorità di combattimento in operazioni in terreno compartimentato e urbano. Il nuovo scenario richiede, quindi, che si continuino a sviluppare, con maggiore velocità rispetto a quanto fatto sino ad oggi, tutte quelle forze che ci permetteranno di completare la gamma di capacità già previste per il modello professionale. In particolare dovranno essere perseguiti i seguenti obiettivi, già individuati nel progetto Pacchetti di Capacità, ai quali fornire la massima priorità per consentire la rapida implementazione delle capacità operative necessarie: • il potenziamento delle capacità di comando e controllo, necessarie per realizzare il citato processo di ampliamento del bacino di menti che partecipano attivamente al processo decisionale, da realizzare median14
te l’applicazione delle nuove tecnologie trasmissive ed informatiche; • la costituzione di un articolato bacino di capacità per l’esplorazione, sorveglianza, informazione, acquisizione obiettivi, guerra elettronica (RISTAEW), in grado di contribuire a comporre un quadro informativo molto più composito di quanto considerato in passato e pluridimensionale. Tra tali capacità, risultano essenziali quelle per la sorveglianza dello spazio di manovra e l’acquisizione degli obiettivi funzionali alle operazioni in profondità, nonché – tenuto conto dell’accresciuta importanza della dimensione umana sottolineata dalle operazioni in corso – la costituzione di un’unità HUMINT per la raccolta e l’elaborazione di informazioni, acquisite a contatto diretto con le persone e con l’ambiente; •la ulteriore rivalutazione delle potenzialità delle forze leggere ed aeromobili, attraverso l’implementazione delle capacità di combattimento ognitempo, diurne e notturne, in ambienti urbanizzati e particolarmente compartimentati; •il rafforzamento della compo-
nente del bacino delle forze per operazioni speciali (OS) per la condotta di azioni dirette (raids ed imboscate) e lo sviluppo di operazioni antiterrorismo e di esplorazione ed acquisizione obiettivi di rilevanza strategica; •l’ampliamento delle capacità di difesa nucleare, biologica e chimica (NBC), già oggi pienamente rispondenti per qualità ma probabilmente sottodimensionate, alla luce dell’incrementata probabilità di un uso di queste armi; •la costituzione di una capacità di operazioni psicologiche (PSYOPS), del livello Reggimento, secondo gli orientamenti in fase di consolidamento in ambito NATO; •la creazione di un quantitativo di forze medie corrispondenti alle ipotesi di impiego direttamente connesse con l’applicazione degli scenari futuri, testè enunciati, al processo di pianificazione delle forze necessario per l’implementazione delle missioni assegnate alla Forza Armata; •l’aggiornamento qualitativo e quantitativo dei supporti alla manovra e logistici necessari per l’impiego efficace delle forze enunciate ai precedenti alinea. Tra questi, assumono particolare rilevanza le capacità di difesa controaerei a bassa (SHORAD) e bassissima quota (v-SHORAD), la possibilità di effettuare manovra del fuoco in profondità in sincronia con le unità aeromobili (deep operations) e tutte le importantissime attività delle unità genio, nei settori della mobilità, della contromobilità e del supporto agli schieramenti. La componente logistica di aderenza deve assumere le capacità operative necessarie per l’efficace supporto di tutte le citate componenti. Di pari passo si dovrà procedere allo sviluppo di programmi a breve e medio termine (Figg. 5, 6), per l’acquisizione degli equi-
paggiamenti e dei sistemi d’arma che contribuiscono ad implementare in tempi rapidi le capacità, lasciando alla prospettiva di lungo termine la possibilità di sfruttare le tecnologie emergenti, mediante un piano di sviluppo articolato che, se le risorse assegnate lo consentiranno, potrebbe seguire, in linea di massima, un indirizzo concettualmente simile a quello impostato dall’Esercito statunitense, con i correttivi caratteristici della dimensione europea della nostra Forza Armata. CONCLUSIONI Le novità emerse nel quadro internazionale per quanto attiene ai problemi della sicurezza richiedono una accelerazione ed un aggiustamento del processo di rinnovamento già in fase di pieno sviluppo in molti eserciti occidentali e nell’Esercito Italiano. Le analisi dello scenario, dei fattori di rischio e delle possibili minacce, offrono utili indicazioni per focalizzare quelle aree dove è necessario e più urgente intervenire. Ovviamente gli Stati Uniti – sia perché da sempre all’avanguardia nell’innovazione tecnologica, dottrinale e nei pro-
Fig. 5 cedimenti di impiego delle forze, sia perché, oggi più che mai, determinati a potenziare le proprie capacità operative su tutta la gamma dei possibili interventi – sono un punto di riferimento in questo processo di rinnovamento e potenziamento e potranno fornire utili indicazioni per le Forze Armate dei Paesi alleati. Se non sarà possibile convergere verso una completa integrazione tra i sistemi occorrerà ricercare almeno un sufficiente grado di com-
Fig. 6
patibilità in ambito alleato. Per quanto riguarda l’Italia dall’esame di massima delle funzioni e capacità operative del modello professionale emerge che quanto pianificato è in linea con i nuovi scenari almeno per quanto concerne le componenti previste. In particolare, per alcuni settori, quali quello del Comando e Controllo, delle forze leggere (paracadutisti e alpini) delle forze medie (famiglia Centauro), degli elicotteri da combattimento e della bonifica ordigni esplosivi e sminamento (BOE), siamo in posizioni di avanguardia anche se sarà comunque necessario potenziare e migliorare dette componenti. Si tratta ora di procedere in tempi rapidi al completamento dello strumento a p ar tire d a l l e p riori tà s op ra enunciate, affinando le linee di azione poste in essere, al fine di ottimizzare e rendere ancora più efficaci le forze terrestri italiane in linea con quanto avviene negli altri Paesi della NATO e dell’UE.
*Colonnello, Capo Ufficio Pianificazione dello Stato Maggiore dell’Esercito 15
L’ESIGENZA DI «CONOSCERE» nel nuovo scenario operativo
N
el numero precedente sono stati esaminati gli aspetti relativi alla pianificazione dello strumento terrestre, in funzione dell’evoluzione dello scenario conseguente ai tragici avvenimenti del settembre 2001. In tale contesto è stato evidenziato come rivesta carattere prioritario la costituzione di un articolato bacino di capacità RISTA-EW, in grado di contribuire a comporre un quadro informativo articolato e disponibile in tempo utile per imporre la propria iniziativa. L’esigenza di conoscere, non potendo più basare le proprie previsioni sulla familiarità della
dottrina e delle procedure di un avversario noto, si è via via manifestata con sempre maggiore rilievo. Le forze operanti, infatti, sono impegnate da più di un decennio in teatri operativi dove l’indeterminatezza è l’infelice compagna di tutti i Comandanti e dove sapere in anticipo rappresenta sempre più spesso il solo elemento che consenta di conseguire il successo. Da qui l’interesse dello Stato Maggiore dell’Esercito di avviare un esame critico delle capacità delle Forze operative nel settore e di predisporre un progetto che, dal punto di vista concettuale e organizzativo,
Dopo i tragici avvenimenti dell’11 settembre 2001, un ammaestramento dottrinale, sul quale esiste unanime concordanza, è quello di conferire maggiore efficienza agli organi di intelligence, attraverso un più stretto coordinamento delle strutture preposte a tale funzione e un potenziamento qualitativo e quantitativo delle stesse. Già da tempo le forze che operano nei vari teatri, dove gli spazi vuoti superano di gran numero quello delle aree presidiate, sono soggette a un’esiziale indeterminatezza. Di qui l'esigenza di prevedere quali potranno essere gli sviluppi delle operazioni negli scenari d’impiego. L’articolo seguente, che si pone in rapporto di continuità con il lavoro «Evoluzione dello scenario e pianificazione dello strumento terrestre», apparso sul precedente numero della Rivista, offre un puntuale quadro di conoscenza degli sforzi in atto per allineare il nostro Paese a quelli che sono già proiettati verso un’autentica politica di sicurezza europea. 4
di Salvatore Farina * e di Pietro Serino **
possa ottimizzare il rendimento di quanto disponibile e delineare il quadro entro cui fare crescere le potenzialità della Forza Armata. Il progetto «Pacchetto di capacità» RISTA-EW, approvato dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito nell’estate 2001 ed entrato nella fase attuativa con l’inizio del 2002, si colloca nel più ampio processo di riordinamento dell’Esercito in generale e della sua
componente operativa, obiettivo del progetto noto come «Pacchetti di Capacità Operative dell’Esercito». Questo programma, avviato nel 1997 con l’obiettivo di predisporre uno strumento idoneo a confrontarsi nel contesto delle nuove missioni affidate alle Forze Armate, ha i suoi capisaldi: • nella pianificazione capacitiva, dove assume importanza determinante la definizione dello
sforzo massimo, in termini di scenari, forze impegnate e durata delle operazioni; • nella combat approach che, nel riconoscere la maggiore complessità delle operazioni simmetriche ad alta intensità, prevede l’esigenza di uno strumento adatto a fronteggiare l’ampia casistica di operazioni possibili; • nella task organization, quale principio organizzativo che consente di predisporre pac5
chetti di forze adatti a ogni situazione, combinando moduli di diverse capacità operative in misura quantitativa e qualitativa appropriati alla missione. Il modello che ne deriva è quello di un insieme di forze assimilabili a un unico Corpo d’Armata, costituito da: • un Comando di Corpo d’Armata a framework nazionale (1), in grado di operare anche come JTF HQ Land-Heavy ed integrato nella struttura delle Forze dell’Alleanza Atlantica, con un supporto C2S dedicato; • tre Comandi di Divisione, di cui uno a prontezza 180 giorni per fronteggiare esigenze legate a CROs di lunga durata; • dieci Brigate di manovra, di tipologia differenziata e che comprendono anche la Brigata di cavalleria «Pozzuolo del Friuli», destinata a svolgere un’attività di esplorazione mediante combattimento (recce by force ) che esula dalla RISTA specialistica trattata dallo studio citato; • unità di supporto al combattimento (CS) e di sostegno logistico al Combattimento (CSS), riunite in Brigate e Raggruppamenti omogenei. Gli assetti RISTA-EW specialistici oggetto del progetto in argomento si collocano nell’ambito del supporto al combattimento. L’ESIGENZA Il progetto ha quindi lo scopo di sviluppare una capacità specialistica RISTA-EW per soddisfare le esigenze di un Corpo d’Armata impegnato, a livello tattico-operativo, nella condotta di operazioni sia tradizionali sia di gestione delle crisi. Tale capacità, per rispondere alla richiesta di massima sinergia ed efficacia delle risorse spese nel settore, dovrà essere integrata e in grado di fornire al Comandan6
te, a qualsiasi livello, un quadro di situazione il più completo possibile, in tempi reali e corredato, avvalendosi delle capacità dello Stato Maggiore del Comando (branca G2), delle possibili azioni che perseguirà l’avversario (PAN) con annesse valutazioni. In sintesi, la consapevolezza della situazione (Situational Awareness) indispensabile per acquisire la superiorità decisionale sull’avversario, imporre la propria iniziativa e conseguire il successo. La componente RISTA-EW dovrà possedere, quindi, una doppia capacità: • acquisizione dei dati informativi; • elaborazione degli stessi, impiegando sinergicamente le potenzialità degli SM delle unità specialistiche e le capacità delle
significato riferimenti schematici, legati a distanze predeterminate tanto care ai pianificatori operativi della «guerra fredda». In linea di principio, in uno scenario di nuovo tipo, contraddistinto da soluzioni di continuità nella presenza di forze sul terreno, le unità RISTA-EW sono chiamate a realizzare un’indispensabile connessione tra le diverse formazioni, attraverso la copertura «informativa» degli spazi vuoti del dispositivo del Comando di G.U. a favore del quale esse operano (fig. 1). Questa copertura potrà essere assicurata operando dall’interno delle aree presidiate, utilizzando la «gitta
branche G2 dei Comandi. Questa doppia capacità dovrà essere esercitata senza soluzioni di continuità, in tutte le condizioni operative e ambientali e, soprattutto, dovrà essere quanto più possibile impermeabile alle contromisure poste in essere dall’avversario. È evidente che, in scenari come quelli che si riscontrano nelle operazioni militari di gestione delle crisi, caratterizzati da indeterminatezza e assenza di geometria, vengono anche a modificarsi i principi con i quali gli assetti specialistici vengono impiegati e assegnati alle G.U., privando di
ta» dei sensori, ovvero spingendosi fisicamente nelle aree non presidiate.
UAV Hunter statunitense in fase di decollo.
