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MEMORIE STORICHE 2005

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STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO UFFICIO STORICO

Autori vari

STUDI STORICO-MILITARI

2005

ROMA 2007


PROPRIETÀ LETIERAIUA Tutti i diritti riservati. Vietata anche la riproduzione parziale senza autorizzazione scritta. © 2007 Ufficio Storico SME - Roma

La collana privilegia i saggi che, per la valenza dei conlcnuli , abbiano il carattere di studi inediti nel campo della storia militare e dell'uniformolog ia . Gli autori sono responsabili delle idee espresse e dell'originalità dei lavori inviati, nonchè dell 'csalteu.a delle notizie e dei dati c itati.


SOMMARIO Luciano FAVERZANI

L'Esercito della Repubblica Bresciana

Giacomo MAESTRI

La ricostituzione dell' Esercito Pontificio dal 1° novemhre 1814 al IO settemhre 1815

Sergio PELAGALLI

5

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Silurati eccellenti si difendono. Il fenomeno degli esoneri dal comando di alti ufficiali durante la Grande Guerra

155

Le ultime hattaglie del Carso e la conquista dell 'altopiano di Comeno

327

La cartamoneta fiduciaria nei campi di prigionia durante la Grande Guerra

385

Fernando RIVARA

O!tre i I mito - Caporetto 19 J7

419

Flavio CARBONE

L'attività operali va della Brigala "MaieJla" nel periodo giugno-settembre 1944

547

2° Corpo Polacco - Relazione sulle operazioni svolte dalla "Brigata Maiella"

567

La missione americana "Walla Walla" nella VI Zona Operativa Ligure partigiana

615

Enrico CERNIGOI

Vincenzo LA FERLA

Massimo GUBBIOTTI

Claudia NASINI

Annalisa BESSO

Progetti per la valorizzazione della Memoria: il nuovo Musco delle Fosse Ardeatine 635


L'Esercì/o de/fu Repubblica Bresciana

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Luc iano Faver1.ani L' ESERCITO DELJ ,/\ REPUHllLICA BRESC IANA

li 17 marzo 1797 trentanove bresciani giu rarono su d i un tricolore di "vivere liberi, o di morire". Con 4ueslo atto diedero il via a que lla rivoluzione che pose fine al plurisecolare legame della città di Bre sc ia con la Sercnissima Repubbli ca di Venezia. Questa rottura fu determinala non solo dalla diffusione fra le g iovani gene razioni della nobiltà degli idea li di libertà, l'ratellanza e uguagli anza provenienti d 'oltralpe, ma anche dal rancore della nobiltà di terraferma verso la Dominante per la propria escl usione dai più alti uffici della Serenissima. llasta scorre re l'elenco dei firmatari del g iuramento per rendersi conto della presenza fra di loro dei membri delle più prestigiose famig lie de lla nobilL1 bresciana: i Caprioli, i Martinengo, i Fenaroli, i Gamhara , i Pe' , i Lechi e molte altre. La Repuhhlica bresciana ebhe vita relativame nte breve; costituita il 18 marzo cessò di esiste re il 20 nove mbre 1797 , quando e ntrò a far parte, non se nza qualche opposizio ne da parte di alcuni me mbri del Governo, della Repubblica C isalpina. Gli o tto mesi di vi ta della Repubblica rappresentano una de lle più vivaci realtà nel panorama delle ri voluz ioni contro gli antich i n~gim i che incendiarono l' ultimo scorc io del XV III secolo. Non si deve dimenticare il molo determinante svolto dai rappresentanti della Repuhhlica bresciana in seno al Congresso di Bassano ne ll a stesura, di quel docume nto c he pose le basi de ll ' idea le unitario che proprio in quel frangente mosse i pnm1 passi. L'esperienza bresciana rappresentò nel panorama italiano un unic um per la poliedric ità dei campi d'azione: da quello politico a quello sociale , da quello re ligio so a que ll o culturale,dove un peso rilevante ebbe il d ibattito relativo all'istruzione, senza trascurare l'organi zzazione milita re. L' Organizzazione

Il 18 marzo il Governo de lla c ittà fu assunto da Carlo Ari c i, Carlo Cocchetti , Giacomo Lech i e G iacinto Zan i. Il compito loro affidato fu quello di o rganizzare la "Munic ipalità Provvisoria e re lativi Comitati" '. La Presidenza della Munic ipa lità fu affidata a P ietro Suardi e furono costituiti i segue nti Cornitati: d i Vigilanza , Militare, d' Istruzione Pubblica, di Finanza, a i Viveri e di Custodia

1Raccoflt1 dei Decreti del Governo l'mvvisorio Bresciano P di a/Jre carie pubblicale u quell 'epoca c ulle swmpe , Rclloni , firescia, 1804. voi. I. nu m. 2, p. 2


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l,uciano Faverzar,i

de' Pubblici Effetti. Segretario de lla Municipalità fu nominato Ippolito Barf,,tTiani. Con decreto del 19 marzo fu decretala " l'organizzazione deUa forza nazionale"2. Furono nominati, con il compito di "organizzare lo Stato Maggiore, come tutta la Milizia", Giuseppe Lcchi , Generale in Capo, Francesco Gambara3 , Generale cli Fanteria, Giovanni Caprioli , Generale di Cavalleria e Lui gi Mazzuchelli , Aiutante Generale. TI decreto concludeva allennando "Tutta la for.la annata sarà provvisoria, cd il Generale in Capo dipenderà dagli ordini de ' Comitali di Vigilanza, e Militare". L'organizzazione del Governo fu perfezionala il primo m aggio con la pubblicazione dell "'Organ izzazionc del Governo Provvisorio"4, suddiviso ne lle seguenti parti: Titolo 1 - Basi Organiche; Titolo Il - Denominazione de' Cantoni , e de' Luoghi Centrali; Titolo Hl - Delle Autorità Costituite in ogni Luogo Centrale; Titolo IV - Dei Comuni ; Titolo V - De i Tribunali Nazionale C ivile, Criminale residenti ove il Governo ha la sua sede; in fine vi è la suddivisione dei " Cantoni" con il "Luogo Centrale" e i paesi facenti parte del cantone. Nel Titolo Tera enunciato che il Governo della Repubblica era affidato a sessanta Cittadini, sci per cantone. La Repubblica era suddivisa in dieci cantoni ed in ogni Luogo Centrale dovevano ri siedere: un Commissario Nazionale, un Tribunale Civile d'Appe llo, un Tribunale Crimina le per i de litti ordinari e una Colonna mobile di Guardia Nazionale del Cantone. Inoltre ne l Luogo sede del Governo doveva avere sede anche il Trihunale Nazionale Civile e il Tribunale Nazionale Criminale. TI Titolo ITT trattava delle Autorità Costituite. li Commissario Nazionale era il rappresentante del Governo presso le Autorità del Cantone; aveva alle sue dipendenze la colonna mobile, costituita da tutti i cittadini del cantone dai 17 ai 50 ann i, un Tesoriere cd un Segretario. Il Tribunale Civile era composto da tre giudici che dovevano sente nziare in prima istanza e se le annullava veni vano inviate in appello al Trihuna le Civille Nazionale; alle dipendenze del Tribunale vi era un Cancelliere ed un usciere. li Tribunale Criminale era anch'esso composto da tre giudic i con in più un puhhlico accusatore. I g iudizi del preside nte non potevano riguardare carcerazioni superiori ai dieci g iorni, per pene superiori doveva essere riunito il trihunale che poteva comminare pene sino a due mesi; a lle dipe ndenze de l tribuna le vi erano un Cancelliere ed un uscie re. I Presidenti dei due Lrihunali restavano in carica per un trimestre.

2

Raccolta dei Decreti ... , voi. I, num . 25, p. 17 11 Hrognoli riferendosi a questa nom ina scrisse: " Il conte Francesco (ìarnbara doveva al la testa de i Rivoluzionari funger l' uffic io che ha eseguito il Lechi, ma si disse ammalalo, e non si è lasciato vedere che due giorni dopo con la divisa di generale". BROGNOLI, Memorie Bresciane ed epoche dei Principali avver,imenti d'Italia da/l'ar,no 1796 all'anno 180 ..., Lonato, Fondazione Ugo Da Como, ms. 18 , 18 marzo 4 Raccolta dei Decreti ... , voi. Il. num 337. p. I 3


L'Esercito della Repuhl,lica Bresciana

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Nel Titolo IV si trattava dell 'organizzazione de i Comuni. S i stabi li va che le municipalità dovevano essere composte: da tre membri sino a 2.000 abi tanti , da 5 membri sino a 4.000 e da sette oltre i 4.000. I munic ipalisti a mministravano Je re ndite nazionali del Comune, presiedevano alle vettovaglie, all a sanità, alle acque, alle s trade, alle pie istituzio ni , all a pubblica is truz ione; aHe dipendenze della munic ipalità vi erano un cancelliere cd un usciere. In ogni Com une vi e ra anche un Giudice di Pace , eletto dal popolo , il qual e g iudicava le questioni c ivili si no alla somma di lire 100. Il Giudice di Pace aveva il comando della poli zia e della Guardia Nazionale del Comune. li Cancellie re e l' usciere della Munic ipalità dipendevano dal Giudice di Pace. TI Titolo V trattava dei Tribunali Nazionali Civile e C riminale. I due tribuna li erano com posti da sette c Ire g iudici e letti uno per cantone. Il tribunal e Civile trattava le cause di secondo appe llo, mentre que ll o criminale giudicava solo i del itti di lesa nazione; ambe due i tribunali avevano la loro g uardia trntta dall'Annata di linea. Una delle prime decisioni prese da l Governo fu que lla di far abbattere tutte le insegne non so lo della Re pubblica di S. Marco, ma anche della nobiltà. Si inizi<'> facendo abbattere i Leoni di S. Marco in I3role tto e in caste llo, venne poi atterrato il Leone posto su lla colonna in Piazza della Loggia 5 . li 20 ma rzo il Comitato Militare esortava " tutti quei Bravi Cittadini, che scosso il g iogo dell ' oppressione animati a sostenere que ll a li bertà, che si sono acquis tata sono concorsi ad annotarsi ne l Ruolo Militare per Dife nsori di que lla Patria, che o ra deve essere l' amore d ' ogni buon C ittadino, a comparire di mani a mezzo giorno su la Piazza interna del Palazzo Nazionale per dare il loro g iuramento, c d essere dai Cittadini Ge nerali , e Stato Maggiore ripartili in Compagnie." 6 . L' invito cadde ne l vuoto, infatti come ci ricorda il Brognoli " nessuno è comparso" . Dopo questo iniziale fallimento la Municipalità promise a coloro c he si fossero arruolati: ves tili , pane e la paga di "30 soldi al giorno"7, s ubito la popolazione accorse ad arruo larsi e g ià i I 30 marzo la Guardia Civica iniz iù a montare la g uardia alle porte, al Palazzo Nazionale, alle Caserme cd in lulli i luoghi più importanti della c ittà. Volendo fornire le truppe della Repubblica di un ' uniforme il 26 marzo il Comitato Militare emanò un decreto 8 con il quale in vitava tutti coloro che erano interessati a lla fornitura di "Camici e, Scarpe e Cappelli" a recarsi "presso il Commissario Generale CiUadino Giuseppe Torre al Palazzo Nazionale con li campioni dc ' generi sopraindicati" e se trovati idone i e d i qualità per ricevere la

5 To lto

il Leone alato, venne avan:1,ata l' idea d i porre sulla colo nna le slatue de i SS. Faustino e G iov ita , patroni della cillà; quest ' idea 11011 venne però mai realizzala e lo lta <1nche la colonna si fece posto ali' Albero della Libertà. 6 Racco/ta dei Decreti,.., voi. I, 11um. 34 , p. 22 7 Raccolta dei Decreti ..., voi. I, num .3 11 , p. 236 8 Raccollll d ei Decreti ..., voi. 1, num. 86, p. 56


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/,uciano Faverzani

commissione per la fornitura di detto materiale; rurono invitati anche i lattonieri per la forni tura di padelle e fiasche . Lo stesso giorno fu pubblicalo il " Piano della Guardia Civica Nazionale a Piedi"9 . Scmpn: il 26 marzo il Comitato Militare aveva diramato un decreto con il quale vietava ad ogni Cittadino, della città e della provincia, di vendere cavalli , in particolar modo agli stranieri " se prima non li avrà esibiti al Comitato per uso della Cavalleria, c he va istituendosi, ed organizzandos i, che ne effettue rà il pronto pagamento, e ciò sollo pena contravvenendo della perdita del Cavallo , o suo valore" 10 • li successivo 29 marw l'annunciato " Piano della Cavalleria Civica Nazionale Frazionaria in C ittà e Provinc ia" 11 venne pubblicato . Il progetto venne però accantonato 12 pc rc hè, come scrisse il Brognoli in data 3 maggio, 4ucsta istituzione non era democratica poichè potevano e ntrare a farne parte solamente coloro che avevano la possibilità di acquistare e mantenere l' uniforme e il cavallo. Dato lo scarso entusiasmo dei bresciani ad arruolarsi nell 'esercito rivoluzionario il 28 marzo ru inviata "All i Liberi Cittadini del Popolo Sovrano Bresciano" 13 una lettera, a firma di Giuseppe Filippini. membro del Governo Provvisorio, con la quale li si esortava con 4ueste parole: "E' noto a' vici ni ed a' lontani qual valore serpeggi ne l cuore dei Brescia ni: uniamoci dunque per formare un a forza armata, e giuriamo vicendevolmente di conservare la libertà. La nostra Provincia conta 4uattrocento mille abitanti, e può organizzare un 'armata da imporre terrore e a' vici ni e a' lontani , e di farsi celebre per tutta l' Italia" e più avanti " Dobbiamo tutti a imitaz ione dei Popoli Svizzeri addestrarci all'armi , e col fuoco naturale de lla nostra nazione farci temere da chi intentar volesse d i toglierci il bel tesoro de lla libertà". Si annunciava poi che il Governo Provv isorio aveva incaricato il Cittadino Martinengo Colleoni ed il firmatario di questa lettera a recarsi in tutto il territorio "per segnare sopra il Libro dei Difenso ri della Patria i nomi dei benemeriti C ittad ini" e concludeva "Aspettateci dun4ue; e fatteci nota la vostra impazienza per essere de' primi a rendere immortali i Vostri Nomi. Ricordatevi che s iete Bresciani" . Due giorni dopo il Comitato Militare rivolgeva un a nalogo invito "Alla Gioventù Brcsciana" 14 esortandola a portarsi presso l'ufficio dello Stato Maggiore ad arru olarsi. Visto il poco e ntusiasmo all'a rruolamento in data 2 aprile il Governo Provvisorio invitava "il Comitato Militare a riflettere alla mancanza della Forza Militare, di Uffic ia li" 15 . Nonostante 4uesto in vito, seri furono

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Cfr Appendice numero I.

dei Decreti ... , voi I, num 95, p. 65 Cfr Appendice numero 2. 12 Raccolta dei Decreti ..., voi. Il , num . 348, p. 18 13 Raccolta dei Decreti ... , voi. I , nurn. 110, p. 76 14 Raccolta dei Decreti ... , voi. I, nu m. 128, p. 91 15 Raccolla dei Decreti ... , voi. T, num. 156, p . 11 I IO Racco/la

11


f,'F:serciro della Rep11bb/ica Bresciana

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i prohlcmi c he il Comitato Militare dovette affrontare per convincere i cittadini ad arruolarsi ne ll 'esercito rivoluzionario. L'8 aprile successivo fu infìnc emanalo il "Piano d ' Organizzazione della Guardia Nazionale Hresciana" 16 dal quale, come scrive il Da Como, si ha "una c hiara idea delle tende nze, dei metodi, degli intenti per la difesa della Rivoluzione" 17 • Due giorn i dopo furono, in oltemperanza al decreto sopra citato, nominati il Comandante Gene rale e i Capi di Battaglione. Furono nominati i cittadinj Be nedetto Odassi, comandante generale, e i cittadini Filippo Faccbetti , Giuseppe Benedetti, Giovan Ballista Mazza e Girola mo Ganazzoni Capi Battaglione de i quattro quartieri 18 • In data 20 aprile il Com itato Militare ordinò a lutti i parroci della città di fo rnire un elenco di lutti i parrocchiani dai diciassette ai cinquant'anni , per poter così organizzare la "Guardia Nazionale Bresciana". li principale artefice de ll 'organizzazione di una milizia bresciana fu il conte Giovanni Estorc Martinengo Colleoni. Venne c reato lo Stato Maggiore Ge nerale, lo Stato Magg iore di ciascun hattaglionc, le compagnie . li Comanda nte Generale ed i Capi Battaglione erano nomi nati per tre mesi e se ne cambiava un quarto ogni Ire mesi . Tutti i cittad ini dovevano prestare servizio nella Guardia m1ziona le e sol:11ne nte i re lig iosi potevano esserne esonerati. ma dovevano ri sealtarsi con l'esborso di de naro. ln data 19 maggio il Comitato Militare pubhlicò il "Codice Penai Militare pe r la Legione Bresciana" 19 . L'eman azione del Codice fu determinata dall a volontà del Governo Provvisorio di voler dare un forte segnale a tutti coloro che facevano parte delle truppe de lla repubblica sull e consegue nze incontro alle quali si sarebbero trovati in caso di insubordinazione. Il Codice fu suddivi so in cinque sezion i: la prima riguardava le pe ne pe r i Disettori; la seconda le pe ne per chi si fosse macchiato di Tradimento; la terza ri guardava i reati di furto; la quarta i casi d i insubordinazione; infine la quinta le modalità da seguire per portare a cono scenza della truppa il Codice. li g iorno 13 giugno il Comitato Militare nominù Paolo Chizzola, Ottavio Monrle lla e Gi ovanni Calini, ispettori del Battag lione della Speranza. Questo era un vero e proprio re parto militare , con banda , costitu ito esclusivamcnlc da ragazzi ; il Battag lione aveva il suo Stalo Maggiore , il Ge nerale era Pietro Cavagnini , figl io di un parrucchiere. ln quanto re parto militaJe a tutti gli effetti , questi ragazzi pa1tecipavano a tutte le ceri monie pubbliche , montavano la g ua rdia, ed erano forniti anche di un loro regolamento. Nell' introduzione al " Piano d 'Organizzazione per le Milizie de i Giova ne tti di Brescia" 20 i legislalo-

16

Cfr /\ppendice numero 3 COMO Ugo, La Repubblica Bresciana. Bologna, ZanichcUi , J 926, pp. 129-137 18 Raccolta dei Decreti .. ., voi. I , num. 207 , p. 153 17 DA

19

Raccolta dei Decreti .. ., voi. 2, nurn. 420, p. I OI Cfr. Appendice numero 4

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10

Luciano Faverzani

ri scrivevano: "E' troppo giusto sccondare le bra me dei Giovanetti e coltivare in essi lo spirito Militare, perc hè in tal maniera avrà la Patria dei Cittadini aggue rriti. La Patria sarà wsì se mpre difesa, le proprietà saranno rispettate, e l' ordine sociale non cesserà d' esservi mantenuto" . Ri guardo all ' Organizzazione nel Titolo primo veniva scritto: " Speranza della Patria, sarà il titolo di questa unione di Cittadini. Essa sarà sotto gli ordini d' un Comandante Generale, che sarà eletto dalla Commissione delegala dal Consig lio Amministrativo della Guardia C ivica Nazionale". Questo reparto militare era organizzalo in due battag lioni , uno pe r il I e 2 Rione , uno pe r il 3 e 4; ogni battaglione e ra co stituito da 4 compagnie . Ne11a compilazione di questo Piano i legislatori bresciani non dimenticarono di avere a che fare con bambini , ecco allora che nel Titolo terzo scrissero: "Non potranno uscire dalla città in Co rpo, se prima non avranno ottenuto il permesso in iscritto dalla Commissione delegata", e più avanti ri guardo all'armamento si stabiliva "fucili e palossi saranno in legno" . ln data 14 giugno il Brognoli scri ve va che il numero de i soldati bresciani fra Truppa Ci vica, Truppa Legionaria e Ca valleria ammontava a circa 2000 uomini . Tre giorni prima ebbe l'occasio ne di constatare il mi glioramento qualitati vo delle truppe; circa un mese dopo, il 12 luglio, il Brognoli in modo ironico scri ve: "Co nsolidandosi sempre più la nostra gran Repubblica il Governo pe ns:i cli mettere in piedi una f"ormidabilc annata, pe rciò elesse l' ex-generale civico Odasi, e l' aiutante del Generale Zayonchcth per andare a Strasburgo per assoldare un corpo di truppa polacca che ivi ritrovavasi, per servig io dell a Repubblica Bresciana" , e più avanti aggiunge: "Quei nostri Rappresentanti credono di essere una Pote nza imponente, perpetua, cd inesausta" . Il General e polacco Zayoncheth venne nominato comandante del le truppe bresciane , per volontà del General e Bo naparte, in data 20 giugno, e ne restò comandante sino al 6 novembre. L'elezione di questo Generale polacco a comandante delle truppe bresciane la si può considerare come un altro gesto del Generale Ilonaparte per meg lio controllare le cosidette "Repubbliche Sorelle" ; ri guardo a questa nomina il Brog noli scrive c he nonostante questo general e fosse comandante delle truppe bresciane. durante tutti i mes i che restò a Brescia non smise mai la divisa di Generale di Brigata francese . I,' 11 luglio il Comitato Militare e manò il " Piano d ' organizzazione del Treno d ' Artiglieria della forza arn1ata J ,egionaria"2 1. Il L6 agosto il Governo decretò anche l'organizzazione di una Flotta bresciana sul Lago di Garda; a tal fo1e vermero scelti dodici giovani che, a spese del Governo, seguirono un corso presso la Marina francese. Lo stesso Bonaparte si interessò a questa iniziativa e promise di fornire, a sue spese, la flotta bresciana "di alcune barche cannoniere, e Feluche". Tutto questo non venne però poi realizzato non solamente per la fusione della Repubblica bresciana con quella Cisalpina, ma forse anche perché lo Stato Maggiore J"ranccse considerando

2 1 Cfr.

Appendice numero 5


L 'Esercito della Repubblica Bresciana

IL

l'importanza strategica del Lago di Garda , non bisogna dime nticare che la punta settentri onale del lago faceva parte dei territori imperiali , prese la decisione di organizzare una flotta navale francese così come ri sulta da un documento del Consiglio della Marina francese redatto a Peschie ra il 14 sette mbre 1797 a seguito di una riunione alla quale fu in vitato anche Antonio Sahatti quale membro del Comitato Militare del Governo Provvisorio Hresciano22 . Poc hi g iorni dopo il 24 settembre il Generale di D ivisione, Capo di Stato Maggiore dell'armala d'Italia, Alessandro Bcrthicr emanò un dccrcto 23 con il quale ordinava che le città di Milano, Bologna e Brescia dovessero formare ciascuna una compagnia di Ussari di sessanta uomini , mentre le città di Cremona, Mantova, Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Lodi , Pavia, Como , Bergamo e Crema dovevano formare ciascuna una compagnia di Ussari di trenta uomini . Per la Repubblica bresciana questo ordine fu un chiaro segnale della volon tà francese di sacri l"icare le già ricordale Rcpuhhlic hc Sorelle per ingloharlc all'interno di una ben più forte Repubblica Cisalpina. Atto che s i compì il 20 novembre 1797 quando con la deposizione delle fasce tricolori ai piedi dell' Alhero della Libertà da parte dei mcmhri del Governo Provv isorio si decretò la rinc deUa Repubblica Bresciana. Le operazioni militari in te rritorio bresciano L' opposi1,ionc al regime rivoluzionario diede i primi segnali nei g iorni precedenti lo scoppio della rivoluzione quando da più parti della popolazione si ehhero richieste alle autorità vcnc;,,ianc perchè fòssc organizzala un minimo di resistenza contro i ' ribelli' bresciani; il Miovilov ich, Vice Governatore alle Armi e testimonio oculare di quei fatti scrive: "1\Jtto il Corso della Palada era in armi , le hoteghe harricate, e tutti pronti a far fuoco. Al suo comparire viene circuito da quella brava gente, si sente dire da più voci in lingua del paese: 'Lustriss im som què per el nostro Princip; Viva San Mare, no volorn Bergarnasch i accoparom tutti 1... 1'"24 . Forse a causa di lutti questi segnai i di opposizione il Governo Provv isorio sentì come necessità primaria quella di legare a sè la popolazione non solo dell.i ci tt;i m.i .inche del te rritorio. Frn i primi provvedimenti presi vi fu quello di in vitare i Deputati delle Comunità del Territorio a portarsi a Brescia per fraterni zzare e prestare il g iuramento di fedeltà al nuovo Governo, ma fu presa anche la decisione di inviare in alcuni Capi-Quadra il cittadino Giuseppe Fenaroli , per sollecitare le varie comunità a portarsi a Brescia e per far capire la sincerità de l Governo bresciano.

22

Racco/la dei Decreti ..., voi. 4 , p. 13 6 Racco/Ja dei Decreti ..., voi. 3, num. 676, p. 203 24 MIOVILOVICH Pietro, Veridico et esato Giornale della Ribellione I di Brescia i 797 I con copie carie compmvaJive Irate da aullentù:he I Del Co.Ilo l'ielm Miovilo vù:h I em V: Gov: del armi in ques/a città , I3rescia, I3iblioleca Queriniana, ms II VT 22 , cc 23


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I.udano Faverzan.i

Di tutti i territori della provincia al Governo premeva di legare a sè principalmente le Valli, la Riviera Benacense e il basso Garda; 4ucsta scelta era dovuta al fatto che il Governo era hen consapevole che questi territori avevano sempre dimostrato un grande attaccamento al proprio Principe e c he quindi proprio da queste popolazioni potevano venire le maggiori preoccupazioni. Ben presto infatti i rivoluzionari hresciani si trovarono a dover fare i conti con coloro che non ne volevano sape re del nuovo Governo e che erano disposti anche a morire per di fondere il legittimo governo del Doge. Un Anonimo di arista scrive c he alle porte di Brescia de i c ittadini portanti la coccarda tricolore furono insultati da dei controrivoluzionari che si erano spinti in prossimità della città 25 , questo fatto ci fa capire come in questa fase la rivoluzione fosse limitata solamente alla città e come solo dopo il giugno 1797 Brescia ebbe il controllo anche di tutta la provincia. Già il primo apri le 1797 il Brognoli scrive: "Misera Brescia c ircondata d'ogni intorno di intestini nemici , e minacciata della pii:1 crude! Guerra Civile" . T partigiani di Venezia erano aiutati, nella loro ribellio ne, da q uei reparti militari veneziani , come per esempio la colonna di cavalleria veneta al comando del colo1rnello Maffci, che ancora si trovavano nel territorio hrcsciano; questi reparti sobillava no il popolo all'insurrezione, garantendo la vittoria, la conquista di Brescia rihe lle e il suo saccheggio. T,e insurrezioni inte ressarono tutto il terri torio hrcsciano, anche se, come quelle della hassa hresciana, non furono ben organizzate e si svilupparono ad opera si singole persone. Una di queste controrivoluzioni fu quella che interessò il paese di Chiari, di essa ne abbiamo memoria grazie a Giovan Battista Balladore che ne fece il resoconto ne lla sua cronaca 26 . Il Balladore inizia ricordandoc i c he iJ giorno 2 apri le il Governo a veva fatto affiggere in tutti i paesi un proclama con il quale ordinava c he il giorno successivo fosse esposto il Santissimo e venisse cantato un solenne Te Oeum, ordine che venne puntualmente eseguito. La giornata del 3 si trasformò quindi in una festa, ma verso sera " inchriati prima dal vino. e poi anche dall 'amore che aveva no alla loro antica Re pubblica" , alcuni giovani iniziarono a inneggia re alla Repubblica di San Marco e a tog liere i te li da tutte le insegne della Serenissima, in precedenza coperte. Inizialmente la popolazione non volle prender pai1e a questa manifestazione. forse per paura di ciò che poteva loro succedere , ma dopo questa iniziale titubanza tutto il paese s i riversò nella piazza principale con le proprie armi. Subito si provv ide a cancellare i segni della Repubblica di

25 ANONIMO, Viario degli avvenimenli polilit:i I dd r.ovemo Provvisorio Bresciano I dal 9 marzo 1797 al 20 novemhre 1797, Lonato, Pondazionc Ugo Da Como, ms 136, 3 aprile 26 DALLADORE Giovan Banista , Zibaldone I degli avveni I menti seguili nel tem I po del passaggio delle I truppe helligeranli I in queslo poese di I Chiari , Chiari, Fondazione

Biblioteca Morccl li- Pinacoleca Repossi, t\rm. Mss. E. I. 14 , pp 46-5 1


/ ,'F:sercito della Repubblica llresciunu

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Brescia e a ripri stinare quelli veneziani. Gli insorti salirono poi sulla torre campanaria e ordinarono di far suonare le campane senza sosta per richiamare in paese le popolazioni delle campagne e dei paesi limitrofi . Ve nne ro organi zzati picchctli c he per tutta la notte fra gli schiamazzi più assordanti, come ci ricorda il Balladore , presidiarono il paese nell ' attesa di un immine nte arri vo delle trupp e francesi e hrcsciam:. Il giorno 4 aprile i Sindaci della Comunità di Chiari , affiancati dal Podestà , per non lasciare il popolo insorto senza una guida decisero di eleggere tre provveditori: Pompeo Armani , Angelo Malossi e Gieronimo Bocca; il loro compilo era quello di frenare l'entusiasmo degli inso11i , ma il loro operato non valse a nulla. Il giorno dopo , infatti , giunsero a Chiari reparti ben organizzati con bandie ra e tamburo i quali unitisi agli insorti <li Chiari dec isero pe r il g iorno s uccessivo (6 aprile) di marciare su Bresc ia per por fine alla ri voluzio ne. A questo punto, quando cioè la situazione poteva dive ntare seria, il Commissario francese ordinò al picchetto , presente in Chiari , di radunare tutti gli insorti nella Rocca, e o rdinò poi loro di depositare le armi e di tornarsene alle loro case. Lo stesso 5 aprile a Brescia ve nne fucilato Giuse ppe Foresti di Chiari , che e ra stato catturato dai bresciani me ntre to rnando <la Venezia , stava portando ag li insorti de l suo paese proclami e lettere <lei Governo veneziano. 11 giorno 6 il Commissario fece affi ggere un proclama con il quale ordinava a tutti gli abitanti del paese e della campagna di consegnare e ntro due g iorni le proprie armi , pena il paga me nto di 25 zecchini di multa e l' incendio della propria casa. Con questo aveva fine l' insurrezione di Chiari . Un altro <liari sta, Domenico Stanga27 , descrisse le insurrezio ni controrivoluzionarie avve nute nei paesi di Casle11edulo , suo paese natale, e di Calcinato. Eg li scri sse c he essendosi Castenedolo ribellata ai bresciani , questi , affiancati da reparti francesi, marc iarono sul paese. Giunti in prossimità di Castenedolo i bresciani si fermarono e mandarono tre cornette con dei parlame ntari a trattare con g li insorti , i hrcsciani decisero anch e di ctividersi in tre co lonne per prendere il paese in un morsa. I paesani nel frattempo avevano costruito harrieatc agli ingressi de l paese e scavarono delle trincee. Ln aiuto degli insorti vi erano in paese Lre soldati veneziani e furono questi che si portarono incontro ai parla me ntari bresc iani . Riguardo a questo punto lo Stanga non è mo lto chiaro anche se si può pe nsare che questi tre soldati giunti vic ino ai bresciani cadde ro in un ' imhoscala e che solame nte uno di essi riuscì a salvars i e a far ritorno in paese per dare l' allarme. I bresciani iniziarono allora a bombardare il paese; gli abitanti dec isero di resistere sino alla mo11e; lo stesso Stanga si venne a trovare con un arch ibugio in mano, dietrn ad una harricala, ma 110 11 appe na la situazione si mise al peggio gettò l'arma, come fecero molti altri , e fuggì verso le case Possi nasconde ndosi nella fornace. Lo Stanga pose l'accento sul fatto che i morti che vi furono durante quella insurrezione furono in buona parte paesani che gettate

27STANGA

Domenico Giacomo. Annotazioni de'Jiiui successi a tempi nostri, Lunato, Fondazione Ugo Da Como. ms 133. pp 29-35


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Luciano Faverwni

le am1i stavano ormai fuggendo. Vista la mal partita gli abitan ti di Castenedolo raccolsero i loro averi e cercarono rifugio sulle colline vici ne al paese. Per evitare al paese la completa rovina, i due fratelli Bertini, amhedue religiosi, attraversarono tutto il paese implorando g li insorti di deporre le armi; sull 'altro fronte e con altri fin i anche il Generale Lechi in vitava gli insorti alla pace. Nel g iro di breve tempo il paese venne occupato dalle truppe hreseiane e francesi, le quali , come ricorda lo Stanga, si d iedero al saccheggio ed a violenze inaudite nei confronti dei paesani, vennero effettuati anche arresti ed alcuni paesani furono portati prig ionie ri a Brescia per essere gi udicati per allo tradimento. Lo Stanga conclu de la descri zione di quei fatti scri vendo "al vedere un paese così desolatto et a ttlito faceva Gran compacione ....non si vedeva persona per le contrade ma solo si vedeva capitare c hi da una parte c hi dal !altra con morti". Tutto questo avvetrne la Domenica dell e Palme del 1797. Ùl diversi altri paesi della bassa bresciana avvennero insurrezioni controri voluzionarie. insurrezione di maggior portata fu quella della Valle Camonica, anche se, come quelle appena descritte, no n creò grossi prohlemi alla Repubblica d i Brescia e si risolse con il pieno successo dei rivoluzionari. Come era avvenuto per le altre Valli , il Governo inviò in Valle Camonica propri ambasciatori per portare a quelle popo lazioni il saluto del popolo bresciano. Nei primi giorni della terza decade di mano i due Rappresentanti bresc iani si portarono a Breno, capitale della Valle, e subito furono ricev uti dal Sindaco e daJl ' Avvocato, massime a utorità della valle, i quali trattarono <.:on gli in viali bresciani senza nemmeno convocare il Consiglio Generale o la Congregazione di Valle. Ascoltato ciò che i due Rappresentan ti avevano loro da dire, in data 28 marzo, i rappresentanti della Valle risposero " non essere possibile su due piedi di decidere delle intenzioni della Popolazione, le quali sare bhero state in appresso scandagliate per dete rminars i" 28 . Questa risposta era determinata dalla necessità di guadagnare tempo al fine di prendere una decis io ne c he tenesse conto degli sviluppi di tulta la situazione. Il Capofcrri, testimone degli eventi camuni di queg li anni , scri sse che se la rivoluzione scoppiata in Bresc ia fosse stata realmente opera di pochi cong iurati le truppe venete avrebbero potuto in breve por fine a quella ribellione al Governo veneziano, e la Valle dimostrare il suo "attaccamento al beneficentissimo Sovrano" inviando in aiuto delle truppe vene te reparti di vallig iani in armi ; mentre se i veneziani avessero avuto la peggio la Valle non avrebbe dovuto teme re alcun male poichè, avendo ubbidito solamente a degli ordini, no n si sarebbe compromessa davanti ai rivoluzionari bresciani.

28

CAPOrERR1 Lodovico. Memoria I sulla Va/camonica I del cittadirw I l,odovico Capo.ferri I membro I del Consiglio Dipartimentale del Serio, Rergamo, Duci, 1803, in 4°, p 58


L'Esercito della Repubblica Bresciana

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Questa prudente linea di condotta non venne però accettata dal Sindaco e dall ' Avvocato e, subito dopo la partenza dei Rappresentanti bresciani, convocarono la Congregazione dalla quale ri cevettero i più ampi poteri decisionali. Il primo apri le la Congregazione si riunì nuovamente e sottoscrisse un manifesto, c he venne affisso in tutta la Valle, con il quale s i invitavano i valligiani all' insurrezione contro il Governo bresciano 29 . Le popolazioni della Valle si dimostrarono pe rò indifferen ti alle sollecitazioni loro ri volle dai dirigenti della Valle. Questa loro indifferenza si trasformò in vero e proprio rifiu to a partecipare alla controrivoluzione; gli insorti furono così costretti ad arruolare uomini fra gli strati più miseri della popolazione val ligiana, c he in cambio di pochi soldi erano disposti anche a combattere. Costoro rurono posti al comando di un Capo degli Sbirri dell 'ex-Governo. 11 IO aprile 300 valligian i marciarono su Lovere, paese del Lago d 'Iseo, con il fine di "ammazzare li soldati francesi". Per meglio conoscere co me si sono svolti i fatti di Love re, viene in nostro aiuto il nobile Adorno Razzini di Lovere 30 . Egli scrisse che non appena l'ufficiale francese di stanza a Lovere seppe dell 'avvicinamento di insor1i camuni al paese, decise di farsi loro incontro. 1 comandanti dei due reparti militari, giunti a poca distanza l'uno dall'altro, si incontrarono per parlamentare. 11 comandante deg li insorti volle sapere dal comandante francese chi fosse e chi l' avesse ma ndato; ricevuta la risposta che e ra francese e che si trovava a Lovere su ordine del suo comandante in Rergamo, lo "Sgherro", così viene definito dal Hazzini il comandante degli insorti , di sse che egli sospettava che i francesi fossero alleati dei rivoluzionari di Bergamo, e che se così fosse egli li avrebbe falli uccidere lulli . A queste minacce l' ufficiale francese ri spose che se solamente un suo uomo fosse stato ucciso, la Valle Camonica sarebbe stata messa a fe rro e fuoco, di struggendo tutta la com unità camuna. A queste paro le i valligiani si dic hiararono amici della Francia e senza sparare un sol colpo tornarono nella loro va lle. ln aiuto degli inso rti era giunto in valle un ufficiale veneto con il compito di assumere il comando delle truppe camune; v ista la scarsa adesio ne della popolazione all'insurrezio11e, l' ufficia le ordinò la leva l'o rzata, la qu ale pe rò non d iede alcun esito. Dopo l' insuccesso sopportato dai vallig iani il IO, il Sindaco e l'Avvocato, sentendo la responsabi lità c he gravava sulle loro spalle fecero eleggere I' 11 aprile una Congregazione speciale di nove membri con l'incarico di gestire l' insurrezione. La situazione si ri ve lò essere pe rò ormai compromessa e i capi della controri voluzione capirono l'errore commesso a Lovere e sotto l'incalzare delle truppe bresciane e francesi l"urono costretti all a fu ga. Rifugiatisi in Valtdlina furono da qui scacciali su ordine del conte Galliano Lechi e si rifugiarono allora in Tre ntino.

29CAPOFERRI, 10 RAZZIN I

Memoria ... , p 60

/\domo, Memorie di Lovere dall'unno 1784 al 1825 scritte dal nub. sig. Adorno Razzini, Rrescia. Hiblioteca civi ca Qucrinùma, ms Fe' 34 m 11 , p 69


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Luciano Faverzani

bresciani giunti a Breno catturarono il dottor Giovan Battista Danùoli , Agostino Poli, i figli del dottor Viclmi , i figli del dottor Antonio Tagliarini , il figlio del dotlor Quartari, Giovan Battista Calvi di Edolo e Agostino Romelli di Cividate, tutti costoro furono condotti , il 26 aprile , prigionieri a Brescia. Un certo Giovatmi Antonio Pellegrinclli di Darfo in una sua cronaca dell 'anno 1797, scrisse, riguardo a questi arresti, che furono attuati con l'inganno in quanto tutti costoro furono arrestati dopo un pranzo che i bresciani avevano loro offerto nel Palazzo del Capitano in Brcno . Così aveva fine anche l'insurrezione della Valle Camonica. Come g ià ricordato le insurrezioni più pe ricolose, che la città di Brescia dovette affrontare, furono quelle della Valle Trompia , della Valle Sabbia e della Ri viera Ilenaccnsc. Il giorno 20 marzo partirono per la Val Trompia Giuseppe Bcccalossi e Giamhattista Bordogni , nativi de lla valle, i quali raggiu nto Gardone Val Trompia si incontrarono con le autorità della valle e decisero di convocare per il giorno successivo il Consiglio Generale nel paese di Tavernolc, sede del Palazzo Puhhlieo della valle. I triumpl ini accorsero in massa a Tavernole e il Sindaco della Valle, Giacomo Morandi di Lodrino, fu il primo, per dare il buon esempio, a porsi sul cappello la coccarda tricolore. Bisogna però dire che se fino al paese di ilrozzo g li amhasciatori bresciani non trovarono opposizione alcuna alla loro nùssione, così non fu per le popolazioni dell'alta valle che si dichiararono apertame nte fedeli al loro Principe. Lo stesso Morandi qualche giorno dopo si schierò dalla parte dei controri volu zionari toglie ndosi dal cappello la coccarda tricolore; per paura di essere catturato e fucilato dai bresciani decise di riparare nella vici na Val Sabbia , da dove però continuò a svolgere le sue funzioni di Sindaco e mantenendo contatti con le popolazioni rimaste fedeli a Venezia, sulle quali egli venne a premere affinchè si alleassero con i valsabbini . ll giorno 3 1 il Morandi fu costretto dagli insorti ad inviare una lettera a tutte le comunità de lla Valle , con la quale si comunicava loro la convocazione per il g iorno successivo del Consiglio di valle a Tavemole. li Sindaco giunse a Tavernolc scortato da 200 armati; il Governo bresciano informato del precipitare della situazione decise di in via re in Valle un fratello del Sindaco, c he era sacerdote, affi nchè lo di ssuadesse dal convocare il consiglio, ma nonosta nte i suo i sforzi la sua missione fu de l tutto infruttuosa. 1 com uni che non si presentarono al consiglio furono dichiarati ribelli e fu stabilito che tutti i valligiani dovevano aderire ali ' insurrezione , venne anche stabilito che il consiglio del 21 marzo era da considerare nullo poic hè era stato convocato dai bresciani senza il concorso di tutte le comunità della Valle . Venne anche deciso di mandare un grosso contingente di uomini a Carcina a presidio dell'imbocco della Valle, chi rifiutava di portarsi a Carcina venne minacciato di morte. A Capo delle truppe triumpline venne nominato, contro la sua volontà, PietTO Paolo Morelli , consigliere del paese di Gardone, che si ritrovò così a rivestire tale carica senza averne alcuna cognizione. Vista l'incapacità sia del Sindaco che del Comandante deHe tmppe a guidare l' insurrezione, comparve al campo di Carcina il curato di Gardone, don


l'é,'sercito della J<epubblica Bresciana

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Antonio Ussoli , "col crocifisso in una mano e con una pistola ncll'altra" 31, così il Riccobelli descrisse il sacerdote al suo arrivo al campo. Subito l' Ussoli iniziò a mandare, a nome del Moretti e del Sindaco, lettere in Val Camonica, a Salò, in Val Sabbia e a Verona, chiedendo aiuti non solo militari ma a nc he economici. Egli prese nelle sue mani l'organizzazione dell ' insurrez.ione e ordinò che pattuglie di valligiani si portassero, durante la notte, a borgo Pile, quindi alle porte della città, e raziassero quanto più frumento e ra possibile. I primi quattro g iorni trascorsero nella più completa inazione , nell'attesa dell ' arri vo di rinforzi. 11 7 aprile g iunse la notizia che a Lodrino erano giunti tre ufficiali veneti , i quali furono subilo portali a Carcina. Il g iorno successivo le truppe triumpline furono svegliate dal suono del le campane, che avvisavano della di scesa da Polave no verso Zanano di circa 500 soldati francesi. Subito il Morandi e i tre ufficiali si portarono a Gardone do ve incontrarono il comandante francese; domandatogli il motivo della sua venuta in Valle, l' ufficiale rispose c he aveva ricev uto l'ordine di constatare di pe rsona la gravità delle insurrezioni scoppiate in quelle valli e che egli avrebbe continuato la marcia portandosi in Val Sabbia. Subito i Sabbini fu ro no avvisati dell' arri vo di qu este truppe rranccsi e ru presa la dec isione di rin forzarono le difese al passo della Cocca di Lodrino. Anche se dalle me morie del Riccobclli non traspare si puù pensare che i Lriumplini vennero criticati per non aver fe rmato i francesi; per capire il gesto dei triumplini bisogna però ricordare che essi avevano ribadito in un Consig lio di Guerra che era loro piena volontà ri spettare le trnppe francesi e che essi a vrcbhcro comhalluto solamente contro quelle bresciane. In quel consiglio venne a nc he deciso di mandare una spia a lirescia per conoscere i piani del Governo Provv isorio , che si rivelarono di grande pericolo pe r i triumplin i essendo i bresciani ormai pronti a srcrrarc un massiccio attacco per por fine a quella controrivo luzione. I capi-controrivoluzionari triumplini compirono però l'e rrore di non credere a quello che la spia aveva loro riferito e quando il 9 aprile, domenica delle Palme, si ritrovarono con le truppe franco-bresciane alle porte della Va lle, gli uffic iali vene ti e il Moretti fugg irono lasc iando così gli insorti triumplini allo sbando. Alcuni coraggiosi si portarono a Carcina intenzionati a combattere e conv inti , come ci ricorda il Riccohclli 32 , di tro varsi di fronte i rivoluzionari bresciani e non le truppe francesi. I triumplini si divisero in due tronconi , uno mante nne la posizione di Carcina, l'altro si portò al paese di Cailina, sull' altra sponda del fiume Mella. Non appena i bresciani cd i rrancesi si presentarono davanti ai due paesi, furono in vestiti da l fuoco incroci ato

3 1RICCOHELLI

Pietro, Memorie Storiche I della I l'mvincia bresciana I e parlicolarmenle delle Valli I Sabbia e Trompia I dal 1796 al 1814 I con Compendiala relativa m enzione I degli avvenimetlli più notevoli I politici e militari di quei tempi I del Dottor Fisico I Pietro Ricobelli I Medico Uistrettuale in Vestone, Socio Attivo I de/l'Ateneo di Brescia e di Saltì , Brescia, Yenturi ni , 1847, pp 118- 119 12RICCOBELLI , Memorie ... , p 125


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/ ,11ci11no Faverzani

dell'artiglieria triumplina; i francesi reagirono immediatamente con i cannoni a mitraglia riuscendo così a conqui stare il paese di Carcina. Riguardo alla conquista di Carcina il Brognoli in data 9 e 12 aprile scri sse che nel paese furono trovate numerose carte degli insorti che rivelavano i piani dei controrivoluzionari Lriumplini , inollrc i Bresciani di ssero di aver lrovalo anche un manifesto a firma del Provveditore Straordinario in Terraferma Ilattagia con il quale invitava le popolazioni delle valli ad insorgere e uccidere i ribelli bresciani e i soldati francesi. li rinvcnimcnlo di questo manifesto venne ad aggravare i già difficili rappo1ti fra l' Armata Francese e il Governo Veneziano. Però sia il man ifesto, sia i piani dei controri voluzionari si ri velarono dei falsi. Persa Carcina i valligiani si ritirarono verso nord attestandosi a Pregno dove riuscirono ad opporre una certa resistenza ai francesi. Nel frattempo tutta la valle era stata avvisata del precipitare della situazione e ven ne quindi ordinato che tutti gli uomini abili alle armi si organizzassero per difendere la Valle. Il giorno IO aprile la comun ità di Gardone al zò bandiera bianca e le truppe franco-bresciane pote rono così fare il loro lrionfalc ingresso in paese al comando del Capo-Rattaglione Cruchet, c he qui pose il quartier generale. A capo di tutte le truppe francesi in valle vi era il Generale Landrieux , il quale dopo la presa di Gardone fece ritorno a Rrescia e da qui indirizzò alle popolazioni della Val Trompia un proclama con il quale le invitava a deporre le armi , minacciando la pena della fucilazione per coloro che fossero stali trovali con le ar1ni in pugno. Il Riccobelli scrisse che questo proclama no n ebbe alcun effetto poichè gli abitanti dell 'alta Va lle, convinti che fra le truppe nemiche non vi fossero francesi ma solamc nlc bresciani che vestivano la divisa francese , erano decisi a continuare la lotta 33 . TI quartier generale dei conrtorivoluzionari era stato posto nel paese di Marcheno. I Capi controrivoluzionari decisero di mandare a Gardonc un parlamentare pe r chiedere una tregua affinchè si potessero informare i vallig iani della situazione davanti alla quale si trovavano. li comandante Cruchet rispose alle richieste dei Lriumplini, dicendo che era sua intenzione riportar:? la pace in quel la valle; a tale ri sposta il parlamentare gli disse c he i valligiani stavano combattendo in difesa dei diritti del loro Principe e c he non capiva il perchè i francesi si immischiassero in questa guerra civile. li parlamentare tornò quindi a Marcheno dove riferì l 'esito dell ' incontro al Sindaco, il quale inviò poi una lettera al comandante francese chiedendogli la stipulazione di una tregua. Nel frattempo 500 valsabbini , al comando del Generale Giamballista Materzanini, si erano pottati in Val Trompia in aiuto di que i controrivoluzionari , ma appena qui giunti riccvcllero l' ordine di far ritorno in Val Sahhia. Il giorno 12 aprile il comandante Cruchet si portò a Lodrino per incontrarsi con il Sindaco di Valle Morandi, questo incontro portò alla firma di un armistizio che durò sino al 21 aprile. Durante l'armistizio la valle si mantenne tran-

33RJCC0BELLI, M emorie ... , p 128


l'Esercito della Repubblica Bresciana

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quilla e alcuni paesi si portarono addirittura a Rrescia a fraternizzare con quel Governo . Allo scadere dell'armistiz io il Cruchet o rdinò nuovamente di deporre le armi e con le sue truppe si portò a lla Cocca di Lodrino , dove ven ne investito dal fuoco dei triumplfoi e dei sabbini , che presidiavano quella località a controllo del la loro Valle. Da quando i francesi avevano posto il quartier generale a Gardonc, per i controrivoluz io nari quel paese era divenuto sinonimo di tradimento. I capi controri voluz ionari triumplini e sabbi ni decisero di attaccare il paese, il Sindaco Morand i decise di chiamare a rinforzo anc he un reparto di I 50 bersaglie ri Tirolesi che giu nse a Vestone il 24 aprile. Il g iorno 27 triumpli ni, sabbini e tirolesi si raccol sero a Rro7.Zo e venne lo ro ordinato di marciare su Gardone. G iunti a Inzino i controrivol u.i:ionari si scontrarono con i franco-bresciani, i quali sconfitti furono costretti ad abbandonare Uardonc. I controri vo luzionari riuscirono così a ripre ndere il controllo del paese che trovarono qua,;;i abbandonato. Il giorno successivo gli insorti vennero a scontrars i nuovame nte con i francesi e per la seconda volta riuscirono a respi ngerl i. Il 29 i valligiani posero in cantiere l'ambi.i:ioso progetto di marciare su Brescia. ma giunti a Zanano si scontrarono per la terza volta con il nemico che nuovamente sconfitto s i ritirò nel paese di Sarezzo; i controrivoluzionari decisero a llora di tagliare il ponte sul Mella e si riti rarono poi a Broao. li 30 i rranco-bresciani ricevuti nuovi rinforzi si portarono a Rrozzo per attacca rlo, ma dopo quattro tentativi falli ti di conquistarlo decisero di attaccarl o alle spalle dal monte detto Scapina. Questo attacco si ri solse in modo vittorioso e dopo aver costretto i controri voluzionari ad abbandonare le loro posizioni il paese ven ne semidistrutto. Il Governo bresciano orm ai stanco di questa situazione di grave instabilità, mise in atto un progetto che prevedeva la creazione d i due colo nne armate: la prima da sud doveva incalzare i controrivolu.i:ionari c he da Brozzo si erano ne l frattempo tras feriti a Tavernol e e a 1,avenone; la seconda attraverso il Lago d' Iseo doveva scendere in val Trompia passando per il paese di Bovegno e quindi prendere gli inso1ti alle spalle. O rma i senza più alcuna possibilità di scampo i controrivoluzionari lriumplini deposero le armi e si sottomisero al potere del Governo Provv isorio Bresciano. A conclus ione delle Me morie sui fatti d i Salò e della Riviera, don Stcfani scri ve: " La Ri viera col luogo suo princ ipa le, che è Salò, no n fu mai suddita di Rrescia a lme no ne' secoli ultimi della Repubblica Ve neta. Ebbe le sue leggi, il suo Uovcrnatore, il suo Territorio, e conobbe per suo Sovrano il Princ ipe Sereni ssimo secondo le pratiche di que l Governo, che la volle provinc ia separata da Rrescia. Non era dunque Sovrano il Popolo di Brescia della Riviera" 34 . La controrivo luzione di Salò e de lla Riviera Be nacense fu l' uni ca che ebbe un riconosci me nto ufficiale da parte del Governo della Repubbl ica di Venezia.

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STEFANI don Angelo. Memorie I di alcuni jàlli seguiti I nella Riviera di Salò I ne/li

frt' ultimi anni del secolo I XVIII. s.t. , 1800, p 69


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Luciano Faverzuni

Le vicende legate a questa controrivoluzione ebbero inizio iJ 25 marzo 1797; in que lla g iornata infatti ci rca 200 bresciani e bergamaschi guidati dal Generale Francesco Uambara e ntrarono in Salò dalla po1ta detta di Brescia e al grido di "Viva la Libertà" assaltarono il Palazzo Pubblico arrestando il Provveditore Almorò Condulmer, con lutla la famiglja, che venne trasferito prigioniero a Rresc ia il giorno successivo; riguardo a questo fatto lo Stdani 35 commenta che il carattere virtuoso del Provvcdilorc meritava più riguardo da parte della "Truppa brutale" bresciana. Le lruppe veneziane di stanza in Salò avrebbero voluto organizzare una seppur minima resistenza armata contro i bresciani, ma l'ordine che essi avevano ricevuto dal Condulmcr, con il quale proibiva loro di usare la for:,.a restando così fedele a lla linea politica di ne utralità voluta dal Governo della Repubblica, li dissuase dal porre in atto il loro disegno di resistenza. Subito il Gambara volle dare al paese una Municipalità e, di sua iniziati va, nominò Presidente Giuseppe Sgrafignoli di Toscolano. 1 bresciani cercarono a nche, attraverso com izi improvvisati ne lle piazze, di diffondere i nuovi ideali di libe rtà e di uguaglianza; ci si accorse però ben presto, che i salodiani li ascoltavano con indifferenza, senza plaudire alle novità di cui i bresciani aveva no loro parlato. Questa apatia della popolazione non sfuggì nemme no a l Generale Uambara che, come ricorda lo Stefani, ebbc più volte pubblicamente a dire: "Non ha la mia gente provata resistenza in 4uesto paese, ma non vi scorgo adesione per la Libertà, e non sanno i Salodiani amare e conoscere i suoi lihcralori" 36 . Nei giorni successivi la Municipalità di Salò cercò, fra l'indiffere nza de l popolo, di organizzare il nuovo governo e di e manare i primi proclami; un a delle prime proposte fatte alla Municipalità fu quella di Giacomo Pederzoli di Gargnano, il quale propose l'elezione di " idonee persone" da inviare a Brescia per ri ngraziare il Governo Provvisorio di aver dato loro la libertà, per fraternizzare e prestare il giuramento di fedeltà a quel " Governo Sovrano" . Non trovando alcuna adesione questa proposta venne accantonata. ln questa situa:,.ionc di anarc hia che si era venuta a creare, due popolani , rimasti fedeli al Governo Veneto, Antonio Turrini di Teglie e Paolo Mora detto Rocco di Salò, si recarono di loro iniziati va a Verona presso il Provveditore Straordinario in TetTaferma Francesco llattagia. qui trasferitosi dopo aver lasciato Brescia il 20 marzo, per esporgli la situazione di Salò e per conf"crmargli la fedeltà de lla cittadina e di tutta la Riviera al Governo della Repubblica di Venezia. TI Rattagia rispose scrivendo una lettera 37 , in data 28 marzo, indiri zzata "alli Signori SiJ1dici di Salò" ai quali ordinava di pubblicare la sua per rendere così noti i suoi sentimenti verso la " Fedelissima popolazione della Riviera". I Sindaci eseguirono immediatamente l'ordine e subito la lctlcra spinse il popolo

35 STEFANI.

Memorie ... , p 16 Memorie ...• p 14 17 STEPAN1. Memorie ... . p 77 36STEFJ\Nl,


L 'Esercito della Repul1blirn llresr:iana

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ad insorgere contro i bresciani. I salodia ni usc irono dalle loro casc al grido di "Viva San Marco", venncro lolli i simboli della Repubblica Bresciana , e vennero riprislinate le insegne del Governo Veneto. Lo stesso 29 marzo " il popolo di Maderno, di Toscolano, delle Quadre di Val Tcncsc , e di Campagna comparvero armate in Salò" . Ul i insorl i posero il comando de lle operazioni ne lle mani del conte G iovanni Battista Fioravanti Zuanelli. Conlc mporancamc nle Agostino Lanfranchi , uno dei De putati incaricalo dal Senato Veneto di somministrare alle forze belligeranti (frances i e austriache) le provvig ioni necessarie , s i portò a Verona dove espose al Battagia la situazione; il Provvcdilorc Straordinario in Terraferma inviò una lc llcra a Salò con la quale dava agli inso 11i le direttive da seguire 38 . Subito dopo il Battagia inviò al Senato un dispaccio con le nolizic relati ve a i fatt i di Salò. La no tizia dell'insurrezione g iunse ben presto a Bre scia ed il Governo ini z iò una campagna denigratoria mirante ad incitare il popolo conlro i salodiani; in più si voleva s p inge re il popolo "a rendere Salò un airunasso di pietre, alzandovi una colonna d'infamia col motto QUI FU SA LÒ" 39 . Subito dopo l' insurrezione il Governo Provv isorio Bresciano ordinò a l Cittadi no Fantuzzi di porsi alla tesla di " un sufficiente corpo di Bresciani e Bergamaschi" per tentare di riportare il popolo dell a Ri v iera a lla ragione. li Gambara40 scri ve che il Fantuzzi " prescelse a bella prima i mezzi di dolcezza; troppo doloroso essendo a suo c uore il dover rivolgere contro i propri fratelli quelle armi, che a so lo bene, e a difesa dell a Patria dehhono essere irnhrandite" . Fallito il le nlativo di risolvere in modo pac ifico la s ituazio ne, la notte de l 30 marzo avvenne a i Tormini il primo scontro armato; sen za pe rò, come scrive lo S tefani , che questo causasse perdite d a amho le parli pcrchè "l ' una parle, e l'altra no n avvezza al fuoco non a zzardava mollo la vita, ed osservava una d istanza da non offenders i" 41 . Il Fantuzzi aveva ne l fratte mpo richicslo al Ucnera le Lechi rinforzi che gi unsero a l comando dei Generali Francesco Ga mbara e G iovann i Caprioli; al fianco dei bresciani vi erano reparti bergamaschi al comando del Capo di Battag lione Sant'Andrea , reparti polacchi agli ordini del Capi tano Fantucci, ed a ltri re parti (composti da pavesi, milanesi , etc.) al comando del Capo di Ratta g lione fra ncese Eugene. li Gambara42 scrisse c he g iunto a Uavardo v ide che la battag lia e ra g ià co minciala , qu ind i proseguì il cammi no e raggi un se il Fantuzz i a Villa d i

38STErJ\N I.

Memorie ... , p 83 STEf-AN I, Memorie ... , p 24 40GAM fl A R A r rancesco, Re/azione I del fallo di IJenaco I e della priR ionia de ' nostri .fratelli d 'armi I del ciltadino I Francesco I Gambam I ajulanle generale, Hrescia, J\nno 1° de lla Libertà Italiana, Vescovi, p 4 41 STEf-AN I, MemoriP ... , p 26 42GAMBJ\RJ\ , Relazione ... . p 4 19


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Luciano Faverzani

Salò ; questo ve loce avvicinamento dei bresciani a Salò fu possibile grazie al fatto che gli insorti aveva no deciso di ritirars i e di concentrarsi intorno a Salò. Giunti a Villa il Fantuzzi ordinò di conquistare due cannoni che i salodiani avevano posto su due carri. II Gambara scrisse: "già Salò andava ad essere preda dc' Repubblicani irritati , e vincitori ma troppo premeva il salvare quelle in lclici vittime del fanatismo, ed abbracc ia re come amici piuttosto, che ridurre colla forza dei fratelli sviati" 43 . Arrivati al Ponte di Brezzo, il Fantuzzi decise di mandare il Ci ttadino Cavallini ed un "Trombetta" a parlamentare, sostenendo il Gambara "avendolo condotto a far questo oltre la naturale di lui dolcezza , e bontà di cuore, l'arrivo del cittadino Arigò di Salò, ch'era venuto con perfidia inaudita a dimandare una sospensione d 'armi" 44 . Per tutta ri sposta i salodian i accolsero i due parl ame ntari con scari che di fucileria che ferirono il ''Trombetta" ; lo Stefani disse in vect: cht: una st:ntinella uccise due bresciani che te ntavano di introdursi nel paese45 . li Brognoli , nel suo d iario, scrisse: " Il Cittadino Arrigo si era quiv i portato coll'idea reale di accordar l' e ntrata ai Hresciani in Salò, ma l' improvv iso arri vo dei Valsabbini che intesa la marcia dei Patrioti a quella parte eran volati a que lla volta fu la cagione che la cosa andasse nel modo descritto"46 . 1 bresciani reagirono e ai primi colpi di cannone gli inso1ti si dispersero. Subito dopo al Generale Gambara si presentarono l'Abate Bondi d i Mantova cd un fratello dell' Arigò, questi condotti davanti al Fantu zzi concordarono un cessate il fuoco c he spinse i bresciani a frate rni zzare con g li insorti . Nel frattempo i valsahbini in numero di quasi 2000 , al comando del Generale Filippi , si stavano portando verso il Garda; il Pilippi decise di div idere la colo nn a in tre tronc hi: il primo verso i Tormini contrn la retroguardia bresciana; il secondo verso il Ponte di Brezzo; il terzo direttamente su Salò dove stava il grosso dei bresciani. Nonostante che l'arri vo del Filippi fosse da più parti visto come una cosa imminente , il Uenerale Uambara, alc uni ufficial i e 50 soldati entrarono in Salò. Ve rso le ore 22.00 del 30 marzo si ud irono un centin aio di colpi di fucile e ci si rese poi conto che questo doveva essere il segnale dell 'attacco per i valsahhini ; il Gambara scrisse: "Qui non nego c he forse non si dovesse prendere delle precauzioni , e che una cieca confide nza no n do vesse pronosticarci de' mali : ma le

43GA Ml1ARA ,

Relazione ... , p 5 , pp 5-6 45STEFANI, Me,norie ... , p 27 46 HROGNOLI Giuseppe, Memorie I Bresciane I ed I efioche I dei l'rindfiali avvenimenli d 'Italia I dall'anno 1796 all'anno 180... Il Governo provvisorio I che comincia dal giorno della nostra I Rivoluzione I /8 Marza A11: 1797 /_fino al giorno della nos/ra unione I alla Refiubhlica Cisalfiina I 2 1 Novembre An: I 797, Lonato, Fondazione Ugo Oa 44GAMBARA , Relazione ...

Como, rns 19, 3 1 marzo 1797


l'Esercito d ella Repubblica IJre,çciana

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anime democratiche non conoscono il timore; pe rciò non si crede tte dover temere una si scelle rata condolta in fratelli , che venivamo ad abbracciare"47 . La situazione si presentò subito difficile pe r i bresciani ; dopo aver cercato scampo fuori dal paese, il Gamhara e i soldati che con lui si erano portati in Salò si rifugiarono in una casa posta sulla piazza principale , dalla quale cercarono di resistere agli attacchi degli inso1ti, ma rimasti senza munizioni "fu forza loro arrendersi". Furono fatti 600 prigionieri e si contarono 76 morti fra i bresciani e solamente 2 fra i controrivoluzionari. Il Gambara ed altri quattro compagni vennero rinchiusi , per la notte, in una stanza sorvegliala da sci valligiani; rig uardo al comportamento tenuto dagli insorti nei confronti dei prigionie ri il Gambara scri ve: " Gli orrori che provar dovettero g li altri non potrei abbastanza descri vere. Si spog liarono i sventurati prigionie ri , si massacrarono g l' infclici feriti , e provammo tulli in quella inaugurata notte tutti que' mali trattame nti , c he barbari cannibali sitibondi di sangue um ano sono atti a far soffrire"48 . li mattino del 31 mar.lo il Generale Fioravanti , del qual e il Gambara scrisse "che la speranza di essere aggregato all ' inclito Aristocrati co Veneto Concilio gli poteva ispirare", consegnò i prigionie ri a 80 Schiavoni gi unti da Rardolino al comando dcli ' Alfiere Bragazzi, per farli trasportare s ull a sponda veronese del lago e da quì a vv iarli verso Venezia49 . Nella sua Relazione il Gambara scrisse: "Eccovi dunque sul lago 300 vittime, c h'esser doveano immolate al dispoti smo, ma c he ad o nta de ' mali ad esse minacciati conservarono quella Repubblicana Democratica fermezza ignota alle a nime vili c he vivono nella schiavitù"50 . Poco dopo esser partiti da Salò il piccolo convoglio si trovò la strada bloccata da una feluca l'rancesc il cui capitano volle visitare i prigionieri ; salito a bordo riconobbe fra essi dei frances i in abiti cisalpini e ordinò c he gli fossero consegnati , inoltre disse che il convoglio non avrebbe potuto proseguire senza il permesso de l Comando Francese di Peschiera. li Comandante degli Schiavoni e il capo delle truppe della Ri viera decisero allora di tornare verso Salò. li Brognoli . sempre nel suo diario, riguardo a questo fatto scrisse: "è certo che nel ritorno a Salù vi l'urono alcuni che proposero di rovesciare le harchc dei prigionie ri , e che vi volle tutta la forza e l' autorità del Fioravanti pe r salvarli" 5 1. Giunti a Salò il Fioravanti li " fece mettere tutti uniti in un a ch iesa [quella del Carmine I facendo credere al l'ingannato furibondo popolo, che andavammo ad essere messi a morte", così scrive il Gambara52 . Di di verso tenore è il racconto

47 GAMBARA ,

Relazione ... , pp 7-8 Relazione ... , pp 11 - 12 49 GAMBARA, Relazione ... , pp 12- 13 50<.ìAMRARA , Relazione ... , p 13 51 BROGNOLI, Memorie ... , I aprile 1797 52 GAMR AR A, Relazione ... , p 1'1 48 GAMBARA ,


Luciano Faverzani

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dello Stcfani; egli infatti scrisse che i prigionieri furono raccolti nella chiesa del Carmine, e che venne loro somministrato il vitto necessario per la notte. Pose poi l'attenzione sul fatto che il Gambara cd altri ufficiali: "Furono impertanto servili a pranzo e ntro la Sacristia 4uclli . che sebbene lodavano l'eguag lianza, esigevano di essere disLinli ...." 53 . Giunto il passaporto da Peschiera, la mattina del primo aprile i prigionie ri vennero nuovamente imbarcati ; giunti a Bardolino furono consegnali al conte Miniscalchi e ad un ufficiale di nome Bugnotto affinchè li facessero proseguire per Verona 54 . La notizia di tutti questi eventi era in brevissimo tempo giunta a Hrescia, Verona e Venezia. li Senato dec ise allora di inviare nella Riviera di Salò un Provveditore e andando contro la linea sino ad allora seguita, e cioè che chi avesse ricope110 giìi una volta la carica di Provveditore in una città non poteva più tornarvi, venne nominalo Francesco Cicogna, predecessore del Condulmer, " il di c ui carattere fo11e, e giusto i Bcnaccs i ricordavano con gratitudine e Lencrczza"55 . In difesa e in aiuto del paese g iunse da Desen;,.ano un repa110 di cavalleria pronto anche a marciare su Brescia al fianco degli insorti; ma i numerosi ri chiami sia de l Provved itore in Tcrrafcnm, 56 s i~ ciel Doge, all 'osservanza della neutralità e al divieto di non scontrarsi con le truppe belligeranti, spinse g li stessi salodiani a rispettare questi ordini "sebbene venissero provocati ad offende rla" , come ricorda lo Stcfani. li comportame nto che i francesi chhero in quei giorni fece nascere in molti il sospetto che questi si fossero all eati con i hrcsciani ; questo sospetto venne palesalo anche al G iovanelli , nuovo Provveditore Straordinario in Terraferma , dallo Sgrafignoli e dal Lanfranc hi che si erano rec.:ali a Verona. Qui ebbero l'assicurazione c he l'Armata Francese " non prendeva alcuna parte ne' torbidi interni della Repubhlica"; questo fu sufficie nte pe rc hè i salodiani si conv incessero che i hrcsciani , e so lo essi, fossero i nemici contro i qual i combattere. T,a mala fede de i francesi andava però di giorno in giorno rende ndosi sempre più palese. Avve nne c he un Ballaglione fra ncese, attraverso le Valli Trompia e Sahhia, si portasse sul lago e giunto a Salò, il colonnello francese c hiedesse di parlare con il Provveditore Cicogna per otte nere vitto e alloggio per sè e per le sue truppe. TI Cicogna ri spose c he questo non era possibile e gli propose di prendere 4uartiere presso il vicino villaggio di S. Pelice; tale proposta non venne accettata e si giunse allora ad un compromesso: i francesi

53STEFANI, 54 Per

Memorie ... , pp 33-34

le successive fasi della prigionia de l Generale Francesco Gambara e degli altri rivo-

luzionari vedi: GJ\MBARA, Relazione ... , pp 15-26 Memorie ... , p 97 56STEFANT , Memorie ... , p 90

55 STEFANI,


f,'F.sercito della Repubblica Bresciana

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senza entrare in Salò sarebbero passati per la via de l Borgo Be lfiore uscendo dalla Porta detta di Desenzano, acquartierandosi nel soppresso convento di S. Benedetto. Non appe na il Battag lione francese prese possesso del convento di S. Benede tto comparve davanti a Salò una feluca francese am1ata, dalla quale discese un uffi ciale che si portò su un batte llo a lla ri va di S. llencdetto dove per quasi un'ora confe rì con il colonne llo del Ballaglione; dopo il colloquio l'uffic ile di marina si presentò a l Provveditore Cicogna, al quale chiese la consegna delle barche a vela ancorate nel porto. TI Cicogna cercò di resistere alle ins istenze dell'uffi c iale, ma si trovò costretto a concederg liele. All'a lba de l I O aprile i salodiani ebbero la sorpresa di vedere la flottig li a francese, c omposta da nove imbarcazioni armate con due cannoni l'una, avanzarsi verso la riva e arrivata in mezzo al seno de l golfo di sporsi in linea retta davanti al corpo maggiore dell'abitato. Un te ne nte francese si portò presso il Provveditore al quale intimò di disarmare tutto il paese, altrimenti avrebbe ordinato di apri re il fuoco sulla cittadina . li Cicogna cereù di temporaggiare, di cendo c he egli non aveva il potere di di sarmarli visto c he il Doge stesso aveva comandato di difende re con le anni i suoi diritti sovrani contro i bresciani insorti. L'ufficiale francese rlierle te mpo 11n' orn al Provveditore, per eseguire i suoi ordini , dopo di c he a vre bbe aperto il fuoco ; il Cicogna rep licò dicendo che avrebbe convinto i salodi ani a deporre le armi , ma voleva che le deponessero anche i bresciani . L'ufficiale non voleva però sentire ragione . Ne llo stesso tempo il Battaglione acquartieralo a S. Be nedetto diede l' impressione di portarsi a Dcsenzano, ma appena paitito ripiegò sulla collina detta di S. C ateri na dove riu scì a sopra ffare un reparto di soldati rivieraschi là dislocalo a controllo de.i bresciani. Prima c he l' ullimalum fosse scaduto la flottiglia francese aprì il fuoco su Salò senza causare però gravi danni ; il cannoneggiame nto cessò non appena sul Pa lazzo Puhhlico ven ne esposta bandiera bianca. Sbarcati , i francesi lrallarono con i Sindaci di Salò un armistizio di quattro g iorni e un uffic iale francese sollo huona scona fu condotto presso il Provveditore Cicogna, che si era portato ad Idro per organizzare con i capi della Valle Sabbia le future operazioni. Ve nne an che informato che i Sindaci avevano concluso, a sua insaputa. un armistizio con i francesi; decise allora di tornare a Salò. Subito cercò di informarsi sulla posiz ione che la flottig lia francese aveva assunto e sull e mosse compiute dai " faziosi" bresciani. Venne prontamente infonnato che la flottiglia era dispersa al di là dell'Isol a abitata dai Frati , ma pronta a riunirsi in breve tempo. Rig uardo alle mosse dei bresciani , informazioni le ebbe da Nicola Ponchi , della Compagni a dei Croati Capitano Fo lati , che dopo essersi portato a Montic hiari da Brescia presso il Capitano Soffietti , venne da questi in viato a Salò presso il Provveditore per renderlo e dotto degli eventi. Lo Stefani però non parla nella sua c ronaca di quali fossero le mosse de i bresciani.


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Luciano f'a verzani

Altre informaz ioni riguardanti le mosse dei francesi, il C icogna le ebbe dai fratelli Morcni di lledizzole, capi tki contro ri voluzionari di quel paese. 1 dut: frate lli dissero a l Provveditore che c irca 8000 57 frarn.:esi con qu a lt:he centinaio di hrt:sciani e be rgamaschi stava no marc iando verso Rezzato. Qui s i sarehhero divisi in due colonne: una a l comando del Generale Landric ux verso Gavardo; l' a ltra comandala dal Ge ne ral e La Hoz verso Po nte S . Marco . Il compilo de l Generale La Hoz era que llo di affrontare i controrivoluzionari di Lonalo, Mo ntichiari , Calcinato, Bedizzole ed a ltri paesi della zona, che si t:rano trincerati a Ponte S. Marco; compiuta questa operazione si sarebbe diretto su Salò dalla pai1e di Dcscnzano. Il ruolo del Generale La ndricux sare bbe stato quello di investire le forze ne miche ai Tormini . Alle ore 14.00 del 13 aprile le truppe fra ncesi comparvero s ulla sommità del colle di S . Caterina e verso i Tormini. I salodiani consapevoli di essere ormai destinati a soccombere abbandonarono ogni cosa e fuggiro no, chi verso i mo nti , chi via lago verso la sponda veronese, chi verso il Trentino; ne lla no tte anche la Fanteria e la Cavall eria Ve nete seguite dai reparti Na1.ionali a bbandonarono il paese. Alla mattina del 14 a prile Salò apparve :ii francesi come una città morta. decisero allora di portars i verso il paese lasc iando i reparti Polacchi all a retroguardia. Trovato il paese vuoto il Gene rale La Hoz ordinò che si aprissero nme le case, questo fu il scgnalt: per il saccheggio dal quale non venne risparmiata ne mmeno la Parrocchiale . li sacco durò circa tre nta ore, riguardo a questo il Bettoni scri ve: " ... Salò ... pareva un cimitero. Questo triste spe ttacolo non impietosì i vincitori , che, risparmiato solo il collegio di S. Giustina( ...) e il convento delle Salesiane( ... ) lutto fu posto a orrendo sacco . Entrati nel magnifico e ricco te mpio parrocchi ale, furiosamente si diedero a spezzar i hanchi , a rubare i sacri indumenti , i ca lic i, le argenterie d'ogni man iera, a profa nare le sacre re liqu ie, a compiere in fine il più nefando sacrileg io e la più spaventosa devastazio ne c he dai tempi barbari fosse accaduta ( ... ) De vastala la basilica , la vcndella irruppe contro casa Fio ravanti , prima s pogli ata, poi arsa, indi contro tutte le altre, che divenne ro preda per due g iorni e una notte della rahbia e de ll ' avidità degli invasori. L' immenso bottino fu toslo imbarcato s ulla llottigli a e spedito verso Dcscnzano , e certamente non sarebbe rimasto nulla d ' illeso ne l povero Salò, se un ord ine pressante no n avesse fatto partire g li a ssa litori per le vie di Desenzano e di Brescia, sul cui passaggio rinnova ssi l'orrore tle l saccheggio delle povere borgate che incoronano i poggi benacensi , di Yolciano, di Renzano e di

5711

numero di 8000 soldati rirnrdalo dallo Stcfani si scosta di mo lto <la que llo ricordato dal Cenedella nelle sue Me 111orie Stlll ichc Lo n11tes i dove ne ricorda solo 3000


L't:sercilo de lla Repubblica Bresciana

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Cacavero. Così terminò il terribile dramma della lotta civ ile, colla rovina degli uni e coll'onta degli altri ."58 . Il g iorno successivo ( 15 aprile ), come ricorda lo Stefani , i francesi concessero ai reparti Polacchi altre "quattro ore di sacco"59 . La presa di Salò significò la fine della controri vo luzione della Riviera; uno dei primi provvedimenti che il Governo Provvisorio Bresciano prese ru quello di cambiare , alla moda ri voluzionaria francese, il nome a Salò che assunse quello di " Bcnaco", e a Ponte S. Marco che prese quello di " Ponte Libero". Il succcs ivo 24 maggio 1797 i salodiani vennero a Brescia per fraternizzare e per prestare il giuramento di fedeltà al Governo Sovrano di Brescia6t1; il Brognoli scrisse " non so se per amore o per forza"6 1. La controri voluzione della Val Sabbia ricoprì un ruolo del tutto particolare , inquanto venne a ricoprire il ruo lo di e lemento coagulante fra i vari movimenti controrivoluzionari , ruolo determinato anche dal fatto che l'i nsurrezione valsabbina ru la meglio organizzata, non solo politicamente ma soprattutto militarmente . Come g ià era avvenuto per le altre valli il Governo mandò anche in Val Sabbia due suoi Rappresentanti: Pietro Randini , nativo di Barghe, e Uberto Uberti di Lonato. J due raggiunsero Barghe la sera del 24 marzo e subito il Randini convocò presso di sé i vecchi amici e cono scenti ai quali impose la coccarda tricolo re da portare sul cappello. li Governo Bresciano aveva però compiuto un madornale e rrore nel mandare il Randin i in Val Sabbia, infatti , come ci ricorda il Ri ccobclli , da moltissimi anni la famiglia Randini era acerrima rivale e nemica della famiglia Filippi; quindi non appena don Andrea Filippi seppe della venuta in Valle del Randini, e venne messo a conoscenza a nche del motivo che lo portava in Valle, c hfamò numerosi bravi e dietro compenso in denaro o rdi nò loro di portarsi davanti alla casa de l Randini e gridare " Viva San Marco" . A proposito di questa rivalità, il Riccobelli scrisse c he fra le due famiglie vi era tanto e tale antagonismo che se il Randini fosse venuto in Va lle per sollecitare i suoi compaesani nella diresa della Sere nissima Repubblica, il Filippi si sarebbe schi erato da lla parte dei rivoluzionari bresciani 62 . Il 25 marLO , festa della Beata Vergine , il Randini si portò a Vestone e a J,ave no ne dove per sondare il terreno prese contatto con le famiglie più in vista, le quali si mantennero tutte in una posizione di prudenza , di chiarando c he bisognava pri ma sentire l'opinione del popolo. Mentre il Randini compiva questo giro, il Fil ippi cercò di tendergli un ' imboscata , ma venutone a conoscenza il Randini riuscì ad evitarla . Il fallimento de ll ' imboscata ebbe però ugualmente

58 BE'ITONI Francesco, Storia della Riviera di Solù in qualtro volumi del Con/e F. Be/Ioni, Brescia, 1880, voi II. pp 325-326 59 STEPANl , Memorie ... , p 49 60 STEFANI. Memorie ... , pp 125-129 61 BROC, NOLI , Memorie ... , 24 maggio 1797 62 RICC0BELL1 , Memorie ... , pp 77 78


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Luciano Faverza11i

l'effetto che il Filippi sperava, infatti il Randini raggiunto il paese di Nozza no n proseguì per Barghe ma si portò a Uardone V.T. e da qui fece ritorno a Brescia. Dopo la fuga de l Ram.lini in tutti i paesi de lla Valle i sentimenti di lcdcltà verso Venezia si rinsaldarono e i Comuni de lla Valle chiesero ad Antonio Turrini, Sindaco di Valle, di convocare un Consiglio Ge neraJe nella residenza di Nozza per comunicare a tulto il popolo l'evolversi della situaz ione e per prendere le misure necessarie per far fronte a lle infiltrazioni di rivoluzionari in Valle. li consigli o si riunì a Nozza il 27 marzo ma e ssendo la sala del le riunioni ne l Palazzo di Valle troppo piccola , si decise di svolgere il Consiglio nel prato Zentilini . L'arrivo del Turrini venne salutato da ripetuti " Evviva San Marco, Viva il nostro Princ ipe". Suhito il Consiglio venne a trattare il problema re lativo alle mi sure eia pre ndere contro i ri voluzionari bresciani , e quasi all'unanimità venne deciso di rihellarsi al Gove rno Provvisorio e di unirsi agli insorti di Salò. li Riccobe lli scrisse che il risultalo di questa votazione era ampi amente scontato visto che don Filippi aveva mandato per tutta la Valle s uoi uomini con il compito di convincere i va lligiani della gi usta causa dell a controri voluz ione. 11 Consiglio deliberò anche di inviare per mano del console del comune di Lave none , Uernardino Festa, un me moriale al Doge63 . Prima di sciog liere il consiglio venne anche deciso di portare sul cappello. quale segno distintivo, il Leone di San Marco: venne quindi ordinato al c ursore o fa nte di Vall e di raccogliere tutti i documenti presenti nell ' archivio puhblico e di tag liare da essi il leone. Nei due giorni s uccessivi il sindaco e i Consiglieri stesero un piano organizzativo di difesa e nomin arono i comandanti militari. Quali Generali in C apo vennero c lelli: Andrea Fi lippi , che e bbe il comando delle popolazio ni de lla Valle Jnforiorc, e Giambalti sla Materzanini , per le popolazion i della Va ll e Superiore. Furono poi elelti Francesco Matermnini , fratello del precedente, Generale di Brigata , e Jacopo Comparoni Aiutante dello Stato Maggiore64 . La truppa valsahhina venne organizzata in compagnie di I 00 uomini ciascuna , com.indatc da un uffic iale, e divise in drappelli di 15 o 20 uomini , comandati da un caporale. J\d ogni sold:ito veni va corrisposto. dai rispettivi Comuni , dalle 4uattro alle c in4ue lire a l giorno; il Riccobelli a tale proposito scrisse: "non era bisogno di eccitamenti per rad un.ire milizia, ognuno trovando di star hene senza lavoro. Così le campagne restarono durante l' insorgenza , senza eolli vatori e le fucine senza fabbri".

63 RICC011 ELLI, Memorie ...

, pp 84-85 eletti anche i C;ipilani per i diversi Comuni: per Casto e Savallo Giuseppe Passerini ; per llione ed Agnosine Bartolomeo Tirri; per Preseglie ed Odolo Faustino Z.anulini , Francesco llaza e Lorenzo Ila:1.a; per Lavenone Stefano Lorandi, che già aveva rivestilo la carica di Capo delle Ccmidc o soldati comunali; per Bagolino Stefano Melzoni. Alfiere di Valle. c Giarnmaria Cucchi ; per Anfo Girolamo Bonadelli. RICCOBELLI, Mnnorie ... , pp 9 1 e segut:11Li .

61 Furono


L't:sercito della Repuhhlirn Bm.w:iuna

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Le truppe valsahhine non dovettero aspettare molto per scendere in campo. La sera del 30 marzo infatti giunse al Sindaco cd ai Consiglie ri della Valle la richiesta di aiuto da parte de i salodiani. Subito vennero spediti avv isi in tutta la valle, con i qua li si ordinava che tutti gli uomini compresi fra i 18 ed i 60 anni si dovessero, per il giorno successivo portare a Vestone, quelli della Valle superiore, e a Barghe, quelli della Valle inferiore. La mattina del 3 1 mam) le truppe della valle inferiore si riunirono a Barghe dove il sindaco l'urrini ri vo lse loro un breve discorso con il quale esaltò l' importanza de lla missione che stavano per compie re; subito dopo paitirono per Vobarno con alla testa due stendardi di San Marco. Giunti a Voharno si unirono con i v,ù lig iani de lla parte superiore del la valle, e dopo una breve sosta calarono verso Salù. L' intervento dei Valsabbini in aiuto dei salodiani , permise a quest' ultimi di aver ragione delle truppe bresciane che avevano te ntato d i por fi ne al la nascente controri voluzione di Salò. Respinti i hrcsciani e presi gli accordi con il Generale salodiano Fioravanti , i valsabbini fecero ritorno nell a loro valle. Il giorno 3 aprile l 200 valsabbini con i propri uffic ilai , il Sindaco Turri ni e il suo Segre tario , Pietro R iecobelli65 , si portarono nuovamente a Salò su richiesta del Ge nerale f<ioravanli ; qut:st'ultimo li aveva convocati pe r pote r meglio sostenere gli attacchi c he le tmppe hresci<1nc, affiancale da quelle francesi, stavano pre parando. Il Riccobelli ci ricorda c he il g iorno 4 aprile egli venne convocato d al Sindaco Turrini e fu incaricato di far stampare duemil a copie di un proclama che sarebbe poi stato portato a Brescia, con esso si voleva sp ingere i bresciani a ribe llarsi al Governo Provvisorio e a schierarsi con i controrivoluzionari ; questo lo si stava preparnndo in prev isione di un attacco dei controri voluzionari , delle Valli e della Ri viera, contro la città. Il Sindaco voleva affidare questi proclami a dei volontari c he notte tempo si sarchhcro introdotti in Brescia e avrebbero riempito la città di mani festi. Il Riccobelli fece però presente che un ' operazione del genere poteva significare la morte per quei volontari e che si poteva compromettere anche la vita di quei cittadini trovali in possesso di quei manifesti , il Sindaco decise allora di sospende rne la stampa<'6 . Dopo tre g iorni di attesa , ritiratisi i hrescim1i ve rso la c ittà, il 6 aprile i valsahbini fecero ritorno in va lle. L'8 aprile giunsero in Val Sahhia i 500 francesi provcnicnli dall a Val Trompia. Giunti a Vestone i francesi furono riccv uli sulla piazza da 400 mi litari sabhini. Dopo essersi incontrati con le autorità, i militari francesi furono alloggiati in un fabbricalo che era de llo il "Conve ntino", mentre gli uffic ial i furono sistemati in casa Savoldi . Il Sindaco convinse l' uffici ale francese a far depotTe ai suoi uomini le armi , che sare bbero state custodite da un picchetto di va lligiani.

65

Pietro Riccohelli , aulore delle Memorie. venne a ricoprire questa carica in sostitu7,ione de l Segretario della Valle rimasto a Vestone per sostituire il Sindaco Turrini. 66 RICCORE I.LT. Memorie ... , pp 11 2- 11 3


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La sera stessa il Riccobelli ricevette l' ordi ne di portarsi all 'alloggio degli ufficiali fra ncesi per capire i mo ti vi che li avevano portati in Val Sabbia. li comandante Calon e l'aiutante Waldech risposero che i valligiani no n dovevano temere alcun male, in qua nto la loro missione era di portarsi in Tirolo. Posto a conoscenza del risultato di quell'incontro , il Generale Filippi si portù a Barghe. La matti na del 9 i francesi lasciarono Vestone e presero la strada per Lave no ne , ma in vece di proseguire pe r il Tirolo tornarono indietro e presero la strada pe r Nozza. Subito il Filippi fu avv isato che le truppe fra ncesi si stavano portando a Barghe forse con l ' intento di accec hiare il paese e catturare lo stesso Gene rale; il Filippi allora lasciò il paese e si rifugiò sui monti. Fallito il te ntatjvo di catturare il Fi lippi , le truppe francesi scesero verso Salò 67 . Il Consiglio di Valle venne a nche avv isato che in quei giorni reparti fran cesi si erano portati sino a Nave , venne allora deciso di d istaccare un grosso reparto a difesa dell'imboccatura della Valle, acqu artierandolo nel paese di Caino. A capo di questi reparti vi erano i Gene rali Francesco Materza11ini , Giuseppe Passerini d i Casto, Rattista Gl ise nti detto Po lito e G iambatti sta Comparoni detto lo Zoppo . Nel fralle mpo il Genera le Filippi si era portato a Lumezzane da dove av rebbe potuto assalire il nemi co sul fianco o alle spalle, qualora questo avesse attaccato Caino; essendo però il p:iese rli T,umezzanc schierato dalla parte dei brescia ni il Generale Filippi fu costretto a far ritorno in Val Sabbia. Attestatisi a sud d i Nave i valsabbini ricevette ro la visita di alcuni parlame ntari francesi, i quali rurono accolti dagli insorti a colpi di fucile ; i fra ncesi si lanciarono allora contro g li insorti c he furono costretti dall ' impeto del nemico ad abbandonare le loro posizioni e far ritorno in Valle. Dopo la fuga dei va lsabbini i fra11cesi entrarono nei paesi di Nave e di Caino i quali fu ro no saccheggiati ed incendiati . Come era avvenuto per la Val Trompia, il Provveditore Straordinario in Verona, mandò anche in Val Sabbia una mezza compagnia di soldati Schiavoni al co mando dell'ufficiale Vastellinovich. Questa doveva esse re l'avanguardia di un grosso corpo vene to che dove va venire in aiuto degli insorti; il Ri ccobelli scrisse a tale proposito: "solite va ne promesse di quei tempi e d i quel governo"68_ Mancando ai valsabbini anche il denaro, il Consig lio ed il Sindaco di Valle decisero di mandare due deputati , Giuseppe Passerini di Casto e Stefano Lorandi di Lavenone, a Venezia per richiedere una sovvenzione; la richiesta venne accolta e ai valsabbini furono concessi qu attromila ducati. Do po la ritirata compiuta il 2 1 aprile, gli insorti , affiancati ora da 40 Schiavoni , ripresero il controllo della Cocca e di Lodrino a protezione della loro Valle e da dove sarebbero potuti intervenire con maggior celerità in aiuto dei triumplini . Il 26 aprile i controrivoluzionari sabbini si portarono in Va l Trompia

67RICCOBELLI , Memorie ... 68 RJCCOBELLl ,

, p 124 Memorie ... , p 134


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dove si affiancarono alle truppe lriumplinc e ai tirolesi , come abbiamo già vislo, per tentare di fronteggiare l'avanzata dei franco-bresciani. L'insurrezione triumplina era ormai giunta alle ullimc hattute e infatti il 30 aprile la Valle si arrese. Caduta la VaJ Trompia ed anche la Riviera di Salò, i valsabbini restarono g li unici ancora in grado di opporsi ai franco-bresciani. Il Governo Provvisorio vole ndo porre fine anche a 4uesta insurrezione, e volendo evitare alla Valle le dislruzioni sopportate dalla Val Trompia e da Salò, in viò in Valle due padri cappuccini: padre Giannuario Moro, che aveva predicalo diverse volte nei paesi della Valle, e un secondo fralc detto Gambai69 , originario di Preseglie. La loro missione consisteva nel recapitare al Sindaco di Valle una lettera del Governo Provvisorio, con la quale si in vitavano i controrivoluzionari a deporre le armi. Giunti a S. Eusebio i due religiosi vennero fem1ati e condotti a Barghe, da dove li si voleva condurre direttamente a Salù, ma informati del precipitare della situazione anche nella riviera, i due frati furono condolli al 4uartier generale di Vestone. Dopo un breve collo4uio, avuto con i frati , il Consiglio di Valle decise di chiedere al Governo bresciano un armistizio; 4uin<li i due frati vennero liberati e poterono far ritorno a Rrescia. Infonnato della richiesla degli insorti valsabbini , il Governo Provvisorio , su isligazionc <li alcuni fuoriusciti valsabbini . rispose che se entro tre giorni i capi dei comuni della Valle non fossero venuti a Rrescia per fraternizzare, esso era pronlo ad in viare circa 6000 uomini per invadere la Valle e porre così fine, con la forza, all 'insurrezione. Il Sindaco di Valle convocò allora tutti i reggenti dei comuni della Va lle, il Riccobelli fu incaricato di rappresentare il comune di Odolo per l'assenza del reggente, e fu deciso di inviare al Governo Provvisorio la seguente lettera: "La Vallcsabbia insorse armata per puro sentimento di fcdcllà al legittimo suo Principe , onde sostenere e difendere i diritti del suo legittimo Princ ipe, pel quale essa godea da secoli lanti privilegj e beneficenze. Se l'esprimere insorgendo coll 'armi i sentimenti di fedeltà e di sudditanza verso un Principe amato è delitto, la Vallesabbia lrovasi verso di Voi , o Cittadini , nella maggiore rcilà. Ma all'amoroso invito Vostro, o stimatissi mi Cittadini , la Valle più non può opporsi , ed a Voi <la 4uesto punto intieramente si dedica, e vi prolcsla c he avrà per Voi eguali sentimenti <li fedeltà ed affezione. Vì domandiamo però per questa ingannala e povera Valle tutti que' possibili riguardi che la sua ristretta naturale situazione esige, e che abbiate sott'occhio i vanlaggi eh' essa godca per la Repubblica di Venezia, massimamente quello del sale e delle imposte campatiche . Domandiamo inoltre c he sia dato un generale perdono a tutti i Comandanti degli armati sabbini che hanno figurato in questa lolla civile. Sarà disposlo affinchè scelte e probe persone coi parrochi de ' rispettivi Comuni si portino a nome della Valle a Rrescia, e c iò al più preslo, a fraternizzare con Vo i. Questi sono gli unanimi sinceri sentime nti di tutti i membri componcnli il generale Consiglio di Valle, oggi 31 aprile 1797 espressa mente convocalo.

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Di questo secon<lo fra te cappuccino il Riccobelli non fòmi scc altre indicazioni


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Ne ll ':itte ndcrc da Voi , stimatissim i C ittad ini , un fa vorevole riscontro, ci onoriamo di dirvi Salute e Fratcllanza ."70 La lettera venne portata a Brescia da un certo Pierantonio Savoldi e non appena il Governo la lesse decise di invitare i valligiani a po11arsi a Brescia a fraternizzare , ma prima di porre in atto qucsla decisione fu deciso di attendere il ritorno a Rrescia del Ge nerale Landricux. U Generale francese si trovava nella bassa Val Trompia dove venne attaccato da bande di insorti , fra i quali si sospettava esserci anche reparti di truppa valsahbina. Tornato a Brescia fu messo immediatamente al corrente della lettera degli inso11i sabbini , ma in vece di este rnare soddisfazione pe r la decisione dei sabhini, reagì dicendo c he " la risposta da darsi ai Valsahbini l'avre bbe egli stesso in pe rsona a loro data colle bombe e coi cannoni"71 . Vista la reazione de l Generale il Governo pensò esse re que lla lcllcra un tranello e quindi d'accordo con il La ndrieux venne orga nizzato un grosso esercito per invadere la Valle e pmTe così fine all 'i nsurrezione. I valsabbini , avvisati dei progetti franco-bresciani , ricevette ro l'ordine dal Generale Filippi di portarsi, fra il 2 e il 3 maggio. a S. Eusebio, Magno , Be rtone , Voba rno e la Cocca di Lodrino, per organizzare la dit'csa de lla Valle. La sera de l 4 maggio ebbe ini/.io rer la Val Sabbia l' ultima campagna mil itare, nel tentativo di bloccare i franco-bresciani e quindi sal vare la controri voluzione. In quella giornata 4000 fra ncesi e un migliaio di bresciani, al comando del generale Chevalicr, g iunti a Gavardo si divisero in due tronconi : uno attraverso la strada di Vallio doveva raggiungere S . Eusebio; l'altro attraverso i Tormini doveva portarsi a Vobarno e da qu i raggiungere Barghe così da stringere i ribelli in una morsa . In quell a stessa sera il Generale Giuseppe Lcchi aveva lasciato Brescia e si era portalo in Val Sabbia con le truppe bresciane; inoltre due giorni prima una colonna fra ncese al comando del colonnt:llo Cruchet aveva ricevuto l'ordine di portarsi alla Cocca di Lodrino e d a qui tentare di scende re in Val Sabbia. Uno dei primi scontri vide protagonista lo Chevalier, che prima di a rri vare a Vo ba rno, fu investilo da reparti cli contro ri voluzionari ; riuscilo a sgominarli , il comandante francese ordinò di saccheggiare il paese. Dopo Vobarno vennero saccheggiati tutti i paesi posti sulla strada dei francesi. Si iniziarono ad avere anche le prime defezioni fra g li inso11i, infatti g li abitant i di Odolo e Preseglie vede ndo avv icinarsi le truppe nemic he e essendo a conoscenza del trattamento che avevano riservato ai paesi che aveva no tentato di opporre una certa re istenza, si fecero loro incontro per fraternizzare. dopo aver convinto tutti i paesani a de porre le armi. li g io rno 5 maggio le truppe franco-bresciane vennero di vise in tre colonne: la prima, al coma ndo dell 'ai utante generale Devaux , da Uarghe doveva altra-

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RICCOBELLl, Memorie .... pp 163- 164 Memorie .... p 165

71 RICCOl3ELIJ,


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verso Provaglio e Trev iso Rrcsciano portarsi al I ,ago d ' Idro; la seconda, al comando dello stesso Chcvalier, doveva marciare verso il paese di Nozza; la terza , al comando dell'aiutante di campo capitano Perron , attraverso le montag ne sopra Nozza doveva congiungersi con la colonna guidata dallo Chevalier. Giunto a Nozza lo Chcvalier trovò un sergente francese morto e allora per rappresagli a ordinò il saccheggio e l'incendio del paese. Proseguì poi pe r Vestone e g iunto aJ quartier generale de i controri voluz ionari, o rdinò all'avanguard ia di attraversare il paese pe r controllare se vi fosse ro armati , ad una ri sposta negati va anche il paese di Vestone venne saccheggiato72 . La furia devastatrice de i franco-bresciani, posta continuamente in risalto dal Riccobelli , s p inse numerosi paesi a sottomettersi volo ntariamente al nemico; a ppena s uperato il paese di Lavenone i fran co-brescia ni incontrarono le deputazioni di Bagolino, Idro, Anfo ed altri paesi che veni vano a sottomettersi. Arrivato a questo punto lo Chevalier decise di fermars i e tornare a Salì>. Giunto a Rarg hc gli venne riferito che gli abitanti del paese s i erano lamentati del fatto che , distrutte molte case, quella del Filippi non fosse stata toccata; allora il Ge nera le Chevalicr ordinò che fosse de molita completamente73 . La mattina del 6 maggio il colonnello Crnchet mandò ai capi controrivoluzionari una lettera con la quale li invitava a recarsi al suo accampamento, posto alla Cocca di Lodrino, per g iungere ad una pacificazione , inoltre ordinava loro la consegna di tutte le armi a infine invitava il Sindaco di Val Trompia a far ritorno a Lodrino. Diversi capi controrivoluzionari s i trovavano a Presegno e venne quindi dec iso di mettere anche loro a conoscenza di questa lettera; molti di questi però non fidandosi delle parole del colonne llo francese preferirono prendere la strada dell'esilio e raggi unsero il Tre ntino. I capi controrivoluz ionari rimasti in Valle accol-

72 Riguardo

all'incendio cd al saccheggio di Nozza e di Vestone Ugo Vagl ia ebbe a scrivere: " Le fiamme che avvolsero il paese INozza l diffusero bagliori tanto in alto che a ricordo di Pietro Zani chi fu ggiva sui monti di Prato in cerca di scampo poteva leggere, di notte, la minuta stampa. Vestone fu saccheggiato cd incendiato quantunque abbamlonato dagli abitanti: l'avanguardia francese, entrata in chiesa, profanò la sacra pisside spargendo in lerra le ostie consacrate. Di ciò avvertito don Bortolo Calcari entrò coraggiosamente nel tempio, raccolse le sparse particole e, fuggendo , riuscì a mcllcrsi in salvo ch ivando il fuoco dei fm:ilieri che l' avevano avvistato." , VAG LI A Ugo, Storia della Valle Sabbia, 11rescia, voi I, p 461 73Sulla dislru:1.ione della casa di don Filippi Ugo Vaglia ebbe a scrivere: "Con gli austriaci ritornarono in valle !april e 1799] i Matcrzanini di Vestone e don Andrea rilippi di 11arghe , da tutti complimcnlali ed onorati. Don Filippi, come vide distrutta la sua casa , delle in eccessi d ' ira a tal segno che non fu possibile calmarlo e ravvederlo. Minacciò Carlo Quarcntini che dalla Cisalpina aveva ricevuto l'ordine di amministrare le facoltà del curato; fece fuggire il municipalista Amadio Ongaro; colpì a coltcllalc un certo Gottardi venuto con altri a chiedergli perdono ed a baciargli le mani. Tali eccessi gli alienarono l'animo dei contadini e quando ai primi di giugno la duchessa di Parma gli chiese 500 soldati per difendere il palazzo ducale, don Filippi non riuscì a racimolare un drappello di volontari", VAGLIA. Storia ... , pp. 47 1-472


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sero invece l'invito del colonnello, e lasciati i sicuri rifugi in alta montagna si portarono a Livemmo e quindi a Savallo, in quest' ultimo paese trovarono però un biglietto del colon nello Cruche t che li avvisava di essersi trasferito a Lodrino dove li avrebbe attesi sino alla mattina del 7 per fraternizzare, se non si fossero presentati ne avre bbero subito le disastrose conseguenze . Giunti a Lodrino i controrivolu zionari, il cui pottavoce e ra il Riccobelli, dichiararono che tutti i paesi della Valle avevano deposto le arm i cd erano pronti a sottomette rsi al Governo Provvisorio Bresciano. Accolta, dal colonnello Cruchct, la resa dei controrivoluzionari sahhini, il Riccobelli ricevette l' incarico di portarsi nei vari comuni della Valle per raccogliere le armi , per poi trasportarle a Lodri no. Giunti alla Pieve di Sava llo, la mattina del 7 maggio, i rappresentanti degli insorti valsabbini , don Bartolomeo Pellegrini , Matteo Rossini e Pietro Riccobelli, decisero di inviare al colonnello Cruchet la seguente letlcra: " Dalla relazione del nostro commesso , spedito colla graziata vostra al generale Chevalicr nella bassa Valsabbia, abbiamo, che non avendolo potuto trovare perchè sulla sera partito per Salò, consegnò la detta le ttera a due soldati di cavalleria, che appunto erano diretti a quella patte. Dietro i vostri rispettati ordini , g li abitanti di Savallo, che è il paese più vicino alla piazza in cui stanziate, hanno tosto in mano de' reggenti consegnale le armi , e le avrete fra poco al vostro quartiere generale, e così succederà delle altre Comunità; ed abbiamo lulla la premura di eseguire esattamente i vostri superiori ordini. Cittadino Comandante! Non Vi possiamo esprimere la contente zza de' nostri convalligiani al momento c he loro abbiamo annunzialo che la Nazione Francese ci perdona e ci protegge, come sarà del Governo Bresciano. Ricordatevi che noi siamo vostri, che da Voi dipende la nostra futura tranquillità, e che viviamo del lutto tranquilli sotto lo stendardo della Repubblica Francese, al pari trionfante che generosa. Rinnovale, Vi supplichiamo, alle truppe vostre e Bresciane ed alla Municipalità di Brescia la fratellanza cd amicizia nostra, e Vi assicuriamo del più sincero attaccamento."74 . Con questa lettera anche la controri voluzione della Valle Sabbia aveva fine. li Brognoli in data 7 maggio pone l'accento sui gravissimi danni apportati alla Valle Sabbia dalle truppe franco-bresciane che si e rano rese responsabili di saccheggi, incendi e violenze di ogni genere. Queste violenze spinsero gli abitanti dei comuni della Valle a lasciare i loro paesi e tutti i loro averi per rifugiarsi sui monti75 .

74RJCCOHELLI ,

Memorie ... , pp 185-1 86 Della repressione e presenza militare francese in Valle Sabbia Ugo Vaglia scri ve: "[ francesi, che a spese dei comuni, presidiavano la valle, deridevano, picchiavano, urtavano gridando insolentemente in italiano W S. Marco! e dicevano: 'Siete orgogliosi e superbi; in quattro gatti volevate forse vincere una grande nazione?'. E così i giovani maltrattati si rifugiarono sui monti , organizzandosi in bande annate, cercando aiulo in Tirolo col pretesto di essere antigiacobini. Ma poichè tra questi si mischiarono pessimi soggetti, l'Austria li ricacciò, e venne ro ad abitare i monti di Valvestino, donde scendevano improvvisi e rapaci a razziare i cittadini , arbitrariamente accusati di avere fraterniz?.ato coi francesi" , VAGI JA , Storia ... ,p. 468. 75


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Vinta la valle i fra nco-bresc iani promisero grosse ricompense a chi avesse consegnato vivi o morti i capi controrivoluzionari, ma come scrive Vaglia, " ness uno approfittò delle tag lie"?<,. Il 12 maggio fu arrestato Giuliano Materzanini, padre de i generali controrivoluzionari Giovan B attista e Francesco, con la vo lontà d i vendicarsi, ma non avendo raccolto alcuna prova il successivo 28 maggio il Materzanini fu scarcerato. li successivo 7 agosto fu pubblicato dal Governo Provviso rio Bresciano il hando77 di cond anna in contumacia dei capi controri volu zionari; avvennero anche de lle fucilazion i come quel le del sindaco Marcantonio Turrini , Giacomo S peziali e don Giuseppe Catazzi 78 . Già due g iorni dopo la riconqui sta della Valle il Governo bresciano decise di in viare due suoi rapprese ntanti per verif"icare i danni causati , e pe r s tahilirc i provvedimenti da adottare per risollevare le sorti di quella Valle e dell a sua popolazione. I commi ssari de l Governo restarono profondamente colpiti dalla miseria delle popolazioni della vaJle e vi lasciarono come primo ai uto 2300 lire 79 . Venute così a far parte de lla Re pubblica Bresciana le Comunità della Vall e Sabbia furon o invitate a portarsi a Bresc ia per fraternizzare e prestare il giuramento di fedeltà. Vaglia scrive c he gli e letti presentatisi in Broletto in segno di rivere nza e rispetto si tolsero il cappello e per questo furono aspramente rimproverati e d acc usati di scarsa sensihilità al princ ipio di uguaglia nza. Di ritorno in valle passando per i Tonnini i rappresentanti de lle Comunità della Valle videro il mercato organizzato dalle truppe francesi pe r ve ndere tutto c iò che era stato rubato ne i giorni precedenti in valle . L'ultimo gesto imposto ai Valsabbini fu l'ordine di organiaare la festa pe r l' inn alzamento dc li ' a lbero della libertà, cerimonia c he s i svolse per ev itare noie ed a ltri mal anni da l Governo della Repubbl iea80 . Il Bclloni , concludendo il capitolo XXX IX , scrisse : "( ...) Napoleone , tornando da Leoben, ove il 17 aprile 1797 erano stati fir mati i prel imi nari di p ace, stabilì di is titu ire la Re pubblica C isalpina con Mil ano per capita le, e dichiarò cessati tutti i govern i provvisori de lle varie provinc ie lombarde, fra le quali que llo di Bresc ia , la Ri viera quasi se ne compiacq ue , pcrchè le sembrò di non essere più un paese di conquista de i propri fratclli.'"8 1_ Controrivoluzione di non mino r portata fu que ll a c he interessò il basso Garda e che ebbe il suo epicentro ne l paese di J,onato. Questa controrivolu zione no n la si può considerare come un ' insurrezione iso lata , come fu que lla di Chiari , in q uanto anch' essa rie ntra in quel vasto mo vimento che fece de i territori di no rd-es t della Provinc ia brescia na l'ultjmo baluardo a difesa del Gove rno Veneziano.

76 VAGLI A ,

S1oria ... , p 463 dei n ea eti, ecc., Betton i, Bresc ia, 1804, voi Il , num 595, p 99 78 VAGUA , Sloria ... , pp 464-465 79 VAGLIJ\ , Storia ... • p 465 80 VAGLIA , S1oria ... , pp 465-466 8 1Raccolta dei Decreti ... . p 334

17 Raccolw


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Il 20 di marzo il Governo Provvisorio Bresciano mandò al ,onato il Generale Francesco Gambara, accompagnato da Basilio Oavico, al comando di 200 soldati bresciani. Giunto nel paese venne avvisato che il Provveditore vene to, lseppo Rarbaro, era fuggito prima del suo arrivo. Il Gambara fece schierare i suoi uomini davan ti al Palazzo Pubblico e salito sul balcone del palazzo annunciò la rivoluzione; venne quindi abbattuto il Leone di San Marco, posto sulla colonna in piazza, vennero disarmati i 200 soldati veneti acquartierati nel paese, e fece esporre la bandiera tricolore sul Palazzo Pubblico. Il Gambara pensava così di aver conquistato alla rivoluzione un nuovo lembo di territorio bresciano, e sicuro del successo il g iorno successivo (21 marzo) egli tornò a Brescia affidando il paese al Oavico, assicurandolo dell ' imminente arrivo delle truppe francesi. Subito dopo la partenza del Gambara, venne eretto sulla piazza un palco dove presero posto il Oavico, il Comandante delle truppe francesi, Paolo Tenchetta, Felice Mozzini ed altri , e dopo aver arringalo il popolo sulla nobiltà degli ideali ri voluzionari venne eretto l'Albero della Libertà. L' arrivo dei rivoluzionari bresciani in Lonato spinse i partigiani di San Marco a porre le basi per dar vita ad una controrivo luzione. Subito i due consoli Giacomo Franceschini e Cristoforo Bar.w ni si portarono a Verona per conconJare col Provveditore Battag ia i passi c he era necessario compiere per ripri stinare il lcgillimo governo. Ripresa la strada per Lonato, giu nti in prossimità del paese i due Consoli f1uono assalit i dai rivolu1.ionari lonatesi al comando del Tcnchctla; il Franceschini riuscì però a fuggire e a far ritorno a Verona. Nel frattempo avevano avuto inizio le insurrezioni nelle Valli e a Salò. I Peli 82 , fauto ri dela controrivoluzione , si misero subilo in contatto con i capi controrivoluzionari di Salò e con i fratelli Moreni di Bedizzole. li Cenedella 83 scri sse che il primo aprile i Moreni, come concordato col Generale F ilippi di Val Sabbia, s i po1tarono all'osteria dei Molini , nei pressi d i Umato, dove si incontrarono con i membri de lla famiglia Pe li . Dopo poco i convenuti a questa riunione uscirono dall 'osteria e al grido di "Viva San Marco, morte ai Giacobini" marciarono verso il Palazzo Pubblico di Lonato. Giunti in piazza, lo sparuto gruppo dei controri voluzionari che nel frattempo era andato ingrossandosi, raggiungendo il numero di 200 persone, deci se l'abbattimento dell'albero della libertà e fece ammainare la bandiera tricolore posta sul palazzo. Alle prime avvisaglie dell ' insurrezione i Consoli avevano abbandonato il Palazzo, dove rimasero solame nte Giovanni Tenchclla e Pietro Carella. La guarnigione francese di stanza in Lonato non abbozzò alcuna reazione, ma si ritirò nella sua caserrna posta sulla piazza. I Pe li cercarono di far tornare a Lo nato i

82

1,a fam iglia Peli de lla Pizzagucrra. abitante a Lonato, era originaria di Chioggia; trasferitasi nel basso Garda aveva rivestito la carica di "shirri" della Repubblica di Venezia. 83 /\ttil io Cenedella, Memorie Swriche /,ematesi, I3rcscia, Biblioteca Civica Qucrinfana, rns. I I. IV. IO


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200 soldati vcncli che avevano lasciato il paese qualche giorno prima, ma questi fecero il loro ritorno a Lonato so lamente il IO aprile. Ben presto i lonatcsi ricevette ro aiuti da pa1te del Provved itore di Salò che inviò loro armi e muni zioni . In izia ta così l'insurrezione i Pe li ne assunsero il ruolo guida e in questa veste iniz iarono, in mo<lo arbitrario, a far perquisire cose e persone, a nc he solamente sospettate d' essere partig iane <lei Governo bresciano. Ben presto J"operato dei Pe li si trasformò in un siste ma di vendcllc personali contro que lle persone e famiglie che già in precedenza e per a ltri motivi erano state ne miche della famigl ia Peli . L'8 aprile giunse ai Consoli una lettera con la quale ven ivano informati dell'arrivo, per il 12 aprile , di circa 2000 uomini fra francesi e hresciani . Questa noti zia si sparse suhito per tutto il paese e la matti na de l 9 il popolo si riunì davanti al Palazzo Pubblico pieno di preoccupazione per la piega c he g li eventi stavano assumendo. I Consoli e il Comandante francese si po1tarono nel Palazzo Pubblico per te ntare di trovare una soluzione a questo grosso prohlcma e per cercare soprattutto di riportare il paese alla tranquillità. Venne deciso che l' unica cosa che si poteva fare era di scendere in piazza e parlare con il popolo per ra-,sicurarlo e convincerlo che i francesi non stavano marciando su T,e.m alo al lìanco dei hrcsciani. Nessuno dei Consoli aveva perù il coraggio di assumersi l' incarico di scendere in piazza per parlare al popolo; l'unico che si fece avanti ru Giova n B atti sta Gcrardi che, nonostante venisse dissuaso dai suoi colleghi a po11arsi fra i ri voltosi, decise <li scendere in piazza sicuro de l fatto che non avrebbe avuto nulla da temere dal popolo. Sceso in piazza iniz iò a parlare con i paesani , invitandoli a tornare alle proprie case e a deporre le armi. Me ntre il Gcrardi cercava di convincere il popolo, giunsero in piazza Faustino Peli , Pietro Carell.i e Paolo Hontempi, suhito la piazza si svuotù e il Pe li avvicinatosi al Gerarcli lo uccise con un colpo <li pistola. Il Ccncdell a, riguardo a questo fatto, scrisse che l' uccisione del Gerardi non aveva nulla di politico ma era semplicemente una vendetta per alcuni fani, legati ad una donna , accaduti qualche anno prima fra il Gerardi e il Carel la. Dopo l'ucc isione <lei Gcrardi i Consoli decisero di lasciare Lonato e si portarono al convento di S. Maria a Castig lione delle Stiviere. La mattina del 10 aprile le popolazioni <li Carpenedolo , Montichiari , Calcinato e Bedizzole si po11arono a Lonato, dove ne l frallcmpo erano g iunti anche i fratel li Moreni che insieme ai Peli si portarono poi a lle Campagnole di Carpenedolo dove tennero il Gran Consiglio con gli altri capi controrivoluzionari . Il Consigli o decise che per il 12 aprile le truppe con trorivoluzionarie, <le i basso Ga rda . <lcll a Ri viera, e de lla Val Sabbia , dovevano portarsi a Ponte San Marco per fro nteggiare l' avanzata de lle truppe franco-bresciane al comando de l La Hoz. 11 Consiglio e lesse anche g li ufficiali delle truppe controrivoluz ionarie: Paolo S.imhinclli , venne nominato Generale; Giacomo Franceschi ni e Zosimo Ongarini aiutante Generale; l'oste Carlo Montini " trombetta". Venne anche deci so di difende re le Porte Corlo e Clio di Lonato con dei corpi di g uardi a, e si ordinò il saccheggio delle proprietà appaitenenti a persone di fede g iacobina, prime fra tutte la casa <lei Savoldi , Presidente del Gove rno Provv isorio Bresciano.


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Il mattino dell'll aprile, 300 controrivoluzionari si radunarono sulla piazza per portarsi a Ponte San Marco , venne deciso che per distinguersi dai rivoluzionari bresciani ci si ponesse sul cappello il Icone di San Marco, come era stato fatto d ai valsabbini . Raggiunto il paese di Rezzato, dove sarebbe avvenuto l'incontro con i valsabbini e i salodiani , i controrivoluzionari, in attesa dell'arrivo dei hresciani, decisero di saccheggiare la casa di Cesare Buccella, che a Brescia comandava una Brigata di volontari. Me ntre attuavano il loro piano furono investiti dalle truppe bresciane che li costrinsero a ritirarsi precipitosamente verso Ponte San Marco, dove con de i carri cercarono di bloccare il ponte sul fiume Clisi. l franco-bresciani giunsero a Ponte San Marco con una fo rza di 3000 uomini; i controrivoluzionari soccomhettero così alle preponderanti forze nemiche, non solo per l' inferiorità numerica ma anche, come scrisse il Ccncdella, per l'i ncapacità militare dei capi controrivolu zionari. Ponte San Marco cadde così nelle mani de i franco-bresciani, che dopo averlo saccheggiato lo incendiarono . l lonatesi spaventati dalle noti zie che giungevano da Ponte San Marco e alla vista dei controrivolu zionari c he tornavano precipitosamente in paese, abbandonarono ogni cosa e cercarono sca mpo verso il lago raggiungendo Dcsenzano. Consapevoli ormai del fallimento de lla controrivoluzione e per evitare al paese più gravi rov ine, i consoli Barzoni cd Appollonio si recarono dall'Arciprete Giovan Battista Genti lini e con i colleghi Carella e Franceschini si pattarono dal Comandante francese in Lonato prega ndolo di accompagnarli dal generale La Hoz, per prega rlo di avere pietà degli abitanti del paese, che non avevano avuto alcuna parte in 4uc lla sommossa. Incontratisi all'Osteria dei Molini, il Generale La Hoz decise di portarsi a Lonato in compagnia dcli' Arciprete Gentilini per controllare la situazione, ordinò che i Consoli fossero trattenuti come ostaggi sino al suo ritorno , e per meglio coprirsi le spalle fece collocare sul monti cello di Marchesino, vicino al paese, un cannone con l'ordine d i sparare al primo incidente. Giunto in paese il popolo accolse con applausi il Generale I ,a Hoz c he subito fece ritirare il cannone posto sul monticello. Con questo finiva la controrivoluzione di Lonato. li Cencdella a conclusione scrisse che se Lonato non e hhe a subire alcu n danno materiale lo dovclte al Savoldi, che aveva raccomandato il paese al Generale assicurandolo deUa bontà dei suo i abitanti e che tutto era accaduto per volontà di poc hi facinorosi. Dopo la caduta di Salò e di Lonato il Generale La Hoz puntù su Desenzano, ma quando arrivò in 4ucsto paese lo trovò tran4uillo; i controri voluzionari infatti si erano convinti deU'impossibilità di continuare l'insurrezione e avevano quindi già deposto le armi. Dopo aver analizzato le numerose controrivoluzioni che minacciarono così da vicino l'esistenza stessa della Rcpuhhlica Bresciana, vediamo ora quali furono i principali provvedimenti che il Governo bresciano prese per difendersi da queste insurrezioni e quali ne furono le conseguenze nei mesi successivi la loro repressione. Già il 3 1 marzo il Brogno li ricorda che il Governo Provvisorio elesse Girolamo Fcnaroli , Girolamo Rovetta e Luigi Benedetti 4uali membri della


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Corruniss io ne Criminale Straordinaria incaricala di operare nei confronti di que lle persone accusate di controri volm,ione , incarico che passò poi nelle man i della Commissione Militare . Pochi giorn i dopo (3 aprile) venne avanzala la proposta di rendere passibili de lla pena di mo rte chiunque inneggiasse alla Re pubbl ica di San Marco, e tutti coloro c he in qualsiasi modo cerc assero di ribe ll arsi a l Governo Provv isorio Bresciano. Dato che la situazione poteva evolversi a proprio svantaggio, il Governo Prov visorio si rivolse ai francesi chiedendo l'invio di truppe in a iuto di quelle bresciane. Il 5 aprile g iunsero così a Brescia i primi 700 soldati fnmcesi, e il giorno s uccessivo g iunse in c ittà anc he il Generale Landrieux. La fama di questo Generale, ricorda il Rrognoli , gettò gli insorti nel terrore e numerosi paesi decisero senza combattere di deporre le armi e sottomettersi ai bresciani. L'arrivo degli aiuti francesi permise al Governo bresciano di aver ragione, dopo due mesi di combattimenti , de i controrivoluzionari. La vittori a delle truppe franco-bresciane ru però pagata dalle popolaz ioni delle zone ribelli , con saccheggi e distruzioni di ogni genere. Pe r tentare di porre rimedio alle continue violenze delle quali le trnppe si rendevano responsabili , il Uoverno bresciano creò una apposita Commissione incaricata del recupero di tutti gli oggetti saccheggiati. Il Governo cercò anche di portare davanti alla giustizia quei militari che si erano resi responsabili dei sacc heggi, ma sempre il Governo si trovò a dover fare i conti con interi reparti di truppa che minacciavano I.i ribellione se sottoposti a processo. Uno di questi cas i c i viene descritto d.il Brognoli. li 29 lug lio iJ Governo aveva invi.ito a Bagolino i rappresentanti Marli11e11go e Beccalossi, su richiesta delle popolazioni di quella Valle, per indagare sui sopprusi attuati nei lo ro confro nti dalle truppe bresciane. Il Brognoli scrisse: "sono incredibili le devastaz ioni , i svaliggi , le violenze che vengono praticate nei Paesi d.il Nostro Militare" . li s uccessivo IO agosto, il Ilrognoli scri sse però che il M.irtinengo e il Bcccalossi furono costrelli a fuggire d.i Bagolino in conseguenza delle minacce ricevute <lai militari che si rifiutavano di seguire i due rappresentanti del Governo, e c he esigevano di essere g iudicali da un tribunale mi litare e non civile. Il Battag lione venne qu indi trns lc rilo a Ilrescia , ma anc he qui fu impossibile eseguire gli arresti de i responsabili. li llrogno li non scrive come si sia risolto il problema; ma l'Anonimo diarista del ms. 13684 scrisse che uno de i soldati bresciani richiamalo in città per i fatti di Bagolino, si era impiccato. Dopo la fine delle ribe llion i e la fuga <le i controri voluzionari , specialmente verso i territori imperi.ili del Trentino, il princ ipale problema che il Gove rno Provvisorio s i trovò ad affrontare fu quello de lle continue incursioni, nei territori bresciani , degli emigrati. Secondo il Brognoli le prime incursioni avvenne ro in Val Sabbia intorno al 13 maggio. li Riccobelli scrisse che i fuoriusci ti hresciani si riunirono in handc e che dal Trentino calavano ne i paesi della Valle saccheggiando e derubando le princ ipali case, specialme nte quelle <li coloro che erano legali a l Governo bresciano.

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Anonimo, D iario ... , 8 agosto.


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Que ste continue incurs ioni po sero le popolaz ioni d e ll e va lli ne ll a m ass ima ins ic urezza; iI Governo s i trovù così ne ll a necessità di trovare un rime dio e fficace e dec ise la creazione di un Reggime nto d i Cacc iatori 85 , c he vennero stanz iati lungo i co nfin i de l Tirolo per te nta re di fronteggiare le incurs io ni de i ribe lli . L' istituz ione di questo corpo non contribuì a risolve re il problema. TI Riccobc lli scri sse c he il c orpo d e i Cacciatori non se rvì a nulla e c he vennc so lame nte a g ravare sull 'e rario d c lla Repubblica. Il proble ma deg li e m igra ti po teva a questo punto esse re ri so lto s olame nte g raz ic ad un interve nto de l Gove rno imperia le. li 7 g iug no il Brogno li ri co rda c he il Commi ssario O rdinario llarg nani scri sse al G o verno , dal Cantone d e lla Mo ntagna , riferendo d ' esse rs i inco ntrato con g li uflìc iali austriac i Kraff e Muller d ai qua li ebbe l' a ss ic uraz ione d 'avcr ric e vuto , d a i loro s upe r iori , l'ord ine di far r is pe ttare i co nfini , fra i te rritori imperiali e que lli bresciani , e soprattutto le persone. Ino ltre i duc uffic ia li comuni caro no a l Ua rg nani d ' aver rice vuto anche l' ord ine di di sanna rc tutti g li e mig rat i e di imporre loro di trasferirs i ne i te rritori interni de l Tiro lo. Il s uccess ivo 2 1 agosto , pe r te ntare di ri so lvere il prob le ma , il rappresentante Pe de rzo li propose a l governo l' emana z io ne di un ' a mni s tia gene rale ne i c onfronti degli e mig rati . Q ues ta propo sta venne s ubito ac cantona ta ed il Comitato di Vig ila nza s i scag liò contro il Pcderzoli e fu so la mente l' intervento del S avold i c he g li e v itò l' arres to . Subito ve nne fatta una co ntroproposta , da parte del rapprese nta ntc Estore Martine ngo che racco lse i favori de l Governo. E g li propone va la fu c ila z ione di tutti i ribelli se nza a lc una di stinz io ne . Nonos ta nt e tutti g li s forz i de l Governo, ne l te nta ti vo di ri s o lve re questo pro ble m a , la que s ti o ne Jeg li em igrati restò s empre mo lto viva.

Appendice numero I Piano de lla Uuardia C ivica Nazional e a Piedi 86 S ia d iv isa la C ittà in q ua llro Q uartie ri , o Rioni , ed og ni Rio ne darà un battaglio ne di Volontari , c he deve esse re co mposto di c inque C ompag nie , og nuna d i duecento uomi ni . PRJMO QUARTIERE Dall a Porta Pile po rtandosi lungo la Ga ra t: e discende ndo per Rossovera s ino ad Arco vecchio , indi pel C o rso s ino a Po rta S. G iovanni ; Piazza d ' Arm i in c ima Rossovera .

85 RaC"Co!ra K<,

d ei Decreti ... , voi. Il , num . 453, pag. 160 Raccolta dei Dl'ITl'ti . .., voi. L num. 90, p . 59


L't:sercilo d ella Repuhhlica !1resciana

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SECO NDO QUARTIERE Dalla Piazzetta d'Arco Vecchio per il Corsclto di s_ Agata piegherà sotto il Volto Martinengo per aver la Piazza del Me rcato del Lino per la riunione della Trnppa, indi continuerà per il Cavalletto sino al Ramparo; Piazza d ' Anni Mercato del Lino. TERZO QUARTIERE Da S. Agata si prende rà il Tresandcllo di S. Amhrog io sino in Piazza del Duomo, indi alle Porle del Vescovado si porterà d irettamente in Mercato sino al Ramparo; Piazza d ' Armi il Novarino_ QUA RTO QUARTIERE Da S. Agata per la linea del terzo Quartiere sino al Mercato nuovo, e verso sera la linea c he di vide il secondo Quartiere. Piazza d ' Armi la Piazza avanti l' Ospitai Magg iore. Ogni Rione darà un Battaglio ne di volontarj , che deve essere composto di cinque Compagnie, ognu na di duecento uomini _ Gli Uffiziali di Rattaglione saran no i seguenti , cioè un Capo di Battaglione, che dovrà essere abitante nel Quartiere, che fornisce il Battaglione, come pure gli altri Uffiziali , c he saranno: Cinque Capitan i, Cinque primi Tenenti , Dieci sotto Te nenti, Cinque Alfieri , Cinque Sarge nti (sic !), C inquanta Caporali , Dieci Tamburi , e un Capo Tamburo, che saranno pagati . Ogni Capitano ri sponde rà de lla sua Compagnia. Ogni Capo di Battaglione risponde rà de l suo Battaglione. Vi sarà un Generale. Due J\jutanti. Quallro Aggiu nti che formeranno lo Stato Maggiore della Guard ia Nazionale. Il Ge nera le rilascerà gli ordini a lulla la Guardia Nazionale , e li riceverà dal Commissario decretato in appresso. REGOLAMENTO 'folli dovranno arruolarsi , come Volontarj , e da questi verranno sciclti gli Uffiziali . I. Di mano in mano che saranno arruolati i Volontarj, questi saranno in propor1,ionc ripartili ne lle Compagnie, perché il Battaglione deve essere in piedi subito, e le Compagnie saranno completate in seguito. 2. Messo sotto le Armi un Battaglione, presterà il giuramento solenne alla Patria sotto le Bandiere. 3. Il loro servizio sarà solo in C ittà, e monteranno le guardie tutte, che verranno ordinate 4. Porta Torrelonga, e S. Giovanni saranno cope1te dai primi Tenenti 5. Le altre tutte da Uffiziali subalterni.


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6. Due ore prima del mezzog iorno que lli c he sono comandati per la guardia si porteranno alla Piazza della Na1.ione, ed eserc iteranno un ' ora, ind i si po1te ranno al cambio de lle guardie . 7 . Le feste, due ore prima di mezzogiorno, eserc iteranno tutti i Battaglioni fino mezzogiorno. 8. Alla gran Guardia vi starà un Capitanio. 9. L' interno del Palazzo Nazionale sarà guarnito dai Legionaij . IO . Nei quattro Quartieri vi saranno quattro Corpi di Guardia coperti da un Ufficiale, dove sararn10 d epositate le am1i tutte del Battaglione. 11. In ogni emergenza quando suona la Generale, nmi li Volonta1j dovranno correre ed annarsi, e schie rarsi sull a Piazza più grande del Quartiere, e gli Ajutanti a cavallo andranno a l Palazzo Nazionale per gli ordini . 12. Questo Corpo Nazionale non avrà di paga c he la riconosce nza de lla Patria, e il premio , che la Virtù dona a se stessa. 13. La Guardia Nazionale sarà vestita - Ve lada verde con filetto rosso, chiusa, senza havarcsc , collarino rosso, e filetto bianco, calzoni lunghi verdi , e g ilé rosso con filetto bia nco ; restando pcrù in lihc rtà ciascuno di vestire qualunque abito, e sti valetti corti . Il Cappello con piuma verde e rossa. I distintivi degli Uffiziali a norma de i Legiona1j . Il Generale porterà la lascia di Ge ne rale di Rrigata. 14. La Nazione non passa che le anni , e le muniz ioni. Vi sarà la Banda come ne i Legiona1j , e questa con paga. Brescia 26. Mar.lo 1797

li Comitato Militare approva Estorc Martinengo Collconi Presidente Antonio Sabatti ) Tommaso Ramhadini ) de l Comitato Luigi Torre ) ) Faustino Tonelli Il Comitato di Pubblica Vigila nza approva Giacomo Lecchi Pres ide nte Giuseppe Beccalossi del Comitato Carlo Antonio Cocchctti del Co mitato Gioacchino Colombo Segr.

Appendice numero 2 Piano de lla Cavalleria Civica Nazionale Frazionaria in Città e Provincia87

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Rw:cottu dei Decreti.... voi. i , num. 11 2, p. 79


/ ,'/ìsercito della Rep11hhlù:a fJre.w:iarw

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Sia d iv isa la Città in quattro Quartieri , o Ri oni , c he saran no li seguenti: PRIMO QUARTIERE Dalla Porta Pile portandosi lungo la Garza; e discendendo per Rossovera sino ad Arco vecchio, indi pe l Corso sino a Porta S. Giovanni; Piazza d'Armi in c ima Rossovera. SECONDO QUARTlERE Dalla Piazzetta d'Arco Vecchio per il Corsetto d i S. Agata pieghe rà sotto il Volto Martinengo per aver la Piazza del Mercato del Lino per la riunione della Truppa , indi continuerà per il Cavalletto sino a l Ramparo; Piazza d'Armi Mercato del Lino. TERZO QUARTIERE Da S . Agata si prenderà il Tresande llo di S . Ambrogio sino in Piazza de l Duomo, indi alle Porte del Vescovado s i porterà direllamcnlc in Mert~alo sino a l Ramparo; Piazza d'Armi il Novarino. QUARTO QUARTIERE Da S. Agata per la linea de l terzo Quartiere sino al Mercato nuovo, e verso sera la linea c he divide il secondo Quartie re. P iazza d ' Armi la Piazza avanti l'Ospitai Maggiore. S ull a direzione de' Quartieri, o Rioni sia ripartita la Cavalleria. Ogni Quartiere darà una Compagnia di c inquanta Cavalieri , che si manterranno da loro. Questi s i daranno in nota come vo lontari , e dal Corpo verranno eletti gli Uffic iali c olle stesse Regole de ll'Tnfanteria. Le quattro Compagnie l'òrmeranno due Squadroni , che fan no una di visione. Li Uffic iali faran no un Capo di Squad rone. Due Capitani primi , Due Capitani secondi, Quattro primi Te nenti , Otto sotto Te ne nti , Quallro Sergenti, Sedici Caporali , Due Trombe che saranno pagate. Questi dipe nderanno dal Generale de lla Guardia Nazio nale. Si userà la stessa regola de l primo, e secondo Capitolo de ll'lnfanteria. li loro servizio sarà in Città, e C hiusure. Al Pa lazzo Nazionale monterà ogni g iorno un picchetto di dodici uomini , con un Officiale subalterno a disposi zione del Governo Provv isorio un ' ora prima de l mezzogiorno, e vi starà ventiquattro ore. Due Officiali saranno di ordinanza al Comitato di Vig ilanza, e Militare. Le Arm i saranno provv iste del proprio a norma della mostra dei Volontari. Queste saranno una Sciabla, due Pisto le da fonda , ed una Carabina. TI Vestiario sarà all' usanza, c ioè corpetto rosso con colaro verde e filetto rosso,


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e pclizzctto verde fornito di pelo nero , una patrona nera, e fascia verde con gruppi bianchi , sopra calzoni verdi filettati di rosso, e bianco, e berrettone di pelo lascialo di rosso, e filettato di bainco, pennacchio rosso. e verde con cordoni tricolorati. Forniture del Cavallo. Sella Ongarese, pelle di pecora nera sopra. Rrig lia liscia nera. I ,i Officiali avranno i distintivi dei Legionari. AJ suono della Generale si renderanno alla Piazza Nazionale in ordine di Battaglia. Questo Corpo avrà di paga lo stesso dell 'lnfanteria Nazionale. Ne' giorni festivi si porterà al Campo della Fiera un 'ora prima di terza ad esercitare. La notte verrà al Palazzo Nazionale un altro picchetto di dodici uomini , e due bassi Ufficiali per formare due Pattuglie notturne al circondario interno della Città. Brescia 29. Marzo 1797 Pietro Suardi Presidente Mario Longo del Governo I ,elio Ferrnroli ciel Governo Ippofilo Bargnani Segr.

Appendice numero 3 Piano d'organizzazione della Guardia nazionale Rresciana 88 La difesa delle proprietà , e la rigorosa conservazione dell ' ordine sociale sono i più essenziali vantaggi , c he deve desiderare, e può esigere un buon Cittadino dalla Società in cui vive; così diventa preciso dovere d 'ogni individuo di secondarc quelle mjsure, che la Società slcssa avrà adottate come le più proprie per un sì importante oggetto. La libertà da noi tanto sospirata esige la più vigorosa difesa dalle insidie interne, come dalli attacchi esterni . Il Cielo , ed una generosa Nazione ci proteggono al di fuori , a noi no n resta, che vegliare per l'interno. Dietro l'ordine però del Governo Provv isorio il Comitato Militare si presta all'organizzazione d'una Forza Armata per questa Città, onde assicurare la Pubblica lran4uillità, ed il rispetto dovuto alle persone, ed alle proprietà. TITOLO PRIMO Organizzazione

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Raccolta dei Der.reti ..., voi. I. num . 85, p. 126


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La Guardia Nazionale Bresciana sarà il titolo di questa unione di C ittadini Armati. Essa sarà sotto g li ordini immediati d ' un Comandante Generale, che verrà proposto dal Comitato Militare, e sancito dal Governo Provv isorio. Art. I . Tutti li Cittadini maschi fino all'età di 50. anni , che hanno stabi le domic ilio in questa Città saranno indi vidui di questa Guardia Nazionale. Essi saran no di visi in quattro llattaglioni corrispondenti ai quattrn Quartieri ossiano Rioni di questa Città, da c ui prenderanno i numeri ri spettivi. Ilo Comandante Generale av rà sotto li suoi ordini due Ajutanti Generali , e quattro Aggionti. /\rt. 2. Ogni Battaglione sarà di dieci compagnie, fra le quali una di Granatieri, una di Cacciatori ed otto del centro; le due prime compagnie, cioè Granatieri , e Cacciatori saranno scelte sopra tutto il Rione , e le altre saranno prese in modo, che si possa colla maggio r celerità unire le Compagnie. FORMAZIONE Dello Stato Maggiore Ge neral e I Comandante Generale - 2 Ajutanti Generali - 4 /\ggio nti - 14 Musici fra i quali un Maestro - I Tesoriere Generale - I Capitano di Musica - I Tamburo Maggiore Stato Magg iore di ciascun Bauaglione 1 Capo di llattaglione - I Ajutante Maggiore - I Ajutante Basso Uffic iale Po rta Stendardo Sottotenente - I Capo Tamburo - I Tesoriere - I Chirurgo

Formaz ione delle Compagnie I Capitano - I Luogotenente - 2 Sottotenenti - I Sargcnlc Maggiore - 4 Sargenti - I Caporale Foriere - 8 Caporali - 2 Tamburi TITOLO SECONDO Ordini ed Attributi d'ogni grado Art. I . Il Comandate Generale ha sotto i s uo i rodini i quattro Capi di Battaglione: con questi consiglia su tutto ciò, che concerne il servizio, cd a cui trasmclle gli ordi ni , che li saranno comunicati dagli organi che stabilirà il governo. Art. 2. Gli Ajutanti Generali son o incaricati de ll'esecuzione degli ordini che loro sono stati dati dal Comandante Generale; de lla vig ilanza immediata su la poliz ia dei posti confidati alla Guardia Nazionale; dell'unione generale , di a ltri distaccamenti in tutti i casi. Art. 3 . Uli Aggionti po1teranno gli ordini del Comandante Generale. Essi saranno attaccati al suo Uffizio sotto la direzione degli Ajutanti Generali, e raduneranno la Guardia, o i distaccamenti. Saranno obbligati di assistere per turno a montare la Guardia.


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tuciano Favcrzani

Art. 4. I Capi Battaglione saranno sotto gli ordini del Comandante Generale im.:aricati di farne eseguire gli ord ini con esattezza. Essi hanno sotto i loro ord ini un Ajulantc Maggiore, un Ajutante bass' Uffiziale, cù i Capi delle Compagnie coi quali corrispondono per c iò, che riguarda ilo Servizio. Art. 5. Gli Ajutanli Maggiori riceveranno gl i ordini dai loro Comandanti, li comunicheranno ai Capitani delle Compagnie, ed invigileranno all'esecuzione. Essi comanderanno il Servizio degli Uffiziali, e ne terranno ad elTctlo un Controllo. Art. 6. Gli Aj utanti bassi Uffiziali saranno sotto gli ordini degli Aju tanti maggiori, Ess i comanderarrno il servizio nel Battaglione, riuniranno le Guardie, e le condurrarrno a l luogo di riunione generale. Essi terranno il Controllo dei bassi Uffiziali . Art. 7. li Capitano comderà la sua compagnia, e vi farà eseguire gli ordini datigli dal Capo Battaglione. Arl. 8. Il Luogotenente comanderà la prima sezione della compagnia, ed è subordinato al Capitano. Art. 9. Il Sottotenente comanderà la seconda sezione, e sarà suhordinato al Capitano, c d al Luogotenente. A1t. 10. li Sargente Maggiore avrà l'ispezione su tutta la Compagnia, di cui terrà il Controllo, comanderit il servizio, e trasmetterà al proprio Capitano gli ordini presi dal Capo Rattaglione, o dall ' Ajutante Maggiore. Egli è subordinalo al Sottotenente. Art. 11. I Sargenti comanderanno la loro sotto divisione, e sono subordinati al Sargente Maggiore. Art. 12. I Caporali Forie ri sono incaricali di tenere i Registri di fare gli Stati , sono sotto la direzione del Sargcntc Maggiore col quale corrispondono per la contabilità della Compagnia , e sono subordinati ai Sargenli . Art. 13. J Caporali comanderanno a i loro plotoni, ed ubbidiranno ai Sargenti. Art. 14. I Tesorieri sono sotto g li ordini del Tesorier Ge ne rale. Essi sono incaricati de lla contahilità del loro Battaglione sotto l'ispezione del Capo. I Sargenli Maggiori sono subordina ti ai Tesorieri. Art. 15. 11 Tamburo Maggiore avrà l' ispezione dell'istruzione generale de i Tamburi della G uardia Nazionale. 1 Caporali , e Tamburi maestri g li saranno subordinati. Questi ultimi sono incaricati dell 'istruzione dei tamburi di c iascun Rattaglione, i quali devono ubbidire. TlTOLO TERZO Nominazione ai differenti gradi , e loro durata. Art. I . Il Comandante Generale , ed i Capi Battaglioni saranno nominati dal Governo Provvisorio da cui saranno rimoss i in caso di demerito, ma non dureranno che tre mesi. Art. 2. Passati tre mesi a principiare dal giorno della pubblicazione del presente tutte le nomine degli Uffiziali saranno rinnovate; dopo quest'epoca ne sarà rinnovato un quarto ogni tre mesi, e verranno eletti nel modo che segue.


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Art. 3. E ' se rbata al Comilato Militare la scelta degli Ajutanti, Generali, de' quattro Aggiunti , del Capitano di Musica, e de l Tamburo maggiore, che do vrà essere sancita dal Governo Provvisorio. Art. 4. I Tesorieri gencralc e particolari, i Chirurghi in capo e di Battaglione saranno nominali dal Consiglio ammini strativo: i primi saranno tutti risponsabili , ed avranno una sigurtà per una somma determinata dal Consiglio sudde tto; gli Ajutanti maggiori, e gli Ajutanti Bassi-Uffiziali sono nominati dal capo Battaglione . Art. 5. Tutti gli altri gradi dal Capitano al caporale saranno eletti dalle rispettive compagnie per via <li scrutinio segreto alla assolula maggiorità de ' voti, cioè dell a melà più uno, colla presidenza del Comanda nte della compagnia: i cittad ini già grad uati potranno esscrc rieletti; questi Uffiziali e sollo Uffiziali samnno addetti alle rispetlive compagnie, che dovranno csser formate nel modo che sarà indicato. Art. 6. In caso, che nel primo, e secondo giorno d i ser vizio non risultasse lo stabilito nell'articolo precedente, i due candidali , che avranno unito i maggiori voti ne l secondo giorno concorre ranno soli nel terzo, e quello, che avrà la maggiorità sarà definitivamente ele tto. A voti eguali il più vecchio sarà prescelto. Art. 7. I Caporali Tamburi saranno eletti dal Capo Ballaglione, saranno scelti fra i Tamburi più esperti.

TITOLO QUARTO Un iforme Vestito verde con filetto rosso , chiusa senza rivolte , collarino rosso e filetto hianco, con paramani eguali , calzoni lunghi verdi filettati <li rosso con sti valetti corti neri, gilè rosso filettato di bianco, cappello montato alla francese con Pennacchio verde e rosso. Potrà ognuno però metter che abito vuole. Uli stendardi saranno a lrc colori, verde, bianco, e rosso aventi un ' iscrizione C ivica, ed il numero del Battag lione. TITOLO QUINTO Regolamento per il Servizio. L a conservazione della vita, e delle proprietà d 'ogni Cittadino è l'oggetto più inle ressante d'ogni buon Governo, e che interessa slrcllamente tutti i Cittad ini. La Forza armala è quella sola, che può ouenere questo fine. Ogn ' uno a<lunque è obbligato a prestarsi al servizio, che la società è in dirilto <li esigere per la comunc prosperità. li servizio perciò della Guardia Nazionale Besciana sarà regolato come segue. Art. I. Il Sargcnte Maggiore di ogni compagnia terrà un controllo nominativo <li lulli i Cittadi ni del circondario , che dovrà comporre la compagnia: essi vi


I,11ciano Fmwr w ni

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saranno iscritti per ordine di nume ro , e comandati dal principio del lihro fino alla fine , e quindi si ricomjncierà . Art. 2. Il buon o rdine, e<l il rispetto dovuto alle proprie tà non essendo mai meglio assic urati , se non quando quelli , che vi hanno il maggior inte resse, vegl iano per mantenerlo, così nessun Cittadino o Frazionario pubblico potrà farsi da un altro rappresentare nel servizio, c he g li toccherà: ma se gli passerà il suo turno in vista delle prodotte legali esenzioni pagando però a tito lo di grati fi cazione una somma proporzionata al suo avere, la quale verrà qui sotto determinata. Art. 3 . Dovendo il servizio giornal iero essere comple to , quelli che otterranno l' ese nzione media nte l'im posizione corrispondente alla sua classe, dovranno essere sostituiti da altri cittadini , c he frazioneranno fuori <lei loro turno ord inario, ai quali verrà corrisposta la gratificazione stabilita di lire 3. Gli Uflìziali saranno so ttoposti pure all ' imposiz ione spettante per la loro classe , coll'obbligo di più di trovare tra il loro corpo un sostituto, che dovrà essere approvato dal capo d i Battaglione. Art . 4. Chiunque comandato di serviLio, che se nza valida ragione non si sarà presentato al luogo di riunione, oltre la pena <li 24. ore <li arresto ordinato dal C apo Uattaglione sul solo rapporto <lei Capitano, paghe rà in via <li ammenda il doppio de lla somma corrispondente alle sue facoltà, e fissata per l'esenzioni. Art. 5 . Quelli , che a cagione di malattia, d'infermità, o di altro giusto motivo saranno nel caso di essere esentati dovranno dirige rsi al Consiglio amministrati vo della Guardia Nazionale, il quale solo resta incari cato dell 'esame dei titoli d 'ese nzione, e che dopo a ver giudicato del la loro kgillimità può solo accordarl a, o negarla . Le varie classi dc' Cittadini sono per rispetto alla imposizione ridotte a quattro Prima li r. 40 - Seconda lir. 20 - Terza lir. 10 - Quarta lir. 2 . Art. 6 . Le esenzioni , di cui qui sopra si tratta non potranno avere il loro effetto , se non pcl servizio ordinario, e giornaliero . In tulli que i casi in cui la sicurezz;;1 pubblica facesse battere la Generale , lutti i C ittadini inscritti nei controlli dei di versi Rarraglioni sara nno obbligati di portarsi armati sotto lo stendardo ri spettivo , eccdto un valido impedimento. TITOLO SESTO Formazione del Consiglio Amministrativo e suoi Attributi Art. I . Saravvi un Consiglio Amministrativo generale sotto l'lspczione del Governo provvisorio, e sarà composto come segue. I Uffiziale del Governo Presidente Delegato a tal effetto dal Governo li Comandate Generale - Il primo Ajutante generale - 4 Capi di Battaglione - 2 Capi tani - 2 Luogotente - 2 Sottotenenti. Il Tesoriere generale senza voce deliberativa. li primo consig lio sarà formato, oltre l'Uffiziale de l Governo , dal


L't:serciw della Repubblica Bresciana

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Comandante Generale , e dal primo Ajutante generale, dagli Uffi ziali de' più vecchi di servizio in ogni Compag nia di tutti i Battaglioni , questj dicci ultimj membri saranno ogni due mesi rimpiazzati per metà da quelli che g li sussegui ranno per anzianità neg li stessi gradi , e così di seguito sino a c he og ni Uffiziale di ogni grado vi sia stato impiegato; a quest'Epoca li più anziani rie ntreranno in runzione. Art. 2. Il Consig lio Am ministrati vo veglierà scupolosa mentc alla ricezio ne delle somme provenienti dall'esenzione , o ammende , e o rdinerà le spese necessarie ; ma sarà economo di tali fondi , che non devono impiegarsi se non in sollievo lkgli abitanti poco benestanti , o carichi di fami g lia, che prestano i loro ser-

vtzJ. Art. 3. E sso si farà rende r conto qualunq ue volta g iudicherai lo conveniente delle Somme rimesse alla di sposiz io ne de l Tcsorier generale. stabilirà la spesa , e la r icevuta, come pure l'Entrata, e la Sortita delal c assa generale. Art. 4 . Il Consigl io sarà g iudice definiti vo delle differenze, che insorgessero fra i Cittadini component i la Uuardia Nazio na le per affari re lativi ad ammende , cd impos te. Art. 5. Esso pronum.: icrà su la validità de i Titoli de lle e scn:1.ioni di erviz io , e determi nerà sopra le informazioni positi ve, che avrà prese sopra il !,JTado in cui saranno posti i C ittadini esenti , e le som me che in consegue nza dovranno pagare. t\rt . 6. li Consig lio non potrà de liberare se no n sarà compos to della metà dei Membri , e de l Preside nte . T ITOLO SE'ITIMO Contabilità Art. I . Saravvi una Cassa gene rale, e quattro particolari , la prima sarà sempre ne lla Casa del Comandante Generale. Essa sarà c hiusa a tre c hi avi di c ui una res terà in ma no de ll ' Ulfiziale del Governo aggionto a l Co nsig lio , la seco nda in quella del Coma ndante Generale, e la te rza tcrrassi dal Tesorier Ucnerale . t\rt. 2. Sarannovi molt i reg istri aperti . li primo di ricevuta e spesa , oss ia d 'entrata e sortita di Cassa Il secondo in cui saranno inscritti pe r ord ine d i sezione e di Quartiere i Cittad ini , c he avranno ri cevuto le esenz ioni, ed in questo saranno esatta mente seg nate le somme, c he avranno pagate og ni turno di serviz io secondo il prezzo a cui saranno slati tassati . Il te rzo servirà a regis trare nello s tesso ordine il montare de ll e ammende di coloro, c he avranno mancato il servizio. li quarto tenuto nello stesso ordine affine di semplificare le operazio ni ; servirà u conoscer l' impiego de lle somme state determinate dal Consig lio a tito lo di soccorso , o d ' indennità so ltanto. Le spese particolari saranno registrate su d i un picco] libro, e riportate sul libro di Cassa.


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Art. 3. Il Consiglio dopo di aver stabilito la natura delle spese, che dovranno per quanto è possibile essere consecrate in soccorso de' Cittadini poco benestanti , che faranno servizio nella Guardia Nazionale, farà aprire un registro dove con cura, e precisione sarà segnata la natura delle spese. Questo registro sarà segnato Numero 5. Alt . 4. Non si accorderà alcuna somma a titolo di soccorso se il bi sogno non è provalo dal Capitano, visto dal Capo Battag lione, ed approvato dal Consiglio Anuninistrativo, che dovrà fra 24. ore rispondere alle petizioni di soccorso. Alt. 5. Le Casse particolari d 'ogni Battaglione staranno presso il Capo Battaglione. Esse saranno chiuse a due chiavi, una starà in mano del Capo, l'altra del 'Jèsoriere. In tali casse verrà dai Capitani delle Compagnie portato og ni sabbato l' ammontare delle esenzioni , ed ammende, e versalo dal Tesoriere nella Cassa generale il sabbato seguente. Essi re nderanno conto a questa stessa Epoca delle somme loro fornite dalla cassa generale; essi terranno gli stessi registri ri guardo al loro Battaglione, che tiene il Tesoriere generale. Art. 6. La ricezione delle somme per le esenzioni, ed ammende si farà nel modo seguente. Il Sarge nte maggiore d 'ogni compagnia terrà sotto l'ispezione, e responsabilità del Capitano un Controllo, il di cui duplicalo sarà rimesso al Capo Battaglione; in questo saranno separatamente segnati da una parte quegli individui , che avranno un esenzione a perpetuità , dall'altra quelli , che l' a vranno momentanea. Art. 7. Arrivando il turno di servizio per li esenti, il Sargente maggiore comandandoli riceverà dandone ricevuta il prezzo lisso per l'esenzione, ne renderà conto al Capitano, e le somme provenienti verranno ogni sabbato versate nella Cassa del Battaglione, mediante la ricevuta del Tesorier particolare. Il Capitano terrà quattro libretti corrispondenti ai quattro registri del Tesoriere di Battaglione. Alt. 8. Le anunende saranno esegibili dentro 24. ore, e si verseranno nel modo prescritto per le esenzioni .

TITOLO OTTAVO Mani morte Art. I . Saranno compresi in questa classe tutti i Corpi religiosi regolari viventi insieme, o soggetti a regole uniformi come i Canonici. Art. 2. Essi pagheranno al mese per ogni individuo una somma, che sarà fissala dal Consiglio Amministrati vo proporzionata alla ricc hezza del loro stabilimento giammai minore però di lire 3. Alt. 3. Mediante tale retribuzione essi sono scaricati dalla cura di veg liare personalmente alla pubblica sicurezza. Art. 4. Il titolo di ecclesiastico già promosso ag li ordini sacri basterà pe r ottenere a c hi la chiederà l'esenzione dal servizio personale contro però il pagamento giusta la rispettiva classe. Art. 5. Sono eccettuati dagli Articoli qui sopra esposti i Curati inservienti le Parrocchie, i loro Coadjutori, e Sagristani in attuai servizio delle Chiese.


