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MEMORIE STORICHE 2006

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STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO UFFICIO STORICO

Autori vari

STUDI STORICO-MILITARI

2006

ROMA 2007


PROPRIETÀ LEITERARIA Tutti i diritti riservati. Vietata anche la riproduzione parziale senza autorizzazione scritta. © 2008 Ufficio Storico SME - Roma

La collana privilegia i saggi che, per la valenza dei contenuti, abbiano il carattere di studi inediti nel campo della storia militare e dell'uniformologia. Gli autori sono responsabili delle idee espresse e dell'originalità dei lavori inviati, nonchè dcll'csattc:a.a delle notizie e dei dati citati.


SOMMARIO Ciro PAOLETII Antonino ZARCONE

Con la croce e le stellette: don Otello Carletti cappellano militare a Creta

Maurizio MANDELLI

La Battaglia di Cassano del 16 agosto 1705

Tiziana MAINOLI

La Gendanneria del Regno Italico

113

Antonella VANIN

La produzione della polvere da sparo nella Repubblica di Venezia e la fabbrica di Treviso nel XVIII secolo

215

Sonia LAURENZA

La presenza italiana a Smirne

3 19

Catia Eliana GENTILUCCI

Il sistema coloniale del primo Novecento

441

Filippo CAPPELLANO

Il Servizio Trasporti Ferroviari e le Tradotte nella Grande Guerra

517

Paolo NARDELLI

La 4a Armata Italiana in Francia Meridionale nella Il Guerra Mondiale

535

Flavio CARBONE

Forze Am,ate e gestione delle risorse umane: un prolilo storico evolutivo della selezione attitudinale

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Con la croce e le stellette: don Otello Cartelli cappellano militare a Creta

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Ciro Paoletti - Antonino Zarcone

CON LA C ROCE E LE STELLETTE: DON OTELLO CARLETTI CAPPELLANO MILITARE A CRETA

Duranle l' ullimo conflitto m ondiale i cappellani militari italiani d ied ero un notevole contributo di sang ue e di esempio, andando sp esso m ollo oltre quanto sarebbe stato normale aspettarsi da loro come ufficiali, come uomini e a volte anche come sacerdoti. Mo]tj di lo ro caddero sul campo, altri morirono nella prigionia che avevano acceltato pe r restare v ici ni ag li uomini pastoralme nte loro affidati ; ma alcuni ebbero delle s lorie un po' diverse, perché non accettarono la prigionia, specie se avvenuta in seguito a tradimenlo anziché a un combattimento leale. E' questo il caso di don Otello Carletti, la cui s toria, per tanti versi emblematica delle vicissiludini de.i cappella ni militari , se ne di stacca proprio pe r la non accettazione della volontà del nemico - ne l suo caso i Tedeschi - che l'aveva catturato, nella fuga e nel rie ntro in Italia, prima, e po i ne lle fil e del Regio Esercito, pronto a riprendere e continuare la sua missione e la lotta. 1 Nalo a Montepulciano il 24 aprile 19 I 6 , Otello Carletti manifestò presti ssi-

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Premessa necessaria è che lt: funti adoperate sono prevalentemente la relazione che don Otello fece al SIM nel 1944, la dichiarazione e l'intervista che rilasciò rispettivamente ai Carabinieri nel 1949 e al giornale diocesano nel 1983. A queste va aggiunto quanto appreso nella conversazione avuln con la sorella Signora Carletti, a Rnma, il 14 novembre 2007. La stra na forma ortografica, costellata di errori e discordanze grammaticali dei primi due test.i , inspiegabile in una persona della c ultura di don Otello, trova la sua spiegazione nel fatto che la dichiarazione del 1949 fu da lui rilasciata, ma non dattiloscrilta, per cui gli errori sono da imputarsi a chi la batté e non a lui. Quanto alla relazione del J944 e ai suoi ennri , la spiegazione è semplice, ma non scontata. Come si sa da chi si trovò in condizioni analoghe, l'abitudine dell'epoca era che l'u fficiale a cui si chiedeva la relazione venisse chiuso in una stanza, per non essere influenzato in alcun modo, e se la dovesse scrivere a macchina tutta da solo, consegnandola poi agli ufficia li del Servizio lnfo rma7.ioni. Di conseguenza se uno era un esperto dattilografo, caso assai raro, se la cavava senza errori e in poco tempo; se non lo era, come probabilmente non lo era don Otello, faceva una gran fatica, magari scrivendo con un dito solo, e, messo davanti all 'alternativa di ri scri vere tutto per eliminare gli errori e le improprietà o consegnare il lavoro così com' era, di solito sceglieva la seconda soluzione. Ora, proprio questo dev'essere successo a don Otello; infatti, chi legge il lesto originale, si accorge che errori all ' ini~.io non cc ne sono, ma che poi compaiono e vanno aumentando man mano che si procede nella lettura, chiaro segno che il povero don Otello, alle prese con una noiosa e complicata stesura dattilografata, si stancò sempre di più e, alla fine, invece di correggere e poi riscrivere tutto, perdendo magari un' intera giornata, preferì lasciare la stesura come slava - comprensibile ma via via sempre meno correua - pur di consegnare la relazione.


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Ciro f-'aofetti - Antonino ·z a rco n.e

mo una vocazione intensa e viva, supcrù un certa opposizione paterna e poté entrare nel locale antico seminario. Volle pagare da sé tutte le spese dando ripeti zioni agli allievi più piccoli, per non gravare sulla famiglia. Ebbe sempre ottimi voti e passò poi a teologia a Siena. Infine fu ordinato sacerdote il 24 giugno 1939 e incardinalo nell'omonima diocesi, come viceparroco a Montepulciano Stazione, la pa1rncchù1 della sua famiglia. Già prima dell'ordinazione la sua vita militare era cominciata col passo a c ui tutti erano sottoposti: la visita di leva, passata al Distretto Militare di Siena nel giugno del 1936. Dichiarato abile, era stato lasciato in congedo illimitato e, in forza del Concordato del 1929, ammesso al ritardo della leva, prima, e, poi, nel marzo del 1939, esentato del tutto d al servizio milita.re " salvo in caso di mobilitazione generale". Ovviamente, dati tempi , 4ucsl' ultima non avrebbe trn·dato ad arrivare; ma lui l' anticipò e fece domanda come volontario. Anzi, non contento, animalo da un raro spirito di servizio, chiese esplicitamente una delle sedi più rischiose: l' Ospedale di Treviglio, riservato ai tubercolotici e da molti scansato. A chi lo sconsigliava si limitò a ricordrn·e che era un sacerdote e che il servizio del prossimo veniva avanti a tutto. Fu accontentato e, il 28 ottobre 1941 , 19° anniversario della Marcia su Roma e primo giorno dell'anno XX dell 'Era Fascista, don Otello e bbe la revoca della dispensa e l'assunzione in servizio "per esigenze di carattere eccezionale per l 'assistenza spiriluale presso il R.E. quale cappellano militare di mobilitazione assimilato al grado di tenente"' con assegnazione, attraverso il Centro mobilitazione O spedale Militare di Brescia, all'Ospedale Militare di Treviglio,2 dove prese servizio il 30. Qui occorre una lunga digressione. I Cappellani militari erano esistiti in tutti gli Esercite preunitari ed avevano proseguito il loro ministero pure in quello italiano fino al 1871, quando erano stati soppressi per motivi di ordine p olitico. Da allora e rano rimasti a provvedere ai bisogni spiriniali dei milita ri, e limitatamente agli ospedali, i soli frati cappuccini, che per altro avevano in questo senso una lunga tradizione, risalente al Medio Evo e portata agli estremi da figure come padre Marco d ' Aviano che, alla fine del secolo XVII, era stato la vera e propria anima dell'esercito imperiale contro i Turchi. Durante la Guerra di Libia i Cappuccini avevano esteso al loro attività dagli Ospedali alla prima linea, ma solo coll ' inizio della Grande Guerra il Capo d i Stato Maggiore del Regio Esercito, Luigi Cadorna, aveva chiesto d 'avere dei veri e propri Cappella ni Militari. Era stato accontentato col Decreto Luogotenenziale n. 1022 del 27 giugno 191 5, che aveva sancito la costituzione di una Curia Castrense. A capo di essa era stato posto un Vescovo Castrense, dal

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Del resto era già da tempo a Treviglio, visto che vi era staio asst::gnato nel novembre del 1940 com<:: assisknle del locale oratorio parrocchiale, incarico che avrebbe mantenuto, pure c on le stellette, fin o al dicembre de.I 1942.


Con la croce e le stellette: don Otello Carletti cappellano 1nilitare a Creta

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quale dipendevano i sacerdoti impegnati come cappellani nelle Forze Armate. 1 Nell ' Esercito era stato assegnato un cappeUano ad og ni Reggimento, ad ogni battaglione Alpino e ad ogni unilà di Sanilà, assimilandolo al grado di Tenenle, mentre nell'Ordine di Malta, in Marina e nel Corpo della Croce Rossa l'assimilazione era stata al grado di Capitano. TI Decreto Ministeriale n. 22950 dcll '8 novembre 191 5 aveva indicalo il numero dei Cappellani in circa 700, ma le necessità di g uerra, l' accrescimento delle Forze Armate, le perdite al fronte e l'afflusso dei prigionieri lo incrementarono ai circa 2.200 del 1918, vedendo la creazione di ligure nuove, come il "Cappellano-aiuto" e il "Cappellano per i prigionieri di guerra". La provvisorietà delle condizioni di guerra aveva fatto sì che con la pace pure la Curia Castrense venisse abolita, col decreto del 22 ottobre 1922, anche se per poco, visto che, nel gennaio del 1926, il Senato de l Regno approvava I' istituzione del "servizio di assistenza spirituale presso le Forze Armate dello Stato", costituendo un ruolo unico per k For.lc Armate. Recitava infatti l'articolo 2 della Legge: "All'assistenza spirituale presso le FF. M. dello Stato provvedono ànche in tempo di pace sacerdoti cattolici, quali Cappellani militari, col titolo di "Cappellani Capi e Cappellani". Per il R. li,se rcito, la R. Marina, la R. Aeronautica e i RR. Corpi di Truppe Coloniali e la R. (ìuardia di Finanza , il servizio è disimpegnato da Cappellani di un ruolo unico. Per la Milizia Volontaria di S. N. ed altre or~anizzazioni militari statali, il servizio è disimpegnato da Cappellani di un ruolo au,viliario e di un ruolo di riserva."u

Esercito, Marina ed Aeronautica ebbero quindi un Servizio al cui vertice stava l'Ordinario Militare per l'Italia, assimilato a un Generale di Divisione, coadiu vato da un Vicario Generale, assimilato a un Generale di Brigata.4

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La dist.ir1Lione è d ' obbligo perché durante la Grande GuerTa prestarono servizio nel Regio Esercito c irca 15.000 fra sacerdoti e religiosi, alcun i nelle uni tà comballenti, altri nei campi di prigion ie ri , la massa nei reparti di Sanità. Proprio fra quelli che furono militari di truppa, meritano di essere ricordali due graduati di notevole fama: il caporale Angelo Giuseppe Rom.:alli , poi papa Giovannj XXIII, e il caporale Prancesco Forgione, cappuccino e infine santo, noto a tutti come padre Pio da Pietralcina. 4 Probabilmente perché destinati a servire nella J\rmi combattenti , le equiparazioni dei grndi dei Cappellani Militari erano falle coi gradi d' Arma anziché con q ue lli dei Servizi. Si ricorda infalli c he all 'epoca i generali di divisione e di brigata non appartenenti alle cinque Armi allora esistenti - Carabinieri Reali, Fanteria, Cavalleria, Artiglieria e Genio - erano definiti rispettivamente Tenenti Cìe nerali e Magg iori Gene rali. La stessa denominazione di grado si aveva per gli ufficiali generali della Regia Aeronautica no n appartenenti al ruolo piloti e per quelli della Regia Marina non "di Vascello", cioè non appartene nti a quello che oggi si chiama Stato Maggiore; di conseguenza tutti gli ufficiali gcncrn li de i Corpi del Ge nio, della Sanità, de l Commissari ato e delle Capitanerie di Po rto, erano Tenenti Generali o Maggiori Generali, come i colleghi del Regio Esercito appartenenti alla Motorizzazione, al Commissariato, ali ' Amministrazione, alla Sanità cd all a Giustizia Militare.


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Ciro Paoletti - Antonino Zarcone

AJ di sotto, rispetto all'ordinaria gerarchia militare, si saltava un grado e si andava direttamente agli Ispettori - due soli - assimilati ai Te nenti Colonnelli. Si sallava un altro grado - quello di maggiore - e si avevano i Primi Cappella ni Capi, equiparati a I° Capitano, a i quali sottostavano i Cappellani Capi e i Cappell ani , rispettivamente assimilati a Capitano e Tenente. La Conciliazione del 1929 portò qualche novilà e, a dieci anni dall'islituzione del Servizio, fu ritenuta opportuna qualche integrazione. Ne nacquero le leggi de l 1936 che regolavano111 dettagliatamente sia la gerarchia, sia le compelenze dei vari gradi, arrivando ad indicare "una tantum" non solo la sede e l'indirizzo dell' Ordinariato - allora come adesso a Roma, Salita del Grillo n. 37 ma addirittura il modo in cui si doveva indiri zzargli la corrispondenza:

"All'ufficio de/l'Ordinario Militare per l'Italia, Ministero della Guerra Roma." 1v L' Ordinario Militare per l'Italia era designato dalla Santa Sede e nominato dal Re con un Regio Decreto proposto dal Presidente del Consiglio e Capo del Governo di concerto col Ministro dell'Interno. Giurava davanti al Re, era rivesti Lo della dignità arcivescovile e preposto al capi tolo della hasilica del Pantheon. Aveva "L'alta direzione del servizio di Assistenza Spirituale presso le FF AA. dello Stato". La sua giurisdizione era personale e locale, estesa "al per-

sonale adibito al servizio dell'Assistenza spirituale, a quello religioso maschile e femminile addetto a~li Ospedali, o Enti militari, nonché al personale delle Milizie"v e da lui dipendevano lutti i Cappellani Militari, i quali a loro volla avevano una giurisdizione di "carattere parrocchiale per il personale ed il territorio a ciascuno di essi asse~nato."Y1 Come atcenpato, l' Ordinario Militare era coadiuvato da un Vicario Generale. Nomi,fato anch 'esso dalla Santa Sede, più precisamente dalla Sacra Congregazione del Concistoriale, giurava davanti al Ministro della Guerra e sostituiva e rappresentava l'Ordinario in caso di assenza. G li sottoslavano i due Is pettori , uno per la Regia Marina e uno per la Regia Aeronautica. Came rieri Segreti di Sua Santità, entrambi giuravano davanti al Ministro dell a Guerra e, su incarico de ll' Ordinario, compi vano ispezioni ecclesiasti che sui Cappella ni .5

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La citata legge 77 del 1936 aveva diviso i Cappellani in tre ruoli : in Servizio Permanente Effetti vo, di ruolo Ausiliario e di ruolo di Riserva. Quelli in SPE venivano assunti in servizio con un Regio Decreto, dietro autori zzazione de l Vescovo della Diocesi in cui erano incardinati e su successiva designazione dell'Ordi narial.o Militare, a condi zione di non aver compiuto i 40 anni e di non appartenere ad un ordine religioso. Prestavano giuramento davanti alle Autorità Militari da cui avrebbero dovuto dipendere e, dopo almeno tre anni di servizio come Cappellani, a scrutinio - cioè a scelta - potevano essere promossi Cappellani Capi, poi, dopo ben dieci anni di servizio, assumevano la qualifica di Primi Cappellani Capi. Nel Ruolo Ausiliario venivano invece ammessi quei sacerdoti che, non avendo cura d'anime, ne avessero fallo domanda e fossero ri sultati militarment.e idonei, o quelli che avessero già prestalo come Cappellani almeno sci mesi di servizio in guerra. Giuravano davanti al Comandante della Divisione Militare i_n cui ri siedevano, potevano essere


Con. la croce e Le stelle/le: don. Otello Carie/li cappellano militare a Creta

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Fino al 1939 l'Ordinario aveva direttamente sotto di sé il Vicario, due Ispettori e i 38 Cappellani Capi e 41 Cappellani del Regio Esercito.6 La loro competenza territoriale corrispondeva a quella della Divisione Militare comprendente l'Ente Ospedaliero al quale ognuno di loro era addetto. 7 Tre di essi prestavano servizio nelle tre scuole militari di Milano, Roma e Napoli, altri due dei Cappellani Capi in SPE erano addetti alla Regia Accademia di Fanteria a Modena e a quella di Attiglieria e Genio a Torino. Se erano della riserva o ausiliari - come don Otello - in congedo, i Cappellani dipendevano dal Distretto Militare di Residenza lìnché risiedevano nel territorio metropolitano e ncll' Impero, dove però erano i Depositi Territoriali a fungere da Distretti; dal Distretto Militare in cui erano stati di leva se erano passali a risiedere all'estero, come ad esempio nel caso del Delegato Apostolico in Cina, monsignor Celso Costantini, che aveva fatto il Cappellano dell'Esercito nella Grande Guerra. Data la sua più capillare diffusione sul territorio nazionale, ali' Esercito spettavano parecchi servizi di cui potevano beneficiare anche le altre Forze Armate, a partire da quello di leva; e per questo i Cappellani nel Reg10 Esercito erano in numero maggiore. Le necessità venivano fronteggiate attingendo al Ruolo Ausiliario, comprendente lino a 400 sacerdoti, ai quali se ne potevano aggiungere un numero imprecisato, preso dalla riserva e stabilito di volta in volta dal Ministero della Guerra. La mobilitazione aveva visto l'assegnazione di un Cappellano ad ogni Reggimento di Fanteria di linea, Bersaglieri , Granatieri, Cavalleria, Artiglieria di visionale e di Corpo d' Annata; uno ad ogni Raggruppamento d' Artiglieria d' Armata e ad ogni Battaglione Alpino; e ancora uno per ogni sottosettore della Guardia alla Frontiera, per ogni Sezione di Sanità, per ogni Ospedale da Campo e per ogni Treno Ospedale. Però la guerra portò un aumento degli organici,

richiamati in caso di necessità e, se non passavano in SPE, al più lardi al curnpiment.o del 55° anno di età transitavano nel Ruolo di Riserva. Quest' ultimo ruolo, che poteva includere anche il Vicario, gli Ispettori , i Cappellani Capi e i Cappellani in SPE che ne avessero fatta domanda, o che avessero cessato da servi~.io auivo per limiti d 'età, comportava il richiamo in servizio temporaneo fino all' età di 68 anni e non escludeva i sacerdoti che ne l fratte mpo avessero avuto una parrocchia o una diocesi. 6 Dai due Ispettori dipendevano quelli della Marina e quelli dell'Aeronautica che erano, rispettivamente: 7 Cappellani Capi e 5 Cappellani nella Regia Aeronautica, 8 e 3 nella Regia Marina, I e 4 nella Regia Guardia di Finanza, per un totale <li 54 Cappellani Capi e 63 Cappellani in tutte le Forze Annate, esclusa la Milizia e compresi l'Impero, la Libia cd il Regno <l 'Albania 7 Que lli della Marina l' avevano nel Dipartimento Marittimo, mentre quelli dell ' Aeronautica la vedevano coincidere col Comando della Zona Aerea Territoriale. I Cappellani della f-inanza operavano in amhito Zonale o Legionale, quelli delle Truppe Coloniali vedevano la loro competenza territoriale stahilita dal Comando del Regio Corpo Truppe Coloniali a cui appartenevano.


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Ciro Paoletti - Antonino Zarcone

comunque sempre llulluanli a seconda delle esigenze belliche, ed ecco dunque la chiamata degli ausiliari , come don Otello, e la loro destinazione ai reparti , facendo salire il numero dei Cappe llani militari fino a un totale di 3.2 19, 183 dei quali - il 5,68% - sarchhcro caduti sul campo o deceduti in prigionia. Don Otello si presentò, dunque, all ' Ospedale di Treviglio e vi rimase fino al 15 gennaio 1942, quando fu trasferito all 'Ospedale Militare Territoriale di Gallarate. Riassegnalo a Treviglio il 24 marm, il 13 luglio fu spostato all' Ospedale di Varenna, sul Lago di Como. Ci restò nove mesi, perché, die tro sua richiesta, il I O aprile 1943 fu destinato al territorio di gue1rn, alla 35" Sezione Sanità mobilitala, appartenente al 31 ° Reggi men lo Fanteria "Siena" della 51• Divisione omonima, in quel periodo a Creta e agli ordini del generale A ngelo Carta. Così, due giorni dopo, don Ote llo si presentò alla 4• Base tradotte per i Balcani, a Mestre, da cui, per via di te rra, cioè per ferrovia, il 25 aprile g iunse ad Ate ne, dove salì sull' aereo per Creta. Arri vò in giornata e ru preso regolarmente in forza, comandato alla 24• Tappa per base - posta militare 12 1 di Iraclion, e gli venne arlìdata, nella zona occidentale del l'I sola, un a porz ione de l settore tedesco, dove si trovavano trnppe speciali zzale ita liane e c he comprendeva Crosso, La Canea, Timbachion e Neapolis,

Creta, la Divisione Siena e la 35• Sezione Sanità Creta era stata occupata dalle truppe dell'Asse nel maggio del 194 1 con uno spc llacolarc yuanto san guinoso aviolancio dei paracadutisti tedeschi, al q uale aveva fa tto più modestamente eco , ne lla parte orie ntale de ll'isola, lo sbarco delle truppe italiane provenienti da l Dodecanneso: un corpo di spedi zio ne di 2.585 uomini della Divisione Regina, 8 imbarcato su un convoglio a lquanto composito e appoggiato da una squadra navale di I O unità leggere. 9 La Di visione Siena invece veniva dai Balcani. Come tulle le uni tà ita lia ne in Albania, la Siena, fo rmata prcvalcnlc mente da Napoletani e Campani e inquadrata nell ' 11• Armata de l generale Geloso, aveva conosciuto una guerra durissima e piena di sacrifi cio. 11 5 novembre 1940 l' avanzata, in iziata il 28 ottobre e g ià di fficile pe r la brutte condizioni meteorologic he e per le aspe1ità del terreno, aveva ralle nta lo e poi si era fcrrnat.a. L'offensiva italiana, a corto di ri forni menti, era esa urita. Sulle prime i G reci non si erano mossi, poi , sorpresi, avevano e ffettuato q ua lche cauta puntata qu a e là e, constatato che g li invasori erano e restavano fe rmi, avevano organizzalo la conlroffcnsiva, pe r cui le due am rnte italiane 9° ed 11 •, fo rti complessivam ente di nove di visioni e unilà minori , si erano trovate attaccate dalle 13 divisioni, tre brigate ed un g ruppo tattico dei corpi I, Il e 111 del coma ndo d' armala ellen ico di Samo.

8 Con 6 cannoni da 65/ 17 , 6 d a 47/32, I] Carri J, 3, 3 automo bili , un autoi;arro leggero, 9 motociclette e 205 muli . 9 Regio Cacci alorpcdinicrc Crispi, Regie Torpediniere Libra, Lince e Lira e sei MAS.


Con la croce e le stelle/le: don Otello Carletti cappellano mi/ilare a Creta

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Sopraffalla dal numero, la 9a Armata era enlTata in crisi e, fra il 2 1 e il 23 novembre, aveva dovuto ripiegare di circa 30 chi lometri. Così facendo aveva scope1to il fianco sinistro dcli ' 11 " Armata, che teneva lo schieramento dal centro al mare, costringendola a ritirarsi, mentre il nemico sfondava proprio nel setto re della Siena, obbligandola a retrocedere di oltre IO chilometri in cinque giorni. L' l l dicembre I' 11 • Armala si era attestata sulla nuova linea aiTctrata. I 40 giorni seguenti erano stati i più duri di tutta la campagna. Poi la situazione si era stabilizzata. Le trn ppe italiane erano rimaste più o meno ferme per tutto marzo, progettando poi un' o ffensiva concomitante con quella tedesca per la seconda decade d' aprile. li 13, domeni ca di Pasqua, era comincialo l'attacco. Il 16 i Greci erano stati respinti su Klisura. Mentre le truppe italiane avanzavano verso il confine greco-albanese, i Tedeschi, entrati in Grecia quasi senza opposizione perché tutto l'esercito ellenico era concentrato contro gli Italiani in Albania, erano arrivati nei dintorni di Gianina, situata ad una quarantina d i chi lometri dal confine albanese, occupandola il 2 1 aprile l 942. Il 25 giugno le autorità germaniche in Grecia avevano passato i propri poteri a quelle italiane; cd il generale Geloso, assunto il comando del territorio occupato, comprendente Epiro, Tessaglia, Eubea, Attica, Peloponneso e le isole Cicladi, Sporadi settentrionali e Ionie, dovè spezzettare le p ropri e uni tà in una miriade di piccoli presidi, specie costieri, dove sarebbero rimaste fino a1 settembre 1943. La Siena era stata destin ala a Creta, a rilevare la Regina, che doveva ri entrare nella sua sede di Rodi, e si era installata nell' isola con tutti i suoi reparti: i due reggiment i 3 1° e 32° fanteria componenti la .Brigata Siena, il 5 J 0 Reggimento Artiglieria da Campagna motorizzato Siena, le unità minori logistiche, i Gruppi X LI e XLII del Genio; in più erano presenti nell'isola il 265° Reggimento Panteria della Divisione I,cccc, la 14 1• Legio ne Camicie Nere della Milizia Vo lontaria per la Sicurezza Nazio nale e aliquote della Regia Marina - a Candi a e San Nicola - e della Regia A eronautica, che aveva una base d i aerosiluranti e una staz ione radio: in totale gli Italiani a Creta erano circa 30.000. Quanto alla 35" Sezione Sanità, d iffic ilmente si potrebbe ricordarla con parole più adatte di quelle che, più di trent'anni dopo, l'allora tenente medico Lorenzo Sanguigno le avrcbbe dedicato , anche se riferendosi alla campagna di Grecia, per cui l'organico, almeno quanto al comandante e - ovviamente - al Cappellano, non risultava esattamente lo stesso che don Carletti avrebbe trovalo a Creta: "La sezione di sanità è una imporlante unilà divisionale che dislocata tra i repw1i e gli ospedali da campo ha il compito - non sempre gmlo - di valutare quei feriti che dovranno essere tra,vportati sugli ospedali da campo e quelli, invece, che debbono ritornare in linea dopo le opportune cure ricevute. Eravamo in nove ufficiali, dieci sottufficiali ed oltre un centinaio di uomini (di fanteria; porta feriti; di sanità: perché infermieri e di artiglieria: quali conducenti di muli e di cavalli per il trasporto delle numerose cassette contenenti materiale sufficiente per mettere su un ospedale da campo. Il wmandunte era il Ma~~iore in SPE Salvatore Vitale, specialista in otorinolaringoiatria, che ha poi raggiunto il grado di Tenente Generale medico.


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Il comandante del reparto someggiato era il Capitano dottor Vincenzo Licc:ardi, :,pecialista in pediatria; comandante il reparto carreggiato era il Tenente prof Lorenza Sanguigno, chirurgo e libero docente universilario. Il Tenente dottor F.nrico Del Mercato, specialista in stomatologia, era a l rep. someggialo; Capitano fannacista era il doti or Alfredo M iccinelli; Capitano di fanteria era Nani; Tenente di amministrazione l 'avv. Luigi Martano; Sotlotenente di artiglieria era Cappotto, addetlo ai conducenti ed ai quadrupedi ed, infine, il Tenente Cappellano don Nicola Ferrante, poi Postulatore Generale dei Padri Redentori.vti. Dopo il ferimento del Maggiore Vilale, venne a comandare la Sezione il Capitano medico in SPE Dottor Antonio Vassoio, già dirigente il Servizio Sanitario del 31 ° Fanteria :,pecialista in dermatologia. Vecchio combattente della /5- IH, legionario.fiumano, reduce dllll'Africa Orientale, deceduto poi col grado di generale medico. Tra i Sottufficiali mi piace ricordare il Serg. Magg. Ciro Mele, addetto al comando e specialista nel montare e smaniare le fende; il Sergente Maggiore di arliglieria Caradente, ferito a Filiates e decorato poi al V.M.; il Serg. Magg. Sa/vernini Aldo. Tra gli uomini di truppa Aniello Mllrrano, cllrrettiere dalla erculea corporatura, braccio.forte del sergente Mele.... i due unici infermieri erano Vallefuoco Salva/ore e Bruno Prenestino, mentre gli altri erano contadini, manovali, carrettieri, falegnllmi e così via dicendo. »VII Questo era il reparto a cui fu destinalo don Otello, prendendo il posto che era stato di don Nicola Ferrante.

Il comportamento consigliato ai Cappellani Davanti alla necessità di istruire i nume rosissimi nuovi Cappel lani resi necessari dalla mobilitazione e dal conflitto, l' Ordinariato Militare nel 1942 aveva raccolto le testimonianze più significative in un vero e proprio manuale d' istrn zione. Avvalendosi della colla horazione dei nomi prestig iosissimi. alcuni già molto noti nel loro ambito, come don Angelo Barcellandi , IO altri che lo

IO Oggi de l tutto dimenticato, Don Barcdlamli, bresciano, era stato un notissimo cappellano degli Alpini durante la Grande G uerra e, pur essendo di costu mi integerrimi , era capace di farsi intendere con prediche molto co lorite . 11 derunto geo mclra Angio lino Savdli, che di don Barcellandi fu chieric hetto, raccontò nel J988 di averlo sentilo irrue ntemente predicare agl i Alpini dicendo, fra le altre cose "Avé fede, tes/e di ,·... ! Credé, coj... !" riscuotendo sempre un notevole successo e, que l che più co nta, ollenendo de i notevoli progressi spirituali da parte del suo gregge in grigioverde. Famosissimo fra i Ballaglioni Alpini airnolati nelle valli hresc iane, don Barcellandi era a nche stato un robusto bevitore, praticamente impossibile da ubriacare, che. o bbligato dal suo medico a una dieta severissima e senza vino, ad og ni messa mattutina si raccomandava in dialcllo al suo chierichetto perché g li riempi sse "h en ra.w il calice". E' se polto ne ll ' angolo de i cappell ani e de i sacerdoti nel cimitero monumenuile d i Brescia.


Con la croce e le stellette: don Otello Carletti cappelhmo mili/are a Creta

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sarehhero stati in seguito , g iungendo aJia porpora - come i futuri cardinali Giuli o Bcvilacqua e Sergio Pi gnedoli - o sugli altari, come d o n Carlo Gnocchi , l' Ordinariato aveva hadalo ad e manare non delle vere e propri e dire tti ve, m a un prontuario di cons ig li per i cappellani militari , hasali s ull ' esperie nza di retta, sia pastorale che militare. Il probl em a c he s i poneva a quanti dovevano servire ne ll' Eserc ito era la mol teplici là di Corpi e Servizi nei q uali potevano svol gere il proprio m inistero, molti dei quali del tutto ignorali dal g rande pubblico, ma non per q uesto me no importanti per la sal vezza de lle anime, co me i reparti di Sani tà, i campi di p1igionia e le carceri militari. E' più che probabile che don Otello abbia letto il manuale, che era stato pubblicato a Brescia, cioè a un passo da do ve lui prestava se rvizio, ne l dicembre 1942 dalla casa ed itrice Morcelli ana, 11 anche pe rché, senza nulla tog liere all' esperienza che si era fatto negli Os pedali Mil itari, gli ma nc ava la p ratica diretta del ministero sace rdo tale nei territori occupati . TI manuale ve niva d unque a proposito. L' Ord ina ria to focalizzava l'atteni'.ione del Cappellano s u tre settori nei quali g li era rich ies to un gravoso e cos tante impegno: il ministe ro sacerdotale ne lle zo ne occupate, fra i prig ionieri e tra i feri ti. " f,e vicende della guerra ...

possono condurre il Cappellano ... anche a seguire la sua unità in territorio straniero, sia per ragione di conquista, sia per motivo di transito o di occupazione provvisoria , sia per causa di alleanza. Ciascuno di questi casi porta con sé le sue particolari dijjìcoltà: ciascuno, lo si capisce facilmente, esige riguardi, prudenze, tattica eccezionali. Il Sacerdote è là, sempre per uno scopo principale: assistere la sua unità perché sia confortata religiosamente nel compimento del proprio dovere. E' là come sacerdole, padre delle anime, non come comhattente, non come politicante. t:' là pure come italiano, impiegato a cooperare nel campo suo, perché la condotta dei .rnoi uominijè1ccia onore al proprio Paese e non ne macchi il nume. Questo è un principio di civiltà che trova nella religione un molivo e una dffesa. E' là come un mandato dalla Provvidenza perché, dal contrasto di mille elementi, nasca quello che per i popoli dovrebbe essere un bene. Non compete al Sacerdote Riuclicare ordini, disposizioni, direltive militari o politiche che provengono eia aulorità superiori, si inquadrano nell 'indirizza Renerale della guerra, hanno jì.ni prossimi o remoti, dei quali egli non deve ri.1p,mdere. la situazione sua tutta via è sempre delicata, perché eRli come rappresentante della religione delle truppe occupanti, condivide la odiosilà che ordina-

11 I ,a dioces i di Brescia ne aveva curalo la pubblica.1:ione sotto tutti gli aspetti burocratici. Infa t.li , come prev isto dalla legge canonica, era stato lello ed approvato, con rilascio del "Visum, Nihj] obstal quorni nus imprimatur" il 1° ottobre 1942, dal canonico Paolo Cìuerrini, censore ecclesiastico della diocesi di Brescia, coltissimo e notissimo storico locale. Ad esso era seguito due giorni dopo, il 3 ollobre, l' imprimatur del vicario generale della diocesi, monsignor Angelo Bertelli .


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Ciro Paoletti - Antonino Zarcone

riamente le accompagna, mentre ogni sua parola o 1testo SUftf!.erito da bontà o da sensi di giustizia, in certi momenti cruc.:iali può facilmente venire considerato un atto di debolezza o dijàvoreggiamerzto dello straniero o d i critica del proprio Comando, con quelle conseguenze che, ai fin i dello stesso ministero, possono essere gravissime. Ciò non vuol dire che il Cappellano non debba collaborare con i superiori, mettendo a disposizione tutto il suo ascendente e La sua influenza perché nella traduzione degli ord ini e delle direttive loro, le truppe portino quel senso di equilibrio e di misura, di coraggio di umanità che devono costituire la caratteristica di forze militari italiane e cristiane e che, alla _fine, devono riuscire li smantellare opposizioni irragionevoli, a calmare odf, a maturare intese."V lll Dopo questa lunga premessa, signilìcativa sia per le cose che diceva, sia per quelle che sollintendeva o adombrava, specie rispetto a quanto accadeva o poteva accadere nelle zone occupate dell'Europa Orientale, l'autore del hrano, don Giacomo Vender, passava ad esaminare le differenti situazioni caso per caso, procedendo in ordine di complessità dalla più faci le alla più ardua da affrontare. Per quanto riguardava le zone occupate, si faceva presente che " Le cnmplir:azioni in questi eventi sono llll'ordine del giomo. La situazione, chillra mllgari nei trattati e nelle pubbliche dichiarazioni. non è sempre corrispondente nel fatto. Mille.fattori imprevisti o provocati a disegno, spesso imponderabili, llj}ionmo e suscitano reazioni o ribellioni. rappresaglie o sanzioni che alterano i rapporti possono llnche capovolgerli. " 1X L'unico comportamento ammissihi lc era q uello di un 'estrema prudenza, tlal punto di vista cristiano, che, avendo d i vista non il successo umano, ma la vita eterna, non sempre coincide col corrente ed usuale concetto che della prutlcnza si ha. li Cappellano doveva quindi ricordare di essere un "Rappresentante di una Chiesa universale, ovunque vada e operi, deve lasciare negli spiriti onesti la impressione dell 'uomo che è giusto, senza odii in cuore, con una.fede viva nella Jraternitù umllna, una speranza e una volontà di unità finale di tutti in Cristo; elemento educatore di forze armate. impegnate in una azione di guerra in territorio altrui, egli deve sentire e credere che attraverso queste lotte e queste vicende la Provvidenw opera nella storia umana per sistemare un giorno nazioni e popoli in un ordine migliore, a nche se dirigenti e sudditi, conqui.vlatori e sottomessi possono non sempre averlo presente, consapevole insieme che tale sistemazione, prossima o remota, ha spesso sapore di tragedia e che, ,çia per la nostra civiltà, com.e per la sua presenza, deve esser tolto a questa tragedia, nel margine del possihile, tutto ciò che offende la giustizia e La umanità. Il Cappellano deve jàrsi superiore al 1:iudizio umllno dell'oggi. ('/1(' potrà esser di condanna p er lui come elemento inutile, perché non armato, e a quello di domani, che sarà pur di condanna, p erché ritenuto complice di qualche spogliazione o sopraffazione. Le cose di Dio no11 possono mai sottrarsi al tiro della contraddizione umana. "X Bene, dopo questa complessa e necessaria premessa, sull a qua le sarebbe stato oppo11uno mediLare a lungo , perché implicava un comportamento assai dif-


Con la cmr:e e le stellette: don Otello Carlelli cappellano militare a Creta

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ficile da tenere ne lla pratica, dovendosi destreggiare attentamente fra mille scogli e imprevisti , si passava ai casi concreti e si vedeva che non erano di poco conto o di fac ile soluzione. La prima preoccupazione - e se non la si aveva era bene farsela venire - era quella del "marasma, a volte assai torbido, chefermen.tafacilmente nell 'animo

della truppa per ciò che ha sofferlu ed arrischiato, per ciò che ora vede e vive, nell'esaltazione della vittoria, dopo la fatica della battaglia.... Il Cappellano avrà un alleato di meno: il dolore. Avrà forse un nemico in più: l'ozio che si accompagna volentieri alla vita di presidio. Non è da credere troppo che le coscienze e gli ,wiriti si ma/urino in. bene, al fuoco della guerra. L'esperienza è tremenda sì: le sofferenze, il.fuoco, il sangue e la morte portano a sincerità, a pentimenti, a p,vpositi... ma l'anima umana ha tanta capacità di saper dimenticare, di saper ancora tradire la più sacra delle esperienze, il proprio pianto... Se durante le operazioni belliche si è richiesto un gran cuore, durante il tempo dell'occupazione fan bisogno f errei polsi. ... I li Cappellano] Dovrà come meglio gli sarà possibile - coadiuvato in ciò dagli ufficiali - impedire e stroncare ogni fosca violenza, ogni falso slancio. Avrà in appoggio ottime disposiz.ioni dei Comandi, tendenti ad "educare all'assoluto rispetto delle persone e delle proprietà, alla giustizia nel pagare sempre con mezzi ragionevoli quello che è necessario acquistare per la vita 12 per i bisogni personali" a condannare ogni ostentazione di dispre zzo per il popolo vinto. "Xl Con 4ucstu ten11i11avano gli avvertimenti relativi alla truppa e si introducevano quelli s ul comport.imenlo da tenere nei riguardi della popolaz ione dei territori occupati , rapporti resi più delicati, o ltre che dall ' cvenluale differenza di reli gione o di confessione, dalla presenza di un clero locale. Fe rmo restando c he ogni ali.o de l Cappellano doveva essere ispiralo ai princ ipi di prude nza e di screzione richiamati in apertura cd all' accordo coi Comandi italiani d' occupazione, il primo proble ma che si incontrava era quello della ling ua. Bisognava fare ogni sform per s uperare tale barriera, s pecie perché il primo contatto da instaurare era que llo col clero locale. Trovandosi in mezzo a una popolazione ortodossa, il Cappell ano avrebbe dovuto evitare le discussioni dottrinali ma fornire quanto aiulo e sostegno gli fosse possibile.

12 Senza voler entrare in particolari , di chi ssà che genere, basleri1 qui citare ad esempio quanto accadeva abbastanza spesso in uno squadrone di Genova Cavalleria in Jugoslavia. [ dragoni, in un certo periodo, avevano preso l' abitudine di andare di tanto in tanto "per polli" nei pollai local i per integrare la dieta di scalolelle dell ' Intendenza. Per fortuna entrava in gioco la correllezza del comandante dello squadrone, il capitano Costantini, che, ad ogni contadino che si presentava a lamentarsi, pagava il danno di lasca sua, riprendendo pui i Dragoni con pazienza.


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Ciro Paolelli - Antonino ?,t1.rcone

Infine si passava alla popolazione. In primo luogo bisognava fare attenzione al modo in cui sarebbero apparsi i rapportj dei cappellani col clero locale agli occhi della popolazione, perché "Tra questa - anche se l'occupazione fosse avvenuta in modo pacifico - non mancano mai elementi scontrosi, d(ffidenti, magari torbidi, interessati a fame capo di accusa, in un domani, contro il proprio clero. "xu Poi occorreva distinguere fra zone occupate tranquille e zone in cui infuriava la guerra partigiana, la "ribellione". Nelle prime bastava il comporlamento raccomandato ai Cappellani nei confronti della propria truppa, colla sola differenza della lingua. Creta rientrava in pieno in questa categoria, visto che, come disse poi don Otello "Con i f?reci i soldati italiani avevano immediatamente familiarizzato. Ciò fu un bene perché in tal modo si riuscì sempre ad evitare quei comportamenti di violenza propri dei militari d'occupazione. Finché restai nell'isola non corremmo mai alcun pericolo da parte dei greci."Xlll Si doveva comunque mettere in conto una necessaria iniziale avversione dovuta all 'appartenenza alla nazione occupante, alla miseria ed alle sofferenze innitte dalla guerra e a tante altre cause. Il rimedio consisteva nel farsi tramite fra la popolazione cd il Comando italiano, ottenendone magari "molto per il vettovaf?liamento del paese", aiulando le iniziative parrocchiali, concelebrando in chiesa e, in certi casi, prendendosi cura della parrocchia stessa in sostituzione del parroco titolare, cacciato o ucciso. Infine, in altri casi, i Cappellani avevano " ...dovuto occuparsi di comunità ortodosse prive del loro ministro. Vi hanno coltivalo ciò che di sano vi era nelle loro devozioni, usando molta prudenza nel ricevere richieste e preparare spiriti all'ahium. i\liri !tu dovuto occuparsi anche di maomettani. E ' Rià stata una granforluna averli potuti avvicinare e guadaf?narne la simpatia... "XlV E a Creta quasi tutti erano ortodossi e ancora vi restava qualche maomettano, nonostante il dominio turco vi fosse cessato da quasi cinquant'anni. Non sappiamo se e quanto don Otello abbia avuto modo di seguire i consigli del manuale. Di certo c'è che non ebbe molto tempo per farlo, perché, esattamente tre mesi dopo il suo arrivo, gli avvenimenti comi nciarono a precipitare verso la catastrofe

Dal 25 luglio all'8 settembre Infatti, esattamente tre mesi dopo l' arrivo a Creta di don Otello, cadde il Fascismo. Alle 22.45 del 25 luglio 1943, il giornale radio comunicò che: "Sua Maestà il R e e Imperatore ha accettato le dimissioni dalla carica di capo del governo, primo ministro segretario di Stato del cavaliere Benito Mussolini ed ha nominato primo ministro sef?retario di Stato il cavaliere maresciallo d'Italia Pietro Badoglio."xv Dopo l' arresto di Mussolini la Wehrmacht aveva subito inviato in Italia altre 6 divisioni, raddoppiando quindi i propri effettivi, e poi altre ancora. Hitler era convinto che la Corona avrebbe làtto la pace separata e si preparava a garantirsi il possesso della Penisola e dei territori occupati dagli Italiani con tutti i mezzi.


Con la croce e le stellelle: don Otello Carie/li cappellano militare a Crela

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A Creta, come dappertutto, le truppe regie erano sparpagl iale. li 3 1° Fanteria occupava la fascia costiera da Gurnes a Chersoneso e San Giorgio, avendo il TTT Battag lione sulle colline di Poros, a pochi chilometri da Traclion ; il 32° Fanteria era a San Nicola e Neapolis, il 265° a Silia, il 5 1° Artiglieria a lcrapelra. Q uanto al Genio, il XLI Gruppo era concentrato e a disposizione; il XLil invece aveva rispettivamente la 177" Compagnia fra il campo d'aviazione di Iraclion e Gurnes, la 178" a lavoro fra Porta Canea e Rogdià, nella fascia costiera a ovest di lraclion, la 179" operante fra Timbachion e Galini. Avrebbe riferito poi don Otello: "dopo la caduta del fascismo il comandante la fortezza BRAUJEL, incaricò il comandante la Divisione "SEBASTOPOLI" generale M ULLER, perché ottenesse dal generale CARTA, comandante la nostra Divisione, di permettere alle truppe tedesche di entrare nel settore italiano. - Il generale CARTA, chiesto il parere al suo staio maggiore si oppose, anzi circa il 20 agosto avendo il generale MULLER, invitato tulli gli ufficiali superiori italiani ad una manovra tattica nel centro dell'isola, credo nel settore di MASTJ::LLJ, gli ufficiali italiani si rifiuta rono allorché si accorsero che gli si tentava un gioco (sembra che ne/frattempo MULLER avesse dato ordine a due battaglioni motorizzati tedeschi di stabilirsi nel settore italiano). Il nostro staio maggiore, fallo .1postare il comando di Divisione, diramò l'ordine di resistere con La fo rza a tale penetrazione. Fallito il piano di insediarsi nel settore italiano con l'inganno, MULLJ::R vi riuscì con un accordo avvenuto il 27 agosto. - Fu deciso che il 3° Btg del 31°, di stanza a POROS, pre.v.vo CANDIA, sarebbe andato a stabilirsi nel settore di IRA CLION, men/re il 3° Blg del 32°, avrebbe preso il posio del 3° Btg del 3 !°, al contrario due battaglioni tedeschi si sarebbero spostati nel settore italiano.-"xvi

L' 8 settembre Dopo il 25 luglio il governo del Re prese contatto cogli Alleati ed arrivò rapidamente alla firma dell'armisti zio di Cassibile, il 3 settembre, trovandosi , a questo punto, davan ti al problema di come comportarsi coi Tedeschi. li Regio Esercito, numeri camente fortissimo - all'8 settembre contava 3.700.000 uomini - era sparso ai quattro venti. L' ll " Armata presidiava la maggior parlc del territorio ellenico; la 2a era in Croazia e Dalmazia; la 9" in Alhania e nella Jugoslavia meridionale. Altre unità erano nell ' Egeo e, dal novembre 1942, in Provenza ed in Corsica, unità minori italiane si trovavano in Romania e ancora in territorio russo, dal Baltico al Mar Nero. Cosa avrehhero dovuto lare all'atto della pubblicazione dell' armistizio? Era veramente un salto nel buio, perché mai prima d'allora era capitata nel mondo una cosa del genere. L' uni co accostamento che si Lcntù di lare era col capovolgimento di fronte di Vittorio Amedeo II nel 1703; ma il paragone non reggeva. Allora i Savoia erano stati corteggiati, sollecitati ed allettati in tutti i modi dagli Alleati, che poi avevano mantenuto le proprie promesse. Ora invece era stata intimata e accettata la resa senza condizioni, anche se temperata da promesse verbali, che poi però non sarebbero state mantenute. Nel 1703 l'esercito


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ducale era diviso in due parti : una in Piemonte ed una in Lombardia. Cosa sarebbe successo ora che quello Regio era diviso in otto parti? Per condurre in porlo l'elicemcnle una simile operazione sarebbe occorso un abile equilibrista, deciso, rapido e spreg iudicato; e si affidò tutto a Badoglio, che non si dimostrò all' altezza della situazione e si defilò - dissero i maligni - come a Caporetto. Premesso che all'atto della resa le 49 div isioni e reparti vari del Regio Esercito dipendevano dallo Stato Maggiore Regio Esercito se stanziate in Italia, Slovenia (considerala lcrrilorio melropo li tano perché annessa), Croazia, Corsica e Provenza; e dallo Stato Maggiore Generale - insieme alla Regia Marina ed al la Regia Aeronautica - se stanziate in Erzegovina, Montenegro, Albania, Grecia ed Egeo, la sloriogralìa uffi ciale sostenne in seguito che quanlo era accadulo dopo l'armistizio andava imputato all'equivoco in cui Badogli o, Ambros io e Castellano erano caduti riguardo alla data di pubblicazione dell' arrnfatizio stesso. E disse pure che, comunque, lo Stato Maggiore del Regio Esercilo " ... aveva fallo pervenire alle Grandi Unilà dipendenli ... disposizioni precise e lulto sommato tempestive: memoria 44/0P del 2 settembre 1943, marconi~ra,nma l l/3570X del 5 settembre, memoria 45/0P del 6 settemhre,fono a mano 164 15 del giorno 8 ..."XV II Ora, è ahhaslanza vero che le di sposizioni arrivarono ad una parle dei comandi, venendo diffuse talvolta fino al livello reggimentale, ma è altrettanto vero che non vennero attuate. Sul come e perché ciò avvenne molto è stato scritto in opere spccilìche e dunque non è il caso di tornarci sopra. Ma va nolato che da molte parti si sostenne, anche su pubblicazioni ufficiali, che lo Stato Maggiore Generale emanò "disposizioni tardive, sostanzialmente inattuabili e che in taluni casi nemmeno giunsero a destinazione"xvm e che il leslo della famosa 44/0P, restato pressoché sconosciuto al grande pubblico per decine d' anni , era assai oscuro. Per ragioni di segretezza, infatti, essa doveva essere, e fu, dislrulta dai destinatari subito dopo la lettura. Caso volle che poi , di tutti i comandi di grande unità complessa che la riceverono, solo pochi , ri uscirono a sopravvivere alla bufera; e tra questi ce ne fu uno del quale sappiamo Lulto, cioè quello della Corsica. Al di là di qualunque commento e polemica, vale la pena riportare il contenuto delle "disposizioni precise e tutto sommato tempestive" 13 che giunsero laggiù in 4uei giorni . Cc lo dice il generale Dc Lorenzis, già comandante del glorioso 3 1° Carristi, che all'epoca era il generale di brigata a capo della fanteri a della Divisione Friuli , stanziata in Corsica: "Soltanto il 4 ,vettemhre egli 14 poteva prendere visione della

11 Un ' all ra ricostruzione della 44/0P è data da Paolo Monelli ne l s uo Roma 1943, però è imlin:tl;i e basata su quanto gli fu dello da chi la lesse o ne ebbe nol izia .

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Si parla del generale Magli, comandante del VII Corpo d'Armata, cioè delle truppe d'occupazione della Corsica, rientrato da Roma il giorno prima e co mpletamente all'oscuro dell' imminente armi slizio , nono stante avesse avuto nume rosi coniali i coi più alli gradi cl~llo S. M .R.R.


Con la croce e le .rtellelle: don Otello Carie/li cappellww mi/ilare a Creta

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famosa "Memoria 44" [portatagli da Roma da un uffic iale di Stato Maggiore] nella quale peraltro non si faceva parola di alcuno più o meno prossimo am1istizio. Si accennava però alla probabile eventualità di aiiressioni tedesche, suggerendo misure di precauzione per opporvisi (disposizioni protettive per evitare sorprese e distruzioni o inutilizzazione di magazzini. depositi, manufalli eccetera). Un indubbio preallarme dunque nei ri?,uardi d ei Tedeschi, 15 ma nulla di più. La "Memoria 45 ", di più chiaro indirizza e orientamento gli giungeva soltanto il 10 settembre, due ?,iomi dopo l'annuncio dell 'armistizio, quando gli Italiani in Corsica erano già in guerra coi Tedeschi. E soltanto il mattino del giorno I 1 gli p erveniva (per tramite del Comando Marina) un telegramma di de.fi.nitiva chiarificazione a firma generale Roatta: "Considerate Tedeschi come nemici." Quale tempestività!"XIX Se questo fu quel c he accadde per comunicare gli ordini alla Corsica, si può facilmente immagi nare il caos in cui poterono trovarsi altri comandi, a partire da quello della Piazza di Roma. Alle 17.45 la Reuler diede notizia de ll' armistizio intercorso tra gli Alleati e l'Italia. Alle 19.45 Badoglio lesse ai microfoni dell ' E.I.A.R. il comunicato italiano; e cominciò la catastrofe. Il messaggio del Maresciallo era slalo mollo generico perché aveva solo parlato di reagire a tutti gli attacchi da qualunque parte fossero venuti; ma cosa si dovesse fare veramente nei confronti dei Tedeschi e degli Alleati non l' aveva de tto. A Creta il comando brancolava ne l buio e nell' incertezza. Riferì poi don Otello: " T.'8 settembre 1943, non parve sorprendere i ?,enerali tedeschi non più di quelli italiani, tuttavia MULLJ:,'R temporeggiò. - JL generale CARTA. radunato lo stato nW?,?,iore e i comandanti dei reiiimenti, cercò di prendere un atte?,giamento decisivo in simile frangente. - Domandò ai comandanti se poteva coniare mi loro soldati nel caso che si fossero rivolte Le a mii contro i tedeschi. - 1\lcuni risposero si, come quello del 32° e del 265°; il colonnello del 3 1°, dato lo spostamento dei suoi battaglioni, non diede nessuna risposta. -Allora furono fatte due proposte: contro i tedeschi o ajìanco dei tedeschi.li ienerale CJ\RTI\ sembrò indeciso e per l'una e per l'altra, allora il colonnello del 265 ° propose di darsi alla montagna, ma questa proposta non piacque agli altri ufficiali così il consiglio di stato maggiore si sciolse in atlesa di nuovi avvenimenti.nXX Intervistalo quarant'anni dopo, don Otello completò il quadro coi suoi ricordi personal i. A lla domanda su come aveva saputo dell' armjstizio, ri spose: " f'er il mio ufficio di cappellano avevo la cura pastorale anche di quei militari della Contraerea che operavano in quella zona dell 'Isola affidata alle truppe tedesche, cioè la parie posta a occidente di lraklion. L'8 settembre mi trovavo nella

15 Inoltre, pe r maggior segreten a, nel testo della 44/0P non si parlava che di "Comuni sti" , cui quale termine si vulevanu indicare però i Ted eschi, tanto per la diia-

rezza e la p recisione.


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Ciro Pao/etti - Antonino Zarcone

baia di Suda, circa 180 Km. da l raklion, con un wntingente militare di varie armi (marinai, artiglieri, sanità). "XXI Più esattamente era " ... con circa 150 soldati degenti e due automezzi, per imbarcarli alla Canea (Creta) sopra le due navi cacciatorpediniere Solferino e S. Martino. nXX II L'annuncio dell'armistizio lo sorprese prima dcll ' imharco. "la notizia si dif fuse in modo impreciso. Nessuno sapeva dare informazioni sicure. Sia i militari italiani, sia gli isolani, difronte al propagarsi con sempre maggior insislenza di un armislizio tra l'Italia e le Forze Anglo-Americane, si abbandonarono ad una reazione di esultanza. Si immaginò subito che le allività belliche sarebbero cessate e che saremmo potuti ritornare sani e salvi in patria. Gli abitanti dell'isola si unirono alla nostra euforia, convinti, come noi, che la guerra e quindi l'occupazione erano.finite. la nostra convinzione di aver realmente raggiunto lafine della guerra venne avvalorata anche dal comportamento tedesco: anche loro furono colti di sorpresa. Non ci.fecero sorgere il minimo sospetto che l'armistizio italiano veniva considerato come un atto di ostilità nei loro r.onji,mti. "XX III Ma don Otello, a differenza di molti, cominciò a ri flettere e a preoccuparsi: "Dopo i primi momenti di comprensibile gioia, cominciai ad avere qualche dubbio. l'erché mai - mi chiesi - al Comando Generale non. se n 'è avuto il minimo sentore? Mi sembrava molto strano che il Comando generale delle Forze Armate nel Mar Egeo non fosse preavvisato, almeno per predisporre eventuali piani. Non. avrei mai immaginato che a Roma poteva accadere quello che in realtà - ma Lo sapemmo solo dopo il ritorno in Italia - era avvenuto: la.fuga del Re e del Governo. Di fronte quindi ad una notizia che mi si presentava sempre più dubbia, decisi di ritornare ad Traklion, sede del Comando, per avere precise notizie e, sopra/tulio, per conoscere le disposizioni del caso. "xxiv Intanto "i due caccia fwvno sequestrati dai tedeschi (quel porto era nelle mani loro); così ldon OtclloJ dovette col sottotenente PICASSO rientrare nel settore italiano distante circa 200 Km. Più volte fu minacciato di fucilazione, ma la sua condizione di cappellano sortì l'effetto desiderato e riuscì a ripor/are al suo reparto comandato dal capitano Del Santo Valentino tutti i soldati a lui affidati."xxv "Giunsi al Comando Generale, dove regnava molta confusione, nella tarda serata ed ebbi la conferma dell 'armistizio."xxv , Torniamo alla più dettag liata relazione presentata da don Otello al SlM nell'ottobre del 1944, sempre integrandola con quanto raccontò poi nell' intervista di quarant'anni dopo: " Intanto tutti attendevano la venuta degli alleati. - MU f,lER, accortosi di questo, chiese al generale CARTA soltanto le armi nei caposaldi che r.irr.a il IO ottobre 16 gli.furono consegnate. - Dopo questa concessione

16 In re:iltà il 10 settembre.


Con la croce e le stellette: don Otello Carletti cappellano militare a Creta

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moltissimi soldati passarono ai partigiani, specialmente quelli del settore di STTIA - TERA PETRA e di SAN NICOi A - fl giorno I I fu emanata una circolare firmata dai tedeschi e dal generale C'ARTA, nella quale si raccomandava agli italiani disciplina e calma perché il generale italiano avrebbe fatto di tutto per riportare le unità in patria, soprattutto si raccomandava di non commettere imprudenze ed atti di sabotaggio. -"xxvu "L '11 settembre lo stesso capitano [Valentino Del Santo, comandante la 24° Tappa per haseJ affidò al cappellano circa 600 soldati di diversi reparti in attesa di licenza alloggiati presso La 24.a Tappa per base."xxvm "Dopo le prime ore di incertezze e di confusione, la Divisione corazzata tedesca "Sebastopoli" prese il comando dell'Tsola e invitò gli italiani a depositare le armi. Ci posero di fronte a queste possibili soluzioni: o ritornare in Ttalia come militari della Repuhhlù:a Sociale, o fa re gli "operai" per i tedeschi. Gli operai potevano essere arruolati in due diverse categorie: "operai armati " cioè addetti ai lavori con.facoltà di portare con sé le armi o per difendersi contro eventuali attacchi dei greci: "operai di.wrmati", ma accompagnati durante il lavoro da una scorta armata tedesca. "xxix Infatti, "Il giorno appresso [ 12 settembre 1943 J un'altra circolare .fu emanata dallo stato rrtaggiore italiano ove si diceva che il comando italiano, presi accordi con il comando tedesco, stabiliva quanto appresso: Essendo rimasti tagliati .fuori dalla Madre Patria, al/'os('um di cià che in essa avviene, allo scopo di riportare lutti in Patria, decidiamo di formare cinque categorie alle quali i militari italiani possono passare di loro spontanea volontà.- Hntro il giorno /8 settembre, tutti gli italiani, ufficiali compresi, avrebbero dovuto, con le rispettive unità, raggiungere REI'IMON, DAi'Nt:S (bivio) SA T,ONT', VF:NERATON, ecc. dove tutti i soldati e uffìciali potevano liberamente scegliere una delle cinque categorie e cioè: 1°) - combattenti a.fi.anco dei tedeschi, trattamento in tutto uguale al soldato tedesco; 2°) - lavoratori amwti, addetti ad accompagnare viveri presso le postazioni, autisti, motociclisti, meccanici, trattamento come i tedeschi, ma senza paga e sigarette; 3") - lavoratori disarmali adibiti alla riparazione delle strade, lrallamenlo come i civili requisiti per i lavori, vitto: un pane tedesco ogni 3 p ersone, senza hurm e marmellata, senza paga e senza sigarette; 4") - in.ternati di guerra i quali potevano anche essere sofloposti a lavoro di trincea, trattamento un pane tedesco ogni 5 persone; Prima ancora di Leggere la circolare gli ujficiali italiani furono separati dai loro soldati. - Nella lei/era si diceva che ogni soldato era libero di scegliere la categoria che egli desiderava e a nessuno na pamessofare della propaf!,anda. La raccolta della decisione sarehhe avvenuta allorché tutti i reparti avessero raggiunto il luogo destinato. "xxx AJJa domanda su quale fosse Ja scelta meno pericolosa, su c hi consigliava i militari e - ingenuamen te - se fosse g iunta q ualche indicazione <lall ' Italia,


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Ciro l'aolelli - J\nlonirw 7.arcune

don Ote llo avrebbe poi ri sposto molli anni dopo: "Difjìcile dirlo. Dall 'Italia non ci giunse alcuna indicazione. L 'impressione di molti di nui era che l'Italia si fosse dimenticata di noi, come se non fossimo mai esistiti. Non si riuscì ad avere m.ai alcuna indicazione; neanche i greci poterono mai captare notizie via radio. T,a maggior parte dei militari si rivolge va al Cappellano per avere indicazioni. lo personalmente consigliavo di scegliere la categoria degli operai disannati e comunque di non rientrare in Italia per essere arruolati nella R.S. e costretti a combattere contro i propri compatrioti. Molti seguirono il miv consiglio ed anche ora non mi p ento di averlo dato per il motivo sopra detto."XXX I Quesla dichiarazione, come altre riportate dopo, è quasi certamente una rielaborazione dell 'intervistatore. E' vero che chi ha vissulo un avvenimento, a differenza di chi non l' ha vissuto ma l' ha sn1diato, stenta sempre un po' a ricollocarlo cronologicamente ne lla propria vita e ne lla storia, ma è pure vero che nei giorni fra l' 11 e il 2 1 settembre I943 era difficile ipolizzare l' arruolamento ne lla Repubblica Sociale. Infatti solo ne l pomeriggio ciel 12 settembre 1943 i Tedeschi liberarono Mussolini, che, trasferito in Aust ria ne ll a notte, dopo essersi incontrato con Hitler, coi più alli gerarchi m11.is1i e con alcuni fedelissimj capeggiati da Pavolini, soltanto il 18 avrebbe parlato agli Italiani dai rnicrol'oni di Radi o Monaco, dicendo fra l'altro: " ...i nostri pos!ulmi sono i seguenti: I Riprendere le armi a.fianco della Germania, del Ci<1111}(111e e degli altri alleali. Solo il sangue può cancellare una pagina co,çì ohhrohrio.wt 11el!o s/orio dello patria. 2 Preparare senza indugio la riorganizzazione di'I!(, 110.,·trt'./(lf-Z.<' armate attorno al/e forma zioni della Milizia ..."xxxn Da questo discorso sarehhero nale sia la Repubblica Sociale, sia le sue Forze Armate, perciò è molto più probabile che in quei giorni , a Crcla, i Tedeschi, come dovu nque, abbiano offerto agli Italiani l'arruo lamento nella We hrmac ht e che proprio questo don Otello ahhia sconsigliato, non immag inando ceri o la Jjberazione di Mussolini e la nascita della RSI, ma immag inando henissimo un reimpiego degli Itali ani in divisa tedesca in Italia. "Intanto il generale MULLER aveva domandato al genera/i, CARTJ\ /11ffe le armi automatiche e i depositi di viveri.- 1 soldati italiani, venuti a rn11osce11za di ciò sotterrarono la maggior parte delle anni e le rese ro ilu:'_ flìcie11ti. 01>rim110 le porte dei magazzini viveri e vestiario ai greci i quali si rif"orniro110 di 11t110. Venni a conoscenza che il parco a ttrezzi del 41° Crup110 Genio .fii towl111e111e distrutto dagli stessi genieri ed i tedeschi non vi Jrovamno clte q11olcl1e 1)(/dile e qualche ferro rotto.- Mentre il parco del 42° Gruppo cadde al rn111pleto nelle mani dei tedeschi. - Una parte del 265° reggùnento fuggì in 111011Wgrw consegnando tutto quello che aveva ai partigiani che dopo dieci giomi 11w11co11ti di viveri, dovettero ridiscendere le montagne, lamentandosi del tmt1m11<'11to loro fatto dai partigiani greci. -"xxx m "L'armistizio trow) il 3° Btg del 31 ° e specialmente il 2° del 32°, in spos/amento, cosicché il 3° btg del 31° il giorno 8 si accampò al disopra di CANDIA presso nAFNES e il 2° btf!, del 32° nonfupiù veduto sul/ 'Jsulu, si crede imbarcato e portato ad Atene. -"xxxiv


Con la croce e le stellette: don Olello Cartelli coppellanu militare a Creta

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" Jl settore di TRJ\ K/JON si trovò subito tagliaw fuori, in mano tedesca che sperando di averci dalla sua, venivamo trattati con gentilev.a.- ... xxxv Quattordici anni dopo, il cappellano della Regia Aeronautica don Edoardo Fino, all 'epoca di stanza nel Dodecanneso, avrchhc scrilto: "L'isola di Creta, come Samo, non faceva parte propriamente delle isole italiane dell'J:,'geo.... era presidiata parte da militari germanici, parte dalla nostra Divisione "Siena" al Comando del Generale di Divisione Angelo Carta. Qualche giorno dopo l'Armistizio, dal Comando Piazza di Atene giunse a Creta l'ordine di consegnare ai Tedeschi le armi pesanti e di ritenere solo quelle leggere. La sera del 13 :,ellembre il Generale Carta tenne rapporto a tutti gli Ufficiali presso la m ensa del Quartiere generale di Neapolis, dicendo che, dopo la liberazione del Duce, si era ricostituito un esercito aderente ai Tedeschi. Pertanto chi voleva aderire era libero di farlo e chi non intendeva aderire si esponeva necessariamente alla prigionia. F, concluse: "Ognuno si regoli secondo La sua coscienza e in piena Libertà."XXXVI Commentava don Otello: "il i 5 seltembre il generale CA RTA comprese finalmente il gioco dei tedeschi i quali avevano chiesto, oltre le armi automatiche, i fucili e le bombe a mano, anche i viveri, tentò Lafuga. - A bordo della sua macchina con 3 ufficiali, tra i quali il capo dell 'uJjicio infonnazione si con.1·egnò al capo dei partigiani di Creta, che si dice lo abbia fatto imbarcare supra di un sollomarino inglese e che abbia poi raggiunto il CAIRO."xxxvu Completava il quadro don Edoardo Fino, dicendo che a Creta: " ...rimase al Comando della Divisione "Siena" un Generale di /Jrigata, che i 'Jèdeschi volevano Ji1.cila re perché lo ritenevano responsabile della fug a del Generale Carta."XXXYlll Quaranl' anni dopo, o ricordando male dopo tanto le rnpo, o - più probabilmente - venendo travisate le sue parole dall' intervistatore, don Otello avrebbe deno: " Tntanto, subito dopo L'annuncio dell 'armistizio, i tre generali erano stati convocati a rappono dal Comando tedesco e non poterono più far ritorno: furo no arrestali e, secondo quanto poi dissero i tedeschi, spediti in Italia. Gli ufficiali subalterni trovatisi privi di ordini, f urono suhito esautorati dal comandante della legione della Milizia Volontaria. Perciò non vollero o non poterono prendere decisioni. Jl comandante, corrispondente pressappoco al grado militare di Maggiore, era il capo dei Legionari, quel reparto della Milizia fascista che combatteva accanto ali' /;,'sercito regolare e che svolgeva un com pito più politico che militare."XXX IX Anc he queste ul time parole sono quasi certamente una riclahora1,ionc dcll'inlervistalore. E' infatti impossibile c he chi, come don Otello , era cresciuto sotto il Fascismo e si trovava nell'Esercito dal 194 l in qualità di u fficiale non sapesse che ogni Divisio ne aveva in aggregazione un a Legione di Camicie Nere, che la Legione equivaleva non a un battaglione - comandato da un maggiore o da un tenente co lo nnello - ma a un reggimento e che il g rado di un comandante di l ,egione - Console - non corri spondeva "pressappoco", ma esatlamente, al grado di colonnello del Regio Esercito, me ntre ai gradi di maggiore e tenente colonne llo corrispondevano, di


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Ciro l'aolelli - J\nlonino 7,1.m :une

nuovo non "pressappoco" ma esattamente, quelli di "Seniore" e "Primo Seniore." 17 Inoltre, come accennato in precedenza, inquadrata nella Divisione Siena si trovava la 141• Legione Camicie Nere, che aveva fatto la campagna di Grecia agli ordini del console Barbieri. Per di più non era tanto vero che la Milizia svolgesse un compito più politico che militare, specie visto l'impiego in guerra delle sue Legioni in Africa Orientale, in Russia e nei Balcani. Infine appare chiaro, da quanto don Otello scrisse nella relazione del 1944, che la successione degli avvenimenti fu tutt'altro che rapida come risulta dall ' intervi sta del 1983, visto che il 15 sellemhre il generale Carta era ancora libero di consegnarsi ai Greci. Di conseguenza si deve suppo1Te che l' intervistatore, per riassumere, sia incorso in parecchie imprecisioni. Con certezza invece sappiamo che i quattro colonnelli comandanti i Reggimenti Ji fanteria e d' artiglieria furono convocati e poi arrestati dai Tedeschi, come del resto risulta dalla relazione del 1944. Proseguiva infatti don Otello: "Dopo la .fi,.c~a del generale vi furono subito le rappresaglie particolarmente severe verso gli ujjir.iali superiori.- I comandanti del 51° Art., del 265°, del 32°, del 3 1° della /Jrigata furono condotti via aerea ad ATF.NF, e poi in Germania."XL Contemporaneamente don Otello, per IO giorni, cioè fino al 2 1 settembre, " ...ottenne dai tedeschi una tregua, poi .fu costretto a .fuggire presso i Cìreci e cogli stessi soldati a passare ai reparti iwliani datisi alla 11w11tag1w_"x u Nel frattempo i Tedeschi stavano concentrando a Creta il personale italiano rastrellato nell 'Egeo, e " ...temendo dU' il generale [Carta] orga11i-::,z,1.ue uno sbarco e dato che gli italiani e i greci lo attendevano di giorno in giorno. prrpararono un convoglio.di cinque navi, vi fecero salire 12.00U italiani e tu/li gli ufficiali e lo avviarono ad ATENE.- Intanto i campi di aviazione di MA STELLI e di IRACLION erano pieni di Stuklls e caccia per le azioni de{!e isole dell'Egeo. - Scaduto il termine, iniziarono i passaggi alle categorie, i risultali furono una delusione per i tedeschi: - qualche centinaia come comballenti, pochi come lavoratori armati, un po' di più come lavoratori civili, la quasi lotalità rimase nei campi di concentramento, molti alla montagna.Dobbiamo notare che i tedeschi fecero una grande propaganda hasa11dosi specialmente sul .fattore che i soldati italiani erano stanchi dei loro u.ffi<'iali. Fecero ad essi le più helle promesse chiamando traditori i capi italiani ed elogiando il loro comportamento di soldati poveri e maltrattati. - Tutlavia i so/doli italiani rimasero fermi nel loro proposito.

17 Oltretutto il grado di Primo Sen iore era relati vamente recente e dovulo proprio all 'esigem.a di una più esatta eq uiparazione fra la Milizia e il Regio Esercito. per cui , col Regio Decreto Legge del 9 luglio 1936-XIV, n. 1524 concernente {'istituzione dei gradi di primo seniore e di sottocapomanipofo nella milizia volotllaria per la sicurez.zu rwzionule, convertito in legge il 26 dicemhre 1936-XV come I .egge 11. 2361, pubblicala w ll a " Gazzella Ulliciale", n. 27 del 3 febbraio 1937, erano stati istituiti i due nuovi gradi di sottocapo-

manipolo - equivalente a sottote nente - e d i Primo seniore, pari a tenente colonne llo.


Con la croce e le stellette: don Otello Carletti cappellano militare a Creta

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L'avvenuta Liberazione di Mussolini.fu sfruttata al massimo dai tedeschi ma pochi credettero che Mussolinifos.çe liberato e quindi produsse l 'effetto contrario. -nXLII Dunque quasi tutti i militari italiani rimasero in prigio nia e rurono " ...sistemati in campi di raccolta, simili in quasi tutto ai campi di prigionia, sorvegliati dai tedeschi. In questo periodo molti persero la vita sia per i bombardamenti sia per le malattie derivanti dalla denutrizione sia per avvelenamento (i tedeschi avevano posto frutta avvelenata a.Uomo ai reticolati del campo.) Nella wna di lraklion furono allestiti tre campi: Mastamhà, I Giardini e Knossos. Io fui lasciato libero di accedere a tutti i tre campi per l'assistenza religiosa. nXLIII

I problemi della prigionia Ed ecco arrivato il giorno in cui la preponderanza nemica aveva portato alla cattura. Anche questo caso era ampiamente previsto e commentato sul man uale per i Cappellani, ad opera del!' anonimo e veterano Fra' Galdino, preso con tullo il suo reggimento di Fanteria all' indomani di Caporcllo e rimasto in prigionia nei tredici mesi dalla fine di ottobre del 1917 al novembre del 19 18. Ne venne un quadro che, da quanto si sa dai diari dei militari italiani catturati durante la Seconda Guerra Mondiale, riOcttcva perfettamente no n solo quanto era accaduto ai prigionieri degli Austriaci ma anche in una certa misura la situazione di un militare appena catturato dopo 1'8 scllcmhre. Riassumendo rapidamente, l'autore apriva il d iscorso facendo presente ai molti che non ne sapevano nulla, che la callura era "un momento ordinariamente così drammatico che lascia un ricordo incancellabile nell 'animo, anche nei suoi particolari. ... Risogna difendersi tosto dall'avvilimento, dalla irritazione e dalla tentazione di qualsiasi azione inconsulta. E' necessario insieme trar vantaggio da tu/la la propria presenza di spirito e dalla più viva coscienza della propria missione che, da quel momento, prende una importanza e fisionomia particolare. "XLIV Lo spirito del Cappellano doveva allora fro nteggiare il trauma del passaggio da un ordine costituito a un ordine differente, se non rovesciato; e doveva farlo in relta, per poter essere d'aiuto al suo gregge, infatti : "il disordine, la farne il disorientamento, la momentanea rottura di ogni gerarchia tra ufficiali e soldati, il passaRRio all'obbedienza nemica; i viaggi solitamente lunghi a piedi per raggiungere, di tappa in tappa, una prima sommaria destinazione, creano nervosismi, eccitazioni, avvilimenti pericolosi assai. Il prigioniero tarda a.farsi ragione delle difficoltà anche del vincitore per una rapida sistemazione e diventa inquieto, provocante. E ' il suo male. Facilmente nella disperazione, preoccupato della propria sorte, è tentato ad abbandonare i propri compagni f eriti, a rubare a destra e a sinistra anche a ' suoi compagni di sventura, ad alienare per un boccon di pane oggetti preziosi, memorie care, a ribellarsi ai propri superiori, pensando jì.nita la LegRe della disciplina... Già dopo una prima sosta, è naturale incomincino tra catturati i discorsi


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Ciro Paoletti - Antonino 'Z.arcone

sulle ragioni della resa e affiorino, nella esaltazione del momento, accuse, calunnie, anche esibizioni non giuste né onorevoli. F, ' una delle imprudenze che più tardi si devono .vcontare. Non è in simili contingenze che ci si puà erigere a giudici o ad accusatori. A più tardi, con animo più calmo, lontani dalle orecchie del nemico, si potrà ragionare anche di questo, perché è necessario pure che ognuno assuma le sue responsabilità. E il Cappellano dev 'essere capace di consigliare e ma,?ari imporre questa prudenza, che accorda la giustizia e la carità con l 'onore nazionafe."XLV Come si è già dello, questa dipinta qui è la situazione dei militari catturati all ' indomani di Caporetto. Il comportamento descritto trova, in patte, un regolare riscontro nei diari di chi fu fatto pri gioni ero nella Prima Guerra Mondiale 18 e nei ricordi di chi lo fu nella Seconda dopo 1'8 settembre.XLVI Se, come regola generale, poteva valere quanto scritto nelle prime righe, dal secondo capoverso in poi si trattava solo ed esclusivamente del caso peculiare di Caporett.o, quando appunto glj Austriaci avevano f'atlo fatica a siste mare l' enorme massa di prigionieri presi in poco tempo, quando l'esasperazio ne della guerra di trincea aveva contribuito enormeme nte ad alle ntare i vincoli gerarc hici dopo la cattura e, soprattutto, quando i soldati e anche gli uflì ciali, sorpresi dall ' irruzione nemica e dal crollo del dispositivo italiano, c he aveva portato alla cattura di reggimenti interi in pochissimo tempo e quasi senza scontri , avevano esplicitamente parlato di tradimento e di vig liaccheria nei Comandi o in altri settori di linea. Si trattava quindi di una situazione che non era stata applicabi le ai prigionie ri presi in combattimento dal 1940 all'estate del 1943, ma che a veva mollissimi punti di contatto con quanto era capitato ai militari italiani dopo 1'8 settembre: collasso improv viso della For;,,a Armata, gran numero di prigionie ri, sfiducia nei confronti dei vertici, impressione d ' essere stati abbandonati o traditi. Di conseguenza possiamo prendere per buona la validità del discorso in linea generale, anche se l'Ordinariato, all'atto della stesura del testo nel 1942, mai si sarehhe sognato un caos come quello dell'armistizio. Ve nivano poi elencate alcune norme di prudenza, valide tanto come Cappellani quanto come militari. "L 'improvvisa <.'altura può farci tmvarP nr llr mani del nemico con addosso documenti dei quali è bene eh ' egli non venga in possesso (diari, annotazioni, circolari). Vanno avvedutam ente distrutti. E' da ingenui credere che si possano sottrarre alle minute e ripetute perquisizioni C'h<' il p rigioniero dovrà pur subire per necessità di cose, E' giusto e doveroso far sparire ORni traccia. E sarà meRlio ancora se, durante la guerra, nella compi-

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Come esempi di quanto detto, si possono confrontare i resoconti di Carlo SAI.SA, in Trincee, Milano, Sonzogno, 1934, e di Paolo MoNELLl nel suo Le scarpe al sole, Milano, Mondmluri, J97 J. Saba fu tagliato fu ori e catturato durante un attacco nell 'estate de l 191 7 contro l'Hennada, Monelli qualche g iorno dopo Caporetto; e bbene: le descri zio ni di Mone lli collimano in pieno con quanto scritto da Pra' Galdino, mentre quelle di Salsa ne sono mollo lonlam:.


Con la croce e le stellette: don Olei/o <:arlelli cappellano militare a Creta

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{azione di diari o memorie, si terrà presente questo pericolo. Si userà un linguaggio convenzionale e ci si imporrà quei freni che valgano a risparmiarci qualunque dolorosa sorpresa. "XLV II La perquisizione infalli doveva essere prevista subito dopo la cattura, contestualmente al primo interrogatorio. Nella Seconda Guerra Mondiale era in vigore la Convenzione di Ginevra 19 del 1929 e l' Ordinariato aveva avuto cura che Frà Galdino ne menzionasse gli articoli più importmlti a proposito del trattamento dei prigionieri. In particolare venivano riportati integralmente gli articoli 2, 5 e 6 relativi al trattamento loro riservato, il 7 sullo spostamento dei prigionieri, il 9, I' 11 e il 14, sui campi, il vitto e il vestiario, quelli dal 16 al 18 sul comportamento permesso, quasi integralmente il gruppo dal 21 al 32 sulla di sciplina, il lavoro e il salario e alcuni altri fra il 39 e il 43 su argomenti di vario tipo. L'articolo 2 stabili va che i prigionieri andavano trattati umanamente, il 5 era quello, notissimo, c he diceva: "Ogni prigioniero di guerra è tenuto a dichiarare, se interrogato a questo proposito, il suo vero nome e grado o il suo numero di matricola. Qualora egli viola.\·se questa norma, si esporrebbe a una restrizione dei vantaggi concessi ai prigionieri della sua categoria. Nessuna coercizione potrà essere esercitata .m i prigionieri per ottenere informazioni relative alla situazione del Loro esercito o del loro paese. 1 prigionieri che r!fiuteranno di rispondere non potranno essere né minacciati, né insultati, né esposti a molestie o svantaggi di qualsiasi specie. "XLVIII li problema però consisteva nel fatto c he i Tedeschi non riconoscevano né avrebbero riconosciuto agli Italiani la qualifica di prigionieri, inventandosi il termine di "internati militari" ed astenendosi dal dare loro quanto il diritto internazio nale stabiliva per i prigionieri: dunque razioni da fame, maltrattamenti , lavoro eccessivo, nie nte denaro, ni ente di ni ente, a malapena il diritto di sopravvivere, per chi ci riu sciva. Il passo successivo era quello della sistemazione in un campo di prigionia; ma, avvisava Fra' Galdino forte della sua esperienza, poteva passare parecchio te mpo , marciando da un campo di tappa all'altro, prima di raggi ungere la sistemazione definitiva. Le tappe, secondo la Convezione, non dovevano superare i venti chilometri, tranne che in casi eccezionali, ma quei venti chilometri andavano spesso coperti a pied i. Qum1do si arrivava a destinazione, gli ufli ciali venivano separati e mandati in campi riservati a loro. 1 sotturliciali potevano essere impiegati nell'amministrazione del campo, la truppa veniva spedita a lavorare !,TTatis per il campo e a pagamento pe r lavori esterni.

19 Cioè la Convenz.ione inlernazionale sul Trattamento dei pri~ionieri di guerra, del 27 luglio 1929. il cui testo era staio appena ripuhhlicato dal Mini stero della Gucna appunto sotto il titolo Convenzione internazionale sul Trattamento dei prigionieri di guerra, al quale si poteva aggiungere quanto prev isto dai Codici Penali Mil itari di Pm:e e di Guerra, Rom;i, Ministero dc ll:-i (ì11e m1 , puhhlicazinne n. 185 1. 1941 . X[X E.F.


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Ciro Paoletti - Antonino 'Zcm:one

L'articolo 16 della Convenzione a utorizzava esplicita me nte i Cappe llani a esercitare il proprio minjstero fra i lo ro correligionari prigioni eri. Era vero c he i Cappellani, in quanto ufficiali , veni vano mandati nei campi per ullicia li , ma, se lo chiedevano, un certo numero poleva essere assegnato a q ue lli pe r la lruppa; e questo fu quanlo c hiese e otte nne don Ote llo. A seconda del tipo di campo , cambiavano i proble mi . Gli urliciali erano esentati dal lavoro e, diceva il ma nuale, restando per lunghissimi periodi nell' ozio , potevano essere preda di tutte le storture morali gene rate da ll' inattività assoluta. T soldati avevano gli slessi prohlemi, complicat i dalle probabili prepote nze e dagli ahusi che potevano capitare a proposito de lle retri buzioni per il lavoro coatto , del vi tto da somministrare, dei pacchi di soccorso prove nienti da casa. Tn lutli questi casi il Cappellano doveva darsi molto d a fare, age ndo lullo so mmato nelle slessc maniere in cui avre bbe ag ito se fosse stato al Reggimento e, per quanto riguardava i soldati, in più trasformandosi in loro rappresentante presso i comandi ne mici preposti ai ca mpi . Un ulte riore problema, c he già si era presentato ne l caso dei Paesi occupati, era quello de l contatto con altre realtà re ligiose, contatto tale da porlare a llo scetticismo e magari all ' indifferenza e all' ateismo. " F, ' un altro aspello buio della situazione, cui il Cappellano dovrà far fronte con prudenza, sì, ma con energia e intelligenza . ... si può viver in prigionia - concl udeva Fra' Galdino - da parassiti o da apostoli, uscirne vilfime nel corpo e nello sp irito, o vincitori. Ad ogni parola, ad ogni . ulteriore discorso, sostituiamo questo voto: il Cappellano cattolico italiano non deve conoscere che questo p roposito e questa volontà: uscire da un 'eventuale prigionia coi suoi solda ti e ufficiali, spiritualmente moralmente vin.citore."nix

La tragedia della Sinfra "intanto io mi rifugiai presso la Chiesa Cattolica insieme ad un missionario, Padre Giuseppe GONDRAND, assistendo di là i soldati ita liani che a me si rivol~evano" L Ehhe infatti dai Tedeschi il p ermesso di girare per l'isola per espletare il suo ministero. In particolare gli fu consentito di cele brare la Messa nei campi di prigionia il sabato e la do menica, ma di potervi entrare anche con pem1essi giornalieri rilasciali a ri chiesta. Don Ote llo e ra al corre nte di quanto succedeva perché, forte dei suoi sludi classici, parlava in greco coi Cretesi e ne veniva minutamente informato di tutto. "Nel fra ttempo i tedeschi principiarono a ,\foltire i campi per le dijjir:oltà di approvvigionamento. Venivano fatti imbarcare sui cargo militari che si recavano al Pi reo per i rifornimenti. " LI "Il 15 ottobre20 1943 il sottoscritto andò a celebrare la S. Messa nel campo

20 S uccessivamente, co rrispo ndendo con le fami glie de i dispe rsi, don Olello avrebbe scritto che si era recalo a Maslamhiì il lO ottobre., anziché il 15, e fr. infra, pag. 46.


Con la croce e le stellette: don. Otello Carletti cappellano militare a Creta

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di concentramento di Mastambà, (e di questo campo.fece un elenco nominativo quasi completo) seppe che il 17 ottobre 1943 tutti quei soldati sarebbero stati imbarcati sulla nave "Sinfra " ancorata nel porto di Candia; con l 'aiuto di cattolici tedeschi evase dal campo e da[!,li stessi weci2 1 fu informato che la nave sarebbe stata attaccata dagli alleati nella traversata Creta -Grecia. In qualità di cappellano non poteva permettersi di rimanere nascosto presso una missione cattolica, mentre una nave carica di soldati italiani andava incontro a un g rave pericolo. Il giorno prima della partenza si fece quindi prendere dagli stessi Tedeschi e chiese di partire con i soldati "i cosiddetti badof!,liani" sulla nave "Sinfra"."LJI "Stazzava circa 6000 t. e dopo alcuni giorni di sosta, durante i quali le sue stive si erano a metà riempite di bombe da 200 Kg., prelevate daf!,li aeroporti di Candia ebbe inizio il carico della più forte aliquota della "Siena "." u 11 Si tratlava di oltre 3.000 italiani, compreso lo Stato Maggiore divisionale, circa 300 pa11igiani greci e una forte scorta tedesca. Tra gli Italiani c' era don Otello, che, alla fine della Messa celebrala il 15 a Maslamhà, di nascosto dai Tedeschi aveva fatto " ... scrivere su foglietti tutte le generalità dei presenti con l'indicazione del reparto militare e il nome e l'indirizzo dei parenti in Italia. Consewzai tutti quei fof!,lietti, con la vali[!,etta per la Messa, ad una suora italiana pregandola di conservarli. Quando alla .fine del '44 potei raf!,f!,iun[!,ere Roma, mi feci recapitare la valigetta contenente gli indirizzi e, con l 'aiuto di volonterosi militari, scrissi a tutte Le famiglie indicate, riferendo in quale circostanza avevo visto il congiunto vivo."LIV "fl 18 ottobre 1943, causa il continuo, notturno bombardamento del pono di CANDJA e della nave ivi ancorata da parte degli aerei alleati, furono imbarcati circa 3.000 prigionieri che stavano al campo di concentramento di MASTAMRA '. "LV Don Otello fu "Condollo al porto con l'e.x attendente Roberto Ragnini di Camerino (Ancona), con il tenente Picasso, con il capitano Tesserini, il colonnello Aloia e il· tenente Giaccanella di Assisi, quivi si accorse che gli italiani venivano imbarcati senza ruolino; consapevole del pericolo chiese il p ermesso di poter prendere i nomi de,:li irn.barcati che uniti a quelli antecedentemente trascritti nel campo di Mastambà consegn<Ì ad un ragazzo greco affinché fossero recapitati al missionario cattolico. " LVI

21 St:mpn:: corrispondendo

con le famiglie dei dispersi, cfr. infra pag. 46, don Otello avrehbe scritto d' aver appreso la notizia da informatori segreti fran cesi; poiché non diede altri particolari e poic hé non sembra ci fossero prig ionieri fran cesi a Creta, si può supporre che gli infom1aluri fossero gli stessi marinai de lla Sinfru, che era una nave fran cese requisita dai T'Cdcschi, non fossi:: chi:: pt:n :hé i marinai erano sicurami::nle i più al corrente di quanto sarebbe stato imbarcato sulla loro nave. La signora Carlctti , sorella di don Olello, alla cui cortesia si devono molti ss ime delle notizie qui riportate, in una conversazione con lei avuta il 14 novembre 2007 a Roma, conferm ò che l' informazione era stata data al frate llo da de i Frnnce si, ma clisse di non sapere chi fossero e pcrch c~ si trovassero a rrc1a.


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Ciro Paoletti - Antonino Zarcone

" La nave, requi.vita alla Francia che si chiamava "SIN FRA", partì da IRAKLJON, il 18 ottobre 1943, alle ore 5,30; all'alba del 19 entrò nella baia di SUDA, quivi .fi1rono imbarcati altri italiani e tedeschi.- gli italiani come del resto avevano fatto a IRA KLION, furono fatti salire senza ruolino d'imbarco e tu/li quanti furono slivali e a nessuno fu dato il salvagente, menu·e ai tedeschi fu dato un salvagente Rialto e furono posti sopra coperta; a bordo della nave c'erano 5.000 bombe d'aereo italiane, caricate a TRAKUON _"LVII "A 60 miglia da Capo Spada (Creta) ... " '-V III " ... la nave a cirrn 50 miglia da SUDA, verso le ore 9,30 di sera sulla rotta CAPO SPADA - Cl.::UIGU, _fii silurata da aerei alleati e poi incendiata.- "LIX Un testimone oculare, uno dei pochi scampati, Enzo Dcl larovcrc, avrchhc ricordato poi: " ... dopo circa tre ore di naviRazione ( notte lii1111idu, lu11a splendida ed un mare come olio) fummo intercettati da due apparcl'chi inglesi che ci bombardarono alla luce dei bengala, centrando, con nuuwl'm in piffhiatn, la nave proprio nella ciminiera. La nave s'incendiò e sifem,à... Da quel momento il comando venne assunto da un capito110 delle SS. Dalle stive provenivano le urla dei soulati intrappolati dw tentavano inutilmente di salire in coperta perché, sotto il peso delle 11er.n111e che si accalcavano, erano crollate le .w:alette di accesso... "LX Riferì un altro dei superstiti, Domenico Romano: "Lo 11<1l'iga-:.iune procedeva lenta in una notte illune. La massa nera del "Sinji·a " scil'ol111111 a lllez.ze macchine sul mare che era una tavola. In coperta avevano tmw1to 110.,·w i prigioni<!ri italiani che non era stato possibile insaccare giù nelle stil'e. Solo pochi erano muniti di salvagente, comprato qualche ora prima della partenza dai solleciri greci ai quali, in cambio si erano consegnate perfino le f edi 111a1 ri111oniali. Verso le ore 21,30 al pulsare delle macchine e al code,r;,atu ,,asso delle sentinelle si unì un lontano romho di motore. Al pericolo dei sn111111e1gibili in ascolto si univa ora quello degli aerei. il brontolio si fece sempre 11ilì distinto, fino a diventare cnsì vicino da spiniere le motovedette ad a[fìm,car.,·i al "'Si11fra ". improvvisamente un razw bianco illuminà a lungo la z.ona. S<'<·cl,i ordi11i i ridati alle sentinelle le f ecero accorrere allumo ai boccaporli. con i mitra imbracciati. T.a scena si svolse rapidissima. Un lungo sibilo tacerà l'aria: poi 11110 scroscio, una vampata e un 'alta colonna d 'acqua avvolsero la 110w'. Una bomba era caduta vicinissima ad una fìancata ; un ' a/Ira era scoppiata in uno dei.fumaioli. I prigionieri in coperta, inondati dall'acqua temettero che il "Sin/i·a " .,·tesse Rià colando a picco e, sfidando la minaccia delle semine/le, si slanciarono in mare perdendo ben presto il contatto con la nave che, fratta nto, co11tii1uava il cammino. Qualche ora dopo, il comando d ella nave capì che il "Si,~/i·a " era condannato e bisognava affrettarsi ad abbandonarlo. Le scialuppe di salva/aggio vennero calate a mare e su di es.ve e sulle motovedette presero posto i tedeschi di scorta. Dalle stive roventi si levava un solo urlo: quello di esseri umani condanrwti alla più atroce delle morti. " LX I


Con hl croce e le stellette: don. Otello Carletti cappellano militare a Cre/a

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Ed ceco la testimonianza di don Otello: "l tedeschi calarono le loro barche/te e fuggirono, alcune sentinelle rimaste spararono sopru gli italiani e partiRiani di CRF,TA che portavano alle prigioni di ATENE. "LXll "Ci rendemmo immediatamente conto che non c'era via di scampo; ma in lutti sorse la speranza di soccorsi immediati. Volevamo allendere e gettarci in acqua per restare il meno a lungo possibile in mare (era ottobre e quindi già abbastanza freddo) in attesa dei soccorsi. Ma circa tremilacinquecento uomini, uno accanto all'altro nel pericolo ùnmediato si contagiano panico e disorientamento. Quando già i primi si stavano preparando a saltare in acqua, riuscii ad afferrare un meRafono. Invitai ad elevare il pensiero alla misericordia del SiRnore. Immediatamente la nave cadde nel silenzio e nell'immobilità più assoluti: solo lo sciabordare dell'acqua sulla chiglia e il crepitio delle fiamme distruggitrici emettevano il luRubre rumore della morte in agguato. Ci trovavamo soli di fronle al Signore, con le nostre colpe e la nostra sincerilà. Senza velati pudorifacemmo l 'esame di coscienza: io elencavo i peccati ed ognuno rispondeva Rridando il proprio peccato (non era necessario ... ma allora!) Diedi l'assoluzione diverse volte. Dovemmo faticare molto a.far salire i soldati sistemati nelle stive. J:: cominciò il salto nel buio. Passando accanto al cappellano Rridavano qualche peccato non dello prim.a, chiedevano l'assoluzione. Un ultimo pensiero, espresso in modo udibile, ai fmniliari. ... TL rumore del corpo che Joccava acqua dava il segnale che un altro stava lotlando per aggrapparsi ad una tavola di salvezza.... Poco dopo mezzanotte la nave era solo un rogo. " LXlll Aggiunge Domenico Romano: "Mezz'ora dopo le acque ebbero un .vussulto. Dal braciere alla deriva sprizzò una sorgente di fuoco seguita da uno scoppio paumso, che fece capovolgere una delle scialuppe distante oltre un miglio. L'alba... .wrse. A 40 miglia da Creta alcune centinaia di superstiti lottavano disperatamente col.freddo, aggrappati ai pochi resti della nave. Il tenente Schiesaro muore fra Le braccia del suo attendente. Tl colonnello del genio Mansolini non esita un istante a toRliersi il salvagente per offrirlo a un soldato in pericolo. Tl destino però non era ancora pago. Non bisognava lasciare in vita i morituri. n all 'orizz.onte che anda va man mano tingendosi di rosa, alcuni caccia inglesi muovevano all'attacco. I piccoli saettanti dèmoni si avventarono come falchi sulle misere prede. I nastri delle armi di bordo iniziarono a seminare la morte fra gli scampati al massacro. F, se 250 riuscirono a salvarsi fu perché gli aerei, esaurite le munizioni e con carburanle dosato per il rilorno, volsero i musi al sole nascente e tornarono verso i tranquilli aeroporti. " LXIV Ricordò poi don Otello: "Quando cominciò a far Rionzo vedemmo le prime barche di pescatori greci venuti in nostro soccorso. Restai in acqua tutto il giorno. Alcuni vennero accanto alla mia tavola e mi


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Ciro Paoletti - Antonino Zllrcone

chiesero di confessarli: non so come andarono quelle confessioni... se fui capace di dare l 'assoluzione! IL cap. Olivieri, campione di nuoto, ad un certo punto si avvicinò e si offerse di portarmi a riva, che lui diceva di vedere vicina. Riuscii solo a dire di salvarsi lui, perché io volevo morire lì, assieme ai miei soldati. Lui non riuscì a salvarsi. " LXV Avrebbe raccontato poi don Carlctti alla sorella che, tra i tanti disperati, uno gli aveva detto: "Don Otello, io non ho mai creduto in vita mia" - "E credi ora!" gli aveva intimato lui, assolvendolo. Poi la salvezza: " Verso il tramonto, quasi privo di conoscenza e in stato di choc, mi accorsi di essere su una barca, in .mlvo."LXVI Era stato salvato già da ore e aveva rischiato e fatto molto più di quanto non avesse detto. Sappiamo solo che prima di buttarsi aveva svuotato la sua cassetta d 'ordinanza per usarla come galleggiante, come una piccola scialuppa in cui aveva messo un ferito, salvandolo da sicura morte; poi, ma lo scoprì solo molto dopo, era stato colpito da una scheggia al petto. Non era morto, né se n'era accorto, solo perché era stata fermata dal rivesti mento di lamierino del breviario, da lui tenuto nella tasca superiore sinistra della giubba. Era privo di tutto. Scrisse poi: "Alla mattina del 20, verso le /Ofui m ffo lto da una barca grern al servizio dei tedeschi; quando eravamo gùì in visi" delle coste alcuni apparecchi alleati ci mitragliarono, senza provocare villùne.- 7ìlfli i salvati italiani furono condotti in prigione a SCHINF.S, a sud di CANt::A.... n ei 3.200 italiani solo 588 si salvarono22.-" Lxvn Di nuovo Romano: "E così 250 larve umane misero piede alle H. .. sulla spiaggia di La Canea. Non avevano più uniformi. Esausti e di.~fatti si f:C llarono a cerra. Più tardi un reparto tedesco s'impadronì di loro e li rinchiuse nelle rnrceri della città...1,xvm Gli Italiani furono incarcerati non perché prigionieri di g uerra da cuslodire, ma " ...sotto l'accusa di aver ucciso soldati tedeschi per strappare lom il salvagente. La rrwttina seguente il comandante tedesco delle prigioni ordinò la decimazione e il capitano 1èssarini23 fu per primo ucciso. Dinanzi a questa ingiustizia Idon Otello] riuscì a/arsi riconoscere attraverso una carta d'idenlillÌ .m lvata dall'ex attendente Ragnini Roberto; riconosciuto come cappellano e spiegato al comandante tedesco l'impossibilità nella quale i soldati ilaliani si trovavano, in quanto tutti disarmati, perfino dei temperini, l'ordine della decimazione fu immediatamente .rnspeso " L X IX lnlalli , "Fu solo verso mezw giomo che don Carletti, l 'unico cappellano

22 Nella Dichiarazione del 1949 don Otello modificò i numeri ri spellivamcnle a 3.700 e circa 750, diminuendo però il numero deg li imbarcati a 3.500 ne ll'intervista rilasciata quarant' anni dopo. 23 Nella Relazione al SIM/CSDIC , fall a nel 1944, don Otello aveva prec isalo che era un ufficiale degli Alpini.


Con la croce e le stellette: don Otello Cartelli cappellano militare a Creta

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sopravvissuto, olienne per sé e per gli altri un pu ' di cibo e qualche indumento. Poi tutti levarono il pensiero a Dio." 1.xx Commentò poi don Otello: "Fummo trattati come bestie, ci .furono consegnati i pagliericci e qualche camicia dopo sette giorni."LXXI Ciò che non disse fu che solo grazie alle sue insistenze e nonostante l' avessero minacciato puntandogli contro le armi cariche, i Tedeschi alla fine avevano concesso quel poco ai prigionieri incarcerati. Comunque, don Otello l'indomani della consegna dei pagliericci, cioè "Dopo otto giorni di permanenza in prigione.fu mandato a seppellire i cadaveri che il mare aveva restituito sulla spiaggia che va da Suda a Retirnon."LXXII Gli altri scampati invece, " ... vennero divisi in piccoli campi di concentrarnento. - Le categorie furono ridotte a tre e cioè: comballenti, lavoratori ed internati.- Agli internati davano una pagnotta ogni sette persone, ai lavoratori una ogni quatlro, ai combattenti ogni due.- I partigiani greci ci invitavano, ma allorché eravamo con loro, ci .1pugliavano e ci ahhandonavano a noi stessi.- "LXXIII "Riprese Lu stile di vita del r:ampo di concentramento. Miji1 permes.1·u ricercare tu/li gli italiani superstiti che lavoravano nell'isola. Feci un elenco il più completo possibile: anche questo fu consegnato alla suora cli cui ho parlato sopra. Fu durante questo periodo che riuscii a far sistemare in un unico cimitero le salme di quei militari italiani che si poterono recuperare per dar loro una sepoltura cristiana. Mi prenwrai di scriverne la lapide e di.farne un elenco completo. Mi servì successivwnente per dame notiz ia alle famiglie che ho potuto rin/racciare. Rimanemmo a lungo nell'isola considerali dai tedeschi ormai come prigionieri. Continuarono ad insistere perché passassimo tra i soldati della Repubblica di Salò. Riuscii ad impedire che si lascimseru convincere: insistei molto sul carattere di guerra fratricida, che avremmo dovuto comhallere. Quasi nessuno si mosse. n LXXlV

La tragedia della Petrella " Verso il IO di novemhre giume un convoglio di due navi tedesche, al largo di CA I'O SPJ\nA fu attaccato da aerei alleati, una fu incendiata, l 'altra bersagliata da continue incursioni, fu fatta partire dopo qualche giorno con a hordo molli italiani compresi i naufraghi del IX ollohre 1943.- io.fui comandato di celebrare la S. Messa a CANnlA, presso il campo di concentramento del 42° Gruppo Genio, mio vecchio reparlo e ad altri 800 uomini portati dall'isola di SCARPANTO " LXXV L' 11 novembre don Otello " .. Ju di nuovo imbarrnto nel pur/o di Suda per essere trasferito al Pireo insieme ai soldati che si erano salvati dal precedente naufragio, ma la nave, date le condizioni pessime del tempo, non fu fatta partire, cosicché un ordine del comando tedesco stabiliva che il cappellano Cadetti fosse rimandato a Jraclion (Creta) a prestare servizio ai due campi di concentramento italiani e ai gruppi degli italiani passati come lavoratori. Richiesto del giuramento alla Repuhhlica Sociale dal comandante della Guardia


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Ciro Pauletti - Antonino 2.arcone

Repubblicana e rifiutatosi di aderirvi fu minacciato di internamento nel campo di Alene."LXXVI " ... ed allora.fui trattato come internato con l 'ohbligo di celebrare la S. Messa gli ilaliani. Agli ultimi di novembre partì da CANDIA una nave ospedale italiana requisita dai tedeschi e con a bordo 177 italiani ammalati gravemente che si diceva direi/a a FIUMI::: alcune voci greche dicevano che.fu fermata dagli alleati e gli ilalianifurono portati a BRINDISI.Il 4 dicembre fui ferito da una sche,:,:ia di contraerea durame il volo di un ricognitore alleato.- il 23 dicembre furono imbarcati altri 1.500 italiani quasi tutti provenienti dall'isola di ROVI e specialisti: si diceva che .fossem diretti a lavorare nelle officine di BELGRADO: sembra che La nave abbia raggiunto .felicemente il PJREO.- Intanto i ledeschi, accortisi che pochi erano gli aderenli, diminuirono ancora la razione a una buona parie di internati, avNulo i tedeschi penuria di uomini, furono aggregati presso compagnie lavora/ori, 11ei servizi di cucina e di magazzino, di scarico e carico del Porto. - lo rimasi per l'assistenza religio.m presso questi internati, cercando con la parola di as.~istere anche alcuni soldati italiani che si trovavano coi partigiani nel sellare di JAVARVA RA.Nel mese di gennaio, un convoglio tedesco, fortemente scortalo, e proveniente da ATF.NF., fu attaccato e decimato da forze aeree alleate. - I tedeschi, sempre pronti a mantenere le loro promesse e così bravi nel chianwre traditori gli ilaliani, ridussero a due sole le calegorie: o combattenti o prigionieri. - molti ritornarono nei campi di concentramento ... " LXXVII "Ti 2.febbraio 1944 il comandanle delle Guardie repubblicane, accortosi che ogni ulteriore tentativo di avere dalla sua parte i soldati italiani era inutile, consegnò i campi ai tedeschi"1.xxvm " ... r.osì il 2 febbraio, radunali a CANDIA tutti gli internati del settore di NJ::A PULIS e IRACLION, _furono imbarcali a SUDA sulla nave italiana "PETRELLA" e "SANT'ANNA ", diretti al PIREO."LXXIX "La nave a due miglia da Suda alle 10 ciel mattino dell'Rfebbraio.fu silurata da un sottomarino alleato, circa 3000 soldati vi perirono."LXXX "/ tedeschi con bombe a mano e 1110.,·chetti, uccisero la maggior parie dei nostri italiani, dicendo che erano prigionieri e non potevano scappare. - Sulla na ve si tro vavano anche 3 ospedaletti italiani da campo con il servizio semitario al completo e circa 200 ammalati. -Agli italiani, come al solito, nonji, da /o il salvagente e.fumno posti nelle stive. La popolazione greca della CANEA, comnwssa a tanto clisas/ro e venuta a corwscenza che i tedeschi a corto di viveri, tenevano senza mangiare gli internati superstiti del naufragio, o.ff rim no ingenti somme e vettovaglie perché.fossero distribuite agli italiani. - I tedeschi accusarono allora i greci di simpatia verso i Radogliani e così f ecero cessare questi soccorsi. " LXXXI

L'occupazione tedesca a Creta " Intanto da SCARPANTO .furono inviali 800 uomini tutti internati che nel rnese di marzo furono fatti partire in aereo verso ATENJ:: insieme ai nauji"aghi


Con la croce e le stellette: don Otello Carie/li cappellano militare a Creta

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del "PETRELLA". - L'ultimo giorno di carn<!vale, un convoglio di 7 navi tedesche, ,fehhene scortato da tre cacciatorpediniere e 25 aerei, fu, a 8 miglia dal 1101·10 attaccato e decimato da bombardieri alleati: la mattina dipoi in porto fu veduta una sola nave.- l,'isola era ridotta davvero alla fame, basti dire che il soldato tedesco, riceveva un pane ogni quattro giorni, non si parlava più di scatolelle, burro e marmellata.- Questo stato di cose durò circa un mese, .finché l'i.w la fu rifornita attraverso l'aviazione. Ogni notte al/erravano nel campo di IRAKLION una ventina di "Unkar" 24 trasporto i quali facevano almeno due 11iaggi per notte.- Essi provenivano dal campo di TAKTOI (Atene).- Nei viaggi di ritorno questi aerei portavano soldati tedeschi e italiani.- Anche motobarche tedesche da sbarco furono adibite a tra~porto di viveri e soldati.- Af?li ultimi di 111arza il generale MULLER.fu trasferito a BERLINO; venne inviato a sostituirlo un generale dal ministero; gli ufficiali tedeschi lo chiama vano "il terribile". U11a sera, assai tardi, mentre rientrava alla sua villa presso NOKSUS, fu preso dai partigiani ed imbarcato su un sottomarino a lleato. - La beffa piacque pe,ji110 ai tedeschi che commentarono il fatto ridendo. Dopo qualche giorno, un con11oglio tedesco di 5 navi, com.presa la scorta, a poche miglia dal porto di CANDIA fu attaccato e distrutto d.a aerei alleati. Poche settimane prima di questo avvenimento l 'incrociatore 25 "Crispi" requisito dai tedeschi, mentre stava per entrare nel porto di CANDJA, affondò. - Non saprei precisarne le muse.- Si diceva che questi affondamenti furono operati dal sottomarino che aveva a bordo il generale tedesco. - u1 rappresaxlia fu terribile.- Quattro paesi bruciati, centinaia di uomini dei paesi di GALINJ, KARAKAS ed altri furono imprigionati s ullo l'ao:usa di essere comunisti. Ad IRAKL/ON fu minacciata la decimazione che non fu poi eseguila.i l comando tedesco, per attirarsi le simpatie della popolazione di CRETA, comandò di celebrare la festa della loro indipendenza, la vittoria credo riportata cuntm i TURC/-1/, questaj'u davvero una grande .festa alla quale i comandi tedeschi diedero tutto il loro appoggio. Intanto il numero dei partigiani aumentava di giorno in giorno, i tedeschi li chiamavano comunisti e contro i comunisti facevano una grande réclam attaccando manife sli e minacciando di gravi pene coloro che simpatizzavano per le vittorie riportare dai sovieti. in tale circostanza fu mandata la compagnia greca al servizio dei tedeschi e comandata da un ufficiale tedesco perchéfacesse una battuta sotto La valle del MRSSARA ' dove si diceva che risiedesse il cupo dei partigiani. Ma quale fu la sorpresa dell 'ardito ufficiale tedesco allorché dovette ritornare con soli sei uomini di un centinaio che aveva condotto su le pendici di quei monti il resto

24 Trascrizione

fonetica, seguendo una non ottima pronuncia tedesca, di "Junker", si lratpresum ihilmente, dei trimotori J unkers Ju 52 da trasporto, che erano già stati adoperati per l'occupazione di Creta. 25 In realtà cacciatorpediniere. la cioè,


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della compagnia uvevafatto causa comune coi fratelli parti!!,iani e al momento buono si era dilegualo portando con se le armi che il Comando tedesco le aveva consegnato. Un bruUo sintomo della stanchezza del soldato tedesco era il suicidio, lo constatai di persona più volte allorché mi recavo al cimitero militare italiano, presso il quale i tedeschi avevano apprestato quello dei soldati suicidi. ... I tedeschi hanno distrutto il campo di aviazione di TIMBJ\KION, era in piena attività di ERAKLION, specialmente per i tra.1porti viveri e uomini; la caccia quando veniva andava quasi sempre all'aeroporto di KAS'/'l!LLI. Postazioni eia. erano po.vte alla periferia della città di CJ\NDIA specialmente fuori porta CANJ.,,"A presso Lu stabilimento Raffineria Olio, ma forse a corto di munizioni non sparavano molto durante le incursioni aeree. Alcune postazioni di mitragliatrici da 20 mm. erano a nAFNF,S e PESI\ dove si trovavano i depositi viveri oltre che nella vale del M ESSARA 'a difesa dei carri armati ivi sistemati. Postazioni da marina: 4 nel settore costiero che va da MANU/\ a ROGDIA. Soldati tedeschi, credo, che a questa data non superavano i 30.000 ma forse erano assai meno nella maggioranza gellle anziana."LXXX II

I guai coi Fascisti Nel frattempo la povera vita deg li internati italiani con tinuava tra mille stenLi e patimenti. Il loro numero diminuiva per i trasferimenti sul continente e alla mancanza cli cibo e vestiario si era aggiunto il tormento delle pressioni pe rc hé si arruolassero, pressioni tutt'altro che leggere, visto che 11011 solo incidevano pesanlerncnlc sulle g ià misere razioni di cibo, ma erano fatte dagli Italiani passati alla Repubblica Sociale. "Dopo Pasqua ili italiani nell'isola non superavano i 2500 fra internati, lllvoralori e combattenti e siccome quelli che avevano aderito, avevano aderito solmnente per fame e per paura di essere imbarcati sulle navi adesso che i lavoratori venivano trasportati .fino ad ATENE in aereo, molli pur di pmsare il fosso, tomba di 10.000 italiani, aderirono alfa categoria dei lavora/ori llrmali e cioè dei combattenti.... Gli italiani si trovavano nel set/ore di lf?AKLION: a PORO.'·,. PORTA CAGNA, DAFNES, ROGD.IA, TIUSSOS, KNOSSOS, KASTELLIA , MARAKAS, JJ\.VJ\.RVARA, TJMBAKION, GALINJ, VENERATON e nel settore di NFJ\POU S, a MAGLIA , NEAPOU S, S. NICOL/I., SITIA, IERAl'é"f'RA (pochi). Nel set/ore di CANJ:,A (non ero li conoscenza)_"LXXXI II Come se 11011 bastasse, don Otello si trovò in grossi guai , causatigli proprio dai mili Li della RSI , perché non aveva voluto g iurare fedeltà a lla Repubblica né a Hitler. "Nell'aprile del 1944 il colonnello Giano/i comandante le Guardie repubblicane denunziò il so/loscrillo lii Cìenerale tedesco cmnandante la Divisione Sebastopoli come "ebreo, massone, antifascista." Venuto a conoscenza di /aie denunzia, il sottoscritto chiese un colloquio con il sopraccitato colonnello Giano/i durante il quale il colonnello lo minacciò di fucila zione e lo


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dù.:hiurò respons abile del danno che gl'ltaliani avrebbero ricevuto dalla mancanza del cappellano. Il / maggio 1944, dietro tale denuncia, veniva trasferito per mare al Pireo2<, e di là assegnato come cappellano al campo di concentramento di Gianina. Rivoltosi al cappellano cattolico tedesco ottenne di partire, anziché per mare come a veva stabilito il colonnello Giano/i, per aereo, mentre i suoi incartamenti si trova vano in mano al comandante la nave." LXXXIV Quarant'anni dopo, al suo intervi stalore don OLcllo di ede una versione un po' diversa nei particolari, che, per dovere di cronaca, vale la pena di riportare. Confermando che alla notizia dell'imbarco ebbe paura sul serio - e ne aveva tutti i moti vi, visto quanto e ra successo alle navi precedcnli e a lui slcsso sulla Sinfi-c1 - si ri volse al cappellano tedesco ricevendone un grosso aiuto, ma non fu tutto. Raccontò infatti : "A vevo avuto occasione di familiarizzare con alcuni ufficiali tedeschi cattolici che frequentavano le nostre fun zioni religiose. Quando seppi che compivano un viaggio in Grecia, mi feci ritrovare nascosto nel loro aereo al momento del decollo. Non ebbero il coraggio di farmi scendere e, giunti ad Atene, mi consegnarono agli addetti al trasporto in ( ;ermania. " LXXXV Qui don Carletti sintetizzò molto. In realtà dopo il suo arrivo ad Atene le cose non andarono così in fretta e semplicemente. "Giunto al l'ireo prima ancora che vi giungesse la nave, il sottoscritto si adoperò onde ottenere un trasférimento prima nnrora d1<' giungessero gli incartamenti. Aiutato da alcuni ufficiali italiani e in modo specialissimo dal lenente cappellano di Marina27 Micheloni Don Ascanio, prigioniero del ' isola di /,ero, interprete presso il r:omando di Atene, fu trasferito presso un comando di cappellani tedeschi a Salonicco, ma causa un bombardamento della stazione di Salonicco il treno fu fallo prose?,uire .fino a Ghelghei, e di la ra?,giunse Scopli. n a Scopli coll 'aiuto di alcuni pa rtigiani italiani pa.vsati a Tito fu fatto proseguire verso Vienna con mezzi di fortuna. Sprovvisto di documenti e .fermato dai tedeschi, trovato senza documenti ali' infuori di una dichiarazione tedesca nella quale si dichiarava naufrago e cappellano ,nilitare, fu inviato per acce11amenli a llerlino, allorché riuscì a prendere il treno direlfo a làrvisio." LXXXVI Chiuso in un carTo bestiame insieme ad altri prig ionieri, il campo di conccnlramc nto in Ge nnania era adesso una minaccia sempre più oscura e vicina: "Fu la mia piiì grande preoccupazione durante il via?,?,io in treno. Quando fummo al confìne con l'Austria, il treno fu bombardato. Immediatamente saltai dal finestrino e fuggii. " 1.xxxvn Avrebbe poi raccontato a sua sorella che il bombardamento aveva colpito il vagone, spezzandolo, e che lui era sta to fe rito alla hocca da una scheggia, con 0

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Come si può capire leggendo altenlamente, il l O maggio venne di sposto il trasferimento di don Ote llo al Pi rco via mare. ma da eseguirsi in data successiva. 27 Date le norme vigenti all'epoca, si trattava si di un tenente, ma di vascello, grado pari a quello cli capitano ddl 'F.sen:ito.


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fastidi tali da farsi crescere la barba pur di non toccarsi il viso. Allo ntanatosi dalla ferrovia, si orientò "mirando ai campanili", cioè cercando d'individuare una chiesa - e quindi un confratello prete - a cui chiedere aiuto. "Mi recai nel paesino vicino. IL parroco, a cui mi ero presentato, attuò anche per me uno stratagemma che si era mostrato.fino allora efficace per l'espatrio clandestino. Mi affidò un carretto con del "m.a teriale" da consegnare ad un sacerdote di 'forvisio e mi fece accompagnare da un ragazzo .fidato, che poi doveva riportare indietro il carretto e il "materiale". Dopo sei giorni di "facchinaggio" giunsi a destina zione. " LXXXVIII

Dal Tarvisio a Roma Da questo momento la relazione di don Otello, già rilevante come fonte di infonnazioni, diveniva di grandissi ma importanza per il S lM . Infatti, se era diflìcilissimo avere notizie dai territori occupati e poi caduti in mano ai tedesc hi , che però erano ormai fuoti della portata de ll ' azione militare italiana, non così era per il territorio della Repubblica Sociale. Non bisogna dimenticare che, nel momento in cui don Otello presentava la sua relazione, datata IO ottobre 1944, restava da liberare tutta l'Italia a nord degli Appennini , per cui qualsiasi informazione fresca era hcnvcnuta, perché dava noti zie sul territorio da riconquistare. "Il 2/6/1944, appena posi il piede sul confine italiano, mi sentii salvo. - Tmvai subito ili impief?ati delle ferrovie che, accorlisi della mia posizione, mi chiamarono in disparte e mi dissero che essi erano della mia opinione e mi raccontarono come avevano guw;tali scambi, affinché treni diretti in GF.RMANIA, sostassero e così i soldati ed i civili deportati, avessero possibilità di fu ggire. Mi narrarono tutta la crudeltà tedesca, soldati scoperti e f?etlati sotto il treno, donne depor/ate e uccise perché discendevano dai treni in sosta per prendere ar.qur.. - Tutti si dichiaravano pronti a comballere contro il Jedesco. Fui veduto anche dalla milizia confinaria, mafecefi.nta di non vedermi, anzi un trevisano mi domandò dove andassi, tuttavia quegli impiegati mi dissem che anche lmv erano contro i tedeschi e aiutavano, qua,uio potevano, ifuggiaschi.-" 1xxxix Avrehhe poi raccontato ai fam igliari che al Brennero i Militi de lla Confinaria l'avevano individuato subito e avevano in un primo tempo volulo arrcslarlo. Poi l'avevano lasciato andare, ma dice ndogli sia di levarsi le stellette, portale solo dai "Hadogliani" traditori, sia di non raccontare a tutti, come lui faceva, da dove veniva e come era atTivato in Italia. Aveva tolto le stellette, ma si era rifiutato di sostituirl e col gladio e le fronde delle mostrine repubbli cane fasciste. "La sera .vtessa giunse un treno di deportati, quasi tutti militari, un btg. dell'ASTI che era passalo ai Jedeschi, ma con lo .w:opo di avere le armi per andare contro i patrioti di Tito, e invece, appena avutele, stava passando ai partigiani, ma tradito da un r.apitano fu deportato in Germania, però una quindicina di uomini si unirono a me e, chiusi dal capotreno entro uno sr·ompartimento, si iiunse senza noie fino a VERONA. 5/6//944 - VF.RONA era gremita di repubblicani e di tedeschi, per timore di essere scoperto mi portai alla stazione semi-di.\·trutta e partii con quattro fui -


Con la croce e le stelle/le: don Otello Carie/li cappellano mi/ilare a Creta

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giaschi verso TRF,VfGU O. - A RRF,SC/A vi era una visita di una alto personaggio tedesco a RICCI.- Nessun entusiasmo; li vidi uscire da/l'albergo ed i pochi civili mischiati ad una cinquantina di militari dimostrarono la poca soddisfazione di avere quegli ospiti. H/6// 944 a TREVIGLIO mi trattenni al mio oratorio, alla mia vecchia associazione giovanile: - tulli sulle montagne bergamasche tutti, solo ,::li anziani e i giovanissimi e le donne inveiscono contro i repubblicani.- I pochi fascisti a TREVIGLIO dovevano nascondersi; i repubblicani erano da lutti odiati, in lufla 'f'NEVIGLIO 100 tedeschi appena; - meno che per le campa,::ne, la.ferrovia di BERGAMO fun zionava ancora. -"xc Don Otello a Treviglio era di casa perché, o ltre ad avervi passato un lu ngo periodo prima della partenza per la Grecia vi " ... risiedeva .fin dal 1942 presso S.

F,ccellenza Mons. F,gidio Rignamini attuale arcivescovo di Ancona ed allora Prevosto di Treviglio. "XCI 10/6/1944 - MII.ANO, calmo, allendeva l'ora della liberazione.- anche a Ml/ANO pochi tedeschi, meno ancora italiani, d 'altra parte ne vidi pochi e quelli .volo alla stazione. -"xcu A Milano però l'aria scottava per do n O te llo, perché " venne a sapere che il comando repubblicano fascista lo ricercava perché in possesso di alrnni dornmenli segreti dell'isola di Creta. La radio più volte fece il suo nome e .fi, in seguito a tali ricerche che il sottoscritto si deci.ve di passare ilfronte."xcrn "/2/6// 944 - Da MILANO, con il treno,Jì.no nei pressi di /JOLOGNA, due allarmi aerei senza conseguenze, ancora viaggiavano molti borghesi diretti a F/RF,NZF,, poc:hi tedeschi e nessun mi/ilare ilaliano. - Le s1azioni di PIACENZA, PA RMA, REGGIO EMILIA. lelleralmente distrulle.11 treno, dato il grande bombardamento, sostava prima di BOLOGNA, con un carretto ippotrainato, raggiunsi ROl,OGNA e poi con mezzi civili a FIRENZE.- Facemmo La direflissima, tuffi i ponti della direttissima letteralmente distrutti, le strade fracassate, ogni cinquecento metri un auto,nezza incendiato, sui ponti numerose postazioni di contraerea specie l'abbinato XH.- A FIRENZE, ebbi l'impressione di essere spettatore ad una lolla già decisa, solo dovevano passare i giorni, gli Spitflre roteavano e i fiorentini fuori a guardare. - i .fiorentini erano convinti di non suhire la guerra.- "XCIV Oa Firenze si recò nella poco distante Galluzzo, dove trovò sua sorella Irma. Da là, grazie a una dama della Croce Rossa che voleva andare a Roma e che trasse fuori da sotto un pagliaio una Fiat Balilla, chhc un passaggio lungo la Cassia lino a Sm1 Q uirico d 'Orcia, poi un contad ino lo cmicò sul suo carro trai nato da due buoi e lo portò fin quasi a casa. "A piedi attraverso il CHIANTI e le bande partigiane di

GA TLU7ZO, comandate dal signor MARGHERITI Gastone, raggiunsi SIENA.Di là, per paura delle S.S. che requisivano uomini e donne, in abito talare,21'1

28 Abito talare, si, ma mi litare; come la Signora Carlctti ha spiegalo, <lon Otello tornò a casa in div isa, non con la "talare" per anto nomasia, cioè la tonaca nera, come q ueste parole potrebbero far pensare.


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Ciro Paolelli - Antonino Zarcone

mi spostai e a S. CASCIANO i partiiiani mi indicarono la strada buona e mi rifocillarono. - I tedeschi erano padroni solo della carrozzabile.- durante la nolle saranno passati circa 700 a utomezzi lru Croce Rossa e cumion.lR/6/1944 - Finalmente t:iunsi a GRA.CJANO, 29 dove risiedeva la miafamig lia." xcv La famiglia Carletti aveva passato e stava passando dei gran brulli momenti. Il padre di don Otello era nelle ferrovie - per questo abitavano a Montepulciano Scalo - ma avevano dovuto sfoll are a Fontago, perché i Tedeschi facevano passare da Montepulciano i treni di munizioni, destinati a Cassino e comunque al front.e sud, e gli Alleati venivano regolarmente a bombardarli. Come raccontò poi la signora Carlclli, la mattina passava sotto i mitrag lia menti degli Spitfire della RAF, il resto della giornata sotto i bombardamenti a tappeto dell' US/\ F, che però non colsero mai la stazione; per fortuna, perché se avessero preso un treno di munizioni, la strage san:hhc stata tremenda. Il padre di don Otello era là tutti i g iorni, né i Tedeschi gli permettevano di mancare. A questa paura costante si era aggiunta nell'autunno del 1943 la ferale ed errata notizia della morte di don Otello nel disastro della Sinji·a, di cui si era saputo qualcosa. Un cappellano aveva infatti mandato alla famiglia una cartolina della croce rossa in cui, credendo il confratello deceduto, aveva scritto: "pregate per l' anima di don Otello". Si puè> immaginare quindi che colpo sia stato per la madre di don Otello il sentirsi dire la mattina del 18 giugno 1944 che, a Graciano, aveva dello messa un prete redu ce dal fronte. Capì subito e gli corse incontro: si trovarono a metà strada, mentre lui veniva a Font.ago. Scrisse poi don Otello: "Seppi che i miei jì·atelli erano tutti in montagna, li andai a trovare.- Allestii un buon rifugio ed ivi ci rifug iammo.I soldati tedeschi mezza ubriachi commisero 01:ni sorta di ladroneria, sevizie, deportazioni.- La caccia alleata era l'incubo di tutti. - Un partig iano de lla Sicilia fu impiccato sulla pubblica piazza.Tre tedeschi, spacciati.vi per inglesi, entrarono nella casa di un contadino, e vedendo le feste che questi fa cevano ai presunti inglesi, presero tre uomini dei quali uno riuscì a scappare e gli altri due f urono impiccali dinanzi al paese.La sera del 2X giugno 1944, un maresciallo, dopo aver ruhato e ucciso molti anim.ali, prese per ostaggi due uomini, voleva che g li fo sse consegnata una donna. - Essendo stato inutile 01:ni raf!,ionamento e spianando egli la rivoltella, due uomini gli saltarono addosso e riuscirono a sparare sul tedesco.- Il cadavere fu nascosto." Sotto la legna della legnaia, avrebbe aggiunto poi la sig11ura Carletti. La sera del 2X, prima che i tedeschi la.w:ia.v sem la piccola linea ... " Q ui c' è nei documenti una lacuna, ma g razie alla signora Carletti sappiamo che successe: cton Otello fu avvisato che gli Ameri cani erano vicinj, ma non avevano il

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Grac iano. sulla strada da Monte pu lciano a Montepu lciano Scalo.


Con la croce e le slellelle: don Otello Carletti cappellano mi/ilare a Creta

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coraggio di veni re avanti. La gente pe r vari giorni aveva trovato cicche di sigarette americane sparse sul piazzale de lla stazione, ma di c hi le aveva fumate nessuna traccia, segno sic uro - ne dedussero - c he le pattuglie di notte si spingevano fin là, ma non se la sentivano d'avanzare. In effctLi i Tedeschi in ritirata avevano lasciato un centro di fuoco sul torre nte Salarco, ma si trattava di poca roba: quattro uomini e una mitragliatrice pesante, il cui tiro era stato perù surlìciente ad impensierire gli Americani e renderli anche troppo guardinghi . 1 loro carri avanzavano, si trovavano sotto il fuoco e tornavano indietro. Appena lo seppe, don Otello agì: "stasera ci vado io". Appena buio si avviò, li raggiunse, spiegò la situazione, mon tò su un carro e ordinò d 'andare avanti. I Tedeschi scapparono e "La mattina del 30, vennero gli alleati, tutte le indicazioni possibili furono loro date per poter aggirare la linea, ma i tedeschi accortisene, si ritirarono su !\REZZO e TORR/7A.Dopo la liberazione e quando.fii stabilito l'ordine e ritornarono i CC.RR. mi presentai a loro, dando i miei connotali. Appena fu possibile10 mi portai a ROMA, e fu i ricevuto all'Ordinariato Militare e riferii quanto avvenuto, e fui inviato a casa.li 2 settembre mi fu consegnato da un ujjiciale proveniellle da ROMA, l'ordine di presentarmi al Ministero della Guerra per raggiungere il 47° Fanteria a Lecce e prestare sen 1iz.io all'Accademia. 0/fenuti i permPssi, giunsi a Lecce il 24 u.s. lsctlembre 1944]."xr.vi Don Otello " ... di là.fu inviato a Bari presso il S. I.M. dove.fu richiesto di una dichiarazione dietro la quale il Ministero lo trasferì presso ii comando delle Accademie Militari riunile nella ciltù tli / ,ec:ce."XC'V II Alloggiava in casa della nobildonna Palmieri, nella c ui cappella diceva Messa ogni mattina, poi usciva e a ndava in Accademia. Fu là c he, tra gli altri, conobbe i giovan i fratelli Piero e Raimondo d' ln zco, i futuri campioni dell 'equitazione italiana, che gli insegnarono ad andare a cavallo e coi quali rcstù in relazione finché visse. "Il solloscrilfo rimase in qualità di Tenente cappellano militare presso l'Accademia militare.fino ai 1946. allorché dietro richiesta dell'Arcive,w:ovo di Ancona all 'Ordinariato militareji, collocato in cm1gedo_" xcvrn Così , il 14 dicembre del 1945, in o ttemperanza al di sposto del di spaccio J 986 del 25 ottobre dell'Ordinariato Mi litare, don Ote llo Carlctli veniva congedato, ascritto alla forza in congedo del Distretto Militare di Siena dal 15 dicembre e, a domanda, il 7 ottobre del 1946, con decorrenza retrodatata al 7 settembre, veniva iscritto nel ruolo riserva de i cappell ani mil itari , ruolo parziale Esercito. Sarebbe stato posto in congedo assoluto il 25 ap1i le 198 1, il g iorno del 38° anniversario del suo arrivo ad Atene.

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In agosto, muovendosi grazie ai çonvugli ed alle tradotte americane.


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Ciro Paoleni - Antonino Zarcone

Per i reduci e Je famiglie nel dopoguerra Finito il conflitto, non terminò l'atti vità di don Ote llo. C hiamato da monsignor Bignamini a fargli da seg retario particolare nella diocesi d'Ancona, no n trascurò di fare ancora quanto poteva per i soldati inc ontrati a Creta o pe r le fa miglie di quanti da laggiù non e rano tornati. G ià a l ri entro aveva fa tto presente di aver compilato le liste dei soldati salili sulla Sinfra e, anche se incompleta, di quanti si erano imharcali sulla Petrella, aggiornandole, per quanto possihile, man mano c he, dopo le terribili no tti del 20 ottobre 1941 e del 9 febbraio 1944, il mare aveva reso i c adaveri degli a nnegati; m a non li aveva resi tutti e, di quelli resi, molti erano irriconoscibili . A que i nomi si erm10 sommati gli elenc hi dei soldati trovati nei campi di conce ntramento a Cre ta. Adesso bisognava dare alle famiglie una parola c he a lime ntasse la speranza de l ritorno o che mettesse fi ne ad una straziante a ttesa. Già il 15 agosto de l 1944 don Otello aveva trascritti i dati dei 337 prigioni eri de l Campo di Mastambà sui mode lli dell'Uflìcio Ricerc he Vatica no, come poi annotò di suo pugno sulla copertina de l quadernetto orig inale. Cessa to il conflitto, il Regno d ' Italia creò un Ministe ro Assistenza Postbe llica e ad esso don Otello trasmise le sue annotaz ioni. Il Mini ste ro le passò al proprio Uffic io Informaz io ni, che provvide a fo rnire alle famig lie le poche noti zie di c ui di sponeva, inviandole all'ullirno loro indirizzo noto, sperando che ne l frattempo la casa fosse stata risparmi ata da l conllitlo e c i fosse ancora qu alcuno in vita. Le comunic azioni, a firma de l dirigente l' Ultic io Informaz ioni , professor Angelo R este lli, erano di due tipi: cartolina, destinata a lle famiglie di quelli che si sapevano con ce11ez za pri gionieri, e lettera, per le fami glie de i di spersi. La cartolina aveva sul recto l'indirizzo - alla famig li a del prig ioniero ....., Via, Provincia, Località - e sul verso il segue nte testo:

" Prot. Creta 7 B, M ilano IO gennaio / 946 Qualora il Vostro congiunto priRioniero Sef?nalo in indirizzo non sia ancora rimpatriato, Vi informiamo che egli, da informazioni dateci dal Rev. Don Otello Carletti, segretario dell'Arcivescovo di Ancona, nel gennaio del 1944 si tm vava nel campo di concentramento di - seguiva il nome del ca mpo - (Creta) e nello stesso mese veniva trasferito ad Atene, da dove proseRuiva per Belgrado. Egli quindi non era fra coloro che vennero imbarcati .~·ulla nave aJfondata nelle acq ue di Creta - Per maggiori dettagli potete rivolRervi al predetto lJun Carletti. Auguriamo che questa trovi il Vostro caro già infamiRlia e ci è gradita L'occasione p er porgere i nostri mi~liori saluti."I<:: La lcllcra, più lunga, diceva: 1 1

31 Sono si.a te riportate le sottolineature esatta mente come nel testo originale, comprese le interruzion i, per quanto insolite.


Con la croce e le stellette: don Otello Carlelli cappellano militare a Creta

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"Da un elenco recapitatoci dal Rev. Don Otello Carletti. segretario dell'Arcivescovo di Ancona. risulta che il Loro congiunto segnato in oggelto, che nell'ottobre /943 si trovava nel/ '/sola di Creta o di Rodi. venne imbarcato sulla nave "Sinfra" il 17 ottobre 1943. u, notte tra il 18 e il /9 ottobre 1943 delta nave venne sottoposta ad aero.siluramento, in seguito al quale a.ffondava a 50 miglia da Capo Spada. Ci duole dover informare che nell'elenco dei superstiti che trovarono rifugio sulle sponde della co.vta di Creta, da dove vennero imbarcati e destinati ad Atene, non risulta purtroppo il nome del Loro congiunto. Lo stesso Don Otello Carletti è a Loro disposizione per.fornire, in quanto possibile, ulteriori informazioni sul conto d el Loro caro. Auguriamo che presto possano ricevere notizie più precise e formuliamo i semi della nostra partecipazione alla loro viva apprensione. Coi migliori saluti li dirigente l'ufficio informazioni"c Dodici g iorni dopo, il Professor Restelli rimandò il q uadcm cuo originale a don Otello e gli scri sse:

"Nel pre.~ente piego Le mando il registro riguardante la tragedia del Sinfra, con la copia da noi compilata. La circolare ormai è stata inviata a tutte le.famiglie e ritengo che J:,'lla riceva quanto prima posta assai considerevole.Fra qualche giorno I,e manderò il resto del materiale per il quale si sta provvedendo alla spedizione delle cartoline alle .famiglie. Voglia gradire i miei migliori saluti ,,e, E infatti cominciarono ad arrivare le ric hieste, ma non si esaurirono in pochi giorni o in poc hi mesi: ci vollero anni. 32 Anni perché, dopo aver dato nolizic,

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Per d i piL1 , g ià la vigilia di Natale del 1946, il dotlor F a 11s 10 Nitti, capo del Servizio Prig ionieri di Guerra, aveva scritto, con scarso uso di virgole e q ualche discordanza grammaticale. a don Otello: "La con.sulwzione degli elenchi in suo possesso son.o per noi di particolare importanza per cui fa preihiamo, an.com una volta, di provvedere alla loro copiatura e invio a ques/o Minislero. J\llo scopo di evirare a lei le spese e noie per tale lavoro la preghiamo di rivolgere la richiesla di quanto le abbisogna, per aderire alla nostra so/feci/azione al locale Ujjicio Regionale di tJUPslo Ministem (ex palazzo della Prefellum). Circa la pubblicazione di Jàwgrajì.e di dispersi in suo possesso siamo s11iacenti di non poterle offrire il nostro concorso a menu r:he ella voglia us1~fruire per tale pubblù:azione del "Notiziario prigio11ieri"edito, per nostra cura, dalla Presidenza del Consiglio. Esso avendo larglzi.uima diffùsione si presterebbe benissimo allo scopo che lei si prefh:ge raggiungere. l,e :,i unisce una copia di tale Notiziario ajjiru:·hé lilla possa prenderne visione In attesa di un suo cenno si ringrazia. - "


Ciro Paoletti - Antonino Z,arcone

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quando i dispersi ri sultarono tali da mollo tempo si dovettero avviare le pratiche di morlc presunta, per cui don O te llo venne chiamalo dalle autorità di Polizia Giudiziaria a rilasciare e lìrmarc d eposizioni scritte, relative a quando aveva visto q uesto o quel militare per l'ultima volta. Il 14 luglio del 1949, in calce alla dichiarazione falla ai Carabi nieri e di cui sono stati riportali ampi stralci narrando i fatti dall'8 settem bre al giugno del '44, don OtelJo aveva detto: "il sottoscritto dichiara inoltre di possedere vari elenchi di militari italiani passati nei campi di concentramento a lui affidati e di possedere l'elenco quasi completo dei soldati imbarcati sulla nave ",\'infra " affondata tra il 18 e il 19 ottobre 1943 nel Mediterraneo e l'elenco completo dei soldati imbarcati sulla nave Petrella affondata 1'8 febbraio 1944 al la.rio di Suda; inoltre dichiara di avere a proprie spese spedito alle relative famiglie (ogni nominativo porta l'indiria,o della famiglia) notizie riguardanti i loro cari, e tuttora è pronto a rispondere a quanti domandano notizie dei loro scomparsi; tale corrispondenza si aggira sulle IO mila lettere. Inoltre trasmise da Milano nel gennaio 1946 attraverso l'UJ]ìcio Informazioni diretto dall'lng. Restelli lt.lfli i nominativi in suo possesso. Simile comunicazione fu fatta nel 1945 durante il mese di agosto attraverso moduli dell'Ufficio lt!formazioni del \11ticano."C1 1 Vale la pena d i notare c he l'allrancatura della lettera o rd inaria in quegli an ni salì dalle 4 lire del febbraio 1946 alle 20 della primavera 33 del 1949; ora, face ndo una media di IO lire a le ttera, moltiplicate per I 0.000 si ha una spesa complessiva d i 100 .000 lire, c he, divise per i quarantatrè mesi dal gennaio 1946 al luglio 1949, danno a loro volta una spesa d i 2.325 lire al mese, in un pe riodo in cui gli stipendi me nsili e ra un miracolo se toccavano le 10.000 lire. S i trattò dunqu e di un sacrifi cio no n lieve per le tasche d i un prete, che non era ohhligato a farl o da nient' altro che la Carità cristiana e c he lo aggiungeva alla fatica di scrivere una medi a di 8 le ttere al giorno, tutti i giorni , inin terrottamente, p er qu attro anni ; il c he, in un periodo in cu i non esistevano né strumenti informatici, né fotocopiatrici, ma soltanto la carta carhonc, che, inserita fra i fogl i, permetteva di fare al massimo q uattro copie, voleva d ire dover rihallcrc lo stesso mod ulo da 2.000 a 2.500 volle. Sembra nulla, ma bisogna provare per rendersi conto di che significa; e q uesto carico d i lavoro per d i più andava sommato al quotidiano ministe ro sacerdotale, alle incombenze della segrete ria particolare arcivescovile per undici a nni e ai numerosi incaric hi ricoperti da don Otel lo, anche a li vello regionale e nazionale, nell'arco di un trentenni o: dal 1947 insegnante di reli gione a l liceo scientifico d'Ancona, assis te nte del!' Azio ne Cattolica, assistente dei medici callolici, di retto re dell' uffic io ca te-

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Per essere precisi, secondo le tariffe postali dell'epoca. l' affrancatura della lettera ordinaria dal I febbraio 1946 al 24 marzo 1947 fu di 4 lire, salì a 6 il 25 marzo 1947 e a IO il I O agosto dello stesso anno; I' 11 agosto del 1948 aumentò a 15 li re e a 20 dal I O aprile del 1949. O


Con la croce e le .1·tellet1e: don Otello Carie/li c:appe/Lano milirare a Crda

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chistico, memhro dell'ufficio ecclesiastico nazionale, cappellano ausiliario della Legione Carabi nieri di t\ncona fino a dopo il 1996 e una miriade di altri. Ma, del resto, come non rispondere a lettere che erano vere e proprie grida di dolore, per quanto temperato dalla di gnità e dal contegno, come quella che segue?

"Molto Rev.mo Carletti don Otello Segretario arcivesr:ovile (AN CON;\) In primo luogo, Le chiedo scusa del mio breve silenzio, ma dopo qualche ricerca sono venuto in possesso dell'indirizw del Ma[J[Jiore Nico/etti Gualtiero. che trovasi al ""Nucleo .meciale profitti di re1,time di Milano'"'.Perciò La prego di voler chiedere anche lei al Sig. Maggiore Nicoletti. se ne sapesse qualche cosa di mio fratello Antonio, io scrissi ha llttli quelli che Lei mi diede gli indirizzi, ma fin' ogt?i, qualcuno ha risposto con e,çito negativo; però La prego. di volermi inviare tutti i nomi con relativo indirizw, di tutti i Finanzieri che Lei dettiene elencati nei suoi Registri, perché io desidero scrivere a tutti, e così mi faccio riserva di farci sap ere a Lei, tutti i nomi dei rispondenti vivi e di quelli rispondenti perduti. anzi mi rcu:comandu a Lei, di indicarmi la notte precisa che siete stati silurali ed il nome preciso della nave. Non ho più nulla per il momento d'aggiungerle solo, che augurarle ogni bene e rinRraziarla anticipatamente su tutto cià che Le chiedo. Gradisca i miei più cordiali saluti Suo Dev. mo Rudella Dario App.to di Finanza brif,iata Volante di J MO LA (Bologna)"Cl 11 Ed ecco il prototipo d' una dichiarai.ione che, coi campi in hianco da riempire col nome e repa110 del disperso, don Ote llo mandava ai parenti che gliene chiedevano notizie; vale la pena ripo11arla per intero, non fosse per qualche piccolo pa11icolare in più che ne emerge a proposito della tragica storia della ,\'infra:

"il sottoscritto Carletti D. Otello, di n ante e llisli Stella, classe /9/ 6, proveniente dal Distrelto di Siena, attua/men/e domiciliato presso il Palazzo Arcivescovile di Ancona, ex Tenente Cappellano militare della 35" Sezione Sanità l '.M. 121 (Creta) alla data ddl'Armistizio in servizio presso la 24° Tappa per base p.m. 121 (lraklion-Creta-) dichiara di aver conosciuto personalmente il militare ........................................ ......................... nelle seguenti circostanze: ................................................ ...... .... .... ........................ ...... . Alla data dell'amiistizio il Ten. Capp. Carletti don Otello, trovavasi nel set-

tore tedesco dell'isola di Creta per assistere tre Compagnie del Genio la 177 e 178" posta alla periferia di lraklion e la 179" a Timbachion; inoltre il 111° lltg del 31 Fanteria e tulle le batterie di artiglieria dei campi di aviazione che vennero da Candia -Canea-Timhachùm e i marinai di Candia-Can.ea-e gli aviato-


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Ciro l'aoletti - i\nloninu ?.arcone

ri del campo di lraklion oltre a tutti i soldati addetti alla sussistenza e ad una sezione di autotrasporti, e tul.li i saldali della tappa........................................... . Dopo l'armistizio i tedeschi radunarono i soldati italiani cosiddetti JJadogliani in tre campi di concentramento alla periferia di Jraclion. Il IO ottobre 1943 riuscii ad entrare nel campo di Mastamhà-Traklion -Creta-dove i tedeschi avevano rinchiuso circa tremila soldati italiani di tutte le armi. Informatori segreti.francesi fecero sap ere al sottoscritto che i tedeschi avrebbero imbarcato i soldati italiani del campo di Mmtamhà sulla nave "Sinfra" caricata di bombe e altro materiale........... ................................................................ . Il sottoscritto allora fattosi prendere dai tedeschi, fu aggregato al campo di Mastambà, e conscio del pericolo che i soldati italiani erano per suhire compilò nascostamente un elenco che nascose nell'altarino da campo ·································································---····················· ································· In ques/o elenco vi è segnato alla le/tera_ il seguente nome: ······································· ·················································································· i l 17 ottohre tutti i soldati compreso ii sottoscritto furono imbarcati .ml/a nave "Sinfra " senza che i tedeschi sapessero i nominativi, così con l'aiuto di alcuni greci, l 'elenco in mio possesso.fu lasciato presso un missionario caltolicu di lraklion, e la nave durante la notte si trasferì nel porto di "Suda" (Creta). Quivi vennero imbarcati altri soldati della 1 I:> (.'pg. Genio e quindi fi, tentala la traversata per Creta-Pireo................................ ............................... ............... . li sottoscritto pur sapendo ch e 1;/'inglesi avrebbero attaccato la nave, rimase a hordo per assistere i soldati italiani. Circa le ore 2 I e trenta, La nave.fu silurata e subito incendiata da aerei inglesi e affondò a circa 50 miglia da Capo Spada (Creta) all'altezza di Cerigo nel Mediterraneo. La nave affondò per lo scoppio delle bombe che erano a hordo, i soldati italiani erano senza salva1:enle, e alloggiati nelle stive, le scialuppe di salvataggio furono calate in mare ed usate dai tedeschi stessi. IL sottoscritto COl~{ortà, benedì, ed assolse in massa i soldati quindi dopo una preghiera recitata in comune impartì ordini onde rendere meno tragica la discesa in acqua ........ ........ ............... .... ................. ....... . Dopo circa otto o re di nuoto, attaccati a qualche relitto si videro delle barche greche, pescherecci che tentarono il salvataggio dei superstiti ..................................................... ........................................ /1 freddo intenso, la mancanza di allenamento, la distanza dalla costa, la sete provocata dalla mancanza di acqua a bordo della nave per più di 24 ore, il fuoco del homhardamento, lo scoppio della nave stessa e le onde del mare, dalla rnaltina del /C) ottohre 1943, procurarono la morte di centinaia e centinaia di soldati ........................................ ........... .................................. ....... Dei 3200 italiani a bordo della nave "Sinfra" soltanto circa 750 poterono salvarsi data la scarsezza dei mezzi di salvataggio................................................. .............. .... Gli scampati furono condotti, i più 1:ravi all'ospedale della Canea, lui/i gli altri, compreso il sottoscritto, nelle prigioni di Schines, presso la Canea, sotto l'accusa di a vere uccisi marinai tedeschi per togliergli il salvagente. La prigione il 24 ottobre 1943 fu bombardata .xxx.xxx.xx e colpita da aerei inglesi. ........... ..... .............. .................................................................................... .


Con. la croce e le stellette: don Otello Cartelli cappellano militare a Creta

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Il sottoscrilto riuscì a compilare un elenco incompleto dei soldati in questo .............................................. 34 il nome deL. ............................................... 35 L'l J novemhre 1944 36 alla maggior parte degli scampati dal terribile nau/i·agio fu permesso inviare attraverso la Croce Rossa Greca un messaggio alle famiglie e subito dopo imbarcati sopra una altra nave condotti al Pireo (Creta}31 e quindi in Italia. Si pu<Ì assicurare che detta nave raggiunse felice1nente La Grecia......... ......................... ........ ........................... .............................. . Altri scampati con il sottoscritto jùrono assegnali al rinvenimento dei cadaveri restituiti dal mare dopo olio giorni. ..................... ........... .. ........................... . Tra i cadaveri rinvenuti e seppelliti nel cimitero di Candia non fu identificato il cadavere del militare ........................ .......... infalli era l 'identificazione resa dijficile dalla mancanza di abiti, i soldati si gettarono nella maggioranza in acqua senza abiti, e dalla fisionomia deturpata dal mare.- Quasi tutti i cadaveri furono seppelliti come sconosciuti. Tra gli scampati dal naufragio del "Sir{fra " incontrati nel mio pellegrinaggio in Creta prima (fino al 1° maggio 1944) in Grecia e infine a Belgrado ................................... 38 la fortuna di incontrarmi con il.......................................................................................................... Questi sono i falli che con certezza il sottoscritto può affermare, altresì queste sarehhero tutte supposizioni.- Cosicché non potendo dichiarare il militare.....................................................:w né scampato, perché non più incontrato, né morto, perché non iden.t(ficato tra i cadaveri, pur ritenendolo morto, data la tragicità del naufragio e l'assoluta mancanza di notizie .fìno a questo momento, lo dichiaro disperso in mare a 50 miglia da Capo Spada (Creta) nel naufragio dal IX al / 9 ottobre 1943 a bordo della nave "Sinfra " come prigioniero dei tedeschi. in fede di quanto sopra ...c.iv Poi c'erano le risposte ai congiunti di quanti erano stati visti ancora vivi e di quanti s i sapeva con certezza c he erano morti. Nel primo caso s i aveva, per esempio:

"li sottoscritto Carletti D. Otello, di Dante e Risti Stella, classe 1916, proveniente dal Distretto di Siena, attualmenle domiciliato presso il Palazzu Arcivescovile di Ancona, ex Tenente Cappellano militare della 35° Sezione

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Qui veniva indicato se si 1rat1ava di un elenco, di un registro o cht: altro. Qui veniva ripo1tato il grado e nome dd di sperso indicando se figurava ncll'clt:nco; se non c'era, don Otello scriveva "non esiste". 36 Refu so; chiaramente si traua dell' 11 novembre 1943, visto che nel novembre del 1944 don Otello era in Italia già da cinque mesi. 37 Altro refuso: Atene. 38 Qui don Otello scriveva, secondo i casi "ebbi" o "non ebbi". 39 Qui don Otello scriveva il uome del disperso. 35


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Ciro Pao/etti - J\nlonino 7,arcone

Sanità P.M. 12 I (Creta) alla data dell'Armistizio in servizio presso la 24"Tappa per base p.m. 121 (lraklion-Creta-) dichiara di avere inconlmto il soldato PONZO SALVATORE A CRRTA in un campo di intemati o prigionieri chiamato "mastambà ", il giorno 2febbraio 1944, di avere celebrata ivi la Santa Messa e di avere di nascosto dai tedeschi presi gli indirizzi di 337 soldati ivi rinchiusi, tra i soldati che in quel giorno consegnarono al .wttoscritto un biglietto con l'indirizzo di casa e il proprio nome figura il soldato in oggeflo: infatti in un quaderno con copertina nera alla lettera "P " si legge: PONZO SALVA'JORE (saluta) - P ONZO S<ìUA7J O - VIA PIAVE I - Vtl'A - (Trapani) Il sottoscritto lasciò tale quademo presso la Chiesa Callolica di .lracliok (Creta) e nel maggio 1944 riprese e custodì. Nella prima pagina di detto quade rno è scritlo: " li presente elenco .fu trascritto nei moduli C. R.I. a Creta, ed oggi è stato ripetuto nei moduli dell 'ufl Ricerche Vaticano in data I 5 agos/o 44 con la nota: veduto da me in o/lima salute a Creta nel mese di Febbraio 44. Da quanto sopra si dichiara che il soldato PONZO SALVA'J'ORt.:. jì, incon trato dal sottosr:riuo alla per(feria di Jaraclion in un campo di prigionieri la mattina del 2.febbraio 44, fu veduto e riceve/te l 'indirizw di ca.va con il co11w11do di inviare al più presto nulizie della pmpria buona salute alla famiglia. Notizie spedite alla famiglia del PONZO in data 15 agosto 1944, ma riferentesi al giorno 2febbraio 44, ciò che avvenne dopo il 2febbraio 44 il sotto.w:ritto non lo sa, cioè da quel giorno rwn ha più incontrato né a Creta né altrove il Ponzo Salvatore; anzi in un ,\·er·ondo tempo è venuto a cono.w:enza rhe molli soldati chiusi nel carnpo di Maslambà ft11vno imbarcati sulla nave Pelrella che venne poi qffemdata appena.fuori della Baia di Suda (CrNa) e dalla quale come resulta da un appunto scritto a macchina è dello "Elenco degli l!fficiali sicuramente salvati dal naufragio del piroscafo Petrella (alcuni nominativi di ufficiali salvati altri nominativi di ufficiali ma ncanti) ed infine na,4raghi salvati alla Canea totale700 naufraghi di truppa, I I ufficiali = a Retimo 78+ uno ufficiali. Altre notizie non.fiurmo mai da/e dal sottoscritto che in f ede si.fìrma:·cv

Infine, quando si trallava di dichiarazioni di mo11e pres unta, venivano verbalizzate da ll'aulrnità di Polizia Gi udiziaria come segue, refusi ed errori di battitura inclusi: "L 'anno millenovecentocinquantaquattro, addì diciotti del mese di dicembre, alle ore undici, neg li l!jjicio della Squadra Amministrativa della Questura di Ancona. = innanzi a noi sottoscritto S0t1uJ]ìciale di P.S. nonché Ufficiale di PC., è presente il Tenente Cappellano Militare CARLE1'JJ Otello di Dante e di Risti Stella, nato nel 1916, proveniente dal Distretto di Siena, attualmente domir.iliato presso il Palazzo A rei vescovile di Ancona, il quale in relazione alla noia della Presidenza del Consiglio dei Ministri 11. 0 18291/E-3 d el 30 novembre 1954, riguardante il decesso del soldato; DEODATO Giuseppe, di Vito e di Bonazzn Efisabetla, nato a Cenati il 25 maggio 1920, dichiara quanto sef?ue:


Con la croce e Le stellette: don O/elio Carie/li cappellano mi/ilare a Crela

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'"' "dichiaro di aver conosciuto personalmente il militare DEODATO Giuseppe, di Vito da Catanzaro, appartenente alla 35° Sezione Sanità p.m. 121 Creta, nelle seguenti circostanze: Alla data dell 'armistizio mi trovavo nel settore tedesco dell 'isola di Creta per assistere tre Compagnie del Genio La 177 e 178° posta alla p eriferia di lraklion e la 179° a Timbachion; inollre il 111° Btg del 31 Fanteria e tutte le batterie di artip,lieria dei campi di aviazione che vennero da Candia -Canea-'J'imbachion e i marinai di Candia-Canea-e gli aviatori del campo di Iraklion oltre a tulfi i soldati addetti alla sussistenza e ad una sezione di autotrasporli, e tulti i soldati della tappa. Dopo l'armistizio i tedeschi radunarono i soldati italiani cosiddelli Badogliani in tre campi di concenlramento alla per~feria di lraclion. i l 10 ottobre 1943 riuscii ad entrare nel campo di Mastamhà-lraklion -Creta -dove i tedeschi avevano rinchiuso r:irca tremila soldati italiani di tulle le armi. = li giorno 2 .febbraio 1944 festa della Madonna, al sofloscritto fu permesso di recarsi nel campo di concentramento alla periferia di /raclion (Creta) per la celebrazione della S. Mesl·a.= Fui trallenuto dai tedeschi per ragioni disciplinarifìno al giorno 15febbraio /944. = Il giorno 9 fehhraio /944 nella mattinata mentre i soldati prigionieri stavano per essere condotti al lavoro, ci fu l'allarme aereo, e due apparecchi inglesi verso le ore I /,30 sganciarono alr:uni spezz.oni sul campo italiano.= Uopo il bombardamento il solloscriUo con gli altri Ufficiali tedeschi raccolse alcuni soldati feriti e morti tra i quali il soldato DEODATO Giusep11e di Vito, r:lasse /920, della provincia di Catanzaro, appartenente alla 35" Sezione Sanità, p.m. 12 1 e dopo avere constatato la morte, seppellì nel cimitero, dal sottoscritto costruito presso lraclion, accanto a quello Greco, nel campo sulla destra entrando fila quarta, tomba 75, (la sesta tomba iniziando dal viale di centro). = Il soldato fu identificato sia perché conosciulo, sia per i documenti trovatigli nel portafogli, tutto fu ritirato dai tNirisr:hi ,çtessi. = Vi quanto sopra, abbiamo redatto il presente verbale che, previa lettura e conferma del Tenente Cappellano CARLETTJ Don Otello, viene soltoscritto da noi verhalizzanti. ="cvi Il trascorrere de l tempo non alleviava il dolore, al massimo tramutava la speran1,a di un ritorno, ormai impossihile, in quella dell ' identificazione almeno di una tomba da qualche parte sulla terra. Prova ne sia che ne l 198 1, a trentotto anni di di stanza, don Otello era ancora impegnato a rispondere a fam ili ari di dispersi. Poi c'erano quelli che si rivolgevano a lui per un aiuto di altro genere, ma non meno necessario, magari narrando particolari de l suo operato c he per modestia lui aveva tac iuto nei rapporti :

"Ewe~io Rev. Prima di inoltrarmi nei motivi che mi hanno spinto a scriverle questa mia, penso sia mio dovere farmi riconoscere. Mi chiamo Giuseppe Bietolini e sono di Ossàia di Cortona prov. di Arezzo, sono un Ex prigioniero di guerra catlura-


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to a/L'Isola di Creta, appartenevo alla 160° Comp. 'f:R. 'I: di stansa a Cavassi ed Jerapelra. Come l,ei sicuramente ricorderà per un particolare che poi Le ricorderò, ehhi l'onore di conoscerla dopo l'am,istizio e precisamente al campo di concentramento di Yraclion nel mese di gennaio 1943, mi pa re. Ma prima di continuare desidero farle giungere il mio prrfondo ringraziamento per aver fallo avvertire la mia famiglia del mio arrivo in terra ferma, senza la quale notizia non avrei certamente trovato viva mia madre in quanto da un mio compaesano si era sparsa la voce che ero perito con una delle navi affondate in quel periodo. Per facilitarle il compilo le citerò alcuni episodi e così potrà meglio riordinare la memoria e farsi una idea più completa per quanto mi riguarda. Inutile ricordarLe il campo di concentramento di Yraclyon . se lo ricorderà benissimo, o motivi per cui ci rinchiusero li ricorderà benissimo, il Maf!,f!,iore Cassini, che con la propaganda non potendo convincerci ad aderire con Lui o con i Tedeschi ricorsero alla fame ed al lavoro coatto come tante pecore al freddo. eravamo costretti a dormire con una coperta sul lastricato di cemento in pieno inverno, ricorderà la nave l ,ivenza, partita dal molo di Yradion la ,çera del X/2/1944 per la Canea per completare il carico umano e da li partita alla mezzanotte del giorno 9 e affondata alle ore 2 dello stesso giorno in piena notte da tre siluri che la divisero in due dove perirono ben 403 I soldati italiani. Lei, se non erro è stato naufrago di quella affondata il 26 ottobre 1943; malgrado quella tremenda esperienza, mi ric01do mi pare che sia stato J,ei, quando eravamo al mulo di Yraclion per essere imbarcati un Ufficiale per un comprensibile scoramento, non voleva imbarcarsi ed allora Lei si tolse la sua giacca munita del segno della croce rossa glie la offerse per darli la possibilità di rimanere al Suo posto, ma che questi poi rifiutò; ripeto, mi pare che sia stato Lei, eravamo un po' lontani dalla passerella quando si verificò il f!.eslo. Ricordarle altro credo sia pe,jettwnente inutile, Le dirò soltanto che uomini rido/li ai minimi termini o meglio a larve umane, arrivati in Germania ci ballarono entro le Miniere di Carbone a 800 metri di profondità, come toccò al sottoscritto, dalle quali solo un miracolo ci salvò, ma Le sojjerense Lo comprende benissimo Jitrono inenarrabili. Comunque come Dio volle riuscimmo a tornare a casa e riabbracciare le nostre famiglie, ma il nostro .fisico sottoposto a tante dure prove era già minato e dopo alterne pause culminò, per quanto mi riguarda, in un principio di 'J :H.C che dopo lunghe cure riuscii a debellare, ma le cui conseguense hanno reso la mia salute sempre più precaria. Feci domanda per ottenere La pensione di Guerra nel I 948, mi chiamarono alla visita Y!lf)!l sette anni e mezzo. cioè nel 1954! Fui riconosciuto. ma non potendo provare nulla, mi fu respinta perché non dipendente da cause di guerra, ricorsi alla Corte dei Conti. presentai dichiarazioni dei tedeschi con le quali si confermava il mio stato precario di salute di allora, i miei ricoveri a più riprese, in infermeria di isolamento, dichiarazioni dei miei compagni, nulla è valso. Le Autorità le hanno considerate come compiacenti e così mi sono visto confermare il parere negativo. Dimenticavo di dirle che il Medico che mi curò, la cui


Con la uvee e le stellette: don Otello Carleui cappellano militare a Creta

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testimonianza poteva essere determinante morì poco prima che i chiamassero alla visita!!!!!! Poi miracolosamente mi sono ricordalo del suo nome e così, tramite il Ministero della Guerra, il suo indirizzo, ora lei è l'Ultima mia speranza Rev; e nel nume di tante soffereme di cui è stato testimone e partecipe, la /Jref!.O di aiutarmi facendo una dichiarazione dalla quale risulti come le sojferense, la fame, il freddo, l'acqua gelida del mare ci avevano ridolto, lo stato di denutrizione protrattosi per mesi come non puà essere stato causa di possibili malanni? l o non sono medico ma lo lascio decidere a lei Rev. Mi scusi, ma tanto lei comprende ugualmente .... la pre?,o Rev mi aiuti nel nome della verità, è l'unica speranza che mi rimane. "CVll

VisiLù alcune famiglie, che risiedevano abbastanza vic ino ad Ancona, restando poi in conlalto per lungo lcmpo. Giorno dopo giorno, per oltre cinquant'an1li, don Otello continuò a dare tutto l'aiuto che polé, come polé e in qualsiasi momenlo. Se è vero che, come hanno dello molli scrillori, ogni uomo, anche il meno importante, ha a lmeno una volta nella vita un momento solenne, in cui raggiunge quello che poi ricorderà come il culmine della propria esistenza, sarebbe assa i difficile dire se per don Otello il culmine sia stato quel che fece duranlc l' affondamento della Sinfra, consolando, fortificando e perdonando per l'eternità i molti che a quell'eternilà arrivarono trag icamcnlc in poche ore, o non piuttosto quanto fece poi per an ni , oscuramente e costantemente, ma con non minor inerito, investendo uno c guadag nando cento, accumulando in Cielo un tesoro che, come dice la Scrittura, né i ladri né le tarme avrchhcro mai consumalo, e facendolo perché, come avrebbe potuto dire parafrasando il Crislo, suo cibo era ''fare la volontà di Colui che mi ha mandato a dare compimento alla sua opera. " CVIII

G li aulori desiderano ringraziare la fami glia Cad etti per aver gentilmente fornito le informazioni necessarie alla stesura di qucsLo saggio cd aver consentito la consultazione dei documenti di Don Otello, che sono poi stali donali ali' Archivio dcll'lJrticio Storico dello Stato Maggiore dell' Esercito perchè possano essere messi a disposizione degli studiosi.


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S tato di Servizio di don Oidio C arlelli, AS/2/1479 , matricola 5542, 2" orig ina le, Arc hivio dell' Ordinariato Militare per l' Ita lia, Roma, Specchio I, pagina 2. 11 Rip. in don Andrea RODELLA, L'organizzazione - il Cappellano nei quadri de/l 'Esercito, in Il mio curato tra i mi/ilari, llresc ia, Morcelliana, 1942, pag. 243. Pe r ulterio ri a pprofondimenti sull ' organizzazione di quel periodo, u llre a quan to riportalo in questo saggio, si può consultare la Raccolta delle disposiz ioni ri~uardanti il Servizio del/'A ssislenza spirituale delle forze armate dello Staio, Roma, M inistero de lla Guerra - Ordinariato M ilitare per l'Italia, pubblicazione n. 3864, Is titut o Po ligratico e Zecca di Stato, 1940. 111 Legge 77 del 16 gennaio 1936, XIV E . F., resa esecutjva cui R egio Decre lo 11. 474 del I O febbra io dello stesso anno. integrata e comple tata dalle Nonne f)er i Caf)pel/ani Militari dei ruoli uusiliario e di riserva, dalle note re lative a lla ( ìiurisdizio11e e servizio dei Cappellani militari e da que lle sulla n oc:umenlazione e modulislirn rl'lativa ai n 1p-

f)ellani militari. IV Legge 77, a11icolo 5 e segg. v Legge 77, art. 4 , precisata ed integ rata e cclesiasticamente dal decre to de l I] apri le 1940 de lla Sacra Congregazione Concistoriale. VI l vi. VII Lore nzo SAN<;1J1<;No, Ricordi della 35a Sezione di Sanità, in Dome nico CAl'ECELATRO G AUDIOSO (a cura di ), /,a nivisione Siena sulfmnle grn:o-alhanese 1940- 194 1. Napoli , 1975, pag. 73. vu, Don Giacomo VENDER, il mio curato... i11 terriJorio straniero in, li mio n1m10 Ira i militari, Brescia, Morcclliana, 1942. pagg. 145 - 147. IX Don (ìiacomo Yr.NDliR, op. cit.. pag . 148. X Idem . Xl Ide m. XII Idem. Xlii Inte rvista d i Celso BAITA<;1.1N1 a d o n O tello CARLETl'I, su " Presenza", n. 29, del 18 sellembre 1983, pag. 7. XIV Don Giacomo VENDER, op. cit., pag. 156- 158. xv Rip. in Paolo MONELLI, Roma 1943, C les, Mond adori, 1979, pag . 110. xv i Stato M agg iore (ìe nerale SIM/CSDIC, Relazione /Jersonale del 'fe11e11te Cappellano

CARLErn Otello di Dante classe 1916 - dislre//o di Siena - già della 35" Sn imw di Sanità - Div. "'SIENA" disloca/a a Cre/a. - Prigioniero dei tedeschi. Redaila in data I 0 ollo bre 1944, N 2534/LAS . di prot. l'M 15 lì 8 novembre 1944, in Archi vio Ufficio Storico Staio Maggiore Eserc ito (d 'ora in po i AlJSSME), 2 128 B 7/2, a llegalo I, Avvenimenti dopo l 'armistizio, pag . 1. XVII N.N. su "Quadrante" n. 5/6 de l 16 m arzo - 5 aprile 1988, pag. 30 . XVIII Ibide m. XIX Ugo DE LORENZIS, na/ primo all 'ultimo giorno, Mila no, Lo nga nesi, 197 1, pag . 259. xx SM G , SIM/CSDIC , Relazione... c it. , in AUSSM E, 2 12 8 11 7/2, a llegato I , Avvenimenti dof)o f'armisJizio, pag . 2. xxi Inte rvista di Celso BAn AGLINI a don Ote llo CARLE'rn , su " Presenza", n. 29, del 18 seUembre 1983, pag. 7. XXII Don Otello CARLEITI, Tragedia del Si11fra - dichiarazione, resa per iscritlo il 14 lug lio 1949 a richiesta del Comando Legione Carabinie ri di A ncona, pag. I. XXIII Inte rv ista c it., pag . 7. XXIV Ibidem. xxv Don O te llo CARLEITI, Tragedia del Sùifra, c ii. ibidem . XXV I Inte rvista c it. , ibidem .


Con la croce e le stellette: don Otello Carleui cappellano militare a Creta

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XXVII SMG, S IM/CSOIC, Relazione.. . c it., pagg. 2 e J. XXVIII Don O te llo CARI.F.ITI, Tragedia del Sinfra, c it. , ihidem. xx ix lnt.e rvist.a cii. , ibidem. xxx S MG , SIM/CSDIC. Relazione... cit. . pag. 3. XXXI Inte rv ista cit., ibidem. XXXII Mussol ini, rip. in G iampaolo PANSA, llgltulio e l'alloro, Milano, Mondadmi, 1991, pag. 5. xxx m Sta to Maggiore Generale SIM/CSDIC, Relazione... c ii., pagg. 3 e 4. xxxiv Relazione... cit., pag. 2. xxxv Relazione... c it., pagg. J e 4. XXXV I Don Edoardo PINO,/n tragedia di Rodi e dell'Egeo, Roma, E.I.CA.• 1957, pag . 155. XXXVII Relazione... cit. , ivi. xxxvm Do n Edoardo FINO, ibidem. XX IX Inte rv ista cit. , ibi dem. I.X Relazione... cii., pag. 4. XLI Don O tello CARLETIJ, Tra?,edia del Sinfra, c it., pag. I . XLll Relaz ione... cit., ibidem. XLI II Inte rvista c it., ibidem. Xl.IV Fra ' GALDINO. li mio curato... tra i prigionieri di guerra in, Il mio curato tra i militari, Brescia, Morcclliana, I 942. pag. I 75. XLV Fra' (ìAl.l)INO, cit. , pagg. 175- 177. XLVI La pubblicistica sull'argomento della prigionia durante la Seconda Guerra mondiale è enorme, anche se 1xx:o considerata. Solo per darne una vaga idea, q ui baster;, citare RERREITI, Alessandro - PEss10N, Leonardo, Lager. .. , su " Historia", anno IV, n. 36, novembre 1960; CA5TELLUCCIO, Antonio - PASlDRE, Fabio . / militari italiani internati in Germania, su " Rivista M ilitare", a nno CXLV, n. J, maggio-giugno 200 l ; Crn TR INAR I, Massimo, / R immani perdile lm i soldali italiani, su " Rassegna cieli' ANRP'', n. 1/ 2 genn/lebb. 2001 ; rERJou, Alessandro, Un cappellano ribelle nei lager di Stalin: padre Gio vanni Brevi, su "Rivista della G uardia di Fimmza". anno Lill, n. 5. settembre - ottobre 2004; GUERRA, J\ldo, Il calvario nei lager nazisii, su "Storia Illustrata", anno XXV I, n. 323, mal7.0 1984; JAO)rlUCCI, Almerico, Le due mirar:olosefw:ilaz.ioni di Rriganti, s11 " His1uria", ~nnu rv, n. 37, dicembre 1960; MAGGIO, Carlo, lJ f enomeni de lt, prigionia, su "UNUCI", n. 9/1O, sctt-ott. 2002, pag. 2 1: MAHMUD, Neifami?,erati campi alloggio. su " Il reduce d 'Africa", n. 4, giugno 1997, pag. 4 ; M1::1..u110R1, G iul io, LI! lei/ere di (jiulio Melr:hiori dal Campo 305, su " Il reduce d' Africa", 11. 1/2, genn. - lebb. 1998, pag. 9, ZocARO, Etlore, Falllasia macabra su Pvlitz. su ''Rassegna ddl' ANRP", n° 8/9 agosett. 200 I; ORLANDUCCI, Enzo - V1SANI, Alessandro, Internati Militari Italiani, in/ pri?,ionieri di ?,uerra nella storia d 'Italia, Roma, Edizioni J\NRI', 2003; 81::RAUIJI, G ino, Vainà Kapu/J.· guerra e prigionia in Rus.,·i a ( 1942 - 1945), Rovereto, Museo Storic o Ita liano della Guem1, 1996; Cot.TRINARl, Massimo - ORLANDUCCI, Enzo, / prigionieri militari italiani degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale, Roma, ANRP, 1996; CoumNARJ, Massimo 0RLANDUCCJ, Enzo. / prigionieri militari italiani nella Seconda Guerra Mondiale in Francia e nei terrilori fruru:e.,·i, Roma, ANRP, 1')95; 0)1TR INARI, Ma~simo, Albania quarantmrè: l'avvio dei militari italim1i ai campi di concentramento, Roma, ANRP, 1995; FRANZINI, Egidio. L'ultimo ir!femo, Mila.no, Mursia, 1966. GIACINTI, Silverio, V a t.:LAlamein al Criminal Camp, Roma, Kappagraph, 1979; LIJAl ,Ili, Aldo, Nudi alla mela, Milano, I .onganesi, 1970. Xl.VII Fra' lì Al .l)INO, c it.. , pag. 177. XLVIll Convenzione inlemazionale sul Trattamento dei prigionieri di guerra, Roma. M inistero d ella G uerra - Istituto Poligrafico e Zecca di Stato - Libre ria, pubbli cazione n. 40 16 , 194 1, X IX E.F., art. 5, pag. 4. I.X IX f.'ra ' G ALDINO, c il., pag. 196.


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Ciro Paoletti - Antonino Zarcone

L Relazione... cit., pag. 4. I.I lnlervisl.a di Cdso 11ATIAGT.1Nl a don Otello CARI.ETIT, su " Presen /.a", n. 32, dd 9 o ll.o bre 1983, pag. 6. LII Tragedia del Sinfra, eit., pag. I . LIII Domenico ROMANO, l.'eruù:o sacrifico della Siena - la lragedia df'l Sinfra , in Domenico CAPECELATRO GAUDIOSO (a cura di), La Divisione Siena sul.firm.le greco-albanese 1940-1941, Napoli, 1975, pag. 77. LIV Interv ista di C. BAnAGLINI a don Otello CARLJ::ITI, su " Presenza", n. 32. del 9 o ttohre 1983, pag. 6. LV Relazione... cii., ibidem. LVI Tragedia del Sù!fra, cit., ibidem. LVII Relazione... cit., pag. 5. I.VIII Tragedia del Sinfra, cii., ibidem. LIX Relazione... cit., pag. 5. LX Enzo Dt:LLAROVERE, rip. in A. MASSOl:IRIO, lo tra i novemila cadaveri ajjòndali a Crela, su " Il Ciornale", anno XXX II , M ilano, 1 giugno 2005, pag. 45. I.Xl Domenico ROMANO, cii., ivi . LXJI Relazione... eit., pag. 5. LXIII Intervista di Celso B ArrAc;uN1 a don Otello CAR Lli lTI, su " Presenza", n. 32. del 9 01 tobre 1983, pag. 6. LXIV ROMA NO, op. cit., pag. 78. I .XV lnkrvi st.a, ciL, pag. 6. LXVI Idem. LXVII Relazione... c it., pag. 5. I.XVIII ROMANO, op. c ii., pag. 78. LXIX Tragedia del Sinfi·a, cii., ibidem. LXX ROMANO, ibidem. LXXI Relazione... c it., pag. 5. I.XXII Tragedia del Sinfra , cii.., pag. 2. LXXlll Relazione... cii. , pag. 5. LXXIV Intervi sta di Celso BATTAGUNI a don Otc lJo CARLETTI , su "Presenza", Il. 33, del 16 ottobre 1983, pag. 6. I.XXV Relazione ... ci1., pag. 5. LXXVI Tragedia del Sitifra, cii. , pag. 2. LXXVII Relazione... cit., pagg. 5-6. LXXIII Tragedia del Sinfra , cit.. pag. 2. I.XXIX Relazione... cii.., pagg. 5-6. LXXX Tra,?edia del Sinfra, cit., pag. 2. LXXXI Relazione... cit., pagg. 5-6. LXXXII Relazione... cit., pagg. 7-9. I.XXXIII Relazione ... c ii., pag. 8. LXXXIV Tra,? edia del Sinfra, c it., pag. 2. LXXXV I ntervista di Celso BAITAc;u N1 a don Otello CARL!irl"I , su " Presenza" , n. 33, del 16 ottohre 1983, pag. 6. I.XXXVI Trag edia del Sinji·a, cii., pag. 2. LXXXVII Intervista cit., pag. 6 LXXXV III Idem. I.XXX IX SMG, SlM/CSDIC, Rela zione ... cil., A llegato N . 2 alla rdaòone dd lenente cappellano Cadetti Otello, Periodo in Italia , pag. I .


Con la croce e le srellette: don Otello Carie/li cappellano mi/ilare a Creta

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xc SMG, SIM/CS DIC, Relazione... cit. , Allegato N. 2 alla relazione del tenente cappellano Carletti Otello, Periodo in lwlia, pag. l. XCI Tragedia del Sinfra, cil., pag. 2. XCII Relazione... c it .. Allegato N. 2 cit. , pagg. 1-2. XCIII Tragedia del Sinfra, cit., pag. 2. XCIV Relazione... c il., Alk:gato N . 2 cil., pag. 2. xcv Idem. XCVI Ibidem. XCVII Tragedia del ,')'infra, ci t., pag. 2. XCVIII Idem. Cartolina postale, in data IO gennaio 1946, dal Ministero Assiste nza Postbellica Ufficio staccato Alta Italia - Ufficio Informazioni - Mil ano, con timhro del Centro Assisten7.a rimpatriati dalla Germania , alla famig lia del prigiorùeru Baraldi Mario, Via S. Giovanni Pirani , Finale Emilia, Pruv. Modena, in "Carte Carletti", Ancona. e Lettera, in data I O gennaio 1946, dal Ministero Ass istenza Postbellica - Ufficio staccato Alta Italia - Uffi c io Informazioni - Milano, alla fami g lia - in biam:o -, in "Carte Carlett.i ", Ancona. C l Angelo Rcstelli. dal Mini stero Assistenza Postbellica - Ufficio staccato Alta Italia Ufficio Informazioni - Milano, a don Otello Carletti Segretario cie li ' Arcivescovo, Ancona; proL Bo/V/ del 22 genoaio 1946; Oggello: Connazionali già inrernati a Creta, in " Carte Carletti" , Ancona. Cli Tragedia del Sinf ra , ciL, pag. 2. cm App. GdF Dario Rudclla a don Otello Carlctti, Imola, 25 febbraio 1948. CIV Don Ote llo Carlett i al sig. Horino (ìermano, Piazza Cuneo, Costemig lia, pare nte del geniere Edoardo Germano, del XXIX Btg Genio; t:opia senz a imlit:azioni , in "Carte CarleUi", Ancona. cv Don Otello Carlctti alla famig lia Sguazzo, Via Piave I, Vita, Trapani , in data 3 settembre 1960, in "Carte Carletti", Ancona. CV I Dichiarazio ne d i don Olello Carlt:Lti, verbalizzala dalla Squadra Ammin istrativa del Corpo Guardie di Pubblica Sicurezza, Questura di Ancona, 18 dicembre 1954, copia per il dichiarante. in "Carte Carlctti", Ancona. CVII Giuseppe Hietolini , da Ro ma, a don Otello Carletti , in data 28 novembre 1967, in "Carte Carlett i", Ancona. CV lll Giovanni, IV, 34 . IC


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Ciro Paolelli - !Intonino Zarrone

1942: Ospedale Militare di Treviglio. Medici e degenti in corsia

1942: Ospedale Militare di Treviglio. Don Otello Carletti (lerw da sinistra in prinw ./ìla) con altri militari


Con la croce e le stelle/le: don Oiello Carletti cappellano militare a Creta

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1942: Ospedale Militare di Treviglio. Don Curletti al lavoro

/ 942: Ospedale M i/ilare di Trevif?liO. Don Otello con alcuni sottufficiali e so/da/i


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Ciro Paolelli - Antonino Zarcone

Creta 1943. Celebrazione della Mes.w al campo per i reparti

Evtale / 943. Don Otello Carlettifotografato poco dopo il ritorno a casa, come si evince dalla barba e dall 'assenza delle stellette sul bavero


Con la croce e le stellette: don Otello Carie/li cappdlano mi/ilare a Cre/a

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Jnvemu /944-45. Accademia Militare di [,er.ce. Don Otello a cavallo

fnverno /944-45. A ccademia Militare di Lecce. Don Otello in uniforme da 'lenente Cappellano


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Ciro Paolelli - i\ntonino 7nrnme

Lecce, inverno 1944. Don Otello celebra la Messa nel piazzale dell'Accademia Militare di Lecce

Lecce, inverno /944. Il Luoiotenente ienerale del Regno, Umberto di Savoia in visita all'Accademia Militare


La Battaglia di Cassa,w del /6 agosto 1705

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Mamizio Mandelli I .A BATTAGLIA DI CASSANO DEL 16 AGOSTO 1705

Logistica, territorio e svolgimento di uno scontro della f!,Uerra di successione spaino/a

La battaglia di Cassano d'Adda del 1705, pur rapprese ntando l'episodio hcllico più signifi cativo della guerra di successione spagnola in Lombardia ha ri cevuto, almeno nell'ultimo seco lo e mezzo, poca atte nzione e considerazione presso la storiografia ufficiale ri spetto ad altre hattaglic minori (Carpi, Chi ari, I ,uzzara, Cremona) ma decisamente più conosciute. Sugli storici di scuola italia na e tedesca può aver pesato il fatto che lo scontro sull'Adda abbia visto una delle poche sconfitte subite dal principe Eugenio e su quelli di scuola l"ranccsc ha sic urame nte influito il lapidario giudizio espresso in merito da Voltaire ''juumée sanglante, et l'une de ces batailles indécises pour lesquelles on chanle de deux cotés des Te Deum; mais qui ne servetll qu'à la déstru<:tion des hummes, sans avan<:er /es ajfaires d' aucun parti" 1• Al contrario nella storiografia antica, cioè coeva o d i poco successiva all'cvcnl.o, così come nella pubblicistica dell' epoca, la battaglia di Cassano fu oggetto di ampie e circostanziate descrizioni, insie me a resoconti della vasta eco prodotta dalla stessa nell'allora Europa belIigerante. In occasione del recen te 3()(J<' a nniversario della battaglia, insieme con un gruppo di sto rici local i, abbiamo cercato di delineare con maggiore chiarezza la genesi, lo svolgimento e le conseguenze della hattaglia, hasandoci sulla quasi totalità delle fonti a stampa esistenti antiche e moderne, su manoscritti ed opere minori di carattere squisitamente locale e sulla conoscenza diretta (in alcuni casi quasi domestica) dei luoghi dove avvennero i fatti dell 'agosto del 1705 .

La situazione bellica li 1705 si presenta come un anno di transizione dopo la cla morosa vittoria ripo11ata ad Hoechstaed-Blenheim l'anno precedente dalle forze congiunte di Eugenio e Marlborough. Con questa hatlaglia, secondo una schemati zzazione ahhastanza accettata dagli storici, si passa dalla fase d i predominio francese della guerra a quella di predominio imperi ale. TI 1705 dunque avrchhc dovuto presentarsi come la campagna di consolidamento dell'iniziativa imperiale tanto nel le fiandre come nel Nord Italia. Eugenio mancava ormai da 3 anni dall'Italia che era stato il suo primo teatro di operazioni e la situazione si era nel frattempo fatta veramente difficile. Il passaggio nelle lìle degli alleati del Duca di

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Vullairt: Le siècle de l.uui.1· X/ Vt. Il p. 137, Veuve Knoch & J.G. Eslinger. Francoforte

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Maurizio Mandelli

Savoia nel 1703 aveva compmtato la necessità di soste nere il Piemonte praticamente assedialo con sussidi cd aiuti, ma se si eccettuano l'ardita cavalcata de l generale Annibale Visconti ali' indomanj della sorpresa di San Benedetto Po e la riuscila spedi zione di soccorso effettuata da Guido Stahremberg nell' inverno 1703- 1704, il sollievo arrecalo era stato di scarso rilievo. Sfruttando abilmente la superiorità numerica e la possibilità di agire con due amiate di stinte (4uella di Lomhardia agli ordini di Filippo di Vend6me e quella di Pie monte comandata dal più famoso fratello Luigi Giuseppe), le forze delle due corone controllavano ormai la quasi totalità della pianura padana ad eccezione di poche piazzeforti in mano imperiale e stringeva sempre più ferocemente il cerchio verso il defini tivo assedio di Torino. Per la campagna del 1705, Marlbourough aveva progettato un 'ambi ziosa cd audace invasione della Francia risalendo la valle della Mosella, ma dopo alcuni successi iniziali l' avanzala si era spenta davanti alla forte posi zione tenuta da Villars a Sierck. Allora il Duca trasfe1ì le sue forze ad operare nei Paesi Bassi Spagnoli , dove con una serie di finezze strategiche riuscì a passare la Linea del Brabante, il munito sistema di rortifìc:u,ioni campali, vicino a Tirlemont. Insomma la campagna anglo-olandese fu abbastanza fortunata e sehhcnc la cautela olandese impedisse una battaglia campale, in definitiva le operazioni nei Paesi Bassi Spagnoli te nnero abbastanza impegnata la Fra ncia e consentirono almeno un parziale sollievo per il Piemonte assediato. Anche in Spagna le cose cominciavano a pre ndere un piega lcggcrmcnlc favorevole al pretendente Carlo IJT d'Asburgo che era sbarcato in agosto a Barce llona per prendere in mano le operazioni nell a penisola. Grazie alla copertura de lla noua inglese, che aveva respinto un attacco francese a G ihilterra nell a primavera de llo stesso anno, Barcello na capitolò ben presto (9 ollohre) e la Catalogna si trasformò immediata mente nel caposaldo asburgico de lla penisola. In generale si può quindi affermare che il 1705 abbia visto una sostanziale ini ziativa, non travolgente ma straLcgicamcnlc interessante, da parte delle forze a lleate su quasi tutti i fronti di guerra. Il quasi rappresenta il fronte


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italiano dove nonostante le grida di soccorso di Vittorio Amedeo e le re iterate promesse di Eugenio, la campagna stentava a mettersi in marc ia. La campagna del 1705 La ridotta co nsiste nza dell'annata imperiale in Italia a ll' inizio del 1705 poteva essere stimala rorsc in 8.000 uomini che, dopo aver perso tulli i posti lungo il Po, l' Adige e nel mantovano con l'eccezione di Mirandola, se ne restavano trincerati in Valtenesi e Valsabbia2 , per mantenere aperte le comunicazioni con il trentino. li principe Eugenio a Vienna tardava ad aprire la campagna perché non vedeva come la disastrosa situazione economica austriaca potesse pennettergli di allestire un' armaw in grado di fronteggiare quella rranccsc in lwlia. Finalmente, ottenuta la promessa dall'Imperatore di un'armata di 28.000 uomini ben equipaggiata e ben pagata, partì il 17 aprile da Vienna per Rove re to, dove giunse il 22 apri le. A Rovere to si riunì con il corpo di spedizione prussiano, forte <li 6.000 uornini 1 al comando del principe Leopoldo di A nhalt-Dessau, che era stato contrattato dal duca di Marlborough e pagato dalle Potenze Marittime. Mentre Eugenio cominciava a scendere verso sud per portarsi nella pianura padana, fu raggiunto I' I I maggio dalla notizia della morte del sovrano Leopoldo I. Con il medesimo corriere, il nuovo arciduca cd imperatore Giuseppe I , gli faceva pervenire la conferma degli impeg ni presi dal defunto padre, insieme a 100.000 fiorini per le spese di guerra. 4 La posizione e la fori;a dei francesi in Lombardia cd in Piemonte non racc vano sperare niente di buono ad Eugenio che probabilmente mirava soltanto ad un 'accorta campagna di movimento per recuperare I.e posizioni perdute negli anni precedenti. Ma non aveva fatto i conti con Vittorio Amedeo che da Torino gridava a l soccorso in tutte le cort i alleate: toccava ad Eugenio cercare di po1tar sollievo all' anello più debole della Grande Alleanza. Eugenio cercò quindi di portare aiuto a Mirandola assediata da l Gran Priore, Filippo di Vendome, ma trovandosi sbarrata la strada dal generale Saint Pater non poté evi tare la capitolazione del generale Koe nigsegg avvenuta I' 11 maggio. Vistosi c hiusa la strada verso la pianura padana, Eugenio tra il 14 e il 19 maggio fece traghettare l 'armata da Bardolino e Lazzise verso Salò, menti-e la

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Nel bresçiano , ùa Beùizwle wrso Salò e su verso le Giuùiçaric. I. e R. Stato Maggiore Generale Campagne del Principe t.:ugenio di Savoia Vienna 1881 - Torino 1894 serie Iv. VII p. 140. Circa 4500 fanti e 15()() cavalli. 4 E. de Mauvillo n Histuire du Prince François Eugène de Savoye Briffaul, Vienna 174 1 - 1755 p. 279. 3


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Maurizio Man delli

cavalleria sollo il comando del generale Yisconli faceva il g iro del lago di Garda passando per Riva. In altesa della cavalleria, g li impe,iali si asserragliarono sulle alture di Gavardo fronteggiati dai francesi che erano attestati sulla linea difensiva lra Bedizzole c Drugolo. Giudicata la situazione sotto conu·ollo, il duca di Ye nd6me decise di ritornare in Picrnonlc per seguire l'assedio di Chivasso, lasciando ordini tassalivi al fratello, co mandante l'armata di Lo mbardia, di non lasciarsi ingaggiare in alcuna azione e di mantenere bloccato il principe Eugenio o quantomeno di mantenere un vantaggio di marcc pcr Lagliargli la strada verso il Po. Ma pochi giorni dopo la sua parte nza, un corpo di spedizione impe riale comandato dal colonnello Zumjungen, sloggiava il generale spagnolo Toralba dal colle S. Euschio5 aprendosi la slrada verso Nave. Il 27 maggio la cavalleria imperiale si ricong iunse con l'esercito e con essa giunsero anche le reclute ed i rinforzi che erano stati promessi. Il mese di giugno passò quasi inlcramenlc con le due armale alle prese con "la petite guerre" 6 tra le due linee, appositame nte alimentata da Eugenio per fa r defluire tranquillamente la maggior pane dell ' armata imperiale attraverso il Passo S. Euschio e riconccnlrarla intorno a Navc. 7 A metà giugno circa arrivarono al campo imperiale anche gli annunciali contingenti palatini. 8 Finalme nte, la notte del 2 1 giugno, con la rapidità e la destrezza c he lo accompagnarono sempre nella sua carrie ra militare, il principe Eugenio faceva evacuare le ullirnc lince, facendole slilarc in silenzio davanti alle postazioni francesi, che non si accorsero di nulla fino a g iorno inoltrato. La sera del 22 gli imperiali si accampavano già a Roncadelle e a Torbole Casaglia9. Per due giorni le armate si tallonarono , ma l' armala imperiale aveva quasi un g iorno di vantaggio su quella del Gran Priore. Dopo un primo tentativo abo11ito di passare il Mella a Mancrhio, il princ ipe Eugenio si diresse verso Urago, dove con mo lte difficoltà e addirittura aprendosi un varco a cannonate, riuscì fi nalme nte a passare l'Oglio il 28 giugno. IO

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Franco C hiappa Palau.olo 1701/1 706 Ma~ncri 199 1 p. 172. Dumont Batailles gagnées par le sérénissime prince Fr. t:ugène de Savoye P. Husson, Aja I 720 p. 42. 7 F. C hiappa op. cit. p. 172. 8 I. e R. Stato Maggiore Generale op. cit. Serie I v. VII p. 140. Erano due reggime nti d i fanteria e due di cavalleria, per un totale di circa 3200 uo mini . 9 Già ne ll a pi anura padana oltre Rrescia IO In una lc llcra a Chamillart del 30 g iugno, il Gran Priore accusò apl!rtamcntc il generale spag nolo Toralba di essere scappato davanti al nemico permettendo a Eugenio il passaggio a Urago . .I.J.G . Pelet Mémoires militaires relatifs a la succession d 't:spagne sou.f / ,0uis XIV, exlraÌls de la correspondwzce de la cour et des générau.x par le lieulnumlf?énéral de Vault Parigi 1835-1 850 v. V p. 297. Queste scuse pre testuose del Gran Priore sono state spesso accettate, in buona o ma lafede, dalla storiog rafia filo-francese. 6


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I giorni segue nti gli lrnpc1iali occuparono Calcio, Ponte Oglio e Palazzolo, la cui guarnigione comandata dallo spagnolo Toralba venne messa in fuga e catturata dalla cavalleria de l generale Yi sconli. 11 Al Gran Priore non restava c he cercare di riguadagnare la posizione di vantaggio pe rduta, andando a bloccare la strada verso 4uclla c he pe nsava fosse la direzione più o vv ia che doveva prendere il principe Eugenio: Cre mona, per passare il Po e ri salire in Piemonte. Il 28 giugno attraversava l'Oglio a Pontevico e i giorni seguenti venne a postarsi prima a Soncino e poi a Ombriano. li 12 lug lio, dopo tre giorni di assedio e bomhardarnento, Eugenio occupò Soncino e si accampò tra la cillà stessa e Romanengo.

Nell 'armata fra ncese di Lombardia, intanto, la preocc upazione per le sorti della campagna e il malumore nei conl'ronti del poco stimato Gran Priore cominciarono a montare. Già ne l mese di g iugno alcuni ufficiali generali , SaintJirémont e Medavy tra gli altri, avevai10 c hi esto espressamente al min istro della guerra di ric hiamare il Gran Priore per evi ta re guai peggiori. 12 Le rimostranze degli uflicial i non rimasero inascoltate a Parigi: I ,uigi X IV, che non sopportava il Cìran Priore, ordinò al duca di Vend6 me di abbandonare l' assedio di C hivasso, lasc iando il comando de lle opera zioni al marchese Dc la Feuill ade, e d i correre a riprendere il comando delle operazioni di Lombardia. 13 Dopo aver ordinalo al generale Albergotti di condurgli un distaccamen to di IO squadroni, 14 Luigi Giuseppe partì da Chivasso il 12 e già la mattina del 13 si trovava a Lodi, per raggiungere il fratello il 14 al campo di Ombria no. Le due armale erano accampate a brevissima di stanza e si te meva che una hallagli a campale potesse scate narsi da un giorno all'altro. Ma no n stimando prudente cercarl a né accettarla, 15 Vcndome spostò il 19 luglio il campo tra Casalmorano

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G. Ferrari De rebus ges1is Eugenii Principis a Sabaudia bdlo ilalico Mare lli , Milano 1752p. 137. 12 c rr. la lettera inv iata il 4 lugl io da Medavy a C hamillart in Sa int-Simun Mémoires de Saint-Sùnon - Ed. Boislisle 1-lachett.e, Parig i 1897 v. X 111 p. 52 1. 13 Saint-Simon op. cit. cd. Buisl islc v. XIII p. 9 2. 14 .J..J .G. Pelet up. cii. p. 3 12, lettera d i Ycndéìrnc dal campo di Fiesco dd 16 luglio. Secondo quasi tulli gli aut.o ri . Mauvi llon op. cii. v. li p.301 , I. e R. Stato Maggiore Gem:ralt::op. cii. Serie I v. VII p. 17 1. S1.Hilai re Ménwin:s llr. Sainl-Hilaire - ed. Lecestre H. Laurcns, Parigi 1903- 1906 p. 179, Ycndéìmc 1icevelle anche dai 7 ai IO batl aglioni di rinforzo, ma il Duca non ne fa cenno né lo corregge il Pelet. Probabil mente erano furLc giunte precedentemente dal Piemonte, oppure si fece confusione con a lcuni reggimenti che Ycndome richiamò dall' Adda, dove rimase il solo de Broglie con 6 battaglioni e 9 sq uadroni. 15 Nella lellera dal campo di Fiesco, Vendo mc chiaris.:e molto he ne la sua conv inzione .:he una bai.taglia azzardata avrebbe potuto, non solo .:omprumcttcrc l'armata di Lombardia, ma an.:he mellere in rorse l'auspi cato assedi o di Torino.


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Maurizio Manddli

e Soresina, dove fu raggiunto lo stesso giorno dalla cavalleria condotta da AlhcrgoLLi. La ,iunione dei due fratelli non fu mollo felice, Luigi Giu seppe non era contento della condotta de lla campagna 16 da pm1e del fratello e non mancò di riferirlo a Luigi XIV. li duca cli Vend<'ìmc aveva compreso il pericolo che correva la sua armata lasciando ad Eugenio il completo corso del basso Oglio e si impegnò immediatamente per arginare le possibilità cli manovra dell ' avversario su questa linea. Sotto questo aspetto vanno viste le scaramucce per riprendere Ostiano, Canneto e Marcaria e il piccolo scontro detto dei Tredici Ponti, località a sud di Genivolta. In questo modo Yendòme copriva tutto il territorio tra Adda, Sc,io e Oglio impedendo possibili colpi di mano di Eugenio, se non mo lto più a est dove non potevano fare molto male, e manteneva aperte le sue vie di rifornimento con Mantova. Da parte imperiale, nonostante le cattive premesse e il pess11111smo di Eugenio, la campagna non slava andando male: l'annata era arri vala ai confini del Milanese e si trovava attestata saldamente sull e posizioni del medio Oglio, dove il nemico avrchbe dovuto molto sudare per scacciarla. Si poteva considerare una ca mpagna ben riuscita, se non fosse stato per le continu e grida di soccorso lanciate da Vittorio Amedeo che da Torino assordavano tutte le cancellerie dell 'Europa alleata. Vista l'irnpossihilità di procede re allraverso Cremona o il mantovano verso il Piemonte, il principe Eugen io fece i preparativi per una nuova corsa. Diede ordine di trasportare i feriti a Palazzolo e di lì verso il Tirolo, e fece trasportare le pesanti barche da lìumc che aveva requisito sull ' Oglio con nuovi pontoni per un nuovo attrnversamento. Questa volta il fiume da attraversare era l'Adda: "(...) il Duca di Savoia si trova in /anta estremità, che se in uno o in altro modo non si accorre sollecitamente ad aiutarlo, sarà induhhiamente e prestissimo perduto, io tenterò in nome di Dio, cotale passagc, quantunque preveda, che, se pure vi arrivofelicemente, incontrerà non poche d(!Jico/tà, perché mi troverò in paese tenuto dal nemico, vincolato ad una i'<Jrtezza, ed egli I Vendome] non induierà a venirmi addosso da ogni parte con tulle le sue .forze unite ( ... )."17

Così scriveva Eugenio nel suo rapporto all ' Impe rato re del 31 luglio dal campo di Romanengo e, se non possiamo mettere in discussione la sua buona

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Ho rilnzuto di dover esporre a Vostra Maestà il tri.~te stato degli <1ffari di Lombardia, e sebbene sia persuaso ch 't ,'l/a ne sarà molto turbata, oso assicurare che io ne .wmo ancor più disf)iaciuto, se cià ,, possibile. Dacché il nemico ha passalo /'Oi;lio, mio fra tello non ha pnualo ad altro che a coprire il Milanese ed impedire il passaggio dell'Adda, e non ha su[fìcientemente valtilato quale jl1.1·se l 'importanza di non abbandonare l'Oilio". J.J.G. Pelel op. cit. p. 1 12. 17 I. e R. Stato Maggiore Generale op. cit. Serie I v. VII Supple mento no. 186.


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fede nel mo me nto in cui scri sse la lcllcra, il seguito della campagna sembra dimostrare che l' a ttraversamento dell' Adda rappresentava il passo estremo che il Savoia cercava in ogni modo di evitare . E ra sinceramente deciso a portare soccorso a Vittorio Amedeo, ma per farlo era dis posto a correre l' azzardo di attraversare l' in tero Ducato di Milano, senza rifornimenti per più di cento chilometri in aperto territorio nemico me ttendo a ri schio l' esis tenza stessa de lla sua arma ta? Oppure si trattava de ll ' e nnesimo stratagem ma pe r sloggiare il nemi co da una posizione di vantaggio? La no tte de l 10 agosto l'armata imperiale, di visa in due colonne, levò in sordina il proprio campo da Roma ne ngo e attraverso Crema, Cremosano, Pieranica, Vailate e Trev ig lio si mosse al la vo lta di Concesa dove l'attendeva l' a vanguardia condo tta dal Visconti.

Lungo l'Adda li duca d i Vend6me fu avvisato della partenza del nc mit:o solo a g iorno fatto ma decise di no n muoversi lino a quando non avesse avuto notizie certe de lla dircllricc d i marcia presa dagli imperi ali, te mendo una contromarcia di Eugeni o. Q ua ndo, verso sera, g li venne confermato che il ne mi co era transitato s ul ponte d i C re ma 18 e che andava spedilo verso Trev iglio, il rita rdo de i fra ncesi sugli imperiali era di quasi una gio rn ata di marc ia, ma tuttavia Vend6 me fu p iuttosto lesto nel l' a ndare a contrastare quell o che sembrava l' imminente passaggio dcll ' Adda. Eugen io aveva av uto inl"ormaziuui di u11 poss ibile sito di passaggio dcl i' Adda tra Vaprio e Concesa, a mo nte della confluenza del Brc111ho e guardando a ll' idrografia atniale la cosa av rehhc molto senso. Però a ll 'epoca le cose dovevano essere mo lto diverse, soprattutto se consideriamo c he la portata medi a de i li umi , specia lmente in estate, e ra mo lto s upe riore ad oggi e t:hc il 1705 sembra essere s tato a nc he un anno di scretame nte piovoso. E difatti il passaggio fu ritenuto impossihilc, sia per la la rghe zza del fi ume sia pe r la forza dell a corrcntc.1 9 Scri veva Eugenio dal campo di Bre mbate il 13 agosto a (ii useppe: " (...) mi era staio rapportirt, che per rispetto al nemico il passaggio più conveniente era Conce.1·a, ove in un cunvento 20 erano postirt soltanto un 30 uomini, e aiutandosi coi cavalle/li per.fare un ponte sarehhem state necessarie nun più di cinque barche nel mezzo del fiume, e perciò lo si sarebbe potuto costruì-

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F. Sforza Benvenu ti Storia di Crema p. 4.'5. I. e R. Staio Magg iore Generale op. cit. Serie I v. V II p. 178. ( ìià in questa occasione Eugenio s i lamenta con Giuseppe de l pessimo equipaggiamento de lla sua annata "se io avessi avuto alla mano i ponloni di cuoio, per a vere i quali ho tante volte umilissimamente pref:a/o, ei li è certo che avrei già passalo l 't\dda." 20 Si tratta de l Santuario della Divina Malemiti1 dei Carmelitani scalz i consacrato nel 1643 e t.ult 'oggi m o lto attivo e freq uentato. 19


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Mauriz io Mandelli

re assai .facilmente.(. .. ). Ma ali 'atto di prendere vista del poMo fu riscontrato, che le cose stavano ben diversameflle da quanto mi avevano rapportirt vale a dire, che oltre alle altre fatalitaeten intervenute, era impossibile di costruire il ponte, perché sebbene avessi condotto meco undici barche invece delle cinque indicatemi come necessarie, il fiume era tanto lario, che per gillare il ponte b isognava averne almeno trenta, e non si poteva far uso dei cavalletti, perché ivi la corrente era troppo rapùf'.2 1 Vista l'imposs ibilità di effettuare il passaggio dell 'Adda, Eugenio fece accampare l'armata a Brembate, in una posizione che g li lasc iava a perte le due strade: risalire l' Adda verso Lecco o scenderlo ve rso Treviglio. Nella sua rincorsa al ne mico, Lu igi G iuseppe passò l' Adda a Lodi la sera del 12 con quattro reggi me nli di Dragoni e la mattina successiva giunse a Cassano, dove e bbe la confer ma c he il principe di Savoia stava tentando il passaggio dell'Adda. Al mome nto di lasciare l' accarnparnenlo di Soresina aveva dato disposizioni a l fratello di ri salire la sinis tra dell'Adda e stabilir si intorno ad Agnadello.22 Risal endo verso Trezzo, Vendòmc riunì tutte le trnppe di guarnigione lungo l' Adda scaglio nandole da Cassano a Trezzo per vig ilare sui propositi de l Principe, poiché la consislcnza numerica (6 battaglioni francesi, la fanteria spagnola e :n squadroni , c ioè circa 5-6.000 uomini) non gli perme tteva ulteriori attività. 21 Eugenio, c he si e ra ormai convinto dell ' impossibililà del passaggio, sperava proprio che il ne mi co cum;entrasse la sua vig il anza in quel trntto ormai scoperlo e conosciuto, dandogli il tempo d i cercare e, possibilmente sfruttare, un nuovo passo. Così lo s i.e sso 12 agosto il Savoia fece riconoscere un nuovo luogo q ualche mig lia più a no rd c he sembrava il più adatto all ' attraversamento, poco dislanle dalla località conosc iuta come Paradiso. 24 I ,a località in questio ne è l' odierna Vi lla Paradiso frazione di Cornate. che si affaccia in merav ig liosa balconata panoramica sul coslone dcli ' Adda tra Trezzo e Po,to d' Adda e c he all' epoca era una casa di campagna dei gesuiti di Milano. 25

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I. e R. Stato Maggiore Gem:ralt: op. cii. Serie I v. VII, Corrispondenza no. 196. Secondo il solo Mauvi llon op. cii. p. 306. il duca di Vendòme divise immediatamente l' armala in due parti. 23 I. e R. Stato Maggiore (ìenerale op. cii. Serie I v. VU p. 178, J.J.G. Pelet op. cii. p. 328. 21 Relazione in E. de Mauvillon op. cii. v. n p. 337. 25 Il gesuita Guido Fcrrari autore del De Rebus gesti.,· f:ugenii Principis a Sabaudia bello Iralico. così commenta: " li Paradi so, ove il più di questi commentari scrivemmo I l'originale lati no!, se di sapere ciò ad alcuno diletta, egli è una villa assai grande nell a opposita ripa, la quale è dc' Gesuiti di Milano: i quali nelle fe rie autu nnali vi vanno a villeggiare". G. Fcrrari op. cii. p. 143. 22


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Battaglia di Cassano del /6 aiosto 1705

Secondo la relazione imperiale, il 14 agosto allo spuntar del giorno si cominci ò la costruzio ne del ponte. A sostenere la costruzione furono mandati tutti i granatieri , mille fucilieri, i reggime nti di dragoni d ' He rhcvi llc e di Trautmansdorff al comando del maggior generale prussiano von Stille. A Suisio, sulla sponda be rgamasca posta dirimpetto a Paradiso, Eugenio fece erigere delle spallette dove piazzò l'artiglieria disponibile per tenere a 1ispetto la piccola guarnigione francese26 e proteggere tanto il lavoro dei pontieri quanto la testa di ponte formata da un centinaio di granatieri. Tutti gli autori, compreso il Ferrari che scriveva la sua opera a Villa Paradiso, descrivono il luogo come estremamente favorevole agli imperiali: la loro costa era molto più alta di 4uella rrancese ed andava declinando dolcemente in una piccola pianura dove l'annata avrebbe ponno avvicinarsi al ponte con lutto agio. S i parla poi di un anfiteatro naturale, l"ormato dalle rive dcli ' Adda disposto come ad arco di cui il liumc Adda formava la corda.27 Sulla sc011a di queste indicazioni ahhiamo a più 1iprese effettuato dell e ispezioni <lelle due località rivierasche pe r cercare di inclivi<luarc il luogo del proposto passaggio, e ci siamo resi conto di come la geografia del luogo sia sostanzialme nte diversa. Tra Paradiso e Suisio, l' Adda scorre in una magnifica cues ta posta decine di metri più in basso del piano campagna circo-

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stante, e fo nna una spettacolare "esse" c he lascia sulle sponde opposte due pianori golenali: a nord sulla sponda bergamasca, ora deturpato da una cava, a sud sulla sponda mi lane-

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Un batlag li one e tre squadron i di cavalleria secondo il Mau villon op. cit. v. Il p. '.ì0 7. Sempre secondo il Mauvillon il presidio era comandato dallo stesso marchese De Broglic. ma ci sembra mollo poco probabile. 27 Notazione d i s icura derivazione francese, prcscnlc in quasi tulli i testi Pelet compreso. Quincy è l'unico a dare una descrizione corretta de l luogo indicando che "l'Addajàceva un iomito dalla loro parte fdegli imperi ali I" Mémoires ed. Lecestrc. Parigi 1898-190 I v. Il p . 112.