LA SITUAZIONE Lo studio sul «Pacchetto di capacità RISTA-EW» ha preso avvio dall’esame della situazione, con riferimento sia a quella dell’Esercito italiano sia a quella riscontrabile nei principali Eserciti alleati. La situazione nazionale si è presentata articolata, risentendo della precedente organizzazione, dove gli assetti erano strettamente
Fig. 1
integrati nel contesto delle singole capacità operative (si pensi, al riguardo, al Gruppo acquisizione obiettivi - GRACO - della Brigata missili ed ai battaglioni di guerra elettronica posti alle dipendenze dei Comandi trasmissioni di G.U. o di prevista costituzione all’emergenza, come alcuni organi preposti alla HUMINT, ad esempio le UMI) sia di primi provvedimenti rivolti ad una maggiore integrazione degli assetti, che avevano portato all’accentramento, alle dipendenze dell’allora CIDE, degli assetti preposti alla sorveglianza elettronica nei settori COM e NON-COM. È stata inoltre riscontrata (non a caso in ambito Esercito è stato sinora adottato l’acronimo RSTA) una netta ripartizione di competenze tra gli assetti specialistici – che sono preposti alla raccolta delle informazioni – ed i Comandi di G.U., che invece si occupano della pianificazione della ricerca e dell’elaborazione delle informazioni. Il che presup-
pone un’elevata specializzazione e professionalità del personale della branca G2, il cui mantenimento è reso difficoltoso dalle ridotte opportunità addestrative conseguenti alla mancanza di assetti RISTA-EW in ciascuna delle G.U. dell’Esercito. In ambito internazionale sono stati riscontrati diversi modelli organizzativi, che configurano tre diversi sistemi. Il primo, che denomineremo distribuito, prevede la situazione descritta per l’Esercito italiano, dove gli assetti RISTA-EW hanno una vocazione primaria che li aggancia a uno specifico Comando d’Arma. Tale situazione si riscontra in Eserciti orientati prevalentemente a operazioni tradizionali, come quello tedesco. Il secondo, che denomineremo accentrato, prevede gli assetti RISTA-EW accentrati in più unità specialistiche di diverso livello ordinativo (Brigata e battaglione «informazioni militari»), ordinativamente alle dipendenze
di Grandi Unità (Corpo d’Armata e Divisione). Tale situazione si riscontra nell’Esercito USA, caratterizzato da dimensioni inusuali per qualunque Esercito europeo, fatta eccezione per quello russo. Il terzo, che denomineremo centralizzato, prevede l’insieme degli assetti RISTA-EW riuniti in una G.U. specialistica, posta alle dipendenze del Comandante delle forze operative, che la impiega unitariamente o per pacchetti, in funzione dell’esigenza. Tale situazione si riscontra nell’Esercito francese, che per primo ha adottato il principio della task organization, e risulta essere allo studio da parte di altri Eserciti europei, quale quello britannico. Questo terzo modello è apparso subito, sia in termini di conseguimento degli obiettivi di efficienza sia in termini di minore entità delle risorse impegnate, quello maggiormente rispondente alle necessità dell’Esercito italiano che, non deve essere dimenticato, 7
Fig. 2
è anche impegnato in una importante e ineludibile opera di riduzione quantitativa, nel contesto della professionalizzazione integrale dello strumento militare nazionale. LA SOLUZIONE In funzione di quanto fin qui esposto, si è giunti alla determinazione di costituire un bacino centralizzato di risorse RISTAEW (fig. 2), costituito da: • una capacità di Comando e Controllo, di livello raggruppamento, preposta per le funzioni di: •• approntamento degli assetti specialistici; •• direzione degli stessi, in caso di impiego a supporto del livello Corpo d’Armata, anche contribuendo (con la branca G2 del Comando) alla predisposizione del piano di ricerca ed all’elaborazione delle informazioni raccolte; • più unità specialistiche, in grado di coprire l’intera gamma delle attività informative. Queste unità dovranno essere in grado di svolgere funzioni nei settori: •• ricerca dei dati informativi; •• trasmissioni, per l’invio dei dati acquisiti al Comando RISTA-EW che ha comandato la missione (non si tratta, quindi, della diffusione, che segue il processo di elabora8
zione ed è responsabilità del Comando di G.U. a favore del quale l’assetto specialistico opera). Alcune di queste unità sono destinate a dare origine a un gruppo tattico informativo (unità d’impiego sulla quale si tornerà nel prosieguo) e dovranno assicurare funzioni di: • comando, per la direzione di assetti provenienti da diverse
unità specialistiche; • elaborazione di dati informativi, che definiremo di 1° livello (2), per distinguerla da quella di competenza della branca G2 del Comando a favore del quale il gruppo tattico informativo opera; • sostegno logistico. Il livello ideale d’impiego del
gruppo tattico informativo è quello in supporto a un Comando Divisione. Pertanto, per dare risposta al problema operativo dell’Esercito, che prevede la possibilità di impegnare, in operazioni di lunga durata, non più di un Comando di livello Divisione (o, in alternativa, Corpo d’Armata), sarà necessario disporre di almeno 4 gruppi tattici informativi. In tal modo si potrà procedere ad un ciclo d’impiego che veda l’alternanza dei 4 gruppi in teatro operativo, ovvero prevedere l’impiego contemporaneo di 2 gruppi nella sola fase di utilizzo del Comando di Corpo d’Armata, accettando una più frequente rotazione degli assetti. Non è, peraltro, da escludere a priori l’impiego di assetti particolari a favore di Brigate che necessitino, in funzione della missione o della situazione complessiva, di particolari capacità. È il caso di Brigate che operino alle dipendenze dirette di un Comando di Corpo d’Armata.
Sistema radar eliportato «Creso».
La soluzione è completata, poi, dalla struttura preposta alla specializzazione del personale, la quale sarà caratterizzata da unitarietà in termini di concezione dei percorsi formativi e di direzione delle attività ed integrata
Fig. 3
con la struttura preposta alla preparazione operativa delle unità specialistiche. In sintesi, gli elementi fondamentali della soluzione individuata risultano essere: • sul piano procedurale, l’interazione tra la branca G2 dei Comandi di G.U. e i Comandi raggruppamento/gruppo tattico RISTA-EW; • sul piano organizzativo, il Comando di raggruppamento ed il gruppo tattico informativo; • sul piano della formazione, la direzione unitaria. IL CICLO INFORMATIVO La gestione del sempre maggiore flusso di informazioni che perviene a un Comando, necessaria per identificare quelle rilevanti, porle in sistema tra loro e dedurne informazioni rilevanti ai fini dell’assolvimento delle propria missione e della protezione delle forze amiche, è attuata attraverso un insieme di attività, da tempo codificate, che definiscono il ci-
clo informativo (3). Da un punto di vista dottrinale, le linee essenziali di tale processo mantengono piena validità. La novità consiste nella volontà di coinvolgere maggiormente gli assetti RISTA-EW nel ciclo stesso, rendendoli, oltre che protagonisti della fase raccolta, compartecipi con i loro staff delle fasi direzione ed elaborazione. Tale esigenza nasce dalla constatazione che, in settori ad elevato contenuto specialistico e tecnico, solo chi partecipa all’approntamento possiede una conoscenza approfondita delle potenzialità e dei limiti degli assetti ed è in grado di apprezzarne e utilizzarne pienamente i risultati. Non a caso, chi possiede le necessarie risorse utilizza quale modello organizzativo quello che vede ciascun Comando disporre di un proprio assetto RISTA-EW. Nella meccanica operativa individuata (fig. 3), lo staff operativo (S2/S3) di un gruppo tattico informativo operante a supporto di un Comando di Divisione (ovvero le branche G2/G3 del Co-
mando raggruppamento RISTAEW operante a supporto del Comando di Corpo d’Armata) sarà collocato in posizione fisicamente contigua con il G2 della G.U., in modo tale da: • concorrere alla redazione del «piano di ricerca», fornendo consulenza circa le capacità di acquisizione degli assetti specialistici dipendenti e gli elementi riguardanti il loro impiego in termini di costo/efficacia; • relazionare con il G3, su delega del G2, allo scopo di «deconflittualizzare» l’impiego dei propri assetti (cioè eliminare, tendenzialmente, le situazioni di possibile «blue-on-blue»); • completare l’elaborazione di 1° livello, fornendo al G2 informazioni utili alla redazione dello «apprezzamento informativo»; • fornire, su richiesta, collaborazione in tutte le fasi del ciclo informativo. Si tratta, nel complesso, di fornire al G2 quella consulenza specialistica indispensabile per consentirgli di svolgere il proprio 9
Lancio di Drone CL 289 franco-tedesco.
compito utilizzando propriamente le potenzialità di sistemi sempre più complessi e diversificati. IL COMANDO RAGGRUPPAMENTO RISTA-EW Il Comando Raggruppamento RISTA-EW, del quale è stata avviata recentemente la costituzione utilizzando quale base il preesistente Ufficio del Comandante del Raggruppamento IEW del Comando C4 IEW di Anzio, rappresenterà il centro del sistema. Ad esso, infatti, saranno affidate responsabilità nei campi della specializzazione del personale, dell’approntamento e dell’impiego degli assetti. Per quanto riguarda la funzione specializzazione, il Comando raggruppamento, tramite il dipendente «centro di qualificazione IEW», è già responsabile di parte della preparazione degli specialisti operanti nel settore. Questa sua responsabilità dovrà estendersi anche all’indicazione degli obiettivi che dovranno essere perseguiti dal «Raggruppamento addestrativo RSTA» di Montelibretti, che opera nel settore dell’integrazione a livello procedurale di assetti diversi. 10
Solo a livello indicativo, considerando che gli approfondimenti sulla materia sono ancora in corso, una possibile ipotesi di soluzione vedrebbe, con la direzione unitaria da parte del Comando raggruppamento: • il Centro di qualificazione IEW responsabile della formazione del personale di staff a tutti i livelli; • il Raggruppamento addestrativo RSTA responsabile della preparazione dei gruppi tattici informativi, nel loro complesso (Comando e pedine costitutive). Per quanto riguarda la funzione approntamento, il Comando Raggruppamento ha la responsabilità di conferire e verificare la capacità di ogni unità del pacchetto, sia per quelle direttamente dipendenti sia, attraverso opportune relazioni di Comando e Controllo, per quelle inserite in altri Comandi per motivi di opportunità, di sviluppare ed assolvere le proprie funzioni RISTAEW. Inoltre risalirà al Comando Raggruppamento, anche avvalendosi dei centri di specializzazione citati, la responsabilità di individuare, verificare e perfezionare le procedure operative per l’integra-
zione dei diversi sistemi. Al Comando Raggruppamento risale anche la responsabilità dell’approntamento delle augmentees del Comando di Corpo d’Armata di Reazione Rapida a framework nazionale, inserite nell’Ufficio piani del Comando stesso. Si tratta di una soluzione organizzativa, utilizzata anche per altre funzioni di supporto al combattimento (4), che consente, da un lato di preparare il personale facendolo vivere nel contesto del pacchetto di capacità, dall’altro di facilitare l’affiatamento tra staff del Raggruppamento e SM del Corpo d’Armata. Infine, per quanto riguarda la funzione impiego, il Comando Raggruppamento, potrà operare: • unitariamente, quale Comando specialistico a supporto del Comando di Corpo d’Armata di Reazione Rapida a framework nazionale; • per nuclei, allo scopo di potenziare, con elementi specialistici, gli staff dei Comandi Divisione ed, eccezionalmente, Brigata. La mantenuta dipendenza dal Comando C4 IEW garantirà la necessaria integrazione con il supporto comunicazioni, indispensabile sia in fase di raccolta dei dati informativi sia in fase di diffusione delle informazioni. Si da, ovvero, un esempio di concreta attuazione del concetto di capacità C4ISR, in grado di fornire al Comandante tutti gli strumenti necessari per dirigere un’operazione, impiegando a ragion veduta, cioè in base ad un quadro di situazione completo, aggiornato e veritiero, gli assetti di combattimento, di supporto al combattimento e di sostegno logistico al combattimento di cui dispone. Il Comando Raggruppamento RISTA-EW dovrà essere potenziato, in particolare dal punto di vista qualitativo, per porlo in
Fig. 4
grado di assolvere ai compiti delineati, avendo pari attenzione e competenza nei confronti dell’intera gamma delle funzioni informative. IL GRUPPO TATTICO INFORMATIVO Il gruppo tattico informativo rappresenterà, come già emerso, la tipica pedina d’impiego degli assetti RISTA-EW. Si tratterà di un complesso plurifunzione, costituito da: • un’ossatura, fornita da una delle unità del pacchetto di livello Reggimento, comprendente moduli per l’esercizio del comando, per l’elaborazione e la trasmissione delle informazioni acquisite, per il sostegno logistico; • moduli per la ricerca, di differente specializzazione e potenzialità, calibrati sulla missione da compiere, forniti dalle diverse unità del pacchetto e corredati di elementi peculiari per il completamento dei moduli elaborazione, sostegno e trasmissioni, se provenienti da diversa unità specialistica.
Quindi, per originare i 4 gruppi tattici informativi ritenuti necessari per concorrere alla soluzione del problema operativo dell’Esercito, occorrerà disporre di 4 Reggimenti RISTA-EW, aventi una struttura ordinativa similare, in particolare per quanto riguarda Comando Reggimento e compagnia supporto e sostegno logistico. Questi 4 Reggimenti saranno: • il 41° Reggimento sorveglianza e acquisizione obiettivi, già costituito; • il preesistente 185° Reggimento acquisizione obiettivi paracadutisti; • un Reggimento guerra elettronica, da costituirsi per trasformazione del 33° battaglione «Falzarego»; • un Reggimento esplorante (recce by stealth), da costituirsi per riconfigurazione di un Reggimento di Cavalleria «di linea». Altre unità, chiamate a fornire soli moduli di ricerca, per completare e potenziare le capacità RISTA-EW dei gruppi tattici saranno: • la compagnia ricognizione a
lungo raggio; • un’unità di volo equipaggiata con radar eliportati; • un’unità di specialisti nella HUMINT. Tutto l’insieme dovrà avere una struttura modulare, in base 4, per consentire la composizione di gruppi tattici onnicomprensivi (fig. 4). Tale complessa struttura, per poter fornire risultati adeguati allo sforzo che richiederà all’Esercito in termini di risorse umane e finanziarie, dovrà essere provata attraverso cicli ripetuti di esercitazioni, via via più complesse, da condurre sotto l’egida del Raggruppamento addestrativo RSTA. LA FUNZIONE HUMINT Poiché si è più volte citata la funzione HUMINT, sembrano opportune alcune precisazioni. È, questo, un settore amplissimo, che comprende una vasta tipologia di attività e investe responsabilità e competenze di molteplici organismi. L’HUMINT, di cui si tratta nello studio sulla capacità RISTAEW specialistica dell’Esercito, è 11
esclusivamente quella svolta a livello tattico, cioè nell’ambito delle responsabilità di un Comandante di Corpo d’Armata, da operatori appartenenti ad unità della Forza Armata, specializzati nell’acquisizione diretta di informazioni spingendosi in territorio non controllato, oppure attingendo a fonti umane (rifugiati, prigionieri, proprio personale venutosi a trovare in contatto con l’avversario) o, ancora, attraverso l’esame di documenti e materiale rinvenuto o catturato, sempre operando in modo palese, con la propria identità ed indossando l’uniforme. LA FUNZIONE SPECIALIZZAZIONE Come già detto, la formazione degli operatori del settore RISTAEW e l’addestramento delle unità verrà condotto sotto la direzione unica del Comando Raggruppamento RISTA-EW, che coordinerà tutte le risorse disponibili in ambito Esercito e, in particolare, l’attività del Raggruppamento addestrativo RSTA. Tale ente, in particolare, dovrà trasferire alla Scuola di Cavalleria tutte le incombenze relative
alla formazione di base del personale dell’Arma di Cavalleria, specialità «di linea» e dedicarsi alla preparazione dei gruppi tattici informativi, la cui complessità rende necessario un Centro dedicato. Particolare impegno dovrà essere dedicato alla preparazione del personale di staff dei Comandi RISTA-EW (Raggruppamento e Reggimenti) che, come detto, dovrà avere competenza sull’insieme delle fasi del ciclo informativo, con attenzione alla redazione del piano di ricerca ed all’elaborazione di 1° livello, che richiede specifiche competenze tecniche. Peraltro, non dovrà escludersi una conoscenza approfondita delle aree di possibile intervento e degli attori ostili, favorevoli e neutrali, che in esse operano e vivono. Altra sfida da fronteggiare è la preparazione degli operatori in alcune delle funzioni informative, sulle quali dovrà concentrarsi l’attenzione per l’importanza che rivestono negli scenari di CROs. CONCLUSIONI La fase realizzativa del progetto
A destra. UAV Shadow di fabbricazione statunitense.