L't:sercito della Repubblica Bresciana

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Ogni prete o curato compreso in questa esenzione dovrà farsi inscrivere al Governo Provv isorio, e portare il nome de ' preti , che servono la stessa Parrocchia o Chiesa. TITOLO NONO

L' istituzione d'una retribuzione per le esenzioni ed ammende è stabilita non so lo per soccorrere li Cittadini poco benestanti; ma anche per installare un numero di Medici e Chirurghi, onde possa la classe laboriosa dopo esser stata soccorsa ne' suoi penosi travaglj trovare, allorché soffre delle malattie, od altri accidenti , quei suffragi , che deve attendere dalla società a c ui essa è tanto essenzialmente utile. Art. I. Questo Corpo sarà composto del Chirurgo in Capo, e dei Chirurghi di Battaglione: essi saranno vestiti coll ' uniforme del loro grado, cd avranno il numero del loro Ilatlaglionc. Art. 2. 1 Medici , e Chirurghi saranno eletti dal Comitato Militare, che li presenterà al Governo Provvisorio per essere approvati . indi passeranno al Consiglio Ammi nistrativo onde presteranno il Civico Giuramento con promettere di coprire con probità e zelo l'impiego, c he loro è confidato. Art. 3. Ogni Medico, o Chirurgo, dovrà alla domanda d ' un Cittadino del suo Rione rendersi presso di lui , prestargli soccorso, ed asssistenza in caso di malattia od accidente. Ma in caso che g li sia dimandata una esenzione dal servizio, esso non potrà farla, che di concerto col Capitano in presenza di cui il Certificato avrà il visa dal Chirurgo, e da esso indi portato al Capo Battaglione, che prenderà le necessarie informazioni , lo spedirà al Consiglio Amministrativo per la difinitiva dete rminazione. Art. 4. li Consiglio Am ministrativo stahilirà la indennità, che crederà dover concedere ai Medici, e Chirurghi. Art. 5. In qualunque caso potrà il Consiglio Amministrativo aumentare il numero de' Cgirughi, cd aggiungere dei Medici. TITOLO DECIMO Esercizio della Guardia Nazionale J\rt. I . Due ore prima del mezzo giorno la Guardia comandata si porterà alla Piazza della Nazione, ed eserciterà un 'ora, indi darà il camhio alle guardie. Art. 2. Le Feste due ore prima del mezzo giorno eserciteranno tutti i Battaglioni su le Piazze dei loro Rioni .

Dovendosi a momenti installare la Guardia Nazionale Bresciana se ne pubblica colle stampe il Piano combinato in tutti i suoi punti . Estore Martinengo Collconi Presid. Luigi Torre


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Luciano Favf'rzani

Antonio Sabatti Lucrezio Long o Faustino Tonelli Niccolini Segr. Adì 8 Aprile 1797. llrescia Il Governo ha approvato il predetto Piano e decreta che sia eseguito e stampato a lume et:. Pietrn Suardi Presid. Arici del Governo Mare' Antonio Fe' del Governo Bargnani Segr.

Appendice numero 4 Piano d' organizzazione per le Milizie dei Giovanetti di Brescia89 E' troppo giusto di secondare le brame dei Giovane tti, e coltivare in essi lo spirito Militare, perché in tal maniera avrà la Patria dei Cittadini agguerriti. La Patria sarà così sempre difesa, le proprietà saranno rispettate, e l'ordine sociale non cesserà d 'esservi mantenuto. Il Consiglio Amministrativo dunque stahi liscc di porre un regolame nto nella Milizia dei Giovanetti di Brescia, perché tra essi regni una pe1fetta unione, e ne succeda il buon ordine. TITOLO PRIMO

Organizzazione Speranza della Patria, sarà il titolo di questa unione di Cittadini. Essa sarà sotto g li ordini d ' un Comandante Generale, che sarà eletto dalla Commissione delegata dal Consiglio Ammù1jstrativo della Guardia Civica Nazionale. Articolo Primo Essi saranno divisi in due Battaglioni , cioè il primo, ed il secondo Rione formerà il Primo; il terzo, ed il quarto formerà il Secondo. Articolo Secondo Ogni Battaglione sarà composto di quattro Compagnie.

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Raccolta dei f)ecreti ..., voi. Il , num. 477, p. 194


l.'F.sercito della Repubblica flresciana

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Formazione dello Stato Maggiore Generale Un Comandante Generale Un Aiutante Generale Un Aggi unto Un Tamburo Maggiore Stato Maggiore di ciaswn Rattaglione Un Capo Battaglione Un Aiutante Maggiore Un Porta Stendardo Un Capo Tamburo Un Quartie r Mastro Formazione delle Compagnie Un Capitano Un Luogo Te nente Un Sotto Te ne nte Un Sargente Maggiore Due Sargenti Un Caporal Foriere Quattro Caporali TITOLO SECONDO Ordini , ed attributi d 'ogni grado Articolo Primo Il Comandate Generale ha sotto i suoi ordini li due Capi Battaglioni. Con questi passerà d ' intelligenza rapporto al servizio. Articolo Secondo L' Ajutante Generale sarà incaricato dell'esecuzione degli ordini, e vigilerà che tutto vada a dovere. Articolo Te rzo L'Aggiunto sarà subordinato ali' Ajutante Generale. Egli porterà gli ordini del Comandante Generale. A1ticolo Qua1to I Capo Battaglioni saranno sotto gli ordini del Comandante Generale. Essi hanno sotto di loro gli Ajutanti Maggiori , e Capitani delle Compagnie, corrisponde ndo seco loro per quel c he riguarda il servizio. Articolo Quinto Gli Ajutanti Maggiori riceveranno gli ordini dai loro Comandanti , e li cornu-


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tùcheranno ai Capitani delle Compa1:,TJ1ie , vigileranno all 'esecuzione dei medesimi , avranno un contrnllo per comandare gli Uffi ziali , e Bass' Uffi ziali in servizio. Articolo Sesto Il Capitano comanderà la sua Compagnia, e farà eseguire gli ordini avuti dal Capo Battag lione. Articolo Settimo li Luogo 'Jèncnte comanderà la prima sezione, sarà subordinalo al Capitano . Articolo Ouavo Il Sotto Tenente comanderà la seconda sezio ne , sarà st1bordin ato al Capitano , e Luogo Tenente. Articolo Nono Il Quartier Mastro avrà in custodia lutli gli effetti, ed attrezzi del ri spettivo Ilattag lionc. Articolo Decimo li Sargente Maggiore avrà l'i spezione su tutta la Compagnia, e trasmctlerà al proprio Capitano gli ordini avuti dal capo Battag lione, o dall' Ajutante Maggiore. Egli è subordinato al Sotto Tenente . Articolo Undecimo Il Sargenlc è subordinato al Sargente Maggiore . Articolo Duodecimo I Caporali Forieri terranno il Registro della Compagnia, sono subordinati ai Sargenti . Articolo Decimoterzo TI Tamburo Maggiore avrà l' ispezione generale sui Tamburi del Corpo , ed i Capo 'là mburi sono subordinati al Tamburo Maggiore.

TITOLO TERZO Sarmmo fissate due Casennc, quali servirnnno alla riunione dei Battaglioni; volendo formare tutto il Corpo, sarà unito in una delle due a piacere del Comandante Generale. Servizio, e Disciplina Essi non forniranno , che la Guardia della Caserma, ove sarà custodita anche la bandiera del battaglione: questa dovrà essere composta d ' un Ufficiale, un Caporale , e quattro Volontari ; non rimarranno che sino le ore ventiquattro; indi si ritireranno alle loro case per ritornarvi la mattirrn seguente.


L't:sercilo della Repubblica Bre.w:iarw.

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Nei gio rni Festi vi eserciteranno nel maneggio dell'armi alla mattina, o ppure al dopo pranzo, come sarà ordinato dal Comandante Generale. [n simili giorni potranno andare in pattuglia, ma però dopo te rminata la Dottrina, e non potranno far pallug lia dopo le ore ventiquattro, anzi resta assolutamente pro ibito; e guell ' Uffiziale che sarà trovalo a pallugliare passata l'ora suaccennata , sarà deposto da lla Carica, e li soldati messi in arresto. L'Uffiziale sarà anche risponsabile di tutto ciò che succedesse d ' incon veniente. Siccome per esser utile alla società, e divenir buon Cittadino hisogna impiegarsi, perciò quel Giovane tto che no n attende rà alla Scuol a o ali' Arte secondo l' intenzione dc' suoi Genitori , o la di lui elezione, e che sarà accusato di trascuratezza, o conosciuto discolo, sarà d alla Commissio ne delegala corrcllo per la prima volta, indi castigato coll 'arresto , ed a te no re della d i lui inobbedienza scacciato dal Corpo, e non sarà più ammesso che do po aver date le più evidenti prove di buona condotta. Non potranno uscire dalla Città in Corpo, se prima non avranno ottenuto il permesso in iscritto dalla Commissione delegala. Armamento, e Divisa Articolo Primo I Loro Puci li. e Palassi saranno di legno, e solamente il Comandante Generale, e gli Uffiziali dello stato maggiore potranno portar Palosso tag licntc. Articolo Secondo 11 loro uniforme sarà simile in tutto a quello della Guard ia C ivica Nazionale, e l' Uffizialilà avrà li medesimi di stin tivi. Sc ne puhhlica colla stampa lo stabiJito Piano, perché g li sia data esecuzione in tutti i suo i punti . Salute e Fratellanza Brescia 8. Giugno 1797. v.s. Anno primo della Lihe rtà ltal. Mazzotti Preside nte Odasi Comandante Gene rale Facchetti Capo di battaglio ne Antonio Lanzani Segr. rt Comitato Militare adotta pe r la stampa

Lucrezio Longo Presidente del Comitato Martinengo Colleoni del Comitato Ramhaldini del Comitato Torre del Comitato Ferrari Segr.


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Appendice numero 5 Piano d ' organizzazione del Tre no d'Artig li eri a della forza armata Legionaria9{) Saranno destinati N. 20 cavalli per il servizio dell'Artiglieria , ogni tre cavalli vi sarà un Condollierc , che li governerà, ed in tempo di Guerra ogni due cavalli uno. Questi Condottieri avranno un Capo, i doveri del quale saranno i seguenti. I . Dovrà invigilare acciò il servizio dei Condottieri sia fallo nelle regole più esatte, e perciò non dovrà mai mancare nelle ore destinate a governare, frenare, ed abbeverare i cavalli . 2. Dovrà tenere una nota, ed invigilare al mante nimento dei forni menti , ed attTezzi necessari che g li verranno consegnati sotto la sua responsabilità. 3 . Do vrà ogni mattina dare un esalto rapporto al Comandante de ll 'Artiglieria, <li tutto c iò, c he si è passato nelle 24. ore antecedenti , ed a norma degli uomini , e ca valli , c he si troveranno al Qumtiere; il Comandante gli farà il bono per le paghe e foragg i. 4. Non rilascerà cavalli a c hi che sia senza 1111 ordine in iscritto del C omitato Militare. li solo Co mandante potrà di sporre per uso dell' A1tiglicria a piacere. 5. Non poti-à mai assentm·si dal servizio in alcuna maniera senza il dovuto permesso in iscritto del Coma ndante. 6. In caso di marcia, o di qualche particolar circostanza sarà egli pure ohbligato a paitire quando il Comandante lo creda necessario. 7. Si nominerà tra il numero de ' Condottieri, un vice Capo , che sarà sotto la sua dipendenza, ma che dovrà avere l'approvazio ne del Comandante. 8 . I Condottieri saranno arruo lati come soldati, e perciò sottomessi alle discipline, e leggi Militari , saranno vestiti in uniforme tullo blcu col collare verde, ed in corto cd inol tre sarà loro dato pantaloni di canovaccio per il servizio della stalla. co me alla Cavalleri a. Il Capo si vest irà a sue spese, porterà lo stesso uniforme, ma in lungo. 9. La paga giornalie ra del Capo sarà di L. 4. I O., quella del vice-Capo sarà di lire 3., e quella de' Condottieri di L. 2. 5. Avranno inoltre la razione di pane, come la truppa. IO. Occorre ndo al Comitato Militare di servirsi di questi cavalli per altri usi ne farà l' invito al Comandante dell' A,tiglieria per il buon ordine. Brescia 11. Luglio 1797 'forre Presidente

90 Raccolta dei Decreti ... , voi. In,

num. 545, p.

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L'Eserciro della Rl'pubblica Bresciana

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Martinengo Colleoni del Comitato Sahatti del Comitato Gio. Piazza Seg. Il Governo Prov. Ne ordina e decreta la stampa . Savoldi Presidente Bianchi del Governo Patissi del Governo Marini Seg. del G. P.


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La ricostiluzione dell'Esercito Ponlijicù, dal 1° novembre 1814 al I " ::; e/tembre 1815

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G iacomo Maestri I ,A RlCOSTITUZIONE DELL'ESERCITO PONTIFICIO DAL 1° NOVEMBRE 1814 AL 1° SETTEMB RE 181 5

1. LA SITUAZIONE INTERNAZIONALE Il 3 ottobre 18 14 , si aprì il Congresso di Vienna, in cui, le potenze europee, tram ite i loro delegati , tesero a razionalizzare la struttura politica e uropea, sconvolta da 25 anni di ri voluzioni e guerre. Diraui, dopo il passaggio della Rivoluzione francese e l'epopea napoleonica, l'Europa co me i rappresentanti riuniti a Vienna ricordavano, non esisteva più né più sarebbe potuta esistere, dati i cambiame nti rad icali che vi erano stati a causa dell' opera creatrice e di struttrice di Napoleone Bonaparte.

I.a situazione italiana Attori passivi del Congresso di Vienna furono g li Stati italiani , scon vo lti anche loro dal passaggio di Napoleone lungo la Penisola; scomparvero di fallo da lla sce na politica le antiche Repubbliche di Venezia, Lucca e Genova: la Se renissima di venuta possedimento degli Asburgo, la seconda trasformata in Uucato per i Borhone - Parma, mentre la città della Lanterna sarebbe passata in mano ai Savoia. Durante lo svolgimento del Congresso, in realtà, l' unico protagon ista della scena ital iana fu , nel bene e nel male, Gioacchino Mural, la cui avventura condizionò , seppur in parte, gli accad ime nti storici dell ' Italia di quegli anni. Gioacchino Murat, generale francesce divenuto cognato di Napoleone per averne sposato la sorella Carolina, era succeduto sul trono di Napoli a Giuse ppe Ronaparte, il q uale, dopo l' insediamento a Napoli a causa del l 'esclusione dei regnanti Rorbone da parie di Napoleone, successivamente era stato da quest' ultimo "promosso" Re di Spagna. Peraltro dobbiamo evidenziare che quando gli eserciti della coali zione antifrancese varcarono i confini della Francia agli inizi del 1814, Murat per non pe rdere il suo trono effettuò uno dei più classici vo ltafacc ia al suo Imperatore, schierandos i con le potenze alleate e incalzando quindi, da beau sahreur qual era, lungo la pen isola le trnppc francesi in riti rata. Approfitlando del momento Mural cominciò una serie di trattative bilaterali per veder leg ittimato dagli Stati e uropei il suo possesso del trono di Napoli e per aumenta re le dimensioni dello stesso cercando di includere il maggior numero possibile di cx-dipartimenti dell 'ltalia centrale , concentrando la sua attenzione tanto sui dipa1timenti marchigiani quanto su lle cx-legazioni emiliano rom agnole . La sua visione indipendenti sta, però, era in nello contrasto con le mire degli Austriaci, che intendevano estendere la loro influe nza sulla zona, divenuta


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Giacomo Maestri

importante con l'occupaz ione del Lombardo-Veneto , per creare quindi una connessione con il Granducato deg li /\shurgo-Lorena. Il Re franco-napoletano non doveva solame nte trattare con gli Austriac i, ma a nche con i legittimisti horhonic i che vole vano restituire il lrono pa1tenopeo alla casa di 13orbone e soprattutto con Lord 13entinck , rappresentante inglese in Sic ilia, che fu di fatto il grande avversario di Mural ne l corso del bie nnio, pe rseguendo quel princ ipio che vedeva la corona britannica massimizzatricc dei suoi profitti con il minimo sforzo , e che quindi vide Murat trasformarsi da possibile alleato ali' ini zio del 1814 a mi naccia dcgl i interessi inglesi per i I bie nn io successivo. Allo stesso lcmpo rivolgevano la massima a tte nzio ne all'Ita lia centrale gli Asburgo-Lorena Granduchi di Toscana, e per ultimo , ma non di certo il meno interessalo, il Ponte fice Pio VTI .

2. LA SITUAZIONE NELLO STATO PONTIFIC IO

u, situazione politica Barnaba Chiara monti , eletto a l soglio nel conclave di Venezia de l J 800 col nome di Pio Yll , non era quel pe rsonaggio schivo e remissivo che Napoleone Bonaparte credeva. Non pochi furono difatti g li scontri tra i due ne ll 'arco dei 14 anni in c ui le pétil caporal ru a l pote re. Ma una volta caduto l'imperatore, il Papa, liberato dalla sua prig ionia a Fonta ineblen u il 23 gennnio 18 14, lornò protagoni sta sulla scena italiana, affrontando in pieno l'opposizione ad un suo ritorno nell'antico Stato. In fatti, l'a ntico Staio Pontific io sotto l' impero napoleonico e ra stato smembrato: le Marche e le Legazion i t:rano passate sotto In g iurisdizione del Regno d ' Italia, mentre il Lai.io e l'Umbria erano divenuti semplici dipartimenti de ll ' impero francese, resta ndo come unica peculiarità il riconoscimento a Roma di seconda capita le dell'Tmpcro. Durante l'assenza del Papa, i d ipartime nti imperiali erano stato dire tt i e controllati dal gen . Miollis, il quale ru autore il 6 luglio 1809 de l celeberrimo arresto del Papa. C rollando l' Impe ro napoleonico sotto la spinta delln Grande Coalil,ione, Miollis fu costre tto, il IO marzo J8 14, ad ahhandonare Roma dopo estenu anti trattali ve con Mural che lo assediava da due mesi a Castel S.Angelo , lasciandogli in mano così la stessa Roma e i di partimenti dell'Italia centrale. Fu proprio allora che tornò protagonista Papn Pio VII , che negli anni di esilio non aveva mai rinuncinto né a ll a sua fede né a l potere temporale, desideroso perc iò di dife ndere i suoi antichi privilegi , patrimoniali e territoria li , dalle insidie austriache e murattiane. Nella sua maJ·cia di avvicinamento a lla Città Eterna il Papa incontrò il 25 marzo Nugent, generale delle truppe austriache a Pnrma, e successivamente il c iambel lano di Murat, c he tentò in ogni modo di dissuaderlo dal viaggio a Ro ma, ma al qua le Pio V TI Ieee intendere la sua dete rminazione a riappropriarsi de llo Stato rl~lla Chiesa.


I, 1ricostituzione del/EsPn-ito Pont/fìcio dal / 0 novemhre I N/4 al / 0 settembre /8 15

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Il 30 rnarLo a Modena ricevette invece Lord Be ntinc k , il quale pre meva perc hè il Papa no n riconoscesse la legittimità del dominio murattiano sul Regno d i Napoli , cosa c he pe ra ltro Pio VII non aveva alcuna inte nz ione di fare senza essere prima rie ntralo in Roma . Fu ne lla g io rnata del I O aprile c he Pio V11 diede 1:,YTande sfoggio delle sue abilità politic he incontrando prima Murat e subito dopo Bcntinck, venuti a proporg li il primo un trattato , tramite il quale Murat cedeva i dipartimenti dell'Umbria e del Lazio in camhio del rico noscimento papa le, me ntre il secondo, in camhio di ai uti econornici, cercava un ' intesa politica anli -murattiana. Papa C hj aramonli non s i scompose, evitando di soddisfare le opposte richie ste, e r imane ndo fede le al suo desiderio di ritorno alla Santa Sede. Dec ise quindi di scegliere la strada diretta , e a lui più consona, per rientrare a Roma , pur prevedendo le resistenze murattiane s ul percorso per i motiv i cennati , trans itando , comunque, pe r gl i ex - domini pontifici. TI 4 magg io d a Cesena e manò un Breve dire tto ai Roma ni, annunziando il suo ritorno , ma fu preceduto dal Cardinale Ri varola , c he, I' 11 maggio , assunse il governo dei dipartimenti del Tevere e de l Tras ime no. Due g iorni dopo, Ri varola puhhlicò u n Breve con il qua le dic hiarava aholiti i codic i napoleonic i (c ivile, corrune rc ia lc, pe nale e di procedura) , ric hi mm1va in v igore l'antica legis lazio ne civ ile , c riminale e g iudi ziaria, sopprimeva i diritti di registro, la carta holl a ta e il demanio e sospe ndeva, fino ad ulte riore determinazione , i diritti fe udali. Pe r provvede re temporaneamente agli affari urgenti dello Stato, Ri varola nomi nò una C.'.ommi ssione di governo c he fu composta da mons ig nor Rusconi , c ui fu affidala l'amminis trnzionc del l'A rc h iginnasio, della Sapienza, de l) 'Univers ità Gregoriana , delle altre scuole e biblioteche, de lle Poste, delle Antic hità e de ll'edi liz ia; da monsignor Sanseverino 1, c he fu preposto alla Guerra, a lla Ma rina, alle Acque, alle Strade, agli Archivi e a lla Zecca; e dai mon s ig nori Pe dicini e Barheri , cu i fu data la cura degli Affari Ecclesiastici de ll a Sacra Consu lta e delle Santità, e da mons ig nor Cri sta ldi , incaricato degl i Affari del Buongoverno e della Be neficenza; da ultimo il cavalie r G iu stinia ni fu clcllo Governatore di R o m a e preside nte de lle carceri. il m arc hese Ercoh1 ni Tesori ere G e ne rale , il conte P ari sani Oirettore de ll'Annona e del la Grascia. 11 24 maggio 1814 Pio Yll fece il suo sole nne ingresso a Roma. Con il valido aiuto <lei Cardinale Bartolomeo Pacca, s uo protosegrctario, il Papa cominc iò a ricostruire le istituzioni precede nti al periodo napoleonico, prima fra tutte la Compagnia di Gesù nell'agosto 18 14. Conte mporaneamente,

1

Stani slao Sanseverino (N~poli 13/0 7/ 1764 - Forlì 11 /03/ 1826) , Patrizio Napolelano, Chierico de ll a Camera Apostolica, Prn-(ìovemalorc di Roma nel 1808, Cardinale l)iacono dal 08/03/ 1816 (Diacono di Santa Maria in Portico 23/0<)/ 18 16, di Santa Mari a ad Marlyrcs da 2 1/05/1825), Legalo a Forlì dall'I 1/08/1 8 18 , Vicegovernatore di Roma. Cfr. GAETANO MORONI , Dizionario di erudizione storico-eccesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni, Venezia, Tipografia emiliana, 1840- 1846.


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grazie anche all'opera di monsignor Sanseveri no , tra il marzo e il novembre del 1814 fu ricreato e riorgani zzato l 'esercito con ufficiai i dcll'"antico servigio" e truppa proveniente dalle più disparate ann ate c he avevano percorso l' Europa negli mmi precedenti. La situazione economica Pe r quanto non si sia in possesso di tangibili prove coeve dell'andame nto del Camerale della Santa Sede, effe ttuando una ricerca per così dire opposta, si può opinare che lo Stato Pontificio non avesse problemi di cassa all' atto del ritorno di Pio Yll sul soglio. Infatti dai documenti de ll 'epoca non emergono lagnanze di mancanza di de naro da parte di nessun e nte o istituzione ricostituita, cosa che ci fa supporre che il Papa avesse conservato gran parte de lle somme nel suo e rario e che quindi gli Stati Romani avessero piena facoltà di agire per una completa ricostruzione dell e istituzioni .

3 . LA SITUAZIONE MlLITARE

L'evoluzione dal 12 maggio al 1° novembre 1814 Possiamo tranquillamente definire l'esercito pontificio del novembre de l 1814 un esercito in via di ricostitu zione, poiché l'opera iniziata circa sci mesi prima era sì a buon punto, ma ancora piena di problemi organizzativ i, organici e materi al i. Il nucleo del nuovo (per di stinguerlo dall ' "antico servigio") esercito era costituito dal 1° Reggimento di Fanteria, diretto erede del 1° Regg imento di Linea2 , in servizio fino al 25 febbraio 1808 sotto il comando del colonnello piemontese Angelo di Paola Colli , che era stato smante llato dai Francesi all ' atto della loro occupazio ne di Roma. Difatti il Reggimento Colli era stato sciolto e i suoi componenti assorhiti nei vari reggimenti imperiali c he occu pavano i dipartimenti de ll ' Jtalia centrale, fatta eccezione per quegli ufficiali pontifici che ave ndo rifiutato tale trasferimento erano stati internati nella fortezza di Mantova. Lo stesso Colli , arrestato e liberato, si unì all 'Esercito Italiano ricoprendo vari incari chi fino a partecipare, come so ttocapo de l Parco di Artig lieria, alla sfortun ata invasione della Russia del 18 12 , ove s'ammalò per morire ne l rito rno a Roma. Sappiamo per certo che mo lti "comuni" 1 de l reggimento vennero incorporati nella 30me Division Militaire de /'Armée, andarono anche ad integrare i due

2 Nell 'Esercito

Pontific io si indicavano gli ordi na li dei Reggimenti con numeri romani e i battaglioni con numeri arabi contrariamente all ' uso attuale. 1 Defini zione dei soldati di grado più basso nell'eserci to pontificio. Cfr. Ordini del comando generale , ASR , Soldatesch e e Galere, busta 805.


La ricostituzio11e del/' fisercilo Pontijìcio dal / 0 novembre /8 /4 al / 0 settembre /815

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Battag lioni , stanziali a Roma, del Reggimento dell ' Isembourg, unità dell'ese rcito francese formata da disertori e prigionieri tedeschi , e formarono nel 181 0 ex novo il 4 ° Battaglione Straniero dcll 'Arm.ée. Sappiamo anche che il 7° Regg imento dell'Esercito Italiano che comhatté in Polonia nel 18 I 3 comprendeva numerosi ex ufficiali e sottuffic iali del reggime nto Colli 4 un tempo stanziati nelle Marche, i quali , dopo la rotta napoleon ica del 18 12, e dopo marce estenuanti dalla Polonia alle Marche, invece di ottenere un meritato congedo si trovarono ad essere arruolati nel I' 11 ° Reggi men lo di Fanteria napoletano, che venne poi impiegato nella campagna del 1815. Altri c lementi ancora del Reggimento pontific io si unirono no n solo ai corpi di poliz ia d ' ispiraz ione francese delle varie località, ma anche alla Guardia Nazionale, Dipartime ntale e Municipale. All 'atto de lla s ua costituzione, d ' altronde , il I Reggime nto di Fanteria pontificio non era composto solo da veterani de lle varie campagne, bensì da mol te reclute che , nella magg ior péute dei casi, o non avevano precedenti esperie nze militari , o e rano semplici appa1tenenti alle varie leve, che erano state c hi amate annualmente a patti re dal 181 O ne i dipattime nli cx - po ntifi c i per servire nei diversi eserciti che ne necessitavano, o che e rano in transito o d 'occupazione5. Il 12 maggio 18 14, per l'immediata opera di monsig nor Sanseverino, Commissario Generale delle Armi , si costituì il Comando Generale, organo deputato al comando e controllo delle " nuove" miliz ie pontificie, le quali nomi nalmente furono strullurate in una Brigata, a capo dell a quale fu nominato il Brigadicr G e nerale Bracci", ma la realtà era ben diversa. La struttura !corica della Brigala era composta da lle princ ipali Armi nel senso c lassico del termine: Fanteria , Cavalleria, Artig lieria e Genio. Era previsto, ma non faceva propriamente parie della Brigata, anche il Commissariato , che come vedremo svolse comu nque opera l"ondamentale di supporto a lla ricostituzione dell'Ese rc ito Pontificio. La Fante ria faceva pe rno sul 1° Reggimento, la Cavalleria sul Corpo dei Dragoni , l'Artiglieria e il Genio sugli omonimi Corpi . A parte si dovevano considerare i Comandi di Piazza, o rgani un tempo deputati al comando de lle piazzeforti , ora preposti al controllo militare delle città per quanto riguardava guardie e servizi in generale da svolgersi ali' interno delle mura.

4

Cfr.

VI R( ;!I.I() li.ARI , G IANCA RLO BOl•RI, PIERO CROCIAN I,

S1oria Militare del Regno

Murallia no, Roma , 2007 . 5

Nel corso dei c inque anni d 'occupazione si svolsero le ch iamate alle armi pt:r le leve

18JO, 18 11 , 18 12 , 1813 dell'esercito francese per i dipartimenti di Lazio e Trasimeno,

mentre per le Marche le stesse leve furono arruolate nell'Esercito Italiano. Carica molto più politica che militare , dato che il Brigadier Generale Hracci era un ledele esecutore militare degli ordini ricevuti da Monsignor Sanseverino. Cfr. ASR,

6

Soldatesche e Galcrl', busta n . 805.


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Bisogna anche ricordare c he i Comandi di Piazza erano composti da un nucleo d i uffic iali e non avevano personale di truppa aJ loro comando, ma solo in assegnazione te mporanea che potevano impiegare nelle maniere sopra accennale. Il 1° Reggimento di Fanteria e ra composto da: Stato Magg iore; Randa; Tre Uattaglioni . Dello Stato Maggiore facevano pait e: il Colonne llo Comandante, l'Aiutante Maggiore , il Quartiermastro , l ' Alfiere , il Cappellano , il Chirurgo , il Solto Chirurgo e il Tamburo Maggiore. La Banda era composta d a un Capo banda, 12 bandis ti fissi, 13 tamburi appoggiati a lle compagnie, 8 me mhri de ll a piccola banda , o turca (semplice me nte vestiti alla nirca). 1 Battaglioni a loro volta erano così suddivisi: Stato Maggiore; 4 Compagnie Fuc ilieri . Lo Stato Maggiore de i battaglioni compre ndeva: un Capo Battaglione col grado di Te nente Colonnello , un Aiutante Maggiore, un Vice Quartiermastro. un Alfiere, un Aiutante Sottuffic iale , un C;ipornle tamhuro. I ,e Compagnie, c he pre ndevano il nome d al Capitano comandante , e ra no composte da: un Capitano, un Tenente, due Sottotenenti , due Cadetti , un Serge nte Maggiore , due Sergenti , un Caporale furiere , otto Caporali 7 , due Tamburi e cento "comuni" 8 . A loro volta e ra previsto che le Compagnie si sud di videsse ro in 2 Sez ioni al comando dei Sottotenenti , oppure fosse ro di visihil i in 4 Plotoni guidate dai Sergenti e dai Cadetti , fino a g iungere all ' unità di base , la Squadra, composta da un Capo rale e 12 uomini . Questo era quindi lo schema della forza prevista per il Reggimento iniziale, c he in totale avrebbe contato 1486 uomini (63 unìeiali + 179 sottufficiali + 1244 fuc ilieri): un notevole dispiegamento di forze per un reggime nto appena rifondato ! La verità e ra che tra maggio e g iugno del 1814 le Compagnie potevano contare in media su di un Ca pitano , un Tenente o un Sottote ne nte, un Cadetto (no n sempre presente), due fra Sergenti Maggiori , Serge nti e Caporali furi eri, e 4 o 5 Caporali. Tutto ciù ci fa pe nsare che la for1.a delle C ompagnie era netta mente inferiore al progettato , tanto che possiamo stimarla intorno al 50% del previsto , facendoci giungere di consegue nza a quantificare la forza del Reggimento ne l suo complesso intorno ag li 800 uomini, cosa c he appare verosimile.

7 "Ogni compagnia avrà un Sergente Maggiore, due Sergenti , un Caporale Foriere, e otto Caporali."Cfr. "Ordini del comando Gcncn1k 11/05/1 8 14" , ASR , Soldatesche e Galere busta, n. 805. x Cl'r. sup ra , nt. 2 ed anche: "La l'o rmazione delle compagnie per ora, sintantochè la forza delle medesime non sia portata al n° di 150 teste, sarà sopra due ram:hi di un solo plutone, e divisibile in due sez7.ioni :· Cfr. "Ordini del comando Generale O1/06/ 18 14" , ASR,

Soldatesche e Galere, hu~la n. 805.


f ,1 rico.1·1iluzio11e def/'t;scrcito Pont(ficio dal / 0 novembre 1814 al 1° .,·eJtemhre /815

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Assistiamo, però, durante l'estate de l 1814, ad un massiccio reclutamento c he portò, secondo l'ordine del giorno del I O ottobre 18 14, ad un molo di uffic iali e sottufficial i pressocchè completo. Notiamo anche che dura nte il medesimo periodo vennero in viati numerosi contingenti d i ufficiali e truppe verso gli antichi punti strategici , dei quali Pio VII era riuscito a riprendere il possesso: la fortezza di San Leo e le piazze di Pesaro, Perugia, Assisi e Terracina. Nell'ambito della Fanteria significativo anche lo sviluppo delle Compagnie Granatie ri , c he, al l'atto della costituzione del Reggimento, non furono inquadrate precisamente nell ' organico, anche se sicurame nte presenti perché menzionate negl i ordini di servizio, cont inuando a svolgere la consueta rappresentan za ne lle occasio ni ufficia li. A partire comunque dal I O sette mbre I 8 14 furono create ufficialmente, nel O I e nel 3° battaglione, due Compagnie Granatieri , la I a e la 2"; al riguardo non dobbiamo però rite nere che l'evento sia stato un semplice cambiamento di denomi nazione, osservando il nome degli ufficiali impiegati nelle altre Compagnie nel corso de ll 'anno, e che quindi si trattasse tli un semplice trasferimento della truppa più "prestante" per uniformarne l' altezza (a tutt'oggi è il fattore discriminante anc he per gl i alluali granatieri), ma costituì un vero e proprio a mpli amento dell 'organico del Reggi mento, derivante dal massiccio "riarmo" de llo Stato Pontificio durante l'estate de l 18 14. Per quanto riguarda la Cava lleri a abbiamo una situazione iniziale si mile alla Fanteria , e sicuramente più difficile. All'atto de lla ricostituzione sappiamo dell'esiste nza del Corpo dei Dragoni 9 , del quale faceva parte uno Squadrone, nominalmente equivale nte ad un Battag lione di Fanteria, con solo un ' unica Compagnia operante 1°. Possiamo immaginare c he lo Squadrone avesse anch ' esso uno Stato Maggiore. anche se non specificato espressamente , poic hè ne troviamo tracce nei vari ordini del giorno , e quindi possiamo ipotizzare che lo Stato Maggiore dello Squadrone fosse del tutto simile a que llo del Reggimento di Fanteria: vi troviamo infatt i un Tene nte Colonnello, un Aiutante Maggiore, un Portastendardo, un Aiutante Sottufficiale ed un Chirurgo; mentre non si ra 111cnzione di un Quartiermastro , la cui presenza dovre hhe essere con fermata stante la citata similarità col Battaglione di Fante ria. L'unica Compagni a era composta da : un Capitano, un Tenente, un Sottotene nte, un Sergente Maggiore, due Sergenti , un Caporale furiere, ed otto Caporal i. Ne deduciamo che quindi la Compagnia fosse a pieno organico, anche se non viene ci tato lo stato delle monte. Non si può perciò aaardare l'operativ it:1

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Cfr. /\SR , S oldatesc he e Galere, buste n.64 1, 642, 805. Diversa la struttura della Fanteria montala , wrne i Dragoni, dalla struttura della Cavalleria pura: lo Squadro ne corri spondente all 'allu a le Gruppo Squadroni , la Compagnia corrispon<lcnle allo Squadrone. ASR, Soldatesche e Galere, buste n. 64 1, 642. 805 . 10


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Giacomo Maestri

completa per l'intera utùtà, pur se sappiamo che venivano assegnate al Corpo dei Dragoni varie palluglie montate per il servizio di piazza. Rileviamo invece il riarmo della Cavalleria a parli re dall'oLLohre 1814, mese in c ui vengono richiamati in servizio vari ufficiali 11 , per creare una seconda e poi una terza Compagnia. L' A,tiglieria, similmente alla Cavalleria, era ridotta ai minimi termini, in quanto anch ' essa, nel maggio del 1814 aveva una sola Compagnia 12 in attività, con una struttura affine alla Cavalleria, composta da: un Capitano , un Tenente, un Sottotenente, un Sergente Maggiore, due Sergenti, un Caporale furiere , otto Caporal i. Nello Stato Maggiore del Bauag lionc però non ahbiamo riscontro della presenza di un Alfiere, o Portastendardo, presumibilmente data l'assenza della Bandiera a diffcrcn1.a degli altri corpi. Abbiamo prove per credere c he, come corpo tecnico, l'Artiglieria sic uramente poteva vantare un'alta perce ntuale di ufficiali e sottufficiali con una lunga carriera specifica 13 , no n riscontrabile invece nelle altre Armi.

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Richiamati in servzio il OI/ IO/ 1814: il Capitano di I" Classe marchese Giovambattista Olgiati , il Capitano di 2" Classe Francesco Setacci già Capitano di 1• Classe, il 'lenente Paolo Lconardi g ià Capitano di 2• Classe. il Sottotenente conte Serafino Novi , il Sottotenente Pietro Bartoli. 11 25/ 1O/ 1814 ammesso in servizio come Ca<lcllo Tommaso Colonna. Rich iamato il 30/ 10/1 8 14 sen/.a godere <li soldo e appoggiato al Corpo di Cavalleria il Souotenente Giorgio Manlcy. Cfr. ASR, Soldatesche e Galere, busta 805. 12 Cfr. ASR, Soldatesche e Galere buste n. 641 , 642,805. Anche per l' Artiglieria troviamo il termine Compagnia ad identificare un 'unita pari ad una classica Balleria. 13 Carlo Lopez , Aiutante dell ' Artiglieria <lai 17/07/1793. Promosso Secondo lenente il 13/10/1796 in Romagna, promosso Capitano Tenente, Comandante la Compagnia Maggiora nel dicembre I 796, governatore di dogana durante la Re puhhlica Romana, nel 1808 Capitano comandante la l" Compagnia. Durante l'occupazione francese seguì il col. Colli, prima nell'arresto poi nella sfortunata invasione della Russia al seguito dell ' Esercito lt.ali:mo nel Corpo di Artiglieria: il ]4/05/18 14 è al servizio pontificio con il grado di Capitano comandante l' unica Compagnia d' Artiglieria in servizio , il 1/09/1814 promosso 'lenente Colonello del Rauag lione d'Artig lieria . Il conte Al<lcrano Porti, Sottotenente cl' Artig lieria I' 11 /1 I/ 1796. Promosso Tenente il 26/01/ 1797, non in servizio dal 1798, richiamato in servizio il 30/09/1814 come Capitano di 2" classe. Giuseppe Vascll i, cadetto d'Artiglieria dal 17/07/1793 , vice aiutante nel magg io 1797, scrivano (poi commesso) presso la l" Di visione del Ministero della Guerra de lla Repuhhlica Romana, Aiutante Magg iore <lei Corpo d 'Artiglieria con il grado d i 'lenente lino al febbraio 1808, rcÌJ1tcgrato nel suo ruolo e grado il 30/09/1 8 14. Vincenzo Scbrcgondi, Tenente Quartiermastro cl ' Artiglieria nel 1808, reintegrato nel suo ruolo e grado il 30/09/18 14. Nicola Silvestri , Soltolenente nel 1808 , reintegrato nel grado il 30/09/1814. Cfr. ASR, Soldatesche e Galere, buste o. 629-632, 641 699, 716, 724, 733 , 741, 743 , 805. Per la truppa: " Li comandanti de battaglioni daranno nel rapporto d i domani il discarico di quell'individui che hanno serv ito nell'artiglieria." Cfr. "Ordini del Comando (ìenerale 20/0.'i/1814", ASR , Soldntt>.\-rht>" Cnlt>rt> h11~ta , n. 805 .


w ricostituzione dell'Esercito Pontificio dal I° novembre 18 /4 al I

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sellemhre /815

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Anche l'Artiglieria a partire dall ' ottobre 1814 vide un raddoppio dell'organico con la creazione di un ' ulteriore compagnia. Infine pre ndiamo in considerazione l'Arma del Genio. Ne conosc iamo l'esistenza solo grazie alla menzione negl i ordini del gio rno de l capitano Piernicoli , e di due a ltri ufficiali 14 • Dobbiamo quindi supporre c he il Ge nio fosse composto da una squadra di Ufficiali Tecnici , c he avvalendosi di manodopera, civi le o mil itare, operava sul territorio, ris ultando più simile al futuro Corpo degli Ingcgncri Pontifici I.'i che al Corpo degli Zappatori fra ncesi. Da ultimo andiamo ad analizzare la funzione del Commissariato, che potremmo definire come istituzione di amministrazione dell'intero Esercito Pontificio, deputata non solo a l controllo e all a revis ione delle spese dei singoli Corpi o unità , ma anche al corretto runzionarne nto del sistema delle "giubilazioni 16". Durante il corso de l I 814 il Commissariato fu l' is titu zione preposta a coadiuvare ne ll a direzione e nel comando delle Armi Pontificie monsig nor Sanseverino, ed attraverso esso venivano filtrate le richieste che necessitavano della sua attenzione, contribuendo così notevo lme nte al la rinascita e allo sv iluppo del l' Esercito 17 •

4. STATO DELL' ESERCITO PONTIFICIO AL l O NOVEMBRE 1814 Composizione Grazie a lle diserzion i e alle licenze e lencate giorno per giorno neg li "Ordini del Comando Generale" 18 ri sulta con certezza come il Reggimento fosse composto da un c oacervo di naz ionalità e di " patric" 19 ; vi troviamo

14 Benedetto Picmicoli, promosso lcncnlc colonnello il 02/09/18 I4; il sottolenente Pietro Aquari promosso tenente il 23/09/ 18 14. il tenente d'Artiglieria Angelo Manzi appoggiato (sic) al Corpo del Genio il 06/ I0/1814. Cfr. ASR, Soldatesche e Galere busta n. 805. 15 Fondato nel 18 17, in sostituzione dell' abolito Corpo del Genio. 16 Cfr. ASR , Soldatesche e Galere, buste n. 64 1, 642 , 805 . Il sistema delle giuhilaziun i era un primordiale sistema previdenziale che veniva impiegato in concomitanza con la Cassa dei Risparm i, e dal quale dipendevano le "pensioni '" degli ex - soldati. 17 Gran parte dell 'opera fu svolta dal Capo Commissario Gaetano 11attaglia, il grande amministratore delle risorse del Commissariato Generale Delle Anni (giì1esponente del Ministero della Guerra della Repubblica Romana nel 1799 , poi amministratore a lulli i livelli delle unitì, dell'Esercito Pont ificio) , e dal suo segretario il Capitano Contini. Cfr. ASR, Soldatesche e Galere, buste n. 64 1, 642, 805. 18 ASR , Soldate.w:fte e Cialere, busta n. 805. 19 Cfr. ASR. Soldatesche e Galere , husta 11. 805.


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Giaconw Ma estri

infatti italiani provenienti dalle più di sparate regioni , ovviamente molti laziali , umbri e marc hi giani ; sono anc he presenti e miliani , toscani e lombardi ed anche mo lti non italiani , come era abitudine negli eserciti dcll 'ancién regime.20 Non si fa me nzione però dei sudditi del Regno di Napoli (nel caso specifico dei soldati dell'esercito rnuraltiano) i q uali nell'aprile del 18 14, durante il rientro di Papa Pio VII nei suoi antichi domin i, ritirandosi verso sud cd invogliati dal premio d'arruolamento nell 'esercito della Santa Sede in via di ricostituzione, disertavano dai loro reparti per arruolarsi, appunto, sotto la handiera pontificia. Questa strana s ituazio ne sarebbe venuta alla luce al momento dello scoppio dell e ostilità l'anno successivo, quando il comando napoletano emise delle dure diretti ve nei confront i di questi disertori , re ndendo palese il gran numero di "comuni'' ex - napoletani 21 passati agli ordini di Monsignor Sanscvcrino. Dai documenti consultati non risulta che nell'Esercito Pontificio avvenissero condanne esemplari nei confronti di dise1tori da altri eserciti, ma fu rono solo presi dei provvedimenti nei confronti delle recl ute da an-uo lare 22 per conosce re esattamente la loro provenienza. Altro elemento interessante a li vello sociologico della composizione del 1°

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.. Ravvisandosi che conlinuarnentc si arruolano degli individui esteri nazioni, i quali me ntiscono, e si fanno passare per Callolici quando realmente sono eretici. si ordina che quanto la Cavalleria la Fanteria cd Artiglieria falla una dil igente indagine sopra tale ind ividu i diano una precisa nota di tutti que lli che non sono Callolici onde prendere le risoluzioni c he si stimeranno convenienti ." Cfr. "Ordini del Comando Generale 08/ 11 /1814" . ASR , Soldatesche e Galere, busta n. 805. Se ne deduce una sicura presenza di protestanti, strana per un esercito al servizio del Papa , e certamente di un anglofono , prohahilme nte biitannico: " ... Guglielmo di G iorg io Morison estero comune nell a scd compag granati del 3° hattag ... " Cfr. "Ordini del Comando Generale 09/12/ 18 14" . ASR. Soldatesche e G(l/pre, husla n. 805, cd :-tnchc di due ungheresi: " ... communi Gio. Lucchi , e Luig i Udruan della 3" compagnia Trulli del 3° batt.ne di nazione ungheresi... " Cl"r. "Ordini del Comando Generale O I /06/ 18 14", /\S R, Soldatesclw e Galere, busta n. 805. 21 Cfr. SUfJrll , nt. 2. 22 " Dovendosi aumentare la forza attuale del reggimento s' inculca a tutti li Comandanti di Compagnia darsi tutta la cura per tale importante oggetto. Riconoscerli il Comando Gcn.le dell'aumento che il più presto si farà in ciascuna delle s uddette la premura , e zelo dell ' ufficiali e bass i nrticiali che le compongono , avvertendoli di non arrollare alcun individuo che non è suddito della Santità Sua." Cfr. " Ordini del Comando (ìenerale 14/05/ 18 14". ASR, Soldatesche e (ìalere, busta n. 80.'i. Ed anche: "Si lÌpete nuovamente l'ord ine di non arrollare i di serlori delle truppe estere transitanti per Roma. I sig. comandanti de corpi invig ileranno colla maggiore attenzione per l' esecuzione di questi ord ., e interrogheranno le reclute che si presentano per scoprire la loro provenienza e patria onde non essere ingannati a ncorchè comhinassero come sogliono rare il così nome e cognome". Cfr. "Ordini del Comando Generale 08/0 7/18 15", ASR • Soldatesche e Galere, bu sla n. 805.


La ricoslil11:::.io11e dell'Eserci/o Ponlijiào dal / 0 novembre 1814 al 1° ~l:'llnnhre 1815

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Reggimento di Fanteria sono i req ui s iti minimi che dovevano avere le reclute, che non dovevano superare i 36 anni d 'età ed essere scapoli , con l'eccezione dei militari dell ' " antico serv iz io", i quali potevano essere riarruolati a dispetto del l' età e dello s tato civ ile e dovevano essere alti alme no un metro e ci nquantaci nque centi metri ed essere in piena salute.23 La po ssibili tà che si lasciò agli ex - mili tari pontific i di essere riarruolati crcÌ> non pochi problemi al Comm issari ato, in qua nto mo lti s i arruolarono nuovamente per passare quakhc mese sotto le arm i e ragg iungere l'età per passare nell a classe dei " giubi lati" 24 , ossia per percepire una pens ione senza averne pienamente il diritto aggravando anzi l'erario pontific io. U n a ltro as pe tto problematico p er l'arruolamento ne ll ' Esercito Pontificio fu indubbiamente la scars~ sa lute di c ui soffrivano molte recl ute, generalmente defin ite rognose 25 . Infatti dai documenti consultati ris ulta che, anche se , le reclute dovevano essere vis itate all'atto de ll' arruola mento, molto spesso acca-

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"Questi indi vidui. che si presenteranno per arrollarsi, ne sarà fatta cffigliaziom: visit ati da chirurgo. che per Castello sarì1il c hirurgo Aprili , pe r il I Batt.nc Dc Cesaris, e per il 3° Chili nge [Schillingl, che si troveranno dalle selle della mattina alle dicci di ciascun giorno nei loca li dove sono aquarl ierati li due detti Batt.ni cd il giorno dalle cinque alle sette. In seguilo verranno presentati al rispelti vo capo lfatt.nc che scgncri1 la giornata del l'anm1issionc di proprio carattere. ed in ciascun sabato saranno presentati al com ando genera le; la misura non potrà essere me no di piedi cinque e un poll ice .... . . Scbene la no1ilica1.ione e manata per 1'<1rrolla111e11to riguardi gli scapoli ed assegni l'età di anni 36 per lim ile, pe r nondimeno si potranno arrollare gli antichi militari al Servii.io Pontificio, quante volte non vi siano aceezzioni sull a loro condotta ... Cfr. '"Ordini del Comando ( ìenerale 13/05/18 14" , ASR, So/da/esche e Galere, busia n. 805 . 24 Cfr. supra nt. 15 cd anche: "Si è osservato che ncll ' arrollame nlo delle reclute accadono diversi inconvenienti fra i quali non è il minore quello di ammcllcre degli individui che per l' e tà piucche natura in cui sono vengono ad arrollarsi per speculazione per domandare l' ora dopo qualche tempo la giubilazione se sinora si è avuta la cond isccnde11/.a di ammettere fra la truppa dei soldati cositutiti in età avan/.al.a perché avevano il merito di un antico servizio prestalo alla Sant a Sede è tempo ormai di sospe nde re ogni ulteriore indu lgenza sopra tal proposito , si perché si vuole che la truppa sia in slalo d i prestare qualunque staio di servizio attivo a cui venga comandato si perché non si puolc aggravare la cassa mi litare di un accedente peso di giubilazioni si prevengono quindi i sig Comaml de Corpi che ora innnanzi non si ametteranno quel le reclute o vecchi soldati che s i presentano se non hanno un età minore di anni 36 e non siano forn iti di quella robustezza sanità e qualifiche che sono necessarie ad un soldato che se taluno degli antichi soldati non è ancora aJTollato avesse delle ragioni per meritare qualche riguardo dovri1 esporle e presentarsi al Comando Gen.le che prenderà a norma delle circostanze quelle providcnzc che saranno convenient i." Cfr. "Ordini del Comando Generale 30/1 I /18 14·· , J\SR , Soldatesche e Galere , busta n. 805. 25 Era costume dell'epoca definire rognoso qualsiasi tipo di ammalalo cutaneo , distinguendo quindi in un secondo momento fra i diversi tipi di rogna.


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deva che i chirurghi o non le esaminassero o , addirittura, non fossero in grado di distinguere i malati dai sani !26 A tale situaz ione si cercò di porre rimedio, affidando le reclute malate a l c hirurgo di hattaglione c he le aveva visitate27 pe r primo attestandone la sanità e, ne l frattempo, si affidò la cura dei "rognosi" all'esperienza de l chirurgo Schilling, che, in ogn i caserma, effettuava un giro visite per i malati radunati ali ' interno di una stanza adibita ad " infermeria". li prohlema però non solo non fu riso lto ma addirittura si acuì , a causa della promiscuità e della scarsa igiene. Prescindendo dalle problematiche sopra cennate, comun4uc, dai documenti possiamo dedurre che al I O novembre 18 14 il I Reggimento di Pantcria era quasi a pieno organico e c he, in ogni modo, poteva cominciare a effettuare una selezione più rigida tra gli aspiranti reclute. Come detto, l'organigramma del I Reggimento di Fanteria era quasi immutato dall'atto della sua ricostituzione, eccezion falla per il diverso inquadramento dato alle due Compagnie Granatieri , che dive nnero operative nell'ottobre de l 1814 e furono assegnate rispetti vame nte al I O cd al 3° Battaglione. Abbiamo 4uindi un organico composto da: Stato Maggiore del Reggimento I O Oattag lionc ( I Compagnia Granatieri + 4 Compagnie Fucilieri) 2° Rattaglione ( 4 Compagnie Fucilieri) 3° Battaglione (1 Compagnia Granatieri + 4 Compagnie Fucilieri) Le due Compagnie Granatieri , a differenza de lle Compagnie Fucilieri , nel quadro de i sottufficiali vantavano un Sergente in più , a causa appunto dei loro incarichi di rappresentanza, che molto spesso le portavano a servire in vari distaccamenti contemporaneame nte, i quali necessitavano quindi di sollufticiali di comprovata esperienza al loro comando. Dai documenti consultati possiamo anche ricostrnire il quadro ufficiali de l Reggimento al IO novembre 1814:

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Si ricordi che lt: figure del chirurgo e del medico in questo periodo storico sono ancora divise ed anche che per diventare chirnrgo in un reparto militare non era necessario aver compiuto degli stud i di medicina, ma anche solo avere una formazione "sul campo" come aiuto chirurgo. 27 ;,E'pervenula a noti zia del comando gen.lc che nelle compagnia vi siano molti rognos i segnatamente reclute ciò dimostra che si sono ricev ute con s imile malattia. Mancanza di tal natura non si può attribuire che a i chirurghi di battaglione, i quali conviene , di che superficialmente disimpegno i loro doveri . Da qui innanzi, quando si territ una rec luta rognosa anderi1 a carico del chirurgo che ha attestato di essere libera da qualunque malattia . Intanto per rimediare a tale inconvenie nte il chirurgo Schiling si darà tutta la premura di guarirle con speudilczza come in add ietro pratticava." Cfr. "Ordini del Comando Generale 10/05/ I 8 14", ASR , Soldatesche e Galere, busta n. 805.


0

La ricostituzione de/1'/;;seràw l'onliflcio dal 1° novembre 1814 al / sellemhre 1815

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'Jàbella n ° I

Gli ufficiali del Re1mimento nel novembre 1814 ..:.,..,,. l\11,.~~i"r" rlnJ R..oo 10 Colonnello Luigi Bonfic:li Cappellano Da Coller Tambu ro Ma<>1>. Carlo Casalini Primo chirurgo Schill ing A nnooiot;28

Capo Battaglione Tenente Colonnello Giovambattista Eroli 29 Primo Tenc nle Pietro Gandini 30 Primo'"'

...

Capo Rattagl ione Colonnello Luigi Bonfi!.di Aiutante Ma1>1>iore Tenente Antonio Sangiorgi Aiulanle soUufficiale Tommaso Nicolctti Alfiere Giuseooe Schri Quartiermastro Anto nio Roseli i Chirurgo Felice De Cesaris Prima r,.,mnao nia r.ranatieri Capitano Pompeo Fioravanti Te ne nte Giuseppe Orsetti Sottote nente Vincenzo Lconeilli Sottotenente Costantino Giusti niani Prim <> r,.,mna2.nia Capitano Pietro Paolo Bonini Tenente Guido Mazzoni Sollolenente Valerio Aureli Sottotenente Luigi Colonna Seconda r01nnaonia Capita no Cornelio Sutterman Tenente Agostino

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J) ' Armi s

Cfr., ASR , So/da/esche e Galere, busta n. 805. " In seguilo ùegl'ordini di N.ro Signore il conte Gio. Il.tla Eroii sarà riconosciuto come capo di ballnc col grado cli te ne nte colonnello e col soldo corrispondente ed appoggiato al primo reggimento ùi fanteria." "Ordini del Comando Generale" ùcl 03/10/18 14, ASR , Soldatesche e (ìalere, busta n. 805 . 3 Comanùanle del Porte di S.Leo, appoggiato al I Reggimento. "Ordini del Comando Generale" del 14/ 10/ 18 14, ASR . Soldalesche e Galere. busta n. 805. 29

°


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Sottotenente I ,ui gi Baveri Sottote nente Pietro Paolo Solime i TPrza Cornnav-nia 31 Cani tano Mass imilia no Carara Di Colombrano Te ne nte non nrcsente Sottote ne nte Pie tro Gentili Sottotene nte Giuseppe Dc I ,eoni

n arta Comnaoni a 11

Caoitano Giacomo Bolognc tti Tenente G iuseppe Ci priani Sottote nente Mario Theodoli Sottote nente Lelio Forestieri c .. ,..._,.,.

n,.u .,ulione

Ca po Battaglione Tenente Colonnello Fil ippo Sil vani Ai utante Maggiore Tenente Dome nico Lconori

-

Aiutante Sottufficiale A lcssandro Sebastiani t\ lfiere Francesco Santini32 Vice Quartie rmastro Sottote ne nte Pilippo Salvati Chi ru rgo Vincenzo April i Prima Compagn ia Capitano Renedetto Lamoe rini Tenente P iliopo Osso li Sotlotcnente Lui gi Conti Sottote nente no n presente <;:.,,..,..nrl a r",Jrnnauni a Catti vera33

Capitano Luig i Tenente Luigi Te loni

Sottotene nte t\ lfo nso Ricci Sottotene nte Calcedoni o Vitellesc hi Te,pa Comna1 1 nia Capitano Angelo Pctrignani

:Il Di staccata a Civitavecchia. "O rdini dd Comando Generale" del 11/10/18 14, ASR ,

Soldatesche e Galere. busta n. 805 . 32 Distaccato a C iv itavecchia. " Ordini del Comando Ge nerale" del l l/ l0/ 18 14, J\SR , So/da/esche e Galere, busta n. 805. :n Distaccato a Perugia . "Ord in i dd Comando Generale" d el 11/10/18 14, ASR. Soldatesche e Galere, busta n. 805.


l-11 riro.1·1il11zio11e dell'Eserrito ? 0111/fìcio dal 1 ° novembre /8/4 al I O seJJemhre IX/5

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Tenente G iusenne Linotte Sottotenente Melchiorre Graziani 34 Sottotenente Angelo Stelluti 35 n,wrta romna1mia Caoita no Oddo Dandini Te ne nte Domenico Castelli 36 Sottotenente Pietro Paolo Marolli Sottotene nte Giuseppe Buschi TPr~n he1Ue1ol;,)nP

Caoo Battaglione Tenente Colonne llo Fi]ipoo Resta3 7 Aiutante Ma!!!!iore non presente Aiutante Sottufficiale PcllcLrrino Comacchia 38 Alfiere non oresente Vice Quartiermastro Sottotenente Gaetano Mainardi Chirurgo Luigi Giuliani 3'> ç,:,, cfmda Comnaonia Granatieri Capitano Domenico Trulli Tenente Filirmo Lclmi Sottote ne nte Vincenzo De Gregoris Sottotenente Pietro Martire Paolucci

34

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Distaccato a Terracina. "Ordini del Comando Generale" del 11 / 1O/ 18 I 4, ASR, Soldatesche e (ìa lerl', busta n. 805 . :i , Distaccato a r:orte San Leo. "Ordini dd Comando Generale" de l I 1/10/18 14, ASR, Soldateschi' e Ca/ne, busta n. 805. 36 Distaccato ad Anzio: ··n sign tenente Castelli comandante in porlo d 'Anzio ... ". Cfr. ·'Ordini del Comando C,ene rale" del 21/10/ 18 14 , AS R, S oldatesche e Galere, busta n. 805. Il Caste ll i entrò al serv izio pontific io come Sottotene nte d' J\1t ig lieria nel 1796, ru promosso Tenente nel gennaio del 1797 e dal maggio dello stesso anno passò alla Panteria . Cfr. ASR, Soldatesche e Galere, buste n. 629-612, 641 , 699, 716. 724, 733, 741, 743, 805 . 37 Abbiamo tracce di un Pilippo Resia con il grado di Tenente d ·J\11iglieria nel 1796, ma non possiamo confc1marc sia il personaggio in questione. Cfr. ASR, Soldatesche e Galere buste n. 629-632,641 699,7 16, 724,733,74 1, 743, 805. 38 Nato a Firenze ne l 1784, già Tenente nel J803 , servì i governi pontificio, francese, e napoletano. C fr. ERNESTO OVIDI Gli Ufficiali del periodo napoleonico ( 1796-18 15) nati nello Stato Pont(fìcio, Roma, Soc. Ed. l)_ J\ lighieri , 1914. 39 "Appoggiato" Cfr. "Ordini del Comando Generale" del 11/ 10/ 1814,ASR, Soldatesche e Ga/pre, busta n. 805.


(ìiacnnw Maestri

74 Prima C"mna<>nia Capitano Francesco Camcvali 40 Capitano Ardiccino Della Porta4 1 Tenente non nrcscnle Sottotenente Vincenzo Wels Sottotenente Angelo Turchetti Sottotenente Cesare Severo Ii42 c:;: ~""nda C"mna<>nia Capitano Ascanio Dc Leoni Capitano Raffaele Pepe43 Tenente Giovamhallista Lconori44 Sottotenente Giovambattista Giustiniani Sottotenente Cesare Garofolo Terza Comnaonia45 Canitano Paolo Lanzi4(, Tenente Andrea Ronarelli Sottotenente Raimondo Buschi Sottotenente Vincenzo Falcietti nuar1a r •,..mnaonia Capitano G iro lamo Della Porta Tenente non presente Sottotenente Ferdinando Colasanti Sottotenente Giuseppe Montevecchio

40

Distaccato a Civitavecchia. "Ordini del Comando Generale" de l 11 / 10/ 18 14. /\SR. Soldatesche e Galere, husta n. 805. 41 ·'Appoggiato" Cfr. "Ordini de l Comando Generale" del 11 / 10/18 14, ASR, Soldatesche e Galere, busta n. 805. 42 " Appoggiato senza paga" Cfr. ·'Ordini del Comando Ge neral e" del 11 / 10/1 814, ASR. Soldatesche e Galere, husta 11. 805. 43 "Appoggiato" Cfr. "Ordini del Comando< ìenerale" de l 11 / IO/ 18 14, ASR , Soldatesche e Galere, busta n. 805. 44 Il marchese Leonori fu già al servizio pontific io come 2° Te nente d·A,tiglieria ne l 1793, promosso nel 1796 a I Te nente. l' anno successivo promosso a Capitano Tene nte nella Compagnia Colli e comandante de l distaccamento di Macerata e Sen igallia, dimesso ne l 1798. Cfr. ASR, Soldatesche e Galere, buste n. 629-632, (i4 I , 699, 7 16, 724, 733. 741,743. 45 Distaccata a Civ itavecchi a. "Ordini del Comando Generale" del 11/10/1 8 14, ASR, Soldatesche e Galere, busta n. 805. 46 Distaccato a Pesaro. "Ordini del Comando Generale" de l 11 / 10/1 8 14, ASR, Soldatesche e Galere, busta n . 805. O


La ricostituzione de/l'Esercito Pont/fìcio dal 1° novembre 1814 al 1° selfembre /8 /5

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Notiamo quindi facilmente come, g razie a questi cambiamenti nel quadro generale, si attuò un aumento de lla forza de l Reggime nto, che agli inizi de l novembre 1814 può essere ricontcggiata per un total e di 1696 uomini (7 l uffi c iali + 181 sottufficiali + 1444 comuni), con un aumento de l 14,25 %, e con un rappo110 ufficiali/truppa de l 4,4%, equi vale nte a un uffic ia le ogni 23 uomin1.

È ri scontrabile anche un miglioramento nella distribuz io ne del personale, con l'assegnazione di un chirurgo per battaglione, a differenza de ll'inizia le inserimento <le i chirurghi nei ranghi dello Stato Magg iore de l Reggimento, a causa de lla diffuse malattie che serpeggiavano tra i ranghi. Importante esaminare anche la di stinzione di anzianità fra i parig rado c he, in ogni tempo cd in ogni esercito , ha sempre scate nalo gelosie e malumori 47 . Per ovviare al proble ma l'Esercito Pontificio creò tre classi per il grado di capitano vali de pe r tutte le Armi, facilme nte distingu ibili in base al comando de lle Compagnie: i Capitani di l" classe comandavano le prime Compagnie dei Battaglio ni (o Squadrone), i Capitani di 2" c lasse le seconde, e, ovv iame nte, i Capitani di 3" c lasse le terze. Ge rarchia va li da anche pe r la Fante ria ove la I " Compagnia Fucilieri era comandata da un Capitano di I " classe mentre per il comando delle Compagnie Granatieri c i si affidava ai Capitani di 2" classe . Al passaggio di classe vi era l'obbligo di comandare Compagnie corrispondenti. Rilevante può risultare anche la suddivisio ne dei servizi tra Fucilieri e Granatie ri ; infatti negli "Ordini" viene stilata una ne tta separazione per l' impiego in servizio: a i Granatieri erano assegnati compiti di più alto profilo come presenz iare, sia per ordine pubblico che per rappresentanza, a processioni , funzioni sacre, consacrazioni di monarchi , fune rali di ca rdinali e nobili , ai ricevimenti dei cardinali e dei nobili , alle rappresentazioni a ll'anfiteatro Corea e al teatro Valle durante la stagione ed ai teatri regi durante il carnevale, alle accademie di canto e di ballo, mentre per i Fuci lieri erano previste, data la più indicata funzione cli man te nimento dell'ordine puhhlico , mansioni come controllare la cassa dei de positi , la decisione della Grascia, il g ioco del pallone, il mercato di piaz-

47

"Una sezione composta di sig. Culi.i cavalier Bussi, barun Ancajani , Montini Tcn. Col. Piemiculi avvocato Passeri , uditore genie. cd il sig avvocato Rossetti , uditore civile di Monsignor Commis. Gen.le dell ' Armi, per giudicare la vertenza di anziantà insorta fra i sig. cap.i Trulli Sutterman Petrignani Fioravanti a norma dell ' lstruzionj che cuntempuranearnente si comunicarono a sud sig.i assessori. Sarà prevenuto il Cap. Carafa di Colombano di far dedurre innanzi alla sezione le ragioni che crede avere per comprovare la sua anziantà soprataluni di sunnominati cap.i , che su prevengono nel termine di giorni 15 dalla data del p.te le ri spettive giustificazioni , e prove al cap. Cunlirù destinato a rar runzioni di segretario dell ' anzidetta sezione indi possa passarli ai sig. assessori." Cfr., "Ordinj del Comimdo Generale" del 11/10/1 8 14, ASR , So/da/esche e <ìalere, husta n.805.


Giacomo Mae~tri

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za Navona , le sale da baJlo, e g li a llri teatri d urante le stag ioni e durante il c arnevale , le feste puhhliche e i funerali dei borg hcsi.48 A lla luce della distribuz ione del persona le de lle Compagnie possiamo avere un quadro p iù chiaro dei ten-itori de i q uali il Po ntefice era riuscito a to rnare in possesso ed anche dell ' impo rtanza strategica che g li ste ssi avevano nello scacchiere dell ' Italia Centrale: abbia mo la presenza d i due Compagnie (la 3" del I 0 Battaglione, e la 3" del 3°) con la Band iera de l 2° Battaglione pe r il cruciale porto di C ivitavecchia; un' altra Compagn ia di rormazione rinforzata a Pesaro (con e lementi da tutto il Reggimento) 49 ; un ' ulteriore C ompagni a (la 2" de l 2° Battag li one) a Perug ia , e la 3" del 2° Battaglio ne d ivisa tra il Forte di S.Leo e Terrac ina; mezza Compag nia , formata da truppe miste de l Reggime nto e d' Artiglieri a, ad Anz io, un plo to ne rin rorLato , a nc h'esso mi sto , ad Assisi; e varie un ità minori tra i Castelli , il Basso Lazio e la costa. A ncora maggiore ru , in propo rz io ne, l' aume nto de ll' o rganico ne ll a Cavalleri a e nell ' A11iglieri a. Nel Corpo de i Dragoni assistiamo infatti alla creazione all'interno de ll ' uni co Squadrone di una seconda Compngnia di Dragon i. Lo Squadrone era quindi così com posto: Stato Magg iore de ll o Squadrone l" Compagni a 2" Compag nia Nonostante la mancanza di un quadro ch iaro ripo rtato ne i documenti , si può comunque tentare di dare un o rganigramma de l Corpo dei Dragoni , inc roc iando i dati doc ume nta li esistenti:

48 "Delli di staccamenti di lucro che resi.avano assegnati granatieri e fucilieri. GRANATIERI: Teatri Reggi nel Carnevale Teatro Valle nelle stagioni r estin i nobili Anfi teatro Corea Accademie di canto e ballo Ricevimenti pubblici dc cardinali Mortori di cardinali Mortori nobili Vesti zio ne di monarchi Processioni runzioni Sagre in diverse chiese cd oratori FUClLI ERI: Giuoco del pallone Deputazione dell a Grascia Mercato di piazza Navona Depos iteria straordinaria fl allo della Sala Accompagnio del Procaccio Dcposileri a urhana Teatri nel Carnevale Teatri nelle stagion i Festinacci Mortori di mezzo ceto e tutt 'altro che non si trova descritto per i granatieri." Cfr., "Ordini del Comando (ìenerale" del 0 3/09/ 18 14, ASR, Soldatesche e Galere, busta n. 805. Appare evidente am:he che se l' intenzione di Papa Pio VJJ fu quella di fare tabula rasa delle istituzioni e dei coslllmi francesi, più moderni , non vi riuscì del tutto a causa proprio della apertura culturale che si era respirata negli anni d'occupazione francese. Ne è un esempio il mantenimento de lla Accademia del Nudo. 49 Questa Compagnia sarà il nucleo del futuro Corpo Volante di Pesaro.


La ricostituzione dd /'l:serc:ilo Pont(fìcio dal 1° novembre 18/4 al 1° .,·euemhre /815

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Tabella n ° 2 Gli Utliciali di Cavalleria nel novembre 18"14 <::tatl'I Mao-o-il'lre dello S(rna<lronc Capo Squadrone Tenente Colonnello Vincenzo Galassi50 Aiutante Ma!!!!iore non presente Aiutante Sottufficiale Antonio Ga lle tti5 1 Porta Stendardo Simone Se!!arelli 52 Quartiermastro Tene nte 11011 presente Chirurgo Frosoni 53 Prima Comnaunia Capitano Giovamhattista Oli;?:iati Tenente Staffa Sottotene nte Jppoliti Sottotene nte non presente c::~r-nnrla romnaonia Capitano Francesco Setacci Te ne nte Pao lo Leonardi Sottote nente Serafino Novi Sottote nente Pietro Rartoli54

50

Promosso dal grado di Capilano: "La Santità di N.ro Sig nore avendo voluto va lutare il merito del sig. Vi ncenzo Galassi capitano com. il corpo di cavalleria, lo ha nominato capo squadrone, ossia tenente colonnello in detto corpo . S i deduce a notizia dell a truppa tale sovrana disposizione, acc iò sia riconosciuto da tutti i mi litari in simile grado." Cfr.," Ordini del Comando Generale" del 07/07/18 14 , /\SR, Soldatesche e Galere, busta n. 805. 5 1 " Il sergente maggiore di cavalleria Antonio Galletti viene promosso ad aiutante sotto ufficiale nel detto corpo , e tale promozione avrà effe tto alla formazione de lla seconda compagnia."Cfr. , "Ordini del Comando Generale" del 01 /09/1814, ASR, Soldatesche e Galere, busta n. 805. 52 Nomi nato porta stendardo o norario : " Il cadetto Scgarelli sar~t riconosciuto porta stendardo o norario nel corpo di dragoni seguitando però a percepire il soldo di cadeno, e senza pregiud izio dell'anzianità di servizio, che godono gli altri ufficiali di detto corpo non ancora ripristi nati." Cfr., " Ordi ni del Comando Ge nera le" de l 04/08/18 14, ASR , Soldatesche e Galere, busta 11. 805. 53 /\ssegnato contemporanearne nl e , data l'esig uità dei Corpi, alla Cava ll eria ali ' Artiglieria: " Il chimrgo Frosoni visiterà provv isoriamente le reclute di art iglieria e cavalleria e si po rrà a tal'effetto di concerto coi sig comandati di detti corpi." Cfr., "Ordini del Comando Generale" del 14/05/ 18 14, ASR. Soldatesche e Galere, husta n. 805. 54 C:fr. .,·upm nt. IO.


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Giacomo Maestri

Per eseguire un conteggio certo degli uomm1 111 servizio nel Corpo dei Dragoni si deve anche precisare la diversa suddi visione de lla Compagnie di Cavalleria rispetto a quelle di Fanteria; infatti l ' unità base delle due Armi , la squadra, era composta per le unità montale di 8 uomini , a differenza delle unità appiedate che ne potevano contare 12 .55 Ciò ci fa raggiungere un complessivo quadro dell'organico della Cavalleria: IO ufficiali , 29 sottufficiali e 128 dragoni , per un total e di 167 uomini , con un rapporto ufficiali/truppa del 6,4% (un ufficiale ogni 16 uomini) Si può anche facilmente notare che , avendo la Cavalleria un numero non elevato di uomini , la sua struttura organica era più snella, mancando di Aiutante Maggiore e Quartiermastro. Verificato così l' ampliamento del Corpo, si possono fugare i dubbi c irca la mancanza delle monte, anche perché, negl i ordini di servizio consultati, risulta c he la Cavalleria all'inizio di novembre del 18 14 era pienamente ope rativa per i compiti c he istituz ionalmente le e rano assegnati: ronde cittadine, controllo dell' agro e de lle campagne laziali , scorte alla carrozza papale e all'alta nobiltà romana e di passaggio. 56 Anche per l'Artiglieria l'autunno aveva portato un raddoppio dell'organico; infatti , come si è detto, l'Artiglieria contava su di un Battaglione la cui compo sizione risulta essere stata: Stato Maggiore del Rattag lione; I" Compagnia; 2" Compagnia. Deduce ndo dalla doc umentaz ione consultala i quadri del Battaglione, anche per l' Artiglieria si può di ricomporre un organigramma degli ufficiali 57 : Anche le Squadre di Artiglie ri a, come quelle di Fanteria, contavano 12 uomini, e, essendo i ranghi dei sottuffic iali a l completo, ipotizziamo che il Corpo di Artiglieria rosse così composto: 11 ufficiali , 28 sotlufficial i e 192 comuni , pe r un totale di 23 1 uomini , con un rapporto ufficiali/truppa del 5% , ovvero un ufficiale ogni 20 uomini. Analizzando il quadro, si possono notare le diverse mansioni c he riuscivano ad espletare gli ufficiali d ' Artiglieria, dai compiti di reparto ai servizi logistici , come, ad esempio, la posizione del Tenente Giuseppe Vasclli contemporaneamente Ispettore dcli ' Armeria Vaticana e Secondo in comando della 2" Compagnia. li fallo era dovuto sicurame nte al le maggiori capacità che potevano vantare

5 ~ 56

J\SR, Soldatesche e Galere, buste n. 641 , 642, 805. "U n sergenlt:, un caporale e 12 dragoni scorteranno la S.Sua nel viaggio e resteranno eolì1 per fare il servizio presso la lodata Santità Sua." Cfr., "Ordini del Comando Generale" del O1/ 10/ 1814, ASR , Soldatesche e Galere, busta n. 805. 57 Cfr. supra. nt. 12 .


Lii ric:os1ituzio11e dell'Eçercito Pontificio dal / 0 novembre 1814 al 1° sellemhre /8 /5

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Tabella n° 3

Gli utliciali d' Artie:lieria nel novembre 1814 StM()

Ma

00

iore del Batta!!'lionc

Capo Battaglione Te nente Colonnello Carlo Lopez Aiutanle Ma1rniore non presente Ispettore dc li ' Armeria Vaticana Te nente Giuseppe Vaselli Quai1ien nastro Tenente Vincenzo Schrcgondi 58 Muni zio niere Tcnenle Giuseppe Vagno lini 59 Chirurgo Froson/'0 Prima C:omna"nia Tenente Colonnello Carlo Looez Sottotenente N icola Corvi Sottotenente Giovambatlisla Aie iati Seconda Comnaonia Capitano A ldcrano Porti Tenente Giu seooe Vaselli Sottote ne nte Nicola Si lvestri

gli uffic ia li d" /\rtiglic ria che, hcnchè anche loro sottopos ti ad una ca1Ticra non di certo m c rilocralica61 , doveva no conoscere, com e minimo vagamente, varie disc ipline sc ie ntifiche che garantivano loro un 'efficacia maggiore ne l serv izio. Una dimos trazione ne è che a questa Arma apparteneva il custode e il selez ionatore delle munizioni , il Tene nte Giuseppe Vagnolini , che quantomeno doveva essere in grado di conoscere dei rudimenti di chimica degli esplosivi. Ulte ri o re attestazione della mig lior qualità anche della truppa è, come risulta dai documenti consultati , la qu asi totale esenz ione d ai servizi di guardia o di pattug lia , pe r far sì che gli Artiglieri fossero addestrati con continuità e costanza pe r raggiungere soddisfacenti li velli operativi. importante da sottolineare è la concomitante presenza di A11iglie ria e Fanteria ne i forti strategici pontifici ; infatti pur se sotto il comando di ufficiali di Fanteria, molle Squadre di serventi a l pezzo, comandate da sottufficiali capaci , erano di s locate nei fo11i di Civitavecchia , di 1-<iumic ino e di San Leo; altrettanto importanti erano le torri cd i forti costieri tirre nici, come le hatte1ie costic-

58

Già in servizio come Tenente ()ua1tiermastro nell' Artiglieria nel 1808. Cfr. ASR , Soldatesche e Galere, busle n. 629-632. 59 (ìi à Munizioniere nel febbraio 1808. Cfr. ASR , Soldatesche e Galere. buste n. 629-632. 6()

crr. supra , nt. 49

6 1 Non

si era persa l'abitudine, ancora in quel periodo , di vcnc.lcrc i brcvcll.i da Uf'liciale, né di ascendere gcrachicamcnlc per raccomandazione.


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re del porto di Anzio, dei quali 1' Artiglieria Po ntificia aveva piena responsabilità e sempre affidati a sollulTiciali preparati . Per quanto riguarda il Corpo del Genio non si riscontrano grandi evoluzioni , mantenendo lo stesso una presenza quasi simbolica all'interno dcll ' Escrcilo Pontificio. Gli unici due ufficiali del Genio di cui conosciamo l'esistenza sono il Tenente Colonnello Benedetto Piernicoli e il Sottotenente Pietro Aquari, con in appoggio il Tenente Angelo Manzi di Artiglie ria62 . Riu sciamo ad essere poco specifici per quanto riguarda il personale di truppa, in quanto troviamo citato in tulli gli ordini del giorno nel periodo in esame solamente un elemento: il Caporale Antonio Moroni 63 , atte ndente del Tenente Colonnello Piernicoli. Non abbiamo nemmeno notizia di interventi effettuati dal Corpo, anche se presumiamo che le riparazioni e le manutenzioni dei forti e deg li altri edifici militari fossero il suo principale incarico, utilizzando sempre e comunque manodopera civile. Un'altra componente delle Armi Pontificie era individuabile in quella anti ca Guardia NobiJe64, al comando del Principe Altieri 65 , la quale concentrava in sé gli elementi di spicco dell 'alta nobiltà papalina, per i quali esserne membro non era nient'altro che un titolo onorifico. A livello prettamente militare pcri'l, tutti i membri della Guardia vantavano di fatto il grado, e la conseguente possibilità di utilizzarlo, di Colonnello. Perciò alcuni nobi li assunsero anche ruoli di comando militare, come il Haronc Ancajani, nominato comandante di Castel S.Angelo66 .

62 Cfr. supra, nt. 13. Il Manzi s 'arruolò volontario , promosso Sollotcncntc d' Artiglicra l' I I/ I l/ 1796 ed assegnato alla Compagnia Colonnc lla , dal maggio 1797 a ll a Compagnia Poni. Ne l 1808 era assegnato come 1° Tenente ne lla 2" Compagnia. Cfr. ASR , So/da/esche e Galere bu sta n. 629-632. 805. 61 "Il cap.lc Antonio Mornni del Corpo del Cenio sarà ripreso in l'or,:a dal d.to Corpo dal p. gennaio prossimo e presterà il s uo servizio nel mcd alla d.ta epoca l'ordinanza di 1-<anteria che tie ne il sig Ten Coli Piemi<.:oli tornerà a prestare. servizio ne.I suo corpo."." Cfr., " Ordini del Comando Generale" del 2 1/ 12/18 14 , ASR. So/da/esche e (ialere, busta n. 805. 64 Ripristinata tra il settembre e l'ottobre 1814 : " Essendo ripristinata la Guardia Nobile di nostro S ig nore ... " Cfr., "Ordini de l Comando Generale" del 08/ 10/ 1814. /\SR , Soldule.w:he e Galere, busta n. 805 . 65 Paluzzo Altjcri (Roma 2 1/07 1760 10/01/1834), 5° Principe di Oriolo, 5° Principe di Viano, 5° Duca di Monterano , Patrizio Veneto , Patri zio Genovese e Patrizio di San Marino; Senatore di Roma nel 18 19. Cfr. GAETANO MORONI, Op. Cit. 66 "Avendo la Santitì1 di Nostro Signore nominato comandante. del forte S. Angelo il sig. Colonnello barone Ancajani, si notifica questa sovrana determinazione a tutta la truppa, affinché ognuno lo riconosca per comandante del suddetto forte." Cfr. , "Ordini del Comando Genera le" del 01/09/1814, ASR , Soldatesche e Galere, busta n. 805. L' Ancajani vantava una lunga carriera nell'Esercito Pontific io , era comandante di Reggimento prima della Repubblica Romana ed era tornato in servizio successivamente fino all'occupazione francese.


I.a ricostituzione dell'F:se,dto Pomijicio dal I° novembre IX/4 al 1° sellembre 1815

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Essendo stata così ricostituita la Guardia Nobile, siamo in grado di affermare che l' appoggio politico delle grandi famigli e romane al Papato nel novcmhrc 1814 s i andava riconfermando. Ce rcando invece di eseguire una valutazione a più ampio spettro, si pone la domanda se, in base alla presenza generale di nobili e patrizi roma ni nell'Esercito Pontific io, es istesse una base politica più larga s ulla quale il P apa potesse fare affidamento dopo il suo ritorno s ul soglio di San Pietro. Tra lutti i 92 ufficiali dell ' Esercito Pontific io ve ne sono 5 citali con i soli titoli nobil iari 67 , a c ui s i aggiungono 11 me mbri de l patri ziato romano 68 più

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I Conti : Tenente Colonnello di Fanteria Giovambattista Eroli , Capitano d' Artiglieria Alderano Porti , Sottotene nte di Cavalleria Serafino Novi , Sottotenente di Fanteria Cesare Severoli , Sotlolenen le di Panleria Pietro Martire Paolucci. ASR , Soldatesche e Galere, busta n. 805. 681 Patrizi Romani Coscritti: Capitano di Fanteria Cavalier Giacomo Bolognetti , Tenente di Fante ria Andrea Bonare lli , Sottotenente di Fanteria Alfonso Ricci, Sottotenente di Fanteria Marchese Mario Thcodoli, Sollolcncnlc di Fanteria Calcedonio Vitcllcschi (erede di un ramo cadcno dei Marchesi di Rigatti), e l'unico di cui si possa ricostruire con certezza la genealogia è il Marchese Capitano di Cavalleria Giovambattista Olgiati (morto a Roma il 16/04/1841). 7° Marc hese di Poggio Cati no (rinunciò alla giurisdizione feudale il 19/ 10/ 181 (1) , Conservatore di Roma nel 1819 e 1825. Cfr. C,At·:l'ANO MORONl, Op. Cit . 1 Patrizi Romani: Capitano di Fanteria G irolamo De ll a Porta, Capitano di Fanteria t\rdiecino Della Porta (fratello minore del precedente), Capitano di Fanteria Oddo Dandini , Capitano di Fanteria Pompeo Fioravanti , Sottote nente di Fanteria Luigi Colonna (de ll,1 linea Colonna di St igliano). Papa Benedetto XIV ( 1740- 1758) promulgò una bolla che impediva l'uso del titolo di nobile o patrizio romano, in atti pubblici o privati, a tutte le famig lie che non avevano dei loro componenti e lencati nelle caric he amministrative c ittadine oppure che mancavano dei requi siti necessari per essere considerale aggregale alla nobillì, romana . L'elenco de lle 179 famig lie ammesse a godere del titolo e dei privilegi di Nobile Cittadino Romano prendeva il nome di " Libro d'Oro" ed era custod ito in Campi doglio. L' esemplare originale fu di strutto durante l'occupa7.ione de i ri voluzionari frances i sul finire del XV III secolo. Alla Restaurazione ne venne pubblicala una seconda versione (spesso sbagliata nella riproduzione e descrizione dei bl asoni) e , inftnc, con il Chirografo di Papa Pio IX datato 2 maggio 1853 fu resa pubhlica la nuova normativa sulla conserva~.ione e l' ammissione ali' Alho dei Nohili Romani . Oltre alle f'arni glie men~.ionale genericamente per il solo cognome, Bcncdcllo XIV decretò la separazione di 60 di queste ordinando la creazione di un libro speciale , solo a loro destinato, e la relativa clcnca7.ione con nome e cognome de i rispettivi capi. Le 60 fami glie venivano indicate come "coscrille", cioè il numero risultava ch iuso. Erano state sce lte per la panicolare importanza nella storia romana, per la fedchì, alla Chiesa e per la tradizionale appartenenza al ceto governativo cittadino ab antiquo. Benedetto XIV de legò loro il privilegio esclusivo de l governo amministrativo dell'Urbe. Cfr. 'tH moRo AMAYDEN con note ed agg iunte [di] CARLO A LBERTO BERTINI , La storia delle fàmiglie romane, Roma , Edizioni Romane Colosscum , 1987.


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Giacomo Maestri

3 membri di rami cadetti dell e grandi famiglie nohili romanc69 e napoletane70. C iò vuo l dire che il 12% deg li ufficiali proveniva delle famiglie patrizie romane mentre il 5,5% proveniva dalla piccola nobiltà, pe rcentual e alla quale va aggiunto un ul teriore 3% dovuto ai rami cadetti, per un totale del 20,5%. La percentuale più importante da prendere in considerazione è chiaramente quella delle famiglie patrizie, il 12%, che ci fa supporre un sentime nto quantomeno attendista da parte dell ' "alta società" romana nei confronti del rientrante Papa Pio VII; ipotesi confermata anche dall'assenza cli g iovani nobili ne l quadro dei cadetti, pur essendo trascorsi sci mesi dal ritorno di Papa Chiaramonti a Roma71. Sappiamo infatti c he, per molte famiglie nobili cadute in di sgrazia, i rovesciamenti politici potevano sempre dar luogo ad una nuova ascesa verso maggior potere, spesso sfruttando la carriera militare. Altra considerazione, però, da fare riguardo al patriziato romano è il rapporto che intercorre tra le sessanta famiglie coscritte ed i sei ufficiali patrizi coscritti al servizio pontificio nel novembre 18 14, pari al 10%. Ciò vuol dire che anche la cerchia medio - alta della società romana paitecipava molto cautame nte alla restaurazione di Papa Pio VII , a differenza magari della fami gl ia patrizia "semplice" Della Porla, che dava 2 clementi al corpo ufficiali , con l' intenzione quindi di carpere diem, per raggiungere posizioni più elevale nella scala sociale romana. La sopracitata pe rcentuale de l 20,5% degli ufficiali di nobile nascita ci induce a sottolineare come anc he nello Stato Pontificio il passaggio del la Ri voluzione e di Napoleone avesse distrutto l' ultimo baluardo di anàén regime, che in ogni Stato era prerogativa quasi esclusiva della nobiltà (con pe rcentuali che nel Settecento dillicilme nte scendevano sotto il 50%): per l'appunto , l'esercito. L'addestramento, l'armamento, il vestiario ed il trattamento economico

Per quanto ri guarda gli argomenti più tecnici , si può cominciare trattando l'addestramento. L'addestramento al tiro e al comhattime nto ru uno degli clementi , seppur c ruciali , al quale l'Esercito Po ntific io dedicò poche delle sue

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1 Sottotenenti Costantino e Giovambattista Giustiniani, ered i di una linea laterale dei G iustiniani de Ranca di Rassano. Cfr. TEODORO A M AYDEN , Op. Cit. 70 Il Capitano Massimiliano Carafa <li Colombrano , lon tano parente del più celebre Principe Carafa al comando delle forze del Regno di Napoli in quel periodo . 71 L'unico presente all'arrivo a Roma nei ranghi fu il Conte Cadetto Vincenzo Yespignani . Solamente il Marchese Lepri inviò suo figlio Alessandro come Cadetto: " Il marchese Alessandro Lepri sarà riconosciuto Ca<lello nella comp. CaUivera del 2° battne." Cfr., "Ordini del Comando Generale" del 16/07/1814,ASR , Soldatesche e Galere, husta 11. 805.


lLI ricostituzione dell'Esercito Pont{fìcio dal / 0 novembre 1814 al / 0 settembre /8/5

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risorse, essendo vessato da continui servizi di varia natura quali l'ordine pubblico, le guardie, le pattug lie, le scorte alle processioni .72 Per questo moti vo e da quanto risulta dai doc umenti consultati , il fattore più consistente dell 'addestramento consisteva nella cura dcli 'aspetto formale , con tutto quello che ne conseguiva: riviste, marce, parate, servizio alla Gran Guardia. Negli "Ordini" appare di paitico lare rilevanza l'addestramento delle g uardie e l'innovazione, rispetto al I' "antico servizio" nel saluto ai superiori ed alle personalità, con la pubblicazione di un nuovo Regolamento71 , nel quale s i delinea la scala gerarchica dei potenti di Ro ma, partendo dal Papa e arrivando agli ufficiali d i Compagn ia.

72 Al giorno d 'oggi scmhra quasi incredibile la quantità di processioni , nei giorni feriali , che si svolgevano a Roma in quegli anni ; infatti , durante l' inverno. si avevano a lmeno un paio di processioni al mese , me ntre durante le belle stagioni le processioni sa li vano a una media d i almeno quattro al mese! Cfr. ASR, Soldatesche e Galere, busta n. 805. 73 "Si pubblica il seguente Regolamento per g li o nori da rendersi da lle guardie provvisoriamente. I) Le guardie di fanteria, che non sono composti che di dicci uomini al di sotto si me tte ranno sopra una riga, quelli poi c he saranno di dodici uomini , o al di sopra, s i formeranno in due righe. 2) se il comandantt: del posto è un uffic ia le si situerà sempre a due passi in avanti al centro dell a guardia, il tamburro sulla dritta colle bacchette in mano pronto a battere. Se il comandante è un basso ufficiale si situerà al fianco dritto. 3 ) le guardie pre nderanno le armi le presenteranno al S.S. Sacrnmcnto, e a Sua Santità, indi faranno ginocchio a terra. Que ll ' individui che avranno i berretton i e mostreranno la mano scnistra a palma in fuori . Quelli che hanno il cappello lo leveranno e lo poseranno sopra il g inocchio sinistro. 4) Alle LL.MM. il re e reggina di Spagna , e di Etruria, e d i Sardegna le guardie prenderanno le armi le presenteranno il tamburro batterà e la Bandiera s i porterà fuori dalla guardia reale. 5) le g uard ie anderanno su ll'armi le presenteranno a tutti gli Emi.ti Cardinali ed a i tenenti generali benchè sia no di potenze estere se questi ultimi saranno in uniforme. 6) le guard ie ande ranno parimenti sull'armi senza presentarle per quelli prelati e altri indi vidui non militari , ai quali sono dovute simili onori. Le sentine lle però presenteranno le armi . 7) Nell ' istesso modo le guardie e sentine lle renderanno gli onori a i Marescialli di campag. o brigattie ri anche fossero di potenze estere quando saranno in uniforme. 8) Per g li ufficiali d i stato maggiore le sentinelle presenteranno le armi e le g uardie non dovranno sortire, se prenderanno le armi per esi] ... I 9) A tutt i g li altri ufficiali cavalieri di Malta, di S.Stefano e altra decorazione autorizzata alli consoli di pote nze este re, se tutti sararmo in uniforme le sentinelle porteranno sempl icemente le armi. I O) Passando una processio ne la guardia prenderà le armi , e resterà a lle armi portate. Lo stesso prattiearà se vi passasse avanti una truppa e se questa battesse il tamburo , la guardia farà lo stesso.Se poi vi sarà il S.S.mo, le guardie g li daranno una sco1ta proporzionata alla loro forza di posto in posto. 11 ) Una truppa qualunque incontrandosi con il S.S.mo Sagramento ad una certa distanza farà alto facen do fronte presenterà le armi indi ginocchio a terra, e li tamburri . se ve ne sono batteranno. Allontandosi il S.S.mo Sagramento presenterà nuovamente le armi , indi portandole continuerà la sua marc ia ." Cfr. , "Ordini del Comando Ge nerale" del 28/05/ 1814, ASR , Soldatesche l' Galere, buslu n. 805.


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Questo Rego lamento ci pe rmette nel conte mpo di sapere anche qualcosa di più sull a politica estera pontific ia (nello stesso vengono c itate " le Loro Maestà il Re e la Reg ina di Spagna, di Etruria e di Sardegna" 74 a dimostrazione evidente mente della presenza di qu esti sovran i in esilio a Roma) vo lta a tessere le nuove trame della politica estera di un ' Italia in via di riasscstamcnto75 . Sempre per quanto riguarda l' addestramento formale , negli "Ordini" vengono e manate anche istruzioni c irca la corretta disposizione delle Compagnie, e più specificatamente dei Plotoni , in occasioni <li ri viste e rassegne71Ì, c he riportiamo:

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Carlo Emanue le lV di Savoia . che, conservando titolo e assegni , viveva a Ro ma da ll' abdicazione del 1802 e vi morì ne l 18 19; Giulia C lary. moglie di G iuseppe Bo naparte. ed Elisa Ba<.:iocchi , cioé Elisa llonaparte , Regina d 'Etruria , c he viveva a Ro ma in es ilio come tutti o quasi i Bonaparlc , d a madama Lc1izia a Paolina, d a Luc iano , principe d i Canino , a Ortensia de Beauharna is coi figli (incl uso il futuro Napoleone 111 ). 75 C irca la presenza di sovrani e a mbasciatori stranieri abbiamo un elenco di persona lità che godette ro del permesso di circolazio ne per le carrozze per il carnevale J8 15 stilato il 24/ J2/ L8 .14: "Elenco approvato da lla segreteria di stato de lli personaggi che dovranno godere del pri vileg io personale de lla <.:arrozz.c1 alli leal.ri ne l pross imo carn ivale 18 15: la maestà de l Re e Regina d 'Etruria, la maestà del Re d i Sardegna, E.mi sig.ri cardinali. la duchessa di Chahlais, Si g principe di Saxe (,otha, Mo nsig ambasciator di Franc ia, sigri ministr i di Vienna, Spagna, Portogallo, Sardegna, Ola nda .. . " Cfr., " Ordini del Comando Generale", ASR, Soldatesche e Galere, busla n. 805. Appare evidenle come quindi i rapporti con le potenze europee s i andavano nom1alizzando , e come la polilica estera pon lilic ia avesse ripreso il suo corso abitua le , trovando prezios i alleati nelle Potenze catto liche . 76 "Essendo immincnle la parala del Corpus Domini , e dovendosi in lai inconlro form are il cordone si eseguirà, facendosi fare alla truppa pcl fianco sinistro, cd un a_jutanle la distribuirà, in maniera che og ni soldato s ia posto ad egual distanza , ed in faccia ad un altro. Dovendosi per riordinare, si riord inerà da lla d irelt a, e tosto che sarà form ata una sczzionc da quello che la comanda si comandcrì1 prima, e seconda seaione, di linea, e così da tutte le altre, coll 'avvertenza di comandare guida sini stra . I comandanti di ballaglioni islruiranno i loro respetti vi ufficiali, e segnatame nte i nuovi nel saluto colla spada, nel fare il g inocchio a !erra , e cavare il <.:appello, e rirnellers i, quali movimenti d ovendo essere combinati cò quei della truppa , la quale dovrà ancora essere istruila su quanto sopra si è detto." Cfr., "Ordini del Comando Generale" del 0 1/06/1 8 14, AS R, So ld111esche e Galere, busta n. 805. Ed anche " Inte ressa molti ssimo all ' istmzioni de lla truppa I' uniformilì1 nei prin<.:ipi , e ne lla progressione della scuola del so ldato; i capi de battni , gli ufficiali. cd istrutto ti . si atterranno a quanto è prescrillo nel regolamento slmnpato, il quale g li ufficiali, e sotto ufficiali dovranno acquistarlo. La mattina si continueranno g li esercizi formando tre cl assi di reclute . Ne l dopo pranzo di quegli individui che compongono la lerza classe si form erÌt un plolone e sarà islruilo nell a maniera espressa ne ll'indicato regolamento nel fare aprire i ranghi , e siccome i comandi devono essere tutti italiani l'indicheranno integra lme nte per quanto è possibile" Cfr., "Ordini del Comando Generale" tlel 19/07/ 1814, ASR , Soldatesche e Galere, bu sta n. 805 .


La ricos1ituzio11e del/ 'F:sercito PonJijirio dal l " novembre 18 14 al / 0 sellemhre 1815

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Tabella n ° 4 1° Plotone

l "SeziQne A

2"Sczionc F.

c.

D.

C.

E.

B.

A. Capitano alla destra della sua Compagnia B. Te nente in serrafila a due passi indietro il centro della 2" Sezione. c. Due Sottotenenti in serrafila , uno al centro dell a I"Sezione, e l'altro de lla 2", avendo presente c he, mancando un Sotlolcnc nlc si farà <li me no di quello della 2" Sezione. D . Se rgente maggiore di etro la destra della 2" Sezione in serrafila. E. Sergente dietro il Capitano nell'ultima riga. Q uesto Sergente sarà nominato nelle evoluzioni come ufficiale di rimp iazzo, e sarà guida di destra de l suo Plotone. F. Un altro Sergente die tro la sinistra dell a 2" Sezione in serrafila il quale sarà guida di sinistra del suo Plotone nelle evoluzioni . Quando la Co mpagnia sarà isolata questo se rgente sarà alla sinistra della Co mpagnia per c hiu<lerla.77

Appare qu indi un r ileva nte interesse per l'i nquadrame nto e l'addestramento formale delle un ità , che dovevano ri sultare le mi gliori all 'occhio <lei Pote nti stranie ri , come era necessario per l' epoca.

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Interessan te risuha la discordan:1.a che appare anche ne i documenti consultati tra disegno esplicati vo e testo: " 1° Plotone I O Sezzione t\. E r .2°Sea.ione B.C .D. c. A. Capitano alla dritta de lla sua compag nia

I3. Tenente in serra lila a due passi indietro il centro della 2° sezzio ne. C. Due sottotenenti in serrafila, uno a l centro de lla p .ma se:1.ione , e l'altro de lla 2° , nell'inte lligenza che, mancando un sotto tenente si farà di meno di que llo de lla 2° sezzione. D. Sargenle maggiore dietro la dritta d ell a 2° sezzio ne in serra fil a . E. Sargc ntc dietro il capitano nell' ultimo rango. Questo sargente sarà nominalo ne lle evoluzioni come sudd. ufficiali di rimpiazzamcnto, sarà guida di dritta del suo plotone. F A ltro sargente d ietro la se.nistra de lla 2° sezzione in serrafila e questo sarà guida d i sinista del suo plotone nel le evo luzio ni. Quando la compagnia sarà isolata questo sergente sarà alla sinistra della compag nia per chiuderl a." Da ciò appare quindi una netta differenza tra quanto riportalo nel testo e quanto disegnalo , forse a causa di u na ordine emanato in due fa~i diverse non co ncordanti l'una con l'altra. Cfr., "Ordini <lei Co111a11<lo Gi:111:ralt:" <ld OI/O(if l 814, ASR. SulduieKhe e C ule, e, busta n. 805.


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Strettamente connessa con l'argomento dcll'ac.lc.lcstramento formale è la materia della disciplina, alle 4uale giungiamo muovendoc i c.lall'ic.lca c he questo fu un esercito della Restaurazione e che 4uinc.li dobbiamo considerare che la disciplina stessa ebbe un ritorno all 'antico. Infatti siamo in grado di dire che nei primi sei mesi di vita il rinato Esercito Pontificio fu dissanguato da diserzioni giornaliere, contro le quali vennero emanate precise disposizioni 78 , prohabil mente dovute ad una serie di concause che rendevano così i soldati poco motivati a compiere il loro servizio: lo s4uallore di vita, le malattie, la paga irrisoria79 , ma soprattutto la disciplina ferrea alla 4uale si dovevano allencre. Infatti be nchè le armate e.li tutta Europa avessero modernizzato il loro pensiero tattico - strategico rispetto a quello selleccntesco, sotto molti altri aspetti mantenevano una mentalità dell 'ancién régime, costringendo i ranghi più bassi degli eserciti a subirne la disciplina.

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"Uno dc più gravi delitti s i è la di serzione, cd il comando generale si darì1 sempre la più grave cura per 11 discoprimento, an-esto. e punizione del colpevole. Gli ufficiali e sollo ufficiali faranno ciò che può da loro dipendere per prevenirla col porre una scrupolosa attenz ione di no n punire ingiustamente i loro suba lterni, col dare ad ogni uomo esattamente ciò, che gli compete, ed essere essenzialmente veridici nei loro rapporti per così scarzarc il mal contenuto. Interessando al buon serv izio principe di pon-c un freno a tali diserzioni , e di stabil ire un metodo di procedere non solo per punire con più rigore una si grave mancanza, ma ben anche per ottenere con più fa cilità l'attrappamento del disertore, e la recupera delle robbe che dal medesimo sono esportate, si osserverà da ora innanz i un tal proposito quanto qui appresso si discrive. Li sig. comandanti dc corpi, e capi dc battaglione nell'annunziare una diserzione daranno al comando generale tre spec ifiche del dise11ore, nelle quali sarà esattamente, secondo lo stile pratticato, notata la sua affigliazione, il giorno preciso della sua diserz ione, ed i generi di vestiario , e d'armamento esportati , la condotta tenuta dall ' indiv iduo quante volte è stato punito, e per quelle man<.:anze, e se à disertai.o in servizio e in altra guisa delle quali una ne verrà passata al l'uditore militare un'alt.ra al commissariato di guerra e la ter.i:a resterà nella segreteria del comando genera le da dove scri verà al governatore cd altri giuridiscenti per ottenere l'atlrappamcnto dei caporali restando a tal'effetto proibito ai comandanti de corpi capi di battaglione, ed altri ufficiali di scri vere lettera ad a lcuna per l'oggello per essere questa sola ispezione del comando generale. Le compagnie annunzieranno il mancante la prima, seconda e ter1.a volta negli ordini del giorno del comando gcn.le si darà quando dovrà essere dato disertore. Il commissariato di guerra terrà a calcolo l'altra specifica per ciò che è di suo carico. Attrappato che sia il disertore, e tradotto nelle forze militare i sig comand. de corpi e capi battaglioni, a cui appartiene l'attrappato , quando ne avranno la notizia, dovranno dare l'annuncio al comando generale presentando tre liste de generi , che il disertore ha riportato secondo il modello. quelle liste si passeranno nella istcssa g uisa. chesi è detto per le diserzioni , e l'uditore militare si darì1 carico di costituirle e quindi farne rapporto al comando suddetto." Cfr., "Ordini del Comando Generale" de l 02/06/1814, ASR, Soldatesche e (ìalere, busta n . 805. 79 Sub. Pag. '12.


In rù:os1i1uzio11e de/1'1:.,'.çercilo Pont/ficio dal 1° novembre 1814 al 1° sellembre 1815

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Tutto ciò portò l'Esercito Pontificio a soffrire circa 200 diserzioni in sei mesi , il 30% delle quali non andarono a buon fine, vene ndo "attrappati" 80 i loro autori , i quaLi generalmente, una volta catturali, trascorrevano circa lO giorni in prigione, dopmJichè veni vano bastonati (normalme nte 50 colpi) e rimandati al re parto nel quale già prestavano servizio. Oltre alle diserzioni , anche i furti erano mollo frequenti; cd ai rei di furto veniva garantito un trattamento degno dell'esercito di Federico il Grande di Prussia, ovvero prima la prigione81 poi i giri di bacchetta82 ed infine l'espulsione dal servizio con segnalazione all'Uditore Civile. Si può notare però come con il trascorrere dell' estate 181 4 l'indisciplina cominciasse a scomparire ed i reati e le diserzioni diminuissero, tanto da farc i pensare che ormai l'ésprit de corp s'andava rin saldando. Tornando in vece aJl'addestramento al tiro ed al combattime nto, non siamo in grado di avere attestazioni sufficienti per affem1are la freque nza con la quale venisse svolto, o quali fossero i li vel li mcdi che un fante , un cavaliere o un artigliere avesse in queste prestazioni. È probabile che poiché era un esercito composto di molti veterani , poiché i venti ann i precedenti erano trascorsi tra guerre

so Catturati. C fr., ASR, Soldatesche e Galere, busta n. 805. 8 1 Il cosiddetto "profosso". Cfr.. ASR, Soldatesche e Galere, busta n. 805. 82 Tipica puni:t.ione settecentesca in cui il condannato era costretto ad attraversare il suo reparto schieralo su due file contrapposte, i cui compone nti erano per l'appunto armati di bacchette di nervo di bue, gcm:ralmenle, con cui colpivano il condannato. I "gi ri" inflitti , il nu mero d i passaggi attraverso le fila , erano in numero proporLionale all a gravilì1 d el realo: "si decide e si sentenza per maggioran za dc voti che il di visato reo Guglielmo DeMorison con sei g iri di bacchetta sotto trecento uomini e quindi coll'espulsione da l corpo militare, e così per punizione, e per esempio degli altri si sentenza e si condanna . Data dalle stanze del consiglio di g uerra questo dì 5 xmbre 1814 ln esecuzione pertanto de ll'annunciata sentenza il comando della brigata darà gli ordini opportuni perché domani IO corr sia il Morison assoggettato a lla pena decretata lacche si effettuerà nel forte S.Angclo. li s:-1rg profosso è incaricato <li provvedere le verghe occorrenti , ed uno de chiurg hi da destinarsi dal sud comando si 1roverì1 nel forte sopraindicalo per tulio que llo che potesse occorre re Dall 'ora in c ui è accaduto il delitto pel quale il Morison v iene punito ri leva il comando gen.le, che s i permetta ai soldati di vagare la no lle anche in ora avanzata g iacchè il fatto del quale si tratta accad de all'ore 6 di no tte. Mentre dunque la punizione del reo deve servire di esem pio agl' indiv idui della truppa si suscita l'attenzione de i comand dc corpi per non permettere ai soldatj di girnr liberan nell a notte ... che pur troppo sucita e che potrebbe fare essere favorito dal! 'indulgenza o adesio ne di qualche soli 'offi ciale e dalle guard ie di picchetto delle caserme. li I O e 3° bau ag completeranno al scd le teste mancanti a l numero di trecento. Il sig tcn colJ Silvani ne avrì1 il comando e farà eseguire la d. sentenza alle ore 15 in punto un ajut magg un ajuto s.officialc un cap due tenenti due sollo tenenti con il çorrispondente n° de s.olTic iale sarano comandatio per la d. esecuzio ne ed il chirurgo Aprili dovrà inlcrvcnirr.". r.fr. ASR , SoldotP..w:h.P. P. r.11/aP. , busta 11. 805.


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e occupazioni e poiché era un esercito molto piccolo da addestrare e formare, l'insieme di truppe esperte e di nuove reclute facesse sì che l'Esercito Pontificio mantenesse dei livelli del tutto si mili agli eserciti degli altri Stati italiani. Questo argomento però c i introduce alla domanda successiva, ossia con che cosa questo esercito fosse armato e come riuscisse a rifornirsi. Per certo sappiamo che ne l momento in cui rientrò a Roma e diede il c ambio alle divisioni murattianc, che avevano preso il posto di quelle fram:csi, l'Esercito Pontificio era stato riarmato con tutta prohabilità dagli Austriaci, una cui scorta di Cavalle1ia ungherese accompagnò Papa Pio VII a Roma.83 È presumibile quindi che all'inizio del novembre 18 14 l'Esercito Pontificio fosse armato con una vruietà di armi francesi ed austriachc84 e possiamo anche azzardare a dare dei riferimenti riguardo a quali modelli di anni fossero a Roma in quel periodo. La Fanteria è probabile che fosse armata con il moschetto francese modello Charleville 1777 , lungo I 51,5 cm, dal peso di 4 ,375 kg, con un calibro di 17 ,5 mm , e baionetta da 47 cm, ed anche con il moschetto a pietra focaia austriaco modello 1798, lungo 150 cm, che pesava 4,8 kg , dal cal ibro di 17,56 mm e con baionctla da 50 cm. Entrambi i fuc ili sparavano un proiettile dal peso di c irca 22 grammi ed avevano una portata utile di ci rca 200 metri, ma erano mollo imprecisi superati i I 00 metri. Siamo anche in grado di affermare che le anni, nel maggio 1814, fossero ahbastanza degradate e malfunzionanli visti gli "Ordini" e manati per la loro riparazione tra maggio e giugno85 . Non avendo però la Santa Sede problemi di

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Abbiamo traccia della presenza a Roma della Cavalleria ungherese due settimane dopo l'arrivo del Papa tramite due "Ordini": "Vi si troverà pure un picchetto di cavalleria ungherese ... " del 12/06/l8 14 e " ... per cui avrà ancora un picchetto di otto ungheresi a cavallo ... " del 15/06/ 1814. Cfr., ASR, Soldalesche e Galere, busta n. 805. 84 Non avendo a disposi?.ione documenti riguardo l' inventario dell ' Armeria Vaticana, s iamo in grado di affermare quanto sopra basandoci su due lettere con richieste di pagamento inviate da Bologna a Roma, ne ll'agnslu 1815, nelle quali si richiede il pagamento di "50 fucili francesi ed austriaci in huono staio" venduti dall'armarolo D. Nardini al 3° Battaglione del I Reggimento. ASR , So/da/esche e Galere. busta n. Ml. 85 " Li sig coma ndanti di batt.ne ne giorni che si diranno in appresso, manderanno all'armeria vaticana all'accompagno di un sargente li fucili cd altre am1i in fazzione che necessitano di qualche risargimento . Il S.Tcn. Vaselli provvisoriamente e l' armarolo Mazzocchi si troveranno JJresenti alla consegna, cd in presenza de sargenle forniranno l'esame della riparazione occorrente a ciascun fuc ile, con farne una nota chiara, e dettagliata , rilasciandone al sergente medesi mo la ricevuta. li dello ufficiale avrà la cura, che tali rip~u-azioni vengano fatte a dovere e colla maggiore sollecitudine. Compito il lavoro ne avviserà il comandante dc batt.nc ai quali appartengono, e questi manderanno a ripre nderli alla stessa armaria col sargente medesimo che ve le portò, il quale in unione dell'armarolo e dell ' ufficiale farà il riscontro delle seguite riparazioni rilasciandone la corrispondente ricevuta. Questo metodo potrà pratticarsi in ogni lunedì e si comincerà ad esegui re per questa settimana da giorno di domani.'' Cfr., "Ordini del Comando Generale" del 17/05/ 1814, ASR. So/da/esche e (;a/aP.. husta n. 80'i .


l-11 ricostifll-:,ionc dell 'Hsen:ilo Pontificio dal 1° novembre /8/4 al / 0 settembre 1815

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cassa, già a partire dal luglio 18 14 l'Armeria Vaticana era in grado di rornire armi nuove alle Compagnie di Fante ri a, che vennero ri armate via via nel corso dell'estate .86 Il Corpo dei Dragoni , essendo fanteria montata , era armato con una varietà di carabine e pistole francesi e austriache, delle quali non siamo in grado di fornire il mode llo preciso, poic hé nel corso delle guerre napoleoniche g li stessi due eserciti variarono i loro mode lli senza mai adottarne uno specifico. Per certo l'efficacia delle carabine si spegneva oltre i 50 metri , me ntre per le pisto le colpire precisamente un bersag lio oltre IO metri era quasi impossibile. Per l' Artigl ieria è più difficile formulare un ' ipotesi c irca l'armamento, poiché sicuramente tutti i pezzi francesi traspot1abili presenti a Roma erano diventati preda bell ica murattiana, ma è ipotizzahile altresì che gli Austriaci avessero ceduto qualche vecchio cannone leggero da 4 o 6 lihhre ali ' Artiglieria Pontificia e che i forti sparsi sul territorio avessero mantenuto le loro hatteri e di obici settecenteschi da fortezza; pe r certo sappiamo c he a Castel Sant' Angelo g li ohici erano presenti e mantenevano il consue to compito di salve di saluto e di onori. 87 lnf"inc passiamo a trattare del Commissariato e dell ' Amm inistrazione, soffermandoci inzialmente sul vestiario e sulle uniform i regolamentari, di cui dobhiamo necessariamente sottolineare il fatto che la prima disposizione emanata dal Conunissariato Generale delle Arm i al momento della sua ricostituzione entrò nel me ri to proprio di questo argomento .88 lnf"atti , avendo presente che lo Stato Po ntificio non ebbe proble mi economici al momento de ll a sua restaurazione, la prima preoccupazione pe r Monsignor Sanseverino fu quella di emanare ordini tesi a regolamentare le variegate uni formi c he indossavano le truppe al momento del rientro del Papa a Roma. Fu stabilito per regolamento di riassumere le precedenti colorazioni di hase,

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Cfr. ASR . Soldatesche e Galere , bus ta n . 805. Cfr. AS R, Solda1e,clw e Ga lere, busta n. 805. 88 "U n consig lio di ammin istrazione sarà im:ari<.:,llo d i tutti g li oggetti re lati vi al vestiar io della truppa a nom,a delle Istruzioni che si communicheranno al s ig. Capitano S il vani che ne avrl1 la pres idenza.(ì li assessori saranno i sigg. Capo Comm. Battaglia e i s igg. Capitani Carnevali 1.opez e Galassi. Il Cap. De I.eoni vien destinato Segr. del dello consig lio, e sovra intendente al vestiario sudcleuo . Si dcsiticranno in seguilo due o tre bassi officiali di mestiere sartori , calzolai e sellari , che assisteranno alle suddellc in qua lità di aggiunti. li locale per le sedule è destinalo nel Pal azzo alla Pilo lla . Il Capo Com mi ssario Ratlaglia s i darà cari co di preparare tutto l' occorrente per d omani m attina alle ore 9 in cui <.:omi ncerà le sue funzioni il Cons iglio. Domani mattina alle ore IO tu Ili i s ig . Ufficiali si presenteranno al rapporto a l Comando Gcn . unitamente ai Sergenti Maggiori. Ogni Capitano esibirà la nota dei respelli vi Sergenti M aggiori , Sergen ti, Cap.li forieri , e Caporali <.:hc hanno attualmente cd anche quella degli indi vidu i crederanno idonei a ricoprire i posti tuu 'ora vagant i.'' Cfr. , "Ordini del Comando Generale" del 12/05/ 18 14, ASR , Soldatesche e Galere. busta n. 80 5. ~

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ossia hlu per il servizio ordinario e bianco per le occasioni formali. e c he pe r i sollufficiali e la trnppa l'uniforme fosse distribuita , con detrazione dalla paga, da l Commissariato, mentre per gli ufficiali la stessa fosse sartoriale, con indenni zzo. L'innovazione rispetto ali ' "antico servizio" fu la regolamentazione in merito al posizioname nto dei gradi dei sottufficiali di battaglione, dei cadetti e degli ufficiali di compagnia sull' uniforme ed alla colorazione degli stessi; infatti per gli aiutanti sottoufficiali erano previste spalline e controspalline dorate con due larghi ricami azzurri , per i cadetti le controspalline azzurre hordatc con un gallone d ' oro, per gli alfieri spallina sopra alla quale erano ricamati due "fulmini" blu incrociati intersecati a loro volta da una riga azzurra; stessa spallina degli alfieri senza la riga azzurra per i sottotenenti ed i vice - quarli ermastri, per i tenenti ed i quartiermastri stessa spallina dei sottotene nti sopra alla quale era ricamato uno solo "fulmine" hlu89 . Per tutti gli ufficiali successivamente si specificò che i distintivi di grado e le coccarde da cappello dovevano essere dorali , fermo restando il divieto per i sottuffi ciali di portare distintivi dorati e soggoli e c he pe r gradi da capitano in su, erano previste spalline con frange dorate . Per quan to rig uarda il vestiario generico abbiamo un elenco preciso della fornitura passata dal Commissariato ad ogni soldato: cappotto, ca micia di panno, pantaloni di panno, pantaloni di tela, mutande, sli valclli di panno e di tela , bonetto, due paia di scarpe, due camicie, zaino di c uoio; shakot di feltro 90 ; componente in più per i soli granat ieri era il be rrettone di pelo che portavano in occasioni formali e durante le guardie.

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"Ogni militare dovrà po11are i d istintivi del proprio grado , e non deve essere lecito ad alcuno di prendere, quelli , che 110 11 g li si competono. Li fioccheui d'oro al cappello appartengono soltanto agli uniciali , come il goletto è privativa loro, allon.:hè saranno di servizio. Resta assolutamente proibito ai sargenli , e cadetti di portare nelle spalle le traverse d'oro , ed i sargcnti in servizio dovranno portare l'uniru rme, che gli passa il Principe, e non di panno fino . Il distintivo de cadetti sarà due contro spalline di panno turchino con un galloncino allumo , a pie dell e quali un sol granone, la travclla sarà di panno hianco, ove passerà il pezzo di panno volante attaccato alfa contro spall ina . li tenente avranno nel corpo de lla spallina un zich 'zach blcu , cd il sol.lo tenente due simi li , che intrcccno. Il quartier m.so porterà i distintivi di tenente, cd il sollo quartier ma~tro di sotto tenenti. Gli alfieri porteranno le spalline come i sotto tenenti con di più una riga turch ina in mezzo. G li ajutanti sotto ufficiali , allorchè vi saranno porteranno la spallina , e contro spa llina di fondo d ' oro con due larghe strisce turchine, e la rrancia di grillo n, e non di canutiglia." C fr. , "Ordini del Comando Generale" del 13/06/ 18 14, ASR , Soldatesche e (ìalere, busta n . 805. 90 "CappoUo; camiciola di panno; pantaloni di panno misch io; pantaloni d i tela si l'anno ricevute; mutande sud; stivaletti di panno e d i tela; bonctto; due paja d i scarpe; due camic ie; muciglia di canavaccilo; giaccho di feltro di quelli costituiti per i fucil ieri del cappellaro Mezzano." Cfr. , "Ordini del Comando Generale" del 30/09/ 1814, ASR , Snldate.w:he e Galere, busta n. 805.


Ln rimsti1Ltz,io11e del/ 't:serciw I'ont(fìcio dal 1° novembre 18 14 al 1° .fl'llembre 18 15

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Riguardo al trattame nto economico di cui godevano i militari dell' Esercito Pontific io siamo a conosccm.a de lle cifre che veni vano passate loro come soldo, ma non s iamo in grado di sapere se questo denaro e ra tutto realmente pagato loro, dato che , come nolo, l'inquadrame nto nell'esercito era garan zia per i soldati di due pasti al g iorno e di un le tto, e no n di me nsilità effe ttive; ossia i militari prestavano servizio in cambio di pagame nti anche in natura. Non ahbiamo le prove c he i pagamenti avvenissero anche perc hé, dalla ri cerca condotta, non risultano doc umenti contabili precede nti al giugno 18 15 , fo rse perché distrutti o perduti, o add irittura perc hé mai esistiti , per i mot ivi sopra descritti . Possiamo riassu mere g li stipendi da Capita no di I" Classe a comune in questa tabe lla9 1:

Tabella n ° 5 Tariffe di soldo nell'Esercito Pontificio Gradi Capitano di I" Classe Capitano di 2·• Classe Capitano di 3" Classe Te nente Sottote nente C adetto Sergente mae.11.iore Sergente Caporale e caoorale furie re Fuciliere, granatiere , dragone e artigliere

Scudi 28:80

24:00 19:20 14:70 I 1:76 4:41 7 :50 6:00 3:65 3:30

Gl i ufficiali godevano inoltre di una serie di pri vilegi e di honus, qua li inde nnità d ' al loggio , vitto, calvalcatura e foraggio, me ntre alla truppa veni vano tratte nuti dal me nsile: il rancio (6 baiocchi al giorno). la lavandaia, il barhiere e le spese accesso rie · sarti , calzolai e simi li - mezzo baiocco al giorno). r acendo un rapido rapporto fra il g uad agno e le rite nute notiamo che un soldato e ra in grado di gode re di un solo scudo e 35 baiocchi al mese , confcrm,mdo la nostra ipotesi precedente. Un altro argome nto da trattare in me rito al pagamento dei militari è il soprassoldo , ossia la diaria che veni va concessa alle truppe in marcia, c he per gli ufficiali era pari ad uno scudo al g iorno me ntre per i sottufficiali era 40 baiocchi al giorno e pe r la truppa 10.92 ln condizione di marcia per g li ufficiali era previsto un ulteriore indenni zzo per il vitto e l' all oggio, mentre per la truppa i mate riali

9 1 Cfr.,

11 .

92

11 .

ASR, Soldatesche e Galere, busta Cfr., ASR , Soldatesche e Galere. husla

64 1. 64 1.


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Giacomo Maestri

cd il ve stiario in uso veni vano considerati come in doppio uso91 e quindi garanti vano una sostituzione più rapida degli stessi. C'è da fare una considerazio ne in merito a quale fosse la possibilità economica che i soldati e rano in grado d i avere, ossia il rapporto fra la loro capacità economica ed un pre zzo conosciuto: con il loro stipe ndio di uno scudo e 35 baiocchi erano in grado di acquistare 45 razioni di pane94 , un potcrc di acqui sto abbastanza misero , che conferma l' idea di soldati che prestavano la loro opera per essere pagati in natura. Rilevante e discretame nte mode rno risulta il siste ma previdenziale che faceva perno sulle giubilazioni e sulla Cassa dci Ri sparmi . La classe dei giubilati, o ssia i pensionati , riceveva le mensilità dalla Cassa de i Rispanni, che era sostenuta dai contributi versati da i militari in serviz io e dalle ritenute che ven ivano tratte nute agli arrestati, ai mal ati , agli assenti in licenza , a i dimessi cd ai di sertori . ln merito al fun z ionamento di questa harn;a previden ziale abbiamo un regola me nto ben preciso che così recita: "Resta fi ssato il segue nte regolamento per le rite nz ioni , e mazzette , che dovranno porsi ne lla specifica de i risparmi . Profosso . Agli indi vidui da sargente, a basso, eh ' entrano al pro fosso do vranno ritene rglisi baj . due e mezzo al giorno compreso que llo dell'entrata, e non dalla sortita. A qu elli poi, c he sono posti in prof"osso con l' alternativa a pane ed acq ua , gli si dovrà ritenere un g iorno baj . c inque e l'altro baj . due e mezzo . Maiali. Aj malati a casa da sargente a basso si dovrà ritenere l'intero soldo e mazzetta, a quelli che vanno all'ospedale si riterrà il solo soldo de i baj . dieci, e morendo, il soldo, e mazzetta si po rrà nclli risparmi ; a que lli che saranno stati non meno di g iorni dicci all' ospedale si daranno , quando sortono haj . trenta per ciascuno per la convalescenza, e tal denaro si defalcherà dalla specifica dei risparm i. Assenti con licenza . Qucg l' indi vidui da sargente a basso, c he otterranno la licenza di esentarsi da servizio, dovranno consegnare i generi di vestiario , ed armame nto alla compagn ia e g li rite rrà il soldo, e more ndo, soldo e mazzetta si verserà ne lli risparmi . Gli uffic iali , che stanno fu ori di Roma con licenza più di un mese ne l corso de ll'anno devono lasciare il soldo a lla cassa de i risparmi se pure non fosse per motivo di salute con un rescritto particolare de l coma ndo generale. Per la rormola della specifica de risparmi si atterranno le compagnie al formolare di già datogli dalla cancelleria del reggimento. Dimessi. La mazzetta dei dimessi da sargente a basso va posta ne i ri sparm i, cd egualmente que lla de i dise1to ri ed espulsi. Disertori. Li disertori attrappali o costituiti si poranno al profosso, rite nc n-

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Ossia dato che la vita del mate ria le e del vestiario e ra conteggiala in g iorni , trascors i i quali l'utente aveva il dirillo d i camhiarl i, pe r gli oggetti degli uomini in marc ia le g iornate di usu ra valevano il do ppio. Cfr. ASR, Soldatesche e Galere, busta n. 64 1- 642. 94 Va lendo una razio ne di pane g io rnaliera 3 baiocchi . C fr. ASR , Suldalesdw e ( ialere.

busta n. 805.


/ ,i ricostituzione dell'Esercito Ponlificio dal I " novembre 18/4 al / 0 sellembre 1815

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dogli baj . due e mezzo per la cassa de ri spanni , e si porranno ne lla lista di soldo a haj. dieci al g iorno, oltra la solita rnazzcll.a , come per gli altri indi vidui , ma benchè dovranno portarsi appoggiati in que lla compagnia ove sono stati posti fintantochè il comando gen .lc non li avrà fatto riprendere in forza." Nel regolamento sopra ripo1tato è facilrncnlc di stinguibile come le trattenute dovevano essere effettuate ad ogni singolo stato in servizio de i soldati. Da ri cordare anc he che ai soldati maiali veni vano fatte pagare le medicine impiegale per la loro cura dai chirurghi , un ' ulteriore dimostrazione de l basso tenore della vita mantenuto dai soldati .95

5. L'EVOLUZ10NE STORICA FTNO AL 1° SETTEMBRE 18 15 Uli eventi storici che si susseguirono tra il IO novcmhre 18 14 ed il JO sette mbre 18 15 sono ben noli cd il loro svolgime nto c reò te nsioni, successivamente trasfom1atesi in crisi a li vello internazionale. Bi sogna comunque 1icordare che l'inverno tra 18 14 e 18 15 trascorse in una re lativa tranqu illità internazional e, essendo l' intera Europa rivolta con tulle le sue maggiori Potenze al grande Congresso che era in svolgi mento a Vienna. O Il I marzo 1815 , però, sharcù a Nizza, accolto da una folla entusiasta, Napoleone , pronto a insediarsi nuovamcnc sul suo trono , cosa che gli riuscì con l'entrata a Parigi il 20 marzo, me ntre la coalizione internazionale era già in pieno fe rme nto militare per distruggere defin itivame nte ogni ve lleità napoleonica di ric reare il suo precedente Impero. Jn questa nuova realtà Gioacc hino Murat c he , come ricordi amo, aveva abbandonato Napoleone nel momento della sua pri ma sconfitta, di nuovo si schie rù a fianco dell ' Imperatore, rompe ndo così l'cquilihrio che si era venu to a c reare sul te rritorio italiano. 96 Con g li ordini di marcia emanali il 18 marzo, Murat aveva in mente di avanzare con una manovra a tenaglia su Bologna dalle due direttrici , tirre nica e adriatica , così invadendo e lasciandosi all e spalle i te rritori pontifici. Sappiamo che la Di visione Pignatelli , composta da 4 hattaglioni , 4 squadroni e 8 pezzi, fu indirizzata da Sora a Ferentino e Valmontone e la Di visione Livron , fonrnlta da 2 battaglioni , 4 squadroni e 4 pezzi, da Sessa, per Fondi e Terraci na, a Vellclri , con l'espresso ordine di Murat di aggirare Rom a.97 li Papa, tras feritosi in que i giorni nuovame nte a Savona, dal canto suo ordinò al suo esercito di non comhaltcrc contro l' invasore, sia per la esiguità dell 'eserc ito stesso, sia per mantenere una posizione d ' attesa negli sviluppi della situazione internazionale .

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Cfr. ASR , Solda1esche e Galere, busta n. 805. Se nza entrare nel merito delle operazioni , accenni amo agli eventi principali che ebbero ripcn.:ussion i sullo Stato Pontificio ed il suo Esercito . 97 Cfr. VIRG ILIO ILAR I. ( ;IANCARI.O 110ERI. PI ERO CROCIANl. Op. Cii. 96


(ìiucomo Maeslri

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La campagna murattiana proseguì con l'aJTivo a Perngia il 2 apri le della Divisione Livron, che continuò la sua marcia per entrare a Firenze 1'8, menlre sulla direttrice adrialica l'avanzamcnlo fino a Bologna, già occupata il 2, era riuscito. Proprio allora l'avanzata in Toscana si bloccò a causa dell 'opposizione degli Austriaci al comando del Maresciallo Nugent, dando così inizio alla ritirata precipitosa della colonna lirrenica, seguita per ovvi motivi dall'adriatica. Il 17 le truppe napoletane erano ad Arezzo, il 20 di nuovo a Perugia, per piegare e riunirsi con la colonna adriatica ad Ancona il 27. Da 4ui si diressero a sud , ma furono bloccate dagli Auslriaci a Tolcnlino, dove combatterono tra il I e il 4 maggio. Usciti sconfitti, gli uomini di Murat cercarono di raggiungere Napoli passando per l'Abruzzo sempre incalzati dagli Austriaci , mentre le truppe occupanli il Lazio si ritirarono verso sud, scontrandosi con un repa1to di Fucilieri pontifici nei pressi di Itri, senza c he si riportassero perdite né dall'una né dall'altra parte. Il 18 maggio Murat tornò a Napoli per lasciarla, definiti vamenlc, il giorno successivo. Nei tre mesi di campagna, però, non dobbiamo dimenticarci che il Papa era stato costretto a riparare nuovamente a Savona, a causa del pericolo che gravava su Roma.98 Nonostante la sconfitta di Mural la situazione era ancora molto perturbata per la San la Sede e per il resto degli Stati europei , essendo ancora al potere Napoleone, ed è solo con la battag lia di Waterloo, combattuta il 18 giugno, e la successiva resa del llonapm·te che si cominciarono a calmare le acque. A causa del vitale aiuto che g li ;\ustriaci avevano garantito allo Stato Pontificio contro le truppe muratlianc, gli Asburgo volevano al largare la loro influenza anche sull'Emilia, e pertauto Papa Pio VII fu costretto ad attivare il suo Esercito nel maggio L8J 5, dando ordine di formare un Battaglione di formazione99, con l' ohhieltivo dic hiaralo di riprendere il controllo dei territori delle Legazioni , ed in particolare della città di Bologna. Subito dopo il Papa concentrò la sua attenzione verso il confine sud inviando due Compagnie Cacciatori IOO a Frosinone cd a Terracina per coprire il confine napoletano. O

Sviluppi

del 'Esercito

Pont(ficio fino a l 30 aprile I X 15

Novembre 1814

Come ahhiamo dello , ne l novembre 1814 non vi erano sentori di alcun pericolo al la stabilità internazionale, quindi anche gli "Ordini" riflettono una certa stasi a livello prettamente militare e si concentrano sull'organizzazione dei cosiddctli " travaglialori". Vennero definiti "travagliatori" i militari che, pur essendo in servizio, furo-

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Ricordiamo che però Roma non venne mai occupata dalle !ruppe muralliam: e che anche l'Esercilu continuò il regolare svolgimento dei suoi serviz i. Cfr. ASR , So/da/esche e Galere, busta n. 805. 99 Suh. pagg. IOO S11h . pagg.


La ricoslituzùme dell'Esercito Pontificio dal / 0 novembre 1814 al 1° sellemhre 1815

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no autorizzati a continuare a svolgere i mestieri artigianali che praticavano prima di arruolarsi_lOI Possiamo quindi avv ici nare l ' idea di questi soldati - a rtigiani - con un concetto a noi contemporaneo come q uello dei componenti della Riserva nei vari eserciti del mondo; infatti si cercava di mantenere in servizio g li uomi ni che svolgevano un mestiere, generalmente in una bottega, nel caso vi fosse stata necessità della loro esperie nza in quei d eterminati campi , e così era anche nella Fanteria Pontificia. Con la pubblicazione del Regolamentol02 per i "travagliatori " si tentò di stabilire i termini dei loro impieghi in servi zio ed il honus per i singoli soldati che supplivano ai servizi dei "travagliatori", poiché appun to questi ultimi erano presen ti nella forza di ogni Compagnia ma non lo e rano per alcun servizio , eccezion fatta per le g randi parate o le chiamate alle armi . La ripartizione dei servizi e delle guardie gravava pertanto sul resto dei componenti della Compagrùa, che erano così tenuti a svolgere maggiori mansioni stante l' assenza dei loro colleghi " travagliatori" ed erano quind i gratificati con 12 baiocchi e 5 paoli per ogni sostituzio ne, con un massimo di 8 so stituzioni , che dovevano essere svolte da clementi divers i de lla Compagnia. Nel Regolamento si stabilì la presenza massima di " travagliatori" per

10 1 Sappiamo che 4uesli permessi di lavoro furono rilasciati anche da a ltri eserc iti contem1x1ranei . 102 " In seguito dalrordine pubblicalo li 2 1 dello scorso mese relativamente alli travagliatori si è dovuto scadere non senza maravig lia che d iverso è stato il metodo tenuto dai battagl io ni di fa nleria rispcllo ai med. mentre per tanto si contesta al scd. battag. la sodisfazio ne del comando gen.le per avere efTell ivamcntc reso conto de l soldo ritenuto ai suoi lravagliatori a nonna de ll'ordine sunnannucio non s i può a r... ] di non manifestare al p.mo e terzo c he il rendiconto presentato per 1·oggello non è punto conforme a quanlo fu prescritto e che perciò se ne attende l'emendazione generando poi acci<'i che ru in d.a epoca delerm inato si pubblica il seguente s istema che provvisoriamenle fino a nuove disposizio ni dovrà esservi per i ln1vagl ialo ri: 1) Questi non pulranno essere in numero maggiore di 5 per cornpg. escl udi i sotto uff.li. 2) Sono escluse per o ra da queste dispos izioni le co111pag. distaccate e i distaccar11enl i. 3) Quei comuni che des iderano essere tra i travagliatori ne avanzeranno l'ista11/.e per la trafila, indicando ne lla supplica il mestiere, la contrada , e la hottcga, in cui andrebbero a lavorare . 4) Non sarà messo per travagliatore alcun indi viduo se prima no n avrà riportalo il riscritto del Comm. Gen .lc del' Armi. 5) Ogni travagliatore riceve rà poslicipatamc nte sul suo soldo uno scudo al mese. 6) Sarano messe dalla compag olio fun zioni il mese per c iascun travagliatore, a ragione di baj 12 (?) per ognuna lali runzioni saranno fatte eia lulla la compag e non individua lmente . 7) Nella fine di ogni mese sarà riparlito dalle dette compag il prodotto di cl.i travagliatori ai soldati per qual porzione togliendovi a così l'iconven icnlc che un comune resti in guardia per 48 ore perché pregiudizievo le al buon servizio ed alla sal ute dcgl'individui. 8) Entreranno nel riparto li comun i che dragonano da basso official i ma questi dovranno essere ridotti dagli ajut.i magg.ri in m.o tale c he il loro huon serv izio sia proporzio nalo a quello se comuni le o rdinanze non facendo servizio né di piazza saranno escluse dal riparto. 9) Quei soldati che si dimettono ne l corso del mese non potran no csiggere alcun compenso per li g iorni di servizio prestalo mentre spirato il mese il prodotto delle fa;,,,ion i andrà a beneficio dei comuni effetti vi i quali godendo <ld lucro sud.


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Giacomo Mae slri

Compagnia, nel numero di 5, e si stabilì anche il compenso in più garantito agli stessi, uno scudo extra mensile , cd infine l'esclusiva prerogativa per i Fanti di diventare "travagliatori", poic hé la sola Fante ria poteva permettersi di lasciare non impegnati alcun i uomini per Compagnia, data l'es iguità delle altre due Arm i. Dal Regolamento desumiamo anc he quali fossero i mestieri più grad iti pe r-ché i militari diventassero "travag liatori", ovvero cappellai , sarti e calzolai , il c he ci illumina ancor di più su ll ' uti lità di mantene re in servizio siffatti artig iani ; si può supporre in fatti che , ne l caso il Reggimento fosse stato costretto a marciare, avrebbe avuto a di sposizione degl i artigiani qualificati per le esigenze sul campo, senza dover cercare di trovarne sul posto. 103 In qucgli stessi g iorni venne pubblicata neg li "Ordini" un ' interessante nota riguardante il contributo versato dalla cittadinanza di Assisi in favore di un

devono supplire senza pagamento al servizio di mancanti. IO) Li travagliatori prcsciclti una volta al comando del corpo ed approvati dal comando gcn.le non potranno essere cambiati ne rimpiazzati con altri senza una approvazione del comando gcn.lc cui dovrì1presentarsi la supplica per la variazione. 11 ) I vestiari ed armamenti de travag liatori dovrà essere custod ito nei magazzcni della compag.; e si darà loro soltanto allorchè dovranno prestare servizio nel le pubbliche parate e ncUc riviste o altre simile circosta nze. 12) In vista di [... ] i travagliatori sono dispensati della rivista pa1tico larc del sabalo ma dovranno inlervenire alle grandi para-te all 'appello di ogn i sera e 1111te le vo lte che saranno chiamati a prendere l'anni. 11) I sig comandanti le compag. sotto loro responsabilità non proporranno per travagliatori le reclute o maldestri e egli s 'intende che la qualità dc travagliatori sia re lativa soltanto ai sartori capel-lari calzolari o altri motiv i d i simile nan1ra 14) In caso di malatt ia , licel17a, profosso. o assenza non si ritira il soldo ai travagliatori, ma dovrà questo comparire per riusarsi colle solite regole nella cassa di risparmi 15) [n o gni compagnia sarà affissa la tabella del servizio di tutti gl' individui della med e li travagliatori saranno notati in fondo della sud. tabella saranno corrette e variate le stesse tabelle nel gio rno medesimo in cui seguirà qualche cambiamento e g li ajut.i magg. usciranno in ciò come nella regolare eguaglianza del servizio la maggior sorve-g liall7.a possibile. 16) li di più del so ldo de travagliatori sarà in ogni fi ne di mese incomin-c.:iando dal giorno dell'ammissione del travagliatore depositato dai sig comand. delle compag. nelle mano del quartier mastro unitamente alla nota dimostrati va del riparto del so ldo di detti travagfo1tori . 17) li quartier mastro dovrà formare un ristretto generale in di più copie che presenterà al consiglio di gucm, unitamente al deposito della somma ritratta ritirandone ricevuta in uno dei due ristretti. 18) Il commissariato far;, l'esame delle tabelle per vedere se siano esatte cù in regola ed in segu ito ne darà discarico al comando gcn.lc 19) Restano esclusi da queste disposizioni li corpi d'ai1ig lieria e cavalleria ne quaH non dovrà esservi travagl iatori a motivo del servizio personale che deve pn:slare alcun ind ividuo adetto a tali corpi 20) li comando della brigata e comand. di battaglioni di fanlcria cd al comm.t.o di g.le di guerra invi-glicranno ciascuno per la loro parte aftì nchè le sud. disposizioni abbiano il pieno effetto.'' Cfr., "Ordini del Comando Generale" del 11/ 11/18 14, ASR , Soldatesche e Galere, busta n. 805. 103 Quest'idea può essere tranqui llamente Jig lia delle espe rienze maturate in quegli an ni di g uerre napoleoniche , infatt i, come sappiamo, la logistica impe riale fran cese era quantomeno ristretta in confront.o all'sercito che doveva supportare (una delle cause d ella sconfitta napoleonica in Russia) di qui qu indi il concetto di un maggior sviluppo del la linea logistica, a comi nciare da serv izi semplici come la sartoria.


la ricostituzione dell'Esercito Pontificio dal 1° novembre 1814 al 1° settembre 1815

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distaccamento di 35 uomini là inviato per mante nere l'ordine pubblico durante la festa del Santo Patrono 1°4, come a specificare che fu la comunità a richiedere l' intervento dei militari e a pagarne quindi le spese. Da qui deduciamo come l'autorità pontificia sul territorio fosse ancora in via di consolidamento, ma anche come fossero le città ed i paesi stessi ad in vocare la presenza dell' Esercito Pontificio a loro protezione e tutela. Altra dimostrazione di queste richieste , si ebbe poc hi giorni dopo con l'ordine di invio di un forte distaccamento alla festa di Frascati IOS, dove, una volta termi nala la festa, venne ordinato il manten imento di un presidio. a conferma di quanto già scritto.

104"/\vendo la comu nità d ' Assisi pagato quarantasette scudi a beneficio del distaccamento di 35 teste c he in occasione d ell a rico1Te111.a del santo Perdono andò ,1d assisterv i è proceduto il seguente riporto: I O battag lione - I O granatieri 2 teste: scudi 4:36 I fucilieri 3 teste: // 3:27 2° Il 2 Il Il 2: 18 4° // 5 // // 5:45 2°battaglione - 1° granati eri 2 Il Il 2:18 2° t'ucilicri 2 Il Il 4 :36 3" Il 2 Il Il 2:18 4° Il 3 Il Il 3:27 3° battaglione - 1° granatieri 7 Il Il 7:63 IO fuci lieri Il Il I :09 2° Il 4 // // 9:94 4° Il I // // I :09 S i rime tte ad ogni compagnia la rispetti va nota affinchè ne prcndino copia , i muniti di ricevuta li mandino al quartier mastro Corona per ritirarne l' ammontare."' Cfr., "Ordini del Comando (ìe ne rale" del IO/ 11/1 814, ASR. Soldale.,·che e Galere. busta n . 805. IOS " I comandanti de battagli oni del reggime nto faranno scegliere un numero di f"uçil ie ri di buona çondotta secondo il segue nte re parto cioc: Caporali Fuc ilieri Sarge nti P.mo ballaglione 2 15 Secondo battaglione 13 Terzo bauaglione 22 4 Totale 2 50 li tamburro maggiore comandcrì1 lamburri 2 Saranno inoltre comandati capitani tenente e sotto ten.te Totale 60 Tali indi vidui con il vestiario bianco lungo senza corpe tto saranno pag ati di soldo , eco le rispettive lis te a tutto li 19 del corrente consegnate al capitano coma ndante, il qua le prenderà gl i o rd ii opportuni da l sig tenente colonne Ilo lfonfigli , c he pmterà come comandante di d ello distaccame nto, e ne farà la rivista domani all'ore 21 nel ca;;tello pe r qu indi dare g li ordini opportuni per potere staccare la marcia verso Frascati nella sera e.lei 17 andante ad ore 2 della notte si fara precedere da una vanguardia, e giunto in Frascati il distaccamento s i metterà nella via grande proprietà e sarà quindi impiegato nel buon O


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Giacomo Maeslri

Sempre nel mese di novembre, continuando l' ope ra di rafforzame nto de i ranghi degli uffic iali dell' Eserc ito Pontificio, si presero in forza tre uffic ia li : il Sotto te nente <li Fanteria marc hese Domenico Olgia ti 106, il Sottotene nte di Fanteri a G iuseppe Rossi107 , e d il Sottotenente di Arti g lieri a G iacomo Virgili 108 ; 1'0lgia ti fu preso in forza senza soldo dalla l • Compagni a del 1° Battaglione, mentre il Rossi dalla 3" del 3° Battaglione 109 fu invia to a Ci vitavecchia perché, diminue ndo l'atti vità navale ing le se a protezione de ll a costa laziale , vi era la necessità di rafforzare il presidio del principale porto pontific io con un ulteriore reparto di 50 uomini .1IO

ordine di quella festa a lenorc ùclla istruzioni . che il sig lenente colonnello riceverà ùal qui sig governalore. Nel la notte del 19 correnle il sig tenente colonnello sud. potrà far ripartire dello di staccamento, rito rnando in q uesta capita le, e lasc ierii in Frascati so ltanto: Uffic iale I Sargente I Caporale 1 Tamb urro I Fuc ilieri 16 To1alc 20 Quali indiv id ui però egli dovrà desti nare do111ani prima di partire acciò g li vengano passati li sold i a tutto li 27 corre nte. Si lusinga il comando general e, che c iascuno adempirà scrupolosamente a propri do vei i con una condotta , savia ricord ando agli ufficiali , sotto uffi ciali , e fu cilieri . che l'essere slali scelti per si mile d islaccamcnto è già una prova della buo na o pinione, c he si ha ùi loro che q uindi non la smentiranno'· Cfr., "Ordini del Comando Generale'' del 12/1 1/ 18 14, ASR , So/dale.w:he e Galere, busta n. 805. JCl6 " Il marchese Dom . Olg iali sarà riconosciuto per s . tenenle di fanteria, senza percezione di soldo, senza pregiudizio d i altri che avessero riportate delle grazie anlerio ri di essere ammessi ufficiali da N.ro S ig. il med. sarà appoggiato nell a guarnigione di Roma alla 1° compag. del p.mo hattag." C fr., "Ordin i del Coma ndo Generale" de l 12/11/1 8 14 , AS R , Soldatesche e Galere, bu sta n . 805 . Fig li o de l C apitano d i Cavalleria G iovam battista, futu ro 8° Marchese di Poggio Calino, Patrizio Ro mano C oscri tlo (confermato con Senatu s Consultus de l 10- 11 - 1842). Cfr. GAETANO M OIWNJ, Op. Cit. 107 " Il sig G iu seppe Rossi viene richi amato nel suo posto di s.ten nella fanteria dal g iorno 2 1 corrente" C fr., "Ordini del Comando Generale" del 23/ 11 / 18 14, ASR , So/da/esche e Galere, busta 11. 805. 108 " Essendo degnala la S.tà di N .rn Sig. per un Iratto di sua c lemen7a accordare al sig caci Gi acomo Virgili addetto al corpo de ll ' artig lieria il grad o di s .ten. o norario sarà riconosciuto per tale nell 'anz.idello corpo." Cfr., "O rdi ni del Comando Genera le" del 19/1 1/ 18 14, ASR , Soldatesche e Galere, husta n. 80 5. Hl9 " Il s.L en G iu seppe Rossi richia mato al servizio con l'ordine de l dì 23 corrente viene assegnato con la data de i 2 1 alla 3° compag 3° battag in C iv itavecchia e di renderà al più presto alla sua guarnig ione" Cfr., "Ordini del Comando Ge ne rale" del 26/ 11/ 18 14, ASR , Soldatesche e Galere, busta n. 805. 110 " I ,i cinquanla soldati dati in no ta dalla fuci liera esistent i in Roma, staccheranno la marcia la mattina del due prossimo xmbrc per Civitavecchia con soldo e soprassoldo a lutto il dì 3 sotto la scoria dcll 'aj ut s.uff.le Cornacchia ed un sarg del scd hattag e d ue cap.li del p .mo e dua altri del 3° come trasferili que i del p.mo hattag e delle d ue p .me compag del scd della 3° di d. p.mo battag e gli altri delle d ue ultime compag del scd hatJag e delle compag del 3° balt,1g a lla 3° compag del med d . ballaglione. Detti 50 comuni


Ln ricostituzione del!' Esercito Pontijìcio dal I O novembre 1814 al 1 ° seuembre 1815

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Rilevante durante il corso di questo mese la prima citazione del Corpo Volante di Pesaro 111 , unità che con il passare dei mesi diventerà sempre più o perativa, proprio per l' impiego in quella zona di confine. È interessante dare uno specchio rie pilogati vo riguardo i cambiame nti nella forza de ll 'Esercito Pontificio durante il mese di novcmhre:

Tabella n° 6 Dimessi o conRedati Dimessi con sostituzione 11 2 Giubilati Disertori Diserto ri costituiti o catturati

18 6

I 16

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Questa tahella che riproporremo mese per mese ci darà l'opporlunilà di "tastare il polso'' delle truppe pontificie, onde verificare anche l' atti vità de ll'Esercito e la sua coesione interna, raffrontando il numero, stim ato, complessivo di sottufficiali e truppa, con le singole voci sopra citate: abbiamo su di

part iranno senz'armi e con seguenti generi cli vestiario: Cappolto; cam ic io la cli panno; pantaloni di panno mischi o; pantaloni di tela si l'anno ricevute; mutande sud ; stivalclli cli panno e d i tela; bonetto; due paja di scarpe; due camicie; muciglia di canavaccilo; g iaccho di feltro di quelli costituiti per i fucilieri de l cappe lla no Mezzano. Riceveran no in oltre due g iaccò per cadauno di portarli appesi alla mociglia per i loro compagni cola di staccati. L' ajut Cornacchia riunirà domani a sera nella caserma del forte S.Angclo li 50 comuni e la scorta la quale avrà arme cariche e soldo anche per il ritorno ed ivi pernotteranno pe r partire la mattina alla punta del g io rno. Li dividerà in ci nque squadre ed in ognuna scicglicrà il capace ad esercitarvi le fun zioni di cap.le. Ritjrerìt dalle cornpag nell'atto d i consegna degli uo mini la ricevuta e in regola incontrando se g li effetti descritti corri spondono con quelli che indossano e dal quartier mastro Roseli i a foglio di rotta e li 100 giaccò giunto in Civ itavecchia si farà fare di tutto ricevuta da que l coll cornand a cui deve rimcltcrc quanto gli sarìt slalo qui affidalo. Il dislaccamenlo prm:edcrì1 sempre unilo in due ranghi aperti e con la scorta come li facenti funzioni di cap.li sono responsabili del buon ord ine e della sicurezza degli omini. La IO t'uciliera del I O battag rimetterà al nominato ajul i I.re soldati arrestati per conto d i que lla guarnigione o nde essere ricondotti" C fr. , " Ordini del Comando Generale" del 30/ 11 / 18 14, ASR, Soldatesche e Galere, busta n. 805. 11 1" I comun i Carlo Scalpe llini del corpo volante di Pesaro , Gioacchino Vaccari della 3° compagni a IO ballne e Prancesco Pisani della 3° compagnia sono autorizzati a sostitu ire un idoneo cambio per ciascuno ." C fr., " Ordini del Comando Generale" del 04/11/1814, /\SR , So/da/esche e Galere, busta n. 805. 112 Come era uso dell'epoca qualsiasi militare poteva venir congedato se avesse provveduto a farsi sostituire da un altro uomo, generalmente pagandolo.


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Giacomo Maestri

un totale di circa 2000 uomini un tasso di di serzione ' 13 ed un tasso di congedi 114 pari ali' I ,2% ognuno, per un totale dello 0 ,9%.

Dicembre 1814 Con l' arrivo del mese di di cembre, la situazione internazionale era ancora calma, di conseguenza anche p e r l'Esercito Pontificio non vi furono disposi zioni di particolare rilievo sul piano strategico. Il principale evento sul piano puramente mi litare fu l'arrivo a Roma il l 5 diecmhrc di 50 reclute provenienti dalle piazze di Pesaro e Pe rugia , reclute c he fu rono così suddivise: 7 alla C avalleria, 6 all'Artiglieria, e 37 alla Fante ria ( 18 al 1° Rattaglione, I al 2° e 17 al 3°) 115 ; tale massiccio reclutamento avvenuto nel mese precedente fu motivato dal fallo, prohahilmente, dell'avvicinarsi de ll'in verno e dalla necessità pe r i neo arruolati d i trovare un a llogg io e un pasto in previsione de lle difficoltà in vernali . ln concomitanza con l'afflusso di reclute a vvennero anche le consuete promozioni e assunzioni in for7.a di ufficiali , per meglio suddividere i comandi; venn ero quindi promossi il comandante de lla Brig ata il llrigadicr Generale llracci a Tenente Generale 11 6, nella Fanteria dal grado di Capitano de lla 4" Compagnia de l IO Battaglione a Magg iore , comandante de lla piazza di Rom a, il Cavalier Giacomo Rolognetti 117 ( il c ui comando fu temporaneame nte affida to

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l)iserzione o tentata di serlione . Senza sosl itu l ionc. ''Le 50 teste venute ieri da Perug ia e Pesaro sono state destinate all a Cava lleria 7; Artig lieria 6: 1° battag 18; Scd d. l ; 3° d.17 : quali corpi le acc resceranno in data f...] essendo stati gl'uo111i ni di soldo e soprasso ldo a tutto ieri " Cfr., "Ordini de l Comand o Gene rale" del 16/12/1814. AS R, So/da/esche e Galere, bu sta n. 805. 116 " Essendosi degnata la S .tà di Nstro Signore di promuovere il sig brigadier 11racc i a ten gcn.lc [ .. . riga illeggibi le .. . I trailo di sovrana eccellenza affinchè da ora in poi s ia il med riconosciuto e trn11alo come tc n gcn.le s i pre viene eg ualmente la truppa che per d isposiz.ione della lodata S .tà Sua il comando gen.le continua a presiedere presso il com111is.to gen.le dell'armi" Cfr.. "Ordini del Comando Generale'' del 23/ 12/ 18 14, ASR , So/da/esche e Galere , busta n. 805: una promozio ne quantome no politica . 117 " Essendosi degnata la Santità di Nro Sig di nominare il sig cap cavalier Bologneni maggiore comand mi litare de lla piazza di Roma, sem.a pregiudizio degli cnclamenti che sol percipirc il sig cap Sicca ajut di d piazza se ne partecipa la notizia a tutta la truppa afli11chè riconosca il predetto cavali Bolog netli come maggiore comand di piazza e gli presenti 4ucU'onori che sono dovut i al d i lui rango. Gli incarichi de l sig maggiore saranno di presiedere sorvegliare e diriggerc le operazioni anche al suo incarico sotto la dipendenza di monsig commiss gcn.lc dell'armi. In conseguem .a di tal promozione dovrà dare subito all'assistenza del quart mastro del regg la consegna della sua compag al ten i\gostino [)' Armis della scd del p.mo battag." Cfr., "Ordini del Co mando Generale" del 05/1 2/1814 , ASR, So/da/esche e Galere, busu1 n. 805. Si noti il grado precedente di Capitano di 3" C lasse e la promozione ricevuta superando in un halzo i superiori Capitani di 1• e 2" C lasse, data la cond izione evidentemente di vicinanz,a della famig lia Bo log,netti a Pio VII ; c rr. supra, nota 65. 1

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La ricostitu::.ione dell' faercilo Pontificio dal / 0 novembre IX/4 al / sellembre 18 15

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al Te ne nte D ' Armis), i Tenenti Andrea Bonarelli e Filippo Lclmi a Capita ni di 3a Classe (i quali subentrarono ri spettivamente al Capitano Paolo Lanzi, comandante onnai del Corpo Volante di Pesaro, nel comando della 3" Compag nia de l 3° Battaglione e al Tene nte l)' Arrnis pe r la 4" de l I0 ) , cd i Sotlotenenti Angelo Stelluti e Gi useppe De Leoni a Te nenti 11 8 (il primo nel Corpo Vo lante di Pesaro , il secondo ne lla medesima Compagnia dove già serviva , la 3" del l 0 Battag lio ne), ed infine nella Cavalleria il Cadetto Uennaro D' Amore a Portaste ndardo 119 . Vennero presi in forza in Fanteria co me Sottotenenti il conlc Ignazio Saracinelli 120 e Andrea Caetani 12 1, mentre i Sottotenenti , appoggiati senza soldo, marchese Dome nico Olgiati e conte Cesare Severoli di venne ro effotti vi . 122 Queste promozioni cd assunziorù in forza vennero anche effettuate per meglio gestire i due e venti c he furono fondamentali nel dicembre 18 14: l'assun zio ne alla carica del Senatore di Roma e il Santo Natale. Per il passaggio in città del Senatore troviamo una lunga disposizione in base alle quale si disponeva che circa 250 uomini , fra ufficiali , sottufficiali e truppa della guarnigione di Roma, fossero schie rati in alta unifonne ad armare le vie e le piazze dove fosse passato il cortco 123 , che pralicarnenle attraversò tutta la Roma di allora.