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Ma urizio Mandelli

se, ora occupato da un campo <la golf. Le sponde della cuesta sono ugualmente alte su entrambe le ri ve e non permettono un avv icinamento molto facile al fiume, se non per delle stradelle c he scendono, più o meno scoscese, verso i due pianori . Nel punto di congiunzione delle due curve della "esse", in virtù <li un leggero di slivello, l'Adda co1Te veloce ma relativamente poco profondo (comunque non guadabile) e viene partito in due da un isolotto. Se mbrerebbe proprio questo il posto, visto che anche Eugenio nella sua relazione, 28 accenna all 'esistenza di un isolotto, ed è anche perfettamente individ uabile sulla sponda nlilanese un a piccola collinetta coperta di alberi che, secondo il Quincy,29 avrebbe ingannato il principe Eugenio, c he credeva si trattasse solo di un hoschetto e da dove i francesi asserrag liati portarono scompig lio nella testa di ponte di granatieri imperiali. L'armata imperiale avre bbe dunque dovuto scendere la costa di Suisio, concentrarsi nel pianoro a nord dell ' abitato, attraversare il ponte di barche costruito attraverso l' isolotto, sbarcare sul piano a sud di Paradiso e quin di ri salire velocemente la costa per prendere una posizione più faci lmente di fendibile. Un riconoscimento imparziale e ragionato del luogo, comunque, non lascia adi to a dubbi : se Eugenio avesse po11ato l'annata sul pianoro i francesi, a ncorché meno numerosi, avrebbero l'atto una mattanza della compagine imperi ale. A conforto delle nostre pe rplessità sulla fa ttibilità di far passare agevolmente un ' armata di più di 20.000 uomini in quella mag nifica, ma alta e scoscesa, zona della valle dell' Adda, alcu1li storici hanno sostenuto da sempre la tesi della manovra tattica, come il Sanvitale che scriveva testualmente: " / pensieri del Principe Eugenio miravano al Po" e poco più avanti ..Ma es.vendo quella una.finta, e piuuostu un mezw preso, per dividere i Francesi, fu lascialo tulio l'agio al Duca Vandomo di accorrervi con altre soldatesche". 30 Gli autori di pai1ito cesareo si sono sbizzarriti nell'ingrandire le di fficoltà che il passaggio de l! ' Adda in località Paradiso , ma anche in genera le, poteva comportare per un esercito del 1700. Ed infatti il Mau villon racconta che una o più ca1Tettc su cui si trasportavano le barche cd i pontoni si ruppe ro pe r strada, e si tardò molto tempo a rigovernarle. Inoltre, giunte lutte le carrette alla riva del lìume, si trovò l'Adda in que l punto estremame nte rapida e, secondo la Relazione "erano già le cinque di sera che non si eran potuti mellere insieme più di tre barconi". 3 t

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I. e R. Stato Maggiore Generale op. cii. Serie I v. V Il , Corrispondenza n. 198 p. 3 15. J.S. de Quincy up. cit. cd. Lccestre v. li p. 11 5. 10 J. Sanvitalc Vita e campeggiamenli del Serenissimo Principe Fra,u:escu Eugenio Rccurti G. Battista, Venezia 1738 p. 84. Inoltre, non va dimenticalo che Eugenio lasciò

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il grosso dell 'armata a Brembate che dista qualche chilometro da Suisio. Relazione in Mauvillon op. cit. v. li p. 117.

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La BattaRlia di Cassano del /6 agosto 1705

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Ma il vero proble ma che si lrovò a fronteggiare Eugenio fu la mancan1.a di mezzi adeguati pe r l'approntamento di un ponte di barc he da campagna. Va rico rdalo c he le barche di c ui i ponti eri imperiali lc ntarono di servirsi non erano le normali leggere struUurc d ' ordina nza con cui era no (o dovevano essere) equipaggiate le a rmale del tempo, ma i pesanti barconi flu viali c he aveva fatto requisire pochi g iorni prima sul fiume Oglio. Gli slcssi barconi erano probabilmente caricati su carrette improvv isale e riguarda ndo la topografi a del la sponda sinistra dell' Adda in quel punto, fa meraviglia, non c he si siano rolle, ma c he sia no arri vate. Ali' inizio della campagna del 1705 era stato ordinato di preparare il materiale speciale per gli altraversamenti dovendo praticare un territorio ricco di fiumi e canali, e si demandò all'approvvigionatore generale, barone Martini, di provvedere localmente. Ma questi, non a vendo denaro a sufficie nza, non ne fece nulla. 32 Nella corrispondenza di Eugenio dal Campo di Treviglio 33 si trovano conlinui ric hiami , suppliche e proteste indirizzale ali' Imperatore, al consiglio aulico di guerra, a chiunque ne avesse la possibilità affinc hé, insieme ai rinforzi e al de naro, gli veni ssero spediti i pontoni di c uoio costruiti da una fabbrica di Francoforte.34 Armate meglio attrezzate ed equipaggiate, come quella alleata in Germania, non ebbero mai proble mi ad allraversare fiumi anche più imponenti e dirlìcili dcli ' Adda (si pe nsi al Reno) e spesso duranle un ' azione bellica. I pontieri olandesi agli ordini del duca di Marlborough furono capaci di gellare lìno a 24 ponti di barc he in un solo giorno di fronte alle linee rrancesi e si distinsero particolannente per la brillante operazione condotta sollo il fuoco ne mico alla viUoriosa battaglia di Oudcnarde. 35 Ma il te nlativo di Eugenio fatto sotto Villa Paradiso, pur non mancando di coraggio e spregiudicatezza, non aveva alcuna speranza di successo: l'attrezzatura era assoluta mente insuflìciente e inadeguata e le vie di accesso e di deflusso al passaggio erano quantomeno problematiche. 11 Savoia vo leva genuiname nte te ntare qualcosa per porlarc soccorso al cugino Vittmi o Amedeo cd era anc he un soldato temerario, ma era al tempo stesso un grande generale ed un insupcralo maestro di logistica: vista la siluazione no n dovette pe nsare di insislere più di ta nto sul progettato altravcrsamento. Menlre g li imperiali armeggiavano intorno alla costruzione del ponte, il Duca di Ve ndòme giunto a paradiso la mattina del 14 agosto ritenne di dover

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I. e R. Stato M aggiore Gene rale op. cit. Serie I v. VII p. 59. Secondo le specifiche dettate anni prima dal Consiglio Aulico di Gue rra, questo materiale doveva constare almeno di: 6 pomoni in rame con materiale da impalcata e 50 barche di tela. lbid. v. III. 33 I. e R. Stato Maggiore Generale op. cit. Serie I v. VII, Corrispo ndenza pp. 315- 428. 34 Si veda ad esempio la leUera de l 9 ottobre n. 268 in I. e R. Staio Maggiore (ienerale op. cit. Serie I v. VII, Corrispondem.a. 35 D. C.handle r The art ofwaifare in the age of Marlbomui:h Spellmount Ltd 1990 p. 229.


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rinforzare la sua posi i.ione e spedì in rutta fretta Saint-I •rérnont al campo dell'armata con il compito di portarg li a marce forzate un rinforzo di 15 battaglioni 36 e IO pezzi di artiglieria e di ordinare al Gran Priore di muovere l ' armata e di distenderla sulla ri va sinistra dell'Adda tra il ponte di Cassano e Rivolta. Disposizione molto accorta e deg na di una migliore esecuzione che non quella attuata dal fratello: Luigi Giu seppe presidiava il medio corso dell'Adda e, in caso di repentina discesa di Eugenio verso l'agognato cremonese, Filippo era in posi7,ione splendida per prenderlo di lìanco e tagliargli la strada. Dalla sera del 14 e per tutta la giornata del 15 agosto, i due condottieri rimasero a studiarsi e a cannoneggiarsi dalle loro rispettive postazioni sulle opposte ri ve dcli ' Adda. 37 Eugenio era sempre più perplesso sulla lattihilit.à del passaggio dell ' Adda: ormai i nemic i si andavano attestando sulla riva opposta cd aveva no tratto profitto dalla conformazione della loro riva e dall a boscosità della zona per stendere una muraglia di granatieri e fucilieri pronti a prendere in un fuoco incrociato le truppe che fossero passate dal ponte. Circa duecento g ranatieri imperiali si erano g ià appostati dall ' altra parte del ponte, ma i rapporti che inviavano non erano positivi: se a nche le truppe fossero riuscile a passare il ponte, si sarebbero trovate rinserrate in un passaggio molto stretto che avrehhe sic uramente favorito i nemici . Inoltre Eugenio temeva che il ponte fosse troppo raffazzonato per sopportare il passaggio della cavalle ria al galoppo e dell' artiglieria da campagna. Intanto Saint Frémont e il cavaliere di Luxembourg 38 arri varono il pomeriggio del 15 con i rinforzi richiesti . Ciiunta infine la sera de l 15, il princi pe Eugenio ritornò a Brembate, dove aveva fatto fermare il grosso dell' annata, e diede g li ordini necessari pe r muovere allo spuntare del giorno verso sud alla volta di Treviglio. 19 Abbiamo già espresso le nostre perpl essità circa le reali inte nzioni di Eugenio di passare l'Adda. e certamente le difficoltà incontrare sotto Villa Paradiso, finirono col seppelli re defini ti vamcnle questa pia spe ranza. C iononostante, Eugenio seppe trarre buon pa1tito da una situazione negati va: è

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Anonimo Relazione della Battaglia seguita dirimpello a Cassano dall'altra parie dell'Adda li 16 Gf:OS/o 1705. e dei vanfllggi riportati dalle arme delle due corone sopra le imperiali Pandolfo Ma latesta Starn palure, H . Dc Périni Battailles Fraru:ai.1·e.1· - VI - Les armées sous l'ancien regime - 1700 à 1789 Flammarion, Pa rigi p. 143, J. Sanvitalc op. cii. p. 85. 37 E. M cani Cenni Slorù:i sul comune di Cornale Stabilimento Sociale Tip-1 .ibr, Treviglio 1877 in una not a a p. 16 ricorda come nei campi into rno a Paradiso furono rinvenute diverse palle di canno ne. Pratello cadetto del maresciallo Luxemho urg co nosciuto come il tappezziere di N61re Dame sotto c ui combatterono i due giovani fratelli Vcndò me. 39 I. e R. Stato Maggiore Gene rale op. cii. Serie I v. V 11 p. I X I.

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vero che non e ra riuscilo a passare l'Adda, ma aveva attirato Luigi Giuseppe molto a nord cd era convinto che con un 'abile e veloce marcia sarebbe riu scito a giungere a Lodi40 prima che Pilippo potesse re ndersi conto di quello che succedeva. Sicuramente era riuscito a dividere l' armata francese in due di staccamenti separali da mezza giornata di cammino, cosa che g li concedeva un cerlo margine di s icurezzn sulla possibilità di venire ingaggiato in comballirncnlo dalle forze riunite. E' pressoché certo che, nonostante la hclla favola imbnstita dal Mauv illon , Eugenio non avesse alcuna inte nzione di andare ad nttaccarc il Cìran Priore, né che si aspcllasse di passare sul ponlc di Cassano deserto di truppe grazie al complotto del traditore Colrncncro. Tnoltrc se avesse voluto andare verso Cassano da Bre mbate avrebbe seguilo la strada ri vierasca mollo più diretta che passa da Canonicn e Fara, Lcslimoniala esiste nte dalla cartografia dell'epoca, e non avrebbe certame nte fatto il largo g iro verso Trev iglio. In linea dirclla Brembate è più v icina di alcuni chilometri (almeno quattro) a Cassano di quanto non lo sia Villa Paradiso, ma tale vantaggio si azzera completamente passando per Treviglio come fece Eugenio. Ancora, di fronte a Villa Paradiso, Eugenio lasciò il maggior generale Stille a g uardare il ponte con ordine di distruggere Lullo nella notte41 e raggiungerlo sulla strada di Treviglio. Se davvero le intenzioni di Eugenio erano di andare a dar battag lia al Gran Priore a Cassano, questo sarebbe stato un e rrore madornale, come sottolinea il Folard .42 Come aveva già fatto anni prima a Rovereto, av rchhc lasciato il distaccamento del generale Slillc a lare tutto il c hiasso possibile, pe r far credere al Vcndòme che il grosso dell' esercito era sempre lì, pronto a tentare il passaggio. 11 fatto che non prendesse queste semplici misure, ci confcnna ne l pensare che Eugenio inte ndesse lanciarsi verso Lodi , o verso il Po, e che quindi non poteva permettersi di lasciarsi troppo indie tro il corpo di fu cilieri e gra natieri di Stille, pena la loro caduta in mnno nemica.

Domenica 16 agosto 1705 La relazione dettata da Eugenio a Trevig lio ci in forma dei movimenti del!' armata impe riale nella notte tra il I 5 e il 16. Il grosso dell ' armala si mosse allo spuntare del g iorno da Bremhale su due colonne alla volta di Trev iglio. Ouranle la marcia, le avanguardie dell 'armarn al comando del quartier maslro barone Von Ri edt, prohahilmente partite nollclcmpo, incontrarono nei pressi di Treviglio43 una pattita di foraggieri francesi. Dopo un hrcvc combattimento che costò la vita a diversi francesi, i prigionieri confessarono c he a Cassano si lro-

I. e I{. Stato Maggiore Generale op. cit. Serie I v. VU p. 18 1. Alcune fonti . tra cui G. forrari op. cit. p. 145 leggono " ri piegare il punle". 42 J.C. de Folard Histoire de Polybe - nouvelle edition Arkstee et Merkus. Amstt:rdam 1774 V, Il[ p. 245. 41 Circa 10 chilumelri a sud di Hrernbate e 4 chilometri a est di Cassano.

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vava solo il Gran Priore con 20 battaglioni e 30 sq uadroni, accampato in maniera sconsiderata tra l' Adda ed un canale impraticabile, il Retorto. Per l' atlc ntissimo Eugenio questa era un ' informazione fondamentale: il Gran Priore era a Cassano male appostato con alle spalle l'Adda e assolutamente non schierato né preparato per la battaglia, tanto che i suoi uomini andavano in giro a rapinare. Ad Eugenio non parve vero di poter approlìllarc di un 'occasione così ghiotta pe r piombare su metà dell 'annata ne mica: forse in cuor suo ripensando alla memorabile giornata di Zenta, ruppe gli indugi e dalla strada di Trevig lio decise di schi erarsi .in battaglia verso Cassano. [I duca di Vendiìme, per una volta, venne avvisato allo spuntar del giorno della partenza dei nemici e decise di correre a Cassano, non tanto per rinforzare il fra tello che pensava schieralo tra Cassano e Rivolta, ma per prendere il comando delle operazioni prevedendo una nuova guerra di corsa tra le due amiate verso il Po. Luigi Cìiuseppe partì da Trezzo, dove secondo Quiney aveva passalo la nolle,44 con il signor di Saint-Fré moat, il conte di Chémeraull, il marc hese de Broglic, ordinando al marchese di Senneterre di seguirlo al più presto con i quattro reggimenti di Dragoni. A l cavalie re di Luxembourg e al generale conte Colmenero, fu lascialo il compito di ricong iungere all'armata il più velocemente pu:,:,il.Jik i I 5 battaglioni che erano stati distaccati il giorno 14.45 Uiunto verso le 9 di mattina a Cassano, il duca di Vendiìmc trovò le sue truppe in una situ azione a dir poco imbarazzante, praticamente al bivacco nella strella piana tra l' Adda e il Rctorlo tutta ingombra di eq uipaggi e :.almc ric. Sempre convinto, e i movimenti del nemico verso Treviglio sembrava no confermarlo, che Eugenio stesse correndo verso iI basso corso del! ' Adda, i I Ve ndo me diede immediato ordine all' armata di inca mminarsi verso Rivolta, che riteneva giustamente un posto strategicamente sensibile.46 Il campo di battaglia Lo svolgime nto della batlaglia di Cassano fu fortemente condi zionato dalla conformazione del Lem mo che obbligò i due comandanti ad indirizzi tattici ben precisi, in cui contarono sicuramente di più la preponderanza numerica e il valore dei combattenti ri spetto alla manovra e alla tattica dei comandanti . L'esercito impe riale assalitore cercò di forzare i di lc nsori fra ncesi da una posizione ben circoscritta, tatticamente fori.e e be n appoggiata al terreno ed è quindi compre n-

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J .S. dc Quincy op. cii. cd. Lcccslre v. Il p. I 15. Dc la l'erelle Tempie de la Gioire p. 272, J.S. dc Quincy Ménwires cd. Lcccstre v. Il p. I 18. Quincy racconta anche che, avvicinandosi a Cassano e udendo il frastuono dell a battagli a, i suoi soldati avrebbero esclamato ··spPriamo che uscendo dal Paradiso 11011 cadiamo a//'i11femo!". 46 De la Perelle Tempie de la <ìloire. p. 272 c anche J.Sanvitale op. cit. p. 86.

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La Bartaglia di Cassano del 16 agosto 1705

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s ibile come la fanteria vi e bbe il maggior peso, lasciando poco spazio all'artiglieria e alla cavalleria. li canale del Rc lorto usciva, cd esce tuttora, dalla riva sinislra de ll' Adda poche centinaia di metri a nord del ponte della stata le I J che lo attraversa (dal bacino del!' attuale s barramento) e, attraverso l' ammirevole e pi ttoresco sistema di prese e slìoratoi conosciulo dai cassanesi come Cascate, va ad alimentare le due grosse rogge, C remasca e Pandina, p iù la roggia Gropella47 . Dalle Cascale il Retorto diventa uno scolmatore per l'eccedenza delle rogge e va a mescolare le proprie acque con la Rivollana. Quest' ultimo scolmatore viene spesso ricordato dai memorialisti come R itortello e, anche se il nome non è Lestimoniato nella cartografia ufficiale, uti li zzere mo questo simpalico appellativo per agevola re l'ide nt.ilicazione dei canali . Si può semplificare lo sv iluppo idrografico del Rctorlo con la figura di un Lride nte, il c ui manico è rappresentato dal primo tratto del Retorto e i Lrc denti dalla C re masca, Pandina e Ritortcllo. La battaglia ru combattuta sul Rei.orlo, sulla Cremasca e sulla Pandina, a nche se molli memorialisti ed anche alcuni d isegnatori di slampe, c he da questi pre ndevano le noti;,.ie, hanno quasi sempre ignorato l'esiste nza della Cremasca, convinli che si trattasse de lla nalurale continuazione de l Ret01to. Con una buona approssimazione si può dire che l'azione si svolse dalla bocca del Relorlo fi no a ll'odierna massicciata della ferrovia, e lo schieramento rrancese gi ungeva fino alla cascina Lega. La hallaglia si svolse all' interno dell'isola a f01ma di tria ngolo. come la dclini scono tutti gli a uLmi , su un fronte di forse

La roggia Grupella ha un andamento parallelo alla vicina Pandina. Questa roggia non viene mai menzionala nei resoconti della battaglia. La troviamo chiaramente indicata nella stampa di Robert van Audenaerd (in '/heatrum Europeum del 1720), ma essendo più piccola delJa Pandina non dovette rappresentare un ostacolo diflicile da superare.

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1800 m dalle bocche alla massicciata in linea d' aria. Un campo di battaglia veramente ristretto cd angusto.

li Retorto era attraversato da un ponte di pietra sul quale passava la via maestra c he veniva da Treviglio: allora come oggi una sentinella appostata sul rivellino del Castello dominava comodamente la strada alberata fino a Treviglio. Nessun testo ci tramanda che questa semplice precauzione venisse presa ncll'amrnta del Gran Priore. l Francesi disponevano a Cassano di un ponte di legno sulla Muzza, il grande canale che scorre tra Cassm10 e l'Adda, e di un ponte di barche sull' Adda,48 la cui testa era guarnita da un doppio sistema di di fesa, un bastione più esterno con la tradizionale forma a corno, e un rivellino più interno, com unemente c hiamato mezzaluna. Dal bastione si dipartivano almeno due strade principali guardate dai ri spettivi cancell i: quella per Treviglio (Maestra)49 e quella per Crema/Lodi . Alla luce delle condizioni geog rafiche (presenza dei canali sul te rreno) e di quelle log istj che (strada e ponti), se111l;ra aubaslanza plausibile che il piano di attacco del principe Eugenio prevedesse la conquista dell'opera di difesa del ponte di barche attaccandola da tutte le parti. Ma l'inaspettata prol"ondif1 e rapidità del Ritorto e degli altri canali consigliarono il generale imperiale a concentrare l' attacco sulla direttrice della strada, dove il ponte di pietra era rimasto fortunatamente intatto.

Lo schieramento dei due eserciti Per tutta la mattinata del 16 agosto, l'esercito imperiale proseguì in formazione di marcia su due colonne, a destra la cavalle ria e a sinistra la fanteria50 li no a Treviglio, dove poi voltò re pe ntinamente verso Cassano. Probabilme nte, l' a vanguardia arrivò davanti a Cassano abbastanza presto ma ci volle molto

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J . Sanvitale op. cit. p. 84, Ferrali op. cii. p. 150, J.C. de Polard op. cii. p. 230. In realtà la maggior parte deg li aut.ori parla di un ponte di hard1c o più genericamente di un ponte. Le s tampe e i di segni pii1 o meno coevi sembrano però confermare che sulla Muzza esistesse un ponte in legno , mentre suss istono ben pochi duhhi che quello sull' Adda foss e provvisorio di barche, come asseri sce lo stesso Milan i ( G. Scirca La battaglia di Cassano d'Adda del 16 agosto 1705 Tesi universitaria 195'.\ p. 82). Dalle cronache cassancsi sappiamo che il ponle di legno sul l'Adda venne cretto solo ne l 1749 e l'anno s uccessivo l'antico ponte di legno sulla Muzza fu rifallo in v ivo e couo. C. Valli Quaderni d d l'ortavoce n. 29 pp. 50-52. 49 1. e R. Stato Maggiore Generale op. cii. Serie I v. VIl p. 185. 50 I. e R. Stato Maggiore Generale op. ,.ù . Serie I v. Vll p. 182.


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La Rallaglia di Cassano del /6 agosto 1705

tempo prima c he tutra l'armala raggiungesse Treviglio e c he si schierasse in formazione di battaglia. Una volta in vista del fossato composto dal RetortoC remasca l' armata venne disposta sulle tre direttrici dell' attacco c he il Principe voleva s ferrare allo schieramento difensivo francese. Dall ' archi vio di guerra di Vienna ahhiamo una descrizione molto precisa dello schi eramento imperiale:51

PRIMA SCHIERA UFF ICIALI COMANDANTI Sinistra LG Principe di Anhalr LM Von Konrand MG Conte Roccavione

Destra Centro GdC Conte Leininc:cn FZM l:3arone Bibra MG Principe <li Lorena LM Conte Rewcntlau 52 MG (Sti lle) Harsch Principe di Wue1ttemberg REPARTI SCI-OERATI

Warlensleben Du Porlail Darmstadt Falkenste in Vauhonne Trauttmannsdorf

Geschwind Lorena D ' Arnant He rbeslcin Kocnigsesrn Mass. Starhemhcm Kriechhuam Sassonia-Meinin!!en Ilae.ni Regal Kanitz Principe d' Anhalt Princine Lui gi Principe Filippo

Ilcrbeville Savoia Roccavione Vchl cn Neuburn.

Lo schieramento che il principe Eugenio di spose per la battaglia era quanto di più convenzionale si potesse immaginare: fante ria al centro, protetta sulle ali dalla cavalle ri a. Per evitare equivoci e confusioni nei successivi movimenti delle truppe durante la battaglia occorre subito precisare c he l' attacc,i venne poitato

5 1 Archj vio

di guerra, 1705, VIll, 24 in I. e R. Stato Maggiore (ìe neralc op. cit. St:rie I v.

VII p. 182. 52

La stessa fonte prt:cisa in nota che il MG SLille non partecipò a ll ' azione, e probabilmcnle fu sostituito da Harsch.


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Mauri,,io Mamldli

quasi escl usivamente dai repa11i di fanteria , che sono stati ele ncati come centro, guidati dai comandanti delle tre ali: Anhalt, Bibra, Le iningen.53 La prima schie ra impe riale contava 24 battaglioni per un tota le di c irca 9.800 uomini , più 18 squadroni schie rati aJl'ala destra ed a ltrellanli a ll'ala sinistra, per un totale di circa 3.300 cavalli . Poco più indietro d i q uesta prima linea, Eugenio aveva disposto una seconda schiera:

SECONDA SCHillRA UFFICIALE IN COMANDO LM CONTE GU'rl'ESTEIN UFFICIALI COMANDANTI Sinistra MG Barone Pannewitz. Barone Wcl.zcl Barone lsselbach

Centro MG Zurnjungen MG Ba rone Falke nstein

D estra LM Marchese Visconti

REPA RTI SCHillRATl Son:;fold Marli gny Vi sconti Palffv Sereni

51

Rewentlau Wue rttenberg lssclhach llarrach Wall is AmJrassv Batthvany Oaun Guido starhemberg Zumjungen <ìutteste in

Sizcndorff Leiningcn Hatzfeld Lorena

- --

I testimoni storici di diverse epoche e tende11/,e confermano lo schieramento imperiale su tre fronti di attacco, ma ripo1tano numerose varianti a proposito dei comandanti. Tutti sono concordi che la destra fu affidata al generale di cavalleria Lci ningcn. ma il solo l)i Cossila Il Principe EuRcnio di Savoia Le Monnier 1872 p. 234 (traduzione daU 'upe111 tedesca dcli' Arncth che aveva consultato g li archivi imperiali) indica crnTeUarnentc Bibra al centro. mentre tutti g li all ri affidano tale comando all'allora ventunenne principe di Wue1ttemberg, proba bilmente in virtù dei suoi principeschi natali. A lla sinistra quasi tutti gli autori acccnano come comandante il principe Leopoldo di Arrhall-Dcssau (J-<'errari op. cii. p, 158- 159. Parri Vi/Iorio /\mnleo ed E11~e11io di Savoia Hocpli. Milano 1888 p. 15 1, Mauvillon op. cii. p. 326, <ìrmsm Feld-H ems t:ugenii vm1 Sal'oyen Riegel , FrnnkJurt 17 17 p. 338) con runica eccezione del Dc Périni llmailles Fra11çaise p. 149 che afferma che l'attacco al centro ve1mc condotto da /\nhall e i suoi Prussiani. Tale affermaz io ne non è completamente shagliata perché, dal punto di vista fran cese, raia sinistra imperiale impegnò il centro francese, la cui ala destra si stendeva tino a Rivolta e non prese parte a ll'azione.


La Ha//aglia di Ca.1·sww del /6 agosto 1705

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La composizione di questa seconda linea era perfettamente speculare alla prima, quindi con fanteria al centro (per un totale di I 9 ballaglioni, c irca 8.400 uomini) e cavalleria ai due lali (per un totale di 30 s4ua droni, circa 2.500 cavalli). In totale, secondo le informazioni dell' arc hivio della g ue rra, Eugenio schierò a Cassano 43 battaglioni di l"anle1ia e 66 squa droni di cavalleria, per un totale di ci rca 24.000 uomini. 54 L'armala francese presente a Cassano era mo mentaneamente meno numerosa di quell a cesarea, poiché i 15 battag lioni d i fa nlc ria e 4 reggimenti di dragoni di staccati a Paradi so erano ancora per slrada q uando Vem!C>mc giunse a Cassano verso le nove di mattina. 55 Come abbiamo già avuto modo di commentare, lo s pertacolo che vide appena passata l' Adda dovette essere veramente deprimente: il fratello dormiva con ordine di non svegliarlo, la cavall eria bivaccava pigramente e le salmeri e ingombravano lo spazio già molto ang usto. Sempre te me ndo il disegno di E ugenio di scivolare verso il basso corso del! ' Adda, I ,uigi Giuseppe stava incamminando l'armata, o almeno un forte d istaccamento , verso Rivolta 50 quando crebbero gli av vistamenti e le voci che l'armata imperiale si stava dirigendo proprio su Cassano. Ve ndòme non ebbe quindi il tempo di disporre il s uo schieramento di battaglia, ma si trovò a fare di necessità vir1ù, facendo fare semplicemente fro nLc-sinist a ll<1 colonna in marcia verso Rivolta cd appoggiandola in difesa lungo la linea Retort.o - Pandina.57 I ,a consis tenza numerica e lo schieramento dei gall o-ispani non compaiono mai nei test i co nsultati con la stessa precisione di quell i avversari ed hanno richiesto un notevole lavoro di comparaz ione pe r giungere ad una ricostruzio ne plausibile , anche se non dcli niti va.

Secondo il Sanvitalc up. cii. p. 88 l'armata imperiale era composta da 66 squadroni e 42 battaglioni. 55 J.J .G. Pclel up. r-il. p. 35 1 e Di Cossila op. cii. p. 234. Secondo Iul i.i gli altri testimoni fi lo-imperiali Yendòrne gi unse a Cassano tra le IO e le 11 di matlino. -' 6 De la Perellc O/J. cit. p. 272. 57 Non abbiamo trovato argomenti deti niti vi che ci convincano che i francesi aspettassero i prussiani al di qua della Cremasca o della Pandina. Pochi autori menzionano la Cremasca, scambiandola con il Retorto, e c'è veramente molta confusiom:. In linea teorica prendiamo posizione per la Pandina, basandoci sul fatto che i francesi , che si dife ndevano, avrebbero certamente preferito avere due corsi d'acqua (t.re se si considera anche la roggia Gropella) di fro nte a loro ad intralciare i nemici, piuttosto che averne uno alle spalle in cui sarebbero precipitati se costrelli a retrocedere. Un' altra prova indiziale ci viene dal ritrovamento dei cadaveri alle Tre Bocche d i Omhriano: erano tutli soldati austriaci che vestivano di bianco, difficilmente eonfondibiJj dai contemporanei con i prussiani che vesti vano di blue. Se i prussiani avessero combattuto aspramente sulla Cremasca, sarebbe stata una coincidenza veramente rara che nessun corpo fosse trascinato a valle. '4


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TI primo prohlema è che le fonti documentali francesi prestarono sempre poca atte nzione all'apporto delle milizie spagnolc58 e questo ha ingeneralo parecchi e confusioni. Sappiamo dal Pelet59 che all'inizio della campagna l'armata del Gran Priore era composta da 36 hai.taglioni e 47 squadroni, tutti sicuramente francesi,60 più altri 2 1 battaglionj e 19 squadroni, di naz ionalità incerta, disseminati nella pianura padana a guard ia dei posti sull'Oglio, sul Mincio e nelle cittadelle presidiate. l battaglioni francesi avevano una forza teori ca vic ina alle 600 unità,<" ma abbiamo esempi di ballaglioni di 300 e anche 200 uomi ni. Prendendo come base di calcolo la cifra conservativa di 400 pe r ogni battaglione e 120 per ogni squadrone, il totale degli effettivi ad inizio campagna era di circa 23.000 fanti e 8.000 cavalieri. Durante le operazioni del 1705 alcuni dei repai1i dislocali a guardia dei posti di fiume, almeno 9 hattaglioni e 13 squadroni , finirono sicuramente per ingrossare l'arn1ata che venne poi ulterionnente rafforLala dal famoso rinforzo condotto dal Piemonte dal generale Alhergotti. 62 L' armata agli ordini di Luigi di Vendome alla vigilia dello scontro doveva quindi essere composta da non meno di 55 battaglioni e 70 squadroni per un totale, riparametrando le stime sopra riporrate con le normali perdite di campagna, di a lmeno 18.700 fanti e 7.000 cavalieri. 63 Ma non tutti presero parte allo scontro poic hé sappiamo che i reggimenti di fanteria [sie de France, llourg ogne e Vosges64 furono lasciati di retroguardia a Paradiso insieme ai dragoni di Belle /sie e giunsero a Cassano a scontro g ià deci so, il reggimento di / ,n1ville fu lasciato a presidiare Cassano, e due brigate di cavalleria e una di fanteria erano sicurame nte a Rivolta con il Gran Priore. 65 Le forze francesi in campo non dovevano supe rare quindi i 48 ballaglioni e 60 squadroni, per un 1ispeltabile totale di 16.300 fanti e 6.000 cavalieri, comunque

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Possiamo sostenere con ragionevol e certena che a Cassano furono present.i almeno due reparti spagnoli (o meglio dello Stato di Milano); i Dragoni dello Stato di Milano (ex-Monroy), comandati dal marchese Caylus cd indicati dalle fonti come Draioni Gialli di Spagna, cd il reggimento di c;ivallcria Figuema (ex -Coppola). Ring raziamo il Dott. GianCarlo Hoeri per le informazioni sui reggi menti spagnoli de llo Stato di Mi lano. 59 J.J.Cì. Pelel up. cit. pp. 697-698. 60 J ,'ekm;o l'. nominale e lascia pochi dubbi. 61 D. C handlcr op. cii. p. 97. 62 Lettera di Ve ndò me al re del 16 luglio dal campo di Fiesco in J.J.G. Pelet. op. cit. p. 3 12. 61 - Il dato è parzialmente confermato dallo stesso Pe let che a p. 334 ci informa che dopo la battagli a di Cassano e dDpo che alcuni reparti furono dislocati su a.ltrc posizio ni , l' armata comprendeva 45 battaglioni e 66 squadroni . 64 Sourches Mémoires du Mis de Sourc/zes sur le règne de Louis XIV- ed. Cosnac cd. Cosnac Parigi 1882- 1893 v. IX p. 345. 65 J.J.G. Pelet op. cii. p. 332.


La Battaglia di Cassano del 16 a,?osto 1705

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be n superiore a quanto riportato dalle fonti antiche, c he accreditavano la ror1,a francese a soli 35 battaglioni e 45 squadroni .66 I ,e forze dei due schieramenti e rano quindi abbastanza bilanciate, sennonché il fronte fra ncese era molto più vasto e si allungava decisamente verso Rivolta, dove Vendòme stava avviando la sua arma ta67 o almeno la stava d isponendo per coprire e ntrambi i passaggi. Lo schieramento francese, quindi, era sensibilmente decentrato rispetto all' attacco imperiale e possiamo ragionevolmente soste nere c he il centro fran cese venne impegnato dalla sinistra imperiale, mentre l' ala destra francese rimase sostanzialmente inoperosa e rappresentò la riserva da cui Yendòme, o meglio Saint Fré mo nt, trasse i ri nforzi necessari per resistere sulla Pandin a e decidere le sorti del combattimento. Dalle informazioni sparse nelle diverse ronti sull o svolgi mento del combattimento , è inoltre possibile arrivare ad una ragionevole ricostruzione della posizione dei reparti francesi all' ini zio del combattimento. La sinistra francese era divisa in d ue tronconi: il p rimo dal ponte del Retorto alla riva dcli' J\dda, imperniato sui reggimenti di fa nteria di Anjuu e Lu Fère, sostenuti in seconda li nea da i dragoni Gialli di Spagna e da quelli di Lautrec; ed il secondo da l ponte del Retorro fino quasi alle Cascate, dove era schierata la fan teria di Auver-xne, del la Vieille Marine, reggimento di élite consideralo il ne rbo del fro nte francese, con il reggime nto irlamlcsc Dii/on alla sua destra e i dragoni di Vérac e Heron a sostegno in seconda linea. Il centro francese, grossomodo dalle Cascate alla massicciata della fe rrov ia, ma di etro alla Pandina, era presidiato dal reggime nto d i Grancey e dai reparti irlandesi di Fitz.gerald, Galmoy e Rourke. I ,a destra francese si ste ndeva dalla Lega verso Rivolta e compre ndeva sic uramente i reggimenti Miraheau, Pe rche, Ponthieu, Vend6me, Albi1teois, An1toumois, Gatinais, Médoc e Querci. A ltri reparti furono presenti allo scontro, Limousine .'5arre tra gli altri, e lo sappiamo dal ri scontro dei motti

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All'interno di questo dato generalmente accettato per la consistenza dell' armata francii. p. 144 altesta la pn:senza di tu tti i reparti sul campo di batcese, il solo De Périni tag lia, mentre la maggior parie deg li storiografi più antichi sostiene che l'u110 iniziale della battaglia fu sostenuto dai soli 20 battag lio ni del Gran Priore e che i 15 hattaglioni d i Paradiso giunsero alla spicciolala d urante la battag lia. Sembra fuo ri discussiom: che i 15 battag lioni g iunsero in tempo per la battaglia: nella sua relazione del 19 agosto Ve nclo me d ice testualmente "e nel momento in cui tutti i battaglioni di Colmenero ehhero passato il ponte, ad eccezione di tre, il nemico iniziò ad af/accare la noslra sinislra " J.J.G. Pclct op. cit. p. 33 1. 67 Nella sua relazione Vendome non ne fa cenno per ovvi motivi, ma testimoni meno coinvulli come Polard e St. Hilaire parlano chiaramente del movimento dell ' annata verso Rivolta.

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o feriti , ma una loro precisa assegnaz ione sul fronte de lle operazione non è attestata da alcune fonte. L'artiglieria era ripartita ad intervalli tra i battaglioni , mentre la cavalleria, in parte già avanzata su Ri volta, fonnava la seconda linea, e a patte il sostegno dei dragoni con piede a terra, non e bbe gran parte de llo scontro. Il commissario d ' artigli eria Maisonrouge aveva di sposto una discre ta batteri a di cannoni pesanti da campagna a sinistra del caste llo, sul ri vellino veneto sopra l'attuale chiesetta, e da quella posizione poteva comodame nte pre ndere sul fi anc o l'eventuale avan 7.at.a del nemico lungo la strada che portava a lla fo rtificazione del ponte.68 Otto compagni e di grana tieri erano appostate a lle c ascine Taran ta e Colonne lla: tre della Vieille Marine, due di Grancey, una c iascuna di An{?oumois, Bourke e Galmoy. Quella c he era una posizione di retroguardia a copertura della marcia verso Ri volta, ma che in realtà si trov ò ad essere l'avanguardi a contro l'incipiente attacco imperiale, era tenuta da Sa int-Pater 69 e da l colonne llo Guerchoy de Saint Colombe, c he venne successivamente salutato come uno degli eroi della giornata. Proprio perché Luig i Giuseppe non si aspettava l ' attacco im periale, le tre ali non e rano state assegnate a coma ndanti separati. mi uffi c iali generali combatterono a l meglio de lle loro c apacità nell a posizione in c ui si vennero a trovare. spesso pre nde ndo iniz iative pe rsonali che si ri velarono dccisive.70 In ogni caso, Colmenero, Che merau lt, Vaudrey, Saint-Pater, Luxernho urg e Praslin 7 1 combatterono con Luig i G iuseppe alla sinistra, dove più fe roce fu il co mbattimento,72 Saint-f rérno nt tenne il centro spalleggiato da Alhergotti che venne dalla destra, e Medavy rimase sulle posiz ione della destra lungo la strada per Rivolta. Nonostante lo schie ramento de i due eserciti fosse di fatto abbastanza si mi le e de lla medesima forza, le due armate avevano alcuni vantaggi e svantaggi reciproci. I francesi non erano be n sc hierati essendo stati colti nel momento critico di un rischicramento: il loro fronte era molto lungo e molto stretto, quindi poco adatto alla manovra di rincalzo e rimpi azw dei battaglioni. A loro favore ave-

ox De Périni op. cii. p. 146. Probabilmente la batteria venne successivamente rinfo rzata dai cannoni che tornarono da Paradiso. 69 lbid. 70 Significativa a proposito dell a assoluta mancanza di coordinamento durante lo scontro è la giustiticazione del contc Mcdavy di rrontc alle accuse di Albergotti di non essersi mosso dalla destra dello schieramento: "No11 avevo ricevulo alt:un online in proposito", al che Albcrgotti gli rispose "M . de Vendòme era così ot:cupalo alla sinistra dello schieramen/o che non aveva il tempo di mandarvi ordini" . J.S. dc Quincy op. cii. cd. Lecestre V.

IJ p. J 35.

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Secondo il solo Périni op. cii. p. 149. Praslin comandava la destra francese. Lettera di Vendòme del 19 agosto .I.J .G. Pelet op. cit. p. 33 1.

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I ,a flauaglia di Cassano del 16 agosto I 705

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vano la di sponibilità di una batteria fi ssa di artiglieria che spazzava quasi l' intero campo de lle operazioni , ma, soprattullo, disponeva no di un indubbio vantaggio tattico: tenevano una posizione forte, protetti da o stacoli naturali e dalla forlilicazione del ponte. L' armata cesarea avrebbe potuto manovrare e giostrare come meglio credeva, ma se voleva passare l'Adda doveva cozzare frontalm ente contro l' ostinata resisten za francese. Gli imperi ali avevano dalla loro una deci sa superioritù numerica nei setto ri di fronte che decisero di allaccare, erano meglio organizt.ati c potevano manovrare in un uno spazio abbastanza profondo da permettere rapidi ricambi di battaglioni pe r portare i loro attacchi alla linea francese. Ma gli ostacoli namrali e la caparbietà dei francesi si dimostrarono insormontabili .

Lo scontro Me ntre Ye ndòme procedeva ad organizzare l' armata in colonne per marciare verso Rivolta, un colonnello della retroguardia appostato sul tetro della Taranta, una cascina posta a mezza strada sul re ttilineo della strada pe r Treviglio, mandò ad in formare il Duca che l'eserci to imperiale marciava verso di loro e si stava di sponendo in formazione di battaglia.73 Finalmente, verso le I I di mattina, Luigi Giuseppe si convinse che il princ ipe Eugenio stava puntando decisamente verso Cassano e si.ava dispiegando l' armata in battaglia.74 Yendòme non aveva ancora terminalo di sgomberare il terreno davanti al ponte e fu in questo frangente che diede il famoso ordine di utili zzare i carri delle salmerie come ulteriore barriera a protezione della fortificazione del ponte e di getta re nell'Adda la maggior parte dei bagagli.75 Questo ordine, estremame nte drastico e veramente insolito nella prassi be llica del te mpo, venne successivame nte immortalalo da numerose stampe che mostra no le truppe francesi inte nte a rovesciare carri e bagagli dal po nte dell'Adda. Inoltre, fece gcuare un ponte largo una centinaio di passi sul Ritorrello per assicurare il collegame nto tra il centro sc hieralo lungo la Pandina e la fortilìcazio nc del ponlc. 76 Jnline, alle prime avvisag lie della battag lia, alcuni reggimenti g ià partiti verso Rivolta, senza attende re ordini in proposito, fecero dietro fron t per dar man fo rte al centro francese o restarono fermi s ul posto, imponendo comunque rispetto alla si ni stra imperiale. 77

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Secondo Qu incy op. cii. ed. Lecestre v. Il p. 125, si trait.ava de l capit ano dei dragoni Conche. 74 J.J.G. Pclc t op. cir. p. 351. 75 Oe la l'erelle op. cii. p. 276 e St. Hilaire op. r:il. p. 18.1. 7 <> Secondo il Fo lard, fu lui stesso a prende re tale iniziativa che ball ez,.ò il "punte delle j(1sci11e" nel le sue memorie op. cir. p. 235. 77 J .C. dc Folard op. cii. pp. 236-237 segnala i reggimenti di Querci. Cadrieu ( in rea ltà Cad rieu era il no me del colon nello del reggimento Cìalirwis) e nuurk. lrlwulofa·, ma quest'u ltimo è improbabile.


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Verso la una del pomeriggio l'avanguardia cesarea prese contatlo con le otto compagnie asserragliate alla Taranta. La resistenza dei francesi fu così accanita che fece sospetlare ag li uflìcia li imperiali che le truppe della cascina fossero soste nute da un numeroso nerbo di combattenti disposti dietro di essa. Finalmente la preponderanza imperiale costrinse i frances i a ripiegare dietro al ponte del Rctorto che ingomhrarono di rami e di sterpaglie non avendo tempo sufficiente per distruggerlo. Sul luogo leggerrnente elevalo, rispetto alla depressione del canale, dove sorgevano (e sorgono ancora) le cascine, Eugenio fece drizzare una balleria di artiglieria78 che si rivelò di pochissima utilità. Tl principe Eugenio avanzò di persona a riconoscere lo stato del ponte e compresa I' irnporlam:a strategica del manufatto ordinò al conte di Lei ningen, comandante l' ala destra cesarea, di attaccarlo per impadronirsene. L' assalto, p01tato da diversi battaglioni di fa nteria fu violento e sbandò i reparti francesi che si trasci narono via con loro il colonne llo Guerchois. Mentre già i reparti imperiali si di sponevano a schierarsi nella piana dietro al ponte, una furiosa salva di arti glieria s parata dalla batteria posiz ionata al lato del castello li fece momentaneamente arrestare.79 Quest'esitazione permise ai granatieri frances i, sostenuti da altri battaglioni de lle hrigalc !,a Fère e Anjou,80 di riorgani7.7.arsi e di tornare alla carica dei nemici, riu scendo a ricacc iarli d i là dal ponte nonostante gli sfori.i di Lciningcn per arrestarne la ritirnta. Verso le due del pomeriggio, ricomposte lc rorrnazioni , il c onte di Le iningen riportò le truppe all'assalto e di nuovo gli imperiali si scagliarono verso il ponte sotto la g uida de l loro generale. L'attacco ve nne organizzato in due co lon ne, una che doveva cercare di forzare il ponte sul Relorto e un ' altra che avrebbe attraversato il canale vicino alle prese cercando di prendere il nemico

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J. Sanvilalt: up. cit. p. 86. H. Dc Périni op. cit. p. 147, Di Cossila op. cit. p. 235. 80 De la Perelle op. cii. p. 271, An jou e La Marine in .I. Sanvitale op. cit. pag. 87. 79


I .a Ralluglia di Cassano del /6 agosto 1705

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di Jianco. L'azio ne era remeraria perc hé avrebbero sicuramente bagnato polveri e micce e avrehhcro dovuto caricare, questa volta per davvero, i francesi all' arma bianca.81 Questo nuovo assalto ebbe esito incerto vista la caparbia resistenza <lei gallo-ispani , segnaramente nel reparto di Auvergne sc hierato a ll a destra del ponte,82 ma quando una palla di fucile colpì mortalmente Le iningen, l'assalto cesare o si affievolì ed infi ne scemò in una nuova ritirara verso le posizioni della Colo nncl la e della Taranta. Mentre l'ala destra imperiale tentava di forzare il ponte sul Retorto, lu ngo turto il fronte i due schieramenti si scambiavano un vivo ruoco <li fuci leri a e, <lata l'estrema vic inanza delle sponde, molti colpi dovettero andare a segno: " .. se Jusillaient, à demi-portée de pistolet; tous /es coups portaient". 8 -,, Gli impe riali avevano cercato di prosciugare i canali agendo sulle saracinesche alle bocche de l Retorto84 per rendere I' attraversamenro dei canali più agevole, ma la ma novra fal lì. Secondo il Sanvitale, 85 si chi usero dodici paratie di legno c he l'e eero scendere un po' il live llo dell' acqua ma nulla si poté con due bocche più superficial i, ma più larghe c he non erano dota te di pararie e che continuarono a versare acqua ne l Retorto. 86 E' anche probabile c he gl i imperiali riuscissero a chiudere le prese del canale al primo attacco, ma le stesse fu rono riaperte, e le pararie probabilme nte distrutte. ne l primo contrattacco rrancese. 87 Dopo aver impartito gli ordini ai comandati Bihra cd A hnalt di passare a loro volta i canali pe r ricongiungere le al i contro la testa di ponte, il Principe tornò all'ala destra, verso il ponte <li pietra che tant o gli pre meva. Come spesso faceva, si mi se egli ste sso al comando de lle truppe avan1.ando in prima linea e le truppe spronare da lla sua presenza attaccarono frontalme nte il ponte e di nuovo si gettarono nel Retorto a guado, a monte e a valle de l ponte. Be n presto ruppero la resiste nza francese in tre punti e sfociarono linalme nte ne ll a piana dietro al canale, dove i francesi ormai in rotta corsero a rifugiarsi die tro ai carri dell e masserizie rovesc iale o al l'interno della fortifi cazione de l ponte .

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I. e R. Stato Maggiore Generale op. cii. Serie I v. V Il p. I 84. 82 Sourches op. rii. ed. Cosnac v. I X p. 346. x:l "Si .~paravt.mo a me zzo 1im di pistola, 1uui i colpi andavano a sei110." H. lJc l'érini op. cii. p. 150. 84 G. Fcrrari op. cii. p. 152. 85

J. Sanvitale op. cit. p. 86.

Dovrebbe lrattarsi <li una piccola rottura (scolmatore) che la cartografia dell 'epoca ci segnala esistente un poco più a val le delle bocche vere e proprie e che scaricava nel Rctorto. Jn stagione di disgelo o di po11ata ahhondante di ventava praticamente impossibile annullare il flusso di acque nel canale. 87 Arnelh in Di Cossila op. cit. p. 235 e I. e R. Stato Maggiore Generale op. cii. Serie I Xl>

V.

VII p. 184.


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Durante questa furiosa carica degli imperia li rimasero feriti vicino a Eugenio Rcwcnllau, Thaun e il giovane princ ipe Giuseppe di T,orena e nel campo francese il marchese di Vaudray. 88 Secondo il piano preordinato da Eugenio, anche l' ala sinistra89 dei brandeburghesi di Anhalt si gettò all'attacco passando, con qualche diflìcoltà e perdite, la Cremasca nella zona di fronte alla cascina Bruciata . E ' probabile che lo sforzo maggiore fosse conccnlralo in quella zona dove doveva esistere un ponticello90 che serviva alla strada per Arzago.91 In mancanza di adeguati attraversamenti e stante l'impossibilità di asciugare i canali , i prussiani dovettero arrangiarsi con passerelle improvvisale o attraversando a guado. Il centro imperiale, invece, non ebbe modo di attraversare in alcun modo i canali, trovandosi nel punto più sciagurato dello schierame nto: la bipartizione <lei Rc lorlo in Cremasca e Pandina a monlc delle odierne Cascate, per cui i suoi effettivi sostennero in patte i tentativ i de i prussiani di Ahnalt e in parte sciamarono sul ponte del Retorto per sostene re lo sforzo di Eugenio.'J2 Intanto sulla direttrice princ ipale dell' attacco, que lla del ponte del Retorto comandata da Eugenio in persona, la battaglia viveva i suoi mome nti più drammatici e crue nti . Appena visti gli impe ri ali sfociare oltre il ponte, i francesi si ripiegarono in un nuovo fronte con la destra c he lambi va il Re tmto e la sinistra che si appoggiava alla forlilìcazione del ponte e ai carriaggi rovesci ali , con la cava lleria appiedata in seconda linea.9J

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Se<:ondo il D c Pé rini op. cit. p. 147, m c nlrc per il Ma uvillo n op. cit. p. 330 Giu seppe di Lorena fu morta lmente ferito me ntre com a ndava la re trog uardia durante la ritirata ve rso Trev ig lio . x9 E' dove roso ri cordare c ome i te rmi ni di a la deslra, cenlro e s inistra si ri feri scano esclusivame nle a llo schierame nlo dclla fant cria, m e ntre le ve re a li destra e s inistra <:om poste dalla cava lle ri a . restaro no lcggcm1c ntc arretrate e praticame nte no n e ntrarono ma i in az io ne. 90 Probabilme nte il ponticello , me no impori a nte d i que llo sul Re tort o e ra stai.o distrullo dai fran<:esi, <:osì comc il suo obblig alo <:orrispc ttivo s ulla Pandina . L'esiste nza de i due po nti è confermata da lla ca rtina del M ila ni. 91 I. e R. S ta to Maggiore (ìe ne ra le 011. ,·il. Serie I v. V II p. 186 affe rma c he il genera le prussiano Huesle n l'e ce passare la C re rna s<:a a 6 sq uad roni d i cavallc ria (reggime nti d i Wa rtensleben e Du Ponail) pel ponte p resso la Casa dei Poveri. Q uesta lo<:aliti1 ne ll a stampa d i Robc rt van A udc nac rd ('J'heatrum t:umpewn, c irca 1720) coinc ide con la c ascina C a bana , presso il ponte sull a strad a c he vie ne d a Cas irale e al.t rave rsa la Cre rnas<:a a C a s<:i ne S . Pietro. I 6 squadro ni fu rono rica<:<:ia li d a ll a <:avallcria fra nce se. 92 Prova indizia le d i tale mo vime nto è il fatto c he , dopo esser sta to ferito, Eugenio la sciò il c o ma ndo a Bibra (comandante de l centro) c he dove va trovars i a p o rtata d i ma no. li 1-ie rrari op. cit. p. 159 e il M au villon op. l'ir. p. 328 avva lorano la lesi c he a l centro lo sl'orz o impe riale fu mo lto blando. 93 Fcrrari op. cit. p . 155, H. Dc Périni op. cit. p. 148.


/,a na,wgfia di Cassano del 16 agosto 1705

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Grazie alla supe riorità del numero gli imperiali conquistarono la Canlarana, 94 guarnita dai Dragoni di Spav1a che vistisi perduli si getlarono nell'Adda dove annegarono in gran numcro.95 Le font.i francesi tacciono, ma pare che a far buo na compagnia ai Vrai;vni Gialli di Spagna, c i fossero anche i dragoni francesi di Lautrec.96 I francesi, abbandonata la linea delle salmerie,97 si rifugiarono all'interno della forlilìcazione, da dove continuavano a fare un fuoco incessanle sugli austJiaci c he ri prendevano lìalo rnenlre sbarazzavano dal campo le barricate di carri lasciate dai francesi. Agli imperiali spellava ora il compito durissimo di attaccare il parapeno de lla fortificazione: Eugenio radunò gli ufficiali e comandò di far passar parola: "J Francesi sono .w:hiacciati contro l'Adda, la /uro unica salvezza è il ponte, che noi distn,ggeremo U/Ul val/a conquistata la fortificazione. Avanti! La villoria è là." 98 " Ll sta la villoria, là la ruina del nemico: I 'Adda .r:fi sorbirà se vincete, i superstiti spegneransi dagli Italiani, da Vìtrorio, da Stahremherg." 9'J

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Piccola ma antica cascina al di là dell'Adda. Si 1rnvava a 150/2 00 metri dalla fortificazione de l ponte. 95 11. De Périni op. l"ir. p. 148. Quincy, che sopragg iungeva allora da Paradiso, testimonia di aver visto a Cassano "molti dragoni vestiti di giallo che e rano be11 ji·adici e molti erano.feriti." J.S. dc Quincy op. cii. ed. Lecestre v. li p. 120. 96 J. Sanvitale op. l'il. p. 87, E. de Mauvillon op. cit. p. 323, G . Fcrrari op. cii. p. 157. 97 (ì. Scirea op. cii. p. 8 1. 98 I ,a cil a:i:ione si lrnva in Périni op. cit. p. 148, il Mauvillon op. <:it. p. 323 la ripropone come al locuzione indiretta. 99 Botta Storia d 'Italia nmli11uata da quella del Guicciardini sino al 1789 Tipografia Elvetica, Capolago 1835 p. 880. Entrambe le citazioni sono fo rtemente improhabili e rispondono più al gusto romantico dei narratori c he a delle fondale notizie storiche. In particolare occorre sottolineare come la cita7.ione ciel Rotta sia gonfia di un pat1i ottismo risorgimentale asso lutamenle ruori luogo per l'epoca dei fatti e c he poco si addiceva all a persona lità di Eugenio. ViUorio è chiaramente Vittorio Amedeo li, duca cli Savoia, e Slahrcmbcrg è il conte Guido Stahremberg, comandante del corpo di sped izione austriaco che sosteneva gli a lleati a Torino.


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Le brigate francesi d'Anjou e di La Fère resistettero accanitamente, facendo fuoco a mitraglia con una batteria di tre cannoni che provocava perdile ingenti agli imperiali tirando a raso, ma a costo di incredibili sacrifici gli impe riali abbatte rono le palizzate a protezione dell' opera, ruppero il cancello che proteggeva l'uscita della via Maestra e alcun i granatieri riuscirono persino a scalare il parapetto per piantarvi il vessillo imperiale. 100 Quando il duca di Vendome si accorse che gli stendardi imperiali sventolavano sui bastioni, accorse dalla riva del Retorto, dove le cose andavano meglio, con gli irlandesi dei reggimenti di Fitzgerald e di Calmoy guidati dal tenente-colonnello Carroll, 101 e mandò a chiedere aiuto alla destra. Un colpo di fucile gli attraversò lo stivale e gli uccise il cavallo sollo di lui. A piedi, osannato dai suoi soldati, Luigi Giuseppe entrò nel forte per l'ultima e d isperata resiste nza: se la lesta di ponte fosse caduta e gli austriaci si fossero impadroniti del ponte la disfatta era sicura, senza più collegamenti con Cassano e con l'armata spezzata in due e inseguita alle spalle verso Ri volta. A sua volta arringò g li ufficiali e la truppa astante: "Compagni, temere non è da guerriero,.fu~~ire non è da francese: sappia fa Francia che qui abbiamo vinto, o anteposw la morte all'esser vinti!" 102 Questo fu certamente il luogo e il momento più eroico e sanguinoso di tutta la battaglia. Gl i avversari si fronteggia vano vicinissimi e i colpi di arma da fuoco andavano rntti a segno. In questa mi schia furibonda, un granati ere austriaco prese di mira il Vcndfime con il suo moschetto, ma il capitano delle sue guard ie Cotron se ne avv ide e si gettò in avanti ricevendo egli la palla destinata al suo generaJe.103 Un altro ufficiale della guardia di Vendome, Argenson, ebbe il braccio fracassalo da una paJla di cannone. 104 Ma i fra ncesi non mollarono e alla truppe imperiali stava costando sempre più caro mantenere la posizione in attesa dell' arrivo della loro ala sinistra, come prestabilito e come ardente mente atteso. Ma dov'era Anhalt? li principe prussiano si trova va in una situazione poco p iacevole e più com-

HMl I. e R. Stato Maggiore Generale op. cii. Serie I v. VII p. 185, J . Sanvitale op. cii. p. 87, sccomlo H. De Périni op. ,·it. p. 149, E. dc Mauvillon op. cii. p. 324 e Ferrari op. cii. p. 158 i fran cesi abbandonarono l' opera a corno e si rifugiarono ne lla mezzaluna, ma è molto poco probabile. 1111 De la Perelle cii. p. 274 e Périni op. cii. p. 149. 102 Bolla op. cii. p. 880. 103 De la Percile op. cit. p. 274, Périni op. cit. p. 149, J. Sanvitalc op. cit. p. 87, E. de Mauvillon op. cii. p. 324, Fcrrari op. cii. p. 158, J.C. de Folard op. cii. p. 239. Soun.:hcs Mémoire:; ed. Cos nac v. IX p. 347. Secondo il Folard , il colpo ricevuto d a Cotron sarebbe stato casuale e non voluto. Comunque sia e contrariamente a quanto rilerito da quasi tutti g li storic i, il prode capitano delle Guardie de l Duca, Gaspard Cotron non morì de lla lerila ma rimase con il Duca fino alla di lui morte e venne citato ne l suo testamento. Morì poi nel 17 16 quando era comandante militare di Saint Tropcz. 104 J.C. dc Folard op. cii. p. 239 e Mauvillon op. cii. p. 324.

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La Bal/afilia di Cassano del 16 agosto 1705

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plicata rispe tto a quella del suo comandante. l ,a distanza in linea d'aria dalla sua posizione dietrn la Cremasca alla Lcsla di ponle era minore rispelto a quella della deslra imperiale, ma doveva guadare due corsi d' acqua prima di venire alle mani con i fra ncesi. I francesi dal canto loro lo attendevano dietro alla Pandina, dove alle prime avvisaglie di comhatlimcnto si erano soffermati i reggimenti già incamminati verso Rivolta, ma qualche unità di cavalleria era stata mandata a coprire il territorio tra i due corsi d'acqua dove aveva respinto un te nlativo di incursione da parte di sci squadroni della cavalleria prussiana che avevano passato la Cremasca sul ponte di Cascine S. Pietro. 105 Anche per loro la situazione non ern tranquilla: le truppe erano molto allu ngate lungo la strada per Rivolta, avevano sì un ponticello (il ponte deIJe fascine) che li metteva in comunicazione con la testa di ponte, ma se tagliali fuori da questa via di ruga, rischiavano di venire geltati nella vic inissima Rivo ltana o nel l'Adda. Il primo prohlcma che Anhalt dovette affrontare fu il passaggio della Cremasca, poiché il ponte della strad a che conduceva a C re ma doveva essere stato distrutto. Per poter assicurare una test.a di ponte e pc rmcllcrc il lancio di passerelle, alcuni reparti dovettero g uadare la Cremasca ed è molto probabile che in quest'occasione bagnarono polveri e micce. Queste operazioni di sfondamento erano soli tamente a ffidate ai granatieri, che erano g li arditi dell 'epoca, e tra i reparti in azione sulla C remasca c i furono sicuramente i grana6eri del reggimento J1,m R-Holstein che, dopo aver allravcrsalo il canak, si scagliarono sciabola alla mano co ntro la cavalleria francese disperdendola. S upe rato con molte precauzioni e una ce11a lentezza il primo corso d' acqua, il principe Leopoldo si ilccinse ad investire i I centro francese comandato da Saint- Prémonl. Le posizioni de i contendenti erano davvero ravvic inate, trovandosi solo il breve iato de lla Pandina tra di loro, e lo scambio di moschetteria dovcllc raggiunge re un ' inte nsità Lcrrihilc. Nonos lanlc la superiorità di fuoco, i cesarei non riu scivano a costringere i francesi a cede re e ritirarsi dalle sponde de lla Pandina. Stanco di "quella maniera di comhal/ere, che non serviva a nulla" 106 e prohahilmcnl.c ormai conscio che dall'urlo ddla sua ala dipe ndevano le sorti della battaglia, il principe d ' A nhalt ordinò l'attacco in massa alle difese francesi. L'attacco finale alla trincea della Pandina venne portato in contemporanea dal principe di Wuertlcmhcrg 107 e ùal principe ù ' Anhalt con i suoi brandebur-

105 lll6 107

I. e R. Stato Magg iore Generale op. cit. Seri e I v. VII p. 186. E. de Mauvi llon op. cii. p. 326.

D iversi aulori , Mauvillon, 011111 0 111 , Quincy, Folard, hanno attribuito al princ ipe di Wucrttcmbcrg un vivace allacco al ccnlro, ma si lralla di un malinleso. Nello schi eramento di battaglia il Principe era segnalato al centro: abbiamo già notato che il centro imperiale 11011 operò da so lo, ma si divise tra destra e sinistra. In particolare l' attacco a cui si riferiscono gli autori, fu portalo dal Principe in sostegno all 'ala sinistra comandala da Anhall.


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ghesi, contro le posizioni fra ncesi te nute in prima li nea dai repa11i di La Marine, Cirancey e di Perche, soslcn ulc dai dragoni di Vérac e Heron e dalla fanteria di Dillon alla sinistra e Bourke alla loro destra. Il principe di Wuertte mberg riuscì a sfondare, in torno alle Cascate, un battaglione di La Marine IOS cd ad impadronirsi della batteria c he stava alle loro spalle, ma un contrattacco dei dragoni di /leron e Vérac soslcnuti dalla fanteria di Dillon ricacci<'> indietro gli imperiali e ri conquistò l'artiglieria perduta. L'assalto dei brandeburghesi di Anha lt fu eroico e memorabile: ormai abbandonata la speranza di sloggiare i francesi con la loro preponderanza di fuoco " ( ...) ils se jeterent dans l'eau par Battailons entier.v. & se formerenl de l'autre ciìlé." 109 In ondate successive, sostenuti dal la moschctlcria sull'altro lato, i battaglioni riformatisi sulla riva destra investirono a più e più riprese all ' arma bianca i francesi, che furono sul punlo di sbandarsi. Alcuni reparti, segnatame nte Grancey e Perche, suonarono la ritirala esponendo tutto il cen!To al grave pericolo di vedersi spezzato , ma ve nnero soste nuti dai reggimenti Angoumois e Gatinai,ç, che erano giunti dalla destra, e Rourke che diedero loro il te mpo di ri organizzaJSi. 11 0 Ricacciali i prussiani al di là della pandina Sain t-Frémont si aflrettò a schierare altri reggimenti c he restavano inattivi all'estrema ala destra Ponthieu, Mimbeau e Albi~eoìs 111 in attesa di ricevere le nuove cariche degli imperiali. Querci 112 e Médoc anc he loro provenienti dalla destra, te nnero l'estremo destro del centro appoggia ndosi alla cascina Lega. Ma i prussiani faticavano a riorganizzarsi dietro alla Pandina perché il contrattacco francese era stato particolarmcnlc veemente e, forse, anche perché una

iox Sourches op. cii. ed. Cosnac v. IX p. 346. St. Hilairc op. cit. p. 185. 109

" Si ge1tarono nell'acqua a ballaRlioni intieri e si riformarono da/L'allra pari e." Dumont op. cit. p. 47. I IO Secondo i I solo De la Perelle op. cii. p. 274, la resistenza contro Anhall fu dirclla dallo stesso Vendòme, che qui t:bbe il cavallo ucciso. 111 H. Dc Périni op. cit. p. 150. I l 2 Fol:ird era c:ipit:ino di questo reggimento.


I.ti lla/laglia di Cassano del /6 agosto 1705

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parte del loro potenziale di fuoco era andato perso nell' assalto alla Pandina e, parzialmente, ne l precedente guado della Cremasca e non potevano quindi sostenere e restituire le scariche che i reparti francesi, per giunta rinforzati di fresco, facevano grandinare su di loro. 11 1 Il fatto c he un esercito ben addestrato come quello prussiano e comandato da un soldato di prim' ordine come il principe Leopoldo diAnhalt, si trovasse nel bel mezzo della battaglia con alcuni reparti impossibilitali a sparare per avere le polveri bagnate può lasciare a prima vista un po' perplessi. ma ha una sua logica spiegazione. Anhalt aveva preso tutte le precauzioni necessarie per l'attraversamento de lla Cremasca, e il potenziale di fuoco prussiano era arrivato quasi int.atto a fronteggiare i francesi alla Pandina. Ma qui g iunto, era ormai qu estione di vita o di morte: o sfondava o avrebbe dovuto comunque ritirasi, tanto valeva tentare un di sperato assalto all'arma bianca in cui le pol veri c i moschclli non avrebbero più avuto nessuna importanza. Un' altra spiegazione possibile è c he l'episodio delle polveri bagnale, così universalmente citato e sottolineai.o da tutti gli autori, sia identificabile soltanto con l' att.ravcrsamc nto della Cremasca da patte dei granatie ri e alla successiva scaramuccia con la cavalleria l"ranccsc, e che sia stato successivame nte ingigantito e assunto a simbolo dello sforzo eroico dei prussiani ed a parziale giustificazione del ma ncato sfondamento. 11 4 Comunque sia andata, dopo ripetuti attacchi e vista l'impossibilità di spezzare la resistenza francese, che andava rinforzandosi di nuovi reparti richiamali dalla destra, nemme no con l'impeto di un assalto all 'arma bianca, Anhalt decise di ritirarsi. 1 15

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Pe.-rari OJJ. c:it. p. 159- 1CiO, Mauvillon op. cii. p. 327, J. Sanvi1ale op. cit. p. 88. Basand0<.:i sulla conosce11~.a de l luogo e del canale l'andina, propendiamo per quest'ipotesi. lasciando ai francesi il rnerilo di aver 1enacemente e vittoriosamente di feso una posizione d i estrema e delicata importanza tatlica. 11 5 Lo scon1ro sul la sinistra imperial e è quello che meno chiaramente viene descrillo dalle diverse fo nli. Secondo akuni aulori , Mauvillon e ferrari tra g li altri, i francesi erano schierati lungo la C remasca, che viene erroneame nte indicata come Retmto, da dove vennero respinti dietro la Pandina che fonnò la loro linea di estrema resisle nza. Secondo al1ri . Polard e Quincy, i prussiani non riuscirono mai a superare la Pandina. dove i francesi li attendevano. Abbiamo giì1 dichiarato più sopra che, non avendo trovato elementi defi nitivi per una delle due ipotesi. abbiamo valulalo come più verosimile una posizione francese fmt e dietro la l'andina, con probabili avanguardie lra i due corsi d' acqua. lnollrc, se i fra ncesi fossero stati costretti a ritirarsi dietro la Pandina avrebbero bag nalo a loro volta le po lveri, rendendo impossibile il loro soslegno. E' comunque questo il loco, che nelle di verse narrazioni indagate, si presta al maggior numero di diverse lezioni. 11 4


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Durante la ritirata, o la fuga se si preferi sce, i prussiani non dovette ro essere particolarmente molestati dai francesi, e ripassarono la Cremasca in parte sulle passerelle, ma p1incipalmente getlandosi nuova mente a guado nel canale. Durante questa ritirata il principe di Anhalt stesso rimase fcrito. 116 I rran cesi della brigata di Grancey, comandati dal fratello cadetto del conte Medavy, che duramente avevano sostenuto l'urto dei prussiani, e di Querc.:i e M édoc li inseguirono per oltre l 50 passi al di là della Cremasca e lì piantarono i loro stendardi. 117 Venne quindi ordùiato loro di fermarsi sulle posizioni acqu isite, dato che la battaglia sul lato sinistro era tutt'altro che finita e una loro avanzata avrebbe potuto indebolire l'intero schieramento di l'e nsivo francese. Eugenio, a prezzo di enormi sacrilìci, slava ancora trattenendo la sua ala destra a ridosso della fortifi cazione in attesa di c hiudere la tenaglia con le truppe prussiane. Ma la ritirata di quest'ultimo aveva scompaginato il disegno tallico del Savoia e l'incessante moschette ria e cannoneggiamento dal castello di Cassano facevano pendere pericolosamente la bilancia delle forze dalla parte francese. In un ultimo di sperato tentativo di assalto, il principe Eugenio stesso venne ferito al collo e fu costretto a lasciare il campo, 118 affidando il comando al generale Bibra. 119 Gli imperiali accusarono il colpo e vacillarono./\ nulla va lsero g li sforzi di Bihra per riportarli all'assalto del ridotto, lentamente ma inesorabilme nte cominciarono a ripiegare prima verso la Cantarana e poi fino al ponte del Reto110 dove Bibra riuscì a riordinarlc. 120 Certamente l' uscita di scena del principe Eugenio portò un certo scompiglio nello schieramento imperiale, ma molLo più importante fu il fatto che, ormai assicurata l'ala destra del loro schi eramento, Albergotti portò truppe in soccorso alla tesla di ponte, tra le quali la brigata dei dragoni di Yendome. 12 1 L' intenso fuoco di fucile ria dal castello, sarebbe slala accompagnata dalle volale delle hall.erie poste sul rivel lino alla sinistra dello stesso, e in quest' azio-

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Così l' agiografia del Principe, ma non il resocon1 u ullicialc imperiale. 11. De Périn i op. cii. p. 150 . Sewndo Fe1nri op. cit. p. I60, furono condotti da Albergull.i , ma è molto improbabile. Più plausibile che fosse Saint-Fré rnonl a condurli all 'inseguimento. 118 li Mauvillon op. cii. p. ]25 ed a l1ri autori parlano anche di una ferita al g inocchio, ma Eugenio ne lla sua corri spo ndenza d al campo di Trevig lio non ne fa mai cenno. 119 I. e R. S taio Maggiore Generale op. cii. Serie I v. V II p. 187 e secondo anche la maggior parte dei cronisti. Secondo il so lo Ferrari o p. c ii. p. 16 1 il comando venne lasciato a Rewentlau, ma il suo final e dell ' a~.ione sulla destra è un po' fantasioso, con Bibra e ( ìiuseppe di I ,orena a mellere scompiglio nelle schiere francesi che fuggono nel borgo. 120 E. d c Mau villon op. cit. p. 326. 12 1 H. De l'érini op. cii. p. 149, Sourches op. cii. t:tl. Cosnac v. IX p. 34 7 e Dc la Percile Of). cii. (). 274. 11 7


La Battaglia di Cassano del 16 axosto 1705

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ne di disturbo fina le sui nemici in ripiegamento sarebbero rimasti fe riti Bihra, Rewentlau e, fo rse, Giuseppe di Lorcna. 122

La sera L' uscita di scena di Eugenio per la ferita a l collo e la ricacciata dei brande burghesi de l princ ipe di Anhalt al di là della Cre masca, posero praticamente tìne al combat.1i menlo. La maggior parte dei cronisti è concorde nel confer mare che la battag lia, iniziata verso l'una de l pomeriggio, sia durata quattro ore buone e quindi le ostilità vere e proprie te1m.inarono tra le c inque e sci di sera del 16 agosto 1705. 123 Alla fine vera e propria dello scontro bisogna aggiungere un periodo di tempo abbastanza consistente, citato espressamente o solo allusivamente da diversi autori, individuabile in tre ore, in cui le ostilità restarono come sospese. Questa permanenza sul campo di battaglia, che sarebbe durata oltre il calar del buio, palesa la preoccupazione di Eu genio di tenere il campo oltre il tramo nto per poter dichiarare la vittoria della giornata e anc he, come testimonia lo stesso Eugeni o, per cercare e raccogliere i feriti e i dispersi nascosti ne i cespugli _124 Le truppe austriache ripiegaro no per tutta la notte con una certa calma e senza essere troppo molestate dai l"ranccsi, "nousjimes un pont d 'or à nos ennemis aver· heau<"oup de prudence, ne pouvanl leur en fai r un de feu & de .fer bien aceré, à cause de nutre faiblesse ", 125 e vennero ad accamparsi tra Treviglio e Caravaggio. Il Ve ndò me fece distendere, e ne i giorni successivi acca mpare, la propria armata davanti a Rivolta ed Agnadello, e questo a confermare la convin zione che il duca fosse sempre stato convinl.o, e continuava ad esserlo a nche dopo lo scontro, che il vero obielli vo di Euge nio fosse la strada pe r Cre mona o pe r il lodi giano, c ioè la strada verso il Po e verso il Pie monte. Il bottino reclamalo dai due avversa ri fu veramente magro. G li imperiali dic hia rarono di aver catturato tre cannoni che poi dovette ro lasciare sul campo per mancanza di bestie da soma, al cuni ste ndardi e bandiere.

122 Secondo il Mauvillon op. cii. p. 329-330. Abbiamo già segnalalo come secondo il Périni , Giuseppe di Lorena venne ferito molto prima, durante l'assalto al ponte. 121 Dumonl op. àt. p. 47, Anonimo Histoire du prince Jiugene Londra 1739 p. 2 10, Anonimo Storia del Principe Eugenio Luigi Pavini , Venezia 1717 p. I 05 , r errari op. cii. p. 164. J.S. de Quiney in Saint Simon p. 52 1 e Dc la Percile op. cit. p. 275, J .C. de rolard

p. 241. l. e R. Staio Maggiore Cenerale op. ,:it. Serie I v. VIl, Corrispondenza n. 2 12. 125 ''.fa cemmo pomi d 'oro ai nostri nemici, con molto p nulnzza. nu,1 potendo farne loro uno di f uoro e ferro ben temprato, a causa della nostra debolezz.a". J.C. d c Folard op. cii. p. 241 .

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U bagaglio rrancese era finito nell'Adda o era slato utili zzalo come barricata davanti alla fortilìcazione del ponte. 126 I francesi dal canto loro reclamarono da 2 a 7 stendardi, 127 6 o 7 pezzi di cannoni grossi e molto bagaglio 128 e 7 bandiere. 129 Il solo De la Percile ammette molto onestamente 130 che furono ripresi solo i cannoni che i cesarei avevano tolto loro all'ini zio dello scontro e che non videro nemmeno il bagaglio e l'artiglieria nemica, che restarono sempre dietro le lince del Retorto. Requiem e Te Deum La sera del giorno 16 e la noli.e de l 17 furono spese in un 'ordinata ritirata su Treviglio da parte impe rial e ed in un ' atlc nl.a cope11ura da parte dei francesi , che rimasero attestali saldamente sul campo tra Cassano e Rivolta. L'alba del giorno successivo, 17 agosto anniversario della Madonna del Miracolo, spalancò agli occhi dei cassanesi ancora terrorizzati dal fragore della hai.taglia del giorno precedente, la sterminata desolazione del campo di battag lia. La piana di là dell' Adda, che il giorno prima e ra rimbombata di salve e di scariche, ora svelava lutto il suo tristissimo scenario di caduti e di feriti. La battaglia era durata relativame nte poco, dalla una alle cinque del pomeriggio, cd aveva visto impegnato un numero ristretto dei quasi 50.000 combattenti schierati sui due fronti , eppure le vittime t.ra morti e feriti raggiunsero un numero veramente tragico. Nonostante le accan ite ricerche svolte, non ci è stato possibile arrivare ad una determinazione ce11a ed univoca del numero delle vittime della battagl ia, perché troppo di spari è risultata la valutazione delle due parti chiamate a testimoniare.

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I ,et lera di Eugenio a Marlboroug h in Mauvillon op. cii. p. 335, J. Sanvitale op. cii. p. 88, Re lazione in Parri op. r:it. p. 152, Dumonl op. cii. p. 48. 127 Anonimo op. rii. edizionc Mal atesta. l:2.'! Anonimo Notizie della raiiuardevole vittoria ollenura dal sii . Duca di Vandom e o mlm l'esercito imperiale di lomhardia romandato dal sii . Principe t.:ugenio di Savoja edizione Bolison i. 129 H. De Pé rini op. cit. p. l 5 1. 110 l)e la Perellc op. cit. pp. 275-276.


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I frances i, ed in particolare il Ye ndòme, reclamarono una di sfott.1 totale del l'eserc ito cesareo attestando a 13.000 le perdile deg li austriaci tra morti, feriti e prig ionie1i . Da parte loro gli austriaci hanno sempre dichiarato poco più di 4.000 vitt ime, tra mo11i e feriti, denunciando una mortalità a ssai più elevata nelle schiere de i fran cesi dovuta alla loro pessima posi zione sul LeJTeno. Ne lle Campagne del Principe Rugenio si trova un elenco molto dellaglialo ripreso, a quanto pare, dalla lista dell e perdile inviata a Vienna: 111 Fanteria Imperiale: morti 1. 144, feriti 1.250 Cavalleria Imperiale: mo11i 45, feriti 105 Fanteria Reale Prussiana: morti 612, feriti 483 Cavalleria Reale Prussiana: morti 1, feriti 8 Fanteria Palatina: morti 103, feriti 168 Cavalleria Palatina: morti 4, feriti I O Artiglieria: mo rti 4 , feriti 8 Totale tra m orti e fe riti 3.989 uomini. 132 Un numero leggermente superiore, c irca 4 . 150, viene c itato dal Grossen Feld-Herms 133 (che ci ragguaglia anc he su lla perdita di 30 I cavalli), riportalo con piccole variazioni dal Parri 13 ", dalla Relazione degli Archivi Vaticani e dal Sa nvitale , 135 me ntre I' Arneth arrotonda a 4.000. 136 Anche il Dumont conferma con differenze m inime le stesse cifre. 137 In questa compag ine di stori ci principalmente filo-imperiali, fa eccezione il fran cese De Périni che conferma i dati forniti dag li imperia li sulle perdite e aggiunge il numero di 1.900 prigionicri. 138 Il Milani, nelle note a lla s ua Carla Corugrqfirn, 1.w stima la perdita totale degli imperiali in 7 o 8 mila, di cui 2.800 feriti e prigionieri. Come spesso accadeva ne i resoconti delle hallag lic le cil're suhivano continui rimaneggiamen ti: Eugenio, ad esempio, in una lette ra d a l campo di Trevig lio del gio rno 28 agos to, s i premura di inforn1are il s uo sovrano c he g li erano stati restituiti circa 500 ferii i, che erano s tati dati per morli. 140

131 I.

t: R. Slato Magg iore Generale op. 1:il. Serie I v. VII p. 188. Tale cifra comprende solo militari t:d uffic iali lino al grado di colonne llo. La lista degli ufficiali superiori è data a parte. 11-1 Grossen Feld-Herm.1· ed. 17 17 p. 340. 134 Pani op. cii. p. 154. 135 J. Sanvitalc op. cii. p. 88. 136 A. l)i Cossi la op. cii. p. 236. 117 Durnont op. cii. p. 48. 2.021 morti e 2.()42 feriti, cifra riproposta identica dall' Histoire anonime du Prince Eugene p. 2 1O. 138 H. Dc Périni op. cit. p. 151. 1:19 In (ì . Scirea op. cii. 140 I. t: R. St~1to Maggiore Genera le op. c:il. Serie I v. V II, Corrisponde nza n. 2 12. La lista citata, essendo più tarda, ne aveva giì1 tenuto conio. 132


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Ma ne ll a stessa missiva, il Principe confessava a sua maestà d i non osare com unicargl i la ormai ridotta cons istenza de ll'armata, adducendo com e ragio ni le diserzio ni e le malattie che fa lcidiavano gli uomini de l nord no n av vezzi a l nos tro cl im a. Qualche giorno più tardi, il 4 settembre, trovò il coraggio d i in formare l' Imperato re che s lava completando l' evac uazione verso Palazzolo di circa 6.000 uo mi ni inabili all e anni, de i quali però solo 1.500 e ra no fcrili. 14 1 E' ragionevo le pensare c he la perd ita tot.aie degli imp eri ali ne lla g iornata amm ontasse a circa 6.000 uomini , cioè a 4uclla den un ciata da i co mmi ssari imperiali più il numero di c irca 2.000 p rigionieri indicati dai francesi, c he erano prohahilmente altrettanti feriti . 142 Questo totale , a nche se lontano da ll ' a strono mica cifra di 12- 13 .000 annunc ia la da Vem.lf>me a Lui g i XIV, rappresenta comunque una perdita straord inaria per un annata che era e ntrala in battag li a forte di lùrsc 24 .000 uomini : il 25% degl i effettivi messo fuor i combattime nto, tenendo mo lto be n presente che poco pi ù del 50% del l' a nnata 143 prese e ffe ttivamente pai1e al combattime nto . Un triste primato assoluto pe r la guerra in Italia e un totale verame nte e levato anche ri spetto ad a ltre ba ttaglie coeve, 4 uando si pe ns i c he all a battag li a pe r la liberazio ne di Torino dell' a nno s uccessivo i vinc itori a ustro-sabaudi accusarono perdite tota li per soli 3.000 uomini, 144 che a Malplaquet, gene ra lmente ritenuta la battaglia più sanguinos a de lla Guerra d i S uccess io ne S pagnola cd una de lle p iù cruente del scl.tcccnt.o, le perd ite de i vincitori furono nell ' ordi ne cie l 22% (an che se nume rica mente mo lto p iù ùrammatichc) 145 e c he la battag lia di Be lgrado (fata lme nte co mbattuta il 16 agos to de l 17 17) c he decise del le sorti dell a Serb ia, costò agli austriac i 5.400 tra 111011i e fer iti e ai turchi com pletamente d isfatti 15.000 uomini . 146 Appare quindi abbastanza ev ide nte dal raffro nto co n altre battaglie de llo s tesso periodo che gli imperiali non cercarono mai di min imizzare le loro perd ite, a nzi il re nd iconto pubblicato e le s uccessive, e sempre più sincere mi ssive

14 1 I. 1'12

e R. Stato Maggiore (ìenerale op. cii. Serie I v. VII , r.oni spornlerm r n. 2 19.

E che furo no restituiti al campo imperiale pochi giorn i dopo la ballagli a. Q ucslo ren-

derebbe piìr leggibile la lisla delle perd ite imperiali. che propone la paradossale occorrenza di un numero pressoché identico di morti e fe riti , mentre la proporz ione era quasi sempre del doppio. 14 :i Dall ' elenco dei caduti si deduce che solo la cavalleria dell ' ala dcslra della prima schiera venne coinvolla, mcnlrc lulla l'altra cavalleria, della prima e della seconda schiera (48 squadroni per almeno 4.000 uomini), sembra non aver avuto part e alcuna. Ugualmente, della fanteria dell a seconda schiera si contano caduli solo in Ire reggimenti ed è quindi presumibile che almeno 13 ballaglioni (circa 6.000 uomini) non prendessero parte ali' azione. 144 F. Herre t.:ugenio di Savoia Garzanti 200 I p. 123 e D. Chandler op. cii. p. 304. 145 F. I !erre op. r·i/. p. 134 parla di circa il 27% ma D. Chamllcr op. cii. p. 304, soli tamente megbo documcnlalo cita 24.000 perdite totali su un 'armata di I 10.000 uomin i. 146 D. Chandlcr op. cit. p. 305.


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del Savoia dal campo di Treviglio, indicano senza alcun dubbio che Cassano fu la più dura batosta subita dalle truppe imperiali in tutte le campagne d ' Italia, battaglia di Torino compresa. Le versioni che i francesi diedero delle perdite impe ria li sono mollo più variegate e stranamente, ma con probabili scopi propagandistici, tendono ad aumentare a ma no a mano che ci si allontana dalla data de lla battaglia. Nel suo prezioso giornale, il marchese di l)angeau 147 ci racconta dell'arri vo della notizia portala da M. dc Sennecterre a Luigi XIV a Marl y il giorno 23 agosto: Vcndorne annunc iava la grande vittoria affermando che il ne mico aveva lasciato alme no 6.000 mrnti sul campo di battaglia. Pochi giorni dopo, il 25 agosto, arrivò a Marly la le tte ra dettata da Ve ndòme dal campo di Cassa no il 19 agosto 148 che dichiarava: "l'ai l'lwnneur de vous envoyer l 'étal de no/re perte, qui n 'est pas à beaucoup près aussi considérab/e que celle des ennemis, puisque nous u vons j eté dans /es canaux [sept] mille 149 morts de ieurs, e/ que nous avons dix-huit cents prisonniers. 1/s ont emmené avec eux un nom.bre infini de blessés, et je ne crui.1· point d 'exagérer en di.rnnt lÌ V.M. qu 'ils ont eu au nw ins douze mille hommes hors de cornbat." 150 Continuando sulla stessa linea. Le 1e,nple de la Gioire 15 1 parla di 4 .000 feriti evacuati da Eugenio verso Palazzolo, 6.600 morti sul ca mpo, che Ve ndf>mc l'ecc in parte seppellire e in parte gettare nei fiumi e nei canali, e 1.950 prigionieri. Un misterioso re ndiconto imperiale, puhhlicato in una Storia del Regno di Luigi XJV 152 parla con precisione di 6.583 morti s ul c:tmpo di battaglia, 4.347 feriti e I .942 prigionieri contro 2.728 morti o feriti da parte francese.

147 Dangeau Jounwl tlu Ma rquis de Danfieau - tome X, 1704- 1705 - t :d. Soulié FirminDidot, Parig i 1857 p. 399. 148 .J..J.G . l'e let op. cit. p. 333 Lettre de Vn ul/ìme au m i /9 aout 1705 (An:hi ves de la guerre v. 1867 n. 12 1), documento citato anche da More! Quin;:1' /\11s du Règne de Louis XIV Didier 1859 v. Il p. 102, da Dangeau op. cii. p. 403. 149 L'oii ginalc del la lettera di Vendò me parla di mille morii gettali ne i cana li , ma success ivamente questo dato è staio corrello ria di versi autori in 7.000, primo fra lutli Sourche op. r ii. p. 347. forse per analogia con quanto segnalato dag li imperiali . ISO "Ho ('onore di inviarvi lo stato delle nostre perdite, ch e 11011 è nemmeno Lonwnamente considerevole come quella dei nemici, poiché abbiamo xet1ato nei canali mille (sic) morti dei loro. e che abbiamo 1.800 prigionieri. Han110 portato via con foro un numero infinito d i feriti. v credo di non esaf!,erare p unto dicendo a V.M. che hanno avuto almeno dodici mila uomini fiwri comf)(J/limento." J.J .G. Pclct op. cit. p. 332-333. l.'ì l lbid. p. 275 . l."i 2 Bru7.en de la M artinièrc Histoire de la vie el du regne de Louis X IV J. Vanùu zen, Aja 1740-1742 v. V p. 384. ()uesto fanto matico rapporto dei commi ssari imperiali venne messo in g iro dai fra nce~i stess i: St. Hilaire dice "secondo 1111a relazione chf' girava all'epoca. che si diceva fosse stata .fè11ta dai commissari imperiali. ebbero sei mila morti e quatlro m ila /èrili. ,. S t. Hilaire op. cii. p. l 86 .


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Maurizio Mandelli

Se prendessimo sul serio qu este versioni, le perdite imperiali, compresi ferìLi e prigionieri , sarebbero ammontate a circa il 50% degli effettivi dell'armata e praticamente alla quasi Lolalità delle trupp<.: eh<.: presero parle all ' azione. Francamente queste valutazion i di pa11e fra ncese ci sembrano eccessive e anomale, e non trovano plausibili riscontri nei dati di altre battaglie coeve. Ma soprattutto lasciano aperla una sempli ce domanda a cui, non la ri cerca storica, ma il sem plice buon senso può rispondere: "Se avessero patito il discapilo di que' tanti morti: essendo iferiti per l'universale e:sperienza maggiori di numero, si sarehhero diminuiti di oltre la metà (. .. ) Come poi campeggiare alla scoperta per più settimane, senza ru;evere molestia? E senza che si p ensasse, a ricacciarli dalla Giara d'Adda Milanese?" 151 Così si interrogava nel 1738 il Sanvitale, e, circa tre secoli dopo, non possiamo che condividere la sua perplessità. La risposta che possiamo modestamente offrire i'.: che le du<.: armal<.: subirono più o meno le stesse perdite ed erano ugualmente indebolite, dal guardarsi bene dal solo Lenlare di innervosire l' avversario. Era dello stesso parere anche un commentatore francese, in verità molto parziale, il duca di Sainl Sirnon: " Vendome a son ordinaire, manda ses triornphes avec tout ce qu'il /es pouvait rendre tels ( ... ). Il osa rrumder la perle des ennemis ù plus de treize mille lzmnmes, et la notre a moins de trois mille. La vérité bien reconnue fur pourtant que la perfe fut du moins égale, et que la suite de ce c omhat fut totalement nulle." 154 Dal campo francese non si de nunciò mai un numero preciso delle pe rdi le subite. Vendòme, come sempre mo lto approssimativo e sciatto, nella relazione inviala a Luigi XIV già riportata, si limi ta ad un sibillino " Notre perle n 'est pas, ù beaucoup près si rnnsidérahle que celle des ennemis." Dang<.:au parla di 2.500 perdite totali francesi, 155 forse ricordando a me moria qualche cifra circolata per la corle. Dc Périni parla con precisio ne di 2.728 156 mot1i e fe ritj e questo dato ci sembra un po' troppo conservativo, e forse polrehhe riferirsi ai soli morli . E' plausibile ritene re che queste stime delle perdite contassero solo i caduli dell 'esercilo propriamente rranc<.:s<.:, trascurando quelle de ll'alleato esercito spagnolo che, sebbene numeri came nte esiguo, dovelle comunque pagare il proprio

151

J. Sanvitale op. cii. p. 88.

154

Vendome come se1npre, comunicò i suoi trionfi con tulio quello che poteva renderli tali(. .. ). Usò proclamare la perdila dei nemici a più di tredicimila uomini, e la nostra a meno di tremila uomini. l Lt verità ben rico11osciuta fu , comunque, che le perdite furono pùì o meno uguali, e che le conseguenze di questo comballimentofurono assolutmnente nulfe." Saint-Simon Mémoires de Saint-Simon ed. Boislisle v. X lii p. 100. 155 l)angeau op. cii. p. 403. 156 11. l)e Périni op. cit. p. 151, ide ntica cifra si Lruva in Bruzcn dc la Martinièrc op. cit. V. V p. 384.


La Baffaglia di Cassano del 16 agos/o 1705

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contributo allo scontro, come testimoniato dall'episodio dalla rolla dei Dragoni Gialli nc ll ' Adda. Ed in falli, il Folard , presente all'azione, c i illumina con un molto plausi bile: "Notre perte alla à près de trois mille homme.1· étendus sur la carreau, & un assez hon nomhre de Capitaines & de Subailernes & de blessés". 157 li termine étendu sur le carreau sig nifica rigorosamente morti, tanto più che iJ Folard stesso si premura di aggiungere "e feriti ". Questa considerazione del rolard viene confermata anche dal Quincy, altro testimone oculare dello scontro e solitamente più attendibile: " nous eumes au moins six milles hommes de tués ou de hlessés"_ 158 Anche il Milani si attesta su c ifre simili: nella nota alla Carla Chorografica parla di 3.000 mo tti e 4.000 feriti. 15'' Dall' a ltra parte della banicala, il princ ipe Eugenio scriveva nel suo rapporto all' ùnpe ratore dal campo di Treviglio in data 2 1 agosto: " Ma è co11firmirt ognora maggiore la perdita da parte del nemico, perocchè diverse informazioni ed in specie i contadini e gli abitanti di Cassano mi assicurano, che soltanto là sarebbero stati sepolti circa 7000 e alcune centinaia di morti, non parlando dei feriti che sarehhero in numero incredibile." 1(,0 Ritorna la magica cifra dei 7.000 morti, questa volt.a sepolti e non gettati nei canali come soste nuto dai rranccsi. Ovviamente Eugenio, sottraendo i s uoi 2.000 scarsi mo rti , ne deduceva c he i francesi avessero avuto più di 5.000 caduti sul campo. La stessa cifra avrebbe continuato a rirnhal7.arc, di quando in quando, tra me moriali sti e storici, ma crediamo si possa sostenere essere priva di fondamento. Mediando tra Périni, Folarù e Quincy si può ritenere che le perdite francospa gnole furono c irca 5/6.000 con alme no 1.800/2.000 m orti, più o me no come per gli impe riali. Volendo riassumere posiLioni così contrastanti e distanti tra lo ro in un solo dato il più possibile conservativo, mette ndo insieme le perdite dei due eserc iti, I C, 1 dovrem mo contare non meno di 4.000 mori.i rimasli s ul campo di battaglia , più alme no 6/7.000 lè,iti. La c ifra può sembrare mo lto ridotta e quasi innocua rispetto ai numeri cela-

157

J.C. de Folard op. cit. p. 243. 1.,x J.S. de Quincy O/J. cit. ed. Lecestre v. Il p. 132. 159 G. Scirea op. cit. Purtroppo il Milan i, ali re volte molto preciso nelle citazioni, non ci ha lasciato riferimenti sulle fonti di queste perdite. In teoria, nei test.i da lui c itati non compaiono mai dati così precisi: riteni.uno che li abbia dedotti e calcolali per raffronto coi caduti imperiali. 160 I. e R. Stato Maggiore Generale op. cii. Serie I v. VII , Corrispondenza no. 20 2. 161 LJ. Chandler op. cii. p. 303 si attesta sul dato più comunernenle accettato in fatto di perdite totali: 45()() di parte imperiale e 3000 di parte francese.


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tanti di altre battaglie della Guerra di Successione Spagnola, ma non lasc iamoci ingannare. Fu un enorme tributo di sang ue per un combattimento di appena 4 ore sviluppatosi su un fronte di sol i 1800 metri . Un gran numero di caduti de lla battaglia vennero gettati in fosse comu ni, cosparsi di calce od altro per e vitare dil uvi e contagi, come ne l campo accanto al la c hiesa di S.Dio nigi, 162 ma mo lti furono gli sfortunati gettati ne ll 'Adda e nei canali, senza una prece e nemme no il compianto di esequie, ancorché di massa. La pietà e la religiosi tà popola re della valle dcli ' Adda hanno da te mpo posto rimedio a questo to1to, e rigendo cappelle e luoghi d i culto per i morti de lla battagli a di Cassano. A Cassano stessa troviamo la Cappella della l'andina, ere tta ne l 1867 nell'attuale località Cascate, dove molto cruenta fu la mischia; a Lodi , in Rorgo Adda, si trova l'Ossario dei Morti della !Jarbina dove vennero raccolti i cadaveri dei soldati trasprntati dall a corTe nte dell ' Adda; a Ombria no di C re ma sorge il Cimitero dei Morfi delle Tre Bocche, che raccoglie le s poglie di 26 soldati imperi ali che erano annegati, o più probabilmente rimasti uccisi, nel Retorto e che furono trasportali lino a lì d all a corrente. I ,e fonti storiche ci conferma no che molti illustri guerrieri, come li defini sce il Milani, persero la vita ne l c ruento combatti me nto del 16 agosto e , dopo le nchulose prime no6zie dello scontro che corsero le coiti d'Europa e c he davano come morto lo stesso Eugenio, poss iamo trneciare un quadro abbastanza definitivo delle perdi te insigni . Nel campo cesareo: il princ ipe Eugenio fu fe rito al collo, vicino all ' orecchio destro, ma in maniera non g rave. Il principe Leopoldo di Anhult fu ospitato a Treviglio in casa Rozzoni l (i'.l a c urasi di una ferita rimediata nell'attacco alla Pandina, ma no n è certo. Certo è che il 19 di agosto, aggravatasi la fe bbre , si fece trasportare a Brescia per farsi c urare. 164 Il conte Philipp Lud wig Le ini ngen, generale di cavalleria, che però coman dava l' ala destra della fanteri a imperia le nello scontro, fu ucciso come abbiamo visto al secondo te ntativo di pre ndere il ponlc s ul Relorlo. Venne sepolto nella chiesa de i Padri Cappuccini di Cassano, più precisamente all'altare di S. Nico la. 165

162

P. Pczzali Commemorando e narrando Tip. Pontific ia ed t\ rc iv. S.(ii useppe J l) I.'5 pag. I 00. S uccessivamente nel 1774 i resti dei caduti verranno raccolti nell'ossario presso la chiesa d i S.A mhrogio, nel nuovo c imitero. C. Valli Quaderni del Portavoce n. 29 p. 12. E' una tradizione incerta e certamente no n si tratta di tutti i caduti della battaglia. 163 G. Barizaldi Memorie del santuario di Nostra Signora delle /,agrùne in TrPvì Messaggi, Trev iglio 1822 p. 97. IM Parri op. r·it. p. l.'5 '.l e I. e R. Stato Maggiore Generale op. cii. Serie I v. VII , Corrispondenza no. 202. Eugenio ne lla sua coni spondcnza non conta mai t\nha lt tra i feri ti, ma le biografie del princ ipe tedesco lo affermano senza d iscussio ne. 165 G. Scirea op. cii. p. lJ7, C. Va lli Quademi del portavoce n. 29 p. IO e Dc la Perc ile op. cii. p . 275.


la Battaglia di Cassano del /6 agosto 1705

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Giuseppe Innocente Emmanuele di Lorena, diciannovenne terzogenito del duca Carlo V e fratello del duca in carica Leopoldo Giuseppe, alleato di Luigi XIV, fu ferito mortalmente ad una guancia presso il Rctorto, forse durante l'attacco al ponte o forse mentre comandava la retroguardia che cop1iva la 1itirata. Era nato ad Innsbruck nel 1685 ed aveva voluto seguire le orme paterne come soldato dello zio Imperatore, essendo sua madre sorella di Leopoldo. I ,a sua morte avvenuta a Treviglio in casa Federici 166 il 25 agosto, fu un duro colpo per Eugeni o 167 che spedì immediatamente un corriere ali ' imperatore Giuseppe, cugino del defunto. Le viscere del g iovane Principe furono sepolte a Treviglio nell' Oratorio di S. Giuseppe alla salita del coro, l(,R mentre la salma imbalsamata fu riprntata in German ia scortata da 200 cavalieri . 169 li generale barone Johann Ernst Von Hibra, che abbiamo visto prendere il posto di Eugenio dopo che questi fu ferito, venne colpito durante il ripiegament.o verso il Ri torto e 11101ì nella notte del 19 agosto "di .fe bbre mali~na", 170 cioè di infezione per la ferita subita a Bergamo dove era stato lraspurlato per essere curato. li principe Carlo Alessandro di Wucrlternhcrg-Winncntal, poi duca di Wuerttemberg, che tutte le prime cronache ed anche alcune più tarde. davano sicuramente per motto, sopravvisse alla ferita che rimediò nel tentativo di sfondamento sulla sinistra imperiale. Tra i feri ti di campo imperiale ri cordiamo il maresciallo di campo Rewentlau, colpilo al braccio destro, che g uiderà l' annata imperiale alla brutta sconfitta di Calcinato dell'anno successivo, e il maggior generale von Harsch, ferito al la schicna. 17 1 Tra gli uflìciali italiani che comhaltcrono nella hall.aglia di Cassano rimase ferito il gentiluomo bergamasco Franchetti, che morì in seguilo a causa delle ferite.

166 (ì_

I3arizaldi op. cii. p. <)7_ Occorre ricunlare che, oltre alla slrella pare nlela di Giuseppe di Lorena con l'imperatore. Eugenio era legatissimo all a mcmo1ia di Carlo V che ricordava "essere stato per lui padre. maestro e anche il suo migliore amico." W. Oppenhe imer Eugenio di Savoia. p. 17. 168 G. Bari Laldi op. cii. p. 97. 169 O più probabilmente ad lnnsbruck, sua città natale, come ripona l'Archivio della Luogotenenza di lnnsubruck. I. e R. Stato Maggiore (ìenerale op. t:it. Serie I v. V Il p. 167

188. 170

Parri op. cit. p. 153 e I. e R. Stato Maggiore Generale op. cii. Serie I v. VII , Corrispondenza no. 202. 17 1 Anche se molte fonti lo diedero per morto, il conte von I larsch partecipò alla battaglia di Turino dell ' anno successivo, corni:: rift:ritu da Bulla op. cit. p. 901. Pt:r una rassegna più completa dei caduti e feri ti di pane imperiale I. e R. S tato Maggiore Generale op. cit. Serie I v. V II p. 187- 188.


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Nel campo francese il duca di Vendòme ricevette una fucilata alla gamba c he gl i uccise il cavallo e gli procurò solo un 'cscoria1.ionc al gi nocchio. Tra i generali francesi morti , ricordiamo Jcan Charles, c avaliere e quindi marchese Dc Vau<lray, ispettore generale della fanteria. Secondo il Milani, Yaudrey si trovava al di qua de l ponte del Relorto dove per ben lre volte attaccarono gli imperiali comandati <la Eugenio in persona, quando venne colpito da arma da fuoco al vcnlrc e riportalo a Cassano morente. Morì della sua ferita il giorno 18 agosto, non prima <li aver ricevuto la visita del duc a di Vendòme, al quale avrchhc lcsli monialo che g li dispiaceva avere un a sola vita da donare al proprio re. La salma venne tumulala ne lla parrocchiale di Cassano e sul muro venne posta la he llissima lapide, che ancor oggi si può ammirare ne lla chiesetta del Revellino. Un altro grande di Francia c he morì delle fcrilc riportale a Cassano fu il tene nte-generale Je an-Baptiste Gas ton de Choiseul, conte di Hostel e marc hese di Praslin, a 46 anni di età. Ferito ne lla battaglia, probabilmente sostenendo la brigata de lla Yieille Marine ne llo scontro con Eugenio presso il ponlc <lei Retorto, 172 fu trasportato a Milano dove morì il 23 ottobre dopo du e mesi di dolorosi ss ima agoni a. C harles d ' Arnbly, marc hese di C haumonl, hriga<licrc-gcncralc di l"anlcria morì sul campo di battaglia così come C hrysante de M oyria-Mérignaut, colpito al pctlo da una pallottola mcnlre riprendeva e rianimava i francesi che s tavano piegando, o gettandosi, verso l'Adda e fu sepolto nell a chiesa dei cappuccini il 18 agosto, nella cappella dei Santi Francesco e Feli ce. 1n Era amico pmticolare <lei Duca, che ne pianse la sorte al re ne lla s ua lette ra del 19 agosto.

172

lbid. p. 98.

173

G. Scirea op. c ii. p. 95.


La Ballaglia di Cussan" del /6 agost" 1705

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Slcssa sorlc loccù a Louis-Yiclor, cavalie re de Forbin, Maréchal de Logis della cavalleria francese, annegato nel l'Adda secondo alcune fon li francesi 174 insieme agli infam i dragoni spagnoli (e francesi) che lasciarono il piede sulla sinislra francese, ucciso da fucilala mcnlrc lcnlava di lratte nerli e riordinarli secondo la vers ione più pietosa del Milani . Anch' egli a mico di Vendòmc, riccvene espressa me nzione nella lettera dal campo di Cassa no. Tra le perdi le francesi è degno di menzione l' allissimo Lrihulo di sangue che pagò il reggime nto della Vieille Marine, sostene ndo e rintuzzando gli attacchi di I ,einingen prima e di Eugenio poi, al ponte del Retorto: 8 capitani, de Fontenay, Monlvril, de la Gardc, Lioussc, dc Sainl-Surin, Dcscordes, Doudaville e la metà dei propri effe ttivi, cioè non meno di 700/800 tra morti e ferili. 175 Tra i moltissimi ferili segnaliamo Picrrc le Gucrchoys dc Sainlc-Colombe, colonnello del reggimento della Vieille Marine, Jean-Antoine Riquelti, secondo marc hese di Mirabeau, creduto morto quando venne trovato sul campo con un braccio fracassato e il collo attraversalo da un proicllilc, si salvò miracolosamente. Per so ste nere il collo ferito s i fece fare un collarino d'argento che da allora g li valse il sopran nome di col d 'ar~ent. VINCITORI E VINTI

Sotterrati più o meno pietosamente i morti, accuditi al meglio delle possibilità i l"criLi, cantati i prescrittj Te De um in tutte le com d ' Europa coinvolte nella guerra, l'opinione pubblica del lempo si dedi cò ad allribuire all ' uno e all'altro schieramento la vittoria della giornata di Cassano.

I francesi s i ritennero vincilori in quanto rimasero padroni del campo di haltaglia, ma gli imperiali replicavano che erano riusciti a forzare la linea di sbarrarnenlo del Rclorlo e che si erano rilirali dietro a questa linea solo a notte fonda, per sfuggire al pericolo di pestilenza e non perché sloggiati dalla controffensiva francese. 176 Gl i autori filo-imperiali sottolineavano co n sarcasmo come potevano andare orgogliosi i rranccsi per essersi soltanto difesi, in una situazione di innegabile vantaggio e con forze supe riori: "Si la itoire consiste à se défendre dans une situation .formidable, & à etre battu par desforces inférieures, on avait raison de parler dans ces termes." 177 L'anonimo autore della Vita di Francesco c·ugeniu ci propone una visione molto più pacata e sicuramente politicame nte più corretta del risultato della bat-

1•14 Jhid. p. 98. m 11. De Péri ni op. cii. p. 147. 176 Anonimo Storia di Francesco Eugenio p. 11 O e J. Sanvitalc op. cit. p. 88. 177 Anonimo Histoire de François t:ugene l'rince de Savoie et de l'iemonl Marquis de Salw:e Londra p. 209.


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tag li a e dei motivi della pretesa vitto ria: "Egli è da credersi, che il Princip e

/.:,'ugenio non avrà celato alla corte di Vienna la perdita, che aveva falla: ma poteva avere de ' gaf?liardi motivi per pubblicare nelle altre parti, che egli aveva riportata La Vittoria, e sconfitti i Francesi. Nell'infelice costituzione, in cui erano allora gli affari del Duca di Savoia, era di P,randissima consef?uenza nascondere a' Popoli la perdita, che si era fatta, ed ingrandire quella del suo Nemico. Diciamolo Liberamente, il Principe EuP,enio ebbe la peggio a Cassano, benché egli siasi dislinlo in singolare maniera." 178 Gli fanno eco un secolo dopo le identiche considerazioni dcli' Arncth: " ... non si poté ritenere per una vittoria def?/ 'Jmperiali, quale la si volle rappresentare, probabilmente per non ahhattere gli animi P,ià troppo depressi in

Pienwnte, e per non suscitare per contro maggiori speranze fra gl'in.wrti in Ungheria. " 179 Molti dei partecipanti alla battaglia, grazie aJ valore mos tralo ncll ' a1.ionc o alla benevolenza del proprio comandante, ottennero ricompense e riconosc imenti. Il princ ipe Rugenjo era s ol itamente mo lto parco nella distribuzione degli e ncomi e, secondo tulle le c ronac he de l tempo, lodò il solo sfo11t111ato princ ipe Giuseppe di Lorena. Ma era anche universalmente ri spettato come un generale equanime che sapeva riconoscere il merito e serbarne il ricordo per ricompensarlo nel lungo corso. 18 Così, il g iovane princ ipe Carlo di Wucrltcmberg, ferito nell'azione, sarebbe diventato un suo fidato luogotene nte , e il p1incipc Annibale Visconti s arebbe giunto alla più alla carica mil itare dell 'Ttalia austriaca.

°

Diverso era l'aueggiamento del Vendòme che, per tutti i vizi che colti vasse, era estre mamente generoso cd impulsivo nell a di stribu zio ne dei meriti . Già il marchese di Senne te rre e ra stato pregalo di e logiare davanti al re Rourke e Cam,11, che venne promosso bri gadie re il 29 agosto, il marc hese di Grancey e

178

Anonimo Storia di Francesco Euienio p. 108. Amcth in Di Cossi la op. cii. p. 236. 180 li principe Eugenio era uomo d' ordine e di sciplina: chi compiva bene il proprio dovere poteva essere sicuro della sua protezione. Può sem brare cinico ai nostri occhi moderni , m;i nelle stesse missive con cui informava l' imperatore de lla rnorte di Leiningen, Bibra e Giuseppe di Lorena, si premurava di sottoporre il nome di urliciali a lui graditi per subentrare al comando de i reggimen1i lasciati vacanti. I. e R. Stato Maggiore ( ìenerale op. cii. Serie l v. VII, Corrispondenza no. 198 e 2 1O. La stessa cura veniva presa a Versailles dove, come ci informa Sourches op. cit. p. 350, il g iorno 28 agoslo vennero prese tutte le disposizioni necessari e per assegnare (cioè vendere) i reggimenti e i posti di comando che erano rirnasli vacanti per la morie dei loro titolari. E lo stesso cavaliere de Quincy op. cii. ed. Leceslre v. II p. 138, scrisse dal campo di Rivolta ai suoi parenti (che erano a loro volta parenti di Chamillart) per ottenere il co mando di uno dei reggimenti lasciati vacanti , ottenendo pe r il mornento solo promesse. 179


La Ballaglia di Cassano del / 6 a~osto 1705

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Cheme raull, c he ringra1.icrà il Duca diffamandolo presso nitta l' aiislocrazia. Succ essivamente nella missiva del 19 agosto ebbe parole di elogio pralicamcnle per tulti gli ufficia li genera li , incluso Medavy che a ltri tacciarono di ing navia. 18 1 Anche se in mani era mollo partig iana , in dipendenz a d a ll a loro appartenenza o meno ai polcnli clubs aristocratic i, molti altri gene rali fra nce si furono indicati come decisivi per le sorti della battaglia. Ma, in fondo, nessuno di questi fu in verità decisivo di pe r sé alle sorti della battag lia, anche se è inncgahilc c he ognuno di loro diede un conlributo dete rminante nel scllorc di propria competenza. Chemerault a veva o rganizzato il trince ramento a di fesa di Paradiso per impedire il passaggio de ll'Adda che pareva immine nte, e a veva sostenuto vigorosamente Ve ndò me in un s uo appare nte momento di scoramento. Saint-Pater comandava la retroguardi a de ll 'armata c he si slava rnelle ndo in movime nto verso Rivolta e, avendo percepito l'imminenza dell'assalto deg li imperiali , aveva sostenuto con Guerchoys de ll a Vieille Marine i primi scontri alla Taranta e s ul ponte del Retorto, dando così tempo a Vcnùòme per organi z1.arsi. C arroll con i suoi irlandesi soste nne l'urt o iniziale dell' attacco lungo il Retorto e successivamente portò aiuto al ridotto, dove e ntrò con Ve ndòme per tener lesta ag li assalti degli austriaci di Eugenio. Saint-Frémont, dopo aver ripo rtato celerme nte i reparti di Dragoni dal Paradiso, prese il comando de l centro francese dove respinse le prime carid1e di Wue rttenberg e di Anhalt, prima di ricevere l'aiuto portatogli dall a dcslra da Albergotti . /\lhc rgotli fu dec isivo ne l sostenere sull a destra francese l' attacco finale quas i suic ida de i prussiani di /\nhalL allraverso la Pandina, la su a resistenza e il successivo soccorso portalo al rido tto del po nte si rivelarono decisivi per le sorti

18 1 .I.S. de Quincy op. cii. cd. Lccestn: v. TT p. 134, sostiene che se ne rimase con 18 bai.taglioni lungo la strada per Rivolta senza inrc rvcnire nello scontro, me ntre un suo intervento avrebbe preso sul lianco la sini stra imperiale. Il numero dei bar.taglio ni rimasti inattivi ne l suo quadrante è sicuramenle esagerato. Alhergotti lo apostrofò vio lentemente per queslo alcuni g io rni do po.


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Mau rizio Mandelli

del combattimento. Quanlo a Grancey, i c ui reparti schierali al centro-destra furono tremendamente bersagli ali cd allaccatj durante tutto il comballimc nlo , ebbe il me rilo di essere il primo a contrattaccare e a piantare le proprie insegne al di là de l Retorto. 182 Onore a l merito: per qu anto l' armala francese fosse piena di ottimi gene rali, in grado c iascuno di appmtare contributi decisivi all' esito di una battagli a, l'unico vero vincitore di questo scontro fu il duca Luig i Giuseppe di Vcndòme. A ncora una volta, come in altre occasioni passate e future, il Duca riuscì ne lla g iornata di Cassano a farsi perdonare la sua leggerezza come comandante d 'armata, grazie alle sue meravigl iose qualità di soldato. Il s uo coraggio, il suo colpo d ' occhio, la s ua ferrea volontà di morire per il servizio de l re era malcriale radioattivo che galvanizzava le s ue truppe e le rendeva capaci ili qualsiasi exploit pur di non disgustare "notre père Vendome" o "le caporal hlondin". Anche al vinto di Cassano gli storici riservarono un lraltamento molto lusinghi ero: tutti gli riconoscevano la speciale abilità nell ' attaccare batlaglia sempre in condiz ioni così favorevoli pe r c ui, se le cose andavano male, ne ricavava piccolo danno, e se andavano be ne otteneva una villoria lrionf'alc. Veruamo cosa scri sse, proprio a proposilo dell a condotw di Eugenio a Cassano, il celebrato Feuquiè re, fonte francese al di sopra di ogni sospetto: " / .,e projet de M. le prince Eugène étaitfort beau. Ce princefaisait La guerre en Jtalie depuis plusieurs années, avec une arméefm1 inf'érieure a celle des deux Couronnes, et .mns autres établissements que ceu.x qu 'il savait se procurer; cependant il cherchait toujours à attaquer. Il attaquait effectivement: mais c'étaiJ de manière qu 'il n 'était jarnais soumis à une actinn qui put étre décisive contre lui, et qui pourtant Le pnuvait devenir contre nous, en cas que son premier ejfortfùt heureux." 181 Anche se diversi scrittori di argomento mililarc, lra i quali i testimoni oculari Folard e Quincy, mossero alcune critiche alla condotta dei due generali, è necessario ri cordare che Cassano, per la lopografia de l campo di battaglia , fu uno scontro campale con indiri zzi s trategici e tatlici ben <lc liniti che poco lascia-

182

H. Dc Périni op. cii. p. 150. "Il progel/o del Principe Eugenio era mollo bello. Questo Principe .faceva la i uerra in llalia da di versi anni con un 'armata di mollo inferiore a quelle delle due corone, e senza alcuna base loiistica oltre a quelle che riusciva a procurarsi; e nonostante ciò cercava sempre di attaccare. E a/laccava effettivamente: ma lo faceva in modo di non. farsi mai impegolare in un'azione che potesse essere dec:i.riva conio di lui, ma che poteva divenire decisiva contro di noi, nel caso in. cui il suo primo ~Jàrzo avesse s uccesso" . J\ntoine de Pas, marquis dc Feuquière in Bihliolhèque Historique et Militaire ed. Liskenne e Sauvan p. 683. Il marchese de la Peuquièrc fu uno dei più stimati e ascoltati scrillori cd analisti di argomento militare del regno di Luigi XIV. Purtroppo non fu presente a Cassano e la sua descrizione della battag lia di Cassano è di seconda mano. 183


La Ha/faglia di Cassano del /6 agosto 1705

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vano ali' improvvisazione e alle mosse vi ncenti. Eugenio tentò di forzare il passaggio con una manovra delle mig liori del suo repertorio, l' attacco a sorpresa che grandi successi g li aveva (Zenla) e avrebbe dato. Ma gli amfo male: Vendòme, spesso lento e tiralardi, si mosse con sorprendente agi lità e, riuscendo a riportare il grosso delle truppe distaccate a Paradiso a Cassano in tempo per la battaglia, salvò la giorn ata, la sua fama e la campagna d ' Italia del 1705. E' mo lto signilìcativo l'accenno più sopra riportalo fatto dall'Ameth al Piemonle, poiché non va dimenticato che tutta la campagna fra ncese del 1705 aveva come scopo isolare Torino e porla sotto assedio, come ugualmente lo scopo della spedizione di Eugenio, e senza dubbio anche l'azzardo di Cassano, era quello di pattare soccorso al duca Vittorio Amedeo, anello debole della coalizione e chiave di volla delle speranze alleate in Ttalia: se Torino cadeva, tutto il teatro di g uerra italiano diventava estremamente complicato. Il giorno dopo lo scontro di Cassano, il comandante francese che comandava i preparativi dell'assedio, il marchese de La Feui llade, ordinò grandi festeggiamenti tra le sue truppe per significare all' isolato Duca che le speranza di sollccilo sollievo da parte di Eugenio erano mal riposte, se non tinit.e. 184 Ed infalli è di quei g iorni una lettera spedita da l Duca alla regina Anna di lnghillcrrn, per 11w11ifeslare il proprio pessimismo w ll'evolversi della situazione: "Madama, Le sicurezze, che Vostra Maestà ci ha da/e, che l'Armata Imperiale .wtto il comando del Principe F.ugenio si unirebbe a Noi senza indugio, e libererebbe i nostri Sudditi dall 'infelice staio, in cui sono, tutte svanirono per lo s.fortunato surr·esso della /Jattaglia di Lombardia. Quesla disgrazia, di fresco accadula a ques!'Armata, non deve allrihuirsi a colpa del Principe Eugenio, né d egli allri Generali, che servivano salto di lui, perché tutti diedero prove del loro valore. La morie di alcuni, ed il sangue degli altri sono una illustre giustificazione della loro condo ti a." 185 l)i parere decisamente di verso era l'ambasciatore ing lese a Torino, Hill, che, dopo la battaglia di Cassano, così scriveva all a sua sovrana: "Noi dormiamo sonni tranquilli a Torino, nella mas.vùna fiducia che il Principe F.ugenio farcì lui/o que llo clte potrà per la nostra salvezza. Abbiamo la sua parola e nessuno puà dubitarne anche lun/arwmente." 186 A Parigi la noti zia fu accolta con scene di entusiasmo, se non di vero e proprio delirio, da parte della popolazione che, sconfitto Eugenio e con Torino ormai circondala, pregustava una rapida e definiti va soluzione della guerni in Italia. Tra i cori di evviva e gli osanna s i d istacca, come sempre, la voce fredda e ci nica del duca di Saint-S imon che annotava nel suo di ario:

184

Dangeau op. cii. p. 404. Anonimo Sloria di Francesco Eu,?enio p. I 08 . 186 A. Tassoni Estense F.ugenio di Savoia Aldo Garzanti Editore, Mi lano 1939 p. 86. 185


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Maurizio Mandelli

"T,a vérité bien reconnue .fill pourtant que la perfe fut du moins é!!,ale, e/ que la suite de ce combat,fut tolalement nulle, et sans tirer le muindre avantage, pas méme de commodité de guerre." 187 E in effetti dopo la battaglia di Cassano, si assistette ad una si.rana quiescenza di iniziativa da parte delle armate f"rancesi , tanto di Lombardia come di Piemonte. Yendornc aveva portato il 20 agosto 188 il proprio campo tra Rivolta cd Agnadello per controllare da vici no Eugenio, sempre temendo una sua possibile incursione verso il cremonese. E' dal campo di Ri volta che Vcndome avrebbe scritto una lettera a I ,a Fueillade domandando urgente mente l' invio di rinforzi: "t.," inutile il pensare all'assedio di Torino finché qui non si sono assicurate Le cose. E!!,li sarebbe un volersi esporre ad un.o inevitabile affronto. Ognigiurno iu mi vedo in procinto d'essere assalitn, e se quest'arm,lla viene halluta, quella di Piemonte caderà immediatamente in quella impotenza medesima, che voi allef!,ale. Si saranno formate imprese gram/iose, e converrà abbandonarle. lo non posso acconsentire a cosa tanto contraria alla gloria. ed al servizio del Re; speditemi il rinforz.o, che vi domando, io prendo sopra di me il carico di ri.vponderne. " 189 Questa presunta lettera di soccorso, pubblicata in verità dai soli cronisti filoimperiali, non trova riscontro ne lla corrispondenza di Vcndome con la Curie. Al contrario, nella sua lettera del 19 agoslo al re, 190 Luigi Giuseppe esprime in maniera mollo lucida, anche se forse esageratamente ottimistica, la sua visione sulla continuazione della campagna. La sua posizione era di vantaggio nei confronti di Eugenio ma, in considerazione dei preparativi dell'assedio di Trnino, non riteneva di dover ri schiare una battaglia c he, se sfortunata, avrebbe compromesso anche il progettato assedio. Chiedeva pertanto al re di fargli sapere tempestivamente se pensava di rimandare l' assedio alla prossima campagna, nel 4ual caso avrebbe cercalo di incalzare il principe di Savoia per spingerlo verso le montagne. Il Vcndòme era un acceso fautore de lla necessità di iniziare l'assedio di Torino il più presto possibile perché riteneva, giustamente, che il mome nto fosse estremamente favorevole e che la caduta di Torino avrebbe costretto il duca Vittorio Amedeo a chiedere la pace. Scrisse anche più volle a La Fueillade inc itandolo in lai senso e cercando di dissipare le sue incertezze sulla scarsi tà di mezzi c he aveva a disposizione. 191 La Fcui llade era un co mandante giovane ed inespe rto, c he era arrivato velo-

187

" La verità hen riconosciuta.fu, comunq ue, che le perdite.furono più o meno uguali, e che le conseguenze di questo c:omhallimento fi.11v110 assolulamenle nulle, senza ottenerne il min.ùno vantaggio, nemmeno in. materiale bellico." Saint-Simun op. cii. cd. Boislisle v. xrn p. 1oo. 188 J.J.Cì. Pe let op. cit. p. 334. 189 E. de Maui villun op. cii. p. 346 e Durnunl op. cii. p 49. 1')() J.J .G. Pclet op. cii. p. 335. 191 Jbid. p. :nx.


La Balla~/ia di Cassano del I6 agosto 1705

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cemente al comando di un 'annata grazie a l fatto di essere il genero del polente ministro dell a g uerra Chamillart. Era stato Lu igi XIV stesso a nominarlo comandante delle forze di Pie monte, convinto di rendere un favore al suo mini stro, visto c he de ll a presa di Torino non si dubitava nemme no lonlanamenle. Ma il suocero non era troppo sicuro delle capacità del s uo protetto e Vauban, il grande e vecchio maresciallo, si offrì di dirigere i lavori di assedio:"J e meltrai mun ba/on derrihe la porte et je prendrai la piace en un mois", 192 significando che era disposto a mettersi agli ordini di 1,a Feuilladc per aiutarlo a pre ndere la ci ttà. A l che. l'arrogante La Fueilladc av rebbe ris posto: " Et moi j e la prendrai à la Cohom, sans circonval/ation, en alfaquanl la citadel/e." 193 TI nostro agente a Versailles, il Marchese di Oangeau, descrisse in q uell ' autunno una fitta corrisponden7.a Lra C hamillart, Vendò me e La Feuillade. Il Re Sole era molto incerto sul partito da prendere e in un primo tempo, agli iniz i di settembre , ordinò a La Feuillade di investi re la piazzal'orte sabauda promettendogli aiuti dal Delfinato. Ma durante il mese di settembre cambiò idea, un po' per i rappot1i sul cattivo stato in cui versavano le truppe sia di Piemo nte c he di Lombardia, e molto per il parere negativo che espresse in merito il maresciallo Vauban. 1'J4 Allo stesso te mpo chiedeva a La lieuillade di prestare all ' armata di Lombardia tutta l' assistenza necessaria affinché Vendf>mc potesse riprendere una vigurui;a i11ÌL.Ìativa e ricacciare Eugenio in Tirolo. Luigi Gi useppe ri spose immediatamente all a lettera del re con una sua mi ssiva datata da Rivolta il I O ottobre, in c ui esprimeva in ma ni e ra ve ramente franca e schie tta. il proprio totale di ssenso sul rinvio de l!' assedio di Torino. 195 Nell a lettera c omrarc anc he un rag io nevo le duhhio s ulla volo ntà di La Fcuillade di ini z iare l'i mpresa, tanto che Lui gi Giuseppe offrì di cambiare il suo posto con quell o del giovane comandante e di portarsi lui a Torino adirigere le operai.ioni di assedio. In fi ne Vendòme, spesso rite nuto vacuo e superfi c iale , termina va la pro pria arringa con una frase che sa rebbe diventata tristeme nte profeti ca:" f:njin je vois avec un regret morte!, et à n 'en pouvoir douter, que si votre majesté manque à présente l'occasion de prendre 'forin, elle ne la trouvera jamais. " 196

" Mellerò il mio bastone [da Maresciallo di l•ranciaj dietro fa porta e prenderà la piazza i11 un nwse.·· H. De l'érin i O/J. cit. p. 152. 19 3 "Ed io la prendPrfÌ alla Colw m , senza circonvallazione, allacca,ulo la ciltadella .., !bid. La risposta data da I ,a f<eui llade, oltre che anoganlc, era anch:! pa rticolarmente 192

offensiva per il vecchio Vauban, che detestava i sistemi inumani e sanguinari di assedio del suu omologo avversario. l'olandese Memrno Van Coehoorn. Purtroppo il vecchio Vauban ebbe il tempo di vedere il disgraziato esito della battaglia di Torino prima di morire. 194 .1..J.Cì. Pelet op. cit. p. 339. Lettera di Luigi XIV a Vendòme del 25 scllembre. 195 lbid. p. 34 1. 196 "!rifine vedo con mortale dispiacere, senza dubitarne minimamenle, die se vostra maeslà perde ora / 'occasio11e di prendere Torino, non fa ritroverà mai più." Ibid. p . 344.


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Ma urizio Mandelli

Nuovo colpo di scena: ancora prima di ricevere questa supplica di Lui gi Giuseppe, Luig i XTV aveva di nuovo cambialo idea ed aveva spedito un conicre a La Feuillade ordinandogli di riprendere i preparalivi per l' assedio. Ma o rmai era trnppo tardi. L'annata di Piemonte aveva già sguarnito 'l'orino e si e ra già avv iala verso i comodi qua11ieri invernali intorno alla capitale, nell'attesa di iniziare le o perazioni la primavera successiva. Il richiamare e riorgani zzare l' armala avrebbe ri chiesto troppo tempo. E così, in una lettera ricevuta dal re a Fontainbl eau il 18 ottobre, La Fe uillade confem1ava di aver inviato un di staccamento di forze a Vendòmc per consentirgli di ricacciare Eugenio verso le monlagne.197 Gli immensi sforz i di Eugenio pe r portare, in inferiorità numerica e tattica, soccorso al duca di Savoia, con lo scontro di Cassa no prima e con i successivi movimenti s ul Scrio de ll'ottobre seguente, furono coronati da insperato successo: l'assed io di Torino per 4ucll'anno non si sarebbe fallo, e l'anno successivo avrchhc riten tato di congi ungersi con il c ugi no. Questo impo11ante quanto insperato successo slralegico del Princ ipe, gli venne, suo malgrado, riconosciuto dal ne mi co di Cassano che, scrivendo al re il I O ottobre da Rivolla per caldeggiare l'assedio di Torino, così si csprimcva:"J'aioutemi à Jvules ce.1· rai.wns que le prince Eugène va triompher a vec ruison, 11uisqu 'il sera parvenu à son bw, qui était d'empecher le siége de 'filrin." 198

Alcuni fatti d ' anne di quel tormentato 1705 si avocano, a to rlo o ragione, il titolo di Salvezza di Torino, l'e roica difesa di Vcmrn e di Chivasso in prirnis, e crediamo c he Cassano possa onorevolmente aggregarsi a qu esta compagnia d 'onore. Risulta ev idente dalla corri spondenza tra la corte ed il fronte come i fra ncesi, o a lmeno certamente il duca di Vendòmc, ritenessero quasi impossibile a llo stesso te mpo assediare Torino e tenere a bada un corpo di spedizione imperia le. A ncora un volta al bistrattato Vendò mc occorre riconoscere una capacità di analisi luc idissima: i suoi sfortunati successori ne ll a campagna del 1706, il duca d' Orlea ns e Marsin, pagarono durame nte la superficiale arrogan1.a delle loro scelte con la cocente sconfitta di Tori no.

197

14 ballaglioni e 12 sq uadroni secondo lfistuire anonime p. 2 11. 13 battaglioni e 12 squadroni in J.J.G. Pelel op. ,:it. p. 344. Eugenio, nelle sue mi ssive dal campo di Treviglio. fa continuamenle allusione a questo rinforzo, pur non ri uscendo mai a quantificarne il numero né l'esatta di sposizione. Vedasi la corrispondenza in I. e R. Stato Maggiore Generale op. cii. Serie I v. VII, Corrispondenza a partire dal no. 198. I fra m:esi dal canto loro fanno sempre riferimento al 1inforzo di 2.000 uomini gii1 ricevuto da Eugenio e ad allri 1.000 in marcia per raggiungerlo. Dalla cllrrispundenza di Eugenio sappi amo che questo rinforzo era destinato a rimanere nel campo delle pie speranze. 198

Aggiunierò a Ju/te queste ragioni che il Principe Euienio giusta1nenle lrionferù, poichè avrà raggiunto il suo scopo, che era di impedire /'assedio di Torino." J.J.G. Pclet op. cii. p. 34 2.


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Ha/taglia di Cassano del 16 agosto 1705

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Adesso sì, alla fine del 1705, si poleva affermare con una certa sicurezza c he l'ini ziativa strategica era passata definitivamente agli all eali su tutto il teatro delle operazioni.


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La Gendarmeria del Regno ltali1:o

Tiziana Mainoli LA GENDARMER IA DEL REGNO lTALICO

Introduzione Creata in sostituzione dei vecchi corpi di polizia, la Gendarmeria italica sembrava non essere in grado di raggiungere l'cf"licienza della sua "sorella maggiore". ll 3 maggio 1805 il ministro dell ' interno, l•ranccsco Villa, scrisse un rapporto all' Imperatore per informarlo che la Gendarmeria, una volta distribuita sul territorio, aveva eccitalo ripetutamente ed in quasi tutti i dipartimenti delleforti laRnanze per /'inerzia non. solo del servizio, e la renilenza agli ordini delle competenti autorità, ma ben anche per la condotta insolenle e spesso criminosa Jenuta perfino nell'esercizio delle proprie funzioni. Le estorsioni, le violenze, i maltrattarnenti nell'occasione di eseguire qualche arreslo e l 'abuso delle anni, per cui rijlessmnPnte numerosi sono Rii omicidi sino ad ora avvenuti; la poca sincerità ne ' pruces.\·i verbali all 'appoggio di hen spesso capricciose operazioni, la poca cura deRli arrestali e talvolta la facilità di lasciarsi da questi corrompere, per cui olfengono facilmente la libertà della fuga, sono i principali punti di accusa che mi pervennero nel decorso da quasi tu/li i dipartimenli 1. Eppure, nonostante questi limiti e deficienze, la Ge ndarmeria continuò ad esistere ed operare sino al 18 14 e oltre, formando la base del futuro T.R. Reggimento di Gendarmeria del nuovo Regno Lombardo Veneto. Una sorte analoga era capitata alla Gendarmeria della 27° Divisione, c he il Regno di Sardegna trasformò, o meglio, cambiò nome e divisa, nei Regi Carabinieri. Dunque pare c he tale corpo non fosse proprio un fallime nto, se le amministrazion i successive adottarono lo stesso strume nto per il controllo e la vigilan1.a del tenitorio. Oel resto la legge e l'ordine erano diffi cili da mantenere in un Impero che, come quello francese, aveva conosciuto una c rescita tumultuosa cd improvvisa. Il Regno italico, spalto della Francia verso l'impero austriaco, era di fatto nato da quella Repubblica Cisalpina il cui nucleo originario era quel ducato di Milano strappato proprio ali' Austria, a cui, via via, si erano uniti altre pouioni di lenitorio che mai, sino ad allora, avevano fatto parte di un 'unica realtà statale. Compito dei gendarmi vegliare, controllare, reprimere e mantenere l'ordine nel territorio del regno. I colonnelli rispondevano direttamente al loro primo ispettore generale e lo informavano assai meglio di quan to riuscivano a fare i prefetti riguardo i sentimenti del popolo. Come gli esattori de lle tasse, ma assai meglio di loro, e più in

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A.S.MI., Segreteria di staio, Aldi ni, Cari. 79.


'flziana Mainoli

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sicurezza (erano armati!), i gendarmi potevano tastare il polso dell'opinione puhhlica con assoluta certezza. Ciò nonostante non sembra affatto che fosse quell ' amico delle donne, il consigliere dei mariti, e il loro compagno di chiacchere talvolta descrittci2. li gendanne era quello che controllava lo svolgersi della leva, prelevava i coscritti, cercava i renitenti, sparava ai disertori. Le maire et aussi l 'pr~fet I N 'en sont deux jolis rndets! si canlava in Francia, ben sapendo che dietro di loro vi erano i gendarmi , che avrebbero pre levato i coscritti perché Il nous.font tirer au sorf I Pour nous conduire à la mort3. Questa tesi intende tracciare la storia della Gendarmeria del Regno italico, dalla sua fondazione nel 1802 da parte dell 'allora Repubblica Italiana al 1814. In particolare si vuole analizzare le difficoltà che tale corpo incontrò per la sua levata e la descri1.ionc della sua storia operati va. Inoltre si vuole verificare quanto le carattetistiche territoriali del regno abbiano influito sullo svolgersi delle operazioni di controllo del territorio da parte della Gendarmeria. Per fare questo si è resa necessaria l' analisi della ricca documentazione prodotta dagli uffici della gendarmeria italica nel periodo preso in esame, conservato oggi nell'Archivio di Stato di Milano. In particolare sono state consultate le corde numero 148, 289, 296 bis, 488. 489,490, 491 , 492,493, 494, 495 , 496, 497, 498, 499, 505, 501 , 502,503,504, 505, 500, 515, 1015, 1067 raccolte nel fondo "Ministero della Guerra" e quelle numero 79, 80, 81 , 82 appartenenti al fondo "Aldini, Segreteria di Stato". Inoltre si è fatto riferimento al Bollettino delle Leggi della Repuhhli ca italiana e quello degli anni del Regno, nonché ai Carteggi di Melzi D 'Eril. In questo modo si è potuto raccogliere notizie sulla quasi totalità delle tutte militari e di polizia alle quali il corpo prese parte. Quindi, sempre grazie alle fo nti dell' Archivio di Stato, e agli Almanacchi del Regno d'Italia ivi conservati, con le annate 1808, 18 10, 1811 , 1812, 18 13, è stato possibile tracciare l'evoluzione delle Legioni, dei loro organigrammi e descrivere nel dettaglio i comandi . Nel contempo è stato possibile, sempre utilizzando le medesime fonti , realizzare cartine con la collocazioni delle compagnie, dei comandi, imprescindibili per comprendere e descrivere la varie mi nacce, quasi sempre collegate strettamente alla situazione politica e strategica del momento, che la Gendarmeria doveva affrontare e vincere. J\ la guerre, au régiment,

Comhattre l'ennemi, C'est là grande misère ! Adieu ville de Toulon 4

2 3 4

E. DETAILLE, L'Arméc Fram;aisc, Asniéres-sur-Seine 1889, p. 283. Le due strofe sono tratte dalla canzone popolare Le conscrit dc 18 10. Slrofa tratla dal canto popolare Adieu vi lle de Toulon.


La ( ìendanneria tiri Rrgno ftalico

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CAPITOLO PRIMO NASCITI\ DEI J ,' /\RM/\ 1. 1. Prime fom1e di controllo e poli zia

Fino alla costituzione della Gendarmeria nazionale, avvenula alla line del 1802, nei terri tori della Repubblica C isalpina esisteva un apparato di polizia

locale, organizzalo in squadre di birri a piedi e a caval lo , derte anche squadre di campaR1ia. Queste erano dipendenti dai lribunali e dai capilani di giustizia, come anche da gestori privati del servizio di vigilanza, più o meno compromessi con la malavita, noli con il nome di satellizio. Questi birri vennero ribattezzati RUardie di polizia, per cercare di aumentarne il prestigio ma, nella rcalt.à, qualità e metodi non furono modificati. Il 28 novembre 1797, su proposla di un mcmhro del comitato militare lombardo, tale Sabatti , venne deliberata la soppressione delle guardie di polizia, defini te genlÌ! ilfes/a alla soc:ielà, satellili un tempo del cfopolismo, irnnwrali, perverlili5 . Tuttav ia tale deliberazione venn e prima congelata e poi respinta il 16 marzo 1798. L' introduzione della Gendarmeria sul modello rrancesc nei territori della Re pubblica C isalpina-Ital iana, poi Regno Italico, rappresentò un mutamento radi cale e, sollo certi aspetti , pe1tino rivolu zionario. Questo ri guardava la gesti one de ll'ordine pubblico e la collocazione sociale dello stesso personale addetto, non più tratto da i 111a11;i11ali e dalla stessa c riminalità, com'era sempre stato per i me mbri del satel/izio, hcnsì dal piccolo ceto medio eme rgente, la cui discriminante nei confronti dei ceti umili era l' essere letterati. I ,' istituzione della Gendarmeria fu proposta, a Brescia, già dal 5 aprile 1797 e, su richiesta di Napoleone, lale progetto fu riesamin ato in un incontro tenuto il 4 agosto dai ministri della giusti zia, della g uerra e di poli zia, insieme con i comital.i di giurisdizione e costituzione. La Gendarme ria e ra un ' a rma dell 'esercito soggetta alr autorità civile dei dipartime nti, di sic uro affidamento politico, istituita pe r assicurare l'ordine all'inle mo dello sia/o e l 'esecuzione delle leggi6 . mediante una sorveglianza attiva e repressiva, parlicolarmenle destinala alla sicurezza delle campagne e delle g randi strade con compiti di pubblica sicurezza e di po lizia giudi ziaria e militare, basata sul cont rollo capillare del territorio mediante una rete di brigate a cavallo o a piedi di 5-7 uomini 7 . L'o rdiname nto cisalpino del 1798 prevedeva un corpo di Gendarme ria nazionale di 6 compagnie di 11 2 teste rimettendo al corpo legislativo la decisione se lasciarle sciollc oppure ri uni rle sotto un capo.

5

A.S.Ml. , M .G., Cart. 488

6 Id. 7

Id.


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Tizianu Mainoli

Le gendarmerie repubblicane del 1799, romana, piemontese, ligure e napoletana, riflettevano la fase rivoluzionaria della Gendarmerie nationale, nome assunto il 16 febbraio 1791 dalla marèchaussèe monarchica insieme al motto ''.force à la lois", inciso sul bottone dell ' uniforme, prima della radicale riforma del 17 aprile 1798, che aveva sottoposto la Gendarme ria francese ai prefetti . formate in gran parte da volontari ci vili di estrazione urbana e idee democratic he, le embrionali gendarmerie del triennio giacobino, potevano essere considerate non solo come il principale strumento di difesa della rivoluzione dal ne mico interno, ma anche un volano del mutamento sociale, una magistrature annèe a sostegno della borghesia produttiva e dei ceti professionali contro i parassitari, cioè nobiltà e clero, secondo le idee esposte dall 'ispettore generale francese Etie nne Radet nelle Nule.i· secretèes del 7 settembre 1805. Queste erano stai.e consegnate al maresciallo di Francia Andrée Masséna, giunto in quella data a Milano, e nuovo comandante dell 'Armée d 'ltalie, con l'invito à bruler après la lec/ure ma fortunatamente conservate dal prudente ufliciale. Radct lo rregava di rrcndere la Gendarmeria suos sa prudente protection e di difendere celle magistrature armée8. 1.2. La nascita della Gendarmeria nella Repubblica Cisalpina L' idea organi77ativa originaria delle gendarmerie giacobine ispirò quella cisalpina, poi italica, rrevisla dall ' articolo 9 della legge 30 di cembre 1800 sull'ordinamento dell 'esercito, per un totale di 1.326 uomini, di cui 654 a cavallo, 630 a piedi , con 42 ufficiali, organizzati in 180 brigate di 6 gendarmi , comandate da marescialli d' alloggio o brigadieri: • 42 ufficiali : I colonnello, 5 capisquadrone, 12 capita no e 24 tenenti; • 12 marescialli d 'alloggio capi, con fun zione di qu arti ermastro di co•npagnia; • 60 marescialli d' alloggio comandanti di sezione, 30 a piedi e 30 a cavallo ; • 120 brigadieri , 60 a ricdi e 60 a cavallo ; • 12 trombettieri a cavallo; • 1.080 comuni, 540 a cavallo e 540 a piedi Il corro ru istiluilo con legge del 20 febbraio 180 I , simile alla legge francese del l 7 aprile 1798: il testo conte neva be n 193 arti coli, riuniti in 17 titoli , riguardan ti compiti, organizzazio ne, reclutamento, casermagg io e disciplina, e fu atti vata solo nell ' autunno del 1803. Tuttavia il nuovo clima politico moderato non favori va il reclutamento dirello del personale dalla guardia nazionale, ossia da civili. La Gendarmeria italiana, composta in linea di principio so ltanto da cilladini, fu reclutala in prevalen za nella forza a rmata, assorbendo circa un

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P. CROCIAN I, V. lLARLC. PJ\OLE'ITI, Storia militare del Regno Italico, Ro ma, 2004, p. 880


ù1 Gendarmeria del Reww Italico

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terzo de i veterani de lle vecchie leg ioni cisalpine del 1797-99 e della Legione Italica de l 1800. Compito del corpo era assicurare il mantenimen!O dell 'ordine e l'esecuzione delle lef?f?i med iante vigilanza continua e repressiva, in concorso con le for1,c armate e la guardi a nazionale, specialmente per la sicurezza delle carnpagne e

delle slrade 9. 1.3. Un modello: la Gendarmeria fran cese La Gendarmeria Nazionale francese venne istituita con la legge del 16 fehbraio 179 1. Questa ereditò le miss ioni e il personale delle maréchaussée, ma pe rse ne l contempo la g iurisdizione prevostale e venne totalmente integrata ne ll' eserc ito. J gendarmi era no 7.450 ripartiti in brigate. ciascuna s uddi visa in compag nie. Due com pag nie ernTi spondevano a un dipaitime nto e 3 dipartimenti formavano una divisione. I gendarmi potevano usare la forza in caso di di ribe llione. Assai rapidamente la Gendarmeria ru mohilil.ata per partecipare alla g uerra contro g li stati de lla pri ma coaliz io ne. Tranne c he d istaccamenti prevostali 10 costituiti ne lle varie armale, le Ge nd armerie furono impiegate per la prima volta come truppa cornhaLLentc: 1'8 scuc mbre 1793, la 32a divisione di G enda rme ria contribuì alla vittoria di di Hondshoole. La g uerra, però, chhe come consegue nza l' indebolimento delle brigate territo riali, costri ngendo a l recluta me nto di soprannumerari poco ahi li. Con il Direttorio l'i stituz ione attraversò una crisi profonda. Gl i effetli vi erano ins uflì cienti , i soldi venivano versati irregolarmente e la mancanza di mezzi era totale, proprio ne l mome nto in cui il brigantaggio si andava diffondendo in numerose regioni e la cris i econo mica produceva di soccupati e vagabond i. li governo approvù la legge del 17 aprile 1798 che disponeva i corpi di Ge ndarmeria naz io nale istituiti per assic urare il mantenime nto dell'ordine pubblico e l' esecuz io ne delle legg i a ll ' in terno della Repubblica, precisando che il suo servizio era destinalo alla sicurezza delle campagne e delle .~trarle, mentre una sorveglia11:a continua e repressiva ne costitui va a s ua essenza. L' Arma venne di visa in 25 divi sioni, 50 squadroni , 100 com pagnie e 2.000 brigate. G li e ffettiv i aume ntarono e il so ldo , il lraltarncnlo e le indennità crehhero. Per quanto ri g uardava il serviz io, la legge ride finì i compili de lla Gendarmeria c he, come pol izia amministrativa, aveva lo scopo, 110 11 di re prime re, ma di prevenire i di sordini. La sor veglianza aveva il line di di ss uadere i delinquenti da l commettere atti criminosi e di rilevare eventua li e le menti che

9

A.S.MI., M.G., Can. 488 prevosto ne i reparti di Ancienne Regime era l'u[fo;ialc incaricalo della giustizia mi i ilare. La Gendarmerie sostituì completamente tale fi g ura. IO li


Tiziana Maùwli

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avrebbero potuto turbare l'ordine puhhlico. I gendarllli dovevano organizzare delle palluglie , svolgere al meglio le loro missioni redigendo infine dei rapporti per il colllando. Le missioni di polizia gi udiziaria dovevano rcprilllcre i fatti che non si era no potuti prevenire. I gendarmi dovevano accertare crimini e delitti, làrne dei verhali , raccogliere lalllentele e testimonianze, informare i testimoni che avrebbero dovuto cornpa1ire davanti al giudice di pace. Dopo la presa di potere di B0napa11e, nel novembre 1799, il ristabilimento dell ' ordine puhhlico di venne un problema politico. Così il Primo console decise di rafforzare la Gendarmeria, c he di venne la principale forza pubbli ca a servizio del nuovo regime. L'obiettivo fondamentale era quello di rendere l' Arnia indipendente dal ministero della guerra. Perciò il 29 marzo 1800 venne c reata la figura del l'ispettore generale della Gendanneria e l' incarico fu anidato al generale Radet. 1.4. Creazione della Gendarmeria nazionale: I 802- I 805

La (icndanncria della Rcpuhhlica Cisalpina e, in seguito, del Regno d ' Italia, fu totalmente debitrice, nella sua organizzazione e J"um.ionc, a quella francese sopra descritta. Grazie soprattutto alle ins istenze del vicepresidente della Rcpuhhli ca Francesco Melzi D'Rril si procedette all'istituzione di quel impo11antissi mo corpo che prese il nome di Ocndarmcria Nazionale (poi Gendarmeria Reale). La levata della Gendarmeria fu prevista clall' articolo 9 della Legge 30 diccmhrc 1800 sull'organi zzazione dell'esercito, ma veniva formalme nte istituita solo l'anno successivo con Legge del 18 lchhraio 180 I, legge lllolto dettagliata e suddivisa in ben 193 articoli 11 • Nel I O tito lo della Legge spiegava le funzioni e lo scopo del Corpo 12 • li cvrpu della Gendarmeria Na zionale è una forza istituita per assicurare il mantenimento dell'ordine. e l'esecuzione delle Leggi nell 'interno della Repuhhlù:a. Una vigilanza continua e repressiva costituisce l'essenza del servizio di questo corpo. u1 Forza Armata specialmente istituita a difendere lo Stato contro i nemici esterni è pure chiamata dalla Legge . egualmente che la (;uardia Nazionale sedentaria, a concorrere colla Gendarmeria Nazionale a reprimere i delilli, e a far cessare ogni resistenza all 'esecuzione delle l ,eggi. Il servizio della Gendarmeria Nazionale è destinato ,\pecialmente alla sù:urezza delle campagne e delle strade. li 2° titolo è incn:nlc alla composizione del corpo, il quale doveva essere costru ito sulla base delle indicazioni fornite dalla Legge stessa:

11 12

A.S.M l. , M.(ì. , Cart. 488 id.


La ( ìendarmeria del Regno Italico

Colonnello Coma ndante Capi di Squadrone Capitani Luogotenenti Marescialli d'Alloggio Capi facenti le funzione di Quartier Mastri Marescialli d 'Alloggio Brigadie ri Trombettieri Gendarmi Forza totale della Gendarmeria

I J9

I montato 5 montati 12 montati 24 montati 12 montati 60, di cui 30 montati 120, di cui 60 montati 12 montati I 080, di cui 540 montati 1326

A questi sarebbero poi stati aggiunti dei Luogotenenti a seconda dell'esigenza dettata dalla distribuzione dipartimentale. I vari dipartimenti dovevano levare: • 900 gendarmi, metà a piedi e metà a cavallo, scelti tra volontari che dovevano rispondere ai requisiti stabi liti dalla legge; 96 sollulfo:ial i e 6 trombettieri; • l 08 ufficiali tratti dagli uflìciali non forestie ri della l"or/.a armata; Sempre la !orza armata doveva fornire 90 cavalieri e 90 fanti e, unitamente alla guardia nazionale, il numero di sottufficiali mancanti per raggiungere l'organico completo di J326 uomini. La Gendarmeria era composta, ini7.ialme nte, da 12 compagnie di varia forza; ogni dipartimento aveva una compagnia la c ui consistenza variava in ragione della sua estensione c popolazione. Ogni compagnia aveva metà dei gendarmi e sottufficiali a cavallo e l'altra metà a piedi e si suddi videva in brigate Le fun zioni ordinarie ed essenziali della Ge ndarmeria erano: • fare delle marcie, giri, corse e pattuf?lie delle vandi strade al fine di garantire la sicurezza e la disciplina della libertà di circolazione; • raccogliere tutte le informazioni possibili sugli attentati e delitti pubblici e informare le competenti autorità; • cercare di inseguire i malfattori e di arrestare ladri , briganti e assassini, devastatori di boschi e raccolti e i contrabbandieri armati; • vigilare su vagabondi, oZiosi, insorgenti, disertori e coscritti renitenti. • assicurare la libera circolazione delle sussistenze e arrestare quelli che vi si opponessero con la forza; • prestar manforte per l'esazione delle pubbliche tasse; • condurre i prigionieri o i condannati, prendendo tutte le precauzioni necessarie per scongiurarne la fuga 13• Va ricordato e precisato che la Gendarmeria poteva, in caso di bisogno, essere utilizzata al fro nte, sia come truppa combattente, laddove ve ne rosse la necessità, sia per mantenere l'ordine negli accampamenti.

11

Id.


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Tiziana Mainoli

I compili aflidalcgli erano nume rosi e complessi , la sua organizzazione era severa e di fatto del lutlo assimilabile ad un rcgolamcnlo mililarc. Possiamo affermare che con la Gendarmeria nasceva il primo Corpo di polizia mililarc della noslra sloria, dal quale de ri vò direttamente, nel 1814 l'odierna Arma dei Carabinieri. L1 Gendam1eria era molto atticolata anche giuridicamente, in quanto tale corpo era negli atlributi del Ministero della Guerra per quel che conceme[vaj il materiale e la disciplina; negli allributi del Ministero della Polizia per tutto ciò che

aveva relazione al mantenimento dell'ordine pubblico, e per ciò che era relativo all'esercizio della polizia giudiziaria negli a/tributi del Ministero di Giustizia. Il precipitoso mini stro de lla gue1Ta Pielro Te uliè, che prclendcva di altuarc la legge senza una previa concertazione interministeriale, proclamò il 7 magg io I 80 I l' apertura dell ' arruolamcnlo, invitando i c ii ladini a presentarsi a i g iurì dipartimentali . Vari Prefetti , sorpresi dal proclama, scri ssero a l mini stro nei g iorni I I e 12 maggio chiedendo istruzioni e face ndo notare di non aver ricevuto i modelli amministrativi per l' apertura dei reg is tri e la formazione del giurì. I ,' improvvida iniziativa del ministro, non organizzata a dovere, non piacque per nulla a l governo e, fatto più g rave, rmstposc l'all.ivazione de lla Gendarmeria a data da stabi lirsi. Poco dopo si dimise. li I O novembre fu nominalo organiu.atorc cd ispeli.ore generale dell a Gendarmeria, il generale Al essa ndro Teodoro Trivulzio, ma le difficoltà lina nz iaric e la crisi politica de terminarono un nuovo rinvio. Tri vulzio, nominalo in febbraio minis tro della g uerra, dovette dare priorità al riordinamento e al risanamento finan ziario del dicastero. Tuttavia l'attivazione dell a (icndarmcria rientrò nel genera le progetro di riforma militare varato da l governo M e lzi in autunno, che prevedeva di riarmare anche la g uardia naz ionale e creare un nuovo esercito di coscritti, impiegando i veterani del vecchio esercito parte come istrutlori e parte per costru ire nuovi COJl)i , uno di (lisciplina (battagli one stranie ro) e due privilegiati (guardia del governo e gendarmeria, il c ui primo impegno doveva essere proprio di far ri spettare la leva obbligatoria). L' inlcnzionc finale era, una volta pronta la Gendam1eria, di abolire il satellizio. La Gendarme ria ve niva finalmente attivata, con un proclama di Me lz i, il 20 scl.tcmbre I 802 14: É tempo di attivare la (lendarmeria nazionale. Il Governo chiama a raccolta que' giovani citladini cui le patrie Leggi, i magistrati, la pubblica tranquil-

lità, la religione dello Stato son care abbastanza per consacrare al loro mantenimento gli onorati loro servigi. Il Governo in conseguenza d etermina che la Gendam1eria Nazionale è attivata; tre giomi dopo la pubblicazione del presente, le segreterie di prefettura aprono il registro degli mpiranti a quest 'arma/ .... /. Per lo stesso x iorno in cui un gendarme completamente muntatu si presenta

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11olleHino delle I ,eggi della Repubblica Italiana, Milano, dalle Reale Stamperi a.


La <ìendarmeria del Regno Italico

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a Milano al Ministro delle Guerra comincia a godere del soldo, armi, alloggio e anzianità./. ... I Giovani italiani, la Nazione vi commette un sacro deposito. Mostratevi degni della sua confidenza. L' 8 settembre Trivulzio trasmetteva a Me lzi la lista degli uffic iali proposti pe r il nuovo corpo, che invece di 42 erano 49. Intanto l'afflusso dei volo ntari fu ta lme nte basso che i g iurì d'elezione dipartimentali, incalzati dal ternùne di un me se stabilito dalla legge, rinunciarono alla selezione, rimandando alla commissione ccn trnlc ch iunque si presentasse. La commissione, per mancanza di uno o più requisiti da parte dei candidati, dovette bocciarli praticamente tutti, e il 18 ottobre so spese le sedute in attesa di istruzioni. Queste istruzioni , c he invitavano ad essere meno fiscali nella verilìca di taluni requisiti dell'aspirante gendarme, non modificarono in alcun modo i falli. Vi era g ià, infatti, la te ndenza a non seguire la legge alla lettera ma, ad accordare alcune l'acilila1.ioni . A questa situazione tutt'altro che fe lice, si andava anc he ad aggiungere il forte ritardo del contingente della forza armata, il qua le contava so lo metà del numero previsto. Si arrivò persino a pensare di sospendere il tutto e rinu nciare a lla (ìendarrneria. I Prc retti ritenevano che l' insuccesso del recluta mento dipendesse, in primo luogo. dalla opinione che le incombenze della Gendarm.eria non [fossero] dissimili da quelle del satellizio 15 • c he non vi fosse altra differenza tra la (;endarmeria e il satellizio fuorchè il nome 16 e che fra i c ittadini regnasse un pregiudizio negativo nei confronti del nuovo corpo . Si cercò di convincerli che il ge ndarme mm aveva niente in comune con il satellizio cd anzi, dalla Gendarmeria, erano proprio esclusi coloro che avevano in precede nza servito ne l satellizio. Secondo le autorità de l Rasso-Po il tutto dipendeva essenzi almente dal fatto che gli abita nti non fossero molto portali al mesliere d elle armi 17, l 'ozio dell'antico ?,overnoforma per essi un ribrezzo ed è un nome vuoto la ?,loria 18 , era quanto affermava il Pre fetto dello stesso diparl.imenlo. Altri ancora. più scalt1i e avveduti , osservavano c he l'e ntità dei volontari dipendeva dalla pubblicità. Il Prefetto del Seri o chiedeva, il 16 dicembre, di inviare nel diparlimenlo alcuni gendarmi in uniforme pe r poterli mostrare alla gente, pe r cercare di stimolare in loro il desiderio di emulazione 19 • Per tali finalità pubblicitarie, il direttore del personale militare, Teuliè, ordi nò di preparare 192 tavole a colori con un ge nda rme a c avallo e 2 con un gendarme a piedi , da distribuirsi sul territorio dell a Re pubblica.

15

A.S.ML, M.G., Cart.489, Lettera del I' 11 novembre del Prefetto de l Lario. Id. , Lettera del giuri de l Mincio del 17 dicemhre. 17 A.S.Ml., M.G., Lellera dt:I 15 dit:ernbre de l t:aposqaclrone Masi. 18 A.S.M l., M.G., Cart. 490 Lettera del Prefetto del Basso-Po mese di dicembre. 19 Id. 1~


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Tiziana Main oli

Tra le cause di insuccesso de l reclutamenro si poteva annoverare, secondo il Prefetto del Mincio, una sorta di errore o di scarsità di comunicazione, per cui la gente ignorava che il soldo dato alla Gendarmeria fosse supe1iore rispetto a quello dei soldati della Linea, in quanto la cifra era stata espressa in franchi e non ne veniva da molti compresa la reale entità. Le difficoltà di reclutamento furono ulteriormente complicate dalla constatazione che la 180 brigate slahilile dalla legge, erano nella realtà rroppo poche per controllare la frontiera e riuscire a contrastare eflìcacemente il contrahhando. Il Corpo venne accresciuto di 44 brigate, per un totale di 224, metà a cavallo e metà a piedi e il personale passÌJ da 1.326 a 1.64 I . l difensori del satellizio, di cui si fece portavoce il Mini stro degli interni Yilla20, cercarono di sfruttare il rirardo nell'organizzazione della Gendarmeria, chiedendo al Governo di sospendere lo smantellamento delle r:uardie di polizia fintanto che la Gendarmeria non fosse stata pronta a prenderne il posto. Il Cioverno respinse la richiesta. Il 1° febbraio 1803 la forza era arrivata a 765 effettivi e 293 cavalli, e per il 28 dello stesso mese il Corpo fu dichiarato ufficialmente organizzato21. Il IO marzo Melzi poteva annunciare a Bonaparte che la formazione della Gendarmeria era quasi completala, grazie alla flessibilità adottata nella valutazione dei requisiti degli aspiranti gendarmi. Date la circostanze il Governo decise di non disseminare i gendarmi sul territorio, ma li tenne tutt.i riuniti e li utilizzò, in un servizio strnordinario, per rastrellare, un dipartimento dopo l'altro, i requi siti chiamati alle armi. Pietro Oorncnico Polfranceschi elahorò un progetto, approvato dal governo con decreto del 3 settembre 1804 c he sdoppiava il comando unico del Corpo in due comandi di Reggime nto, il primo con giurisdizione sui dipartime nti al di qua del Po e l'altro con giurisdizione su quelli al di là dello stesso tiume 22 . T capisquadrone furono ridotti a 4, con sedi a Milano, Brescia, 1-<crrara e Modena, i nomi scelti furono Francesco Scotti, Alessandro Masi, Cesare Chi zzola e Luigi Borsotti. Il 30 luglio 1804 il Governo pe r dare una scossa alla situazione, decise di trasferire Polfranccschi dal ruolo di ispettore centrale delle rassegne a quello di ispettore generale de lla Gendarmeria, sollevandone Agostino Piclla. L' ispettore presentava ai Ministri da cui dipe ndeva (Ministro della guerra, dell'interno e della giusli1.ia) relazioni delle operazioni e proposte per il miglioramento del servizio. Disponeva di un ufficio presso il ministero della guerra, con un fondo di f. 6.000 annue. In caso di assenza dell' ispettore il comando dell' ufficio era esercitalo dal caposquadrone residen te a Milano. L'ispettore doveva visitare i repa11i, presiedere la chiusura annuale dei conti delle compagnie e redigere un manuale ad uso esclusivo de l corpo, con formule e modelli di com-

20 Id., Lt:t le ra del 3 gennaio 1803. 21

22

CROCIANJ, ILARI, PAOLETL'I, Sto ria militare cit., Roma, p. 872. A.S.M I. M.(ì. , Cart.492.


/ ,1.1

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Gendarmeria del Regno Italico

portamen to. Corrispondeva esclusivame nte con i colonnelli, ma in casi gravi e urgenti qualunque ufficiale o sottufficiaJe poteva informarlo personalmente, senza però scavaicarc la scala gerarchi ca né omettere le informazioni dovute per legge a ll 'autorità prefettizia. Il ricorso diretto all'ispe ttore era concesso solamente nel caso di dene,:ata ,:iustizia 23 . Nel mese di sette mhrc Polrranccschi proponeva di modificare iJ metodo di recl utame nto, che non doveva più basarsi sulla volontl1 di recl utare degli indi vidui benes tanti in grado di equipaggiarsi a proprie spese, e che in realtà non si an-uolavano, così da costringere a reclutare tra g li individui più infimi della società. Era hcne, invece, tn uTe la percentuale magg iore de lla forze dai militari, i quali per lo meno erano già abituati alla disciplina. Proponeva quindi di reclutare tra il personale in di visa sia il contingente necessario per completare il corpo, cioè 238 unità, sia i gendarmi occoITenti per coprire le future vacanze, costituendo a tale scopo, presso i corpi di linea, una aliquota di militari predesignati, detti vigili. I volontari a proprie spese, scelti dall'ispettore, potevano concoITere per 36 posti di a llievo gendarme, 3 per ogni compagnia. Si doveva passare ad una mi litari zzazione del reclutamento 24 , che avrebbe dovuto anche la chiusura annuale dei conti delle compagnie e redi gere un manuale ad uso escl usivo del corpo, con le formu le ed i consentire lìnalrnente l'attivazione del servizio ordinario d ' istituto, così da distribuire la Gendarmeria sul tenitorio e metterla nella condizione di operare. Il progetto di Polfranceschi fu approvato con decreto del 13 ottobre, c he stabili va anche il seguente aumento de lla fo,/.a25 :

Gradi Colonne lli Capisquadrone Ca~itani Tenenti Sottotcm:nti Marescialli a piedi Marescialli a cavallo Rrigadi cri a piedi Urigadi eri a cavallo Trombe ttieri Tamhurini Gendarmi a piedi Ge ndarmi a cavallo Gendarm i allievi a piedi Gendarmi allievi a cavallo Total e

23 CROCIANI, ILARI, PAOLETII, S luria rnilil a re 24 25

Consistenza

2 4 13 42 13

41 58

83 11 8

13

13 620 885

12 24 1941

ciL,p. 876.

Id. , p. 877. A.S.MI.. 11ollettino delle Leggi del la Repubblica italiana.


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'/iziana M aùwli

Vi erano anche I, 172 cavalli. Le brigate erano aumentate a 240, riducendo pc rÌl la forza da 7 a 6 uomini . Gl i esuberanti dovevano e ssere riuniti nei depositi d i compagni a, con sede ne l capoluogo de l dipartime nto e forza media di 29 uomini, di cui 4 sottuffic ia li , 1 trombeuiere, 1 Lamhurino, 3 allievi e un gendarme per og ni brigata. Le future vacanze dovevano essere coperte attingendo da una ri serva di 260 vig ili a piedi e 5 1 a cavallo; i requi siti del vigile e rano c apac ità di leggere e scrivere, a ltezza m. 1.73, buona condotta, età tra 24 e 34 a nni e nazionalità italiana. Scelti dal comandante de l corpo, egli ne dava poi comunic azione all'i spcllore e continuavano a far paJte della loro compagnia col proprio rango, ma con il soldo del grado immediatamente superio re. Oltre a l servizio c omune, erano specialmente adde tti al servizio di poliz ia in caserma. Vi erano 2 reggime nti, composti da 2 s4uadroni organizzati c iascuno in 3 compagni e. 1.5. La Ge ndarmeria Reale: 1805- 18 14

All a me tà de l mese di marzo de l 1805 la Repubblica italiana veni va trasformata in R egno, Conseguentemente la ( ìcndanneria Nazio nal e vedeva tras formato il suo nome in Reale Gendarmeria. La sua forza e ra ormai distribuita sul territorio ma gravi problemi continuavano ad aftliggere il corpo. A testimonian za di questo possiamo ricordare il rapporto, compil ato dal Mini stro de ll'interno Francesco Vill a e indirizzato a Napoleone, del :; maggio 26 : / ,a Gendarmeria ha eccitalo ripetutamente ed in qaasi in lufli i dipartimenti delleforti lagnanze, per l'inerzia 11011 solo del servizio e la renitenw axli orclini delle competenti autorità, ma hen 'anche per la condotta insolente e spesso criminosa, tenuta perfino nel 'esercizio delle proprie .fimzioni, Le e/Trazioni, le violenze, i maltratlamenti nel 'occasione di eseguire qualche arresto, e l'abuso delle armi, per cui riflessih ilmen te numerosi sono ili omù:idijino ad ora avvenuti. La poca sincerità nei processi verbali all'appoggio di hen spesso capricciose informazioni. la poca cura degli arrestmi e talvolta la ,{a cilillì di lasciarsi da questi r:orrompere, per cui oUengono facibnen.te la libertà della f uga, sono i principali punti d'accusa r:he m i pen 1en11em nel corso dell 'anno da quasi tutti i dipartimenti. In seguii.o all a durezza de i fatti riportali in 4ucsto rapporto, Napo leone il 2 1 maggio convocò il maresciallo Bon Adrien Jeann ol dc Monccy chiede ndogli di pre nde re de i provvedimenti sulla organi zzazio ne della Gendarmeria ita liana presentando allo stesso imperato re un piano per la sua organizzazione sul mode llo di que llo adottalo pe r la Gendarmeria fra ncese; meme discipline, meme maniere de procéder et d' agi? 7.

26

27

A.S.MI. , Seg reteria di stato, Aldini, Cari. 79, A, COMB fER, Me rno ires du generai Radei, Saint- C lo ud. 1892, p. l.:'i.:'i .


La ( ìendarmeria del Reg110 llalico

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Così il 5 giugno venne organi1.zata una mi ssione della Cìcndam1cria imperia le francese, con a capo l'ispettore generale della stessa, Etienne Radet, accompagnàto dai capisquadrone; • Genti li a Milano, che av rebbe diretto il servizio nei dipartimenti d'Olona e del Serio; • Violette destinato a Corno, per diri gere il servizio nel Lario, Adda e Serio; • Crozat a Brescia, per Mella e Alto-Po; • Costè a Mantova, per Mincio, Adi ge e Basso-Po; • /\ndrè a Modena, per Panaro e Crost.olo; • Oucros A ubert a Bologna, per Reno e Rubicone. li tutto ve1111e poi reso noto sul te rritorio del Reg no da una circolare del Ministro delle finanze Giuseppe Prina, datata 25 ottohrc, in cui si comunicava che il benemerito signor generale Radei era stato incaricato da Sua Maestà di organi zzare la Gendarmeria in Italia, come già aveva con successo fatto nel Paese d'O ltralpc 28 . Radei: constatò c he in generale gli ufttc iali mancavano di conoscenze proprie, di tatto e di spirito di corpo, qua lità che egli defi niva necessarie per forn ire lo stimolo adatto a un corretto e decoroso svolgimento del proprio serviz io. (ili ul'liciali erano pochi cd intimiditi , scoraggiati e dissuasi dal l'opinione pubblica. Tuttavia, siccome questi ufficiali appartenevano alla classe media, la più lahoriosa cd intraprendente di tutte, o ffri vano una certa garan1.ia sociale, tant' è c he in conc lusione Radet affermava bien dirigés, ils rendronl de bons services2'1. L'i nsieme dei sottul'li ciali e gendarmi veni va defin ito huono, promcttcntc e capace di po1tare a risultati apprezzabili . La Gendarme ri a appariva però ma le armata, con una ammin istraz ione sov racca ricata di procedure, la cui azione ri sul tava paralizzata dai i troppi dettagli e dalla mole degli alti sc1i LLi da compilare. La g ran parte de i funzionari ignorava i p rin c ipi costitu tivi della Gendarmeria e tutti si dimostravano avversi ai birri, se nza comprenderne la differe nza con i gendarmi. Oa qui de rivava una rorte resiste nza a llo stabil irsi de lla Gendarmeria; pe r vincere questa diffidenza, Radete Po franceschi pe nsarono d i fare, essi stessi, dei corsi pubblici in 60 località del Regno, pe r far capire meglio i suoi principi e il ruo lo degli stessi gendarmi. Radet suggerì poi al vice ré di organ izzare la Gendarmeria sul modello di quella l'ranccsc, in cui ogni leg ione, comandala da un colonnello o da un caposquadrone, e ra composta da 4 compagnie, ognuna delle quali prestava servizio in un dipa11ime nto. li numero delle brigate variava a seconda de ll 'estensione territoriale e della consistenza della popolaz ione di ciascun d ipartime nto, il numero dei te nenti era poi proporzionale a quello delle brigate. li corpo era composto da militar i già formati e preparati. Consigliava poi a Eugenio di aumentare di 18 hrigatc il numero degli cffcllivi, che a llora era solo di 788 uomin i, dal.o

28 A.S.M I., M.Cì .. C a11. 492 . 29

COMBIER. Mt:rno in:s du gt:nt:ral cii.. pp. 156-1 57.


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Tiziana Mainoli

che, senza tale completamento, e in particolare in un periodo di guerra, non avre bbe potuto né saputo mante nere l'ordine pubblico e la tranquillità interna al Regno, né arrestare i disertori, né sorvegliare i prigionieri di guerra, né custodire la munizioni e ne ppure sorvegliare una rapida corrispondenza tra le varie parti del Regno30. In conclusione Radct raccomandò ai capisquadrone la moderazione, la mitezza, la perseveranza, unendo la saggezza a una integra lc rmczza in modo che l'istituzione di questo corpo fosse veramente utile per il bene della popolazione31. L' ufficiale francese rimase a Milano lino al rnar.w 1806, quando fu mandalo da Napoleone a Napoli ad organizzare la gendarmeria napoletana. La missione venne portala in a vanti dai 5 Capisquadrone, che il 18 luglio 1807 scrissero, come ri sultato del loro operato, un corposo Projet de rèt;lement de service pour la Gendarmerie Royale>2 , c he stabiliva istituzione, ampliamento, avanzamenti, uniformi e quant'altro poteva riguardare il suddetto corpo. Ma questa collaborazione, a nche se fruttuosa, per il momento non permise di risolvere i gravi problemi di organico c he Polfranceschi si trovava davanti, accresciuti dalla progress iva riduzione delle guard ie di polizia e dal totale annichilùnento del satellizio11 . Sulle brigate di gendarmi ricadeva un a grande varietà di incombenze, compresa la lotta al con trahhando, svolta con il concorso de lle squadriglie di finanza, e la custodia dei prigionieri di guerra; tutto questo portava consegue nze negative in termini di efficie nza dei risu ltati. Una lettera, datata al 23 g iugno 1805, del Ministro d ella guerra dava ini zio allo svolgimento delle attività ordinarie della Gendarmeria ed era anche una sorta di sprone per agire correttamente ed al meglio34 : Il mantenimento della quiete e della sicurezza individuale de' cittadini contm gli al/acchi de' facinorosi ed ogni altro oggetto relativo all'ordine generale della Statn perciò che riguarda la.forza pubblica, sarà caricalo d'ora innanzi intieramenle alla 0 endarmeria senza il concorso , e senza promiscuità di altra forza non rnilitare. La (;endarmeria entra dunque nel pieno esercizio di tulle le allribuzioni. che le sono demandate dalla legge, ed è in questa circostanza. che la medesima penetrata dell'allo conto che sifa della di lei opera deve riunire tutti i suoi sforzi per corrispondere a tatzta.fìducia. lo son certo che animato questo corpo da senlimenli d'onore .1piegherà tutta l'energia propria del militare per provare afle autorità e ai ci/ladini. che nuffa più gli preme che assicurare loro quei vantaggi che possono ripmmettn-si dalla sua sagiia instituzione {. .. .].

30

Id., p. 157. p. I 59. :l2 A.S.MI., M .G., Cari. 492. 33 Id. 31 Id. 3 1 Id.,


La Gendarmeria del Reg110 Italico

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Mi auguro che il difello della.forza satellizia non dia Luogo ad alcun inconveniente, e se i dipartimenti rimarranno sgombri dai malviventi, se non awnenterà il numero dei delitti, io dovrà attribuire sì ottimi risultati unicamente alle costanti di lei sollecitudini ed alle indiscusse cure della Gendarmeria, la quale acquisterà per tal modo opinione, forza e decoro. Il 27 scllcmhrc 1805 CìuiccianJi nuovamcnlc scriveva ad A ldini ricordando c he la Gendarme ria e la guard ia nazionale erano la sole due forze di aiuto a lla polizia per mantenere l'ordine ne l paese. Lamentava pe rò che essa era ben lon tana dal potere prestare tutti quei servigi per i quali fu dalla legge istituita. Lo stato di debolezza e di incompletazione in cui si trova[ va] .fu riconosciuto anche

dal signor generale Radet, incaricato di organizzare questo corpo35 . Data ta le situazione, prosegue lo scritlo, raramente la Gendarmeria ha potuto soddisfare gli ordini delle autorità, massimamente ove trattasi di arresti

importanti e che facilmente si aggruppavano e si so/levavano contro i gendarmi c he ne venivano sopraffalli. A lla Gendarmeria, già gravata di nume ros i incaric hi , giunse anche l'ordine di c us todire e so rvegliare i prigionieri di g uc rra 36 , com pito rispetto al quale Polfra nceschi non omise di esporre lamente la in data 5 otlobre 37 . Il corpo della Gendarmeria risultava era incomp leto, distratto anche in

oggelli di servigio straordinario, e insuj]icienle a sostenere l 'injinità di incombenze c he le erano addossate, per c ui si trovava nella dis1:ustosa circostanza di non poter per e_ffelto di impotenza inr:ontrar lodevolmente tutti i rami di servigw.

Nel mese d i novembre Polfranccschi e laborava un progetto di dec reto c he aveva come scopo la creai.ione di un g ruppo di gendarmi allievi, 45 a cavallo e 25 a piedi.1R_

Id. Nel 1805 era in atto la Guerra della Terza Coalizio ne. Per volo ntà britannica si costituì la terza coalizione. formata, oltre che da lla (ìran Bretagna. da Austria, Russia, Svezia e Regno di Napo li . I À'l Spagna si all eò invece con la Franc ia. I ,a flotta inglese, guidata da Horalio Nelson, dist russe la !lolla fram:o-spagnola nella ballaglia di Trafalgar (2 1 ollobre 1805), ma Napoleone. già vittorioso sugli austriaci a Ulm (15-20 ottobre), proseguì lungo il Danubio costringendo l' impe ratore Francesco Il ad abbandonare Vienna. Le i<>r/.e russe al comando tld generale Michail Kutu:r.ov e de llo z ar Alessandro T mossero allora in soccorso dell' allealo Francesco 11: i collcgamcnli fallirono e l'esercito austrorusso andò incontro alla disfatta nella battaglia di Austerlitz (o "dei tre imperatori": 2 dicembre 180.'5). 1.· Austria, costretta di nuovo all a resa, firmò la pace di Presburgo (26 dicembre 1805), con cui cedeva a Napoleone il Veneto, l'hlria e la Dalmazia, annessi al Regno ti ' Italia - proclamalo il 18 mar.i:o 1805 - e riconosceva i mulamcnli avvenuti in Italia dopo la pace di Lunévi lle; l'Austria inoltre perdeva a ltri territori a favore della Raviera e del Wii rtte mberg, a lleali di Napoleone. 37 A.S.Ml., M.G., Cari. 492. 38 A.S.ML M.G. , Cart. 495. 35 36


128

Tiziana Mainoli

Si stabili va che i gendarmi alliev i non sarebbero più stati attaccati a lle compagn ie della Gend,mneria, ma sare bbero stati di rellamente ammessi al de posito d' istruz ione di Milano, composto da: • I capitano; • 2 tenenti; • I sottotenente; • 3 marescialli d' alloggio a cavall o e 2 a piedi; • 6 brigadieri a cavallo e 3 a piedi; • I trombettiere; • I ta mburino; • 45 gendarmi a llievi a cavallo e 25 a piedi. In mancanza di gendarmi a llievi si sarebbe fatto ricorso a gendarm i titolari e a soldati tratti dalla fanteria di linea, che sarebbero rim asti nella Gendam1eria per alme no un semestre. Le motivazioni della proposta di decreto erano scritte dallo stesso Polfranceschi ed erano riconduc ibili, sostanzialmente, al fatto che ta le soluzione era vista come il rnodo suppletorio di reclulumenlu per la Cìendamieria, vista la dijjir:oltà di trovare f!.ente nell'arma ancora giovane e, o ltretutto, appariva vantaggiosa per l'economia puhhlica, dovendo il gendarme prowedere da sé al suo primo allestimenlO, alla provvista del cavallo ed alla sua bardalura. La dec isione sul deposito d' istru zione venne presa l' anno successivo. Intanto, sempre nel corso del mese di marzo, Villa veniva sostituito al Ministero dell'interno dal marchese di Bre me, c hiamalo da Torino. li totale generale di forze di cui constava la Gendarmeri a alla fine del 1806 era 1763 uomini. Vari e modilichc all'ordin ame nto della Gendarmeria furo no poi approvate nel corso del 1807 39 . • D ecreto de l 26 febbraio 1807. Limitava l' accesso della (ìe ndarme ria nelle case de i cittadini; dal l O ottobre al 3 I marzo era consentito l' accesso dalle 6 della mattina alle I8 e dal I aprile al 30 settembre dalle 4 de l mattino alle 2 1. Questa era la regola da seguirsi salvo casi di urge nza, come potevano essere delle ricerche nelle casi di pa rticolari, pervenuti di aver dato ricetto a dei cuscrilli u diserlori, purché 4ues lo avveni sse i presenza de ll 'agente comunale, di che ne fa le vec i o del commissario di polizia, ovvero su mandalo di cattura. • Decreto del 2 1 1mu-zo, ci rcolari del 6 e de l I3 giug no 1807. Era stahilita, a Mi lano, l' istituzione di un depos ito d ' istruzione de lla Gendarmeri a di 102 uomi ni e 7 1 cavalli, con un 4uadro di 22 (5 ufficiali , 15 sottufficiali , I tro mbe ttiere e I tamburino) e 80 a llievi, 50 a cavallo e 30 a piedi , di cui fino a 60 volontari dei diparcjmenti e vincolati a seguire un corso d i istruzione ann uale. li resto dei gendarmi era tratto dalla fanteria di linea o erano gen-

19

Id.


[a Gendarnwria del Regno Italico

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darmi titolari presi per turno nei ruoli delle compagnie, te nuti a frequ entare corsi semestrali. li deposito provvedeva all'armamento e.lei solluflìciali, dotali di pistola da tasca, e degli allievi, che avevano un moschettone. Era di stribuita una coppia di pistole da arcione, una s pada per quelli a cavallo, un fuc ile e una sciahola per que lli a piedi. Era infine stanziata la somma di f. 6.059 italiane per l 'acquisto di dieci cavalli da dragone e dieci selle, cedibili agli allievi prove nienti e.lai dipartimenti c he per forza maggiore vi giungessero smontati. • Decreto e.lei 27 giugno 1807. Forniva alla Gendarmeria 250 coscritti delle classi in congedo, necessari per le nuove compag ni da stahilire in Veneto. Ogni dipartimento doveva fornire il numero e.li coscri tti stabilito dalla Legge. Il totale generale delle forze della Gendarmeria ali ' iniz io del mese e.li dicembre era 1.752 uomini, 906 de lla prima legione e 846 della seconda. Nel mese di ottohrc 1807 Polfranceschi seg nalava c he, nonostante il decreto approvato il 27 giugno, la Gendarmeria continuava ad avere gravi prohlcmi di organico e la leva di 250 uomini ordinala non aveva avuto il s uccesso sperato 40. Sc aduto da alcuni giorni il tcrrninc fissato per la coscriz ione, non si e rano raccolti che 50 individui e i rapporti dei prefetti relativi a questa operazione non LfacevanoJ sperare gran fatto sui rinwnenli. Si doveva perciò concludere c he fosse impossihile raggiunge re la quota fi ssata per il contingente. Pochissimi erano erano stati i volontari , di cui la maggio r parte ri sultò non idonea all 'atto de lla definitiva visita, o per indisposizione fisica, o per difetto di statura, o per non saper leggere e scrivere. A complicare il tutto vi era poi il fatto c he, dei pochi ammissihili, molti risultavano ammogliati o figli unici , la c ui mancanza avrebbe recato ingenti danni alle rispettive fami gl ie e dunque da non amme tte re ne l corpo. Forti prohlcmi di organico ve ni vano segnalati ne l corso de llo stesso mese dal Provveditore generale della Dalmazia, dove si affermava che lo stato in cui si trovava il corpo de lla Gendarmeria ohhligava a procedere immediatamenle alla sua riorganizzazione ed aumento, dato che nelle città si aveva un numero di f.iendarmi molto inf eriore rispello al necessario4 1. Il 20 gennaio 1808 Polfranccschi presentò a l Ministro della guerra un progetto di decreto per una nuova organjzzaz ione de l corpo, in cui l'ispettore affermava la necessità di aumentare le compagnie da 12 a 19 e dunque di organizzare l'arma in 3 reggi menti (poi legioni) e 6 squadroni 42 . Primo regg imento: I O squadrone: Agogna, Olona, Lario-Adda 2° squadrone: Serio, Mella e Alto-Po;

40 A.S.MI. , M.G., Cart. 496. 41 A.S.MI., M.G. Ca11. 496, Lettera del 28 ottobre 1807. 42

Id., L::Uera del 2 0 gen naio 1808.


130

Tiziana Mainoli

Secondo reggimento: I O sq uadrone: Crostolo, Panaro, Reno e Rubicone 2° squadrone: 13asso-Po, Mincio e Adige; Terzo reggimento: I squadrone: Racchi glione, Bre nta e Adriatico 2° squadrone: Tagliamento, Passe riano e Pi ave. Inoltre 9 te ne nti veni vano pro mossi a capita ni e 19 soltotencnli di ven ivan o tenenti; per effe ttuare tali promozioni era necessario tener conto dell ' anzianità ma a nche, elemento non tenuto in conto nella nomina degli ufficiali nella prima Gendarmeria, delle cognizioni, capacità e meriti dei singoli individ ui esaminati. Scopo lìnalc delle operazioni doveva essere il vantaggio dell'arma e nun il particolare di qualche individuo. In questo progetto non era ancora contemplata la creazione di un corpo di gendarmi da stahilirsi in Dalmazia. Lo stesso Provveditore generale della Dalmazia inviò, ad inizio gennaio, una richiesta per modificare il nome dell'esistente corpo di polizia in Gendarmeria, natural me nte rendendolo un corpo scelto e che godesse di un certo pregio presso l' opinione pubblica, qualità di cui difettava l'esistente corpo creato dagli auslriaci43 . Si era però giù provveduto alla sua modificazione tesa al raggiungimento di tali parametri, aflìdandone la riorganizzazione al capitano Petkovic, uomo ricco di distinte capacità. Nel mese di settembre Polfranceschi, resosi conto della necessità di soddisfare le richieste provenienti dalla Dalmazia, presentò proposta d i stabilire un corpo di G endarmeria per la Dalmazia e le isole adiaccnti 44 . Il territorio non era organizzato in dipartimenti , ma amministrata co me una provincia isolala, e dunque era necessatio assegnare una compagnia di gendarmi per ogni distre tto, formando due squadroni, ciascu no di due compagnie, cd una legione che sarebbe di ve nuta la quarta dell' Am 1a. Alla for mazione dove vano concorrere la Gendarme ria già esiste nte, la linea e la popolazione d almata. Nel corso dell'anno si provvide effettivamente a tale operazione. Il decreto del 12 marzo 1808 sa nzionò la costituzione delle nuove compagnie del Veneto, avvenuta dopo l' annessione, aumentando di 1/3 il nume ro dei comandi (da 4 a 6 squadroni e da 13 a I 9 compagnie) e di 1/4 quello degli ufficiali, passando da 70 a 88, ma riducendo l' organico totale del 18%, da I.941 a 1.593, in modo da adeguarlo ag li effetti vi, talmente esig ui che in Istria non fu possibile stabilire un presidio di Ge ndarmeria. li decreto mutò poi il titolo dei comandi superiori da reggimenti a legioni e ne aggiunse una te rza, con sede a Treviso e giurisdizione sul Veneto, il cui comando fu dato al caposquadrone Scotti, promosso colonnello. A seg uito dell ' annessione delle Marche, il decre to del 2 agosto 1808 aumentò l'organico a 1.9 12 ufficiali, le hrigalc a 294, 15 1 a cava llo e 143 a piedi, e le compagnie a 22, sudd ivise in luogotenenze proporzionale al numero O

43 A.S. MI. , 44

M.G., Cart. 496, Lettera del 16 genna io. Jd. , Lettera del 22 settemhre.


La Gendarmeria del Regno Italico

13 1

delle b1igale. li decreto consentiva poi di c umulare l' incarico di quartiermastro col comando di luogotenenza, e concedeva a metà dei capitani e dei Lenen ti, in base all'anzianitit, il trallarnenlo di I a classe e stabiliva, per economia, che i 2/5 dei gendarmi a cavallo facessero servizio smontati. Ricordiamo che intanto erano stati creati tre nuovi dipartimenti: Musone, Mclauro e Tronto. Questa aggregazione dava l'opporlunitit a Polfranceschi di avanzare, a maggio alcune innovazioni per il corpo che aveva, come affermava lui stesso, l'onore di dirigere: un esame accurato sulla posizione dei dipartimenti, sulla Loro affinità, sui loro bisogni, la conoscenza che aveva maturato nel tempo delle località percorse, l'esperienza di qualche anno acquistata nella direzione di un 'arma si' importante, lo avevano persuaso c he la composizio ne c he proponeva era la mi gliore possibi le45 . Si trattava di aumentare il corpo di 299 unità, per le nuove compagnie da assegnare ai nu ovi dipartime nti. Occorreva altresì dare a ogni compagnia un numero di gendarmi a cavallo e a piedi di visibile per brigala. Per la g uardia di poli zia alle case di de tenzione dei condannati alla palla, ed ai lavori pubblici, erano previsti 36 gendarmi, me ntre una brigata a cavallo di 6 indi vidui era levata per il dipartime nto dell' /\digc da collocarsi a Mon lebello, prima ril.cnulosi appartenente al dipartimento del Ilacchiglione . Il I gennaio I 810 il numero degli effettivi dell' arma erano scesi a 1.484 diminuendo quindi rispello all ' anno precedente di 9 1 uomini 46. Il 16 febbraio e ra no 1.480 con 647 cavalli e al completo mancavano ben 428 uomini 4 7 . Nel dice mbre del 1809 Po lfra nceschi aveva per l'e nnesima volta sollecitato il completamento degli organici, ma nonostante la decisione presa dal ministro della guerra di assegnare alla (icndarrncria 200 militari in più, non si era raggiun to il ri sultalo speralo e nel gennaio del 1810 l' ispettore generale si vedeva costretto a ric hi edere ulteri ori 300 coscritti sulla leva del 18 1 I 48 . I coscrilli non furono però concessi, e anche il rcclutamcnlo dei militari fu complicalo e ritardalo dai requisiti troppo rigidi. A magg io un rapporto provenie nte dall a prima di visione rimarcava il bisogno di un aumento del personale esistente; si segnalava che al completo di 18 10 uomini, prcscri uo dal decreto del 2 1 agosto 1808, ne mancavano 470 e, in una tal e situazione, poteva accadere solo c he si andasse inconlro a grandi passi verso la distruzione della Gendarmeria per il sopraccarico esorbitante di servizio49 . Il 24 dello stesso mese Polfranceschi nuovame nte sottolineò la mancanza di uo mù1i, specialme nte per la formazione della compagn ia del Tirolo dove ne occorrevano almeno 74. Nonoslanle poi l'incorporazione di alme no 129 militari, il 16 ottobre gli O

45

/\.S.MI.. M.U., Cart. 496, Lettera del 3 1 maggio.

46 A.S. MI.,

47 ~8 49

M.G., Cart. 4%.

Id .

/\.S. Ml.. M.G., Cart. 495. A.S.MI., M.G., Cart. 500.


132

Tiziana Muinuli

e ffettivi dell'arma erano saliti, ri spetto a gennaio, di sole 73 unilà, per un totale di 1.553 uomini e 644 cavalli, tre in meno rispetto a prima. L'aumento bastava appena per la 23a ed ultima compagnia impianlala in g iugno in Trentino, con 11 brigale, da Polfranceschi e Scotti. Da novembre si aggiunse l'occupazione del Canton Tic ino, dove furono distaccati 36 gendanni con 36 cavalli . Rimanevano ancora vacanti ben 319 posti di gendarme a cavallo. TI 3 febbraio del 1811 vennero assegnati alla Gendarmeria solo 116 militari di linea, che avevano il requisito di aver fatto almeno due campagne e furono accettati anche gli analfabeti, purc hé con almeno cinque anni di serviz io50 . Il decreto del 27 maggio 181 I impose ai guardaboschi statali e comunali di coll aborare con la Gendarmeria per fui/i gli oggetti di servizio di polizia e giustizia militare e civilt1. Questo aiuto si affiancava a quello delle squadriglie di finanza, che collaboravano con la ( icndarmcri a ne i casi di lotta al contrabbando. TI decreto del 13 settembre favorì un modesto alleggerimento dei compiti della Gendarmeria, in quanto autorizzava i comuni e i privati (questi ultimi con il pe rmesso del sindaco), a mantenere guardie campestri per la conservazione dei raccolti e delle proprietà rurali. Il decreto 1iconosccva loro compiti di gendanneria ausiliaria, con l'obbligo di dare valido a iuto ogni qualvolta ne fosse faua legale richiesta. Le guardie campestri dovevano essere reclutate di preferenza tra i militari in congedo, con e sclusione de i coscritti in età di leva. Erano armate di fucile, o carabina, e sahro, ed erano contraddistinte da una fascia verde al braccio sinistro, con l'indicazione del proprio nome, qualifica e comune di appartencnza51. Su decisione del prefetto e in c ircostan ze particolari, in aiuto alla Gendarmeria si vennero cosi' a c reare delle forze , guardaboschi, g uardie campestri e in caso di lotta al contrabbando le squadriglie di finanza, con l'esercito tenuto a dare man fotte nel caso di bisogno. Il decreto vicereale del 8 giugno, e manato a Parigi, c he assegnava alla Gendarmeria 905 a usiliari di linea, 670 a piedi e 235 a cavallo. I 26 reggimenti indicati ne l decreto, 14 italiani e 12 francesi, dovevano scegliere gli ausiliari prefcrihilmcntc nella compagnia scelta o almeno fra i soldati più anziani, più intellif.?enti e della miglior condotta Ad ogni compagnia di Gendanne1ia, eccetto quelle dei dirartimenti Crostolo e del Panaro, era assegnato un picche tto a piedi d i forza variabile (20, 25, 10, 40 o 50 uomini) composto dal rersonale di un solo reggime nto; a lle 9 compagnie de l C rosotlo, Panaro Agogna, O lona, Alto-Po, Mella, Brenta, Bacchiglione e Reno, era invece, assegnato un picchetto di 20, 25 o 30 cavalieri, per scorta postale o pattugliamento de lle g randi strade. Pm1e degli ausiliari fu pe rò be n presto impiegata per formare le due colon ne mobili che nell'autunno de l 18 11, per ordine d i Naroleone, incrociarono attraverso l' appennino con altre due orga-

°CROCIANI, ILARI, PAOLETII, Storia militare cit, p. 887.

5

51

CROCIANI, fLARI , PAOLE'IT I, Storia mil itart: cit. , p.889.


133

In Gendanneria dd Regno llalù:o

nizzatc in Toscana e nel Lazio dal generale Sextius Alexa ndre François Miollis, per liberare dai briganti le rotabili Bologna-Firenze ed Ancona-Roma52 . Con i 650 ausiliari rimasti, il I tlicemhrc 18 11 gli effettivi della Gendarmeria toccarono il loro massimo storico di 2.052 uomini, inclusi 91 ufficiali, con 463 cavalli53 . De i 1.96 1 sottufficia li e gendarmi , 92 erano al deposito d ' istruzione, 18 addetti all 'arsenale di Venezia, 37 1 nei depositi di compagnia e 1. 140 ne lle brigate54 . 1.6. Grafici de lla consistenza numerica della Gendarme ria Sono stati qui concentrati tutti i dati reperit i circa il numero delle forze effetti ve di Gendarmeria tra il 1802 e il 181055 .

1802 ??50

2000 1750

1500 1?!"",0

1000 750 500 ?50

o Nov

Dòe

1803 2250 2000 1750

1 !>00

1348

1250 1000

750

0,2

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o Gen

Feb

52 Id. 53 A.S.M I., M.G., Ca11. 497. 54 Id. 55 A.S. MI ., M.G., Cart . 488-498.

Mao

Ago

ott

DIC


134

Tiziana Mainoli

1804 2250 2000

1750 1500

1'll5

1250 1000 750 500

250

o Gen

Mar

Mag

Set

1805 2250 2000 1750 1500

1432

1250 1000 /:,U

500 250 D Gcn

Feb

M ar

1806 2250 2000 1750 1500 1250 1000 / :,U

500 250

o

l )1c


135

I ,1,1 Gendarmeria del Reino //a/ico

1807 2250 2000

1750 1500 1250 1000 750 500

250

0-1---==~--~--~--~--~--~--1808 2250 2000

1875

1750 1500 1250

1000 750 500 250

o Gen

Mag

Lug

Set

1809 7?50

2000

1750 1575

1:,00

1250 1000 750 500

250

o

ott

n,c


136

Tiziana Mainoli

1810 2250 2000 1750 1500 1250 1000 750 500 250

o Cen

Ott

Totale 1802-1811 2250 2000 1750 1500

1000 750 500 750

o 1802

1803

18()4

1805

1806

1807

1808

1609

1610

1811

Forze a piedi / a cavallo 1803- 1808 1200 1100 11X)(]

lfj C'-.ffldarrri a pedi . Gcndaml a ccP1.Jkl

900 800 /00 600 500 400

300

200 100

o 1803

1804

1805

1806

1807

1806


137

Ln Gendarmeria del Regno Italico

CAPITOLO SECONOO ORGANIZZAZIONE E PERSONALE

2. 1. Organizzazione La Gendarmeri a era organizzala secondo criteri gerarchici. Al vertice vi era l'ispellore generale con il suo stato maggiore (simbolo X). Vi erano poi 2 reggimenti (si mbolo TTT). Ognuno di questi era composto da 2 hallaglioni (simbolo Il), ciascuno formalo da 3 compagnie (simbolo T). Dal 12 marzo 1808 i reggimenti mutarono il loro nome in legioni e diventarono 3. Ciascuna era formata da 2 squadroni, e ognuno di questi da 4 compagnie. 2.2.Gli alloggi Ai comuni spellava un ' indennità di alloggio per la Gendarmeria, nella misura annua di L 72 per il personale a cavallo e di f. 36 per quello a piedi. J\ parLin; dal genn aio I 806, il comune dovette provvedere, al posto delle prefetture, sia ai locali che al casermaggio dei gendarmi. La consegna degli etteui doveva essere fatta all'ufficiale o al suo delegato in present.a di due periti di parie e di un terzo di <"omune confidenza in caso di disparere e comprovata con verbale e

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138

1rziana Mainoli

ricev uta. Nel momento il corpo era responsabile di ogni g uasto, perdita o degrado, salvo quelli prodotti dall' uso. La stazione di brigata era costituita da tre stanzini56 : • il primo con camino c letto singolo per ciascun gendarme; • il secondo per il comandante ; • il terzo adibito a cella, qualora non vi fossero nel comune case di giustizia o prigioni. Alla brigata a cavallo spettavano, inoltre: • una stalla asciutta, selciata, ventilata, munita di stanr;he, manr;iatoia e rastrelliere, per 8 cavalli ; • una stanza ad uso magazzino, contenenti una quantità di foraggio sufficiente per 3 mesi cd una d i avena per I anno; • un'altra stanza come ripostig lio per le selle. Al gendarme spettavano: • una panca; • un lavo/otto; • un portamantello o una cappelliera; • una rastrelliera per le armi ; • letto singolo. Al maresciallo d'alloggio invece: • tavolo con 6 sedie; • portamantello: • rastrelliera; • letto biposto; • armadio con chiave.

2.3. Gli ufficiali Il Governo nominava gli Ufficiali della Gendarmeria, scelti tra quelli dell 'esercito cisalpino, col grado nel quale avevano anzianità di almeno un anno, ncccssariamenlc cittadini dell a repubblica. I primi ufficiali dell'arma vennero nominati dal ministro Tiivulzio 1'8 sellemhrc 1802, il qual e dichiarava di aver adottato per sceglierli il criterio non solo degli uomini propri della guerra, ma anche morali, intelligenti, attivi e di w z nome accreditato presso la nazione. Di seguito viene ripottato un grafico riassuntivo della forza numerica degli ufficiali di Gendanneria per gli anni di cui è stato possibile reperire dei dati, seguito dall' elenco dei nominati vi degli ufficiali della stessa57 .

56 J\.S.MI., ·'

7

M.(ì., Cart. 504. A.S. Ml. , M.G. Cari. 488-498; Almanacco Reale 1808, 18 10, 18 1 I, 181 2, 181 3.


139

La Gendamreria del Reino ludico

100 90 80

70 60

50 40 30

20 10

o Qen1803

Gradi lspellore Colonnelli

Capisq.

dic1803

1802

Trivulzio I"

Piclla

20 30

-

Io

Bdfo,1

2"

Horsoni Scolli Martinengo Pamia

30 40 .50 6"

Capo di SM C~ ADC Ca~. Agg. SM Tcn. A~g. O c Dc[). lslr. CteCj_iGd lìK Capitani

!l<'n1804

18 11

UHO

1811-12

Poifrancescbi Piella Zannini

Polfranceschi

Belfort I3orsolli Scolli Martinengo Masi Chizwla

Scolli Masi Chizzola Rorsolli

Poifranceschi Piella Z:rnnini Scolli Masi Bignami I3ursolli Chizzola Rivarn Seguini Zamarn

-

-

Rusconi Bignami Zannini Kivara MalTci Lucchi Chiv.ola

1808

1808

-

Scgui11i

1806

1804 Poifranceschi Piella Zannini

-

Masi Brasa Hrunacini Ferrari

1805

dic1804

1° sq. AlbLIUi Ferrari Maffci Bianchi Gennari Piccoli

2° sq. Scguini Z.1nnini I3ig11ami Kusconi Rivara

Vi llata Casligliuni /,amara Durand 1° sq . Albuzzi Ft:.nari

Maffei Bianchi Gennari Piccoli

2° sq. Seguini / ,annini Bignami Ruswui Rivara

Zannini Scorti Rossi Masi C'hinola Borsotti Bignami Scguini

Rivarn Rivaira I.amara

Cur~lla Durand rlJg. Alb111.1i Ferrari Maffoi Kognoni

Storti Rubinelli Kusconi

2'1g. Ccrioli Lunghena Hramani Crolli

De Capitani

Chiaro Harié Frigcrio J;tlg. Alhuzzi Gallino De Capitani Confa lunieri Rorroni Marz.ani Calatroni

2'1µ. Casto Saccchi Cerioli Scllcri Longhcna Cruflì

1813

1813 Polfranccschi

Masi Kuvinelli Borsotli Cazzola Seguini Rivara Rivaira

Zamara Corhclla

l' lg. I3ari~ Benedetti -

Cala1roni

2'1g. Ca.sto Sacchi Magnoni Selleri I .onghcna Croffi


140 Gradi

7/ziana Mainoli 1802

1804

1808

1810 Scllcri Cìcnnari Dollara :l' lg. Martinelli Angelini Romani

Capitani

C.v.wla Gallini

Gradi

1802

Ten. Q.M.

-

Ten.

Magistrclli Cìcnnari Curioni Filippini Lonati Roncali Berlogni Simeoni Rovineni Longhena Angelini l'crranle Salarol i

1808 forghieri Mell ini

Hassoli Montebelli Angd ini Martinelli Berta Mellini Cazzola Della Villa I .andrini Gabrielli Hcdogni Romano Cunfalunieri Magnoni Sci Ieri /\gliali Rovineni Storti Deriola Romani . l)ollara Sacchi Corbella Cilla Simeoni Marchiuni Marzani Crofti Malagugini Scola Dc Capitani Rognoni Del Buono Longhena

1810

-

Bassoli . Muntebelli Ci lla Bcrrcllini Della Villa Laru.lrini Rognoni Romano Agliati

Hcrida Magnoni Simconi Calalroni Zampalocca. Dal Buono Savij Campagnola Marchioni Mar,rnni Malagugini

Lodena Gabrielli Trinchincni Scola Mclii f'orghicri -

Sacchi. Vigna

Cima Chiappa

1811-12 Hramani /\vico 3' lg. Cì1rnrnicri Rovinetli Angclini Mellini Magnoni Romani Dollara Forghieri

l lH 2 Rizzoli Mclii Chiappa Fabbri Tam:sd1i Agliati Bariola Beretti ni Ci lla Hravi Savini c ~unp'1g11ola

Savi.i Rapa Carnovali Marchion i Cìugliclmi Della Croce Zampalocca f'amina Ammagliani Percira Mora TestimoniaBe11 a Lucirli Ricci Dulgarelli

1813 Bramani

Avirn 3• lg. Guarnieri Mcllini Angelini Rivara Romani Dullara Fnrghieri

1813 Rizzuli Mel li

Bravi Agliati Cilla Marchiuni Campagnola

Chiappa Rapa Sellcri Carnovali Mora Della Croce Ammagliani Pereira Testi Berla Ricci Dulgarelli l.ncirli


14 1

La Ge,ulanneria del Regno llulim

Gradi Tcn.

Sultoten. Q.M. Son.otcn.

1802

Romani Rusconi Ponte De Capitani Husi Cazzola Nighersoli Vignon Rognoni Turcaui Zavarisi Cmvi Croffi Marchioni Campagnola M:1gnoni

1111111 Savij Cerioli Campagnola Rinaldo Zampalocca

Calatroni Frigerio Harroni Ccstari Melli Cima Rolli Ricci

llHO Ricci Frigerio Belli

1812

1813

Chiaro

Cavallotti Paganelli Sampicri Lambenini Cotlombo11i Mattioli Chiaro Filippini I .onati Fracchia Laboulaye Cìriffini Bonomi Pariali Arrigoni Husi Rossi Crcrnonini Migliavacca Majocchi Colla Lconardi Caravii Civati Perugini

-

Rerta Confalonieri Pereira Bcndclti Della Croce Carnovali Rin.oli Vassi Leva Bravi Cabbri Uusi Cìugliclmi Chiaro Chiappa

Cottomboni Pe,~gati

Manioli Filippini Laboulaye !'racchia S:unpicri Bonomi Parmigiani

Grillini Bm,i Crcmonini Mir,li:ivacca Arrigoni

Majocchi Carrara Cost:t Leonardi Covi I .azzaroni Perugini

2.4. La truppa In base alla legge costitutiva della Gem.larmeria dalala 18 sette mbre 180 I , tutti gli aspiranti detto corpo dovevano corrispondere ad alcuni importanti requisiti : • un'età compresa tra 25 e 35 ann i • sape r leggere e scrivere • avere un certi ficato di buon.i costumi e lodevole condotta ri lasciato dalle rispettive Mu nicipalità • statura cinque piedi, quattro pollici almeno (m. 1.73) . Per i rcdula me nti successivi alla formazione del corpo veniva aggiunlo anche il req uisito di aver prestato almeno un anno d i serv izio nella Guardia Nazionale o nelle l"or/,a armala. Inizialmente, il precipitoso ministro Pie tro Teuliè, c he prclcm.lcva di alluare la legge senza una previa concertazione interministeriale, proclamò il 7 maggio


142

Tiziana Mainoli

180 I l'apertura dell'arruolamcnlo, invitando i cittadini a presentarsi ai giu rì dipartjmentali. Il proclama58 così recilava: Consegna un popolo libero a delle mani fedeli, unu spada e uno scudo per proteggere la esecuzione dei di lui atti legittimi su tutti i punti della Repubblic:a; per dissipare la sedizione eccitata dal fanatismo; per penetrare gli asili del/ 'ozio e della puhhlica dissolutezza, per allontanure il devastatore dai hoschi comunali e dai campi, unica cura del povero colono; pttr reprimere l'audace, che porta la mano sacrilega sui pubblici monumenti della patria gloria; per punire l'ebbrezza, che disturba le pompe e le assemblee del popolo; per impedire che s' insulti allu dignità dei magistrati; per garantire la sicurezza delle pubbliche strade; e per inseguire il delilfo, che nel silenzio della notte, e al.favore delle tenebre pa.1·seggia nelle città e nelle campagne; per far regnare la polizia negli accampamenti mi/ilari, per conservare infìne l'ordine e l'intera tranquillità. Per evilarc allri insuccessi, il capobattaglione Marco Marcello Vandoni suggerì, nelle sue Riflessioni sulla gendarmeria dcli' 11 ottobre 1801 5 '>, di incaricare della scelta dei soldatj gli stessi ufficiali del nuovo corpo, di elevare il limite di elà delle reclulc a 40 anni, di ammettervi anche i c ittadini non iscrilli alla guardia nazionale, per non esdudcn: gli ahi tanti delle c ittà in c ui questa non era allivala, e di invitare suhiLo nuclei cli gendarm.i nelle centrali, per elettrizzare i cittadiru, col probo contegno degli ufficiali, la ,norigeratezz.a de' sott11{fìciali e la decenza dell'uniforme. Si voleva invitarli ad iscriversi nel corpo, vedrndosi così svanire sott'occhio quel odioso .fantasma, che in loro produsse la scostumatez.: w del salellizio, e di alcuni co1pi non appuratamente eretti in qualche diparrimento porlanti indebitamente il nome di gendarmeria60 . Per evitare ogni confusione con l 'in/ame rnestiere del satellite del sovrano o guardia d el.finanziere, Vandoni suggeri va di escludere onninamente qualunque individuo del satellizio dall 'onorevole corpo della gendarmeria e tli sciogliere i corpi de l satellizio. A tal fine i ministri di poli z ia e finanza dovevano predisporre dell e liste genera li, escludendo "subito" gli esteri. arruolatisi per sfuggire la mannaia o la galera dovula dalle loro palrie ai p ropri delifli. G li altri dovevano essere classificali in Ire categorie: • gio ventù attiva , per rinforzare la guardia di finan za, e levando le brigate da 4 a 6 uomini ; • uomini provetti o meno attivi, da impiegare come presentini (custodi) nelle ricevitorie, case di forza e cnnr.ie,"Kerie; • inabili da mettere in pensione e usare, sollo copcrlura, esploratori o spie al poslo dei confidenti (chi più d' 1111 vecchio sbirro conosce i malviventi, borsaioli, biscau:ie, bordelli etc ? Quale migliore esploratore di custodi!).

58 /\.S.M I., M.Cì. Ca1t 488

w ,c1. 60

Id.