è stata avviata all’inizio del 2002. L’obiettivo è quello di concludere gli approfondimenti di natura dottrinale, procedurale ed organizzativa entro la fine dell’anno. I provvedimenti esecutivi, per la realizzazione delle strutture, invece, si protrarranno fino a metà del 2003. Con questo, il progetto RISTAEW sarà solo giunto al completamento del «disegno», alla definizione delle strutture organizzative all’interno delle quali dovranno poi crescere le capacità operative. Questo sarà un processo lungo, nel corso del quale sarà sicuramente necessario apportare, sulla base dei primi riscontri sul terreno o di evoluzioni nel settore delle forze, opportune correzioni a quanto definito in sede di studio. Ad esempio, sarà da approfondire la necessità di dotare le future «Brigate medie« di gruppi tattici informativi precostituiti. La consapevolezza che una capacità complessa come quella RISTA-EW non si riconfigura in tempi brevi, deve dare da un lato maggiore impulso alla realizzazione del progetto, dall’altro rendere tutti consapevoli dell’esigenza di mantenere saldi nel tempo i principi generali posti alla base del progetto stesso, per non vanificare quanto si è fatto. Disporre di una capacità RISTA-EW costituisce un’esigenza di carattere prioritario nel quadro degli impegni che l’Esercito è chiamato a svolgere nel futuro a medio termine in Europa e nell’ambito dell’Alleanza. Si tratta di una capacità indispensabile se si vuole poter esprimere una capacità di Comando e Controllo a livello Corpo d’Armata, adeguata all’esigenza e in grado di operare nell’intero spettro delle missioni Centro abitato visualizzato da Drone.
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ACRONIMI RISTA-EW: Reconnaissance, Intelligence, Surveillance, Target Acquisition, Electronic Warfare (Ricognizione, Informazioni, Sorveglianza, Acquisizione Obiettivi, Guerra Elettronica). JTFHQ: Joint Task Force Headquarters Land-Heavy: Comando di contingente interforze a predominanza terrestre, operante a livello operativo. C2S: Command & Control Support (Supporto al Comando e Controllo): è costituto dal supporto generale (Reparto Comando) e dal supporto comunicazioni (Reggimento Trasmissioni). CROs: Crisis Response Operations (Operazioni di Gestione delle Crisi). CS: Combat Support (Supporto di Combattimento). CSS: Combat Service Support (Supporto Servizi di Combattimento). HUMINT: Human Intelligence: attività informativa condotta acquisendo informazioni mediante operatori che operano in forma occulta o palese in territorio non controllato, ovvero raccogliendole da fonti umane venute a contatto con l’avversario (rifugiati, prigionieri, proprio personale che ha operato in territorio ostile). UMI: Unità Mobili Interrogatorio Prigionieri, nuclei di prevista costituzione all’emergenza e destinati ad operare a livello tattico (Corpo d’Armata). CIDE: Centro Informazioni e Difesa Elettronica. COM NON-COM: Comunicazioni e Non-Comunicazioni: attività informative rivolte rispettivamente ai sistemi che utilizzano emissioni elettromagnetiche per: • le comunicazioni; • la scoperta (radar terrestri, aeroportati e per guida missili), l’assistenza alla navigazione e il tiro (radiospolette di prossimità, all’infrarosso, a luce coerente). C4IEW: Command & Control, Communication, Computer, Information, Electronic Warfare (Comando e Controllo, Comunicazioni, Computer, Informazioni, Guerra Elettronica). C4 ISR: Command & Control, Communication, Computer, Information, Surveillance, Reconnaissance (Comando & Controllo, Comunicazioni, Computer, Informazioni, Sorveglianza, Riconoscimento). G2: Ground 2 (Informazioni-branca o incarico nello SM di una G.U. dell’Esercito). G3: Ground 3 (Operazioni-branca o incarico nello SM di una G.U. dell’Esercito). G.U.: Grande Unità PAN: Possibile Azione del Nemico. S2: Ufficiale addetto alle informazioni a livello rgt/btg (reggimento/battaglione). S3: Ufficiale addetto alle operazioni e addestramento a livello rgt/btg (reggimento/battaglione).
configurabili negli scenari operativi attuali e prevedibili. Questo perché l’Italia, anche attraverso le sue Forze Armate, desidera entrare stabilmente nel novero delle Nazioni che formulano le linee di indirizzo della Politica di Sicurezza dell’Europa e dell’Occidente.
* Colonnello, Capo Ufficio Pianificazione dello Stato Maggiore dell’Esercito ** Tenente Colonnello, Capo Sezione presso l’Ufficio Pianificazione dello Stato Maggiore dell’Esercito
NOTE (1) Si tratta del Comando di Corpo d’Armata di Reazione Rapida in costituzione in Solbiate Olona. (2) Si tratta dell’interpretazione tecnica e della fusione dei dati acquisiti dai sensori, a premessa del 2° livello di elaborazione, di competenza del G2, che perviene alla stesura dell’apprezzamento informativo e delle PAN. (3) Successione delle attività concettuali, organizzative ed esecutive attraverso le quali si perviene all’acquisizione delle informazioni necessarie per la pianificazione e la condotta delle operazioni. Si sviluppa con andamento ciclico e comprende le seguenti fasi: direzione, raccolta, elaborazione, diffusione. (4) In particolare, per le funzioni Cavalleria dell’Aria (orientata allo sviluppo di operazioni di combattimento), Artiglieria terrestre, Artiglieria contraerei e Genio.
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IL RUOLO CENTRALE DELLO STRUMENTO TERRESTRE TRA ESIGENZE DI SICUREZZA E NUOVE OPERATIVITÀ di Salvatore Farina *
Numerose sono le attività svolte in contesti multinazionali che confermano le capacità delle Forze Terrestri nell’agire in ogni situazione e conseguire risultati operativi di alta valenza
Il soldato, quando chiamato a intervenire, opera direttamente fra la gente e agisce in ambienti spesso caratterizzati da insicurezze ambientali. È lui che consolida il successo e dà sicurezza a chi ne ha bisogno. Per meglio assolvere tali compiti e far fronte alle nuove sfide, l’Esercito si sta dotando di sofisticati equipaggiamenti, nei quali domina la tecnologia più moderna, anche satellitare. Questo per assolvere convenientemente i compiti istituzionali ricevuti e, non ultimo, ridurre i rischi.
N
ell’ambito delle operazioni militari, le forze di terra hanno dimostrato il loro ruolo di strumento effettivamente risolutivo dei conflitti. Nel futuro, è lecito prevedere, la tendenza rimarrà immutata. Occorre pertanto proseguire nel potenziare e qualificare soprattutto le capacità di questa fondamentale componente militare, al fine di mantenere lo strumento equilibrato e idoneo a eseguire i compiti di dimensione internazionale per i quali viene chiamato a intervenire. È fuor di dubbio che negli ultimi anni i temi della difesa e della sicurezza hanno suscitato una sempre maggiore attenzione, non solo nell’ambito degli addetti ai lavori, ma anche e soprattutto da parte di operatori e cittadini di ogni categoria. Le ragioni di questa crescente sensibilità sono da ascrivere, in primo luogo, alle forti apprensioni generate dalla vicinanza dei conflitti esplosi negli anni 90 nella penisola balcanica e, in secondo luogo, alla consapevolezza del grado di vulnerabilità avvertibile
anche sul suolo patrio per il rischio di atti terroristici o per l’uso di armi di distruzione di massa da parte di entità e gruppi ostili, questi ultimi provenienti anche da basi a noi remote. La conseguente, progressiva necessità di ricomporre crisi e risolvere conflitti testimonia un orientamento crescente all’impiego delle forze militari. Queste sono chiamate a portare la pace, a volte imponendola con la forza, oppure a favorirla con la loro presenza, accelerando la composizione delle controversie e il ritorno alla normalità. In tale contesto, le Forze Armate italiane si sono imposte all’attenzione per competenza e umanità. In particolare, l’Esercito ha fornito un contributo notevole alla pace in termini di numero e di qualità, impegnando forze in tutte le principali missioni in supporto della pace sotto egida NATO, UE, OSCE, ONU, con un livello medio di impiego contemporaneo nei vari Teatri operativi, negli ultimi 10 anni, dell’ordine dei 7 000 uomini, con punte che hanno anche superato i 10 000. Dalle esperienze maturate è possibile affermare che le forze di terra si sono rivelate determinanti e risolutive in tutte le circostanze: operazioni di combattimento e imposizione della pace (peace enforcing), operazioni di controllo delle crisi (CRO)/peace support/peace keeping, missioni umanitarie e di concorso alla sicurezza interna. Dalle analisi degli ammaestramenti tratti da ogni intervento, emerge una chiara indicazione sull’impiego delle componenti dello strumento militare che è anche possibile proiettare nel futuro. Un’opportunità, questa, che consente di orientare i futuri adeguamenti alle nostre capacità operative, per consentire all’Esercito di poter assolvere al meglio le frequenti missioni alle quali viene chiamato, nell’ottica della difesa e della sicurezza. 31
I PIÙ RECENTI AMMAESTRAMENTI Per comprendere appieno la validità dell’attuale ruolo – determinante e risolutivo – delle forze di terra, è sufficiente procedere a una rivisitazione attenta dei parametri che hanno caratterizzato le recenti operazioni alle quali l’Esercito è stato chiamato, a partire dal periodo posteriore alla guerra fredda. Nel 1991, durante l’Operazione Desert Storm (Tempesta nel Deserto), era opinione di taluni osservatori che sarebbero state sufficienti le azioni di fuoco, portate con vettori e munizionamento «intelligente», lanciato da piattaforme aeree e navali, per neutralizzare il dispositivo iracheno. I fatti, invece, hanno dimostrato che solo l’azione delle truppe di terra ha scardinato e aggirato le difese avversarie liberando il territorio occupato del Kuwait e dimostrando, così, piena capacità di proseguire l’azione in profondità. Analoga situazione si è ripetuta nella crisi del Kosovo, allorquando fu subito evidente che le Grandi Unità terrestri schierate in Fyrom (ex Repubblica iugoslava di Macedonia), avevano in pochi giorni sortito un effetto deterrente molto più efficace della lunga campagna aerea, ponendo le premesse per il successivo ingresso delle truppe alleate in Kosovo. Fu proprio il contingente terrestre agli ordini del Generale Jackson, con l’Operazione Joint Guardian che, in realtà, ha fatto cessare i combattimenti tra le parti, risolvendo la situazione di pulizia etnica che da mesi si andava perpetrando in quella martoriata regione. Le operazioni condotte in Afghanistan non fanno altro che confermare il fattore risolutivo che hanno avuto le componenti di terra (sia quelle dell’Alleanza del Nord sia quelle della coalizione a guida USA) nel crollo del regime talebano. 32
Per ultimo, le impressioni tratte «a caldo» dall’analisi dell’Operazione «Iraqi Freedom» rivelano con ancor maggiore evidenza che l’Armata angloamericana è riuscita a neutralizzare l’avversario solo grazie ai combattimenti terrestri, condotti anche nei centri abitati. Sono altrettanto importanti le esperienze maturate nelle missioni di gestione delle crisi (CRO) e in supporto della pace (peace support) , nelle quali i livelli di conflittualità e di rischio sono medio-bassi. È sufficiente, inoltre, rievocare l’Operazione «Albatros» in Monzambico (19931994), l’Operazione «Joint Endeavour» in Bosnia (dicembre 1995), l’Operazione «Alba» in Albania (aprile-agosto 1997), oppure l’Operazione «Interfet» a Timor Est (1999). In tutte queste missioni, la capillare presenza del dispositivo terrestre è stata determinante per garantire la cornice di sicurezza necessaria per ricomporre le situazioni conflittuali che si erano crea-
Sopra. Sbarco di un container del contingente italiano di ISAF da un aereo da trasporto civile. A sinistra. Una pattuglia italiana in attività di sorveglianza a Kabul.