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" Il sig le n Honarelli e Lclmi stino promossi a cap. di 3° classe. 11 sten Giuseppe D 'Elconi viene reintegrato nel posto di tcn il s.len S1ell u1t i vie ne richiamato in servizio come tenente senza pregiudi~.io puro dell' anzianità aecqu istata dagli attuari ten" Cfr., "Ordini del Comando Generale" de l 20/1 2/18 14, ASR, Soldatesche e Galere . busta n. 805. 119 "'Il ead d i cavalleria (ìe nnaro I)' Amore sari1 riconosciuto porta stendardo nel sud corpo senza però che abbia diritto a pe rcepire altro soldo che que llo che gode come cadetto" C fr., "Ordini del Comando Gene rale" del 20/12/18 14 , AS R, Suldalesche e Galere, busta 11. 805. Nato a Napoli nel 1780 e morto con il grado d i Capitano a Roma il I O marzo 1837, aveva g ià serv ito nel 1804 col grado d i Tenente negli Eserciti Pontificio e, successivamente. Italiano. C fr. ERN i,STO ov101. op. Cii. 120 " Il conte lgniazio Saracinclli è riabilitato al serviz io in qualiù d i s.ten." C fr., " O rdini del Comando (ìenera le" del 20/ 12/18 14, ASR, So/da/esche e Galere, busta n. 805. 12 1 Dei Cactani di Castelmola. C fr. TEODORO A M AYDEN, up. Cii. 122 " Il s.ten conte Cesare Severoli appogg iato senza soldo a l JO regg è dichiarato s.ten effe1ti vo e s ig /\ nd rea Gaetani è nominato s.t.en il s.te n appoggiato marchese Domenico Olg iati verrà e lTellivo al 1" regg". C fr., "Ordini del Comando Generale" del 20/12/1 8 14, ASR. So/da/esche e Galere, busta n. 805. 123 " l)ovendosi eseguire nel g iorno di d omani il solcnno [sic] possesso del senatore d i Roma si dan no le seguenti disposizioni: La g uard ia re;1le sarà rinforzata di 12 granalt un capo rale ed un s.ten. qual rinforzo si ritirerà un ora doppo che sarà sort ita d a palazzo la Cavalcata la med guardia farà g irar <lue pattug lie nel circondario del palazzo Aposto lico dall'orc I 9 sino che sarà sortita la sud cavalcata le pattuglie dovranno mantenere il buon ordine ne lla piazza e circondario del palazzo. Una paltuglia fo rte di un cap.lc cd o tto fuci lieri scorrerà alle ore 19 la strad a della quattro fontane sino ai d ue macelli procurando di mantenere il buon ordine . La mcd


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A causa dell a vic inanza a l Nata le, però, Pio VII no n ritenne opportuno celebrare l'eleziom.: di una cari ca civile rimandando la parala al 1° gennaio dc ll ' an-

si rit irerà alla caserma un ora doppo passato il co rtegg io. S ulla J>iazza fl arbcrini sarà impostala alle ore 19 un tlistaccamcnto forte d i un off.Jc un sarg e un cap .lc cd un tamburro il d distaccamenlo starà fermo ne lla piazza pronto ad accorrere ad ogn i bisogno etl al passagg io de lla cavalcata fora spagl iera ritirandosi un ora tloppo passata la med. Una pattug li a forte d i un cap.le e 6 ruc ilicri scorrerà la strada de i due macelli ange lo custode colleggio nazzareno s ino alla piazza S.J\ndrea delle fratte . Una 1.erl..il pattuglia di simi l forza percorre rà la strada da propaganda piazw di Spag na via Condotti sino alla caserma dei Trinitari ambe due le d. pattug lie sortiranno a lle ore 19 {?) e rientreranno in caserma un ora d oppo passato il corteggio. Sulla piazza di Spagna sarà impostala alla d. ora un dislan:amcnto della slessa fo rza di piazza 13arbcrini co lla d . islruzionc e si riti rerà un ora doppo passalo il corteggio. La g uardia de lla caserma ai Trini lari sarà composta d i un uff.le un sarg un cap.le e 30 fuc ilieri cd un tamhurro la mcd farà spalliera al passaggio del corteggio. L' artiglieria porr-;, il segnale al 1... 1di pa lazzo Ruspoli al I ... ]la piazza [ ... I onde darà avvio al forte S.Angclo per eseguire la so lita salva appena che il sig senatore imbocca per la via del corso. li comnnd di d corpo prende rì1 le o pportune misure perché il segnael sud sia collocalo in modo che lo sparo del cannone si sig ua nel punto sopra indicalo . Una pattuglia forte di un cap.le e 6 1"11cil iP-ri batterà la via del corso la pi.u:~ Gaetani sino alla piazza Colonna questa sortita all 'o rc 20 e si riti rerà un ora doppo passalo il corteggio. La gran g uardia sarà in que l g iorno rin fm7.at.a di un o ff.J e d ue cap.l i e 30 artig lieri e lamburro che ritireranno la sera alla ca~erma q uesto distaccamento farti spag lie ra alla strada di pian .a Colonna avanti alla fonlana al passaggio della cavalcata. Al tra pallug lia d i 6 fu cilieri e un cap.lc batterà il corso d alla pia1.1.a Col onna sino al pala7.w Risucc ini. Altra dello stesso nu mero patlug licrà d a pia7.7.a di Venezia per il {ìesù !>ino al principio della piazza dell"J\raceli. Ambedue le sud pall uglie sortiranno all ' orc 20 e si ritireran no all'orc 24 . Sulla piazza d i Venezia sarà impostato un distaccamcnlo sim ile a q uello di piazza Harherini colle sud istru7.ioni e q uesto si ritire rà all'orc 24.Nella pian ;i d i Aracel i gireranno d ue pattuglie forti di un cap .lc ed otto fuclieri ciascuna dall ' ore 20 sino che siasi ri li rala la mo ltitudine del popolo che concorrerà a lle fo ntane che gettano vino. Seguilo lo sparo de l cannone la pattug lia che balle la strada del (ìesù si concentrerà sopra la d piazza ed impedi rli alle carro7.7.e di andare verso il Campidoglio non permellendo ne anche che si stiano ferme. Una della pattuglie !issate ne lla piazza de ll'Arace li al sud segnale del cannone imposter~ un sentine lla per cada una strada che imbocca con q uell a che dal Gesù tende alla piazza sud colla consegna d' imped ire l' ingresso alle carruuc alle quali non vi darà permesso d i restarvi ferme co me anche nel la piaaa d' Araceli . lJn sarg un cap.le e 12 fucilieri armeranno l' imboccatu ra della salita d i Campidoglio dall a parte d i campo baccino per mantenersi il buon ordine delle carrozze che d a d salita anderanno nel Campidoglio le sud carro zze dopo avere scaricato deggino par iire per la d iscesa del le 3 Site pre ndendo la strada de lla Piclocchia e tornare in campo vaccino. lJn ajul s.off.le sarà incaricalo si tutto l' armamento de l Campidog lio e posti anness i. U mcd si porrà di w nccrto con il sig marchese Del Drago incaricato di tale oggello. All'imboccatura tiella strada de lla Pidacchia sarà postato un cap.lc e 6 fucilieri coll ' istruzione di lenerc libera d al popo lo il sito innanzi la scalinata dcll' J\ raceli onde le carrozze no n siano imbaraz1.ate. In o gnuna de lle altre strade che imboccano nella piazza sud saranno impostate due senl incl lc per impedire l' ingresso alle carrol.z.c a tale effetto vi si porterà un distaccamento di 8 fucilieri e un cap.lc Il corpo cli cavalleria somm inistrerà un


la ricostituzione dell't.'.vercito Pontificio dal I novembre 1814 al I° settembre /8/ 5 O

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no successivo, per cui neg li "Ordini" è riporlalo il rinvio, con il mantenimento delle d isposizioni , a quel giorno.

offi c iale un sargcnte due cap.li e 18 dragoni un cap.le e 11 dragoni apriranno la marcia della cavalcata c he sortirà da lla c hiesa dell a Maddale na a Monte Cavallo. L'officiale cui resto de l distaccame nto s i purte rit a ll 'ore 19 (?) alla schiera verso il palazzo della Consulta e marcierà nel corteggio doppo la milizia de l Campidog lio . [)ovendo esservi nella sera sud del di 2 1 il ricevimento p ubblico il picche tto impostato all ' ingresso della cardonata del Campidoglio dalla parte d e Leoni non vi s ' introdurranno carrozze permette ndo però all a pe rsona d i smontare da quella parte e facendo poi partire le carrozze pe r la parte della Pidacchia per a ndare in campo Racci no. Un picc he tto di 6 fuc ilie ri ed un cap .le si collocherà alla spezione cesani lli per mantenere il buon ordine o l'alternativa delle carrozze c he verranno dalla Pedacch ia e dal corso per a ndare in campo Baccino ed al Campidoglio da quella parte altro picchetto di un cap .Jc e otto fuc ilieri si porte rà alle c rociate dei polacchi a S.Marco e manterrà l'alternativa delle carrozze che partono o vorranno scar icare dalla parte dei Leoni. Due pattuglie di un capo e 6 fucilieri l' una gi reranno per il campo 8accino e altri due di si mii forza gi re ranno per la piazza dell'Araceli e luoghi adiacenti. Le carrozze privilegia le po tranno dirigers i nel corti le del palazzo Caffare ll i e ciò sarà c ura dei capatori quali assuranno la piazza del Campidoglio. I ,o stesso am1amcnto avrà luogo nella sera de l dì 22 ali 'ora sop ra indicata per il scd ricevi mento un ajut s .off.le sari1 incaricato della direzio ne di tale a rma mento. 1 tamburri del Campidoglio potranno liberamente g irare nei giorni corrcn nelle strade quali vi passcrì1 la ca valcata a battere la cassa secondo il consueto e pe rciò non s' impediranno" ed anche " Detto armamento viene ripartito nella fant eria come segue: 12 granati . Rinforzo alla guard ia reale I uff.lc u n cap.le e 8 fucilieri Rin forw alle Quatlro Fontane 1 6 d.ti Altra pattug lia ai Due Macelli I 6 d .ti I Altra Propaganda Fide 16 d .ti Due pattuglie sulla Piazza D' Araceli 2 Alla sal ita di Campidoglio dalla parte 12 d.ti un sarg I di Campo Baccino 6 1 All a Pedacch ia Per le sentine lle per le strade 8 d.ti c he sboccano ali' Araceli l tamburo :mfu cil ie ri Lm sarg un cap.le 1° battag. Piazza Barhe rini un off.lc I ,. I " I •• 30 fu cil ieri 2° hattag. Piazza di Spagna un off.le 6 d.ti I " Piazza di Venezia pattugli a a l Corso 6 d.ti I " Altro s imile 6 d.ti 1" Altra Piazza di Ye ne1.ia 12 granati. I" I" Per rilevare i fucilieri all'ore 24 All' imboccatura della Cordonata dalla parte dc Leoni I" 6 Alla Crocia ta dei Polacchi I" 12 rucilie ri Due pattuglie a Campo Baccino 2" 12 d .t i 3° battag. Due cap.li e I2 fu cilie ri alla Piaz1,a d' Araceli , le pattuglie incontrandosi con il corteggio fara nno alto facendo fronte al mcd. presente ra nno le an11i come gli altri distaccame nti oltre la parata ordinata a ll' a 1t ig lieria sulla piaa.a Colonna la fa nteria ancora della gran guardia l'eseguirà nello so lito suo posto. L'aiut.e sotl.le pe r l'armame nto


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Proprio per quel Nalale in vece, che era il primo che il Ponlclìce trascorreva a Roma dal 1809, si vo llero aumentare i fes teggiamenti e di conseguenza i servizi di ordine pubblico. 124 Da sottolineare soprattutto in questa ordinanza natalizia, la tassativa disposizione in me rito al controllo degli uomini per evitare diserzioni , vista la mancata concessione di licenze o pcm1essi pe r far trascorrere almeno a parle della truppa il Natale nelle loro case.

del Campidoglio sarà Sehastiani cd i comand de corpi daranno ai capi impiegali un quanto servizio copia dei doveri ad og nuno nel s ud . ord ine assegnati . I ,a banda v' interverrà tutta nessuno ecceU.ualo cd il capo della Guardia reale l'ispezionerà del n.0 delle teste della tenuta. 11 servi zio effettuato di hatlag per I ... l dei 2 1 la appli cheranno così la stessa s ' intende la sera in quelli de l 22 . La truppa sarà in gra n tenuta compresa la g uardia reale e quella di S.M. la reggina d ' Etruria e in pe rfetta pulizia tenuto nel vestiario che armamento. Le guardie si spediranno domani subilo doppo mangiato il rancio . Un o ff.le supe riore prenderà il comando dell'intiero armamento e vi si desti na il s ig. tcn. Coli. Resta il quale sarà a cavallo per cu i il corpo di cavalleria g li spedisca un ord inanza mon1,1la. Nel detto g iorno 2 1 gl' individui non d i serv izio rimarranno in riteng o nelle caserme rispettive in ognu na d elle quali vi sarà per i battaglioni un cap. un ten. ed un s .tcn. con gli ajul. e nelle granatl cavali. e artig lieria vi sari'.1 un off.le per quartiere con i I respettivo ajut. La truppa d i rite ngo resta a disposiz. De ll'ufficiale superiore pe r que lli casi imprev isti . G li ajut.i di piazza si terranno uno a Monte C avallo e l'altro al Campidog lio ."C rr., "Ordi ni del Comando Generale" del 20/ 12/1 8 14, AS R, Soldatesche e (ìalere, bu sta n. 805. 124 "S iccome nella notte di doman i vig ilia del S.Natale tulla la popolazione di questa vasta t:apilale trovasi in moto i111eressa al bene puhhlico che la tranquillità non sia disturbata ne che sotto pretesto di diserz ioni si commettessero dc di sordini la truppa penanto in tale occasione mediante un attento ed esatto servizio deve arrestare i scaciani. Pe rciò il scd attag spediri1 all 'ave Maria un ri nforzo di quattro bassi officiali e 24 comuni a lla gran g uardia di un cap. le e 6 comuni alla guardia d el ghetto ed un 3" di 3 cap.li e l 8 comuni a lle carceri nuove. La gran g uard ia , la IO e scd granati la cavalleria e le guard ie delle carceri faranno sori ire alle ore 4 una pattuglia per cadauna in seguilo che doppo le prime 3dici debbeano essere se mpre in molo. U I 0 e 3° hauag s pediranno similmente due pattug lie per cadauna alle ore 4 ed altri due ne lrorn communitiva per cui dopo le I otto presteranno servizio nella cillà Tulle le pattug lie saranno composte que lle di fante1ia di <> om ini e un basso officiale ore 14 della mattina del effetti vo e l'a ltra di cavalleria d i q uallro dragoni e un caple 25 all a qual ora anche i rinforzi del scd battag s i sostituiranno all a cornpag se non vi sarà novilii. Il g iro delle sucldellc pattug lie durerà due ora e percorreranno quello dell a gran g uardia una da pia:1.,:a Colonna a p ia:u,a d i Venezia, e adiact:11~.e altra da d.ta piazza di Venezia e adjacenzc a l d.ta piazza Colonna quella del la Maddalena dalla Rotonda e adiaO cenze altra la I granati farà ballcrc le strade di Campo Marzo l'Orso e via de Perfetti e la scd da piazza lforght:se la strade di Ripetla e adiacenze. De l 1° ballag una percorrerà il Corso de lle Due Chiese al pa lazzo Ruspoli a quello d i Ghiggi Santa Maria in Via e S.S il vestro una 3° da piazza di Spag na per il Cava lletto e l'ultima parimenti da piazza di Spagna Propaganda Fide e i Due Macell i. Il 1° ballag ne spedirà una verso Colonna Trojana e adiacenze a ltra dal Boschetto per S.Maria Maggiore una terza dalle quattro Fontane pian.a llarbcrini e la d.ta pe r S .Lorcnzo in l'anisperna. Le due pattug lie in armamento a que lle solite a darsi dalla g uardia delle carceri percorreranno una per piazza

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Da rimarc are anche nel corso di questo mese, ad ulteriore conferma del ritorno ad una v ita normale per la c ittà, la riape 1tura dei teatri , per la quale ven ne e manato un provved imento per il forte presidio deg li stessi durante gl i spettacoli 125 , norma , però, che c i fa comprendere come il contro llo poliziesco sulla popo la z ione fosse ancora un importante strumento di politica interna per il Papato.

Farnese Campo de Fiori e il Monte l'altra per S.Giovanni dc Fiorentini e il Banco di S .Spiritu. Le due pattuglie della cavalleria batteranno Trastevere e la Lungara. Essendo i granati impiegati in alt,i servi~.i la guardia reale e quell a delle loro maestà il re di Spagna e la regina d ' Etruria saranno duppu domani mon tate dai fuc ilieri in uniforme in luogo de granatt e similmente in un iforme saranno le altre di s.m . reale la duchessa di Scialle del Popolo gran g uardia carceri S.Marce llo, le g uardie dell a caserma e pattuglie avranno iJ cappotto legato dietro la giberna dovendo in giorno 26 essere nuovamente indossato. E' proibito agl"individui di andare a dormire ne lla notte del S.Natale alla pro pri a casa dovendo rimanere tutti in caserma sotto la responsabilità di comand dc corpi e le pattuglie arrcs leranno que lli che da sa rg magg a hasso che troveranno vagare in città. Un capitano un tenente due s.tcn per battag e gl'ajut staranno in caserma con due offali e gl 'ajuti ne granati .:1rtiglicria c,ivalleria . Nel giorno del S.Natale le guard ie saranno ri levate a mezzogiorno in punto e non vi s.:1rì1 rapporto. Nell a d .ta vigil ia e fest ivit à l'mtiglie ria dal fmte S.J\ngelo eseguirà le solite salve. Gi ajuti di piazza daranno .:tlle p.:tttugliar l'istruzione ,maloghe e che furono osservate tino a l 1808"' Cfr., ··Ordini del Comando Generale" del 22/12/1814,ASR, Soldatesche e Galere, husla n. 80:'i. 125 "Teatro Tord inona Platea un cap.le e 7 comuni. Palco scenico un cap .lc e 5 d .ti. Per l'ordine 1° sc(I e tcr,:o 4° 12 com uni 1 per ordine de quali due fissi ai luoghi comod i face ndovi entrare un persona per volta. Alla porta del salume un cap.le e un comune. A que lla della trattoria un comune. J\ ll ' altra del caffè un comune. Per l' ordine 5° e 6° 6 comuni tre per ordine come sopra. J\ ll a metà della sala de suddetti un cap.le e un comnc per la comunicazione del le sentinelle a lle sentine lle all ' ingresso e polizia de lla scala picchetto all'orso crocciata dove resta il c i:waro I cap.lc un lamhuro e 11 comuni lascia fissa una sentine lla. Detto vicino al la consorteria un cap.lc un tamburo 6 comuni lasc ia fisse due scntjnelle. Picchetto incontro il teatro un cap.le un tamburro e 3 comuni. In corpo di guardia un ofT.le un sarg e 11 comuni darà le seguenti sentine lle fisse due all'ingresso grande una al scd ingresso altra alla scala dei servitori una al corpo di guardia de l quale avrà la conseg na il cap.le di questo picchetto incontro al teatro . Sentinelle fi sse esterne: a l posto del picchetto all'orso un comune, alla consorteria due rnmuni , le rnecl si cambieranno dal li bassi off.li, che armano simili posti Ordi ni p.:trticolari per il teatro Tordi nona li picchetto all 'orso darà l'arternativa a tutte le carrozze che s i portano al teatro facendo lirmare la fil a e passare avanti le privilegiate. Nel ritirarsi lascia una sentinella con simile consegna unendosi l' altra di non far formare la fi la 1-.. I che termi ni la comedia scortando .:ti picchetto[ ... ] da quella parte avam.are pi ù carrozze con riserva delle privilegiate al termine de lla rappresentanza dando regola a tulle quelle se hanno ricaricato. Il picchetto vic ino alla conso,teria che in tempo che la fila viene dall ' orso non farà introdurre carrozze verso il teatro a riserva delle privilegiate al te rmine de lla rappresentanza. Farà avanzare in regola le carrozze particolari nel ritirarsi lascia due sentinelle. alla consegna


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Giacomo Maestri

Controllo poliziesco e pubbliche esecuzioni andarono di pari passo; possiamo notare infatti negli "Ordini" una disposizione riguardo al mantenimento del! 'ordine pubblico durante un ' esecuzione da compiersi in piazza del Popolo a

di fan: incominciare la fila ferma dc lJc non privilegg iate dalla consorteria in addietro lasciando il luogo per le privilegiate dalla consorteria a l teatro. Le sent ine lle impostate al big liardo caffè e tranoria pa~seranno suhito la voce e lasciernnno la porta nel caso succeda qualche disord ine . Il sargente in tempo che son fori li picchcni starà nell'armi all'ing resso del teatro pronto ad occorrcrrc a qualunque urgenza e per mantenere in tal luogo il buon ordine Teatro Valle Palco scenico e platea un cap.le e 8 comuni 6 in platea due al palco. Ordini I 2 °3° un cap.le 6 comuni due per ordine due al 4 ° e uno al 5° . Per l'ordini 4 5 tre comuni il cap.le presiederti ali i s uddclli. Picchcno alla s apienza un cap .le un tamhurro e 3 comuni lascia una sentinella. Detto alla crociata dell'argentiere un cap.le I lamburro e 4 comuni. Incontro al teatro I cap .le un Larnhurro e 4 comun i che darà una sentinell a al palazzo Lante. Porta d'ingresso due comuni. Riserva in corpo di g uardia un offic iale un sarg e 4 comuni per occorrcrre a qualsiasi bisogno. Ordini panicol:u-i per il teatro Valle Il picchetto alla 1- --1 della sapienza non farà inoltrare verso il teatro a riserva de lle pri v ilegiate pone una sentinella fi ssa al portone di Lante per tiare la direzione verso la sapienza a que lle carro:ue che venissero dalla pane della strada della catena ed altri provenie nti dal teatro questa sud consegna seguita alla sentine lla ritirato il picchello con quella di no n pcnncttcrc che resti no in d.ti luog hi carro:u.e l"en11e. Picchcllo alla crociata d cll' argentiere darà l'alternativa a l.utte le carrozze che si presentano per andare verso il teatro facendo fermare la lila per il passaggio delle privileggiate lascia du sentine lle fi sse a l mimiscalco perché non oltrepassi quel posto la fila fer ma delle carroa:e non privi leggiate si per la comun icaz ione della sentinella al maniscalco e s i perché resti libero dalle carrozze ferme il vicoletto di S .Maria in Monlorio impiegandovi anche per il contegno d e cocchieri chiamando in ogni circostanza la guardia. li sargente che in tempo che son fuori li picchetti si troverà armato all'ing resso grande per il huon ordine dell ' ingresso conte g ni dc servitori e trovarsi apo11ato per occorre rre a qualunque urgenza /\Itri teatrini Pace Platea un sarg un cap .lc e 3 comuni Palco scenico 2 d .ti Per g li ord ini de palchi 5 comuni uno per ordine Conseg na de biglietti I d.ti Porta d ' ingresso I cl.ti Pallacorda Platea un cap.le 3 comuni 4 d.ti uno pe r ordine Ordini de palchi Ingresso I d.ti Le sentinelle portatesi in platea daranno la mula a quelle situate all'ingresso Ristretto Tordi nona un olT.lc I sarg 7 cap.li 3 tamhuri 60 comuni J" I" 3" 3" Valle 34 d. Pace I" I " 12 d. I., Pallacorda 8 d. 0


I.a rimsliluz.ione de/J't:sercilo Pontificio dal I O novembre 18/4 al 1° settembre 18/5

I 07

Roma 126 , sentenza eseguila dal celeberrimo Mastro Tilla, soprannome di Giovambattista Bugatti, nei confronti di tal Sebastiano Tirelli, reo di grassazione, e registrata dal boia stesso come la sua 165" 127 . Per il mese di dicembre notiamo una sostanziale stabilità per quanto riguarda il flusso di disertori, dimessi e g iu bilati: Registriamo anche una nuova inclinazione verso i congedi, con la tende nza 7àhella n° 7

Dimessi o congedati Dimessi con sostituzione 128 Giubilali Disertori Discrtori costituiti o catturati

11

(-7 rispetto al mese precedente)

14

(+8)

I

(=)

14

(-2)

8

(=)

Ogni prima sera di dramma sarà rinforzato a l teatro regio l'armamento di off.le subalterno un cap.le I O comuni , come altres·i s i darà un secondo o tt'.lc al teatro regio, che avrll più concorso in quella sera, che stima più opportuna·· Cfr., "Ordini del Comando Generale" del 24/ 12/ I8 14, ASR, Soldatesche e Galere, busta n. 805. 126 " Essendovi domani un esecuzione di giustizia vi assisterà come altra volta è staio pralticato un hattag forte di 300 teste comandato da un capo di battag. li IO e 3° battag sommini streran no 150 leste per cadauno le quale si riunisran no al quartiere de Trinitari dove saranno pronte alle ore 15 in punto. Il 2° ballag sommin istrerà questa sera a lla guard ia delle carceri aJl'ore 4 un rinforzo di un eap.lc e o tto comuni e domani matlina farì1 sortire all' ore 14 due pattuglie fo,te ognuna d i un cap.le e 6 comun i le quali batteranno li vicoli dd Consolalo fino a Santo Spirilo e l'ahrra da S.Spirito Piaz7.a di Po nte l'Orro e sud vicolo Lancellolli. All'alba di domani la cava lleria sped irà alle delle carceri nuove un distaccamento di un cap. lc e 8 dragoni montati inoltre all ' ore 14 farà sortire 4 pallug lie che presteranno il seguente serviz io: la prima in terra dal vicolo Lancellotti a S.Lucia della Tinta; la 2° da S.Lucia de lla Ti111a alla dogana di Ripetta; la 3" da Ripetta alla Leg nara; l'ultima dalla Lcgnara <1! Popolo. Il sud battag manderà inoltre questa ~era ad un ora di notte un aumento di un cap. lc e 6 comuni alla gu<1rdia di porta del Popolo . Il battaglione si riunito non so,tirà dal q uartiere c he in segu ito all'avvio l'uno dei capitani ajul di piazza e giunto al Popolo si formerà in quadrato aperto in due righe ed occuperà il solito te rreno. La trnppa non di servizio resterà questa sera e fin dopo la giustizia di ritengo nei respettiv i quartieri. La guardia a piazza Colonna dcll'orc 15 fin dopo l'esecuzione sarà montata dall'officiale comand metà sotto l' armi l'altra di riserva così alternati vame nte ogni ora. Le altre guardie della ciUà si terrano vigilanti e daran no subito avviso di qualunque inconveniente" Cfr., "Ordi ni del Comando Generale" del 02/ 12/ 18 14 , J\S R, So/da/esche e Galere, busta n. 805. 127 Con " forca e squarto"(sic). Cfr. A.ADEMOLLO, "Le armo/azioni di Mastro "f itta came_fice romano: supplizi e suppliziati: giuslizie eseguite da Gio. Ra/I. Ruia11i e dal suo successore, 1796-/870: appendice di documenti", Cillà di Castello, Lapi, 1886. 128 Come era uso dell'epoca qualsiasi militare poteva venir congedato se avesse provveduto a farsi sostituire da un altro uomo, generalmente pagandolo.


108

Giacomo Maes1ri

a far sostituire i congedanti con nuove reclute che riduce il tasso dei congedi al 0,5% (-0,4% rispe tto aJ mese precedente); rileviamo un a leggera flessione delle discr1.ioni che ci porta ad un tasso di diserzioni pari allo 0 ,7% (lo 0,5% in me no rispetto al mese precedente).

Gennaio 1815 In questo mese notiamo una n cssionc vertiginosa ne lla pubblicazione degli "Ordini" cdi conseguenza un calo delle attività, come d ' uso in tutti g li eserciti di allora durante il pieno inverno . Fra le disposizioni pri ncipali del mese in 4ucstione notiamo: l'obbligo di conoscere il nuovo metodo di resa degli onori 129 da parte della truppa , tramite l'affissione della procedura nelle caserme e la lettura della stessa per tre sere consccuti ve durante i contrappelli 130 ; la norma che regola l' immagazzinamento del vestiari o borghese delle reclute e il conteggio del vestiario degli ex-corpi munici pali e dipa,time ntali 13 1; cd infine il servizio di ord ine pubblico da tenersi in occasione dei halli al teatrn Aliberti 132 .

12 1 '

Cfr. supra, nl. 73 . "Si pubblica alla truppa il metodo pe r g li onori militari da rendersi dalle guardie ciascun battag lio ne di fanteria e de corpi di cavalleria e artiglieria saranno muniti di una copia in stampa di d . metodo che lo tcrrano affisso in luogo che lo crederanno più opportuno ad oggetto che sia noto a tutti ed affi nchè possa da c iascu n leggersi a lor piacimento. I sig comand de corpi lo fa ranno leggere per tre sere consec uti ve ne lle compag a llo rq uando si leggeranno la sera g li ord ini del giorno. Il sig cap Sicca ajute di piazza ritirerà dalla segretaria le copie necessarie per affiggersi in tutti i corpi di g uardi a"" C fr., " Ordini del Comando Generale" de l 02/0 1/ 18 15, AS R, Soldatesche e Galere, busta n. 805. 131 '·Essendo g ià stabi lito che si ritirino e si rnstodiscano diligentemente ne i magazzini delle compag li generi de vestiario a lfa borgcsc che indossano le reclute nell 'atto del loro arrollamento onde fame loro la restituzione in caso di dimiss ione e per altri particolari c ircostanze per tutta via affinchè in ogni tempo possa contare quali siano realmente g li effetti consegnati ad ogni individuo s i deten11i 11a che da orn in poi innanzi si notino a tergo <.li ogni lista d i arrollamenlo i generi di particolare pe1tincnza dell ' arrolato distinguendn11e precisamente la qualitì1e lo stato in cui si trovino onde possa un tal documento servire d i governo al commiss gcn.le d i g uerra per le successive providerl/.e . Perche possa il sud commiss formare uno stato generale di tuui i generi d i vecchio vestiario ritirati ai soldati quali servivano antecedentemente nei d iscio lti corpi dc vestiari munic ipali e dipa1timentali sarà cura de i sig cornand dc corpi di fare f ... ] al commiss med una copia de tahelle dall ' istanza di tali generi nei rcspcttivi magazzini delle compagnie nei quali devono essere stati custoditi a norma degli ord ini g ià dati sarà poi incarico del commiss di presentare il rapporto analogo a l comando gen.le per prendersi una positi va dctcrn1inazione sopra tali oggetti'' Cfr. , "Ordini del Comando Generale" del 08/0 1/ 18 15, /\SR, So/da/esche e Galere, bust;1 n. 805. 132 " In occasione delle feste da ballo c he s i daranno ne l t.e atro A liberti si dovrà eseguire l'armame nto a norma de lla tahella che unita me nte si passa un cap . un off.le e un ajute magg vi dovranno essere comandati per presiedere alla truppa che arma l' interno e l'esterno del teatro. All'orc 6 della notte dovrà essere armato il teatro d. ed all'ore 9 d ovrà essere rilevato l'armamento da un cons im ile distaccamento c he resterà a termine della 130


La ricostituzione dell'Esercito Ponlijirio dal I O novembre 18 14 al / 0 settembre 1815

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Per quanto riguarda lo stato della for:,,,a del Corpo Ufficia li, rileviamo la giubilazione del Tenente di Cavalleria Paolo Leonard i 133 , che prestava il suo servizio nella 2" Compagnia di Cavalleria; detto pe nsionamento indusse al richiamo del 'lenente di Cavalleria G iovamhaltista Dc Leonj 134 . Avvennero anche altri due richiami in servizio, per così dire a nomali, di ufficiali: sono quelli che riguardano il Tenente di Panteria N icola Forlini , che era stato già richiamato il mese precede nte ma fu ritenuto ruori dallo Stato Pontificio 135 , ed il Tenente di

festa. La prima mula dovrì1 dare una consegna esatta alla seconda poi ritirarsi alla caserma. /\ll 'ore 16 della mattina prct:edenle la festa d i hallo si trasmetteranno al sig magg di piazza le note de lle due mute con il nome dcgl' individu i assegnati a cadaun posto per fare uno specchio e rimellerlo a chi deve. li ballo non potrÌl comirn..:iare ne lenninarsi senza l'ordine del sig uditore c ivile di monsig governatore di Roma e chi lo rappresenta: in lulle le occorrenze ed arresti si osserveranno le stesse regole che si praticano nei teatri. I granati destinali agl' ingressi ove si esihiscono i biglietti si presteranno alla richiesta di coloro che li ricevono c non permcllcranno a maschere improprie indecenti e scandalose non meno che a servitori in livrea d'introdursi nel leal.ro. Nessuno anche ufTiciali in uniforme , polri1 enlrare armato a riserva deg l'officiali di servizio, e di quelli che pel di loro impiego hanno diritto d'intervenire con unne al fianco. ti sig magg di piaZ7,a <lovrì1 passare la nota di questi alla d.ta guardia . Ne luoghi comodi non si pennctlcrÌl l'ingresso che ad una sola persona per volta siano omini siano donne. I fuci lieri impostati per gli ordini invigileranno, perché i valichi che sono soliti a lasciarsi aperti restino sempre in tale stato e non si chiudano da veruno. Gl i altri impostati al portone d' ingresso di strada dalla parte del ponte atcmmno sempre libero il passaggio e faran no stare in dovere i scrviwri onde non diano fastidio con atri e parole alle maschere che passano. Per le carrozze privilegiale si osscrver;1 lo stesso metodo che nei teatri ed il sig magg di piazza farì1 is1rnire i picchetti de luoghi , ne quali quesle potranno collocarsi tutta la trnppa distribuita nelle sale farì1 osservare la tmnqui ll ità da per tutto e non prenderà allercazione con le maschere avvenendo di ciò che possa nascere il più prossimo s.off.le." Cfr., "Ordini del Comando Generale" del 28/01/ 1815, ASR , Soldatesche e Galere, husta n. 805. 133 " li sig cap Lconardi del corpo di cavalleria g li s i accorda la g iu bilazione ed in conseguennl il ritiro dal servizio che preslava in d. corpo in q ualità di tenente . Qucsla disposiz ione avriì effetto dal 1° cotT" Cfr., '·Ordini del Comando (ìene rale" del 02/0 1/ 1815. ASR, Soldatesche e GalPre husta n. 805. u 4 ··11 sig Gio. B.tla de Leoni vie ne anch'esso riabilitato per sovrana elemerl/.a a l posto d i ten ne l corpo de dragoni senza pregiudizio dell 'an7.ianità dal sig tcn Staffa. li med sarà preso in for7.a dal primo del pross. mese" C fr., " Ordini del Comando Generale" del 25/0 1/ 181 5, ASR, Soldate.w:he e (ìalere, busta n. 805. Qucslo lerzo elemento della fami glia l)e Leon i nel Corpo Ufficia li era il fratello d i Ascanio, che era il padre di Giuseppe. I due fratelli avevano già servilo nell 'Esercito Pontifi cio prima dell' occupazione francese. Cfr. AS R, So/dal esche e Galere, buste n. 804,805. 135 " li s ig tcn Nicola Porl ini che fin dallo scorso mese di xmbre sin data dai 17 fu riabilitato per grazia di n.ro Sig.rc al suo impiego , e che no n fu pubblicato per essersi creduto assente dallo stato pontificio vcrrìi dal pross mese di fe hrajo riconosciuto tenente nel p.mo regg.lo sen;,.a pregiudizio però degl'attuali tcncnli del med regg.to i quali dovranno godere l'anzian ilÌl e di lui pre ferenza" Cfr., "Ordini del Comando Generale" del 25/01/1 815 , AS R, So/da /esche e Galere, busta n. 805. Nato a C ivitavecchia nel 177 1 anch' egli aveva servilo prima dell 'occupazio ne francese e nel Corpo Veteran i. Cfr. ERNESTO OVJDI , op. cii.


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Giacomo Maestri

Cavalleria onorario conte Girolamo Masclli, che già dal IO luglio 18 14 era in possesso del brevetto di Tenente Pontificio e non era ancora stato impiegato in servizio l3(,. Non facente parte del Corpo Ufficiali , ma comunque un'assunzione in forza molto rilevante, fu que lla di Francesco Gosuel come addestratore di cavall i con il grado di Sergente Maggiore onorario 137 . Da ciò desum iamo che la Cavalleria aveva rimesso in opera un servizio rimonte, svincolandosi quindi dall'obbligo di acquisto di cavalli adulti da fornitori este rni. Nel mese di gennaio si verificò un crollo pe r quanto riguarda il flusso d i disertori, dimessi e giub ilati: làhella

11 ° fì

Dimessi o conJ,?;cdati

o

Dimessi con sostituzione Giuhilati

o

(- 1 I rispetto al mese precede nte) (-14)

3

(+2)

Disertori

o

(-14)

Disertori costituiti o catturati

o

(-8)

Anche in questo caso è facile quindi notare come la possibilità di due pasti caldi ed un letto, a fronte, forse , di un inverno particolarmente rigido , invogliasse i militari a rimanere in serviz io cd a prestare la loro opera.

Febbraio 1815 Nel corso di questo mese venne pubblicata un 'ordinanza fondamentale per il miglioramento delle condizioni di vita dei soldati in servizio; infatti con I' "Ordine" del giorno 25 138 venne aumentata la paga a tutta la truppa. Nello spe-

136

" Il sig conte Girolamo Mast:lli il quale gode di un rescritto di N.ro Sig.re dei 10 luglio l 8 14 con cu i è nominai.o tcn di cavalleria d'aver effetto quando vi sarà luogo sarà per ora riconosciuto tenente onorario nel corpo de dragoni cui sarà appoggiato e comincierà a prestare servizio dal p.mo entrante" Cfr., "Ordini <lei Comando Generale" del 25/0 I/ 1815 , ASR, Soldatesche e Galere, busta 11. 805. 117 " Frances Gosuel si riconoscerà scozzone di cava lli del corpo di cavalleria pontificia e viene decorato <lei rango di sarg magg onorario del d corpo con le facoltà d ' indossarne le corrispondenti uniformi e si accorda al med il solito compenso in occasione della doma di pollctri acquistati dalla cavalleria" Cfr., "Ordini del Comando Generale" del 07/01/1815, ASR, Soldatesche e Galere busta n. 805. 138 "Sempre intento il commiss generale dell 'armi cogiovare a suoi subordinati ha voluto dar loro in prova irrefragahile con proporre aJla Santità di Nostro Signore un aumento di soldo giomagLiero che ora gode la trnppa. La Santit11 sua accogliendo colla solita beni-


Ln ricostituzione dell'Esercito Pontificio dal I" novembre /814 al I O settembre 1815

11 1

cil"ico il soldo aumentò di un baiocco al giorno ponando così a 12 baiocchi la re tribuzione giornaliera per i Fanti e gli Arlig licri , mentre vennero riconosciute

gnità e d e menza la rappresentanza sud e desiderosa di migl io rare la condi zione de ll a sua truppa, per quanto lo possono perrnelte re le ri strettezze del suo erario si è degnala di approvare il piano che l'è stato per l'oggeuo umiliato. In seguito per tanto della sovrana annuenza si notifica a tutti gl' individui mi litari che a da tare dal p.mo de l prossimo mese di marzo resta abolito il sistama de lla mazzetta che sarà incorporala col soldo gio rnagliero sarà inoltre aume ntalo il sud soldo di un haj il giorno da cap.le a basso in tulle le compag fuc iliere così che il soldo di ogni comune sarà dalla d epoca in poi di baj dodici al gio rno. I ,e compag granat ed il corpo dc dragoni , l' una e altri composto di gente scelta percepi ranno da cap.le a hasso un haj e mezzo per testa cosicchè il soldo di ogni comune di detta classe sari1 portato a baj 12 ('!) al giorno. li corpo degli artiglieri si proscicglieranno dal comand 40 individui per compag li quali habbiano pe rò la statura da granati e questi godranno il soldo di baj 12 (?) al gio rno come i granaU e dragoni fra i 40 individui prcsciclti di dovranno contare due cap.li che habbiano la ridclla statura equesti goderanno l' aumento di soldo come i cap .li de g ranatt e dei dragoni. Il rimanente del w rpo sarà pagato come i fuci lieri. è inutile l'avvertire <.:he i suddi visati indiv idui oltre la voluta misura debbano essere di buona condotta tanto più che sono destinati co for mare la compag grnnatt all 'on:hè si portrù aumentare il sud corpo. Da o ra in poi nessun g ranatt o artigliere prcscello potrà essere ordinanza e s i osserverà esattamente ne lla scelta de granatt la misura stabilita non dovendosi onnimamente ammettere fra mcd coloro che non hanno la statura e corporatura proporzionala. Il rancio da detta epoca in poi valutato a ragio ne di baj 6 per indi viduo , de quali tre bajoccbi s' impiegeranno in minestra carne e condimenti e li restanti tre bajocchi in pane, che se le circostanze il pcrmcneranno non lascerà il commiss gcn.le dell ' armi di migliorare il regolame nto della condizione dc soldati anche p. questo oggetto. Saranno poi somministrale pontualrnente in contanti a ciascun fu ciliere baj cinque e mezzo ed a ciascun granatt dragone e artigliere prescelto haj 6 al giorno essendo ad ognuno mezzo haj per giorno vale a dire baj 15 il mese p pagare il harbiere e la lavandaja e p supplire alle piccole spese che sono a carico del soldato avvertendo che se ta luno di essi si trovasi debitore di ma liz ioso deteriorame nto di generi di vestiario per risarcire il qua le non fosse sufficiente la divisala ritenzione potrà essere sottoposto ad una maggiore, secondo le ci rcostanze ed a giudizio dc sig comand de corpi. S'i nculca ai sarg magg di usare lulla la piìì scrupolosa esatezza nell'amministra1.ione de lla ridetta ri tenzione ed essere puntuali nel pagamento ed e rogazione de lla med , astenendosi p qualunque titolo di aggravare i soldati poiché il minimo giustificato reclamo che proviene al comando generale sopra così de licata materia possono i sarg sud essere sicuri c he no n sfu ggiranno la giusta punizione pro por;,.ionata alla mancanza, e prcscrill a dagl'articnli militari. I sgi cap che devono soste ne re le parti di padre de loro subo rdinali e realmente lo sono per de bito del loro offic io non s i stancheranno d' invigil are coll a massima diligenza sulla comi dei respettivi sarg magg perché non osino di recare il minimo aggrav io ai med sul punto dc soldi . Non si vergognino quindi di sindacare tal volta l'amministra7.ione che si fa de predetti sarg magg l'acchè se si facesse più spesso, si riparc bbcro al certo molti inconvenienti ed abusi, c he mentre ridondano insvantaggio del soldato recano di sonore ai capitani delle compag nelle quali accadono. I sig.ri comaml de corpi con quel zelo e premura che animare li deve pel ben essere de soldati , si faccino un dovere di prevenire ogni sorta di mancanza nella materia sud ed invigilino sopra l'attenzione che ogni cap deve usare per estrudicarli se vi fosse a ripararli all 'opportunilìt. Si


11 2

Giacomo Maestri

come truppe scelte i Dragoni ed i Granatieri , ai quali venne corrisposlo un ul teriore mezzo baiocco extra. Ollrctutto in questa norma si precisò anche che 40 uomini e 2 Caporali per ogni Compagn ia d ' Artiglieria, i quali avessero avuto la statura da Granatiere, sarchbero di ventati Artiglie ri Scelti e sarebbero stati remunerati <.:on il mezzo baiocco in più. Perciò alla tahella n °5 possiamo effettuare le segue nti modifiche:

Tabella n° 9 TariITe di soldo nell'Esercito Pontificio dal febbraio 1815 Gradi Scudi Capitano di I" Classe 28:80 Capitano di 2a C lasse 24:00 Capitano di 3" C lasse Tenente Sottotenente Cadetto Sergente ma!>!>iorc

19:20 14:70 11: 76 4 :41

Sergente

7 :50 6:00

Caporale e caporale furie re

4:65

Dra_gone, Granatiere ed Ar1iglicrc Scelto Fuc iliere ed Artigliere

3:85 ( + 55 baiocchi) 3:60 (+ 30 baiocchi)

Rileviamo quindi un aume nto del 16,7% nella mensilità de i Dragoni , Granatieri ed Artiglieri Scelti , ed un aume nto del 9 , 1% per i Fucilie ri e g li A11iglieri. Questo accrescimento del compenso provocò sicuramente un conseguente innalzamento del morale della truppa e, per ceno, la suddivi sione più nella fra le Armi creò maggiori riva lità, ma anche un maggior spirito di Corpo. Ulteriore

lusinga il commiss generale dell 'armi che da questo provvedimento tutta la truppa polra conoscere quanto sia egli bramoso di giovarla, e render meno catti va la di le i condizione a fron te dell"angust.ia in cui è iJ Principato. Spera quindi che ognuno si farà un dovere di adempire col massimo zelo i propri doveri e mostrerà la sua massima riconoscenza verso l'ottimo sovrano che si è degnato d i accordargli que sta bencficicnza con serbargli una fedeltà limitata e con mantenere la massima subordinazione che è la ha.~e fondamentale della disciplina militare. Questo è !"antico tratto di riconoscenza che il predella commiss generale brama cd ha diritto di attendere da tutti gl'individui della truppa. Il pdt ordine sarr1 lcllo per tre sere consecutive nelle compagnie e il commiss di guerra è incaricalo di prendere le oppo,tune provvidenze p la corrispondente esecuzione." crr. , "Ordini del Comando Generale" del 25/02/1 X15 , ASR , Soldatesche e (ìalerP., busta n. 805.


u1 ricostituzione de//'Ji.vercilo l'onlijirio dal I

O

novembre 18 14 al J O settembre /815

I 11

spinta al morale della truppa si ebbe anche con la distribuzione di scarpe e camicie nuove 139 e con il premio di 20 haiocchi concesso alle pattuglie che avessero individualo i lampi oni spenti durante la ronda 140 .

139

" Dandosi princ ipio nel corr mese alla distribuz ione delle scarpe e camicie dovute a 4ucll' indi vidui che furono a1rnllati nello scorso mese di maggio si vicla espressamente che sia di vendere al ie nare in qualunque modo il primo pitia di scarpe e la prima camicia distrihuila nel sud mese d i maggio aftinchè a vendo ciascun tre paja di scarpe ed altre tlanle camicie possa in caso di congedo essere fornito di tali generi e non pa11ire dalla truppa senza dc mcd co me è talvolta accadulo perché poi non nascono regolarità sehbt:ne già da supporre c he nma la compag non abbiano trascurata l' antica regola di numerare i generi della 1° e scd distrihu/.io ne già eseguita per tutta via a scanw d ' ignoranza o d'inteligenza si prescrive espressamc nlc che se non eseguita si eseguirà subito l'accurata numerazione in m(X)o che si possa faci lmente ravisarc e lo stesso si effettui nella distrihuzione che ora si comunica col favore per ta nto di tal numerazione potranno li sig comand delle compagnie agevolmente conoscere qual sia la camic ia e qua li le scarpe che si dcggono in c ircostanza di dimissione lassare in proprietà del soldato e si cviii quindi l' inconvenie nte che le reclute le quali rimpiazzano Li dimessi ricevono dei gene ri giit consunti e non corri spondenti alla durata c he devono avere" Cfr. , "O rdini del Comando Ge nerale" del 19/02/18 15, J\SR , Soldmesche e Galere. busta n. 805. 140 "Si prevengono i capi delle pa111ig lie c he 1rovando ne l circondario de l rione cui è dest inato a g ira re un lampione spento dovrà lasciarvi un piantone ed indiri/.1,,1rsi subito al p iù prossimo mag..izzino per a vvertire la guardia o nde veritici la mancanza trovata facc ia accendere il lume[ ... ] e gli è ne rilasci un hig lie lto. Questo un ito ad un rappo110 i quali contengo i nomi dcgl'individui compone nti la pallug lia il giro ad essa prescritto e l' indicaziont: del sito ove s i è trovato spe nto il lampione , si dovrà spedire ne l giorno seguente al sig marc he se 13onadies dal quale riceveranno il premio di haj. 20. I magazzini destinati sono i segue nti: Ripelta, S.Chiara . Chiavi d ' Oro, Pe llegrino, borgo , Via Cenci, S.Silvestro in Capite." Cfr., " Ordini d e l Comando (ìe nerale" de l 04/02/ 1815, ASR, Soldatesche e Go/ere, busla n . 805. Ed anche: "Si prescrive nell 'ordine del 4 co1Tc che i capi de lle pattuglie c he girano ne lla notte trovando nel c ircondario del giro loro assegnato qualc he lampione spento dovessero lasciarvi un piantone recarsi al più pross imo magazzino per avvertire la g uardia, perché verificata la ma ncanZà facesse accendere il lume . Forse l'avid ità del premio pro poslu per cadaun lampione spe nto ha indollo alcuni c api pattuglia a trapassare i limiti del g iro che loro fa destino ed andare in cerca per la c ittà di lampioni spenti, questa conti è contraria non solo a quanto fu ordinato nel d giorno 4 corr allorchè si volle c he il rapporto da dars i ne lla seguente mattina indicasse il g iro commesso alla pattuglia cd il luogo in cui e ra stato ritrovato il lampione spento, ma benanchc all'ordine il quale ha diciso il g iro della pattuglia cd indicati li rispe ni vi rioni oltre l'esposto inconveniente alcuni capi di pattuglia s i sono permessi degli arrcsli arbitrari degli accenditori impossibilitandosi così ad eseguire il loro incarico. In vista di ciò si avve11ono i capi delle pa llug lic di osservare strettame nte le regole prescritte di non sortire per g uadagnare il premio dal circondario de l rione loro destinato e di non fare gli arresti im1gioncvoli dettati dal puro capriccio prevenendoli c he se incorreranno in simi li mancanze saranno puniti rigorosame nte ed a misura della c ircoastanza. E pe rché nessuno poss'allegare l'ig noranza del rneJ(X)o stabilito dovranno i sig comand de corpi prescrivere il p.te ordine unitame nte a quello del 4 corr e dall'altro c he deterrnina il giro delle patn1g lie siano le tti per tre sere consecutive dalle compagnie" Cfr., " Ordini de l Comando Gene rale" del 14/0 2/1815.J\SR. Soldole.w:he e r.ahm~, h11sl;.i n. R05.


11 4

Giacomo Maestri

Un 'altrettanto importante d isposizione emanata ne l febbraio de l 1815 fu l'ordine di fusione in un ' unica Cancelleria di Reggime nto, agli ordini del Quartiermastro Roselli , delle tre diverse cancellerie presenti nei tre I3attaglioni di Fanteria, onde evitare confusione e sovrapposizione di competenze 14 1• Per c iò che riguarda le variazioni al quadro del Corpo Ufficiali , vi è da sottolineare il reclutame nto in qua lità di Sottotenente onorario di Cavalleria del conte Filippo Carpcgna 142 . Per i mutamenti avvenuti nell ' organico del la truppa è ri levabile un riaccendersi delle diserz ioni:

Tabella n° 10 Dimessi o con~cdati

I

(+ I rispetto a l mese precedente)

Dimessi con sostituzione Giubilati

o

Dise1tori

4 I

(+8) (-3) (+4)

Disertori costituiti o catturati

o

(+ I)

Registriamo quindi un aumento de l tasso di diserzione, che per il mese di febbraio raggiunge lo 0 ,25%, iniziando nuovamente un a tendenza al suo incremen to.

141

" In ogni reggime nto non deve esservi che una sola cancelleria diretta e regol ata dal quart mastro il quale è tenuto a re ndere conto de soldi del veslùtrio ddl 'arrnamento e di lull i quegli effetti che riceve in consegna. In conseguenza i vici quartier mastli non possono tenere una cancelleria separata dal respettivo battaglione al quale sono addetti me deggiono presentarsi nella cance lleria del regg.to a quel servizio che il quart mastro cred'espediante di loro assegnare . D ietro l' annunc iata disposi;,.ione il ten quart m.ro Rosselli del p.mo rcgg.to riunirì1 presso di se la cancelleria del mcd cd i vici quartier mastri Majnardi e Salvati dovranno eseguire tutti quegli incarichi che crederà loro di addossare il d. qua,1 mastro re lativamente agli affari economic i del regg.to e sotto la di lui direzione ed ispezione dovranno eglino lravagliarc alla esecuzione delle respcllive incombenze e poi allro all 'alluale primo impianto non può bastare l'opera bcnehè assidua del quart m.ro e vici quart mastri e con in ajuto de med sarà autorizzato il ridetto qua,1 mastro a servirsi di tre comuni idonei all ' oftic io di scrivani provvisoriamenle però e fi nchè siano uh.imati gl' invenlari e sia completata la forza del rcgg.10" Cfr., "Ordini del Comando Generale" del 13/02/ 18 15, ASR, Soldatesche e Galere busta n. 805. 142 "Il sig conte Felippo Carpegna sarà riconosci uto in virtù di una grazia accordatagl i alla S.tà di N.ro S.re s .ten onorario nel corpo de dragoni il quale ,·imarrà appoggiato per fare il suo servizio senza pcrcczzionc però di soldo che cominc ierì1 a godere quando vi sarà fatto luogo all'effettiva vacanza e avrannno avute effetto le grazie anteriorme nte accordate" Cfr., "Ordini del Comando Generale" del 04/02/18 15 , J\SR, So/date.w:he e Cìalere husta n. 805. Filippo (Roma 1781 - 1816), Conte cli Carpegna , Palrizio Romano, Patrizio cli Gubbio , Nobile di Cometo, Nobile di Senigall ia, Nobi le di Urbino e Nobile di Viterbo; morto con il grado di Capitano dei Dragoni Pontific i. Cfr. GAETANO MORON I , Ov.Cit.


La rim.~1iluzio11e dell 'Esercito Pont/ficio dal 1° novembre IR/4 al } 0 setlembre 1815

115

Marz.o 1815 Ricordiamo che il 1° marzo Napoleone s barcò a Golfo Juan con un 'accog li enza trionfale e la sua partenza dal l' isola d 'Elba non passò di certo inosservata agl i occhi del Pontefice , il qua le poteva contare sull'appoggio e sulle informaz ioni dei vescov i delle numerose diocesi sparse in Europa; di conseguenza , da esperto politko qual era, Pio Vll cercò con le s ue disposiz ioni di anticipare i possibi li svi luppi sul piano inte rnazionale. In questo periodo la pressione s ulle truppe a ndò aumentando e la di scipli na s'irrigidì; una dimostrazione si ebbe ne i normali provvedimenti disciplinari che si svolgevano a carico dei di sertori e dei lad ri, che dalle poche punizioni inferte nella prima decade di marzo si trasformarono ne ll ' ultima decade in puniz ioni conl in ue. 143 Vennero anche emanale nuove norme sull a comunicazione al comando de lle avvenute di serzioni pe r fare in modo c he la cattura de i disertori avvenisse in tempi più rapidi 144 • Comunque per tenere alto il morale delle truppe nello stesso tempo il Pontefice e Mo nsignor Sanscverino non dimenticarono di apparire magnanimi in occa<,;ione della Pasqua condonando la pena a mol li detenuti 145 ed elargendo una gratifica ai militari per il servizio fostivo (5 baiocchi ai soldati , 7 (?) ai Caporali e IO ai Sergenti) 146 .

141 racendo l'esempio di un solo giorno , il 25 marm, in cu i vennero inflitti 11 arresti o punizio ni a carico d i militari in servizio. C fr. ASR , Soldatesche e Galere, busta 11. 805. 144 "Coll'ordine alle qua li appartengano li rei di diserzione d i dirigere subito che questa è eseguita al s ig uditore gcn.lc l'affi gliazione del mancante. e correlali va specifica acciò presentandola questa al comando generale possano spedire le c ircolari per procurarne l'arresto . Si rileva con piacere c he tal ordini sia dal d giorno in poi esattamente osservato ma dovendosi anco provvedere alla g iu sta punizione de rei che o per spontaneo eostituimento o per attrappamento ritornano sotto la disciplina militare con seco ordine dei 26 aprile 1806 in cui fu detto che nella copia della li sta d i d iseri:ionc dcsitnata per d sig uditore gcn .lc si specifici la cond te nuta dall'individuo di sertato se quante volte sia staio gastigato e per qual i mancanze" C fr. , " Ordini del Comando Generale" del I I/03/1815, J\SR , Soldatesche e Galere, busta n . 805. 145 " In onore della ricorrente solennità dell a Risurruzio ne d i Nostro Sig nore Gesù Cristo si aggraziano dalla pena che avrebbero meritala p li delitti commessi li comuni (ìaetano Ferroni Frances Lepri e D' Ollav io, e perciò saranno posti in libe rtà. Sirni lmenle il dragone Rossini dalla pena c ui era stato condannato e si dimeuerà dal serviz io" Cfr., " Ord ini del Comando Generale" del 25/03/ 181 5, ASR , Soldatesche e Galere, busta n. 805. 146 " Soddisfano il comand gen.le dell'esauo servizio della guarnigione di questa città nel gio rno di jeri ed antecedenti si costala alla sud il proprio gradimento e per darlene una riprova vuole che i sig cornand de corpi somministrino a c iascun comune di qualunque arma una gratificaz.ione di baj 5, ad ogni cap.le di s 7 1/2 ed ai sarg di baj IO. Spera il comando gen.le sud che la mcd guarnigione non saprà smentire in qualsivolg ia altra circostanza le prove di di ligenw e disciplina che a dati in quesla ronda e poi i dovuti eloggi alla vigi lan7.a e buon sevizio dc sig off.li ed in specie de sig off.li comand de corpi del zelo de quali era già abbastanza persuaso il comando gcnJc p poter dubitare che ne dessero un novello attestato nell'attuale emergen7.a" Cfr., "Ordini del Comando (ìenerale" dd 28/(H/ 18 l'i , ASR , Soldatesche e Galere, busta n. 805.


Giacom.o Maestri

116

A causa di questo slalo di g uerra lalcnlc , che non fu mai dichiarato da Papa C hiaramonti per i ben noti mo ti v i d ' attesa e pianificazione politica , l' Esercito Pontificio si trovò in difficoltà nell'e manare dire ttive alte a difendere la Santa Sede e i suoi domini , se attaccali . Troviamo quindi un solo accenno ri guardo ai mate riali di casermagg io nel caso in cui a qualche Compagnia fosse stato da to l'ordine di pattenza 147 . A conferma della situazione d i pericolo nella quale versava lo Stato Pontificio è rilevabile un blocco delle dim issioni e delle g iubilazioni, e, come già scritto, una repressione più efficace delle diserzioni:

Tabella n °/1 Dimessi o congedati Dimessi con sostituzione Giubilati Disertori Disertori costituiti o catturati

o o

(=)

1

(+I )

o

(-4)

9

(+ 8)

(-1 ri spe tto a l mese precede nte

Risulta quindi che il tasso di diserzione salì allo 0 ,45%, ricordando però c he nessuna di serzione andò a buon fine. Aprile I X/5

Il quarto mese dell ' anno 18 15 ru per lo Stato Pontiricio, probabil mente, il mese più duro dalla fine dell ' occupazione francese l'anno precedente; infatti l' inte ro te rritorio era oggetto di pesanti movimenti di eserciti stranieri, che, pur non avendo interessi diretti ai possedimenti pontirici, percorrevano in lungo e in largo gli Stati Romani , sfruttando le ri sorse delle zone d ' operazioni e turbando quella pace che nei mesi precede nti Pio Vll aveva cercato di ridonare ai suo i sudd iti. ln questo contesto s' inseriscono le di retti ve e manate dal Comando Generale, tramite le quali il Sog lio , compre ndendo l'andamento della campagna mi litare in corso, con la ritirata muratt iana verso sud , preparò il suo Esercito a sfruttare una probabile vittoria austriaca.

147 " Qualunque compag che sia destinata a marciare dovrà dare al quartier mastro del corpo o dei v q.m.ri la consegna di tutti i generi d i casermaggio , utenziU ed altro che lascia in Roma non meno che la nota di l"agott i di vestiario ed altro che potess·esistere nei magazzini affinchè il quart m s i ponga di concerto al commiss.to d i guerra p la di loro conservazione" Cfr., " Ordini del Comando Generale" del 24/03/1815 , ASR , Soldatesche P (;a lf.m-: husta n. 805.


La ricostituzione dell'Esercito Pon1ifìcio dal 1° novembre / 814 al 1° settembre 1815

11 7

Le d iretti ve infatti , nel corso del mese, vennero e manate unicamente per mantenere l'ordine e la disciplina della truppa, con il perpetuarsi delle pesanti punizioni che erano cominciate dal mese precedente , e , d 'altro canto, cercarono anche di mig liorare la qualità dei soldati dimette ndo g li stranieri e gli inabili al scrviz io 148 in vista delle prohahili attività sul campo. Vista la particolare situazione internazionale e i futuribili esili ai quali sarchbero andati incontro, i militari meno desiderosi di combattere trovarono nella discr1,ionc l' unica soluzione alla prohahilità di essere impiegali sul campo. Nel corso di questo mese registriamo infatti il richiamo formale da parte del Comando in merito alle diserzioni 149 , mediante severi ammonimenti alla truppa, proponendosi peraltro una via d 'uscita per coloro che non erano inLcn1,ìonati a rimanere ne ll'Esercito , fermo resta ndo il fatto c he non sarebbero stati più riarruol ati. Nonostante ciò le diserzioni furono numerose, cd anche gli atteggiamenti di vigliaccheria non mancarono 150 , e i movimenti in uscita dalla forza ce ne danno ampio ri scontro:

4 i R

()ual che esempio nel corso de l mese: " Attesa la pessima condoUa del dragone Guiduu:i ddla wmpag Ol giati verrit espulso dal servizio militare. li dragone Luig i Stabilin i della stessa compagnia sarà dimesso in vista della avanzatta sua età che lo rende inabilitato a più servire'' Cfr. , "Ordini del Comando G enerale" del 13/04/18 15 , ASR , Sold111esche" Galere, busta n. 805; "Si accorda la dimiss ione al gran Lon:nzo Salerino della 3° perché di estera nazione. Sarit egualm dimesso il dragone Feliciano Baroni della compag S uttcrman per indisposizione di salute. che non gli permetterà di contiuare il servizio" Cfr. , " Ordini del Comando Generale'' del 14/04/ 1815. J\SR, Soldale.w:he e (ialere, busta 11. 805. Ed anche: " Come estero si congederà il fucil Gio 11.lta Dugamino della I 0 rucil , e con la coslituzionc d ' un idoneo cambio". Cfr. , "Ordini del Comando Generale" del 27/04/ 18 I5, ASR. Soldatesche e Galere , busta n. 805. 149 ''Si è o sservato col massimo rinc rescim che frequentemente è la mancanza all' appe llo della sera di molti indiv idui. A riparare un tale abbuso si prev iene la truppa tul.ta che il comando gen.lc prenderit da ora innanzi le pitt severe misure contro i mancanti, e li farà considerare come disertori. bcnchè non abbiano mancato c he per una sola sera. Se in tutti gl'appell i deggiono trovarsi presenti tutti l'indi vidui , mo lto più devono intervenire in quello del la sera. I s ig comand delle compag sono incaricati di far ben comprendere questo margine ai loro subord inali , e non si pcrmcllcranno di avere la minima indulgenza verso i mancanti. dandone subbito rapporto, onde possa il comando generale provvedere al momento e sottoporre i colpevoli a quel rigoroso castigo, che averanno meritati. Si previene parimenti tutta la truppa, che coloro i quali nelle auuali c ircostanze domandano il congedo saranno inabilitali in più servire in qualunque corpo militare senza una espressa grazia che il comando generale non accorderà che per c ircostanze particolari a chi ne sarà veramente meritevole". Cfr., "Ord ini del Comando (ìe nerale" del 0<)/04/1815 , ASR , Soldatesche e Galere, busta n. 805. 150 " Avendo confessalo il granali Leopoldo Orlandini che abbandonasse la sua compag dei 26 del passato mese per pusi llanimità d 'animo e v ig liaccheria sarà espu lso dal corpo come indegno di rimanere fra i militari" Cfr., " Ordini del Comando Generale" del 06/04/ 1815 , J\SR , Soldatesche e Galac, busta n. 805.


118

Ciaconw Maestri

Tahella n°!2 Dimessi o con~edati

19

(+ I 9 risoetto al mese precedente)

Dimessi con sostituzione

4

(+4)

Giubilati

o

(-1)

Disertori

IO

(+ IO)

Disertori costjtuiti o catturati

12

(+3)

Notiamo quindi come i tassi di congedo e d i diserzione compirono un balzo in avanti, rispettivamente I ' 1, 15 % e I' I , I % tornando a livelli importanti , face ndoci intuire il fermento che serpeggiava nelle file pontificie alla vigilia de ll ' impiego ope rativo.

Maf?f?io 1815 - Ut fondazione del Rattat.:lione Marciante Dopo la sconfitta di Tolentino, battaglia cornballula tra iI IO e i I 4 maggio 181 5, la campagna muralliana in Italia si concluse in una ritirata generale dell'esercito napolet.ru10 verso sud . Fu proprio l'esito di questo scontro che convinse il Papa a schierarsi militarmente con g li Alleati, quantomeno per evitare che le truppe napoletane in ritirata trasformassero il I ,azio e l'Umbria in un cumulo di macerie, cd a dare quindi il via alle operazioni. I ,a struttura militare pontificia, di conseguenza, trovò un nuovo impulso e una nuo va attività, che si concretizzò nell'istituzione della 2" Compagnia Granatieri del 2° llallaglionc, ne ll a ridenominazione della cx-2" a 3" nel 3° Battaglione, nonché nella riorgania,az ione de lle Compagnie di Fante ri a mediante la ricollocazione numerica conseculi va e tralasciando la precedente appartenenza ad un battaglione, in previsione della fondazione de l 4° Battaglione del Reggime nto: così le Prime Compagnie dei ris pettivi Battagl ioni diventarono l ", 2", e 3"; le Seconde divennero 5", 6" e 7"; le Terze , 9", IO" e 11 "; le Quarte 13', 14", e 15". 151 La nuova organizzazione del Reggimento di Fanteria era quindi la seguente: - Stato Maggiore del Regg imento - I O Rattaglione

- I " Compagnia Granatie ri ; I ", 5", 9" e 13" Compagnia Fuci I ieri;

151

Vennero tralasciate dalla numerazione la 4', 1'83, la 12" e la 16" in prev isione della

fondnione del 4" Battaglione, come in effetti avverrà in seguito. Suh pagg. 103- 106.


Ln ricostituzione dell'Esercito Pontificio dal I° novembre 1814 al I O seuembre 1815

I 19

- 2° Battaglione - 2" Compagni a Granatieri; 2', fr', IO" e 14" Compagni a Fucilieri; - 3° Battag lione - 3" Compagnia Granatieri ; 3", 7", 11 " e 15" Compagnia fll(;ilicri

È facilmente riscontrabile l' aumento di personale con la creazione della nuova Compagnia Granatieri , valutab ile intorno alle 120 unità, portando così il totale dell'organico del Reggimento a 77 ufficiali , 20 1 sottufficiali e 1544 "comuni", per un totale di 1899 uomini, con un rapporto ufficiali/truppa del 4 ,26%. Per gli impieghi operativi e strategici previsti nel piano di Papa Chiarnmonti , venne organizzato un Battaglione di formazione: il Battaglione Marc iante di Fanteria e Cavalleria. li 9 maggio 18 15 venne ema nato l'ordine di partenza, prevista per l' 11 , con le accessorie disposizioni e promozioni 152 ; vennero qu indi promossi a Tenenti: il Sottotenente di Pantcria Giovarnbattista G iustin iani, il Sottotenente di Fanteria Andrea Caetani ed il Sottotenente di Fanteria Giuseppe Rossi; vennero promossi a Portastendardo il Cadetto di Cavalleria G iuseppe Ri vaA ndrcolli, cd ad Aiutante Sottufficiale il Cadetto di Fanteria Giuseppe Bezzi. Ven nero inwrporati nello Stato Maggiore del Battaglione il Capitano di Cavalleria cavalier Sigismondo Ru spali 1.'i\ il Chirurgo Antonio Vaselli ed il Cappellano Arcangelo Maria Ducale.

152 " Il s ten G io R.tta (ìiustig nani che spontaneamente s i è offe1to a marciare viene promosso a Icncnlc nel hallag lio ne deslinalo alla parlenza. Il s ten nnnrnrin C.aeta ni è stai.o promosso a tcn a_ju magg del I O rcgglo e preslerì1 in lai qualifica presso il bauaglione marciante. Il cad Giusppe Bezzi si da ariconosccrc ajutc s offlc nello stesso battaglione nrnrcim1fe. Tali promozioni avranno luogo dal dì 11 corr. Il cad Giuseppe Riva Andreolli del corpo d.: drago11i è dichiaralo porta stendardo onorario nel sud corpo. Il chirurgo sopranumcro Antonio Vascl li è destinato chirurgo effen ivo nel battaglione che dovrf1 marciare e entrerà al godimento del soldo dal giorno I 1 eorr. A seanzo di reclami del fornitore dei letti i sarg maggiori che devono marc iare dovranno fare la consegna dei generi ricevuti a l sud forn itore affinchè questo possa passarl a all ' altro sarg che rimane nella compag e ritirare nello stesso tempo il supaffitto n° di mezze forniture". Cfr. , "Ord ini del Comando Generale" del 09/05/1815 , ASR, Soldatesche e Galere, busta n. 805. Ed anche: " Il p Arcangelo Maria Ducale de ll'ordine dei pp cappucin i sarà riconosci uto cappellano del battag marciante. Il cavaliere Sig ismondo Ruspoli s i darà egualmente a riconoscere p capitano aggiunto allo stato maggiore della truppa pontificia ambedue le ti disposizioni avranno effetto dal giorno di domani" . Cfr., "Ordini del Comando Generale" del 10/05/1815, ASR , S0lda1e.w:he e Galere, busta 11. 805. 153 Nato a Roma nel 1787, morto I' J 1-5- 1849, Patrizio Romano, Nobi le di Viterbo e Nobile di Orvieto. Già al servizio francese , austriaco dal 1807 al 18 11 , venne riconosciuto reduce di Francia e congedato con il grado di Capitano dei Dragoni nel 1821. Cfr. ERNESTO OVIDI , op. cit.


120

Giacomo Maeslri

L'organigramma degli ufficiali del Rattaglione Marciante al momento de lla partenza fu quindi il seguente 154 :

Tabella n ° 13

Cli uffficiali del Balla2lione Marciante Stato Marrniore de l Battao liorw Tenente Colonnello Filippo Si lvanj Capitano Aiutante Sigismondo Rusooli Aiutante Ma!!!!iore Tenente Andrea Caetani Aiutante Ma!-'Piore Tenente Gaetano Mainardi Portastendardo Giuseppe Riva Andreolli Aiutante Sottufficiale Giuseppe Bezzi Chjrnrn,o Antonio Vaselli Canncl lano /\n!!elo Maria Duca le Seconda Comna<tnia Granati,.ri Capitano Angelo Petrie.nani Tenente Filinno Ossoli Sottote nente Alfonso Ri cci Prima C.omnaonia Fur ili <'ri Capitano Massimiliano Carara Di Colomhrano Te nente Giuvamballista Leonori Soltotcnente Cesare Severoli Seconda Comna1tnia Fucili,,ri Caoitano Cornelio Sutterman Tenente Giuseooe Rossi Sottotene nte Mclchi1m-e Graz iani T "'"7él f 'onmagnia Fucilieri Caoitano l•ilinno Lelmi Tenente Giuseppe De Leoni Sottotenente Ferdinando Colasanti nuarta C:omoaonia f,11r iljc ri Canitano Girolamo Della Porta Tenente Giovambattista Giustiniani Sottotenente Mario Theodoli

Come è facile notare, le Compagnie Marcianti erano prive di un Sottotene nte,

154

r.rr. ASR , SoldntPsrhe e Ga/er,•, busta n . 641.


La ricoslituzione de/l'Esercito Pontijirio dal / 0 novembre 1814 al / 0 sel/emhre 1815

12 1

fatto c he de nota probabilmente come le Compagnie operative no n avessero l'intero organico a dispos izione al contrario di quelle di g uarn igione, essendo quindi obbligate a lasciare un solo Plotone a presidio delle caserme. Ta li considerazioni ci portano a ritenere c he il Battaglione Marciante avesse Compagnie composte da circa 3 ufficiali, I cadetto, 9 sottufficiali, e pressappoco 80 uomini, rappresentando così una forza complessiva che raggiungcrcbhe approssimativamente le 500 uni tà, c irca un qua1to del Reggimento. In conseguenza di c iò possiamo pensare che l'Esercito Pontificio era in uno stato più che discreto se nel girn dieci giorni fu in grado di aumentare la sua forza complessiva (dopo aver s ubito le d iserzioni ed i congedi del mese precedente) e mob ili tare un Battag lio ne operativo. De i movimenti esatti del Battaglione Marciante sul territorio non siamo purtroppo a conoscenza , a causa della mancanza di testimonianze e prove dirette. Dalle notizie ricavabili dalle vicende nel pe riodo re lative all ' Esercito Napoletano sappiamo invece che c le menti di questo Battagl ione si scontrarono nei pressi <li Itri con un reparto di questo esercito in ritirnta 155; scontro che in realtà fu una pura schermaglia o una semplice dimostrai.ione di forza , in quanto l'Eserc ito Napoletano, g ià sconl1tto, non aveva nessun interesse ad aprirsi la strada verso casa combattendo, né tantomeno l'Esercito Pontificio l'aveva ad impedirg lie lo; tanto che fra le truppe napol etane non si registrarono perdite. Tn base a questo avvenimento, siamo q uind i portati a credere che gli ordini per il Battaglione Marciante Po ntificio fossero di tenere a distanza dagli abitati le truppe napo letane onde evitare sacc hegg i e ruberie, cercando nel contempo di contenere gli sbandati, c he di certo non erano pochi , e di ripristinare l'ordine e la sicurezza dopo il passaggio dell'eserc ito invasore. Nel frattempo nel mese di maggio le unità di g uarnig ione rimasero in allerta e , come era già in uso nei due mesi precedenti , il controllo del la disciplina della truppa occupò gran parte delle disposiz io ni ema nate; da segnalare un impo1tante procedimento che coinvolse un Cadcllo , evento maj successo in precedenza: il Cadetto di l •anlcri a conte Vince nzo Vespignani , per diserzione aggravata 156 . Il processo, svoltosi in due sedute, come d ' uso, ravvisò il Vespig nani colpevole e lo condan nò ad un anno di prigione con s uccessiva

155

Probablimente i resti del 4° e del '>° (provvisorio) Reggimento di Fanteria Leggera.

Cfr.

VIRGILIO ILARI, (;li\NCJ\RI .O OOERI , PIERO CROCIANI.

OfJ. ÒI..

156 "Dove ndosi decidere la causa del cad Vincenzo Yespignani reo di diserzione si adunerà il consiglio di guerra alle sol ite stanze alla Pilotta nella mattina di mercoledì 17 corr all'ore 13 in punto. Il presidente sarà il sig coli Bussi cd assessori li sig ten col Galassi e Resta e capitani Fioravanti e Ardicino Della Porta. Il sig cap Dandini difensore del reo si troverà all"ora sud nel luogo indicato e ciascuno dei membri del consiglio sarà in stretla uni forme e munito del proprio sigillo." Cl"r., "Ordini del Comando Generale" del 15/05/ 18 I5 , ASR , So/da/esche e Galere, husta n . 805.


Giacomo Maestri

122

espul sione <lai servizio 157 . Altra s ituazio ne interessa nte, per non <lire comica, fu il riconoscimento de i disertori pontific i arruolati si nc ll' E serc ito Napoletano , avvenuto da parte <le i superiori , con il conseguente arres to e puni zio ne 158 . Riguardo al le di serzioni e<l ai congedi pe r il mese di maggio trov iamo la seguente situazione:

'fobella n ° 14 Dimess i o congedati

o

(- 19 ris petto al mese orecedente)

Dimessi con sostituz ione

o

(-4)

Gi ubilati

l

(+ L)

Disertori

o

(- 10)

Di sertori costituiti o catturati

6

(-6)

Notiamo c he la parti colare condiz ione che s i visse nel corso di que l mese fece sì c he, non essendovi più pericoli diretti , il lasso di diserzione scendesse a llo 0,3% e che 4ucllo dei congedi addirittura a zero.

Giu~no I N/5

Le operazion i del Battaglione M arciante si protrassero fino agli ini z i <li giugno, quando rientrò a Roma , e g li ufficiali fecero rappo110 al Commissariato rig uardo alle s pese sostenute 159 , me ntre la norm ai ità tornava sui te rritori po nti -

157 "li wnsigl io di guerra invocato nel giorno 17 corr per decidere la c;111sa di diserzione con circostanze gravanti di cui si è reso reo il cadeuo Vincenw Vespignani della 15 ' compag 3° hattag lo ha condannalo alla detenzione nel forte S.Angelo per un anno doppo qual pena sarà dimesso dal servizio militare si notilica alla truppa una tale dicisio ne perché serva di esempio e regolamento". Cfr., "Ordini del Comando Generale" del 19/05/ 18 15, ASR , Soldatesche e Ca/ere, busta n. 805. E' di difficile comprcnsiu11e come la pena fosse stata così leggera, in confronto ad una diserzione effettuata nel momento di partire per la zona operativa. 158 "11 granattiere Luigi Falaschi so rpreso ne ll'atto che con ment ito vestiario che durante della g uarnigione di Roma si era incorporato con truppa di stato straniero sarà punito con 30 legnate e doppu 24 ora di profosso continuerà il suo servizio con la solita ritenuta pe r il premio di allrappame nto in ri ferimcmcnto al pren o del bonetto che suppone aver perduto" Cfr., "Ordini del Comando (ìenerale" del 19/05/ I 8 I5, ASR , Soldatesche e Galere, busta n. 805. 159 " I s ig comand delle compag de batag marciante saranno conto al quartier mast ro del reggimento dei generi che loro consegnati in occasione della marcia per un dal rancio non menu che deg l'altri effetti per la eletta marcia , che loro si diedero daranno altrcsì al medesimo un esatto discarico in iscritto degli oggetti di vestiario ch' cbbero nell a stessa c ircostanza, onde possano addebitare quelle compagnie alle quali appartengono gl' individui che gli hanno ricevuti" Cfr., "Ordini del Comando Generale" del 14/06/18 15, AS R, Soldatesche e Galere, busta n. 805.


I.a ricostituzione dell't'.1-e,riJo Pontificio dal 1 ° novemhre 1814 al / 0 settemhre /815

123

fici ; infatti il 7 giugno il Papa tornò nuovamente a R oma, dopo la nuova fu ga a Savona , e i festeggiamenti per il s uo ritorno quas i cancell arono i tre mesi vissuti in tensione ed alle1ta 160 . La situazione andò via via migliorando anche pe r le Forze Armate Pontilù:ie, tanto da riuscire a stabilire finalmente un Organo d' amministrazione dei nussi di cassa 161 delle varie Armi, grazie al quale si riuscì a mcllc re ordine ne lle spese militari 162 • Dall'andamento finanziario specifico delle Compagnie possiamo riscontrare che nel mese in questione tale Organo d 'amministrazione si andava creando, mancando ancora dei valori degli stipendi e delle g iuhilazioni, ma riportando i dati numeric i del soprassoldo concesso a lle Compagnie; grazie al quale riconosciamo la maggiore attività fuori sede della I oa Compagnia, con base ad Anzio I c,3 , e dell' I I", essendo state evidentemente più impegnate ne ll ' azione sul territorio. L'Amministrazione era al comando del Capitano Contini, che effettuò un prezioso lavoro per il con trollo della gestione del hilancio militare 164, ma non solo poiché grazie alla sua opera siamo anche in grado di conoscere la composizio ne de l Reggimen to di Fanteria e relativ i comandi ne l g iugno I 8 15:

'Jahe lla n ° 15

I comandanti del I Re!!l!imento di Fanteria nel i.tiu~no 1815 Reparto Comandanti Stato Ma!!!!iore I O Battaglione

Colonnello Lui g i Ronfigli

l" Compagnia Granatieri

Capitano Pompeo Fioravanti

I " Compa!!nia Fucilieri

Capitano Pietro Pao lo Bonini

5" Compagnia Fucilieri

Capitano Cornelio Sutterman

9" Compa!!nia Fucilieri

Capitano Ascanio Dc Leoni

13" Compagnia Fuci lieri

Capitano Filippo (,elmi

160 " Do mani in occasione del fe lice ritorno dell;i S. di N.S . nella sua capitale , la truppa tutta nella maggior proprietà e dece nsa dovrÌI andare sotto le anni ed eseguire quella disposizione, che saranno aull ' oggello emanate dal sig ten generale. li fo11e S.Angelo farà al giungere del S.Padre nel casino in cui s montando dalla carozza di viaggio, si riposerà per qualche tempo una salva di dieci cannonate. Altra s imile si J'arì1 al partire di S.Sua e quindi a norma delle istruzioni date in vece al eomand dell'artiglieria continue rà a tirare d elle cannonate a misurati intervalli , e terminerà un ' altra salva di IO cannonate allorchè il S .Padre sia giunto al suo palazzo de l Quirinale. Lo stesso eomand stabilirÌI d ei segnali pe r mezzo dei quali essere informato a tempo de l mo me nto in cu i deve eseguire le stabilile salve." Cfr. , "Ordini del Comando Generale" del 06/06/18 I5 , ASR , Soldatesche e Galere, busta n. 805 . 161 Cfr. ASR, So/da1esche e Galere. busta n. 64 1,642. 162 Cfr. Allegalo "A". 161 Cfr. ASR, Soldatesche e Galere, busta n. 641. 164 Cfr. ASR. Soldale.w:h,, ,, élnll're, busta n. 641 ,642 .


Giacomo Maes1ri

124 2° Battaglione 2" Compagnia Granatieri 2" Compagnia Fucilieri 6" Compagnia Fucilieri 10" Compa1rnia Fucilieri 14" Compagnia Fucilie ri 3° Battaglione 3" Compagnia Granatieri 3" Comoagnia Fucilieri

Tenente Colon ne llo Filippo Silvani Capitano AnJ!,e lo Petrignani Capitano Benedetto Lamperini C apitano Luigi Cattivera Capitano Paolo Lanzi 165 Capitano Oddo Dandini Te nente Colonne llo FiliPPO Resta Capitano Domeni co Trulli Canitano Massimiliano Carafa di Colombrano

7" Compagnia Fucilieri

Capitano Ascanio Dc Leoni

] I a Compagnia Fucilieri 15" Compagnia Fucilieri

Capitano Andrea Bonarelli Capitano G irolamo Dell a Porta

Coroo Volante di Pesaro

Capitano Paolo I ,anzi

Distaccame nto di Fiumicino Sergente Vcrzcllotti

Da notare i cambiamenti ne i comandi delle Compagnie rispetto al novemhrc con le conseguenti promozio ni ; infatti il Capitano Carafa passò dal comando della 3" Compagnia Fucilieri del 1° Rattagl ione alla 3" Compagnia Fuc ilieri diventando quindi Capitano di l " C lasse , il Capitano Petrignani passò dall a 3" Fucilieri del 2° alla 2" Granatieri, passando dalla 3" alla 2" Classe; cd i due Tenenti Bonarelli e Lei mi , sube ntrati ne l grado e ne l comando della 11 " Fucilieri e de lla 13" Fucilieri . Rilevante è anche la rifondaz ione del Corpo Volante di Pesaro , la sola unità che l'Esercito Pontificio potesse vantare nella zona de l confine scllcntrionale. Vi sto che ormai la situazione militare andava migliorando sul pia no strategico a nc he dal punto di vista log istico si cominciò a lavorare alacreme nte; infatti al termine del mese si diede ini zio anche a ridistribuire alla truppa componenti del vestiario 166 , che erano stati smarriti o si erano consumati durante il servizio,

165 La IO" Compagnia Fucilieri era fo rmalmente al comando del Capitano Lan~.i, ma dato che quest' ultimo si trovava a Pesaro e la Compagnia cm di stanza a Civitavecchia, essa veni va comandala dal Tenente Dome nico Ca~te lli. Cfr. ASR, Soldatesche e Galere. busta n. 64 1. 166 "Falt.osi il ri scontro dei generi di vestiario consegnat i al com regg cd accusat i nella tabe lla data dai sig comand delle compag si riconosccrì1 domani matti na a d istribui re al p.mo battaglione i generi mancanti calcolando la forza di ogni compagnia fu ciliera in teste 125 da sargcntc a basso e dal la granali in teste 11 5 da sargcntc abbasso egualme nte. Nell ' indo mani si farà la stessa distribuzione al secondo battaglio ne cd il g iorno :m il terzo battar,lione si troverà presente alla distribuzione il rcspcui vo qua11ier mastro o vq


La ricosliluzùme ddl'F:~·ercito Pomificio dal 1 ° novembre I 8 I4 al I " sellembre 1815

125

calcolando che ogni Compagnia Pucilieri aveva 125 uomini fra sottufficiali e truppa, mentre 4ucllc Granatieri ne contavano 11 5 ciascuna. Grazie a queste nuove informazioni riguardo a lle compone nti numeriche de lle Compagnie siamo in grado di dare un nuovo conteggio dell 'organico del 1° Reggi me nto di Fanteria nel g iugno 1815 , pari a 77 ufficiali , 201 fra sottufficiali e cadetti e 1644 "comuni", con un aumento di I 00 unità complessive rispetto al mese precedente 167 , cd una diminuzione nel rapporto ufficiali/truppa fino al 4,68%, che diventa 4,17% calcolando i sottufficiali e cadetti con la truppa. Con il normalizzarsi del quadro globale e con il ritorno ai regolari collegamenti tra le diverse piazze, si e bbe un ' impennata delle catture dei disertori che avevano cercato di approfittarne durante questi mesi di notevole movimento di truppe; infatti così risulta lo specchio di giugno:

Tabella 11 ° 16 Dimessi o congedati

I

(+ I risoctlo al mese orecedente)

Dimessi con sostituzione Giubilat i Disertori

o o o

(=) (=) (=)

Disertori costituiti o catt urali

23

(+ 17)

mastro di ogni battaglione che farà la ricevuta e la con secutiva consegna alle compagni e a proporz ione del bisogno. Si unirì1 agli altri generi il secondo pajo d i pant alon i e g iacchett i di 1ela per O)!ni soldato per maggio r comodo a proprie111 dc mcd . siccome però la scadenza di detto secondo pajo no n giu11gerebbe che in dcccmbrc prossimo, così non s' intende con questa consegna antic ipala alterare l'epoche della sud scadenw , ma dovrenno co nteggiarsi la durata a norma della tabella e c hiunque avesse deterioralo o d istratt o il primo pajo di pantaloni e g iacchetta dovrà ri sarc irla a proprio conto. Nel prendere a norma della quantità dei generi di vesl iario da consegnarsi in questa circostanza dalle tabelle consegnale da sig comand di eompag non s' inte nde d i approvarle giacchè saranno sottoposte al più rigoroso esame per conoscere l'ide ntità e realt i1, saranno i mcd soggell i alla pi ù sirena responsabi lità finchè non sarà d ato un g iuslo e dctcm1inato sfogo dell a erogazione dei generi recenti. Il comto di guerra prenderà le ana loghe misure pe rché la distribuzione de i generi ai ball sia fatta in regola. G li individui destinali a marc iare pe r C ivitavecchia lasceranno alla compag all a quale appartenevano i rcspcttivi giacchò 4uali riceveranno in Civitavecchia sud e marceranno col boncl di polizia in testa" . Cfr., "O rdini del Comando (ìenerale" de l 26/06/ 18 15, ASR. So/da/esche e (ia lere, busta n. 805. 107 Aume nlU fac ilmente spiegabile con l' arruo lamento dei diserlUri e degli sbandati napolclan i.


126

Giacomo Maeslri

Da ciò deduciamo che il tasso di congedo rimase sempre rasente allo zero mentre il tasso di diserzione arri vò ali ' I% .

Lu~lio 1815 - Il grande riarmo del! ' Esercito Pontificio Nel luglio 1815 a Papa Pio V ll si pros pettò una diffic ile situazione po liticomilitare rig uardo la difesa de i confini dello Stato Pontific io, i quali , ne lle cx Legazioni , erano sotto la "protezione benevola" dell'aquila bic ipi te asburgica, semp re pronta ad occupare l' Emilia Ro magna per raccordare il Lombardo Veneto al Granducato di Toscana, mentre a s ud il confine era ancora in fi amme dopo il passaggio delle truppe napoletane e neppure i rientranti Borboni, per parte loro , davano alcuna garanz ia di voler calmare le acque. Ne l tentativo di risolvere la condizio ne spinosa che si era venuta a creare, il Papa cominciò le abituali trattati ve diplomatiche con l'Impero Austri aco ed il Regno di Napoli ed intanto si ad operò affinché la diplomazia fosse corrobo rata da un quantitativo di fo rza s uffi ciente. Mobilitò infatti il 3° Battaglio ne di Fanteria affinché raggiungesse il più rapidame nte possibile le cx - Legazioni, onde riaffennarc la sua autorità nella zona, me ntre nella zona della C iociaria e del l'Agro ordinò la creazione di due Compagnie Cacciatori a Frosinone e a TeJTacina per sorvegliare la fro ntiera 168 e inviò anche un distaccame nto a ripre ndere il controllo de l feudo di Pontecorvo. Ne l contempo dispose pure la creazione del U0 Reggimento di Fanteria. da stanz ia re ne lle Marche, de l 4° Battaglione di Fanteri a del 1° Reggime nto, per coprire il vuoto de l 3° in parten za e la creazio ne de ll a 3" Compagnia ne l Corpo Dragoni. Questo massiccio arruo la me nto avvenne nell 'arc o di un mese, il che c i fa supporre che il materiale uma no da l q uale attingere dovesse essere molto disponibile; e quindi è più c he probabile che mo lte nuove reclute proveni ssero dal d isciolto esercito muraltia no , a nc he se c iò sarchhc a ndato contro le disposizioni g ià e manate e ribadite ne l corso del mese stesso 169 .

"Colla data del primo prossimo mese di luglio il p.1110 hattag del p.mo rcgg diminuirà dall a forza la 3" compag che ti ene d istaccata in Civitavecchia e colla stessa sua forza formerà in Roma la nuova compagia che sarà la T'.11 3° battag farìt lo stesso per la sua 3a compag che a distaccata in Civitavecchia e la riformerà di nuovo colla medesima sua forza. Questo ballag inoltre for merà la compag cacciatora. Il p.mo e scd batt spediranno 11 O uomini per ciascuno il primo in Frosinone e l'altro in Terracina che serviranno di base per la formazione delle rcspelli ve compagnie cacciatore" Cfr., "Ordini del Comando Generale" del 27/06/181 5, ASR, Soldatesche e Galere, husta n. 805. 169 "Si ripete nuovamente l' ordine di non arrollarc i disertori delle tmppe estere transitanti pe r Roma. I sig comandanti de corpi invigileranno colla maggiore attenzione per l'esecuzione di questi ord, e interrogheranno le reclute che si presentano per scoprire la loro provenienza e patria onde non essere ingannati ancorchè combinassero come sogliono fare il così nome e cognome"Cfr., "Ordini del Comando Generale" del 08/07/1815. ASR, Soldatesche e Galer<,, busta n. 805. 168


u1 ricostituzione dell'F:.wm:ilo Pontificio dal 1 ° novembre / 814 al /

0

settembre 1815

127

Per quanto riguarda l' andamento disciplinare notiamo che vi fu un peggioramento dei reati, sempre più spesso costituiti da furti , tentati omicidi ed estorsioni , registrandosi addirittura un te ntativo di ribellione. 170 Dato questo peggioramento della disciplina, il Comando Generale cercò di infliggere punizioni severe e nel conte mpo emanò anche direttive che o bbligavano i militari a eseguire immcditamente gli ordin i, soprallullo se fosse quello di pa11ire. 17 1 Per il nostro abituale quadro dei movimenti in uscila della forza, rappresentiamo la seguente situazione: Tabella n ° 17 Dimessi o con~edati Dimessi con sostitu1.ione G iubilati Disertori Disertori costituiti o catturati

I

( + 1 rispetto al mese precedente)

1

(+ I )

I

(+l)

o

(=)

15

(-8)

Rispetto al mese precedente notiamo una flessione nella cattura dei di sertori , essendo passati ormai due mesi dall'ultimo disertore denunciato e non callu-

ralo, tan to c he il relati vo tasso ri sulta ancora più basso, dato il notevole aumento della for/.a dell 'Esercito ormai pari a circa 3400 uo,nini (saremo più specifici in seguito), riducendosi allo zero, mentre il tasso dei congedi rima ne sempre prossimo allo zero.

170 ·'Dovendosi decidere la ca usa dei granatt Stefano Giustini Zaccaria Pompili , Paolo Dorclli , e Pasquale Guerrieri rei di ribil ione ed a111111utinamcnlo si aùunerà un w nsiglio di guerra maggiore nelle solite stanze ùell a Pi lotta ne lla mattina di martedì I 8 de l corr mese all'orc 12 in punto quale sarà composto sig col 8assi come presidente e gli assessori li sig ten col Eroli , Galassi , Lopcz e Piernicol i. Il sig capitano Pepe difenzore delli rei si troverà all 'ora sud nel luogo indicato e ciascuno dei membri del consiglio sarà in stretta uniforme e munito del proprio sigillo". Cfr., " Ordini del Comando Generale" del 16/07/ 18 15, ASR. Soldatesche e Galere, busta n. 805. 171 "Serva di regola a tutti i sig ufficiali. che le respelli ve indicate promozioni non a veranno alcun effetto, quante volte s i servino per qualunque pretesto a marciare ovunque saranno comandati , nel qual caso chiunque si ricusasse si cons idererù come dimesso. In seguito saranno determ inati i corpi di fanteria e le compagnie alle quali dovranno appartenere. Si avverte in oltre, che l'anzianità di ciascuno si fisserà con maggior comaml e perciò la presente nomina no n dovrà alcun diri tto per determinarla. Tull.i gli indi vidui promossi, rich iamati. o nominati , che si trnvano presenti in Roma, si presenteranno venerdì mattina al comd gen a l mezzo giorno". Cfr., " Ordini de l Comando Generale" del 29/06/ 18 15 . ASR, Soldatesche e Galere, busta n. 805.


Giacomo Maestri

128

Cercheremo ora di analizzare questo incremento dell'Eserc ito esa minando un'Arnia alla volla.

Fanteria li primo atto che ci aiuterà a capire il nuovo ordinamento della Fa nte ria Pontificia è l'analisi accurata delle assunzioni in forza e promozioni degli ulliciali avvenute il l O luglio 181 5. 172 Vennero infatti ripresi in forza il Capitano di 3" C lasse di fanteria Carlo Bo naguri, 173 i Tenenti di Fanteria: Giovamballista Cappello, Girola mo Capalti , 174 Giovanni Morelli, e Francesco Mancurti ; 175 il Sottotene nte

172 "Colla data del prossimo mese p.rno luglio averanno e ffetto le seguenti promozioni e nomine di urlic iali: Il capitano Carlo 11onagurj sarà richiamato al ser vizio in qualità di cap di terza c lasse. I capitani onora~j Rafaello Pepe, ed Ardicino Della Porla dive rranno capitani e ffettivi di 3" classe . I tenenti Pilippo Ossoli, Gio Batt Lconori , e Guido Antonio Mazzoni saranno promossi a capit ani di 3° classe . Sono richiamali in servizio i tenenti G io Bali Cappello, Cìirolamo Capalti , Gio Morelli, e France.~ Mm1curti. Questi ufliciali non me no che il capitano 11onagutj non riprcndcrnnno la loro anzianità se non appresso agli altri individui del respettivo rango che sono g ià in servizio. Sono promossi a tenenti i sig Ferdinando Colasanti , Vincenzo Lconcilli , Merchiorre Graziani , A lfonso Ricc i, Vincenzo Wcs. Mario Teodoli e Tomasso N icolclt i; cd a lenenti ajutanti magg iori i sig Vincenw De Gregoris e Giuseppe Montevecchio . Sono parimenti richiamati al servizio come sotto tenenti Pietro Lclmi e I .uig i Luciani il p.mo però colla solita clausola di non 1iprcmlcrc la sua anz ianità che dopo gli alluali sollo lenenti. Sono promossi a sotto tenenti gli alfieri Francesco Sanlini e Cìiuseppe Scbbri cd il cadelto Lorenzo Robcrli che ve1Tà trasfe rito dala cavalle ria alla fanteria , in oltre g li ajut s off.li Pelleg Cornacchia e Giuseppe Bezzi so no promossi sotto tcncnli. Parimenti sono promossi a sotto trnenti li cadetti Luig i Padovani , Cesare Cornacchia . Niccola Sabbatini , Pietro Re1toni , Carlo Garroni , Giuseppe Abbondanzieri , Pram:csco Zampieri. Alessandro Lepri , Mario Mangi. e Mario Graziosi. I cad etti Luigi Montcspcrclli e Giacomo Pucci della guarnig ione di Perugia sono promossi sollo tenenti onora1j. Sono richiamali al serv i7.io in qua lità di al fi eri Pietro I .ucchini e Vi ncenzo Tartaglia e sono no minati alfieri i sig Vincenzo Paol ini e Franco More lli . L'ajut sotto ufficiale Alessandro Sebastiani cd il sarg magg Cu!7.io Alfieri sono promossi allieri. Li cadcni Angiolo Latini e Giuseppe Giannini ed il sarg magg Mcrank sono promossi ad ajutante sono uffic iale." C fr., "Ordini del Comando Generale" del 29/06/ 18 15, ASR , Soldatesche e Galere , busta n. 805. 173 Giìt in servizio ne llo Eserc ito Pontificio nel 1808. Cfr. ASR, So/da/esche e (ìalere, busta n. 805. 174 Nato a Civ itavecchia nel 1775. Passato dal servizio pontificio a quello francese nel 1808 nei Veterani Guardia Coste del Mediterraneo. Cfr. ERNESTO ovm1, Op. Cii. 175 Nato a Roma nel 1761 , g ià Capitano al servi zio pontificio nel 1792, nel 1808 è al servizio francese nella Compag nia Veterani Romani. Cfr. ERNESTO ov1u1, Op. Cit.


1LI ricostituzione del/'t:sercito Pont(ficio dal 1° novembre 18 14 al 1° settembre 1815

129

Viccquarliermaslro Giuseppe Cacciali; 176 i Sotlolenenli di Fanleria Piclro Lelmi 177 e Luigi Lucian i; 178 gli Alfieri Pietro Lucchini , Vincenzo Taitaglia ,179 Vincenzo Paolini e Franco Morelli; e l'Alfiere onorario Giuseppe Vcnanzi .180 Vennero altresì promossi: al grado di Capitano di Fante ria di 3" classe , i Capitani onorari Raffaello Pepe ed Ardicino Del la Porta, ed i Te ne nti Filippo Ossoli , Giovambattista Leonori, G uido Antonio Mazzoni e I' "eroico" Agostino D ' Armis; 181 al grado di Tcncnlc di Fanlcria, i Sollolcnenli: Ferdinando Colasanli , Vincenzo Leoncilii, Melchiorre Graziani, Alfonso Ricci, Vincenzo Wes , Mario Theodoli e Tommaso Nicoleui; al grado di Tcncnlc Aiulanlc Maggiore, i Sollolcncnli Vincenzo Dc Gregoris e Gi useppe Montevecchio; al grado di Sottotenente Vicequartiermastro, il Sergente Maggiore di Cavalleria Giovamballisla Baronio; 182 al grado di Sottotenente di Fanteria , gli A lfie ri Francesco Santini e Giuseppe Sebbri, gli Aiutanti sottufficiali Pellegrino Cornacchia e G iuseppe Bezzi, i Cadclli: Luigi Padovani , Cesare Cornacchia, Nicola

176 "Si riconoscerà v.q.mro del p.mo battag del secondo reggimento il foriere nell'antico serv igio Giuseppe Cacciati. li med si por1erà colla magg sol lecitudine a raggiungere il suo corpo in Pesaro e si presenterà al comm.to di gue rra pe r rice ve re le a naloghe istruzioni" Cfr., "Ordini del Comando Generale" del 0 3/07/ 1815 , ASR, Soldatesche e Galere busta n . 805. Il Cacciati nato a Ronciglione nel 1777 . fu Te ne nte al servizio pontific io già nel 1802 , poi dal 1809 al 18 11 passò al servizio francese. Cfr. ERNESTO ovm1 , Op. Cit. 177 Nato a Roma nel 1776, Tenente al servi/.iO pontific io già ne l 1796, passò poi al servizio borbonico di Napoli, successivamente all ' Esercito Ita liano. Pu g iubilalo come Maggiore effettivo dello Stato Magg iore di piazza il I O febbraio 1849. Retrocesso poi , il 26 maggio 1849, dal Commissario Straordi nario a Maggiore o norario ; giubilato nel 185 1 come Maggiore effelli vo allo Stato Maggiore di pi azrn, morì ne l 1859. Cfr. ER NESTO OVIDI ,

Op. Cii .

178 Nato a Roma nel 1776, già Capitano Pontificio nel 1796, servì successivame nte nell'Eserc ito Francese. Cfr. ERNESTO ovm1, Op. Cii. 179 Nato a Roma nel 1773 , già Tenente nel 1796 servì il governo pont iliciò poi quello ita liano. Cfr. E. ovm1, Op. Cit. 180 " Il s ig G iuseppe Ycnanzi è ripristinato nel rango di alfie re onorario col soldo da cadetto nel sud p.mo reggimento." Cfr., "Ordini del Comando Generale" del 01 /07/ 18 15, ASR , Soldatesche e Galere, busta n . 805. Il Yemlll/.i, nato a Roma nel 1776, g ià Portaquila nel 1796 , servì nei governi ponti fi cio cd italiano. Cfr. ERNESTO ovm1 , Op. Cit 181 "/\vendo il sig ten Agostino d' i\rmis dich iarato essere pronto a marciare ovunque sarà comandato vie ne promosso al grado di cap di 3° classe ne l p.mo regg." Cfr., "Ordini del Comando Generale" del OJ /07/ 1815, ASR, Soldatesche e Galere, busta n. 805. 182 " li sarg magg dei dragoni G io Batt Baronio vie n promosso a vice quartier mastro del 2° batt 2" regg .'' Cfr., " Ordini del Comando Generale'' del O 1/07/1815, i\SR , Soldatesche e Colere. busta n. 805.


130

Giacomo Maestri

Sabbalini , Pietro Bertoni, Carlo Gan-oni, Giuseppe Abbondanzieri , Francesco Zampieri , Alessandro Lepri , Mario Mangi , Mario Grazios i e Lorenzo Roberti 183 , trasferito dalla Cavalleria alla Fanteria; a l grado di SoUotcncnte onorario di Fanteria: i Cadetti Luigi Montesperelli e Giacomo Pucci; al grado di Alfiere: l'Aiutante sottufficiale A lessandro Sebastiani e il Sergente Maggiore Curzio Alfieri. Ve nnero anche presi in forza 18 nuovi cadetti. Quindi i nuovi ufficiali assunti in forza furono 13, mentre i nuovi ufficiali promossi furono 19, per un aumento totale di 32 uomini nel corpo ufficiali di Fanteria che quindi passò da 77 a 109 (il 41 ,5% in pii:1 rispello al mese precedente). Grazie a quesle variazioni nella forza il 4uadro delle Compa,brn ie del T0 Reggime nto così compariva:

Tabella n° 18 I comandanti del I Re1mimento di Fanteria nel lut!lio 1815 Reoarti Stato Ma!!!!iore

Comandanti

l O Balla2.lionc

Colon nello Lu igi Ronfigli

1" Compagnia Granatieri

Capitano Pompeo Fioravanti Caoilano Pietro Paolo Bonini

l " Comoaimia l ·ucilicri 5" Compagnia Fucilieri

Capitano Francesco Carnevali 184

9" Comoairnia Fucilieri 13• Compagni a Fucilieri

Capitano Ascan io Dc Leoni Capitano Fi linno Lelrni

I" Comoa!!nia Cacciatori

Tenente Tommaso Nicolctti Tenente Colonne llo Filiooo Sil van i

2° Batta2.lione 2" Compagnia Granatieri 2" Comoairnia Pucilieri 6" Compagnia Fucilieri

Capitano Angelo Petrignani Caoitano BcncdcUo Lampcrini Capitano Luigi Cattivera

IO" Comoa2.nia Fucil ieri

Capitano Raffaello Pepe

14" Compagnia Fuci lieri

Caoitano Oddo Dandini

3° Battaglione

Tenente Colonne llo Pilippo Resta

183 Nato a Roma nel 1790 , fu pensionalo come reduce nel 1819. Cfr. ERNESTO OVIDI , Op. Ci1. 184 Il Capitano Carnevali non aveva goduto di ottima salute nei mes i antecedenti, non era infatti presente nell 'organigramma precedente, gli e ra stato qu indi assegnato un comando che realtà venne esercitato dal Tenente Giovanni Morelli . Cfr. ASR, Soldatesche e Galere. busta n. 805.


La ricosliluzione dell'esercito l'ontijicio dul l " novembre IX/4 al I° senembre .1815

3" Compag nia Granatieri 3" Compagnia Fucilieri

131

Capitano Filippo O ssoli Capitano Massimiliano Carafa di Colombrano

7" Compag nia Fucilieri 11 " Compagnia Fucilieri

Capitano Andrea Bonarelli

15" Compagnia Fucilieri 3" Compag nia Cacciatori

Capitano Girolamo Della Porla

4° Battaglione 185 4" Compag nia Fucilieri

Te nente Colonnello Giovambattista Emli(?) 186 Capitano Dome nico Trulli

8" Compagnia Fucilieri

Capitano Carlo Bo naguri

Capitano Ardi cino De lla Po11a Tenente Antonio Sangiorgi

12" Compag nia Fuci lieri

Capitano Agostino D ' Armis

Distaccame nto di Fiumicino

Sergente Yerzellotti

Distaccamento di Pontecorvo

Caporale Rossi

Questo nuova organizzazione del 1° Reggi me nto , fi g lia degli ordini papali, ci pcnnctlc anche di notare i trasferimenti e le promozio ni dei Capitani avvenute di fatto: il trasferimento del Capitano Trulli dal comando dalla 3" Compagnia Granatieri alla 4" l •ucilieri , promosso di conseguenza a Capitano di I" C lasse; il conseguente affidamento della 3" Granatieri al Capitano Ossoli , pur se di 3" C lasse; il trasferimento de l Capitano Bonarelli della 11 " Fucilieri alla 7", promosso quindi a Capitano di 2" Classe; l'assunzione di comando da parte de l Capitano Pepe a lla JO" Fucilieri, con il trasferime nto del Capitano Lanz i al ll0 Reggimento come vedremo in seguito; la pres a del comando della 11 " da parte del Capitano Ardicino Della Porta; la nomina dei Capitani Bonaug uri e D' Armi s ri spetti vame nte alla 8" e 12" Fuc ilieri; l'assegnazio ne infine delle nuove Compagnie Cacciatori , la I" e la 3", ai Tenenti Nicoletti e De Gregoris. A li vello numerico abbiamo una crescita importante, con la creazione di 5 nuove C o mpag nie. Nello s pec ifico è bene ricordare che le Compagnie Cacciatori avevano un nucl eo di I I O uo mini (sottuffic iali compresi) ed erano sicurame nte formate dagli e lementi migliori del 1° e 3° Battaglione, dato l' impiego operativo su un confine ancora "caldo", me ntre le tre Compagni e l •uc ilicri , anche se avevano i ranghi degli uffic iali al completo, erano ancora in formazione e quindi possiamo conteggiare il personale di truppa al 50%. Se ne deduce da ciò che il 1° Regg imento aveva una forza di 95 ufficiali , 250 sottufficiali e cadetti e 2000 uomini circa, con un rapporto ufficiali/truppa man-

185

Supra , pag . 103. Non è certo , ma dai documenti contabi li risultano delle firm e d' approvazione che sembrerehhero appartenere al Tenente Colonnello Giovamba1tisu1 Eroli . Cfr. ASR , Soldatesche e Galere. busta n. 641. 186


132

<ìùu:omo Maestri

tenuto stabile al 4,75%, ma con un aumento del personale totale del 22% rispetto al mese precedente. Come ahbiarno già scritto, il 3° Battaglione nel mese di luglio venne in viato a I3ologna; cd cc;co ricostruito il quadro degli uffic iali assc;gnati all a missione 187:

Tabella n. 0 19

Composizione del 3° Balta!!lione in marcia Stato Ma,rniore del Battao[jr"l" Tenen te Colonnello Filiooo Resta Aiutante Ma PP iore Capitano Andrea Caetani 2° Quartiermastro Tenente Gaetano Mainardi Alfiere Vincenzo Tartaglia Chirurgo Antonio Vasclli 1" r,.,mna<>n ia Fuc.:ilicri Caoitano Massimiliano Carafa Oi Colombrano Tenente Vinc.:enzo Leoncilli Sottotene nte Cesare Severo li 7• Comnaonia Fucili"rÌ Caoitano Andrea Ronarelli Sottotenente Cesare Garofolo Sottotenente Alessandro l ,epri 11 " Cornnaimia Fucilieri Caoita no Ardicino Della Porta Tenente Girolamo Caoaltj 15" Comnaunia FuciIÌ"'fÌ Caoitano Girolamo Oella Patta Sottotenente Luigi Luciani Sottotenente Mario Graziosi V ro1nna1mia Granatieri

Caoitano Filiooo Ossoli Sotlotcnente Pietro Maitire Paolucci Sottotene nte Giuseppe Sebbri 3• Comnaonia racriatori Tenente Antonio Sangiorgi Sottote nen te Pellegrino Corn acch ia

187

Cfr. ASR. Soldatesche e Galere. busta n. 64 1.


La ricostituzione delf'Esercito Pontificio dal 1° novembre 1814 al 1° sellemhre 18 15

133

Sappiamo che il 3° Battaglione arrivò a Bologna a metà luglio e che inviò le Compagnie ad occupare i punti nevralgici dell a reg ione. Tenendo presente il bilancio del 1° Reggime nto nel mese di luglio 188 possiamo dare una va lutazione circa le dimensioni de lle si ngole Compagnie e l'a tti vità operativa svolta nel mese stesso, escludendo dal com puto la sopracitata missione a Bologna del 3° Battag lione. Risulta quindi c he le Compagni e con p iù personale erano la 6" Fucilieri , di sta nza a Perugia 189 , e la 14" Fucilieri , di stanza a Roma 190 ; me ntre la più o pe rativa rimaneva, come nel mese precedente, la IO" Fucilie ri, sempre in servizio ad Anzio e dintornj _ Passando ad a nalizzare il 11° Reggimento, anc he di questa unità siamo in grado d i stilare un organi1,>ramma:

Tabella n ° 20 I comandanti del II Re!!l!imento di Fanteria nel luelio 1815 C omandanti Repa rti Stato Maggiore I O Battaglione Capitano Paolo Lanzi l" Compagnja Fucilie ri Capitano Paolo Lanzi 191 Sottotenente Angelo Stelluti Y Compagnia Fucilie ri 9" Compagnia Fucilieri 'le nente Giusenne C ipriani 13" CompaJ:?,ni a Fucilie ri Capitano Guido /\ ntonio Mazwni 192 2° Battaglione Capitano Cornelio Sutterman Capitano Cornel io Suttcrman 2" Compagnia Fucilie ri 6" Compagnia Fucilieri IO" Compagni a Fucilieri 14" Compagnia Fucilieri

Capita no Giovambattista Leonori Tenente Me lchiorre Graziani Tenente Giovambattista Gi ustiniani

Si d irebbe che il TI Reggime nto non sia stato nient 'altro che la fusione del Corpo Volante di Pesaro con il rinforzo di uomini e ufficiali proveni enti dal Battag lione Marciante. È plausibile, infatti . che due Compagnie del Battaglione Marcia nte si fossero recate ne lle Marche per riassumere il controllo della zona. Ino ltre sappiamo per certo che il 2° Battag lione , comandato dal Capitano

188

Cfr. Allegato "B" Cfr. ASR , Soldatesche e Galere bus1a n.64 1 190 C fr. ASR , Soldatesche e Galere busla n. 805. 191 Dai documenti contabili risulta che la I° Compagnia era d i slanza a Pesaro. Cfr. J\SR. Soldatesdw e Galere husta n .(ì42 192 Risulta che fosse comandata effelti varnente dal Te ne nte De C,regoris. Cfr. ASR , Soldatesche e Galere bu sta n.642 189


134

Giacomo Maes1ri

Sutteman , avesse la sua hase ad Ancona, mentre il I O Rattaglione , c reato sulla base del Corpo Volante di Pesaro, della forza di un paio di Compag nie, era di sta nza proprio in quella città. Altra importante considerazione a conferma di quanto supposto circa il Il Reggimento è la presenza e la distri huzione di ufficiali che, essendo in numero limitato, vennero di stribuiti a comandi c he, rispetto al loro grado , non gli sarebhcro potuti competere; troviamo addirittura la 5" Compagni a al comando del Sottotenente Stelluti , cosa che ci fa prefigurare un organico piuttosto ri st1·e tto non solo dal punto di vista degli ufficiali. A sostegno della nostra ipotesi, infine, esaminando il hilancio di luglio del Il Rcggimento 193 e confrontandolo con quello del I , notiamo come la spesa pe r il perso nale sia al di sotto della spesa media del I Reggimento e, soprattutto, come sia molto più omogenea tra le varie Compagnie; quindi , tenendo presente che lo stipendio mensile di un "comune" era sempre pari a 3 sc udi e 6() haiocchi , eseguendo una rapida stima, possiamo azzardare che ogni Compagnia del T1 Reggimento aveva circa 55 uomin i di truppa, circa la metà di una Compag nia normale, confermando quindi l' idea di paitenza: l'originale in vio di due Compagnie dal Lazio ne lle Marc he, la c reazione di un comand o ad Ancona e la fusione di nme le unità presenti in zona sotto la bandiera del II Reggimento. Ultima prova a supporto e conferma di tale assunto è l'assenza di un effe tti vo Colonnello Comandante, c he de nota quindi come il il Reggimento fosse in realtà composto da quattro Compagnie indipendenti unificate in un comando superio re. Comunque, essendo formalmente un Reggimento, ne dobbi amo stimare le forza complessiva a 15 ufficiali , circa 60 tra sottuffic iali e cadetti e 500 uomini di truppa, per un totale che si aggira intorno alle 550 - 600 unità.

Cavalleria Anche pe r quanto rig uarda la Cavalleria, e nello specifico il Corpo dei Dragoni , è meglio far pa1tire la nostra analisi dalle promozioni e dalle assunzio ni in forza avvenute ne l lug lio 18 15 194 . Vennero promossi: a Capitano di l" C lasse il Capitano di 2" Classe Francesco Setacci, a Capitano di 2" Classe il Tene nte Staffa, a Te ne nte effetti vo il Tene nte onorario Girolamo Maselli, a Tenente il Sottote ne nte lppoliti; venne, in vece, assu nto in forza il Porta Ste ndardo Anton io Bandini .

193 194

Cfr. Allegato "C" . " Il sig capitano Setacci pa~serà a capitano di p.ma classe nei dragoni, il sig ten Staffa

capitano di seconda classe, il tenente onorario Naselli diventerà effettivo, ed il sotto tenente 1ppoliti sarà promosso a tenente. 'lànto il capitan Staffa, che il sollo tenente lppoliti rimarranno appoggiati al sud corpo. Il portastendardo Anlonio Bandinì vien richiamato in servizio in tale qualifica. Le anzid promozioni prenderanno l"epoca del primo corrente". Cfr. , "Ordini de l Comando Generale" del 09/0 7/ 18 15, ASR. Soldale.w:he e Galere, busta n. 805.


fo rù:oslituzione dell't.:~ercito Ponf/ficio dal 1° novembre 1814 al 1° sellemhre IN/5

135

Il quadro della forza dello Squadrone risulta così il seguente:

Tahella n ° 2 1 Gli utliciali dello Sauadrone di Cavalleria nel lu21io 1815 <;: t <otr. Maooiore de llo Suuadrone Tenente Colonnello Vincenzo Ualassi Aiutante Sottufficiale Antonio Galletti Chirurgo Frosoni Prima Comna11nia Capitano Giovambattista Olgiati Sottote nente Serafino Nov i Porta Stendardo Simone Segarelli Seconda Cornna1rnia Capitano Francesco Setacci Sottotenente Pietro Bartoli Porta Ste ndardo Gennaro D'Amore Terza Comoae ni a Capitano Staffa Tenente Girolamo Maselli Porta Ste ndardo Antonio llandini

Notiamo quind i l'assunzione del comando de lla 3" Compagnfa da parte del Capitano Sta ffa, nonché della concessione dei g uidoni alle Compagnie con il conseguente trasferimento dei Porta Stendardi dal lo Stato Maggiore de llo Squadrone alle unità minori. Data la creazione de lla te rza compagnia anc he il numero complessivo del personale subì un aumento, presunto, del 47 ,9%; passò infatti da IO ufficiali, 29 sottuffic iali e 128 dragoni a 13 ufficiali , 42 sottufficiali e cadetti , 192 dragoni , per un totale di 247 contro il precede nte 167 , con un rapporto ufficiali/truppa salito al 5 ,5% . Anche pe r questo aumento di personale ne lla Cavalleria, come già ru nc l1' ottobre 18 I 4, dobbiamo porci la domanda ci rca lo stato de lle monte, alla quale possiamo rispondere tranquill amente: infatti , come risulta, molte unità di Cavalleria dell'Eserc ito Murattiano durante la ritirata vendettero i cavall i, ragion per cui è più che probabile c he le cavalcature non mancassero anche pe r la 3" Compagnia. Dall'analisi del bilancio mensile 195 de l!' Arma di Cavalleria ri sulta una spro-

195 C'.fr. A llcialn " [)"


136

( ìùu:omo Maestri

porzione ne lla spesa per g li stipe ndi pagati all a I" Compagnia ri spetto alla 3", facendoci così apparire più nitida la condizione di una Co mpagnia in via di formazione quale fu realmente. ArtiE?lieria

Come g ià abbiamo fatto pe r le altre Armi, iniziando dall ' analisi delle promozioni del mese in questio ne, abbiamo più c hi aro il quadro dell'evoluzione dell'Arma d ' Artiglieria nel corso di questo g rande riarmo dell ' Esercito Pontificio. Venne infatti promosso al grado di Capita no di 3" Classe il Tenente Ispe ttore dell ' Armeria Vaticana Giuseppe Vaselli 196 , e nel contempo fu riassunto in forza il Capitano Dome nico Mi valto 197 , con l'incarico di Ispettore dei Magazzini e dei Corpi di Guardia. Risulta così l'organico degli ufficiali del Hallaglionc d' Artiglie ria in servizio: Tabella n° 22

(;ti ufficiali d ' Art.i elicria nel luelio 1815 Stato Ma 0 oion~ de,J Ilatta!J)ionc Capo Battaglione Te ne nte Colo nnello Carlo J,opez Ispettore dei Magazzini e Corpi di G uardia Capi tano Domenico Mivalto Quartiermastro Tene nte Vincenzo Sebregondi Muni zioniere Te ne nte Giuseppe Vagnolini C hirurgo Frosoni Prima Com•Jaonia Capitano Alderano Porti Sottotenente Nicola Corvi Sottotenente Giovambattisla A lciati -~"'ronda Comna1rnia Capitano Giuseooe Vaselli Sottote ne nte Nico la Silvestri Sottotenente Giacomo Virgili

196

" Il sig tcn Vaselli vien promosso a capitano di 3° classe nel corpo d'artiglieria". Cfr., " Ord ini del Comando (ìenern le" del 09/07/18 15. /\SR , Soldatesche e Galere, busta n. 805 . 197 " Vien richiamato all'impiego d"i spetlore, magazzcni , e corpi di g uardia il sig cap Domen ico M ivalto'·. Cfr., " Ordini del Comando Generale" del 07/07/18 15, ASR. Soldatesche e Galere, busla n. 805.


I 1,1 rirnstiluzione del/'t:sercito Pontificio dal / 0 novembre IR/4 al 1° .,·enemhre /8/5

I 37

Sono facili da nolarc i trasferime nti: il Capitano Porti passò a comandare la I" Compagnia, lascia ndo libero il Te nente Colo nnello Lopcz di comandare il Battaglione, mentre al CapiLano Vascl li venne affidata la 2" Compagnia. Dal hi lancio dcli ' Anna d' A1ti glie ria del lug lio 18 15 198 ri sulla una sostanziale equità nella distribuzione delle altre r isorse tra le Compagnie, le quali , di conseguenza, erano in piena f"orza, non avendo subito variazio ni rispetto ai mesi precede nli; quind i il personale e ra così suddi viso 12 ufficiali, 28 sottufficiali e 192 comu ni, per un totale di 232 uomini , con un rapporto ufficiali/truppa del 5,45%. Agos/0 1815

Anc he durante questo mese la fo rza dell ' Esercito Pontificio s'incrementò; infatti segue ndo l'ordine irnpaitito da Papa C hiaramonti , si sviluppò ulteriorme nte l' organ ico delle Forze Armale. Venne infatti istituita la 2" Compagnia Cacciatori nel 2° Battaglione del J Reggi me nto, inviata anch'essa a pattugliare il confine meridionale, ed altresì un distaccamento indipendente di l•anteria a C ivitacastellana; ino ltre venne presa in forza dall 'Artiglieria la Compagnia Guard iacosta dcli' Adri atico, co stituita da l personale de lle trm-i costiere delle Marche. Sul piano disciplinare invece la truppa pontif"ic ia andò migliorando: i reat i s i ridussero, le diserzioni dim inuirono e nel corso de l mese non vi furono paiticolari comportamenti illegali, tanto da veder ridotte anche le pene intlitte ai colpevoli . li consueto specchio delle di serzioni e dei congedi per questo mese così risul ta: 0

Tabella n° 23 Dimessi o congedati Dimessi con sostituzione G iubi lati Disertori Di sertori costituiti o catturati

o

(- 1 rispetto al mese precedente)

I

o

(=) (=) (=)

6

(-9)

I

Raggiungendo ormai l'Esercito Po ntificio quota 4400 uni tà, notiamo come i tassi di di serzione e congedo sui numeri sopra riportati siano praticame nte relati vi allo zero.

198

C fr. Allegato "E".


138

Giacomo Maestri

Per meglio ev idenziare le variazioni aJla forza de ll'Esercito Pontifi cio e , riportiamo nuovamente alla s uddivis ione per Armi.

Fanteria Come consuetudine ormai , per meglio intuire l 'esalta compos mone dcli' Arma di Fanteria, c i muoviamo dalle trasfòrmazioni avvenute con le promozioni e le assunzioni in forza per l' Arma in questione 199 . Ne l corso dell'agosto 1815 venne assunto in forza in qualità di Tenente Bartolomeo Zanzotti ,200 come Sottotenenti vennero presi: Mariano Albe rli, Carlo Pagani , Luigi Lahruzzi, Luig i Rusconi ed il marchese N. Fava Ghis ilie ri nel 1° R eggime nto; Pietro Pietri , Antoni o Conti , Cas imiro Ruggeri,20 1 Lui g i Crispolti 202 nel Il° Reggime nto. Vennero inoltre promossi: al comando del 11° Reggime nto il Colonnello Luigi Ilonfigli; 203 al grado di Capitano di 3" C lasse: i Tenenti Antonio Sangiorgi, Domenico Cas telli , Luigi TruJli e Giuseppe Orsetti nel 1° Reggimento; il Te ne nte Giuseppe Cipriani nel Il° Reggime nto; al grado di Tene nte: i Sottotenenti Pietro Gentili, Valerio Aureli e Luigi Conti ;

199

" In data dei 16 corrente avranno luogo le seguenli promozioni:

J sig lenenli Antonio Sangiorgi Dome nico Caslelli , Luigi Trulli e Giuseppe Orsetti , pas-

scra11110 capitan i di 3° cla~se nel p.mo regg I sig s tenenti Pietro Gentili Valerio Aurelj e Luigi Conti passeranno tencti nel p.mo regg Il sig alfiere onorario Giuseppe Venan7.i e gli ajut sollo ufficiali Giuseppe Giannini ed Angelo Latini passeranno sotto tenenti nel p.mo regg Sono inoltre nominati s te nenti nel mcd i sig Mariano J\lbe,ti , Carlo Pagani , Luigi Labruzzi Nel secondo regg sarà riconosciuto cap di 3° classe il sig lcncnle Giuseppe Cipriani , per lene nte il sig Bartolomeo Zanzoui , e per sollo lenenti li sig Pietro l'ietri, Antonio Conti Casimiro Ruggeri". Cfr., "Ordini del Comando Generale" del 14/08/ 18.15, ASR , Soldatesdw e Galere, busta n . 805. 21 1 K O Zanolli. Cfr. ASR, Soldatesche e (ìafere, busta n. 642. 20 1 Nato a Lampedona (prov. di r ermo) nel 1791. Fu al servizio italiano come brigadiere nella Guardia d'Onore Reale, quindi fu promosso Sottotenente, dopodichè passò al servizio austri;ico. Venne giubilato nel 1859 come Maggiore di piazza. Cfr. ERNESTO OVIDI, Op. Cit. 202 " Li signori Luigi Rusconi e Mre N Pava Ghisilicri saranno riconosciuti sotto tenenti, nel p.mo regg nel p.mo regg cd in egual grado il sig Luigi Crispolti tulli in data del giorno 16 corr". Cfr., "Ordini del Comando Generale" del 15/08/1815, ASR, Soldatesche e Galere, busla n. 805. 203 " li sig col Bonfigli è nominalo comandanlc della colonna mobile d'artiglieria fant eria e cavalleria destinata a marciare per la provincia di Marittima e Campagna". Cfr., "Ordinj del Comando Generale" del 14/08/18 15 , ASR, Soldatesche e Galere, busta n. 805.


La ricoslilllzione de/l'Kfercito Pontificio dal / 0 novembre 1814 al 1° se/lemhre 18/5

139

al grado di Sottotenente: l'Alfiere onorario Giuseppe Venanzi; g li Aiutanti Sottufficiali Giuseppe Giannini ed Angelo Latini. Conseguentemente i nuovi ufficiali assunti i11 forza furono IO, mentre i nuovi ufficiali promossi furono 2, per un aumento totale di 12 uomini nel corpo ufficiali di Fanteria che quindi passò da 109 a 12 1 (i l 11 % in più rispetto al mese precedente). Urazie a queste variazioni nella forza il quadro delle Compagnie del 1° Regg ime nto così compariva:

Tabella n° 24

Il I Rc2.1rimcnto di Fanteria nell'agosto 18 15 Reparti

Co1mmdanti

Stato Ma2.2.iore I O Ballaglionc Ia Compagnia Granatieri

Tenente Colonne llo Giovamhattista Eroli

l" Compagnia foucilieri 5" Compagnia Fucilieri

9" Compagnia Fucilieri

13" Compagnia Fucilieri I a Compagnia Cacciatori 2° Ilattaglione 2" Compagnia Granatieri 2" Compagnia Fucilieri 6" Compa!mia Fucilieri 10• Compagnia Fucilieri

14" Compagnia Fucilieri 2" Compagnia Cacciatori 3° Battaglione 3" Compagnia Granatieri 3• Compagnia Fucilieri 7" Compagnia Fucilieri l l" Compagnia Fucilieri

Capitano Pompeo Pioravanti Capitano Pietro Paolo Ronini Capitano l-'rancesco Carnevali Capitano Ascanio De Leoni Capitano Filiooo Le lmi Capitano Giusepoe Orsetti Tenente Colonnello Fili ppo Silvani Ca_E)itano Ange lo Petrignani Capitano Benedetto Lamperuù Capitano Luigi Cattivera Capitano Raffaello Pepe Capitano Oddo Dand ini Capitano Domenico CasteUi Tene nte Colonne llo Filiooo Resta Capitano Fili1)Do O ssoli Capitano Massimilia no Carafa di Colombrano Capitano Andrea Ronare lli

15" Compagnia Fuci Iieri

Capitano Ardicino Della Porta Capitano Girolamo Della Porta

3" Compagnia Cacciatori

Capitano Antonio Sangiorci

4° Battaglione

Te ne nte Colonnello Giovambattista Eroli 204

204

Era al comando di due Ballagliuni a ca usa ddla parten7.a del Colonnello Bonfigl i per il comando del Il Reggimento come abbiamo visto. Cfr. ASR, Soldatesche e Galere,

h11slc n .

64 I

e

642.


140

Giacomo Maestri

4" Compagnia Cacciatori

Capitano Lui!!i Trulli

8" Comoa2.nia l•ucilicri 12" Compagnia Fucilie ri

Capitano A1nistino D' Armis

Caoitano Carlo Bonaguri

Distaccamento di Fiumicino Sergente Verzellotti Distaccamento di Pontecorvo

Caporale Rossi

Distaccamento di Civitacastellana

Caporale Dc Santis

È facilmente individuabile il tras ferimento di comando alla testa della I" Compagnia Cacciatori, nella quale il neo Capitano di 3" C lasse Orsetti sube ntrò al Tenente Nicolclli, come è di rapida intui zione l' inserimento nell'organ ico della 2" Compagnia Cacciatori del neo Capitano di 3" C lasse Castelli, al comando della stessa. Appare altresì pec uliare la scelta de l cambio di specialità, nel 4° Battaglione, per la 4'' Compagnia, che passò da Fucilieri a Cacciatori; in realtà tale cambiamento nominale fu moti vato dal camhio del comando della stessa. che passò da Domenico a Luigi Trulli , il primo fratello maggiore del secondo, il quale, essendo Capitano di 3" Classe, non poteva prendere il comando di una Compagnia di l", quale la FuciJjeri, mentre lo poteva per una di Cacciatori. Rilevante inoltre risulta l' introduz ione nel quadro del Reggime nto del Distaccamento di Civitacastellana, evidentemente con il compito strateg ico di tenere sotto controllo l' area immediatamente a nord di Roma. Andando ad esaminare il bilancio del mese di agosto 205 si comprende c he, come risulta dagli " Ordini" e manati,206 v i è una maggior spesa per gli stipend i delle Compagnie di stanza a Roma , poiché a causa della partenza dell e tre Compagnie Cacciatori, la cui creaz ione aveva ridotto il personale delle a ltre Compagnie, i servizi per gli uomini della guarnig ionc di Roma erano diventati mo lto pesanti; conscgucntcmc nte la truppa, co mpresi Sergenti e Caporali, venne

205

Cfr. A llegalu " P'' " Considerandosi dal comando generale c he la truppa, che rimane nella guarnigione di Roma dopo la partenza delle 3 compag cacc ialure amlcrì1a soffrire un servigio più g ravoso, finchè non siasi supplilu cui reclutamento al vuoto delle compag e non s ia stata organizzata la guardia civica, ha determinato che dal giorno di oggi in poi venga somministrato a ciascun individuo di fa nteria da sarg a basso un compenso di baj due al giorno per gratificazione del lahorioso servigio. Tale compenso dovrà cessare tostochè s ia in attività la sud truppa c ivica o sia accresciuta la forza del regg in modo che non abbia a raddoppiarsi il serv izio, da detto compenso sono assol utamente esclusi travagliatori , barbieri , ordinanze, cd altri che non fan no serviz io aH.ivu e vi sono soltanto compresi quei che montano effettivam la g uard ia" . Cfr., " Ordini del Comando (ìenerale" del 16/08/18 15. ASR, Soldatesche e Galere. busta n. 805. 206


0

La ricostituzione dell 'Esercito f'onlijicio dal 1° novembre 1814 al / sel/embre 1815

141

gratificata con 2 baiocchi in più al g iorno, fino al 3 1 agosto quando, essendo stati rinforzati i ranghi , ru revocata tale gratifica.207 Come anche nei mesi precedenti la 10" Compagnia Fucilieri risulta la più operati va, godendo di un soprassoldo maggiore rispetto aJ le altre nel pattugliare la costa meridionale del J,azio, ma risulta a nche che la 15" Fuci Iieri era in piena attività, co nsiderando il fatto che apparteneva al 3° Battaglione , ovvero al reparto dislocato più a nord di tutto l'Esercito Pontificio, essendo ormai di stanza a Bologna. A li vello prettamente numerico rileviamo una c rescita costante, con la creazione de lla nuova 2" Compagnia Cacciatori , composta anch'essa da 110 uomini (sottu fficiali compresi) e formata dagli e le menti mi gliori del 2° llattaglione, a causa dell'impiego operativo ad alto rischio sul confine meridionale. Da quanto scritto in precedenza presumiamo che al 3 1 agosto tutte le Compagnie fossero a pieno organico, deducendo che il 1° Reggime nto avesse una forza d i 100 uffici ali , 294 sottuffici ali e cadetti , e 2550 uo mini circa, pe r un totale di 2944 unità , con un rapporto ufficiali/truppa diminuito del 3,5%, ma con un aume nto del personale totale de l 25 ,5% ri spetto al mese precedente. Passando ad analizzare ora il II R eggimento, anche di questo reparto proponiamo un schema d ' ordinamento:

Tahe/la n ° 25 Il II RePPimento di Fanteria nell'agosto ·181 5 Comandanti Reparti Stato Mai>1•iorc Capitano Paolo Lanzi I llattagl ione Capitano Paolo Lanzi l" Compagnia Fucilieri Tenente Barto lomeo Zanzotti Y Comoaimia Fucilieri Capitano Giuseooe C inri ani 9" Compagnia Fucilieri Capitano Guido Antonio Mazzoni 208 13" Comoa!!nia Fuci lieri Capitano Cornelio Suttcrman 2° Battaglione Capitano Co rne lio Sutte rman 2" Comoa!!nia Fucilieri Capitano Giovambattista Leonori 6" Compagnia Fucilieri Tenente Melchiorre Graziani 10" Compa)!.nia Fucilie ri Tenente Giovambattista G iustiniani 14" Compagn ia Fucilieri O

207

" Essendosi accrsciuta la forza in modo da poter suppl ire al serv i~.io cesserà da domani in poi il soprassoldo di due baj al giorno accordato a que i che raddoppiavano la guardia . La truppa di linea coprirà benanchc da domani in poi li posti e servizi che provvisoriamente han coperto i pompieri e soldati della fi nanza" . Cfr., " Ordini del Comando Generale" del 3 1/08/ 18 15, ASR, Soldaw.w:he e Galere, busta n. 805. 208 Risulta che fosse comandata e ffclli varnenle dal Te nente Dc Grcgoris. crr. ASR , Soldatesche e Galere, busta n. (i42.


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Giacomo Maestri

È agevolmente riconoscibile il cambio di comando alla guida de lla 5" Compagnia Fucilieri , nella quale il Sottotenente Stclluti lasciò il passo al Tenente Zanzotti , come è di veloce percezione la promozione <lei Tenente Cipriani , già comandante della 9" Compagnia Fucilie ri , promosso sempli cemente a l grado <li Capitano. Andando ad osservare il re ndiconto del mese di agosto 209 si comprende c he, con l' arrivo <lei Colonne llo Comandante Bo nfigli, le spese per gli st ipendi <lei personale di truppa aumentarono dal 33% al 50% per singola Compag nia , cosa c he ci induce a pensare ad un massiccio recl utamento ne lle campagne e nelle c ittà marchigiane; rilev iamo contemporanea mente l 'assenza del compenso <lei soprassoldo, il che può sig nificare che le Compag nie erano ancora troppo poco organizzate per e ffettuare pattugli amenti o missioni al di fuo ri delle loro aree di competenza. A livello puramente nume rico, per 4uanto v isto sul bilanc io, possiamo immaginare una crescita importante: infatti le Compagnie si erano portate s u livelli accettabili e riteniamo che, seppur ancora non fossero al comple to , arrivassero a raggiungere le 80 unità di personale di truppa. Da ciò ne deduciamo che il 11° Reggime nto aveva una forza di 2 1 ufficiali, 80 sottufficiali e cadetti e 650 uomini circa, per un totale di 75 1 unitù, con un rapporto uffic iali/truppa pa ri al 2 ,9 %, e con un aumento del personale totale del 25% ri spetto al mese precedente, confermandosi in linea con l' andamento de l I° Reggimento. Cavalleria Anche per quanto riguarda il Corpo dei Dragoni , è meglio far partire il nostro esame dalle promoz ioni e dalle assunzioni in rorza avvenute nell ' agosto 18 15.

Notiamo un ' unica variazione ne lla composizione de l corpo ufficiali della CavalJeria: il trasferimento del Sotlote ne nte Luigi Colonna dalla Fanteria alla Cavalle ria. Il 4uadro de lla forza deg li uffic iali dello Squadrone diviene così il seguente:

Tabella n ° 26

Gli ufficiali dello S<1uadronc di Cavalleria nell'a1wsto 1815 <;'.t<>tn M",rniore de lln ""•iarlrone Tenente Colonnello Vincenzo G alassi Aiutante Sottufficiale Antonio Galletti Chirurgo Frosoni Prima f'nmoa11 nia Capitano Giovambattista Olgiati

209

Cfr. All egato "G"


La ricostituzione dell 'Esercito Pontificio dal / 0 novembre 1814 al 1° :seltembre /8/5

143

Sottotene nte Serafino Novi Porta Stendardo Simone See:arelli ,;:,.,..,.,nrt:i r,.,mnai>nia Capitano francesco Setacci Sottotenente Luigi Colonna Sottote ne nte Pietro Bartoli Porta S tc ndaro Gennaro D 'Amore Ter ,., r,., ,n:\Qnia 0

Capi tano Staffa Tenente Girolamo Maselli Porla Stendardo Antonio Bandini

Notiamo quindi l' inserimento del Sottote ne nte Colonna all'interno dell'organico della 2" Compagnia. Dato c he non avvenne nessuna variazione nell'organigramma del Corpo Dragoni anche le cifre relative al personale rimasero stazionarie , come risulta dal relativo bilancio210 , eccezion fatta per la crescita del numero degli ufficiali da 13 a 14, mentre sottufficiali e cadetti restarono in variati (42), come anche la truppa ( 192) , modificandosi quindi solo il rapporto ufficiali/trnppa che salì al 6%. Artig lieria

Iniziando dall'osservazione dei trasferimenti nel mese in questione , risulta più chiaro il quadro del progresso dell ' Arma d ' Artiglieria nel flu sso di questo grande riarmamento dell ' Esercito Pontificio. li trasferimento che ebbe riflessi particolari per l' Artiglieria fu quello del Quartiermastro Tenente Sebregondi 21 1, il quale andò a rimpiazzare il Quartiermastro del 1° Reggimento di Fanteria Tenente Roselli , in viato ad Ancona come Commissario; tale evento va segnalato a dimostrazione dell'abilità e della fungibilità degli ufficiali di Artiglie ri a, i quali erano considerati m grado d i svolgere più compiti , come avevamo scritto in precedcnza212 .

°Cfr. Allegato " H".

21

" li tenente qr mro Roselli del p .mo rcgg è destinato commi ssario provvisorio in Ancona , e darìt quindi la consegna al ten qr mro Scbregondi, il quale ciene trasferito dal corpo d' artiglieria al sud p.rno regg. Il te nente q. mm Corona diverrìt effettivo ne l corpo d'artiglie ria e tali trasferimenti si opereranno in data dei I 6 corr". Cfr. , " Ordin i del Comando Generale" del 14/08/ 1815, ASR, Soldatesche e Galere, husta n. 805. 212 Cfr. supra, pagg. 27-28 2 11


144

Giacomo Ma estri

ln sostituzione del Tenente Sebregondi venne assegnato ali' Artiglieria il Te nente Quartiermastro Corona. Altro importante evento per l'Artiglieri a nel corso dell'agosto 1815 fu l'assunzione in forza della Compagnia Guardacosta.213 Ri sultava così l'organico degli ufficiali del Uattaglione d' Artiglieria in servizio:

Tabella n° 27

Cli ufficiali d' Arti~lieria nell'aiwsto 1815 S:tato Ma1> 1>iore del Batta"lioni> Capo Batta!!lione Tenente Colonnello Carlo Looez lsoettore dei Magazzini e Coroi di Guardia Capitano Domenico Mivalto Quartiermastro Tenente Clemente Corona Munizioniere Tenente Giusenne Vagnolini C hirurgo Frosoni Prima r"mna1>nia Capitano Aldcrano Porti Sullulenente Nicola Corvi Sottotenente Giovambattisla Alciati Se.c.onrla Comna1rnia Capitano GiuseDoe Vaselli Sottote nente Nicola Silvestri Sottotenente Giacomo Yire.ili Comna"nia r.,1arrlacosta Capitano Montani

Dal bilancio ùell' Arma d ' Artiglieria dell'agosto 18152 14 risulta una sostanziale equità nella distribuzione d elle alte risorse tra le Compagnie, tranne che per la nuova Guardacosta, la quale risulta erogare circa la metà degli stipe ndi delle altre due Compagnie, le quali erano g ià in piena forza, non avendo subito variazioni rispetto ai mesi precedenti, facendoci così dedurre che anche il personale impiegato fosse circa la metà. Con l'apporlo della Compagnia Guardacosta il personale era così suddiviso: 13 ufficiali, 35 sottufficiali e 250 comuni , per un totale di 298 uomini, vencn-

213

Cfr. ASR , Soldatesche e Galere busta n. 642. Siamo a conoscenza della Compagnia Guardacosta grazie ad un foglio volante allegato nella busta n. 642, oltre ciò, niente di più, perché nei mesi successivi scomparì anche dai bilanci. 214 Cfr. Allegato " L".


La ricostituzione del/'H~ercito l'onLijicio dal 1° novembre 1814 al 1° sellemhre /8/5

145

dosi a creare quindi un aumento nume rico del 25% rispello al mese precedente ed una diminu zione del rapporto uffici al i/truppa del 4 ,6%.

6 . CONCLUSIONI L'esame approfond ito sulla composizione, sulle attribuzioni e sulla regolamentazio ne dell'Eserc ito Pontificio nell ' arco del bie nn io 18 14-1 8 15 ci ha dimostrato come la politica pontificia dell ' attesa e del di alogo diplomatico fosse sempre al primo posto nel corso dei rappot1i interstatali italiani, ma am:hc come la stessa poli tica propugnata dal Pontefice fosse allo stesso tempo corroborata e avvalorata da un impegno costante nello sviluppo di una piccola forza milita re, sicurame nte non creata per offendere, ma pe r tutelare gli interessi pontifici nell'amhito italiano. Dall ' analisi finale dell'evoluzione dell 'Esercito Pontificio, appare chiara la volontà papale di investire comun4ue nell' esercito , cercando quanto meno di mig liorarlo mese per mese, per raggiungere una huona condizione operativa. Tutto ciù si è mani festato ape rtame nte quando abhiamo esaminato i dati numerici dell'evoluzione militare degli Stati Romani . Infatti basti ricordare che all'atto della sua fondazione la Forza Armata Pontificia contava nemmeno 800 uomini , male armati e poco equipaggiati , mentre poco più di un anno dopo la Brigala Pontificia era all 'altezza numerica e materiale di una Di visione dell ' Esercito Francese, pur non azzardandoci a dare una valutaz ione dell 'eflicienza sul campo dell a stessa, data la mancanza d i prove al rig uardo. Dobbiamo altresì ramme ntare che tutti questi sforzi effettuati da Monsignor Sanseverino e dal Capo Commissario Battaglia non furono varù , poiché, infatti, già a parti re dal 181 7 si attuarono grandi riforme all'interno della Forza Militare, con la creazione del Corpo dei Carabinie ri e di quello degli Ingegneri Pontifici , riorgani zzazioni che non sarebbero potute avvenire se no n vi fossero state delle basi solide dalle qual i partire. Non dobbiamo poi dimenticare che molti dei personaggi che abhiamo segnalato scalarono negli anni successivi la piramide gerarchica e si trnvarono coinvolti nei moti che scon volsero lo Stato Pontificio nel 183 1, schierandosi s ia dalla pmte degl i oppressori che dalla parte degli insorti . Questa ri cerca, infine, s' inserisce nell 'ampio rompicapo della storia delle istituzioni militari italiane, storia ancora lacunosa in molti piccoli aspetti, uno dei quali con la presente si è cercato di ri solvere, con l'intenzione proprio di aprire la strada a futuri studi sull'argomento.


Giacomo Ma estri

146

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149

Lii ricostituzione de/l 'Esercito Pontificio dal / 0 novembre /814 al / 0 .vellemhre /815

Allegato C r - - - - . - - - . - - - - - - - , r - - - . - - - . - - , ----,---,-------,----~ -----Il tt}?~

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Allegato

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1 Squa<l.

Competenza di soldo Giubilazioni Totale 97,020 2,750 99,770 Stato Maf!f!. .. 462, 190 5,595 467,785 l" Comp. - ·--- -----10 4,435 368,245 363,8 2" Comp. ---· 266,627 4,765 271,392 3" Comp. - - · · · · · · ······ 1189,647 17,545 1207,192 Totale

Allegato E -- --·--·-· - -

Competen:;,,a di 1 Btg. soldo Giubilazioni e-· 79,2 70 Stato Mag&_ ----··-·--2,430 la Comp. 6,225 47 I,78Q_ .. 2" Comp. 489,185 7,665 Totale 1040,235 14,800

Totale 81,700 478,005 496,850 1055,035


Competenzn dì soldo

S:ato Mae~ l' Gran l ' Pucil 5" Fucìl 9' Fucil 13' f'ucil J:O(~tCC

26 Gran 211 Fucil 6' Fuc-il 10' Fucil !4·' Fucil 2.,..(';;u.:(.'.

311 <..iran 3• Fucil 7' J'uçjJ 11 "' Ful'il 15' Fitcil J• C.tcc 8' 1-ucil 12' Fuci, 4' (ace D.ist Fiumicino I dem Pontccorvo

Idem Ci\ itavecc.hiu 3 Batt Bolo!?,na 1

Socsc Divom• Subm1alc Totale

455.120 540.005 ~99.550 384.370 343.380

370,270 427.580 509.035 429.550 655,690 561.280 477. 120 -111.650 466.685 549.270 , 13.025 550.565 571.060 528.960 590.770 60q.7 10 309,430 0.000 0.000 0,000 0.000

Giubilazioni

T1.11ale

Soprassoldo

!2.73U 7,843 6.61 5 6.865 6.~35 6A05 6.665 8.;,05 6,5 11• ~.155 6.1 l ~

467.850 547.848 406.1 65 3<11.235

0.000 35.1 80 ! U60 9.960

349.615

i l.640

376.675 434,245 517,540

i 1,500 21..225

436.060

i 3.820

66 1,845 567.395

13.760 110.900

6,26~ 5,825

483.385 417.475 472.7JO 5;S7.J 30 317.780 557.490 578.815 536.855 597.995 617,ì75 314.675 0.000 0.000 0.000 0.000 0.000 10607.998 12365.813

13.700

6,i)4~

7.860 4,755

6.925 7,775 7,895 7.2:25 7.465 5.~45 0.000 0.(!00 0,UOC!

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15.500 10.850 0.000 397.750 0.000

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66,000 0,000 IUOO 0.500 0.000

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Carta

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Mnnmenziont" tan iburri 0,000 0,300 0.600 0,300

Spese di polizia 0.000 2.420 l.680 l,650 I l.590

0.300 0.300 O. ISO 0.300

2.620

0.600

1.725

0.450 0.300

1,620

0.300 0.000 0,300 0.300 0.300 0,300 0.300 0.000 0,300 0.300 0,000 0.000 0,000

0.000 0.000 O.O<JU

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2,070 1.6.15 1.725 2.30(1 2,355 1,320 2.055 2.430 2.400 2.1 60 2.145 1.710 0.000 0,000 0,000 0.000 0.000

Riparazione armi

0.000 0.000 0.000 0.000 0.000 0,000 0.000 0.000 0.000 0.000 0.000 0.000 0.000 0.000 0.000 0.()()0 0.000 0.000 0.000 O.<XlO 0.000 0.000 0.000 0.000 37.310

Vl

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555.950 586,648 42 1.r,05 40-1.545 364.045 39i.lOO 6 16.565 546.840

45J. 105 688.675

697.06:i 501.920 583.300 509 905 598,760 358,75() 630.595 627,365 585 '30 640.705 65è.895 480.885 15.500 )0.850 2.050 397.7:iO

43.810

'T.


La ricostituzione dell'faen:ilo Pontificio dal / 0 novembre 18/4 al / 0 se/lemhre 1815

151

Al legato G l lrc:tm St..'tlo m~u.,Q

C001pe1en 7a

di soldo

Giubilazioni

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·------l------l---1----1------1-- - - - - ~ - - --


Giacomo Maestri

152

Allegato H ___ I Squad . _ Stato Magg.

Competenza di soldo 110,250

l" Cornp. 2" Comp.

429,280 314,480 4 15,545

YComp. t - -·

Totale

-

1269,555

Giubi lazioni 2,870

Totale 11 3, 120

5,385

434,665

4,595 6,635 19,485

3 l 9,075

·-t--·-·-

422, 180 1289,040

Allegato L Competenza di soldo

G iubi !azioni

Totale

79,270

2,430

81,700

6,985 :49?, 11 5 546,280 7,665 1122,665 -··--------------' 7,080 Totale------ --~------·-·-· 280,630 --- --------------·-··-·

504,100 553,945

I Htg. Stato Magg_

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I" Comp. 2" Comp.

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Guardacosla

1139,745 ______

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LL1 ricostihtzione dell't..:1-ercilo Ponlijir:io dal / 0 novembre 1814 al i O settembre /8/5

153

Ilibliografia: AGOSTTNO AOF.MOLLO Le. annotazioni di Mastro Titta carnefice romano: supplizi e suppliziati: giustizie ese~uite da Gio. Bai/. /Jugatti e dal suo successore, 1796-1870: appendice di documenti, Città di Castello, Lapi, I 886. TF.OOORO AMAYDEN con note ed aggiunte Id i I CARLO A l .RF.RTO RERTINl, La storia delle famiglie romane, Roma, Edizioni Ro mane Colosseum , 1987. I.U IGI CARLO J·A RI NI , Lo sia/o romano dall'anno 1815 al 1850, Firenze, Le Monnic r, 1853. GIULIANO FRI Z, Burocrati e soldati dello Stato pon.tifìcio, 1800- IH70, Roma, Edindustria editoriale , 1974 . VIRG ILIO li.AR I, I tentativi di r(form.a dell 't:serciw Pontificio nel 1792-1798, su "Studi Storico - Mii ilari 1988", Roma, Uffic io Storico SME, 1989. VIRGILIO rLARI , C IRO PAOLETfl , PIERO CROCIAN I, Rella Italia militar: eserciti e marine nell'Italia pre-napoleonica., 1748-1792, Roma , Ufficio Storico SME, 2000. VIRGII.IO ILARI, C IRO PAOLETl'I , PIERO CROCI ANI, Storia militare dell '/Jalia giacobina: dall'armistizio di Cherasco alla pace di Amiens, / 796- I H02, Roma, Ufficio Storico SME, 2001. GAETANO MORONI , Dizionario di erudizione storico-eccesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni, Venezia, Tipografia emiliana, 1840-1846. ERNF.<,TO ovini Gli Ufficiali del periodo napoleoniro ( 1796-1815) nati nello Stato Pomificio, Roma, Soc. Ed. D. Alighieri , 191 4. M ASSrMo PETROCCH I, La restaurazione romana I 8 15-1823. Pirenze, Le Monnicr, 1943. AM EDEO R ICCI, l!jfù:iali marchiRiani nelle armale napoleoniche, Macerata, Istituto per la Storia del Risorg imento Italiano, 1962.