La Ge11dan11eria dPI Regno Italico

143

Se poi il governo voleva graziare pur pure qualche individuo meni immorale degli altri, Vandoni raccomandava almeno di Le nerlo per un po' in un luo~o di espiazione, ammettendolo nella gendarmeria solo quando fosse di ven ulo non più sbirro, ma soldato. li primo reclutamento si dimostrò un fallimento e quindi i commissari c he giudicavano i candidati venne ro invitati , dal generale di divisione Giuseppe Lechi, ad a pplicare la legge con una certa ft essi hilità e il colonnello Agostino Piella chiese di non essere mol to fiscali ri guardo al difetto di istruzione elementare, c he si sarebbe compensato poi con brevi corsi da effettuarsi presso il deposito di Cìallarate. li ministero accolse in modo favorevole Lai i suggerime nti e con ci rcolare del 23 ottobre61 autori zzÌ> la commissione e i giurì d'elezione ad utili zzare qualche facilitazione, qualora i difetti d'istruzione, et:ì o statura fossero leggeri. Purtroppo le facilitazioni venivano già applicate, come rilevava il Prefetto dell'Olona in una lettera del 24, dove scriveva che molti degli ammessi non sa che balbettare alcune parole su d'una stampa e marcare delle informi cifre sulla carta, inintelleggibili del tutto, eziando di j,,rmare la propria fi.rma, per cui la situazione non migl iorÌ> di molto. Continuavano quindi a mancare candidati veramente idonei ; a metà nove mbre il dipartimento del Panaro aveva ~ulu 11 gendanni , quello dcl i' Agogna 9 e que llo del Lari o appena 4 62 . A questa si tuazione tutt'altro c he felice, si andava anche ad aggiungere il forte ritardo de l contingente della forza armata, il quale contava solo metà del numero previsto. TI IO marzo 1803 Melzi annunciava che la Ge ndarme ria quasi completa. Va rilevato c he pe r arri vare a questo risultato si era am piamente dovuto rinunciare non solo ai requisti di altezza, età e istruzione. Si rinunc iò anche al requisito de lla buona condotta, come affermava già Pie lla in un rapporto del 27 maggio63 , dove ammetteva che molti, anc he dei sottufficiali , non erano assolutamente al caso di far parte de lla Ge ndarmeria per la loro pe.~sima moralità e condotta. Secondo quanto stabililo <lai decreto del 13 ottobre 1804 i nuovi re4uisiti dell' allievo gendarme erano: • cittadi nanza italiana; • età tra 24 e 30 ann i; • statura m. 1.73; • buoni costumi; • equipaggiamento completo e cavallo bard ato per gli all ievi monlali. G li aspiranti dovevano presentarsi al capitano di Gendarmeria del proprio dipartimento muniti dei certificati c<l attestali dimostranti i requisiti.

01

62 63

A.S.MI., M.G. Cart. 488 Id. A.S.Ml., M.G., Cart. 492


144

Tiziana Maino/i

T1 nuovo ministro Achille Fontanelli, con circolare del 28 novembre 181 1, ordine'>ai corpi di linea di formare due ruoli distinti degli individui susr:ettibili di passare alla guardia reale e degli idonei per la Cìendarmeria64 . Unico requi sii.o comune e ra la wndotta irreprensibile; differivano infatti altezza, 1.75 per la g uardia reale e 1.73 per la Gendarmeria, e costituzione fisica, sana per la guardia e robusta per la Gendarmeria. Per la Gendarmeria occorrevano poi aver compiuto due campagne e la nazional ità italiana. Tuttavia nel 1812 gli ausiliari dovettero rientrare ai loro corpi, a causa della mobilitazione e fu necessario sciogliere le brigate le brigate da poco istituite e abolire i posti coperti dagli ausiliari.

Sono qui riportate le notizie relative a comportamenti te nuti da alcuni gendarmi in particolari situazioni e segnal ati nei rapporti del direttore incaricato della sorvegli anza della polizia Diego Guicciard{'5 • 11 12 marzo 1806 Guicciardi segnalava un episodio negativo che era occorso alla Gendarmeria66 . La bri gata di Sondrio per spirito di animosità e contro le istruzioni del siinor Pre/ello, postasi sulla porta della casa del signor Matfi, ove eravi divertimento di ballo, chiedeva le r:arte a tutte le persone che vi entravano e sortivano. Ciò produsse una forte rissa seguita dal .ferimento e sucr:essiva morte del gendanne Frar:chia. ù1 condotta della brigata fu riprensibile. 1n Gardano, dipartimento dell ' Olu11a, due gendarmi in compainia di tale Cananeo, (lffittuario del bollino e del prestino, si portarono ad invenzio nare l 'oste lermetti. Sorse una forte contesa, alcuni presero le parti dell'oste e si eccitò un movimento popolare. 1 due gendarmi hanno dovuto salvarsi con lafuga. Il mese successivo l' oslc di Cardano Giacomo Iennclli, acrnsato di aver suscitalo il popolo contro i gendarmi , veniva tradotto al giudizio del Tribunale Speciale e insieme a lui vi erano i colpevol i dell'auruppamento e opposizione contro i gendarmi, avvenuta a Gorla Maggiore ed in Gravellona 67 . Si faceva altresì notare che per mala sorte e per renderne il riarmo peRRiore si aggiungei va I che la di lei condotla presa in generale risulta/ va/ anche riprensibile. Piena di prepotente orRORlio anziché animata dal bene del servizio e dal vero sentùnento cle "propri doveri si trasporta[ va]facilmente ad ernpi ed indispone! va I contro di sé gli animi della popolaz ione. I gendarmi di Edolo t? Gravedona arrestavano i messi della l'retura e che traducevano d'ordine della competente autorità un coscritto ref"rattario e un

64

CROCI AN I, ILARI, PAOLETII, Storia militare c it. p. 890 Mensilmente il direttore incaricato della sorveglianza della polizia Diego Guicciardi scri veva un rapporto destinalo al mini stro Segretario di Stato Antonio Aldini. Questi rapporti sono una importa nte funte di informazioni sulle operazioni condotte dai gendarmi. Tutti i rapporti cit;iti sono redatti da Guicciardi fino al 1809, anno in cui viene sostituito da Prancesco Mosca 66 A.S.MI. , Segreteria di Stato, Aldini , Cart. 79 67 Id. , Rapporto de l mese di maggio 65


u1 Gendwmeria del Regno Italico

145

delinquente. A Breno [i Gendarmi] insultavano e provocavano quei paesani, a Vertemate nel dipartimento d'Olona [uccisero] Monti, alla cascina Rizzarda [presero] lite coll 'agente comunale perché volevano arrestare un individuo come coscritto, sebbene in realtà non lo fosse; [... .] nel Crostalo il gendarme Colzoni uccidei va l senza titolo veruno Mario Rertelli di Coreggio. Nel BassoPo il gendarme Piccoli commettei va I arresti, estorsioni, atti arbitrari, per cui è {stato/ arrestato e processato. Le lamentele c he raggi ungevano l'alto co ma ndo dell a GendarmL:ria L: il govL:rno a Milan o ris pecchiavano, tuttavia, il punto di vista della popolazione locale, che te ntava dife nderL: i rrnitcnli alla leva de l propri o comune, piuttosto c he il punto di v ista dell a Gendarmeria. Erano falli c he accadevano quotidianame nte, mentre in vicinanza delle stesse stazioni d e· ,:endarmi si [com mettevano] a man salva delle aggressioni, come !avvenne ] nell 'Agogna al luogo denorninato delle Bettole, e come accade[va) ogni giorno nella Valle Brembana OVl! un solo a.çsassino seminava il terrore tra gli abitanti, senza c he la Gendarmeria avesse potuto catturarlo68 . L'episodio segnalato nel rapporto del maggio 1806 testimoniava come , spesso, le operaz ion i venivano condotte a fatica e non giungevano a ri s ultati positivi, ostentando il d((etto della forza esecutrice come il tentati vo di cattura dL:I mal vivent.L: Pacchi ana che, attaccato in una casa da due brigate di gendarmi accompagnate d a tre g uide, produceva come risultato di tale operazione la morte di una guida, quella di un brigadiere, il grave .ferimento di un altro, e la fuga de/l 'illeso ricercato. Quindi un tota le di hcn 11 uomini c he s i videro sfuggire la preda da una casa chiu sa 69 . Il mese s uccessivo contro l'ormai famo.w Pacchiana ji1 inutile ogni tentativo di cattura e anzi q ue sti aveva continuato le sue scorribande uccidendo due g uide e lasciando fniti tre gL:ndarmi 70. Era dunque sta ta messa una tagli a di 100 zecchini da da rsi a chi fosse stato in grado di prenderlo vivo e di 60 a chi lo avesse ucciso, m a anche questa soluzio ne no n aveva sortito a lcun ri sultato. Se la Gendarmeria avesse mostrato maggior docilità forse non sarebbe !stato ancorai impunito un tanto scelerato. Ne l corso de ll 'estate la condotta della Gendarmeria era stata ancora macchiata da tratti criminosi e di superchieria. Qualche gendarme venne imputato di prevaricazione in ufficio, e pende relativa procedura. / ,a già nota eccessiva facilità nello spiegare[. ... ] la forza continua{ va/ ad osservarsi, quindi frequen ti ferite e morti arrecate in occasione di tentar arresti7 1. Alla fine de ll' anno venne lìna lrne nle am:stalo Francesco Cal.laneo detto il Pacchjana 72 . Nella primavera 1807 la Gendarme ria a ncora macchiava la sua condotta, e

68

Id., Rapporto mese di apri le 180(1 Id, Rapporto 4 maggio 1806 70 Id, Rappurlu 4 giugno 1806 7 1 Id., Rapporto 5 agosto 1806 72 Id., Rapporto 13 settembre 1806 09


Tiziana Mairwli

146

Gui cciardi rilevava di aver avuto sulla di lei condotta da più parti dei riscontri non troppo buoni / .... /, ma la compagnia che venne marcala per insubordinazione, per violenze e cattivi diporti d 'ogni genere è quella del Serio, come veniva conferm alo anche dal Prc lcllo del diparlimcnlo. Al Lcmpo slesso, però, riteneva necessario sottolineare anche l'esistenza di gendarmi abili ed onesti individui e che anche delle compagnie intiere meritarono colla loro condotta l'approvazione delle autorità locali e che se Le loro operazioni non o/tennero sempre un fe lice risultalu, ciò attribuir si deve anche alla scarsezza del loro numero, che assolutamente non corrispondeva al bisogno e all'estensione del Regno73. Non mancava quindi le segnal azioni di compo1tamenti valorosi. Il giorno 14 maggio 18 1O il genda.rme a cavallo Giuseppe Cantin azzi, dal ritirarsi da un a esploraz ione .1pù:cata innanzi dalla culonna di truppa che stava inseguendo i briganti in Valtellina, cadde sollo il cavallo, per cui venne assalito da tre di costoro, ma riuscì ad ucciderne uno, a ferirne graveme nte un altro e a porre in fuga un terzo, anche impadronendosi delle loro armi. li gendarme 1imase leggerme nte ferito nel petto a causa di un col po di arma bianca e si diportò in tutta la spedizione da prode e valorosissimo militare. Per questo veni va anc he avanzala la proposla di decorarlo all'ordine della corona7 4 . li maresciallo d 'alloggio a cavallo Santo Pagane lli , con il hri gadic rc a cavallo Enrico Barto lini, i ge ndarmi a cavallo Antonio Fabbri e Ange lo Porazzi e il gendarme a piedi M atteo Gambi, verso la sera del 1° luglio perlustrando in traccia di una banda di briganti si incontrarono con costoro, i quali si ripararono dietro una siepe e da qui fecero fuoco sopra i gendarmi, dandosi poi, dopo alcune scariche, alla fuga. Uno venne raggiunto e, dopo aver opposto fi era resistenza, venne ucciso dal Barlolini. Gli altri gendarmi rimasero fe riti nella lotta ineguale che venne spinta dai gendarmi cun la massima intrepidezza75 . 2.5. G li equipaggiamenti La legge del 18 lchhraio 180 I descriveva le uniformi dei gendarrni 76 : • giustacorpo lungo di panno grigio ferro carico, abbottonato fino alla cintura con rivolte di panno cremisi; • collelto cd i paramenli dello stesso panno cremisino, come pure la fodera dell'abito; • veste di colore grigio ferro, ahhinato a calzoni di pelle hianchi di daino o camoscio;

73 A.S.MI., 71

Segreteria di Stato, Aldini, Cart. 80 /\.S.M I., M.G., Cart. 497

75

Id.

76

A.S. MI., M.G., Cart. 488 e Cart. 502


I .a Gemlanneria del Regno flalico

• • •

•

147

ci nturone portasciabola di colore bianco e con impressa l'epigrafe della pubblica sic urezza; per la cavalleria stivali molto alti; bicorno con una coccarda verde e un pe nn acchio c re misi, 4uello degli uflì ciali poteva avere i tre colori nazionali. nelle giornata più fredde il gendarme a cavallo indossava un mantello, di colore gri gio con orlatura bianca. Il gendarme possedeva poi una valigia, cioè una specie di scatola o sacco di c uoio, posto dietro la sella, conte nente gli effetti personali del cavaliere e recante ai lati il numero e l'emblema del Corpo. per i gendarmi montati, il cavallo aveva una vald rappa, cioè una coperta di panno che si metteva sopra la sell a, cre misi e contrassegnata dal marchio (i.N ., così come cremisi erano i copri fondinc 77 _

li 28 giug no 1802 Trivul zio trasmise al governo un progetto di decre to, con modifiche alla legge del .1801 , per modificare il colore de ll 'uniforme, cambiando il grigio ferro con il verde cisalpino e sottabito giallo, per meglio distinguerla dal .wtel/izio, onde evitare ogni confusione78 . Per quello c he concerneva l'arma me nto, i gendarmi possedevano79 :

77

78 79

A.S.MI., M.G .. Cart. 488 /\.S .MI., M.G. , Cart. 502

JEAN 110U ORJITT, " Annés à leu l"rancaise~. Modeles reglernema ires 17 17- 1836", La tour òu pin Cédcx. 1997, vo i. I p. 196


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Tiziana Mainoli

• una pistola speciale, da tasca, di lunghezza ridotta (0,244 m) e del peso di 0,658 kg (modello anno 9);

• Canna: a cinque pollici corti, coda dell'otturatore con i punzoni d' arsenale; • Montatura e guarnizioni: cassa in legno simile a quello del modello del 1763, guarnj zioni interame nte in ferro, impug natura ferrata, ponticello e solloguanJia in un solo pezzo di rerro; bacchetta fe rmata da un a molla; contropiastra con profilo arrotondato pure in ferro; guarnitura di volata a due bande; • Batteri a: di tipo Anno IX , ma la balleria è particolare, dotala sulla faccia esterna di un piccolo arresto di sicurezza; • Racchelt11 a testa di chiodo; • osservazioni: quesl'arrna veniva rabbricata unicamente dalla Manirattura di Maubeuge, che, entro il 1803 produsse circa 32.000; si trovano pezzi punwnati con l'indicazione della brigata di Gendarmeria e del dipartimento; • I' arma era portata dai gendarmi a piedi nella tasca dell'abito. Oltre a questa particolare pistola i gendarmi possedevano, per il servizio a piedi, un fu cile da fa nteria e relative forniture (buffetteria, strumenti per la manulcnzionc). Per la truppa a cava llo era prevista una sciabola. Era consentito l'uso delle anni soltanto per la loro difesa personale nell'esecuzione della legge, degli ordini e dei mandati di giustizia e polizia, per di sperdere attruppamenti sediziosi, ammutinamenti popolari e per arrestare capi. autori o istigatori. Questo a condizione che non si potesse in altro modo


u, Gendamzeria del Regno lwlico

149

difendere il terreno, i posb o le persone o se la resistenza era raie da non consenti re altri mea.i. Nel caso di ammutinamenti popolari l' uso delle arm i dove-

va essere autorizzato dall'autorità locale previa intimazione. ripetuta tre volte, della formula obbedienza alla legge, si va ad usare la forza, i buoni cittadini si ritirino! Di segui lo vengono riportale le di vise del gendarme a piedi e a cavallo

nella versio ne definitiva del colore del 1806.

Gendarme a Cavallo


150

Tiziana Maùwli

2.6. li soldo Secondo la legge del 20 settembre 1802, questo era il soldo stabilito in lire milanesi per la Gendarrneria80 : Gradi

Soldo annuale Indennità per individuo d'alloggio degli ufficiali

Spese e viaggi

Col. Coman. Capisquad. Capitani Luogotcncri Maresc. Q.M. Mart'sc. montali Marcsc. 11icdi Rrigadicri montati Brigadieri eicui Tromhcrticri montati Gcn. mun1,11i

9()41: 13:4 5425 3875 258:H,:8 1948:1 1846: 16:6 1074:13:4 1679:3:4 944: 19:2

1550 775 516:1 3:4 387:10

Ucn. piedi

775 620 279 181\

1395 1395 540

Casermaggi

Indennità per pernottamenti fuori da residenze ordinarie

70 70 70 70 70

33:9: 1 16:14:6 28:13:6 14:6:9

70 70

23: 17: 11 23:1 7:11 I l: 18:1 1

Oltre a questo, si stabilivano anche le spese d'ospedale, fissate a 17:4:5 lire mi lanesi, e quelle di viveri e roraggio, 4 1:6:8, uguali per tutti i gradi. Nel mese di aprile 1806, i Prefetti venivano informatiche a partire dal seguente lugli o, sarebbe cessata la somministrazione alla Gendarmeria del foraggio in natura per conio del Cìovemo81 . Tale misura era da ritenersi valida per tutto il territorio de l Regno, e al posto di detto foraggio la Gendarmeria avre bbe conseguito da quell'epoca in avanti una corrisponsione in denaro e avrebbe dovuto immediatame nte provvedersi a suo carico dei generi necessari. L'assegno sare bbe stato re?,olato sul risultato generale delle mercuriali di avena, .fieno e paglia, os,çia dei rispettivi calmieri. Polfranceschi venuto a conoscenza del provvcdirncnlo, chiese che il gendarme a ca.vallo qua11do [fosse] obblif!,ato di pernotare fuori dalla propria residenza in luoghi ove non ,viano stazionati altri gendarmi a ca vallo, potesse essere autorizzato a rivolgersi ali 'autorità comunale per avere il foraggio neces.rnrio82 . Questo sarebbe stato poi stato pagato dal consiglio amministrativo de lla compagnia, su presentazione del Intono e mediante ricevuta a tergo di esso dell 'autorità medesima. Richi este c he furono ri te nute ragionevoli e subito soddi sfatte. Il soldo c he ricevevano i gendarmi italiani era il medesimo della Gendarmeria francese, che atlrihuiva agli urlìciali un lraltamenlo corrisponden-

80 A.S.MI., M.G. ,Cart. 488 81 J\ .S.M I., M.G., Ca1t. 495,C irco lare de l 29 aprile 1806 82 A.S .MI., M.G ., Cari. 492, I .ellera del l maggio 1806


151

La (ìendarmeria del Rq~no Italico

te, all'incirca, a que llo del grado superiore de lla fanteria. Per gli altri gradi il trattame nto era il seguente: Gradi Sottufficiali Gendarmi a cavallo Gendarmi a Diedi Supplemento straordinario Jlt!r missioni e foraggio Suppkmenlo per servizi esterni con pernonamento

Soldo mensile in lire milanesi Dal:. 100aL55:5 f.51:8 f.43 L 277 per uomo L 47 1 per cavallo L 14 per maresciallo L 12 per brigadiere f. IO per gendarme

I gendarmi dovevano depositare presso la compagnia una cauzione 300 franchi per i montati e 190 per quelli a piedi , per garantire il rimpiazzo del materiale e del cavallo, ne l caso di perdita o deterioramento. li deposito, gli effettj ed il cavallo erano di proprietà del gendarme o degli credi. La vendita o la pennuta del cavallo doveva peri', essere autorizzata dal tenente e ratificata dal capitano, sotto pe na di destituzione. La perdita per causa di servizio era indenni zzata dallo stato fino ad un massimo di 350 franchi. Era previsto un fondo, a disposizione del ministero della guetTd, per eventuali 1,,r.1tifiche o premi a gendatmi pmticolarmentc meritevoli. Come gli altri militari ricevevano la pensione di anzianità, al raggiungimento del 60° anno o. in caso di bisogno di quella di invalidità, secondo i requisiti stabiliti in generale per la for7.a annata. 2.7. Confronto tra la Gendarmeria italica e la Gendarmeria napole tana Proprio me ntre era in corso la riforma della Gendam1eria italiana da patte della missione tecnica francese g uidata da Radet, iniziava ad essere organizzata anche la gendarmeria napoletana, di c ui primo organi zzatore e comandante fu il colonnell o corso Vincenzo Avogari dc Gentile. Il 3 marzo fu costituito un corpo di Gsendanne1ia a piedi , composto da 17 uffic iali e 360 sottuffic iali e gendarmi; a fine mese a Napol i giunse Rade t con il compito di ste ndere i regolamenti propri della nuova gendarmeria napoletana. L'organi zzazione definitiva venne approvata con la legge 120 de l 24 lugli o, di 2 1 titoli e 180 a11icoli, che ricalcava la legge francese del 17 aprile 1798. Tra questa legge e quella relativa alla gendarme1ia del Regno itali co esiste vano sic uramente molti punti in comune, ma non mancavano neppure alcune interessanti differenze. lnnanzitulto il crile1io adottato per la prima formazione del corpo: in e ntrambi i casi i gendarmi furono reclutate fra i militari di carriera, ma a Napoli non esclusiva mente fra i na zionali, bensì in tra i componenti dcll'Armée de Naples, e soprattutlo fra quelli francesi ed esteri. In realtà il largo ricorso a militari stranieri per la prima formazione del corpo non dipese da una scelta di principio, ma piuttosto dalla dinìcoltà di trovare, tra i militari borbonic i passati al servizio francese, persone idonee a l servizio di


152

Tiziana Mainoli

gendarmeria. All'inizio molti l'urono italiani, francesi e corsi, poi integrati con elementi nazionali soprattutto calabresi, situazione che rimase pressoché invariata si no alla riorgani1zazione attuata da Gioacchino Murat. A Napoli, poi, non era prevista l' ispezione generale che invece nel Regno italico esisteva dal 3 settembre 1804-; vi erano poi differenze ronnali nella successione dei tiloli e nella l'orrnulazione delle nonne, e alcune sostanziali, in patticolare inerenti al reclutamento: la legge italimia stabiliva tra i requisiti 4ucllo della cittadinanz.a e limiLi di età tra 25 e 35 anni, contro 23- 40 di quella napoletana, inoltre riservava metà dei posti alla guardi a nazionale, vale a dire ai civili, mentre a Napoli erano tutti militari. Entrambe le gendarmerie avevano l'ordinamento binario uguale a quella francese: la napoletana su 3 legioni (in realtà ne furono attivare solo 2), Gsquadroni e 12 compagnie, con 45 tenenze distrettuali e 290 brigale, di cui 130 a cavallo e 160 a piedi; quella italiana su 2 reggimenti (legionj), 4 squadroni e 13 compagnie, con 42 tenenze e 300 brigate, di cui 176 a cavallo e 124 a piedi. In entrambi i casi le brigate, come quelle francesi, erano su 5 uomin i incluso il comandante, che era un maresciallo o un brigadiere, più uno stacco in riserva di compagnia nella residenza del capitano. La compagnia con proprio stendardo e amministrazione autonoma, aveva giurisdizione in una provincia, lo s4uadrone su due e la legione su quattro. Il decreto napoletano del 23 novembre 1807 ridusse, per far fronte a problemi interni al corpo legati soprattul.lo alla mancanza di militari, il numero delle competenze della Gendarmeria. L'organico c he divenne così inferiore a quello dell 'omonimo corpo italico. Alla Gcndanneria napoletana rimasero solo l'unzioni di controllo delle strade e al contrasto al brigantaggio, restin1endo quelle di polizia giudiziaria e servizio straordinatio ai vecchi armigeri , ribattezzati per l'occasione gendarmi ausiliari. La Gendarmeria ritornò ad avere tulle le sue funzioni sotto Murat con decreto 303 del 3 mar,w 1809. In rnm une vi erano i principali compiti del servizio ordinario (polizia giudiziaria, mi litare e stradale) eccetto per una attribuzione in più di pertinenza esclusiva della gendarmeria del Regno italico, che svolgeva anche iJ ruolo di polizia lìscalc, concorrendo all'esazione delle tasse ed alle esecuzioni gi udiziarie, nonché alla ricerca e cattura dei conl.rabbandieri. Un raffronto riguardo al soldo c he percepivano le (ìcndarmerie dei due stati, evidenzia che i gendarmi del Regno italico di sponevano di stipendi leggermente superiori (si intendono percepiti in franchi):

Crndi ColonneUo Canmnuadrone Caoitano Tenente Sottotenente Quartierma~tro

Na~letani 6.910 5.1 34 2.962

1.976 1.676 1.58 1

Ilaliani R..BO 5.395

3.53 1 2.409 1.659


/1.1

Gendan11eria del R egno Italico

153

CAPITOLO TERZO IL TERRITORIO

3.1. Il territorio del Regno Il 17 marzo 1805 Napoleone veniva dichiarato re d ' Italia; l' incoronazione avvenne il 26 maggio nel duomo di Milano. li confine italo-francese veniva fissato il 7 giugno da Napoleone sulla linea Sesia-Po sino alla confluenza con il Ticino, riservando alla Francia il leuo e le isole dei due fiumi , in modo da assicurarle il controllo esclusivo sulla navigazione flu viale. Nel momento in cui la Repubbli ca Cisalpina veni va trasformata in Regno, il territorio sotto il suo dominio era composto da 12 dipartimenti : Agogna, AltoPo, Basso-Po, Crost.olo, Mella, Lario, Mincio, Olona, Panaro, Reno, Rubicone, Serio e dal circondario dcli' Adige.

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Nel giugno dello stesso anno la situazione territoriale subì una mutazione, con la trasformazio ne del circondari o dell'Adige in dipartimento, e la divisione di quello del Lario in due, così da creare un nuovo dipartimento, 4ucllo dell ' Adda, che coincideva con il territorio della Yalt.ellina. 3.2. Annessio ni cd espansione: 1805- 1810 Con decreto del 19 gennaio 1806 il viceré fu nominato govern atore civile e militare degli Stati d i Venezia ceduti dall'Austria col trattato di Preshurgo del 26


Jizia11a Mainoli

154

Il Regn o d 'Ital ia Decr eto dcll'8 g iugno lHO'> ~ /\r.nr.NA

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AULlA

dicembre 1~05 e in febbraio, designato erede presuntivo, assunse il tito lo di principe di Vene7.ia. Con una serie di decreti del 30 marzo g li Stati di Venezia furono assegnati a l Regno d'Italia. Inoltre col trattato di Monaco del 21 maggio I' llalia rinunciò a l Trentino a favore della Raviera. In tal modo l'Italia ereditava la proiezione adriatica della Serenissima, amputata però dalla riserva delle foni e alla Franc ia e restando esposta, com'era stata la Repubblica di Venezia nei confro nti dell ' Impero asburgico, a ll'invasione allravcrso il Brennero e la Valle dell' Adige. Con decre to del 29 aprile 1808 il Veneto fu diviso in sette dipartimenti: Adige (Verona), Adriatic o (Vene;r.ia), Brenta (Padova), Bacc hig l ione (Vicenza), Piave (Belluno), Tag liamento (Treviso) e Passariano (Udine). L' Istria ne costituì un ottavo con capoluogo Capodistria. Secondo il progetto presentato il 20 aprile a Napoleone, la Dalmazia e l'A lba nia veneta (Bocche di Cattaro) dovevano costituire il dipartime nto d ' Illiria, ma in considerazione de lla scarsa diffusione de lla lingua italiana e dei particolari istituti locali , l' imperatore preferì stabi li rvi un 'amministrazione specia le con l' antico titolo veneziano di provveditura generale. A l Regno d ' Italia furono poi riunite Ragusa (i l 30 gennaio) e le Marc he ( il 2 apri le). Nel Nel 1809 si contavano c irca 7 milioni di abitanti 83.

x3 F. G/\ET/\, l'. VfLLANI, C. PETRACCONE, S toria moderna, Mi lano, 1992, p. 428.


La Gendarmeria del Regno Italico

155

Di seguito sono state iicostruite le cartine con l' indicazione sedi dei comandi degli squadroni e delle tenenze. Le cartine sono state suddivise sulla base dell'arca controllala da ciscun reggimento. Vi sono poi delle tabelle contenenti nominativi dei capitani e dei tenenti di ogni reggimento.

Ques ta è la legenda utilizzata per tutte le cartine di seguito ripo rtate.

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Regno D'Italia 1808 Ln G e ndarmeria

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Lom.ando Squ~dro ne


'/tziana Mainoli

156

I reggimento 1808: comandato dal colonnello Piclla, a Bergamo. O

Uislncazinnc della compai,:nic e quadri del 1808-1" reggimento Kegi:imenti

Squadroni

Coml!af:!lic

Caj!ilani

Tenenti

Tenenze

I" Berg,uno

Milano

Olona

Fcrrnri

Agogna

Albuzzi

I,ario-Adda

MafTei

Mella

lìcnnari

Milano Gallarate Pavia Monw Novarn Vigevano Sondrio Lecco Como Varese Hrcscia Salò Chi ari

Scrio

Hianchi

Angelini Martinelli Berta Mellini Hassoli Monlebelli Cazzola Della Villa Landrini Gabridli Magnoni Sci Ieri At!liati Hedogni Romano Co11falo11i eri Ruhinctti Storti Beriola

Brescia

Alto-Po

Piccoli

Bergamo

Hrcno Treviglio Cremona Casalmaggiore Lodi


Lo Gcrularmeria del Regno Italico

157

2° reggimento comandato dal colonnello Chizzola, a F~rrara.

Dislocazione della compagnie e quadri del 180!1-2" reggimento Rel!l!imenti 2° 13ologna

Souadroni Ferrara

Com1.1agnic Basso- Po

Canitani Scguini

Mincio-Adige

M,xk11a

Rubiwne

Zannini

Panaru

Rusconi

'le nenti Simeoni Marchioni Mar1.ani Romani Dullra Sacchi Corbella Cilla Croftì Malaguginj Srnla I.onghcna Savij

Reno

Dignami

Crostulo

Rivara

Cerioli De Capitani Rogno11i Od Duunu Campagnola Rinaldo Zampalocca

Tenenze f.enam Comacchio Rovigo Mantova Verona Caprino Revere Cast. Oelle Stiv. Forlì Rimini f.aenza Modena Finale Paullo Bologna Cento v~rnalo

Reggio Cast]. Ne' Monti Gua;;talla

Reggime nti Squadroni Compagnie Capitani Tene nti Te ne nze 2° Bologna Ferra ra Basso-Po Seguini Simeoni Marchi oni Marzani Ferrara Comacchio Rovigo Mi ncio-Adige - Roma ni


Tiziana Maino/i

158

A seguito della guerra del 1809 Istria, Dalmazia, Ragusa e Bocche furono però scorporale dal Regno d ' Italia e destinate a formare le Province Illiriche dell'Impero francese assieme ai territori ceduti dal l' Austria col trattato di Schoenbrunn del 14 oltohre 1809. Il viceré Eugenio chiese invano di mantenere l'Istria, ma ottenne soltanto di conservare l'assegnazione all'arsenale di Venezia del legname tagliato nei boschi erariali dcll ' Istria e di mantenere il Reggimento Dalmata nei ranghi dell'esercito italiano.

P.épobhquo ht:lvc!f1rp.w;

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1 111 Legioni:'

c:J J ·~qu.1J ; .),1...,. C:J ~ "l{jil-i•il<'.•11(·

Reguo D 'lt,1!ia 1810 L a Gendarme r ia Reale

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c om .1ndo s qu .Jd r onc

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La carta sovrastante raffigura la situazione del Regno d ' Italia agli inizi del I 8 1O, prima dcli' annessione di anche di gran parte del Trentino Alto Adige. Di seguito vengono riportate le sedi dei comandi degli s4uadroni e delle tenenze. Le cartjne sono state suddi vise sulla hase dell 'area Di seguito sono state ricostruite le cartine con l'indicazione delle sedi dei comandi di ciascuna legione e delle tenenze. Vi sono poi delle tabelle contenenti i nornjnativi dei capitani e dei tenenti, con le rispettive sedi. La legenda uti li zzata per tut.Lc le cartine è la medesima dell e precedenti.


La Gendarmeria del Regno llalim

159

1a legione 1810: comandata dal colonnello Piella, a Cremona.

Dislocazione della com11a~nic e quadri del 1810-1" legione Legione

Squadroni

Comf:!agnie

Capilani

Tenenti

Tenenze

I' Cremona

Milano

Olona

f'errari

Agogna

Albuzzi

Lario

Maffei

Cilla IJercllini IJassoli Monlchcll i Della Villa Landini

Milano Milano Novara Arona Como Sondrio

Adda

vi provvede la cornp. del L.1rio Rubinelli Mabrnuni

Brescia

Mella

IJrnscia

Mincio

Rusconi

Allo-Po

S1orti

Serio

-

Simeoni Calalroni Agliali Bcrida

Rognoni Romano

Mantova Reverc Cremona Lodi Bergamo Clusone


160

Tiziana Mainoli

za legione 1810: comandata dal colonnello Zannini, a Forlì.

Dislocazione della compagnie e quadri del 1810-2" legione Leeione 2' l'orli

Squadroni Bologna

Com()agnie Reno

Capitani Bramani

Crostolo

Ccrioli

Panaro

l.onghcna

Basso-Po

Cruflì

Mctauro Rubicone

Dc Cai:iitani

Musone

Selleri

Tronto

Gennari

lènenti Savi.i

Tenenze Imola C:ampa~ Hologna Zampalocca Reggio Del Hono Modena .

Ancona

-

M,1rd1io11i Marzani Gcbriclli Malagugini Lodena Scol:i Mdli l'orghieri-

Ferrara Rovigo Ancona Forlì Rimini Macerata Fabriano Ascoli l'ermo


La Gendarmeria del Regno Italico

161

3" legione 1810: comandata dal colonnello Scotti, a Treviso.

Dislocazione della compagnie e quadri del 1810-3' legione Ù'l!ione :l' Treviso

S9uadroni Vicenza

Tenenti Cima Sacchi Vi2na Ricci

Com11agnic Bacchiglione Adige

Ca11itani Marlint:lli Dollarn

Brenta Adriatico

Angelini Komani

Passarianu

Gallini

Berla Confalonicri

Piave Tagliamento

Cazzola -

-

Frigcrio

Udine

Betti

Tenenze Vicenza Verona Legnago Padova Venezia San Donà Udine Grndisca Hclluno Treviso


162

'/iziarra M ainoli

Il 25 agosto 181ONapoleone accolse la retti fica al confine italo-illirico e con un decreto del 23 settembre vennero ri uniti al Regno d ' Italia i canto ni di Caporetto , Malborg hctto,Tarvisio, Co rtina, Bottistagno e Dohhiaeo, poi aggregati al dipartimento del Passariano, del Piave e dell 'A lto-Adige. Il Regno raggiunse alla fine del 1810 la sua massima estensione, con un territo1io di 84.000 chilornclri 4uaùrati e 7 milioni di abitanti, riunendo per la prima volta sollo il Tricolore bianco-rosso-verde il territo rio tra la Sesia e l' Isonzo e tra Rol zano e Ascoli, corri spondente alle attuali regioni Lombardia, Emi lia-Romag na, Veneto e Marche, più la prov incia ùi Novara e gran parte del Friuli. Nella cartine sottostante del gennaio 18 1l si possono osservare tutti.

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1811 La Gendar meria Reale

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Lo rri.u 1do Le gion e

•

Lom.indo Squa dron e

Di seg uito sono riportate tabelle e cartine costrui te co n metodo simile alle precedenti, che danno le medesime informazioni, relati ve però all'anno 18 11.


163

La Gendarmeria del Re!!,110 flalico

1" legione 1811: comandata dal colonnello Zannini, a Milano.

Dislocaiionc della compagnie e quadri del 1811-1' legione Legione (·' Milano

S9uadroni Como

Cremona

Comeagnie Lario-Adda

Caeitani

Tenenti

Teuenw

Allml,zi

l\t1agnoni

Como Como Sondrio Novara Arona Milano Pavia Cremona Cremona LoJi Hcrgamo Clusone 13re.s, ia Vero lanova Mantova Revere

Agogna

Gallini

Olona

De Capitani

Alto-Po

Rusconi

Scrio

Horroni

Mdla

Mara mi

Mincio

Confal onicri

Riaoli q.m. Taneschi Agliali Hravi Beriola Bene<lelli I.andini C.avallotti Berrellini Has.';oli Leva SOL Ci lla Calmroni -


Tiziana Maùwli

164

zalegione 18 11: comandata dal colonnello Scotti, a Forlì

Disloca~iouc della compagnie e quadri del 1811-2" legione Legione 2' r orlì

Squadroni Bologna

Comeagnie Reno

Basso-Po

Ccrioli Scllcri

Mctauro

Longhena

Rubicone

Croffi

Musone

Bramani

Tron1o

Avico

Croslolo Panaro

Ancona

Capitani Caslo

Tenenti Campagnola Mclii q.m. Lodcna Savj Scola Busi sot. Marchiori Chiaro sol. Guglielmi Gabridli Della Croce Zampalocca Raeea Fantina Trinchinelti sol.

Tenenze Bologna Uol<>gna

Imola Re}lgio

Modena J-,ic rrara Rovigo Ancona Ancona Urbino rorlì Rimini Macerala r abrianu Fcnno Ascoli


La Gendarmeria del Regno Jra/ù:o

165

3

3 legione 1811: comandata dal colonnello Rossi, a Vicenza

l>islocazione della compagnie e quadri del 1811-3" legione Lt:gionc 3' Vicenza

Stiuadroni Vemnn

Capilani

Comeagnie Adige

Guarn_icri

Alto-Ad ige

Ruvincni

Hacchiglionc

Angclini

llrenla

Mellini

Tagliamento

Gennari

Adriatico

Romani

Piave r assariano

Dollara Forghicri

Tenenti Sacchi Chiappa q.m. Mord Savini Pereira Testi Vigna -

Treviso

Bena foabbri sol. Lucidi Ricci Camovali Bulgarclli Frigcrio

Tenenze Verona Veruna Legnago Trento Tre11to Bolzano Vicenza Bassano Padova Este Treviso Treviso Porrlcnonc Venezia San Donà Hclluno Udine


166

1iziana Maino/i

3.3. La N1rma Regni ilaliae e il controllo delle vie di comunicazione tra Adige e Tirreno. I confini del Regno d' Italia non coincidevano necessariamente con barriere nan1rali. Non poteva essere altrimenti, dal momento che uno dei suoi scopi principali come stato satellite della Francia era quello di controllare alcune vie di penetrazione strategiche nella Pianura Padana. Nel 1805 aveva una forma vagamente a S rovesciata. L'impero controllava per sé il fondamentale passo della Cisa, che melleva in comunicazione il Tirreno e il Golfo di La Spezia. Le uniche "concessioni" erano date dal passo del Sempione, preteso se no n invocato dalla comunità merca ntile di Milano, in quanto principale sbocco delle merci cittadine verso il nord Europa, nel 1798, e il passo del Cerreto sul displuviale appenn inico84 • Il percorso, tra Reggio Emilia e il litorale tirreni co venne mantenuto sotto la stessa realtà politica, il Regno d'Italia appunto, che si accollò in Lai modo il compilo di mantenere e difendere i transiti su qucslo passo. Diversa la situazione a nord-est. Il confine con l' Impero si no al 1805 coincideva con la cresta della Alpi Orobiche sino al Lago di Garda. Dopo di che il linea confinaria proseguiva lungo le sponde del fiume Adige. I dipartimenti del Mella e del Lario divennero luoghi di fondamentale impo1tanza strategica, al punto che l'alta Valtellina fu scorporata dal dipartimento del Lario, per divenire un dipartimento a sé stante, quello dell' Adda .. li passo del Tonale era valicabile con le artiglierie, mentre il bacino delle Giudicarie permetteva l'invasione del Trentino evitando le stretle dcli ' Adige o, viceversa, l'attacco imperiale contro Brescia e la valle Trompia, ricca di opifici militari . Pertanto diveniva uno dei compili rondamenlali , per la Gendarmeria, controllare efficacemente queste aree, mantenendole il più possibile sgombre da "banditi", ribelli filoaustriaci e rastrellare disertori. Si voleva insomma una tranquilla "retrovia" . li territorio montano, le numerose valli secondaiie rendevano questo comprensorio, come quello appenninico, luogo ideale per ricetto di malviventi e disertori. Pertanto il compito dei gendarmi non era certo dei più semplici. Le annessioni del 1805 e del 1809 non fecero che aumentare i problemi, piuttosto che risolverli. li salien te trentino, per quanto controllalo ora dall ' alleato bavarese, si incuneava tra i dipmtimenti veneti e lombardi del regno. I problemi che sino ad allo-

84

Il passo del Sempione e lulla !'Ossola erano state cedute al Re di Sardegna Carlo Emanuele III nel 1748 al tem1ine della Guerra di Successione Austriaca. Per quanto limitata territorialmente, questa nuova acqui sizione consentì ai sahaudi di controllare totalmente i traffici commerciali dell a città di Milano ed imporre a loro discernimento dazi. Tale fauo ebbe gravi ripercussioni sull'economia lombarda, che si vedeva "soffocata" economicamente. Nel 1798, decaduto il Regno di Sardegna, una delle prima richieste della Repuhhlica Cisalpina fu il rii.orno nel nuovo sta to del Sempione e della Valle Ossola.


/ ,11

Gendumzeria del Regno flalico

167

ra erano slali riscontrati solo sul versante occidentale, si ritrovarono con la stessa gravità nelle nuove provincie orientali, con l'aggravante della poca affezione delle popolazioni locali al Regno d'Italia. 3.4. Le "zone calde": il confine orientale, l'Appennino e il Piemonte orientale La paiticolare conformazione del regno d' ltalia favoriva la concentrazione di disertori e briganti in particolari aree. La più pericolosa era quella a ridosso al conlìnc dcli' Impero, in particolare il dipartimento del Mella. Gli imperiali avevano tutto l' interesse, sino al 1809 compreso, a mantenere alta la tensione, appoggiando più o meno palesemente le hamle di "briganti" che inrestavano il territorio regio. Analoga situazione nella provincia di Ferrara, le difficili comuni cazioni in un territorio paludoso facevano il gioco di raggruppamenti di disertori e malviventi, appoggiati anche dalla supremazia navale ing lese, che si fecero sempre più aggressivi e abil i al combattimento. Il 9 luglio 18 LO due barche staccate da due le~ni in~lesi, s 'accostarono al porto di Civitanuova per predare un Trabaccolo di sale. Un distaccamento di truppe di linea italiano si avvicinù al porto e si dispose, pronto per attaccare il nemico, e assicurandosi al coperto dai colpi dietro a una casa85 . Due gendarmi, Luigi Zampa/i e Benedetto Cristofori, trovatisi a passare di lì e accortisi di ciò che stava accadendo, disasero da cavallo e avanzarono soli sulla spiaggia facendo a fucilate con gli inglesi, che intanto stavano montan,io sul Trabaccolo. L' attacco dei gendarmi, però, sventò le mire del nemico che abhandonù il Trahaccolo per mettersi in salvo. Questo episodio si inscri va in una più generale situazione di instabilità, iniziata il 7 luglio quando numerosi briganti invasero il comune di Occhiobello, spargendo terrore e minacciando di portarsi a Fcrrara86 . Il capitano Serafi no Croffi con 24 gendanni ed alcuni soldati della Guardia Nazionale andò ad attaccare l'accampamento dei ribelli, che tentarono di difendersi, ma data l' impetuosità dell ' attacco e con dura lotta, vennero posti in fuga. Alcuni rivoltosi morirono, 7 vennero catturati ma in pochi giorni morirono anch' essi in seguito alle gravi ferite riportate. L' insorgenza nel dipartimento divenne quasi generale e Ferrara stessa si trovò assediata il giorno 9 da alcune centinaia di ribelli e minacciata di eccidio. Croffi con i suoi gendarmi e alcun e Guardie di Finanza fece fuoco dalle mura della città in diverse parti sopra gli assedianti; costoro però non desistettero e allora alcu ni gendarmi a cavallo, assicuratesi una retroguard ia di gendarmi a piedi , si lanciarono sopra l'orda ribelle, la dispersero, uccidendo una ventina di rivoltoso e facendo diversi prigionieri. Dopo tale episodio i ribelli si rac-

85 86

A.S. MI. , M.Cì.,. Cart. 497 ld .


168

Tiziana Ma.inali

colsero nuovamente e in maggior numero, persistendo ne ll' intento di impadronirsi della ci ttà. Crolli, con i suoi gendam1j , passò giorno e none, fino al 16 , di guardia sulle mura della ciltà e con la poca l'orza sotto ai suoi ordini la di fese dai replicati tentativi di assalto. Fi nalmente il 16 giunse l' avanguardia di una colonna spedita da Bologna in soccorso a Ferrara il capitano e i suoi uomini si unirono ad essa cd attaccarono i rivoltosi, battendosi ed inseguendoli fino al ponte di Lagoscuro, ove recuperarono e raccolsero armi ed effetti lasciati da costoro .Intanto, tra 1'8 e il I 4 lug lio, Rovigo veniva minacciata da diversi ribelli che volevano e ntrare nella città per saccheggiarla. li gendarme a piedi Francesco Macchi riuscì ad incoraggiare gli abitanti a prendere le armi e a resistere al nemico in propria d(fesa, scongi urando così l'assalto. Nel Piemonte orientale il fiume Sesia era percorso , verso occidente, da gruppi di disertori che passavano nei territori dell'impero francese. Era infatti vietato alle Gendarmerie, sia italiana che francese, varcare il conlìnc tra i due stati. Nel 1807 Polfranceschi aveva proposto di regolare i rapporti tra le due Gendarmerie, stabilendo il da farsi nel caso in cui, una delle due, avesse varcato i propri confini. Affermava c he, se era nei piani di concedere al la Gendanneria lrnpcrialc di agire sul territorio italiano, sarebbe convenuto pure accordare alla Gendarmeria Reale di operare sul suolo f'ranccsc, onde evitare spiacevoli inconvenienti. Riteneva però tali concessioni sconvenienti e addirittura non ammissibili, in quanto la soluzione più opportuna era che ciascuna d i queste due forze operasse e conducesse le proprie ricerche entro la linea di conii ne, dato c he il diritto delle ~enti e le ra1:ioni di Stato hanno sempre fatto rispettare il territorio altrui. Insomma, era certamente auspicabile una collaborazione tra le due Gendarmerie ma continuando ad agire ogni una nel proprio tc1Ti torio. Ovviamente il transito al di qua e al di là de l Sesia era effettuato dai di sertori de i rispe ttivi paesi. L' Appennino, territorio aspro e difficile, in gran parte boscato , era poco ahi Lato e attraversato da vie di comunicazione poste in corrispondenza de lle valli principali. Trovare rif'ug io in queste zone era, per tutti coloro i quali non volevano essere trovati, abbastanza facile. Non appena disertori o bande di briganti si riunirono in gruppi più ampi e organizzati, questi si diedero a taglieggiare le principali vie di comunica7.ione, costri11gendo la Gendarmeria a regolari servizi di pattug lia a cavallo. Era stabilito che ad ogni compagnia di Gendarme ria, eccetto quelle dei dipa11ime nti CrostoJo e del Panaro, e ra assegnato un picchetto a piedi di forza variabi le (20, 25, 30, 40 o 50 uomi ni) composto dal personale di un solo reggimento; alle 9 compagnie del Crostolo, Panaro Agogna, Olona, Alto-Po, Mella, Brenta, Bacchiglione e Reno, era invece, assegnato un picchctlo di 20, 25 o 30 cavalieri, per scorra postale o p attugliamento de lle grandi strade. Parte deg li ausiliari fu però ben presto impieg ata per formare le due colonne mobili che ne ll'autunno de l 1811 , per ordine di Napo leone, incrociarono altra verso l' appe nnino con altre due organizzate in Toscana e ne l Lazio dal generale Sextius


La Gendarmeria del Regno Italico

169

Alexandrc François Miolli s, pe r liberare dai hriganli le rotabili Bologna-Firenze cd Aneona-Roma87 . Le "zone calde" costringevano il comando centrale a organizzare rastrellamenti e pallug liamenti straordinari, di stogliendo da altre zone truppa e soldati a piedi necessari altrove. Una soluàrnc era quella di avvalersi di truppa regolare, sia di fanteri a c he di cavalleria, ma, specie durante i pe riodi di guerra, l' appogg io di 4ueste uni tà poteva venire a mancare, ahhandonando a lla più totale anarchia a mpie zone di territorio.

x1 Id.


170

Tiziana Mainoli

CAPITOLO IV LOTI'A AL "BANDITISMO".

4.1. Antefatto Tl 30 gen naio 1797 il generale francese Joubert giungeva a Trento alla testa di 20.000 uomini. Il 20 marzo era a Salorno e di lì a pochi giorni le sue avanguardie entravano a Rolzano da cui poi proseguì verso Bressanone. Preoccupato di raggiungere la Pusteria e di lì stabilire i collegamenti con Napoleone che operava in Carinzia, Joubcrt avanzò senza troppo g uardarsi le spalle, incurante del fatto che il genera le austriaco Laudon fosse in attesa dei s uoi movimenti in Val Venosta. Il comandante austriaco cercò sin da subito di smuovere le popolazioni locali e ad operare una leva di massa. Ad un certo momento Joubert, incalzato da lcrgo da truppe regolari imperiali, si vide piombare addosso dalle pendic i delle montagne migliaia di irregolari indigeni . I miliz iani avrebbero dovuto attaccare i francesi e accerd1iart:, iusit:mc alle forze di Laudon, le forze francesi. Queste riuscirono ad evitare appena in tempo di lìn irc chiusi nella sacca e Joubert, abbandonando tutto il suo traino, riuscì nella prima settimana di aprile ad abbandonare incolume Bolzano e Bressanone, ri salire la Val Pusteria e raggiungere il grosso dell 'armata in Carinzia.

4.2. Il confine tirolese Gli scherzi giocati dagli " irregolari" alle retroguardie di Jouhert erano ancora vivi nell a memoria di Napoleone, quando egli decise di agg regare il Ti rolo alla Baviera. li 26 dicembre 1805 la Pace di Presburgo sanciva il passaggio del Tirolo dall' Austria alla Baviera. li primo ministrn di Massimi liano di Willelsbach, Montegelas, fece del suo meglio per far scoppiare una feroce rivo lta. Attaccò i privi legi e i possedimenti della Chiesa locale, creando un conlli tto che sfociò, il 24 ottobre 1806, all'arresto dei vescovi di Coira e Tre nto. li vescovo di Coira, infine espulso dal Tirolo, intimò ai fedeli di disporre con saggezza il pupo/o alla tempesta che si avvicina. Nel dicembre del 1807 altri venti sacerdoti vennero espulsi nel Meranese. Tutto questo ovviamente non faceva che il gioco di Vienna. Il "partito della guerra", capeggiato dal brillante principe di Metternich e dal conte di Stadion s pingevano per un nuovo conflitto. Dopo i disao:;tri del 1805, l'esercito imperiale era in fase di riorganizzazione sotto la g uida dell'Arciduca Carlo. Nel 1808 Napoleone iniziava ad essere risucchiato ne lla palude spag nola, mentre Vienna, che aveva " mancato" di partecipare all a g uerra con la Prussia e la Russia nel 1806- 1807, decideva sempre più per un nuovo confronto armato.


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L'offensiva sarebbe slala scatenata contro il Regno di Baviera, e l' intelligence austriaca iniziò a lavorare in tal senso prima ancora che l' imperatore avesse dato il suo assenso alla dichiarazione di guerra. Sul fronte sud, il più propenso alla ribellione, gli ecclesiastici espulsi furono infiltrarti segretamente e intrapresero nelle vallate opera spicciola di sobillazione. A Trento era stato nominato vicario capitolare il conte Francesco di Spaur la cui designazione era stata considerata con una certa simpatia dal clero locale. Gli agenti imperiali trovarono il modo di melterlo alla berlina, applicando sui muri delle c hiese del Tirolo una satira che mottegiava; Che quel Spaur, quel temerario f.fiilio inver d'un harbagianni /l'ha voluto esser Vicario I ed è invece un luteran, I quell 'indegno, quell'infame, I quell'ipocrita e impostar I inventr) tutte le Lrarne I e si .fe' commendator. .. 88 Infine veni vano presi due impopolari provvedimenti: la coscrizio ne milit::ue e la denominazione di Tirolo in Baviera meridionale. Il reclutamento di classi o il finanziamento delle spese miliari era sempre avvenuto per decisione della dieta regionale, dopo lunghe trattative con il Governo centrale. Si trattava di un privilegio che risaliva addirittura al XIV secolo, e c he fu del nitto ignoralo. Non appe na la coscrizione fu varata, il numero dei disertori fu schiacciante. fuggendo sui monLi, oltre confine e quasi ovunque formando bande d i fuorilegge.

l110Itre la decisione di denominare il Tirolo " Baviera meridionale" non fece c he accendere a ncor più i già surri scaldali animi; le comunitù tirolesi vedevano da secoli con ostilit:1e timore i bavaresi, con i quali correva di tutto fuorché buon sangue. I commerci e traffici erano più diretti a sud, in Pianura Padana, o verso lnnshruck, piuttosto che su Monaco. Per tutto il 1808 la Lcnsione non fece che aumentare. 4.3. Banditismo nel Regno Gli emissari del governo bavarese offendevano il popolo nelle sue credenze e nelle sue convinzioni. A ciò si aggiungeva sovente una armganza senza freni, un trattu xrossolww. un 'avidità insaziabile, della quale il popolu era quello di cui maggiormente soffriva, tutte cose, queste, che non fecero che aumentare la sua antipatia naturale per il nuovo governo e a poco a por:o trasformarono in odio8 9. Di rillcsso i di sordini e le avvisaglie di proble mi ben più gravi giunsero anche in Italia. Nel di segno strategico austriaco l' isolamento Lra il Regno d ' ltalù, e la Baviera era uno deg li obbiettivi da conseguire. Uno dei modi era quello di c reare di sordini nel regno iLalico, distogliendo forze più uLili altrove. Inoltre, una volta assun to il controllo del corridoio dell ' Adi ge e della fascia di

xx M. FERRANO I, L'Alto Adige nella storia, Calliano, 1955, p.278 Id ., p. 280

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conli nc, specie quella vene ta e hrcsciana, un' offensiva sul front.e meridionale av rebbe visto le forze italiane in nello svantaggio strategico. Gli agenti imperiali non pe rsero certo tempo, e diedero alla Gendarmeria italica un hcl daffare per controlla re un l'e nomeno diffuso di banditismo e propagand a antifrancese sempre più ra mjficato cd orga ni zzato. A Venezia avvenne l' arresto di Carl o Borgogna Della Mura, sosp ettato <li spionaggio, ma a seguito di varie indagini ritenuto solo un co scritto refra ttario . Fu tradotto al conlinc per essere consegnato alla Gendanneria Imperiale. Numerosi i sospetlati <li servire il nemico austriaco e le preocc upazio ni suscitate <la queste ope razioni ostili <li intelliience. L'attenzione e ra soprattutto orientata verso tali cle menti, a nc he se non compaiono nei rapporti particola ri accenni ad op erazio ru o perlustrazioni condotte ad opera <lei gendarmi. li rapporto del 21 novembre 1808 raccontava dei proble mi av uti a Ve nezia e nelle province limitrol"e della terra fe rma veneta, dov uti al tentativo di un cerio (iiuseppe Peli zzoni di farle insorgere e innalzare lo stendardo di S Marco; il tutto si era concl uso con l'a rresto dello stesso Pelizzoni e di diversi individui sospettati essere suoi complici o co nniventi in Asolo. Nel Re no, Passcri ano, Tronto e Musone, circolavano lihelli iniiuriosi contro Sua Maest:i, e uno degli stampatori era stato arrestato nel Tronto e negli altri luoghi erano state prese tutte le misure necessarie per coglie re i sospdli sul fa tto 90. Un rastrellamento mo lto vasto si era resa necessarie nel Basso-Po e nel Panaro per snidare e conseguire il fe rmo di un numeroso gruppo di facinorosi che in quei luoghi si era riunito, sl'rul tandolo come santua rio per incursioni tendenti a minacciare la pubblica e privata sicurezza. Le operazio ni l'urono coordinate dai ri spettivi Pre lè LLi e comandanti della Gendarmeria. L'esito però non corrispose alle aspettative, in quanto i ri cercati, col favore della notte, erano riusci ti a fuggire e rivolgersi altrove. Ciò nonostante si arrestarono due disertori e un capo91 . Nei nuovi dipartimenti si segnalavano vari hri ganti che, però, erano stati arrestati o dispersi. Dal Tirolo e dai Paesi Elveti ci molte orde di contrabbandieri entravano nei territori del Regno. Le G uardie di Finanza e i pochi gendarmi opponevano un minimo di resistenza, ma sopraffalli da forza maggiore o veni vano uccisi o erano costretti alla ritirata. Si era verificalo, rispetto ai mesi precedenti, un aumen to delle aggressioni, ma (iuicciardi comunicava di a ver continua me nte richiamato la Cìendarmeri a al massimo impegno nelle perlustrazioni e alla persecuzione de' colpevoli92 . I mezzi straordi mu·i, cioè il ricorso all ' aiuto delle G uardie Nazionali e della li nea, non poteva dare gli stessi ris ultati che si sarebbero conseguiti co n una forza costante, vigile e sempre suffi.ciente al bisogno93 .

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A.S.MI. , Segreteria di Stato, Aldini, Cart. 80

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Id.

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Id. Id .


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Tuttavia, nonostante le continue lamentele per gli organi ci sottonumeratj , la riusciva a mantene re ancora sotto controllo la situazione. Le bande di malviventi e disertori erano localizzate e, di solito, potevano essere affrontate con forza di media entità, utilizzando 4ualche brigata di gendarmi, magari supportate da squadriglie di fina nza e picchetti di Guardia Nazionale o d i linea. Sul conlìne con il Tirolo, però, le cose non andavano affatto hcnc; allacchi, imboscate e i11filtrazioni di bande a rmate continuavano con preoccupante crescente regolarità, costringendo la Gendarmeria ad impiegare aliquote sempre maggiori di fanteria di linea.

4.4. La cri si del 1809 Il 23 dicembre 1808 Vienna decise di entrare in g uerra contro la Francia e i suoi alleati. Si voleva infl iggere al ne mico una sconfitta di ampie proporzioni al di là dei confini della .frontiera. Perciò la Germania sa rebhc stata l'o bbiettivo terrestre dell'offensi va poiché, nonostante l' esodo verso la Spagna di 100.000 uomini , un gran numero di francesi e alleali era ancora di stanza in quel settore. L' arciduca Carlo favoriva una marc ia dalla Boemi a verso ovest a no rd del Uanubio , con alcune opcrazioni secondarie a sud de l lìume e a ltre azio ni in Italia del nord. Ti rolo, Polonia e Dalmaz ia. L'arciduca Giovanni fu incaricato di ordinare i comitati segreti per una futura rivolta del Tirolo, e, a questo scopo, organizzò a Vie nna un " uffic io centrale dei contatti col Tirolo" alla cui direzione fu pre posto il haronc di Hormayr. Fra Vienna e Bolzano fu stesa una fitta rete di contatti. La corrisponde nza partiva da Vie nna firmata da un certo Antonio Stoyer ed indiriz1.ala ad un caffcllicre bolzanese, certo Ncssing, il quale provvedeva a farla c ircola re fra i capi della cos pirazione. Il I Ogennaio 1809 questi ul timi furono convocati , con lette ra convenzionale, a Vie nna. Qui l' arciduca Giovanni si incontrò con AmJreas Hofer, a lbergatore a Sand, Pie tro Huher, albergatore a Brunic o, e il caffettiere Francesco Ncssing, già selezionali e reclutati dall' intelligence impe ria le nel corso dcl 1808 in quanto già combattenti delle mi li 7.ic tirolesi ne l 1796 ed il 1805. Ai tre l'arciduca espose in più riunioni, che dovevano essere segrete ma c he viceversa vennero a conoscenza dello spionaggio bavarese e segnalate a Monaco e Parigi, il suo piano; ordinare militarme nte le popolazioni , armarle e prepararle ali' azione, concordata per il 9 aprile.-Qucl giorno l' Austria sarebbe entrala in gue rra contro la Francia e la Raviera. T ruppe austriache avrchhero invaso il T irolo da più parli e le popo lazioni locali avrebbero dovuto fianc heggiar questa operazio ne m ilitare, tagliando le comunicazion i e colpendo ovun4ue rosse possibile il ne mico. Hofe r, Nessing e Huber fecero ri torno alle singole residenze e, sebbene le a utorità militari e r intelligence francese avessero puntualizzato le loro fi gure, no n furono prese nei loro rig uardi alcune contromisure'J4.

9'1 Per

una sintesi della rivolta tirolese del 1809; Pemmcti, L'Alto Adige, cit.


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L'Austria iniziò ad utilizzare una strategia indi retta tesa a trasformare il brigantaggio nell 'elemento che avrebbe innescato una insurrezione antinapolconica. Già nel mese di gennaio la minaccia di una ribellione di vaste proporzioni fu avvertita nel dipartimento del Mella e fu rilevalo che la Guardia Nazionale, sicuramente utile come rinforzo alla Gendarmeria, non era adatta a compiere operazioni di controllo e ad affrontare situazioni più complesse, nelle quali le sue unità non dovevano più prendere ordini, ma dovevano assumere la diretta responsahilità di scortare colonne, effettuare ricognizioni e formare posti di blocco. Il Prclclto riu scì a far fronte all 'emergenza chiedendo l'interve nto del l'esercito, che presidiò le local ità maggiormente minacciate. Un documento del 9 fchhraio scritto dal prefetto del dipartimento del Mella, riportava la richiesta di rinforzi di alcune brigate di gendarmi, per arrestare gli autori di aggressioni e furti che ormai erano di venuti eventi quotidiani, specialme nte nella parte inferiore del dipartimento; l'aiuto l'òrnito dalle guardie nazionali per l'arresto e l' inseguimento dei malviventi, era risultalo vano95 . Il 9 febbraio Guicciardi, poco prima di essere sostituito da Mosca, scriveva una lettera al ministro della guerra sull'esperienza fatta in gennaio nel diparti mento del Mella, primo dipartimento ad essere stato investito dal nuovo tipo d i minaccia. Si riferiva a disgustose relazioni di aggressioni e.furti nella parte ù!feriore del dipartimenlo e il Guicciardi esprimeva il suo rammarico in quanto non si era riusciti a troncare .\·(ffaui inconvenienti con aver.forniti alla Gendarmeria di colà e sussidi di f?Uardie nazionali, e mez.z.i per ottenere lo scoprimento ed arresto de' scelerati96. Tnfatti tali misure si erano dimostrate lìrro a quel momento infruttuose e avevano evidenziato c he in generale si ricavava un poco vantagf?ÌO dal servizio delle ~uardie nazionali per l'inser;uimento ed arresto de' malviventi e della spesa ed aggravio de' ci/ladini prr questo incompetente servigio, e calcolata la necessità di un pronto ed efficace aiuto da darsi alla gendarmeria. Si proponeva come uni co rimedio l'affiancamento di alcuni piccoli distaccamenLi di truppe di linea, che avessem ad agire sotto la direzione e dipenden za della Gendarmeria per operare nelle località maggiormenlc minacciate9 7. Il 16 febbraio 1809 il comando austriaco diramò l'ordine ai suoi corpi d' armata di concentrarsi in vista dell' offensiva di aprile. li Korp VI e il Il corpo di riserva rurono destinati alla valle dell ' ln n e al Tirolo, mentre il Korps VlU e IX furono preparali per muoversi in Italia. Il 3 marzo la coscrizione mil ita re divenne operante ne l Tirolo. Le operazioni di di sturho si propagavano ormai in Valte llina, Va lcamonica, ne l Polesine, a Ferrara e a Bologna, investendo praticamente tutta l'area orientale del Regno italico. Il 9 aprile l'esercito imperiale e ntrava nello Zi llertal, segnando l'inizio delle ostilità e di una rivolta che non si sarebbe spe nta c he a novembre.

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A.S.Ml. , M.Cì., Cart. 494

% /\.S.M I., Segreteria 97 Id.

di Stato, A ldini, Cari. 8 1


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L'esercito italico fu presto totalmente impegnalo al fronte, c on le re trovie e l'intero territorio sguarniti. Pur mm essendo in condizioni di polcr mobilitare distaccamenti per l'armala, anche la Gendarmeria fu impiegata nelle operazioni militari, che in izialmente si svolsero nella giu1isdizione de lla terza legione. La nolle del 24 aprile un drappello della compagnia del Bren ta, capitanato da Angelini, rie ntrando a Padova dopo una perlustraz ione militare, catturò l'intendente generale austriaco, il generale Goss, sorpreso mentre entrava ne lla cillà dalla parte opposta. Venne arrestalo e tradotto a Mantova, da dove in seguito fu liberato in uno scamhio di prigionieri. Purtroppo l'approfondimento degli epi sodi e de i comportamenti della Gendarmeria in questo periodo di cri si, sono diffic ilmente ri costru ibili, in quanlo i documenti trovati risultano incompleti o mancanti. J,amcnlcle per la difficoltà di svolgere un serviz io efficie nte arrivavano dal comandante della compagnia di Gendarmeria dell' Olona, Fe rrari, il quale scriveva che era divenuto impossibile proseguire il iravoso servigio ordinario a cui si andava sommando anche la scorta dei corrieri di di spacci'J8 . Purtroppo l'aiuto dell'cscn.:ilo poté durare poco tempo, dato la pressante necessità d i essere impegnalo al fronte. La Gcndarme1i a effettuò un arresto I' 11 maggio a Sondrio, ne i confronti di lah:: Omiassa Gottardo e altri compaesani, sospettati nei giorni precedenti di aver avuto parte nelle importanti sollevazioni avvenute ad Albosa~~ia e nelle comune vicine99 . li rapporto del prcldlo dell ' Adda del 2 giugno comunicava che a ltri respon sahili e istigatori dell a rivolta e rano stati caUurali 100 . L'8 giugno il capo della prima sezione della direzione generale di polizia, Sormani, di ritorno da ll a sua missione in Val Camonica stendeva un lungo rapporto alla direzione stessa sull 'origine, sviluppo e progressi dell'insorgenza ivi scoppiata. Scorre ndo le numerose pagine di questo deu.agliato rapporto veniamo a conoscenza di alcune informazioni inerenti all ' operato della Gendarmeria. Qui si era registrata una vasta insorgenza, suppo11ata anche dal Tirolo e poi ampliatasi ne lle va lli adiace nti, scatenata almeno in apparenza dall'al tissimo prezzo del sale e della cattiva qualità de l medesimo, con il conseguente ini1.io del suo contrabbando auraverso il Tonale. Ovviamente i contrahhan<lieri erano quasi tutti tirolesi. Il giorno 8 maggio un gruppo di hri ganli tirolesi e nazionali riu scì a impossessarsi faci lmente della zona di Edolo, avendolo trovato privo di qualunque fo rza, dacchè il signor capitano Bianchi comandante La forza stessa, lo a ve va ore prima ahhandunalu con tutta la gendarmeria, lasciando la zona facile preda dei briganti 101•

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A.S.Ml., M.G., Cari. 494 A.S.M I. , Segreteria di Stato, Aldini, Cart. 81 100 Id. 101 Id.

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Nei g iorni seguenti la truppa avanzi'> alla verso Ponte di Legno per placare l'insorgenza sviluppata in quel luogo, e si dislinse per coraggio ed intrepidezza il lenente della Gendarmeria Romano, che rimase ferito in una gamba da una palla morta e due gendarmi furono Leggemzente feriti. Da qui il dislaccamento ritornò su Edolo per rioccupare il paese e il suo territorio. Intanto le truppe comandate dal generale Polfranceschi fermavano l'avanzata degli insorgenti dall'Aprica verso la Valtellina, nel dipartimento dell'Adda. Episodi spiacevoli furono attribuiti a gendarmi rimasti ignoti, come l'incendio del villaggio di Lecami, che so~giacque un danno non leggero. Due gendarmi prelescro una grossa mancia da una donna che non voleva o non poteva accordargliela. Queslo scatenò le ire dei gendarmi che furono cagione dell'infortunio e incendiarono il paese. Eventi del genere, nella valle dell'Adige avvenivano quolidianamente con interi villaggi distrutti si no alJe fondamenta. Guardie di finanza e genda rmi furono sospellali di numerosi furti in abilazioni e rapine a mano armala per sottrarre denaro agli abitanti di Pontagna e Poja. Altri minacciarono d' incendio alcune comunità. rifiutatesi di pagare una un riscatto in denaro, altri ancora entravano violentemente nelle osterie mangiando copiosamente senza pagare, come segnalato dal sindaco di Villa 1°2. Il rapporlo da un lato evidenziava buon operato di alcune brigale, come quella comandata dal tenente Bianchi, e dall 'altro i ricorrenti episodi di soverchierie di altri gendarmi. Questa situazione altalenante lrn episodi meritevoli di encomi cd azioni riprovevoli fu un elemento caratterizzanle dell'intera storia della real e Gendam1cria. Piaga dilaganlc era onnai divenuta la grandissima frequenza delle diserzioni, nonostante nel corso dell'anno precedente fosse slala approvata una nuova legge che puniva più severamente proprio i colpevoli di diserzione. Nonostante i rischi cui si andava incontro questo fenomeno continuò a crescere, lanlo da essere stato poi definito il verme distruttore dell'amzata, dato che non coinvolgeva solamente i gendanni ma tutto l'esercito. Gli episodi riporlali in alcune lettere evidenziavano come ogni compilo assegnalo poteva divenire una occasione per disertare, come sollolineato nel rapporto di Polfranccschi al generale di brigala Andrea Milossevitz del 15 lugl io, nel quale si rilevava che a Zara una decina di gendarmi a cavallo scapparunu dalla ciltà, approfittando di un incarico di perlustrazione nei paraggi, o ancora come scriveva il prcfcLlo di Udine, in rife1i menlo ai fatti avvenuti il 25 novcmhre del!'anno precedente, in cui scapparono 4 gendarmi a cavallo incaricati di sorvegliare il palazw della Prefettura, suscitando un sensu di rahhia e sconforto nel personale civile e nello stesso prefettu, traditi dalla loro scorta personale 103. Frequenti e altrettanlo inulili furono le richiesle di Polfranceschi di rafforzare la Gendarmeria per tentare di scongiurare tali riprovevoli episodi.

102 ]d. 103 A.S.MI. ,

M.G., Cart. 494


In Gendanneria del ReJino Italico

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Pie lla fu sostituito da Giuseppe Francesco Scotti al comando della 2• Leg ione e, al posto di Scotti, a capo della 3" Legione venne chiamato il capobattaglione di fanteria Ferdinando Rossi. Nella relazione sugli eventi del 1809, Mosca lodò il comportamento della gendarme ria, sostenendo che solo l'esiguità degli effetti vi le aveva impedito di soffocare le insorgenze sul nascere 104. TI 5 ollobre Polfranceschi lamentava gravi mancanze di gendarmi a cavallo nel dipartimento dell'Olona, segnalando che sempre più difficoltosa risultava la traduzione dei prigionieri e richiedeva, per sopperire al grande disagio, o trnppe di linea o rinforzi della guardia nazionale o, almeno, dei gendarmi a piedi. Declinava ogni responsabilità dei capi dell'arma stanzia ta in quel dipartimento per qualsiasi esito negativo di operazioni ordinarie, ribadendo per I' ennesima volta c he tutte le colpe erano imputabili alla insufficienza lnumeri ca] della Gendarmeria 1° 5 . A Vierma il 14 ottobre veniva firm ata la pace tra la Francia e l'Impero d 'A ustria.

4.5. Guerriglia, controgucrriglia e risultati acquisiti I rivoltosi, i brigami o i disertori conoscevano alla perfezione il territorio nel quale si muovevano. Anche se non enmo originari delle zone ne lle quali operavano, avevano avuto tutto il tempo per impratichirsi e conoscerla a fondo. Sapevano dunque sfruttare al meglio ogni appiglio tattico che il terreno consentiva loro; boschi, strade, colline, fiumi, torrenti, erano tutti erano clementi utili come mascheramento per ingaggiare in combattimento il nemico, o sganciarsi da esso non appena appariva chiaro che le forze di questo erano nettamente superiori in numero. Le prime fom1azioni che si vennero a creare avevano una gran penuria di armi da fuoco, e questo fatto le poneva in una condizione di inferiorità nei confronti del nemico quasi interrunente equipaggiato con moschetti a pietra focaia. Armi bianche, bastoni ferrato, o qu alsiasi arma impropria poteva servire. Con la cattura o l'uccisione di un nemico si impadronivano di arm i da fuoco che divennero assai abili a impiegare, al punto che nei combattimenti a fu oco le forze irregolari ollcneva no una netta superiorità, come gli stessi teorici militari del XVill secolo attribuivano loro; Non appena sei attaccato dai contadini, cerca di serrare subito sollo con la baionetta il prima po.vsihile, poiché non sono avvezzi a questa tattica, e ~eneralmente non hanno baionette. Tieni a mente che non m olto più efficaci nel comhattimento a fuoco rispetto alle nostre truppe, ed è difficile colpirli, poiché combattono individualmente e si na.w:ondono dietro ad alberi e rocce 106.

CROCIAN I, ILARI , PAOLETII, Storia m ilitare cit. p. 886 A.S.MI., M.G. , Cart. 494 106 A. N. SANTA CRUZ Y MJ\RCENADO, Rétl ex ions militaires t:l politiquc~, Voi. Vll, La Haye 1740, p. 160. I04 105


Ti,ziww Maùwli

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Alla conoscenza del terreno e alla superi o1ità nel combattimento con l' arma da fuoco, la Gendarmeri a replicò con la mobili tà. Reparti di cavalleria, d ragoni, appoggiati da distaccamenti di fa nteri a, dovevano essere in grado di colpire le bande partigiane ancora nei loro "santuari", d istruggere i villaggi, le loro hasi logistiche, rastrellare gli abitanti dei luoghi prima che le bande si potessero radunare ed organizzare e serrare sotto le loro formazio ni il più velocemente possibile una volta ingaggiato un combattimento. Quindi iniziarono ad impiegare massicciamente reparti di cavalleria per le operazioni di controguerrig lia. G li insorgenti, che combattevano come una truppa leggera, a ranghi molto aperti per poter sfru ttare i mascheramento o la protezione che il terreno o la situazione lattica offriva loro. Una tattica che favoriva gli assalti della cavalleria, poiché il fuoco sviluppato non poteva essere troppo intenso, e vi era la possibilità per i cavalieri di isolare piccoli gruppi di uomini o addiri ttura singoli , inseguirli sl'rullando la velocità maggiore del cavallo nei confronti dell'uomo, ed abbattere g li avversari a colpi di spada. La cavalleria ri maneva il pericolo maggiore in luoghi aperti po iché le hande non avevano nulla di simile da contrapporre al nemico. Già ne l combattimento sopra ri cordato appare singolare che uno solo dei partigiani sia rimasto ucciso. Evidentemente furono abili a sfru ttare terreni imprati cabili per la cavalleria per potersi sganciare. Quando i prefetti avevano abbastanza forze, lanciavano azioni di rastrellamento su vasta scala impiegando un numero variabile di colonne miste di cavalleria e fanteria. Scelto l'obbiettivo, i vari d istaccamenti vi convergevano seguendo direttrici di verse, in particolare percorrendo le strade principali, di struggendo tutto ciò che incontravano sul loro cammino. Fu 4uanto avvenne con il rastrellamento effettuato nel Basso-Po e nel Panaro per snidare e conseg uire il fermo di un numeroso gruppo di banditi L'esito però non corrispose alle aspettative, in 4uanto i ricercati, col favore della notte, erano riusciti a fuggire e rivolgersi altrove. Ciò nonostante si arrestarono due disertori e un capo. Muovendosi lungo le vie di comunicazione si lasciavano maglie mo lto larghe, attraverso le qu ali era possibile fuggire. Solo pochi sfortunati, o chi non conosceva il territorio, non riusciva a evitare la caUurn. 4.6. Fuoco sotterraneo Rimaneva da pacificare il Ti rolo. li capo della rivolta, Andres Hofer, in un primo mo mento mostrò intenzioni arrendevoli, chiedendo un a tregua e promettendo il licenziamento della truppe. Ma le trattati ve, per 4uanlo assecondale del viceré Eugenio, falli rono. Se per l'Austria, sconfitta sul campo, il gioco era, per il momento, finito, non lo era per l'Inghilterra, che ri teneva la partita in Tirolo ancora aperta e dovunq ue era possibile tenere focolai accesi, Londra atti zzava, con invio di armi e denaro, il fuoco. I combattimenti, feroci, durarono sino novembre ino ltrato, quando fu necessario distruggere interi villaggi per privare i ri voltosi di basi d' appoggio nella stagione invernale. Finalmente il 27 gennaio 1810, grazie ad


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una delazione, 1.400 uomini del 44° Reggimento di Linea francese, 70 cacciaLori a cavallo e 50 gendarmi riuscirono a callurarc Hofer a Riffe ), ne i pressi di Merano. Il 20 fchhraio fu fuc ilato al bastione di po11a Ceresa a Manlova. Nondimeno nelle campagne e nelle va lli i proble mi rimanevano. Il rapporlo del febbraio 1811 , che faceva riferimenlo ag li ullimi me si del 1810, accennava a frequenti e concertate perlustrazioni che pian piano a ndavano ponendo/rena alle Gf{f?ressivn i sulle pubbliche strade purtroppo non infrequenti, in cui avevano per In più parte disertori e coscrilli ref rattari, dei quali gio rnalmente si ottenevano deg li arresti. I primi due mes i de ll' anno erano stati fitti di impegni sul fronte delle perlustrazioni e delle estirpazioni dei briganti, che tanto infestarono il dipartimento del Reno e con un consenso non meno pesante quelli del Basso-Po, del Panaro e del Cmsto[ol07 . TI J 81O fu per la Gendarmeria un anno assai intenso, durante il quale le varie unità erano in continuo movimento per dislruggere handc di insorgenti, effettuare rastrellame nti e rioccupare villaggi e paesi perduti. La siluazione però sembrava essere g rave; bande sempre più organizzate e aggressive diedero l'assallo persino alla citlù di Ferrara, salvata dalla Gendarmeri a locale. Nel mese di giugno a Mil ano si verificarono molti assalti nollurni. Venne l' epoca sv·aziata a coincidere col rilascio de1:li amnistiati dalla sovrana clemenza. Le politiche misure più e,u:r");ic:he tu:;·t u advllute contro molti dei dime.1·si, il continuo ,?iro di paUuglie e di combinate perlustrazioni troncarono subito la serie degli attentati, e fu costanlemente ripristinata la puhhlica sicurezza e tranquillilà 108 • Q ue sto non poteva però dirsi per le strade di tulli i diparlimenti, talune ancora infestate da aggressori. La c ausa era da attribuirsi, ancora una volta , all a .~carsezza della Gendarmeria dislralla indefessamente da lanti incomber/li; no nostante qucslo c ontinuavano incessante mente le aflive operazioni, il risultato de lle quali erano i f requenti arresti de ' più f e roci e facino rosi uggres.wri, come avvenne per i famigerati Ilonomelli , capo riganle, e per i frate lli Baldassarri nel Mella 109 . Il giorno 14 maggio il gendarme a cavallo Giuseppe Canti nazzi, dal ritirarsi da una esplorazione spiffata innanzi dalla colonna di truppa che stava insef!. uendo i briga111i in Val!ellina, caddl? sollo il cavallo, per cui vel/11e assalito da tre di co .f to m , ma riuscì ad ucciderne uno, a ferirne g ravemente un altro e a porre in fuga un te rzo, anche impadronendosi delle loro armi. Il gendarme rimase leggerme nte ferito nel pe llo a causa di un colpo di arni a bianca e si diport<Ì in tutta la spedizione da prode e valorosissimo militare. Pe r questo veni va anche avanzata la proposta di decorarlo all'ordine de lla corona 11 0 . I brigadieri a cavallo Gaetano Rossi e Oiuseppe Gue rra, pieni di zelo, alti-

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A.S.M I. , Segreteria di Staio, Aldini , Cart. 8 1 ]d . 109 Jd . I IO Id. IOX


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vità e coraggio si distinsero assai, il primo nel catturare i principali aulori di una somrnossa a Pozzo/ungo il 14 maggio ed il secondo in egual operazione nel giorno 22 nella comune di Gabbiano 111 • Ne llo stesso mese d i maggio il caposquadmne Luigi Bignami si trovava alla frontiera del dipartimento del Mella, quale comandante la forza che garantirlo doveva dalle incursioni degli insorgenli liro{esi. In vari fatti che ebbero luogo contro costoro il sif!,nor Biinami si mostrò assai bene. In giugno fu destinato al comando di un distaccamento da esso preso a Rocca V 'Anfo e condotto senza perdita, in mezw alla insorgenza del Ttrolo a Roveredo, ove fu riunito alla colonna comandata dal colonnello Levie,; che si portò ad attaccare Trento 11 2 • A luglio si recò con il suo distaccamento nel /Jacchglione per assopirvi la somnwssa manifestatasi, nel che si condusse lodevolmn!te. Ad ottobre fu poi d 'avanguardia al corpo comandato dal generale Peyri, che s'impadronì del Ttrolo italiano. Il 6 g iugno nel fallo d'armi che ebbe luogo a Grigno, nello Stato Bavaro, conlro auslriaci e insorgenti tirolesi, il maresciallo di linea a cavallo G iuse ppe Nocetti, il brigadiere a cavallo Antonio Quarantelli , i gendarmi a cavallo (iiuscppc Crespi, Gaetano Mic helin i, Gi ovanni Cava ll i e G iuseppe Posio, diedero prova del loro coraggio te nendo tesla al ncmico 113 . Il maresc iallo d 'alloggio a cavallo Santo l'agane ll i, con il hri gadicrc a cava llo En ri co Bartolini, i gendarmi a ca vallo An tonio Fabbri e A nge lo Porazzi e il gendarme a piedi Matteo Gambi, verso la sera del 1° luglio perlustrando in traccia di una banda di briganli si incolllrarono con coslom, i quali .~i ripararono dietro una siepe e da qui f ecero jiwco sopra i gendarmi, dandosi p oi, dopo alcune scarir:he, alla fuga. Uno ve nne raggiunto e, dopo aver opposto fiera resistenza, venne ucc iso dal Bartolini. Gli altri gendarmi rimasero feriti nella lolla ineguale che venne spinta dai gendarmi con la massima intrepidezza 114 • Il 3 luglio a Castel San Pietro alcuni facinorosi attaccarono la ricettoria di finanza percuotendo il ricettore e deruhando 4uan lo c'era in cassa. Il maresciallo d'alloggio Domeni co Tari ni con il gendarme a cavallo Domenico Casolari , passarono in q uel luogo per la corrispondenza, intervennero nel tumulto e di spersero i rivoltosi, riportando la calma e tutelando la vila <legli impiegati di finanza 115 . Il 7 luglio avvenne il clamoroso episodio di Fe rrara In tale occasione un nutrito g ruppo di rivoltosi giu nse a bloccare la città, c he fu salvala dall' ope rato del capi tano Serafino Crolfi 116 • La presenza navale inglese non poteva che favorire questi <lisordini. li 9

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Id. Id . Id.

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La Gendarmeria del Re{!no Italico

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luglio due barche staccate da due legni inglesi, s'accostarono al porto d i Civitanuova per predare un Trabaccolo di sale. Un dislaccamento di truppe di linea ital iano si avvicinù al r orto e si disp ose, pronto pe r attaccare il ne mi co, e assic urandosi al coperto dai colpi dic Lro a una casa. Due gend armi , luigi Zampoli e Benedetto Cristo.fori, in azione di pallugliamento e accortisi di ciò che stava accadendo, discesero da cavallo e avanzarono sufi sulla .\piaggia .faando a.fucilate con gli inglesi, che intanto stavano montando sul trabaccolo. L'atlacco dei gendarmi, però, sventò le mi re de l ne mico c he ahhandonù il tra baccolo per mellcrsi in salvo. Tra il giorni 8 e il 14 Rovigo era minacciata da diversi ribelli c he volevano entrare nella cillà r c r saccheggiarla. Il genda rme a piedi Francesco Macchi riuscì ad incoraggiare gli a bilan li a prendere le armi e a resiste re al ne mi co in propria di lesa, respingendo l'assalto 117 . Fu così necessaria una azione di rastre llamento di vasto respiro, effettuata dall'8 luglio al 22 agosto. Il capitano Francesco Rusconi percorse alla testa di una colonna mobile i dipartimenti del Mincio e Basso-Po, ba/tendo e disperdendo i ribelli dappertutto, parte dei quali vennero da esso dati in potere della giusJizia. li 12 luglio, nel luogo detto lo 'Zappolino, il sottole nc nlc Girolamo Bravi e il maresciallo d' alloggio a piedi Francesco Mori, diedero prova del loro valore nel dar la caccia ad un vistoso numero di ribelli; il capo di costoro.fu ucciso dal Mo ri, fu,vno arrestati 4 briganti e venne recu11emlu il sale che era sta/o suuratto . Nella sressa data il tenente Luigi Dal Buono riuscì a di sperdere dei briganti che avevano invaso il comune di Cascemaro, nelle vicina nze di Ferrara. Nel dipartimento del Basso Po alcuni briganti tentarono di contrastare il passaggio dal Ra,çso-Po alla colnnrw comandata dal capitano Ruscm1i. TI gn,darme / ,uif(i Fon.tana pose piede a terra per primo e caricò i briganti, seguito dagli altri soldati della colonna, animali dal suo esempio. Il Fontana rimase gravemente.ferito. Il 17 lo stesso Dal Buono, intraprese una perlustrazione nelle Valli di Rurana, supponendo, a ragione, che alcuni briganti fuggiti da Ferrara vi si fossero rifugiati. Venne inaspellatamente .ferilo in due parti del cmpo da una scarica falla da 2 briganti, ma mostrò ugualmente zelo e allivitù anche in quella circostanza. Il 11 , 18 e J9 lug lio il maresciallo a cava!Jo Luigi Concornott i con pochi gendarmi a piedi rintracciò e sconfisse vari hri ganli in alcuni comuni del Mincio e de ll ' Adige, ottene ndo anche l' arresto di alcuni capi 11 8 • G li inso rgenti ti rolesi non e rano ancora stati del tutto domati, e il 15 luglio portarono avanti un attacco in Valcamonica, ma il ma resciallo a piedi M arco Zaquini con il gendarme a piedi Giuseppe Be lleri, li .fronteggiarono coraggiosamen/e e si ba!Jerono da valorosi. li ne mi co fu respinto ma il gendarme 1imasc lc rito al basso ventre. 11 17 il gendarme a cavallo Pietro Bu si entrò fra i primi ad Asiago attaccan do i ribelli che fu infestavano, rimanendo gravemente.ferilo nel collo.

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Id. Id.


'llziana Maino/i

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Il :m luglio il hrigadicrc a cavallo Giuseppe Buffali, con i gendmmi a cavallo Angelo Masini, Raffaele Mori , Carlo Bovio e Giuseppe Toffanini si rec,uono travestiti nelle valli di Stienta, nel Rasso-Po, e lingcndosi di scrLori si avv icinarono ad una handa di selle dei più scellerati briganti, che stavano colà rifugiati ed erano armati di tu/lo punto. Non fu possibile di riunire tutti e sette i briganti contro una casa per ottenere una cattura completa. Appena costoro si accorsero dell'insidia vollero attaccare i gendarmi, ma questi ne uccisero due e fecero prigioniero un terza. Alla fine di lug lio fu effettuato un altro raslrcllamcnlo di vaslc proporzioni. Dal 27 luglio al 2 agoslo il lcne nlc Francesco Simeoni gir<Ì alla testa di un distaccamento i dipartimenti del Mincio e Basso-I'o, inseguendo e disperdendo i ribelli, avendone anche arrestati molti 119 . li 7 agosto a Villa D ' Aiano, il maresciallo a piedi Giuseppe C remonini ed il gendarme a piedi Filippo Campio li si distinsero per attaccare e disperdere un 'orda di briianti. Il Campioli rimase gravemente ferito tanlo da non essere più abile al servizio 120. Il te ne nte Anselmo Forghieri nei giorni 24 e 25 agosto, nonc hé 13 scU.c mhrc, a lla testa dei suoi gendarmi si azzullù con di verse hande di ribelli, ferendone n1olli e catlurandone un buon numero. Durante l'insorgenza c he afflisse la parte montuosa del dipartimento del Crostolo, il capitano Luigi Ccrioli diede testimonianze decisive di valore, intelligenza e di zelo. Egli si trovò sempre nei posti più minacciati e distrusse ovunque le mire dei ribelli. Non rientrò alla sua residenza se non dopo chefit ristabilita la tranquillità 12 1. Anche nel dipartimento del Brenta si dava la caccia a bande di insorgenti. In tutto il tempo che l'inwrgenz.a afjlissP il dipartimento del Brenta, il capitano Luigi Angelini con il tenente Carlo Chiaro accorsero alla tesla dei loro gendarmi per sussidiare ovunque il bisogno lo richiedeva, scacciarono e batterono i ribelli e liberarono varie comuni dai mali dai quali erano mincu:<:iate 122 . Sappiamo poi del b1igadiere a cavallo Gaetano Imper c he, unitamente a tre gendarmi, si spinse nella comune di Piazzola ed attaccò una numerosa banda di ribelli; rimase ferito nel dorso ma riuscì egualmente co' suoi gendarmi a porre in fuga i rihelli 121 . Il 19 settembre il brigadiere a cavallo Giovanni Battista Cavalie re Pizzamiglio avendo scoperto che a Longastrino, nel Basso-Po, esisteva une rea fabbrica di polvere già invano assalita da altra forza, vi si recò con tre gendarmi e una guardia nazionale di Lugo, la investì e arrestò i delinquenti fahhrirntori, impadmnendo,çi di 100 lihhre di polvere e di tutti gli attrezzi 124 .

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Id.

120 Td. 12 1

Id.

• 22 t\.S.MI., M .G., 12.1

Id.

124 Id.

Cart. 497


I Lt Gendwmeria del Rei no Italico

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Nei primi giorni di ottobre ancora azioni di raslrdl amento; il 9 ottobre il maresciallo a cavallo Giuseppe Corradini condusse un duro allacco, nel diparti me nto del Panaro, ad una numerosissima handa di briganti ottenendo ottimi risultati e comportandosi da valoroso . Il g iorno 22 il Corradini maresciallo diede uguale prova di valore nell'attaccare una casa scoperlasi covo di briganti, u<:<:idendone I 5 e arreslandone altri. Nello slesso giorno, il maresciallo riu scì a libe rare dai hri ga nti 3 soldati rimasti in precedenza loro prigionie ri. Il brigadiere a cavallo Hnrico Bartolini e i gendarmi li cavallo Antonio Rovati e Luigi Toschi, li Vignola, marciando insieme ad un distaccamento francese raggiunsero un 'orda di briganti diretta dal famig erato Lamhertini. Questi quattro individui si condussero lodevolmente meritando la soddi4a zione de ' loro superiori e dando esito positivo alla missione. L' I I di ottobre il brigadiere a piedi Cìiuseppe Rodigheri, benché col solo aiuto di tre gendarmi altaccò a Monle Ombrano una masnada di briganti e li disperse, arrestandone uno colle armi in mano 125 . La sera del IO novembre il brigadiere Ba,tolini, avendo avuto noli zia che nei dintorni di Fusignano si aggirava i/famigerato disertore Bartolomeo Venturini, detto Meneghino bello, complice di aggressioni ed invasioni, :,·i pose sulle di lui tracce e ne ottenne i/fermo. La stessa sera avvertilo dell'esistenza di una banda dì disertori armati, il brigadiere suddetto, con il gendarme Gandini, si metteva ad inseguirli e li raggiungeva. Questi opposero resislenza e causarono al gendarrne una pericolosa contusione nel braccio sinistro con un grosso bastone, jérendo il cavallo del brigadiere e sparando al hrigadicre stesso, senza però riuscire a colpirlo. Questi, dopo aver più volte intimato l' arresto in nome della legge, vedendosi sopraffatto dal numero di 7 oppositori, fu costretto a spiegare la forza, per cui 3 disertori rimasero feriti e di questi, 2 furono catturati 126 . li hriganlaggio era ormai diffusi ssimo, specialmente nella giu1isdizionc della seconda Legione: il 23 novembre nelle campagne tra Imola e Tossignano, un gruppo di gendarmi e guardie naz ionali si lasciò sfuggire un attruppamento armato, dopo aver invano tentato, per stanarlo, di incendiare gli umidi canneti 127_ Divenne urgente avere a di sposizioni più uomini, lanlo che venn e avanzata la proposta di accettare come gendarmi anche gli analfabeti, elemento che suscitò le ire di Polfranceschi, il quale scri veva che gli illetterati avrebbero compromesso l'operatività dell'arma, in una situazione precaria in cui g ià si accettavano indi vidui c he a mala pena sapevano leggere e scrivere 128 •

125 126

Id.

A.S.MI., M.G. , Cart. 499 127 CROCIANI, U.,ARI, PAOLE'ITI Stori a militare ciL, p. 887 128 A.S.Ml., M.G. , Cart. 497


Tiziana Mainoli

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CAPITOLO QUINTO DISERTORI E RENITENTI ALLA LEVA

5. 1. Il fenomeno della di serzione e de lla renitenza alla leva I fenomeni della di serzio ne e della renitenza alla leva costituivano due grossi proble mi, cui doveva porre rimedio la Gendarmeria. Per avere una adeguala proporzione del fenomeno, viene illustrata una tabe lla relativa al totale dei contingenti requisiti tra il 1803 e il 18 13.

Periodo 1803- 1805 J 806- 1809 1810-1812 18 13 totale

Attivi 28.200 20.030 31.512 3 1.8 18 111.560

Riserva 3.000 18.010 24 .935 l.961 47.906

Totale 31.200 38.040 56.447 33.779 159.466

Questa, invece, è la tabella re lativa alla renitenza e a lla diserzione nel periodo tra il 1° gennaio 1807 e il 9 ottobre 18 10.

Renitenti Disertori Totale

1806 2.582 -

1807 4.649 4.023 8.672

1808 8. 129 4 .696 12 .815

1809 5.307 6.249 11 .556

1810 4 .142 2 .782 6.924

Totale 22.227 20 .332 42.559

Per coloro che fuggivano il territorio più favorevole era quello, in pia nura, delle paludi e quello della montagn a, data la mancanza di strade e la grande quantilà di aree impervie diflìcilmenle raggiungibili. La tolleranza verso i disertori fu , da parte della società, inizialmente alta e la gente di campagna aiutava spontaneamente i latitanti In te mpi brevi , però, gruppi di disertori, che ne frattempo erano aumentati di numero con la successione di chiam ate di leva, si erano organizzati in bande dedite al brigantaggio. Questo fece accrescere la domanda di sicurezza e repressione da parte de lla popolazione. Accadeva spesso che, o dietro pagamento in denaro o per solo spirito "patriottico", si trovassero guide e confidenti in grado di fornire utili infonnazioni sui nascondigli. I due siste mi di reclutamento impiegati dall 'eserci to italiano, volontario lino all'estate del 1803, obbligatorio in seguito, producevano due tipi diversi di disertori: • i coscritti che disertavan o per odio della vita militare; .i volontari che l'amavano così tanto da volerla sp erimentare presso il maggior numero possibile di datori di lavoro.


LL1 Gend.am1eria d el Regnv ftalico

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I volontari erano in maggioranza di sertori cslcri e spesso si arruolavano con il proposilo di di sertare di nuovo alla prima occasione, non appena ricevuto l' ingaggio e l' equipaggiame nto, per ripetere l' operazione in un altro esercito. Con la legge sull a coscri zione ohhligaloria, la consislcnza del fenomeno non dimi nuì; il lasso di discrLione, calcolalo su 5 corpi (2° e 4° di linea, dragoni di Napoleone, ar1ig lieria a cavallo e zappatori ) fu, in tre anni e mezzo, dal secondo semestre 1803 al 1806, dcll'83 %. Con l' introduzione dei consigli di guerra speciali,effettuata con dec reto del 18 nove mbre 1807, fu meglio precisata la fa ttispecie de l reato e le presunzio1ù legali per la di chiarazione di imputazione. Le assenze arhilraric inferiori alle 72 ore, in tempo di pace, e alle 24, in guerra, erano puni te in v ia correzionale. Trascorsi i limiti il nùlitare veniva ilichiarato di sertore e deferito al consiglio di guerra. La stessa imputazione si applicava anche al mii ilare c he non rientrava al corpo entro 15 giorni dalla sua dimi ssione dall'ospedale o dal termine de l congedo temporaneo. La norma fu poi atte nuata, dando facoltà al comanda11te di dichiarare assenti, anziché disertori, i militari scomparsi dopo un giomo di battaglia , dopo marce lunghe e .\forzate, in paese nemico o infestato da banditi, quando, trovandosi da lungo tempo sotto le armi, avessero dato prova di attaccamento al servizio e a giudi zio del capitano non fossero sospc tlahili di essere dati vilmente al/afuia 129 . Nel 1808 le pene furono forte mente inasprite, prevedendo, a seconda delle circoslam,c, da 3 a I O anni di lavori pubblici o la morte per fucilazione. con le pene accessorie de l pagamento de lla multa di f. 1.500. Il 15 ottobre 18 10 si decretò la pena di morte per i ilisertori presi con le armi in mano nelle file nemiche. Un bilanc io numerico rileva l'entità del feno meno di serz io ne: • i disertori delle tra il 1803 e il 1805, c he ricevettero l'indulto il 5 maggio 18 1O, fu rono circa 12.000; • ne l pe riodo tra il 1806 e il 18 1O furono altri 2 1.000; da l I O settembre 18 1 I al 3 1 dicembre 18 12 si verifi carono 7.339 diserzioni 130 . Pe r la Gendarmeria, che doveva cercare di arg inare questo fenomeno, il proble ma si poneva in termine di forze necessari e per compiere operazioni di tale genere in maniera eflìcace. Le truppe di linea erano raramente disponibili, sia per reali impegni sia per la contrarietà dei loro comandanti a fargli svolgere il compito di que lli che ancora mo lti c onsideravano shirri 13 1. Intanto gendarmi e guardie di finan za, boschive e campestri erano oberali dai normali servizi d ' istituo e sparsi in piccoli presidi. La Gendarmeria, unù:afnrz.a destinata a prevenire e ad arrestare gli autori di q uesti fatti cri minosi, oltre ad essere numericamente insufficiente, era anche quasi esclusivamente addeua alla polizia militare per i trasporti [dei prigionie-

129

CROCIJ\N l,ILJ\RI , l'AOLETfl ,Storia militare, cit., p. 335

1:m

Id., p. 338

131 Id., p. 342


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ri], per le requisizioni, per la coscrizione, per Lu poliziu del quartier generale e per la custodia di tutta la linea del Po, per cui ogni aggiuntivo e gravoso compito risultava insostenibile 132 . Per fonnare pattug lie e squadroni si doveva ricorrere alla Guardia Nazionale e a lle c ompagnie di ri serva. Costoro erano inespe rti, rad icati sul territorio, e spesso c onoscenti di parenti dei latitanti. In un tale clima questi fornivano un a iuto minimo, quando addirittura non facevano fallire le missioni allertando prima i latitanti. Notoriamente la maggior parte dei coscritti di sertava per tornare a casa. I disertori spesso vivevano indisturbati g razie a l sostegno dei parenti e alla conni venza delle autorità, non sempre di sinteressata: accadeva , ad esempio, che il sindaco, ricco possidente, proteggesse i disertori per sl"ruttarli come hracc ianti ne i propri pode ri 133 . Per rompere il muro di ome1tà si rispolverò uno dei più odiosi sistemi dell 'antico regime, que llo di al loggiare un mi litare in casa dei presunti favoreggiatori , con l'obbligo di mantenerlo con una ingente tariffa. Questo istituo fu usato in larga scala nel 181 218 13 nelle Marche e in Romagna, su disposizione del prefetto, e con inde nnità commisurate al grado del militare. Su richiesta del ministro della gue rra Achille Fonta ne lli, nell'inverno de l 18 12 prefetti e viceprefetti inviarono al 1ninistero alcune osscrva;1,ioni sull' applicazione de lle istruzioni ministeriali, tra cui anche a lcune relativa a ll 'evasione degli obblighi di leva e alla lotta alla renitenza 134• Tra i modi di evadere la leva ne venivano indicati sostanzialmente c inque: • connivenza de i rettori de i seminari con le vocazioni fittizie, che facevano uscire da i detti se m.inari gli indi vidui c he già a vevano compiuto i 25 anni, c ioè l'età di scadenza degli obbl.igh.i di leva; • au mento crescente dei matrimoni fittiz i, con l'inconveni ente che coloro che erano realmente padri d i famiglia in diversi casi venivano requisiti anche se realmente meritevoli di esenzione; • spostame nto de lla reside nza dai piccoli comuni alle c ittà, in modo da diminuire le probabilità di estrazione; • commissione di piccoli reati in modo da trovarsi in carcere a l momento de lla leva; autolesionismo, come la mancata cura di malattie o l' amputazione di di dita o falangi della mano sinistra. Per combattere la re nitenza si suggeriva di: inasprire le pene; • attuare rappresaglie contro la famig lia; • rafforzare le misure di poliz ia, con spedizioni mirale sui nascondi gli di montagna e rafforzam ento de lla custodia e de lla scorta.

132 A.S .M l. ,

Segreteria di Stato, Aldini , Cari. 79,Rapporto di Guicciardi dell'ottobre 1805

u .1 CROCIANI, ILARI, PAIOLETTI, S toria militare, ci t., p. 34 1 134 Id.,

p. 254


La Gendarmeria del Reino Italico

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5.2. Problemi di ordi ne pubblico ad esso legati La legge sulla coscrizione obbligatoria aveva creato nel settembre 1802 tumulti e malcontento, specie nel dipartimento del Basso Po. Non era ancora stata approvata e già si prevedeva che la resistenza sociale c he si slava delineando avrchhc crealo moltissimi imbarau.i all'esecuzione della Legge 135• Il testo finale della legge non fu pubblicato, col risultato che le notizie a riguardo risultavano essere men che meno fondate. L'idea più diffusa, pcn\ non priva di fondamento era che il governo volesse rastrellare la gioventù per consegnarla ai francesi. Come si te meva la leva si trasformò presto in una questione di ordine pubblico. TI I g iugno 1803 i prefetti di Panaro e de l Re no comunicarono che i tumulti contro la legge sulla coscrizione stavano scoppiando ovunque, fenomeno accompagnato da una massiccia e migrazione verso la Svizzera. L'esordio dell a Gendam1eria avvenne proprio in questa occasione, la noltc lra il 16 cd il 17 giugno I 803 a Milano, con una retata di 400 refrattari, condotti poi al deposito di Pavia. Disertori e malviventi si aggregavano in bande che infestavano le campagne e taglieggiavano i cascinali e assal ivano le principali vie di comunicazione. Il fe no meno, più diffuso di quello che ci si potrebbe attendere, e aveva avuto origine con la g ue rra della prima coalizione. Con la requi sizione di leva di vennero il naturale centro di aggregazione di renitenti, aumentando le dimensioni e la pericolosità sociale del fenome no. Il sorteggio de i coscritti, con le cmo;,.ioni che dcslava fra la genlc e l'occasione di proselitismo c he offriva alle bande, appariva un momento c ritico per chi doveva controllare l'ordine pubblico. Il 15 scllemhrc 1809 il governo italico Lcrncva i .wrdi intrighi che invertono l 'ordine della de.\·ignazione e sollo il pretesto d 'assenza dei veri requisibili passano avanti, ammonendo i prefetti che la maggioranza d ei refrattari era fuggita solo pe r essere stata chiamata quando non le sarchhc toccato 136 . La paura di sollevazioni e 1ivolte armate fu tale che il ministro de ll ' interno invitò i prefetti a ricorrere al cle ro per convincere i fede[j a sottostare alla leva, dando a Cesare ciò r.he è di Cesare. Il di rcllorc generale di polizia chiese al ministero della guerra l' invio di truppe nelle zone più sensibili e il rinvio de l so1teggio nei comuni di montag na. La leva era infatti una delle operazioni che sogliono cagionare fermento nella generalitù del regno. I briganti attendevano da lungo tempo la leva rnilitare siccorne un 'occasione propizia per accrescere e sparf;ere le più estese turbolenze e a vrchhcro sic uramente approlitlato dell 'avversione generale dei contadini per soddi4'are con animo maggiore la loro malvagità. La leva per il 181O andò decisamente meglio, ma si contavano qualcosa come 22.227 renitenti e 17.750 dise rtori , che, come ovvio, andavano ad accn;sccrc le handc di rihe lli e banditi.

rn CROCI AN I, li ,AR I, PAOl ,RTTI, Storia militare cit., p.250 Id.

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Tiziana Mainoli

Se gli ilaliri filggivano dal Loro paese per .\jilggire alla leva, anche i france si emigravano dal Jerritorio melropolilano francese per la slessa rugione. La leva.francese nei territori italiani della penisola annessi ali' impero provocò una serie di ondate verso il Regno Italico. Evento che prese dimensioni insolite, tanto da essere notato nell'eslale del 1811, provocando il decreto del 19 luglio che coriferrnava le pene previste per la ricettazione dei disertori e renitenti italiani, estendendole anche a chi dava ricetlo ai "francesi ". 5.3. Metodi di lotta Era necessario controllare al meglio, con le forze di sponibili , il territorio per cercare di scovare i latitanti. PurlTo ppo le scorrihande dei hri ganli non accennavano a diminuire. Qualche arresto si era verificato, come avvenne il 12 marzo 1806 a Gorla Minore, dipartimento d' Olona, di un certo Paolo Mascheroni, coscritto e renitente alla leva 137 • Il padre ed il fratello, durante la sua traduzione davanti alla Commissione di leva. assalivano il gruppo muniti di falce e di bidente, obbligando a rilasciarlo. A Gravellona, dipartimento dell'Agogna, nell'aprile dello stesso anno accadeva un fatto simile. Alcuni gendarmi avevano arrestalo un coscritto reni lente, Giuseppe Antonio Revaria, ma erano costretti a 1ilasciarlo perché assaliti da una moltitudine di individui che, armali, si opponevano alla di lui traduzione 138 • Con il passare delle settimane il numero dei malviventi aumentava, perché vi si associavano sia dei disertori, che erano mollissimi, sia dei rcn ilenli alla leva, anche perché la campagna coperla di biade offri va loro oppor/uni nascoruliglil.19 . La situazione non migliorò neppure l' anno successivo ( 1807) e, a febbraio, si segnalavano ancora una quantità enorme di filggitivi che per sottrarsi alla coscrizione vagavano poi senza mezzi di sussistenza; la facilità con cui posso no per tante vie guadagnare, dopo aver r.nmmessn il d elitto, gli esteri r.onj ìni; la poca cura con cui vengono custoditi ne ' depositi i coscritti requisiti e consegnali al comando militare, per cui ogni giorno vi sono dei disertori.ai quali deb bano attribuirsi numerose agiressioni; i poco efficaci mezzi r.he restano in potere della polizia per reprimere l'oziosità; la natura stessa e la posizione topografica d el paese che rende d(l]ìcile il f ermo dei colpevoli mal1:rado gli :..:forzi della Gendarmeria sempre drammatir.amente incompleta 140 . Due raslrcllame nLi vennero effettuati in alcuni dipartimenti designali, per altro non specificati nel rapporto, diretti a conseguire il f ermo dei coscritti refrattari, dei disertori e dei malviventi. TI risullalo fu definito sod<lisfaccnlc ma non venne descrillo nei parLicolari e non ci è dato sapere quali fatti accaddero 141 •

137

A.S.M I., Segreteria di Stato, Aldini , Cart. 79, Rapporto G uicciardi del J2 marzo J806 Id ., Rapporto del 12 d i aprile 1806 IW Id., Rapporto del 13 sette mbre 140 A.S.MI. , Segreteria di Slato, Aldini , Cart.80, Rappurlu del 23 febbra io 1807 138


I .a Gmdarmaia tfp/ RPgnu l!alirn

189

Nei primi mesi del 1808 nel dipartimento de l Minc io i gendarmi ottennero il fermo del di sertore e famigerato mal vivente Giovanni Pavij . Ne l dipartimento de l Panaro riuscirono a catturare l'eva so Giovanni Ri zzo. I gendarmi condussero accurate ricerche per callurarc anche il suo compagno di fuga ma, a quanto sembra, non venne scovato 142 • A novembre Guicciardi comunicava di aver continuamente ric hiam ato la Gendarmeria al massimo impegno nelle perlustrazioni e alla persecuzione de' colpevoli. l mezzi straordinari, cioè il ricorso all'aiuto delle G uardi e Nazionali e di fanteria di linea, no n po teva dare gli stessi risultati che si sare bbero conseguiti con una f orza costante, vif!,ile e sempre sufficiente al hisogno 143. Nel frattempo, già d al mese di maggio, venne ripristinato il siste ma, in vigore negli a nni di anti co regime e brevemente adottato anche dalla Repubblica C isalpina ne l 180 I , della periodi ca le ttura nelle ca serme delle sanzioni contro la diserzione. Se ne dove vano fare due al mese, la prima e la terza dome nica, una a tutto il corpo riunito, l'altra per compagnie. Sempre per scoraggiare la d iser7.ione, si disponeva ch e il giorno successivo alla sentenza , questa fosse letta di fronte alla g uardia del giorno: i condannati dovevano ascolta rl a in ginocchio, con la casacca de l forzato e tutto il regg imento doveva poi sfilare davanti a loro, per que ll a che veni va defini ta la parata. La lotta contro l' insorgenza Li rolcse del 1809 coslri nsc iI governo a potenzi are le forze di sic urc7.7.a interna. Nonostante nel corso dell' anno precedente fosse stata approvala una nuova legge c he puniva pi ù severamente proprio i colpevoli di d iserzio ne, questa rimase sempre alta e le pene aspre. Era infatti prevista la fuc ilazio ne, mentre colo ro i qua li fu ggivano a ll ' estero erano puniti con la pena de lla pall a della d urala di I O a nni 144 . Nonostante i rischi, questo fenome no continuò a crescere, tanto da essere stato poi definito i/ vernte distruttore dell'armata 145 . Cìli episodi riportali in alcune lcUc rc evidenz iavano come ogni compito assegnato poteva divenire la via di fuga, come sottolineato nel rapporto di Polfranceschi al generale Milossevitz del 15 lu glio, ne l q ua le si rilevava che a Zara una decina di gendarmi a cavallo scappa rono dalla città, approfittando di un incarico di perlustrazione nei paraggi 146 . U prefetto di Udine in riferimento al giorno 25 novem bre 1808, in c ui scapparono 4 ~endarmi a cavallo incaricati di sorvegliare il palazz.o della Prefettura, suscitando un senso di

rabbia e sconforto nel personale civile e nello stesso prefeao, traditi dalla loro scorta personale 141 .

141

A.S.MI., Segreteria di Stato, Aldiru, Cart. 80, Rapporto del 14 agosto I 807

1~2

Id.

141

Id., Rapporto novembre 1808 A.S.MI., M.G. , Cari. 505. 145 FRANCO DELLA PERUTA, Esercito e società nell 'Italia napoleonica, Milano, p. 249 146 A.S.MI., M.G. , Cari. 494 147 Id. 144


190

Tiziana M ainoli

Nonostante il verificarsi di alcuni episodi di tale genere,nel settembre ottobre del 1809 furono catturati nel dipartimento del Reno 172 disertori italiani , 34 stranieri e 29 rcfrallari. Con le perlustrazioni condollc di diparlirnenlo in dipartimento, in Tirolo furono cattu rati 183 latitanti nel 1809, 11 O dalla Guard ia Nazionale e 73 dalla Gendarmeria. I .freno alle a~wessioni sulle pubbliche strade purtroppo non infrequenti, in c ui avevano per lo più parte disertori e coscritti. Nel maggio de l 1810 le catture furo no di 17 1 unità, di cui , però, solo 22 furono riconosciutj colpevoli. Intanto ne l mese di febbraio Mosca già accennava a frequenti e concertate perlustrazioni che pian piano andavano ponendo freno alle aggressioni sulle pubbliche si rade purtroppo non irifrequenti, in cui avevano per lo più. parte disatori e coscritti refrattari, dei quali giornalme nte si ottenevano deg li arresti 148 . In un altro rapporto datato 3 agosto 14 'l, Mosca faceva rilevare che i primi due mesi dell ' anno erano stati fitti di impegni sul fronte delle perlu strazioni e delle estirpazioni dei briganti, che tanto infestarvno il dipartimento del Reno e con un consenso non meno pesante quelli del Ba.~.1·0-Po, del Pan.aro e del Crostalo. Con decreto del 2 giugno 18 1 I furono aggregati alla Gendarmeria 905 ausiliari di linea, di cui 400 francesi e 40 dalmati . Nel 18 12 le callure salirono a 7.078, di cui 900 in perlustrazioni nei dipa11imenti con il maggior numero di Jatilanli, Allo Adige, Lario e Bacchi glione e 6.178 in una perlustrazione generale compiuta tra il 15 settembre e il 15 novembre 150 . Nel febbraio 1811 si segnalava che col mezzo di.frequenti e concertate perlustrazioni si Iandava I ponendo freno alle aggressioni sulle pubbliche strade purtrvppo non infrequenli in cui [avevano] per lo più parie disertori e coscrilli refrattari de~li anni scm:~i, de i quali però giornalmente si otlcncvano degli arresti 151. li rapporto del 30 maggio 18 11 rilevava c he gli e pisodi che tenne ro maggionnente impegnate le forze di G endarme ria furono le di serzioni militari con le negali ve conseguenze in Lermini di aumento de l numero dei delitti compiuti proprio dai di sertori stessi e c he costini ivano un certo pericolo per la pubblica sicurezza. Tutte la cure della polizia erano dunque rivolte a perseguitare e ad arrestare disertori, e ad impedire il ricovero procedendo anc he verso coloro che lo prestano. Queste operazioni penn isero fermi sia a Venezia c he nel Racchig lio ne e nel Passari ano. Senza tali energici rimedi i mali si .varehhero portati ad un grado irreparabile, anche alla luce de lle mo lte evasioni dalle carceri , come avvenuto a Bergamo, poi arginate dall ' intervento della reale gendarmeria che permise il riarresto di molti degli evasi 152 . Nonostanlc qucslo hilancio posilivo fatto ad inizio anno, a novembre si parlava di disgustosa occupa-

148

A.S.MI., Segreteria di Stato, Aldin i. Cart. 81, Rapporto de l febbra io 18 1O

149

Id.

°CROCIANI, ILARI, PAOLETTI, Storia mi litare, cit., p. 343

15

151 152

A.S.M I., Seg reteria di Stato, Ald ini , Cart. 82, Rapporto 10 febbraio 1811 A.S.M I., M.C,. , Cart. 497


La (ìerult1rmerit1

rfp/

Regno llalin1

191

zione <ldla polizia per le incessanti diserzioni e le aggressioni compiute sulle strade. Ciò richiese una continua e attenta perlustrazione e vigilanza nelle strade stesse, per riuscire nella distruzione di sim.ili inconvenienti. Nel dipartimento <lei Passariano furono numerosissime le <liser1.ioni ad opera dei militari illirici, che raggiunsero il cul mine nella notte tra il 3 e il 4 di agosto con la fuga di 124 soldati del 5° Reggimento croati , al servizio della Francia, che disertarono con 6 sorgenti cd 8 caporali, con armi e hagaglio. Subito mobilitata, la Gendarmeria riuscì a raggiungerne un drappello di 14 individui, che reagì facendo fuoco; la z1,iffa terminò con un disertore morto, 4.feriti e con la resa degli altri. Non si registrarono perdite fra i gendarmi 153 . Nel 18 12 nel Musone ci furono solo 4 arresti e nel marzo 1813, ne l Mincio i disertori presi furono solo 130. L' 8 apri le Melzi osservava che la diserzione, pur inferiore a que llo che si temeva, bastava a creare prohlcmi di ordine puhhlico 154 .

151

ld., Rapporto del l 3 novembre 18 1 l

154

CROCIANI. ILARI, PAOLETII, Storia militare, cit., p.343


'/tziana Mainoli

192

CAPITOLO SESTO LA FINE DEL REGNO ITALICO

6. 1. La fine de l Regno italico e della Gendarmeria Reale li 181 2 rcgislri'> un progressivo aggravamenlo della siluazionc de ll ' ordi ne pubblico e un crescente coinvolgimento della Gendarmeria nei rastrellame nti e nell a lotta al brigantaggio 155 . Tn una tale situaz io ne di disordine Polfranceschi altro non polcva fare se non sollecitare nuovamenlc un a urnenlo del numero dei gendarmi da impiegarsi nei pattugliamenti. Il 14 gennaio rilevava che alcuni corpi francesi ed italiani non somministravano più ausiliari alla Gendarmeria, lasciando così 73 compagnie del tutto senza sussidio e quelle dell' Olona e dell ' Alto-Po con un au mento di soli IO uomini cadauna. Le compagnie c he restarono senza sussidio erano q uelle che più lo richiedevano, trovandosi così nella lolalc incapacità di prcslarc il servigio c he da esse si poteva pretendere. Molte non avevano che la metà della loro forza comp leta. Nella stessa situazione erano le compagnie del Scrio, Me lla, Panaro, Crostolo, Reno, Rubi co ne, Adige, A lto-Ad ige, Bacc hig lio ne, Bre nta , Tagliamento, Piave e Passari ano 156 . In dala 25 lc hhrai o si ricordava al ministro de lla g uerra che alla gendarmeria ancora mancavano 530 tra sottufficiali e gendarmi , numero corri spondente all ' incirca ad un terzo della forza completa. Tolta la forza s ussidiaria, che pur era di sommo sussidio, rcslarono le compagnie ahhandonate alla sola propria

forza insufficiente affatto a sostenere il gravoso servigio che le venne addossato dal suo istituto 157. I gendarmi si snervarono e sfiancarono per il troppo e duro lavoro, fi nendo

per cadere malati o col rendersi invalidi al servizio attivo 158

•

I corpi di staccali in Spag na dovevano 129 uomini alla Gendarmeria, 75 dei q ual i da ollrc un a nno, ma il comandante sapeva bene c he era impossibile anche solo sperare di riaverli indietro. Si ass islclle ad una siluazione mollo scomoda e particolare, che vedeva da un lato c rescere il brigantagg io e dall' altro diminuire la c apacità della Gendarmeria di far vi fronte; Polfranceschi arrivò a chie dere una leva straordinaria a pposita per la Gendarmeria, altrimenti questo non si sarchhc mai completato e mai avre bbe potuto svolgere con successo il proprio lavoro 159 .

155

CROCl AN I, ILARI, l'AOLETJ'I , Storia militare cit.,p. 891

156 A.S.M I. , M.Cì. , Ca1t. 498 1 7 5 A.S.MI., M.G. , Cari. 500 1ss Id. 159 J\.S.M I. , M.Cì., Ca,t . 500


I ,a Gendarmeria del Regno lwlù:o

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Rpi sodi di viole nza e disohhedi e nza alle leggi si verificavano ormai in tutto il Regno; uno dei più gravi, fu l'uccisione del caposquadronc Luigi Bignami da parte di 20 briganti della banda Trovarello, avvenuta il 6 nove mbre vicino a Fano. Cìli assassini vennero catturati e uno di loro, reo di aver ucciso anc he un sergente e un soldato, venne fucilato il I O agosto I 8 13 160. Un episodi o così clamoroso, violento e inatteso favorì l'assegnazione alla Gcndannc ria nel mese di diccmhrc, di un consistc nlc numero di militari. li ministro dell a guerra e della marina Fontanelli, infatti, il 13 dicembre, volle dotare le compaxnie della reale Gendarmeria di un effettivo e di un sussidio tratto dalla compagnie di riserva, in tal misura che quest'arma po.çsa sodlfofare pienamente il suo istituto senza il bisogno di altra forza 161 . Al 30 dicembre mancavano al completo 284 tra sottufficiali e gendarmi 162 . La delusione di Polfranccschi non lardÌ> ad arri vare, dato c he nell'aprile 181 3 l'arma dovette compiere il grande sagrijìzio di cede re 69 gendarmi a cavallo ai dragoni,un nume ro pari al 5% del totale 163 . Fort i contingenti di Cicm.lanncri a furo no poi inviati, con l'ohiclli vo di impedire c nìcaccmcnlc la di serzione, al seguito della brigata Zucchi e della divisone Peyri, stanziate in Germania per combattere su quel fronte. Possiamo stim are a circa 200 il numero dei gcndann i del Regno italico che prese parte a questa spedizione 164 , oltre ad un numero pari di uomini trarti dalla ( icndarmcria francese. Per mantenere l' ordine a tutti i costi si ricorse a nc he alla legge marziale; alcuni di sertori catturati dai gendarmi furono giustiziati a Padova durante il passaggio della di visione Pcyri. Purtroppo la campagna Gcnnania ru hrcvc e sanguinosa, con ingenti perdite in tutti i corpi dell' esercito. Fontanelli ven ne sostituito al ministero della guerra dal generale Giovanni Rattista Bianchi I)' Adda, che si prodigò nell'organizzare l'estrema difesa del Regno. Questo era un problema tutt' altro c he faci le da ri solve re, data soprattutto l'enorme diserzione nelle fil e dell' esercito e uno slat.o dell ' ordine pubhlico altame nte preoccupante. Nel frattempo bande di di sertori, vecchi e nuovi, continuavano ad infestare le vallate e, soprattutto. le zone montuose, alime nta ndo un esteso e grave brigantaggio dall · Adda al Rubi cone. Non rare furono le occasioni in cui alcune di queste bande perveni rono in scontri a fuoco con le fo rze de lla Gend,mneria, come riportato in un rapporto del 23 agosto, in cui si parlava della sparatoria avvenuta lra una pattuglia di gendarmi cd una handa capeggiala da un di sertore di nome Epis, poi assicurato aJla giustizia 165 .

160

A.S.MI., Segreteria di Stato, Aldini , Cari.. 82 M.G ., Ca11. 498 162 Id. 16:l A.S.M I. , M.(ì., Ca11. 4<)4 164 A.S.MI. , M.G., Cart. 515 165 A.S.MI. , M.G., Cart. 494 16 1 A.S. Ml. ,


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Tiziana Mainoli

La notte fra il 6 e il 7 agosto disertarono ben 455 reclute del Ill0 reggimenLo di linea. Il capitano della compagnia del Brenta riuscì con estrema prontezza a bloccare i ponti con pochi gendanni e 40 riservisti vi furono duri scontri a fuoco tra i canneti, ma hcn pochi discrlori furono callurali. La Gendarmeria si vide addossare dall'esercito tutta la colpa di quanto accaduto. Questo fece sì che il 16 agosto, il viceré scrisse da Udine al ministro de lla guerra larnenlandosi dell'operalo de lla Gendarmeria, che a suo parere non riusciva a frenare la grande diserzione nelle truppe, non rendendosi probabi lmente conto delle dimensioni ormai raggiunte dal fenomeno 166 . Polfranceschi, venuto a conoscenza delle lamentele di Eugenio, rispose ribadendo ancora una volta l'onerosità dei compiti che gravavano sui gendanni, oltre al problema degli organici scarsi in relazione al terri torio da controllare cd alla giovane età e inesperienza di gran parte del personale; da non Lralasciarc neppure il fatto che, spesso, fugg iaschi e ribelli erano accolti e protetti dalla popolazione locale, che aspirava alla pace 167 . I•erito dal rimprovero, l' ispettore generale rispose anche ricordando al viceré che nel corso dell' anno precedente e nel primo semestre di quello in corso, la Gendarmeria aveva arrestato 17 .80 I persone, di cui 3.463 disertori e refratta ri, 437 fautori della diserzione e 8.615 oziosi, vagabondi e mendicantj validi o sospetti 168 . Va ricordato che numerosi rastrellamenti condussero anche a risultati positivi, come avvenne nel dipartime nto del Mincio dove si riuscirono a catrurare ben 130 disertori 169 e in quello del Rubicone dove si raggiunsero risullati apprezzabili in termini di cattu re sia a San Sepolcro c he a Città di Castello 170. Intanto la situazione militare st.ava precipitando: dopo il 20 agosto una serie di scontri in Carin zia e nelle province illiriche impose l'arretramento delle forze del Regno sulla linea dell ' Isonzo, e i dipa11imenti dell 'Adi ge, Alto-Adige e Piave furono seriamente minacciati dall 'offensiva aus,tiaca. In un impelo di orgoglio, dal 15 selle rnbre al 15 novembre, la Gendarmeria effettuò la più vasta e meglio condotta perlustrazione generale della sua storia, da molti considerata come l'ultimo canto del cigno. 11 16 ottobre, su proposta di Melzi. il viceré ordinò di riunire buona pa11e della Gendarmeria in l battaglione ed in 1 squadrone da inviare al campo di riserva di Verona per sopperire alla mancanza di alcuni battaglioni dell'cscrcitol 71_

166 A.S.MI., M.G. , Cmt. 148 167 A.S.M I., M.(ì. , Cart. 289 168 CROC IAN I, 11,ARl,PAOl ,ETTI, Storia del reg no cit ,p. 892 169 A.S.MI., M.G., Carl. 296 bis 170 A.S.MI., M.G. , Cart. 494 171 Lettere de l viceré a Melzi del 13 e 16 ottobre, in Melzi D' Eri! , I ca1teggi , li Regno d ' Italia , vol.2


ÙJ

Gendarmeria del Regno Italico

195

Da un organico restante di circa 1. 150 uomini si pretese un ulteriore salasso numerico in un mome nto in cui la situazione dell'ordine pubblico e ra graviss ima, pe r cui particolarmente necessari a era proprio l'azione dell a Gendarmeria. Per cercare di pon e un rimedio alla situazione disastrosa che si era venuta a c reare, il ministro della guern decise di istituire una forza mista di un totale di 1.1 94 uo mini, di cui 25 1 gendarmi, 542 guardie di fina nza e guardi e boschive, 11 8 riservisti e GN alli vc, 281 guardi e campestri, pe r te ntare di ripristinare l 'ord ine nei dipa rtimenti privati della Ge ndarmeria, e specialmente nei dipartime nti dell'Agogna, Olona e Adda 172 .

Forza mista 1813

[E) G.difin~naseG. boschve 0 G endarm1

0 CpRsscrv.i GN att1v;, li] G. campesl!i

La decisio ne divenne effettiva il I O dicembre J 8 13, con l' approvazione di un rego lame nto che decideva di sostituire la Reale Gendarmeria con una forza mista. Era solo una sol uzione di compro messo per cercare di resistere all'evidente logorame nto delle stru tture preposte al controllo ed alla repressione. Questa scelta in realtà causò vari problemi sia di istituzione che di collahorazione tra le var ie componenti della forza mista, come risultava evidente dalle lcllcrc del 15 diccmhrc del prefetto del La ri o e da que lla del 24 dicembre di Polfranceschi, da dove apprendi amo, ad esempio, c he le guardi e di lìnanza nc p-

172

A.S.MI., M.G .. Can. 498 m A.S.M I., M .Cì., Cart. 494


'/ìziana Mainoli

196

pure bastavano per il servigio primario a cui erano preposte e dunque di nessuna collaborazione per il mantenimento dell 'ordine pubblico 173 . A questo si aggiungeva il problema c he mo lte g uardie campestri avevano famiglia o erano esercenti di un qualche lucroso mestiere per cui ri sultavano indulte assai difficilmenle a recarsi ad operare il loro dovere in un comune diverso da quello in cui si trovavano domiciliati. La situazione ru complicata da numerose ribellioni: nel dipattimento del Piave 150 insorgenti cercarono di sollevare la popolazione locale 174, nel dipartimento dell'Agogna vi erano liberi più di 100 disertori armati , i dipartimenti alla destra del Po crarn, minacciati dalla truppe austro-inglesi appena sbarcate e la rivolta qui era ormai indomabile, specie nel Rubicone, ad Ancona e Ravenna 175 . Neanche il ritorno di I ,.ontanelli a ministro della guerra riuscì a rall entare l' oramai prossima disgregazione de ll 'apparato pre posto alla tutela della pubblica sicurezza. Il viceré esortò nuovamente la Gendarmeria a fare il suo dovere, ma essa e ra ormai disgregata e per nulla aiutata da guardaboschi e dogani eri 176 . TI 12 dicembre Polfranccschi chiese a Fonlanclli di far tornare la gendarmeria al servizio d' istituto, poiché le altre componenti della forza mista no n avevano qucll ' influenza morale sulla generalità dei citladini c he olleneva la Gendarmeria 177 . Il 24 lo informò che il colonnello Neri si rifiutava di rimandare ncl Lario e Serio i gendarmi che aveva con sé in Valtellina, pur avendo i 40 ri entrali dal Ticino e quelli del deposito d ' istruz ione in arrivo da Milano. Il 5 gennaio 181 3 Polfranccschi confermava l' allivazionc della forza mista nei dipartimenti lissati , ad eccezione di quelli dell 'Adige, del llasso-Po, d el Reno, del Lario e del Serio. Per quanto riguardava l'Adige era di ostacolo il signor prcrctlo di quel dipartimento, che non appariva propenso a ll'attivazione della forza mista, dato c he non riteneva tale provvedime nto necessario. In realtà parte del dipartime nto era già stata invasa dal nemico e ne l resto era necessario stahilirc dei porti di forza mista , non valendo l'osservazione che molte località erano già occupate dalle truppe de ll'esercito, in quanto Polfrancaschi ribadiva c he il servizio di q uesU! non era il servizio dato dallafnrza mista. Ormai la resa dell ' esercito italico era se mpre più vic ina e co n essa anche la fine de lla re ale Ge ndarmeria. L' esercito fu costretto ad arretrare anchc dalla linea dcli' Adigc-Taro lìno ali ' Isonzo, e il 16 aprile, al castello di Schiarino-Razzino vic ino a Mantova, fu

174

A .S.Ml., M.G.. Cart. /\.S.Ml. , M.G., Cart. 170 A.S.Ml. , M.G., CarL 177 A.S.Ml., M.G .. Cari. 175

1067 101 5 289 494


197

La Gendarmeria del Hew10 Italico

convenuto in nome di Eugenio e del feldmaresciallo Heinric h Bellegarde, informati dell'abdicazione dell' JJ aprile, che l'armata francese in Italia sare bbe rienLrala nel suo paese, che le cillà assediale si sarebbero arrese, c he una dcpulazione del Regno sarebbe stata inviata al quartier generale alleato a Parigi e che le truppe ita liane sarebbero rimaste sulle loro posizioni 178 . Il 17 aprile il scnalo italico si pronunci<> conlro Eugenio Bcauarnais, facendogli così perdere anche la possibilità di restare reggente di uno stato ormai ridotto alla sola I ,ombardia. Sul piano mililare Eugenio accelli'> il 23 aprile un a capitolazione che prevedeva l' occupazione da pa11e degli austriaci delle piazzeforti che non si erano ancora arrese e del territorio del Regno non ancora conqui st_ato. Di conseguenza l'esercito austriaco e ntrò il 28 aprile a Milano. La reggenza provvisoria dovette accettare la presidenza del generale Rcllegarde. Era la fine del Regno d'Italia in qualsiasi sua fom1a. Esercilo italico e Gendarmeria erano ormai nelle mani degli a ustriaci e in potere dello stesso generale, che era convinto della necessità di conservare nell'cscrcilo austriaco le mi gliori truppe di que llo ital ico. 6.2. La Gendarmeria Reale conflui sce nella Gendarmeri a austriaca

Con glj austriaci al potere Polfranceschi fu sostituito dal capo di SM, aiuLanlc comandante, Luigi Rivaira. Conlralla ad un solo reggi mento con giurisdizione sulla Lombardia, la Gendarmeria fu conservata e riordinata con regolamento del I O novembre 18 17 con un organico di 899 uomiru, di c ui 36 erano ufficiali, completalo nel 18 18 trasfcrem.lo 16 uomini dai cavalleggeri Noslilz e 36 dai 4 reggimenti di linea italiani, come si legge nel capitolo ottavo della legge del 18 17 17 'J_ Questo reggimento di Ciendarmcria della Lombanlia faceva parte integrante dell'esercito ed e ra composto da un ' Ispezione generale, un deposito e 9 compagrn e:

Compagnie Como Sond1io Be rgamo Rrescia Manlova Cremona Lodi Pavia Milano

178 179

Consistenza 157 59 120 105 I 13 70 52 67 120

ALATN PTLLEPICH, ·· Napoleone e gl i ita liani" , Bolog na, Il Mulino, p. 160 A.S.M I., M. ( ì ., Cai1. 498


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'Jiziana M ainoli

Le prime 8 erano riunite a cop pie in 4 squadroni.il 5° squadrone era formato dalla compagnia di Milano e dal deposito Il costo era di circa 300.000 fiorini l'anno. I compiti che la Gendarmeria doveva svolgere erano del tutto simili a que lli già stabili ti dalle precede nti leggi italiane, essenzialmente mantenimento della polizia civile e militare, f a re delle p erlustrazioni e delle pattuglie ogni giorno sulle strade maestre e traverse, scovare ma ffattori, dissipare qualunque tumulto, proteggere e d(fendere i sudditi arrestare i disertori, come si legge nel capitolo primo della legge del 1817. Si sottolineava poi, ne l capito lo quarto, l' importanza della più esatta controlleria di tulle le azioni dei vari individui c he compon evano il corpo stesso, onde evitare e pisodi spiacevoli e colpevoli impuniti, come si era verificato negli anni del Regno. Una maggiore atte nzione rispetto ai regolamenti stilati nel precedente periodo era data alla formazione ed alle 4ualità che i futuri gendarmi dovevano possedere, senza la concessione di favoritismi e agevolazioni, c he in precede nza si era costretti a concede re pe r gli annosi proble mi di organico. I gendanni, oltre alle capacità più basilari del leggere, scri vere, e compilare rapporti , veni vano istruiti rig uardo alle manovre milita ri [...], come pure alla ginnastica, 1---1 a lla corsa, alla lotta, al volteggiare e saltare su e giù da cavallo, alla scherma, al bersaglio col fucile e colla pistola ed al nuoto. giacchè simili esercizi sono i soli che rende r lo po.uorro atto a trarsi d'impaccio nelle frequ enti mischie con gli assassini. Dovevano poi essere messi alla prova ri guardo all a moralità, intelligenza e r:oraggio. Se durante il noviziato non si dimostravano tutte le altitudini richieste e il soggetto non era confo rme alle spe ranze che e ransi di lui concepite veniva congedato. In te mpo di g uerra i gendarmi dovevano: • vegliare atte ntamente il corpo a cui erano adde tti per scovare spie e pe rsone sospette, vigil are sugli abitanti del paese per trovare eventuali co llaboratori del nemico; • arrestare tutti i sacc heggiatori e predoni, ovvero di sperderli ; durante la marcia stare in coda alle brigate per raccogliere gli sbandati e farli prosegui re unitamente ai compagni ; • allontanare dall'esercito tutte le persone che non vi a pparte ne vano ; rare esatte pattuglie di giorno e di notte per per arrestare tutti i soldat i che vagavano senza permesso e consegnarl i ai rispetti vi corpi; • allontanare tutte le donne , i vivandieri e freccioni non approvali; pro teggere i c.ittadini e la loro proprietà da qualunque insulto, imped ire qualunque guasto di giardini.prati. campi, f a tto per me ro capric r:io; • scortare i prig ionie ri di gue rra; impedire il gioco d ' azzardo; • impedire la dise rzione; • mantenere il buon o rdine del convoglio sulle strade e nelle ,iti rate; annotare gli eccessi co mmessi dai mil itari e denunciare il tutto ai rispettivi capi; • trasmette re la corri spo nde nza fra i vari corpi dell' esercito e proc urare tutte le informa7.ioni possibiLi per meglio conoscere il nemico ;


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Gnulamwriu del RPgno flalim

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Questa legge era più articolala di 4uelle clahoralc ne l Regno italico cd allrihuiva ai gendarmi anche compiti in precedenza affidati ad altri corpi, come per il controllo del gioco d' azzardo pii ma affidato alla Guardia di Finanza, e del Lutto nuovi, come occuparsi della corrispondenza Lra i vari corpi dell'esercito. La legge prevedeva poi che ogni gendarme a c ui venisse fatta violenza da un un soldato semplice o son-ufficiale, aveva il diritto di ucciderlo su/fatto. La legge forniva anche un prospello degli ej]elli del vesliario, equipaggio e hurda/ura dei quali doveva essere provvisto ogni individuo del reggimento di Gendarmeria in Lombardia: ahito di panno verde; • pantaloni di panno verde e di fustagno per l'estate; tabarro con bavero solo per i montali e cappotto pe r i gendarmi a piedi; stivaletti di panno nero e di fustagno per l'estate; • portacarabina solo per i montati , portaspadone o sciabola con cinturone e placca per entrambi ; • guanti; • sella completa con birglia, bridone e cavezza, soprassella di lana nera, speroni con porta speroni, g ualdrappa rossa , valigia di panno e coperta di lana, solo per i montali; valigia di pelo per i gendarmi a piedi ; vari fazzoletti, camicie, spazzola per abiti, guanti, mutande e calze; • calamaio e libretto di soldo. Il corpo della Gendarmeria venne quindi ridollo e limitalo alla sola Lombardia ma comunque conservato dagli aust1iaci, c he ne aumentarono persino le attribuzioni.


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CO NCLUSIONI

Se dobbiamo dare un bilancio conclusivo de lla storia della Gendarme ria del Regno d ' Tt:alia, siamo quasi re nrati di dare un giudizio negarivo. Nel 18 14 il regno a ffondò in un gorgo di di sordi ni diffusi, violenze, anarchi a, senza c he la Gendarmeria potesse fare molto. Anc he negli anni precedenti ampie zone di territorio erano in ma no a squadre di bandi li, in grado addiri ttura di dare l'assalto nel luglio del 181 O a Femira, capoluogo del dipartimento del Basso Po. Il reclutamento e la resa de i re parti fu alralenante; t1·ovare ed addesrrare il persona le adatto a l sevizio di o rdine puhhl ico pe r la Cìc ndarmcria non e ra impresa facile, e spesso compromess i si resero necessari, favorendo l' abbassamento dell a qualità del corpo. Il risultato fu che spesso i gendarmi si comportarono nei confronti delle popolazioni più come truppa di occupa:t.iom; c he da tutori dell'ordine pubbli co, mentre i coma ndi non smisero mai, sino alla fi ne, di lamentare carenza di pe rsonale e la sua mancanza qualitativa. La piaga della diserz ione no n fu mai del tutto sanata, addirittura si paventò per qualche la sospensione o la ri duz ione de lla aliquote di c oscritt.i per non provocare ribellioni. La Ge ndarme ria, che avre hhe dovuto vig ilare perché lutto avveni sse nel modo più corretto possibile, non poteva garantire la necessaria tranquillità delle procedure di sorteggio dei coscritti e de l loro trasferime nto ne i centri di accantoname nto. Siamo davanti ad un fallime nto? Se ana li u .iamo pcrÌl la natura dei proble mi c he la Gendarme ria italica doveva affrontare vediamo, però, che la situazione era lung i da ll'essere " normale" e che i problemi stavano a monre, nella narnra sressa de l Regno d' Italia. Questo stato fun zionava da vero e proprio c uscinetto tra l'Impero francese e quello a ustriaco. Co me tutte le zone di confi ne assorbiva su di sé lo stato di guerra fredda e guerra guerreggiata c he le due porenze mantenne ro quasi inin terrotta me nte dal 1805 a l 181 4. Le bande di " briganti", per quanto composte da malavitosi, godevano di a ppoggi, economici e di armi , che provenivano sia da Vienna c he da I ,ondra. I dipartime nti del M ella, dell' Adda e del Basso Po fu rono i più turbo lenti proprio per questa vicinanza intrinseca con il nemic o. I passi alpini e le foci del Po erano una via di penetrazione ideale per chiunque volesse creare di sordini all'interno di uno de i pri ncipali stati satelliti dell'Impero napoleonico, l'Italia appunto. Un Regno che fu costruito assemhl ando regioni e città che dal medioevo non e ra no più state riunite sotto un ' unica realtà politica. Regioni e dipartimenti venivano annessi o ceduti con estrema e disinvolta faci li tà Logico dunque la realtà di sta to del Regno d' Ita lia fosse piuttosto tra ba llante. La politica estera di Napoleone fece sì che il Regno si trovasse nella sua breve esistenza praticame nte sempre in stato di guerra contro nemic i lontan i e


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vicini. Di serzion i e renitenza a lla leva, prima un evento che coinvol geva s ingoli o gruppi famig liari, negli anni ' IO divenne una realtà e nde mica, che interessava intere comunità e centinaia, se non mig liaia, di persone. Lo stesso feno meno interessava ormai anche la stessa Fra nc ia. In un simile contesto la Gendarmeria non poteva fare di più. L'emergenza era ormai quotidiana e le emergenze da affrontare erano lungi dall'essere question i di routi ne. Le pattuglie furono infine sostituite da colonne mobili che battevano in tenitori o , rastrell avano, comhallcvano, imponevano requisizioni e alloggi for1.ati presso villaggi e paesi, a spese delle comunità. U na situazione più s imile al controllo di un territorio occupato, piuttosto che non del proprio. La storia della Gendarmeria del Regno d ' Halia non è dunque q uella di un reparto impegnato in una routine di pattug lia e controll o dell ' o rdine puhhlico, ma que lla di u n corpo impiegato continuamente in una estenuante e logorante guerra difensiva a bassa intensità.

Les iendarmes avaient promis Qu 'ils soutiendraienl /ous leur pays. Mais ils n'orli pas manqué Au son du canonnier 180_

ixo i 1ratta di una del le strofe de La Carmagnolc. Scritto nel 1792 su una ballala piemontese, questo canto di venni: in hreve il più conosciuto e diffuso tra i tanti prodotti durante la Rivoluzione Francese.


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IN OJCE DEI NOMI

- AGLI ATI, rnOVANN I, tenente della Gendarmeria reale a Chiari, poi a C re mona, poi a Novara. - ALB LJZZI, BALDASSARRE, capitano della compagnia di Gendarmeri a del dipartimento d'Agogna e poi di quella del Lario-Adda. - ALDI NI, ANTONIO ,na to a Bo logna, 27 diccmhrc 1755. Si laureò in utroque iure nel 1773 e l'anno successivo fu nomfoato, presso l'università di Bologna, lettore di diritto naturale e delle genti, e poi di diritto civile, e dal 1786 di diritto pubblico. Dopo l'arrivo dei francesi nel giugno 1796, venne inviato dal senato bolognese a Parigi per perorare presso il Direttorio la causa dell'unione delle province occupate dai francesi. Il Direttorio non si mostrò favorevole. Fu nom inato presidente de l primo congresso della Conl'c dcrazio ne C ispadana dell' ottobre 1796. Venne c hiamalo da Bonaparte a fare parte dei comita ti riun iti della Cisalpina, e poi del corpo legislativo nel Consiglio dei scni ori, assume ndo conte mporaneamente il d ilficilc incarico di commissario ordinatore dei de i paesi della Valtellina aggregati alla Repubblica. f u poi nel 1800 nominato membro della Comm issione straordinaria di governo. Nel 180 I fu inviato straordinario a Parigi, con Marescalchi e Melzi, per trattare con il Primo Console il ritiro delle truppe francesi dal terri torio C isalpino. Si redi poi alla consul ta di Lione, dove ebbe la presidenza della seconda sezione, incaricata degli affari hologncsi e romagnoli. Nel corso dell 'elezione del presidente della Repubblica Italiana, il nome dcll' Aldini fu votalo al secondo scruti nio d alla maggioranza dei membri della commissione incaricata della designazio ne. Rifiutata la presidenza, divenn e membro del corpo legislativo, ma nel 1803, in seguito a un contrasto personale con Melzi, ru destituito dal suo posto. S i ritirò per qualche tempo a vita privala. Nel marzo 1805, creatosi il Regno d ' ltali a,dopo aver ricoperto altre cariche minori, fu segretario di Stato residente a Pa1igi, fino alla lìnc del Regno. Nel 18 14, caduto Napoleone, si recò a difendere gli interessi di Bologna al Congresso di Vie nna, tentando , invano, d ' imped ire la restituzione de ll a città al domi nio pontificio. Ritiratosi dapprima a Milano e rientrato poi a Bolog na, vissc l'ultimo periodo della sua vita in di spart.e , amministrando l' ampi o patrimonio immobiliare che si era da te mpo costitu ito. Morì a Pavia il 30 settembre 1826. - AMM AGLIANI, G IUSEPPE, tenente della Gendannc ri a reale a Verona. - ANGELI NI, LUl<il, tenente dell a Gendam1eria reale a Milano, po i capitano nel Brenta e nel I3acchiglione. Durante l'i nsorgenza che attli sse il dipaitime nto del Brenta scacciò numerosi ribelli liberando alcuni comuni dalla loro minaccia .. Catturìi insieme ai suoi gendarmi l'intendente austriaco generale Goss.


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- ARRl(ìONI , FIUPPO, sottotene nte della Gendarmeria reale ad Ascole ad Imola. - AVICO, GfULIO, capitano della Gendarmeria reale nel Tronto. -AVOGARI DE <iENTILE, VINCENZO, colonnello corso, primo organizzatore del la Gendarmeria napoletana. - ANDRÈ, caposquadrone della Cìemlarrncria imperiale, poi inviato a Modena con la mi ssione guidala da Radet. - BERIÉ, LU IG I, capitano comandante del deposito d ' istruzione della Gendarmeria reale, poi capitano della compagnia de l Lario-Adda .. - BARTOLINI , ENR ICO, brigadiere a cavallo, uccise in una lolla ineguale di forze un brigante che lo aveva assalito con armi da fuoco. - 13ARRON1, (?), sottotenente quartie r mastro della Gendarmeria reale a Brescia. - BASSOLI, PILTPPO, tenete della Gendarmeria reale a Novara, poi a Be rgamo. - IlEAUHARNAIS, EUGRNE DE ( 178 1- 1824) Viceré d ' Italia, Principe di Vene7.ia, Arcicancclliere di Stato dell'Impero francese, principe ereditario del Granducato di Francoforte, nato il 3 settembre I 780. Gran Dignitario dell'ordine della Corona di Ferro dal 20 febbraio 1806. Decorato della Grand' Aquila. Sposato il 13 febb raio 1806 con /\ugusla Amalia di Baviera. Gran commendatore del Supremo Consiglio massonico d ' Italia, gran maestrn del Grande Oriente d' Italia. - BEDOGNl, FERMO, tenente della Cìendarrneria reale a Ilergamo. - BELLEGARDE, conte HEINRICH JOSEPJT JOI-IANNES ( 1756-1845), feldmaresciallo austriaco. - BELLERf, GIUSEPPE, gendam1e a piedi , si mostrò assai valoroso respingendo il nemico in Valcarnonica e restando feri to al basso ventre. - BENEDETrI , GIUSEPPE, sollolene nte quartier mastro del la Gendarmeria reale a Mila no, poi tenente della stessa a Pavia e capitano nel Serio. - BERIDA, G IOVANN I MARIA, lenente della Gendanneria reale a Lodi. - BERIOLA, GIOVANN I, MARIA, tenente della Gendarmeria reale a Lodi e poi a Milano. - BERRRTIIN I, LAZZA RO, tenete in 2" de lla Gendarme ria reale a Milano, poi tenente a Lodi e a Cremona. - BERTA, GIUSEPPE, tenente della Gendarmeria reale a Pavia, a Udi ne e a Trevi so. - BE'ITL GfUSEPPE, te nent.e in 2" della (ìcndarmcria reale a Treviso. - B IANCHI D 'ADDA, GIOVANN I BA'ITISTA ( 1748-?), ispettore generale del genio, poi ministro della guerra italiano, generale di brigata, commendatore dell'ordine della corona di ferro dal I maggio 1806. S i prodigò molto nell'organi 7.7.are l'estrema difesa del Reg no ne l 18 13. - BIANCH I, G IORGIO, capitano de lla Gendarmeria reale del Scrio. - BIGNAM[. LUIGI (?- 1812), capitano de ll a 3a MB di linea, deputato ai comizi di I .ione, capilano de lla Gendarme ria reale del Reno, poi caposqua<lronc (Ancona) della 2• legione, ucciso da 20 briganli della banda Trovarello il 6 nove mbre I 8 12 a Fano. - BONAPARTE, NAPOLEONE 1° , nato 15 agosto 1769, imperatore dei fran-


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cesi, consacrato e coronato a Parigi il 2 dicembre 1804, coronato re d ' Italia in Milano il 26 maggio 1805,. Protettore delJa Confederazione del Reno, Mediatore de.Ila Confederazione Svizzera, Gran Maestro dell'ordine della Corona di 1"cno. Capo della Legion d' Onore e pres idente del gran consiglio di amministrazione. Gran Maestro dell ' Ordine dei Tre Tosoni d'Oro. Sposato con Maria Luigia arciduchessa d' Austria. - BONOMJ, GlOVANNI, sottotenente della Gendarmeria reale a Verolanova. - RORRONI, GIUSEPPE, capitano della Cicndarme,ia reale del Serio. - BORSOTII, LUIGI, caposquadrone del 2° reggimento ( poi 2" legione) della Gendanne1ia reale. - BOVIO, CARLO, gendarme a cavallo, il 30 luglio 181 O, con altri gend armi, si recò travestilo nell e va lli di Stie nta e fingendosi disertore avvicinù una handa di 7 briganti; due furono callurati e uno ucciso. - RRAMANI, DOMENICO, capitano della Ocndarmeria reale del Reno, e poi del Musone. - BRAVI, GIROLAMO, sollotcncnlc quartier mastro della Gendarmeria reale a Finale, poi tenente della stessa ad Arona e a Como. Diede prova del proprio valore nel dare la caccia a un vistoso numero di ribelli nel luglio del 181 O. - BUFFOLI, GIUSEPPE, hrigadicrc a cavallo, unitame nte ad alcuni gendarmi, il 30 luglio 181 O si recò travestito nelle valli di Stienta e fingendosi disertore avvicinò una banda di 7 hriganli ; due furono catnirati e uno ucciso. - BlJI ,Cì/\RRTJ J, GIUSEPPE, tenente della Gendarmeria reale a Relluno. - il USI, PIETRO, gendarme a c avallo, il 17 luglio I 81 O entrò tra i primi ad Asiago per attaccare i ribelli e rimase ferito al collo. - BUSI, TEODORO, sottotene nte quartier mastro della (icndarmcria reale ad Ancona e a Rovigo. - CABBRRl, FEDERICO, sottotenente quartie r mastro a Bologna. - CAFFARRLU DU FALGA, MARIE fRANçOISE AU(ilJSTE (1 766-1849), gene rale francese, mini stro della guerra e della marina italiana, ai utan te di campo di di S.M.I.R., conte, commendatore dell'ordine della corona d i ferro dal 8 ottohrc 1809. Grande uffic iale della legione d' onore dal 2 1 luglio 1809. - CALATRONI, G IUSEPPE, sollotenente quartier mastro della Gendarmeria reale a Novara, poi tene nte in 2" de lla stessa a Rcvcrc, poi te ne nte a Mantova, e capitano de lla compagnia del Mincio. - CAMPAGNOLA, BENEDETIO, tene nte della Gendarmeri a reale a Reggio e poi a Rologna. - CAMPJOLI , FILIPPO, gendarme a piedi, ne ll' agosto 18 10 si distinse per il coraggio avuto nell'attaccare dei hriganti a Villa D ' Aiano. Rimase gravemente ferito, tanto da non essere più abile al servizio. - CANTLNAZZI, (illJSRPPR, gendanne a cavallo, durante una missione in Valte llina cadde da cavallo venne aggredito da tre briganti; riu scì a ferirne uno, ad ucciderne un altro e a porre in fuga il terzo. - CARAVÀ, G IU SEPPE, sottotenente della Gendarmeria reale a Porde none. - CARNOVALI , GIUSEPPE, sottote nente quartier mastro de lla Gendarmeria reale a Cremona, poi tenente a San Donà e a Ferrara.


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- CASOLAKl, DOMENICO, gendarme a cavallo, il 3 lug lio 18 1O intervenne con successo per sedare un tumulto Castel San Pie tro. - CASTIGLIO NI, POMPEO,capitano aggiunto di SM della Gendarmeria reale. - CASTO, ALESSANDRO, capitano de lla Ge ndarme ria reale de l Keno. - CAVALLl, G IOVA NNI , gendarme a cavallo, si mostrò assai va loroso ne llo scoutro con il nemico verificatosi a Grig no, ne llo S tato Bavaro, il 6 giugno 1810. - CAVA LLOTil, GI ACOMO, tenente quartier mas tro de lla Ge ndarmeria reale a Cre mo na. - CAZZOLA, CARLO, te ne nte dell a Ge ndarme ri a reale a Sondrio, poi capitano nel Piave, in seguito caposquadrone della 2• legione di Ge ndar meria. - CRRIOLI , L UIGI, tenente della Gendanne1ia reale a Paullo, poi capitano nel Crostolo, ne l Re no e nel Panaro. Durante l' insorgenza che afflisse la parte montuosa de l dipartime nto de l C rostalo, diede prova di enorme valore, inte lligenza e zelo , distrnggendo ovunque si trova sse le mire de i rihclli. - CESTARJ, (?), sottotenente quartier mastro della Gendanne1ia reale a Mantova. - CIIIAPPA, ANTONIO, sottote ne nte quarti er mastro de lla Gendarmeria reale a Rassano, poi te nente qu artier mastro a Ve rona e tenete a Reggio. - CHIARO, CARLO, tenente a piedi dclJa Gendarmeria re ale, nel 18 1Odurante l' insorgenza verificatasi nel dipartimento del Brenta, s i mostrò mo lto coraggioso. - C HIARO, L UIGI, sottotenente quartie r mastro della ( icndarmeria reale ad Ancona, po i a Mil ano. - C HI ZZOLA. CESARE, capitano del I ussar i cisalpino , depul ato ai comizi d i Li one , capita no della Cicndarmeria del Crostol o. poi caposquadrone della Gendarme ria cd in fi ne de l 3° cacc iai.ori a cavallo. - CILLA, L UIGI , tene nte de lla ( icndarme ria reale a Ca stig li o ne de lle Stivie re, poi a Milano e a Rrcscia. - C IMA , LU IGI, sottotene nte quartier mastro della Gendam1eria reale a Bologna, po i tenente in 2" a Vicenza.COLZONJ, (?), gendarme a pied i nel d ipartimento del C rostolo, resosi colpevole de ll ' uccisione di un individuo senza nessun motivo. - CI VA'l'l, LUIG I, sottotcnc nlc de lla Gendarmeria reale a San Donà e a Po11ogrua ro. - C OLLA, IGNAZIO, sottote ne nte dell a Gendarmeria rea le a Bolzano. - CONCORNOTII, LUIG I, marescia ll o a cavallo de lla ( icndarrneri a reale, tra l' 11 e il 19 lug lio I 8 IO sconfi sse vari briganti in alcuni co muni del Mincio e ciel Basso Po. - CO NFALONIERl , SANTO, tenente della Gendanneria a T:-evig lio e poi a Gradi sca, capitano della Gendanne ri a del Minc io e po i d i q uella de l l'Agogna. - CORBELLA , (?), tenente della (icndarmeria reale a Revere. - CORRA DIN I, GillSEPPE, maresciallo a cavallo della ( icndarrneri a reale, il 9 ottobre 18 1O s i mostrò valoroso nel condune un du ro attacco a dei hriganti nel dipa1ti me nto del Panaro e il 22 d ello stesso attaccò una casa covo d i briganti uccidendone e arrestandone mo lti - C OSTA, IGNAZIO, sottotenente dell a Gcndanncria rea le a Bolzano. O


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- COSTÈ, (?), caposquadrone della gendarmeria imperiale, poi inviato a Mantova con la missione guidata da Radet . - COITOMBONT, MARCO, sottotenente della Gendarmeria reale a Como. - COVI, CAMlLLO, sottotenente de lla Gendarmeria reale ad Este. - CREMONINI, GIUSEPPE, maresciallo a piedi, nell 'agosto 181 O si distinse per il coraggio avuto nell'attaccare dei hriganti a Villa D' Aiano; poi sottotenente della Gendarmeria reale a Rimini. - CRESPI, GIUSEPPE, gendarme a cavallo, si mostrò assai valoroso nello scontro con il nemico verificatosi a G1igno, nello Stato Bavaro, il 6 giugno 181 O. - CRISTOFORI, BENEDETTO, gendarme a cavallo, insieme al gendarme Zampoli, riu scì a sventare un attacco inglese ad un trabaccolo di sale al porto di Civitanova. - CROFFI, SERAFINO, tenente della Gendarmeria reale a Forlì, poi capitano della stessa nel Basso Po, nel Mctauro e nel Rubicone. Con 24 gendarmi ed alcuni soldati della guardia nazionale attaccò nel luglio 1810 un accampamento di di ribelli nei pressi di Ferrara, ponendoli in fuga. - CROZAT,(?), caposquadrone della Gendam1eria impe1iale, poi inviato a Brescia con la missione g uidata da Radel. - DAL BUONO, LUIGI, tenete della Gendarmeria Reale a Vergato, poi a Modena. Riuscì a disperdere numerosi briganti che avevano iuvasu il comune di Cascemaro, vicino a Ferrara, nel lug lio 181 O. - OE CAPITANI, STEFANO, tenente del la Gendarmeria reale a Bologna, poi capitano nel Mcl.auro e nell'Olona. - DELLA CROCE, GAETANO, sortote nente quartier mastro della Gend armeria reale a Bergamo, poi tenente a Rimini e a Forlì. - DELLA VILA, GIOVANNI, te nete della Gendarmeria reale a Lecco, poi a Sondrio. - DOLLARA, GIUSEPPE, tenente della ( icndarmeria reale a Verona, poi capitano nell'Adige e poi nel Piave. - DUCROS AUBERT, caposquadronc della Gendarmeria imperiale, poi inviato a Bologna con la missione guidata da Radct. - FABBRI, ANTON IO, gendarme a cavallo, rimase ferito in una lotta contro dei hri ganti la sera del 1° luglio 18 10. - FABBRI, FEDERICO, sottote ne nte quartie r mastro dell a Gendarmeria reale a Treviso, poi tenente quartier mastro sempre a Treviso e te ne nte a Vicenza. - FANTINA , FRANCESCO, tenente della Gendarme ria reale a Fe rmo e a Forlì. - FERRAR I, CARLO, capitano de lla Gendarmeria reale dell'Olo na. - FILIPPINI, CARLO, sollotcncnl.e d ella Gendarmeria reale a Pavia. - J•ONTANELLT, ACHILLE (1 775-1837), capo della 2a coorte cispadana (modenese), capohattag lione de l l/3a legione cisalpina, della 3a legione cisalpina, capobrigata dell a Ia MB leggera, poi della g uardi a del preside nte, generale di hrigata comandante della guardia reale e colonnello dei Veliti Reali , generale <li di visione, ministro de lla gue rra e della marina, Grand ' Ufficiale della Legione d' Onore; governatore de l pala7.w di Milano, commendatore dell' ordine della corona di ferro dal I maggio I806.


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- FORGHIERI, ANSELMO, tenete quartier mastro della Gendarmeria reale a Milano, poi tenente della stessa ad Ascoli, si distinse unitamente ai suoi gendarmi per il coraggio mostrato nello svolgimento del suo dovere, poi capitano nel Passariano. - FRACCHIA, (?), gendarme a piedi della brigata <li Sondrio, ucciso in seguilo ad una rissa scaturita durante un'operazione. - FRACCl-UA, PIETRO, sottotenente della Gendarmeria reale a Lodi . - FRIGERIO, PIETRO, sottotene nte quartier mastro della Gendarmeria reale a Como, poi lenente in 2• della stessa a San Donà e te nente a Udi ne. - (iAHR.lELLI, GIOVANN I BKITISTA , tenente della Gendarmeria reale a Varese, ad Ancona e a Forlì - GALLINI, GIROLAMO, capitano della Gendarmeria Reale del Passariano, poi dell'Agogna e dell ' Allo Po. - GAMBI, M ATTEO, gendarme a piedi, rimase rc1ito da dei briganti durante una perlustrazione la sera del 1° luglio 18 10. - GENNARI, GENNARO, capitano della Gendarmeria reale del Mella e poi nel Tronto e poi nel Tagliamento. - GENTILI, caposquadrone della Gcmlanneria impe riale, poi invito a Milano con la missione guidata da Radet. - GÒSS, (?), i11lem.le11li:; generale austriaco. - GRlFPINI, LUIGT, sottotenente della G endarmeri a reale a Clusone. - GUARNTRRI, FRANCESCO, capitano della Gendarmeria reale del l' Adige. - GUERRA, GIUSEPPE, brigadiere a cavallo, si mostrò assai valoroso nel catturare i principali autori di una sommossa verificatasi il 22 maggio 1810 nel comune di (iabbiano. - GU<iLIELML LANFRANCO, sottote nente quartier mastro della Gendarmeria reale a Fe11110, poi Lenente della stessa ad Urbino e a Bergamo. - GUICC1ARD1 , DIEGO ( 1756- 1837), ticinese, ministro di poli7.ia e poi degli interni cisalpino, consigliere consultore di Stato, direllorc gene rale della polizia,senatore, conte, commendatore dell'ordine de lla corona di ferro <lai l magg io 1806 . - HOFER, ANDRES, capo della rivolta nel Tirolo. - IMPER, GAETANO, brigadiere a caval lo; con tre gendarmi riuscì a disperdere una numerosa banda di ribelli nel comune di Piazzola ma rimase ferito al dorso. - JOUBERT, (?), generale francese. - T,ABOULAY E, PIETRO, sortotenentc della Gendarmeria reale a Cremona. - LAMBERTITNI, RF.M trnO, sottotenente della Gendarmeria realea Sondrio - LANDRJN I, PAOLO, tenete quartier mastro della Gendarmeria reale a Como, poi Lenente a Cremona. - LAZZARONI, GIACOMO, sottotene nte della Cìen<larmeria reale a Pordenone. - LRC HI, Gl USEPPE ( 1766- 1836),deputato ai comizi di Lione, conservatore generale del Grade Oriente d'Italia, generale <li di visione, decorato dell'aquila d 'oro della legione d'onore e cavaliere dell' ordine delle Due Sicilie.


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- LEONARDI, GIUSEPPE, sottotenente della Ge ndarmeria reale a Bassano. - LEVA, OlTAVIANO, sottotenenle quartier mastro della Gendarmeria reale a Reggio, poi a Clusone. - LEVIER, JOSEPH (?-I 8 13), capo del deposito reclute cisalpino, poi capobrigata della 4a MB di linea, colonnello del 3° RI di linea e infine generale di brigata. - I ,ODENA, ANTON IO, tenente della Gendarmeria reale a Imola. - LONATI, (?), sottotenente della Gendarmeria reale a Cremona. - LONGHENA, CìlOVANNI BA1TISTA, te ne nte della Gendarmeria reale a Modena, poi capitano della stessa nel Panaro e nel Metauro. - LUCIDI, FILIPPO, tenenle della Gendarmeria reale a Pordenone, poi a Udine. - MACCHI, fANCRSCO, gendarme a piedi, durante l' assalto da parte dei ribelli alla città di Rovigo nel luglio 18 JO, riuscì a spronare la popolazione alla difesa dal ne mico scongiurando così l'assalto. - MAFFEI, HARTOl ,OMEO, capitano della Gendarmeria reale del Lario. - MAGNONI, SERAFINO, tenete della Gendarmeria Reale a Brescia e poi a Como, capitano nell'Alto Adi ge e nel Panaro. - MAJOCCH I, S ICì lSMONDO, sottotene nte della Ge ndarmeria reale a Legnago. - MALACilJGINI, FRANCESCO, te ne nte della Gendarmeria reale a Rimini e poi a Forlì. - MARCH JONI, VINCENZO, tene nlc della Ge ndarmeria reale a Comacchio, a Ferrara, Ancona e a Mantova. - MARTINELLI , ANTONIO, tene nte della Gendarmeria reale a Gallarate, poi capitano della stessa nel Ilacchig lione. - MARZAN I, ANTON IO, tenente de lla Gendarme ri a reale a Rovigo, poi capi tano della stessa nel Mella e nell'Olona. - MASI, ALESSANDRO, capitano del I O squadrone della Gendarmeria Reale. - MASSÈNA, AN OR E ( 1758- 1817) , maresciallo dell' Impero Francese , Dica di Ri voli, principe d'Essling. Nom inato Gran Dignitario dell ' ordine della Corna di Ferro il 20 febbraio 1806. - MASI, ALESSANDRO, caposquadrone della 1• legione della Gendarmeria reale. - MAS INI , ANGELO, gendarme a cavallo, il 30 luglio 181 O si recò, con altri gendarmi , travestito nelle va lli di Stie nta e fingendosi disertore avv icinù una handa di 7 briganti; due furono catturati e uno ucciso. - MA'l T IOLI, ANGELO, sottotenente della Gendarmeria reale ad Arona. - MELLT, ANTON IO, tenente qua11ier mastro dell a Gendarmeria reale a Fe rn1ra e a Rologna, poi tencnlc in 2• della stessa a Fabriano. - MELLI NI, C.iARTANO, te ne nte della C.iendam1eria reale a Mon za, poi capitano nel Bre nta e ncll' Alto Adige. - MELZI D ' ERIL, FRANCESCO ( 1753- 18 16), vicepreside nte della repubblica italiana e poi duca di Lodi, gran cancelliere del regno d ' Italia, gran dignitario dell 'ordine della corona di fe rro dal I O fchh 1806. - M IC HE! J NI , GAETANO, genda rme a cavallo, si rn oslrò assai valoroso nello sconlro con il nemi co verilì calosi a Grig no, nello Stalo Ravaro, il G giugno 18 IO.


La Gendarmeria del Regno /Jalim

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- MIGLIAVACCA, CARLO, sollolcncnlc della Cicndarmeri a reale a Fabriano. - MILOSSEWITZ, ANDREA (1 760-1814), capo della legione veneziana, poi generale di brigata. - MIOLLIS, SEXTl US ALEXANDRE FRANç OJS ( 1759- 1838), generale francese di divisione, conte, commendatore dell'ordine della corona di ferro dal 26 fchhraio 1806. - MONCEY, BON ADRlliN JEANNOT DE ( 1754-1842), duca di Conegliano, ispettore generale della Gendarmeria e poi maresciallo di fra ncia. - MONTEBELLI, ANTON IO, te nete della Gendann eria reale a Vigevano e poi ad Arona. - MONTEGELAS, (?), primo ministro di Massimiliano di Willelsbach. - MORA, FRA NCESCO, sottotenente quaiti er mastro dell a Ge ndarmeria reale a Verona, po i tenente a Legnago, a Vicenza e ad Ancona. - MORI, RAFFAELE, gendarme a cavallo, il 30 luglio 18 10 si recò, con altri gendarmi, travesti to nelle valli di Stienta e fingendosi disertore avvici nò una banda di 7 briganti ; due furono catturati e uno ucciso. - MOSCA, FRANCESCO, direttore generale della polizia. - MURAT, GIOACCHI NO ( 1767- 1815), granduca d i Clévers-Berg, re di Napoli, ma resciallo dell'impero. - NOCETTI, GTUSEPE, maresciallo di linea a cavallo, si distinse assa i bene nel fatto d' armi verificatosi il 6 g iugno 1810 a Grigno, nello Stato Bavaro. - P/\Cì/\NRI ,I ,I , SANTO, maresciallo d 'alloggio a cavallo della Gendarmeria reale, poi sottotenente quartier mastro ad Ancona. - PARlATl, ANTONIO, sottotenente della Gendarmeria reale a Revcrc. - PEYR I, LUlnl, capo della la coorte lombarda (milanese), poi della l a legione cisalpina (lombarda), gene rale di di visione italiano comme ndatore dell'ordine delle Due Sicilie. - PEREIRA, (ìl USRPPR, sottote nente quartier mastro della Gendarmeria reale a Novara, poi tene nte a Bolzano e a Trento. - PERSEGATI, LUIGI, sottotenente della Ge ndarmeri a reale a Sondrio. - PERUGINI , ( i!ACOMO, sottotenente della Gendarmeria reale a Tolmezzo. - PETKOVlC, (?), capitano incaricalo dell 'organizza1.ionc della Gendarmeria dalmata. - PEYRI, LUIG I ( 1758-'!), capo della I coorte lombarda (mi lanese), poi della 1• legione cisalpi na, generale di divisio ne italia no. - PICCOT J , GIUSEPPE, capitano della Gendarmeria reale dell' Alto Po. - PICCOLI, ('!), gendarme a piedi, resosi colpevole di arresti, estorsioni e atti arbitrari pe r i qu ali per fu arrestato. - PIELL/\, AGOSTINO ( 1744- 1821), capitano pontificio, capo della l a coo11e cispadana (bolognese), della 3a leg ione cisalpina, capobrigata della Ge ndarmeria. poi colonnello del l O Reggime nto e della I a legione della Gendarmeria reale, infine comandante onorario delle piazze. - POLPRANCESCHl, PIETRO DOMENICO ( 1766- 1845 ), uomo politico cisalpino e generale di brigata, ispettore alle rassegne, consigliere di stato e ispettore generale della Gendarmeria reale.


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7iziana Mainoli

- PORAZZI, ANGELO, gendarme a cavallo, rimase ferito da dei briganti durante una perlustrazione. - POSIO, GIUSEPPE, gendarme a cavallo, i mostrò assai valoroso nello scontro con il nemico verificatosi a Grig no, nello Stato Bavaro, il 6 g iugno 18 10. - PRI NA, (ìllJSEPPE ( 1766- 1814), ministro delle finan ze piemontese e italiano,conte , senatore, decorato dell' aquila d ' oro della Legion d'Onore. - QUARANTELLI, ANTONIO, brigadiere a cavallo, si mostrò assai valoroso nello scontro con il nemico veriticatosi a Grigno, nello Stato Ravaro, il 6 giugno 1810. - RADET, ETIENNE ( 1762-1825), barone e generale francese, ispettore generale della Gendarmeria. - RAPA, ALESSANDRO, sottotenente della Gendarmeria reale a Finale, poi tenente a Fabriano, a Moden e a Reggio. - RICCI, DOMENICO, sottotencnte quartier mastro della Gendarmeria reale a Reggio, poi tenente in 2" della a Padova e tenete a Venezia. - RINA I ,DO,(?), tenente della Gendarmeri a reale a Castelnouvo ne' Monti. - RIVARA, ANDREA, capitano della (ìcndarmeria reale del Croslolo, poi caposquadrone della 3" legione. - RIVA IRA, l ,UIGT, maggiore del 2° cacciatori Principe Reale, aiutante capo d i SM della Gendarmeria. - Rl7.7.0LI , GAETANO, sottotenente quartier mastro della Gendarmeria Reale a Brescia e poi tenete quartier mastro a Como. - RODIGHERI, GIUSEPPE, brigadi ere a piedi, I' 11 ottobre 181 O riuscì con soli tre gendarmi a catturare dei briganti am1ati. - ROGNONI, PIETRO, tenete della G endarmeria reale a Cento, poi a Bergamo. - ROMANL ANDREA, tenente de lla Gendarmeria reale a Mantova, poi capitano nell'Adriatico. - ROMANO, DOMEN !CO , tenete della Gendarmeria reale a Breno e poi a Clusone. Rimase ferito in una gamba durante l' insorgenza verificatas i a Ponte di Lagno, dove si distinse per coraggio e intrepidezza. - ROSSI, FERDINANDO (1 764-1814), capo della 4a coorte lombarda (milanese), poi comandante della guardia del diretlori o cisalpino, poi capobattag lione della 2a MB di linea, deputalo ai comizi di Lione, colonnello prima delht 2a e po i della 3" legione della Gendarmeria reale. - ROSSI, GAETANO, brigadiere a cavallo, si mostrò assai valoroso nel catturare i principali autori di una sommossa vcriticalasi il 14 maggio 18 1O nel comune di Pozzolungo. - ROSSI, CJIROLAMO, sottotenente della Gendanneria reale ad Urbino. - ROT I'l, (?), sottotenente quartier mastro della Gendarmeria reale a Modena. - ROVATI, ANTONIO, gendarme a cavallo, si comportò lodevolmente nella lotta contro i bri ganti nel comune di Vignola. - RUSCONI, rRANCESCO, capitano della Gendarmeria reale del Panaro, poi nel Mincio e nell'Alto Po. Si mostrò mo lto valoroso quando nell'agosto 18 1O percorse, alla testa di una colonna mobile, i dipartimenti del Mincio e del Basso Po disperdendo numerosi ribelli .


La Gendarmeria d el Regno !1t.t!iw

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- RUVlNEITI, GIACINTO, lenente della Gendarme ria reale a Cremona, poi capitano nel Mella, in seguilo nc ll ' Alto /\dige e poi nel Tagliamento. Caposq uadrone de lla 1• legione. - SABATTI, (?), me mbro del comitato militare lombardo, nel 1797 propose la soppressione delle guardie di polizia. - SACCHI , GIOVANNI, tenente de lla Gendarmeria reale a Caprino e a Verona, poi capitano nel Crostolo. - SAMPIERI, PAOLO, sottotenente della Gendarmeria real e a Clusone e a Treviso. - SAVINI, GA BR IELE, lenente della Gendarmeria reale a Trento e poi a Bergamo. - SAVJ, FEDELE, Lenente della Gendarmeria reale a Finale, poi a Imola e a Reggio. - SCOLA, GIOVANNI, tenente della Gendarmeria reale a Fae nza, a Macerata e a Ferrara. - SCOTTI, GIUSEPPE FRANCESCO, capobattaglione del Serio, poi colon ne llo dell a 2• e in seguito della 3° legione. - SEGU INI, PIETRO, Capitano della Gendarmeria reale del llasso Po, poi caposqua drone della 3" legione. - SELLERT, GAETANO, tenente della Gendameria reale a Salò, poi capitano nel Musone e nel Basso Po. - SIMEONI, FRANCESCO, te nete della Gendarmeria reale a Ferrara e poi a Mantova. - SORMANI, (?), capo de lla I" sezione della direzione gene rale di polizia. - STORTI, SANTO, tenente della Ge ndarmeria reale a Casa lmaggiorc,poi capitano della stessa ncll ' Alto Po. - TANESCl-U, DOMENICO, tenente della Cicndarmcria reale a Sondrio,poi a Como. - TARINI , DOMENICO, maresc iallo d' alloggio della Genùarmcria reale, il 3 luglio 181 O intervenne con successo per sedare un tumulto Castel San Pietro. - TESTI, FERDINANDO, tene nte de lla Gendarmeria reale a Vicenza e a Padova. - T EULLÉ, PIETRO ( 1769- 1807), capo de lla la divisione del ministero de lla guerra, inc aricato di riordinare lo stesso ministero, generale di brigata, comandante de lla la Di visione italiana e de lla Di visio ne della Manica, propositore de l codice militare ci salpino, mini stro de ll a guerra, gene rale di divisione e direttore del personale militare. -TOFFAN INI, GI USEPPE, gendarme a cava llo, il 30 lug lio 18 10. con a ltri gendarmi , si recò travestito nelle val li di Stienta e ti ngendosi dise11ore avvic inò una handa di 7 briganti; du e furono catturati e uno ucciso . - TOSC HI , LUICil, gendarme a cavallo, si c omportò lodevolme nte ne lla lotta contro i briganti nel comune di Vi gnola.. - TR INCH INETTI, C ARLO, sottotenente de lla Gendarmeri a reale ad Urbino. - TRIVULZIO, ALESSAN DRO TEODORO (J 773- 1805), genera le di divisione, ispe ttore della Gendarmeria Nazionale, ministro de ll a guerra, propositore della modific a del colore delle uni formi della Gendarmeria da grigio a verde.


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Tiziana Mainoli

- VANDONJ, MARCO MARCELLO, capo de lla Ia coo1te lombarda (milanese), poi Ja legione cisalpina, capo deposito reclute cisalpino, capobattaglione di SM e comandante d 'armi di Foro Bonaparte, a utore delle " Riflessio ni sulla Gendarmeria" dell' 11 otto bre 1801. - VASST, CART ,O, sottotenente quartier mastro della Gendanneria reale a Mantova. - VIGNA, GIACOMO, tenente in 2• della Gendarmeria reale a Legnago, poi tene nte a Padova. - VILLA, FRANCESCO , prcreuo di polizia, ministro degli interni , autore del rapporto a Napoleone del 3 maggio 1805 che fu origine de lla missione condotta in Italia dal generale francese Radet, direttore gene rale di poli zia. - VILLATA, (?), capitano aiutante di campo dell ' ispettore della Gendarmeria reale, generale di brigata, commendatore dell'ordine della corona di ferro dal 5 di c 1809. - YIOLETJ'E, caposquadrone de lla gendarmeria imperiale, poi inviato a Como con la missione guidata da Radet. - ZA MARA , PAOLO, lenente 4uarticr mastro del I ussari cisalpino, poi tenente e capitano aggi unto della Gendarmeria reale. - ZAMPALOCCA, FRANCESCO, tenete della Gend arme ria reale a Guastalla, a Reggio t: a Macerala. - ZAMPOLT, LUTGT, gendarme a cavall o, insieme al gendarme Cri stofori , riuscì a sventare un attacco inglese ad un trahaccolo di sale al porto di Civitanova. - 7.ANNTNT, DANTRT .R, colonnello della Gendarmeria R eale, comandante del 2° reggimento e poi della l" legione. - ZANN IN I,GAETANO, capitano del 2° ussari cisalpino, poi della Gendarmeria reale de l Rubicone. - ZAQU INI, MARCO, maresciallo a piedi , i mostrò assai valoroso respingendo il ne mico in Yalcarnonica. - ZUCCHI , harone CA RLO ( 1777 - 1863), capitano aiutante maggiore della 3" legione cisalpina, poi della I" MB leggera, della legione italiana e della g uardia del presidente, capobattaglione de lla 2• MB di linea, poi del Il veliti cacciatori, maggiore de i veliti, colo nnello del I RI di linea, generale di di visione italiano e tenente maresciallo. O

O


IL1. Gendarmeria

del Regno Italico

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FONTI E BIBLIOGRAFIA

A. Fonti archivistiche Archivio di Stato di Milano- Ministero della Guerra: Carteggi: 148,289, 296 bis, 488,489,490,49 1, 492, 493, 494, 495, 496,497, 498, 499,500,501 , 502, 503, 504, 505, 506, 515, 1015, 1067.

Archivio di Stato di Milano-Aldini, Segreteria di Stato: Carteggi: 79, 80, 81 ,82.

B. Fonti a stampa Bollettino dell e leggi della Repubblica Italiana, Milano, Luigi Veladini, Slarnpalorc Nazionale, 1802 anno I- 1804 anno Ili, 4 tomi; B o llettino delle leggi del Regno d' Itali a, 1805-18 14 , 2 1 to mi; Melz i D' Rril , I carteggi, li Regno d' Italia, vol.2; Organizzaz ione de ll a Gendarmeria nella Lombardia, M ilano, dal I' I.R. Stamperi a, 18 17.

C. Studi .I. Roudriot, "J\ rmés à l"c u francaiscs. Modclcs rcg lcmcntai rcs 17 17- 1836", La tour du pin Cédex, 1997; /1.. Combi er, " M e moi res du genera] Radet'', Saint-Clo ud , 1892; P. Crociani, V. Il ari, C. Paolctti, "Storia militare del Reg no Ital ico", Voli. 2, Ro ma, 2004; F. Dell a Pe ruta, " Esercito e società ne ll ' Itali a napo leoni ca" ,Mi lano, 1996; E. Dctai lle , " L' Arméc Française", Asnié res-s ur-Scine 1889; M. Ferrandi , " L' Alto Adi ge ne lla storia". Calliano, 1955; /1.. Pi lle pic h, "Napoleone e g li Itali ani ", Bologna, 2005 ; A. N. Santa Cruz y Marccnado, " Ré llcxions mililaircs cl polili4ucs", Voi. Vll, La Haye 1740.


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La produzione della polvere da sparo nella Repubblica di Venezia

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Antonella Vanin CAPITOLO I I .A REPURRI JCA

I)(

VENEZIA NEL ' 700

Nel passato, molli storici dcll'el.à moderna hanno etichettalo il '700 veneziano come un periodo di decadenza, in quanto videro la Repubblica troppo legata nelle sue azioni dal desiderio d'imitare modelli antichi e incapace di creare nuove istituzioni (che contrihuissero al sorgere della rutura nazione italiana). I Veneziani del tempo si considerarono essi stessi decadenti , in quanto non fecero ciò che avevano fatto i loro avi 1• Ma ri spetto al passato Venezia godette in 4ueslo secolo di un lungo periodo di pace che, a parte le azioni contro i pirati, si protrasse per quasi un ottantennio ( 1718- 1797), pern1ettend0Je di crescere nei settori economico, musicale, letterario e artistico. Vin dalla metà del sedicesimo secolo Venezia venne accompagnata da due miti. A fianco di quello "ufficiale"di stabilità territoriale e politica, dell'armonia soc iale, della maestria nel gioco costituzionale2, si affe rmò quello della Repubblica neutrale che, consolidandosi nel ' 600, caratteri zzò la Serenissima lìno alla lìne dei suoi giorni. li ruolo internazionale di Venezia si può così 1iassumere nel rifiuto della conquista, nella difesa delle proprie frontiere, nella funzione di tutrice della Pax italica e nella disponihilità a sostene re l' onere di erigersi a baluardo orientale della cristianità1 . La sua ne utralità era quindi una sorta di pace armata: tenere pronri denari, materiali e attrezzature aveva una funzione deterrente verso i potenziali nemici cd era necessaria per dare credibilità al complesso sistema di squadre navali e di piazzefo11i che i Ve neziani ostentavano4 . In questa scelta, alle moti vai.ioni di carattere politico e ideologico, si intrecciarono quelle di caratlere economico. Ve nezia nel XV lll secolo, se difende va con successo il suo dominio dcli ' Adriatico contro i Turchi (l'ullima g uerra si concluse nel 17 18), era di fatto dive ntata troppo de bole pe r di fe nderlo dalle grandi potenze europee in ascesa 5 . Con le guerre hlfche la nobiltà, che g ià nel '600 aveva mostrato di prediligere gli investimenti ncll' enlmtcrra veneto, si ritiri'J quasi completamente dal com-

1 F.

C. LANE, Storia di Venezia, Einaudi, Turino 1978, pag. 490. J. R. HALE. la guerra e la pace, in Storia di Venezia, V I, Dal Rinascimento al Barocco, a c. di G. Cozzi e P. Prodi, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Roma 1994, pag.239. 3 J. R. HALE, La guerra e la pace, pag. 242. 4 J. R. HALE, La g uerra e la pace, pag. 241. 5 F. C. LANE, Storia di Venezia, pag. 482. 2


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Artlone/la \4min

mcrcio. <ili scamhi con l' Impero OLLomano, pur non cessando del tutto, dovettero svolgersi tramite intermediaii. All ' inizio del secolo Francesi, Olandesi e Ing lesi completarono nel Levante la conyuis ta dei mercati che una volta costituivano lo shocco de lle manifatture veneziane<'. Altro segno di evidente debolezza fu la perdita de lla Sig noria dell ' Adriatico sia dal punto di vista militare che econo mico: il mare, un tempo dominalo, venne lungo il secolo violato da navi da g ue rra straniere e sempre più spesso le leggi marittime veneziane vennero ignorate. Questa situazione indusse Venez ia ad attenersi ri gorosamente alla ncutralilà nelle guerre tra i Borboni e gli Asburgo. Così, mentre l'Europa si preparava a comhaltcrc la guerra di successione spagnola, Venezia, pur rimanendo esclusa dal 1:,rioco delle potenze, spese a profusione per mantenere la neutralità annata: la Repubblica, pur consentendo il passaggio delle truppe straniere, predispose mezzi idone i, a nche di tipo bellico, per salvaguardare i diritti dello Stato e dei sudditi 7. Vennero intensificati di conseguenza i servizi diplomatici riprendendo i contatti con il Regno di Sardegna e l' Inghilterra, inviando osservatori nei centri europe i ritenuti impo11anti. La scelta politica della Repubblic a permi se anche una ripresa de ll a marina mercantile. Pur avendo cessato di essere uno dei maggiori crocevia del commerc io mondiale e pur non essendo la sua marina mercantile più in g rado di competere per il primato europeo, le esigenze regionali le consentivano di fare aflìdamento su determinati incarichi e, quando le flotte delle maggiori potenze navali erano assorhitc nell e loro guerre, essa aveva periodi di grande prosperità8 . Così, durante le guelTe, i mercanti veneziani conobbero un notevole 1igog lio pe r i "trasporti ne utrali" nel commercio con l' Occidente, che nel secolo XVIII risultava essere più importante di yucllo levantino. Le picco le navi con i loro preziosi carichi attiravano pe rò i pirati bmbareschi con i quali Venezia non aveva siglato a lcu n trattato. I Barbareschi avevano le loro basi nella costa settentri onale dcli' Africa: Tripolitania , A lgeria, Tuni sia, Marocco e s ultanato di Fez. La g ue rra di corsa da loro praticata siste maticame nte e su larga scala , rappresentava una notevole ri sorsa p er questi Paesi. Il fa llimento ne llo s troncare tali allivi là prornovcndo sia i viaggi in convog lio che l'uso di navi "atte" e cercando di far intervenire il governo di Costantinopoli (a Karlowitz e a Passarowilz si era impegnato a far rispettare la navigazione vene ta), spinse la Serenissima ad aprire trattative con i pirati. Vennero stipulati i trattati con Algeri ( 1763), Tun isi ( 1763), T ri poli ( 1764) e con i1 Marocco ( 176.S). Puttroppo i pirati erano poco motivati a rispettare tal i trattati e Venezia reagì : tra il 1784 e il 1786 vennero mandate consiste nti squadre navali a bombardare Goletta, Susa, Sfax e Diserta.

6

F. C. LANE, Storia di Venezia, pag. 483

7 G.

COZZI - M. KNAITON , La Repuh/Jlica di Venezia nell'età moderna dal 1517 alla

fine df'lla R epuhhlù:a, Ìn Storia d' Itali a, lJTET, Torino 1986, pag. 554. 8 E C. LANE, Storia di Venezia, pag. 485.


La produzione della polvere da sparo nella Repubblica di Venezia

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Ne l 1760 i Ve neziani compirono anche azioni dimostrative al largo di Tripoli e /\ lgeri e nel 1780 attaccarono Tuni si9. A parte q ueste azioni, il comportamento politico della Sere1ùssima rimase atte nto ad evitare qualsiasi coinvolgimento della Repubblica in vere e proprie avventure bellic he. Nella seconda metà del Setteeento il rifiorire de lla posizione di Venezia ne l Levante, il raggiungimento di un volume d ' affari pari a quello di tre secoli prima e la stabiliz7,azione del debito puhhlico non furono corn un4ue suflicicnti a farla rientrare nel gioco de lle potenze. Se a Venezia l'economia era ancora fiorente, l'Europa non si e ra fe rmata. Neppure quando furono c hiare le inte nzioni e le potenzialità della Francia rivolu zionari a Venezia abbandonò la sua scelta di neutralità, anzi si gi unse a parlare di " neutrali tà disarmata"IO. La scelta p iù che ideologica fu dettata ancora una volla dall ' evidenza dei falli. Dopo il primo trentenni o del Seuecento le spese per l' esercito e la marina erano andate significat ivamente diminuendo: ne l 1736 esse erano un terzo del tota le 11 , me ntre diciannove anni più I.ardi assorbivano me no di un terLO del totale. Se secoli prima partecipare alle gue rre di vasta portata avrebbe condotto al collasso le finanze dello stato 12, ora il g ravi ssimo dispe ndio per l'even tuale riarmo, necessario per far fronte alla Francia, avrebbe provocato un aggravio dei pesi fi scali e l'accantonamento dei provvedimenti necessari all'economia interna. Questo dimostra come fosse vero c he il costo della guerra ebbe un effetto dete rrente per la Sere nissima n_ Tnoltre se c'era un vecchio regime in Europa, conscio da tempo e più di ogni altro che il coi nvolgimento nella guerra avrebbe potuto mettere in gioco la sopravv ivenza dello Stato, quel vecchio regime era la Repubblica di Venezia 14 . Solo quando ne l 1794 apparve inevitabile la discesa dei Francesi in llalia e degli Austriaci nel Veneto, Venezia fece sapere che la sua neutralità doveva considerarsi armata, ma si provvide alla d ifesa in modo le nto e inadeguato rispello all'incalzare degli avvenimenti. Il ri sultato fu che, quando I3onapa1te cacc iò gli Austri aci da Milano e li inseguì attraverso il territorio veneziano fino alle Alpi tirolesi, Venezia si trovi'> alla sua merci\ incapace di respingere le acc use c he le venivano mosse e di riaffermare la sua indipe ndenza e neutralità politica. La sua frag ilità di fron te alla prepote nza francese apparve chi ara tin dagli ini zi di maggm del 1796, 4 uando

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F C. LANE, Sloria di Venezia, pag. 489. G. COZZI - M. KNAPTON, La Repubblica .. ., pag. 655. 11 F. C. LANE, Storia di Venezia, pag . 494. 12 L. PEZZOLO, La finanza pubblica, in L"oro dello Stato: società, .fìnanza e fìsco nella Repubblica veneta 11.Pl sernni/11 '500, 11 Cardo , Venezia 1990 . 13 J, R. HALE, La :.:uerra e la pace, pag. 245. 14 G. SC/\RABELLO, Cli ultimi giorni della Repubblica, in Storia della cultura veneta. Il Sellecenlo, Ne ri -Pozza, Vicenza 1986, pag . 487. IO


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Anlonella V.:111i11

Napoleone, nell'incontro con il podestà di Crema, Giovanni Ballista Conlarini con tono sostenuto, risentito e sprezzante elencò "le colpe" delle quali si era macchiala la Serenissima, che venne ro usale come pretesto per far entrare la guerra nel Veneto 15• Così nei territori dell a Repubblica, le truppe francesi si trovarono in una posizione densa di ambiguità e di contraddizioni. Erano truppe portatric i di immagini ideologiche nuove, democratiche ma prive d i legittimazione bellica per imporle. Nell' immediato erano soldati che portava no di sagi, gravami, imposizioni, sentiti tanto più ing iusti dalle popolazioni venete in quanto la c ullura della pace, accolta dai governati , aveva radici e corrispondenze profonde presso quasi tutti i governati . Non mancavano negli strati sociali mediani e tra gli inte llettuali idee di protesta e di rinnovamento, ma non furono una presenza ampia e inc isiva. Dal Se nato, i Rettori e il Provveditore in Terraferma continuavano a ricevere istruzioni perc hé ag issero ne ll' intento di conservare la tranquillità dei sudditi così come traspare dalle parole di Cìiuscppc Diedo Rettore di Trevi so ne l mome nto in cui giunsero le truppe francesi: " ... ho dovuto occuparmi ... per la qui ete e sicurezza di quella popolazione. Posta in istato di pace, ed ucata ne lli modelli di essa, la rimarcai ohhcdic ntc alle massime di neutralità cd alle insinuazioni di mode raz ione inc ulca ta dalla sovrana sapienza, ..." 16 . Tutta la situazione europea indicava un ' unica linea di condona ragionevole, il lasciarsi condurre dagli avvenimenti senza resistervi, consci della ineluttabilità del destino: la Rcpuhblica era arrivata alla sua fine e né al fianco della Franc ia, né al fianco dcli' Austria avrchhc polulo conservare la sua indipe ndcnz.a. Tuttavia qualcosa venne fatto. Vennero ric hi amate le trnppe da ll a Oa lrnazia, vennero riattale le fortcuc e rafforzata la squadra navale, ma lentamente e in misura minimale. Del resto i mezzi finanziari erano scarsi e anche se si fossero votati stanziamenti, fra i nobili non si sare bbero trovati uomini in grado di organi:r.zarc e g uidare il tipo di eserc ito di c ui c'e ra bisogno 17. Dopo Leobe n Napoleone moltiplicò le pressioni su Ve nezia. Proclami napoleonici venne ro rivolti direttamente ai Ve neti invitandoli a scrollarsi di dosso il giogo della Serenissima, ma nelle parole dell'aiutante in campo di Napoleone, Junot, si coglie tutta l'ostilità della popolazione verso l'esercito francese: " Tutta la te1Taferma è in armi! Tn ogni pane i villici sollevati ed armati gridano morte ai h anccsi!..." 18.

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G. SCARABELLO, Gli ultimi Riorni della Repubblica, pag. 488. Relazione dei Re/lori vene/i in termjèrma, lii, Podeslaria e Capitaniato di Treviso, Relazione di Giuseppt:: Oit::du, Milano 1975, Doli. A. Giuffrè, pag. 3 17. 17 F. C. LANE. Storia di Venezia, pag. 506. 18 TI discorso è pubblicato in Raccolta cronologica - ragionata di doc:umenti inediti c-lw formano la s/oria diplomalic:a della rivoluzione e caduta della Repubblica di Venezia rnrredata di critiche osservazioni, Il, Firenze 1800, pag. 11 6 ( la prima edizione con data 16

1799 era uscita con l'indicazione di Augusta come luogo di stampa, ma probabilmente era stata edita a Venezia). Citato in (ì. Scarahello, Gli ultimi giorni della Repubblica.


La produz ione della polvere da .,paro ndla Repubblù:a di Venezia

219

Il 25 aprile venne sotlomessa Verona; il 27 ru la volta di Vicenza e il giorno dopo di Padova, mentre il 2 maggio Napoleone arrivò a Trev iso. Nel frattempo a Venezia non s i cercò di organizzare la resistenza quanto piuttosto il modo per affrontare la fine. Venne allora inde tta una "ConJ'erenza" formala dalla Signoria (doge, Minor Consiglio, capi Quarantia), dai Savi del Collegio, dai Capi del Consiglio dei Dieci e dai tJe Avogadori di Comun, una sorta di comitato esecutivo liquidatore, che Ippoli to Nievo definirà "Magislratura funeraria" 1''. Mentre i responsabili della difesa militare de nunc iavano l' insufficiente armamento e la scarsa preparaz ione delle flotte, il 2 maggio 1797 la Confcrcni'.a, seguendo le indicazioni di Napoleone, riunì il Maggior Consiglio perché votasse l' arresto dei tre l nquisitori di Stato e autorizzasse gli inviati presso B0napa11e a trattare a nche in materia di costjtuzione e di governo. Il 12 maggio, accondiscendendo ancora una volta alla volontà di Bonaparte, il Maggior Consig li o si riunì e venne approvata la decisione con la quale il ceto patrizio veneziano adottava il sistema de l Governo R appresentati vo. Con questo allo venne ahhattulo uno stato secolare e cancellata una costituzione diventata un mito. La Repubblica si dissolse senza che nel corso de l secolo alcun mutamento significativo fosse stato apportato alla s ua millenaria cosli tuzione 20 : ne' la conoscenza ne ' la simpatia per i lumi avevano pennesso di riformare lo stato. Erano state discusse, progcl.lalc e tal volta parzialme nte reali zzale riforme più o meno radicali in vari settori , ma non nella costituzione d ell o stato, in quanto i patriz i veneziani, come classe dirigente, avevano ritenuto fino a ll' ultimo la ri forma pericolosa per la sopravv ivenza della Repubblica. Alla luce di lutto questo la neutralità tenacemente perseguita dall 'ari stocraz ia fu in realtà imposta da una evidente decadenza politica, economica e militare. Il fatali smo sul quale ripicgÌ) la classe dirigente non fu alt.ro c he immohilismo, incapacità di leggere i tempi e di tradurre le no vità in vitali riforme politiche e sociali.

19

20

I. NIEVO, Confessioni di un Italiano, Il, Milano 1960, pag. 449. P. PRETO, Le riforme, in Storia di Venezia, V II I, l ,'11/lùna f m e della Serenissima,

Istituto dell' Enciclopedia Italiana, Roma 1998, pagg. 83-89.


220

Antonella Vanin

CAPITOLO Il (iLI INC.REDIENTI DELLA POLVERE DA SPARO: REPERIMENTO E PRODUZIONE

La povere da sparo prodotta e utilizzata lìno alla lìne dcll ' 800 per cannoni , archibugi e lavori minerari, è oggi a noi nota con il nome di po lvere nera. Questo nome le venne ùalo all'ini zio del XX secolo per distingue rla dalle polveri cosiddette senza fumo 2 1 che furono scoperte alla lìne dell'Ottocento. La polvere nera è un miscuglio di salnitro, zolfo e carbone, meccani came nte mescola li e non chimicamente comhinali 22 . Il salnitro o nitrato di potassio (KN03) è un sale bi anco, di sua natura non combustibile, il quale, a contatto con un corpo acceso, ne accelera la combustione producendo una grande 4uantilà di gas; al contrari o lo zolfo è un elemento semplice, molto combustibile come il carbone ma di più facile accensione. Il terzo elcmcnlo, uliliz;r.alo nella polvere, il carbone, s i ri cavava da lla combusti one incompleta de l legno; a contatto con un corpo acceso e con ossigeno brucia facilme nte producendo più o meno scorie a seconda della sua purezza. L'esplosione della polvere nera è quindi data da una serie di combinazioni chi miche in cui il nitrato di potassio fa da comburente, il carbo ne da combustibile e lo zolfo da acceleratore delle reazioni. Dei tre elementi zolfo e carbone erano facili da rep erire; a differenza del ni tralo di potassio che, a causa de lla sua .!,'Tande solubilità in acqu a, si trova in natura solo in piccole quantità. Le notiz ie giunte a noi ri g uardanti il sistema di approvvigionamento de llo zolfo sono esigue, a conferma de l fatto che non era diffici le trovarlo sul mercato. Per procurarselo la Repu bblica si ri volgeva probabilmente già ne l '500 alla prod uz ione della vici na Romagna e, in subordine a quella del Regno di Napoli 23 . li prodotto veniva importato g ià par7.ialmente raffin ato, e ra così necessario purificarlo da lla presenza d i corpi estranei quali ad ese mpio i sassi, che i vendi tori avevano interesse a lasciare per lucrnre sul peso 24 .

21

R. A LLARA, La polvere nera: storia e /ecnolo}?ia, in Federazione Italiana Collezionisti Armi News, 11 ° I 1996, pag. 5. 22 E. ARR l(ìO N I, I.a polvae nera, in Avancarica moderna, O limpia 1984. 23 ASV, Collegio, Relazioni, b. 57, relazione di Alvise Molin Savio agli ordini ( 1633) e di Polo Contarini Savio agli Ordini ( 1643). Citato in W. Panciera, Venelian (ìunpowder in the Second Half of XVI Cenlury. l'roduclion, Co11servalim1, Use , puhhlica~.i one

dell' Un iversità di flalh, a c. di fl . fl ud1anan. 24

R .A. HOWARD, The Evolution o.f the Process of Powder Makin}? from an American Perspective, in Gunpowder: the History of t/ie lnternatiorwl Tn:rwlogy a c . di fl . Huchanan, Università di flath, I <)CJ6, pp. 5- 6.


La produzione della polvere da sparo nella Repuhhlù:a di Venezia

22 1

Normalme nte la prima rarlinazionc avveni va in mini era, con sistemi che andavano dalla semplice fusione del minerale ne i calcaroni ad una prima distillazione. In Sicilia, dove il materi ale e ra molto ricco, si procedeva solilamenle ammassandolo in cumuli copcrli di Lcrra in cui si lasciavano delle cavità ve1ticali con fun zioni di camini . Dodici ore dopo che il fuoco era staro appiccato, i camini venivano chiusi e la combustione si propagava lentamente dall'alto verso il hasso, li4uc raccndo lo zolfo che veni va spillato alla base del cumul o (le operazioni av venivano in asse nza di a ri a pe rc hé lo zolfo in presenza di ossigeno e a 250 °, si incendia sviluppando anidride solforosa). Avendo invece a disposizione del materiale particolam1cnlc ricco , lo si faceva fondere in grand i caldaie schiumandolo dalle impu ri tà più leggere e lasciando quelle più pesanti depositarsi sul fondo 25 . Nel Seicento alle import.azioni dalla R omagna, dalle M arche ,dalle Puglie e dalla Sicilia si agg iungono quelle dal Levante 26 ; solo dopo il I720 un a certa qu antità giungerà ali' Arsenale dall ' azienda puhhlica di Agordo, dove lo zolfo si comincia a raccogliere come sottoprodotto de l processo di torrefazione delle piriti. L'unica atte nzione prestata ne ll ' utilizzo di questo ele me nto era 4uella di adoperare di volta il volta del materiale provcnic nlc dalla slcssa parli la ("della medesima sorte"), cosa del rcslo raccomandata a nc he per il salni tro e il carbo ne27 . L' ultimo co mponente era costiluilo dal carhonc dolce, de ri vato cioè da legni leggeri come 4ucl li di salice, tiglio e, specialmente dura nte l'età moderna, di onta no 28 . La carbonizzazione, se pur vietata nei hoschi di prop,ictà comunale fin dal 1476, e ra largamente praticata in tutto il te rritorio de lla te rraferma veneta 29 . L'Arsenale, co me industr ia di Stato, aveva la precedenza su ogni altro acquisto di carboni sia forti che dol ci. Non essendo note altre forme di controll o o monopoli o su questa ri sorsa è probabile che l'Arsenale provvedesse in ogni te mpo al propri o fabbisogno mediante accordi con singoli mercanti di legnarne, come 4ue lli rinlracciali nel secondo decennio del Settecento10 . li carbone ve niva prodotto ne lle carbo naie attraverso un processo piuttosto sempli ce e noto fi n dall' antichit:i. Per reali zza re una carhonai a si piantava al centro di un terre no li ve llato un palo, allorno al quale si di sponevano orizzontalmente, come raggi di una circonfere nza, i bastoni e i rami più grossi, ri e mpiendo gli inLerslizi con ramoscel-

25

R. ALLA RA, La polvere uera: sloria e Jccnologia, n° 2 , pag. 5. R. VERGAN l , Le materie prime, in St" ria di Venezia, Xli, Il mare. a e. di U. Tuec i e A. Tenenti . Istituto dell' Enciclopedia Italiana, Roma 199 1, pag. 309. 27 ASV, Secre/a Miste, b. 18 bis, app unto s.d. C itato in W. Pan<.:ic ra, Venetian. Gunpowder in the Second I lalf of XVI Century. Pmduc:lion, Conservalion, Use. 28 R. VERGANl , Le ma terie prime, pag. 309. 29 A. BERENGER, Saggio storico della legislazione veneta f orestale dal sec"lo VII al X V, Forni 1977, pag. 55. 30 Ycm:zia, Biblioteca Nazionale Marciana, Ms. it. , cl VII, 1745 (= 9640), ee.79 e 83. C itato in Yergani, Le materie prime. 26


222

i\nlunella V<min

li o schegge di legno. La sovrapposizio ne di più strali decrescen ti, dava alla catasta la forma approssimativa di un tronco di conoJ 1• La catasta veni va ricoperta di zolle erbose ed accesa introduce ndo il l'uoco dal camino, che si era originato toglie ndo il palo centrale. Apre ndo q uindi dei piccoli fori nella copertura, al la base dell a catasta, era possibile rendere incandescente tutta la massa, pe r questo il carbonaio controllava e regolava il fuoco aggiungendo terriccio e, a seconda della maggiore o minore esigenza di ari a, realizzando un'apertura dalla parte del vento o usando paraventi. Il fuoco, sotto il controllo del carbonaio, doveva continuare per dieci o quattordici giomi 32 . La massa di legno incandescente veniva poi ricoperta con uno spesso strato di te rra e lasciata raffreddare. E' del lulto lecito pensare c he questo sistema di produzio ne del carbone, utilizzato ancora alla fine del '800 dai carbonai del bosco del Cansiglio33 , fosse lo stesso in uso durante la dominazione veneziana. Una varian te di questo me todo consisteva nel preparare delle buche rivestite internamente di matloni refrattari, dove la legna, accatastata in modo tale da ridurre l'attività del fuoco, veni va accesa. Quando la legna era tutta incamlcscenle, si copriva la fossa con cope1te d i lana bagnate e con argilla e si lasciava raffreddare. Un perfezionamento del metodo faceva avveni re la carbonizzazione c nlro caldaie di ghisa, tuttavia anche con questo, non essendo possibile regolare se non grossolanamente la temperatura di carbonizzazione, si otleneva un prodotto dalle caratleristic hc irregolari. Così, quando furono scope rti metodi mig liori, quelli descritti verrnero relegati all a sola produzione del carbone pe r le polveri da mina ordinarie34 . Nel tardo Diciottesimo secolo emerse una variante n el processo di carboni zzazione, che non venne utilizzata dalla Repubblica di Venezia ormai giunta alla sua line. 11 me todo di carbonizzazione per distillazione, messo a punto dal vescovo inglese Landloff, consentiva di ottenere un prodotto più uniforme; grazie alla possibilità di regolare la temperatura, era possibile ottenere, a piacere, il normale carbone nero o quello rossiccio, più adatlo alla fabbricazione della polvere. Il legno da ridurre in carbone veniva posto dentro coppie di cilindri di ghisa ermeticame nte chiusi, ma muniti di condotti per la fuoriuscita del catrame e dell'acido piroligneo. Il colore ass unto dalla lìarnma dei gas, rosso vivo all'inizio, poi più spento ed infine azzurro, consentiva d i stabilire a che punto fosse la di st.illazione. Il carbone così ottenuto, veniva lasciato raffreddare per tre giorni ed estratto a mano.

31

R. /\LLARA, / ,1.1 polvere nera: storia e ternologia, n° 2, pag. 7. R.A. HOWARD, The Evolution o.f the Process o.f l'owder Making .fmm am Ama ican Perspective , pag. 13. 33 Belluno. Museo Cimhro, materiale fotogra lico . Alli del Convegno, Un parco Interregionale per il Consigliu. Relazio ne di A. Picci n. li Paesaggio del Consiglio al/raverso la storia.forestale. 34 R. ALLARA, La polvere nera: storia e tecnologia, 11° I, pag. 7. 32


La produzione df'llo polvere da sparo nella Repubblica di Venezia

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11 re ndimento de lla disti llazione era circa il doppio di quello otte nuto con i metodi de lla catas ta e delle fosse, e poteva raggiungere il 40% in funzione del legname us ato e de ll a stagionatura. 11 rendimento deg li stel i di canapa era invece del 37% 35 . Per impiegare il carbone ottenuto, nella polvere da sparo, era necessario ridurlo in polve re. Probabi lme nte dalla fin e del '5(Xl ne lla Sereni ssima s i iniziò a m acinarlo al momento della lavorazione, ass ieme agli altri ingredi enti , anziché separatamente, a nc he per ev itare che assorbi sse quanti tà eccessive di umidità 36. Infine troviamo " ... i salnitri che sono il principa le ingred iente, di c ui sono esse (pol veri) romiate ..." 37 . Tra il Sedicesimo e il Diciottesimo seco lo v i erano pochi g iacimenti minerari conosciuti e sfruuahi li . D' altra parte, anche i depos iti 1ùt.ros i de lle Apuane e de lla Sicilia non potevano soddisfare l'aumento della do manda, in un periodo in cui il m aggior uso delle armi da fuoco, le nuove tecniche di cstra1.ionc 38 e nuovi s istemi di lavoro, facevano del salnitro una materia pri ma estre mamente ricercata 39 . La composizione chimica del sal nitro e le condi i.io ni necessarie all a nitrili cazione del te rre no da parie di microrgani smi verranno conosciute e spiegate dcliniti varne nte so lo alla fine del 19" secolo~0 . Qu ind i pe r ben cinque secoli la produzione elc i salnitro dipese da un metodo ingegnoso, e mpirico ed incapace di evol versi. La prima descr izione del processo la troviamo nel capitolo primo del X libro n e piroteclmia di Vanocc io Biring ucci, la c ui prima ed izione apparve a Venezia nel 154041 • e conferma che esso no n d ifferi sce da quello noto nel

'70042 .