te. Non si può certo sottacere che spesso si è fatto ricorso all’azione svolta «a distanza» dagli strumenti navali e aerei, per azioni di embargo e d’interdizione dei cieli. I risultati sono stati per certi versi importanti, ma quasi sempre limitati, e si è anzi assistito alla prosecuzione delle condizioni di crisi, spesso a danno del livello sociale ed economico dell’area interessata e quindi con disagi anche prolungati per la popolazione civile. In sostanza, l’opzione terrestre nell’impiego dello strumento militare si è rivelata, di fatto, una linea d’azione obbligata, adattabile al variare del grado d’intensità del conflitto e al mutare delle ca-
ratteristiche dell’ambiente naturale nei teatri di intervento. Basti pensare all’impiego vincente delle forze di manovra terrestri in variegati ambienti operativi, dai deserti del Golfo Persico (1991) alle aree montuose di Kosovo e Afghanistan o ai centri urbani delle valli bosniache. Con riferimento al terreno, occorre anche rilevare un ulteriore ammaestramento. Quando l’avversario si trova in situazioni di inferiorità – almeno dal punto di vista tecnologico – tende a prediligere quei confronti asimmetrici che sempre di più spingono le operazioni proprio verso quelle aree compartimentate e urbane, dove meno efficaci risultano gli strumenti informativi e le tecnologie in grado di intervenire a distanza. Proprio in questi contesti sono state poi ancor più valorizzate, e quindi richieste, quelle unità degli eserciti aventi spiccate caratteristiche per operare in ambien-
ti e situazioni particolari, come le forze speciali, le truppe da montagna, le unità aeromobili o i reparti blindati. Le esperienze sul campo hanno inoltre richiesto altre unità con capacità peculiari in grado di contrastare le minacce asimmetriche (attacchi NBC e posa di mine) e, nel contempo, consentire una meticolosa attività informativa tattica, con capacità di intercettazione, sorveglianza e acquisizione obiettivi particolarmente mobili e sfuggenti. Non meno importante, per valutare il grado d’indispensabilità delle forze terrestri, è il fattore legato agli effetti collaterali, soprattutto in un’era dove la partecipazione dell’opinione pubblica alle vicende belliche influenza non poco le scelte politiche e militari. Le nuove tecnologie, infatti, se da un lato permettono di colpire con una certa efficacia obiettivi posti in lontananza, non consentono però di annulla33
re i danni collaterali a scapito della popolazione e delle strutture civili. La capacità del singolo combattente dislocato sul terreno di discernere, selezionare, valutare la complessa realtà, ovvero di fornire un quadro informativo più accurato non è venuta meno. Le nuove tecnologie permettono un’azione efficace, ma il soldato rimane il perno centrale dell’Istituzione militare. Solamente la combinazione della capacità tattica, dell’eccellenza del reclutamento e dell’addestramento del soldato con le nuove tecnologie, possono permettere una risposta efficace alle nuove minacce. Se consideriamo le missioni a carattere umanitario e quelle di concorso alla sicurezza interna di aree e punti sensibili, non possiamo che constatare come le unità di terra siano risultate tanto più idonee, quanto più acuto si è rivelato il livello di disagio o di necessità. Esempi lampanti sono le operazioni umanitarie
polazioni con la presenza militare espressa in modo efficace e senza prevaricazioni. Da questo quadro emerge, con chiarezza, che le recenti e molteplici esperienze operative nazionali e internazionali dell’ultimo decennio hanno confermato l’insostituibilità della componente di terra nei moderni conflitti e nelle situazioni di crisi, ma ne hanno anche esaltato il suo carattere risolutivo. La presenza del fante sul terreno è risultata tanto necessaria in situazioni di conflitto a medio-alta intensità, quanto in situazioni di supporto e mantenimento della pace, così come in situazioni di emergenza umanitaria o di sicurezza interna. È proprio grazie all’interazione diretta con l’avversario, con le parti contrapposte e con la popolazione civile, che si consegue quella padronanza e controllo della situazione che consente il pieno assolvimento della missione anche e soprattutto in scenari operativi complessi. I FUTURI SCENARI E LE
«Airone» nell’estate 1991 in nord Iraq, la missione «Allied Harbour» in Albania nel 1999, così come le operazioni di concorso interno alla sicurezza «Vespri Siciliani», «Partenope» e la più recente «Domino». Operazioni che hanno avuto il risultato di riportare fiducia e sicurezza nelle po-
FORZE DI TERRA
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Preso atto delle indicazioni scaturite dai recenti interventi, diamo ora uno sguardo ai prevedibili futuri scenari e al conseguente ruolo delle forze di terra. Il futuro contesto di sicurezza sarà caratterizzato, almeno nel prossimo
futuro, da diversi parametri da non trascurare. Primo parametro Data ormai per assodata la necessità d’integrazione interforze, oggi è sempre più difficile immaginare interventi dello strumento
Sopra. Una pattuglia italiana in perlustrazione nella capitale afghana. A sinistra. Un elicottero del contingente italiano in Bosnia.
militare che non siano di respiro multinazionale. Ne consegue, quindi, una serie di provvedimenti tra cui i più importanti sono: il processo di revisione delle strutture delle forze della NATO; la nascita del pilastro della difesa dell’Unione Europea con la relativa creazione di proprie capacità militari; la costituzione di formazioni multinazionali su base bi e multi-
laterale; infine, il sempre più frequente ricorso a formazioni plurinazionali in ambito di Coalitions of the Willings (coalizioni delle volontà) per la condotta di operazioni di varia natura. Tutto ciò presuppone la costituzione di strutture organizzative multinazionali, specie a livello di Comandi e Stati Maggiori, e la disponibilità di forze di combattimento in cui la componente di terra sostiene oneri di grande rilevanza. Secondo parametro I tempi per intervenire in aree anche distanti dal territorio nazionale sono molto ridotti. C’è biso-
gno quindi di forze pronte, mobili, proiettabili e sostenibili. Tutte le misure poste in essere in sede NATO e UE negli ultimi quattro anni sono orientate alla disponibilità di Comandi e forze a elevata prontezza e rapidamente schierabili. Lo sviluppo della Forza di Risposta della NATO (Nato Response Force/NRF), approvata nel vertice di Praga dello scorso novembre, va proprio in questa direzione. È naturale che, ogniqualvolta si parli di rapido schieramento e immissione di forze in qualsiasi Teatro operativo, la componente di terra assuma un ruolo preminente nei dispiegamenti a carattere preventivo e un ruolo deterrente nelle 35
A sinistra. Soldati italiani durante un pattugliamento nel deserto afghano. A destra in basso. Paracadutista del contingente italiano nel corso della missione a Timor Est.
azioni coercitive. Terzo parametro Occorre considerare, inoltre, la marcata eterogeneità della minaccia e la presenza di aree a conflittualità differenziata. Sebbene nel breve-medio termine le probabilità che un attore internazionale possa minacciare interessi vitali nazionali e alleati (come potrebbe essere l’integrità territoriale) con metodi tradizionali siano molto basse, è probabile che il futuro sia caratterizzato da più terrorismo, più instabilità, più conflittualità, più proliferazione, più entità statali in crisi. I potenziali avversari tenteranno ancora di portare le offese o il Teatro dello scontro in ambienti difficilmente accessibili, compartimentati, oppure in quelli urbanizzati (anche di casa nostra), dove minore sarà la capacità di selezione delle armi intelligenti e maggiore la possibilità di ovviare al divario tecnologico. Sarà pertanto necessario intervenire a contatto con il potenziale avversario, esprimendo piena padronanza e controllo del territorio. Nell’ambito di una stessa operazione sarà sempre più probabile la contemporanea presenza di situazioni di elevata conflittualità inserite in altre, più ampie, di conflittualità minore, con la probabilità di fronteggiare pure situazioni di emergenza umanitaria. L’uso misurato, selezionato e a ragion veduta della forza risulterà, quindi, ancor più prezioso per la presenza di aree a differente grado di conflittualità e dove insistono popolazioni civili. Nessuno se non le unità di terra potrà assicurare questo alto grado 36
di accuratezza, flessibilità, sensibilità e proporzionalità nell’uso della forza. Quarto parametro Per ultimo, occorre evidenziare il crescente ruolo della pubblica opinione e l’effetto amplificante dei mezzi di comunicazione di massa. Questi costituiranno, anche in futuro, un fattore determinante non solo per garantire il sostegno delle comunità nazionali e internazionali prima del conflitto, ma anche per influenzare le stesse scelte operative azione durante. In tal senso, vi sarà una forte spinta per selezionare e dosare gli interventi militari, limitando al minimo indispensabile l’uso della forza. Tutto questo evitando perdite per le forze proprie, danni collaterali e vittime tra i civili e riducendo al minimo la durata delle operazioni, ricorrendo ad azioni mirate e risolutive. Sarà diffici-
le, insomma, immaginare in futuro lunghe campagne aeree con bombardamenti ripetuti su strutture civili, oppure operazioni a massa di forze aeronavali e terrestri su vaste aree e per tempi prolungati. Meglio azioni rapide, con forze scelte, mobili sul terreno, idonee al particolare ambiente, supportate da una cornice informativa aderente e precisa. In sintesi, dal quadro di situazione appena delineato emerge la conferma che anche in futuro la forza di terra avrà un ruolo centrale nel contesto di sicurezza, quali che siano i livelli di conflittualità o gli ambienti operativi d’intervento. Al tempo stesso agli eserciti viene richiesta la disponibilità di Comandi integrabili in senso multinazionale e di forze con capacità operative articolate, interoperabili e proiettabili, equipaggiate con sistemi d’arma all’avanguardia e
molto più efficaci per protezione e potenza di fuoco, incentrate sull’abilità professionale del singolo combattente, il vero protagonista delle odierne operazioni. Ancor più importanza assume quindi, in questo contesto, il potenziamento e l’ulteriore qualificazione dell’Esercito. LINEE DI SVILUPPO PER LE CAPACITÀ OPERATIVE DELL’ESERCITO Se volgiamo ora lo sguardo ai lineamenti di sviluppo futuri dell’Esercito, dobbiamo innanzitutto osservare che la riorganizzazione della nostra Forza, avviata sin dal 1997, risulta – nei suoi elementi salienti – già in sintonia con i parametri del futuro contesto strategico. L’evoluzione dello strumento terrestre terrà certamente conto degli indirizzi delle superiori Au-
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torità politiche e militari, che prevedono una maggiore disponibilità di unità operative efficienti, guidate da strutture di comando unitarie e supportate da un’organizzazione scolastico-addestrativa e logistica priva di ridondanze. È infatti proprio dalla razionalizzazione/ottimizzazione delle componenti del sostegno generale che si dovrà partire per recuperare le risorse, necessarie per rientrare nei limiti organici del professionale (112 000 uomini e donne) e procedere al potenziamento della componente operativa, vero obiettivo strategico del rinnovamento. Vediamo adesso di esaminare l’evoluzione delle capacità operative dell’Esercito, sulla base delle tre direttrici già accennate: integrazione multinazionale, incremento delle capacità complessive, ulteriore valorizzazione del combattente. Integrazione multinazionale La strada intrapresa dall’Esercito nell’integrazione multinazionale ha già portato verso traguardi di grande rilevanza. Il Comando di Corpo d’Armata di Reazione Rapida, solo due anni or sono poco più di una mera intenzione o un progetto sulla carta, è oggi una splendida realtà operativa multinazionale a guida italiana sotto comando operativo NATO, disponibile anche per l’UE. Anche la Multinational Land Force/MLF (Forza terrestre multinazionale) italo-sloveno-ungherese, incentrata sul Comando Brigata «Julia», ha conseguito la piena capacità operativa. Nel prossimo futuro, tenuto conto del completamento della revisione della struttura delle forze NATO e dell’implementazione del pilastro di difesa europea, l’Esercito sarà impegnato nello sforzo volto a conferire ai Comandi di Divisione proiettabili, tutte le capacità necessarie per il rapido dispiegamento e il Comando e Controllo in operazioni. Le modalità 38
saranno simili a quelle adottate per la costituzione del Comando di Reazione Rapida di Solbiate Olona e si procederà con gradualità. Entro il 2004 è programmato il completamento di uno dei Comandi di Divisione, con gli altri a seguire negli anni successivi. In tale processo di crescita, il Comando di Solbiate Olona costituirà il faro guida e sarà palestra addestrativa, di formazione e di amalgama per l’applicazione delle procedure NATO. Questo sviluppo potrà aprire un ciclo virtuoso, che si riverbererà anche su tutti i Comandi delle Brigate di manovra e di supporto, con indubbi benefici sull’intera Forza Armata e sulla Difesa in generale. Completamento delle capacità operative necessarie Oltre alle citate capacità di Comando e Controllo, l’Esercito del futuro dovrà disporre di un insieme articolato di forze, in linea con i livelli raggiunti dai principali Paesi europei, al fine di far fronte a varie situazioni di conflittualità, nei diversi ambienti operativi. Tenuto conto dei compiti istituzionali, degli impegni assunti in campo NATO, europeo e multinazionale, nonché delle dimensioni organiche della Forza Armata, è stato ritenuto necessario prevedere: il potenziamento delle Forze per operazioni speciali, componente oggi assai più importante che in passato perché in grado di risolvere le difficili situazioni del complesso ambiente operativo; il completamento e ammodernamento delle Brigate di manovra, in modo da renderle tutte proiettabili e sostenibili (queste sono state articolate in leggere, medie e pesanti, più una aeromobile, per garantire flessibilità nei diversi scenari operativi, modulando complessi di forze attagliati di volta in volta allo specifico ambiente e al grado di conflittualità); la configurazione di Brigate e Raggruppamenti di suppor-
Militari italiani controllano un centro nevralgico di Kabul.