154


Il.fenomeno degli e.wmeri dal comando di alti t!/Jìciali dura111e la Grande Guerra

155

Se rg io Pelagalli S IL UR/\Tl ECCELLENTI SI DI FEN DONO.

li "siluramento". li termine "siluramento" indica, ne l gergo militare, la rimozione improvvisa, dal comando di truppe in linea, d ' ufficiali d i grado elevato. Il provvedime nto puniti vo, frc4 uc nte nell 'esercito italiano durante la prima guerra mondiale, lo è stato ancor di più i11 haneia , limitato invece in Austria-Ungheri a, 4uasi ines iste nte in Gem1ani a. Giorgio Rochat giustifica il sistema d i destituzioni, anche se attuato a volte in maniera brutale, perché «l'eliminazione dei tanti ufficiali incapaci di adeguarsi alle durissime esigenze del confl itto era una necessità innegabile e i suoi effetti furono in sostanza positivi, tanto che Diaz ered itò alti comandanti (generali e colonne lli) complessivamente all'altezza de lla situazione , senza alcun dubbio più capaci di 4ue lli del 19 I 5 e non inferiori a 4uclli francesi o ing lesi» (Dizionario biografico degli italiani, volume 39, voce Diaz, Armando Vittorio, Roma 199 1, pag ina 667). Cadorna motiva di solito i provvedimenti in maniera approfondita, veri e propri trattatelli critici dell 'opera e del carattere degli appartenenti alla somma gerarc hi a militare. La sua corrispondenza pri vata (Letlere famigliari, a c ura di Raffaele Cadoma, Milano 1967) e le circolari sull 'argomento hanno convinto chi scrive c he egli non incoraggiasse un fenomeno di così am pie dimensioni, ma lo subisse quasi fatalisticamen te, forse pe rché sfuggito al suo controllo. Anton io Monti , capitano di comple me nto in for1,a alla com missione per la revisione degli esoneri dal comando, ri ferisce che il "siluro" ha colpito anche un generale il cui aspetto pacioso gli conferi va scarsa autorevolezza e un colonnello dalla troppo marcala inflessione dialettale (Monti , Comhattenti e silurati, Ferrara, 1922, pag ina 159). li 24 aprile I 917 (circolare n . 5 1525), egli ril eva l'eccessiva frequenza con cui alti ufficiali sono esonerati dopo breve permanenza nelle cariche. «Intendo c he tali fatt i, dan nosissimi all' andamento stesso della guerra e perciò all'avvenire del Paese, abbiano a cessare. A tale scopo è indi spensabi le che al comando di corpi d ' armala e di divisioni ascendano soltanto coloro che, per doti d'intelligenza, e nergia, atti vità, ascendente sulle truppe, diano sicuro affidamento di reggere in modo assolutamente distinto la cari ca che possono essere chiamali a coprire. Le mediocrità, le figure sbiad ite debbono essere, nel modo più assoluto, escluse dai vari gradi di generale. Così si è fatto negli altri Eserciti, e la stessa cosa intendo abbia luogo nel nostro». I gradi di generale e di colonnello dchbono essere conferiti a c hi spicca per provate virtù militari e si dimostra meritevole e deg no d'affacciarsi ai più alti li velli della gerarchia. «Indistintamente tutti i comandanti , i quali nel periodo di espe rimento delle funzioni del grado superiore dessero prove di non esservi adatti , riprenderanno le funzioni del proprio grado» . «Sono sicuro - conclude Cadorna - che tali ufficiali troveranno nel


156

Sergio Pelagalli

loro allo sentimento di vecchi soldati la forza d'animo per sopportare la ferita al loro amor proprio e per prestare opera meglio proporzionata alle loro anitudini , e sempre grandcmenle utile al Paese» . Successivamente, il 9 maggio <lei medesimo 191 7 , il generalissimo torna sull 'argome nto (circolare n. 54425), rilevando «il nume ro impressionante di comandanti di rcggimc nlo, e que llo pure considerevole di comandanti di brigala, che vengono continuamente esonerali per incapacità» . La soverchia indulgenza nei giudizi d' avanzamento priva reggime nti e battaglioni di ufficiali esperti i 4uali , senza l'elevazione alle funzioni del grado supe riore, continuerebbero a essere buoni comandanti. «D' ora innanzi , prima di addiven ire alla nomina <li colonnelli al comando d' una brigata , il comando supremo ric hiederà alla compelenle autorità, e sulla strena responsahilità di 4uesla, l'esplicito g iudizio sulla loro idoneità a ricoprire la carica in modo veramente distinto. Analogamente, prima di nomin are tenenti colonnelli al comando d'un reggimento, il comando supremo richiederà alle stesse autorità l'esplicita assicurazione c he gli ufficiali considerati e mergano per qualità militari e per coltura, in modo da dare sicura guarcnligia c he potranno percorrere con distinzione i gradi superiori» . Tutti gli ufficiali incaricati delle fun zioni del grado superiore sara nno sottoposti , dopo due mesi, a nuovo accertamento inteso a stabilire in modo non dubbio se siano meritevoli della effettiva promozione. Dopo la reprime nda, lo zucche rino: «Quanto sopra non pregi udica in alcun modo la facoltà attrihuita alle varie autorilà di emettere giudizi di incapacità , e di provvedere ai conseguenti esoneri dal comando in qu alsiasi momento , come prescrivono le di sposizioni fin qui emanate». Il fenomeno del silurame nto è ridime nsionato d a Diaz con circolare riservatissima n. 86464 del 20 novembre 19 17, 4uando g li austro-tedeschi sono stati appe na arrestati su l Piave e sul Grappa. «In 4ucsli ultimi giorni ho dovuto constatare un sensi hilc aume nto di proposte di esone ro di ufficiali inoltrate dalle uni Là mobilitate. Ho dovuto anche, e con rincrescimento, constatare come diverse di esse sono motivate con semplici apprc1,zamcnti personali e no n invece basate sudali di fatto ben determinati. Ora è mia ferma intenzione che in maleria così delicata e di così grande importanza si proceda con tulle le cautele e con la massima sere nità e ponderazione. A parte il fatto che la nostra scarsezza di ufficiali non ci permette una grande selezione - a patte anche la considerazione che molte volte chi sostituisce non vale di più di chi è esonerato - si deve considerare che si tratt.a di una 4ueslionc morale di gravissima importanza. Questi continui esoneri, 4ucsto colpire inesorabi lme nte chiunque, e per 4ualunque motivo, ahhia errato, toglie ogni sere nità di ani mo, pur tanto necessaria nella difficile situazione presente. Si colpisca chi dimostra cattiva volontà, c he è assol utamente non idoneo alle runzioni del suo grado, ma non s'intervenga subito così duramente contro c hi e rra o per inesperie nza, o per un ' iniziativa lodevole fatalmente non coronata <la successo, o per altri motivi che possono presentarsi ad un più benevolo esame . Non si rinunci, in una parola , alla grande attribuzione del superiore, che è quella di istrnire, animare, gu idare e correg-


li fenomeno de~li esoneri dal comando di alti ufjìciali durante la Grande Guerra

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gere i propri dipendenti, e si ricon-a alla grave punizione in questione solo quando o la gravità del fatto, o l'aver inutilmente adoperati tutti g li altri mezzi, consigljano l' allontanamento dell'ufficiale. In conclusione, salvo i casi di assoluta ed urgente necessità, intendo che non si facciano proposte di esonero, specie di uffic iali che abbiano un ottimo passato, se non dopo aver messo in opera tutti i mezzi di cu i il superiore dispone per con-eggere l'inferio re, sempre, bene inteso, in relazione alla situazione cd avendo di mira il supremo interesse del serv izio.» Diretta conseguenza , la circolare n . 28 170 del ministro della g uem1 Alfie ri in data 28 novembre 191 7, che istituisce una commi ssione cons ultiva per il riesame degli ufficiali esonerati dal comando. Soltanto 13 genera li su 206 (6%) saranno riammessi alle grandi unità mobilitate. Piero Melograni (Storia politica della grande guerra 1915-1918, Bari 1972, p. 5 1) indica in 983 gli esonerati nell 'arco dell'intero conflitto. Degli 807 da imputare a Cadorna, 217 sono generali, 255 colonnelli , 335 comandanti di battaglione. In realtà , i silu ramenti superano di molto queste cifre. li colon ne llo Gatti , storico ufficiale del comando supremo, annota che, dal1' inizio del connitto al IO maggio 191 7, i comandanti si sono succeduti in media, nel numero di due nelle armale, tre-q uattro ne i corpi d'armata, quattro nelle divisioni e nelle brigale, sci ne i reggi menti (addirittura 18 nel 90° fanteria, brigata Sale rno). I 247 reggimenti di "arma base" (2 10 di fanteria , 2 1 di bersaglieri, 16 gruppi alpini) hanno visto perciò avvicendarsi 1.500 ufficiali (Angelo Gatti , Caporelto. Dal diario di guerra inedito (maggiu-dicemhre 1917), a cura di Albeno Monticone, Bologna 1964, pagina 8). Le pubblicazioni ufficiali (Le grandi unità nella guerra italo-austriaca 1915-

1918; Riassunti storici dei corpi e comandi nella guerra 1915-19/X. Brigate di fanteria. Bersaglieri. !ilpini), forniscono i seguenti numeri di comandanti succedutisi nell ' intero conflitti , esclude ndo caduti sul campo, feriti, prigionieri , di spersi ed esonerati dal comando di unità di cavalleria, artiglieria e genio: • 33 in 13 aimate e corpi d ' armata autonomi (media 2~';); • 134 in 28 corpi d'annata (media 4,8); • 359 in 77 divi sioni di fanteria e speciali (media 4,7); • 654 in 132 brigate d i fanteria, bersagljeri, raggruppamenti alpini (med ia 4,9); • 1.390 in 293 reggimenti ùi fanteria, bersaglieri e gruppi a lpini (media 4,7); • 4.789 in 921 battaglioni di fanteria, hersaglieri, alpini (media 5,2). In sintesi, 1.200 generali , altrettanti colonnelli, 4.800 comandanti di battaglione: numeri ben superiori a que lli indicati da Melograni , anche se si tiene conto di moti vi d'avvicendamento diversi d all 'esonero (promozione, passaggio ad altro incarico, cessazione dal servizio attivo). Gli allegati A-E incompleti , riportano otto comandanti d'armata esonerati , 37 di corpo d'armata, 102 di divisione , 54 d'arnia (artigl ieria e genio), 179 ùi brigata, 417 di reggimento. Luig i Zuccari, comandante della 3" annata, è destituito ventiqua!Lr' ore prima dell'inizio della guerra. Già nel dicembre del 1914 è ri mbrottato perché non applica a dovere le direttive del capo di stato maggiore dell'esercito, Cadorna.


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Nel maggio successivo, la tensione fra i due sfocia in una rottura clamorosa. Non si sa con certezza 4ualc sia stato il detonatore della crisi. Secondo alcuni , g li ordini di Cadorna prevedono che, appena dichiarala la guerra, sia occupato il monte Medea, iniziativa alla quale Zuccari è contrario. Secondo altri, Zuccari ha prolungato troppo la permanenza nella sede stanziale di Firenze, prima di trasferirsi in zona d'operazioni . Sta di fatto che una delle grandi unità dell'esercito è decapitata alla vigilia del 24 maggio e retta interinalmente dal generale Garioni, in allcsa dell 'arrivo del duca d' Aosta, chiamato in tulta frclla a rimpiazzare il silurato (Mario Cervi, Il duca invitto, Novara 1987, pagina 87). Ettore Mambretti, pur intimo amico di Cadorna, è da questi rimosso dal comando della 6" armata all'indomani del sanguinoso insuccesso dell'Ortigara (giugno 1917), nonostante la grande ahhondanza di mezzi. Egli ha perduto la fiducia delle truppe, anche per quella sua «maledetta» fama di iettatore (Cadoma, citato, p. 2 IO). Assume il comando dell'Ot\FN (occupazione avanzata frontiera nord , confine italo-svizzero), cui non sono assegnate truppe combattenti (effetto della sua fama?). Settimio Piacentini nel 1913 era compreso nella terna dei candidati alla successione del defunto generale Pollio come capo di stato maggiore dell'esercito. Egli non è, propriamente, un "silurato": la ristrutturazione della "zona di Gorizia" in 2" armata, al comando di Luigi Capello, lo lascia senza incarico. Cadorna gli rende onore per la sua risposta di gradimento d'un comando di corpo d'armala: «Sono fiero e onorato di poter servire in 4ualunque modo il paese>>. Piacentini diventerà comandante superiore delle forze italiane nei Balcani, avendo alle dipendenze il XYl corpo d'armata in Albania, la 35" di visione in Macedonia e le poche unità di stanza a Corfù. Pietro Frugoni (5" armata), «portato per sua natura alle scorribande ancillari in tutte le ore della giornata e della sera» (Marziano Brignoli, Il generale Giovanni Di Breganze, in Memorie storiche militari 1983, Roma 1984), non è riammesso, in sede di riesame, al comando di grandi unità operative per effetto, anche, d'un memoriale presentato dal generale Reisoli, già suo dipendente alla 2" armata all'inizio del confl itto. Giuseppe Pennella, da comandante della 35" divisione in Macedonia (6 maggio- 16 giugno 191 7), è entrato in attrito con il comandante in capo dcli ' Armata d 'Oriente (il francese Sarrail). Cadoma ne ha ordinalo il rimpatrio, destinandolo peraltro al prestigioso incarico di capo di stato maggiore della 3" armata, a voler significare che ne ha condiviso l'operato. Comandante dell 'X" armata dal 1° al 23 giugno 1918, pur fedelissimo di Diaz, è esonerato per non essere stato all'altezza della situazione nella difesa del Montello durante la "battaglia del solsti zio". Assume il comando del XII corpo d'armata. Florcnzio Aliprindi, esonerato dal comando del V corpo d'armata dopo un mese di guerra, è stato comandante in seconda del corpo di stato maggiore. In questa veste, aveva ricevuto in annj lontani il giovane Diaz, appena assegnato. "Sono un vecchio ufficiale di stato maggiore e ho alcune abitudini d 'ordine che desidero siano rispettate perché produ<.:ono, come lei vedrà, del gran bene": nella cartella, lineetta a matita d ' un centin1etro, sul documento, non lo vuol più


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rivedere; segno di mezzo centimetro, lo vuol rileggere,; puntino, trattazione a voce; nessun segno, studio della pratica; carta disposta diritta nella cartella, vedere con immediatezza; carta disposta un po ' obliqua, rimandare al giorno successivo; carta disposta trasversalmente, vede re con minore urgenza. Diaz esce dall ' ufficio senza aver capito nulla (Gatti, citato, pagina 389). Ecco le parole di Cadorna, riferite dal colonnello Gatti , storico ufficiale de l comando supremo, nei confronti di Carlo Ruelle, comandante del VI corpo d'armata: « Il fatto per cui lo eliminai sorpassò ogni gravità. Aveva sotto di sé una brigata di romagnoli indocili ; ad un certo mome nto questi si rifiutarono di rinrnnere in trincea per un ' operazione: il generale non si vergognò di scendere a patti con essi, promettendo che quella sarehbe stata l' ultima volta nella quale avre bbero attaccato. Lo eliminai telegraficamente» (Mario Silvestri , /sonzn 1917, Oscar Mondadori 1971, pagina 123). Emilio Be rtotti , comandante del V corpo d ' armata, già in precede nza aveva forni to catti va prova alla testa del "corpo speciale in Albania". li mancato, tempestivo sgombero di Durazzo, avvenuto poi con forti perdite a seguito dell 'attacco austro-ungarico, aveva comportato un diminuzione del prestigio italiano nella regione, causando anche una crisi ministeriaJe. Giorgio Cigliana (Xl corpo d'armata) è liquidato con vari adde biti. tra i quali il più g iustificato è d'aver rinforzato le sue truppe in pie na battaglia con hattaglioni complementari (non istruiti ), giunti appena un 'ora prima . Nell'ottobre 1916, Cadoma in persona aveva difeso le fucilazio ni, da lui ordinate, nel 75° fanteria ( brigata Napoli) e nel 6° bersaglieri. Vincenzo Garioni non ammette compromessi né per sé né per i suoi subordinati. D ' intelligenza non brillante e di modesta cultu ra, imprime tuttavia vigore alla sua azione di comando, nei momenti difficili, grazie al suo quadrato buonsenso. Durante le grande g uerra, tie ne bravamente il comando del VII corpo all'estrema destra della terza armata, passa per primo l ' Isonzo attestandosi al " te rribile" Carso. Poi la fortuna non lo aiuta (Luigi Emilio Longo , Profili di capi militari italiani Jralteggiati da un.o di loro, in Studi storico-militari 1994, Roma 1996). Comandante del II corpo d'armata alla vigilia della decima batta glia dell'Isonzo (maggio 19 17), fa presente al comandante della "Zona di Gorizia" (Luigi Capello) che un attacco frontale alla " maledetta" quota 383 condurre bbe al massacro. Chiede, in alternati va, d' impiegare una delle quattro divisioni in un attacco di versivo alcu ni km più a nord: il superiore, sentitosi oltraggiato da quest'insolenza, lo silura senza esitazione (John R. Schindler, Ison.w. Il massacro dimenticato della Gran.de Guerra, Gorizia 2002, pagina 309). Di versa la versione di Mario Silvestri (/sonw 1917 , citato, pagina 187): l' urtìciale di collegamento riferisce al comandante d 'armata della scarsa fiducia che alcuni suo i colleghi ripongono nell'esito positi vo del prossimo attacco fron tale. Capello desc rive a Cadorna un Il corpo d'amiata, infiacchito da molti mesi d ' inattività, che ha stipulato una tacita tregua reciproca con g li austriaci . Risultato: Garioni è sostituito da Badoglio. Le due versioni non appaiono in contrasto. La motivazione ufficiale accenna a gravi deficienze di comando e difettoso impiego delle arti glierie. Governatore della Tripolitania al termine del conflitto, mal


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servito dagli organi politici alle sue dipendenze, esiterà a intraprendere con energia la riconquista del terreno pe rduto durante la guerra, come viceversa saprà fare più tardi Giuseppe Volpi di Misurata. Augusto Vanzo, comandante del XXVII corpo d'armata e già valido capo di stato maggiore del duca d'Aosta (3" am1ata), è esonerato pe r la lentezza dei movimenti delle truppe durante la 10" battaglia dell'lsonzo sull 'altopiano della Bainsizza (è sostituito da Badoglio). Il colonnello Vacca Maggiolini, suo capo di stato magg iore, racconta al colonnello Gatti, storico del comando s upremo: " li generale Vanzo fu , per tutta l'azione, terrorizzato dal generale Capello. Era chiamato, nella giornata, 27, 28 volte al telefono, cd accolto con scariche d'improperi. Le minacce di si luramento e peggio erano contfoue. Spesse volle il generale Vanzo lasciava il telefono piangendo. Da parte sua, Eg idi , capo di stato maggiore di Capello, mi chiamava al telefono e mi ripeteva: ricordati che al Il corpo d 'armata abbiamo si lurato (iarioni , il capo di stato maggiore e il generale d'artiglieria. Continuamente così. Tanto che Vanzo (il quale però era g ià indebolito) riversava sui dipendenti il suo orgasmo. Giunse a minacciare i comandanti di brigata della fucilazione: no n aveva più in bocca, anche lui , che fucilare, s ilurare, mandar via. Una v ita d ' inferno" (Gatti , citato, pagine 212-213). Ettore Negri di Lamporo, tenente generale, già comandante del XXX corpo d'armata fino al 7 ottobre 1917, partecipa alla battaglia di Caporetto, 17 g iorni dopo, alla testa della 3° divisione e alle dipendenze d'un suo inferiore in grado, il maggior generale Bongiovanni , comandante del Vll corpo d'armata. Asclepia Gandolfo, che sostituisce Cavaciocchi ( IV corpo d'armata) all'indomani di Caporetto, sarà a s ua volta sostituito, al comando dell'VIII corpo, da Francesco Saverio Grazioli durante la battaglia di Vittorio Veneto (i l suo cas o è esaminato in questo studio) . Non dorme mai Adolfo Tittoni. ln Eritrea, svegliava l'accampame nto alle tre del mattino, dopo di che gli uomini rimanevano senza far niente per un paio d'ore, in attesa delle luci dell'alba (Gatti , c itato, pagina 389). Adolfo Marchetti è s ilurato al XIV corpo d ' armata pe r «deficiente azione di comando» e, poi , alla 61" di visione per motivi fis ici. Clemente Lequio, già comandante dell'OAFN ("occupazione avanzata frontiera nord", confine sv izzero) , è destituito anche dal successivo incarico d ' ispettore delle brigate di marcia. «In generale lavorava assai poco: ma quel poco lo faceva così. Alla sera, abbondante pasto e lunga seduta; poi , immancabilmente , partita a tarocchi, con fumata di infinite sigarette: g uai se uno non sapeva o non voleva giocare. Alle 23 o a lle 23,30 quando era ora di andare a dormire, Lequio cominciava a rivedere la cartell a delle pratiche, e stava alzato fino alle 2 o alle 3». La 1° divisione di cavalleria (terza armata) pe rde un'occas ione d'oro nella fase d 'avvio delle operazioni: dovrebbe portarsi di sorpresa fino ai ponti di Picris, sul basso Isonzo, per ev itarne la d istruzione. Il suo comandante, Ni cola Pirozzi, vive però con l'incubo di agguati nemici e lascia passare il mome nto lll cui le lince austriache sono praticamente indifese. è destituito, ma ormai il guaio è fatto! Vittorio Murari dalla Corte Bra, maggior generale, stabilisce un primato,


Il fenomeno degli esoneri dal comando di alti ujjiòali durame la (irande Guerra

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face ndosi estromettere da due divi sioni (34" e 2 1") in soli 24 giorni. Altrdlanlo Alessandro Angeli e Pasq uale Oro. Pietro Fiorella. esonerato dal comando di divisione , è rimosso dopo due settimane anche da quello di brigata. Giovanni Prelli è destituito dal comando della 3" divisione (Il corpo d 'armata di Rcisoli) , pur avendo conquistalo e mantenuto il possesso della testa di ponte di Plava , oltre l' Isonzo. In sede di revisione, è insignito della commenda dell'ordine mi litare di Savoia proprio per quell'episodio. Andrea Graziani , maggior generale. è sollevato dal comando della 33" divisione ne l g iugno 1917 perché « manca di elevate qualità di carattere e perde spesso il completo dominio delle s ue facoltà mentali » . Durante l'offensiva di maggio ha lasciato la grande unità senza g uida per alcu ne ore, recandosi in prima linea a dare la caccia, arma alla mano, a coloro che tornavano indietro. Il 2 novembre , è nominato " ispettore generale del movimento di sgombro·•, diventando subilo famoso per i metodi spregiudicati con cui ri stabilisce la disciplina fra g li s bandati (gli si attribuiscono 34 esecuzioni sommarie; un artigliere è fuci lato perché passa davanti a lui con il sigaro in bocca, fissandolo con aria di sfida). Riammesso da Diaz alle unità mobilitate, comanda la 6" divisione cecoslovacca sul Piave, trovando modo , anche qui , di ordinare l'esecuzione sommaria per diserzione <li otto soldati <li quella nazionalità. Nel dopoguerra, presterà serviz io nella "milizia volontaria per la sicurezza nazionale" (MVSN) con il grado <li luogolcnenlc gcncrak. Attilio Thermes, successore di Grazia ni alla testa della 33" divisione e anche lui successivamente "defenestrato", l'anno precedente comandava il 14 1° reggimento di fanteria (brigala Catanzaro). li 28 maggio 1916 un sollotenente, tre sergenti e otto militari di truppa de l reggimento, messi in fuga dagli austriac i, sono passati per le arn1i (primo caso di "decimazione" o, meglio, di "estrazione a sorte" nel corso della guerra) . Cadorna elogia Thermes in un ord ine del giorno al l'esercito per essersi assunto la responsabilità del provvedimento. Per inc iso , la medesi ma hrigata Catanzaro ( 141 ° e 142° fanteria) si ammutinerà nel luglio 191 7 rifiutando di tornare in linea: 28 i fuci lati. 12 dei quali per estrazione a so1te. Alcuni silurati cercano riscatto all 'estero: Lui gi Bongiovanni (già VII corpo d 'armata) e Vittorio Elia (già 25" div isione) so no nominati, uno dopo l'altro, comandante del corpo di spedizione ita liano nel Mediterraneo orientale. Alla mensa della hrigata Trapani , rinomata per la presenza d'un cuoco d i professione , siede spesso Gabriele D ' Annunzio. Il comandante, Emiho De Bono, è esonerato perché accusato da Cape llo ( «cento chili ùi callivcria») di scarso mordente nell'atlacco al Vcliki (i l suo successore, Demetrio Carbone, dura solo sei giorni). Riabi litatosi in Albania, rie ntra in Italia dopo Caporetto , comanda ndo la 38" divis ione e il IX corpo d 'armata. Compone la "Canzone del Grappa" ( Domenico Quirico , Generali, M ilano 2006, pagina 309). Nell'immediato dopoguerra , aderisce al fascismo: quadrumviro alla marcia s u Roma, capo dell a poli zia, comandante dell a " mi li zia volontaria per la sicurezza nazionale " (MVSN), governatore della Tripolitania, comandante superiore nella prima fase del conflitto italo-etiopico (sostitu ito da Badoglio), maresciallo


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Ser,?io Pelaialli

d'Italia, ministro delle colonie. Il 25 luglio 1943, vota contro Mussolini nella seduta del Gran Consiglio. Accusato di tradimento , è fucilato a Verona insie me con Ciano e altri gerarchi. Il "siluro" tocca persino a Maurizio Gonzaga, decorato di medag lia d'oro per la conquista del Vodice: esonerato dal comando della 53" di visione durante la ri tirata dall ' Isonzo al Piave, è riammesso alle grandi unità mobilitate ( 14" di v isione) alla fine d 'agosto del 1918. Meriterà una seconda medaglia d'oro proprio per il suo comportamento do po Caporetto. Nel dopoguerra, comanderà, per un an no, la " milizia volontaria per la sicurezza nazionale", succedendo a Gandolfo_ Gli sarà concesso di aggiungere al suo cognome il predicato "del Vodice". Luig i Basso , magg ior generale, pur rimosso dal comando della hri gata Be nevento (133° e 134° fanteria) il 20 giugno 1916 e posto a disposizione in soprannumero lasciando il fronte. il 16 luglio è riammesso nell 'organico dei generali quale comandante della brigata Salerno (89° e 90° fanteria) . Per i suoi atti di valore, comanderà poi la brigata Teramo (24 1° e 242° fanteria) , la 34" divisione, il XVlll corpo d ' annata. Tenente generale nel 191 8, sarà generale di corpo d'armala nel 1922. L' ira di Capello (2" armata) s'ahhatte su Riccardo Bonaini da Cignano,comandante deU ' I I" divisione, per la mancata conquista del San Gabriele nell'ambito della pur vittoriosa undicesima hattaglia dell' Isonzo (offensiva della Bainsizza. agosto-settembre 1917): «Il comando di div isione, che aveva la direzione dell'operazione, era troppo lontano e scartato in fuori dalla linea d' afflusso dei rincalzi e non poté influire su di essi ... non si accorse nemme no del mancato loro concorso!!» (S il vestri, lsonza 1917, citato, pagina 325) . Bonaini assume il comando della 30" divisione, da cui è esonerato in ottobre, passando alla brigata Arezzo. Il comando di grandi unità mobilitate non porta bene a Domenico Grandi (XlV corpo d'armata) e Vittorio Zupelli (20" divisione), già ministri della guerra. Prancesco Tamagni , ufficiale degli alpini , comanda (sia pure per poco) la 51 • divisione con il grado di colonnello brigadiere. Alceo CaLtalochino, colonnello brigadiere, esonerato dal comando dell a brigata Abruzzi (57° e 58° fanteria) nel marzo 1917 , cade sul campo sei mesi più tardi alla testa del 274° reggimento di fanteria (hrigata Belluno), meritando la medaglia d'oro al valor milita re. Enrico TeUini, colonnello hrigadiere, rimosso dal comando della brigata Lombardia (73° e 74° fanteria), assume il comando d ' un reggimento d 'artiglieria. Nel 1923 , sarà ucciso in territorio greco insieme con quasi tutta la missione incaricata della delimitazione dei confini meridionali albanesi. Forze italiane occuperanno, in risposta e per breve tempo, l'isola greca di Corfù. Questo studio riporta le autodifese del capo di stato maggiore dell'esercito Cadoma, di tre comandanti d'armata (Nava, Brusali , Capello), cli cinque comandanti di corpo d 'armata (Reisoli , Segato, Cavaciocchi , Bongiovanni , Gandolfò) . Esse sono raggruppate per "fatti d 'arme", e precisamente: operazio ni iniziali; Strafexpedition; gue rra bianca; Caporetto; Vittorio Veneto. (Commento statistico: il nome "Luigi" ha portato male a cinque su nove).


Il fenomeno degli esoneri dal comando di alti i!{ficiali durante la Grande Guerra

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Operazioni iniziali (maggio-settembre 1915). Sono esonerati dal comando Luig i Nava, comandante della 4" armata, ed Ezio Reisoli , comandante del Il corpo d'armata (nell'ambilo della 2" armala di 1-irugoni). Luigi Nava (Torino, 1851 - Alessandria, 1928), cnlra a sedici anni alla regia accademia militare di Torino e ne esce tre an ni più tardi con il grado di sottotenente d 'artiglieria. Luogotenente nel 1872, frequenta poco dopo la scuola di

Luigi Nava.


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Seriio Pelagalli

guerra e presta servizio, da capitano, nel corpo di stato maggiore. Promosso maggiore nell ' ottobre del 1885, è assegnalo al 4° reggimento di fanteria (brigata Piemonte). Partecipa, in più riprese, alla prima gue1Ta d 'Africa. Dal novembre 1887 al giugno 1888 fa parte del corpo speciale di spedizione in Eritrea in qualità di comandante del battaglione bersaglieri del IO reggimento cacciatori d' Arrica. Ritorna successivamente in Eritrea come lcncnlc colonnello di stato maggiore (maggio 1890-agoslo 1891 ). Ncll ' ottobre dello stesso anno ritorna pe r la terza volta in colonia come addetto al comando delle regie truppe, a disposizione del governatore civile e nùlitare. Rimpatria il 13 aprile 1893. Promosso colonnello (novembre 1893), comanda il 40° reggimento di fanteria (brigata Rologna) fino al ritorno in Africa ( 12 gennaio 1896), dove partecipa alla ballaglia di Adua, riportando cinque ferite. è decorato, in questa circostanza, della croce di cavaliere del l'ordine militare di Savoia, per ave r combattuto con intelligenza e valore alla testa di ci nque compagnie e per essersi difeso fino all' ultimo, benché accerchiato. Rientrnto in Italia nel giugno 1896, è nominato addetto ntilitare alla regia ambasciata a Vienna, dove rimane per tre anni, fino alla promozione a maggior generale. Comandante della brigata Acqui ( 17° e 18° fanteria) per sci anni , è successivamente nominato comandante della scuola militare. Tenente generale dal 1907, assume due anni dopo il comando delJa divisione militare di Firenze e, poi, dell'XJ e del VI corpo d'annata. Comandante designato d'armata, il 23 maggio 19 15 è a capo della 4" annata mobilitata, schierata fra Cordcvolc e allo Piave. Cadorna giudica così le operazioni iniziali cieli 'armata comandata da Nava (La guerra a/la.fronte italianajìnv a/l'arresto sulla linea della Piave e del Grnppu , Milano 1921 , pagine 131-132). li gran colpo di mano iniziale, volto a migliorare le posizioni italiane, «diede eccellenti risultati sulla fronte della l" a!Trlata lRrusat1]; non così su quella della 4" a!Tllata, dove mancò l'impulso iniziale per il primo sconfinamento. Quivi le operazioni offensive erano siate bene e con mol to metodo ideate nell' ipotesi di una occupazione nemica con forze adeguate e di una tenace resistenza. Ma, in realtà, essendo in quel primo momento le forze avversarie assai scarse, era il caso di accelerare i tempi e di spingere rapidamente forti distaccamenti ad occupare le posizioni principali, facendoli sostenere al più presto dal grosso delle for7..e. Ciò non essendo stato fatto, il nemico cbbc tempo di far giungere forze sufficienti per occupare forti posizioni, le quali poi dovettero essere da noi con grande difficoltà attaccale, come il Col di Lana, o non furono mai prese, come il margine settentrionale del Monte Piana (lago di Misurina), il passo di Sompauses ed il Sasso di Stria che ci tolse fino all 'ottobre 1917 la libera ùisponibi lità della strada di arroccamento detta "delle Dolomiti", trn Co1tina d' Ampezzo e Pieve di Livinallongo. S i noti che, secondo le direttive del I O aprile, la 4" annata avrebbe dovuto prendere decisamente l'offensiva e raggiungere il nodo di Toblaeh [Dobbiaw, nell'attuale denominazione italiana]; non si trattava per lei di "offensive parziali a scopo difensivo", come per la l" armata; tanto più perciò sarebbe stato necessario procedere con risolutezza per afferrare di primo lancio quei punti in territorio nenùeo che, debitamente occupati da questo, avrebbero potuto per lungo tempo paralizzare la nostra offensiva».


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Il 24 settembre 1915, il capo di stato maggiore dell 'esercito esonera Nava dal coma ndo (Luigi Cadoma, Pagine polemiche, Cernu sco sul Naviglio 1950 , pagina 358): «I maggiori addebiti imputabili a S .E. il generale Nava, comandante della IV Armata, pe r quanto concerne il di lui operato nel periodo di guerra fin 4ui trascorso possono così riassumersi: a) non avere durante i primi 15 giorni delle operazioni agito colla volu ta prontezza ed energ ia, così da sfruttare la fa vorevole nostra situazione rispetto a quella dell ' avversario, secondo c he imponevano le direttive e gli ordini del Comando Supremo; b) avere esercitato il comando con insuffic iente decisione, con eccessiva preoccupazione della propria responsahil ità, e senza imprimere ali ' ope ra dei dipendenti comandi di corpo d'armata quel pe rsonale impulso che era suo preciso dovere di dare, anzi inspirando nei medesimi una dannosa perplessità, non sempre inte rvenendo a tempo per evitare i possibili en-ori , ma limitandosi spesso a rilevarli quando g ià questi avevano avute conseguenze irrimediabili. Ora, poiché oltre al rilevante d anno già prodotto dalle lamentate insufficienze, altro e forse maggiore potrehhc a ncora derivarne ne l presente periodo , nel quale si ri chiedono mo lto accorgimento e molla decisione per consolidare quanto è già stato ottenuto ed attuare le disposizioni <l ' indole sommamente de licata, pe r il prossimo periodo in vernale, giudico che sarebhe inopportuna ogni ulteriore pe rmanenza di S .E. il gene rale Nava al comando della lV Armata» . Fra i capi d 'accusa, Ca<loma cita il telegramma n. 33 18, inviato al dipendente comando del I corpo d'armata il 15 giugno 19 15: «Ho preso atto documentazione datami con odierno fonogramma ci rca operazione intrpresa da generale Ferrero verso Forcella Dignas cd oltre, osservando in via di massima che suggerimento espresso circa opportunità compie re delta operazione e domanda di parere in me rito non implica alcuna mia responsabilità, la quale comincia soltanto 4uando, esaurite pratiche preliminari ed avuto richiesto parere, emetto un preciso ordine di esecuzione» (Si lvestri , lsonw /91 7, citato, pagina 135) . Presidente della commissione sanitaria centrale, Nava è collocalo in ausiliaria nel 19 17 e nella riserva due anni dopo. è promosso generale d'armata nel 1924 . Ila scritto: !,'armata sarda nella giornata del 24 giugno 1859; Combattimento di Muntebello; Contmnote di guerra. Le considerazioni che seguono sono tratte dal suo libro Operazioni militari della. 4 a Armata nei primi quatlro mesi de lla campagna di guerra 19 I 5 (Chcrasco 1922).

Formazione di gucn-a della 4" armata. Nel giorno 24 maggio 1915 - primo dello stato di guerra tra Jtal ia e Austria-U ngheria - la 4" armata ri sultala costituita da due Corpi <l' armata (I e IX), di nom,ale composizione , e da una divisione ( I") di fan teria, mantenuta ,


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con un batlaglione bersaglieri di mili zia mobile (48°) e due gruppi di batterie di obic i pesanti campali, alla immediata dipendenza del comandante del la 4° armata. Erano inoltre state attribuite all'armata tre frazioni di parco d 'arti gl ieria d ' assedio, comprendenti alcune batterie di cannoni , di obici e di mortai, per le operazioni ossidionali contro gli sbarramenti fortificati nemici di Sexten [alluale denominazione italiana: Sesto in I'usteria], di Landro-Platzwicsc, di Alto Cordevole-Valparola, l 'attacco dei quali costitui va appunto il compito che la 4• armata doveva inizialmente assumersi. Non tulli i corpi di truppa dell'armata erano giunti , nel suindicato g iorno, ai previsti luoghi di raccolta, né tutti erano pronti ad operare quelli già arri vati; ma le predi sposi zioni prese in materia di mo vimenti di truppe, nel lungo periodo di preparazione occulta, trascorso prima che fosse indctla la mobilitazione palese (23 maggio 191 5) , lasciavano presumere c he, sin dai primi giorni del successivo giugno , sarebbe stato possibile intraprendere regolari operazioni di guerra. Meno pronte e rano le batlcrie d' assedio, sia perché non così presto aveva potuto avvenire il loro invio alle stazioni ferroviarie di Belluno e di Calalzo, sia ancora perché i mezzi di traino, dalle stazioni ferroviarie di sbarco ai luoghi di appostamento, impiegati da principio a disimpegnare altrove più urgenti servigi , non si erano resi tanto presto di sponibili per i bisogni della 4" armata. Raccolta dell a 4" armata. La 4" armala, nella formazione sovraindicata , era venuta raccoglie ndosi, e ntro la seconda metà di maggio del 191 5 , nella zona di territorio nazionale adiacente al tratto di frontiera , interposto a Monte Pcralha e alla Croda Grande, include nte, verso est, la valle de l Piave sino alla piana bellunese e quelle dei suoi affluenti di destra Padola , Ansici, Boite e Maè: verso ovest, la val le del Cordevolc sino alla foce nel Piave e quelle dei suoi afllucn li di destra Pettorina, Biois e Tegnas. I ,a decisione, preventi vame nte presa, di assegnare, al I Corpo d 'armata, I 'attacco degli sbarramenti nemici di Landro-Platzwicsc e Scxte n, al TX l'attacco di quello di Alto Cordevole-Valparola e l'osservazione dell 'altro di Sorncda in val San Pellegrino, scindeva il tratto di confine , a cui si adagiava la zona di raccolta della 4a armata, nel punto di Monte La Rocchetta, in due di stinti tronchi , ve rso ed oltre i quali dovevano volgersi, prima la vigilanza, poscia le azioni di quei due Corpi d 'armata. Non seguendo materialmente i vari tratti di linea-frontiera secondo il loro sinuoso andamento, ma procedendo in vece lungo le cord e sottende nti i singoli archi , si ha uno sviluppo complessivo di con l"inc , assegnato alla 4• armata, pari a 130 chilometri, ripartiti , rispettivamente, in 57 al I Corpo d'armata, dal Peralba a La Rocchetta, e 63 al IX , da La Rocchetta a Croda Gra11de. Le suindicate ampiezze di fronte , pure riducendosi alquanto ove ai due Corpi d'annata fosse riuscito di marciare sollecitamente innanzi oltre confine, sino a collegarsi a Monte Cavallo , in Regione Travenanzes, con le loro al i inlc rne,


I/fenomeno degli esoneri dal com.a ndo di alti 1iffìciali duranle la Grande <ìuerra

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erano ancor sempre smisurate , quando si ponga mente che a tali Corpi d 'armata, oltre ai compiti rispettivi di sorveglianza di fronte Cima Vanscuro-Monte Peralba e Mo nte Mam1olada-Croda Urande, altri ne spettavano di natura o ffensiva, per effetto dei quali dovevano, l' uno attaccare gli sbanamcnti fortificati di Scxtcn c di Landro-Platzwiese, l'altro, assalire quello di Alto CordevoleValparola. Sì fatto stato di cose poneva il comando della 4" armata nella penosa alternati va, di assistere ad impotenti sforzi dei sottoposti Corpi d 'annata nel disimpegno dei mandati od, altrimenti , <li privarsi , sin daJle prime, delle proprie ri serve, pe r e levarne in modo corrispondente la forza ed agevolarli nell'adempimento delle loro missioni. Il comando della 4" armata ritenne equivale re il secondo dei due partiti al minore <lei mali e ad esso ebbe ri corso , quando, dopo essersi già privato delle hallcric di obici pesanti campa]j , per dare necessario incremento di efficienza alle fra zioni di parco d 'assedio <l'artiglieria, si è visto in breve costretto a rinun ziare alla di sponibilità della I" di visione fanteria e ad appagarsi dell 'esigua ultima riserva, fornita dal 48° battaglione hcrsaglicri di milizia mobile . Concetto di azione iniziale. Per effetto del contlitto e uropeo, scoppiato nell 'estate dell 'anno precedente, la situazione alla metà di maggio de l 191 5 era particolarmente favorevole, lungo la nostra frontiera nord-orientale, ad una ai.ione militare italiana , perché le maggio ri e mig liori forze dell 'esercito austro-ungarico stavano a combattere nel teatro russo di guerra e al confine itali ano erano di stese, in massima parte, truppe numericame nte non equivalenti alle nostre e costrette ovunque a serbare atteggiamento difensivo nelle loro posizimù, assai bene apprestate, peraltro, a salda e durevole resiste nza. Consegui va, dal fatto , la convenienza di approfittare del vantaggioso stato d i co se, per non indugiare nell 'operare e per mirare, sin dalle prime, con tutta sollecitudine e con la magg ior vigoria, ad entrare in padronanza di quei più importanti punti del terreno oltre confine i quali , ma ncando al nem ico, ne avrebbero affievolito la difesa cd , essendo in nostro pote re, avrebbero dato e fficace appoggio e facole sbocco ed avviamento alle nostre successive operazioni. Nella gara , che l'accennata convenienza doveva suscitare tra le grandi unità dell 'esercito, nel porre celere il piede in te rritorio ne mico e ardita la mano su posizioni di speciale i11teresse nei ri guardi delle agevolazion i, da creare alle più vaste e complesse azioni succcssivL: di guena, 11011 tutte le annate erano però nelle medesime condizioni , quanto alla possibilità di avanzare con facilità e speditezza verso obbiettivi situati oltre frontiera . L' avversario, in relazione alle Limitate forze, rimaste a sua disposizione, avendo smesso ogni intendimento almeno pe r un primo periodo di campagna - di me nare offensivamente la guerra contro l' Italia e rifuggendo pure dall ' idca <li una men valida difesa, ispirata a concetti doganali , aveva assennatamente deliberato di non contenere le nostre forze al confine, ma <li lasciarle invece avanzare senza apprezzahilc contrasto, sino a retrostanti e ben apprestate posizioni di difesa, sulle quali avrebbe arre-


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trata, di prima mossa, la resisten za. Da c iò derivava c he, per ciascuna delle varie armate, la penetrazione ini ziale in territorio nemico, più che g iovarsi di impulso derivante dalle an imose velle ità del capo di stato maggiore dell 'eserc ito , doveva risentirsi della maggiore vic inanza alla frontie ra delle opere contrarie d i fortificazione, precludenti le vie all'in vasione e de lla minore ampiezza della stri scia di terreno, che sare bbe rimasta incontrastata tra il confine e l'estre mo margine tattico de lle posizioni occupale dal ne mico , ossia tra il confine politico e quello militare. Non si tralascia di rilevare come, ne i riflessi della possihilità di muovere e s uhitan ee e inoltrate conquiste di terreno o ltre frontiera, fossero fatte all a 4" armala eccezionali condiz ioni d agli sbarramenti nemici fortificati , i qua li, adagiandosi sulla maggior parte de ll a s ua zona di frontiera , così le si accostavano in alcuni tratti , che le s ue truppe trovavansi esposte alle offese di contrarie artiglie rie di medio calibro o prima a ncora di uscire dal territorio nazionale o dopo ave rlo da poco abbandonato. Quanto alla situaz ione delle trnppc ne miche oltre confine da Mo nte Pcralba all a Croda Grande e alla va lidità de i loro me zzi d ' azione, il comando de lla 4" armata , o ltre quanto gli risultava da informazio ni di più elevata fonte, sapeva: IO che gli sbarramenti nemici di Scx ten , di Landro-Platzwiesc. di Alto Cordevole-Valparola e di Someda erano in ottimo stato di difesa; 2° c he, oltre le ar1iglie rie di med io calihro, rice ttate dalla ope re permanenti ed occasionali , altre ne esistevano di mobili , per le quali era no state apprestate piazzuolc di appostamento e buo ne v ie di accesso e di traslaz ione; 3° che acconci sistemi di be n studiate e consistenti trincee, afforzate da complesse difese accessorie , erano stati organizzati lungo le lince di nostra prevedibile avanzata e di obbli gato attacco; 4° che le forze a vversari e cii fanteria , preposte alla difesa de i vari sbarramenti , pur no n essendo numerose in senso assoluto, erano ovunque in misura, grazie al valore de i solidi appigli tallici a cui si appogg iavano. di tener testa con profitto a soverchianti truppe contrarie e di mantenere con tenacia le posizioni affidate all a loro difesa. [n così fatto ordine di cose, qualsias i accusa mossa al comandante de ll a 4" armata , di essersi astenuto da l 24 al 27 maggio dal compiere arditi atti offensivi , apparisce f,ùlace. Se tali atti non sono avvenuti, è so ltanto perché, in que l lasso di tempo, non si è avverata la convenie nza di eseguirli , non sicurame nte pe rch é quel comanda11le abbia tralasciato di impa11ire o rdini precisi e ri soluti , c hé anz.i, in quanto questi ri sultavano appropriati o necessari , erano stati estesi: a) in istruzioni per la condotta delle truppe in occupazione avanzata , d iramate nella prima metà di maggio del 191 5, sino a tutti i comandanti di settore interessati; b) in istruzioni verhali , impartite in una conferenza, tenuta dal comanda nte della 4" annata in Longarone, nell 'antime riggio del 20 magg io, a i comandanti di Corpo d 'armala e uffic iali generali e superiori dipe ndenti , particolarmente inte ressati in materia;


11.fe nomeno degli esoneri dal comamlo di al1i ujjil"ia/i durante la Grande Guerra

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c) in diretti ve per g li atti di prima offesa, emanate ne l mallino del 23 maggio 1915 dal comand · ante dell a 4" armata dopoc hé, pe r essere ormai giunti ai luoghi di radunata tutti i comandanti de lle grandi unità di g uerra e la maggior parte delle truppe sottoposte, non a veva più luogo di su ssiste re, per l'occupaz ione avanzata, un unico di spositivo d ' armata e meglio conveniva fargli subentrare distinti siste mi di copertura, atti vati per Corpo d'annata da Monte Pcralba a La Rocchetta (I Corpo) e da La Rocche lla a Croda Grande (IX Corpo). li comandante della 4" armata , avendo bene ponderato in precedenza e poscia determinato quali erano le posizioni oltre confine, di cui giovava avere il possesso, e il momento nel quale meglio con veni va di occuparle, non ha avuto d'uopo di essere stimolato da alcun ordine per eseguire e nergiche a zioni parz ia li pre paratorie ad offe nsiva generale cd , in proposito, crede di e ssersi così regolato che , in nessuna altra guisa, sarebbe stato possi bile otte nere risultamenti p iù pronti e più completi. Era da te ner conto, che si faceva duramente sentire la mancanza assoluta di indume nti di lana in una stagione , già estiva ove aveva stanza il comando supremo. ma c he pe rdurava, invece, quasi in vernale , ne l C adore e nel! ' Alto Agordino, ove le ne vi e il fre ddo resistevano anc ora, nella seconda metà di magg io. no n soltanto sulle c ime più ele vate, ma altrcsì su a lcuni fondi di valli . Non vorre i amme llere come sensata ogni azzardata ed inconsulta affe rmazione. la quale mirasse a stabilire che siavi stata lentezza ne ll ' operare da parte de lla 4" armata, ne i primi quindic i g iorni de lla g uerra, e che dalla pretesa lentezza, piuLLosto che da altre cause , sieno deri vate difficoltà di varia natura, c he l' armata dovette inevitabilmente incontrare sulla propria fronte ne ll'ultima az ione. Dirò, con l'espressione d ' ogni fallace g iudi zio corrispondente, e a favore del mio operato: come non mi sieno mai state chieste spiegazioni in proposito, né a suo te mpo - ossia nella prima metà del g iugno 1915 - quando le manc hevolezze suenunc iatc avrebbero avuto luogo di essere commesse , né più tardi - c ioè alla fine di settembre dello stesso anno - allorché le manchevolezze medesime, anche se non avvenute , dove vano servire di pretesto ad un provvedimento a mio carico; c ome non mi sieno mai state indicate le posizioni che, per le singole categ orie, sarehhero state occupate non di primo lanc io, o conquistate solo a ste nto e in ritardo , o non occupate de l tutto; la qual cosa non sarebbe stata d a tralasciare, ché, ove si fossero constatate clTcttivc trascuranze od omissioni o, quel che è più, reali contravvenz ioni agli intendimentj od agli ordini del superiore comando, sarebbe stato atto di lealtà e di giustiz ia il porgere casi specifici, onde ponni in grado di rillcLLcrc sui miei pretesi mancamenti cd offrirmi occasione a scagionarmi . Riassunto conclusionale. Esposto quanto determina e chiarisce i limiti della possibilità e convenienza per la 4" armata di abbandonarsi , nei primi giorni della guerra, ad ardi -


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te azioni d 'offesa nel contrapposto te rritorio nemico , intese a spianare la v ia ad una susseguente offensiva gene rale, non può non sorprendere e non parere contrario a verità, che il capo di stato maggiore dell 'esercito , senza richiesta preventiva di informazioni e senza la scorta di necessari elementi di g iudizio, ahhia espressa, alla fine di settembre del 19 l 5 , l' avventala affermazione, che il comandante di quell'armata, dopo le avvenute occupazioni di Passo Tre Croci e di Cortina d ' Ampezzo , si sia slrcllamcnlc limitato alla sistemazione delle varie linee d'investimento , corrispondenti ai tre sbarramenti ne mi ci da assalire, in vece di ricorre re ad altri più vigorosi e risolu ti procedimenti e in luogo di intraprendere audaci atti offensivi, consigliati dalla pochezza delle !"ori.e nel campo nemico e suggeriti dal le speciali «Diretti ve», da lui e manate. Non mi so esimere, a questo proposito, dal ridire in altra forma , ma conservandone inalterata la sostanza, pe r sa natura immutabile, che il comandante della 4" annata non si è punto limitato a sistemare le linee di investimento, di contro agli sbarramenti fortificati nemici da assalire. Le ha invece tratte innanzi verso gli ohicttivi da espugnare, sicché la marcia ha potuto proseguire, e là ha iniziato l'attacco in piena regola, imprimendogli quanta vigoria e risolutezza erano consentite dagli insufficenti mezzi ossidionali di cui era fornito. Se si volle, per avventura, considerare come equivalente ad una sistemazione le lince di investimento la sosta avveratasi nelle lince medesime, allorc hé divenne incffcttuahilc una ulte riore avanzata e fu g iocoforza appigliarsi a procedimenti d'azione regolari , osservo suhito che di tale sistemazione, non il comandante della 4" armata fu autore, ma il nemico, il quale la impose imperativamente col suo fuoco d 'artigl ie ria, che ebbe in ogni tempo, sul nostro, una ben marcata indiscutibile prevalenza. Quanto ai procedimenti più vigorosi e ri soluti ed agli audaci atti offensivi, della cui trascuranza, per parte del comandante della 4" armata, il capo di stato maggiore dell'esercito s i avvide sola mente in fine <li scttcmhrc <lei 19 15, ossia poco meno <li quattro mesi dopo essere stata commessa , noto che la loro ina ttuabilità tanto era palese da saltare all 'occhio anche del profano; ma rag ioni di di verso ordine trassero soltanto più tardi a contestarla cd è così che, a fare parere agevole l' esplicazione <li quei procedime nti e di quegli atti, e a dare nascime nto ad una responsabilità che, per la mancata esecuzione, era indispensabile creare, si fecero interve nire, all ' ultima ora, per un verso, le forw intravvedute scarse nel campo nemico, mentre non lo erano, pe r un altro, i suggerime nti <li malaugurate «direttive», che a soli otto giorni <li intervallo dalla rottura delle ostili tà, non avevano più credito c he presso il loro autore. Riassumendo quanto ho precedentemente esposto, affermo senza timore di essere assennatamente contraddetto: 1° che occupati Monte Porè e Monte Averau , Passo Tre Croci e Cortina d'Ampezzo, nessun alto audace d'offesa poteva più essere tentato dalla 4a armata, con qualche probabilità di buon successo; 2° che, assodata la manifesta necessità, per la 4" armata, di rimanere in atteggiamento difensivo - da un lato di contro agli sbarramenti fortifi-


Il fenomeno degli esoneri dal comando di alti 11jficiali durante la Grande Guerra

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cati nemjci di San Pellegrin o (Somcda) e Val Travignolo (Dossaccio), dall'altro nella zona del Visdende - non era più questione, per l'am1ata, di altra offensiva generale, che non fosse l' avanzata di lince di investimento contro i tre sbarramenti da assalire (Alto Cordevole-Yalparola; Landro-Plalzwicse; Sexten), perc hé gi usta quanto si è prima osservato , sì fatti sbarramenti erano così adagiati alla sua fron te rimanente, da Monte Marmolada a C ima Vanscuro, che se ne ricevevano i colpi efficaci o prima ancora di superare il confine o poco dopo di averlo oltrepassato. 3° c he, attesa la consistenza degli accennati sbarramenti , la quantità ed efficcnza di loro difese pe rmane nti ed occasionali, l'armamento delle opere medesime, consistente precipuamente in cannoni da 120 e da 105 mm . E in mortai da 150 mm. e il preordinato assettamento delle molteplici difese, non era lecito ripromettersi nessun risultato da attacchi improvvisati, anc he se tentati con vigoria, con risolutezza e con audacia, ed era invece consiglialo, anzi strettamente imposto , di procedere con giudizioso metodo, senza nulla affrettare, senza troppo arrisch iare, sinché no fossero giunte le bocche a fuoco del parco d 'artiglieria d'assedio le quali non potevano tulle essere in postazione prima che fosse trascorso più d i un altro mese. Riflessio ne conclusiv;i. Non mi perito, ad onor del vero, di asseri re che la visione dei mandati , stati affidali alle singole grandi unità dell'armata di mio comando, non si è mai affievolita un istante a me dinanzi. Ovunque - e nello sharramcnto di Alto Cordevole-Valparola ancor più che altrove - la mia atti vità e l'intervenzione diretta e tempestiva si sono ognora esplicate accentuate e insistenti e costantemente intese a promuovere l'adempimento de lle missioni assegnale , con quella estensione ed intensità di sforzi, da c ui soltanto potevano conseguire cospicui ed importanti effetti e con 4uclla intonazione offensiva negli atti bellic i, che era voluta dalla natura di tali nussioni e dai risultati positivi , che ne dovevano derivare. Con ciò intendo espressamente di ribadire, che l'accusa mossami di avere, nell'opera di sopraintendente all'attacco degli sbarramenti fortificati nemici , contrapposti alla 4" armala, esercitato fun zioni "ispettive", più che non vere e propri e azioni di comando, quando non sia studi atamente malevola, è destituita di ogni fondamento ed in opposizione stridente con i corretti sistenù , che gli ottimi regolamenti militari dell ' ultimo quatto di secolo (tra i quali non comprendo, sicuramente, quello intitolato «Attacco frontale e ammaestrame nto lattico», di infausta memoria) hanno provvidamente suggerito, anzi ingiunto, aglj ufficiali di ogni grado, di seguire ncll'cspljcazione delle loro istruttive ed operative mansioni. Stato degli sbarramenti nemici alla sera del 25 settembre 19 15. Dopo quanto è stato constatato in guisa diretta con l' osservazione, conosciuto per via di informazioni, e desunto dalla condotta d 'azione dcli 'avversario


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Ser,:io PelaRalli

nei contatti tattlct avuti ripetutamente con lui, parrebbe le cito affermare che , a lla sera del 25 settemhre 1915, nei vari sbarramenti rortificati nemici, assa liti dalle trnppe della 4" armata: 1° Erano gravemente d anneggiate tute le opere permanenti di fo1tificazionc , per modo che alcune non erano più atte a nessuna specie di fuoco , ed altre non erano altrimenti capaci, che di inte rmittenti tiri , alternati con soste di silenzio, più o meno prolungate, dovute ad impostisi lavori di racconci amento. 2° Trovavansi esse pure ridotte al silenzio , o notevolmente menomate nell a loro efficienza, nitte le opere occasionali, alcune poche eccettuate, le quali , per favoreggiata postazione, per possibilità di spostamento delle artiglierie o di loro ritiro in caverne protettrici, non avevano interamente perduto i mezzi di farsi ancora alla meglio valere. 3° Duravano del tutto invulnerati , o pressoché tali, g li appostamenti per eventuali collocazioni di artiglierie rnohili , i quaJi, in ragione delle gravi difficoltà ognora incontrate q q uasi mai non vi nte nell'indi viduarli, erano pressoché interamente sfuggiti agli effetti del tiro delle nostre hattcrie. 4 ° Erano scarsamente danneggiale tutte le difese complementari ed accessorie, erette, per la maggior parte, prima ancora dell'inizio de lla g ue rra e, per il resto , durante il s uo corso medesimo , consistenti in ricoveri blindati e muri a feritoie , in fortini e blockhauscr, muniti di mitragli atrici e di cannoni di piccolo calihro a tiro rapido , in ridotte e trinceramenti per fanteria, rafforzati da bocche da lupo, da mine sotterranee, da più ordini di robusti reticolati di filo di ferro. TaJi difese non escludevano la possibilità di un attacco a lento e metodico decorso , soste nuto da numerose e potenti artiglie rie, ma non ammettevano conquiste, effettuate per mezzo di azioni hrusche e spedite, anche se le opere permanenti cd occasionali di fortificazione erano g ià state o ridotte in frantumi e costrette al silenz io o tratte a periodiche sospensioni di fuoco. 5° Erano non scemate, né di numero né di potenza, le artiglierie destinate all'armamento delle opere di fortificazione e degli appostamenti eventuali ed integ re rimanevano le loro dotazioni di munizioni , non menomati i mezzi bellici tattici e tecnici di varia specie, non diminuiti gli approvvigionamenti , non minorate le truppe di difesa, perché l'impossibilità di investire d'o!,>ni intorno gli s barramenti attaccati, aveva dato modo ali 'avversario di sfruttare le sue illimitate ri sorse e concesso, in ogni tempo e circostanza, di so stituire, con altre, le artiglierie perdute, di fare afnuirc rinnovate dotazioni di munizioni , in compenso di quelle consumate, di provvedere agli occorrenti rifornime nti di materiali veri e di vettovaglie e di regolare, a volta a vo lta, secondo le esigenze del momento , 1a forza da mantenere a presidio delle varie opt:rc e alla occupazione delle difese complementari e accessorie. Nelle suesposte condizioni degli sbarramenti forti J"icati, che alla 4" armata era commesso di espugnare, l'attacco defi nitivo, iniziato da tempo e spinto più o meno innanzi , nell 'uno e nell'altro, secondo le diverse difficoltà incontrate ,


Il fenomeno degli esoneri dal comando di alti 1-!fjìciali durante la ( ìrande Guerra

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poteva induhhiamcnlc essere continuato, dopo il 25 sette mhrc 1915 , sinché la rigida stagione non avrebbe imposto arresto a lle allivc operazioni ossidionali e trarre ancora a nuovi ulteriori ris ultali , ma sempre di carattere nulla più che parz ia le. TI le nto e melodico procedimento, al qual e si sarchhc dovuto informare la condolla de ll' attacco , pure essendo la conform azione de l suolo i qualche contrasto con sì fatto modo di operare, avrebbe verosimilmente fatto capo, prima del sopraggiungere de l crudo inverno, alla espugnaz ione di taluna prima linea di resistenza, a lla presa di possesso di alcuni appigli tattici di qualche importa nza, a esigui guadagni di terreno e ad un più stre tto contatto col nemirn , lungo le varie lince di in vestimento , ma no n sicuramente all a conquista effettiva e completa di nessuno de i tre sbarramenti fortificali assaliti . Gli eventi non avrebbero preso diversa e più soddisfacente piega, anc he se, in luogo di diminuire ne l miglior momento il numero delle bocche a fuoco di medio calibro, costitue nti il parco d ' artiglieria d 'assedio de ll a 4" armata, come di fatto è avvenuto, fossero state concesse, ne ll'ordine di tali bocche a ruoco, almeno le sostituzioni di quelle andate perdute, a di versi momenti , per scoppi avveratisi ne l tiro, e non fossero mancati gli inc reme nti necessari nelle dotazioni di munizioni , resis i talora, ad un dipresso. equivalenti al null a, per non brevi pe riodi de lle operazioni d 'assedio. Le truppe delle due parti avrebbero finito pe r rimanere tra di loro contrapposte, senza nulla raggiungere di veramente importante e decisivo, prima de lla ge lida stag ione, le une, appagandosi di conservare il poco terreno conquista to, le altre, ado prandosi a non perderne del nuovo e, que lle e queste, attendendo, da un maggior grado di esaurimento dell'avversario, quei risultati finali , che la sola azione tattica, anche violcntcrne nle condotta, non sarebbe riuscita a dare nelle reciproche condizioni di uo1nini , di armi e di mezzi de lle due parti in lotta. Nella migliore ipotesi, del resto, in cui le operazioni Inilitari avessero avuto potere - in un periodo di tempo inevitabilmente assai lungo - di trarre le forze nostre assalitrici alle linee delle princ ipali opere permanenti ed occasiona li dei vari s ban·arnenti , il difensore che, in vestilo solo parzialmente, non avrebbe tralasciato di mettere a proritto le innumeri sue risorse, per eri gere, dietro le più avanzate fortificazioni , altre arretrate di ancor più valida difesa, si sarebbe in queste te mpestivamente ripiegato e l' allaccante , dopo espug nati i primi ba luardi , si sarebbe trovato nella condizione di avere pur sempre chiuse, dai secondi, le vie di penetrazione in te rrito rio nemico e di dovere intraprendere contro questi ulti1ni de lle nuove e non meno laboriose operazioni d ' assedio. Le s ic ure informazioni, affluite in varie epoche al comando della 4" armata, ùi nuove opere occasio nali, costruite dal ne mico nel periodo di tempo , trascorso dal princ ipio della gue rra sino al 25 settembre 1915, tra Monte Cam1on.:iao e il c ulmine del Pcscoi, tra il Cherz e il Pralongia e ai passi di Campolongo e di Pordui e le vaghe notizie di importanti lavori di di fesa. progettati od intrapresi, ne lla stessa epoca, sulla alture di sinistra cieli ' Alta Drava fra Toblach Iattuale denominazione italiana: Dobbiaco] e il Vierschberg , sembrano dare fondamento , almeno per gli estre mi sbarramenti di Alto Cordevole-Valparola e di Sexten, alle induzioni suesposte.


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Sergio l'elagalli

Condizioni della 4" armata alla sera del 25 settembre 1915. In relazione alle molteplici e non lievi difficollà di diversa natura, che, ad ogni piè sospinto, ne avevano contrastale le operazioni , alle dcricen ze e mancanze di mezzi bellici delle varie specie che, in più di una circostanza, s i erano fatte a menomarne la potenza combattiva e a frenarne l' ardore negli atti , è lecito asserire, senza tema di incorrere in arrischiata affermazione, che le condizioni della 4" armata, di rronte agli sbarramenti fortificati ne mici , imprcsi ad assalire, erano, nel loro complesso, molto buone alla sera del 25 settembre 1915. Ciò sembra non si possa coscienziosamente contestare, anche se la penetrazione in territorio nemico (conformemente, del resto, a quanto nello stesso tempo era avvenuto in corrispondenza di parecchie altre sezioni della nostra fronte di guerra) no aveva potuto inoltrarsi si dove le previsioni e le conseguenti voglie erano arditamente arrivate nei progetti , compilati duranti precedenti epoche di pace, e se, in contrasto con quanto sarebbe stato desiderabile, perché di somma utilità, non era stato dato di spostare tanto innanzi artiglierie nostre di grosso calibro, verso nord , quanto sarebbe stato necessario , per farne giungere con efficacia i proiettili in Val Puste ri a, a rendere pericoloso il transito sulle lince di comunicazione, ordinaria e ferroviaria, più brevi e di maggiore potenzialità, colleganti il Tirolo col rimanente territorio della Monarchia Austro-Ungarica. Su questo proposito, poiché qualche proposta mi è giunta talora, da compete nte autorità, di dedicare alcuni dei colpi che, in iscarsissima misura , erano giornalme nte disponihili, per il tiro con i quattro obici da 305 mm., assegnati alla 4" armata, dirò subilo, per non parere di voler riversare su altri una responsabilità , che rivendico esclus ivame nte a mc medesimo, che alla attuazione della espressa idea mi sono con fermezza opposto, chi aro apparendo, che nessun apprczzahi le effetto avrebbe mai potuto essere conseguito nel tiro in questione, senza la preventiva espugnazione dell ' uno o dell ' altro degli sbarnmenti di Scxten e di Landro-Platzwiese. Infatti senza tale espugnazione, oltre alle altre cause di inefficacia , inerenti al lo esiguo numero di bocche a fuoco assegnabili aJl a bisogna, alla deficien za grave di loro munizioni e alle distanze ragguardevol i di tiro, comprese fra I O e 13 chilometri , una ancor più grave ne esisteva, la quale tutte le altre sormo ntava e ri siedeva nella impossibili tà di organizzare osservatori in terreno di nostra padronanza, per la constatazione dei risultati dei tiri e per la loro correzione, motivo pe r cui troppo facilmente si sarebbe dato luogo ad un tiro eseguito a caso e impotente perciò a raggiungere qual siasi scopo. La situazione della 4a armala alla sera del 25 settembre 1915, che ho di sopra definito mollo huona, avrebbe potuto qualificarsi ottima se, di contro allo sbarramento di Alto Cordevole-Valparola, fosse stato, di noi medesimi, non dell 'avversario, il possesso della cortina montana Settsass-Monte Sief-Col di Lana. Col possesso di tale cortina, lo stesso avversario: a) poteva considerarsi sempre padrone del suindicato sbarramento, anche se ne erano state demolite le opere permanenti e neutralizzate le occasionali;


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b) ave va modo, armando quella cortina di cannoni potenti e relativamente mobili (cannoni pesanti campali da 105 mm .), d i allungare i suoi tiri d ' artiglieri a: in Val Pettorina - tra Rocca Pietore e Saviner; in Val Cordevolc - sino ad Alleghe; nella conca di Caprile - verso lo sbocco della rotahilc di Va l Fiorentin a; sulle alture di Santa Lucia - contro la nuova strada rotabile Capri le-Col di Foglia-t\ndraz; e) si manteneva in facoltà di re nde re di sagevole cd estremamente pericolo so per noi, il rimanere nelle male esposte e dominate trincee , occupate d al ce ntro del IX Corpo d 'annata a mezza costa del versante occidentale del vallone di Andraz. Poiché fu espressa l'obiezione , che i dannosi tiri d 'artiglieria sovramen zionati avrebbero potuto effettuarsi, anche mancando il nemico del possesso di Monte Sicf e di Col di Lana , da più arretrate posizioni, sovrastanti all'abitato di Cherz, viene subito fatto di rihattcrc, che gli stessi tiri, non solamente non si sarebbero più spinti di là da Caprile, sino al qual punto, del resto , avrebbero mo lto perduto di loro effetto, in ragione della maggiore distanza, ma avrebbero forse cessato di avere eseguimenlo, inquantoché la nostra conquista della corti na Seltsass-Monte Sief-Col di Lana avrehhe ivi attratto naturalme nte tutta l'attenzione dell'avversario e lo avrchbc mosso a farvi convergere l'azione della quasi totalità dc' suoi mezzi d 'offesa. Chi ha comandato la 4" armata, sino alla sera del 25 settembre 1915 , opinava, che un nostro attacco, contro la più volte me nzionata co1tina Settsass-Montc Sief'-Col di Lana, suscettibile d'essere intrapreso con l'ondata speranza di buon esito , dopoché, con azione an che troppo a lungo protratta delle a1tiglierie d'assed io , si era ottenuto il pieno annientamento delle fo1tificazioni dello sharrame nto d ' Alto Cordevole-Valparola, si imponesse d i natura e avesse di preferenza a concretarsi con una azione generale del IX Corpo d' armata, svolta decisiva mente e in forma avvolgente, non più tardi della metà di settemhre 19 15. Venuta meno la sua effettuazione , all ' indicato tcm1ine di tempo, lo stesso comandante d 'armata non escludeva, vi si potesse pur sempre addivenire, sebbene con maggiori difficoltà, anche dopo l'epoca preaccennata, ritenendo, nonostante il passaggio ad atteggiamento dil'cnsivo , prescritto alla sera del 2 1 settembre all 4" armata e la operata sottrazione di una parte delle artiglierie d ' assedio , ad essa assegnate, rimanessero ancora disponibili quante hocchc a fuoco di medio calibro erano da considerare necessarie e sufficenti , per mantenere inalterati i copiosi effetti già ottenuti precede ntemente , per dare alle truppe mobili tutto l' appoggio , che sarebbe stato loro bi sognevole nel corso dell 'attacco e pe r impegnare e sostene re ancora la lotta con quanti prevalenti mezzi d ' azio ne erano occorrenti a condurl a a felice compimento. Così, mentre per suo particolare conto e di suo impulso proprio, non avrebbe cessato il mentovato comandante di inculcare la pratica attuazione dell'attacco in parola e di curarne una non indugiata esecuzio ne, facendovi concorrere , per age volarne la riuscita, anche ele menti d i truppa, tratti dalle unità non


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Seriio Pelagalfi

impegnate, al momento, in atti d 'attacco definitivo contro g li sbarramenti di Sextcn e di Landro-Platzwiesc, esprime anco una volta il rammarico vivo, che gli sia mancala l'occasione di tradurre in alto un disegno, lungamente meditato, nel quale aveva riposta sicura la fede e la cui riuscila, considerata molto prohabile, sarebbe stata, nello sbarramento fortificato d'Alto Cordevole-Valparola, degno coronamento di operazioni ossidionali , lentamente condollc hcnsì, sino a far lamentale talora lo spreco di tempo, ma con metodo generalmente razionale, con disposizioni c he apparvero, in più d'una circostanza, sagaci ed appropriate al fine da conseguire e, per quel che concerne l'artiglieria d'assedio, con tali effetti materiali di distruzione da corrispondere interamente alle più ardite aspcllazioni .


Il.fenomeno degli e.wmeri dal comando di alli ujjiria/i durante la Grande (ì11erra

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Ezio Rcisoli (Pontremoli, Massa, 1856 - Torino, 1927), ammesso alla scuola militare di Modena nell'ottobre 1872, passa l'anno dopo all'accademia di Torino come allievo dei corsi d'artiglieria. Sollotenente nel 1877, frequenta la sc uola di applicazione. Dopo un anno, è assegnato al 14° reggimento d'artiglieria da fortezza e poi, con il grado di tenente, all'artiglieria da montagna a Torino. Nel 1883 è ammesso alla scuola di guerra, al termine della quale, promosso capitano, è destinato al 7° reggimento d' artiglieria da campagna (Pisa). Due anni dopo, entra nel corpo di stato maggiore come addetto al comando della d ivisione di Brescia e, successivamente, a quella di Torino (1889). Comandante

F:z.io Reisoli .


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Sergio l'elagalli

di battaglione, con il grado di maggiore, nel 62° reggimento di fanteri a (brigata Sicilia), sottocapo di stato maggio re de l III corpo d'ann a ta di Milano per oltre due anni , capo di stato maggiore della di visione di Piace nza nel marzo de l 1896, capo di stato maggiore della di visione di Cuneo nel 1898 (da tene nte colonnello), consegue nel 1902 la promozione a colonnello, assumendo il comando del 92° reggimento di fanteria (brigata Basilicata) a Civitavecchia. Nel gennaio 1904, è nominato capo di stato maggiore del corpo d' armata di Firenze, agli ordini del generale Ilaldissera («un vero maestro») . Dopo quattro anni , promozione a maggior generale e invio al comando della brigata Parma (49° e 50° fanteria), prima a Piacenza e poi a Torino . Il generale Pollio, capo di stato maggiore dell'esercito, lo invia in Libia nel novembre L911 confidando nelle sue capacità tecnico-professionali , nella sua energia, nel suo fermo carattere, nel suo spirito d 'iniziati va e di decisione. Reisoli , sbarcalo a Homs il 24 novembre, libera il presidio dall 'assedio, alla fine di febbraio 1912 conquista l'importante posizione del Mcrghcb ricevendo le congratulazioni del suo ex comandante, generale Baldissera («Be nissimo. Manovra amm irabile. Tutto preveduto. Nulla dime nticato». Tn maggio, altro successo: le sue truppe occupano Lebda e i Monticelli Rossi , dove stroncano un ritorno offensivo deg li arabo-turchi . P romosso tenente generale per merito di guerra, Re isoli è trasferito al comando della 4" di visione speciale, duramente impegnata nella zona di Dcrna, con l'ordine di «libe rare piazza da lle molestie dei continui attacchi del nemico cacciando questo a distanza con energica offensiva». Attacca di sorpresa l' avversario in agosto e ne attende a pie· fermo iJ contrattacco , baltcndo lo in maniera definiti va: felicitazioni dal re (che gl i conl'criscc la commenda dell'ordine militare di Savoia), dal capo di sta to maggiore dell'esercito, dal comandante del corpo d ' occupazione in Tripoli tania e Cirenaica, dai cittadini della natia Pontremoli (che gli donano una spada d'onore ). Rientrato in Italia nel dicembre 1912, comanda la divi sione militare di C uneo, è mobilitato al comando del li corpo d 'armata che, al le prime luci del 24 maggio 1915 , supera il confine. Le sue truppe conquistano e mante ngono la testa di ponte di Plava, sulla ri va sinjstra de ll'Isonzo. Nonostante ciò, il suo dircllo superiore, comandante della 2• armata (Pietro Pao lo Frugoni), lo incolpa di scarsa energia e lo fa destituire. Rcisoli è trasferito al corpo d'armata te rritoriale d i Genova. Nel maggio 191 7 è collocato in posizione ausiliaria pe r raggiunti limiti d'età. Sarà promosso generale d i corpo d'armata. Libero da doveri e vincoli di servizio, Re isoli red ige un "memoriale" sulla sua condotta in guerra c he, indirizzato ai generali Càneva, Maz1,a e Lambcrti il 3 giugno 1918, è poi letto integralmente da lui stesso, quindici giorni dopo , ai compone nti della commissione d ' inchiesta per Caporetto. Diaz respinge però la sua ri chiesta di riammissione al comando di g randi unità mobilitale, probabilmente per non creare il precedente d'impiegare un ufficiale generale non più in servizio permanente. Carlo Rei soli scri ve un ' ag iografia del suo congiunto (con profusione d ' ini-


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z iali maiuscole) ne lla pubblicazione a s tampa Il Generale F,zio Reisoli, Milano 1965 , da c ui sono tratte le pagine che seguono.

lN GUERRA : MEDIO ISONZO - 1915. Il II Co rpo d ' armata, agli ordini del Tenente G e nerale Ezio Reisoli, inquadrato ne lla 2" armata (Frugoni) oltrepassava il confine alle prime luci del 24 maggio 1915 , avanzando in territorio nemico con due divisioni: la 3", a sinistra, dire tta a Vercoglia/Verhovlje, e la 4", a destra, te nde nte a Ruttars-San Martino di Quisca. A nord e a sud ag ivano, ri spe tti vamente, il IV Corpo d ' armata (2" armata) su Tolmino e il VI (3a armata, duca d ' Aosta) in direzione di Uori zia. ARDUO COM PITO. Fu subito ev idente il grosso vantaggio assicurato agli Austriaci dal possesso di formi<lahili posizioni che consentivano e steso dominio di vista e <li tiro s ul difficile terreno attraverso il quale le truppe italiane dovevano procedere. La stessa sera de l 24 maggio, attestatesi le due di visioni sulla linea Pl aninaQuisca e portatosi il comando del Corpo d'annata a Dolegna [oggi, Dotewia del Co/fio] , g iungevano, alle ore 21 , gli ordini del Comando 2" Armata per ricognizioni da eseguire il giorno dopo verso il M . Sabotino (da possibilmente occupare) e fino al corso dell'Isonzo «in modo da vedere anche su lla riva sinistra» . Si accinse all'assolvimento del compito la 4" Divisione che, impadronitasi <li S. Floriano [oggi, San Floriano del Colliol , spinse alcune compagnie verso il Sabotino. Qui, trovatasi di fronte ad un sistema difensivo nemico poderoso, con linee di trinceramento e di ostacoli g ià abilmente predisposti , fu costretta ad arrestarsi mantenendo il con tatto . La 3" Divisione, dal canto suo, accertò che il ponte di Plava [oggi, Pia ve, in Slovenia] sull'I sonzo era distrutto, senza peraltro rilevare notevoli movimenti di truppe aus triache sulla riva sinistrn de l fiume. Nei tre g iorni seguenti - 26, 27, 28 - tentati vi per la conquista del Sahotino furono re iterali con forze volta a volta crescenti , ma sempre con lo stesso risultato nega tivo. Invano ardite pattuglie di fanti lanciate allo s baraglio avev,mo tentato di aprire passaggi nei reticolati: le <;regolamentari" cesoie da giardini ere si erano dimostrate assolutamente inadatte non riuscendo neppure ad intaccare il grosso filo di ferro spinato; e la loro constatata inutilità non aveva mancato di ecc itare accorata rampogna verso chi non aveva saputo tempes tiva mente provvedere e di stribuire dotazioni efficienti , henché la guerra, sia pure in altri scacchieri, durasse da quasi un anno. Dopo aver assistito ai sanguinosi sforzi così compi uti dalle va lorose unità della 4" D ivisione, convi ntosi che in quelle circostanze e coi poveri mezzi disponibili non era possibile riuscire , il Comandante del Il Corpo d ' armata propose ed ottenne di desistere; - almeno fino a quando , con l' arrivo di artiglierie di adatto calibro, fosse consentito di controbattere le artig lie rie nemiche , di preparare e appoggiare con qualche concreta efficacia gli attacchi delle fanterie. - Della


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Sergio Pelagalli

necessità di un tale rinvio si mostrò convi nto lo stesso gene rale Cadorna c he, il 3 1 maggio . incontrato a Dolegna il generale Re isoli , gli disse testualmente: «ho approvato la sua decisione di desistere dall'attacco di M. Sabotino. Non s iamo riusc ili da questa parte. tenteremo da un 'altra. Chi si sarebbe immaiinato che la

guerra fosse così!» è da credere che in quel mome nto il generale Cadorna non i1mnaginasse neppure quanto sangue sarebbe ancora stato versato e quanto te mpo sare hhe ancora trascorso prima che il Sabotino fosse tolto al nemico. «Più la fanteria è buona» - aveva ammonito Napoleone - «più bisogna risparmjarla ed appoggiarla con buone batterie. Una buona fanteria ... se costretta a battersi per lungo tempo contro un 'artiglieri a assai superiore, si demoralizzerà e sarà di strutta>>. Il vecchio insegnamento assurgeva, in quei giorru , a drammatica attualità, in attesa che la sua reale profonda saggezza ottenesse, per contrasto , la più valida conferma dagli eventi di più che un anno dopo: quando un formidabile schieramento di hatlcric d' ogni calibro consentì finalme nte a i fanti della 45" Di visione di raggiungere la sommità del Sabotino in 4 5 minuti . 11 2 giugno.entrata in linea anche la 32" Di visione, il Il Corpo ricevette ordine di ini ziare, 48 ore dopo, una dimostrazione verso Plava e verso il Monte Ku k in concomitanza con azioni del IV e del VI Corpo rispettivamente contro Tolmino e verso Gorizia. Fu in conseguenza di tali dire ttive che la 4" divisione, avanzando sempre sotto il prec iso, micidia le, non controhattihilc tiro de lle artiglierie a ustriache, si portò faticosamente rino a ll'altezza di Oslavia, mentre la 3" guadagnava terreno fra Planina e Yerhovlje, spingendo punte avanzate fino a li 'Isonzo, e la 32° procedeva lungo le pendici del M. Korada , ripidame nte declinanti verso il fiume. L' indomani, 5 giugno , i movime nti fu rono ripresi. Ma alla sera il Comando d ' Armata (presumibilmente per rilevate esigenze di adeguamento alla poco favorevole situaz ione determinatasi ne i settori de.l lY e VI Corpo) prescrisse per il giorno successivo una lenta avanzata «con formale proibizione di passare l'lsonza». Strane di sposizioni che praticame nte equivalevano a un perentorio ordine d 'arresto, posto c he le truppe deUa 3" e 32" Divisione erano g ià sull'Isonzo con le pattuglie, e a poche centinaia di metri dal fiume con le uni tà d i prima linea; me ntre quelle de lla 4", giunte a ll ' altezza di Oslavia, non potevano che conformarsi alla necessità di stretto collegame nto con la sinistra del VI Corpo rimasta, presso a poco, sulle posiz ioni ini zialmente raggiunte. Soltanto il giorno 8 il Comando d ' Arrnata emanò un nuovo ordine di operazione in forza del quale si doveva «scacciare definitivamente il nemico dalla ri va destra dell'Isonzo» facendo , inoltre, tentativi di passaggio del fiume a Plava. Visto che, ncll'amhilo de l Il Corpo, la 3" e la 32" Divisione no n avevano di fronte ombra di austriaci «sulla riva destra», l'ordine di scacciare da questa «de finitivamente il ne mico» inte ressava il settore della 4" Divisione: la quale avrehhe dovuto muovere su Peuma-Oslavia in collega mento con l' 11 a del VI Corpo destinata all'attacco del Podgora. Bloccata però quest' ultima davanti alle difese accessorie nemiche (rimaste intatte e tenute sotto immediato intenso controllo di fuoco ad onta delle nostre impegnate volonterose ma scarsame nte red-


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ditizie azioni di smantellamento e di controbatteria), neppure i reggimenti della 4" Divisione poterono raggiungere g li ohiettivi. Relativamente più fortunata, invece, la 3" (gcn. Prelli) che, il giorno 9 , dopo aver visto fallire il gittamcnlo di un ponte di barche distrullivamente contrastato dalle artiglierie austriache, e a seguito di personale intervento, sul posto, del generale Reisoli deciso ad ottenere c he tutto il possihi le fosse fatto, con qualsiasi mezzo, per passare di là dal fiume, riusciva a traghettare sulla sponda sinistra un manipolo di duecento ardimentosi. Questi, impadronitisi di Plava, vi si asserragliavano resistendo con ammirevole tenacia al vivacissimo fuoco delle fanterie e delle artig Lierie avversarie, tanto da consentire il successivo passaggio, entro la sera del IO. di due altre compagnie ed entro il mattino dell ' 11 di due interi hattaglioni del 38° fanteria lhrigata Ravenna ] col Comando di reggimento. Così , i «tentativi» indicati dal Comando d'Armata a scopo dimostrativo, per favorire l' azione delle unità ancora impegnate a «scacciare definitivamente il nemico dalla riva destra dcli ' Isonzo», si erano risulti, grazie al personale impulso e alla ferma decisione del Comandante del II Corpo d ' armata, nel solo concreto successo registrabile fra Tolmino e Gorizia: una v ittoriosa ipoteca stahilita sulla riva orientale dell ' Isonzo , c he, di là dal suo peso immediato , era destinata ad affem1are significato e valore di alta rilevan7JJ per i prossimi e lontani sviluppi a venire. UN SUDATO CALVARIO.

Purtroppo, alla volontà dei Comandi avanzati , allo slancio, alla perseveranza, all 'abnegazione dei reparti in sacrificato contatto col nemico facevano tremendo contrasto il difetto di armamento e di idonee attrezzatu re e la penuria di materiali per assicurare il possesso delle posizioni volta a volta raggiunte. «Già da parecchi giorni» - fissava nel suo Diario il generale Reisoli sotto la data l 2 g iugno - «avevo rappresentato al Comando cl ' Armala la convenienza di avere a immedi ato seguito delle divisioni ... mezzi di afforzamento. Ma non ebbi alcuna risposta. Mi ero ri volto all'Intendenza d 'A rmata, ma inutilmente. Soltanto il giorno lO l' Intendenza mi faceva conoscere che quei materiali, sviati nei trasporli , erano stati.finalmente rintrar.r.iati a Udine dove potevo mandarli a prendere». Il che poteva essere fatto solo con grande difficoltà e a rilento date la pochezza e la qualità dei mezzi di trasporto direttamente impiegabili (IO autocarri in Lutto che potevano essere molto parcame nte utilizzati perché difettava la be nzi na). In tali frangenti - risultato non attuabile nei g iorni 12, 13 e 14, per ammi ssione dello stesso Comando d 'Armata, - il passaggio dell'Isonzo da parte delle divisioni 33" e 7a IV Corpo) ad Anhovo e a Ronzina; falliti i pur vigorosi attacchi della Brigata Ravenna (3" Divisione) per la conquista della munitissima, dominante quota 383, più volte raggiunta dai prodi del 37° e del 38° fanteria con irruenti assalti, ma non potuta mantenere contro i mass icci ritorni offensivi portali dal nem ico con truppe fresche precedute e sostenute da poderosi interventi di numerose e hen postate batterie , - il Comandante del II Corpo non rinunci ò a persistere nell'occupazione di Plava provvedendo perché alle unità oltre fiume


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fosse assicurato il costante concorso di fuoco delle fanlcric e dell e purlroppo scarse e poco adatte arti glie rie a ncora sulla destra dell'Isonzo. Spinto il suo Comando a Ycrhovljc a stretto contatto con quello della 3a Divisione, Ezio Reisoli ebbe chiaro davanti a sé il quadro del gravissimo slalo nel quale «la configurazione del terreno , la resistenza del ne mico appoggiata a difese formidabili , soslcnula da hatterie potenti .. che noi non potevamo controbattere che a caso ... » costringevano le valorose truppe aggrappate alle pendici di quota 383, a breve distanza dalle trincee avversarie, sotto la minaccia incombente del le robuste posizioni d i Glohna e <lei M. Kuk . Posto, però, dal Comando supe riore nella condizione di dover valutare e decidere sollo la propria personale responsabilità, si confermò nelle risolu zione di non abbandonare il terreno conquistato e anzi, la sera del 14 giugno, concordò col Comandante dell a 3" Divisione un nuovo attacco per l 'indomani. L'azione ehbe ini zio alle 5.30 del giorno 15 con un dispos itivo a1ticolato in tre colonne che dovevano convergere <la Lrc lati: il 125° fanteria !brigata Spezia] a destra muovendo dal vallone di Paljcvo; il 43° !brigata Forlì I al centro con hasc <li partenza poco a nord dell 'abitato di Plava; il 44° [brigala Forlì I a sinistra per il vallone <li Ulohna. Raccolti fra Plava, il va llone d i Paljevo e l' abitato di Preslje, il 37° e il 38° Ibrigata Ravenna I (con effettivi assai ridotti in conseguenza delle grosse perdi te subìte) dovevano teners i pronti ad alimentare l'attacco: in appoggio al quale erano destinate le artiglierie divisionali e le poche di med io calibro in grado di interven ire dalle posizioni <l i ri va destra Isonzo. In più ampio quadro era previsto il concorso, da nord, delle due più vicine di visioni del IV Corpo con mosse dimostrative intese a distrarre attenzione , forze e tiri d ' artiglieria; ma tale concorso risultò <li scarsa o nulla utilità venendo a mancare l'indispe nsabile opera di coord inamento che il Comando <l' Armata non poté concretamente assicurare da lla sua sede di Udine. Scatenatosi fin dall'ini zio il solito inte nso Liro ne mi co a rilmo tamhureggiante che, fulminando d a posizioni vici ne e lontane , frugava ogni piega del terreno; apparso ancora una volta quanto mai pe noso il procedere in forte pe ndenza lungo l'aspro canunino dissem inalo di ostacoli abilmente predi sposti dal l'avversario; - micidialme nte efficaci le raffic he della fucileria, e più , delle mitragliatrici <lai rohusti appostamenti che, come al solito, la nostra modesta preparazione di artig lieria, per inadeguata quantità di bocche da fuoco e pe r difetto di potenza distruttiva, no n era riuscita a danneggiare, - la g iornata poté chiuders i soltanto con qualche g uadagno <li terreno specialmente da parte delle due colonne di destra e del centro. Tuttavia, mancata la conquista dell 'altura, restava fem10 il proposito di proseguire l'attacco dopo una ragionevole sosta , indispe nsabile per superare la grande stanc hezza , rcltificare, dove necessario, lo schiera mento dei reparti in relazione all'esperienza delle di fficili ore passate e disporsi, con rinnovato spirito e con rinfrancata energia, all'ultimo balzo. Alle 5.30 del mallino seguente l'azione fu ripresa in mezzo a difficoltà ere-


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scenli , contro ostacoli ad ogni passo più fitti e più frenanti , sollo una continua massacrante pioggia di granate a percussione cd a tempo; e solo verso le 4 del pomeriggio le tre colonne, pagando alto prezzo di fatica e di sangue, poterono portarsi ad una quarantina di metri dalla principale posizione austriaca. Qui l'esiste nza di un reticolato continuo, assai profondo e solidamente ancoralo, impose il proble ma angosc ioso dell 'apertura dei varchi ; e, in mancanza di ordigni ido nei, esso poté essere affrontato soltanto grazie all 'eroismo do volontari che, sfidando spavaldamente il fuoco della fucileria e delle mitragliatrici sventaglianti da poche decine di metri , riuscirono a creare, cogli usuali attrezzi da zappatore, numerosi passaggi. Da quell ' istante furono tre, quallro ore di lotta selvaggia in un epico accendersi di alterne vicende fino a che, verso le 20.30, dopo 15 ore di battaglia , la contemporanea irruzione di reparti del 125°, del 43° e del 44° reggimento nel vivo della posizione contesa e la esaltante comparsa della bandiera del 43° al sommo del tormentato calvario , affermarono la gloriosa realtà della vittoria finalmente ragg iunta. Una vittoria c he, con lo stesso va lore col quale e ra stata conquistata, fu difesa e consolidata nelle giornale seguenti venendo respinti i poderosi contrattacchi sferrali dal ne mico, con furibonda violenza, specie nella notte del 16 e iI mattino del 17. Col giorno 18, in esecuzione degli ordini dati pront:imente dal Comandante del Il Corpo d'armata, un a tesla di ponte era costituita dallo shocco del vallone di Paljevo, per la sommità di q . 383 (compresa), fino oltre lo sbocco del vallone di Globna, avendo a presidio le unità della 3" Divisione quasi tutta proicllala sulla ri va sinistra dell 'Isonzo.

La "battaglia di Plava" era stata sanguinosissima. Alcuni reggime nti , tra i più provali, dovettero essere ricostituiti su due o addirittura su un solo battag lione. Il valore spiegato dai nostri comballc nti aveva suscitato l'espi ic ito, cavalle resco riconoscimento degli stessi avversari . «Negli ultimi gravi attacchi nemici a Pia va» - scriveva il Comandante della 18° Divisione austriaca - «i reggime nti della 3" divisione italiana si sono dimostrati valorosi e, l'u no dopo l'altro, hanno dato tre volte l' assalto alla baionetta venendo spesso a un esasperato corpo a corpo nel qual e furono adoperate come armi vanghe, pietre e denti». Non meno c hiarame nte la relazione del Comando 5" Armata austro-ungarica alleslava: «i reparti avversari cffelluarono spesso quegli ostinali attacch i contro le nostre posizioni di Plava con grande hravura e g rande valore, sì che anche le nostre truppe 11011 poterono a meno di apprezzarne il contegno». Dal can to suo, il Comando Supremo italiano c hiudeva come segue il suo Bolle ttino Ufficiale del 19 g iug no riassumente le notizie sui fatti d 'armi delle g iornate precedenti nel sellore del II Corpo: « ... Le nostre perdite sono gravi, ma i ri sultati impo11a nti : la linea dell'Isonzo in quel lrallo superata a viva forza ; le posizioni nemiche, dominanti per natura, fortissime per arte , ad un a ad una espug nate; costantemente respinte le ostinale riprese offensive di un nemico prode e aggue rrito. Sulle allurc di Plava le nostre fanteria validame nte appoggiale dal ruoco dell'a11iglieria, hanno dato una bella prova di tenacia e di vaJore».


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Sergio Pc/aga/li

UN " DJSSTDIO MORALE". A 4ucslo punto non può non apparire sorprendente che proprio la sera del 16 gi ugno fosse perve nuto al generale Re isoli , proteso a seguire e dirigere l'operazione -calvario per la conquista della quota 383 , un Lelcgrarnrna del Comandante della 2" Armala IPietro Paolo Frugunil così concepito: «Mi sembra c he operazione in corso proceda assai le ntamente, quantunque in tutta la giornata io non ahhia avuta ak:una notizia sullo svolgimento dell ' azione, né sappia se vi fu combatlimento o no» (sic! ... evidentemente da Udine non era facile rendersene conto) «L' E .V. domattina all'alba assuma sul posto comando diretto de ll'azione per occupare al più presto quota 383» . A parte che al Comando d ' Armata doveva pur essere giunto il rapporto giornaliero del II Corpo, ri sulta be n strana la c ircostanza che l'autore del telegramma s i dic hiarasse total me nte a ll ' osc uro, non solo c irca gli sviluppi di una azione così importante, ma addirittura c irca il fatto che essa avesse o no avuto séguito. Sembra ovvio che se il Comandante d'Armata avesse tenuto a precostituirs i la certezza d i essere puntualmente informa to, avrebbe dovuto avvertire l'opportunità, se non di a vvic inarsi lui di persona al settore impe gnato nell 'operazione, di avvici nare qualche suo scrio " miss us dominic us" a lme no di quel tanto hastcvolc a far ben percepire il fragore de lla battag lia. Ciò lo avrebbe anche posto in condizione di ri sparmiars i 4ucl discutibile e ad ogni modo superfluame nte antipatico ordine al suo dipende nte Coma nda nte di Corpo d ' armata di assumere sul posto a ll ' indomani la direzione de ll'attacco: ordine presupponente la pie na ignoranza de ll a realtà c he il generale Rcisoli già da più giorni teneva il suo co mando a Verhovlje a stretto conta tto con qu ello de lla 3" Divisione in pie na battagl ia, e c he, comunque , il mattino del 17 non si sarehhe tratta lo di dirigere l' azione per «occ upare al più presto quota 383», ma di mantenere e assic urare l'occupazione già attua ta la sera precede nte. Inoltre, come poteva accordarsi la dichiarala impre ssione di len/ezza ne ll'andamento dell'operazione, con l'asserita ignoranza de l fatto che ne lla g iornata de l 16 si fosse o no combattuto? .. . Era sensato ed o pportuno accen na re un tale addehito se si era compl eta me nte a ll 'oscuro di quello che era successo o c he stava succede ndo? ... è a nche lecito notare, poi, che un rilievo del genere non risultava in accordo con il contenuto del famoso manualello cadorniano «Attacco frontale e a mmaestramento tattico» edito dallo Stato Maggiore nel febbraio del 19 J 5 e di stribuito ai primi di marzo. Esso, de dicando solo poche righe all'allacco di posizioni siste male a difesa, ammaestrava c he «il procedimento de ll ' attacco frontale contro posizioni pre parate a difesa è , ne lle sue linee fondamentali , quello stesso . .. delineato per l'attacco in genere. Esso assume solo una maggiore lentezza , la 4ualc de ve risultare propor.àonala a lla forza di resistenza conseguita dalla posizione per effetto del suo valo re intrinseco e dello apprestamento a difesa. Bisogne rà procedere in modo siste matico, con metodo e senza impazienze. Una attacco può avere anche la durala di molti giorni». Il Comandante della 2" Armata - che pure aveva imposto, il 5 giugno, una


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«lenta a vanzata» con divieto di spingersi oltre Isonzo - non appariva certo scevro da «impazienze» dicci g iorn i dopo. Eppure non era da credere che il rapporto fra i mezzi e le forze da destinare a ll 'attacco e il grado di resistenza delle posiz ioni da attaccare fosse propiziamentc camh iato, in modo tanto radicale da g iustificare un altrettanto radicale mutamento di va lutazione de lle ragionevoli possibi lità. Appariva piuttosto c rudamente confermata, nella drammatica sanguinante realtà, l' ipotesi proposta dal Capo di S.M. dell ' Esercito nelle sue direttive alle Armate del 1° aprile 1915: che,cioè, a causa «di a lcu ni nuovi clementi» fra i quali i «lavori difens ivi eseguiti (dal nemico) non solo lungo il confine ma anche sulla linea di spluviate degli a ltipiani carsici» avesse a succedere «rhe la nostra o.fjènsiva urti contro Lenace resistenza e rimanga paralizzatm>. Ma c iò, evidentemente, restava estraneo a lle valutazioni e ponderazioni del Comandante d ' Armata, il cui atteggiamento doveva palesarsi tanto meno spiegabile il giorno 19 quando egli fece recapitare al generale Reisoli una ancora più stupefacente lettera "personale" pe r ribadire la sua insoddisfazione a riguardo del « ... modo col quale le operazioni per la conquista dell'altura ad est di Plava sono state studiate, preparate e condoUe» . Non so lo. dunque, il successo consegu ito con tanto tenace valore e a prezzo di tanto sangue non escludeva che al posto di una confortante e attesa parola d i compi acime nto se ne facessero arrivare molte inattese cd aspre di rimprovero; ma al rimprovero per una presunta carenza di «vigorosa e tenace energia» nell'az ione di comando (chi sa come potuta legittimamente e autentica me nte ri levare dalla lontana sede d i Udine) si faceva seguire addirittura il preannunc io , disumanamente assurdo a nche per la flagrante intempestività, dell'immediata sostituzione dei Comandanti delle Divisioni J' e 33" e di quello della Hrigata Ravenna. [La 33" Divisione (TV Corpo) era passata in quei g iorni agli o rdini del gcn. Reisoli per assicurare un più effic ie nte coordiname nto del suo preordinato concorso, dalla zona di Anhovo, all ' azione per la conquista dell'altura 383. Contemporaneamente la 4" Divisione era passata dal Il al V I Corpo]. E come se c iò fosse ancora poco, il firmatario de lla lettera non mancava di conc lude re la sua reprimenda affacc iando la speranza che lo stesso Comandante del Corpo d 'armata avrebbe cancell ato, nelle prossime operazioni, «l'impressione poco favorevole» a l momento suscitata ne ll'animo del Superiore dircllo. Molto c i sarebbe stato e sarebbe da d ire in ordine a un simile comportamento denunc iate, fra l'altro, la censurabile poco saggia trascuranza di un e lementare princ ipio di psicologia. Posto che ne fosse stato il caso, infatti (e astraendo a priori da ogni pur possihilc insinuazione circa il reale e ffetto al quale polcva tendere una siffatta proced ura), non era certo que llo il modo più adatto per stimolare e incoraggiare, così che ri sultasse posi ti vamente favorito l'adempimento dell ' annunc iata speranza in una pretesa più vigorosa e nergia per le prossime operazioni! ... Ma la dura critica doveva risultare tanto più gratuita e tanto più deprimente , visto che, fin allora, le Divisioni de l IV Corpo nulla avevano ottenuto nei loro rispettivi settori e quelle de l VI non avevano guadagnato un metro di terreno davanti a Oslavia e a l Podgora: mentre solo il Corpo d'armata RP.isoli


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era riuscito a passare l'Jsvnzv ed a stabilirsi sulla riva sinistra così da potervisi mantenere ad onta dei violenti massicci contrattacchi nemici. Purtroppo questi erano i segni - non i primi , per la verità, ma al momento i più scoperti e conturbanti - di uno stato di tesa inquietudine fra il Comando d'Armata e quello del II Corpo: più propriamente, dell' esistenza ne ll'animo del Comandante d ' Armala - tenutosi sempre assai lontano dal solco dell ' Isonzo - di uno stato di incomprensione, o peggio, ne i confronti del generale Reisoli. Nella s ua provata onestà, ques t'ultimo, non trovando plausibili ragioni allo sconcertante modo di procedere del Superiore, pensava di do versene attrihuire almeno una pai1e di colpa della q uale, comunque, dichiarava di non potersi pentire. «lo non conoscevo» - avre bbe poi scritto - «la sottile quanto utile arte di darla ad inte ndere ingannando i miei capi , facendo credere loro che le mie truppe e il loro comandante stessero compiendo ciò che di fatto non facevano perché non era possibile farlo. Nelle soste imposte a lle nostJ"e truppe dalla forza de lle cose ho sempre sdegnalo le artificiose redazioni dei bollettini , così come avevo bandito le esagerazio ni e le ampollosità nel riferire le gloriose gesta dei mie i soldati a Plava e al Sabotino. Non parlai mai di ' pressione dell'avversario' quando i miei reggimenti mantenevano, in condizioni particolarmente diffi c ili , le posizioni conquistate, a lanc io d i sassi dai trinceramenti nemici; non parlai di 'sgretolamento', di ' rosicchiame nlo' quando essi strappavano al nem ico qualche elemento della sua difesa; non chiamai ' fe lici irruzioni' le piccole azioni quotidiane delle pattuglie, né 'attività delle linee avanzate' lo scambio di fu cilate fra le opposte vedette. Non cercai, insomma, speciose espressioni per far credere ad una attività che no era possibile esplicare; non andai alla ricerca di neolog is m i sapienti per far s upporre ciò che non era o per mettere in ev idenza la opera mia ... Ilo sempre considerato c he la guerra è una cosa troppo seria per essere messa in ridicolo». [Da un "Memoriale " che Ezio Re isoli e bbe a redigere ne l l 9 I 8 e che ru portalo poi a conoscenza dei Componenti la Commi ssione d' inchi esta per Caporetto]. Con la grande franchezza c he gli era propria parlò al Comandante d ' Arma ta: non tanto per sé - convinto com 'era d i non aver hisogno di gi ustificarsi - quanto per patrocinare la causa dei Generali ai suoi ordini perché gli pareva «giusto cd onesto il farlo». Ma nulla riuscì ad ottenere: l'«in~ iustissimo» provvedimento ebbe immediato séguito, e eiè> con profonda pena e disgusto di lui che aveva conside rato preciso debito di coscienza assumere le difese dei suoi validi collaboratori colpiti con la drastica severità di una misura adottata facendo comple ta astraz io ne da ogni giudiz io e parere del s uperiore dirctlo. Che il s uo dolore e il s uo di sgus to avessero serio fondamento di ragione contro il poco senso di obiettività e di g iustizia col quale si era deliberato ne ll a c ircostanza, doveva provarlo poi il fallo che il generale Pre lli , Comandante de lla 3" Divisione a Plava, eso nerato il 20 g iugno J915 s u proposta inollrala al Comando Supremo 4R ore prima , ottenne, in sede di doverosa revis ione, la Commenda dell'Ordine Militare di Savoia decretatagli pe rché: «In condiz ion i estre mamente diffic ile per il terreno e per la sapiente organizzaz ione difensiva del nemico appoggiato anche da numerose artiglierie di grosso calibro d is-


li fenomeno del{li esoneri dal rnmando di ahi uj]icia/i durante la

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simulate in punto dominanti e difficili da controbattersi, eseg ui va a viva fort,a il passaggio dell 'Ison:w conquistando le alture d i riva s ini stra dominanti Plava. Ne lla difficile e ardua o perazione da va a lle sue truppe nobile esempi o di sprezzo d el pericolo , d i personale coraggio, d ' inte ll igente perseverante energia . - Pl ava, 9-19 g iugno 1915» . Non costituisce, questo, chi ariss imo doc ume nto d i condanna per c hi , il JR RiLIKrLO 1915 , concepì , redasse e inoltrò la proposta di "siluramento" esprime ndosi in maniera ta nto e così assurdame nte negativa nei riguard i di tutti i protagonisti responsabi li della gloriosa operazione?

LA VER ITÌ\. Era ed è da credere che il far vita ne llo stesso a mbiente [Udine] e il respirare la stessa atmosfera del Comando Supremo (presso il quale fu sùbito in atto la poi itica de l siluro, bene accolla e premurosamente so llecitata da tanti impazie nti ca rrie risti) non avesse mancato di intlue nzare il Comandante della 2" Armata facendolo fac ile fautore cd attore di que lla stessa politica, caldeggiata e suggerita, vicino a lui, da una cliente la di inte ressati a creare vittime per creare posti . [Il r(ferimento è, in particolare, all'allora maggiore Pietro Radoglio , sottocapo di stato 11taf?f?iore appunto defla in urmataJ. Natura lmente l'alto Com:i ncl:rnlc era ben lung i dal prevedere che, in tempo non troppo lontano [/7 Kiugnu ICJ/61, sarebbe passato pure lui nelle tile deg li "esonerati" e s i sarebbe trovato , allora, a ri conoscere e dichiara re (per quanto si di sse) che «al principio della campagna furono allo ntanati dal fronte dei buoni ufficiali perché si esiRevano da /uro r:ose impossibili» ! ... Certo è, ad ogni modo, che il Comandante dell ' Armata. nell 'esplicare la sua azione di superiore impegno , non ebbe mai coscie nza di essersi trovato ad esigere dai suo i di pendenti qualche cosa di impossibile; non mostrè> mai di aver potuto mal compre ndere e mal giudicare, magari per aver accolto come verità le noti zie inesatte, talvolta tendenziose o addiri ttura calunniose propinategli , senza troppo scrupolo, da e missari "di fiducia". Anc he dopo la g loriosa conq uista della quote 383 , ,çp/endente calvario bal!.na/o di la.rime e di sangue; anche dopo la costituzione de lla testa di ponte di Plava te nuta in concii7.ioni estre mamente diffic il i; anche dopo che , ad o nta de l fulminante fuoco de lle in visibili batterie nemiche , era stata portata a termine la costruzione d i un ponte carrabile attraverso l' Isonzo, egli continuò ad aggredire co n c ritiche assurda me nte gratuite, con addebi ti di carenze inesiste nti, con rilievi di pretestuosa quanto vuota meschin ità , con amplificate deplorazion i per modesti episodi isolati che avrchbcro dovuto apparire poco ri levanti a fronte de lle eroiche gesta celebrate con la conquista di Plava e d i quell a quota 383 c he il nemico aveva battezzato "collina de lla morte". Un continuo, assillante incalzare di lunghe lette re riservate personali stilale sempre sulla hase del sentito dire e mai su quella del direttamente visto e constatato; - tali da esigere circostanzia te contestazioni , puntual i rettific he , realistici richiami alle situazion i di fatto mal note o maJ valutate: - il tutto ri solvendosi in un intollerabile tormento per cui l'azione di comancfo , gi?t greve in rappo r-


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to ai compi ti e alle responsabilità , diventava un terribile assillo, un incubo opprimente. «Dovevo maggiormente preoccuparmi del Comando Supremo che del nemico: contro questo vigilavano i miei bravi soldati, contro L'altro ero completamente disarmatm, fCosì , testu almente, nel " Memoria le"]. Il generale Reisoli non aveva mai dimessa la spe ranza c he il Comandante d' Armata «nell 'interesse generale» si sarebbe deci so ad intervenire, non con lettere scritte da Udine, bensì po1tandosi di persona a Plava per vedere finalmente , «coi suoi occhi». Ma ciò non era a vvenuto. Così , a null a valse che il 11 Corpo mantenesse le sue posizioni continua ndo a dare apcrtc prove di tenacia e d i abnegazione; che dalle sue provatissime Divisioni fossero sempre contenuti e resp inti i furibondi attacchi nemici; che le sue Fanterie, in ripetuti tentati vi a preordinato scopo dimostrativo riuscissero a guadagnare terreno verso Zagora, verso Paljcvo , a Podsabotino, a Glohna, sulle ardue pendic i di M. Kuk. A nulla valse che sul finire di luglio la testa di ponte di Plava ri sultasse a mpliata fino al doppio della sua estensione iniziale: unico risultato positivo sottolineato e fatto mussare dallo stesso Comando d ' Armala in una sua re lazione del 18 agosto al Comando Supremo. La cruda realtà di quella c he nella re lazione ufficiale del no strn Stato Maggiore doveva e ssere poi definita impari «lolla fra una tenacia che non si spe,:.n.eva e L'impossibile» non era prese nte alla inquieta coscienza de l Comandante della 2" Armata, che continuò senza tregua nel suo contegno di vera e propria corrosiva persecuz ione arri vando al pun to da imputare a l generale Re isoli e ai suoi Divis iomui (lunga lettera de l 12 agosto) il fatto che la situazione «prima assai favorevole per noi» ('! !!! ... ) fosse venuta man mano mod ificandosi sino al momento «attuale nel quale il nemico ha potuto portare numerose artiglierie, fare affluire tru ppe, e seguire alTorzamenti » ! Quando, ancora una volla, la onesta verità era: che sul fronte a sud del M. Nero si trovavano già in linea , allo iniz io de lle oslilità, lrnppe di copertura austro-ungariche per una forza comple ssiva pari a SEI/SETTE div isioni; che la sera de l 27 maggio , arrivato in zona il generale Iloroeviç era pressoché completo col Comando de lla 5" Armata to lta dal teatro serbo , erano già schierati , oltre alle truppe di copertura, DIC IOTl'O battaglioni del XV Corpo e QUATIORDJCI battaglioni del XVI (quest'ultimo fra Tolmino e Gorizia) ; mentre in quella stessa data il Il Corpo italiano mancava ancora della sua terza divisione (la 32•) che poteva portarsi in linea soltanto il 2 giugno; c he verso il 10 giugno lo schieramento cieli' Armata Rorocviç era pre ssoché completo di tutti gli effettivi delle varie armi e serviz i, rise rva compresa (48" Divisione); che, per quanto riguarda i lavori di " afforzamento" , sin dall 'apri lc erano stati intrapresi dagli austriac i quelli per gli sbarramenti a valle di Tolmino. «Era perciò necessario procedere con metodo, e prima di tentare di forzare la linea era d'uopo riconoscere acc uratamente le difese preparate dal nemico,


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individuarne gli appostamenti delle hatterie e mettersi in condi zione di batterle efficacemente» (Luigi Cadorna, La guerra alla fron te italiana, volume l , Milano l 92 1, p . 136). Erano questi , per l'appunto, i concetti e le esigenze ripetutamente prospettati dal generale Rc isoli . Naturalmente (era appe na il caso di soggiungerlo), perché la preparazione fosse fatta e fosse fatta bene occorre va , innanzi lullo, dispoJTe di artiglie ri e idonee per tipo e bastevoli per quantità: cosa che , per il teatro d i gue rra ita lo-austriaco de l 191 5, dall ' ini zio delle ostilità e per molti mesi, non e bbe a verificarsi sul fronte de l medio Isonzo e , in parti colare, nel settore di Plava . Ma poi , fatta pure l'ipotesi che avesse un minimo di legittimità, nel caso spec ifico, l'adde bito de ll'aver consentito, a favore de l nemico e per difetto di vigoria, un la nlo deprecabile mutamento della situazione iniziale, era proprio in diritto il C omandante della 2" Armata di porlo ad esclusivo carico del Il Corpo? ... Non mostrava di dimenticare , così facendo, c he almeno fino a 15 giorni dopo l'apertura de lle ostilità - e c ioè proprio nella fase durante la quale, se mai , si sare bbe potuta presumere, con più o meno appropriato realismo, una condi zione di cose a noi fuggevolmente propizia - gli ordini de l Comando d ' Armata non avevano cerio spronato a dinamica decisione e rapidità e tanto meno a disinvolta aggressiva irruenza, risultando piuttosto , per quanto concerne va il TI Corpo , impro ntati ad una certa caute la e dichiaratamente frena nti ? .. . Jiino ad almeno il IO g iugno tali ordini non avevano forse parlalo di rico~nizioni verso il Sabotino , da possibilmente occupare, e f ino all'Isonzo pe r vedere anche suJla ri va sinistra (24/25 maggio)? ... di az ioni dimostrative verso Plava e verso il M . Kuk (2/4 g iugno)? . . . di lenta avanzata con proibizione di passare l' lsonza (5/6 giug no)? . .. di ne mi co da scacciare dalla riva destra de ll'Isonzo e di tentativi da fa re pe r il passagg io de l fiume a Plava (8/9 g iugno)? ... A parte che disposizioni di tal natura fossero più o meno in sintonia con l' ordine d 'ope raz ione n. I de l Comando Supre mo pe r «una e nerg ica cd improvvisa iJTu zione» de lla 2" e 3" Armata, si poteva sostene re in piena buona fede che fino al 10 giugno la situazione fosse stata «assai fa vorevole» nel settore del Il Corpo e che ta le condi zione avesse c omincialo a c ambiare in nostro danno soltanto dal momento in cui le val orose truppe de l gene rale Rcisoli forzavano l' Isonzo, conquistavano Plava, intrapre ndevano la vittoriosa crue nta ascesa alla "collina de lla mo1te" suscitando l' ammiraz ione de ll ' avversario , procedevano all a costituzione, al tenace consolidamento e alla successiva dilala7.ione dell'uniw testa di ponte proie ttata dai nostri di là dal riume da Tolmino a Goriz ia? ... E come avre bbe potuto e potrebbe co nciliarsi una tale pretesa con quanto affermato da Lui gi Cadorna (w guerra sulla .fi-or1te italiana, voi. I, pag. 129) che, cioè «l' irruzione nel te n-itorio nemico dei primi ~iorni della guerra non si è arresta ta che di.fronte all 'impossibilità di avanzare ancora» e che (pag. 137) «le operazioni , sempre ostacolate dal cattivo tempo e dal ne mico te na<.:cmente aggrappato al le sue siste mazioni dife nsive, e paralizzate dalla ~rande penuria da parte nostra di potenti artiglierie e dalla difficoltà di identijìcare le batterie nemiche per la mancanza di mezzi aeronautici . . . p rocedei/ero c011 estrema lentezza»? ...


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Tutto inutile, allora: per il Comandante della 2" Armala, occupato a cogl iere, quando non addirittura ad escogitare pretesti per dar materia alle sue depri menti "riservate personali", nulla poteva avere significato e rilievo contro il suo preconcetto atteggiamento vessatorio. Nulla poté impedirgli di persiste re nel porre a carico dei dipendenti , e singolarmente a carico del Comandante del 11 Corpo, assurde accuse di scarsa energia alle quali far risalire la responsabilità e la colpa del mancato conseguimento di risultati tanto a mbìti quanto illusori e irraggiungibili. E poiché le gratuite prevenzioni non venivano smontate né da inoppugnabili dimostrazioni di errore negli apprezzamenti negati vi contestati , né da solari prove di inconsistenza negli elementi di fatto portati a preteso fondamento di ingiusti rimarchi , la insanabile situazione di "dissidio morale" (come taluno volle definirla sottovalutando o sottacendo il carallcrc di scoperta intenzione oppressiva nella condotta del più elevato in grado) non poté che portare ad un a ormai scontata conclusione. li 24 settembre - proprio quando, per una nuova progettata offensiva, si stavano finalmente trasferendo nel settore del Il Corpo una quindicina di batterie di medio e grosso calibro e veni va chiamalo in linea, sulla sinistra del scllorc, un Corpo d 'armata in più, e c ioè proprio quando si mostrava di cominciare a capire finalmente la reale situazione e le connesse esigenze - il generale Reisoli riceveva l'ord ine di lasciare «in giornata» il Comando e di raggiungere la «la sua residenza normale, indicando il suo indiri zzo» . Motivo del l'esonero: «defi cienza di vigoria nell'esercizio del comando di Corpo d'armata». Si trattava dello stesso generale Reisoli che, nel 19 J 3, rimpatria to vittorioso dalla Libia, aveva ricevuto l'esplicito elogio del Re per la singolare sicurezza di cui aveva dato chiarissime prove nella preparazione, impostazione e condotta delle sue battaglie a Homs e a Dcrna. Si trattava dello stesso generale Reisoli al quale il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, nelle medesime ci rcostanze, aveva dichiarato la sua personale compiaciuta ammirazione «per il curaltere, la.fermezza, la tenacia e la grande eneriia» dimostrate nel corso delle sue «bellissime operazioni militari». Era quel generale Reisoli, Comandante del Il Corpo d'armata sul medio Isonzo, che, il 9 giugno 1915, col suo personale intervento e grazie alla sua vigorosa decisione, aveva ottenuto il passaggio oltre il fiume e la conqui sta di Plava. Era quello stesso generale Rcisoli c he, lasciato arbitro di decidere, sotto il minacciato peso della sua sola personale responsabilità, se ric hiamare o me no sulla destra dell'Isonzo le unità g ià in precaria drammatica situazione di là dal fiume, non solo aveva dimessa l'idea delle dolorosa rinun zia, ma la sera del 14 giugno aveva disposto l'attacco decisivo alla tremenda quota 383, determinando la costituzione di quella testa di ponte che nel 191 7, a Bainsizza conq uistata , fece ricordare e definire PI ava come "culla della vittoria".


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Strafexpedition (maggio 1916). V' è coi nvolto Brusati, comandante della I" armata. Roberto Brusati (Milano, 1850 - Santa Marghe rita Ligure, 1935), seguendo le om1e del fratello maggiore Ugo, futuro generale e primo aiutante di campo di re Vittorio Emanuele Ill, è ammesso, nel L863, nel collegio militare di Firenze e poi in quello di Milano. Entra nel 1866 all 'accademia militare di Torino, dopo aver vanamente tentato di an-uolarsi volontario per la terza guen-a d'indipenden-

Roberto Brusati.


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za. Dotato e studioso, è il primo del suo corso. Sottotenente nel corpo di slalo maggiore a 19 anni , dopo due a nni di scuola di guen-a ottiene l'idoneità al servizio di stato maggiore e la promozione a tenente. Presta servizio nel 3° reggimento d'artiglie ria e poi in comandi a Roma e Milano. Nel 1876 è destinato all'istituto topografico di Virenze (futuro istituto geografico militare) come "mappatore" e poi capo d ' una sezione di mappatori . Divcnla capi tano nel 1877 e maggiore nel 64° reggimento di fanteria (brigata Cagliari), nel 1884 . Tre anni più tardi è nominato capo dell' ufficio scacchie re occidentale del comando del corpo di stato maggiore e poi capo della segreteria del vicecomandante del corpo medesimo. Tenente colonne llo nel 1888 e colonnello nel 1892, assume il comando del 22° reggimento di fanteria (brigata Cremona). Nel 1896 è capo di stato maggiore del corpo d'armata di Roma. Da maggior generale comanda la brigata Messina (93° e 94° fanteria), da tenente generale ( 1905) le divisioni di Ravenna e Roma , il J corpo d ' armata di Torino ( 19 10). è designato per il comando d'armata in guerra ne l 19 I 4. Nello stesso anno è nominato senatore del regno. Allo scoppio del primo conflitto mond iale, comanda per quasi un anno la I" armata (sei divisioni) , schierata sui due lati del saliente trentino co n il compito d'impedire offensive austriache che minaccino di pre nde re alle spalle il grosso delle forze italiane impegnato sull ' Isonzo. Il compito difensivo non esclude attacchi limitati , miranti a mig liorare le posizioni . All'inizio delle operazioni helliche è occupata la striscia di terreno compresa fra il conl1nc politico e quello militare, alquanto arretrato. Il 29 agosto 1915 , Cadorna, vista fallire la conquista dei forti che dominano la testala dell ' Astico e considerata la mancan za di obietti vi strategici nel settore dell'armata , ordina di ritornare al primitivo atteggiamento difensivo. Invece Brusati imprime a lle operazioni un orientamento spiccatamente offensivo , portando le truppe su posizio ni avanzate, poco favorevol i a una difesa, trascurando la predisposizione di posil'.ioni di resistenza più arretrate e la costituzione di riserve. Nel mari.o 1916 , Cadorna dà scarso credito alle notizie sull ' imminente offensiva austri aca, provenienti dall'uftJcio informazioni de lla l" armata (più efficie nte di quello del comando supremo). Concede tuttavia rinforzi equ iva le nti a cinque divisioni , che Hrusati spinge anc he queste troppo avanti , rihadcndo ancora il 14 aprile c he la difesa a o ltranza va condotta sulla prima linea. Soltanto ai primi di maggio Cadorna si rende conto che Brusati ha sistematicamente trasgredito i suoi ordini: il giorno 8 g li toglie il comando. Troppo tardi per arretrare su posizioni più forti e costitu ire una riserva. Il 15 maggio, la Strafexpedition ("spedizione punitiva"), fortemente voluta dal maresciallo Conrad con l' intento di eliminare l' ltalia dal conflitto, travolge le posizioni avanzale della I" armata: è arrestata solo dopo qu attro settimane d' inccrli e drammatici scontri , facendo afflui1·e ingenti forze dall ' Isonzo. Il governo cerca un capro espiatorio: mentre ancora infuriano i combattimenti , l'agenzia Stefani comunica il 25 maggio che il consiglio dei ministri ha collocato Brusali a riposo. li provvedime nto, contrario alle consuetudini , non spccirica c he l'esonero è avvenuto una settimana prima de ll 'attacco avversario. L'opinione pubblica è così indotta a credere che il generale sia responsabile


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della rotta: s i scatena una campagna denigratoria , che governo e comando supremo non intervengono ad arrestare. Brusati tace. Il dopoguerra gli rende giusti zia: ria mmesso in servizio con effetto retroattivo da l 1916, è posto in posizione a usiliaria per e tà e promosso successivame nte generale d ' am1ala. Brusati desidererebbe un a riparazione solenne del torto subfto: la ria mmissione in servizio cancell a il collocamento a riposo, ma non il "siluramento". La promozione a maresciallo d i Cadorna significa però la definitiva rinuncia a un riesame critico del passato. Nel 1930 , cinque anni prima della morte, Rrusati affida al direttore del musco del risorgimento di Mila no , insieme con le sue carte, un'autodifesa, a fu tura memoria, sulle vicende accadutegli (archivio di storia contemporanea, cartella 46). I ,a busta, aperta vent'anni dopo , contie ne il documento lrascrillo di seguito. La Ia Armata, allo inizio dell a guerra , era schi erata di fronte all'antico confi ne austriaco (il deprecabile confi ne che dopo Custoza ci era stato imposto) dallo Stelvio al Cordevole. Fronte di circa quattrocento chilometri. Una sola div isione per ogni sessanta e più c hilo metri di fronte . La 1• Annata aveva per compito: 1°) Impedi re la in vasione ne mica (compilo di vitale importanza in relazione allo schieramento dell' Esercito nostro; compito, per la situazione iniziale, pe r le scarse sue forze, arduo, delicatissimo). 2°) Operare tallieamc nlc per mig liorare, fino a che possibile, la sua infelice situazione iniziale. Allo scoccare della mezzanotte del 23 Maggio 1915 , per profittare della sorpresa, la I " Armata fece uno sbalzo innanzi, proseguito poi con risultato di rilevante importanza. S.E. Cadoma, allora al Comando Supremo , riferendosi ai ri sul tati della I " Armala in q uesto primo suo sbalzo innanzi, ha d ichiarato che esso: «Ebbe una influenza decisiva su tutto il corso della nostra guerra.>> Lo ha pubblicamente riconfermato nel suo libro " I ,a guerra alla fron te italiana", Voi. 1°, pagina 13 1, dove espone le ragioni d i questa sua dichiarazione. La avanzata della I" Armata, c he avrebbe po tuto in quei primi giorni progredi re a ncora in favo revoli condi zioni , ven iva recisamente arrestata dal Comando S upremo: a) telegramma cifrato 3 giugno 19 15 ore 19. 15 - N° 175 (Minaccia bavarese - Truppe si afforz ino su posi1.ioni con4u islalc che maggiormente si prestano) b) lettera 10 giugno 19 15 - n° 334 P.llo G (Non avanzare - rafforzarsi su nuovo fron te conquistato). In questa lettera è la seguente frase testuale: «Poiché è bene che V.E. sappia come da informazioni concordi si debba fo ndatamente presumere c he la Germania si prepari ad esercitare un viole nto sfor.i:o dal saliente tirolese, e quasi certamente sulla fro nte di codesta Arma ta.


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Quelle informazioni concordi , non rispondevano affallo a realtà. Si direbbero fatte pervenire al Comando Supremo nell'interesse del nemico, che, come risultò poi , nei primi giorni di guerra, di fron te alla I" Armata nel Trentino non disponeva che di forze scarsissime, e perciò col temporaneo mandato di ritardare soltanto la nostra avanzala, se de l caso, non già di resistervi. (Deposizione del Generale K<imen von Horack - Comandante il campo trincerato di Trento all' inizio della guerra - nel terzo processo contro l'ufficiale di artiglieria Nebesar (Boemo), per aver egli , nella sua qualità di Comandante del Forte di Luserna, fatta alzare bandiera bianca sul Forte stesso il 28 Maggio 19 15, da no i da tre giorni canoneggiato). In seguito, col rapido aumentare delle forze nemiche sulla fronte della 1• Armata, le difficoltà per la sua avanzata ben s'accrcbbcro, non per questo essa cessò. Finché possibile, e dove possibi le, essa continuò per assolvere al mandalo affidatole (2° Compito). I vari scllori della fronte della I" Armata erano disposti a ventaglio intorno al saliente tirolese tridentino, il nemico era in possesso del manico del ventaglio e della prima parte delle sue stecche. Appena penetrati nella zona montuosa (che conservava caratteri aspri - altitudini considerevoli fino al piano, anche nella parte della fronte del l'Armata più meridionale) le strade parallele al fronte stesso, strade di arroccamento, facevano difetto. Conseguentemente non possibili rapidi spostamenti di reparti di qualche entità da un settore ali 'altro. Longitudinalmente le vallate erano percorse da buone rotabili perpend icolari alla fro nte. Solo tre di queste però accompagnate da ferrovia. La diffi coltà di spostamenti laterali rendeva più sentita la scarsità delle forze disponibili . Evidentemente la possibilità di rapidi spostamenti ne avrebbe aumentata la efficenza. Per la scarsa forza disponibi le in relazione al la estensione della fronte, il presidio di ogni settore doveva essere ridotto ai minimi termini. Per contro il nemico, al coperto, dalla sua posizione centrale, poteva attaccare di sorpresa in direzione di un qualsiasi settore nostro, colla possibilità d i impossessarsi di sorpresa di qualche posizione importante per la nostra e per la sua difesa - per l' ulteriore sua offesa - eventu alità veramente deprecabile. La scarsità delle forze dispo nibili , le condizioni topografiche e stradali accennale rendevano delicata anche la soluzione della quistionc della entità delle riserve e loro dislocazione. Per tutte queste considerazioni, e pci pericoli che si potevano correre, erano vietati spostamenti considerevoli di forze, o almeno sconsigliabi li, di fronte al mandato precipuo della I" Armata ( 1° Compito). Spostamenti e concentramenti di for.1:e che pure sarebbero stati mollo opportuni e avrebbero potuto agevolare alla 1" Armala il conseguimento del suo 2° Compito. A) Per conseguire questo 2° Compito, che naturalmente aveva diretta intlucnza anche sul I 0 : per migliorare la infelice situazione difensiva iniziale della 1• Armata - schierata all'inizio, come si disse, di fronte all'antico confine austriaco - occorreva, vincendo le difficoltà sovracccnnate, alle quali si aggiunse il continuo depauperamento di forze dell 'Armala,


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per destinazione al fronte isontino, occorreva oltrepassare tale confine e conquistar terreno, respin gendo il nemico , rimontando le valli. Occorreva conquistar terreno innanzi, allo scopo di accrescere in nostro favore la profondità della zona montana, di più facile difendibilità , respingendo indietro , per quanto possibile, il nemico per allontanarlo sempre più dalla da lui agognata pianura padana, alla quale in alcuni tratti del fronte eravamo adossati . Specie in alcuni determinati tratti della fronte dell ' Armata e ravamo, si può dire, quas i al limite della zona montana colle spalle alla pianura, dove una vigorosa spinta avversaria avrebbe potuto farci precipitare. B) Altra condizione che rendeva infelice la situazione della I• Armata allo inizio della guerra, di rrontc al suo compito precipuo, era quella della eccessiva fronte da guardare, in relazione alla sua forza. Colla progressiva nostra avanzata si tendeva anc he a correggere questo grave di letto. Colla riduzione della fronte nemica, la fronte nostra che quella avvolgeva , conseguentemente si accorciava. li raccorciamento era tanto più sensibile, quando la nostra avanzata tendesse, come di fallo avvenne , a smussare il vertice meridionale del triangolo tridentino, che, occupato dal nemico, si incuneava minaccioso fra la pianura lombarda e quella veneta. Allorc hé alla fine del primo anno di guerra, esonerato dal Comando, lasciai la I" Armata , le brave truppe di questa, superando disagi, con diuturne fatiche , accorgimenti , valore erano riuscite a conseguire i due scopi (A, B) che mi e ro prefisso i11 misura conside revole. A) L'avanzata della Am,ata - la conquista del terreno oltre all'antico confine - aveva raggiunto in taluni punti la profondità di una trentina cli c hilometri (ad esempio in Val Sugana). Valide posizioni difensive si erano saldamente occupate. B) Si era conseguito il raccorciamento della fronte primitiva per oltre centosessanta chilometri . Centosessanta chilometri da difendere in meno , in caso di attacco nemico. Allorché, dopo il mio allontanamento dalla zona di guerra, si sferrò l'attacco a ustriaco nel Tre ntino (Maggio 1916) il conseguimento dei due risultati accennati , ottenuto nel periodo nel quale avevo comandata la l" Armata, doveva influi re, cd ha naturalmente influito in modo decisivo, sui risultati dell'attacco stesso. Basta, pe r rendersene conto, por me nte a quello che poteva avvenire se, ad esempio, le truppe della I" Armala non fossero già riuscite ad impossessarsi del massiccio del Pasubio, e questo caposaldo della difesa fosse rimasto , e fosse ancora , in possesso del nemico allorché egli sferrò il suo attacco il 15 Maggio 1916. Se lungo la rronlc dcll 'allacco nemico, g li arretramenti che questi malauguratamente ci impose in alcuni tratti , si fossero dovuti subire, erl in egual misura , quando la nostra precedente avanzata già non lo avesse allontanato dalla pianura, mollo probabilmente egli sarebbe riuscito a raggiungerla. Il Comando Supremo era giornalmente (due volte al giorno per sua disposi-


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zione) tenuto al corrente della esatta, completa situazione dell'Armata. Situazione che era controllata anche da Ufficiali addetti al Comando Supremo stesso, o dai Comandi Generali di Artiglieria e del Genio. Pertanto il Comando Supremo era sempre completamente al corrente della oradctta situazione della I" Armata in tutti i suoi particolari e se ne dimostrava soddi sfatto. Le manifestazioni di tale soddisfazione, gli elogi non mancarono. Farò qui di seguito al riguardo alcune pochissime citazioni che ritengo caratteristiche. La soddisfazione del Capo di Stato Maggiore dell 'Esercito per l' avan:1_,ata delle truppe dell'Armata , mi è da Lui espressa nella seguente sua lettera, e per quanto questa sia privata, la conferma di quelJa soddisfazione non ri sulta meno espressiva. Avevo fatto tenere al CSME - al Comando Supremo - in omaggio alcuni frammenti di proietti da 420 germanici, raet:olti sulla fronte della Armata in Val Lagarina.11 15 Diccmhre 191 5, SE. Cadorna mi scriveva: «Caro Roberto, Ti sono infinitamente grato dei magnifici frammenti che mi hai mandati , mmc pure di averli accompagnati da così bei basamenti e dalla gentile dedica. Essi costituiranno il più bel <.:imclio della guerra , ed un bel ricordo della hclla e celere avanzata che le tue truppe hanno ratto in Val d ' Adige come altrove. Grazie dunque di cuore, e ti stringo affettuosamente la mano. Tuo aff.mo L. Cadorna Alla fine d 'anno 1915, S.E. Cadoma mi riceveva nel Suo ufficio a Udine. In quella occasione caldamente mi ringraziava per l' opera mia svolta quale Com .te la l" Armata. Aggiungeva: «Sci l'unico che abbia fatto qualche cosa». Per quanto riguard a iJ raccorciamento della fronte che ero riuscito a consegu ire, il Comando Supremo rinnovava ufficialmente il suo elogio nella sua lettera 24 Febbraio 1916. In essa è detto che «La maggior ragione di elogio per la l" Armala, era appunto l 'aver essa saputo ridurre la fronte iniziale di schieramento fra la Valtellina e la Val Cismon da 380 a 213 t:hilomctri». La lettera 24 Febbraio 19 I 6 contenente questa frase è stata pubblicata da S.E. Cadorna nel suo lihro "La guerra alla fronte italiana" . Volume I, pagina 178. S.E. Cadorna parlando di me con S.E . Della Noce (Capo Servizio in guerra del Comando Supremo), Generale vecchio amico e confidentissimo <<glie ne aveva dello tutto il bene imagi nabile». Così a 1Tcrn1a S.E. Della Noce in lettera 25 Maggio J916, scritta a mio Prate llo . Il favore del Comando Supremo a mio riguardo, per l'opera mia di Comandante la I" Armata, che mi aveva accompagnato nei primi nove mesi di guerra, repentinamente si tramutava in sistematica disapprovazione. Questa dovuta al fatto della mia insistenza nel segnalare la preparazione, e nel prevedere non lontano un poderoso attacco austriaco sulla fronte della mia Armata. Pre parazione e probabile attacco che, a giudizio del Comando Supremo , non era che nella mia mente esaltata, sconvolta dal pericolo che supponevo incombere sulla fronte dcli' Annata che comandavo. Sempre a seconda del Comando Supremo, le voci di questo poderoso attacco erano propalate ad arte dagli austriaci, allo scopo di sottrarre nostre forze dal fronte isontino, sul quale si stava preparando da noi una decisa offensiva. Per la seconda volta, durante il periodo di guerra nel quale comandai la I" Annata (alla prima volta ho più sopra accennato) le errate informazioni sulle


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quali si basava il Comando Supremo, si sarebbero fatte pervenire a qucsto nell' inte resse del nemico, che procurava di occultare per quanto possibile la preparazione del suo poderoso attacco per poterlo poi sferrare col vantaggio della sorpresa. Nel modo più arbitrario cd erroneo mi si attribuiva poi dal Comando Supremo uno stato d 'animo ben lontano dal vero . Questa accusa ritengo ahhia cominciato ad essermi rivolta in seguito alla mia lettera 20 Febbraio 1916 nella quale rappresentavo al Comando Supremo la opportunità - qualora le voc i sulla preparazione dell'attacco austriaco pre ndessero consistenza maggiore - di ripristinare la Ia Armata nelle condizioni di forze che essa aveva antecedentemente a tutti i depauperamenti che le erano stati imposti a favore de l fronte isontino, nei primi mesi di guerra. Contavo che la efficenza delle truppe in combattime nto è moltiplicata dalla conoscen7.a del terreno dove deve svolgere la sua azione, e pe rtanto che molto più validi possano essere rinforzi c he giungano in tempo per poter acquistare detta perfetta conoscenza, che non arrivali all'u lti mo momento, quando senza sosta e senza orientamento debbano subito essere gettati nella voragine del combattimento. A questo concetto era anche inspirata la mia detta lettera del 20 Pebbraio 1916. La quale deve ave r dato ai ne rvi, come suol dirsi, del Comando Supremo , che da questa prese motivo per l'accusa fallami di aver persa calma e sere nità al primo accenno e per la te ma di un poderoso attacco nemico sulla fronte della mia Armata. Questa accusa del Comando Supremo venne mantenuta a mio rig uardo e sostenuta naturalmente dal rauo che io insistevo sempre più nella previsione dell 'attacco austriaco - previsione ritenuta completamente e1Tonca dal Comando Supremo e so ltanto frutto della mia mente scossa. Non s i voleva pensare che allorquando al principio di Giugno 19 15 mi si e ra annunciato quel po' po' di minaccia dalla Germania, intesa al violento sfòrzo contro, quasi ce11a mente, alla mia Armata, noti zia che, comunque valutata, pel modo reciso col quale era data, non poteva a meno dall 'impressionare, io non avevo pe rso neppure un briciolo della mia serenità abituale, e di quella mi a calma proverbiale, che da chi mi ha avvicinato, anche in guerra, è sempre stata ritenuta ultra inalterabile. Al principio di Giug no, e ro così calmo e sereno a malgrado della impress ionante notizia comunicata mi dal Comando Supremo che a soli pochi g iorni da essa (15 Giugno 191 5) mi ero perfino azzardato di chiedere al C 0 S 0 il rinfor/,() di una Divisione , per una offensiva intesa a sbrecciare le Alpi di Fassa, allora poco gue rnite dal nemico. Ed è ancora da notare che al principio di Giugno 1915, le condizioni della Armata non erano ancora sta te avvantagg iate dalle rclici sue ulteriori avanzate, e che per l'eventualità dell 'attacco ne mico nella primavera 19 16 ripetute assicurazioni mi e rano state date dal Comando Supremo, che, in tal caso, esso arriverebbe sempre in tempo a rafforzare la l" Armata con forze e mezzi adeguati alla s ituazione. Considerazioni c he, sembre rebbe, avrebbero dovuto indurre il Comando Supre mo a riconoscere il proprio errore, quanto meno a far nascere dubbi sulla sua infondata prcsunlione a mio rigu.udo. In ogni modo e ra doveroso da parte


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del Comando Supremo, di constatare avvicinamlomi, mantenendosi a personale contatto con me, il mio vero stato d ' animo, non dedurlo dalle mie ri chieste etc etc. Come riferirò in seg uito io e bbi a subire personalmente il danno della imaginaria presunzione a riguardo del mio stato d 'animo per parte del Comando Supremo , ma intanto il guaio principale derivante da questa fal sa presunzione si era che ormai , in tuuo il periodo c he precedeva l' aUacco austriaco, il suo g iudizio su ogni mio atto, su ogni mia richiesta, o proposta o informazione , era giudizio inquinato da quel fal so presupposto e perciò errato. Quando si andavano addensando le minacce austriache, nel Marzo 191 6, S.E. Cadorna si era allontanato da Udine e dall'Italia per visite ai fronti francese-inglcsc-hclga. /\I suo ritorno a Udine (3 aprile 1916) oppose rifiuto ad una prima mia richiesta di conferire con lui . Volevo esporgli la situazione della fronte dell'Armata, quale mi appari va, sola che mi interessava e ritenevo dovesse interessare anche il Capo SM E sercito. Analogo rifiuto ad analoga domanda ebbi da S.E. Cadoma allorché il 30 Aprile 1916 inizi<'> una rapida visita su di un tratto della fronte della I" Armala. li 9 Maggio 1916 ve nivo esoneralo dal Comando della Armata. Telegramma cifrato C 0 S 0 mc ne informava, ingiungendomi allonlananni subito dall a Zo na di guerra, cedendo interinalmente Comando a S .E. Gobbo Com.te Corpo Armata Verona. Seguiva immedia tame nte lettera 2106 Protocollo G . S.E. Cadorna mi notificava in essa i moti vi che lo avevano indoUo a propormi per l'esonero. In questa lettera e ra nettamente riconfermato che la divergenza di vedute al riguardo dell'attacco austriaco, era rnolivo precipuo della mia esonerazionc . Ritenevo di capitale importanza mantenere il possesso del massiccio montano - Pasubio - Col Santo , che a vrebbe spezzata la offensiva nemica sulla fro nte da Val Lagarina a Val Sugana (fronte da me prevista fino dal I Aprile 1916, sferratasi 15 Maggio 19 J6). Valutavo insufficenti le forze che presidiavano questo massiccio (valutazione che i fatti dimostrarono poi esalta). Avevo 1itenuto, prevedendo imminente l' attacco nemico, indispcnsahile non tardare a rinforzarlo con parte 9" di visione giunta a Schio [?] scorso. Divisione a disposizione Com.do Sup.mo. Questo vi si oppose . A tale riguardo nella lettera "esonero dal Comando" è scritto: <<Cito ancora il pre maturo, affreUato impiego della 9" Divisione che ove non fosse questo Comando intervenuto etc etc etc. Questa stessa precipitazione nello spendere gran (?) parte delle truppe solo a causa dello incerto delinearsi di una minaccia offensiva mentre mancavano come tuttora mancano non pochi ele menti di giudizio sulla situazione e sulle intenzioni del nemico, ha avvalorato in me (S .E. Cadorna ha firmata la lettera) il convincimento che faccia difetto alla E.V. quella ponderata valutazione degli avvenimenti che è indispensabile per poterli fronteggiare con illuminato e provvido criterio». Nella chiusa del la lettera è ribadita l'accusa circa questa mi a deficenza riconfermata, questa, causa precipua dell'esonero. «Per il complesso delle considerazioni esposte non mi è consentito nell' ora presente di nutrire la sicura fern1a fiducia che V.E. in caso di attacco nemico possa reggere il Comando con O


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quella serena obbiettiva visione degli avvenimenti più che mai indispensabile in codesto Scacchiere». Perciò era costretto a proporre il mio esonero. Rilevo che in questa citata lettera del mio esonero, il Comando Supremo afferma 1'8 Maggio 1916 (data della lettera) che mancavano ancora elementi di giudizio sulla situazione e sulle intenzioni del nemico. Tutte le informazioni dei disertori (una delle quali di eccezionale importanza, che come poi si è risaputo ha destato l'allarme nel campo nemico). La informazione ben chiara - sotto al velo, molto trasparente, di una forma studiata - informazione che, rischiando la sua vita, forniva un nostro Capitano prigioniero in Austria, per questa ricompensato a fine guerra con medagli a al valore. Tutte quelle concordi di numerosi informatori . Tutte le conclusioni dell'Ufficio informazioni della 1" Armata - non erano clementi di giudizio? Quand ' anche, di proposito, il Comando Supremo non volesse fare assegnamento alcuno su di questi . L' intenso movimento di tre ni susseguentisi g iorno e notte e sbarcanti truppe e materiali . Il movime nto intenso di uomini e materiali ingombrante tutte le strade ordinarie sulla fronte dell a l" Armata da Lagarina a Sugana - non eran forse clementi di g iudizio? E qui non si trattava più di informazioni , alle quali , se non prudente, era pur sempre lecito , dare importanza limitata, e non assolutamente negativa, ma si trattava di cose che si vedevano, osservale direttamente dalle nostre prime linee, nettamente e pie namente concordanti coi risultati delle ticognizioni ae ree - si trattava di cose sulle quali non si poteva e non si doveva avere più alcun dubbio. Informazioni n1tte e sempre e tosto trasmesse al Comando Supremo. Queste ultime a cominciare dal 24 Marzo 1916. Da tutto ciò appare assolutamente inli.mdata la detta affermazione al riguardo, del Comando Supremo - questo, al resto , non poteva pretendere che il nemico g li comu nicasse sue forze , sue intenzioni , g iorno, ora precisa nella quale avrebbe iniziato il suo attacco. Era difficile che la preparazione austriaca per la sua offensiva strategica nel Trentino della primavera 1916, per quanto il nemico ricorresse a tutti gli accorg imenti pe r occultarla, potesse sfuggirci o confondersi con una semplice finta. Non entro qui in merito di tulle le considerazioni c he potevano far ritenere al Comando Supremo grave errore tale offensiva per parte del ne mico , ritengo pe rò che di contro a indizi troppo evidenti , qual si fosse il valore di quelle considerazioni esse avrebbero dovuto cedere, e far considerare c he il nemico può talvo lta operare a seconda di quello che si ritiene e rrore. Pe r quanto potessero ave r valore le considerazioni del Comando Supremo non potevano mai essere sufficcnli per far chiudere gli occhi di fronte ai fatti , ed affermare che mancavano elementi di giudizio al riguardo della preparazione <lcll ' allacco austriaco 1'8 Maggio - per quell'attacco che si ini ziava poi a soli sei giorni di distanza da quella affe rmazione. Per quella mia insiste nte previsione mi si esonerava dal Comando, attribue ndomi il difetto della ponderala visione degli avvettirue nti ritenuta indispensahile. I fatti dovevano pur troppo, dimostrare a brevissima distanza cd in maniera non più discutibile, che non in me era mancata la ponderata vi sione degli avvenimenti , ma nel Comando Supremo. Nel quale era forse da rite nersi


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indispensabile - ancor più che in un Comandante in sottordine - tale chiara visione che si dichiarava indispensabile per mc. S.E. Cadorna conferma a mio Fratello - lettera 14 Maggio 1916 - che la causa per la quale mi ha esoneralo «risiede nella poca sere nità a mc dimostrata, appena si è manifestata la possibilità di un attacco austriaco nel Trentinm>. Riafferma la sua «i ncredulità» pe r questo attacco. Fatalità doveva volere c he proprio a poche ore di di stanza si iniLiassc per l'appunto quell'attacco per il quale il C.S. Maggiore dell 'Esercito nostro aveva provato il bisogno di riconformare la sua incredulità. Con ferendo con il Comandante 4" Armata - primi Magg io 1916 - così si esprimeva a mio riguardo, S.E. Cadoma: «Oggi mi trovo nella necessità di dover proporre per l'esonero il Generale Roherto Rrusati , molto me ne dispiace. Egli persiste a credere immine nte un attacco nemico, sul suo fronte, in grande stile, qua ntunque io abbia cercato di dimostrargli [Nego assolutamente e nel modo più reciso, questo .~ia mai avvenuto - e rimpianio non sia avvenutu l che un simi le attacco per parte degli austriaci sarebbe stato un grave errore che essi certamente non avrebbero commesso, e c he quindi le mosse segnalate dagli informatori non erano probabilmente altro che manovre per trarre in inganno. Persistendo in questa credenza Egli continua ed insiste nel chiedere rinforzi di truppe e di artiglierie, turbando il Comando Supremo, intento a studiare e preparare operazioni su altro settore, e producendo una certa nervosità nei suoi dipendenti ». Più esplicito di così , S.E. Cadorna non poteva essere, a conforma , se ve ne fosse stato bisogno, di quanto sopra ho esposto. S.E. Robilant allora Com.te la 4• Armala, dopo la guerra, mi aveva riferito parola per parola di questo suo colloquio. Non ebbe poi difficoltà a ripetem1elo per iscritto, in una sua dichiarazione 30 Novembre 1921 - affermando in essa conserva.re fresco ed esatto il ricordo del colloquio stesso. Dalla dichiarazione ho trascrillc le frasi sopra ricordate. Dopo sei g iorni dal mio allontanamento dal Comando e dalla Zona di guerra l'attacco da me previsto si sferrò. è naturale che, quanto maggiormente inatteso dal Comando Supremo, e tanto più grande dovesse essere in Lui la impressione per esso, e pei dolorosi suoi risultati dei primi giorni. è naturale che d'un tratto s i presentasse ala mente del Comando Supremo tutta la gravità de lla situazione, e che colpito da quei primi dolorosi insuccessi, dovesse correre colla mente al peggio. In circostanze analoghe , è spiegabile, si ricerchino e si vogliano tro vare, non sempre con pacato equanime crite rio. le ragioni degli insuccessi, è spiegabile si ricerchino in altri responsabi lità, a sollievo delle proprie: queste, in buona fede, tal volta ritenute insussistenti , quella in buona lede talvolta ritenute reali , anche quando effettivamente non lo siano. Tutto ciò non sarà sempre generoso - ma. date eccezionali circostanze , spicgahile . Non infrequentemente da chi allaccalo ha dovuto ripiegare, come da chi attaccando non è ricscilo, gran parte dell ' insuccesso si è voluto riversare nel primo caso sulla propria insufficcnle preparazione a difesa del terreno, nel secondo caso sulla poderosità dei rafformmenti predisposti dall'attaccato . Così nei primi giorni dei nostri ripiegamenti nel Trentino, Maggio 19 I 6 , si


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volle attribuirne in gran parte la causa alla dcficcntc preparazione dei rafforzament i del terreno. Causa c he invece andava ricercata , ne lla irruenza dell 'attacco ne mico, nel suo straord inario spiega mento d i artiglierie, fi no allora non conosciuto , sovratutto nella assenza di ri serve strategic he , ben preparale cd istruite, orientale per quanto possibile nel periodo di tempo che loro era stato consentito , su q uelle zone di terreni intricati e difficili d i loro pi ù probabile impiego in w mba tLimenlo, mediante ricogni zioni di Stati Maggiori e Comandanti , e fi nalmente, e questa è la cosa più importa nte, dislocate per modo che potessero tempestiva me nte sostenere le truppe di prima linea laddove necessitasse. S i doveva prevedere che, per quanto queste truppe di I" linea spiegassero tenacia e valore, era umano che, decimate , logorate da poderosi , reiterati attacchi del nemico, tenute in continuazione sotto al suo fuoco intenso delle artiglierie, potessero ceder terreno , se non rafforzale in te mpo, o sostituite completamente , cedendo terreno laddove era nel sonuno interesse della difesa, ciò non avvenisse. Questa previsione mancò, le riserve strategiche nei prim i giorn i fecero difetto. Tre sole di visioni (X l Corpo d 'Armala e 27" Di visione) predisposte all ' inizio col preavviso che esse dovrebbero costituire, in caso d i bisog no, riserve della fronte Trentina. Tre sole div isioni la c ui di slocazione era mantenuta sul fro nte isontino non erano al certo né per fùrza adeguate, né per dislocazione rispondenti alla situaz.ione che si presentò nei primi giorni dell'attacco austri aco di Maggio 19 16. Ma a questo attacco lino a che non si sferrò il Comando Supremo non aveva creduto. Ilo detto che nei primi giorni dell'attacco austriaco si vollero attribuirne i dolorosi nostri insuccessi dei p1imi giorni (2" metà Maggio 19 16) all a dc ficenza dei la vori per il rafforzamento de l terreno. in ta l senso S.E. Cadorna inviava speciale rappo110 al Governo - c he segue ndo vecchi sistemi - era ben lie to d i collocam1i a riposo - pe r dare in pasto al pubblico un responsabile. Avevo ri vo lta domanda ufficiale al Ministero della G uerra, avevo supplicato mi s i facesse ritornare alla fronte, comunque in sottordine. Non mi si privasse del diritto di cittadino, di soldato di difendere il mio paese in g uerra. Aggiungevo che, aderendo alla mia do mand a, il Governo non se ne sare bbe pentito. Invece telegraficamente mi si informava il 25 Maggio 19 16 del mio collocamento a riposo. Il tclc1,rramma per ri guardo era cifrato. Riguardo inutile, perché il Governo aveva partecipato alla Stampa la misura di rigore colla quale mi aveva colpito, e prima ancora che riuscissi a trovare un cifrario, i venditori di giornali strillavano per le strade la notizia. Il paese, al quale si era assicurato, ancor recente mente , che mai un palmo del suol o nazionale sarebbe stato calpestato dal ne mi co rimase colpito, sorpreso , addoloralo per le dolorose notizie che a datare dal 15 Maggio 19 l 6 pervenivano dal fronte, che la opinione pubblica ultra sovreccita ta te nde va a esagerare. Dato questo anom1ale stato degli animi , si compre nde quali consegue nze abhi a potuto a vere per mc , l ' avermi voluto pubblicamente additare quale principale responsabile dei nostri primi rovesci nel Trentino. Chi sapeva nulla di positivo al riguardo della mia condotta quale Comandante la 1" Armata? Chi sapeva del la mia insistenza nella prev isione dell'attacco austriaco, alla quale il Comando Supremo, con tenacia degna di migliore occasione, non aveva voluto credere?