R. ALLARA, l ,1.1 polvere nera: s/oria e ternologia, 11° I, pag. 8. Sulla m:i.:essilà di u1.ili z7.a re carbone asc iutto: N. Tartagli a, Quesiti et invenzioni diverse (Venicc, 1554 ), c. 40r (n:prinl: Bn:scia, 195 1) ) . Cii.a lo in W. Panciera, Venetian <ìunpowder in the Second Ha/f of XVI Century. Production, Co11serwaion, u~·e. ·17 ASV , Senato Tn-,,, , Decreto 3. 12. 1757. 38 R. VERGANI, Gli inizi dell'uso della polvere ria sparo nell'allività mineraria: il caso l'eneziano, in ·'Studi Veneziani", n. s., 3 (1979), p. l 25. 39 W. PANCIERA, Salpe/re Production in the Republic of Venice from the Sixteenlh lo the F.ighleenlh Cenlury, in "ICON", 3, 1997, p. 155. 40 I. GUARESCill, Nuova rnciclopedia di c:himù:a .l'l:ienlijica, Jernologica e industriale, IX, Torino 19 13, pp. 955-958. 4 1 Riguardo a Vanoccio Biringucc i vedere U. Tucci, Dizionario biografico degli //aliani, IO. 42 'Nitre ' e 'Salpclrc' in Enciclopedie, Xl e XIV; M. DEMANCI-I Y, L"arl dtt dislillatettr d"eaux forts (Paris, 1773) ; 'Maniera per fare il salnitro' , Giornale d 'Italia, I, XX IV, 15.1 2.1 764 ; (Roma 1968) 625-631. /strnzione per lo stabifimenlo delle nitrare e per la jàbbrirnzione del salniJro (Venezia, 1782), Biblioteca Nazionale Marciana, ms. lt. Cl, IV, 488 (=5577); D. Gaspcruni, Progetto del Sovrintendenle alle Arliglierie, 1777; ASV, l'A, h. 37, fase. 2. Citati in W. Panciera, Salpe/re Prodttction in the Republic ofVenù:efrom 1he Sixleenlh lo 1lw f:ighleenlh Century. 1S 36


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Anione/la Va11ù1.

Fin dal 14° secolo in tutta Europa la produzione del salnitro venne affidata a delle nitrerie artificiali che nella Serenissima prenderanno il nome di tezze o tezzoni. 1 tez:zoni, che nella terraferma veneta furo no circa 7943 , erano in origine de i rudi mental i capannoni formati da travi conficcate nel teITeno e sostenenti un tetto di paglia o fogliarne. Solto queste tettoie ben aerate veniva posta una massa terrosa arricchita con sostanze organiche (soprattutto escrementi di ovini), che di tanto in tanto veniva rivoltata e inumidita con uri na, scolaticcio e acqua44 . Questa fase di preparazione del te rreno si basava sullo sfruttame nto intenzionale e controllato di un processo naturale e spontaneo di nitrificazione in un mezzo terroso, al quale in un secondo momento veni va aggiunto il potassio contenuto nelle ceneri di legna45 . Questo processo poteva durare in media fino a tre anni e cioè fino a quando si manifestavano efllorcsccnze di salnitro sulla sua superficie. Infine la preparaz.ione della massa terrosa veni va compl etata con l'aggiunta delle efflorescenze naturali trovate sui muri delle stalle, delle colombaie, delle cantine e con le terre nitrose asportale dalle stalle. Le teITe trattale contenevano oltre al nitrato potassico e altti nitrati, anche dei clornri e dei solfati e, p1incipalmc ntc del cloruro di sodio. Era quindi mo lto importante allontanare tutte le sostanze estranee perché rendevano il salnitro allamente igroscopico e quindi non adatto a lla povere da sparo. Per questo le terre "'maturate", dopo raggiunta di ceneri di legna (ci rca un sesto della terra) e di calce, venivano solloposte alla lisciviazione. Il solvente utili zzalo era l'acqua, che dopo dodici ore veniva fatta colare da un foro praticato sul fo ndo del recipiente, oppm1unamentc provvisto di paglia, tela o sahhia46 . I .'acqua veniva fatta gocciolare altre tre volte su terre pre parate, fino ad ottenere " l' acqua di cotta". E' importante sottolineare c he nella seconda metà del Settecento i tecnici della Repubblica di Venezia si lamentarono per lo scarso o nullo utilizzo delle ceneri, c he portò la produttività a Livelli molto bassi47 . L' acqua ottenuta dalla lisciviazione veniva bollita e lasciata evaporare lentamente in una caldiera con l'aggiunta di allume e regolarmente schiumata. Quando una goccia di questo liquido, versata sopra un pezzo di ferro o legno cristallizzava, significava c he l'acqua era g iunta al punto di satu razione. Attraverso questo processo il liquido, depurato dal cloruro di sodio che si depositava sul fo ndo, veniva lasciato raffreddare per un periodo variab ile dai tre ai cinque giorni affinc hé avvenisse la cristallizza1.ione del salnitro. L' ultima fase della lavora1.ionc riguardava la raffinazione o biscottatura. Il salnitro di prima

3 W. PANCIERA, Ancicn Régime e chimirn di hase, in S1udi Veneziani, n.s., 16 ( 1988), p. 73. 44 W. PANCIERA, Ancie11 Régime e chimica di base, p. 52. 4 ~ V. BIRINGUCC I, De /Jirotechnia , la c ui pri ma edizione veneziana è del 1540 (ristampala in facs imi le cd edita a Milano ne l 1977 a c. di A. Carugo), c. 150 r. C itati in W. Panciera, J\ncien Réginze e r:himica di base. 46 W. PANCIERA , Ancien Régime e chimica di base. pag. 53. 47 ASV, PA, b. 2 9, fase. 2, rapporto di Carlo Tartana, 3 1. 10.1758; b. 37, fase. 2, n . 18. rapporto di Marco Carburi, 1.3. 1774. C ii alo in W. Panciera, Ancien Réf!,ùnc e chirnica di base.

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• La produzione della polvere da sparo nella Repubblirn di Venezia

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cotta infatti si presentava impuro, in crista lli di colore rossastro, ed occorreva raflìnarlo; e ra a llo ra necessario far hollire il salnitro g rezzo in acqua, allume e aceto due volte pe r otlenere dei crista lli puri. Nella Re pubbli ca di Venezia la raffinazione veniva fatta nelle polveriere dove, al tipo di procedimento descritto, veniva preferita la " bi scottaLura a marmo". li salnitro veni va raffinato a fuoco senza aggiunta di acqua, con aspersione di zolfo cd e lim inazione de i residui per combuslione 48 . Pe r Ve nezia la produzione e l'accumulo del salnitro nonché la produzione della polvere da sparo furono sempre de i problemi pressanti . Scrive a questo proposito nel 1590 il provveditore G enerale in Terraferma Al vise Grimani:"Questo deposito dei salnitri non è manco importante di quello ch 'è il deposito del denaro che si fa in zecca ... per lo s pazio di mille anni no n s'è mai trovato che abbia mancato denaro come è mancato salnitro"49 . Se pensiamo che il lanc io di una palla di cannone comporta l' utili zzo di hcn dieci chili di po lvere, di c ui più di sei c hili e mezzo sono di salnitro 50 diventa importante soffermarsi non solo sul sistema di produzione, ma anche sulla legislazio ne che in materia venne varata. La stessa scarsità dei depositi natu rali, già osservata, detem1inò la necessità di implementare un vero e proprio siste ma di produzione e di controllo pubblico. F in da lla metà del Sedicesimo i rapporti tra governo e salnitrai furono regolali da contratti , c he stabilivano g li ohhlighi e i moli privi legi d i cui godevano i produttori. Dopo il 157 1, il lavoro dei salnitrai, inizialme nte iti ne rante, si svolgerà in lahoratori permanenti . Da questo mo mento in poi , attraverso una lunga serie di provvedimenti, lo Stato mire rà al raggiungime nto de l pieno controllo de ll a produzione, ri servandosi la proprietà dei mezzi e ogni diritto s ull'u tilizzo <le i prodotto finale 51 • Un

411

W. PANCrERA, Ancien Réiime e chimica d i hase, pag. 54. ASV, Collegio, Relazioni, b. 52, in data 17.7. 1590. Citato in W. Panciera, Ancien Ré!!,ime e chimica di base. 50 W. PANCIERA , Ancien Régime e chimù:a di hase, pag. 48. ·" Per quanto riguarda i contraili con i salnit.rai, ASV, Consiglio X, Par. Com:, reg. 19, decrcli del 30.5. 1550, 9.6. 1550, 19.7. 1550 ; ibid., reg. 20, decreti del 14. 10.155 1, I0. 11.1 552, 9. 12. 1552, 23.1. 1552 mv.; riguardo alla quanti tì1da produrre, ihid. tì lza 24, decreto 23. 10. 1538; ASV; Senato Terra , tilza %6, copia decreto del Cons. X inserta a decreto 28. 10.1634; ASV, Cons. X, Par. Com., reg. 3 1, decreti 19. 11. 1574, 26. 1.1 574 m.v. e 28.2. 1574 mv. Riguardo all'obbligo di vendita di tutto il salnitro prodotto all 'Arsenale, ASV, Consiglio X, Par. Com., reg. 30, decreto 20.7. 157 1. Riguardo all 'edificazione dei tezzoni da parie dello Stato, ihid., reg. 30, decreto 2 1. 1. 1572 m. v.; ibid. , reg. 3 1, decreto 8. 1. 1573 m.v.; ibid., filza 12 1, decreto 27.9.1 574. Riguardo al controllo sulla produzione, ASV, Consiglio X, l'ar. Com., rcg. 3 1, decreto 30. I 0. 1573. Riguardo ai diritti-doveri dei salnilrai e agli obbli ghi de lle comunità, ibid., rcg. 30, decreti 30. 1.1 57 1 m.v., 14.4.1 572, 18.4. 1572, 3.5. 1572; ibid., reg. 3 1, decreti 16.3. 1573, 7.8. 1573, 3.3. 1574, ASV, Pruvv. Ari. , h. 37, fase. I, proclama 11.10.1580. Citati in W. Panciera, Ancien Ré,?ime e chimica di base. 49


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Antonella Va11ù1

intenso lavoro verrà fatto anche al fine di aumentare la produzione attraverso la stipula di nuovi conlratti 52 , l'edilicazione di nuovi tezwni 53 e concedendo dei privilegi ai salnit:rai . La realtà dei falli tradì le aspettati ve. Nonostante l' iniziale fervore avesse dato qualche risultato, il sistema di controllo sulla produzione venne bloccalo da una serie di ritardi54 e frodi 5 5, tanto che nel primo trentennio del ' 600 venne toccato il punto più basso della produzione 56. La polvere sul mercato nero non mancava, vi era anzi un forte commercio interno di polvere fabbricata illegalmente in privato. Per reagire a questa situazione, che poteva incidere negativamente sulla sicurezza della Repubblica, con il decreto 24.4.1655 vennero fissate le regole alle quali si dovette far riferimento nella stipula dei contratti con i salnitrai fino al 178157 . La produzione tra line '600 e ' 700 si stabilizzi\ ma la staticità del sistema è riconoscibile nella mancata edificazione di nuov i tezzun.(i8 . TI problema del reperimento d el salnitro da utilizzare nella produzione deJl a polvere, essendo il consumo quasi escl usivamente legato alle congiunture belliche, si farà me no pressante dopo il 1740: la Repubblica aveva infatti imboccato con decisione la via della neutralità politica. Da questo momento sarà un nuovo fattore ad alimentare la crisi, lo spirito industriale c commerciale dei Venezian i, che li porterà ad utili zzare le riserve di salnitro per prodotti ben diversi dalla polvere. Infatti dal 1739 si dette ini zio a tutta una serie di contratti tra questa industria chimica di base e altre attività produttive59, soprattutto dei c ristalli , mentre a poco a poco si abbandonò la via del rigido controllo60, sacrilicando così anche l' ultima possibilità di aumentare la produzione.

52

lbid., reg. :B, decreti 29.3. 1577 e 12.4.1 578; ibid., reg. 34, decreto 30.7. 1579. C itati in W. Panciera, t\ru:ien Ri gime e chimica di ba~·e. 53 ASV, Secreta, Archivia Proprio Contarini, b. IO bi~. C itali in W. Panciera, Ancien Réiime e chimica di base. 54 /\SV, Cons. X, l'ar. Com., reg. 34, decreti 30.7.7.1 57<) e 22.9.1 579. Citali in W. Panciera , Ancien Régùne e chimica di base. 55 Relazioni dei Rettori ... , IV (Podestoria e Capitaniato di Padova), Milano 1975, relazione di Marc'Antonio Memmo del 12.11.1587, pag. 84. /\SV, Cons X. Pw: Com. , reg. 34, decreto 24.3.1 579. C itati in W. Panciera, Am:ien Régime e chimica di base. 50 W. PANCIERA, Ancien Régime e chimica di base, pag. 69. 57 ASV, Senato Terra, decreto 24.4.1655. C itato in W. Panciera, Ancien Réiime e chimica di base. 58 W. PANCIERA, Am:ien Rigime e chimica di bm·e, tabella 3, pag. 73; ASV, Provv. Art., b. 37, fase. r1. 23; Secreta Archivio Proprio Conrarin.i, b. 10 bis. Citati in W. Panciera, Ancien Réiime e chimica di base. 59 /1.SV, Senato 'l'erra, fil za 895, decreto 6.6.1739; /\SV, Provv. Ari., b. 8, terminazioni 20.7.1 739 e 23.1 2. 173<); ibid , b.28, fase. 3, copia decreto 12.8. 1739; ibid., b. 8 , terminazione 30.1 2.1739; ibid., b. 9, terminazioni 12.3. 175 1 e 20.3.1 75 1. Citali in W. Panciera, Ancien Réiime e chimica di base. oO /\SV, l'mvv. Art. , b. I, decreto 14. 1.1699 m. v.


/ ,a 11mduzio11e della polvere da sparo nella Repubblica di Venezia

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Lo Stato veneziano, preoccupato di contrastare la concorrenza estera di alcuni prodotti a ttraverso l' abbattimento dei costi, 1nise la g uerra e l'industria sullo stesso piano. La politica delle concessioni caratterizzò tutto il XVlll secolo creando squilibri tra la produzione e il consumo del salnitro fin dal 1751 61 . I quantitativi ann ui complessivi concessi ai "graziati" tra il 1739 e il 175 1 raggiunsero le 69.000 tonnellate, incidendo nella 1nisura del 33,5% sulla produzione (nel 1751 vennero prodotte 260 rnigliara di salnitro)62 . Dicci anni più tardi, una nuova ondata di concessioni privò i depositi di oltre 139.000 libbre di salnitro greggio63 . Nonostante le reazioni allarmanti del Conte Carlo Tartana Sovrintendente alle Artiglieri e tra il 1756 ed il 1760, per sostenere la prm.luzione di smalti, vetri potassici e tarlati , le ri serve di salnitro scesero in vent'anni da 2.000.000 a 1.200.000 libbre. Il sistema, nato per far fronte alle esigenze dello Stato finì per soddi sfare i bisogni delle industri e; così nel 1773, il quantitati vo di 155.000 libbre utilizzalo dalle manifatture fu di poco inferiore a quello usato per la fabbricazione della pol vere da paite dello Stato ( 180.000 libbre)64. In quell'anno l'evidente problema che aflliggeva il sistema di difesa dello Stato venne affrontato65 , ma timidamente, senza che venissero prese delle decisioni realmente ri so luti ve6<>, tanto che nel 1779 si toccarono le 297 .11 O libbre vendute alle manifatture contro le 220.000 prodorte6 7. Di fronte alla reale possibilità di esaurire le scorte in cinque anni 6 ~, venne decisa la riforma di un sistema che ormai aveva dimostralo tutta la sua debolezza. Con i decreti del 19 aprile e del 3 maggio 178 169 vennero predisposti degli interventi radica.li: il restauro dei tezzrmi7°, la nomina di un Inquisitore in materi a di salnitri e la stesura di un nuovo regolamento per i "partiti" 7 1. I provvedimenti, attuati solo in parte, non permisero però miglioramenti

61

62

63

W. PANCIER A, 1\111:ien Régime e chimica di base, pagg. 76-77. ASV, Provv. Art.. , b. 11 , scrillura del 30.8.1 752.

W. PANCIERA, Ancien Régime e chimica di base, pag. 75. /\SV, Provv. Art .. b. 11 , scri ttura 15.3 .1 753; ibid. , b. 37, rase. 2, n. 2, scrittura 31.3. 1773. Citato in W. Panciera, /\ncien Rég ime e chimica di base. 65 ASY, Senato Terra , decreto 6.5. 1773. Citato in W. Panc iera, /\n cien Régùne e chimica di base. 66 ASV, Provv. /\rt ., h. 9, 25.9. 1775, 12.4.1 776, 16.2.1777 mv, 27.7. 1778, 3.8. 1778, 17.8.1778, 27. 1.1 779. 67 ASV, Provv. Art., b. 12, scrittura 27.9. 1779. <,R W. P/\NCIER/\, Ancie11 Régime e chimica di base, pag. 79. 69 ASV, Pmvv. Art. , h. 13, alla data. 70 A SV, Provv. A rt., b. 13, scrit.tura della conferenza tra Provveditori alle Artiglierie e Provveditori alle Entrate del 30.12.1788 (il decreto di ri ferì me nto è in data 14.2. 178 1 mv.). Citato in W. Panc iera. Ancien Régime e chimica di base. 7 1 ASV, Provv. Art., b. 13. scrittura 12.5. 178 I ; /\SV, Senato Terra, rcg. 400, decreti 19.4.1781 e 3.5. 178 1. Citati in W. Panciera, Ancien Rigime e chimica di base.

M


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duraturi. Così, quando Napoleone fu alle porte, ai Provveditori alle Artig lierie non reslò che declinare ogni respon sabilità pe r quanto riguardava la difesa della Repubblica, essendo insufficienti sia le rise rve di pol vere che quelle di salnitro72.

L' ullimo cslrcrno Lcnlali vo della Serenissima fu quello di acquistare 6080.000 libbre di saln.itro sul mercato libero da un mercante veneziano al prezzo di 262 ducati e mezzo al mig liaro73 . La necessità di procurarsi il principale ingredie nte della polvere da sparo fu tale che, quello stesso Stato che era g iunto a pagare ai produttori 110 duca ti per mille libbre di salnitro74 , trovò adegualo il pre7.zo pagato! L'impotenza di Venezia evidenziù il fallime nto del sistema di controllo pubblico delle nitrerie. La doc ume ntazione settecentesca permette di identilìcarc, nelle frodi verso l'ammini strazione pubblica, la causa dire tta che ostacolò la produzione della polvere per conto dello Stato. Si trattava di prestanomi dietro i quali si nascondono veri e propri gruppi c he importano clandestinamente il sa lnitro e sfruttano i privilegi derivati dall'appalto dei lezzoni15 . A causa dell ' inefficie nza del governo, deg li interessi particolari e della visione ottimisti ca della vita, la produzione del salnitro non riu scì a soddisfare le esigenze di guerra e nunu~tanlc lutti gli interventi alle fabbriche da polvere per aumentare la produ7.ione, la mancanza della materia prima bastò a segnare le sorti de lla Repubblica.

72

ASV, Provv. Art., b. 14, scrittura 27.5.17 96. ASV. Provv. Art., b. 14, scritture I .4. 179 7 ed 8.4.1 797. 74 J\SV, Senato Terra, reg. 400, decreli 19.4. 178 1 e 3.5. 178 1. C ilali in W. Panciera, Ancien Régime e chimica di base. 75 ASV, Senato Terra, b. 37, n. 5. C itati in W. Panc iera, Ancien Régime e chimic:a di hase.

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La produzione della polvere da sparo nella Repubblica di Ven nia

U_,

CAPITOLO III PROCESSO DI PRODUZIONE DELLA POLV ERE DA S PARO

TI successo dell a polvere nera, c he la portò ad essere prodotta come unico propellente per le armi da fuoco, dalla metà del XIII secolo fi no all'800, trova gi ustificazione nelle caratteristiche di questa miscela, c he la distinguo no da tutte le precedenti combinazioni esplosive: la sua combustione era relativamente len ta e produceva una notevole quantità di gas; questo le permise di essere ritenu ta un buon propellente, maneggevole e prevedibile 76 . Tuttavia l'efficacia della polvere dipendeva dalle proporzioni degli ingredienti, da lla loro purezza e dal processo produttivo utilizzato, c he ragg iunse un livell o ottimo so lo con l' applicazione dei sistemi industria li de l X TX secolo. Nel tempo i tre ingredienti vennero combinati fisicamente variandone le proporzioni a seconda dell'uso e della pratica77 ; nel XVI secolo a Venezia queste ven nero fissate in quattro parti di salnitro , una parte di zolfo e una parte di carbone per la pol vere a grana grossa, usata per le bombarde e i cannoni, e nella propor.lione di 6- 1- 1 per la polvere a g rana fina usata per gl i a rc hibugi 78 ; è da sottolineare che tali proporzione non s ubiranno vaiiazioni fino al tardo XVIII secolo79 • Il processo di produzione della polvere da sparo è piuttosto complesso e costituito da più fasi. ln l"atti, per soddisfare le esigenze che via via e mersero, si

76

R.A. HOWARD. The Evolurion of the Process of Powder Making from an Amerù:an Perspective, pag. 3. 77 Mi sembra interessante far osservare che ancor oggi nella produzione della polvere nera 11011 si è ragg iunta uniformità ne lle proporzioni degli ingredienti. La tabella di seg uito riportata è staia tralla da E. ARRIGONI, La polvere nera, in Avancarica moderna, Olimpia 1984, pag.46. 78 W. PJ\NCIERJ\ , Salpelre Production in the Republic of Venice .from the Sixteenth to the Eighleenth Cen/ury, pag. 155. 79 ASV, Secreta, Materie Miste Norabili, b. 18 bis, Carte di Giulio Savorgnan Provveditore alle Artiglierie ( 1587- 1588). C itato in W. Panciera, Ancien Régime e chimiw di base, in Studi Veneziani, n.s., 1(i ( 1988), pag. 64 ; J\SV. Provveditori Artiglierie, b. JO, terminazioni 2.4. 1778 e 3.6.1778. PRODlJn'ORl

SJ\ LNl'l'RO %

Valli Fossano Francese Svizzera Bla<.:kS.

70 75 78 78 75

ZOLFO %

CARBONE %

13

17 IO

15 lO

IO IO

12 12 15


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Antonella Vanin

assistette alla evoluzione del processo di produzione e al perfezionamento delle varie fasi di lavora1,ionc. La prima fase, nota come incorporazione, permetteva di combinare fi sicamente i tre componentj , precedentemente ridotti in polvere impalpabile e mescolati, dando origine ad un pre paralo nolo con il nome di serpentina. Ini zialmente g li ingredienti venivano strofinati insieme tra le mani , mentre più tardi, secondo un 'antica tradizione europea venivano polverizzati in un mortaio da un pestello a mano80 . Con l'avvento dei mulini, grazie ai quali si potè contare sullo sfruttamento dell'energia dell 'acqua, si passò ad utilizzare una serie di pestelli guidati da un albero a camme mosso da una ruota e ricadenti per gravità. Quindi le operazioni di triturazione, mescolamento e compressione venivano eseguile in una sola volt.a ad opera dei pestelli costituiti da travi di legno terminanti con lesta di bronzo. L' inconveniente possibile, naturalmente, era l'esplosione dovuta all'accensione spontanea del polverino di carbone che non riusciva ad incorporarsi nel miscuglio. Il processo venne quindi migliorato introducendo gl i ingredienti separatame nte e bag nando il composto di tanto in tanto per mantenere la giusta umidità. I rischi però non vennero del tutto allontanati perché era possibile la formazione, trn il pestello e il 111urtaiu, di u11a 11mssa i11durila c he s,uebbe pulula esplodere. Per evitare questo, il miscuglio veniva travasato da un mo11aio all 'altro ogni ora e la durata della ballitura venne limitala a 12 ore per la polvere da cannone e a 24 per quella da fucile 8 1• In comhina7.ione o in alternativa .ii pestell i vennero utilizzati i mulini amacina verticale, che vennero raffigurati nel 1607 nel "Novo Teatro di Machine et Ed(fi.cii" di Vittorio Zonca , pubblicato a Padova82 . Nei mulini le mote potevano essere di diversi materiali, pietra, ottone o ferro; gli ingran.iggi che le muovevano furono inizialmente posti sopra le ruote e successivamente, per evitare che venissero distrutti durante le non infrequenti esplosioni, sotto una piattaforma. Questo sistema, c he nel tempo dimostrò di essere valido, si sviluppi'! da una singola ruota a un paio di ruote messe a differente distanza dal centro dell'asta che facevano un doppio movime nto di rotazione e di circolazione all 'i nterno di un bacino 81 . La rotazione avveni va al la velocità di 10-12 giri al minuto, ma poteva essere rallentat.i in modo c he i cilindri agissero come presse per ottenere la schiacciata finale.

80

R.A. HOWARD, 'fhe Evolution of the Process of l'owder Making from an J\m erimn l'erspective, pag. 9 Xl R. Al .LARA, La polvere nera: storia e tecnoloiia, in Fcdcrazinc Italiana Collezionisti di Armi News, n°2 anno 1996, pag. 6. 82 V. ZONCA, Novo 'J'eatm di machine et edijìcii, Padova 1607, pagg. 82 - 84. Citato in W. Panciera, Venelian Gunpowder in 1/ze Second !lalf of' XVI Century. Production, Conseration, use. 83 R. ALLARA, La polvere nera: storia e tecnologia, n° 2, pag. 6.


La produzione della polvere da sparo nella Repuhhlica di Venezia

23 1

L' interasse delle macine era calco la to in modo che compissero anche uno striscia me nto sul hacino allo scopo d i migliorare la triturazione e il mescolamento degli ing red ienti; mentre la di stanza delle ruote dall' asse centrale era disug uale per poter comprimere uniforme mente tutta la massa. Le macine erano pure mun ite di quattro raschiato i c he permettevano di staccare le parti compresse sul fondo del bacino o alla p erife ri a dello stesso e <li rigettarle nella massa. Le prime macine erano di pie tra, ma con il tempo e l'esperienza vennero sostituite, in quanto presentavano vari inconvenienti. li materiale che le costituiva aveva il difetto di assorhirc o di ril asciare, in funzio ne dell' umidità dell'aria, l'acqua usata per inumidire g li ingredienti . Questo poteva <lare origine ad una polvere troppo umida e diftlcile <la granulare o troppo asciutta oppure a polveri di diversa de ns ità e quindi incostanti . A tutto questo possiamo aggiungere la facilità con la quale la pie tra si scheggia dete rminando attraverso la triturazione <lei frammenti , la possibilità di esplosioni. Questo siste ma, pur dando una po lvere più de nsa e quindi più potente e costanlc, rispetto a quella prodotta con i pestelli, fu sempre carattc ri a ,ato <la una maggior pericolosità. Un ulteriore miglioramcnlo <lei processo di incorporazione venne reali zzato in Prnncia 11d 17 9 1 au opera di Ca rny84 . L' invenzione dei mulini a sfere, noti a nche con il nome di "holti Lritatorie", permise di aumentare notevolmente la produzione de lla polvere, ritenuta indi spensabile in quell ' epoca. Le hotli erano cilind1i di ferro disposti orizzontalmente e rotanti sul proprio asse alla velocità di circa 20-22 giri al minuto, che all ' inte rno presenta no delle costolature di ferro dell 'altezza di 4 centi metri . Le mate rie prime, preventi vamente macinate in un frantoio, venivano messe all' interno delle holli pe r completare la triturazione degli ingredienti attraverso l'uso di hi glie; si trattava di vere e proprie palline di bronzo l'osforoso , del diametro di circa 20 millimetri, c he venivano immesse nella proporzio ne di circa 300 c hilogrammi ogni me tro cubo di capacità. Inizialme nte le hotli erano tre, ciascuna delle quali macinava un singolo compone nte, ma be n presto si osservò che i composti binari forni vano una polvere migliore; ve nivano così accoppiati salnitro e una parte di carbone nella prima botte e zolfo con il rcslante carbone nell a seconda85 . I prodotti ottenuti dalla tritu razione, chiam ati fa rine bina rie, erano conservati in magazzini fi no al loro completo ralfrc<l<lamento, per poi essere introdotti nelle botti tem arie86. In queste, c he p ur manteneva no la stessa struttura delle precedenti, venivano impiegati nuovi materi ali: erano infatti costruilc di legno e ce rc hiate di c uo io e l'albero c he le attraversava veniva ricoperto di legno. AJ fine di mescolare tulli e tre i co mponenti , le farine binarie, dopo essere state setacciate per liberarle da eventuali residui legnosi non carbonizzali e da e ventua-

84

R. MOLINA, fap lodenli, Hoepli , Milano 1894. pag. 104. E. ARRl GONI, La polvere nera, in Avancarica moderna, pag. 44. Ko R. ALLJ\R/\ , La polvere nera: storia e tecnologia, 11° 2, pag. 7-8. 85


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i\nlonella Vanin

li franunenti delle biglie, venivano caricate nelle hotli ternarie, nella misura <li circa 125 c hilogrammi per metro cubo di capacità e mescolate a secco per sei ore , alla velocità di 12- 14 giri al minuto. Me ntre nei primi tempi, pe r questo tipo di lavorazione, si utilizzarono biglie di bronzo del diametro di 7- 1O mm, s uccessivamente si passò all'uso di palle di legno dure, de l diametro di 8-10 cm. Le farine ternarie così ottenute venivano stese su tavoloni con sponde, simili a vaste madie, e inumiditi con una quantità d ' acqua distillata variabile in estate tra 2, I e 3,3 ed in inverno tra J ,8 e 3,1 litri ogni 125 chili di farina. Dopo aver lavorato a lungo il composto con rastrelli <li legno arlinché assumessero un grado omogeneo diurnidità, le farine venivano condotte alla pressa per ottenere la schiacciata. La pressa, probabilmente inventata in Ing hilterra intorno al 175087 , fu l'ultima macchina ad essere aggiunta al processo meccanico di lavorazione de lla polvere. Le più antiche presse erano sinùli a quelle usate per la produzione de lla carta ed essendo ve1ticali la compressione era indotta da una vite g uid ata dalle braccia de i produttori. Solo dopo la me tà del 1800 Lammot du Pont. inventò la pressa o rizzontale. I ,e presse permettevano di ottenere delle schiacciate molto regolari che dovevano però essere granulate. Questo processo venne aggiunto all ' incorporazione e agli stadi di asciugatura intorno al r440 c produsse il primo imponanLe mig lioramento sulla serpentina. Questa, pur esse ndo un ottimo propellente, presentava alcuni inconvenienti. Per cominciare, tendeva ad assorbire molta umidità dall 'ari a e a formare grnmi duri ssimi, a volte di dimensioni tali <la non poter essere introdotti nella canna di un 'arma. Inoltre i tre componenti, durante il trasporlo , si separavano per diffe renza <li densità e peso specifico; infine la fi ni ssima miscela dava problemi di accensione se compressa forte mente in una canna. Così , la necessità di mig liorare l' atto balistico della polvere da sparo, di favorirne il trasporto e la conservaz io ne , furono all ' origine del processo di granitura. Il più antico testo nel quale vie ne no minato il procedimento precursore della granitura è datato 1411 88, mentre solo dopo il 1420 troviamo la descri zione comple ta del processo89 . La scoperta, raggi unta naturalmente pe r via e mpirica, ru ri soluti va. Essendo minore la supe1fic ie a contatto con l' aria, la polvere granita assorbiva molta meno umidità , ogni g ranulo conteneva gli ingredienti ne lla giusta proporzione, senza che si separassero e l'accensio ne risultava molto più sic ura. Tutto questo

R.J\. HOWJ\RD, nie EvoLution of lhe l'mc:ess of Powder Making jinm an Amerirnn Penpeclive, pag. 12. 88 Vienna, Biblioleca nazionale, Cod 3069, fol 2r (datato 1411 ) e Monaco, CGM 600, fol 2r (non datalo, ma tra 1400- 1420). C itato in B.S. Hall , Tlu: Comini; of (ìunpowder ami DeveLopment of jìrearm.,· in lhe Reinas.1w1ee, in Gu.npowder: the Tlistory of the huemational Tecrwlogy, a c. di B. Buchanan, Univcr~ità di Bath, 1996. 89 B.S. HALL, The Corning of Cunpowder and JJevelopment of Jirearms in 1he Reinassance, in ( ìunpowder: the History of lhe lntemalional Tec:nology, pagg. 88-89. 87


La produzione della polvere da sparo nella Repubblica di Venezia

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migliorò le prestazioni balistiche della polvere fa vore ndo la costruzione di nuovi tipi di armi da ruoco. IniziaJme nte, per conservare la polvere, si impastavano con acqua o aceto le farine per ottene re dei pani, che ven ivano asciugati al sole e frantumati solo prima di essere utili zzati. Un altro sistema consisteva nel formare manualmente delle palline che poi venivano fatte asciugare al sole. Come i produttori scoprirono presto, la polvere così ottenuta era più forte e si conservava più a lungo, ma questo non deve far pensare c he vi fosse già una perfetta conoscenza delle caratteristic he balistic he della pol vere granita. l.nfatti sarà solo nel 1859 che il Ge nerale Rodman dimostrerà che, aumentando la dimensione dei grani ed accrescendo nel contempo la carica, si manteneva la velocità di combustione voluta diminuendo le pressioni all' interno della bocca da fuoco90 . Nel tempo il processo di granitura, essendo ritenuto pai1icolam1ente importante, subirà una notevole evoluzione, passando così d alla granitura a mano, all'uso di sistemi meccanici più o meno complessi. Inizialmente veniva usata una pietra o un bastone, chiamato "Jacob' s Font" , per spingere la polvere attraverso un crivello in uno scotitoio91 . Si passò poi all ' uso di martelli per frantumare le schiacciate, e solo più tardi entraro no in uso dei rulli frantumatori azionati da mulini. Si poneva a questo punto il problema della frantumazione e della separazione dei grani a seconda delle loro dimensioni. Vennero allora utilizzati alcu ni sistemi meccanici piuttosto complessi. Tra questi il siste ma più antico, adatto alle polveri otte nute con pestelli, fu il granitoio franccse92 ( inizio sec. XVH). Era costituito da parecchie serie di tre setacci sovrapposti e solidali tra loro, messi in moto da un albero a gomito che imprimeva un movimento circolare. Nel setaccio superiore veniva posta la schiacciata frantumata dai mazzuoli, coperta da un pesante disco di legno che aveva la funzione di spingerla a ttraverso la tela di fondo e frantumarla ulteriorme nte. Il secondo setaccio era collegato a quello superiore da un canale che partiva dalla sua pe riferia ed era orienta to in senso opposto al movimento circo lare. I pezzi troppo grossi per passare attraverso la rete erano così riportati pe r forza centrifuga, sotto il disco frantumatore che li smi nuzzava ulte riormente. Con l' avvento dei mul ini da granitura s i poterono utilizzare cinque o sei rulli per frantumare le schiacciate, naturalmente maggiori erano le serie di rulli più accurato e ra il taglio. La polvere ottenuta veni va venduta in grani indicando con " F" i più grossi e con "4F " i più sottili 93 .

90

R. ALLA RA, / ,a polvere nera: storia e tecnologia, 11 " 3, pag . 7. HOWARD, The l:volution of the Process o.f Powder Making j i11111 an J\merican l'erspective, pagg. 14-1 5. 92 R. Al ,I .ARA , La polvere nera: storia e tecnologia, n° 3, pag. 8. 93 E' curioso osservare che ancora oggi la polvere nera prodotta negli Stati Uniti viene divisa, a seconda de lla granitura, in quattro categorie, indicando con "P' la più sottile e con "FFFF" la più grossa. E. Arriguui, / ,a polvere nera, in Avancarica moderna , pag. 45. 9 1 R.A.


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Antonella Vanin

Per separare i grani di misure di verse veniva utilizzato un setaccio della forma di una bobina a sezione esagonale; il movimento e la gravità provocavano lo sposlamcnlo del materiale dall'alto al basso. Anche i crivelli erano ordinati dal più sottile al più grosso, in questo modo la polvere più fine scendeva attraverso i primi, poi la mezzana ed in fine la più grossa mentre i pezzi trnppo grossi uscivano dal fondo per essere rilavorati. Tutta la polvere selezionala veniva raccolta in una madia simile a quelle utilizzate dai mugnai94 . L'introduzione delle botti tritatorie, nel metodo di lavorazione, suggerì di utilizzare un sistema simile anche pe r la granulazione. Le ptime holli-granitoio95 erano identiche a quelle trilalo ri e, ma con le pareti laterali costituite da una rete metallica, di bronzo, attraverso cui usciva la polvere, c he veniva sminuzzata da pesanti sfere di legno duro, introdotte ali' inte rno insieme alla schi acciata. Ren presto il sistema venne perfezionato utilizzando, per la periferia della botte, d ue tele metalliche di differente finezza disposte a breve distanza tra loro. Un canale simile a quell o esistente tra il secondo e il primo setaccio ripo11ava all ' interno della botte le parti di schiacciata troppo grosse perché venissero ulteriormente frantumate dalle sfere di legno. Un ulteriore miglioramento del sistema, introdotto nel 1795, fu la hoU.e di C hampy. Questa si basava sulla prop1ietà c he hanno le farine ternarie di agglomerarsi in pallottole quando vengono sufficientemente agitate allo stato umido. Questo sistema, presentando il vantaggio di poter lavorare du·ettamente e senza pericolo di esplosioni le pol veri impalpahili provenienti da altre lavorazioni, rimase a lungo in uso, ma non permise mai di ottenere graniture di alta qualità a causa della hassa densità delle pallottole. Il sistema più moderno fu comunque quello del grani toio a cilindri, inventalo nel 1819 dal colonnello inglese Congrave. La macchi na era forma ta da tre coppie di cilindri; la prima presentava delle piramidi di circa un centime tro di altezza, disposte in modo tale che le sporgenze di un cilindro si accoppiassero agli incavi dell'altro. La seconda era simile ma con piramidi dell' altezza di tre millimetri, mentre la terza era liscia. I cilindri potevano essere accostati o allontanati Lra loro nella misura voluta. Le tre coppie erano poste dall 'alto verso il basso, un po' sfalsate, e sotto le prune due vi era un setaccio vihrante inclinato, lungo il quale le paiti insufficientemente granulate scorrono verso la successiva coppia di cilindri. Al granitoio veni vano inviate le schiacciate già essiccate e stagionale per otto giorni e la polvere otten uta aveva la tipica forma in scagliette lamellari.

94

R.A. HOWARD, The Evolution of the Proce.u of Pmvder Making fmm an American Perspective. pagg. 16- 17. La più antica rappresentazione de lla ma1.x:hina risale al 1798 e si trova nell 'opera "The Rise and Prugrcss of thc British Explosive lndustry''. 9 ., R. ALLARA, La polvere nera: storia e tecnologia, n°3, pag. 8 .


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La polvere generalmente prodolla aveva la superficie ruvida a l tatto ed era di 96 forma irregolare, con spigoli vivi, fri abile e porosa, per que sto , intorno al 1680 , fu necessario introdurre ne ll' iter di lavoraz ione un processo come quello della lisc iatura, che togliesse le asperità e riducesse l'igroscopic ità de lla polvere. La pii:1 a ntica forma di li sciatura avveniva sempli cemente quando la pol vere veni va travasata in cili ndri di c irca 30 p ollic i di diametro e 3 piedi di lunghezza. Solo a ll'iniz io del 19° secolo venne aggiunta la grafite che dava alla polvere la naturale lucentezza, la faceva sc ivolare meglio e la rendeva me no adalla ad assorbire l' umidità. Il più grande cambiamento nel processo avve nne in America nel tardo 19° secolo 4uando Lafflin e Rand ( uno de i tre p iù grandi cartelli per la produzione di po lvere ) mise appunto un metodo c he permetteva di liscia re e asciugare la polvere in un a so la ope razione. I nuovi barili erano di c irca 5 piedi di diametro e lunghi c irca 8 piedi ed erano provvisti di un tappo a cernie ra che, aprendosi sulla parte supe ri ore, dava sfogo all' umidità. Questo tipo di barili permetteva sia di far uscire l' umidità che di controllare la te mperatura intera: il calore prodotto da ll' attrito de i grani non doveva superare i 40° per evitare principi di fusione de l nitro e dello zolfo, che avrebbero alterato la miscela. La nuova generazione di grandi baril i si sviluppù con perni cav i, questi erano dei c usci netti sui quali il barile ruotava. L' aria calda veni va allora soffiata attraverso i barili, favorendo il processo d i asciugatura. Alla fine dell'asciugatura veniva introdotto un colpo di vapore che inumidiva la supe rfi cie dei grani prima dell' introduzione della grafite. T.'ulti ma fase de lla lavorazione della polvere riguarda l'asciugatura. Questa, che ne lla produzione della semplice serpentina, era il secondo mome nto, subì nel te mpo una considerevole evolu7.ione. Iniz ialmente, la polvere veniva asciugata al sole, su una pietra o su lunghe tavole cope11e di tele; 4uesto sistema sebbene e ffic ie nte, esponeva la polvere agli agenti atmos ferici e non permetteva una produzione costa nte in tutte le stagioni. La necessità di superare q uesti ostacoli favorì la nascita di edifici per l' asciugatura. Nei pi ù antic hi veniva utilizzata una stufa di ferro nella 4uale la camera di combustione e ra ben chiusa; la stufa risc aldava l' edificio e il fuoco veniva rimosso prima che la polvere venisse portata dentro per asciugarsi. A quel te mpo infatti si riteneva che fosse il calore ad asciugare e non la circolazione d ' aria. In un secondo rnomenlo si pensò d i sfruttare il calore prodotto all 'esterno de l locale di asc iugatura, ma solo a metà del 19° seco lo si svilupparono degli asciugatoi che sfruttavano la circola1,ione di c alore attraverso una serie di tubi. li più recente asciugatoio aveva spirali di vapore alime ntate da un compressore, che diffo ndevano l'aria calda sui vassoi di polvere. Il mome nto concl usivo del processo di p roduz ione riguarda la conservazione del la polvere c he avveni va in barili d i leg no, me tallo o scatole.

96

R.A. HOWARD, pagg. 17-1 9.


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CAPITOLO IV LA PRODUZIONE DEI J ,A POLVERE NELLA REPURRI ,ICA DI VENEZIA NEL xvm SECOLO

li Scltecento fu un secolo di guerre territorialmente estese e logoranti e di rivoluzioni, quindi la grande necessità di pol vere da sparo fu il denominalorc comune a tutti gli Slali europei. Anche la Repubblica di Venezia, pur avendo abbracciato pienamente la politica di neutralilà armata, che la vedeva estranea alle azioni di guerra delle allre potenze, condivideva la stessa esigenza, dovendo disporre di una huona capacità di aulodifesa. A livello pratico ciò significava avere a disposizione due milioni di Libbre di polvere e un milione e mezzo di Iihhre di salnitro dal quale poter ottenere, in caso di guerra, altrettanta polvere 97 . Mentre nel resto d' Europa la necessità di aumentare la produzione alimentò la ricerca di un miglior processo di produzione, che raggiunse i massimi risultati tra la fine del Settecento e l'Oltocento, Venezia rimase estranea alle innovazioni. L' intenso lavoro svolto dai Provveditori durante il '700 in materia di polvere era volto a garantire una produzione annua di polvere da guerra tale da ri spettare i quantitativi previsti dal piano di pace e a migliorare la qualità della polvere da impiegarsi per usi militari; questo lavoro era d ' altra pa1te ostacolato dalle scarse risorse economiche sulJe quali poter contare per restauri ed innovazioni, dalla scarsità di legname che impediva il rinnovo lempcslivo delle parti usurate delle macchine e dalla paura di sperimentare vie nuove compromcucndo la produzione. Rite ngo infatti c he oltre all ' aspetto economico, sicuramente non trascurabile, soprattulto la pericolosità della materia lavorata (più volte la polvere a veva dato l'occasione di vedere la sua forza devastatrice innescata da cause al confro nto hanali) avesse spinto i Provveditori a evitare di sperimentare siste mi nuovi di produ:t.ione. Ad esempio nel 1681 l'esplosione della polverie ra l"uori Porta Altinia a Treviso venne innescata, durante il processo di granitura daJla polvere c he, caduta dai crivel li sul pavimento, si e ra infiltrala lra le assi raggiungendo il meccanismo che muoveva la g ranidora 98 . Gli altri incendi av vcnuli a Treviso ag li edilìci di S. Maria nel 1763 99 e di Madonna G randa nel 17 61 e 1764 100 vennero provocali dal surriscaldame nto della mate ria lavorata.

97 /\SV,

Provv. Art., b. 14, scritture 23.3. 1795. ASV, Senato Terra, fil za 101 4, 17.9.1681, scrittura de i Provveditori del 22.8.1681 inserita in filza. 13TY, ms. I046, "Gli sconci e i diroccamenti di Trcvigi", 1630. Bartolomeo 13urchielati narra brevemente tre grandi esplosioni di polveriere avvenute a Treviso e delle quali egli è testimone ( 1630, 1628, 1600). 'l'I ASV, Provv. Art, b. 11 , scritture, 28.9. 1763; ibid. , b. 12, 22.9.1 764. IOO ASV, Provv. J\rt. , h.11 , scrillurc , 11.1.1 76 1 m.v. ; ihid., b. 12, 22.9. 1764. 'IX


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Forse proptio l'imprevedi bilità legata alla lavorazione della polvere dovette far riflettere i Provveditori sulla pericolosità di attuare anche lievi cambiamenti al processo produttivo, che avrebbero potuto provocare danni t,ùi da compromettere la produzione annua, che era già insufficiente. Ogni esplosione infatti compo11ava la perdita delle materie ptime, degli strumenti <li lavoro e rendeva gl i edifici bisognosi <li restauri lunghi e costosi, durante i quali veniva interrotta la produzione. E' forse per 4ucsto che nei docume nti troviamo casi di involuzio ne <lei sistema produtti vo, c he determi narono l' abbandono di tecniche già in uso da tempo, che però avevano dimostrato di essere altamente pericolose. Come a dire, meglio una produzione bassa ma sicura che una produzione abbondante, ma continuamente a risch io. Infatti sistemi noti come 4uello dei mulini a maci na verticale per incorporare la polvere , c he permettevano di ottenere un prodotlo migliore rispetto a quello ottenuto con i pestelli 101 , vennero ahhandonati 102 : durante la lavorazione le impurità presenti nelle materie prime o delle schegge <li piclra de lla stessa macina potevano dar origine a gravi esplosioni. Ci si limitò così ad utilizzare le macine verticali per polverizzare separatamente lo zolfo e il salnitro 103 . Un alt ro caso di involuzione del siste ma produttivo inte ressi'> il processo di granitura. Fi no al 168 1 nella polveri era pubblica <li Treviso, la granidora era stata azio nata dal la ruota di un mulino, ma da quel mome nto in poi, essendosi innescata in 4ucsto luogo l' esplosione che devasti'> l'cdilìcio, si ritenne opportuno ritorna re a granire la polvere a mano 104 . Gli interve nti per mi gliorare e a ument,u·e la produzione si li mitarono a controlli costanti sull a produzione delle materie prime per garantirne la qualità e sul prodotto finale per evitare le frodi , me ntre il ciclo produttivo rimarrà legato ai siste mi g ià in uso nel C in4uecento. Prima <li lavorare la polvere venivano pre parali gli ingredienti. Tra tutti il salnitro richiedeva un lavoro più lungo perc hé doveva essere biscottato a marmo: ve niva fu so in i:,rran<li caldaie e la parte oleo sa che galleggiava sul liquido, aspersa con zotro al lìne di farla de tonare. Il salnitro, versato poi in stampi di rame e l'atto solidificare, assumeva un aspetto simile al marmo 105 . Gli stampi scmisfe-

R. ALLARA, / ,11 polvere nera: storia e tecn.ologiu, pag. 7 . E' possibi le gi ungere a queste conclusioni confrontando il metodo di incorporazione con macina, in uso nella prima met.à de l '6(XJ e q uello a peste lli praticalo dalla seconda melì1 de l secolo e per tutto il ' 700. In rife rime nto al primo vede re BTV, ms. 1046; e W. PANCIERA, Venelian (ìunpowder in the Second 1/alf of XVI Cer.tury. Production, Conservalion, Use , pagg. 11 - 12. Per il processo di incorporazione tramite peste vede re W. PAN C IERA, op. cit. pag. 12. 103 ASV, Senato MiliJar, fil za 66, 27.5. 1771, disegno inde rito in filza datato 25 .6. l 770 . I 04 ASV, Senato Terra, filza 10 14, 17.9. 168 1, scriltura dei Provveditori del 22.8. 168 1 inserita in fi lza. io., Su questo aspetto crf.: V. GIORMAN I, ' La disputa su l saln itro al caflt: Pedrocchi , tra due accademici patav ini ( 15 luglio 1789)', Atti e memorie dell'Accademia patavina di Scienze, Lettere ed Arti, 101 ( 1988- I989) , voi. Il, pag. 148. IOI

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rici in uso fino al 1776 vennero sostitui ti da ramine di forma quadrala, per evitare che durante il trasporto una parte del salnitro finisse in polvere 1° 6 . U processo di biscuttatura a marmo era ritenuto particolarmente importante per la huona riuscita della polvere, Lanlo che i Provveditori piì:1 volle lungo il secolo ribadiranno la necessità di utili zzare salnitro che avesse subito questo processolC17 . Anzi, dal 1753, per evitare che i produttori gi ustificassero la scarsa energia della polvere utilizzando come pretesto l'inadeguata biscottatura del tùtro da parte dei salnitrai, si decise di fornire al polverist.a il salnitro grezzo, obbligandolo a provvedere da solo a completarne la lavorazione 1°8 . Al momento dell' utilizzo il nitro, come del resto g li altri ingredienti, veniva pesato servendosi di una bilancina di rame 109 al fine di stabilirne la giusta proporzione. Ridotto grossolanamente in polvere, veniva adeguatamente setacciato per liherarlo dalle impurità, servendosi di attrezzi g ià in uso presso i mugnai per separare la crusca dalla farina, le hurattine 110. Naturalmente questo processo lasciava molto a desiderare e la presenza di impurità nella polvere doveva essere frequente se i Provveditori ribadirono la necessità di tamizare gli ingredienti 111 per giungere, attraverso un decreto del Senato, ad obbligare i produllori di polvere per lo stato a ridurla a perfezione " purgandola perciò da nitte quelle impurità, che nel metodo primo si sono scopen c".112 Una volta purificato veniva portato alla macina dove raggiungeva la consistenza necessaria per essere incorporato 111. Anche lo zolfo, prodotto nello Stato dal 1720, veniva ridotto in polvere dalla macina 11~ azionata dalla ruota di un mulino. Il carbone invece, conservato separatamente in un magaz;,.i no 115, dal 17 57 si slahilì fosse di nocciolo o di canapa, poichè risultava più leggero e facile da

I06 ASV,

Pmvv. Ari. , b. 9, terminazioni 23.7. 1776. ASV, Pmvv. Art., b. 8, termi naz ioni 29.8. 1739; ibid .• Senato 'Jèrra, fi lza 2528, 2 U.1771 m.v.; ibid. Provv. J\rt., h 11 , scrillure 27.4.1 753. ros ASV. Provv. Art., h. 11 , scritture 27.4. 1753. 109 ASV, Sena/o Terra , lilza 10 14, 17.9. 1681, inve ntario datato 11 .8. 1681 inserito in fil za. 1 ro Il term ine burattine deriva da buratto. Si t.ratu1 di uno strume nto di legno a for ma di cassone dove normalmente si eerne la farin a dalla crnsca. Qui vie ne utilio•.ato per indicare uno strumento dotato di setaccio s ul fondo, che permette, se scosso ripetutamente e con energ ia, di polverizzare il salnitro liberandolo dalle irnpuritì1. 11 1 ASV, Provv. Art., b. 8, terminazion i 29.8.1 739 11 2 ASV, Senato Ferra, reg. 353, d ecreto 3. 12. 1757. 11 3 ASV, Provv. Ari. , h. IO, terminazio ni 22.3. 1779; ihid. Sena/o Terra, fil za 1014, 17.9.168 I, scrittura dei Provveditori d el 22.8. 168 1 inserita in fil za. 114 R. VERGANI, Le materie prime, in Sloria di Venezia, voi. XII, Il mare, pag 309. ASV, Senato Terra, fil za 1014, 17.9.1681, inventario datato 11.8. 1681 inserii.o in filza. 11 5 ASV, Provv. Art., b. 10, terminazioni 8.3. 1786. 107


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ridurre in pol vcre 116 • Come già ricordato, tulli gl i ingredienti, prima di essere posti nei mo1tai, venivano "tami7.ati" così come era in uso già nel ' 500 per evitare che vi fossero residui soprattutto di ghiaia 117 . Per quanto riguarda la composizione della pol vere, nel Settece nto si fece tesoro delle conoscenze raggiunte nei secoli precedenti. Infatti all'ini7.io del Seicento il Senato, pur ordinando di produrre polvere del tipo 5- 1- 1 (conte neva cinque parti di salnitro, una di zolfo e una di carhone), riconobbe la bontà di una nuova composizione contene nte sci parti di salnitro, una di zolfo e una di carbone. Questo tipo di pol vere fina, utilizzata dopo il primo ve ntennio per i soli moschclli, ri spetto alla grossa 4 - 1- 1 e alla lìna 5- 1-1 , presentava dei vantaggi: a parità di quantità ri spclto alla polvere fina, essendo composta da una più alta percentuale di salnitro, possedeva una maggior energia; rispetto alla polvere grossa invece, pe r avere la stessa energia, era sufficiente utilizzare una quantità inferiore di polvere determinando così un ri sparmio di materie prime 11 8 • Nel secolo successivo, non vennero fatte ulteri ori ricerche, probabilmente ritenendo di aver trovato una composizione ottimale. L' attenzione in questo secolo venne puntata soprattutto sulla qu alità e purezza delle mate1ic prime e sulla granitura avendo compreso che, pur partendo dalla stessa composizione, a seconda de lla dimensione dei grani , si potevano ottene re pol veri adalle ad u1:,i diversi. Nella Serenissima, durante il Settecento, vennero impiegati vari tipi di polveri che si distinguevano in hasc alla granitura. La fina e la soprallìna erano utili per gli arc hihugi, l'ordinaria probabi lmente veniva usala nelle miniere e nelle strade, la fini ssima di lasso era ricercala dai cacciatori, infine c'era quella da guerra 11 9 ; questa venne quasi sempre granita fina ad eccc1.ionc di alcuni periodi (tra il 1759 e il 1769 e dopo il 27 agosto 1795) nei quali venne affiancata dalla polvere mezzana 120• Purtroppo i documenti non spiegano i motivi che detcrrninarono questi camhiamc nti nella produzione. Inoltre i doc umenti non accennano mai alla pol vere necessaria all'innesco degli archibug i e dei cannoni , ma dal momento c he il sistema a percussione venne inventa to solo a ll ' inizio

116

W. PANCIERA, Ven etian Gunpowder in the Seco11d Ha/f o.f XVI Century, pag. 12. ASV, Senato Terra. reg. 353. decreto 3.1 2.1757. 11 7 ASV, Provv. Ari. , b. 8, terminazioni 29.8.1 739. 11 8 ASV, Savio alla Scriuura, b. 193, copia decreto del Senato ùt:I 3 lug lio I604; ibid. Collegio, Relazioni. b. 57, relazione ùi Malleo Zorzi Savio agli Ordini, 25 giugno 1624. Citati in W. Panc iera, Ve11etia11 Gunpowder in the Second Half of XVI Cen/ury. Production, Conservation, Use. 11 9 ASV, Senato Terra, reg. 380, decreto 2 1.3.1 771; ibid., Senato Terra, tìlza 17 1, 3.7. 1604, decre to inserito in fil za alla data ; ibid. l'mvv. !\rt., b. 8. terminazioni 9. 1. 1744 m.v.; ibid. Pruvv. Ar1., h. 14, scritture 23.3. 1795. 120 ASV, Senato Terra, filza 2528 , 2 1.3.1 77 1; ibid., Provv. Art., term inazioni 27.8. 1795.


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dell' Ottocento 121, noi possiamo verosimilmente pe nsare c he la sopraffina avesse questa fun zione per i primi , mentre pe r i cam1oni veni sse utilizzala quell a polvere che durante il trasporto ritornava allo stato di " pol veraccio" 122 . Solo ne l 1796, mentre l'Europa era sco nvolta dalla g ue rra, vennero apportale de lle modific he alJa composizione de lla polvere prodotta per lo Stato: le autorità vene ziane, vista la scarsità di salnitro e di pol vere da sparo, ordinarono che per la po lvere da impiegarsi per usi diversi da quelli di g uerra, ci si servisse di composizioni me no energiche come que lle utilizzate due secoli prima 123 . Il processo di incorporazio ne , c he co mportava la triturazione, il mescolamento e la compressione degli ing redie nti , veniva eseguilo ad opera di pestelli costitui ti da travi di leg no di olmo che cadevano ripetutamente entro dei mo rtai. La te sta delle peste poteva essere di leg no o di hronzo 124 a seconda de l materi a le che componeva i mortai 125 : e ra infatti sco nsigliabile provocare attrito tra d ue cleme nti della stessa natura ! Verso la lìnc del secolo, quando il reperi me nto degli olmi. divenne diffic ile , le teste delle peste di legno divennero intercambiabili e vennero lìssatc servendosi di anelli e ferramenta di rame (vere e hmcconi a spina di pesce) 126 • I pestel li venivano innalza li da un albero a camme azionato dalla ruo ta di un mul ino e ricadevano per gravità. In alcuni casi una stessa ruota poteva movimentare due pish:; t: il caso degli edific i su barconi util izzati nel Seicenlo e de ll'edificio di S. Mari a a Treviso, dove la seconda pista sfruttò il moto della ptim a grazie all ' impiego di una vite se nza fine 127 • Poiché il meccani smo che perme tteva la movimentazione de lle piste sfruttava l'e ne rg ia prodotta da un muli no, la velocità dei peste lli era subordinata all a pottala de l canale e allo stato d i regolazione e conservazio ne dei mo vimenti intern i (fu si, pestelli ) cd esterni (ruota) 128 . Per q uesto motivo i canali erano oggetto di freque nti interventi per la puli zia dalle crhc che rallentavano il c orso de ll' acqua e per riassestare il fo ndo e le

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A. CIM ARELLI, Qua/lro secoli di a rmi da fuoco , De Agoslan i, Novara 1972, pag. 9. Quando si parla di polvere da sparo si intende polvere granita, dove la dimensione del grano è slala determinata con appositi crivell i. I grani così ottenuti erano piullosto uniformi. ma la loro superficie era irregolare. Durante il trasporto l'attrito dei granelli tra di loro determinava lo sbriciolamento di alcune part i che anda vano a for mare una massa di polvere appunto chiamata "polveraccio''. 123 ASV, Provv. Art., b. 14, scritture 4.3. 1796. 124 ASY. Senato Terra, reg. 368, decreto 14.3. 1765; ihid. Provv. A rt., b. 12, scritture 4.3. 1765; ibid. b. l O, terminazioni 8.3.1 786. m ASV, Senato Terra, filza IO 14, 17.9. 168 1, scrillura dei Provveditori data ta 22.8.168 1. 126 ASV, P,vvv. Art. , h. IO, ten11i11a:òoni 26.8. 1795. 127 ASV, Senato Terra, filza 11 14, 10. 12.1 689, nell ' im magine contenuta sono evidenti entrambe le macchine nominate. 12 K ASV, Provv. Art., b. IO, terminazioni 29.5. 1795; ibid., b. IO, terminazioni 3.7. 1795; ibid .. b. 14, scritture 27.8.1795. 122


/ ,1,1

produzion e della polvere da sparo nella Repubblica di Venezia

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sponde , che te ndevano sempre a cederet 29 . In situaz ione ollimale la celeri là del molo dei pcslclli era di 40 colpi al minuto; si otteneva così una perfetta polvere in sole 30 ore di travaglio 130 . L' esatto procedimento di incorporazione in uso a Venezia alla fine del secolo ci viene narrato passo passo dall' Ispellore ali' Artiglieri Bullafogo in una s ua rcla1.ionc inviata ai Provveditori nel 1795 : " fec i esattamente pesare in separate parti, libbre 30 di salni tro, cin4uc di sollcrc, e ci n4uc di carbone per modo, che cada un mottaio ne comprendeva in tutto libbre 40 di peso. Vi fec i porre in cadauno di essi primo il carbo ne, poi il solfere, e fatti con spatole ben confonde re, li feci per 4ualchc s pazio di tempo pisl.are, versandovi sopra il salnitro che nella medesima guisa fu trattato, posci bagnare con acqua in quantità credula sullicicnlc. Feci tosto dare movimento alle piste, che per lo spazio di 24 ore incessantemente percuotendo il composto, con la celerità di 38 in 40 cadute al minuto credute bastanti per evitare dal troppo sallecito molo il ri scaldamento della materia, e per non esser obbligato ad inumidire vie ppiù il composto. Passato tale s pazio di lempo feci sospender il movimcnlo, e passar il materi ale da un mortaio a li ' altro roversandolo anco per osservare se' ne fondi ve ne fosse rimasto di condensato. Fatto c iò vi feci versare nuovamente la stessa qua ntità d ' acqua, indi passai al nuovo movimento con la stessa celerità di prima per altre 24 ore circa 13 1". E' da no tare che mentre lino a l 1765 la pol vere ve ni va travasata almeno ogni nove ore per ev itare che si formasse un impasto duro t32, verso la fine del secolo l'aumento de lle ore di permanenza in un solo mortai o e l' aggiunta di acqua fanno pensare che vi fosse invece l'intenzione di ottenere una schiacciata, anticipando così le mig liorie appo1tate alla polvere dall ' invenz io ne della pressa 133 • I .a pol vere co sì ottenuta doveva presentarsi alla vista e al tatto be n di versa da que lla desc1itta due secoli prima come " un vcludo" 134 ! La polvere subi va il travaglio e ntro mo1tai, per i quali i materiali usati fino a metà del secolo furono indifferentemente rovere, o lmo oppure bronzo; so lo successivame nte divenne chiaro che i mortai di olmo sui qua li ricadevano pestelli con testa di bronzo erano migliori . Questo non determinò però la sostituz io ne di

129 ASV, Provv. Art. , b. 9 terminazioni 4.9. 1755; ibid., b. 9, tcnn inazioni 9.9.1 755 ; ibid., b. 14, scritture 29. 10.1796. 130 AS V, Sena/o Terra, fil za 308 1, 26.9. 1795 ; ihid., h. 14, scrillure 27.8.1 795. 111 ASV, Senato Terra, L ìJLa 3081, 26.9. 17 95, rdaLione dell ' lspcllorc ali ' Artiglieria Bultafogo 26.8. I795 inserita in filza. 132 AS V, l'mvv. l\rl. , b. 12, scritture 4.3.1 7(i5 . 133 Nel 1795 (AS V, Sena/o Tara, tilza 3081 , 26.<J. 1795, scriltura 26.8. 1795 inserita in li LLa) la polven: !ma del tipo 6- 1-1 veniva lavorata per 48 ore mentre nel 1604 erano necessarie solo 12 ore di battitura per incorporarla (ASV, Senato '/ erra, filza 17 1, 3.7. 1604). 134 W. PA NCIERA, Venelian ( ìunpowder in lhe Seumd Halfof XVI Cenlury. Productùm, Conservation, Use, pag. 9.


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tutte le pille di bronzo a causa della scarsità di legname e deteriorabilità di questo materiale 135 . Generalmente la forma dei mortai era tale da far ricadere gli ingredienti nella convessità quando le peste si innalzavano così da ricadere sempre su una materia fredda, scongiurando il pericolo di esplosioni 136 (disegno n° I). Un ica eccezione furono, fino al 1765, i mortai dell'edificio di Treviso in quanto la loro forma ad urna o campana impediva agli ingredienti di ricadere, rendendo necessario l'intervento degli operai per mescolare la polvere con spato le di legno 137 . Altri accorgime nti vennero adottati per evitare l' indurimento e il surriscaldamento della polvere contenuta nei mortai (circa quaranta libbre): la materia lavorata ven iva travasata da un mortaio all 'altro 138, inoltre si ccrcÌ> di eliminare l'oscillazione delle peste e di rendere sempre più stabili le basi dei mortai. lnfatli l'oscillazione dei pestoni 139 e l'instabilità dei mortai , dovuta alla poca consistenza del fondo, portava alla fotmazione di scanalature all'interno dei mortai 140 nelle quali si depositava, induriva e suJTiscaldava della polvere. Fu così c he dalle basi in rovere utilizzate verso la fine del Seicento 141 si giunse a servirsi, dopo la metà del Settecento 142, di basi in muratura . La polvere, una volta incorporata, veni va portata alla granidora; in questo edificio più crivelli di rame 143 dello stesso tipo ven ivano azionati meccanicamente per riduJTe la polvere in grani 144 • La conoscenza del rapporto tra dimensione dei grani ed effetto esplosivo era nota a Venezia fin dall'ultimo quarto del Cinquecento: utilizzando grani più grossi si poteva diminuire l'effetto esplosivo, indipendentemente dalla composizione 145 . La dimensione più utilizzata nel Settecento sarà quella fina, ma sembra evi-

135 ASV, Senato ferra, reg. 37 1, decreto 12.12.1766; ibid. fi lza 2409, 14.3.1765; ibid., Senato Militar, fi lza <i<i. 27.5. 177 1. 110 ASV, Pruvv. Ari. , b. 12, scrilture 4.3. 1765. 137 ASV, Senato Terra, filza 2409, 14.3.1765. 138 /\.SY, Provv. J\rt. , b. 12, scritture 4.3. 1765; ibid. , Senato Terra , fil za 2409, 14.3.1765; ihid., tilza 3081 , 26.9.1 795, scrittura dei Provveditori 26.8. 1795 inserita in ti lza. 119 ASV, Provv. Art., b. I 3, scritture 16.8. 1791 ; ibid., b. IO, lerrnimu.ioni 4.3. 1795; ibid., b. 14, scritture 27.8. 1795. 140 /\.SY, Provv. J\rt. , b.13, scritture 16.8. 179 1; ibid., Senato '/'erra , filza 308 1, 26.9.1 795. 141 ASV, Senalu Terra, fil za 101 4, 17.9. 168 1, invenlario dalalo 11.8. 168 1 inserito in fi lza. 142 ASV, Provv. Art., b. 9, lerminazionj 13.9.1766; ibid., Senato Terra, n:g. 371, decreto 12. 12. 1766. 143 Riguardo al materiale dei crivelli : ASYE, CX Comuni, reg. 27, c. 182 r., 14.2. 1567. Citato in W. Panciera, Venetiun Cunpuwder in the Second I lalj" of XVI Cen.lury. Production, Conservation , Use. 144 ASV, Senato "fe rra, filza 308 1, 26.9. 1795, relazione dell' ispettore aJl'Artiglieria Huttafogo 26.8.1 795; ihid., l'rovv. J\rt., h. 14, scritture 27.8.1 795. 145 W. PANCIERA, Ven.etian Cunpuwder in the Secund Tlalfof XVI Century. Pruductiun, Conservation, Use, pag. I O.


La produzione dellu polvere da .1paru nella Repubblica di Venezia

243

denle vi fossero delle difficoltà nel determinare con precisione la dimensione dei grani, tanto che nei docurnenli si evileranno le descri zioni e ci si affiderà sempre più a campioni di polvere che ottenevano di volta in volta l'approvazione dei Provvedilori 146_ Durante il moto, oltre alla polvere grani la, si olleneva un prodotto di scarto, il polverame, che veniva nuovamente sottoposto all'azione delle peste 147 ; questo soltoprodollo, pur non essendo dircllamcntc utili zzabile era facilmente incendiabile perciò, in molti casi e per lungo lernpo, la granilura venne falla a mano pur avendo a disposizione dei mulini da granitura 148 . li processo di asci ugalura, necessario per la buona conservazione di un materiale così altamente igroscopico, avvenne sempre atlraverso 1'esposizione al sole pur essendo note e in uso delle stufe presso l'Arsenale di Venezia fin dal 1565 149. La polvere granita veniva distesa su tavoloni , delli scofoni e rimaneva csposla per un periodo di soleggiamento ritenuto sufficiente a liberarla dall'umidità. Dovendo contare su un clima caldo e poco venlilato, l' esposizione delle panchette nel coiti le delle fabb riche iniziava a maggio, anche se la produzione era cominciata già da due mesi 150. La polvere, pronla per essere usala, veniva conservata in barili 151 di legno slivali in appositi edifici , i torresini 152 • In questi edifici dal tetto di piombo 1:i", i bm·ili veni vano isolali dal suolo allravcrso un pavimento <li assi di legno 154 e preservati dai fulmini grazie ad un conduttore elettrico 155 • Le varie allenzioni, volle

140

ASV, Pruvv. Art., b. 8, terminazioni 29.8. 1739; ibid., b. 9. terminazioni 25.8.1773; ibid ., b. 10, terminazioni 27.8. 1795. 147 ASV, Provv. Art. , b. 14, scrittura 27.8. 1795. 1'18 ASV, Senato Terra, fi lza I O14 , 17.'). 1681 , scritt.ura dei Provveditori 22.8.168 1. I Provveditori propongono al il Senato di far granire la pol vere a mano nel nuovo edificio da polvere di Treviso. 149 W. PANClERA. Venetian Gunpowder in llu: Seumd Ht1lfof XVI Centwy. Production, Conservatimi, Use, pagg. 12- 11. l.'ìll Il l.empo per la lavorazione della polvere pubblica iniziava a marzo e finiva ad ottobre: ASV, Senato Terra, rcg. 380, decreto 2 1.3.1 77 1. La polvere al termi ne della lavorazione veniva esposta a l sole a partire dal mese di maggio: ASV, Pruvv. Art., b. 10, tenninazioni 22.3.1779. Ri guardo al processo per seccare la pol vere: ASV, Se,wto Terra, fil za 1014, 17.9 .1681 , inventario datalo 11.8. 168 1 inserito in fil za. lbid ., Pmvv. Art. , b.14, scritture, 16. 8. 17 91 ; ibid., b. I O, terminazioni I. 9. 1786 15 1 ASV, Pmvv. /\ rt. , h. 9, termina7.ioni 19.5.1 774; ihid., termin azioni 5.10. 1775; ibid. , b. I O, termina7.ioni 18.9 .1795. In base ai calcoli fatti un barile doveva contenere c irca 11 5 libbre di polvere. 152 AS V, Provv. Art.. b. 13, scritture 3.9. 1788. 153 ASV, Senato Militar, fi lza 66, 27 .5 .177 1, li sta materiale necessario per costruire un deposito da JX>l vere datato 26.3 .1 77 1 inserito in filza; BTV. ms. I 046. 154 ASV, Provv. Art., b. 11 , scritture 11.3.1 759.


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Anlunellu Vanin

a preservare la polvere dall'umidità, sono indici della facilità con la quale il prodollo si degradava lino a risullare inulilizzahile. Al te rmine del processo produttivo, veniva valutata la bontà della polvere giunta in Arsenale. Le prove empiriche e semplici in uso nel Cinqucccnlo vennero nel tempo cornplelame nle superale per lasciare il poslo, nel Seltecento, a prove più complesse che si avvarranno anche di precisi strume nti come i crivelli e i morlaretti. lnfaui secondo un documento non datato, ma probabilmente risalente agli anni ottanta del Cinquecento , erano due le prove alle qu ali la polvere veniva sottoposta: "alla man et al fogho" . Nella prima si prendeva un po' di polvere e la si stringeva nel pugno; se scricchiolava voleva dire che conleneva troppo carbone, se restava unita in un blocco voleva dire che non era buona, mentre se si uni va in piccoli pezzi signilìcava che la pol vere era hen riuscita. Nella seconda un pugno di polvere veniva steso sopra un foglio di carta e incendiato; se la ca1ta non si accartocciava e lo scoppio era ac uto, rapido e non lasciava residui, signilìcava che la polvere era huona. Se restavano dei granelli rossi, la polvere conteneva poco salnitro, mentre se rimanevano residui di caligine significava che conteneva troppo carbone 156 . Questo metodo, se pur in maniera approssimativa, permetteva di verificare la composizione , la granilura e in qualche modo la potenza esplosiva. Nel Seiccnlo si ini ziò a servirsi di prove i cui ri sullali fossero sempre me no confutabi li . Con un dec reto del Senato del 3 lug lio 1604 venne stabilito di sottoporre la polvere alla prova dell' acqua, che perme tteva di conoscere esattamente la percentuale di salnilro contenuta smascherando evenluali frodi. Allo scopo di separare il salnitro dagli altr i ingredienti, una determinata quantità di polvere veniva posta de ntro un sacchetto e fatta bollire più volte in una liscia di cenere e calcina; ad operazione ultimala il salnitro raccolto veniva pesato. Nel 1739, ormai lontani dalla prova empirica della mano, si verificava la bontà della polvere confrontandola con un campione e soltoponcndola alle prove dell'acqua e del fuoco 157 . Per quanto ri guarda quest'u ltima, nella prima metà del secolo, si fa ancora riferime nto a quella in uso nel C inquecento e sopra descritta. Solo nel 1757 infatti si accenna per la prima volta ad un nuovo strumento

155 ASY, Provv. Art., b. 14, scritture 26.4. 179 1: viene richiesto di attrezzare anche la fabhrica di Treviso con un conduttore elettrico prendendo ad esempio i "torresini" da polvere, lasciando così inl.endere che da te mpo era in uso la pratica di munire i "torresi ni" di parafulm ini. 156 J\SV, Secreta Misti, reg, 13, cc. 24v - 26r," li Capo dimanda et il bombardicro risponde", s.d. Secondo il Prof. Panc iera potrehbe risa lire agli anni o ttanta del Cinquecento. lbid., reg. 23 , scrillura di r errnnl.e Ro ssi generale alle artig lie rie 1603. Citati in W. Panciera, Venetian Gunpowder in the Second Ha(f of XVI Century. Production, Conservation, Use. 1~7 ASV, Provv. A ri., b. 8, terminazio ni 29.8.1 739.


La produzione della polvere da sparo nella Repu/Jhlù:u di Venezia

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voluto dal Sovrintendente alle pol veri Tartaglia 158 per testare l'energia della polvere, il mortaretto a bomba 159 . Per la prova veniva utilizzato un " mortaretto", cioè un piccolo can none di bronzo del peso di circa 500 libbre 160: la pol vere qualitativamente ottima avrebbe dovuto lanciare la palla di bronzo a una distanza prestabilita e che nel tempo oscillerà tra g li ottan ta e i centotrenta passi 161 per la po lvere fi na. Ogni provino veniva contraddistinto da un numero e serviva per valutare l'energia di entrambi i tipi di povere da g ue rra prodotti (fina e mezzana); natural mente per le due graniture veni vano stabilite distanze diverse, essendo diversa la capacità propulsiva. Infine dal 1771 verranno uti lizzati du e crivelli per valutare la granitura: era ri tenuta conforme al campio ne quella pol vere i cui grani non erano meno grossi de l crivello a fori più larghi e non così piccoli da passare attraverso il crivello a foçi piccoli 162 . L'i nsistenza sulle prove alle quali verrà sottoposta la polvere fa pensare che non fosse poi così facile produrre dell'ottima polvere; le cause erano imputabili in parte alle materie prime non sempre prodotte con c ura, alle deficienze degli edific i nei quali la polvere veni va lavorata e alle frodi portate a segno dai produttori anche in accordo con i salnitrai. La polvere c he non superava le prove doveva essere rifatta a spese dei produttori e per evitare possibili frodi veniva riconsegnata solo dopo essere stata bagnata 163 . Per porre un freno a queste cause che limitavano la produzione cd abbassavano il livello qualitativo, i Prov veditori intervennero su diversi fronti in vario modo. Le intese fra udolente tra produttori e salnitrai ve1mero evitate affidando, dopo il l 757, il processo di raflìnazione ai primi che vennero in questo modo costretti a " purgare" adeguatame nte il salnitro e a non lucrare sul pcso 164. La necessità di controll are la bontà delle materie prime impiegate era invece cosa nota da tempo, infatti ri saliva al 1604 il metodo per valutare la bontà del salnitro 165 . Si riteneva che il salnitro be n raffinato dovesse ardere, dopo essere stato posto sopra un asse di legno, con "fia mma lucida e presta e con una certa

158

ASV, Senato Terra, reg. 353, decreto 3. 12. 1757. /\SV, l'mvv. Ari. , b. 9, lt:rminazioni 15.8. 1766. 160 ASV, Provv. Art. , b. IO, terminazioni 17.3.1795. 161 ASV, Provv. Art.. b. 10, terminazio ni 27.8. 1795; ihid., Smato Terra, reg. 380, decreto 2 1.3. 177 1. Naturalmente il fatto che si passi, nt:I giro d i ventiquattro anni , dagli o ttanta passi ai centotrenla signifo;a che nella lavorazione de lla polvere erano stati fatti notevoli progressi. 162 ASV, Senato Terra, reg. 380, decreto 2 1.3. 177 1. lhid., Provv. Art. , b. 9, terminazioni 9.6. 1773; ibid., h. 9, term inazione 5. 10. 1775. 163 ASV, l'rovv. Ari., b. 8, lcrminazioni 29.8. 1739. 164 ASV, Senato Terra, reg. 353, decreto 3. 12.1757. 165 ASV, Senato '/'erra, fil za 17 1, 3.7.1604. 159


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Antonella Van i11

esalazio ne ventosa ... lasciando una cava denlro il legno, che aveva nel bruciare arso"; se invece strideva aveva del sale, se lasciava dello sporco, dopo aver arso, aveva del terreno e se ardendo emetteva della spuma, significava che conteneva del grasso. Un ulteriore intervento appare per la prima volta nei capitoli stabiliti con il Partitante della polvere ad uso pubblico, in un documento datato 2 1.3. 177 1166 : vennero stabiliti dei controlli improvv isi 167 per evitare "l'arbitrio del Partitante". Per quanto riguarda gli edifici , questi subirono ampliamenti e restauri che si protrassero fino alla fine della Repuhhlica. 168

166

ASV, Senato Terra, fil za 2528, 2 1.3. 177 1. /\SV, Senato "Ferra. fil za 2528, 2 1.3. 177 1. 108 ASV, Pmvv. Art., h. 8, terminazioni 22.9. 1742; ibid, , b.9, terminazioni 13.9. 1755, 11 .3. 1776; ibid., b. 10, terminazio ni 8.3. 1786, 2.10. 1795; ibid., b. 11 , scritture 17_9_ 1753, 2 1.4. 1760; ibid .. b, 14, scril1urc 29.10.1 796. 167


I ,a pmduzione della polvere da sparo nella Repubblica di Vrn ezia

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CAPITOLO V LA FABBRJCA DA POLVERE DI S. MARIA

La città di Treviso fu la prima fra tutte le città dell ' enlrotcna, che nel 1389 si unì spontaneamente a Venezia, condividendo da quel momento le sorti della Serenissima 169 • I Veneziani, che prediligevano la via flu viale per penetrare nel lcrritorio, fecero del fiume Sile il collegamento naturale tra le due città. Storicamente e geograficamente, il Sile è parte di quell' articolalo sistema flu viale vene to di c ui gli abitanti della Laguna, mercanti e nobili si assicurarono per secoli il dominio, rappresentando questo la via pe r svolgere traftici lucrosi. In particolar modo Treviso, alla quale facevano capo alcu ne strade per il Friuli e l' Oltralpe, e che già ai te mpi di Altino era venuta acquisendo la fisionomia di città-mercato, costituì un prezioso punto di appoggio nell 'espansione economica veneziana no_ Giunte a Treviso attraverso il Sile, le merci della Repubblica venivano inviale via te rra verso l'interno. Da Treviso i burchi recavano a Venezia i roveri del Montello, il materiale tratto dalle miniere di Agordo, i prodotti agricoli della Marca, le farine lavorate nei molti mulini trevigiani e non da ultimo la polvere da sparo lavorata nelle sue l"ahhriche. Per Treviso i secoli trascorsi sollo l' insegna del leone di S. Marco furono carallcri zzati da un ' intensa vita economica e dalla pace. Protetta dalla possente ci nta muraria cinquecerllesca, ru l'unica città di terraferma a no n venir mai occupata dai ne mici di Venezia, infatti salvare Treviso significava conservarsi una piattaforma da c ui eventualmente lanciarsi alla riconquista della terraferma. Fu così c he fin dall'epoca medioevale l' occ upa zione del territorio a sud della città venne dettata da esigenze militari. Qui fu erclto il Castello e nelle vicinanze vi furono sempre impianti mili tari: dagli acquartieramenti dei homhardicri 17 1, al campo per il tiro al bersaglio, al tezzone che, edificato nel 1559, era capace di produrre circa 20 migliara di salnitro 172, ai depositi per la polvere da sparo. La stessa ci nta idrauli ca, che corre a ridosso delle mura, dalla deri vazione del Silea S. Mattino alla sua reimmissione presso il torrione di S. Paolo e de no min ata più tardi di Canale della Pol veriera 173 , fu ideata allo scopo di difende re questa zona.

169

M.(ì. B01TER, f R nwra, in Treviso nostra, cd. Associazione Ta rvisium, Treviso 1980, pag. 205. 170 L. POLO , Le acque, in Treviso nostra, ed. Associazione Tarvisiu m, Treviso 1980, pag. 28. 17 1 G. NElTO, Ciuida alla cillà di Treviso. La città, la storia, la cultura e l 'arte, Lint, Trieste 1988, pag. 397 . 172 Relazioni dei Rei/ori, llI, Treviso, relazione di Francesco Diedo, 12. l O. J569, pag. 52. 173 Probabilmente tale nome venne atlidala al canale dopo che le sue acque andarono a movimentare nel 1630. la fabbri ca posta fu ori di Porta Altinia. alt' altezza del torrione di S. Paolo.


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Anione/la \.lmin

Ed è proprio qui , all'interno del Castello, che venne edificata la prima fabbrica di pol veri, quando era Provveditore alle Artiglierie Alessandro Grittil 74 . Nel 1559 175 si diede inizio alla costrnzione della polveriera in un sito vicino al fiume Sile, a monte del ponte di S. Martino, dove già si trovava il de posito della polvere da sparo della piazzaforte. Dopo aver superalo le difficoltà frapposte dal cond uttore dei mulini di S. Martino, di proprie tà della famiglia Nani di Venezia, l' opera venne allidala ad Antonio Carraro, capo dei Bombardieri di Treviso, al quale venne pure accordato il taglio di 40 roveri del Montello per portare a termine l'opera 176 . L'edificio di Treviso venne dotalo di una balleria di sci mortai , ai quali ne vennero aggiunti altri sei qualche anno dopo, capaci di produrre 200 libbre di polvere al giorno 177 . Questa pericolosa attività non tardò a manifestare gli immaginahili incidenti che andranno a ripe tersi per tre secoli anche nelle allre polveriere della Repubblica: nel 1578, dal rappotto del podestà Giovanni Michiel, apprendiamo che l'edificio venne devastato da un incendio e non più riedificalo lino al 1580 17 8_ Per lungo tempo l'edificio alternò momenti di lavoro a lungh.i periodi di abbandono, fino a quando venne completamente restaurato nel 1602 179. Fino al I 628 180, anno in c ui un' esplosione devaslù la pol veriera di ponte S. Martino rendendola inutilizzabile, si continuò a lavorare la povere conservando lo stabile in buone condizioni 181 . Coscienti del pericolo rappresentato da questo tipo di fabbriche e dalla vic inanza di questa ai torresini, che conte nevano tutta la polvere prodotta dagli edilici piri della città, si decise di riedificarla al di fuori delle mura ci ttadine. li nuovo edifi cio avrebbe sfruttato le acque del canale, che da quel momento verrà chiamato della Pol veriera, e c he per un tratto di 500 metri, a partire dal Castello, segui va le mura cittadine bagnando il torrione di Porla Attinia per ani vare poi a que llo di S. Paolo.

174

Relazioni dei Rei/ori, lii, Treviso ( Milano 1975), relazione di Francesco Diedo, 12.I0.1 56CJ, pag. 56. 175 Relazioni dei Rettori, III, Treviso (Milano 1975), relazione di Prancesco Diedo, 12.10.1 569, pag. 56. 17 ò ASV, CX Comuni, filza 5.9. 1567, con allegata lettera del Podestà di Treviso del 26.8.1 567, conlenenl.e copia degli alli riguardanti la questione. C itato in W. Panciera, Venetian Gunpowder in the Second Halfo.f XVI Century. Production, Conservation, Use. 177 Relazioni dei Rettori, III, Treviso, relazione di Francesco Diedo, 12. 10.1569, pag. 5 1. 178 Relazioni dei Rei/ori, 111, Treviso, relazione di (ìiovanni Michiel, 18.6. 1578, pagg. 67-68; ibid., relazione di Andrea Corner, 23. 1.1580, pagg. 75-76. 179 ASV, Senato Terra, fil za 8.3. 160 I e noie allegale dal Capitano Giulio Conlarini, 5.1. 1601 m.v. 1xo RTV, ms. I 046, "Gli .w:oru:i e i diroc<:ame11ti di Trevigt"', 1630. LSI ASV, Savio alla Scrittura, b. 193, copia dei decreti del Senalo del 22.5. 1604, 23 .8. 1605, 7.6. 1607.


/ ,1.1

p roduzione della polvere da sparo nella Repubblica di Venezia

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Il luogo prescelto per e rigervi la nuova fabbrica si trovava lungo la riva deslra di queslo braccio de l Sile, "dielro all a muraglia di S . Paulo" , poiché era facilmente raggiungibile con i carri dalla Po1ta Altini a. La vic inanza a questo accesso alla c iltà era parlicolarmente importante poi ché la porta era intimamente legata alla zona mililare, come ci descrive uno slorico de ll'epoca: " Di tre Porte che d ' intorno al sito de l Castello antico vi e ra no , una so la se ne formò mili lare, c hia mata Altilia. L'edificio è in quadro, soste nuto da parecchi pilastroni con ricetti, e stanze per le guardie...Questa porta da una parle è unila al Castello che la difende e per il qu ale vi si entra pe r una scala secreta militare. Dall'allra parte vi sono l'orli e magnific he mura ..." 182 Edifi cala "da S . Marco" tra fe bbraio e marzo de l 1630 con un nolevolc di spendio di de naro, venn e affidata, come già era avvenuto per quella di S . Marlino, al capo bombardie re in qualità di pol verista 183 . Questo ratto rende la fabbrica di Porta Altinia estremamente di versa dall ' a llra presente in c iltà, della della Madonna, in quanto affidata ad un rappresentate de lla mili zia e non ad un civile 184 . E' infatti probabile c he la fabbrica di S. Martino, quella di Porta Altinia che la sostituì e que lla di S. Maria fossero state e dific ate per produrre polvere ad uso militare mc nlre que lla della Madonna fosse slata, fin dall' ini zio, adibita a produrTe pol vere da vende re ai privati, c ome risulterà poi più evidente ne i documenli sellecenleschi 185 . La po lveri e ra, capace di fabbricare 240 .000 libbre d i polvere all' anno, era dotata di ben 36 p estoni e di una mac ina per zolfo e nitro mossi da e nergia idraulica. li podestà Giovanni Ballisla Sanudo nel dame notizia al doge nel rapporto de l 163 1186 a fferma : " ...può ben g loriars i la Se renità Vo stra d ' haver così buono, c osì utile, e be n inteso edific io, c he per aventura non così facilmente può altro Principe havem e a paragone" . Ma già il 5 giugno del 1630 , dopo soli due mesi di atti vità, per ignoti motivi l'edific io venne danneggiato da una esplosione 187 , che lo rese inutilizzabile per due anni l 88_ Pur con conti nui interventi di restauro 189 la po lveri era conlinuò poi a pro-

182

D .M . FEDERIC I, Memorie trevig iane sulle opere del d iseg no dal 11 00 al 1800, li vo li., Venezia 1801, c italo in RAS SO T.- CA SO N A., Treviso ritrovala, ed. Canova, Treviso 1995. 183 Relazioni dei Rettori, III, Treviso , relazione di Francesco Diedo, 12.10. 1569, pag. 56 ; ibid., relazio ne d i G iovanni Battista Sanudo, 13 .3. 163 1, pag. 18. 184 Relazion i dei Rei/ori, 111, Trevi so, relazio ne di Giovanni Mich iel, 18.6.157 8, pag. 68. 185 ASV, Pruvv. Art., b. 8, lem1inazioni 2 9.8. 1739; ibid ., terminazion i 9 . 1. 1744 m..v. 186 Relazioni dei Nettari, III, Treviso , relazione di G iovanni Ballista Sanudo , 13.3. 163 1, pag . 18. 187 RTV, rns. 1046, " Gli ~-c."0/u:i e i diroccamenti di Trevigi" . 188 Relazioni dei Rettori, III, Treviso, relaz ione di Angelo Trcvisan. 1. 10.1632, pag.195 . 189 f<ela zioni dei f<ettori, m, Treviso , relazione di Anto nio G iustinian, I O. I. I 64 I, pag . 2 17 ; ihid., Lnre nw C.ì iusli nian, 2 1.6 .1 642 , pag. 2 2 1.


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durre polvere fino agli anni ottanta del Seice nto, quando una potente esplosione ne segnò la linc 190. Dell'incendio avve nuto ne ahhiamo un curioso disegno dovuto al pubblico perito Gio. Batta Spinelli 19 1 (di segno 11 ° 2). All'epoca del disastro l'edificio era cinto da un muro voluto, nel 1636 192, dal Podestà (iiustiniano (iiustinian (disegno n° 3). AJI' interno del muro si trovavano l'abitazione del custode (n° 2 della pianta), il magazzino dei materiali (n° 6 de lla pianta), l'edificio deJJe peste (n° 3 della pianta), e gli edilìei della macina e della granidora (rispettivamente al n° 4 e 5 della pianta) 191 . Il luogo di incorporazione della polvere disponeva di 20 pestoni di legno, ricadenti su altrettanti mortai <li hronzo e <li 20 pestoni con testa <li hronzo, ricadenti su mortai di legno. Due ruote che sf111ttavano l'energia idraulica del Sile, azionavano i pestoni che erano disposti su quattro file 194 . La macina e la f?ranidora, essendo separale solamente da un l'ossalo, venivano prohahilmcnte mosse da un ' unica ruota. Tale fossato, come appare dal disegno, aveva origine a monte dell 'edificio de lle peste e si immetteva nuovamente nel Sile più a valle dopo aver attraversalo il cortile interno della pol veriera. La vicinanza Lra la macina e il luogo di granitura non si ritroverà più ne lla fabbrica edificata successivamente: si cercherà di separare al massimo gli edifici a rischio onde evitare di perdere, in ca~u ui i11c1::11di, ultrt: alla µulvt:rt: i11 lavurnz iu111:: a11clr1:: qut:lla giù i11curµurnl,1. I ,'ampio cortile interno era necessario per mettere la polvere granita ad asciugare a l sole; secondo quanto appare dall'inventario dei materiali c he venne fatto dopo l'incendio, la fabbrica dispo neva di ben 78 "panche da soleggio" , cioè de lle tavole retta ngolari sopra le quali veniva posta la polvere da esporre al sole (vedi tavola l). Dalla re lazione dei Provveditori alle Artiglierie, datata 22 agosto I 681 , apprendiamo che l'incendio ebbe origine ne ll'edificio per granire la polvere. infatti il meccanismo che movimentava la ruota per granire si trovava sotto le assi del pavimento, era quindi fac ile c he del poveraccio cade ndo durante la lavorazione si posasse sul pirone del ruso surriscaldato e desse origine ad un ince ndio 195 . Conseguentemente al terribile evento le Madri della Congregazione di S. Paolo e i cittadini fecero pressione perché la fabbri ca ve ni sse edifi cata in un altro silo.

190 ASV, Senato Terra, filza IO14, 17.9.1681, scrittura dei Provveditori 22.8.168 1 inserita in fil za. 19 1 A.S.Tv, C.R.S., San Paolo di Treviso, b. 58/A, carta 16, 168 l. 192 Relazioni dei Rettori, TII, Treviso, relazione di Giustiniano Giustinian, 12.8. 1636, pag.202. 193 A.S.Tv, C.R.S., San Paolo di Treviso, h. 58/A, carta 15, 1681. 194 Pur non comparendo le ruote nel disegno è possibile ipotizzare che fossero due in quanto, nella lista dei materiali , datata 11.8. 168 1 (ASY, Senato Terra, filza 1014, 17.9.168 1), vengono inventariati 4 fusi. 195 ASV, Senalu Terra, tilza 101 4, 17.CJ.168 1, scrittura dei Prov veditori 22.8.1681 inserita in fil za.


La produzione della polvere da sparo nella Repubblica di Venezia

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Il convento de lle Madri infatti si trovava sulla sponda opposta del Sile, non molto discosto dalla polveriera e quindi costanteme nte esposto al pericolo. Proprio per questo motivo le monache si offrirono di donare un terreno corrispondente ad un campo e mezzo, acquistato dalla Congregaz ione dei Parroci di Treviso, dove edificare la nuova fabbrica e di acquistare quanto rimaneva della vecchia per 1300 ducati 196 (disegno n°4). li silo prescelto si trovava sulla " spianala" a 250 pe rtiche da quello ince ndiato197, non lontano dalla sponda destra del Sile, proprio in corrispondenza di quell ' ansa disegnata dal fiume dopo che ha ahhandonalo le mura cittadine (dise gno n°5). 0

Tavola

Inventario dei materiali recuperati dal vecchio edificio fuori l'orta Altinia 20 pestoni di legno 20 pestoni con teste di bronzo 20 mo1tai di bronzo 20 mortai di legno 4 fusi c he muovono i pestoni 2 ruote c he

IIIUU VUIIU

i ru:si

4 stanti per edificio tot. 8 4 banche di rovere dove di meLLono sopra i mortai 78 tavoloni per soleggiare la polvere 2 burattine dove ta mi zare il salnitro bilancia di ram e

Lista dei materiali recup erati dalla fabbrica da polvere f uori Porta Altinia, di fronte al bastione di S. Paolo (ASV, Senato Terra, filza 1014, 17.9.1681, inventario inserito in filza alla data).

La "spianata", creata per esigenze dil"ensi ve nel Cinquecento, e ra quella zona di le1Te 110 scoperto apprestala davanti alle mura pe r poter seguire da lo ntano i movime nti de l nemico 198 ; quasi completamente priva di edific i e d i ampie zone alberate era invece ricca di campi coltivali e aLLraversala verso mezzogiorno dalle acque de l S ile 199.

196

ASV, Senato Terra, rcg. 203, decreto 17.9.1681. A.S.Tv, C. R.S. , San Paolo di Trev iso , b. 58/A , carta 15 , l(i8 I. 198 M .G. TICJITER , /,e mura , in Tre viso nostra, eu. Associazione Tarvisium, Treviso 1980. pag. 22 1. 199 Uescrizio ne del disegno a tempera di Roberto Azzon i Avogadro (Collezione Avogadro- Caste lfra nco Veneto) "Chiesa di S. Nicolò", citato in T. BASSO- A. C ASON, Treviso ritrovata, cd . Canova, Treviso 1995. 197


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Poiché il terreno ritenuto adatto al nuovo cdi!icio si trovava discosto da l fiume il Podestà di Treviso Gio. Grimani suggerì di condurre l'acqua "per fossi... regolandoli e alargandoli in piedi nove" in modo da "far lavorar c on la stessa aqua l'edificio medesimo come lavorava l' incendiato"200. La reali zzazione del progetto, nonostante l' ottimismo dei Provveditori risultò essere lunga e dispendiosa: venne scavato il Canale della Pol veriera necessario alla movimentazione delle ruote dell'edificio, si costruì la strada necessaria per raggiungere la pol veriera da lla città e venne ultimato il complesso per il quale era stata prevista una spesa di 4000 ducati 20 1. Il Se nato e i Provveditori nel concepire il nuovo edificio fecero tesoro dell'espe rienza: il primo ordinò che granidora, mac ina e stanza dei pestoni veni ssero separate da muri doppi 202; i secondi proposero la costruzione di tetti più leggeri af1inché, in caso di incendio, la struttura non opponesse molta resistenza e suggerirono di ritornare a granire la po lvere a mano, come veniva fatto nella fabbrica di Madonna Granda20 3. Il nuovo complesso, che appare per la prima volta in un disegno datato 29 dicembre 1689 e firmato dal perito A. Girolamo Vestri 204 venne edificato sulla spo nda destra del Canale de lla Pol verie ra e c into da un muro (disegno 11°6 ). Sul lato e st, in corrispondenza dell ' ingresso , si trovava la casa del c ustode me ntre sul lato nord , ad a lcuni metri di distanza si erigevano l' edificio dellt: peste e la macina. li primo era dotato di due ruote che movime ntavano 48 peste, il se condo era dotato di una sola ruota c he azionava la macina da zolfo e nitro. Oltre il cortile, sul lato sud si trova va il magazz ino per la conserva z ione de lle materie prime, opportuname nte di viso in tre stanze mentre sul lato est si trovava un magazzinetto, che e ra probabilmente adibito a conservare la polvere da soleggio205 . /\ sud, discosta dagli altri cdi!ic i, si trovava la gran.idora. Nel di segno citato appaiono anche sei edifici su barc he probabilmente messi in fun zione nel periodo in cui la fabbrica di S. Maria era in costruz ione. Ogni edilìcio era costruito su una barca e collegato ad un altro attraverso il fuso, che riceveva e nergia dalla ruota posta tra i due barconi. Questo tipo di cdi-

2<KJ A.S.Tv,

C.R.S., San Paolo di Treviso, b. 58/ A, carta 15, 1681.

201 ASV, Sena to Terra, lil 7.a 1014, 17.9. 168 1, scrittura dei Provveditori 22.8. 168 1 inseri-

ta in filza. /\SV, Senato Terra, rcg. 203, decreto 17.9.168 1. 203 ASV, Senato Terra, fi lza I014, 17.9. 168 1, scrittura dei Provveditori 22.8. 168 1 inserita in filza. 204 ASV, Senato Terra, filza 1114, I0.1 2.1689, disegno datato 29. 12.1689 inserito in fi lza. 205 ASV, Sena/o Militar, filza 66, 27.5. 177 1, disegno 25.6.1770 inserito in filza. In questo disegno il magazzino ì: scomparso e nella didascalia si afferma che in mancanza di un ricovero per la polvere si utilizza il magazzino pit1 a ovest, che 1i spetto alla pianta del I0.1 2.1689 (ASV, Senato 'l'erra, filza 111 4, alla data) risulta amplialo. 202


La produzione della polvere da sparo nella Repuhblù:a di Venezia

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fici venne impiegato non solo a Treviso, ma anche a Verona e non in modo provvisorio: proprio in questo periodo il tetto di tavole venne sostituito con quell o in coppi 206_ Poichè a Treviso g li edifi ci si trovavano di fronte al torrione di S. Paolo207 , all a distanza di venti pe,tiche dalle mura, si riten ne opportuno portarli il più vic ino possibile a ll a Po lveriera (disegno n°7). Venne così presentato il progetto per l'escavazione di un canale lungo 150 pertiche, largo 20 piedi sopra e 12 sul fondo e profondo 6 piedi. Il canale, del costo complessivo di 1200 ducati, si sarebbe dovuto aprire all'altezza del tortione di S. Sofia per immettersi poi nel Canale della pol veriera a ll ' uscita di questo dall' edific io, aumentando ne così la portata (disegno n°8). Il progetto trovù prohahilmcn tc reali zzazione anche se questi edific i non vennero utilizzati per lungo tempo; non vi sono infatti a ltri riferimenti a questo tipo di fabbriche per tutto il Settecento, ma è pur possibile trovare in una pianLa del 177 1 la presenza di un fossato parzialmente interrato proprio in corrispondenza del canale progettato208 (disegno 11°9). La fabbrica di S. Maria, ne lla prima metà de l XVlll secolo, era in grado dj produrre circa 400.000209 lihhrc di polvere da sparo da impiegarsi principalmente per usi militari. Nel I 734210, forse preoccupati dalle g ue rre di s uccessione e timorosi di un possibile coinvolg imento della Repubblica, i Provveditori cercarono di po tenziare le 1iserve di polvere costmendo una nuova fabbrica. Il sito prescelto, trovato solo otto anni più tardi , era in una 7.omi a nord della pol veriera. c hiamata vi lla S. 13ugole 2 11 ; si trattava di convertire una vecchia fabbrica per battirame e lattoni di proprietà del (nobi le) Zuanne Cont.arini , situata lungo il fiume Storga. Prohahilmc nle l' eccessivo costo dell'impresa o le valutaz ioni relative all e acque e al territorio fatte dal pubblico perito D omenico Piccoli di ssuasero i Provveditori e la nuova fabbrica venne edificata all' interno dell a polveriera di S. Maria212 (disegno n° 10). L'edific io il cui costo complessivo fu di 1776 ducati 2 11, venne costruito tra apri le e settembre del 1742 a valle de ll a macina e venne dotato di una ruota c he azio nava 20 peste. Dopo g li anni settanta verrà chiamato " dc ' pol vcracci" 2 14 in

206 ASV,

Senato Terra, filza 1114, 3 1.12. 1689. ASV, Sena/o 7èrra, filza 11 14, O 1.1 2. 1689, disegno datato 29. 12. 1689 inserito in fil za. 208 ASV, Senato Militar, filza 66, 27.5. 177 1, pianta inserita in fil za. 209 ASV, Provv. Art., b. 8, term inazioni 29.8. 1739. 210 ASV, Provv. /\r1. , b. 8, termi nazio ne 7.9. 1742. Il puhhlico perito Oomenico Piccoli venne incaricato di occuparsi ùell a nuova f"abbrica. 2 11 ASV, Provv. Art., b. 8, terminazioni 7.4.1 742. 2 12 ASV, Senato Militar. filza 66, 27.5. 177 1, pianta datata 25.6. 1770 inserita in fi lza. 2 Ll ASV, Pmvv. /\rl. , b. 8, terminazioni 7.9. 1742. 2 14 ASV, Provv. Art., b. 14, scrillurc 27.8. 1795. 207


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Antonella Vt:inin

quanto, ricevendo per ultimo l'acqua del canale, la sua ruota era la più lenta e i suoi meccanismi risultavano adatti solo a rilavorare la polvere caduta durante la graninira, i "polveracci" appunto. Nonostante i lavori di ampliamento già nell'estate del 1743 venne decretata la sospensione del lavoro nella fabbrica di S. Maria in quanto bi sognosa di restauro 215 . Purtroppo questo venne inizialo solo nel 1753 216, quando ormai la fahhrica era stata danneggiata dal lungo periodo di inattività e da due incendi divampati nel I 7502 17: vennero sana te le fondame nta che davano sul canale, le mura e ripristinati macina, pi stoni e suolo dei magazzi ni . Per p01tare a termi ne i lavori vennero richiesti 16 o lmi, 4 roveri per i fu si e 34 tolpi per riparazioni varie, oltre all'ammontare di lire 5664: 12 per il lavoro 2 18 . ;\ questi lavori si aggiunsero la fusione di 24 mortai 2 19 e la manutenzione del canale, che dopo an ni di ahhandono 1ichiedeva il taglio delle erbe, l'asporto delle stesse e il rifacimento delle rive, il tutto per un ammontare di lire 5500220 . La produzione venn e ripresa solo nel gi ugno del 1755, quando tutti i lavori vennero ultimali e al produttore della polvere vennero date caldiera e ramine /le pe r biscottare il salnitro a marmo 22 1: per la prima volta nel contralto appare questo obbligo da parte del po/verista 222 . L'cdilicio ridotto in stato di lavoro era in grado di prod urre dalle 200.000 alle 400.000 libbre di polvere all' anno. Dopo soli due anni di lavoro i Provveditori, insoddisfatti de.lla polvere prodotta (si sospcllava probabilme nte che il produttore lucrasse sul peso del salnitro), proposero un nuovo metodo. La polvere doveva essere rafii nata a perfezione "purgandola ... da tutte quelle impuri tà, che nel primo metodo si sono scoperte" inoltre si aggiunse, alle prove già in uso per ve rificarne la bontà, quell a del provino, cioè di un mortaretto a bomba. necessaria per valutarne l'energia e quindi la qualità degli ingrcdicnti 223 . Nel 1759, con queste parole si espressero i Prov ved itori parlando della po lveriera di Porta Altinia: "Vuole il pubblico interesse, che l'edilicio, il quale è il migliore, il più grande, e il più a questa città e per la vicinanza, e pe r la facilità dei trasporli delle polveri per acqua, non rimanga ozioso e senza c ustode, e dalla sua inazione pregiudicato" 224 . Finalme nte dopo anni in c ui continuame nte si erano altcrnatj periodi di inattività, resta uri e periodi <li lavoro, l' edificio ven ne aftì dalo a<l un nuovo conduttore per dieci anni.

2 15

ASV, Provv. Art., b. 8, terminazioni 11.3.1749. /\SV, Provv. Art., b. 11 , scritture 27.4. 1753. ASV, Provv. Art. , b. R, terminazioni 24.7.1 750. 2 18 ASV, P mvv. Art., b.J I , scriUure <J.1.1753 m.v. 219 ASV, l'rovv. Art., b. 9, terminazioni 7.6.1754. 220 /\SV, l'rovv. Art. , b. 11, scritture 1.4. 1754. 221 ASV, Pruvv. Ari., b. 9, terminazioni 20.7.1 755. 222 ASV, Provv. A rt., b. ll , scritture 27.4. 1753. 223 /\SV, Senato Terra, rcg. 353, decreto 3. 12. 1757. 224 ASV, Pmv v. A ri., b. 11 , scritture 27.2. 1759 m.v. 21c, 2 17


La produzione della polvere da sparo nella Repubblica di Ven~zia

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I tri sti eventi che accompagnarono la storia dell e pol veri ere non tardarono però a manifestar si e il 13 agosto 1764 divampò un incendio 225 nell'edilìeio chiamato " il vecchio" 226 I danni alle strutture non furono ingenti (ammontarono a lire 4 382:4): vennero divelti 3 mortai e si dovette aprire una parte del tetto per domare l' incendio, ma persero la vita tre dei cinque operai a causa delle ustioni riportate. Poiché gli incendi erano frequenti in tutti gli edifici della Rcpuhhlica, i Prov veditori ricercarono la causa, che ide ntificarono nella composizione delle teste delle peste negli cdi lici oltre il Mincio e dei mortai negli edifici di Treviso227 . Ne l bronzo che componeva questi eleme nti e ntrava in fatti del rame di estrazione nel qu ale era presente una notevole quantità di fetTo. Naturalmente questo materiale poteva facilmente produrre delle scintille e provocare una esplosione. A rendere più grave la situazione negli edifici di Treviso vi era la forma dei mortai 228 , a urna o campana, che impedi va alla materia fredda di ricadere, provocando il suITiscaldame nto della materia lavorata. Per far fronte a questo problema g li ope rai e rano costretti ad utilizzare delle spatole d i legno per mischiare la polvere. T,'anno successivo per ri solvere la questione venne decre talo il restauro degli edifìci e la sostituzione dei mortai di bronzo con quelli di legno, ma due anni pii'1 I.ardi solo 3 dei 98 (66 a S. Maria e i restanti a Madonna G randa) presenti in cillà erano nuovi 229 . E' evidente che vi fossero delle diflìcoltà a portare a termine il lavoro, tanto che nel dicembre dello stesso a nno iI Senato propose la via dei contratti pri vati pe r la costruzio ne delle pile di olmo, mante nendo il prezzo unitario di 23 du cati per mate riali, lavorazione, trasporto e posa in opcra 230 . Evide nte mente le difficoltà vennero solo parzialmente superate infatti nel 1770 tutti i mortai dcll ' cdi lìcio detto " il vecchio" erano di legno2.ì 1, ma come apprendiamo più tardi, si dovette ripiegare su un materiale più facilmente reperihil c come il rovere. Questo materiale se da una prute accelerò i tempi necessari aJ rinnovo dei mortai, dall'altra si dimostrò inadatto a tale uso: do po soli quattro anni le pile presentavano delle fe nditure nelle quali la polvere insinuandosi avrchhc potuto provocare delJe esplosioni232 . Fu co sì c he g ià nel fe bbraio

22

ASV, Provv. Art., b. I I, b. 12, sc1i tturc 22.9.1 764. Provv. Art. , b. 14, scritture 27.8.1 795. 227 /\SV, Senato Terra, reg. 368, decreto 14.3.1 765. nx ASV, Provv. A rt., b. 12, scritture 4.3.1 765. 229 ASV, Provv. Art. , b. 12, scritture 13.9.1 766. 230 ASV. Senato Ferra, reg. 37 1, decreto 12.1 2. I 766. 23 1 J\SV, Senato Mililar, li l:1a 66, 27.5. 177 1, disegno datato 25.6.1770 inserito in filza. 212 ASV, Senato Militar, filza 66. 27.5. 177 1, scrittura dei Provveditori in data inserita in '

226 ASV.

filza.


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Anlunella ¼min

del 1772 un decreto del Scnato ordinù nuovamente la sostituzione di tulli i mortai di rovere con quelli di bronzo non potendo contare sugli olmi della Repubblica2 33 . Negli anni a cavallo dell a mctà del secolo, la fahhrica di pol vcre fuori Porla Altinia, che ben i Provveditori avevano defi nito la più grande di tutto lo stato e che fin dall'inizio era stata destinata a produrre ingenti quantità di polvere, sembrava vivere a fatica. Minacciala continuamente dalle esplosioni, bisognosa di freque nti restauri, senza polverisla per circa una decina d ' anni 234, abbandonata poi dai garanti del polverista235 , la fabbrica sembrava ben lungi dall'idea di grandczza chc ne avcva accompagnalo la nascila. La fabbrica di S. Maria veniva assegnata a chi otteneva l'appalto per la produzione della polvere ad uso pubblico236, ma questo tipo di contratto doveva essere poco ambito a causa dei vincoli e degl i obblighi che imponeva. Il produttore infatti oltre ad essere obbligato a versru·e una cauzione217 per ottenere l'assegnazione del Partito, era sottoposto a controlli sulla lavorazione e sul prodotto lìnito238 . Per tutti g li anni di durata della condolla doveva impegnarsi a produrre la quantità annua di polvere stabilita, con zolfo e nitro di propriet.:ì pubblica, esclusivamente per lo stato e al prezzo stabilito all'ini zio della slcssa239 . Un Lcnlalivo di svolta vcnnc l'alto dopo la mclà del sccolo quando il l'a rtilo della pmduzione della polvere ad uso pubblico venne affidato, per la prima volta, al Partitante della fahhrica e vendita delle polveri ad uso privato2'10, superando così il timore che vi fosse conflitto di interessi. Ma il passo decisivo per la fabbrica venne fatto nel 1771 quando i due Partiti vcnncro arlìdali a Giuscppc Alti ni 241 .

233

ASV, Pmvv. Art., b. 9, terminazioni 9.(d 773. ASV, Pmvv. Ari., h. 11 , scritture 27.4. 1753. 235 ASV, Provv. Art., b. 11, scritture 27.2. 1759 m. v. 236 ASV, Senato Terra , fil za 2528, 2 1.3. 177 1, capitoli stabiliti per la provvista de lla polvere pubblica inseriti in fi lza. 237 ASV, Provv. i\rl. , b. 8, terminazione 29.8.1 719; ihid. , Sena/o Terra, fil 7,a 2528, 2 1.3.177 1, capiloli stabilili per la prov vista della polvere pubblica inseriti in fil za, capitolo 19. 238 ASV, Sena/o Ji?rra , reg.353, decreto 3.1 2.1 757; ibid., Sena/o Terra, fi lza 2528, 2 1.3. 177 1, capiloli stabilili per la prov vista della polvere pubblica inseriti in li lza, capitoli 5 e 16. 239 ASV, Pmvv. Art. , b. 8, terminazione 29.8.1739; ibid., Senato "Jè rra. filza 2528, 2 1.3. 177 1, capitoli stabi liti per la provvista dell a polvere pubb lica inseriti in fil za, capitolo 3. 240 ASV, Provv. Art., b. 11 , scritture 27.2.1759 m.v.; ibid., Senato Terra, filza 2528, 2 1.3.1 77 1, calcolo del valore della pol vere pubblica nel partito passato per confrontarlo con il nuovo parli/o. 241 ASV, Senato Terra, fil za 2528, 2 1.3. 177 1, capitoli slabi liti per la provvista della polvere pubblica inseriti in filza. 234


La produzione della polvere da sparo nella J<epubblica di Venezia

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Il 25 agosto 1769 decadde l'appalto che vedeva assegnala al Partito Torre la produzione della polvere ad uso pubblico, mentre per il nuovo appalto non si era g ià provveduto da un anno, così come era consucludine242 . Tn gioco c'era l'edificazione della nuova raffineria di salnitro, che avrchhc dovuto sosLiLui rc quella esistente in Arsenale, e la concessione de lla carica di pubblico raffi natore. Viene così il sospeLLo che l'appaltatore designato volesse la garanzia che il progetto giungesse a buon fine. L' ipotesi di Lrasl"crirc la raffineria dell' Arsenale243, in un terre no adiacente alla fa bbrica da polveri, aveva infatli preso corpo già nell 'estate del 1770, in un disegno del Sovrinte ndente Ge ne rale ali ' Artiglieria Pattison244 (disegno 11 ). Nella pianla in questione vie ne riportato il complesso d i S. Maria, nel quale sono evide nti alcune variazioni rispetto alla pianta del I O dicembre del 1689245 (disegno n° 12), la nuova raffine ria da salnitro e un magazzino per la custodia delle pol veri. Sul lato est della fabbrica, adiacente all ' ingresso sono visibili il tezwne dove si svolgeva la biscottatura del nitro nelle apposite caldiere e il magazzino per la conservazione del prodotto a fine lavorazione; tali edifici dovevano essere stati aggiunti intorno al 1753, quando venne fatto ohhligo al polverista di biscottare a marmo il saln itro246 . Sul lato sud-ovest compare un'ampia tetluia per la conservazium:: degli attrezzi, degli scofToni e dei barili 247 ; dei Lre magazzini adibiti alla conservazione delle materie prime, uno risulta ampliato e reso adatlo a conservare la polvere del soleggio in barili, manca infatti il magazzinetto forse ad ibito a q uesto scopo, che si trovava sul lato est248 . Inlìne ri sulta ampliata la casa edificata all ' ingresso della fabbrica e destinata al capo degli operai 249 . Secondo il progetto la raflìncria doveva venir edificata a nord della fa bbrica oltre il canale, in un appezzamento la cui superlìcie corrispondeva a circa un terzo di quella interessata dalla fabbrica e confi na nte sui lati sud ed est con il Can ale della Po lveriera. L'edificio, circondato da un muro, era raggiungibile da S. Maria attraverso un pontile posto vic ino alla macina, e dal S ile attraverso il pontile necessario per

242

ASV, Pm vv. Art. , b. 12, scrilture 31.5.1769. ASV, Senato Militar, fil za 66, 27.5. 177 1, la raffineria dell ' t\rsenale secondo il rapporto del Proto di Treviso Zuanne Pastori del 17.7. 1770, risultava inservibile. 244 A.SV, Senato Militar, fil za 66, 27.5. 177 1, di segno 25.6. 1770 inserito in fi lza. 245 ASV, Senato Terra, fi lza 1114,10.12.1689, disegno alla data inserito in fi lz a. 246 ASV, Provv. Art., b. 11 , scritture 27.4.1753. 247 ASV, Senato Militar, fil za <i<ì, 27.5. 177 1, disegno 25.6. 1770 inseriro in fil za. 248 t\SV, S enato Terra, lilza 11 14, 10.1 2. 1689, disegno alla data inserito in fi lza. 249 Nel di segno c itato (ASV, Senato Militar, fil za 66, 27.5. 177 1, disegno 25.6.1 770 inserito in filza) la casa sembra destinata agli operai ma nel disegno de l Be noni (ASV, Sen.alu Militar, fil za 66, 27.5.1 77 1, disegno 263 .1 77 1 inserito in lìl za) è chiaramente destinata al capo degli o perai. 243


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Antonella Vi:min

lo sbarco del salnitro grezzo e l'imbarco del salnitro raffinato. L'ampio spazio interno era in parte adibito al soleggio del salnitro e in parlc occupato dall 'cdilicio di l'orma rettangolare. Ai lati dell'ingresso, posti sulla parete a ovest si trovavano i magazzini per il salnitro raffinato a f?UGZZO e per quello da conservarsi in pani, sul lato opposto si trovavano i magazzini di salnitro grezzo, mentre nel reslanlc spazio addossate alle pareti c' erano varie caldiere e tine. Due caldiere con fornelli per la biscotlalura a marmo e due per la raffi natura del nitro erano lungo il muro a nord, dove si trovava il camino necessario ai i fornelli , poi vi erano Lre caldiere per la rormazione dei pani e quattordici tine per la congelazione del nitro, mentre la parte più a est veniva utilizzata per far maturare le terre nitrose. A breve distanza dagli edifici descritti, là dove il canale si immette nel Sile, era stato progettato un magazzino per la custodia delle polveri fabbricate (disegno n° 13). La posizione dell' edilicio pcm1cllcva di conservare le polveri fino all' imbarco per Venezia senza doverle trasportare con i carri nei torresini dentro le mura cittadine. Il magazzino proposto, di l'orma rettangolare, aveva il tetto ricoperto di piombo, mentre le pareti interne erano foderate di assi di legno fissate con chiodi pure di legno. Privo di finestre aveva un'unica porta di ingresso a due ballerlli foderala di rame così cu111e i calt:11acci t: la croce decorativa posta sul tetto. Concordando sulla necessità di Lrasferire la raffineria cieli ' Arsenale. il Senato con il decreto 16 gennaio 177 1 decise di fare pubblico raffinatore lo stesso impresario 250 e il 30 dello stesso mese venne modifi cato il XIV capitolo del contralto per la provvi sta della pol vere, che affidava al Partitante della fabbrica e vendita della polvere ad uso privato la raffinazio ne del salnitro251.

Prima che venisse approvala la costruzione della raffi neria, il 12 febbraio 1771, per volere del Sig. Matteo Dixon Cotto Comandante degli Ingegneri , venne richiesta una proposta alternativa realizzala poi dall ' Ingegner Francesco Bcnoni 252 . Nel disegno compaiono le piante e gli "alzati" del complesso di S. Maria e degli edifici ideati: di un deposito <la pol vere (disegno 11° 14) e di una ranineria da salnitro (disegno n° 15). La raffineria secondo il progetto avrebbe dovuto

250

J\S V, Senato Militar, filza 66, 27.5.1 771. Senato Mililar, til za f,6 , 27.5. 177 1, documento del 30.1.1 770 m.v. che modifica uno dei capitoli stabiliti con il Partita nte della fabbrica e vendita della polvere ad uso di p1ivato commercio G. Altini al quale il partilo era stato deliberato il 9.5. 1769 (ASV, Provv. t\rt. , b. 12, scrittura 3 1.5. 1769). 252 ASV, Senato Militar, til za 66, 27.5. 1771 , disegno 26.3.1 77 1 inserito in fil za. Nella didascalia compare anche la richiesta di esecuzione della proposta. 2 ' 1 ASV,


La produzione tiella polvere da sparo nella R epubblica di Venezia

259

essere crctla in un terreno di proprietà di Giulio Foresti, persona g ià nota ai Provvedito1i in quanto in passato aveva fallo da garante nell'appalto del Pa11ito per la produzione della polvere ad uso pubblico25'.l. Il complesso, hcn più amhizioso di quello proposto dal Sergente Generale Pattison, era circondato da un muro; l'ampio cortile che si apri va all ' ingresso era adibito al soleggio del salnitro ed era predisposto per circa sessanta panchelle, mentre ai lati si trovavano 6 tezze per la maturazione delle terre nitrose. Oltre il co1tile si trovavano da esl verso ovest i magazzini per i salni tri grezzi, per la legna, per il salnitro biscottato, l'alloggio del capo degli operai e il magazzino per il salnitro raffinalo. Al centro di questi ediCici vi erano sci caldiere e fornelli per raffinare e hiscottare il salnitro e 26 tine per la purificazione e il congelamento di questo nitralo. TI deposito della polvere si propose di costruirlo ben lontano dall'cditicio da polvere, lungo il Canale dei Mulini, in un terreno dell'Ospedale di Treviso. li magazzino circondalo da un muro era di nolcvoli dimensioni, ma pri vo di tetto in pio mbo e fo1iture in rame. Il progetto del Benoni oltre ad essere più a mbi zioso pe r quanto rigmu-da l'ampiezza degli edifici, avrchhc richiesi.o maggiori investimenti essendo necessaria la costruzione di tre ponti, di una strada per raggi ungere la raft'ineria, di una strada per portare la polvere al deposi lo e di una per collegare qu esto con il canale. Mentre si attendeva la presentazione del secondo progetto , Giuseppe Altini ollcnnc l' appalto per la produzione della pol vere ad uso puhhlico con la garanzia c he e ntro due ann i sarebbero stati edificati raffineria e magazzi no 254 . /\ primavera del 177 1 i due progetti vennero confrontati 255 (d isegno n° l 6) e si optò per quello del Sergente PaLLison 256 che, ri sultando sicuramente più ragionevole per la sce lta dei siti e per la spesa da affrontare, otlc nnc l' approvazione con decre to del Senato 8 agosto 177 l. Per i fo ndi sui quali edificare la raflìnc ria e il magazzi no da polvere e per la case tta adiacente alla raffineria, di proprietà dell' Ospedale di S. Maria dc' Rauut.i, venne stabilita una contribuzione annua per l' affiuo da pa11e del la Cassa pubblica di 40 ducali. L' atlì lto si stabilì venisse corrisposto ogni sci mesi, in due rate posticipate, con inizio il I ottobre del 177 1.

253 254

ASV, Provv. Art., b. 11, scritture 27. 2. 1759 m.v. ASV, Senato '/'e rra, reg. 3 80, decreto 2 1.3. 177 1; ihid., fil za 2528, 2 1.1. 177 1, capitoli

stabiliti per la provvista dell a polvere p uhhlica inseriti in li l/.a. 255 ASV, Senato Militar, filza 66, 27.5. J 77 J, di segno inserito in filza nel quale vengono

messi confronto i siti e gli edifici proposti dall'Ingegner Senoni e dal Sergente Generale l'altison. 256 ASV, Provv. A rt., b. 9, terminazioni 19.9. J 77 J.


260

Antonella Va11i11

Tavola 2

Lista degli attrezzi necessari alla raffineria 3 caldiere da rattinar della capacilà di 12 mastelli e del peso di I 300 l'una 1 caldicrc da hiscotto della capacità di 3 maste lli del peso di I 190 12 ramine della capacità di un mastello del peso di I 40 6 sottospine della capacità di 2 mastelli e mezzo peso I 60 10 manestroni tenuta mezzo secchio 4 ca7.7.c da spiumar 1 schiaradori cerchiati di ferro da 18 mastelli 4 tinazzi da 20 mastelli 18 tine da 14 mastelli 6 tine tenuta 5 masi.clii 12 mese di palanca larcse 12 ponzi e mezzi cerchiati di ferro 8 cassoni armati di ferro per c ustodir i nitri raffinali 60 tavoloni per soleggiar 8 hadili 4 zapponi

8 mastellc

I I 2 4

stadera stadera meltà grande c:ivalletti scalpelli lunghi 1 piedi

Lista degli al/rezzi necessari alla raffineria da salnitro da edificasi fuori Porta Attinia a Treviso, vicino alla f abhrica da polvere (ASV, Senato Militar. filza 66, 27.5.1771, lista 26.3.1771 inserita infilza).

li preventivo di spesa per la costruzione della ratti neri a, l'acqui sto di 20 banche da soleggio e di due ponti, uno di legno e uno di cotto, fu di 6580: 13 ducati257 mentre per gli atlrc1,1,i necessari alla rartìne1ia si calcolò una spesa di 1796 ducati 258 (vedi tavola 2). Anche per il deposito da polvere, suffi ciente a contenere 500 harili , si fece un ' ipotesi di spesa di 1918:2:6 ducati 25 9_

257

ASV, Senalo Mililar, fil za 66, 27.5.1 77 1, preventivo per la raffineria 26.3. 177 1 inserito in fil za. 258 ASY, Senato Militar, fil za 66, 27 .5. 177 1, preventivo per g li a11reni 26.3.1 77 1 inserito in fi lza. 2.w ASV, Senalu Mililar, til 7.a 66, 27.5. 177 1, preventivo per il materiale necessario a costruire il d eposito da polvere 2 6.3. 177 J inserito in liL,.a .


La produzione della polvere da sparo nella Repuhhlica di Vent>zia

261

In aggiunta a questi lavori straordin ari si inlcrvcnnc anche per restaurare i mov imenti interni ed esterni degli edifici 260 e i magazzini da carbone. Per l'edifi cio più grande furono prcvcnli vali 403:7 1 ducati, pe r il più piccolo 395:7 ducati mentre per il magazzino bastarono I 02:2: 15 ducaLi 261 . Verso l' in izio dell' autunno de l 1771 G iuseppe Altini, pur avendo accettato de lle condizion i rclalivamc ntc a l prezzo de lla polvere e del salnitro, che gli erano sfavorevoli 2r,2, poteva dire di aver co ncluso comunque un olli rno affare (ved i I.avola 3). Aveva oltenulo il resta uro dei meccanismi de lla fabbrica e dei magazzini a llontanando così lo spettro degli incendi, alme no li no a quando le slrutlurc non si fossero nuovamente deteriorate. Con l'edificazione del magazzino da polvere e bbe la sicurezza di preservare in ogni caso il malc ri alc g ià lavorato dalle esplosioni, evitando di subire perdite.

Tavola 3

Calcolo del valore della polvere pubblica nel Partilo Torre scaduto il 26 agosto 1769, che dimostra quanto yennc a pagarla il pubblico in conto fattura col confronto della fattura dell'attuai Partitante Altini Nel Partito Torre: polvere fi na ogni 1000 polvere mezzana

d. 8 1 d. 78 d. 159

prezzo medio

d. 79: 12

li salni tro Lo zolfo Il car bone

d. 85 il migliaro d. 15.20 d. 15

Il rnlculu presentato nella tabella dimostra che al Plmiro Altini la polvere venne pagctta meno che a quello precedente, infatti se il prezzo medio nel partito Torre era di circa 79: 12 ducati a l migliam, nel pa rtito Altini il prezza medio era di circa 77 ducati (ASV, Senato Terra,filza, 21.3. 1771. calcolo inserito in .fìlza).

260

ASV, Senato Militar, fi lza 66, 27.5.177 1. preventivo per il materiale necessario per il restauro degli edifici inserito in fi lza. 20 1 ASV, Smalo Mililar, li lzn 66, 27.5. 177 1, prt:ventivo per il materiale necessario al magazzino da carbone inserito in fi lza. 262 ASV, Senato Terra, reg. 380, decreto 2 1.3.1 77 1.


262

Antonella Van.in

Inoltre questo imprenditore ottenne in tre anni la gestione della produ zione e vendita della polvere da archibugio per tutto lo stato, l' appalto per la produzione della polvere ad uso pubblico e la gestione della fabbrica per la raffinazione del salnitro per tutto lo stato263 , concentrando nelle sue mani un notevole potere nonché una sicura fonte di guadagno. A ottobre dell'anno s uccessivo vennero completati la raffineria e il magazzino2<>4, ma solo nel giugno del I 773 265 , dopo c he erano stati restaurati g li ed ific i e cambiati i 68 mortai di legno ormai logori 266 , risultò possibile dar inizio alla produzione delle sole 240.000 libbre di polvere stabilite dal contratto267 . C'è infatti una notevole sproporzione tra l'imponente lavoro svolto intorno alla fahhrica e la limitata produz ione richiesta. Se pensiamo che la fabbrica, dotata di circa 48 mortai, nel 1739 poteva potenzialmente produrre fino a 400.000 libbre di polvere, la produ zione imposta trent'anni dopo, era veramente irrisoria! Anzi se la conl"ronliamo con 4uclla del vecchio edilìcio esploso nel 1681 , che con 40 mortai produceva fino a 300.000 libbre di polvere, si può affermare che la produzione della polvere ad uso pubblico suhì un rallentamento. La causa di 4ucsto non è difficile da indi viduare: per produrre la polvere ad uso pubblico si utilizzava solo salnitro proven iente dalle riserve de ll' Arsenale e queste venivano continuamente depauperate per soddisfare le esigenze dell ' industria veneziana. Tra il 1739 e il 1751 i quantitativi concessi ai graziati incisero nella misura del 33,5% sulla produzione annua 268 e dieci anni più tardi nuove concessioni privarono i depositi di 139.000 lihhre di salnitro greggio 269, infine nel 1773 il quantitativo utilizzato per le manifatture (155.000 libbre) fu d i poco inferiore a que llo utili zzato per fabbricare la polvere da sparo ( 180.000 lihhrc)270_ Negli anni che seguirono nella fabbrica si lavorò regolarmente senza che accadessero eventi di rilievo fatta eccezio ne per lo straripamento del Site del 1777 27 1. li lìumc Silc, le cui sorgenti si trovano ne lla pian ura trevigiana, è sempre stato caratterizzato da ricchezza d 'acqua e da regolarità di portata, tanto da e ssere considerato una facile via di trasporto per le merci e di collegamento tra l'entroterra e la laguna. Il li vell o costante de lle sue acque aveva anche pe nnes-

263

ASV, Senato Terra, filza 2528, 21.3. 177 J, capitoli stabiliti per la provv ista della polvere pubblica inseriti in filza, capitolo 14. 264 ASV, f'ro vv. Art. , b. 9 , terminazioni 1.10.1772. 265 ASV, Provv. Ari., h. <), terminazioni 9.6.1771; ibid., terminazioni 25.8.1 773. 266 ASY, Senato Militar, filza 66, 27.5. J 77 1. 267 ASY, Senato l'erra, filza 2528, 2 J.3.1 77 1. capitoli stabiliti per la provvista della polvere pubblica inserili in filza, capitolo 2. 268 ASV, P rovv. Ari., b. I l , scriuura 30.8.1752. 269 W. PANCIERA, Ancien Regime e chimica di base, pag. 75. 270 ASV, l'rovv. Art., b.11 , scrittura 15.3.1 753; ibid., b. 37, Fase. 2, n. 2, scrittura 31.3. 1773. Citato in W. Panciera, Ancien Regime e chimù:a di hase. 27 1ASV, Provv. Art., b. IO, terminazioni 2 1.1.1 777 m. v.


La produzione della polvere da sparo nella Repubblica di Venezia

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so che le case dei Trevigiani venissero lambite dalle sue acque. F u così che con grande sorpresa, nell'autunno del 1777, le acque del Silc tracimarono e invasero la campagna circostante. I locali della raffineria, non lontani dall'alzaia, vennero occupati dall'acqua che raggiunse i due piedi e mezzo di altezza, bagnando e rendendo inutilizzabi le parte del salnitro conservato in pani. Le pe rdite calcolate dall'inca ricato vennero quantificate in ci rca 8000 libbre liquefalle dall'acqua, che risultano irrecuperabili, c in 100.000 libbre insudiciate, che vennero recuperate e sottoposte nuovamente a raffinazione. Nel giugno del 1778272 la proposta di spostare fuori della mura la fa bbrica di Madonna Granda offrì l'occasione pe r un nuovo ampliame nto della fabbrica di S. Maria. La fa bbrica di Madmma Granda da sempre adibita alla produzione della polvere per uso privalo, era stata cdilìcala prima del 1578273 diclro alla c hiesa della Madonna (disegno n° 17). Come appare dalla pianta di Antonio Zabbora datata 3 luglio 168 1, l'edificio sorgeva in un terreno a ridosso delk mura cittadine corrispondente al bastione di S. Sofia ed era movimentato dal Canale delle Convertite. La presenza del!' edificio ali' interno della cerchia muraria, così vicino ali' abitato, manifestava durante gli incendi tutta la sua pericolosità; i citladini dopo l'ennesimo incidente avvenuto nella polveriera274 chiesero lo spostamento della fabbrica in un sito vicino a que llo di S. Maria. La realizzazione del progetto presentava due gran di problemi: da una parte la spesa considerevole che lo stato doveva affrontare pe r l'acqui sto del te rreno, l'cdilìcazione dello stabile e l'allargamento del canale, dall' altra il timore che con la vicinanza dei due edifici si determinasse conflittu alità di interessi. Infatti le fabbriche di S. Maria e di Madonna Granda erano state affidate ad un uni co Partitante in virtù del fatto che il Partito della produzione della polvere ad u.w pubblico e il Partito per la produzione e vendita della polvere ad uso di privato commercio, dal 177 1 erano stati appaltati ad un ' unica persona. Le re ticenze vennero superate quando degli imprenditori manifestarono l' intenzione di edificare a loro spese la fabb rica, in cambi o di que lla abbandonata c he avrebbero trasformata in carti era 275 . In base al progetto approvato dal Se nato ne l gennaio del 1779276 (disegno n° 18), i fratelli Domenico e Alv ise Nadalini si impegnarono277 ad acqui stare un

272 ASV,

Provv. An., b. IO, lcnninazioni 22.3. 1779. Relazioni dei Rettori, LII, Treviso, relazione di Giovanni Michicl. 18.6. 1578, pag. 68. 274 ASV, l'rovv. !\rt., h. 11 , scritture 11.1.1 7 6 1 111.v . 275 ASV, Senato Terra, ti Lr.a 2688, 2 1.1.1 778 m. v. 276 AS V, Senato Terra, fi lza 2688, 2 1. 1.1 778 m. v., decreto inserito in filza e disegno inserito in filza datato I 0.6.1 778. 277 ASV, Pmvv. Art., h. I O, te rminazio ni 22.3. 1779; ihid .. Senato Terra , fil za 2688, 2 1.1.1 778 m.v., decreto inserito in filza. 273


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i\nlonella Va11ù1

fo ndo adi acente alla polveriera di S. M aria dove edilìcare, cinti da un muro, la nuova pista e i tre magazzini per carbone, nitro e zolfo. Si offri rono inoltre di realizzare tutti g li interventi nece ssari alla regolaz ione dei canali: allargare l' alveo della muniz ione di tre piedi e aprire una nuova bocca sul canale di scarico d i questo pe r movimentare la nuova ruo ta. I Provveditori , nella previ sione di separare i due Partiti, chiesero inoltre che i frate lli Nadalini si rendessero dis po ni bil i ad acqui stare in qualunque mome nto il terreno adiacente . In tal caso infatti s i sarebbero dovuti costruire de ntro il recinto la c as a del custode, i locali per la hi.w:o ttatura del salnitro e la mac ina, mentre il fondo acqui stato sarebbe stato occupato dal depos ito per c us todire le po lve1i 278 . Il nuovo complesso 279, situato a nord di que llo di S. Maria, venne ultimato l'anno successivo, c ome venne attestato dal so pra lluogo fatto dal Perito Antonio Frati il 19 settembre del 1780280. L'edificio per l'incorporaz ione de lla polvere , eretto sul lato est, era dotato di due pis te da 15 mortai che provenivano dall ' e dificio abbando nato. Lungo il muro perime trale a nord-est vennero eretti tre magazzini per il ricovero delle mate rie prime; per il soleggio e la granitura probabilme nte venivano utilizzate le s trutture dell' altra fahhri ca , raggiung ihilc tram ite un pontile posto a ridoss o de ll ' edi fi cio de tto " il vecchio" . Negli anni che seguirono vi fu un' intensa attiv ità di ampliamento delle piste e di restauro degli edifici, m olto pro babilmente determinate dalla necessità di aumentare le ri serve di polvere da sparo. Infatti pe r costrin gere g li stati barbareschi al rispetto dei trattati , le !lotte da g uerra veneziane intorno al 1760 compi rono azioni dimostrative al largo di T ripo li e di Algeri , e intorno a l 1780 e ne l 1785 attaccarono Tunisi281, provo cando naturalme nte un a notevole riduz ione de lla po lvere presente nei magazzini de lla Repubblica. Come verrà fatto osservare verso la fine del secolo, quando la necessità di ingenti quantitativi di polvere di venne impdlcnlc, mancavano al piano di pace be n 908.478 libbre di polvere !282 Ne l 1786 si di ede inizio al restauro delle fa bbriche, il c ui numero de i mo11a i negli anni precedenti era stato prohahilmcnlc aumc ntato283, de i magazzini , de lla granidora e della raffineria di Trev iso . Vennero forniti 6 rove ri per i fus i, 200 pistoni d 'olmo domestico e ve nnero concessi 478 ducati per il restauro necessario agli cdi lici oltre a 410 lire per l' erezio ne di un muro divi sorio tra il magaz zino del carbone e quello pe r riporre

278 /\SV, Provv. i\ rt., h. IO, term inazio ni 22.3. J 77<). 279 ASV, Senato Terra, filza 2688, 2 1.1. 1778 m. v., di segno inserito in fil za datato 10.6.1778. 280 ASV, l'rovv. Art., b. I O, terminazioni 25.9. 1780. 28 1 F.C. LA NE, Storia di Venezia, pagg . 489-490. 282 ASV, Provv. Art., b. 14, scrilturc 23.3. 1795. 283 ASV, Provv. Art., b. I O, terminazioni 9.5. 1788. S i parla di I 04 mo11ai.


la produzione della polvere da sparo nella Repubblica di Venezia

265

gli swff'oni con la polvere da soleggio 284 . Vennero rifalli con legno di larice i pavimenti de lla vanidora, del magazzino del salnitro raffinato e di que llo dove si riduceva in pol vere il carhonc mentre, nel magazzino dove si riponeva questo mate riale, si dovettero rifare anche i riveslimenti dei muri con tavole di larice aire 8 piedi, il retto e il portone che serviva per arieggiare il luogo. Per evitare gli incendi, facendo in modo che nessuna favilla si spargesse ne i locali, venne ro anche rifatte le due cappe in pietra cotta de lla rafli neria 285. Due anni dopo vi furono nu ovi inte rventi a ll 'edificio pi ù recente che richjesero una spesa di lire 2500286 inoltre venne ordinata287 la fus ione dei 104 mortai che il lungo lavoro aveva deteriorato. Con il decreto del 12 gennaio 1788 si stabilì che per i mortai, rifatti secondo un nuovo disegno, si dovesse procedere fondendone 8 alla volta e riutili zzando il melallo dei vecchi. Evidentemente le cose non andm-ono secondo le previsioni se già a maggio de llo stesso anno cambiarono le disposizioni (i mortai dovettero essere rifusi 24 alla volta utili zzando metallo nuovo 288 ) e se nel 1793 mancavano ancora 14 mortai dal numero dei 104289 . I ,a g rande necessità di polvere di ottima qu alità da ripo rre nei magazzini per aumentare le riserve e il timore fondalo di pe rdere per cause bana li paite della produzione, non solo mise in moto la grande macchina dei restauri, ma spinse i Provvedilo ri a chiedere l'installazione di un conduttore clcllrico, per evitare gli incendi provocati dai fulmini 290 , e a ribadire il divieto di sparare nelle zone limitrorc alla fahhrica2 91 . Vennero perciò stabiliti i confini entro i quali era vietato l' uso delle armi per qualsiasi motivo: a nord il fiume Sile, a sud il Terraglio e a ovest la Po11a Alt inia, delimitando così una zona dove da u11 cuulì111::: all'allru c'era una distanza di me1,1,o mi glio. I ,e pe ne furono severe: "Ai trnsgressori la multa di 50 ducati e di risponder con la vita pe r gli inconvenienti che potessero causare". 292 Mentre all 'este rno delle mura, nella fabbrica di S. Mari a, c i si pre occupava de lla produzione e della sal vaguardia de lle polveri, all ' interno dell a Porla A ltini a avvennero dei cambiamenti che dimostrano come l'espansione urbana tendesse ad avv icinarsi lino quasi a fagocitare quelle aree un tempo riservate escl usivamente a ll a milizia. "Nel 177 1 ven nero soppressi Bombardieri e be rsaglio e la Provvederia

284

ASV, P,vvv. Art., b, IO, terminazioni l .9. 1786.

285

ASV, Provv. Art., b. 10, terminazio ni 8.3.1 786.

286

ASV, l'mvv. /\ri. , b. IO, terminazio ni I <),CJ.1788.

287

ASV, Provv. Art., b, ASV, Provv. Ari., b, 289 ASV, Provv. Art., b. 290 ASV, l'mvv. /\ri ., b. 291 ASV, Provv. Art., b.

IO, lerrninazioni 12,3. 1788. 10, terminazioni 9.5. 1788. IO, terminaz io ni I 8.2.1 792 m.v. I4, scrittura 26.4. 179 1. La spesa prevista fu di 350 ducati. 9, trnninazioni 2.8 .1755. 292 ASV. Provv. Art., b. IO, terminazio ni 22.9 .1 788. 288


266

J\ntonella Vanin

domandò in dono quel tratto di bastione di S. Marco da essi occupalo anche col deposito di polveri. Ottenutolo vi costruì la caserma ..."293 Così Anlonio Sanlalcna descrisse alla fine dell'Ollocenlo la cessione dei locali detti l' Armamento che vennero utilizzati come quartiere per la cavalleria. In realtà lo spostamento del torresino da polvere avvenne su pressione della popolazione, che si offrì di edilicarlo a proprie spese al di fuori delle mura, allontanando dall'abitato un deposito così pericoloso 294 . Negli ultimi anni dell a Repubblica, nonostante le misure prese, la produzione della polvere scese a li velli mai loccali prima295 , lin quasi ad arrcslarsi296, creando un deficit nelle riserve di polvere di 600.000 libbre nel 1793 297 , per toccare le circa 900.000 libbre nel I 795298 . Per far fronte alla siluazione Lra il 1794 e il 1796 ci fu un inlenso lavoro di riforn1a dei meccanismi, delle strutture e dei canali e si realizzò l'ultimo ampliamento della fabbrica, ma di fatto non si ottennero i risultati sperati. l quantitativi di polvere richiesti si allcslarono infalli sulle 200.000 lihhrc l'anno fi no alla fi ne del secolo, no nostante i Provvedito ri avessero affermato ollimislicamenle che, in caso di bi sogno, si sarebbe potuto produrre polvere fino a un milione di libbre l'anno 299 . Della necessità di ulteriori restauri i Provveditori si erano resi conto fin dall'agosto del 1791 juu, in quanlo la po lvere prodotta in quegli anni era risultala qualitativamente insoddisfacente. Le cause individuale dal Sovrintendente all'Artiglieria, incaricato di va lutare la fabbrica, furono molteplici 301 . TI problema principale fu identificato nel deterioramento dei mortai, la cui slrullura interna veniva alterata dall'a:r.ione dei pestelli, che non ricadevano al centro dei mo1tai poichè le basi instabili determinavano lo spostamento degli stessi rispetto all'asse delle peste. L' altra causa l'u riconosciula nel lento mov imenlo delle peste del vecchio edificio determinato dal cattivo fun zionamento della ruota " de' Polveracci".

293 A. SANTALENA,

Giuda di freviso, Treviso I 894, citato in T. lfasso- /1.. Cason, Treviso ritrovalu, Canova, Treviso 1995. 294 ASV, Provv. A rt., b. 13, scrillura 3.9.1 7 88. 295 ASV, Provv. Art., b. IO, terminaz ioni 18 .2 .1 792 m.v. Il Senato chiese infatti di rag giungere la produzione annua di 200.000 libbre e questo s ignifica che la reale produzio ne era inferi re a questo quantitativo, pu r essendo dime7.7.al.o rispe tto a quello imposi.o al Partito della polvere ad uso pubblico all' inizio del secolo (ASV, Provv. Art., b. 8, terminazioni 29.8. 1739). 2% /1.SV, l'rovv. J\rt ., b. IO, terminazio n i 20.4. 1795. 297 ASV, l'rovv. J\rt. , h. IO, terminazio ni 18.2. 1792 m.v. 298 ASV, Provv. Art., b. 14 , scrillurc 23.3. 1795. 299 ASV, Senato Terra, filza 3081, 26.9.1 795. 300 /1.SV, l'rovv. J\rt. , h. 14 , scrittura 16.8. 179 1. 301 ASV, P rovv. Art., b. 14 , scrillura 16.8. 1791.


La produzione della polvere da sparo nella Repu/Jblica di Ven ezia

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In quella occasione si osservi'>che erano necessari a nche degli interventi per scongiurare il pericolo degli incendi: allontanare la c ucina degli operai dall 'edificio di incorporazione e chiudere dentro un canale di pietre cotte la catena che comuni cava il moto alla granidora. Il processo di granitura, c he era avvenuto lino ad allora manualmente 302 , in quegli an ni aveva subito delle migliorie: venne sfruttata l'energia della macina che, attraverso un meccanismo a cate na e l'impiego di una doppia vile senza fine, venne trasmessa ai crivelli 301 ; questo siste ma permise di meccanizzare il processo di granitura pur mantenendo la di stanza di sicurezza tra le peste e la ~ranidora (disegno n" 19). T lavori richiesti chhcro pcrù ini zio solo quattro anni più tardi 304, quando la produzione toccò il limite minimo, sic uramente inferiore alle 200.000 libbre l' anno 305 e il Senato si rese conto dell'impossihililà pe r le fahhrichc di soddisfare alla richiesta di a umento della produzione. La precedenza venne data agli interventi di tipo idraulico, per i quali venne inte rpellato Francesco dal Negro, c he risulterà essere l'inventore dei meccanismi e delle regolazioni del canale 306 . ln realtà il lavoro ebbe ini zio solo a marzo, quando si era già provveduto all'acquisto del terreno necessario307 ed era stata deliberata la fornitura del materiale308 . Infatti la solu1.ionc prospettata, per una buona regolazione dei meccanismi interni ed este rni, fu di "di vi dere" l'al veo in modo tale che ogni ruota venisse azionala indipendentemente dalle allre309, senza dover " me ndicare l'acqu a" di quelle più a monte come accadeva nel passato (disegno n° 20). Per fare questo si dovette acquistare "da Giulio Foresti per l IO ducati un pezzo di te rreno della quantità di tavole 290 e mezza fuori della città di Treviso e confi nante a mattina con la pubblica raffineria i salnitro, a mezzodì col muro ed il canal e, che serve al vecchio cdi licio delle pol veri cd a sera con le fabbriche e il recinto dell 'altro nuovo edificio" 1 10. A maggio il restauro, sollecitato già ad aprile3 11 dai Provveditori che desideravano dar inizio alla produzione annuale di 200.000 libbre come stabilito nel

102

ASV, Smato Te rra, tìlza 2688, 2 1.1.1 778 m.v., disegno inserito in filza datato 10.6. 1778. Nel disegno non compare la catena che dalla macina comunicava il moto ai crivelli, questa verrà rappresentala in un disegno del XVIII secolo (ASV, Provveditori alle Fortezze, b. 8 1). 101 ASV, Provveditori a/lejì)rtezze, h. 8 1, XV III secolo. 304 ASV, Pruvv. Art. , b. 10, terminazioni 27.1.1 7 94 m.v. 305 ASV, Provv. Art., b. I O, terminazioni 18.2. 1792 m. v. :ion AS V, l'rovv. I\ rt. , b. I O, terminazioni 27. 1.1794 m. v. 107 ASV, Pmvv. !\rt. , h. I O, term inazioni 17.1. 17 94 m.v. 308 ASV, P,vvv. A11. , b. 10, lemli na zioni 4.3.1 795. 309 ASV, Provveditori alle .fortezze, b. 8 1, XVIII semio . J IO ASV, Provv. !\rt. , h. 10 , term inazioni 17 .1.1 794 m.v. 311 ASV, Pruvv. Ari., b. I O, terminaz ioni 20.4.1 795 .


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Antonella Vanin

1792, non era ancora ultimato, anzi durante i lavori vennero scoperte altre de lìcie nze degli edifici312 sulle quali si d ecise di intervenire. ln selt.e mesi di intenso lavoro venne ricostruito il meccanismo inlcrno ed esterno dell 'edilìcio dello "de' polveracci", scavato il nuovo alveo sul te1Teno acqui stato e costruito il muro di cinla che racchiudeva le fabbriche, gli edifici annessi e la raffineria. Degli edifici noti come "il vecchio" e " il nuovo" vennero regolati i canali, e rinnovati ruote esterne, fusi di rovere, pestelli e basi dei mortai che poggiando su terre no umido si bagnavano e de terioravano in poco lcmpo. Negli edilìci così perfezionati si giudicò di poter produrre un milione di libbre di polvere poichè poteva essere preparata in 30 ore di lavorazione contro le 48 prcccdcnli, dando le peste 40 colpi al minuto contro i 16-28 di un tempo3 13 _ Finalmente a luglio rurono ultimati i lavori previsti per i quali la spesa totale affrontata fu di 23402.13 lire314 contro le 128 16 concesse all'ini zio dell'opera315, ma a settembre dello stesso anno nuovi lavori vennero approvali dal Senato 11(,. A completamento di quanto fatto mancavano infatti l'erezione della stufa usata dagli operai pe r riscaldarsi, l 'ampliame nto dell'edificio per la granitura delle pol veri (di segno n° 2 1), il restauro de i 98 mortai esistenti e la fu sione di 16 nuovi mortai con la re lativa preparazione delle teste di pistone. Per mancanza di legname proprio in quegli anni si pensò infatti di cambiare no n il pistone completo , ma solo la testa che veniva fissata con vere e hmcconi a spina di pescc 31 7. Dopo anni di inattività e di ralle ntamenti la produzione riprese il l settembre de l 1795 con l'obiettivo di produrre an nualmenle 200.000 libbre di polvere lìna e mezzana, in modo da consegnarne entro il 1800, anno in cui scadeva il contratto, circa 1.200.000 lihhre 318. Secondo la pratica de l tempo il campione di polvere, in base al quale sare bbe stata valutala la produzione della labbrica319 , venne reali zzalo dall'Ispe ttore ali' Artiglieria B uttafogo ne lla stessa fabbrica di Treviso.

312 ASV. Provv. i\rt. , h. IO, terminazioni 29.5. 17<J5. 313

ASV, Provv. Art., b. 14, scriUun: 27.8.1 795. ASV, Provv. A rt., b. 10, terminazioni 3.7. 1795. Per i soli inte rventi di tipo idraulico vennero date a Francesco dal Negro lire 10767.6. 315 ASV, Provv. i\ rl., h. IO, terminazi o ni 29.5.1 795 . .lit> ASV, Senato Terra, fil za 3081 , 2 6.9. 1795. decreto inserito in fil za alla data; ibid. , scri llura 26.8.1795 inserita in filza alla data. 317 ASY, Provv. Art., h. 10, terminaz ioni 26.8.1795. 3 18 ASV, Provv. i\rt. , b. I O, terminaz io ni 20.4. 1795. Secondo i calcoli dei Provved ito ri so lo metà della polvere prudolta annualmente sarebbe giunta ne i magazzini per essere conservala come polvere di riserva ( ASV, Pmvv. i\ rl., h. 14, scrittura 4.3 .1 7 96). 319 ASV, Senato Terra, fi lza 308 1, 26.9. 1795, relazione dell' Ispdtorc ali' Artiglieria 13uttafogo 26.8. 17 95. 3 14


La produzione della polvere da sparo nella J<epubblica di Venezia

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I documenti non ci permettono di dire se tanto lavoro venne ripagato, ce110 è che a limitare la produ zione della polvere nella Repubblica non furono tanto le strutture dc lìcitaric delle fabbriche quanto la scarsità de l salnitro, di cui si ammise ape11amente la mancanza solo nel I795 120, ma senza che questo provocasse alcun intervento da parre del Senato. Nel mar/.o del 1796, mentre la Serenissima si apprestava a vivere il suo ultimo anno di vita, i Provveditori decisero come ultima risorsa di diversificare la composizione della polvere 32 1 per lesinare sulle quantità di salnitro, ritornando così a formule in di suso da più di un secolo. Vennero nuovamente introdotti i composti 4- 1-1 e 5-1-1 pe r produrre polvere da impiegarsi nelle miniere, nelle strade o per i saluti, calcolando di ottenere un ri sparmio di 8500 libbre con la ptima composizione e 3500 con la seconda, ma ormai la storia aveva deciso la sua strada e, qualche mese dopo, tanti calcoli e tanto ri sparmio sarebbero parsi del tutto inutili. Il 12 maggio 1797 si concludeva la vita della Repubblica e dopo questo evento, i documenti re lativi alla fabbrica, si perdono e le poche notizie giunte a noi ci pe rmettono solo di raccontare i suoi ultimi momenti. Dopo il trattato di Campoformio (l 797), con il quale il Veneto veniva cedu to ali' Austria, la reg ione fu soggetta ad alterne occupazioni da parte della Prancia e dell' Ausrria che si susseguirono fino al 18 15 quando il LombardoVe neto venne de finiti vamente assegnato a quest' ultima 322. I ,e noti zie re lative alla fahhriea durante questo pe riodo sono esigue, sicuramente era in funz ione nel 1809, come risulta dai documenti dell ' Intendente alle Finanze3 n: il conduttore era ancora il Manenti , es perto produttore c he aveva lavoralo anche a servizio de lla Repubblica di Venezia324 . Durante il Reg no Lombardo-Veneto, istituito il 7 aprile I 815 125, la fabbrica continuò a produrre polvere fino al 1834, anno della sua esplosione. In quegli anni la l'ahhrica, il cui Lerrilorio c ircoslanlc era ancora ben lungi dall 'essere inte re ssato dal processo di urbanizzazione, dava lavoro a 5 operai anche se i s uoi 56 mortai 326 erano ben poca cosa rispe tlo ai I 04 in uso al tempo del la Scrcnissima327 . li processo di incorporazione:, 28, che utili zzava il sistema de lle peste ricadent.i nei mortai, era rimasto invariato, mcnlre rispctlo al passalo era slalo

320

ASV, Provv. Art.. b. 14, scrittura 23.3. 1795. l'rovv. !\ rt. , b. 14, scrittura 4.3.1796. 122 G . rl . A. SEMEN7.J, Tre viso e la sua provincia, Tipografia Provinc iale di (ìaetano Longo, Treviso 1864, pag. 254. 323 A.S.Tv. Comunale, b. 490 I, febbraio 1809. 324 ASV, l'rovv. !\rt., b. IO terminazioni , 2. 10.1 788. 325 G. rl . A. SEMEN7.I, Treviso e la ~·ua provincia, pag. 254. 326 BTV, La Gazzetta privileiiata di Venezia, n° 174, 4.8. 1834. 327 AS V, Provv. !\ rt. , b. IO, terminazioni 12.3.1 788 . .n x G. rl. A. SF.MEN7.I, Treviso e la sua r1rovim:ia, pag. 148. 32 1 ASV,


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aggiunto il processo di lustrazione che rendeva la polvere meno igroscopica e più resistente all 'attrito. In quell'anno un'esplosione generata nei locali della lustrazione 329 dall'imprudenza del sorvegliante che aprì lo sportello di una botte mentre ancora girava e la polvere era calda, determinò la fine della pol veriera che rimase abbandonata per quattordici anni. Quando nel 1848 furono liberali a Venezia i capi democratici Daniele Manin e Niccolò Tommaseo, venne istituito il governo provv isorio presieduto dal Manine fu restaurala la repubblica veneta330 . Fu proprio in questa occasione che la polveriera visse i suo i ultimi g iorni producendo la polvere per i patrioti trevigiani. Per non esaurire tutte le riserve di polvere si pensò infatti di riattare la vecchia fabbrica ed è così che cc la descri ve Gian Battista Semenzi, che ne assunse in quel periodo la direzione: " ... ritraendo dal Montello due taglie di rovere, per mutare gli alberi a due ruote motrici, ... nel termine di 27 giorni con l' opera di 30 lavoratori, e con la spesa di poco più di lire 3500 fui in grado di ridurre la fabbrica a porgere 600 Kg di polvere al giomo ..." 331 . Gli sforzi e l'impegno dimostrato a poco valsero poiché l'esperienza del '48 sarebbe di lì a poco terminala infatti lo stesso Semenzi così continua: "Nella notte 8-9 11mggiu, essendo stato annunciato l' avv icinamento delle truppe austriache a Treviso, mi fu ingiunto per ordine del comitato, di tosto traspo1tare in città le polveri piriche del deposito di S. Maria ...". Quando gli Austriaci , nel maggio dello stesso anno, entrarono in città, la maggior parte dei locali della fabbrica venne demolita e ciò che restava venne venduto ad una società che vi eresse un brillatoio da riso.332

329 G. B. A. SEMENZI, 'frevi.m e la .ma provincia, pag. 139 ; BTV, ms 1355, La cillà di Treviso esaminala negli edifici pubblici e privati, eh 'esistono. colle Iscrizioni, l'iuure e notizie loro, 1886, rrancescu Scipione Fapanni :no R. VILLARI, Storia contemporanea, Laterza, Roma-n ari 1995, pag. 15 1. 33 1 G.B.A. SEMENZI, Treviso e la sua pmvincia, pag. 148. 332 G.B.A. SEMENZI, Treviso e la sua provincia, pag. 207.


La produzione della po/vae da sparo nella Repuhhlica di Venezia

27 1

C/\PITOLOVI I PARTITI

Nella Rcpuhhlica di Venezia la produzione e la vendita della polve re da sparo erano controllate dallo stato, era infatt i il Senato c he con opportuni decreti affidava gli appalti. Prima della deliberazione dei Partiti i Provvedi tori alle Artiglierie, in base alle indicazioni del Senato, stabilivano i capitoli per il Partilo della produzione della polvere per conto pubblico e per il Partito Centrale della fahhri<:a e vendita della polvere ad uso di privato commercio, c he dovevano essere noti e accettati da coloro ai quali veniva affidato l' incarico. La produzione della polvere ad uso pubblico veni va affidata, senza gara d'appalto, ad un produttore che dimostrasse competenza in materia di polvere e che fosse in grado di dare, entro un mese dalla deliberazione del Partito, la cauzione stabilita e le garanzie richieste circa la gestione dell a l"ahhrica333 . I ,a cauzione non doveva essere necessariamente data in denaro, ma poteva anche consistere in una certa quanrirà di materi a prima come ad esempio fcrro334_

Per tutto il periodo della sua condotta, che variava da 6 a 10 anni33 5, all'appaltatore veniva normalmente concesso l' uso della fabbrica di Treviso chiamata di S. Maria336, ma a discrezione dei Provveditori potevano anche essere affidate altre fabbriche del territorio 137 . Infatti allo stato appartenevano tutti i mezzi di produzione e gli edifici da polvere della Repuhhlica che veni vano consegnati ai Partitan ti, ai quali spettava il mantenimento della fabbrica in buono stato e l' acquisto degli attrezzi necessari alla lavorazione de lle polveri 338 . Il pubblico interveniva solo per forn ire il legname necessario al restauro degli stabili o dei

333 ASV, Provv. Art., b. 8, term inazioni 29.8. 1739, capitolo 14 del capitolato d'appalto per il Partito de lla fabbrica della polvere per conio pubblico. 33~ ASV, l'mvv. Art., b. 8, terminazioni 15.3.1747. ASV, Provv. Art., h. 8, termi nazioni 29.8.1 739, capitolo l del capitolato d'appalto per il Parlito della rabbrica della polvere per conto puhhl ico; ihid., h. 11 , scritture 27.4. 1753; ibid., Senato Terra, filza 2528, 21.3. 177 1. 336 ASV, l'mvv. Art., b. 8, terminazioni 29.8. 1739, capitolo I de l capitolato d' appalto per il Pari ilo della fabbrica della polvere per conto pubblico. 337 ASV, Senato Terra, reg 353, decret.o 3.1 2. 1757. 338 ASV, Provv. Art .. b. 8, terminazioni 29.8. 1739, capiloli 7 e 8 de l capitolato d'appalto pe r il Partito de lla fabbrica della polvere per conto pubblico; ibid., Senato Terra, fil za 2528, 21.3.177 1, capitolo 8 del capitolato d' appalto per il Partito della fabbrica della polvere per conto pubblico.

n,


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movimenti interni cd esterni alle fabb riche; unica eccezione veniva fatta in caso di incendio fortu ito e cioè quando venisse dimostrato che l 'incendio non era stato causalo dalla negligenza del produttore o dei suoi lavoranti339 . Durante la condotta l'impresario aveva l'obbligo di rifare polvere g uasta o patita 340 e di produrre un certo quantitati vo di polvere sta bilito di volta in volta dal conlraUo; nel Settecento la produzione di polvere lìna e mezzana oscillerà da un minimo di 240.000 lihhrc ad un massimo di 400.000 341 . Solo in casi particol,u·i come ad esempio in caso di incendio, era possibile che l' impresario venisse dispensato dall ' obbligo di produrre pol vcre 342 . Natural mente mancando di produrre la polvere accordata, senza motivi ri tenuti validi , l'impresario incorreva in una pena che scenderà dai 25 ducati al migliaro del 1739 343 ai 15 ducati del l77 1344 . In ogni caso si trattava di cifre consistenti se rapportate al costo della lavorazione della polvere pagata 6: 12 ducati ogni mille lihhre nel 1753 345 e IO ducati nel I 771 346 . I metodi di produzione e le carallcristiche della polvere (grana, composizione e qualità) venivano rig idamente determinate dai Provveditori, tanto che nel 1739 non si farà rif"crime nto solo al campione in base al quale produrre la polvere, ma si chiederà che questa rispetti quanto previsto dalle terminazioni emes-

ASV, Provv. Art. , b. 8, terminazioni 29.8. 1739, capitolo 8 del capitolato d'appalto per il Partilo della fabbrica della polvere per conto pubblico; ibid., Senato Terra. fil za 2528, 2 1.3. 177 1, capito lo 8 del capitol ato d' appalto per il Partito della fabbrica della po lvere per conto puhhlico. 340 ASV, Provv. Art., b. 8, terminazion i 29.8.1 739, capitolo IO del capil olalo d' appalto per il Partilo della fabbrica della polvere per conto pubblico; ibid., Senato Terra , fi lza 2528. 2 1.3. 177 1, capitolo 11 del capilo lato d' appalto per il Partito della fabbrica della polvere per coni o pubblico. 341 ASV, Provv. Art., b. 8, terminazioni 29.8.1 739, capitolo I del capilolalo d' appalto per il Parlito della fabbrica della polvere per conio pubblico; ibid., Senato Terra, fi lza 2528. 2 1.3.1 77 1, capitolo 2 del capitolato d 'appalto per il Partilo dell a fabbrica dell a polvere per conto pubblico; ibid., Provv. Art., b. 11. scritture 27.4.1 753. 342 ASV, Provv. Art., b. 8, tcnninazioni 29.8. 1739, capitolo 13 del capilolalo d'appalto per il Partito de lla fabbrica de lla po lvere per conio pubblico; ibid. , Senato Terra. fil za 2528, 2 1.3. 177 1, capitolo 18 del capitolalo d' appa lto per il Partito della fabbrica della polvere per conto pubblico 343 ASV, Provv. Art., b. 8, terminazioni 29.8.1739, capitolo 9 del capitolato d'appalto per il Partito della fabbrica della pol vere per conio pubblico. -144 ASV, Senulo Terra , li l~.a 2528, 2 1.3. 177 1, capitolo I O del capitolato d' appalto per il Partito della l"abbrica della polvere per conto pubblico. 345 ASV, Provv. An., b. 11 , scritture 27.4. 1753. 346 ASV, Senato Terra, fi lza 2528, 2 1.3. 177 1, capitolo 7 del capitolato d' appalto per il Pa1tito dell a fabbrica della polvere per conto pubblico. :1:19


La (Jmduzione della polvere da S(Jaru nella Re(Jubblica di Venezia

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se in mate,ia (5 agosto 171 2, 2 luglio 1723 e 20 agosto 1736) 347 . La lavorazione non av veniva durante tutto l'arco dell'anno ma si concentrava nel periodo più caldo, Lra mal7.o e ottobre348 , in quanto il processo di asciugatura, che veniva fatto esponendo la polvere al sole, necessitava di un clima caldo e ventilalo. Per quanto riguarda gli ingredienti l'impresario era obbligato a servirsi del salnitro e dello zolfo dato di volta in volta dalla Casa dcli ' Arsena le e dai pubblici depositi 349 . li carbone invece venne sempre proc urato dal conduttore al quale veniva pagato, secondo il prezzo stabilito all ' inizio della condotta150 , e che si aggirerà per tutto il secolo tra i 14 e i 16 ducati al migliaro351 . All'obbligo di ridurre in farina gli ingredienti e di passarli al setaccio prima di mett.e rli nei mortai si aggi unse, dopo il 1753, quello di biscottare il salnitro a manno352 ; in questo modo, affidando un procedime nto così importante per la buo na riuscita della polvere al produttore, aumentarono le sue responsabilità rig uardo alla qualità del prodotto linale. La pol vere, c he aveva superato le varie fasi di lavorazione, non potendo essere tenuta negli edifici piri se non entro un massimo di 2.000 libbre, veniva condotta ai torresini della città e conservata fino al mome nto dell' imbarco per Venezia 353 dove, una volta giunta, veniva sottoposta co111c prevedeva il contratto alle verifiche necessarie per stabilirne la bontà. Nel 17 39 per verifica re energia e conformità della pol vere al campione veni -

347

ASY, Provv. Art. , b. 8, term inaz ioni 29.8. 1739, capitolo I del capitolato d' appalto per il Partito de lla fahhrica della polvere per conto pubblico; ibid. , Sena/o Terra, fil za 2528, 2 1.3.1 77 1, capitolo 2 del capitolato d' appalto per il Partilo della fabbri ca della polvere pe r conto pubblico. 348 ASY, Senato Ferra, filza 2528, 2 1.3. 177 1, capitolo 13 de l capitolato d' appalto per il Partito della fabbri ca della pol vere per conto pubblico. 49 :1 ASV, Pruvv. Art .. b. 8. terminazioni 29.8. 1739, capitolo I del capitolato d'appalto per il Partito della fabbrica della polvere per conio pubblico; ibid. , Senato Terra . fil za 2528, 2 1.3.1771. capitolo 3 del capitolato d' appalto per il Partito della fabbrica della pol vere per conto puhhl ico. N> ASV, Provv. Art. , b. 8, terminazioni 29.8. 1739, capitolo 2 del capi tolalo d' appalto per il Partilo del la fabbri ca della polvere per cont.o pubblico; ibid. , Senato Terra. fil za 2528, 2 1.3. 177 1, capitolo 4 del capit.olat.o d'appalto per il Partito de lla fabbrica della pol vere per conto puhhl ico. 35 1 ASY, Senato Terra , filza 2528, 2 1.3.1 771, capitolo 13 del capitolalo d 'appalto per il Partito della fabbri ca della polvere pe r cont o pubblico; ibi d .. ASY, Provv. J\ rl., b. 11 , scritture 27.4.1 753. 352 ,\SV, f'ro vv. Ari. , b. 11 , scritture 27.4. 1753. :!.'il ASV, P,vvv. Art., b. 8, terminazioni 29.8. 1739, capitolo 6 del capitolato d 'appalto per il Partito della fabbrica della polvere per conto pubblico; ibid., Senato Ferra, fil za 2528, 21.3. 177 1, capitolo 9 del capitolato d'appalto per il Partito della fahh rica della polvere per coni.o pubblico.


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vano fatti i saggi con l'acqua e con il fuoco sopra piccole quantità di pol vere ricavata da più cassette o barili 354 , mentre dopo la metà del secolo alle prove con l'acqua si aggiunsero le verifiche dell 'energia e della grana ulili u ,ando rispettivamente un mortaretto a bomba e due cri vclli 355 . La polvere non ritcnula buona veniva bagnata per avere la garan zia che venisse realmente rifalla, evitando frodi da paile del produttore. La pol vere così restituita ali' impresario veniva ricondotta a sue spese alla fabbrica, rilavorata e aggiunta alla partila succcssiva356. Mentre la consegna della polvere avveniva più volte durante l'arco dell 'anno357, i conteggi in base ai quali il Partitante doveva essere pagato venivano fatti solo alla fine dell'anno, nei mesi tra dicembre e gennaio 358 per arrivare all a fine del secolo, nientemeno che a marzo 359 . E ' da considerare che durante lullo l'anno il Partitante rimaneva scoperto per quanto riguardava le spese vive della condotta (costi della manodopera, del carbone e degli attrezzi). Un ico privilegio condiviso dai due Partiti era la licenza di porlarc armi da fuoco lunghe e c011e sia in campagna che in città360 , concessa all ' impresario e ai suoi uomini. Riguardo a questa concessione i Provved itori non fecero mistero degli abusi , tanto che proprio a scopo di controllo, con il decreto del 16 giugno 1689, si impose di numerare, datare, registrare e conservare le licenze affi nchè non passassero "da un nome all' altro senza moti vo" 36 1 Per il Partito della produzione e vendita di polvere ad uso di privato commercio veniva invece indetta una gara d'appalto 1<, 2 , secondo regole ben precise,

354

ASV, l'mvv. Art., b. 8, terminazioni 29.8.1 739, capitolo 4 del capitolato d'appalto per il Partj to della fahhrica della polvere pe r conto pubblico 355 ASV, Senato Term, lilza 2528, 2 1.3. 177 1. capitolo 13 del capitolalo d'appalto per il Partito de lla fabbrica della polvere per conto puhhlico; ihid. , b. I O. terminazion i 27.8.1 795. 356 ASV, Pmvv. Ari., h. 8, terminazioni 29.8. 1739, capitolo 4 del capitolalo d'appalto per il Partito della fabbrica della polvere per conto puhhlieo; ibid., Senato Terra, fil za 2528, 2 1.3.1 77 1. capitolo 5 del capitolalo d' appalto per il Pa rtito de lla fabbrica della polvere per conto pubblico. 357 ASV, Senato Term, fil za 2528, 2 1.3. 177 1, capitolo 2 del capi tolalo d'appalto per il Partito della fabb,;ca della polvere per conto puhhlico. 358 J\SV, l'rovv. Art., b. 8, terminazioru 29.8. 1739, capito lo 12 del capitolato d'appalto per il Partito della fabbrica della polvere per conio pubblico. 359 ASV, Senato Terra, filza 2528, 2 1.3. 177 1. capitolo 17 del capitolato d' appallo per il Partito della fabbrica della polvere pe r conto puhhlico. 36<> ASV, l'mvv. Art. , b. 8, terminazioni 29.8. 1739, capitolo 11 del capitolato d' appalto per il Partito della fabbrica della polvere per conto pubbl ico. ASV, Provv. Ari., b. 8, terminazioni 9. 1.1 744; ibid., Senato 1èrra, fil za 2014, 3.7.1 745. 361 ASV, Provv. Art .. b. 8, lerrrunazioru 23.8. 1745. 362 ASV, l'rovv. Art., b. 8, terminazioni 9. 1.1 744; ibid., Senato Terra , fil za 20 14, 3.7. 1745.


La produzione della polvere du ~paro nella Repubblica di Venezia

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la cui scrupolosi tà di applicazione dimostra quanto questo Partito, a differenza del precedente, fosse ambito. Un anno prima che terminasse la condotta precedente363 , venivano stabiliti i capi to li per la nuova cd esposto, in più luoghi pubblici, il bando, in modo che tutti fossero a conoscenza del giorno in cui sarebbe stato deli berato il Partito 364 . Questa procedura era un garanzia sia per quelli che volevano partecipare alla gara d ' appalto ( in 4ucsto modo infatti veniva data la possibilità a tutti gli interessati di presentare la loro offerta) sia per lo stato in quanto i Provveditori potevano, valutando più proposte, affid are l' appallo al mi glior offere nte165 . La somma che l' imprenditore si impegnava a versare nelle casse del Mag. ali ' Artiglieria, doveva essere corrisposta ogni anno per tutta la durata dell ' appalto, unica agevolazione era la divisione della stessa in quattro rate da versarsi ogni tre mesi e anticipatamente366. Naturalmente ogni ritardo avrebbe comportato una pena stabilita in percentuale sulla somma dovuta, mentre gli sarebbe stata concessa una bonifica qualora a causa di gue rre, peste o per incedi, non avesse potuto vendere la polvere; al di fuori di questi casi il mancato pagamento avrebbe determ inato la fine del mandato. Nel 1745 la somma offerta dall ' impre nditore Antonio Maria Canossa fu di I J938 ducati 367, mentre nel 1769 Altini ottenne l' appalto con 15388 ducati 368 . Per fabbricare la polvere all'impresario venivano affidati g li edifici di Madonna Granda a Treviso, i due di Brescia, quelli di Verona, di Bergamo e di Crema, che a vrchhc dovuto mantenere a sue spese e in buone condi zioni, per riconsegnarli alla fine del mandato come li aveva ri cevuti; lo stato si impegnava a intervenire solo per fornire il legname necessario al restauro dei movimentj o degli edifici in caso di incendio fortuito369 . La polvere da schioppo prodotta in queste fabbriche negli anni '40 del

36 :I

ASV, Provv. Art., b. 12, scritture 31.5.1769. ASV, Senato Terra, fil za 20 14, 3.7. 1745. 365 ASV, Senato Te rra, filza 2014, 1.7.1745; ibid. , Provv. Art., b. 8, tenninazio ni 9. 1.1 744, capitolo I del capitolalo d' appalto per il Partito della fabbrica e vendita dell a pol vere ad uso di privalo commercio. 366 ASV, Provv. Art., b. 8, tenuinazioni 9.1. 1744, capitolo 2 dd capitolato d' appalto per il Partito della fabbrica e vendita dell a polvere ad uso di privalo commercio; ibid. , b. 8, terminazioni 23.8. I 745, capitolo 2 dd capito la to d'appalto accettato dal Partito della fabbrica e vendita della polvere ad uso di privato commerc io. 367 ASV, Senato Terra, filza 2014 , 3.7. 1745. 368 ASV, Provv. Art.. b. I2, scritture 1 I .5. I769. 369 J\SV, l'mvv. i\rt., b. 8, terminazioni 9. 1. 1744 m.v., capitolo 4 del capitolato per l'appalto dell a produzione e vendita della polvere ad uso di privato commercio; ibid., b. 8, terminazioni 23.8.1 745, capitolo 4 del capitolato accellato dal Partito della vendita e produzione della polvere ad uso di pri valo commercio. 364


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Settecento era di tre tipi: fina, so praffi na e ordi naria370, mentre verso la fine c..l cl secolo a queste si aggiunse la fini ssima di lasso ulili1,zala c..lai cacciatori37 1, Gli ingredienti per produrre la polvere venivano procurati dall ' impresario: il salnitro, come da contratto, doveva essere acquistato all 'este ro, era infatti proibito servirsi del salnitro dello sta to 372 e solo in casi di cslrcma necessità venne concessa una deroga a 4ucslo capito lo del contrntto d'appalto 373 . Per lo zolfo, pur senza vincoli precisi, i Provveditori consig liavano di acquistarlo dalle p ubbli che miniere 374 . Uni co vantaggio goduto per qua nto riguarda gli approvvigioname nti degli ingredienti era l' esenzione da dazi o gabelle sia per l'ac4uisto del salnitro all'estero, sia per il trasprn1o delle materie prime sino agli edifici da polvere 375 per i 4 uali venivano ri lasciati particolari mandati. La polvere prodotta veniva nonnalrnente venduta ai pri vati , ma in alcuni ca~i lo stato impose la consegna di un certo 4uantitativo da lavorarsi negli edifici di Verona, Brescia, Bergamo e Crema, con materiali forniti dai magazzini dell' Arsenale376 . In ogni caso tutta la polvere p rodotta doveva essere conservata nei luoghi pubblici de putati a 4ucsto scopo 377 : l'u proprio la pe ricolosità della materia c he spi nse i Provvedit01i a proibire la vendita in luoghi diversi .

.n o ASV, Provv. Art., h. 8, terminazioni 9. 1.1 744 m.v., capitolo 4 del capitolalo per l' appalto della produzione e vendila della pol vere ad uso d i privato commercio; ibid., b. 8, terminazioni 23.8.1745, capitolo 4 del capitolato accettato dal Partito dell a vend ita e produzione della polvere ad uso di privato commerc io. 17 1 ASV, Provv. Ari., h. 14, scritture 23.3.1795. 372 ASV, Provv. Art., b. 8, lerminazioni 9.1.1744 m.v., capito lo 9 del capito lato per l'appalto della produzione e vendita della polvere ad uso d i privalo co mmercio; ihùl., h. 8 , terminazioni 23.8.1 745, capitolo 9 del capitolato acccllalo dal Parlj lo de lla vendita e produ7.ione della po lvere ad uso d i privato commerc io. 373 ASV, Provv. Art., b. 8, termina7.ioni 9.1.1 744 111.v., capitolo 3 del capito lato per l'appalto della produzione e vendita della polvere ad uso di privalo comme rcio; ihid., h. 8 , terminazioni 23.8. 1745, capito lo 3 del capito lato accettato dal Pai1ito della vendila e produzione della polvere ad uso di privato commercio; ibid., Provv. Art., b. 14, scritture 3 1.5. 1769. 374 ASV, Senato Terra, reg. 328, decreto 3.7. 1745. 375 ASV, Provv. Ari., b. 8, terminazio n i 9. 1.1744 m.v., capi lolo IO de l capitolato per l' appalto de lla produzione e vendita della polvere ad uso d i privalo commercio; ibid. , b. 8, I.e rmi nazio ni 23.8 .1 745, capito lo I O de l capitolato accettato dal Partito della vend ita e produzione della polvere ad uso d i pri vai.o commercio. 376 ASV, Provv. Art., b. 8, terminazioni 9.1.1 744 m.v. , capi to lo I O d el capitolato per l'appalto de lla produzione e vendita della polvere ad uso di privato commercio; ibid., b. 8, terminazioni 23.8. 1745, capito lo IO del capitolato accettato dal Partito della vend ita e produzione della polvere ad uso di pri vato commercio; ihid., h. 11 , scritture 1.4.1 754. 377 ASV, Provv. Art., b. 8, terminazioni 9. 1. 1744 m.v. , capitolo Il del capitolato per l' appalto de lla p roduzio ne e vend ita della polvere ad uso di privato commercio; ibid. , b. 8, terminazioni 23.8.1745, capitolo 11 de l capitolato accettato dal Partito della vendita e produz ione del la polvere ad uso di privalo commercio.


La produzione della polvere da spam nella Repuhh/im di Venezia

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Il prezzo imposto dallo stato era di 30 soldi la lihhra per l'ordinar ia, 33 pe r la fina e 36 per la sopraffina378 , che rimasero tali fino al 1795 , quando vennero tutte aumentate di 14 soldi la lihhra379 . Purtroppo no n sono noti i costi che il Partito doveva sostenere per acquis tare le mate rie prime, salvo nel caso del sa lnitro acquistato dallo stato che venne al massimo pagalo 11 O ducali per I000 libbre 380 . Risulta di conseguenza impossibile calcolare i costi di produzione che ci permellerehhero di conoscere quan to guadagnasse il Partitate ogni libbra. Ino ltre mancando i quantitati vi annui di produzione non ci è permesso sapere g li effettivi introiti annui. I vantaggi goduti da questo Partilo erano notevoli: oltre all'esen1.ione dai dazi e alla licen1.a di portare armi 38 1, non s ubiva controlli s ulla produzione, sull a compos izione della polvere e s ulla quantità l'ahhricata facendo diventare qu esto appalto un vero affare! A ques to c'è da aggiungere la vastità de lle Piazze nelle quali vendere la polvcre382, s i trattava di Venezia e Dogalo, Istria, Dalmaz ia, Piazze del Levante, Padova, Viccn1.a, Treviso, Bassano, Ce neda, Udine, Pordenone, Palma e Friuli, Cologna, Rovigo e lutto il Polesine, J\dria, Badia, Lendeneva, Feltre, Belluno, Verona, Brescia, Salò, I3ergamo e Crema, inoltre doveva riromire i bas timenti mercantili . Nom1almente i due appalti erano separati per evitare che vi fossero con flitti di interesse, ma dopo la metà del secolo, proprio per le difficoltà attraversate dal Partito per la produzione della polvere ad usu pubblico, i due vennero concessi ad un unico appaltatore che li tenne per circa dieci anni383 . Nel 177 1 i due appalti venne ro affidati a Giuseppe Altini il quale riuscì anche ad ott.enere la gestione della raffineria di stato che venne traspo1tata a Treviso, vicino all ' cdilìt.:io di S. Maiia384 .

378

ASY, Provv. Art., b. 8, terminazioni 9.1.1 744 m.v., capitolo 9 <lei capitolato per l' appalto della produzione e vendita del la polvere ad uso di privalo commercio; ibid., b. 8, terminazion i 23.8.1 745, capitolo 9 del capitolato accettato dal Partito della vendita e produzione della polvere ad uso di privato commercio. 379 ASY, Provv. Art. , b. 14, scrilture 23.3. 1795. 380 ASV, l'rovv. i\rl., h. 8, terminazioni 9. 1. 1744 m .v., capitolo 3 del capitolato per l'appalto della produ1.ione e vendita della polvere ad uso di privato commercio; ibid., b. 8, terminazioni 23.8.1 745, capitol o 3 del capitolato accettato dal Partito della vendita e produzione della polvere ad uso di privato commercio; ihid., b. 12, scrillure 3 1.5. 1769. 381 ASV, Provv. !In., h. 8, termina~.ioni 9. l.1 744 m .v., capitolo 8 del capitolato per l'appalto della produ/.ione e vendita della polvere ad uso di privato commercio; ihid. , b. 8, tenninazion.i 23.8. 1745, capitolo 8 del capitolato accettato dal Part ito della vendita e produzione della polvere ad uso di privato commercio. 382 ASV, l'mvv. i\rt., h. 8, terminazioni 9.1.1744 rn. v., capito lato per l'appalto della produ1.ione e vendit a della polvere ad uso di privato commercio. 181 ASV, Senato Terra, filza 2528, 2 1.3. 177 L calcolo del valore della polvere inserito in fil za alla data. In questo documento compaiono nome e date rel ative al precedente Partito. 384 ASV, ,'iena/o Terra , ti l7.a 2528, 2 l.3. 177 1, capitoli stabiliti per la provvista della polvere pubblica con il Partitante della fabbrica e vendita delle polveri ad uso di pri vato commcrcro.


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CAPITOLATO D'APPALTO PER LA PRODUZIONE DELLA POLVERE AD USO PUBBLICO Capitoli stabiliti dai Provveditori per il Partito delle polveri fuori Porta Attilia in ordine al Decreto del Senato385 . I. Sarà deliberato il Partito di fabbricare polvere per conto pubblico nell'edificio e aggiunta fuori Porta Attilia a Treviso per anni sei continui che dovranno aver inizio dal giorno della approvazione del Partito a chi esibirà di fabbricare polvere dai S.V.V. di una sola grana di perfetta qualità a norma del campione e a tenore delle terminazioni 5 Agosto 1712 e 2 luglio 1723, e 20 agosto 1736 libbre 400000 ogni anno con pubblici materiali, cioè salnitrn e zolfo che gli dovranno essere dati di volta in volta dalla Casa dell 'Arsenale e da pubblici depositi e nel salnitro gli sarà bonilìcato un calo del 3%, e perciò gli verrà consegnato asciutto, netto e fino di ca ... vintiquattro. 2. Il carbone dovrà essere posto dal conduttore e gli sarà pagato dalla Cassa del Mag. a quei prezzi che saranno accordati da S.S.E.E.. 3. La polvere dovrà essere lavorata con salnitro biscottato e ridotto in farina né la polvere potJà essere ricevuta né di esser dato credito senza una fede giurata e i forma legale del Capo Principale di Treviso e di 2 ufficiai i; che il 2° e il 1° capilolo siano stati eseguili tanto per il salnitro 4uanto per il carbone e che tanto il salnitro quanto lo zolfo e il carbone siano stati correttamente "tarni zatj "_ 4. In ogni consegna di polvere dovranno essere làtti i soliti saggi coll'acqua e col fuoco, e trovata conforme al campione e ugual nell'energia, come nella Terminazione 26 agosto 1736, sarà ricevuta e gli sarà dato credito. In caso diverso sarà obbligato a rifarla a sue spese, dovendo prima esser bagnata secondo la Terminazione 5 dicembre 1685 e ricondotta a spese del Partitante all' edificio. 5. Per la fattura di detta polvere avrà dalla Cassa del Mag. quel prezzo che da S.S.E.E. sarà accordato. 6. Non potrà tenere negli edifici piri 4uantità di polvere fabbricala di milliara 2, in pena di essere fatto debitore, e tenuto al risarcimento di ogni danno, che poteva accadere e la polvere fatta dovrà essere condotta di volta in volt.a nei torresini della città dai Comuni, i 4uali avranno a condurre ogrù altra cosa bisognava per li edifici. 7. Tutti gli utensili necessari alla fabbrica dovranno essere procurati a spese del Partitante e mantenuti lino alla lìnc della condotta. 8. Il Partitante dovrà mantenere edificio e aggiunta in stato di lavoro a sue spese per llltto il corso della sua condotta ... (salvo però il caso di incendio

385

ASY, Provv. Art. , b. 8, terminazioni 29.8. 1739.


I.a f)mduzione d ella fJOlvere da

SfHJm

nella Repubhlica di Venezia

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fortuito) nel qual caso non sarà tenuto ad alcuna pena quando p erò non si rivelasse trasgredito il cap.4°. 9. Mancando di fahhricarc la polvere accordata, si intenda incorso nella pena di ducati 25 al milliaro per quella quantità di c ui è in difetto. 10. Dovendo rifar polvere guasta, avrà l' obbligo di rifarla senza però eccedere la qua ntità di 400 milliara. 11 . Sarà concessa licenza e/o ad altri suoi uomini di portare armi da fuoco lunghi e curti di giusta misura in campagna e per transito nelle città, e te rre murale. 12 .... mesi di dicembre e gennaio di ciascun anno gli dovranno esser falli i conti dallo scontro, e dei mate riali che avrà ricevuto a cauzione pubblica o privala come prescrive la Terminazione 1726. 13. In caso di qualche accidente, per cui pretendere bonificazione alcuna, dovrà nel termi ne di 8 giorni dall'accaduto comunicarlo al pubblico Rappresentante, altimenti decadrà dal beneficio di poter domandare honificazione secondo la Terminazione 3 dicembre 1692 approvata il 18 dello stesso mese. 14. Per la manutenzione e adempimento di quanto de tto dovrà nel tcnninc di mesi uno dopo la dcliherazione assic urare il Pubblico interesse tanto per la continuazione di lutti gli anni così della condotta, quanto per l'adL:mpimento di nmi gli obblighi che avesse assunto e dei pubblici Capitoli che gli venissero consegnati, e per l'osservanza puntuale di tutti i capitoli citali ... Mancando di dare nel termine l'ordinala cauzione o 11011 approvata, si intenderà l'abboccatore decaduto e si delibere rà un nuovo Partito.

CAPITOLATO D' APPA LTO PER LA PRODUZIONE DELLA POLVERE AD USO PUBBLICO Capitoli stabili ti per la provv ista della pol vere pubblica col Partitante della fabbrica e vendita delle polveri ad uso di privato commercio 386 . Occorre ndo migliara 240 di polvere all'anno per anni sei che avranno principio iI 26 agosto 177 1 e lennineranno il 25 agosto 1777, i Provv. Hanno accordato con l' attua le Pa1titante per conto di ptivato commercio Giusseppe Altini ru Benedetto i seguenti capitoli. I. Il Contratto scadrà non nel 1775 , ma nel 1777 in virtù della proroga di due anni. 2. Dovrà consegnare 240 migliara di polvere all'anno da 6- 1- 1 che equival gono a 75 di salnitro, I 2 e ? di zolfo e 12 e ? di carbone per ogni I I 00,

l Xo

ASV, Sena/o Terra, ti lza 2528, 2 1.3.1 77 1.


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Antonella Va11i11

secondo il campione che gli verrà dato. Dovrà lavorarl a nell'edilicio di Porla Attilia , potrà perè> usare anche quello di Madonna Granda . Tutta la polvere lavorata a Treviso dovrà ogni due mesi essere prntata a Venezia per fare gli esperimenti richiesti . 3 . Sarà data una sovvenzione di salnitro e zolfo col ragguaglio della metà sopra l' annuo quantitativo della pol vere c he risulta di 90.m di salnitro e di zolfo 30500. Il salnitro che gli verrà consegnato dovrà essere ridotto a marmo prima di essere usato nella polvere. 4. li carbone gli verrà pagato a 16 ducali il mi gliaro a peso leggero di Venezia. 5 . Ad ogni consegna verranno ratte le prove con l'acqua sopra 1 25 sottili prese da più cassette e barili a sorte dal Mag.alle polveri e dall ' Ordinario Salazadore nelle fonne prescritte dal Decr. 3 luglio 1604 per rilevare la bontà dei materiali impiegati e se è stata fa tta nelle giuste proporzioni . Per verificare l'energia verrà utilizzato un mortaretto a homha che dovrà lanciare la palla a 80 passi geometrici con tre once sottili di pol vere. La pol vere non buona verrà restituita al Partitante per essere rilavorata e consegnata in aggiunta a quella mensile. Il trasporlo sarà a carico del Pubblico quando la pol vere verrà acccllal a. 6 . La grana verrà verificata con due crivelli per l' uno dei quali deve e pe r l' altro non deve passare. 7. La polvere verrà acquistala a ducati IO il mig liaro 8 . Sarà consegnato al Partitante l'edificio di Tre viso con aggiun ta in stato di lavoro . Sarà compilo suo il mante nimento dell'edificio, mentre gli verrà somministrato il legnarne per fusi e pistoni. Non dovrà ripristinare gli edifi ci in caso di incendio fortuito. 9 . Non potrà tenere pol vere perfezionata nell'edifi cio. 10. Non consegnando 240 migliara di pol vere all ' anno incorrerà nella pena di O.ti 15 il migliaro per la quantità mancante, oltre a doverla portare l' anno successivo. 11 . Pe r rifare la polvere patita gli verrà consegnalo il salnitro necessario e per questa fattura gli saranno pagati O.ti 7 il mig liaro. La polvere dovrà portare la palla a 70 passi. 12. Riceverà le polveri guaste per ricavare il salnitro e questo lavoro gli verrà pagato O.ti 4 ogni rnigliaro di salnitro biscottato a marmo. 13. La polvere nuova o rifatta dovrà essere lavorata da marzo a ottobre se non pe r urgente bisogno e nei restanti quattro mesi il Parl. potrà servirsene a proprio uso. 14. Il salni tro gli verrà sommi nistrato grezzo ( 200 migliara per costruir polvere nuova e 100 migliara pe r raffinarlo e biscottarlo) per un totale di :mo rnig liara che gli verranno somministrati a 100 mig liara alla volta ogni quattro mesi. Quello conseg nalo i primi due quadrimestri servirà per la polvere l'ultimo per essere biscottato . La fattura per rartì na1.ionc e hiscot-


La produzione della polvere da sparo nella J<epubhlica di Venezia

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tatura del salnitro grezzo sarà di D.ti 3 g 12 al mi gliaro, quanto a quello mal raffinato O.ti 2 g 12 e la hiscottatura O.Li I g 12. 15. T Munj zionieri delle Piazze o ltre il Mincio dovranno consegnare il salnitro prodollo pe rché venga raffinato e biscottato e riconsegnarlo poi entro sei mesi agli stessi munizionieri. Sarà ritenuto c reditore il consegnatore e debitore il raffinatore. 16. Verranno ratte visite improvvise alla raffineria per evitare l'arbitrio del Partitante. 17. Delle consegne della polvere e del salnitro dovrà re ndere conto a Marzo di ogni anno. 18. In caso di incendio fottuito dovrà avvisare il Podestà, ma si cercherà di capire se era stato rispettato il cap. 9. In caso di incendjo fortuito non sarà ritenuto responsabile e il debito verrà sospeso fino al ripristino degli edifici. 19. Dovrà assicurare entro un mese dalla approvazione il pubblico per il periodo della sua condotta e sino al tota! rendimento dei conti , anche a cauzione del contralto li D.ti 12 m. già ipotecati per il Partito della fabbrica polveri in commercio che continue rà lino alla lìnc del suo Pa1tito.

CAPITOLATO PER L' APPALTO ORI J ,/\ PRODUZIONE E VENDITA DELLA POLVERE AD USO DI PRIVATO COMMERCIO Della po lizza d ' incanto per la deliberazione del Partito Centrale della Vendita della polvere in Venezia, e Dogado, Istria, Dalmazia, Piazze del Levante, Padova, Vicenza, Treviso con tutti li castelli del trevisan Bassano, Ceneda, Udine, Pordenone, Palma e Patria del Friuli, Cologna, Rovigo con tutto il Polesine, Adria, Badia, e Le ndenava, feltre e Be lluno con tutti i luoghi adiacenti , e similmente in Verona, Brescia, Salò, Bergamo, Crema con tutte le fa ttezze e luoghi adiacenti 387 . I. Sarà deliberalo il Partito Centrale di vender polvere nelle città e luoghi suddetti per anni sej c he avranno inizio il g iorno in c ui verrà dato possesso al nuovo abboccatore che dimostrerà di versare la maggior somma nelle casse del Mag. ali' Artiglieria in contante. Gli sarà data l'offerta a stampa ne lla quale dovrà scrivere la somma che si impegna a versare. 2. Il pagamento annuale di quella somma dovrà essere anticipato e divi so in quallro rate lii tre in tre mesi. Pena ducati 25 per cento ogni ritardo, c he g li saranno levati insieme al capitale. Mancando ai pagame nti gli sarà tolto il mandato.

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ASV, Pruvv. Art., b. 8, terminazioni 9. 1.1 744 m.v.


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Anione/la \lanin

3. Dovrà fahhricarc pol vere a sue spese con materiali di propria ragione e con salnitJO estratto da Paesi esteri per i 4uali godrà la esenzione dal Dai.io. Ogni volta che vorrà introdurre salnitro nello Stato ri ceverà dal Mag. un mandato a stampa in cui verrà espressa la quantità di salnitro. Dopo che sarà stato introdotto i mandati verranno conservati in filza secondo la Terminazione 5 ottobre 1726. E' vietalo servirsi di salnitro dello Stato e se per qualche ragione gli venisse offerto salnitro rarlìnato dovrù pagarlo ducati 11 O effettivi al mi gli aro. 4. Saranno consegnati al Partitante gli edifici di Madonna Crranda a Treviso, i due di Brescia e 4uclli di Verona, Bergamo e Crema per lavorare la polvere. Dovrà mantenerli in buone condizioni per riconsegnarli come li ha ricevuti, salvo il caso di incendio fortuito. Gli verrà somministrato il legname necessario. 5. In caso di incendio, di guerra o di peste e c he per r.ali eventi fosse impedita la vendila dovranno essere fatte le bonificazioni c he il Mag. riterrà oppot1tme. Il Partitante sarà ohhligato ad avvisare il Mag. entro otto gior111 •

6. Dovendo fahhricar polvere per conto pubblico negli edilìci di Verona, Brescia, Hergamo, e Crema, dovrà fabbricarne ne lla quant:ilà accordata con materiali di pubblica ragione cioè salnitro, zolfo e carbone ai prezzi che verranno accordati. 7. l par... dei bastimenti mercantili dei negozianti di 4uesta Piazza, avendo bisogno di polveri, dovranno provvedersi dal Pubblico Partitante secondo il Decreto 4 agosto 1708. 8. Per g li uomini che lavoreranno per il Partitante (icnerale verrà concessa la licenza di portare arm i. Potrà vendere polvere ordinaria fino a soldi 30 la lira, la fina a 33, la soprarfina fino a 36 e non pari a valuta di piazza. Potrà trasportare la polvere in tutto lo Stato senza il pagamento di dazi o gabelle e così pure il salnitro, zolfo e carhone sino agli edifici solamente con i mandati c he gli saranno rilasciati. Gli saranno consegnati i luoghi pubblici in ciascuna delle città al di là del Mincio, in Verona, e in questa Dominante il Torresino del Lazzareto vecc hio per riporv i la polvere. Non potrà vendere polvere alla minuta in alcun altro luogo. Per la manutenzione di queslo si ohhligherà il Partitante, un mese dopo la deliberazione, ad assicurare il Pubblico interesse, sia per la continuazione di anni sei che per gli ohhlighi che si assume, con l'esibi zione della somma stabi li ta , la quale deve essere fondala su capitali, beni sicuri. La somma stabilila rimarrà nel tempo invariata. Se mancasse si inlenderà decaduto.


I .a produzione della polvere da sparo nella Repubblica di Venezia

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DECRETO DEI , SEN/\TO PER LA DELIBERAZIONE DEL PARTIT0388 Viene riconosciuta vantaggiosa l'offerta di Antonio Maria Canossa di ducali 11938 per il Partito Generale della vendita e fabbrica della polvere di tulio lo Stato. Viene approvala la deliberazione per sci anni (tempo ritenuto necessario da l Mag.) in modo che gli vengano consegnati g li edifici e quanto gli è necessario. Si raccomanda al Mag. di indurre il Partitante ad usare lo zolfo delle pubbliche miniere.

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CAPITOLI ACCEITATI DAL PARTITO DELLA VENDITA E FABBRICAZ IONE DELLA POLVERE AD USO DI PRIVATO COMMERCl0389 li Senato con Decr. 3 luglio 1745 ha approvato la deliberazione del Partilo della vendita e fabbricazione della pol vere fatta ad Antonio Maria Canossa il 30 giugno per la polizza segreta per li nomi , c he dichiarerà per ducati 11 .938 effettivi, o banco all ' anno e giusta li capitoli a stampa che fossero approvati con altro Decr. 13 febbraio 1744 essendo dichiarato il Canossa con Costituto 8 luglio annotato sollo la deliberaz ione stessa, di aver abboccato il suddetto Partito per conto e nome di Bernardo Campiati fu Domenico, da cui con altro Costituto de llo stesso giorno fu accettato l'antedello Costituto in tulle le sue parti. I Provv. hanno stabilito con Campiati quanto segue: I . Avrà l"acoltà il Campial.i abboccature per anni 6 che avranno ini zio il 26 agosto 1745 e termineranno il 25 agosto 1751 di far vender polvere in questa Dominante e nelle altre città e luoghi de lle Stato secondo quanto approvato il 13 febbraio 1744. 2. Per la facoltà di vender polvere dovrà pagare ogni anno nella cassa di questo mag. ducati 11 .938, o banco, in rate 4 antic ipate di tre in tre mes i l'una a ducati 25 per cento in caso di ritardo, da essergli levata insieme con il capitale e applicala secondo le leggi e mancando a detti pagamenti oltre la pena suddetta si andrà sopra l'incanto pe r affittare ad altri il Partilo. 3. Dovrà fabbricarsi la poi vere a sue spese con materiali di sua proprietà e

388 389

ASY, Provv. Art., decreto 3.7. 1745. /\SV, Provv. /\rt., b. 8, terminazioni 23.8. 1745.


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4.

5.

6.

7.

8.

9.

Antonella V!min

con salnilro estratto da Paesi esteri, pe r il quale godrà l' esenzione dal dazio. Se verrà trovalo lavora rl a con salni lro dello Stato cadrà nelle pene nominate nel Decr. del Senato 15 dicembre 160 I e da allri decreti in rnaleria di conlraffa7.ione del sal nitro. Sarà perciò o bbl igato dal Partita nte ogni volta che vorrà introdurre salnitro fo restiero a ricevere prima dal Mag. un mandato numerato c he gli sarà dato gratis, in c ui si esprimerà la quantità di saln ilro che vorrà in trodurre . Dopo l' introduzione dovrà portare fedi autentiche che sia sta to estrallo da Paesi stranieri e i mandati dovranno essere restituiti e te nuti in filza. Se per qualche rnolivo il salni lro g li venisse forni to dalle pubbliche muni zioni dovrà pagarlo a 1 10 ducati il migliaro. Saranno consegnati in acconto al Pa rtitante Campia ti gli edilìci puhhlici per lavorare la pol vere, cioè quello di Madonna Granda di Treviso dopo che sarà accomodato, i due di Brescia e q uelli di Veron a, Bergamo e Crema perc hé abbia a mantenerli a sue spese per riconsegnarli al la lìnc del Partilo nello slalo in cui li ha ricevuti salvo il caso di ince ndio fott uito, dove ndo però essergli sommi nistrati dal puhhlico il legna me per pile e t'usi. In caso di i11u:111Jiu u Lii g uerra u di peste e che per tali eventi venisse impedita la vendita dell a polvere dovranno esser fatte al Partitante delle bonificazioni . Sarà pe ri'> tenuto a informare il Mag. di qua nto accaduto nel termine di otto giorni, altrimenti perde rà la possibilità di bonifica secondo la Te rmin azio ne 3 dicembre I 692, approvala dal Senato il 13 dello stesso mese. Dovendo fabbricare polvere per conto Pubblico negli edifi ci di Verona, Brescia, Bergamo e Crema dovrà fa bbricarne quella quantità c he sarà accordata con materiali di puhhlica ragione cioè salnitro, zolfo e a quei prezzi per fa ttura e carbo ne c he saram10 accordali . 1 pa ... dei bastimenti me rcantili che necessitano di polvere, do vranno provvedersi dal pubblico Parlitanlc secondo il Oecr. 4 agosto 1708. G li sarà perciò prestata da questo Mag. tutta l'ass istc n1.a per cvii.are il contrnbhando. Dovranno essere di strutti gli edifici privati di polvere praticando contro i fa bbricatori o venditori la fo rmazione di processo diligente pe r inquisizione secondo il Decr. 16 luglio 1733. Per gli uomini che si impegnano a servizio del Partitante (oltre la sua persona) saranno concesse 32 licenzc d' arma da fuoco lunghe e corte, cioè 20 per gli edifi ci oltre il Mincio e in Verona e 12 per quello di Treviso. Queste licenze dovranno essere numerate con giorno, mese e a nno e registrate in un libro intitolato Licenza d ' arma ad una ad una, né potranno passare da un nome ad un altro senza motivo secondo il Decr. I 6 giugno 1689. Il Partitante avrà facoltà di vendere la polvere ordinari a a sold i 30 la lira, la sopraffi na sino a so ldi 33, la sopraflì na sino a so ldi 36, e non giri a va luta di piazza.


La produzione della polvere da sparo nella Repubblica di Venezia

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IO. Po lrà far lransilar la polvere per lulto lo Stato senza pagame nto di dazio o gabella così pure per il salnitro, lo zolfo e il carbone sino agli edifici. Pe r il trasporto dei materiali gli sarà data assiste nza da paite dei pubblici Rapprcsenlanli J ìli saranno consegnali luoghi puhblici in ciascuna città al di là del Mincio e in Verona, e a Venezia il ton-esi no del Lazzarelo vecchio pe r 1i porvi la polvere di sua proprietà secondo la Tem1ina zione approvata il 24 Maggio 1740 , con due chiavi una delle quali sarà lasciata nelle ma ni del Partita nte, e l'altra sarà guardata dal Priore di quel lazzareto. Non potrà vende rla a privati, né tenere polvere al minuto in alcun allro luogo di questa cillà. I I . Pe r la manute nzione di quanto è obbligato e per la consumazione dei pubblici capitali, ha girato I 000 ducati all'ufficio della seta con Costituto 23 luglio passato, altri ducali I000 ali' Arlc dei Lugancghcri con allro Costituto 24 passato, ducati 1695 nel deposito alle tre per cento, altri due capitali alle lrc per cento uno di ducati 764, l'altro di ducati 308, per un totale di 2770, girati il 13 passato,ducati 3000 alle tre per cento girati il 20 dello stesso mese, ducati 600 nel detto deposito girati lo stesso giorno; lire 9448:56 capitale esiste nte nella Camera Fiscal di Bergamo, girato il 14 agosto . Ducati I 088 alle du e per cento ; e altri due capitali al sai compone nti la somma di ducati 3000 e altro al vin di ducati I033. Tutti i capitali sommati danno ducati 8007 secondo il conteggio presentato ai Provv. dal Pu b. Dcp. Sensale della Zecca. La somma approvata dagli S.S.E.E. dovrà ri manere invariata nel corso dei sei anni.


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Antonella Vanin

CAPITOLO Vll DISEGNI

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Di segno n° 1 ASY, Senato, Militar, filza 68, dis. 3. Mortai dove veniva incorporala la polvere. Disegno ùcl Sovrintendent e alle Ar(jglie1ie Gaspe roni , 177 1.


I,a produzione della polvere da sparo nella Repubblica di Venezia

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LJisegno 11°2 A.S.Tv, C. R. S. , San Paolo di Treviso, h. 58//\, carta 16, 168 1, particolare dell 'esplosione de lla fahhrica da polvere fuori Porta Altinia. Nel disegno sono individuati il Convento di S. Paolo con la lettera F, il bastione omonimo con la lettera G e il terreno ove si trovava la polveriera con la lettera [)_ Il canale che lo attraversa non corrisponde a quello reale, si tratta infatti di un canale solo proposto che doveva servire alla nuova fahhrica non ancora edificata.


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Antonella V<min

Disegno n" 3 A.S.Tv, C. R. S., San Paolo di Treviso, b. 58/A, carta 15, 168 1, parti colare pianta con l' edificio demolito. Nel particolare della pianta commissionata al pe ri1 0 Ant.o Zahhora dalle monache di S. Paolo t: posto in ev iden7.a l'edificio incendiatosi nel 168 1. Legenda 1 pi.m ia dell'edilicio demolito 2 casa del custode 3 edificio delle peste 4 macina 5 granùiora 6 magazzino dei materiaJj 9 ca nale necessario al nuovo edificio da pol vere 11 sostegno per l' acqua dell 'edificio demolito 12 palada


/11 produzione d ella polvere da ~paro nella Repubblica di Venezia

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Disegno n° 4 A.S.Tv, C. R. S. , San Paolo di Treviso, b. 58/A, carta 15, 1681 , particolare pianta con il terreno per l'edificazione della fabbrica da polvere. Nel particolare dell a pianta cu1r1missiorrnla ad Ani.o Zabbora dalle monache di S. Paolo è possibile vedere il terreno offerto dalle monache per l'edificazio ne della fabbr ica da

pol vere. E' da notare che nel di segno la fabbrica si trova sulla sponda sinistra del canale mentre verrà poi edificala sulla sponda destra e non confinerà mai con il Sile.

ASV, Senato, Terra, filza I J 14, dis. I. Partico lare dell a pianta reali zzata da Antonio Vestri e dat ata 9. 12. 1689, nella qua le appare l'edificio di S. Maria ultimato. Sono evide nti le piste per incorpo rare la polvere e il locale della macina.


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Antonella Vi:min

Disegno n° 5 A.S.T v, C. R. S. , San Paolo di Trev iso. b. 58//\, carta 15, 168 1, particolare pianta con i tre edifici da polvere. Ne l pa1t icolare della pianta commissionata dalle monache di S. Paolo sono evidenti i tre edifici da polvere: quello distrutto dall 'esplosione del 1681 fuori dal basi.ione di S. Paolo (n° I), quello di Madonna Granda (n" 8) a ridosso de l hastione di S. Sofia e quello di S. Maria di c ui veniva chiesta l'edificazione (n°10).