to al combattimento (artiglieria, genio, controaerei e cavalleria dell’aria), per il sostegno alle forze di manovra in tutte le situazioni operative, da quelle a più alta intensità a quelle di supporto della pace; la costituzione di un complesso di forze a livello Brigata, che raggruppa tutte le unità della RISTA-EW (ricognizione, informazioni, sorveglianza, acquisizione obiettivi e guerra elettronica) in grado di acquisire in tempo reale il quadro della situazione informativa; il completo equipaggiamento di una Grande Unità logistica per la proiezione e il supporto
di aderenza alle forze; lo sviluppo e potenziamento di settori specialistici (nicchie di eccellenza) e per la sicurezza dei contingenti e della popolazione. Fanno parte di questa famiglia le unità per la Difesa NBC, già oggi fiore all’occhiello del nostro Esercito e della Difesa, per le quali è previsto un potenziamento. Un altro se tto re spe c i al isti c o c he esprime già notevoli capacità ed è all’avanguardia in campo internazionale è quello della bonifica ordigni esplosivi - BOE (rimozione e neutralizzazione), anch’esso in fase di potenziamento. Infine, proprio per meglio rispondere ai parametri introdotti dalla presenza di popolazioni civili nelle aree di operazioni, sono in programma lo svi-
luppo delle capacità CIMIC, cioè di Cooperazione civile-militare (che consentirà all’Italia di poter esprimere un ruolo guida nella Regione Sud della NATO), e delle cosiddette Comunicazioni Operative, per garantire il sostegno alle unità nazionali in operazioni da parte della popolazione locale e incrementare il livello di protezione dei contingenti. In definitiva, la nostra Forza Armata, raccogliendo anche le sfide lanciate in ambito NATO dalla cosiddetta Iniziativa per la Capacità di Difesa (Defence Capability Iniziative - DCI) e quella più recente (New DCI) sta prevedendo il potenziamento delle capacità di Comando controllo comunicazioni, informazioni; della proiettabilità; della sostenibilità e della prote-
zione dei propri contingenti in operazioni. Possiamo allora affermare che, a fattor comune per tutte le forze di manovra, si dovrà prevedere uno sviluppo differenziato delle capacità seguendo due linee complementari e convergenti. Nel breve-medio termine (20042012), si rende necessario completare e ammodernare le capacità esistenti, realizzando capacità compiute a livello Brigata e puntando soprattutto su sistemi di Comando e Controllo, allarme e sorveglianza, navigazione e ingaggio, per renderli compatibili e interoperabili con quelli dei principali Paesi europei. Nel lungo termine (dal 2012 al 2025), si dovrà prevedere lo sviluppo di capacità di combatti39
mento future basate su nuovi concetti, tecnologie e sistemi in grado d’integrarsi compiutamente. Sostanzialmente, l’innovazione della trasformazione a lungo termine non risiederà nelle cosiddette «piattaforme» (carri, blindati, velivoli), ma su un sistema complesso comprendente più assetti strettamente integrati attraverso la rete di comando, controllo, informazioni e comunicazione (Network Centric Warfare). Il concetto è, quindi, quello di focalizzarsi sulla conoscenza della situazione sul terreno, per mantenere sempre l’iniziativa e neutralizzare l’avversario evitando perdite e danni collaterali. Da tale analisi si evince che l’Esercito dispone e disporrà, ancor di più in futuro, di una configurazione estremamente operativa e di una componente di sostegno generale priva di ridondanze. Peraltro, il periodo connesso con la completa professionalizzazione dell’Esercito richiederà ulteriori passaggi transitori. A tal riguardo, infatti, per superare di slancio il momento connesso con la sospensione del servizio obbligatorio di leva – e per certi versi rafforzare il reclutamento dei volontari – auspichiamo l’approvazione in tempi brevi del decreto legge «Difesa» (cosiddetto «Professionale 3»). La nuova normativa – se approvata – garantirà, al personale che presterà servizio nelle Forze Armate per almeno un anno, un futuro occupazionale. In pratica, per diventare volontario o per accedere alle carriere iniziali delle forze di Polizia, dovrebbe essere svolto obbligatoriamente almeno un anno di servizio volontario nell’Esercito, nella Marina oppure nell’Aeronautica. Il potenziamento della componente umana È proprio la componente umana, terza direttrice di sviluppo dell’Esercito, l’asse portante della trasformazione dello strumen40
to. Non vi è alcun dubbio che l’uomo, il singolo combattente, è la massima espressione dell’operatività, nonché fattore insostituibile in tutte le capacità da conseguire. L’accresciuta eterogeneità delle missioni, l’elevato livello professionale necessario all’impiego di sistemi d’arma complessi, unito alla letalità e alla multidimensionalità dello spazio della manovra condizioneranno, sempre più marcatamente, la preparazione del personale. Il combattente, inserito in formazioni anche di minore livello, dovrà essere predisposto a passare da un tipo di missione a un altro, recependone prontamente i cambiamenti. È il soldato sul terreno, quello che cammina tra i campi minati, che ha il compito di neutralizzare l’avversario, che opera tra la popolazione, la vera chiave del successo. Egli è il vero elemen-
to portatore di sicurezza. E al nostro soldato dobbiamo dare il meglio che il Paese può offrire per il conseguimento della missione e l’affermazione dei valori di sicurezza e di pace. La preparazione dovrà essere, quindi, a largo spettro perché diverse saranno le prestazioni richieste. Il combattente dovrà acquisire, grazie all’opportuno e mirato addestramento, quell’elasticità mentale che gli consentirà in ogni momento di sapere cosa e come fare. In sostanza, l’obiettivo è conferire al nostro soldato un’operatività a tutto campo. Un aspetto assai rilevante nel potenziamento delle capacità del soldato è l’equipaggiamento. A tal riguardo sono già stati previsti sia l’approvvigionamento del «Sistema soldato futuro», che entrerà in servizio a partire dal 2006, sia l’acquisizione di equipaggiamenti in-
A sinistra. Un tiratore scelto con il suo osservatore in Bosnia. A destra. Un geniere intento alla bonifica di un’area minata in Afghanistan.
terinali per il soldato appiedato (in attesa dell’introduzione del «Sistema soldato futuro») al fine di equipaggiare, a partire dal corrente anno, pacchetti di forze completi a livello Reggimento e Brigata. Gli ammaestramenti in tale settore ci indicano, peraltro, che il singolo combattente non sarà più efficace solo perché meglio addestrato o equipaggiato. Lo sarà anche e soprattutto attraverso il potenziamento della sua dimensione umana: cognitiva, professionale, caratteriale, etica e morale. Pertanto, molta cura continuerà a essere dedicata anche al consolidamento dei valori di riferimento quali la lealtà, il senso del dovere, lo spirito partecipativo, il culto delle tradizioni, lo spirito di corpo, il senso di solidarietà, promuovendo pure il miglioramento della qualità della vita e le iniziative a sostegno del nucleo famigliare. In sintesi l’Esercito del futuro manterrà e rafforzerà i valori umani, il ruolo e l’equipaggiamento del combattente. CONCLUSIONI Gli ammaestramenti ci guidano a fare sempre meglio, consigliando i migliori orientamenti affinché l’Esercito sia in grado di dare risposte operative in linea con i suoi adempimenti istituzionali e con l’attualità. Dall’analisi delle ultime operazioni militari e da quelle alle quali la nostra Forza Armata ha partecipato in un contesto multinazionale, è emerso che le forze terrestri si sono dimostrate l’unica componente dello strumento mi-
litare destinata a trasformare e far evolvere una superiorità transitoria in un successo duraturo. Le forze di terra si sono rivelate fondamentali perché idonee a esprimere contemporaneamente la coercizione, il controllo e la continua presenza sul territorio tra la popolazione. Essenziali, quindi, si sono rivelate nelle fasi di combattimento, di pacificazione e di ricostruzione morale e materiale. Attività, queste, evidentemente necessarie per conseguire gli obiettivi fissati nelle operazioni militari di difesa, di sicurezza e di supporto alla pace. Tale tendenza è destinata anche a essere confermata nei prevedibili futuri scenari e, in tale ottica, assume ancor più importanza il potenziamento dello strumento terrestre italiano. Occorre pertanto non solo disporre in ambito Di-
fesa di adeguate risorse finanziarie e di personale qualificato, ma è necessario orientare e impiegare quelle già disponibili nei settori con maggiori ritorni in termini di efficacia e di sicurezza. L’Esercito ha dimostrato sul campo in tutte le situazioni operative piena rispondenza alle missioni affidate. È pronto per conseguire la completa professionalizzazione delle unità, l’ammodernamento dei sistemi d’arma e il potenziamento del singolo combattente, per essere ancora protagonista della sicurezza in Patria e nei futuri scenari internazionali. Ž
* Colonnello, Capo Ufficio Pianificazione dello Stato Maggiore dell’Esercito 41
INVESTIMENTI E OBIETTIVI DELL’ESERCITO Professionismo e tecnologia sono i riferimenti per mantenere lo strumento terrestre ai massimi livelli operativi e ben cooperare in ambito interforze e internazionale Accurati studi di pianificazione hanno consentito di prefigurare l’evoluzione dell’Esercito Italiano anche in una prospettiva di lungo termine, vale a dire fino al 2025. Questo è stato possibile dopo aver determinato tre elementi chiave: completamento delle capacità per Pacchetti di forze attagliati alle missioni; ammodernamento graduale e bilanciato delle forze; peso programmatico degli obiettivi il più possibile paritetico per tutte le Forze Armate. 60
di Salvatore Farina *
N
el quadro delle iniziative poste in essere dallo Stato Maggiore Esercito nel settore della Pianificazione degli investimenti, sono stati recentemente approfonditi gli obiettivi di pianificazione e programmatici dell’Esercito. Tali obiettivi sono stati espressi esclusivamente in termini di capacità complete da acquisire, integrando e valorizzando così il vecchio metodo, basato solo sui singoli programmi da finalizzare. Gli esiti sono stati raccolti nel documento «Pacchetti di Forze/Capacità e Obiettivi Operati-
vo-Programmatici dell’Esercito Italiano», che fornisce gli elementi basilari del contributo della Forza Armata al processo di pianificazione degli investimenti di responsabilità del Vertice della Difesa. L’IMPORTANZA DELLA PIANIFICAZIONE La pianificazione a medio e lungo termine è una componente essenziale di ogni organizzazione che debba confrontarsi con tempi di acquisizione assai dilatati e li-
mitazioni di bilancio. Nonostante queste caratteristiche siano sempre state proprie del settore della Difesa e l’esigenza non costituisca una novità, solo recentemente i radicali cambiamenti politico-strategici hanno imposto un approccio assai più attento ed efficace al processo di pianificazione integrata. È fuor di dubbio, altresì, che uno strumento militare moderno e credibile debba possedere capacità complete nei vari segmenti, esprimibili nel contesto operativo prefigurato ed impiegabili in ambito interforze e multinazionale. Non sono rari i casi in cui, an61
Fucilieri durante un elitrasporto in Kosovo.
che eserciti blasonati, hanno dovuto rinunciare all’impiego di determinati assetti o unità a causa di carenze dovute al ritardo nell’acquisizione di moduli atti a garantire per esempio la protezione, l’efficacia d’ingaggio o altra funzione vitale nelle operazioni. L’introduzione delle emergenti tecnologie e la loro repentina evoluzione esaltano poi, ancora di più, la necessità di acquisire un «sistema-pacchetto» in grado di garantire gli effetti desiderati, con tempi di introduzione in servizio sincroni per tutti i componenti del sistema. La pianificazione degli investimenti, che guarda all’ammodernamento delle Forze Armate, non dovrà quindi limitarsi all’acquisizione di assetti o sistemi d’arma nel senso basico del termine. Se facciamo riferimento al Segmento 62
Esercito, l’introduzione di una linea di veicoli meccanizzati o blindati dovrà prevedere non solo tutte le varianti (mezzo base, controcarro, porta mortai e così via) ma anche gli allestimenti interni ed esterni, quali C2 (Comando e Controllo), RISTA (Ricognizione, Informazioni Tattiche, Sorveglianza e Acquisizione Obiettivi) e tutto quanto è necessario per poter esprimere un determinato «effetto» (a livello plotone, compagnia, Reggimento e Brigata). LA SITUAZIONE ATTUALE Con riferimento ai sistemi d’arma in servizio, la situazione attuale vede l’Esercito in grado di esprimere buoni livelli di efficacia/efficienza per operazioni del tipo PSO/CRO (di supporto alla pace o di gestione delle crisi). L’efficacia esprimibile in contesti di combattimento ad alta intensità (dove sono richiesti elevati
gradi di protezione, d’ingaggio, di capacità di comando e controllo e di mobilità) è invece appena sufficiente e circoscritta a un limitato numero di unità. Il livello di operatività esprimibile è riferito poi, nella generalità dei casi, a sistemi d’arma che sono da considerare legacy, ovverosia non dotati di moderni sistemi C4I e di navigazione che rendono, di fatto, lo strumento terrestre nazionale non in linea rispetto ai principali Paesi europei. Gli elementi di criticità, che hanno inciso sul processo di acquisizione di mezzi e sistemi per l’Esercito, possono essere attribuiti a due ordini di fattori. Il primo è costituito dal trascinamento in avanti di programmi che, per svariate ragioni tecnico-finanziarie, non sono stati realizzati nei tempi dovuti. Essi hanno di fatto perduto il valore operativo iniziale, in quanto tecnologicamente e funzionalmen-
LE ESIGENZE DA SODDISFARE Il quadro delle esigenze che l’Esercito è chiamato a soddisfare, sostanzialmente è riconducibile a quattro principali aree: • la difesa dello Stato, che rappresenta l’impegno massimo per eccellenza e per il quale, ovviamente, la Forza Armata prevede l’impegno di tutte le sue risorse disponibili, a tal fine opportunamente sviluppate ed organizzate; • la difesa degli spazi euroatlantici e, in questo quadro, si inseriscono: •• gli impegni presi nel contesto NATO, nell’ambito del previsto sostegno al livello di ambizione dell’Alleanza, che di fatto risulta essere il compendio di esigenze più gravose da sostenere; •• il concorso alla creazione di una difesa comune Europea, definito nell’ambito del Headline Helsinki Catalogue. Peraltro, il contributo di forze destinato alla UE deriva dalle disponibilità messe in campo per la NATO; ciò, al fine di evitare ridondanze (doppio set di forze, peraltro non sostenibile); • il contributo alla realizzazione della pace e della sicurezza internazionali, che consiste nella partecipazione, nel quadro della gestione delle crisi internazionali, ad operazioni oltre confine di prevenzione e gestione delle crisi, al fine di garantire la pace, la sicurezza e la stabilità; • i concorsi per compiti specifici in casi di straordinaria necessità ed urgenza. In tale contesto, l’offerta delle forze alla NATO si pone quale faro guida tra le esigenze da soddisfare e quale riferimento per lo sviluppo organizzativo delle previste capacità dello strumento terrestre.
te superati o sostituibili con nuovi sistemi di maggiore efficacia e minor costo. Il secondo fattore è attribuibile al non armonico bilanciamento tra i programmi in termini di oneri allocati e di ritorni capacitivi: anche a seguito del rapido mutamento dello scenario di riferimento, si è assistito all’introduzione in servizio di sistemi i cui requisiti erano stati elaborati per una situazione tipica del confronto bipolare. Per contro emergeva con evidenza una significativa carenza di programmi destinati allo sviluppo delle potenzialità operative tipiche delle forze di proiezione (mobilità operativa, manovra, C4I integrato, supporto allo schieramento e logistica di aderenza). In questo quadro vanno anche annoverati alcuni vincoli derivanti dagli impegni pluriennali operanti e dall’inserimento di nuovi programmi finanziariamente rilevanti ma non di fondamentale valenza, ai fini dell’implementazione delle capacità principali. Come sintesi finale dell’attuale situazione, specialmente riferita ai materiali e ai sistemi d’arma, la fotografia della Forza Armata si presenta come un mosaico, con alcune tessere incomplete che non forniscono il risultato finale previsto nel progetto.