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S/!rf?ÌO Pe/af?al/i

In circoli (bene informali) mi s i incolpava del contrario. Avevo mantenuto il Comando Supremo all'oscuro di quanto avveniva s ulla fronte de lla mia Armata. Come se in lai caso - la responsabilità non dovesse risalire al Comando Supremo stesso. Ma di cose militari, a ll'inf"uori di pochi, chi se ne intendeva in Paese? Dovevo essermi portato ben male, se all' ini zio dell'attacco austriaco, il Governo, clamorosamente, mi aveva collocato a riposo. Chi sapeva che a quell'inizio, io più non avevo il Comando dcli' Armata? T primi giorni non lo sapevano neppure gli uffic iali dell'Armata, ne ho le prove nella lettera di un Generale. Un suhalterno di fanteria, mi si è raccontato, che in un crocchio di borghesi, affermava a mio carico, che nel periodo dell'irruenza dell'attacco austriaco, mai ero stato visto dalle mie trnppe al fronlc. Egli, che, al certo non per benevolenza verso di me, faceva tale affermazio ne, e i suoi ascoltatori ancor più di lui, ignoravano evidentemente che all'epoca dell'attacco austriaco del Maggio 1916 - io non comandavo la l " Armala. La slampa estera dei paesi alleati non rni risparmiò. Meno che mai poi la stampa paesana. Questa insistette nel dirmi Comandante la 1.1 Armata all'inizio dell'attacco austriaco sul fronte di questa e insislelle per mesi , per anni - provocando alla lìnc una puhhlica smentita da paite di mio Fratello. Questa insistenza aveva lo scopo di non scindere la mia responsabi lità da quella di Comandante durante i primi insuccessi suhiti dalla J\rn1ata. Siccome poi la stampa era censurata e la notizia, notizia di guerra, così essa doveva ritenersi esatta. La stampa italiana non chhe misura, specialmente nei primi lernpi del mio collocamento a riposo, nell'inveire contro di me, per accarezzare i sentime nti del pubblico - eccitandoli ad un tempo sempre più. Essa arrivò ad in ventare di sana pianta particolari a mio riguardo che sarebbe stato molto facile il dimostrare menzogneri. Dopo il mio collocamento a riposo, e per la campagna della stampa censurata, forse ispirata, nitte le ire si scatenarono conlro di me. Le voci più infamanti , le invenzioni più incredihili , più strampalate, più ingiuriose sul conto mio e della mia Famiglia (non venero risparmiate le persone a me più care - motte da annj non venne risparmiato il mio unico Piglio superslilc - che valorosamente comballeva al rrontc meritandosi due medaglie al valore, e c he poi lasciò la vila ne l 1918 - in servizio di guerra), queste voci, queste invenzioni si sparsero in un baleno da un capo all'altro d'Italia , raggiunsero i più piccoli e remoti paesucoli . Ed è curioso, alale riguardo , notare che esse si spargessero ovunque e contemporaneamente le stesse o quasi. I più hcncvoli mi dicevano condannato alla fucilazione, per molti ero già bell'e fucilato. Mi si disse traditore - spia. Qualcuno si compiacque ripetermelo in anonime cartoline per posta, o di scriverlo all'ingresso del mio alloggio. Mi risulta che qualcuna di queste atroci accuse a mio riguardo venne ripetuta anche da persone, cosidette serie. Stalo di cose da farmi impazzire, o da spingermi a farla una huona volta finita con una esistenza che era una continua tortura, se non avessi rilenulo mio dovere vivere nella fede che la verità un giorno si farebbe strada, e che la mia vita era perciò necessaria. Tacqui, tacqui sempre, i miei sentimenti da vecchio soldato me lo imponevano. Me lo imponeva il pensiero che durante la guerra il parlare - se di vantaggio a mc personale poteva riescire - non riescirebbe a vantaggio del Paese. Il sagrifi-


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cio mi venne chiesto e risposi che mi sembrava di averne già dato qualche prova! Tacqui, tacqui sempre, a malgrado di molli amichevoli consigli in contrario, per le delle ragioni principalmente, e poi perché mi pareva impossibile che un giorno o l'altro - non si ritornerebbe nel caso mio - e non mi si solloporrebhe a un giudizio di competenti, dinanzi ai quali sollanlo, sempre per le ragioni suaceennale, parlerei fìnalmente con animo di soldato, sicuro che la luce sarebbe fatta - la verità sarebbe conosciuta. Le mie torture mornli si prolungarono per mesi ed anni, finalmente il sospiralo periodo degli esami, dei giudi zi, dei riconoscimenti arrivò. Qui di seguito ne elenco nel modo più sintetico - cronologicamente le varie rasi. I) Metà giugno 1918. Primo verdetto per me ultra favore vo le. Commissione di Generali presieduta da S.E. Generale Mazza - dopo minuto esa me aJ riguardo mia opera in guerra, quale Comandanle I" Armata - studia doeumenli, raffronli , leslimonianze etc. 2) Nessun provvedimento a mio favore, bensì deferimento per parte del Governo al giudizio di S.E. Cadorna dell'operalo della Commissione dei Generali , presieduta da S.E. Mazza - e del suo verdetto a mio riguardo. 3) hne giugno J 918. Il governo invia tutti i precedenti incartamenti I) e 2) all ' unico Generale d'Esercito allora esistente ICarlo Caneval - per avere suo parere conclusivo definitivo. Questo parere risulta a me completamente favorevole. 4) Nessun provvedimento a mio favore - per la ragione addotta dal Governo - che è in corso e non ultimato il lavoro della Commissione di inchiesta - per il ripiegamento dell'Esercito nostro al Piave. 5) Fine Giugno 191 8. Sono chiamato a deporre dinanzi alla Commissione oradetta. 6) Agosto 1919. La Commissione slessa presenta al Governo la sua Relazione. Essa contiene g iudizi a me completamente favorevoli. TI Ministro delJa Guerra mi fa tener copia di questa Relazione (Voi. Il) conte nente gli oradclli gi udizi favorevoli. Un ufficiale incaricato viene a consegnarmela al mio alloggio in Milano. 7) [I Regio Decreto 2 Settembre 1919 annulla il precedente. Sono richiamalo in servizio attivo permanente. A datare dal 3 Luglio 191 8 - per raggiunti limiti d 'età collocato in Posizione Ausiliaria. Oltre tre anni erano passati dal giorno del mio collocamento a riposo! Era Ministro della Guerra, allora che il Decreto 2 Settembre 1919 veniva firmato da S.M. il Re, l'ultimo mio Capo di Stato Maggiore alla I" Armata [Alberico Albricci], hen conscio del mio operalo negli ultimi mesi di Comando. Egli chiudeva la lellera ufficiale colla quale mi comunicava la firma del R. Decreto a mio favore colle seguenti parole: «Voglia pertanto gradire, Eccellenza, le espressioni del mio personale vivissimo compiacimento e il mio cordiale e deferente saluto». E in risposta al mio ringraziamento, in lettera privata mi scriveva: «Come Ella può imaginare, io sono stato hen lieto che il mio dovere fosse una volta d 'accordo col desiderio di far cosa grata al mio animo» .. . «Questo uno dei pochi conforti ... [della sua carica di Ministro]».


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Sergio PelaRalli

1923 - Ministro della Guerra S.E. Diaz, Capo del Governo S.E. Mussolini: Croce di guerra, conferitami in forma solenne dal Comandante il Corpo d'Armala, presenti tutti gli Ufficiali Generali del Presidio di Milano; nomina a Generale d'Armala 1924 - Gli addebiti mossimi da S.E. Cadorna nel suo rapporto 22 Maggio 1916 per la deficenza dei lavori per la sistemazione difensiva - per la quale ero stato collocato a riposo, erano già stati presi in esame nelle sedi suindicate e g iudicati infondati. S.E. Cadorna gli stessi addebiti aveva sviluppati, ed aveva ritenuto il caso di dar loro pubblicità nel suo libro " La Guerra alla fronte italiana" Volume 1°. Per tale puhhlicità il Generale del Genio Angelozzi, che alcuni di questi importanti lavori aveva diretto, e specialmente quelli arretrati sull ' Altopiano di Asiago dopo molte peripezie si era indotto a citare S.E. Cadorna a comparire dinanzi al 0 R Tribunale di Pallanza - ritenendo quegl i addebiti infondati , e come aveva dichiaralo in una sua lettera pubblicata nel Secolo di Milano, mossi solo a scarico di responsabilità personale, ma non per lui ledenti. In questa occasione ebbi la soddisfazione, dopo aver conferito a lungo e ripetutamente con S.E. Cadorna, dopo avergl i mostrati documenti etc di poterg li direttamente provare che nei suoi detti addebiti Egli era stato indotto in errore. Ebbi la soddisfazione di poter ottenere da Lui , pel Generale Ange lozzi, una esplicita dichiarazione, nella quale lealmente riconosceva i suoi c1Tori, prometteva co1Teggerli alla prima occasione. Dichiarazione che poneva fine alla quistione , e in seguilo alla quale il Generale Angclozzi, a mezzo dei suoi avvocati ritirava la suaccennata citazione di S .E. Cadorna. 1927 - S.E. il Generale Segato avendo spedita una copia del suo bello e impo1tante lavoro "L' Italia nella gue rra mondiale" a S.E. Cadorna - riceveva da questi una lunga lettera - in questa S.E. Cadorna scrive «di riconoscere le nobilissime doti d' animo del Gene rale Roberto Brusati, nonché le sue doli di Gene rale e di Soldato». (Meglio tardi che mai!) 1928 - S.E. Mussolini Ministro della guerra nel comunicarmi in lettera ufficiale che il 3 Luglio 1928 dovrò per limiti di età in relazione al disposto de lla legge cessare dalla iscrizione nei ruoli del R0 Esercito, conservando il grado e l'onore dell'uniforme, chiude la sua lettera colle seguenti parole: «Mi è particolarmente gradito inviarle a nome dell'Esercito e del Paese, memori delle alte benemerenze da Lei conseguite in Pace e in Guerra , il più cordiale ed affettuoso saluto» f.to Mussolini Lo avevo subito ringraziato per iscritto, ritenni opportuno rinnovarg li verbalmente i ringraziamenti incontrandolo in Senato. Egli era al hanco di Ministro. Mi accolse molto affabilmente - assicurandomi non ern il caso ringraziarlo - tutte le frasi della Sua lettera - e aveva Egli stesso ben pensate - Le meritavo. f.lo Roberto Rrusati


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Guerra bianca (inverno 1916-1917). Vede come protagonista Segato, comandante de l I corpo d'armata (nell 'ambito della 4" armala, Nicolis di Robilanl). I ,uigi Segato (Belluno, 1856 - Torino, 1940), di venta sottotenente d 'artiglieria a vent'anni c lenente a ventitré. Dopo aver prestato servizio in vari reggimenti, è comandato, nel 1882, ali 'accademia di Torino come ufficiale di compagnia e insegnante aggiunto. L'anno successivo è ammesso al corso di stato maggiore.

l .uigi Segato.


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Sergio Pelafia /li

Promosso capitano nel 1884, assume il comando d ' una balleria del 5° da campagna a Venaria Reale. Dopo un periodo al comando del corpo di stato maggiore, è promosso al grado superiore e asse gnato al 20° fanteria (brigata Brescia) quale comandante di battaglione. Professore titolare alla scuola di guerra di Torino, consegue la promozione a tenente colonnello nel 1896. Tre anni dopo, è capo di stato maggiore della divisione territoriale di Milano. Colonnello dal 1900, è nominato, successivamente, comandante del 75° fanteria (brigata Napoli), capo di stato maggiore del I corpo d ' armata di Torino , comandante in 2" della scuola di guerra. Maggior generale nel 19<)6, comanda la brigata Calabria (59° e 60° fanteria) . Sottosegretario di stato alla guerra nel dicastero Casana nel 1908, tenente generale tre anni più lardi, comanda la brigala Palermo (67° e 68° fanteria) , la scuola di guerra, la divisione territoriale di To rino, il Xli corpo d'annata di Palermo. Decorato al valore, dal 4 marzo 1916 è al I corpo d ' armata mobilitato. Esone rato iJ 2 marzo 19 I 7 , assume le funzio1ù di comandante territoriale del corpo d'armata di Rologna. In posizione ausi liaria dal 1919, è promosso generale di corpo d 'armata nel 1923. Ha scritto L'Italia nella guerra mondiale. Il documento che segue è un suo memoriale in data 16 maggio l 91 7 (museo del risorgimento di Milano, archivio di storia contemporanea, cartella 45). Le ragioni per le quali venni esonerato dal comando del l O corpo d ' armata sono due (vedi dispaccio del Comando Supremo del 9 maggio corr. n° 54444 Reparto operazioni-ufficio personale). I O - Mi si è fatto addebito perché «nel giudicare il dipendente lenente generale Ferrari Decio ho espresso il convinci mento che egli fosse "perfettamente a posto quale comandante di divisione", mentre non solamente il comandante dell' armata lo ha in vece giudicato " non idoneo a comandare una divisione in modo assolutame nte distinto in qualsiasi c ircostanza di guerra", ma nelle conclusioni O del mio rapporto l maggio io ebbi a dichiarare di "non ritenere il generale Ferrari dotato di intelli genza superiore" ed in altro precedente rapporto ( 10 apri le) " non ravvi savo in lui quella larghezza di vedute , quella pronta e sicura visione delle situazioni e quella prontezza e sicurezza nelle decisioni che si richiedono per ben e sercitare comandi più e levati"»; 2° - S.E. il Comandante d ' armata nel rapporto personale che mi rig uarda, avrebbe poi riscontrato in me " mancanza di decisione che sovente neutralizza le buone qualità militari; facilità di accettare ohhiezioni provenienti dai suoi s ubordinati, a progetti suoi che fa s ue ; l'abbondanza dei progetti ben studiati e non mai eseguiti; la tendenza a chiedere mezzi c he sa di non potere avere, per giustificarne la non esecuzione". Per quanto riflette l'addebito relati vo al giudiz io dato sul Generale Ferrari nelle conclusioni del rapporto IO maggio, così mi sono espresso: "Pure senza ritenerlo dotato di intelligenza superiore, tuttavia per la chiarezza e praticità delle sue vedute e per la ponderata sua energia, giudico il Generale Ferrari perfettamente a posto quale comandante di divisione".


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Ora tale gi udizio confermo perché io sono convinto che nei comandi non elevatissimi ciò che occorre non sieno l' intelligenza superiore e la genialità nei concepimenti - doti queste che non di rado s'accompag nano con la prevalenza deJl ' indi vidualismo e delle smodate ambizioni - ma che occorra quello equilibrio di doti di mente e di carattere che insieme con la bene provala capacità professionale , forse, più e meglio possono giovare nell'azione collettiva delle grandi masse attuali. Nel rapporto personale del IO aprile io così concludevo: "Pel complesso delle doli di carattere, di mente e di animo il Tenente generale Ferrari Decio esercita bene l'attuale comando e gode la mia fiduci a; però non ravviso in lui quella larghezza di vedu te, quella pronta e sicura visione delle situazioni e quella conseguente prontezza e sicurezza nelle decisioni che si richiedono per bene esercitare comandi più elevati". Osservo che tale rapporto era compilalo in sede di avanzamento e trovava perlctto riscontro nella moti vazione dell'esclusione dallo avanzamento apposta sullo specchio, che era così concepita: "Sebbene egli possegga in adeguata misura quell'armonico complesso di doti di mente, di coltura e di carattere che gli consentono di bene esercitare il comando attuale, tuttavia non ravviso che in tali doti emerga quanto occorra per esercitare in modo altrettanto distinto il comando di un corpo d'armata". Ciò premesso, davvero non riesco a rendermi conto della contraddizione che in tutto ciò si è creduto di riscontrare, perché se contraddizione esistesse bisognerehhe concludere che per poter comandare bene la divisione occorre essere ritenuti capaci in modo altrettanto distinto anche il corpo d'annata, ciò che panni sa rebbe in contrasto con quanto è dello in una recente circolare del Comando Supremo nella quale si deplora che per troppa indulgenza, siano stati dichiarati idonei, e per conseguenza investiti del comando del corpo d'am, ata, generali che avendo fatta ottima prova come di visionari, si credette possedessero anche i requisiti necessari per bene esercitare il comando d'un corpo d'armata , mentre in vece in tale nuova carica si dimostrarono impari alla bisogna, di guisa che dovettero venirne esonerati. E tutto ciò si deplora perché andarono così perduti anche quali di visionari , generali che se lasciati in tale grado, avrebbero potuto continuare a rendere utilissimi servizi. E vengo alle gravi critiche mossemi poi da S.E. il comandante della 4" armata [Mario Nicolis di Robilant] per la mancanza di carattere dimostrata nel concepire, preparare e condurre le operazioni. Osservo subilo che se tali accuse fossero fondate , parmi che ben prima d i adesso sarebbe stato necessario di esonerarmi da un elevato comando per il quale mi dimostravo tanto impari, mentre non più tardi deU'll gennaio u.s. la prefata Eccellenza mi assicurava godere io la sua completa fiducia. Ma sono convinto che da una inchiesta severa ma ohhiettiva cd a fondo, hen di verse risultanze emergerebbero. Appena assunto il comando del corpo d 'armata il mio primo pensiero fu quello di prendere in esame tutto ciò che era stato fatto, tutto ciù che era stato preparato dai miei predecessori per trarne norma per le ulteriori operazioni.


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Sergio Pelagalli

Rilevai anzitutto gli scarsi - talvo lta anche negativi - risultali conseguiti , sebbene maggiori di 4uclle in cui io avevo lrovato, fossero stati forze e mezzi disponihili e sebbene meno pcrfclta fosse stata la sistemaz ione difensiva avversaria. Rilevai altresì c he schhene magistrali fossero le direttive e le istruz ioni date per lo svolgimento delle operazioni inverna li , nessuna delle progettate operazio ni fosse slala nonché compiuta neppure condotta molto innanzi ne i s uoi preparati vi. Presi subito in esame le condizioni pel successo lanlo di piccole, quanto di g randi operazioni tende nti al conseguimento degli obbiettivi assegnati dal Comando dell'armala, al 4uale sottopos i i vari progetti mettendo in evidenza i mezzi ritenuti indispe nsabili per la loro attuazione con probahilità di buon successo. E trovai a llora da parte di S .E. il Comandante d'armata le più lusinghiere e conforlanti manifestazioni di fiducia e di appoggio. Con lavoro costante e pazie nte e con l'efficace concorso dei comandanti delle divisioni , diedi anzitutto opera alacre a selezionare i quadri ed a mig liorare la disciplina di alcuni corpi e reparti che mo lto ne avevano hisogno, nonché a continuare i lavori in corso ed a fare eseguire ricognizioni per potere ini ziare in buone condizioni que lla serie di operazio ni offensive c he mi ero proposto e che avre i voluto cominciare da quella tendente a lla conqui sta della testata dell'lnnerfeldt, la quale però pe r le condizioni della neve e de lle te mperatura in quelle elevate regioni, avre i des ideralo di poter ritardare fin verso me tà di giugno. La necessità di alleggerire la pressio ne ne mica contro le nostre truppe ne l Trentino Orientale ri chiese che si anticipassero le operazioni. A malgrado delle maggiori difficoltà che si sarebbero incontrale, considerazioni varie mi inducevano a non des istere dal cominciare con lo svolgere l' offensiva verso l'lnnerfeldt, se non che be n presto mi resi conto de ll a scarsa fiducia nel successo che nutriva il colonnello Rigault , comandante dell'8° be rsaglieri , c ui per necessità di dislocazione e di conoscenza dei luoghi , a vrchhe spettato la parte principale in quella ope razione, difello di fiducia che naturalmcnlc si ripercuotcva ne i suoi inferiori . Ora tanto più in operazioni di alta montag na, dove poche sono le forze che si possono impiegare, molti i sacrifici e le audacie che lo ro si devono richiedere, io penso che primo coefficie nte di s uccesso sia la fiducia che si è riusciti ad infondere nella truppa. Poiché nel caso nostro questa fiducia mancava ed i sacrifici e le a udac ie da rich iede re alla truppa sarcbhcro stati eccezionalmente gravi a causa delJe condizioni della montagna in quella stag io ne, poiché d 'altra parte avevo contemporaneamente fallo sludiare da due distinti comandanti di compagnia Alpine la possihilità di un colpo di mano su M. Cadi ni e Croda dcli' Ancona , be ne inteso, con maggiori azioni sul basso per parte de lle truppe della I" divisione, e che favorevoli erano i risultati di tali ricognizion i e pieni di fede si dimostravano quei comandanti di compagnia, deci si senz 'altro di soprassedere sull'operaz io-


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ne dc ll ' lnne rfe ldt ed eseguire in vece que lla verso Son Pauscs-Croda dell'Ancona, tanto più c he sapevo di poter di sporre di d ue hattaglioni in più (49° di fanteria) di que lli che ave vo. D'altra parte quest ' ultima operazione per il suo carattere più grand ioso , meglio dell'altra avrchhe potuto eserc itare quell'az ione di versiva sulle rorzc nemiche che ope ravano nel Trentino, che tanto era desiderata. Pie name nte annuente a tale modifica del mio pia no fu il C omando dell'armata, il qua le però ordinò che le due compagnie, i c ui capitani avevano eseguite le già accennate ricogniz ioni su M . C adin.i e su C roda de l l' Ancona e sulle qua li compagnie io tanto contavo , passassero in Val Costeana per partecipare alla formazione di nuovo hattaglione Alpini; e vane riuscirono le mie istanze per otte ne re che almeno uno dei due capitani mi fosse lasciato. L'offensiva nel l'alto Boite no n fece conseg uire que i ri sultati che si sperava a malgrado de l buon contegno de lle truppe e delle non lievi perdite subite. Certa me nte la fo1te zza, per natura e per arte, de' luoghi vi contribuì , ma molto vi contribuì la non ancora a vvenuta selezio ne degli e le me nti dirigenti me no idone i e la mancanza di c hi per esaurienti ricognizioni preventi ve, avesse potu to guidare i nostri Alpini nel progettato colpo di mano su M . Cadini. Tuttavia avendo io concentrato da quell a parte quanto di più e di meglio avevo sull ' intera mia fronte, ho il con vincime nto che si avrebbe fi nito col conseguire l' inte nto, se inopinatame nte non mi fossero stati tolti due reggimenti di fanteri a (5 battaglioni). un hattaglione alpin i, due batterie da campagna ed una da montagna. A malgrado che tutte queste forze dovessero venir tolte proprio dal fronte di combattime nto, ed a malgrado del logorio di que lle c he vi rimanevano, volli che neppure un pollice di terre no conquistalo veni sse abbando nato e con amm irevole spirito di sacrificio e con encomiabile valore le truppe, sebbene soggette a perdite g iornaliere non lievi , seppe ro ohhedire. li Comando dell 'armata riconobbe che, a cau sa dell ' indebolimento di forze subito (da l momento in cui avevo assunto il Coma ndo de l corpo d 'annata avevo veduta di m inuita la forza di 4 battaglioni , di due ba tterie da campagna e due d a montagna), non si potevano eseguire più grandi o pe razioni, raccomandò però di non trascurare occasione favorevole per te ntare le piccole, quelle cioè atte a mig liorare la nostra situaz ione. E queste furono eseguite ed in complesso con huo n successo . Allargata e consolidata l' occ upazione di Cima Vallone-Palomhino, spingendo le nostre trincee fino a contatto con quell e nemiche di forcella Dignas, de ll ' Eretko ll e della Fima rhohe; progredito - purtroppo non quanto sarebbe stato deside rabile e ciò a causa delle mancanza di capi adatti per quella arditissima operazione di alta montagna - in reg ione Senti nella Croda Rossa; occupato I'Einser, superate con hen riuscite operaz ioni di sorpresa , le difese del Vallone dei Castrati , quelle avanzate di M. Piano, que lle de l Forarne e di riva sinistra del Felizon , catturando complessivamente un centoc inquanta prigionieri. Purtroppo le due punte del Forarne non poterono venire mante nute, né ciò deve meravigliare: l 'esperienza insegna infatti - R autkofl , Forarne, Costabella,


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Cima Bocche, ecc. - quanto sia diffi cile mantenere il possesso di punte rocciose che non presentano né ripari naturali , né la possihilità di eseguirne sollecitamente di artificiali, quando siano soggetti al tiro di numerose batterie, mitragliatrici e fucileria nemici , che da ogni parte le possono battere. Ma se le punte dovettero venire abbandonate, volli però che non si ahhandonassero le balze e le trincee immediatamente sottostanti da noi conquistate , sebbene, specialmente nei primi giorni, i presidi di quelle nostre posizioni soffrissero perdite gravi. Proprio in quei giorni giungevano tre batterie di bombarde da 58A. Subito disposi per trame profitto nella prosecuzione dell'offensiva in Valle Fclizon e Croda dell 'Ancona. Pochi giorni dopo mi si offersero quatlro batlerie di bombarde da 240, ma soltanto per venti giorni; accolsi con entusiasmo l'offe1ta e mi proposi di trame profitto per attaccare contemporaneamente M. Piano-Piana di Schluderbach e le trincee del Felizon per isolare il Cristallo. A malgrado delle scarse forze disponibili (24 battaglioni permanenti cd 8 d i M.T. [milizia lerriloriale] sulla fronte di 65 chilometri) nulla chiesi in più ; segnalai solamente quanto vantaggiosa sarebbe tornata la disponibilità di forze maggiori per poter trarre partito dal successo sul quale nutrivo molta fiducia, e tendere ad obbiettivi maggiori - csscn:l ialmcntc alla Sella del Diirrenstein. Sotto la neve cd in condizioni di tempo sfavorevoli si lavorò giorno e notte per la sistemazione delle bombarde: ma quando pressoché tutto era pronto e pieni di entusiasmo e di fede i cuori , veniva l'ord ine che le bomhanlc da 240 immediatamente ven issero mandate su altro fronte. Naturalmente sospesi i preparati vi per l"offensiva sul M. PianoSchludcrhach, non però per quel la in Felizon , sebbene pur troppo ben mi fossi reso accorto come da questa parte in alcuni capi scarsa fosse la fede nel successo. Esponente di tale stato d'animo fu un colonnello - con ottimi precedenti che in suo memoriale espose alcune sue considerazioni per dimostrare come per ragioni di stagione, di forza , di mezzi, di condizioni fisiche e morali de lla truppa, poca prohahi lità di successo presentasse la divisata operazione offensiva. Rilevato al suddetto colonnello l'inopportunità del suo esposto, perseverai egualmente negli apprestamenti offensivi, quando fu proprio dal Comando d'armata che quasi parafrasando le considerazioni di quel Colonnello, mi veniva l' invito a ben riflettere sulla opportunità tli perseverare nei miei propositi offens1v1. Ovvio che allora vi rinunciai , rinunci a che riportò la piena approvazione del Comando Superiore. Da quell'epoca ordini vennero dati affinché tutta l'attività del Corpo d 'armata venisse dedicata alla sistemazione difensiva e contemporaneamente venivano a mano a mano ridotti forze e mezzi: prima allontanata la hatteria da 203 , una da 305, una da 280, nonché mortai da 210, cannoni da 149, da campagna e da montagna, poi tolte dai battaglioni di M .T. tutte le classi più giovani, e ricostituiti su altre basi, di guisa che per parecchi mesi tali battaglioni , la maggior parte dei quali sono in prima linea a fianco di quelli permanenti, si vennero a


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trovare in uno stato d i pericolosa crisi per quadri, per forLa e per q ualità. Ancora adesso ne lasciai tre ne lle retrovie per attendere al la loro ricostituzione ed alla loro istruzione. A malgrado d i tali condizioni certo non favorevoli a ll a offensiva non appena mi si offri va l'occasione di tentare 4ualche cosa l 'afferravo propone ndo naturalmente quella limi tatissima agg iunta di mezzi che ritenevo indispensabili e che d ' a ltra parte rite nevo non impossibile che venissero dislralli da a ltri punti del fro nte dell'armata. Ma è ovvio che de ll'opportunità di tale te mporaneo sposta me nto di forze no n io potevo e dovevo essere g iudice. Mi si propose da l Comando dell'armala un colpo di mano sul Wildgrahe n loch . Di legger i mi convinsi della scarsissima probabilità di ri uscita e dei gravi pericoli c ui si sarebbe and ati incontro con una azio ne diretta q ual era 4uclla suggeri ta; pro posi invece di te nderv i per la regione del To hlinger Knoten e delle Schwahc nalpenkopf, con operazione alquanto più vasta, ma meno pericolosa e certame nte molto più redditizia; e chiesi il concorso d i un battaglione a lpini , di un paio d i batterie a tiro curvo e, se ben ricordo , anche d i una batteria da montagna. Nu lla si credette di pote rmi dare e mi si invitò a desistere dalla progettata impresa. Oa c irca due mesi po i il C orpo d 'armata fu ridotto a ven ti hallaglioni permanenti ed ollo d i M.T. tre de i quali, come diss i, non ancora impiegabili : a rt ig lierie di tutti i cali bri, comprese qua ttro batterie da campagna, venne ro to lte pe r sostituirle con artiglie rie antiquate a tiro le nto. Non occorre spendere parole per dimostrare come non fosse in queste condiz ioni c he io poteva dare corso al mio spiri to offe nsivo. Dal fin qu i de tto , basandomi su ricordi personali e non su documento perché mi a stenni da l far copia di qualsias i documento, panni si possa argomentare se ed in quanto le accuse mossemi trovino conforto nei fatti ; più particolareggiata d imostrazio ne si potrà avere dallo esame della corrispondenza d 'uffic io ed interrogando quanti ebbi a lla mi a dipende nza durante i quallo rdic i mesi in cui ressi il Comando del I O corpo d'armata. Generale Segato


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Caporetto (ottobre 1917). La rotta di Caporctlo coinvolge, per quanto ri guarda questo studio, Cadorna (capo di stato maggiore dell'esercito), Capello (comandante della 2a armata) e i suoi solloposti Cavaciocchi e Rongiovanni (comandanti, rispettivamente, del l V e del VII corpo d' annata). li tenente generale Luigi Cadorna (Pallanza, 1850 - Bordighera, 1928) rico-

Luigi Cadoma.


214 pre l'incarico di capo di stato maggiore dell 'esercito dal 27 luglio 1914 all '8 novembre 191 7. Cadorna diviene, a dieci anni , allievo del collegio militare <li Milano. Entra a quindici aru1i all'accademia militare di Torino, da dove esce nel 1868 primo classificato e sottotenente nel corpo di stato maggiore. Frequenta subito la scuola di guerra, dove rimane fino alla promozione a tenente, nel 1870. Presta servizio in un reggimento d'artiglieria da campagna , poi al comando della divisione di Pircnzc, tenuto allora <la suo padre Raffaele, già alla testa delle truppe entrate a Roma. Capitano nel 1875, è Lrasfcrilo al comando <lei corpo <li stato maggiore, dove lavora a varie monografie sul territorio di confine austriaco, che percorre a piedi. Maggiore nel 1883, tiene per tre anni il comando di ballaglionc nel 62° reggimento <li fanteria (brigata Sicilia) ad Alba , è poi al comando del corpo d' armala di Verona, agli ordini <lei generale Pianell , che lo vuole ancora presso di sé come capo di stato maggiore della divisione di Verona. Colonnello nel 1892 , comanda per quattro anni il I 0° reggimento bersag)jeri , diventa po i capo di stato maggiore del corpo d' armala <li Firenze sollo Bal<lissera, il più rinomato dei generali italiani. Maggiore generale nel 1898, comanda per selle anni la brigala Pistoia (35° e 36° fanteria). Tenente generale nel 1905 , ha iI comando delle divisioni di Ancona e di Napoli. Nel 1906- 1908 si parla di lui come successore del capo di stato maggiore dell'esercito, Tancredi Saletta, ormai anziano: gli nuoce però la sua fam a di persona che non accetta controlli nell'esercizio dell'azione di comando, posizione che egli ribadisce a Ugo Brusati , primo aiutante di campo del re. Gli viene così preferito Alberto Pollio, che fornirà peraltro nilima prova. Nel 1910 Cadorna assume il comando del corpo d'armata di Genova e, due anni più lardi, è designato per il comando della 2• armata in caso di guerra. In questo periodo si dedica all 'appronlamcnlo delle fortificazioni sul confine francese e allo studio della cooperazione fanteria-artiglieria. Nel 191 3 è nominato senatore del regno. Capo di stato maggiore dell'esercito dal 27 luglio 1914, in seguilo alla prematura morte di Pollio, prevede, d ' intesa con il ministro della guerra Zupelli, la ricostituzione dei reparti dislocati in Libia e in Albania (quattro divisioni), la riduzione dei pezzi nelle batterie campali da sei a quattro (tutti con affusto a deformazione), il completamento dell 'am1amento ed equipaggiamento indi viduale, la creazione d'una modesta artiglieria pesante campale, l'ampli amento del parco d'assedio, la nomina di nuovi ufficiali. Contemporaneamente, chiede la mobilitazione industriale <lei paese per la guerra . Nel febbraio del 1915 tutti gli ufficiali ricevono l' opuscolo Attacco frontale ed ammaestramento tattico, che unisce ottimi princìpi a una visione dei combattimenti ormai superata, non tiene in sufficiente conto la guerra in corso, incoragg ia un certo schematismo, che giustifica, in ufficiali impreparati, il ricorso all'attacco frontale anche dopo sanguinosi insuccessi. Il libretto, molto criticato nel dopoguerra, rispecchia, in realtà, una <lollrina prebellica superata dalla guerra di trincea. Il comportamento di Cadorna in guerra è ispiralo a princìpi chiari e medita-


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ti: assoluta unità di comando, che non ammette né deroghe né controlli, elevatissimo senso del dovere, che nitto sacrifica alla vittoria, con vinzione c he il paese deve concorrere allo sfor.lo hellico con totale adesione alle richieste del1'esercito in uomini e mezzi. Egli imposta la g uerra italiana sull 'avanzata oltre l'Isonzo e le Alpi Uiulie verso la conca di Lubiana, ohiettivo strategico sensibile per il nemico. Concentra quindi in Friuli il grosso delle for.le, desti nato alle "spallate", con uno schieramento difensivo lungo il salie nte trentino e offensi ve locali in Cadore e Carnia. Sorpreso dalla Strafexpedition ("spedizione punitiva") nel maggio 19 16, reagisce, una volta ristabilita la situazione, con una grande manovra per linee interne che porta alla conqui sta di Gorizia, vittoria particolarme nte sentita dall'opinione pubblica. Nel 191 7 rinno va gli attacchi oltre l' Isonzo, conseguendo il successo in agosto nella battaglia della Bainsizza, la cu i perdita spinge l' avve rsario in una crisi profonda. Cadorna conduce la guerra di trincea (che è una gue rra di logoramento) con un 'energia che non ammette né ostacoli né debolezze, operando una severa selezione dei quadri e aumentando a di smisura le dime nsioni dell'esercito rispetto all'inizio del conflitto (battaglioni di fante ria da 548 a 867, piccoli calibri da 1.772 a 5mila, medi calibri da 246 a 3mila). Le truppe rimangono perù addestrate al solo attacco frontale in masse compatte, senza sperime ntare la tecnica dcll' in ril trazione. Le grandi unità sono insufficie nte me nte amalgamale per i continui scambi di reparti, i siluramenti , i traskrimenti , le promozioni di alti ufficiali . Cado rna , inoltre, chiuso in un 'aristocratica concezione del dovere, no n comprende le esigenze materiali e morali delle truppe (turni di riposo, vitto, licenze, propaganda sugli scopi di guerra, assistenza alle famiglie) e sospetta mene sovversive e di sfattistiche in ogni segno di stanchezza. Egli è solo nella condotta della guerra: il dogma dell ' unità di comando lo porta a non volere intorno a sé collaboratori autorevoli, con i quali di videre le responsabilità, e a respingere controlli e consigli. Al comando supremo, il generale Porro, sottocapo di stato maggiore, è confinato in incarichi secondari : tutto il lavoro grava su un pugno di g iovani ufficiali , di grande valore , ma pri vi d ' autorità e d'esperie nza, nessuno dei quali ha comandato reparti in trincea. Ne deriva l'isolamento di Cadorna, pri vo di contatti con la truppa, non assistito da un adeguato servizio d ' informazioni , spesso non in grado di controllare l 'esecuzione dei suoi ordini . I rapporti fra comando supremo e governo sono male impostati e peggio sviluppati . Prima del conflitto si rite neva ine vitahile una netta separazione di responsabilità tra potere politico e potere militare: il patto di Londra è concluso senza interpellare il capo di stato maggiore dell'esercito , il piano di guerra è elaborato senza ingerenze politiche. Cadorna si conferma quindi nell'opinione che a lui solo spetti segnalare i fabhisogni dell 'esercito e che il governo debba soltanto adeguarvisi. ln realtà, la lentezza con cui gli uomini politici responsahili afferrano il carattere totale e le nuove esigenze del conflitto impediscono loro di ri vendicare l'effettiva direzione della guerra. Nel vuoto di potere s' inserisce l'azione de<.:isa di Cadoma , che dà impulso allo sforzo nazionale e alla mobilitazione industriale, esautorando il ministero della guerra. Allo stesso tempo, egli impedisce al governo qualsiasi ingerenza nella condotta delle operazioni e, alle


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sue spalle, mantiene contatti con elementi politici interventisti, per imprimere un ritmo più vigoroso alla preparazione bellica. Il 24 ottobre 1917 la 14" armata austro-tedesca sfonda le linee italiane, e da Caporetto avanza rapidamente verso la pianura veneta. L'offensiva non giunge inattesa al comando supremo, che il 18 settembre ha diramato ordini di massima per il passaggio a uno schieramento difensivo; assolutamente prevista, invece, è la rapidità delle prog ressione avversaria, che toglie alle scarse e lontane riserve strategiche italiane possibilità d'efficace intervento. Cadoma attribuisce la rotta a uno sciopero militare , a un collasso provocato dalla propaganda pacifista: il 27 ottobre dirama un bollettino (fermato dal governo, ma conosciuto all'estero) in cui parla di «mancata resistenza di reparti della 2" amiata, vi lmente ritiratisi senza combattere e ignominiosamente arresisi al nemico». Lo stesso giorno, telegrafa al presidemnte del consiglio: «l'esercito cade non sotto i colpi del nemico esterno, ma sotto i colpi del nemico interno, per combattere il 4ualc ho inviato al governo quattro lettere c he non hanno ricevuto risposta». Egli dirama l'ordine di ripiegamento solo il mattino del giorno 27: il ritardo aggrava le condizioni della ritirata, che si svolge in crescente disordine. Raggiunta la linea del Piave con un esercito dimezzato, ma ancora valido, lancia l'ordine di resiste nza a oltranza: «nulla è perduto se lo spirito della riscossa è pronto, se la volontà non piega». Il suo esonero è però già deciso: gli alleati anglo-francesi invieranno in Italia loro truppe a condizione della sua so stituzione immediata. ll 9 novembre egli è sostituito dal generale Armando Diaz e nominato membro del consiglio superiore di guerra interalleato con sede a Versailles. è giusto riconoscere a Cadorna, accanto ai limiti citati, la grandezza della fede, l'ampiezza della visione strategica, la cognizione delle necessità della guerra moderna, l'energia con cui ha condotto due anni e mc;,,zo di sanguinosi combattimenti . Nel nuovo incarico, accettato solo per senso del dovere, si adopera per una direzione unitaria degli sforzi alleati. Il 17 febbraio 1918 è improvvisamente richiamato in Italia e collocato a disposizione della commissione d ' inchiesta nominata dal governo Orlando per far luce sul disastro di Caporetto. S ' inizia così un duro periodo in cui Cadoma è indicato aJl'opinione pubblica come il principale responsabile della sconfitta e d 'ogni aspetto doloroso della guerra. Le conclusioni della commissione, apparse a fine luglio del 1919, gli muovono severe censure, che ac4ui stano ingiusto risalto dal silenzio con cui si coprono le responsabilità di altri esponenti militari e politici. Con un gesto che implicitamente sanziona le accuse, nel settembre 1919, Cadoma, che un anno prima è trnnsitato in posizione ausiliaria per età, è collocato a riposo. La risposta alle accuse è affidata ai due volumi di memorie La guerra alla fronte italiana fino all'arresto sulla linea della Piave e del Grappa (Milano 192 1). I suoi contrasti con il governo sui teatri d'oltremare sono poi trattati nelle Altre pagine sulla guerra mondiale (Milano, 1925); meno interessanti le Pagine polemiche (Milano 1950), pubblicate postume dai figli, che fanno risalire pur sempre le maggiori responsabilità al governo c alle truppe. Altre opere storiche sono la biografia di suo padre (li generale Raffaele Caduma nel Rùurgimentu


ll.feno111n1.o degli esoneri dal cm,umdo di alti 11[/ìciali durante la Grande (ìun-m

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italiano , Milano 1922), ricca di documenti , e l' introdu zione a ll a raccolta Le più belle pagine di Raimondo Monter.ur.coli (Milano 1922). J\ncora, il volume di Lettere famigliari (Milano 1967), selezionate dal figl io Raffaele. Negli anni del dopoguerra, smorzatesi le polemiche ne l paese, la valutazione de lla fi gura e de ll 'opera del generale continua a suscitare contrasti . Mussolini , ne ll ' intento di troncare le discussioni su lla g uerra, il 4 novembre 1924 lo nomina maresc ia llo <l' Ita lia , insie me con Diaz e g li altri "generali della vittoria". Ca<lorna riprende l'atti vità pubblica in senato, ne ll ' esercito e con viag gi all'estero. Muore a Bordighera il 2 1 dicembre 1928. Francesco Saverio Grazioli , giù coma ndante <le i corpo d ' annata <l ' assalto e fi gura tra le più rappresentati ve del primo dopogue1n , così lo giudica (Luig i Emilio Longo . Profili di r.api mi/ilari italiani tratteggiati da uno di Loro, in Studi storico- militari 1994, stato maggiore dcll ' escrcito-uffic io storico, Roma 1996). «G enialoide. Uomo di esuberante energ ia. Ge nerale di spiccate qual ità manovrie re. Un i dei mi gliori prodotti <lei risveglio c ultura le mi litare italia no seguilo a lle sconfitte de l 1866 e <li c ui erano stati principali esponenti i Ricci, i Pianeti . i Perrucchetti , i Marsell i e, ultimo fra tutti , Enrico Barone. Le sue spiccale 4ualità erano me nte c hiara ed indomita volontà, condite con una mal celata ambiz ione e con qtwlchP. punta di superficiale fa<.: iloneria. La immatura morte di Alberto Po llio determinò l' assu nzione del Cadorna al Comando Supremo nella gue rra 1915- 19 18. Egregiamente coadiuvato dal Ministro della Guerra Vittorio Zupelli , organizzatore di acuta mente e di consumata esperie nza, mise in piedi un eserc ito di di screta e ffi cienza materiale ma di ammirevole e fficie nza morale . Sollo la guida del Cadoma, queste for.1:e a lTrontarono con o no re e con rara te nac ia le sanguinose battaglie sull'Isonzo. Ma l' arte manovriera del Cadorna riful se nel 19 16 con la pronta parata contro la poderosa offensiva austriaca dal Trentino e la immediata , successiva risposta con la villoriosa battaglia di Gorizia. Poi la guerra impaludò lu ngo la fro nte troppo estesa ed in un atroce logorio cli for.1:c materiali e morali negli sforzi per spingere sempre più irrnanz i il nostro schie ramento. Fatale conseguc nt.a fu Caporetto; ma. nel generale scoramento , la supre ma e nergia de l Capo ritrovù il suo slanc io ne l guidare con sicura ma no la ritirala sul Piave e sul Grappa dove l' impeto ne mico ru an-estato. Cadoma fu sostituito da a ltri ne l Comando S upremo; ma la sua fama di esperto e te nace condottiero , dopo un ' inevitabile pare ntesi oscura , risorse ne ll' opin ione de l Paese che no n ne disconobbe le a lte benemerenze allorché la guerra fu coronata dalla villoria» . Di segu ito, t; riportato quanto scri ve Cadorna ne l suo li bro La guerra alla fronle italiana fino a/l'arresto sulla linea della Piave e del Grappa (24 maggio 1915-9 novembre 1917), Milano 192 1, volume 11 , pagine 137- 140 e 148- 153 , ri guardo a lla dislocazione delle riserve de l comando supre mo e a li 'azione controffensiva ideata dal comandante de lla 2" armata (Capello). Anzitutto bisogna te ne r conto che la 2" armata doveva provvedere a tutte le


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necessità della difesa sulla sua fronte coi suoi 353 hattaglioni , e che le riserve del Comando supremo dove vano far fronte a tutte le eventualità che poteva no presentarsi sull'intera fronte Giulia, e non dovevano intervenire che ultime, sia per rafforzare determinali tratti di fronte, sia per sostituire truppe logorale dal combattimento, sia per contromanovrare nella direzione che la battaglia avrebbe rivelato come la più opportuna. Ciò posto, i criteri che servirono di base alla dislocazione delle ri serve del Comando supremo furono i seguenti: l O • Bisognava tener conto della minaccia dalla fronte Plezzo-Tolmino; ed a questa si aveva diritto di credere di avere bene provveduto, quando in un sol giorno s i potevano riunire all'ala settentrionale del nostro schieramento forze superiori di 26 battaglioni a quelle del nemico, appoggiate a posizioni formidabili , sulle quali non mancavano i lavori di dircsa. 2°. Ma bisognava pure provvedere di ri serve la rimanente parte della fronte, perché, ancora il 2 1 era stato segnalato dagli ufficiali disertori nemici un attacco rino al mare; cd in ogni modo esso era sempre possibile, data la rapi dità con c ui il nemico poteva spostare, a nostra insaputa, forze dall'ala destra al centro ed all'ala sinistra, dove g ià aveva forze notevoli ed un potente schieramento di artiglieria. Per cui si provv ide collocando 60 battaglioni della riserva generale nella parte settentrionale del territorio della 3" armata, e disponendoli su larga rronlc, nella direzione est-ovest. Da questa posizione quelle riserve erano prossime alla 3" armata nonc hé all ' ala destra de lla 2", corrispon dente quest'ultima all'importantissima zona gorizi ana, dalla qual e, se fosse riuscilo a sboccare sulla destra dell ' Isonzo , il nemico avrebbe potuto tentare di addossare ai monti la magg ior pa11e della 2" armata. Nello stesso tempo, data l'orientamento delle strade da sud-o vest a nord-est, esse erano in misura di g iungere in due giornate di marcia, servendosi di parecchie strade, alla fronte: conca di Bergog na-alta va lle dell ' Iudrio . E si noti che una di queste divisioni avrebbe potuto essere trasportata in un sol giorno cogli autocarri che erano disponibili. Data la superiorità delle nostre forze che potevano intervenire nella battag lia in un giorno, e data la forza delle posizioni , non si doveva fare assegnamento sopra un secondo giorno di resistenza? Non sopra un giorno, ma sopra un tempo lunghissimo si doveva fare assegnamento ! 3°. Come ho detto, la rete stradale era orientata da nord-est a sud-ovest, perché tale è la direzione delle valli e dei contrafforti percorsi dalle strade; mentre le comunicazioni in direzione ovest-est, perpe ndicolare al la direzione generale del nostro schieramento, sono scarse, lunghe e difficili, perché debbono scavalcare i contrafforti che separano le valli. Consegue che le riserve non dovevano essere collocate in direzioni perpendicolari ai vari tratti di fronte; dovevano invece essere spostate più a sud e distribuite intorno ai nodi stradali, in modo da poterle facilmente spostare in qualsiasi direzione; non dovendosi dimenticare che le ri serve, nella difensiva, non devono servire solamente per rafforzare la fronte, ma a nche - e specialmente - per contromanovrare. Per tutto questo complesso di ragioni, e pur giudicando col senno del poi, se


1/Jèmmumo de,:li esoneri dal romando di alti tt}]iciali durante la Grande Guerra

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mi trovassi un ' altra volta in un s imile caso , non esiterei a di sporre le riserve come sono s tate di sposte . E, ne l fatto , fu gran ve ntura che esse gravitassero verso s ud , poiché altrimenti sare bbero s tate inevita bilmente travo lte dalla liurnana degli sbandali ne lla rotta de ll' ala sinistra della 2' annata. Passerò ora a discorrere della grande manovra controffe nsiva ideata dal genera le C apello e de lla sua oppo rtunità in que lle c ircostanze. Prcmcllo c he ne lla seduta del 13 dicembre 191 7 del comitato seg reto della Camera , il mini stro de lla guerra del te mpo , in un discorso pie no di apprc,.zamcnti infondati , soprattutto perché basati su dati di fa tto erronei , racco lti in una inchiesta sommaria ne ll a quale io non fui ne nuneno interpellato, per dimostrare di non vo ler nasconde re nulla di c iò c he g li e ra poss ibi le chiarire con dati sicuri (sic). Si era detto - continuò egli - che il comandante de lla 2" armata dissenti sse da l parere del Co mando supre mo; è vero, soggiunse, e su questo punto dissenti va anche a llora, ma e ra un s uo concetto persona le, e non avrebbe osato neppure a llora garantire c he i ri sul tnti sare bbero stati quali egli sperava . Ciò c he confe rmava la difficoltà di giudi care in materia come questa in cui tutto dipende dall'esito. Ha in qualche modo , - si domandava il minis tro - e in ca so affermati vo in qua l misura , influito questo dissenso. in modo dec isivo sull ';ind;imento de lle cose? Egli ave va motivo di rite nere c he se ciò era accaduto, fosse stato in propo rzione assai minore di quanto era stato detto. Certo è pe rò che il comandante de lla 2" armata inte ndeva , e ciò non era forse in piena armonia coi concetti del Comando supremo, che questa difensiva non avesse caratte re pas sivo, ma controffensivo, e vole va , dopo una prima res istenza , piombare s ul ne mico con truppe raccolte nella conca di Vrh. Era questo un punto - soggi unse il mini stro - c he meritava di essere c hi arito sotto il punto di vista de lle conseg uenze che ne pote vano essere de rivate. E io mi accingo a chiarirlo. In que l discorso si lascia intendere c he io avre i preferito la d ifesa passiva in contrapposto al comandante de ll a 2" a nnata che «intende va che questa difensiva avesse carattere controffe nsivo». Nulla di meno vero. C iò sarebbe stato contrario al mio temperamento, a tutto il mio insegname nto del tempo cl i pace, cd a quanto ho costanteme nte praticato durante 29 mesi di g uerra , la quale è stata tutta offensiva o controffe nsiva; e sarà, del resto, pie namente smentita da l mio ordine cie l 20 ottobre de l quale dirò in seguito. Ma è ora necessario accennare le rag ioni che militavano pro e contro una controffensiva in grande stile s ull 'altopiano di Bainsizza. Pensava il comandante dell a 2" armata che il va lo re del nostro so ldato è assai più elevato ne ll 'offensiva che nella d ife nsiva; eg li e ra d ' avvi so c he si dovesse parare l' azione avversaria o con un attacco, o alme no apprestando una poderosa controffe nsiva strategica. A tale scopo rispondeva bene lo schieramento delle artig lierie e la preparazio ne che si andava facendo de lle migliori brigale di fanteria. Questa controffensiva , da effettuarsi con una ma<;sa d i 6 brigate ben preparate, avreb be dov uto partire dalla conca di Vrh (come il comandante della 2• a1mata disse ne lle conferenze tenute il 17- 18 oltohre ;ii comandanti di corpo


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d'armata) e svolgersi «nelle direzioni che si riveleranno prn convenienti». Queste direzioni possibili, soggiungeva egli , erano tre, e cioè: verso nord-csl, «molto redditizia per paralizzare un attacco nemjco partcnlc da Santa Lucia e volgere la situazione a nostro vantaggio»; verso esl «per rompere le linee a cavallo delle strade che conducono nel vallone di C hiapovano verso l' Idria»; verso sud-est «pe r me ttere piede sull 'altopiano di Ternova e puntare sulla grande linea difensiva dell'altopiano». Era poi indicala come direzione più prohahi le quell a verso nord-est. D al ca nto mio mi opposi al piano controffensiva a grande raggio proposta dal comandanlc della 2" armata perché si inspirava, a mio avviso , ad una concezione di manovra che era in contrasto con g li insegnamenti della presente guerra; perché si basava su aleatorie ripercussioni strateg iche che l'esperie nza dell'ultima offensi va dimostrava incontestahilmcnte poco pro mettenti . Delle lre direzioni controffe nsive proposte, prescindo da quelle verso est e verso sud-est che egli stesso designava come meno utili e che infatti ci avrebbero condotto ad agire sterilmcnlc in direzione divergente rispetto all'attacco nemjco, e mi limito in vece a considerare quella dalla conca di Vrh verso nord-est. Il comandante della 2" armata, ideando una s imjle manovra, si ripromellcva ce1tame nte di raggiungere l'orlo settentrionale ed orientale dell 'allopiano dei Lom, come era necessario per tenere sotto il cannone la valle dell'Idria (programma min imo quando si voglia «paralizzare un attacco nemico partente da Santa Lucia» . Ma non risulta, né può risultare, su quali elementi di fatto e di giudizio egli basasse tali previsioni, dato che nell'agosto, pur essendo le nostre lruppe ani mate da un vigoroso impulso offensivo, ed il nemico sorpreso, d isgregato e travolto in una battaglia di rottura, quelle stesse posizioni avevano opposto validissima resistenza ad ogni noslro sforzo. Di fronte a questi precedenti , quali nuovi fattori erano intervenuti nel mese di ottohre per fare considerare l' impresa promettente e redditizia ai fini controffensivi? Non certo l' accresciuta resistenza delle posizioni , che pcr la organizzazione fortificatoria apprestata in quasi due mesi di assiduo lavoro e per il continuo aumento di forze e di artiglierie nemiche inverti va tutti i rapporti dinamici a nostro danno! Perciò questa controffensiva (che sarebbe poi stata un 'offensiva vera e propria) avrebbe richiesto grande spiegamento di a1t iglierie di medio e grosso calibro (a ciò certo non hastando la massa di artiglieria progettala nella conca d i Vrh a più di 8 chilometri dal culmine dei Lom) e lunghi preparativi, venendo così anche a mancare gli effetti della sorpresa insiti in una .fitlminea controffensiva, quale la voleva il comandante della 2• annata, e lasciando tempo al ne mico per rafforzare lc sue difese e per sboccare dalla lesta di ponte di Tolmino, dove la nostra difesa sare bbe stata alleggerita. Aggiungo che per una controffensiva in grande slilc contro posizioni forti ss ime e logoratrici di forze, io giudicavo insufficienti le sei brigate richieste dal comandante della 2" armata, e che se io avessi raccol to la sua richiesta di nuove forze e di nuove arliglierie per l'attuazione della manovra controffensiva, avrei troppo assollig liato le riserve del Comando supremo, e per contro si sarchhcro addensate ancora maggiori forze cd artiglie rie sull'altopiano di Hainsizza,


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aggravando quello stato di cose che ha poi reso la ritirata del XXIV corpo e di parte del XXVII estremamente difficile. E finalmente avrei cag ionato un notevole consumo di uomini e di muni zionj , la c ui penuria era appunto stata una delle cause dell a sospensione delle operazioni offe nsive e del passaggio alla dife nsiva , come risu lta dal mio ordine del 18 settembre . Se si dovesse g iudicare col senno del poi, io domande rei: poiché la controffensiva non la si poteva sferrare subito, ma solo dopo il primo urto nemico, c he ne sarehbe stato delle ingenti truppe ed artiglieri e c he fossero state raccolte a tale scopo sull' altopiano di Bainsi zza, mentrejìn dal primo ,::iomo, ossia prima che la controffensiva potesse aver inizio, le tre linee difensive del XXVII corpo cadevano nelle mani del nemico, e a questi rimaneva pressoché aperta la strada di C ividale? Fu dunque ben provvida misura il non averla autori zzata. Ho voluto ben precisare i termini della questjone poiché se n' è discorso alla Camera dei deputati e fuori ignorando quali essi fossero. Al lettore intelligente e competente il gi udi zio. Qualunque esso sia, esso nulla può togliere all'alta compete nza militare del generale Capello , hc n dimostrata specialmente nell'organi zzazio ne delle due offensive più dure e più diffi cili della guerra: quella della testa di po nte di Gorizia, e quella dell ' altopiano di ilainsizza. Qui invece imporla di mette re in rilievo che in questa circostanza ma ncò ne l comandante della 2a armata (e non in lui solo) quello spirito di ubbidienza in che essenzialmente risiede la disciplina delle intelligenze e la disciplina formale. Esso avrebbe consentito di contrastare più energicamente l'offensiva e l'avanzata nemica, se le artigl ierie che avrebbero dovuto essere portate indietro, fossero tempestivamente e ntrate in azione insieme alle altre già schierate; esse avrebbero allora indubbiamente recato un contributo non indifferente a impedi re o a limitare il disastro.


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Luigi CapcUo (lnlra , 1859 - Roma, 194 1). di famiglia cuneese, allievo tiella scuola militare tli Modena nel 1875, sottotenente ne l 46° reggimento di fa nteria (hrigata Reggio) nel 1878, tenente nel 3° battag lione alpino nel 188 1, capitano nel 1885, frequenta nel 1884-86 la scuola tli guerra. è a'ìsegnato al corpo tli stato maggiore e destinato, in successio ne di tempo, alle <li visioni di Firen1,e, Ancona e Napoli , sempre con il grado di capitano. Rivela una vastità d'interessi poco comune negli ambienti mili tari del tempo, tanto che nel 1893 , di stanza a Napoli come maggiore, collabora al Corriere di Napoli insieme con Francesco Saverio Nitti e Gabriele D' Annun1,io. J suo i arti coli di critica militare, che sostengono la

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necessità dell'offensiva e del lo spirito d' iniziativa a tutti i livelli e polemizzano contro lo spirito di casta dell 'eserc ito e il criterio burocratico de ll'avanzame nto per anzianità, g li valgono il trasferime nto a Cuneo, forse per punizione. La sua carriera non ne ris ulta compromessa: maggiore a scelta ne l 1894, tenente colonnello nel 1898, consegue nel 1904 la promozione a colonnello e il comando del 50° reggimento di fanteria (hrigata Parma). Verosimilmente in quegli anni entra nell a massoneria, raggiungendovi posizioni di rilievo e stTingendo rapporti con personal ità politiche; è attestata la sua si mpatia per il socialismo riformista e in particolare nei confronti di Bissolati, c he lo ricamhi a di pari stima. Maggiore generale comandante della hrigata Abruzzi (57° e 58° fanteria) ne l 19 JO, partecipa alla campagna di Libia alla testa d'una hrigata di fante ria dislocata a Oerna. In combattimento e nella vita <li guarn igione dà prova d 'energia, decis ione, spirito aggressivo e severità. A llo scoppio della prima g ue rra mondiale , è al comando de lla 25" divisione di Cagliari. Le sue circolari del sette mbre -ottohre 1914 da nno risalto alla preparazione morale dei soldati e alla necessità di propaganda capillare ne i repatti. La divisione prende parte alle prime battaglie sul Carso, in cui si dist ingue la s ua hrigata Sassari. Capello, tenente generale dal 28 settemhrc 1915, è destin ato al comando del VI corpo d 'armata , che frontegg ia la testa di ponte di Gorizia. Le s ue truppe conquistano il Sabotino (6 agosto 1916) , s uperano l ' Isonzo, occupano Gorizia e raggi ungono due giorn i dopo le alture a est dell a città. La popolarità del generale cresce rapidamente, tanto molti vedono in lui il successore <li Cadorna. Questi, non potendo "silurarlo", lo tras l"crisce al comando del Xlll corpo d 'armata sugli altopiani , di assai minore rilievo, dov 'è alle dipendenze del gene ra le Mambretti , fino a qua ttro mes i prima suo sottoposto. Ritornato il sereno, passa il 13 dicembre a l V corpo, ricevendo sub ito dopo l'onorificenza di grand'ulTicia le dell'ordine militare di Savoia per la parte avuta ne lla vittoria di Gorizia. Nel marm 191 7, Cadorna, che lo riconosce come il migliore dei suoi generali, g li affida il comando della "zona di Gorizia", di nuova costituzione, corrispondente, di fatto , a un 'armata. Capello, conqui stato il Kuk e il Vodicc nel corso della decima battaglia dell'Tsonzo, il I O giugno passa a comandare la 2" annata, con la quale occupa la Rainsizza. I suoi successi, gli unici conseguiti dall'eserc ito italiano nel 1917 , ne consolidano la reputazione di comandante, sanzionata con la no mina a cavaliere di gran croce dell'ordi ne militare di Savoia . li 18 settembre 19 17 Cadorna ordina di predisporre una difesa a oltranza, in vista d ' una prohabile seria offensiva nemica. Capello ritjene, giustamente, c he l'attacco nemico sbocche rà dalla testa di ponte di Tolrnino con obiettivo Cividale: organizza pe rc iìi una controffensiva che, partendo dalla Rainsizza, cada sul fianco sinistro avve rsario. Le sue cattive condizioni di salute, che aggravano il già de ficiente collegamento tra comando supremo e 2" armata, fanno sì che questo piano ambizioso sia portato avanti in contrnsto con le superiori d iretti ve e in assenza dei mezzi necessari. Capello rinunc ia a i suoi propositi controffensivi solo dopo un colloquio con Cadom a ( 19 ottobre), e manando


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tardive disposizioni per la battaglia difensiva, che no n possono però modificare uno schie ramento troppo proiettato in avanti. Il 23 ottohrc Capello, ancora non ristabilito, riassume anche formalmente il comando dell'armata. L'i ndoman i mattina si scate na l' attacco nemico che, con tenuto sulla fronte del IV corpo (Cavaciocchi), sfonda le posizioni del XXVII (Badoglio ) e g iunge rapidamente a Caporctto, prende ndo sul rovescio l'estrema sinistra dell 'armata. Il mattino del 25, viste l 'ampiezza dello sfondamento e l'insuffic ie nte resisten7.a di molti re parti , Capello propone di ritirarsi s ul Tagliame nto per riprendere fiato e fiducia . Diramate le conseguenti direttive, lascia però il comando a Montuori pe r il precipitare delle sue condizioni fisiche. Il 26 novembre Capello, rimessosi in forze, è destinato al comando della nuo va 5" armala, in corso di costituzione nelle retrovie con le unità più provate nella rotta e g li sbandati. Affronta il delicato incarico con la consueta dinam icità, organizzando una moderna rete di propaganda e preoccupandosi di assicurare alle truppe huonc condizioni di vita. L'8 febbraio 19 18 è privato del comando e posto a d isposizione della commissione d ' inchiesta nominata dal governo Orlando per far luce sulle cause della rolla di Caporctto. Presenta una memoria difensiva, Lo 2a armata e gli avvenimenti dell'ottobre 1917 (pubblicata nel 1967 da Renzo De Felice con il titolo Capurello. perché?). Additato fra i principali responsabili , è collocato a riposo il 3 sette mbre 1919 . Nel 1920 si ri volge all 'opinione puhhlica con due libri: Prr la verità e Note di guerra. Prende parie atti va al dibattito sulla riorgani zzazione del l'esercito con articoli sul Giornale del Popolo , aspramente polemici nei confront i delle gerarchie militari . Aderisce al fascismo nel 1920 , ma se ne stacca allorc hé viene sancita l' incompatibilità tra partito e massoneria. Non acce tta la riabilitazione in cambi o della rottura con la società segreta. Nel 1925 organizza, insieme con l'esponente socialde mocratico Ti to Zaniboni , una rete antifasc ista denominata "Pace e libectà". Accusato di complicità con il suo sodale per un progettato attentato al capo del governo, è condannato a trent'anni di reclus ione e alla radiazione dai ruoli dell 'esercito. è trasferito in una clinica di l•ornùa, nel 1928 , per il peggioramento delle sue condizioni di salute. Trasferito a Roma nel 1935, è rimesso in libertà all' inizio dell ' anno successivo con un provvedi me nto di fatto, anche se la condanna ri mane formalmente in vigore. Muore a Roma il 25 giugno 194 1. Prancesco Saverio Grazioli lo g iudica così (Luigi Emilio Longo, Pro.fili di capi militari italiani tratte~Riati da uno di loro, in Studi storico-militari 1994, stato maggiore dell 'cscrcito-ulTicio storico , Roma 1996): «intelligentissimo. Spregiudicato. Uomo di vivacissima azione. Ambizioso. Esuberante. Aveva c hia re idee e mente aperta all e novità. Tempe ramento vulcan ico, in contrasto con la grigia almosrcra dominante, agli inizi della prima guerra mondiale, sulle nostre alte gerarchie militari dalle quali e ra poco ben visto. Ma aveva spiccate qualità d i comando, che dimostrò in modo egregio alla hattaglia di Gori1.ia e nelle successive azioni sino alla Bainsizza. Si era fatto strada da sé col suo inne-


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gahile valore ma anche con una sua certa mancanza di scrupoli con la quale aveva superalo ogni ostacolo (una specie di er{{ant terrible per i posali ortodossi del te mpo). La sventura di Caporello, dovuta più che altro alla deficie nte az ione di comando di un suo luogote ne nte, ne arreslò la forlunala carriera. Ma, anche dopo quello scacco, nei pochi g iorni che restò al comando, dimoslrò rara e ne rg ia nel ricostituire nelle re lrovie, con l'accozzag lia dei fuggiaschi , un 'armata capace di ripresentarsi effic ie nte all ' az ione . Era senza dubbio una mag nifica tempra di comandante. Gli nuoceva l'e cce ssività di ce1ti suoi pregi e difelli , e forse una qualche deficienza di e quilibrio . Ebbe acerrimi nemici , come le personalità a forti linle. L'amhiz ione po litica offuscò alquanlo la sua fama di condottiero». Da: Luigi Capello , Caporetto, perché?, con introduzione di Ren zo De Fe lice, Torino J967 , pagine 217-232. Nola aggiuntiva. Le ri sposte alle domande che Codesta Onorevole Commissione volle rivolgem1i nella giornata de l I O giugno a Mantova erano già implicitamente conte nute nella " memoria" da me presentata e più specialmente nei documenti annessi alla medesima. Può darsi, pe rò , c he esse non appaiano ahhastanza evide nti o per difello di chiarezza ne ll ' e sposizione o pe rché diluite negli allri molteplici argomenti trattati. Nel presente breve riassunto , quindi, non dirò cose nuove né, d' altra parte, a ltererò menomamcntc la sostanza di quanto esposi verbalme nte. Con esso intendo soltanto dare alle mie diclùarazioni un contenuti preciso e geometrico , non uscente dai limiti della documentazione g ià presentata e che io rievocherò qui chiaramente ed esplicitamente solo in quanto ha attinenza colle obiezioni rivoltemi e colle risposte date, sfro ndandola di tutto quanto non ha stretta e diretta relazione coll' argomento che trallo. Tale è lo scopo mùco di queste poche pagine esplicative. Secondo una delle obiez ioni sollevatemi , io non avre i «con sufficiente pro ntezza cd interezza aderito al co ncetto difensivo del Comando Supremo» . Pe r dimostrare come io ahhi a la coscie nza di ave r fatto a questo riguardo tutto il mio dovere, dibatte ndomi fra equivoc i e contraddizioni che non fu in mio potere risolvere, io dovrò esaminare gli ordini ricevuti , con un ' analisi non di manie ra né superficiale ma ispirata a que l metodo positivo minuto e completo al quale per indole io sono portato e c he non è nuovo ala mia azione di comando. lo ho sempre ritenuto che, specialme nte ne gli ordini riguardanli le operazioni , le parole abbiano grandissimo valore in rapporto all'idea che rappresentano. In conseguenza, sono abituato, negli ordini che do, a pesare ogni parola soslanlivo, aggettivo o avverbio ... - e nella mia lunga vita di comandante , con opera continua di ammaestramenlo, ho voluto sempre che dai mie i dipende nti tale orientamento fosse seguito. Voglio qui citare un documento che , pur non avendo diretta relazione coll'argomento , serve a dimostrare la mia disposiz ione di spirito al riguardo (cfr. doc. 270 , omesso). Lo allego appunto perché chiari-


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sca come io dia alle parole il significato positivo che debbono avere e come fossi quindi naturalmente portato ad un esame minuto e ponderato degli ordini che mi veni vano dati in sì gravi momenti. Io non avrei dunque adottato con prontezza le misure difensive ordinate dal Comando supremo? Si legga il documento 35 [omesso] in data 17 settembre allegalo alla " memoria". Eravamo an(.'ora in piena preparazione della nostra offensiva progettata per l'ottobre ed io già sviluppavo ai miei comandanti in sottordine il concetto difensivo, precorrendo così la decisione del Comando supremo di rinuncia all'offensiva e di passaggio al concetto dil'cnsivo, decisione c he solo nel giorno successivo veniva dal Comando supremo adottata. Noto che in quel momento qualche possibilità offensiva nemica pareva soltanto orientala verso la fronle del Il corpo d ' armala. Il giorno 18 settembre il Comando supre mo, come ho detto, rinuncia all a progettata offensiva ed io, senza perdere un minuto , indìco pel giorno 19 una riunione dei miei comandanti in soltordinc nella 4ualc espongo il conccllo difensivo , non esclusa la questione dello schieramento più prudenziale da darsi alle arti1:lierie. Nelle riunioni posteriori del 9 e 18 ottobre si sviluppa poi sempre maggiormente il concetto difensivo-controffensivo tanto nei riguardi della fanteria che della artiglieria. 11 Comando supremo il IO ottobre (cfr. doc. 107, omesso) diceva: Concordo con. codesto comando nel ritenere possibile una offensiva nemica su rodesia frolllr e soprattutto nel g iudicare necessari ed urgenti tutti i provvedimenti inlesi ad adegualarnenle fronteggiarla. A questo fine ben rispondono le direttive n. 5757 diramate 1'8 corrente ai comandi dipc ndcnli cd inviatemi per comunicazione. Le approvo in ma,çsima , e , particolarmente, richiamo l'attenzione di codesto comando su alcune questioni di importanza capitale per la condotta della d(fesa. Ora , le mie dircllivc 5757 (cfr. doc. 51, omesso), citale nel suddcllo foglio , non solo contenevano i c riteri per la semplice difesa , concordanti con quelli del Comando supremo, ma, per quanto ri guarda la fun zione del comando d'armata, in esse - richiamandomi alle prcccdcnli comunicazioni falle ai comandi di corpo d'armata e noie anche al Comando supremo - io dicevo chiaramente: Non bi sogna dimenticare che spesso un ' offensiva nemica arginata e paralizzala può dare favorevole occasione per una più grande azione controffensiva. Ciò può essere tanto più vero in questo mome nto in cui noi abbiamo notevole supe riorità morale sopra il nemico. Ilo già indicatv in precedenti comunicazioni quali siano le direzioni più fa vorevoli per un contrattacco da spingersi a fondo. La superiori tà morale cui io accennavo ci doveva venire dalle ultime recenLi villoric cd io, parlando ai miei dipendenti , non polcvo mellerla in dubbio: d ' altra pa11e l 'avremmo rinsaldata con potere tonificante dell ' azione offensiva . Aggiungo che, in alcuni ahhoccamenti avuti in 4ucl tomo di tempo a Udine con S.E. Cadorna, io avevo con indicazioni verbali svolto sulla carta e pienamente integrato il mio progetto. Egli quindi era a conoscenza del mio divisamento e l'approvazione datami dal Comando supremo il IO ottobre mi doveva conferma-


228 re nella convinzione assoluta che il progetlo era realmente accettato. Tanto più che in quel foglio il Comando supremo non investe tutto il grave e complesso problema della difesa e della conseguente cont:roffonsiva, e richiama, invece, particola.m,ente l'attenzione del comando d'armata «su alcune questioni di importanza capitale per la rrmdotta della difesa». Ora , codeste questioni non intaccano per nulla il concetto della controllc nsiva che pur era noto al Comando supremo , ma trattano essenzialmente del meccanismo de lla difesa, che è una parte soltanto de lla complessa azione difensiva che deve essere svolta in simili contingenze, di fronte a llo svilupparsi di un attacco nemico in istile e di portata strategica. Codeste questioni, cioè, si riferiscono essenzialmente alla condotta dell 'azione tendente a contenere il nemico, non ai provvedimenti da prendere per ributtarlo. Senonché dal contenuto delle citale disposizioni de l Comando supremo emerge poi una contrndd izione anche nei riguardi tecnici dell 'impiego de ll 'arti glieria, contraddi zione che non solo si ri ferisce a lla pai1e puramente difensiva , ma avrebbe impedito lo sviluppo della controffensiva progettata , la quale, ripeto, non era per nulla negata dal Comando supremo e che anzi dovevo ritenere approvata per l'espli cita premessa con cui quel docu me nto ha principio. Sorvolo sulle trattative svolte pe r ottenere un abboccamento col Comando supremo per risolvere quelle prime gravi contraddizioni e vengo al documento Cavallero (dr. doc. 108, omesso). Pre metto che nel col lo4uio che io c hhi col Cavallero , ed il cui risultato fu il documento in discussione, io insistetti molto energicamente sull a necessità di un abboccamento con S.E. Cadoma. Di tale mia energia può attestare il tenente colonne llo di Stato maggiore Campi , il quale ass isteva al colloquio. Tn tale documento è detto: V.E. se atlaccato può fare assegnamento sulle forze di c ui attualme nte di spone colle quali pertanto è necessario provveda a ll a costituz ione delle prof?eltate masse di manovra. Ma le masse di manovra io chiaramente le richiedevo appunto e so ltanto perché mi fosse possibile la controffensiva strategica, giacché per una difesa in temo minore - limitata, cioè, ad azio ni locali , e che si doveva ri solvere in una difensiva di una certa attiv ità tattica ma strategicamente passiva, come si precisò poi soltanto il 19 e 20 ottobre - le masse di manovra controffensive potevano essere superflue. Ma vi è di piìL Lo stesso doc ume nto dice, parlando delle a11iglierie: Per quanto riflette le a11iglierie V.E. può fare assegname nto su que lle di cui attualmente di spone schierandole nel modo migliore per l'atluazione del conce/lo di manovra esposto. Ora, qual era il concetlo di nwnuvra esposto se non l'unico r.he io avessi realmente esposto, l' uni co c he non mi fosse mai sta to contraddetto dal Comando supremo, l' unico c he io ritenessi e dovessi ritenere approvato? Allora, verame nte, comi nc iò a balenanni nella mente il sospetto di una approvazione tepida; io c hiedevo appunto le artiglierie necessarie per formare il nucleo centrale controffensivo e mi venivano negate. E che io cominciassi a


llferwmeno degli esoneri dal mmwulo di uhi ujjiciuli durai/le la Grande Guerra

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intravedere ne ll'atteggiamento del Comando supre mo una tin1banza , una inde cisione, un volere e non volere, deducendolo dal fatto che, mentre non si disapprovava il mio conce/lo , non mi si davano però i mezzi per condurlo a fondo , è dimostrato dall'utilizzazione che io feci il giorno successivo del comando del VII corpo d ' annata. Statomi assegnalo per il mi gliore inq uadramento delle masse di manovra per la controffensiva a fondo , io lo utilizzai , invece, per inquadrare truppe destinale ad un compito di difesa o, per lo me no, di controffesa limitata, cioè, a g uarnire le seconde lince nel punto più minaccialo. Co sì io preveni vo gli ordini c he per la prima volta mi veni van poi dati dal Comando supre mo ne i g1om1 success1v1. è per iJ sospetto al quale ora accennai che volli vederci chiaro . La situazione di quei giorni estrenù era talmente grave che non si potevano tollerare né te rgiversazioni , né equivoci, né contraddizioni. Ecco la rag ione delle mie insistenze per conferire con S.E. Cadorna, ecco il fondamento del mio tormento. E quando fi nalme nte con la conferenza del I 9 ottobre e colla le ttera del giorno successivo (cfr. doc. 109 , omesso) io mi trovai per la prima volta di fronte ad una decisione netta, per quanto contraria alle mie vedute , mi vi adattai senza alcu na obiezione, senza ne mmeno tener parola de lle contraddizioni precedent i. D'altronde, l' ho già dello, e ra ormai troppo tardi. li tenore de lla lettera non è taJe da far supporre che il Comando supremo insistesse in una determi nazione presa da tempo , in contrasto con quella che io aveva prospettato e c he e ra stata approvata, ma scopre invece chiaramente un nuovo e più deciso orientamento de lla superiore autorità, consegue nte forse ad una nuova visione delle cose . Non è, questo, un processo alle inte nzioni , ma la reale valutazione della intonazione generale di que lla lettera. Il criterio di economia che da essa traspa re nù era ben noto e lo avevo apprezzato quando era inteso unicamente a risparmi are le for1:e per tesauri zzarle a llo scopo di fronteggiare gli eventi di primavera. Ma a llora, a metà sette mhrc, l' offensiva nemica non appariva né certa né prossima e si poteva credere di essere in una fase di stabilizzazione. Quando, però, la situazione mutò e ci trovammo di fronte ad un 'azione nemica immane nte e d imminente, il princ ip io d i econo mia doveva essere giudicato con altri crite ri . Chi voglia spegnere l' incendio non econo mizza l'acqua tenendo d 'occhio il contatore! La non ammissione del concetto controffensivo, che cambiava di punto in hiam;o le cose, halza evidente per la prima volta soltanto ne lle decisioni comunicatemi appunto a voce e per iscritto il 19 e 20 ottobre. Improprio è quindi l'uso de lla parola «ricondurre» che in quella lettera si legge per ben due volte dove è accennalo a ll a riduz ione del concetto controffe nsivo, dappoiché in nessun documento precedente appare che tale cunceltu sia ,\·fato , non dico disapprovato , ma nemmeno discusso. Infatti, fu sempre ammessa la costituzione de lle masse di manovra e dello stesso nucl eo centrale d 'arti glie ria, c he avevano carattere di effic ac ia esclusiva mente per la controffensiva strategica; soltanto, si voleva che questi elementi io li costituissi colle forze che avevo a di sposizione. S i erano hcnsì trattate e di scusse le modalità della di l"csa, ma non mai l' idea de lla controffesa.


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Ora più che mai mi appare logica la determinazione che io avevo preso. Nei riguardi di quell'az ione controffensiva si potrà discutere sulla sua direzione e sul momento opp01tuno per scatenarla ma non sulla sua necessità, che ha fondamento nell'esalta valutazione delle stesse necessità della guerra. In Franc ia quando se ne avrà la possibilità si dovrà pur venire ad un 'azione energica cd aggressiva, se si vorranno paralizzare gli indiscutibili vantaggi ottenuti dal nemico. Perché non è stata fulminea l 'azionc controffensiva sui campi di Francia? Per due ragioni : per lo squilibrio numerico a svantaggio dei nostri alleati e per l' incertezza su lla vera direzione d'attacco. Codesti due e le menti erano, invece, in nostro favore sulla nostra fronte; noi conoscevamo la direzione d'attacco stabilita dal nemico e possedevamo la superiorità di forze e di mezzi , superiorità che avrehbe potuto divenire schi acciante se forze e mezzi fossero stati concentrati in tempo. Napoleone diceva che non si è mai in troppi per vincere! Ripeto , poi , ancora una volta; io ero sicuro di una sollevazione degli animi , ove si fosse presentata tale eventualità. Ma la decisione avrebbe dovuto essere chiara , precisa, te mpestiva. Ho già accennato come attraverso i numerosi ordini da mc dati in 4uel periodo si possa scguirc l'intero sviluppo dell'idea prudenziale difensiva. Ed è caratteristico, a dimostrazione della mia prudenza, il fallo che, per la percczionc chc man mano veniva vagamente formandosi in me della te pida approvazione de l mio concetto, io mi sia astenuto appunto, come già ho detto, dal costjtuire il gruppo d ' artiglieria centrale e abbia dato. anzi , espliciti ordini pel ritiro delle artiglierie più esposte e più pesa nti . Gli ordini erano stati dati ne lle mie confere nze, all a presenza, quindi , anche del comandante il XXV il corpo. Per le mie condizioni di aJlora, l' ho già detto, mi mancava la possibilità di dar ordini csccutivi e la possihilità del controllo; potevo soltanto dare diretti ve e ordini di indole generale. Ma questi erano chiari e precisi e non ammettevano dubbi di so1ta. Se S.E. Badoglio dichiara che lo schiera mento d ' aitiglie ria sull a sua fronte non fu modificato, io dehho credere che egli non mi abbia ubbidito. Noto intanto a tal riguardo c he per le informazioni avute dai miei ufficiali io potevo ne lla riunione del 18 ottobre (cfr. doc. 28 in testa alla 3" pagina , omesso) dichiarare chc «Lo schieramento dell 'artiglieria del XXVII corpo era stato modijìcato ed era potentissimo» . Era presente S.E. lladoglio, il quale non fece allora alcuna obiezione al mio asserto. Ma vi è un altro argomcnto poderoso di controllo che doveva mellcrc la mia coscie nza tranquilla nei riguardi dell'arretramento delle artiglierie, ed è la prova fornita dall'ordine del comandante interinale dell'armata in data 11 ottobre (cfr. due. 59, omesso) in cui esplicitamente è detto: Questo comando ha già raccomandato che le poche ballerie d'assedio schierate sull'altipiano di Rainsiaa vengano ritrntte all'orlo dell'altipiano dietro la linea di protczionc d ' artiglieria cd analogamente sia disposto per la maggior patte delle pesanti campali.


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Io quindi ben dovevo ritenere che i miei ordini fossero eseguili od almeno in via di esecuzione e che le poche batterie d'assedio fossero realmente .sull'altipiano a quella data. è molto doloroso a me, che fui sempre abituato ad accertare le cose coi miei occhi, il dovere ora dipanare questo groviglio di contraddizioni . Del resto, non si deve dimenlicare che una gran parte delle artiglierie della Rainsizza, e segnatamente tutte quelle del II corpo d 'armata, poterono essere posle in salvo sulla destra Isonzo, mentre invece andarono pe rdute, oltre quelle del IV corpo d ' armala, le artiglierie del XXVII corpo schierate per l'appunto sulle posizioni di destra Isonzo. Né si deve dimenticare poi , che numerose balleria, dopo essere slatc salvate sull 'Isonzo, caddero in seguito in mano de l ne mico durante la ritirata lungo le strade e ai ponti del Tagliamento.

Per quanto ha tratto alla mia responsabilità nell 'esecuzione degli ordini del Comando supremo, posso affermare di avere ad essi ottemperato fino all'ultimo. Tanto che il già citato foglio del Comando supremo in data 20 ottobre, che mi era slalo inviato per corriere a Padova ove mi trovavo , fu da me immediatamente restitu ito collo stesso mezzo, dopo a vervi di mio pugno scritto a tergo l'ordine di provvedere ancora ad un ulteriore scag liona me nto delle artiglierie in profondità . Infatti , quando il mattino del 23 io riassunsi il comando dell'armata, e rano in corso , o imminenti, mov imenti d' artig lieria. che dovetti sospendere, incalzando la situazione, per non esse r colto in cri si. Mi pare. d ' altra parte - come già ho constatato nella " memoria" - che in questa d iscussione sullo schieramento d 'artiglieria siasi trascurato un elemento essenziale , cioè, l'entità del te mpo necessario per eseguire traspo11i di così ingenti masse di materiale. Cadrebbe in grave errore chi credesse che, su quel terreno, con quella mole di movimenti, colla necessità di muovere parte delle bocc he da fuoco solo nelle ore notturne, si sarehbe potuto in breve te mpo cambiare l'orie ntamento di uno schieramento così poderoso d'artiglieria, specie quando s i doveva anc he llltare contro d isposizioni contraddittorie. S .E . Hadoglio ha detto anche c he «Il ge ne rale Capello, il generale delle offensive a fondo . mal si acconciava all'idea della difensiva», cd altri , se ben ricordo , a vrc hhc detto che io «Attraverso alla controffe nsiva volevo ricondurre l'azione ali' offensiva» . S.E. Badoglio, pochi giorni or sono, qui a Roma mi diceva con un certo compiacimento che egli si riconosceva mio allievo . Nel caso specifico della sua affermazione l' allievo, dunque, farebbe ora un processo alle intenzioni del maestro. Questo non gliel' ho mai insegnato! Io, spirito essenzialmente positivo, esamino cd analizzo, ma esprimo il g iudizio solo su prove reali . No, io non volevo forzare la mano. Non è soltanto una considerazione psicolog ica che mi aveva indotto a proporre al Comando supremo la nota linea di condotta. è sempre stata mia idea, e lo è tuttora , che di fronte a un 'offensiva strategica in grande stile nessun ' altra manovra possa dare huoni risultati se non una corrisponde nte controffensiva in grande stile. Che il comando d'armata avesse chiara la visione della portata strategica


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dell ' offensiva nemica appare evidente da tutta la numerosa documentazione annessa alla "memoria". Vog lio però citare in modo particolare una considerazione che dà valore reale di preveggenza a questa mia affermazione. Mi riferisco al documento 28 lomesso l, dove, pur inspirandomi alla necessità assoluta di tog liere a comandanti e truppe lo spavento per il prussiano, dicevo chiarame nte che dalla presenza dei tedeschi doveva trarsi argomento per giudicare dell a serietà e importanza della manovra nemica, perché i tedeschi non av rchhcro data la loro etichetta ad un 'ope razione di poco peso. In conseguenza, il concetto di un ' azione a scala ri dotta da contrapporre ad un'azione su grande scala mi pareva inconcepibile nei rig uardi non soltanto delle immulahili leggi della guerra ma anche della esperienza della stessa guerra europea. lo posso ammettere che ahhia inlluito su questa determinazione l'osservazione c he gli austriaci eran sempre riusciti a contenere le nostre azion i con limitate controffensive locali c con piccoli mezzi. Ma non è men vero il fatto che noi non abbiamo mai portato a fondo nessuna nostra azione. Mi limito a enunciare il fatto senza entrare in indagini e senza far com menti. Ciò uscirebbe dalla mia compete nza e non son c hi a mato su tale argomento. « ... lo volevo , attraverso la controffensiva, ricondurre l'azione all'offe nsiva»? L'azione o ffensiva in preparazione per l'ottohre era stata abbandonata, come ho detto , per criteri essenzialme nte di economia e in vita di attacchi attesi per la futura primavera. Ora , il nemico, invece che attaccare in primavera, ci attaccava in autunno e a mio modo di vedere la prima necessità era di spendere ciò c he si aveva, il meglio possibile, per parare agli eventi , per dominarli , per vincere. La g uerra difensiva non può esser fine a se stessa. li credere che, nelle condizioni attuali delle parli in lotta, si possa raggiungere un pace durevole con la semplice gue rra di logorio oppure per concordati è un ' utopia. Lo stesso Fahio Massimo, il generale difensivo per a ntonomasia, col ui c he «cunclundo resliluit rem» , avrebbe dovuto, quando si mulù la situazione, capo volgere i suoi metodi di g uerra e di ventare egli stesso decisamente aggressivo. La morte gli impedì di constatare che , in contrasto colla sua persistente idea , i principi immutabile della guerra dovessero avere a Zama, per opera di Puhlio Cornelio Scipione, la più completa conferma. La nostra situazione, nel mese di ottobre, poteva logicamente pe rmetterci l'attesa di avvenimenti c he si presumeva si sarc hhc ro svolti nella primavera successiva, ma ciò non doveva vi ncolare a priori ogni nostra azione a quella data. Codesto principio , che malauguratamente è stato da noi troppo osservato, di predisporre le azioni a tempo fisso, ricorda mollo il volgare «conto senza l' oste» . L'azione di comando si presta alla genialità e diventa realmente un 'arte quando il comandante, pur hasandosi sulle leggi stahil i fondamentali della scienza bellica, sa cogliere a volo il momento fuggevole e agire con larghezza di criteri, con rapidità di intuito, con prontezza di decisione e con audacia. Dopo la lettera del 18 scttcmhrc la situazione si era venuta man mano cambiando radicalmente e, a mio avviso, era necessario dare un orientamento affatto nuovo alle nostre operazioni militari. è questo il conce tto c he mi condusse a


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proporre la controffensiva; non il concetto aprioristico, che mi si vuole attribuire, <le ll'oll cnsiva a qu alunque co sto , ma il concetto saggio del generale, ardito, se si vuo le, ma equilibrato, che intende fro nteggiare la situazione con mezzi adeguati . <<. .. Il generale dell'o ffensiva a fo ndo»? sia pu re , ma offensiva ponderata e pre parata, no n a qualu nque costo . « ... Il generale ddl'olTensi va a fondo»? .. . sia pure, ma no i, disgraz iatamente , <l i o ffensive a fo ndo, no n ne abbiamo ma i condotta nessuna! Leggendo in questi giorn i quanto dicono i critici mili tari dei paesi alleati - e ve ne sono d i competenti - e le idee che si van no man ifestando anche negli ambienti autorizzati, pa re tal volta di leggere quanto in molti punti io scrissi nella mia "memoria". Questa affermazio ne io no n faccio per valorizzare con l'etichetta straniera le mie povere parole - povere perché non voglio loro attTi buirc un valore originale, esprimendo esse idee che ho imparato sui hanc hi della scuola e che, basate sull'esperienza e con fo rmale da lla storia, han no veste di sacrosante verità - ma per mcllcre in rilievo la fata le concordanza di idee per c ui negli scrill i a lleati cui ho o ra alluso e nella mia "memoria" traspare I' imm utabilità perentoria dei grandi princ ipi de ll a g ucn a. T,a mia idea contro ffensiva, dunque, sulla quale io volli ancora soffermarm i con una certa ampiezza, no n era basala su un concetto offensivo apriorist ico, bensì deri vava dall'esame minuto e ponderato de lla situazione. Ma l'esposizione d i questo mio c riterio nulla toglie alfat10 assoluto e irre-

futabile della mia obbedienza ai voleri del Comando supremo. Si è affermato che il comando de lla 2" armata no n avrebbe prev ista la probab ili tà di un attacco ne ll a conca <li Plczzo se non quando se ne ebbe notizia da due ul'lìc iali disertori romeni e mi si è domandato, in conseguenza, il mi o giudiz io sopra r opera dell'uffic io informazio ni de ll ' a rmata. Pre metto i seguenti <lati di fallo . La d iscrLione dei due uffi ciali romeni avvenne il g io rno 20 e io g ià nella confe renza del 17- 18 ottobre (cfr. doc. 28 in calce a lla seconda pagina, omesso) accennavo a lla probabilità <lell'allacco nella conca di Plezzo ed è nan1rale che anc he ne ll 'abboccamento de l g io rno s uccessivo con S.E. Ca<loma io ne teness i parola. D 'altrnnde - c ome di consueto - la c opia di tale conferenza era stata mandata in comunicazione al Comando supremo. Ho indicato la data de l 17 a proposito di Plezzo perc hé è fi ssata in un doc ume nto e perché si riferisce ad uno <lei conlalli diretti avuti coi mie i comandi di corpo <l'armata. Ma non bisogna dimenticare che la mi a azio ne di comando non poteva essere in que l momento che framme ntaria e ristre tta alle lince generali. La continuità era data dall'azione <lei comandante interinale [Luca Montuori] e più volte nel corso della "memori a" ho dovuto c itare disposiz ioni del comando interina le che appunto integravano la mia azione persona le. Ora, la mia dichiarazione del 17 deri vava da no tizie avute dal mio ufficio infòrmazio ni ne i giorni precedenti. E siccome le informazioni di quell'uffic io venivano tutti i g iorni comunicate ai comandi dipe ndenti e all'autorità supcrio-


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re, è logico ammeltcre che già prima di quella dala il IV corpo fosse al corrente delle noti zie che si avevano sulle intenzioni nemiche nei riguardi della zona di Plezzo. Come già detto , le nolizie che successivamente giungevano circa l'offensiva nemica, andavano man mano eslcndcndo il campo probabile dell' azione da sud a nord. Dapprima si aveva no tiz ia di un 'offensiva che avre bbe puntalo sull a destra della 2' armata; poi si precisavano le notizie per l'offensiva della testa di ponte di To lmino, offensiva che venne sempre maggiorme nte assumendo il carattere di sforzo principale; in seguito le informazioni acce nnarono all ' attacco contro il salie nte del Monte Nero; finalme nte si seppe dell 'azione nella conca di Plczzo , la quale apparve fin d 'allora come un 'operazione importante, sì , ma secondaria rispcllo a quella di Tolmino e, se le nolizic c he si hanno sono vere, le previsioni del comando d' armala circa le fo rze che vi avrebbe impiegato il nemico sarchhero esatte. Perciò si deve rite nere c he se tutte le forze che vi e rano contrapposte avessero fatto il loro dovere, così come fecero il loro dovere quelle che presidiavano il Rombon, c se fossero state convenienlemente sr.a~ionate in profondità (cfr. doc. 61 , omesso) e razionalmente impiegate, l'attacco di Plcz1.0, per numero di difensori e valore di posizioni , avrebbe dovuto essere contenuto. L' ufficio informazioni della 2a armata ha sempre fun zionato molto bene. li Lenente colonnello Duponl, inlclligcnte e volonteroso , vi si è sempre dedicato con amore e competenza specia li . Ri cordo che le esatte e dettagliatissime notizie da lui fornite per la preparazio ne delle offensive precedenti furono di grandissima utilità al comando ed alle truppe. Le fonti dall e quali può assumere le sue notizie un uffi cio informazioni d'armata sono essenzialmcnlc le fonti di contatto col nemico e, cioè la visione diretta, le inten-ogazioni dei prigionieri nemi ci, le ricognizioni d 'areoplani ed altre d i simile natura; le informazioni di più lunga portata e di provenie nza este ra e politica sono di competenza del Comando supremo. Perciò le informazioni dell 'armata non possono rig uard arsi che come integratri ci di quelle più comple te del Comando supremo , il quaJe riassume le notizie di tutte le fonti. E l' ufficio informazioni del comando d'armata compì, come ho detto, mollo he ne il suo compito. So, a nzi, che già nella seconda quindicina di settembre il tenente colonnello Dupont, nei frequenti conta tti c he e bbe coll' ufficio informazioni del Comando supre mo, non mancò di prospettare ripetutamente l' aggravarsi della situazione sull a rronte dell'annata. è noto qui che il Comando supre mo, davanti alle mie insistenze sopra il fatto che sulla mia fronte stava per scatenarsi l'uraga no ed alla conseg uente richiesta che vi rosscro concentrati tutti i mezzi necessari, allegava, come risulta dalla docume ntazione annessa alla " me moria", la preoccupazione di possibili azioni nemiche anche su altre parti della fronte , per esempio, verso la 3" aimata, verso il settore goriziano ed anche verso il Trentino. Ora, questa preoccupazione delle autorità superiori, pur non vale ndo a scuotere la mia certezza né la visione d i quanto si maturava alla mia rrontc, non poteva non esercitare un certo riflesso sulle mie decisioni, specialme nte nei riguardi della distribu zione delle forze.


Il fenomeno deRii esoneri dal comando di alti ufficiali duranti' Lu ( ìrande Cìuerra

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L' allacco della conca di Plezzo, colle caratteristiche che effettivamcnlc ebbe, fu dunque previsto in tempo dal comando dell'armata e su di esso - come si è detto - ven ne senza indug io richiamata l'attenzione del comando del IV corpo d'armata. Ripeto qui ancora c he, coi rinforzi che g li furono man mano assegnati, si doveva ritenere che que l corpo d ' armala avrebbe dovuto essere in grado d i fronteggiare I'atlacco. Dopo la conferenza del 19 con S.E. Cadoma, cui fu presente il mio capo di Stato maggiore, e dopo aver date le diretti ve pe r l ' adattamento ai nuovi voleri del capo de ll 'azione della 2" armata - provvedimenti che entravano nella competenza del comando interinale, come esecutorietà - io 1TÙ allo ntanai il giorno 20 per una brevissima licenza «nella ricerca angosciosa della energia fi sica» (dr. p. 155 della " me moria") . Mi risulterebbe c he di tale mia momcnlanea assenza il Comando supremo abbia inf"ormalo in precedenza anche il governo il qu ale in que i giorni appunto avrebbe c hiesto mie notizie. Inta nto il 20 avveniva la diserzione dei due ufficiali romeni. U giorno 21 iJ generale Montuori era chiamalo a Udine da S.E. Cadorna e da esso certamente avrà ricevuto ordini precisi. Il giorno 22 S.E. Cadorna andò a Creda e dc hho ritenere sia stato, dal comandante del TV corpo, posto al corrcnlc della situazione. Io giungo a Cormons nella notte fra il 22 e il 23 , assumo infonnazioni e m i re ndo conto della convenienza di rinforzare l' ala si nistra de ll 'armata. Senza perder tempo corro ad Udine e di là, ottenutane l' autorizzazione dal Comando supremo, dispongo per il rapido tras rcrimento della brigata Pote nza alla dipendenza del IV corpo e per il trasferimento in quella regione degli altri mezzi di fanteria e di artiglieria c he riesco a farmi assegnare . In seguilo , non appena e bbi a di sposizione le truppe alpine assegnatemi , disposi per il rapido loro trasferimento al Monte Maggiore a sostegno della 50"' divi sione e per un efficace collegamento colla Zona Carnia. Que lle truppe g iunsero in tempo sul Monte Maggiore, ma non vi fecero resistenza; giunsero sulla posizione unicame nte per abbandonarla. Qualcosa di simile era già accaduto sul Mataj ur. La deformazione avvenuta ne l concetto di impiego de lle truppe, per la lunga stasi de lla guerra di trincea, ha portato a questa aberrazione: che i comandanti non ritengano possibi le la difesa di una posiz ione se le truppe che la difendono non vi stanno sopra da mesi o per lo me no da settima ne. Così si è detto che l'o rdine dato al VII corpo , selle giorni prima c he l' attacco ne mico si pronunciasse, di occupare la fronte Matajur-Jeza, fu tardivo ... e, per re nderlo più tardi vo ancora, si indug iò nell'eseguirlo. Così quel comandante di gruppo alpino diretto a Monte Maggiore avrà forse pensato c he poteva e ssere argome nto a sua di scolpa l'esservi giunto soltanto ventiquattr'ore prima del possibile urto nemico. Pu1troppo anche le truppe che da lungo te mpo erano sulle posizioni hanno tro vato allrc scusanti per iscolparsi della loro deficiente condotta. E così, secondo questi comandanti , ogni manovra getùaJe e, per essere tale, impro vvisa, dovre bbe ormai non essere possibile. Purtroppo la incapacità manovriera era un fatto indiscutibile cd una lunga documentazione nella " me moria" prova come io


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Sergio Pelagalli

avessi sempre tempestivamente rilevato il diletto e come avessi tentalo di porv i riparo. Se il concetto di tener schierate permanente mente le truppe sulle posizioni , per averle pronte sul posto di fron te ad ogni possibile eventuali tà nemica, dovesse avere il sopravvento sull 'altro della conveni enza di averle in vece alla mano per oppottunamente manovrare, ne verrebbe sovvertito ogni principio che regola l'impiego delle riserve nella difensiva e rimarrebbe effettivamente parali zzata ogni possibilità di manovra . Tanto varrebbe allora disseminare le truppe lungo tutte le trincee in qualunque modo e posizione costruite, distribuendole con una certa densità in rappo1to ai metri lineari. Ma se tale concetto può trovare qualche fautore fra i dilettanti de lla guerra, non può assolutamente essere ammesso da c hi abbia della necessità della guerra e de lle leggi fondamentali di essa una esatta chiara e larga visione. E fra costoro si dovrebbero annoverare anche coloro che hanno comando di truppa!! è certo però c he un comandante per poter manovrare de ve pote r disporre di un certo tempo che gli deve essere fornito da una prima resistenza da parte delle truppe de lle linee avanzale. Ma di ciò si è già ampiamente trattato ne lla " memo ria".

Il generale Cavaciocchi si lamenta dell 'abbandono nel quale sarebbe stato lasciato il TV corpo. Ammetto c he c iò possa essere avvenuto durante il periodo precedente a l passaggio di detto corpo d'armata alle mie dipende nze. Già nella " memoria" ho fatto cenno delle numerose deficienze che avevo ri scontrato iJ1 quel corpo d ' armata. De bbo riconoscere c he la situazione di grande tranquillità in cu i quel settore s i era sempre mantenuto fino a que l momento in rapporto allo stato di attività de lle al tre parti della fronte, può a ver contribuito a creare un tale stato di cose. Nego però in modo assoluto che dopo il passaggio del IV corpo alle mie dipe ndenze esso sia stato trascurato. L'attenz ione più vigile, compatihile con le necessità delle a ltre parti della fronte, furono rivolte a l IV corpo d ' armata. Nella " memoria", e segnatamente, nel capitolo Predisposizioni difensive , sono indicati con l'appoggio di docume nti tutti i provvedimenti adottati, con precisione anche delle date, la quali forse potranno Icgge1mente variare quelle c he, basandomj esclusivamente sulla memoria, io abbia potuto riferire a voce nell e mie deposizioni orali . Del resto queste postume lame ntazioni del gene rale Cavaciocchi contrastano con le affermazioni di comple ta ed esagerata fiduc ia a me sempre espresse e di cui è particolare cenno nel doc umento del tene nte colonnello Campi (cfr. doc . 27, omessu). Il genera le Cavaciocchi nel le sue lame ntazioni si basa - per quanto riguarda il te mpo successi vo ,ù I O g iugno - su un criterio ri stre tto ed esclusivistico. Eg li non vede c he le sue necessità e non pensa c he il comando d 'armata doveva far fronte a molte, moltissime altre necessi tà dipendenti dalla vastità de lla fronte, dalla forza ingente dell 'armata, dalla complessità dei problemi da risol vere. lo personalmente posso ben dire senza tema di smentita che mi sono prodigalo. Nessuno de i miei detrattori ha potuto mai intaccarmi nei riguardi della mia attività e della mia assiduità nel controllo. E con piena coscienza - per quanto


I/fenomeno degli esoneri dal comando di alti ufficiali durante la Grande Guerra

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mi dolga di dover riconfermare un fatto che io non vorrei sfioralo nemmeno da l dubbio - io affermo di aver dato al mio paese tutte le mie energie e tutto il mio intelletto. Quando, pel grande strapazzo fi sico e intelle ttuale e per le dolorose contrarietà moral i - alle quali non accennai se no n in minima parte - io dovetti cedere per un momento, lo feci soltanto per ritrova re le mie consuete ene rgie all ' uni co scopo di nuovamente spenderl e. Le lamentazioni circa lo stato delle linee di di fesa, fatte da alcuni comandanti a scarico delle loro responsabilità pe r gli avvenime nti , con trastano con le affermazioni da mc falle e con le documentazioni da me forn ite. Perché codeste lame ntazioni possano aver valore bisognerebbe anzitutto sapere se quei comandanti si siano realmente portati in prima linea per constatar le cose coi propri occhi e se le loro affermazioni non sieno ora motivate da necessità di difesa. Potrebbe a nche darsi che i danni da qualcuno di loro accennati si dovessero all 'azione dell'artiglieria nem ica sopra posizioni d a essi raggiunte in ritardo. Ma non voglio dilunganni su induzioni di questo gene re. Non è ne lla mi a natura d i fa r ciò . Cito soltanto un fatto di capitale importanza. Fin dal 30 settembre (cfr. doc. 146 annesso alla " me moria", omes.w) io, dopo aver prospctlato sinteticamente quale avrebbe potuto essere l'azione del nemico sulla fronte del IV e del XXV II corpo, ordinavo a quei comandanti: I comandi cui è diretta la presente vorranno inoltre far eseguire dagli uj]ìciali dei reparti dipendenti ricognizioni sulle linee arretrate dei settori minacciati. Pu1troppo dopo quel giorno la funzione di controllo pe rsonale mi fu negata , ma io avevo il diritto di ritenerla bene afjìdata essendomi rivolto ai due comandanti di corpo d'armatu più direttamente interessati. E questo dico perché appunto ne lla loro zona si trovere bbero le linee di d ifesa di c ui si sarebbe riscontrata l' insufficienza. Non mi consta c he essi ahhiano rappresentato d' uffi cio al comando interinale d'armata tali difetti : escludo in modo assoluto che ne abbiano parlato a me nei vari colloqui c he pure ebbi con essi dopo quell 'epoca. Sarehhe quindi opportuno sapere come ahhiano eseguilo l'ordine preciso da mc dato e quali provvedimenti abbiano adottato per riparare agli inconvenienti, se riscontrati. Il generale Montuori avrebbe detto c he trovò g li ufficiali del mio comando mo lto depressi. li fa tto mi giunge nuovo e contrasta cogli elogi che egli sempre, prima e dopo i doloros i falli, aveva a mc ri volto a proposito di detti ufficiali. Io li avevo lasciati addolo rati , ma sereni. Come mai avrebbe ro potuto non essere addolorati? Le paro le colle quali io avevo c hiuso l'ordine di rit irata erano parole di fede. Essi avevano con me visto svolgers i gli avvenimenti che mi avevano indotto alla tragica decisione della ritirata, erano con me persuasi e consenzienti , erano con mc conv inti del domani migliore. A quelli che mi avevano avv icinato nell ' immi nenza della mia pai1e nza ed allo stesso generale Montuori io così mi ero espresso:


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Serf:io Pelagal/i

Ho bisogno di tutta la mia energia per dominare gl i eventi; pochi giorni di quiete me la daranno. Io sarò fra voi fra quattro giorni per preparare la riscossa. Intanto il piano delle operazioni imminenti è organicamente tracciato; esse si svolgeranno regohu·mente - io sarò con voi in pieno vigore - fra poco! Invece, appena partito, le cose cambiarono. Si seppe subito che il mio successore doveva assumere il comando effettivo dell'armata ... ; e alla ritirata organica, preparata con larghe vedute , fu sostituito, dopo il fallimento, che pur doveva esser previsto, di un tentativo di difesa ad o ltranza, un ripiegamento improvvisato, non organizzato, non sostenuto da alcun re parto intatto. Il posto di comando si spostava a tappe minime, senza un piano prestabilito, fuori del contatto coi comandi dipendenti, nell' impossibilità di funzionare, nell 'impossibilità di esercitare sugli eventi una qualsiasi influenza. Andava alla deriva, trasc inato dalla corrente. Tn queste considerazioni si trovano a sufficienza g li argomenti per spiegare la possibilità di una crisi nel personale di comando. Sono deduzioni, queste, c he io non fomrnlo oggi soltanto: derivano dalle notizie che fin dai primi giorn i della mia degenza all'ospedale di Verona mi giungevano per mezzo di uffi ciali che mi visitavano. Il colonnello dei carabinieri della legione di Verona Biancardi, che più volte venne a vedermi e c he aveva avuto ripetuti contatti col mio antico comando, mi recò a più riprese in quei tristi g iorni di dolore il conforto delle espressioni di devozione e di fede dei miei antichi ufficial i che avevano ben visto e valutato i miei atroci torme nti fisici c moraIi! Credo di avere risposto esaurientemente alle obiezioni che mi furono mosse. Null'altro ho da aggiungere. Non senza dolore io ho dovuto con queste pagine ritornare su argomenti che avevo già trattati in precedenza nella " memoria" e dare ta lvolta alla mia nuova esposizione , oltre ad un maggiore e più preciso sviluppo, una forma che può apparire polemica. Scrivendo la "memoria" io, più che a difendere la mia opera, miravo a stabilire serenamente la verità. Ora, attaccato direttamente, mi sono difeso. Ma al di sopra dei meriti , de i difetti, delle accuse e de lle persone, al di sopra di tutto il passato io pongo, ora come sempre, l'avvenire del nostro paese. E ripeto qui le parole che già altrove dissi: «Noi siamo povere cose ... l'Italia resta!». Roma, 5 gi ugno 1918


li fe11ome110 degli esoneri dal coma ndo d i alti 11.ffìciali d urante la Grande Guerra

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Alberto Cavaciocchi (Torino, 1862 - 1925), allievo del collegio militare di Firenze e dell ' accademia militare di Torino, diventa sottotenente d'attiglieria a 19 anni. Dopo un periodo di permanenza nei reparti dell 'arma (13° e 17° da fortezz.a, 7° da campagna), frequenta con onore la scuol a di g uerra di Torino, è promosso capitano nel 1888 e l'anno successivo entra nel corpo di stato maggiore. Maggiore nel J897, comanda un battaglione del 4 LO reggimento di fanteria (brigata Modena). Sottocapo di stato maggiore del IV corpo d' armata, addetto al comando del corpo di stato maggiore, insegnante di organica alla scuola di guer-

Alb erto Cavaciocchi.


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SerJ?io Pelagalli

ra dal 1901 al 1906, è nominato capo dell'ufficio storico dell'esercito dal 1906 al 1910 , con il grado di tenente colo nne llo. Come studioso di storia militare, Cavaciocchi s'afferma con un volume sull a campagna napoleonica del 1809 , Ratisbona, Esslin,i::, Wa,i::ram (pubblicato nel 1901 ), e con una nutrita serie di articoli sulla Rivista militare italiana e sulle riviste d' arnia, dedicati a sintesi di vul gative o ad approfondimenti critici di problemi delle guerra napoleoniche e risorgimentali e dello sviluppo de ll' eserci to italiano (Contribulo all'esame critico della campagna del IH4R, /,'esercito e il paese, Le prime ,i::esta di Garibaldi in Italia nel 1848, Dopo Custoza). Frutto delle sue lezioni alla scuola di gue rra è l 'opera Le istituzioni militari del regno d' Italia, luc ida sintesi ancor oggi vali da. li posto di Cavaciocchi nella cultura storica naz ionale è legato soprattutto alla sua attività come capo dell'ufficio storico dell' esercito, in cui dà impul so agli studi militari sul risorgimento, fornendo un approfondito contributo documentario e interpretativo (relazioni uffic iai i sulle campagne del 1848-49, 1859, 1866). Cura altresì i legami fra studiosi militari e civili con la creazione nel 1909 delle Memorie storiche militari. Colonnello nel 1910 , par1ecipa con il 60° reggimento di falllcria (hrigata Calabria) alla guerra italo-turca , durante la quale è decorato con la croce di c avaliere dell 'ordine militare di Savoia e promosso maggior generale. Comanda, sempre in zona d 'operazioni , la I brigata mista e la VI brigata spe c ia le, meritando una medaglia d 'argento al valor militare in Cirenaica . Rimpatriato nel giugno 191 4 , assume il comando de lla brigata llrescia ( 19° e 20° fanteria) e poi la direzione dell ' istituto geografico militare. Capo di staio maggiore dell a 3" armata nel periodo della preparazione e delle prirm: operazioni, ne l lug lio 1915 passa a comandare la 5" divi sione ne l se ttore ValtellinaYalcamonica, dirigendo con successo le operazioni ad alta quota ne lla zona dcli ' Adamello. Comandante del XXVI corpo d'armata nel giugno 1916, tiene le difficili posizioni di Castagnevizza e delle pendici del San Marco. In novembre assume il comando del IV corpo d 'armata (quattro divisioni), il più sette ntrionale cd esteso della 2" armata, schieralo dal monte Rombon all 'Isonzo, a monte del la testa di ponte di Tolmino. Cadorna riceve l'impressione che «alla sua induhhia intelligenza e alle distinte qualità di insegnante e di scrittore militare non Icorrispondano] quelle dell'uomo d 'azione» (Lu ig i Cadorna, Pagine polemiche, Milano 1950, pagina 337). Lo scrittore Carlo Emilio Gadda, uffic iale degli alpini, lo giudica severame nte, perché «non ha mai fatto una visita di quartiere; non s'è mai curato di girare fra gli alloggiamenti dei soldati». Proprio sul corpo d 'armata di Cavaciocchi e sul contiguo XXVII di Badoglio si scatena il 24 otlobrc 191 7 l'offensiva austro-tedesca di Caporetto , che si apre il passo verso Udine. La sera del 25, Cavaciocchi è esonerato dal comando, con le accuse di scarsa attenzione pe r il hcncssere materiale e morale delle truppe , insuffic iente preparazione della battaglia difensiva, lentezza di reazioni e disorientamento di fronte all'atlacco nemico, mancanza di autorevolezza nei confronti del suo capo di stato maggiore, colonnello Giorgio Boccacci. Lo sostituisce Asclepia Gandolfo, già comandante della 3 1" divisione sul Carso.


ll.fc110111e110 dPgli esoneri dal comando di al1i 1dJìciali duranle la Grande Guerra

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Cavaciocchi assume l' incarico d ' ispettore delle scuole militari. La commissione d 'i nc hiesta addita in lui uno tra i maggiori responsabili della rotta: egli reagisce con dignità e riscrho alla campagna denigratoria. La sua a utodifesa comprende, fra l'altro, una lettera di risposta al generale Della Noce, del comando supre mo, e una memoria inviata all a commissione per il riesame degli esoneri dal comando (museo del risorgimento di Milano , archivio di storia contemporanea, cartella 16). 14 Dicembre 191 7 A S.E. il Lenente generale DELLA NOCE Reparto g iustizia, disciplina e ricompense COMANDO SUPREMO Ringrazio V.E. della comunicazione fattami in data IO corrente, pervenutami il 13, e mi affretto a risponde re. So che V.E. ha ricevuto già copia del diario e della reazione, nei quali, per quanto possibile, sono state colmate le lacune e corrette le inesattezze inevitabilmente contenute nella mia lettera a S.E. il generale Po1To, pur rimanendone inaltcmta la pai1e sostanziale. So pure che la verità, da me invocata. è venuta a galla anche nell' inchiesta praticata da V.E. e che è anche confermata da un resoconto austriaco, secondo il quale i reparti risalenti la riva destra dcll'lsonw sono giunti a Caporetto quando ancord sulla riva opposta si comhatteva a Kamno: rimanendo così confermato che non già attraverso il IV corpo, ma allrnvcrso il XXVII, fu aperta la breccia. Naturalmente molte cose potrei aggiungere a quanto ho già detto; ma sarcbbcrn particolari che forse nuocere bbero a lla semplicità della narrazione. Mi limiterè, pertanto a toccare alcuni punti , sui quali il colonnello brigadiere Roccacci mi ha detto di essere stato intrattenuto da V.E. a) Mi ha meravigliato che sias i potuto dire c he nel IV corpo d ' armata g li ordi ni erano perfetti, ma non se ne controllava l'esec uzione. Assicuro formalmente V.F:. che il controllo era continuo e minu:1.ioso, del che possono far fede gli ufficiali addetti al comando , c he eseguirono le frequenti ricognizioni , e i comandanti di divisione presso i quali fu insistito acché facessero altrettanto. Io stesso mi sono recato personalmente, dal punto F. de l Rombon al M.Nero , nei punti più avanzati e più alti , dove mai nessun coma ndante di corpo d 'armata era gi unto. h) Mi ha pure meravigliato c he siasi parlato di un sistema disciplinare troppo rig ido. La disciplina era ce1ta mente ferrea nel IV corpo d' armata come voleva il comando supremo ed è mio vanto che esso si potesse ci lare a modello per il modo com 'erano te nute le retrovie, per il contegno militare di tutti e per l'andamento in genere di tutti i servizi. Basti citare una c ircolare di rimprovero del comando d 'armata che portava nell' i11dirizzo: ·'A tutti i capi di stato maggiore de i corpi d 'armala dipendenti , ecccltuato il IV". Mala severità era sempre accompagnata dalla più scrupolosa giustizia , tanto che non fu mai sporto il minimo reclamo; i reati e le gravi mancanze disciplinari, specie negli ultimi tempi , erano rari e: i


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Sergio l'e/agalli

cas i di diserzione (rnmprcsi i non tornati dalla licenza) erano andati diminuendo per modo che con una forza di c irca 80.()()0 uomini la media mensile non superava quella di un solo reggimento s ul Carso. Cura particolare avevo posto ne l prevenire la propaganda sovversiva. li sequeslrn di lettere compromettenti ad un militare del 223° reggimento fanteria lhrigala t:tna] condusse alla scoperta di un complotto che aveva ramificazioni fuori del corpo d 'armala sicché il processo contro numerosi militari fu svollo fuori , ma con condanne non superiori ai 15 ann i. Il Serrati, direttore dell'Avanti , evidentemente compromesso, no n fu nemmeno processato. Un altro processo, contro un sergente del 147° reggimento fanteria [brigata Caltanissetta] sospettato di voler fraternizzare col ne mico, finì con l'assoluzione dell'imputato. Un'i nc hiesta, da me ordinata dopo una mia visita al Mrzli per aver letto sopra una caverna "ahhasso la guerra" ebbe esito negativo; intli ssi tuttavia gravi punizioni ai colpevoli di poca vigilanza e lo stesso colonnello fu poco dopo sos tituito. e) Se alcuni militari hanno dic hiarato che in trincea mancavano di viveri e di munizioni, hanno mentito. T1 servizio fun zionava in modo inappuntabile; già altre volte dai resoconti del tribunale avevo rilevato che questa era una scusa ahituale dei pu sillan imi e fatto eseguire controlli che ne avevano dimostrata la falsità. A riguardo del funzionamento dei comandi dipendenti e della capacità dei vari comandanti, nell a relazione ho scritto che mi aste nevo dal fare rilievi, trovandom i nell'impossibilità di avere quei chi ari menti e di eseguire quei controlli che per principio di equità ritenevo necessari. Di più un sentimento di delicatezza mi pareva che imponesse a me di evitare che si potesse anche lontan amente supporre che io tendess i ad un discarico di responsabilità verso i miei inferiori. Ma poiché V.E. fa appello al mio sentime nto patriottico , con la mao;;sima ohicttività rispondo: I . Nei riguardi del tenente generale Amadci, comandante della 46A divi sione, ebbi a notare in lui negli ultimi tempi una diminuzione di attività, che io attribuii a passeggeri disturbi fi sici , di cui si diceva affetto. Durante la prima fase de l comhattimcnto, il funzioname nto del comando fu reso particolarmente difficile dall 'i nterruzione delle comunicazioni e dalla distruzione del centralino divisionale. Nell'ultima fase , il generale Amadei alle 17 lasciò al generale llasso il comando delle poche forze racimolate a difesa delle trincee di Staroselo e si avviò a Bcrgogna: giudico prematuro questo allontanamento. 2. Nei riguardi del tenente generale Farisogljo, comandante della 43" di visione , sollanlo dalla lettura dei rapporti ho rilevato come il comando abbia funzionato mal e dal momento in c ui mancarono le comunicazioni col comando del corpo d ' armata. Ignoro pe rché abbia dato un ordine di ritirata non corrispondente alle direttive ricevute e come siasi trovato separato dal s uo stato maggiore e caduto prig ioniero.


li fenomeno degli esoneri dal comando di alti uj}iciali dura/Ile la Grande Guerra

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3. Nei rig uardi del maggior generale Arrighi, comandante della 50A di vi sio ne, osservo c he l'ordine di ripiegamento d all a stretta di Saga, per e rrate informazioni sulla situazione presso il Kras ij , fu a mio avviso prematuro e non corrisponde nte alle mie intenzioni , poiché da Bergogna io stavo per mandarg li l' ordine che prolunga sse ancora la resistenza , assicurando per il ponte di Te mova le comunicazioni con la 43" divisione , quando il generale Montuo ri , comandante dell'ala sinistra e presente colà ne l pomeriggio, volle invece c he la 50" ripiegasse senz 'altro sulla linea M.Guarda-Prvi Hum-Stol. L' ordine in ques to senso no n fu recapitato, unicamente perché ne l frattempo giunse notizia che il generale Arrighi aveva g ià disposto di propria ini ziativa nel senso voluto dal genera le Monn1ori. 4. Nulla da osservare c irca il maggior generale Basso , comandante de ll a 34 A divisione , che dovdtc impiegare truppe che non conosceva e si dimos trò buon comandante e valoroso soldato. 5 . Ritengo che il maggior generale Fadini , comand ante d ' artiglieri a di c. d'a. , che g ià aveva fatto huona prova nell'offe nsiva dell 'agosto, abbia anche questa volta fatto quanto era possibile, date le difficilissime condiz io ni in cui la nebhia e la rottura del le com11nica7ioni posero l' artiglieria. Se a qualcuno sembrasse che lo schieramento dell ' artiglieria fosse in taluni punti troppo avanzato, si può ri spondere c he v 'era lo scaglioname nto corrispondente alla dil'e sa del la linea ad oltranza e di quella avanzata; c he tale schieramento venne studiato so tto il controllo del coman do d 'artiglieria d'armala il quale più volte inte rvenne collocando batterie di propria iniziativa; che in lìnc per no n avere artiglierie in posiz ioni arri schiate arebbe stato necessario che il comando d ' armata , g iusta il progetto primaverile, avesse in tempo rinunc iato tanto al Cuhla, quanto a l Mrzli , mentre in vece fu dato ordine di difendere anche queste posizioni. 6. Nulla da osservare c irca il maggior gene rale Arbare llo, comandante del genio. Riguardo a me per o na lme nte, avevo espresso il des iderio di essere diretta mente interrogato per poter conoscere quali appunti mi si muovessero, avendo sic ura coscienza di poter dare su tutti esaurie nti s piegazioni . Invece tuttora debbo dife ndermi contro l' ignoto , a meno che no n mi si adde hitino fatti che la veritiera e s posizione de lle cose abhia ora dimos trato insussis te nti. E poiché V.E. non ha ritenuto necessario d ' inte rrogarmi , non dovrei avere altro da aggiungere. S iccome peraltro il colo nnello brigadie re Hoccacci mi ha riferito che da voc i raccolte pareva che qualche critica si movesse c irca lo scaglionamento in profondità de lle riserve divisiona li e la dislocazio ne e l' impiego della riserva di corpo d'armala, aggiungo quanto segue. Lo scaglio namento de lle riserve divisio nali fu s tudiato tenendo conto del te rreno e delle zone battute dal tiro di s barramento nem ico, senza di che sare bbe stato vano farvi sopra assegname nto. La dislocazio ne di queste for1.e fu da me espos ta il 22 ottobre a S.E. il generale Cadorn;i , c he non vi fece ness una osser-


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Sergio !'e/aga/li

vazio ne, tranne l'insufficienza <li lruppc alla stretta di Saga, da me stesso messa in rilievo. Quanto alla riserva princ ipale di corpo d 'armala, la relazione me tte in luce i motivi per cui fu disposla presso il Yol nik; lo svolgimento dell'azione dimo stra che se fosse slala sulla destra del fiume, sarebbe stato necessario egualmcnle lrasferirla sulla sinistra quando il nemico sboccò da Selisce, e che su questa sponda sarebbe slala tutta necessaria a ristabilire la situazione , anche comportandosi meglio di quel che fece la brigata Foggia 1280°, 281 ° e 282 ° fanterial. Ed è c hiaro che se questa brigala fosse stata sminuzzata per guemire la linea di Staroselo, al quale scopo era destinata altra brigata di cui si allcndeva l' arrivo, sare bbe venuto a ma ncare al comando di c. d'a. quella grossa ri serva, tanto raccomandata e dal generale Capello e dal generale Montuori. Si noli che la riserva di Caporetto fu di mia iniziativa costituita traendola da quelle forze c he il generale Cadorna voleva destinate alla stretta di Saga e che il generale Capello aveva il 23 approvato la dislocazione da me assegnata alle truppe del c. d'a. Mi è anche stato detto che secondo un resoconto tedesco il numero complessivo dei battaglioni che a ttaccarono sarebbe stato minore di quelli della di fesa. Ciò non corrisponderebbe ad altre informazioni; ma se anche fosse vero non sarebbe che una vanteria puerile, dato che la forza effettiva dei battaglioni nem ici era di molto superiore a quella dei nostri, ridottissima per le cause esposte ne lla relazione, tanto c he in alcuni battaglioni supera va di poco i 300 uomini. Ilo cercato di essere breve per essere più efficace e per corrispondere alla premura fallami da V.E. IL TENENTE GENERALE

Lto A. Cavaciocchi Due settimane più tardi , il 27 dicembre 1917 , Cavaciocchi in via da '!brino una memoria difens iva alla commissione ministeriale per il riesame degli esoneri dal comando. PREMESSA L' annessa relazione lomessa l sulla battaglia del 24-25 ottobre 191 7 coi documenti annessi lomessil espone in quali circostanze di tempo e di luogo mi sia stato tolto il comando. Dall'ora alla quale g iunse al maggior generale Gandolfo l'ordine di venirmi a soslituire si ded uce anzi che la determinazione fu presa o la sera del 24 o la mattina del 25, quando cioè la nozione degli avvenimenti non poteva essere c he ne bulosa.

TL MIO STATO Dl SERVIZIO 1 miei precedenti m.i fanno ritenere che io godessi fino a quel momento la fiducia dei miei superiori. Ecco il mio slato di servizio in guerra. Tre campagne libiche (191 2- 13- 14): Bu Chemmesc, Sidi Said,Zuara, Kasr


Il fen omeno degli esoneri dal comando di alti ufficiali durante la Grande Guerra

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Tarhuna, Ella ngi, Martuba, Ras Medauer, Cirene, Bu Sceme! , Talcazà, Argub, Zauia el Nejan ne segnano le tappe principali . Vi ho guadagnato la croce di ufficiale dell 'ordine militare di Savoia e una medaglia d'argento al valor militare. Tre campagne della guerra mondiale (1915-16- 17). Capo d i stato maggiore della 3" a rmata durante la preparazione alla guerra con S.E. il generale Zuceari, che aveva ripetutame nte chiesto di averrni con sé, rimasi poi dall ' inizio della guerra fino al 22 lug lio 1915 presso S.A.R. il Duca d ' Aosta. In questo periodo la 3-" armata compié contemporaneame nte la marcia verso l'Isonzo e la radunata, e nonostante la scarsità dei mezzi passò il fiume a valle di Sagrado affermandosi sulla sponda opposta. Quivi incontrò un nuovo ostacolo: l'inondazione prodotta dal canale Dottori, che ru vin ta me rcé la rottura della diga di Sagrado e la deviazione delle acque per il canale di S. Pietro. Ne seguì l'occupazione delle alture e dell 'abi tato d i Monfalcone e l'operazione contro le alture di Castel lo nuovo , dove i nostri s i affe rmarono mediante quella mossa aggirante che allargò gradatame nte la noslra occupazione fino a Sdraussina e a Peteano da un lato, verso la reg ione di M . Sei Busi dall 'altra. Le battaglie del 23-26 giugno. del 29 giugno-primi d i luglio e qu ella più importante del 18-22 luglio (che si prolungò di poco dopo l,i mia partenza) ci permisero di fare , s ul margine dell' altipiano carsico, guadagni di terreno ai quali pochi se ne aggiunsero fino all'agosto dell' anno successivo. Si deve tener conto che tutto ciò fu conseguito con assai scarse artiglierie di med io calibro ç avendo, come mezzi per aprire i re ticolati, soltanto le pinze e i tuhi esplosivi . Va ricord ato che in questo periodo S.E. il generale Cadoma si dichi arò p iù volte soddi sfatto della 3" Armata e c he nelle c ircolari del comando supre mo ribadì le particolari istruzioni che su determinati oggetti eran o state impartite ncll 'armata stessa. Furono presi al nemico i primi cannoni e parecchie migliaia di prigionieri. La lettera con la 4uale io fui trasferito al comando della 5" divisione [umes,w I suonava a mi o elogio e S.E. il generale Cadoma in presenza di S./\ .R. ebbe a d ic hiararmi che non aveva c he d a lodarsi dell'opera da me prestata nel periodo suddetto. A sua volta S.A .R. mi espresse l;i propria soddi sfazione con un affe ttuoso a utografo [omesso !. Passalo al comando della 5" divisione, il sottoscritto vi trovò la situaz ione compromessa dall'errore ini ziale di non aver guernito le valli Tellina e Camonica di forze sufficienti per occuparç i colli . Ciò nondimeno con la conquista del Castellaccio, de l passo del Lago Scuro e del Corno di Bedole mig liorò le nostre condizioni già nel 19 16 e mediante i lavori di afforLamento consolidù la nostra situazione. Fu il primo nella presente guerra ad impiegare repart.i d 'assalto, che furono allora denominati centuria Valtellina e centuria Valcamonica: reparti che compirono imprese eccezionalme nte ardite in alta mo ntagna. Nell ' aprile 1916 preparò e svolse l'azione dcli ' Adamello, con la quale attraverso il ghiacciaio largo 12 Km. furono prese d'assalto le due linee successive Lohbia alta-Dosson di Genova-M.Fumo e Crozzon di Fargorida-Crozzon di Lares-passo di Cavento. ove le altit11clini superano i 3.400 m., facendo cade re


246 per e ffetto d i manovra le difese nemiche del Mandrone, occupando l' alta Val di Ucnova e togliendo al nemico circa 200 prigionieri con varie mitrag liatric i e molto materiale, oltre 90 Russi liberati dalla prigionia. Questa operazione d ' alta montagna è tuttora unica nel suo genere: manovrarono sul gh iacciaio circa 2000 a lpini con altrettanti portatori e una dozzina di pezzi, tra i quali un canno ne da 149 G . issato a 3 .200 m. di altitudine , e per la prima volta venne impiegato un battaglione improvvisato di skiatori . Passato il 6 gi ugno al comando del XXVI corpo d ' armata , il sottoscritto rimase dappri ma nella pianura vice ntina in seco nda linea mentre si svolgeva la lotta s ug li a ltipiani ; poi il 14 agos to riprese il comando del corpo d ' annata, momentaneamente d isc iolto e a llora ricos tituito a Gorizia. Nelle varie azioni contro il San Marco migliorò successivamente le nostre condi zioni , specialmente mediante la conquista della q . 95 in concorso con !'VIII cor po e de lle posizioni di C. Diruta e C . Due P in i, g uadag nando terreno ne lle immediate vicinanze d i q. 17 1. Parte di questo g uadagno fu perduto dopo la s ua partenza e dovuto riconquistare essendo la base necessaria di ulteriori progressi. Il sottoscritto passò il 9 novembre al comando del IV corpo dal quale si allontan ò per breve tempo ( 17 fobbraio-7 mar1.o 1917) per reggere il comando dcll ' V III in un momento in c ui il nemico manifestava a ttività maggiore e si voleva un comandante di fiduc ia a sos tituire il titolare ammalalo. Nel periodo che corse fino all 'ottobre 1917 la sola ope razione di qualche impo rtanza ne lla zona del IV corpo fu que lla contro il Mrzli ( 18- 19 ago sto) , la quale, sebbene nel pensiero del comando d ' armala avesse soltanto carattere dimostrativo, fu condotta a fo ndo col massimo slancio s perando che potesse riusci re . Non riuscì per la so li dità della posiz ione e per l' impossibilità di fa r tacere, s ia pure per brevissimo tempo , le artig lierie nemiche , se nza contare il fallo che si trattò di un attacco iso lato contro il Mrzli e no n di un attacco combinato con altri e conveni entemente esteso q uale era s tato precedente mente consigliato da l comando di corpo d ' armata. Tuttavia il contegno delle truppe fu esempl are e l' impiego de lle artig lie rie fu o ltre modo soddisfacente , raggiungendo lo scopo di distrarre l' attenzio ne del ne mi co dal tratto di rronlc a valle di Tolmino contro il qua le erano dirette le offese principali (30 settembre 1917) . Per il complesso de lle be ne merenze acqui stale a tutto il 1916, sul finire di tale anno io ero stato proposto per la commenda dell'ordine militare d i Savoia ; mi fu invece concessa la commenda mauriziana. Ma nella prima decade dell' ottobre 1917 per ini ziati va di S.A.R. il Duca d 'Aosta fu dal comando della 2" annata ripresa in esame la primitiva proposta e tenuto conto anche del periodo successivamente trascorso la proposta medesima fu dal comando s upremo trasmessa alla competente commissione con parere favorevole. Debbo da quanto precede dedurre che il fatto determinante della mia di sgrazia sia stato il combattimento de l 24 ottobre. PER QUALE MOTIVO MI PU TOLTO IL COMANDO? Mi è nmora ignoto il motivo per cu i mi fu tolto il comando. Il maggior gene-


I/fenomeno degli esoneri dal comando di ahi u.f)idali durame la Gronde Guerra

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raie Gandolfo a Nimis mi disse che aveva avuto sempliceme nte l'ordine di assume re il comando del IV corpo d 'armata ; recatomi il 26 a Udine presso il comando della 2" armata per ri cevere ordini , vi trovai non più iI gene rale Capello, ricoveratosi il g iorno prima nell 'ospedale di Verona, ma in sua vece il generale Montuori , il quale mi di sse ch'egli null a sapeva del provvedimento preso contro di me dal comando supremo; che il provved ime nto stesso e ra per lui rag ione di sorpresa e che mi autorizzava a dirlo. Mi recai allora presso il comando supremo, dove il generale Pomi non mi ricevette perché occupalo; finalmente il generale Piccione, presi o rdini dal suddetto, rrù disse che io dovevo recarmi a un domicilio di mia elezione e attendere ordini . Da Torino io scri ssi a S.E. il generale Porro una lettera, nella quale esponevo sommariamente quanto e ra accaduto e chiedevo di essere almeno interrogato. afli nc di poter conoscere e dare chiarimenti sugli addchiti che mi erano mossi; tale almeno è la procedura prescritta dal regolamento di disciplina prima che sia inflitta una punizione, e la circolare in data 20 novembre n. 84464 de l comando supre mo circa le csonerazioni dal comando riconosce esplicitame nte in si mile provvedimento il caratte re di punizione. Invece con decreto del comando supremo in data 7 novembre 1917 io fui collocato a disposizione del Ministero della Guerra in soprannumero e finora nessuno mi ha interroga to, nemme no durante le numerose inc hieste che recentemente sono state fatte in proposito nella zona di guerra. Pe r spiegare il grave provved imento che mi ha colpilo sono dunque ridotto alle congetture; e poiché, ch ' io sappia, sono stato colpito io solo, dovrei pensare che fossi ritenuto io il solo o il maggiore responsabile de lla sconfitta. Ad avva lorare questa ipotesi, oltre alla già accennata pre mura con la qu ale fu presa la decisione di sostituirmi , sta il fatto che nel n. 23 del "Secolo illustrato" è sta to pubblicato un diario di certo Uarinei, corrispondente di gue rra accreditato presso il quartier generale, di dove il diario è datato, e che la pubblicazione è avvenuta senza che vi si opponessero né la censura ordinaria, né l'ufficio stampa, retto presso il comando supremo da un colonnello hrigadiere. Ho dunque ragione di ritenere c he questa pubhlicazionc [omessa], deplorevole a nche per il discredito immeritato c he getta particolanncnte sui valorosi fanti della brigata Genova [97° e 98° fanteria I, e da mc segnalata al Ministero della Guerra per le conseguenze di legge, rispecchi la versione dei fatti quale apparve nei primi momenti al comando supremo e che io debba a tale errata versione l'essere caduto in di sgrazia. Affcnna invero il corri sponde nte del quartier generale che il 24 otlohrc il nemi co dal Lcmez puntò per Drezenka su Capore tto giunge ndovi in quattro ore e diffuse un timor panico tale c he tutte le difese adiacenti caddero come per incanto . Rimase in tal modo ape1ta al ne mico la breccia per cui esso dilagù, rendendo vani g li eroismi dei dif'c nsori del passo di 7.agradan, di M. Jeza e delle altre di fese affidate alla J 9A divisione, le quali non sarehbero cadute che il gio rno dopo. Ora la mia relazione, basata sulle relazioni parziali e su prove irrefutabili e confermata. a quanto mi si dice , dalle varie im:h ieste , dimostra in vece c he


Set"Rio PelaRaUi

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il fatto tattico decisivo fu l'essere arri vato il nemico a Caporclto passando attraverso alla 19" divisione e dinanzi al Vll c orpo d ' armata , me ntre sulla ri va opposta si combatte va anc ora ne i pressi di Kamno , come afferma pure il resoconto au striaco. La brecc ia decisiva non già fu aperta attraverso le linee de l TV corpo d ' armala che si ste ndevano dalla sinistra de ll'I sonzo presso Uabrijc fino al monte Rombon , ma in corri sponden za della testa di ponte d i Tolmino, donde le masse ne mi che sboccarono dilagando a monte verso il Kovac ic e Caporelto e a valle verso il Krad verh e il Globokak, posiz ioni c he insieme col M. Jeza cadd ero in ma no del ne mic o fin dal giorno 24. Se ne ha confe rma nello stesso diario de l comando dell ' ala sinistra (lV, VII, XXVII c. d 'a.) . Si annettono qui talune de lle princ ipali testimonian;,.c Imnesse I, dalle qua li si rileva pure che il contegno di qua lche reparto de lla 19" divisione fu d isgraziatamente assai diverso da quello descritto da l corrispo ndente del "Secolo illustrato". Così stando le cose, nell ' ipotesi che la mia disgraz ia fosse dovuta ad una errala versione dei fatti , no n mi resterebbe che atte nde re che mi fosse data la consegue nte riparazione.

LA SCALA DELLE RESPONSARIIJTÌ\ Se in vece le cose stessero a ltrime nti, ed altri appunti mi fossero mossi, differenti da que lli supposti ne lla mia lettera de l 14 di cembre 191 7 lriportata in precedenza] in ri sposta ad altra d i S.E. il tene nte generale Della Noce, sare bbe necessario che io li conoscessi e fossi interrogato pe r potermi giustificare, come ho sic ura coscienza di essere in grado di fare. Ma in ogni caso io credo che non si possa fare a meno di c onsiderare la scal a delle responsabilità in una questione così complessa come questa , dove la responsabilità di un comandante di corpo d'armata non può essere vag liata che esaminandola insieme con quella de i comandi laterali e di quelli superiori. Nella mia relazione sulla battaglia ho accennato a talune delle c ause de l catti vo successo e solo in modo sommario, anche per l' urge nza con la quale la relaz ione stessa mi era richiesta dal c omando de lla 2" annata; può e ssere oppo1t1.1no che qui io fornisca maggiori ragguagli su taluni punti ed altri ne tocchi sui qual i mi mancò il tempo di soffermarmi , precisamente allo scopo di meglio dimostrare in mezzo a quali difficoltà si svolse l' attiv ità del IV corpo d 'armata nel periodo antecedente all'attacco per c ircostanze che il comando del corpo d ' armata non aveva possibilità di mutare.

CONSmERAZIONI SULLE CAUSE DEL CATTIVO SUCCESSO Oltreché cause di forza maggiore, quali le condizioni atmosferiche , e cause fortuite, quali p.e. il brillamento inte mpestivo di qualche interruz ione, concorsero al cattivo successo , come è detto nella relazione lome.\·sal , la pre ponde ranza numerica del nemico c la relativa conseguente scarse zza delle for ze opposte. Poiché fin dalla primavera il comando del IV corpo d ' armata ave va manifestato la necessità di avere una divisione di riserva a Bergogna e


!I.fenomeno deRli esoneri dal rnnwndo di alti ufficiali durante la Grande (ìuerm

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alla vigilia de ll 'azione gli fu vietato d i c hiedere ri nforzi perché ogni uomo impi egato a tale scopo av re bbe diminuito la potenza della contro ffe nsiva vag heggiata <lai comand ante della 2" armala dall ' altipiano di Bainsizza verso N. E. oppure Est, opp ure S.E., non si può rende re il sottoscritto responsabile della lamentata deficie nza. Gli era stato bensì promesso c he s i sare bbe provved uto con la sistemazione invernale ; ma p urtroppo l' offensiva nemi ca venne prima. Nemmeno spetta al comandante del IV c. d 'a. la responsabil ità di non aver segnalalo in tempo che l'offensiva nemica si este ndesse alla conca d i Plezzo, poiché il servizio del le informazioni era accentrato presso il comando d'armata, al quale i comandi di c. d'a. trasmettevano q ua nto essi potevano d irettamente raccogl iere. Al colon nello Tesla, addetto all ' uffi cio informazioni del comando supremo, venuto a conferire con me il 19 olto brc circa la situazione, io ri sposi che non potevo fornire altre informazion i c he quelle le q uali si olte ncvano dai prigionieri e da i dise11ori; esposi i dati positi vi e que lli dubitativi; osservai che la logica non poteva essere, per i casi dubitativ i, di soccorso, variando essa con il variare del punto di vista; che il meglio era di considerare l' ipotesi più sfa vorevole e cioè che il nemico fosse realmente in procinto di attaccare. Conclusi c he le in formazioni ottenute alla peri fe ria doveva no essere integrale con que lle de i veli voli e sopratutto con quelle segrete altra verso i paesi neutrali. Aggiungo che uno specchi o, concernente g li spostamenti segnalati delle artiglierie nem iche nel l'ul timo periodo secondo le osservazioni riassunte dal comando d ' ai1iglieria d 'armala, concludeva face ndo risaltare una diminuzione di pezzi, rispetto al periodo precedente, nel trailo <lai Rombon al Mrzli , e un aume nto nel tratto <lai Mrzli a va lle, inducendo a ritenere che l'attacco nemico non dovesse essere spinto a monte più in là delle adiacenze di Tolmino. Tullo ciò spiega perché i rinforzi, riconosciuti necessari il g iorno 23 otto bre, giunsero tardivi. Da quando si svilupparono le azioni verso l'altipiano d i Ba insizza al IV corpo d ' armala fu gradatamente sottratta la maggior parte dei mezzi necessari per migliorarne la sistemazione dife nsiva e quelli rimasti doveltcro essere concentral i sulla linea avanzata in vista dell 'offensiva progettata, la quale cond usse a ll ' attacco del Mr1.li tentato in vano da noi nell' agosto. Dopo che l'attacco era stato sanguinosamente respinto seppi che il comandante dell'armala l'aveva fatto esegui re a puro scopo dimostrativo. Con tutto ciò durante l'offensiva non tanto si lamentò la <lcl'icie nza di lavori difensivi, quanto p iuttosto fu sensibile la mancanza d i talune strade come la rota bile Temova-Magodz, quel la di collegamento con la zona Carnia per valle Uceea e val Resia, que lla del passo di Ta namea e la mu lattiera Stol-Punta d i Montemaggiore , c he avrebhero agevolato lo spostamento del le forze e l 'accon-e re delle riserve strategiche, se q ueste fossero sta te opportunamente scaglionate. A questo proposito no n è superfluo ricord are che nel settembre 191 7 dal comando supremo fu chiesto quali truppe del IV c. d' a. sarebbero passale alla zona Carnia nel caso di ripiegame nto dalla conca <li Plezzo e che io risr osi esse-


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re difficile dare una ri sposta nel caso in cui il ripiegamento fosse eseguito sotto la pressione del nemico; che presumibilmente si poteva ritenere che dovessero passare a11a zona Carnia le truppe di presidio nella regione del Ro mbon; ma c he non si poteva fare assegnamento su truppe che già avessero opposto due successive resistenze per gue rnirc la successiva linea d 'armala; al quale scopo occorrevano truppe fresche. E a riguardo del collegamento con la zona Carnia, e ra stato hcnsì studiato un progetto di fortificazioni tra M. Sto l e Punta di Montemaggiore; ma anch' esso, di competenza del comando ge1ùo d 'armata, come la mulattiera rimase allo stato di progetto per mancanza di lavoratori. Come per i mezzi di lavoro, così anche per il personale si può dire c he il IV c. d'a. servi sse di deposito per i corpi operanti sull'altipiano di Bainsizza, in fallo di quadri , di ardili , di zappatori e di truppe tecni che. Rasti ri cordare che pochi giorni prima dell 'attacco ne mico il I V corpo d'armata do velte cedere ad altri corpi dieci comandanti di battaglione e un numero proporzionato di quadri inferiori. Ed è anche accaduto che alle lagnanze per le inevitahili conseguenze di questo stato di cose, dal comando d'armata si rispondesse burlescamente c he il TV corpo d'armata poteva farne a meno, perché "aveva firmato l' arm istizio". è dello nella relazione che l' effi cienza della truppa e ra inevitahilmente d iminuita per la lunga permanenza in trincea, che durava dal nove mbre 19 16 per la maggior parte dei reparti , salvo hrevi lumi di hattaglione in seconda linea insuffic ie nti a ridare l'allenamento fisico, tecnico e morale. La brigata hiuli 187° e 88°.fanteria], che era in trincea solamente dal luglio 19 17, aveva avuto l'aggravante di rimanere costantemente nelle trincee avanzale, senza alcun turno di seconda linea . Per contro , la maggior parte degl i altri corpi d 'armata aveva intere div isioni c he attendevano all ' istruzione lontano dal campo di battagl ia. Sarebbe interessante aver soll' occhio lo schizzo delle successive di slocazioni della 2A armata dal novembre 1916 all 'ottobre 19 17; si capirebbe a colpo d ' occhio perché il nemi co , dovendo scegliere una direzione d'attacco, abbia scelto quella onnai nota, anche indipendentemente da altre considerazioni . Riguardo alla propaganda sovversiva so che lo stesso comando supremo riconosceva la difficoltà d'impedire c he l'avvelenamento morale si propagasse dal paese all'esercito. Ricordo che il 14 aprile il generale Porro, col quale io a vevo toccato tale argomento, mi disse che il generale Cadorna aveva scritto una v ibrata lettera al presidente del consig lio dei ministri , avverte ndo che con l'opera repressiva in zona di guerra si potevano recidere soltanto le rrondc, ma che il tronco e le radici della mala pianta e rano in paese e lì bisognava me nare la scure . Analogo discorso feci io stesso in Creda a S.E. l'onorevole Ronicelli ; in ogn i modo so di aver fatto il possibile per prevenire fra le mie truppe la nefasta propaganda e ignoro se e quali fatti specifici l' inchiesta abbia messo in luce a carico di reparti del IV c. d ' a. me ntre fatti gravi ho udito attrihuire a hrigate di altri corpi, senza che se ne sia fatto un carico ai rispettivi comandanti. Non calco lo come apparte ne nte al IV c. d ' a. la brigata Foggia [280 °, 281° e 282° fanteria ], g iunta alla vigilia da altro corpo d 'am1ata. Certo a diminuire la coesione dei reparti contribuì l 'aumento delle di visioni , delle brigate, dei reggimenti e dei


lljè11ome110 degli esoneri dal comando di al!i 11/jiciali durame la Grande Guerra

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battaglioni , corri spondente alla riduzione del numero delle compagnie fucilieri di ogni battaglione da 4 a 3 e la diminuzione della forza di ogni compagnia. Mentre la scarsità di buoni quadri poteva consigliare di tenere grosse compagnie, grossi battaglioni e via dicendo, in modo da lasciare nei gradi inferiori almeno una parte degli elementi provetti, il comando supremo fu indotto ad adottare un diverso criterio indubbiamente da altre buone ragioni . Non ostante queste cause di debolezza, la maggior parte dei rcpatti del IV c. d 'a. compì il proprio dovere: e ciò parmi debba tornare ad onore del comando. CONCLUSIONE La relazione obbiettiva dei fatti avvenuti dimostra che il IV c. d 'a. fu travolto perché il nemico, fatta breccia nella 19" divisione (XX VII c. d'a.), si spinse a Capon.:tto per la ri va destra del fiume, da una paite cioè per la quale non mi era possibile di provvedere, come esplicitamente avevo in precedenza dichiarato al comando d ' armala. La lettera da me indirizzata al generale Della Noce !riportata in precedenza] a sua richiesta dimostra insussistenti taluni appunti, c he se mbra si volessero muovere al comando del IV c. d ' a . rimanendo nel campo immediato dell'azione di esso. Dalle ultime considerazioni svolte eme rge infine in modo evidente, per chi consideri le cose da un punto di vista e levato e complessivo quale le circostanze richiedono, che non soltanto non posso essere ritenuto io il maggior responsabile di quanto è accaduto, come dal provvedimento che ha colpito me solo apparirebbe, ma che nella scala delle responsabilità nessuna parte apprezzabile di esse può discendere fino a me. Non ho la pretesa di essere infallibile; ma ho la coscienza di avere dedicato con amore tutto me stesso all'esercito e di avere in questa guerra, dalla quale ho sempre riconosciuto la necessità , dato tutta la mi a attività e tutta l' anima mia come il dovere verso la Patria imponeva. Allontanalo improvvisamente dalla fronte nel modo che è noto, ho avuto la forza d 'animo di non soggiacere all 'atroce dolore sofferto, il più atroce c he a c uor di soldato possa toccare, cd ho confidato nella sicurezza della mia coscienza e nella inesorabilità della giustizia. lo mi rivolgo dunque con animo sereno alla onorevole Commissione alla quale presento questa memoria, pronto a corredarla di lutti quei docume nti e chiarimenti verbali o scritti che ancora potessero essermi richiesti, fiducioso che essa anticiperà quell 'equo g iudi zio che a scadenza più o meno breve darebbe inevitabilme nte la Storia. IL TENENTE GENERALE f.to A. Cavaci occhi Nel 1919, una commissione senatoriale attenua le sue responsab ilità; il ministero sostituisce, di conseguc111.a, il collocamento a riposo con il passaggio nella posizione ausil iaria.


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Sergio !'e/aga/li

La critica storica è unanime nel ritenere che tutti gli alti comandi dell'esercito sono stati sorpresi dalla profondità e rapidità della penetrazione austro-tedesca e che la ricerca delle responsabilità è stata falsata dall'assoluzione di Radoglio. I ,e colpe di Cavaciocchi ne escono ridimensionate: fra l'altro, egli ha sempre difeso il comportamento delle sue truppe. TI museo del risorgimento di Milano conserva alcune sue opere inedite, fra le quali Un anno al comando del IV corpo d'armata, Il IV corpo d'armata alla bauaglia di Caporetto, Gli italiani nella guerra mondiale.


Il fenomeno degli esoneri dtil comando di alli ujji1·iali durante la Grande (ìuerra

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Luigi Bongiovanni (Reggio Emilia, 1866 - Roma, 1941 ), allievo dell 'accademia militare di Torino, è nominalo sottotenente d'artiglieria a vent'anni ed entra poi nel corpo di stato maggiore. Dal 190 I al 1905 è in Giappone con 1a missione militare italiana; dal 19 11 al 1914, in Libia, ricopre l'incarico di capo di stato maggiore della 2• divisione speciale e, successivamente, del corpo di occupazione della Cirenaica. Consegue una medaglia d'argento al valore nello sbarco di Bengasi (J l ottobre 1911 ) e la promozione a lenente colonnello per

LuiKi B011giovan11i.


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merito di guerra nel novcmhrc 19 12 , acquistando fama di ufficiale esperto ed energico. Nel 1914- 15 è addetto militare a Berlino durante il delicato periodo della ne utralità italiana. Colonnello nel 191 5, entra in campagna come capo di stato maggiore del VI e poi del li corpo d'armata. L'anno successivo, in marzo, assume il comando della brigata Ancona (69° e 70° fanteria) , distinguendosi nella difesa del saliente trentino e ottenendo la croce di cavaliere dell'ordine militare di Savoia e una medaglia d'argento. In agosto passa al comando della brigata Firenze ( 127° e 128° fanteria) ed è promosso maggior generale. ComamJantc della 3" divisione nel maggio 1917, partecipa alle ballaglie del Kuk-Vodice e della Bainsizza. JI 7 ottobre è posto a capo de l VII corpo d'arn1ata, schierato in seconda schiera nella zona di Caporetto per assicurare la saldatura fra il IV (Cavaciocchi) , a cavallo del mass iccio del Monte Nero, e il XXVll (Badoglio), che fronteggia 'folmino. Il generale Badogl io non lo stima e lo definisce «un addormentato»; quando sa di averlo vicino, va su tulle le ruric: «Quel brav' uomo è stato due anni addcllo all'esercito tedesco, ha visto gente, non ha capito niente e non vale niente» (Mario Silvestri, Caporetto: una battaglia e un enigma, Milano 1984, pagina J37). /\Ila vigili a dell'offensiva austro-tedesca. il VII corpo non ha ancora completato lo schieramento sulle alture della destra dcli' Isonzo con le divisioni appena assegnategli ; i collegamenti con i comandi di Badoglio e di Cavaciocchi sono insufficienti e i settori di competenza non definiti. TI 24 ottohrc, l' attacco avversario, superate le linee di Badoglio, si abbatte sul Vll corpo di Bongiovanni, che, il giorno successivo, cessa di esistere come grande unità combattente, nonostante il tentativo di contrattaccare con le scarse ri serve. li 29 ottobre i superstiti passano il Tagliamento a Pinzano. JI Vll corpo d'armata è sciolto alla fine di novembre; Bongiovanni è destinato al comando della 69a divisione fi no al febbraio 1918. La commissione d'inchiesta non ne censura l'operato a Caporetto, ritenendolo vittima della sorpresa alla stessa stregua di Badoglio. Nel marzo 1918 egli assume il comando dell'aeronautica, alle dirette dipendenze del comando supremo, mettendo in luce buone doti d 'organizzatore . Propugna l' impiego a massa dei velivoli , ma favorisce anche imprese spettacolari come il volo su Vienna di D'Annunzio. Cura l'addestramento dei piloti e degli specialisti a terra. Inte nsifica l'esplorazione strategica (fino a 300 km in territorio avversario) e tattica, la fotografia degli aeroportj nemici e la propaganda con lancio di manifestini. Un anno dopo, promosso tenente generale , comanda per breve tempo le rorLe italiane nel Mediterraneo orientale, con sede a Rodi. Nel 1920 ahhandona il servizio attivo, ma due anni dopo è nominato governatore della Cirenaica, con il compito di riconquistare la regione. Nel corso delle operazioni , è collocato a riposo, nel 1924, per un incidente di volo. Membro del consiglio superiore delle colonie, senatore nel 1929, regio commissario dell ' istituto agronomico per l'Africa italiana ( 1930-35), continua ad occuparsi di problemi coloniali e militari.


ll jènomeno deRli esoneri dal comando di alti uj]iciali durante la <irwule Guerra

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Ha co!Jaborato assiduamente con la Nuova antologia su argomenti aeronautici e coloniali . Bongiovanni si dife nde con la pubblicazione a stampa li Comando del V/1° Corpo d'Armata nella battaglia di Caporrllo, Roma I920, memoria presentata al ministro della guerra nel settembre 1919 e annessa a una petizione diretta al parlamento nazionale nel giugno 1920 (museo del risorgimento di Milano , ar<"hivio di storia contemporanea, cartella H).Essa è riportata in istralcio. PREMESSA . Il volume secondo della «Relazione della Commissione d ' inchiesta istituita con R. Decreto ì2 gen naio 191 8, n. 35», contiene vari giudi zi e critiche sul mi o operato quale Comandante del VII Corpo d' Armata durante le infauste giornate di Caporetto . lo credo di interpretare con fedeltà iI pensiero de lla Commissione, riassumendo il suo g iudizio sulla mia azione di comando ne i seguenti sei capi d ' accusa: I 0 ) di non aver dato predisposizioni consone al compito stra tegico affidatomi; 2°) di non a vt:r assunto con la necessaria sollecitudine lo schie rame nto prestabilito; 3°) di aver lasc ialo trascorrere, senza approfittarne, il momento opportuno per contrattaccare sul fianco sinistro la 12" Divis ione Slcsiana mentre sfilava sulla destra Isonzo; 4°) di non ave r prestato il chiesto aiuto al rv Corpo d 'Armata; 5°) di non aver integrato l'azione d i comando della 62" Di visione, lasciando così abbandonata al suo destino la Brigala Salerno (89° e 90° fanteria] sul Matajur; 6°) di avere. in genere, dimostrato scarsa attività e difellato di intuito militare.