La produzione della polvere da sparo nella Repuhhliw di Vene~ia

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Di segno n" 6 ASV, Senato. Ferra. filza 1114, dis. I. Particolare de lla pianta realizzata da (ìirolamo Vestri e datala 9. 12.1689. Si traila dell'edilicio di S. Maria , edificalo sul ten·cno offerto dalle madri della Congregazione di S. Paolo. Di fronte all' ingresso, che si trovava sul lato ovest, c'era la casa del custode: sul lato nord. lungo il canale. si trovava l'edificio per l'incorporazione della polvere, dotato di due ruote che azionavano 48 peste divise in 4 fusi. Accanto a questo c'era la macina per zolfo e nitro. Su l lato est si trovava un magazzino probabilmente adibito alla conservazione della polvere da porre al sole. Verso sud si trovavano i magazzini per la custodia delle materie prime ç la iranidora.


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Disegno n° 7 ASV, Senato, 'l'erra, fil za 111 4, dis. I. Parlicohtre della piani.a rea lizzala da (ìirolamo Vestri e datata 9. 12.1689. Legenda luogo dove si trovano gli edifici da polvere su barconi A 13 monastero di S. l'aolo C luogo dove si trovava la pol veriera esplosa nel 168 1 11 Canale de lla Pol veriera necessario per muovere le ruote dell' edificio di S. Maria.


La produzione della polvere da sparo nella Repubblica di Venezia ~

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Di segno n° 8 ASV, Senato, Terra , fi lza 111 4, dis. I. Particolare della pianta rilevata da G irolamo Vestri e datata 9.12.1 681) , nella q uale è stato evidenziato il fossato necessario ad aumentare la portata del Canale de lla Polveriera. Con quest'opera s i int endeva rar in modo che l 'acqua del canale azionasse le ruote degli edifici su barche visibili vic ino all 'edificio.


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Disegno n° 9 ASV, Senato, Militar, lilza 66, d is. 2. Particolare d ella pianta rilevala dal!' Ingegner Be noni e datala 26. 3. 177 1, nella q uale compare, evidenziato d alla lreccia, un fossato quasi del tutto interrato e che potrebbe essere quanto rimaneva de l canale progettato da G irolamo Vestri nel 1689.


La produzione della polvere da s1wm n d la Repuhblirn di Venezia

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Disegno n° I O J\SV, Senato, MiliJar, tìl 7.a 66, dis. I. Particolare de ll a pianta datata 25.6. 1770 eseguita dal Sovrintendente alle Artiglierie Patti son. La freccia indi.ca l'ed ifi c io dei " Po lveracc i" edificato nel 1742 e dotato di 20 mortai.


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A ntonella \.Tmin

, Disegno nv 11 ASV, Senato, Militar, fil za 66, di s. I. Partico lare d el disegno eseguito d al Sovrintendente ali ' Art iglieria Palliso n, relativo alla raffineria da edifi carsi a nord d ella polveriera di S. Maria. Legenda: C Pianta della rallineria. I. Caldiere con forn elli li. Caldiere per la biscottatura a marmo ili. Caldiere per la formazio ne dei pan i IV. 'ftne per la congelazio ne V. Camino per i fornelli VI. Magazzini da salnitro g rezzo VII. Magazzini da salnitro raffinato a i uazw VII I. Magazzini da salnitro bisco llalo a marmo e in pani JX. Tezzone X. Passaggio co municante con il muli no da po lvere XI. Pontile Xli. Po nti le per lo sbarco d el salnitro Xlii. Muro d i cinta XIV. Uscila del Canale della Polveriera


Lll produzione della polvere da ~paro nella Repubblirn di Vennia

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J\SV, Senato. Militar, fil za 66, dis. I. Particolare riel disegno eseguito dal Sovrintendente ali' J\itig lieria ~'attison , relativo alla raffineria d a edificars i a nord del la polveriera di S . Maria. Legenda: D Prospctlu ddla raffineria, vista della facciata principale. E

Pros petto della raftineria, vista dal retro.


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Antonella Vanin

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,_ Disegno 11° 12 /\SV, Sr.nalo, Militar, lilz.a 66, dis. 1. Particolare della pianta e prospetto de ll 'edific io di S. Maria del Sovrintendenlt: alle Artiglierie Pat.ti son, datata 25.6. 1770.


/ ,a produzione della polvere tla sparo nella Repuhhlù:a di Vniezia

Legenda : Pianta della fabbrica da po lveri A n Prospeuo de lla fabbrica da pol veri I. mul ino con 48 mortai 2. morta i di legno 3. rus i 4. portoni per dar aria in caso di incend i 5. ponti le f,_ pontile

7. 8. 9. 10. J J. 12. 13. 14.

cana le che aziona le ruote macina per salnitro e zolfo Po nt ile e hova per dar acqua al mu lino edifi cio con 20 mortai detto "dc' Polvcracci" pontile e bova per dar acqua al mulino parlidor d"w:que

porto ni magazzino da carbo ne 15. magazzino da salnitro 16. magazzi no per raccogli ere le polveri mancando un deposito 17. grwridora 18. tev.a per la custodia degli .1·c<dfoni e de i barili 19. tev.one per la biscottatura del ni tro 20. magazzino del salnitro biscottato 2 L casa deg li operai 22. porla d ' ingresso 23. pmta 24. muro di c inta 25. muro che sostiene il canale

299


300

Anronella Va11in

Disegno n" I'.l /\.SV, Senato, Mililar, filza (16, dis. I. Par1icolare de lla pianta del tkpusito da polveri dell' edificio <li S. Maria del Sovrintendente alle Artiglierie Pattison, datata 25.6.1 770. J,egenda: .P pianta de l magazzino H cortile interno I muro di cinta M pontile per l' imbarco delle polveri


La produzione della polvere da sparo nella Repubblica di Venezia

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ASV, Senato. Militar, til:1.a 66, dis. I. Particolare del di segno del dcpo~ilo da polveri dell'eclilicio di S. Maria del Sovrintendente alle Arti glierie Pattison, datata 25.6.1770. Prospelto dell 'edificio. Legenda: I muro cli cinta e; prospetto del deposito M pontile per l'imbarco delle polveri


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Antonella Vanin

Disegno 11°14 ASY, Sena/o, Milùar, fil za 66, dis. 2. Particolare della pianta rilevata dall ' Ingegner Benoni e datata 26.3. 177 1. Il particolare ev idenzia la pianta del deposito da pol vere proposi.o dallo stesso da edifi carsi non lontano dalla fabbri ca d i S. Maria. Legenda: 23 pianla del deposito 24 muro che lo circonda


La produzione della polvere da sparo nella Repu/Jblica di Venezia

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ASV, Saul/o, Militar, til7.a 66, di s. 2. Particolare dell a piallla rilevala dall' Ingegner Beno lli e datata 26.3. 177 1. li Par1icolare evidenzia la prospeuiva e l'interno d el deposito da polvere. Legenda: 25

prospetto del deposito

26 27

piant;1 che d imostra l' intelaiatura del letto spaccato de l d eposito pe r ved ere le fonda me nt a

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Antonella Vanin

Disegno n° 15 ASV, Senato, Militar, fil za 66, dis. 2. Particolare della piani.a rilevala dall ' Lngegner Benoni e datala 26.3. 177 I. li parti colare evidenzia la raffineria da salnitro proposta dallo stesso da edificarsi non lo ntano dalla fabbrica di S. Maria. Legenda : corte con l.avoloni da soleggio 4 5 tezze <i mag:u.zino per salnitro grezzo 7 magazzino da legna 8 magazzi no per nitro ral'lì nalo 9 casa del capo degli operai 10 alloggio per g li o perai 11 fon tana 12 fine per congelare il salnitro raffi nato 13 mese per lavare il nilro raffinato 14 caldiere per biscottare il salni l.ro 15 strada da farsi per comunicare con la la bbrica 16 ponte di legno


La produzione della polvere da ~paro nella Repubblica di Ven ezia

1.0

~ ASV, Senato, Militar, filza 66, dis. 2 . Particolare della pianta rilevata dall'Ingegne r 11e nuni e datata 26.3.1 77 1. Legenda :

19

spaccato della raffineria lungo la linea aa della pianta

20

prospetto de l retro della raffine ria

ASV, Senato. Militar, lilza 66, di s. 2. Pa1ticolare della pianta rilevata dall ' Ingegne r Be noni e datata 26.3.177 1. l ,egenda : 21

prospeltu del fianco della raffi neria

22

spaccato de lla ral'line ria lungo la linea hh della pianta

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Antonella Vanin

Disegno n° 16 ASV, Smalo, Mililar , fil za 66, dis. 1. Pianta datala 8.8.1 77 1 che rnelle a eonfrunlo i sili proposti dal Serg. Palliso11 e dal Ca po Ingegner Benoni per la raffineria e il magazzino da polvere. Legenda: A pianta dell'edificio da pol vere di S. Maria B pianta della raffineria pro posta da l Scrg. Pattison pianta del magazzino proposi.o dal Serg. Patt iso n C l) casetta esistente da darsi al raffi nato re E pianta della raffineria proposta da l lng. Bcno ni P pianta del magazzino da polvere proposta dal Ing. Benonj G strade da costruire per accede re agli edific i H fosso da interrare ponti da erigere L fondo dell'Ospedale di Treviso


La produzione tiella polvere da sparo nella Repuhhlica di Venezia

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Di~egno n° 17 A.S.Tv, C. R. S., San Paolo di Treviso, b. 58/A, carta 15, 168 I, particolare pianta Convento dei Pad ri della Madonna. Nel particolare della pianta commissionata dalle monache di S. Paolo è ev idente la l~1bbrica di Madonna Granda a ridosso del bastione di S. Sofia.


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Antonella Vanin

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Disegno 11° 18 ASV, Senato, Terra, fi lza 2688, di s. L Particolare della pianta datata 6.6. 1788, nella quale la freccia indi ca il nuovo edific io annesso alla polveriera di S. Maria, costruito a spese dei fratelli Nadalini. L'edific io, dotato di 30 mortai , sostitui va quello di Madonna Granda.


La produzione della polvere da sparo nella Repubblica di Venezia

L..:genda: A lt:rn:no del la munizio ne 8

muro di conti ne

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pista d a 48 mo rtai pista da 12 m ortai

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mac ina per nitro e zolfo granidora magazzini per nitro , zolfo e carbone mag azzini per hari li vuoti tezza per leg name fo ndo acquis talo dai fratelli Nadalini muro di c inta fabbrica con 30 mortai e una ruota tre magazzini per nitro zolfo e carbone

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3 10

Antonella Vtinin

Di segno n° 19 ASV, Provveditori alle fortezze, b. 8 1, dis. 75. Particolare della pi anta del pubblico edificio da polveri, che evidenzia la catena (S) che azio nava la granidora (L).


1-<i produzione della polvere da sparo nella Repuhhlirn di Vene~ia

3 11

Disegno n" 20 ASY, Provveditori alle fortezze, h. 81 , dis. 75. Pa1ticolare d el la pianta della polveriera di S. Maria nell a qu ale sono ev ide ntj lt: regolazioni del Canale de lla Polveriera e l' ampliamento de ll' alveo (11) che furono necessari per mov imentare le mote dell' edificio dello "il veeehio"(Q) e del la macina (R).

ASV, Provveditori al/e forte zze, b. 8 1, cli s. 75. l'articolare de lla pianta della polveriera di S. Maria nella qua le sono evidenti le regolazioni del Canale d ella Polveriera ( R) re lative a ll 'edificio detto "dc' polveracci" (H).


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Antonella Vanin

Disegno n " 2 I ASV, Provveditori alle fortezze, h. 8 I, d is . 75. Pia nta dell a po lve ri era d i S. M aria con la raffi ne ria e l' ed ificio da polve ri aggiunto, così come doveva prese ntarsi into rno al I 79 5. Legenda: A ingresso principale 11 Cana!t: della Po lveriera

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stu fa delle po lve ri tezzoni che circondano la raffine ria edificio con 22 peste de po sito de llo zo lfo

L M N O

gran.idora prolunga me nto da fare alla granidora stufa da e rige rsi allo ggio degli operai


La produzione della polvere da sparo nella Repuhblù:a di Venezia

313

Sl(ìLR RO t\RRR EVTt\ZION I t\SV A.S.Tv BTV Provv. t\rt. C. R.S.

Archivio di Stato di Venezia Archivio di Stato di Treviso Biblioteca Comunale di Treviso Prov ved itori alle A11iglie rie Corporazioni Re lig iose Soppresse

S INTES I DELLE MISUR E UTII J ZZt\TE DURANTE LA REPU BBLICA l)J VEN EZIA* Misure di lunghez7.,a Miglio veneto = I000 passi = 1738,674000 rnelli Pertica grande = 6 piedi = 2,0 86409 metri Passo = 5 piedi = 1,738674 rnclri Pertica piccola = 4,5, piedi = 1,564807 me tri Piede = 12 once = 0,347735 metri

Misure di capacità 13otte = I O maste ll i = 75 1, 170()()() litri Maste lli = 7 secchie = 75, 11 7000 litri Secchia = 4 hossc = I0 ,730983 lit.ti Pesi Mi gliaro = 1000 lihhrc Libbra sottile= 12 once= 0,301230 chilogrammi Oncia = 8 dramme = 0,025 102 c hilogrammi

Monete Ducato = 8 lire piccole Lira di Venezia = 20 soldi Soldi = 12 de nari

* A. MARTIN !, " Manuale di metrolog ia. Misure, pesi e mo nete in uso at.111almente e anticamente presso tutti i popo li", ed. E. R. E., Ro ma 1976.


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Antonella Vanin

RIBLIOGRAPJA

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***** Sono inoltre state consultate le seguenti riviste presso la Biblioteca Comunale di Treviso: "Dall 'Adriatico" 19 Settembre 1886. "Gazzettino Sera", lunedì - martedì 5-6 Novembre 1956, articolo di Giovanni Netto. "Gazzetta di Treviso", 18- 19 Settembre 1886. "Gazzetta di Treviso", 19-20 Settembre l886. "Gazzetta di Treviso", 20-2 1 Sctlcmhrc 1886. "La Gazzetta privilegiata di Venezia", 4 Agosto 1834. "Ca' Spineda", periodico della Cassa di Risparmio della Marca Trevigiana, An no XX lll, n° I marzo 1982, arti colo di Toni Basso, " Polveriere trevigiane: ipotesi sull'origi ne di un canale e storia di un'industria flu viale".


316

Antonella vhnin

FONTI

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Fascicolo di sei terminazioni dal 26 aprile 1703 ad apri le l 728. Registro di " Terminazioni da 12 febbraro 1738 M. V. sino lutto decernhrc 1744". Registro di " Terminazioni da I (i.o 1744 sino I Marzo 1751" .

Busta 9

" 1751 Terminazioni da Primi Marzo sino li 25 7mbre 1756 inclusive". "Terminazioni 1766 10 Marzo sino 1777 22 Selt.e" .

Busta I O

" 1777 primo 8bre terrnina 27 Febb.o 1781 Terminazioni" . "Terminazioni da 5 Oll. 1785 sino 9 Sett. 1789". " 1792 Terminazioni da 24 Agosto sino 9 Diccmhre 1795".

Husla 11

"Scrilture da I O mag.o 175 1 sino 31 mag.o 1754". "Scritture da IO Mzo 1759 sino 3 8bre 1763".

Busla 12

"Scrilturc da 2 dicembre 1763 sino 4 agosto 1769". "Registro sctillure principiano 8 maggio 1775 terminano li I O marzo 1780" .

Busta 13

"Scritture da 15 Mzo 1780 sino 27 Feh.o 1781 " . "Scritture incomincia 15 Marzo 1788 e termina 30 Dcccmhrc 1789".

Husla 14

"Scri tture da 4 Gen.o 1789 sino 21 Gen.o 1792". "Scritlure da 23 Marzo 1795 sino LI Aprile 1797".

Senato Terra Decreti:

17 Settembre 1681 3 J,uglio 1745 3 Dicernhrc 1757

reg. 203 reg. 328 reg. 353


La produzione della polvere da ~paro n ella Repubblica di Venezia

14 Marzo 1765 12 Dicembre 1766 2 1 Marzo 177 1 Filze:

n° 17 1 11° 1012 n° 10 14 n° 1114 n° 2014 n° 2409 n° 2528 n° 2688 11° 3081

3 17

reg. 368 rcg. 37 1 reg. 380

3 Luglio 1604 19Luglio 1681 17 Scltcmhre 168 1 1O Dicembre 1689 e 3 1 Dicembre 1689 3 Luglio 1745 14 Marzo 1765 21 Marzo 177 1 21 Gennaio 1778 m.v. 26 Scltcmhre 1795

Senato Militare Filze:

11°

66

27 Maggio 177 1

Le folori produzioni inserite nel presente saggio sono state eseguite dalla Sezione di fotoriproduzione de l! ' Archivio di Stato in Venezia e pubblicate con atto di concessione 11. 70/2008, prol. n. 5330 class. 28.1 3 .07. Archivio di Stato di Treviso Comunale Il usta 4388

anno 1866

Busta 4390

anno 1866

Busta 4901

anno 1809

Prefettura Busla 84 1

anno 1807

Sommarione Catasto napoleonico ( 18 1 I) Sommari on i Catasto austriaco ( 1842) A) Foglio di Borgo Altino B) Catasto dei terreni e fabbricati del Comune di Treviso censuario di Borgo Altino.

C) Rubrica dei possessori del Comune di Treviso censuario di Borgo Altino.


318

Anlonella Vanin

D) Libro delle paitite di estimo dei possessori del Comune di Treviso censuario di Borgo Altino. Corporazioni Religiose Soppresse - San Paolo di Treviso I3usta 58

Immagini ASV, Senato, Militar, fil za 66, di s. I . ASV, Senato, Militar, filza 66, dis. 2. ASV, Senato, Militar, fil za 66, dis. 3. ASV, Senato, Militar, filza 68, di s. 3. ASY, Se nato, Terra, fil za 2688, dis. 1. ASV, Provv. alle fortezze, h. 81 , dis. 75. ASV, Scnalo, Terra, filza 1114, di s. J. A.S.Tv, C. R. S., San Paolo di Trev iso, b. 58/A, carta 16, I 68 I. A.S.Tv, C. R. S., San Paolo di Treviso, h. 58/A, carta 1.5, 1681. A.S.Tv, Mappe antiche, b. 28, 247 bis.

Le fororiproduzioni inserite nel presente saggio sono state eseguite dall 'autore mediante fotografo esterno e pubblicate "su concessione del Ministero per i Ue ni e le Attività Culturali - Archivio di Stato in Treviso" - con atto n. I 0/2008, pror. n. 2747 class. 28. 13.07/3.

Biblioteca Comunale di Treviso BURCHIELATI B., ms. 1046, Gli sr.onci e i diroccam.e nti di TreviRi, 1630 . FAPANNI F. S., ms. 1355, La cillà di Treviso esaminata negli edifici puhhlù:i e privati, eh 'esistono, colle Iscrizioni, Pitture e notizie loro, 1886.


/,a pnisenza ilaliana a Smirne

319

Sonia Laure nza LA PRESENZA ITALIA NA A SM IR NE Presentazione

All'estremo ovest della penisola anatolica, dinanzi a quel Continente sommerso che prende il nome di isole Sporadi, tra un golfo profondo e le pend ici del monte Pagos sorge la c ittà di Smirne: l'attuale !unir. Incrocio di piste c:arovanie re che conducevano all' l ran e al l'estremo oriente, Smirne è, secondo la tradizione, una delle tante patrie di Omero. Antica colonia ionica, distrutta dai Lidi e ricostruita da Alessandro il Grande, gode tte di grande lloridca,a durante l'occupazione romana. Successivamente passò ai Bizantini, ai Genovesi, ai Cavalie ri di S. Giovanni; e infine fu espugnata dai Turchi, prima ancora di Costanti nopo Ii. Gli Italiani a Smirne. La domanda è comune a molti a utori, ma i risultati non sempre sono apparsi concordi. Tn ogni caso non hanno soddisfatto completamente. L'allc nzionc per l' argomento risale a diverso tempo addietro c i suoi aspc ui sono molteplic i, in quanto legati a coordinate storic he, economiche, sociali e religiose. I problemi affrontati nel corso di questa trattazione sono vari; a lcuni forse già risolti, a ltri un po' me no. Occorre anz itutto osservare più da vicino le di verse fasi dell'emigrazione e della presenza italiana a Smirne, che si è andata dispiegando nel tempo; fenomeno che coinvolge diverse c iviltà e che viene ripetutamente ricordato in varie fonti ita liane. "Smirne è la ci ttà del Levante in cui di preferenza s'arresta il viaggiatore, c he ne concepisce la migliore impressione: al solo ammirarne lo splendido panorama. Vista dal mare, la città spiega con grazia inna nzi a ll 'occhio di chi la conte mpl a le sue immense moschee, gli alti min areti, le sinagoghe, le chiese e le case, interc alate da cipressi, e da folti a lberi, che spiccano nu merosissimi in fondo al golfo. A sud s'innalzano aride montagne, al nord, invece, la terra è bassa e ridrnte .... S ull a somm ità d' una montag na, che è di etro la città, stan no le rovine d i un vecchio caste llo, detto dei Genovesi .... A metà di questa montagna sta' il centro de' 4uaitieri de lla c it.t:ì, c he stendessi dall 'alto al basso in fonna semilunare o d'anfiteatro, elevandosi in parte sopra la montagna, cd in parte posando in pianura col confinare alla ma rina dove abitano gli Europei, ne l così detto Q ua11iere Franco"' . La c ittà ne11' 800 è 1icca di strade e quartieri turc hi cd ehrci; alcune vie sono particolarmente strette, quelle de i bazar si presentano molto sporche, maleodo-

1

Enrico Chicco, Memorie sul Levante, Torino. tipografia del giornale Il Conte Cavour,

I 874 , pag. 3.


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Sonia Laurenza

ranti, ripiene di melma, che è costantemente mantenuta da rigagnoli d'acqua. E' proprio nei bazar che è possihile notare un andirivieni di persone, folto, ma silenz ioso. Sorpre ndente è lo spettacolo che si presenta all'osservatore, il quale è colpito dal formicolare di gente di ogni nazione, da volli di ogni tinta, da costumi molto diversi , da un g rovig lio di turbanti di vari colori, da f ez, da cappelli di ldtro, da veli, da calotte greche, e da grandi berrettoni caucasici o persiani. G li abitanti del Quartiere Franco sono, in genere, proclivi al commercio, onesti negli a ffari , e si mostra no particolarmente affabili nei confronti di chiunq ue. Costoro si dividono per colo nie sotto la g iurisdi zione del coffis pe ttivo corpo consolare, che in parte è di cani era cd in parte onorario. Hanno rappresentanti di carriera l'Italia, I' lng hilterra, l' Austria-Unghe ria, la Franc ia, la Germania, gli Stati Uniti, la Grecia, la Spagna, la Russia e la Persia. Mantengono per contro agenti consolari e onorari o delegano la g iurisdiz ione ai consoli di carriera degli altri Stati: la Svezia e Norvegia, l' Olanda, il Re lg io, la Danimarca, la Svizzera e il Portogallo. Nel 1825 fu istituito il primo consolato sardo, e pochi anni dopo que ll o di Toscana e di Napoli. Di versi furon o i compromessi politici che, in seguilo a i moti del 182 1, 183 1 e 1848 emig r,u ono dall ' It ali a nel Levante. Molti di essi, in qualità di medic i o di uffic iali preslarono serviz io nel!' esercito turco per esimersi dalle angherie dei consoli a ustriaci, che in tuuo il L cvame facevano la polizia per conto dei piccoli Stati in c ui era diviso in nostro Paese. La tesi vuole concentrare lo studio s ulle peculiarità dell a present.a itali ana, la quale va ad inserirsi tra le altre presenze europee. Se si desidera conoscere notiz ie s ulle colo nie europee stabili tesi nel Mediterraneo ne i secoli XVIll e XIX, si trova no non poche dirlicoltà, a causa di un vuoto bibli ografico assai vistoso. Opere, in verità non troppo freque nti , esistono in lingua francese o ing lese sulle colonie francesi presenti nell ' Tmpero Otlomano a partire dalla fine de l secolo X VII2 . Ultimamente si è cercato di o vviare a q ueste lac une bibliog rafiche; ma la ricerca non ha dato gli esiti sperati , in quanto è stato analizzato solo il sistema istituzionale e normativo, c he governava la vi ta all'interno delle varie colonie. A lcuni lavori francesi , ing lesi e italiani si sono occupati delle colonie genovesi nei secoli Xli e Xlll, e della pote nza commerciale e naval e dei Venez iani ne l Mediterraneo o rie ntale . Più recentemente, tra la fine del XIX e l' ini zio del XX secolo, studi per lo più italiani hanno teso all'ana lisi della presenza militare e delle attiv ità archeologiche degli Italiani nell' Impero Ottomano, come emerge dal testo di Enrico de

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Per quanto riguarda la presenza olandese ricordiamo il testo di .I. Cì. Nanninga, Brormen tot de <ìeschiedenis van den Levan.tsche11 Handel. Derdedeel, 1727- 1767, voi. I, 1765 1826 vol. 2, 1952 e 1966, dove troviamo pubblicata la corrispondenza, relaliva al XV III secolo, tra i consoli olandesi presenti ne ll ' Impero e i loro ambasciatori o ministri degli Affari Este ri, citato da M. C. Smyrnelis, "Gli italiani a S mirne ne i secoli X Vlll e XIX", in Allreilalie, n. 12, Luglio-Dicembre 1994, cd. Fondazione Giovanni Agnelli , pag. 39.


La pre!ienza ilaliww a Smirne

32 1

Leone - T.'lmpem Ouomano nel primo periodo delle Riforme (Jànzùrwf) secondofonti italiane - che, d'altrn parte, ri sulta essere tra i più significativi testi circa la presenza commerciale e militare degli ILaliani a Smirne 3• Nel 1967 SteensganJ ha scri LLo un saggio sulle isLiLuzioni consolari delJe coloni e veneziane, inglesi, francesi e olandesi, installate ne l Mediterraneo orientale alla fine del secolo XV I e all' inizio del secolo XVTI4 . In pat1icolare, sull a colonia italiana di Smirne esistono alcune rare cronache5 all' inizio di questo secolo o anche più recente mente, che, pur offrendo informazioni utili ed interessanti , non consentono una conoscenza completa e valida del fenomeno. TI presen te lavoro si incentra sulla indagine della presenza Italiana a Smirne nel pc1iodo risorgi mentale al fine di fornire informazioni più accurate e documentate sull'argomento che, a tutl' oggi, risulla ancora poco noto e curato. Perché 4ucslo di sinLercsse nei confronti de l proble ma? Ciò è dovuto, in p1imo luogo, aJla consistenza numeri ca de lla colonia smirniota, che non superò mai la cifra di circa "6-7000 compone nti" 6. Quando I' ILalia prese il volLo di SLalo unilario nel 1870, e ancor più quando cercava di affermarsi economicame nte, il problema assunse una nuova dimensione. Gli Ita liani si erano slahiliti per primi in questo Impero, e per primi si erano avvalsi delle "Capitolazioni"7 , ovvero dei privilegi commerciali concessi dal sultano ai commercianti europei. La Smyrne lis, nel saggio "Gli italiani a Smirne nei secoli XVIII e XIX", ha coneenlrato la sua analisi su questa città cosmopolita, dove g li abitanti si connotavano per lingue e abitudini diverse. L'autrice in proposito scrive: "Con i suoi een-

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Enrico Dc Leone, l 'lmpetv 01tomano nel primo periodo delle Riforme (Tan zimal) secondo jìmli ilaliane, Milano, Giuffrè, 1967. 4 N. Steensgard , "Consuls and Nations in the Levant. 1570- 1650", in Scandinavian t.:conomic Histo,y Review, 1-2, 1967, citalo da M .C. S rnyrnelis, ari. cii., pp. 39-40. 5 I\ questo proposito vale la pena ricordare il lesto di Stefano Marescotl.i, Un pdlP.grinaggio in Terra San/a ed uno a Smirne, a Costantinopoli, ad Alene ed a Napoli, Alessandri a, Tip. Giovanni Jaquemod, 1895, la cui unica copia conservata presso la Biblioteca Nazionale di Firenze è andata purtroppo perd111a duranle l' alluvione. 6 Livio Missi r di Lusingano, "La collettivi tà italiana di Smirne" , in Storia ConlP.fflfWTllllea, anno XXI , n. I, Febbraio 1990, pp. 147- 170 e Attil io Frangini , Italiani in Smirne, Bologna , 1903, pag. IO. 7 /\lessio Bombaci - Stanford J. Shaw, L 'Impero Ottomano, (Il Tomo de l VI volume dell a "Sloria universale dei popoli e delle civiltà"), Torino, Utct, 1974 , pag. 5 10 e pag. 516, " ... le entrai.e provenie nti dai dazi doganali rimasero relativamente scarse per il regolamento delle Capitolazioni, a cui faceva no ricorso le potenze europee per evitare che gli ottomani facessero pagare loro una somma onerosa, sia per g uadagnarci, sia pe r proteggere le nascenti industrie ottomane .. .fnfatti, poiché le merci straniere penetravano nell' impero pagando dei dazi molto hassi, competere con esse fu molto difficile per i prodotti delle nascenti fa bbriche ollornane. Sebbene, a llo ra, di quest' ultime ne sorgessero numerose, poche di fatto furono quelle che ri uscirono a sopravvivere a lungo. Certo, coloro che parteciparono al commercio con l'estero, risultarono più fort unati, in quanto gli europei si acc ingevano a procacciarsi sempre di più materie prime ottomane utili a riforn ire le loro fabbriche, inviando q uindi i prodolli finiti sul mercato ollornano per lo smercio".


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Sonia u1ure11za

tornila abitantj, già intorno al secolo XVill, Smirne è una delle citfa più popolate dell'Impero Ottomano che, da solo, copre già metà della popolazione dell'intero Mediterraneo"8 . E' un impottante luogo di scambio, privilegiato per l'incontro di differenti economie; la città risulta anche centro dj distribuzione interna, guardando da un lato l'Egeo e più generalmente il Mediterraneo, dall'altro l'entroterra. Nel secolo XlX diviene la seconda città dell'lmpero, popolata in maggioranza da cristiani - Greci onodossi e Greci cattolici, Armeni gregoriani e Armeni callolici - organi;rzati in comunità. A questa presenza di cristiani va aggiunto qualche migliaio di Ebrei, per cui dai Turchi musulmani Smirne è ritenuta la città infedele, "gavur Jzmir"9 . Il vollo della cillà appare composito: accanto ad una popolazione stanziale ce n'è una in transito, fatta di marinai e capitani di bastimenti e uropei e ottomani, che si rifugiano nella rada del pono. Viaggiatori, ma soprallutlo mercanti cd artigiani di varie confessioni religiose, giunti a Smirne per mercanteggiare o per lavorare pe riodicame nte. Questa popolazione fa capo ai propri consoli. Il console è il portavoce della madre patria, il difensore dei connazionali per qualsiasi evenienza; e il garante verso la polizia nell' ambito della colonia, con la mansione ulte riore di esigere rispetto nei confronti degli ordini dell ' ambasciatore o del ministro degli Affari Esteri. Dal 1600 Ge novesi, Veneziani, francesi, Olandesi, e più tardi nell' 800, Austriaci e Americani vivono a Smirne pcrfcll.amcntc inserii.i nella società locale. Tullavia esiste una suddivisione tra il quartiere europeo, situato lungo il mare nella pa,te bassa della città, non lontano da quello greco e arme no, e i quartieri ebreo e turco, situati nella parte alta. Il quartiere europeo si presenta come un'enclave, e gli Europei non possono inoltrarsi ali' interno del l'Anatolia; le Capitolazioni tutelavano, infatti, solo gli abitanti delle coste. Pettanto gli Europei si avvalevano di commerci ani.i ebrei o armeni per f'ar arrivare le mercanzie lino alle coste. Intorno al 1838, malgrado un accordo commerciale tra i paesi e uropei e l'Impero Ottomano, in base al quale i commercianti e uropei erano autorizzati a percorrere l' intero territorio, la situazione non cambia, di làLLo, per la resistenza delle autorità ottomane 10. Ci si chiede quali fossero i rapporti alla fine del XVIII secolo e l'inizio del

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Marie - Carrnen Smyrne lis, ari. cii. , pag. 40. «Nel 1850 aveva riportalo l' Jmparti.al di S mirne dell ' 8 novembre, sollo la data d i Costantinopoli [ cioè secondo il calendario islamico ] : Non tarderanno ad essere letti dc' firmani in tutte le moschee e chiese per abolire definitivamente la qualificazione di raj à, e per inibire pure che si pronun 7.i la parola giaùr. Ogni cristiano suddito de l sultano avrà gli stessi dirilli, privileg i cd immunil~1 di cu i godono i mussulrnani ... La inlroduzione dell'elemento cristiano nell'esercito è pura decisa: g reci, armeni cd ebrei forninumo per l' avvenire il loro contingente militare, ed aspireranno a' più a lti impieghi sì civili che militari" . C fr. Gaetano Moroni , "Turchi a", in f)i ziunariu di erudizione slorù:o -eu:lesiastica, Venezia, Tipografia Emiliana, voi. LXXXI, 1856, pag.207. IO Sull'argomento si veda la parte re lativa alla "Situazione economica e commerciale nel XIX .\'et:0/0", cap. I, par.1.1.4. 9


La presenza ilaliana a Smirne

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XIX tra l'Impero Ottomano e gli Italiani a Smirne; e tra questi e g li altri gruppi coesiste nti nella ci ttà. Ma la storia degli Italiani a Smirne è innanzitutto legata a fattori commerciali, politici e militari; e quindi prima risente del declino <li Venezia e Genova, poi dell'affermazione dell 'Italia sul piano economico e diplomati co nel Mediterraneo orientale, a partfre dalla fine del secolo scorso. Non può essere infine taciuta la presenza di Ebrei originari della pe nisola italiana a Smirne sin dall' inizio del secolo XVJII, presenza soprattutto legata a figure di commessi e mediatori <li commercio. Sia g li Ebrei italiani che gli altri Ebrei levantini sono membti a tutti gli effetti delle colonie e uropee, contraggono matrimoni con le donne ebree ottomane e comprano proprietà nel Levante; per cui risultano ben inseriti nella comunità <li Smirne. I rapporti tra i membri della colonia italiana di Smirne e la madrepatria vanno anch 'essi presi in adeguata considerazione, dato che non si può esaminare questa coloni a, né si può analizzare il suo funzioname nto istituzionale ed amministrativo, in modo isolato. Le vicende risorgimentali italiane meritano una particolare allenzione per indi viduare la situazione degli Italiani a Smirne in quel pe riodo; come pure merita attenzione l'evoluzione dello slatulo degli individui e delle varie famiglie fiorent.ine, genovesi e veneziane provenienti dalla madrepatria o dalle isole Ionie. Quanlo al prohlcma del l'emigraz ione degli Tt.aliani negli anni immediatamente successivi all ' unificazione, Leone Carpi ha pubblicato sull'argomento notizie incompiute. Il fenomeno migratorio comincia ad essere studiato in forma stahi lc a parti re <lai 1876 11 . Più vo lte. ma senza alcun risultato, si affronterà la questione dei disagi degli emi granti italianj anche nel nostro Parlamento dell'epoca. Nella presente tratla1.ionc si farà cenno all e figure più sig nificative di esuli italiani a Smirne, sui quali verranno d ati cenni biografìci, facendo ricorso a documenti anche inediti. Particola re importanza ri veste la lig ura di Anacleto C ri cca (si veda in pro-

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I testi di Leone Carpi utilizzati sono i seguenti : Delle colonie e de/1 'emi~razione di italiani all'estero solfo l'aspetto del/'induslria, commercio ed agrico/Jura, Milano, Tipografia Editrice Lornharda, 1874, specialme nte i volumi Il e lii ; "Noti zie stat.i sliche sull'ernjgrazium: italiana all'estero dal 1869 al 1876", in Annuario statistico dell'emigrazione iJa /iana dal 1876 al 1925, Commissariato Generale dell'Emigrazione (a cura di), Roma, I926. pp.1705- 1729; " Popolazio ne itali ana all' estero a lla tine degli anni 187 1, 188 1, 189 1, 1901 , 19 11, 1924. lntl ue n7.a dei mov imenti mi gratori sulla popolazione", in Annuario statistico dell'emi~razione italiana dal 1876 al 1925, Commi ssariato Generale dell'Emigrazione (a cura di), Roma, 1926, pp. I 533- 1542. /\ proposito della storia deg li stud i di statistica sul fe nomeno e migratorio è interessa nte q uanto f'a presente nel suo articolo A. V. Pi gafeua, "A lcu ne considerazioni sull 'emigrazione italiana", in La Rassegna Nazionale, voi. V, Firenze, Gi ugno 188 1, pp. 468-469: "Nel 1876 la l)irezione di Statistica, per obbedire agli eccitamenti che da più parti le vennero, deliherò di pubbl icare una stat istica dell'e migrazione degli italiani per proprio conto e con maggiore autoritit di que lla che può attribuirsi a private pubblicazioni , per quanto accurate e diligenti".


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posito la Tavola XVII in appendice iconografica) , nato a Bologna nel 1824. /\ ventun 'anni partecipa ai moli di Rimi ni e, per sfuggi re alla polizia papale, emigra in Grecia. Dopo l'amnistia di Pio IX, ai primi del 1848, rimpatria e prende parte arriva all'organizzazione della spedizione di Modena. Quindi torna a Bologna e sollo il comando di Zamhcccari passa nd hattag lione volonlari, de nominato Cacciatori dell 'Alto Reno. Il I aprile passa il Po con il grado di te nente. E' quindi a Padova, Treviso, Vicenza, dove il 20 maggio viene rcrilo. Quindi lo troviamo a Vcnc1.ia, e successivamente a Marghera con il battaglione. Dopo una serie di vicissitudini , all 'ini zio del 1849 viene eletto deputato alla Costituente Romana. Avvcn ula la capilolazionc di Ancona è costretlo ad e migrare, recandosi prima a Corfù , poi a Smirne. Ma a nche da qui non cessa di agire a favore della causa dell'indipendenza e dell ' unità d' Italia. L'attività degli esuli a Smirne, in quei tempi, si va sempre più dispiegando attraverso i giornali, l' industriosa atti vità commerciale e l 'ope rosità delle logge massoniche. E' da te ne r prcscnlc che la penetrai.ione dell a Massoneria nell ' Impero Ottomano è un fe nomeno le c ui tracce compaiono già alla fine del terzo decennio del secolo XV III. S i ha notizia che la prima officina sare bbe stata fondata proprio a Smirne intorn o al 1738 12. /\ccennercmo pcrciù, anche alla presenza delle logge massoniche italiane. /\ltra fun zione importanlc viene svolta dalla Società Dante Alighieri. Come emerge dal dibattito sulle scuole italiane all'estero, esisteva una commissione che propose al Il congresso, tenutosi a Roma nell'aprile 189 l , un ordine del giorno in c ui auspicava che Governo e Parlamenlo manlcncsscro le sc uole già esistenti, accrescendone eventualmente il numero, così "da non turbare l'organismo e il carattere dell ' istituzione", all udendo al carattere non confessionale delle scuole esistenti 13. Fu nominala dal congresso una commissione c he doveva presentare al Ministro degli Esteti il voto del congresso riguardo alle scuole italiane all' estero. Da ciò si evince che, in quella fase, l' interesse della n ante O

12

Cfr. Rosario F. Esposito. " I primi Massoni in Medio Oriente", in Rivista Massonica, voi. LXX -X l V de lla nuova serie, n. 5 lug lio 1979, pp. 23 1-236 e poi lo studio di Angelo lacovell a, " Ellore r errari e i Giova ni Turchi", in Alfi del Convegno su: Il pmgello liheral-democralico di Ettore Ferrari, Anna Maria lsastia (a cura di), Roma, 5-6 maggio 1995. nota 8. Tutte le notizie relative alla massoneria ita liana in Turchi a. riportate nella tesi, so no tratte da questo secondo studio (in corso di stampa). 13 Lo studio più imporlanle sul te rna è q uello di Palri:r.ia Sai veti.i, Immagine nazionale ed emi1vazione nella Società "Dante Alii hieri", Roma, Bo nan: i editore, 1995. pag. 19 e pag. 25, in proposito si legge che " ... le scuole governative all'estero, pur aumentando d i nume ro, non andavano oltre l'area mediterranea (Bei rut, Smirne, Tunisi, Sfax, Sc utari , Atene, Palrasso, Costantinopoli , Currù, Porto Said, Suet., Tripo li , Salo nicco) e continuavano a timancrc assenti dai centri di e migrazione di massa. I pochi progressi che si registrarono in q uesto campo vennero esposti come frutto dell 'azione della Dante più che del Governo".


La presenza italiana a Smirnr

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Alighieri pe r le scuole italia ne all'estero fosse circoscritto sostanzialmente al Levante. La Società stessa cerca in particol are d i dare assistenza materiale e morale imparte ndo, attraverso corsi serali, rudimenti d i li ngua inglese e spagnola. Analoga me nte provvede nei confronti degli stra nieri ad organizzare corsi di italiano, e promuove biblioteche circolanti e cicli di confe renze. A Smirne esisteva una sc uola gove rnativa; proprio lì nasceva un comitato della V an/e A lighieri nel 1901. Ciìi c reò sospetti all' interno della colonia, soprattutto tra g li Italiani cattolici. La di flìcollà da parte della suddetta Socie tà consisteva nel dimostrare che la stessa e gli appartenenti ali ' Associai.ione Nazionale per i missionari, agivano con elementi che, sebbene diversi, non avevano alcun motivo di reciproca diffidenza all' inlcnto comune dell' italianità. I progetti priori tari della Dante Ali~hieri sono quelli di infondere nella socie tà civ ile gli ideali politici nazionali, mante nendo vivo il ricordo della patria attraverso la riproposizione del rapporto tra la nostra cullura e l'idea nazionale. Per concl udere, è necessario dire che la colonia italia na di Smirne si connotava pe r una serie di sue peculiarità in 4uanto, se da una parte " ... non può essere assimila ta alle altre colonie italiane all' estero né per le orig ini (molto più antic he) né per la classe sociale (in generale non operaia) né per la sua p1ineipale rag ione d ' essere (che non è, né rorsc è stata solo la disoccupazio ne italiana)" 14, dall 'altra e ra la sola ad aver conservato la cittadinanza italia na acqu isita. In ordine a ciò, scaturiscono elementi di prima ria importanza, quali: a) r anlichilà della coloni a, le cui origini sono antecedenti al periodo ri sorg ime ntale. h) la struttura composita della comunità italiana, de lla quale facevano parte anc he molti clementi di origine etnica non ita liana 15 • Fino all' Unità d ' Italia non tutti co loro che godevano della protezione del console italiano erano di etnìa solo italiana. Così, la coloni a ve nutasi a costituire, appari va di carattere cosmopolita. c) l' appartenenza alla tradizionale rel igione cattol ica della maggior pane dei rappresentanti di tale coloni a, con presenze più esigue c he professavano religioni : chraica, greco-ortodo ssa e arme no-gregoriana. d) l' adozione, per ciò che concerne la lingua, dell ' italia no e del francese; solo pi ù lardi, ad esse, si affiancheranno il tu rco e l' inglese (quest' ultima sotto l' innusso delle colonie della T,evant Company).

14

I ,ivio Missir di Lusingano, art.cii., pp. 147- 148. Cfr. Livio M issir di Lusingano, art.cii., pag. I 56, nel q uale s i Jegge:"Si trat ta in parti colare di Ehre i (sefarditi, ori undi gem:rahnenle di Livorno, come i Cohen, i franco, i (iahhai, gli I la7.a n, i I ,evi, i Modiano, i Pardo, i Saul, ccc.), di ex-arabi cattolici detti "aleppini" (spesso mclchiti) come gli Arcàs e i Samàn, di ex-arme ni cattolici Ialini o latjnizzati come i Balliani, di ex-greci e ex-o rtodoss i come i 11allazzi, di cx-albanesi come i Nocca, di ex-"persiani" come i Missir e i Pasquali (cx-Ciocagioglu), o di turchi musulmani di 01igi ne dodecanncsina (rodiota)". 15


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e) l'appartenenza dei componenti di questa colonia ad un ceto impiegatizio selezionato, assorbito nella vita economica turca a medio ed alto livello attraverso piccole e medie aziende com merciali o industriali . Questo avveniva in quanto, diversamente dalle altre colonie italiane, essa non era caratterizzata da professio ni o mestieri tipici dell'e mi1:,rra1.ione italiana quali la manodopera operaia o "piccoli mestieri" vietati allo straniero dalla legislazione turca. t) la resistenza di fatto alle pressioni nazionalistiche dovuta al prevalere del fattore religioso su quello dell ' appartenenza nazionale. g) l'esistenza di qualche differenziazione sociale ne ll 'ambito della colonia in ordine alla tradi zione o al denaro; per cui, più levantin e ed internazionali erano le famig lie ri cche, mentre persisteva maggiore conservazione delle tradizioni italiane da parte delle fa miglie povere.


I ,1 pre.w mw italiana a Smime

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CAPITOLO l LR ORIGINI DELLA COLONlA ITALIANA A SMIRNE

1.1. SMIRNE NELL'SOO I. I. I. Descrizione della città

Smjrne (rµu pvlJ, Smyrna, nel Medioevo Smiru , turco Jzmir) è il più importante porto dc li ' A natolia. Situata a 350 km circa da Costantinopoli, è oggi la seconda città de lla Turchia per numero d ' ahilanli. La s ua posizione è pittoresca e risulta particolarmente favorevo le per gli scambi data la vicinanza della valle dcll ' Hcrrnos e di quella del Melis c he, varcata una soglia di 130 mt., apre all a pianura del C astro e al Meandro. Alcune montagne c ircondano la città che si estende da una parte sul de lta del Melis, dall 'altra è addossala ad una col lina appartenente ai rilievi ondulati del Kizil Dag. E'abbastanza facile tuttavia raggiungere l'interno da quando la rete ferroviaria, costruita a partire dal I 858, ha reso possihilc il trasporlo delle merci verso il porto (il secondo dopo quello di Istanbul). La città è situata all'estremità di un golfo (izmir Korfesi) dal l'andamento Lorluoso e irregolare (si veda in proposito la Tavola 11 in appendice iconografica), c he si apre tra Aslam presso Jioca ad est e la Penisola di Kara Burun ad ovest. Le coste occidentali risultano alte ed a picco, quelle o rie ntali basse e ricche di lagune. Il lìumc Hermos (odierno Gediz), che nel 1886 è stato deviato più a nord pe r evitare l' insabbiamento del porlo, ha l"ormato un vast.o delta tra l'attuale Pe nisola di Foca e i rilievi del Yamanlar Dag, riunendo alla terraferma alcune piccole isole. Gi à a pa1tire dalla l" g uerra mondiale la città ri sultava composta di diversi quartieri . Gli E uropei (soprattutto Francesi, ltal ia1ù, Austriaci) abitavano lungo il mare, ne l cosiddetlo quartiere jiwu:o ; alle spalle di questo, verso l'interno, c'era il quartie re greco, appoggiato alla citladella que llo turco (si veda in proposito la Tavola V in appendice iconografica); que llo ebraico era situato tra questo e il mare c d inlì nc quello armeno era retrostante al quartiere greco. La parte alta della c ittà ospitava la residenza del pascià. Tra il 1868 e il 1880 lungo il mare viene edificata un'estesa banchina (Maiina), che da nord-est a sud-ovest si svolge dalla punta alle penilici del Pagos. Affascinante è l' aspetto che la città offre per le sue c upo le e per i suoi minareti elevati; l'interno, invece, presenta vie strette e tortuose. Le case generalmente basse e costruite in legno, mentre lungo la costa i fabbri cati risultano belli e imponenti. C ittà con residenza vescovile de ll'Asia Minore, oltre a c hiese cattoli che, annoverava si nagoghe, clùese e collegi g reci. Teatri , caffè, alberghi si estendono versa la punta; circa a metà c ' è il porto con la dogana, mentre all' esu·emità


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me1idionale si trova la piazza del Konak, o palazzo del Governatore turco. Da questa è possibile raggiungere, in breve tempo, il Bazar, caratteri stico labirinto di vi uzze e holtcghc dove si sme rcia no tappeti, stoffe di seta, di cotone e di lana (si vedano in proposito le Tavole XII e XlII in appendice iconografica). Alla fine della P1 guerra mondiale la città contava circa 300.000 abitanti e appaii va un centro cosmopolita, con hanchc, magazzini e moltissimi commercianti. I Greci costituivano la maggioranza ( l 10.000), al punto tale che Smirne era detta " infedele" (Gavur Jzmir) dai Turchi. Questi ultimi erano 60-70.000, seguili pe r nume ro dagli Ehrci (25-30.000) stanziati per lo più nel quartiere ebraico di Kemeralti, ricco di vecchie costruzioni e di sinagoghe. Seguivano quindi gli Armeni ( 12- 15.000) ed infine gli Europei e Levantini. Gli Italiani erano circa I0.000, in prevalenza Pugliesi, Veneti, Genovesi , Ebrei di Livorno. Il greco era la lingua d' uso, secondariamente il francese. Per la sua posizione, in particolare per la sicurezza c he la rada ha sempre offerto, e soprattutto per la facilità di comunicazione con le parli più lontane dell ' interno, essa è di venuta non solo l'emporio gene rale dei prodotti del levante, ma anche delle merci europee e delle de rrate coloniali importate. Il suo porto è risultato sempre pieno di navi di moltissime nazioni e di quasi tulle le potenze provviste di consolati. Infatti le marine austriaca, greca, ru ssa e germani ca cooperavano a disimpegnare il traflìco nel suo porto. Inoltre tra Salonicco e Smirne si verificava un commercio di banco alimentato dal variare continuo delle monete. L'esportazione era costi tuita, in principal modo, dall ' uva sultanina, dal coto ne e dai lìc hi. L'effetto disastroso dei continui incendi che si sono verificati nei secoli passati nella città e le conseguenze della peste da c ui fu afflitta in modo ricorrente, sono stati leniti dall 'opera dei missionari cattolici. L'incendio del 1922 rase al suolo la biblioteca del museo della Scuola Evangelica (greca) con preziosi manoscritti miniati ed altri importanti tesori e monumenti , mutando il volto della città. La parte più moderna (il quartiere greco ed in parte anche quello europeo) risullò la più danneggiata. Negli anni 1925-28, i fratelli Oanger (imprenditori francesi) attesero quindi ad un nuovo piano regolatore c he confe1ì alla città l'aspetto odie rno. Enrico C hicco (Fossano 1845-Firenze 1922), diplomatico italiano, destinato a Smirne come applicato volonta rio nella carriera consolare nel marzo del 1870 e nominato poi vice-console di S.M. il Re d ' Italia nel marzo del 1873 16, scrive nelle sue rare Memorie sul Levante: " Per imprendere a parlare di Smirne d ' uopo è tracciarne innanzi lutto la storia favolosa dei suoi primi te mpi, quantunque oltremodo dissonanti siano le opinio ni degli autori circa la sua origine ed edificazione, come pure sug li a ntic hi cambiame nti e vicende da essa sofferte. Erodono la vuole edificata da Clcofonle, altri dai C uma ni, c hi dagli Ate niesi, e

16

Università degli Studi di I ,ecce (a c ura di ), l njìm11azioru: tiella diploma zia nazionale

( 1861 - I 9 I 5) repertorio bio-bibliogr<1fico dei fun zionari del M inistem degli Affari Esteri,

Roma, Istituto poligrafico e zecca dello Stato, 1987. pag. 186.


La presenza italiana a Smirne

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chi, mischiando la favola con la verità, la dice con Stradone rondala da Tantalo e da un ' Amazzone di nome Smirne, abil.anlc nei dinlomi di Efeso. Altre versioni rife1i scono che Alessandro il Grande, ritornando stanc o ed affranto dalla caccia, coricatosi a dormire sotto un platano del monte Pag us, vicino al tempio della dea Ne mesi, ebbe durante il sonno l'ispirazione di fondare ivi una città. Inten-ogati gli oracoli, gli Dei risposero che le genti, che abiterebbero il monte Pagus al di là de l divino Meles, perverrebbero ad una grande prospcrità..." 17 • Sempre il Chicco si sofferma in modo capillare ed atte nto sulla popolazione di Smirne, specialmente sugli abitanti del quartiere Franco di cui tesse vistosi cd abbondanti elogi. G li uomini sono da lui presentali come amanti del conunerc io, di indole composta cd affabile, soprattutto onesti ne gli affari e paiticolarmcnlc laboriosi ed intenti ad accrescere i loro proventi a favore delle famig lie, in genere assai numerose. Il Chicco, grande cslirnalorc della cillà di Smirne, si è espresso assai favorevolmente su di essa, come si legge ne llo scritto precedentemente cilato:" ... conserverò sempre la migliore impressione di Smirne e un vivo affetto per quanti vi ho conosciuto; cosa questa che è del resto gene rale per tutti i forestieri che vi hanno dirnoralo ... A mia volta mi reputa i ben fortun ato di potervi far ritorno. Non ho mai udito alcuno che parl asse s f'avorevolmenlc di Smirne...'" 8 •

1.1.2. Cenni storici Questa cillà, le cui origini risalgono al lll millennio a.C., condi videva con la c illà di Troia, una delle culture più avanzate dcli' Analolia de ll ' ovest Conquistata dag li Ittiti intorno al 1500 a.C., la città raggiunse, intorno al I millennio a.C., particolare sple ndore, in quanto si adeguò alla ricchezza delle mi gliori ciLLà della Federazione Ionica. Il suo declino cominciù inlorno al 600 a.C. , allorché i Lidi, dopo averla conquistata, posero lìne a tale glorioso pe riodo . Da allora, fino al VI secolo a.C., con la successiva dominazione persiana, Smirne si ridusse ad essere quasi un villaggio. Solo nel IV secolo a.C., in seguilo allo sviluppo promosso da /\lessandro Magno, vennero edificate sulle falde de l monte Pagos, una nuova cillà e la forteaa oggi chiamata Kadifekale ( si veda in proposito la Tavola IV in appendice iconografica). Le tracce di tali civiltà sono visibili dalla topog rafi a delle vari e slratilìcazioni de lla c ittà, c he tendono a porre in luce due periodi: l'arcaico e l' ellenistico. La Smirne arcaica era situata aù una di stanza di circa 8 km da qu ella ellenistica, che è conlinuala dall'alluale Smirne. /\ decorrere dal I secolo a. C., i Romani ini ziarono una seconda grande era. In particolare a l te mpo di Adriano, allorc hé prese il no me di Adriane, la città si distinse quale uno de i primi ccnlri del c ristianesimo in Asia, anche se poi rim ase una cillà di provincia. I Ilizantini la dominarono fino a l I 07 1, gli Arabi invano tentarono più volte di conquistar la tra il VII e l'VIII secolo.

17 Enrico Chicco, op. cir., pag.2. Chicco, op. cit. , pag. 9.

IN Enrico


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Smirne soffrì molto intorno al Xli secolo per i freque nti attacchi turc hi . Nel Xlii secolo venne conquistata dai Genovesi, i quali ne manlcnncro il governo fino al 1330, quando fu de fini tivamente conquistata dai Turchi . Nel 141 5 , sotto i I regno del sultano Mehmet Celebi I (8 16-824 Ègira/ 1413-2 1 d. C. ), entrò a far parte dell'Impero Ottomano. Con la conquista ottomana si apre per Smirne un lungo periodo di pace, ma anche d ' inerzia da cui la città si andò scuotendo gradualmente. Solo nel XIX secolo, allorché i Greci promossero un'attività che risvegliasse la coscienza naz ionale greca nella c ittà, le potenze e uropee desiderose di crearsi sfere di influenza nel T,evante, si volsero verso Smirne. La gara all' ini1.io fu intrapresa tra Inglesi e francesi che ottennero la costruzione della linea ferroviaria Srnime-Kasaha; dagli ini zi del XX secolo aJl'innusso francese si aggiunse quello italiano.

1.1.3. La presenza cristiana a Smirne. Circa la presenza cattol ica a Snùrne, ci si è a vvalsi di una fonte assai ri cca quale il Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica 19del secondo aiutante <li Carnera di Papa Pio IX. Tale fonte è da ritenersi pregevole, in quanto l'unica <li natura ecclesiastica sull ' argomento. Si legge nel Diario di Roma del 18 18 quanto segue:" Dopo più secoli, dacchè era stata interrotta per le critiche circostanze l a successione degli arcivescovi di Smirne, sede gi à illustrata dal celebre martire S.Policarpo I... I, finalmente ad istanza di que lla cattolica popolazione Pio VII si degnò benig namente ai 18 marzo di ri stabilire quell'illustre chiesa, e <li eleggerne arcivescovo il degnissimo rngr Lui gi M" Car<lelli romano, dell 'ordine de' minori riformati, il quale vi eserc itava già l'impiego di vicario aposlo li co"20. In seguito a c iò la religione cattolica fece grandi progressi. Il messaggio relig ioso venne dato in lingua greca, italiana e rranccse; in particolare predicava in lingua greca l'abate Daviers, superiore de i Lazzaristi, in francese don Carlo Forbin Janson, vic ario generale <li Chambery e in lingua italiana lo stesso arcivescovo. Pio VII nel 182 1 nominù il Car<le lli visitatore apostolico della sede vescovile di Sira e da Leone XII ne l 1826 fu deputato amministratore apostolico de l vescovado di Scio 21. A quell'epoca l' arcivescovado di Smirne esercitava la sua giurisdizione su più di 12.000 cattolic i, tra cui più di J .000 Arme ni, più di 600 Persiani 22 , Damasceni, Aleppitù e di altre nazioni, rispetto a un totale di circa

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(ìaetano Moroni, "Smirne", in Dizionario di erudizione storico-ecdesiaslù:a, Venezia, Tipogrnfia Emiliana, voi. LXVII, 1854, pp. 122- 129. 20 Gaetano Moroni, op. cii., pag. 126. 2 1 l'er tutte le altre noti1/.ie relative alle nomine di arcivescovi a Smirne nell'800, si veda ancora il G. Moroni, op. cit., pag. 127, dove sono riportati in dettaglio tutti i nominativi. 22 Tra le famiglie di origine persiana va menzionata quella dei Missir, i quali pur provenendo dalla Persia, professavano la religione callolica e per tale ragione ricevevano la protezione del console italiano. Cfr. Livio Missir di Lusingano, art. cit. , pag. 156.


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130.000 abitanti. La cattedrale sta bi Iita da Pio V 11 fu dedicata ali' immacolata Concezione di Maria Vergine cd a rlìdata a i Jirancescani Rifonna6. T parrocchiani erano, tra gli Europei , per la maggior parte /\ustriac i. La chiesa venne fabhricata dai Veneti i quali, gelosi de l loro patronato , non vollero ammettervi il console francese. Così i Cappuccini, i c ui componenti e rano per lo più di nazionalità francese, operavano nella chiesa parrocchiale dedicata a S. Policarpo da loro diretta ed alla quale appartenevano c irca 3.000 anime 23 . La chiesa del Sacro Cuore di Gesù apparteneva invece ai Lazzaristi. Esistevano anche quattro oratori : il primo puhhlico ne l collegio di propaganda, il secondo nell 'ospedale di S. /\ntonio assistito dai Riformati, il terw presso l'ospedale della ma rina francese affidato a i Cappuccini , il quarto nel monastero delle Sorelle de ll a Carità.Vi erano inoltre molte confraternite. Il clero dell ' a rc ivescovado si componeva di I 6 sacerdoti secolari, e 2 di rito a rmeno, oltre i c hierici ; e di 22 sacerdoti regolari , c ioè Rifonnati, Cappuccini , Lazzari sti, Domenicani, ed anche dai fratelli de lle scuole cristiane. li clero secolare viveva di "soli incerti" 24 . /\ Smirne i Riformati , i Cappuccini ed i Lazzari sti godevano di conventi provvisti di beni stabiliti . Vi erano inoltre due ospedali, il monastero delle Sorelle della Carità, l 'ospizio de i Domenicani e scuole in alcune parrocchie riservate ai parrocchiani poveri. Pe r l' istruzione della gioventù catloli ca esistevano anche altri quattro pubhlic i stabilime nti: il collegio di propaganda diretto dall'arcivescovo; il collegio dei Lazzaristi , dove si istrui vano g ratis più di 250 giovinetti; il collegio delle Sore lle del la Carità, che insegnavano gratuitamente a pi ù di 250 fanciulle ed inlì ne l'ultimo c he conteneva tre scuole g ratuite mantenute a spese dell'arcivescovo, in tre diffe renti 4uartieri della ci ttà per le povere zite lle . /\ Smirne risiedeva anche l' arcivescovo greco scism atico, ed erano presenti gli Armeni con la loro arcidiocesi; quest' ultimi non e rano soggetti a ll ' arcivescovo di Costantinopoli, né al patriarca di C ilicia, ma all ' arcivescovo di Smirne . Anche dal viaggiatore francese J.M. Tancoigne, di cui parle remo più dettagliatamente in seguito (cfr. par. 1.1 .6. di q uesto capitolo), si apprendono numerose notizie c irca la presenza d i due c hiese a Smirne: 4 uclla dei Cappuccini, sollo la protezione della Francia, e quell a degl i Zoccolanti , protetta invece dall ' Austria25 . Es isteva inoltre una c hiesa de i Lazzaristi francesi, ridotta poi in cenere in seguito all ' incendio del 1797; essa non ru ma i ricostruita. Le propo r1.ioni del di sastro de l 1797 furono talmente vaste che provocarono la distru 7.ione de ll ' intero quartiere franco messo a sacco dai Turc hi in seguito all ' uccisione di un musulmano da parte di uno schiavo veneziano26.

23 I registri parrocchiali della chiesa di S. Policarpo a Smirne sono stati utilizzali, per ..sopperi re all 'assenza di informazioni", dalla studiosa M .C. S rnyrne lis, ari. cii., pag. 48, per le sue ricerche sulle famiglie itali ane. 2' 1 (ìaetano Moroni, op. cit., pag. 128. 25 J.M .Tancoig ne, Voyage à Smyrne, Paris, R. Nepveu, voi. I, 181 7, pp. 35-37. 26 Cfr. J. M. Tancoigne, op. cii., pag. 36.


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Invece le famiglie protestanti frequen tavano la cappella de l console d ' ù1ghilterra cd in genere, a Smirne, no n si riscontravano tanta falsa devozione o higotteria, come invece accadeva a Costantinopoli. Non c'era un vescovo cattolico, ma un solo religioso, supe riore degli Zoccolanti, c he ne ricopriva le funzio ni con il titolo di vicario apostolico e di reverendissimo. I Greci, come gli Armeni , avevano il loro arcivescovado metropolitano e possedevano helle chi ese dove i Turc hi permcllcvano loro di esercitare, con tranquillità, i ri spettivi culti.

1.1.4. Situazione economica e commerciale nel XIX secolo Nel secolo XIX Smirne era testimone di profondi cambiamenti per qua nto concerne il commercio, i trasporti, il lavoro pubblico, l'industria, l'agricoltura e lo s viluppo in genere della popolaz ione e della città. La Levant Company, c he aveva rip011ato un grande s uccesso grazie al potere monopolistico ing lese sui commerci dcli' Asia Minore a Smirne fin dall'inizio del secolo XVDl, era stata liquidata nel 1825. Do po ciù, al c un i cittadini in glesi e le potenti fami glie Ciiraud, Whitall, Carnaud e L a lio ntainc, di venne ro forze do minanti dell'atti vi tà commerciale della città. D ' altra parte, i liberi scarnhi dei mercanti europei all ' ini zio del secolo XIX, erano limitati da ri stretti monopoli dc li' impero Ottomano sotto i principi dello yed-i vahid27 . P er molti anni la politica dell'Impero fu ispirata alla proibizione dell 'esportazione del grano, soggetto a concessioni uffi ciali. I princi pali prodotti c ommercia li prolclti dallo yed-i vahid erano l'olio d ' ol iva, l' oppio, le ghiande e la seta. Gli accordi commerciali turco-inglesi del 1838, aprono una nuova fase nelle re lazioni tra l' Europa e l' Impe ro Ottomano. Prima di questo accordo, infatti, i mercanti stranieri non potevano operare nelle parti inte rne del paese. Que sti, pe r far ciò, si servivano de ll' aiuto dei Greci e degli Armeni, i quali raccoglievano i prodotti ag ricoli dalle aree rurali e speravano di venderli lì come prod otti finiti. Lo yed-i vahid fu reso inoperante , perché abrogato dall'accordo del I 838, a llorché i mercanti inglesi e più lardi g li allri Europei, entrarono ne i mercati locali dircllarncntc, senza avere i c ittadini ottomani come intermediari. Così gli Stati e i merca nti s tranieri non erano più soggetti a concessioni ne lle operazion i tra i vari porti ottomani, equiparati così ai mercanti ottomani 28 . Le vaste concessioni che si estesero agli strani eri rurono fondame nta li per il declino de ll 'Impero Ottomano.

27

AA.VY. , Jzmir, Minist.ero di cultura della Repubbli ca di Turchia (vol ume a cura di), Istanbul , 1993, pag. 92. E ' bene tener presente che il termine yed-i vahid significa " mano unica", a conforma dell'atteggiamento mo nopolistico dell'Impero Otto mano nei confronli del commercio occidentale. 28 AA.VV, Jzm ir... cit. , pag. 93. Diverse imposte locali erano state rimosse, mentre era stato introdotto un dazio del 5% sulle importazioni e del 12% sulle esportazioni . Così i mercanlj stranieri e le loro merci si sarebbero polutj muovere liberamente ne i territori ouoman i per questioni di commercio.


La presenza italiana a Smirne

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L'Inghilterra approfittò dell'accordo dd 1838 e si introdusse nel mercato ottomano, fondando ne l 1843, con successo, la Jzrnir J'rade Bank. Il Credito Lionese e la Banca Ottomana si erano già affennate da tempo a Smirne. Il 4 fe bbraio del 1863 alla Banca Ottomana subentrò la Banca Imperiale Ottomana. Alla sua costituzione parteciparono oltre il Grand Vizir Kamil Pasa, il Ministro degli Esteri Ali Pa-,a cd il Preside nte del Gran Consiglio Fuat Pasa, anche i rappresentanti fondatori inglesi e francesi. Tale accordo, noto comL: Convention29 , venne immediatamente rati fi cato dal Sultano Abdulaziz. La pa11icolarità di questa Ranca stand l'atto che era sorta avvalendosi del regime misto, ossia con la compartecipazione del capitale straniero. Dagli studi condotti su di essa, risulta che molti dei suoi impiegati erano di originL: italiana. La ragione di ciò risiede nella propensione da parte della Ilanca ad assumere personale di origine europea anziché turca o araba. Nella seconda metà di 4ucsto secolo, mercanti provenie nti da venti Stati stranieri erano mollo atti vi nella città. La fondazione della Camera di Commercio inglese nel 1888 aveva rafforzato la presenza ing lese nella vita comme rciale della città. Un anno più tardi, una linea di navi gazione tra Smirne ed Amburgo, sgominò i mercati tedeschi e di venne attiva ne l mercato ddl'Egco. Accanto alle attività commerciali , ci furono inoltre significativ i sviluppi in fatto di comunica zioni. Nd 1837 aprì il French Post Office, seguita nel 1843 dalla Ottoman Post ()_!fin:. Nacquero anche servizi necessari alla salute dello indi viduo: il primo ospedale turco a Smirne fu inaugurato nel 1849, grazi e al solerte ai uto <li Emin Muhl is Pasa. Oopo il 1850, il capirnle cominciò a circolare in Europa; a testimonia nza di ciò ci fu la costruzione di l'crrovie dell 'ovest dell'Anatolia, il cui principale ohicttivo era que llo di trasportare i prodotti delle regioni dell ' Egeo a Smirne e in Europa. Il contratto per la costruzione della ferrovia Smirne-Aydin venne affidato nel 1856 ad una compagnia inglese. La costruzione iniziò nel J 857 e raggiunse Aydin ne l 1866. Analogamente, la costruzione della linea SmirneTurgutlu, venne concordata con gli Ing lesi nel 1863. Questa li nea ferroviaria raggiunse Manisa nel 1865 e Turgutlu nel 1866, e più tardi si estese ad Alasehir ( 1875 ) e ad Afyon ( 1897). M entre la costruzione delle l'crrovic si este ndeva nella regione dell'Egeo, la richiesta a Smirne di un moderno porto e molo diveniva sempre più urgente. Il contratto per la costruzione del porto fu dapprima artìdato a tre imprenditori inglesi, poi più tardi trasferito ai fratelli Ousseaud di M arsig lia. Questo progetto ve nne portalo a tcnnine alla fine de l 1874. Dopodiché ne l 1880 rurono completati i moli e le banchine frangiflutti , note come Kordon30. La baia di Smirne era comunque sempre in pe ricolo, a ca us;-, delle piene del fiume Cicdiz dov ute alle alluv ioni. L'amministrazione o ttomana inte rvenne nel 1890 con la costruzione di un canale, dall ' estuario de l lìume al mare presso Phokea (Foca ), evitando così al lìumc di entrare nella baia e proteggendo il traf-

29 A ndrè 30

Authcman, llistory oj' the Olloman Bank, Istanbul, Onoman Bank, 19 88, pag. 1.

AA. VV., Jzmir. ..cit., pag. 93.


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fico marittimo della città. Smirne ricevette l'illuminazione a gas a mano soprattutto ne lle vie più centrali; poi , nel 1860, venne data vi ta ad una compagnia del gas, c he edil1cù una fabbrica produttrice di gas, utile all'illuminazione delle alt.re strade. L'accordo tra la città e la compagni a ehhc termin e nel 1890. Smirne ottenne l'illuminazione elettrica solo a partire dal 1905. L'amministrazione ottomana decise poi di prosciugare le paludi di Yeni Kale (New Portress), considerate una m inaccia alla salute pubblica de lla città e nei confronti della c rescente popolazione. Il prosciugamento fu portato a termine nel I 89 1, insieme alla costruzione di Yen i Kale, ora c hi am ata Ham idi ye.

1. 1.5. Dimensione demografica della città e struttura della popolazione Il primo censimento urtì ciale ne ll' Impero Ottomano ri sale al 183 1. Dopo il periodo de lle Tanzimat, vale a dire delle riforme della struttura istitu zio nale dell ' ùnpero 3 l , lo Stato pubblicò il suo Devlet-i Aliye-i Salname con lo scopo di censire in maniera più attenta la polazione 32 . Nei secoli precede nti stime sulla popolazione di Smirne sono state riportate da viaggiatori stranieri e alcune di esse apparvero sui giornali locali puhhlicati a Smirne. A questo proposito si vedano la tabella e il gralico, riportati nella pagina seguente, che coprono l'arco s toric o 1812 1894:

TABELLA I: Prospetto demografico della città di Smirne dal 18 12 al 1894 -

-

ANNO 1812 1817 1828 1836 1837 1840 1854 1857 1861 1868 1872 1892 1894

TURCHI 60,0(X) 60,000 75,fK)O 58,000 45,(K)O 85,000 52,000 40,000 45,000 96,250

GRECI

ARMENI

EBREI

25,000 60,000 40,000 40,000 48,IXXJ 55,000 60,000 46,500 75,(MJO 75,000 57,0(Kl

IO,(}()(J

5,000

10,(X)O I0.000 6,000 5,000 10,000 7,000 12,000 6,(X)() 7,628

-

-

5,000 15,000 8,000 13,000

5,0(X) 10,000 10,(XJO 12,000 5,000 14,287 20,000 14,000 52,287

-

20,000 14,000 40,000 15,000 20,000 16,450

EUROPEI 6,000

TOTALE 106,000 150,000 120,000 150,(K)() 130,000 130,000 132,000 180,000 123,787 187,000 155,000 225,(X){) 229,615

Nmte:AA.VV., lvnir, Ministero di cul tura de lla Repubblica di Turchi a (volume a cura di), lstanhul , 1993, pag. 94

31

Si tratta d i ri forme emanale da Abdulmecid tra il 1839 e il 186 1 su pressio ne delle potenze occide ntali , che perseguirono l'intento di una riforma g iuridica e amministrativa de l paese, ma non quello d i ridurre i privilegi dei consolati europei. 32 AA.YV.. Jzmir: .. cit., pag. 93.


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La presenza italiana a Smime

GRAFICO I: Andamento della colonia europea a Smirne nel XIX secolo.

250-.-- - - - - - ~ - - - - - - ~ ~ - ~ ~-- - -- ~ o Tu rchi 200.l-- - - - ---'---- - - - --a--a • Greci 150+-----------a.-- .---- i-a O Armeni 100-t-it-.....---111-. _-ll-.....---lll--,ll--....-ft......1-llr~ o Ebrei • Europe i 50 .a--1........... o Totale 0 -f'U~ '-'Y'., 1812

1828

1837

1854

1861

1872

1894

1. 1.6. L'immagine di Smirne nei viaggiatori dcll'800 Per quanto concerne il prolilo di Smirne nei primi decenni dell'800, una fonte signilicaliva di cui ci siamo avvalsi è lo scritto del viaggiatore francese .I. M. Tancoigne33 . Tale fo nte pone in luce preziose informazioni e numerose curiosità sulla vita culturale della città. Secondo la testimo nianza del predetto scrittore, risalente al 1811 , 100.000 erano gli ahitanli della città, dei quali 60.000 erano Turchi , menlrc 25.000 erano Greci, 10.000 erano Armeni e 5.000 erano Ehrci . Il voi lo della città di allora gli appariva costituito da strade sporche e strette, da edifici costruiti con mattonj cotti al sole, di terra e di legno, il cui aspetto rievocava quello della più grande Costantinopoli. I quartieri lurchi, per lo più, si estendevano in un vallone molto più basso rispetto al livello del mare, e perciò l'aria che vi si respirava era umida e malsana. All' occhio del profano occidenlale, il bazar è quanto di più curioso e nuovo offre la città. Dietro un apparente tourbillon di colori, di prorumi delle varie mercanzie d'Oriente (sete, cotoni, drapperie, spezie), si cela una sapiente simmetria, dove og ni ceto e professione di spiega il proprio ingegno in prodotti che fanno hella mostra di sé nelle galeries particulières34 . Smirne, come quasi tutte le città della Turchia, non offriva prestigiosi edifici; la stessa casa del governatore, una delle più appariscenti del lungo mare, era fabbricata in legno dipinto e le sue moschee erano piccole e povere. Questa città era appannaggio della Valide-Sultan (madre del Sultano in carica)35, che vi manteneva un miltesellim (semplice governatore)36 , suo diretto di pendente. Cii'>

31

J.M. Tancoigne, np. r.it., pp.26-4 1. J. M. Tam.:uigne, op. cii., pag. 28. 35 " ...titolo che l'Abbo ndanza chiama il più augusto ed il più carico d' onori e privi legi che possa darsi dal sultano regnante alla maùre ...". Cfr. Gaetano Moroni , op. cii., pag. 2 15. 36 J. M. Tancoigne, op. c:it., pag. 29. Uno dei compiti <lei mutesellim era quello di raccogliere i tributi . 34


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le consenti va di escludere qualsiasi altro pascià a lei superiore. Una so ldatesca numerosa e turbolenta di gianni 7,zeri 37 , pronta a compiere raL,zic e di sordini d i ogni ti po, eseguiva gli ordini impartiti dal mutesellim. La città era inoltre atllitta da altri di sastri, terremoti e da epidemie di peste, quest'ultima portala quasi cos tante mente dalle navi proveni enti da Costantinopoli , dall'Egitto e dalle carovane giunte dall'Asia minore. Intorno al 18 12, presso quasi tutte le parti dell 'Impero Ottomano, si verificò il contagio che causò nume rose vittime; in una sola estate si calcola c he morirono 250 .000 abitanti a Costantinopoli e 45.000 circa a Smirne.

37 I giannizzeri ( in turco yen.i ceri "nuovo soldato·· e in senso collelli vo "nuova milizia") erano un corpo di truppe a piedi de ll ' Impero Ouomano, istituito per la prima volta al tempo del secondo sultano Ottomano Orhan. Nei primi seco li, il corpo ru quasi totalmente a limentato da g iova ni presi ne lle g uerre contro i cristiani e dalle migliaia di fan ciulli delle fam iglie cristiane d ell'Impero. in particolar modo quelle della Turchia Europea. Essi erano raccolti con una levata della devsirme, venivano istru iti nella relig ione musulmana ed erano ahituati a parlare in turco. Sebbene i g iannizzeri fossero cristi.mi d 'orig ine, sotJo le anni diventarono i più fanatici di fensori de ll ' hlam. La devsir111e duri> fino al 1700 circa, po i il loro arruo lamento s i fece eterogeneo , dato che entrarono a fame parte anche i ligli d ei Turchi e s pecialmente i figli dei giannizzeri stessi. I giannizzeri erano divisi in tre classi, ognuna delle quali comprendeva un certo numero d i reggimenti detti orta. Ogni orta aveva il proprio vessillo con distintiv i speciali ; i soldati indossavano un'uniforme di p,umo e avevano in capo una spec ie di c 11nia bianca di lana con un lungo lemho cadente sulle spalle. Le loro armi erano lance, sc iabole, pugnali , accette e archibugi. Il corpo dei giannizzeri normalmente era designato con il nome oc:uk ( l'oculare); simbol o di coesione e di solidarietà erano le marmitte (kazan) nelle quali era cotto il loro cibo e c he rovesciavano in segno di malcontento q uando intendevano lagnars i dei loro capi. Era consuetudine che i giannizzeri non prendessero moglie, tuttavia no n era loro vietato il matrimonio e i fi g li nati d alla loro unione con d onne indigene nelle reggenze formarono un nuovo e le me nto etnico, i Cologhli (Kuloiflu "figlio di schiavo": i g iannizzeri e rano considerali schiavi del sultano). Per moll o tem po i g iannizzeri costituirono uno d ei principali sostegni dell'Impero Ottomano, ma anche nei periodi d i magg iore po tenza di questo furono causa di disordini e di rivoluzioni. l'iù scade nte divenne gradatamente la loro d isciplina, cre bbero le loro richieste di aume nti di paga e più vo lte si intromisero negli alTari d ella corte e del governo , otte ne ndo la d eposizione e la morte di ministri , gran visir cd anche sultani . ru il sull ano Sclim lii ( 1787- 1807), l' in iziatore delle riforme dell'Impero, che tentò di disli,rsi di quella milizia, introducendo nel 179293 un nuovo corpo di fa nteri a nell'esercito, istruito con i siste mi moderni europe i (Nizam Cedici " nuovo ordinamento"). Di fronte a tali nov ità che appaiivano loro come imitazioni degli in ledeLi, i giannizzeri si rivoltarono e nel maggio del 1807 deposero Sclim lii e Ittero salire s ul trono Musta fà IV. Trasforrnazionj ulteriori de lla mili zia giannizzera segu irono con il s uo successore Mahmud Il, ma la sua opera venne stroncata nel novem bre de l 1808 da una nuova ribell ione dei g iannizzeri . Così nel 1826 il sultano isti tuì il nuovo corpo di eskin.ci che doveva essere rifornito mediante i migliori e le menti dei g iann izzeri : " li Gran Signo re con un 1-Iatti-Schcrif ha ristabilito Nizami Cedùi od organizzazione delle truppe all 'europea. Q uesta decisione che costò la vita a Selim lii è stata presa


La presenza italiana a Smirne

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Malgrado c iò, Smirne era pur sempre ritenuta J' J::chelle du Levant3 8, in qua nto era in grad o di offrire le più ampie possibilità agli Europei, richiamati in Turchia dagli affari e dai commerci. Ce ntro di smis ta mento dei commerc i di quasi tutta l'Asia, e di quelli che l'Europa faceva con la Turc hia, i mercanti europei la consideravano come il più imprnt ante centro del Levante. Così il commercio, che per molto tempo aveva languito, non tardù a rinvigorirsi, ragg iungendo mome nti di reale splendore. Si registravano presenze fra ncesi, inglesi, italiane, olandesi, tedesche, russe ed altre. Tutti questi costituivano una piccola colonia d i 5-6.000 unità che risiedeva nella ci ttà con le famig lie, popolando quaitieri in prossimità del porto, assoluta m ente divis i d a quelli turchi. Og ni nazione era rappresentata da consoli , le cui case erano decorate e situ ate s ul mare. Gran parte della popolazione era costituita da coloro che, nel Levante, erano c hiamati Franchi, cioè "uomini orig inari d i diversi paesi, nati, sposati e stabiliti in Turchia, che non conoscevano altri costumi e ling ua se non quella de i grec i, e c he potevano essere paragona li, in qualche modo, ai meticci de ll ' Tndia" 39. T consoli e i m ercanti .franchi erano soliti accogliere gli stranieri , condotti a Smirne dalla curios ità o dal caso, con ralli nata genti lezza. Così , mentre un'accoglienza festosa nei confronti degli s tranieri caratterizzava la cillà di Smirne, a Costantinopoli avveniva tutto il contrario. Ai mercanti di tulle le nazioni era riservato un luogo di riunioni c hiam ato " le Casin". Questo poteva essere considerato per la s ua importanza come la Wauxhall e la Borsa di Smim c 40 ; infatti lì ci s i intratteneva e s i negoziavano tutti gli affari di ba nca e di commercio. Gli abbonati , pagando una quota, avevano la

questa volta in maniera differente, i giannizzeri sono liberi di entrarvi, quelli che non vogliono entrarvi conservano la paga per tutta la vita... Mahmud aveva considerato fosse giunto, ormai , il momento di realizzare il suo piano da tempo preordinato: distruggere i giannizzeri..." . La causa occasionale venne dal.a il 14 giugno del 1826 da un im:idenlc sorto Ira un soldato delle nuove truppe e un istruttore egiziano rimasto ucciso. L'uccisore, nel tentativo di salvars i la vita, si rifugiò presso una caserma di giann i1.zeri. Quest'ultimi , nella notte tra il 14 e il 15 giugno, ini ziarono la rivolta. Così, "Mahmud, lempeslivamente avvertilo ...chiamù a raccolta, accanto alle truppe fedeli , anche il popolo di Costantinopoli ord inando di perseguire senza pietà i 1ivoltosi che, ammassati nel mercato delle carni - Eit medan - centro delle caserme furon o fa lc iati dai cannon i caricati a mit:raglia ... Dopo qual.Ira secoli e meno di esistenza, un corpo che era s lal.o il vanto delle rorLe armale ollomane e il terrore degli eserciti avvcrsari ...fu eliminato nel giro di pochi giorni face ndo così. naufragare miseramente la plurisecolare leggenda della sua invincibilità: il riconosciuto valore dei tempi passati , l'ammirato sprezzo della mort e e il superho impeto comhatl.ivo erano, ormai da tempo, degenerali ndl'arrogan:u1, nell 'indisciplina e nell a fiacchezza proprie di una truppa di mestiere preoccupata solo di godere i suoi vecchi e superati privilegi confusi con la più smaccata corruzione". Cfr. Enrico De Leone, op. cii., pp. 47-49. 18 · .I. M. Tancoi gne, op. cii., pag. 30. w J. M . Tancoignc, op. cit., pag. 32. ,io J. M. Tancoigne, op. cii., pag. 33.


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possibilità di partecipare a feste, a danze e ad incontri dove era solita riunirsi tutta la migliore società della via Franque4 1• I consoli, non facenti parte dell'associazione, erano spesso invitati con le loro fanùglie, come pure gli stranieri e i viaggiatori di vaiie nazionalità. Due commissari, uno francese e l'altro inglese, facevano gli onori di casa ed erano preposti a mantenere l'ordine. I .a Lon~ue ou Promenade An~laise42 era il ballo preferito dei Franchi di Snùmc e l'anglomania più spinta era la passione dominante del levantino. Era facile imbattersi in individui vestiti ridicolmente all'inglese; diversi imitavano pcrli no la pronuncia inglese che facevano rifluire ne lla loro lingua, pur non essendo mai usciti dal loro paese. Il turco di Smirne, sebbene sovente assumesse atteggiamenti fanatici e disposti alla rivolta, si adattava a ri spettare la persona e le proprietà dell'europeo. Del resto non era facile, soprattutto di notte, incontrare musulmani nel quartiere franco in cui la polizia della città non aveva via d' accesso. I Greci usufruivano di una libertà quasi illimitata ed era possibile riconoscerli dall'insolenza del loro muoversi e da uno spirito allegro che Tancoignc definisce "hruyante"43_ lJn altro significativo viaggiatore è l' ingegnere Luigi Storari, ex-capitano di artiglieria, benemerito patriota cd insigne matematico. La sua fama è legata al fatto che fu il primo a tracciare la pianta topogrnfica della città di Smirne, da lui rilevata nel 1854 e dedicata nel 1856 a S. M . Abdulmecid Han in vista di istituire il catasto (la sua carta serve ancora oggi a regolare tali operazioni) 44 . Puhhlicù intorno al 1855 in lingua italiana e francese la guida di Smirne, con aggiunte di cenni slorici 45 . Questa risulta costituita di tre parli: la prima parte riguarda i cenni storici dalle origini fino all'epoca in cui si rife risce lo scrivente ( 1855/57), la seconda parte illustra la Smirne moderna ed antica e la terza parte pone in luce i dintorni della città. Il lavoro di Storari, prezioso per il numero d' informazioni e per l'appo110 delle cognizioni sulla città ne lla seconda metà dell'80046 , a giudizio dello stesso autore non segue un rigoroso ordine crono logico, soprattutto per quanto concerne la prima e la seconda parte, a causa degli scarsi documenti . La sua figura ci è parsa di impo11anza tal e da giustificare una nota biogralìca all'interno del capi tolo 11.

4 1 .I.

M. Tancoig ne, op. cii., pag. 34. J. M . Tancoig ne, up. cit., pag. 35. 43 J. M. Tancoignc, op. cii., pag. 38. 44 Stéphane Yérasimos, "Luig i Storari", in /\lii del Convegn" sull'/\rd1il ei:tes italiens a lstanhul au f()urnanl du siede, table ronde, 27 el 28 novembre 1995, Istanbul , in corso di stampa. 45 Luigi S torari, Guida con cenni storici di Smirne, Torino, Stamperia dell' Unione Tipografico-Editrice, IR57 . Si veda in propos ito la 1àvola XIX in appendice iconogralica. 4" I .uigi Storari , up. cii., pag. 62:" ...dirò , da quan to potei diligentemente raccogliere, che gli abitanti ascendono a 132,000 circa". 42


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Lo Storari, come del resto era accaduto agli altri viaggiatori che precedentemente avevano visitato Smirne, viene affascinato dallo splendore e dalla varietà di paesaggio della città. Egli sceglie come premessa al secondo capito lo della sua opera due versi de lla poesia "a Smirne" di Carlo Macou47 :

Per una parte stai sul Pago altera, Uall'allra il mare e il Meteo ti cinge. E lui stesso continua: "Ecco in questi due versi la più esatta descrizione topografica di questa cillà. Bella è Smirne veduta dal mare, più bella ancora veduta dall'antica fo rtezza alla sommità del Pagus"48· Dalle pagine di Sto rari viaggiatore, emerge un trag itto più dettag liato e più esteso rispetto a quello intrapreso da Tancoignc . Il primo non si li mita a visitare e ad intessere gli elogi della sola città di Smirne, ma s' inollra nei dintorni di essa. Nella sua opera si legge: "Passato che siasi all'o pposta sponda del fiume Meles sopra l'antico ponte delle Carovane, ...scorgesi un mutilato torso di leone ai piedi di un edi fic io ... Era questo, a mio credere, un tempio dedicalo a Mclcs, cd a questo tempio apparteneva la colonn a che ora sostiene la

·17

L" amic izia tra Storari e Maco11 è test.irnuniala da una lellera di q uest' ulti mo indirizzala a Nicola P.1brizi, in cui si legge:" ...lo venerdì parto per Costanti nopoli perché qui a S mirne si muore di fame, mi vado ad unire coll'antico amico Storari molto bravo patriota. che mi darà lavoro...". Sempre dalla stessa s i evince che il ricavalo daUa vendila ddla pianta d i Smirne veniva ut ili u.alo per la cassa comune del movimento mazzi niano - " ... I I O rra nchi della pianla di Smirne li metterete nella cassa dei ritratti d i t\gesilao per 5 ritraili vend u1i ..." -. Stessa cosa emerge in un "a ltra sua lettera a Nicola Fabriz i, in cui Maco u scrivc:" ... vi sped isco 10 copie della pianta e g uida <li Smi rne, pregandovi caldamente d' interessarvi per la riuscita ..." . Inoltre questi esuli, come emerge in generale dall'epistolario citato in bibliografia. si ded icavano spesso a piccoli commerci per sbarcare il lu nario e per affrontare tutte que lle ristrette7.ze economiche che la vita eia esiliati comportava. Cfr. Lettera d i Macou a Nicola Fahri7.i , in M.C. R.R., Sm irne, 15 marw 1858), Busta 524, n. 4 (8) e I .ettera di Carlo Macou a N icola Fabrizi , in M.C. R.R., Smirne, 3 inaggio 1858), Busta 524, n. 4 ( 11 ). Le carte Fabrizi, d i c ui c i siamo più spesso serviti ne l corso d i q uesta tesi, costituiscono uno degli arc hivi più preziosi <le i Museo C:enlrale de l Risorgimen lo. A llraverso queste ca11e è possibile conoscere l'aUivili1 politica della fam ig lia Fabrizi. in particolar 111odo di N icola, Carlo, Luigi e Paolo;" ... qucsto è il valo re maggiore delle carte, di segui re, attraverso le lettere famil iari, la vita di tutti i g io rni , le d irli collà materiali , l'inseri mento del nuovo ambie nte, i rapporti no n solo politici, con a ltri esuli e con i Corsi che li proteggevano. I ,e carte, in sostanza, collegano idealmente Livorno con la Corsica, con puntale in altre località italiane e straniere, come Malta e Londra'·. Cfr. Em il ia Morelli, / fondi archivislici del M useo Centrale del Ri.w rgimenlo, Roma, I ,a l'enice !!d izioni, 199:ì, pag. 227. 18 I ,uigi S1orari, op. cit., pag. 23.


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c upola della mosc hea di Burnabà", con l'iscrizione in greco "che a<l lillcram tradotta, vuol dire": LODO IDD/0 MFLFS FTUMF IL SALVATORE MIO DI OGNJ PESTE E MALF, CJJt.: Llllt:ROMM/49 .

Tale iscrizione aveva suggerito allo Storari che Meles fosse una delle divinità c he aveva salvato Smirne dalla peste, e forse a lei e ra dedi calo un tempio prima che la città fosse minacc iata da tale flagello. Il tempio doveva trovarsi in una posizione dominante della città, sulla riva del fiume Meles.

T.2. EMIGRAZIONE ITALIANA IN TURCHIA Uno degli argomenti più delicati e ricco di conlrovcrsic è, senza duhhio, quello dell'emigrazione italiana, pe r l' impo11anza che tale fe nomeno riveste ai lìni ùdlc ricerche sulle origini storiche, la struttura sociale e l'andamento demografico dell a colonia italiana nel pe riodo da noi preso in esame. L'emigrazione ha cerlarncnle inlcrcssalo gli economisti , i quali non sempre hanno valutato in modo proporzionato i v,mtaggi individuali degli emigranti ; i lilanlropi che ne hanno commiserata la sorte a volte misera ed infelice: i legislatori, che si adoperano a punire le frodi e a diminuire gli inconvenienti di un fenomeno, che non possono impedire, e c he ri sulta per t,mti aspetti dannoso agli Stali dove più si manifcsla. Quando si affronta il te ma dell'emigrazione italia na, bisogna tener presente che non ci si Lrova sollanlo di fronlc ad un inleresse na zionale; c'è infatti una parte della nostra e migrazione vigorosa, apprezzata e desiderata in tulli i paesi dove la manodopera risulta scarsa rispetto ai bisogni della terra, ma c'è una parte mal sana, impotente, lìacca "che va a crescere la faccenda delle polizie e ai tribu nali; a rie mpire le carceri, ovvero è cagione di gravi imbarazzi , colle sue miserie, ai consoli nostri cd alle a utorità dei paesi ai quali si rivolge"50 . Volendo condurre un' analisi slo rica sull'argomento, hiso gna Lc ncr conto c he l'emigrazione italiana prima del 1860 no n fu ingente. Allora uscivano dalla patria, per sfuggire alla servitù, i migJjori cittadini, i quali po i si affrettarono a rie ntrarvi dopo la proclamazione d el Regno. La lama della nosl.ra e mi grazione ini ziò ad offuscarsi allorché sopraggiunsero ele me nti meno motivati, costin1i ti per lo più di sposlali o di uomini "ai quali nulla diceva il sentimento della patria nostra, e anzi approfittavano delle maggiori libertà per fugg irla" 5 1.

49

Luigi Slurari, op. cii., pag. 5 1. so A. V. Pigafetta, art. cit. , pag. 465. 5 1 /\. V. Pi gafetta, ari. cii. , pag. 466.


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Si è discusso a lungo sul fenomeno, per comprendere quanto questo fosse utile e dannoso nei confronti dello Stato dove si mani lesta; " l'e migrazione giova quasi sempre ai paesi dove si rivolge.. .in quanto dove non verrà meno al lavoro umano, forse per secoli, la terra, la ri cchezza e la potenza de llo Stato aumentano in ragione deg li abita nti" 52 . Nel XIX secolo, che l'emigraz ione fosse voluta dagli Stati , emerge chiaramente dalle buone leggi che alcuni e manavano a tutela degli e migranti , dalle disposizioni prese in loro favore, dalla protezione e perfino dalla cittadi nanza che a volte veni va loro accordata. Molti a nz i sostenevano che l'emigrazione fosse un fatto na turale, eminente mente umano, e perciò necessa rio. Altri, invece, ,itenevano c he la madrepatria, il paese dal quale gli e migranti partivano, non sempre riceveva veri e prop,i vantaggi da questo fe nomeno, dato che le forze che abbando navano i luoghi d' ori gine erano di stolte dalla terra nella quale erano state c reate. Il prohlcma andava assumendo proporz ion i sempre più consistenti ; ci si chiese a llora c he cosa fosse l'e migrazione, quali c riteri di stinguessero l 'emigra;r.ionc propria dalla temporanea, quaJj notizie si potessero a vere di que lla clandestina cd infine quali mezzi si avessero a disposiz ione per conoscere quante persone tornassero in pat1ia. Se si fosse riuscii.i a rispondere a tali domande, akune delle quali peraltro ancora non del lullo oggi ri~ulte, ~i ~clfebbe ullenuta una statistica soddisfacente. Quando si parla di e migrazione vera e propria, si a llude a coloro c he lasciano lo Stato ne l quale sono nati, senza la volontà di farvi ritorno. Al contrario, quella temporanea, riguarda coloro c he, pur lasciando lo Stato, si propongo no e ntro termini più o meno hrcvi di ritom ;irvi. F:migranti propriamente de tti possono considernrsi solo i p rimi. Così, " le c ifre de lla nostra emigrazione appaiono grosse appunto perciò che per lo più si confo ndono le due e migrazioni, e mm si tiene conto abbastanza degli emi granti che tornano in pMria" 53 . Era paitic olarme nte diffìc ilc indi viduare il fe nome no dell' emigrazione clandestina, in quanto la statistica non poteva eserc il:are alcun controllo. Tale forma di em.igrazionc si era soprallutt.o svi luppata dopo la circolare dell'o norevole Lanza emanata il 18 gennaio del 1873. Egli , avendo rivolto la sua attenzione sul grave argomento dell'emigrazione, inviò a.i prefetti tale circolare c he verteva soprattutto su due co11celli : impedire l'emigrazione illecita, denunc ia ndola all ' autorità competente, e frenare l'enùgrazione spontanea. li risultato di ciò fu che l'emigrazione clandestina crebbe smisuratamente e l'enùgrazione in genere continuò sulla sua scala ascendente. Così l' onorevole Nicotcra, ministro de ll ' Interno, si ;iffrettò con un' altra c ircolare ad a brogarla (1876), credendo di porre fi ne agli inconvenienti della precedente. M;i né questo né gli ulteriori provvedimenti presi dal governo e bbero successo. E' possihilc invece rilevare che i veri emigranti risultavano essere più numerosi sul finire dell 'autmmo e durante i rigidi inverni, proprio quando coloro che coltivava-

-~ 2

53

A. V. Pigafctta, art. cii ., pag. 466. A.V. Pigafctta. art. cit., pp. 4(19-470.


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no la terra, soggetti per lo più a contrntti di mezzadria o di colonia, risentivano della scarsezza e della privazione dei prodotti. Invece l'emigrazione tempomnea era più frnte nella p1imavera ed era caratterizzata da una maggiore presenza dell'elemento ma<;chile che andava fuori per lavoro, lasciando a casa donne e figli - " ... le donne sono circa un decimo degli uomini, nella emigrazione propria quasi la metà"54 . Gli sviluppi registrati dall ' agricoltura italiana nel ventennio dal I 860 a l I 880, grazie alla caduta delle harriere dei dazi doganali e allo sviluppo dei tras porti, erano stati più quantitativi che qualitati vi e non avevano mo<lilicato i rapporti <li produzione, né avevano portato grandi progressi nelle tecniche de lla coltivazione. Ncll'llalia del Sud, dopo il '70, la situazione dell ' agricoltura non era migliorata; tragiche risultavano le condizioni dei lavoratori nelle campagne, sottopagati e<l oberati da contratti arcaic i, malnutriti e, ne lla stragrande maggioranza, analfabeti. Dall'inchies ta agraria del 1877 di Stefano Jacini deliberata dal Parlamento, conclusasi nel 1884, e mergeva un quadro drammatico <lell' agricoltura italiana. Anche se nella relazione finale dell ' inchiesta erano indicati alcuni rimedi (opere di bonifica, irrigazioni, avvicendamento delle culture), in realtà nel Sud l 'avvio di tale progresso di trasformazione mancò. Così in llalia la cri si si ri velò attraverso un brusco abbassamento dei prezz i che colpì prima i cereali poi l'insieme della produzione agricola. Al calo de i prezzi fece seguito il calo dell a produzione dei cereali, con conseguenti e prevedibili disagi per tutte le categorie agricole55 . Nel decennio 1870-80 l'emigrazione de ll'Italia si era mantenuta intorno ad una med ia ann ua di 100-1 20 mila espatri. Poi, ncll' ult.i mo ventennio del secolo, la cifra crebbe considerevolmente fino al raggiungere una media di 300 mila partenze all'anno fra il 1896 e il 1900, con un forte aumento de lla quota di e migrazione permanente. Fra il 1881 e il 1901 più di 2 milioni di persone abbando narono definitivamente l' Italia. Tutte le regioni italiane parteciparono al fenomeno m igratorio, ma il contributo più rilevante fu dato dal M ezzogiorno. Ino ltre. mentre l' emigrazione delle reg ioni settentrion ali era soprattutto temporanea e diretta verso i paesi europei, quella de l M ezzogiorno si indirizzava in prevale nza verso il Nord-America e aveva, per lo più, carattere pe1manente 56 . Dal punto di vista economi co il fenomeno emigratorio e bbe alcuni effetti positivi, non solo perché alle ntò la pressione demog ralica c reando un rapporto più fa vorevole tra popolazione e risorse e atte nuò tensioni sociali altrimenti insostenibili, ma anc he perché le rimesse deg li emigranti (i ri sparmi inviati dai lavoratori a ll' estero a lle famiglie in pat1ia) tendevano ad allevi are il disagio dell e

54

A. V. Pigafclla, art. cit., pag. 472.

55 Cfr.

A. Giardina - G. Sabbatucci - V. Vidotto, L 'età contnnpomnni , fl ari , I ,aterza, voi.

lii, i 992, pp. 332-334. 56

Cfr. Mantell i flrunello, "Emi grazione", in Storia d 'Italia - I, Fabio Levi - Umberto Levra - Nicola Tranfaglia (a cura di), Firenze. La Nuova Italia, 1978, pp. 287-289 e Ercole Sori. L"emigrazione italiana da/1 '/Jnità alla .1·e r·onda guerra mondiale, flologna, li Mulino, 1979, pp. 28-'.ì2.


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zone più depresse, risultando di non poco giovamento all'economia dell'intero paese. Ma, allo stesso tempo, un'emigrazione così massiccia rappresentò un impoverimento in termi ni di forza-lavoro e di energie intc llc uuali per la comunità nazionale, soprattutto per il Mezwgiorno che, privato di molti fra i suoi clementi più giovani ed intraprendenti, vedeva allontanarsi i tempi del suo riscatto economico e civile57 .Quando si parla de lla presenza ita li ana a Smirne ne i secoli XVTTT e XIX non si può prescindere dalla seguente chiarificazione: se il termine colonia viene utili zzato per designare un gruppo di persone originarie di uno stesso paese che vivono in comunità e che sono sottoposte ad una serie di istituti e di regole indispensabili per assicurare un huon funzionamento - senza fare alcun riferimento evidente al concetto di dipendenza da parte degli abitanti del paese d' insedi amento -, non è possihile usare un'accezione in termini così restrittivi per definire la presenza italiana a Smirne nel periodo cronologico dinanzi indicato. Per ciò che concerne l'amministrazione la Turchia era divisa in 36 Vilayet o grandi governi o govern i generali, i cui amministratori avevano il titolo di vali; di 4uesti 15 erano in Europa, 18 in Asia e 3 in Africa5 K. Questi governi generali si suddividevano in 110 province chiamate Liva o Sancak, non comprese le suddivisioni d 'Egitto e le province tributarie; a capo dei Liva sono posti i vicegovernatori chiamati kaymakan. I Liva erano divisi in Ka za o distretti e questi in Nahiye, rum1ali ua villaggi, casolari e capanne. Tra essi vi era Aydin in Liuia, con Smirne sede di governo e capoluogo. La parte occidentale dell 'Asia Minore posta sollo la giurisdizione de l consolato di Smirne comprendeva: • il vilayet di Aydin; • il vilayet di Konya; • il territorio meridionale del vilayet di Khodavendikiar e quello del mutessariflik di Karasi, nel golfo di Adramiti, estendendosi ne ll ' interno fino a Balia-Maden; • le isole de ll 'arcipelago Ottomano, tranne Tenedos, Samotracia, Jmbros e Lcmnos; • il principato di Samos59 . Il vilayet di Aydin era suddiviso in cinyue sanxiaccati: Smirne (consolato a

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Ancora una volta, dunque, gli effetti del progresso econo mico non si distribuirono uniforrm:mcnl.e ne l paese, ma si fecero sentire soprattullu nelle regioni più sviluppate, in particolare nel cosiddetto triangolo industriale Milano-Turino-Genova, acce ntuando il divario Ira il Nord e il Sud. Cfr A. Giardina - G. Sabbatucei - V. Vidotto, op. cii., pp. 421 - 426. 58 (ìaet.ano Muruni, op. cit., pag. 223. 59 "La colonia italiana nel distretto consolare di S mirne". Rapporto del cav. Enrico nob. Acton, r. console generale (sellernbn: 190 I), in Emigrazione e Colonie. Raccolta di Rapporli dei RR. Agenti diplonwtici e consolari, Ministero degli Affari Esteri (a cura di), Roma, vol. li, 1906, pag. 7. Enrico J\cton fu trasferito a Smirne con patenti di console con R.D. il 15 luglio 1899, il 3 fehhraio del 1901 gli vennero conferite le patenti di console generale ed infine con R.D. il 24 agosto del 1902 fu promosso console di 2° classe. Cfr. Lajl,rmazione della diplomazia nazionale ...cit., pag. 2.


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Smirne e agenzia consolare a Scalanova); Magnesia (agenzia consolare a Magnesia); Aydin (agenzia consolare in J\ydin) Denizli e Menteehè. In lullo questo vaslo tenitorio, solo alcune città marittime (S mirne, Aiyali, Adalia) e poche isole (Scio, Rodi , Metelino) erano dimora stabile di famiglie italiane. Nell'interno invece, lungo le linee ferroviarie e presso le miniere, si lrovavano molli operai ilaliani, alcuni dei quali con la propria famiglia, anche se la loro dimora aveva carattere tcmporanco60. Senza dubbio l'Asia Minore, me no forse di qualsiasi allra regione del bac ino del Mediterraneo, risulta essere campo d' immigrazione per gli Italiani. Infatti, gli ostacoli che le leggi ottomane avevano creato agli stranieri circa la proprietà immobiliare, l'agricoltura, l' industria e le miniere, per non parlare della concorrenza costit1lita dal folto elemento greco, han no posto resistenza alla nostra immigrazione. ln ciò è da ricercare la ragione p er c ui non si sono formate correnti immigratorie di operai , se non nel caso in cui sia slalo nccessa1io esegui re coslruzioni ferroviarie.

1.2.1. Regioni di provenienza degli emigranti italiani La colonia italiana del vilayet di Aydin (Smirne) risultava composta da quattro elementi, di cui due principali e due secondari: • delle antiche famiglie genovesi e venete, venute qui dalle isole adiacenti (spcc ialmenlc Scio) dove erano stabilile all'epoca gloriosa di quelle repubbliche. Queste famiglie, a cui se ne aggiunsero in seguito a ltre provenienti da ogni pa11e d'Italia, occupavano il primo posto per ricchezza e per formazione; • di famiglie originarie del Mezzogiorno d' Italia, soprattutto della Puglia, stabilitesi lì da una o più generazioni. Costituivano il ceto degli operai, artisti, coltivatori , marinai, rivenditori al minuto e tc. 11 numero si presentava piuttosto cospicuo e lutti vivevano insieme in un quartiere apparentemente povero, detto la Punta, un vero e proprio vi llaggio italiano; • di Israe liti, oriundi di l ,ivorno e ancor di più appartenenti ai luoghi limitrolì, che ollennero, sin dall ' a ntichità, la protezione dei v,u-i Stati italiani, protezione che, in seguito ag li eventi, si trasformò in sudditanza riconosciuta poi dal Governo locale; • di un piccolo numero di operai e di braccianti, condotti lì dai lavori fe rroviari e minerari 6 1.

60

Cfr. "La colonia italiana nel distrcllo consolare di Smirne". Rapporto del cav. Enrico nob. J\cton , r. console generale (settembre 1901), op.cii., pag. 8. 6 1 "Rapporto del R. Console generale cav. Avv. Archimede Bottesini (22 febbraio 1892)", in Emiiraz,ione e colonie. Rapporti di RR. Agenti diplomatici e con.rnlari, R. Ministero degli Affari Esteri (a cura di), Roma, 1893, pp. 541-542 e "la colonia italiana nel di stretto consolare di Smirne". Rapporto del cav. Enrico nob. Acton, r. console generale (settembre 190 I), op. cii. , pp. 8-9. E' hene qui ricordare che Archimede Bottesini fu trasferito con R. D. a Smirne rnn patenti di console il 27 maggio del J888. c rr. / ,(1 Jòrma zione della diplomazia naziona/e ... cit. , pag. 104.


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1.2.2. Le rappresentan1:e diplomatiche A Smirne, nella metà del XVJH secolo, si stahilirono un console de l Regno delle Oue Sicilie e un console dell a Toscana; solo il console veneziano ebbe però una certa im portanza, in qu anto le persone che dipe ndevano dalla sua giurisdizione erano di fatto molte. Comunque, mancando in quel periodo qualsiasi censime nto, ris ultava dinìcile quantificare le presenze italiane e, d ' altra parte, era impossibile valutare la reale consistenza degli altri gruppi e uropei reside nti nella città. Le cifre esiste nti erano in fotti solo indicati ve e certo non potevano essere ritenute corrispondenti alla realtà (sembra c he solo i capifamiglia fossero rientrati in quel computo). 11 console veneziano approntò, intorno al 1781, un e lenco da cui emergevano quaranta capifa mi glia, ma esso ri sultava incompleto. Solo più tardi l'elenco apparve pi ù ricco e significatjvo e mi rava a tener conto d i molte persone provenie nti dalle isole Ionie, trasferitesi a Smirne per sfuggire ai numerosi disordini c he allora stavano affliggendo le isole. 1.2.3. I Veneziani I Veneziani si erano stahiliti a Smirne all ' ini zio del XV II secolo, motivati da ragioni essenzial mente commerciali. Importavano tessuti in lana e cristalli, molto apprezzati dai ceti più agiati degli Ottomarù, e compravano cotone grc1.zo, c uo io e seta. U n secolo dopo il loro commercio andò incontro ad una forte concorrenza da parte dei commercianti frances i ed ing lesi c he, stanziatisi nell' Impero Ottomano, diedero loro reale filo da torcere. Nella colonia veneziana, però, oltre ai commercianti e ai commessi, si aggiunsero medici e artigiani (calzolai, harhie ri , battellieri, ossia " possessori di piccoli battelli che si dedicavano al cabotagg io nel golfo di Smirne e lungo le coste dell ' Asia Minorc"62). Oltre a costoro vi erano le persone di malaffare - .mns aveu come li chiamano i consoli europei63 - che provenivano soprattutto dalle isole Ionie (Zante, Cefalonia). Tutti costoro strinsero forti legami con gli Ottomani, s ia cristiani che musulmani, con i quali erano soliti commettere misfatti e sposavano le donne ottomane c1isti ane appmtenenti ad una modesta estrazione sociale. Spesso erano accusati dalle au torità ottomane e dai consoli e uropei di scatenare baruffe nei piccoli catlè vici no al mare e di provocare incendi che pe riodicamente devastavano la città. Emerge chiaramente, pe rciò, come le autorità cittadine facessero pressione sul console veneziano affi nché controllasse più severamente i connazionali , attraverso provvedimenti drasti ci utili per liberare la città da tali elementi perturbatori. Così, mentre le altre colonie europee disponevano di alcune regole rigide

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Cfr. Marie-Carmen Smyrnelis, art. cit., pag. 43. C fr. Marie-Carrnen Smyrnelis, ari. cii., pag. 43.


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alle quali subordinavano la loro attività commerciale nel Levante, le colonie veneziane invece erano pri ve di regole di questo gene re per lo me no fino al XVlll secolo, risultando meno strutturale di quel le e uropee. Coloro che ne facevano parte non avevano più alcun collegamento con la repubblica di Venezia, e non vi era alcuna legge che li potesse costringere a farvi ritorno. 1.2.4. I Genovesi

Altra presenza consistente nel X V lii secolo, oltre a 4uclla dei Veneziani e degli originari delle isole Ionie, è quella dei Genovesi. Si tratta sicuramente di alcuni discendenti delle fami glie genovesi c he si stabilirono dapprima nell' isola di Scio 64 , e poi verso il XII e XIII secolo a Smirne e che hanno continua to a vivere nel I ,evante anche più tardi. Alcune insig ni fam ig lie, di c ui si parlerà più dettagl iatamente in seguilo, ri vestivano una particolare posizione: proprio in nome del lungo periodo trascorso nell'Impero Ottomano, potevano essere considerate suddite del sultano e non avere perciò alcun di ritto alla protezione di qualsiasi altro paese europeo. In realtà, invece, dato che a Smirne mancava un console genovese erano protette dai consolati francesi. Quimli i colon i genovesi heneti ciavano di alcuni diritti e privilegi spettanti ai francesi, senza peraltro possedere né la qualifica né lo statuto personale dipendente dalla nazional ità l'ranccsc. Godevano della possibilità di appellarsi in mo lte occasioni alla protezione del console fra ncese e usufrui vano dell' immuni tà di polizia e di g iurisdizione. Erano perfino collegati alla pan-occhi a francese Lii Smirne. Era Llirlicilc però rilevarne la reale enti tà nume ri ca; in ordine ad alcune noti zie ricavate dalla corrispondenza dei consoli francesi, è possibile affermare che si erano stanziati a Smirne, intorno alla fine del XVIll secolo, circa trenta capifamiglia originari <li (ìcnova con la qualifica di commercianti. 1.2.5. Gli IsraeJiti

Sempre nel X VUI secolo si stabilirono a Smirne alcuni Ehrei originari della penisola italia na, per lo più dediti al Commercio. Come g li altri Ebrei e uropei, gli Ebrei italiani erano urti ci almcnte me mbri delle colonie e uropee e, grazie ai legami c he a ndava no instaurando con l'ambiente ottomano, ricoprivano un posto parti colare all'interno di qu esti gruppi. Abitavano nel quartiere e breo del la città, compravano molte proprietiì nel Levante, sposavano le donne ebree ottomane, svolgevano attività importa nti e pagavano le stesse tasse degli Ebrei ottomani . Ma nonostante ciò i loro nomi non erano menzionati negli archivi ottoman i e in 4uclli Llclla cancelleria. Raramente si faceva cenno alla loro esistenza attraverso la corrispondenza dei consolati.

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" ... Scio o Chio, isola del mar Egeo, molto vic ina alle coste dell' Asia Minore ...". Cfr. Marie-Carmen Smyrneli s, op. cii., pag. 4.'5.


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1.2.6. Le relazioni tra gli Stati prc-unitari e l'Impero Ottomano Tra il XVIII secolo e gli inizi del XIX innumerevoli guerre devastarono l'Italia, solloponendo le varie regioni al dominio ora francese ora auslriaco. Con il trattato di Campoformio stipulato nel 1797, le isole Ionie, possedimento veneziano, venivano lasciate dall'Austria alla Francia. Solo successivamente, dopo l'occupazione fra ncese, ta li isole divennero uno Stato indipe nden te sollo il protettorato ing lese fino al 1864, allorché vennero annesse alla Grecia. Genova invece, occupata da lla Francia nel 1796, un anno più tardi diede vita alla Rcpuhhli ca ligure. Nel 1805 fu di nuovo annessa alla Francia e, con il Congresso di Vienna convocato nel 18 14- 15, venne data al Regno di Sardeg na. La Toscana fu conquistata nel 1799 dai l •rancesi, nel 180 1 di venne Regno di Etruria per poi essere annessa alla Francia ne l 1807. Dopo il 1815 il Granducato di Toscana costituì uno degli stati satelliti dell'Austria; nel 1860 fu annesso al regno di Piemonte e Sardegna, mentre la cillà di Lucca ne l 1847 era stata unita alla Toscana. Queste nozioni di carattere c ronologico ci sono indispcnsahili per capi.re la situazione degli italiani allora reside nti a Smirne. Il Governo sardo sin dal I 8 I 9, avvalendosi della favorevole mediaz ione dcli' lnghillcrra, cercò di stabilire relazioni diplomatiche con la Turchia. Tali trattative furono sospese e vennero riprese solo dopo il Congresso di Verona ( 1822), allorché il princ ipe Metternich condivise l'opportunità di un tratlato sardo-turco di am icizia e di commercio , che assicurasse ai Sardi " un li bero transito nell' Arcipe lago e nel Mar Ncro" 65 , luoghi in c ui si erano un te mpo già distinti i Genovesi con la loro colonia di Teodosia o Caffa 66 . TI 25 ottohre 1821 venne conc luso il trattato att.raverso l'opera del rappresentante inglese a Costantinopoli , Lord Slrangl'ord, schhcne alle navi sarde non fosse riconosciuta la lihcra nav igazio ne del Mar Nero. Torino però non volle ratifi carlo a causa dell'articolo 2 c he sanciva una reciprocità ne l pagame nto delle rispetti ve dogane dell 'ammontare del 1%. La Turchia, accordando alla Sardegna tale aliquota per le merci importate ne ll' Impero, si limitava a concede re lo stesso dazi o che già pagavano tutte le nazioni in pace con la Porta; mc nlrc la Sardegna, dovendo reciprocamente ahhassarc al 3% il dazio sulle merci di provenienza turca, veniva ad accordare alla Porta un particolare pri vilegio, con il conscgucnle danno per le finanze sarde, alimentando inollrc rapprcsaglic e rimoslranze da parte de i Governi e uropci 67 . Pc rciù si decise l'invio a Costantinopoli del conte Ludovico

c,5 Cfr. C laudio Masi, Italia e Italiani in Orienle vicino e lonlano ( /800-1935), Bologna, 1935, pag. IO. (ìaetano Moroni, op. cii., pag. 377. 67 Sulla presen1.a d ell a diplo mazia europea nell ' fmpero Ottomano si veda l' art iw lo di 8crtod Spulcr, "La diplomatic européenne a la Suhlime Prnte aux XVII° et XVlJJC sièd cs, in Revue d't.Judes /slamiques, voi. XX XIX, 197 1, pp. 3-28. 66


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Sauli d ' Igliano68 , che avrebbe dovuto intraprendere una serie di negoz iati atti a sciogliere la dclicala vertenza e, contemporaneamente, avrebbe dovuto lene rc rapporti diplomatici con la Porla. Forlunalamc nlc, grazie alla disponibilità di Lord Strangford e all'abilità de l Sauli ne l trattare con il mondo turco, i contatti pres i con la colonia sarda, composta esclusivamente di Liguri, portarono a soluzioni organiche e disciplinate. lnfalti i " negozianti banchieri"(,9 genovesi mostrarono buona disponihililà a porsi sotto la protezione dell ' incaric ato d ' affari del Re di Sardegna - "erano pecorelle s marrite che si ritraevano all 'ovilc" 70 - , e così pure sulla parte più numerosa della colonia - " ... sei o settecento Genovesi del volgo, facchini, mezzani , ... uonùni s fuggili alla galera, ... terrore de i quartieri Franchi di Galata e di Pera"71 - il Sauli riu scì a mettere ordine. Tullo ciò consentì, in breve tempo, che la navigai.ione ligure andasse incontro ad un sig nificativo svi luppo. ln falti , in base a tale trattato, la Sardegna occ upò il quarto posto ne l movimento generale del porto, dopo l' Au stria la Russia e l' lnghilLCrra72. Così nel 1825 vengono is tituiti diversi consolati italiani a Smirne, primo fra tutti quello Sardo, e ne l 1826 un cons ole del Regno di Sardegna c ntrù in servizio in questa c ittà 73 • I Sardi, prima di tale data, si avvalevano della protezione del console francese, in virtù de l dirillo di protezione che de tenevano i Francesi verso g li s tranieri harhy74 .

1.2.7. Il Regno di Sardegna e il Regno delle Due Sicilie Fra le carte del Consolato di Sardegna in Turchia si trova un fascicolo di documcnli relativi ai " protetti" dal Governo Sardo nei territori posti sotto la giu

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"Ludovico Sauli d' lgliano era nato a Ceva il 10 novembre 1787 da Domenico e da Angela de i coni i r-rand1i di Centallo. In iziò la sua carriera diplomatica nel 18 14 come segn:lario della Legazione sarda a Parigi. Dopo i moti del 182 1 rimase addello al Ministero degli Affari Esteri e, in segui to, come commissario straordinario, regolò con i Cantoni Ticino e dei (ìrigioni la questione della strada del San Bernardino". Cfr. Enrico De I .eone, op. cit., pag. 32. 69 Cfr. Corrado Masi, op. cit., pag. I I. 7 Cfr. Corrado Masi. op. cii. , pag. 11 . 7 1 Cfr. Corrado Masi, op. cii., pag. 11. 72 E' bene qui 1icordare che il 2 settembre del 1839, la Sardegna e la Turchi a stipularono un nuovo trattato di commercio e di navigazione per incrementare il commercio fra i rispettivi domini, rendendo anche più agile il processo di scambio tra loro. li governo Ottomano. che aveva già rinunciato due mmi prima ai monopoli, riconobbe così ai sudditi sardi la libe1t;1 di commercio all ' interno dell ' impero. Cfr. Enrico De I.eone, op. cii., pp. 105- 106. 73 Nel giugno del 1826 prese l' incarico il Console Generale Montiglio assistito dall'allievo consolare Luigi Lenchatirr e da l vice-console Bondisio dapprima e dal pari grado Repetto poi. Cfr. Enrico De Leone, op. cit. , pag. 34. 74 Il termine harby sta ad indicare "gli Europei che vivono nell'Impero non rappresentati dalle autorità consolari della nazione d'origi ne". Cfr. Marie-Carmcn Smyrnclis, art. cii., pag. 45.

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risdizionc del Consolato e della Legazione di Sardegna a Costantinopoli. Erano detti " protetti" coloro i quali per qualsiasi ragione non si erano posti sotto la protezione del proprio console e, anche se conservavano la loro nazionalità d'origine, assumevano una posizione più simile a quella dei naturalizzati. Accadeva che gli esuli dalle varie regioni d'Europa e dall' Italia per cause politic he, trovandosi di frequente privi di passaporti e quindi ahhandonali a se stessi dai rispettivi consoli c hiedevano, per poter vivere in Turchia senza souoporsi alla giurisdizione turca, la protezione sarda che ven iva loro accordata senza particolari difficoltà. Tale sistema era stato escogitalo dal Governo Pie montese per propagandare l'italianità e per presentarsi, di fronte all ' Italia e al mondo, come naturale protettore di tutti gli Italiani. Con la ci rcolare del 12 luglio 1853 del Ministero degli Esteri, chi desiderava l'iscrizione ne lla lista dei protetti sardi , era tenuto a presentare una dichiarazione che conteneva la promessa di condurre vita onesta, di non essere contro le leggi dello Stato, unitamente ad un certificato firmato da persone conosciute al Consolalo cosicché ne stabilisse l' identità e i precede nti 75 . A Smirne, dopo la me tà del XVIII secolo, esistevano anche un Consolalo 1oscano e uno del Regno delle Due Sicilie. La particolarità consisteva nel fallo c he, ad eccezione del Consolato di Sardeg na che era governato direttame nte da un console titolare inviato dall'Italia, gli altri consolati italiani di Smirne erano affidati a commercianti spesso ori ginari della regione c he rappresentavano o ad individui che gestivano anche altri consolali di piccole dimensioni .

1.2.8. La S. Sede e la Sublime Porla nell'XOO: un tentativo di approccio I primi contatti tra l' Impero e la S. Sede si erano avuti nel 1838, allorché Ahme t Fethi Pasa nel viaggio per I ,tmdra, da Napoli, dove era sharcalo, aveva l'alto una hrcve visita a Roma per rendere omaggio a Gregorio XVI. li pascià venne ricevuto prima dal Segretario di Stato, cardinale Lambruschini, e il giorno successivo dal Pontefice. Ma di fatto le lrallalivc chhcro inizio il 23 gennaio del 1847, quando Moharnrncd Sakib bfendi pattì da Costantinopoli pe r Roma, dove venne ricevuto il 16 febbraio dal Segretario di Stato, cardinale Giz;,,i e il 20 febbraio da Pio IX. Il progcllo di iniziare direlle relazioni con l'Impero

7'

Esiste un t::lenco di questi " protetti"; si tratta per lo più di sconosciuti a dimostrare quanto numerosi siano stati gli esuli "che l'o,nbra di pochi grandi no mi ha nascosto ai nostri sguardi". Tra questi ricordiamo Carlo Macou, da Zenson di Piave, agrimensore, esule da Venezia nel 1849; a Smirne fu protetto americano. Trasferitosi poi a Costantinopoli, chi ese il 19 marzo del 1859 la protezione sarda. Cfr. Carmelo Trasselli, ··Esuli italiani in Turchi a nel dudiccnniu 1849-60", in La Sicilia nel Risorgimento italia,,o, fasc icolo I, 1933, pag.6.


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Ottomano, nonoslanle le molteplici o stilità russe e francesi, fu grad ito a Pio IX che inviò verso la fine dello stesso a nno a Coslanlinopoli una missione speciale guidala da Monsignor Innocenzo Ferrieri 76 . La mi ssione pontificia s' imbarcò il 2 1 dicembre del 1847 a Civitavecchia, a hordo del vapore Tripoli che issava il vessillo pontificio, "messo generosamente a disposi1.ionc del Papa dal Re di Sardcgna"77 , an-ivando a destinazione il 16 gennaio del 184878 . In considerazione del particolare momento politico che l' Italia auraversava (la Sicilia era alla vigilia del moto rivoluzionario), l'arrivo dell'inviato del Papa a hordo della nave da guetTa sarda, sollecitò g li animi più accesi della colleLLività italiana, c he per l'occasione si proponeva di far sventolare per la prima volta a Costantinopoli il Tricolore. L'iniziativa venne perì, subilo contrastata dai rappresentanti delle potenze, sollecitati dall' Austria, che con la minaccia di incidenti e complicazioni diplomalichc, coslrinscrn il governo ottomano a vietare la manifestazione con il pretesto c he non fosse possibile esporre pubblicamente il Tricolore poiché " nessuno degli Stati accreditati presso il sultano lo aveva adottato come emblema ufficiale dello SLato" 79 · La missione, che si protrasse fino al 17 maggio, perseguì in parlc il lìne desideralo in 4uant.o sopravvenne la destitu zione di Mustafa Rasid Pasa e del suo minislro degli esleri che erano slali sin dall'inizio i fautori di questa politica di 1iavvicinamcnLo con la S. Sede. Tale nùssione, né semplice né agevole, era ostacolata dall'atteggiamenlo delle g randi potenze ed inoltre, secondo il diplomatico sardo Romualdo Tecco, nell 'azione del Nunzio pontilicio si erano manifeslalc indecisioni e titubanze che non avevano giovato alla missione. A suo avviso, il PetTieri aveva così deluso non solo le aspettative del governo ottomano, ma

76 "Monsignor Innocenzo Ferrieri da Fano era stato consacrato arcivescovo di Sida nel concistoro de l 4 ottobre 1847. ln precedenza era stato Incaricato d 'a ffari all'Aja e, poi , Nunzio in l'ortogallo. Finita la miss ione a Costantinopoli. fu inv iato Nunzio a Napoli e il 13 mal7.o 1868 f'u crealo cardinale". C fr. Enrico Dc Leone. op. cit., pag. 159. 77 Cf'r. Enrico De Leone, op. cit., pag. 160. 78 " .. l'o ffi ciale Gazzetta di Roma del 1848 a p. 75 riprodusse la rel,w.ione pubblicala dal Joumal de Costantirwp/1-: sull'arrivo e ricevimento in quella c i1ti1 di mg.r Fcrricri , incaricato dal Santo P<1dre d ' una missione s traordi naria presso il sultano. lvi si di ce, c he g iunse a Costantinopoli cogl i addetti alla nunz iatura, a' 16 genn aio sul cieli.o ball ello, il quale nel trapassare la punta del serrag lio alzò la bandiera ott.omana e diè il saluto di 2 1 colpi di cannone, a cui con altrellant.i ri spose la nave di guerra ottomana. ancorata alla bocca del porlo. Diversi leg ni stranieri, e specialmente il brik di stazio ne della missione di Russia, cd alcuni navigli di commercio sard i, che si erano armai.i di carmone, si coprirono di pavesate, alzarono la bandiera dell a s. Sede, e fecero le solite salve. Appena il Tripoli e ra stato scorto, che l' incaricalo d 'affari Sardegna, il barone Tecco, si recò a bordo per salutare l'inviato di S ua Santità, e rallegrarsi del suo arrivo" . Cfr. Gaetano Moroni, op. cit., pp. 393-394. 79 Cfr. Enrico De Leone, op. cit., pag. 161.


La presenza italiww a Smirne

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anche i buoni propositi deg li Anneni scismatic i desiderosi di riunirsi alla Chiesa di Roma80 . L'inviato pontifico se da una pa1te aveva ottenuto in linea di massima da Mustafa Rasicl Pasa e da Mohammed Amin Ali Pasa l'adesione all ' invio di un delegato apostol ico, incaricato "cli tutelare g li interessi della Religione Cattolica nel l'ùnpero Ottomano e dei sudditi Pontifici che vi sono stabiliti", dall ' altra non era riuscilo a far riconoscere al Delegalo stesso " la 4ualilù diplomatica" 8 1.

1.2.9. Dopo l'Unità d'Italia A Smirne alla lìne del decennio 1880 venne norrùnato un console che rappresentava l' Italia unita; in tal modo la colonia italiana veniva acquistando un ' importanza sempre maggiore cd andava occupando una posizione simile a 4uella delle altre colonie e uropee nella città. Intorno ad essa si raggruppavano tutte le persone originarie della penisola italiana che si trovavano a Smirne: le antiche l"amiglic veneziane, lìorcntinc, genovesi che risiedevano nella città dal XVIII seco lo (in alcuni casi da molto prima) ed Italiani venuti nell ' Impero durante il XIX secolo per motivi in gran parte commerciali o politici. In quest'ultimo caso 1110lti Italiani , dopo il 1850, si rifugiarono a Smirne, arrivando alcuni dall'lw.lia, altri da diversi porti del Mediterraneo orientale e, nel I 857, un gruppo numeroso cli emigranti italiani cacciali da Costantinopoli e eia Alessandria si recarono a Smirne organizzandosi ape1tamente in una società di emigrazione italiana. Ciò provocò reazioni negative delle autorità ottomane e di alcuni consolati europei che ne avrchhcro voluto l'espulsione. " L'esame dei rapporti consolari e degli altri doc umenti che restano di quel tempo ci fa apparire una situazione non troppo lieta. Mentre altre colonie europee erano in piena floridezza e le tedesche - da poco entrale in li zza - lottavano lìeramenlc da pari a pari e in certi scali, come a Smirne, quasi stavano per supenu·e le due colonie inglese e francese, ne ll a vastità e ne ll a so lidità dei com merc i, e persino negli stabi limenti di hcndiccnza e d ' istruzione per propri connazionali, le nostre colonie del Levante, invece, sono una pallida re miniscenza de lle antiche fattorie venete, da c ui ripetono, per lo più, l'orig ine loro, ga lvanic he rimembranze di una spenta vita. E dove sono meno accasciate, lo debbono ai genovesi ed ai triestini che v'infusero qualche vigore"82• Un e lenco d i persone di origine italiana, redatto dal console francese nel 1806, faceva il nome di centodiciotto capifamigli a, ma escludeva i discendenti dei Genovesi. Un'altra lista di sudditi del reg no di Sardegna, rifere ntesi al 1842,

xo Il patriarca degli Arrneni scismatici aveva reso omaggio al Nunz.io pontificio Pcrricri 111sicmc con i vicari dei patriarchi d 'Egitto e di Diyarbekir. Un' altra visita di omaggio aveva rallo una delegazione inviata dal patriarca g reco ortodosso della q uale facevano pa11e il suo vi(;ario e gli arcivescovi di Smirne e Nicomedia. Cfr. Enrico De I .eone, op. f"il. , pag. 162. xI C fr. Enrico Dc Leone, op. cit., pag . 162. X~ crr. C laudio Masi , op. cit., pag . 5 1.


352

Sonia Laurenza

ne citava ottocento, ma anche questa risultava incompleta. L' Impartial, un giornale in lin gua francese c he venne puhhlicalo a Smirne nel XlX secolo, faceva menzione di tremila Italiani intorno al 1861 , provenienti da tutte le regioni, su una popolazione totale delJa città di centocinquanta mila abitanti circa. L' ullirno ccnsimcnlo fallo dal (iovcrno locale risale al 1887, anche se imperfetta e incompleta risulta la numeraz ione della popolazione effettuala in Turchia in tale periodo. L'apporto dei vari consolati non fu parrjcolarmente efficace; infatti è possihile asserire c he in quel le cifre quasi non lìgura la popolai'.ionc straniera. Anzi, è necessario rilevare che il rapporto numerico tra gli Italiani e le altre com unità straniere è comunque di gran lunga maggiore di quello espre sso dalle c ifre dei censimenti, non fosse altro per il fallo c he, in sede slatisLica, gli stranieri furono classificati per passapo110 e non per paese d'origine, con conseguenti ri sultati che inevitabilmente hanno portato ad una distorsione dei dati stessi. lnlìne "ollre lulli coloro che in parecchi Slali sfuggirono ai censi menti, non erano compresi nelle statistic he quelli che, secondo le leggi locali, per nascila o per durai.a di reside nza o per altro motivo, erano considerati c ittadini dello Stato in cui ri siedevano, pur essendo llal iani di origine o di nascila. A lai i categorie, infine, bisognerebbe aggiunge re tutti i connazionali che per necessità di lavoro spostano di continuo la loro residenza da uno Stato all'altro e perciò sfuggono facilmente ad ogni precisa indagine statistica"8 J. E' comunque ce110 che la colonia italiana era in continuo aumento. I ,e cifre che appaiono nel sottostante prospetto, concernenti lutto il distretto consolare, sono state dedolle da un attento esame del registro dei nazionali, da quello dei passapotti, dai certificali di nazionalità, dag li atti di nascita e di morte, da informazioni avute dagli agent i consolari, dai capi ed anuninistratori delle varie imprese e da privati. TABELLA 2: Numero degli /faliani presenti nel distretto consolare di Smirne

dal 186/ al 1905 ANNO

NUMERO DEGLI ITALIANI

186 1 187 1 1881 189 1 190 1 1905

4300 4750 5420 6200 6900 7600

Fontc:"La colonia italiana nel di stretto di "Smirne". Rapporto del cav. Enrico nob. t\cton, r. console generale (settembre 1901), in Emii razione e Colonie. Raccolta di Rapporti dei RR. Aienti diplomatici e consolari, Ministero degli Affari Esteri (a cura di), Roma, voi. Il, 1906, pag . IO84 .

83

Leone Carpi, op. cit., pag. 1533. l dati riportati nella Tabella 2 sono un' integrazione del "Rapporto del R. Console generale cav. avv. Archimede Bottesini (22 febbraio 1892)", op. cii., pag. 541.

84


353

La presenza italiana a Smirne

GRAFICO 2: Consistenza della comunità italiana a Smirne (1861-1905)

8000 ..,,r-,'=-~-~-...,....,,,=....,,,.,,,,.,.,,,.,==~-~~~~..,..,,.,,. 7000 _1).---,,--...::.._:___.:.._;__.;..;-:.:...,..,..~:;:__,.-'----::,='---'-l~ · l-----ì sooo u--.-__;;-,-:_;____;,,.;;.......,,,,..~~ f---":,,--i'flta1---4 ~A1 - ~ sooo .J..!----,------,~ ~:.,...:-.,..fà~..,.,,__-+1•--,--1~;11-----l

4000·1,.j-f;!~ ~ ~;¾--

-

3000 J.!-f1i ..-:--i~· --:::t 2000 !..f+!t•,,..---1t~~1----w.1a---::-+..-f:i 1000 v.-tls• - - fs~1 - - ;~a-- - ,~·• -'---~%• - -m

............. ...........,,~ ......~ ~ -...-~:Jli!,-~~i....._.

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1861

~

1871

1881

1891

1901

1905

Dal lo studio condotto dal Carpi circa l'emi grazione italia na all'estero nella seconda metà del XIX secolo85 , sono emerse notizie raccolle da un questionario da lu i stesso inviato, attraverso il Ministero dell'Inte rno, a tutte le prefetture del Regno. Ciò consentì allo sluclioso di puhhlicare i risullati in diversi volumi, a partire dal 1869. Tali rilievi iiguardano il sesso e l'età deg li emigranti, la professione da essi esercitata, i motjvi dell'espatl"io e i p011i d ' imbarco terra o via mare e che provenga dalle ciltà o dalle campagne. Per un ccrlo periodo di tempo erano state ricavale notizie sommarie circa i rimpatri. Emergeva inoltre un' ulteriore distinzione tra l'emi grazione regolare e quella clandestjna; quest' ultima " ... è formata da uomini che emigrano per dirupi quasi inacccssihili, senza passaporto, per risparmiare la relativa spesa, servendosi del certificato di buona condotta del Sindaco o del Parroco da rendere ostensibile, occorrendo, nei paesi di immigrazione ... Nell'emigrazione clandestina vi sono poi compresi coloro a cui riesce fuggire dopo di avere commessi delitti od infrazioni gravi di polizia"86. Certo le statisti che del Carpi presentano diverse lac une; ad esempio, per l' anno 187 1 si conosce soltanto come gli emigranti si dividano per province di provenienza e per sesso. Inoltre, per quasi tutti gli anni, mancano i dati di qualche circondario e di qualche provincia. Li1nitata agJj anni 1869- 70 è pure la distinzione fra emigrazione per terra cd emigrazione via mare. I dati da lui rilevati vengono ripo11ati qu i di seguito:

x5 Leone Carpi, op. cit. , pp. 1705-1 729. X<, Leone Carpi, op. cii., pp. 1705- 1706.


354

Sonia Laurenza

TABELLA I: Emi grazione regola re in Tu rc hia da ogni s ingola regione negli anni 1869, 1870, 1876.

1869 I

REGIONI

Pie monte Liguria Lomhanlia Veneto Emilia Toscana Marche Umbria Lazio Abruzzo e Molise Campani a Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna

Totale

94 16 59

1870

1876

23 1

9 46 6

96

66 60 29 57 13

13

34 15

-

7 Il

6

-

I 11

54 41

68 63

-

17 31 I

-

-

9

56

15 74

-

-

-

453

736

265

28

Fonte: Leone Carp i, "Noli1/.ie slal isliehe s ull 'e migrazione ilaliana all'estero dal 1869 al 1876", in Annuario slalisli<:o ddl 'emigmzimw italiana dal 1876 al /925, Commissariato Generale dell ' Emigrazione (a cura di). Roma 1926. pp. 17 14, 17 16, 1726.

Cl Piemonte • Liguria

GRAFICO 3

o Lombardia o Veneto 800 - . --......,---,-----,,,~--~--~ 600-1--'' --~-"--"=--=---'--11-'--"''-'---- - -~ - ; 400+ - - - - - 1 1 - - - - 1 1 - - - - - - - --1

1869

a

87

1870

1876

• Emilia E:l Toscana 111 Marche o Umbria • Lazio • Abruzzi e Molise o Campania o Pug_he • Ba silicata • Calabria mSicilia • Sardegna O Totale

Verso il 1870, accurate valutazioni, davano la cifra di 6.000 Italian i presenti Smirm:87 .

C fr. Corrad o Masi, "I'· cii., pag. 52 e Leone Carpi ,

"I'· t:it., pag. 40.


{ ,ii

presenza iloliana a Smirne

355

1.2.IO. Le principali famiglie itaHane L'onomastica della colo nia italiana di Smirne offriva un miscuglio di cognomi d'origine greca o armena, con una minoranza di nomi turchi , dovuti al contingente di quei "prolclli" e dragomanni 88 che via via s' infil trarono, con iJ conseguente vantaggio di una presunta cittadinanza italiana, lìnchè il Governo turco cominciò a contestare la cittadinanza estera di quei suoi s udditi d 'orig ine "che più flagrantemente se ne mascheravano"89 . Tra gli Italo-levantini alcuni po1tavano nomi prettamente greci: Athanasiadi, Anghclopulo, Calomati (Scio), Cocchini, Cabiadis (Ajasso e Mete lino), Giorgiades, Giarnmalachi (Oriundi di Santorino), Macri (Aiva li ), V iado (Magnesia), Scolachi (Scio) ed a ltri. La categoria degli interpreti, che per molto tempo fu composta quasi esclusivamente da Armeni, introdusse nella colonia italiana alcuni cognomi turchi, "quali molti Arn1eni sogliono avere"90 : Caraman (Caramania), Casdaghli, Micaloglu (Aivali ), Pcstcmalgioglu, Sevasli (Sivas), o cognomi armeni come M issi r (prima Missirian, da Misr, Egi tto) 9 1, Naric h, Sc iahum, Suchiasi, Viraps.

88 I l tcm1ine dragomanno sta ad indicare un ufficiale addetto alle amhasciate e uropee in Turchi a, con incarichi <li interprete rrn gli Europei e la corte dd S ul.tano. x9 Cesare Poma, "Gli italiani del Levante", in Rivisla Co/011iale, Roma, VI, 19 11 , pag . 336. E' opportuno ricordare che Cesare Poma, entrato come applicato nella carriera consolare nell' aprile del I 885, fu destinato a Smirne con D. M. il IO maggio de l medesi mo anno. Cl"r. I Lt jrmnazionl' dello diplomazia nazionale...cil., pag. 592. ')O Cfr. Cesare Poma, art. cit., pag. 336. ')I I Missir, fam iglia tras feritasi a Smirne ag li inizi dell ' Ottocento , manten nero ed ampl iarono i legami commerc iali che da secoli , attraverso l'antica via de lla seta, legavano l' Asia all ' Europa. Cosloro reali1.1.arono traflici marillimi con L ivorno cd Amsterdam, dove v ivevano importanti collcuività ottomane d 'orig ine "pcrsi,ma" ; ciò fece di loro una nota famille 1narchcmde del Settecento. Uno degli esponenti più ins ig ni di ta le fa mig lia fu (ìerem ia M issir ( 1770- 1842), nego,..iante esporlatore verso l'Europa, che nel 1825 (anno di fonda zione del conso lato sardo a Srnirnc) fu il primo Dragom anno d i Sardegna. Ebbe tale carica fin o al 1842, data della sua morte. Egli s i distinse anc he per aver reso s ig nificativi servi zi, non solo al consolato sardo, ma anche alla cri stian ità co involta nei moti rivoluzionari de ll'e poca. Nonostante lale operato , egli morì senza aver ottenuto la cillad inanza sarda e la conseguente iscrizione nel registro dei sudd iti di Sua Maestà Sarda in Sm irne. Suo fi glio Alessandro ( 18 14- 1882) seguì la carriera d el padre. Drago manno di Sardeg na dal 18 3<, al 186 1, fu Primo Dragomanno d' Ita lia dal 186 1 al 1882, data della sua morte. I .' 11 gennaio del 1865, Vi llorio E manuele Il gli concesse la cillad inanza italiana"con dispensa da ogni tassa". Così Alessandro Missir scelse come domicilio nel Regno, "per sé e per i suoi discendenti", la città di 'l'orino. Cfr. Livio Missir di Lus ingano, " la mia identità d i italiano di Smirne, oggi", in I/ Vellm , 2-4, anno XX III , Ro ma, Marioi\gosto 1979, pp. 447-449. Dello stesso vedasi anche Epitaphier e/es irandes .familles latines de Smyme. Les pierres toma/Jales de I 'église francaise Sai11t-Polycarpe, tome IL l:huxelles, 1985, Tavo la XX in appendice iconografica.


356

Sonia Lauren.w

Altri interpreti erano Aleppini, cattolici di razza araba, a cui si rifanno, ad esempio, i cognomi <ìchc e Saman. Si trovano inoltre, diversi cogno mi italo-smirnioti, con forma e desine nza italiane; tra questi ricordiamo: Aliolti 92 ; Badclti 93 ; Ballazzi94; Castelli, Giudici, Reggio, Dc Portu95; D'Andria%_

92

Gli Aliotti venivano spesso confu si negli archivi con le fami g lie genovesi, dal mo mento che ebbero residenza prima a Scio e successivamente a Smirne. In realtà, era una fami g lia originaria di Firenze, che dal 18 15 aveva accettato la g iurisdizione toscana. Intorno all a metì1 del secolo XVJU Antoine Aliotli aveva esercitalo la fun zione di console di Toscana a Smirne. La maggior parte dei componenti della famiglia si occupava d i commercio; uno di loro ri sulta che fos se agente di cambio. Per tale rag ione g li /\ liotti strinsero rapporti con i Greci ort.od ossi o call ol ic i, g li Europei, gli Armeni, gli Ebrei e g li Otlornani musulmani. I matrimoni che vennero contraili da questa farni g Lia con altre provenienti dalla penisola italiana o di o rigini persiane, fu rono molto limitati, per lo meno nella prima pa,te del XIX secolo; "preferiscono diventare padrini o madrine dei bambini di queste l"arnigli e o essere testimoni ai loro matrimoni" . rin dal 1840, gli Aliolli erano legati a famiglie sarde, ma anche ad importanti famigl ie europee di commercianti di Smirne. Ebbero liloli nobiliari cd esercitarono , alla fine del XIX secolo, funzioni importanti al l' interno dell' Associaz ione Nazionale Ita liana di Smirne arrivando ad essere così tra le fa mi g lie più influenti della colonia italiana. Non a caso ne l 1874. an no in cui s i di scusse la ri va lulaz:ione dell'irnposla l"ondia ria sulla proprie1i1 deg li Europe i a Smirne tra le aut01·iti1 ottomane e i consoli europe i, venne creata una commissione formata da proprietari terrieri europei e ottomani. Questa era composta da delegati eletti all ' interno di ogni colon ia ed i delegati italiani furono proprio Pierre Aliolli , Ange Aliotti e .l ean Bapti ste d ' And ri a, scelti sia in ordine alle proprit:1ì1 fond iarie in loro possesso, sia per il poslo da loro occupato nell'ambito dell a colonia italiana. Cfr. Maric-Carmcn Smyrnclis, art. cit., pp. 55-56. 9:1 La famig lia Badetti , di origine genovese, si stabi lì durante la seconda metà del XIX secolo prima a Scio e poi a S mirne. Allraverso legami rnal1i moniali, raffurzarm10 i rapporti - gii1 molto stretti - con alcune fami g lie genovesi e persiane. Cfr. Maric-Carmcn Smyrnelis, art. cii., pag. 53. 94 Nei reg istri consolari , la famig li a dei Balt.azzi ris ulta in pa,te ori ginaria di Brindisi , in parie di Venezia. Le s ue orig ini sono in reallà greco-ortodosse, dal nome turco de i baroni Baltazzi che si avval sero d ella protezione dapprima veneta e poi turca, prima di essere Ital iani e di optare per il cattolicesimo romano. Cfr. Livio Miss ir di Lusingano, ari. cit, pag. 152. Sulla fa miglia 11alla,zi si veda l'art icolo pubblicalo s ul mensile lurco Tempo, Giugno 1995, pp. 26-30 (Tavola XXI in appendice iconografica). 95 Le famig lie Castell i, G iudic i, Reggio e Dc Portu, di origine genovese, strettamente legate alla Francia, godevano del la protezione di quesl' ul tima da parecchie generazion i tanlo che, nel 181 4, optarono per l' annessione alla Pranei a. A lcuni anni piì1 lardi, la siluazionc di queste famig lie viene a modificarsi ; esse finirono sollo la giurisdi zio ne del console sardo c he reclamava, fin dal 1826, i s uoi connazionali al console francese. li fatto che queste fami glie vogliano a tutti i costi ri manere legate alla Francia è dovuto ai forti rapporti d ' affari che le legano alla colonia francese di Smirne e a Marsiglia. Sono infatti ·'fondato ri sia della società delle case d i commercio di Marsiglia sia commessi legati


I ,1 presenza i1alimw a Smime

357

CAPITOLO Il IL CONTR IRUTO DELLA COLONIA DI SMIRNE AL RISORGIMENTO ITALIANO

II.I. GLI ESULI POLITICI A SMIRNE: PREMESSA Di solito il Risorgimento v iene analizzato in chiave s trettamente nazionale

mentre si trascura il contributo degLi esuli nelle colonie del Mediten-aneo. Può, senza dubbio, essere interessante leggere tale fenomeno anche attraverso la storia che emerge dall ' attività delle colonie italiane stabilites i nel Levan te nel corso

del XIX secolo. Analizzando la sorte di molli di questi esuli, si è notalo come essi fossero stati "dimenticati" perché indebitamente ritenuti personaggi di scarso rilievo mentre è possibile, ad un ' indag ine più accurata, rilevare la traccia

significativa che costoro harmo lasciato. Se si eccettuano gli studi condotti da Esilio Michel'J7, che peraltro risultano riferiti in pat1icolare alla Ionia, all' Egitto e alla Tunis ia, non esistono approfondimenti esaurienti e validi c irc a il contri buto delle coloni e italiane in Turchia, e ancor meno su que lle di Sm irne.

alle case di commercio francesi di Smime ... Essi stessi affermano che sarebbero dispiac iuti di perdere a Smi rne e a Marsiglia il credi I.o e la tiducia di c ui godono e che in nessun caso vogliono passare dalla protezione di una potenza di prima grandezza a quella di un li vello inferiore" . C fr. Marie-Carmen Smyrneli s, art. cii. , pp. 49-50. 96 La famig lia d'Andria, anch'essa di orig ine genovese, costituisce un caso a parte. Ne l 181 4 scelse d i legarsi al regno di Sardegna invece che essere sotto la prole~.io ne francese, come invece fecero molte altre fam iglie genovesi. Cercò di mantenere rapporti strelli con gli altri gruppi di Smirne e, come le altre fami g lie provenienti da Genova, ebbe legami matrimoniali da lla tine del XV III secolo alla fin e del XIX seco lo con famig lie persiane, tulle legale al mondo del commercio. I d 'Andria, dotali di titoli nobiliari (Jcan Baptisle d 'Andria venne nominato cavaliere dal governo italiano), possed evano considerevoli fortune. Jean Baptiste d ' Andria fu il personaggio centrale di q uesta fami glia ed ebbe un ruolo important e nell'ambito della colon ia italiana di Smirne; fii infaui azionista della società dei ballclli a vapore di Smirne e proprietario di mo lli immobili e negozi. Ne l 1868 divenne " membro" del consiglio municipale della città, a fianco de lle persone pi ù influenti delle colonie europee e de lle comunità locali (armene, g reche ed ebree)" . Diversamente dalle ali.re l'a mi glie di o rigi ne genovese, id' Andria scelsero " mollo presi.o di diversilicare le loro risorse e di creare legami particolari con importanti fami glie europee di commercianti stabilitesi a Smirne pur conservando i rapporti con il loro gruppo di origine ... Questa famig lia ha così potuto fare parte dagli anni 1870 , dei notabili de lla colonia italiana. posizione che le alt.re l'a mig lie orig inarie di Genova non hanno potuto o ttenere o hanno o11enulo molto più tardi ". C fr. Maric-Carmcn Smymeli s, art. cii., pp. 53-55. 97 Ersilio Miche l. " Esuli italiani nelle isole Ionie (1849)", in Rassegna Storica del Risorgimento, anno XXXV I I, fasc icolo I- IV, Roma, Gennaio-Dicembre ICJ.'iO, pp. 32:ì-3.'i2.


Sonia I ,aurenza

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Dalle fonti reperite abbiamo te ntato, in questo capilolo, di raccogliere tulle le noti:t.ie disponibili sul tema degli esuli a Smirne, nella speranza di evidenziarne gli aspetti più significativi. Trattando il discorso in via generale ci soffermeremo, perciò, sui personaggi di maggiore spicco nell'ambito della vita di questa colonia, nonché sugli incisivi collegamenti che tali personaggi hanno avuto con il Risorgimento. In Turc hi a questi esuli hanno trovato rifugio sia per la funzione cosmopolita c he l' Impe ro Ottomano ha sempre svolto, sia in re lazione al lungo e fortunato processo commerciale lì instaurato dagli Italiani de lle Repubbli che di Venezia e di Genova. In ordine a ciò si può parlare di una certa facil ità deg li esuli ad integrarsi all'interno di quella reg ione. Contribuì all'opera d' integrazione la cosiddella alla società e uropea di Costantinopoli, composta dal personale delle missiotù diplomatiche estere che cercò di fugare le comprendibi li diffidenze e di mediare gli atteggiamenti discriminatori che veni vano, di Lanto in tanto, ad ingenerarsi tra gli abitanti delle varie colonie e gli esuli 98 . Gli em igranti italiani prove nivano sopratnJtto dal Granducato di Toscana e dal Regno di Sardegna, regioni con c ui l' Impero Ottomano a veva stre tto relazioni di natura commerciale e diplomatica. Durante il Risorgimento, i flu ssi migratori e bbe ro un incre mento dovuto al fenomeno che va sotto il nome di "emi grazione politica". Carbonari e mazziniani , che avevano partecipato ai moti del 1821 , 1831 e 1848, andarono in esilio in Turchia per sfuggire così alle condanne e alle persecu7.ioni giudi ziarie che pendevano su di loro in patria. " Dopo le gloriose, ma disgraziate insurrezioni del '48 e del '49, i nostri migliori patrioti avevano tutti dovuto esulare. incalzati dal te mpo, minacciati dalla ferocia del nemi co vincitore e perseguitati dall a vende tta dei tiranni, rimessi dallo straniero in podestà, furono obbligati a di sperdersi e a darsi in balìa al destino. E si sparpagliarono ne i paesi liberi ed ospitali: in foglùlre rra , in Francia, in Svizzera, in Grecia, in Turchia, in Amc rica ..."9<J_ Tra le molte rotte seguite dai vari esuli, sicuramente quella più battuta fu la cosiddetta "rotta ionica", il c ui tragitto era Italia - Grecia - Turc hia. F.' da Ancona, per esempio, che s' imbarcarono i patrioti Anacle to C1icca e Luig i Storari , de i quali si tratterà più avanti con dovizia di partico lari . 11.2. GARIHALDI A SMIRNE E IN TURCHIA

Non c'è da sorprendersi se la storia pone in luce il collegamento tra gli esuli di Smirne e (ìarihaldi. Infatti la sua avventurosa vita mari naresca lo portò più volte in Oriente in gioventù. Egli intraprese la sua attività di marinaio sulla barca del padre e su quella di altri capitani . Le me te consuete erano quelle del Mar Nero, ma (iarihaldi riuscì a varcare anche lo stre tto di Gibi llc1n, raggiungendo

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Enri<.:o Dc Leone. op. cit., pp. 15-16. C ricca, "Le memorie di un veterano", in Rivista politica e letteraria, 5° anno, voi. XV II , fascicolo I, Roma 15 ottobre 190 1, pag. 116.

99 J\nacleto


La presenza italiana a Smirne

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le Canarie nel 1827. L'attivi tà di ma rinaio commerciale (Genova a quel tempo aveva il predominio della rotta del grano) non solo gli dava la possi bilità di conoscere il mondo geograficamente , ma altraverso le diverse mete toccate nei vari viaggi, Garibaldi ebbe modo di incontrare anche i pirati. Tramite i suoi ricordi, non certo be nevoli nei loro confronti, sappiamo che nell' Egeo egli s' imbattè avventurosamente in queste ciurme pe r ben tre volte. In uno dei ptimi scontri avuti con loro, egli era a bordo della nave capitanata da Pesant.e, non più in qualità di mozzo, come in precedenza, ma quale marinaio tanto che, non dopo molto tempo, chiese al Governo sardo la patente di capi tano. Fu a bordo de l brigantino Cortese 1CK>, capitanato da Carlo Semeria dal 12 settembre de l 1828 al 25 settembre de l 1829, c he Garibaldi fece l'ultimo dei suoi viaggi in Oriente, durante il quale ebbe modo di ri siedere per alcuni mesi a Smirne che lasciò nella primavera del 1828 101 per raggiungere Taganrog in rimca'°2 . Nell'agosto del 1828, Garibaldi ritornò di nuovo in Turchia, precisamente a Costantinopoli e, ammalatosi, fu lasciato dal capitano che doveva tornare rapidamente a Nizza. " ... Prolungandosi la malattia più di quel che avesse creduto, (iaribaldi, rorsc per la prima volta in vita sua, comi nciù a sentire il pungolo della miseria" 101. Inoltre la guerra russo-turca protrasse il suo soggiorno fino al 183 1. Durante questo periodo, consumati tutti i suoi rispam1i a causa della prolungata mal attia - "Non sempre sapevo come avrei vissuto la dimane"104, venne aiutato dalla comunità italiana 105 e fece il precettore dei tre fogli de lla signora Timoni, insegnando loro italiano, francese e matematica. Ma non

(ìustavo Sacerdote, / ,tt vita di (ìiu.l'efJ/Je (ìarif,aldi, Milano, Rizzo li & C., 1933, pag. 69. Romano Ugolini. Garibaldi. Genesi di un mito, Roma Edizioni dt:11' Att:nt:o, 1982, pag. 35. 102 Fu in questo viaggio che Garibaldi incontrò un patriota italiano ··un g iovane ligure", (ìian Ratti sta Cuneo, il quale per primo g li svelò come si svolgessero le cose d' Itali a, facendo sorgere in lui la vocaziom: di consacrarsi alla causa italiana. Cfr. Adriano Mcrinovich, La Società Operaia Italiana di Mutuo Soccorso in Costa11tinopo/i, Istanbul , Istituto Italiano di Cultura, I 995, pag. 17. IO:l Cfr. (ìustavo Sacerdote, op. cii., pag. 69. 104 C fr. Gustavo Sacerdote, op. cit., pag. 69. 105 "Garibaldi. allora malato. fu amorevolmente accolto da una nizzarda di gran cuore, Luigia Sauvaigo. che aveva una scuo la in via Linardi, in una casa in fondo, a sinistra, scendendo dalla via d i Pera I... I l' ahi1.a7.ione della s ig nora d i Sauvaigo, venne demo li ta, e in quel terreno, sorse una casa su cui ru posta la lapide garibaldina , rispcllata da un incendio che, salvo i muri, distrusse intero l'edificio nella notte dal I 8 al 19 febbraio 1888. (ìariha ldi non dimenticò mai quel suo viagg io in Oriente e l' ospitalità c he v'ehhe; e più I.ardi, passa ndo da Genova, d icono che no n mancasse mai di visitare il nipote della Sauvai go agente della Compagnia Fraissi net, verso il quale, del resto, aveva altri motivi di g ratitudine per l' aiuto di cui g li fu prodigo ne lla spedizione leggendaria [...]. Ripartì da Costantinopoli sul Nostra Signora delle (ìraz ie comandato dal capitano Casahona" . Cfr. G iuseppe Zaccagni ni, La vita a Costantinopoli, Torino, Bocca, 1909, pp. 78-80. HKl

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Sonia / ,aurenza

fu sollanlo maestro; approfillù infatti del soggiorno in Turchia per essere anc he "studente" e imparò il greco. "Intanto la vita nella capitale turca sarà srata di per sé un ' utile scuola per un osservatore come Ciarihaldi. Sulle rive mag iche del Bosforo e del Corno d ' Oro, sotto i minareti delle moschee, indorati dal bel sole di Costantinopoli , Garibaldi aveva visto ergersi di fronte due civiltà: l'occidentale, che aspirava alla rede nzione, l'orientale, ancor tanto immersa nell'abiezione, da non aver più nemmeno di tentare di sollevarsi" 10<,. Nel sontuoso palazzo di Dolma Bahçe impe rava un sultano, nel cui harem e nelle c ui sale si consumavano libera mente le più atroci nefandezze e continui delitti. fu di fronte a tale miseria morale e maleriale, spettacolo questo che si univa ad un forte se nso di depressione economica e di avvi limento culturale in cui le popolazioni erano tenute, che in Garihaldi si acuì il desiderio di libertà "in lui acceso dai ricordi dell'antica Roma" 107 , la Roma dei Cesari. Tale sentimento era avvertito dalle genti vici ne de ll' Asia M inore e da quelle della Ru ssia meridionale, sulle quali imperversava uno sferzante di spotismo, nonché dai Greci c he da te mpo, per primi, ave vano eroicamente intrapreso i moti rivolu zionari. Non si conoscono le autentiche ragioni dei tre anni di perman enza di Garihaldi a Costantinopoli . Eg li , in falli , guarì dalla malattia in me no di un mese e la guerra russo-turca chhe Lcrminc nel 1829 con la pace di Adrianopoli. L' ipolesi più attendibile che può esser fo rmulata sembra quella secondo c ui Garibaldi aspettasse in Turchia la stessa nave da c ui era sbarcato, con l'inte nto di diri gersi poi verso la Crimea. Egli non intendeva tornare a Ni zza, ma attese la lìne degli eve nti bellici. La guerra ru sso-turca e la presenza nell'Egeo di molte flotte militari resero comunque impossibili i viaggi commerciali con i porti della Crimea. La lcnla ripresa degli scambi tra Oriente e Occidente, dopo tre anni di stasi, costituire bbe una giustificazione anche per il soggiorno prolungato ai primi mesi del 183 1. Un' ultima ipotesi viene formulata sul desiderio da parte di Garibaldi di voler restare a Costantinopoli, in quanto affasc inato dalla lotta della Grecia pe r l' indipendenza 108 . Nel 1863 la Società Operaia ILaliana di Mutuo Soccorso di CosLanLinopoli offrì la Preside nza effettiva a Garibaldi. Egli ringraziò i suoi "buoni arnici" 109 accetta ndo la carica con riconoscenza, come eme rge dall a lettera da lui inviata da Capre ra il 22 luglio del 1863 alla suddetta Società: " Miei huoni amici. lo accetto - riconoscente - la Preside nza della vostra Società, e vi prego gradi re i miei ringraziamenti ..." 11 0 .

cfr. Gustavo Sacerdote, op. cii. , pag. 70.

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C fr. G ustavo Sacerdote, op. cii .. pag. 7 0. Ro mano lJgolìnì, op. cii., pag . '.16. Adriano Marinovich, op. cit. , pag. 17 . 110 Per il testo completo della lettera si veda la Tavola XXIV in appendice iconografica. IOX Cfr. 109 C fr.


La presenza italiana a Smirne

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II.3. IL COMITATO DI EMIGRAZIONE ITALIANO A SMIRNE E I SUOI PRINCIPALI ESPONENTI A Smirne venne istituito un Comitato di emigrazione al fine di prestare assistenza ai più hi sognosi e per salvaguardare il prestigio della causa nazionale. Di 4ucsto facevano parte: il Principe di Sammartino, da Catania 111 ; il marchese Orazio Antinori , da Pcrugia 11 2 ; il dollor Anacleto Cricca, da Bologna; l' ingegnere Lui gi Storari, da Perrara, il quale legato al Cri cca da un forte vincolo di stima e di am.i cizia e ra da quest'ultimo dclinito "amico e padri no" 113; l 'avvocato Dome nico Diamanti, da Vcroli, presso Roma 114; il dottor Luigi Rondoli, da Ravenna e il signor Gaspare Genna, da Palenno 115 . Le riunio ni del Comitato di emigrazione si tenevano nella trattoria del signor Angelo Scalabrini da Chioggia, situata a nord-est della città e in un luogo isolato proprio per non suscitare sospetti presso la polizia turca. S ull ' insegna stava scrillo a caratte ri c ubitali: Al piacere del Giardin Angelo Scalabrin.

Angdu Scalabri ni popolano, ingegnoso e patriota, vivace ed ottimista, era divenuto il santo protettore dei poveri esuli italiani. Egli infatti faceva credito ai

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''li principe di Sammartino, colonne llo di artiglieria, disertat o dall'esercito borbonico per a1Tuolarsi nelle truppe 1ivoluzionarie, s i trattenne poi in emigrazio ne a Smirne, fino a quando la Sicilia fu annessa al regno d' Italia" . Cfr. Anacleto Cricca. op. cit., pag. 117. 11 2 " Il marchese Orazio t\ntinori , il celebre esploratore afri cano, l'ardente patriota e il benemerito scien:1,iato, imba lsamava an imali giit raccolti nelle sue espl orazio ni e dal cui commerc io ricavava abbastan7.a per vivere modcstamcnte ...A S mirne Cristina di Belgioioso lo ebbe compagno ne.Ile sue partite di caccia; nella stessa c ittit il conso le svi:1.zero G. (ìonze hach l'associò all a sua ditta d 'esport azio ne d i an ima li impagliati con i quali riforniva i musei e i collez ioni siti privati d'Europa" . C fr. A11acleto Cricca, op. cii., pag. 11 7 e R. Battaglia, "Orazio Ant.inori", in Dizionario 13ioira.fico dei/i italiani, Renna, Istituto dell' Enc ic lopedia llaliana, voi. lii , I 96 I, pag. 465. 11 3 Anacleto Cricca, op. cit., pag. 123. Tulle le noi izie ri guardanti il personaggio Anacleto Cricca sono ricavale da questo studio. 111 " L'avvocato Domenico Diamanti , esimio g iureconsulto. già deputato alla Costituente Romana, poco profitto ritraeva a Smirne dall'esen.:izio della sua professione. Uomo integro e scrurxiloso all 'eccesso, aborriva glj affari equivoci, e quindi trovava raramente cause da patrocinare". Si recò poi i11 Egitto, dove ehhe più fo1tuna. Cfr. Anacleto Cricca, op. cii., pag. 11 8. 11 5 li patriota e cospiratore Gaspare Genna fu uno dei più arde nti rivoluzio nari sicili ani de l '48. Em igrato a S mirne, cd essendo un bra vo violini sta, viveva dando lezioni di musica. Sposò q uindi la figl ia del direttore della posta francese, il sig nor Dantin, e proprio da questo matrimonio trasse vantaggi immediati. Infatti, all'epoca della guerra di Crimea, venne nominato d irc tlore della posta fran cese a Gallipoli (Turchia) e agente della Compagnia di Nav igazio ne le " Messaggerie Imperiali" , denominate poi " Messaggerie Marittime". C fr. Anacleto Cricca, op. cit., pp. 11 8-1 19.


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Sonia Laurenza

suoi conn azionali , i quali saldavano il conto quando e come loro piaceva. Cosicchè, nonostante gli affari della trattori a seguissero un andamento lusinghiero, Io Scala brini , per la sua generosità, morì povero come era vissuto. Smirne ri corda la sua popo lare figura, Lanl'è vero, c he là dove sorgeva la trattoria del giardino, si formò un vasto qu a11iere, il pi ù popoloso della città, chi amato Quartiere Scalahrini 116. Luigi Bondoli, medico chirurgo, a veva partecipato con Luigi Napo leone Bonaparte, Aurelio Sarti, il conte Raspon i, il marchese Guiccioli ed altri famosi patrioti, alle cospirazio ni del tempo. Come medico, aveva seguilo il hatlaglionc Za mbeccari in nrtte le sue campagne del '48-'49, e da Corfù, dove era emigrato, era poi giunto a Smime 117 . Tra le più significative presenze italiane spicca il " personaggio" di Anacle to Cricca ( Bologna 13 settembre 1824- 1908?) 118 nell 'ambito del Comi tato di emigrazione. La sua vicenda ci sembra di pa11icolare importan za, perc hé p aradigmatica di una situazione in c ui spesso venivano a trovarsi gli es uli italia ni di allora. Di lui si trova scritto nelle sue brevi note aulohiografiche 11 9 che frequentò l' ateneo bolognese, ma essendo staio affi liato alla Giovine Italia , pertale ragione fu sorvegliato dalla poli zia. La sua posizione si aggravò per l' ami cizia che strinse con i fratelli Caldesi, con Felice Orsini e con altJi patrioti di Romagna. La polizia lo vessò conti nuame nte co n perljuisiziu11i e minacce, tenendolo in prigione per Jnngo te mpo in una cella umida e sacrifi cata insieme ad assass ini e ladri, sebbene Cricca avesse ricevuto l' affettuosa protezione del celebre medico Francesco Rizzoli , fondatore dell'ospizio dei rachitici e no nostante si fossero prodigatj anche o no revol i cittadini nei suoi confronti. Egli durante l'insurrezione di Rimini nel 1845, avvisato in te mpo, riuscì a rifugiarsi all'estero. Andò pri ma a Corfù, poi a Sira, infine ad Atene dove rimase fino al 1847 allorché Pio IX, tra le sue riforme, estese l'amnistia politica già concessa nel 1846 120• Successivamente fu a Bo logna dove riprese i suoi studi, ma venne di nuovo solloposto a perquisizione e quindi dichi aralo in arresto. Dopo il 1848, insie-

116 Cfr. Anacleto Cricca, op. cii., pag. l 19. 117 Clicca gli fu amico e di scepo lo in q uanto, grazie a lui , potè continuare gli studi in med icina iniziai.i all ' llniversitì1 di Bologna ed interrotti a ca usa dei moti rivoluzionari . Cfr. A nacleto C ricca, op. cit., pag. I 18. 118 Non ci è stato poss ibile reperire nelle fon ti consultate la data di morte di q uesto personaggio, comunque ancora vivente nel 1908, anno nel q uale il suo no me risulla inserito nel la lista dei membri del Grand ' Orientc d ' Italia. Cfr. /\.A. Mola, Sloria della Massoneria ila/ùma dalle origini ai nostri giorni, Milano, Rornpiani , 1992. appendice IX, documento 2. 119 Anacleto C ricca, "le memorie d i un velenmo", in Rivista politica e lelleraria, 5° armo , voi. XV II , fascico lo I, Roma 15 o llobrc 1901. 120 Nel 1846 Pio IX concesse, sotto la pressione dell 'opinione p ubblica, alcune riforme q uali: l' amnis tia po litica, la creazio ne di una Consulta di Stato composta di la ic i, l'i stituzione della guardia civ ica, la partecipazione de i laici al Consig lio dei Ministri, a cui seguì la concessione della libertà d i stampa (editto del 12 marLo 1847). Cricca, però, ehhe modo di usufruire dell' amnistia politica solamente nel 1847.


La presenza i taliano u Smirne

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me ad altri amici politici quali Stanzani, Biancoli e Pigozzi, ru liberato dall'ingiusto carcere. Il 17 marzo dello stesso anno, il colonnello Zambeccari diede incarico a Cricca di accordarsi con il marchese Sebastiano Tanara e di tenersi pronto nella piazza presso l' Università degli Studi a Bologna per informare i finanzieri dell ' intenzione <li rivoltarsi. Ciò consenù la formazione, insieme ad ottanta finanzieri, a numerosi studenti e cittadini, della colonna d' avanguard ia capitanata dal Cricca cd altri, la quale si diresse subito alla volta di Modena, seguila <lopo breve tempo da un hallaglione di circa seicento volontari , nominalo Cacciatori dell'Alto Reno 12 1, agli ordini del colonnello Zamhcccari che il Cricca stesso ricorda con grande venerazione, con l'appellati vo "il duce dei Mille del '48-'49" 122.

121 Nella storia delJa prima guerra d' indipendenza un accento parlicolare spetta ai cosiddetli corpi franchi, "formazioni militari spontanee, improvvise, autonome. nuuuanli , di singolare importanza, sia per diverso carattere polilicu, sia per la differente coesione e adat1abilili1 alle vicende delJa gue11a" . Al di fuori deg]j eserciti regolari e de i corpi volontari regolarizzati , si marufcstò in essi il vigoroso slancio deg li Italiani a correre alle anni , motivati dal desiderio di libe1tà e di indipendenza della patria. Tra questi co,pi franchi, in parlicolar modo lrn quelli dello Stato Pontifico - "quello che per avventura ebbe maggior numero di tali schiere"-. il più famoso è il battaglione dei Cacciatori dell 'Altu Reno, sia per le tendenze radicali e repubblicane dei suoi componenti , sia per le imprese compiute sono il comendo del conte Livio Zambecc;1ri , nonché per aver avuto trn le sue lìla uomin i come r elice Orsini, ti gura di primo piano nella rivoluzione italiana. ()ueslo, come i batlagliuni del llas.w Reno, deU' /dice e de l Senio, era costituito da volunlari delle I .egazioni, a muiti a Femtra Ira il 26 e il 30 mar.lo del 1848 e ragg1uppato e denominato con cri terio regionale dal generale Durando in una adunanza di capi di rnrfJi.franchi indetta il 31 marw. l .e origini del battaglione vanno ricercate nel tessuto profondo della vita politica bolognese e romagnola, esattamenle nei moti di Savigno del ·43 e nei fermenli romagnoli del '44-'45, nei quali nonostante la mancanza di coordinamento e di coerenza, si vennero formando due correnti di opposizione al regime ecd esiaslico: quella dei moderati o r(formi.\'ri, "che dall'amnistia di Pio IX ebbe la sua consacrazione e fu assunta a o pin ione legittima", e quella degli esaltali, che" cresciuta nel solco dell 'azione mazziniana, pur senza esplodere in aperta ribellione e operando nel vasto campo dell'att ività politica iniziata nel no111e prestig ioso del grande Pontefice, nutriva speranza di rivolgimenti profondi e aveva di mira l'indipendenza e l' unità nazionale" . Cfr. Giovanni Natali, "Corpi rranchi del ()uarantono". in Rassegna Storica del Risorgimento, anno XX II, fascicolo 1, Roma, Gennaio 1935- Xlii , pp. 185-188. 122 L' Italia stava insorgendo e la popo lazione modenese riservò un' accoglienza trionfale ai volontari di Hologna. Venne isliluilo un governo provvisorio a base democratica e fu fa11,1 svento lare la bandiera nazionale. li battag lione Zamheccari . con altre truppe rivoluzionarie concentrate presso Treviso. fu costretto a suslenere una battag lia a campo aperto con gli Austri ac i. Ma purtroppo tale combattimento si concl use con esito sfavorevo le; quindi il battaglione ripiegò su Vicenza. Gli scontri continuarono. Cricca rirnase ferito alla tibia sinistra. Encomiabile fu il comporlamento d i questi uomin i valorosi. tanlo che g li ufficiali auslriaci espressero la loro ammirazio ne per il valore dimostrato dai volontari italiani. Cricca poi, anziché proseguire a lappe per Bologn a, andò a Padova, dove le porte e rano barricate. Dopo una nu lle fat ico sa, all'a lba, comprese che g li Austriaci erano alle porle e, per non essere da costoro sorpreso , si diede alla campagna; fidu cioso, come egli stesso afferma , nella buona stell a. C fr. Anacleto Cricca, op. cit., pp. 107 - 109.


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Intorno al 1849 aveva ventic inque anni e, sebbene primo tene nte, gli ru atti dato il comando de lla 4a compag ni a in soslitu1.ione del c apitano Felice Ors ini eletto deputato alla Costituente Romana. Difese il Monte Ganlclo 123 e pe r ta li me riti fu promosso sul campo a g rado di capitano. Ma d opo solo venti giorni A ncona fu co strcll.a a capitolare e d eg li 1i to rnù in esilio. N el giug no de l ' 49 il colonnello Zambeccari cd altri salirono a bo rdo de l hrik della marina milita re ing lese Fmlig 124, che li trasportò <la Ancona a Corfi1 , isola occupala dag li Ing lesi 12-'i_ Ne llo stesso periodo, allorc hé la reazione a ssolutis ta veniva ad a ffe rmarsi nelle prov ince lombardo-venete e in que lle napoletane , mentre duravano ancora i governi democ ratici rivoluzio nari a Venezia, in Toscana , a Roma e in S ic il ia, l' afflusso dei nostri emig rati po litici nelle Isole Ioni e fu in realtà a ssai scarso. Si me nzion a nel mese di m arzo a Co1fù la presen za dell'avvocato Pederico Quinto di Corato, che aveva avuto lra le varie accuse que lla di aver te ntato di promuovere un a sommo ssa nella ci ttà di Bari . Poi intorno al 20 giug no a bordo de l trabaccolo nominato lo Splendore del Valicano, che aveva inalberato ba ndi era britannica , pa11iro no da A ncona novantasette persone prove nien ti da tutte le reg ioni italiane . Tra questi c i fu il capitano Anacleto C ricca di Bologna. Sempre a Corfù si trattennero es uli Daniele Manin e Ni ccolò To m maseo. C'era anc he Luig i Mc rcantini di Ripatransone (n. 182 1 - m. 1872), il poeta che scri sse poi " La spi golatrice di Sapri" e " l' Inno di Garibaldi" , a mico intimo di Cricca. Ass ai critiche e rano le loro condiz ioni economiche; infatti qu esti e suli. che dimoravano in territorio io ni o e che om1ai erano g iunti ad un numero piuttosto e levalo (circa un cent.inaio). trovavano dirli c il e sopravv ivere in te rra d ' es ili o. A queste infelic i condii.ioni sottostava no s ia i profughi di condi zione più e levala, cioè quelli che apparte ne va no alla classe media o bo rghese (avvocati , medici, professionisti), sia colo ro c he appartenevano alla classe più umile dei lavoratori (o perai e braccianti), poic hé scarse e rano le ri sorse econo mic he de lle Se tte Isole e la sovrabbo ndanza de lla m anodopera locale re ndeva inulilc quell a stranie ra. ù10llrc, proprio in questo periodo, la massa dell' e migrazio ne s i trovava in uno stato caotico. Mancava allora una vera e propri a organi zzazi one, no n e ra stala ancora creata una cassa d i m utua assisten za, "s icchè og nuno e ra ahhando nato a se slcsso" 126 . Alcuni di loro ricorsero a tutti g li espedie nti per procurarsi m ezzi necessari per sopravvivere . Così Luig i Mercantini insegnava l' ita -

12-1 Il monte Gardcto, insieme ad allri due rilievi - il Guasco e I' Astagno -, cosliluiscc la propaggine settentri onale del Monle Concro. Cfr. A. Cricca, op. cit., pag. 111 . 124 Ersilio Miche!, op. cit., pag. 324. 125 Sugli esuli a Corfù in questo peri odo sì veda la voce di Ersili o Mi che!, " A naclt::10 Cricca", in Dizionario del Risorgimento Na::,ionale di Michele Nosi, Milano, Vallardi . voi. II. 1930, pag. 777; Id., op. cit, pp. 323-352. 126 Ersilio Miche! , op. cit., pag. 330.


Ut presenza italiana " Smirne

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Ji ano (aprì infatti una picco la scuo la di lingua e leucratu ra ita liana), mentre Anacleto Cricca dava lezion i di scherma; "entrambi, poi, s i affaccendavano, specialme nte di sera, a copiare documenti lega li ed altri scritti c he veni vano loro affidati, in segno di stima e di simpatia, da alcuni notabi li ciuad ini" 127 . S i fecero compagnia per diverso tempo, tributandos i reciproca stima, legati da vincoli di rraterna ami c iz ia. All'improvv is o agli esuli. tra i quali vi e ra il C ricca , fu intimalo l'arresto in casa. Vennero rigorosamente piantonati e ru loro vietato di comunicare con c hiunque. Né fu possibile avere alc una motivazione di tale comportamento. Die tro sua pressante insistenza, il Cricca venne così a sapere di essere accusato di conni venza con i rivo lu zionari di Cefalonia e di Zante (settembre 1848), il c ui obiettivo era quell o di annettere le Sette Iso le alla Grecia e s trapparle dal controllo ing lese. Le autorità britanniche avevano forti mo ti vi di sospettare che la ribe llione cefale na non costirnisse un episodio a sé, ma facesse, invece, parte di un piano mo lto più vasto cd esteso, cioè non limitato a lle sole Selle Isole, ma anche all ' Italia, a ll a Grecia e agli altri paes i dell ' Europa che aspiravano alla loro emancipazione po litica. Così la situazione nell'i sola si presentava assai complessa; alla lìnc di agosto de l 1849 scoppiò una nuova e più viole nta insurrezione, domata con la legge marz i<1le, cioè con spietate persecuzio ni , arresti in massa e condanne capitali. Stando così le cose. secondo la polizia de l luogo, Cricca e i suoi compagni (tra i quali il colonne llo Zambeccari ) dovevano rite ners i forrnnati se e ra stato loro ri sparmiato il capestro. Di rronle a ciò Cricca si dichi arù sdegnato, insistendo s ul fatto c he si doveva tratt~U'e di un grande equi voco basato s u referenze menzognere o d i perfide calunnie. "Affermò e nergicamente non essere egli soldato di ventura e pe r nulla in tenzionato di s posare la causa allrui , rna aver combattuto ed essere sempre pronto a combattere solo per il trionfo de ll ' indipendenza italiana"t28. Gli fu però consiglialo di obbed ire all ' o rdine ricevuto di ahhandona re l'iso la, pena la condanna a ri gore di legge 129. Nelle s ue m em orie autobiografi che, scrillc certam ente a distanza di tempo

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Ersilio Michcl. op. cit., pag. :BO. Anacleto Cricca, op. cii., pag. 11 5. 129 li Cricca, dopo essere stato trallcnuto per diversi giorni dalla fami:;lia dell ' avvocato Poffandi, per comunicare a questi, profugo ad Atene, alcuni documenti, s' imbarcò su un piccolo piroscafo del Lluyd austriaco e partì alla volta di Palr<1sso. Il viaggio si presentò tormentato. dOJ)O varie traversie durate diciotto giorni tra piroscafi e lazzaretl i, per sfu ggire agli Austriaci e per evitare lo sbarco nei domini hraitannici. Cricca approdò nell' isola di Sira dove si trattenne fino al marzo del 1850. Qui trovò confo110 nell ' accogli enza di numerose persone con le quali aveva contratto amicizia nella sua prima mi grazione - dal 1845 al 1847 -, e sempre qui incontrò il professore Fumagalli, ex-aiutante di Ga1;baldi e reduce dalla campagna romana. Cfr. Anacleto Cricca, op. cii., pag. 116. 128


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dagli avvenimenti e pubblicate ne l 1901 , Cricca affermò che anc he il dottor Ci. Camill o Mattioli e il dottor J ,uigi Chierici, colpili dalla stessa misura di sfratto, partirono insieme a Zambeccari alla volta di Patrasso e d Atene, mentre il dottor Lui gi Ilondo li si dirigeva a Smirne. In verità i nomi di questi tre esuli, tutti fuggiaschi da Ancona, non sono presenti nei documenti del governo ionio, ma la noti:r.ia della loro parte nza è riferita dal Cricca. "Nella maggior parte, per non dire ne lla quasi totalità, gli esuli no stJ"i parteggiavano e simpatizzavano coi liberali e coi patrioti ioni. Tuttavia, resi prudenti e guardinghi da quanto era capitato allo Zamheccari e ai suoi compagni, si guardavano bene dal mani festare pubblicamente i loro sentimenti e, tanto più, dall ' immischiarsi nelle trame rivo luzionarie e ne lle competi zioni locali" 130. A questo proposito vale la pena ricordare Lui gi Mcrcantini ed Edom·do Fusco, i qua li esaltavano in versi l'amor di patria, celebravano i loro amici caduti nella prima g uerra d ' indipende nza, deprecavano la misera fine delle battaglie combattute ed infine auspicavano sorti più propizie e vittoriose a lle lotte future 13 1. li Comitato di emigrazione in occasione dell'evento eccezionale avvenu to ne l g iu gno de l 1850, a llorchè Sua Maestà Abd ulmecid I amfo in visita a Smirne, rcputù doveroso esprimere la sua riconoscenza ne i confronti de l comportamento libe rale e generoso del Sovrano c he aveva accordato ospilali fa ai profughi itali ani. Ci rurono preparativi di vario gene re; venne a llestito un indiri zzo in le ttere d ' oro, ri ca mato con arte su raso azzurro. li sultano A bdulmecid I si era distinto per il suo operato assai diverso rispetto a quello de l l' Austria e della Russia contrario, invece, agli e mi grati poli ti c i. 11 Monarca si era avvalso de lle le ggi de l Corano, le quali in modo espli c ito, accordavano larga e tota le ospitalità a qualsiasi straniero si fosse recato ne i paes i mus ulmani. Purtroppo il suo soggiorno a Smirne, essendo assa i breve, non consentì al Comitato di e migraz ione d i presentargli l'indiri zzo ; fu dec iso perciò di farglie lo recapitare a Cos tantinopoli, c onferendo a Cricca l' o norifica missione. Quest' ultima venne compiuta a S ua Altezza il Gran Vizir, Rcsid Pasa, dopo una splendida accoglie nza, c hi ese al Cricca, in ling ua fra ncese e con tono assa i cordiale, noti:r.ie c irca i fa tt i italiani del ' 48 - ' 49. A c iò Cricca rispose con dov iz ia e particolari, aggiungendo di rivestire il grad o di capita no. Di fron te a tale notizia , d ' un tra tto, il Sovrano gli propose se, in caso di occor-

1.m Ersilio Miche), op. cit., pag. 345. 131 Degni di nota sono i cani i del Mcrcantini dedicati a Corfù, a Colomba Antonictt i, caduta eroicamente nella difesa di Roma contro i Francesi, allo slancio patrioui co delle donne bologrrnsi di fronte all' occupazione austriaca; mentre del Fusco, il poemello " I

crocial i napoletani", dedicato "all'illustre donna Cristiana Trivul zio, principessa di Belgioioso - che l' incitament o l'esempio sostanze In vita - ponendo per la causa d' Italia - capitanava ... il primo pugno de" crociati it aliani ...". C fr. Ersilio Miche), op. cii .. , pag 345.


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renza, sarebbe stalo disposlo ad accettare di prestare serv1z m ncll ' csercilo turco con lo slesso grado 112. Defere nti furono i ringra:1.iame nti di Cricca, c he così si e spresse: " R ingraziai Sua Allezza per l' onore c he voleva conferirmi , face ndogli conoscere che e ro uscito dall 'U niversità pe r pre nde re le anni in difesa della causa ila liana e non per intraprendere la carri era militare: che anzi desideravo serbarm i libero per essere sempre pronto a qua ls iasi chiamata del mio paese" 133. Ritorna to a S mirne, Cricca incontrò una famiglia italia na costituita da marito. moglie e u n ragazzo di quindic i anni che calzava un berretto con la scritta "Band iera e Moro" 134 . Ta le distintivo era stato assunto nel 1848 dal reggime nto di artiglieria che aveva difeso Venezia; da c iò egli dedusse c he si trattava di emigrati veneziani, bisognosi perciò di a iuti. Cricca li segnalò ai colleghi de l Comitato, facendo loro ottenere sussidi e a lloggi; la donna, che

132 Nel Risorgim ento spesso si verificò che gli Italiani che avevan o prestalo servizio nell 'esercito napoleonico venissero reclutati nell 'esercito ottomano. che in quel periodo viveva una fase di ristrutturazione. Uno dei casi più no ti può considerarsi quello di Ludovico Calandrelli, nato a Roma il 21 agosto 1807. Nell a fanciullezza si dedicò allo studio della pittura, ma venne anche attratto dall a vita militare e nel 18 16 entrò come cadetto nell'esercito pontificio. r-ece parte della mi li zia effettiva con il grado di cadt::lto sergente, partecipando nel marzo del 183 1 ad una sp<::<.lizione nei pressi di Rieti per controllare la zona da un attacco di rivoltosi provenienti dal settentrione. Nell'aprile del 1848 ottenne una successiva promozio ne, iniziando la vita di guarnigione. Sempre nello stesso anno fu promosso capitano di lerLa classe e invialo ai con lini settentrionali d ello stato Pontificio, per poi passare nel Veneto. Nel 1849, tornato a Roma, partecipò ai faltli della Re pubblica, offrendo un valido contributo alle li.117,e che respingevano il primo assalto dei fran cesi. Successivamente guidò le operazioni difensive, 111a rimase terito il 20 giugno sui bastioni di porla S. Pancrazio. Dopo il 1849 scelse l'esilio, soggiomanclo a Marsiglia tino al maggio del 1850, per poi stabilirsi a Berlino dove il padre gli fece pervenire tm passapo rto. Le notizie storiche riguardanti il suo soggiorno qui so no a.;;sai scarse; è certo comunque che egli cercò d i utilizzare la sua conoscenza d i cose militari. A riprova d i ciò esistono una relazione manoscritta sull'o rganizzazione dell'esercito punti.licio e la compi lazione di un ampio studio infom1ati vo sul s iste ma militare prussiano, scritte entrambi in torno al 1852. Dopo la morte del padre, avvenuta uel 1854, " pensò di trovare in Turchia. una volta esploso il conflitto con la Russia, una occupazione che gli fosse veramente congeniale [...] entrò al soldo della Port a co n il nome di Mouglis bey, ma soltanto all ' inizio dell ' anno successivo potè spingersi verso l'interno e giungere a fe bbraio inoltrato ad ErLcrum, punto chiave dello scacchiere ottomano" . Qui gli fu allidato il compito di appre..;;tare le postazioni di artiglie1i a della città, in vista di una probabile avanzala delle lrnppe russe . Purtroppo, però, sia a causa delle gi-avi lerite so pportate, sia a causa de l clima malsano, Calandrelli si ammalò di colera e morì il 2 settembre del 1855 . Cfr. Giuseppe Monsagrati, "Ludovico Calandrelli ", in Dizionario Biografico degli italiani, Renna, Istituto del!' Enciclopedia italiana, voi. XVI, 197'.l, pp. 44'.l - 444. 133 Anacleto Cricca, op. cit., pag . 120. 134 L' iscrizione sul berretto fa riferime nto ai fratelli Bandiera e al patriula Dome nico Moro che, nel 1844, prese parte alla spedizione in Calabria da loro o rganizzata.


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era in stato avan1.ato di gravidan za, d iede alla luce una hambina, alla quale fu dato il nome Ital ia. Nelle sue me mori e Cricca ci informa che 4uel g iovine tto divenne in seguito il valoroso colonnello Bideschini 135 e la bambina, sua sorella, consorte del generale Me notti Garibaldi, primoge nito dell 'eroe dei due mondi. In seguito Cricca ebbe modo di incontrare Stefano Turr al caffè del Capitan Paolo, altro punto di ritrovo di e migrati politici, situalo sulla riva del mare a Smirne. Grande fu la felicità del Cricca nell'abbracciare un uomo, esule come lui, che non immaginava allora avre bbe avuto un ruolo così impo1tanle nelle pagine del risorgimento italiano 136. "Ma se vennero 4uclli ed altri insigni ad in-adiare colla loro presenza una luce vivissima di ideali e di speranze, venne pure della canaglia, della gente abbiella - in gran parte sguinzagliata dal Borbone e dal Papa - degna soltanto della galera e del patiholo, c he mirava a sfruttare la situazione, ad inlàmarc gli esuli, a fa r nascere disordini e magari comrnellcrc delitti, allo scopo precipuo di ottenere dal Gove rno ottomano lo

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Cfr. Anthony P. Ca mpanella, Giuseppe Garibaldi e la Jradiz.ione garibaldina. Una bihliograjìa dal 1807 al 1970, G inevra, Comitato dell'lslilulo Inlcrnazionale di studi ga,ihaldini , voi. I, 197 1, pag. 235. 116 C i sembra opportuno ripo,tare qui d i seguilo alcune notizie rig uardanti questo personaggio. che tanta parte avrf, nel periodo storico da no i preso in esa me. Slefano Turr ( 1825 - 1908), uffic iale ungherese, era tenente nella guarnig ione auslriaca, quando. all o scoppio della rivoluzione del 1848, abbandonò l'esercito austriaco ( 1849) e divenne capitano nell' eserci to sardo. con l' incarico di organizzare una leg ione ung herese e c.:omballere contro l'Austria. Dopo il clisaslro di Novara, andò nel granducato di B aden in rivolta e aderì a l moto g uadagnandosi il grado d i colonnello. f-allila la ri voluzione ung herese ( 1849), tornò in Piemonte. Conosc iuti il Ma/.Zini e Kossuth in un suo v iaggio a I .o ndra, aderì al moto rivoluzio nario e si portò ( 1853) a Strade lla con altri pahi oli , pronto ad entrare a Mi lano a ll ' annunzio di un ' ins urrezione. Arrestato da lle autorità fu espulso: dopo essers i ri fu gialo a Tunisi, passò in Inghilterra, da c ui salpò per la Crimea dove partec ipò alla g uerra del 1854-56. Incaricato dag li Ing lesi di una missio ne in Valacchi a, ru arrestato ( 1855) a 8uearesl dagli Austriaci e condannato a morte, pena commulata col bando dall' impero per l' inter vento de lla regina Vittoria. Andò quindi in Turchia (e q ui ebbe l' incont ro con Cric.:c.:a). occupandosi solo d i connnerc.:io fino al 1859, do podichè tornò in Italia per partecipare a lla seconda guerra del Risorgimento; colonnell o nei Caccia/ori delle i\lpi, rimase leri lo al combattimento di 'l'repont.i. Parlec.:ipò nel 1860 all'impresa de i Mille, come primo aiutante di campo cli Garibaldi (fu governato re di Napoli e provinc.:ia durante il governo dittatoriale). Terminata la guerra, conservò il grado cli generale di divisione ne ll" eserci to regolare mantenendo stretti legami con il movimento garibaldino e con l'emigrazione ungherese. Ai utante di ca mpo onorario del re ( 1862), per le sue aderenze presso le corti di rrancia e d ' I1alia assolse numerosi incarich i cli liduc.:ia.


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sfratto degli e migrati"rn. Fu proprio una di queste "canaglie" a <knunciarc il Comitato di emigrazione, apostrofando i suoi membri quali stipendiati dal Governo austriaco. L' insulto era veramente oltraggioso ; pe r cui fu risposto a ciò con un combattimento per il quale Cricca fu prescelto. Il clima si complicò, in quanto l'avversario, definito dallo stesso Cricca ironicamente "coraggioso", riportò tutto al console sardo (il duello nel Regno Sardo era considerato come delitto comune). Cosicchè, informata la poli7.ia, Cricca venne condotto in prig ione. Solo in seguito alle preziose e premurose intercessioni del dot.tor Rondo li, medico del governatore di Smirne, egli fu rimesso in libertà. Nel giugno del '5 1 il Comitato di Smirne confe rì al Cricca l' incari co di recarsi in Egitto, per dirimere una controversia sorta tra alcuni connazionali , che e ra causa di discordie nella patriottica colonia di Alessandria. Qui ebbe una festosa accoglienza e, in nome della sua efficace oratoria, Cricca riu scì nell ' intento di rappacificare gli animi. Ritorn ato a Smirne, all a fine del '5 1, un grave episodio sconvolse il nu cleo degl i ita liani che vennero accusati di avere ucciso il figlio del conte Bombelles, ciambellano di Corte. In conscgucn,-.a d i c i<'> , l'Austria si rivolse al governo ottomano per indi v iduare e puni re i colpevoli, inviando a S mirne Alì Efl't:ndi in qualità di commissario imperi ale al fine d i indagare sui presunti autori dell 'omi cidio. Aperta l' indagine, furono spiccati diversi mandati di cattura, Ira i qua li compari va il nominati vo de l Cri cca. Vani i tentativi di med iazione perpetrati attraverso il Console di Sardegna il quale, a detta del C ri cca, " ... co me Pilato, se ne lavò le mani" 118 . Si profilò così l' urgenza di rivolgersi al Consolato Generale di Francia, dove compreso il proble ma, la qu estione fu presa a cuore e ri solta dal Console l•rancese, cavaliere Pichon, c he così rispose al C ri cca: ... ella mi ha detto più volte di esse re bolognese, e Bolog na appartiene allo Stato pontif'icio... l francesi sono a Roma, la Santa Sede si fa rappresentare all 'estero dalla Francia, ed io come Console francese ho diritto d i proteggere un suddito pontificio. Da qu esto mome nto iscri vo il suo nome come prote tto franccsc" 139. Qui ndi ricev uta la protezione francese, il Cricca potè dife ndersi di fronte alla Commissione d ' inchi esta di cui faceva parte Alì Effendi con i delegati austriaci. Ciò g li consentì di rimanere protetto fra ncese fino alla liberazione di Bo logna e alla s ua successiva annessione al Pie monte, ritornando poi ad essere suddito sardo sotto il consolato <le i commendatore Pinna.

137

Anacleto Cricca, op.cii .. pag . .122. Anacleto Cricca, op.cii., pag. 127. l :W Anacleto Cricca, op. cii., pag. 127. 138


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Sonia / ,1.wrenz.a

L' imporlanza di Smirne era legala alla sua slralcgica posizione; risullava infatti una tappa quasi obbligata, come la storia dimostra, di molti esuli italiani. Qui infatti transitarono il conte Ugo PepoJi 140, il colonnello G iuseppe Fonlana (cx cornandanlc di C ri cca), c ntramhi presenze a Ui vc nella g uerra di Crimea, e uno degli amici più car i a Cricca, Luigi Vassalli di Milano. Con costoro Cricca ebbe modo di incontrarsi e proprio ali ' ultimo di essi si rivolse, dandogli l'incarico di far recapitare una lcllcra a Felice Orsini. Coslui, patriota romagnolo ex-mazziniano, in seguito ad una serie di traversie, rin chiuso nella fortezza di Mantova e da Il evaso, aveva riparato a I ,ondra. Fu in questa ciuà che Cricca gli inviò l' affelluoso hi glictlo a cui Orsini non mancò di rispondere calorosamente, come emerge dal contenuto della lettera qui di seguito ri portata: "Carissimo C ricca, l'a mico Vassalli è venuto in persona a recarmi le tue congratul azioni per la mia evasione; le ne ringrazio. Anche questa volta la fo1tuna mi ha assistito. Dio vogli a c he si abbia di nu ovo a sperime ntare sul campo di battaglia. /\ddio caro amico, il tuo Felice Orsini (I ,ondra, 18 settembre 1856)" 141 . Di lì a poco l'Orsini , agendo di propria iniziativa, attentò alla vita di Napoleone lii. Rgli era convinto che la soppressione del sovrano francese, provocando la rivoluzione in )•rancia cd un conseguente sco nvolgimento e uropeo, av rebbe creato per l' ftalia una s ituazione favorevole d i c ui si sa re bbe potuta avvalere per insorgere. Di fronte agli eventi del 14 ge nnaio de l '58, giorno in cui alcune bombe vennero lanciate a Parigi contro la carrozza sulla quale si trovavano Napoleone lii con l' imperatrice che rimasero illesi, mentre

140 Pu durante il suo soggiorno a S mirne che Ugo Pepo li ebbe modo di trascon-ere una " ... giornata a casa dell'antico commilitone Cricca di Bolog na che come sai q ui tro vasi col l'adre, la Madre ed il frate llo. Ho ricevuto presso questi bravi lfolog nesi l'accoglienza la più cordiale e li lasciò penetrai.o da lla più viva e sincera rico noscenza". Cfr. I ,ett era d i Ugo Pepoli a Nicola Fabrizi, in M. C.R.R., (Smirne, 12 aprile 1855), B usta 525, n. 4 2 (2). Intorno a lla sua fi g ura diamo qui d i seguito alcun i cenni biog rafici . Nato a Bologna nel 18 I 8, pa11ecipò nell'estate d el 1843 alla spedizione su Imo la di Ignazio Ribotti. Costrel'to ad andare in esi lio, si recò in Francia dove e ntrò nell a legio ne stran iera con la quale militò per q uallro anni (dal 1845 al 1848) in A frica, con il grado d i soltotenente . Fece le campagne del 1848 e 1849. Dopo il 1849. costretto di nuovo all'esilio, ritornò in Francia. rece la campagna d i Crimea nel 1855 e, nel lo stesso anno , entrò a far pa11e, come capitano, d el I" reggimento de lla legione ang lo-ita liana, costit.uita a Mali.a per la spedizione asiatica, dove vi rimase fin o al 1856. Nel 1859 entrò nell' esercito d ell'Itali a centrale, poi in quello nazionale, salendo gradatamente la gerarchia fino a generale. Nel 1870, dopo la presa di Roma, fu commissario politico e militare per la provinc ia di Vite rbo e ne l 1876 fu no minalo dal re Vittorio Emanue le Il suo aiutante di campo o norario. C fr. G. Maio li , "Ugo Pepoli ", in Dizionario del Risoriimen.to Nazionale di Michele Rosi, Milano, Vallardi, vol.llI, 1933, pag . 84 1. 14 1 Anacleto C ricca, op. l:it. , pag. I }0.


La presenza ilaliww a Smirne

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alc uni cornpo nc nli del seguito imperiale moriro no, Orsini venne imprig ionato e co nd annato a morle 142 . Nel 1857 in Italia si prevedeva una rivolta conLro Ferdinando Il di Borbone. Cricca, deside roso di saperne di più e di parteciparvi, imbarcalosi su un piccolo piroscafo mercantile inglese che faceva rotta su Liverpool, giunse a Malta intorno alla metà di maggio del '57. Lì si affretti', a contattare alcuni importanti

142 Tra fehhraio e marzo del 1858, dalla s ua prigionia Ors ini scrisse a Napo leone 111. Due di queste lettere sono di particolare importanza, in quanto ci permetto no d i comprendere le ragioni d el suo gesto; ci sembra così oppo1tuno ripo1tarne qu i di seguito alcuni passi signifi cativi. Nella prima di queste lettere, datata 11 febbraio e scritta dalle prigioni d i S. Mazas, !' Orsini scri sse: " I ,e deposizioni t:hc ho fatto contro me stesso ne l processo pol itico per l' attentato del 14 gennaio sono sufficienti per mandarmi alla morte ed io la subirò senza domandarvene grazia, tanto perché non mi umilierò g iammai dinanzi a chi uccise la libertà nascente de lla mia infelice patria, quanto pert:hé sino a che ques ta è nella serv itù la mmte è per me un bene . Prcssuchè alla fi ne dei miei g iorni , vog lio nulladimeno fare gli ultimi sfun,i per vedere di giovare ali' Itali a, la cui indipende nza mi fece sino ad oggi disprezzare o gni sorta di peri coli e di sacrili zi e 1"11 l'o r;r;clto cn st:rntc di nme le mie passiuni ... Pcr l' attuale assetto politico dell'Europa sta oggi in poter vos tro d i fare l'Italia indipendente o di tenerla schiava dell' Auslria e di og ni specie di stranieri. Intendo io forse con questo che il sangue dei francesi sia sparso per gl i italiani? No: eglino no n vi domandano c iò ; essi chiedono che la Francia non intervenga conlru di loro: essi chiedono che la Franc ia non permetta che alcuna na;,.ione intervenga ne lle future e forse imminenti lotte d ell ' Italia contro I' Auslria .. .dalla Vostra volontit dipendono il benessere o la in fe licità della mi a patria, e la vila o la morte di una naz ione a cui l' Europa va debitri ce in gran parte de lla sua civiltà ... renda la indipenden7.a alla rnia palria. e le benedizioni di 25 mi lioni di ab itanti la seguiranno dovunq ue per sempre" . Nella seconda, scritta ad un mese esatto d i distanza dalla prigione della Ruqucttc e pubblicata nella "Gazzetta Piemontese" n. 77 il 3 1 nHirLo dt:l medes imo anno, !' Orsini chiese perdo no del s uo delitto all'i mpera.ture, probabilmente sotto consig lio de l cappell ano della prigio ne, " il quale insisteva affinchè il colpevole per ottenere il pe rdono della miser ico rdia div ina esprimesse, prima di salire al patibolo, il proprio pentimento all 'Imperatore" . Ne lla stessa si legge:" ... Fra poche o re io non sarò pit1: però prima di dare l' ultimo resp iro vitale, voglio che si sappia, e il dichiaro con quella fran chezza e coraggio che sino ad oggi non ebbi mai sme ntiti, che l'assas s inio sotto qualunq ue veste e ' s' ammanti non entra ne' miei princ ipi , abhenchè per un fatale en-ore rnenlalc io mi si a lasciato condurre ad organi zzare l'attentato del 14 gennaju_ No, l' assassinio politico non fu il mio s istem a, e il t:ombattci esponendo la mia vita stessa, tanto cog li scritti quanto co ' fall i pubblici, allorchè una missione governativa mi poneva in caso di farlo. E i miei co mpatrioti anziché riporre fidan za nel siste ma dell ' assassinio lungi da loro il rigettino, e sappiano pe r voce stessa di un patr iota che muore, che la redenzione loro deve conquistarsi coll ' abnegazione di loro stessi, cu lla cos lantc unità di sforzi e di sacritizi, e coll'eserc izio della vi.rii, verace: doti che già germog liano ne lla parte giovane e attiva d e' miei t:o nnazionali, doti che so le varranno a fa re l' Ita li a lihera, indipendente e deg na di quelle glo rie onde i nostri av i la illusl.rarono ..." . C fr. Alberto M . Gh.isalberti (a cura di), Lellen~di Felice Orsini, serie II, voi. III, Vi ttoriano, Roma, 1936 X IV, pp. 254-255 e pp. 25 7-258.


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Sonia l .aurenw

patrioti e mi grati, in particolar modo N icola Fabrizi 143 e Tamajo, c he g li affidarono lc ltc rc irnporlanli da con segn are a Mazzi ni e Crispi 144. Ripreso il v iaggio ,

approdato a Liverpool, passò a Manchester e di lì a Londra. Era il 10 g iugno

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Nota è la fig ura di Nicola Fabrizi (Mode na I 804 - Roma I885 ). Appa1tenne ad una fam igl ia di buone condizioni sociali, c he acquistò notevoli benemerenze nel periodo del Risorgimento italiano. Da g iovane fece parte dei moti del I 830-3 1 capeggiati da Ciro Menutti, divenulu la rm:nle di un 'audace progellu che avrebbe vislo successivamente ncll' I.talia centrale il nucleo del futuro Stato unitario, indipende nte e repubblicano. Fabrizi, arrestato prima ancora che scoppiasse la cospirazione, fu m andato in esilio. Successiva me nte riparò nelle Lega zio ni insort e dove sembrava c he la resiste nza dovesse cunlinuan:, ma spentasi anc he Il, s'imbarcò per la Grecia supra una nave che fu catlurala dagli Austriaci e c he lasciò i profug hi a Venezia in stato d 'an-csto . Fabrizi, liberato presto, andò a Marsiglia dove strinse una salda a micizia con Giuseppe Mazzini inte nto ad organizzare la Giovane Italia, la quale si ispirava sostanzialmente al prog ra mma dei cospiratori modenesi. Pcrlanlo Fabrizi si trovò a proprio agio e prese parie a ttiva ai disegni e agli alti di Mazzini c he ebbero un eco notevole con la spedizione di Savoia nel 1834. Fallita la spedizione, Fahrizi si recò in Spagna, quindi a Malta scelta come rifug io gradito per mo lti esuli dala la vicinanza alle cusle del Mezzogiorno. Qui fondò la Legione lraliana, rrut10 dell'esperienza mi litare fatta in Spagna cd organiz7.ata sul tipo del le g uerrig lie. Fu vici no idealmcnlc alle concezioni cd all' azione dei fralclli Bandiera e gravilò, insieme ad allri amici, intorno a l Comitato di Londra c he a sua volta era in rapporto con Mazzin i e quindi collaboratore ad un vasto movi mento nazio nale, del qua le i vari te ntativ i costituivano episodi collegai.i ad iùeali soventi non ido nei a proùuJTe henelici immedia ti. Dopo il 1848 l'u a Roma, quindi di nuovo a Malia dove soggiornò per poco essendo staio oslaculalo dal Governatore alquanto ostile ai profughi. In quesf isola vi tornò anc he dopo i fatti di Milano del 6 fehhra io I 853, reduce dal Pie mo nte, pur nutrendo mo lla stima per Mazzini ma no n condivide ndone sempre le latlic he. Da Malia slrinse accordi con allr i esuli e con a lc uni amici s icili an i, contribue ndo a preparare il lcrrcnu all ' insurrezione del 1860 e essendo ulile, attraverso l'invio di alcune notizie. alla spedizione di Garibaldi. Qui ndi e ntrò nella Came ra insie me ad a lc uni ga rihaldini , per restare deputato di opposizione a nc he q uando compagni di cospirazio ne ed arnici carissimi passarono alla maggioranza. Tra il 1865 e il 1867 1'11 a fianco di Garibaldi in Alta Italia, come capo di Stato maggiore, contro l'Austria e ncll' Agro Romano, designato a prendere il posto pro tempore del comandante supremo assente ; questa fu l' ultima campagna a cui pa11ecipò. Nell' agosto del I 870 apparte nne al gruppo d ei depulali de lla Sinislra e del Cenlru, i quali proponevano al M inistero di de nunciare la Convenzione di settembre e di marciare su Roma. Nel 1872 approvò l' appello di Garibaldi alla democrazia per c hiederne pacificame nte larghe riforme sulla base del suffrag io universale. Era un programma audace sul q uale (ìarihaldi insistette specialmente qua ndo salì al pote re il Cairuli e che valse sulame nle a 1i.nfora1re l'opposizione dell'eslrerna Sinistra, a cui Fabriz i rimase fedele. Cfr. Michele Rosi. "Nicola Fabrizi", in Dizionario del Risorgùne/1/o Nazionale di Michele Rosi. Milano, Vallardi, voi. lii , 1933, pp. 24-26. 144 Si veùa inoltre la lelle ra di Carlo Macou indiri1/zala a Nicola Pa hri 1:i , nell a quale s i legge del rilurno di Cricca da Malia nel 1857 con dei documenti per lui inviatigli dal Fabrizi medesimo:" Vi a nnunzio ricevuta della Vostar coi due inc lusi doc umenti c he c i spedite col m ezzo de ll' a mico Cricca". Cfr. Lettera di Carlo Macou a Nico la Fahri zi, in M.C.R.R., (Smirne, 25 agosto 1857), Busla 524, n. 4 (4).