Volendo estremizzare e facendo un parallelo con la Marina Militare, è come se, nel quadro di un programma d’acquisizione di una nave porta aeromobili, si postulasse, a seguito di implicazioni tecnico-finanziarie, la consapevole rinuncia a capacità fondamentali quali sistemi d’avvicinamento, apparati radar di controllo dello spazio aereo, batterie missili di difesa di punto o il sistema di comunicazioni, limitandosi inizialmente al solo scafo, agli organi propulsori e ai singoli velivoli da imbarcare e attendendo poi, invano, l’introduzione degli altri moduli necessari per la completa operatività. Quanto sinora delineato, implica sostanzialmente l’esigenza inderogabile di gravitare in futuro su Pacchetti completi sulla base delle priorità determinate. Eventuali processi di rimodulazione delle capacità, a seguito di mutamenti del quadro finanziario, non dovranno allora avvenire intervenendo sui singoli programmi ma rinunciando al conseguimento della specifica capacità nella sua interezza. PACCHETTI DI FORZE E PRIORITÀ I Pacchetti di forze da comple-
tare o ammodernare discendono dalle esigenze da soddisfare. Esse sono ascrivibili sostanzialmente alla difesa dello Stato, agli impegni assunti in ambito NATO, al concorso per la creazione di una difesa comune europea e, infine, al supporto per la pace e la sicurezza internazionale (vedi riquadro). Prendendo a riferimento l’offerta delle forze alla NATO quale guida per lo sviluppo organizzativo delle capacità dello strumento terrestre, si possono configurare tre Pacchetti di forze. Il primo Pacchetto di forze quale Comando NATO HRF/High Readiness Force (L), vale a dire Forza di reazione rapida terrestre a livello Corpo d’Armata, ad alta prontezza, con affiliato un Pacchetto di forze incentrato su un Comando Divisione e 4 Brigate di manovra, oltre ai previsti supporti specialistici, tattici e logistici ai diversi livelli ordinativi. Di questo primo Pacchetto fanno parte anche le Forze Speciali e per Operazioni Speciali più unità del livello complessivo di una Brigata rinforzata, per la costituzione di una Initial Entry Capability (Capacità Iniziale di Risposta) e in grado di esprimere anche il contributo nazionale per la Nato Response Force (Forza di Risposta NATO - NRF) con brevissimi tempi di reazione. 63
Il secondo Pacchetto di Forze, anch’esso facente parte della categoria ad alta prontezza (High Readiness Forces - HRF) costituito da un Comando Divisione e un totale di 4 Brigate più i supporti specialistici, tattici e logistici affiliati al Comando ARRC (ACE Rapid Reaction Corp/Corpo d’Armata di Reazione Rapida di ACE) a guida britannica. Il terzo Pacchetto di forze è composto da un Comando Divisione, più Brigate di manovra e una rosa di unità e formazioni CS (Combat Support/Supporto al Combattimento) e CSS (Combat Service Support/Servizi di Supporto al Combattimento, nel pool delle forze a bassa prontezza (aventi cioè tempi di risposta superiori ai 180 giorni). È evidente che, a causa dei reiterati assestamenti finanziari e dei vincoli connessi ai program64
mi già contrattualizzati o in corso d’opera, non sarà possibile rimodulare in tempi brevi tutta la pianificazione per conferire capacità complete in tempi brevi a tutti i tre Pacchetti. Pertanto, tenuto conto degli impegni operativi in campo internazionale, è stato necessario prevedere lo scaglionamento nel tempo delle capacità da completare o ammodernare attribuendo massima priorità al primo Pacchetto di forze, per passare successivamente al secondo e, quindi, al terzo. GLI OBIETTIVI OPERATIVI E PROGRAMMATICI Le disposizioni recentemente emanate dal Servizio di Controllo Interno (SECIN), in materia di determinazione del grado di conseguimento degli obiettivi
del Ministero della Difesa, indicano un sentiero logico e sequenziale per il conseguimento di obiettivi strategici, operativi e programmi d’azione. Gli obiettivi strategici sono definiti dal Capo di Stato Maggiore della Difesa in aderenza alle priorità politiche fissate dal Ministro della Difesa sulla base del quadro geo-strategico di riferimento. Gli obiettivi operativi per la Forza Armata che configurano, a livello programmatico e strumentale, le capacità di cui si deve dotare la componente terrestre sono conseguenti agli obiettivi strategici. I programmi d’azione, invece, costituiscono elementi componenti e concretizzanti degli obiettivi operativi e forniscono elementi circa il «cosa» occorre acquisire, i tempi, le fasi e le modalità di dettaglio.
In termini programmatici, tale sistema consente l’armonizzazione del processo di conseguimento degli obiettivi con le risorse rese disponibili attraverso un attento e periodico processo di verifica e aggiornamento della congruità del rapporto tra le esigenze e le possibilità. Sulla base delle direttive del SECIN si è proceduto, a livello programmatico, all’elaborazione di un documento denominato «Obiettivi Operativi-Programmatici dell’Esercito (OBOE)». Detto documento raccoglie, in un unico testo, le principali esigenze operative correnti e future della Forza Armata, ripartendole in un insieme di macro-obiettivi (vedi tabella), assimilabili ciascuno al concetto di «sistema o più sistemi Brigata» paragonabili ad altrettanti sistemi nave. Come detto, ciascun Obiettivo Operativo-Programmatico è poi costituito da un insieme di assetti (acquisibili tramite programmi d’azione) che devono essere tutti introdotti in servizio, ammodernati o ricapitalizzati, in modo sincrono, pena il mancato conseguimento dell’obiettivo stesso nei tempi previsti. L’introduzione degli OBOE non modifica, anzi rafforza, il sentiero concettuale tendente alla piena implementazione di capacità complete, ma non deve essere considerato un elenco da leggere in ordine di priorità. I VANTAGGI DEL NUOVO APPROCCIO La definizione degli OBOE costituisce una chiara e inequivocabile guida per l’individuazione progettuale dei principali sistemi da acquisire per realizzare le capacità operative future auspicate. L’adozione della metodologia proposta comporta delle implicazioni positive anche per l’intero Comparto Difesa. Innanzitutto, per l’area tecnico-operativa e per l’Esercito in particolare, sarebbe garantita la gravitazione delle risorse su
determinati macro obiettivi (assimilabili a uno o più Sistemi Brigata) scaglionati nel tempo a partire da quelli del primo Pacchetto di Forze. Si annullerebbe quindi l’effetto «incrementale a pioggia» su tutte le unità della Forza Armata, che richiede di solito tempi lunghi e si permetterebbe così l’ammodernamento totale, in tempi brevi-medi, in ogni settore, per il predetto obiettivo: dalle armi di reparto all’equipaggiamento individuale, dai veicoli da combattimento ai sistemi informatizzati, dai sistemi di allarme agli assetti per la protezione e così via. Ciò non comporterebbe, di riflesso, l’anemizzazione e il congelamento
dei restanti Pacchetti, in quanto già oggi sono in possesso di capacità operative coerenti con ipotesi d’impiego per livelli di conflittualità a media e a bassa intensità e per alcune delle quali, peraltro, sono già oggi avviati programmi di parziale ammodernamento e ricapitalizzazione per effetto delle precedenti pianificazioni. Inoltre, per gli OBOE non interessati per un certo periodo dalla pianificazione degli investimenti, si dovrà far massa con le risorse dedicate all’esercizio, al fine di mantenere sempre alta la funzionalità dello strumento. Altrettanto importante è il fatto che, qualora in corso d’opera dovesse mu65
tare il quadro finanziario di riferimento, si procederebbe alla rinuncia dell’ammodernamento di quel determinato «sistema Brigata» nella sua interezza. Infine, un vantaggio per l’Area Tecnico-Amministrativa sarebbe quello di prevedere, a similitudine di quanto già avviene proprio nel settore degli approvvigionamenti navali per tramite unico della Direzione Generale degli Armamenti Navali, la necessità di individuare una Direzione Generale di riferimento (ad esempio la Direzione Generale Armamenti Terrestri) alla quale far risalire la responsabilità unica del conseguimento degli obiettivi capacitivi (e quindi dell’insieme aggregato dei molteplici programmi costitutivi), sulla base delle priorità fissate dall’area operativa. CONCLUSIONI Alla luce di quanto esposto, è 66
possibile individuare tre principali elementi che caratterizzano il metodo proposto: completamento delle capacità per Pacchetti di forze congrui con le missioni da assolvere; ammodernamento omogeneo e bilanciato delle forze; pari peso programmatico degli obiettivi dell’Esercito nei confronti di quelli delle altre Forze Armate. Solo assumendo a riferimento questi tre elementi guida sarà possibile, anche in una prospettiva a lungo termine (2025) pervenire a Pacchetti di una o più Brigate moderni e completi, in grado di integrarsi compiutamente in campo interforze e con i più avanzati eserciti alleati, coerentemente con il modello organizzativo emergente dei cosiddetti Future Combat Systems. Rimandando semmai a una successiva trattazione la possibile evoluzione della Forza Armata a medio e lungo termine, possiamo affermare che l’aggregazione di ca-
Paracadutisti a Timor Est.
pacità complesse in Pacchetti di Brigata e poi ancora in Pacchetti di Divisione e di Corpo d’Armata, rappresenta il mezzo più idoneo per conseguire il traguardo finale di un processo di trasformazione finalizzato alla costituzione di forze da combattimento omogenee e compiute, ottimizzate per operazioni in conflitti ad alta intensità e idonee a essere impiegate in ogni tipo di operazione. Questo approccio è infine di ausilio e supporto alle attività di pianificazione dello Stato Maggiore della Difesa, in quanto mettendo in stretto collegamento risorse con capacità da conseguire, ne agevola le valutazioni e le decisioni.
* Colonnello, Capo Ufficio Pianificazione dello SME
LA «NAT0 RESPONCE FORCE» Un nuovo strumento per l’Alleanza Atlantica e un’opportunità per le Forze Armate Nazionali er la prima volta nella sua storia la NATO si è dotata di una Forza integrata di rapido intervento capace di operare in terra, mare e cielo: la NATO Response Force - NRF. Questa forza opererà sotto un unico comando interforze e sarà mantenuta in costante rotazione, attraverso la contribuzione a turno dei Paesi membri dell’Alleanza. Il progetto, approvato in occasione del Vertice di Praga nel novembre 2002, è già una realtà operativa ed il suo completamento è previsto per il 2006. Alcuni osservatori valutano tale nuova capacità come il più importante mutamento da quando la NATO fu costituita a Washington 55 anni fa. Altri esperti di problemi militari guardano attenti agli obiettivi che si potranno conseguire con questo nuovo strumento. Di certo possiamo affermare che la forza di risposta NATO darà all’Alleanza nuove capacità militari rispetto al passato: inserire unità militari in una situazione in via di deterioramento, in presenza di una crisi, con più rapidità, ampiezza del raggio di
P
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di Salvatore Farina * La nuova realtà è la NATO Response Force (Forza di Risposta della NATO), prontamente impiegabile, che va a completare le capacità di reazione dei Comandi ad Alta Prontezza (HRF HQ). In grado di operare nelle tre dimensioni, posta sotto comando congiunto, sarà a regime nel 2006 e avrà una con sistenza di 20 000 militari.
proiezione e con sempre maggiore efficacia. CONCETTO MILITARE E COMPITI Il concetto della NRF fa riferimento a un insieme di unità ad elevati livelli operativi e di addestramento delle varie Forze Armate nazionali. Il progetto, che rappresenta la priorità dell’Alleanza Atlantica risponde a due scopi distinti ma
complementari. Il primo è quello di disporre di una forza ad alta prontezza (high readiness force) con un’ articolazione interforze da attivare con brevissimo preavviso. In tal senso la NRF si pone al vertice della piramide ideale che vede la ripartizione delle forze dell’Alleanza in funzione del livello di prontezza e del grado di proiettabilità (fig. 1). Il secondo scopo che si vuole perseguire consiste nell’istituire un meccanismo volto a promuo-
vere gli indispensabili miglioramenti delle capacità militari e la continua trasformazione dell’Alleanza per fronteggiare le nuove minacce, comprese quelle derivanti dal terrorismo. In pratica la NATO Response Force sarà considerata come il vero catalizzatore della trasformazione. E in tale ottica l’Alleanza vuole creare un legame specifico tra i requisiti richiesti alle forze da assegnare e l’ammodernamento delle Unità stesse, secondo i parametri definiti a seguito del ci-
Fig. 1
31
COMANDO E CONTROLLO Fermo restando che l’impiego della NRF è subordinato alle decisioni del Consiglio Atlantico, è stata predefinita una catena di Comando e Controllo che attribuisce varie responsabilità nella preparazione delle forze e nella condotta dell’operazione. Il SACEUR (Comandante Supremo Alleato in Europa) è il responsabile della definizione delle procedure per la validazione e per le esercitazioni Joint ; dopo A sinistra. Artificieri statunitensi in Kosovo. Sotto. Soldati italiani e spagnoli scaricano un automezzo pesante.
tato Vertice di Praga ( Prague Capability Commitment - PCC). Il concetto militare fa poi riferimento a due aspetti fondamentali: la multinazionalità e l’interoperabilità. Entrambi sono fattori chiave che devono essere perseguiti con opportuni criteri: un adeguato (ma non eccesivo) grado di multinazionalità per poter massimizzare la valenza propria di una forza di coalizione, senza inficiarne l’efficacia operativa che potrebbe decadere nell’ipotesi di una spinta multinazionalizzazione; un crescente livello di interoperabilità per garantire il graduale conseguimento della completa integrazione tra le forze dell’Alleanza. Per quanto concerne le missioni che potranno essere affidate 32
alla NRF, esse devono tener conto del ruolo assegnato, volto a garantire una pronta risposta, e devono essere sostenibili secondo il principio del «first in first out» (prima forza ad essere immessa, prima ad essere avvicendata). In particolare la forza potrà essere schierata: per compiti di evacuazione di cittadini e di personale in pericolo; per affrontare emergenze umanitarie o situazioni dovute a rischi NBC; per supportare operazioni antiterrorismo; per l’impiego in operazioni di gestione delle crisi (CRO) e/o peacekeeping; quale forza di ingresso per favorire l’inserimento del grosso del contingente; per compiti in supporto alle azioni diplomatiche.