Capo 1 - PREDISPOS1ZI0Nl. a) Il compito strategico dal ge nerale Capello [comandante della 2n armata, diretto superiore del comandante ciel VII corpo d 'armata I al"fidatomi era [relazione, ritata , paragraj<, HH] di sorreggere le difese avanzate, costituire un rinforzo dietro le ali del lV e del XXVIl Corpo d ' Armata e di manovrare controffensivamenlc al momento opportuno. A pa1te la frase oscura di «sorreggere le difese avanzale>>, che mi riesce nuova, accetto la versione ora esposta, so lo notando che nella conferenza sera le del 17 ottobre l/ 917] , ben più che di compiti difensivi, S.E. Capello mi parlò di progetti controffe nsivi da svo lgersi quando l'attacco nemico, non temuto, anzi desideralo, si rosse infran to contro la resistenza delle nostre prime lince. Dato c he io ero del tutlo nuovo alla zona o ve il VII Corpo doveva operare, il generale Monluori [comandante interinale dell 'armata, in assenza cli Capello, ammalato ] ri levò la convenienza che io mi abboccassi la più presto con S.E. Badoglio, Comandante il XXV II Corpo d'Armala, e stabilì all 'uopo un convegno che ebbe luogo il giorno seguente 1~ a Cormons , in sua presenza e al quale seguì , il 19, una ricognizione sul te rreno sotto la guida del de tto generale. b) Le prime truppe che furono assegnate al VII Corpo d ' Armala rurono la 3"


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Divisione (Brigate Amo [2 /3 ° e 214 ° fanteria I, Elba 1261 ° e 262° fanteria], Firenze r/27° e /28 °fànteria j , senza artiglierie), la Brigata Napoli [al XXVII corpo d'armala dal 22 ottobre] e due Reggime nti Bersaglieri lai IV wrpo d'armata dal 2 1]. e) lo avevo chiesto fin dalle prime conversazioni col Comando dell'Armata che per completare il Corpo d ' Armata mi veni sse assegnala la 34" Divis ione che avrei dislocata in Val Savogna; la domanda fu accolta, ma per i noti, tumultuari mutamenti lamentati più volta anche dalla Relazione, la 34" assegnata il 21 ven ne poi spinta il 22 oltre Luico, nel territorio del IV Corpo d'Armata e sostituita alla vig ilia della battaglia - e durante la battaglia stessa - dalla 62" . Ad ogni modo fin dall'in izio del mio mandalo, io stabilii che alla Divisione di sinistra de l C. d' A. ven isse assegnata la difesa della porta di Luico, comprendendo in questa anche i suoi pilastri di M. Mataj ur e di M. Kuk; e che essa si dis locasse in g uisa da conservare raccolte e in pugno buona parte de lle sue forze per azioni conlrolTcnsivc. d) In quanto al la 3" Divisio ne [generale Ettore NeP,ri di / ,amporol, la sua dislocazione era c hiaramente indicata dai suoi compiti e non poteva dar luogo a dubbi: due fronti rallor/.alc, a saliente, ben disti nte fra loro, l'una rivolta a Nord (Kolovrat) e l'altra a Est (M. Piallo-S. Volfango-M. Kum) , di svilu ppo pressoché eguale, da rimellere prontamente in effic ienza, da imparare a conoscere nel loro valore di fensivo e controffensivo e da di rendere in caso di attacco . I,a fòrl'.a di una Brigata per c iascuna fronte non era eccessiva, anzi poteva considerarsi scarsa, in relazione allo sviluppo delle lince, alla mancanza di artiglieria e al concetto che essenzialmente bisognava preparare una difesa manovrata. Senza mutare le zone di allogg iamento già occupate e assai vic ine alle lince, io assegnai la Brigata Arno alla fronte Nord ( Kolovral) e la Brigata Elba all a fro nte Est (S. Yolfango- Kum) . L'altra Hrigata, la Firenze, rimase disponibi le come ri serva di Corpo d'Armata, o meglio, come massa d i manovra. e) Rilevai . ben presto, l'alta importanza de lla linea rorlificala arretrata di S. Martino-Napur-M. Kum , la quale, allaccandosi alle pendici del Mataju r, a valle di Cepletiski , correva parallela a lla linea del Kolovral, distante da que sta da tre a quattro km. in linea d'ari a, e poteva dar luogo a una pote nte arginatura, secondo la teoria dei compaitimenti stagni , allora molto in voga. Naturalmente non era il caso d i prestabilire presidi per tale linea, ma occorreva be nsì farla conoscere a i comandanti di unità schjerate sulle li nee antistanti e rimetterla, con sommari lavori, in discreta effic ie nza. Questo ultimo incarico io a ffidai a ll a Urigata Firenze. f) U va lore tattico del passo di Zabrradan mi apparve evidente fin dalla prima ricogni zione e mi venne anche chiarito sul posto dal generale Badoglio: in nostra mano ci avrebbe conservato il possesso dcll 'allo e la sicurezza delle comunicazioni, anche nel caso di successo nemi co sull ' Isonzo; in mano nemica avrchhc compromesso tutto il nostro siste ma difensivo. Nei due giorni in c ui il compito di presidiare la regione di Zagradan-Piatto


Il fenomeno degli esoneri dal comando di alti ujjiciali durarlle la (ìrande (ìuerm

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fu del VII Corpo, io mantenni le disposizioni date in precedenza dal Comando de l XXVII; da quando, come ho già ricordato , tanto il territorio quanto la truppa c he lo presidiava (Rrigata Napoli) fecero ritorno al detto Corpo d ' Armata, io non ebbi più occasione di ingerirmene, fino al g iorno della hattaglia, in c ui la Brigata Napo li rimase tag liata fuori dal suo Corpo d'Armata venne da mc nuovamente incorporata del VTT e assegnata all a 3" Div isione. g) Appare da quanto precede che lo schieramento del VI I C. d ' A. quale era stato preparato e come di fatto si attuò il 24 ottobre, risultava il seguente: la Divisione di sinistra al passo di Luico - una Bri gata nella regione del Matajur, l'altra al passo e sulla destra fino al Monte Kuk - la Di visione di destra (3") colla Brigata Arno al Kolovrat, fra M. Kuk e M. Piatto, la Brigata Elha sull a linea di S. Volfango fra M. Piatto e M . Kum; la Rrigata Firen7.e in riserva generale di C. d ' A. Schieramento non in atto , ma in potenza, studiato nei particolari di occupazione e di di strihuzione delle forze, in previsione d i azioni difensive e controffensive, colle truppe alloggiate in zone defilate, prossime alle lince e addestrate ad occuparle prontamente. Il 22 otlohrc, essendo giunta l' informazione di un probabile attacco del nemico, disposi che quella notte e le successive le Hrigatc assumessero, su lle fronti loro assegnale, uno schieramento di sicurezza , con fot7.e ridotte, il che fu fatto a nche nella notte sul 24. Naturalmente la pre parazione, se poteva considerarsi ben avviata per la 3" Divisione, in riguardo ai lavori di rafforzame nto e specialme nte per l'orientamento dei comandanti di ogni grado, altrettanto 110 11 era per la Divisione di sinistra, che, come è noto, fu dapprima la 34" e poi la 62", la quale solo il giorno 23 cominciò ad am uirc nella zona assegnatale. Tutti i dati raccolti dalle preceden ti ricognizioni del comando del corpo d 'armata vennero comunicati al comando della 62" Divisione e servirono per un primo orientame nto, ma questo si palesò il 24 assolutamente incompiuto, né avrebbe potuto essere diversamente. Lo schieramento definitivo del C. d ' A . c he , ripeto , e ra stato studiato nei particolari, specie per la 3" Divisione, prevedeva l'occupazione dei trinceramenti colle truppe strettamente necessarie alla loro difesa dirclla e tene va grosse riserve in posizioni defilate ad immedi ata vicinanza delle li nee. Quindi, se anche come la Re lazione dà per dimostralo - la caduta del Kolovrat e di Luii:;o nel po meriggio del 25 deve attribuirsi ad aggiramento dalla destra per parte delle truppe nemkhe che avevano conquistato la regione Zagradan e po i la posizione d i M . Piallo , le riserve della Brigata Amo, dislocate in prossimità della strada d i arroccame nto fra M. Piatto e Luico, e quelle della 62" Divisione, raccolte a sud di Luico, erano nella migliore situazione per assumere nuovi schieramenti e contendere l'avanzata delle forze a vversarie. h) La des ignazione della Brigata Pirenze come riserva generale di Corpo d ' Armata e come massa di manovra mi è stata suggerita dalle seguenti considerazioni: la dislocazione che essa aveva al mi o arrivo, in Val Reca , più arretrata delle altre;


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il fatto di non essere ancora direttamente impegnata in lavori di fortificazione; la particolare fiducia che essa mi inspirava per saldezza e attitudine manovriera: io l' avevo lungamente comandata sul medio Isonzo, come brigadiere e come divisionario e , sotto i miei ordini, aveva me ritato ben due citazioni all 'online dell'Esercito per le vittoriose azioni di M. Cucco e della Bai.nsizza (maggio-agosto 191 7). Da Cosizza, ove si trovava, la Brigata si era spostata nei pressi di Peternel il 17 ottobre, - prima cioè che io g iungessi nella regione per ordine del Comando dell'Armata , che aveva voluto così avvici narla alla fronte. Tale dislocazione è apparsa a me conveniente ai fini del suo impiego quale massa di manovra; da Pctcrnel al passo di Zagradan, per la buona rotabile di Rukin , me no di tre ore di marcia; da Petcrnel a Luico, per mulattiere e rotabil i, circa il doppio. Sulle ricognizioni e prove di marcia da mc all'uopo ordinate fin dai primi giorni del mio comando, mi aveva riferito il generale Rovelli, comandante della Brigata , il g iorno 22, se non erro, cd io gli avevo ordinato di ripeterle per quanto si riferi va all'itinerario di Luico. Certo sarebbe stato vantaggioso a vvicinare maggiormente la llrigata Firenze alla fro nte . Data l'esistenza di una buona strada di arroccamento fra lo Zagradan e Luico , sul versante meridionale del Kolovrat, una località defilata prossima ad essa, e cioè la conca di Drenchia, sarebbe stata assai acconcia. Ma le insufficienze logistiche della detta conca di Dre nc hia, il suo ingombro per gli alloggiamenti della Brigata Amo e di vari altri reparti speciali del IV Corpo colà da tempo stabiliti, l'affollamento di truppe e servizi in tutte le altre conche de lla regione , il formale di vieto di invadere il te rritorio di altri C. d' A. mi hanno convinto allora della impossibilità di trovare, per la Brigata Firenze, una più conveniente dislocazione. D' altra parte non devesi dimenticare che appunto in que i giorni il Comando d'Armata aveva disposto che la Pirenzc si spostasse in avanti, indicando esso stesso la località di Pctc rnel come zona di alloggiamento: ev identemente neppure al Comando de ll 'Armata era apparsa la possibilità di spingerla più innanzi . i) Ricorderò c he i posti di comando delle Divisioni erano stati portati presso le lince di schierame nto: a Prapotniza [altra grafia: Praponitza l quello della 3• e a Cepletiski JCepleti.w:hisJ quello della 62". ll Comando del C. d ' A. ave va preparato per sé due posti di comando: uno sul Kolovrat, a Ravna, per l' ipotesi, riten uta più probabile, c he l'azione dovesse svolgersi lungamente all'infuori delle lince affidate al C. d' A.; l'altro a Cepletiski in Val Savogna per l' ipotesi di dover attuare la difesa delle linee stesse. li 22 ottobre notizie pe rvenute fecero credere probabile un attacco nemico per la notte seguente: per essere pronto ad ogni evento, di sposi che il mio Capo di S.M. con due ufficiali perno ttasse all 'osservatorio di Ravna sul Kolovrat, ove io stesso rimasi fino a sera inoltrata. La none passò tranquilla. La notizia, accennala più volte nella Relazione, che nel g iorno 23 una intercettazione telefonica aveva indicata la notte successiva (23-24) come quella dell'attacco e preci sata anche l'ora di inizio del tiro, non ricordo sia g iunta a mia


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conoscenza. Certo si è che, tanto nel lungo colloqui o tra S.E. Cadoma il Gen . Badog lio a Carraria il pomeriggio del 23 - al quale io assistevo - quanto ne lla con tere nza c he S.E. Capello tenne la sera stessa ai comandanti dei corpi d 'armata della 2• armala a Cividale, I' eventuali là dcli ' attacco prossimo, anzi genericame nte immine nte, venne bensì considerata, ma senza che si accordasse alla data del 24 - ossia l' indomani - magg ior favore di verisimiglianza che ad altra. Forse il falso allarme del giorno precedente aveva reso scctlici i comandi d i I" linea e aumentata la diffidenza verso le intercettazioni telefoniche, ben sapenùosi come il nemico usasse diffonderle ad arte. Di più , la sera del 23 una piog gia autunnale filla e intensa cadeva su tutta la fronte. Era convinzione d iffusa che sono la pioggia i tiri a gas asfiss ianti perdessero gran parte della loro efficacia e conseguentemente che, in tempo piovoso, un 'azione, la quale notoriame nte face va assegnamento sull'cffcllo di tali tiri fosse da ritenersi improhahile. Q uesta osservazione fu fatta la sera stessa del 23 durante la conferenza di C ividale . Devesi quindi ammettere c he, nonostante i molti indizi di quanto il nemico stava da tempo preparando, l' allacco de lle nostre lince era, nella notte sul 24, me no atteso di quanto non lo fosse stato ne lla notte sul 23 e in altri precedenti e che la sorpresa tattica, sulla qual e l'avversario doveva necessariamente fa re assegnamento - dato l'estremo ardire del piano - in realtà vi fu . Pe r portare sulle predisposizioni del VII C. d'A. un giudizio obiettivo, occorre tener presente c he esso faceva parte de lla ri serva d 'arm ata, era anzi una ri serva strategica, la cui entrata in azione - per quanto predi sposta - non poteva prevedersi improvv isa. Come dirò più avanti , il 24 ottobre, appena informato dell 'allacco nemico, decisi d i trasferirmi a Cepletisk.i; impedito dall'ingombro stradale, mi portai invece a Prapolniza, ove rimasi fino a notte ino ltrata. A Cepletiski però erano scesi verso mezzanotte due ufficiali del mio comando c he avevano passata la notte all 'osservatorio di Ravna sul Kolovrat e coi quali mi tenni poi costantemente in comunicazione. Le re lazioni col comand o de l XXVIT C. d ' A. fu rono continue nei giorni che precedettero la hattaglia e, per il caso di azione, apparivano assicurate dalla vic inanza de l posto lattico del dello comando - a O sti Kraz I Ostri Krasl - a quello del comando della 3" Divisione a Prapotniza - fra loro congiunti telefonicamenLc.

Dei collegamenti fra Vll e IV C. d ' A. trallcrù più avanli .

I collegame nti telefonici ne ll ' interno del C. d ' A. erano il 24 ottobre, 110110slanlc la scarsità di mezzi e di tempo de i quali si era potuto dispon-e, sufficiente mente assicurati . I) Non mi dilungherò, dopo la trattazione c he ne fa la relazione della Commi ssione d ' inchiesta, a parlare della sistemazio ne difensiva esistente, sulla fronte del VII Corpo, allorché io ne assunsi il comando. Mi limilcrù a notare c he, tanto sull a prima linea di Luico-Kolovrat-M. Piatto-S. Vo lfango-M. Kum- ludrio le difese erano costi tuite da trincerame nti continui - su una sola linea - costrniti da oltre un anno c poi abhandon ali, di tipo del tutto superato, chiusi, con feritoie ristrette e campo di ti ro limitatissimo.


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franati in molti punti e protetti da reticolati di poca profondità e in vari trattj rovinati ; che sul M. M atajur non esistevano lince difensive, salvo s ul pendio rivolto a Nord , ove le difese de lla Sella di Luico si collegavano con quelle della così della linea d 'armata, affidata, in quel tratto , al IV Corpo; c he le linee del Kolovrat e di S . Volfango avevano potuto essere notevolmente migliorate dal lavoro c he vi avevano dedicato le Brigate Arno cd Elba de ll a J' Divisione; che, fin dalla mi a prima ricognizione sull e dette linee - il J9 ottobre - io die d i ord ine di scoperchiare per 4uanto fosse possibile i trinceramenti e di costruire sommari appostamenti per mitragliatric i all ' infuori delle trincee; c he le difese di Luico avevano avuto il beneficio di qualche lavoro da parte dei be rsaglie ri , passati poi , come ho dello , il 2 1 al IV Corpo; che i lavori sulla linea di S. Martino-Napur-M. Kum erano stati appena iniziati; che la conoscenza di questa seconda linea per parte dei comandi e delle truppe de l C. d ' A. era limitatissima nella 3" Di visione , nulla nella 62". m) Le disposizioni ora dette sono state concretale in ordini che venne ro , come di dovere, comunicati al Comando de ll' Armata. Di più, nelle quotidiane re lazioni fra il de llo Comando ed il mio, erano naniralmente oggetto di discorso. Posso quindi asserire c he le predisposizioni date dal Comando del VII C. d' A. prima del 24 ollo brc erano perfettamente note al Comando de lla 2" Armata, il quale, ove vi avesse rilevato una men c he esalta comprensione del compito strategico tracciato da l Coma ndante titolare dell'Armata, non avrebbe mancalo di intervenire. Con quell'amore di sintes i con cui S.E. Capel lo solcva esprimere le sue robuste ideazioni , egli aveva detto d i vole re una ri serva strategica sul Kolovrat, in posizione arretrata e centrale ris pcllo ai due C. d ' A. di prima linea. AJ fatto pratico lo schieramento aveva dovuto este ndersi. oltre che al Kolovrat, anche a Luico cd al Matajur da un lato , a lla linea S. Volfango-Kum dall'altro, ed aveva assorbito 4/5 della forza; e sigenze di lavoro e di vita, oltre a que lle di difesa, avevano imposto un relativo disseminame nto de lle truppe che , oggi ancora, a l più rigoroso esame, non può no n essere riconosci uto inev itabile. S i trattava in ogni modo di schieramento non in atto, ma potenziale e quindi tale da consentire la rapida raccolta delle truppe per qualsiasi altra impresa, ogn i qual volta la situazione non a vesse imposto, quale primo compito , la difesa diretta delle linee. Per quanto concerne la di slocazione de lla massa di manovra - Brigala Fi renze - ho già dimostrato come quella ne i pressi di Peterne l fosse la pi ù conven iente. Credo quindi di poter concludere affermando che le predisposizio ni date dal Comando de l VII Corpo d 'Armata ne i brev issimi g iorni concessigli , furono quali la situazione , il terreno e l'entità de lle forze hanno logic amente consentito di adottare. S.E. Capello, che certo ignorava, e fo rse ig nora anche oggi [si ricordi c he S.E . Cape llo, allontanatosi dalla zona delle operai.ioni il 18 ottobre, vi ha fatto ritorno soltanto il 23), gli adattame nti che il suo concetto aveva dovuto subire, nell 'apprendere il 24 ottobre c he la fronte de l IV e XXVII Corpo era stata ino-


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pinatamc nlc inrranta, avrà forse rievocato nel semplicismo originario la sua concezione strateg ica e pensato ad un VII C. d' A. pronto sul Kolovral a scallare. E po iché disgraziatamente ciò non è avvenuto - né poteva accadere - ha sente nzialo amaramente che il Coma nda nte del Vll C. d 'A., quel Comandante che egli stesso aveva prescelto per il difficile compito , era venuto meno al dover suo. E la Commissione d' inchiesta , che pure aveva a sua disposizione dovizia di doc ume nti e di referti, ponendo in non cale le semplici ma solide giustificazione da me proffettc, ha aderito a quel giudizio dichiarando c he la 3" Divisione non ji, dislornta currispondenlemente al suo compito (* 88) e c he il Comanda nte del VII C.d' A. aveva mancato in genere di iniziativa di predisposizioni (* 599). Quali predisposizioni io avrei dovuto dare la Commissione d' inchiesta non dice, né lascia intendere. Mi sia consentito esprimere il con vincimento che oggi, dopo due anni di studio e con tutte le r isorse del se nno di poi, né Essa né altri potrebbe indicarne di di verse - o almeno, di migliori - da quelle da mc date. li no n aver questa soddi sfatto alle esigenze della situazione manifestatasi il 24 ottohrc ha dipeso - oltre che dai fa ttori morali , nei quali la Commissione riconosce la causa profond a ed essenziale del disastro - dal fatto che una ideazione strategica ha dovuto improvvisamente espl icarsi nella risoluzione di un prohl ema tattico contingente e che a un a riserva strategica è stata richiesta la runzionc propria a un rincalzo alle prime lince. Si è mani restato un irreducibile contrasto di termini che nessuna particolare predisposizione sarebbe riuscita a conciliare e c he soltanto in una eccezionale saldezza morale delle truppe avrebbe potuto trovare il suo correllivo. Ma è nolo che, allorquando le truppe del Vll C. d ' A. vennero a contatto del nemjco, lo sfacelo completo si era già prodotto nella compagine dei corpi di prima linea e che al contagio tulli i corpi , dal più al meno, hanno dovuto purtroppo sullostarc. Capo Il - SCHIERA MENTO. Affcrrna la Relazione(§ 167) c he al Comando del Vll C. d 'A. è stato f atto l'addeb ito di 11011 aver assunto colla sollecitudine necessaria lo schieramento ordinato~li. Premello che non era affatto necessario che lo schieramento veni sse ordinato da una autorità superiore a me e ne mmeno da me. I Comandanti delle Divisioni sapevano come lo schieramento prcslabililo dovesse assumersi anche senza intervento di ordini superiori , non appena le circostanze lo richiedessero. Sta d i fatto che nel partecipare ai Comandi delle Di visioni , a mezzogiorno del 24, la notizia allora ricevuta, della caduta di Sclisce (sinistra Isonzo) diedi anche l'ordine di immediato schieramento. C iò invece che era necessario partisse da me era l'ordine alla Brigala Firenze, riserva di C. d ' A., di muovere e tale ordine io diedi colla maggior sollcciludinc , prescrivendo c he la Brigata si trasferisse a Casoni Solari lCasoni So/arie ] - in prossimità della regione Zagradan-M. Piatto - ove avrebbe ricevuto ulteriori istruzioni .


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Per 4uanto concerne lo schieramento propriamente detto del C. d ' A. , ossia quello delle Brigale destinate a guernire le lince rafforzate, noto: le Brigate Elba ed Amo della 3• Divisione, che nell a notte avevano assunto uno schiera mento di sic urezza come ho già accennalo, attuarono lo schieramento definiti vo con relativa rapidità e nel massimo ordine: esso era compiuto alle ore 16 per entrambe le Brigale, le quali , nella giornata del 24, non ebbero diretto conlallo col ne mico; la Brigata Salerno, della 62" Divisione, g iunta a mezzo di autocarri il 22 a Cividale, aveva proseguito per via ordinaria e la sera del 23 si trovava fra Savogna e Luico, con alcuni reparti sul Matajur. Nella giornata del 24, prima di aver sentore di quanto accadeva sull' Isonzo, la Brigata era lutta su l Matajur, del quale alcuni suoi repa1ti dovevano raggiungere la vella per cercarvi collegamento colle truppe della 53" Divisione, che avrebbero dovulo salirvi dalla V. Natisonc; la 4" Brigata Bersaglie ri , pure della 62" Divisione, g iunta a Cividale il 23 , con treni succedentisi fino a sera, era stata avviata in V. Savogna col compito di occupare la sella di Luico collegandosi colla Salerno a sinistra e colla Arno a destra. A mezzogiorno del 24 una parlc del la Brigata era sulle posizioni assegna te le , cercandovi quell'orientamento c he, come chhi già a notare, non riuscì mai ad avere completo. Il movimento di afflusso della Brigata è continualo tullo il giorno. l s uo i carreggi e que lli della Salerno e dell a 34• Oivisione hanno cosliluilo 1:,YTave ingombro per 4uel giorno e tutti i successivi. Le llrigate, ora dette, della 62" Di visione non rurono impegnate nella giornata del 24. L'episodio di Uolohi , cui acce nna la Relazione(* 167) si iniz iò la sera cd chhc il suo epilogo il mallino del 25 coll a rioccupazione del villaggio da pa1te dei Bersaglieri . Appare da quanto precede che l' acldebito di non aver assunto, con la sollecitudine necessaria, lo schieramento ordinato è, per quanto concerne la 3• Divisione, desti Lui lo d i fondame nto e per la 62" Divisione discutibile e, in og ni caso, da attribui rsi a causa di for1:a maggiore. Capo ITT - MANCATO CONTRAITACCO IN VAL D ' ISONZO. Il non avere il VII C. d'A. il 24 ottobre 191 7 pronunc ialo un violento contrattacco s ul fianco sinistro della 12" Divisione Sles iana , q uando questa, superate, senza trovar resistenza, le d ifese dello sbarramento di Foni-lsonzo, sfi lava lungo il fiume in direzione di ldcrs ko-Caporetto, costitui sce il principale capo d'accusa mosso da S.E. Capello e dalla Commissione d 'i nc hiesta al mio operato. Il primo lancia l'accusa, la seconda la sanziona, ma né l'uno né l'altra, a quanto appare dalla refazione, forniscono e lementi positivi di critica. Vediamo di ricercarli. Se un contrattacco poteva e doveva essere pronunzialo occorre stabilire da

dove, quando e con quali mezzi. D a dove'? Due sole ipotesi si possono formulare: da I ,uico, lungo la dircllri-


Il fenomeno degli esoneri dal comando di alti t!{ficiali durante k1 Grande Guerra

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cc di ldersko, e da Zagradan su Foni-lsonzo. Prendiamole successivamente in esame e sviluppiamole con la ricerca del quando e dei mev,i. a) I ,a direttrice I ,uico-ldcrsko avrchhc conscnlilo, per lcrrcno e distanze, lo sviluppo di una potente azione controffensiva a massa sul fianco del nemico che, se condotta risolutamente, avrebbe avuto grande influenza sugli avvenimenti. Come appare dai documenti che sono in possesso della Commissione , a mezzogiorno del 24, ricevuto l'avviso che il nemico era a Selisce e dati gli ordini per l'immediato schieramento e per il collegamento con il IV C. d ' A., mossi da Carraria per portarmi a Cepletiski in V. Savogna, ove avevo il mio posto di comando. L' ingombro stradale mi ha impedito di proseguire; per non perdere il contatto coi comandi dipendenti , mi recai , facendo un largo giro per CasteJlo Madonna del Monte, a Prapotniza, posto del comando della 3" Divisione, da dove riuscii a mettermi in comunicazione col generale Viora, comandante della 62a Di visione, che erasi frattanto recalo a Luico per affrcltarc lo schieramento deJla Ilrigata Ilersaglieri e organizzare una riserva di tre batraglioni per eventuali azioni controffensive. Alle ore 19, essendo io sempre a Prapolniza, informalo dal Comando dell'Armata che il nemico era prossimo ad occupare Caporetto (l'occu pazione, in realtà, era avven uta già da oltre tre ore) ordinai al generale Viora che, colla parte disponibile delle sue forze, attaccasse sul fianco l'avversario per arrestarne il progresso; e soggi ungevo testualmente: qualora la S.V, che, essendo sul posto è huon giudice, ne riconosca la possihilità. I lo già chiarito come la Brigata Bersaglieri fosse in arrivo quel giorno stesso dopo aver marciato tutta la notte sotto l'ac4ua e per una strada ingombra di carreggi ; come la Brigata Salerno fosse stata avv iata sul Matajur e come i Comandi della 62" Divisione e della Brigata Bersaglieri, da poco giunti, non fossero ancora orientati. li contatto col IV Corpo non si riuscì a prenderlo come spiegherò nel capitolo seguente. Un pugno di Tedeschi proveniente da ldersko, che si era annidato a Golobi nel pomeriggio, paralizzò per varie ore ogni attività della Brigata Bersaglieri; solo al mattino le riuscì di ricacciarlo. li generale Viora, al ricevere il mio comando di attacco, si propose di darvi esecuzione mediante un'azione comhinala di clementi delle sue due Brigate. Egli poneva però come antefatto necessario la rioccupazione di Golobi e siccome a questo risultato non giunse che i mattjno seguente, l'operazione perdette ogni possihilità di attuazione. Oi ciò non ho mai fatto carico al generale Viora e mi conforta la constatazione che la stessa Commissione d'inchiesta, dopo lungo e minuto esame <** 148- 152) finisce collo scagionare il Comando del IV C. d ' A. dall 'accusa di non aver impiegato le proprie riserve in profittevoli operazioni, tra le quali è ovvio che debba comprendersi anche il contrattacco sulla destra dell'Isonzo. Meno che ad ogni altro poi si potrebbe fame carico a mc, che a 20 chilometri di distanza e a 700 metri di dislivello, informato sommariamente degli avvenimenti, fui forse il solo ad averne l'idea. Questo vale pel 24 ottobre. TI 25 è noto come pur-


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troppo la 62" Divisione, oltre non avere potenza controffe nsiva, ha dimostrato di non possedere nemmeno quella di dife ndere le posizioni sulle quali era schierata. b) L' attacco movente dalla regione Zagradan e diretto al fondo V. d'I sonzo (700 me tri di dislivello, te rreno alpestre) per avere parvenza di serietà e possibilità di mantenere raccolta la massa d ' urto, avrebbe dovuto seguire una direttrice che certamente non poteva essere la linea di massima pendenza; unica si presentava la mulattiera che dal passo , pe r Monte Plezia , scende a Foni e al fiume. Lo sbarrame nto di Foni-Tsonzo è caduto ne lle mani de l nemico al maUino , forse verso le dicci, e lo sfil amento lungo la rotabile di riva destra avrà probabilmente continuato per parecchie ore. Voglio quindi ammettere che dalle IO fino al calar della notte l' operaz ione sarebbe stata tatticamente efficace. Debbo tuttavia rammentare c he i co mpiti di presidiare la reg ione Zagradan e della difesa mano vrata del nodo di M. Piatto erano di compete nza della Brigata Napoli , del XXVII C. d ' A. (* 162). La Relaz ione della Commissione d ' inchiesta nell 'accennare a questa circostanza, come a una g iustificaz ione da me proffcrta , la definisce relativa ai confini della competenza t erritoriale e la g iudica di non grande etfìcacia. D ' accordo che, nel campo tattico, la ragione di competenza territoriale no n può essere valevole a giustificare il mancato inte rve nto ne lla lotta di reparti che, consci della situazione, si sieno trovat i nella possibilità di accorrere. Ma tale non era la condizione del VII Corpo: la compe te nza territoriale ne traeva con sé una ben più importante: que lla delle informaz ioni. Fino a quando la Brigata Napo li non è rientrata nel Vll Corpo , oss ia verso il tramonto, la s ituazione s ulla sua fronte era a noi ignota e, a nche dopo , hcn poco se ne è saputo per via diretta , perché ancora ne l tardo pomeriggio del 24 i Comandi de l XXVII Corpo , della 19" Di visione e quello stesso della Brigata Napoli ignoravano quanto era accaduto fin dal mattino allo sbarrame nto dell ' Isonzo. La notiz ia a mc pervenuta alle 19 dell 'entrata del ne mico a Caporclto mi è giu nta da tergo, pro venie nte dal Comando del IV Corpo pe r il tramite del Comando dell ' Armata. Ma proseguiamo nella di samina dell'ipotes i di attacco da Zagradan verso l' Isonzo. Quali truppe avrebbero potuto compierlo? Ho chiarito al Capo I quale fosse lo schieramento delle Brigate Arno ed El ba lungo le due linee rafforzate del Kolovrat (fronte a Nord) e di S. Volfango (fronte a Est) saldantisi al Monte Piatto e al Capo Il come tale schieramento fosse compiuto alle ore 16 del 24 ottobre . Soggiungo ora che la d(fesa manovrata che queste truppe dovevano romire era naturalme nte subordinata al caso c he il nemico attaccasse le linee o almeno che si palesasse a portata di ruoco de lle nostre riserve. Al qual proposito è da tener presente che la regione del Kolo vrat è terreno d'alta montagna e che da nessun punto della dorsale si vede il fondo Valle Isonzo, distante in media più di 2000 metri in line a d'aria e almeno due ore di marcia. è quindi da escludere in modo assoluto che - a parte la completa ignoranza


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della situazione ne ll a quale tutti erano - le Hrigate Arno e Elba avessero po tuto eseguire esse stesse l' azione controffensiva di cui si tratta. La massa di mano vra del C . <l ' A . era costi tui ta dalla Rri gata Firenze , i cui alloggiamenti era no a Pete rne l a circa tre ore d i m arcia dallo Zagradan. A mezzogio rno , no n appena mi giunse la prima notizia degli avvenimenti (caduta di Seliscc - sinistra Isonzo - nelle mani <le i nemi co) conte mporaneamente a llo schieramento delle Di visioni o rdinai c he la Brigata Firenze si mettesse in marcia su Cason i Solari , poco lung i da lla regio ne Zagradan-Piatto. Ordini del Comando dc li ' Armata re lati vi ad un a ll argamento della fronte c he il VII Corpo avrebbe dovuto dife nd ere e all 'assegnazione al Corpo stesso di u na Brigata Bersaglieri - che, in realtà, in vece che del VTT e ntrò a far parte del XXVII C. d' A. - la necessità sentita da l Comando de ll a 3" Di visione <li dispo rre di una riserva e altri piccoli contratte mpi determjnarono un ritardo nel movime nto de ll a Rrigata, sicché giun gendo io a Prapotni za al posto d i comando della 3" Oi visione, verso le 16, trovai c he sfilava ancora. Ol tre il ritardo iniz iale e le difficoltà stradali , un altro grave e le me nto perturbatore aveva pesato su quella ma rc ia; per avanzare , la Rrigata Fire nze aveva dovuto farsi largo tra le o rde dei fuggiaschi del XX Vll C. d ' A .. Per truppa c he sa <l 'essere avv iala ad azioni controffens ive. l'effetto di quegli incontri no n avrebbe potuto essere più demorali zzante. Debbo tuttavia constatare che, salvo la lentezza <lei procede re, di nessun atto di indisciplina, di nessun abba ndo no di posto, né gitto delle anni , si disonorò la Brigata in que i momenti tragic i. Al riordinamento de i fuggiaschi e al loro sgombro s ul le retrovie per Ruk in e Caste llo <l i Madonna del Monte , diedi mano io stesso, dopo a ver constatata l' impossib ilità di impiegare uli lmcnle quegli s bandati , in b'Tan parte <l'artig li eri a e del gen io e pressoché tutti d isarmati. I ,a situazione mi apparve subito - erano le 16 c irca - in tutta la sua gravità. Più c he ad un ins uccesso tattico, eravamo <li fronte ad un evidente crollo morale la cui portata e durata nessuno avrebbe potuto prevedere , tanto che fui indotto, mi o malgrado, a prendere in c onside ra zio ne l'eventualità del pross imo a bbandono della posiz ione di Zagradan-M. Piallo cd il ritiro dell a difesa sulla linea di S. Martino-Napur-M . Kum-Judrio. E poic hé è ben noto come truppa balluta sia la meno idonea ad opporre ulteriore resistenza su linee immed iatame nte retrostanti . ordinai che i due battaglioni di coda de lla Brigala Firenze che a que ll 'ora no n avevano anc ora oltre passato Rukin - fossero fermati in quella locali tà e subito schierati nei trinceramenti di M . Napur e di M . Kum. A que sto medesimo criterio sono inspirati gli ordini da me dati nella nollc e nel giorno segue nte alla 62a Di visione, di sottrarre alla Ia linea e le me nti ancora illesi per imbastire la difesa sulla linea retrostante <li S . Martino- Napur. La forza della Brigata Firenze disponibile pe r l'azio ne controffensiva do veva così ridursi a 4 battaglioni ai quali però, ne llo stesso te mpo , veni vano a sommarsi le riserve non ancora impegnate della Brigata Napoli . Questa Hrigata, unitame nte a i resti de l proprio C. d'A. - XXVll - erano stati da me raccolti ed inco rporati nel la 3• Di visione.


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Da Prapotniza stessa, presa rapida conosce nza della situazione o almeno dei suoi e lementi immediati, diedi , circa alle ore 16, g li ordini per la riunione di tutte le artiglierie ancora effi cienti esiste nti nella zona dallo Zagradan a M. Kum - e g ià appaitenenti al XXV II C. d ' /\. - in un raggruppamento provviso rio da considerarsi alla dipendenza del VII C. d ' A. e disposi perché da quel momento la reg ione di Capella Sle me - provenienza più prohahile e più temihile degli attacchi nemici - ve nisse tenuta sotto il fuoco. Il raggruppamen to provvisorio (colonnello Oliveri ) così costituito e rinforzato man mano con nuovi elementi rimase come pa rte integrante del Vll Corpo per tutta la ritirata. Sempre da Praponitza e circa alla medesima ora, ordinai una duplice azione controffe nsiva su M . Plczia e su Rucova-Jeza [Bukova-Jeza l che avrchhe dovuto sfen-arsi prima di notte coi 4 battaglioni dell a Firenze e colle riserve ancora disponihili della Napoli. Il Comandante della 3" Divisione al quale, come di dovere, deferii la direzione delle azioni stesse, portatosi a Casoni Solari dovette , per circostanze imperiose , differirle dapprima alla mezzanotte , poi alle 6 del 25 . Non esattame nte nelle forme da mc ordinate e con forze inferiori a quello che io avevo fi ssato, due azioni controffensive ebbero realmente luogo all'ora indicata ma non riuscirono; esse però vanno annoverate fra i rari te ntativi di reazione in q uei giorni tristissimi di depressione. I fatti ora esposti stanno a dimostrare come nel l' impiego della Brigata Fire nze e di parte della Brigata Napoli - i soli ele menti del C. d' A. che avre bbero potuto eseguire azioni controffe nsive nel senso lato della parola - io nulla abbia lasciato d'intentato perché esso fosse consono alle csigcn;,.c della situazione; e come il contrattacco su M. Plezia e di là , pote ndo, su Poni e all ' Isonzo, sia stato da me intuito non appena ho avuto conoscenza degli elementi essenziali della situazione e voluto con tutta la forza dell'animo mio. Si può forse imputare a mia colpa se quell e operazioni non sono state coronate da successo, in quel giorno e su quel campo di battaglia ove nulla è riuscito? Pe r certo, se la Brigata Fire nze , in luogo di trovarsi a Casoni Solari alla sera del 24 e , per di più , in non serene condizioni di spirito, v i fosse stata raccolta al mattino del giorno stesso , partendo dai propri alloggia menti all 'alha, colla baldanza che le era consueta, hcn altro ri sultato si sarebbe potuto allendcrc dall'opera sua. Ho narrato e la Commissione d ' inchiesta ha registrato, che alle 11 del 24 un comandante di C. d ' A. di prima linea !Badoglio I, le cui truppe a quell'ora erano in piena rotta, ignorava che la battag lia si fosse accesa sulla sua fronte. Per quale divinazione si vorrebbe che io, da Can-aria, a 30 km . dalla linea di combattimento ne fossi conscio all ' alba? c) Un altro argomento dchho ancora esporre a confutazione dell'accusa che mi vien mossa dalla Commissione d'inchiesta e riflette la Brigata Napoli, già più volte ricordata. Il 22 ottobre la Brigata Napoli , e con essa i compiti di presidiare la regione Zagradan-Piatto e la linea Plezia-Poni-Isonzo, era ritorn ata al XXVII C. d ' A., il cui comando (§ 162) di slocandola con un reggimento fra M. Piatto e l'Isonzo e


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l'allro in riserva aveva inteso di guarnir la linea con la forza strettamente necessaria e di tener pronta la rimanente per il contrattacco. è avvenuto, per circostanze c he la Relazione dettag liatamente espone e discute (§§ 160- 165), che la Brigala Napoli non ha opposto resistenza alla Divisione S lesiana che ha forzato lo sbarrame nto, non ha pronunziato nessun contrattacco in quella direzione, ha impiegato le sue riserve altrove e che il Comandante di essa alla sera ignorava 4uanto era accadu to alle sue truppe in V. d'Isonzo e a M. Plezia. E la Commissione d 'inchiesta, dopo lunga disamina, conclude c he delle gravissime conseguenze che derivarono da tali fa tti non si possa comunque far carico né al Comandanle <lei C. d ' A. né a quello della Di visione. E nel periodo precede nte ne aveva g ià scagionato i comandanti loca li fra i 4uali naturalme nte anche il Comando della Brigata. A tale giudizio, che obietlivamcnlc ti en conto di tutte le circostanze di forz.a maggiore c he in quella g iornata fatale si sono abbattute su di noi , io non ho nulla da eccepire . Ma una domanda sgorga irrefre nabile dall 'animo mio: con quale senso di g iusti zia si può imputare al Vll C. d ' A. di non aver pronunziato il 24 ottobre un contrattacco in V. d ' Isonzo - per il quale non aveva, né poteva avere mezzi a portala - mentre di assolve da tale imputazione il C. d'A. che unitamente aJla Brigata Napoli quell ' incarico espressame nte aveva ricevuto e c he tale truppa aveva di slocata nel modo rite nuto mig liore pe r adempierlo? d) Pe r ultimo e a sempre meglio lumeggiare la situazione, io mi permetto di domandare: vi era in tutta l'Armata un ca nnone , che avesse materiale possibilità di batte re lo sharramenlo di Fon i-Isonzo e che all 'eventualità di questo compito fosse stato preparato? ICavaciocchi annota a mar~ine: «Le arti~lierie della 46" e parie di quelle della 43"», entramhe divisioni del IV corpo d 'armata] e) Dopo quanto sono venuto esponendo, c he cosa rimane del grave g iudi zio pronunziato contro di me? Eppure la Commissione d'inchiesta, avendo a sua disposizione gli stessi elementi di cui io oggi mi avvalgo, è arri vata ad affermare che, se avessi saputo cogliere l'attimo propizio, avrei potuto salvare, rialzare, o almeno disperatamente contendere, nel punto decisivo, La cattiva sorte d' Italia. è un giudizio di colpevole inettitudine al quale può essere applicabile l' art. 106 del Codice Penale per l' Esercito e che trova analog ia in quello sanzionato ormai dalla Storia, dopo annose discussioni , a carico del generale Della Rocca nella giornata di Custoza, ed è un giudizio che pri vo - come ho dimostrato - di fondamento , non può essere che il frullo di preconcetto. è be nsì vero che la Conunissione d ' inchiesta, con le sue riserve, le sue attenuanti , le sue sottili ed accomodanti distinzioni fra cause e concause nello stabilire e graduare i faltori del disastro, riduce l'entità del suo aspro giudizio al val ore di critica di carallere strettamente militare, affrcllandosi inoltra a soggiungere , con evidente contraddizione, che la depressione morale a cui fu con dotto l 't :serciw invalidava la possihilità di adeguata manovra e di utile impiego delle truppe(§ 599). Ma la gravità dei giudizi - e specialmente di quello finale , preceduto dalla


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presu ntuosa dichiarazione di inconfutabili tà - pronunziati contro di mc dalla Commissione d ' inchiesta e sparsi e ripetuli in tutta la Relazione, rimangono pur sempre nella loro ampollosa solennità a definire e quas i a scolpire , secondo la evidente intenz ione de lla Commissione, la mia figura di co mandante ne i g iorni dell'azione. Rimane pur sempre il fatto che tali giudizi, coi quali mi si addita a l Paese e a ll a Storia come colui che avrebbe potuto evilare o almeno attenuare la disfatta e non lo ha fatto, si è consentilo che veni ssero pubblicati nell a loro cruda inlcgrità isolatamente, in tutti i g iornali d ' Halia e dell'Estero con evide nte offe sa alla verità slorica e con pubblico mio disdoro. Capo IV - MANCATO CONTA1TO COL lV CORPO D'A RMJ\TJ\ . La Relazione della Commissione d'inchiesta dedica un inlero paragrafo ( 168) a raccogliere un 'accusa formu lata dal Capo di S.M. de l IV C. d ' A. e destituita di fondamento, come - in parte - la R elazione stessa riconosce. Del contallo fra VII e IV C. d'A. , nel caso di schieramento sulle seconde linee, mi ero occupato io stesso e in una mia visita a l Comando del IV C. d' A. si era rimasti d' intesa che punto di contatto avrebbe dovuto essere una detenninata caverna della linea rafforzata che passava alle falde del Malajur. Che ldersko, c he trovasi sull ' Isonzo, potesse - come opina il Capo di S.M. de l IV C. d' A. colonnello Boccacci (§ 168) - essere di pe11inenza del V Il Corpo è assurdo, dato che lo sbamunenlo di Fon i era devoluto al IV, che lo cedé poi al XXVII due g iorni prima della battag lia. Non può essere conforme a l vero che il colonne llo Iloccacci abbia parlato co l mio Capo di S.M. Lculonnellu Bianchi d ' F,spinosa] alle 10.30. Fin dopo le 11 S.M. il Re, giunto c irca alle 10.15 , rimase a Carraria ad attend ere le noti zie che per le le fono s i erano c hi este a l Comando del XX V Il C. d'A., e fu appunto il Capo di S.M. a portarle. Se ne avesse avute da altra fonte, non avrebbe mancato di riferirle. La co nversazione telefonica del colonne ll o Boccacci deve essere avvenuta alquanto più tardi , e, per certo, almeno nella forma come è s tata raccolta al mio Comando e a me riferita non ha avulo qul:lla recisio ne e quella chiarezza c he il colonnello Boccacci, nella sua deposizione da vanli a ll a Commissione d ' inchiesta, le ha conferilo. è ruori di ogni dubbio o contestazione che rino a quando rimasi a Carraria, io ignorai l'avvenuto sfondamento dello sba rramento di Foni Osteria e soltanto seppi di progress i de l nemico sul la riva si ni stra (caduta di Scliscc). Per a ltro è documentato c he, partendo da Carraria, c irca a ll e 12 , aderendo ad una richies ta del Comando del IV Corpo, io in via i ordine a l Comando della 62" Di vis ione di s pingere da Golohi truppa su ldersko per

ricercarvi il contattn col IV Corpo e occupare, se necessario, quel tratto della linea d'armala. Nella giornata del 24 il contatlo fra i due C. d ' A. non fu raggiunto. Sulle falde del Malajur un reparto della Brigata Salerno lo ricercò l' intera giomala nel tratto convenuto, ma invano. Verso ldcrsko il generaJe Viora avviò un battaglione che fu pm·alizzato, unitamente a vari altri, dalla occupazione nemica di Golobi, come precedentemente ho esposto.


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è pure documentato come io, da Prapotniza, per tutto il pomeriggio e ne lla notte insistessi presso il Comando della 62" Divisione perché il contatto si stabi li sse, ma senza risultalo. A gui sa di ipotesi, osservo c he, se il Coma ndo de l IV Corpo d'Armata, pratic issimo dei luoghi e delle situazioni e c he pe r primo ha avuto contezza del la battaglia e dei suoi progressi , avesse av uto l' idea, fin dall'iniào dell 'azione, di mandare un suo uffi ciale, e anche più d ' uno, a Luico, per orientare le truppe della 623 Divisione e, occorrendo, offrirsi a g uidarne le colonne, è da ri tem:rsi che grandi hencfizi ne sarebbero deri vali . Il Comando del IV Corpo non e ra forse edotto della esatta s ituazione de l VII, ma certo no n ignorava che a l .uico stavano affluendo ingenti forze e c he queste erano del tutto nuove al terreno e a lla si tuazione. Non si può far rimprovero a me di 11011 aver c hiesto io stesso tale più intima collaborazione perc hé, finché rimasi a Carraria, ignorai i reali progressi del nemico sulla destra del fiume e qua ndo ne l"ui inrormato (ore 19) ogni comunicazione col Comando del 1V Corpo d 'Armata era impossibile. Sta di fatto però che a sera tarda del 24 io mi rivol si ancora a l Comando dell 'Armata pe rché interessasse vivame nte il Comando del IV Corpo - c he ignoravo ove si trovasse - a risolvere con mc la questione del contatto.

Capo V - LA l3RIGATA SALERNO SUL MATAJUR. Le indagini della Commissione d'inchiesta hanno portato a fissare il mallino del 26 ottobre come data della cattura del la Brigala Salerno e della caduta in mano ne mica delle posizioni di M. Matajur. [La materiale occupazione di tutta la vast.i groppa del Mataj ur, della sua sommità e dei suoi fianchi era stata ordinala da l Comando dcli ' Armata, il quale aveva altresì fissata la forza di una brigata e prescritto lo schierame nto su due linee. Evidentemente il Comando dell ' Armata aveva considerato l'eventua lità di dover rare del Matajur un caposaldo di difesa per una fase di guerra di posizione e non certo que lla di dover resiste re a una irruzione inopinata, nel qual caso sarebbe stato più conveniente aver truppe in basso e a portataJ. Costante è stato l' interessame nto del Comando del Vll Corpo d' Armata e mio in particolar modo, per tutto quanto accadeva nel settore di I .uico. Ho già detto degl i sforzi per ottenere i collegamenti col IV Corpo dapprima. colla 53" Di visio ne poi. Rimandando ai diari del C. d'A. e della 62a Di visione - acqui siti a lla Comm issione d ' inchiesta - soggiungerìi che, fin dal mattino del 25, avevo dato di sposizioni per la costituzione de llo sbarramento di Cepletiski e dell'imbastitura della linea difensi va di S. Martino, che doveva appoggiarsi al Matajur. Nel pomeriggio de l 25, recatomi personalme nte in V. Savogna, vi incontrai il generale Viora che, fe rito , veniva trasportato su un autocarro: parlai a lungo con lui , mi assic urai che avesse disposto per la sua sostituz ione col generale Zoppi , comandante della Brigata Sale rno , mi informai della situazione, poi, sul posto dettai un dettagliato ordine per l'organizzazione de lle nuove difese e lo diressi «al Comandante interinale della 62" Divisione o all'ufficiale generale


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che lo sostituisce» , ben sapendo c he, stante le difficoltà di comunicare col generale Zoppi, questo avrebbe probabilmente ritardato ad assumere il comando, il quale frattanto sarebbe stato esercitato dal generale Piola-Casell i, Comandante della Brigala Bersaglie ri . E, invero, il generale Zoppi, lasciò ne l pomeriggio del 25 il Comando della Brigata Salerno, ma non gi un se in tempo ad assumere il comando della Divisione, il quale passò dircllamente dal generale Piota-Caselli al generale Pochetti il giorno seguente. La Brigata Salerno godeva ne ll' Eserc ito la riputazione di valorosa e il suo Comandante era fra i generali di mjglior fama: eppure il numero di prigionieri illesi da essa lasciati nelle mani del nemico supera di gran lunga quello di tulle le altre Brigate dcli ' Arn,ata. La vastità del teatro d 'azione, l' imprecisione dei compili, la mancanza di orientamento, il difetto di munizioni , l'isolamento ed altre ragioni ancora valgono ad attenuare la gravità de l fatto; ma non a spiegarlo. li nemico, c he ha vantato con particolare lirismo il trion ro del Matajur, ha dovuto superare difficoltà di terreno e di orientamento maggiori di quelle incontrate dai difensori, e poiché rapido e re lativamente facile fu il suo successo, di deve ammettere che quella depressione morale, alla quale la Commissione d'inchiesta fa cenno di frequente, ahhia avuto ne l triste episodi o del Matajur una delle sue manifestazioni più tipiche. Come mai la Commissione non ha sentito la necessità di chiarire, medrnnte accurate indagini fra i reduci dalla prigionia, le molte oscurità c he ancora sussistono attorno a ll 'azione di quella Hrigata? Se l' avesse fatto , o ltre a portare luce sul fenomeno morale, avrebbe appurato una circostanza di particolare interesse: un mio ordine del 25 al Comando della 62" Di visione , relativo allo schieramento sulla linea arretrata di S. Marlino-Napur-M. Kum, che doveva appoggiarsi al Matajur e c he implicava il ripiegamento della Salerno, venne parafrasato e trasmesso al Comandan te interinale della Brigata con una dicitura errata che indusse a credere che il movimento della Salerno dovesse compiersi il 27 , in luogo del 26. L'errore fu fatale. L'opera mia, quale Comandante del C. d 'A., per sorreggere l'azione de lla 62" Divisione o coordinarla con quella generale, è chiara e documentata. Non riesco quindi a darmi ragione detrappunto che mi vien mosso dall a Commissione d' inchiesta(* 184) di non essere oppo1tunamente intervenuto pe r lerure la crisi manifestatasi nel Comando della 62a Divisione alla partenza del generale Viora, mentre, ripeto, era noto alla Commissione (o avrebbe dovuto esserlo) che io fui personalmente per varie ore in V. Savogna, che conferii col generale ferito e che, sul posto, diedi ordini generali e di dettaglio intesi a completare e integrare le disposizionj date dal generale Viora prima di lasc iare il comando. E nemmeno riesco a dam1i ragione dell'affermazione secondo la quale io mi

sarei mostrato sorpreso della presentazione del ,?enerale 'Zoppi, non ricordando più il motivo per il quale era stato fatto scendere dal Matajur. è conforme al vero che nel pomeriggio del 26 io incontrai il generale Zoppi , se non erro, fra S. Quirico e Purgessimo e realmente mi sorpresi di trovarlo colà: il comando della 62" Divisione era già stato assunto dal generale Pochetti , la


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Brigata Sa le rno stava ripiegando dal Mataju r - almeno io lo ritenevo - il posto del gene rale Zoppi non era, a parer mio, a Purgcssimo e g lielo dissi. Fu allora che egli mi parlò del notevole ritardo subito dall'o rdine che lo chiamava a reggere il comando interinale della 62a Divisione, delle difficoltà incontrate per portarsi in fondo valle e come da 24 ore egl i manc asse d i notizie sulla situazione. E poic hé non sare bbe stato possibile far ritornare prima di notte il generale Zoppi alla sua Brigata, gli affidai l'incarico di vig ilare alla organizzazione difensiva de lla stretta di Purgessimo, compito c he sare bbe stato di spettanza di una Divisione [25") del XXVUT C . d ' A. - alla quale appa11e neva la Brigata Jonio [221 ° e 222 °.fanteria ] giunta a Purgessimo nelle ore antimeridiane del 26 - ma che fin dal mattino - del 26 - avevo assunto io stesso, altri non essendovi s ul posto che adeguatame nte vi pote sse provvedere . Capo VI - " ATrIVITÀ ED INTUITO" DEL COMANDO DEL VII CORPO D ' ARMATA PRIMA E DURANTE LA BATTAGLIA. Ricorre , con relativa frc4ucnza , ne lla Relaz ione dell a Commissione d ' inchiesta, l' accusa di scarsa allività al Comandante e al Comando del VH C orpo d'Armata. Tralascio ogni richiamo a ciò che ha potuto essere la mia attività di guerra prima e dopo le infauste giornate d 'ottobre 191 7 e, rinunciando altresì ad esihire il quadro completo dell ' attività spiegata da mc e da l mio comando durante la battagli a - dopo quanto ho e sposto nei capitoli c he precedono - mi limito ad un breve cenno su di un argomento particolare . Ed è lo s pirito offensivo , o meglio controffensivo che mi sempre animato in que i tristi g iorni , la chiara visione che ho costanteme nte avuta de lla nece ssità di reagire contro la generale depressio ne e di oppo rre al facile ed insolente trionfo nemic o ani d ' audac ia che, coronati dal successo, s ia pure locale, avrebbero valso a risollevare gli spiriti. Troppe c ircostanze avverse - e , in più di un c aso , dipendenti da di verso apprezzame nto de lle autorità superiori - si sono opposte ai miei sf"orzi ; ma poiché si tratta oggi di portare un giudizio sull' atlività di un capo che, in frangenti tanto gravi come que lli de ll ' ottobre 19 17, si doveva esplicare essenzialmente nella e manazione di ordini e nelle personali sue prestazioni, io ritengo che anche i tentati vi ora ricordati debbano essere presi in co nsiderazione. lo li ho , a s uo tempo, es posti alla Commissione d ' inchiesta, chiarendoli e documentandoli; ma l'alto Co nsesso non ha creduto di ricordarli , nella sua Relazione, neppure con un fugace accenno. Se, come ne ho il fermo convincimento, altri giudici saranno un giorno chiamati a prendere in e same il mio operato , quei tentativ i avranno per c erto l'onore di un più benevole e , o so d ire, più giusto apprezzamento . Un 'altra accusa che spesso si incontra ne lla Re lazione , a carico del Comandante del VII C. d'A. è quella di aver mancato di intuito. Come sempre, in quanto mi concerne , la Relaz ione non dimostra , ma semplicemente afferma. Mi sia conse ntito di approfondire , con sereno ragioname nto , l'accusa che, per un Comandante di grande unità e s pecialmente nella forma in cui la Commissione d'inchiesta l' ha espressa e ripetuta, è grave. Quandu avrei dovuto spiegare ta le preziosa dote?


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Ser~io Pelagalli

Se è prima della hattar:lia, confesso che il pensiero della possibilità di un disastro come quello che ha colpito l'Esercito il 24 otto bre non ha mai sfiorato la mia me nte né, credo, quella di nessun generale italiano. Ed anche confesso che, fra tutte le ipolesi , io consideravo quella di do ver realmente combattere sul Kolovrat come la meno probabile . C iononostante ho dato alla preparazione del C. d ' A., in quella ipotesi, tutto il fe rvore di un lavoro inte nso, per quanto necessariamente affrettato. A ciò c he ho esposto nel Capo I (Predisposizioni) aggiungcrù brevi cenni intesi a dimostrare come al ricorda to lavoro non mancasse la luce della intuizione di c iò c he poteva accadere, e che realmente accadde. La maggior debolezza dello schieramento del Kolovrnl-Matajur era la mancanza di artiglie ri a. Lung he, ripetute e ragionale furono le mie insistenze pe r averne; ma solo all'arrivo della 62" Divisione ri uscii ad otte nere alcune batterie campali , le quali, dopo aver contribuito ad aume ntare il pericoloso ingombro stradale, poterono a stento me ttersi in posizione all ' ultim 'ora , restando poi miseramente travolte nella caduta d i Luico. La sera del 23, alla conferenza che ebbe luogo a C ividale sollo la presidenza di S.E. Capello, io manifestai chiaramente i miei dubbi sulla efficienza difensiva della linea del Kolovrat se non si provvedeva ad eliminarne i molti angoli morti , il c he si sarebbe potuto fare agevolmente con artiglierie leggere convenientemente postate sulla linea stessa. Mi venne ri sposto che, prima che là linea dovesse realme nte provvedere alla sua dire tta difesa, si sa rebbero falli opportuni spostamenti di anig lierie da lle linee più avanzale; e, dietro le mie insistenze, si stabilì che l' indomani (24, g iorno della battag lia) i comandanti di gruppi di batterie da montagna del XXVH Corpo san.:bhcro ven uti a compiere ricogni zio ni sulla fronte del Kolovrat, secondo le direttive che io a vrei dato loro. Fino all a sera del 23, lulto il Matajur faceva paite del lcrrilorio del VU C. d ' A .. Più volle io avevo rappresentato al Comando <lell' Armata l' impossibilità di provvedere adeguatamente a quel vasto e alpestre massiccio, nella ipotesi c he avesse dovuto divenire uno dei capisaldi della difesa. Non fu che nella ricordata conferenza de l 23 sera che il Comando dcll ' Arn,ata, aderendo a una mia domanda, stabilì che il versante occidentale del Matajur, verso il Natisone, passasse alla competenza della 53" Di visione, che andava raccogliendosi in quei giorni in V. Nalisonc e il contatto fra le due grandi unità fosse da otte nersi sulla vetta del monte . In realtà tale conta tto non si ebbe mai , nonostante g li sforzi del VlJ C. d ' A. per ottene rlo. Lo schieramento sulla fron te rafforzata doveva, come è chiarito al Capo I , essere non in atto, ma potenziale. Pe r assicurarne tuttavia la rapida attuazione in casi di bisogno, ordinaj che venisse studialo in tutti i particolari e allualo tutti i r:iomi a guisa di esercitazione. Naturalmente questa di sposizione non ebbe principio di esecuzione che per la 3" Di visione, la quale anche , come ho già detto, attuò nelle notti sul 23 e sul 24 uno schieramento di sicurezza su tutta la fronte. Per brevità, ornello di pre ndere in esa me altre disposizioni di minor conto dalc dal Comando del Vl1 C. d ' A. nelle quali sarebbe agevole rilevare l'intuizione delle reali esigenze della difesa.


Il fenomeno degli esoneri dal comando di a/li ujjiriali durante la Grande (ìuerra

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Ve nendo ora al deficiente intuito militare di c ui avrei dato prova durante la battaglia , io non posso, mio maJgrado - dopo quanto ho esposto al Capo TTI esimenni da un penoso confronto: come può la Commissione d' inchiesta equamente far carico a un Comandante di C. d' J\ . di seconda linea, anzi in ri serva strategica , e che era sul posto da c inque giorni , di non aver intuito l' imminen za della batlaglia, il repentino accende rsi della medesima e le varie fasi del suo sviluppo , quando da tale accusa mand a esenti i Comandi superiori cd i Comandi dei C. d 'J\ . di prima linea, i qua li erano sul posto da mesi, aspettavano l'attacco, c he a ve vano dichiarato di non temere, anz i di des iderare. Eppure questi Comandi hanno suhìto in pieno la sorpresa, tanto che e ssi hanno avuto cog niz ione de lla grande battaglia quando questa era g ià irremissibilmente perduta. Nella conoscenza, che io credo di possedere, delle cause vere e profonde de l disastro , trovo che il non avere, pe r le circostan ze ora ricordate, rimproverato ai detti comandi mancanza d 'intuito può ri spondere ad equità e che a maggior ragione de ve quindi andare assolto da tale imputazione il Comando del VU C. d'A . ne l quale la possihilità d'intuire la situazione de lla fronte di battaglia era indubhi ame nte minore.


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Sergio /'e/aga/li


Il fenomeno dei/i esoneri dal comando di alti 1ifficiali duranti' la Grande Guerra

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Vittorio Veneto (ottobre 1918). Gandolfo , comandante dell'Vlll corpo d'armata, alle dipendenze dc11' 8a armata (Caviglia), è esoneralo, forse per un e4uivoco, durante il forzamento de l Piave. Asclepia lsir ] Gandolfo (Porto Maurizio, oggi Imperia, 1864 - Roma, 1925), sottotenente ùi fanteria a ventun ' anni , comanda nel 1907 , con il grado d i capitano, il I hattaglione bersaglieri ciclisti , costituito in via sperimentale , con-

Asclepia Gandolfo.


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Sergio Pe/agalli

tribuendo allo sviluppo e alla regolamentazione d'impiego di questa specialità. Tenente colonnello, nell'aprile 1915 assume il comando del 10° reggime nto di fanteria (brigata Regina). è promosso colonnello agl'inizi dell'an no successivo. Maggior generale per merito di g uerra, contrae un ' intossicazione da gas di cui ri sentirà pesantemente in seguito. Comanda la brigata Pisa (29° e 30° fanteria) sul Carso; in quest ' incarico merita il cavalierato dell'ordine 1nilitare di Savoia , due medaglie d'argento e l'incarico del grado superiore. Alla testa della 31" di visione, tra Faiti e Vipacco, mantie ne le posizioni nella fase iniziale dell'offensiva austro-tedesca di Caporetto. Sostjtuisce il "silurato" Cavaciocchi al IV corpo d'armata, in ritirata dalla val Natisone , che conduce in salvo di qua dal Tagliamento. Dopo un breve periodo all'XI corpo d'armala, assume il comando dell'Vill , nel settore Montello-ponte della Priula. Nel giugno 1918, appena promosso tene nte generale, respinge il ne1nico di là dal Piave, ne l corso dell'ultima offensiva au striaca , meritando la croce di uffic iale dell 'ordine militare di Savoia. Agl'ini zi della battaglia di Vittorio Veneto, Enri co Cavig li a, comandante dell'8" armata, così scrive di Gandolfo: «è da notare che il 28 lollobre 19 18] a lle 14 ebbi con lui un colloquio. Mi pareva stanco e glie lo dissi, e gli dissi c he ahhi sognava di riposo . Egli accettò , e mi sorprese. Speravo una reazione. Invece, avendo accettato, mostrò che non a veva fid ucia ne lla riuscita dell'azione» . Insoddisfatto per il mancato superamento del Piave da parte de ll 'Vlll corpo, lo sostituisce co n Grazioli. l motivi appaiono da un successivo "rappo1to personale" : Durante la battaglia di Viuorio Veneto ... tutte le belle qualità di decisione, di risolutezza, di tenac ia c he g li sono attribuite dai precedenti rapporti personali ... non corrisposero a lla prova, per cui io ho attrihuito le indecisioni, le titubanze della sua azione di Comando ad un affievolimento fisico causato da ll 'eccessivo lavoro al quale si è assoggettato durante la rapida preparazione del passaggio del Piave. Il 28 ottobre, quando la situazione era diffici le, quando si doveva decidere un secolo di storia di Italia cd era necessario c he tutti fossero all'altei'.1.a della situazione, S.E. il generale Gandolfo non mi dava la piena sicurezza di sape r imprimere alla Sua azione l'energico e decisivo impulso. Il mio dovere era chi aro e netto come il mio scopo ; se io avessi tralasciato qualsiasi mci'.zo per raggiungere il mio scopo, avrei mancato a l mio dovere. Perciò ho proposto c he fosse sostitu ito nel Comando dcll'VIII corpo e gli fosse data una licenza per riposare. li 3 novembre, Gandolfo in via al suo comandante d'armata una lettera personale (museo del risorgimento di Milano, archivio di storia contemporanea, cartella 156). Carissimo Cav iglia, Per quanto abbia tentato di persuadenni che il lratlamcnlo che mi è stato fatto sia stato benevolo non c i sono riuscito.


Il fenomeno degli esoneri dal conumdo di al!i uj}iciali durante la Grande Guerra

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L'affronto di togliermi il comando mentre le mje truppe stavano iniziando il passaggio del Piave, disonorandomi in faccia ai miei soldati ed a tutto i1 Paese, è così atroce che io non riesco a spiegarne le cause. In tutta la mia azione non vi è alcuna ragione di biasimo, anzi non vi è neppur pretesto di biasimo e lo dimostro nella lettera che ho scritto a Badoglio e delle quale qui ti unisco copia. Devo quindi ritenere che si sia a mio ri guardo una decisione precipitata in un momento in cui il Comando supre mo fremeva di sapere tutte le truppe sulla sinistra del Piave. Ora c he quel brutto momento è da tempo trascorso e che la fòrtuna ha arriso alle nostre armi ritengo necessario che si ritorni su quanto è stato fallo, senza che neppure si siano richieste le mie discolpe. Mi affido alla tua anima retta ed al tuo cuore di am ico. Un soldato che ha fatto tutto ciò che ho fatto io per il Paese durante tu tta la guerra e nei g iorni che precedettero al fo rzamento del Piave non deve essere disonoralo senza ragione. Tanti ri spettosi e cordiali saluti, n,o aff.mo subordinato A. Gandolfo Carissimo lladoglio, La notizia che mi toglieva il comando dcll '8° corpo , mi è giunta mentre gli ordini pe r il passaggio del Piave erano g ià dati e già in via di esecuzione; alle ore 18, quando gi unse Grazio li, si era già iniziata la costruzione del ponte nei pressi della Priula, e Grazioli stesso ha dichiarato che il passaggio fortunato dcli ' 8° corpo nella notte sul 29 è stato preparato dai miei ordini che egli non ha fa tto c he confem,are. Sono sicuro che il provvedimento che hai preso verso di me ti è stato suggerilo da un esame della mia situazione certamente non completo. lo spero che vorrai leggere con benevolenza quanto li scrivo e che ti persuaderai c h' io non merito di essere allontanato dalle truppe combattenti in questo momento che si sta per decidere la nostra gue1n. In quanto al non avvenuto passaggio nella notte sul 28. nulla vi è da rimproveranni. L'ordine 7470 del 27 ottobre ore 13.45 comunicato dall' Am,ata anche al Comando Supremo, dice al paragrafo 3: "L'8° corpo d 'armata passerà il fiume in quel punto della sua fronte che riterrà più conveniente, colle divisioni 48", 58": muoverà sugli obiettivi stessi che gli furono assegnali col foglio 70 I 8. La sua azione sarà agevolata, come è detto al paragrafo seguente, da quella del 18° corpo d'armata''. Al paragrafo segue nte, 4 , dice: "La decima armata continui nella sua azione. Metto ai suoi ordini il 18° C. d' A. col compilo di passare il Piave sui ponti di quel settore, e puntare dircllamcnte su Conegliano per liberare la fronte de11 '8° Corpo d ' Armata. Tn questa azione il 18° Corpo d' A. sarà appoggiato dal tiro d i quelle batterie dcli '8° corpo d'armata che possono efficacemente contribuire allo scopo. In materia i corpi <l'armata 18° e 8° prenderanno diretti accordi fra loro" .


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Sergio Pelagalli

Cioè in questo ordine si prescriveva logicamente che il I 8° corpo, che aveva g ià sicuro lo sbocco sull'altra riva del fiume, facilitasse colla sua azione lo shocco <lcll'8° che per circostanze <li forza maggiore non aveva ancora potuto passare il fiume. l due corpi d'armata dovevano armonizzare fra loro le rispettive operazioni. Ma il 18° corpo non poteva iniziare la sua azione d'avanzata verso i ponti della Priula e Sussegana che alle ore 12?: ciò era in armonia con tutta l'azione che svolgeva in quel giorno la IO" Armata. In tale situazione non avrei dovuto nella notte sul 28 neppure tentare il passaggio del fiume , aspettando invece il pomeriggio del 28 stesso, quando cioè era <la presupporsi che il 18° corpo d'armata fosse tanto avanzalo sulla sponda sinistra del fiume, da scacciare i difensori della testata deUa Priula. Quivi sotto la protezione delle truppe di detto corpo avrei dovuto gettare il ponte e iniziare il passaggio. Trovamlo però strana la mia situazione di attesa per un'intera giornata, io mi recai al Comando d'Armata per far presente la cosa ed ottenere che intervenisse nel fare anticipare l'azione <lei 18° corpo. S.E. il generale Caviglia telegrafò al Comando della 10" Annata in tal senso, ma malgrado ciò gli ordini di questa non furono modificati. Non era il caso che io tentassi di gettare i ponti a Nervesa di giorno nell 'ora armonizzante coll'azione del J 8° corpo. Ciò non mi sarebbe riuscito perché il nemico occupava sempre la collina <li Col Fosco con forze di fanteria, con mitragliatrici e artiglieria. Non era conveniente che io passassi nella note, e ahharhicato alla collina di Col Fosco sollo il tiro del nemico aspcllassi per quasi un'intera giornata lo svilupparsi dell'azione del 18° corpo. Non era il caso che io tentassi colla forza che mi era stata ridotta (tolta la 2" Divisione d ' Assalto, impegnale 57 delle mie batterie sin dalle 5 del mattino per preparare l'azione del 18° corpo) da solo, senza il concorso di altri , l'attacco delle forti colline della Tombola. Ripeto, stando agli ordini e in questa situazione, io avrei dovuto attendere per agire la sera del 28. Malgrado ciò io non volli rimanere inerte una note e un g iorno e mi rivolsi al 22° Corpo che doveva all'alba del 28 dalla piana del Soligo muovere verso gli obiettivi che gli erano stati assegnati della testata del Rugiat (cioè colle della Tombola e colle della Guardia). Chiesi al Generale Vaccari di combinare un 'azione concorrente nella quale io avrei dato a lui l'appoggio di 37 mie batterie. L'azione fu combinata e io predisposi affinché fosse gettato un ponte per passare all'alba e muovere in concorso col 22° Corpo alla conquista di Colle della Tombola. Scartai i passaggi di casa Pastrolin e di Nervesa che erano stati troppo bene individuati dal nemico e scelsi Villa Berti dove il ponte poteva gettarsi con relativa facilità e dove c'era da sperare in una relativa sorpresa. Non avevo equipaggi da ponte intatti e dovetti far raccogliere lungo tutta la fronte del corpo d'amrnta i materiali rimasti e le piccole dotazioni di riserva. L'operazione fu lunga perché dovetti prima dare un po' di riposo ai pontieri


Il fenomeno degli esoneri dal comando di alti ujjiciali durante la Grande (ìuerra

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e perché il materiale, come dissi, si trovava sparso in diversi punti lontani . Per avere maggior sicurcZ7.a che i pontieri non fossero deficienti di numero e d i peri zia, come ne lla notte precede nte, fusi in un solo reparto le tre compagnie e vi adibii g li uffic iali che si erano dimostrati più energici. Rinforzai tutto, non solo con g li a usiliari di fanteria, ma con un intero battaglione di zappatori del genio. Il gittamc nto del ponte per le ragioni esposte non poté avere inizio che verso la mezzanotte, perché mal grado tutte le predisposizioni date i pontieri all 'ultimo momento si accorsero c he mancava no ancora le ancore e le crociere dimenticate a Povcgliano e Visnadello. Me ntre finalmente la costruzione del ponte era incominciata, il gen. Vaccari mi telefonava che per ragioni non dipendenti dalla sua volontà egli non poteva più attaccare all'alba ma doveva rimandare l' ini zio dell'attacco a dopo le ore 9. Questa notizia modificava raclicalmente la mia situazione. lo non potevo rimandare il mio attacco dopo le ore 9, giacché mi era g iocoforza passare il fiume col favore della notte. Attaccando da solo colle forze ridotte, come già dissi, le colline della Tombola, avrei potuto venirmi a trovare nella triste sinrnzione in cui si trovavano i 500 arditi che avevo sull'altra sponcfa , i qu11li , impotenti ad avanzare, subirono nella zona quasi scoperta della falda di Man;atclli , perdite gravissime e quasi l' annie ntamento. E il trovanni in tale critica situazione sarebbe stato per me colpa grave, avendo trasgredito all 'ordine che mi prescriveva di subordinare la mia azione a que lla del 18° Corpo. Esamina tu e vedrai che la mi a situazione nella notte sul 28 è quanto mai trag ica. Aggi ungi a questo che proprio ne l momento in cui la mia situazione pegg iorava di tanto , mi giungeva notizia che il nemico aveva concentrato su Villa Berli un tiro a gas iprite, che otto uffic iali pontieri e g li e ffettivi di quasi due compagnie erano stati messi fuori combattimento, e che a nc he gli ufficiali de l mio stato maggiore erano tutti più o meno tocchi dal gas deleterio. Questo fatto mi faceva prospettare la possibilità che il ponte non fosse terminato prima dell'alba, e allora oltre non poter passare colle truppe, avrei esposto al fuoco dell'a,tiglieria nemic a il mate riale da ponte che ancora mi ri maneva e per il quale avevo ricevuto speciale raccoma ndazione dal comandante dell'armata, sapendosi che le riserve erano esaurite , compromettendo così la possibilità di passare il fiume anche nell a sera del 28. Fu allora che mi decisi di sospendere l'operazione , e, dato ordine che le barche già varate fossero disposte come barche alla deriva lungo la sponda pe r poter essere presto raccolte per l ' azione della sera successiva e il restante materiale fosse mascherato, rivolsi tutta la mia alli vità a raccogliere nuovi mezzi per pre parare, pe r la sera, un secondo passaggio in vicinanza dei ponti della Priula dove calc;olavo che verso sera il 18° corpo sarebbe giunto e mi avrebbe permesso di passare sollo la sua protezione sull' altra ri va, ciò che infatti avvenne. In quanto all'impresa fallita ne lla prima notte, tu ne sai già certamente le cause, tutte indipendenti da me. Per forza di circostanze io dovevo tentare il passaggio a Nervcsa, dominata dalla collina di Col Fosco, perché quivi solo il fi lone della corrente lambisce la nostra sponda, e c ioè dovevo uscire quasi dalla


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Sergio Pelagalli

punta del saliente del Monte llo, e tu sai benissimo che i fiumi non si passano nei salienti ma nei rientranti , e infatti i due passaggi che riuscirono furono quelli dei rientranti delle Grave di Ciano e delle Grave di Papadopoli. Aggiungi a questo l'assoluta impreparazione de i pontieri e la loro imperizia, la conoscenza esatta che il ne mico aveva dei nostri punti di passaggio, la mam:anza di abbondante materiale di ri serva (quattro schrapnel da I05 affondarono in una sola vo lta 19 barche che non poterono essere sostituite me ntre il ponte era quasi ultimato), la forte corrente del Piave che travolse un ponte anche questo già quasi fini to facendolo piegare a cerniera lungo la nostra sponda . Esaminata la mia condotta con spirito obiettivo, non può essere in alcun modo tacciata di deficienze o di irrazionalità. Sono sicuro che questo esame tu vorrai fare, ora che ho posto sotto i tuoi occhi tutti i dati, e c he il tuo spirito di giustizia ti condurrà senz'altro a ridarmi suhito il mio 8° corpo, che io ho preparato con tanto amore e abnegazione alla bella impresa che sta ora svolgendo, 1'8° corpo che io ho guidato vittoriosamente nella battaglia del Montello, salvando una situazione tristissima, 1' 8° corpo dove sono atteso ed idolatrato da tutti coloro che lavorano con coscienza e con spirito di dovere cdi sacrifi cio. è per mc una vera umiliazione, che non merito, essere qui nel mio paese facendo finta di c urarmi dei postumi di un enfisema polmonare e lari ngotracheite prodotto dai gas del 29 giugno 1916, mentre il mio corpo d ' annata combatte e riconquista le terre nostre. lo non ho abbandonato il mio posto di combattimento, neppure quando fui ferito, e non di deve crede re che io possa ora abbandonarlo pe r un po· di malessere che ho saputo sempre sopportare con sereno stoicismo. Attendo dunque un tuo telegramma ad Oneglia, che mi richiarni subito aI1 '8° corpo. Rimedierai una grave patente ingiustizia. Tu sei un soldato e un valoroso e dcvi comprende re l'animo di un soldato e di un valoroso. La tua decisione de ve essere rapida, quale la richi ede la giustizia. Ti abbraccio affettuosamente , tuo aff.mo A . Gandolfo TI destinatario, Caviglia, annota sugli stessi fogli della missiva: "Questa lettera è stata scritta dopo il successo. TI 28/10 quando la situazione e ra difficile ed incerta, ed io l' ho fatto sostituire sono rimasto sorpreso dalla facilità con cui egli ha accettato la mia soluzione. Può darsi però che egli non abbia reagito per deferenza verso di mc, che egli ha sempre avuto, e non già perché toccasse a lui comandante di decidere". L'autodifesa di Gandolfo ha successo: al comando del XXVl corpo d 'armata, inseg ue il nemico in rotta fino a Fiume, dove giunge il 17 novembre 191 8. L'anno successivo, è posto "a disposizione" per non aver contrastato la " marcia di Ronchi" di Gabriele D'Annunzio; nel 1920 transita, a domanda, nella " posizione ausiliaria speciale". Partecipa alla lotta politica nelle file del movimento fascista: richiamato in servizio nel 1923, è nominato prefetto di Cagliari. Dopo il delitto Matteotti, comanda per nove mesi, con il grado di console generale, la


Il Je110111pno degli esoneri da l cmnmulo di alti 1!fficia/i duranle la Grande Guerra

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mili zia volontaria per la sic urezza naz iona le (MVS ). Muore a Roma , ne l 1925, per i postum i delle lesioni di guerra.

Sintesi e conclusioni. Nove persone e nove di versi modi e motivi di destituzio ne dal comando: Cadorna proc la ma orgogliosamente la sua indipe ndenza dal governo, Nava non ha saputo approfittare della sua superiorità di for1,c all'inizio del conllitto per conseguire successi nel proprio sctlore; Brusati è una Cassandra , c he non riesce a vi ncere lo scellieismo (e le carenze <le i servizi inforrnati vi) del comando supre mo (ma ha schie ralo male le sue truppe); Capello paga colpe parJ:ialmente non sue; Rci soli e Segato sono pretestuosame nte destituiti nonostante i successi ("s ilurati pauiali", sono dirottati da un corpo d ' armata o perati vo a uno territori a le); Cavaciocchi , eroe sull 'Adame llo. <li venta c apro espiatorio a Capore tto; Bongiovanni, che assiste imperturbabile al frenetico cambiamento de lle truppe a i suoi ordini, non soffrirà <li rallentamenti ne lla carriera; Gando lfo si "aulosilu ra" accettando una licenza, ma fa in tempo a rie ntrare sul campo.


allegato A

N

00

N

COMAl\DA:\"TI D'ARMATA ESO:\"ERATI

nome e cognome

armata

1

Luigi Zuccari

3'

2

Luigi Nava

4"

3

Ro berto Brusati

13

4

Pietro Frugo ni

s•

5

Se ttimio Piacentini

2'

6

Ettore Mambretti

6'

7

Luigi C apello

s•

8

Giuseppe Pennella

8"

data

motivo dell'esonero

23.5.1 9 15 Di saccordo con il ca::JO di s tato maggiore dell ' eserci to sulla condotta dell e operaz ion i all'ini zio del con flitto 25.9.1915 Deludenti risultati dei primi mes i di guerra , eccesso di accen tramen to nel 1'azione di comando (il suo caso è esaminato in aue sto studio) 8.5. 1916 Lo sch ieramento troppo avanzato delle fo rze ha impedi to di arrestare l'attaccante duran te la Strafexpedition (il su o caso è esaminato in aues to studi o) 17.6.1916 Grave perdita di pmtig io nell'ambie nte mili tare e di quella fiducia che è indispensab ile per chi deve reggere un cosl alto comando in g uerra (collocato a riposo d ·autorità) 4.6.1917 Esonero imp roprio. Trovatos i senza comando per ri strutturazi one dell a " zona Gorizia" in 2' armata (ge nerale C ape ll o), in mancanza di altri comandi equipo llenti acce tta d 'assumere il comando del I corpo d'armata 20.7 .1917 L'insuccesso nella batta glia dell'Ortigara , malgrado la gran de abbondanza di mezzi, h a scosso la fiduc ia delle truppe e del paese (assume il comando dell 'OAf1\: - occupazio ne avanzata dell a frontiera nord, confine italo- sv izzero, senza truppe combattenti) 8 .2 .1918 Già comandante della 2' armata, su cui s'è abbattuta l'offe n siva austro- tedesca dell 'ottobre 1917, è collocato a dispo sizio ne della commi ss io ne d'inchiesta nominata dal governo Orlando per far luce sull e cause della rott a d i Caporetto (il su o caso è esaminato in questo studi o) 23.6.19 18 Non all' altezza della situazio ne ne ll a d ifesa del ::vtonte llo durante la " battag li a del sol s ti zio" Assume il comando del Xll corpo d'armata.


allegato B COMANDA:\"TI DI CORPO D'ARMATA ESONERATI

nome, cognome, grado

corpo d'annata

data

motivo dell'esonero Poca elevatezza di mente, scarsa cogniz io ne delle funzioni inerenti alla propria carica Indeci sio ne e deficienza di az ione direttiva

1

Pietro Marini, tenen te generale

LX

20 6 19 15

2

V

26.6.1915

3

Florenzio A liprindi , tene nte generale Ottavio Ragni , te nen te generale

4

Carlo Ruelle, tenente generale

I VI

16.7. 19 15 7.8.1915

5

Ezio Rei soli, tenente generale

II

25.9. 1915

6

Cleto Angelotti , tenente generale

XIII

23 .1.1916

7

Gaetano Gobbo, tenente generate

piazza di

10.5 . 19 16

Deficienze morali Inc apacità a reggere il comando di un corpo d'armata per difetto di energia e mancato controll o dei propri inferiori Carenza di vigorosa e tenace energia nell'azione di comando; assume il comando del corpo d 'armata terri toriate di Genova (il suo caso è esaminato in questo s tud io) Per i noti moti della brigata Sassari. Non possiede né un retto criterio disciplinare né t' cnernia necessaria

Verona

8

Edoardo Coardi di Carpenetto, te nente generate

9 Emilio Bertotti, tenente generale 10 Ottavio Briccola, tenente generate 11 Oscar Roffi, te nente generai e

XIV

136.1916

V

13 6 19 16 306 .191 6 2.7 .1 9 16

VIII IX

J'vlancanza di capacità e di energia (non ha sen tito il dovere di adottare mezzi su bitanei dr repres sio ne, limitandosi a deferire al tribunale di guerra alcuni ufficiali ) l\fancanza di serietà di carat tere I

Inc ertezza nelle decisioni, deficienza di energia Deficienza di resistenza fisica e di energ ia morale

N 00

,.,,


12 Evaristo :\fossolin , tenente generale 13 Domenico Grandi, tenente generale 14 Luigi Secco . tenente generale 15 Guglielmo :\farghieri, tenente generale 16

Adolfo Marc hetti . tenente generale

17 Francesco Dabalà, tenente generale 18 Luigi Segato, te nente generale

Vlll

1.3.19 17

lncompl ela cognizione delle funzioni inerenti alla propria carica

X IV X.XII

6.3.1917

Anzianità di grado e limi le d'età

24.3.19 17

X

9.4. 1917

XIV

12.4.1917

VI

24.4.1917

I

12.5.1917

II Xl

13.5.1917

Poco o rientamento sul terreno di sua giurisdizione Deficienza di energia e d i attività personale; n on conosce le li nee d ife n sive della propria fronte. :-Son idoneo agli uffici del grado e neppure al servizio nella riserva Deficiente azione di comando (assunto il comando della 61° divisione. è poi esonerato per motivi fisici) Defic ienti attitudini alle funzion i inerenti al la propria carica Non sufficiente attitudine alle funzioni di comandante di corpo d' armata ; assume il comando del corpo d 'armata territoriale di Bologna (il suo caso è esaminato in ques to studio) Grav i deficienze di comando e dife ttoso impiego del le artigli erie Per carattere :\fancanza di energia e di deci sio ne

19 Vincenzo Gario ni, tenen te generale 20 Giorgio C igliana, tenente generale 21 Giuseppe C ianc io, tenente genera le

X III

19.5.1917 8.6. 19 17

22 Emilio Sa i ler. lenente generale

XIII

17 .9. 1917 6.7.1917 7.7.1917

In sufficienti attitudini professionali

25 Armano Ricci /umani, tenente gen. 26 C lemente Lequio, tenen te generale

X.XIV VIII X.XIX OAFK

A dis pos izione per motivi fi sici ; as sume il comando del X e, poi, del X.'(Ill corpo d'armata Assume il comando del XXIX corpo d'armata

27 Augusto Vanzo, tenente generale

XXVII

23.8.1917

23 Vittorio De Al berti s , tenen te gen . 24 Carlo Carignani, tenente generale

7.7.1917 4.8.1917

Incompleta cognizione delle funz ioni inerenti al proprio grado (assume l'incarico d'ispettore delle br igate di marcia) Deficiente capacità di organizzatore e mancanza di energia


28 C lemente Lequio, tenen te ge nerale

29 Ettore :\"egri di Lamporo , tene nte generale 30 Alberto Cavaciocchi , tenente genera le

3 1 Alessandro Sapori ti. magg ior gen. 32 Lui gi Bong iovanni , maggior ge nerale 33 Adolfo Tetton i, tenente generale 34 Antonio Gatti , tenente generale 35 Paolo Ruggeri Laderchi , tenen te gen . 36 Arcange lo Scott i, tene nte generale 37 Asclepia Gandolfo, tenente generale

ispettore delle brigate di marcia

20.9.1917

XXX.

7.10.1 9 17

1\'

XXVIII VII

xvm X.,""([l

Già esonerato dal comando de ll'OAF.\" il 4.8.1 917

Incompleta cognizione delle funz io ni inerenti al proprio grado (assume il comando dell a3'e, po i, dell ' ll'div isione) 25.10.1917 Scarsa attenzione per il be nessere materiale e morale delle truppe , insufficie nte preparazione della battagli a difens iva, lentezza di reazioni e d isorientamento di fronte all'attacco nemico . mancanza di autorevolezza nei confronti del suo capo di stato maggiore (il suo caso è esaminato in questo s tudio). Ass ume l'i ncarico d'is pettore delle scuo le mi litar i 17.11.1917 Assume il comando della 19' e. poi, della 69° d ivisione 19.11 .1 91 7 Cam va esecuzio ne deg li ordini ricev uti (i l suo caso è esaminato in 1 questo studio; assume il comando della 69" divisione) 18. 12 .1917

I

IX

27.12. 19 17 7.3 . 1918

XXII VIII

28.10.19 18

20.3. 19 18 Il suo caso è esaminato in ques to studio; assume il comando del X.\.'"\.'I corpo d'armata negli ultimi giorni del confli tto

N

00

V,


allegato e COl\:IAND A:\1TI DI DIVISIONE ESONERATI

1 2 3 4 5

6 7 8

9 10

nome, cognome, grado

dh·isione

data

motivo dell'esonero

Giovanni Seri van te, tenente generale Nicola Pi rozzi , maggior general e

1 o·

29.5. 1915

1" di cavalleri a 12•

5.6. 19 15

Diede prova di es itazione nell'impiego delle truppe, dimos tr andos i restio ad assumere le resoonsabili tà del suo grado \ fanca ta conqui sta de i ponti sul basso Isonzo, all'inizio delle os til ità , nonos tante la scarsa forza del] ' avversario \fancanza d'energia

8"

11.6. 19 15

3•

21.6 .19 15

32" 33• 2·

22.6 .19 15 22. 6 .1 9 15 27.6 .19 15

Incompleta cognizione delle funzioni inerenti all a oropria carica Incompleta cognizio ne delle fun zioni inerenti alla propria carica

14"

2.7.1915

Defic ienza di carattere (ha chiesto d'essere sost ituito nel comando)

22•

6.7.1915

Deficienze di carattere e di azio ne di comando

Oreste Zavattari , maggior .Q.enerale Guglielmo Lang , tenente gene rale Giovanni Prelli , tenente ge nerale

Alberto P iacentini , tenente gen . Carlo Ricci. tenen te generale Saverio ~asal I i Rocca. tenente ge nerale Giaci nto Ros tagno , maggi or generale Vi ttorio Signorile , tenen te generale

6.6. 19 15

In soddisfaz ione del comandante d' armata per il modo col quale le o perazioni per la conqui sta dell 'altura a est di Plava sono state studiate. preparate e condotte . In sede di revis ione, egl i ottiene , per quell'epi sodio, la commenda dell'ordin e militare di Savoia.

I


11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24

Luigi Lenchantin, tenente eenerale Luig i Druetti , te nente generale Ferruccio F erri, tenente generale Domenico 1'1azzol i, tenente 2enerale icol a D'Avanzo, tenente 2enerale Diomede Saveri , tenente generale Francesco :\farchi, magg ior gen . AlessandroRasp i, tenente 2enera le Achille Borghi , te nente generale Tommaso D'Agata, tenente gen . Cesare Del :V1as tro, tenente gen. Lui ei Ca lderari, maeei o r generale Alfonso Petitti di Roreto, ten . gen.

26 27

Giovanni Airaldi, tenente J:?enera le Alessandro Angeli , magg . generale Pasquale Oro, tenente generale Pietro Fioretta , maggior generale

28

Donato Etna, tenente gene rale

25

15"

12.7 .1915

5•

21 •

15.7 .19 15 16 .7 .19 15 20.7.19 15

Lentezza, indeci sione, mancanza di alacrità nel disimpegno delle proprie attr:buzio ni Difetto di quali tà intellettuali e di cultura Deficiente per az io ne energica di comando Defi cienza d 'energ ia e incompl eta cog ni zio ne delle funzioni del grado

7•

26.7.1915

Deficiente energia nel curare la di sciplina dei riparti dipendenti

17" 12· speciale bersag lieri 32" 3• 4• 9• 1.

4 .8. 1915 11.8.1915 23.8 .1915

:Vfancanza d' iniz ia ti va e di energia

9"

10.10.1915 Assume il comando della 24" e poi della 36" div isione 11.10. 19 15 Defi cienza di fede nella ripresa offensiva dell'ottobre 1915 12 .10.1 915 Deficienza di fede nella ripresa offensiva dell 'otto bre 1915 23. 10.1915 Deficienza èi carattere; collocato a riposo d ' autorità 15.11.1915 In sufficie nti qualità di comando

23"

19.11. 19 15

Deficienza d'energia morale

11 •

23.11.1915

Assume il comando della 34" divisio n e

34• 2•

10.12 . 1915 14 12 1915

17"

22.12. 1915

Assume i I comando dello sbarramento Agno-Posina Deficienza di carattere (as sunto il comando della brigata Brescia, ne viene esonerato per insufficienza l' 1.1.1916) Assume il comando della 28" div isione; comanderà l'ala sin i stra della 2• armata nel la ritirata dall'Isonzo al Piave. ottobre-novembre 1917 e p o i, in succes sio ne , i corni d 'armata XXX, LX, XXIII, l)


29

Vittorio Carpi , tenen te ge nerale

30

Antonin o Giardina, tenen te generale Giuseppe Amari, maggior generale Antonio Goiran, tenente generale Felice de Chaurand de Saint Eustache, tenente generale Giuseppe Queirolo. te nente gen. Giovanni Cas tagnola, tenente gen.

31 32 33 34 35

36 37

For tunato Marazzi . tenente gen . Alessandro Ange li, maggior generale

38

Pasqual e Oro, tenente generale

39 40 41

Gustavo Rostagno, maggior gen. Raffaele Sche nardi , maggior gen. Vittorio Eli a, tenente generale

42

Felice Santangelo, maggior generale Vittorio \ ·Iurari dalla Corte Bra, maggior general e

43

18°

22.12. 19 15

spec iale bersagl ieri 15"

20.3.1916

17" 35•

14.5 .1916 17 .5 1916

10" 37•

25.5.1916 25.5 .1916

29" 34"

28.5 .1916 30.5 1916

sbarram .to Agno-Pos 32" 49" 25"

1.6.19 16 6 .6. 1916 8 .6. 1916 20.6.1916

4"

20.6.1916

34'

3 .7 .19 16

23.4. 19 16

Defic ienza di qualità morali (assume il comando della 23" div isione il 12.1 .1916)

Per aver errato nell'impiego delle truppe ai suo i ordi ni (16-1 7 aprile 1916) \fancanza d'equilibrio ne l giusto coord inamento delle proprie doti intellettuali e d i cultura Condiz io ni fi s iche menomate

Assume il comando della 12" divi s io ne Mancanza di atti vità e d'energia . Non ido neo agl i uffici del grado; idoneo nella riserva (g ià esonerato dal comando dell ' ll" d ivi sione il 23 .11.1915) Già esonerato dal comando della 34" divisi one il 10.12 .1915 Deficienza di carattere e d'energia Deficienza d'energia e di carattere Defic ienza di carattere ; non più idoneo agli uffici del proprio grado ; idoneo nella riserva Difetto di energia : non più idoneo agli uffic i del proprio grado; idoneo nella riserva Assume il comando del la 21" divisione

N

:X: :X:


44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58

Vittorio \-furari dal la C orte Bra, magg ior general e Giova nni Lubatti , tenente generale Giuse ppe ArYoni o, tene nte generale Carlo Anichi ni , maggior generale Achille Borghi, tenente gene rale

21'

26.7. 1916

28'

6 .8 .19 16

17'

L0. 1.1917

18"

2 .3. 1917

24"

25.3.1 9 17

Alessandro Ma li ngri di Bagno lo . tenente generale Domen ico Guerrini . maggior generale Decio Ferrari, tenente genera le Eugenio C aputo, tenente generale

4" di caval leria 7"

1.4.19 17 25.4. 19 17

2· l"

4. 5 . 1917 5.5.1917

5•

9.5.19 17

32"

12 .5 .19 17

30"

14.5.1 9 17

Deficienti qualità d ' in tellig enza e di cultura

21"

20.5.1917

8"

21.5.1917

Per i noti fatti del VII corpo (assumerà il comando della 32a divisione il 17 .1.1 918) Incompleta cognizione delle funzi o ni inerenti al p roprio grado

13•

215.1 9 17

Diminuita energia morale

Ernesto A IJiana , magg io r gene rale Attili o Borz ini, maggior generale Vittorio Trallori. magg ior generale Teodorico Serra. magg ior genera le Anton io Locurcio , tenente genera le Eugeni o Aveta, maggior generale

!V!ancanza d'energi a e di decisione (già esoneralo dal comando della 34" di vi sione il 3. 7 .19 16) In sufficiente attitudine al comando, scarsa iniziati va, poca energia Non idoneo al comando di una divi sione mo bilitata per ca rattere e deficiente azione di comando; idoneo ai serv izi della ri se rv a Defic ie nza d: carattere e di mente Deficienza di iniziati ,·a e di energia (già esonerato dal comando della 32"d1visione il 10.10 .1915) Per esclusione definì ti va dal l' avanzamen to Deficiente azione di comando; idoneo al servizio nella ri se rva

Idoneo ai servizi nella riserva, ma non ag li uffic i relati v i al grado rivesti to In suffici enza di larghezza di vedute , d 'oculata prevegge nza, d i tempestiva ini zia ti va (assume il comando della bri gata Benevento)

N

00 \::)


59

--

Annibale Gas taldello. te nente gen. Felice Porta, magg ior generale

31"

1.6.1917

Scarsa energ ia, lentezza nell 'i n tuire le situazioni

34"

9.6.1917

61

Andrea Graziani . maggior genera le

33'

9.6.1917

62 63

Nicola De Bernardi s, tene nte gen . Cesare Cavigl ia, maggior generale

28" 17'

9 .6 .19 17 10.6.1917

64

Roberto Bassi no . maggior ge nerale Giovanni Pellegrini, tenente _g enerale Amos Del t\,fanc ino, maggior generale

13•

20.7. 19 17

Defic ienza di carattere, attiv ità, resiste nza (assunto l'incarico d'ispettore delle brigate di marcia nel genna io 19 18, ne sarà esonerato il 28 3) Manca di elevate qualità dt carattere. Perde spesso il completo dominio delle sue facoltà men ta li (assume il comando del I raggruppamento alpino e, una volta riammesso alle unità mobili tate, della 6" divi sione cecoslovacca) Defic ienti doti di mente e di co ltura Inco mpleta co noscenza delle proprie attribuzio ni e scarse doti di qualità e cultura (assume il comando del IV raggruppamento alpino il 30.8. 19 18) Defici enza di energia (assume il comando del se ttore Alti ssimo)

l' di cava lleria 25"

20.7 .1917

Vittorio Zupelli . tenente generale Attilio Thermes , maggior generale Corrado l\'ovelli, maggior generale

20· 33'

22 .7 .1 917 19.8.1917

60"

20.8.191 7

Riccardo Bo naini da Cig nano , ma1rni o r ge nerale

11"

7 .9. 19 17

60

65 66

67 67 68

69

21.7. 1917

::s-·o n poss iede lo s lancio e l 'energia fisica necessari per ben disimpegnare le funzioni del proprio grado :\"on idoneo alle fu nzion i del grado superiore. Non gode la indiscu ssa considerazione che è indi spensabile per reggere con presti gio un comando elevato (rinuncia ad assumere il comando d ' una brigata) Deficienza di prontezza nel fronteggiare una situazione difficile Incomp leta cogni zione delle funzioni ine renti e scarsa concezione , non idoneo alle funzioni del grado superiore Non idoneo ag li uffic t del grado superiore per deficie nza di energia (successivamen te, comandante dell'OAP.\, occupazio ne avanzata fron tiera nord, se nza truppe combattenti ) Assume il comando della 30'' div isione

N

:~


70

Gioacchino Pacini , tenen te genera le

2 2·

22 8.1917

71

Vittorio Marti nelli, ten ente e:eneraJe Riccardo Bonai ni da Cignano, maggior generale

36°

22.9. 1917

30"

8.10. 19 17

Giovanni Franzi ni , tenen te generale Giacomo Ferrari , mag gior generale lviaurizi o Gonzaga, tene nte generale

26"

10.10.191 7

14'

25.10 .191 7

53 '

25 .10. 191 7

58"

25.10. 1917

62°

25.10.1917

Assumerà il comando dell a 4• d ivisione dal 22.5. 19 18

43• 19° 36'

25.10. 191 7 25.1 0 .1917 26. 10 .191 7

Assumerà il comand o della 59" d ivis io ne il 20.6 .1918

62°

27 10 191 7

17"

27.1 0. 1917

55"

29.10. 191 7

72

73 74 75

76

77 78 79 80 82 83 84

Alfredo Taranto, maggior ge nerale Giuseppe Viora , magg ior generale Ange lo Fari sog lio . tenen te ge n. Giova nni Villani , ma!l:gior Qen lsidoroZampo lli , maggior ge n. Napo leone Foche tti, magg ior gen . Giuseppe Venturi , tenente ge nerale Giovanni Ghersi, tenente generale

Incomple ta :agnizione delle funzioni inerenti al propri o grado; no n idoneo alle funz ioni del grado riv es tito (assumerà il comando dell a 20' divisione il 19.9.1918) Deficie nza d i carattere ; non idoneo ag li uffici del proprio grado; ido neo nella riserva Non prende le decis ioni necessarie per reggere il comando di una divisi o ne (già esonerato dal comando dell 'll" divis ione, a ss ume il comando del la briga ta Arezzo il 29. 1 O. 1917) Defi cienza d1 carattere e di attitudine al comando ; non idoneo agi i uffici del grado rivesti to

Decorato di medagli a d'oro per la conqui sta del Vodice (giugno 191 7 ). Riammesso alle grand i unità mo bilitate , comanderà la 14" d iv isione dal 25.8. 19 18. Sarà ins i gni to d' una seconda medaglia d'oro e dell 'ordi ne mili tare di Savo ia


85 86 87 88 89 90 91

Onorato Mangiaro tti. maggio r gen. Francesco Gagliani, maggior generale

30"

3 0.10. 1917

45"

31 .10. 1917

Renato Pi ola Caselli , brig. generale Francesco Rocca, maggior gen. Giulio Amadei. tenente ge nerale :\,fichele Salazar, tenente generale Luigi Baroni s . maggior generale

62a

4 . 11 . 19 17

63. 46" 2" 67" 29' 69' 6 1'

9.11.1917 12.11.1917 14.11.1917 14.11.1 9 17

6 2" 15'

20 .11 19 17

92 93 94

Carl o Torti . maggio r g enerale Gio vanni Croce, tenente generale Adolfo :\forchetti , tenente gen eral e

95

Ottav io Zoppi , maggior general e

96

100 10 1

t\fatteo Quaglia. maggi o r generale A lberto Cangemi , maggior gen. Fileno Amendola, maggior gen. Vittori o Emanuele Pittaluga, maggior generale Francesco Tamagn i , col. brig . Feli ce Porta. maggi o r gen erale

10 2

Giuseppe Amadei , te nente g en .

97 98 99

I

21 a 14' 56° 5 1" i sp. brig . di marcia isp. brig. cli marc ia

16.11.1 9 17 17.11.1 9 17 19.11 .19 17

As sumerà il comando, in succe ssione, della 7• e della 10" divisione dal 21.2 .1918

Assumerà il :ornando della 48' divisione il 13.2.1918 Assumerà il : amando della 13" d ivi sione il 30.1 1918 Assume il comando della b rigata Novara Già rimosso dal X IV co rpo d ' armata , il 10.4. 19 17, per d efi c iente azione di comando, è esonerato pe r mo ti vi fis ici ; comanderà di nuovo la mede simadh·isione dal 30 .3 a l 18.6. 191 8 Assumerà il co mando d ella 1" divi sione d'assalto 1'8.6. 19 18

21. 11. 19 17 8. 12.19 17 19.12. 1917 29.12. 1917 20.1. 19 18 28.3 .19 18 3 0.6. 19 18

Già es onerato dal comando della 34• div isione il 5 .6. 19 I 7


allegato D

COMANDANTI D 'ARTIGLIERIA E DEL GENIO ESONERATI

nome, cognome, grado

1 2 3

4 5 6 7 8 9 10 11

12 13 14 15 16 17 18 19

Luigi Piana, maggior generale Pio Spaccamela, tenente generale Emilio Zunino, colonnello Domenico Carbone, maggior generale Raul Tombessi, tenente colonnello Annibale BesozLi, maggior generale Augusto Seme1ia, maggior izeneralc Paolo Sodani, maizgior generale Primo Bodria, tenente generale Vincenzo Traniello, colonnello Pietro \tfirandoli, tenente generale Lu.ig.i Durand, maggior generale Antonino Campo, maggior generale Luigi Gamba, maggior generale Antonio Dal Fabbro, colonnello Camillo AngelozLi, maggior generale Cmberto Perobelli , colonnello Stefano Piccini , .maggior generale Emilio Nobili , colonnello

comando

data

artiglieria del VI corpo d 'armata genio della 2" armata genio del XIV corpo d'armata genio della 3" armata genio del II corpo d'annata artiglieria del II corpo d'annata artiglieria dell'VIIl corpo d'armata arti_glieria del VI corpo d'annata artiglieria della 1• annata genio del VI como d 'rumata genio della l O annata m·tiglieria dell'XI corpo d'annata artiglieria del XIV corpo d'armata genio del I corpo d'armata genio del XVIII corpo d'armata genio del V corpo d'armata artiglieria del XIV corpo d'annata artiglieria dell 'VIII corpo d'armata arti_glieria del XXIV corpo d'annata

13.6.1915 30.6.1915 1.8.1915 6.9.1915 30.9.1915 2.10.1915 18.10.1915 20.10.1915 21.3.1916 6.5.1916 8.5. 1916 9.5.1916 22.5.1916 4.6.1916 7.6.1916 8.6.1916 14.6.1916 30.6. 1916 7.7 .1916


20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 :12 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43

Francesco ~arciani, maeeior generale Giulio Strazzeri, maeeior generale Tito Lanzoni , maggior eenerale Alessandro Collini, maggior generale Luigi Gaiano, ma!.':!.':Ìor generale Francesco Sicardi, colonnello brigadiere Edoan:lo Scoti , colonnello bri!wdiere Andrea Caorsi , ma22ior generale Ferdinando Peluso, ma!.':!!ior generale Tommaso Crociani, mae:e:ior eenerale Vincenzo Carlesimo , colonnello Rolando Pelli , colo1111ello brigadiere Armando Gamberini , colonnello brigadiere Luciano Be1111ati, tenente generale Persico Salonna, maggior generale Francesco Gamier , colonnello brigadiere Edoan:lo Scuti , colonnello Arturo Cheli , maggior generale Alessandro Goria, tenente generale Aldo :1\fonteguti, colonnello Alfredo Cannoniere, colonnello Alessandro Garrone, colonnello Gustavo Nicoletti Altimari, maggior 2enerale Ferdinando Pecco, colonnello brigadiere

artiglieria della 1" armata artii:?lieria del V corpo d'armata artielieria del XIII corpo d'armata IV brieata d'artiglieria 2" annata artiglieria del XX corpo d'armata II brigata d'artiglieria d'assedio artiglieria del XXVII corpo d'armata artiglieria della 6" armata VIII brigata d'arti_glieria d'assedio _genio del IX coll)o d'armata artiglieria del IX corpo d 'armata artiglieria dell 'VIII corpo d' armata artiglieria del XVI corpo d'annata artiglieria del XII corpo d'armata artiglieria del IV corpo d'armata artiglieria del II corpo d'aimata artielieria del XXVII corpo d'armata aitiglieria del I coll)o d 'armata artiglieria della 4" armata genio del XXVII corpo d'armata artiglieria del XXVII corpo d'armata artiglieria del XXIV corpo d'armata genio della 2" armata (poi della 4" armata dal 26 .2.1918) genio del XII corpo d'armata

16.7.19 16 26.10.1916 30. 11.1916 13.3. 1917 15.3. 1917 30.3. 19 17 6.4.1917 10.4.1917 16.4.1917 31.5.1917 8.6. 1917 10.6. 1917 L3.6.19 17 17.6.19 17 2.7.1917 11 .7. 19 17 3.9.1917 11.11.1917 12.11.1917 12.11.1917 14.11.1917 15.11.1917 15.11.1917 21.11.1917


44 45

46

Achille Gasca, colonnello Enrico Bandini, colonnello brigadiere Alessandro Gorini, maggior generale

47 48 49 50 51 52 53 54

Carlo Cerillo , ma0 0ior generale Annando Gamberini, maggior generale Antonio tvfarocco, maggior generale Enrico :\1falvani, colonnello brigadiere :\:fa.rio Garrone, colonnello brigadiere Giuseooe Gonnelli, colonnello bri.gadiere Sebastiano Liziola, maggior generale Vincenzo Andreassi, maggior generale

genio della 2" armata artiglieria del XX corpo d'armata artiglieria del comando truppe altipiani (del XVIII corpo d'annata nell 'agosto 1918) artiglieria del XXL"{ corpo d'armata artiglieria del V coroo d'armata genio della 7" armata artiglieria del XXVI corpo d 'armata artiglieria del XIV corpo d'armata 17° rag.gruoo. to d 'artiglieria pesante campale artiglieria del settore val Lagarina 1a armata III brigata d'artiglieria da campo, I" armata

15.12. 1917 23. 12.1917 3 1.12.1917 3.1.1918 2.4.1918 12.4. 1918 7.5.1918 23.5.1918 31.8.1918 (?) (?)


allegato E

CO l\'IANDA:\'TI DI BRIGATA F.SONERATI

nome, cognome, grado

1 2 3 4 5

6 7 8 9 10 11 12 13

14

brigata

data

Ravenna Novara Firenze

21.6 .1915 21.6 .1915 21.6. 19 15

Liguria :\fodena

23 .6. 1915 27 .6. 1915

Cesare :\farangoni , maggior generale Ale ssandro Caroell i, ma ggio r gen Giu seppe lvloccagatta . maggior gen .

Puglie

2.7 .19 15

Siena Roma

10.7.1915 11.7.1915

Giovanni :\faggiotto , maggior generale Antonio Gatti, maggior generale Giuseppe Petilli , maggior generale Alberto Bernardoni . magg ior gen.

Bergamo

14.7 .19 15

Re Pi sa Cremona

26. 7 .1915 28.7.19 15 8.8. 1915

Cris tinzian o Caserta, maggi o r gen. C amill o i\1lorra, m aggi o r generale

Ch ie ti SaY o na

14 8 19 15 27.8 . 19 15

Luigi Airenti , maggi or generale Enrico A maretti , maggior generale Sebastiano Rizza , maggi or general e Francesco Gi belli , colonnello Valentino :\farafini , m aggior gen erale

I

motivo dell'esonero Deficiente energia di com ando

Non chi ara e perfetta vis io ne d ella s ituazione e n o n completa previdenza e p o nderatezza (assume il comando della d iv isio n e mili tare terri tariat e d i Raven na) lvlancanza di en erg ia

l\fodiocre sentimen to mili tare e di disc ip lina

:(on idoneo all' avanzamento (assume il comando della brigata Venezia) Non idoneo all'ava nzam en to


15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32

Ferdinando Ussani, maggior generale Secondo Belluzzi. maggior generale Vittori o tvlanfredi Emmanuelli. maggior generale Amilcare Giacometti . maggior generale Lodovico Falletti di Villafalletto, mag_gior 11enerale Ferruccio 1\-'!ola, ma1111ior gene rale Riccardo Tedesc hi , maggior generale Antonio Giardina, maggior genera le Lui11i Dalmasso, ma1rnior generale Francesco En ter, ma1tgior generale Giuseppe Paolini . magg ior genera le Gennaro Giova, ma1rnior genera le Carlo \fontanari , ma1rni or 11enerale Ettore Vespignan i, maggior generale Fi liberto Sardagna, maggior generale Ugo Villa, maggior generale Giovann i Zampieri, co lo nnello Augusto Fabbri , maggior generale

Non possiede idee proprie ben salde e sentimento della propria res po:isabilità

Como

31.8.1915

Trapani

31.8.1 9 15

Casal e

3 .9. 19 15

Vidi cavalleria Salerno

3 .9. 19 15

Ancona I raggr. to alpino Aosta

9.9. 19 15 9.9 .1915 21. 9. 19 15

Palermo Barletta Benevento

24.9.19 15 26.9. 19 15 27.9 .19 15

Deficienza di comando

Verona Como Livorno

29.9 .19 15 10 .10.1915 111 0.1915

.\ fancanza di capacità di slancio e d'energia

Salerno

24. 10.1915

Trev iso Padova l\farche

25. 10. 1915 25. 10. 1915 26. 10.1915

Deficienza di qualità, di mente, d'energia e di attitudini mi li tari

5.9 .1915

Deficienza di energia e di impulso Assume il comando della bri gata Trapani , da cui sarà esonerato il 26.3. 1916

Deficienza di carattere


33 34

Perugia VIII di caval leria Forlì

31.10.1915 31.10.1915

Valtelli na

3.11.1915

Reggio

4 .1 1. 19 15

Defic ienza sul senso della responsab ili tà e poca attiv ità

38

lc ilio Buoni ni, maggior g enerale Vittorio de Raymondi , maggior generale Giuseppe Lavallea , maggior generale Gus tavo Rostag no . maggior generale Giuse ppe Pani cali. maggior generale Francesco Pasquale, maggior gen .

Cremona

15. 11 .1 9 15

Assume il comando delle briga te Teve re (cessa il 30.6 .1916) e Rovigo

39 40

Adolfo De Luca, ma112 ior general e Ugo Boccalandro , colonne llo b rig.

Novara Como

15.11.1915 21.11.1 9 15

41

Pisa

23. 11.1915

Piacenza

6.12.19 15

43 44 45 46

Dante Formentini , maggior gene rale Anton io Chi n otto , magg ior generale Gae tano Foderaro, co lonn ell o Luigi Agliardi , ma!u!ior generale Giuseppe Ferrari, maggior generale Luigi Zan chi . maggior gene rale

Liguria Spezia Torino Ales sandria

7.12. 19 15 9.12. 19 15 11.12.1915 15.12.1915

47

Pietro Fioretta, maggior generale

Brescia

1. 1.1916

48

Giovanni Rotondi , maggior genera le

Benevento

6. 1.1916

35 36 37

42

3. 11.1915

N

Escluso dall'i scrizi o ne nel quadro di avanzamento per l'anno 1915 e colloca to a di s posizione in soprannumero Deficienza di qualità intellettuali

As sume il comando del 214° fanteri a (brigata Arno) : fe rito il 17.6. 19 16. Ass umerà il comando d el VI raggruppamento alpin o e , p o i. della brigata Ave Il ino dal 28.1.1 9 18 : ferito il 19.6. 19 18 Scarsa atti v ità, poco slanc io, poca energia

Assume il comando della brigata ~avara

Insufficien za (già esonerato dal comando della 2• divi sione . per deficienza di carattere, il 10 .12 . 1915)

'° 00


49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67

A lfredo Arena. magg ior generale Luigi Agliardi. maggior genera le G iusepp e Fanto ni. maggior general e Riccardo Tedeschi , maggior general e Pietro :Mozzoni. co lo nnell o brig. Cas imiro Vig lia s indi , maggior gen. Federico Pastore. maggior generale Clemente Vecchio. maggior ge nerale Adolfo Corrado. maggior generale Carlo De Anto nio . colo nnell o brigadiere Alberto Bernardon i, maggi o r gen . J\·1etell o Giann i , maggi or generale Vi ttori o Ros si. maggior generale Cgo Spin o la, colo nnell o bri gadiere Faustino Cur ti , colonn ell o b rigadiere Imerio Gazzola. maggior generale Francesco Rah o. colonnell o Alfo n so Matte i, colonnello b rig. Filen o Briganti , co lo nnello

Pavia Novara Cuneo

7.1.1916 14.1 19 16 12 .3 . 19 16

Incapacità e trascuratezza nell'esercizio d el comando in guerra Già esonerato dal comando della bri gata Spez ia il 9 .12 .19 15 !vlen o mate condi zio ni fi siche e morali

Trapani

26.3 . 1916

Già esonerato dal l raggruppamento alp1110 il 9 .9 .1915

Benevento Caltanissetta

22.4.1 9 16 17.5.1916

Siena

19.5. 1916

Pisa

20.5.1916

Ancona Lambro

23.5.1 9 16 25.5.1916

Venezia Barle tta

3 1.5.1916 2.6.1 916

Etna Barletta

5.6. 1916 19.6.1916

Arezzo

19.6.19 16

\fantova Sassari Etna Pisa

21.6. 19 16 23.6. 1916 25.6. 19 16 29.6.1916

Deficienza di vo lontà . di carattere , di attività , fro nteggiare una grave si tuazione Deficienza di carattere. d'e nergia , di attività

inetto

a

Indecisione. poca energ ia. errato apprezzamen to del terreno Assumerà il comando della brigata Padova, con il grado di maggior ,generale, il 2 1.5.1918 Già esonerato dal comando dell a brigata Cremona I'8.8. 1915 Assumerà il comando della bri gata Ionio dal 12.9.1918 al termin e del confli Ilo I

I

I Deficien za di qualità profess io nali , di carattere , di energia


68 69

Luig i Catalano . maggior gen erale Lorenzo Barco, brigadier generale

70 71

78

'.\'es to re Duci , maggior generale Giuseppe Vaccari , maggior generale A lberto Ruggeri, colo nnello brig. Guido!vlalatesta, colo nnell o Giuseppe Giuriati , maggior ge nerale Alfonso Bernardi , maggior generale Giu seppe G ialdroni , colonne llo brigadiere Pietro Gramantieri , maggi or generale Renato R osso. maggior genera le

79

72 73 74

75 76 77

80 81 82 83 84

:\fodena IV raggr.to alpino Parma Parma

3.7. 19 16 4.7 .1916

Defic:enza di attiv ità e di energia

6 .7 . 1916 9.7 . 1916

Deficienza di calma ed energia in com battimento ln carica per due soli giorni

Ivrea Salerno Cremona

11. 7 .1916 11.7. 1916 14.7.1916

Assume il co mando della brigata Treviso nel giugno 1918 Mancanza di calma e di energia nel dirigere un'azione offens1va

Sesia

3 8 19 16

Sassari

2 .9. 1916

Emi lia

14.9 .19 16

Genova

27.10.1916

Al fredo Faconti, maggior genera le

:\fantova

31.10.19 16

Filippo Parziale , colonnello b rig .

Lazio Cuneo !Vlantova

5 . 11.1916 10.1 1. 191 6 19.11 1916

Ro,·igo Trapani

19. 1 1.1 9 16 8 .12 .19 16

I Vince nzo Sequi , colonnello brig.

Roberto Villanis , maggi or generale Pietro Pag liarini. colonnel lo brig. Emilio De Bo no , maggior generale

Contegno insubordinato n ei confronti del pari grado comandante di di v isione Non idoneo alle funzioni del grado; idoneo al serv izio ne lla ris erva Deficienza di carattere e di qual i tà intellettuali

Assume il comando della b ri gata Sa lerno Scarso mordente nell ' attacco al Veliki. È destinato al front e albanese.


85 86 87 88 89 90 91 92

93 94 95

Demetrio C arbone, maggio r gen erale Francesco Pasquale , ma!rni o r gen. Mari no Ricc iardi , magg ior 1:?enerale Alceo Cattaloc h ino, colonne Ilo brig Augusto Severini , maggior generale Giuseppe Pis to n i, maggior ge nerale Sigi smondo l\fones i , maggior gen. Francesco Branda, co lonnello brigadi ere Guglie lm o Calderara , colo nnell o brigadiere Balbo O ttini, colonnel lo bri uadiere Ernes to C1o to la, colonne ll o

97 98

Ambrogio e terici , colo nne llo b rigadiere Antonio Isnaldi , colo nnello bri g_ Cgo Franco, mag g io r generale

99

Ov idi o Santarnecchi , maggior gen .

96

I Trapani

15.12.19 16

R ovigo Pi stoi a

1 2 1917 7 .2 . 1917

Abruzzi

1.3 1917

A lessandria

8.3 .19 17

Ravenna

2 2.3.191 7

II ber sagli en Catani a

24.3 . 191 7

Regina

1.4.1 9 17

Gae ta

30.4. 1917

Parma

30.4. 1917

IV bersag lieri Casale \facerata

8 .5 .19 17 16.5.19 17 18.5.1917

Taranto

22 .5.1917

Ass umerà il comando d elle 25.1 0. 191 7) e Barle tta

brigate Regi na

(esonerato i l

:\°on perfetto equilibri o . Parola esa ltata e spesso sconc ludentc Caduto sul campo il 27.8.1917 al comando del 274° regg imen to di fanteria, brigata Belluno ; medaglia d 'oro a l va lor mili tare

Deficienza di carattere

29.3. 191 7 Deficienza di carattere; idoneo al servizio nella riserva

Deficienza di coltura professionale e di carattere : idon eo ai serv izi della riserva Assumerà il comando della V b riga ta bersaglie ri l' 1. 3.19 18

Assu nt o il comando della III brigata di marcia, ne sarà esonerato il31.1.1918 Non idoneo ag li uffici del proprio grado

w

o


100 101 102 103 104 105 106 107 108 109

Arturo ì\ilulazzani , maggi o r ge nerale Bon ifacio Cajani , colo nnel lo bri g. Villori o Sesi n i, colo nnello bri gadiere An gelo Ballagli a, brigadier generale Giu lioZanch i, colo nnell o b rigadiere Emi lio Corfin i , maggio r generale Edoardo \ 1erzljak, colonne ll o brig . Giu sep pe Breschi , maggi o r genera le Francesco Bcn o lini. magg ior gcn. Piet ro Pagliarini . brigadiere generale

113

Giovanni Battis ta De :-Segri , colo n nello bri gadiere Pi etro A Iliana, mag gior ge nerale Batti sta De :-Segri, maggior generale An toni o Si mo ncelli, maggior gen .

11 4

\ fa saniello R oversi, maggior gen .

110 111 112

Cagliari

24.5.1917

De.fic icnza di energia

Pallanza Campani a

27.5.19 17 28.5. 19 17

Idoneo al comando di re22 imento

Campobasso

28.5 .1917

Taranto

3 1.5.19 17

Pi emonte

3.6.1917

Trapani Toscana

3.6. 1917 3 .6 . 1917

Calla nissena

Salerno

7 .6. 191 7 9.6.1917

l\'lantova

10.6.1917

Ravenna J\.fantova

11.6. 19 17 13 .6 . 1917

:\"on idoneo al servizi o ; idon eo nella riserva Esonerato per motivi fi sici

Bergamo

15.6. 1917

Verona

18 .6. 1917

Siracusa

18.6 . 1917

~on possiede seren o ed energ ico carattere; idoneo ai se rv izi dell a ri ser\'a :-Son idoneo al servizio; idoneo nella riserva (assume il comando della XIX brigata de ll a miliz ia territoriale) :\"on idoneo a l servizio; idoneo nella riserva

I

115

Adrian o Pra ia, maggio r generale

Deficienza di carattere (la scia il comando per moti v i di salu te); idoneo al serv izio nella ri ser va

Deficient i capacità p rofess iona le cd energia . Idoneo ai serv1z1 della riserva . ma non agli uffici relati vi al proprio grado (g ià esonerato dal co mando de ll a brigata Rov igo il 19.11.19 16)


116

Perugino Bartoli . brigadier generale 117 Paolo Pizzoni. colon nello bri.gadi ere 118 Alfredo Fè d 'Os tiani . colonne ll o brigadiere 119 Ca1melo Squi ll ace. maggior genera le 120 Rosolino Pogg i , maggio r generale 12 1 Alfo nso \ fatte i. colo nnello b rig . 122 Adolfo Dani se. colonnello brig. 123 Giuseppe Tri s tani. maggior generale 124 Pietro Biancardi . colonne ll o brig . 125 Allegro Pavia, colonnello bri gadiere 126 Egi ldo Ca stellano. colonnello b ri g 127 Enrico Tellin i. colonne ll o brigadiere

128 Francesco Conti, colonnello bri e . 129 Ettore Bessone. colonnello b ri g. 130 Baldassarre Baldassari, mageior generale 13 1 Giuseppe Tardi ti . magg ior generale

:\"on idoneo agli uffici del propri o grado per carattere

Aosta

30.6 .1917

Bisagno

6 .7 . 191 7

:\"on idoneo al servizio; idoneo nella ri serva

lIT di cavalleria Lazio

7 .7.1 91 7

Rimosso , non accetta il comando d'un reggim ento di cava lleria mobilitato

'.\lassa Carr.

13.7 1917

Ancona Catanzaro Spezia

15.7 .1917 17.7.1917 22.7.1917 8.8 .19 17

Reg ina Siracusa

14.8.1917 17.8. 1917

Spezia

19.8.19 17

1'on idone o agli uffici del proprio grado

Lombardia

20.8.1917

Incompleta cog nizio ne delle funzion i inerenti alla propria cari ca. J\:on idoneo ag li uffici de l grado superiore (assume il comando d' un reggime nto d' arti gl ieria)

Piacenza Rovigo Brescia

21.8. 19 17 238.1 917 25.8.1917

V raggr.to alpino

26.8.1917

Poca energia e ooco senso della propria re soonsabi li tà A segui to degli eoi sodi d'indisci plina del 16 luglio Non idoneo ag li uffici del grado quale comandante di bri gata

Non idoneo agli uffi ci del grado superiore Incomple ta cog nizione delle funzioni inerenti al proprio grado (feri t;:i); non idoneo al le funz ioni di comandante di brigata Esonerato dagli uffici del grado e collocato a riposo \,.)

o\,.)


132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142

Angelo Roncag lia . colonnello bri 1.rndiere Felice Cora lli , colonnello brigadiere Enrico Gotti , colonnello brigadiere Vittorio Boy! di Putifigari, maggior ge nerale (artiglieria) Carlo Gianinazzi. co lonnello bng. Attilio Zin gone, co lo nnello b ri gadiere Alfredo Giannuzzi Save lli , magg. generale Lui gi Fra nchini, co lo nnello brig.

Giuseppe rvlenarini , maggior gen. Donato Rognoni , colonnell o brig . Demetri o Carbone, maggi or gen erale 143 Vittorio Pagella, maggior generale 144 Vincenzo Di Benedetto, co l. brig. 145 Armando Tallarico, colon nello 146 Iacopo Cornaro. colonne ll o bri e. 147 Francesco Goggia, colonnello b rigadiere 148 Carlo Rocca, colo nne ll o brigadiere 149 Giuseppe Bucalo , colonn ell o brig. 150 Vito Pugli o li, colonne ll o brigadiere

Belluno

28.8 . 1917

Lazio

28.8.1917

Non idoneo ag li uffici del grado superiore ; idoneo nel grado rive stito

II

29819 17

Idoneo ag i i uffici del grado ri ves ti to

bers aglie ri Grosseto

3.9.1917

:--:on idon eo né ag li uffici del grado né alJ' incarico di comandante dell'1rtiglieria di corpo d'armata. Idoneo nella riserva

Spezia Campania

30.9. 1917 5.10.1917

Pistoia

6.10. 19 17

Porto .\fauri zio

10. 10. 1917

Perug ia Lambro Regina

13.10.1 9 17 21.10.19 17 25.10. 1917

Caserta Taranto Sassari Abruzzi Verona

28. 10. 1917 29. 10. 1917 30.10.19 17 30.10.1917 30.10 .1917

Bolog na Pistoia Lombardia

1. 111917 611 .1917 6 .1 l.l 9 17

tvlancanza d1 pratica di serv izio , poca con oscenza degli u omin i. esitazione ne l decidere Defic ienza d i energia e d i cara ttere

G ià esonerato dalla brigata Trapani il 15.12 .19 16; ass umerà il comando della brigata Barletta il 27.6 .1918


151

Emanuele Del Prà. magg ior general e 152 Giovanni Beruto , brigadier generale 153 Giu seppe Trebo ldi. co lonne ll o brigadiere 154 1Vlarcello De Luca. colon ne ll o brig. 155 Alberto Garbasso , colo nnell o brig. 156 Adolfo Leone i ni . maggior generale

157 Guido Fiastri . maggior 2encrale 158 Giulio Rigabello , brigadiere generale 159 Au imsto Franc hi , colonnello bri2. 160 Ernesto Pomari. colo n nell o bri gadiere 161 Aurel io Pe tracchi , maggior generale 162 Ugo Boccala ndro, co lonne ll o bri g.

163 164 165 166

Costantino Bruno, colonnello brig . Giovanni Albertazzi . colonne ll o brigadiere Ettore Buzio, colonnello brigadiere Giuseppino Cassola. colonnello

Emilia Cremo na

8 .11.1 917 10 . I 1.1917

Campani a

13 11. 19 17

Toscana Lucca I bersagli eri Como Modena

14.11.1 9 17 14. 11.19 17 I 8. 11. 19 17 18. 11.1917 21.11.1917

Forlì I raggr. to alpino Parma

24. 11.1917 25. 11 1917

\ 'I regg r. to alpino

30. 1 1. I 9 17

Friuli

8 . 12 . 1917

Porto ::v1aurizio

8. 12 1917

:\facerata Como

27. 11.1 9 17

9 . 12. 1917 12.12.1917

Esonerato dalla brigata C omo il 29 .11 . 19 J 5, assume il comand o del 2 14° fa nteria ( brigata Arno); ferito il 17.6 . 1916. Comanda la brigataAl'el li n o dal 28. 1.1 9 18; ferito il 19.6. 1918

w

oVl


Romolo Mo sca Ria te I. colonnello bri.gad iere 168 Gaetano Polver, ma!!2' ior generale 169 Annibale Gatti. maggior generale 167

170 Enrico :\Tassi, maggior generale 171 Ugo Franco , magg ior generale Costantino Bruno, brigadier generale 173 Pasquale De Angeli s, colonnello brigadiere 174 Ma sani ell o Roversi, mag gior gen.

172

175

176

Italo Del li Pon ti , maggior generale

Antonio Gagliardo , colonnello brig. 177 Riccardo Calcagno, colonnello br. 178 Gastone Ross i, mag !.!'.ior generale 179 Pietro lvloscone, maggior ge nerale

Piacenza

15.12 .1917

Verona I di cava lleria Como III di marcia VII ragg . to alpino Mantova

18.12 19 17 26.12 .19 17

XIX della milizia territoriale XX della milizia territoriale Piceno

30.3 .1918

Già eso nera to dal comando della brigata Verona il 18.6 .19 17

30.3. 19 18

Già esonerato dal comando del 15° fanteria (brigata Savona) il 4.8. 1915

Piace nza Granatieri X.II della milizia territoria le

20.5.1918 25.10 19 18 7.7. 1918

14 .1.1918 31.1.1918

Già esonerato dal comando dell a brigata yfacerata il 18.5.19 17

15.2 . 1918 17.2 .1918

1.4.19 18


Allegato F COMANDANTI DI REGGIMENTO ESONERATI

nome, cognome, grado 1 2

3 4 5 6

7 8 9 10 11 12

13 14 15 16 17

Brnto Moruz.zi, tenente colonnello Giovanni Battista Talassano, tenente colonnello Giulio Bertetti, tenente colonnello Francesco Castelli , colonnello Ernesto Viganò, tenente colonnello Giovanni Franchi, tenente colonnello Giuseppe Tensini, colonnello (assume il comando del 66° fanteria, brigata Valtellina) Giulio Pucci, colonnello Carlo Uboldi de ' Caoei, colonnello Giovanni Battista ~'1ilani, colonnello Giuseppe Pistoni, coloI111eUo Arturo ~fa_ggi , colonnello Pierangelo Marchisio, colonnello Giuseppe ~-fonarini, colonnello Giuseppe Arista, colonnello Marino Ricciardi, colonnello , Umberto Gandini, colonnello

reggimento

data

114° fanteria (brigata Mantova) 89° fanteria (bri_gata Salerno) 162° fanteria (bri_gata Ivrea) 149° fanteria (brigata Caltanissetta) 130° fanteria (brigata Perugia) 162° fanteria (brigata Ivrea) 32° fanteria (brigata Siena)

29.5.1915 7.6.1915 7.6 .1915 9.6.1915 11.6. 1915 12.6. 1915 18.6.1915

36° fanteria (brigata Pistoia) 156° fanteria (brigata Alessandria) 6° bersaglieri (I brigata) 23° fanteria (brigata Como) 83° fanteria (b1igata Venezia) 158° fanteria (brigata Liguria) 2° bersaglieri (VII brigata) 26° fanteria (brigata Bergamo) 68° fanteria (brigata Palermo) 1° granatieri (brigata Granatieri)

22.6.1915 25.6.1915 26.6. 1915 5.7.1915 7.7.1915 11.7.1915 13.7.1915 14.7.1915 14.7.1915 15.7. 19 15

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-..J


Alfredo Cangemi, colonnello (assume il comando dell'85° fanteria , brigata Verona, dal 20.9. 1915 al 6.10.1915) 19 Giuseooe Buffa, tenente colonnello 20 Claudio Pedroli, colonnello 21 Giovanni Ongarato, tenente colonnello 22 Vi ttorio :\fasi, colonnello 23 Celso Gilberti , colonnello 24 Giuseppe Zanetti , colonnello 25 Nicola Cartella, colonnello 26 Giovanni Si.rombo, colonnello (comanda il 127° fanteria, brigata Firenze, dal 3. 11.1 915 al 22 .5. 1916 e, poi, la brigata Piceno dal 25.9. 1918 al termine del conflitto) 27 Giuseppe Solaro, colonnello 28 Vittorio Ci.metta, colonnello 29 Italo Delli Ponti , colonnello (assumerà il comando della XX brigata della milizia tenitoriale, da cui sarà esonerato il 3O.3 .1918) 30 Roberto Barbetta, colonnello 31 Raffaele Lostia di Santa Sofia, colonnello 32 Nicola Camoolieti, tenente colonnello 33 Giovanni Re, colonnello 34 Pietro Villanis, colonnello 35 Luigi Poglionica, colonnello 36 Errico Autuori, colonnello 18

46° fanteria (brigata Reggio)

17.7 .19 15

125° fanteria (brigata Spezia) 38° fanteria (bri_gata Ravenna) 25° fanteria (brigata Bergamo) 27° fanteria (brigata Pavia) 11 1° fante.ria (brigata Piacenza) 1° fanteria (brigata del Re) 29° fanteria (brigata Pisa) 124° fanteria (brigata Chieti)

18.7.1915 21.7.19 15 24.7.1915 24.7.1915 25.7.1915 27.7.19 15 28.7. 19 15 31.7. 19 15

93° fanteria (brigata :\·'lessina) 123° fanteria (b1igata Chieti) 15° fanteria (brigata Savona)

3.8 .19 15 3.8.1915 4.8 .19 15

91° fanteria (brigata Basilicata) 59° fanteria (brigata Calabria) 46° fanteria (brigata Reeeio) 54° fanteria (brigata Cmbria) 6° fanteria (brigata Aosta) 67° fanteria (brigata Palermo) 49° fanteria (b1i_gata Parma)

5.8 .1915 6.8.1915 7.8 .1915 7.8. 1915 8.8 .1915 10.8 .19 15 10.8.19 15


37 38 39 40 41 42 43 44

45 46 47 48

49 50 51 52 53 54

55 56 57 58 59

Augusto Bona, tenente colonnello Carlo Sauna, colonnello Carlo Maffi, colonnello Francesco Pasquale, colonnello Gae tano Perella, colonnello Vincenzo Trotta, colonnello Achille Mezzo, col0IU1el1o Giovanni Battista Centurione , colonnello :Muzio Galli, colonnello Carlo Capirone, colonnello (assume il comando del 153° fanteria, brigata ;\Ovara) Pilade Guadagni, colonnello (assume il comando dell'86° fanteria di marcia, XXL"'\ btigata) Edoardo Giletti, colonnello Giorgio Martinelli, colonnello Giovanni Battista Servici, colollllello (assume il comando del 3° bersa_glieri) Luigi Fomeris, colonnello l_gnazio Daretti, col0IU1el1o Alfonso Ruzzenenti , tenente colonnello Emudo di Aichelburg, colonnello Alceste Gabriel, colonnello Carlo Giordana, colonnello Guido ~-falatesta, colonnello I Carlo Podestà, colonnello Virginio P irri, col0IU1ello

25° fanteria (brigata Bergamo) 13° fanteria (brigata Pinerolo) 33° fanteria (brigata Livorno) 4c bersaglieri 141° fante1i a (brigata Catanzaro) 41 ° fanteria (brigata .Modena) 42° fanteria (brigata ~{odena) 156° fanteria (brigata Alessandria) 43° fanteria (brigata Forlì) 90° fanteria (brigata Salerno)

10.8.1915 11.8. 1915 12.8.1915 12.8.1915 16.8. 1915 17.8.19 15 17.8. 1915 18.8. 1915 21.8.1915 22 .8. 1915

70° fanteria (brigata Ancona)

24.8. 1915

38c fantetia (brigata Ravenna) 8° bersaelieri (VI brigata) 140° fanteria (brigata Baii)

24.8.19 15 24.8. 19 15 24.8. 1915

28° fanteria (brigata Pavia) 24° fanteria (brigata Como) I O gruppo alpino (I rgpt.) 6° bersa_glieri (I brigata) 43° fanteria (brigata Forlì) 11 6° fanteria (brigata Treviso) 132° fanteria (brigata Lazio) 2° granatieri (brigata Granatieri) 161° fanteria (brigata Ivrea)

27.8. 19 15 30.8. 19 15 7.9.1915 7.9.1915 14.9. 1915 14.9. 1915 15.9. 1915 15.9. 1915 18.9. 1915


60 61 62 63

Giovanni Rotondi, colonnello Giuseppe Cantù, colonnello Gugliehno Calderara, colonnello Gustavo Pocobelli, colonnello 64 Adolfo Cerillo, colonnello 65 Enrico Barilli, colonnello 66 Cmberto Scota, colonnello 67 Vincenzo Vilardi, colonnello 68 Guglielmo Ranieri, colonnello 69 Alessandro Curti, colonnello 70 \Ilario Raicich, colonnello 71 Edoaroo Ben.assai, colonnello 72 Guglielmo Ranieri, colonnello 73 Mario De Lama, colonnello 74 Giovanni Gotelli , lenente colonnello 75 Gaetano Buelli , colonnello 76 Alfredo Cangemi, colonnello (già esonerato dal comando del 46° fanteria, brigata Reggio, il 17.7.1915) 77 Agenore Viganoni, colonnello 78 Enrico Gambi, colonnello 79 Carlo Sala, colonnello 80 Alessandro Pugnetti, colonnello 81 Enrico Raselli , colonnello 82 Luigi Bemardoni, colonnello 83 Pietro Roulph, colonnello

129° fanteria (bri.gata Peru.gia) 3° bersaglieri (VII brigata) 133° fanteria (brigata Benevento) 130° fanteria (brigata Perugia) 120° fanteria (bri2'ata Emilia) 21° art. da campo del IV corpo d'armata 92° fanteria (bri2'ata Basilicata) 87° fanteria (brigata Friuli) 9° bersaglieri (V brigata)

21 ° fanteria (brigata Cremona) 140° fanteria (brigata Bari) 141° fanteria (brigata Catanzaro) 85° fanteria (brigata Verona)

20.9.1915 20.9.1915 30.9.1915 30.9.1915 30.9.1915 30.9.1915 1.10.1915 1.10.1915 2.10.1915 2.10.1915 2.10.1915 2.10.1915 2.10.1915 3.10.1915 4.10.1915 6.10.1915 6.10.1915

65° fanteria (bri2'ata Valtellina) truppe di ~fonte Rombon 5° fanteria (brigata Aosta) 53° fanteria (biigata Umbria) 35° fanteria (brigata Pistoia) 79° fanteria (brilzata Roma) 90° fanteria (bdgata Salerno)

10.10.1915 12.10.1915 14.10.1915 18.10.1915 19.10.1915 22 .10.1915 23.10. 1915

53° fanteria (biigata U mbria) 156° fanteria (brigata Alessandria) 148° fanteria (brigata Caltanissetta) 9° bersaglieri (V brigata)

w

o


84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109

Stanislao Morini (o !\forino), colonnello Carlo Castellazzi, colonnello Giusenne Santangelo, colonnello Alfonso Ciccarelli , colom1cllo Gaetano Vaccari , colonnello Villorio Fiorone, colonnello Giuseooe Ba.ghetti , colonnello Emilio Cecchi, colonnello Alessandro V igliani, colonnello Pietro Tramontano, colonnello Alessandro Turini, colollllello Carlo Sargenti, colonnello Giovanni Farano, colonnello Giuseooe Cas sinis, colonnello Pomoeo Piselli , colollllello Eliseo Baldassari, colonnello Federico Trulla, colonnello A lfredo Rossi , colonnello Vero Vilmant, colo1111ello Carlo Cantone, colo1111ello Alessandro Livaditi, colonnello G uglielmo :\·farelli, colo1111ello Giustino Fedele, colonnello Carlo Chiaramella, colollllello Carlo Ruggeri, colonnello Giuseooe Giuriati , colollllello

160° fanteria (b1igata :\Iilano) 82° fanteria (b112:ata Torino) 34° fanteria (brigata Livorno) 123° fanteria (b1igata Chieti) 94° fanteria (brigata Messina) 61 ° fanteria (brigata Sicilia) 26° fanteria (brigata Bernamo) 16° fanteria (brigata Savona) 7° fanteria (brigata Cuneo) 39° fanteria (brigata Bologna) 9° fanteria (brigata della Regina) 128° fanteria (brigata Firenze) 158° fanteria (brigata Li.guria) 1e bersa!llieri 26° fanteria (brillata Bergamo) 125° fanteria (brigata Soezia) 52° fanteria (brieata A lpi) 154° fanteria (brigata Novara) 8° bersa2Iieri (VI brigata) 10° fanteria (brigata della Regina) 90° fanteria (brigata Salerno) 19° bersaglieri (V bri2ata) 21° fanteria (brigata Cremona) 32° fanteria (b1i_gata Siena) 135° fanteria (brigata Campania) 7 1° fanteria (brigata Pu!?lie)

23.10. 1915 23 .10. 1915 27.10.1915 28. l 0.1915 29.10.1915 30. 10.1915 3 1.10. 1915 1.11.1915 2.11.1915 2.11.1915 2.11.1915 3 .11 .1915 6. 11.1915 7.11.1915 9.11.1915 9.11. 1915 11.11.1915 12.11.1 9 15 14.11.1915 14.11 .1915 16.11.19 15 17.11.1915 20. 11.1915 20. 11.1915 25.11.1915 25.11.1915


110 Vittorio :Vlelchiori , colonnello 11 1 Arnoldo Saccorotti, colonnello 112 Venanzio :\:Ia~ni, tenente colonnello 113 Aclùlle Papa, colonnello 114 Cesare Tocco, colonnello 115 Carlo Stanzani, colonnello 116 Giuseooe Barbiani, colonnello 117 Giovanni Benito, colonnello 118 Giovanni Villani, colonnello 119 Alfredo Casimiro Boselli , colonnello 120 Vittorio Canonico, colonnello 121 Camillo Bcrtone, colonnello 122 Stefano Marucco, colonnello 123 Antonio Ziliani , colonnello 124 Giovanni Battista Servici, colonnello (già esonerato dal comando del 140° fanteria , brigata Bari, il 24.8 .1915) 125 Lui_gi Amato, colonnello 126 Alberto Albertini, colonnello 127 Aclùlle Ledda, colonnello 128 Camillo Guada!!ni, colonnello 129 Federico Scolari, colonnello 130 Umberto Zamboni, colonnello 131 Silvio Tosatto, colonnello 132 Domenico Lucchini , colonnello 133 Agostino Ravelli, colonnello

144° fanteria (b1iirnta Trapani) 146° fanteria (bri!!ata Catania) 73° fanteria (bri.!!ata Lombardia) 81° fanteria (bri!!ata Torino) 153° fanteria (brigata ;,Jovara) 36° fanteria (bri!!ata Pistoia) 11° bersaglieti (II btigata) 10° fanteria (bri_gata della Re.!!ina) 4° fan.teda (bri!!ata Piemonte) 55° fanteria (b1i!!ata ~farche) 84° fanteria (bri_!!ata Venezia) 35° fanteria (b1iirnta Pistoia) 162° fanteria (brigata Ivrea) 6° fanteria (briirnta Aosta) 3° bersaglieri (VII btigata)

28.11. 1915 30.11.1915 30.11.1915 30.11 .1915 1.12.1915 1.12.1915 1.12.1915 3.12.1915 8.12.1915 11.12.1915 13.12.1915 14.12.1915 14.12.1915 15.12.1915 18.12.1915

19° fanteria (bri!!ata Brescia) 154° fanteria (bri!!ata :\'ovara) 151 ° fanteria (brigata Sassaii) 56° fanteria (brigata :viarche) 6° bersaglieri (I brigata) truppe di \fonte Rombon 23° fanteria (brigata Como) 90° fanteria (btfaata Salerno) J I O fanteria (bri2ata Casale)

20.12.1915 21.12.1915 22.12.1915 23.12.1915 8.1.1916 11.1.1916 19.1.1916 25.1.19 16 5.2.1 9 16


134 Luigi Argenziano, colonnello 135 Francesco Luparini, colom1e1lo 136 Giovanni D 'Amato, colonnello (assume il comando del 254° fanteria, bri2ata Porto Maurizio) 137 Pietro Villanis, colonnello 138 Giuseooe Romagnani, colonnello 139 Tetnistocle Franceschi, colonnello 140 Nicola Piccirilli , colonnello 141 Adolfo Ghisolfi, colonnello 142 Stefano Pescara, colonnello 143 Ernesto Casoli, colonnello 144 Emanuele ;vfalliani, tenente colonnello 145 Carlo Gallenga, colonnello 146 Ca1melo Velia, colonnello 147 Ettore Chiavassa, colonnello 148 Alessandro Bodrero, colonnello (assume la carica di presidente del tribunale militare di Salonicco, ~ifacedonia) 149 Filiberto Praro, cololll1ello 150 Carlo Capirone, cololll1ello (già rimosso dal comando del 90° fanteria , brigata Salerno, il 22.8. 1915) 151 Giu seooe Zaooalà, colonnello 152 Luigi Bonelli , colonnello 153 Alfredo Evangelisti , colonnello 154 Giovanni G uamaschelli , colonnello

21° fanteria della milizia territoriale 7° fanteria (brigata Cuneo) 90° fanteria (brigata Salerno)

28.2.1916 3.3. 1916 9.3. 1916

153° fante1ia (b1iga1a Novara) 133° fanteria (brigata Benevento) 68° fante1ia (brigata Palermo) 150° fanteria (bri!rnta Trapani) 149° fanteria (b1igata Trapani) 54° fanteria (b1igata l . Tmbria) 161° fanteria (brigata Ivrea) 42° fanteria (brigata ~fodena) 77° fanteria (bri2ata Toscana) 90° fanteria (brismta Salerno) 3 1° fanteria (brigata Siena) 3° bersaglieri (VII brigata)

20.3. 19 16 20.3 .1916 21.3.1916 23.3 . 1916 28.3. 1916 15.4. 1916 23.4. 1916 8.5.1916 16.5. 1916 16.5. 1916 20.5.1916 21.5.1916

159° fanteria (brigata ~filano) 153° fanteria (brigata ~ovara)

23.5.1916 24.5.1916

222° fanteria (brigata Ionio) 48° fanteria (brigata Ferrara) 78° fanteria (brigata Toscana) 50° fanteria (brigata Parma)

25.5.1916 25.5.1916 30.5.1916 3 1.5.19 16


155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180

Alberto Solinas, colonnello Ettore Bazzani, colonnello Domenico Forzani, tenente colonnello Alfredo Boselli , colonnello Giovanni Becchio, colonnello Girolamo Basso, colonnello Ernesto Russo, colonnello Gaetano Siringo, tenente colonnello Cesare Martinelli , colonnello Aldo Barbieri, colonnello Romeo Frassinetti , colonnello Gab1iele Boris, tenente colonnello Ernesto Giaccone, colonnello Francesco Amei , tenente colonnello Giuseppe Maiorca, colonnello Vincenzo Perlini , colonnello Umberto Ricca, colonnello Paolo Stievano, colonnello D0menican2elo Gallitelli, tenente colonnello Luigi :t\folina, colonnello Benedetto V iani, colonnello Bernardo Azzoni, colonnello Carlo Biondo, colonnello Carlo Bonfante, colonnello Giulio Bianciardi, tenente colonnello Francesco Jacobacci, colonnello

34° fante1ia (brigata Livorno) 37° fanteria (bri_gata Ravenna) 24° fanteria (bri_gata Como) 96° fanteria (bri_gata Ccline) 223° fanteria (bri2ata Etna) 134° fante1ia (bri2ata Benevento) 92° fanteria (briJrnta Basilicata) 224° fanteria (bri.2ata Etna) 220° fanteria (brigata Sele) l O gruppo alpino (I rgpt.) 210° fantena (brigata Bisa.2no) 222° fanteria (brigata Ionio) 218° fanteria (brigata Volturno) 218° fanteria (brigata Volturno) 21 ° fanteria della milizia territoriale 223° fanteria (brigata Etna) 33° fanteria (bri2ata Livorno) 42° fanteria (bri2ata ~fodena) 90° fanteria (bri2:ata Salerno) 13° fanteria (brigata Pinerolo) 22° fanteria (brigata Cremona) 35° fanteria (brigata Pistoia) 126° fanteria (brigata Soezia) 223° fanteria (bri2ata Etna) 96° fanteria (bri2ata Cdine) 145° fante1ia (bri2:ata Catania)

1.6.1916 1.6.1916 1.6.1916 2.6.1916 2.6.1916 3.6.1916 4.6.1916 5.6. 1916 6.6. 1916 7.6 .1916 11.6.1916 11.6.1916 22.6. 1916 29.6.1916 30.6.1916 1.7.1916 2.7.1916 3.7.1916 8.7.1916 12.7. 1916 14.7. 1916 15.7. 1916 18.7.1916 20.7.19 16 26.7.1916 3 1.7. 19 16


181 182 183 184 185 186 187

188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200

201 202

Emilio Nobili , colonnello Tommaso Salvini , tenente colonnello Roberto Pasini , colo1mello ivfichele Sardi, tenente colonnello Eutichiano Ferraccioli, tenente colo1mello Pietro Boccardo, colonnello Gualtiero Capra, colon.nello (comanda poi il 255° fanteria, brigata Veneto, dal 28.3.1917 al 5.5 .1917) Giacomo Giove, tenente cololll1ello Achille Jvfiravalle, tenente colonnello Ioooliro Cantini , colonnello Francesco Tomasuolo, tenente colonnello Cesare Soalvieri, colonnello Bruno Palamenghi, colonnello Eugenio Orso, tenente colonnello Federico Capello, tenente colonnello Alfredo Miceli, tenente colonnello Pietro Tramontano, colonnello Teramo Bovis , tenente cololll1ello Luigi Baldi, colonnello Luigi Raviolo, colonnello (assume il comando del 241° fanteria , brigata Teramo, dall'S.7.19 18 al 23.10. 1918) Vincenzo Speranza, tenente cololll1ello Antonio Donzelli, tenente colonnello

comando truooe altopiano 13° fanteria (brigata Pinerolo) 9° bersaglieri (V brigata) 97° fanteria (brigata Genova) 139° fanteria (b1igata Bari) 143° fanteria (brigata Taranto) 228° fanteria (brigata Rovigo)

3 1.7.1916 5.8 .1916 6.8. 1916 10.8. 19 16 12.8.1916 16.8. 1916 21.8. 19 16

222° fanteria (brigata Ionio) 225° fanteria (brigata Arezzo) 84° fanteria (brigata Venezia) 140° fanteria (bri gata Bari) 124° fanteria (brigata Chieti) 227° fanteria (brigata Rovigo) 15° bersaglie1i 227° fanteria (brigala Rovigo) 72° fanteria (brigata Puglie) 39° fanteria (brigata Bologna) 145° fanteria (brigata Catania) 120° fanteria (brigata Emilia) 227° fanteria (b1igata Rovigo)

28.8. 1916 6.9.1916 11.9. 1916 11.9.1916 30.9. 1916 7.10.1916 19.10. 1916 21.10.1916 31.1 0.1916 2. 11 .1916 3.11.1916 8.11.1916 21.11.1916

84° fanteria (brigata Venezia) 146° fanteria (brigata Catania)

21.11.1916 30. 11.1916


203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 227

Umberto Savorani, colonnello Leonardo Lusena, colonnello Adolfo Gazagne, colonnello Quinto Riz.z.i, tenente colonnello Alessandro Bloise, colonnello Amedeo Romani, colonnello Vincenzo Guarnieri, colonnello Amedeo De Luigi , colonnello Giovanni Longo, colom1ello Giovanni Capoani, tenente colonnello Giorgio Ferrari, colom1ello Luigi Comelli , colonnello Augusto Rigault dc la Longrais, colonnello Annibale Anguissola, colonnello Giulio Sindici, colom1ello Giuseppe :\1Iassione, colonnello Carlo Carrara, colonnello (in carica per 4 giorni) Giuseppe Cora, tenente colonnello Leonardo Luserna, colonnello Giorgio della Chiesa d'lsasca, tenente colonnello O ttavio Folco, colonnello Michele Pinto , colonnello Francesco degli Espinosa, tenente colonnello Giuseppe Cigolotti di :\-leduna, colom1ello Pie tro Brocchi, tenente colonnello Gaetru10 Canascosa, colonnello

8° gruppo alpino (IV rgpt.) 149° fanteria (br(gata Trapani) 144° fanteria (brigata Trapani) 98° fanteria (bri_gata Genova) 5° fanteria (brigata Aosta) 220° fanteria (brigata Sele) 119° fanteria (b1igata Emilia) 112c fanteria (brigata Piacenza) 221c fanteria (brigata Ionio) 11° bersaglieri (II brigata) 129° fanteria (brigata Pemgia) 57° fanteria (brigata Abruzzi) 8° bersaJ?licri (VI brigata) 111° fanteria (brigata Piacenza) 133° fanteria (brigata Benevento) 150° fanteria (bri gata Trapani) 255° fanteria (b1igata Veneto) 38° fanteria (bri_gata Ravenna) 220° fanteria (brigata Sele) 250° fanteria (b1igata Pallanz.a) 83° fanteria (brigata V enez.ia) 24° fanteria (brigata Como) 90° fanteria (brigata Salerno) 17° raggruppamento artiglieria d'assedio 95° fan te1ia (brigata Cdine) 23° raggruppamento artiglieria d 'assedio

2.12.1916 4.12.1916 12.12. 1916 21.12.1916 22.12.1916 29.12 .1916 28.1.1917 30.1.1917 8.2.1917 15.2.1917 17.2. 19 17 23.2. 19 17 1.3. 19 17 6.3. 191 7 9 .3 .1917 15.3. 1917 16.3.1917 22.3.1917 24.3.1917 25.3. 19 17 26.3. 1917 5.4.1917 6 .4 .1917 11.4.1917 12.4.1917 13.4.1917


228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240

24 1 242 243 244 245 246 247 248

Dario Palmeri, colonnello Ercole :\11esturini , colonnello d 'artiglieria ]\,fichele Pinta , tenente colonnello Franco Renzi, colonnello Ercole :vlorelli , colonnello Alfredo ~e!lli, colom1ello l "mberto Galanti, colonnello Saverio Merlini , tenente colonnello Ettore Ramazzini , tenente colonnello Ettore Basadonna, colonnello Celso Rossi , colonnello Francesco Baldi, colonnello Alessandro Bodrero, colonnello, già esonerato dal comando del 3° bersaglieri il 21.5 .1916 (assume la presidenza del tribunale militare di Valona, in Albania) Gualtiero Capra, colonnello Pio Innocenti , tenente colonnello (di nuovo, dal 20.5.1917 al 30. 10.1917) Enrico ~:Iariconda, colonnello Vincenzo Galliani, tenente colonnello Renato Francesetti di Mezzenile, colonnello Raffaele Basso, colonnello (assume il comando del 42° fanteria, brigata l\fodena) Francesco Maenza, colonnello Giovanni Civiletti, colonnello

98° fanteria (bri!rnta Genova)

(?) 24° fanteria (brigata Como) rag:,..rruooamcnto arti_glieria. zona Gorizia ra_g gnmoamen to artiglieria zona Gorizia raggnmoamento a.rtielieria. zona Gorizia 26° fanteria (b1igata Bergamo) 29° raggruppamento artiglieria d'assedio 111° fanteria (brigata Piacenza) 144° fanteria (brigata Trapani) 61° fanteria (brigata Sicilia) 4° raggruppamento bombardieri presidente del tribunale milita.re di Salonicco (Macedonia)

14.4. 1917 15.4. 19 17 19.4.1917 28.4.1917 28.4.1917 28.4.1917 28.4.1917 29.4.1917 29.4.1917 30.4. 1917 2.5.1917 5.5.1917 5.5.1917

255° fanteria (brigata Veneto) 241 ° fante Ii a (b1i gara T errun o)

5.5.1917 9.5.1917

229° fante1ia (brigata Campobasso) 241° fanteria (brigata Teramo) 113° fanteria (brigata Iviantova) 162° fanteria (brigata Ivrea)

17.5.1917 19.5.1917 24.5. 1917 24.5.1917

143° fanteria (brigata Taranto) 82° fanteria (brigata Torino)

25.5. 1917 28.5.1917


249 250 251 252 253

254 255 256 257

258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269

Alberto Monti, colonnello Angelo Cases, colonnello Alfredo Raso , tenente colonnello Giuseuoe Moscuu.a, colonnello Francesco Bivona, colonnello (assume il comando del 24° fanteria, brigata Como, da cui sarà esonerato il 22.11.1917, e poi del 79° fanteria, brigata Roma, dal 16.1.1918) Alberto Angiolini , colonnello Giuseuue Presbitero, tenente colonnello P ietro Saracco, tenente colonnello Pietro Sforlil, tenente colonnello (assumerà, con il grado di colonnello, il comando del 32° fanteria , b1igata Siena) Carlo Siffredi, tenente colonnello Riccardo Pis telli , tenente colonnello Au_gusto Boinaghi , colonnello :\fario Costa, colonnello Gaetano Ponte di Pino, tenente colonnello Ferdinando Feni Pignalver, tenente colonnello V i ttorio Francioni , tenente colonnello Sesto :'--'icola Tinto, colonnello Antonino Ilari , tenente colonnello Roberto Fonte, colonnello Antonio Musso , tenente colonnello A ttila Gazzini , colonnello

3 1° fanteria (brigata Siena) 259° fanteria (brigata :\forge) 234° fanteria (brigata Lario) 21° artiglieria campale, 19" divisione 54° fanteria (brigata Umbria)

28.5. 1917 28.5. 1917 28.5 .1917 30.5.1917 31.5 .19 17

19° bersa_glieri (V brigata) 149° fanteria (brigata Trapani) 252c fanteria (brigata Massa Carrara) 206° fanteria (b1igata Lambro)

31.5.1917 1.6.1917 2.6.1917 6.6.1917

138° fanteria (brigata Barletta) 28° fanteria (b1igata Pavia) 18° bersa.elieri (III brigata) 7 1° fanteria (brigata Puglie) 203° fanteria (b1igata Tanaro) 49° fanteria (brigata Parma) 4° fanteria (brigata Piemonte) 44° fanteria (brigata Forlì) 213° fanteria (brigata Amo) 255° fanteria (brigata Veneto) 65° fante1ia (brigata Valte Il ina) 6° raggruppamento artiglieria d'assedio

7 .6. 19 17 7.6.1917 8.6.1917 12.6. 1917 16.6. 1917 16.6.1917 16.6.1917 16.6. 1917 17.6.1917 17.6.1917 20.6.1917 21.6.1917

00


270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283

284 285 286 287

288 289 290

Alberto Rossi, tenente colonnello Teofilo Niri , colonnello Arrigo Antoldi, colonnello Vincenzo Di Dio, colonnello Aroldo Gagnoni, colonnello (assume la presidenza d'un tribunale di _guerra) Oreste :Moreschi, colonnello Carlo Fossati Reyneri, tenente colonnello Nicolao Jonghi, tenente colonnello Erasmo Pegazzano, colonnello Carlo Alberto Alberti Vassallo , tenente colonnello Alberto !\fonti, colonnello Vico Pog!:!i, tenente colonnello Vilfredo Petrosini, colonnello Pilade Guadagni, colonnello (già esonerato dal comando del 70° fanteria, brigata Ancona, il 24.8.1915) Giuseppe Zaberti. , colonnello Enrico Heizelmann, tenente colonnello Giuseppe Ferrari, colonnello ~·1arino :\fontanari, tenente colonnello (assume il comando del battaglione di marcia della medesima bri1rnta) Paride Scacchetti, tenente colonnello Ettore Casaretti, colonnello Romano Romanelli, colonnello

205° fanteria (brigata Lambro) l O fanteria di marcia (I brigata) 145° fante1ia (b1igata Catania) 141° fanteria (btigata Catanzaro) 142° fantetia (brigata Catanzaro)

22.6.1917 29.6.1917 8.7.1917 9.7. 1917 9.7. 19 17

267° fanteria (brigata Caserta) 265° fanteria (brigata Lecce) 148° fantetia (brigata Caltanissetta) 69° fanteria (brigata Ancona) 2° fanteria (brigata del Re) 31 ° fanteria (brigata Siena) 213° fanteria (brigata Amo) 7° Lancieri di Milano 86° fanteria di marcia (XXIX brigata)

10.7.1917 15.7.1917 17.7. 1917 17.7.1917 19.7.1917 20.7.1917 22.7.1917 26.7. 1917 3 1.7. 1917

250° fanteria (brigata Pallanza) 252° fanteria (brigata ~·1assa Carrara) 2° fanteria di marcia (I brigata) 141° fanteria (brigata Catanzaro)

31.7.1917 31.7. 1917 1.8.1917 13.8.1917

264° fanteria (brigata Gaeta) 116° fanteria (btigata Treviso) 96° fanteria (brigata Udine)

16.8.1917 17.8.1917 18.8.1917


291 292 293 294 295 296

Giuseooe Valdes, tenente colonnello Federieo Ferretti, colonnello Eraldo Rho, colonnello Girolamo Sibilla, tenente colonnello Francesco Tiby, colonnello (?) Mazza, colonnello

297 298 299 300 30) 302 303

Enrico Pollini , tenente colonnello Tullio Rechi, tenente colonnello Alessandro Gillio, tenente colonnello Camillo Lefèvre, colonnello Enrico Vitalini , tenente colonnello Cesare Rotelli, colonnello Raffaele Basso, colonnello, già esonerato dal comando del 162° fanteria (brigata Inca) il 24.5.1917 Giusenne Cagino, tenente colonnello Emidio Spinucci, tenente colonnello Vincenzo Balbinot, tenente colonnello Gastone Avogadro di Vigliano, colonnello Annibale Enrico, colonnello Alighiero Ponzini, colonnello Giovanni Caneschi, tenente colonnello Giuseooe Becchio, colonnello Carlo Ferraris, colonnello Giovan Battista Chicriconi , tenente colonnello

304 305 306 307 308 309 310 311 3 12 3 13

115° fanteria (brigata Treviso) 147° fanteria (brigata Caltanissetta) 7° gruppo alpino (Il rgpt.) 20° fanteria (brigata Brescia) 207° fanteria (brigata Taro) deposito munizioni d'artiglieria di Sant'Osvaldo (Cdine) direttore lavmi della 1a zona. 3a armata 22° raggruppamento artiglieria d'assedio 4° bersa_glieri 280° fanteria (brigata Foggia) 7° gruppo alpino (II rgpt.) 256° fanteria (brigata Veneto) 42c fanteria (brigata :\,fodena)

237° fanteria (brigata Grosseto) 2° fanteria (brigata del Re) 136° fanteria (brigata Campania) 228° fanteria (brigata Rovieo) 120° fanteria (brigata Emilia) 255° fanteria (brigata Veneto) 118° fanteria (brigata Padova) 50° fanteria (brigata Parma) 272° fanteria (brigata Potenza) 135° fante1ia (briirnta Campania)

19.8.1917 22.8.1917 24.8.1917 25.8.1917 26.8.1917 28.8.1917 31.8.1917 3.9.1917 5.9.1917 5.9.1917 5.9.1917 9.9.1917 9.9. 1917

11.9.1917 12.9. 1917 18.9.1917 19.9.1917 20.9.1917 23.9.1917 27.9.1917 29.9.1917 30.9.1917 5.10.1917


314 Francesco Gastaldi, colonnello 315 Ermenegildo Fimmanò, colonnello (comanderà il 119° fanteria, brigata Emilia , fino al 15.6.1918) Federico V aquer, tenente colonnello 3 16 317 Ercole Borsrui , colonnello 318 Angelo Boetti , tenente colonnello 319 Cru"lo Chiaramella, colonnello 320 Amerigo Cecchi, colonnello 321 Guido Spallanzani, colom1ello 322 Domenico i\-Ierlo, col01mello 323 Antonio Duranti, colonnello 324 Remigio Perretti, tenente colonnello 325 Edoan.lo i\1lruini , colonnello 3 26 C _go Bosatta, colonnello 3 27 Efraim Campanini , tenente colonnello 328 Roberto Raggio, tenente colonnello 329 Giuseppe Camagna, tenente colonnello 330 Paolo Ferrari, tenente colonnello 331 Ettore Buzzetti, tenente colom1ello 332 Ettore Crespi, colollilello 333 Giuseppe Carezzano, tenente colonnello 334 Noè Grassi. tenente coloMello 335 Achille Fonseca, tenente colonnello 336 Giuseppe Garcea, colmmello 337 Rosario '.\:fusarra, tenente colonnello 338 Eugenio Silvestri, tenente colonnello

45° fanteria (brigata Reg_gio) 62° fanteria (brigata Sicilia)

7.10.1917 7.10.1 917

218° fanteria (b1igata Voltumo) 251 ° fanteria (brigata '.\lassa Camm1) 278° fanteria (brigata Vicenza) 218° fanteria (brigata Volturno) 253° fanteria (brigata Porto '.\faurizio) 217° fanteria (brigata Volturno) 17° gruppo alpino (VIII rgpt.) 75° fanteria (brigata Napoli) 79° fante1ia (brigata Roma) 40° fanteria (brigata Bologna) 11 ° gruppo alpino (III rgpt.) 140° fanteria (brigata Bari) 276° f,mteria (brigata Belluno) 43° fanteria (brigata Forlì) 82° fanteria (brigata Totino) 37° fanteria (brigata Ravenna) 84° fanteria (brigata Venezia) 34° fanteria (brigata Livorno) 86° fanteria (bri_gata Verona) 57° fante1ia (biigata Abruzzi) 58° fanteria (brigata Abruzzi) 1° granatieri (bri_gata Granatieri) 38° fanteria (brigata Ravenna)

8.10.1917 12.10. 1917 13.10. 1917 19.10. 1917 20.10. 1917 23.10.1917 24.10. 1917 25.10. 1917 25.10 .1917 25.10. 1917 25.10.1917 25.10.1917 25.10.1917 26.10.1917 26.10.1917 27.10.1917 27.10.1917 29.10.1917 30.10.1917 30.10.1917 30.10.1917 30. 10.1917 30.10.19 17


339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362

Ottavio Richard, tenente colonnello Filiooo Perussia, tenente colonnello Carlo Sciarra, colonnello Zefrido Andreoli, tenente colonnello Raimondo Zamponi, colonnello Giuseooe Cussino, tenente colom1ello Federico Capello, tenente colonnello Agostino Trionfi, tenente colonnello Ferdinando Cecere, tenente colonnello Francesco Zampieri , colonnello Giovanni Castelli, colonnello Umberto Ccrocchi, colonnello Carlo Oriani, colonnello Pietro Dotta, colonnello Goffredo Mameli, colonnello Imazio Libertini , colonnello Ambroeio Agnesi, colonnello Emilio Lupetti, tenente colonnello Pietro Valerio Papa, colonnello Giuseooe Re, tenente colonnello Giusepoe Furlani, tenente colonnello Gennaro Catalano, colonnello Francesco Foschini, colonnello Alfonso Santoro, colonnello (già esonerato dal comando del 115° fanteria, brigata Trevi so , il 12.5 . 1916)

41 ° fanteria (brigata ~·lodena) 68° fanteria (brigata Palenno) 125° fanteria (brigata Spezia) 211 ° fanteria (brigata Pescara) 95° fanteria (brigata Cdine) 73° fanteria (brigata Lombardia) 74° fanteria (brigata Lombardia) 36° fanteria (brigata Pistoia) 215° fanteria (brigata Tevere) 49° fanteria (brigata Parma) 128° fanteria (brigata Firenze) 3° gruppo alpino (TTI rgpt.) 14° fanteria (brigata Pinerolo) 77° fante1ia (brigata Toscana) 39° fanteria (brigata Bologna) 46° fanteria (brigata Reggio) 6° bersaglieri (I brigata) 244° fanteria (brigata Cosenza) 164° fanteria (brigata Lucca) 254° fanteria (brigata Porto l\faurizio) 280° fanteria (brigata Fogeia) 1° fanteria (brigata del Re) 22° fanteria (brigata Cremona) 144° fanteria (brigata Trapani)

30.10.1917 30.10.1917 30.10.1917 ?.10. 1917 2.11.1917 4.11.1917 5 .11.1917 5.11.1917 5.11.1917 6. 11 .19 17 6.11. 1917 7.11.19 17 8. 11.1917 10.11.1917 11.11.1917 11.11.1917 12.11.1917 12.11.1917 14.11.1917 16.11.1917 16.11.1917 17.11 .1917 19.11.1917 20.11.1917


363 Cesare Testafochi, colonnello 364 Paolo Paolini , colonnello (riprende il comando dall ' ll .12.1917 al 19.2. 1918) 365 Basilio Fiore, tenente colonnello 366 Carmine Caracciolo , colonnello 367 Dino Dalla J\'oce, tenente colonnello 368 Francesco Bivona, colonnello (già esonerato dal 54° fanteria, brigata C mbria, il 31.5.1917; assume il comando del 79° fanteria, brigata Roma, il 16.1 .1918) 369 Ettore :\:Iazzocchi, tenente colonnello 370 Giovanni Aprosio, tenente colonnello 371 Domenico Ivlerlo , tenente colonnello 372 Guglielmo Cesarini, colonne11o 373 Giovanni D'Amato, colonnello 374 Guido Calvi, colonnello 375 Cesare Fissare, tenente colonnello 376 Angelo Cosentini, tenente colonnello 377 Armando Ivfontanaii, tenente colonnello 378 Pietro Cingia (o Cengia?), colonnello (assume il comando del 73° fanteria, brigata Lombardia) 379 Riccardo Nannicini, colonnello 380 Francesco Campare, tenente colonnello 381 Umberto Candini, colonnello 382 Camillo Bonacini, colonnello 383 Ettore Giannazza, colonnello

233° fanteria (bri_gata Lario) 129° fanteria (brigata Perugia)

20.11.1917 21.11.1917

35° fanteria (brigata Pistoia) fanteria (brigata Benevento) 93° fanteria (brigata Messina) 24° fanteria (brigata Como)

21.11.1917 21.11.1917 22.11.1917 22.11.1917

J34°

42° fanteria (brigata :Modena) 209° fanteria (brigata Bisagno) 144° fanteria (brigata Taranto) 65° fanteria (brigata V al tellina) 254° fante1ia (brigata Porto i\fauriz.io) 40° fanteria (brigata Bologna) 158° fanteria (brigata Liguria) 14° bersaglieri (IV brigata) 239° fanteria (brigata Pesaro) 81 ° fanteria (b1igata Torino)

23.11.1917 23.11.1917 24.11 .1917 28.11.1917 28.11.1917 30. 11 .1917 5.12.1917 6.12. 1917 7 .12.1917 8.12.1917

83° fanteria (bri.gata Venezia) 42° fanteria (brigata Modena) 39° fanteria (brigata Bologna) 43° artiglieria 22° fanteria di marcia (VIII bri.gata)

15.12.1917 18.12. 1917 20.12. 1917 21.12. 19 17 21.12.1917


384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396

397 398 399 400 401 402 403 404

Garimeno Dei, tenente colonnello Emilio Casali , tenente colonnello Luigi Giuffrida, colonnello Roberto Bertolotti, colonnello Cesare Spalvieri, colonnello Pietro Baccon, tenente colonnello Quinto Bartolucci, colonnello Giuseppe Selva22i, tenente colonnello Luigi Peluso, tenente colom1ello :\fa1io Petri, tenente colonnello l.igo Silvestri, colonnello Giacomo A ppiotti , colonnello (riassume il comando della medesima unità il 29.10.1918) Pietro Sforza, colonnello, già esonerato dal comando del 206° fanteria (brigata Lambro) il 6.6. 1917 Bruto Leonardi, tenente colonnello Stefano :\.fanzi, colonnello (assume il comando del 6° fanteria di marcia) Raffaele De Vita, colonnello Benedetto Grange, tenente colom1ello Giacomo Galvagno, colonnello Stefano :Manzi, colonnello (già esonerato dal 31° fantelia, b1igata Siena, il 30.4.1918) Ettore Toschi, colonnello Ett ore S trumia, colo1mello

164° fanteria (brigata Lucca) 216° fanteria (brigata Tevere) 45° artiglieria da campagna 8° bersaglieri (VI brigata) 209° fanteria (brigata Bisagno) 253° fanteria (brigata Porto Maurizio) 10° fanteria (brigata della Regina) 79° fanteria (brigata Roma) 13° bersaglieri (VI brigata) 233° fantetia (btigata Lario) 80° fanteria (brigata Roma) 17° grup~o ~lpi no SJX rgpt.)