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po:senzu italiana a Smirne

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quando ve nne ricev uto dal segretario di Mazzini , sig nor Me ri g hi , che gli comunicò della partenza per destinazione ig no ta da parte di Mazzini . Venne anc he a sapere il luogo di abitazione di Fe lice Orsini, prima che costu i compisse l' alLenlalo, che così riuscì ad incontrare nel "caffè Svizzero d ' Hay-M arket" 145 • Il colloquio tra loro ru aperto e affettuoso; Orsini gli confidò di non voler porre in atto l'attentato perc hé spi nto da persone o partiti, ma perché le circoslanze lo rendevano necessario. I ,e parole di Orsini, sentile e concita le, furono per Cricca quasi un testamenlo politico e ad esso fu legato dal vincolo fraterno della segretezza. Perciò qua ndo C ricca venne a sapere un anno più tardi dell' attentato. non ne rimase certo sorpreso ... troppo ne conosceva le cause. Da Londra Cricca si recò a Parigi, dove incontrò Pra ncesco Crispi , consulent e lega le del banchiere Laffitle, a l quale consegnò le lettere ricevute a M al ta. Qui apprese l'es ito della triste sorte di Pisacane, morto insie me ad altri uomini valorosi, durante la spedii.ione di Sapri. Se mpre a Parig i, dove stava attendendo ai s uoi studi di medi c ina, Cricca ricevette la notizia dell ' atte ntato contro l'imperatore da parte d i T ihaldi 146. Forte fu l' indignazione generale c he provocò la pe rsecuz ione degli Itali ani residenti in Francia, in particolar modo degli emi grati politici. E ' lo s tesso Cricca che ci dice di essere riuscilo a ragg iungere il c onfine alla volt.a de l Piemonte, so lo perché prote tto da un a lto fun zionario imperia le a cui, come massone, era legalo da vincoli fraterni . Fu proprio a Torino che Cricca ebbe modo di incontrare il colo nnello Z ambeccari, al qua le era legato da un grande affetto e da una "venerazione Jìlialc" 147. Si videro di continuo e lo Zarnhcccari g li volle presentare Gustavo Modena, un altro grande patriota con cui ebbe modo di scambiare idee sulle vicende italia ne. TI bi lancio de lla conversazione non fu certo lusinghiero: si alluse al tentativo fa llilo di Pisacane, ai generosi, rna " inc onsult.i" 148 moti di Genova promossi da Mazzini e al cli ma di sospetti e di persecuz ion i presente in Francia contro g li Ita liani dopo l'allentato del Tibaldi. Modena disapprovava l'atteggiamento del go verno papale contro l' Italia , e spiegò a Cricca che ciò aveva contribuito alla s ua conversio ne al protestant.esimo. Egli era così irritato contro il papato, che riteneva l'eterno nemi co d ' llalia, da pensare che g li Ita liani avrebbern fallo he ne ad abiurare la re lig ione cattolica a favore dell a Rifonna. C ricca, prosegue ndo il s uo viaggio, da Torino giunse a Ge nova, dove rivide il s uo caro amico M ercantini. Costui viveva in condi zioni piuttosto mi sere,

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C fr. Anac;lcto Cricca, op. cii ., pag. 131 . Paolo Tibaldi , democratico ilalianu, esule; in Franc.: ia dopo aver pa1tecipato all a d ifesa d i Roma ( 1849), fu c.:undannato nel 1857 alla depo1tazione a vila a Caienna quale responsabile di un alle ntato alla vita di Napoleo ne lii. Li beralo nd 1870, fu uno de i man ifestanti del la g io rnata parig ina del 3 1 oltu bre dd medesimo anno contro l' armi stiz io franco-prussiano . e prese parie al molo della Comune. 147 Anaclelo C rin :a. op. cii., pag. 13 1. 148 Anac.:lctu C ricca. op. cii., pag. 132. 146


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Sonia / ,aurenza

dando lezioni private di lingua italiana. Quindi si imharcò a Cicnova sull e "Messaggerie Imperiali" per far ritorno a Smirne 149• Intorno al I 859 Cricca non ri velò entusiasmo per l'alleanza franco-sarda, temendo che al dominio austriaco si sostituisse il dominio francese. Con ciò l' Italia sarebbe rimasta soggetta a llo straniero. Circa la spedizione de i Mille lo stesso Cricca dichiara che, pur essendo sofferente di dolori al nervo sciatico de lla gamba sinistra (causati dalla ferita riportata il 20 maggio 1848 a Vicenza), avrebbe voluto parteciparvi. Stava per imbarcarsi quando ricevette lettere pressanti da ll ' amico colonne llo marc hese Zambeccari e dall'amico Tamajo, il quale fu poi Ministro duranll: la dittatura di Garibaldi in Sicilia, che lo eso1tavano a non muovers i da Smirne. La convinzione di costoro ri siedeva nel fatto che Cricca, rimanendo in quel luogo quasi come unico rappresentante del Comitato di e migrazione, avrebbe potuto rendere servigi più efficaci alla causa naziona le che quello di aumentare di una sola unità , con la sua persona, le fila garibaldine. ()' altra parte, se non fosse stato pronto ad accogliere i volontari che affluivano dall'Egitto, dalla Siria, da Salonicco, da Costantinopoli e da altre località, tante forze sarebbero andate dis perse. Fu lui che procurò loro i mcui per il viaggio , alcune armi, viveri , indumenti , re ndendo in tal modo alla patria un be nefic io maggiore di quello che avrebbe reso se si fosse arruolalo Lra i volontari . Fu lo stesso Cricca a ringraziare, ne ll e sue Memorie, la popolazione di Smirne per il contributo di alto valore umanitario prestato; in pmticolar modo le colonie europee (quella greca e soprattutto quella inglese), che offrendo denaro e oggetti , lo coadiu varono nella difficile e delicata mi ssio ne. Questa circostanza è confermala da un documento ined ito da noi rinvenuto nel Museo Centrale de l Ri sorgimento. Questo consiste in una le ttera privala di Cricca a Garibaldi, ne ll a quale si legge c he una privala colletta, iniziata dal Cricca stesso, "fra i Compatrioti Ita lian i a benefizio dei poveri prigionieri d' Aspromonte: ha fruttato Lire 110, e queste vi mando ... pregandovi di farle avere accompagnate da una parola di co nforto, a quei generosi sventurati, che soffrono le angosce del carcere , perc hé giurarono libe rare la nostra Capitale dallo schifoso prete, e dall 'esoso st.raniero!" 150. Dal 1860 lino al 1895 circa, Cricca si dedicò in modo costante all ' attività massonica e alla fondazione di logge in Oriente, in particolar modo a Magnesia

M 9 Durante questo viaggio Cricca vide a distanza Livorno, Civitavecchia e la cupol a di S. Pietro. Cìiunto a Napoli , soffrì nel vede re i passeggeri che di sinvo]li scendevano a !erra per ammirare le bellezze parle nopee. Co n il cuore pieno di rabbia, maledicendo il Pa pa e Ferd inando 11, causa di tutte le rov ine d 'Italia, s i rinchiuse in solitudine ne lla cabina, da cui non uscì nonostante i controlli de lla po li1.ia borbonica. Si sentiva autorizzato a tale co111port a 1nen1.o perché passeggero di una nave c.:ht: i11alberava bamlit:ra francese, t: perché munito di passaporto francese. 15 Cfr. Lettera di Anacleto Cricca a Garibaldi, in M.C.R .R.. , (S mirne, 19 dicembre 1863), Bu sta 925, n. 105 . Il testo completo della suddeua lettera s i può leggere ne lla Tavola XVIII in appt:ndice icon ografica.

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La presenza italiana a Smirne

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e a Smirne. Circa questo argomento si tratterà, con dovizia di partjcolari e in maniera più dettagliata, nel paragrafo 11.4. di questo capitolo. Cricca, giunto a Roma nel 25° anniversario del 20 sette mbre 1895, partecipò alla rivista che S. M . Umberto passò al Macao ai Veterani e Reduci. Per la sua attività ricevette onori e felicitazioni dal re che vide in lui l' italiano che, con il pensiero e attraverso l'opera, onorava all'estero il proprio paese. lute nsa fu la sua attività che mirava più che altro alla causa dei suoi connazionali . Famosa la lettera aperta che egli inviò a Cri spi nel '90 151 . Cricca tra l'altro scri veva: " .. . Uno degli clementi di vita e di fortuna della nazio ne sta nelle

15 1 lo stimo inutile di esaminare se la e migraz ione sia un bene o un male, oppure se in essa prevalga il danno sul benefi cio o avvenga il contrario; l'emigrazione è un fatto che non si ha il diritto di sopprimere e che non si hanno i mezzi per im pedire". Così 1-irancesco Crispi defi niva il prohle ma dell' emigrazione nel Titolo V della relazione che accompagnava il di segno di legge presentato alla Camera dei Deputati il 15 dicembre 1887. Il progetto di legge seguì il consueto iter: fu esaminato dai nove Uffic i della Camera e ritenuto come sostan zialmente repressivo ne i conrrunti del fenomeno mig ratori o. J nove e letti ne ll a Commissione, un membro per ciascun Uffic io, e bbero il mandato di "garantire La Libertà di emigrazione e reprimere le frodi e g li inganni da parte degli agenti ", regolando così il llusso senza ostacolarlo. Ma la sola voce autenticamente di sco rde sul provved imento fu quella, nell ' Ufficio 1, di Giustino Fo rtunato, che 11011 esitù a dichiararsi apcl1amenle .. contrario alla proposta slessa e a lutle le disposiz ioni di questo disegno di legge, che sare bbe una calamità per le provi nce meridionali". Successivamente la Commissione si dedicò a ll 'esame del provvedi mento, cercando di chiarire la " fil osofia" che aveva spinto la Commissione a varare un propri o disegno di legge. profondamente diverso da quanto e ra stato esaminalo. De Zerbi, nominalo Re lato re de lla Commi ssione con soli quauro voti, muoveva dalla stessa sfiducia di Crispi sulle capacitì1 de lle istituzion i pubbliche a far fronte al problema de ll 'emig razio ne: "seppur voleste impedire l'emigrazione - dichiarava ai colleghi deputati - no n lo potreste. Per poterlo. dovreste ristabilire i passapmti a tutto il conline, c ircondare l 'Itali a di gcndarmi ... Piena ed intera, dunq ue, la libertì1 di emigrare". Tuttavia tale ljbcrtà era limitata, in modo signilì cativo, da ll 'esser sotto posta all'ade mpimento degli o bblig hi militari , circostanza questa assente nel progetto crispino. Del resto De Zerbi , attraverso gli arlicoli della proposta governativa. aveva di luito l'equazio ne, da lui slesso sollolincala, fra libertà di emigrare e que ll a d i fa r emi grare. Da c iÌJ emerge come Crispi, attraverso una sorta di legge delega, volesse avocare a sé il problema migratorio. e come De Zerhi dichiarasse solenne mente libera e protetta l' emigrazione, rendendol a l.uU.av ia clandestina, visto che gli o bblighi di leva, se ad ess i si fosse oll.e rnperato, avrebbero di fatto annullato la libertà enunciata. La Commissione si riunì il 18 maggio e Dc Zcrbi dichiarò di essere d' accordo con i punli sollevali da Crispi , ad eccezione di uno solo che fece respingere. E proprio su questo è opportuno soffermarsi. Cri spi aveva posto in luce nelle sue osservazioni come fo sse: "una caratte ristica de l mio di segno di riser vare al Governo le faco ltà necessarie per tutelare e nìcace111e111e l'emigraziom:, per dirigerla e pe r sviarla da paesi poco propi zi per clima, per condizioni economiche o per lo stato sociale", c hi edendo che fosse ripristinata q ue lla delega al (ìoverno che De Zerbi , nel suo contro-progetto, aveva elimi nato. De Zerbi aveva sollilme nle compreso c he la questione de lla delega al governo era il solo punto che stesse a cuore al Crispi e sul qua le q uesti non era


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colonie, che tanta parte hanno nello sviluppo dei commerci , nel progresso delle industrie, nell'espansione inevitabile dell'attività nazionale, donde la necessità che il patrio governo si adoperi a proteggerle, a favorirle, ad aiutarle in tulle le

disposlo a cedere. La conferma di tale sospetto veniva dall'assoluta pre minenza assegnata da C rispi all'esec.;utivo nei confronti delle istituzioni legislative. Si disrnsse l'argomento in aula (5 dicembre 1888) t: il Governo venne rappresentato da Fortis, sottoscgrelmio agli Inte rni. La discussio ne e le votazio ni sui singoli articoli occuparono c inque sedute. Forlis riuscì a convincere De Zerbi che iJ Governo non voleva porre ostacoli di nessun tipo agli cmigranli e che la delega sarebbe servita a predi sporre un servizio migliore da parte degli uffki minisleriali preposti (anche lui in realtà era all 'osn1ro dd " vero" progetto di Crispi). Ciò indusse Dc Zcrbi ad ac.;cellare una de lega che appariva in quella veste " tecnica" e non " pol itica.. : l'accordo fu raggiunto e Forlis riuscì a sciogliere positivamente la riserva espressa d al (ìoverno. La votazione complessiva, sempre a scrutinio segreto, fu rinviata al 27 dict:mbre allorchè fu definiti vamente approvata con 73 voli favorevol i e f, contrari . Il regolamento che la rese operativa venne e manato il 10 gennaio 1889, e si precisava che la legge avrebbe avuto esecuzione da l 15 febbraio. Due sono i motivi per cui ci si è soffermati sull' iler òell a legge Cri spi: il primo perché è tra i suoi atti legislativi più noti e più discussi , il secondo per le contraddizioni in essa presenti . Infatti , se da una parte C ri spi manifes tava 1111 alleggiamento te nde nzialmente "positivo" nei conl"ronti de l problema mi gratorio, affermando la necessil;1 di sostenere l'emigrante e di condanmtrc l;i spernb1.ione econo mica su lle sue disgrazie , dall'altra de precava il fenomeno. E' opportuno inoltre porre l' accenl o sulla stranezza della fusione di due progelt i di lt:gge, quello di Crispi e quello di De Zerbi, così antitetici nella loro " fil osofia" concernente il te ma migratori o. "Se infatti Crispi delineava un deciso intervento statale nella questione, ma, ad 011ta della levata di scudi dei fede li dell ' ortodossia liberale, lo circoscriveva alle agenzie, lasciando ndla sostanza impregiudicata la libertà di emigrare, De 7.erhi levava sì un inno al diritto di emigrare e di far emigrare, ma ne i fatt i, risollevando la questione del serviz io militare, lo rendeva nullo o, quanto meno, lo rendeva tale e quale si presentava in precedenza". Crispi, con il suo diseg no di legge, tendeva a colpire le cosiddette agenzie di emigrazione, apriva alle compagnie di navigazione la possibilit~1 d i ottenere le necessarie patenti e legava il controllo dell 'emig razio ne a l consenso del ministero dell'lnl erno, che veniva così ad esercitare un 'azione di sorvegl ian7,a sul tlusso di manodopera , tenendo conto delle esigenze produttive de lle singole zo11e. Tutto ciò era in stretto rapporto con i dcsidt:ri mani restal i dagli agrari meridionali, "timorosi di una l~1lcidia eccessiva ne l mercato de l lavoro locale" . Tutto il progetto ricalcava i principi dell'autoritari smo crispino; se veniva riconosciuto l'interesse sempre più predo minante della Marina, uno dei scUo ri maggiormente dinamici della ristretta economia ila liana del periodo, il Crispi si arrogava pt:rù la racoltà di controllare, dirigere o blocc.;arc il Oucco a secondo del le es igenze di po litica interna t:d estera". R ciò avvenne. no nostante l'opposizione parl amentare deg li esponenti più li berali e le successive mod ifiche apportate al progetto da partt: de ll a Commissio ne," tìnc hè la cri si del sistema crispino e i limiti stess i de lla legge no n ne fecero uno strumento praticamente incapace di controllare il flu sso mig ratorio ormai cron ico e in continua ascesa''. La criti ca di Francesco Saverio Nitli ri ass ume in sé mo lte de lle critic he fatte a lla lt:gge in sede parlamentare dai meridionalisti li berali , po nendo in luce la respo nsabilità deg li agrari meridio nali sulla politica crispina e il carattere c.;onladino de ll' esodo. Nel suo scritto


In ,,resenza iJa/iana a Smirne

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es trinsecazioni della loro vita industriale , co mmerciale e po litica" 152 . Il contenuto de lla lettera ribadiva il concetto che, in base a lla promul gazione della legge sulle coscrizioni, non veniva ratta differenza tra la patria e le colonie; infatti il cittadino era te nuto a prestare il tributo del servizio militare sia che v ivesse in Italia s ia c he s i trovasse lontano dal s uo paese. C ricca in tendeva sottolineare come fosse g ius to lo spiri lo dell'ug uag lianza, ma si soffermava s ul fatto c he ad ogni obbligo imposto dalla legge corrispondeva un dirirto accordato d all a mede sima. Quindi s i chiedeva se fosse g iusto imporre degli o ne ri a c hi si trovasse in condiz io ni di non poter esercitare diritti corrispondenti . D 'altra parte ven iva dimos trata l'impossibilità di mantenere ina lte rato il principio di ug uag lian za, dato c he il governo non poteva applicare le me des ime mis ure d isciplinari nello Stato e nelle Colonie. Perciò si verificava che renitente in patria veniva ad essere perseguitato dall a legge, cosa che all'est.ero non accadeva, in quanto continuava ad attende re senza molestia a i propri affari. Ino ltre col ui c he era renitente nelle colonie, pur viaggiando con passaporto italia no, non entrava in Ita lia, ma v isitava la Franc ia , la Germania, 1'Inghiltem1 ammi randone le hcllczzc, stringendo con loro re lazioni d ' affari , con conseguente d anno dell ' industria e del com mercio. Poteva verificarsi anche di peggio: che i conc ittadini fini ssero col di sprezzare la realtà e i prodotti de lla patria, trovando bello e pe1t"etto eiù che veni va o d ' o ltralpe o d'oltremare. E allora era sponta neo chiedersi, secondo C ricca, in che senso ess i potessero essere considerati Italiani. Forse lo erano solo a parole. Sempre nel Comitato di emigrazione italiano a Smirne , d i un certo rilievo appare la figura di Luigi Storari, di c ui diamo qui di seguito a lcuni cenni hiografici. In seguito a ll' incendio di S mirne del 4 lug li o 1854 due architetti, uno dei quali il prede tto Storari , g iunsero nella città perché chi amati dal governo al fine di eseguire un progetto utile alla ricos truz ione de i quartieri danneggiati dalle lìarnrnc. Era necessario conferire a ll a città un volto più ampio, con strade più

/,'nnigmzione ed i suoi avversari del 1888, dedicato a Giustino Fortunato, così si legge:" Voler sopprimere o limitare l'ernigra7.ione, volere con ingiuste ed inutili disposizioni renderla malagevole e difficile, date le attuali condizioni economi che ed amministrative, è atto ingiusto e crudele. l'oiché a noi, in alcune delle nostre provincie del Mezzogiorno specialmente, dove grande è la miseri a e dove grandi sono le ingiustizie che opprimono anw ra le classi pi i1diseredate dalla fortuna, è una legge triste e fata le: o emigranti o briganti". Cfr. Romano Ugolini, "Crispi e la legge sull'emigrazione", in Pmblemi istitu,.ionali e rij,mm: nell'età aispina. Atti del LV Coniresso di Storia del Risorximento italiano (Sorrento, 6-9 dicembre 1990), Roma, Istituto per la Storia del Risorgimento italiano, voi. XX IV, 1992, pp. 347-360 e Zeffiro CiufToletl.i - Maurizio Degl' Innocenti, L"emigrazione nella storia d 'Italia 1868/1975, Firenze, Vallecchi, voi. I, 1978, pp. 153-1 63. l.'il Ulderico (ì rottanelli, "Anacleto Cri cca", in li libro d'oro del patriollismo italiano (Bio1:rc1fìe e ritratti dal 1848 al 1870), voi. I, Roma, Tipografia Tiberi na di Federico Setth, 1902, pag. 124.


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larghe, utili zzando pietre tag liate, lastre e matto ni di vario tipo, materiali fac ilmente reperibilj a Smirne, in sostitu zione del legno di c ui ci si era avvalsi in precede nza. Dopo aver ottenuto, intorno al 23 novembre del ' 49, il passaporto riconosc iuto dall 'autorità. pontificia a Ferrara (era qui nato nel J 822) con destinazione Cairo via Ancona, Slorari il 25 novembre giunse a Bolog na, il 26 novembre a Forlì ed il 28 novembre ad Ancona, dove otte nne il visto brita nnico per passare attraverso Corfù. 11 2 dicembre gli fu rilasciato un visto per Smirne al consolato ollomano di Corfù. 112 gennaio d e l ' 5 1 ebbe un vislo del consolalo di Franc ia per recarsi a Costantinopo li. Dal IO aprile de l ' 51 alla fine di maggio de l ' 54 fu collaboratore de l commissario imperiale il kaymakan 153 'A li Nihad Efendi , per isliluire il calaslo e per la rilevazione della pianta di Smirne corredata di cenni storici, topografici e archeologic i (piani.a tradotta dal l'ita liano da M. Gé ranl ne l 1857) 154 • Il 7 di cembre del '54 ,icevelle un passaporlo francese a Smirne. Tre anni dopo Storari atte se al progetto del nuovo villaggio di Boyacikoy della propriclà di Sua AILczza Rcsid Pasa Cìran Vi 1.ir dell ' Impero Oli.omano. Nel 1859 soggiornò a Costantinopoli con le sue funz io ni di ingegnere c apo del ministero dei lavori pubblic i 155 . Di passaggio a Smirne il 26 novembre del 1859, proveniente da Costantinopo li , sc risse al Conso le franc ese a Smirne Mure de Pélanne, cruedendogli l' intervento per il pagame nto degli arretrati de i suo i servizi per la sollo-prc fcllura di Smirne. Sempre a Coslanlinopoli nel marzo del ' 6 1, rivolse una nuova richiesta al i' Ambasciata di r ranc ia perché gli veni ssero riservati i pagamenti degli onorari a lui spettanti pe r la sottoprefettura di Smirne.

11.4. LA MASSONERIA ITALIANA A SMIRNE La massonc1ia cominciò a pcnclrarc nel) ' Impero Ollomano gia a parli re dalla fine de l terzo decennio de l XVIll secolo. " Non è solame nte negli sta ti cri sti ani di Europa che l' associazio ne massonica ha trovato adepti. Essa si stabilì pure nel seno de ll' islamismo, e nel 1738 furono fo ndale logge in Costantinopoli, Smirne, Ale ppo ed in altre c ittà de ll'Im pe ro Otto ma no" '-'\(,. La prima offi c ina d i cui si ha notizia venne fondala a Smirne nel 1718. Di questa, pe ri\ non si c ono-

153

Enrico Dc Leone, op. cit. , pag. 2 19. "Questo pascià di I rango governatore di Costantinopoli, in assenza del gran visir assolutamente governa, tratta gli affari dello Stato e dà udienza agli ambasciatori. Responsabile del suo operare è il gran visir, che perciò veglia sulla sua comlotta e se d' essa è biasimevole tuslo la fa rimuovere dal sultano". Cfr. Gaetano Moroni, op. cii., pag. 154

O

2 17. 155

Stéphane Yérasimos, op. cii. , in corso di stam pa. Cfr. B. Clavcl, Storia della massoneria e delle società seirete, Napoli, 1873, pag. 143 citato nello studio di Angelo lacovella, ari. cii., in corso di stampa. 156


La presenza italiana a Smirne

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sce il nome e la nazionalità dei suoi promotori. A quest' epoca, Smirne era una tra le città più ricche e popolate dell' Impcro OLLomano, cd intorno ad essa gravitava un a rete di rapporti economici con l' Europa, che a ndava assumendo proporzioni sempre più vaste. Tutto ciò, insieme all'insediame nto di piccole "colonie" di commercianti europei, diede una forte spinta alle atti vità massoniche, che andarono così gradatamente ad intensificarsi. ln breve tempo, il numero delle logge inglesi e francesi andò ad accrescersi, le une in concorrenza con le altre. Grazie all'appoggio dei rispettivi governi , i mercanti e i diplomatici stranieri iniziarono a fare proseliti anche trn i Turchi 157• L'estendersi di qu este logge mise però in allarn1e la Sublime Porta, tanto che il Sultano Mahmud V intimù a tutti i rappresentanti diplomatici stranieri di " non introdurre nuove sette" 158• La massoneria, infatti, associazione di stampo illuministico, aperta a tutti senza distinzioni religiose, minacciava incvitahilmcntc di porsi in conflitto con i valori più tradizionali e ohsokti della società ottomana. D' altra parte la presenza massonica italiana in Turchia vi ene a rappresentare uno deg li aspetti dell 'emigrazione nel Mediterraneo rnie ntalc. Agli inizi del XIX secolo emergono, oltre che a Costantinopoli, comunità di o rigini italiane a Smirne cd a Salonicco, le quali andarono via via acqui sta ndo una certa consistenza. Dopo l' Unità d ' Itali a molte organi zzazioni carbonare trapassarono nella massoneria. La p,ima officina di obbed ien za italia na nacque a Costantinopoli nel 1863 pe r ini ziativa de l marchese Caracciolo di Re lla, amhasciatorc del Regno presso la Mezza luna 159 . Importante fu anche lo sviluppo della massoneria italiana a Salonicco , dove, nell' ambito della numerosa comunità sefardita, si era insediata da te mpo una colonia di commercianti di orig ine toscana che operavano al riparo delle Capitolazioni. Proprio in questa città ve nne fondata nel 1864 la loggia Macedonia.

157 L' infi ltrarsi de lla massoneria fra i Turchi provocò le reazio ni delle a ul.orità politiche e òi que lle religiose. le quali temevano che dietro le cerimonie segrete de lle logge si nascondessero, invece, concreti interess i stranie ri . Il patriarcato o rtodosso si affrettò così a mettere in guardia lulli "quei Greci che ardi ssero arruolars i a tal setta e società", in linea con la scomunica di Papa Clemente Xli, che il 28 aprile del 1738 aveva dato vit a alla 11o ll a In r-:minenti proprio " per estirpare dalle fondam enta la minaccia massonica delineatasi di colpo e ri vel atasi subilo mo lto enìcace e penetrante" . Cfr. Rosario F. Esposito, op. cit., pp. 232-234. 158 Cfr. Thi erry Zarcone, Mystiques, f)hilos ophes et francs-macons en Islam, Paris, .I Maisonneuve, 1994, c itato ne llo studio di /\nge lo laco vella, op. cit, in corso di stampa. 159 Questa loggia, i c ui affiliali erano più di 125, prese il nome di Italia e fu sc iolta alcuni anni più Lardi , dopo aver dato vita ad una scuola di lingua italiana per i ligli degli immig rati e aver inviato un rappresentante ufficiale a Napo li in occasione dell 'assemblea m stituente massonica de l g iug no I 867. Alla suddetta loggia si deve, in parte, la creazione della Socictù O perai a di Mutuo Soccorso co n sede nel quartie re di Pe ra (13eyoglu ), che eb be come primo presidente nel 1863 il Generale Giuseppe Garibald i (si veda in proposito il paragrafo 11.2. di questo capitolo).


380

Sonia I ,mrenza

Nel 1867 venne costituita a Mag ncsia 160 una ofticina per opera del carhonaro bolognese Anaclelo Cricca, personaggio principale dcl i' organizzazione della massoneria. Di questa ogni traccia archivista sembra essersi persa, l'unico dato ccrlo è il nome , ossia Anacleto Cricca. 11 Cricca deve aver senza duhhio partecipato alla costituzione della prima loggia italiana di Smirne, la cosiddetta S!ella Jonia , fondata ali' inci rca ne l 1864. I s uoi membri si avvalevano de llo straordinario privilegio di riunirsi di notte tra le colonne del lempio di Arlemidc. Negli a nni successivi la carriera massonica del Cricca proseguì fino a raggiungere il 33° grado del rito scozzese e la nomina di membro onorario ad vitam del Grand ' Oriente d' ILal ia. E' da tener presente che a Smirne furono fondate altre tre logge italiane: la Orhanie nel 1868, l';\rmenak nel 1873 e la Penice nel 1867. Si confronti in proposilo la tabella 4 qui di seguilo riportala: TABELLA 4: Logge ma.v.wmù:he italiane in Asia Minore

LOGGIA

CITTA'

ANNO DI FONDAZIONE

Anacleto Cricca Arme nak Bisanzio ~isorta Fen ice Fenice Italia Italia Risorta Orhanie Sincerità SQeranza SLella Jonia

Magnes ia Smirne Costantinopoli Costantinopoli Smirne Costantinopoli Costantinopoli Smirne Coslanlinopol i Costantinopoli Smirne

1867 1873 1908 Prima del 1878

1867 1863 1867 1868 Prima del 1878 Prima del 1878

1864

ronte: t\ngelo lacovella, "Ettore rerrari e Giovanni Turchi". in J\lli del Cu11vegrru su: // progetto liberal-dernocratico di t.'ttore Ferrari, Anna Maria lsastia (a cura di), 5-6 maggio 1995. in corso di stampa.

'fali logge furono concepi te dai nostri connaz ionali con lo scopo d i ma ntenere, in un certo qual modo, un sotti le legame con la pe ni sola. Nonostan te c iò , le oflicinc del (irand' Oricnlc d ' lla lia erano apcrlc a tulle le etnie e confessioni re lig iose dell ' Impero Ottomano. A confe rma di c iò, si sa che due delle q uattro logge italofone di Smirne erano in gran parte riservate ai Greci e agli Armeni 161.

1611 Magnesia t: l'odierna Mani si, cilli1 del' Analolia uccidenlale, a 33 Krn a nord-est di Smirne, vicino al corso del fium e Gedis, sulle fa lse del monle Sipi lo (odierno Manisa Dag). Cfr. "Magnesia". /inciclopedia "freccani, Milano, Rizzoli & C., voi. XXI, 1934, pag. 918.

161 I dati che si ri feriscono agli e le nc hi generali dei nominati vi degli appa1tenenti alle logge del Grand 'Orienlc d ' Italia prima dd 1925, dimostrano, ne l caso della Turchia, che

il numero degli affiliati non-ital iani era superiore a quello degli italian i.


La presenza itafiu11a a Smirne

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Poi con l'avvento al trono di /\bdulhamid Il ( 1876- 1909), le logge straniere suhirono una drastica diminuzione (tra queste quelle italia ne), in quanto gli affiliati ottomani erano sempre più soggetti alle attenzioni de lle autorità di polizia. Così le officine all'ohhcdienza del Grand' Oricntc d ' Italia si sciolsero per soltrarsi ai controlli dell' apparato spionistico creato dal Sultano Abdulhamid. L'unica c he continuò ad affil iare frate lli fino al 1898 fu la loggia Italia Risorta, che era stata fondata a Costantinopoli nel 1867. Questa presenza massonica perdurò fino al 1900 e anche oltre. Nell' autunno di que ll 'anno il gran maestro Ettore Ferrari si recò ad Istanbul dove lo attendevano gli adepti della loggia Italia Risorta, e di lì a Salonicco dove venne accolto dai d ignitari de lla massoneria locale, nonc hé dai dirigenti de l comitato di Smirne della Sucietù Dante Ali~hieri. Fra i dignitari itali.mi spiccava il Cricca, ormai ultraserrantenne, in quegli an ni mcmhro onorario del Supremo Consig lio. La massoneria ital iana, all'i ndomani del viaggio di ferrari, avrebbe avuto un ruolo rilevante ne lla Rivoluzione dei Giovani Turchi ( 1908-9).

11.5. LA LIBERAZIONE DI KOSSUTH Nel 1851 Cricca chhc modo di conoscere un ill ustre personaggio: l' ungherese Luigi Kossuth, c he era in esilio a Kutahya 162 . E' da te ner presente che, con sconvolgi me nti di versi, le rivoluzioni nell'Europa centrale video intreccia rsi le ric hieste libe rali alla questio ne nazio-

162 Lu igi Kossuth nacque a Tapio Bicske nel comitato di Pesi il 2 1 aprile del 1802 e morì a Torino il 26 aprile del 1894. Ritenuto l'eroe dell ' indipendenza ungherese, appartenne alla nobi ltà campagno la e provinciale e studiò giuri sprude nza a Pest. Nel 1832 si recò alla dicla di Presburgo per present arvi, secondo l'uso del tempo, la vedova di un magnate. a nome dei fi gli mino1i che non potevano presentarsi in parlamento. Q ui ne approfittò pe r sc rivere i rendiconti delle sedute delle assemblee che egli faceva c ircolare nei comital i, in 1111a corrispo nde nza manoscritta, a dispetto de lle misure po liziesche. A Pest tentò d i continu are que i bollettini, rendendo conto delle sedute provinciali. ma la censura glielo impedì . Nonostante questo divieto pubblicò un bollettino, ma scoperto venne arrestato e messo in pri g ione. Ciò gli conferì popolari tà e Kossuth ne approfittò per porre in essere i suoi inl.e nl i 1ivo luzionari , puhhlicando il fa moso f'ps/i H irfup ( Il (ìiornale di Pesi). Nel ' 44, però, dovette abbandonare ta le aUivitì1 a causa di controversie con l'editore e, senza avere pa.rticolare fortuna, si diede ad attività industria li e bancarie. Nel '47 venne e letto deputato alla dieta del comitato di l'est, quindi divenne capo dell 'opposi1.io ne e, dopo la ri volu7.ione del ' 48, mini stro delle Finanze. Frntemente co ntrari o alla politica d i riconcili azione con l'Austria, fondò un nuovo giornale dal nome K. llir fapja, ponendo in essere tutti i provvedimenti possibi li capaci di armare la rivoluzione nazional e. Nel settembre de l ' 48 fu eletto dittatore con un nuovo ministero: mentre il principe Windischgratz assediava Yit:nna, no n accorse in dilesa d i essa e dopo la sconfitta di Schwcchat (30 ottobre) si trasferì nel genna io del '49, con il governo e l' assemblea ungherese, a Oebreczin, d ichiarando l' Ungheria indipende nte e la d inastia asburgica decaduta al trono. Do po il trio nfo linale <lei Russ i a Vil agos, Kossuth si rifug iò in


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Sonia t aurenz.a

nalc e furono g uidate dalla horghcsia, anche se determinante risulti', l'apporto delle masse popolari. In Ungheria l'insurrezione scoppiata a Pest il 15 marzo del '48, indusse l'imperatore a concedere alcune riforme. Ma anche a Pest, come a Praga, gli clementi più radicali guidali da Luigi Kossulh, volevano l'indipendenza; crearono infatti un governo nazionale e nel settembre iniziarono una vera e

Turchia, giungem.lo a Sciumla con circa 5 mi la uomini. Poi fu mandato a risiedere nel le città di Viddino e quindi a Kutahya ne ll' A.sia Minore. Liberato per intercessio ne della Francia e de ll' America, andò prima in Ing hilterra quindi in Ame rica, dove venne accolto trionfalmente. Tornato a I ,ondra nel '53, diede vita con Maz;,.ini e I ,edrn Ro ll in a l triunvirato della democrazia europea in esilio. In lai modo in tendeva tenersi in strelli e costruttivi rapporti con i più significativi emigrati ita liani. Infa tti egli era fermamente co nvinto che la causa della lihert ii e del l' indipe nden7.a mag iara fosse strettamente connessa a que lla italiana . lmporlanle è porre in luce le relazioni che corsero nel '59 lra lo statista Camillo Cavour, "grande realista della politica italiana", e il "romantico apostolo dell ' indipe ndenza ungherese" Lui g i Kossulh. Inte ressante è analizzare la via seguila dall'uomo politico ungherese, conteso tra le temleru.e di vergent i dei crnnpagni d'esilio e la diversa politica del general e Klapka, tipologa dell'uomo militare desideroso d'azione, ma sempre teso verso l' unico scopo della sua vita: l'indipendenza nazionale. La pace di Villafranca era stata una crudele sorpresa per l'emigrazione ung herese, proprio perché " il fulmine no n era stato preceduto dal le nto oscurasi del so le". (ìli esuli, tra cui Kossuth, così espressero il loro profondo d olore: " Una occasione sirnile non si presenterà forse mai più. Dio mi salvi dall'impazzire !... ormai non c i rimane che farci eremiti ; la nostra causa è sepolta ... e quando risorgerà, no i saremo rno11i". Tali scoppi d' ira e di d ispera zione patriot.t.ica non furono che epi sod i dello sdeg no generale che si rivolse contro Napoleone III. lnfa lli ovunque si con fidava nel suo programma delle nazionali ti1, mentre il conso le di Galac riferì il 22 luglio che " la notizia della pace aveva posto italiani, greci, serbi , polacchi e ungheresi in uno stato d'an imo di cupa disperazio ne''. li loro odio nei confro nti cieli' Austri a era superato so lo dalle maledizio ni contro Napoleone, accusato di aver trad ito l'Italia e la sacra causa delle nazionaliti1. Ma piL1 disperalo <li lulli apparve Cavour, ne l quale la rovina del suo lungo e paziente lavoro risvegliò parole d' ira contro 1· Imperatore . Allorché il 14 lug lio vide entrare ne l suo stud io il rappresentant.e di Napoleone esclamò: "Debbo lasciare il mio posto! ... si può transigere su interessi, 111a sull ' onore no ... sarebbe trad ire la patria. Questa pace non si e ffellueri1. Mi farò cospiratore, e se necessario rivoluzionari o" . Nel novembre del '6 1 Kossuth redasse nella Pnsevemnz.a di Milano una lunga lettera in cui esortava gli itali ani "a rompe r g ue rra ali ' Austria". Successivamente, il 6 g iug no del ' 66, pubblicò un indirizzo ag li Ungheresi, spingendo li ad insorgere durante la gue rra austro-ita liana, e fatta pace, li ammonì a che non accettassero le co ncessioni dell ' Im peratore. L' anno successivo fu eletto deputato a Wai1 7.en, ma respinse il mandato e, rieletto nel '77 a Csegled, rinnovò il suo rifi uto all a deputazione ungherese recatasi a Torino. In questa c illà visse.: <le llando e pubblicando le sue Memorie (1 880-82). Elesse come sua seconda patria l'Italia, insieme ai fi g li Francesco e Luig i Teodo ro nel nel 1888 vennero d ichi arati cittadini ita liani. Cfr. Esilio Miche!, " Kossulh I ,uigi", in f)izionario del Risorgimento Na zionale di Michele Rosi, Mi lano, Yall ardi , voi. 111 , 1993, pp. 309-3 10. Per uno studio sul ruo lo di Kossuth nella preparazio ne e reali zzazio ne de l guerra del 1859 si veda l'operadi Eugenio Kastner, il co11tribwo ungherese nella guam d el /85 9, f'i renze, r e lice le Monnier, 1')34 - X li .


La presenza italiana a Smirne

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propria guerra contro l'Austria, appoggiati dai contadini. G li Ungheresi riuscirono, in una serie di epiche lotte, a respingere il nemico, ma in aiuto del1' Austria intervenne lo zar Nicola I con un esercito di 100 mila uomini. Il 13 agosto del '49, con la battag lia di Vilagos, in Transilvania, l'Ungheria dovette capitolare nelle manj dei Russi e mentre nel paese fu restaurato i I governo asburgico, Kossulh ru costretto all'esilio insie me a molti Ungheresi e Polaccru . Varcate le fron tie re settentrionali del!' impero, si verificarono pressioni dell ' Austria e della Russia per ottenerne l'estradizione. Contemporaneamente alla Turchia non dispiaceva ricevere nel suo esercito un certo contingente di uftieiali esperti e valorosi, provati sui campi di battaglia contro i migliori eserciti del tempo. Del resto la conversione alla reli gione islamica rappresentava per i rifugiati il mezzo più semplice e più c rlicace per s fuggire alle pre tese austro-russe. Infatti l'articolo 2 del trattato di Kuç uk Kaynarca sottraeva all'estrad izione quanti, rifugiatisi in territorio ottomano, avessero "abbracciato l' islamismo" 161. In tal modo la Russia e l' Austria si adattarono a stipulare un accordo con la Turchia, in forza del quale i rifu giati avre bbero dovuto essere internati parte a Kulahya e parte ad Aleppo, fatta eccezione per i principali capi polacchi non convertiti ali' Islam, nei confronti dei 4uali il governo ollomano a vrebbe dovuto adottare il provvedi mento d 'espulsione. L'esercito turco si arricchì così di abilissimi elementi. U n ruolo importante nell' evasione di Kossuth riveste la figura di Giacinto Bru ues i (Cerveteri 1822- Milano 1900). Questi passò i primi anni a Civitavecchia prima, a 'Jbrrita poi , dove il padre e ra amm inistratore dei hcni del principe Massimo. A sedici anni, trasferitosi a Roma, aiutò ne l commercio la sorella maggiore, Anna, rimasta vedova di un ri cco commerciante, di venendo esperto incisore in pietre e cammei. I•u così c he e ntrò a far parte di un ambiente di artigiani e di artisti, dove conobbe a nche patrioti, fra i quali C iceruacchio, c he lo ini ziarono alle socie tà segrete. Aderì in un primo momento alla Carboneria e successivamente si iscrisse alla Giovine Italia. Durante la 1• gue rra d ' indipende nza, si battè nel Ve neto, a Cornuda (9 maggio 1848) e a Vicenza (IO g iugno 1848), come volontario della I" legione romana. Tornato a Roma, prese parte atti va alle agitazioni e, con il colo nnello Grandoni , organ izzò il battaglione c he prese il nome dei Reduci del Veneto. Dopo la fuga di Pio IX, nominalo tene nte, fu invialo a Terracina e 4uindi a presidia re Corneto. Quando i Francesi sbarcarono a C ivitavecchia il 25 aprile del 1849, giunse nell a capitale, prende ndo parte, con il suo battaglione, aJla gloriosa difesa, di stinguendosi nelle g iornale <lei 30 aprile, del 19 maggio a Velle tri e, alla fi ne di giugno, nella di fesa dei mo nti Parioli; ciò gli valse l' unica medaglia d ' oro consegnata ad un cittadino dello Stato romano. Caduta la Repubblica Romana, andò in esilio in Grecia con un gruppo di oltre cento patrioti italiani e polacchi , condotti dal colonnello Milbitz, con il proposi to di

16 3

Enrico Dc Leone, op. cit., pp. 188-189.


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raggiungere l' Ungheria per sostenervi l'insurrezione, ma il cattivo esito di questa lo indusse a desistere. Proseguì quindi per Patrasso, Atene e da lì a Costantinopoli, dove mise a prolìtto l' arte de ll ' incisione, intraprendendo con il c ognato Adriano Lemmi (futuro Gran Maestro del Grand ' Orie nte d' Italia) attività c ommerciali, in panjcolare pe r forn iture al corpo di spedi zione francese per la guerra di Crimea. Fu <li ai uto, inoltre, alla causa mazziniana con contri buti fina nz iari , sia propri sia raccolti tra gli Italiani di Turchia. Espletò la fun zione di intermediario tra Mazz ini e Kossuth; ne l 1851 , entrato infatti nella fortcua <li Kutahya, con il pretesto di e rlìgiare in un cammeo l'esponente ungherese lì relegato, gli portò un messaggio di Mazzini con istruz ioni per l'evasione. Dal ca nto suo Kossuth dettò allora un proclama ai connazionali militanti ne ll 'esercito austriaco, perché fossero solidali con la rivoluzione ita liana. I mazzi niani se ne valsero ne l moto milanese de l 6 febbraio del 1853, al quale Bruzzesi partecipò probabilmente in connessione con tali rapporti italo-ung he resi. Tcntù poi un attività marittima e, con l'intento di favorire l' industria nazional e, fece costruire ad Ancona la nave "Adria Dorica", che al suo primo viaggiò naufragò miseramente sulle coste <lei Portogallo. Passato a Londra per 4ucstioni d' affari, fre que ntò assiduamente Mazzini ; tornò poi a Costantin opo li dove rim ase fino al 1857. Nuova mente compromesso ne i moti mazzinia ni di que ll'anno, riparò a Parigi e a L ondra. Nel 1859 ri entrò in Italia per arruolarsi, con il g rado di capitano, tra i Cacciatori delle Alpi. L' anno successivo c urò la sele7.ione dei Mille, partecipando all'i mpresa come secondo capo di Stato Maggiore. Coadiuvò G. Sirtori nella formazione de ll'esercito meridionale, nel quale militò fino all 'aprile de l 1862, quando, sa lito a l pote re Rattazzi, si profi li'> 4uc lla spc<li1.ionc garihal<lina per Ro ma - finita tragicamente ad Aspromonte - di cui Bruzzesi sottocapo di Stato Maggiore, fu uno degli uo mini di punta, dall ' inizio della pre parazione all'arresto condi viso con Gariba ldi . Rinchiuso ne l forte di Fincslrc llc, amnistiato ncll ' oltohrc de l 1862, accorse a l Varignano presso Garibaldi c he poi accompagnò a Pisa e a Caprera, svolgendo in questo periodo, insie me ad altri espone nti democratici , un ' influenza mo<lcralri cc, "che rimosse il generale d a posizioni anticostituziona li e dalle suggestioni di un colpo di Stato regio" IM. Si recò quindi a Londra e, tornato in patria in vista di un programma insurrezionale per Roma, venne nominalo <lai Comitato d' azione de legato pe r i c ontatti con i territori pontifici. Stabi litosi a Pi re nze per diri gere tale attività, si mante nne in quegli anni ( 1863-67) in corri spondenza con i più arditi cospiratori e si recò spesso clandcslina mc nlc ne l Lazio, travestilo il piL1 <lcllc volte da buttero, per introdurre armi , organi zzare cospiraz ioni e ma nte ne re viva l'agitaz ione. Dai patriotj era conosciuto con il nome conve nzional e di "Emilio" o , a volle, <li "Fahri zio" . Inoltre, nella villa del cognato G. Pastorelli, situala fuo ri porla S. Pancrazio, fece stampare il fog lio

164 Cfr. B. di Porto, "Bruzzcsi Giacinto", in Dizionario Biografico degli Italiani , Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, voi. XIV, 1972, pag.743.


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Roma o morte. Nel 1867 Garibaldi lo mise a capo del Centro dell'emigrazione romana. Ne l ' 63 impiantò a Milano un ' azienda per l'importazione e la vendita dei prodotti ing le si, e diede il s uo appoggio all ' iniziati va di L. Luzzati per la fondazione della Banca Popolare in Lombardia. Nel ' 64, insorta la Polonia, partì insieme a G. Guerzoni per Cost;rntinopoli con l'incarico, da parte di Garibaldi , di organi zzare il necessario per la legione italiana, che il (ìc ncralc voleva portare in soccorso dei Polacchi insorti ic,5 _ Chiamato conve nzionalmente " Devoto", 4ui g iunse il 21 maggio. L' ini ziativa pe rò fallì mi serame nte e, tornato con l'amico in Italia il 12 luglio, progettò una colti vazione di colone nell' Italia meridionale, con l' aiuto de l capitale ing lese, per soppe rire alla crisi dell'importazione dag li Stati Uniti. Andò a 4uesto scopo a Londra per accordi, ma la solu zione de lla g uerra di secessione americana fece cadere il s uo progetto. Tornò qui ndi in Italia, stabilendosi a Milano dove riprese la s ua attività commerciale di oggetti e prodolli inglesi , finchè, scoppiata la terza g ue rra d ' indipendenza, accorse al comando del 3° reggimento garibaldino, con il quale combattè in Trentino, a Lodrone, a monte Suello (3 lu glio de l 1866), al Caffaro, guadagnandosi una seconda medaglia d ' oro al valor mili tare 166 . Il tracciato della sua vita presenta Ilruzzesi come un uo mo intensamente impegnato in politica, ma anche attivo ne lle iniziative sociali de l partito repubblicano , fi gura11ùu 111;:I 187 1 tra i st:llt: 1111::111uri ud cu111itatu ùirt:Lli vu pt:r la prt:paraziunt: ud congresso de ll e società operaie. Fu inoltre massone con il g rad o di 33. " Repubblicano per convinzione, non mutù mai di idee e di princ ipi, ma, alieno dal meschino parteggiare, negli ultimi venti anni si tenne quasi estraneo al partito, avendo in fondo ;ill 'anima come un .im.iro rimpi.into, nel vedere un' lt.ili.i diversa da quella che aveva sognalo e per la quale a veva tanto sofferto e combattuto" 167 . Il C ricca non cono bbe so lo Kossuth; incontrò infatti, e qui lo diciamo a tit.olo di c uriosit;ì, anche l' emiro algerino 'Abd al-Qadir c he era in esilio a Damasco, do po aver diretto la resis tenza antifrancese per un lungo periodo. C arlo X aveva lasciato in e redità alla monarchia di lug lio i contrasti sorti con la g uerra d ' Algeria. Accadde pcrciÌl c he, a l croll o de lla reggen7.a algerina di

165 "Scoppiata in Polonia nel 1863 l' insurrezione contro i Russ i, si strinse un' intesa tra le ali mazzini ana e garibaldina del movimento democratico italiano ed e mi ssari polacchi , per una raccolta di armi e uomini in Turchia, donde si sarebbe penetrali , attraverso la Romania, in territori polacco. Gli Italiani, a parte le ragioni della solidarietà patriotticodemocratica internazionale, si ripromettevano dal successo polacco mi gliori oppo1tunità per la liberazione dal Veneto". Cfr. 11. cli Porto, " flru z~.esi Giaci nto ", in nizionario .... cii., pag.743. 166 Essendosi distinto tra i più valorosi combattenti di Garibaldi, ricevette da questi un elogio: " 13ruzzesi. ho visto dei prodi come voi; più di voi no !". Cfr. Ugo E. Imperatori , n izionario di italiani all'estero (dal secolo Xli sino ad oggi), Genova, L' Emi granle, 1956, pag.6 1. 167 Cfr.

Michel Esilio, "Bruzzesi Giacinto", in Dizionario del Risorgimento Nazionale di

Michele Rosi, Vall ardi, voi. 11 , 1930 , pag. 436.


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fronte al corpo di spedizione francese, fece seguito lo sviluppo della resiste nza indigena, sollecitala e capeggiala dal valoroso '/\hd al-Qadir, il quale ostacolò la conquista per circa quindici anni . Durante questo fra ngente, la Francia mosse guerra al sultano del Marocco dal qua le 'Abd al-Qadir aveva ricevuto aiuti. Alla Francia fu impedito, in seguilo all ' inlcrvcnlo inglese, di utili1.1,arc la villoria sul Marocco, mentre il timore dell'isolamento la spinse a riavvicinarsi a Mellerni ch e ad intrapre ndere una politica estera a caratte re involutivo.


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CAPITOLO III CARATIERI SOCIO-ECONOMICI DELLA PRESENZA ITALIA NI\

ill.1. GENERALITA' Le colonie italiane del Levante, a differenza delle altre sparse in tutto il globo, si connotavano per la presenza di due clementi: l'antico indigeno (discendente per tradizioni storiche dall e conquiste dei Genovesi e dei Veneziani) ed il moderno, gi unto in quelle contrade in seguito alle conquiste medioevali , il numero degli Italiani, detti Levantini cd appartenenti all'elemento chiamato indigeno, cresce o diminuisce; a Costantinopoli, a Smirne e nelle isole dell ' Arcipelago esistevano molte di queste famiglie che avevano conservato la loro nazionalità italiana con il nome e con le tradizioni storiche dei paesi nativi . T,' elemento detto moderno era per lo più costituito di emigrati politici, dei quali molti ritornarono in patria dopo l'unificazione d' Italia ed altri, inscritisi nel la vi ta leva ntina, avevano Ji ~~atu i11 quelle cu11trnde la loro residenza. Senza dubbi o il più rilevante contingente di professori , sia dell ' arca scientifica che di quella umanistica 168 , era fornito all ' enùgrazione italiana; mo lti erano medici 169, avvocati, architefli che venivano incontro, con le loro professioni, ai bisogni delle varie classi sociali. Invece per quanto riguarda i grandi istituti di credito, lo sfruttamento delle vaste miniere di ogni specie, il commercio di esportazione cd importazione, i mezzi di navigazione a vapore, questi erano in gran part e nelle mani degli Inglesi, Francesi e Tedeschi, molto atlcnnati sia in campo industriale che commerciale. Perfino il piccolo scambio dei pro-

168 lnsignc è l'operato di Odoardo Fusco (Trani 1824-1 872), esiliato dopo gli esiti dei moti del 1848, andò prima in (ìrecia, quindi in Turchia per poi stabilirsi in lnghiherra. Qui scrisse opere apprezzahili , sopraltullo sulla vita di Omar Pascià; ciò gli consenti di conseguire la callcdra di letteratura italiana in due famosi collegi: il "Queen's College" e poi Eton. Cfr. Ugo E. Imperatori, op. cii., pag. 134. I<,9 A Smirne s i d isti nse soprauuuo il medico Eusebio Valli (Pistoia 1762-Avana 18 16). Esimio cultore ddlo studio diretto delle più gravi epidemie, si recò prima a Smirne e poi Costantinopoli, allorché vi inficri la peste. Si fece sostenitore dell'innesto del vaiolo ed esercitò la professione per dieci anni in Dalmazia e in Spagna. Scoppi ata la febbre gialla a ll' Avana, giunse lì per studiarne gli effetti che lo condussero alla morte. Cfr, Imperatori Ugo E. Imperatori, op. cii .. pag.279.


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dotti italiani con quelli turc hi si svolgeva per mezzo di case estere, eccetto un piccolo numero di case italiane sopraffatte spesso dalla concorre nza di forti capitalisti stranieri 170. La scarsa influenza politica de i governi d ' Italia, la mancata sollecitazione al commercio nazionale, l'assenza totale de llo spirito di associazione furono le cause della "depressione" del nostro com mercio. Finchè l' Italia 11011 ebbe un ' industtia nazionale e la possibilità d ' impiegare una parte di capitale esuberante nelle spec ulazioni all'estero (e ciò accadde a partire dal 1870), ri spetto ai mezzi di credito, alle associazioni e al grado di educazione commerciale delle altre nazioni che avevano viss uto e vivevano dai tempi remoti di vita propria, g li sforzi del Governo italiano furono purtroppo inabili a creare un commercio nazionale. Doveva esser la nazione stessa ad offrire gli clementi necessari pe r una più larga attività commerciale e soprattutto " un'emigrazione meno povera e vagabonda e più ricca di capacità, lavoro e denaro" 171 . L' assetto finan ziario de l paese e l'associazione di capitali furono i mezzi più c rli caci per consentire all' Italia di conseguire quel posto che le spettava nella gara di concorso commerciale, c,uatteristica dello spirito del tempo. Circa la colonia italiana di Smirne è hcnc rilevare che, schhcne numerosa, la prevalenza dell' eleme nto levantino non potè essere d'aiuto efficace allo sviluppo del commercio nazio nale in quelle contrade. Inoltre il vero eleme nto italiano era costituito fino ad a llora da due o tre professori, da qualche negozia nte, da molti poveri pescatori che riu scivano a malapena ad assolvere ai bisogni gio rnalieri delle loro famiglie. Intorno al 187 1-72 esisteva a Smirne una scuola elementare italiana frequentata dai fi gli dei pescatori napole tani poveri , ma la sua esisten7,a veniva totalmente ignorata ne l paese. Vi era inoltre una società di henelìcenza che provvedeva, con mezzi limitati, ai piccoli bisogni della classe

170 "Salvo pochi casi di ri so, ste rile e quasi nullo è il co mme rcio che la colo nia Italia na di Smirne conserva con l'Italia. Non è a <lire però che lo scambio <lei prodolli non si faccia tra questo ed il nostro paese. ma i ris i stessi, i marmi, g li o lii di Pug lia, i vini, i formaggi e i tessuti d i Piemonte, le paste d i (ìenova e di Napoli , per l' importazio ne, la vallom:a, g li alizari ed i coloni, per l'esporlaz ione, benchè in proporzioni lim ilale, sono in mano di case eslcrc, cd è frequente lo smercio che si fa degli o lii sollo il nome di mercanz ia stran iera e con etichette a lla francese" Cfr. "Sulla colo nia italiana a Smirne" . Cenni de l R. Vice-Con so le avv. N. Revest ( 1870), in Bolle/lino Con,\'Olare, Mini stero degli Affari Esteri di S.M. il Re d' llalia (a cura di), Roma, voi. VII, parte Il, Luglio 187 1, pag. 135 e Leone Carpi , op. cii., pag.142. Revest Nico la (!fari 1833-S mirne 19 14) fu trasfer ito a Smirne, in qualità di vice conso le, il 27 aprile 1867 con O.M. C fr. / ,afo rmazimze della diplomazia nazionale... cii., pag. 61 5. 17 1 Cfr. "Sulla coloni a italiana a S mirne". Cenni del R. Vice-Console avv. N. Rcvcsl ( 1870), op. cii, pag. 134.


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povera di tale colonia. Particolarmente scarso, per di più, era il numero dei bastirncnli a vela c he approdavano nel po1to.

111.2. LA COLONIA ITALIANA E LE ALTRE COLONIE EUROPEE Invece la situazione delle allrc colonie europee esiste nti a Smirne era decisamcnlc mi gliore. Gli Inglesi, o ltre ad avere parecchi negozianti che esercitavano il commercio di esportazione e d'importazione e lo scambio di manifatture di varia specie con i prodotti dcli' Anatolia, possedevano il maggiore degli istiluli di credito e la proprietà e l' esercizio delle due strade ferrale di Cassaba e di Aydin. L' allivilà bancaria non si limi tava ad operazio ni di credilo in lullo l'Impero, ma anticipava denaro sui pegni , slipulava contratti per anticipazioni sui frulli pende nti , comprava e vendeva i prodotti del suo lo facendo mol ta concoJTenza al commercio locale. Vistosi risultavano i lucri che la Banca di videva fra i suoi azionisti in lnghillena, promettendone altri maggiori. La colonia francese era seconda, non pe r importa nza commerciale, ma per influenza po lilica e morale. Una società francese, sotto la guida di validi imprendito ri - i frate lli Dusseaud -, aveva inlraprcso la costruzione del molo che abbracciava turta la cirt.à. Si trattò di un lavoro impone nte che, anche se non offriva speranze certe di pratica utilità per la sic urezza delle navi, dava i mezzi necessari alla società imprenditrice di impiegare in modo conveni ente i suoi capitali, esercitando il monopolio dell'imbarco e sbarco delle merci per un periodo d i te mpo più o meno lungo. Molli erano gli isti tuti d ' istruzione e di bcncl'iccnza: le Suore di Carità, le scuole della Propaganda e dei Lazzarisli, un ospedale e diverse chiese c he insegnavano e c uravano tutta la popolazio ne cattolica di Smirne. D ' altra parte a loro favore la Francia destinava annualment.e, mediante sussidi, considerevoli somme di de naro. Pote nziata ri sultava inollrc la marina a vapore delle Mes.mgeries francesi; essa effetniava viaggi periodici con servizio postale tra Marsiglia e Smirne e viceversa, loccando Sira e Messina, oltre la linea imJirclla con coi ncidenza a Smirne fra Costantinopoli e gli altri scali del Leva nte. Anche la colonia prussiana si sviluppò incidendo mollo positi vamente sul commercio della Germania in quell e contrade tanto c he, in d ieci anni , le case commerciali prussiane, tutte con andarncnLo alli vo, sali rono da due o tre a circa quaranta. La colonia o landese, che lì un te mpo era numerosa, ven iva ora rappresentata da poche case che esercitavano q uasi esclusivamente il comme rcio dell' oppio per la compagni a olandese delle Indie. La colonia greca primeggiava fra tutte per popolazione. La piccola industr ia e il comme rc io minuto era esercitalo dai Cìrcci c non mancavano case di comme rcio che , per importanza e relazioni, creavano cornpctili vità con quello delle altre coloni e, avvantaggiale dalla lingua che era comune mente parlata dal popolo e dagli indigeni ed usata pe r le Lransazion i giornaliere del commercio. Cì razie a forti sussidi, qu esta colonia vantava molle scuo le, possedeva un grandioso ospedale, diverse chiese, un orfanotrofio e un luogo di ritrovo


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elega nte e lussuoso dello "Casino Greco" 172, ricco di tutti i giornali più accreditali d ' Europa. Assai pochi erano invece gli Auslriaci, la c ui fama era legata alla navigazione a vapore del Lloyd, in forLa del quale si verificava tutto il commercio di caholaggio in Turchia, con maggior successo di questa compagnia ri spello alle M essageries francesi e russe. l motivi di ciò ri siedevano nella modicità dei prezzi, ne lla sicurcz:,,a del viaggio, nell' abilità degli ufficiali preposti al comando di quei balle lli che facevano scegliere agli ute nti la compagnia del Lloyd anzic hé le altre.

lll.3. GLI EBREI DI SMIRNE Non si può lraseurare la presenza de lla colonia ebraica di Smirne, una delle lanle colonie e braiche sefardite de ll' Impero Ottomano 173 . Le correnli di emigrazione deg li Ebrei de ll' Italia verso le coslc del Medilerraneo orientale si manifestarono in tre forme. La prima, di più lunga durata, è que lla dei mercanti ehrci, specializzali nell'organi zzazione degli scambi tra paese e paese. Cosloro, pa tt iti dai porti della bassa Italia e della Sic ilia, poi da Ancona, Venezia e T,ivorno, giunsero fino in Spagna. Questa corrente emigratrnia dei mcrcanli ebrei ilalia ni ebbe due fasi di punta: una ne l Tre -Quattrocento e l'allra nell ' Ottocento. La seconda corre nte, di portala più ampia, ma limitata ne l tempo, si verificò dalla fine del Quallrou:nlo alla metà del Cinquecento, investì l'Italia del Sud e i paesi de llo Stato pontificio. La terza fu una corrente di altra natura; era rappresentata infa tti da una èlite di rahhini e di dotli. " Venezia, i gran-

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Cfr. " Sulla colonia italiana a Smirne". Cenni del R. Vice-Console avv. N. Revest ( 1870), op. cit, pag.114. 173 Per avv icinarsi alla storia degli Ehrei di Smi rne. bisog na ri salire alla nascita dell ' ebraismo sefardita. Nella tradizione e nella ]jngua ebraica, il te rmine " Sefarad" indica la penisola iberica che, ai confini dcll'Occidcnlc, distesa rra il Mediterraneo e l' Atlantico, segnava il limite del mondo conosciuto ne ll'antichità e nel Medioevo. Questa zona costituiva l'ultimo ri fu gio possibile pe r c hi fuggito dall ' Oriente intendeva rifarsi una vita; " ...da lì gli esiliati potevano ripartire per percorrere le vie de lle steppe africane, risalire le pianure e i 1-iumi de ll'Occidente, seguire le rotte del Mediterraneo, per raggiungere nuovamenle, con un viaggio a ritroso, le coste orientali. Secondo la trad izione sefardit a del XV e XV I secolo, i primi loro antenati sarebbero fu ggiti da Gerusalemme nel 586 a.e:., q uando il babilonese Nabucodonosor distru sse il Tempio e il regno di (ìiuda. Tutta o parie dell a lribù di (ìiuda - alcuni c ronisti ebrei vi hanno aggiunto la tribì1 di Beniamino - era salila su alcune irnbarca7.ioni, in qualche posto presso Ascalona o Ashdod e, dopo aver attrave rsato il mare Med iterraneo, era approdai.a a Sefarad, estremo confine occi de ntale dove nessun ebreo era ancora sbarcato, e non era piì1 ripartii.a". Sulle origine del fenomeno sdardil a si vede Beatrice Leroy, L"avvcnture Séfaradc, Pari s, 1986; !rad. il. L 'avventura Se.fardira, Genova, ECI.G, 1994, I• ed, pag. 13.


La presen za italiana a S111ime

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di e i piccoli centri dell' Italia settentrionale e centra le, Li vorno poi , sono dal Quattrocento a ll ' Ottocento tra le maggiori cu lle del sapere e della pietà ebraici" . L' influenza degli Ebrei italiani nella vita sociale delle nuove comunit:i levantine non appare particolarmente incisiva. L'elemento ebraico indigeno, con costumi di vi ta e interessi intellettuali semplici, fu influenzato soprattutto dai Sefardili propriamente delli , cioè gli Spagnoli e i Portoghesi, che contemporaneamente agli Italiani si installarono nel levante. Costoro erano di gran lunga superiori agli Italiani, più colli , più raffinati, più avanzati nei commerc i e ne ll'industria; ed infine possedevano perfettamente la lingua del luogo. G li Italiani, invece, meno ambiziosi e brillanti, dovettero accontentarsi di un ruo lo di secondo piano, ponendo in luce nella vita pubblica solo qualche pa11ic olare figura nelle fun zioni di rabbino e di medico. Inoltre, l'organizzazione delle g iudecche in tante comunit:i divise contribuì a rendere più le nto il processo di omoge ne izzazione dei vari cleme nti c he le componevano. Solo verso la fine del Cinquecento, e più ni ti damente nel Seicento, si iniziò a intravedere la fonna zione di una nu ova compagi ne ebraica un itaria, che parlava un ' unica ling ua e identici, seppur sep arati, gli organismi di culto e di assisteriza. Così Spagnoli, Italiani, Greci, Balcanici e Lutti quelli, che erano scesi nel Leva nte al tempo delle grandi migrazioni, finirono per essere considerati come un solo blocco e chiamati con il nome di SefanliLi 174 . All ' inizio gli Ita lia ni cercarono di opporsi a questo inesatto appellativo, ma con risultali vani. Così i Scfardili, i propri e gli impropri, si ritrovarono coinvolti in una routine di vita, che era un prodotto indigeno delle terre del Levante e che più tardi venne designato, con un ' accez ione vagamente dispregiativa, con i I termine di levantini smo. Durante il Seicento cd il Settecento la storia de ll 'ebraismo levantino entra in un lungo pe ri odo di stasi. Gli Ebrei spag noli cd italiani approdati nel I ,evante erano stati accolti con benevolenza, in quanto la loro venuta aveva fornito ai Turc hi g li strumenti commerc iali di cui erano carenti. "Intrapre ndenti ma pacati, erano riusc iti a costituire, nel multiforme impero ou ornano, un cantone del proprio in cui erano ri spettati e protetti dal turco, come questo non poteva fare con altrettanta spassionatezza con gli altri due principali ceti di mercanti rifugiatisi ne lle sue te rre, i greci e gli armeni , i quali, oggi so ttomessi , l'indomani potevano, come crisliani, rivoltarsi a i primi segni di debolezza contro di lui , il mussulmano" 175 . Ma la stabilit:i e la floridezza degli Ebrei erano slrellarnente collegale con le forlunc dei loro ospitanti e queste, a partire dalla fine de l C inquecento, avevano intrapreso una fase di scendente.

174 A tale proposito è bene ricordare che le comunità ebraiche della Turchi a erano di ceppo scfardita. Per la storia di Sefardismo nel Medi terraneo si veda lo studio di Ceci! Roth, History of lite Mt1rranu.1·, 4• ed., New York, 1974; lrnd. il. Storia d ei Marrani, Milano, Serra e Ri va, 1991. 175 Cfr. Attilio Mi lano. op. cit., pag. 159.


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l vari avvenimenti che si susseguirono nel Scllcccnlo (i colpi infe rti dall'Austria, da Vcnc:r.ia e dalla Polonia a li ' Impero turco, la pressione au strorussa, il ri sveglio dei popoli romeni e g reci soggetti), non portarono sostanz iali sconvolgimenti tra gli immi grati e hrc i. O>mun4uc la preoccupazione costante per la g uerra, il succedere di sulta ni e di vizir raramente all'altezza de lla situazione, la mrbolenza di alcuni corpi militari tra cui i giannizzeri 176 , la perdila di importanti centri commerciali provocarono un declino di Lullo l'Impero turco, per cui anche le comunità ebraiche del Levante ne restarono coinvolte. L1 decadenza che colpì le comunità ebrai che fu quindi il ri sulta to de lla situazio ne gene rale mani lcslalasi in tulle le te rre turc he. Il monaco francese Miche le Fèbvre, che aveva soggiornato diciotto anni nel Levante, ne l 1682 così descriveva gli Ebrei di Turchia: " Vi sono due s pecie di Ehrci in Turchia, i natura li od originari del paese, e g li stranieri , che son de tti così, perché i loro avi sono venuti dalla Spagna e dal Portogallo... Gli uni e gli altri si trovano in 4uanlilà nella maggioranza delle città del Gran Signore (turco), e particolarmente nei centri commerciali come Smirne, Aleppo, il Cairo, Salonicco, ecc .... Son così capaci ed industriosi che si re ndono necessari a Lutti: non si trova famiglia considerevole fra i turchi che non abbia un ebreo a s uo serviz io, sia per stimare la merce e accertarne la bontà, c he per servire da inte rprete e pe r dar consigli s u Lullo 4ucl c he serve" 177. Alcuni Ebrei, insieme ai Greci e agli Armeni, gestivano il movi mento econo mico del paese e mantenevano i più stretti contatti commerciali con Venezia e Livorno, dando un ruolo di primo piano agli Ehrci italiani in 4ucsli scambi. La maggio r parte dei com merc ianti 1icchi erano Ebrei; questi possedevano numerosi privilegi anche ri spetto ai Turchi di nascita e avevano nelle loro mani tutto il commercio dcli ' Impero. Ogni pascià ha il suo Ehrco che è il s uo homme d'affaires; questi ne conosce tutti i segreti e si occupa di tutti i suoi affari ... Sono i medic i, gli anm1inistratori , g li interpreti di tutti i grandi personaggi ...

rn, " I primi anni del 1800 segnano l'inizio di un periodo estremamente diffici le dell ' Impe ro OUomano. Il sov rano no n è più in grado di difendersi dalle pretese de i giannizzeri, diventati un corpo di pretoriani onnai ingovernahile, che vuole affermare la propria autorità a tutti i costi , arri vando non solo ad influenzare le nomi ne ai più alti gradi dello stato, ma addirittura la stessa successione dinastica. [... l Appena malconte nti , i giannizzeri molestavano la popolaz ione ehraica della capitale e quasi tutti i princ ipali incendi che per tre secoli di strussero piì1 volte Costanlinopoli, ebbero inizio nei quarti eri ebraic i, furono per lo più dolosi e iniziati dai giannizzeri , finirono per essere coinvolti e pagarono con la vita l'effimero potere a cui la loro posizione li aveva portati". Cfr. Giacomo Saban, " Ebrei di Turchi a", in Ras.\'egna mensile di lsrael, voi. 11, n. 1-2-3-4, Gennaio- Febbraio-Marzo-Aprile 1983, pp. 75-77. 177 Cfr. Attilio Milano, op. cii., pp. 160- 161.


La presenza italia na a Smirne

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Hanno trovato l' aite di rendersi talmente necessari c he sono sicuri della protezione della corte , quale che sia il governo. Anche i commercianti inglesi, fran cesi ed italiani, che ne sanno così lunga in materia, sono costretti a servirsi della loro mediazione 178 . Intorno al 1605 alcuni Ebrei sefarditi provenienti da Giannina, da Creta e d a Corfù, tra i quali forse e rano mescolati anche elementi italiani, cominciarono a g iun gere a Smirne, dove costituirono delle comunità. A costoro si aggiunsero numerosi Ebrei ucraini e polacch i, sfuggiti ai massacri delle c iurmaglie di Chmielnis ki , che lì cercarono rifugio e soccorso. Certo no n era quella la prima volta che gli Ebrei mettevano piede a Smirne; la straordinaria ferti lità del suolo dell'Anatolia e la possibilità di esportare prodotti agricoli in paesi lontani , avevano "calamitato" piccoli gru ppi di Ebrei in questa città. Questa volta, però, essi si fermarono lì stidando i terremoti che dalla metà del Seicento distrussero la città non meno di dieci vo lte, cercarono di fronteggiare i tenibili incendi che, sia nel 1772 c he nel 184 1, devastarono le loro si nagoghe cd inlìne vollero perfino sfidare le epidemie di colera c he si abbatterono s u di loro tra il l 770 e il 1865. Smirne, a partire dal Seicento, risulta l' unica comunità che rimase salda, mentre non è possibile dire altrettanto per le altre numerose e piccole comunità dei centri minori dell'Anarolia. La sua fortunata asn;sa fu a li ' i11iziu fm.:ililala dalle conseguenze della guerra che si combattè dal 1640 fra Turchi e Veneziani, la quale recò un forte contraccolpo all ' attività commerc iale di Salonicco. I più pers picaci me rcanti del Leva nte, g li Ebrei e i (ircci, compresero i vantaggi che Smirne avrehhe potuto trarre da tale contingenza, e si riversarono in masse sempre più ingenti into rno a l suo porto che inevitabilme nte sul Mediterraneo divenne il più attivo di tutta la costa asiatica. <ili storici affermarono che all'ini zio de l Settecento la popolazione ebraica di Smirne contava oltre 10.000 anime. Un secolo dopo, invece, anche questa città fu colta da un processo di paralisi che da tempo aveva colpito l'organismo Lurco. li decre me nto no n fu solo di ordine commerciale, ma si riverberò anche a live llo intelle ttuale e d economico. Purtroppo le avversità che avevano colpito g li Ebrei s mim ioti , avevano distrutto anche le memorie de lla loro vita passala, così che ri sulta estremamente diffic ile, se non impossibile, risalire a come fosse costituita la comunità ebraica di origine ita liana. Da fonti generali emerge che lalc frazione era tutt'altro che insignificante e che, intorno al 17 15, si venne a stabilire a Smirne, prove niente da Costantinopoli, Mosè di Joshua Soncino, il quale organizzò trn g li Italiani una

178 C fr. Lady Mary Montagu, / ,'islam au pèril des femmes, Un e Ani laise en Turquie au XVIII" s iècle. Paris. 1981, pag. 169, citato nell ' articolo di (ìiacomo Saban, art. cii. pp. 71-74.


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comunità che prese il nome del suo casato e costruì a sue spese una sinagoga 179 . Famiglia di stampatori chrei originari di Spira, la fama del Soncino è legata sopratlut.to alla stampa d i tre Bibbie in chraico, pubblicate in Italia nel 1488, 1491 , 1494, prima che la famiglia si recasse in Turchia. I Soncino infatti avevano fondato ad Istanbul, prima ancora che a Salonicco, una stamperi a ebraica; così nel mondo turco, che conosceva solamente la scrittura a mano, i Sefardi ti introdussero quella straordinaria novità rappresentala dal lihro stampato. Po i, nel secolo XIX, diffusero anche il giornale pubblicato in ladino, spagnolo scri tto in caratteri ebraici nm_Un' attenzione particolare, a partire dal Sei-Settecento, va dedicata a quegli Ehrei italiani, provenienti da Li vorno, che si recarono a Smirne. Essi furono particolarmente solleciti nel ri cercare la protezione di qualcuna delle potenze europee che avevano ollenuto privilegi capitolari nell'impero turco 18 1•

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La sinagoga Mohazikè Tura o Soncino fu costruita ne l 1722 da çclcbi Moisc So ncino, secondo lo slile della volta della moschea His.mr Cami di Smirne. Soncino la d otò d i venlisei roto li con sacrati e di og ni accessorio necessario, di seta e d'argento. Alcuni anni dopo questa costruzione, un alto funzionario di Costantino po li visitò questa sinagoga e vi conslalù somig lianze architettoniche co11 la suddelta moschea. Scioccato per queslo fallo, l' alto fu nzio nario ordinò di demolirla. Soncino si oppose a queslo online e fece sorvegliare la si nagoga dai gendarmi della dogana d i S mirne, d i cui era l'affermataire généml. Poco lempo dopo questo incidente, l' alt.o fum.io nario tornò a Costantino poli, dove l'u segui lo da Soncino che vinse la causa. lJn lirm:mo g li assicurò l'esistenza della sinagoga. Nel 1838 quest' ultima fu viti.ima di un incendio che era scoppiato nei pressi. Nel 1850 Juda Barki spese 20 ,000 piastre per restaurarla. Nel 1896 la sinagoga subì altre riparaz io ni . c rr. Avram Galante, "Hisloire des Jui fs d' Analolie. Le Juifs d ' lzmir, in Histoire de Juifs de Turquie, Istanbul, ed. lsis, l937, Il0 tome, pp. 284-285. Per l'elenco completo delle 18 sinagoghe e dei 21 oratori di Smirne si confromi la fonte sopra citata, pp. 282-290. 180 Nel 187 ] nacque il settimanale La F:.,pemnza, che pi ù tardi divenne /.11 f,uena Esperanza, interamente in spagno lo co n caratteri ebraici. Il direttore- redall.ore era Aaron dc Joscf Hazan. Sotl.oposlo ilal iano, questi dovette lasciare Smirne in seguito all a g uerra turco- ita liana della Tripolitania. Ritornato do po la gue rra, riprese nel 19 14 la pubblicaz io ne del suo giornale. Cfr. Avram Galante, op. cii. 111° lu me, pag.74. J; unore di aver fondato il primo g io rnale g iudeo-spagno lo in Turchia ( 1846) spella proprio alla comunità ebraica di Smirne, o meglio ad uno dei suo i membri, M. Raphael Uziel l'incherlè. Clwarè-Mizrah o Puerta del Oriente era il suo nome. E' bene qui ricordare che nel XIX secolo a Smirne si pubblicava anche un altro giornale: t:t Meserl, bi-lingue (ispano-g iudaico e turco), il cui direi.ta re era A. Bcnghiat. Per una lista cornplela dei giornali pubblicati a Smirne nell'Ollocenlo si veda l'opera di M. Franco, Essai sur l'Histoire des lsmèliles de l 'Empire 01/oman depuis les origines jusqu 'à nos Jours, l'ari s, 1897, pp. 278-279 e l' articolo di C. Po ma , " Israeliti italo -levantini ", in Rivisla Coloniale, Roma, VI, 19 11 , pag.501. 181 Le capito lazioni cosliluivano un insieme di privilegi che alcuni paesi a svi luppo commerciale limitalo o ritardato concedevano agli Europei. Questi privilegi venivano esercitali per mezzo dei rispettivi consoli e si basavano: " ... nel diritto accordato ad essi conso li di far valere, nei rig uardi dei connazionali, la loro giuri sdi zione in sostituzione d i


La presenza italiana a Smirne

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Lo stanziame nto in Oriente dei vari nucl ei di Ebrei livornesi, e in particolare quello <li Smirne, fu certamente compiuto in gran parte proprio all'ombra della protezione capitolare. A Smirne, alcuni nomi livornesi o piuttosto portoghesi, si moltiplicheranno a partire dal 167 1 e nel 1687 l'ispettore degli scali si farà porta tore delle lamentele della comunità. francese avversa alla concessione della protezione accordata dal console a cinque o sei famigl ie di Ebrei europei 182 . Nel 1694 il console segnalò il passaggio sollo protezione olandese di numerosi Ebrei, i quali ritornarono però presto sotto la protezione francese. Nel 1733, fra le molte dozzine di Ehrci protetti dalla Francia, numerosi e rano i Livornesi. Quest'ultimi, ricevuta la protezione francese, erano giunti in questa città per completare i loro studi mercantili e tentare le loro chance e, solo più tardi, decisero di restarvi affermando le loro posizioni. " Livorno è la comunità sefardita-tipo ù' ltalia... A Livorno, i rappresentanti del nucleo origina rio, portoghese in maggior pat1e, e in minore spagnolo, italiano e levantino, non "ballottavano" (vale a dire, non ricevevano nella loro " Nazione") c he Ebrei sefanliti : iberici, o provenzali, o nord-africani o italiani o levantini" 1ll3 . Nell ' Ottocento si chhe un ri1movato interesse per il I ,evantc. Livorno era il perno dell' Italia Ebraica e gli Ebrei li vornesi riu scirono, lìn dal 17 10, a costituirsi in una comunità nettamente separata da quella indigena: quella dei Comi, con appellativo derivato, attraverso varie distorsioni fonetiche, ùa una pronuncia volgare della denominai.ione ing lese di Livorno 184 . Ma questa comuni tà non era numericamente grande; essa, infatti, dopo la rapida ascesa nel Seicento e nel Settecento, constava ora di 5.000 anime distrihuite in tutto l'Impero. "Ma erano cinquemila persone di tempra assai differente da quella del resto dell'chraisrno italiano, se si eccettui in pat1e Venezia. La lihcrtà di c ui i Livornesi avevano potuto godere per due secoli ... avcva conservato loro quel mordente in ognj impresa, fosse di lavoro o di studio, quel vasto respiro di relazioni inte rnazional i, che negli altri si

que ll a indigena; nel diritto de i consoli di eserci tare alcune runz ioni di po li zia nei riguardi dei propri suddi ti, ed intine in un diritto di extraterritorialità concesso solta nlo a i luoghi di reside nza de i consoli , ma spesso esteso anc he ai quartieri di abitazione dei loro proletti. A questi priv ilegi basilari ne potevano poi venire aggiunti degli altri , riguardanti tariffe prele re nzia li pe r l'e ntrata e l' uscita delle me rc i, esenzio ni o ridu7.ioni fiscali , o s imili". Tutto ciò è comprensibi le se si tiene presente c he non essendo la popolazione mussulmana esperta nell' ambito de i suoi Iranic i com merciali, in particolar modo quelli inte rnazionali , il governo turco cercava di rimediar e a c iò richia ma ndo nelle sue terre persone esperte in operazioni mercantili. li primo trattato c he sancì un regime simi le, fu q ue llo concluso dalla Francia e dall' Impero Otto mano nel 1535. Ma già in pass alo altre pote nze avevano tentato di accaparrars i nel Levante questi diritti e queste consuetudini, a cominciare dalle repubblic he m arinare italiane. Cfr. A ttilio Mila no , op. di. pp. 169- 170. 182 S imon Schwarzfuchs, La "Nazione Ebrea" Livournai se a u I .eva nt in La Rassegna Mensile d 'l srael, Sell. OU..- Nov.-Dic. 1984, voi. L. ,pag. 7 1O. 183 Cfr. G uido Bcdarida, Ebrei d'Itulia, I ,ivorno, Società Editrice T irrena, 1950, pp.82-83. 184 crr. Attilio Mi lano, op. cit., pag. 185.


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era necessariamcnlc smorzato ... quando in due momenti critici di quello che era il polmone della loro vita - e cioè il porto cittadino-, gli chrei livornesi videro in pericolo di inaridimento le fonti della loro vita materiale, essi furono pronti a cercare altrove le loro venture" IX:i_ Tutto questo avvenne tra il 1796 e il 1814, quando il po110 di Livorno soffri a causa dell'occupazione franeese ed inglese e del blocco continentale decretato da Napoleone. Dopo il J 859, allorchè cadde il dominio granducale in Toscana, il porto perse quei privilegi di franchi gia che erano stati la causa del suo sviluppo, retrocedendo così a semplice porto regionale. Il flusso di emigrazione che si diresse verso il Levante nel corso dell'Ottocento, soprattutto via Livorno e da Livorno, ehhe prevalentemente un carattere mercantile. La tabella riportata qui di seguito mostra quanti fossero gli Ebrei stabilitisi a Smirne dal 1812 al 1892: TAHELLA 5: Numero deili ebrei presenti a Smirne tra il 1812 e il IX92 ANNO 18 12 1836 1837

1840 1857 1861 1868 1892

NUMERO 5.000 15.000 8.000 13.000 20.000 14.000 40.000 25.000

Fonte: Avram Galante, " Histoire des Juifs d' Anatolie. Le Juifs d ' lzirnir", in Histoire de

.luiji de Turquie, Istanbul. ed. Is is, 1937, II0 lume, pag. 259

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186.

GRAFIC04 40 35 30 25 20 15 IO

05

o

185

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1812 1836 1837 1840 1857 186 1 1868 1892

Cfr. Attilio Milano, op. cii., pp. 185-1 86. Il netto calo numerico degli Ebrei presenti a Smirne fra il 1836 e il 1837 fu dovulo alla peste che aveva già colpito la c ittà nel 1812. allorchè 45.000 persone morirono. 186


La presenza italiana a Smirne

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Il censimento degli Italiani all'estero nel 1871 segnal ava l'csislenza di 377 Ebrei stabilitisi a Smirne. Nel rapporlo consolare del 1893 emerge che fra g li elemcnli componenli la colonia italiana di Smirne vi sono gli israclili di Livorno. A quel tempo gli F.brei indossavano il coslume orientale. La li ngua italiana era molto popolare presso tulli gli Ebrei d'Oriente. Per quanto riguarda i cognomi degli Israeliti italiani di Smirne, lroviamo: Algrante (dall'arabo al-Granati, nalivo o abitante di Granada); Attias (venutj dalla Canea, il c ui nome deriva dalla parola araba hadiyyah " regalo", "dono"); Amon (venuti da Costantinopoli); Bondi (ven uti da Firenze); Coen (letteralme nte Cohen sacerdote, il c ui nome era porlato da tutti i discendenti di Aronne); Eliczer (ori ginari di Roma. dal nome biblico); Gabbai (in Spagna il cognome si trova già nel XV secolo, dall' ebraico iahhai, ricevi tore di tasse, tesoriere della sinagoga); Hazan (ebraico khazan, canlore della sinagoga); Levi (dal nome hihlico e nome di lribù); Pontremoli (famiglia originaria di Torino); Sullam (venuti da Costantinopoli) e Ventura (venuti da Zante) 187 • Finchè Greci, Ehrci cd Anneni erano sotto la supervisione dei Turchi, s'impegnarono ad una sorta di pacifica convivenza che, per essere manlcnula, era ricca di adattamenti e di limitazioni. Quando pcrù i Greci giunsero a conquistare il dominio politico di un luogo, presto le varie minoranze si accorgevano cht: le loro atti vità, soprattutto di carati.ere mercantile, subivano dei decrementi di produzione a causa del vigile controllo dei Greci, e co sì pur di estromettere i loro rivali Ebrei, i Greci non esitarono ad iscenare accuse di omicidio rituale, fo mentando persino il popolo contro l'Ebreo "nemico". Certo le accuse rivolte agli Jsracl ili di compiere omicidi di non Ebrei (generalmente c ristiani ), per usare il sangue di quest'u lti mi durante alcuni riti (Pesach) 188, hanno origi ni molto re mote e sono legate ad alcuni com;elli primordiali, quali la potenza e l'energia del sangue. Ed è incredibile come a differe nza di molte religioni pagane, che ammettevano i sacrifici umani, la Torà (la legge, i cinque libri del Pe ntateuco) li vietasse esp ressamente. La riprova di ciò si ha nel contenuto della legge che ordin ava di salare la carne, affi nché nessuna goccia di sangue rimanesse in essa. Senza dubbio, l'i ncomprensione dei pagani pe r il c ullo monoteistico e braico, aveva introdono le accuse di omicidi rituali. E' possibile ritrovare tali incriminai.ioni lì n dal periodo ellenistico in fonti greche; successivamente, nel Medioevo, appare il primo di questi casi a Norwich (Inghilterra) nel 1144 quan-

187

Su ll' o nomastica degli Israeliti italiani di Smirne si conirunli l'articolo di Cesare Poma, art. cit., pag. 504. 188 Pesach, letterarmenl.e "passaggio", ~ per la comunità ebraica la celebrazione della liherazio ne della schiavitù dcll' Egillo; il nome viene dalla tradizio ne hihlica messo in rapporl.o co n il verho pasah '"passare oltre", a commemorazione del " passare oli.re" de l Dio d' Israele, che nella noll e dell ' uccisione dei primogeniti egiziani risparmiò quelli ehrei.


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Sonia Laurenza

do gli Ebrei furono accusali di aver comprato un bambino cristiano, prima della Pasqua, di averlo to1turato ed appeso ad una croce il Venerdì Santo, ad imitazione della Passione di C risto 189. Il motivo della tortura ed uccisione di bambini cristiani, ricalcante que lla di C ris to, perdurò con variaz ioni s ul te m a, per tutli i secoli Xli c XIII. A partire dal XV II secolo, i casi di accusa di omic idio rituale aumentarono; g li Ebrei venne ro accusati di stregoneria e m agia e contemporaneamente cominc iava ad apparire il motivo dell ' uso del sangue cristiano per preparare il Massoth (pane no n lievitalo) per il Pesach. Nell'Impero Ottomano, la c ui re ligione uflìci alc e ra l'Is la m , agli lsracl ili e ra lasciata la possibililà di prorcssare la propria religione; m a dopo l ' Affare di Damasco e Rodi nel 1840, ne l mome nto in cui le potenze occiden tali erano i n lo tta per 1' inlluc nza sul vicino Oriente, molti Ebrei di Istanbul e di a ltre com uni là furono accusati di o mic id io o di te ntato omic idio, nei confro nti di pe rsone di allre relig ioni (Greci 01todossi, Armeni , Musulmani ), " ... allo scopo di usare il sangue di queslc ultime per preparare pane azzimo (Massoth) per Pesach" 190. G li accusatori erano per la m aggior parte cristiani e a queslc accuse contribu iva l'opera di un monaco greco-01todosso, Ncophitos, ne lla quale venivano descritti questi orrendi delilli 191 . Il IO febbraio del 1868 morì a Smirne il Gnm Rabbino Haim Palacci (si veda in proposilo la Tavola XlV in appendice iconografica) 192• Verme così eletto Gran Rabbino, ne l giug11u del 1868, R abbi Joseph H akirn .

189

n Papa Innocenzo IV scrisse nel 12'17:"I Cristiani accusano falsamente gli Ebrei di lenerc riti con il sang ue dei bambini ucc isi". Cfr. Laura Astrulogo,"L'accusa di omicidi o rituale ne ll ' Impero Ouomano", in La Rassegna Mensile di /srael, voi. IL, 11. 1-2-3-4, Gennaio-Pebbraio-Marzo-Aprile 1983, pag. 104. 190 Nel 1840 la morte mi steriosa di un cappuccino sardo appartenente ad un convento deUa ci llà di Damasco venne attribuita, soprattutto per opera del console di Francia, agli Ebrei, con l'accusa di omicidio rituale. Una serie di arresti furono eseg uiti , allorch6 il fi lantropo inglese Sir Moses Mo ntetìore, accompagnato dal francese Crèrnieux, si recò pe rsonalmente a Costantinopoli per ric hiedere al su ltano la protezione dei suoi correligionari calunniati. Ospitalo in una casa messa a di sposizione dal Camondo (capo della comunità ebraica dell a capitale, discendente eia una fami glia di Ebrei itali ani, ir1izialmente oriundi dal Portogallo), ottenne, dopo difficili negoziazio ni, c he la comuni tit ebraica di Damasco fosse protetta e riabilitala. Stessa accusa venne formulata nel medesimo anno a Rodi ed anche in questa cittit furon o arrestati ed imprigionati molti Ehrei ed il gran rahhino. Anche in questo caso utili fu rono gli interventi di Montetiore, Cr6micux e Camondo t.anlo che il sultano J\hdulmecid dichiarò infondate le accuse nei loro confronti nel decreto imperiale de l 7 novembre e prosciolse la cornu11ili1 da ogni accusa. Cfr. Giacomo Sahan, ari. cit.,pag. 8 1 e Isido re, Loeb, / ,a situation des lsraelites en Turquie en Serhie et en Roumanie, Paris, Li hraires-Éditeurs, 1877, pp. 13- 14. 191 Neophitos affermava di essere stato e breo prima di convertirsi e di conoscere quindi, in maniera approfond ita, le leggi di hraclc. Cfr. Laura Astrologo, art. cit., pag. I05. 192 Questi, nato a Smi rne nel 1788 da buona fami glia, venne investito di pubbliche funzioni dall a comunilit nel 1837. Nominato dapprima Presidente del Tribunale Rabbi nico, fu eletto nel 1854 Gran Rabbino e mantenne questa carica lino alla sua morte. 1 tratti


La presenZJI italiana a Smirne

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Costui non rimase però a lungo al proprio pos to; eletto infatti da una minoranza egli aveva contro i tre quarti degli israeliti smirnioti 193 . Destituito ne l mese di agosto Joseph Hakim, il Governatore di Smirne convocò un'assemblea di 4uaranlacinque rabbini , la quale nomi nò Gran Rabbino Ahraham Palacci, e lezione ratificata il 7 ottobre 1869 da un tim1ano imperiale (si veda in propos ito la Tavola XXVI in appendice iconogralìca) 194. Palacci rimase in cari ca per trcntun 'anni; uomo estremame nte inte lligente, benchè appartenen te alla vecchia scuola, incoraggiò l' istrnzione moderna che era stata ostacolata da alcuni rabbini dell'epoca. Nel campo amministrativo fu un autoc rate e ciò diede luogo a controversie tra lui e il Consiglio comunale, che lo riportò presto a ragione. Visse per novantun ' anni , fino alla data della s ua morte avvenuta ne l 1899 195. Nel 1860 Adolphe C rém icux, c he aveva partecipato alla

dell a sua figura emergono tra le rig he di Lmo dei suoi biografi : " lm111agi nate un vegliardo cli alta statura, una figura imponente, con una barba bianca e vestilo sempre cli bianco. La sua fi gura patriarcnle così come tutta la sua persona inspira 1ispctto. Malgrado i suo i settantanove anni, questo venerabile vecchio non fu111a , non annusa, non ha bisogno cli occhial i né per leggere né per scrivere né tanto meno ha bisogno di un bastone per appoggiarsi quando cammina. Tutti i g iorni , a cominciare dal matti no presto, egli si reca ad una Yèchil}(/ (casa studio). La sera, rientrato a casa si rimette a lavoro e a lume di candela scrive fin o ad un 'ora avanzata della notte". Cfr. M. Franco, op. cii .. pag. 245. 193 l)' altrondc i suoi sfo,Li per ostacolare i progressi della civi lizzazione e la sua sistematica opposizione all 'inseguimento delle lingue profane nell e scuole ebraiche, contribuirono a indi spettire ulteriormente le masse contro di lui . Così la comunil~1 si divise in due parti: i ricchi o co11servat.ori da una parte, i poveri o liberali dall'altra. I primi cercavano con tutti i mezzi di gettare disuedilo sui secondi presso le autorità, allorché quest'ultimi si rivo lsero al governatore di Smirne, Ismail Pasa , chiedendo l'al lontanamento di Joseph l lakim e l' elezione al suo posto di Abraham Palacci (figlio del defun to e veneralo Gran Rabbino). La loro richiesta però no n venne presa in considerazione. Fu allora che Ebrei di diversa nazionalità, in particolar modo francesi, ing lesi ed italiani, indirizzarono ai rispettivi consoli una richiesta da inviare al Sultano. Il conle nulo della peti zione, sottoscrilla da 15,000 Israeliti s mirnioti, era il seguente: • L'elezione alla carica di Gran Rabbi no di Abraham Palacci; • Un ordine con il quale si obbligavano gli anunin islralori a rende re conto ogni anno de lla gestio ne de lle finanze comunali ; • Un ordine con il quale si obbligavano g li amm in istratori a non rifiutare la sepoltura a coloro che, apparte nendo a l~1mig lie povere, no n avevano i mezzi per pagare le tasse che gli amministratori stessi imponevano. Cfr. M. Pranco, op. cii., pag. 200 e Avram Galante, op. cii.. tome 111°, pag. 20. 194 Invcslilura rilasciai.a in seguii.o proprio per un atto di cortesia all ' ambasciatore d'Italia che si era reso mediatore in questa nomina. Cfr. Avram (ìalante, op. cii., torne ffJ0 , pag. 20. 195 La fami glia l'alacci costruì un oratorio (Bel I-lille[), che ru donato dal Gran Rabbino alla cornunil.à di Smirne. Nel 184{), il rabbino Abraham Palacci (più tardi Grnn Rabbino) si era recato a Bucarest ed ern riuscito ad ottenere dal filantropo Hillel B. Manoah una ingente somma di denaro che gli consenti di stampare i libri di suo padre I lai111 Palacci, di fondare una Yéchiva e un oratorio che po1ta il nome del filantropo. Cfr. Avram Galante, op. cit., tome lii", pag. 287.


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Soniu /,uu renza

soluzione dell' affa re di Da masco, insie me a Sir Moses Montefiore e sci notabi li dcll'chraismo francese, fondò a Pa rigi un' associazione filantropica ebraica, l'Alliance israelite Universelle, il c ui scopo era appoggiare o vunque e in tutti i modi possibili gli Ebrei perseguitati e bisognosi, creando inoltre sc uol e di formazione ebraica in tutto il Levante. Q uesta portò grandi conseguenze nell ' universo sefardita dcli' Impero Ottomano; infatti a partire dal 1870, le scuole de ll'Al/iance intrndussero nelle comuni tà ebraic he di Turc hia il francese. La cura dell' istru1.ione e dell'avviamento ai mestieri vennero assunte dalle a mpie e generose braccia de ll 'Allianr:e, c he aveva iniziato la sua attività a Saloni cco nel 1873, a Costantinopoli nel 1874; più tardi si estese a tutto il Levante, dove per due o tre genera zioni su quell'ebraismo estese un' influenza con toni tutti francesi, ancora oggi pienamente ravvisabile 196 . Questa Socie tà fece circolare fra gli Ebrei del J,evante idee ed istruzione tulle e uropee, organizzando per loro centri di apprendi stato ope rai ed agricoli e dispensando per tali attività q uasi 700,000 franchi l' a nno. Gli Israeliti di Smirne annoveravano tra di loro ahili ope rai, artigiani , librai , contabili di dogana, sensali, medici 197 , musicisti 198, avvocati, pub-

196 La funzione di Presidente del co mitato locale dell" Alliwu:e Israelite Universel/e a S mirne era svolla da M. Alcxandre Sid i, un personaggio influente ne lla città. Soprannominato "padre dei poveri e degli orfani'', è proprio grazie a lu i che g li Ebrei di S mirne poterono fondare nel 1873 un ospedale israelita. Cfr. M. Franco, op. cit., pag . 203. Un altro fi lantropico provvedimento venne preso dal Sultano nel l 890, allorchè a Costantinopoli "ordinò tcstè di propria iniz iativa la creazione di un grande ricovero ape rto a lulli i sudd iti ottomani bisog nos i, senza distinzio ne di razza e d i relig ione. Ol tre alle sale di studio e lavoro 111anualt:, il ricovero comprenderà una 111oschea, una chiesa e una sinagoga". Cfr. " Ricove ro in Turchia", in Vessillo lsraelitii:o, Maggio, puntala 5a, C asale, Tipogra fia Gio. Pane, anno XXXVIII, 1890, pag.164. 197 Per c iò che concerne la med icina, bisogna ricordare che dal sovrano al se111plice borghese musulmano tutti erano concord i nel riconoscere che l' arte di guarire i malati era privilegio esclusivo degli Israeliti. Infatti ogni pascià e fami glia turca avevano il loro med ico di fiducia ebreo. 198 Fra i musicisti ricordiamo in particolare la fi gura di Albcrt He ms i. ()uesli nacq ue nel 1896 a C assaha, che lasciò nel 1907, per continuare g li stud i a S 111irne, dove frequentò la "/àlmwl To ra, scuola dcli' Alleanza Israe litica lJ niversa le e, pi L1 lardi, la scuo la commerc iale itali ana. Parallelamente a i suo i studi Hemsi era a ll ievo presso la Società musù:ale israelitica di Smirne. li "maestro" auirò l' allc nzionc d i questa Società sull ' alli evo Hcmsi, che dava prova di altitudine musicale e di doti veramente eccezionali . Pre ndendo in conside razio ne le raccomandazioni de l "maestro", la Società mandò a sue spese Hemsi a Milano, presso il Conservatorio rea le di musica di questa città. La g uerra 111o nd iale (1 9 14- 18) non poteva rispar111iarlo al momento de lla partecipazio ne italiana a questa guerra. He ms i, essendo cilladino italiano, dovette lasciare il Conservatorio per il Fronte. Comhattè fu rerito, promosso luogote nente e ospedali zzalo a M ilano stessa dove potè, terminata la g uerra, riprendere g li stud i inlerrolli e otte nere alcuni d iplo mi : di plo ma di di rettore della Fil armonica, d iplo ma d i Armonia, teoria e so lfegg io e diploma di Piano.


/ ,11

presenza italiana a Smirne

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hlici scrivani 199 etc. Accanto a queste classi di lavoratori vi e rano p oi i rabbini, le famiglie ri cche e la borghesia. Nel proporre l'istruzione tra gli Rbrei d'Oriente, l'Alliance può vantarsi d'aver propagato la tolleranza e tra i compatrioti d 'alt.re confessioni e tra i propri correligionari e<l inoltre ha mo lto influito sulla struttura della famiglia. 111.4. ARTI , CLASSI E MESTIERI DEGU ITALIANI A SMJRNR

Fu proprio il console Revest, nel suo rapporto del 187 1200 , a lamentare le frag ili strutture della colonia italiana rispetto alla noridczza <li quella inglese, francese, greca e tedesca ed a suggerire alcune soluzioni che avrebbero potuto risvegliare negli Italiani l'iniziativa, la capacità d i associarsi e, in presenza di capi tali , di avv iare l'industria. Egli intende va promuovere, per qu anto possibile, la nav igazione a vapore per mezzo di linee libere, secondo il sistema ing lese; esse avrebbero toccalo indifferentemente tutti gli scali del Levante. Riteneva così che più fosse stato frequente l'approdo dei battelli a vapore con la bandiera italiana, meglio i negozianti sarebbero stati incentivati a servirsene ai fini di scambiare prndolli ind igeni con quelli italiani . Le dif-

Nel 1919 tornò a Smirne. Un anno dopo la slcssa Società mus icale g li affidò la formazione di una fainfara di all ievi, già esistente. Da allievo che era diventò maestro e riorgani zzò la fanfara c he durò fino al I 923, anno in cui lasc iò Smirne per risiedere a Rodi, che lasciò verso la fine de l 1927 per assumere la direzione del Tempio E liahou Hannahi di Alessandria, direzio ne alla quale si aggiunsero la direzione della Filarmonica de lle scuole de lla comunità israelitica e l' incarico di professore d i armo nia presso il liceo musicale "G. Verdi". Hcmsi fondò inoltre una Ediz io ne Ori enl ale di Musica. Egli che conosceva le musiche ebraica, turca, araha ed europea , era particolarmente indicato per intraprendere un lavoro di grande rili evo, facend o conoscere all'Occidente la musica orientale. I ,e sue quattro prime "serie", pubblicate c annotate di C'"pla.,· Sej(irdies, o canzoni giudeo-spagno le cantate ancora oggi dai discendenl.i degli espu lsi dalla Spagna di Ferdinando il cattol ico e di sua moglie Isabella, sono lì per attestare il suo talento di compositore, esali.al.o dalla rivista musicale Ritmo di Madrid, la Vt111guardia , la Veu da Catalunya, las Provincias, di Valencia, e/ Bo/etin de la Comision. pmvincial de monumento.i· h.istoricos y artisticos de Bur;r:os, di Spagna e da le Menestrel, di Parigi etc. Oltre a queste Coplas , Hemsi aveva annoialo diversi canti ebraici, turchi, arabi, g iudeo-spag nol i e co minuava a produrre con una passione sempre in "crescendo" . Come letteratura musicale, egli aveva pubblicato la 1nusica orienlale in F.gitto (studi e critiche). Cfr. Avram Galante, op. cit. , tome 111", pp. 122- 123. 199 In genere lo scrivano (sofà) dava lezioni di calligrafia ai fan ciulli delle famig lie ri cche ed era spesso richiesto dalle società commerciali per red igere conlraUi . 2 1 •x Cfr. "Sulla colonia italiana a S mirne". Ce nni del R. Vice-Console avv. N. Rcvest ( 1870), op. cit., pag. I 38 e Leo ne Carpi, op. cit., pp. 209-2 IO.


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fi coltà delle comunicazioni tendevano a sv iare il commercio che inevitabilmente prendeva altre dirczioni 20 1. i noltre intendeva stabilire presso ogni Camera di commercio nelle principali città marittime d' Italia (Genova, Li vorno, Napoli , Palermo, Messin a, Brindisi, Bari, Ancona e Venezia) e nei principali centri di produzione, come Torino e Milano, un serv izio di commessi viaggiatori attivi, pro nti ed espe11i in varie lingue. Egli era convinto che fosse necessario autorizzare i RR . Consoli a corrispondere direttamente con le singole Camere di commercio del Regno e che si dovesse promuovere l' assoc iazione di capitali, fulcro del commercio moderno e delle più vaste azioni industriali e commerciali del secolo. Nella seconda metà del XIX

201

Nell' imminenza dell' apertura del canale di Suez (inaug urato nel 1869, ve1Tà aperto alla navigazione marittima nel 1887, con l' intento di un libero uso per le navi di tutti i paesi, in pace cd in g uerra, cun regime di neul ralità), l'allora ministro de lla Marina Riboty, invitò gli armatori italiani a preparare i mig liori mcai per suslenere e vincere la concorrenza straniera ne lla lotta che, nel commercio marittim o, s i prevedeva molto aspra. Il Ruballinu, lenace sustenilure della necessità dell'a pertura del canale di Suez, in amici7.ia con i maggiori e più ahi li pionieri italiani in quelle terre, rispose immediatame nte all 'appello. Egli prupusc al Ribuly d i is liluire una nuova linea di navigazione con l'Egitto, la quale avrebbe collegato Genova direllarncnlc cun A lessandr ia, purlu che, in un secondo mo mento, attraverso il canale di Suez, sarebbe stato allacciato con le Ind ie. TI vantaggio di 4uesl.a nuova linea di navigazione a vapore cons isteva nel fatto che, oltre a bene fi ciare l'economia d ella nazione, lendeva a polen7.iare la marina da guerra ita liana. li 15 lugl io 1868 venne inaugurata questa nuova linea. Il g iorno successivo, vari armatori genovesi diedero vita ad una Società (Ditta Zucoli f>ittalun ga Boirivant e C.), il cui scopo era quello cli creare nuove linee tra (ìenova e l'Oriente. tl 19 novembre dello stesso anno Ruballinu stjpulù un accor do con questa nuova Società, con il quale si deli mitava il rispettivo campo d 'azione in Oriente: alla Compagnia Rubaltjno veniva riservata la navigazione fra l' Italia e i porti dell ' Egitto e della Siria, alla Compagnia Z ucoli i servizi di naviga/.ione J'ra l' It alia, Coslant.inopoli e gli scali del Mar Nero. I di rettori delle due Compagnie (il sig. Cav. R. Rubattino, capo de lla Socie1~, R . Rubattino e C. e il S ig. G. f>itta lunga che ag iva come Direttore d ella Ditta Z ucoli Pillalunga Boirivant e C.), g iungendo ad un accordo, avevano così evitato la rivalità sopra una medesima linea, con la sicurcaa di giovare invece ad un reciproco sviluppo, " ... essendo pur vero d' altronde che l'Oriente offre largo campo alla navigazione a vapore nun solu sulla Linea d 'Egitto e di Soria, ma ben anco su quelle d i Grecia, Salon icco, S mirne , Co stantinopoli, Trebisonda, nell ' interesse tanto generale del nostro commercio, quanto particolar e delle due Compag nie( ... ) perché nun fosse assente l' Italia nella 101.ta g ig antesca che si prevedeva fosse per iniziarsi u·a le più potenti nazioni marillimc, a l fin e di impadronirsi dei mercati d 'Oriente dopo l' ape,t ura de l nuovo canale" . C fr. Arturo Codignola, Rubattino, Rologna, Licini o Cappelli, 1938-XV l, pp.277-285. /\ tale proposito, un sign ificativo documento è la lcll.era di G. Garibaldi a R. Rubattino (Caprera, 2 0 gennaio 1865), rinvenuta presso l'Istituto Mazziniano di Genova, nella quale s i legge: " Mio caru Ruball inu, ne lla linea di Levante, a Sm irne, se potete giovare perché vi sia impiegato, il mio amico Carlo Pomlra, ve ne sar;1 obbligato il Vostro G iuseppe (ìariba ld i."


La presenza italiana a Smirne

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secolo i lavoratori italiani si caratterizzarono pe r una maggiore professionalità; l'Annuario Orientale di Smirne de l 1896 e lencava le alliv ità che svolgevano g li abitanti della città202 . Nella colonia ita lian a, come nelle altre colonie europee di Smirne, le attività svolte dai suoi abiLanLi era no molto diversificate (v i era l' induslria, il piccolo negozio, l' insegnamento clc.). Ma a partire dal quinque nni o 1875-80 i consoli itali ani , in otte mperanza alle i struzione delle metropoli, si erano accordati a raccogliere tulti i loro connazionali intorno a ll ' organismo consolare" italiano, sulla fa lsariga dell e allrc colonie europee. Vennero fondate società di soccorso, scuole e leme ntari e primarie per ragazzi e ragazze, una scuola com merciale e un as ilo pe r bambini abbandonati. I consoli italian i, imitando la colonia francese, sottoponevano i loro conna1,iona li ad un rigoroso controllo cd a frequenti censimenti, mentre i giovani erano c hi amati in Italia ad adempi ere agl i obblighi militari . Contemporaneam e nte l' llal ia colse l'occasione di sviluppare le proprie attività commerc iali in qu elle regioni - ciò non fu visto di buon occhio dal console francese -, riconquistando un posto importante nel commercio a fianco degli altri Stati europei. li colone ita liano entrò in competizione con gli analoghi prodotti inglesi, tanto che i consoli inglesi ritennero urgente richiamare l' attenzione degli industriali de l loro paese su que l proble ma. Inoltre la seta itali ana comin ciò a riva leggiare con quella di I ,ione ed analogame nte l ' importazione de i prodotti a limentari ita lia ni andava acqui stando sempre più importanza. Anz i, nell ' intento di sviluppare meglio g li scambi tra l' Anatolia e l' Ila! ia, i I conso le italiano di Smirne fondò ncll ' agosto del 1900, con l' aiuto dei notabili della colonia, un a Camera di commercio che contava 75 soci, 42 aderenti a Smirne, nel distretto consolare e all'estero, e 100 adere nti in Italia 203 . Essa p ubblicava ogni mese un Hollettino contenente notizie commerciali molto inte ressanti. Come risulta dalla tabell a 2 riportata ne l paragrafo T.2 d el I capitolo, la colo ni a italiana era in continuo aumento; esso però non era dovuta al naturale sviluppo de lla forza propria, ma ad a ltri fattori . Le miniere di a nti monio e di smeri glio di c ui era ricca l' A nato lia e i lavori ferroviari avevano attratto un discreto numero di ftal iani. Ma mentre nelle miniere di an timonio era impiegata quasi esclusivamente ma nodopera ita liana, in que lle di s me riglio invece, dato c he si trattava di una ma teria di l'acile scavo c he non ri chiedeva att itudini e conoscenze speciali , veni vano impiegati preferibilme nte operai de l paese, per i quali il costo era assai inferiore. Ge neralme nte g li operai ita liani erano ovu nque molto apprezzati per la loro c apacità di re sistere alle fatic he e per la propensione ai lavori più di sparati ,

202 Cfr.

Marie-Carmen Smymcli~, art. ci{., pag.48. Cfr. "La colonia italiana nel disLretto consolare di Smirne". Rapporto del cav. Enrico nub. Ac.: ton, r. console generale (settembre 190 I), op. cit., pag. 18. 20 :i


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soprattutto per quelli che ric hi ed eva no precisione, intuizione e forza fi sica. Da un accurato esame del registro de i passaporti e dall e relazioni dei dircllori delle Compagnie minerarie e ferro viarie. emerge c he solo 250 circa furono gli Italiani impiegati in tali lavori intorno al 1891. Il loro contingente era fornito quasi interamente dalle province sette ntrionali d ' ILalia, sopraltullo dal Piemonte (Torino e C uneo), dalla Lombardia (Sondrio e Varese) e dal Vene to (Udine e Belluno) 204 . T,a colonia italia na, dopo quella greca, e ra la più num erosa. Il profilo delle due grandi parti in c ui si divideva la colonia si rifletteva anche nella lingua, nell 'edu cazione e nei sentimenti di ciascuna. In realtà i discendenti delle antiche famig lie genovesi e di tutte le altre che si e rano stabilile lì molto te mpo prima, costitui vano la parte più ricca, istruita ed influente della colonia. I più a nziani parlavano la lingua italiana che mezzo seco lo prima era la ling ua e uropea più diffusa in Oriente. Ma la generazione che venne dopo, educata esclusivamente in scuole ed istituti relig io si soprattutto francesi, si strutturò sull a cultura franco-levantina, adottando la lingua francese. Il vasto uso dcli' italiano anche da parte di organi uffì ciali strani eri risali va al periodo della potenza politica, economica e marittima di Ge nova e Venezia. Successivamente la Francia aveva cercato di entrare in competizione con tale predominio e la sua principale iniziativa consistette nella creazione di un collegio di Lazzaristi, aperto anche ai non cattoli ci, il c ui corso di studio veniva ri conosciuto urli cialmc ntc dal governo. Insieme con le Suore di Carità, vi erano altri a tti vi propagandisti della diffu sione del fra ncese; tra quest' ultimi i Fratelli della Dottrina Cristiana avevano ape rto a Galata, con il concorso finanziario della Propaganda Fide di Lione, scuole primarie maschili e femminili dall e qual i era stato scrupolosame nte escluso l' insegnamento dell' italiano. "Così la nostra ling ua c he era stata pe r lungo tempo la lingua generale in tutto il Levante per gli stranieri , il comme rcio e anche per la diplomazia, con qu esto siste ma di esclusio ne in questi nu ovi istitu ti di educazione finirà per spegnersi o per restare so lame nte sulla bocca del popolino c he non a vrà ricev uto il benclìcio di nessuna istruzione" 205 . Più tardi i missio nari italiani vennero obbligati ad abbando nare le loro c hiese, consente ndo che si predicasse in francese in sostituzione della prcccdcn lc predicazione in italiano. Però i benefici effetti dell'unificazione e del ri so rg ime nto nazionale si andavano facend o sentire a nche se lentamente e, grazie all'opera costante dei sodali 7.i , delle scuole e dei consoli, al potcn1.iamc nto del nostro commercio, alle nuove di sposizio-

204

Cfr. " Rapporto del R.Console generale cav. avv. Archimede Bottesini (22 febbraio 1892)", op.cit., pag.542. 205 Enrico Dc Leone, op. cit., pag. 168.


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presenza italiana a Smirne

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ni sul servizio mil itare che diminuirono l' ingente numero dei retinanti esiliati dal Regno, gli an zia ni e la nu ova generazione si sentirono sempre più affettivamente legati al loro paese. L'altra parte de lla coloni a, per quasi due te rzi analfaheta, conservava insieme alla lingua d ' orig ine il sentimento per la patria ma, per le esigenze di vita, si era a vv icinata all'ele rnenlo lì predo minante: quello g reco. Le stesse cause che influirono sulla cresci ta economica della classe ag ia ta de lla colonia e l' interesse che quest' ultima mostrava per la classe operaia attrave rso opere filantropic he d i carattere nazionale, portarono l'intera colonia ad assumere una lìsionomia autenticamente ita lia na, il che le consentì di conquistare quella dignità ed importanza che le tradizioni, le qualità individuali e il numero avevano rappresentato in quelle regio ni. Anche nelle occupazioni ord inarie della vita era possibile individuare una distinzione: i primi, c he godevano di capitali e d' istruzione, costi tui van o le classi dirigenti . Questi si dedicavano agli affari , alle speculazioni e insieme ai maggiorenti delle altre nazionalità formavano un legame tra i produttori indigeni e le grandi case esporta tri ci straniere. Into rno a loro gravitava un in tero mondo di piccoli conunissionari, di agenti inferiori , di impiegati e d i commessi, quasi tutti appartene nti alle medesime famigli e o almeno allo stesso circolo di conosccn;,,c. Invece l'altra parte della colonia era povera e poco istrnita, formata per lo più da g iorn alie ri, operai, arti sti, pescatori e bo ttegai. Viveva dei proventi 4uotidi a ni ri cavati dal proprio lavoro e dai piccoli traffici nei quali però incontrava la forte concorre nza dei Greci c he costituivano la parte operosa, intelligente e ri cca d i vigore de lla popolazione. Tra 4ucste due grandi divisioni esistevano zone intermedie, che si avvalevano e partecipavano un po ' del contributo dell' una e un po' dell' altra. Il contingente degli esponenti di queste classi, pur se si era assottigliato di numero, risultava nel compl esso rimarchevole. A Smirne vi erano infaLti alcuni medici (nel ma rzo de l 1905 cinque erano i medi ci italiani lì residenti) 206, avvocati, archi te tti, scultori, pittori , decoratori e maestri di musica 207 . Come al trove, a nche a S mirne le re trihuzioni ed i salari risenti vano delle oscillazioni dovute al cambiamento delle condizioni economiche e al vario atteggia mento del mercato. Si reg istravano perciò aumenti o diminuzio ni a seconda della maggiore o minore ri chi esta della manodopera e dell' abbonda nza o scarsità dei raccolli. Queste oscilJa zioni avve nivano intorno ad un punto fisso c he costituiva la media di tali

206 Cfr.

"La colonia ital iana nel distn::lto consolare di Smirne". Rapporto del cav. Enri co nob. J\cton, r. console generale (settembre J 90 1), op. cii., pag. 12. 207 A questo proposito vale la pena ricordare (ìiuseppe [)oninzetti (Bergamo 1793 Costantinopoli 1856), fratello del grande Gaetano, il quale acqu istò notevole fama in Turchia, grazie alla protezione del Sultano, di1igcndo i complessi musicali militari. Cfr. Ugo E. Im peratori, op. cit., pag.11 6


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retribuzioni. La tabella 6, 4ui di seguito riportata, indica i principali mestieri esercitati dagli Italiani tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, stabilendo un minimo ed un massimo, secondo le di verse capacità individuali. TABELLA 6: Tasso ordinario della giornata

MESTIERI Calzolai Contadini,agricoltori, braccianti fabbri-Ferrai Falegnami Fuochisti Macchinisti Manovali Muratori Sarti Scalpellini Selciatori

SALARIO GIORNALIERO Da L. 2 a 4 Da L. 2 a 4 Da L. 3 a 6 Da L. 2 a 6 Da I,. 3 a 5 Da L. 5 a IO Da L. 2 a 3 Da L. 4 a 5 Da L. 3 a 5 Da L. 4 a 8 Da J,. 3 a 5

"Rapporto del R.Consolc gene ra le cav. avv. Archimede Hottesin_i (22 febbraio 1892)", in Fmigrazùme e colonie. Rapporti di RR. Aienli diplonwtici e consolari, R. Mini stero degli Affari Esteri (a cura di), Roma, 1893, pag.545 Fon/e:

Queste classi lavoratrici abitavano in quartieri dove i fitti erano piuttosto bassi; a Smirne e nei dintorni le case erano infatti costruite in economia e il prezzo elevato delle pigioni nei quartieri ricchi dipendevano esclusivamente dai costi elevati del suolo in 4uclle speciali località 208 . Anche i prezzi delle derrate aliment.ari erano piuttosto contenuti, e ciò era valido per tutti i prodotti che si producevano nel paese e soprattutto per quelli di qualità meno pregiata consumati abitualmente dal popolo 209 . Comparando i prezzi dei fittj e de lle derrate alimentari con il tasso delle retribuzioni e dei salari , emerge che le condizioni delle classi lavoratrici, pur

208 AUa

fine del XIX secolo, un a lloggio discreto per una famiglia di operai costava dalle 200 alle 300 lire annue, alla cui spesa partecipavano generalmente, con il proprio lavoro, due membri della famj glia. Cfr. " Rapporto del R. console generale cav. avv. Archimede Bollesini (22 febbraio 1892)", op.cit. , pag 545. 209 Il prezw medio di alcuni generi di prima necessità, prendendo come unii.ii di 111isura /'oka pari a kg. 1,28 era: il pane I.. 0.30, la carne da L. I a L. 1.35, la farina L. 0.40, il caffè L. 3. 15, lo zucchero L. 0.70, le palateL. 0.20, l'oli o d'o liva L. 1.20, il saleL. 0.15, il carbone L. 0.1 5, il petro lio L. 0.25, il sapone L. 0.80. Cfr "Rapporto del R. console generale cav. avv. Archimede 11ottesini (22 febbra io 1892)", op.cii., pag 546.


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non essendo particolam1ente favorevoli, risultavano tuttavia tali da pemiette re all'operai o di provvedere in modo s ufficiente ai fabbisogni giornalieri con il proprio lavoro. Fino alla seconda metà dell ' 800 nel l' Impe ro Ottomano era vie tato ag li stranie1i di possedere beni immobili, a nche se costoro ne ac4 uistavano ugualmente servendosi di ter.-;e persone che , nei contratti d' acqui sto, risultavano i proprietari in loro vece. Tale espedie nte però non e ra esente da pericoli e pe rc iò la proprietà immobiliare era assai limitata in tutte le colonie. Quando il divieto cessò (1876), il numero delle proprietà fondiarie dei s udd iti esteti si elevi'> e la colonia italiana, secondo i dati ricavati dalla Daira F.mlak (ufficio del catasto), annoverava 430 proprietari fondiari , di cui 150 donne 21 0 . Ques te proprietà consistevano per lo più in case o aree fahhricabili in città e in qualche giardi no o casa di campagna. Pochi ssimi erano invece i fondi rustici; g li stranieri non ne acquis tavano sia per la poca sicurezza che reg nava ne lle campagne sia perché l' agricoltura in quei paesi ri chiedeva a ncora dei mig lioramenti. Al contrario non si posseggono notizie c irca le proprietà mobili ari italiane. A Smirne non esistevano veri e propri istituti di cred ito ita liani. Le uniche hanc he importanti es istenti lì erano: la Banca Impe riale Ottomana, il cui direttore era un italiano, e il Credit Lyonnais, il cui direttore e ra uno svizzero-francese; e ntrambe facevano sopraUut.to operazioni di sconto e di pres tito, anche sopra le merci. Si costituirono invece alcune Uìtte ita lia ne che, contemporaneamente a l loro commercio ( di grani , uve, fi chi , petrolio etc.), si dedicavano ad operazioni di Banca; tra queste le più importanti erano le ditte dei Fratelli Aliotti, G. Marcopoli e fi glio, Giudic i, Caraman e Mai nclli e C. (quest'u ltima era costituita sotto forma di Soc ietà in accomandita per azioni e si occ upava quasi esclusivamente di affari bancari) 2 11. Sempre a Smirne non esisteva alcun istituto privato di educazione italiana e negli istituti stranieri dove l' insegnamento della ling ua ita liana era faco ltativo, 4ucsto non veni va impartito dato che si preferivano il te desco, l' inglese e soprattutto il francese. " Tn ordine all a popo lazio ne scolasti ca noi occupiamo nell' Impero Ottomano, tra le grand i pote nze ed anche tra i piccoli Stati balcanici, l'ultimo posto; il che dimostra che la nostra inlluenza è assai inferiore a quella posseduta dag li alt.ri ... Ne consegue il fe nomeno doloroso di Italiani , che non parlano la lingua materna, mentre sempre più ristretto è il numero degli stranieri che si servono de l nostro idioma, il quale pure era quasi so lo una volta a rappresentare nel !' impero dei Turchi il pensiero e la c ivi ltà occide nta le ... cosa sono qu indi le poche centinaia di all ievi che costituiscono la nostra popolazio ne scolastica in

°

21

Cfr. " La colonia italiana del dislrcllo consolare di Smirne". Rapporto del cav. Enrico nob. Acton, r. console generale (settembre 1901 ), op.cii. , pag. 16. 2 11 Cfr. "Rapporto del R. console generale cav. avv. Archimede Bottcsini (22 febbraio 1892)", op.cii. , pag.547


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co nfronto ai 90,000 che affollano le scuole francesi in og ni angolo de ll' Impero Otto mano..." 2 12 . Rimanevano solo le scuole govcmali ve e quelle sussidiate. Le scuole go vernative erano due: • La scuola tecni co-commerc ia le a pagamento, alla quale era anne sso un corso prcparalorio che fun geva da scuola clcmenlare (tra il 1900 e il 1901 gli alunni erano c irc a 40). Qucsla scuola risultava di grande utilità, " no n solo per il maggior grado d i c ultura c he imparti sce, ma pe rché serve ad aiuta re cd allargare la maggio re occupazione dell a colonia , quell a de i commerci, e farebbe che la g io ventù italiana uscita dalle scuole elementari non accorrerchhc per questi stud i supe riori nelle scuole este re, ove si di simpara la ling ua nativa e si ispi rano allri sentimenti" 213 , La scuola e lementare gratuita de lla Punta, c he nel 1901 contava 80 aJunni. Q ueste due scuole e rano masc hili e generalmente venivano frequentate da a llievi in gran parte apparte ne nti al ceto opc raio 2 14 . Le sc uole fe mminili erano invece aflìd ate alle Suore d ' Ivrea e dipendevano dall' Assoc ia1.ionc nazio na le per la protezione dei missionari, rappresentata a Smirne da un comitato. Queste scuole erano lre: una scuo la elementare a pagame nto. con un corso supe riore, una scuola e lementare gratuita e un asilo infanti le. Compl ess ivamente constavano di 600 a lunne. Non ma ncavano poi gli addelli all' ese rc izio de l c ul to caltolico (ci rca 40 a ll' ini zio de l 1900) che o peravano nei villaggi di Burna bat e di Bugiah, comprese le isole di Sc io, Rodi e Meteli no, una gran pa11e dei quali apparte neva all' ordine dei Francescani o e rano preti italiani di nascita2 15 . Cinque erano le Società italia ne e i Comitati locali di Società nazionali presenti a Smirne. Queste, in ordine di anz ian ità, così si presentava no:

Rodolfo Foà. "C'è poslo per l' Itali a nell ' Impero Ollomano?" , in A/\.VY. , L 'Italia all'estero ", Ro ma, Centenari. I 9 1O, pp. 158- 159. 2 13 Cfr. Corrado Masi, op. c:it .• pag.54. 2 14 Le scuole laiche ilaliane fu rono soppresse nel 1903 e nel lo stesso anno si stabilì a Smirne, so tto la dipendenza de ll' Associa7.ione nazionale, la corporazio ne religiosa de i Salesiani di Don !fosco, ai quali vennero allidate la scuola tecnico-commerciale con l' annesso corso preparalorio e la scuola c lcmcnlare gralui1a maschile della Punla. C l"r. " I ,a colonia ita liana nel dislrello consolare di S mirne". Rapporlo del cav. Enrico nob. Aclon. r. console ge nerale (settembre J90 I), op. c:iJ .• pag.1 7. 2 15 Vale la pena qui ricordare due importanti ligure, che si distinsero nei rapporti tra la S . Sede e la Turchia: quella di Bonetti Augusto e q uc!Ja di Cassul o Andrea. Il primo (Murialdo 183 1- 1904) dopo essere stato a lungo uffi ciale dei Bersaglieri dive nne missionario dei Lazza1is1.i. Visse nei Balcani, vcnlott' arn1i a Salonicco e diciassette a Costanlino poli , rivolgendo ogni suo operato alla risu1Tczio ne ed al pote nziamento delle opere u 1lloliche in l\Jrchia, apprezzalo e protetto dallo stesso suhano Abdulhamid. Il secondo (Castcllello d' Orda 1869-Costantinopoli 1952), ins igne diplomatico. rappresentò pe r molti anni la S. Sede all'est.ero: fu Delegato apostolico in Egitto ed in Canada e Nunzio apostolico in Romania cd in Turchia. C:fr. Ugo E Imperatori., op. cii., pag. .5 1 e pag. 78. 2 12 Cfr.


La ()resen za italiana a Smirne

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• u1 Socielà italiana di beneficenza, fondata

•

•

•

nel 1879 e composla di 128 soci che pagavano a seconda delle calcgorie da c ui dipendevano. Il valore delle quote annue oscillava da I 00 a 12 lire. Esisteva anche un sussidio stanziato dal Governo, ottenuto dalle quote annuali dei soci, con cui provvedeva ai hisogni degli Italiani poveri. Il Comitato dell'Associazione nazionale per proteggere i missionari (1896), che amministrava ed e largi va sussidi per le scuole congregazioniste ilaliane. Tale Associazione era affiancata da altri due Comitati: le "Signore Patronesse" (1818) e le "Damigelle Patronesse" (1900); La Camera italiana di commercio, fondata nell'agosto del 1900, di c ui si è già parlato in precedenza; La Socielà di mutuo soccorso "la Fratellanza" (1900), che era costituita da circa 80 membri. Essa era preposta al mutuo soccorso fra gli operai e, oltre al compilo di sollecitare il sentimento pat1io attraverso frequenti riunioni patriottiche, forniva loro benefici durante il periodo delle malattie e i momenti di minor lavoro. Inoltre assisteva le vedove e i minorenni. "Ma anch ' essa non ha raggiunto quel grado di consistenza e di sviluppo che è ne i comuni voti; sia perché, come tutte le istitu zioni italiane in questi paesi u1ta, se non contro il mal volere, certo contro la indifferenza dei piì:1; sia perché sul luogo manca un vero elemento operaio, che di simili associazioni senta il bisogno e ne comprenda il hcnc lìcio; e finalmente perché, bi sogna pur dirlo, la solita indolenza ed apatia s' insinua, dopo qualche anno di soggiorno, anche negli europei qui stabiliti" 2 16. li Comitato Smirneo della "Società Dante Alighieri" ( si veda in proposito la Tavola XXU in appendice iconografica). Essa alla data della costruzione (febbraio 190 I) contava 85 soci, fra i quali di versi stranieri. "Nella seconda metà del secolo scorso, in molte regioni d ' Europa ove le masse etniche va1i amente si mescolavano, sovrappone ndosi e accavallandosi, sorgevano leghe, associazioni, alleanze che si proponevano di promuovere e di difendere il palrimonio linguistico. Forti dei diritti der ivanti dal dominio diretto, o di trattati, o di concessio ni, o di tolleranze, questi sodali zi avevano o carattere offensivo o carattere difensivo. Alcuni, infatti, si sforLavano con opera assidua e sottile di snazionalizzare una minoranza etnica e di affre ttarne l' assimilazione sradicando la lingua nativa e sostituendola con quella dei dominatori. Altri , invece, si adoperavano a faci litare la resistenza delle minoranze a questa intolle rabile pressione" 2 17 . Proprio la difesa del patrimonio linguistico e ra il compito primario della Dante Ali~hieri. Questa nata a Roma nel 1889, tenne

216 C rr. "Rapporto del R. Console generale cav. avv. Archimede l:lottesini (22 febbraio 1892)" , op.cii., pp. 547-548.

217 Cfr. AA.VV., La Società Nazionale Dante Aliihieri 1889-1939, Roma, Grafitali a, 1939, pag. 7.


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qui il suo primo congresso (25-26 marzo 1890), il c ui statuto, nei due primi articoli, costituiva il programma dell ' associazione: art. l) La Società Dante Alighieri si propone di tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiana fuori del Regno; art.2) Per raggiungere il suo scopo, la Società istituisce e sussidia scuole, ne incoraggia con premi la frequenza ed il profitto, coopera alla fondazione di biblioteche popolari, diffonde libri e puhhlicazioni, e promuove conferenze (si veda in proposito la l'avola XXIII in appendice iconografica) 2 18 . L'impegno scolastico e pedagog ico non era disgiunto nella Società dall 'impegno alla diffusione della "cultura della Patria", che doveva difendere un'identità nazionale minacciata all'estero dai rischi di snazionalizzazione che correvano gli Italiani emigrati e soprattutto i loro lìgli. Essa contribuì a presentare tra gli Italiani all 'estero un 'immagine meno negativa della madrepatria in un periodo, quello a cavallo tra il XIX e il XX secolo, di difficile rapporto tra le comunità, che si sentivano abbandonate dalla madrepatria, e lo Stato italiano, che poco tutelava gli Italiani all'estero. La Van/e certo non si sostituì allo Stato, dato che "non era nei suoi progetti provvedere ai bisogni materiali ma be nsì al pane morale" 2 19 per gli Italiani emigrati all ' estero, ma tuttavia essendo un ' associazione apolitica, idcnlificandosi con una immagine della patria che doveva porsi al di sopra dei conflitti politici, locali stici e personali presenti generalmente in ogni comunità di Italiani all 'estero, tentò di riavvicinare le comunità stesse alla patria, superando quelle care n7.e che i singoli governi italiani presentavano con gli emigrati. Proprio in funzione di ciò furono istituiti corsi d'italiano per stranieri, conferenze, hihliotcchc circolanti e comitati all'estero, tra i quali quello di Smirne. "La Dante ha assolto il compito, in te mpi di povera politica, di custodire questo sacro lume della nostra civiltà" 220 .

218 Cfr. Patrizia 219 Cfr. Patrizia

Sul velli, op.cit, pag. 13 Solvetti, op.cit, pag, IO

220 Cfr. AA. VV., La

Socielà ... cit. , pag.8.


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La presenza italiana a Smirne

CONCLUSIONI

La sloria degli italiani a Smirne nel XIX secolo è particolarmente legata, più di tanta parte dello stesso territorio metropolitano, alla storia del nostro Risorgi mento. Le ragio ni di questa partecipazione ai fa tti risorgimentali sono da ri cercarsi in primi s, come già detto, ad una pressochè costante e vivace presenza italiana in quella parte orie ntale dell ' antico mare nostrum, che neppure gli avvenimenti militari di Lepanto e Vienna avevano interrotto. Un unico destino accomu na da sempre i popoli di 4ucsto mare; e le navi di Genova e della Serenissima, oltre a scoprire mondi nuovi, seguitavano ad assolvere egregiamente il compito di collegare tra di loro le genti rivierasche. R il multirazziale, potente Impero Ottomano non poteva favorirne i traffici, concedendo quei pri vilegi commerciali , le cosidette "Capitolazioni", delle quali i noslri ilaliani sono tra gli europei i primi a trarne vantaggio. A lla fine di quel ponte naturale, rappresentalo dall e isole egee, sorge in tempi !omani quella che è considerata una delle proba bi li patrie di Omero; e che molti seco li dopo ospiterù la nostra industrc colonia. Nostra per lingua e tradizioni e inte ressi: marinari, commerciali, impre nd itoriali, religiosi, politici. Molti di coloro che fan no pa11e della colonia sono attivi e presenti ovun4ue ciò risulti importante partecipano ai moti mazziniani, nel ' 53 vanno in Ctimea, fanno parte della Giovine Italia, fondano logge massoniche, promuovono in seno alla Dante Alighieri la nostra lingua e diffondono la nostra cullura. Insomma, è impossibile separare la storia di 4ucsla com unità da quella della nostra pe nisola. La coloni a, oggi numericamente così modesta, accoglie durante il periodo ri sorgime ntale un gran numero di esuli , noti e meno noti. Malgrado le difficoltà incontrale nella noslra ricerca, siamo riusciti a ripe rcorrere i passi di alcune a utorevoli figure: Cricca, Storari, Gari baldi. Ed altri a ncora, che ricevono dai loro connazionali, così saldamenle inseriti cd integrati nell' impero Ottomano, aiulo e parlecipazionc. Abbiamo te ntato, in questa trattazione, di restituire memoria slorica alla colonia italiana di Smirne e ad alcuni momenli salienti, che la videro pai1ecipe della nostra epopea risorgimentale, senza pe raltro prete ndere di ave r esaurito ogni aspetto investigativo. La traslitte razione delle parole turc he è stata effclluata secondo 1'011ografia moderna.


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La presenza italiana a Smirne

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APPENDICE ICONO(ìR/\FlC/\ Abbiamo ritenuto opportuno inserire nel testo una ricca appendice iconografica, nella conv inzione che possa serv ire a c hiarire alcuni aspelli legati all'organ iz7.azione urban istica della citt:1 di Smirne. L'append ice riproduce, altresì , doc ume nti e ritratti relativi a personaggi e a luoghi citali nel teslo.

ELENCO DELLE TABELLE E DEI GRAFICI TABELLA I

Prospetto dc rnogralìco della ci ttà di Smirne dal 18 12 al 1894

GRAFICO 1 /\ndamen lo della colonia europea di Smirne nel XTX secolo

TABELLA2 Numero degli Italiani presenti nel distretto consolare di Smirne dal 1861 al 1905 GRAFICO 2 Consiste nza de lla comunità italiana a Smirne ( 186 1-1 905)

TABELLA3 Emigrazione regolare in Turc hia da o gni singola regione neg li ann i 1869, 1870, 1876 GRAFIC03 TABELLA 4 Logge Massoniche Italiane in Asia Minore

TABELLAS Numero degli Ebrei presenti a Smirne tra il 181 2 e il 1892 GRAFIC0 4 TABELLA6 Tasso ordinario della giornaln


Sonia Laurenza

41 8 ELENCO DELLE ILLUSTRAZIONI TAVOLA I

Smirne: le banchine del porlo

TAVOLA li

Il golfo di Smirne

TAVOLA lii

Carico e scarico nel vecchi o porto cli Smirne

TAVOLA IV

I ,a fo11ezza di Kadilckalc

TAVOLA V

Il quartiere turco dell a vecchia Smirne

TAVOLA VI

Sankisla e Smirne ne l 1925

TAVOLA VTT

I ,e spiagge di Karalas nella vecchia Smirne

TAVOLA VIII

Le banchine della vecchia Smirne

TAVOLA IX

La caserma di Smirne-1 880

TAVOLA X

Il vecchio po rto di Smirne

TAVOLA Xl

Panorama di Smirne - 1870

TAVOLA XIl

J,a vi a de i haz.ar a Smirne

TAVOLA XfII

Una strada di Smirne - 1880

TAVOLA XIV

li Grande Ra bbino di S mirne Haim Palacci - 1860

TAVOLA XV

I,' ahhigl iamcnlo di una donna ebrea di Smirne - 1838

TAVOLA XVI

Gentildonne cri stiane di Smirne nel 1839

TAVOLA XV II

Anac leto Cricca

TAVOLA XVIII

Lcllcra di Anacleto Cricca a Giuseppe Garibaldi (S mirne, 19 dicembre 1863)

TAVOLA XIX

Fronlcspi zio de lla Guida con cenni storici di Smirne di Luigi Storari

TAVOLA XX

Rilrallo di Emmanuel Missir ( 1777-1857)- Smirne 1848

TAVOLA XXI

La famiglia Ra ltazzi - 1930


La presenza italiana a Smirne

TAVOLA XX II

TAVOLA

xxm

4 19

Circolare - Questionario della Dan1e Alighieri diretta nel 1895 a tulle le nostre AmhasciaLc, I ,egazioni, Consolati, Camere di Commercio, Società all 'estero Lo Statuto della Dante Alighieri ( 1889)

'i'AVOLA XX IV

Lettera di Giuseppe Garibaldi alla Società Operaia Italiana di Costantinopoli (Caprera, 22 Luglio 1863)

TAVOLA XXV

Facsimile del giornale spagnolo La Esperanza di Smirne scritto in carattc1i ebraici

TAVOLA XXV I

Facsimile del rirm ano concernente la nonuna a Gran Rabbi no di Abraharn Palacci (7 oLLohrc 1969)

REPERENZE l Ul'OGRAFICHE AA.VY., lmages d 'Empire. Aux origi11es de la photographie en Turquie, Istanbul, Tnstitut d' Etudes l •ra ncaises d' btanbul, 1995: IX, Xl, XII, XIII, XIV. AA. VV., /zmir, M inistero di cultu ra della Repubblica di Turchia ( volume a cura di), Istanbul, 1993: I, III, IV, V, VI, VII, VIII, X. AA. VY.. La Società Nazionale Dante Alighieri 1889- 1939 , Roma, Grafitalia, 1939: XXII. XXIII. (ialanlc Avram, " Histoire des Juifs d'Anatolie. Le Juifs d ' Iz mir", in llistuire de Juif.1· de Turquie, Istan bul cd. lsis, 1937, lii" tome: XXVI. Grottarelli Ulderico, "Anacleto Cricca" , in Il libro d 'oro del patriottismo ita liano ( Biografie e ritratti dei combattenti dal 1848 al 1870 ), voi. I, Roma, T ipografia Tiberina di Federico Sctth , 1902: XV II . "Izmir" , in Encyclopaedia Judaica, Je ru salem, Keter Publishing Housc LLd., 197 1, volume 9: XV. Lettera di Anacleto Cricca a Giuseppe Gaibaldi, in M. C. R. R. , (Smirne, 19 dicembre 1863), Busta 925, n. I05: xvrn. Marinovich Adriano, I.a Società Operaia Italiana di Mutuo Soccorso in Cus/anlinopoli, Istanbul, Istituto Italiano di Cultura, 1995: XX IV. Mensile Turco Tempo, Giugno 1995: XXI. Missir di Lusignano Livio, F.piJhapier des grandes.familles latines de Srnyme. Les pierres lomhales de l'église franrnise Saint-Polycarpe, tome 11 , Bmxelles, 1985: XVI, XX. Poma C.,« Israeliti italo-levantini" in Rivista Coloniale , R oma, VI , 19 1 I: XXV. "Smirne", in t:nciclopedia Trecrnni, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Ital iana, vol. XI, 1970: Il. SLorari Lui gi , Guida con cenni storici di Smirne, Torino, Stamperia dell 'U ni one Tipografico-Editrice, 1857 : XIX .


420

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Sonia Louren zu

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TAVOLA U - T1 golfo di Smirne

TAVOLA

m - Carico e sca rico

ne l vecchio porto di Smirne


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IV - I ,a fortezza di Kadifekale

TAVOLA V _ li

.crc Lurco de·Il·a vecch i·i' •S m1n1e . q u .arl 1

423


424

TAVOLA VI - Sankisla e Smirne nel 1925

TAVOLA VII - Le spiagge di Karatas nella vecc hi a Sm irne

Sonia Laurenw


La presen:a italiana Smy m c.

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S111ime

Vu e <~t né r:ale- dcs (!1u1is.

TAVOLA VLII - 1,e hanchinc della vecchia Smirne

TAVOLA lX - La caserma di Smirne- 1880

425


426

TAVO LA X - Il vecchio poito di Smirne

TAVOLA X l - Panora ma di Smirne - 1870

Sonia La1.1re11za


La tJresen-;:. a italiana a S111ime

'i'AVOLA X TI - La via dei bazar a Smirne - 1870

427


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TAVOLA X l ii - Una strada d i Sm irne - 1880

Sonia Laurnrza


Lt1 presenza ituliana a Smirne

TAVOLA XIV - li Grande Rabhi no di Smirne Haim Pa lazzi - 1860

429


430 Sonia Lcnm.:11za

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TAVOLA XV - L'abbigliamento di una donna ebrea di Smirne - 1838


43 1

La presenza italiana a Smirne

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TAVOI ,/\ XV I - ( icnlildonne c ristiane di Smirne nel 1839


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TAVOLA XVII - Anacleto Cricca

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presenza iwliana a Smirne

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TAVOLA XVIII - Lettera di Anacleto Cricca a Giuseppe Garibaldi (Smirne, 19 di cembre 1861)


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Sonia uwre11za

TAVOLA X IX - Frontespizio della Guida con cenni storici di Smirne di Luigi Storari


{,1.111n:senza italiana a Smirne

TAVOLA XX - Ritratto di Emmanue l Mi ssir ( 1777-1857 ) - Smirne 1848

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TAVOLA XX I - La fa miglia Raltazzi - 1910

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TAVOLA XX H - Circolare - Qucslionario del la Dante Alit:hieri d iretta ne l 1895 a Lull.c le nos tre Ambasciate, Legazioni, Consola ti, C amere d i Commerc io, Soc ietà a li ' estero


Sonia Laurenza

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xxm - Lo Statuto della Dante Ali ghie ri

( 1889)

TAVOLA XXIV - Lettera di Giuseppe Garibaldi alla Società Operaia Italiana di Costantinopoli (Capre ra, 22 I ,uglio 1863)


La presenza italiana a Smirne

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TAVOT ,A XXV - Facsimile del giornale spagnolo La Esperanza di Smirne scritto in carallc ri ebraici


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TAVOLA XXYl - Facsimile ùcl firmano concernente la nomina a Gran Rabbino ùi Ahraharn Palacci (7 ottobre L869)


li sistema coloniale del primo Novecn1/o

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Catia Eliana GRNTILUCCI IL SISTEMA COl,ONIALE UEL PRIMO NOVECENTO Da alcune pagine inedite di Enrico Raronc

Introduzione

Enrico Barone (Napoli 1859 - Roma 1924) ha percorso una complessa e difficoltosa carri era di militare e di economista 1• Come è nolo egli è stato docente e studioso di materie economi che e polilico-rnilitari . Per quanto riguarda quest.c ultime egli ha insegnato Arlc militare alla Scuola di Applicazione di Torino ( 1887- 190 I); Storia militare alla Scuola di Guern1 ( 1896- 190 I); Storia moderna alla Scuola diplomatico-coloniale di Roma ( 1902-04). Pe r questi corsi egli ha scrillo, rispettivame nte, Le zioni di arte militare (rimasta inedita e conservata presso la Scuola di Applicazione di 'l'orino) [ 1887J; /,e istituzioni militari e le condizioni politico sociali 11898]; La storia militare rI 898]; e Storia delle quisrioni contemporanee [ 1904-l Qui presentiamo alcune lezioni inedite, databili l 9 J 2- 13, sulla politica coloniale preparale da Barone presumibilmente per il corso di Economia coloniale svolio presso il Regio Istituto Superiore di Studi Comme rciali, Coloniali e Attuariali (dove era prorcssorc straordinario di Economia politica e Scienza delle finanze); e il quinto capitolo di Storia delle quistioni contemporanee. Ualle lezioni inedite emerge come Barone abbia interpretato il fenomeno dell 'espansione coloniale adollando adeguati strnmenti interpretativi, che possono essere rintracciali nelle letture storiografiche più moderne. Barone espone la sua posizione ri guardo il colo nialismo in altri scritti, tra i quali: Economia coloniale 11911] dove tratta il tema del colonialismo adottando un approccio da economista; e "Italia e Stati lJniti" 2 nel quale ripre nde una vecc hia tesi, condivisa anche da Luigi Einaudi e esposta in " L'espansione colo11iale italiana nell ' America Latina" nel 1899, secondo la quale la colonizzazione rappresenta uno strumento legittimo di civili zzazione delle popolazioni indigene. In appendice del present.e lavoro vengono, inoltre, riprodotti alcuni dipinti di Barone3.

1 Cfr. C. E. Genti lucci L2006] , L 'agilarsi dd mondo in cui viviamo. L'economia pulitirn di Enrirn llamne, G iappichclli, Torino. 2 Si Lralla de lla recensione al libro di Luig i E inaudi Un prinl'Ìf'I' mncante . In questo scritto s i sostiene c he il governo avre bbe dovuto soste nere l'italianizza,.ione del popolo argentino così da contribuire alla civiliu:azione dell'Ame rica Latina. 3 Questi d ipinti sono stati donati a c hi scrive da Vale rio rranc hina, nipote di secondo letto di Barone, che r in graziamo vivamente.


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Catia /<.:liana (ìentilucr-i

I. Il colonialismo nel primo Novecento M alg rado le previsioni oll.imistic he dj alcuni economisti gli investimenti e ffettuati nelle colonie s i tradussero nei vantaggi sperati solo per ristrette categorie di reddito. Molti europei trassero ce11ame ntc proliU.i e normj dalla colonizzazione, ma costoro rappresentarono pur sempre una ristretta minoranza . Sembra anzi c he ne lla maggior parte dei casi gli investimenti e ffe ttuati dai governi delle potenze co lonialiste s i siano rilevati degli s pe rperi di denaro pubblico. Con il termine colonialismo viene ide ntificata la strategia delle poten ze e uropee di infiltrazione e conqui sta di do mini ten-itorial i all'estero dal XIX al XX seco lo. L'espansione verso le Ameri che. l' Asia e l' Africa fu motivata da esigenze commerciali e militari e accompag nata dalla convinzione che le popolazioni coloni zzate avessero un livello di c ivil izzazione inferiore rispetto a quello de l vecchio continent e e c he quindi v i fosse una gi ustilicaz ione morale ne ll' imporre loro la cultura, la religione e le leggi de lla madre patria. Per la maggior parte de l XIX secolo l'espans ione coloniale ha rappresentato uno s trumento politico di stabili zzazione de ll ' assclto internazionale s ia per le tens io ni tra paes i eu rope i, s ia per que lle a ll ' inte rno de lle vari e nazio ni interessale. Ma ali ' inizio del XX seco lo questa strategia politi ca inasprì i rapporti i11te maziu11ali e divenne una de lle cau se dello scoppio della I g ue rra mondiale. Gl i interessi econom ici dell a madrepatria erano stre ttamcnlc legati allo sv iluppo industriale europeo: dall' esigenza di rifornimento di materie prime, alla ricerca di nuovi mercati di s bocco per la produzione, alla necessità di proc urarsi s pazio v ita le per la popolazione in eccedenza. Il coloniali s mo è stato una ri spos ta ai cambiamenti dell a strutlura economi ca de i paesi sviluppatj dell ' Euro pa c he affianco all ' aumento de lla produzione indus triale (di circa 5 voli.e) e bbero due rilevanti fasi economiche: una grande depressione tra il 1873 e il 1896 e un periodo di veloce sv iluppo il 1896 e il 19 14. Le cause della depressione l"urono: la sovrapproduzione industriale e agricola; l' accresciuta concorrenza inte rnazionale ; il ca lo di investime nti che prima aveva poitato allo sv iluppo delle ferrovie; il naturale inc re me nto de lla produzione contrapposto ai salari molto bassi; il protezionjsmo; il fa llime nto di a lcuni istituti di credito; la stagnazione de ll 'offerta di oro, dovuto all' incremento delle riserve deg li stati e al mancato aume nto di produz ione. ru dunque un periodo di cri si legato alla crescita e alla ri strutlurazionc tec nolog ica, finan ziaria eco rnmercialc. Gli ing les i adottarono modelli di espansione molto articolati attraverso le colo nie di popolarncnl.o, meta c ioè di e migrazione dalla madre patria, che furono presto avviate presso l'auto nomia ammini strativa e l'autogoverno. T,a Francia no n realizzò, invece, grosse colonie di popolame nto e si mosse soprattutto per q uestioni di presti g io, conquista ndo tra il 1830 e la prima guerra mo ndiale la qu asi totalità de ll'Africa O ccide nta le. L' amminis trazione l'ranccse fu caratterizzata da forme di gestione dire tta e autoritaria delle co lonie. Italia e Germania entrarono solo successivame nte nella politica espans io ni-


Il sistema coloniale del primo Novecento

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stica. La ( icrmania s i orientò verso l'Africa ccntroric nta le; mentre l'Italia si imfoizzò verso l' Etiopia (1885) e verso la Libia ( 19 11-1 2) 4 . Nel pe riodo c he va dagli anni 1870 al 1914 il colonialis mo sembra lascia re spazio ad una forma più aggressiva di espans ione tc rrito1iale, detta imperiali sm o: le potenze europee voleva no estendere i propri domini in Asia e Africa. Da l punto di vista economico con l'impe riali sm o si mirava a accapaJTarsi mate rie prime a hasso costo, a ricercare nuovi shocchi lina nziari e commerciali e ri sol vere il prob lema della disoccupazione I Kirman 1985, p. 246-50]. Pe rtanto a parti re dagli anni sessanta de l XIX secolo il term ine imperialismo diviene s inon imo di un p iù gene ri co espansionis mo egemonico c he qualifica una politica aggress iva sia sul piano economico che su que llo mj lita re delle grandi pote nze ne i ri gua rdi del terzo mo ndo . Nell a teoria economica l' imperialismo vie ne idc ntilìcato nell a fase più avanzala del capitalis mo nella q ua le le dimensioni delle imprese e dei mercati ric hiedono un controllo de i mercati internazionali s ia pe r l'approvvigioname nto de ll e mate rie prime c he per instaurare la propria autorità militare e/o economica. La defini zione storiograficame nte accettata di imperialismo no n è, dunque, solo da ricondursi alla vastità de ll 'espansione colonia le ma a ll e mo<laliLà di questo processo e a lle sue implicazioni sociali , anche a ll'inte rno de i paesi imperia li sti. Una forma pa1ticolarc di impcria.li sm o fu all.uata s in dall ' Ottocento dagli Stati Unili che a ll 'occupazione dei territori preferi vano perseguire la "supre mai'.Ìa de l dollaro"; c ioè la creazione di un ' egemonia econom ica e milita re s u Lullo il contine nte americano, ad esclusione del Canada, reali zzata a ll ravcrso la pe netrazione de ll e g randi società comme rc iali statunite ns i c he g iunsero a eserc itare un pesante controllo su una gran parte dc li ' Ameri ca latina. L'obiettivo non era pcrù solo la ricerca di nuovi mercati o di nuove aree di investimento, quanto piuttosto la volo ntà cli ma nte nere in condizio ni di subord inazione i paesi affetrati per controllare le fonti delle m aterie prime. Ugualmente imporl.anti furono inoltre le necessità strategico-militari delle pote nze, e non ultima la volontà di deviare le tensioni sociali verso una f"or1,ala azione espansionistica.

'1 Sulla politica coloniale italiana e sulle sue speranze ru1banca 2002]. Poco dopo il 1870 le potc117,e industriali curOIX,'C (sopraUullo l' Inghilterra e la Francia) attrnvcrsaruno un periodo di c1isi economica Per accapam1rsi materie prime e a,npliare i Imo mercati si lanciarono alla conquista di imperi coloniali sull'esempio di quello inglese. Forti di una schiacciante superiorità militare non ebbero difficoltà ad occupare e a spa1tirsi l' interaAfiica e gran parte dell'Asia. Fra non poche diftìcoltà e contraddizioni anche l' Italia nei decenni precedenti la p1ima guem1 mondiale fu partecipe dell'avventura coloniale. In particolare nel 1887 l'Italia tentò di occup,m: alcuni tcn-itori intorno al Mar Rosso, ma il contingente militare ru sconfitto dagli etiopi. Due anni dopo con il trattato di Uccialli l'Italia riuscì ad ottenere la colonia di Eritrea e il protettorato sulla Somalia. Ma nel 1896 vi fu la sconfitta di Adua. Tra il 191 1 e il 1912 l'Italia ottenne la presa delle isole di Rodi e del lxxlecaneso e la conquista della Libia. Durante il fascismo maturò in Italia una più docisa politica espansionista di tipo imperialista, con la riconquista della Libia ( 1')22), dell ' Etiopia ( 1935) in una rase internazionale però in cui le relazioni delle grandi potenze non erano più imperniate sull'accordo di una spartizione colonialista del mondo.


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Catia t:liwu1 Gentilucci

Nel primo Novecento non vi era, almeno in Italia, un d ibattilo siste matico sui prohlcmi de l colonialismo, eccezion fatta per gli articoli della pubblicistica nazionalista che trallarono in mani era organica la questi one della e mi grazio ne. I nazionalisti consideravano un problema sociale quello dell ' e migrazione deg li italiani all'estero e adottarono posizioni di critica verso il governo che considerava, invece, fisiologica tale emi grazione5. Solo ne l pe ri odo 1911 - 19 I 5 sorge un dihattito costruttivo sul colonialismo e sull ' imperialismo in Italia. Vigezzi [ 1980"1 ricorda come con la cri si del 1907 si assiste a una svolta nella storia de l capitalismo italiano. Si afferma una nuova horghesia indusr1iale che pone le premesse per l'imperialismo sia per la compenetrazione sempre più sr1ingente tra banche e industrie, dei cartelli, delle crisi di sovrapproduzione e della diflicoltà di espo11azione. Per Vigcai, dunque, la stru ttura industriale e le peculiaiità economiche dell' Italia, di quegli anni , costi tuivano la premessa per l'imperia li smo. La particolarità dello scrillo di Rarone che qui presenti amo è quella di precon-erc i tempi poiché già nel 1904 Barone espone una teoria sull' impe1ial ismo che tiene conto di quegli aspetti economici che saranno oggetto de l dibattito scientifico c he maturerà negli ann i successivi e di alcuni clementi che si potrnnno ritrovare ne lle riflessioni storiogralìchc più moderne. Così ad es.:mpio per Labanca il colonialismo itali uno storiogralìcamente può essere letto indagando sulla scelta politica e ideologica che lo ha determinalo ma anche facendo riferimento all' aspetto economico con l' ausilio di alcu ni indicatori: il tasso di colonizzazione del hilancio statale; il tasso di colonizzazione del commercio estero; e il tasso di africanizzazione del commercio estero. Indicatori che possono essere trovali ne llo scritto di Barone che qui proponiamo. Per Labanca con il primo indicatore si vorrebbe misurare il rappo1to tra i bilanci del Ministero delle Colonie e quello dello Stato. Attraverso q ueslo indicatore è possibile osservare c he la spesa per le colonie lino al 1920 ha gravato relativamente poco sul bilancio de llo Stato. Con il secondo indicatore, invece, si può individuare il tasso di este rnali zzazione dell'economia italia na, che viene calcolato attraverso le serie storiche de l com mercio estero ilaliano verso le coloni e. l dati mostrano che l'ammontare del flusso di be ni in e ntrata e in uscila dalle colonie alla madrepatria è relativamente modesto, e che questo assume valori più rilevanti, ma sempre bassi, nel periodo 1936-39. Attraverso il lasso di africani1,1.azione del commercio estero, inlì nc, è possibile verifi care come in rea ltà l' Italia avesse g ià instaurato un rapporto di scamhio italo-africano stabile che la politica coloniale non necessariamente aveva intensilìcato ·c m igliorato. Questi indicatori sono presenti, anche se in fo m1a latente, ne l ragionamento di Barone rig uardo la ril evanza pe r l'economia italiana de lla politica coloniale. Ad esempio nella lezione dedi cata a "L' impero africano della Francia" egli argomenta, con dati su l comme rci o internazionale, che per la Jirancia erano

' Sul dibattilo nazionalista ved i g li articoli di E. Corradini. e M. Calderoni sul Il Regno del 1903. Cfr. Parlato 11 998 1.


Il sislema coloniale del primo No vecento

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poco rilevanli per il s uo sv iluppo comme rciale i rapporti con le colonie, a differcn:,,a <li ciò c he le colonie avrebbero rapprcscnlato per l' Italia. Anche Manfredini [1964 1rneue in rilievo l' originalità delle 1ifte.s;sioni <li Barone sul colonialismo. Manfredini, non conoscendo lo sc1itto di Barone che qui presentiamo, prende come riferi mento lo scritto del 1911 Economia coloniale nel quale, comunque, Barone recupera le argomentazioni esposte nello scritto inedito. Manfrendini confrontando la teoria di Barone con quella più conosciuta di Marco Fanno, osserva che se per Fanno la coloni:t.zazione si può spiegare attraverso la «legge de lle proporzion i de finite» (secondo la quale è possibile raggiungere il maggior livello di produttività totale combinando in modo determinato i !allori produttivi terrn, lavoro e capitale) per Barone il maggior livello <li produzione è determinabile, non a priori, ma in base alla pnxJutlivilà marginale dei fattori produttivi; cioè dalla loro disponibilità ad essere impiegati nella produzione. Per Raronc, infatti, la politica coloniale italiana era giustificata dalla presen7.a di un esubero di forza lavoro che impiegata nelle terre colonizzate avrchhc gamntilo un maggio r livello di produttività.

2. La posizione teorica di Barone nelle lezioni inedite Nell ' argomentazione de ll 'economista napoletano l'espansione com mercia le si confonde col des iderio coloniali sta, che viene co ns iderato dai Paesi capitali sti una presunla /egillima aspirazione6 g ius tifi cala dall ' esigenza di sostenere lo sviluppo industriale na7.io nalc e <li salvaguardare l'immagine politica dell'Italia a ll 'estero. Opini one pc rallro condivisa in quegli anni da d ivers i aulori7. Dal punto di vista storico l' aspirazione all' espans ione coloniale ha caratterizzato i s iste mi capitalisti ci maturi, come que lli dell'Europa de lla seconda metà de ll' Ottocenlo. La prospettiva cli investi me nti a costi mollo bassi e l' apertura di nuov i shocchi per la produz ione industriale alimen tarono per decenni la spinta all' espansione nei territori d' ollrcrnare da parte de ll e magg iori poten7.c e uropee. Gli scrilli <li Barone sulla co lon izzazione sono una Lcslirno ni anza di questo modo di cons ide ra re ta le fenomeno. ln general e Barone no n si è spinto a rag io nare sull ' imperi alismo in modo esplic ito. So lo ne ll o scrillo c he qui presentiamo, egli tralla qucs lo argomento per illuslrnrc , da sto rico, i passaggi più emhlcmalici dell a politica co lo niale e imperialista delle maggiori rotcnze e uropee.

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Il tema dell" emigrazione si saldò infatti, in Italia, con quello co lon iale. in quanto da noi la conquista di te rritori d' oltremare fu spesso presentala come uno shocco per la manodopera disoccupata. Come è nolo, la ri voluzione agricolo-industriale italiana fu accompagnata da gravi scompensi, specie ndle regioni di scarsissi ma industrializzazione cornt: il Mt:1/zogiorno. La disoccupazione e la miseria spinsero un numero crescente di persone ad abbandonare il paese per andare a cercare lavoro all' estero, soprattutto in /\merica. Fra il 1880c il 1900 quasi 5 milionidipersone lasciaronol ' ltal iacfrail 1<)01 e il 19 13 gli e migranti furono 8 milion i. 7 Crr. Aquarone I 1977 1.


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Catia Hliana Gentilucci

Harone in qucslo scritto sostiene l'oppo11unità di coloni zzare la Tripolit:mia (che diverrà una colonia ital iana nel 191 2), poiché è un territorio vicino alla Sici lia e con le stesse caratteristiche climaliche. La giuslificazione della colonizzazione è ancora una volta quella civi lizzatri ce: «si mira a Tripoli semplicemente per le buoni condizioni che essa offrirebbe alla nostra emigrazione, nello stato economico in cui siamo; e si mira a Tripoli perché essa dovrebbe essere il punlo di partenza di una più rapida, pacifica, italianizzazione della Tunisia, che d ' altronde è un fatto inelullabilc I ... I. Anche il partito socialista conviene in ciò I... ]. Ormai è generale il sentimento che dopo il possesso dell 'Egitto presso l' Ingh ilterra, dopo que llo della Tunisia presso la Prancia, I' Halia abhia ormai una vera ipoteca politica sulla Tripolitaniall» [Barone 1904, cap. V inedito!. Mentre critica l'idea di occupare Tobruq al linc di contrastare la potenza militare del porlo di Ri serta (nel Nord della Libia), egli definisce qucslo lipo di conquista espressione di «un imperialismo alla vecchi a maniera» che giustifi ca l'espansione territoriale solo per fini militari. Inoltre, criticando i propositi imperialisti di Crispi verso l'Etiopia, scrive: «non mi indugio a disculcrc questi concetti [i propositi di Cri spi i troppo sproporzionati ai nostri mezzi, troppo inadeguati alla preparazione del nostro spiri lo pubblico; il quale non si cambia dall'oggi al domani, e non si aggue rrisce per decreto ministeriale, conlro le delus ioni e g li scorame nti e i sacrifici che le lotte coloniale traggono seco! L---1 Ora r ltalia ha rinunciato alla politica be llicosa di Crispi. Ed ha fallo bene. Ha ripreso cordiali relazioni con l'Etiopia, sviluppati i suoi comme rci con essa. Essa puù rendere grandi servigi al i' Abissini a co11 una polilica di buon vicinato [... ]. L' llalia puù riprendere la sua funzione educatrice. Vi trarrà più prolìtto che con una politica inconsciamente conquistalricc» livil. Ce110 Barone fonda la sua a nali si su considerai.ioni che ai nostri occhi possono apparire ideologiche ma che, invece, in quel periodo erano condivise dall'opinione politica, anche di sinislra. Il colonialismo veniva considerato come una carta da giocare per sostene re l'economia nazionale. L' indagine di Barone appare, dunque, ohicttiva pe r il suo tempo e espressione della speranza che coloni zzare av rebbe significato sviluppo economico e identificazio ne politica ne ll'assetto inte rnazionale. Tra i vantaggi economici della colonizzazione egli indica: l'opportunità di impiegare le ri sorse produttive eccede nti; un impiego più efficie nte de l risparmio nazionale; la cosliluzione di una corsia prefere nziale per l'esportazione dei manufatti ; l' importazione di hcni alimentari a basso costo. Sul fronlc della convenienza economica egli anali zza l'attivit~1 coloniale dell'I talia e delle potenze e uropee c he in quegli anni erano impegnate a coloni narc l'Asia e l'Africa (Francia, G ermania e Gran Bretagna). La teoria ùi Barone esposta nell' inedito si fonda su d ue punti l'ondamc nlali : la critica verso la politica coloniale adottata dalla Francia e dalla Germania ispirala al desiderio cli espandere la propria egemonia (te nde nza che egli chia ma

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L"ine luttahilità dell a colo nizzazione sta dunque ne lla divisione interna/.ionale degli ~brn.:chi commerc iali.


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«chilometri le» ). Pe r Ilarone l'espansione coloniale spesso «si riduce ad un vano sfogo di c hilo metrite, quella malattia, di c ui è speso invaso l'espansionismo incosc iente, c he si all arga per a llargarsi , senza domanda rsi prima: ma ci gioverà n;alrncnte? E che andremo a farci? E perciò quale progra mma a lunga veduta dobbiamo proporc i? E' probabi le reali7.zare questo vasto programma?)>. Egli si pone in forte opposizione con le teorie di Paul Leroy-Beaulie u ( 1895) c he espose le sue idee, in un' opera classica s ulla coloni zzazione, nel momento di massima concorre nza tra le potenze europee pe r accaparrars i vaste aree del contine nte a l"ricano 9 . Barone c ritica l'econom ista francese poiché vorrebbe instaurare un puro liberismo verso i mercati internazionali per le esportazioni di prodotti industriali e, allo stesso tempo, vorrebbe appl ic,u e un assoluto protezio nismo verso i prodotti agrico li delle colo nie. Ciò, per l'economista napoletano, sarchhc contrario alle leggi de i costi comparati e arrcchcrchhc danni non solo all a Prancia ma anche allo sv iluppo delle colonie. Per Ilarone la politica coloniale della Franc ia è «t.uUo un tessuto di assurdità economiche, ripug nanti alla concc1.ionc semplice cd o vv ia che quando si fo nda una colonia, lo scopo più impo rtante a cui si deve mirare no n è giù quell o di farvi regnare le proprie leggi, ma porre la colonia in condi i.ioni che possa vivere, svilupparsi, fiorire percl16 in 4ueslu è, il vero tumaconlo della madre-patri a». Ilarone sintetizza la sua posizio ne teorica at.Lravcrso uno schema (vedi schema 2, par. 2.3.3, l .ezinni inedite ) nel quale rappresenta la po litica coloni ale francese che vorrchhc costringere la colonia ad esportare prodotti agricoli verso il resto del mondo , per olle ne re in c,1111bio moneta che dovrchhc poi a nluire ne lle casse statali con la vendi la dei prodotti industria li a lle colo nie. C iò, osserva Barone, è contrario alla teoria del comme rc io internazionale secondo la 4ualc è imposs ibile c he un Paese riesca a far attluire stahilmc nlc ne lle s ue casse moneta, contro esportazioni. Si torncrchhe, per Barone, agli infondati ragionamenti de ll a scuola mercantil ista. Barone critica la politica dell a Francia anche perché l' ammontare del commercio con le s ue colonie non giustificherebbe l' impegno colonia lista. Egli scrive: «li c ommercio estero non è il solo indizio di prosperità economica di un paese, e perciò non è l'ent.ilà del commercio estero di LIII irnpero coloni ale, che puì> essere preso ad unico indice del suo grado di sviluppo. Bisog nerebbe, sollo i rig uardi de lla metropoli, tenere conto dei capitali e de lla capacità che han no trovato utile impiego nella colonia, e so tto i ri guardi de lla colo nia, di tutti que i

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Tra il 1909 t: il I <J 14 egli espone la sua posizio ne sulla politica coloniale italiana e francese in alcun i articoli dd giornale La Prepamziorw: " Le colo nie e la potenza del paese" ll -2 luglio 19091. ·'TI lavoro italiano in lerra franct:st:" [5-6 rnar/.0 19101, " 13enadir e la correspo nsabilità amministrativa·· [ 16-17 agosto 1910]. " Il ministro de lle colo nie" 14-5 giugno 19 12 1, "Ciò che dice il signor Florens" 120-2 1 giug no 19 12]. "Colo nizzaz io ne militare" 124-25 luglio 19 13], " La nostra politi ca colo niale" 125- 26 novembre I 9 13 I, ··1 conti de lla Libi a e il capitale straniero" 1"3-4 febbraio 191 4].


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dati i quali solta nto combinati sia pure col commercio estero possono dare una idea adeguata dello stato vero di prosperità economica e di svil uppo. E' vero però che queste c ifre del commerc io estero acquistano un g rande valore quando si tratta di espansione a c ui si pone per fonda mento precisamente lo scopo di a llargare il mercato dei propri prodotti. li commercio estero dell ' impero co loniale francese è rappresentato dall ' unito grafi co, c he dà il valore in milioni delle correnti di prodotti tra la Franc ia, l' Algeria, la Tunisia, il resto di tullo l' impero coloniale francese e il resto del mondo». Anche in questo caso allravcrso uno schema (vedi sche ma I, par. 2 .3.2, Lezioni inedite) Barone dimostra c he seppur l' ammontare <lei comme rc io tra la Francia e le sue colonie (Algeria e Tunisia) è di circa I miliardo anc he se questa rinu nc iasse al commercio con le colonie non pcrdc rchhc l'intero a mmontare dei traffici internazio nal i, po ic hé una parte dei rapporti commercia li istituiti con le colonie verrebbero sostitu iti con quelli di a ltri Paes i. La Francia rnodilìcherchhe, dunque, la composizione de l commercio internaziona le ma pregiudicare l' eco no mia interna. Anzi, continua Harone, questo Paese ha un ammontare di scambi internazionali con l'Inghilte rra ancor p iù consistente di quella con le colonie. B.u·one si dichiara, invece, favore vole alla politica colouialc italiana poiché i diversi caralleri ecu11u111ici ddl ' Iwlia (abbondanza di for1:a lavoro e poca d isponibi li tà di capitali) ri spe tto a que lli francesi (abbondanza di capitali e costante increme nto dcmogral'ico) segne rebbero positivamente il progetto libico. B,u-one 118991 osserva che le fasi del la colonizzazione sono tre: i) que lla dell a «emigrnz.ione povera», della manovalanza che emigra per insunìcienza Ji posti di lavoro nella madre patria; ii) 4uclla de lla «emigrazione di uomini abi li, intelligenti, forniti di diplomi, de i direttori d' intraprese e de i capitani di industri a». In questo stadio il rappresentante tipico è l' ingegnere, «l'i nventore di nuove macchine industriali» che puù creare nuovi imperi industri ali ; iii) quella della espo11azione di capitali «senza i qua li non è possibile nessuna impresa economica durevole)>; questa fase viene descritta come il «più alto stadio de ll 'emigrazio ne)>. L' Ita lia, in quel periodo non aveva un ' ahhondanza di risparmio naziona le, per cui non av rebbe potuto ragg iunge re la teu:a lappa J c ll' cvolu1.ionc, ma Barone ra notare co me l' ingegno dei commercianti ita liani abbia saputo supe rare questa mancanza face ndo apprezzare il «made in l!aly » e promovendo , così , lo sviluppo del commercio inte rn az ionale. Per l' Ha lia, pertanto , sembrava arrivato il momento di instaurare il suo do minio in te1n 1 straniera, contrastando l'ascesa del l'egemonia in glese e tede sca e conquistando un posto pre mine nte nella scena internazionale. Eppure, nonostante queste convinzioni, egli appare molto cauto sulla conveni enza di «a llevare una co lonia >). I costi a mministrati vi sono note voli e subito evidenti ; i vantaggi, invece, arrivano successivamente e la loro enti tà non è certa. Ino ltre, il vantaggio sociale rimaneva prevalentemente nelle mani d i a lcune c lassi (in paiticolare gli industria li e i commercianti ) mentre la c lasse operaia al più poteva riscontrnre un vantagg io ne ll'aumento del salario, dovuto a lla Jirni nuzionc J c lla manodopera di spo nibile a ca usa dell'emig razione. Così i paesi


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potenziali coloni zzatori dovre bbero valutare attentamente l'opportunità di affrontare tale politica estera. I Paesi colonizzatori, capofila nella scena internazionale, attraverso la colonizzazione pote nziano la loro struttura produttiva e spingono, allravcrso il commercio internazionale, gli altri paesi capitalisti a fare altrettanto. Il colonialismo, dun4ue, incide nella costituzione dei trusts e nell' abbattimento dei costi di produzione: «è tra i paesi industriali, che maggiorme nte si sierra la lolla per la prosperità, la lotta per la con4uista dei mercati, la quale non sempre può essere contenuta nei limiti di una pura concorrenza economica a più basso costo di produzione. Con l' affermarsi rigoglioso della grande industria, tutto l' ambiente psicologico camhia anch 'esso come per incanto. La necessità dell a fase di raccoglimento tramonta, sorge quella dell' espansione: ed allora tutti i renomeni che ri guardano la politica estera e la guerra si atteggiano diversamente j ... ·1. Date uno sguardo a due momenti della nostra storia antebellica, l'uno tutto cinto di gramaglie iAdual l'altro radioso [Libia] ed avrete non soltanto la conferma di 4uel sottile legame su cui ho fino ad or insistito, ma henanc he vi spiegherete meglio 4uei due momen ti così caratteristici della nostra storia» [Barone 1923, p. 135). In sostanza la coloni zzazione vie ne percepita da Rarone come il mezzo per sviluppare una " grande impresa agricola" in modo da sostene re l'induslrializzazione nazionale. La colonia è considerata un mercato di approvv ig ionamento di derrate alimentari e di materie prime o semi lavorali. Inizia lmente i rapporti con la colonia sono coerciti vi, la madrepatria impone una regolazione degli scambi e dell' attività produttiva, ma parallelamente inizia l'azione civilizzatrice. La colonia segui rà così un suo percorso di sviluppo. «L'esperienza dimostra che per assicurare scambi numerosi fra la metropoli e le sue colonie, non c'è bisogno di ricorrere alle esagerazioni vincolatrici e dannose del patto coloniale, le quali sono ispirate ad una troppo angusta visione di alcuni vantaggi presenti e appariscenti senza tener conto di ben altri danni lontani e reconditi. I legami naturali del linguaggio, della razza, la comunifa di idee e di coslumi, l'analogia dei bisogni e dei gusti, la presenza dei capitali metropolitani: ecco le migliori e più salde garan1,ìe - naturali - di relazioni commercial i uti li e durevoli» [Barone 19 1 I, p. 255 J. Una vo lta che la madrepatria vi avrà impiegalo lavoro e risparmio nazionale, si creerà una slrutlura produttiva organizzata, prima agricola e poi industriale. Prima o poi la colonia acquisirà una propria indipendenza econom ica diventando una colonia «matura». t\ 4uesto punlo,pcr Barone, affinché la madrepatria possa continuare a godere dei hcnelìci degli scambi con la colonia, dovrà riconoscere l'indipe ndenza giuridica, economica e militare di 4uesta, in modo da non creare attriti e scontri che ostacolcrehhcro i rapporti commerciali . Il sistema coloniale pertanto si trasforma e si conclude.

Conclusioni Ilarone, dunque, anticipa i te mi centrali del dihaU.iLo storiogralìco del fenomeno della colonizzazione e individua gli spelli principali attraverso i quali studiare tale fenome no.


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La lettura c he egli propone è influenzata daJ dibattito politico di quel periodo che vede nella colonizzazione la naturale via dello sviluppo economico dei paesi indusllializzati. Ma le sue rillessioni non si rivolgono verso un'espansione coloniale fine a se stessa né tanto meno verso un esasperato imperialismo. Egli, infatti, intravede nella colonizzazione un' opera di civilizzazione per i popoli indigeni e confida nella capacità delle popolazioni coloniZ1.alc di affrancarsi dalla madrepatria sviluppando adeguate strulture produltive. Il suo colonialismo è dunque possihilista e il suo imperialismo non pre lude alla sottomissione dei popoli indigeni .

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PAGINE JNTIDl'J'E DI ENRICO BARON E

Prefazione Qualche anno fa sono slata ospite di Enrico De Grossi, nipote di primo letto di Barone. In quell' occasione De Grossi, oltre a rispondere a lle molte domande che gli ho posto sul nonno, mi ha donato una scatola di cartone impolverata dagli anni e legata con uno spago. Al suo inte rno ho trovato le pagine inedite che qui propon iamo. Anch'esse erar10 legale con uno spago e avevano sopra il frontespi zio del precedente libro di Barone S!oria delle quistioni contemporanee del I 904. Queste pagine sono dattiloscritte, a margine contengono sche rni e annotazioni dell ' autore (che ahhiamo inserito nel lesto) e sono organi zzate in capitoli intito lati. Ci sono de lle peculiarità che accomunano le pagine inedite e il libro del 1904: nel libro manca il capitolo V "La questione de ll'Albania" che abbiamo trovato tra le pagine inedite 1; i capitoli di entrambi i lavori sono de lle lezioni , quelle c he qui presentiamo vanno dalla 19" alla 22" . L' ine dito potrchhe rappresentare, dunque, un' integrazione dello scritto del 1904 c he Barone voleva riutilizzare per il corso di Economi a coloniale ne l 191 2- 13. Lo scritto è stato, comunque, rimanegg ialo da Barone negli anni poiché egli pur indicando l' Ente nte-Cordiale de l 1904 come un accordo concluso due mesi dopo che aveva serino la lezione 19a (vedi par. 2) nel successivo paragrafo 2.4.2 cita il Lesto di R. Pinon del I 91 2.

LEZIONI INEDITE I. Pre fazione; 2. La questione odierna de lle coste afri cane; 2. 1 Egitto; 2.2 Abissinia; 2.3 Impero africano della Prancia; 2.4 Marocco; 2.5 La Tripolila nia; 3. Francia e Inghilte rra ne l Mediterraneo; 4. La Triplice e la Dupl ice a lleanza.

1 Nell ' indice del li bro del 1904 sono indicati i seguenti sei capitoli: I. La quest.io ne di Orie nle prima d el 1815; 2. La quesliom: di Orienle dal 1815 al 1870 ; 3. La questiom: di Oriente nei tempi contemporanei; 4. La questione macedone; 5. L'Adriatico e la questione dcli' Alban ia; 6. Le lotte della nazio nalità in Austria- Ungheria. Nel testo, però, manca il capitolo qui nto. L' indice, ino ltre, presenl a anche un' alt ra incongrue,m1 poiché non vengono indi<.:ali i seguenli Ire capiloli <.: be sono, invece, presenl i nel lesto: 7. La questione odierna dell 'Austria Ungheria; 8 . Gli europei nella Valle del N ilo: 9. La fo rmazio ne d el! ' Impero africano della Francia.


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I. Prefazione Prima di e ntrare dirctt.amcnt.c in materia, due parole per ispicgarc l'indole cd il conten uto del presente corso . Un concetto a cui ho sempre informato la modesta opera mia in questa, e precedentemente, in altra cattedra, è che la storia non dehha essere sollanlo l'appagatrice della nostra curiosità circa il passato. Essa deve concorrere ad un fine pratico: a dare una esatta e chiara visione del presente e a facilitare la previsione del rut.uro. E può concorrervi, quando si sappia leggerla; quando, cioè, la sonnolenta catena della nairnzione cronologica sia avvivata dalla luce del pensiero che mediti, confronti, concateni, spieghi , e si sollevi poi, sulla solida base dei falli , ben s'i ntende, alle induzioni, agli ammaeslrarncnLi cd anche alle ragionevoli previsioni. Altri amerà di essere semplicemente un paziente ricercato re di minuzie; non discuto: è un lavoro necessario anche quello per preparare il terre no alle più larghe sintesi ; nella di visione del lavoro inlcllcllualc ciascuno segue la v ia che il proprio temperamento gli addita. Due modi vi sono per istudiare la storia secondo il concetto c he io me ne faccio: o si prendono ad esame alc uni grandi falli, si fa cioè una separazione nel tempo - e di questo ho dato un saggio nel corso che svolsi l' anno passato; ovvero si fa, per dire cos"i, una separazione nello spazio, si fa cioè la sto1ia di alcune grandi questioni , di alcuni gra ndi problemi - e di questo mi propongo di dare un saggio col presente corso. A che giova'! Per conoscere, ad cse111pio, le questioni c he ora si agitano nella penisola balcanica, nell 'Austria-Ungheria, nel Mediterraneo, e via dicendo, non basta che se esponga lo stato allualc? Non basta: è inutile che io tenti di dimostrarvelo a priori: sono di quelle dimostrazioni, le quali non possono farsi che per via di constatazione, cioè di diffu sa esemplificazione. Un po' al la guisa del filosofo greco: camminare per dimostrare c he il molo esiste. SoHanto allora di queste questioni avrete seguito la storia nelle sue linee principali almeno; soltanto allorc hé di alcuni concetti politici atrnali avrete scorto la successiva elaborazione; allora sollanlo polrclc convi ncervi quale contributo di luce il passalo porti sulla comprensione del presente e sulle previsioni probabili dell ' avve111re. Sono questioni che tutti si colleg ano alla gran lotta per la prosperità, ora prevale nte su ogni altrn; questioni intralciate maggiormente d a un residuo, ancor da liquidare, di quelle delle nazionalit:i, le quali furono le maggiori pe r tanta parte del secolo X IX. In carattere stesso di lotte pe r la prosperità, a cui cotali questioni in gran parte si rannodano, fa sì che esse abbiano un gra nde sottostrato, e talvolta un vero conlenulo, di indole economica; sarebbe perciò vano sforLO q uell o di cercare di inte nderle appieno senza aver la me nte apparecchiata ai maggiori problemi dell a pubblica economia. Tanto è che spesso - come vedremo - la conoscenza dell ' organismo economico dei vari paesi, e dell' evoluzione loro, getta su alcune grosse quistion i assai più luce che non provenga da tutte le più sottili distillazioni diplomatic he fatte alla vecchia maniera. Conoscenza dell a storia e


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conoscenza dello stato dei fatti economici , sono ora le due principali chiavi per penetrare il seg reto dell 'agitarsi del mondo in cui viviamo. Mi avvalgo di un paragone. Così come il crescere delle masse armate, pur senza scemare - ben altro - l'influenza c he sulla condotta della guerra hanno l' intelletto ed il carattere del capo e dei suoi collaboratori , ha tuttavia limi lato il ca mpo delle possibili combinazioni, legandole a termini positivi di teffeno e di mezzi tecnici; così pure il carattere attuale delle lotte d' interessi fra gli stati , pur senza diminuire la parte che spetta all'abilità degli uomini che li guidano, ha anche per essi limitalo il campo delle possibili combinazioni, legandole a termini positi vi di tradi zioni storiche e di aspirazioni economiche . Ed allo stesso modo come, trattandosi di passi di masse intere, la condotta della g uerra non puù più valersi di quelle piccole risorse, di quei piccoli stratagemmi, di quello schermaglio di finte di altri tempi, e nella sua grandiosità dive nta poi determinata, più chiara, più prevedibile; allo stesso modo, trattandosi ora di passioni di masse intere, di interessi di masse intere. la condotta degli uomini di stato no n può più valersi di quei mezzucci, di c he tanto dilettatasi la diplomazia di altri tempi, e nella maggiore grandiosità sua di venta più detenninala, più c hiara, più prevedibile anch ' essa. Come l'occhi o acuto dell ' uomo di g uerra moderno, il quale abbia una solida e vasta preparazione, legge, fino ad un certo seg no, su una ca1ta di geografia militare, il pe nsiero di chi gli sta di fronte meglio che non potesse farsi per il passato; così oggi l' occhio acuto dell'uomo di stato che abbia una salda preparazione mode rna, puù leggere assai meglio di prima neg li intendimenti dei suoi competitori, qua ndo davanti alla mente abbia una carta di geografia economica, nel senso più largo e vasto di questa espressione. Tali le idee direttrici del presente corso. Nel concretarlo, mi sono imbattuto in una difficoltà, che dirò di opportunità pratica. Da un lato non sapevo, né volevo, rinunziare al desiderio di presentare un quadro generale, sintetico, a rapidi tocchi, delle grandi questioni contemporanee e della loro storia, pare ndomi questo un ramo di cultura indispensabile, quasi professio nale, dei giovani che frequentano la nostra scuola; dall'altro era pure necessario c he la storia di tali questioni io svolgessi abbastanza minutamente, perc hé le varie sintesi non fossero campale per aria. Come rimanere nei limiti di un corso rclalivamente breve? Ed allora ho divisa la mia trattazione in due parti: nella p1ima ho raccolto quelle delle varie questioni che più diretta me nte interessano l'Italia, per fare di esse un ' esposi zione suflicicnlcmenlc diffusa; nella seconda traccio con minori particolari un quadro d ' insie me. E' come se in una prima pa1te vi presentassi una carta a grande scala di una limitala regione, in cui molti particolari perciò trovano posto ; e poi , in una seconda parte, vi presentassi una carta assai più ampia, ma a piccola scala, in cui trovano posto ad un tempo e quella regione e tutte le altre, ma nelle loro linee generali soltanto. Questo ho te ntato di fare per rendere la stori a uno studi o inte ressante e profic uo, sotto il punto di vista speciale di questa scuo la. Re nderla più inte ressante ancora - dirò col Seely - non saprei senza falsificarla, come tanto spesso si ra per


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richiudere a forza i fatti in una tesi semplic istica preconcetta. E se mi imbatterò in chi la storia non trovi interessante e proficua, non tenterò g iù di modifi carla ; ma procurerò invece che la mia parola possa modificar lui, mos trandogli la luce che il passato proietta su tanti faticosi ed intricati proble mi odierni .

2. La questione odierna delle coste africane « I recenti accordi franco- inglesi e fran co-italiani hanno portato ne lla que s tione mediterranea una nuova nola. Oi essa terremo conto; ma anzicchè 1imaneggiare tutta la trattaz ione dell a questi one odie rna de lle coste africane, mi è caro - non senza un perc hé - di lasc iarl a tale e quale io la preparai due mesi or sono, limitandomi a fare delle semplici aggi unte in luogo opportuno>> 2 • 2.1 R~itto

2.1.1 «Lezione 19"» Vi sono due vie per andare dal Mediterraneo a li ' Asia: quella di terra per la S iria, Bagdad e di questa abbiamo avulo occasione di occuparci ; que lla del mare, per S uez ed il Mar Rosso e di q ues ta c i occupere m o ora. L' imporwnza de ll'Rgilto e del Mar Rosso ne lla politica intern azio nal e crchbe appunto quando l' istmo di S uez fu tag lialo. l11Leressala più specialme nte nella questione er a l 'lnglùlterra. Si immagini cosa sarebbe ora senza l'Egitto: le m anchcrchhc l'anello csscnz.iak nella catena dei possedimenti che danno appoggio all a sua via maiiltima da Gibilterra a Bombay, da Londra a Calculla. G li ing lesi sono rimasti in Egitto dal 1882 per assic urarvi il ma ntenimento dell'ordine e generarvi g li inte ressi e uropei contro l' anarchia mussulmana . Occupazio ne " provvisoria" hanno de tto ess i stessi molte volte; m a che si prolunga sempre e pare debba essere definitiva.

2 Per accordo "franco-inglese" Barone si riferisce all' Entente-Cordiale stipulato 1' 8 aprile del 1904, con cui la Francia accettava l'occupazione hritannica cieli' Egil.lo in ca mhio del riconoscimento inglese degli interessi francesi in Marocco. Tra i due paesi si chiudeva così un periodo caratterizzato da aspri contrasti e si apriva la possibi lità di una intesa in funzione antitedesca. L' inedito di Barone è stato scritto prima de ll'accordo coloniale tra Franc ia e Inghilterra . Invece, per accordo " l"ranco-italiano" Barone intende l'accordo politico segreto del 10 luglio 1902 stipulalo tra Francia e Italia nel quale l'Italia prometteva di essere neutrale in caso di una guerra franco-tedesca, anche se la Francia «in seguito a una provocazione diretta» della Oermania avesse preso l'ini ziativa. Così tra il 1902 e il 1904 gli accordi franco-it aliani e rra nco-i nglesi stabilirono le basi di una nuova si tuazione diplomatica nella quale l'iniziativa spettava all a pol itica francese del ministro degli esteri T. Oelcassé. J\ margine dello scritto ci sono an notazioni autografe dell 'autore che riportiamo nel testo Ira « ».


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Dalla disfatta di Araby, l'Egitto è una magnifica colonia inglese, ed è come il leudo amminislralivo di Sir Evcling Baring, divcnulo Lord Cromcr. Egli ha costretto alla sottomissione il partito nazionale; è stato il princ ipale organizzatore della riconquista del Sudan, onde, a ragione, l'Inghilterra ha associato il suo nome ha 4ucllo di Lord Kilchcncr; ha sviluppalo senza alcun duhhio la prosperità economica del suo paese. I capitali inglesi vi hanno affluito: anche i capitali francesi vi si sono moltiplicati , con maggior garanz ia e maggior frutto di 4uanlo non sarehhe ro stati sollo un governo autonomo egiziano. L'agrieollura vi si è perfezionata. L'Egitto è uno dei granai d'Europa: dà bei raccolti di canna da zucchero e di cotone. La via commerciale dell 'Egitto penetra sempre più prol'ondamcnlc verso il sud. Per questi benefici evidenti, l'Egitto è diventato sempre più inglese. Le princ ipal i fun zion i pubbliche sono riservate ed inglesi; inglesi sono 4uasi tutti i 4uadri delle truppe egiziane, le 4uali ormai non differiscono nolevo lmenle da quelle di qual siasi a ltra colonia britannica e si sono fuse perfetta mente coi quadri ing lesi a cagione de lla comunanza de lle fatic he e delle villorie, la lin gua inglese prende in molle scuole il posto di quella francese, la qua le lutlav ia conserva ancora una g rande preponderanza; le idee e i costumi ing le si penetrano sempre più profondamente nella popolaz ione egiz iana, la quale sembra abbia rinun7.iato a difendersi contro questo continu o e metodico assorbimento. T,a situazione degli inglesi in Egitto è, dunque, oggi soslanzialmenle di versa da quella di venti anni fa. L' Inghilterra ha reso ali' Egitto immensi servizi, i quali costitui scono come un diritto acqui stato per le i.

2.1.2 Tuttavia la questione giuridica della qui stione non corrisponde alla situazione di fatto. E la Francia se ne vale, affi nc hé da l rico no scimento che un giorno debba fare della definitiva dominazione inglese, possa trarre qualche compenso. E fa hene: non ci sono che gli incoscienti, i quali cedono graluilamenlc codcsli appigli. Peggio poi se cedono gratui tamente ben altri diritti. come ad esempio, face mmo no i per Kassala agli inglesi, Kassala che ci e ra c ostato sangue, Kassala la cui conservazione avea purc avuto qualche inllue nza nel dec idere sfavorevolmente per noi le operazioni della campagna. «Kassala il c ui possesso, mantenuto da noi, tanto g iovò a ll'Inghilterra ne lla sua ripresa ». Kassala che qu asi ci pesava e che 4uas i pregammo gli inglesi di riprendere; ne raccogliemmo poco dopo la convenzione anglo - fra ncese de l marzo '99 colle conseguenze che sappiamo circa l'hinterland tripolino! In poliLica bisogna essere ahhastanza ahili per farsi pagar hcnc anche cii', che, in fondo, non si possiede, o possedendo, non si ha inte nzione di conservare. Che almeno la lezione c i frutti. Ecco dunque la 4ueslione giuridica della 4ui stione egiziana. Il sultano lii Costantinopoli è sempre il sovrano de ll'Egitto; e qu indi nessuna mod ificazione vi si dovrebbe appmtare senza il suo assentimento. Questo risul ta dall ' haLti-chcri f che la Porla accordò a MchmcL-Ali nel giu-


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gno '41 , come abbiamo visto in una conl"c rcn1.a prcccdcntc3 . Il sultano ri serbò a sé il diritto di nominare gli uffic iali generali dell'esercito egiziano: abbandonò, d'altra parte, il governo dell'Egitto alla casa di Mehmet - Ali per ordine di primogenitura. Questa situazio ne, in di1itto, non è cambiata; e quando nel 1879 la Franc ia e l' Inghi lterra rovesciarono Ismail - pascià, fu al sultano Abd - ul - Hamid che chiesero la sua revocazione e la nomi na di Tewlìq. Sotto l'altra sovranità del sultano e sotto il governo de i di scende nti d i Me hmet - Ali , l'Egitto dal 1841 ad oggi è passato attraverso notevoli modificaz ioni territoriali. Sotto lsmail, grazie a guerre rortuna te, si estese da l Mediterraneo all'Equatore ed alle sorgenti del Nilo: esso e bbe a sud un'ampia zona equatoriale, il cui governatore, fino al Mahdismo, fu un te desco al servizio dell ' Egitto, Emin - pascià. E' stato in nome de ll 'Egitto che l' Inghilterra ha ripreso Kartum ed occ upato Fascioda ne l '98. Se, dunque è questa una suppo sizione puramente gratuita, ma che facciamo per meglio chiarire la situazione di d iritto se, dunque, un g iorno l' Egi tto, pac ifico, restaurato, ricevesse la sua a utonomia, si dovrebbe csl.cndcrc fino a l lago Vittoria. E' vero che di codesta pace e di codesti antichi suoi limiti 1iacquistasti esso è debitore all ' Inghilte rra: e tutto ciù avrehhc hcnc qualch e cosa nel regolamento dclìniti vo della qui sti onc. In diritto, tuttavia, l' Inghilte rra non è nulla in Egitto . Nel 1882 vi è entrata con la forza p er garantire g li interessi e uropei, i suoi anzituuo. Questa missione che si è a ttribuita senza il sultano e malgrado il Kedivè, è compiuta. L' Inghilterra non resta in Eg itto che in virtù del diritto de l più forte. E' vero che questo è il diritto più generalmente impiegalo e più ri spcllato tra i popoli . «E solo gli ideologhi che vivono ne lle nuvole che pensano d iversame nte». E poi v i sono in Europa tante altre situazioni che non sono bene stabilite in diritto. L' Austria- Unghe ria, ad esempio, è stata incaricata da l congresso di Be rlino di assicurare il ri stabilime nto de ll'ordine ne lle province turbate d i Bosnia e di Erzegovina. E' già m olto tempo che esse non sono più turbate e I' Aust1ia-Unghe ri a non pare si di sponga a sgombrarle. Ancora: ne lla stessa penisola de i Balcani è decisamente ne lla terra del sultano che si incontrano le interpretazioni più varie del diritto intcrna1.ionalc il lratlato di Berlino isLiLuiva un princ ipalo autonomo di Bulgaria cd obbligava il sultano a dare alla Rume lia orie ntale un governatore cristiano: ne l 1885 la Rumelia orienta le si diè per governatore il princ ipe di Bulgaria. L'Europa cd il sultano non hanno mai riconosciuto il fallo compiuto: ma no n per questo esso sarà me no duraturo. Tuttavia l'Inghilterra tentò una volta di regolare la situazione. Nel maggio '87 segnò la convenzione di Costantinopoli col sultano. Era proclamai.a la ne utralità

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Barone si rircriscc ad una preced ente lezio ne lenula presso la Scuola diplurnalicu-colo-

niale pubblicata nel secondo capitolo di Storia delle ... [ 1904], "La questione di Oriente dal 18 15 al 1870 ".


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del Canale di Suez, come la inviolabilità del territorio egiziano. Le truppe inglesi dovevano lasciar l'Egitto in capo a tre anni. Ma se a 4ucl termine vi era ancora qualche pericolo interno, l'occupazione dcli' Inghilterra poteva ricominciare. Le grandi potenze furono inviate ad aderire a questa convenzione. La 1--"rancia e la Russia riliutarono la loro adesione. Era troppo chiaro l'Inghilterra avrebbe trovato sempre qualche pretesto per rimanere in Egitto, a costo di far nascere esse stessa il pericolo necessario: era troppo chiaro che essa non cercava altro che dilTondere la sua situazione sopra un atto ufficiale. Oa allora le cose sono restate come erano. Oggi le potenze europee non riconoscono che questo: l' Egitto è governato da Abbas - Hilmi pascià sotto l'alta sovranità del sultano di Costantinopoli.

2.1.3 Questa la situazione in diritto. Nel fatto l'Inghilterra si è talmente consolidata in Egitto, l'opera sua è stata così proronda nel c reare la situazione attuale di quel paese, tanto di versa da ciò che e ra venti ann i fa, che l'occupazione inglese pui', ritenersi ormai come definitiva . All'Egitto l' Inghilte rra annette enorme impo11anza, oltre che per il grande suo valore intrinseco, oltre c he per la questione del Canale, anche perché è il caposaldo dc:::! suo grandioso programma: "da Alessandria al Capo": ora spe cialmente che sulla parte ovest dell ' Africa la Francia ha c reato il suo vasto impero coloniale. La Francia, che fu la più tcmihile ,ivale dell ' Inghilte rra nella febhrilc corsa al Ni lo superiore; che ha in Egitto conside revoli interessi cd anche larghe simpatie per non aver compartecipato al homhardamento di Alessandria e alla disfatta dei patrioti, si acconcerà anch'essa al riconoscimento della dclìnitiva dominazione inglese. Naturalmente fa la voce grossa e si serve delle sue proteste come un pegno per ottenere dei vantaggi in cambio del suo assentime nto. E fa bene; e farebbero meglio ancora gli amici dell' Inghilterra nel Mediterraneo a non perde re di vista questo punto essenziale della situazione, e ad essere vigili artìnché non capiti ancora che i compensi aspettati dalla Francia in cambio del suo definitivo riconoscimento siano dati ancora a spese di altri interessi italiani sacrificati . Questo per l'Egitto. Quanto al Canale di Suez, esso imp011a non soltanto alla Francia e all ' Inghilterra, ma a tutta l' Europa, pe rc hé tutta l'Europa se ne serve per le sue relazioni con l' Asia. Anc he nel Canale la Francia ha speciali inte ressi: esso è soprattutto una proprietà francese cd il presidente della compagnia è sempre un francese. Per salvaguardare dunque gli interessi di lutti , è necessaria la neutralità assoluta del canale di Suez e delle sue ri ve. «Così pensavamo due mesi or sono. Ed ora con il recente accordo francoinglese, la Germania in compenso della rinunzia dei suoi di ri tti sull ' Egitto, ha avuto mano libera nel Marocco». Che la Francia, lentamen te, avvedutamente, con un procedimento del quale le diamo lode, si accinga ad approfittare nel Marocco de i vantaggi a lei assic urati dal trattato recente con la Gran Bretagna, non è dubbio. Se non si accinges-


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se a farlo, non si comprendere bbe pe rc hé quel trattato avesse lirmalo. E se lo ha firmato è perché egli intende, ed ha ragione d i intendere, di conseguire presto o tardi i benefizi. In quel modo si prepari, lo dicono i giornali paiigini più autorevoli, c le dichi arazioni degli uomini più e minenti e più competenti della mate,ia. La Francia, dicono, è gia credit1icc del Marocco di somme cospicue. Essa comincerà col trasfom1are quei crediti e gli altii costi tue nti il debito puhhlico marocchino in un uni co prestito francese, la cui amministrazione doma nderà di sorvegliare, facendosi naturalmente garantire dagli introiti delle dogane o da qualche altro cespi te di rendita dello Stato. In tal g ui sa essa andrà man mano impadrone ndosi dell'a mministrazione dell' im pero, lasciando, come han fatto g li inglesi in Egitto, al Sultano del Marocco una larva di potere, ed anzi mostrando d i interessarsi di lui in modo da proteggerlo e da difenderlo. Ed ahhi amo appositamente ricordato l'Eg itto, perché saremmo ciechi se non vedessimo c he la francia, lasciando alla Gran Bretagna libera il campo sull e sponde del Nilo, mira a costituire nel territorio dello stato Sceriffiano, una condizione di cose ide ntica, se non nella forma, nella sostanza a quella che l'Inghilterra ha costituito nello S tato cgi;,.iano. «Dato ciù, è chiaro che i due punti estremi del Mediterraneo, dallo stretto di Gihilterra al Canale di Suez, saranno do minati dalle due Nazioni che in questi giorni hanno stipulato l'accordo [l 'Entente-Cord iale]. Fra questi due punti resta una larga zona di litorale mediterraneo , lunga oltre duemila miglia, cioè dal confi ne della Tunisia al confine dell 'Egitto, dal golfo di Ciahcs al dese1to Libico, che si dice assicurata all'influenza italiana. Che fa rà l' Italia pe r esercitare realmente questa influe nza? Contraii amcntc a quanto operano le due magg iori potenze mediterranee, si contente rà della dichiarazione platonica conte nuta in un protocollo, o in semplici note dip lo matiche? Ecco il quesito. Se si conte nta di questa parte funesta ai suoi interessi politici cd economici, peggio per lei. Pe rc hé siccome quella larga zona, ora non governata ma governala dalla Turchi a, dovrà restare, per la indifferenza e la neghittosità nostra, nell 'attuale abba ndono, nessuna ragione plausibile potrebbe addursi per impedire che 1111 bel g io rno altri si incaiic hi di toglierla da quel abbandono per utilizzarl a pro dell 'econo mia mond iale, mette ndola in valo re e dedicando la a quella colo nizzazione e uropea che puù sollevare popo li intelligenti cd operosi dai malanni della di soccupazio ne. Qui non si tratta né di avventure né di guerre (che del resto la Turchia non saprebbe come eliminare, in paese lo ntano e di viso dal suo tenitorio dal mare) ma si tratta di un' opera avveduta ed organica di civiltà, della quale, se non saremo folli potre mo raccogliere frutti copiosi a heneti cio della economia e del lavoro nazionale. Per dimostrare l' analogia a c ui più sopra abbia mo accennato fra l' Egitto cd il M arocco, ricordo breveme nte gli arti coli principali che nell' accordo a ng lofrancese 1ig uardano i due paesi: Art. I. Il governo di S.M. Britannica dichiara che non ha l'inte nzione di mutare lo stato politico dcli' Eg itto.


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Da parte sua il governo della Repubblica francese dichiara che non intralcerà l'azione dell' Inghilterra in quel paese, domandando c he un termine sia fissalo all'occupazione inglese, in ogni altra maniera. Art. 2. Il governo della Repubblica francese dichiara che non ha l' intenzione di mutar lo Stato politico del Marocco. Da paite sua il governo di S.M. Britannica riconosce che appartiene alla Francia, specialmente come potenza limitrofa al Marocco su vasta estensione, di vegliare alla tranquillità in quel paese, e di prestargli la sua assistem,a per Lulle le riforme amministrative, economiche, finanziare e militari di c ui ha bisogno. Egli dichi ara che non intralcerà l'azione della Francia a questo effetto, sotto riserva che tale azione lascerà infatti i diritti dei quali in virtù dei trattati , convenzioni cd usi, la Gran Bretagna gode al Marocco. Arl. 3. li governo di S. M. Britannica da parle sua rispetterà i diritti di c ui in virtù dei trattati, convenzioni cd usi gode la Prancia in Egitto. Art. 4. I due governi, egualmente rispettosi de] principio della libertà commerciale, tanto in Egitto che in Marocco, dichiarano che no n si presenteranno a veruna ineguaglia nza lanlo nello stabilimento dei diritti di dogana quanlo in riguardo alle Lasse o nella fi ssazio ne delle tariffe dei trasporli rerroviari. Il commercio dell'una e dell'altra Na;,.ionc col Marocco e coll ' Egitto godrà lo stesso Lrattamc nlu per il tra11sito nei possedimenti francesi ed inglesi in Africa. Un accordo fra i due governi regolerà le condizioni di questo transito e determine rà i punti di penetrazione. Questo accordo reciproco è valevole per un periodo di trentenni . In mancanza di denuncia espressa fatta almeno un anno prima, q uesto periodo sarà prolungato di cinque anni. Art 6 . Per assicurare il libero passaggio al Canale di Suez, il governo di S.M. Brita nnica dichiara di aderire alle sti pulazioni del trattato concluso il 29 ottobre 1888, e alla loro esec uzione, Arl. 7 . Per assicurare il libero passaggio dello stretto di Gibilte rra, i due Governi convengono di non lasciare eri gere fortifi cazioni o opere strategiche sulla costa marocchina. Questa disposizio ne non si applica ai punti attualmente occupali dalla Spagna sulla riva marocchin a del Mediterraneo. Come si vede l' analogia fra k condi zioni in cui si trovano gli inglesi in Egitto, e quelle in cui andranno a trovarsi fran cesi al Marocco è affermata perfino colla identità delle parole. Ritorneremo in queste quando tratteremo della quistione marocchina. Quale parte l' llalia intende di assumere in questo negozio del Medite rraneo? Quando gli ing lesi andarono in Egitto, essa rece il gran rifiuto e lo pagò caro. Andando ora i francesi apertamente al Marocco e non pensando essa alla Tri politania cd alla Cirenaica, che la Francia e l' Inghilterra ha nno consentito di ahhandonare alla sua influenza, farehhc un' ahdicazione c he pag herebbe più cara a ncora. Di q uesta mia profonda convinzione - la quale non è ispirala da tenden1.e imperialiste - vi darò nelle prossime conferenze una dimostrazione che spero esaurie nte. Perché se in Egi tto facemmo la parte di Celestino papa; ora, di fronte all ' ab-


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bandono del Marocco, diplomaticame nte consentito alla Prancia, se continuassimo ri spetto alla Tripolitania nell a politica di astensione , faremmo la parte di Origene addirittura.