che le autorità politiche nazionali avranno dato l’assenso per il Trasferimento dell’Autorità (ToA), egli detiene l’autorità di Comando operativo. Il neo costituito Comando Alleato per la Trasformazione (Allied Command for Transformation), di stanza a Norfolk - USA, è l’organo
responsabile per definire le capacità necessarie e lo sviluppo della dottrina e utilizza la NRF come elemento focale per modernizzare le Forze dell’Alleanza ed accrescere l’interoperabilità in senso interforze e multinazionale. Quando schierata, la NATO Response Force sarà diretta con il Controllo Operativo - OPCON di un Comandante interforze (Joint Force Commander) che si potrà avvalere di uno dei Comandi Regionali (AFNORTH a Brunnsum, AFSOUTH a Napoli o AFWEST a Madrid) e potrà condurre le operazioni con un Comando Interforze Proiettabile schierato in Teatro (Deployable Joint Task Force HQ). Un ruolo assai importante sarà svolto dai neo-costituiti Co-
mandi di Corpo d’Armata ad alta prontezza (HRF HQs) tra cui il NATO Rapid Deployable Corps - IT (NRDC-IT) di Solbiate Olona. Questi Comandi saranno coinvolti tanto nella fase di certificazione delle forze assegnate quanto per gestire lo schieramento e per dirigere la fase con-
Fig. 2
dotta delle operazioni. COMPONENTI DELLA NRF Come detto la NRF dispone di forze terrestri, navali e aeree. A regime, nel 2006, avrà una consistenza complessiva di circa 21 000
uomini, ma già dal 2004 supererà le 15 000 unità. Tutte le forze destinate alla NRF dovranno avere capacità di impiego in ambiente CBRN (Chimico, Biologico, Radiologico e Nucleare). Per quanto concerne le Forze per Operazioni Speciali (FOS) e le unità NBC-CBRN saranno costituiti due Comandi dedicati, alle dirette dipendenze del Comandante interforze (Joint Force Commander). La componente navale sarà costituita da una Task Force, mentre quella aerea comprenderà velivoli in quantità e tipologia tale da assicurare un prefissato numero di sortite/giorno. La Brigata terrestre, pedina fondamentale della NRF, sarà posta sotto il Comando della componente terrestre (Land Component Commander - LCC) e quest’ultimo a sua volta sarà alle dipendenze di un Comandante interforze che potrà anche essere schierato in Teatro con un Deployable Joint Task Force HQ DJTFHQ (fig. 2). Le tipologie delle unità di manovra e di supporto previste per la componente terrestre a livello Brigata sono state fissate da specifici requisiti e comprendo33
no reparti meccanizzati, di fanteria leggera e paracadutisti, più varie unità di supporto al combattimento e unità per il sostegno logistico (elicotteri, artiglieria, acquisizione obiettivi, genio, Cooperazione Civile-Militare (CIMIC), unità per operazioni psicologiche (PSYOPS), reparti rifornimento e trasporti). Rispondono cioè al concetto di preparare un bacino di forze tra cui selezionare, all’occorrenza, quelle più idonee, per natura e tipologia, ad assolvere la specifica missione. Per garantire coerenza è necessario predisporre una Brigata avente un telaio organico ben definito (Framework) comprendente il Comando Brigata, il Reparto Comando, almeno un proprio Reggimento di manovra più la maggior parte delle unità di supporto tattico e logistico. In questo contesto è possibile inserire, previo opportuno addestramento, altri reparti di manovra più elementi per il completamento del complesso di forze, inclusi reparti multinazionali. All’atto dell’esigenza sarà poi determinata la composizione più 34
rispondente della NRF in funzione dei compiti specifici e del particolare ambiente operativo. CICLO DI ROTAZIONE Per la NRF è stato previsto un ciclo di turnazione per conseguire una giusta ripartizione degli impegni e per disseminare le esperienze tra i Paesi Membri dell’Alleanza. È stato quindi sviluppato un ciclo dettagliato per la rotazione basato su periodi semestrali: 6 mesi in addestramento congiunto e 6 mesi di pronta disponibilità (stand by). In altri termini, ogni complesso di forze terrestri assegnate alla NATO Response Force sarà impegnato per un anno (fig. 3). Poiché prima dell’ottobre 2006 non sarà disponibile una NRF capace di svolgere l’intera gamma di missioni previste, si procederà ad incrementare progressivamente le capacità esprimibili, di pari passo con l’elevazione degli standard delle offerte nazionali. Per quanto riguarda l’Italia, le Forze Armate nazionali partecipano alla NRF 1 e 2 (ottobre
2002 - luglio 2004) con limitati assetti mentre gli sforzi saranno concentrati nella NRF 3 (luglio 2004 - gennaio 2005), per la componente terrestre, e nella NRF 5 e 6 (luglio 2005 - luglio 2006) per quella navale. La componente terrestre per la NRF 3 sarà costituita da un complesso di forze basato sulla Brigata «Taurinen-
se» con i contributi di almeno altri quattro Paesi alleati. In particolare, ad iniziare dal mese di gennaio 2004 saranno svolte le attività di addestramento congiunto e le validazioni NATO che certificheranno i livelli di operatività richiesti per il successivo eventuale impiego. Il Comando di Corpo d’Armata di Solbiate Olona (NRDC-IT) sarà anch’esso pienamente coinvolto nel ciclo della NRF 3 a guida italiana e costituirà, come detto, il Comando della componente terrestre - Land Component Command.
Fig. 3
A sinistra. Un elicottero AB-205 dell’Esercito italiano. Sotto. Semoventi di artiglieria M-109 L in Kosovo.
CONCLUSIONI La NATO Response Force si pone quale naturale evoluzione del processo di trasformazione avviato già da qualche anno dall’Alleanza Atlantica. Questa nuova capacità rappresenta l’elemento di punta, estremamente qualificato, che si collo-
ca al vertice delle forze prontamente impiegabili e non è un elemento a se stante, staccato dal resto della struttura delle Forze. Al contrario, la NRF rappresenta il naturale completamento delle capacità già conseguite con la costituzione dei Comandi ad Alta Prontezza (HRF HQs). Considerando i requisiti speci-
fici e la sua articolazione emergono chiarissimi gli elementi qualificati della iniziativa NATO. Essi sono gli elevati livelli operativi di prontezza richiesti e la spinta valenza interforze e multinazionale. Per questi ultimi aspetti gli impegni delle Nazioni per la NATO Response Force dovranno costituire la guida per i processi di trasformazione degli strumenti nazionali anche in campo interforze. Come corollario possiamo poi considerare che la NRF pone le premesse per procedere anche verso la completa integrazione degli eserciti e delle Forze Armate Europee. Ed è proprio in quest’ottica che va visto il «valore aggiunto» introdotto dalla Forza di Risposta della NATO. In tale direzione occorre orientare quindi gli sforzi addestrativi e le risorse (umane e finanziarie) per conseguire la tanto ricercata sinergia tra gli strumenti militari alleati.
* Colonnello, Capo Ufficio Pianificazione dello Stato Maggiore dell’Esercito 35
IJQ-1 UNA COLlABORAZIONE ESSENZIALE PER LO SVILUPPO EVOLUTIVO E LA TRASFORMAZIONE DELLA FORZA ARMATA di Sakature Fallna* -pn~~~~ntantldllla poltlc., dalla D~ dal
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mlco, dlplomltlco a dalrln a co nel • una col -nz~a.~a·, p dai'EIIIIrdto e dalla Fede,la Dlflla eli 81cu'-- pNNO Il Ctntro Alti Studi per ltl D!t'Ma.
Mamo una fase di grandi sftde per la pace e la sicurezza. Rischi, minacce e crisi aescono e si diffondono specialmente nell'area ud del MedlterTaneo con UBa situazione che negli ultimi anni 6 natlament& peggiorata. L'E-alo è la Forza Armata che, nel COlliO degli ultimi anni, plll delle ai!J& li stata Impegnata In operazioni In palrfe e all'estero, a tutela della sicurezza lntamazlonala e dlfa&a dal Paeae, con punte - nel momenti plll lntanal che hanno sftolelo 18 19.000 unii*. Dal 1982 a oggi l'Esercito ha impiegalo in operazioni all'estero oltre 125.000 militari, con ~ lf!1Migno medio permanente di piO dl2 Brigate, pari a circa 8-9.000 unità. A q1.1811tD va aggiunto l'impegno nelle riB&ioni di ClOI'Icoreo ala elctlreu.a sul territorio na:dol'lale, con un Impiego medio di cK8 4.000 unità in supporto ali& fotza di Polizie, con compiti di conllollo dal tarritorto e 'lllgllanza cl punti sensibili. AsgJ numerosi anche gli Interventi a favo.. ra della colleiiiiii!A nazionale In occeslone dlemefVIlllze 8 c:elamlt* naturali. A Inizio 201611mpegno glomallaro al atlasta a circa 7.600 uomini e donne, rlpM!Io tra ambito nazionale 8 fUori erea -In operazioni NATO, ONU, EUa cui si aggiungono cin:a 5.000 unità delle fo!ze pronte alrimpiego. Il numerico totale dal peruonale costantemente lmpegnatiO 6 parla 12.500 unità. Stiamo paria ndo di più ci 20 anni consecutiYi di impiago in operaziooi, che se da un lato hanno certfflcalr.lla p< cf l M~BA\ del noa11t soldati, dall'altro han· no messo a dure prova le retistenza e la furmonalilè dei mezzi 8 dei materiali. In ogni caso la Forza Armata 6 cmsdula, In temnlnl capacitivi, e ha ln!dau-
V
rato 1.11 proc e181) edaiiiW In cordlnua e rapkla evoluzione. L'Impegno sul tenno ha evidenziato una minaccia mutevole e cangiante, dia Impone l'Introduzione a l'impiego di nuova tipologie di lillt. mlln tempi rlltr8ttl. Quealo PAMIU~ pone un nuovo apptOCCio nella concezione, progettazione e sviluppo del materiali con une collaborazl~ na a 380" oon l'lnduatrta dal eett. re. Questo aspetto deve a66are particolannente conaiderato in qu. 811.1 momento di Cllal finanziarla d'le non parma!IB aml)ri nella ecelta né il paniiiiJUimento di piO opzioni. Questi i presupposti alla bai& del convegno 'Eserclto-lnduatrla: una collabo1'121ona 881anzlale" Pft)mo&ao i19 febbraio 2015 p - il Centn> Alti Studi per la Difesa daii'Eaercito e daii'AIAD (Fedarazione dalle AlJende Italiane per l'Aeroepazlo, la Difela e la Sicurezza) a nel corso
del quale ha avuto luogo la praMntazlone del vollme 'Linee di avllu~ po evolutivo ed Innovativo dello
SIIUmento militare 'Rmlltre". PERCHè: PROIPECTA PROSPECTAni!I8C8 dall'aaiganza di; • daflnlra la pravedlblll esigenze In termini qualltatiYI di materiali e piattaforme complesae, nonch6 le P04&Iblll criticità, attraverso l'e&ame di tali conl611ti su un piano militare, economico, politico, sociale e demografico; • ricercare l'oltlmale rapporto coeto/efficecie tanto pii:! in una fase di critica carenza di rlaorse che
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impone la riduzione al minimo dei rischi d'impresa e il ricorso sempre più frequente al cosiddetto Modeling & Simulation process e ai simulatori stessi, che tanto fanno risparmiare non solo in termini di costi vivi ma anche in termini di utilizzo di poligoni e aree addestrative; • ridurre i tempi che intercorrono tra identificazione dell'esigenza e realizzazione dei sistemi/mezzi. L'attività di studio, svolta in sinergia con il comparto indusbiale nazionale, ha assunto la fisionomia di un piano di investigazione congiunto (denominato PROSPECTA - PROgramma Studio ProspettivE Crisi Tecnologie Abilitanti) attraverso seminari di approfond~ mento che hanno favorito il più libero confronto di idee su trend Muri, scenari e tecnologie. La nutrita partecipazione di personale del comparto Difesa, proveniente sia dall'area operativa sia da quella te<:nico-amministrativa, dei principali partner industriali e del mondo accademico, ha altresl consentito l'analisi di filoni di sviluppo tecnologico su cui puntare in relazione alle principali tendenze di crescita dell'industria mondiale. PROSPECTA, i cui esiti sono stati sintetizzati nel volume "Linee di Sviluppo Evolutivo ed Innovativo dello Strumento Militare Terrestre", si attiene rigorosamente alle Linee Guida emanate per la redazione del Libro Bianco per la Difesa, analizzandone i temi portanti e ampliandone la prospettiva attraverso l'approfondimento dei concetti di preminente interesse della Forza Armata. L'EVOLUZIONE DEL CONTESTO DI SICUREZZA GLOBALE Nuove minacce ma anche conflitti tradizionali
Il Prof. Andrea Ungari, docente di Teoria e Storia dei partiti e dei movimenti politici all'Università LUISS •Guido Carti•, ha individuato sei linee di tendenza su cui la Forza Armata dovrebbe focalizzare l'attenzione ai fini di un possibile coinvolgimento. La distribuzione del potere geopolitico internazionale, con l'emergere della Cina e il ripiegamento in un ruolo di retroguardia degli USA nei teatri di crisi; le nuove aggregazioni di interesse che vanno oltre i confini nazionali ottocenteschi e smantellano realtà statuali create artificiosamente; la minaccia jihadista che punta a colpire gli interessi occidentali nel mondo arabo e in Africa, e mira a creare aree parastatuali come fanno i fautori del Califfato islamico; il processo di crescita asimmebico del pianeta, con il progressivo invecchiamento demografico del Nord a fronte delle popolazioni del sud; i conflitti crescenti per l'acquisizione delle risorse energetiche; le problematiche ambientali e le calamità geologiche del nostro Paese, che hanno visto l'Esercito operare sul tenitorio in casi di emergenza. A fianco dei conflitti convenzionali tra Stati, ha aggiunto il docente di Studi strategici alla LUISS Germano Dottori, vi è il proliferare di guerre cin.2/20JI
vili in Libia, Siria e Iraq. Ed emerge una richiesta di sicurezza all'interno delle società occidentali. "Esercito, aviazione, marina e carabinieri - ha spiegato Dottori - oontinuetanno a esercitare un ltlolo per ls setvsgustdis della sicutazzs e della sovranità nazionale, oltre a gstantire le condizioni per lo svolgimento pacifico del commercio esterno e a mantenere ine/tsrate le a/Jesnze intsmazionali a cui aderiamo. Ms vista la tendenza degli ststi Uniti - 'azionista di maggioranza della NATO'- a tirarsi un po' indietro, et necessario rafforz1Jre l'impegno mllltat8 tsrrestf8 per la stabi/IZzszlone dei teatri di crisi'. E evidente che lo studio, sebbene sviluppato nel corso del prtmo semestre del 2014, ha anticipato acenari che si sono poi materializzati nel corso del secondo semeslr9 e che sono peggiorati nella prima parte del 2015, tra cui si possono citare quelli rffarili aii'Ucraina, alla Nigeria, al teJTOrismo dilaganta deii'ISIS in Iraq, Libia e Siria.