21.12.1917 21.12 .1917 23.12.1917 24.12.1917 27.12. 1917 28.12.1917 3 1.1.1918 4.3. 1918 20.3 .1918 14.4.1918 17.4.1918 24.4.19 18

32° fanteria (brigata Siena)

30.4.1918

46° fanteria (brigata Re22io) 31 ° fanteria (b1igata Siena)

6.5.1918 7.5.1918

17° bersaglieri (III brigata) 88° fanteria (b1igata Friuli) 209° fanteria (brigata Bisagno) 6° fanteria di marcia

25.5.1918 26.5.1918 26.5. 19 18 29.5.1918

66° fanteiia di marcia (II brigata) 119° fante1ia (b1i2ata Emilia)

6.6.1918 8.6. 1918


405 Carlo Angeleri, colonnello 406 Pietro Cengia (o Cingia?), colonnello (già esonerato dal comando c\cll '8 1° fante1ia, brigata Torino, 1'8. 12.1917) 407 Pietro Cayo, colonnello 408 Bartolo Gambi, colom1ello 409 Katale Paoletti , colonnello (riprende il comando il 29.10. 1918 per due ,giorni) 410 Luigi Tellini , colonnello (in carica per due soli giorni) Luigi Ansaldi, colonnello 411 412 Agostino Versace, colonnello 413 (?) Zanchello, colonnello 414 (?) Cadoni, colonnello 415 Raffaele Cherchia, colonnello del e-enio 416 Augusto Romanelli , colonnello 417 Emanuele Lanza, colonnello medico

135° fante.ria (brigata Camparùa) 73° fanteria (brigata Lomban:lia)

17.6. 1918 25.6.1918

17° gruppo alpino (IX rgpt.) 17° gruppo alpino (IX rgpt .) 128° fante.ria (b1igata Firenze)

18.7 .1918 20.9. 1918 26.10.1918

128° fanteria (brigata Firenze)

28 .10.1918

19° raggruppamento artiglieria d'assedio 5° fanteria di marcia 2° fante1ia di marcia (I brigata) direttore artiglieria intendenza 1• annata direttore lavori della 2• zona. l" annata presidente del tribunale di guerra del V corpo d'armata direttore di sanità del II corpo d 'annata

30.11.1918 'l.?. 1918 ?.?. 1918 (?) (?)

(?)

(?)

w N

V\


326

Sergio l'e/agalli

Ponti: * ACS , real casa, 1° aiutante , busta 16 (serie speciale) ; * Aussme, El / 11-1 2- 15-16-40-84- 11 4-298; E2/5-9-9bis; E5/67-89- 150- I 74; E6; Fl, 3 10/ 11 ; F2/ 109-1 36; 5H/I0-22; 84/9377-9494-9525-9598-9644-4105; * Mario Cervi, Il duca invitto, Milano 1987; * Emilio De Bono, La guerra come e do ve l'ho vista e combattuta io , Milano 1935; * Angelo Gatti , Caporetto (dal diario di guerra inedito , maggio-dicembre /9/7) , a c ura di Albe1to Monticone , Rologna 1964; * Attilio Frescura, Diario di un imboscato, Milano 198 1; * Piero Melograni, Storia politica della grande guerra 1915- 19/8, Bari J972; * Antonio Monti , Combauenti e silurati, Ferrara, 1922; * Enrico Pizzi, Lr grandi unità nella guerra italo-austriaca 1915 -/9/H , Roma 1926; * Domenico Quirico, Generali , Milano 2006; * Cesare Rcisoli , Il generale Ezio Reisoli, Milano 1965; * Mario Silvestri , l.rnnm 1917, Oscar Mondadori , 1971 ; * Stato maggiore dell'esercito-ufficio storico, Riassunti storici dei corpi e comandi nella guerra 19/5-191 8 . IJrigate di fanteria (otto volumi ). Bersaglieri (volume nono). !\!pini (volume decimo), Koma 1924- 1929.


f-R battaglie sull'altopiano di Comeno

327

Enrico Cemigoi LE ULTIME RAITAGLIE DEL CARSO E LA CONQUISTA DELL' AU'OPIANO DI COMENO

Le g randi battaglie della Prima Guerra Mondiale, sul fronte italiano, furono com battute principalmente sul Carso di Dobenlò e <li Comcno. Le 12 battag lie dell'Tsonzo (come furono c hiamate) lasciarono sul quel terreno migliaia di morti a indelebile memoria del sacrific io della cosiddetta generazione pe rduta , monito per le future generazioni. In appena venti chilometri di fronte si concentrò lo sforzo principale (e di consegue nza gli scontri più sang uin osi) del conflitto ingaggiato il 24 maggio del 1915 dal Re d'Italia contro l' Im pero Austro-Ungarico. U na guerra che <lurèi tre anni e che si concluse il 4 novembre 1918 con il coll asso e la scomparsa definiti va dell ' Impero asburgico. La seconda guerra mondiale, la guerra fredda, i problemi c reati da essa, lo scontro sui confi ni con l' ex-Jugoslav ia fecero sì che que lla zona fosse per lungo tempo dimenticata , s ia dalla ricerca d'arch iv io sia da quella che oggi viene sempre più indicata come "archeolog ia bellica", c he mette la conoscenza <lei terreno come motore principale della ricerca storico militare. Queste pagi ne , s intetiche, vogliono essere un contributo a questa seconda attiv ità <li ricerca , cercando con la descrizio ne degl i avvenimenti, da font i d ' archivio. di essere stimolo per ulteriori studi in questa "nuova fro nti e ra de lla rice rca". I limiti geografici <li questo studio sono il c iglio settentrionale e quello meridionale dcli' Altopiano di Comeno (dal solco del Vallone fino alla linea raggiunta con l' Xl Battag lia dell' Isonzo nell' agosto 1917). Il resto del fronte verso il mare , il forte baluardo dell ' Hermada, le linee del Fiondar e di S. Giovanni di Duino verra nno desc ritte in una prossima pubblicazione.

Lo sfondamento Ancora pochi in Italia e ancor meno all'estero conoscono effettivamente il Carso come campo di battaglia e, a parte i luoghi comunemente noti, come il S. Michele, Redipuglia e Caporclto, il resto rimane sconosciuto, senza nome e senza me moria . Le brigate italiane che dal 1915 all'ottobre del 1917 furono lanciale alla conquista di quei rilievi (come quelle austro-ungariche che lo difendevano) , si trovarono proiettate su un terreno difficilissimo da conquistare (viceversa, non <la difende re), costituito da dura roccia, pri vo di acqua, allora scarso <li vegetazione, desolante nella sua aridità. Se s i vogliono comprendere le difficoltà incontrate dalle truppe itaJiane


328

Enrico Cemigoi

nella conqui sta dei due altipiani , è necessaria una breve desc rizione geolog ica: Il paesaggio carsico , soprattutto nei due altipiani di Dobe rdò e Comcno, è dato da un insieme di forme anomale rispetto ai paesaggi normal i di tipo flu viale . Queste forme sono determinate dalla so lu bilità de lla roccia. Grazie a questa solubilità le acque tendono a pe netrare all 'interno delle masse rocciose allargando le vie di circolazio ne so tlcrrancc. Ne de ri va una scarsità o assenza d i id rografia superficiale con formazione di macroforme cars iche la più tipica delle quali e che rappresenta un pò il simbolo dei paesaggi carsici è la dolina (il nome dolina deriva da " Dol" che in slavo vuol dire valle , una dolina corrisponderebbe pe rciò ad una piccola valJe). Ai fini bellici questa caratte ristica morfolog ica del territorio ebbe un importanza determinante nella vita dei soldati al fronte. La dolina è una conca chiusa, un bacino che si rie mpirebbe d 'acqua a originare un laghetto se le pareti del fondo fossero impermeabili; invece di solito l'acqu a viene assorbita attraverso vie sotterra nee, c he però solo di rado si a prono in superficie come cavità ben rilevabili o accessibili all'uomo. Le dimensioni sono comprese per il diametro fra i I O e i I000 metri e per la profondità fra i 2 e i 200 metri. La forma in pianta può essere circolare . ellittica o irrego lare, mentre la sezione verticale mostra svi luppi in altezza mo llo vari abili anche in rapporto al di ametro. I ,e fo rme tridi mensionali più comu ni che ne risultano sono: a piatto, a ciotola o a scodella a imbuto, a po1.1.o. I ,e doline le cui forme più freque nti sono quella a piallo e a ciotola sono abbondanti sulle superfici poco incl inate degli altopiani carsici che essendo di altezza modesta furono scelte qua le teatro d 'ope razio11i del Regio Esercito Italiano. Il Carso, nella parie bassa dove furono combattute le undici ballaglic del l' Isonzo (la dodicesima, di sfondamento fu focalizzata nel settore dell ' Alto Isonzo) è di viso in due altopiani , separali da un vallone, il primo dei quali , quello di Doberdò fu conquistato dopo la Sesta llallaglia dell ' Isonzo mentre sul secondo, di Comeno, si concentrò lo sforzo principale de lle rimanenti . I d ue altopiani sono rilievi complessi, caratterizzati da estese superfici suborizzontali , delimitale da ripide scarpate. Numerose do line, va lli secche ed altre forme carsiche contribuiscono a re ndere mi nutamente tormentale tali supe rfic i, nelle quali si aprono gli ingressi di cavità sollcrranee. 1

1

In allcsa di una specifica pubblicazione sull ' argomento per una esatta ricostruzione della battaglia dell ' l lerrnada come per una descri,-.ione scienti fica di base si rimanda a: CER Nl<:01, CUCINATO, V OLPI , Sui se111ieri della prima guerra mondiale, alla ricerca della storia, dal Mu rzli al mare, (ìoriz.ia , Edizioni della Laguna, 1999 e CERNIGOI, Vou •1, L'llermada, il regno del silenzio , Ud ine. li Territorio , n. 4-5, CCPP, 1996; (ì . R . CASTIGLIONI, (ìeomorfologia , Torino. UTET. 1979 e, infine, Enrico CERNl<:01 , 1/udi- Log, parte prima in " Storia e Battaglie'", mensilt: di storia Anno fil , 11. 36, maggio 2004. Per gli aspclli specificamente idrografic i , si veda Caldarola, Michele, I.fiumi sacri d '/1alia: lsonza, Jàgliamenlo e Piave, su "L' uni verso" . anno Xl .V ITI , n. 6, nov. - dic. 1968.


le bartaglie sull'altopiano di Comeno

329

La confo rmazione del Carso di Comeno è caratterizzata, nel settore nord-est da una serie di quote crescenti , con i versanti abbastanza ripidi, poche doline ma abbondanti solchi. Nel settore sud -esl in vece da un altopiano a terrazzamento con un numero elevatissimo di doline che misurano una c irconferenza med ia d i 20-30, metri (alcune anche superiori ai 50 m) con una profondità media di 8-JO metri. Ali ' interno delle doline durante la g uerra furono costruite caverne, pozzi, rifug i mi litari rinforzati con muri di conteni mento, baracca menti . Al centro delle doline, normalme nte ma non necessari amente, trovava posto un terrapieno d iviso in due o più tronconi e c he fungeva da spalla ad una serie di nicchie variabili (su l Carso di Comeno ne l settore meridionale di norma 8 o 9) con relativo riparo in caverna. La caverna di g uerra, classica, era costruita ad L, o ad U d i lunghezza variabile mentre la larghezza e altezza erano standard: 1,80 per 1,90 m. In questi rifugi, posizionati all'interno delle doline trovavano riparo e riposo lanlo chi attaccava quanto chi difendeva. Per questo la Re lazione Ufficiale italiana ricorda che: la guerra era divenfala una guerra di talpe e la vilforia anda va cercata dentro quelle caverne. Sul Carso non vi sono va lli aperte ma la viabili tà era allora discreta: mig liorata mo ltissimo nei primi due anni di guerra. U na rotabile percorreva il piede dell 'A ltopiano da Gorizia a M onfalco ne; un'altra attraversava il Carso sul fondo del Vallone, una terza riuni va Ve rmegliano , Doberdò, Marcottini e S. Martino. Molti ssime altre pem1ettevano di percorrere tutto l' Altopiano anche con mezzi meccanici . Nel suo complesso il Carso pcrù si prestava assai meglio alla difen siva c he all 'offensiva. Si presentava quasi a picco verso l'lsonzo , il Vipacco e la pianura friulana, simile ad una balconata da c ui s i poteva tirare sull 'attaccante come da una casa di dieci metri. Era un 'opera fortificala naturalmente: un gran bastio ne preced uto eia un fossato, l'Isonzo e il canale Dottori. L'interno dc li ' Altopiano, con la sua natura sconvolta, le sue caverne naturali e le doline, si prestava merav igliosamenle ad una lunga ostinata guerra difensiva, ne lla quale il reticolato e la mitragliatrice si imponeva no sov rani. Nell ' agosto del 191 6 dopo sci sangu inose battaglie le fante1ie regie ebbero finalmente ragione sui difensori, vinta la resistenza del S. Michele, conquistalo il Carso di Doberdò, gli Italiani si lanciarono contro le difese di quello di Comeno superando il Vallone. Ad est del Vallone si trova subito un 'altra serie di aJture con andamento da settentri one a mezzogiorno che le fanterie regie si apprestarono a conquistare in ballagl ic c he presto presero il nome di quei rili evi: Nad Logem , Veliki Hribah , Volkovniak, Dosso Fajti , Pecinca, Hudi-Log, Quo ta 208 sud e nord. Oggi nomi dimenti cati ma allora tristemente noti e sinistramente pron unciati, siti forteme nte e te naceme nte difesi dagli impe ria li . Oltre il Vallone di Brcslovizza, c he de limita il Carso di Comeno, a sud spicca un ' altro baluardo storico delJa grande guerra, la dorsale dell ' Hermada che degrada verso Duino e il mare ed è posta a sentine lla della strada per Trieste. l pochi vii Iaggi sparsi su l Carso (Oppacch.i asella, Loquizza, Versic, Fajti -di quest ' ultimo non esiste più traccia se non i muri perimetrali di alcune case-, Castagnevizza, Jamiano, Selo, Devetachi e altri ancora) furono nella lolla rasi lcllcralmcnlc al suolo e le loro


330

F:nrico Cemigoi

rov ine, subito trincerate , diventarono altrettanti luog hi di battaglie epiche, memorabili quanto paurose e ig note. Gli imperiali durante le offe nsive italiane avevano c reato , s ull 'Altopiano di Co meno a est del Vallone, una terza linea difensiva c hiamata convenz iona lme nte " Posizione Vallone" che, appoggiandosi con l'ala destra all 'ansa de l Vipacco nei pressi di Raccogliano , parti va daJ Convento di San Grado di Merna , passava per la Quota 2 12 del N ad Logem, Yiz intini , Pristanchi , Ferle ti , Ro neti , Quota 175 , Quota 235, Jamiano, Quota 3 I , Fiondar, Quota 145, Quota 199, terminando presso Duino. Tenendo ben presente l'eventualità, non remota, della perdita del Monte San Michele , era stata tracciata a nche una linea inte rmedia di contenimento sull ' Altopiano di Doberdò s ul tratto Gahria -Gome, Brestovec , Quota 11 0 , Marcottini: questa linea si ancorava alla terza linea difensiva imperiale sulla destra dcli' Altopiano presso Pri Stanti , e aJla seconda linea difensiva sulla sinis tra in cima al C mi 1-Irib estremo ciglio meridionale dell'Altopiano di Doberdò. Gli imperia li avevano poi mfforzato il sistema difensivo con i mezzi che lo sfor.m logistico-organizzativo e l'avanzare dell a tecnolog ia avevano messo a disposizione.2 La conquista de l S. Mi che le e del Sabotino aveva permesso di entrare a Goriz ia e aveva costretto la difesa austriaca ad arre trare s ul secondo siste ma difensivo. Il sistema e ra stato apprestato con grande cura non solo per i dive rs i ord ini di reticolali cos truiti e ahilme nte mascherati , guarniti da nume rose mitrag liatrici blindate ma soprattutto per quel pode roso sistema di d ifesa in caverna (cos truito per sopportare i bombardame nti italiani aumentati a di smi sura ne l corso dei primi mesi del 1916) che garanti va riparo a truppe seriamente provate. Superare questo nuovo formidabile sbarramento non era certamente cosa fat:ile. Vi riuscì a costo di enormi sacrific i e migliaia di morti la 3" Armala <lei Duca d'Aos ta, mentre la 2" vi concorse con azion i dimostrati ve, no n me no violente, fino ali ' undicesima battaglia. Di seguito evidenzieremo solo alcuni ep isodi e haltaglie delle t:inque combattute s ull'Altopiano, quelle che riteniamo più esplicative nella descriz ione sinteti ca degli avvenimenti. La 3a Armata e ra costituita dai quattro Corpi <l ' Armata VIII , Xl , X lii e Vll . La frontegg iavano, nel settore meridionale de l Carso, il VIT Corpo austro-ungarico e il cosiddetto "Gruppo Schc nk" ri spettivamente posti a difesa dei settori fila e nTb .3

2

Per una più specifica trattazione , vedi CERNIGOI, CUCINATO, VOLPI . Sui sentieri ..... ci t. Per una descrizione del sistema difensivo imperiale si rimanda, oltre alla Relazione Ufficiale Italiana (cfr. infra). al citato CERNl(;OI, CllCINA:l'O, VOI .PI , Sui sentieri della prima guerra mondiale, alla ricerca della storia, dal Murzli al mare , cd della Laguna 1999. Sul la struttura dell' Esercito Austroungari<.:o si veda CERNIGOI, Enrico - LENARDON, Roherto - P07Zi\TO, Paolo Soldati de/l' Impero. la struttura e /'organizzazione dell 'esercito della monarchia Asburgica, Bassano del (irappa, Ed. ltinera progelli , 2002; sulla struttura dell'Esercito Italiano: Cr.R N1c101 Enrico, Soldati del Rexno, Bassano del Grappa, ed ltinera progeUi, 2005. 3


l,e battaglit' s ull'altopiano di Comeno

33 1

La ripresa de lla battaglia dopo la conquista de l San Michele e lo sfondamento de ll a linea di Quota 85 sul Carso monfalconese fu dec isa il 25 agosto con l'ordine a U' XI Corpo d' Armata, coslil11enle l' ala sini stra della 3" Armala, d i spin~ere l'azione a fondo sull'Altopiano di Corneno. Ne l complesso la 3a Armala di sponeva di quattordici divi sioni di fanteria , una brigata di bersag lieri , una divisione di cavalleria, appoggiale da 450 pezzi di medio e grosso calibro, 420 pezzi da campagna, 84 da montagna e 580 bombarde.4 Lo spostamento in avanti del fronle aveva lasciato inalterato il sistem a dello schie ramento della poderosa Terza Armala, ora rinforzala però da un parco d 'assedio veramente potente e d unico nella storia de l Regio Eserc ito Italiano. L'VIJI Corpo di fronte a Vcrtoiba doveva tenersi pronto a balzare innanzi qualora l' az ione de ll'XI avesse avuto successo. Le truppe regie , galvanizzate dalla vittoria riportata sull' t\rmata dell 'Isonzo appena un mese prima , iniziarono all ' alba de l 14 setlcmbrc 1916 un crescente fuoco d'artiglie ri a, diretto specialmente contro l' Altopiano di Comeno, annunciando la fine della pausa e la ripresa dei c ombattime nti . 11 bombar<lamento, iniziato durante la notte sotto forma di numerose "riprese di fuoco" , ormai , dopo un anno, preludio classico di attacchi in grande stile , fu rin vigorito a l sorgere del sole da un violentissimo fuoco di artiglieria pesante e di lanciamine, non solo contro le posizionj situate sull'arg ine occidentale de ll ' Altopiano ma, specialmente, contro le zone di raccolta imperiali dietro la linea de l fronte; bersaglio privi legiato soprattutto i posti di comando austro-ungarico. li fuoco fu lalmcnlc prec iso c he le sedi e.le i comandi di sctlorc dovettero essere immediatame nte trasferite , con grave danno nella catena di comando dc li ' Armata imperiale dell ' Isonzo . Nonostante questa manifestaz ione di forza , ad ecce zione di qualche scaramuccia loca lizzata, le fanterie regie non attacc arono in massa . La mattinata trascorse così fino verso mezzogiorno, qu ando g li Ital iani inte nsificarono il fuoco specialmente ne i settori definiti Jlla e JJib: ovvero tutta la fronte da Pristanti, per Nad Logcm - Loquizza, sino a Nova Vas, che rimase sotto un violentissimo fuoco d'attiglie ria e bombarde di tutti calibri e che a mezzogiorno aumentò sino a di ventare, come ricorda la relazione g iornalie ra imperiale sui combattime nti , " un ritmo tambureggiante" dei più forti , spianando uomini e posizioni. Anche a questa esibizione di forza però no n fece seguito un 'altretlanla decisa azione delle fanterie. Una debole puntata ita liana contro le posizioni sulla dorsale orientale di Nad Logem fu facilmente ricacc iata dagli imperiali . Il fuoco in vece andò via, via aumentando e divenne di mic id ia le inte nsità contro la fronte ad ovest <li Loqui zza s ino a Nova Vas. Poco dopo

4

Pie tro DEL V ECCHIO , li valore italiano , Roma , Casa editrice l'ianc iana, 1934; ma anche la Re lazione Ufficiale Ital iana: L'esercilo italia110 nella grande guerra ( 1915 J918), vo i. lii , Le op eraz.ùmi del 1916, Roma , SMRE - Urticio Storico , J937 e, per la parte austriaca, Oesterreich-Ungarn.s letzter Krieg /9/ 4-1918 , Wicn. 1930-1938. Più specificamente. sulJo s fondamento di Quota 85, si veda: CERNIUll En rico, Le po.vizio11i mi/ilari austmtmgariche della grande guerra sulle quole 12 I , R5 e 77 del carso monfalconese, in Studi e ricerch e carsiche, Pogliano Reùipuglia, Società di studi carsici A. F. Linclncr, 2002 .


332

Enrico CerniROi

mezzodì, l'a11iglieria italiana a llungù il suo tiro verso il tergo. Contemporaneamente furono spinte in avanti consistenti pattuglie di fanti che furono però respinte. li comando italiano, conscio della forza del nuovo sistema di difesa imperiale, con queste puntate cercava di saggiarne la resistenza e le eventuali debolezze. Resosi conto che il fuoco non aveva seppelli to i difen sori , ordinò un ' intensificazione del homhardamento, c he divenne tambureggiante e continuò fino alle 13,30 quando, dopo averlo allungato, la fanteria regia mosse all 'attacco, 4ucsta volta in massa. La Brigata Granatieri e la Rrigata Lombardia, veterane del Carso, si lanciarono contrn le trincee di San Grado di Mcrna e del Veliki Kriback. Il IV llattaglionc del 1° Reggimento Granatieri ,5 con il concorso di un hauaglione de l 78° fanteria , occupò l'altura di San Grado di Merna, fortemente presidiala, catturandovi circa 800 prigionieri.6 Le divisioni imperiali, sensibilmente ridotte di numero per perdite e trasferimenti su altri fronti, dovettero subire l' urto di ben dodic i brigate italiane scaglionate in profondità e così divise: sulla dorsale Nad Logem - Veliki Hriback di fronte alla 17" Divisione imperia le austro-ungarica la 49" e la 45" Divi sione (con le Brigate Napoli , Pinerolo, Toscana e Trapani). Davanti alla 28" Di visione imperiale nel sottosettore di Lokvica la 21" e 22" Divisione italiana (con le Brigate Regina, Pisa, Scsia, Brescia, Ferrara e Pescara) e infine sul fronte dell a 39" Rrigata 3a Honvéd a Nova Vas la 3 1" Divisione (composta dalle brigate Catanzaro e Padova). Rotto in più punti il fronte imperiale le fanterie italiane entrarono a Nova Vas. L' attacco molto forte provò seriamente il 1° Reggimento Fante ri a Ilonvéd (reduce dal S. Michele) c he dopo essersi riorganizzato tentù un contrattacco sull'intero suo fronte ma inutilmente. Resisi conto del la incapacità

s Scrisse poi Paolo CACCJA DOMINION I u1 S11.1.AVEN<.o nel suo diario di guerra 1915- / 919, Treviso, Longanesi , 1979: Fra u11'or11 (lOIIO le 13) i ;.;rana/ieri e i.fa11li della brigata Lombardia si butteranno all'assalto del colle spelacchiato e del massiccio del Veliki . L'uno e l'altro scompaiono dietro dense cortine di fumo giallo e grigio ....1/o visto i grana/ieri che s'inerpicavano sul colle di San (ìrado. Andavano su carponi in piccoli grup pi. Quello era l'assalto. Nessun fumo di granate tra loro, ma che scrosciare di fu cilate e di mitraglia! ogni fan.lo qualcuno rotolava Riù. Uno è tornalo g iù portato da altri due. San (ìrado è staia presa e subito perduta . 6 Relazione del Vll Corpo d'Armala austm-11ngariu1 sulla ba/taglia del mese di settembre, Ocstcn-eich Staatsarchiv Wien (d'ora in poi OSW), per la parte italiana, si vedano in Archivio dell' lJttic io Storico de llo Stato Maggiore Esercito (d'ora in poi AUSSME) i diari storici delle brigate in Linea e, per una visione più ufficiale e più generale degli avvenimenti nell'andamento generale delle operazioni,/ bollettini della guerra MCMXV · MCMXVIII , Milano. Edizioni Alpes, 1923 , o PIERI, Piero, L'Italia nella Prima Guerra Mondiale , 'lòrino, Einaudi, 1965. L' alto tanico qui riportato è descritto molto in dettaglio nell 'opera i Granatieri di Sardegna nella Guerra Mondiale 1915-./918, Roma, Musco Storico dei Granatieri - Tipografia Regionale. 1937.


Le battaRlie s11/l 'altopia110 di Comeno

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degli a vversari di contrattaccare e di sopraffare g li attaccanti i fanti italiani no n dettero più alcuna treg ua e investi rono fro ntalme nte a nche il 96° Impe ria! Reggimento Fanteria e il 9° Cacciatori, che subi rono perdite consistent i. Furono però successi localizzati mentre il resto del fronte imperiale co ntinu ava a resistere sulle salde posizioni difensive. Il comando italia no intuì subito di no n a ver fiaccato suffic ie nteme nte la resiste nza e intc nsi fi cù nuovamente e con maggior vigore l' a tti vità dell'artiglieria e delle bombarde, aprendo il fuoco con tutti i calibri disponibili fino a che lo stesso non divenne nuovame nte tambureggiante, in veste ndo le posi1.ioni de ll a parte nord dcli ' Altopiano sino a lla conca di Jamiano. In quest'ultima località gl i Italiani avanzarono posiz io nando gradualme nte sacchetti di terra d i fro nte a lla posizione imperiale. Quando le fanterie regie ragg i un sero una distanza ritenuta sufficiente, iniziarono lo sba lzo contro un settore di co mpagnia imperiale imme diatamente a Nord d i Quota 208. L'attacco causò numerose perdite e fu respinto a fatica dagli Imperia li. Ne lla zona tra Nova Vas e Quota 144. il combattimento proseguì ininte rrottamente, viole ntissimo, alternandosi tra attacchi in massa e fuoco d'arti glieria. A metà pomeriggio, dopo un altro bombardamento generale , le fa nterie italiane si apprestarono ad un nuovo attacco, fermato però in molti pu nti dal fuoco di sbarramento imperiale, che impedì ogni movimento alle truppe attaccanti. Tra Pristanti e la metà del pe ndio de l Nad Logem, ala nord del s istema di difesa impe ria le, la battagli a si riaccese nuovamente violentissima e, nonostante un duello furibondo tra art iglierie e fanterie , la linea ri mase in mani austro-ungariche. Saggiata la resistenza, intuito il sistema di reciprocità nella difesa, le fanterie regie iniziarono un attacco melodi co a sellori. Appena lìnita la pressione su un settore iniziavano sugli altri, snervando il sistema di difesa e cercando di logorarne le riserve. Dopo questa preparazione progressiva, quattro reggimenti italiani attaccarono in ordine serralo sull a dorsale di Nad Logem sino a nord di Quota 262 e lì , in alc uni punti , sfonda rono. Solo una parte di questa linea di combattime nto fu 1iconquistata con un violento contrattacco dagli Imperiali, mentre nell'altra ad ovest di Quota 265, verso il margine boscoso ad est di Nad Log m, un intero segme nto rimase per tutta la g iornata in mano ita liana. Gli Austro-Ungarici non avevano ancora tamponato la ralla che ad ovest d i Loquizza altre due brigate con quattro reggimenti mossero all'attacco e solo l'interve nto dell ' artiglie ria imperiale impedì loro di sfondare. Stessa situazione si presentò nella zona ad est <li Oppacchiasella: le prime ondate d 'assalto italiane vennero respinte solo grazie al fuoco de lla ru't iglie ria. Questa frammentazione ne ll 'impiego del fuoco dell'attiglieria impe riale mise comunque a ri schio la tenuta de ll ' intero settore. A nord est di Nova Vas un attacco di un ' intera brigata italiana. serrata in profonde ondate, fu respinto a fatica dalla fanteria imperiale con forti pe rdite del repa rto operante, che fu ritirato , essendone compromessa seriamente l'efficienza. A Nova Vas, in vece, <love gli Ita lian i avevano preso un segme nto di trincea avversaria g ià nel primo pomeriggio, le truppe regie si portarono all'attacco immediatame nte a nord della posizione raggiunta, verso una Quota forti ficala che permise loro <li pe netrare ne lle posizioni imperiali pe r


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F:nrico Cernigoi

alcune decine di metri. Conquistarono così due settori 7 di compagnia avversari ma furono però fermate da un conlrallacco della riserva del I Battaglione Feldjager e da un Battaglione del 102°. Un successivo attacco verso Quota 144 fu rahhiosamente respinto, poi su tutto l'Altopiano calarono la notte, la pioggia e una fortissima hora e con esse un po' di respiro ai fanti ormai esausti, ai quali sembrava di aver dalo in quella giornata già il massimo delle loro forze e cerlo nella loro me nte rifiutavano la vcrilà della guerra e il fallo che la Settima Battaglia era appena iniziata e quanto era stalo loro richiesto fo10 a quel momento non era ancora nienle. Ad eccezione di una pausa nell 'azione, avvenuta durante un ingarbugliato attacco che non ehhe conseguenze, lulla la fronte dell'Altopiano slellc l'intera notte sotto un fuoco di artiglieria d 'intensità variabile. Verso l'alba, riorganizzatisi e ratte affluire le riserve di scllore, gl i Imperiali conlrallaccarono ad est del Nad Logcm, nella zona attorno a Quola 276 e a nord verso Lokvica. Anche gli Italia ni pe rò si erano fortificati nelle posizioni raggiunte così, un contrattacco attualo dal 111/ 14° Regg imento Imperiale contro una località intermedia della fronte, nella quale gli Italiani erano penetrali rompendo la linea difensiva imperiale per 100-200 passi di profòndità su una fronlc di tre settori di compagnia, non riuscì, mentre sull ' altura di Quota 208 un fo11e contrattacco e il concorso dei cannoni cte ll'llermada permise agli imperiali di riconquistare le posizioni perdute il g iorno avanti. A conferma della violenza degli attacchi, a mezzogiorno del giorno successivo, dopo appena un giorno e mezzo di combattimenti le perdite, da entrambe le parti , furono definite dai rispettivi comandi " rilevantissime" . Per sviare e disorientare i difensori austro-ungaric i, gli Italiani ini ziarono ne11a zona di Valle di Rose un attacco con bomhe a gas, allarmando seriamente il comando imperiale, che, per il timore, infondato, di un analogo impiego sull'Altopiano, fece avvici nare le riserve e intensificare le incursioni aeree. Successivamente a questa puntata nella Val di Rose, contro l' intero l' Altopiano di Comeno le artiglierie ripresero il loro fuoco, c he divenne, in breve, tambureggiante e, come ricorda l' estensore del diario del Vll Corpo austro-ungarico: il più violento che si possa immaginare, diretto soprattutto sulla linea Nad Logem - Nova Vas dove g li Italian i avevano messo piede e non avevano alcuna intenzione di retrocedere . Nonoslanlc il fuoco il comando imperiale decise di contrattaccare per riprendere i settori persi il giorno precede nte e rispettare l'ordine categorico de l comando dell 'Armata dell'Isonzo: non un metro di terreno doveva essere perduto. Poco dopo mezzogiorno, il contrattacco iniziato sul Nad Logem dagli Imperiali alle ore 11 arrivò fino a 150 passi O

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Per la descrizione della linea si rimanda al libro Il sistema difensivo dell'Altopiano di 2()()6. Per il generoso sforzo delle brigate il.aliane si vedano in AUSSME i diari storici delle brigale in linea, o pubblicazioni reggimentali specifiche, come ad esempio, il cilalo l Granatieri di Sardegna nella Guerra Mondiale 1915-19/8, Roma, Musco Storico dei Granatieri -Tipografia Regionale, 1937. Comeno, Udine, Gaspari editore,


Le battaglie su/l'altopiano di Comeno

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oltre la posizione di sostegno , che da Quota 265 correva verso nord, e investì frontalme nte i difensori itaJiani, che durante la notte avevano fatto affluire come rinforzi in quella località, circa una brigata. Questa contrattaccò a sua vol ta , impedendo ogni successo agli Austroungarici. Nella altre zone centrali non c i furono avvenimenti rilevanti . Dopo un fuoco ta mbureggiante quanto mai tremendo , g li Italiani con circa un ' intera divisione, iniziarono un attacco scaglionato in profondità contro la fanteria imperiale ad est di Oppacchiasella e si no .i Nova Vas: fu respinto , ma con perdite talme nte gravi per i difensori da compromettere l ' intero settore au stro-ungarico. Le fanterie regie riuscirono a sfruttare la situazione penetrando in qu.ilche settore di compagnia a sud est d i Oppacchiasella , poi si fermarono essendo anch'esse esauste. Contro la zona di Quot.i 208 il fuoco dell'a1tiglieria e dei lanciabom be raggiunse nella mattinata la maggiore intensità. Ad esso seguì un .ittacco d i fa nteria che in qualche punto dcgcncrèJ in lotte corpo a corpo, senza ottenere però alcun progresso. Sull'altura di Quota 144, baluardo di difesa de l l •'Jondar e dell' Hermada e de lla relativa strada pe r Trieste, nel corso de lla mattinata, invece, si venne a combattime nti a corpo a corpo violentissimi. Un tratto di fronte de ll'estensione di due compagnie circa, cambiò più volte possesso nel corso di alcune ore, lasciando sulla linea centinaia di corpi inanimi. Nel pomeriggio il fuoco non diminuì e I.i battaglia, accesasi nella paite me ridionale dell a fro nte dell ' Armata imperia le, c ontinuò con non scemata viole nza . Sul fonte del Vipacco, dopo una violenti ssima preparazione d 'artiglieria e di lanc iabombe nel primo pomeriggio una intera divisione italiana si lanciò in un attacco a massa, profondamente scaglionato, e diretto nella zona di Pristanti- versante Nad Logem. Mentre questo attacco ripetuto pe r tre volte, sul pendio di Nad Logcm, cominciava a fiaccare la resistenza imperiale, gli italiani pe netrarono ne lle posizione d i San Grado di Me rna e si spinsero oltre la chiesa verso est e sud , nonostante la violentissima azione delle batterie imperiali gli infliggesse perdite "straordinarie" . Verso l'imbrunire, infine, gl i Ital iani penetrarono anche nelle posizioni sulla linea di cresta del Nad Logcm. Per contrattaccare contro questa locali tà furono impiegate tutte le forze disponibili in que l mo mento dagli imperiali compromettendo seriamente le riserve del Corpo d'Armata: due b.ittagl ioni della 43° Divisione e la riserva div isionale - due battaglioni - della I7" Di visione. Grazie al loro intervento gli Imperiali riuscirono ad arresta re la fanteria reg ia sulla liJ1ea Raccogliano - cim a immediatamente ad est della chiesa di S. Grado di Mem a, (dove le trnppe regie si stavano spingendo sul margi ne nord dcli' Altopiano verso est) e di riconquistare la Q uota 265. La zona immediatamente a sud di Quota 265 contrattaccata da for7.e regie relativamente deboli , fu mantenuta. Anche contro la zona di Quota 262 a nord ovest di Lok vica sino a Nova Vas, comincièJ un attacco di c irca due di vis ioni ita liane che avanzarono serrate e in masse profonde. L'attacco ben congegnato fallì solo grazie al fuoco di artiglieria imperiale. La fanteria regia riuscì comunque a penetrare nei primi tre settori di compagnia ad est di Oppacc hiasella. Con un ultimo sforzo utilizzando le ultime riserve gli Imperiali ristabili rono la posizione. Dopo questi combattime nti c he causarono forti perdite ad e ntrambi , l'azione dcli ' artiglieria e dei lanc iabombe, nonché l'attività tat-


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tica ùclla fanteria ita liana (sebbene fortemente provata), conti nuò con immutata tenacia su tulta la fronte. Anche contro Quota 208 nord, nell'ulte riore corso ùel pomeriggio, fu direlto un attacco, nel cui svolgi mento permise alle tru ppe italiane di penetrare pe r un breve tratto ùi fronte. La notte non passò inoperosa, grazie specialmente ai tiri dell 'artiglieria, che martcllù la fronte e le zone a te rgo di essa. Dopo un e nnesimo contrattacco imperiale, eseguilo verso sera con forze non sufTicicnti , la linea di difesa imperiale, ormai compromessa, correva nella parte più a nord dcli' Altopiano lungo le posizione <li sostegno, che si estendevano dal margine occidentale di Raccogliano per la cima immediatamente ad est della chiesa <li San Grado di Me rna , a Quota 265, alla linea tattica avanzata. Le truppe italiane avevano messo saldamente piede sull'in tera dosale. Nella zona <li Oppacchiasella l'atti vità tattica della fanteria durò l'intera nolle, e g li avversari ora si frontegg iavano ad alcuni passi di <lisatnza. L'alba del terzo g iorno iniziò con immutata violenza. Nei pressi del Vi pacco lo sban-ame nto del fuoco dell 'artig lieri a imperiale respinse i reparti italiani c he avanzavano , lo stesso avvenne nella zona di San Grado d i Merna . Sembrava agli Impe riali c he gli Italiani avessero scorte illimitate sia di munizioni c he di uom ini forze che cominciavano invece preoccupantemente a diminuire ncll ' Armata di llorocvic. Dopo ognuno di questi tentali vi, infatti , gl i Italiani ristabi li vano l'ordine, cannoneggiavano nuovamente le rosizioni, con immutata "abituale" vivacità, le lince imperiali pe r poi passare nuovame nte all 'attacco. In questo programma operativo la Brigata l ,ombardia (73° e 74° l•antcria), che era g ià in prima linea sul Vcliki , si spinse sulla fronte meridio nal e del monte , riu scendo a occupare, dopo aver superato due sellori ùi trincea, la Quota 265. Energicame nte e ripetutamente contrattaccata dagli Austroungarici , resistette conservando i vantaggi ottenuti . In 4ucll 'azione cadde il maggiore Ramiro Ginocchio del 78°, ùi La Spezia, vete rano ed eroe <li guerra, già comandante del IV Battaglione Eritreo. Contemporaneamente le Brigate Brescia ( 19° e 20°) e Regina (9° e 1()0 ) attaccarono la linea Lok vica-Pecinka, strappando al nemico, a costo di gravi perdite, vari segmenti di trincea. Mentre a nord si assisteva a scontri d i fa nteria , la fron te fra Lo4uizza e Quota 208 stette tutta la matti na sollo uno spaventoso fuoco tambureggiante <li artiglieria e di bombarùc. A nord est e ad est di Oppacehiasclla, circa due reggime nti italiani attaccarono e penetrarono in tre settori di compagnia, me ntre ulteriori attacchi su altre patti della fronte veni vano respinti . Dopo parecchie ore di una preparazione ù ' artiglieria e di lanciabombe, se possibile ancora più violenta, g li Ital iani iniziarono contro Quota 208 nord, verso mezzogiorno , un attacco a massa; e riuscirono a pe netrare nella fronte. L' arrivo di nuove riserve permise a due battaglioni della ri serva imperiale di marciare concentricamente contro la località, ristabilendo la situazione rrecedente. La g iornata r erò non volgeva a ncora al termine. Dopo gli attacchi respinti nelle prime ore del pomeriggio nella parte nord cieli ' Altopiano, il ruoco dell 'artig licria contro quel settore si affievolì. Di venne in vece più vivace nella zona a ovest di Loquiaa <love fitù con il diventare tambureggiante. Il nu ovo attacco che seguì, fatto con la forLa <li circa un reggime nto , fu sanguinosame nte respin-


Le batta~/ie su/l'al!ofliano di Co,neno

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to davanti a l le posiz ioni de l 96 ° Reggimento Fanteria Imperiale, che per tutta la giornata te nne un contegno brilla nte di fronte a tre mendi attacchi , suhe ndo un vero salasso <li uomin i. Anche c ontro le posizioni imperi ali a sud di Nova Vas sino a Quota 208 nord ebbero luogo, per l'intero g iorno, viole nti combattirnenLi e in questa località la vittoria oscillò ora verso l' uno, ora verso l'altro <lei conte ndenti . Anche la sommità di Quota 144, parimenti teatro di fu riosi comhattimenti, ne l corso del pome riggio cambiù più volte bandiera. Nei giorni 16 e 17 la Brigata Napoli (75° e 76°) concorse, con alcuni ba ttag lio ni messi a disposizione della Rri gata Granatie ri , a lla definiti va occupazione delle a lture di San Grado di Merna; e in questa azione a l 76° fu concessa la medag lia di bronzo alla bandie ra. La Brigata Ma rche (55° - 56°) in vece, avendo a perto un segmento nel tratto di fronte fra Oppacchiasell a e Nova Vas , dopo un viole nto tiro di arti glieria e di bomhar<le, con 4 battaglio ni si lanc iò all'assalto contro i reticolati , ancora effic ie nti, cercando d i aprirsi la strada. Trovata q ua lche piccola breccia, a lcune pattuglie riuscirono a balzare nelle trincee a ustro-ungariche facendo dei prigionieri. I varchi, pu rtroppo per<\ erano pochi e ang usti e gli Austroungaric i riu scirono a ricacciare gli attaccanti . Il giorno 16 la stessa Brigata rinnovava gli assalti , gli Imperiali res istettero e la Brigata ru costretta a ritirarsi lasciando sul campo 1.500 uom ini tra morti , feriti e dispe rsi. Il 16 si c hiudeva per gli imperiali con un preoccupante a rretrame nto in alcu ni pun ti dell ' A ltopiano, la linea era stata infra nta e come ricorda la relazione imperia le a l comando del VI1 Corpo austro ungarico s ull a situazione giornalie ra de l gio rno 16: In grazie del valore delle truppe abbiamo mantenuto le nostre posizioni meno una piccola ,:orrezione della fronte sul versante nord dell'Altopiano. Le linee delle tri11cee corre dal mw-,~ine occidentale di Raccogliano - Quota 246 , 600 passi ad ovest di Loquizza, 500 passi ad ovest di Oppacchiasella, un po ' ad ovest di Nova Vi:1 ,ç Quota 208, Quota 144, Quota 77, Quota 21 a sud di JJagni . Nei combatlimenti sino ad ora svoltesi si rileva di essenziale il f uoco d'artiglieria a massa. Mai visto precedentemente ormai divenuto fuoco tambureggiante e di sbarramento. Era l'ammiss ione che anche la linea dell 'altopia no di Comeno era infranta, ma la battaglia non era ancora finita. Ne ll a parte s ud si continuò a combattere quasi l' intera notte e, se possihile, ancora più viole nte mente. Ne lla tarda serata un attacco isolato della fanteria italiana contro la zona di Quota 246 di Nad Logem fu presto respinto. Dopo che le fanteri e regie erano andate aJl'attacco nella gio rnata precedente per ben sette volte si rinunciò, a lme no in questa località, ad ogni ulterio re te ntativo , visto il considerevole nume ro di perdite subite . Il fuoco de ll 'artiglieria regia si rivol se essen zialme nte s ulla linea retrostante alla fronte . A Loquizza, dopo ave r respinto l'ultimo attacco rivolto contro il 96° Imperiale e Regio Reggime nto Fanteria, subentrò una re lati va caJma , che durante la no tte fu interrotta da qualche ripresa isolata di fuoco . Davanti a l Reggime nto Imperiale giace vano anunassati morti in decomposizione e feriti che urlavano di dolore. C'erano animali che pasteggiavano con i cadaveri e miasmi mefi tici appestavano l'aria, rendendo ancora più sinistra e opprimente la zona.


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Nel settore di Nova Vas, Quota 208 e Quota 144, durante la notte ci fu una ripresa del combattimento che fu eseguito nel modo più violento: corpo a corpo. Sullo stesso tratto di fronte dove i soldati regi erano penetrati nuovamente per alcuni tratti, nella tarda serata riuscì alle truppe imperiali di ripulire la maggior parte delle posizione occupate con un furioso corpo a corpo. I ,'intero giorno del 17 i combattimenti conti nuarono con "raro" accanimento. L'attacco, eseguito alle 14 contro il versante settentrionale da un Battaglione del 2° Granatieri, finì col lasciare 100 uomini sul terreno davanti alla fronte avversaria, senza conseguire ri sultati. Dopo essersi riorganizzata, la Brigata Granatieri partì nuovamente all'attacco scaglionato in profondità. ma fa!Jì completamente davanti alle linee, irrobustite da Il 'arrivo di rinfor1.i. Anche altri attacchi in quel settore fallirono. Dopo un fortissimo bombardamento al le ore 14,30 gli Italiani ripresero ad avanzare su tutta la fronte fra Loquizza e Oppacchiasella in ondate successive. A ovest di Loquizza con una profondità di scaglionamento di 8 righe, riuscirono qua e là a penetrare nella fronte imperiale. Ma anche dopo questa irruzione, con una esasperante lotta corpo a corpo furono completamente respinti da11'87° Imperiale Reggi mento di Fanteria, che ebbe perdite gravissime. Alle 16,30 ci ru un altro attacco contro Nova Vas, che finì nel sangue. Poi l'attività offensive delle trnppe regie su questa parte della fronte andò scemando. Fra Nova Vas e Quota 208 nord continuarono nel pomeriggio i più furiosi combattime nti , finché riu scì alle truppe impe riali , lì di presidio, di riconquistare tutta l'antica posi1.ione, ad eccezione di alcuni piccoli nuclei di truppe italiane di presidio presso la Quota. Sull'altura di Q uota 144 lo spirito offensivo italiano nel pomeriggio era fortemente compromesso dalle perdite subite . Al calar della sera non vi ru più alcuna attività tallica considerevole. Per la pa rte imperiale le perdite della 12" Divisione furono stimate in circa 4.000 uomini , della 28" circa 4.400 uomini , della 20• Honvéd in circa 1.200, nel restante settore lii b tra le 7 .000 e le 8.000. Nei giorni a seguire ci furono qua e là dei combattimenti per rettificare pa1ti di segmento conquistato, ma nel complesso l'attività bellica generale subì una pausa in previsione di un 'altra battaglia, che prometteva di essere non me no cruenta della precedente. Le truppe italiane lasciarono sul terreno altre mig liaia di morti , feriti e dispersi. I numeri delle perdite subile da alcune di queste brigate sono sig nificativi ed esplicativi dell'i11sieme. La Brigata Granatieri in due giorni di combattimenti perse 265 uomini, la Pinerolo 595, la Casale 222 (solo nella parte di Vertoiba in posizione defilata) la Lombardia 1.007, la Napoli (in due giorni) 409 e così via. /\Ila fine della battaglia, conosciuta come la Settima dell'Isonzo, la siluazionc tattica e lccnica dcli ' Armata dcli 'Isonzo era la seguente. Nel III settore a e b la battaglia impedì qualsiasi organizzazione della linea tattica sull'Altopiano carsico. I lavori eseguiti sino al principio della battaglia erano, dopo cinque giorni , in gran parte distrutti e le posizioni dei reticolati seriamente danneggiate. Per quanto lo permettevano i combattimenti , si lavorava con lena alla riorgani 1.1.azione della nuova prima linea, tanto da re nderl a


Le balla~lie .rnll'alropiano di Comnio

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capace di difesa e s i procurava di costruire comu nicazioni per quanto possibili a l coperto , che convergessero ad essa. Dove già e s istevano, s i doveva riorg anizzarle. Altrettanto va leva per le caverne c he , ancora nell ' autunno del 1916, non erano considerate sufficienti . In seconda linea, ne l medesimo 11T settore, s ia a c he b , gli avvenime nti tattic i impedivano anche l' ulteriore o rganizzazione de lle lince re trostanti , specialmente per la mancan za di lavoratori . La battag lia era appena finita che, pochi giorni dopo, in o ttobre , se ne riac cese un ' altra non meno violenta , presto conosciuta come l' Ottava dell ' ls onzo. Gli italiani rinnovarono la loro offens iva nel tentativo di avanzare in profondità s ul Carso d i Comeno. Al i' Xl e a l xm Corpo ita liano venne ordinato di conquistare la dorsale del Fajti-Trste lj , g iudicata d allo stesso comandante del VII Corpo austro-ungarico la chiave di volta del siste ma difens ivo carsico.8 Be n 12 brigate ita lia ne, riorganizzate durante la pausa se ttc mhrina , dovevano urtare contro le linee avversarie, difese da 4 brigate a rang hi ridotti . Gli unic i rinforLi su c ui poteva fare affidamento l' Armata dell ' lsonzo erano costituiti dalla 44" Di visione Landwchr e dalla IO" di Fanteria in arrivo dal Tre ntino, in sostituzione del la 2", 8" e I O" Urigata da montagna , trasferite sul nuovo fronte ro meno. La 17" Di visione austro-ungarica sull a dorsale Nad Logem - Vcliki Hrih;ic.k aveva di fronte ora la 4Cf' e la 45' Di visione (con le Brigate Napoli , Pinerolo, Toscana e Tra pani ). La 28" Di visione nel sottosettorc di Lok vica doveva difenders i dagli attacchi dell a 2 1a e 22" Di visione ita liana (hri gate Reg ina, Pisa, Sesia, 13rcscia , Fe rrara e Pescara); ultima, la 39" Brigata Honvéd a Nova Vas contro la 3 1" Divisione (brigate Catanzaro e Padova). Per soste nere atlivame nte la di fesa, il VTT Corpo aveva a d ispos izione soltanto la 55" Rrigata di fanteria e i Reggi m enti 2°, 2 1° e 27° de ll a Landwe hr. Gli Ita lia ni invece disponevano di una ri serva d ' Armata di 4 divis ioni e mezza da utili zzare all a bisogna. La viole nta s pallata italiana non raggiunse i ris ultati sperati , anc he se la pressione mi se in difficoltà il di spositi vo austro-ungarico logorando irrimediabilmente la 39" Brigata Honvéd nell ' inferno di Nova Vas e mettendo in diffieolt?1 la 17" Divis io ne tra il Vipaeeo e il Ve liki Hrihack .9 li 9 ottobre, con l' attacco delle fanteria, cominc iò la seconda parte de ll a battag lia per la conquista de l Carso di Com e no. li comando de lla Terza Armata fece hattere le posizioni impe riali da San Grado di Merna fino a Nova Vas e in modo particolare la zona di Quo ta 208 nord e , a sud di essa, con un

x Sulla Battag lia del Faili si rimanda a Gianluca Vo1.P1, Fairi Hrib , la hallaglia dimenticata. in La grande guerra e l'Iso111ino, su " Qualestoria - Ri vista dell'Is tituto Regionale per la Storia d el Mov imento di Liberazione nel Priuli Ve nezia Giulia", numero spec iale 1-2, 1998. Pe r un inquadramento gene rale ddlo sco ntro , si vedano i già citati CrRNIGOI , CUCINATO, Vrn.1'1 , Sui sentieri della prima guerra mondiale ... , il Voi. lii - le operazioni del 19 16 - della Relazione ll fti cialc italiana l.'eserciro italiano ntdla grande guerra ( 19 15 19 18) e Oesterreil"h - Ungams letzter Krieg 19 14 - /9/8 . 9 CER Nl(;OI , CUCINATO. VOI.PI, op. cit ..


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ruoco di artig lieria e di bom barde senza precede nti , me ntre conte mporaneamente ba tteva con fuoco di sbarrame nto tutta la strada di avan zata a tergo e le zone delle ri serve. La dovizia d i munizion i e loro uso massicc io fu rono dimostrati d a l fallo c he ne l corso de lla matti nata e nel po me ri ggio, sulla parte di fronte dal III setto re b , caddero c irca 15.000 proiettili. Durante la preparazione d'artig lie ria le truppe regie s i raccolsero per l'altacco ne lle trincee ava nzate, cosa che fu osservata vista la massa di uom ini, con vero sgomento e preoccupazio ne da tutte le parti de ll a fron te imperia le. Gli Au striaci ri sposero au me ntando nell a maggior mi s ura possibile il fuoco contro la prima li nea itali ana sovraccarica di truppe. A lle 16 ,30 e alle 17 g li Ita lia ni mossero all 'attacco su tulta la fron te del VTT Corpo. Le Brigate Trapani ( 149°- 150"). l ·' errara (47°- 4 8°) e Brescia ( 19°- 20°) si gettarono su ll a pr ima linea delle trincea nelle pos izio ni di San G rado-Veliki . In forze attaccarono a scagli o ni inquadrali per reggime nto fra Loquizza e Nova Vas e in questo setlorc le Brigate Ses ia (20 I0 e 202°), Pescara (2 11 ° e 2 12°) e Sa lerno (89° e 90°) a Nova Vas (i n italiano Nova Villa) e a s ud di q uesta g uadagnarono un setto re della Quo ta 208 nord e le alture vic ine. Nell o stesso tempo l' attacco veni va ripe tuto quattro volte , una dictro l' a ltra, co ntro la 17a Divis io ne imperi ale facendola infine oscill are. Nonostante questo s piegamento di forze però solo a sud-est in di rezione di Scio (ancora mo lto lo ntana) g li Italiani riuscirono, sull a fronte d i una compagn ia, a pe netrare ne ll a posizione impe ri a le, d alla qua le ruron o quas i immed iata mente e a wsto d i mo lle vile umane ricacciati . Alle 15,30 le fanterie mossero contro Q uota 144 e , infine , a lle 18,00. contro Quota 208 ma caddero sotto il fuoco concentrico de lle artiglierie austro- ungariche , per lo p iù, non appena passale le trincee di partenza. li giorno seguente la Ilrigata Ferrara occu pò con il lll/47° e con il 1/48°, la linea a ustriaca fra la dolina d i Tercena e Quota 20 I , me ntre la Bn;scia , ceme ntandosi sulle posiz io ni conquistate, raggiunse l'orlo occidentale dell a stessa dolina. Ne ll 'attacco delle posiz io ni di Nova Vas, i ba ttaglioni de lla Salerno occuparono Nova Vas, il trincerone ed uno dei rortin i di Quota 208 Nord, guadagnandos i la medagl ia d'argento al va lore. Sull a linea Veli ki K.ri back g li Austriac i, di fronte a ll a viva pressione delle truppe regie, la sera del 12 rurono costretti ad abbandonare gli cle menti del la prima posiz ione e a rit irarsi s ulla seconda linea dirensiva, segnata da i form idabi li caposaldi del Veliki-Pecinka, da Quota 202 e dag li abitat i di Hud i-Log e Loq uiz7a. Q ui la hri gata Pav ia (27°280), ne i giorni dal IO al 12 o tto hre , si impegni'> così a fondo nel tratto di linea lra San Pie tro a Yertojba, attaccando le fo1ti pos iz ioni, c he il suo 28° fante ria fu quasi distrutto. La Pavia occupò d'impeto, come s i usava dire , le prime linee imperia li e vi catturò numerosi d i prigionieri , ma fu arrestata dal mic idiale fuoco austro-ungarico , contro il quale si infra nsero gli assalti successivi. Nell a sola giornata de l IO fu tale la reazio ne imperiale c he la Brigata perse 900 uomini di truppa e 25 uffic iali e, a lla fine d i d ue giorni di battagli a, vide le sue perdite ascendere complessivame nte a I .469 uomini . In questa tremenda g io rnata la Pavia coprì di gloria le sue bandiere. Sul Nad Logcm, in quei tre gio rni d 'ottobre, la R1igata Toscana (77°-78°) insieme a lla Trapani (1 49°-1 50°) e alla l


Le battaglie sull'altopiano di Comcno

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Brigata Bersaglieri muoveva a ll 'allacco del Veli ki Hriback e del Pec inka conquistando una parte delle pend ici occidentali del Vcliki_JO Dal diario della hrigata Toscana: La brixata entra in azione alle 17.20. Il comando della brigata Pisa (21 11 div. a destra) comunica al comando della briRata Trapani ( brixata in azione) che esisle alla sua destra il colleRamento della brigata Trapani. Preso collegamento Ira la div. 45" e 21" a notte il l/7X 0 oltrepassa Quota 265 e prosexue decisamente verso il Veliki Hribac. li giorno 1/./0./9/6 arriva L'ordine dalla 4_'jl' divisione per la brigata che dovrà irrompere alle 12 o 13 oltre la prima Linea e procedere all'occupazione in un primo tempo della linea Veliki Hribac- Pecinka. L 'attacco viene fissato per le 13.30.11 comando della brixata si posiziona sull 'osservatorio bombarde e comunica al comamlo di divisione e ai reggimenti dipendenti la posizione. L'avanzata risulta difficoltosa causa tiro violenlo artiglierie nemiche e l'ammassamento degli altri reparti retrostanti. I ,a 45° ordina di riprendere le posizioni abbandonale e proseguire per gli obiellivi prefissati. La I " brixata bersaRlieri messa a disposizione de lla 45" divisione riceve l'incarico di puntare risolutamenle sul Veliki Hribac per le pendici meridionali di Quota 265 il 1178° non ancora mosso dalla sua trincea riceve l'ordine di muoversi prima de/l'imbrunire. Nell'eseguire l'avanzata il comandu d'Armuta dù notizia che sei battaglioni austriaci sono in riserva. Verso le /6./5 il magxiore comandante il l/7X comw1ica che avanzando ha preso collegamento con il Il battaglione e che le perdite subite sono gravU,e posizioni dei battaglioni collegati alle 1630 sono battute da un violentissimo fuoco di artig lieria. Dalla stessa ora la brigala bersaglieri è posizionata su Quota 198 alle ore 17.45 viene ordinato che il 77° fanteria a/lacchi il Veliki Hribac, che il 144° fanteria attacchi le pendici nord del Pecinka e che il 78°, con due battaglioni allacchi la w na compresa tra il Veliki e il Pecinka. L'attacco è sferrato con vamenza dalle tre colon.ne, ma i tiri concentrati di artiglieria e mitraglia dell'avversario non permisero di raxxiungere gli obiettivi assexnati nonostante che lafanleria nemica fosse stata obbligata a ritirarsi {Jer piiì di trecento metri dalla linea che occupava e che fu presa. Quafllunque con fatiw procede. Si comunica alle 2130 che Quota 265 e la trincea nemi<'a ad est di essa sono occupale dal 78 ° si ordina di 11011 arrestarsi coi dipendenti ballaglioni poichè Utlti i reparti laterali avanzano. Nella notte i battaxlioni della Trapani e della 'foscana più la brigata bersaxlieri.fortificano le loro posizionifìno a quel momento raggiunte. La forza in linea della brigata è la seguente 78° con due batlaglioni in prima linea (I a sinistra collexato con la brixata Pinerolo, Il a deslra) ed uno il f il di rincalzu. 77° fanteria con due battaglioni in prima linea Il - lii uno di rincalzu il I . Comando brigala nell'osservatorio bombarde. Giunta la notizia di un ripiexamento auslriaco da Castaxnevizza si ordina di ver!ficare. Con.temporaneamente .1·i ordina al 77° di 0

IO

USSMRE , L 'eserrito italiano nella grande guerra ( 19 15 1918) voi. lll. c ii.


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t:nrico Cernigoi

attaccare con tutti i battaglioni e si invia a difesa delle posizioni del l/77° un battailione del 78°. Le truppe con magnifico slancio si {tettano conlro le linee avversarie che non risultano affatto sgombre (come da informazioni avute) tanfo che un fuoco violento di arliglieriafucileria e mitragliatrici costringono ad arrestarsi, causando loro forti perdite. li violento fuoco nemico impedisce di continuare l'attacco i tiri d'interdizione separano i battaglioni avanzati si ordina al 78 di cercare un collegamento lramite pattuglie ai reparti. Si chiede al comando della divisione se non sia il caso di ritirare dietro Quota 198 tutti e 4 i battaglioni bersaglieri ttià troppo avanzati dopo l'ultima azione. Si ri.\ponde che continuando il nemico a dimostrare al sua allività in maniera diversa dalle altre sere ed essendo ,::ià due ballaglioni in via per raggiungere Quota R7 (ritirati) si ritiene opportuno trattenere in seconda linea altri due battaglioni per ogni evenienza. Si divide la wna in due sottosettori, nord, comandato dal generale Gag/ioni e sud, ,::enerale Montuori. 11 La Brigata Regi na , che ne lla precedente battaglia aveva in vano tentato l' avvolgimento della posizione di Lokv ica e la conquista del Pecinka, nei g iorni <lai 9 al 12 ottobre ritentò l' investi mento de lle posizioni stesse, attaccando la prima linea nemica e occupandola. La Brigata Modena (41°-42°) il 9 ollohre attaccò invece la posizione di Quota 208 nord e le trincee ad est del lago di Oohcr<lò. Effettuata la conquista degli obietti vi assegnati, nelle giornale del IO e del 11 catturò 1.230 austriaci. Ma anche le perdile furono altrettanto fo11i: la Brigata Toscana ne contò 1.445 , in morti , feriti e di spersi; la Regina, che ne aveva già perso nelle <lue settimane precedenti la hattag lia 443 , in due soli giorn i ne perse hen 620, la l llrigata Bersaglieri, composta dal 6° e 12° reggime nto ri spettivamente 664 e 326, la Ferrara 787, la Pescara 1.529 , la Sesia, che rimase in linea un mese, 2.324; la Pinerolo 861 e la Napol i 537; cifre c he danno senza commenti di so11a la misura <le i massacro che si slava consumando. I giorni che seguirono non videro grossi mutamenti del fronte e i due contendenti duellarono alternativamente tra le stesse posizioni di partenza continuando uno stillicidio quotidiano di uomini. Ma non solo gli uomini erano esausti. Anche di mezzi si cominciava a deficitare nei due schieramenti e soprattutto in quello imperiale. AJla fine della hatlaglia la 17a Divisione Imperiale denunciava un pezzo <la campagna leggero ogni 47 metri di fronte, la 28" Divisione uno su 62 metri; la 20a Honvé <l , compreso il tratto Lukatic - Quota 208, uno ogni 66 metri, dei quali 60 metri solo <li quell'ultimo tratto di fronte. Ne conseguiva c he la 28" e 20" Brigata d'A1tiglieria Campale (della 28" Divisione 12 e della 20" Divisione Honvéd), non raggiunge-

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Vedasi in, AUSSME, Diari Storici, Brigata Toscana , anno 19 I 6, 13 lii b, 785 r. Per lo stud io della st ruttura dell'Eserc ito Ita liano si rimanda a CERNJC,OI Enrico Soldati del Regno Bassano del Grappa, Ed. Ili nera progetti , 2005. Per la descrizione della situazione all'indomani dell'Oltava Battaglia dell 'Isonzo, vedasi la Relazione del VII Corpo d 'Armala A.uslru-Ungarico sulla baltaglia del mese di ottobre, in OSW e , in AUSSME, i diari storici delle hrigate in linea. 12


Le hauaglie sull'altopiano di Cmneno

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vano la densità di un pezzo ogni 50 metri, che era considerata il requisito minimo indispe nsabile per la sicurezza de lla linea, data la solli le linea di fanteria esistente. Con l'usura de i pezzi , tra l' 11 e il 12 ottobre si passò dalla proporzione di un pezzo ogni 50 a uno ogni 60 me tri per ogni pezzo della 17' Brigata d'Art iglieria Campale; ogui 90 metri per la 20" Campale. Dei 64 cannoni da campagna, se ne chhero inservibili 8 il I O ottobre, 20 I' 11 e il 12 , 29 il giorno 13. De i dodici obici campali M 99, tra il 10 e I' 11 oLLohre ne risultavano inservibili 3 , il 12 e il 13 aumentarono di c inque, c ioè più d i I /3 . Dei 36 obici campaJi M 14 tra il IO e I' 11 erano inservibili 3, tra il 12 e il 13 , 7 cioè, quasi un quinto. AJ!a fine di ottobre la forza reale d 'artiglieria imperiale schierata sul Carso di Comeno e ra: 17° Reggimento Campale Canno ni: ventiqualtro pezzi; 10° Reggimento Campale Cannoni: ventiquattro pezz i; 8° Reggimento Campale Cannoni: ventiquattro pezzi; J3 Balleria de l 50° Reggimento Artiglieria Campale: 4 pezzi; 2a e 4a Balleria del 62° Reggimento Artig lieria Campale: otto pezzi; totale: 84 cannoni . 17° Reggimento Campale Obici: ventiquattro pezzi; 20° Reggi me nto Campale Obici: ventiquattro pezzi; totale: 48 obici, c he, som m:iti ~i n mnoni , davano un tota le di 132 pezzi leggeri , su un' estensione di fronte di sci chilometri , pari a un pezzo ogni 45 metri e mezzo di fro nte . 13 Il 15 ottobre 19 16, Boroevic, conscio dello stato di prostrazione dei suoi uomini seguito al la ballaglia, lanc iava ai soldati de ll ' Armata dell' Isonzo il seguente proclama: Cam.erati del Armata dell'Isonzo: di nuovo per l'ottava volta, il nemico si è mosso all'attacco in massa alle nostre bronzee mura. Voi ave te eroicamente preservato per sette g iorni sotto un fuoco di arti~lie ria e di bombarde senza esempio, ed atteso imperterriti l 'attacco dellafimteria nemica. O~ni uomo pre.1·so il suo peu,o, ogni uomo nelle trincee altese inflessihile nonostante il pericolo e la morte, ardendo di valore del proprio cuore, l'ora della vendei/a. Non appena il nemico si è mosso, vi trovò al vostro posto di onore nelle trincee avanzate, e fece appena a tempo a fuggire sotto il vostro fuoco mentre voi vi gellavate su di lui in aspra lotta corpo a corpo. Non ostante i suoi numerosi sacrifici, voi ben sapete quali risultati ese~uì e raggiunse, come i suoi assalti si infransero miseramente di fronte al vostro valore . / ,a patria, il vostro domestico focolare adoralo, io come vostro comandante, noi tutti ci incliniamo davanti al vostro eroismo e vi diciamo il nostro più caldo ringraziamento. Noi supplichiamo lddio, che ha veduto per ben otto volte il vostro

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Relazione del VII Corpo d 'Armata austro-ungarico sulla forza d'artiglieria del mese di ottobre, in OSW.


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spirito di sacrifir:io, di voler ancora darvi il suo aiuto per le.future lotte. O~ nu110 di noi qui ha comballuto ed è una prova de/la forza incredibile e della superba sede nella vittoria della nostra patria. Soldati , sono fiero di voi, fiero di comandare simili eroi. Dio sia con voi per tutto l'avvenire. JJoruevic . 14 Il bollettino g iungeva a compimento de ll o sforzo sopportato dai soldati imperiali , ma era l'amara conslatazionc che la guerra s ul Carso di Comeno apriva una nuova fase nelle g ià dure battaglie dell'Isonzo, quella dell'annientamt:n to o della guerra di materiali. A ccmti falli l'Armata ddl ' lsonzo era partita alla fin e dell 'estate 19 16 con quattro divis ioni e mezzo (9 3, 173, 20" e 43" Divisione oltre alla 24" Brigata Landsturm) su un fronte di 15 c hil ometri (da Vipacco al mare). La 5a Annata aveva sopportato dal principio di agosto il nuovo sislt:matico allacco degli Italiani. Alla fine di ottobre, dopo quasi dieci settimane e tre ballag lie, i resti di circa 8 divi sioni (9a, 10a, 16a, 17a, 20a, 283 e 44a e 24a Brigata Landsturm , o ltre a parecchi battaglioni autono mi) tenevano la slt:ssa fronte a mala pen a , nono stante che durante questo s pazio di te mpo fossero anche stati consumati oltre 2 turn i di formazione di marc ia e tutte le originarie riserve d ' armata. li periodo d al principio di agosto ad ollobrc t:ra costalo ali ' Armata 100.000 uomini: erano perditt: sang uinose. 11 comando imperiale era arri vato alla cond usiont: d1c se g li Italia ni atlaccava no in queste località no n s i poteva ormai fare a ltro c he sottrars i, nonostante il categorico ordine di non cedere nem meno un metro sul Carso. L'azione del fuoco delle cunlrapposle arti gli1:ric, che pt:r la maggior parte de l bombardamento s i restringeva s u uno stre tto spaz io, e ra così pote nte c he il difcnsor1: involontariame nte restava fermo là dove s i trovava, s icc hé l'attaccante, di gran lunga superiore di for.la, solo con la lolla corpo a corpo riusciva a batte re i difensori supe rstiti . Pe r g li Austro unga ric i , anche incorporando direttamente le formazioni di marc ia per mig li orare le condizioni deg li effetti vi della truppa in pos izione sull 'Altopiano, no n c'era dubbio che, con le forze della 5" Armata di sponibili alla fine di ottobre e basandos i s ulle esperie nze acquis ite , una nuova batlaglia (la nona) non si sarebbe potuta sostenere che con estrema difficoltà. Era triste ammettere che l'ultima posizione che ancora a ssicurava un immediata assoluta protezione di Tricstt: t:ra la lin1:a Hcrmada - Fajli Hriback e c he quella sola poteva e doveva dimostrare la propria forz a. Alla fine dell'Ottava Battaglia la lint:a di combattimento era in alcune località di soli tre c hilometri più ad ovest: questo era il campo s u c ui s i giocava la g uerra L: di cu i ancora disponeva l'Armata davanti a Tries te verso la fin e del 19 I 6. Mancava ancora una hattaglia a concludere l' anno e questo gli lmperi ali lo intui vano.

14 Comando della 5" Armala al comando dei Corpi XV, XVI e XVII, del (ìruppo Schenk e dei sellori IV e V; a firma floroevic, in OSW.


Le bauaglie sull'altopù1ru1 di Comerio

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A l princi pio <li agosto, la 5" Armata di sponeva, 4uando ancora il S. Michele era in mani austro-ungariche, dal Vipacco al mare di o ltre 44.700 fuc ili <li c ui 32.000 tirato ri ; 15 e 16.800 uomini stavano dietro con le fonn azioni di marcia, pronti ad esse re incorporati . Alla metà <li settembre stavano sull a fro nte 42.600 fuc il i e 32.000 tiratori, dietro 11 .200 uomini di formazione <li marcia. Al princ ipio di ottobre stava no sulla stessa fronte 44.500 fuc ili e 3 1.100 tiratori, e, dietro, la 44a Di vis ione con 11.800 fuc ili e 8 .900 tirato ri , e solo 7 .300 uom ini de ll a formazioni <li marcia in grado di essere incorporati. Alla line di ottobre compresa la I 0 3 Dvis ione, traila con a utocarri dall 'ala des tra a ll a sinistra dcli' Annata , la linea era tenuta olamente da 35.000 fuc ili e 27 .300 tiratori; e dietro si trovavano 14.300 fuci li e 10.300 tiratori , con 5.500 uomi ni de lla formaz ioni d i marcia . E il problema e ra maggionncnte acuito dalla " bo ntà" del " mate riale sold ato" a di sposizione: il 191 7 infatti andava de linean<losi come l'anno " de lla generazioni anziana". La 53 Armata vide una diminuz io ne veramente forte di aliquote di giovani ne lle s ue file . Solo una parte del le truppe originarie furono lasciate sul l'Altopiano. per contro e ntrarono in organico numerose truppe de ll a Landsturm (le classi più anzianc 16 e di minor valore), in parte, ani.i, senza regolari comple me nti e 4uin<li cii minor rendime nto. Comple me nti fisicame nte di minor valid ità. gen te richiamata , senza essere affatto all 'altezza delle esigenze di quel fro nte di comballimento. il più duro di nitti i fronti del l'Impero. Se tutti 4ucsti e lementi pres i in sé potevano sembrare di poca impo 11an1,a , costitui vano invece nel loro insie me un pericolo immediato che nel calcolo generale de lle forze non fu trasc urato. L' Armata aveva quindi bisogno, per continuare ad assolvere il compito che le e ra stato alfalato, a nz itullo <li truppe comballenti di pieno va lore e d i freschi cd addestrati comple me nti . Ma soprattutto c'era un altro fattore essenziale per la forza <li resistenza dcli ' Armata, che stava nel fo rnirla di una ricca dotat.ionc <li art ig lieria e <li muni z iona me nto - e soprattutto <li lanc iamine - se si vole vano rimettere le forze sul piede di paritù. /\ questo proposito gli ultinù comhattimenti avevano ampliato le idee c irca l'azione in massa dell'artiglieria: se aveva un ' importanza decisiva per l'attaccante, costi tuiva anc he un fattore decisivo per il dife nsore; solo una fitta muraglia di fuoco garanti va adeguatamente la <lifosa contro gli attacchi de lla fanteria italiana , basati sull a supc rioritù numerica. Bisognava assoluta mente, come primo rimedio , aume ntare il numero de i pezzi pesanti , specia lmente per battere di continuo le zone di raccolta degli Italiani e per controhatte re le loro grosse bombarde. Necessitava, infine , come minimo una media d'un ohice pesante da 15 c m - 150 millimetri - ogni 300 passi del fronte, <li un ca nno ne pesante ogni 500 e <l ' un

15 Per 44 .700 fuci li si in1endc uomini di lullc le specialità e categorie: per i 32.000 tiratori , i fanti effettivi di servizio in linc;-1. 16 CERNJ< ;OJ Enrico Solda1i dl'I Regno cit. e Rl'lazione s ulla }<1rm d 'artiRlicria 111'/ mese

di o llvbrc dr/ VII Corpo d 'Armata <1t1s/10-u11garicu,

in OSW.


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mortaio pcsanlc ogni l.000. Per un fronte di 12 chilome tri occorrcvano dunque alme no 320 pezzi leggeri e 100 pesanti. Erano slalc le bombarde degli Italiani che nelle ultime hatlaglic ave vano recato il maggior danno, spianando le fortificazioni e cagionando le perdite più sensibili./\ queste homharde dovevano essere contrapposte armi ugual i. Le ultime tre haltag lic avevano dimostrato c he le qualità militari degli Italiani erano notevo lme nte migliorate ri spetto all ' anno prcccdente. Avevano appreso rapidamente e con grande sfor.w tulle le esperienze delle moderne tecniche di guerra, imprimcndo ai loro attacchi il caratte re di quelli sul fro nte occidcnlale , in linea con i loro alleati. Gli Italiani avevano adollalo il loro nuovo procedimento d'attacco, sul modello francese della Somme. Ci si poteva disinteressare di questi procedimenti in sé, in quanto esauri vano l' attaccante in misura assai superiore di quella del dircnsore e facevano conquistare il terreno passo a passo , come hcn insegnavano gli avvenime nti in Francia e sul Carso , con risullati c he non corrispondevano alla quantità d i for1,c impegnate. Ma c'era un problema non secondario: sul tcatro di guerra orientale e occide ntale le condizioni di spazio ri vestivano un'importanza del tutto diversa che sull'Isonzo. Tenendo conto che se la perdita di uno o di un altro Lrallo di trincea, o anc he di chilometri, era su quella fronte quasi privo di importanza, hcn diverso era il caso dell ' Altopiano. Quanto più ristretta di venta va la zona che ancora copriva direttamente Trieste, tanto più estesa di ventava la fronte ad ogni passo che g li Imperiali faceva no indietro; e sempre più grande si faceva il loro bisog no di truppe . L' Armata imperiale in queste due ultime battaglie, combattute rapidamente uno dietro I' allra, aveva sofferto de lle perdite assai considerevole c he non a ndavano stimate al di sotto del loro reale valore. Già in tempi normali il Carso consumava in modo assai rilevante le forze dei suoi dife nsori (la diminu zione mensile degli cffcllivi di una di visio ne c he si trovava in posizioni sul Carso , se non avevano luogo grandi combattimenti , in media ammontava a 2 .000 uomini). Su questo terreno le formazioni di marcia imperiali erano appe na suffi cienti a ripianare le perdite normali , ma non lo erano pe r quelle di un a battaglia e. stante la cris i dell ' Impero. in lotta su tre fronti , non era pe nsabile un massiccio invio di com plementi per ristabilire l'equilibrio necessario a sopportare le future battaglie. Alla fine, ancora un ' amara considerazione: di fronte alla bombarda pesante , ogni lavoro di fortificazione impro vvisato nel terreno carsico si era dimostrato del tullo insufficiente; solo una radicale preparazione della posizione come era stato progettato dalla fronte dell'Hcrmada e del Fajti Hri b poteva ancora garantire un momento di rorza, ma era possibile eseguirla solo fuori dall'immediato contatto con il ne mico. 17 Bisognava escogitare qualcosa per impedire agli Italiani di avanzare nella

17

VII Corpo d'Armata austro- ungarico , Relazione sulla situazione dell'J\rmala del /6

otlohre /9/6 , in OSW.


Le ballnglie sull 'alt11piano di Comeno

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direzione di Trieste. Ma cosa? L' unica possihili tà era rinforzare quanto più possibile il sistema di difesa perfezionandolo ne lla sua struttura.

La Nona Battaglia Terminata l'ottava offensiva, con un hilancio pesante per e ntrambi i comballcnti, il 20 ottohre l'artiglieria italiana ini ziò il fuoco di preparazione per la successiva battaglia. Le truppe austro-ungariche chhero soltanto diciotto g iorni di te mpo per riorganizzare il loro fronte difensivo, pesantemente colpito dai violenti bombardamenti avversari. Fu quindi pri vilegiata la line arretrata FajtiIlerma<la e rattoppata alla meglio la prima linea a contatto con quel la italiana. Bombardamento dopo bombardamento, al I O di novembre del 1916, dopo tre mesi di lotta e due nuove ballaglie, gli Italiani erano saldame nte posizionat i sul Carso di Comcno, avevano fatto arretrare gli Imperiali e si apprestavano a sferrare un ennesimo attacco ri solutore. L'a zione contro il setto re meridionale del Carso continuava ad essere affidata alla 3• Arm ata di Emanuele rilibcrto di Savoia duca d'Aosta che era composta dal Vll Corpo del generale Tettoni su tre divisioni ( 16", 45", 62"), dal Xl Corpo d ' Armata del generale Cigliana (4", 2 1", 22"), dal X lii Corpo del generale Cia ncio (33", 43°, 47"), dal XIV de l generale Sag ramoso (2", 28") , <lai XXITI del generale Diat: (54", 61 ") e dal XXV del generale Giardino (58", 63"), per un totale 177 hattaglioni , ai quali gli Imperiali ne opponevano 9 1 in linea più 19 de lla ri serva d 'armata. Inoltre la 3" Armata aveva a disposizione un parco d ' artiglieria notevult:: 1.250 pezzi, di c ui 470 di piccolo calibro , 733 di medio calibro, 47 di g rosso calibro e 584 bombar<le .18 La Nona de ll' Isonzo fu una battaglia di versa dalle precedenti, sia per l'ampiezza del settore d'attacco sia per la pote nza e il numero delle forze impiegate dall' Esercito Italiano. L' offens iva investì anche la sinistra e la destra de l VII Corpo, il Gruppo Schcnk da Lukatic al mare e il XVI Corpo nel goriziano, per un 'este nsione di 18 km contro i 12 della precedente battaglia . Tutti e tre i Corpi austro-ungarici disponevano di due divisioni in linea, ma la 28" di Fa nteria e la 44" Landwehr de l VII , che era destinato a subire ancora una volta l' urto più possente, erano a ranghi assottigliati : le tre brigate in prima linea (553 di Fanteria, 87" e 44" Landwe hr), dalla Quota 246 del Nad Logem a Lukatie, avrebbero dovuto affrontare 12 unità italiane dello stesso tipo a pieno organico: concretamente 120 battaglioni italiani avre bhero attaccalo in massa i 23 hattag lioni del VTT Corpo. La 3" Armata italiana te neva inoltre in riserva nel Vallone altre 6 brigate, alle quali gli Imperiali poteva opporre solo le due unità

IX VARANINI, Varo, /,'esercito della vittoria . Milano, edizioni Alpes, 1930; L'e.w,rciro italiano nella grande J?1terra , volume Hl , Le operazioni del / 9 16 (tomo 3) Roma, Ministero della ( ìuerrn , 1937 e C:ERNIGOJ, Enrico lludi-1.ng. cit.


Rnrico Cem igoi

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de lla 17" divisione, dislocate a notevole distanza dalla prima linea , più qualche battaglione di Cacciatori. Nella battaglia entrarono anche le due divisioni del XVI Corpo in posiz io ne nella valle del Vi pacco, la 43• Landwehr e la 58" di Fanteria. li I O nove mhrc 1916 le divisioni italiane aprirono un ' ampia brecc ia nel fronte a nord della strada Oppacchiasella - Kostanjevica, strappando la sommità del Veliki Tlriback alla 55" Brigata di Fanteria e facendo le tteralme nte a pez zi 1' 87" Brigata Landwehr tra il Pecinka e Lokvica. 19 L' attacco alla linea della Vertoihi zza si presentava quanto mai arduo per le stesse condizioni del terreno paludoso. cope1to di piante acquatiche, sul quale og ni azione di assalto diveniva difficile. T1 compito fu reso più difficile dalle pessime condizio ni climatjche: bora e pioggia costanti. li 2 novembre 1916 le truppe italiane, dopo aver fallo da Oppacclùasella a Castagnevizza 4.73 I prigionieri assaltarono le difese preparate in fre tta dagli imperiali nell'intricala zona ad e st di Veliki Tlriback e di Monte Pecika, e raggiunsero la linea che, dal Monte Fajti , attraverso Quota 3 19 , va a Quota 229 s ulla strada di Castagnevi1.za. Dopo un lerrihi le bombardamento au stro-ungarico le Rrigate Lomhardia e Toscana attaccarono il Veliki e il Pecinka. La Lomhardia si gellò contro le posizioni de l Pecinka e le conquistù mantenendosi saldame nte contro i contrattacc hi imperiali . Non paga, nonostante le perdite ( 1.477 uomini in tre giorni) il giorno seguente con un nuovo halzo riuscì a porre piede e a rafforzarsi sul costone occidentale del Dosso l ,.ajli guadag nandosi la medaglia d 'oro al valor militare alle bandiere de i due re ggime nti . La l Brigata Rersaglie ri , colmali i vuoti il l O nove mbre, entrò nuovamente in a zione per la conquista de l Monte Pecinka. I suoi due reggimenti raggiunsero il monte e si trincerarono, ma all 'alha gli Austriaci scate narono sulle posizioni conquistate un uragano di ruoco , al quale i repa1ti resistettero a ste nto e con gravi perdite. La I Brigata pagò la tenuta della linea con I .Cl39 soldati e 37 ufficiali fra morti e feriti, oltre al ferimento del comandante del 6° Reggimento e di quello della Brigata, generale Montanari . La Brigata Toscana (2.634 uom ini fuori co mhallimento in tre giorni) con un impetuoso attacco conquistò la cima del Veliki , e res isté nonostante i ripetuti contrallacchi imperiali. In questa azione il capitano Giovann i Randaccio, già decoralo d i due medaglie d ' argento al valore, piantò sul Vcliki Hriback il Tricolore che g li era stato afliùato ùa Gabriele D ' A1munzio (e che successivamente sarehhc di ve nuto comandante di un battaglione dello stesso Re ggimento , distinguendosi per la sua imperiz ia come comandante). Dal diario della Brigata Toscana: I/ 11 /1916 La bri~ata inquadrata tra la brigata Lombardia (sud) e la I'inerolo (no rd ) è così dislocata: comlmdo brigala sulle pend ici nord di Quota 265, 77° posti di os.\·ervazione nelle trincee a vanzate 1° e 2 ° battaglione in prima linea con le ondate f!,ià formate nella vecchia trincea austriaca nelle pendici orientali di Quota 265

19 CERNIGOI , C UCINATO, VOI .PI ,

op. cit.


/,e ba1taglie s ull'altopiano di Comeno

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3 ° battaglione in seconda linea sulle pendici nord di Quota 265. 7R con i Ire baftaglùmi in linea nella trincea austriaca sulle pendici occidentali di Quota 265. 298° rep. mitraglieri in prima linea unitamente ad una comp. del 77° ed a .vinistra del.fronte, con i hattailioni del 77°. In base aili ordini enumati dal comando della 45" div. alle 10.40 tutte le truppe della brigala si lmvano nelle trincee più avanzale, mentre la 3a sez . /Jeflica apre il.fuoco sui reticolati nemici per completarne la distruzione . Poco prima delle 11.10 i due hattailioni di prima linea r.nl 298° rep. mitraglieri irrompono nelle trinca avversarie lanciandosi per il varco aperto,fissa/o per la hriiata e per altri varchi aperti che si trovano nelle vicinanze . I hattailioni di seconda linea seguivano, il loro compito (che) era la pulizia della trincea nemica dove sostavano, mentre i due antistanti puntavano direttamente nelle trincee del Bosco a Cuore (nome di guerra italiano per il Veliki Hrihac) Con. il 298° reparto mitraglieri raggiungeva seguito da due hatta,::lioni del 78° e dal 77° la testa del valloncello a nord del Veliki dove L'avversario annidato apriva il _fuoco contro le nostre patluglie che si erano spinte da quella parte. Subi/o sgominato dal nutrito e preciso fuoco del 298° mit. che prontamente si era messo in posiz.ione. li ll/77° (cap. Randaccio) sexuito dal lll/77° e il 1/77° seguilo dal lll/78° attaccarono le trincee della prima linea nemica nonostante il .fuoco di fiu:ilieria e mitraglia dell'avversario. Vi irrompevano .facendo un gran numero di prigionieri di slancio ,\·i pmS<'f?Uiva avanli lasciando a,::li altri battaglioni la pulizia delle trincee conquistate. Il hartailione al comando di Randaccio occupava la cima del Veliki al grido di Viva l'Italia . Un bauaglione del 13° .fanteria aveva anch'esso occupato la linea "zero " nemica e manteneva il collegamento con la sinistra della brigata Toscana. Tn.lanto si ordinava al 78° di procedere verso il Veliki e di occuparne le trin cee del Bosco a Cuore non solo ma di prendere contafto col 77°, in modo da poterlo ,\·eguire nell'avanza/a e di aiutarlo anche in caso di conlrallacco nemico. li comando si trasferisce nella dolina Of?ivale della trincea nera. Alle 16.50 il 77° occupa Quota 376 il nemico lascia la Quota senza difesa organizzata. u.1 brigata Pinerolo è.fortemente contrastata a sinislra della Tevere e viene ordinato il rafforzamento delle posizioni conquistate. 2.11./916 Verso le ore 3, gli avversari tentarono un. contrattacco che fu respinto . ILJ. 4Y' ordina per le ore 13./0 l'attacco, chefit ripreso da tulla la brigata. L'azione fu iniziata dal Ill/78 ° a sinistra del ll/77°. Il 11178° e il 1178° procedevano l'irruzione per il hosco a nord, allo scopo di garanlire il fianco sinistro. Mentre si effettuavano questi preparativi gli avver.vari contrallaccarono Quota376 , i battaglioni del 78° che agivano nel bosco a nord ,\'lii fianco destro dell'avversario e i batlaglioni di Quota 376 infransero il contrattacco gettate le armi si arresero in molti men/re i rimanenti si ritirarono opponendo resislenza. Questa ritirala permise ai baftaglioni I e ll/77° di rincorrere ili auslriaci in fi1ga e ad alcuni nuclei di ragiit.mgere alle T6 il Dosso Fajti su cui mano a mano afflui0


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Enrico C ernif?oi

vano tutti i rimanenti reparti della brigata. In tale circostanza gli aus/ru-ungarici fecero saltare due cannoni da campagna postati nella dolina immediatamente ad ovest del dosso Fajti causando perdite nei suoi stessi serventi. Presi prigionieri il colonnello brigadiere e il suo stato maggiore. Naggiunlo il Dosso Fajti, furono subito spinti nuclei in ricognizione verso nord nel bosco e verso est su Quota 4R4 sulle cui falde ali ' alba del giorno 3 furono veduti nostri soldati. Il 77° occupa il fronte est del dosso Fajti cullegato a nord con il 78° che fronteggia il hosco e che mantiene il collegamento con la brigala Pinerolo. Alle 7.00 il 11177° e il 1178 ° altaccano Quota 4R4 l 'azione è falminea fra il vallone esistente tra dusso Fajti e Quota 484 senza che il nemico si faccia vivo, ma a pochi passi dal reticolato interrotto in qualche punto un violento fuoco di mitragliatrici e fucileria interrompe l 'attacco, tanto che sulla sinistra non si procede all'attacco e dalla destra neppure. Constatato che la trincea era occupata in f orze dall'avversario fu decisu di non ins istere sull 'attacco a Quota 4R4. Su tutta la linea del Fajti per tutta la giornata .ml rovescio della trincea si rovesciò un violento.fuoco d'artiglieria. Verso le 10 una grossa colonna che sfilando dietro Quota 484 tentava di aggirare per il bosco il dosso Fajti fu ferma ta dal fuoco delle noslre mitragliatrici. Il giorno 4 .~i .1·0.~pende l'offensiva, il 9.11 la brigata è sostituila dalla Trapani. Il giorno 10.f I si seJ.:nala lavori con mine su Quuta 484 per rafforzamento delle posizioni.20 Conquistata la cima, i "Lupi di Toscana" catturarono c irca 1.500 prigionieri , tra i quali il comandante della 55" Brigala austriaca con tutto il suo stato maggiore. Scioccati dalla perdila del monte, gli Imperiali ne lla mattina del 3 attua rono un poderoso bombardamento s ulle posizioni del Fajti , arrecando forti perdite alla Brigata che però, sebbene dimezzata, resistette sulle posizione di cresta . Mentre la Toscana e la Lombardia coronavano con s uccesso la loro azione sulla fronte, la Brigata Casale (1 1°- 12°) tentava di aprirsi il passo verso Biglia, dando l'assalto alle colline ad orie nte del Vcrtoibica - un piccolo rigagnolo - ma il te rreno impraticabile impedì og ni progresso. La Brigata Pinerolo con una brillante azione condotta di sorpresa contro le posizioni di Bosco San Grado raggiunse il bosco a nord del Veliki e il 3 novembre riuscì ad affemiarsi sul Yolkovnjak mantenendovisi saldamente, con la perdita di 577 uomini . La Brigata Napoli contro le ste sse posiz ioni ad est di San Grado , che invano a veva attaccato nelle precedenti battag lie, nel mattino del 1° novembre, mentre il 75° Fanteria agiva dimostrativamente, lanc iò il III/76° contro le trincee della Stelletta tra Poggio Pelato e Nad Logem : due compagnie (2" e 3 3) che catturarono 200 prigionieri e due mitragliatrici. La battaglia conti nuò sanguinosa e incessante nei giorni seguenti , finché il 3 novembre il Poggio Pelato e Quota 123 caddero nelle mani della brigata (che perse 404 caduti). Con questa con-

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AUSSME, Oiari Stariri, Rrigalfl To.w'(l/111, cit.


I.R banaglie s11/l'alwpùmo di Comeno

35 1

qui sta , che dete rminò la vittoriosa avanzata <le lfa Brigata sul fronte di San Grado, la bandiera <lei 76° otteneva la medaglia <l'argento al valor militare. Contemporaneamente la Brigata Barle tta ( 137°- 138°) che in due mesi <li permanenza a l fronte avrebbe soffe rto la pe rdita 2. 11 2 uo mini) il 2 novembre a Caslagnevizza espugnò alcuni segmenti di difesa imperiali . La Brigata Avellino (23 l 0 -232°), contrattaccala viole ntemente, dopo sanguinosi corpo a corpo sulle pos iz ioni che era riuscita ad occupare nel comhattime nto durissimo perdeva 2926 uomini , di cui 56 ufficiali, ma rimaneva in possesso dei segmenti conquistati. Nelle azioni <lai I 0 al 4 novembre, gli Italiani , a fronte de lle perdite subite, fecero 8.982 prigionieri <lei quali 270 ufficiali .21 I contrattacc hi imperiali cozzarono contro forze ita liane, c he li conlennero trasformandoli poi in una pesante sconfitta: la 55• Brigata dell ' Esercito Com une,22 I' 87" e parte della 44" Brigata Landwehr furono vi11ualmcnte annie ntate, la breccia si a llargò e la fanteria italiana, passata nuovamente all'attacco, rimase fe rmamente in possesso <lei Fajti Tlrib e delle rovine di Castagnevizza.

2 1 AUSSME

diari storici delle brigate in li11c;1. Le radici dell°esen.:ilo imperiale che affrontò l' Italia nel 19 15 risali vano alla grande riforma militar!:! del 1867 che aveva sancito la costituzione dualistica de ll ' impero, il passaggio al regime parlament are, il delinearsi dt:llc nazionali tà . L'eserc ito a servizio obbli gatorio era divenuto un organismo statale organizzato come la maggior parte degli altri grandi eserciti europei. Esso era div iso in un esercito comune e due eserciti territoriali nazionali , austriaco (Landwehr) e ung herese (Honved). Nel 1906 il generale di Fanteria Franz Conrad barone d i I lol:t.:cndorf fu pos to a capo dello s tato maggiore imperiale. Fu il periodo di maggior ammodernamento dell'esercito dal momento della sua costituzione , ammodername nto sia nella struttura che nella disloca:t.:ionc dei reparti dell 'armata. Le truppe del le milizie territoriali ullenncro un no tevole sviluppo. Esse, originariamente truppe di fa nteria senza artiglieria propria e senza reparti tecnic i, furono completamente riqualificate e riequipaggialc. Gli effettivi di pace de lle due territoriali (Landwehr e 1/onved) accrehht:ro di anno in anno e finirono con avvicinarsi no tevolmente come numero a que lli dell'eserc ito comune. Le due 1.amlwchr superarono negli ultimi IO anni prima della g uerra, l'esercito comune anche nell'equipagg iamento e ne ll'utilia o d egli uomini. Così la territoriale austriaca fu dotata di truppe da montagna costituenti un corpo scelto e fu attuato l'inquadramento dei reggiment i in unità fino al li vello organico di Divisione. In riconoscimento delle lotte sostenute nei seco li precedenti fu cam biala , ne l 191 7, la denominazione alle truppe Landwehr austriache, che divennero Schutzen . La Landwehr, iniz ialmente pensata quale corpo di seconda linea. divenne una forza destinata alla prima linea, lasciando così vuoto il posto prima occupato, posto che venne ricoperto dalle brigate di Landsturm previste dalla legge del 1888. Queste ultime però , con il proseguo della guerra, vennero a loro volta assegnate alla prima linea non diversamente da quanto accadde per g li a ltri eserciti impegnali in conflitto che si protraeva molto più di quanto chiunque avrebbe potuto supporre al momento del suo scoppio . I compiti d i seconda e te rza linea furono a llora assunti eia formazioni territoriali di Lt.111dstrm11 , da formazioni di t::ippn e sim ili . 22


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F:nrico Cemigoi

Solo l' intervento in extremis dei reggimenti de lla 17" Divisione, accorsa a marce forzate, salvò il VII Corpo dalla completa distruzione. Più a sud il Gruppo Schcnk fu costretto a impegnare le riserve per arginare le falle apertesi presso le Quote 208 sud e 144 di Jamiano e non poté cedere battaglioni al VII Corpo pe r i contrattacchi .23 Nella zona me ridionale del!' Altopiano iniziò ad aprirsi una nuovo punto centrale ne lla battaglia, che, nella visione de l comando italiano divenne altrettanto, se non più importante della conqu ista del Fajti e dell'Hermada, chiavi del sistema di difesa settentrionale e meridionale imperiale e punti nevralgici dove far convergere le for1;c maggiori. Questo punto centrale era il settore di Hudi-1 ,og. Hud I ,og focalizzù su di sé l' attenzione strategica italiana nell'autunno del 1916 quando , durante la Nona Battaglia dell ' Isonzo si sferrò l'attacco generale. Sul Carso settentrionale le truppe reg ie presero d ' assalto i presidi ve locemente costituiti dopo l'Ottava Battag lia e conquistarono le trincee a vanzate, annie ntandone i difensori e conqui stando poi il Vc liki Hriback oltre al Pecinka. Nella falla di 3 chilometri fra il Veliki Hriback e la strada di Castagnevizza , g li Italiani penetrarono fino alle lince dell'artiglieria catturando alcune batterie. Nel settore Hudi -Log - Lukatic - Jamiano invece le fanterie imperiali riuscirono a resistere. Da que l momento gli sfori.i ita liani si volsero contro la linea Hudi-Log .Jamiano, avendone intuito la centralità del sistema e la possibilità di sfruttare la conqui sta del settore per la presa de ll 'Hermada. Visto c he i due pilastri erano anche i più tenacemente difesi rispetto al resto della linea. Alla Brigata Marche, appartenente alla 47" Divisione, posizionata a poco più di 500 metri dal sistema di Hudi-Log fu affidato il compito di raggiungerlo e sfo ndarlo. Il 1° novembre 1916 a lle ore 5 ,30 le truppe dei posti avanzati furono fatte arretrare per lasciare libero campo alle bombarde e all'a1tiglieria di medio e grosso calibro nella distruzione delle trincee e difese imperiali . Dieci minuti prima dell'ora stabi lita, le 11,10, la prima ondata rioccupÌI i posti a vanzati , da dove partì rapidamente in avanti su tutta la linea verso le trincee imperiali, procedendo in pe1fettissimo ordine, seguila a regolare di stanza da una seconda e poi da una terza e da una quarta ondata. Sulla destra la prima ondata, spintasi fino ai reticolati, fu arrestala e decimata dal viole nto fuoco di mitragliatrice proveniente da una caverna ne i pressi di Hudi-Log; a sinistra lo scoppio di proiettili di grosso e medio calibro sulla tcr1;a e quarta ondata impedì loro di raggiungere le trincee austro-ungariche, dove le due prime ondate italiane erano g ià pe netrate. Non alimentate dalle ondate seguenti, la prima e la seconda furono sopraffatte dal numero di Austriaci provenienti da Hudi-Log che vennero fuori e contrattaccarono armati di homhc a mano. Allora, per non essere tag li ate fuori e fatte prigioniere, furono costrette, dopo aver subilo rilevanti perdite, ad abbandonare le trincee e ad attestarsi a bre-

21

CE1m1c;o1, CUCINATO, VOLPI , c ii. e, specificamente per la parte austriaca, Relazioni giornaliere del VII Corpo d'Armata austro-ungarico sulla ha/taglia di novembre, in

osw.


Le ha11aglie sull'a/topiarw di <:omerw

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vissima d istanza da esse. Tentarono più volte di riprendere la trincea ma il violentissimo fuoco d 'artiglieria e di mitragliatrici che infilava la trincea di partenza, obbligò le trnppe italiane a ripiegare su posizioni un po' più riparate, che ven ivano a trovarsi a circa metà distanza fra la trincea di partenza e quella impe ri ale. All ' imbrunire le truppe italiane delle ali destra e sinistra si rafforzarono sulle nuove posiz ioni avanzate a pochi passi da que lle di pa11e nza. Durante il giorno il Comando de lla Di visione fece avvicinare due battag lioni della ri serva divisionale. iJ II e ID de l 155° fanteria Alessandria col comando di reggimento. In seguito a tale disposizione il 1/55° della Brigata Marche, che era al quadri vio Cisterna (500 me tri dalle trincee di Hudi- Log) venne assegnato all 'ala destra, il Jl/155° prese il posto al detto quadrivio, il ili restò a Nova Vas. TI g iorno successivo , dopo la c onsueta azione dell ' artiglie rie di medio calibro fu sferrato un secondo attacco generale, alle o re 13 .1O, le truppe si slanc ia rono nuovam ente all' attacco delle posizioni imperiali . e mentre quelle dell' ala destra furono nuovamente arrestate dal fuoco delle mitrngliatrici di Hudi-Log, due compagn ie dell ' ala sinistra (11/55° fanteria), pur trovando i rclicolali inta lli davanti a loro riu scirono, spostandosi verso sini stra. a penetrare nelle trincee austro-unga riche. Là giunte, la 6" e la 7" compagn ia, rinforzate dall' I J ", furono sopraffalle da un atlacco di truppe scelte imperiali in forze superiori e munite di bomhe a mano e mazze, che obbli garono le compabrnie ad ahhandonare le trincee con fo rtissime perdite. li fuoco di mitragliatric i be ne appostate e masc herate e il forte presidio di Hudi-1 ,og resero vano ogni altro tentativo, sicché le truppe ita li ane rientrarono nelle proprie trincee avanzale. Visto il risultato infruttuoso di tali tentativi, si pensò di riprendere un attacco generale frontale contro le trincee e di impeg nare un battag lione fresco del 155° Fante ria per un colpo di mano contro l' estrema si nistra delle trincee nemiche dava nti alla Rri gata Marche, all o scopo di piombare sull e posizioni delle micidia li mitragli atrici. Non appena iniziato l'attacco, il capitano Moresciani , comandante di battaglione, fu ferito ed il Battaglione fu accolto dal fuoco d i fucileria e specialmente d ' artig lie ria , che gli impedì d ' ava111.arc , tanto più c he il suo movimento non era stato seguito dalla estre ma sinistra de lla Brigata Alessandria. Il 3 novembre le truppe italiane avrebbero dov uto completare il rafforzamento della linea raggi unta cd avrcbhcro dovuto provvedere a l loro riordinamento, senonché g iunse l'ordine d ' appoggiare con un attacco dimostrativo , con sole bombe a mano , l' avanzata de lla Brigata Lazio da nord verso sud e di passare subito dopo all'attacco contro l' abitato di Hudi-Log qualora la brigata Lazio fosse riuscita feliceme nte ne l suo scopo di far sgombrare le trincee ad ovest di I ludi-Log. Alle ore 16 precise iniz iò l'attacco. L'azione dimostrati va riuscì nel suo intento, attirando tulli i difensori di Hudi-Log nelle trincee rnntro le quali gli Italiani lanciarono bo mbe a mano, facendo credere l'inte nzione di procedere ad un attacco generale. La Brigata Lazio invece non riuscì a proseguire in quanto ru fatta segno ai tiri dell'artiglieria imperiale e, in seguito a questo fatto. per ordine del comando fu rono sospesi gli attacchi dimostrativi.


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Enrico Cerni1:oi

li 4 novembre cominciarono a circolare voci infondate fra le truppe italiane che le trincee di Iludi-Log in seguito alla manovra aggirante fossero state sgombrale e sembrava pure che i re parti delle brigate latera li confinanti con questa as pettassero per avanzare , l' avanzata de lla Brigata Marche, rinforzata ora da due battaglioni del 147° e dal 372° Reparto Mitragliatrici. Fu così che alle ore 12 circa ru ordinato l'attacco generale risolutivo frontale contro le trincee <li Hudi-Log, con lo scopo principale di ch iarire la situazione. I ,'attacco con poche ondate, a causa del fuoco micidialissimo di artiglie ria e di mitragliatrici ancora saldamente posiz ionate, si rive lò un ennesimo massacro senza nessun costrutto e c hiarì definiti vamente la situazione, anche se non ne l senso auspicato: le trincee di Tludi-Log rimanevano saldamente in mano impcriaJe.24 li Regio Eserc ito era violentemente ven uto a contatto con il forte sistema trincerato di Iludi-Log, si era dovuto arrestare e ora si apprestava ad una lunga g uerra di posizione contro uno dei capisaldi più importanti dell'intero sistema di tlircsa imperiale. La violenza e il tiro preciso del fuoco delle artiglierie imperiali <lcll ' Hermada e di quelle del nucleo di Selo impedì agli Italiani di conseguire vantaggi apprezzabili nel settore meridion ale, dove il primo sistema di difesa rimase pressoché inviolato. Questo portò ad una sostanziale continuità ne lle linee difensive austriache, tra il primo e il secondo sistema , da Hudi-Log a Castagnevizza, soluzione c he metteva in una situazione critica sia le posiz ioni da Quota 208 sud al mare, sia la massa di artiglierie schierate sui versanti occidentali dell'Hermada. Sebbene la furia dei combattimenti me ttesse in serio pericolo il saliente di Iludi-Log, centro e perno dello schieramento, l'abbandono dei tronconi delle due lince del primo sis tema di Hudi-Log non si verificò vista la magnifica posizione strategica dello stesso, costituita da una serie di quote successive e crescenti. Il comando austriaco si affrettò anzi a riparare, sotto la protezione dei numerosi pezzi dell'Hermada , la grave falla con dei raccordi improvvisati , riuscendo a ristabi lire una linea ininterrotta di difesa formante una g rande tenaglia tra il settore del Fajti e quello di Hudi-Log, in mezzo all a quale stavano gli Italiani , attaccanti. Comunque, se gli imperiali erano a terra, gli Italiani non lo erano di meno. Le perdile suhite pesavano forteme nte sulle capac ità di reazione italiana e così, auche se la Nona Hallaglia poteva considerarsi un successo, non fu possi bile sfruttarlo a fondo per esaurimento. La Nona Battaglia segnò un momento di stasi nelle operazioni. Dopo i massacri deU ' autunno fu deciso di sospendere le azioni offensive per prepararsi alle prossime campagne, c he promettevano di essere non meno sanguinose dell e precedenti. Gli Imperiali ne approfittarono per sistemarsi a difesa e riorgani zzarsi.

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AlJSSME, Diario storico militare delle brigate: Marche, Fondo Diari storici, 582 E; St:sia, Diari storici, 1369 CIII B: Alessandria, Diari storici, 1306 C 111 fl.


Le battaglie sull'altopiano di Comeno

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Fu così possibile per la 5" Armata austro-un gari ca del generale Boroevic rinforzarsi notevolmente ne i pri,ni mesi invernali del 19 17. I 64 chilometri di fronte che teneva con tro gli ita li ani, dal monte Km al mare ri manevano suddivisi in quattro settori ed affidati ad a ltrcLtanli Corpi , ma ora con una consistenza notevolmente ridotta. li settore I, dal Km fi no a A uzza (24 Km), attraversante due volte il fi ume per fòrrnare la testa di ponte di Tolmino, con il XV corpo (generale Scotti), aveva una forza di appena 19 battag lioni e 40 batterie. li settore Ila da /\uzza a Salcano (20 Km) , con il XVII corpo (generale Fabini), 27 battaglioni (di cui 18 di Landstum, e 42 batterie). li settore Tlb, dal Salcano al Vipacco ( 11 Km), con il XVI corpo (generale Kraliceh) 35 battaglioni e 85 batterie. Il settore TTl ( 19 Km) eccezio nalme nte forte , era presidialo dal VII corpo (generale Schariczcr) e dal XX III (generale Schenk) e ntrambi su tre divisioni. Comandante del settore era il Feldmaresciallo Wurm , con una forza di 69 battaglioni e 174 batterie. In totale l'Armata aveva cioè 126 ballagli oni e 30 1 batterie; a tergo della rronlc una brigata a Ternava, una divisione a sud-est di ldria, nonché 4 division i nel tri angolo Comeno-Sesana-Tricstc. 25 Nelle tre battaglie de ll 'estate-autunno 19 16 le truppe imperia l-rcgic, sebbe ne costrette dalla violenza degli attacchi italiani a cedere la Quota 208 nord e le rovine di Nova Vas, erano riuscite a tenere la linea Hudi- Log - Quota 208 sud , impedendo alle brigate del Xlii Corpo ital iano di avanzare in direzione di Selo. Le conquiste italiane sul settore settentrionale del Carso durante la Nona Battaglia avevano diviso in due tronconi il fro nte della 44" Divisione Landwchr, schierata dal Pecinka a Hudi- Log. Le truppe italiane avevano avanzato in direzione di Castagnevizza, inoltrandosi lungo i tracciati che da Scgcti attraversano il pe nd io Podnakusnjck, dove avvallamenti e rilievi rendono, ancora oggi, difficile l'orientamento, ma non erano riuscite a calare a sud de ll a strada Opacchiasella Castagnevizza, per c hiudere le truppe austroungariche in una sacca. La posizione Hudi-Log (nominato Boscomalo) - Quota 208 sud di venne però un salie nte con l'estremità ri volta a scllcnlrione, c he l'arti glieria italiana poteva battere con fuoco incrociato. La consapevolezza della vulnerabilità de l settore costrinse le truppe impe ria li a fortificarlo febbrilmente d urante la pausa dei combattimenti _2r, Stanchi, decimati, bisognosi entrambi di riposo, gli avversari dcli' Altopiano trascorsero l' inverno del 1916 e la primavera fino a maggio del 1917 riorganizzandosi. E , dopo essersi ben preparali , il 14 maggio 1917 ini7.iarono la Decima battagli a dell ' Tsonzo. Per la difesa ùell ' Altopiano di Comeno, m settore difensivo del fronte im periale al comando del Fe ld zeugmeister Wunn , la 5" Am,ata schierava sempre il

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Oltre all a citata relazione ufficiale auslroungarica Oesterreich-Unf!,ams letzter Krieg /9/4 - 1918, Wien , 1930 - 1938, s i veda pure la Rela zione del VII Corpo austro-ungarico sul.fronte dell'Armata nel mese di gennaio /9/7, in OSW. 26 Più in detta_!),lio in CElmlC òOI , E. - CUCINATO, P. - VOLPI, G. , op. cit.


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Enrico Cemigoi

VII Corpo de l l •'eldmareseia llo Schariczer e il XXIII Corpo (Feldmaresciallo Sche nk) noto come Gruppe Sc he nk. Durante la pausa in vernale gli Impe ri ali non erano stati certo a dormire, avevano metaboli zzato le esperienze della battaglje precedentj e avevano così fortemente potenzialo la loro artiglieria. Infatti , ora e ntrambi i corpi impe riali , non so lo affrontavano la nuova battaglia con tre divisioni quasi e rtic ic nti , ma avevano anche il supporto di una potente artiglieria. Come forza il VII schierava la 41" Divisione Honvéd, appena giunta dal fronte russo, nuova del Carso e posta a difesa del tratto Iludi-Log Koslanjevica; la 44• Di visione Schiit.7.cn (ex Landwe hr), che difendeva il lato sul Vipacco; e a difesa dell 'importa ntissima posizione del 1--'ajli orientale c'era l'esperta 17a Divisione di Fanteria. li Grnppo Schenk disponeva delle di visio ni di fanteria 28", 7" e 16". Dall 'altra pa11e del fronte la 3" Armata era schierata da nord a sud con Corpi d ' Armata Xl , XHI (del generale Ciancio con le divisioni 31", 34" e 33'' in prima linea e in seconda le di visioni 54" e 61 a de l XXIIJ Corpo e due brigate de lla 14" Divisione). Seguiva il VJJ Corpo d'Armata con , in riserva, il Xl V più una di visione sul Carso di Oo berdò e 4 battaglioni ad Aquileia . In totale la 3" Annata disponeva quindi di 208 ballaglioni, 4 squadroni , 1.170 pezzi d 'artiglieria e 536 bombarde. li 12 maggio ini ziò così la X Battaglia dell ' Isonzo che si protrasse rino al 8 Giugno 1917. Il 14 magg io le posizioni austro-ungariche dal Vipacco a Kostanjevica furono attaccate dall 'Xl Corpo d ' Am1ala italiano con le divisioni di fanteri a 2 1", 22" e 4". La battaglia dimostrò l'efficacia de i nuovi metodi difensivi: il Vll Corpo austroungarico riuscì a tene re il Fajti orientale e Kostanjcvica senza impieg are riserve. Ma la ripresa dell 'attacco italiano (23-27 maggio) portò alla rottura nel settore più debole del fronte carsico: que llo d a Quota 208 sud a Jamiano , da parte del grosso della 3" Armata: i Corpi X JJI , del generale Ciancio, e il VII, del generale Tettoni .27 Ne lla Decima Ranag li a lo sca rdinamento del campo trincerato di Gorizia era affidato alla Y Armala, me ntre il comando della Zona di Gorizia doveva torme ntare il bastione a Nord della città e fino a Plava, attaccando le successive alture di Kuk , del Vodice, de l Monte Santo e del San Gabrie le. Ma la conquista dell'Hermada rimaneva il vero obietti vo italiano. L' Hc rmada era là, fe rma ed inviolata a sbarrare la strada pe r Trieste e per la vittoria bisognava, non po!cndola assaltare, direttamente a lme no aggirarla. E l'unico punto possibile era ora il salie nte di Hudi-Log - Scio. DaJ 12 al 23 maggio da Tolmino al mare fu un diluvio di fuoco, poi , allungato il ti ro , i fanti italiani ava nzarono verso le alture, assaltando e srondando le forti trincee di Castagnevizza fino ali ' Adriatico.

27

P iL1 in dettaglio in Relazione del VII Corpo austro-ungarico sul fronte de/J'J\rma/a nel mese di maggio /91 7, in OSW ; L'esercito italiuno ndlu grande guerra, Voi. IV, /,e operaz.ioni del /917 (lomo I e Il ), Roma , Min istero della Guerra , 1940.


Le bmtaglie sull'altopiano di Co,neno

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Il Xlii Corpo, cui cra affidato l'attacco ad Hudi-Log, era s<.:hicrato con la 3 1" Divisione del tcncnte generale Gastaldello nella zona Opacclùasella - Hudi-Log (Hoscomalo), con la Brigata Bologna del generale Montezemolo (39° fanteria del colonnello Ferraris e 40° del colonnello Salice), la Brigata Lombardia del generale Bonaini da Cignano (73" Fanteria dcl colonnello Ma11inengo e 74° del parigrado lannaccaro); la 34" Di visione (al comando del maggior generale Porta) nella zona Fcrleti Lukatic, schierava le hrigatc Salerno, del generale Paglierini (co11 '89° Fanteria del colonnelo PorLio e il 90" del parigrado Stocco) e Catanzaro, del generale Thcrmcs (Reggimenti 141 ° del colon nello Di Deo e 142° del colonnello Gagnoni). La 33" Divisione (agli ordini del maggior generale Graziani), nella zona da Boneti a Quota 208 sud aveva in linea le brigate Padova , del generale Mogliulo (col 117" del colonnello Macario e il 11 8° del colonnello Franchi), Mantova, comandata dal colonnello De Negri (Reggimenti I 13° Fanteria del colonnello Francesetti di Mezzenile, L14° Fanteria del colonnello Gabriell i, 37° /\rtiglicria da Campagna e LU Battaglione Genio). Tn riserva di corpo c'erano la 54" Divisione, con le brigate Lario (233° e 234° Fanteria) e Cosenza (243° e 244°), la 61" Divisione, con le brigate Granatieri di Sardegna ( 1° e 2°) e Siena (31 ° e 32°) e infine la J4" Divisione, con le brigate Acqui , del generale Leone (J 7° Fanteria del colonnello Bianchi e 18° del parigrado Ruggeri, 51 ° Aniglieria da Campagmt e XJI Hattag lionc Genio) e Pinerolo (13° e 14° Fanteria) con 40 pezzi d'artiglieria pesante campale. In totale le forze a disposizione del Xlii Corpo comprendevano 72 battaglioni , 556 pezzi e 172 bombarde. La 3" Armata aveva di fronte 1:i 7.ona 111 al comando del Wurm dal quale dipendevano: - il XXUT Corpo del Generale Schenk (nella parte sud del 111 settore, zona del Fajti fino a Castagnevizza) con le divisioni 7", 16" e 28" e la 10" in riserva di settore - il VTT corpo del Generale Schariczer (nella parte nord del III settore, zona Scio - Hermada) con le divisioni 17", 41" Honvéd, 44" Schuetzen, e 10": complessivame nte 82 battaglioni. Queste l"anlcrie erano sostenute da 579 bocche da fuoco dei vari calibri. In riserva d'Armata fra /\ idussina e Sesana sta vano le divisioni 9", 43", 48" e 106" Landsturm, con in tutto 60 battaglioni più 48 pezzi di piccolo calibro. In totale la fori.a d'artiglieria del lii settore era di 667 pezzi. La sera del 23 maggio le divisioni di riserva del XITI Corpo d' /\nnata italiano venne ro spostate la per poter procedere all 'attacco. La Brigata Cosenza della 54" Di visione andò nella zona ad ovest di Oppacchiasella a rinforzare il settore della 31" divisione. La Brigata Lario passò nella zona FerleLi (settore della 34a di visione). Dopo questo spostamento si procedette all'attacco generale. Sulla fronte della 3 1" Divisione la Rrigata Lombardia, ri11forzata dal 18° Fanteria, non riuscì a spingersi oltre la linea di osservazione imperiale; per contro i resti della Brigata Bologna, il 17" Fanteria e reparti del 243° Cosenza iniziarono a premere nel saliente di Hudi-Log.


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F.nrico Cerni,?oi

Sulla fronte della 34" Divisio ne, repa,ti delle brigale Salerno e Pine rolo raggiunsero le pendici orientali di Quo ta 232 e quelle occide ntali di Quota 224. La Brigata Catanzaro progredì in d irezione della linea Quota 247 - Quota 224, senza poterla raggiungere a causa dell ' intenso fuoco di aitiglieria e di mitragliatrice, che la costrinse a fermarsi. Per di più la sera un contrattacco obbligò la Divisione a cedere parte del terreno conquistato . La 3 I" Divisione affidò allora alla B rigata Cosenza, rinforzala dal I7° :r antc ri a, il compito d i portarsi sulla linea Quota 220 - Quota 232 (Vcrsic) e alla Brigata Lombardi a di occupare la linea Quota 25 1 - Quota 244. I battaglioni Bersaglieri Ciclisti I e 1V, di collegamento fra le due brigate, dovevano puntare su Quo ta 220 , in pratica superare il salie nte di Hudi-Log di c ui quelle cime costin1iscono i limiti geografici, per potersi vo lgere successiva me nte, con tulle le truppe del XIII Corpo ad altaccare l'He nnada . La Brigata Lombardia, ala sinistra della divisione non poté progredire a causa del concentramento di fuoco che la inchiodò poco oltre la linea di partenza. Nella notte sul 24 maggio 19 17 la Brigata Cosenza ricevette pere ntorio l'ordine di sfondare a Hudi -Log . S i schierò a nord e a sud della strada di Oppacchi asella; il 243° fanteria in testa ed il 244° dietro, e ntrambi coi battaglioni in ordim; normale. Seguivano le compagnie mi tragliatrici di Ilrigata e le 9 compagnie mitragliatrici di visionali: 3 Fiat e 6 Saint-Etie nne.78 Lo schi eramento e bbe termine alle ore 2 del 24 maggio. Alle ore 3 ,20 il tene nte generale Gastaldcl lo ordinò di fa re avanzare subito il reggi mento di tesla, il 24 3°, ad immediato ri ncal zo della Brigata Bologna. Il 243° Fanteria Cosenza si incolonnò allora nella seconda linea di difesa, fra le do line San Floriano e Trieste, con un battaglione nella Dolina San Floria no a disposizione del 39° Fanteria. Secondo gli ord ini impartiti , il 243° doveva essere impiegalo in azione assieme ai resti del 39° ed al 1/17° Acqui; il colonnello Melita doveva assumere il rnmando del sottosellorc di destra. Suo compito era quello di rinc hiude re fra due forti branche il salie nte di Hudi-Log e doveva , qua ndo ne avesse ri cevuto l'ord ine , lanciare le onda te d'attacco e ad ogni costo raggiungere l'obietti vo . AJle 13 giungeva l'ordine del Comando della 3 1'' Di visio ne di fare avmuare im mediatamente a rincalzo della Brigata Bologna anc he il 244° Fanteri a, c he doveva trovars i alle ore 14 in trincea tra le doline Grilli ed Eva, pronto ad attaccare. L'ordine fu trasmesso immediatamente al comando del 244° c he si trovava nella dolina dell 'Acqua e che era ridotto ad avere alle sue dipe nde nze il Il battaglione e due battag lioni del 17" già quasi decimati . 11 suo compito era di puntare su Quota 219 e portare la linea a sud dell a strada Hud i-Log Castagncvizza.

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Durante la Grande Guerra, le Compagnie Mitragliatrici si di stinguevano principalmente per la marca de lle armi adoperate e solo secondariame nte per l' ordinale di compagn ia, ecco perché venivano indicate come compagnie Fiat o Saint-Etienne.


Le ha/faglie .mll 'a/topiano di Comeno

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Il 243° opcrù invece coi suoi tre battaglioni e con il l/ 17°: suo obiettivo era Quota 232, dove doveva collegarsi con la 34" Di visione, portando la linea a un chil ome tro circa a sud di Hudi-Log. Un' ondata d i plotone per ciascun battaglione scavalcò la trincea di partenza, in parte franata , e irruppe con il proprio ufficiale in tesla contro la prima li nea nemica. Come fosse stato dato un segnale, le mitragliatrici dei nemici incominciarono a riversare raffiche d i fuoco senza interruzione e le loro artigl ierie a battere la zona dell ' avanzata. Ma l'assalto fu così rapido che gli Imperiali, ancorc hé in !,'Tado di prevedere l' attacco, rimasero sgominati, abbandonando la prima e la seconda linea, il paese di Iludi-Log e qualche centinaio di prigionieri. Il 243° Fanteria nella notte subì un violento contrallacco , sviluppalo ai fianc hi e alle spalle dai reparti austro-ungarci provenie nti da Quota 232. La resistenza delle trnppe italiane fu strenua. Scoperte sulla destra, perché Quota 232 non e ra ancora stata occupata dalla 34" Di visione, arri varono al corpo a corpo, finché dovettero ripiegare in parte sulle trincee di partenza e in pa11e su quelle della seconda linea impe riale, lasc iando però alcuni nuclei avanzati nelle doline e alle prime case di Hudi-T ,og. Più esattamente: il 24 3°, con il lll battaglione a destra, ripiegò in parte sulle trincee di prima linea imperiali e in parte su quelle di partenza; il il battaglione al centro ripiegò sulla trincea di seconda li nea avversaria e lasciò alcuni reparti aggrappati alle prime case ad ovest di HudiLog; il l battaglione a sinistra si ritirò pm1e sulle trincee di prima linea avversaria e parte sulle proprie di partenza. Il 244" ritirò il I e 111 battaglione sulle trincee di parte nza, il Il con le compagnie mitragliatrici 606" e 607" nella dolina ludfabile. li settore di destra della Di visione era ora articolato in due sottosettori : uno di sini stra, comandato dal colonnello Bianchi del 17°, e uno di destra, comandato dal colonnello Melita del 243°. Al sottosettore di sinistra appartenevano il 244° Fanteria, i residui del II e 111/1 7° della forLa complessiva di c irca 300 uomini e le compagni e mitrag liatrici 759" e 264"; al sottosettore di destra il 243° e i residui del 1/17°, a c ui restavano ci rca 100 uomini. Rimanevano a disposizione del comando le compagnie mitragliatrici 606" e 207" ed una compag ni a fucilieri.29 Nel settore imperiale il giorno dell ' attacco il Feldmaresciallo Golog6rski, dell a Ioa Divisione di fanteria , non aveva ancora assunto il comando del settore, pcrc hè alcuni battaglioni del 21° Fanteria della Boe mia e il comando della 28" Divisione non ave vano ricevuto il camhi o e si trovavano ancora in linea. Così il parigrado Schncidcr Manns della 28" Divisione era ancora il responsabile effetti vo della difesa del salie nte, con truppe stanche e decimate dalla permanenza in linea. Di conseguenza.non c i fu da stupirsi se g li Imperiali per la prima

29 A lJSSME, Diario storico della Hrigata Salerno , Fondo Diari Storici , 896a IU J3 ; e analoghi diari deUe Brigate Cosenza, Acqui. Si veda a nc he CERN IGOI , Enrico Hudi-Loi, parte sc_conda. su '"Storia e Battaglie", Anno IV, n. 37, giugno 2004.


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Enrico CerniRoi

volta abbandonarono il campo trincerato , tanto stre nuamente difeso e rafforzato ne i mesi precedenti. Più in là. i Roemi e i Tedeschi del 98° Fanteria Hohenmauth, in posizione dalla notte precedente, subirono un poderoso urlo da parte de lle Brigate Mantova e Padova (33" divisione), che aprirono una breccia ne i press i di Lukalic a s ud di Hudi-Log. Vari battaglioni imperiali , tratti da brigale diverse, furono radunati per turare la fai la. Mentre i Cechi del 21" Reggimento tenevano ostinatam ente Hudi-Log e il IV/98" contrattaccava presso Lukalic per ripre ndere la prima linea sullo sbarramento di Versic, si schierarono il TI/11 ° boemo e metà del IV/47° sti riano. ;\Ila sera due battaglioni del 55° e due del 15° Fante ria dell a Gali z ia più uno del 37° dell'Ungheria o rie ntale te ntarono, uno dopo l'altro e senza successo, di riprendere le quote 247,241 e 235 di Fornaza_Jo Più oltre, le brigale italia ne della 34" Div isione (Brigate Salerno, Catanzaro e Pinerolo) avevano per obietti vo la linea Quota 2 19 - Selo - Stari Lok va. Le truppe scattarono vigorosamente dalle trincee di Hudi-Log - Nad-Bregom . Sollo il fuoco di sbarramento superarono rapidamente la prima linea difensiva e catturarono oltre 1.500 prigionieri , con molto materiale. Mossero quindi a ll 'attacco del sistema difensivo di seconda linea, che oltrepassarono ben presto , così da rnggiungere ed occupare la terza linea imperiale. Alcuni c lementi raggiunsero Vers ic e qualche reparto de l 141 ° Fanteria arrivò fino a Quota 247, ma senza potervisi mantenere. Nella notte sul 24 i fanti della 34" Divisione si rafforzarono sulle posizioni conquistate cd a l mattino furono viole ntemente contrattaccati , mentre un nutrito fuoco d ' artiglieria ne sconvolgeva le difese. L'attacco fu però respinto. In tre giorni di lotta la Rrigata Salerno da sula perse tra morti feriti e dispersi 2.359 militari di truppa e 11 5 ufficiali. La 33" divi sione a sud investì le linee imperiali il giorno 23 , con obie tti vo princ ipale Selo. Le s ue Brigate Granatieri, Padova, e Mantova conquistarono ne l pomeriggio la Quota 235 (regione Fronazza), spingendosi poi a sud fino a lla selletta di Quota 2 19 (est di Jamiano) e verso nord fino ad occupare le quote 238,241 e 247, vedendosi però aprire dei paurosi vuoti tra i propri uomini .31 A lle prime luci dell ' alba del 24 maggio, le Quota 247 e 24 1 furono successivamente inveslitc dai Mag iari e dai Ro meni del 37" Fanteria, affluito da Selo nel corso de lla notte. Combattendo sul le rre no npe110, privo di ripari che non fossero le buche di granata , le formaz ioni imperiali si affermarono sulle quote pe r due volte e tennero lesta agli Ita liani fino a mezzogiorno, quando fece il suo ingresso in battaglia la 17" Briga la di Fanteria dell a 9" Divisione , riserva d 'armata; ma lo spaventoso imperversare dell'artiglieria e il contemporaneo arri vo delle riserve italiane obbligarono i resti del 37° Reggimento e i battag lioni della 17" Brigata a cedere definitivamenlc le quote di Fornaza.

30 CERN ((;()( , E. - CUCINATO, F. - Vou•r, G., op. cit. 11 AUSSME, Diari brigate varie, in porlicolare

briRate Cosenza e 1\r-qui; OSW, Relazione giornaliere del VII Corpo austro-ung:uico sul fronte de ll'Annata nel mese di maggio 191 7.


Le ballaglie su/l'a/Jopiano di Comeno

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Nell a notte sul 24 gli t\ustroungarici contrattaccarono v io lenteme nte con azioni di piccole pattuglie d ' assallo, e la Quola 24 1, tanto dolorosamente ragg iunta, venne persa. La 33" Divis ione ritornò nuovamente all'attacco. Quota 24 1 fu nuovamente ripresa, perduta e riconqui stata a prezzo di fottissimi sacrific i. Poi, nelle ore pomeridiane del 24, le brigate Granatieri , Mantova e Padova tentarono con gra nde impeto di a vanzare verso Selo , ma la reazione a vversaria fu tale da impedire qualsiasi progresso. Oltre Selo s i apri va la strada per prendere s ul rovesc io l'Ilermada; e g li Imperiali non erano di spos ti a ced ere nemmeno un metro di terreno , pena la perdita de l fronte e l' ape1tu ra della strada per Trieste . Dopo il primo sbalzo oflcnsivo, vis te le piccole m a impottanti conquiste, fu ordinato a l XIIT Corpo di ripre ndere l' offens iva che prometteva fin almente il s uccesso tanto sperato. Sul fronte della 3 1" Divisione g li lmpcriali , dopo aver sistemato a difesa l' intero fronte, rafforzandolo con armi automatiche, opposero una vigorosa resistenza, la stessa però no n 1iuscì ad impedire alle trnppe della 3 1" di travolgerne le difese. Per il g iorno 25 la Brigata Cosenza doveva ad og ni costo raggiungere il fronte di Quota 2 19 e Quota 232, me ntre il gmppo dei reggimenti di sinistra avrchhcro svolto un ' azione dimostrativa e la 34" Divis ione s i sarebbe mantenuta sulle posizioni di Quota 232. li Comando della Brigata s i trasferì alle ore 16 nella trincea di partenza, all ' altezza della dolina t\quila, per di rigere più da vicino l'azione, mantene ndosi in collegam ento telefonico con il Comando della 3 1" Di visione. /\Ile 16 le prime o ndate dei due reggimenti balzavano dalle trincee. li 244° era collegalo con il 1/243°. I,e ondate di compagnia procedevano per plotoni: le ondate del I Battag lione , ullrepassali i reticolali e la prima trincea austriaca, spostarono alq uanto a destra la direttrice d'attacco per mantenere il collegamento con il 243°, per cui s i trovarono in dillic.:oltà per la impercorribilità del terre no e l'incessante fu oco austm-ungarico, poiché il 244° attaccava il saliente a s inistra e il 243° a destra. Tutto il 244° fece 1111 nuovo sbal zo di c irca 200 metri a l di là della seconda linea imperiale e si arrcslù a poco più di 100 me tri dalla terza linea. L ' incalzare de lle ond ate del 243° oltrepassò invece il paese di Hudi- Log; cadde un camminamento apprestato a difesa che riuni va le due linee e ostacolava s ul fia nco destro i reparti che avanzavano e g li Imperi ali concentrnrono un v io lenti ssim o fuoco di artiglierie di piccolo e medio calibro e di numerose mitrag liatric i da Hudi- Log, da Quota 202 e da Quo ta 232, ma i mitrag lieri di Hudi-Log di fronte all 'avanzala italiana ccdcLlcro il campo definitivamente ed ebbero appe na il te mpo di porre in salvo le armi , lasc iando i treppiedi attaccati , muni zioni , armature; mentre le mitrag liatrici arretrate non tacevano.32 Infatti Quota 232, che si presumeva interamente occupata dall a 34" Di vis ione, non lo era che in parte sull 'appendice occide ntale.

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L 'Esercito Italiano nella 1:rande i uerra, Volume IV, Le operazioni del /9/ 7 (tomo I), Roma , M inistero della Guerra, 1940; OSW, Relazioni giornaliere del VII Corpo austroun{iaric:o s ul fronte del 'Armala nel mese di maggio I 917 .