2.2 Abissinia 2.2.1 Allorquando Cris pi si propose di creare un impero coloniale per l'Italia, noi non avevamo su ll e coste del Mar Rosso che Massaua-Assab ed alcuni punti de lla costa dei Somali. La Francia a vea Obok la quale, allora, non era c he un deposito di carbone per le sue nav i dell'Estremo Oriente. A Massaua eravamo andati con incoraggiamento de ll' Ing hilterra, alla quale era stato utile che questo punto non cadesse nella mani di potenza " me no amica". Essa avea anche sperato di induITe l' lla lia ad una cooperaz ione contro il Maidismo; e noi, dopo la prima ripulsa, eravamo stati più condiscendenti la seconda volta, all orché la caduta di Kartum fece poi cadere le nostre buone intenzioni. Crispi corn:epì di riunire Massaua alla costa dei Somali , inglobandovi l'Etiopia. L ' ltalia avrebl.,1;; avuto così il 111ezzo Lii pt:111::lrart: ndlc làtili Lcrrc Lic i bacino medio e superiore del Nilo, tra il Nilo azzurro ed il N ilo bianco; avrebbe avuto una buona parte nello sfruttamento dcli' Africa; avrchhe preso posto tra le grandi potenze coloniali , come avea già posto tra le grandi potenze Lii Europa. Non m ' indugio a discutere questi concetti, troppo sproporzionati ai nostri mezzi, troppo inadeguati alla pre parazione del nostro spirito puhhlico, e non si agguerrisce, per decreto ministeriale, contro le delusioni e g li scoramenti e i sacrilìci che le grandi lolle colonia li traggono seco! Noto soltanto che noi così ci faceva mo distoglie re da quelle più modeste, ma più utili e rea li zzabili aspirazioni s ulle coste mediterranee dell 'Africa, che avremmo dov uto seguitare a coltivare. Dopo c he la Tunisia, sulla quale tante nostre speranze si fonLla vano, era stata presa dai francesi, le nostre mire coloniali erano pur rivolte a Tripoli sotto tanti aspetti così vantaggiosa per noi, come vedremo in una prossima conferenza. Ma ce ne face mmo distogliere prima per andare a cercare ne l Mar Rosso le c hiavi Lici Mediterraneo; poi per un protettorato effimero, perché no n avevamo i mezzi di imporlo quando il prote llo lo avesse scosso; cd infine per andare a cozzare l'unica organizzazione statale verame nte resistente c he ci fosse nella valle del Nilo. E pure avevamo avul.o l'esempio degli inglesi che da vincitori erano giunti in Abissinia, e non avevano stimato prudente di fermarvisi. Ma noi facevamo le cose leggermente; e contri sta, anda ndo un po' in fondo, il vedere quanta ignoram:a vi era ancora de ll e cose di Abissinia mentre si impegnava con essa un due ll o di que ll a fatta. Il solito difetto: la mancanza di coscienziosa e profonda preparazione nei più alti e gravi proble mi dello Stato. Il ma l passo di una politica troppo sproporzionata ai nostri mezzi, inc urante ed ig norante delle difficoltà da vincere, si fece scnlirc non pure con la disfatta


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militare e con le s ue enorm i consegue nze mora li, ma ben anche col lasciar nel paese una così profonda e guardinga avversione contro ogni ragionevole politica coloniale, contro ogni impresa coloniale, da rendersi ora pavidi ed esitanli anche di l"ron le ad aspirazioni ben allrimcnli rimunerative ed e normemcnle più facili di quella c he senza successo lenlammo; giacché allora ci impegnammo in una lotta contro un organismo vitale per quanto pu() esserlo uno stato africano e a maggior distanza da casa nostra, di quanlu non dovremm o allontanarci ora per un simulacro di lotta quando pure ci fosse contro un organismo islamico, che si regge ancora in piedi sol perché l' Europa e la Germania specialmente gli presta le grucce. Caduto ad Adua il disegno di Crispi, costre tto noi a rinunziare ad ogni protettorato sull' /\hi ssi nia, la nostra colonia di Massaua fu strettamente determinata in quei confini, dai quali sarebhe stata prudenza politica uscire, e di limitarci al semplice a nnodamento di huone relazioni commerciali con quello stato. Ora l'Italia ha rinunziato verso l'Abissinia alla politica be llicosa di Crispi. Ed ha fatto bene. Ha ripreso cordiali re lazioni con l'Etiopia, sviluppati i suoi commerci con essa, come se la guerra de l 95' -96' non fosse stato un doloroso e cattivo sogno. Essa può rendere grandi servigi ali' Abissinia con una poli tica di buon vicinato. l'rima de lla guerra vi avca un influenza preponderante; il conte Antonelli per lungo te mpo fu il consigliere più ascoltato di Menelik. L' llalia può riprendere la sua funzione educalrice. Vi trarrà più profillo c he con una politica inconsciamente conquistatrice. La Russia ha ne ll'Etiopia vive simpalie, fondate sulla rassomiglianza delle c rede nze rel igiose. Nel 1889 essa fu sola tra le grandi po tenze a non riconoscere il prole lloralo italiano implicato nel lrallalo di Ucciali. Essa ha continuamente lavoralo, ins ie me colla Francia, ai nostri danni presso la corte di Menelik. E questo si è persuaso di aver ne i russi degli amici devoti. La Francia è oggi più ascoltata dcli' Ita lia ad Adis -Adeba. Essa è stata mo lto aiutata dalle nostre sventure e dai nostri errori de l '96; ha fatto poco per crearc i sempre imbarazzi d' ogni specie. I .a colonia di Obok non è considerala più come un semplice deposito di carboni sulla via de ll'Oceano Indiano, ma bensì come la hase dello svi lu ppo de lla influenza rraneese verso lo Scioa e tull.c le regioni de ll'Etiopia meridiona le. Anche la Francia ebbe le sue utopie politic he. Dei vaghi , disegni, furono accarezzati per giungere al Nilo dello Scioa, per congiungere Obok al Congo francese e reciprocamente. La penetrazione inglese lungo il fi ume spezzò codesli di segni a Pasc ioda. L' Inghilterra avvi luppa l'Etiopia tutto intorno; i suo i possedimenti, insieme con que lli dcli ' Italia nell'Eri trea e sulla costa de i soma li, non le lasciano altro shocco efficace s ul mare, che attraverso al te rritorio francese dopo che noi, per la guerra, facevamo divergere dalla nostra colonia una pa1te del movimento che avrehhe potuto, poco per volta, incanalarvisi: dello sbocco coll a ferrovia di Ciihuli, la Franc ia sa trarre prolì tto . L' Ing hilterra è, pertan lo, la maggiore minaccia per l'Abi ssi nia.


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Catia Eliana Gentilucci

2.2.2 Giacché la condizione dc li' /\bissinia non è ancora sicura. Menelik è polente ora e la sua autorità sembra ri spettala da tutti i ras. Ma incomincia ad invecchiare; e tullo fa supporre che alla sua mo11e si risveglie ranno le soli te ri valità attorno alla successione; perché in codesto paese manca ancora uno stato organi zzato, mancano regolari istituzioni, l'anarchia le uda le no n vi è scomparsa; le bande di guerrieri c he costituiscono l'esercito del Negus, non sono fac ilmente di sciplinabili, l' unio ne delle varie regioni no n è fino ad ora che puramente persona le. Ecco perché l' Etiopia, no nostante la relativa llo ridezza politica d 'oggi, c he noi con i nostri crTo ri concorremmo a creare non ha la sicurezza del do mani. Della questione de ll ' Etiopia moderna non è stata chiusa ad Adis - Adeba c he la sua prima grande fase soltanto. L' Etiopia resta in piedi, compatta, perché è ancora vivo il Negus vincitore, circondato dal prestigio di una l'o rlunata lotta per la indipendenza, la quale le diè una qualche coesione. M a atto rno ad essa si accentram> cupidigie russe, francesi ed inglesi; francesi cd inglesi no n lottano debba essere q uesto un nuovo campo alla lott a tradizionale de i francesi e degli inglesi ne l conti nente africano. Pe rché questi, essenzialmente, sono i due grandi rivali. «E senza voler disconoscere c iò che gli accordi pacifici possono fare per ev itare conllilli, no n bisogna spingere l'ottimismo fino a dime nti can: che l'antitesi è nelle cose». Ora il Neg us cerca di neutralizzare le une infl uenze con le a ltre; cd anzi spi nge le sue ambizioni più in là: a f'arsi la sua parte nel continente nero, al pari delle altre potenze cristiane. M a ne avrà egli i mezzi? Av rà egli la forza di andare fi no a l Ni lo? E ' fo rse a lui inc italo ed aiutato dall a Francia, che spetterà di sbarrare agli inglesi la via del sud ? Sono altrettanti problemi «che malgrado i possibili accordi sono tuttavia ape11i allo studio degli uomini di stato italian i», affi nc hé g li avvenimenti non li colgano , come è spesso accaduto, impreparati, e a lfinché non accada nuovame nte c he sciupino denaro e sangue italiano a vantaggio altrui e senza compensi. Pe rché l' Italia ha interess i c d aspirazioni s ull e coste africane de l Mediterraneo. E sovente, meglio ancora che per via diretta, interessi cd aspi razioni di tal l'alta trovano la loro soddisfa zione per via indire tta, 4uando si sappia negoziare il proprio soccorso, e a nc he soltanto il proprio assentimento; specie poi q uando si tratti della questione d i Abissinia, ne ll a q uale l'I ta li a, in compe nso del suo atteggiamento, avrebbe pure il diritto d i qualche cosa a ltrove. La sua influenza in Abissinia è un pegno per futuri componimenti, e per trattare prolì tto delle circostanze che alla mo11e del Negus attua le potranno presentarsi.

2.3 Impero africano della Francia 2.3.1 L' impero coloniale della Franc ia in tutto il mondo si estende sopra circa 10 mi lio ni di chilo metri quad rali di s uperficie e comprende una po po lazione di hc n


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55 milioni di ahitanti. Quindi la Francia è dive nuta la seconda potcm,a coloniale del mondo, giacché solo l'impero coloniale inglese supera q ue llo francese per estensione e per abitanti. L'impero coloniale inglese ha una superficie alquanto maggiore del triplo cd una popolazione alquanto maggiore del sestuplo di quello francese (32 milioni di chilometri quadrati; 346 milioni di abitanti, di cui 300 solo nell' India e nella Birmania). Se dell'impero coloniale francese consideriamo so lo quello africano (ad eccezione anche di Madagascar), consideriamo cioè que lla parte di esso di cui dinanzi abbiamo visto brevemente le vicende, vi troviamo 34 milioni di abitanti su 7.7CX) mila chilometri di superficie. M a di questi, più di 3 milioni di chilometri quadrati appait engono al Sahara. In questo impero africano notiamo i seguenti dati di superficie e di popolazione che maggiormente ci interessano: Algeria, senza il Sahara, superficie 500 mila c hilometri quadrati, con una popol azione di milioni 4.7, densità circa 9 alO; Tunisia, superficie lCXl mila chilometri quadrati con popolazione milioni 1.9; densità 19. Aggiungiamo che la Tripolitania ha un milione di chilometri quadrati, popolazione I milione, densi tà 1. Se pre nd iamo come unità di supe rficie e di den sità, la supe rficie e la densità della Sicilia, non soltanto come sussidio mnemonico, ma anche per alcune con~idc:razioni che ci occorrerà di fare in seguito, po~~iamu sinteti7.7.are questi dati di cendo c he l'Algeria ha una superfi cie 20 e densità I / 15; la Tunisia 4 ed 1/8, la Tripolitania 40 e I/150. In realtà, dunque, l'Algeria e la Tunisia che delr impero africano della Francia rappresentano la paite meglio eolonizzabile dagli e uropei, hanno a11cora una popolazione assai rada. E ' questo l' indi zio evidente di un fatto innegabile: la Francia, allargando tanto il suo impero coloniale, si è addossato un compito che è molto superiore alle sue forze de mografiche: ha occupato te rre che altri paesi a più forte natalità avre bbero saputo popolare più presto. Così, per esempio, ha occupato la Tunisia, che l' Ita lia avrebbe certo popolato assai più rapidame nte. E questo è il tallone d' Ach ille dell'impero colo niale francese. I fautori ad oltranza della politica colo niale francese, 11011 vogliono riconoscere 4uesto fatto, che è del resto la conseguenza dell'indirizzo che la Francia dà al suo rispam1io. <<Da sviluppare: come si svolge la produzione: la produtti vità decrescente degli investimenti; la legge del risparmio; gli eccessi in un senso e nell'altro della Francia e de ll ' Italia; politicamente l'occupazione de ll' Italia è preferihilc a quella francese, purché l'em igrazione no n resti senza capitale». Oicono c he l' impero coloniale francese, per sua natura, non ha essenzialme nte che l' Africa settentrionale - Algeria e Tunisia - la quale si presti al popolamento; e che a questo l'e migrazione francese può hastarc; giacc hé il nord dell' Africa ha una popolazione indigena numerosa ed in via di aumento, la quale da un lato ha hisogno di una pai-ie del suolo coltivabile per il suo soste ntamento, dall ' a ltra fornisce una mano d ' opera a huon mercato per la colti vazio ne della patte de l suolo passato in potere de i coloni.


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Il fatto è che, in realtà, l'Algeria e la Tunisia sarebbero ancora meno popolale di 4ue llo che sono, se non fosse l'ampio contingente di immigranti che danno gl i spagnoli, gli italiani ed i maltesi. Non è quindi esatto dire che l' impero colo ni ale de lla Francia risponda perfdtamcnlc alle condizioni sociali ed economiche in cui si trova quello stato. La Prancia è, essenzialmente, e sportatrice di capi tali , perché, per un complesso di fattori, cui ho accennato, dedica troppa poca patte de l suo risparmio alla viticoltura. E 4uindi se l'alkrma1.ionc che or ora ho contestato, può ritenersi vera per tutto il complesso delle colonie tropicali francesi - ove occo1Tono essenzialmente capitali, e dove l' immigrazione dalla madre-patria basta sia ridotta ai soli pochi direttori di imprese - non puìi dirsi vera per 4uanto riguarda l'Al geria e la Tunisia, che sono colonie essenzialmente di popolamento, e che sarebbero state - la Tunisia specialmente - adatte in modo mirabile all 'economia nostra, la quale dedica all'incremento degli uomini una parte assai notevole del suo annuo risparmio. Per la Tunisia, specialmente, comunque si studi la questione - e lo vedremo - si verrà sempre alla conclusione che essa dovea di ventare italiana e che con l'averla tolta a noi, la hancia ha procurato a se medesima un vantaggio mollo inferiore a que llo di c ui ci ha privato. Si badi , infatti , a ciò che è avvenuto in A lgeria ed in Tunisia fino ad oggi. Non t: inulile fome cenno, anche perché, come vedremo, scaturirù dai fatti 4uclla linea di condotta che, forse, potrebbe a lun ga scaden za riparare ai nos tri etTori passati. In Algeria, senza dubbio, la colonizzazione ha avuto un impulso notevo le, specie dopo il 1870, e la larga introduzione della colti vazione della vite. Nel 1830 l'elemento francese vi era quasi nullo. Vi giunsero da prima alcuni emigranti civili al seguito dell' esercito (quasi tutti fornitori) e poi dei g iovani istruiti e provv isti di capitali, i 4uali si diedero alla coltivaz ione di terreni comprati a mite prezzo, ma vi si rovinarono. Di poi vi si recarono degli ope rai parigini, che la crisi de l '48 avea pri vato di lavoro; cd appresso nel ' 7 1 deg li al saziani e lore nesi, in gran parte operai a nch'essi, c he si rassegnarono ad abbandonare il loro paese pur di conser vare la loro nazionalità. Ma g li uni e gli altri, non preparati per la vita campestre, non seppero Lrarrc prolilto delle terre che furon loro 4uasi donate: anche perché pri vi di capitali la maggior parte, mo lti dovettero abbandonare l' impresa. Finalmente furono sostituiti da e migranti venuti spontane amente e quasi tutti provvisti di qualche capitale, i 4uali realmente presero sede nella coloni a. Ma accanto a costoro si stabilirono in Algeria anche parecchi spagno li ed un certo numero di italiani e di maltesi. Il popolamento, che da principio fu le nto, andò, è vero, gradatamente a umentandosi con un regime di pace e con l' inc re mento dei mezzi di comunicazione; è vero che mentre ne l 1835 non vi erano che 11.000 europei civi li, il censimento de l 190 1 ne contò 656 mila. Ma quanti di costoro sono francesi? Un terzo soltanto. Hanno un bel dire gli scrittori francesi che i loro connaziona li sono in Algeria più prolifici che sul suo lo d i Franc ia - ed è vero, e si spiega - e che basterà l'emigrazione continui ne lla proporLione di 800 a 900 coloni nuovi


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all'anno perché nel XX secolo gli algerini francesi diventino in numero surtìciente per assorhirc gli stranieri, come già sono stati assorbiti fino ad ora molti tedeschi , svizzeri e italiani giunti nella colonia ai suoi primordi . lo penso siano speranze fallaci. Assimilare gli spagnoli che sono ora circa 155.000, assimilare agli chrei, i quali non sono veramente che 57.000, ma eccitati da passioni politiche che ne ritarderanno la fu sio ne? L'Algeria, che pure è costata tanto cara alla Francia - vi ha speso circa 4 miliardi - non sarà, forse, mai, una colonia di popolame nto dei francesi. Si: enormi capitali vi sono stati impiegati ad un tasso largamente rimunern.lorc; il commercio con la madre-patria, è andato crescendo, come vedremo di qui a poco; molte energie giovani della metropoli vi hanno trovato uno slxx:co alla loro attività; ma non è essenzialmente sudore francese quelJo che bagna le zolle dcli ' Algeria. La Francia è incapace alle colonie di popolamento; può dare capitali, non dare hraccia. Nella metropoli medesima l'infiltrazione di stranieri è una provvidenza. Questo fatto è ancora più accentuato nella Tunisia. Qui la colonizzazione ha proceduto più rapidamente che in Algeria, per quanto ri guarda la estensione delle zone messe a coltu ra dagli europei; ma il popolamento è stato ancora più lento. Ancora più che per l'Algeria, l'azione colonizzatrice del popolo francese in Tunisia ~ slala e:;:;enzialmenle di capitale. E' vero che il numero di rranccsi in Tunisia da 700 circa che era prima del 188 1, è salilo a 25.000 nel 1901 ; ma è pure au mentata rapidamente la popolazione italiana che da 2 1.000 nel 188 1 e ora salita a 67.000. T,a Tunisia era cd è italiana; e lo sarà ancora magg iormente nell'avvenire; giacché essa è una colonia di popolamento, e non è capace di quella coltura che, come sotto i tropici, hanno fruttato grosse fortune in pochi anni. Essa non offre che la prospettiva dell 'agiatezza comoda, come ricompensa di un assiduo lavoro, neppure molto ingrato, a causa dell'eccellenza del clima e della vicinan za alla patria. E' falla per chiamarvi l'immigrazione di gente sobria, lavoratrice, anche che non disponga di capitali considerevoli. I siciliani, infatti, che sono a breve dislan1.a, vi si accrescono sempre più: vi comprano terre con i loro lenti e sudati risparmi; vi crea no villaggi interi. I francesi se ne preoccupano. Ma sono i fatti che vendicano l'arrronto fatto alla geografia. Ce ne dovremmo compiacere noi - dicono taluni - giacché ai nostri emigranti la Francia in fondo fa le spese di governo e di amministrazione. Non credo; ritengo che questa sia l' esposizione di un liberismo erralo. l ,a Tunisia, italiana e non francese, sarebbe stata da noi, e specie dai siciliani , ben più lìllamente colonizzata: e quando anche la colonia non fosse subito bastata a sé medesima ed avesse dovuto - per poco certo - pesare sul bi lancio della madre-patria, il lieve peso sarchhe stato ampiamente compensato, nel rispello economico, dal più intenso traffico, e nel rispetto politico dall'avere una fo1te e compatta massa di popolazione italiana su un territorio italiano quattro volte la Sicilia, là dove era Cartagine. La Francia con l'occupare la Tunisia ne ha allargato considerevolmente il


Catia /::liana Cìenlilucci

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campo di investimento dei suoi capitali - che del resto av rebbe potuto impiegare con par i sicurezza e rimunerazione, in una Tun isia ita lia na - né ha alla rgato lo sbocco ai suo i prodotti (vedre mo ora che il commercio con la Tunisia è allatto derisori o ed in nessun rapporto col mercato italiano che essa perdelle in gran parte come consegue nza dell'occupazione di Tunisi): mentre ha precluso a noi l'espansione in una zona di territori o, che è mirabilme nte adatta alla nostra economia, esuberante di popolazione e scarsa di capitali. 2.3.2

«20" lezio ne» Quale è il commercio dcli' impero coloni ale f'ranccsc? Prima di esporre poche cifre sintetiche, debbo richi amare alla vostra memoria l' osservazione, già fatta altra volta, che il co mmercio estero non è il solo indizio di prosperità economica di un paese, e che per ciò non è l' enti tà del commercio estero di un impero coloni ale, che può essere preso ad unico indice del grado di suo sviluppo. Bisognc rchhc, sotto i ri guardi della metropoli , tene re conto dei capitali e della capacità che hanno trovalo utile impiego nella colonia, e sollo i riguardi della coloni a, di tutti quei dati visti in altra conferenza, i quali soltanto - combinati sia pure col commercio estero - possono dare una idea adeguata dello stato vero di prosperità economica e di sviluppo. E' ve ro pcrìi c he queste cifre del commercio estero acqui stano un grande valore qua ndo si tratta di espansione a c ui si pone per fo nda me nto precisamente lo scopo di allargare il mercato d ei propri prodotti . li commercio estero dell'impero co loniale francese è rappresentato dall ' unito grafico, che dà il valore in milioni delle correnti di prodotti tra la Francia, l'Algeria, la Tunisia, il resto di tutto l'im pero coloniale francese ed il resto del mondo. « Sc hema b>4

27 Tunisia

colonie

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Lo schema è disegnato da Barone al margine del testo.


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1° Il commercio totale di importazione e di esportazione fra la madre-patria e l' impero afri cano è di circa un miliardo. Non è a dire che se la !•rancia non avesse il suo impero coloniale, l'attuale suo traffico mondiale, che è di più di 8 miliardi , sarebbe diminuito di tutto questo miliardo di scamhi che ora fa con le sue colonie; perc hé una parte almeno dei prodotti che ora riceve dalle sue colonie, dovrchhc pure acquistarli altrove e pagarl i con prodotti: sarebbe diversa la qua ntità e sarebbero diversi i prezzi: ma non lutto quel miliardo di scamhi scomparirebbe. 2° Nel suo impero coloniale la rrancia colloca mezzo miliardo all'anno di suo i prodotti, quasi interamente industriali. Questa cifra - come ci dimostrerebbe un grafico analogo fatto per tutto il commercio inte rnazionale - è all'incirca il terzo dei prodotti agricoli che la Francia colloca in Inghilterra. Gli scambi con l' Ingh ilterra valgono, dunque, per la Francia, assai più che non valgano quelli con tutto il suo impero coloniale. La miglior colonia della Francia, sotto questo aspetto, è l'Inghilterra. 3° La Tunisia rappresenta per la Francia il collocamento di poco più di una tre ntina di milioni di prodotti all'anno. Gli scambi che la Francia fa con l' Italia sono cinque volte almeno di quelli che essa fo cu11 la Tu11i~ia. Valeva la Tunisia per la Francia le perdite che le de ri varono - come de rivarono a no i - per l' interruzione dei rapporti commercial i, che fu una delle conseguenze dell 'occupazione di Tunisi? 4 ° Del commercio estero dell'Algeria la parte notevolmente maggiore è fatta con la Francia; non così pel commercio con la Tunisia; e meno ancora per que llo di tutto il resto delle colonie frances i, il quale si divide in proporzioni presso a poco cuguali fra la Francia ed il resto del mondo. Il che vuol dire che, tranne c he per l'Algeria, la Francia non è ri uscita nel suo impero coloniale a creare un mercato in cui preponderi il suo commercio in più fo rte propor.lionc rispetto a quello col resto del mondo. Come vedremo or ora, questo è anc he un effetto de lla poco illuminata politica economica che essa segue verso le sue colonie. Si rinetta un po' su q uesto quadro e si vedranno cadere, come sfatati , molti preg iudizi. I francesi, mossi da un senso di compiacimento, in pa11e g iustificato, pe r la grande ope ra compiuta, esagerano mollo il valore del loro impero coloniale. C' è stata in essi un po' di chilomelrite. Ed è per questo, che ri hellandosi a riconoscere come tre ottavi dell'estensione del loro impero africano siano occupali dal Sahara, i francesi sono trnscinati ad esagerarsi anche J'importmiz.a del commercio che per il Sahara potrà farsi nell'avvenire. Diciamone due parole. Si è spesso paragonato il Sahara ad un mare. Questo paragone classico, per quanto inesatto, dal punto di vista topog rafico, ha, nei riguardi economici, un gran carattere di verità. C ome l'oceano, il Sahara è, infatti, un immenso spazio inulilizzahil c per


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Catia /?liana (ienlilurci

l'industria umana, uno spazio che si attraversa senza soggiornarvi e in mezzo al quale i soli punli ahilahili e sl'rullahili , di sseminali come isole, sono le oasi. I paesi che lo ci rcondano al nord ed al sud sono come le sponde, e le ciniì ove fanno capo le carovane, dopo la penosa lravcrsala del dcscrlo, sono i porti ; e così sono chiamali inraui dagli arabi nel loro linguaggio inunaginoso. Le oasi, soli luog hi di coltura e di abitazione permane nte, sono gli scali di rifornimento: quanto alle carovane se ne sono allontanale, si lrovano abbandonate a se slesse come navi in alto mare, senza poter contare che sui viveri che trasportano; dell ' acqua spesso non si trova traccia per dieci o dodici giorni consecuti vi; le carovane, pe r giunla, sono ohhligalc a prolcggcrsi con una for·za am1ala, per resistere, come le antiche navi, agli attacchi dei pirati. Nonostante queste difficoltiì natural i, fino dall ' antichitiì le nazioni dcll' Asia e dell ' Europa hanno manlcnulo, attraverso al Sahara, relazioni commerciali con quella parte lropicale del continente africano che ora si conosce col nome di Sudan. Questo commercio, per quanto l'importanza di esso si esagerasse pur nel passalo, è slalo lullavia surticienle per fare la prosperilà di Tripoli sino a non molli anni fa. Ma da una trentina di anni esso è in contin ua diminuzione. Le cause? In parlc sono lransiloric, quali le ri voluzioni e le guerre continue del Sudan; ed in parte pe rmane nti, co me la ape rtura delle correnti commerciali dirette alla cosla occidcnlalc africana. dacché vi si sono stabiliti gli e uropei e la loro zona d'azione si è a ndata ste ndendo progressivamente verso l'interno del continente. Giacché per giungere verso l' interno si sono andate aprendo delle vie più hrcvi, più sicure e pili economi che. Se la prima di queste cause di decadenw delle antic he vie del Mediterraneo all'interno, tende ad attenuarsi; la seconda, invece, si fa sempre più scnlirc, coll'cslcm.lcrsi delle zone di aurazione fo rmate dai porti della costa occidentale. Con ciò - intendiamoci bene - non voglio dire che il risultato finale dello st.abil irsi della civiltiì europea nelle regioni a nord cd in quelle a sud del Sahara sia di mettere fine alle relazioni secolari dirette attraverso il deserto fra quelle due grandi parti dell'Africa; voglio solo far toccare con mano le esagerazioni . I ,a vita economica nel Sahara scltc ntrionalc, , dove si trovano lutti i più grandi aggruppame nti di oasi, dal capo Guir, a sud del Marocco, fino al Fezzan tripolino, si riassume negli scambi tra le popolazioni ed agricole delle oasi e quelle delle regioni mcdilctTancc, consistenli per le une principalmente in datte ri e per le alt.re in grani, c,u-ni da macello e lane. Una statistica porta che nel 1886-87 circa 3500 nomini e 14000 cammelli andarono clall' Algeria nel Tual; vi imporl.arom, per circa mezzo milione di merci; e ne esportarono per un milione. Questo commercio rappresentava dunque una somma di un milione e mezzo prima che le truppe francesi occupassero le oasi. Ma i lorhidi che hanno accompagnalo la conquisla durante g li an ni 1900-190 I, hanno temporaneamente inte rrotto le transazioni, le quali hanno avuto una ripresa nell' inverno 90 1-902 , con un totale di 650.000 l"ranc hi fra imporlazioni cd csporlazioni. Nel margine meridionale del Sahara il commercio presenta una fisionomia differente.


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In qucsla parte del deserto non si lrovano i grandi palmizi del nord, e il principale oggello di transazione è, invece, il sale, che non si trova in alcuna pa1te nel Sudan e di cui esistono due grandi giacimenti: il primo è nell'oasi di Taudeni, nella parlc occidcnlalc, che viene smercialo a Tomhuclu, la quale rappresenta, sul marg ine meridionale del Sahara e per la grande vallata del N iger, l'ufficio di porto; il secondo è a Bilma nell' oasi di Kanar, a metà strada tra il Fezzan e il lago Ciad cd approvvigiona tulio il Sudan centrale. Qucsli giacimenti salini danno luogo a scambi considerevoli, dei quali non è però be n nota l'entità. Oltre a questo commercio, determinato dagli scambi dei prodotti naturali del suolo sahariano, è anche di una certa importanza quello di lransito attraverso il deserto, fra l'Africa del nord mediterranea e le contrade del Sudan: esso fino a pochi anni fa da solo approvvigionava di prodot.ti europe i il bacino superiore del Niger, il Sudan centrale e le regioni delle rive del Ciad. Ora tende a decrescere in parte, come abb iamo accennato, per la deviazione del traffico verso la costa occidentale ed in parte per la cessazione della tratta degli schiavi, i quali coslilui vano, in passalo, la principale merce di espo1tazione dal Sudan al Marocco, ali' Al geria, a Tunisi e alla Tripolitania. I ,e carovaniere principali per le quali si può atlravcrsa re il gran deserto, dall'uno all'allro margine sono cinque, a cominciare da ovest una prima da TomhucLu a Madagor nel Marocco con un viaggio medio di 55 giorni: una seconda che, pure da l b mbuctu, attraverso aJla regione del Tuat, fa capo in Algeria, con un braccio per Figuig ad Orano e con l'altro a Uargla; le altre tre mettono in relazione il Sudan centrale e la regione del lago Ciad col liloralc rnedile n-aneo, nel !ratto compreso tra l' isola cli Gerba, nel protettorato di Tunisi, e Rengasi in Tripolitania . Dopo l'aholi zionc della schiavilù in Tunisia, Tripoli è divcnlata la mclropoli principale del commercio transahariano. Tali i caratteri generali del commercio del Sahara, sulla cui entità non si hanno dali mollo attendibili, ma che ccrlarnente può di venire rimunerativo per commercianti intraprende nti, i quali, stabiliti in uno dei porti del deserto, este ndano il loro raggio d'azione colla cooperazione degli indigeni . E maggiore i111porta11L.a potrà certo assumere, quando siano quctatc le ri voluL.ioni e le guerre che hanno desolato il paese, ed allorché il contatto degli e uropei abbia reso più produltivo il s uolo delle grandi oasi cd accrcsciuli i hisogni dei suoi ahilanti e di quelli del Sudan cenlrale. Ma non sono forse esagerate le previsioni che su questo commercio si fanno in Francia, fino a parlare di una transahariana, mentre le vere zone ri munerative sono quelle costiere, le quali, pcrciù, meglio possono essere servite dal mare e da tronchi di pe netrazione? I francesi hanno, è vero, delle buone ragioni per costruire una ferrovia di qucsla falla; ma sono più moli vi politici che economici « 5» .

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Essenzia lmente la preoccupazione che non avendo il dominio del mare, l'unità del1' irnpero africano, intervallata dal Sahara, possa essere spezzata, e ne possa essere difficile la difesa.


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Fino ad oggi, la Francia, nonostante che sia padrona della via centrale e migliore del Sahara, non ha preso gran parte a questo commercio: il quale, principalmcnlc pcl fallo dcll'aholi zionc de lla Lralla degli schiavi, anziché a nluire verso l'Algeria, ha deviato all'ovest verso il Marocco e principalmente ad est verso la Tripolitania. Si deve notare, però, che il commercio dircllo a Tripoli , è oggi seri amente minacciato dalla Francia, la quale con costa nza di sforzi te nde ad attrarlo nella sua orbita tunisina, valendosi della concessione avuta dell' hinterland del Fezzan lino al lago C iad. Ai quattro angoli dell' imme nso rettangolo sahariano, i c ui lati minori misurano non meno di 1500 c hilometri , e quell i maggiori 2000 c irca, essa ha stabililo posti militari e unici postali e lelcgralìci. Da Figuig termine della ferrovia oranese a Tombuctu sul Niger ad occidente, e da Tatuin ( 136 chilometri a sud di Gabes) a Zinder, pmta d'entrata del Sudan centrale, da est, la Francia mira a monopoli zzare a suo hcnclicio il commercio del Sahara, riattivando in direzione della Tunisia la circolazione carovaniera, per la via storica da Gerba al lago di Ciad.

2.3.3 Nei rapporti economici col suo impero coloniale il governo francese si inspira ancora a vecchi c riteri. I principi informatori della politica della mad re-patria verso l' impero coloniale possono riassumersi così: l O Applicare, finché è possibile, alla Francia ed al suo impero coloniale un regime doganale uniforme: addirillura le stesse tari Ile. 2° Considerare le colonie, per quanto riguarda l'importazione dei loro prodotti in Francia, come paesi stranieri, a cui si accordano favori doganali più o me no estesi. 3° Per contro considerare come un diritto assoluto per la madre-patria quello di far entrare nelle colonie tutti i suoi prodotti senza pagare alcun diritto doganale. Ognun vede come questa politica doganale - che ricorda i vie ti e vecchi sistemi del patto coloniale - sia di grave inc iampo allo sviluppo delle colonie, sia di danno alla stessa madre-patria e non giovi che agli interessi particolari di pochi individui. E' assurdo di imporre alle colo ni e le stesse tariffe doganali che la madrepatria ha ela boralo per se nei rapporti con gli altri mercati. La tariffa studiala per la madre-patri a, anche ammesso sia questa di vantaggio, non può essere adottata dalle colonie, ciascuna delle quali ha una costituzione economica propria. Più logico sarebbe stato che - come farrno gl' inglesi - ciascuna colonia avesse elaborato una tariffa doganale corrispondente ai bisog ni locali, e l' avesse magari solloposta all ' approvazione del governo della madre-patria. Ed è un non senso anche il secondo principio, considerare in massima le colonie come paesi stranieri per quanto riguarda l'importazione dei loro prodotti in Francia; g iacché è intuiti vo che per avere un ampio mercato per la produzio-


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ne della madre-patria nelle colonie, è necessario che si faciliti a queste l' importazione dei loro prodotti. Si danno dei favori doganali , più o meno estesi; ma in generale questi sono illusori. Eppure i fatti sono là che parlano: l'Algeria e la Tunisia, le quali hanno ottenuto maggiori facilità delle altre colonie pe r la vendita dei loro prodotti nella madre-patria, sono appunto le due colonie nelle quali è maggiore l'importazione de i prodotti francesi in confronto di quelli stranieri. Il che è una prova lampante di un principio economico perfettamente noto. E come se questa prova non hastassc, cc ne è un 'altra, manifesta per la Tunisia: quando con la legge del luglio '90 la Franc ia abbassò i s uoi dazi d'entrata per alcuni prodotti tunisini, l'importazione di questi c rebbe fino a 27 milioni, ma l'esportaz ione dei manufatti francesi in Tunisia crehhc da 17 milioni a 34, confermando pienamente il vecchio principio che se s i vuol vendere molto, bisogna comprare molto. E come potrebbe essere diversamente? Né più logico degli altri due è il terzo principio, quello di considerare come un diritto de lla madre-patria il fare entrare nella colonia tutti i suoi prodotti senza pagare daz i, mentre non soltanto per codeste colonie si nega un pari trattame nto alle loro importazioni nella metropoli ; ma esse ve ngono c inte di harriere, elaborate non già secondo le loro speciali condizioni. ma semplicemente perché esisle11du 11ella madre-patria, esse lariffc devono essere intcgralmcnLc applicate anche alle colonie ! Sta hcnc, fino ad un certo segno, che la metropoli in compenso dei sacrifici fatti per la sua colonia, richieda da essa c he i suoi prodotti siano trattati più favorevolmente c he quelli stranieri; ma anzi tutto la cosa deve esse re reciproca, e poi non deve essere s pinta a questi estremi assurdi. Ed infatti codesta politica è tutto un tessuto di assurdità economic he, ripugnanti alla concezione semplice ed ovvia c he quando si fonda una colonia, lo scopo più importante a cui si deve mirare non è già quell o di farvi regnare le proprie leggi, ma porre la colonia in condizione che possa vivere, svilupparsi, sfio1ire perché in questo è il vero tornaconto della madre-patria. Noi , in fatto di poliLica economica della Francia verso le s ue colonie, ci troviamo di fronte ad un fenome no di parassitismo ancor più g rave di quello, cui spesso ahhiamo accennato, ed al quale dà luogo l'assorbimento di un mercato con abolizione della barriera intermedia, con la creaz io ne poi di una cinta da1.iaria c he coinvolge il mercato assorbente e l'assorbito. Qui , per quanto riguarda i rapporti economici col resto del mondo, la Francia non soltanto coinvolge tulle le sue colonie nella barriera gene rale, ma la harricra intermedia non la distru gge che a suo vantaggio soltanto, lasciandola in piedi solo a svantaggio della colonia; sicché per questa è ancora più acuito il fatto dell' essere obbligata a comprare dalla madre-patria a più allo prezzo di quanto potrebbe fare nel resto del mondo medesimo. Questi assurdi sono l'effetto di una doppia coalizione di interessi privati: quelli agricoli, i quali vogliono escludere dal me rcato interno la concorrenza dei prodotti delle colo nie; quelli industriali, i quali vogliono escl udere dal mercato coloniale la concorrenza dei prodotti industri ali del resto de l mondo; gli uni eri-


Catia Eliana Cen.Ji/ucci

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gono una barriera all'entrata dei prodotti agricoli delle coloni e nella Francia; gli altri abbattono la ban-iera di entrala dei prodotti industriali francesi nelle colonie, ma vogliono che tutto intorno alla colonia la barriera d 'entrata ci sia per nitti gli altri concorrenti. Così si arriva ad una vera degenerazione della politica coloniale, con danno dello sviluppo delle colonie ed in ultima analisi della stessa madre-patria. E ' una concezione regressiva, assai più grave di quella - di cui ahhiamo fatto cenno - degli Zoll vcrein circondati di baniere come li intendono oggi i pangermanisti, o delle federazioni economiche dell ' imperialismo ing lese alla maniera di Chamberlain. E' anche una concezione fondamentalmente assurda; perché a g uardarla bene, essa poggia su questo presupposto necessario, che si possa, cioè, a furi a di provvedimenti legislativi e con o pportune manovre di barriere, reali zzare uno scambio l'oggiato a 4ucsto modo: che i prodotti agricoli dell' impero coloniale si smaltiscono nel resto del mondo, e non nella metropoli , contro moneta; e che 4uesta moneta venga poi dall ' impero coloni ale impiegata, a provvedersi dei prodotli indust1iali della madre patria, unica approvv igionatrice del mercato coloniale. «Schema 2» 6

Frnncia cxp. prod. ind .

....

! monela '

Ora tutto ciò è semplicemente im possibile, per una verità economica, la quale ha tutti i caratteri di un teorema; che cioè fra i grandi mercati internazionali, 4uando uno dei due nun sia produllore di moneta, è im possibile che possa durare a lungo un esodo permanente di moneta dall' uno all' altro. Gli assurdi dell'antica scuol a mercantilistica erano appunto fondati sulla disconoscenza di questa verità. La di mostrazione della quale è molto semplice. Se il mercato A, non produttore di moneta, esporla moneta per pagare i prodotti che riceve da H, è perché la fabbricazione di q uesto prodotto in A non può fa rsi che a più alto costo di produzio ne di B, cioè che i prezzi di codesti prodotti sono maggiori in/\ che in B; di versamente non ci sarebbc ragione di importarli. Ma quando una ce1ta quantità di moneta parte da A per andare in B, che

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Schema disegnato da Ilarone a marg ine del testo.


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avviene? Per le relazioni che corrono tra i prezzi e la quantità di moneta es istente avvie ne c he, in A, dove la moneta di venta più rara, i prezzi dei prodotti diminuiscono; in B, dove la moneta dive nta più abbondante, i prezzi dei prodolli crescono; e quindi cessa quello squilibrio di prezzi, minori in B che in A, il quale determ inava la convenien za dell'irnpottazione di prodotti da B e dell'esportazione di moneta da A. Si giunge ad un punto in cui l'esodo di moncla da A cessa e cessano gli scamhi fra A e B. E' dimostralo come lo scambio di prodotti di B contro moneta di A può essere un fatto transitorio, ma non può essere un fatto permane nte. «Pe rché questo potesse avvenire sarebbe necessario due cose. Evide nte mente che i prodotti dell' impero coloniale francese fossero assolutamente necessari al resto del mondo e questo non potesse acquistarli che nell'impe ro coloniale francese soltanto. Occorrerebbe, cioè, che l'impero coloniale francese avesse un monopolio naturale di prodolli assolutamente necessari al resto del mo ndo. Dunque la politica econom.ica della Francia ri spetto alla sua colonia riproduca gli avvenimenti della vecch ia politica coloniale, senza che neppure vi sia no quelle motivazioni di monopolio naturale che potevano giustificarla!»

2.3.4 Ed ora alcune conclusioni. Il valore economico del vasto im pero coloniale francese - o meglio della p,u-te africana di questo impero, della qu ale ci siamo specialme nte occupati - è certo considerevole. Non pcrÌ> tanto quanto i francesi affermano: due punti dcholi vi sono nella sua costituzione economica: uno rimediabile - ed è l'effetto della politica economica c he la Francia fa con le sue colonie (rimediabile, quando fosse dato di passare ad un regime più liberale); uno, non rimcdiahi lc, cd è la dirlìcoltà di popolame nto di esso da francesi, la quale ha radic i molto profonde nella costituzione econo mica medesima della Francia, che è la causa pri ncipale della scarsa na talità. Anche la parte più prossima alla Prancia - l'Africa mediterranea - dove il clima è più adatto al colono francese, dove le culture sono più conosciute dal fra ncese, dove la quantùà di capitale necessario per la colonizzazione può anche essere modesta, il popolamento non è e no n sarà fatto da francesi: e sarà fatto essenzialme nte da spagnoli nell'Algeria, da italiani nella Tunisia. Alla Francia, ricca di capitali, povera di popolazio ne in aume nto, la specie di coloni zzazione che meglio conviene non è qu ella di popolamento; la quale, invece, sarebbe stata vantaggiosa a noi che investiamo gran parte del nostro risparmio a crescere uomini. Si è impossessata della Tu nisia, facendo perciò gran danno a noi , poco vantaggio a lei, economicamente. Anc he senza la Tuni sia avrchhc Lmvato largo campo ad un impiego rimuneratore dei suoi abbondanti risparmi : fo rse nella Tunisia stessa. Invece potrà darsi che venga giorno - e dipe nderà dall a nostra abilil ~t po liti ca affrettarne l'avvento - in cui la Tunisia debba di necessità di ventare ciò che a vrchhe dov uto essere, non in o magg io a frasi fatte ed a ricordi classici, ma in


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Catia Eliana (ìert1ihu:d

omaggio a ciò che la geografia e l'economia politica dicono in modo luminoso: debba cioè divcnlarc ilaliana politicamente come lo è di fatto etnograficame nle. Ma di ciò parleremo tra poco. Tultavia, a parte queste esagerazioni, a parte quesli punti deboli, a parlc molle illusioni sull 'av venire, è innegabile che nella creazione del suo impero coloniale africano la Prancia fece opera grandiosa e vantaggiosa. Giacché questo notevoli ssimo fatto storico degli ultimi anni del secolo non va considerato sollanto sollo l'aspetto puramente economico. Alla Francia, vinta e prostrata politicamente, restavano energie immense di ri cchezze e di patriottismo. Jules Fe rry, indicandole la via dell'espansione coloni ale, incanalò quelle energie, le distolse dal pensiero della rivincita fornendo al grande amor proprio francese l' occasione di essere soddisfallo dell'opera sua. Ciù dohhiamo riconoscere noi stessi, che dell'opera del rerry fummo vi llime: il senso palriollico nostro non deve fa r velo alla nosu·a ragione: piuttosto dovrebbe consig liarci l'avvedutezza necessaria per porre riparo ai dan ni passati. Ed io credo che la linea di condotta politica che mena a questo fine ci sia, purché sappiamo vederla chiaramente e volerl a fermamente. Il fatto dell 'essere divenuta rapidamente la seconda polcnza coloniale del mondo con un impero che ha dieci milioni di c hilometri quadrati di una supe rficie ed una popolazione di 55 milioni di sudditi, ha crealo alla Francia nuove necessilà politiche - la sua politica da escl usivamente continentale è divenuta mondiale - ed ha moltiplicali i punli del globo in cui i suo i interessi si urtano con quelli di altre pote nze, specie con quelli dell ' Inghilterra. La conoscenza minuta, accurata, di questi punti di contatto, degli inleressi che vi sono in g ioco, è la pre messa necessaria di quelle sintesi ulrime, che rappresentano norme di condotta, e sono l'estremo confine tra la speculazione intellellualc e l' azione. 2.4 Marocco

«l recenti accordi fra le tre potenze mediterranee hanno stabilito una solu7.ione alla questione marocchina come ho accennalo in una prcccdc nlc con fere nza7. Ma per comprendere e g iudicare conveni entemente questa soluzione bisogna conoscere i precedenti c he la questione prcscnla. Non saprei farlo meglio che esponendo ciò che mi e ro preparato pochi mesi or sono, allorché la questione era viva e degli accordi non si avea notizia». 2.4.1

«2 1• lezio ne». Il Marocco è un anacronismo: è degno del suo no me Maghreb - cl - Aksa, l' ultimo occide nte; perché tale è veramente nello spazio e nel tempo; impe ne-

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S i intenda la «20" lezione».


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t:rabile ad ogni infiltrazione di idee e di influenza esterna; cittadella e, ad un tempo, centro di propaganda dcll' Islam, al limi Lare di 4uel Mediterraneo medesimo c he fu uno dei centri più attivi della nostra civiltà c ris tiana. L'idea di una unità nazionale, il concetto di stato, nel senso nostro, sono sconosciuti nel Marocco. La comunità di religione è il solo legame che unisca i vari aggruppamenti di uomini che colà vivono. Essi non hanno alcuna nozione di un organismo politico che si chiami "Marocco" c che ahhia per capo un "imperatore". Queste sono fin zioni create alla nostra fantasia europea. Sono i diplomatici europei che hanno disegnata l'ingannatrice facciata di uno stato con governo ccnLralc e di paese unilicalo, su 4ucllo aggregato inc oerente di tribù, su 4uella società se così può dirsi teocrati ca e feudale, irrig idita ed immobile in un medio evo nel quale si addorn1enta. Su quella regione privilegiata, ove la natura non fu avara né di acque fccondaLrici, né di sole viv ilicatorc, è vcnulo il Musulmano, ed il gran silenzio dell'Islam si è disteso su di essa, chiude ndo le porte alla vita, e condannando quel suolo fertile ad una sterilità artiti c iale, col b1igantaggio, coll' anarchia, con le imposlc schiaccianti. Tale il Marocco, visto attraverso alla realtà e non già a lla fantasia di un Pierre Loti. Alle porte dell' Algeria e della Spagna esso è rim asto con un isolotto di arcaismo, in mezzo al torrente dell a espans ione europea c he lambe le s ue coste e lo circonda da ogn i parte, in questa nostra civiltà europea c he pe r necessità è conquistatrice e cui posa di terre vergini e di s bocchi nuovi. R pe rc iò è inverosi mile che mentre i popoli civili stanno per portare i prodotti sovrahhondanti de lle loro industrie sino contini de l mondo, possa ancora a lungo seguitare a s ussistere alle po11e del Medite rraneo un Marocco ricco e fertile, solo rimasto intatto in un contine nte g ià spartito, solo non sfruttato in un 'Africa, che, dovun4uc, è messa in valore, dove no n penetrano né i nosLri emig ranti , né i nos tri prodotti, né le nostre idee. li Marocco è una miniatura dell'impero ottomano: e all'estre mità occide nta le del Medite rra neo vi è una questione, che è come q ue ll a d ' Oriente in miniatura. Là pure sono i cozzanti interessi de lle pote nze europee c he mantengono tuttavia in piedi un equil ibrio inslahi le. Rece nteme nte un fatto è avven uto che ha posto il problema con gravità nuova all 'Europa: l' insurrezione di un pretendente e la crisi inte rna che ne è stata la conseguenza. E ssa ha confermalo l'impo tenza de l Magreb a diventare, per impulso proprio, uno stato organico capace di far la poli zia in casa sua, e di garantire i forestie ri e gli interessi dei vari paesi contro le conseguenze delle rivoluzion i e dell e ins urrezioni c he costituiscono il s uo s tato normale. Naturalmente l' imperia lis mo francese, ma i sazio di nuove terre sulla costa africana, ha tollo pretesto di lutto ciò. Insistendo sul rifascio a c ui vanno incontro finanze marocchine, per far compre ndere a ll ' Europa la necess ità che la Franc ia, ne ll'inte resse di tu tti, intervenga a porre fine a ll' ana rc hi a. Nessuno meglio de lla Franc ia hanno detto gli impe riali sli di que l paese può


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Catia f,;fianu Gemilucci

mettere in grado il sultano di far rispe ttare la sua a utorità e di esercitare il suo governo: gli occorre un esercito, e la Francia può forni rgli le truppe dcl i' Algeria - Tunisia; gli occorre del denaro, e la Francia, tanto ricca, può darglielo, sotto alcu ne garanzie, bene inteso, come, ad esempio, il controllo sulle dogane e la concessione di una linea ferroviaria sino a Ferz.

2.4.2 La questione marocchina ha un triplice aspetto: interessa le potenze che vi hanno scambi di commerci, cd è l'aspetto territoriale; interessa, inlinc, tutte le potenze marittime del mondo ed è questo il suo carattere internazional e in quanto la sicurezza del loro commercio mediterraneo molto dipende dalla potenza c he si asside di fronte a Gibilterra. Questo ultimo aspetto della questione designeremo, per intenderci brevemente, col nome di "questione dello stretto" . Quanto al primo punto di vista, riguardante le potenze all' infuori della Spagna e della Francia, le quali , lontane dal Marocco per postura geogralica, non hanno con esso so non rapporti commercial i, sarebbe, evidentemente, di loro vantaggio se il Magre b e ntrasse nella via di una resurrezione economica e diventasse un paese consumatore e produttore. Il cu111111ercio del Marocco c he attualmente è di circa 90 milioni, frn importazion i ed esportazione, di cui metà c irca con la Francia, potrebbe crescere notevolmen te. Quindi dovrebbero vede re con piacere un inte rvento e uropeo nel Marocco, a patto c he i diritti doganali ora in vigore non fossero aumentati. Perciò sotto questo primo aspcllo, quello economico, il problema marocchino si ri solve in una semplice quistio ne di porla aperta. Alla qmùe porta aperta sono maggiormente interessale la Francia, l' Inghi lterra e la (ìcrmania, che appunto in qu esto ordine si succedono nell' inte nsità degli scambi col Magreb. La Spagna cd il Portogallo, a pochi c hilometri di di stanza, non vi vedono quasi nulla, e vi acquistano un a quantità notevole di prodotti alime ntari. Vi è poi il secondo aspetto della quistionc quello territoriale e qui la contese era sopra lutto tra la Spagna e Francia, con evidente vantllggio di quest' ul tima che è la più forte. In c he termini stava fino a poco fa la contesa? Dico prima della Spagna. Fra il "paese di occidente" e la pe nisola iberica la natura ha creato delle affinità, ma la storia ha lasciato dei ricordi di odii prolù nd i. Delle lotte passate sono rimasti agli spagnuoli alc uni posti fo1tificati sulle coste del Magreb: Ceuta ed i Presidios, che essi hanno sempre conside rar.o come le teste di ponte, le quali dovevano perme ttere loro di ripre ndere un giorno la guerre santa contro l'Isla m. Uomini c he e bbero alto il senso della tradizione nazionale, un pensatore come Co1tes dei generali come O ' Donnel e Prim, tentcu-o no di orientare la Spagna verso questa politjca. Nel 1859 O' Don nel effettuò per un momento la conciliazione di I.urti i parti in un medesimo sentimento patriottico, allorquando condusse la grande spedizione c he si impossessò di Tetuan.


Il sistema colo11iale del primo Novecento

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Allora si produsse una spedizione di senti mento nazionale, che dimostrò quanto sia tuttora popolare la guerra contro in nemico e reditario. Specialmente ora, dopo la perdita del loro impero coloniale, statisti, pubblicisti, geografi hanno tentato di fondere il concetto che l'attivic,1 nazionale, liberata dal peso morto delle Antille e delle Filippine, dovesse portarsi verso il Marocco. Essi pensavano far rivivere i g iorni lieti e ristabilire la concordia, adattando alle esigenze della Spagna di Alfonso Xlii, le grandi memorie e le tradi zioni eroiche dei tempi di Alfonso il santo e di Isabella. Opuscoli, conferenze, petizioni alla Cortes haimo sollevato rumore attorno a tal disegno. Studiandosi di tener conto del muta me nto e delle idee, i pai1igiani di questo rinascimento politico non chiedevano una crociata, bensì un protettorato sul Marocco. Invocavano la parentela delle razze, malgrado la differenza del le civiltà e delle religioni, ripetevano volentieri c he ad essi era serbato il compito di incivilire il Magreb, di spingerlo sulla via del progresso materiale e di trasformarlo in un grande stato mussulmano, protetto e diretto dalla Spagna. Disgraziatamente queste nobili aspirazioni se facevano onore al patriottismo di coloro che la avevano concepita, no n tenevano abbastanza conto dello stato politico e finan ziario attuale della peni sola. l più transigenti difensori dei "diritti" della Spagna 1iconoscevano che oggi essa non è pronta a sostenere al Magreb una parte preponderante; ed augurandosi meglio per l'avvenire, si contentavano che, intanto, lo statu quo fosse strettamente mantenuto. Gli spagnuoli facevano gran conto dei loro Presidios; sono, dicevano, delle " pietre d ' appiglio" per la conquista futura. Strane "pietre d'appiglio" in vero, che attendono fin dai tempi di Isabella e di Carlo V, che d 'allora in poi non servono ai loro possessori né ad estendere la loro influenza, né ad accrescere il loro commercio. Basta pe rcorre i Presidios per constatarvi lo stato di abbandono nel quale furono lasciati troppo a lungo. Ceuta, in una sple ndida postura, potrebbe essere un ' altra Gibillen-a, ma non è che una fortezza mediocre. Questa la situazione degli spagnoli sulle coste del Marocco. Aggrappati da secoli ad alc uni isolotti ed a qualche penisola del li torale, non ne hanno trait.o alcun prolìllo. Questo possesso precario di alcuni scogli - dicono g li imperialisti francesi non conferisce ad essi maggior diritti sul possesso della regione, che non ne conferi sca alle rondini, sul possesso di un edificio, l'aver aggrappalo i loro nidi alle finestre. Quale ammaestramento espressivo anche nelle cifre che riassumono il movimento di scambi fra la Spagna ed il Marocco! La nazione più prossima al Magreb, è la sola che vi compri assai più di quanto no n venda: nel 1899 la Spagna im portò dal Marocco per sei milioni di lire, e non vi esporlù che mezzo milione solta nlo .


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Catia Eliana Gentilucci

E' per queste considerazioni, certamente, che lo statista S ilvela consigliò ai suoi una intesa con la Francia per " una spartizione soddisface nte e ragionevole". E molti francesi prima dei recenti accordi franco - inglesi per ne utrali zzare l' Inghilte rra, si dimostravano favorevoli alle idee del Silvela, nella convinzione che la Spagna e Francia soltanto avessero interessi territoriali al Marocco, e c he mediante la loro amichevole intesa la quistione d'occide nte potesse un giorno esser risolta senza urti e senza scosse. Invece è stata ri solla appunto me rcè accordi fra l' Inghilterra e la Germania. Dico ora della Prancia. Tra la Francia algerina ed il Marocco non esistono confini naturali. Le catene montane parallele alla costa aprono vie di comunicazioni natura li fra un paese e l 'altro. TI Marocco, essendo più prossimo ali ' Atlantico, dominato da masse montane più elevate, è maggiormente hagnato dalle precipitazioni atmosferiche, le sue pianure sono più fertili, le sue steppe più faci lmente irrigabili ; ma no n vi è differenza di natura fra una regio ne e l' altra. L' Algeria - Tunisia è un prolungamento del Marocco. I paesi barbareschi sono geogralìcarncntc un tutto indivisibile, e tali furono spesso anche politicamente; i conquistatori che ne assoggettarono una pa11e, quasi sempre diventarono, presto o tardi, padroni di tutte le altre. almeno delle coste e delle coste e delle pi anure.

Allorquando Ca rlo X fece occupare l'Algeria, nessuno sospettava in Prancia fin dove que lla conquista avrebbe trascinato: ieri dicono gli impcrialish francesi fino a Cartagine e fino al Tuat; un g iorno forse fi no all'Oceano. E così te ngono conto delle aspirazioni dei loro fratell i in latinità. Guai ai deboli! Il confine altualc Lra il Marocco e l' Algeria essi soggiungono è tutto convenzionale; verso mezzogiorno non esiste confine alcuno. S imili conlìni non potrchhcro essere che provvisori. Il so lo fatto dell'esistenza di un Marocco indipendente, di un Marocco, dove l'autorità del sultano non è rispettata che in alcuni puntj e ad intermitte nza, e dove si agitano liberamente le confrate rnite religiose, costituisce un pericolo per la potenza algerina della Francia ed un ostacolo ai suoi sforzi. I dissidenti algerini sanno di trovare nel Magreb un asilo s icuro; di continuo ne vengono incitai.i alla rivolta. Il fanatismo mussulmano degli indigeni algerini trova incitamento cd alime nto nella massa, costantemente in f'c rmcnto religioso, delle tri bù marocchine. L'opera dei francesi è demo lita mentre vi lavorano. Malgrado il loro sincero desiderio di vivere in pace ed in buona armonia con l'"impcro del Marocco", vcn-à il giorno in cui sanurno trascinati ad interveni1-vi. La franc ia - conchiudono fi nalmente i suoi imperialisti non avrà ultimato il suo compito nei paesi harhareschi, finc hé non avrà toccato l'Atl antico, allo stesso modo che un tempo Okba - ihu - Nalè, il conquistatore arabo del Magre b, non ritiene di aver compiuta l'opera, se non dopo aver spi nto il suo cavallo fin nelle onde di quel gran mare. F. ricorrendo ai precedenti stori ci, essi , a rinforzo della loro tesi, soggiungono che la Francia non ha atteso, per eserci tare la sua influenza su tutto il


Il sistema roloniale del primo Novecento

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Magrch, che i suoi soldati fossero sbarcati sulla spiaggia di Sidi Ferruch; la presa di Algeri se fu il primo allo della conquista, fu anche l'epilogo di una storia, che comincia fin dal XVll secolo, quando il vessillo dai fiordalisi era rispettato sulle coste harharcschc, e per l'intermezzo di Trafalgar, che vi scosse il prestigio francese, arriva alla monarchia dei Borhoni , la quale, prima di scomparire dal mondo con la strana chiaroveggenza dei morituri, apriva un grandioso avvenire alla Francia con l' impossessarsi di Algeri e col porre fine alla leggenda della potenza barbaresca. A questo seguì dopo un periodo non sempre abile nel mantenere i buoni rapporti fra l'Algeria e la pote nza marocchina. Tuttavia la forza delle cose supplì ali ' incapacità deg li uonùrù. Ogni anno g ran numero di lavoratori del Rif o de i Diebala si recano a porgere le loro braccia ai coloni rrancesi all'epoca dei raccolti, constatano, e ripetono al loro ritorno, che i salari nella colonia sono elevati, che il denaro guadagnato è al coperto dall'avidità degli spadro neggianti, c he g li indigeni della colonia pagano una imposta lissa, che la religione mussulmana è rispettata e liberamente professata. Fra gli alti personaggi del Magreb, nella corte stessa del sultano, i be nefici sparsi dalla Francia in Tunisia non sono né ignorati né nùsconosciuti, sanno come essa vi governi senza sostituirsi ai funzionari indigeni, che essa sa compensare o punire in modo imparziale. La sorte del bey di Tunisi, che gode di tulli gli onori del potere, che ha una huona rendita, c he è garantito contro tutte le rivoluzioni, può sembrar degna di invidia ad un sov rano, come quello del Marocco, costretto a correre senza posa da una estremità all ' altra dei suoi stati, e che trema continuamente pcl suo trono e per la sua vita. Gli e brei di sprezzati, i commercianti che deplorano la defic ienza di sicurezza delle transaz ioni, gli stessi contadini delle pianure, ridotti a non più seminare per tema delle esazioni, non ignorano che sotto l'autorità dei rumi il co mmercio è libero, le strade sicure, le propricLà garantite, le imposte regolari . Così , mal grado gli errori passati , è certo che la influenza francese nel Marocco è divenuta grande; sorretta anche da una politica recisa, il cui scopo è di far comprendere che la Jirancia è decisamente la potenza preponderante ncll' Af1ica sette ntrionale. Gli imperialisti francesi di cui l' opera recente del Pinon8 è un eloque nte manifestazione affermavano ed affermano senza esitazione che se la "spa1tizione dell ' Africa" non è ancora del tutto compiuta, le grandi Ii nee sono già in-evocabilrnente tracciate, e che l'Africa settentrionale è il dominio riservato alla espansione francese, il "peculium della Francia", la sola potenza che con la esperienza già lunga del governo di un paese mussulma no, col suo saldo esercito africano , sia in grado, il giorno in c ui in un modo o nell' altro la quistione

8 René Pinon ( 1912),

F:mpire de la Méditerranée, Paris.


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Calia !?liana (ìenlilur.ci

marocchina richi edesse una pronta soluzione, di esercitare a Fctz una influe nza abbastanza forte per rista bilire l' o rd ine nell' impero, per garantirvi la sicurezza del comme rc io e cominciare a strappare al so nno letargico dell'Islam la perla del Maghreh. Che la 1"ra nc ia debba essere l'artefice della prossima trasformazione dic ono gli imperialisti fra ncesi no n vi è dubbio : è ciò che predi ssero alcuni profe ti be rberi , ciò che Allah ha di già scritto nel libro del destino. Ta li le te nde nze delle due parti maggiorme nte inte ressa te ne lla quistione te rritoriale locale marocchina. Prima di dare appre zzamen to in proposito , c i è necessario di vedere ancora il terzo a spcllo de lla q ui sti one ; que ll o internazio nale; cioè la quisti one de llo stato stre tto.

2.4.3 Sig noreggiare le vie di comunic az io ne maritti me è pe r l' Inghilterra mode rna una necessità assoluta , la prima massima de lla sua politica. Il mantenimento de lla sua proprietà è strettame nte legato al suo predo minio sulle acque; essa non può privarsi, neppure te mporane amente, dal vendere lin ne lle più lonta ne regioni i prodotti delle sua imlustria , e dal ricevere in cambio le derrate che consuma e la materi e prime de l le quali trae a limento per le sue o ffic ine. A misura c he la concorre nza a umenta e c he gli sbocchi antichi si c hiudono, essa senta pi ù impe rioso il bisogno di disporre liberame nte della via del mediterraneo, che conduce alle sue Indie , le quali costituiscono il più ricco gioiello del suu duminiu colo niale, cd alla C ina, che si apre sempre più al commercio estero. La necessità di essere forte ne l Med iterraneo si è ancora accresciuta per il Regno Uni to dal gio rno in cui la abili tà degli uomini di slalo e la de bolezza del go verno parla mentare francese gli hanno dato in Egitto nuove lndie. Da all ora esso possiede nel Mediterraneo no n alcu11i pu nti strategici soltanto, ma anche un grande e ricco paese, destinalo a diventare di tutta I' Arrica ing lese, la testa del la gran linea dal Capo al Cairo. Sicché l'occupaz ione dell' Eg itto , decisa specialmente p er porre la ma no sul Canale di Suez, è di ventala essa ste ssa un nuovo moti vo pe r invigilare più c he ma i stretta me nte il Medite rraneo e pe r fo11ificare lo scog lio di G ibilterra e l' isola di M alta , che ne g uardano l'uno lo sbocco l'altra il me7.zo. L' Inghilterra, non a vendo la pri ncipa le sede d i sua potenza sulla via da Suez ali' Atlantico , ha dovuto assic urarsi nel Medite rra neo de i punti fort ificati per segnare le tappe de lle sue squadre e pem1ettere ad esse di ripararsi e rifornirsi con tu tta sicurezza. Nell' attua le organizzazione della potenza britanni ca, Gibi lte rra e M alta d isimpeg na no codesta fu nzio ne. Per comprendere tutta l' importa n7.a e tutto il valo re de ll a posi zione di (iihi ltcrra, pe r a fferrare sinte ticamente tutti gli clementi de ll a "quistione delfo Stretto" no n è punto necessario - d ice il P inon - leggere libri voluminosi od invocare i trattari: basta passare un ' ora ai piedi del faro c he si erge all a "punta d' Europa" a ll ' estre mità meridio nale de llo scoglio. Da ogni pai1e de ll ' orizzonte sorgono colo nne di fu mo, g rand i piroscafi co n-


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sislema coloniale del primo Novecento

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vergono verso il passo che separa l' Africa dall 'Europa; quelli che provengono dall 'est, dai porti del Mediterraneo, dall' India o dalla C ina, dall ' J\ust.ralia o dal lontano pacifico, s' incrociano qui con quelli che vengono dall'Inghilterra o dagli Stati Uniti, dalla Francia o dalla Germania, dal!' Ame rica del sud o dall ' Afri ca occidentale. Tuili, più di una tre ntina al giorno in media, sfilano tra le due colonne d ' Ercole e passano in vista di Gibilterra. A 2 1 chilometri di distanza, Ceuta, città spagnuola sulla costa marocchina fa riscontro a Ciihillc rra, c.:illà inglese sulla costa spagnuola. Si seguita ancora a dire che Gibilterra è la chiave del Mediterraneo. In che senso? È he ne specificarlo, perché coùcslc chiavi sono faUc apposta per annchbiare la chiarezza delle idee. Oggi non è più esatto il dire che la fortezza inglese ne chiuda, propriamente parlando, l 'cnlrata. Ai lcmpi della navigazione a vela, la direzione dei vcnli e la vio lenza delle con-enti costringevano le navi che volevano uscire dal mediterraneo o entrarvi, a bordeggiare nello si.retto, ed a passare sol.lo il tiro del cannone della rocca, sollo pena di essere gillale sugli scogli della Perla (cosla occidentale della baia di Algesiras) dove ta nte nav i sono a ndate e vanno tuttora a fracassarsi nelle giornate di nebbia. Non è più lo stesso oggi per i piroscafi : essi possono costeggiare la costa africana, dove le acque sono ovunque profonde, e sfuggi re al fuoco dcll 'arli glicria più pe rfezionata. Difatti se lo stretto, nella parte più ang usta non ha c he 14 c hilome tri di larghezza, fra Gihi Iterra ed iI monte J\cho (Cueta) ne ha 2 1; a que lla di stanza i can noni di rosso calibro possono, a ri gor di termine, lanciare un proiettile, ma il loro tiro, in pratica, è assolutamente inefficiente, ed una squadra potrebbe sfilare sotto il loro fuoco senza correre alcun rischio. Perciò, Gibilten-a, sprovvi sta di navi da guerra, non potrebbe opporre alcun ostacolo alla traversata dello stretto. E tale, in realtà, non è neanc he il suo compito; invece è quello di servire ùa " punto d' appoggio" alle armale nava li ing lesi; ed è sotto tale aspetto che diventa te mibile, e c he comanda realmente l'entrata del canale. «SpicgarL: pL:rché di appoggio: I. il suo signili cato logistico; 2. obbliga il nemico a non procedere; 3. permette azioni nel te mpo c he dà loro facoltà di non impegnarsi in battaglie». Appena una voce si fa sentire in lr1ghille rra, al Parlamento , o nella slarnpa, per segnalare il progresso minaccioso di una flotta rivale, o il crescente successo di una concorre nza comme rciale, ovvero qualche lac una ncll'organamcnto rnarillirno dell'impero, subilo l' intera nazione si commuove e crede già di vedere alle po11e di Londra la rovina e la invas ione. Le sostanze della Gran Bretagna, sparse su tutti gli oceani, sono esposte a tanti ri schi e pe ri coli, che la nervosi tà irrequieta dell ' opinione pubblica si spiega. Essa è la ri sultante delle stesse cond izioni di esistenza economica e militare del Regno Unito. È noto il gra n c hiasso fatto in quL:sli ultimi anni dalla " Ballaglia di Dorking" e dal famoso opuscolo " Made in Germany".


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Ct1lia t -:Liana (ìenlilucr.i

Il Gibson Bowles ha anche lui ottenuto a proposito di Ciihiltcrra un s uccesso dello stesso gcrn;rc. Egli ha gettalo l'allarme con una instancabile perseveranza; ha moltipli cato le "quis tioni" alla Camera dei Comuni ; si è ri volto al grande pubblico col suo interessante opuscolo Ciihillcrra: un pericolo nazionale. È in conseg uenza di queste rivelazioni che il mondo intero è ora informato della forza di Gibilterra. Ne l momento s tesso in cui gli inglesi lavoravano per fare della famosa rocca. no n più solamente un "punto d' appoggio" per la flotta, ma uno stabilime nto marittimo c ompleto, si sono avveduti c he il porto, la c ittà, le caserme, i forti , tutto è situato a buona prntata per i pezzi moderni di grosso calibro che siano collocati in territorio spag nuolo s u tutto il contorno de lla baia di Algesiras. E perciò l'impero britannico ha bi sogno, per la sua dif"csa, di garantire la città ed il porto contro ogni pericolo e di assicurare alle s ue flotte un valido asilo. Non può riuscirvi che assicurandosi con la forza o con la diplomazia il possesso , o almeno la neutralità, delle coste vic ine, c ioè il contorno della haia J\lgcsiras non solo ma anche le coste marocchine dello stretto, con il sorgere di fortilìcazioni di altrn potenza le tog liere bbe libe1tà di manovra. Da c iò l'interessamento del go verno d i Lo ndra pe r tutto quello che ha attinenza colla Spagna; da c iù i preparativi fatti a Uihilterra per signoreggiare all'occorrenza le alture c he dominano la baia; da c i<'> l'attività della politic a inglese al Marocco. Da ciò finalmente la quistio ne de llo stretto. Nessuna potenza, la quale abbia interessi marittimi, sia pure di sempli ce transito pe l Mediterraneo, Francia, Ge rmania, Italia od anc he Stati Uniti o Giappone può permettere c he l' Ing hilterra, g ià assisa sulla rocca di Gibilterra, occupi la costa marocchina dello stretto, od anche un sol punto di quella costa. Ed allo stesso modo l' Ing hilterra dinìcilmcnte permette re bbe che un a grande pote nza marittima prendesse posizione di fronte a Gibilte rra. Nessun dubbio puù esservi che in caso di guerra fra l' Inghilterra ed una o parecchie potenze marittime, essa, quando non avesse la S pagna con sé, ne violere bbe il te rritorio, anche a costo di averla contro di sé, per pre ndere possesso senz' altro, de ll e posizioni circos tanti alla baia di Algcsiras, rinforzarle e mante nerle , pel te mpo necess,U"io alme no, anche contro le forze soverchianti della S pag na e magari di suoi alleati. T,a topografia dei luoghi si presta a conseguire questo scopo anche con for1,c non molto grandi . C he farebbe la S pagna qualora il suo territorio no n fosse rispettato? O subirne l' imposizione; o trovarsi trascinata in una guerra, di cui l'cllctto sa rchhc la perdita di quanto ancora le rimane de lle s ue colonie, e prima di tutto, Ceuta, i cui pochi cannoni mode rni no n resisterebbero a lungo al bo mbardamento di una squadra. Occupar Ccuta, tenere, di contro a G ibilterra, l'altro stipite della gigantesca porta, sare bbe per la potenza ing lese nel M editerraneo , un meraviglioso complemento; e ssa avrebbe allora realmente nelle mani le chiavi dello stretto; i fuochi incrociati dei cannoni delle due rive ne chiude rebbero efficacemente il passaggio.


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Si comprende quindi perché il solo fatto di occ upare da due secoli uno scog lio sopra una delle rive dello stretto, costringa gli inglesi a non disinteressarsi delle cose <lei Marocco. A varie riprese e si sono interve nuti, s ia per tentare di stabilirsi essi stessi sulla costa meridionale, sia per allontanarne un ' altra potenza . Furono essi stessi che nel 1860 arrestarono <l' un colpo la marcia vittoriosa di P1im e di O'Oonnel su Tangeri. Ma in cambio, come abbiamo detto, né la Spagna né la Francia, né alcun ' altra potenza marillima polrchhc ammettere " un mutamento che tocchi in un modo qualunque la libe rtà necessaria dello stretto di Gibilterra" come il Ministro Delcassè diceva alla camera francese nel marzo 1903.

2.4.4 Tale la 4ucslionc del Marocco nei suoi diversi aspetti e tali gli interessi che nei vari paesi ha nno. È fuori di dubbio che le potenze maggiormente interessale nella quislione siano I' Inghillc rra, la Francia e la Spagna. Per tutte le altre i I pro ble ma per quanto è sempliceme nte economico si riduce ad una quistione di porta aperta e 4uesla non è diflìcilc a risol versi. Più difficili a risolversi sono quelle che abbiano chiamata " la quistionc t.crritoriale" e quella civile ahhiamo chiamata "la quislionc dello stretlo" c he è di carallcrc internazionale. Quanto a quest'ultima, una solu zione potre bbe trovarsi nel neutralizzare la riva africana del Marocco, almeno in quelle parli dove le nuove fortificazioni farchhcro sistema con Gibilterra e au menterebbero il valore di questa se in mano inglese, o lo d iminuirebbero se in mano ad un' altra potenza. È una soluzione spesso accettata, spesso discussa, e polrchhc avere probabilità di essere realizzala, perché in sostanza si ridurrebbe al mantenimento dello statu quo delle qui stione sotto questo punto di vista internazionale. E quanto alla posizione territoriale, non è difficile prevedere che la sacri ficala sarà la Spagna; l'Inghilterra e la Francia finiranno coli' intendersi. Come sempre accade , è la parre più debol e c he prohahilmcntc reste rà ruori. Profezia del resto assai di fficilc. Ed infatti nei recenti accordi ang lo-francesi pe r il Marocco la questione è stata ri solta appunto, per quanto riguarda propriame nte lo stretto, nel se nso che la Francia cui il protcltoralo del Marocco è stato concesso non debba permettere che si erigano fottificazioni su un tratto determinato della costa marocchina, quello prospicie nte allo stretto. Tn ta l modo le condii.ioni di l'c nsivc cd offensive di questo non sono state cambiate da quelle che erano; né l' Ing hi lterra, né gli altri stati vi hanno perduto o guadagnato. li lato economico della quistione è stato facilme nte risoluto con la porta aperta. Il lato te rritoriale è stato 1isolto tutto a favore della Francia. E la Spagna? E i suoi diritti? La Spag na è stata posta da parte. Si parla di proteste di essa e di trattative sue con la Francia, che in q uesti ultimi giorni


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Fliww Gentilucci

avrebbero approdato a buon fine. Dicono che all a situaz ione si sarchhc posto riparo con un accordo tra la Francia e S pagna, il quale accordo senza ledere i nuovi diritti di quella, mantenga i nuovi dirilli di questa. Come? Vorranno concedere alla Spagna un suffic iente hinterland ai suoi Prcsidios'! Ma allora la Spagna avrchhc quasi tutta la costa mediterranea del Marocco tino alla frontiera algeri na; ma a che si ridurrchhc il protcuorato fran cese? Le daranno I' h interland di una 7.ona limitata de lla costa? E sarà una s istemaz ione provv isoria: s i può essere certi che la Francia col tempo assorbirà anche quella: farà nascere nuovi Krumiri: e li troverà facilmente ne i hcllicosi abitanti del Rif. Guai ai deboli. E l'llalia'! Interess i diretti nel Marocco essa non ne ha, scrivevo due mesi fa, ne ha diretti , s ia perché sostenendo lo statu quo nel Marocco, può assic urare a sé de i compens i altrove. Questa politica le è necessaria. Essa ha degl i interessi sulle coste al'ricanc che sono in urto evidente con que lli francesi. Non può la politica ottener delle concessioni se non facendo va lere, esagerandoli magari, gli interessi che essa ha s u punti seco ndari , per ottenere dei vantaggi sui punti principali, in compe nso de ll a sua rinunzia o del suo assentime nto. E questa linea di condotta si è seguita in realtà. 11 risullato è stato que llo dei recenti accordi: rinun zia da parte nostra a pretese sul Marocco per avere mani libere in Tripolitania. Se così è, ci pare che esso risponda all a s ituazione, purché queste mani libere si facc iano valere. Si pens i: la Francia - e l'abbiamo dimostrato - non ha inc remento bastante di po polazione per alimentare una emigrazione poderosa. Tuttavia la chilometrite o nde è affetta, la spinge ad a llargars i ancora ne l Marocco. Tanto meg lio pe r quelli che dovrebbero essere i nostri più lo ntani Jìni: quanto più la Francia si al larga in estensione, tanto più diffic ile le riuscirà di popolare la Tunisia con i suoi connazio na li. Dunque l'accordo ri sponde ai nostri interessi. E ri sponde tanto più, in quanto g li imperialisti fran cesi, mai satolli , come ha testè dimostralo il Pinon nel s uo F.,npire de la Méditerranée, c riticando pure questi accordi , dicendo c he la diplomaz ia del loro paese ha lasciato libere le mani in Tripolita nia a noi c he, con la rinunzia a lle nostre pretese sul Marocco, la abbiamo venduto il sole di ago sto, mentre sufficiente compenso ad og ni nostra co ncessione avre bbe dovuto essere lo stahilimc nlo di mi g li ori rapporti commerciali e l'aiuto del capitale fran cese, in un momento in cui l' economia germanica, per l'ullima cris i attraversata, avea dov uto privars i de l suo sussidio. Perché fare - essi do mandano - d ell e concessioni ad un paese c ui la volontà nostra potrebbe faci lmente mandare in rovi na? G li basti, co me maggiore dell e concessioni , che no i g li pcrmcuiamo di vivere! Teniamo ne nota. È ve ro che codesto imperialis mo rappresenta il nazio nali smo clericale francese, avverso all'attual e governo ed alla s ua politic a anti vaticana, ed avverso perciò al riavvic inamento de lla Francia coli' Italia. È fa cile vedere che se le conc ession i della Francia a noi non avessero dovuto ridursi che a questo soltanto - mig lio rare i rappo rti commerciali , con mi g lioramenti che se recano vantaggi a noi , ne recano a nc or maggiori ad essi; collo-


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care in Italia un poco di capitale l'ranccsc, c he è a caccia di impegni e che in Italia ne trova di vantaggiosi e di sicuri - se le concessioni non avessero dovuto ridursi che a questo soltanto, il sole di agosto lo avrebbero venduto i francesi a no i, non noi ad essi. E poi: si può dire, in fo ndo, c he grandi e vere concessioni noi ahhiamo av uto? In questi accordi in tre, la Francia e l'Inghilte rra si sono fatte un vero scambio di concessioni importanti, nel Marocco a quella, ne ll ' Eg itto a questa. Ma rra l'Italia e Francia a che si è ridotta la cosa? A no n crearsi ostacoli l'una verso l' a ltra, in Marocco cd in Tripolitan_ia rispettivame nte; un accordo a base passiva più c he a base attiva, cui è servito di fondamento da parte nostra l'achetamento palese, definitivo alla quistione tunisina. E bene è stato, giacché la soluz io ne che codesta quistione tunisina ha avuto, non è la definitiva; e no n è in virtù de lla Francia o di noi il fare che sia. La soluzione definiti va, immancabile, verrà da sé, come ho spiegato altra volta; ma a patto che si vada a Tripoli e vi si avv ii un poderoso lìotto di emigranti, cd a patto che a quanto dovrà fata lmente svolgersi poi, a grndo a grado, in Tunisia pur mentre i nostri rapporti colla Francia siano intimi si pensi molto, per accelerarne accortamente l' avven to, ma se ne parli poco.

2.5 La Thipolitania «22" lezione» <<TI lettore del nostro precede nte arti colo sull 'Albania avrà facil men te inteso a che cosa intendevamo di alludere allorquando dicemmo, che era transazione convenie nte per l'Italia que lla di lasciare mano lihcra a li ' Austria in Albania, ma a patto di compensi altrove. Avrà inteso subito che inte ndevamo di alludere alla Tripolitania. Conviene all'Italia di andare in Tripolitania? E per quali ragioni? E quali sono gli ostacoli da vincere? E quale è la politica meglio adatta per superarli'! Questo è l' argomento del presente a1ticolo » La Libia ha un 'estensione di un milione di chil ome tri quad rati con un milione appena d i abitanti. Nella Cirenaica il clima, sia per la te mperatura sia per la precipitaz ione atmosferica, è presso a poco quello della Sicilia; è un po' più caldo della T ri politania; un po' più ancora ne lla zona interna, dove è anche più rara la precipi taz ione. perc hé le alture c he la separano da l litorale trattengono il vapore acqueo dei venti umidi del no rd. E ne ppure sostanzialmente diversa da que lla de lla Sicilia è la vegetazione della regione litoranea. I .a palma datterifera vi ha capitale importanza. "La zona palmaria che circonda Tripo li - scriveva o r non è molto l'on. Gui cciardini, non certo espansionista, come impressio ne di un suo recente viaggio in Tripolitania - si estende pe r a ltri quindici chilome tri, e dopo comincia una vasta pianura ondulata, cope1ia da un leggero strato di sabbia, dove qualche raro albero di pa lma isolato in mezzo al deserto, di ce all ' osservatore che quel dese rto è raie non per voto della natura, ma per inerz ia d i uo mini e per man can za di popolazione" . Ed infatti " le sabbie" tripoline irrigate e colti vate di vengono fer-


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Lilissirne e possono essere largamente produtti ve, perché non mancano di alcun ele mento necessario alla vita vegetale, anzi contengono anche non poc hi clementi f"crtilizzanti. E quanto all 'acqua, essa si trova a poca profondità: l' uso di pozzi artesiani può triplicare il prodotto dell'oasi. La quale oasi può nella Tripolitania costiera prodursi, si può dire, artificialmente dappcrlullo, senza che occorra grande impiego di lavoro o di capitale. Nella Ttipolitania settentrio nale per lo meno 25000 chilometri quadrati di superficie - qu:.rnto l'este nsione della Sicilia - sono suscettjbili di una coltivazione riccame nte produttiva. Tra la Tripolitania e la Cirenaica, la regione Sirtica ha coste dese1te e desolate, sia per le condi zioni naturali del suolo sabbioso e paludoso, e sia soprattutto pe r il pessimo governo; tuttavia non sono rari i luoghi con acque abbondanti e con ricca vegetazione: la proporzione tra le te rre sterili e le produttive non è punto svantaggiosa per queste ultime. Nella zona più intern a della Sirlica vi è un vasto gruppo di oasi, specie nella regione del Giofra e in quella della Sella. Tali o asi producono gran copia di ortaglie e di frutta. Qua nto alla Cirenaica, la coltivazione vi può essere addirittura fiore nte, sia lungo la zona litoranea, sia nel retrostante altipiano. La fertilità del suolo potrebhc compensare ad usura le fatic he di un ' industriosa agricoltura. Ora l'unica risorsa di questo feco ndo paese è la pastorizia nomade; è spopolato. Nel Sahara tripolino, nel Pezzan e nel deserto libico, retrostanti rispe ttivame nte alle regioni della Tripolitania, della Si1tica, dell a C irenai ca, rrcquc nti sono le oasi, per quanto più scarsa, certamente, ri spetto alla totale superlìcie, sia qui la parte suscettibile di una coltivazione rimuneratrice. Sicché in complesso, quando anc he di prospettive di commercio con l' interno non si voglia Lcncn: ness un conto, e le probabilità di commercio si voglia no restringere soltanto a quelle di sca mbi o fra madre - patria e coloni, astraendo addiritn1ra da qualsiasi traffico con l'hinterland - il che è una supposizione ollrcmodo pessimista - si comprende da quel poco che abbiamo detto in modo affatto riassuntivo, che in Tripolitania vi è vasto campo all'emigra zione europea, se nza che a questa occommo grandi capitali per una messa in valore suffìcientcmcnlc rimunerati va. Questa concl usione ormai è un fatto acquisito: occorre semplicemente ricordarla. Quale delle nazi oni mediterranee può essere in grado di ripopolare la " Libia"? Non certamente la Francia, c he ormai è colpita da para lisi nell ' incremento della sua popolazione, e che nelle stesse sue colonie rimane addietro agli europei per importanza numeri ca. E neppure la Spagna, che tra i paesi europei è uno dei me no de nsame nte popolati, e c he manda già uomini in /\lgeri a e no n ne potrebbe mandare altrove. E' I' llalia la sola nazione dell ' Europa meridionale, c he abbia una fo rte eccedenza delle nascite sulle morti, e la cui popolazione emigri fac ilme nte: questa meglio d ' ogni allra, sa adaltarsi ad og ni genere di vila. I siciliani, in specie, troverebbero nella Libia settentrionale un cl ima non molto di verso da quello della loro patria, e potrebbero atte ndervi alle stesse coltivazioni del suolo, cereali, vigna, ulivi ed alberi fruttil"cri d ' og ni specie. In pochi anni centinaia di mig liaia


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di italiani potrehbero rovesciarsi sulle spiagge della Tripolitania e della Cirenaica, creandovi come una nuova llalia, sulle rive di quel mare da c ui g li occhi nostri no n avrebbero dovuto mai essere distolti pe r correre dietro a vani m1ragg1. Né qui è il caso di invocare un'osservazione analoga a quell a che facemmo, a proposito dell'Albania, prendendo per termine di confronto la Sardegna. Non vi è conlrad<liz ionc fra l'osscrvaziom; che a llora facemmo, d ella non convenienza de lla colonizzazione dell'Albania per sé stante, e la tesi, che ora sosteniamo, della convenienza di colonizzare la Tripolitania; g iacché l'Albania ha <lensilà 48 e la Sardegna 32, mcnlre in Tripolilania la <lcnsilà non è che <li I sollanlo; e quindi anc he ammesso che la quarta parte soltanto della s uperlìcie tripolina possa essere paragonabile alla Sardegna - e vi è invece più del quarto di condizioni mi g liori della Sardegna - richicdcrchhe pur sempre il posto per selle od otto nùlioni di e migranti almeno, sen za che l' organis mo econo mico italiano dovrebbe sottos tare ad uno sforzo maggiore di quello che permettano le sue condizioni altuali. D a ciò s' intravede g ià quale s ia l' importanza della Tripolitania pe r l'Italia. Ma altre ragioni vi sono. Non direm o <lei fa llo polilico-rni lilarc, s pesso margi nale, de l polcr disporre di baie come Romba e Tobruck, dove pe r concorde parere di tutti sarebbe fac ile far sorgere una piazza marillirna a breve di slanza <la Biscrla, e capace - come spesso si dice - di neutralizzare l'azione di questa nel Medite rraneo. Codeste cons iderazioni di un imperia lismo alla vecchi a maniera, non han no g rande valore per noi; perché <li piazze marillime nel Medilerraneo I' llalia ne ha abbastanza; non ha abbastanz a di navi, e queste occorrono più che quelle; ed il concetto di una piazza c he ne neutralizza un'altra è, in sostanza, un sofi sma g rossolano. L'esis lenza d i q uesle baie ha un valore, si, ma in un a llro senso: che, cioè, essa deve essere di sprone per noi ad occupare prontame nte la Tripo litania, se non vogliamo c he ci vada la Francia; se non vogliamo che ci vada la Cìcrrnania, la quale ha i coloni senza le co lonie, a diffe renza della Prancia che ha le colo nie senza i coloni; se non vogliamo, infine, che ci vada l'Inghilterra , la quale, quanto a hasi marillimc nel Medite rraneo, è l.utl' allrn che in huonc condi zioni in rapporto a ll a sua potenza navale: ta nto è ve ro che a cag io ne appunto delle nostre basi, più che d elle nostre navi, le è vantaggiosa la nostra alleanza nel Medilerraneo. Bomba e Tohruck per l'lnghillc rra polrchhcro diventare preziose. Le rag ioni vere, per cui la Tripolitania è importante per rita li a, si riassumono, secondo noi, soprattutto in questi concetti : la Tripolitania può essere occupata densamente da italiani senza che sia richiesto g rande sforw di capitale;

ed occupata densarne11te da italiani, diventerebbe un centro di irradiazione, dapprima, verso la Tunisia, poi di lento assorbimento della Tunisia medesima. E' questo, secondo il nos lro rno<lo <li vedere, il concc llo a lunga vc<lula che l'azio ne nostra ne l Mediterraneo dov re bbe tener presente. G li imperiali sti di Francia atlrihui scono sc111.'a l1 ro a l loro paese l' crc<li1l1 di Roma sul Mediterraneo. Ma alla I ,. rancia manca - pe r rag ioni cssenzialmenle economic he - la v i11ù de i lombi; il suo ri sparmio è g rande; ma le mancano g li


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uomini; onde è inevitabile che, più o meno prossimamente, il suo impe rialismo debba rompersi contro questo irrefrenato accrescimento di altri popoli , fra cui gli italiani. E' hcn noto il tallone d 'Achille della colonina7,ione francese più la mancanza di uomini, e lo aver disconosciuto che nelle condizioni in cui trovasi l'economia francese, poteva convenirle ed essere duratura la coloni zzazione capital istica, di piantagioni, non 4uclla di popolamento. «La Tunisia pertanto non può rimanere a lungo e indefinitamente francese: non ci sarà bisogno di crisi: già i fatti stanno meditando le ragioni offe11e dalla geogralìa, poiché Tunisi doveva essere ital iana. I ,a presenta di un forte poderoso nucleo italiano a Tripoli non creerebbe una trasformazione della Tunisia che è fatalmente scritta nelle pagine della storia; ma ne annuncerebbe l'avvento». Tale considerazione, a parere dello scrittore di queste pagine, è così potente, ed egli vede con tanta chiarezza quanto afferma, che non esi terebbe a dichiarare conveniente per noi la coloni zzazione della Tripolitania, quand 'anche essa presentasse condizioni non favorevoli di quelle che ha realmente. Gli imperialisti francesi, come il Pinon, ad esempio, non vedono che il lato militare della cosa, infeudati come sono, alla speciale concezione che si formano dell'espansione, concezione che del resto è liglia delle loro condizioni economiche e demografiche. E dicono c he a Tripoli noi miriamo ad andare non già perché essa costituirehhc una colonia, ma perché vi troveremmo il posto pe r un'eccellente posizione tra Biserta e l'Egitto, dalla quale potremmo eserci tare una decisiva inllucnza sui desti ni del Mediterraneo; perché, cedendo alla corrente delle nostre passioni, pii:, che alle suggestioni dei nostri inte ressi, ai ri cordi del passato, alle tradizioni di grandezza, al fascino del concetto romano del "mare noslrum" più che alle rcalità presenti , aspiriamo alla Tripolitania come all'inizio di un sogno, la dominazione militare italica nel Mediterraneo. Ecco: che in Italia vi possano essere delle menti squili brate, le quali corrono appresso a 4ucstc fantasticherie solo perché non sanno quel che si dicono può essere: anzi disgraziatamente è. Ma c redere che tra costoro siano compresi lulli coloro i quali vorrebbero che si andasse a Tripoli, è assolutamente un errore. Si mira a Tripoli scmpliccmcnlc per le buone condizioni che essa offrirebbe alla nostra emigrazione, nello stato economico in c ui siamo; e si mira a Tripoli perché - cd in questo non so quanti la pensino come noi - essa dovrebbe essere il punto di partenza di una più rapida, pacifica italianizzaz ione della Tunisia, che, d'altronde - può spiacere ai francesi di sentirlo ma è così - è un fallo inclultahi lc. Che le coste di Tripoli e della Cirenaica non debbano cessare di essere turche se non per divenire italiane, è cosa che è entrata nel sentimento pubblico nostro. Fatto strano, negli annali delle nostre aspirazioni coloniali, anche il partilo socialista conviene in ciò: tutti ricordano come alla Camera nostra il Deputato De Felice si mostrò addirillura fautore di una prossima spedizione, ed il Deputato Morgari, mandato a Tripoli nell ' inverno de l 1903 dal giornale socialista " l'Avanti", ne ritornò con conclusioni molto ottimiste. Ormai è generale il sentimento che dopo il possesso dell'Egitto preso dall'Inghilterra, dopo quello della Tunisia preso dalla lirancia, l'Italia abbia ormai una vera ipoteca politica sull a Tripolitania.


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E, bisogna anche dirlo, queste nostre aspirazioni sono, a parole almeno, riconosciute da quelle stesse potenze che più sarebbero interessate a contrastarcele. Così daJla Prancia come dall 'Inghilterra, i nostri "diritti" sulla Tripolitania chiamiamoli così anche noi - sono stati esplicitamente riconosciuti. Ma alle dichiarazioni a parole, si pongono limitazioni nel fatto: la Tripolitania sarà certamente italiana: ma quando l' impero ottomano si sfascerà! Così di andare a Tripoli si parla sempre e non ci si va mai. Il che vuol dire che ostacoli seri vi debbano essere. A quanto può comprendere chi sta fuori dai "misteri" della diplomazia, le diffi coltà si intuiscono. La Francia ha interesse allo statu quo in Tripolitania: quella stessa l ;rancia che poi, rig uardo al Marocco, afferma che lo stalu quo è insostenibile. Non è già, s' intende, dicono gli imperialisti francesi, che la Francia ahhia delle vedute sull a Tripolita nia e la Cirenaica; il dominio africano della Francia - essi dicono - è ahhastanza esteso (e già troppo esteso, diremmo noi) perché essa abbia da invidiare ad altri ·'qualche oasi e qualche migliaio di ettari di steppe e di deserti"; è perché costituisce un pericolo per la Francia lo stabilirsi che una delle potenze della triplice faccia sul fia nco dell'A lgeria-Tunisia, giacché allora la Francia, in caso di gue rra, dovrebbe difendere anche i suoi con lini africani contro gli italiani stahilitisi a Tripoli. ,~E' la soli ta verità del non guardare che al lato militare soltanto dell'espansione coloni ale» . Ad ogni modo codesti imperialisti concludono con l'avvertire l'Italia che non ci sarebbe speranza di mantenere il "ravvicinamento" tanto penosamente elaborato fra le due "sorelle latine", se I' llalia andasse a Tripoli , perché la nuova vicinanza creerebbe nuove ragioni di conflitto. specie per cagione del l' hinterland tripolino. Questo quanto alla Francia. Veniamo all'I nghilterra. Che a questa debba far comodo che la spiaggia della Cirenaica, ove sono le due belle baie, resti in mano del governo turco, da cui nulla ha da te mere, piuttosto c he cadere nelle mani di una potenza e uropea capace di crearvi d egli impicci sul fianco della linea marittima di Suez, si comprende. Ma si compre nde me no come queste difficoltà si facciano all' Italia, pur riconoscendole un diritto per l'avvenire. L' intonazione dei grandi g iornali inglesi poco tempo fa, non lasciava luogo a dubbi sulla poca adesione che l' Italia avrebbe trovato a Londra, quando avesse preteso d i dare seguito ai suoi disegni, e sul singolare interessamento che il governo e l'opinione pubblica britannica spiegavano a che le rade del Barca rimanessero tuttora dese1te ed inutilizzate sotto la bandiera ottomana. D' altra parte corsero voci, smentite invero, ma forse non del tutto prive di fondamento, di intendimenti dell' Jnghilterra su quelle baie. E non sono notizie I ... ] per chi conosca le vere condizioni delle baie mari ttime dell'Inghilterra nel M editerraneo. E la Cicrmania'! Quanto al nostro alleato nel contine nte, l' impero germani co, da quando esso ha cominciato una così intensa espansione di interessi nel la penisola balcanica e nell' Asia minore, non gli è certo gradito q uals iasi atto c he possa recar danno o di spiacere ad Abd-ul- Ham id. Sicché no n è improbabile che anche quel governo ahhia l'atto sentire


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ali ' llalia che se è cosa intensa debba a q uesta toccare un giorno la Tripolitani a, non è lecito prenderne delle anti cipazioni con la forza fin d' ora, perché si suscilc rehhe un vespaio e si aggiungerebbe nuova esca al fuoco che va accende nd osi nella penisola haleanica. Tutto ciò spiega perché, malgrado il suo evidente interesse, malgrado che grandi resistenze militari no n ci sare bbero da vincere - non è qui il luogo di fare un esame militare della questione - l'Italia aspetti ancora. E se veramente ciò è necessario, bene sta. Ma nell'attesa, non si dimentic hi che la nostra iner1.ia, per ossequio al desiderio pur degli amici, non ispiri invece ad al tri un momento di audacia, sicché anche qu esta volta l'llali a rimanga a mani vuote. E ' il caso di dire: dagli ami ci mi guardi lddio. Le recriminazioni dopo sono superflue: specie quando si tratti di spoglie di quel carcame imputridito che è l'impe ro ottomano: chi riesce a prenderle, le conserva. Giacché, come crediamo di avere ampiamente dimostrato, la questione della Tripolitania per l'Italia va ,molto al di là - se non andiamo errati - della semplice questione di una zona di te rra va ntaggiosa ai nostri emi granti siciliani. Si tratta di prendere posizione fin d 'ora pe r avvenimenti no n d' indole g uerresca c he a nostro pare re non po1ranno non maturarsi. Ora in politica i g randi fatti non si pre parano all' ultimo quarto d' ora. «F.' per queste ragioni, per l'importanza grandi ssima c he f ... l ad una relativame nte pnmla occupazione della Tripolitania, che a noi non sembra buona politica quella dcli' llalia, la quale ri sponde alle sue aspi.razioni in dirci.ioni di vergenti e non sa risolutame nte rinunciare ad una di queste - quella che pe r lei è me no vitale - t... ] di ottenere in compe nso in tutt'allra direzione - la Tripolita ni a - [... ] meno libe ra davvero e non a parole soltanto! Anzi c he pe rsistere in un pavido e timido gioco di altalena, una cosa sola bisogna volere, ma quella ferma mente volerla!»

3. Francia e I nghiltcrra nel Mediterraneo 3.1

Nel Medite1rnneo - come in og ni altro mare del resto, la preminenza di for1.e è in gran p arte determinata dalla polen:1.a navale di c ui si dispone. Ma codesta

potenza navale non è soltanto data daJle navi; è data anche dalle basi. Quando queste manc hino, l' azione delle navi non può spiegarsi. Il problema della quanti tà delle navi è essenzialmente fina nziario per l'Italia e per la Francia; per l' Inghilterra è un problema soprattutto politico. Giacché me ntre sollo questo aspetto Italia e Francia sono in ecccllcnli condi zioni , non può dirsi altrettanto dell' lnghillcrra, le cui basi - Malta specialmente - hanno una dehol ezza intr inseca, che deriva loro da questa grande contraddizione: c he mentre devono servire di base all'azione della flolla, esse medesime, a loro volta, non hanno che una hcn limi tata efficacia se il mare non


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è tenuto libe ro da quella stessa flotta a cui devono serv ire di appoggio. E poiché è questa una premessa necessaria della nostra politica mediterranea, è bene discuterla con un po' di c ura. Verremo a questa importanlc conclusione, che anticipo fi n da ora: una delle due maggiori pote nze marittime del Mediterraneo - l' Inghilterra - ha assoluto bisogno di no i per poter fare contrappeso all' altra; e ne ha bisogno essenzial me nte non tanto per il concorso di navi che noi possiamo recarle - il c he certamente ha pure il s uo valore - quanto per le nostre eccellen ti basi marittime e per la necessità c he l' Ing hilterra, senza territorio proprio nel Mediterraneo, ha sete di un vasto tenitorio su cui possa vcltovag liarsi. «E come corollario: se l' Italia e Francia sono d'accordo, l' Inghilterra -almeno per quanto riguarda il Mediterraneo - deve stare necessariamente con esse e non può stare contro di esse»

3.2 Maddalena, Spezia, Taranto sono eccellenti basi nostre. Tolone, Prnto Vecchio e Biserta sono ottime basi francesi. Su Biserta gli imperialisti francesi - e fra questi il Pinon - dicono molte cose insussistenti o esagerale. Tale ad esell)pio c he se Biscrta in mano degli italiani fosse divenuta una piazza marittima come la stanno organizzando i francesi, la terza Roma avrebbe potuto dire del Mediterraneo, come la prima, dopo la distruzione di Cartagine: "mare nostrum" ! "Ed è cosa insussiste nte cd esagerata; perché se realme nte pei nostri lini nel Mediterraneo ci avesse fatto comodo di avere una buona base precisamente nella regione di mare ove ora è Riscrta, nulla avre bbe potuto impedirci di creare tale base sulla costa sud-occidentale della Sicilia. Ri serta in mano nostra non avrebbe a umentato le nostre attitudini offensive nel Mediterraneo. Iliserta in ma no dei francesi ha, invece, considerevolmente aumentato le attitudini offensive loro. L' Inghilterra non fu bene ispirata quando non seppe e non volle opporsi decisamente a c he i francesi andassero in Tunisia: coi nostri interessi non salvaguardò sufficientemente i suoi . Perc hé con Biserta, la Francia si procurò una seconda To lone: invece di una sola grande base ne ebbe due, in grado di facilitare molto e rendere più spedita, più libera l' azione delle sue flotte. E queste due basi della Francia non sono isolotti o ammassi di scogli, pri vi di risorse, perduti in mezzo al mare, lontani dalla madrc-palria. Esse hanno invece dietro a se tutte le risorse della vecchia Francia e della Francia africana. Queste due basi con in mezzo il rifugio di Porlo Vecchio - anche a non consideralo che come rifugio - danno eccellenti condizioni all ' azione delle flotte francesi in tutto il Mediterraneo occidentale.

3.3 In ben altre condizioni si trova l'Inghilterra. Di Gibilte rra dire mmo trattando la questione del Marocco. Diciamo ora di Malta. Ancorata, come un vascello da g ue rra, quasi attraverso al lungo canale c he


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Catia /~'/imw Gnllilucci

separa l' Africa dalla Sicilia, Malta trovas i al ce ntro geografi co del Mediterraneo. Non è facile lig urarsi un contrasto più nettamen te definito di quello che esiste fra i 16000 maltesi che vivono sul ristretto terri torio dell ' arcipelago, ed i I0000 inglesi che li govermmo. Fra le due razze nessuna intimità, nessun te ntativo di fusione; esse sono sep arate oggi come un secolo ra. All'Inghilterra occorre l' isola ed il porto per la difesa de l suo impero marittimo, ed essa lo pre nde a prestito dai maltesi; in cambio essa li protegge nel loro commercio estero, dà loro l'ordine, la pace, una buona polizia e, purché non ostacolino la sua politica e non incaglino i suoi lavori di difesa, rispetta, in massima, i loro usi e le loro secolari istitu zioni. Attiva, commerciante cd industriale, la popolazione delle isole si accomodava del regime britannko abbastanza volentieri fi no a questi ultimi tempi. Essa ha conservalo de lle sue orig ini fe nicie cd africane e delle sue affinità con gli arabi , un fatalismo rassegnato; avendo visto sorgere e cadere tante dominazioni, par che dica: che importa il padrone di oggi, purché Malta sia tranquill a e prospera? Egli passerà come gli altri son passali' Finché le sue tradizioni ed i suo i costumi sono rispettati, il maltese manifesta volentieri il suo fervore realista con un 'esuberanza tutta meridio nale. La li berazione di Ladys mith provocò due giorni di gioia delirante; alla vettura del governatore fu rono staccati i cavalli fra le acclamazioni e le grida d i entusiasmo; alla morte della Regina Vittori a il popolo diede segni di essere sinceramente afflitto. Ma presto sopravvennero incidenti, che diedero prova della mohili tà dei sentime nti dei maltesi e del loro attaccame nto a tutto ciò c he essi considerano come i loro diritti e le loro li bertà. Il viaggio di Charnbcrlain a Malta apri il conflitto. In un discorso all.czzoso, il ministro de lle colonie parlò dei sacri lìci che alcuni possedimenti imperiali erano obbligati a rare ag li interessi generali de lla difesa dell'impero, ed annunciò che sarebbero state prese delle misure per rendere sempre piL1 ing lese l' isola e per imporre la lingua de lla metropoli quale lingua uffi ciale a pari de l dialetto maltese e con esclusione de lla lingua italia na. Ne e merse un ' agitazione VIVISS Lma.

La noli zia di questi provvedime nti provocò a La Va lletta il più vivo malcontento: i maltesi, in stre tto vicinato con la Sicilia e con le province meridio nal i della penisola, ha nno necessariamente con esse frequenti rapporti commercial i: l' Italia è in un ce,to qual modo, la lo ro metropoli intelle ttuale. Inoltre i maltesi temevano che l'introduzione de ll a lingua inglese permettesse in avve nire di chiamare degli inglesi a tutte le posizioni urticial i c he erano ancora ri servate ag li indigeni. D'altronde il fa tto di mularc qua lche cosa a lle sue istituzioni tradizionali sarchhc bastato a sollevare lo sdegno de lla popolazione. Sopravvennero nuovi incidenti, c he intrattennero l'agitazione ed aggravarono le dirlì coltà. Il g iuramento di Edoa rdo VII, fatto al suo avvento al trono con le a ntic he formule e col quale il Re gi urava di "combattere la supe rstizione cattolica", urtò nel vivo i sentimenti dei maltesi.


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Per protestare contro i provvedimenti re lativi alle lingue e contro le nuove lasse imposte da l governo, il Consiglio legislativo ricorse all'ostru7.ionismo: il Colonia/ Office di rimando, in nome degli interessi generali dell 'i mpero, compressi da questa agitazione, intollerabile in una piazza forte, usò de l diritto di legiferare pe r via d'ordini in consiilio, che gli conferisc e nelle circostanze critiche la costituz ione maltese del 1887. Malta, infatti, si trovò posta sotto il regime arbitrario dei decreti. Petizioni degli abitanti al re, rifiu to di volare il hilancio, gravi incidenti di violenze, null a avrchhc al certo ritardato l'attuazione dei provvedimenti dec isi dal Chamberla in se, all ' opposizione deg li indigeni, non si fossero aggiunte de lle serie consideraz ioni polirjche. La campagna iniziata a Malta dal Chamberlain contro la lingua italiana, aveva subito provocato nella penisola una irritazione, c he si traduceva in articoli assai vivi nella stampa patriottica. I ,a sociclà " Dante Alighieri" si commosse dell 'ostracismo d i cui era oggetto in un arcipelago tanto prossimo alla Sicilia, la lingua che essa s i propone di propagare: essa decise di aumentarvi la sua attività e di crearvi nuovi sonocomitali. Questi cd altri simili inc identi, e rano di per sè stessi di poca grav ità; ma, accadevano in un momento in cui il " ravvicinamento franco-ita liano" poteva far temere un cambiamento della politica italiana nel Mediterraneo. Fu questa la ragione che ispirò al gabinetto britannico il desiderio di non urtare il patriottismo italiano. Si pensò a Londra che nel momento in cui l'Inghilterra aveva nel mondo difficoltà tanto gravi, no n valeva la pena, per lo scarso ed incerto ri sultato di anRlicizzare una piccola isola, fare tani.o chiasso e mette re a pcri gli o un ' amicizia preziosa. Cerio è c he alla fine di gennaio 1902 C hamberlai n, rispondendo alla Carnera dei Com un i ad una interpellanza del Signor Roland, pur affermando che l'ordine sarebbe mantenuto energicamente a Malta, ann unc iava il ritiro parziale de i provvedi me nti che avevano provocato tutta questa agi tazione: " la nostra condotta, diceva il ministro delle colonie, pare sia stata fraintesa in Italia, dove ha cag ionato di spiacere cd irritazione; sarebbe deplorevol e che un mal inteso alte rasse o diminui sse rnenoma mente le simpatie che hanno esistito, e c he, speriamo, esisteranno per molto tempo, fra l'Inghilterra e l' lla lia. In 4uanlo alla proclamazione relativa alla sostitu zione de ll ' inglese a ll ' itali ano, se, mediante un compromesso. possiamo dissipare il dispiacere arrecato ai nostri buoni alleati, gli italiai1i, no i ri ti reremo 4uc lla proclamal.Ìlmc; noi la riti reremo senza di scussione, fiduciosi nell ' avvenire''. Questo innegabile recedere del ministro de lle colonie produ:;sc in ILalia ottima impressione, cd a Malla una di stensio ne degli animi; ma non per questo l'ag itaz ione a Malta fu calmata; giacché se, da un lato, pe r non ferire il sentimento degli italiani, l' autoritario ministro aveva ceduto sull a questi one de lla lingua, dall'altra, nei rapporti coi rnallesi, egli ricorse a misure che restringevano magg iormente l'influe nza dell 'elemento locale nel governo de l!' isola. Questa esplosione di malcontento di una inte ra popolazione, 4ucslo disaccordo, c he ril eva un prol"ondo di ssenso, non sarebbe tullav ia che uno de i p iù


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lievi incidenti provocali dalla politica di unificazione e di concentrame nto imperiale che seguiva il Signor Chamberlain, qualora avesse avuto per teatro qualche lontano ,u-cipelago; ma manifestatosi nel centro stesso del Mediterraneo, esso ha dimostrato c he l' Inghilterra vi è hc n lungi dal trovarsi in casa propria. Essa non ha alcuna affinità di lingua o di razza coi popoli che ne abitano le coste; non li intende, né è da essi intesa: essa vi è pole nte per il numero delle sue corazzate e per la solidil~t delle sue fortezze, ma non vi ha radici in alcun luogo. E' perciò c he l'esperimento tentalo a Malta sotto gli occhi ed a qualche ora di navigazione dalla Sicilia, dall' Italia e dalla Tunisia, presentava seri inconvenienti per la politica ing lese; essa ha posto in evidenza un disaccordo radicale fra queste due forze obbligate a vivere assieme e ad accomodarsi l' una con l' altra: Malta cittadella inglese, e Malta maltese. Malgrado i suoi cannoni ed i suoi soldati, Malta, abba ndonala a se stessa, senza notta nei suoi porti, sarebbe a ncor meno tem ibile di Gibilterra. A 80 chilometri dalla Sicilia, a :mo dal Capo Bon, essa non comanda lo stretto; ma costitui sce il punto di appoggio, il centro di rifornimento e di riparazione, la hasc di operazione della llotta del Mediterraneo . E' questo il suo compito militare. Ma, per quanto be n coltivata, Malta, la cui popolazione è assai densa, è lungi dal produrre ciò che è necessario alla sua esistenza e a quella della sua g uarnigione; nu11 di versamente da Gihilterra, essa non potrebbe vivere senza c hiedere ai paesi vicini, a Siracusa, a Tripoli, a Tunisi, all'Italia, all'[ng hilterra, il bestiame, il grano, il carhone, tutte le derrate c he le sono indispensabili. Ma in tempo di guerra questo rifornimento per via di mare diventa diflìcile. L'esistenza stessa della hase dipende dunque da quel dominio del mare a cu i essa deve servire di appoggio. Il governo inglese vi supplisce accumulando, con grandi spese, in giganteschi silo delle quantità prodigiose di viveri e di provviste di ogni natura; e normi botole, alla superlìcic del terreno , svelano, in alcuni punti della città, l'esistenza di questi magazzini sotterranei. Lo stock di carbo ne è incatastato al rondo di due porli, in g randissimi depositi ; una parte, g ià caricata su dei chalands, è pronta a venirsi a di sporre a fianco delle navi ; si lavora allualrnen tc a collocare nuov i apparecchi che permettano di riempire assai presto le stive di un ' intera squadra. Lord Charlcs Bcrcsford, membro della Ca mera dei Comuni , quantunque ammiraglio in attiv ità di servizio, ha denunciato nel 1902, q uale prova di un a grave negligenza, c he se la guerra fosse scoppiata nel 1899, non si sarebbero trovate a Malta c he 40000 tonnellate di carbone e 13000 a (iihiltcrra! Da queste cifre si può dedurre l'importanza dello stock che l'ammirag lio è coslrclto a mante ne re a Malla; è ve ro però che le sue spese sono notevolmente diminuite dal fallo che La Valletta è un porlo di commercio assai freque ntalo, e che la vendita del carbone ai piroscafi di passaggio rinnova naturalmente la provvista di combustibile fresco. Malgrado la cura molto onerosa c he hanno g li inglesi di mantenere al completo di guerra le loro provviste di carhone e di viveri , è qui c he si manifesta l' inc urabile dcholezza di M alta, come quella di (iihilterra. Per quante precauzioni si prendano, esse sono sempre minacciate in caso di prolungale ostilità o di blocco ;


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esse non troverebbero dietro i loro cannoni e le loro squadre, né il patriollisrno di una popolazione inglese, né le molteplici risorse di un gran paese. Nel Mediterraneo la Gran Bretagna è stretta alla doppia necessità di esservi sempre padrona del mare e di polcr sempre fare assegnamento sulla benevola neutralità di una delle grandi potenze continentali; la quale permetta alle flotte inglesi di trovare rifugio, di rifornirsi e di ripararsi nei suoi porti, e che s'incarichi dcll'approvigionamento dello scoglio di Gibilterra e dcli 'arcipelago maltese. Sicché, per g li inglesi, nel Mediterraneo, la supremazia m.ilitare è intimamente unita ad una questione politica: essa ne dipende. L' egemonia militare della Crran Bretagna nel Mediterraneo non si appoggia sopra una lunga distesa di coste, ma sopra alcuni punti isolati e lontm1i. Mille ed ottocento chilometri, senza una spiaggia, senza un porto inglese, separano Malta da Gihillerra. Queste condizioni sfavorevoli sm·ebbero attenuate assai se nell ' intervallo l' Inghilterra possedesse un terzo punto di appoggio, una terza fortezza. Porto Mahon, ru per essa la Malta del XVIII secolo e la mig liore posizione strategica del Medite1rnneo occidentale, a 580 mig lia da Malta e 430 da Gibil terra, su lla via di Marsig lia e Tolone all'Algeria. Uomini quali Sir Charles Dicke, come l'ammiraglio Bcrcsford, il comandante americano Mahan, non hanno esitato a consigli ai·e al go verno di Lo ndra ad impossessarsene tìn dall ' ini 7.io di una guer-

ra con la Francia, contemporaneamente alla cornice della baia di Algesiras. Ed infatti all 'epoca degli incidenti di Fasciola, la squadra inglese si teneva nelle acque delle Baleari, pronta ad occupare Porto Mahon. L'unione delle rorze spagnole alle forze francesi, che deriverebbe probabilmente da un tale attentato, pare, a quegli scrittori, un inconveniente troppo lieve per bilanciare l'immenso vantaggio della sicurezza data a Gihillcrra e del possesso di Minorca. Ad ogni modo la storia dimostra che l' Inghilterra non ha mai mantenuta la sua potenza mili tare nel Mediterraneo, se non legando alla sua politica l' uno o l'altro dei grandi Stati che ne occu pano le coste e ne posseggono i porti. Durante le guerre della prima repubblica Nelson aveva fatto del regno di Napoli e della Sicilia la sua base d ' opcrazioni ; cd in questi ultimi anni l' Inghilterra, da noi "suoi buoni alleati" per servirci del! 'espressione del Signor Chamberlain, aspettava assai meno, in caso di guerra con la Francia, un' attiva collaborazione delle nostre squadre, che la libertà di di sporre dei nostri arsenali, e la facoltà di rifornirvi senza pericoli le sue flotte di vettovaglie, di carbone, di materiale. Si ponga mente a queste considerazio ni ; si rinetta che A lessandria è troppo lontana dal Mediterraneo occidentale, dove nell' ora decisiva sarebbero giocate le supreme partite; si pensi che Riserta pesa assai nella bil ancia di questi rapporti marittimi sollo il punto di vista delle basi, e si verrà alla conclusione che l' Inghilterra in nessun modo potrebbe conservare una preponderanza nel Mediterraneo rispetto alla Francia, se non ha l'Italia con sé. Q uesta concl usione deve essere a sua volta uno dei pu nti di partenza, una delle premesse d i ogni nostro ragionamento politico. E come essa spiega la


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costante benevolenza, che - a parte il sentimento - l' Inghilterra ha sempre avuto per noi ; come essa spiega pure il rapido cambiamento di rotta che - incidente sintomatico - pur l'autoritario Chamhcrlain fu costretto a fare nella piccola qui stionc di Malta tosto c he si vide che essa feri va il sentimento degli italiani; essa deve ancora fornirci due ammonimenti: il primo che la nostra amicizia è necessaria all' Inghilterra assai più di quanto i nostri uomi ni di Stato abbiano mostrato di c redere in occasione non lontana, allorquando, dopo Fasciola, permisero che Francia cd lnghiltcna potessero accordarsi ai nostri danni per comporre i loro dissensi; la seconda, che in ques ti recentissimi accordi in tre, non si deve smarrire la via : l'alleato naturale dell ' llalia nel Mediterraneo è l'Inghilte rra, pe rché con essa vi sono fortissimi interessi comuni, mentre con la Francia, malgrado i recenti accordi, permangono tuttavia gravi interessi in conflitto, che non sorgono ora, ma sorgeranno un giorno. E' l'evidenza delle cose c he lo dice. Si può seriamente immaginare che l'offa, g ittata all'Italia, di perrncllcrlc che vada a Tripoli, possa fare scomparire defini tivamente quella strana condizione di cose, per cui la Francia conserva il dominio politico di una vastissima zona africana, la quale non è né può essere colonizzata da fra ncesi, bensì da italiani? Si narra c he un g iorno dell'apri le ' 87 .lules Ferry, visitando sopra una imbarcazione il lago di Riserra, preso di a mmirazione alla vista di quel largo specchio d' acqua, con l'anima piena di ricordi e di pensieri di grandezza futura, abbia esclamalo: "questo lago, per sé solo , vale il possesso della Tunisia tutta intera: si, o S ignori , se ho preso la Tunisia, è stato per avere Biseita". Dunque ad un semplice pensiero di cosli1u1.ione di una base marittima sulle opposte rive del Mediterraneo, sono sta ti sacrificali interessi e aspirazioni italiane ben più potenti , come ho dimostrato. E' possibile che tutto questo non dchha conte nere il germe di gravi dissidi av venire? Ma - si puì> domandare - i recenti accord i anglo-francesi - secondo i quali non soltanto nel Mediterraneo, ma anche altrove sono stati regolali paci licamcnlc gli interessi delle due potenze - a Terranova, nel Madagascar, nell 'Afri ca occidentale, nel Siam - non portano, come conseguenza che l' Inghilte rra - allontan ate le ragioni di conflitto con la Francia - abbia me no bisogno della nostra amicizia nel Mediterraneo? La risposta non può essere c he negativa: e la mi glior prova è che dopo tali accordi non per ciò l' Inghilterra ha a bolilo le sue sq uadre del Mediterraneo: e se le squadre ci sono, è perché - mal grado g li accordi - non si esclude la p ossibilità di conflitti; e se in conflitti non sono escl usi, ci vogliono per l' Inghilterra basi solide, che essa non può avere se non da noi. Giacché gli accordi non possono di strnggere il fallo c he il Mediterraneo è il luogo dove si intrecciano i maggiori interessi del mondo: vi è in esso un lascio di linee commerciali partenti dai di versi punti dell ' ori zzonte e uropeo e convergenti sul Canale di Suez, rispetto alle quali tulle le altre del mondo non sono comparabili ; le strade più attive del commercio universale si incrociano in questo mare: esso è il luogo dove si stabiliscono le relazioni di 350 milioni di europei con 250 milioni d' indiani e 400 milionj di cinesi, cioè un miliardo di uomini , che rappresentano i due Lcrzi nie nte meno dell ' umanità intera!


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4. La Triplice e la Duplice alleanza 4.1 Ai suoi inizi la lriplice alleanza parve un connubio mostruoso. Si videro da un lato unite insieme l' Austria e I' llalia, cui divideva lutto un passato di lotte, alle quali erano collegati i più bei ricordi patriottici del nostro risorgimento c 1c tradizioni eroiche della gcncrazione che aveva formato l'Italia ed aveva sofferto per essa. Dall'altro si videro unite la Ge rmani a prussiana e l'Austria- Ungheria, le nemichc da due secoli, mentre ancor vivo era il ricordo di Sadowa e que llo dei rudi colpi c he l' Austria aveva ricevuto dalla Prussia di Bismark. Or come è accaduto che, malgrado tutto ciò l' alleanza abbia potuto formarsi e tenersi compalla per lanti anni? E' una spiegazione insufficiente quella di dire che e ssa, frullo dcll'ahilità politica di Ri smark, fu poi continuata, scomparso lui e con lui gli uomini che la contrattarono, per semplice tradizione, per solo spirito di routine. Ed infatti essa fu il pattato logico della situazione politica in cui nacque, per quanto gli scritto ri politici francesi - e si comprende - s i s iano sforzati a voler dimoslrnrn c he c:s:;a no n cra e non è naturale, che fu il prodo tto di circostanze passeggere, perché intenuppe le tradizioni politiche di due degl i a ll eati almeno, che l' Italia e l'Austria, senza trame alcun hene l1cio, si fecero ridurre a strumenti della supre mazia del la Germania, che l' alleanza non è slata prolittevolc se non a qucsl'ultima soltanto. Ce1to uno dei tre al leati - l' Italia appunto - avrchhc potuto provvedere meglio ai suoi interessi rispetto agli altri due, se di questi interessi avesse avuto una chiara coscienza, come ora vedremo; ma questo non vuol dire che sia vero che molti scrittori francesi, come ora accennalo, affermano.

4.2 Dopo la g uerra del 1870-7 1, schiacciata la Franc ia e compiuta la sua opera di unilirnzione. la Gc!Tl1ania aveva hisogno di consolidarla. La Ge rmania aveva bisogno di pace per prende re un solido assetto, per fare sviluppare le s ue industrie. I ,a pace era insidiata essen zialmente dalla Francia, mal rassegnata alla perdita de ll 'Alsazia-Lorena. Attorno a ll a tradizio nale buona intesa russo-germanica come nocciolo, si vcnm; da prima a costitui re l'alleanza dei tre imperatori , di German ia, di Russia e d' Austria. Ho detto la tradizionale buona intesa russo-germanica. Ed infatti questa era più che secolare: salvo rare eccezioni dacché la Russ ia aveva avuto una politica europea, l'aveva fondata sempre sull'accordo con la Prussia. Con la Prussia essa avea smembrata la Polonia, con essa aveva condotto la rcal.Ì!me delle nazioni contro Napoleone I fin sotto Parig i. Di qui questa politica e ra stata molte volte consolidata con matrimoni. Guglie lmo I e ra 7.io di


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Alessandro Il, che gli si mostrò sempre affezio nato e devoto. Insomma, sia l' alleanza prussiana in Russia, sia l'allcan7.a russa in Prussia, avevano tutta la forza di una tradi z ione nazionale e dome sti ca. Lo Zar Alessandro Il rimaneva quanto mai fede le all' a lleanza tedesca, anche perché, al di fuori di ogni ragione di tradizio ne e di sentimento, egli vedeva ne l principe di Ri smark il vigoroso rappre sentante del principio mon archi co contro le idee ri voluzionarie: cd appunto in quel tempo egli, lo Zar, era fatto continuo segno alle minacce ed ai tentativi criminali dei ni chilistj , che poi finiro no per ucciderlo nel 1881 . Si aggiunga che il cancelliere russo Gorciakof, nell a cosc ie nza di a ver reso grande servizio alla Ru ssia nel 1870 (se la Russia non avesse trattenuto l' Austria nel ' 70, le sorti della guerra franco-germanica no n sarebbe ro state di verse?) si as pettava di essere ricambiato; Bismark, con l' aiuto de lla Ru ssia, aveva fo rmato la grande nazionalità tedesca: Gorciakof, con l'aiuto de lla Germania, spe rava di allargare nei Ralcani la nazio na lità slava con un g randioso ag!:_,YTuppamento de lle piccole naz ioni slave che si diba uevano contro i nirc hi. Da un' alleanza russo-turca, l'Austria aveva tutto da temere quando si fosse chiusa in un isolamento scontroso verso la Germania pe l rancore di essere stata schi acciai.a da le i. La politica è fondata esscn;,.ialmc ntc su un calcolo di interessi e deve fare astrazione da certi sentime nti di odio o di affollo . Era vita le interesse dcli' Austria, sc hiacciata dalla Germania, o di tentare di ri acqui stare la posizio ne c he avea pe rduta - il che le era diffic ile - o che per lo meno le rimanesse lihera la strada de i Balcani , d i fro nte a lla Russia - il che non poteva conseguire se, essendo Russia e Germani a, strettamente collegate , essa fosse rimasta ne ll'isolamento. Vi e ra la possibilità di un ' all ean za con la Francia: riprendere c iò c he nel 1870 no n e ra risuscito: ma ciò avrebbe condo tto ine vitabilme nte a lla guerra, e questa gue rra che nel 1870 l'Austria, conte nuta dalla Russia, no n aveva voluto affrontare , tanto meno av rcbhe potuto affrontarla dopo, quando la Germania avca o rma i per sé il prestigio de lle vittorie, la più salda unio ne, e la più alta coscie nza di se stessa, e qua ndo la Francia non si e ra paranco sollevata dal rude colpo avuto. AJI ' A ustria , dunque , non rima neva che una via sola: entrare terza nell a co mbinazio ne dei due impe ri. Ciò spiega come nel luglio de l 187 1 il R eust, fi no a llora nemico c apitale di Ri smark, dic hiarasse che l'amicizia dcli ' Austria con la Germania era la mig liore garan zia dell a pace nell 'Europa centrale. li mese appresso egli ebbe una intervista a Gastei n con il cance llie re tedesco. Nel sette mbre Ci ugliclmo I e Francesco G iu seppe si inco ntrarono a Sal;,,burg. Il mini stero I lohe nvart, che aveva un prog ramma federalista, ne l se nso di soddisfazioni d.1 acco rdare agli slav i, a spese d ei tedeschi e de i mag iari, fu messo da pait e; a capo de lla politica estera austro-ungarica fu posto il ministro un ghe re se A nd rassy, c aldo fauto re del nuovo o rien tamento. In tal mo do, accettata Sado wa come un fatto irrimediabile, gli A sburgo orientarono la loro politica in un se nso danubia no, fondalo s u un accordo con la Germania. Si compre nde che l' a ll eanza de i tre imperatori no n poteva dura re a lungo: doveva pure venire il g iorno in c ui la comunanza di obie tti vi de ll a Ru ssia e


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de ll'Austria ne i Balcani, costringesse il princ ipe di Bismark a cessare dalla politica del piede in due staffe e a prendere partito per l' una o per l'altra. Intanto " teneva pel co llare due formidabili bestie affinché non si di vorassero tra loro, ed alfinché non s' intendessero tra loro per divorarlo".

4.3 L'occasione, in cui Bismark doveva essere costretto a scegliere, si presentò subito dopo la guerra balcanica del ' 77-78. Fu in seg uilo ad essa che fu rotto l'accordo russo-tedesco e fondata l'a lleanza austro-germanica. Gorciakof credette allora che lo scopo pe rseguito p er tanti anni da lla politica russa potesse essere raggiunto. La Turchia era prostrata. S i ricordi no i tenni ni del trattato di S. Stefano. Il sogno di Caterina Il diventava quasi realtà. Sarebbe slalo il crollo di ogni aspirazione dell' Austria, la quale, scacciata dalla Germania, si sarebbe trovata stretta fra due colossi, con la via preclusa verso i Ba lcani. S i veri ficava il pe ricolo che Beust e A nd rassy avevano previsto fin dal 1847. L' Aust1ia fece appello alla Germania. Ri smark anc he in questa circostanza ebbe da vincere gli scrupoli dell'imperatore Cìuglielmo. Q uesti , e parecchi u omini politici tedeschi, avrebbero preferito l'alleanza m ssa a quella au striaca. Opponevano la potenza dell'impero russo alla crescente debolezza dell'impero degli Asburgo. Bismark concretava le sue vedute in queste parole " L' Austria è un mosaico; senza una superficie resistente su cui applicarlo, cade in brandelli; abbia una muraglia su cui appoggiarsi, ed esso sfiderà i colpi" . La Germania fu la muraglia a c ui l'Austria- Ungheria fu appoggiata affinc hé potesse opporsi ai progressi della Russia. Verame nte il mosaico, pronto a cadere a brandelli, se è una bella immagine, non Iivela esattame nte il vero concetto ch e della reale c onsiste nza dell'impero austriaco si fo rmava il cancelliere di fe rro. Se lo avesse stimato così poco come da 4uellc parole può apparire, non si comprenderebbe perché tanto g li stesse a cuore - secondo un vero interesse del suo paese- c he l' Austria, per mezzo di vantaggi a sud, fosse di stolta dal riprende re ambizioni germaniche; che volgendone lo sguardo verso i Balcani, le si facesse dime nticare un glorioso passato c on promesse brillanti di av venire. Né si deve trascurare che la Ge rmania, priva di sbocc hi sul Mediterraneo, aveva un interesse 4uasi diretto a chiudere la peni sola balca nica ai russi, perché questi , coi loro criteri 1i slrctti cd escl usivi di politica economica, non si collocassero su que lla via, che dovea poi servire ta nto bene all ' espansione commerciale de lla Germania verso Oriente. Le carte fu rono scope rte lìn dal principio del 1878, 4uando l'In ghilterra fu la prima a protestare contro le clausole del trattato di S. Ste fano. (iorciakor era disposto a darle ascolto: a he n poco sarebbero valse le minacce de ll ' Inghilte rra sola. Ma te meva un ' alleanza austro-i ng le se. Chiese a Bismark c he tenesse perc ii'> a segno l'Austria. TI cancelliere german ico si rifiutò , a llegando che gi~, troppe preoccupazioni g li erano create dall a necessit:1 di inv ig ila re la fro nti era rrancese. il gioco e ra scoperto.


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Col trattato di Berlino fu con fermalo quello che il Gorciakof chiamò " il tradimento della Germania". La Russia ne fu profo m.lamcnlc ferita. Ma era inevitabile. Bi srnark avca ripreso il concetto di Talleyra nd, additando a ll' Austria la sua missione balcan ica, a lla Russia la sua missione asiatica. Il trattato di alleanza fra Austria e Germania ha la dala del 7 ottobre 1879. Gli articoli essenziali non divennero noti che assai più tardi, nel febbraio 1888. Essi stabiliscono che se uno dei due imperi è attaccato d alla Russia, o da una lcrza polcnza soste nuta dalla Ru ssia, l'altro deve soccorrerlo con t.utte le sue forze; che se uno dei due è attaccato da una terza potenza c he non sia la Russia, l' altro si impegna a conservare una nc ulrali Là benevola. E' dunque chiaramente un'allean za difen siva contro la Russia. «E' vero che a que l vocabolo "difensiva" non bisogna dare un asso luto valore. Quando, alla Ge rmania specialmente, fosse consentito di far guerra alla Francia, Rismark avre bbe trovato faci lme nte il mezzo di farli provocare e ric hiedeva così il concorso ddla sua alleata, a seguito de l trattato». Di poi parecchi inc identi aggravarono la rottura fra la Germani a e la Russia e ,inserrarono per ciò, maggionne nte, l' alleanza au stro-germanica. Ma l' alleanza con l'Austria non 1isolvcva a ncora il proble ma politico che il principe di Rismark si era proposto. Come corollari o <le lla sua roU.ura con la Ru ssia, egli doveva temere che questa potenza s i avvic inasse a lla 1-'rancia, e 4uim.li Au stria e <icrmania trovarsi a fare fro nte a due parli, ad un tempo, verso est e verso ovest. L'Austria poteva aiutarla contro la Russia, non contro la Jòrancia. Obbligalo a te ne re in risp etto ad un tempo l'Europa occidenta le e l'orie ntale, egli avea bisogno di a lleati da una parte e dall'altra. E questa necessità era urgente. Skobe leff, il più popolare dei generali russi, proclamava in ogni occasione il suo odio contro la Germa nia, l'impazienza dei russi <li misurarsi con i tedeschi. Gambetta, un amico di Skobeleff, nel suo discorso di Cherbourg, affermava solennemente la persistente volontà della Francia d i "riacquistare le sue province violente mente strappate" e proclamava eloquente mente la sua le de nell a "giustizia imma nente delle cose" . Frase, come tante altre: la " giustizia immanente <lc llc cose" è con i grossi battaglioni! Attrarre a se l' Italia era dunque pe r la Gcnnania un a necessità L1Jgente. Ma bisognava costri ngervela, perché agli italiani bisognava rare ingoiare la pillola di un ' allea nza con l' altra compagna, l'Austria: e questa pillo la non potea essere ingoiata c he dopo aver rinunziato a qualsiasi aspirazio ne sulle terre irredente. Come costringervela? Tre erano all ora le ccmie sensibili dell' Italia: la questione di Rom a, le sue aspirazioni sulle coste africane del Mediterraneo, le terre itTedente. Bi sognava dunq ue che la prima diventasse tanto minacciosa, la seconda si inasprisse tanto, da indurre g li uomin i di stato italiani a fa r sacrificio ad esse della terza. E a ciò mirò Bismark: le circostanze lo aiut.arnno. E' vero che egli seppe anc he molto ahilmc nle sfrutrarle. Circa la questione di Roma il governo francese a vea fino ad allora rifiutato di riconoscere Roma italiana e la caduta del potere temporale del Papa. Il parti to cattolico di là delle Alpi si agitava contro di no i. Lo spauracchio de lla qui -


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slionc di Ro ma fu reso, con pro posito deliberalo, più grave da Rismark: colmò il Papa di auenzioni , quasi come se il kulturkampf fosse già vecchio di secoli : pubblicisti tedesc hi - ed è noto come Bismark sapesse valersi della stampa esprimevano i loro dubbi sulla missio ne della nuova Roma, mostravano quanto pericoloso fosse l' isolamento in cui l'Italia persisteva a rinchiudersi - e pericoloso sarebbe stato davvero, come ora diremo - e dicevano c he il papa avrebbe trovato un sic uro asilo in Germania; anzi addirittura un segretario del principe di Bismark, il d e Husch, offriva a I ,eone XIII un onorato ricovero nel convcnlo di Fu Ida. Si aggiungano le relazion i tese con l' Austria, a causa dell ' irredentismo, e si compre nde come il principe di Ilismark raggiungesse racilmente il suo scopo, di indurre I' llal ia a chiedere di entrare nell'alleanza, forL.ando la mano alle incertezze od alle esitazioni di uomini politici - come il De Pretis ed il Mancini - i quali, in conformità della loro natura - sarebbero stali proclivi alla più di sastrosa delle politiche, quella di un ' assoluta ne utralità, co ltivando i buoni rapporti con l' Inghilterra, cercando di non guastarsi con la Francia, avv icinarsi alla Germania cd ali ' Austria, tenendosi ami ci con tutti. M a era evidentemente nell'indol e della combinazio ne politica immaginala da Ri smark c he una unione tra [talia e Germani a dovesse essere prima proceduta da una completa intesa tra Italia ed Austria, ed anzi essere suhordinata a quesla: c he insomma "per andare a Berlino bisognasse passare per Vienna'". Così si ebbe il viaggio del re Umberto a Vie nna, e poi i negoziali del dicembre 188 1 al maggio 1882 fra il rninislro austriaco Kalnoky ed il mùlistro italiano Mancini . Il trattato del 20 maggio 1882 e bbe carallcrc pura mente difensivo, stabili va la garanzia reciproca dei te rritori delle tre potenze: ma quanto alla questione Mediterranea, nessun impegno, in realtà, i nostri alleati assumevano. Qualche intesa, sotto tale aspetto, si ebbe nelle trattati ve tra l' Italia e l'Ing hilterra. Ora domandiamoci: quest'alleanza, che rispondeva egregiamente agli interessi della ( ìcrmania e dell'Austri a - di que lla specialmente corrispondeva anche ai nostri ? Per rispondere, si deve scindere il q uesito in due: I 0 • Conveniva di entrare nell ' allca11za?, la risposta non è dubbia. Che altro avrebbe potuto fa re l' Ttalia? Rimanere ne utrale: è sempre la peggiore politica. Entrare in alleanza con la Francia: sarebbe stata una gue rra quasi certa, annunciala. Nella risolu zione dell ' Italia doveva a nche avere un gran peso questa considerazione. Fu detto - e con ragione - c he l' Italia e ntrando nella tri plice, nel mome nto in c ui pi ì1 fie ro era tra i francesi il sentimento della rèvanche, fece non solo la causa del la ( ìcrma nia, ma la causa della pace d i Europa. M essa, dunque, fuori di discussione la convenie nza di entrare nella tripli ce, è da domanda rsi se i patti che l' Itali a ne e bbe furono conveni enti . Ora io non credo c he questo possa d irsi. Essa avea, co me ho accennato, tra grandi in teressi: uno, di conse rvazione, quello che Roma le fosse assic urato; uno. di espansione, l'aspi razione sul le terre irrede nte; uno, di espa nsione ancora . sull e coste africane. Pe r il primo, la cui legittimitù non si poteva porre in dubbio, e c he in gran parte era una questione purarncnlc interna, dovette sacri fì care no n sollanto


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il secondo, col rinunziare alle terre irredente, cd anzi col garantire lo statu quo ali' Austria, ma anche sacrificare il terzo coll'accettare che le altre due potenze non fossero sue solidali in ciò che riguardava l'equilibrio del Mediterraneo. E pcrciù senza dubbio, i nostri alleati, facendoci luccicare davanti agli occhi il pericolo di Roma e rappresentandocelo più grave che non fosse, seppero fare a sé una parte leonina. In sostanza, tranne il pericolo problematico di Roma, che cosa ci davano i nostri alleati in compenso delle nostre rinunzie? Quale aspirazione nostra si impegnavano ad aiutare ed incoraggiare? Conservare lo statu quo! Ma questo era un grandissimo interesse della Germania, per la quale il possesso dell'Alsazia-Lorena era tanto minaccialo dalla Francia, la quale certamente avrebbe Lralto scco la Russia - era soltanto questione di tempo: era un grandissimo interesse del!' Austria, per la quale il mantenimento dcli' occupazione della Bosnia e dell 'Erzegovina e la conservazione dell'influenza balcanica, a vuta dopo la guerra di Oriente del 1877-78, senza colpo rcrirc, costituivano una pillola assai amara per la Russia, era un grandissimo interesse dcli ' Austria, per la quale non avere nessuna preoccupaz.ione a tergo, tacitando le tendenze irreden tiste italiane, era un vantaggio e norme in una sua azione contro la Ru ssia - senza contare il concorso di forze che noi le prorneUevamo - 111a 11011 era punto un grande interesse per l' Ita lia la quale a parte la questione di Roma ad un' azione francese contro di noi per ristabilire il potere temporale, il che, ripetiamo, ru esagerata a bella posta, nulla avea avuto e quindi nulla avea inte resse a conservare: avea interesse ad acquistare. Ora ad acquistare ad csl. essa medesima rinunziava per necessità di alleanze; e adacquistare ad ovest, dove avrebbe potuto, gli alleali la lasciavano sola. L' Italia si impegnava ad intervenire in favore dei suoi alleati contro minacce che erano serie e assai probabili e ne otteneva in cambio la conservazione di Roma, che nessuno minacciava seriamente. Il sole d ' agosto. Tale la triplice alleanza; la quale veramente riu scì ad isolare la Prancia e a mantenere la pace. Fu nel 1887, segnatamente, c he la Francia si trovò in un isolamento pericoloso . Negoziati seri con la Russia essa non a vca ancora. Si era rotta commercialmente con l' Italia e molti vedevano in questo gli indizi di una rottura ancora più grave. La Germania annava formidabilmente. Era quando Uismark poteva dire al Reichstag che la Germania no n te meva c he Dio soltanto. Rd era anche il momento che il houlangismo avea scelto per eccitare in Francia un ratriottismo generoso , ma accecato. Fu una delle più gravi c ri si attraversate dalla Francia all ' interno ed all' estero in questi ultimi anni. Se il boulangismo avesse trionfato, la Francia si sarebbe trovata in faccia all ' Europa ostile, in condizioni ancora peggiori che nel 1870, malgrado tutta la vasta opera di riforma e di ingrandime nto delle sue l'orze m ili tari.

4.4 Dal 1887 ad oggi la triplice ha considerevolme nte modificato i suoi caratteri primitivi, perché è considerevolme nte camhi ata, poco alla volta, la situazione


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politica di cui essa era stata il prodotto. La Germania guadagnò a sé I' Aust1ia per odio della Russia, guadagnò a sé l' llalia per odio della Francia e del Papato. Ma ora la situazione è cambiata. L' Aust1ia ha meno bisogno della Germania: la Ru ssia non è più alle porte di Costantinopoli, non conduce più la crociata del panslavismo attraverso i Balcani, non sbarra più la strada di Salonicco agli interessi austriaci. L' Austria e la Russia non si urtano più dappresso; a misura che le nazionalità balcaniche vanno redimendosi dalla soggezione turca e vanno ingrandendosi, i contatti tra Austria e Russia si fanno meno immediati, ed esse non hanno più che da assi cunu-e l'equilibrio delle loro rispettive influenze. Ai te mpi di Giuseppe II e di Caterina Il esse progettarono la spartizione dei ten-itori balcanici; ora il progetto greco ha preso nuova fonna, non si tratta più di spartizione, ma di zona di influenza delle ri spettive azioni diplomatiche. Gli ultimi accordi austro-russi ne sono una prova. Le drammatiche lotte di ieri sembrano dimenticate, dacché la Russia si è dedicata ai suo i vasti disegni nell'Asia. (ili antichi dissensi con la Russia erano in Austria-Ungheria aizzati dagli ungheresi, allorché essi prevalevano: ora anche l'evoluzione in te rna che l'impero austro-ungarico va compiendo, nel senso di una minor prevalenza magiara e tedesca e di una maggior prevalenza slava, attenua la possibilil.à di codesti di ssensi. Per contro il pangermanesimo in Austria-Ungheria fini sce coll'essere una serie di colpi di piccone all'alleanza austro-germanica. Sicché, riassumendo, la situazione dcli' Austria ri spetto alla Russia è oggi be n altra di quella esistente quando la triplice nacque. D' altro lato è hen diversa oggi la situazione dell ' Italia rispetto alla Francia ed al Papato. Ciò che sopratutto ci gettò in braccia alla tripli ce, fu la questione di Roma. li pa11ito c he voleva la restaurazione del potere te mporale, era potenti ssimo in Francia. I ,a stessa Francia ufficiale ci era apertamente ostile. Ora il papato e la Francia ufficiale sono apertamente in dissidio: la prevalenza in Francia è del partito che segue l'opera del governo: il dissidio - che è quello di due partili in lotta - non pare possa essere facilmente composto: nella situazione attuale sembra oramai che un incoraggiame nto alle tende nze più intransigenti del Vaticano, potre bbe venire meno c he da tutte le altre potenze, dalla Francia. D'altra parte, da trentaquattro anni l' Italia si è assisa in Roma e le aspirazioni del Vaticano si sono molto raffreddate, come all' evidenza dimostra il fatto medesimo della scissione del clero in una parte intransigente e in una transigente. Si aggiunga un ' altra circostanza che ha mo<lificato di molto la situazione: le tendenze della Ge rmania verso l'Oriente europeo e la protezione c he essa, pci fini della sua espansione commerciale, va accordando alla Turc hia. Tanto c he sulla strada di certe nostre aspirazioni mediterranee è più probabile ormai , e non ci vuole molta penetrazione a vede rlo - che abbia a trovarsi la Germania piuUosto che la Prancia, e lo abbiamo scri tto a suo luogo - che noi ci troviamo sulla via delle nostre aspirazioni nella penisola balcanica. E' questa mutata s.ituazione che ha co nd otto, da parte di ognuna delle polen-


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zc componcnli della lriplice, a speciali accordi con le potenze della duplice. Non è stata l'Italia sola a far ciò che il cancellie re Billow volle qualificare come un giro di wa lzer fatto con un po' d i c ivetteria, da una Signora con un corteggiatore, a cui un rnarilo di spirito, sicuro della fedeltà di lei, non de ve annettere grande importan za. Non ha fallo altrelta nto la Germania, perno della triplice, credendos i in diritro di accaparrarsi e di tenersi cara l'amicizi a della Russia? Non ha fatto altrettanto con la Ru ssia l'Austria, per tutte quelle questioni le qu ali esorbitavano dagli impegni e dai palli della t1iplice? E perché non avrebbe dovuto l'arc altre ttanto l'Italia? Giacché gli inleressi dei vari stati sono così molteplici ed intrecciati oggi c he alleanze offensive e dife nsive per la vita e per la morte, come accadeva una volta, non se ne fanno più; se ne fanno bensì per fi ni speciali e bene determinati ed entro certi limiti. E da ciò due conseguenze eme rgono: la pri ma c he il làr parlc di un ' alleanza non implica, per consegue nza, che si manchi di fede ad essa, quando, per fini speciali e bene determinati, non previsti dall'alleanza, qualcuno degli stati componenti l'alleanza stessa faccia convenzioni od accordi con stati conlro cui, in hcn dclcm1inati casi, l' alleanza è diretta. E quindi è rimanere schiavi e prigionieri di pregiudizi diplomatici di altri tempi il supporre c he, procedendo a questo modo, si manchi di lealtà verso i propri alleati quando con protocolli segreti si distruggessero g li impegni presi per i fini dell'alleanza e per i casi che l'alleanza prevede. I ,a seconda è quest'altra: c he il far pa1t e d i un'alleanza non dispensa punto dall'essere così l'orli, da poter provvedere da sé ai propri interessi, quando questi esorbitino da quelli previsti nei palli di alleanza. L' ahhiamo detto: alleanze offensive e difensive per la vita e per la mo1te no n se ne fanno: se ne fanno bensì per lini speciali e ben dete rminali cd e ntro ceni lin1iti; per ogni altro fi ne e fuori di tal i limi ti, ciascuno deve far fuoco con la sua legna. Si dura quindi fatica a comprendere come presso di noi queste considerazioni di semplice buon senso, ispirale alla "verità effettuale delle cose" come direbbe Messer Niccolò, stentino così ad entrare nella testa J ci nostri polil.icanli; e si Jura fati ca a comprendere come essi si sia no continuamente lamentati che le alleanze non ci abbiano procuralo un sollievo nei nostri apparecchi militari, ed abbiamo avuto la pre messa c he i nostri alleali ci aiulassero per cose nelle quali i loro interessi non entravano che mediocremente in g ioco. Le alleanze prevedevano dati casi e questi soltanlo: al di ruori di essi bisogna agire con forze proprie e non sperare nel concorso altru i.

4.5 Anche l'allean1,a franco-russa parve da principio assai strana. Ed infatti vi era in essa di che sorprendere g li osservatori supertì ciali : la Russia è la sola potenza di Europa in c ui le idee rivoluzionarie abbiano potuto fi no ad ora essere compresse da un governo molto forte ed autoritario; la Francia è tra le grandi pote nze quella in cui le ultime conseguenze della rivoluzione si sono più largame nte sviluppate. Questo avvici namento fra l' autocrazia e la democrazia


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sembrava da principio impossibile. Certo questa recisa opposizione tra le due !"orme di governo non sembrava l'alta per l"acililarc l'accordo. Bisogna dunque ammettere c he le ragioni da c ui l'alleanza nacque, fossero molto serie, perché codesta profonda antitesi non costituisce un ostacolo. Fu solo dopo la campagna del '70-'7 I che la Ru ssia si rese conto dell'errore commesso quando. con la sua politica, trattenendo l'Austria, disposta a vendicarsi di Sadowa, aveva facilitato alla Germania che schiacciasse la Francia. Fin d ' allora il governo russo vide nettamente il bisogno che aveva di una Francia forte per f,u·e contrappeso alla Germania nuova. Esso te meva già che Bismark dimentjcasse il suo debito di riconoscenza. Era naturale c he se Ri smark si fosse mostralo ingrato, la Russia si avvicinasse alla Francia. Gli avvenimenti del 1878 ed il trattato di Berlino, come abbiamo visto trattando della triplice, accelerarono la rottura tra la Russia e la Germania. Da allora i germi della duplice erano naturalmente gettati dalla forza delle cose. Alessandro Il, molto devoto all'imperatore Guglielmo I, pavido dello sferrarsi del nic hilismo , di c ui poi fo vittima, poco amante della Francia, rilardù per qualche tempo l'avvenimento lìn da allora fatale. Alessandro lii, il successore, più libero di questi legami del passato, poteva essere il fondato re dell'alleanza franco-russa. Egli odiava i tedeschi e la loro eccessiva influe nza nel proprio paese. Egli fu lo Zar nazionale; parve avesse per divisa " la Russia ai ru ssi"; russificò le province baltiche, fece guerra da per tutto alla lingua tedesca, ai capitali tedeschi , diede alla Russia tutta la coscienza della sua personalità. Formata sull a via di Costanti nopoli, la Ru ssia accentuò la sua azione in Asia: pose tutte le sue forze e Lutto il suo ardore allo sfruttame nto del Far Easl. Aveva bisogno per questo di capitali e la Francia poteva largame nte fornirglieli . Nella sua politica asiatica si trovava sulla sua strada - unico grande ostacolo - allora l'Inghilterra. Aveva, dunque, tutto l'inlcrcssc ad ollcncrc l' appoggio della grande 1ivale dcli' Inghilterra, la Francia, la quale può contenerla nel Mediterraneo, può fare contro di lei efficaci diversioni in Afri ca, tenerla inquieta in Egitto sulla strada dcli ' India, a Madagascar su quella del Capo, può nell' Estremo Oriente per l' Indocina sostenere con le sue flotte e con le truppe colo niali un 'azione contro l' Inghilterra. La Russia a veva dunque Lutto l' interesse ad un' alleanza con la Francia. Altrettanto può dirsi di quest' ultima. Avrebbe potuto preferire l'alleanza de ll' lnghilterra per far contrappeso alla lriplicc'! Illustri francesi avevano cd hanno questa opinione. Ora, a parte il fatto che le due pote nze hanno troppi interessi antagonisti in tutto il mondo, bisogna pensare che alla Francia l'Inghilterra avrebbe potuto portare il grande sussidio dell e sue forLc marittime: ma la duplice che rosse nata da questa combinazione, avrebbe avuto si una schiacciante prevalenza pe r mare, ma pe r terra sarebbe st.ita troppo de bole. Che avrehhe potuto una tal duplice contro le soverchianti forze terrestri della triplice? Pote va essa assic urarle la ripresa dell'AlsaziaLorena? No; e ne ppure permetterle di te ne r testa difensivamente alle forze prevalenti di terra della tripli ce. Era la Russia l' alleata naturale della Francia in quella situazione.


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I .'alleanza franco-russa garantì la sic urezza della Francia; non ne incoraggiò le speranze <li ri vincita. Fu dunque un nuovo contributo alla pace, ponendo <li fro nte al formidabile aggruppamento della triplice, un aggruppame nto no n meno formidabile.

4.6 Da tutti questi interessi, inconsciamente sentiti dalle folle, chi aramente concepiti dai governanti, sorse l'alleanza. 11 1887 era stato per la Francia l' anno cri tico nel suo isolamento: allora la rottura commerciale tra la Francia e l' Italia e la minaccia di un'altra rollura in un altro campo; allora un atteggiamento bellicoso del cancelliere tedesco, con lo scopo, probabilmente, <li forzare la mano al Rcichslag e far passare i suoi progetti di aumento delle forze militaii. L'alleanza franco- russa fu conclusa e l'orizzonte si rasserenò. Dal '9 1 al ' 97 essa fu l'oggetto di affermazioni ripetute, annuali. Ma i suoi palli sono ancora meno noti di quelli della triplice. E ciò forse ha fallo si c he ai primitivi entusiasmi, esagerali, sia successa in Francia la fredda riflessione. Quando in Agosto '98, comparve in tulli i giornali e uropei, la famosa circolare òclla cancelleria ru ssa sul disarmo, fu da principio male interpre tala dalle passioni popolari in Francia. Lo Zar desiderava il disarmo almeno rarziale? Dunque, òopo tanti anni di gravi armamenti, la Francia doveva 1inunziarc alla rivi ncita? Nel 1898 ancora, alcune settimane dopo la circolare sul di sarmo, accadde Fasciola. La Francia dovette cedere. Anche allora l'opinio ne pubblica in Francia si commosse: a che, dunque, ci ha servilo l'allcan;,,a franco-russa in questa circostanza? Egli è c he nell'uno e nell ' altro caso la massa della popolazione francese ragionava in base a pregiudizi c he forse l'ignoranza dei patti della triplice avea contribuito a mantener vivi. Ed i pregiudizi sono questi. Anzi tutto non è necessario che siasi addentro ai segreti delle cancellerie per compre nde re che anche l'alleanza franco-russa deve avere av uto carattere essenzialme nte di fensivo, nel senso che la Russia non prometteva il suo intervento all'alleala, se non quando questa fosse stata attaccata. Ed è naturale: non poteva la Russia legarsi cd assumere la responsabi lità di un suo intervento in una guerra tremenda, e turbare perciò la pace, solo per dar s rogo alle idee di rivincita della Francia. Ed è probabile che appunto per qu esto carattere che ha av uto l'alleanza, ma i patti di essa siano stati portati a conoscenza del pubblico in Francia, teme ndosi che sbollisse quell ' assentimento unanime cd e ntusiastico - fi n troppo - che la conclusione òell'alleanza avea trovato tra i francesi, ai qu ali pareva con ciò di avere assicuralo la possibilità della rivincita, mentre agli uom ini di stato - ragionanti più freddamente, avea dovuto sembrar bastante che il loro paese uscisse dal lo stato pericoloso di isolamento in cui si trovava. Il secondo pregiudizio - del quale ciò che avven ne in Francia <loro Fasciola è un sic uro indi zio - è quello stesso c ui face mmo cenno dinanzi; cioè che l'alleanza dovesse valere per ogni caso. Ora questo è assmdo: i patti dell' alleanza,


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a vranno dctc rrn inalo - in analogia a quanto abbiamo visto per i patti tra Austria e Germania - i casi precisi de ll ' inte rvento, non già avrann o detto che una delle due potenze do vette mettersi a disposi zione dell' altra per qualunque incide nte a que sta accadesse o che questa provocasse.

4.7 O ra convie ne domandarsi: a che sono ridotte le due a lle anze nella situazione attuale, in conseguenza specialmente dei segue nti accordi ? E - spingendo un po' lo sguardo ne l fu turo - ci è dato prevedere un prossimo , se non un immediato cambiame nto ne ll'orientamento politico de i grandi stati? Parl ando de lla tri plice, ahhiamo g ià visto come siano cambiate notevolmenll: alc une de lle circostanze che la dete rmina rono: l' A ustria ha meno bisogno della Germania pe rc hé i rappo11i tra essa e la Russia sono d iversi da c iò che erano venti anni or sono, quando la triplice nacque; e d ' a ltra parte, è ben diversa oggi la situazione dell'Italia ri spetto alla Francia ed a l Papato ; e la politica della Ge rmani a verso l' Oriente europeo ha introdotto un nuovo faltorc, da tenersi in calcolo, ne l conseguimcnlo delle nostre aspirazioni nella penisola balca n.ica e nel Medite rra neo. L' alleanza c 'è finc hé dura, se ne devono rispe ttare lealmente e scrupolosament.c i palli. Ma questo non toglie c he chi medita sulle questioni odierne, per averne un chiaro concetto , possa domandarsi per l'avvenire: le ipotesi pe r le quali essa è stata fatta , non sono divenute meno prohahili'! Avrà ancora conve ni enza l' Italia pe r l'avvenire, di rimanere ne ll ' a lleanza a quei medesimi patti ai quali c'è rimasta finora? Poiché le più gravi ragioni di di ssenso tra l'Italia e la Franc ia sono attenuate, poic hé dalla Francia, meno c he da ogni a ltra potenza, oggi l' Ita lia deve te nere un incoraggiame nto alla parte più intransigente del Vaticano - e fu questa la cag ione princ ipale che c i getto in braccia all a Germani a - converrà ancora per l'avvenire a no i di segui lare ad essere legati ad interven ire in un conflitto tra Germania e Franc ia, ne l qua le que lla sia attaccata, in corrispettivo semplice mente de ll'intervento a nostro favore de ll a Germania, 4uando gli attaccali dalla Franci a fo ssi mo noi , mentre la prohabilità di codesto attacco - data la politica che or la f<ranc ia fa col Vaticano - sono ancora minori di quanto non fossero venti anni or sono ? R 4uanto alla duplice, si può del patì o sservare che a nche in essa vi sono de lle cause che ne allentano i v incoli. C iò che in questo momento accade nell 'Estremo Orie nte, non è certo fatto per incoragg iare la Francia a rimanervi, oggi che la Francia non è così isola la come era ne l 1887, oggi che un po' d' isola mento sembra invece senta piu ttosto la Germania, come testè pubblica me nte è stato detto al Re ichstag, al punto di indurre il cancelliere Blilow a dichiarare c he contro codesto iso lame nto, se mai c i fosse, il rimedio sare bbe que llo di tenere la spada ben affilata. O io m ' inganno, o a me sembra che sul lontano ori zzonte politico si vadano maturando le condizioni per il rilìorire di un 'alleanza de i tre imperatori. Si badi : l'alleanza de i tre imperatori si di sfece unic amente pe rc hé l'antitesi di interessi


508 fra la Russia e l'Austria nella penisola balcanica non permetteva al principe di Bismark di segui tare a Lcncrc il piede in due staffe. Ora quest ' antitesi non vi è più o almeno si è assai attenuata. Si hadi ancora: da allora ad oggi la concorre nza commerciale lra l' lnghillcrra e la Germania si è mollo acuila: l'Inghilte rra ha interesse a stare con le altre due potenze mediterranee - Francia ed Jta lia - quando queste si pongano d' accordo, perché è solo sulla rivalità di queste due che essa può tener testa alla Francia: quando Francia e Italia siano d ' accordo nei punti principali, l'Inghilterra, alme no ne l Mediterraneo, ha interesse ad entrare nella combinazione: quindi anc he la rivalità verso l'Inghilterra tendono ad accomunare Germania e Russia ogg i. Se la giusta visione delle cose non mi fa difetto, pare a me che di questa nuova tcnde n7.a della Germania si vedano evidenti i primi segni ne lla pre mura che essa ostenta per la Russia. Non dobbiamo aspettarc i che tanto più faci lme nte e ta nto più calorosamente sia stretta dalla Russia una mano c he la Germania le tenda, in momenti c he per quella suonino sventura? Ciù è nell'ordine naturale dell e cose; e non ci vuole un a grande penetrnzione per capirlo. L'Italia, oggi, si trova dunque in una situazione in cui un cambiame nto di politica - s' inte nde allo scadere di patti liberamente convenuti, non prima potrebbe non esserle di danno; e quindi in una situazione in c ui avrà modo, nel rinnovarli, di prete ndere dai suoi alleati non il semplice mantenimento de ll o stafu. quo, ma il conseguimento di sue positive aspirazioni . Giacché anche oggi il problema estero dcli' Italia è lo stesso di venti anni fa ; ma oggi essa ha più corde alla sua lira di quante ne avesse allora. Le sue aspirazioni vere, feconde, sono nel Mediterraneo e ne lla penisola balcanica. Pe l M editerraneo l'occupazione di Tripoli cd il tempo c i condurranno al conseguimento dei nostri obie ttivi, se noi sapremmo fare opera di politica ahi le e soprattutto non frammentaria, ma continuata. E quanto alla pe niso la balcanica, abbiamo lungamente, a suo tempo, dimostralo c he l' offa dcli' occupazione de ll' Albania, per sé stante, non sarchhe che una irrisione, allo rché lutto l'hinterland di essa ci fosse precluso. La Macedonia autonoma ed un ' opportuna rete di c o llegame nlo dal Danubio all ' Adriatic o, sono il compime nto delle nostre aspiraz ioni. Allora soltanto il possesso dc li' Alhania significherebbe qualche cosa: senza di questo vorrchhe dire ni ente altro c he fa re a nostre spese la guardia al pingue traffico altrui. Si polrà a vere questo con l' Austria? Bene. Non si potrà avere, ed allora si dovrà averlo contro l'Austria. Ma pe r averlo con l'Austria, o per averlo contro l'A ustria, nell'un caso o nell' altro, bisogna essere forti ; l'amicizia de i dcholi non è ricercala; e dell'inimici zia dei deboli si ride. Questa è la verità nuda e cruda. Vi è tuttavia un punto debo le nella nostra situaz ione politica: il Papato. Dal 1870 in poi lo sforzo supre mo del Vaticano è stato diretto ad isolare l'Ita lia, sopratutto ne l mondo de lle pote nze cattolic he. E finora i suoi sforzi non erano stati senza ri sultati, specie fino a che poté coniare sull a Francia. Si ramrncnli la ramosa e tuttora mancata visita di Francesco Giuseppe; si ramme nti il re di Portoga llo, c he si era mosso per veni re a visita re il nostro Re, e che a mezza strada, di fronte alle minacce del Vaticano, tomù indietro.


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I recenti fatti pei quali il successore de i re cri stianesimi è venuto a Roma e non è andata dal Papa, hairno costituito un grave colpo per la politica del Vaticano; ma l'inimicizia profonda e persistente fra questo - o meglio fra i suoi intransigenti - e l' Italia, è sempre un punto de bole per noi. Perc hé? Perché ci toglie libe rtà d 'azione. Come la minaccia delle pretese del Vaticano su Roma l'u il mezzo di cui si valse Bismark per sospi ngerci ad entrare nella Triplice, ed entrativi, per farci accettare le condi zioni che alle altre due potenze piacque di imporsi; così è da ritenersi c he, domani, quando alla nostra politica estera volessimo dare altro atteggiamento, sarebbero Germania ed Austria a stringersi maggiormente col Papato pe r c rearci all'intorno quelle preoccupazioni , c he tanto influirono sull e nostre determinazioni venti anni or sono. E Germania ed Austria poca fatica avrebbero da fare per stringersi di più con R oma. La politica della Germania verso il Vaticano è già ispirata ;i pre murosa benevolenza, dacché l' imperatore ha tutta imperniata la sua politica interna sul centro cattolico ciò dimostra che anche per questo la Gem1ania non ha mai pensato ad altro che agli interessi suoi - sulla qual cosa non vi è nulla da ridire, l'ino a che al Vaticano non sia stato d;ito incoraggiamento di sorta sulla questione di Roma, c he è esplicitamente compresa ne i patti della triplice; e qu anto alla politica dell 'Austria verso il Papa, più ancora che a be nevolenza, è ispirnta addirittura ad un o ssequio obbediente, che fa perfino dimenti care certi doveri di cortesia internazio nale. Se, dunque, l'allualc stato dei rapporti col Vaticano puù crearci imharazzi alla nostra libertà d 'azione, non ne viene per conseguenza che, qualora potessimo conseguirl o senza nessuna abdica zione alle nostre conquiste intangibili, senza nessuna restrizione alle facoltà dello stato laico, ci sarchhc di grande vantagg io, se ci fosse dato di stabilire i rapporti col Vaticano sopra una base più conciliati va? Giacché la questione dei rapporti de ll'Italia col Vaticano bisogna, oggi vederla con più larghezza in quanto non si facesse l'indoman i dcll 'occupa1.ione di Roma. L'esperie nza di trentaq uattro anni deve pure averci insegnato qualche cosa, e deve averci fatto comprendere come la questione romana - c he oggi, penso, e potrei dimostrarlo , poln:hhe più facilmente essere composta per via di concessioni di non g rande importanza - fu la corda al collo per noi ne lla stipulai.ione della triplice; e lo sarebbe domani, per opera dei nostri medesimi alleati d'oggi, se mirassimo a prendere altro atteggiamento. Nel porre termine, per quest'anno, al mio corso di confe renze sulle questioni odierne - con riserva di ripren de rne lo svolgi mento e la continuazione nel corso prossimo - mi piace di chiudere con una breve constatazione. Nelle poc he parole d'introduzione a qu esta serie di confere nze, io dissi che il carattere attuale delle lolle d' interesse fra gli sta ti, pur senza diminuire la parte che spella a ll 'abilità degli uo mini che li guidano, ha limitato per essi il campo delle probabili combinazioni , legandole a termini chiari e pos iti vi di tradizioni storiche e di aspirazioni economi che; c he, per consegue nza, pur essendo fuori dei segreti delle cancellerie, i g ra ndi proble mi odierni non hanno più misteri , per chi li snidi facendo un 'accurata analisi di quegli interessi e di que lle tradizioni . Codesta analisi speculativ;i noi ahhiamo l'alto per i pi ù importa nli problemi


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di politica estera dell'Italia, e ne abbiamo tratto a mano delle conclusioni in questi nostri convegni , in questi nostri .fìve o 'clock intellettuali, in cui la mia parola fu seguila con maggiore interessamento di quanto non meritasse. Orbene è di grande conforto, non al conferenziere, ma, obbiettivamente, al metodo da lui segui to, il notare l' accordo quasi perfetto, nelle loro linee fondamentali, tra le sue conclusioni, e quelle del la politica estera rnililan lc, quali risultano dalle recenti dichiarazioni che furono fatte a Vienna e a Roma. E se le mie confcrell7.e non avessero avuto altro risultato, che quello di porre i miei giovani e cortesi ascoltatori in grado di seguire codeste dichiarazioni , di darsene ragione con conoscenza di causa, di guardare l'orizzonte di alcu ne questioni odierne non come un paese inesplorato e huio, ma come una plaga luminosa e conosciuta, potrei già dichiararmi soddisfallo della modesta, ma volenterosa opera mia.

2) STORIA DELLE QUISTIONI CONTEMPORANEE (1904) Cap. V La quistione dell'Albania

Ness una organizzazione politica era possibile in un paese così tormentalo come l'Albania, presso popoli tanto bellicosi. Si distinguono in Albania due grandi di visioni separale dalla valle del lo Skumhi: a nord si trovano i Gheg hi, al sud i Toski, sovente nemici gli uni degli altri. I Gheghi sono antichi illirici, sempre viventi da briganti; sono per la maggior parte da lungo Lempo mussulmani. Vi è fra essi qualche Lrihù callolica, su cui, conforme mente ai trattati, l'Austria esercita una specie di prolellorato. Parecchi clan mantengono strette relazioni con la Serbia, col Montenegro. I Toschi hanno maggiori rapporti coi greci; molti fra essi consentirono a riconoscere re Giorgio, ed hanno il suo ritratto al posto d'onore, nelle loro case, sopra al focolare domestico. I Suliotti, al sud, di fronte a Corfù, diedero un gran numero di eroi alla causa dell ' indipendenza elleni ca. La grande idea incontra ferventi seguac i in tutta la regione, la colonia greca di El Bassan, sullo Skumbi, è la sentinella avan zata dell'ellenismo verso il nord. Gianina è città greca. I Toschi hanno resistilo più a lungo che non i Ghcghi alla propaganda mussulmana, che è stata favorita presso di loro specialmente da Alì di Gianina; l'ortodossia è rimasta fra di loro preponderante. Tutti gli albanesi, siano i mussulmani gheghi ovvero gli ortodossi loschi, mal dotati per formare una fotte nazionalità, sono volentieri mercemu·i , avidi di adoperare le loro armi, di conquistare la gloria; nei tempi moderni furono lungamente al servii.io dei Borhoni di Napoli, che recl utarono rra di essi il reggimento più solido della loro guardia, il Reale - Albanese; giacchè fra le due rive di questo Adriatico meridionale vi sono sempre state delle relazioni assai intime e strctle, e come la nazionali là alhancsc ha fra di noi delle colonie, così I' llalia e la sua lingua in Albania sono ben note per antiche trnd izioni. Gli Albanesi sono ancora sudditi fedelissimi del Turco; hanno combatnrto


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contro di lui, hanno provato la sua forza, hanno adottato in gran nu mero la sua re lig ione. Non g ià che gli alhancsi rnnvcrlili siano dei fe r vidi mussulmani: essi hanno addossato dei minareti al fianco de lle loro chiese; ma s pesso al loro letto di morte fanno venire un "pappa" (un po pe) e ne ll'ora s uprema vielano nella relig ione degli avi, conc iliando così i loro inlcressi di quesle con quelli dell'altro mondo. Ma su 4uesta terra almeno, essi sono ahhadi confidare in 4uak un o. L' amano cd hanno per lui grave venerazione: egli è il sultano sapiente, il sultano pio, un santo. Perc hé egli protegge l' Albania: paga bene le s ue g uardie, con le enormi somme c he trae dagli altri bilanc i, per mezzo degli storn i più straordinari che un sovrano si sia mai permesso; tratla da be niamini quelli che rimangono nelle montagne può aver bisogno di loro; ed ordina ai suoi vali di chiudere g li occhi, di allentare le red ini, di lasciar pure che saccheggino. Essi sono infatti invenlerali saccheggialori. li saccheggio. il diritto di prende re al vici no la sua donna ed i suoi beni , è per essi la forma essenziale dell' indipcndcn1.a. Sui conladini della pianura slava essi prelevano de lle vere imposte, assolutamenle regolari, quanto almeno alla data de lla pe rcezione. Così tutto il paese del piano slavo è loro dominio; si direbbe che i lavoratori non sono dei fittavoli , e che l'alhancsc della montagna ahhia dirillo ad una parte di raccolto. Ed egli se ne vale, seriamente, regolarmente, come cosa organizzata; è forse una delle cose megl io organizzale, codcslo periodico saccheggio, ne l paese classico del provvisorio a della disorganizzazione: infatti ogni an no a S. G iorgio l'albanese discende d ai monti e· viene a stabilire le sue imposte secondo quanto il rac colto promc ltc e secondo i propri hisogni ; a S. Michele riloma a rilirarlc. E' c iò che si chiama il tchetel o la tag lia. L'a lbanese fa i propri affari, da sé medesimo, senza valersi di esattori: e li fa meglio. Il sulta no trova altri impie ghi , non meno prolì ltevoli, ai suoi a lhancsi. Essi consenlo no di lavorare alle strade in costruzione, ma a queste condiz io ni : il g iorno, dormono o fumano all'ombra sotto le siepi di rosai, o fanno arroslirc gli agnell i, le oche che hanno ruhalo la nollc prccedenle; la nolte, ruba no gli agnelli, le oche c he faranno arrostire l' indomani . Un va lì, irritato, dic hiarò che essi sarebbero rimasti là sino a che la strada no n fosse fin ita. Non dimandavano di meg li o: e perc iò seni.a duhbio, che la viabilità lascia tanto a desidenue ne lla penisola balcanica. Gli albanesi so no, gli esecutori degli ordini sanguini e massacratori del sultami. Sono come uccell i di preda sopra le pianure , una con tinua m inaccia sospesa sull a Macedonia. Col trattato di BerJjno l'Austria, come sappiamo, non soltanto otteneva la facoltà di occupare la Bosnia e l'Er1:egov ina, ma anche il Sangiaccato di Novi Pazar. l3 asta un ' occhiata ali' andamento de lle frontie re della Serbia e de l Montenegro per intendere runa la gravità e tutto il significato di quest' ultima occupazione: essa e ra, nientemeno, c he l'intcn-uzionc malcrialc d i ogni comunicazione diretta fra la Serbia ed il Mo nte negro, un ostacolo pote nte a qua lsiasi aspirazione unificatrice dei serbi verso la costituzione di una sola grande unirà politica. Da allora l' Austria-Ungheria venne a trovarsi in una posi1.ione eccezionalmente vantaggiosa nella penisola dei balcan i: era avvenuto il tramonto dei sogni


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ambi ziosi della Russia nell'Oriente europeo, o meglio codeste ambizioni erano state altrove dirette: la Russia, per necessità di cose, e per volere della Germania, facilmenle obbediva al "Drang nach Oslcn". li predominio s ulla penisola balcanica passava ali ' Au stria-Ung heria, sospintavi dalla German ia. La vecchia Austria, che alle orig ini de lla questione d ' Oriente, aveva difeso la nascente Germania dagli allacchi dell ' Isla m, divenlava ora l'avanguardia de ll'invasione germanica nell' Islam medesimo. Così collocala nella penisola halcanica, l'Austria cominciò un 'attiva e te nace propaganda in Albania. Tulta la politica austriaca mira a preparare l' occupazione di quel paese: a rendere, cioè, popolare, bene accolta, l' idea che g li albanesi un giorno saranno posti sotto il governo austriaco con vantaggio dell'ordine pubblico, di tutti i culti , di tutti g li interessi. E veramente è divenuto comune presso gli albanesi de lla classe più colta lo assimilare il regime attual e de lla Bosn ia-Erzegovina a quello che even tualmente sarà riservato al loro paese. In Italia lradizioni del passalo, o meglio ricordi lonlani della repubblica veneta - non vagliati, però, attraverso alla mutata condiz ione delle cose - presenza fra noi di gruppi etn ici di que lla razza, un vago cd indclinilo concetto di interessi nostri in Albania, commislo a molte idee sbag liale, a molti so fi smi grossolani, ci hanno fatto sempre g uardare da quella parte. Fino al 1897. nella contemplazione. spesso un po' malinconica, della crescente intluenza austro-ungarica sul canale d' Otranto, vi era un pensiero che rasserenava g li uomini di stato itali ani: quello che la classica rivalità nei Balcani fra g li interessi russi e gli auslriaci , sarebbe stata sufficienle ad impedire a ques ti ultimi di acquistare una preponderanza inquietante. Ma venne il I 897 e l' accordo tra Auslria e Russia circa la penisola halcan ica: il quale accordo, se apparentemente s tabi liva lo statu quo, in sostanza non era che la forma attuale dell' antico progetto greco, ben noto agli studiosi della questione orientale, adallalo ai nuovi tem pi cd alle hcn più modcslc aspirai.ioni attua li de lla Russia: era una sepa razio ne netta di influe nze: della Russia nell a parte orientale, del l'Austria ne lla parte occidentale. De l resto lulla la storia recente dc li ' Auslria -Ungheri a fa inlcndere c he la s ua tendenza nella peni sola balca nica no n è lo statu quo: è - e non può essere d iversamente - quella dell 'espansione. E quesla espan sione è nettame nte lracciata : lutlo il leITitorio, almeno, fra la linea de l Vardar ad esl, l' Ad1ialico ad ovest, la frontiera g reca a l sud, quell a de l Sang iaccato di Novi Pazar a l nord. Si conn etta questa nostra afferma7.ione a qua nto sta facendo l'espansione germanica nella Turchia e nell ' Asia minore; si conne lla al concetlo generale della politica germanica nell ' Oriente europeo, la quale va ora integrandosi, nel senso ehc l'Austria dchha fare da avang uardi a e da pioniera dei grandi interessi econo mic i de lla Germania; si pe nsi a tulio c iò, e si avrà la convinzio ne che la nostra affermazione della ine lutta bile tende nza de l l' Austria ad espande rsi, acq ui sta il carallcrc di un assioma pol itico. Del rcslo non è un mistero: slampa e opinio ne pubblica e governanti. lo fanno intendere in mille modi, mentre segui tano a predicare l'antica fonnula della integrità dell'impero ottomano, fatta per g li in genui che ci credono.


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Nella marcia dell'Austria verso Salonicco - marcia, pe r ora, di propaganda e di interessi economici, domani, ci sa, di occupazione territoriale - la ferrovia da Vienna e Rudapcsl verso l' agognato porto del mare Egeo, c ui non manca che il Lrallo Sarajevo-Mitrovitza, è il simbolo palpante del Drang nach Osten . Con questa ferrovia che è in mano di capilalisli auslro-gennanici - a cui non manca che il tratto di 250 chilometri dianzi accennato - i risultati economici e politici , preparali per l' avvenire, sono stati enormi. Essa rappresenta una presa di possesso economico di tutto l 'hinlerland dell ' Albania; ha isolalo il Montenegro e l'Albania; ha posto la Serbia in condi zioni di non avere altri sbocchi pei suoi prodotti che o il territorio austriaco per la frontiera danubiana; ovvero, se ne cerca allri per Salonicco , a doversi prima immettere in questa arteria austro-tedesca, e quindi subirne la legge con lari ITc, che opportuname nte manovrate, possono forzare l'esportazione su una direzione o sull ' altra, ed all 'occorre nza, col sussidio di adatte tariffe doganali, bloccarla addirittura. I danni che la ferrovia, allorché sia compiuta, potrà arrecare a noi ed ai nostri porti dell'Adriatico me ridionale - Brindisi in specie - non sono quelli derivanti da un 'altra direzione che eventualmente possa pre nde re la famosa valigia delle Indie, perché questa ha considerevoli valori con sé, e perciò non passerà per quella via, a cag ione della sua poca ~icurczza; e neppure potrà danneggiare con sidere volmente il movime nto dei nostri porti mediterranei nelle loro relazioni commerciali fra il grande mercato dell ' Europa centrale e l'Oriente, perc hé nessuna ferro via puì> distruggere il fatto che il blocco maggiore dei lrasporli commerciali proc ura di valersi della via di mare più che sia possibile e che Genova rappresenta un luogo di sharco assai più vicino al la rgo mercato dell'Europa centrale che no n sia Salonicco. I danni di questa presa di possesso economico - e peggio ancora, se domani vi sarà anche il possesso lcrriloriale - sono di altra natura. E si riassumono in questo: una direzione determinata, forzata, nell'inte resse esclusivo austro-germanico, impressa dal traffi co della penisola halcanica; direzione, che non sempre è la più vantaggiosa per g li slali medesimi della penisola, e che certamente è sempre dannosa a noi, nel senso che diverge la testata marittima di questo lraftìco dai porti adriatici. Si pensi: se ci rosse un 'arteria ferroviaria trasversale, che da Uskub9 , per esempio, attraversando la regione dei laghi albanesi ponesse capo a Durazzo, o Vallona, allora gran parte del commercio d' importazione e di esportazione degli stati balcanici con il Mediterraneo occidentale trnverebbe sbocchi più diretti e meno costosi, cd i nost1i po,ti adriatici ne sarebbero immensamente avvantaggiali. Perché ora un commercio di circa 700 milioni all' anno complessivamente, fra importazioni cd esportazioni, fra g li stati balcanici (specie Romani a, Scrhia, Bulgaria) e il Mediterraneo occidentale si svolge in condizioni c he potrebbe ro

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Sculari.


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Catia t :tiarw (ìn1liltuà

essere economicamente migliorate ed attivate, e ora dai porti del Mar Nero o da Salonicco, dopo discreto percorso ferroviario - ha anche da fare un notevole giro per mare lungo le coste della penisola balcanica. Se, invece, con una fe rrovia trasversale come quella che abbiamo dinanzi accennata, la grande linea flu viale tlel Danubio fosse collegata ai porti dell ' Albania, il percorso sarebbe molto più breve, il trarlico ri ceverebbe un notevole impulso, e i nostri porti adriatici sarebbero, in parte almeno, gli scali tli tale traffico. Sra in questi termini la questione del! ' Albania per noi: intanto le nostre aspi razioni sull' Alhania ri spondono ad un reale interesse nostro, in quanto esse siano tese come il primo atto della costituzione di un Rrande sbocco; costitu 7.ione che non può essere limitata alla presa di possesso dei due famosi porti di Ourazzo e di Vallona, o del paese povero ed impervio de lle montagne albanesi che loro sovrasta - perché intesa in 4ucsto senso, l'Albania imporrebbe a noi sacrifi ci non compensati da adeguato vantaggio politico cd economico - ma deve mirare allo sfrutlamcnlo commerciale del!' hinterland, ed essenzialmente a questo. E ciò non è possibile ottenere senza arterie ferroviari e che colleghino il Danubio alla costa albanese. Giaeehè il semplice possesso delJ ' Albania per sé stante, non ci sarebbe di vantaggio alcuno. In una supe rficie di 25.000 chilometri quadrati l' Albania ha g ià un milione e 200 mila individui - cioè 48 abitanti per chilometro quadrato in un paese poco fertile e montuoso - i quali intanto vi possono vivere, in quanto ne fanno le spese g li abitanti della Macedonia nei piani sottoposti, continuamente predati. L' Albania ha la si.essa superficie della Sardegna con un terzo di più di popolazione, non è più fertile della Sardegna: dun4uc l'organismo economico che non puù ancora colonizzare la Sardegna, tanto meno potrebbe colonizzare l'Albania. E ciò senza contare che la conquista ed il governo di quel paese sarebbe tutt'altro che facile, per la natura turbolenta degli abitanti, l'asperità dei Juoglli, atli a dif"csc tenaci, come tutta la storia di quella regione insegna. Ma allora quando non potessimo a vere che l'Albania soltanto, senza speranza di co stituirvi un grande sbocco, dovremmo rin unciarvi ? Dovremmo perme ttere che l' Austria se ne impossessi senz'altro? «Noi c rediamo che l'assenteismo nostro non dovrchhc farsi senza compe nsi altrove. Ed è ciò che vogliamo ora dimostrare, senza incorre re nelle esagerazioni e nei solì smi che si son detti a proposito della questione dell'Adriatico. Anzi per dare maggior forza alle nostre conclusioni comincere mo col ribaltare codeste esagerazioni». Si dice: Vorremmo ridurci a vedere l' Adriatico ridotto un " lago austriaco"? Vorremmo vedere l' Adriatico circondar l' Italia come presso a poco " un fossato contorna una prigione?" Ma ci rassegneremo, con l ' Aust1ia a Vallona e Ourazzo, a vederci "precl uso lo sbocco dell'Adriatico per il canale d'Otranto"? E accetteremmo di vedere l'Austria a Vallona e Ouraa o, " in posizioni altretlanlo l"ormidahili sufi ' Adriatico, come è Biserta in mano dei francesi ne l Mediterraneo? Sono frasi fatte, che corrono anche sull a bocca di persone, le quali credono


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di avere un a qual che coltura sull'argomento; ma nascondono gravi esagerazioni e grossolani solismi e precludono la via a vedere con chiarezza la questione. Anzitutto, in quel senso ha un reale significato l'espressione: l'Adriatico che di vent.erehbe " un lago austriaco" qualora l' Au stria s'impossessasse dcli' Albania? Bisogna di scutere la cosa trattandola sotto due aspetti: pe l tempo di pace e pel tempo di g uerra. E cioè, pcl Lcmpo di pace, vede re se in qual misura possa g iovare ai nostri interessi economici la occupazione te rritoriale della costa, o ci possa recar danno che altri la occupi; e p el tempo di gue rra se ed in qual misura codesta occupazione territoriale possa giovare a noi per la conservazione e la difesa delle nostre comunicazioni marittime e delle nostre coste, o ci possa deri var danno sotto tale aspetto quando l'occupazione territoriale fosse latta dall'Austria. Ora sollo il primo punto di vista, che è essenzialmente economico, se vi fosse completa libe11à di commercio, se vi fosse, cioè, la porta aperta alla pe netrai.ione dei prodotti di Lulli i paesi, lascia ndo così la vittoria a quello dei concorrenti che per m.inor costo di produzione o per maggiore attivi tà sia più capace di penetrarvi, sarebbe in fondo indifferente, che la zona litoranea l'osse occupata da noi o da altri, purché fosse lasciala la "porta aperta" . Ma non diventa indifferente, d ata la coll'ente protezioni sta c he spira: a ll ora l'occupazione che

altri laccia delle coste, può signili care esclusione per noi da un attivo commercio. Sennonc hé questo commercio ora non esiste: né può essere creato se non con quelle linee trasversali c he dicemmo. Possiamo noi ol lenen: le due cose, cioè l' Alhania e lo stabilime nto delle comunicazioni? Ed allora l'occupazione dell ' Albania ci g iova. Non possiamo ottenerle e ntrambe? Rd allora a che ci varrebbe l'Albania sola? R che danno ci de riverehhe - sollo questo aspetto - che l' Austria l'occupasse? Non è così, invece. sotto l'altro aspetto, che è hllto militare-marinaresco. Certo nel la visione spaventosa del "lago austriaco" vi sono enormi esagerazioni: giacché non sussiste punto il timore che il canale d'Otranto possa essere chiuso da fortificazioni austriache costrutte presso Vallona, dirimpetto ad Otranto appunto nella paite più rislreUa. Si tratta di hcn ottanta chilornet1i : il timore è insussistente affallo: lanto è vero che a nessuno di noi è mai venuta in mente la balzana idea di costrurre delle fortificazioni sulla costa ital iana, che è in nostro possesso: né l'Austria avrehhc ragione di farlo a Vallona. Ma non è così, sotto un altro punto di vista, quello delle basi che la costa albanese potrebbe dare ali' Austria. L' azio ne delle forze mobili navali è molto più facile, più efficace allorché esse ahhiano in vici nanza punti di appoggio della costa su c ui rifornirsi. L' Austria, è vero. ha già Pola e Cattaro, bene orga nizzate, quasi ai due estremi dell' Adria tico ; ma sente bisogno di avere altri punti, come fanno c hiaramente intendere alcune riviste di quel paese in recentissimi articoli . E qu indi non vi è dubbio che sotto questo aspe uo. pur senza correre d ie tro alle esage rn 7.ioni di tante sbagliate fan tasie, un danno, certo, a noi dcri vcrehhe. Non danno tal e da giustifi care lo spauracchio , del la noia l'rase del " lago austriaco", ma un dan no sic uramente.


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Catia /<,'liana (ìentilua :i

Dunque? Vagliale lullc queste considerazioni e si nteti zzandole, possiamo affermare che l'occupazione dcli ' Alhan ia sarebbe di vantaggio a noi quando ce la preponessimo non già per se stante, ma come il primo passo di un programma più vasto, di cui il secondo dovrebbe essere quello delle ferrovie allaccianli le coste di esse al Danubio. Allora si, il vantaggio sare bbe reale e l'occupazione non si ridwTebbe ad un vano scopo di chilomelrile, que lla malattia, di c ui è spesso invaso l'espansionismo incosciente, che si allarga per allargarsi, senza domandarsi prima: ma ci gioverà realrnenle? E che andremo a farci? E perciò qua le programma a lunga veduta dobbiamo proporci? E' probabile realizzare qucslo vasto programma? E ' difficile. Bisognerebbe, per dare altra risposta, ignorare lulte le mire che la Germania attuale ha sull'Oricnle europeo e le ditlicoltà di ogni natura c he opporre bbe alla deviazione di una gran parie del comme rcio da quella direzione, su c ui sta lavorando da tento tempo e con tanta tenacia. Sarebbe per ki un vero salasso. Eppure solo in questi termini il problema dell'Albania può avere un signifi cato reale per noi. E quindi bisogna pre ndere il proprio partito: o ottenere con accordi politici questa soluzione più vasla, ovvero, poic hé ciò noi riten iamo assai dirlìcilc, ri nu nciare alle aspirazioni di una semplice occupazione tc rril oriale de lla costa e della regione montana, per lasciare mano libera ali ' Austri a, chiedendo però compensi. Giacché nulla parrebbe più erroneo che il farsi abbagliare dal vano miraggio di un 'occupazione territoriale senza scopo, con la quale andre mmo .incontro a troppe spese, speli.al.ori con le mani vuote, al pingue traffico austro-germanico. APPENDICE

In questa appendice vengono proposti 9 quadri dipinti da Enrico J3arone donali a chi scrive dal nipote Valerio Franchina 10 . 1 quad1i sono dipinti ad olio su cartone. Solo il quadro n. l è firmalo g li al lri sono, comunque, fac ilme nte allribuibili a Barone poiché appaiono molto simili a quello lirmato nella tonalità dei colori, nel soggctlo rappresentalo, nella modalità di esec uzione e nel lo sti le c he ricorda l' impressionismo del primo Novecento. Ino ltre i quad ri sono slali ritrovali da Franc hina inca rtati nello stesso involucro. Nel retro dei quadri è slalo scritto da Barone il nome della seconda moglie " Rianca" (nonna materna di Franc hina) cd è stata indicata la numerazione con la quale i quadri dovevano forma re una composizione (disegnala dallo stesso Barone di etro ad uno dei quadri) .

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Per maggiori informazio ni sulla fami gl ia d i Barone cfr. C. E. Gcntilucci [20061.


Il Servizio Trasporti Ferroviari e le Tradolle nella (ìrande Guerra

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Filippo Cappellano IL SERVIZIO TRASPORTI FERROVIARI E LE TRADOTTE NELLA GRANDE GUERRA

Nel 191 5 l' impiego del mezzo ferroviario in campo mjLitare si era decisamente affermato anche in Italia. L'importanza non solo logislica di lrasporlo dei mezzi necessari per far vivere e comhallere l'esercito, ma anche strategica e opcraliva delle ferrovie per il ridispiegame nto rapido di grandi unità da un fron te all'altro, era già emersa nelle campagne risorgimental i del 1859 e del 1866. I ,a strul.tura del sistema lèrrovia1io costituiva ormai una compo ne nte fondamentale della sua preparazione alla gue rra ed era perciò oggetto della massima c ura da pa11e del Comando del Corpo di Stato Maggiore 1• In particolare, le operazioni preliminari di un conflitto - la mo bilitazione e la radunata dell 'esercito si affidavano in gran pa11e al servizio ferroviario per il trasporto delle truppe, degli armamenti e dei rifornime nti verso le l'ronlicrc. Erano queste operazioni enormemente complesse che richiedevano varie settimane di intenso traffico ferroviario con l'i mpiego di mig li aia di convogli . Mentre la mobilitazione generale fu ordinata il 22 maggio 1915, il lavoro straordinario delle ferrovie era già iniziato molti mes i prima e si intensificò a partire dal 4 maggio, quando chhc inizio il vero e proprio movimento di radunata con i relati vi trasporti che si protrassero fino al 15 giugno col ricorso a 4.500 treni ed al tri 2.500 per la mobilitazione2. Diversame nte dai piani pre bellici, i trasporti si svolsero rispettando l'orario ordinario delle Ferrovie dello Stato. 'làle c riterio venne ri spettato anche in segui to, in quanto l'esperienza delle operazioni di mobilitazione e di radunata aveva dimostrato che i trasporti militari potevano essere effe ttuati inserendo nell 'orario normale tutti i treni facoltativi possibili, cercando in questo modo di turbare al minimo la vi ta normale del Paese3 . L'orgaruzzazione del servizio l'crroviario in g uerra lasciò inalterata la struttura delle FFSS. alla q uale venne ro

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O. Bovio. Le.ferrovie italiane nella primll guerra mondiale, in "Studi Storico Militari 1986", SME - Ufficio Storico, Roma. 1987. Nel 19 15 la rete ferroviaria ilaliana si sviluppava su 18 mila km. Erano disponibili : oltre 5.000 locomoti ve e locomotori, 10.000 carrozze passeggeri. 3.850 bagagli ai, I 02.000 carri merci coperti o scoperti, 2.300 carri materiali. 2 F. Botti, /11 logistica dell 't..'.l'<!rcito Italiano (/831-1981), volume Il, / servizi dalla nascita del/ 'F,se1Tito /Ja liano alla prima guerra mondiale ( 186 1 1918), SME - Uffic io Storico, Roma, 1991. 3 Intendenza Generale dell'Esercito - Direzione Trasporti , Relazioni' sul jimzio11w1w11to i' sull 'opera compiuta dalla direzione trasporti durante la iuerra del /91 5-1 918. Ro111a, 1922.


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affiancati organi militari. La Direzione Traspo11i, della quale facevano parte fun1.ionari delle FF.SS., era un organo dell ' Intendenza Generale dell ' Esercito e gestiva lutti i Lrasport.i sull'intera re te. Essa provvedeva direttamente ai tras porti che si svolgevano su ll a rete fc1Toviaria militare, cioè quella esistente a nord de lla via Emilia e ad est dell' Adda4 . Presso la Direzione Ge nerale delle FF.SS. a Roma vi era una Delegazione de lla Direzio ne Trasporti . Gli organi militari che affiancavano que lli ferroviari, oltre a ll a Direzione Trasporti , erano: i Delegati presso le :.irmate col compito di 1iceverc le richi este di tras porti , vagliarle, coordimu-le e lrasrncltcrle alla Direzione Trasporli, concorrendo all 'esecuz ione dei trasporti militari ; le Commissioni Militari di Linea e loro dclcga1.ioni , che sorvegli avano l'esecuzione dei trasporti ordinati dalla Direzione Trasporti cd eseg uivano quei trasporti militari che avevano origi ne e lìnc nella propria giurisdiz ione; i Comandi Militari di Staz ione, che dovevano rimediare, d' accordo con i capi stazione, agli inconvenienti che si venivano a creare 5 . L'inusitata intcnsit:ì dei combattimenti impegnò duramente l' Intendenza incaricata de l trasporlo dei rifornimenti e dello sgombero di feriti cd ammalati sin dalle prime fasi de lle operazioni hclli chc. I .'onere di questi serviz i ricadde quasi per intero sulle ferrovie. Ad esempio nel corso de lla seconda offensiva dell'Isonzo de ll' eslale 1915, le ferrovie del compartimento di Venezia trasportarono, in 45 giorni, 328.500 uomini, 35.200 quadrupedi , 3.640 pezzi d 'artiglieria ed autoveicoli, vive1i , rnalc riali e muniz ioni per 48.900 carri merc i e sgomberarono 165.450 feriti ed ammalali. Per l'esigenza furono immessi nell a rete 4. 186 treni , in media 90 al giorno. Il trasporto de lle munizioni si rilevò subito più oneroso del previsto. Fin dalla prima offensiva dell' Isonzo si dovette provvedere al trasporto di 100 carri di muni zioni in un sol giorno. Durante la seconda battaglia dcll ' lsonw, il traspmto di muni zioni raggiunse la percentuale del 14,5% di tutti i tras porti logistici, con un totale di 3.600 carri. Tale percentuale tese ad aumentare ancor più ne l prosieguo del conflitto. Analogamente il servizio sanitario di trasporlo feriti rag giunse uno sviluppo impensato; già ne lla prima battaglia de l l'Isonzo si dovettero approntare 1.4 17 tre ni sanitari con una media di 18 al giorno, per tras po 11are 90.500 feriti ed ammalati. Per lo sgombero dei feriti si usavano appositi tre ni ospedale e , per i viaggi più brevi, treni attrezza ti , ricavati pe r modifica di normale carrozze passeggeri 6 .

4 Nel marzo 19 17 la zona ferrov iaria mi li tare fu estesa in via sperimentale anche a sud di Ilologna fino a comprendere l'area de limitata dall'allineamento Pistoia - Pirenze Faenza - Castelbolognese. 5 Intendenza (ìenerale - Direzione Trasporti. Norme per l'esecuzione dei trasporti d 'in/eresse militare sulle linee ferroviarie du ran /e la guerra, 20 dicembre 19 15 (2" edizione). Nel 19 t5 esistevano nove commissioni militari di linea (Venezia, Milano, Torino, Genova. Bologna, Fire1v.e, Roma, Napoli, Palermo). 6 In alcuni casi eccezionali. comunque, non si mancò di utilizzare per il trasporto feriti comuni carrozze e carri merci forniti di paglia o di materiali di circostanza, ad ogni modo sempre accompagnati da personale della sanità. Nell' agosto 19 15 era no in servi zio 73 treni ospedale della saniti1militare. della Croce Rossa e dell'Ordine di Malta.


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Per i no rmali riforn imenti di munizioni, derrate a lime ntari, equipaggiamenti e foraggi occorrenti alle annate furono stabiliti, a panire dal 15 g iug no 1915, viaggi g iornalier i fi ssi di tre ni, denominati tradotte, con iti nerario prestabilito dai depositi centrali dell ' Inte ndenza agli stabi limenti ava nzati d ' armata . Ciascuna Lradolla aveva la seguente composiz ione: un bagagli aio, una carrozza passeggeri di 3" classe per la scorta , 38 carri merc i. Il primo programma di tradotte prevedeva 12 treni, due dei quali riservali alla Reg ia Marina pe r il rifornimento di " naftetine", con partenze da Piacenza, Mantova , Rolog na, Firenze e località cli arrivo Brescia, Vicenza, Treviso, Mestre, Padova, Venez ia, La Spez ia 7. Già il 20 g iugno il Comando Supremo ritenne cli a mpliare il programma de lle tradollc in modo da consentire alle intendenze dell e armale di di sporre direttame nte di uno o due tren i g iornalie ri dal ri spetti vo deposito centrale agli stabilimenti di 1• e 2• linca8 . Vi erano poi i treni adibiti a trasporti di riforn ime nti straordinari , c he non trovavano dis ponibilità sufficiente nell e tradotte, organizzati s ulla base di e sigenze improvvise e no n programmabili. Per il movimento di interi reparti organici, si studi arono fin dall'estate 19 15 dei treni con carall.cristic hc prestabilite per fanteria, per salmerie, per at1iglic ria, per cavall eria, parcheggiati permanentemente in dete rminate staz ioni e sempre tenuti disponibili come riserva pe r evenienze imprev iste. Con ta le siste ma si era in grado di far partire Ù<t s l<1z iuui uon sedj di scorta mate ri ali il primo treno trasporlo truppe e ntro otto ore dal ricevime nto de ll 'ordi ne di movimento del Coman do Suprcmo9 . I trasporti d i unità comprendevano l' afflue nza all a fronte di reparti organic i, o il lo ro movimento da un punto all'altro de lla zona di guerra, eseguito con materia le ferrov iario (treni tipo), c he era te nuto sempre pronto in dete rminate staz ioni. A questi si aggiungevano i trasporli di complementi, che di scarsa e ntità ne i primi mesi di guerra, crebbero d i intensità nel prosieguo del conffato, sopraltullo in corrispondenza dell e grandi offe nsive s ull ' l sonzo 10. Per i viaggi di personale militare isolato e di piccoli drappelli si continuò a ricorrere a treni civili ordinari , destinando a ll'uopo in ogn i convoglio alcune carrozze riservale ai soldati . 1 numerosi abusi di militari viaggianti gratuitamente senza motivazio ne di servizio o in classe superiore a que lla c ui avevano diritto (la 3"), costrinsero sin dal luglio 1915 ad ordinare un servizio periodico, cosiddetto di "conlrollcria", da parte di agenti delle ferrovie accompagnati da un utti cialc, che

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AUSSME, fon do 13-1, circolare n. 183 in data 12 giugno 1915, Treni per rifornimenti, intendenza Genernle dell ' Esercito - Direzione Trasporti. 8 AUSSME, fo ndu B-1 , circolare 11. 588 in data 20 giugno 1915, Tradoue a disposiz ione d elle intendenze delle armate e dei corpi a disposizione, Intendenza Generale dell' Eserc ito - Di rezione Trasporli . 9 AUSSME, fondu B- 1. circolare n. 4509 in data 16 agosto 19 15. R elazione so11111utrio sul servizio dei trasporti 111ili1ori 1wr lfl n111111ax11a I 9 I 5, Intendenza Ge nerale dell ' Eserc ito - Direzione Trasporli. IO AUSSME, fondo B- 1, Nias.rn11to delle pri11ci11a/i di.1posi-:.ùmi prese 1w l.fi11,z.io11m11mto d ei servizi d '/111e11de11zo nel 1wriodo luglio-1w1•1•111hre /9/5. Intendenza Genera le, marzo 19 16.


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aveva il compito di raccogliere g li e stremi de lle infrazioni per i consegue nti provvedimenti disciplinari 11 • 'fale personale di controllo fu presto assistito da militari de ll' Arma de i Carabinieri con il preciso incarico di verificare i doc umenti di soldati ed ufficialj viaggianti 12• Nel solo g iorno l I lug lio furono rilevale s ull ' intera rete ferroviaria nazionale ben 1.500 infrazioni , numero ritenuto "impressionante" dalla Direzione Trasporti 13. In varie stazioni furo no creati posti di soccorso per la pronta assistenza e l'eventuale consegna a i locali luoghi di c ura, di militari viaggia nti improvvisamente ammalatis i. lnollre, furono impiantati in alcune stazioni de i posti di conforto, organizzati da comitati di beneficenza generalmente con pe rsonale femminile volontario, incaricatj della somministrazione di gene ri di conforto ai militari in trans ito, soprallulto que lli ospitati ne i tre ni sanitari 14 . Ta li posti di conforto andarono ad affiancare gli o rdinari posti di vettovagliamento allestiti in tutte le principali stazioni fe rrov iarie, destinati al rifornimento di acq ua e derrate i militari ed i quadmpedi trasportali a hordo dei convogli 15 • Tale servizio non era inizialmente 1iservato ai drappell i di prigionieri di guerra, profughi, disertori e al loro personale di scorta o di accompagnam ento, in qmmto genera lme nte relegato in appositi vagoni di 3° cla<;se aggiunti a treni ordinari 16 . A pru1ire dal 1916 s i iniziò a ricorrere in modo vasto a carri merci c hiusi attrezzati con panc he per il trasporto dei p1igionicri di g uerra. Durante i trasporti ferroviari di p e rsu11alt:: I' i11cidenza lii alti di indi sciplina s i accresceva e normemente, s ia per le oggettive maggiori difficoltà di controllo

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AUSS ME, fond o R- 1,circulari n. 1687 in data 7 luglio 19 15 e 11. 2547 in data 18 luglio 1915, Controlleria per viaJ?Ri di militari in freni ordinari, Intendenza Generale dell'faen.:ito - Direzione Traspo11i. 12 AUSSM-E, fondo B- 1, c ircolare n. 2586 in data 18 luglio 191 5, Sorveglianza sui militari viaggiwui in f errovia, Intendenza Generale de lf' Esercito - Direzione Trasporti. Tali controlli non migliorarono la situazione tanto che ancora nell ' agosto 19 16 lo stesso Capo di Stato Maggiore dell 'Eserc ito dovette intervenire per porre argine alle gravi irregol arità commesse dai militari nei viaggi in treno (c ircolare n. 16240 in data 20 agosto 1916 del Comando Supre mo - Uffic io Operazioni - Uflìcio Affari Vari e Segreteria, Irregolarità 11ei viaggi di militari isolati). 11 AUSSME, fondo B- 1, circolare 11. '.B55 in data 30 luglio 19 15, Risultanza della rnntrol/eria eseguita il giorno I I corrente mese su tulle le linee della re/e ferroviaria, Intende nza (ìenera le dell' Escn.:ito - Direzione Trasporli. 14 Il 25 agosto I 91 5 fu autorizzata e sovvenzionala dal Min istero della Guerra la costituzione di un comitato per i "posli di conrorto per i soldati malati e feriti di passaggio nelle staz ioni ferroviarie durante la guerra" per la distribuzione di ca l"fè, !alle, bibite, pane, ecc. e maleriale di propaganda. 15 La sommini strazione di pasti caldi a reparti e drappelli avveniva solo per soste prolungate di almeno sei ore. Carlè o vino erano distribuiti in caso di attese in sta,..ione superiori all 'ora e me7.za. H, AlJSSM E, fondo B-1 , circolare n. 2 138 in data 14 luglio 1915, VettovaJ?liamento lungo le lineefenvviarie, Intendenza (ìenerale dell ' Esercito - Direzione Trasporti. /\!tre norme sui trasporti ferroviari erano contenute nelle pubblicazion i n. 284 Servizio in guerra, parte IL sul Regolamento pei trasporti militari e sul Regolamento del servizio territoriale.


li Servizio Trasporti Ferroviari e le Tmdolle nella (ìrande Cìuerra

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della truppa da parte degli ulfa:iali, sia per la rilassatezza e la noia che i lunghi tragitti, della durala anche di più g iorni, ingeneravano nei soldati. L'abuso di sostanze alcoliche peggiorava la situazio ne, c he spesso sfociava in canti di arie considerate sovversive, cori inneggianti a lla pace, risse, devastazioni delle suppellcllili , minacce e vie di fatto contro uffic ia li, lanc io di oggetti forni dal treno, lìno a spari dai finestrin i. Già nell'agosto 19 15 casellanti ferroviari e pattuglie di Carabinie ri Reali segnalarono il frequente rinvenimento lungo le s trade ferrale di caricatori completi per armi mod. 91 , ev identemente lanciati dai treni in corsa 17 . G li atti di indi sciplina erano più ricorren ti Lra i reparti di complementi, no n ancora be n inquadrali cd addestrali, c he venivano inviati per ferrov ia verso la zona del fronte spesso accompagnati da ufficiali a ltrettanto inesperti. Furono segnalate altresì fin dal .19 J5 numerose disgrazie, molle de lle qual i con esito letale, per scarsa allcnzionc prestala alle norme di sicurezza in viaggio: "( ... ) continuano a verificarsi con impressiona nte frequenza di sgrazie accidentali di militari di truppa nei viaggi in fen-ovia, dovute alla de plorevole leggerezza con la quale i militari stessi trasgrediscono, no n solo a lle tassative prescrizioni di polizia fen-oviaria, ma miche alle più e le me ntari norme di sicurezza dettale dal buon senso. Chiunque assista, da un passaggio a livello, a l transito di un treno militare non può che rimanere penosamente colpi to da l contegno scorretto, disordi nato e poco disciplinato de ll e truppe viaggianti. E così lo stare con le gambe penzoloni fuori dai caJTi bestiame o éUTedati , la mancata precauzione di abbassare le s barre mobi li nei carri stessi, il prender posto abu sivamente nelle garrelte e perfino sull' imperiale delle vcU.urc, il salire o scendere dai tre ni in movime nto, il passare da un carro all'altro o da una vettura all'altra de i treni in corsa in piena linea, hanno provocato nume rosi incide nti che dal principio della guerra ad oggi ammontano a quah:hc centinaio (lra morti e feriti)" 18. Nel gennaio 1916 fu dato incarico a due ufficiali de i Carabinieri addetti all' Intendenza Generale di svolgere saltuarie ispezioni sui treni c ivili per vigilare l' appl icazione delle norme di viaggio dei militari isolali e l'attivi tà de l personale di controllo addetto ai Lrcni 19• A pm·tire dal lu glio 19 16 tali ispezioni furono svollc anche da uffic iali dipe ndenti dall'Ispettore Ge nerale de lle Rc lrovic 20• Per gman-

17 AUSSME, fo ndu fl-1 , circolare n. 450 7 in data 2 1 agosto 19 15. Carica/ori di cartucce lanciate dai /reni, Intendenza Generale dell'Esercito - Direzione Traspo1ti. Un'altra circolare dell'I ntendenza stigmatizzò l'abitudine dei militari di asportare i cuscini dei sedili dalle carrov.e di 1" e di 2" classe. 18 AUSSME, fondo fl- 1, circolare n. 30192 in data 2 agosto 1916. Dis,?razie accidentali nei viaf(,?i in ferro via. lnlendenza Generale dell ' Eserci to - Direzione Trasporti. 19 AlJSSME, fondo B-1. circolare n. 14 22 in data 13 gennaio 19 16, Ispezioni strwmlùwrie sui viaggi dei mi/ilari isolali. Intendenza Generale dell'Esercito - Direzione Trasporti . 20 AUSSME, fondu B-1, circolare n. 89939 in data IO luglio 19 I6. lspeltori delle relmvie, Intendenza Generale dell 'Esercito - Direzione Trasporli. Nel gennaio 19 17 fu diramata la pubblicazione a stampa Kaccolla delle disposizioni in vigore relative al se,vi:io t!,•g/i Ispettori delle Retrovie, che riassumeva tutte le nonne relative all"impiego delle ferrovie da parte di personale mil itare, operai militariu.ati , drappelli di prigionieri di guerra, ccc.