LA VISION MILITARE Fle~slbllltè operativa,
modularti evolutiva e dualità del sistemi
Il Capo di SIBtn Maggiora dell'Esercito, Generala di Corpo d'Annata Claudio Graziano, ha spiegato che PROSPECTA risponde chiaramente alle esigenze di trasronnazione dalla Forza Annata: un aggiornamento e un rinnova-
Il capo d/ stato Maggior& deii'Eaerclto, Gen. C.A Claudio Graziano Il capo d/ stato MllgQ/or8 dell11 DlfNa, Amm. Lulgl Blnslfl Mlnte/11
66
mento necessario e in linea con gli standard NATO ed europei, cosl come testimoniato dalle esperienze operative degli ultimi decenni e che paleaano un ampio spettro di rischi e minacce. A questo si aggiunga il notsvola logorio subito dai mezzi e dalle piattaforme nel continui e prolungati Impieghi nel Teatrt Operativi con condizioni ambientali a88Bi severe, che rischia di far colla8881'8 la Forza Armata e farle perdere capacità fondamentali. Lo studio al propone infatti di definire le prevedlblll necessità, In tsrmlnl di Upologla di materiali e piattaforme complesse, da sviluppare e concepire nell'immediato futuro utilizzando soprattutto criteri di modularitè raalizzatlva per: • assicurare la flessibilità operativa e potarli impiegare in più situazioni conUngentl (war, PSO e Interventi In ceso di pubblica utilità) utilizzo di add-on; • garantire, nel medio-lungo periodo, la flessibilità evolutiva intervenendo solo sui "maduli" obsoleti e lasciando lntaua buona parta del alltem&'plattaforma; Il tutto per ltlllcurare una vita che vada oltre l 30-40 anni dall'introduzione in eervtzlo. Nuovi Programmi atlraverso i qual rEaan:ito procaderà sulla slrada del rinnovamento sono: il "Cennau'o 2", con bocca da fuoco, tofl"811a e scafo completamente rinnovati, Il VBM "Freccia", rivelatosl assai Idoneo In tuUi gli ambienti operativi - compreso l'Afghanistan -che equipaggerà le Brigate medie e il VTLM "Lince• 2" generazione, che equipaggerà le Brigata leggere. La Forza Armata punterà sull'Innovazione e sull'evoluzlo. ne delle pi.U.forme e della mobllltè protetta anche nel combattimento dalla 3- dimensione con lo sviluppo di un nuovo Blcottaro da Esplorazione e Scorta, non 1rua.lrando - infine l'aggiornamento dalla capacità dei mezzi corazzati, giè ridotti drasticamente rtlpetto al passato, ma al quali non è possibile rinunciare se si vuole mantenere intatta la possibilità di i~ tervento in operazioni ad alta intensitè che si possona verificare localments ai'Kt!e nell'ambito delle PSO. Paritetica importanza, se non maggiora, riveste l'Equipaggiamento per la Protezione e l'Ingaggio del Singolo Combattente, con componenti ormai sperimentate e collaudate con
lo sviluppo del sistema Soldato Futuro. Primo fra tutti l'annamento individuale ARX-160, visori e sensori, che oggi sono pronti per essere introdotti con produzioni di serie atte a garantire la protezjone e l'ingaggio in sicurezza dei nostri soldati. Sistemi che, owiamente, dovranno essere visti in combinazione con reti di Comando e Controllo e sensori vari (quali tacticaUmiao/mini UAV) etlicacemente integrati tra loro, a tutti i livelli ordinativi, utilizzando le potenzialità delle reti di comunicazione ad alta velocità che l'odierna tecnologia mette a disposizione. Un obiettivo conseguibile grazie anche alla digitalizzazione di tutti i materiali, gli equipaggiamenti e i Sistemi di Comando e Controllo dell'Esercito portata avanti con lo sviluppo del Programma "Forza NEC'', attualmente nella fase di sperimentazione dei prototipi, con attiviUI che vedono quotidianamente fianco a fianco i nostri operatori con quelli dell'Industria e che prevedono anche il coinvolgimento dei Comandanti (in primis Comandante della Brigata "Pinerolo• e Comandanti delle unità dipendenti di concerto con l'USO di Lecce) attraverso la conduzione di una campagna di prove tecnico-tattiche e tecnicooperative finalizzata ad avere utili indicazioni per le future produzioni di serie. Per contrarre i tempi di realizzazione, allineare esigenze con possibilità e minimizzare i rischi d'impresa, è necessario un continuo confronto osmotico tra Esercito e Industria sia nelle fasi di progettazjone, che in quelle di sviluppo e sperimentazione. Tale collaborazione deve quindi accompagnarne l'intera vita tecnico-operativa, in modo da operare i necessari adeguamenti con risorse minime. Operando in sinergia si contribuisce a ridurre i rischi d'impresa, centrare al meglio i requisiti e promuovere scelte tecnologicamente avanzate che d rendono competitivi anche nell'alimentara l'export e con gli Eserciti europei e nostri alleati. Il Generale GrazJano ha altresl parlato di impegno per una sempre maggi~ re trasparenza e comunicazione nei confronti dell'opinione pubblica, sia per fornire evidenza cl risultati a fronte delle risorse corrisposte dai cittadini, sia per fame conoscere le capacità duali, utile strumento per la collettività nelle emergenze. Un pensiero anche all'abbinamento Esercito-Tecnologia, da cui essenziale l'aspetto tecnologie abilitanti dello studio: un reggimento dell'Esercito è oggi un sistema di sistemi (SoS), complessi e tecnologicamente evoluti, il cui •costo" - a titolo di esempio - è commensurabile a quello di un'unità navale di medie-grandi dimensioni. Infine, il Capo di SME ha posto l'accento sulla necessità di ricorrere sempre pill alle tecniche di simulazione e modellazione nella definizione dei requisiti: in tal senso la Forza Armata e l'industria hanno già •messo in rete• i loro laboratori e le proasime definizioni si muoveranno nella direzione indicata. Il Capo di Stato Maggiore della Difesa Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli ha evidenziato che PROSPECTA coglie chiaramente le esigenze di visione sistemica (visione globale del rischi alla stabilità internazionale, alla libertà e all'economia, ai nostri peculiari interessi nazionali) e testimonia come si possa passare dalle parole ai fatti, riconoscendo l'importanza che ciascuna Forza Armata può apportare in chiave interforze. Inoltre, ha precisato che per valorizzare le eccellenze riconosciute all'Italia in campo militare è fondamentale contare su risorse tinanzjarie aggiuntive stanziate dal Ministero per lo Sviluppo economico: "La ristrettezza del mezzi finanziari disponibili non favorisce Hpieno rispetto dei programmi pluriennali di sicurezza-.
LA VISION INDUSTRIALE Certezza deglllnvatlmenti per la •icurezza della Nazione A rimarcare l'esigenza di affrontare il problema a viso aperto e senza ipocrisie né veli ideologici e ricordando che il tema della sicurezza del Paese non è argomento d'interesse per le sole Forze Armate, di polizia o per le industrie di settore quanto piuttosto delle istituzioni politiche e dell'intera collettività, è Guido Crosetto, Presidente deii'AIAD. PROSPECTA è la risposta alla domanda relativa alle necessità di sicurezza del Paese e i concetti espressi nel volume presentato costituiscono il punto di partenza per una n.2/20JS
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nw.sumenu per 18. erre. COilRl'IO Ull buclllet dl4 MId € ell'ermo: Mor8e bilate, a fn:ln1e degli 11 Mkl € l'l18ll8i in eampo dala Grall Bl'fltaQJ1a. Ocoorr8 pertamo dBdcare più r!IICI'S& e Cl1l8l9 la combinazione di rlsol'88 pubbliche c:oll quelle pr!Y$ per governare elllcacemente l p1'0Cl8881 dllnnovazlcme. Moreta ha rappusen1lllto che l Pane delle mantenere la~ nello sviluppo di sele.z.ioll8te f.ealologie, puntando su piattaforme e aiatami unmsnned (UAVIUGV), Modellng &SlmuiBIIon, nuovi matariall. 1\Aa per manien~ una po~~lzlone di preclomlnlo 6 ll8Cestf.V!o poter contare aulla certezza dei finanziamenti - piccoli o grandi che siano -in modo da potar programmare li lavoro. Suggellando quan10 auspl~ dal Cepo di SME, l'lndustrla dOIII't essere sempre più vicin. al tuo Eaertito, trnronnando l'attuale rapporto (be.eet.o sulla fornitura ci beni) in un rapportD che includa anclle la fornitura di -wi. Successive menta sono lntervenu11 anche l'AD diiVECO CV Rollerto Cl brallo AauuelO elle Ile focllllzalo l'allenzlone &Ula capacità diiVECO di addio 11811ire in brvve tempo alla prvduzione di serie del VTI.M-2 {elamenlO portan1B dalle Brtgate laggare) a Il Vk:e Presidente di BERETTA Franco Gussall Beretla c:ne ha dalO r1ea1to alla spinta lmpreeN dal Programma Forza "t<jEC", e in particolare dii Siatema. Soldato Futuro, nello sviluppo e prvduzlone daii'ARX 180, clvanute In pochi anni Ull8 eocalanza lntemazlonale. LA WIION POunCA
NeHun fNno al rinnovamento di uno ttrumento uniYerulment.
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Le argr;me~rlazlonl di PROSPECTA aooo state oondivile del partamenlllna del Partito Cemoc:nlllco e Prealdente della Commalone Dlfeea di Palazzo Madama, Nioola Latorre, aeoondo Il quale lo studio forniun c:onlllbuto p~ezloslsclmo per Il l• 11010 itliluzionale e per i liMiti delle Commi&aioni pf.V!amenlari. A gkldlzlo di UltDJTa le prlcrttA flaa. te dal Partamen10 per le &tr818gle di aicui'8ZZII non po1110no tradurai in un potare di wto e freno YBrBO lo sviluppo del alatemi d'anna, In un momento in cui il quadro elrateoico moatna 8\IOiuzioni che non trowno precedenti per rapldlb\ e Intensità. Non C'è dubbio che rrtalla solll'a di problemi di bilancio, me la politiche all'aranti alla Dlfe&a e alla alc:lnzze non si debbono coalnllre sulle eole eeigenze di bilancio. Nel -nte delle alleanze lntam• zlonall del nostro Pa-. Il Prealdente della Delegazione Italiana preSllo l'Assemblea parlamentare della NATO Andrea Mancl~ll. ha ~ marcato l'urgenza di avere una politica eepace di c:omprvndefa i fenomeni geopoltk:lln dllave futura. per pll)gl'&mmare le misure alle a fron..
teggllllrll senza eorrermaral troppo
nel riF~~X~m~~V gli umori temporanei. In un quadro Bini~ In cui si a&slste 8 Ull8 dlcolOmla tra un mondo pervaso da tecnologia 1111811zate e
Ull 1110mo 8 una conftlttUalltè. quasi primitiva, la politica deve avere la foi7B di affrontare l temi dalla Dlfe&a e della Sla.~rezza a l/Iso aperto nel confronti dell'opinione pubblica In quanto aono elamarrli fondamentali e lmp!-=lndlblll dalla CemoctaZ!a. La parola ò quindi pe&&ata al Ministro della Difesa, Roberta PinoHi dle, di rttomo dal recente vertice NATO, ha ~ dle- In ambito Alleenza - è ora chiaro Piìl che mai il tema dalle prvblematiche del cosiddetto "fronte sud" del mondo e che non ha piQ eia.~ Il senso diVIdere la Sicui1N:ZII "intema" dalla Sia.~rez
za "esterna".
L'Italia ha $VOlto e continua a avolun NOlo importante nel eel1ore dalla alcurezza Internazionale: lut!o qt1811to è ataiD 1'8110 poealblla dal fatto che, per tempo, d 816 dotali degli strumenti necessari. E in futuro oocorre adeguarsi per mantenere le capaciti neceaaarte a garantire la noll1ra Dif81a e Sicurezza in un oontasto lnlllgrato a alleaiD. Il Mlnlslro Plnotll ha eap1'881o a~ prezzamento per lo sforzo complutD oon PROSPECTA, daliniiD il punto di arrlvo di ~n~ aludlo me anche di pa-tenza per la trastonnazlone del· I'E88fCitD. Traeformazione che liri naturelmente aderente oon l oont. null del Bianco" -In via di ~ ci"••adiMe, che p~Men!Btt ~ Ili strategici, aoelte e prioribli par i pnllllhl anni e che eet#l la base da CUI dlscenderarmo ooerenti!IR"owcllmenti organizzativi e legillatM affenan11 al aetlore della DH'aea.
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LAWAYAHEAD PROSPECTA PNIII'Ita, In forma ~ genica e programmalica, le llligenze qualltallve dla I'Eaan:IID deve fare proplle per P*' oparara oon eme. eia nei wroeimili paeeibili futuri per alfnlntare efllceoamente rischi, mlnecce a Clisi e per c:onllniiii'B a • eere una r!IPOitl certa per l Paele. Trasformare e ammodernare lo S!rumento è lnaludlblla, par una klnga serle di moiM tra CUI appare op. portuno cill'lre l"invecctriamento• del materiale sin qui acq181to (abmlalstemll'lanno superato di molto la loro vita operativa, per etemplo EES A-129, "Arieta", "Centauro", eu:.), i logorio del mezzi darl118nte da pii) di 20 anni di Impieghi In operazioni, l'integrazione interforze e nel siste-
ma delle alleanze. Trasfonnare e ammodernare lo Strumento richiederà sicuramente risorse, ma quello che la Forza Armata intende fare è conseguire dei sistemi destinati a restare in vita per i prossimi 35-40 anni, pensati in maniera modulare per essere aggiornati solo laddove serve (per esempio Elettronica) e progettati per essere impiegati in più circostanze (che non siano quelle legate al mondo militare), come ad esempio l'impiego a supporto della popolazione nelle calamitè e in tutti gli altri casi di pubblica utilità con l'impiego di semplici sdd-on. Trasformare e ammodernare lo Strumento permette di continuare ad avere standard di eccellenza all'Industria nazionale, con la quale è stato awiato un •New Deaf basato sulla stretta parlnership, competere e vincere in campo internazionale con prodotti di successo, realizzando cosl economie di scala e assicurando i livelli occupazionali per i tanti addetti del settore. Trasformare e ammodernare lo Strumento significa avvalersi anche dei Comandanti delle unità sul campo per ricevere indicazioni utili su come procedere, per evitare di avventurarsi in im=====;;.._----~~~~~~~~~~~~~~~·~~~~~~~~~ prese troppo costose, troppo difficilmente ;;;; gestibili o che non rispondono alle vere ·esigenze operative•. Trasformare e ammodernare lo Strumento richiede un intervento straordinario per i prossimi 10-15 anni che vada oltre il bilancio ordinario della Difesa, a similitudine con quanto fatto a favore della Marina e per i velivoli dell'Aeronautica, utilizzando un appropriato strumento normativo. Su questo tema c'è molta consapevolezza e la questione va affrontata a viso aperto e con convinta partecipazione da parte di tutti gli attori responsabili. In tal senso PROSPECTA, sviluppato in sinergia con l'Industria, fornisce tutte le informazioni necessarie a supporto, sviluppato in piena aderenza con gli scenari e le indicazioni contenute nelle Linee Guida del Libro Bianco, del quale ne costituisce anche un utile contributo per le successive pianificazioni discendenti.
*Generale di Divisione n.2/20JI