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tire la disciplina nelle operazioni di salita a bordo dei treni di grossi drappelli di truppe, soprattutto nelle ore notturne, si ordinò all 'evenienza il preventi vo rinforzo dei picchclli armali in servizio nelle stazioni. Nel marzo 1916 si introdussero nell'orario generale delle 1-<FSS. Lre ni accelerati a lunga percorrenza da ulili1.zare in via preferenziale da parte di drappelli e di militari isolati ne ll'intento di ridurre al minimo la freque ntaz ione de i soldati sui Lrcni din.:lli. /\Ila fine de l primo anno di g uerra, in considerazione del protrarsi de lle vicende belliche e della stasi delle operazioni imposta dalla stagione invernale, il Comando Supremo deci se di concedere un periodo di licenza di quindic i g iorni ai militari ritenuti meritevoli e che avessero già passato al fronte un periodo di almeno tre mesi 2 1. La concessione delle lice nze fu regolala dai comandi d' am,ata sulla base dei treni messi all'uopo a disposizione dall ' Intendenza Generale. Il movimento ferroviario fu regolato tenendo conto dell'armata a c ui i militari appartenevano e del distretto militare nel cui territorio essi andavano a godere del periodo di riposo. A c iascuna armata fu assegnato così periodicamente un certo numero di treni speciali , denominati tradotte, che consentivano l'avviamento giornaliero di un determinato numero di militari . Le tradotte percorrevano le sole a11erie fe rroviarie principali raccndo sosta nelle più importanti stazioni di dirama7.ione: da queste, e dalle stazioni tem1inali, i militari raggiungevano isolatamente le località di licenza, valendosi dei treni ordinari. Analog he tradotle erano previste pe r il viaggio di ritorno. All'arrivo cd allo scadere della licenza i militari avevano l'obbligo di presentarsi a l d istretto militare locale o, in asscn1.a di questo, a l più vicino comando dei Carabi nieri, che provvedevano ad avviarli a ll a più vicina stazione per il viaggio di ritorno. Le tradotte dispari servivano per il viaggio di andata, quelle pari per il ritorno. Tutte le tradotte assegnate ad una stessa armata avevano una stessa le ttera distinti va (B per la 1• Armata, R per la 2" A1111ata e la Zona Carnia, V per la 3", G per la 4", che corrispondeva all ' in iziale del colore (bianco, rosa, verde, giallo) con cui erano stati distinti i docurnc nli di viaggio. Gli ufficiali generali e superiori cd i primi capitani si poterono valere, anziché delle tradotte, dei tre ni ordinari . Il pe1iodo dell' invio in licenza fu compreso tra il 16 dicembre 19 15 ed iI 28 febbraio 19 16. I militari residcnli nelle isole maggiori ricevettero un giorno di liccnz,a in più in relazione alla maggiore lunghezza de i viaggi. /\d ogni tradotta fu assegnata una scorta armai.a comandata da un ufficiale responsabile della di sciplina delle trnppe viaggianti. Ogni militare ricevette come razione viveri giornaliera di viaggio una scatoletta di carne e del pane trasportati su di un apposito vagone o prelevati presso i posti di vettovagliamento di stazione. li foglio di licenza colorato doveva essere c ustodito gelosamente dal militare, poiché esso rappresentava l' uni co documento c he g iustificasse la sua assenza dal corpo e c he gli dava diritto di viaggiare gratuitame nte

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Fino al termine dell'estate 191 5 il Comando Supremo aveva espressamente vietato la concessione di licenze al personale di truppa. Solo a chi era stato ferito, linita la degenza in ospedale, era concesso di trascorrere un periodo di riposo a casa.


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sui treni ordinari. Chi lo smarriva era obbligato dai Carabinieri a rare immediato rientro al reggimento . Presso ogni comando cli stazione fu creato un posto di polizia costituito da Carahinieri per l'eventuale custodia di militari colpevoli di reati o di mancanze commessi durante il viaggio. La truppa doveva viaggiare in ternata di panno co n mantellina o pastrano, senza am1i, né zaino o valigia ed equipaggiata di tasca per il pane, horraccia, tazza ed una cope rt a da campo. Nei viaggi di ritorno era concesso di portare seco piccoli pacchi , purché di dimensioni tali da non recar disturbo ne i treni. I .e lraclottc erano composte con vetture mi ste o di 2" classe a di sposizione degli unìciali, e con vetture di 3" classe, per gli uomini di truppa, "non potendosi però escludere, per questi ultimi, anche l' uso di carri arredati"22 . Le vetture mi ste e quelle di 2• classe erano munite di scaldapiedi quando non servile eia ri scaldamento a vapore, mentre quelle di 3° classe erano sprovviste di ri scaldamento. Le tradotte trasportavano gene ralmente un numero di mi litari compreso tra 700 e 1.300. I tempi cli percon-enza erano estremamente lunghi ; ad ese mpio le lahelle orarie del viaggio da Brescia a Napoli (tradotta R.7 per comple ssivi 32 ufficiali e 920 uomini di truppa con 25 vagoni dei quali uno misto ed uno merci) prevedeva no circa 39 ore e la fermata in 22 stazio ni intermedie. Ne i carri arredati, in pratica dei vagon i merci c hiu si opportunamente arredati con panche e lanterne a petrolio per l'ilJuminazionc, prendevano posto i mili tari destinali ai tragiLLi più brevi, mentre sull e carrozze montava di norma il personale delle regioni insulari e meridionali . li Comando Supremo provvide anche a diramare un prospetto di lradollc da utilizzare in caso di ric hiamo improvviso dei mii il.ari in li cc111,a dovuto ad imprescindibili contingenze de lle operazioni hclliche. L' organizzazione delle tradotte per licenze invernali comportò un notevole sforzo logisti co del servii.io ferroviario. Si lame ntarono naturalmente varie carenze dovute alla complessità ed a lla rigidità del piano dei trasporti cd alla novità dell' organ izzazione. "E' accaduto talvolta che, per cambiamenti appo1tati ne lle partenze , alcuni tren i di lradolta siano stati messi in mo vimento mentre i rispctli vi comandanti erano ancora a terra. ( ... ) Parecchi militari reduci dalla licenza viaggiano sui treni ordinari anziché ùi tradotte in seguito ad autorizzazioni rilasciate dai comandi di stazione. ( ...) In molte stazioni si smercia ai mili lari grandi quantità di vino sia da parte de i "restaurants" , sia da parte di numerosi venditori ambulanti che dall'este rno presentano la loro merce attraverso i cancelli o le pali u .atc. Spesso il vino smerc iato è ri sultato di pessima qualità" 23 . Numerosi fu rono gli atti di vandalismo commessi dai mi litari, con l'ingente

22 AUSSME, fondo 11- 1. circolare n. 8000 in data 28 novembre 19 15. Lìcen;e invernali. Comando Suprem o - U fficio del C apo di Stato M aggiore. l'er il periodo clcllc licenze invernali furono costitui ti 45 nuovi comandi di sla~.ione. Furono istitui te anche due tradoUe speciali g iornaliere (S- 1 cd S-2) per la Sic ilia in sostituzione dell'impiego di piroscafi da Napoli. 23 AUSSME, fondo B-1. circo lare n. 1068 i11 data 18 gennaio 19 16. Lic l'II ZI' i11 vemali, Intendenza G enerale dell ' Esercito - Direzione Trasporti.


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dispersione di lanterne dei caITi aITedali, le asportazioni, g uasti e rotture commesse anche nelle vetture passeggeri. "Numerosissimi vclri delle carrozze vengo no infranti , tiravetrine slracciatc, tende lacerar.e, pareti divisorie sfondate. La sola squadra di rialzo di Roma dal 17 di cemhrc al 19 gennaio, oltre a numerose riparazioni agli addobbi, p011e, ecc., ebbe a cambiare 1. 130 vetri e quella di Torino 440." 24 Ciò determinò un maggior ricorso a i vagoni m-redali rispe tto a que lli camizza. Sempre ne l periodo de lle licenze invernali 1915- 1916 furono sotlratti dai militari ollre 15 mila g uancia li no leggiati dall ' apposita impresa pei viagg i in ferrovia, che venne indennizzata dal Ministero della Gue rra. Agli e stenuanti viaggi in tradotta molti nùlitm·i, compresi g li uffic iali, pre ferirono utilizzare i treni ordinari anche al ri schio di incappare in sanzioni di sciplinari . " Mentre i militari inviati in licenza dovrehhe ro compiere il viaggio senza a lcuna deviazione dal l' itinerario normale , essi scendo no dalle tradotte in stazioni intermedie per recarsi con treni ordinari in località diverse da quella scelta per la lice nza e per raggiungere poi questa ultima per proprio conto schivando le linee percorse dalle tradotte. ( ... ) Sempre allo scopo di evitare di viaggiare coi treni di tradotta, vari ufficiali, recatisi in licenza in un determinato luogo, ritornano oppure si avv ic inano notevolmente alla sede del ri spe ttivo corpo o reparto effettuando pe r proprio conto s uccessivi s posta menti valendosi anc he in questo caso di scontrini color rosa rilasciati indebitamente dalle autori tà territoria li. ( ...) b ' risultato c he sui treni ordinari si trovano freque nteme nte de lle do nne di c4ui voca condotta, le quali, munite di ahhonamcnto ferroviario, viaggiano allo scopo di adescare gli ufficiali e non è neppure da escludere che esse tendano ad attingere da questi ultimi noti zie di carattere militm·e"2:'i . Per la tu tela del segre to militare si apposero in ogni sala di aspetto, alrio di s tazione e vagone feIToviario ca1te ili che proibi vano di parlare di qua lsiasi argome nto rig uardante la guerra 26 . Particolarmente gravoso cd estenuante si rivelò il compito dei comandanti di tradotta, c he venne co munque coadiuvalo dall'opera di sc ipli nare deg li uffi ciali inferiori che viaggiavano anch' essi per lice nza sui treni, c ui venne assegnai.a ciascuno la responsabi-

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AUSSME, fondo B- 1, circolare n. 1499 in dala 2 f't:bbraio 19 16, G uasti ai veicoli f erroviari de/(e trado/le per lù:nzze invernali, Intendenza Generale de l! ' Esercito - Direzione Trasporti. Era segnalala anche la presenza alle staz ioni di incettatori di oggeHi di corredo, che frammi schiati ai militari, compravano da essi supra11u11u scarpe e fasce di lana. 25 AUSSME, fondo 8 - 1, circolare 11. 1629 in dala 8 febbraio 19 16, Viaf!f! ÌO di ritorno dei militari in licenza, Intendenza Generalt: dell ' Esercito - Direzione Trasporti. 26 AlJSSME, fondo B-1 , circolare n. 14760 in data 26 aprile 19 16, Nuova diramazione di ~p eciali "Avvisi " e norme per la loro distrihuzione, lnlt:ndenza Generale dell' Esercito - Direzione Trasporti. L'appello era rivoho anche ai civili ai quali era richiesto di non interrogare i militari sulle loro t:spt:rienzc di guerra. Sull'argomento tornarono le c ircolari n. 29890 in dala 8 agosto 19 16, Viaf?f? Ì di militari isolati e misure per evitare sui treni la propalazione di notizie militari e n. 43450 in dala 3 J uHobrc 19 16, A_ffissione nelle carrozze ferroviarie di un nuovo carlello, Intendenza Generale dell' Esercito - Direzione Trasporti.


li Servizio Trasporti Ferruviuri e le Tradol/e nella Grande Guerra

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lità di un vagone 27 . I turni di comandante di tradotta, del quale potevano essere incaricali sia unic iali inferiori che superiori, inizialmente di quattro mesi, furono poi ridotti a due in considerazione del logoramento psico-fisico che il servizio comportava28 . L' organi zzazione delle tradotte per licenze ordinarie fu replicala nell'inverno 1916- 1917 con quasi identiche modalità. Il periodo invernale per usufruire della licenza andù dal I O novembre 19 16 al 28 febbraio 19 17 29 . Avevano diritto alla licenza i militari meritevoli per abituale buona condo tta, che avessero trascorso al fronte o in luoghi di cura (non per malattie veneree) almeno sei mes i con secuti vi. I militari ammessi a l godimento della licenza erano sottoposti ad una accurata puliz ia del la persona e degli indumenti me diante s pidocc hiatura, bagno, tag lio dei capelli, di sinfezione degli oggelli d ' uso e de ll a biancheria. Fu rimarcato l'uso ohhligatorio delle tradotte; nessuna autorità mi litare poteva autorizzare i militari a non servirsi delle tradotte, neppure per moti vi di salute o per evitare ritardi nel rientrare al corpo. I militari viaggianti arbitrariamente in tren i ordinari perdevano il diritto aJl a licenza e venivano fatti rie ntrare immediatame nte al corpo. Furono rinforzate le misure repressive per mantenere la disciplina sui tr eni ed alle srazioni interessate a lle fermate delle tradotte. "l picchetti restano alla dipendenza dei comandi di stazio ne , arresrando c hiunque co mmetta disordini . Essi dovranno essere schierati in a rm i all'arrivo delle tradotte in prossimità del binario ove fan no fermata" 30. J,e scorte dei viaggi di ritorno furono rinforzate con un distaccame nto supplementare di carabinieri della forza di 25 uomini posto agli on1i11i del comand m1te della tradotta. Si pe ns<> al riscaldamento ccl all ' illuminazione dei carri arredati a mezzo di stufe a carbone e lanterne fisse a cerone. Ad ogni tradotta venne aggiunto un carro merci per trasporto del carhone necessario al riscaldamento de i carri arredati . J,a c ifra approssimativa di uomini traspor1ati g iornalmente ne ll e lradollc nei due sensi fu di 8.500 c irca. Alle tradotte princ ipali percorrenti le più importanti arte rie dell a rete ferroviaria, si aggiunsero una serie di piccole tradotte sussidiarie cosiddette di afflusso, di deflusso e di diramazione3 1. Anche nell' organizzazione delle tradotte de l secondo anno di guerra si verifi carono disfunz ioni imputa-

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AUSSME, fondo B- 1, circolare n. 73 I in data 7 gennaio L9 l 6, Tmdolle per lic~nze, Intendenza Generale dell'Esercito - Direzione Trasporti. 28 J\USSME, fondo 8- 1. circolare n. 234 J in data 8 maggio 191 7, Sostitu zione degli 1!/ficiali uddelli ai comandi di tradotta, Intendenza Generale dell'Esercito - Direzione Trasporti . Il servizio poteva essere eventualmente svolto anche da capita ni dei carahinien. 29 Negli altri periodi del l'anno si tendeva a non largheggiare nella concessione delle licenze ordinarie. 30 AUSSME, fo ndo B- 1, circolare n. 3 1000, Licenze, Comando Supremo - Uflicio del Capo di Stato Maggiore (Ordinamento e Mobilitazione). J I J\USSME, fondo 8-1 , circolari n. 87 in data J 5 ottobre 19 16 , /,irenze ilwenwli alle truppe mobili/ate e n. 805 in data 22 dicembre 19 16, Viaggi dei militari colle trrulotte, Intendenza Generale dell'Esercito - Direzione Trasporti.


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bili pe rlopiù alla mancala :ipplicazione de lle norme emanale dal Comando Supremo ed alla difficoltà di controllo di masse co sì ingenti di uomini . ·'L'i mprevidcn1,a d:i parte di taluni comandi di staz ione, il difetto di sorveglianza da pa1te di altri, e in genere la mancanza di accordo fra l'azione dei comandi di stazione e qu ell a dei comandi di tradotta hanno reso possibile, da parie della truppa, alti d' indisciplina e di prepo tenza nelle stazioni e in genere manca nze di contegno che avrchhcro potuto completamente evitarsi. Ques ta Direzione ha provveduto perché i comandi di tradotta vie tino ai militari di scendere in massa dai tren i per sparpagliarsi ne lle stazioni e invadere diso rdinatame nte i buffets"32 . Numerosi f"uron o i reclami pe r l'irregolare runzi oname nto dell'illuminazione e del riscaldamento, me ntre d a " parecchi comandi di tradotta è stato lamentato c he in alcune s tazioni i treni vengono l"crmati a lungo lontano dai fabbr icati, al buio, in vic inanz:i di binari percors i da treni con pe ricolo di disg razie per i militari che scendono" 33 . Te rminato il periodo delle licenze ordinarie invernal i, l'organizzazio ne delle trado tte per il trasporto di personale rimase in vigore anche se in forma molto più ridotta. Il programma di tradotte g iornal ie re pe r trasporto licenziandi e di mili lari in servizio in vigore dal marzo 19 17 prevedeva quallro trenj usati in modo promi scuo dai militari dell e cinque a rmate (la 2", 3•, 4", 6"), della Zona Gorizia e dell ' Intendenza Gcncralc34. Come presso altri eserciti dell ' l11tesa, il periodo tra la primavera e l' autunno 19 17 fu contrassegnato da un preoccupante rilassa mento del tono disciplinare della Forza Armata . Ne furono testimonianza freque nti incidenti lungo le lince ferrov iarie dirette verso il fronte. " In q uesti ultimi giorn i mi sono pervenute delle lagnan ze sul contegno sconvenie nte tenuto da alcuni militari viaggianti in ferrovia - uflic iali compres i - contro il personale delle fe rrovie militari zzato. Tale personale fu fatto tal volta segno a insulti volgari, a minacce e anc he a veri e propri atti di viole nza da parte delle truppe, me nu·e che g li ufficiali in accompagname nto rimanevano passivi spettatori de lle scene disgustose"35 . All o scopo di tute lare l' incolumità deg li impianti e del pe rsonale fe rroviario e di gara ntire l' ordine sulle linee e ne lle staz io ni, il Comando Supremo o rdinò l'affissione nell' inte rno dei veicoli :idibiti al trasporto dei compleme nti e d ei reparti d ire tti in

12 :

AUSSME, fondo B- 1, circolare n. 675 in data 13 dicembre 19 16, lnco11ve11irnli nei l'ia,?,?i delle /rado/le per licPnze in.ve mali, Intendenza Generale dell' Rsercilo - Direzione

Trasport i. AlJSSME, fondo B-1 , circolare n. 1248 in dat a 17 genrn1io 19 17. lnconvenienli nei viaggi delle tmdol/e per licenze invernali, Ink ndenza Generale dcli' Esercito - Direzione Trasporti. 4 -' In giugno furono aggiunte quattro tradotte sussidiarie a seguito dell'aumento dell'aliquota dei militari partenti giornalmente in licenza ordinaria (AUSS ME. fondo 13-1 , circolare n. 2580 in data 12 giugno 191 7, Nuove di.,posizio11i relative ai via,?,?i dei militari chi' si recano in licenza ordinaria o r:he ne ritornano, lnlcndcnza Generale - Direzione Trasporti). 35 J\USS ME, fond o 13-1 , circolare n. 8078 in data 12 marw 19 17, Conteww dei militari viaggianli in ferrovia verso il personale ferroviario m ilitariv.ato, Intendenza (ìenerale dell ' Eserci to - Direzione Trasporti. .!.!


li Servizio Trasporti Ferroviari e le Tradulle rwlla (,rande (ìuerra

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zona di gue rra cait e lli dai toni forte mcnle inlimidalori : " Chi. anche senza malvag ie intenzioni , lancia oggelli di qual siasi genere dai vagoni, o spara dai treni , o danneggia il materiale ferroviario o le stazioni , od inveisce conlro gli agenti ferrov iari, o tmba con grida o aLLi qualsiasi l' esercizio ferroviario, commette un reato prev islo dal Codice Pena le per l' Esercito, che può essere punito anche con la pena di morle" 36. Altre avve11enze scritte su cartelli o s u foglielli volanti di stribuiti a mano ingiungevano di astenersi dal bere s modatamente sui treni: " I .'uhriachezza fa cornmellere, anc he involontaria mente, atti di ind isciplina o reali, che sono ugualmente puni ti, senza che l' ubri ache7.7.a cosliluisca alte nuante"17. In g iugno si arrivò a vietare la disLrihuzione de lle prescritte dotazioni di ca1tucce ai complementi diretti al fronte. S u ric hies ta dei comandanti, tale disposizione poteva essere eventualmente estesa anche ai reparli organici , mediante il ricorso ai bagagliai o ad un apposito vagone merc i adibito al tras porto del mun izionamenlo, c he veniva attaccato in coda al treno38 . Nello stesso mese fu ordinato ai comandi militari di stazione "di raddoppiare la vig ilanza per prevenire e reprime re la di ITusione di manifesti so vvers ivi destinati ad essere di sLrihuiLi in zona di guerra" mediailte la perquisizione di mi litari, miliLari 1.zali o civili sospetti e la segnalazione ai carabini eri dei lcrrovieri indiziali di propaganda sovvers iva39 . In agosto, oltre all'istituzione di un vero e proprio servizio di poliz ia ferroviaria~0 , furo no ordinate pe ne severe ai militari c he azionavano per " i scherzo o per spiri Lo di vamlalisrno" il segnale di a lla rme, provocando l'arrcslo de ll e tradotte 41 • In sette mbre il Comando S upremo di spose pe r l'cr-

AlJSSME, fondo B- 1, circolare n. 1941 in data 3 1 maggio 19 17. AJ]issione ,wi rnrri arredati e nelle ve/Iure di 3" dasse di un cartello riflettente la disciplina dei militari in viat(~io, Intendenza Generale dell'Esercilo - [)irezione Trasponi. Il cartello riferiva

:iti

anche che: "Le ferrovie risparmiano alle truppe lunghe e faticose marce per via ordinaria, assicurano loro tutti i riforn imenti per vivere e per comballere e sono indispensabili alla vila del Paese" . 37 AUSS ME, fondo B-1 , circolare 11 . 265 18 in data 16 luglio 19 17. Avvertenze per le truppe in man:ia o viaggianti in fef'l'ovia, Intendenza Generale dell' Eserci to - Direz ione Trasporti. 38 AUSSME, fo ndo fl - 1, circolare n. 19404 in data 6 giugno 19 I 7. Trasporto delle cartucce al sei1tito dei reparti, Intendenza Generale dell' Esercito - Direzione Trasporti. Per alcuni esempi di atti di indiscipli na e di disordini scoppiati nel corso di trasferimenti di reparti per via ferrata si veda E. Forcella - A. Monticonc, Plotone d 'esecuzione. I processi de/la prima guerra mondiale, Laterza, Hari, 1998, pp. 36-37. 123-1 25, 229-234. 39 AUSSME, fon do B-1 , circol are n. 22502 in data 20 giugno 191 7, Vigilanza contro la dij)usione di puhhlicazio11i antimilitari, Intendenza Generale dell ' Esercito - Direzione Trasporli . 40 AUSSME, fondo 13- 1, circolare 11. :ìm8(> in data 12 agosto I 9 I7. Servizio di po/ba ferroviaria, Intendenza Generale dell'Esercit o - Direzione Tras porti. 41 AlJSSME, fo ndo 13- 1, circolare n. 3090 in data 10 agoslo 19 17, l111JJÌf,go olmsivo dl'i seinale di allanne nelle iwltu,r d eJI,, Jmdollc. Intendenza Generale dell ' Esercito Direzione Trasporti.


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Filippo Cappellano

mate di controllo, della durata di c irca un ' ora e in località sempre diverse, delle tradotte dirette a Messina e a Bari. Tali ferma te erano riservate all'ispe7.ione, da parte del comandante della tradotta, d i tutti i militari viaggianti e dei documenti in loro possesso. Un nuc leo di carabin ieri , comandato dalle autorità territoriali nelle s tazioni scelte per il controll o, coadiu vava dall ' esterno l'attività is pcttiva42. In ottobre il servizio di contro llo delle tradotte fu aumentato ricon-endo all ' ispezione di tutti i militari viaggia nti in alcun i treni da parte di forti drappe lli di carabi1ùe1i della legione di Verona. Durante tali con trolli speciali fu altrcsì disposto di dislocare un carabiniere in ogni vagone per un a parte del tragitto in Veneto cd in Romag na43. Nonostante le reiterate disposizioni erano sempre numerosi i militari che evitavano le tradotte per servirsi dei treni o rdinari soprattutto ne l viaggio di ritorno: " Il dato di utili zzazione dell e tradotte per li cenze ordinarie ( ... ) si è dimostrato così deficiente che la s tessa Direzione Trasporti ha rappresentato l'opportunità che, ove ta le stato di cose continu i, si addivenga senz'altro a.Ila soppressione di alcune tradotte, realizzando così una economia g iornali era di 150.000 lire ed assicurando un notevole minor cons umo di carhone" 44 . "Tutte le tradotte di ritorno non sono, in genere, così bene uti lizzate come quelle di a ndata, segno evidente che numerosi mili tari, per poter trascorrere un maggior tempo in licen7.a, si valgono illecitamente dei treni ordinari ne i viaggi di ritorno. ( ...) Numerosi sono i militari in viaggio pe r servizio o per breve li ce nza che si valgono dei treni ordi nari e che potrebbero. invece, con lievi soste ne ll e stazioni, servirsi delle tradotte. ( ...) Lo scarso controllo esercitato in genere sulla truppa che entra ne lle stazioni o che sale s ui treni ra si che molti militari dipendenti dalle autorità territoriali possano servirsi delle tradotte per allontanarsi senz a permesso dai loro presidi e ciò senz a neppure munirsi di re lativo biglietto" 45 . li programma delle licenze ordinarie invernali a vrchhc dovuto avere ini zio il I O novembre, ma l' offensiva austro-tedesca de l 24 ottobre 19 17 mandò a monte

42

AUSSME, fondu B- 1, circolare n. 3328 in data 2 1 sette mbre 19 17. Fermate di controllo alle tradotte per licenze. Intendenza Generale de ll'Eserc ito - l)irezione Traspo1ti. 43 /\USSM E, fondo B- 1, circolare n. 34'.W in data 7 ottobre 19 17, Controlli speciali alle /rado/le per licenze, lnlendenza Generale dell ' Esercito - Di rezione Trasporti. Nel gennaio 19 18 furono emanate disposizion i per prevenire evenniali attentati ai treni munizioni da parte di anarchici. 44 /\USSME, fondo M-7, circolare n. 11 8307 in data 14 agosto 19 17, U1iliu azione delle mulo fle per le licen ze ordinarie, Comando Supremo - Ufficio Ord inamento c Mobilitazione. 45 AUSSME, fondo 8 - 1, circolare n. 2429 in data 24 maggio 19 17, U1ilizzazione d elle Jradolle, Intendenza Generale dell' Esercito - Direzione Trasporli. Un maggior sfrul tarnenlu delle lradulle era giit slato raccomandato anche dal Comando Supremo con la circolare n. 68000 in data 1° marzo 19 17 e dal Ministero della Guerra con la circolare n. 7400 del 30 ap1i le 1917.


Il Servizio Trasporti Fenvviari e le Tradolle nella Grande Guerra

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tuLLi i piani. La pianificazione aveva previsLo per le tradotte principali il ricorso escl usivo a carri arredati per il personale di truppa. L' illuminazione di ciascun carro era a mezzo di due lumini ad olio posli in apposite c ustodie munite di sporlello a vetro e serratura. l mililari cui era fatto obbligo di servirsi dell e lradotte non potevano ricorrere a Lrcni ordinari neppure pagando il biglietto a tariffa intera. Erano esentati dall ' uso delle tradotle solo i militari membri del Parlamento ed i mutilati di guerra ancora in servizio presso l'Esercito rnobilitato4<'. La ritirata di Caporetto impose una te mporanea sospensione de lle licenze, c he ripresero regolarmente solo alla fin e di dicembre del 1917, prima con quat.Lro e poi con sei tradotte. Di queste, qualtro erano riservate in via prioritaria ai licenziandi ordinari con servizio promisc uo pe r tutte le armale, le rimanenti ai militari viaggianti per licenze speciali e per servizio, compresi i piccoli drappelli. Il colore del foglio di licen1,a non contraddistinse più le varie armate, ma la tradotta da impiegarsi e quindi il percorso da seguirc47 . Un nuovo e più a mpio piano di tradoltc per licenza ordinaria inve rnale fu messo in atto con la circolare n. 130 de ll ' Intende nza Generale in data 25 gennaio 191 8. Le lamentele per lo scarso ordine e disciplina nelle slazioni ed in generale per l'andamento del servizio ferroviario di Lrasporto del personale continuarono anche nel 19 1848 . ln gennaio il direllore dei trasporti dell' Inte nden1,a Ge nerale, segnalò una lunga serie di negligenze personalmente riscontrate presso i comandi militari di stazione nel corso di varie ispezioni : "Uffic iale di servizio che presenzia l'arri vo e la parlenza di una tradotta per licenze senza conoscerne né la sig la disLinti va, né la provenie nza; comandi che dic hiarano di non essere in grado di valutare, neppure in modo approssim:iti vo, la forza totale viaggiante con una tradotla licenze; comandi che di c hiarano di non conoscere le generalilà di mililari arrestati in stazione per gravi incide nti di sciplinari ; notevoli conlingenti di militari viaggianti isolaLarne nte c he salgono sui tre ni viaggiatori, in presenza dell'uflicialc di servizio, mentre restano deserte le tradotte ferme in stazione e dirette sullo stesso percorso; ( ... ) militari che a piccoli gruppi cd addirittura in drappe lli c he abusivame nte salgono in qual siasi Ln:no, comprese le tradotte per ri rom i mento del le armate alleate" 49 . Ancora nel marzo 19 18 era segnalalo dall ' Intende nza Generale che " nelle stazioni ove le tradotte licenze sostano

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AlJSSME, fondo B- 1, circolare n. 3520 in data 19ottobre 19 17, Licen ze invernali alle truppe mohi/it(lf<'. Inte ndenza Generale de ll ' Esercito - Direzione Tras porti . 47 AUSS ME, fondo 11- 1, c ircolare n. 3774 in data 19 dicembre 19 17, Ripresa nella concessione delle /ice11:;.e o rdinarie, Intendenza Generale dell ' faercitu - Direzio ne Trasporti . 48 AUSSM E, fondo 8 - 1. ci rcolare n. 489 34 in data 4 gennaio 19 18 , Servi zio di polòa ferroviaria, Inte nde nza Uenerale de ll ' Esercito - Direzione Tras po 11i . Le la111e111:i lc pri ncipali riguardavano l'abusalo impi ego da parie dei militari d i !re ni ordina ri e di vagoni carrozza loro vietati . 49 AUSSME, fondo H- 1. circolare n. 882 i11 dala 12 gcnnai11 I9 18 . Servi: io di s11,:io11t·. Intendenza Genera le delr Esercito - Di rei.io ne Traspor! i.


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Filippo Cappellano

per lasc iare la precedenza ai treni viaggiatori , i militari licenz iandi abbando nano in numero notevole le tradotte stesse per pre nder posto sul treno ordinario (... ) c reando un insopportabile sta to di cose per il pubblico , a cui resta no pressoché pro ibiti i pochi tre ni c he, nonostante le note difficoltà di esercizio, vennero ri serbati al trattico nazionale"50 . Nell ' inte nto di rende re più proficui i c ontrolli sulle lradollc, assicurando risultati migliori non solo dal lato disciplinare ma anche tecnico , si ordinò agli u fficiali delle Commissioni Militari di Linea e delle De legazioni coadiuvati da fun z ionari delle Di visioni Movimento e Ve icoli delle FF.SS. di eseguire saltuari e ispezioni a bordo 5 1• In marzo la Direzione Trasporti prese atto delle lag nanze re lative al serviz io delle tradotte, rivolte soprattutto al vasto impiego degli scomodi cani attrezzati , spiegando c he " la disponibilità del nostro parc o ferroviario - dedotto il forte quantitativo di carrozze assegnate per i treni sanitari, è di circa 800 vetture di 3" classe, me ntre i veicoli adibiti in tot.aie al servizio dell e licenze sono c irc a 2.500. ( ...) Tutti i provvedimenti adottali finora per re ndere più agevoli le condizioni di viaggio dei militari licenz iandi sortirono sempre risultati limitati per le frequenti manomissioni che i militari viaggiant.i compiono sui tre ni e per la nessuna cura che essi dimostrano nel mantenere in condizioni sopporta bili di pulizia gli scompartime nti da essi occupati : le stufe rese inservibili, gli apparecchi d 'illuminazione dispersi e asportati. le panche bruciate e dete ri orate, i vetri rotti, le te nd ine lacerate, le persiane danneggiate si contano giornalmente in quantitù tale che l'amministrazione ferroviaria ha fallo già conoscere che, perdurando questo stato di cose, non potrà più provvedere in avvenire a tempesti ve riparaz ioni per mancanza di mano d'o pera e di ma te ri a prima. Oal IO genna io ad oggi sono stati approvv ig ionati per la manute nzione dei carri in composizione alle tradotte licenze: 100 nuove stufe, 450 fmrnli , 140.000 lanternini, o ltre a l legname, a i vetri, alle tappezzerie, ecc. messi in opera per tutte le altre riparazioni rese necessarie dal vandalismo de i soldati . Ad alcuni c arri l ' installazione completa de lle stu fe venne ri fatta in du e mesi e mezzo persino c inque volte. ( ... ) In ultimo, poiché viene segnalato c he i nostri soldati viaggianti fanno spesso confronti sul diverso trallame nto usato ai licenziandi dalle armate rrancesi e britannic he. questa Direzione ritiene o pport uno d i rappresentare: 1) c he i licenziand i fra ncesi sono tr asportati esclusivame nte c on materiale de ll ' amministraz ione l"ranccsc, la qua le di spone, col sussidio ricevuto dalle fe1rnvie inglesi , di un parco veicoli assai ricco; 2) che i licenziandi inglesi, i qua li viaggiano con materi ale ita liano, sono trasportati esclusivame nte in cani arredati muniti di stufa, ai quali, anzi, su ric hi esta dell' autorità inte re ssata, vennero tolte le panche perché giudi-

) O AUSSME, l"ondo fl - 1, circolare 11. 4 18 in data 2 marw 1')1 8 , Viaggi dei licenziandi sopra i treni ordinari, Intendenza Generale dell'Esercito - Direzione Trasporli. 51 AUSSME, fondo B- 1, circolare n. 369 in data 22 febbraio 19 18, Servizio di ispezione alle lradolle licenze, Intendenza (ìenera le dell' Esercito - Direzione Trasporti.


Il Savizio T rasporti Ferroviari

C'

53 1

le Tradolle nella (ìrnnde Guerra

cale ingornbranti" 52 . Al fine di ridurre gli alti vandalic i sui treni, fu disposto, oltre alla sanzio ne discipli nare, anche l'adde bitamento a i responsabili dell ' importo del danno subito dall'amministrazione fenTiviaria e 4ualora non fossero stati individ uati i responsabili, la somma da rifondere ve niva suddivisa tra tutti gli occupanti del vagone che aveva subilo i darrneggia me nti. Le misure repressive furono accompagnale da una intensa azione morale ed educatrice, col ricorso anche a brevi pubblicazioni a stampa, Lesa alla salvagua rdia ed alla buona conservazione del materiale ferroviario e del patrimonio dello Stato53 . In marzo l'u perfezionata l'organizzazione di trasporlo di reparti organici a mezzo ferroviario allo scopo di rendere più semplice e spedita l'esec uzione di movimenti strategici di grandi unità. Si studiò il trasporto di una divisione o di un corpo d ' armata con un unico tipo di treno di composizione standardizzata. Era previsto il ricorso ad un numero lisso di carri chius i indifferenteme nte impiegati per il trasporto di uomini o cli qu adrupedi. ln questo caso la truppa trovava sistemazione sul pianale dei carri , con una capac ità massima norma le di 40 uomini, come ne l caso dei carri arredali con panc he·'i4 _ In maggio e ntrarono in vigore nuove norme, emanate dal Ministero de lla Guerra, intese ad este ndere l'uso ohhligatorio dell e tradotte a nche ai licenzia ndi e sterni alla zona di guerra. All 'epoca funzionavano giornalme nte I I Lradolle principali ed a ltrettante sussidiari e55. In ottobre fu deci so di inte nsificare le misure per assic urare la pulizia ordinaria e la di sin fezione periodica delle tradotte, sia du rante il percorso, sia al te rmine del viaggio, mediante l'impiego di squadre di sinfettatri ci militari, delle squadre di persona le ferroviario e di uomini di fatica scelti sulle tradolte fra i militari viagg ianti. inoltre, fu organizzalo a bordo de lle tradotte stesse un servi zio di vigilanza ig icnico-prolìlattico destinato all ' adozione delle misure atte a prevenire cd a combattere la propagazione delle mal allie infettive ed in particolare dell'influe nza cosiddetta "spagnola". Uffic ia li med ic i viaggianti sulle tradotte furono così incaricati di svolgere sommarie visite medic he all'inizio de l

52 Al JSSME, fondo B- L circolare n. 714 in data 21 marzo 19 I 8, Servizio de/il' tradofle licenze, Inte nde nza ( ìene rale de l!' Esercito - Direzione Trasporti. Fu ri marcato anche lo

sperpero de i c uscini noleggiali ne lle stazioni ferrovi,u-ic, che venivano freque nte me nte trafugati pe r !"im piego in !li ncea o ne lle case rme ed accantoname nti (circolare n. 2')<)4 2 in data 2 ago~lo 191 8). 53 AUSSME, l"o ndo B- 1, ci rcolare n. 90 I in data 22 aprile 19 1X, C(l11teg t1() d,•i 111ilitari

alla ('011serva::.io11e del 111ateriufr_fi·nvl'iuri(I a /ali tff11i. Inte ndenza Gem:ra le d ell'Esercito - Direzione T rasporl i.

viaggianti s11/le tradotte !if"e11 ::.e 1wr ri.11H' ff(I a.1-sfégtwlo

54 AUSSME, fondo B- 1, ..:ircolarc n. 12000 in data ] I 111;11"/.D 19 18.

Nonm· J>('I"

/'e.,·<'1'11-

zi one di trasporli fernll'iari stral,·gil'i di grandi 1111i1à 111cdia1111· il lrt'll(I tip(/, lntcmk111.1

Generale dell ' Eserc ito - Di ro .iD11c Tras porti . 5-' AIJSSME, fondo 8 - 1, c ircolarc 11 . 970 i11 d;1ta 2 1 aprilc 11) I X. l.,1i11cio111• di

1111m •e tm-

dotte sussidiarie fJl'I" 111ilil11ri isolati ,. l'(/f"ia111i d'(lmrio al/,• tmt/0111• giù ,·si.1·1,•11/i.

Inte nde nza Ge nerale dell"Eserc ito - Direzione T raspo rli .


532

Filippo Cappe/luno

lragitlo allo scopo di escludere i milita ri che avessero eventualmente presentalo sintomi della malallia e di prestare le prime c ure ai militari ammalatisi durante il viaggio. Questi venivano falli di scendere daJ convoglio e ricoverati presso il primo posto di assistenza incontrato lungo il percorso. Ad ogni coman<lanlc di tradotta furono assegnati in dotazione due disinfettatori, insieme ad altri equipaggiamenti medic i e di pulizia, priorilaiiamente orientati al mantenimento de ll'igiene ne lle latrinc56 _ In conclusione, la tradotta è divenuta uno dei simboli ed immagine caratterizzante della prima guerra mondiale al pari della trincea e <lei reticolato. Quasi lutti i mil itari impegnali al fronte e bbero modo <li sperimentare gli esten uanti viaggi in treno svolti spesso a bordo di carri merci spartanamente adattati allo scopo. I soldat i impararono così ben presto a di sdegnare cd aborrire i trasferi me nti in tradotta e in molli, quando potevano, cercarono di evitarli, pur nella consapevolezza di correre il rischio di andare incontro a sanzioni disciplinar i. Con le uniche "comodità" offerte da panche in legno, una stufa e due lumini , una quarantina cli uomini costipati in pochi me tri quadrab di spazio erano costretti ad affrontare tragitti lunghi decine di ore. Come il soldato vivesse tutto ciò hcn si evince dal logo prescel to per " La tradotta", il giornale di trincea a pcriod ic.it;i settimanale della 3" A rmata apparso nel marzo de l 1918 e edito lìno al luglio del 1919. JI titolo della pubblicazione era associato simbolicamcnlc all' ironica vignetta a colori c he ritraeva un indomito fante, impugnante redini e frustino, in sella ad una e nom1e c hiocciola.

AUSSME, fondo 8- 1, <.:ircolare 11. 12899 in data 18 otlobre 19 I8. Vigilan za iMienicof)rofilattica sulle tradotte. (Profilassi dell 'influen za ed altre malallie diffusibili) , Intendenza Generale.

56


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Il Servizio Trasporti rè rroviari e le Tradotte nella (ì rande Guerra

:Numero I

21 ManA> lll11! -

L A T R A"D O T T A

Tesla/a del Riamale di lrincea della 3" Armata "La Tradulla "_

Militari in attesa dell'arrivo di u11a

lrw/011c1

per recarsi in

lil'e11::.ll

ordi11aria.


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Filippo Cappellano

Vagone merci arredato per /rasporto personale cmi scrille di propaganda.

Licenziandi sal,?ono a bordo di vagoni passeggeri di terza dm·.1·r. rii una lm dolta.


La 4" Armala Italiana in francia Meridionale nella 11 Guerm Mondiale

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Paolo Nardelli LA 4" ARMATA ITALIANA IN FRANCIA MERIDIONALE NELLA TT GUERRA MONOIALE

1. L'occupazione italiana della Provenza e della Savoia

(Novembre 1942-8 Settembre 1943) Alla fine di g iugno del 1940 al te rmine delle ostilità con la Francia, dopo la c.d. " battagl ia delle Alpi", l'occupazione militare italiana sanzionata dall'Armistizio di Villa lncisa, si limitò ad un 'esig ua e discontinua fascia montuosa al di là del confine, con in più la cilladina di Mentone. Quest'area, corri spondente alla linea avan1,ata raggiunta dalle truppe italiane nei va1i teatri d 'operazione 1, fu mantenuta, nonostante i costi e le dirlìcoltà logistic he di riforni mento alle truppe, per esclusive ragioni di prestig io e come unico ri sultalo tangibile di un con tlitto che era stato caratterizzato dalla di sonorevole dichiarazione di guerra ad un paese ormai sconfitto. La " Rattaglia delle Alpi" evidenziò molte delle deficienze che avrebbero earallcrizzato l'impiego delle Forze Armale italiane per il resto del conflitto. L'impostazione strategica stessa si era dimostrata errata. La comune rrontiera alpina, tra la fine dell'ottocento e l'inizio del novecenlo, nel 4uadro della " politica estera t1iplicista" precedente la prima g uerra mo ndiale, era stata intensamente fortificata su e ntrambi i lati dello spai1iacque. La scarsa prolùndità del versante sul lato italiano, confrontato con la maggiore asperità e profondità di 4ucllo francese, avevano sempre escluso la possibilità di sbocchi offensivi da parte italiana in quella zona. La stessa convenzione militare italo tedesca del 1888, allegata all ' accordo politico dell'anno prima, prevedeva, in caso di guerra con la Prancia, l'invio di truppe in appoggio ai tedesch i sul Reno. Nonostante ciò fu deciso di concentrare lo sforzo offensivo in quella direzione, impegnando la I" e la 4" Armata, con ventidue di visioni, per un totale di circa 300.000 uomini. Il bombardamento inglese di Torino e Genova del 12 giugno e 4uello condotto da 4uattro incrociatori francesi sulla costa ligure a Vado il 15 giugno, mostrarono, con grande effetto mediatico, l'inefficienza delle difese italiane, proprio nel momen to in cui le !ruppe tedesche e ntrava no a Parigi. l ,'ordinc di attaccare, com' è nolo, fu dato dieci g iorni dopo l'ini zio delle ostilità, dopo c he il maresciallo Pétain il 17 giugno aveva già c hiesto la resa ai tedeschi. Le fanterie italiane, senza appoggio dell ' artig lieria, che era rimasta schi erala su posizioni arretrate per fermare presunte pe netrazioni nemic he, ru lanciata all'attacco

1 Con, inoltre, una fascia s mililari:1.1.ala profonda ci rca 50 km so lloposla a co111rolli dircili da parte italiana.


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Paolo Nardelli

delle forlilicazioni fran cesi, difese con assoluta determinazione dagli esig ui reparti dell'Armée des Alpes. L' offensi va italiana del 20-23 giugno si concluse con la " richiesta di resa" da parte francese, preludio dell'Armistizio di Vìlla Incisa. Le perdile ilalianc ammonlarono a 1258 caduli, 642 dei quali in combattimento e 616 dispersi, 2.631 feriti , 2. 15 1 casi di congelame nto e 1.1 41 prigionieri2. Con la cessazione delle oslililà, per più di due anni, l'insieme delle relazioni con la Francia di Vichy furono regolate, in maniera esclusiva, per il tramite di uno specifico organo misto civile e militare, la Commissione Italiana d 'Annistizio con la Francia (CIAF) avcnlc la propria sede a Torino cd in collcgamcnlo dirclto, nella figura del suo Presidente, con il Capo de l Governo a Roma. A 'l'orino s' insediarono gli organi centrali, ovvero, la Presidenza e le quattro Souocommissioni (Esercito, Marina, Aeronautica, Affari generali) cd un Segretariato generale istituito il 20 agosto 1940. Alle dipe ndenze di ciascuna Sottocommissione operavano Delegazioni di controllo dislocate in territorio metropolitano francese, mentre altre Delegazioni dipendevano direttamente dalla Presidenza. Le Delegazioni furono a11icolate in Direzioni generali e queste, a loro volta, in Sezioni. Tutti questi organi periferici furono variamente dislocati nei centri urhani di un'arca della Francia meridionale, corrispondente alla successiva zona d' occupazione de lla 4" Armata. Questa strutturazione non fu permanente, ma andò modilìcandosi ne l corso del te mpo, anche e soprallullo dopo il novembre de l 1942, quando il ruo lo de lla C IAF fu progressivamente ridotto e le sue attribuzion i trasfe1ite, non senza atniti e conflitti, al Comando de lla 4" Annala3 • Nel novembre del 1942, l'avvio dell'Operazione Torch e lo sbarco angloamericano in nord-Africa, coronato il IO novembre dal pressoché immediato schieramento delle locali forL.e francesi, comandale dai generali Noguès e Juin, a fianco degli Alleati, ebbe come risposta da pat1e dell'Asse l'occupazione della cosiddclla "Zona Libera" sino a quel momento sollo la virtuale piena giu risdizione del governo di Vichy. I francesi da pa11e loro non opposero resistenza, né d'altronde avrebbero potuto: le otto divisioni di c ui disponeva l'Esercito francese in te rritorio mclropolilano, con un' arti glieria ippotrainata cd una fanlcria completame nte appiedata, avrebbe potuto svolgere solo de lle operazioni d 'appoggio agli anglo-americani qualora questi avessero deciso di sbarcare, come lo Stalo Maggiore di Vichy auspicava, anche sull a cosla mediterranea francese. In questo contesto, mentre il VII Corpo d'Armata italiano provvedeva ad occupa-

2 Clr. V. GALLINARl, Le operazioni del giugno 1940 :,ul/e Alpi occidentali, Stato Maggiore ddl 'Escn:itu - Ulfa:iu Storico, 198 1. G. ROCHAT, Le guerre italiane. 1935-1943, Turino,

Einaudi, 2001. 3

C:fr. R. 1-1. R A INhRO, Mussolini e !'aain. SJoria dei rapporti tra l'Italia e la Francia di Vichy. ( 10 giugno 1940-8 settembre 1943), Roma, Stato Maggiore dell' Esercitu-Ufficiu Storico, 1990.


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re la Corsica, la 4" Armata poté dis piegarsi nella zona compresa tra il confine alpino, il fiume Rodano, con l'esclus ione delle città Lione, Avignone e Mars ig lia, e la costa mediterranea. L' impegno 1nilitare italiano fu di notevole dimensione, alla fine di maggio del 1943, la 4" Annata si articolava su quaU.ro di visioni di fanteria, due alpine, tre di vis ioni costiere cd a ltri reparti minori per un totale di 6.000 ufficiali e c irca 140.000 uomini ; in proporLione al te rritorio e a ll a popolazione residente, ancora maggiore fu il nostro impegno in Corsica dove furono inv iate due divisioni di f"anl.cria, una costi era cd alt1i reparti per un totale di quas i 70.000 uomini su una popolazione d i c irca 300.000 abita nti . L'intento era evide nte mente que llo di costituire un a nte murale difensivo contro un eventuale s barco a lleato, c he pe rò finì pe r essere concepito e disposto a disc apito dell a difesa dell ' intera pe ni sola. La zona d i occupazione de lla 4" Armala si art icolava in due settori: il prirno4 dove era localizzato il Comando d ' Armata (Mc nlone) con a capo il Gen. Mario Vcrccllino5, c he si estendeva da l lago di Ginevra segue ndo il corso del Rodano sino a lla linea Bandol-Avignone esclusa; e d il secondo<\ a cavallo della fronti era ital o-francese che comprendeva quasi esclusivamente territorio italiano e c he andava da Punta del Mesco (La Spezia) a Punta San Luig i (Mentone). Nella Franc ia me tropolitana, con l'ini z io dell ' occupazione, quasi tulle le compe tenze de lla ClAf furono trasfe rite a l Comando de lla 4• A rmata: questioni militari e stanziam ento delle truppe, regime <l' occu pazione e manteni me nto dell'ordine puhh lico. Solamente i territori compresi nella fascia occupata si n dal

1

In questo settore il I Corpo d'Armala, (Div. "Lcgmmo", 2" Div. cdere "Emanuele Filiberto Testa di Ferm", 221' e 224• Div. costiera, I Regg.to Guardia al.la Fronticrn, XX 0 Ragg.lo sciatori, lmppe e servi7.i di CA.) e il XX II Corpo d' Annata (Div. " laro", Div. ··Lupi di Toscana", 18° rgt. Bersaglieri molocor.izzalo, truppe e servi:r.i di C.A.) emno stanziati - assieme alla Div. "l'usteria" che dipendeva a sua volta direttamente dal Comando d' Am1ala - in un'area delimilala dalle Alpi , il Rodano, il lago di G inevra e la costa, tra Bando! e Cap Cavalairc. 5 Nato ad Asti il IO febbraio 187 1) , nominato sottotenente nell' Arma di Artiglieria nel 1899, uscì dalla Scuola di Guerra nt:l 1909 e prestò per lunghi an ni servizio a llo Stato Maggiore. Partecipò alla campagna libica e alla prima guerra mondiale. Generale di firi gata nel I1rl0; ne l 191 1, ehhe il comando dell'Artiglieria del Il Corpo d'Armala ad Alessand ria. Generale di Divisione nel I1rl4, fu posto al comando della Divisione militare territoriale di Torino lo stesso anno. Nel 1917 Generale di C:orpo d' Armala. Ne l novemhre del 1940 assu nse il Comando de lla 9" Armala che tenne sino al mar:r.o del 194 1. Nell' aprile dello stesso anno fu nominato comandante della 4° Armata e nell 'ollobre del 1942 fu promosso Generale d' An nal a, rnantenendo il comando de lla 4• Armala. Collocato nella Ri serva ne l gennaio 194 3, ru richiamalo in servi1.io nel l't:bhraio dello stesso anno e ricollocalo in congedo nel 1945. Croce di G uerra a l V. M. ne lla guerra I'J I5191 8, morì I' 11 luglio I% I a Sanremo. 6 In questo sellorc il XV Corpo d' An11:1la (Div. a. "Alpi (ìraic". Di v. ··Rovigo". 20 1° Di v. costiera e 102° rgt. costiero, truppe e scrvi:r.i di C./\ . ) era dislocalo a cavallo del confi ne. Ira Cap Cavalaire - Mentone e la Piazza Militare Marillinw di La Spo.ia. csdusa.


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1940 res tarono sotto l'amministraz ione de lla ClAE Avendo, inoltre, il maresciallo P étain, otte nuto che l' occupazione de lla cosidde tta " Zona Libera", fosse attuala in conl'o m1ilà dell e dis pos izion i s ull ' occupatio hellù:a di c ui alla Convenzione dell 'A ia del 1907, lo Stato francese, anche ne ll a zona ita liana, non fu de be lla to e continuò ad esistere conservando, soprattutto in materia amminis trali va, le propri e prerogative sovrane; c iù rese necessaria I' is l.i t.uzionc di appos it i uffici di collegamento con le p refetture e le sottoprefetture che, ne lla stragrande maggioranza dei cas i mostrarono atteggiamenti ostru zionistic i e non collahorali vi7 ne i confronti delle autorità militari italiane. Sin dai primi momenti dell' occupaz io ne la popolazione fran cese operò una netta distinzione tra i due dive rsi occupanti e, pur mantene ndo un sentimento anticoll aborazionisla, mostrò sentime nti generalmen te benevoli verso le truppe ita liane ed ostili ne i confronti dei tedeschi ; c iò, nonostante con l'occupazione della Proven za e della Savoia trovassero tardiva e parziale soddisfazio ne le frus tra le aspirazioni armi sti ziali <lei 1940, c he ne lle intenzioni d el regime a vrebbero dovuto pre ludere ad una pos tbe llica a nnessione de lla Corsica, del nizzardo , de lla Savoia e de lla Tuni sia~. I .'attiv ità d e lla Resiste nza francese, almeno sino a l 25 luglio, s' indirizzò prevalenteme nte verso i tedeschi cercando, viceversa, con mezzi d i propaganda, di far leva s ul presunto sentimento antifascista dei so ldati italiani, diffu11de11du, fin dalla fine del 1942, vo lantini e malcrialc ciclostila lo c la ndest ino 9. A ll a caduta del Fasc ismo, il 25 lug li o , le condi zioni morali delle truppe dis locate in Francia si presentavano buo ne, a nc he da punto di vista de ll ' c nì c ienza la 4° Armata era complessivame n te de fini ta di solida struttura così come la Div. a lpina " Puslcria" e ra cons ide rala tra le su unità più preparale 10 . Si andù diffondendo però un c rescente disorientamento tra le autorità militari ita liane c he e bbe l' effetto, tra l' altro, di innescare una massiccia ed inconsue ta atti vità

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Cfr. D. RODOGNO, li nuovo ordine mediterraneo. Le 11olitiche di occ1.1pazione dell'Italia fascis/a in t:uropa ( I 940- 1943 ), '!'orino, Hollati Horingh ieri, 2001. 8 Le genera li rivendicazioni verso la Francia prevedevano, i noli re, lo sposlamenlo verso ovt:sl della frun lit:ra lunisino-algcrina, la cessione dt:lla c .d. cosla francese dei somali (G ibuti). lo spostamento verso sud della frontiera libica fino al lago Ciad. Alla vigilia della guerra, rispetto alle rivendicazioni annunciate da (ìa leazzo Cia no alla Camera dei deputali, il '.lO novernhre 1918, la Savo ia scompare dag li ohbie Ui vi di guerra, in q uanlo

dalJ ' analisi degli s1udiosi fascisli e de llo slessu Capo del governo, quesla moslrava di essere troppo dimenti ca delle sue origini italiane. Cfr. Appunti per L't:ccellenza il Mini.1"/ro, Mini stero Affari Esteri , giugno 1940, in A. M. A.E, Ita lia, h. n.70 ( 1940), fasc.2, io R. H. RAINERO, Mussolini e Pétain. Storia .. . citate. 9 C. f.r. S. BARBA, La Resistenza dei militari italiani all'estero. Francia e Corsica, Roma, Rivista M ilitare, 1995. IO Cfr. Re laz ione (ìen. De Castiglion i, AIWI II VIO lJFFICIO STORICO Dlii.I.O STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO [d ' ora in poi AUSSME] Francia 2 12 1/A/5/I ; Relazione Gen. Trabucchi, AUSSME Francia 2 12 1/N l /2.


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ostil e da parte dei partigiani francesi c he approfittarono del non chiaro momento poli tico per a umentare la pressione militare. Per fronteggiare 4ucsla nuova situazione, il Gen. Vercellino diramò, con Bando del 16 agosto, disposizioni a tute la del l'ordine pubblico, prevedendo pene severissime per coloro che attentassero all a s ic urezza delle Forze Armale italiane nei lcrrilori occupali della Francia 11 . li I.f ondo rappresentò un effettivo momento di svolta nel tipo di politica fino ad allora condotta dalJe autorità militari italiane e dalla s tessa CTAF ne i confronti dei fran cesi; in reallà nessuna norma del Bando fece in tem po ad essere applicata poiché, contemporaneamente, come si vedrà, il Comando Supremo ordinò il ripiegamento della 4• Armata con il progressivo rimpatrio di tutri i repa1ti. S ubito dopo il colpo d i Stato, p,u-allelamente, andarono peggiorando anche i rappo1ti con i tedeschi con i quali si moltiplicarono le occasionj d'attrito, se non addirittura di scontro aperto, che amplificarono la diffusione di un frustrante senso di isolamento. li governo Badoglio, in vista del possibile accordo con g li Alleati , ed al fine di fronteggiare la successiva reazione tedesca , diramò delle di spos izioni operative che apparvero, prima facie, conlradd illoric, poiché per non insospellire i tedeschi , fu mantenuto anche nei confro nti dei comandi delle Grandi Unità la completa segre tezza sui reali intendimenti del Comando Supremo. In questo quadro, i primi g iorni d'agosto, fu autorizzato il transito in Savoia di truppe tedesche 12 dirette in Italia e parallelamente si ordinò il rientro dalla Francia di alcune divisioni 13; mi sure 4ueslc c he sembravano contraddire le is truzioni conte nute nell ' Ordine 111 CT il IO Agosto 14 , in cui s i prospettava, senza far alcun rife rimento ad un eventual e armi sti zio, un aggressione tedesca lìnalizzala all a rcslaura;,,ionc del regime fascista. Nella seconda metà di agosto. a seguito dell'Accordo di Casa lecch io del 15 agosto tra i Comandi Supremi tedesco ed italiano, fu ordinato, quindi, alla 4•

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Il lfando prevedeva fucilazioni, rappresaglie, d eportazio ni, ed a ltre mi sure similari contro coloro che si fossero opposti con le am1i , con l'organizzazione clamlestina con ogni altra forma alle trnppc italiane. 12 A lcuni inc identi s i verificarono, proprio in tale c ircostanza, tra g li alpini della " Pusteria" e soldati della Wehrmacht in Savoia ed in lui.la la zona cont rollata dalla divisione. ()uando all'inizio d 'agosto il Col. Hcggenrcincr richiese a l Comando della 4• Armala il transito di alcuni reparti da inviare in Italia settentrionale, nel quadro della generale politica di ridislocazione operativa in caso di capovolg imento delle alleanze - l'Operazione J\chse -, il Gen. Vercellino rispose con un secco rilìul.o, che in un primo momento fu approvalo dallo Stato Maggiore Regio Es..:rcito (S.M.R.E). Successivamente, però per non insospcllirc i tedeschi , lo S.M. R.E autorizzò espressamente il trans ito. J\USSME. Fondo C:O.RE.M.IT.E. doc. 1/52 Noti,.ic dcli ' Addeuo militare in r rancia vds. Calandri. M. L'8 settembre della 4" A rmafa in L'8 scllcmbrc. S toria e Memoria. pag. 4. 13 Nei primi d'Agosto la Div. a. "'A lpi Graie" ru trasferi ta a La Spezia. la Div. r. "Legnano" a Hologna, in v ista de l suo invio in Pug lia. e la Div. r. " Rovigo" a ·1ori no. 14 Cfr. Relazione Gen. Vercelli no, AUSSM E, Franci,12 121/A e Gc 11. Trah11cc hi. i/Jid.. p.3.


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Armata di ridislocarsi completamente in lcrrilorio italiano, con l'esclusione del saliente nizzardo compreso tra il confine e la cosiddetta linea Tinea-Varo 15. L'Accordo prevedeva la cessione ai tedeschi d 'ogni responsabilitLJ difensiva dell'area precedentemente occupala, consegnando ordinatamente tullo il materiale di preda bellica francese, le fortificazioni, l'artiglieria, le armi automatiche, con il relativo muniz ionamento, le reti di collegamento e d'avvistamento aereo. Le operazioni di passaggio di consegna avrebbero dovuto concludersi entro il 9 settembre, quando la difesa del settore francese sarebbe stata assunta dal Comando della 19° Armata tedesca; il completo trasferimento di tutta l' Armata 16 italiana era previsto per 25 dello stesso mese. Mentre erano in alto tali operazioni di disimpegno, il 5 settembre il Comando dell 'Armata ricevette la "Memoria Op. n. 44" contenente le direttive de l Comando Supre mo a tutte le (irandi Unità nel caso d ' aggressione tedesca, senza far riferimento, anche in tale circostanza, ali ' Armistizio che, nella sua versione breve, era stato già stato firmato il 3 settembre a Cassibile. Sulla base di tali di sposizioni le for7,e residue ancora presenti in Francia dovevano raccogliersi nelle vallate cuneesi della Roja e de l Verrnenagna al fine di creare una rete difensiva ostruente i valichi del Moncenisio, Frejus e Monginevro. T,a " Memoria n. 44" raccomandava di impartire verbalmente le disposizioni alluati ve ai comandanti più elevati e di attendere, per la sua concreta applicazione, "un ordine dello S.M.R.E. con un messaggio convcm,ìonalc" o di agire "d' iniziativa in relazione alla situazione contingente"17. A tale scopo il Gen. Vercellino dispose misure di sorveg lianza nei confronti dei tedeschi al fine di non essere col ti di sorpresa da un loro eventuale attacco e diede ordine di accelerare le procedure di rimpatri o. L'8 sette mbre la diffusione de l proclama dell ' armistizio, colse di sorpresa anche gli uomini della 4" Armata. La sua for/.a operativa era stata notevolmente ridotta, molte unità, ancora formalmente alle dipendenze del suo Comando, erano trasferite nella g iurisdiz ione di comandi diversi; le residue forze complessive ammonlavano a circa I00.000 uomini, dei quali 60.000 effetti vamente combattenti , dislocati in un' area tra la Franc ia e la Li guria. A causa dei trasferi menti in corso dalla fine d'agosto, il suo li vello d 'effic ie nza risulLÌ> notevolmente menomato e si mosl.rù del lullo incapace di contrastare l'attacco tedesco. In 4uel momento erano rientrate in Italia solamente la Div. " Rovigo", la Oiv. "Alpi Graie" ed il 18° rgt. Bersag lieri motocorazzato RE.CO., le altre Grandi Unità si trovavano ancora in movime nto , dirette verso il confine. - Del I Corpo d' Armata, la 223" Di v. costiera e ra in trasferimento verso il Varo,

15 In quest'arca sarebbe rimasto il Coma ndo del I Corpo d' Armata con le divisioni costiere 223° e 224°. 16 La Div. a "Pusteria era indirizzata nella zona di Cuneo e Torino, la "celere" anch'essa a Torino, la Div. f. "Taro" ed il comando del XX II Corpo d' Armata ad Alessandria. il comando del XV Corpo d'Armala e la 201" Di v. costiera sulla costa ligure di levante. 17 Cfr. Relazione Gen. Vcrccllino. citata. Disposizioni ulteriori a complelarnenlo della "Memoria n. 44" seguirono con la successiva "'Memoria n. 45" del 6 settembre.


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la 224° Div. costiera presidiava la piazza di Nizza cd il 1° Ragg.lo (iuardia alla Frontiera era schierato, sul confine italo francese, a difesa della linea Cima Monaco-Monte Ald-Aulion; - del XXII Corpo d'Armata, la Div. "Taro" era in marcia verso il conlì nc cd dementi della Div. "Lupi di Toscana" erano in attesa d' imbarco ferroviario verso l' Italia; - del XV Corpo d'Armata, la 201" Oiv. costiera si trovava già, com' è noto, in I .iguria ed era schierata tra Mentone e Punta del Mesco (la Spezia), la Div. " Pustcria" era in tras ferimento dalla Savoia verso il Pie monte e la 2" Div. celere " Emanale Filibe rto Testa di ferro", in corso d' avanzato trasferimento da Cuneo in direzione Torino. Alle dipendenze dircltc del Comando d 'Armala, restavano a difesa della piazza di Tolone, e le menti alpini costieri , il rgt. "San Marco", reparti della Milizia ed il Comando Militare Marittimo (Mariprovenza) con alla fonda due MAS; il Comando Aeronautica della Francia con sede a Cannes, anch 'esso direttame nte dipe ndente dal Comando d'Armata, di sponeva di aerei da ricogni1.ionc e della 17 I• squadriglia idrovolanti 18. Le forze tedesche potevano contare sulla 19" Armala che, fin dal 15 agosto dislocava in Provenza la 343• e la 346° Div. di fanteria territoriale cd altre unità che a seguito della decisione italiana di sgomhcro erano affluite nell ' arca, ovvero al 356° D iv. f. nel settore già occupato dalla Div. ''Taro", la 157" Div. a (ircnohlc, la 305" Div. da montagna a destra del Varo con la 76° e 94• Div.; consistenti contingenti della Marina, 11.000 uomini, erano in direzione di Tolone ed alu·i 8.000 erano stanziati nelle isole Ilyéres. Il dato maggiormente caratterizzante le forze tedesche rispcllo a quell e italiane fu la notevole disponibilità d' armamento; i tedeschi potevano contare, infaui su unità prcvalcnlcmcnlc motorizzate, assistite da repaiti corazzati, nonc hè dall ' appoggio aereo di uno stormo da homhardamcnlo da picchiai.a Stukas di stanza a St. Raphael. 2. Lo scioglimento della 4° Armata e la resistenza All'arrnuncio del!' Armistizio, il comandante della 4" Armata Gcn. Vcrccllino, dopo aver espresso telefonicamente delle rimostranze al Gen. Utili, Capo Reparto Operazioni dello Stalo Maggiore, per non avere ricev uto alcun preavviso, ed aver conte mporaneamente saputo che lo stesso Capo di Stato Maggiore, Gen. Roatta, e ra venuto a conoscenza dell'Armistizio solo grazie al comunicato radio di Badog lio, alle ore 22 dirarnÌJ l'ordine di ripiegare verso il ten-itorio iraliano e di concentrare le truppe nella zona di Cuneo-Mondovì; verso la mezzanollc ogni collegame nto radio-telefonico con le unità olu-e il Varo f1r tagliato dai tedeschi c he, in possesso di precise disposi1.ioni operative reagirono in manie ra rapida ed efficaci e. In poche ore ufficiali tedeschi si presentarono presso distac-

18 Cfr. STATO M AGGIORE DELL'ESEl<CITO - UFl'ICIO STOl<ICO.

liane nel settembre-ottobre / 943. Roma, 1975.

t e opercr::.io11i del/e unità ita-


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camenti italiani chiede ndo la consegna delle armi o una dichiarazione di fede ltà all 'ex alleato, promettendo, in tal caso , il rimpatrio in Italia una volta acquisito il controllo dell ' area. Tale approccio iniz ialmente morbido s mtì, di front.e l' assoluta inaspettata notizia de ll'annistiz io e all'ordine di "non allaecare se non attaccati" , effetti in molti casi parali z1.anti pe r i comandi italian i 19 che, no n seppe ro opporsi alla callura e alle offerte appare ntemente o norevoli di resa, lasciando l' iniziativa per le decisioni più gravi ed impegnative a l senso del dovere dei comandanti minori. Nella nollc tra 1' 8 e il 9 settembre la maggior parte delle unità in co rso di trasferimento furono sopraffatte o incapsulare . U Comando d' Armata tenrò di arg inare l'avanzata tedesca verso il confine italiano, ordinando di costituire un ridotlo difensivo nella valle della Dora e di prendere contatti con il comando te rrito riale di Torino. Tale mi sura si mostrù da s ubito irreal izzabile, in quanto numerosi passi montani erano già nel pieno controllo dei tedeschi, così come colonne moto rizzate della Wehrmacht erano segnalate nei pressi di Chivasso cd Asti ; altre erano in marc ia verso Torino, ne i cui sobborghi , nel pomeriggio de l IO settembre, e ntrarono indisturbate le prime forze motorizzate. Il mattino dcll' 11 scttcmhrc due di staccamenti di una divisio ne motocorazzata SS chiusero da ovest la città, c he fu così costretta a capitolare. Alla sera del I' 11 settembre Alessandria, Asti, Alha, Bra, Torino e Vercell i erano state occupate senza alcuna resiste nza, vas te defezio ni si e rano verificate in molte unità, mentre l' unica Grande U nità ancorn in clfo.:ic111,a cd in grado di combatte re era iJ 7° rgt. alpini schierato nell a zona di Tenda. Di fro nte a tale sit11azione il Gen. Vcrccllino di spose, con l'Ordine n. 20.000 Op20., lo scioglimento dell'Armai.a , preludio a lla cattura e all'internamento in campi di concentramento per la maggior parte de lle sue fori.e, mentre molti reparti e siJ1goli e le menti isolati si diedero alla macchia organizzando i primi nuclei di resistenza partig iana in Picmontc21.

19 Si conrronli a tale riguardo la vicenda del Comando del I Corpo d'Armala a Grasse che, nella nulle tra 1'8 ed il 9 selle mbre, comunicò di accettare onorevoli condizioni di resa poiché isolato e sopraffatto dal nemico. Relazione Gen. Vercellino, J\lJSS ME Fra ncia 2 12 1/ A. 20 Non esisle Jestimonianza documentale dell'Ordine n. 20.000 Op. 2 1 Tra questi il Gen. Trabucchi, gii, Capo di S.M. dell a 4" Armata che, sottrattosi alla cattura dei tedeschi, il 23 settembre si presentò al Comitalo di l ,iherazione Nazionale Regionale Piemontese, e fu inseri to nell'organizzazione clandestina "Comitato Mil_itare Formazioni Autonome Piemonte", in quali tà di "membro"; in tale veste parteciperà alla lotta partigiana in Piemonte, di venendo dal 15 giugno 1944 Comandante generale del Cl ,N piemontese sino alla liberazione e poi Comandante militare di Torino. Un rapporto del Capo di Staio Maggiore dell ' Esercito della R.S.1., Gcn. Gambara, per il ministro per la Difesa Nazionale militare Graziani del 22 dicembre 1941, cita la presenza di "ribelli" nella zona di Cuneo, Val di Susa, Val di Lanzo, Forno Canavese e vicinanze di Biella per un numero sti mato di 15.000 unità, ben armate. "già apparlenenli alla 4" Annata"; Cfr. AUSSME, 1-J Repubblica Sudale lialiana, b. 51, fase. 1833. Cfr. A. B ARTOLI NI e A. TERRONE. / militari neUa iuerra partigiana in Italia. /943 -1945, Stato Maggiore dell'Esercito- Ufficio Storico, 1998.


La 4° /I rma /a llaliww in Fmll(:ia Meridionale nella Il Guerra Mo ndiale

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ln un quadro di generale disfacimento, numerosi furono g li episodi d 'altissimo valore militare nonché i primi tentativi di resiste nza organizzata con cui si tentò di opporsi alle intimazioni tedesche di resa e di sarmo. Tra i tanti episodi di resis tcn;,,a sono degni di me nzione la co ndotta degli uonù ni dell' 11 ° rgt. a lpini della "Pusteria" , a Grenohlc e a Gap: il Col. Domingo Ferrara, dopo aver rifiutato la resa chiesta dai tedeschi, resis tette ai tentativi d ' irruz ione nella sede del Comando di Gap fino alle prime ore della mattina del 9 settembre, quando o rma i sopraffatto dalla superiorità degli attaccanti, si arrese , vedendosi ri conoscere l'Onore delle Armi per la tenacia dimostrata. A Grenohk, il btg. alpino " Bassano" della Pustcria, attaccò le trnppe tedesche in tran sito, recuperando il controllo del Comando Divisione prima di ahhando narlo per muovere verso l'Italia; a Chamhery truppe del XX 0 Ragg.to alpini sc iatori si distinsero nella forzatura di un blocco tedesco, mentre sul Colle de l Moncenisio l' omo nimo btg. sciatori de l XX 0 Ragg.to e repruti de lla Guardia alla Frontiera, respinsero un attacco, prima di ripiegare su San Didero in Val Susa ; prute del Ragg.to riuscì a rifug iarsi in Svizzera mentre altri proseguirono la lotta ne lle valli piemontesi costitue ndo i primi nucle i pa11igiani. Di a ltiss imo va lore si mostrò la difesa de lla stazione fe rrov iari a di Nizza ad opera del Cap. Carl o Hrev ig li c ri , e dopo la sua mo rte , de l so ttote nente di compleme nto S a lvatore Bo no ins ig nit o al 1t::n11i11e d e l cu 11rlillu uella M.O.Y.M ; no nc hé. la difesa de l caposaldo de l Fréjus da parte di e le me nti de l VI Il° settore G uardia alla Frontera; lo scontro di Ormea ne l pome ri gg io del IO settembre, dove le forze tedesc he ri salenti la Val Ta naro in d irezio ne lmpcria , si scontarono , subendo ingenti pe rdite, c on un presidio di forze ita liane appena organi zzato. TI numero complessivo dei militari italiani catturati nel sette mbre del 1943 daJla 19" Armata tedesca fu circa 60.()()022 ; 4uesli nel periodo di settembre-ottohrc rurono rinc hiusi in centri di raccolta e smistamento e fu loro imposlo di optare tra l'adesione alla Kepuhhlica Sociale Italiana, lavorare ne ll ' Organizzazione Todt o la prigionia in Germarùa. Non tutti i prigionieri rurono deportati in Germania, la maggior parte di quelli che scelsero il lavoro ne lla 1odl, come alternativa alla depo rtazio ne, furono organi zzati in reparti di lavoratori che vennero trattenuti in Francia. La partecipazione de i militari italiani della 4" Armata, sottrattisi alla caltura o fu gg iti da i reparti di lavoro, alla Resistenza in Franc ia fu un fenomeno c he interessò in massima pa11e il sud-est della 1•rancia e la parte orientale più vicina ali' llalia, dove, da te mpo, erano g i:1 presenti numerosi esuli antifascisti.

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Cfr. V. ILA RI La dura pmva de f/ '8 sellembre " Patria Indipe ndente", 4 novembre 1990. Funti 5 8.722 prig io nieri e, tra q uesti. 2.73'.1 uflì ci ali . C fr. nati nei campi di ro11ce111m11u·11to del Ter~o de ll'Eserc ito- Unic io Sto rico, 1992.

/ 943 soste1111ta dai nostri sulda li. in tedesche forniscono i seg uenti dat i: (ì. Sc11 Kl'. ll!l '.R. / 111ilitari iw lia11i i11te1·Reich. /943- / 9-15. S tato Maggiore


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Nei primi mesi success ivi l' armi stizio, le fo rmaz ioni partigiane franccsi23 furon o piuttosto caute ne l favorire l' inquadramento dei milita1i italiani ne l "maquis ", per evitare infiltrazioni di eventuali spie e, soprattutto perc hé, con l' imminente arrivo dell'inverno, la loro presenza avrebbe aggravato la già difficile simazione del vettovagliamento. Il loro inserime nto in gruppi armati avvenne mediante l'ades ione al F.T.P.F. (Fra11c 7ìreurs et Partisans Francais), success ivame nte F.F.T. ( Forces Francaise de /'lntereur), e più raramente alle organizzazioni militari dcli ' A .S. (Armée Secrète). Nelle formazioni della zona dcli' lst:rc, Varo e delle Alpi Marittime l'accog lienza di ex militari italiani prniù alla cos tituzione di formazioni di combattimento interamente italiane denominate " Distaccamenti Garibaldini" distinguibili da una fascia al braccio con la dicitura "Detachement Garibadiens ltaliens". l partig iani italiani furono pos ti militarme nte alle dipendenze dei comandi francesi e furono politicamente c ollegati ai C. L.N. locali , ma diversamente da quanto si verificò quasi contemporaneamente nei Balcani , dove la Resistenza militare italiana assunse dime nsioni quantitative notevoli e l'u possibile costituire delle unità partig iane a carattere regolare, i militari che entrarono nel "maquis" Lesero a disseminars i su un vasto te1Tilorio come combatte nti indi viduali o aggregati in unità numeri camente ridotte2~ . All'inizio del 1944, e per tutti i mesi invernali , s i ebhc una c rescente mobilitazione, soprattutto in vi sta de ll ' apertura del :secu11du fronte in Europa; in questo quadro i rapporti tra unità frru1cesi e italiane si consolidarono e rafforzmono fino alla tarda primave ra de l 1944 quando, in concomitan za degli sbarchi alleati , raggiunsero l'apice in termini d ' inte ns ità ed e ffi cacia operativa, pe r poi progressivamente raffreddarsi a causa dell'atteggiame nto fortemente os tile ne i conrronli degli italiani da parte de lle auto rità politico milit,tri de lla "Franc ia Lihcra" .

:n Dal febbraio 1944 tutte k forLe parl ig iane francesi operanti in territorio metropolitano, assunsero una configurazione operativa unit aria con la de nominazione di Force.i· Francaise de l'lntereur (F.F.I ). Del E F. l faceva no parie l'A rmée Sn:rèle (J\.S.), ovvero ex militari del disciollo esercito francese ed i Frane Tireurs et Par1i:m 11.Y Fm nrnis (F.T.I'. o F.T.P.F. ), formazioni spontanee forl emente caratterizzate politicamcnle. Tali unità, genericamente chiamate "maquis". operavano in Ierri torio francese mentre le Force.i· Francais Libre.i· (FFI ,.) racenti capo al Gen. Dc Gaulle, operavano, tin dal 1940, prevalentemente all 'estero in coordinamento con le forze britanniche. 24 E' diffi cilmente valutabile il numero dei militari che aderirono al movimento res istenziale in rrancia; a parte la testimonianza di singoli episodi , i dati documentali non sono sufficienti a delineare un quadro completo. S i valuta che il contributo italiano sia stato di circa 18.000 uomini, la maggior parte dei quali operai e vecchi antifascisli da lempo residenti nella zona; mentre il numero dei militari itali ani dovrebbe essere di qualche migliaio, in aumento soprattutto dopo gli sbarchi alleali in Normandia e in Provenza. Cfr. A. BARTOLI NI, Per la Patria e la Libertà' I soldati italiani nella Resistenza a/l'estero d" fHJ /'8 se/lembre, Milano, Mursia, 1986. e U>l'S C. Storia documentala della Liberazione. Voi. li. La Liberazione d 'Ewvpa, Roma, Attività Editoriali A.N.R.P., 1976.


l ,a 4" Armata /Juliww in Fmru:ia Meridionale nella Il Guerra M ondiale

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Nel scttcmhrc del 1944, dopo la con4uista di Tolone e di Marsiglia, con la completa liberazione della rrancia meridionale da parte de lle Forze alleate e la conclusione dell'Operazione J\nvil-Dragoon 25 , si venne creando un nuovo rrontc di comhallimento sulle Alpi occidentali che dalla Svizzera al Mediterraneo, seguiva grosso modo la linea di confine italo-francese dove i tedeschi - con la Y Div. cacciatori di montagna e la 34• Div. di fanteria, appoggiale da adeguai.e unità d' artiglieria cd aflìancate dalla Div. "Monte Rosa" e dalla Div. "Littorio" dell'esercito regolare della R.S.l. - si erano schierati a difesa dei p1incipali valichi d'accesso al Piemonte. Il fronte de lle Alpi ru dagli Alleati diviso in due settori: uno fra ncese, in cui furono riunite le forze del F.F.l. della zona, dal confine svizzero al Col de Larche, ed uno americano dal Col dc Larche al mare. Le iniziati ve intraprese, sia a livello "intergovernativo". ovvero nel quadro del rappo110 di cobelligeranza italiana con g li A lleati , sia pe r iniz iativa de l Comitato Italiano di Liberazione Nazionale costituito a Parigi, affinché le autorità francesi pem1ettcssc ro la formaz ione di reparti italiani riunendo tutte le forze disperse sul territorio g ià occupato dalla 4° Armata 26, furono fru strate dal rifiuto del governo della " Francia Libera" 27 che lasciò come uni ca alternativa, a chi intendesse con tinuare a com-

25 Lo sbarco A lleato in Provcm:a - Opera~.ione A nvil e dal ge1111:1io l'J44 Opc1~v.ionc Dragoon - fu concepito come simultaneo alla più nota Operaz ione OverlonJ in onnamlia. Nonostante la chiarezza degl i obiertivi strategici, il piano ebbe una gestazione lunga. rischiando persino di e;;sere annulla to. Il 2 lug lio l'u presa la decisione finale di effettuare lo sbarco per il 15 agosto sul litorale della Provenza ad est delle isole H yères, in una regione ahhasta n1a vic ina alla Corsica, da dove si poteva contare su un eventuale appoggio aereo, e non troppo lontano da Marsiglia e da 1ì1lone, ohie ttivi prioritari per la successiva avanzata. Il sistema difens ivo tedesco, il Sudwa/1, incen1ra10 sulla 19" A nnata fu investito da uno spiegame nto di fort.e im ponente. Le operazioni iniziarono nella notte tra il 14 cd il 15 agosto e si conclusero il 17 agosto con il disimpegno tedesco dal Midf, salvo le c ittà di Tolone e Marsiglia che, difese da due divisioni, caddero rispcllivamente il 21 e il 29 agosto. Il 11 settembre i repa1ti alleati provenienti da Nord si riunirono con quelli provenienti da S ud a Langres in florgogna de terminando la fus io ne dei due fronti ape1ti con le operazioni Dragoon e Overlord. L'importanza stn11t:gica de llo sharco in Pmven7.a può essere pienamente valutata alla luce delle parole del Gcn. Eisenhower: "Durante questo periodD del m11jli110 ,ws.rnn 'li/tra operazione militare ci assirnrò vantaggi tanto importanti e tal1/o decisivi per condurre il nemico verso la scunjillajinale". 26 Cfr. Relaz io ne tc n. Calcndoli, AUSSME Franc ia 2 12 1/An/4. 27 Cfr. /\USSME. fog lio n. 16549, in data 19 dicembre 1944, Sbandati della 4" A rma/a nella Fmncia sud-orimf(lff'. S tato M aggio re Generale- Uffic io Operaz ioni . Il governo franc ese e manò d e lle d isposi1:ioni molt o seve re in me rito alle truppe cohe lligcranti sbarcate in Francia con g li Alleati. e vie tò che militari italian i polesscro essere riar111a1i . I Carabinie ri cobell igeranti provenienti dal Nord A frica util izzali ne i campi d i prigionia a g uardia de i pri g ionie ri tcdescl1i. dovellero essere d isarmati : mo lt i militari cx inte rnat i dei tedeschi e numerosi "maqui.wmls" il:iliani r11ro110 :1rrcslati c d i111 c rna1i nei campi di p ri g io nia d i /\ubag ne. Marsigli a e Tolo ne. C fr. F . SAINI F ASJ\NU IT I / ,11 gioia 1·iolaw. Cri111i11i i:onlm i;li ilaliani. /940- /94. Milano. Edi 1.io ni /\res. 2(XJ6.


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battere, l' arruolamento in battaglioni dell'esercito francese formato da volontari slranicri e comandali da urli ciali francesi. Nel caso degli ilaliani , inollrc, solo chi poteva dimostrare di aver preso parte alla Resistenza poteva essere recl utato. A Nizza nel scllcmhrc del 1944 ini zi<'> il rcclulamcnlo di un ballaglionc regolare costituito di volontari stranieri, in gran maggioranza italiani, il 74° llatailon Haute Tin eè, che dal I O dice mbre sarebbe stato incorporato nell'eserc ito regolare come 2 1° btg. della XV" Regione Mil itare. 11 2 1°/XV, fu impiegalo sul fron te alpino a partire del 20 ottobre pe r essere poi s mobilitato a l te rmine del conflitto, il 30 g iugno 1945. Queste forme di recl utamento condotte anche in altre città come Tolone, Avignone e Grenoblc, furono dirette spccilìcalamcntc ne i confrontj degli ex soldati della 4• Armata che in molti casi, ne ll'impossibilità d i dimostrare la loro parl.ccipazionc alla resistenza, furono posti di fronte all'alternali va dell ' internamento 28 o dell ' arruolamento in reparti della " Legione Straniera" con ferma prefi ssata di 5 a nni. Molti di costoro pote rono tornare in Italia solo in seguilo all'Accordo italo-francese de l 29 otlohrc 1945, con il quale furono definitivamente riallacciate le re lazione diplomatiche tra i due paesi29 . 3. I ,a condi zione degli ebrei durante l'occupazione italiana Ai lini della valula1.ionc dcll'occupa1.ionc italiana in Francia, cd il trai.Lamento ri servato al la locale popolaz io ne e braica, soprattutto se confrontato con la durezza della parallela occupazione tedesca e con il comportamento de lle autorità collaborazioniste J"ranccsi, appare prioritario rammentare quelli c he sono gli oramai consolidati a priori stori ci e storiografici relativi al rapporto tra l'Jntlia fascista e la cosiddetta "questione ebraica", durante il vente nnio e duranLc la prima parte della g uerra condotta a lìanco dei tedeschi.

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Furono, tra l'altro, nuovamente internati in campi d i prig ionia anche quei militari che erano stati catturati dai tedeschi dopo 1'8 settembre ed utili zzati come forza lavoro coatta in rranc ia. I campi di prigioni erano di slocati prevalenteme nte nell a rranc ia sud-orientale, dove g li italiani , costretti a conv ivere spesso a fi anco ai loro cx carcerieri tedeschi , continuarono ad essere utilizzati come manovalanza gratuita, questa volle a fa vore di civili francesi. Tra i campi , dove le condizioni di vita furono particolarmente dure, si ricorda, tra tutti , quello di Aubag11e presso Tolone. Cl"r. Relaòo11e Te n. 13o ll.icelli AUSSME Rapp. C.S. e S. M. E. 205/5. 29 A tale rig uardo, infatti, si deve ricordare c he, alla data del settembre 1943, i rapporti bil aterali tra i due paesi erano inquadrati nell'ambito de ll ' Armi sti zio di Vill a Incisa, mentre l' Ttalia forrna lrnenl e no n poteva dirsi in g uerra con le formazioni della Prancia Libera, suggello che, allora, non era riconosc iuto come governo legittimo neanche da tutti g li Alleati de lle Nazioni Unite, Stati Uniti in testa. Lo status giuridico di "cobelligerante" acquisito dall'Italia dopo 1' 8 seltemhre, fu a sua volta di sconosciul o, dal governo della Francia Libera, una volta riacquistala la piena sovranità sul proprio territorio nazio nale,


La 4" Armata Italiana in Francia Meridionale nella II Guerra Mondiale

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L'assenza di un anti semitismo di massa di tipo "pagano-razziale" analogo a quello nazional-socialista; l' integra1,ìonc nella socielà italiana della popolazione di religione ebraica; la "marginalità intellettuale" di un ' originale ideologia antisemita fascista; l'assenza sino al '38 di un 'espressa poli tica anti semita; l' accoglienza sfavorevole da parte della stragrande maggioranza della popolazione italiana della legislazione razziale; lo "spirito legalitario" con cui sino, alla costituzione de lla Repubblica Sociale Italiana, la stessa legislazione fu applicata, in Italia e ne lle zone occupale all'estero, dall'ammini strazione pubblica in primi.,· le For.le Armate e l'anuninistrazione degli Esteri; l'effettiva drammatica svolta ne lla politica antisemita con l'avvento della RSI. La pecul iarità dell ' attcggiamcnlo della società civ ile e politica italiana di rronle all' ebraismo sono testimoniate dall 'elevato livello di assimilazione ragg iunto sino al 1938. Gli ebrei avevano partecipalo al processo risorgimentale d ' unificazione nazionale che aveva coinciso con la loro definitiva e mancipazione cd avevano in molti casi costituito par1e integrante della classe di,igentc dello Stato liberale; la stessa pat1ecipazione nella prima guerra mondiale, spesso tra le file dell ' interventismo democratico o addirittura nazionalis ta, mostra un ' assoluta omogenei tà d ' intenti e non un 'eccentricità degli e bre i ita li ani rispetto alla restante parte della comunità nazionale; nel fascismo s tesso. sin dalle origini, militarono ebrei che, in molti casi, raggi unsero ruoli di vertice nelle sLnrLLUre del regime; il fasc ismo non ebbe del resto scrupoli ad intratlenere rapporti con il movimento sionista, non so lo con l'ala "revisioni sta" di Jabotins kij e nel pe riodo tra le due g uerre Italia fu forse il paese c he assieme alla Francia aiuti'> di più i profughi ebrei dell' Europa centro-orie ntale. Il varo delle leggi razziali nel '38, non ché il progressivo avvicinamento politico-ideologico alla German ia nazional-socialista e la guerra d 'aggressione rappresentano la vera e propria ces ura in questo quadro di sostanziale continuità, una cesura però mai comple ta, come proprio le vicende in tale sede illustrate mostrano10 . Questi dati s i rifl ettono e , per certi vers i, spiegano l' apparente comportame nto contraddittorio delle autorità militari d 'occu pazione itali ana che, nono stante fossero legate da g iuramen to di fede ltà ad un reg ime divenuto antisemita nel 1938, protessero la popolazione ebraica presente in Francia meridionale da g li arrest i e dalla consegna a i tedesch i, q uas i pre saghe delle tragiche conseguenze che ciò avrebbe comportato. Nel periodo compreso tra l'Armis tiz io di Villa Inci sa e l' ing resso delle truppe dell a 4• Armata in Francia, l' 11 novembre del '42, negli otto dipartimenti sollo gi uri sdizione italiana3 1 la presen za ebraica andò via via c re scendo e paralle lamente si sviluppò in intens ità la durezza de ll a politica

r

:m Cfr. R. IJE F ELICE. Storia degli ebrei italiani sollo il.fàsci.rnw. Torino. Einaudi . 1972. N . CARACCIOLO, Gli ehrei e / 'Italia d11rw1te fu guerra 1940-/9./5. Roma. Ronacc i

Editore. 1986. :i i

Alpi Marittime, Varo, Alte Alpi , Basse A lpi , lsèn:, l)riì,m:, Savoia e Alla Savoia.


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a nti semita de ll e autorità di Vic hy: dalle 15-20.000 pe rs on e localizzate pre valente m e nte ne l Dipart ime nto Alpi M arillimc, si ragg iunse le 40-50.000 presenze, p e r effello del flu sso di profu g hi proveni e nti da lla zona d 'occupa zione ted esca, e addirittura dal B e lg io e dall'Ol a nda 32 . A partire dall'inverno '40-' 4 I , le autorità prefclli z ic e di pol iz ia l'rancesi, s i adope ra rono per arg inare tal e flusso adottando provvedime nti d 'a llontan a m e nto deg li e bre i s tranie ri e, soprattutto, predi spone ndo mis ure d i rcs idc n1.a coatta o d ' i nte rna me n to ne i campi di (i urs e di Ri vesa ltes. Ne l lug li o '42, infine, con l' ac uirs i de lla press ione ted esca sul gove rno d i Vi c hy e con il ritorno al p ote re d i Lava i, s i e bbe un notevole recrudescenza d e lle mi s ure anliehrai c hc con l'impegno diretto da parte fran ce se di consegna re ai te desc hi circ a 50.000 ebrei, dando c o sì ini z io ad una fe roce ca ccia a ll'uomo33 . In q uesta prima fase , il ruolo italiano ne ll 'att.i vità di contrasto di tale politica pe rsecutoria, s i manil"cs tù prevale ntem ente a tito lo individua le, grazie a ll 'attività de lle autorità Consolari e delle D e legazioni d i controllo de lla CIAF dislocate a N izza e in altre loc alità de l Midì francese, c he, di etro intercessione de l dotl. Angelo Dona ti 34, garantirono la protezione a d ec ine di p e rsone 35 . La zela nte a pplicazione de lla normati va a ntisemita, da parte dell'amministrazione d i

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Si lraltava prevalentemente di ebre i tedeschi o provenienti dall'Europa centro-orientale (ostiuden) che si erano rifugiati in [,°rancia, a pit1omlale, a pari ire dal I <rn, con la presa del potere dei nazisti in Germania. ne l 1936 all 'epoca del Fronlc popolare cd immedi at:1111ente prima della guerra. Con gli armistizi di Rcthondcs e di Villa Incisa, molli di cosloro si sposlarono a sud nell a cosi ddetta "zona non occupata" con la speranza di una sorte migliore; speranza in parte l"rustrala, li n dal 3 ollobre I <)40, dal varo, da parte de l Governo di Vichy, del primo discriminatorio "Statuto" sugli ebrei. 11 Proprio in quest'occas ione, prima addirittura dell' inizio del regime d'occupazione italiano in rnmcia meridionale, si de lineò un primo contrasto italo - tedesco relati vo al trattamcnlo da ri servar<: agli ebrei. Il Console generale d ' l1 alia a Pari gi (ìustavo Orlandini, indirizzò, con lettera del 4 agosto '42, una formal e protesta. prec isando al comando del la poli/.ia di sicurezza tedes<:a (S IPO) interessata alla questione degli ebrei, che le " misure anlisemil e non erano applicabili agli ebrei italian i senza il previo consenso dei Regi Consolali d' Ita lia" e che tale deroga trovava la propria l"onle in un precipuo accordo ita lotedesco. il cui reale contenuto prevedeva esclusivamente l'esenzione per gli stessi delJ"ohhligo di portare la stella gia lla. C fr. L. Pol.lAKov-J. SAtiJLLE, Gli ebrei sotto l'ocrnpazione italiana, M ilano, Centro di Doc ume nla/.ione Ebraica Contemporanea, Edizioni di Comunilà, l 956. .J,I Angelo Donati. ebreo italiano cx uffic iale del Regio Esercito, nel 19 16, duranle la prima guerra mondiale, fu inviato in r rancia come uffic iale di collegamento presso l'cscrcilo francese; al lerminc del conlli llu si stabilì delini ti vamenl e a Parigi dove in seguito divenne presidente della Camera di commercio italiana. Convinto sionista, a partire dal 1933 s' interessò de i rifugiati prove nienti dall'Europa centro-orientale e dopo l' armisli1:io di Villa Inc isa nel 1940 , avendo mantenuto preziose amicizie con autorità diplomatiche e mi litari italiane, instaurò contalli con i vertic i della CJAr adoperandosi pe r tute lare il più possibile i propri correligionari . 1.'i Cfr. R. 11. R A INl'.RO. Mussolini e l'élain . .\'toria ... citata.


La 4° Armata //a/iww in hw1cia Meridionale nella Il Guerra Mondiale

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Vichy aveva già costituito, nelle colonie e nell'oltremare, elemento d'attrito con l' Italia. In modo particolare in Tu11isia, tale atteggiamento aveva sollecitato l'attenzione de lla CIAF. Con il decreto del lley tu nisino del 30 novembre 1940, infatti, le leggi razziali francesi furono estese alla Tunis ia cd i circa 6.000 ebrei d'origine livornese , fino ad allora amm essi al regime convenzionale de l 1896 valido per tutti g li italiani residenti nella Reggenza, non furono sottratti alla loro appli cazione. Le proteste degli ebrei italiani mobilitarono le autorità consolari cd armistiz iali d eterminando un intervento del Ministero degli Affari Esteri che, con una nota del 17 marzo 1941, fece rilavare alle autorità hcicali - ovvero a ll a Residenza Generale di Franc ia di Tunisi - l'opportunità di continuare ad applicare la Convenz ione di stabi limento del 1896 agli ebrei italian i. TI contrasto in oggetto non si ris olse nell'immediato a favore dell ' Italia ; lino all ' occupazione italo-lcdcsca della Tunisia alla fine del '42, inl"atti, le autorità fran ces i riuscirono a far prevalere le proprie posizioni . A paiti re dall' ini,rresso delle truppe italiane in Provenza e Savoia, alla fine del '42, I.aie attività di tutela s i fece sistematica cd acquistò una prospettiva d'ampio respiro generale. Le auto,ità tedesche mostrarono una c rescente insistenza per " liquidare" la presenza ebraica dalla regione, pretende ndo dalle autorità italiane collaboraz iom: ne lle attività di cattura che g li organi di poliz ia francese, dietro loro ord ine, doveva no operare. li Comando della 4" Armata, in tale contesto. ebbe cura di affermare e ribadire presso il Comando Supremo tedesco l'escl us iva giurisdi zione italiana sulla relati va zona d' occupaz ione. a nche e soprattutto in merito alle misure d ' arresro ed internamento della popolaz ione ebraica, fosse essa straniera, francese o italiana ' 6 . Dopo il nove mbre del '42 l' artlusso di ebre i nella zona ad est del Rodano acquistò un maggior vigore indirizzandosi verso le c ittà di Grenoble, Charnbéry e Annccy, in quelle termali come Aix-lcs-hains, o turistiche come Mcgéve e Chamonix, nonché in quelle lungo la Cosla Azz urra e Nizza, che possedevano de lle strutture recettive capaci di accogliere il gran numero di profughi. Tra le autorità d 'occupazione tedesche ed il governo di Berlino, tra il governo di Berlino e q uello di Roma, tra le autori tà di Vichy e le autorità d 'occupaz ione italiane si a ndò sviluppando un continuo scambio di note nervose cd impazienti, tutte o quasi caraUe rizzatc dello stesso tenore, ovvero la ri chiesta tedesca di ag ire nello spi1ito di una comune politica antisemitica e l'ostruzion is mo e più spesso il riliuto di applicare s iffatte disposizioni da parte italiana37 .

Nella zona d' occupazione della 4' Armata funzionarono tre cam pi di concentramento ilaliani: uno generale. a Sospcl a nord di Ni zza, uno a Modane per i ··comunisti ". cd 11110 ad Embrun per i "sudditi di stali nemici per le esigcrv .c dell a s icurezza delle truppL~··. I sudditi di stat i nemici non pericolosi. soprattutlo gli ebrei. furono invece assegnali a "residenza fo17~11a" in localit;r scelte dai comandi di C. A. 37 Emblematico. a tale ri guardo. fu il cimlraslo con le aulorit /1 di Vichy. maturalo a partire dall 'adozione. il 20 dicembre '42. da parte del prdcllo Rihièrc. di 11n decreto d"invio a residenza coatta nei dipartimenli di Drùmc e /\rdL·chc. di 11111i gli ebrei residcnli :;e,


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Per effetto della volontà italiana di gestire in modo autonomo e sovrano la "q ucsli o nc", nonoslanlc le prolcslc di Vichy e le perpl essità tedesche, le condizioni d i vi ta degli ebre i nella zona d'occupazione italiana, furono indubbiamente mi g liori , soprattutto grazie all'operatività in area delle organizzazioni di soccorso cd assislcn:r,a chrai ca e ali' alli vilà " luloria" che il Donali , per men.o del Comi tè Dubuuc.:hage nizzardo 38 , portava avanli presso gli ahi comandi militari . Nel febbraio-marzo del 1943 il conlraslo lra a ulorilà rnililari ilalianc cd i prefetti della zona assunse conno ta ti particolarmente stride nti; pe r rappresaglia ad un attentato contro due uffic iali tedeschi, fu nuovamente reiterato l' ordine di

nel d ipart.imenl.o Alpi Marini me. Tale provvedimento avrebbe condoUo soli.o giurisdi/.iOne tedesca migliaia di rifugiati, essemlo il dipartimento d i Drurne in parie occupalo dalla Wehrmacht c. que llo dcli' Ardèchc localizzato in piena zona d'occupazione tedesca. Il Console Generale d ' Italia a Nizza, Nicola Calisse, dietro avvertimento del Donati , provvide ad informare il Ministero Affari Esteri che, con lelespresso n. 34/ 12825, del 29 dicembre 1942, ufferm(l l' ussolulu contrarietà u<l ogni ingerenza esterna nelle zone occupate dalle truppe italiane. Si riporla a seguire il lesto del telegramma:

«A seguito del relespresso n. 34/R 12579 del 22 dicen1bre 1942, s 'iriforma che secondo quanto è stato riferito dalla R. Delega zione per il Rimpatrio a Nizza, ebrei slranieri reside111i nel Dipanimemo delle J\lpi Marillim e sono sw1i assegruai a domicilio coallo in tliparlùnenli di occupazione germanica e che degli ebrei italiani sono stari invitati a lasciare il dipartimento della Dr6me occupalo in parte da truppe germaniche. A tale riguardo riteniamo necessario chiarire che non è possibile amrnellere che, nelle zone occupale dalle /ruppe ilaliane, le Autorità francesi costringano gli ebrei stranieri, ita/ùmi compre~·i, a trasferirsi in località occupale dalle truppe germaniche. Le misure cautelari nei co1~fron1i degli ebrei stranieri ed italiani debbono essere adottate esclusivamente dai nostri organi, ai quali sono già stati comunicati i criteri da seguire. come risu/Ja dal telespre.uo .m pmcila/o um cui ,wngmw fatff, prr'.\'enli le direlfive che ispirano rate trattamento nel Regno, salvo alcune misure cautelari particolarmente dipendenti dalle esigen ze mi/ilari. Essendo stato chiesto se si possa agevolare il tra.~ferimenlo nella zona di nostra occupazione di ebrei stranieri dw lo chiedessero, si precisa t:lw rum j, nostro inleres.l'I' Jàvurire un aj]lus.m di elemenli indesiderabili nei territori occupati dalle truppe italiane. Diverso è il caso di ebrei italiani che risiedano in zane occupate dai tedeschi e che desiderino entrare nelle zone occupate dalle nostre truppe. Non possiamo evidentemente rifiutarci di accogliere quesli ultimi, salvo a solloporli alle .1·/esse misure cautelari aduliate per gli ebrei italiani già residenti in territori di nostra occupazione». 3~

U lì ebrei che affl uivano dal resto de lla Francia a Nizza , poteva no cont are sull'assistenza d i un apposil o comilalo avente sede in Bo ulcvanl Dubouchage, al quale le autorità italiane concessero l'autorizzazione a forn ire ai rifug iati documenti di riconoscimento. Gl i ebrei transitali attraverso il comitato erano poi s mi stati in a ltri centri , come Sai nt Marti n-Vesuhie, Mégève, Saint Gervai s, Ven1.:e, Bar1.:ello1rnette, et1.:.


La 4" Armata Italiana in Francia Meridionale nella Il Guerra Mondiale

55 1

trasferire gli ebrei stranieri nella zona sotto controllo tedesco e solame nte un ' incisiva presa di posizione del Gen. Mauri7.io Laaaro Oe Castiglioni 3'>, comandante della 5" Div. alpina "Puslcria", consentì di rimettere in lihcrtà le persone già fermate a Grcnoble e di bloccare il processo di arresti in città. La stessa di sposizione fu poi estesa a tutta la zona occupala, de terminando un vero e proprio rallentamento delle deportai.ioni cd una parallela ri attivazione del flusso migratrnio ebraico verso la zona italiana. Quest'episodio determinò un' effettiva decclcra1.ionc di tutta l'attivit:1 antiebraica cd un rilassamento generale che coincise con la c reazione, nella primavera estate del '43, a Grenohle, del Centro di docume ntazione e braica contemporanea40 e di nume rose altre strutture di soccorso. li desiderio italiano di non cedere sulla questione degli ebrei fu tale che, quest' atteggiamento eccentrico ri spetto alla politica an lig iudaica dell'Asse rimbalzù ai li ve lli più alti della gerarchia politico-militare e fu decisivo, affinché fosse creato a Nizza uno speciale nucleo di polizia razziale. Il neo istituito Commissarialo per gli Affa ri Ebraici ni z7.ardo ru affidato all'Ispettore generale Guido Lo Spinoso; questi, lungi "dall ' impostare il proble ma secondo il criterio

39 Nato a Milano il 27 marLo I 888, nominato sottotenente degli Alpini nel 19 10, partecipò alla campagna libica durante la quale fu promosso tenent.e e fu decorato con una Medaglia d' argento e due di hronzo al V.M. Partecipò alla prima g uerra mo ndiale durante la qual e fu ferito e mutilalo alla mano destra nei combattimenti su l Carso. Decorato durante gli anni d i guerra con due Mcdaglit: d'argento, una di bronzo al V.M., Croce di G uerra franc ese con palme e Croce Militare inglese. Duranle il periodo tra le due gucrrc conseguì il brevetto d' ufficiale di Stato Maggiore. Generale di brigala ne l 1941 , Capo Reparto Operazioni nclJo stesso armo, fu insig nito dell'Ordine Militart: d' Italia pe r meriti speciali. Nel 1942 no minato generale di divisione, assunse il Comando della Divisione Alpina " Pustcria" ; nuovamente allo Stato Maggiore nel pe1iodo g iug no 1944-ottobre 1945. fu no minato generale di Corpo rl' Armata nel 1947. Nel g iugno del 195 1 fu nominalo Comandante delle Forze Tcrreslri della NATO del Sud Europa, comando che resse per un anno. Dal 1952 in congedo, morì a Roma il ]O novembre 1962. '10 Si ri porta a seguire la testimo nianza di Isaac Schm:ersohn , presidente del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea tratta dall' introduziom: dello stesso a L. POLIAKOV-.1 . Si\1111.1 .E. Gli ebrei... citala.

Fu a Gre11ohle. sollo /'o,·,·u1wzione italiana che io radunai i miei primi collabora/ori. Fu, infimi. 1wl/"es101e del 1943, (. .. ) che io Jerlfli la prima riunione del 1ws1m C'l'lllm. che Fi fom 1al11w11l<' .f,nul1110 i11 ,111el/'occasio11e. Quwwrla per.wme, rappre.1·e111mrli di tutte le oria11i~:.a ~io11i l'/Jmiclw. ,·0111/Jl"C'SO un cerio 11u111ero di ,·111ùw111i per.1·011a/i1à che sul,ito dopo.fi1ro110 de1}(/r/al<' n l a.1·sa.1·.,·i111t/(' (... ) 111i.fecem /"011ore di <({lidam1i il cm11pilo di rw:rogliere e ri1111ire /111/e le 1es1i111011it111::.,· dispo11i/Jili a quel 1e1111w. (... ) allo sco/JO di avere una ,·omplelll r' ri('('(I d11c1111w111a~i<111e dt'lla lrttg('(lill ,,hmic11 i11 Francia. (. .. ) Gli ebrei non devono di111e111it·11,r 1·0.1·11 sig11ifìcam110 /IN lom qul'i 11m·,· 111,•si di 1111w11ilarismo italiano, anche sotto la leggt· 111ili1arc·. » « ...


552

Paolo Nanlelli

tedesco e nella stretta collabora zione con la poli zia tedesca e possibilmente con la polizia francese" - come auspicalo nel telegramma inviato al comando del Sicherheitpo /izei (SIPO) e de l Sicherheitdiensl (S.O.) di Parigi dal Gruppenfiiehrer MUcller capo della 4• Sezione S.D . di Be rlino4 1 - dietro consiglio del Donati contatlò il Padre Bc no1L-Marie42 e lasciò che il Comitè nuboucha~e continuasse a svolgere il proprio lavoro. Oopo il 25 Luglio la situazione di venne pi ù chiara e più complessa al contempo, se d a un lato, infatti, le ri serve ideologiche verso la politica razziale del fascismo si rafforzarono e poterono esse re esternate in modo più e vide nte, dall'al tro la decisione del Comando Supremo italiano di porre fine all'occupazione della Francia meridionale43, rimpa triando la 4" Armata, - decisione maturata in agosto al fine di assicurare, in vista dell'imminente armistizio, una linea difensiva più solida sull ' arco alpino occidentale in fun zione anti-tedesca - ebbe delle consegue nze negative per la popo lazione ebraica che sino ad allora aveva goduto della protezione dei militari ital iani. Diffusasi tra i rifugiati la noti zia, molti di costoro mostrarono l' intenzione di seguire le truppe italiane o ltre la linea Tinea-Varo ; la questione fu discussa a Roma a li vello interministeriale il 28 agosto e fu deciso di non ostaco la re coloro che desiderassero en trare in territorio ital iano. Con un telegramm a d el 7 serrembre il M iniste ro deg li Esteri invitava le autorità consolari ad "avv iare in Italia quelle pe rsone a cui presumibil mente potesse essere accordata la cittadinanza italiana, anche se non se ne avesse la ce1tezza" 44 . Le vicende dell'8 settembre, con l' armi stizio e lo sba ndamento della 4" Armata e la cessazione di ogni forma di tutela legale italiana sugli ebrei della w na occupata, aprì loro la strada alla persecuzione diretta. Solo pochi chrci, rifugiatisi in te mpo nelle regioni limitrofe alla Provenza pote ro no trovare rifugio in Italia e salvarsi, nell'irnrnedi alo , dalla sicura de prnt azione. In questo contesto è da ricordare la vicenda degli 800-900 ebrei di S. Martin Ycsuhie, che allraverso il Colle delle Finestre ed i I Colle della Ciriegia, riu scirono a raggiun-

41

Docume nto n.17: 1-4 3, te legra mma, Be rlino NUE 59 2-4-2- 194:~- IJ OO SClll JE, in L. POLJAKOV-J . SABILLE, Gli ebrei sollo /'o cn 11H1zùml' ilaliana , Milano, Ce ntro d i Docume ntazione Ebraica Conte mporanea, Edizioni di Co muni tà, J 95 6 . p.69 ' 12 Padre 13e no"ìt- Ma rie, du rante la successiva occupazione tedesca di Roma, a vre bbe di ra110 dirello la DELASEM - Delegazione pe r l'Assiste nza ag li E mig rati - la principale organizzazione di so ccorso agi ebre i. -l.l Eccetto N izza e il suo entrole rra. 44 Un progetto d 'e vacua/.io ne era s tato elaborato dal don. Donati, a seguito d ' inco ntri con espone nti del gove rno Badog lio a Roma c rappresentati d iplo matici a lleati in Valica no . Questo prevede va il tras ferime nto deg li e b re i concenJrati nel la regione di Nizza nelle zone libe rate de l No rd Afri ca. Per q uesta rag io ne in quei g iorn i vi fu una co sì grande co ncenln u.ione d i e brei, circa 20.000, nella città di Nizza.


/ ,1,1

4" Armala llaliana i11 fra11cia Meridionale n ella Il Guerra Mondiale

5:'i3

gcrc rispclli varne nte Entraque e Valdie ri , segue ndo parte de ll e truppe de ll a 4" Armate che s banda te rie ntravano in Italia dopo l'armi sti z io. Durante l' o ccupazione italiana la c ittadina di S. Martin Vesubie, a c irca 60 km da N izza. e ra stata adibita a luog o di reside nza c oatta pe r c irca 300 fami g lie di ebre i, prevale ntemente stranieri e provenienti dall ' Europa centroo ri e ntale45. U nico obhligo loro imposto era que llo di no n a ll o ntanars i dal paese e di resta re a di spos iz ione de l loca le corpo di polizi a ita liano. La comunità nel gene rale c li ma di tolleranza assicurato dalla presenza italiana poté dotars i di propri e s trullurc o rgani zzative eleggend o un pro prio comitato rappresentati vo respon sabile di fronte all ' autorità d'occup azio ne; l"urono aperte delle scuole e s i costituì pers ino una cellula giovanil e s ionis ta capace di sv iluppa re un ' inte n sa a ttivi tà politico-cultural e. Furono re quis iti diversi albe rg hi , tra i quali Le Chalet Ferrix, ne l c ui salon e princ ipale, s tanle la tes timonianz a un a nim e d egli abitanti de l paese e degli c hre i. fu allestita una s inagoga, dove furon o cclehralc fes tività ebraic he e pers ino d ue matrimoni . All e rimostranze tedes c he contro que lla c he appari va un ' incomprens ibile prass i ne lla gestio ne del " problema e hrai co ", la ri s posta itali a na fu se mpre un rifiu to form ale con una 111o li vazione evas iva da ta ne ll ' inte re sse dell a s ic urezza militare ita li ana. T: 8 sctLc mhrc, alla notiz ia c he nel g iro d i poche ore la zona di Vesuhi c sarebbe caduta in m a no a i tedeschi , il com itato e braico dec ise di evacuare il villaggio segue ndo i soldati ita liani in ripi egamento. L' allraversamento del confine no n fu compatlo, la gente partì di visa in più scaglion i; il primo si mosse a ll e prime ore de ll' alba de l 9 settembre, m e ntre l' ultimo lasciò Vcsuhi c ne lla nulle tra il IO e I ' 11 sette mbre , quando il paese era già occupato da i tedesc hi. Attraversato lo s partiacque a lpino a scaglio ni e co n mezz i d 'assoluta fo rtuna, questi prol"ug hi si Ii versarono nel te rrito rio de i c omu ni di Valdie ri cd En traq ue m e ntre g li ultimi arrivati si diressero verso il fondovall e in direzione B orgo San D a lma zzo. L' inaspe ttato arrivo, assie me ad un certo numero di so ldati della 4" Arrnata46, mise in a llarm e le locali autrnità podestarili , che approntarono le prime forme d 'assiste nza e , come nel caso de l doll. G erbino, podestà d ' E ntreaque, provv idero anche ad informare la sezione della Comunità israeliti ca d i Torino a C uneo e de ll a DELASEM 47. Nel g iro di poc hi g iorni i soldati s bandati evac uarono i due paesi, me ntre la maggioranza degli ebre i, con l'eccezio ne di coloro, ci rca una tre ntina , c he si diressero verso la Ve rme n agna sale ndo sino a Pa lanfrè, dec isero di rimane re ne i due paesi de ll a Valgcsso. Il 12 sette mbre un repat1o de lla 1• SS

45

Cfr. A. C/\V/\( ;1.10N, Nl'l/a 110/fe straniera. Gli ebrei di S. M . Vesubie. pre r. di A. (ìalanle Garrune, C uneo. I : Arc iere. 1981. 46 Numerose sunu lt: 1csli111011 ia1m: del soslegno morale e tis ico e de ll 'aiuto prestalo dai soldati italiani , ne ll'i nd icare la strada meno disagcvolc pcr raggiungere il conli nc riporlat e dn A. C /\V/\C;1.10N. //Jitle111. 47 Cfr. nota 42.


5.54

Paolo Nardelli

Panz.erdivision Leihstandar/e Ado(f H itfe1; guidato dal maggiore .Joachim Peiper48, assunse il comando dell e truppe Lcdesche della provincia di Cuneo, adottando le prime misure di repressione; il 16 settembre fu ordinato a tutti g li stranieri che si trovassero ne l territorio di Borgo San Dalmazl'.o di prescnlarsi a l locale Comando tedesco pena il passaggio per le armi, mentre il giorno prima a Valdieri senza alcun hando si era già provveduto ad effettuare il primo rastrel lamento di ebrei. I profu ghi e brei di Entraque e Valdieri non porsero alcuna resiste1iza, consegnandosi volontariamenlc nelle mani delle SS; altri rastrellame nti seguirono a di stanza di quindici g iorni in tutta la Valgesso a Stura e Vermenagna, preludio dell'internamento e della partenza per la Germani a in novembre per circa 400 persone. /\ conclusione della disamina della cond izione della popolazione ehraica durante il periodo d'occupazione m ilitare italiana in Francia meridionale, le parole di CAVAC:LION forse sintetizzano nel modo più esemplare il senso profondo de ll 'aUeggiamento delle Forze armate e dei soldati italiani di fonte alla tragedia di q uel popolo: "Quando in gran parte defl'J.:,:urupa vige va fa più brutale repressione tedesca, quando fa polizia di tutti i paesi del centro Rumpa era mobilitala per fa caccia agli ebrei. certe zone sotto l'occupazione italiana sì trasformarono come d'incanto in luoghi d'asilo per i.fi,ggiaschi a dispetto del fatto che l'llaliafascista e fa Germania di Hitler avessero unilo i foro destini''. 49

48

Lo Sturmbamifiihrer Joachim Peiper, alla guirla rlel 111 htg. del 2° rgt. Granatieri Corazzati della l'a11zerdivision Leibstandarte Adolf Hitler, nel selle mhre '4'.l presiedé all'occupazione del cuneese, e con le distruzioni per rappresaglia de i paesi di Boves e Castellar, ebbe la responsabililà del primo eccidio su una popolazione civile effettuata in Italia dai nazisti. Nel corso della guerra comballè sul fronte russo e nelle Ardenne, dove il 12 dicembre 1944, a Malmédy si rese responsabile del l'assassinio d i 7 1 prigion ieri di guerra americani. Condannato a morte a l)achau. dal Tribunale militare americano, la sentenza fu pri ma commutala in carcere a vita e successivamente ridotta. Liberato nel dicembre de l 1956, si trasferì a Traves in Prancia, dove si dedicò ali' attività di traduttore, processato dal tribunale di Stoccarda per i falli di Boves nel 1967, rimase ucc iso il l'.l luglio 1976 in seguito ad un attentato, dag li aspetti mai chiariti, condollo cont ro la sua abitazione da igno ti . 49 Cfr. A. CJ\VJ\GLION, Nella notte ... c itala


Forze Armate e gestione delle risorse umane

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Flavio Carbone FORZE ARMATE E GESTIONE DELLE RISORSE UMAN E: UN PROFILO STORICO EVOLUTIVO DELLA SELEZIONE AT fITU DINALE

Introduzione. Le Forze Armate costituiscono da sempre l'organizzazionc <.l ove il recl utame nto e la selezionc del personale sono stati considc rati l' ele me nto di base pcr il loro mig lior fun zionamento. Ini zialme nte, gli aspclli di reclutamento e di sclczio nc hanno ma nte nuto una matrice marcatamente sanitari a per esone rare <.lal servizio militare obbligatorio o volontario coloro i quali erano sprovvisti de i requi siti fi sici e psic hi ci di base. Successivame nte e, va aggiunto, piuttosto lentamcnlc, è stata inserita all ' interno delle organi a a zioni mi litari una sempre più robusta struttu ra incar icata <.li condurrc la selezione attitudinale tcsa ad individua re, all ' interno della comunità militare, il personale in possesso di particolari requi siti al lì ne di assolvere ben individuate missioni o determinati compiti ope rativi. La presa di coscicnza della necessità di svolgere le pri me atti vità di selezione attitudinale. organi zzate in maniera più scientifica rispetto al passalo, pre nde l' a vvio con l' evol uzione dello strumento militare legato alle continue trasformaz ioni causate dalle necessità belliche e dall 'elevati ssimo numero di uomini all e armi durante la Prima Guena Mondiale. Tuttav ia, gli studi in materia, almeno per quanto ri guarda l' Italia, si sviluppa rono lentame nte nel periodo tra le due gue n c e soltanto alla fine del Secondo C onflitto mondiale fu istituita la selezione a ttitudinale del personale ad ampio spettro con l'este nsione graduale delle modalità selettive a tutto il personal e militare di carriera (ufficiali e sottuffic iali ma anche carabi nieri e fi nanzieri) o di leva (ufficiali di complemenlo, gio vani alle armi). La sce lta di fondo che è all a base della stesura del presenle contributo consegue all'assenza di lavori re lativi all'evoluzione de lla selezione artitudinale dcl personale mili tare che ha fatlo discendere la necessità di offrire un primo studi o ge nerale su tale prohlemalica. Per eiù che riguarda l'esposizione della tcmatica e con lo scopo di offrire una sia pur minima completezza espositi va, si è scelto di affro ntare hreveme nle i prodromi storici che dicdero luogo in Italia al fenomeno della selezione attitudinale e di concentrare la maggior pa rte dell' atte nzio ne e della ricerca all' interesse mostralo nell' ambito mil itare cd al conseguente dibattito sulla selezione de l personale. Tale ulti mo aspetto appare part icola rmente presente sui tre pri ncipa li peri odi ci de llle rorze Arma te (R ivista Militare. Rivista Maritt ima e Ri vista Aeronautica) nel pe riodo crn npreso tra il 1946 cd il 1974. È opportuno precisare c he. al fine di ga ra ntire un con trihuto q ualificato snll' analisi evoluti va de lla selezione attitu dinale, l'este nsore del rm.:sente crn1t ri bu-


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Fla vio Carhone

Lo ha scelto di conlcncrc lo sludio nel suddcLLo periodo relativo ai primi Lrcnl'anni di attività delle forze Armate della Repubblica Italiana, basato principalmente sullo spoglio sistematico delle dette riviste. Analogamcnlc, sono stalc escl use dalla ri cerca le due riviste di alto prolilo tecnico sanitm"io, all'epoca presenti nel panorama della pubblicistica militm·e: il Giornale di Medicina Militare (tutt'ora esistente) e la Rivista di M edicina Aeronautica e Spaziale. Tale esclusione è slata determinata dalla necessità di evitare un ' anali si di aspetti estrema me nte specialistici, ass imilabili alla psic hiatria militare più che alla selezione attitudinale del personale militare. Siffalla impostazione ha consentito di analizzare con maggiore puntualità le singole specificità di ciascu na Porza Armata, i confronti tra le medesime, la presenza di eventuali punti di rnntallo o di disarmonia ne ll ' impiego de lle tecniche di selezione del personale nonc hé l'evoluzione della normativa di settore. Infine, ne l presente lavoro si focalizza l'attenzione sulla figura cardine, presente da sempre nella selezione attitudinale: il pe rito selettore attitudinale. Va riconosciuto, più in particolare che, tal volta, in tempi recenti quest'ultimo è stato talmente negletto da essere relegalo ad un ruolo marginale, per cui gli sono state anteposte - erroneamente - altre ligure dotate di professionalità eompartccipati ve del complesso meccanismo della selezione psico-attitudinale. Tale anteposizione ha causato una selezione "squilibrata", la quale s i è riverberata negativamente ai

danni dei selezionandi e dell' Istituzione che ha condotto tale scelta ed ha evidenz iato che il perito sele ttore, in qualità di membro dell'Istituzione, risulta l' elemento essenziale e portante della selezione attitudinale.

I ,a selezione del personale nel Regolamento Generale del Corpo dei Carabinieri Reali del 1822. A decorrere dai primissimi anni della fondazione del Corpo dei Carabinieri Reali fu sentila l'esigenza di effettuare una selezione del pe rsonale da reclutare, attività condotta in prima persona dag li ufficiali del Corpo medesimo. La selezione attitudinale nell ' Arm a, o meglio nel Corpo dei Carabi ni eri Reali, fu caratterizzata, lìn dalle origini, dalla necessità di provvedere alla scelta di un giovane aspirante all ' arruolamento che fosse in possesso di specifici requi siti al line di svolgere con diligenza, almeno in polcn1,a, il servizio. li regolamento generale del 1822 prevedeva differenti fonti di reclutamento: dai militari già alle armi ne i reggime nti d i fanteria e cavalleria (artt. 29-30-3 1); dai militari destinati d ' utticio dai reggimenti (ari. 17); dai militari già congedati (m·t. 38); e infine, i militari con me no di quattro anni di serv izio nell'Armata sarda o mai arruolati 1• 1 In questa sede non si prende in esame il reclutamento dei solluffic iali che, all'epoca, avveniva per avanzamento "a scelta". Per quanto riguarda gli uffic iali , si rimanda a FLAVIO CARBONE, 1,e recrutemenl des ujj iciers des Carabinieri Reali, de la conslilution du Corps à l'Unité d'//alie ( 1814 - 1861 ), in Revue intemationale d'histoire militaire, numero speciale dedicato al reclutamento (XIX - XX secolo). Bruxelles, 2006. pp. 167- 18 1.


h nze A rmate e gestione delle risorse umwie

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La selezio ne e ra aflidata all a cate na cli comando (all'e poca escl usivamente terri toriale). Al ri guardo , il regola mento prescri veva c he gli as piranti si dovessero presentare .. a ll ' Uffi ziale Comandante i Carabinie ri Rea li nel c ircond ario ove si trovano [i primi I, sul di lui ragguaglio il Comandante la Di visio ne, do po nuovo personal e esa me. d irige al Colonne llo con un ordine cli tappa, e collo stato di proposiz ione conforme al modello, quelli che g iudicherà idonei per essere clelinitivamente ma ndati all ' assento [arruol amentol, o riliutati" 2 . I requi siti per l' ammissione erano l'età (tra i 25 ed i 40 anni ), l'allc1.za (alme no 39 o nc ie 3 per i militari a piedi e 40 pe r quelli a cava llo), il "sapere leggere e scrivere correntemente f...] essere munito d'allestato d 'ottima condotta clall 'Uttizialc superiore del corpo da cui provie ne e d ' un ce11ificato di perldta sanità, e robustezza", e infine, alme no 4 a1111i di servizio " in un corpo delle Regie Annate" 4 . Ulte riore requisito prescritto era lo si.al.o civile di celibe, o di vedovo senza prole (arl. 33). Nel caso in cui l'aspirante fosse stato congedato dal servii.io alle armi, egli avrebbe dovuto presentare il "congedo in huona forma, onorifico, e non ricevuto per motivi cli salute" 5 . Per quanto ri guardava gli aspiran ti non ancora arruolati in a lcun corpo se veniva me no il requisito di permanenza sotto le armi , e ra però richiesto di "far prova cli tutti i requi siti per mezzo cli dic hia razioni de lle Autorità locali unite ad un 'altra de l Comandante dé Carabinieri nella provincia da cui dipendono , e dovranno inoltre provare d' appartenere a pare nti onesti, e di professione onorala, come pu re d i no n essere mai stati processati criminalmente" 6 . Dal Regolamento Generale d ' allora si evince in modo chiaro c he le fun zioni di selezione attitudinale, oggig iorno attribuite al pL:1ito se lettore, erano ri servate esclusivame nte agli uffic iali comandanti dei re parti te rritoriali . Più in pa rti colare, c iascuno di questi , ne ll'ambito delle proprie competenze, doveva analizzare che l'aspirante possede sse i requ isii.i fomiali (come ad esempi o il "congedo in buona fo rma, onorifico" o l'appartene nza ad una fami glia onesta e "di professione onora la" ) e sostanz iali (i l "sapere leggere e scrive re correntemente"). Inoltre, il semplice presentarsi all'ullici alc pe r l' a rruolamento permctlL:va a que sl' ultimo di re ndersi conto delle condi zioni di sal ute, fisic he e psichiche dell' aspi ra nte, che coslilui vano insie me ad un breve co lloquio, verosimil mente, il mezzo pe r va lutare l' inte ressato potenzialmente idoneo al servizio ne t Carabinie ri o me no, sa lvo il successivo g iudizio deg li altri superiori.

2

Rex ola111elllo C l.'111.'mle del Cor1w dei Carabinieri Reali, Torino , Ti pog rafia d i Chirio e

Mina, 1822, art. 30 . 3

Un' oncia piemo nl csc corrispondeva a 4,2 cm ne l siste ma metrico decima le , per cui l' altezza per i militari a piedi doveva essere d i 163,8 cm, mentre per q ue lli a cavallo corrispo ndeva a I (18 cm. 4 R e1;olw11e1110 ( ì ,·nemle cit., art. 32. 5 l vi, art, 38. 6 lvi, art. 42.


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Flavio Carbone

1n definitiva, si può concludere che questi uflìciali che rivestivano fun zioni di comando svolgevano una, sia pur empirica, forma di selezione attitudinale7. Non si trova traccia di di sposizioni sul recl utamento del personale nel Regolamento organico per l'Arma dei Carabinieri reali del I O maggio 1892 8, né nel Regolamento d'istruzione e di servizio per l'Arma dei Carabinieri reali dello stesso giorno9. Il Regolame nto organico e quello generale per l' Arma dei Carabinieri emanati con regio decreto del 24 dicembre 1911 non danno indicazioni sul punto 10. Non vi sono indicazio ni di sorta nelle ristampe del Regolamento Generale per l'Arma dei Carahinieri del 1953 11 e del 1984 12 così come risultanti dalle intervenute abrogazioni e modilìcazioni.

Il perito selettore nelle Forze Armate. Un profilo storico. Secondo alcuni, la nascita della selezione attitudinale militare ha un'origine recente con la "Prima Guerra Mondiale quando, essendo e mersa l'esigenza di selezionare i piloti per l'Aviazione, fu riconosciuta indispensabile una scelta accurata di tale personale" 13 . Si tratta delle prime applicazioni in campo militare dei metodi di selezione: in sostanz a, si riconohhc "con l'avvento della "Psicologia scientifica" [...] quanto uti li ed efficac i fossero gli strumenti selettivi anche per la risoluzione di problemi connessi all a v ita milita re cd alla scelta del persona le in pa1ticolare". Se i primi sviluppi della selezione del personale militare in Italia furono condotti da padre Agostino Gemelli durante il primo conll illo mondiale, va peraltro

7 Sull' importanza della selezione del personale militare, cfr. rR/\NCEsco P1nRmT1, l'm hlema spiriluale dei Quadri in Rivista Aeronautica, a. XXV, 11. 6 (nuova serie) - giugno 1949, pp. 377-385, in partjcolare pp. 377-379. 8 MINISTERO DELLA GUERRA , Reiolamento oria11ico per l 'A rma dei Carabinieri reali ( I Maggio / 892), Roma, Voghera Enrico, 1892. 9 MINISTl'. RO Dl'l.1./\ (ìtlERR /\, Regolwnenlo d'istruzione e di servizio per l 'Arma dei Carabinieri reali ( I° Maggio 1892), Roma, Voghera Enrico. 1892. 10 MtNISTERO DELLAGUERRA, Re1:olame1110 or1:a11ico e regolamento ienerale per /"Arma dei Carabinieri reali. Roma. Voghera Enrico. 19 1 I. 11 Anche la ri stampa aggiornai.a del Regolamento generale non riporla modifiche per la parte d' inleresse, cfr. COMANDO GENERALE DELL'ARMA DEI CARABINIERI - UFFICIO ADDESTRAMENTO E REGOLAMENTO, Re1:olan1e11to Cenerate per l'A rma dei Carabinieri. Roma, Tipografia del Comando Generale Carabinieri, 1953. 12 Cfr. nota precedente e COM/\NDO Gf'Nf'R/\ 1.E PER L.' ARM I\ OEI CARABI NIERI, Regolamento Generale per l 'Arma dei Carabinieri, ristampa aggiornata dell'edizione 1° dicembre 1963, Velletri, 19 84. 13 MINISTERO DELLA Dll'ESA - DIREZIONE GENERALE - REC'LIJT/\MENTO OrmLIC./\TORIO MII .IT/\Rl7.Z/\ZIONf' - MOTlll.lT/\7.IONf' CIVll.f' f' CORPI AUSILI ARI , Richiami storici culturali 0

sulla "selezione (attitudinale?) militare in genere" - "Spunli " e "Appu111i" traiti da Autori vari, 26° Corso interforze per la qualificazione di ufficiali e fun zionari "Periti in materia di se lezione attitudinale", Roma, 2001 , p. I.


Forze Armale e geslio11e delle risor:.e umane

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osservato che tali attività furono circoscritte dapprima ai soli piloti e quindi anche ai mitraglieri dei velivoli militari impegnati ne l conllitto 14 • In ogni caso, tali selezioni furono condotte da ufficiali d'arma con fun z ioni d i selettori sprovvisti di particolare qualificazione. Numerose sono state le lezioni apprese dalla Prima Guerra Mondiale; ad esempio, a giudi zio del National Research Counc il comm ittee - Scie nce Service statunitense, era (ed è) da evitare lo scorretto impiego di pe rsonale militare specializzato in operazioni di g uerra come fecero g li ing les i duran te le fasi ini ziali del primo conflitto mondiale 15 : c iò gene ra gravi ineffic ie nze ri conducibili ad un difetto nell'utili zzo della selezione allitudinale. In realtà, la vera e prop1ia selezione attitudinale nelle nostre Forze Armate condotta da personale specificamente qualificalo ri sa le al periodo immediatamente successivo al Secondo conflitto bellico. Il capitano di fanteria Antonio Capursi presentava ne l 1948, a ll' interno della rubrica "Note e proposte" del la 1inata Rivista Militare, alcuni spunti significativi in merito, nell'articolo intitolato "Psicotecnica sclcttiva" 16 • L' uffi ciale ricordava che " il metodo selettivo psicotecnico, di recente introdotto nel nostro esercito, ha una importanza fondamenta le per la formazione e pre parazione degli specialisti che costi tui scono oggi le maglie del sistema mode rno della tattica militare". L' affermazione sull ' applicazione recente (rife rì-

14

AGOSTINO (ì EMELLI , La selezione del moderno soldato in "Scientia" - Rivi sta di sintesi scicntifin, , a. XXXV!, maggio - g iug no 1942, pp. 159- 172. 15 N Al'!ONAL R ESEARCII COlJNCIL ( COMMJTTEE) - SCll'.NCI' S ERVICI,. Psychology for lhe Fighting Man, Washington, The ln fantry Journa l, 1943, p. 176; in pa,ticolare "an incom:c t classilicatio n of one of lhesc much wanled me n, pulting him where his special abi lity will be wastcd, is an uccupat.ional casualty. Such a casually can be as damaging lo tht: war e lfo1t as a baule casua lty. Tot: n,itish found that out in lhe First World War. /\t first they nt:glt:cted to save the ir spccialisls. They sent to the front pro fcssio nal me n, e ng ineers, and men in skilled trades. Many were killcd in lhe early mo nths of thc war. La ter the need for lhem in specia l posls behind the line hecamc ac ute. So a cotTect c lassific ation musi be made at the sta 1t " . Pi ù in generale, sull ' utili zzo de lla psicologia per un mi gliore impiego de l pe rsonale crr. I :r. On ,. H ORACE E. TOWNSl'.NI), The I/se <~{PS)1Cho/ogy by I Raders, in Military Neview, voi. XX IX, o tto bre 1949, n. 7, pp. 39-47 e la breve sintesi in fran c~e: CAP. .I . R l::ISSER, l'emploi de la psychologie par les chefs, in Revue Mililaire Suisse, a. LXXXXIV, n. I I novembre 1949, pp. 536-8. In pa1t icolare, Townscnd soltolinea l' importanza della conoscenza de l personale da parie dei comandanti militari in mo<lo da compre nde rne il comportame nto. È evide nziato in paiiicolart: c he " Psycho logy can only supple ment command experic ncc. Psychology is only an additional lool lo he used in anaining leadership ohjeclives'' (p. 40). In questo modo, evide nte mente, l'esperienza condotta sul cam po duranle il Secondo Contliuo Mo ndiale consentiva di evide nziare alcune questio ni d i impiego del persona le suggere ndone i rimedi. Non va ne ppure dimenticato che Townsend ricopri va l' incarico di '"h1fa11trv instrnctor" presso il "Command a nd Ge ne ra i StatTCollcgc". ovvero il centro di formazio ne de llo stato maggiore de ll ' Eserc ito statunite nse. 16 CAPITANO DI FANTERIA ANTON IO CAPI IRSI, l'sirolernica selet/Ìl'{I in Ri vista Mi lilare, a. I V, n. 3 - marw 1948. pp. 3 14 -6.


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ta ovviamente all'anno di pubblicazione del lavoro, il 1948) della psicotecnica selettiva all'esercito fa sì che s i debba chiarire, come più avanti riportato, la posizione nazionale sviluppatasi autonomamente e riconoscere, almeno in ipotesi, un limitato contributo delle tecniche mutuate dagl i statunitensi durante l'esperienza del Secondo Conflitto Mondiale. Inoltre, appare interessante la re lazione tra selezione e formazione-preparazione degli specialisti , con l'attribuzione alla prima di un compito strettamente connesso al principio tayloristico della "persona giusta al posto giusto" 17 . Capursi, su quest'ultimo aspetto, si esprimeva così: "per la selezione psicotecnica del soldato, quindi, il personale competente integra i metodi psicologici con quelli scientifici. Si tratta cioè di accertare applicando un metodo scientifico a delle constatazioni psicologiche, l'attitudine particolare di ogni soldato in rcla1,ionc alle di verse specialità che richiedono una gamma di capacità c he varia col variare dell ' impiego nella specialità stessa" 18• L'autore, suggerendo l'applicazione di alcuni metodi di selezione al reclutamento militare degli specialisti dell'esercito, l'a risalire proprio a questa modalità operativa il successo dell'impiego di questa componente della forza annata più anziana "perché ha dato a ciascu no la possibilità di perfezionarsi gradualmente nella rispelliva branca seni.a minimo sforzo, trovando un 'altitudine quasi insita nella spec ialità, attitudine che ha rivelato una vera rnpacilas agendi" 19 . Le considerazioni finali dell'autore presentano spunti davvero inte ressanti , stante la proposta di modulare un corso di psicotecnica sele ttiva con le mate ri e di "psicologia genera le, psicologia comparata, antropologia, antropometria" incrementando "questa particolare branca della psicologia militare I... I istituendo gabinetti conven ienteme nte attrezzati presso i C.A.R. (centri addestramento reclute) preparando, con appositi corsi presso le diverse facoltà universitarie, personale «selettore» competente I... I in modo da poter facilmente agevolare LIII perfezionato reclutamento di personale specialista, evitando inutili e deleteri trasferimenti di specialità e forzata formazione di competenti" . A decorrere dall'anno 1948 appare dunque sentita la necessità di dare corso ad una formazione di alto profilo tecnico-scientifico per gli ufficiali (e solo per questi) specializzali come selettori psico-lccnici 20 , ritenendo necessario condur-

17 Sul punto si r imanda a CAPITANO DI FANTERIA OSCAR PAPINI, Scopi e mezzi della :;e/ezio,u: attitwlùwle in Rivista Militare, a. V, n. 5 - maggio 1949, p. 4(,7. Ino ltre, N,'\TIONAI. RESEARC'H COUNCIL (COMMJTTEE) - SC'JENC'E SERVIC'E, Psyc/w/ugy fur Lhe Fightùzg Man cit., pp. 175-1 99. 18 A. CAPURSI, Psicotecnica cit., pp. 3 14-5. 19 Iv i , p. 3 16. 20

A lale prupusilo, non va dirnenlicalu che anche allruve era senlila la necessilil di avere

personale formato per tale scopo: "i ntcrvicwcrs m ust be traincd for this job [le interviste a cui sottoporre i neo arruolati]. Not everyone can conduct successful interviews. /\n inter viewer has to know ali ahout his own prej udices and he on guard against heing intluenced

by thern. He musi be able tu set: lhings frum lhe new suldier's puinl of view. [... ] lhe inlerv icwcr scldom has more

dian

fiftcen minutcs for his intcrvicw" . Cfr. NATIONAL R ESEARCH

COlJNCII. (COMMl'ITEE) - SCIEN( 'E SERVICE. l'syc/10/ogy }t7r the Fighting Man cit. p. 187.


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re una selezione del personale molto più ampia di quella praticala in llalia sino a qualche anno prima. A Capursi poi fa eco, con un arlicolo più organico, il parigrado Oscar Papini 21 . Quesl' ullimo, 1iconoscendo un valore "psicotecnico" alle selezioni condollc in Italia per iniziativa di Padre Gemelli e dei generali Porro e Cadorna duranle il primo conflitto mondiale, affronla velocemente l'evoluzione della selezione attitudinale in numerosi eserciti sino alla Seconda Guerra Mondiale. Papini, nel sottolineare la formazione psicolccnica presente in Italia ed in pat1i colm·e nell ' anno 1938, quando si svolse anche un convegno di ufficiali e psicotecnici su tal e lcma, sollolinea che "dopo la guerra '40-'43 e poi '43-' 45 l'attivilà psicolecnica ha ripreso Iena ed in queslo momenlo si tengono periodicamente dei corsi per ufficiali sclellori" 22 . Sempre secondo Papini, l'organizzazione presente ncll' Esercilo doveva condurre le alliv ità con nesse alla selezione aU.itudinalc con "corsi per ufficiali seletlori [... ] contatti con l'amhicnlc scientifico civile[ ... ] organizzare le commissioni di selci.ione" e, infine," pre parare i profili di ciascuna Arma e specialità". L' aspetto c he acquisisce importanza in quesla fase è costituito dalla «scheda di selezione attiturli11al<'» ovvero un "documento che segu irà i I soldato durante tutta la vita mililare e darà al comandante di reparto le indicazioni per il suo impicgo più redditizio" 2:,.

2 1 CAPITANO DI FAN TERIA O SCA R PAPINI,

Scopi e mezzi della sefe::.ione alfitudi11ale in Rivista Militare, a. V. n. 5 - maggio 1949, pp. 467-475. 22 lvi, p. 470. Come riportato più avanti , grazie al contributo del maggiore rrancesco Scala, si deve rigcllan: l'i potesi che la cobelligeranza e la strclla vicinanza anglo-statunitense abbiano svolto la funzione di volano pe r ravv io delle attiv ità di selezione alli tuclinale. Al massimo s i potrebbe ipotizzare, in allesa cli più puntual i ri sconti, lo stimolo per un rinnovalo inte resse verso la procedura di selezione. 23 lvi, p. 473. Nello s tesso periodo, in Francia, furono sviluppale considerazio ni analoghe ma trattale in maniera più ampia, in quanto s i sottolineava la necessi tà di uti lizzare 1111 metodo sintetico (che potesse essere poi valutalo da una commissione) "a d 'aillcurs le mérilt.: tk nécessiter la collaboration étroitc d cs tcchniciens propre ment dit: psycholog ues, psychiatrcs. psycotechniciens, sociologues et d es utili satc urs dc personnel. Un Jury de séleclinn do il composcr cn dfcl une véri table équipe, constituée par dcs Pc rsonnalilés qui di ITérenl par leurs fonctio ns, lcur format ion, par leurs aptitudes propres". cfr. CHARLES PRovosT, /,r, Si>lfflimt des cadres, Parig i, Presses Un iversitaires d e rrance, 1949, pp. 72- 3. Il medesi1110 autore (che s i presentava come "Médccin e n chef de la Marine - Médcc in spéciali stc Ncuro-Psychiatre cles I lopitaux Maritimcs - Mc mbrt.: corrcspondanl Natio nalc de la Socil5lé Médico-Psychologique") rimarcava anche che "dans l'équipc, doil év idt.:111111c 11t ligurcr un «l'sychologuc», quc cc « Psychologue» soit un psychosociologuc. o u un médec i11 psychiatrc o u un psychotcchnicicn. e n bre r. un lcchnic icn de ces questions dc sélcctio n dt.: pt.:rsonnels. l .ç « vo lume » d ' une !e lle équipt.: peul étrt.: variable, suivanl l'imporlancc dcs opératio ns dc sélection doni il s·agit. li t.:sl cependanl souhaitablc quc cc « Jury » ni; comprcnne pas moins di; trois ou qu:itre 111emhrcs. La


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Appare, inlìnc, neeessa1io riportare un segnale sintomatico della situazione delle forze armate dell 'epoca, per p oter va lurare corrcltamcntc l' approccio mentale de ll ' autore e della Ri vis ta Militare, o vvero che " le maggiori difficoltà sono rappresen tale dalle raccomandazion i, le quali, se ascoltate, non possono per o vvie ragion i - non riu scire deleterie a tutto il sistema sclellivo. Per superare tutti questi ostacoli [preccdcnlcmcnte indicati analiticamente] occorrono unità e serietà di intenti , col laborazio ne, attivo interessamento a l sistema. una critica basata non su preconcetti ma su un a huona conoscenza dei metodi seguiti, e soprattutto la convinzione che la selezione attitudinale mira al pe1fezionamc nto del nostro organismo militare e a renderlo adeguato ai tempi nei quali viv ia mo" 24 .

Le prime esperienze di selezione attitudinale nelle Forze Armale della Repubblica. L' interesse verso il settore della selezione del personale potrchhc apparire limitato all a sola forza armata più antica la quale, disponeva, nel periodo in esame, di un numero necessariamente elevalo di g iovani da selez ionare per l'impiego sollo le armi. In rca llà, Eserci i.o, Marina cd Aerum1ulica 111usln111u u1w grande alten7. ione alla se lezione attitudina le (po i ps ico-attirudinale) de l personale, s ia esso di leva, s ia aspirante al l' ingresso nell a categoria del servizio permanente. La 1iprova di cii', si ha con la partecipazione di uffi ciali de lla Marina Militare al LX congresso di Ps icologia presieduto da Agostino Gemelli . I ,a prcscn;1.a sia de l persona le de ll a Direzione Cicncralc degli Ufficiali e de i S ervi z i Milita ri e Scicntilici s ia <lei personale della dipe ndente Sezione Psicotecnica testimonia

présidence dc cclui-ci sera naturcllcmcnl conliée ì1 une Person nalité parf aitement au courant des ex igences du « milieu » et des Cadrcs, dont il s' agil. Son am:ienneté, son ex périence, la quali té de son jugement, sa pondération. cn un mot toutc sa« qualité humaine » doivcnl fairc de ce Président un arhitre écouté. capahle de juxtaposer les jugcmcnts dcs divers examinatcurs, dc dénoucr l'échcvca u des mullipl es renseignements apportés par les examens successifs, et susceptible dc mcncr toutc son équipc, vers une appréciation globa le objecti ve, vers des conclusions homogènes, et des décisions cfficaccs [... J Cc Présidcnl pourra elre assisté d' un, deux ou troi s assistants appartenant au mcmc Cadrc ou au mème organismc quc lui , cl cnfin d' un lechuicicn psychologue médec in ou psychotechn icien", p. 89. Erano condotte considerazioni di carallcrc analogo per ciò che riguardava gli aspeUi di selezione ps icoattitudinale e più in particolare, attraverso la costituzione di una commissione di esperti che dovevano procedere alla selezione del personale di leva, tra i quali , figurava, ind islinlamcnle, un medico psichi atra, uno psicosociologo o uno psicotecnico (figura che potrebbe essere paragonala al nostro perito selettore atlilmlinale). 24 lvi, pp. 474-5.


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l'attenz io ne che la Marina attrihuiva alle applicazioni dell a psicologia per la selezione e per l' oricnlamenlo 25. Il Capilano di Fregata Resio, in qualità di Capo Sezione Ps icotecnica della Marina Militare, sottolineava nel Supplemento Tecnico de ll a Rivista Marittima l'esigenza avanzala dalla slessa società de ll 'epoc a e recepita dall ' organizzazione mili Lare dove la " visita ps icotecnica militare I ... I acquis la allora valore di primo orientamento ed assume particolare importa nza pe r la formazione delle masse maschili qualificale (operai , artigiani, e tc.) la c ui de fic ic n:t.a è un fallore delerminante della di soccupazione ed un elcmcnlo di inslabilità economi ca soc iale. S i può affe nnare quindi che l'esame ps icotec nico militare è quello che nonnalmenlc conscnle per la prima volta di e ntrare in contatto co n metodi razionali e scientific i, con la massa dei g iovani , di valularli e di seguirli per un periodo più o meno lungo nello svolgimenlo della loro a ttività"26 . In questo modo veniva allrihuilo un valore della selezione " p sicotecnica" con rilevanza per la vila civi le del g iovane che terminava il proprio servizio m ilitare obbligatorio tanto c he " le FF.J\J\. non dehhono considerarsi come e lem e nto indis pc nsahilc per la difesa del Paese, ma altresì in mis ura non infe riore , come faLLore e mezzo essenziale del s uo sviluppo sociale ed cconomico" 27 , soppe re ndo all' a ssenza di una stnnh1ra valutativa nazionale in grado di orientare i g iovani ad inse rirs i nel 111u11du dd l<1vuru. Gli a rticoli apparsi sul medesimo Supplemento Tecnico e quanto altro scrillo da foce, se da una parte trattano alcuni aspetti dell e metodolog ie di somministrazione delle prove, dall'altra indicano c hi arame nte che i soggetti da selezio nare apparte ngono alle catego1ie di aspiranti a ll ' ingresso in Accademi a Navale, aspiranli a ll' arruolame nto volontario e alcu ne categorie de i contingenti di leva28 . T re an ni più tardi , il Dcli' Amore, inlroducendo la psico-

25

Se ne rinviene traccia nella rubrica "Questioni varie scientitico-tecnichc .. alla voce Psicolernirn e Marina in Rivista Marittima, a . LXXXIV, n. I - gennaio 1952, pp. I 03-4. In particolare, quallro ufficiali (Desiderio Carozzino, Carlo Foce, Gu ido Novello Polenta e Mario Rcsio con interventi pubblicali sul supple mento tecnico della Rivista Marillima del 1952 ripo11ati in bibliografia) presentarono dt:llt: memorie, success ivamente pubblicale nell a loro integrità. 26 CAPITANO 1)1 PR E<.ATA MARIO RliSIO, Continuità della osservazione sul rendimento e successo prr~féssirmale - Importanza dellajiise mi/ilare in Rivista Marittima, a. LXXXIV, Supplemento Tecnico agosto - settembre 1952, pp. I 12- 11 5, p. I I J. 27 l vi, p. 11 5. 28 Cfr. MAr.r.. MEI). CARLO l~O<"E, Mf'lodo/ogia di applicazione alle esigenze miliwri dr /la selezione e dello orie111a111e1110 1nnfèssio11ole psicoternic:o in Rivista Marittima, a. LXXXIV, Supplemento ·1ecnico agosto - scth.:rnbrc 1952, pp. 11 5-122; T EN. VAsc. (ìtmJo NOVELLO POLENTA, S111dio ,,,,,. la d1:fi11òo11<' di 1111a srn/a nazionale di ,•alwa:ione di gr111111i 11011 01110!ienei in Rivisla Ma1illi111a cii., pp. 122- 128, MAtòt,. MED. C. FOCE. A1111/isi delle di{fi,mòozio11i psicologiche 1111 soggelli del Nmd e del S11d ltolia in Rivista Marittima cii.. pp. 128- 1'.I I. CAP. ( ìN IN<,. Dl'.'ilDI-.RIO CARO/ZIN<J. S11 111111,e/()d() l'er rm,rdisi della 11mw11fità ddli· rnlH' di distri/Juzio11e i11 Ri visla Marillima cii., pp. 13 1 1:15; MAGG. MEn. C. Fon,, S11 1111 1111'/odo di valutazione n/Jhiettil'a di reollil'o di i11gl'g11ositlÌ in Rivisia Marillima cii.. pp. 135- 138.


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diagnostica secondo Rorschach29 , sottolinea che la selezione attitudinale, "praticata non da un singolo anali sta, ma da una équipe, deve condurre sollecita mente a giudi z i «adeguati» al gruppo che ha di volta in volta in esame (siano i li cenziati de i licei e del nautico che accedono ai corsi per l' Accademia Navale, o i giova ni che ri spondono ai bandi de l C.E.M.M. o g li Ufficiali da inviare a i Corsi per selettore psicotecni co, ecc.), «comparahili» tra di loro, da sede a sede, da un anno all'altro, ecc., infine c he abbi ano la validità di giudiz i operativi e l'eti cità di giudiz i di scriminativi" 30 . Si ritie ne opportuno segnalare anc he un conlrihulo a ll'analisi della questi one, apparso sul "Notiziario per l' A rma dei Carabi nieri" nel 1954 a firma del tenente colonne llo medico dr. Vittorino Lucente3 1. Il Dirigente de l Servizio Sanitario della Leg ione Carahinicri di Bologna puhhlicò un saggio che a nalizzava alcuni aspetti della fase selettiva di un giovane chia ma to a svolgere il serviz io militare. Egli, sottolineando l'importanza del contributo offe rto dalla psichi atria ne lla selezione degli adolescenti, confcm1ava, secondo l'orientame nto già espresso da altri autori, la necessità di legare in qualche modo la selezione del personale chi amato alle armi con le attiv ità lavorat.ivc che i giovani al te rmine del loro scrvi:,,io avrchhcro intrapreso, a l lìne di o ffrire un contributo alla società medesi ma. Lucente attribui sce "al compianto prof. Bani ssoni il merito del fecondo lavoro espi icato nel campo selettivo de l l' Eserc ito e della Marina: ben 16 Centri furono da lui istituiti per selezionare gli special isti dell'Esercito e della Marina, men tre Padre Gemelli fondò qua ttro Cent1i per selezio nare gli specialisti del I' Aeronautica" 12 . I .' autore attrihuiva agli " ulfo:iali selettori" il compito di "ricerca di auitudini, che diano il migliore affidamento per la formazione di specia listi nelle varie categorie. La selezione attitudinale ha ri levato infatti soggetti incolti portatt,ri di eccelle nti doti innate, susccll.ihili di un suf"lì cicnlc rendimento in hrcve tempo. La selezione attitudinale serve anzitutto per fini mi litari , oltre che per l'individuo"'13 . Per quanto riguardava gli aspe tti co ncreti , il soggetro da valurarc, dopo essere passalo dall'analisi condotta dal gruppo selettore rnedico, si presentava a l "gruppo degli ufficiali sele ttori d 'Arma per il lavoro di valutazione della personalità totale del soggetto medi ante le prove collettive, indi viduali cd il colloquio

29 D . D ELL' AMORE,

Capitolo introduttivo alla psicodiagnostica secondo Rorschach in Rivista Marittima. a. LXXXVm, n. 6 - g iugno 1955, pp. 569-576. 30 lvi, p. 570. 3 1 TEN. COL M EDICO DR. VITTORINO L UCENTE, Fondamenti I' presupposti .w:ienlijici del procedimento selettivo su base ps icoogica per lafonnazione del g iovane con particolare riguardo al periodo della vita militare, in Notiziario per l'Arma dei Carabinieri, a. Il - N. 5 settembre-ottobre 1954, pp. 607-627 . 32 Ivi, p. 6 16. 33

Ivi, p. 620.


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I... I le ba tterie di tests impiegati comprendono una vasta gamma di tipi: tests di livello e di pe rso nali tà, ad amministrazione collettiva ed ind ividuale, ca rtacei, strumentali , anal itici e sintetici, attitudinali , di performa nce o di livello generico e specilìco" 34 . Senza entrare particolarmente nel dettaglio delle singole componenti de lla fase d i selezione attitudinale del giovane, appare utile sottolineare la fase "più importante cd interessante del procedimento selettivo è costituita dal colloquio indi viduale, a mezzo de l quale si può giungere ad una valutazione sintetica de lla personalità del soggetto esaminato. Il rnlloqui o viene svolto sotto forma di domande: è una disinvolta conversazione, che può durare 20 minuti [ ...] si potranno poi mettere in evidenza utili e lementi per il giudizio di te mpera me nto di combatte nte e spirito di ini ziati va, eleme nti questi necessari per la dct.erminazione de i prolìli di mestiere militare"35. Jn Aeronautica, negli anni immediatamente successivi a quelli della disc ussione ne lla Marina Militare in ordine alla selezione a ttitudi nale del pe rson ale, si puù constatare la presenza di un interessante dibattito c he vede il confronto tra un compo ne nte del Corpo Sanitario Aeronautico (Mario Strollo) ed un ul"fi ciale dell'Arma Aeronautica (Clemente TimbreLLi), verosimilme nte perito seleU.o re. L' importanza degli arti coli risiede nel confro nto tra d ue metodologie completame nte d iverse nella se lezio ne: quella clinica il cui portavoce è, ovviamente, Strollo e quella d e lla psicologia applicata, c he vede in Timbrelli uno stre nuo dife nsore. Tale dibatlito è articolato su complessivi sei articoli (tre ciascuno): l'avv io è di Mario Strollo36 (ufficiale de l Corpo Sanitario Aeronautico) che, ne l suo primo articolo de l 1956 affronta e contesta l' utili zzo dei metodi " psicometrici". Se è vero, come affe rma l' autore, che d agli studi e rillessioni de l Ge melli si arrivù "alla creai.ione di appositi centri di accertamento de nominati «Uflìci psicofisiologici» trasformati poi in Istituti Medico-Legali per l'Aeronauti ca", è opportuno osservare che egli non ricorda né la presenza deg li utti e iali d' arma nelle commissioni per la selezione tenute da Gemelli, né le stesse parole del sacerdote a llorqu ando sottolineava la necessità di una riparti zione cli compete nze. Alle c riti che de l magg iore Strollo re plica il tenente Timbretti 37 . Quest' ultimo, parte ndo dall e considerazioni del suo "antagonista",

34 35

Ivi , pp. 620- 1. lvi, p. 623.

:io M Ac;<;. C.S.A. non . MARIO S TRO LLO. La selezione psicologica del pilota di aviazione ai limiti rll'i 1111'/odi ··11sinmwtrù:i " in Riv ista Aeronautica, a. XXXII. n. 3 - marzo 1956, pp. 277-294 e n. 4 apri le 1956, pp. 393-405. 37 TEN. /'u\. C U ,1\11, NTt, TIMBRETTI. Selezione attitudinale del personale aemnavigarrte e s11ecialisfr1 de/1'/\.M. in Rivista J\eronaulica, a. xxxm, n. I - gennaio 1957, pp. 65-76 , ID EM ,

Aspl'lti de lla sele::.imw e d elf'orienlamenlo /ecnico-professio 11a le degli speciali.Wi

del/'Aerona11tica M ilitare in Rivista Aerurrn utica, a. XXX IV, n. 8 - agosto 1958, p p. I 1971205 e del medesimo. Rag io1w111e11ti i111omo ad 1111 e sperimen/o di sele::.ione ed oril'lllamenlu rm,jP.uim ra/p 11er s11eciali::.::.ff:.io11i llem,wuticl,e in Rivista Aeronautica, a . XXXV, n. 12 - dicembre 1959. pp. 222 1-2233 e a. XXXV I, n. I - gennaio 1%0. pp. 79-87.


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anali zza la selez ione del personale acrona viganlc e s pccialisla dcli ' Acronaut.ica e, q uindi , s ull a base dei ris ultati delle se lezioni atti tudinali 38 , può sviluppare in man iera più organi ca il proble ma de l metodo de ll a selezione ed i s uoi ris ultati. Tra le conclu sioni si evidenzia che " il metodo clinico, c osì come ris ulta dalla impostazione datagli dall'Auto re [rife re ndosi al magg. Strollol , (e come oggi vie ne assolto in parte nell a selezio ne degli specialisti dell 'A.M.), può soltanto, ed in modo non determinante, affiancare quello psicometrico, scmprccché si dis ponga di p sicologi ve rame nte preparati ed esperti" 39 . A riprova dell'importan1,a del metodo psicometr ico, Timbretti (promosso capitano) presen tava altri due articoli con i quali analizzava l' im piego pratico de ll a metodolog ia in que stione. Senza entrare nel merito de lle anali si e dei ris ultati, a ppare utile riportarsi alle conclusioni dcll ' aulorc "ripudiando ogni concetto di aprioristica ed arbitraria intuizione, ricorrendo a quei principi ed a quell e tecni che c he stanno alla base di qualsiasi procedimento razionale e scientifico; traendo dall'analisi dell ' espe rimento di cui lrallammo, conferma della necessità di adottare tali principi e tali tecni che, si potrà o ttenere una soluzione de l problema nel suo complesso, nella quale risieda la più a mpia garanzia c he il metodo comunque adottalo, soddisli allo scopo a cui tcndc" 40. li lenente colonne llo Strollo ne l suo a11icolo del 1961 non affrontava più la questione metodologica ma la correlazione tra la "selezione psicolog ica e la for ma7.Ìonc nel la riuscita profcssionale"4 1, pur rimanendo conv into della superiorità della "psicologia clinica" 42. Ne ll e conclusioni , l'autore riconosceva che "sul piano attivo di cooperazione si rende necessa rio cd insosliluihi lc un muluo, sollccilo, continuo lavoro di tecnici e di studiosi, capaci e dec isi ma a nc he so lidal i nella premessa di vedere l' uomo non come un «oggettm> de lla filosofia industriale, ma un «sog,~ etto» capace di creare continuame nte nuove vie al suo dominio s ulla macchina" 43. In linea più generale , va riconosc iuto un certo interesse, nell'ambito milita-

ix I ,'aut ore souolinea d1t: "per noi soccorreri1l'esperienza dirclla raccolta in migliaia di interviste con giovani aspiranti specialisti dcli' A.M ., durante le quali constatammo quanto sia arduo il problema di scandagliare [...] gli aspetti superficiali della personal ità. C fr. C. 'l'IMIW ETl'I , Selezione allitudinale cit., pp. 72-J . 19 l vi, p. 76. 40 C. TIM BRETII, Ragionamenli in/orno ad un esperimento cit.. p. 87. 41 TEN. C OL. C .S.A. DOTI. MARIO STROLLO. " La selezione psicologica " e la "formazione " nella riuscita professionale. (con particolare riguardo al pilotaggio aern1) in Rivista Aeronauti ca, a. XXXVII, 11. 8 - agosto 196 1. pp. 1229- 1246. 42 lvi, pp. 1235-6. 43 lvi, p. 1246. Con l'ultimo articolo del colonnello Strollo apparso sulla Rivista /\eronautica, l' autore svolge un 'analisi compara1iva tra lo sporti vo e il pilota d'avi,v.ione che lo sc,i vente rii iene meno utile ai fini della presente trallazionc. Cfr. COL. C. S.A . DOTr. M A RIO STROLLO, Corifronti d 'ordine .fìsiopsico/ogico e di personalità tra lo sportivo e il pilota d 'aviazione in Rivista /\eronautica, a. XLI I, 11. IO - ottobre 1966, pp. 1421 - 1435.


Forzt: ;\rmule e gestione delle risorse umane

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re, ad affrontare l'argomento, tanto c he l' anno successivo appariva un articolo non firmato - sulla selezione nell'esercito44 . L'atte nzione riservala alla materia da parte d ello Stato M aggiore dell'Esercito appare notevole tanto che, con l'introdu zione "defi niti va della selezione attitudinale delle reclute" nel 1946, si avviò un processo di studio ed evolutivo sino al passaggio di competenze, inizialmente divise tra S.M .E., Ministero Difesa - Esercito e C.N.R., al solo S.M.R. che si avvalse della "consule nza scie ntifica dell 'Istituto Nazionale di Psicologia del Consiglio Nazionale delle Ricerc hc"45 . La selezione attitudinale era strutturata su due livelli principali , ad eccezione di quella riservata agli aspirantj ali' Accade mia Militare di Modena che prevedeva una sola fase durante le prove orali del concorso46 . Tn ogni caso, la struttura dei 27 gruppi selettori dislocati in tutta lt.alia prevedeva " un nucleo di uffi ciali d'arma, un nucleo di ufficiali medici, solluflì ciali correttori, militari di tmppa coadiutori" . Senza voler entrare pi ù approfonditamente nell'analisi dell e modalità esecutive è evidente l' importanza attribuita dallo Stato Maggiore de ll ' Esercito alla selezione attitudinale del pe rsonale militare per l'impiego in tutti i li velli ini ziali della catena gerarchica47 . I ,' interesse per l'argomento riappare due anni dopo, qua ndo il tenente colonnello di fanteria Michele Miglionico, nel trattare " la selezione psicologica delle rcclutc"48, ricordava che questa avviene attraverso " un esame fisio-psico-anirudinale [... l

44 Ne llo stesso anno fu pubblicato anche un articolo sulla se lezione nell ' esercito fra nce se, dr. J . Pf.RRET-CìENTII., La sélet:lùm in Revue Militaire Suisse, a. CVl, n. 2 - febbraio 196 1, pp. 9 1-1 00 e n. 3 - rnarm 1'>61 , pp. 128- 1% e fu interv istato un ufficiale "oricntatore" con lo scopo d i determinare il possibile impiego del g iovane a ll'inte rno de ll'eserc ito (p. 96). L' autore sotto lineava anche c he tale attività era "cncore une nou veaulé. Il fonc lionne pourla nt à plein re nde me nt d epuis c inq ans, e t e n général à la satisfaction dcs corps d c troupe. Bie n que les conscrits ne re tie nne nt souvent d e le ur examc n quc quclques détails o u dcs imprcssions fragmenlaires ressenlies a u cours d ' opérations trop rapides pour ètre comprises, la Sélection est déj à c ntréc dans le mu;urs" (p. 136). 45 Cfr. Lo selezione a/li1udinale ne/1'/<,'.w m:ilo in Riv ista Mi litare, a. XVIII , novembre I 962, p p. 1323- I 328. '16 Veniva anc he segnalato che tale forma di selezione e ra "stata recente mente inc lu sa fra le prove di concorso e d è, quindi, de tenninatc, ai fini de ll ' ammissione", cfr. ivi, p. 1327. 47 Varvelli , nel suo breve articolo apparso nella rubrica "Note e proposte", poneva l'accento sulla ncccssil:t di a na lizzare i "problemi di psicolog ia sociale, c he 1... 1 me ritano tuttavia di essere accostati in questa Rivista da specialisti per un'opportuna applicazio ne alla colle ttività militare"'. Cfr. Ti:NENTE ('OLONNELLO l)I FANTERIA BENIAMINO VARVELU, Psicologia applica/a alla colle11i11iuì 111iliwre in Rivista Militare, a. XX II, settembre 1966, pp. 111 5- 111 7. 48 T ENl:NTlo l'ULU NELLO 1)1 ~ì\NTERIA MlCHELE MIGI .IONICO, / ,11 .wlt:ziorw Jl.\'Ù:ologirn delle reclute in Rivista Militare, a. XX IV, n. 2 - febbraio 1968, pp. 236-24 1. t:arlicolo fu pubbl icalo ne lla rubrica .. Note e proposte". Diverso valore deve essere a11ribuito a llo scrillo del maggiore Scala, oric nlalo a presenta re le poss ibili applicazioni de lla ps icolo gia in cam po militare per ··soste nere il morale de ll' eserc ito; I ... I sludiare buo ne fo rme «d i propaganda» pe r il reclutame nto <li «carriera» C via dicendo". Cfr. MAGGIORE 111 FANTERIA FRANCESCO SCALA, Psicologia 111ililt111·, in Rivista Mi li tare, a . XX IV, n. 2 - febbraio 1968, pp. 227-230.


Flavio Carbone

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effettuato in collaborazione - nell 'ambito del gruppo selettori - da un nucleo di medici specializzati, per la dclini1,ionc del «profilo sanitario » o «profilo .1·011wto-jimzionale», e da un nucleo di periti selettori per la definizione del «profilo psico-attitudinale». [...] L'intera gamma delle prove previste dall'esame tisi o-psico-attitudinale dà ai pcrili selcltori la possibilità di rilevare alcuni tra i più irnporlanti fattori che contribuiscono a delineare una persunalitù psicologicamente intesa". Tn linea generale, le funzioni di selezione del pe rsonale erano rimesse unicamen te agli uflìciali periti selettori alli tudina li che dovevano essere, ricorda ancora Mi glionico, individui in possesso di un alto live llo di preparazione e particolarmente il "colloquiatore, che deve convogliare il tutto ne l profilo psicologico e deve concludere l' intero esame con la Predesignazione, alto conclusivo della selezione psicologica de lle reclute tanto più valido quanto più saranno selezio nati i periti selettrni ne l campo della preparazione spccilica, tecn ica e morale, ric hiesta dal particolare e delicato incari co loro aflìdato" 49 . Sulla base di tali premesse è possibile traffe un primo profi lo sommario dell'ufficiale perito selettore att.itudinalc, in possesso di saldi requisiti morali , prolcssionali e culturali, oltre che di un bagaglio tecnico-scientifico attagliato all'incarico ricope110. Che si fosse sentita la necessità di affiancare alla figura di uno psicologo quella di un ufficiale delle forze annate è indicato chiaramente anche dallo si.esso Geme lli ricordando la sua esperienza durante la Prima Guerra Mondiale, '"dicendo che lo psicologo deve essere lianchcggiato dal tecnico militare affermo che i due debbono operare insieme , 1iconoscendo con questo che le capacità dell'uno debbono essere integrate da quelle dell 'altro"50. Nell'anno 1968, la Rivista Militare pubblicò altri due articoli, uno a firma del maggiore Francesco Scala51 e l'altro del tenente colonne llo Enzo Carabellese·'i2 . Mentre del secondo non se ne farà cenno per il minore interesse in questa sede, l'articolo di Scala appare davvero interessante. L' autore, nel cercare di fornire un quadro generale sulle attività di selezione allitudurnle nell 'Esercito con l'impiego della psicologia applicata, conferma quanto già espresso da altri aggiungendo però che ne l 1942 "furono appli cati, nelle varie sedi di arruolamenti di volontari specializzati, rcallivi a cura di Commissioni mobili. Si ebbe poi anche l'organizzazione de i Centri di Psicologia applicata: uno per og ni Corpo d' Am1ata. I notj eventi del settembre 1943 portarono alla sospensione di ogni attività che venne ripresa nel 1946 con la costituzione di una Commissione mista per la Psicologia applicata"·'i3 . Scala offre una panoramica più ampia di quella presentata dagli altri autori poiché integra il suo articolo con alcuni al legai.i tratti "dal fascicolo «Le operazi oni di selezione allitudinale nell'Esercito» - Edizione dicembre

49

Ivi, p. 241.

50 /\. (ì tiM liJ.1.1 , La selezione del moderno solda10 c it., p. I (i9. 5 1 M AGGIOR E rn T'ANTERrA f<R ANCESCO SCA L A, Compendio di

psicologia applica/a 111/e operazioni di selezione anitudinale nel/'Eserc:ito, in Rivista Mi litare, a. XXIV, n. 5 maggio I968, pp. 580-6 1O.

52 T EN . Co1.. DI AlffJCòLI ERJ A E NZO CARAHliLJ.ESI',

Breve studio di un sistema automatizza-

to di selezione at1itudi11ale in Rivista Mii ilare, a. XXJV, luglio - agosto 1968, pp. 960-968. 53 F. S CALA, Compendio di psicoloi ia applicata c it., p. 584.


Forze Armate e gestione delle risorse wnane

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1966 della Direzione Generale Leva Sottufficiali e Trnppa (Esercito)" 54 . A partire dal I O gL:nnaio 1967, "l'attività di studio e quella tecnico-organizzativa è devoluta alla 2° Di vis ione de lla Direzione Generale Leva Reclutamento obbligatorio Militarizzazione Mobilitazione civile e Corpi au silim·i del M inistero del la Difesa (d'ora in poi O.GL.R.O.M.M.C.C.t\.). È attualmente allo s tudio la costituz ione di un «Ente di Ps icologia applicata alle Forze Amiate»" 55 . Nel fratte mpo, se la composizione de i gruppi selettori era rimasta immutata5(', questi (per l'Esercito) erano passati a 33 (dai precedenti 27 del 1962) ed erano stati suddivisi in tre tipi a seconda del numero massimo di giovani da selezionare57 . li compito del perito seleltore addetl.o al colloquio era particolarmente oneroso: " riassumendo i dati forniti dalle singole prove nella valutazione standard in una univoca vis ione con le manifestazioni comportame ntali, perverrà sulla base della sua collaudala esperienza alla più e4uilihrata collocaz ione del personale in uno degli incarichi di specializzazione"58 . È irnpo1tanle, a giudizio di ch i scrive, sottolineare l'attenzione che l'autore, evidentemente anch'egli perito selettore, attribuisce a questa figura e al ruolo determinante per la corretta esecuzione delle singole fasi della selezione del personale. ù1 particolare, "le operazioni di selezione vengono completate con un colloquio valutativo con il quale s i te nde [... ] a perveniJ·e ad una formulazione di tipo diagnostico sul modo: d 'essere generale della persona, espri mendo un dato di previs ione. 1••• 1Ù qui nel quadro fenomenologico delle az ioni e reazioni dei due soggetti: colloquiatorecollo4uiando, che rifulge la figura del perito selettore"59. Scala concl udeva in questo modo: " le mans ioni del selettore con fluiscono quindi in 4uell:.i de l <<ri cercatore». Gli esami conclo lli, i dati raccolti attraverso i veicoli umani o g li strumenti scientilìci, le ossL:rvazioni s istematiche possono offrire un prezioso materia le di riflessione e di studio anche per il miglioramento dell'azione di governo e per una m:.iggiore funzionai ifa delle strncrure in ordine alla formazione umana e spirituale',(,(). Evidentemente tale argomento doveva sembrare davvero interessante se, l' anno dopo, fu pubblicato un articolo di carattere gL:ncrak su "servizio militare e psi-

5~ Dallo stralcio della

pubblicazione richiamata è ulile riportare anche l' obiettivo della selezione psicologica (oggi si direbbe psico-attitudinale) che "'ha il compilo precipuo di «collocare» l' individuo nel posto nel quale prevedibilmente riuscirà a raggiungere un sufficiente adattamento soggettivo e conseguenzialmente un cerio li vello di obiellivu rendimento. La sequenza della psicolecnica è quindi dala da : analisi de l lavoro, determinazione delle alliludini, sedia dei rcallivi psicologici, selezione del personale'·. C fr. ivi, p. 59:l-4. 55 lvi, p. 585. 56 Ciascun gruppo selettori era strutturato su di un nucleo urtìcia li d' Arma , un nucleo di ufficia li med ic i. alcun i sot1ufliciali addeui alle prove individuali e alla correzione delle prove collell ivc, dei mi litari di lruppa e del personale civile. Era anche ricordato che "la qualifica di perilo in materia di selezione attitudi nale è conle rira dal Minislro per la Difesa agli Ulfo.:ial i che abbiano superato appos ito corso". C fr. Ibidem. 57 Tipo A, sino a 60 indi vidu i al giorno, lipo B sino a 45 e tipo C sino a 30. Cfr. !l>id,,111 . 8 ' l vi , p. 60 I. 59 lvi, p. 608. c;o lvi, p. 609.


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cologia',(,1 a finna del colonnello Aldo Ferrai-i. Ai fini del presente lavoro, Ferrari, pur riconoscendo l'impegno e i risultati ottenuti nella selezione del personale mililare sino a que l momento, evidenziava la necessità di "aprortare migliorie in 4uesto campo" c itando ad esempio di Late necessitì1 che "si parla di «uniliearc i metodi seletti vi in a lto presso ciascuna Forza Armata» grazie a lla costitu1,ione di un Ente unico lnterforze"62. Giuseppe Vitali, ·emrre lo stesso anno e sulla stessa Rivista Militare, affron tava l'evoluzione della "selezione atti tudinale"63 analizzando la predesignazione dei giovani ana lizzati dai grur pi selettori pe r i 4uali me ntre precedenteme nte il giudi7.io del grn ppo selcuorc era vincolante, ora (dicembre 1968, a seguito delle disr osizioni emanate da lla D.G.L.R.O.M.M.C.C.A.) diveniva orientati vo "rcr g li Enti che sv<Ìlgeranno l'addestrnrnento di I te mro (CAR)"<,<1 con l' indicazione per il giovane, da parte del r erito selettore, di uno o pi ù gruppi di Armi (Varie, Tmprc da Montagna, Truppe Corazzate) e l'assegnazione ad un "gruppo d' impiego" sulla base dei ri sultati de lle prove r sicotecniche limitatamente ai fai.Lori Intelligenza generale (!.G.) e Verhalc cultura le (V.C.). La fi ne degli anni Sessan ta si chi ude con un forte inte resse da parte di tutte le compone nti delle Forze Armate ad un argome nto che, a prima vista, potrehhc apparire eccessivamente tecnico e c he invece mostra c hiaramente non solo l' impegno delle medesi me, parti integranti de lla società italiana, verso l'ottimizzazio ne de ll ' impiego ciel c ittadino alle armi , ma a nc he il fo rtissimo va lore attribuito alla materia , tanto da arri vare all 'accentrame nto de lle atti vità di studio della selezione attitudina le e di formazione de llo stesso persona le perito selettore in una Direziom; Generale de l M inistero della Di fcsa65 . 61 CoL. rn AJn JGLIERJA AJ.))O FEJ< KARJ, Sen•i:io militare e psicologia in Rivista M ilitare. a. XXV, maggio 1969, pp. 633-6'.l9. 62 lvi, p. 634. 61 C /\1'. I)) CAVALLERIA CJUSl:l'l'E V JTAI .I, Sele::.ione a1tirudi11nft, in Rivista Mil ilare, a. XXV, se tte mbre 1969, pp. I l '.l6- 11 46. 64 Ivi. pp . 11 44 -5. 65 Pe r ciò c he concerne I' i mpicgo del Nucleo d i Psicologia Applicata della Direzio ne ( iencralc per la I aeva, attualmcnle, con la sospensione del serviL.io nazio11ale, in applicazione dt:I decreto legge .10 g iugno 2005, 11. l 15 (U.U. serie generale de l 1° luglio 2005) convc1t ito con modificazioni dalla legge 17 agosto 2(Xl5, n. 168 (in Gao.ella Uffic ia le S.G. n. J<J4 del 22 agosto 2(X)5). recante "disposizioni urgcnli per a<;sicurarc la funzionalità di sctlori de lla pubblica amrninistra7.ionc. Disposizioni in mate ria d i organico del persona le de lla carriera diplomatica, de lega al Gnvem o per l'allua:tjnne de lla dirclliva 200)/5'.l/CE in materia di veicoli fuori uso e proroghe di lennini per l'cscn:izio di de leghe legislative··, il prop1io personale è stato orientalo verso l'inserimento de i milita ri che te nninano la propria esperienza di servizio ne lle forze Anuale attraverso una valorizzazio ne de lle cspe1ien7.e maturate per un futuro inserime nto ne lla società civile grazie anche a numerose convcn7ioni stipulate con Regioni, e nti locali cd imprese. Sul punto cfr. l' indirizzo interne! hltp://www.difcsa. il/Segretario-SGD-DNA/fX ì/LEVADIPr'./chi-siamo.hlm ed 1111c he http://www.difesa.it/Segrctario-SGD- D NNDG/ LEVA[))H::~ uffiçi<>-<.:ollocamento-lavoro/, consultati il 18 scllemhre 2005. Da l I O aprile 2006 la Direi.ione Generale della I aeva è sta ta suppres.<;a e sostituita dalla Direzio ne Gcncrnlt: de lle pe nsioni militari, de l collocamento al lavoro de i vo lo111ari congedali e della leva. Cfr. l'indirizw internet hLtµ://www.d ifesa. iJ/segrclario-sgd-dnu/dg/previmil/, consuha to il 15 maggio 2008.


57 1

Forze Armate e ge.,·tùme delle risorse umane

Per quanto rig uarda l'Anna, la nascita della prima strullura incaricala di prnvvedcrc alla selezione psicoattùudinale tisalc al I luglio 1961, quando fu istituito il "Centro di Psicologia Applicata per l'Arma dei Carabinie ri" 66, successivamente soppresso, a pat1ire dal 1° gennaio 1992 nell'ambito della razionali zzazione e pote nziame nto della strnttura, con l'istituzione del "Centro Nazionale di Selezione e Reclutamen to" organizzato su Ufficio Coma ndo, lJflìcio Reclutamen to e Concorsi. Ufficio Psicolog ia Applicata e Unicio Sa.nitario67 • Di recente, l'Ufficio Psicologia Applicata ha cambiato denominazione in Ufficio Selezione del Personalc68. O

Le disposizioni normative in materia di selezione psico-attitudinale. Il pie no riconosci mento delle fun zioni di perito selettore allitudinaJe è determinato dal Decreto del Presidente della Rcpuhhlica 11. 237 del 14 febbraio 1964 dal titolo "Leva e reclutamento ohhligatorio nell' Esercito, nell a Marina e nell ' Aeronau tica" . In proposito, l' articolo 27 di tale decreto prevede la qualificai.ione del pe rsonale con la frequenza di un apposito corso condotto direttamente dal Ministero del la Dircsa69 . La figura del pe rito selettore al.Litudinale è stata inserita anche nel le successive di sposizioni normati ve relati ve al reclutamento obbligatori o.

66

Della fondazione se ne lrova un cenno nella rubri ca "In b reve" della rivi sta mensile "li Carabiniere". anno X IV, 31 lug lio I% I, 11. 7, p. 26. La nota riportava che --11 I lugli o è stato isti tuito, per una più accurata selezione fra i giovani aspirami alrarruolamenlo nell ' Anna, il « Centro di Psicologia applicata per l' Anna dei Carab in ieri ». Il Centro ha la sua sede presso la Legione Allievi Carabinieri di Roma'' . 67 Più in generale sulle a1tivitì1 svolte nell'ambito dell 'A rma d ei Carabinieri si rimanda a Tr.N. Cm .. ( ì llJSt:l'l'E Nucc,, MAGG. L EONAR I)() Alll)INO, CA!'. l)ANILO PA NICO, La selezione psicoattitudinalf' in Rassegna dcli' Arma dei Carabin ieri, a. X LV I, n. 2 - apri le - giugno 1998, pp. 58-97. ox ,\ decorrere dal I O agosto 2005. 69 1,'arlicolo 27 " Dis locazione, composizione e votazione dei Consig li d i leva di terra" del D.P.R. 237/1964 statuisce che " Il numero, le sedi ed il teITilorio di g iuri sd izione dei Consigli di leva di terra sono quell i stabi liti ne lla tabella allegalo A al presenle decreto. I Cons ig li di leva sono composti : di un commissario di leva, presidente; di un uflìciale dell ' Esercito in servizio permanente, di grado 110 11 i11reriore a capitano. pe rito selettore attitudinale, membro; di 1.111 uffic iale medico perito selettore all.i t.udinale, membro; di un commissario di leva o di un ufficiale d ell 'Esercito in servi7.io permanente o dell'aus iliaria, con fu nzioni di relat.ore e segretario senza voto. In tempo di gucITa, o in conlingen1/.e slraordinarie, il Ministro per la d ifesa ha faco lt à di di sporre che la pres idenza del Consig lio di leva s ia assunta da pe rsonale 11011 appartenenle al ruo lo organico dei commissari d i leva. Il Consiglio, con l' assistenza di un gruppo di periti selettori attitud inali, acce,ta il g rado d i idoneità somatica-funzionale e psico-a11 iludinale dei giovani a ll'impiego in incarichi de l servizio mil itare. O


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Flavio Carhmie

Si ha quindi un chiaro riconoscimento normativo degli ufficiali periti selettore attitudinali, considerati figure di specialisti appositamente formati e individuati che trova ulteriore conferma nella legge 3 1 maggio 1975, n. 191 "Nuove norme per il servizio di leva", nella quale agli artt. 8 (consigli di leva nel CEMM)70 e 9

Fanno parte di detto gruppo di periti , ufficia li medici cd ufficiali delle varie armi e de i servizi, nel numero c he sarà determinalo dal Ministro per la difesa in rela,.ione all'entità de l contingente che ogni Consiglio di leva deve annualmente esam inare. La qualifica di perito in materia di selezione aUitudinale è conferita dal Ministro per la difesa agli ullì ciali che abbiano superato apposito corso. Le sedute dei Consigli di leva sono pubbliche e v i pa11ecipa, con funzione consultiva. un ufficiale dei carabinieri . Interviene, inoltre. senza diritto a voto, per ogni Comune, il sindaco o un suo delegato, assistito dal segretario comunale, nell'interesse dei suoi amministrati . 1,e decisioni del Consiglio di leva sono prese a magg ioran,.a di voti. Eventuali assenze, per legitt.imo impedimento, del presidente o dei membri del Consig lio di leva saranno ripianate, rispeltivamente, con l' imp iego di uno dei co111111 issari di leva in servizio presso il locale Ufficio di leva, o dal capo gruppo sclellore, o dal capo nucleo medico selettore". Non va neppure dimenticalo che le auività di selezio ne allit.udinale sono important i anche per le altre forze armate. Cosl per la Marina Mililan:, l' a1l. C,C,. '"Avviame nto alle armi deg li arruolati" stabi lisce che ··11 numero deg li arruolati di leva di mare e la data del loro avv ia111ento a lle armi vengono determinati , di volta in volta , in rehu.ione alle esigenze della Marina militare. l prcdclli arruolati. alla data fissata, vengono presi in for7.a dai Centri addcstramenlo reclute della Marina militare, presso cui un gruppo di periti urticiali selettori, sulla base di appos ite prove cd esami preventivamente stahiliti, acccna il grado di idoneità somatico-funzionale e psico-attitudinale all'impiego degli arruolati stessi nelle vari<:: calegorie, specialità cd abilitaz.io ni d ella Marina militare. La qualilìca di perito in materia di sele1.ione attitudinale è conkrila da l Ministro per la difesa ad ufficiali della Marina militare che abbi ano superato apposito corso". I :art. 3 " Formazione d ei contingenti aeronautici di leva" del medesimo D.l'.R. prevede, analogamente pe r I' J\eronautica Militare, che " per la fonnazio ne dei contingenti aeronautici d i leva sarà o sser vata la seguente procedura lìno a quando l'Aeronautica militare si avvarrà, per il rcduta111c11lo dei propri contingenti di leva, de ll" organizzazione dell'Esercito e de lla Marina. Una percenluale deg li arruolati della leva di terra viene assegnata annualmente all' Aeronautica militare per le propri e esigenze, in base a criteri fisio-psico-atti tudinali cd a 1ito li di interesse aeronautico. f... J I ,e operazioni di formazione quantitativa e qualitativa de i conlingenti aeronautici. nonché la designazione nominativa degli affuolati della leva di terra destinali a prestare il servizio mi litare in aeronautica, saranno svolte a cura cli u fficia li periti selettori dc li' Ae ronautica militare. La qua lifi ca di perito in materia di selezione anit:udinale è conferita dal Ministro per la difesa ad ufliciali che abbiano superato apposilo corso ". 70 Si riporta di seguito il testo int egrale dell'articolo 8: " li numero, le sedi ed il territorio d i competem.a dei consigli di leva per l'arrno lamento nel CEMM sono quelli stabiliti nella tabella allegata alla presente legge. I consig li di leva sono composti: a. dal comandante del purto, o, in sua vece, da un ullic iale superiore di porto della capitaneri a di porto da lui delegato, pres idente; b. da un ufficiale di porto del compartimento marittimo, di grado non inle riore a tenente di vascello, perito selettore attitudinale, membro :


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(consigli di leva nell'Esercito e nell 'Aeronautica) 71 sono espressamente previsti gli uftìciali selenori attitudinali. Per completezza, va anche ricordato che la legge

c. da un ufficiale dcll ' Esen:ilo in servizio permanente. di grado non inferiore a capitano, perito selettore attitudinale, membro; d. da un uttì cial e del compartime nto marillimo, con f"unzioni di relatore e segretario senza volo. li consiglio di leva, assislito da un urticiale medico della Marina militare quale perito sanitario e d a un gruppo di ufficiali periti selellori d ella stessa fot7.a armata, sulla base di apposil e prove ed esami preventivame nte stabilili, act:erla il g rado di idone ità somaticofunzional e e psico-attitudinale deg li iscritti di leva e prcdesigna i giovani riconosciuti idonei cd atti a prestare servizio ne lla Marina militare per le va1ic categorie, spet:ialitì1ed abilitazioni de l CEMM . I giovani riconosciuli idonei ma no n atti per ragioni fisiche o professionali all'arruolamento nella predetta forza armala, previa selezio ne e ffettuata da ufficiali perii i selelto ri dell' Eserc ito, sono predcsignati per le varie armi, ser vizi e gruppi di incarichi de ll ' Esercito. li numero dei pe riti se lettori è d eterminato dal Minislro per la dif"esa in relazione all"cntità del contingcnlc c he ogn i consig lio di leva deve esaminare annualmenle. I .a qualitica di perito in materia di selezione alliludinale è conferita dal Mini stro per la d ifesa agli urticiali che abbiano superato apposito corso. Le decisioni <lei consig lio di leva sono prese a maggioran;,.a di voti. Le sedute del consiglio d i leva sono pubbliche" . L'acro nimo CEMM rn1Tisponde a Corpo Equipaggi Marina Militare. 71 Si riporta d i seguito il testo integrale de ll ' arlicolu 9: " Il numero. le sed i ed il territorio di competenza dei consigli di leva pe r l'arruolamento nell ' Eserc ilo e ne ll ' Aeronautica sono quelli stabili ti nell a iahella A allegata al decreto de l Prcsidcnle della Repuhhlica 14 febbraio 1964. n. 237. Tali consig li so110 composti : a. da un commi ssario di leva, presidente; b. da due ulTiciali in servizio permanente, di grado non inferiore a capitano, periti selettori attitudinali, membri; c. dal sindaco del comu ne degli iscriUi che de bbo no presentarsi o d a un suo delegalo , assistito dal segretario comunale; d. da un uflìc iale con f"un?.io ni di relatore e scgrctaiio senza volo. In tempo di g uerra, o in conlingen/.e straordinari e, il Ministro per la di fesa ha facullì1 di di s porre che la presidenza del consiglio di leva sia assunl a da personale non appartenente al ruolo organico dei commissari di leva. Il consigbo, con l' assistenza di un g ruppo di perili sclellori a11 i1udinali, accerta il g rado di idoneità somatico-fu nzionale e psico-attitudina le d ei giovani all ' impiego in incarichi del servizio militare. Fanno parte d i detto g ruppo di periti ufficiali medic i ed urticiali de lle varie armi e dei scrvi,..i, nel numero che sarà determinato dal Mini stro per la di fesa in relM.ione all' entità del contingenlc t:he ogn i consig lio di leva deve annualmente esaminare. Il t:apu nucleo medico selettore è il perito sa nitario del consig lio di leva. I .a qualitica d i pe rito in materi a di selezione all iludinale è conferita dal Mini stro per la d ifesa ag li ufliciali che abbiano superato apposi to corso. li cons igli o di leva decide a maggioranza di voti . /\ parità di voti prevale il volo de l pres idente, salvo che la decisione riguardi l'idoneità fisica al serviz io militare. ne l qual caso prevale il voto conforme al parere del perilo san ilario. I .' inte rvento di Ire membri . com preso tra quesli il presidente. rende valid e le decisio ni . Le sedu te dei consig li di kva sono pubbliche e vi partec ipa. con ru1u.ione a msul1iva. un uflì ciale dei carabinieri" .


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Flavio Carbone

24 dicembre 1986 n. 958 "Norme s ul servizio milita re e sulla ferma prolungata", a ll ' articolo 9 "Consiglio di leva" introduce, anc he, la fi g ura de llo psicologo72 c he , in ta l m o do, s i affianca al perito selettore attitudinale prima a ncora che siano conlig urate sotto il profilo normativo le funzioni dello ps icologo. In effelli, con la legge 18 lc hhraio 1989, n . 56 d al titolo " Ordiname nto de lla professione di psicologo", si è provveduto ad istituire sia l' Alho, sia l ' Ordine degl i P sicologi, con una conseguente m odifica delle attività condo tte dai periti selettori, da quel momento s tre ttame nte ric o mprese ne lla selezione attitudinale. Secondo alcuni , " la costitu zione de l!' Albo e de ll'Ordine professionale degli Psicologi, ha tolto loro Iriferendos i agli uffic iali pe riti selettori attitudinali] s pazio d ' interve nto pratico e legale, per cui possono seguitare leg illirnarncnte ad operare qualora si limitino ad effettuare l'indagine attimdinale senza ricorrere all ' uso di tec ni che o s trumenti stre ttame nte psicologici"n . Per quanto rig uarda l'Arma de i Carabin ieri, ol tre a lle norme gene rali comuni per tutte le l'orze armate (come il ri chiamato DPR del 1964 e le success ive integrazioni e modificazioni), più recentemente è stata formali zzata, con l'emanazione de l decreto legis lativo n. 198 del 1995 (a rt. 53, comma 6), la compc-

72

111

parl.icolare, l' arlicolo 9 - " Consigli o di leva" , comporla le seguenti modifiche nor-

111ative:

•· 1. La lettera a) del secondo comma dell'arl.8 della legge 3 1 maggio ( lJ75 , 11. 191 , è sosti-

tuita dalla seguente: «a) da un ufficiale superiore dd Corpo ddle capitanerie di porlo, designalo dal Minisl.ro della difesa, presidente;». 2. Dopo il secondo comma dell 'art.8 della legge 31 magg io 1975, n. 191 , è inserito il seguente: «Il consiglio di leva si av va le quale co nsule nte d i un ufficiale med ico speciali zzato in psichi atria o di un laurealo o specializzalo in psicologia». 3. Dopo il secondo comma dell 'art.9 della legge 3 1 maggio 1975, n. 191 , è inserito il seguente: «li consiglio di leva si av va le quale consule nte di un ufficiale med ico specializzato in psichiatria o di un laureato o spec iali zzato in psico log ia»" . ?.l

MI NIST ERO

Dc.I.I.i\

Dl f'FSi\

-

DI REZIONE

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RECLUTAMENTO

0 BBUGATORJO - MILITAR IZZAZIONE - M O BILITAZIONE CI VILE E CORPI A USILIARI - NlJCl.iéO DI PS ICOLOG IA Al'l'LICAIA ALLE FF. /\/\., "Norme relative all 'allivilà psicologica'', Sinossi ad uso del Corso fnlerjr,rze per Periti Sdettori Attitudinali redaile dallo P.,·ù:ologo nr. Vin cenzo Casare/la , Capo Sezione "Psicodiai noslica" N.P.A. , Roma, s.d. (ma 200 I ), p. 17. A parere d i chi scrive. se in passato l'uffi ciale perito seletto re attitudinale ha svolto de lle attività o ra riconducibili alla profess ionali là de lla fi gura d i psicologo, va riconosciuto anche che, operando prima in una vacatio leiis e poi nel rispetto del dell.alo no rmati vo, a partire dal l 964, e ra necessario provvedere a condurre una selezione del personale mi litare sulla base degli strume nti, della fo rma7.ione e dell a professionalità acquisita sino a quel periodo. D' altronde, co me g ià ri cordato, la li gura dello psico logo ne lla sele1/.i one del perso nale di leva era slala inseri ta so lo tre anni prima della legge in argomento.


Forz.e Armale e gestione delle risorse umane

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tenza alle selezioni psicoattitudinali per "gli aspiranti agli arruolarnenli nell' Arma" 74 . A giudizio degli autori del saggio su "la selezione psicoattitudinalc"75, vi era una quanto mai parlicolare soprapposizione di compelenze poiché la Direzione Generale della leva, ai sensi del decreto 30 settembre 1966, arl. 2 , era competente, tra l'altro, alla "selezione degli aspiranli ai corsi alliev i uffi ciali , allievi sottufficiali e militari a lunga fenna" 7<•. In ogni ca~o, tale sovrapposizione deve 1ilenersi almeno parzialmente superala dal Decreto del Presidente della Repubblica 2 settembre 1997, n. 332 "Regolamento rccanlc norme per l' immissione dei volontari delle Forze mmale nelle carriere iniziali della Dilcsa, delle Forze di polizia, dei Vigili del fuoco e del Corpo militare della Croce rossa italiana" che, all'articolo 5 "Presentazione delle domande e ripartizione degli aspiranti", prevede (commi 2 e 3), c he le fasi della selezione degli aspiranti siano condoltc presso i centri e le commissioni delle Forze di polizia77 . Più in generale, per 4uanlo riguarda l' idoneità al servizio militare, si rimanda al regolamento approvato con decreto del Ministro della Di fesa 4 apri le 2000, n. I 14 ed a lulla la normativa di setto re c he, in ogni caso, prevede come requisito base per l' accesso alle carriere militari il possesso dell ' idoneità psico-fisica

74

l)ecrclo Legi sla tivo I2 maggio I <)95, n. 198, recante "attuazione de ll'nrl. 3 della L. 6 marzo 1992. n. 2 I<>. in maleria di riordino dei ruoli e moditica delle norme di reclutame nto, stato ed avann1mcn10 del personale non direltivo e non dirigente del! ' J\rma dei carabinie ri" . La legge 6 marzo 1992, n . 2 16, reca "Co nversione in legge, con moditi cazioni, del decreto- legge 7 gennaio I <)<)2, n. 5, recante autorizzaz ione di spesa per la perequazione del trattamento economico dei sottufficiali dell ' Anna dei carabinieri in relazione alla senlenza de lla Corte costituzionale n. 277 del 3-1 2 g iug no 199 1 e all 'esecuzione di giudicali, nonc hé perequazio ne dei lrallarnc nti economici relativi al personale delle corrisponde nti categorie delle alt.re f-urzc di polizia. Delega a l (ìoverno per disciplinare i conte nuti del rapporto di impiego d elle Forze di polizia e del personale delle Forze a nnate nonc hé per il riordino delle re lative ca rriere, allribuzioni e lrattamenti economic i", pubblicata ne lla Gazzetta lJfticia le n. 56 de l 7 marzo I992. 75 T EN. COL. GIUSEl'l'E NUCC'I, MAGG. LEONARDO AUDINO, C A I'. D AN ILO PANICO, La selezio11e psicoalliludùwle in Rassegna dcli' Arma dei Carabinie ri , a. XLVI. n. 2 - aprile g iug no I <J<)X, pp. 5 8-97. 76 lvi, p. 66. 77 Il comma 2 stabili sce che "gli aspiranli saranno ripartiti dalla commissione lccnica inte rministeriale di c ui alranicolo 6, cd inviati ai centri ed alle commi ssioni di se lezione di cui al comma 1, sulla base della preferenza espressa relalivarncnlc all'impiego al termine della fe rma lriennalc. I predetti centri e commissioni dispongono per l'effettuazione di una preselezione di tipo c u lturale a li vello nazionale o eventualmente a livello regionale o provinciale", mentre il successivo comma 3 che "ai fini della selezione degli aspiranli sono impiegati i cenlri e le commissioni di selezione indicali in allegalo I al presente rego lamc nlo. I cenl ri e le com miss ioni di selezione delle f-orzc di pulizia ad ordina me nlo rnililarc e civile e de lle altre J\mministrazioni sono integrati da rappresentanti de lle Fort:c armale ... Tra i previsti cenlri e le commissioni di selezione rie ntra a nche il ccnlro di selezione dcli ' J\n 11;1 dei Carabi nil:ri (cvidr.ntr.mente si tratt;i del Centro Nazionale di Selezione e R c dut:1111c 11lo).


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Flavio Carbone

e attilmJ inalc78 . È in ogni caso e vidente che. pe r quanto riguarda le attività di selezione psico-attitudinale, queste ora sono utilizzate per gli aspiranti vo lontari di truppa in ferma prefissata nonché per gli aspiranti allievi sottuffic iali e ufficiali de lle forze annate in consideraz ione de ll' avvenuta sos pe nsione de l serviz io o bbligatorio di leva79 .

Conclusioni.

In definitiva, sulla base delle precede nti considerazioni si può concludere che in tutte le ForLc Armate la selezione attitud ina le ha rappresentato un aspetto indi spe nsabile delle primissime fasi de ll 'espe rie nza militare per generaz ioni e gene razio ni di g iovani cittadini in procinto di assol vere i propri obblighi di leva e anc he per i giovani aspiranti all'ing resso, a tito lo perma ne nte, nelle Forze /\rma te s ia nella c arriera di uffic iale, di sottuffic ia le o, più recente m e nte, di volontario. L'attività di selezione attitudinale è stata tratteggiata come un' ope raz ione tec nica che vede il coinvolgime nto di numerose compo nenti e c he mira ad indi v iduare la pe rsona in posses so di que lle specific he caratteristiche attitudinali c he, in pote nza, gli consentano di s upe rare la fase di addestrame nto, re agire ai cambiame nti di vita, ricoprire il particolare ruo lo professio nale . Si può quindi ricomprendere la selezio ne a ttitudinale nell ' ambito più artico lato de ll a cosiddetta "sfera di coma ndo", piuttosto che nella selezione m edic a. Infatti , com e si è cercato di mettere in evide nza, tale compe te nza sto ricame nte e ra stata att,ibui ta esclusivame nte ai comanda nti di rep,u·to ( ne ll 'Anna dei Carabinie ri apparte ne nti all'organizzazio ne te rrito r iale) per passare ad uffic iali con espe ric n ze di comando ne ll'ambito delle ri spetti ve J"or1,c a n nate, anni e specialità in pos-

78

Cfr. FAUSTO B ASSETfA, Lo staio giuridico del perso11ale militare, S upplemento al 11. 3/2003 della Rassegna dell ' Arma dei Carabinieri - Serie "Quade rni " n. 6, pp. 162-3. Il Decreto ministeriale 11 4/2000 puhhlicato nel la ( ìa7.zetta Uffic iale de l 10 maggio 2000, n. 107, reca il titolo di " Regolamento recante nonne in male ria di accertamento delle idoneità al servizio militare". Gli articoli comprendono la classificazio ne de i mo tivi di no n idone it à al servizio militare sotto il profilo medico. 79 In proposito, inizialmente la legge 23 agosto 2(XJ4 n. 226 recante "Sospensione anticipata del servizio o bbligatorio di leva e discipli na dei volontari di truppa in ferma prefissata, no nché delega a l Cìovemo per il conseguente coordinamento con la normativa di settore" (in Gaaella lJrliciale 3 1 agosto 2004 , n. 2(14) aveva stabilito lo svolgimento del servizio di leva per i suggelli nati entro il 1985 e chi mnati lino al 31 dicembre 2()()4, anticipando la sospensio ne della leva inizialmente stabilita per l'anno 2007. In seguito, il cii.alo cl. I. I 15/2(X)5 convertito con modificazioni dalla I. 168/2005 (in Gazzetta Ufficiale S.G. 17 agosto 2005, n. 194), "disposizio ni urgenli per assicurare la fu nzionalità di setto ri della pubblica mnministrazionc. Disposizioni in materia di organico del personale della carriera diplomatica, delega al Governo per l'amiazio nc della dirctliva 2000/53/CE in materia di veicoli fuo ri uso e proroghe di termini per l'esercizio di deleghe legislative" ha stabilito, a li' articolo 12, la '\;essazione anticipala dd servizio di leva ne ll' Esercito, nella Marina e nell' /\eronautica militari, nonché del servizio civile sostitutivo" a partire dal IO luglio 2005.


Forze Amwte e ge:;tion.e de/IP risorse umane

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sesso di una specifica preparazione e rormazione e in grado di effettuare una selezione aUitudinalc coerente con le funzioni e le attività della propria forza armata. Deve essere riconosciuta l'importanza, almeno nel trentennio a nal izzato, della valutazione dei candidali attraverso la selezione attitudinale, durante la quale e merge la lìgura del perito selettore attitudinale80 c he effettuava una valutazione dei candidati individuando, tra questi , coloro i quali probabilmente sarebbero stati in grado di svolgere i compiti a loro attribu iti ne l modo più efficace cd e rtìciente. In tal senso, la funzione del perito selettore attitudinale è ben lungi dall'essersi esaurita con la sola selezione degli aspiran ti interessati ad accedere alla carriera iniziale nella l'orze armate. Uno spunto di riflessione per ulteri ori analisi sull ' importanza della selezione psico-attitudinale e del perito selettore puù emergere d alle più recenti direttive di ve,tice intc rl"or1:c che si sono espresse, per la pa11e di competenza, in questi termini: "il passaggio al sistema professionale richiede la rapida adozione di moderni processi di gestione e va lori zzazione del personale, sia militare sia civile, in ogni fase del servizio. compreso, il reinserimento nella società c.ivile del personale militare a termine. Particolare enfasi, pe1tanto, dovrà essere data alla formazione di una più spinta menta lit il interforze cd al rni glioramento delle qualità di leadership, rafforzando il senso di appartenenza all'istitu zione, la motivazione, la coesione e lo spirito di corpo" 8 1.

xn Più recente mente, all ' interno di alcune Istituzioni militari, per un periodo di lempD limitalo, si è ritenuto necessario affidare la selezione psico-attitidinalc unicamente a convenzioni con personale esterno qualificato (psicologi), eliminando dal processo selettivo la più impo1tante delle risorse interne, il pc1ito seletto re alliludinalt:, con una conseguente diversa forma di sele1.ione, ristretta al solo alveo psicologico. 81 AMMIRAGLIO G IAMPAOLO T)1 PAOI .A , TI Conr:etlo Strategico del Caf)O di Stato Mag1:iore della lJ(fesa, Roma, Ministero della Difesa - Staio Maggiore de lla Difesa. 2005, p. 91. Per il reinserimento del personale militare che, una volta terminata la ferma, si ripresenta sul men:alo del lavoro la competen7.a in materia è stata attribuila all'U ffi cio per il Collo camento al lavoro dei Militari Volont ari co ngedati dell a D.G. L.R.0.M.M.C.C. A., costituito con Decreto min isteriale 8 gi ugno 200 1. Sul punto, cfr. l' indirizzo internet hUp://www.difesa. it/Segretario-SGD-DNA/DG/LEVADI FE/u lTicio-coll ocame nto- lavoro/ consultato il 18 set le rnhre 2005 si veda anche l'indirizzo internet http://www.dile sa.it/segretario-sgd-dna/dg/prcvimil consultato il 15 maggio 2008 , e inoltre SALVATORE Cuoci, Volonwri congedati - Un proietto di reinserimento nPI mondo del lavoro, in " Ri vista Mi lilare", n. 5 - settembre/ottobre 2005, pp. 92-97. Il decreto legislativo 6 otto bre 2005, n. 2 16 recante "Disposizioni integ rative e correttive d el decreto leg islativo 16 lug lio 1997. n. 264. in materia di riorgani zzazione dell'area centrale de l Mini stero della d ifesa, a norma de ll"articolo 2 della legge 27 lug lio 2004, n. 186", all' articolo l "Riorgani:u .a1.ilrne dei compiti nei settori delle pensio ni militari, del collocamcnl o al lavoro d ei volontari congedati e de lla leva", ha stahilito la soppressione della Direzione generale della leva. del reclutamento obbligatorio, dell a militarizzazio ne. de lla mobilitazio ne civile e de i corpi ausiliari e, contestualmente, l' istituzione della Dire:1.ione generale delle pensioni militari , del collocamento al lavoro dei volontari congedati e della leva.


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Flavio Carboni'

Sulla base delle ora trascritte direttive si ritiene che possa essere ulilc la presente rifl essione sulla funzione della selezione attit11dinale e dell'ufficiale perito selettore attitudinale con l'impiego della prolcssionaliLà acquisita, anche per la valorizzazione dei profili del pe rsonale già in servizio al fine di conseguire g li obietti vi indicati dal Capo di Stato Maggiore della Difesa nell'esposizione del suo concetto strategico.

Bibliografia Allo scopo di fornire un quad ro quanto più organico possibile sullo sviluppo della selezione atlitudinalc e sui suoi sviluppi all ' interno delle Forze Armate, senza nessuna presunzione di completezza, si è rite nuto opportuno indicare una hihliogralia orientativa: BASTIN GEORGES, Les techniques sociométriques, Presses Universitaires de France, Paris, 1970 ; liASSF.TIA FAlJSTO, l,o stato Riuridico del personale militare, Supplemento al n. 3/2003 della Rassegna dcli ' Arma dei Carabinieri - Serie "Quaderni" n. 6; BoNELLI ERNESTO, La Selezione psico-allitudinale in Rivista Militare, a. LIII, n. 6 - novembre-dicembre 1997, pp. 88-99; CAPURSJ C/\P. DI FANTERIA ANTONIO, Psicotecnica selelliva in Rivista Militare, a. I V, n. 3 - marzo 1948, pp. 3 14-6; CARAIJELLESE TEN. COL. DI ARTIGLI ERIA EN7.0, Rreve studio di un sistema automatizzato di selezione alliludinale in Rivista Militare, a. XXIV, luglio - agosto 1968, pp. 960-968 ; li Carabiniere, a nno XIV, 31 luglio 1961 , n. 7; CAR07.7.INO CAPITANO DEL GENIO NAVALE DESIDERIO, Su un metodo per l'analisi della normalità delle curve di distribuzione in Rivista Marittima, a. LXXXIV, Supplemento Tecnico agosto - scttcmhre 1952, pp. 13 1-1 35 ; COMANOO GENERALE DELL'ARMA DEI CARAIJI NIERI - U1+1c10 ADDESTRAMENTO E REGOLAMENTO, Regolamento C enerale per l'Arma dei Carabinieri, Roma, Tipografia del Coma ndo Generale Carabinieri, 1953; DEI.I: AMORE D., Capitolo introdutlivo alla psicodiagnostica secondo Rorschach in Rivista Marittima, a. LX XXV III, n. 6 - gi ugno 1955, pp. 569-576; D1 PAOLA AMMIRAGLIO G IAMPAOLO, Il Concetto Strategico del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Roma, Ministero della Difesa - Stato Maggiore della Difesa, 2005; FF.RRAR I CoL. DI AIUIULIERIA ALDO, Servizio militare e psicologia in Rivista Militare, a. XXV, maggio 1969, pp. 633-639; FOCE MAUU. MEDICO CARLO, Metodologia di applicazione alle esiRe1·1ze militari della selezione e dello orientamento professionale psicotecnico in Rivista Marillima, a. LXXX IV, Supplemento Tecnico agosto - senembre 1952, pp. 115-1 22; FOCE MAGU. MEDICO CARLO, Analisi delle differenziazioni p.1·ù:ologiche tra soRgetti del Nord e del Sud Italia in Rivista Marittima, a. LXXX IV, Supplemento Tecnico agosto - settembre 1952, pp. 128- 13 1; FOCE MAUU. MEDICO CARLO, Su un metodo di valutazione obbiettiva di reattivo


Forze Armate e gestione delle risorse unw,w

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