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F:nric:o Cernigoi

Data questa s ituazione , le lruppc del 24 3° furono colpite sul fianco destro dal fuoco delle mitragliatrici , ed il collegamento con la 34" Di visione divenne p iù difficile e i reggime nti , dopo quattro ore di combattime nto in interrotto, obbligati a sostare sulle posizioni raggiunte sollo un fuo co tamhureggiante, incominciarono a rafforzarsi. Gli ohicltivi stabi li ti furono quasi interamente raggiunti in quella giornata: occupata Quota 2 19 , su cui la sinistra italiana si slahilì saldamente; occupate le pendici di Quota 232 e po1tata la linea fra le dette quote , avanzando per una profondità variante di alcune centinaia di metri. Infine, ne ll a notte sul 25 maggio il 21° Fanteria imperiale a bbandonò a sua volta Hudi-Log e s i ritirò su Vcrsic . L 'occupazione del lahirinlo trincerato di Roscomalo rappresentò l'unico successo tangibile alla decima offensiva italiana s ul Carso di Comeno . Il sali ente di Hudi-1 ,og era definiti vamente conqui stato. Allrc 400 prig ionieri c 8 ufficiali , fra cui un capitano medico furono catturati , insie me a sei bo mbarde di grosso calibro installale e con munizionamento, materiale bellico d ' ogni specie in ri levante quantità, scatole di carne in conserva , di zucchero, conteni lori di acqua minerale in gran copia. Ma le perdite erano state pesanti. li 243° aveva perso 13 ufficiali e 233 soldati , il 244° 9 ufficiali e 247 in una sola g iornata. Le brigate Salerno, Catanzaro e Pinerolo della 34" Divisione videro in vece infranti lutti i loro attacchi dal fuoco incessante degli Austro-Ungarici . La 33" Div isione, infine , non ollcnnc c he pro6rressi insignificanti che cetto non compensava no il sa ngue versato . La Brigata Granatieri tentò più volle, nella g iornata del 26, di aprirsi la via verso Selo; ma g li sforzi non furono coronati dal s uccesso per J'acca,ùta difesa e per il violento fuoco imperiale. Si consolidò pe rtanto s ulle pos iz ioni raggiunte, perdendo 75 ufficiali e 2.207 uomini di truppa in due giorni. Sulla fronte della 3 I" Divisione violenti e precisi concentramenti di fuoco imperiale impedirono alla Brigata Lombardia di progredire e le fecero perdere , dal 23 al 26 magg io, 78 ufficiali c 2.900 uomini di truppa. Gli altri re parti della 3 1" Di vis ione ottennero invece qualche piccolo vantaggio . La Rrigata Rologna, anch'essa duramente provata (75 ufficiali e 2.275 uo mini di truppa pers i) venne il giorno 25 soslituila dalla Cosen za e dal VI Rattag lione Rersaglieri Ciclisti , che rafforzò la linea te nuta dal 244° Fanteria: obicllivo principale d 'attacco di queste truppe era la linea Quota 2 19 - 232. lL 243° durante la nollc sul 27 e s ul 28 fece ancora due sbalzi, uno di 250 metri e uno di 150 metri portandosi più avanti lungo la pendice nord i d Quota 232. Più a sud Jamiano cadde finalmente in mani itali ane, con un'offensiva so ste nuta dall'intervento di o ltre 130 aerei , che bombardarono le retrovie austriac he . Dall'allra parte dcli' Altopiano, a settentrione, la 2 1" Divis ione si portò all ' attacco del Pajti. La Brigala Pisa (29°- 30°) andò all'assalto de lle trincee del Dente del Fajti, riuscendo a occupare Ja contestala Quola 196, che però fu costretta poco dopo ad abbandonare sotto il tiro di distruz ione delle artiglierie


Le batta11,lie sull'altopiano di Comeno

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imperiali . Riprovò con nuovo attacco lanciato fra il J5 e il 16 contro le posizioni austriache fra il Fajti e il Vo lkovnja k., ma i tiri di sbarra me nto e le nubi di gas as fi ssiante la costrin sero a ripi egare con la perdita d i 1.300 uomini . La Hrigala Bisagno (209° - 2 10°), insieme alla brigata Tevere (2 15° - 2 16°), che nelle az ioni del 4 giugno al Dente del f<ajti avre bbe saputo va lorosame nte resistere agli attacchi imperiali , fu drasticame nte dimezzata negli effettivi, tanto da essere oggetto di menzione nel bolle ttino di guerra. Altri tentati vi, rinnovati il 23 e il 24 maggio, fa llirono malgrado mira bili prove di valore. La Brigata Parma (49° - 50°), sulla fronte di Castagne vi zza , attaccò con vigore le posizioni del la Mo ntagnola e le conquistò con furiosi assalti , strappando palmo a palmo il terreno ag li Imperiali. li l/49° riuscì ad otte nere sens ibili vantaggi verso Castagne vizza; e nella moti vazione della Medaglia d 'Argento concessa al 50°, fu ricordata l' audacia e la tenacia di c ui il Reggime nto aveva dato prova in quella tre me nda giornata. La Brigala Barletta ( 137°- 138°), infine, a Castagncvizza, fece fallire con la sua tenace res istenza tutti gli attacc hi imperiali . Po i mano a mano anelò spegne ndosi. almeno sul fronte me ridi onale dell' Altopiano di Comc no anc he la decima Battaglia dell'Isonzo. La Brigata Acqui. e in parti colare il 17° Fante ria, a cui era stata dovuta la vittoria nel salie nte di Hudi-Log, in tre giorni d i lotta (23-26) aveva perso circa 2.000 uomini, me ntre il solo IV Battag lione Bersaglieri Cicl isti aveva lasciato sul campo 9 ufficiali e 244 bersag lieri. Al term ine della battag lia, la seconda linea, d a Castagnevizza al mare, che aveva immobilizzato l 'ala destra della 3" Annata era spezzata. Gli Italiani avevano catturato 24.000 prigionie ri, 38 cannoni , 148 mitragliatr ici e grande qua ntità di ma teriale da guerra. li Xlii Corpo d ' Armata aveva espugnato l' importa nte saliente d i Hudi-Log, che tanto sangue aveva visto versare da e ntrambi g li a vversari e la Decima Battaglia era stata una delle più sa nguinose fra quelle combattute sul Carso . Superava di gran lunga i massacri precedenti . Lo confermano ind irettamente anche le 25 Medaglie d 'Oro al Valor Mili tare concesse in quei giorni . Nel complesso la 3" Armala ave va ottenuto risultati apprezzabili , a costo però di e normi sacrifici. Alcune brigate nei sol i tre g iorni di lotta ave vano perso due terzi de i loro effetti vi, mentre in profondità, verso orie nte l'avanzata media era stata d i qualche migliaio di metri. La nuova linea correva ora eia Castagnevizza a Stari Lokova, obiettivo della imminente Undicesima Battaglia dell' Isonzo, l' ultima dell ' inferno carsico. Infatti era appena finita la decima Battag lia che g ià in ago sto tornava a tuonare iI ca nnone. L'undicesima Hattaglia viene chiamata ufficialmente: la battaglia della Bainsizza.33

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Sulla baltaglia della Bainsizza sotto questo profil o, s i veda pure, Cr.RNIGOI Enrico in Enajsta soska bitka in "Gori ski Letnik", Zhornik goriskega muzeya, 1998 - 1999, N° 2526 .


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Enrico Cernigoi

Fu là in effetti che si svolsero i fatti d'arme più importanti; e il mattatoio cars ico , anche se la batlaglia che vi si svolse ru crue nta, non rappresentò il punto centrale de ll ' offensiva. Gli ohiettivi dell'Undicesima Battaglia furono gli stessi delle precede nti : le posizioni di Scio e del 1-iajli , ma senza quel concorso in massa caratteristico degli atti tattici precedenti. Per questo l'undicesima Battaglia dell ' Isonzo cominciò sul Carso solo il 19 , c oll ' ultima grande azione offensiva della 3a Armata sull'Altopiano di Comeno. Stavolta la pressione degli attacchi fu talme nte violenta comunque da impe gnare a fondo tutte le divisioni dei Corpi austro-ungarici: aJla 12" Divisione imperiale sul ciglio dell 'Altopiano di Comeno ru affiancala la 9" g ià il 20 ago sto, mentre la 35" si impegnava nel te ntativo di contenere le tre divisioni del XIII Corpo d ' Armala ital iano del ge nerale Sailer, tenendole lontane da Medeazza e dalle pendici dell'Hennada. Ancora una volta il settore ce ntrale del Carso, da Castagnevizza al bordo mcridionak: dcli' Allopiano di Comcno si rivelò non solo il più vulnerabile ma anc he l'obiettivo principale deg li Italiani , desiderosi di imposse ssarsi dell'Hermada, che fu anche l'unico punto a in cui la difesa dové cedere qual che metro di terreno. Sul versante settentrionale de ll 'Altopiano le divisioni del XXV Corpo d'Armata non riuscirono, stanle la violenta reazione avversaria, a conse guire nessun s ignificativo prog resso . Alcuni reparti della J4" Divisione riuscirono a penetrare a Castagnevizza, ma vennero immediatamente ricacciati ai margi ni occidentali del paese. Le truppe imperiali , trincerate nel grovig lio di Castagne vizza resistettero ad og ni attacco. Più a sud il XXlll Corpo di Diaz riuscì , a costo di gravi perdite, a conquistare qualche segmento di trincea. La Brigata Cosenza (che perse fra tutti e due i suoi reggimentj - il 243°e il 244° - 1.334 uomini in sei giorn i) in forza alla 54 1 ' Divisione occupò due segmenti in direzione di Dosso Hac, un pianoro tenacemente difeso degli Imperiali e munito di lane di volpe e reticolali posiz ionati in modo da prendere d ' infilata in ogni momento g li avversari c he si a vvic inavano. La Brigata Lario (233° - 234°) nel settore a nord di Hudi-Log perse 1.667 uomini nello stesso arco di tempo e riuscì a conquistare la prima linea avversaria , spingendosi alla strada Hudi- Log - Scio, ma lì venne fennata dalla pronta reazione del presidio di Dosso Hac. Al calar della sera le due divisioni , supportate da un poderoso fuoco di artiglieria, riuscirono a guadagnare altri segme nti di trincea nella direzione Korite-Versic. La Brigata Piceno (235 °- 236 °) c he in due giorni perse 948 uomini , occupò Quota 241, ma non riuscì a mantenersi sulla Quota 247 a causa della violenta reazione imperiale, con cannoni e mitragliatrici che sparavano dall'Hcrmada e da Castagnevizza , oltre che dal groviglio di dosso Ilac. Alla sera del 21 agosto le fanterie regie erano ad alcune centinaia di metri dal villaggio di Selo , ma la reazione imperiale, vista la pericolosità del saliente (possihiliLà di aggirame nto dell'Hermada) si fece così violenta (se si permette l'aggettivo. vista la cru-


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deità c he la lotta aveva ormai ragg iunto) che le fanterie furono costrette ad arrestarsi. La 6 1" Divisione (Brigate Bari e Granatieri), punta di diamante del XXlll Corpo, doveva a quel punto agire esercitando il suo sforzo principale a cavallo del costone dello Stari Lokva per raggiungere la linea di Quota 289 - Cisterna Cappelletta tra Brestovizza superiore e inferiore - Quota 95. li 18 agosto all'alba iniziò il fuoco di distruzione delle difese imperiali. ln base al piano di operazione cd al piano di impiego delle artiglierie e dell e homhardc, la distruzione doveva essere effettuata su tutta la prima linea ne mica, ma con maggiore inte nsità nel tratto da dolina Kurbis 2 a Quota 219 compresa, impiegando la maggior parte delle bombarde 240 L , tutte le bombarde 58 A e B,34 nonché tutte sezione lanciato rpedini S ettica delle due Brigate. La linea ad oriente di Selo doveva essere battuta dalle artiglierie di medio e grosso calibro, le quali dovevano concentrare iI proprio tiro specialmente nei tratti predesignati , corrispondenti ai varchi da aprire per il passaggio delle fanterie. Prima dell'alba le fanterie e ra no al loro posto, così i reparti speciali (d'Assalto, Arditi e del Genio) e tutte le truppe avevano occupato i ricoveri e le caverne. Iniziato il fuoco all'ora prescritta, la ne bbia e il fumo impeclirnno qualsiasi osservazione del tiro e del terreno e così le fa nterie andarono ali 'attacco alla cieca. Gli Austro-Ungarici d apprima reagirono lievemente, poi alle 7 .45 intensificarono il ti ro con le bombarde cli grosso calibro su Quota 2 19, ma, in seguito ad un forte concentramento di fuoco dcli 'artiglieria italiana sulla collina della regione Fomaza, il Liro de lle bombarde cessò alle ore 9. Verso l' imbrunire però gli Imperiali intuirono l'approssimarsi dell'attacco e intensificarono il fuoco di sbarramento sulle lince italiane, specialmente ne l Va llone di Jarniano e sul fronte del Xlll Corpo d 'Armata. Le pe rdite maggiori nella giornata furono subite dai Granatie ri , che alle ore 6 del 19 iniziarono l'attacco di tutta la prima linea nemica, soste nuti dai battaglio ni della Brigata Bari. Quest'ultima, con il lii Battaglione del 139°, alla sua estrema si nistra, raggiunse Selo, scaglionando la sua destra lungo il ciglione, battuto di fianco da artiglieria e da mitrag liatrici austro-ungariche appostate sul costone di Quota 146. Le truppe d i fo ndovalle non riuscirono ad avanzare perché forteme nte battute dal fuoco di mitragliatrici appostate proprio nelle doline di fondovall e e sulle pendici laterali . Nonostante tutto, dopo appena due ore il Comando della Brigata Granatieri comunicava che il T/ I O e il 1/2° Uranatieri erano appena giunti alla linea delle mitrag liatrici, ma trovavano fo1tjssima resistenza. Proprio a causa di questa resistenza e dell'infi ltrazio ne da parte di truppe austriac he, le Brigate della 61 a non riuscirono a prendere contatto con la 27a Divisione e i due hattaglioni di Granatieri si trovarono soli a fronteggiare la

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Si riferisce ai vari modelli di bombarde.


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F:nrù:o Cernigoi

linea delle mitragliatrici , mentre sulla sinistra avanzava a stento un altro battagli one de l 2° Granatieri , per rinforzare l'altro che, operando sulla sinistra, tentava l'aggiramento dell a linea delle mitrag liatrici per agevolare l'avanzata della massa centrale. Ma il movimento non riuscì e la Brigata rimase inchiodata sulla linea. A notte le artiglierie e le bombarde eseguirono un violento e continuo fuoco di inte rdizione in modo da vietare al nemico qualsiasi movimento sin dall'inizio e quindi il formarsi di colonne d 'attacco. Gli uomini erano onnai al limi te delle loro forze, ma il Comando della Divisione confennò gli obiettivi da raggiungere e le modalità di esecuzione: o rdinò al la Brigata Granatie ri di raggiungere in primo tempo l'abitalo di Selo e poi, subito dopo lo Stari Lokva (quote 274- 289); a ll a Bari di raggiungere la fronte cappelletta di Selo - Quota 80 e s uccessivamente la linea Brestovizza inferiore - Quota 95. La resistenza imperiale dove va essere s upe rata con l'aggiramento dei fian chi a l quale doveva concorrere da nord la Brigata Granatieri e da sud la Brigata Bari. L'abitato di Selo, special me nte, doveva essere conquistato e s uperato. A lle 8 avvenne lo sbalzo delle fante rie, accolto dal fuoco di sbarramen to austro-ungarico sull e posizioni di partenza della Divisione. I Granatie ri , distruggendo le formidahili insidie della reg ione di Fornaia, avam.arono. Con loro la ilrigata Bari riprese l'ava nzata su Selo, mentre pattuglie di Arditi procedevano verso Quota 80, ma, colpiti dalle numerose mitragliatrici e da artiglierie poste sulle pe ndic i dell'Hennada, non pote rono occuparlo. Alle 11 .30 c irca, i Granatieri raggiunsero l'abitato di Selo e altrettanto faceva la Brigata Bari da sud, sotto la concentraz ione del fuoco di ogni calibro da parte degli Imperiali. Proseguendo nell ' avanzata, le fanterie regie, oltrepassato il paese di Selo, si spinsero fino davanti alla linea K, ma intorno alle I 2 furono obbligate a so stare, perché gli Imperiali avevano inte nsificato violenteme nte il fuoco di s barrame nto e impedivano ogni movimento in avanti . Il Comando del Corpo d ' Annata verso le 11 mise a di sposizione de lla Di visione la Brigata Valtellina (5 battaglioni e 2 compagnie mitragl iatrici) pe r proseguire l'avanzala l' indomani, ma il 2 1 agosto la situazione non suhì vari az ioni. La Brigata Valte llina raggiunse il caseggiato di Selo, ma i battaglioni , scaglionati in profondità, restarono lungo le doline e il fuoco di artiglieria impedì loro di raccogliersi. Infine, nel primo pomeriggio, due battaglioni della Brigata Valtellina che erano giunti prima della notte presso Selo, poterono ini ziare l'avanzata a sbalzi , per muovere all 'attacco de lla linea K; ma poiché dallo Stari Lokva il tiro delle artiglieria e delle mitragliatrici ostacolò fo1tementc la loro avanzata, solo alle 15 raggiunsero, con gravi perdite , la linea dei Granatieri;e l 'attacco fu sospeso. Riprese a sera, quando le ondate de i due battaglioni della Brigala Valtellina avanzarono di nuovo sotto un fuoco imperiale così inte nso da obbligarli più volte a sostare. L' attacco della trincea au stro-ungarica fu tentato per tre volte . Alla fine alcuni nuclei con mitragliatrici riuscirono a penetrarvi , ma il tiro dei grossi calihri sconvolse la trincea e vi seppellì i fanti italiani; e, poiché il fuoco


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delle mitragliatrici e delle artiglieria impedì ogni altro tentativo , i superstiti della Valtellina ripiegarono sulla linea di partenza davanti a Selo.35 In segu ito non andò meglio quanto a pe rdite e, aJla fine del ciclo operativo, in un mese di permanenza sull ' Altopiano, la Brigata Valtellina avrebbe perso complessivamente tra morti , feriti e dispersi 4.445 uomini ; 2.171 uomi ni la Brigata Granatieri, ma in soli cinque giorni ; e 1.034 la Bari ne llo stesso arco di tempo. Eppure, nonostante queste impressionanti cifre sui caduti, il giorno 22 le divi sioni del XXlll Corpo riescirono ad avanzare di un centinaio di metri e raggiunsero l'obiettivo tattico: il 1rnu-gine del costone di Sei o, poi, esauste, le generose brigate italiane si fermarono. L'arri vo di rinforL.i imperiali e i loro contrattacchi contribuirono ad a]leggerire la pressione italiana sul fronte sud dell ' Altopiano, ma il logorio delle forze da entrambe le parti fu tale da far desistere da ulteriori azioni. Sul Carso quella fu veramente J'u.ltima battag lia. Di lì a poco l'Esercito Italiano s i sarebbe ritirato in conseguenza di Caporetto, ma l ' Armata austroungari ca, l' Isonzo Armec, a differenza della 143 Armata austrotedesca che avrebbe sfondato a Caporetto, non avrebbe avuto la forza per fare altrettanto sul Carso contro l'Armata del Duca d'Aosta.

La ritirata della ~Ja Armala: 24, 25 e 26 ottobre 1917 Reso certo da numerosi indiz i che gli Imperiali si preparavano ad eseguire una vigorosa azione offensiva ma non ascoltato dal Comando Supremo, il Comando della TcrL.a Armata nel mese di ottobre 191 7 prese, con una serie de i provvedime nti , n1tte le misure necessarie per sostenere un urto , anche se non lo riteneva così immine nte. Tali misure si informavano al concetto generale di assicurare l' inviolabilità della fronte con il minimo impiego di forze, tenendone la magg ior parte in riserva, disponibili per impiegarle laddove gli Austro-Ungaric i avessero esercitato lo sforzo maggiore. Infatti , le forze in prima linea (otto brigale) appoggiate da una robusta sistemazione dife nsiva sull ' Altopiano carsico e sostenute da un imponente schieramento di artiglie ria , davano fiducia c he hcn difficilmente gli Imperiali avrchhc potuto intaccare la fronte di battaglia. In seconda linea, inoltre, più di I 6 brigate forma vano la massa di manovra con la qua le era possibile fronteggiare qual siasi andamento s fa vorevole della lotta e contrattaccare qualora le ci rcostanze e la situazione generale lo avessero consigliato. f1 24 ottobre portò morte e distruzione sulle lince italiane del Carso setlenlrionalc. All 'alba le fanterie austro-tedesche mossero all'attacco delle posizioni a nord della 2 3 Armata. Nelle stesse ore dal Vipacco al mare iniziò il tiro di demoli z ione dell'artiglieria da parte dcli' Armata dcli' Isonzo, fulmineamente

35 AUSSME, Comando

della 61, Divisione, Stato Maggiore, Relazione sulla azione della

divisione nella offensiva di agosto 1917.


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Enrico CerniRoi

controbattuto però da un v iole nto fuoco di contropreparaz ione de lla poderosa artiglieria e dalle bombarde reg ie. A più riprese g li Austro-Ungarici tentarono ne lla giornata di lanciare le fanterie all'assalto, ma tutti gli attacchi furono repressi sul nascere, così , a sera, mentre a nord si stava compiendo quello che la storiografia tedesca definì "li miracolo di Caporctto", il fronte della 3 3 Armata rimase intatto e l'efficienza delle truppe completa. Nella notte il Comando Supremo, dopo aver avuto notizia della gravità dell'offensiva austro-tedesca, ordinò che il Comando del XXX Corpo d ' /\1111ata con la 20 a e la 63" Divisione passassero a disposizione della 2" Armata. La situazione sebbene grave non era ancora giudicata critica e le truppe quind i rimasero vigili sulle posizioni conquistate in precedenza. Il giorno seguente, 25 ottobre, la battaglia riprese e continuò violentissima sull' intera fronte dell'Annata, prevalentemente con azioni di artiglieria. Ma le fanterie non attaccarono, rimanendo ancora ferme sulle posizioni. li comunicato dei provvedimenti presi sul fronte della 2a Armata, giunto al mattino, faceva intuire la grav ità della situaz ione determinatasi all'ala sinistra di quel!' Armala, ma ugualme nte non furono presi altri provvedimenti. Solo nel pomeriggio il Comando Supremo, ordinando l'arretramento delle aitiglieria di grosso calihro oltre il Tagliamento, prendeva le necessarie precauzioni per poter effettuare, dove la situazione lo avesse imposto , il ripiegamento de lla 3a Armata ad occidente del Tagliamento. In base a tali ordini il Comando dell' Armat.i disponeva per l'avviamento dell'artiglieria di grosso calibro e preparava un a eventuale manovra di ripiegame nto, ordinando ai Corpi d'Armata di occupare con k proprie riserve la linea di Doberdò - ad occidente del vallone - sulla quale far arretrare parte delle artiglieria già in posizione sull ' Altopiano carsico e ordinava infine al generale Paolini , comandante della 4" Divisione, di te nersi pronto a occupare al primo cenno le linee g ià da tempo apprestate su ll a destra de ll'Isonzo , gravitando con le forze verso nord. li tal modo, arretrando le artiglierie e schierando le fanterie in tre successive lince, il Comando d'Armata, pur tenendo saldamente la fronte faticosamente ragg iunta, si preparava alla diffici le manovra di ripiegamento. Il 26 ottobre la fanteria impe riale continuava a rimanere ferma, ma la sua artiglieria bombardava incessantemente le postazioni italiane. Nel pomeriggio g li Imperiali attaccarono il dosso Fajti , attacco che si estese più tardi anche verso Quota 309; ma i progressi furono quasi nulli. Intanto gli ordini emanati nella giornata precedente circa lo scaglionamento delle forze italiane erano stati eseguiti e il Comando Supremo pose a lle dipe ndenze della 3" Am1ata la l a Div isione di Cavalleria e il 2° Gruppo Rattag lioni Ciclisti, raccolti nella zona di Porde none, oltre all'VTII Corpo, schieralo sulla fronte di Gorizia a nord dell'Xl Corpo d ' A1111ata. Un'idea dell'andamento dei combattimenti può essere data, ad esempio da quanto riferì poi il colonnello Eugenio Susanna, comandante del 70° Reggimento Fanteria della Brigata Ancona, che comhatté sul Fajti dal 24 al 27 ottobre 1917. Il colonnello Susanna si trovava al comando del suo Reggime nto e l'aveva - sulle lince del dosso Fajti (alla sinistra de lla Terza Armala) - schi c-


Le battaglie .rnlf'aflopiano di Comeno

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rato fin dalla sera del 15 ottobre, secondo lo schieramento già tenuto dai reparti a c ui aveva dato il cambio. Aveva quindi due battaglioni , 11T e II, che occupavano le trincee avanzate dalla Dolina dell ' Acqua a lla Trincea della 'làgliata e un battaglione in riserva, il I , il cui comando si trovava alla Dolina Pozzo, 900 metri ci rca dietro la sinistra dell a linea a nzidetta. li suo comando aveva sostituito quello precedente nella Dolina Due Comandi , circa 200 mclri a tergo del l'estrema s inistra della sua prima linea e 700 mclri avanti rispetto alla riserva. L'estrema a la sinistra dd Reggimento era collegata coll'82° Fanteria della Brigata To1ino , la quale, dalle lince del Volkoviniak e di Quota 126, costituiva a sua volta l'estrema sinistrn de lla Terza Armata. I primi g iorni in linea furono principalme nte impiegati, in ottemperanza ad ordini s uperiori, nel rafforzamento delle opere difensive e nella prosecuzione dei lavori, sotto la direzione del Genio di visionale. Furono poi inviate ricognizioni, in particolare verso il centro e la destra del la linea. Le giornate, pur senza alcun cenno di azione di fanteria, passarono lievemente di sturbate da fuoco intermittente dcli 'artiglieria, col quale di consueto gli Austro-Ungarici battevano le linee nemiche. Le opere che ne venivano danneggiate erano suhito alacremente riwstruite, finché, il 24 ottobre, verso le 7 del mattino, gli imperiali iniziaro no un forte e violento bombardamento su tutte le posizioni italiane. Tale fuoco, d i tanto in tanto controbattuto, era effettuato con artiglierie di ogni calibro, che battevano in special modo tutti i ricoveri a tergo della prima linea. La natura tondeggiante del terreno immediatamente antistante alle trincee d i sinistra della linea, ed in particolar modo da que lle della Doli na dell'Acqua, consentivano scarso campo visivo dalle trincee stesse; pa cui fu ric hiesto, tanto in que l giorno in quelli successivi , fuoco preventivo di s barramento sia sul terreno stesso e sulle linee avversarie, le quali , in quest' ultfo10 tratto, distavano poco più di 200 metri delle trincee italiane . Da parte sua I' a,tiglieria imperiale continuò un fuoco incessante, salvo una breve sosta verso le 12 , per quasi tutta la giornata finché, verso le 18 , le fanterie imperiali tentarono un allacco di penetrazione verso la 9" Compagnia, aJl 'eslrcma sinistra della Dolina dell'Acqua, attacco in breve respinto. Nella stessa giornata del 24, fra le perdite, che non furono tanto lievi, si ebbe a lamentare que lla del comandante del Il Battaglione, maggiore Martinello, in seguito a gravi lesioni subite per lo scoppio di una granala. Ci furono altri tentativi di attacco nei giorni 25 e 26. Il 25 al mattino gli Imperiali avevano ripreso con intensità il bombardamento , rallentato ne lla notte precedente. Ne furono oggetto tutte le postazioni italiane ed in particolar moùo quelle della Dolina dcli' Acqua e Dolina Due Comandi. Il bombardame nto , interrotto alle 12.13, fu ripreso con pari intensità durante pomeriggio, verso le ore 20. Gravissimi furono i dannj alle opere di difesa e grandi furono le perdile di uffic iali che subì il haltaglione di sinistra, il lll. Colpi di granata misero fuori combattimento il comandante della 9" Compagnia, il comandante dcll ' 8a Sezione Pistole Mitragliatrici , il comandante e l'ufficiale della Compagnia Mitragliatrici 521 ° battaglione. J\I termine di quella giornata, verso le 18, si delinei'> un primo deciso attacco di fanteria imperiale, attacco che, dalle lince del


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Volkovniak, si estese a tutto il fronte della 9a Compagnia, che lo respinse con mirabile ardime nto. In conside razione, però , de lle perdite subite e dello stato dei suoi quadri, il colonne llo comandante diede l'ordine di sostitu ire la 9a Compagnia con rga_ La notte successiva, dal 25 al 26 , fu passata spende ndo ogni e nergia , e come meglio s i po teva, al ria ttamento delle linee e dei camminamenti , questi ultimi (in particolar modo quelli retrostanti il fronte del Il Battaglione, a ll 'ala destra) erano stati per lunghi tratti colmali , rendendo per tal modo difficili collegamenti e comunicazioni . Tutti gli uomini non addetti alla sorveglianza furono impiegati nei lavori d i riatta mento, fatica non lieve, considerando i danni subiti e l' ingrata natura del terreno. 1126 ottobre 1917 verso l' alba gli Imperiali ripresero l 'attacco verso le linee de l Volkovniak, poi ricominciarono il bombardamento già eseguito nei due g iorni precedenti , ma con maggior asprezza e violcnl',a, conducendolo quasi esclusi vamenle con tiri d i medio e grosso calibro, che si protrassero fin verso le ore 12, per ripre ndere verso le ore 13 con crescente intensit,1, fino a raggiungere la medi a di 40-50 col pi al minuto su spazi al4uanto ristretti. Gli Imperiali te ntarono più volte di conquistare il Posto di Comando con lanci di granate a mano, che fecero alcuni feriti, ma gli attacchi vennero costantemente respinti a colpi di pistola e di fucile. Verso le 22 intensificarono l'attacco anche con bombe incendiarie. Il 27 il fuoco si fece più inte nso; le mi tragliatrici si imposero sovrane e sharrarono il passo alle truppe regie senza ormai munizioni né appoggio de lla propria artig lieria. Così , d istrutto il materiale più importante, il presidio fu costretto ad arrendersi ricevendo gli onori dal comandante imperiale. Nella notte del medesimo 27 ottobre il Comando Su premo ordinò il ripiegamento dell'Armata sulla destra del Tagliamento me ntre giungeva noti zia che le avanguardie a ustro-tedesche erano gi unte a Cividale e che l'ala sinistra della 23 Armata ripiegava in disord ine. La situazio ne in c ui si trova l' Armata appariva estremamente de licata. Essa infatti , certa c he l'offe nsiva nemica, nel caso più sfavorevole, avrebbe potuto avanzare solo di pochi c hilo metri , visto l'atteggiamento aggress ivo che aveva sempre tenuto conservava, specie per le attiglierie, uno schi eramento e un accumulo di mcui spinto eccessivamente in avanti. Purtroppo, per la manovra di ripiegamento occorreva , se si voleva sa lvare intatta l'Armata, interrompere il combattime nto, che in tanto si stava accendendo accanitamente sull 'Altopiano carsico, e raggiungere , possibilmente in due ondate, la sponda destra del Tagliamento, con il fianco sette ntrionale continuame nte esposto alle minacce degli Imperiali c he incalzavano. Tenendo presente che, vista la minor di stan za che gli Imperi ali avrebbero dovuto percorrere, vi era non solo la non remota possibilità che arrivassero ai ponti sul Tagliamento per primi e si rovesciassero sull'Annata in piena crisi di ripiegamento, m a anche, gravissimo cd esiziale sopra tutti , il pericolo che il dissolvimento morale e mate riale de lla 2 3 Armata si diffondesse in tutti i Corpi dell' Armata. Il Duca d' /\osta di sponeva pertanto che nella notte dal 27 al 28 si ini ziasse il ripiegamento, per il quale il Comando d ' Armata emanava gli ordini richiamati ai segue nti concetti :


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a) far ripiegare possibilmente in due tappe oltre il Tagliame nto i grossi dei corpi d 'armata, preceduti dalle artiglierie pesanti ; b) proteggere il ripiegamento dell 'Armata con forti retroguardie fronte a nord (VITT Corpo) e ad est (43 Divisione), schierate in successive linee pronte a manovrare controffensivamente in armonia con le retroguardie della 2• Armata; e) costituire immediatamente, per assicurare il passaggio del Tagliamento, una testa di ponte sull a riva sinistra del fiume , affidandole alle brigate di marcia; d) ricorrere a misure di estremo rigore per re primere qualsiasi inizio di indisciplina . Alla sera giunsero altre notizie che confermavano l'aggravarsi della situazione per il progressivo avanzare degli /\ustro-Tedeschi , c he continuavano a disgregare i Corpi della 2" Armata. Nella stessa giornata reparti imperiali riuscivano ad impossessarsi del Dosso Fajti e del Volkovnjak, che tanto sangue avevano visto versare per il loro possesso. li 28 ottobre iI deflusso de i Corpi d'Armata attraverso i ponti del Tag liamento si dimostrava arduo. Dei ponti c he il comando d ' Armata aveva indicato ai dipendenti Corpi d'Armata , la maggior parte non era utilizzabile; inoltre sul ponte della Delizia si rovesciarono ininte rrottamente le colonne compalle degli uomini e dei carriaggi della 2 3 Armala e della popolazione civile del Friuli in ruga. La pie na del fiume , per di più , impedì il gittamento del previsto ponte di Straccis e di altri tre ponti sussidiari a quelli di Latisana e di Codroipo, ricoprì quello di Madrisio e rese il fiume inguadabile ovunque. Alla fine anche la piena cessò e i preordinati movimenti ebbero finalmente regolare svolgimento: l' interruzione del combattimento e lo svincolo dal nemico c he premeva si attuarono con una manovra clastica e senza gravi incon venienti. Nel pomeriggio, infine, passate le ultime retroguardie della 33 Armala sulla destra del Isonzo, furono fatti saltare i ponti e di strntti i magazzini e i depositi che l'estrema urgenza aveva impedito di sgombrare.36 L' Armata era salva, di lì ad un anno sarebbe ritornata vittoriosa sulle stesse strade che ora, in ordine, percorreva verso un altro fiume. il Piave, dove l'avanzata austro-tedesca sarebbe stata fermata e contrastata con altre battaglie, che avrebbe ro vis to la rinascita del Regio Esercito. In tredici mesi i due contendenti avevano creato sull ' intero Altopiano un impressionante sistema di difesa , che resiste ancora oggi aJ tempo; un sistema che gl i uomini avevano dotato sia di quanto di meglio allora offriva la tecnologia, sia sfrutta ndo quell'elemento naturale, il terreno , che da sempre collima con la strategia e la tattica militare e che mai come nella g uerra di posizione del 1915/ 18 fu così determinante per la v ita e la morte de i due contendenti.

36 AUSSME, Comando della 3" Armata, Il ripiegamento dal Carso al Piave 24 oltohrte - 17 novembre 1917.


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A perenne memoria, pe r i di scendenti dell a cosiddetta generazione pe rduta, di quelle batt;ig lie dimenticale, rimane il nome delle località conquistale, incise sulle targhe bronzee della spianata del cimite ro monumentale di Redipug lia, dove sono sepolti i resti dei gloriosi caduti dell'Invitta Terza Armata.


Le ba11aglie sull'altopia110 di Comeno

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F:nrù:o Cemigoi

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Le battaRlie su/l 'altopiano di Comeno

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376

Quota 208 sud

Nova Vas. trincee austriache

t:nrico Cemigoi


Le batta~lie sulf'aflopiarw di Comeno

Nova Vas, trincee austriache

Nel Vallone

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Nel Vallone, cimitero austriaco

Quota 208 sud, c:oslrnzione di ricoveri

t.:nrico CemiRoi


Le hallaglie sull'altopiano di Comeno

Nova ¼1s, lrincee austriache distrulle

Quo/a 208 sud, ricoveri sul pendio

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380

Panorama di Nova Vas

Nova Vas , accampamenti

Pnrico Cemigoi


Le battaglie .rnll 'allopiunu di Cumenu

Quota 208 sud, distribuzione del rancio

Quow 20R sud, rincalzi in dolina

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t:nrico Cerni,:oi

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Quo/a 208 sud, riempimento di sacche/li di sah/Jia per lrincea

,~--~ ,.· .

Verso Oppacchiasella bombarde da 4()()

-~


Le batta11lie s11/l'a/topiano di Comeno

Oppacchiasel/a . rovine

Oppacrhiu:,e/fa, rovine

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Oppacchiasella, rovine

U,w dolina verso Oppacchiasefla

F:nrico Cemigoi


/,a cartamoneta fiduciaria nei campi di prigionia durante la Grande Guerra

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Vincenzo La Ferla LA CARTAMONETA FIDUCIARIA NEI CAMPI DI PRIGIONIA DURANTE 1,/\ GRANDE GUERRA

.. .vincitori e vinti uccidevano, cadevano del pari; ignota a questi e a quelli era la fuga . Eneide, Publius Vergilius Maro (70-19a.C.) Tra i tanti problemi che le autorità militari dovettero risolvere durante gli a1111i di fuoco della prima guerra mondiale, vi fu anche que ll o ineludibile dell'alloggiamento dei soldati nemici catturati al fronte. Fumno allora requisiti per ospitare i prig ionieri con un minimo di misure di sicurezza, dopo sommarie modific he o frettolose opere edilizie di adallamcnlo , non solo c.:aserrne dismesse, ma pure edifici un te mpo adibiti a conventi, vecchie fabbriche abbandonate, fattorie fatisc.:enti e persino qualche castello come l'Ursino di Catani a. Ma poic hé non bastavano ad accoglie re il numero sempre cresce nte di uomini, si dovette procedere a partire dal 1916 <.:on la massima urgenza al la costruzione di baraccamenti in veri e propri campi di concentramento, da mettere subilo a disposizione delle varie armate. Così in molte località d'Italia, contemporaneamente, nonostante i modesti mezzi te<.:nic.:i disponibil i a quei tempi, fu preparata in pochi mesi una grande quantità di alloggi idonei ad ospitare la massa rilevante di prigionieri , che dalle zone di combattimento affluivano incessantemente. Si rese necessario, e non più rinviabile, anche l'apprestame nto de ll'occorrente casermaggio per potere alloggiare umanamente i ncmic.:i che si arrendevano. E1_;si, dopo che erano stati catturati sulle pietraie de l Carso, nella Carnia, lungo i fiumi Isonzo e Piave, nel Trentino , nell' Istria, ecc.:., località del nordest del Paese messe a ferro e fuoco per quattro terribili anni, veni vano ovviamente pri vati de lle armi e muni zioni , del materiale be llico vario, dei carri, dei cavalli, asini , muli , insomma di tutti i mezzi di trasporto. Distinti in ufficiali , sotn1ffic iali e truppa e qui ndi sommariamente inte rrogati , si provvede va al più presto possibile ad avv iarli con il carreggio di sponibi le o ppure in tre no per mezzo di convogl i ferroviari riservati (tradotte), e anche per via di mare , ai luoghi di provvisoria raccolta, e infine ai centri prestabiliti dal Ministero d ella

(;uerra. Quando i prigionieri non erano in numero notevole e non era possibile la formazione di un treno speciale, veni vano adibite per il trasporto vetn1re di terza classe esclusivamente per loro, avendo cura che uno scompartimento, munito di cassetta per iJ pronto soccorso e dei medicinali più comuni , rimanesse vuoto per eventu ale isolamento di sospetti malati infettivi sotto controllo medico. Dal momento della cattura e fino al susseguente trasporto verso l'interno de l Regno , per evitare anzitutto la diffusione di pidocchi e altri parassiti, si adotta-


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Vin cenZo La Ferla

vano con scrupolosa osservanza preventive misure igicnichc 1• Durante il viaggio, predisposto in modo da non essere interrotto da lunghe fermate, si facevano distribuire come viveri scatole tte <li carne e pane. Fino ai reparti <li internamento erano falli spostare generalmente a piccoli drappelli sotto buona scorta , quasi sempre rinforzata da carabinieri reali . Li accompa!,rnava una relazione scritta, nella qual e e 'era <li nom1a un breve rapporto sulle azioni campali durante le quali si erano atTesi, un ceuno sui reparti che li avevano catturati e ogni notizia che si rite neva oppo1tuno dare, relativa a grado e carica degli ufficiali, alle loro condizioni sanitarie, ai corpi <li appartene nza, ecc. I feriti e i malati gravi (grands blessés e/ grands malades), se intrasportabili, dovevano essere subito ricoverati negli stabilimenti militari o, in casi di assoluta necessità, nei più vicini ospedali territoriali. Coloro che risultavano arllitti <la perdita della vista di tutt 'e due gli occhi, mutilazioni sul viso, paralisi permat1ente, lesioni cerebrali o del midollo spinale, amputazione totale o parziale di uno o più mcmhra, tuhercolosi polmonare avanzata e malattie mentali incurahili , potevano essere scambiati con soldati ugualmente infermi in mano ne mica. Le ca1t e e i documenti sequestrati erano sottoposti ad un primo esame aJ fine di scartare tutto quanto risultava privo <li qualsiasi interesse militare, mentre i valori erano restituiti senz'altro ai legittimi proprietari. Gli oggetti d ' uso personale, rinvenuti nei campi di hallaglia o hL,;;ciali dai prigionieri morti negli ospedali o nelle ambu lanze, venivano raccolti se trovati in condizione di essere utilizzati , e dopo accurata disinfestazione impiegati per i bisogni degli stessi prigionieri. A gennaio del 1917 ri sultavano internali nei vari campi, sparsi in quasi tutte le reg ioni in spazi geografici fac ilmente controllabili e allacciati qua si ovunque alla rete ferroviaria, hen 79.978 prigionieri , <li cui 1.633 ufficiali e 332 aspiranti cadetti; erano inoltre dispon ibili 232 posti per ufficiali e 12.345 per soldati di truppa, compre nsivi di quelli riservati pu,troppo anche ai nostri connazionali condannati per diserzione o altri reati2 . Tanto gli ufficiali quanto la truppa dovevano vestire di norma la divisa; gli abiti civili eventualmente trovati erano custoditi in appositi locali chiusi. L' equipaggiame nto personale appari va nell ' insieme di screto pe r qualità, però spesso risultava eccessivamente logorato, il che stava ad indicare che gli approvvigionamenti austro-ungarici non erano certo abbondanti. Pertanto se si presentava la necessità si di stribuivano berretti, pantaloni , giubbe e cappolli di panno grigio-verde senza stellette e senza fregi. A ognuno era assicurato un vitto regolare, costituito nel! 'arco della giornata in genere <la 250 grammi ùi pane, 140 ùi pesce salato (baccalà o aringhe) oppure carne (congelata o fresca) , 120 di pasta asc iutta o riso possibilmente con ver-

1 Cfr.: Reperiorio F-11 , Raccoglitore n. 114, presso Archivio del/'Ujjicio SJorico dello Stato Maggiore dell'Esercilo - Roma . Amedeo Giannini, Le convenzioni per la tutela in 1:uerra dei malati, dei.feriti e dei prigionieri, J\non ima Romana Editoriale, Roma 1934. 2 Cfr. Repertorio F-11, Raccoglilore n. 112 , presso Archivio tlell'Ujjii:io Storico, cit.


La cartamoneta fiduciaria nei campi di priRionia durante fa Grande Guerra

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dura (cavoli , zucche , ecc.).Ciò era considerato più che sufficiente per uomini che trascorrevano le giornate in ozio forzato; invece per coloro che si prestavano ad eseguire lavori vari si distribuivano razioni giornalie re aumentale <li 200 grarrnni di pane , 70 di formaggio e 50 di legumi secchi (a voler credere ai documenti d 'archi vio). Si cercò, insomma,pur nei limiti e nelle condi zioni inde rogabili <li disciplina , fe rmezza e austerità , di fare il possibile per rendere me no penosa la pennanen za degli inte rnati e pe r attenuare le cause che potevano comprometterne la salute. Ma è doveroso ammettere che ci si trovò a volte in situazioni disastrose, causate o da grande e rapida affluenza di prigionieri di varie nazionalità (specialmente negli ultimi due mesi di guerra) , o da ritardi nel fun zionamento di alcuni servizi con conseguente scarsità di viveri e acqua, o da insufficiente capacità organi zzati va, se non da inettitudine , di qualche comandante nello scegliere i mezzi indispe nsabili per operare bene in circostanze eccezionali. Pressoché inesistenti e impossibili i rcportagcs sui campi di concentramento, l'informazio ne pubblica era perciò molto limitata e praticamente priva di diffusione. T,'esistenza dei prigionieri fu lasciata passare in sile nzio e i giornali dell'epoca, locali e nazionali , non tentarono nemmeno di parlarne e neppure di fame cenno. Per inte rminabili anni visse nei campi di prigio nia, sparsi in varie località de l Paese, generalmente remote, un 'umanità dolente costretta dalla guerra in un pezzo di suo lo lontano centinaia e centinaia di chilometri dalla patria sognata. In hase alle di sposizioni emanate dal Ministero d e(/a G uerra, alme no ne i campi più grandi dove vano funzionare un ufficio di amministrazione e anche un servizio di vettovagliamento e sanità con un ufficiale medico, aiutato eventualme nte <la personale sanitario presente tra i prigionieri. Le condizioni sanitarie però erano precarie e complessivamente scadenti , come s i può inunaginare per quei te mpi , data la diffusa ignoranza di profilassi igie nica, le sonunarie cure mediche, la scarsa efficacia dei medicinali e dei mezzi di disinfezione, e per di p iù in campi di internamento, dove arrivavano prig ionieri in maggior parte denutriti e demorali zzati per la dura vita trascorsa nelle trincee nonc hé per le f"alichc e i di sagi delle lunghe marce , spesso affrontate con indumenti laceri e scarponi a pezzi. Non pochi dovettero essere assistiti con supplemento di vitto , per potersi riprendere dallo stato di grave esaurimento fi sico nel quale si trovavano. Ma parecc hi purtroppo, nonostante le cure , perdettero miseramente la vita a causa di malattie come le affezioni intestinali ac ute, la dissenteria, il tifo, la polmonite e soprattutto per la tremenda febbre influenzale conosciuta con il nome di "spagnola " (dal presunto luogo di origine). che nell'autunno del 19 18 impe rversò su tutta l'Europa e falcidiò la popolazione del Continente. I comandanti dei reparti di internamento erano di solito ufficiali superiori , che a vevano giurisdizione sia sui prigionieri che sui militari italiani in servizio nei ca mpi di prigionia, dove questi ultimi espletavano le funzioni di polizia e disciplina con il compito anche di assegnare mansioni ai prigionieri e di spiegare loro c he per tutti vigevano le norme disciplinari in vigore nell'esercito italiano. A ciascun internato era corrisposto un modestissimo saldo g iornalie ro, esente da qualsiasi ritenuta: ai soldati semplici 15 centesimi , ai caporali e eaporal-


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Vincenzo I11 Ferla

maggiori 30 e a i sottuffic iali 50. Ov viamente gli ufficiali percepivano una paga più alta, i sottotenenti infatti ricevevano un assegno di poco inferiore a 5 lire , da cui però erano ritenute le spese, che no n dovevano s uperare 4 lire pe r ogni g iornata di presenza , cioè per la mensa comune loro ri servata e a loro gradi mento regolata con servizio disimpeg nalo possibilmente da prigionieri d i mestiere cuochi. li de naro di spo nibile era quindi assai scarso, in gene re con 50 centesimi non si riusciva ad acquistare quasi nulla allo s paccio, falla eccez ione pe r il tabacco e qualche alimento o bevanda, quale caffé. tè , birra, limonata o vino da tavola ( in limitate qu antità, si capisce). U n chilogrammo di pane, secondo il calmiere del 191 8, costava 75 centes imi. Uguale trattame nto , in seguito ad accordi intervenuti tra il Regio Governo Ital iano e que ll o dell a duplice mo narchia austro-ungarica, era destinato a i nostri soldati cad uti in mano nem ica . G li internati , se era necessari o, si facevano lavorare secondo quanto previsto dall a Convenzione IV dell 'Aja 3 e in conformitì, de l trattamento riservato ai nostri soldati prigionieri in Austria, Ungheria e Germania. Le g iornale pc rciù trascorrevano no n in maniera sempre oziosa, alcu ni infatti erano impiegati come muratori in attività di sistemazione o costru zione di padig li oni, a ltri facevano lavori utili per la colle tti vità e per se stessi , come riparazione di scarpe e indume nti , sia pure per un piccolo compe nso. 1 prigionieri, c he avevano le nulo una condotta part icolarmente disciplina la ed erano in grado di provvedere con il lavoro al proprio sostentamento, potevano a domanda essere impiegati come hraccianti ne ll e campagne , specialmente in occasio ne della semina, <lella fie11agione, <leUa mietitura e di ogni opera ag ricola che richiedeva abbondanza d i braccia .. Uscivano, si capisce, sotto sorveg lianza di <lrappc lli armati e prestavano la loro opera di solito nelle vic inan ze del loro reparto, dal quale giornalmente veni vano distaccati e al qual e face vano ritorno la sera, pe r riposa rsi s ui loro g iacigli fatti di pagli a ammucchiata sop ra tavole poste su cavalletti. In casi eccezionali qualcuno otteneva ad<lirillura il permesso per usci re e a nda re a lavorare in qua lche bottega ai1igiana come stagnino, sell aio , carradore, maniscalco, ri paratore di biciclette, ecc.; oppure svolgeva attività <li manovalanza, di carico e scarico di mate riali vari , di tag lialegna, d i governo di quadrupedi . Le prestaz ioni lavorative,che davano in qualche modo l ' illusione di una normale vi ta operosa e che di m assima non oltrepassavano le dieci ore, ven ivano in complesso regolarmente remunerale e a volle pure gratifica te in base all ' abilità professionale d imostrata. Pe r soddisf"arc i propri interess i inte llettuali i pri g ionieri potevano de <licarsi alla lettura, allo studio e avere riviste e libri , forniti dalle più v icine biblioteche; agl i ufficiali era consentito leggere pe rsino alcuni g io rnali pol itic i e quotidiani, escl usi que lli esteri. Ma poic hé quasi nessuno conosceva la lingua ita liana, tutto questo era possibile solo in teoria.

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La IV Convenzione Internazionale dell 'Aia ( 1907) fu quasi un codice dei prigionieri di guerra.


La cartamoneta fiduciaria nei campi di prifJ, ionia durante la Grande Guerra

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Nessun ostacolo doveva essere posto alla libe ra corri spondcm,a dei prigionieri con le loro famiglie, tranne alcune limitazioni rese necessarie dalle esigenze di una maggiore regolarità e celerità nei servizi di ce nsura o trasmissione della stessa corrisponde nza. Si poteva inviare «una lettera alla selli mana di non oltre 4 pagine di fom1ato normale», purché scritta «a penna con la maggiore chiarezza possibile», e si raccomandava di fare uso preferibilmente di cartoline postali che e rano distribuite gratuitamente. Non esisteva alcuna restrizione in vece per gli ufficiali . Sulle le ttere e sulle cartoline, centinaia di migliaia e tutte con franchig ia postale , veniva stampigliata con un bollo lineare la dicitura «Corrispondenza prigionieri di guerra». Anche nei telegrammi , da redi gersi soltanto in italiano o in francese, tedesco, ungherese, dopo la firma doveva scriversi «prig ionie ro di guerra» . Spellava ai comandanti dei singoli reparti appurare, sotto la propria responsabilità , la ragione e l' urgenza dell'inv io e che quanto trasmesso telegraficamente non avrebbe arrecato danno alle ope razioni militari e/o all ' immagine del nostro Paese. Un flusso ininte1rntto di corrisponde nza tra i prig ionieri e i loro familiari , se bbene sollo l' assillo di una forzata e drammatica lontananza di mesi e a volte di anni , durò per tutto il periodo bellico. Era alimentalo, com 'è fac ile compre nde re, dal bisogno psicologico e dalla te nace volontà di ognuno di non essere dimc nticato , di essere presente in famiglia, Lra la gente conosciuta, nel proprio paese. Era un modo per sopportare senza dispe razione la drammatica esperienza della prig ionia e contin uare a tessere legami di affe tto e a micizia. a parlare delle cose di ogni giorno , dei sogni . delle speranze con i propri cari , a vivere insomma. E così il soldato comune, generalmente quasi analfa beta, si industriava a sc rivere, sforzandosi di farsi capire nonostante la calli1:,,,-afia incerta, elementare, e la sommari a ortografia; altrettanto da casa facevano i genitori , i fratelli , la moglie. Tra cose dette e non dette il prig ionie ro inviava re iterati segnali di vita , ricorda ndo e ripe tendo in sgangherate righe di essere figlio, marito, padre, amico , mentre sommessamente ri chiedeva ansioso una risposta, una parola di conforto. Non voleva essere abbandonato al suo triste destino. A tutti era consentito rice vere e spedire , in esenzione di tasse, vag lia postali e p acchi , che erano controllati affinché non conte nessero oggetti all'infuori d i quelli consentili. A ritirare il denaro alla posta e a consegnarlo ai destinatari , conve1tito pe rò in buo ni (cartamoneta fiduciaria) con regolare hollo e nei di versi tagli di 0.05 , O.IO, 0.25 , 1.00, 5.00 e 10.00 lire aventi v alore solo all ' interno del reparto di internamento, poiché ai prigionieri era vietato tenere de naro corre nte, provvedeva il comandante del campo o un suo delegato. Se si trattava di somme ril evanti veniva rilasciata agli inte ressati regolare ricevuta invece dell'equivalente in moneta fiduciaria, sempre che essi lo preferivano. Anche i compe nsi percepiti lavorando, dovevano comunque essere cambiati in huoni. Pur nella limitatezza tipologica e qualitativa c he li di stingueva, alcuni buoni rispettavano compiutamente i carallcri essenziali di una cartamoneta a corso legaJe forzoso, con impiego rapportato ovviamente alla ridottissima entità degli scambi ammessi dentro una strnttura statica e costrittiva. L'esistenza di questo de naro a circolazione limitala sia nello spazio che nel tempo -s'incominciò a


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Vincenw La Ferla

stampare soltanto a partire dalla metà del 1916 e l'operazione terminò alla lìnc del I 9 I 8- mirava a fornire alle persone uno strumento monetario atto a mobilizzare il risultato del poco lavoro prestalo, serviva infatti soltanto per l'acquisto de i poveri beni disponibili nello spaccio alimentare del campo di prigionia. Ne restava interdetto l'impiego all'esterno , perché s i trattava di moneta inconve rtibile, cioè non scamhiahilc con quella a corso legale e pertanto non accettahile dalla popolazione. Ciò rende va impossibile agli eventuali fuggitivi disporre di mezzi di pagamento comuni e necessari per la sopravvivenza, gli spostamenti, ecc. Gli esemplari di questa cartamoneta più curati esteticamente emanano oggi un pa1ticolare fascino, che deriva non solo dai riferimenti ai drammatici eventi di grande risonanza nella nostra storia nazionale, ma anche da un'accattivante e artistico disegno, dalla gradevole composizione della cornice di inquadramento, dalla semplicità attigianale dei colori . Si distinguono in modo particolare i buoni dei campi di concentramento dcll' Asinara (prov. Di Sassari) e di Villoria (prov. Di Ragusa) , i magg iori d 'Italia e lontani più o meno mille c hilometri dalla zona dove gli eserciti aspramente si fronteggiavano. Il campo dcli' Asinara poteva ospitare fino a 20.000 soldati; quello di Vittoria, pronto già dal mese di marzo del 1917 ed esteso su un terreno pianeggiante di 216.120 metri quadrati alla periferia di un laborioso centro agricolo dell 'estremo sud4, dove va ave re la capac ità di accoglie re 15 .000 prigionieri, secondo la stima fatta da un 'apposita Commissione del Ministero della Guerra ,5 ma in effetti il numero degli internati si aggirò presumibilmente intorno a cinquemila. E ra cinto da efficienti mura - ancora oggi esistenti per un lungo tratto - in modo da rendere più facile e sic ura la sorveglianza con l'impiego della minor quantità possibile di forza armata. In esso perirono purtroppo per malattie varie e a causa della tremenda e pidemia "spagnola" duecentosessantotto prigionieri, di cui i più g iovani avevano 19 anni appena. La loro morte fu regi strata presso l' Ufficio di Stato Civile del Comune: erano di etnia ungherese, austriaca, polacca, ceca, slovacca, erzegovina, bosni aca, c roata, tedesca e dalmata . Trovarono pietosa sepoltura in una zona appositamente riservai.a del cimitero cittadino a spese del Regio Governo. Nei higlietti dell ' Asinara risaltano sul frontespizio lo scudo sabaudo coronato, il valore della moneta, il numero di serie e la lìnna del comandante del campo . Due fasci di rami di quercia, pianta tipica della zona, fanno da elemento decorativo a destra e a sinistra, mentre sulla facciata secondaria è raffigurato un vago paesaggio dell' Isola. I buoni riportano inoltre il timbro del Comando del Presidio Militare locale con lo stemma della Monarchia dei Savoia al centro. Nella cartamoneta del campo <li Vittoria troviamo indicati sul frontespizio il valore in centesimi o lire, la data di emissione (gennaio 191 8) assieme ai nomi

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Cfr. Fondo Prefettura di Raiusa, busta n.193, fasc.J. presso Archivio di Stato di Ragusa. 5 Cfr. Repertorio F-ll. Raccoglitore n . 112. presso Archivio dell'Ufficio Storico. cit.


Lu nlr/umoneta fiduciaria nei campi di prigionia durante la Cirande Guerra

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del responsabile amm inistrativo, capitano G. Rodriguez, e del comandante, tenente colonnello T . del Buono, c he testimonia con la sua presenza quanto importante fosse quella istituzione militare. Spicca su tutto l'Italia turrita in trono - nella sua rappresentazione simbolica in forma d i altera figura femminile - armata di spada e con lo scudo sabaudo e in pugno la bandiera tricolore. Sul retro invece è raffiguralo quasi fedelmente il l:,'Tande campo di concentramento e in un riquadro centrale in basso è messa in evidenza la scritta ammonitrice / ,a le~~e punisce le falsificazioni, formula cautelativa in verità puramente formale, poiché i biglie tti si potevano riprodum.: con facilità essendo stampati su ca1ta comune pri va di filigrana. In un altro riquadro a sinistra è riportalo lo stemma del Comune di Vittoria, rappresentato da un 'aq uil a coronata che tiene tra gli artigli un tralcio di vite con due rigonfi grappoli d'uva, simbo lo chiaro della ricchezza vitivinicola del territorio. Fuori cornice al centro si legge stcnlatamcnlc che la stampa è stata real izzata dalla litografia di B. Marchisio e Figli a Torino, sul margine a sinistra in vece la scritta verticale con ghirigori Vittoria . Sicilia. I colori usati sono diversi a second a dei tagli, tutti comunque tenui , sfumati , e ogni big lietto quasi sempre timbrato prima di essere consegnato. Per la precisione tecnica e l'armonia della raffigurazione, persino nel riquadro finemente reali zzato con fregio a greca e nello sfondo del frontespizio, possiamo senz'altro considerare questa cartamoneta una ruori scric ri spetto alle altre, un piccolo insolito capolavoro di artigianato litografico che riesce ad imitare perfettamente la cartamo neta ordinaria, ma anche a creare un ' autorappresentazionc di un settore del mondo militare di allora. I numeri elevati di serie, inoltre, fanno pensan.: che i huoni erano utilizzati da mig liaia e migliaia di prigionieri. Per le località aventi reparti di prigionia di modeste dimensioni, cioè con qualche centinaio di posti, i biglietti monetari risultano in vece mo lto semplificati, scarnificali all 'essenziale e privi di qualsiasi forma di abbellimento, scn,-,a dire c he alcuni hanno una tiratura limitata soltanto ad alcuni tagli. Qui per tutti facciamo menzione di quelli di Mantova, di Pirenze (stampati dell ' Istituto Geografico Militare nel 1917, però non emessi), dell'ex stabil imento bal neare di Noccra Umbra-Bagni (prov. Perugia), di C ittaducale (prov.Rieti), di Muro Lucano (prov. Poten7,a) e dell'ex convento S. Maria a Termini lmcrcsc (prov. Palem10) . Ma in mollissimi altri reparti , gesti ti sempre dai vari corpo d 'annata, non ru messo in circolazione nessun tipo di moneta, perché si trattava di attendamenti o baraccame nti precari , predisposti all'insegna del! 'emergenza e dell a provvisorietà c he poi in effetti durò anni; in Sicilia , ad esempio, ne furono impianta ti a Baghe ria , Carini , Cefalù , Favara, Milazzo, Misterbi anco, Noto, Palermo, Patemù, Pozza llo , Sciacca e Terrasini . Anche le nazioni nemiche rurono costrette a c reare cartamoneta fiduciaria per i prigionie ri italiani e gli internati civili. La stampa di alcuni buoni, come per l'Italia, appare molto curata, in modo speciale per i biglietti che circolavano nei ca mpi di prigionieri di gue rra (kriegsgefagenelager) di 1-Iajmas kér e Ostffyasszonyfa, che riportano gli e mblemi dell ' Impero Austro-Ungarico (aquila bicipite) e della Monarchia Ungherese con la scritta latina indivisibiliter e inseparabiliter , assieme alla data di emissione ri spettivamente del 15 maggio


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Vincenzo Lo Ferla

1916 e I giugno 1916. Per quelli di Haj maskér il valore è scritto al centro con caratteri gotici, nei biglietti di Ostffyasszonyfa si legge anche in lingua italia na; in entrambi viene indicato il nome del lagcrkommandant. La finezza dei particolari , l'armonia dei colori e l'accattivante ricercatezza este ti ca anche nel riquadro, la messa in evidenza dei nume ri di serie, la di versificazione del formato in rapporto ai vaJori , danno l' impressione di una valuta estera vera e propria. Meno ricchi di particolari , ma pur sempre abbasta nza curati ne l disegno , sono i biglietti de i grandi campi di Brunn am Gebirge (Cecoslovacchia) e Mauthuusen (Austriu), di questi ultimi alcuni solo con l'aquila imperiale asbu rgica altri con immagini di tipi di prigionie ri, tra i quali si di stinguono chiarame nte un ufficiale bersaglie re con il cappello piumato e un inglese co n il suo caratte ri st ico hastoncino. Molto sempl ice qualche altro come q ue llo di Ounaszerdahely, emesso nel gennaio 19 18 e auste rame nte contraddi stinto so ltanto da un 'aquila stilizzata con lo scudo sabaudo nel petto, e que llo di Ersat7.depot Graz (Austria) , c he riporla sul retro la traduzione italiana di quanto in esso si trova scritto. Quasi " ricevute" in mini atura , al contrario , i higlietti uti li1.zati nei reparti che ospitavano num eri esigui <li soldat i, ad ese mpio il buono (gutsc hei n) dell " ' ltalianer-Uataillon" e dell'" Ita lianer-Kommando XVI" . Gli esemplari di tutta questa moneta. stampata ge neralme nte con procedime nti litografici semplificati e solo qualche volt.a complessi , cioè arricchiti <li im magini e disegni ornamenta li vari , sono oggi di difficilissimo reperimento sul mercato dell'antiquariato, pressoc hé inesistenti ne i musei della gue rra. perciò vengono classificati come " pezzi" nu mismat ici molto rari , dei quali solo qual c uno è arri vato fino a noi. Per dare una visione quanto p iù precisa possibile del panorama de lla caitamoneta in circolazione nei campi o reparti d i prigionia , presentiamo qui di seguito delle riproduzioni fotografiche di alcuni lnwni in uso in llalia e nelle Nazioni a noi nemiche durante l'immane ''inutile strage" ( Benedetto XV ) de l 19 15-19 l8. Chiudiamo questo brevissimo saggio con una carrell ata di immagini più o me no recenti sul campo di concentramento d i Vittoria, scelto come esempi o illuminante fra tutti quelli sorti durante gli ann i terri bili de lla guerra . Ogg i d i esso rimane so lo qualche capannone con lunghi desolati tratti delle mura perime trali, " a futura memori a, se la me moria ha un fu turo" (Leonardo Sciascia). Vogliamo prima ri cordare c he la Grande G ue rra fu in sostan za l'evento e pocale a cui prese parte tutta la Nazione, pagando un trihuto altissimo : 650 .000 morti e un milione di feriti , 470 .000 prigionieri di c ui oltre 70.000 deceduti o d ispersi. Senza contare la distru zione cieca e l'incalcolabile spreco di e ne rgie e d i risorse provocati dal sanguinoso confli tto . Gli alti di valore furono innume re voli , testimoniati da 366 medaglie d ' oro , 38.355 d 'argento , 39.399 di bronzo e 28 .366 croci di guerra, concesse a se mplici so ldati e a graduati di truppa , a sotlufTiciali e ufficiali , che quasi sempre giovanissimi lasciarono in combattime nto le loro vite pe r la Patria comune .


La car1amoneta .fiduciario nei campi di priiionia durante la Grunde Guerra

Ta11• I - Cartamoneta del campo di concemrame11to dell'Asi11ara

393


394

Vincenzo la Ferla

CAMPO CONCENTRAMENTO

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CAMPO CONCENTRAMENTO

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Tav. 2 - Esemplari frunte -retro di carramone1a del campo di conce,uramento di Vi1toria


La cariamone/(/ fiduciaria 11ei campi di prigionia durante la Grnnde Guerra

395


Vincenzo La Ferla

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Ta v. 3 · Esemplarifronte-reiro di carwmoneta del campo di conce,urmnento di Vittoria


Lo corta111011e10 fiduciaria nei campi di prigionie, dura111e la Grande Guerra

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Vincenzo La Ferla

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REPARTO .f

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La cariamone/a fiduciaria nei campi di prigionia durante la Grande Guerra

399

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REPARTO P,RIGIOllmRl m GUERRA MUR(I LUCANO

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Tl1v, 5 - Cartamoneta dei reparti di Nocera Umhra, Ci11aducale, Muro Lucano e Termini lmerese


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Tav. 6 - Carza111011eta dei <:(1111pi di Hajmdskér e Ostjfya.1·szon.)fa

\li11ce11zo La Ferla


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Tav. 8 · Cartamo11e1a del campo di concen1ramen/.O di Mawhausen


La c:artamonela fidu ciaria nei campi di prir;io11ia dura/Ile la Grande Guerra

centesimi

403

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Tav. 9 - Buoni dei campi di Dunaszerdahely, Er.mtz.depo1 Grnz., "/ta/ianer-Ba/ai/lon '' e "ltalia11er-Ko111111a11do XVI "


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Vincenzo La Ferla

Tav. IO - Gennaio 1918: vincitori e vinti. Colonna di prigionieri austroungarici in m.arcia verso il campo di concentramento e in transito sulla piazza principale di \littoria


La carlamoneta fiduciaria nei campi di prigionia durante la Grande Guerra

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Tc111. I I - Iniresso del campo con stella militare in bronzo e tratto di muro con garitta


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Vincenzo La Ferla

Tav. 12 - Posto di guardia e capannone restaurato, oggi sede del Museo Storico ItaloUngherese


La cartamonetajìduciaria nei campi di prigionia durante la Grande Guerra

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Tav. /3 - In a/lesa della distribuzione del rancio, (Archivio fotografico dell' Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito - Roma)


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ra v. 14 - Chiesetta e serbatoio idrico

Vincenzo La Ferla


La cartamoneta .fiduciaria nei campi di prigionia d11raute fa Grande Guerra

tav. 15 - La messa; l'interno di un dormitorio

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Tav. 16 - Centrale elettrica e capannone con iabbia di Faraday

Vincenzo La Ferla


La cartamoneta fiduciaria nei campi di prigionia durante la Grande Guerra

Tav. 17 - La distribuzione del pane e delle coper1e

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Tav. 18 - Capannoni camerate

Vincenzo La Ferla


La cartamoneta fiduciaria nei campi di prigionia durante la Grande Guerra

Tav. 19 - L'infermeria; la ricrea~ione

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414

Tav. 20 · Capannone di isolamento sanitario e ir!fenneria

Vincenzo La Ferla


La cartamoneta fiduciaria nei campi di prigionia durante la Grande Guerra

415

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Tav. 21 - la distribuzione deJ sapone; un lavatoio


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Tav. 22 - Capannoni con lavatoi in cemento

Vincenzo La Ferla


La car/a,nonera fiduciaria nei campi di prigionia durante la Grande Cuerm

Tav. 23 - Serie di capannoni e prospettiva del muro perimetrale lato sud

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Vincenzo La Ferla

INDICE DELLE TAVOLE TAV. I TAV.2 TAV.3 TAY.4 TAV.5 TAV.6 Tt\V. 7 TAV. 8 TAY. 9 TAV. IO

TAV.11 TAV. 12 TAV. 13 TAV.14 TAV.15 TAV. 16 TAV.17 TAV. 18 TAV. 19 TAV. 20 TAV.21 TAV. 22 TAV. 23

Caitamoneta del campo di corn.:cntramcnto <lell ' t\sinara Esemplari di carta moneta fronte-retro del campo di concentramento di Villoria Esemplari di cartamoneta fronte-retro <lei campo di concentramento <li Vittoria Cartamoneta dei reparti <li Mantova e Firenze Cartamoneta dei reparti di Noccra Umbra, C ittaducale, Muro Lucano e Tem1ini Imerese Cartamoneta dei campi <li Hajmaskér e Ostffyasszonyfa Cutamoneta del campo di Drunn am Gebirgc Cartamoneta del campo di concentrame nto di Mauthausen Buoni dei campi <li Dunaszerdahely, Ersatzdepot Graz, "TtalianerBataillon" e "Ttalianer- Kommando XV I" Gennaio 19 18: vincitori e vinti. Colonna di prigionieri austroungarici in marcia verso il campo <li concentramento e in transito sull a piazza principale di Vittoria Ingresso del campo con stella militare in bronzo e garilla Posto di guardia e caparrnone restauralo sede del Museo Storico Italo-Ungherese In attesa de ll a distribuzione de l rancio ( Archivio .fotografico del ' Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell 'Esercito - Roma) Chiesetta e serbatoio idrico La Messa - L' interno di un dormitorio Centrale e lettrica e capannone con gabbia di Fara<lay La distribuzione del pane e de lle cope1te Capannoni camerale L'i nfem1eria - La ricreazio ne Capannone di isolamento sanitario e inferme ria La distribuzione del sapone - Un lavatoio Capannoni con lavatoi in cemento Serie di capannoni e prospettiva <lei muro perimetrale lato sud

Le fotografie e gli esemplari di ca1tamoneta riprodotti nel presente saggio fanno parte della collezione privata di V. La Ferla.


Oltre il mito - Caporcllo /917

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Fernando Rivara OLTRE IL MITO - CAPORETTO 1917

Introduzione

La massa dei documenti compilati dai coma ndi italiani per la battaglia di Caporetto fu tenuta segreta dalla commissione d'inchiesta nominata il 12 germaio 191 8 dal governo presieduto da V. E. Orlando. La mancanza di notizie certe foce sì che in fuocate polemiche sullo svolgimento dei fatti si rinnovassero per decenni ed ancor oggi se ne odono gli echi. Ricordo l'amarezza per tale situazione espressa da Novello Papafava dei Cmrnresi quando visitammo parte delle zone degli scontri iniziali e le indicazioni fornitemi dai Prof.ri Piero Pieri e Guido Uigli. Verso la fine degli anni 960 l' Ufficio Storico S .M .E. pubblicò centinaia di ordini emessi per la battaglia dai nostri comandi (le uniche carte sicuramente pri ve del senno di poi) . Nel 1981 fu pubblicata la relazione del generale tedesco Konrnd Knifft von Ddlmcnsingcn cx Capo di Stato Maggiore della 14" Armata attaccante. Dallo scritto si ricavano dettagliati pa11icolari deU azione avversaria come le repentine conquiste dei monti Mc rzli e Nero difesi dal 1V Corpo Cavaciocchi: esse permisero a due reggimenti di scendere velocemente nella sottostante ampia valle sini stra dell l sonzo rendendo inarrestabile la loro veloce avanzata e quella della 12" divisione. Invece nella stretta e piatta valle destrn del fiume (tale dimensione si manteneva per circa 7 chilomet1i poi ampliandosi nella zona di Idersco) si fecero avanti due battaglioni del 23° reggimento tedesco partiti daJla confinante testa di ponte di Valzana che per la sua situazione era stata da 14 g iorni dichiara ta inte mibilc dal capo del XXVII Corpo con scritto n° 2693 1 0.P. indirizzato ai comandanti della 2" Annata e del I V Corpo. Entrambi i generali non contestarono la segnalazione ri cevuta: il comandante la 2" Annata pre vide che il XXVII Corpo si sarebbe dovuto ritirare sulla linea Globocak-Jeza. Cavaciocchi non si preoccupò: ordinò in vece al IV Corpo di predisporre attacchi di sostegno verso Volzana che gli imprevisti cedimenti del suo fronte resero inattuabili , inoltre egli non prese accord i con il VII Corpo Bongiovanni per la difesa della stretta e pialla destra Isonzo come sino ali ultimo ordinato dal comandante la 2" Annata, ciò è registrato anche nel Diario storico del IV Corpo. Krafft indica che nella stretta e piatta valle destra aj primi due battaglio11i tedeschi si aggiunse il terzo del 23° che slava marciando nell ampia valle opposta e precisa e h 'esso attraversò il fiume a Volarie, su una passerella trovata intatta. Krafft descri ve la sorle di una compagnia mitraglieri aggregata alla brigata Napo li appe na giunta , dalla lontana val Judrio, in una zona del Colovrat a lei sconosciuta. Ciò a seguito di un tardi vo ordine della 2" Armata che imponeva l'occupazione della lunga linea in ri assetto sul fianco del Colovrat ed il solo blocco-della sottostante strettoia di Osteria situata nella destra Isonzo in quel


Fernando Rivara

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punto larga appena 40 me tri . Il generale tedesco indica c he quella compagnia fu homhardata dall'artiglie ria, poi hcrsagliata dagli avversari che avevano raggiunto la v icinissima sponda opposta dell ' Isonzo dopo aver travolto la seconda linea di difesa del IV Corpo. I resti de lla compagnia non seguirono il dilagante esempio di ritirarsi velocemente alla volta di Caporctto e , dopo un ulteriore combattimento, furono catturati dal reparto di testa tedesco risalente la stretta riva di destra. Di loro e dei loro morti si perse ogni traccia: onore al Krafft che li ha ricordati con onestà. La veloce caduta dell' ampia valle sinistra in mano delle nume rose truppe austrotedesche sorrette da una pote nte arti glieria rendeva impossibile una va lida resistenza anche a grosse rormaz ioni italiane necessariamente diluite nella stretta valle destra: essa era un infausto palcoscenico incassato tra le scoscese e non predisposte pendic i del Colovrat e l' Isonzo. Sulla sinistra e sulla destra del fiume gli allaccanti non incontrarono resiste nza ne lla terza linea de l IV Corpo (detta linea d 'Armata e proteggente Caporetto) perchè, come conferma il Krafft , essa era stata lasciata sprovvista di di rcnsori. Le truppe avanzanti, constatalo che il ponte di ldersco era facilme nte transitabile, passarono in pa11e sulla destra Isonzo e poi , assie me al 23° reggimento , occuparono C.aporetto verso le ore 14 de l 24 ottohre 1917. dopo aver percorsi 11 chilome tri nelle retrovie del I V Corpo. In poco più di sei ore era stata apelta la via per la valle Natisonc: percorrendola in direzione sud l' avversario iniziò l'aggiramento delle postaz io ni italiane del Colovrat e della I3ai11sizza ma la stanc hezza, i tardiv i bombardamenti aerei italiani de l pericoloso ponte d ' ldcrsco (essendo quello di Caporclto di strutto per lode vole iniz iati va del capitano Platania) resero più lento il suo procedere. Usando quali avanzate tecnologie gli avversari pote rono far studiare con anticipo agli attaccanti i più delicati particolari delle difese italiane? Quali avvcrùmenli accaddero nell e altre zone assalite e ne i giorni seguenti ? Come si passò dalla sconfitta al blocco de li 'Eserc ito attaccante e poi alla vittoria finale? Lo scritto c he segue risponde a questi interrogati vi tramite i documenti del tempo emessi dai comandi italiani e te stimoni anze d ' impo11anti attori che ope rarono nel ca mpo .ivve rso.

CAPITOLO J LE CATTIVE CONDIZIONI PSICOLOGICHE DEJ SOLDATI E DEI MASSIMI CAPI MILITARI Il 6 g iug no 1917 il gene rale Cadorna scrisse al Governo:

"Come massimo responsabile dell ' andamento della guerra. ho il dovere di segnalare le conseguenze che una debole condotta della politjca interna [ministro dell'interno V.E. Orlando] a vrà incluttahilmcntc su lle sorti della nostra guerra".


Oltre il mito - Caporetto 1917

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Le truppe italiane, in 4ucl tragico scorcio del I 91 7, erano cffcllivame nte stanche ma c iò non dipese unicamente dai fatti indicati da Cadorna. Per avere un quadro completo delle ragioni che generarono il rilassamento lamenrnto è necessario ri salire sino ai giorni della neutrnlità italiana. Non solo le lotte tra neutralisti ed interventisti lasciarono tracce, tal volta inde lebili , ne ll 'animo dei cittadini più evoluti di venuti combatte nti ma impedirono che il governo segui sse, con decisione, una costante politica di preparazione all ' intervento. S i giunse così al l'ingresso in guerra con una e fficienza militare assolutame nte inadeguata. L'Ufficio Storico de ll'Esercito, in una sua puhhlicazione , ha sintetizzato la situazione gravemente deficitaria delle a11ig lierie e delle mitrag liatrici 1• Cadoma era stato no minato capo di Stato Maggiore dell 'Esercito il IO giug no 1914. undici mesi prima dell ' inte rvento dell ' Italia. Il suo compo11ame nto nei confronti della preparazione a ppare complesso: da un lato egl i cercò di migliorare le dotazioni , trovando peraltro o stacoli nell'inadeguata disponibilità di fondi ; dall 'altro coltivò preocc upazioni di carattere interventistico e questo g li fece porre in secondo piano la necessità di illustrare al governo la vera entità dell'impreparazione , cosa da lui ammessa nello scritto compilato i11 tempo fascista e dopo la sua completa riabil itazione 2 . Entrammo in guerra con una artiglieria troppo sc~mrn e r.on circ,1 mezza mitragliatrice ogni mille fanti , proporzione inverosimilmente bassa per gli eserciti hclligeranti 3 . E' interessante notare che l' Italia dichiarò gue rra senza nemmeno aver c umulato un numero suffi ciente di pinze per il taglio dei reticolati nemici. Questa realtà permeò talmente l'ani mo di alcuni comandi da far loro ritenere di poter imporre, come assioma, il concclto che " i reticolati si sfondano con i petti uman i" 4 . Le fo ndamentali carenze del l' Esercito italiano furono colmale negli anni seguenti l' intervento anche perchè eravamo schierati con pote nze ricche d i mate rie prime , di manufatti e domina ntj il mare; al tempo di Caporctto avevamo cumul ato artiglierie più nume rose di que lle del nemico. Nei precedenti due anni di g uerra il sacri l"icio di sangue gravante sull ' Esercito s'era fatto penoso e si rinnovava ad ogni azione. Nelle pesanti o ffensive del 191 7 c he precedettero Caporetto avevamo avuto 400.000 uomini posti fuori combattime nto: si era raggiunto il ri sullalo di logorare il nemico ma anche l' Esercito italiano risultava sfinito senza c he avesse ottenuto alcun sostanziale miglioramento della situazione. Se le perdite di uomini e le fatiche avevano generato stanchezza, la man-

1

Ministero de ll a Guerra. l'Esercito itali ano nella Grande Guerra, 19 15-19 18, Volume I, 1927. pp.93- 170. 2 L. Cadorna, Pagine polem iche, Garzanti , 1950, p.62 nota I. 1 · Ministero della Guerra, l' Esercito italiano ne lla Grande Guerra, 191 5 -1918, Volu me I, 1927, p.11 7. 4 I .. Capello , Per la verità,Treves, Milano , p.45.


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Fernando Rivara

canza di risultati importanti , atti a compensare tanto impiego di energie, avevano creato sfiducia. In tale situazione hisognava preservare le lruppe da ogni !,'Tosso insuccesso perchè questo avrebbe influito in maniera molto negativa sia sui soldati che sulla popolazione. E' indubbio che sul morale dei soldati agisse anche lo stato d'animo del paese, sofferente non solo per le privazioni dovute alla guerra ma anche per una propaganda politica negativa. Con il passare degli anni e con l'accumulo dci sacrifici, i partiti interventisti avevano perso parte del loro smalto e della loro intluenza. Il partito socialista sembrava invece aver aumentato la propria c redihiliLà; nella primavera del 1917 le noli zie dc Ila rivoluzione 'socialista' ru ssa spostarono ancora più a sinistra quel partito. Tn concomitanza si ebbero diffuse manifestazioni per la pace, sfruttando la carenza di pane. Ci si potrà chiedere perchè questo stato d ' animo non portò ad un serio tentativo rivoluzionario, sulla scia di quello dei bolscevichi mssi. La ragione è molto semplice; perchè una rivoluzione riesca deve impadronirsi della grandi città: in Russia i rivoluzionari chhcro nelle metropoli l'appoggio dei soldati che si erano ribellati , in Italia avvenne in contrario. L' esempio più evidente è dato dai moti di Torino avvenuti nell 'agosto 191 7: nonostantt.: si fosse fatta propaganda perchè la guarnig ione della città fraternizzasse con i rivoltosi, questa rimase fedele ed in qualche caso sparù contro i dimostranti. Bisogna notare che i soldati erano per la massima parte contadini, in quanto gli operai che lavorava.no nelle fabbriche addette alla produzionc bellica avevano avuto cscn1.ioni: vi era quindi una contrapposizione tra il 'contadino-soldato' e l'operaio rimasto nelle officine situate nelle periferie delle grandi città. Lo stesso Gramsci ebbe a riconoscere c he invano gli operai avevano sperato nell'appoggio dei soldati cd il comportamento di questi ultimi fece fallire l' insurrezione 5 . Può essere quindi valutato quanto chhc a dire il Bissolati: "i soldati che si sottomeltono a tanti sacrifici e rimangono a volte delle giornate senza rancio, erano furiosi a sentire che i fortunati che non corrono alcun pericolo a guadagnare salari alle loro spalle facessero rivolta per un pò di scarsità di pane. Se fossero condotti contro i rivoltosi ne farebbero un macello" 6 . Le analisi del Gramsci e del Bissolati partivano da punti di vista politici opposti ma concordava.no nella sostanza: si puù concludere che il soldato era stanco di combattere una guerra c he gli appariva condotta in maniera inconcludente, era sensibile al la lamentele ed ai consigli dei propri familiari ma era nettamente contrario, anche alla vigilia di Caporctlo , ad ogni azione rivoluzionaria. Questa situazione chiarisce e le lagnanze del generale Cadoma contro il

5 A. 6

Monticonc, Gli italiani in uniforme , Larerza , 1972, p.129 nota 71. O . Malagodi, Conversazioni della guerra , Milano, 1960, pp .165 166.


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go verno per l'abbassa rsi del morale ne l Paese e le controaccuse dei politici pe r il pesante modo con cui il comando Supremo conduceva la guerra. Essa spiega il fatto esse nziale che i soldati italia ni -nonostante la grave sconfitta- seppero onorevolmente proseguire il conflitto sino a raggiungere la vittoria. Se i combattenti erano stanchi , non me no logori si manifestarono i rapport i fra i generali Cadoma e Cape llo, i due massimi comandanti inizialmente interessati da lla hattaglia di C aporetto. E' quindi necessario mettere in luce gli effettivi legami esistenti tra i due e le segre te ri valità che li condizionarono; ta li sentimenti fecero parte de lle cause che influirono sullo svolgimento negativo de lla battag lia. Prima ed anche dopo Caporetto essi si scamhiarono formali att estazioni d i stima quando ciò tornava loro comodo. Ma che cosa vi era sotto questa e pide rmide di cordiali tà? I gene rali C adoma e Capello vennero ai ferri cotti do po la vittoriosa battaglia di Gorizia de ll ' agosto 1916. E' indu bbio il merito del generale Capello, facilitato dall'azione de l suo giovane capo di Stato Magg iore Badoglio che lo aiutò ne lla preparazione de lla battaglia e poi condusse le tru ppe e le a rtiglierie alla fulminea conquista del Monte Sabotino. Badoglio e ra a llora colonnello e venne promosso generale su proposta de l duca cl ' Aosta e di Capello; quest' ultimo, in vece , fu destituito dal comando e trasterilo alle d ipende nze ciel gene ral e Ma mbretti , allora uno de i preferiti del 'generalissimo' c he aveva così trov ato il modo per colpirlo7 . Ne lle sue ultime me morie questi così giustificò il trasfe rime nto imposto al generale C ape llo: " li ge nerale Capello ... e ra uomo di caratte re turbo le nto e dominato da sfrenata a mbizio ne. Quando , do po la battaglia di Go ri;,.ia, io seppi che al suo quartiere generale si erano dati convegno deputati d i varia gradazione, anche socialisti , e c he esso era di venuto covo di maldicenza verso il comando supre mo, non crede tti , in grazia degli ottimi precedenti del gene rale , di prendere al di lui riguardo , gravi provved imenti e mi limitai a trasferir lo dalle ri ve dell 'Isonzo all'altopiano di Asiago ... poi gli affidai il comando della 2" Armala che egli condusse alla conqu ista della Bainsizza . A seguito di questa grande battaglia, non mancarono giornali che accennarono al gene rale Capello come il probabile sucessore al comando supremo. Io no n posso affermare che egli avesse mano a queste cong iure, sebbene non siano mancati indizi aù indurm i a tale credenza cd il suo carattere estremame nte a mbizioso renda pro babile la cosa8" . L'attrito nascosto ma profondissimo esistente tra i due massimi comandanti era dunque nato ben prima di Caporetto; poco valgono le negazioni fatte al riguardo da qualcuno al fine di mascherare le conseguenze che ne derivarono . Era inevitabile che l'antagonismo tra i due generali fi nisse per esplodere e ne l volume scritto da Cadorna e puhhlicato postumo con il titolo " Pag ine polemi-

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L Capello , Per la verità, Milano , 1920, 1920, p.57. L. Cadorna , Pagi ne polemiche, Garzanti, 1950, p.333.


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che" l'ex 'generali ssimo ' così e v ide nz ia g li effe tti pratic i del suo du alismo con il generale Capello: " Avrei fatto bene a sorvegliare maggiorme nte il gene rale Capello e ad accertarmi de ll ' esecuzione dei 1niei ordini . Ne fui distolto da lla improrogabi le necessità di controllare la siste mazio ne tridentina I in realtà si allontanò con lo scopo princ ipale di riposarsi e farsi raggiunge re dalla moglie a villa Camerini" 9 . Secondo la commissione d ' inc hiesta io a Vicenza, poco prima di Caporcllo, avrei pronunc iato queste parole: " del resto il generale Capello deve ohhcdirc. Se non o bbedirà, non ostante la ricono scenza che gli de vo, lo tratterò come gli altri. Si tratta d i una 4ucsti one molto importante cd uno solo deve comandare" . E' veri ssimo che pronunc ia i queste parol e od a ltre consim ili . li generale Capel lo, ossessiona to da un concetto controffe nsivo irreali zzahilc in que l mome nto , inclinò a fare a modo suo" 10 . Purtroppo so lo nell' immine nza de lla battagl ia, q uando non v' era più tempo per mutare lo sc hieramento già eseguito , il generale C adoma impose al ge ne rale Cape llo di adottare una stretta difensiva. La sua lunga tolleranza rese complice il ' generalissimo' con la disubbidie nza de l subordinato . Tale grave situa zione , se impedì a Cadorna di puni re Cape ll o per quanto egli stesso aveva a lungo toll eralo , permise al più disin volto suhordinato d i riversare su a ltri la propria responsabilità: ccrcù di coinvolgere il gene rale Cadorn a ne lla sua line a contro l'antico comandante de l XXV II Corpo.

CA PITOLO 11 L' INEFFICACE PREPARAZIO NE DELLA BATTAGLI A GENERO ' POLEMICHE NEL DOPOGUERR /\ Da l comando S upremo ita liano dipende vano 4 Armate e due zone spec ia li (Stelvio e Carnia) , complessivamente 25 Corpi d ' Armata più 8 di visioni costituenti la riserva di Cadorn a. De lla 2" /\rmata, che nella pro pria ala sinistra subì il pote nte urto austrotc dcsco, racevano parte 9 Corpi d ' Armata: tra e ssi sopportarono il grande urto solo il IV (Cavac iocchi ), il Vll (Ilo ngiovanni), il XX VII ( Badoglio) ed il XX IV (Cavig li a). Quest'ultimo ricevette la parte minore de ll'a ttacco, combattè contro un nemico che aveva forze pari alle sue e fu l' unico tra que lli assa liti a trovarsi in ta le vantaggiosa situazione . E' utile chiarire se i comand i italiani ahbia no saputo pre vede re le intenz ioni nemic he ed è necessari o indicare 4uali fossero i ce ntri direziona li c he avevano la respo nsabilità ed i mezzi per fa re tale previsioni . Il comando Supre mo esten-

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A. (ìatti, Caporctto, Il Mulino I%4, p.250. Cadorna , Pagine polem iche , Garzanti , 1950, p.342.

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deva la propria giurisd izione su oltre 460 chilome tri d i fronte, la 2" Armata su 90; c iascuno dei 9 Corpi d 'Armata da essa dipendenti (2 erano di riserva) su un arco medio <li 13 chilometri in linea d ' aria. Si potrebbe pensare c he le noti zie più sollecite sugli inte ndimenti ne mici potessero venire dai reparti che operavano al fronte. Nelle hrran<li offensive le cose stavano diversam ente perchè il ne mico, per settimane, ingombrava solo le lontane retrovie con lenti e pesanti trasporti e solo a ll'ul timo schierava in prima linea il grosso delle fan terie. Erano i più a lti comandi che avevano i mezzi per pote r prevedere con necessario antic ipo le grandi az ioni dell ' avversario e si sà che il Serviz io in formazioni <lei comando Supremo era più complesso ed articolato d i que lli delle Armate e c he i Corpi d'Armala non avevano un Serviz io informazioni dovendosi limitare a segnalare i casi d i variazione delle forze nemic he che si verificavano in prossimità <li uno scontro. Il comando Supre mo, sin dal sette mbre 19 16 , a veva sistemato la direzi one <lei proprio Servizio segreto a Roma. Tale spostame nto nel la Capitale finì con l' insospettire il potere politico che vide nel cambio <li sede l'intenzione di porre sotto controllo i parlamentari. Nelle sue Memorie V.E. O rlando -allora ministrn dell ' Inte rno- scrisse che forse aveva mancato al proprio dovere tollerando che tale potente " polizia militare" si so vrapponesse, ne lla Capitale, a que lla civile. li 2 1 marLO 19 17 il SECOLO <li Milano, giornale vicino al 'generalissimo' pubblicò questo s ignificativo editoriale: "Onoriamo Ca<lorna. E sopra le tri stezze impotenti della pol itica parlamentare ricordi amo che ad Udine esiste un Governo cui si uhhi<lisce vo lentieri ". L'evidente ric hi amo ad un governo nùlitare g iungeva in un morneutu ddicato della vita politica. Ma torniamo al "Governo di Ud ine". Nel comando Supremo operava l'ufficio "Situazioni c<l operazioni <li guen-a e m issioni ali 'estero" retto dal colonnello Riccardo Calcagno; esso aveva il compito di raccogliere e <lare una interpretazio ne mili tare alle informazioni provenie nti dai Serviz i infonnazioni ccl altre fo nti . Questo ufficiale -come in<licù Edoardo Marchetti c he al lora era capo del servizio informazioni dell 'Esercito- non faceva parte de lla Segreteria di Ca<loma ma dipendeva dal suo vice, generale Porro. 11 colonnello Calcagno aveva l' incarico <li compilare: I sommari delle notiz ie militari I bollettini sull 'entità delle forze nem iche I periodici promemoria per i1 generale Ca<loma Nei mome nti critici il colon ne llo Calcagno aveva contatti personali con il 'generalissimo'; qucsL'ulLimo interpretava le notizie così ricevute e le adattava con i pro pri intendimenti operati vi: era in que i rrangcnti che il colonne llo subiva la suggestio ne diretta del Cadorna. Leone Tolstoi scri sse un giudi zio che evidenz ia come sia possibile trarre opposte deduzioni dalle infomiazioni qualora non si ahhia una me nte luc ida e <li staccata. Ri ferendosi al generale Kutu zof durante I' ivasione napoleonica del la Russia del 18 12 così i I grande scrittore ne lodò i I retto discernimento: "Eg li nei suoi sessanta anni di esperienza sapeva quanto peso bisogna dare a lle voci, sapeva come gli uomini c he desiderino una cosa siano capaci <li rag-


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gruppare le noti zie in modo che esse confermino i loro desideri , sapeva c he in questi casi si omette tutto c iò che contrasta". Questa indicazione di To lsto i evidenzia come, in fatto di previsioni , l'opinione di un capo potesse facilmente imporsi a dipende nti di non eccelso carattere anche se questi avevano magg iori conoscenze settoriali : spiega inoltre pc rchè nel 1918 il colonnello Calcagno fosse ancora in servizio. infatti lo troviamo in Francia promosso maggior generale e posto a capo della missione ital iana presso il Maresciallo Foch . Fu un incarico informati vo e politico con ogni probabilità patrocinato dal Cadorna che si no al febbraio di qu ell'anno -estromesso dal comando Supremo- fu a capo della delegazione italiana inviata a Versailles. Non ri sulta che il Calcagno abbia partecipalo alle polemiche caporcltianc se 11011 una volta pe r rispondere ad una precisa richiesta scritta di Cadorna c he voleva pezze d' appoggio per difendersi davanti alla commissione d' inchiesta nominata dal ministro Orlando. Ovvio che, per moti vi che verranno in segu ito precisati, il prudente Calcagno s i trovò in una situazione imbarazzante ma ora è indispcnsahilc premettere quale era stato il suo atteggiamento antecedente. li primo avviso su quanto il ne mico stava preparando giunse a Calcagno dal serv izio segreto militare c he aveva sede a Roma: gli austriaci avevano chiuso la frontiera lungo il wnfine con la Svizzera (J4 settembre 191 7). Era attraverso quel paese neutrale che gli informatori potevano più fac ilmente far passare notizie dall'Impero Ashurgico. Poc hi giorni dopo si registrava un avvenimento che poteva avere consegue nze decisive: l'interrogatorio di un disertore aveva rivelato (18 settembre 191 7) che " ne i c ircoli austriaci predominerebbe l' idea di una grande offensiva per ricacciare g li italiani fino al Tagliamento e poi imporre loro una pace" 1• Quest'ultima notizia indusse il generale Cadorna ad inte rrompere il prev isto attacco italiano teso a completare la precedente offensiva de lla Ra insizza ma non lo spinse a mettere in moto con sufficie nte energ ia una costante opera dell'aviazione per ten ere d'occhio i movimenti c he, nelle settimane segue nti , i11tasanmo le strade delle lontane retrovie nemiche. Egli ini1.ialmc nte rite nne che l'avversario si preoccupasse di b loccare l'imminente attacco italiano per cui esso avrebbe potuto "raggiungere posizioni di scarso valore dife nsivo" e quindi non valeva più la pena di tentarlo: così egli scrisse al ministro dell a Guc rra2 . Il successivo 28 sette mbre il colo nne llo Calcagno ripo1ta altre notizie importanti e fornisce la sua interpreta zione: esiste la possibilitìi di operazioni nemiche localizzate nella fronte Giulia (2" e 3" Armata); esclude c he nel Tre ntino possano essere tentate azi oni di qualche rilievo3 . E' interessante seguire il percorso del pensiero del colonnello pere hè, dato il carattere egocentrico del 'generalissino', egli cerca di adattarlo agli inte ndimenti di quest' ultimo. Non a caso due

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Doc. U ff., Torno 3°bis, p.4 Ibidem, p.47. Ibidem, p .7 .


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giorni dopo il colonnello ha un ripen samento ed affem1a: "pare che il comando nemico abbia abbandonalo, per il momento, l' idea di eseguire una grande offensiva sulla fronte Giu lia (2" e 3" Armata) 4 . Il 2 ottobre una nuova notizia viene mal interpretata: un ufficiale polacco fatto prigioniero ha parlalo di una grande offensiva c he g li austriaci avrebbero prossimamente sferrato , con l'ai uto di truppe germ aniche, dalla "testa di ponte" posta a sud di Tolmino; era il preannuncio di una parte importante di quanto effettivamente sarebbe avvenuto. Ma anzichè evidenziare la pericolosità di un attacco in quel settore della 19" di visione del XXVII Corpo, il colonne llo Calcagno attribuisce scarsa importanza ali' informazione affe rmando che l'assalto avrebbe avuto carattere locale e quindi scarso valore. 5 Con tale rassicurante viatico il 4 ottobre il generale Cadorna lascia Udine dove ha sede il suo comando e si allontana di altri 150 chilometri da Tolmino andando a risiedere ne lla zona opposta , a villa Camerini presso Vicenza. E' questo un segnale chiarissimo di come le info rmazioni ricevute fossero state sottovalutale. Il vero motivo della lunga assenza di Cadorna è espresso nel diario del colonne llo Angelo Gatti che ha così annotato: " l O ottobre 1917. Sua Eccellenza va a passare una quindic ina di giorni vicino a Vicenza, a Villa Camerini, per riposarsi un poco. La contessa [sua moglie] lo raggiungerà. 4 ottobre. TI Capo è dunque in campagna, .i Vili.i Cmnerini . L.i partita, per quest' anno, pare debba essere finita. Almeno queste sono le nostTc previsioni. Mi dice il C.ipo: ""Adesso stò una quindicina di giorni a Villa Camerini, verso il 20 tornerò . Vedremo che cosa farà il nemico: metteremo un pò d 'ordine alle cose, poi premieremo i quartieri d'inverno. Allora cominceremo a rivedere i lavori della storia . Passeremo così l'inverno'"'. Sta bene. Noi abbiamo, o consideriamo, finito il gioco nemico. Ma il nemico lo considera ancora finito? Per questo motivo non vorrei che il Capo stesse molto lonlano6". Non si può dire c he l'.iutunno incombente potesse a utorizzare il genernle Cadorna a ritenere che il nemico non fosse in grado d i tentare alcunchè di serio nel settore di Tolmino. Sarebbe bastato ricordare la grande offensiva tedesca del gennaio 1915 nei nordic i Laghi M.isuri, l 'attacco tedesco a Ve rdun nel gelido febbra io 19 16 e l'allora recentissima e fulminea avanzata germanica nella glac iale zona di Riga (settembre 191 7). Il 6 ottobre un fatto importante arrivò a scompaginare l'atmosfera alquanto idilliaca del comando Supremo. Ne fu autore Pietro Badoglio, comandante del XXVII Corpo, che non solo pone in allarme le proprie truppe e quelle del collega Cavaeiocchi ma avve1te suhito il superiore comando del la 2" Armata. Nel settore della "testa di ponte" era staio av vistalo l'arri vo d i una grossa colonna di 500 autocarri che era partita vuota; l'avvenime nto era gi ustamente indicato da

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Ibidem, p.8. Ibidem, p .13.

A. Gatti , Caporctto, Il Mulino, 1964, p.247 e pp.250, 251.


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Badoglio come l'indizio di un più vasto movime nto cd il segno di un de terminante prossimo attacco . 7 Nonostante le precedenti notizie che indica vano un forte attacco in quella zona , nonostante l' allam1e dato con chiarezza da Badog lio , l'Ufficio informazioni della 2" Armata stcntù a crede re c he l'offensiva nemica fosse un fatto certo e si limitò a concludere con la gene rica asserzione c he la situazione andava seguita con atte nzione. 8 Ma anche al comando Supremo il colonnello Calcag no, il segue nte LO ottohrc, giocò al 'credo e no n c redo ' con un comunicalo c he così sintetizzava la situazione: " Pare quindi di poter concludere che la spinta all 'attuale concentrame nto di forze nemiche sul medio Isonzo de bba ricercarsi in un concetto difensivo o controffensivo 9". Per il colonnello Calcag no l' all arme dato quattro giorni prima da Badoglio era dunque infondato: a lui sembrava che i reparti nemici segnalati saxebbero entrati in azione solo in caso di nostra offensiva, ma essa era stata da poco annullata dal generale Cadorna: tullo ciù escludeva c he l'avversa rio, per il mome nto, a vesse in animo d i po rre in atto importanti operai.ioni hellic he. Essendo questa la situaz ione previsionale dell' uffic io competente, il 'generalissimo' continuò a risiedere a Villa Camerini intercalando la sua vacanza con ispezio nj al retrofrontc delle Alpi Trentine. Tali ispezio ni generarono l' impressione che il generale si preoccupasse per una immedi ata offensiva in quel settore di alta montagna. I ,a sensazio ne fu convalidata dalle affe rmazioni de l genera le Cadorna che, dopo i falli , sentì la necessità di spiegare razionalme11te la sua lunga assenza, in un pe riodo c ruciale, dal coma ndo Supremo. In realtà si trattò di un equi voco basato su una mezza verità. Per il presente, lo vedre mo, il generale Cadoma prevedeva un attacco le nto e non risolutivo nell'ampio fronte Giulio (2" e 3'' Armata). Solo per l'anno successivo e nell;i buo n;i stagione egli temeva che il nemico potesse te ntare un ' importante azione ne lla alte montagne del Tre ntino. Egli , recatosi ad ispeziona.re gli iniziati lavori di di fesa del Monte Grappa (baluardo a sud del Trentino) non modificò la precede nte disposizione di conclude rli per l'ancora re mota primavera del 191 8 IO_ Questo suo compo11ame nto spiega pcrchè il 'generalissimo' , tranquillo per l' immedia to, avesse deciso di riposare a Vi lla Camerini, lontano dal suo comando. Con calma il generale Cado m a intraprese ispezioni in settori non minacc iati dal ne mico ma in c ui si sarebbe polula ripe te re la pericolosa avanzata austri aca dal settore di alta montagna effettuata nel giugno 1916; ma ciù poteva accadere a grande distanza di tempo d all 'ottobre 191 7 data l' impossibilità, nei perio-

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Doc. Uff., Tomo 3°, p.14 1. Doc. urr., Tomo 3° bis. p.26. 9 Ibidem. p.28. IO Doc. lJff. , Tomo '.ì 0 , µ.675. X


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di autunna li ed in vernali , di operare nella zona alpina con grosse formazioni . E ' fac ile comprendere come, ne lle polemiche po stbe llic he, il 'generalissimo ' non avesse interesse aù e videnziare che fu suo il c on vincime nto di un di sperso aUacco ne mico nell'ampio settore de lla 2" e 3a Armata, dal momento che tale previsione aveva avuto il ri sultato di lasciare ins ufficie nte me11te guamilo il ristretto ma pericoloso fronte ù1 c ui g li austrotcdcschi in realtà avevano concentrata la loro potente offensiva. Cadoma inviò una lettera al fido colonnel lo Gatti : in essa afferma che, dopo la sconfitta, egli si era rivolto a l capo dell'ufficio "Situa;,.ioni ed operazioni di g uerra e mi ssio ni all'estero" a ffinchè g li rilasc iasse d ichiarazioni sui con tatti a vuti , cinque g iorni prima de lla battag li a, anche con il comando del Corpo Radog lio 11• Egli po i commentò la risposta nell e sue Memorie e nfati zzando che il colo nne llo Calc agno aveva asserito che: "Nel XXVII LCorpo Badoglio] l'offensiva nemica era attesa più per le concord i voci che la segnalavano che per la constatazione di ingenti movimenti di uomini e materia li sulle retrovie ne mjche 12" . Se il colo nnello Calcagno pose per scritto tale a sser.lionc, ru poco fortunato . Non ricordò che prima della ballaglia egli aveva conosci uto la comunicazio ne riportata dalla 2" Armata- con la 4uale Pietro Badoglio aveva segnalato per scritto il concentramento di grosse forze avversarie prec isa ndo c he lo riteneva il segno di un imporlanlc attacco ne mico (Ved. Nola 7). Non deve stupire che la necessità di coprire le reali responsab ilità si prolungò nel tempo. Meri ta atte nzione un te ntativo posto in atto dall' allora capilano di ca valleria A lessandro Sforza che era stato nominalo da Cadorna uffic ia le d i collegamento del comando Supremo presso il XXVII Corpo: egli era collega e buon conoscente de l fig lio de l 'generalissimo' anche lui capita no di cavalleria che aveva analogo incarico presso a ltro Corpo d ' Armala. Il capitano Sforza , 47 anni dopo g li avvenimenti , pubblicò sul!' ASTROLABIO del 25 dicernhre 1964 un articolo in cui ricordava una riu nione avvenuta a ll a vig ilia di Caporello nella villa Carraria d ivenuta poslo di comando del VII Corpo Rongiovanni , da poco e frettolosamente costituito. Il capitano fece un racconto c he aveva lo scopo di gettare sul generale Capell o la responsabilità della cattiva preparazione de lla ballaglia cdi screditare Badog lio attribuendogli s icume ra pe r aver espressa una sua presunta certe zza ne ll a vittoria. Al fine d' inch iodare Capello lo Sfom1 giunse al punto di raccontare i concetti controffensivi che 4uesti , che in realtà non fu neppure presen te alla riunione, avrebbe esposti nel con vegno e la sferza nte rispos ta con cui Cadorna lo avrebbe rimproverato per la sua msubordi nazione. E' necessario ricordare che il generale Capello no n partecipò a tale incontro:

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A. Gatti, Caporenu, cii., p.436.

12 L. Cadorna , I ,i1 e 11~rrn a lla fro nte ita liana , Treves, 1923 , Vo i.TI , p.160.


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le parole a lui attribuite e la replica de l generale Cadorna erano frutto della fervida immaginazione del capitano Sforza. Vi sono fonti indiscutibili che provano l'assenza di Capello dalla riunione di Carraria: basla consullarc i concordanti scritti dei generali Cadorna e Capello ed il Diario storico del VII Corpo d'Armala 13 . Le lcstimonianze sono univoche nel dire che il comandante la 2" Armata non fu presente alla riunione di Carraria in 4uanlo impegnalo in ispezioni nel IV Corpo. Eppure il racconlo del capilano Sfor1.a è stato preso sul serio da qualche storico nella sua rappresentazione di un Badoglio dall'alleggiamcnlo lracolantc. E' 4uindi interessante conoscere le precise parole scritte dal capitano sul!' ASTROLABIO, esse avrebbero rappresentato la risposta di Badoglio al generale Cadorna che si era informato sulla preparazione del suo Corpo d' Amiala: "io sono a posto, io ho tutto, a me non manca ni ente", poi soggiunse con un sorriso altero: " mi sono dimenticato di predisporre un campo di prigionjeri per tutte le truppe che cadranno in nostre mani" . Tutti si guardarono sbalordili . Cadoma crollù la testa e si allontanò parlando a Cavallero con la faccia stravo lta. Per " io ho tutto , a me non manca niente" sono stati ind icati i documenti che smentiscono che 4uesta fosse la posizione tenuta da Badoglio con i superiori (Ved. Nota 7). Comunque il 'generalissimo' , poche ore dopo aver presieduto la riunione di Carraria, con fonogramma N°4933 del 24 ottobre mattina, ordinò al comandante la 2" Armata di rafforzare con fanterie cd artiglierie le difese di Badoglio ne lla zona del Globocak, cioè gli prescrisse di dare seguito alle richieste che il XXVTT Corpo invano aveva presentato alla 2" Annata durante l 'assenza del ' generalissimo' dal comando Suprcmo 14 . Cadorn a, da poco rientrato dal quindicinale soggiorno in vi lla Camerini , non poteva conoscere 4ualc fosse il settore ritenuto più debole da Badoglio a meno che questi gliene avesse parlato nella conferenza di Carraria. Quindi anche il citato ordine del generale Cadorna conferma che il comandante del XXVII Corpo non ostentò sicumera ma sino all'ultimo reiterò la sua pressante domanda di rinforzi. La pretesa vanteria sui prigion ieri è stata invece ricavata dalla circolare del generale Capello N°5796 che imponeva di fare una "attiva propaganda morale" presso le truppe al fine di bilanciare la notizia che sul fronte erano arrivati rinforzi germanici: il comandante la 2" Armata aveva precisato che doveva essere sostenuto che le truppe italiane a Salonicco li avevano catturati e che altrettanto sarebbe avvenuto in Italia , "ne lla nostra collezione aggiungeremo anche i tedeschi" 15 . Come volulo dal generale Capello, i Corpi d'Armata diffusero le sue tesi ai comandi dipendenti: Badoglio -nel documento N°2693- spccificù la

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L. Capello, Caporetto perchè?, Einaudi , 1967, p. 139; Doc. Uff., Tomo 3°, p. I 56. Doc. Uff. , Tomo 3°bis, pp.118- 124 e Tomo 3° , p.322. Doc. Uff., Tomo 3°bis, p.66.


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loro natura di vulgativa che nulla aveva da spa11ire con i preoccupati concetti operativi che espose ne lle molte pagine che segui vano 16. A parte le indicate precisazioni sul reale andamento de i fatti , la conferma della totale inattendibilità del racconto del capitano Sforza la si trova nell'opposta versione che egli aveva dato al generale Caviglia alcuni decenni prima e da questo registrata ne l suo Diario. Lo Sforza, allora capitano di cavalleria, disse al generale Caviglia di aver assistito solo alla coda della discussione, quando i partecipanti uscirono dal comando del Vll Corpo e si portarono nel cortile, gesticolando. 11 capitano Sforza specificò di non essere stato ammesso a partecipare alla riunione cd anche nel cortile di essere rimasto a rispettosa distanza dai generali per c ui aveva potuto udire solo il nome "Cavallero" ripetuto più vo lte ed aveva visto il 'generalissimo' abbracciare Radoglio. 17 • Non si può certo dare c redito alle asserzioni di un personaggio che ha fornito, sullo stesso avvenimento, versioni tra loro incompatibili . Un particolare sullo svolgi mento della riunione di Cainria lo si trova nel Diario storico del VJJ Corpo Ilongiovanni che in data 23 ottobre registra: "alle ore 14 S.E. Cadoma ... si reca a Carraria, sede di questo comando, per conl'crire col sottoscritto e con il generale Radoglio comandante del XXVIl". Poi la relaz ione indica che il 'generalissimo', rivolto al generale Hongiovanni ed a Hadoglio, garantì la nùnaccia nemica come "così azzardala da non escludere si tratti di una finta per coprire un'azione improvvisa e più potente su di un altro punto del fronte" 18 . Fu dunque il 'generalissimo', autorevole perchè aveva modo di conoscere la situ azione di tutto l'Esercito, a declassare il valore de lle indicazioni date da Radoglio c irca un polente attacco nemico dalla pianura di Tolmino e delle dettagliale infom1azioni sui piani tedeschi c he, il 2 1 ottobre, due disertori rumeni avevano consegnato al IV Corpo Cavaciocchi. fl generale Cadoma, nella lettera scritta al ministro della Guerra il 23 oltobre 1917 19 iniziò riassumendo le inte nzi oni del nenùco documentate dai dise rtori rumeni ma le considerò come semplici disposizioni settoriali supponendo che quanto il IV Corpo aveva giustamente indicalo come "intero piano d'attacco" non fosse altro c he una piccola parte di un attacco da porre in atto in località molto più estese. Abbiamo visto che numerose erano le notizie g ià pervenute: esse concordemente indicavano che l 'azione nemica sarebbe stata polente e concentrata in brevi spazi. li 'generalissimo' invece ritenne che le prove fornite dai dise,tori rappresentassero solo una parte de ll'intendimento nemico. Convinto di essere ne l giusto egli scrisse:

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Due. Uff.. Tomo3°bis, pp.118-124. E. Caviglia, Diario, Casini , 1952 , p.120. 18 Doc. llff., Tomo 3°, p.156. 19 Dnc. l Jff., Tomo 3° bis, p.90. 17


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" tale offensiva si dovrebbe sviluppare sull'intero fronte da Plezzo al mare con preponderanza di sforzo fra la conca di Plezzo e Tolmino". Ovvio che l'enorme estens ione dell 'atlaeco avrebbe sollratlo potenza e velocità alla zona definita "preponderante''. Poche righe dopo egli ribadisce il proprio pensiero annullado l'accenno al pericoloso ma piccolo fronte Plczzo-Tolmino dietro il quale significati vamente non aveva schierato alcuna ri serva dipendente dal comando Supremo. Con queste parole egli amplia l'estensione di quello che rite neva sarebbe stato l'attacco preponderante: " nel tratto di fronte compreso tra Plezzo ed il Vippacco [cioè sino al confine con la 3" Armata1, tratto sul quale dovrebbe pronunciarsi il maggiore sforzo nemico ... ". Come appare dalle sopra riportate affermazioni del Cadorna, a questo primo attacco sarebbe seguito quello sino al mare. In base alla sua previsione di un attacco esteso, quindi le nto e non risolutivo, il generale Cadoma trae la convinzione di dover prevedere "che laii forze a umenteranno se l' avversario si propone, come sembra log ico, uno sforzo prolungato e chiamerà pertanto nuove unità ad alimentarlo. in ciò agevolato dalla situazione sulla fronte russa. Ho tuttavia preso provvedimenti tali c he mi consentono di attendere l' urto nemico con la serena fiducia di poterlo respingere vittoriosamente 20". I provvedimenti cui accenna il 'generalissimo' potevano essere adeguali uni camente se l'avversario, come eg li riteneva, avesse metodicamente attaccato tutto il fro nte della 2" Am1ata (da Plezzo al Vippacco) per poi estendere l'azione alla 3" Armala (cioè sino al mare). Se fossero state prese in seria considerazione le molteplici informazioni di un unico e fortissimo attacco concentrato tra Plezzo e Tolmino, esse sare bbero state confermale da un adallo uso dell 'aviazione . Allora v'erano 504 aerei da caccia e da ricognizione più quelli da bombardamento: a quel tempo tale numero (indicato dalla com missione d ' inchiesta nel B 264 del Volume li della sua Relazione) era considerevole: tali tipi di apparecchi e rano agli ordini del Coma ndo Supremo e delle Armate. Essi, che non dipe ndevano d ai Corpi d 'Armata, se indi rizzali ove v'era qualche cosa da scoprire , avrebbero potuto segnalare i luoghi in cui era d iretto l' afflusso di reparti e cannoni nemici: così operò il nuovo comando Supremo nella seguente battaglia del Piave. TI grande aumento , fatto alcune settimane prima dell'offensiva, di aere i da caccia tedeschi nella sola zona d'attacco fu un segnale eloquente di quale sarebbe sta ta la rislrclla zona d ' attacco: la cosa non avrebbe dovuto sfuggire ai comandi Supremo e della 2" Armata da cui dipendeva l'aviazione ital iana perchè, come ha testimoniato il generale tedesco Krafft von Dellmensingen , nei

20

Jbidcm, p.91.


Oltre il mi/o - Caporetto 1917

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cieli de lla fu tura battaglia gli apparecc hi italiani "per varie sellimanc" non polcrono volare senza essere ahhattuti o cacciati via dalla grande s uperiorità nume rica delle macchine nemic he 2 1. Neppure questo c hi aro segnale fu compreso e ne lla zona critica nessuno pensò di aumentare il nume ro deg li aerei ilaliani , come sarchhc slalo possihil e e fac ile. Dunque gli auslroledeschi non diluirono le loro for/.e in estesi settori: attuaremo in vece un attacco potente e velocissimo concentra ndolo nel lirnilalo fronte Plezzo-Tolmino. Polcrono così realizzare ne tte superiorità locali a seguito de lla poco g iustifica bile sorpresa strategica subila dal comando Supremo ita liano: essa è provata non solo dalle parole del generale Cadorna citate in precedenza ma so pratutto dallo schieramento de lle 8 divisioni di riserva de l Comando Supre mo: il 'gene rali ssimo' le pose tutte verso il ' mare ' e 4uindi a sud dell a 1.ona attaccata: esse furono condannate a rimanere troppo lo ntane dai luogh i in c ui sarebbe <><.:corso il loro aiulo immediato 22 • Il generale Cadorna , s pinto dalla sua convinzione di respingere un attacco lento e dis pe rso su ampia fronte, a nc he a battaglia da poco ini ziata in viò un ordi ne pe r frenare le artiglierie; esso 4uasi copiava una dis posizione che il comandante la 2" Armata , quindic i giorni prima , aveva in viato ai Corpi d' Annata da lui dipe nde nti 2 :1. Ecco la significati va disposizio ne scritta dal Cadorna al le ore 9,30 del 24 otto bre 191 7: " Prego perciò di limitare il tiro [dei cannoni] allo stre tto indispensabile e raccomando la più oculata parsimonia muni zioni in previsione dovere sostene re sforzo che a nche potrà essere molto prolungato e senza perdere di vista ncccssilà a ss ic urare forte accumulo munizioni per operazioni ventu ra primavera24" . Non era certo con tali misure limitali ve, con l'errala disposizione delle forze di prima linea e cli quelle delle riserve che si sarebbe potuto bloccare il forte attacco nemico.

ALLEGATO AL CA PITOLO Il

I ,E FORZE CONTRAPPOSTE NEL SETTORE ATIACCATO A p.223 de lla 'Narrazione' de 'L'Eserc ito ita liano nella grande gucm1 dc li ' lJ ffic io sto1ico della Stato Maggiore de ll ' Eserc ito si fornisce il numero teorico dei c ompo nenti dei ballaglioni ital iani e di 4uelli avversari. Tale numero è 4uell o riferito ai battag lio ni 'tipo' e quindi non considera c he g li auslrolcdcsch i ne a vevano formati, per l'occasione, nume rosi s peciali e fo1te mente rinforzati .

21 Krafft,

22 Doc. 23 24

Lo s fondamento dell ' Isonzo. J\rcana, I 98 I ,p.(i3. Uff., ·1o11103°ter, Ca1ta N" l 5.

Doc. UIT. , Torno 3°, p.104. lhidcm , p.12?.


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Quelli italiani, invece, erano sovente al di sotto degli organici teorici. Esamiuando quanto vi è indicato si ricavano le cifre teoriche che seguono. Battaglioni italiani : su tre compagnie di fanteria <li 175 uomini più una di mitragliatrici composta di 12 armi (6 mitragliatrici più una sezione lancia torpedini). Non essendo stato fornito il numero di uomini di tale compagnia, si è presuntivamente assegnalo una forza di 75 uomini , pari a 6 ,25 per arma. Il totale teorico è così di 600 uomini. Battaglioni avversari: su quattro compagnie di fanteria di 150 uomini più una grossa compagnia di mitragliatrici di 26 arm i (24 mitrag liatrici più due pezzi <la 37 mm .). Anche per quest'ultima non è stato fornito il numero d' uomini: gliene sono stati attrihuiti 6,25 per arma, come per gli italiani. Il totale teorico è così di 762 uomini. Ai battaglioni austrotc<lcschi sono stati assegnati 900 uomini anzichè 762 per tener conto del fatto che moltissimi erano scelti e formati da più di 1.000 uomini (un esempio: gli 11 battaglioni componenti la Ia <li visione austriaca attaccante il Globocak (vedi il Krafft, op. cit.pp. I31-132 e p. 398). A quelli italiani ne sono stati attribuiti 700 , cento in più <lei loro organici teorici. Con questo aumento si è abbondanteme nte compensato un eventuale errore nella stima dei combattenti austrotc<lcsch i. ln questa maniera si ottiene il duplice risultato di evidenziare la pote nziata effic ienza dei battaglioni attaccanti e, nello stesso te mpo di non cadere nel sospetto di aver voluto artificiosamente aumentare la loro prevale nza nei confronti degli italiani. Le fonti oggi note permettono un calcolo assai prec iso dei cannoni: la citata puhhlicazione dell'Uff. Storico S.M.E. forn isce sia il numero delle armi italiane che quello dei pezzi dell'avversario, quest'ultimo ricavato dalle pubblicazioni ufficiali austrotedesc hc. E' <leterrninante evidenziare che aJ 24 ottobre 191 7 l'Esercito italiano disponeva in totale di 6.918 cannoni mentre quello austrotedesco ne aveva complessivamente solo 5.255. Gli italiani , nonostante tale loro cospicuo vantaggio, nella zona dello scontrn schierarono un minor numero di artiglierie rispetto gli avversari. Fatte tali premesse, consideriamo le forze contrapposte nei vari scllori.

IV CORPO CAVACTOCCHI uomini: italiani 40.000 avversari 55.000 superiorità ne1nica: + 37 ,50% battaglioni: italiani 56 avversari 60 " + 7,14% cannoni: italiani 451 avversari 599" + 32,81 %

XXVII CORPO BADOGLIO uomini: italiani 34.000 avversari 98.000 superiorità nemica:+ 188,24 % battaglioni: italiani 49 avversari 109 " + 122,45% cannoni: italiani 494 + 97 avversari 1584" + 182,35% Tra Isonzo e Scio, sulla sinistra, vi fu la maggiore concentrazione nemica uomini: italiani 18.000 avversari 68 .000 superiorità nemica: + 277 ,78% battaglioni: italiani 27 avversari 75 " + 177 ,78%


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XXIV CORPO CAV1GLIA uomini : italiani 25.000 avversari 27 .000 superiorità nemica: + 8,00% hattaglioni: italiani 36 avversari 30" - 16,67% cannoni: italiani 3 16 + 55 avversari 210" - 43,40%

I ,'apice dell'attacco nemico ru concentrato sul Corpo comandalo da Badoglio e, in linea subordinata, su quello Cavaciocchi. Tra il Natisone ed i versanti settentrionali del Colovrat erano sparpagliati i 30 baltaglioni del VII Corpo Bongiovanni, praticamente senza artiglieria. Per la costruzione affrettala e caotica di tale grande unità e per le posizioni in profondità in cui era diluita, essa non potè dare il necessario rinforzo ai Corpi Cavaciocchi e Badoglio di cui avrchhc dovuto proteggere le ali comunicanti. Il Corpo Caviglia subì un altacco non preponderante.

CAPlTOLO lii ARTIGl ,IERIE: LE CAUSU DEL FUOCO RITARDATO E LENTO E' interessante conoscere quale fu l' iter della trasmissione degli ord ini relativi atrartiglieria. Nel caso della battaglia di Caporetto il comando Supremo li inviava a quello della 2" Armata e questa, redigendone di propri, li indirizzava ai Corpi d ' Armala mentre altre disposizioni particolari le faceva recapitare ai lrc "Ragg ruppamenti di manovra": questi erano in grado d' intervenire nei territori d' azione dei Corpi d ' Armata confinanti cd in battaglia dipendevano direttamente dal comando della 2" Armata. Tali tre Raggruppamenti speciali erano importanti formazioni composte da cannoni a lunga gittata di grosso e medio calibro. Due Ragb'Tllppame nti furono schierali nella zona assalita dagli austrotedeschi; uno nel territorio del Corpo Badoglio ed il secondo in quello del generale Caviglia: il terzo fu posto molto più a sud della zona che ricevette l'attacco nemico. Il Comando d'Artiglieria della 2" Armata era esercitato dal generale Giuliano Ricci il quale aveva la responsabilità di controllare -mediante ispezioni- che i Corpi d'Armala cd i Raggruppamenti ponessero in allo le direttive emanate da Capello o dal suo vice e doveva inoltre riferire loro quanto constatava. E' importante porre in chiaro che i Corpi d ' Armala non erano a conoscenza degli ordini del comando Supremo ma solo di quelli loro diretti dalla 2" Annata: questa controllava l'esecuzione delle proprie di sposizioni tramite il già indicato organo tecnico ed ispettivo. Il 7 febbraio l 917 Cadoma, in una circolare sull'uso dell'artiglieria in caso di difensiva, prescrisse la "controprcparazionc" ind icando che essa consisteva nell'aprire il fuoco, durante la fase pre paratoria del nemico 1• La circolare pre-

1

Doc . Uff, Tomo 3°bis , p.155.


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scrive quindi l'inizio dell'intervento in un ritardato periodo "durante" il quale l'avversario esegue il proprio tiro: l'importanza di questo generico concetto apparirà chiara esami nando come esso fu applicato dalla 2" Armata. Lo scritto del Cadorna è invece inequivoco ci rca l' intensità de l fuoco: esso dovrà essere pari a quello attuato dal nemico. Il 'generalissimo ' non solo avrebbe dovuto mantenere rcrmi quei concetti ma doveva emanare dettagliate direttive sulla appl icazione della contropreparazione difensiva, si no ad allora mai eseguita o studiata ne i particolari daJl'artiglieria; 11011 dobbiamo stupi1·ci troppo di tale ratto pcrchè sino ad allora l'Esercito italiano aveva in grande preponderanza operato offensivamente. lnvece , in una seguente circolare, il Cadoma indica che il fuoco contro le batterie avversarie doveva essere scarso 2 , con ciò annullando uno dei principali fattori su cui si hasava la ' contropreparazione' dell'artiglieria. Inoltre egli prescriveva che dovessero essere " intensi e rulminci" unicamente i tardivi tiri contro le fanterie nemiche muoventi all 'attacco 1 . Ciò significava che nelle ore precedenti, durante il ruoeo ne mico, l'ai1ig lieria italiana doveva essere parsimoniosa nella risposta. Si sono riportate solo alcune delle contraddizioni concettuali contenute nelle varie disposii'.ioni de l comando Supremo; non deve quindi stupire c he 1'8 ottohre 1917 la 2" /\rmata abbia emanato qucst' ord ine per i suoi sottoposti , inviandolo contemporaneamente in copia al Cadoma: " N°5757 ...Le loro Eccellenze tengano presente -e lo dico ri servatamen te a loro sole- che abbiamo necessità asso luta di risparmiare le forze della nostra fanteria per dcl"icicnza di complementi e di munizioni di ai1iglieria per averne larga sco11a quando dovremo iniziare la nuova grande offensiva. Il capitale di cui disponiamo è prezioso e lim.itato, non lo si sprechi ... T comandi cui la presente è diretta diranno suhito ai comandi dipe ndenti quel tanto di queste norme che li possa no interessare e ne lla fonna pii:i conveniente ... tutto sia predisposto il modo che il meccanismo della difesa e della CONTROFFENSIVA in pieno accordo tra artiglieria e fanteria possa svolgers i automaticamente" ...4 • Leggendo questo documento Cadorna ebbe una nuova conrcrma della volonLà controffensiva del dipendente, essa contraddiceva in pieno le sue di sposizioni . Seppe inoltre che tutte le artiglierie avevano avuto l' indicazione di sparare poco. Due giorni dopo egli inviò al Capello questa risposta che non solo non reprimeva affatto la palese disuhhidienza del subordinato ma affrontava in manie ra pericolosamente contraddittoria il problema del comportamento delle artiglie1ie: " IO ottobre 1917. N°4 741 GM .... bene rispondono le direttive 5757 diramate 1' 8 corrente cd in viatem i in comunicazione. I ,e approvo di massima ... " durante" il tiro di bombardamento nemico, oltre ai tiri sulle località di artluenza e di

2 1 ·

lhide m, p.152. Ibidem , p: 153.

4 noc . Uff., Tomo 3° , p .!04.


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raccolta delle truppe si svolga una viole ntissima contropre parazione nostra ... occorre, in una parola disorganizzare ed annientare l'attacco ancor prima che si sferri , disorganizzazione ed annientamento che JL NOSTRO PODEROSO SCHIERAMENTO I)) ARTIGLIERIA sicuramente consente" 5. li generale Capello percepì la conlraddizionc tra l'iniziale approvazione del Cadorna de ll'ordine della 2" Armata di risparmio delle munizioni e la scgucnlc generica indicazione che la 'contropreparazione' dovesse essere violentissima. Porse il comandante la 2" Annata diede fiducia all ' affermazione del 'generalissimo' che entro zona attaccata l' a1tiglieria italiana a vrebbe potuto essere considerata " un poderoso schieramento" rispetto quello ne mico. Fece quindi e manare la confusa disposizione N°5845 6 : in essa si dava per certo che il nemico avrebbe eseguito una azione di fuoco «brevissima» e d i poco precedente lo scatto offensivo delle proprie fanterie; solo in quest'ultimo momento tutti i cannoni italiani sare bbero intervenuti coadiuvali dalle artiglierie di grosso calihro. La volontà del Capello è indubbia: si doveva sparare in pieno solamente "allo scatto delle fanterie nemiche" . Una conlropreparazione così tardiva sarebbe stata ineffic ace ma avrebbe prodotto il desiderato ri sparmio delle munizioni. Come vedremo, il generale Capello non aveva torto nel ritenere che , alla fine, il Cadoma avrchhc accettato il proposito di rispam1iare munizioni per la prossima offensiva italiana: forse non osò sperare c he il 'generalissimo' sarebbe g iunto al punto di statuire il proprio consenso con un ordine scritto che più ava nti riport e re mo pe r inte ro. Ri so1:,rna riconoscere che il generale Capello fu fermo ne i suoi propositi: il 18 settembre 1917 con la sua disposizione N°472 (sinora non nota) egli aveva prescritto: " anche tale fuoco di contropreparazione deve però essere limitato a pochi tiri con i calibri più convenienti , ben dirclli e hcn osservati , cd a qualche concentrame nto da eseguirsi di tanto in tanto quando si abbia ragione di credere che il nemico stia per iniziare l'attacco delle fanterie . [Indicazione del general e Giuliano Ricci, comandante l'artiglieria della 2" Arrnatal" A quel tempo l'attacco delle fanterie avveniva subito dopo che l'avversario aveva lcrrninati i Liri a gas e poi quelli di di struzione. Tenendo presente tale situaz ione s i deve riconoscere che vi fu una costanza concetlualc tra le disposizioni c he il Capello emanò nel settembre 191 7 e quanto fu prescritto dalla 2" Annata nel se guente ottohrc, due giorni prima dell ' offensiva nemica. In questa direttiva fina le N°846 del 22 ottobre veniva infatti prescritto che le artigli eri e non dovevano rispondere all'iniziale tiro nemico delle ore 2 (orario svelato dai due disertori rumeni) ma solo 4uando -oltre 4 ore dopo- fòsse iniziato il "tiro di distruz ione molto breve tra un a e due ore" 7 .

5 <>

Ibidem. p.lO(i.72. Due. UIT. , Turno 3°bis, p.72 .

7 Ooc l lff. , Tomo 1° , pi 11' .


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E' a seguito di tale ordine che Luttc le artiglierie italiane del fronle attacca to fecero per ore tiri scarsi e disordinati: solo con gran ritardo ini ziarono il loro tiro generale, troppo poco per bloccare il deciso attacco avversario. Non si può c redere che, sull ' uso delle artiglierie, tra i generali Cadoma e Capello vi fosse una antinomia così forte come farebbe supporre l'interpre ta zione formale dell'ordine Cadoma N°4741 in precedenza riportato. Per c hiarire questo punto è sufficiente c itare in breve altri ordini del Cadorna ch'erano ben noti al comandante la 2" Armata: tra essi il N°4470 del 18 settembre 8 in cui il 'generalissimo' indicava che la situazione del munizionamento era mo lto grave ed il seguente suo scritto N°4484 9 in c ui de finiva 'scarsa ' la quantità di colpi di medio calibro esistenti. Per questi motivi il generale Cape llo sapeva che il proprio superiore , al di là delle sue formali indicazioni di "violentissima contropreparazione", in realtà era conv into che si sarebbe dovuto attuare un comportamento teso al risparmio dei proiettili. Difatti , poco dopo l' inizio dell 'offensiva avversaria il Cadoma, che nel frattempo aveva avuto notiz ia che l'artiglieria italiana, compresa quella del XXVII Corpo Badoglio, aveva iniziato il fuoco generale solo molte ore dopo que llo ne mico 10 , trasmise a lla T Armata quest'ord ine che è rnpia quasi integrale di quanto il generale Capello aveva ordinato, due settimane prima (vedi Nota 4), ai dipendenti Corpi d 'Armata: " 24 ottobre 191 7, ore 9,30 N°4933 ... Prego perciò di limitare il tiro alla stretto indispensabile e raccomando la più oculata parsimonia munizioni in previsione dovere soste nere sforzo c he anche potrà essere molto prolungato et senza perdere di vista necessità assic urare forte accumulo muni zioni pe r operazioni ventura primavera" 11 . Se il cumulo delle di sposiz io ni date dai generali Cadorna e Capello non fosse stato per decenni tenuto rigorosamente segreto si sarebbero evitate le lunghe ed inconcludenti polemic he sul compo,tame nlo inadeguato delle a1tiglierie italiane. Nel dopoguerra il gene rale Cadorna si scolpò ricordando solo le sue parole "violentissima contro-preparazione" , dime nticando che esse erano contraddette dalla sua convalida allo sparar poc o indicato dal gene rale Capello . Egli omise altre significative com unicazioni : ad esempio que lle in c ui enfatizza va la pretesa scarsezza de lle cariche d 'artig lieria di medio carico e la propria convinz ione che nell a difonsiva sarebbe stata suffic iente l'azione d ' una sola parte dei cannoni . Soprattutto il Cadorna evilò di menziona.re la sua ingiunz ione del 24 ottobre mattina in cui ribadiva la precedente disposiz ione di Capello N°5757 d ' ccono-

8

Ibidem, p.46. Doc. Uff., Tomo 3°his, p.47. IO Doc. Uff., Turno 3°, p.286. 11 Ibidem , p.322.

?


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mizzare le munizioni, sottovalutando il già iniziato attacco nemico. Cadorna emanò tale ordine dopo aver riscontrnto che tutte le artiglierie italiane avevano abbondante mente risparmiato i proiettili non aprendo il fuoco 'generale' durante le prime 4 ore dell ' azione avversaria ma attuando solo a zioni episodic he. Evidentemente il Cadorna giudicò que l fatale ritardo insufficiente per ottenere la voluta economia. Capello agì in maniera più complessa. Stese un interessato velo sulle indicazioni di ri sparmiare le munizioni emanate da Cadorna e sulla corrispondente parte del proprio ordi ne N°5757 e quello finale 846; al contrario enfatizzò il riassun to della conferenza da lui tenuta nel tardo pomeriggio del 23 ottobre: esso era privo della firma e del numero di protocollo perchè mai inoltrato ai dipendenti: non è quindi possibile aver prova di quando tale testo fu redatto. L' anonimo scritto appare, in parte, compilato in maniera ambigua. Ecco gli sfuggenti accenni con i quali il Capello avrebbe ind icato il momento d ' ini zio dell 'azione di bombardamento: " Sembra accertato che il nemico, dopo quattro ore di tiro a gas asfissianti esegua un 'ora e mezzo di ruoco tambureggiante. Pe r sferrare l'attacco dopo cinque ore e mezza di fuoco le truppe debbono essere molto serrate nell e prime lince. Noi te rremo presente questa c ircostanza per aprire un fuoco di contropreparazione suUe trincee di partenza e su quelle zone di raccolta de l nemico poco dopo il suo bombardamento" 12 • Dato c he vengono indicati due diversi tipi di ti ro avversario, lo scrillo appare compilato in maniera equivoca. Che cosa s'intendeva con la generica dizio ne "bombardamento" del nemico? Forse il lungo " tiro a gas" di quattro ore? Oppure la risposta italiana doveva attendere l'inizio de l secondo tipo di tiro, quello de finito "fuoco tambureggiante"? Bisogna dire con chiarezza c he tale sottile dilemma poteva insinuarsi solo nelle persone che erano state lasciate nell' ignoranza dei precisi ordini emanati dalla 2a Armata. Pe r chi conosceva tali disposizioni non potevano in vece esservi dubbi: se quelle frasi furono dav vero pronunciate apparvero come la conferma dell 'ordine scritto N°846 con il quale la 2a Armata , il giorno prima della conferenza , aveva prescritto che l'azione delle artiglierie italiane iniziasse ne l ritardato mome nto del fuoco "tamburegg iante" a vversario. Con probabilità, ma la cosa ha scarsa importanza dati i documenti ora venuti alla luce, il generaJe Capello non pronunciò le vaghe parole racchiuse ne l ' riassunto ' non firmalo e privo del numero di protocollo perchè mai diramato. Questa smentita è stata fatta dal suo comandante d 'artiglieria, generale Ricci, che fu presente alla riunione del 23 ottobre 191 7. In un a sua deposizione presso la commissione senatoriale riunita per esaminare il ricorso del generale Cavaciocchi , non solo eglj disse di non aver udito quelle frasi ma precisò che se Capello le avesse pronunciate non gli sarebbero

12

1.. Cape.Ilo , Caporetto, perc hè'!, Einaudi , 1967, p .222.


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sfuggite . Infatti esse, pur nella loro genericità, gli avrebbero ricordalo il suo preciso intendimento espresso a l generale Egidi, capo di Stato Maggiore di Capello; questi rifiutò l'azione de i cannoni italiani ali' ini zio di que lla nemica dicendola contraria agli intendimenti del comando della 2" Armata 13 . Nessuno dei capi di Corpo d ' Armata, presenti , udì le equi voche indicazioni e nessuno chiese de lucidazioni . La regolarità dell'azione dei d ipendenti è am messa dallo stesso generale Capello che a volte s'è lasc ia to sfuggire dichiarazio11i che annullavano le sue Lesi difensive: " [dopo la conferenza terminata alla sera del 23 ottobre I dovetti ritirarmi non reggendomi più in piedi , però ne lla notlc comi nciai subito ad avere noti zie del modo in cui si manifestava l'azione de lle artiglierie" 14 . Capello non aggiunse altro ma che le notizie pervenutegli confermassero che solo alle ore 6 ,30 i cannoni de i Corpi d ' Armata ini ziarono l'azione "generale" è provato dal fatto c he egli comu nicò al comando Supremo c he i Corpi assaliti attesero quell 'ora per ag ire coralmente (me ntre i Raggruppamenti di Manovra, diretta me nte dipende nti da lla 2" Armata, rim asero silenzios i perc hè privi di o rdini d ' inte rven to). Vi sto c h 'egli stesso precisa che "cominciò subi to'' ad avere le noti zie de lle artiglie rie , per 4 ore e bbe la possibil ità di controllarle e di correggere loro presunte inadempienze; le comunica:1.io ni -in quel pe riodo - erano ancora fun zionanti. Non lo fece perchè tutto si stava svolgendo secondo g li ordini emanati dal suo comando: li ahhiamo riportati in precedenza. Per quanto rig uarda le artig lierie il generale Capello ammi se una parte di veri tà che gli sembrò autogiustificativa affermando, in una sua deposizio ne scritta inviata alla commissione d'inc hiesta: "C redo o ppo,tuno aggiungere qualche cosa circa le limitazioni ne l consumo delle munizioni e le consegue nze che ne derivarono ... potrà sembrare esagerato, ma non lo è, il dire che era diffuso il terrore di sparare troppo" 15 . I ,a commi ssione capì il riferimento al generale Cadoma ma non rite nne di addentrars i nelle conseguenze: no n si fece specificare c hi aveva imposto il "terrore di sparare troppo". Purtroppo la commissio ne d ' inch iesta govern ati va celò la quasi total ità delle molte centinaia di doc ume nti relati vi alla preparazione cd allo svolgimento della battag lia e questo ratto rese possi bile che alc uni parlassero degl i avvenimenti caporettiani pur essendo pri vi di dati certi ma basandosi su voc i e pettegolezzi.

11 Deposizione del generale Giuliano Ricci , comandante l'artig lieria della 2a Amrnta, al ·'quesito 6°" della commissione senatoriale per la pet izione de l generale Cavaciocchi ( La fotocopia de l documento è nel mio archivio). 14 I ,. Cape llo, op. c ii. , p.345. 15 lhidcm , p.71.


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CAPITOLO IV LO SCHTRRAMENTO DEI CANNONI NELLA ZONA ATTACCATA

L'esame del rappo1to tra il numero dei pezzi italiani e quelli nemici permette d i fare considerazioni molto importanti . L'Ufficio Storico dello S.M.E. ha ricavato i numeri delle armi nemiche dalle Relazioni Ufficiali austrotcdcschc e quelli dei pezzi italiani dalle molte plici docume ntazioni in suo possesso e coeve ai fatti: tenuto conto di tali fonti si può essere certi di aver usato le informazioni documentali più attendibili e più complete. E' di grande interesse conoscere come furono schierati i cannoni delle due parti avversarie pcrchè ciù pcrmcllc di avere una seria idea sulla validità della preparazione italiana e sulle origini delle infuocate polemiche sorte, dopo i fatti , su ta li avvenimenti. Uno dei dati più impo1tanti è quello del numero dei cannoni in possesso, il 24 ottobre 1917 , dei due eserciti contrapposti 1: Esercito italiano: 6918 pezzi Esercito austrotedesco: 5255 pezzi Purtroppo la maggioranza delle bocche da ruoco italiane fu posta lontano dai settori premuti dal nemico mentre quest'ultimo, come era ovvio , ne mise una grossa percentuale (circa il 46%) nella ristretta zona che intendeva srondarc . li totale dei cannoni assegnati all'intera 2" Armata , l'unica che subì il violento attacco peraltro limitato ad un settore strategicamente decisivo, era di 2430: il nemico ne contrapponeva 2760. Questo non sostan ziale en-orc di distri buzione e ra il primo indizio della sbagliata concezione strategica. Capello scri sse che il Cadorna riteneva che l'attacco ne mi co coin volgesse anche la 3" Armata e ciò ebbe riflesso "specialmente nei riguardi della distribuzione delle forze" , inducendolo a potenziare, depauperando il rimane nte , la destra della 2" Armata che confinava con la 3" 2 . Ne lle giustificazioni del Capello c'è qualche cosa di vero pcrchè nella 2" Armata il rapporto tra le artiglierie cambia enormemente a sfavore degli italiani se si considera il solo rrontc assalito (dal Corpo Cavaciocchi a quello Caviglia compreso): Pezzi italiani nel fronte attaccato: l .383. Pezzi avversari nel fronte attaccato: 2.393. Le cifre sopra indicate non dicono tutto perchè i rapporti tra le artiglierie contrapposte variarono molto entro i settori dell'attacco: SETTORE DEI CORPI CAYACIOCCHI E BONGIOVANNI Pezzi del Corpo Cavaciocchi N° 451 Pezzi avversari contrapposti N° 599

1

2

Doc. Uff. , Tomo 3°bis, p .173 e p.228. L. Capello. Caporctto, pcn:hè?, Einaudi , p.227.


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Si deve precisare che il Corpo Bongiovanni, formato in quei giorni con un comando proveniente dalla 3" Armata e con truppe de lla 2" raccolte ai quattro venti, aveva artiglieria praticamente nulla; un solo battaglione di piccol i calibri del 53° reggimento da ca mpagna '.led i suoi scarsissimi pezzi si schierarono sul Colovrat come 14 tra le hatterie di medio calibro del IV Corpo Cavaciocchi.

SETIORE DEL XXVII CORPO BADOGLIO Pezzi del Corpo Badoglio N° 464 Pezzi direttame nte dipendenti dalla 2" Armata N° 97 TOTALE pezzi italiani N° 561 4 Pezzi avversari contrapposti N° 1584 5 Anche nel dopoguerra Capello continuò a definire "poderoso baluardo" il coacervo de lle batterie schierate ne l territorio del XXV II Corpo: segno evidente che neppure a cose avvenute egli potè rendersi conto c he in quel settore era riuscito a cumulare solo una poderosa debolezza che fu una delle cause determinanti l'ampiezza della sconfitta. Per ci<'> che ri guarda le batterie direttamente dipendenti dalla 2" Annata esse furono formazioni atipiche per l'esercito italiano del tempo: il I agosto 1917 il comandante la 2" Armata così ne descrisse l'impiego: "I Raggruppamenti costituiti a tale scopo, masse d 'artiglieria di manovra che i Corpi d'Armata hanno nel loro territorio, sono masse c he hanno i compiti principali fissati dal comando d' Armata dal quale direttamente ed esclusivamente dipendono" 6 . I Corpi d'Armata che ospitavano questi Raggruppamenti dovevano provvedere solo alle loro esigenze disciplinari , amministrative e d ' istruzione tecnica: era però l'Armata che li predisponeva allo scontro e poi li comandava in batlaglia. 1 cannoni del Raggmppamento speciale posto nel settore di Badoglio, non avendo ricevuti ordini d 'azione dalla 2" Annata, non aprirono il fuoco a lle ore 6,30 come fecero quelli del XXVII Corpo: rimasero si lenziosi contribuendo ad esasperare la sopra precisata grande inferiorità numerica esistente in tale zona. O

SETTORE DEL XXIV CORPO CJ\VIGLJA Pezzi del Corpo Caviglia N° 3 16 Pezzi direttamente comandati dalla 2" Annata N° 55 TOTJ\LE pezzi italiani N° 371 Pezzi avversari contrapposti N° 210

3

Doc. Uff. , Tomo 3°bis, p.214. Ibidem , pp.1(,2-163; Tomo3°, p. 223: Stato Maggiore Esercito, stessa opera ma Vol.IV,Tomo 2°bis, p.456. 5 Doc. UlT., Tomo 3° ,p.223. 6 L. Capello, op. cit., p.83. 4


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Ad ogni pezzo ital iano corrispondeva poco più di mezzo cannone nemi co: ciò significava che le truppe del generale Caviglia erano g ià fuori dell'occhio del ciclone pur essendo schierate al fianco destro de l Corpo Radoglio che subì l'attacco più violento di tutte le altre unità italiane. 1àle annotazione dà idea di quanto fosse concentralo il colpo di mag li o avversario. Resta da spiegare come mai , per entrambi i contendenti , non sono state considerale le bombarde. Una parte di quelle italia ne erano 'disarmale', essendo prive di muni zioni; ciù è documentato per quan to ri guarda il XXVII Corpo. Per ordine di Badoglio il suo comandante d' artiglieria di spose che tutte le bombarde situale nelle primissime linee iniz iassero il fuoco nelle nolli precedenti il giorno dell'attacco avversario: terminate le muni z ioni le bombarde dovevano essere arretrate, oppure, se ne fosse mancalo il tempo, distrutte 7 . Tale azione era fatta per scompaginare la preparaz io ne dell'avversario nelle vicine trincee di partenza dato che la portata delle bombarde più piccole era di poche centi naia di metri. E' evidente che nel XXVll Corpo v'era la ce,tezza di 11011 ricevere allrc muni zioni che, come accadde per le bocche da fuoco , furono inutilmente disperse in fronti non attaccali. S i ha noti zia che un so lo gruppo di bombarde del XXV II Corpo d ' Armata potè operare continuamente anche durante la battagl ia: "Efficace azione di sbarramento e ffettuò, in valle Usnik, dalle ore 6 del mattino alle 16 del 24 !ottobre ] il XXVI g ruppo bombarde del 15° Raggruppamento" 8 . Quindi de lle 172 bombarde de l XXVII Corpo , la maggior parie aveva giustame nte eseguito il suo intervento prima dello scontro e per la limitatezza delle munizioni ad esse assegnate, solo a quelle di maggior calibro e potenza fu lasciato il compito d' intervenire durante lo scontro 9 . L' allora Lenente Rommel , che poi di venne famoso gene rale nella seconda guerra mondiale, fornisce un ' insospettabile testimonianza: l'azione delle bocc he da fuoco del XXVII Corpo fu molto attiva ne i g iorni precedenti il grande scontro, c ioè prima di essere scompaginata dalla superiorità di quella au strotedesca. TI suo contegno aggressivo, contro il nemico che stava raggiungendo le proprie pos iz ioni <l'attacco, fu attuato nonostante i pressanti ordini di risparmio delJe muniz io ni emanati , ad iniziare dall '8 ollohre 19 17, dal generale Capello: " Nella notte del 22-23 ottobre il battag lione si schiera per l'attacco. Pote nti staz ioni fotoelettriche appostate ne lle posizioni italiane sulle alture de l Kolovrat e dello Jeza illuminano a giorno la via di accesso . Spesso veniamo investiti da nutrile salve di artiglieria ... Tutti abbiamo durante l'avanzata l'impressione di essere entrati nel campo d'azione di un avversario straordinariamente attivo e ben armato ed equipagg iato" 10 •

7

Re lazione del XXVTI Corpo, Allegato N°28. Doc. Uff.. Tomo3°. p.355. 9 Doc. Uff., Tomo 3°his, p.163 - note nell ' uhjrna colonna. IO E. Rommel. ranterie a ll ' allacco , I .onr;:rn~si 197?., p .?.34 .

8


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Purtroppo l' impressione del Rommel si dimostrerà fallace proprio iniziando dalla seguente battaglia: gli ordini del Capello di risparmiare le munizioni e di entrare tardivamente in azione, ratifìcati fom1almente da quello finale del Cadorna, contribuirono al crollo delle difese che, dalle ore 2 della notte del 24 oltohre, rimasero sotto il tiro improvviso e tambureggiante <lei cannoni avversari superiori in numero (ne i giorni precedenti essi acco1tamente avevano taciuto per poi cogl iere gli italiani <li sorpresa) . Tornando alle bombarde è prcsumihile, ma non certo , c he negli altri Corpi d 'Armata vi fosse una situazione di carenza di proiettili simile a quella che è provata per il XXVJI Corpo: il d ubbio su tale dato ha sconsigliato indicazion i numeriche sulle bombarde italiane e su quelle avversarie: esse comunque avrebbero aumentalo l'i nferiorità delle complessive hocche da fuoco italiane nei settori più massicciamente attaccati dal nemico. Si è visto che il comando Supremo e quello della 2" Armata s'erano illusi d 'aver predisposto un insieme molto forte <lell'aitiglieria italiana; neppure sospettarono la potente concentrazione del!' azione offcnsi va avversaria. Sul terrificante ammassamento delle artig lierie austrotedesche nella ristrclla zona del loro massi mo impegno v'è la testimonianza del generale Krafft von Dellmensi ngen , capo di Stato Maggiore dell' Armala attaccante quelle località. Egli ha scritto un giudizio più efficace di qualsiasi cifra: " Il morale tornò a salire rapidamente anche per la constatazione visibile a chiunque <lei fonnidabile schieramento de lle artiglierie ... La fanteria chhc dunque la certezza che lutto era stato fatto onde faci litarle il compito e che gli italiani si sarebbero presi una lezione quale mai sinora era stata loro <lata" 11 • Le parole <lei generale Krafft evidenziano l' importanza fondamentale ch'chbero i massicci schieramenti delle artiglierie avversarie.

CAPITOLO V IL COMPORTAMENTO DELLEARl'lGLIERIE IN BATTAGLIA NEL CORPO CAVIGLIA Il XXIV Corpo d'Annata comandato del generale Caviglia si trovò in posizione particolare: pur esse ndo una delle unità che subì sin dall 'inizio l'attacco nem.ico, nel dopoguerra fu nominato solo accidentalmente nella Relazione della commissione d'inchiesta. Sopraltutlo quel Corpo fu la sola formazione non colpita dalle supposizioni o dai pettegolezzi scagliati , al posto delle pur esistenti documentazioni, a carico <li altri reparti e personaggi coinvolti nella battaglia. A questo primo vantaggio se ne aggiunse un secondo: il Corpo Caviglia, pur

11

Krafft, op. cit., p.80.


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essendo confinante con l'epicentro del combattimento, fu attaccato da un nemico che aveva un numero di cannoni leggermente inferiori ai suoi: solo nel suo fronte si verificù tale anomalia pcrchè in tutti gli a ltri scllori attaccali, lo abbiamo già v isto, vi fu una netta superiorità austrotedesca. Così il generale Caviglia descri ve gli ordini ricevutj ed il conseguente comportamento in battaglia: "Sulla nostra fronte cominciò allora , per parte di a lc uni gruppi di medi c a libri , il tiro di interdizione sulle posizioni austrote desche. Era un fuoco cadenzalo - un colpo ogni 5 minuti per pezzo- sparso su ampia fronte , non hcn controllato per mancanza di visibilità alle grandi distanze ... Riassumendo, la nostra artiglie ri a, per applicare i metodi prescritti e gli o rdini che aveva, cominc iò il suo tiro dopo le sci, ma parzialmente, lento e disseminalo" 1• Dunque il generale Caviglia fornisce una confe rma che gli ordini de lla 2" Armata non solo imponevano di aprire un tardi vo tiro dopo le ore 6 (il nemico lo aveva iniz ialo a lle ore 2) ma c he e sso avrebbe dovuto essere poco nutrito e di sperso su molti obiettivi ; così egli indica quanto poi accadde ne l suo Corpo d' Armata: " La maggior parte delle artiglierie pesanti a ndò perduta per mancanza di mezzi da traino. I cavalli e le trattric i erano lontani e per le strade ingombre !della fante ria in riliratal non poterono arrivare a i pezzi a tempo opportuno" 2 . Essendo quelle indicate dal gene rale Caviglia le disposizioni economizzatrici date dal comando della 2" Armata, si puù immaginare quanto esse furono deleterie per quei settori in cui vi fi.1 una forte prevale nza dell ' artiglieria avversaria. NEL CORPO UADOGLIO 11 2 1 oltohrc erano caduti in mano italiana i piani d ' aLLacco nemici portati dai due disertori rumeni . Essi indicavano che, nel piccolo settore assalito, le artig lierie avversarie avrebbero attuato due tipi di tiro: il primo de lla durata di 4 ore cui , dopo una breve pausa, sarebbe seguilo un violento tiro di un 'ora e mezza o due diretto soprattutto contro le prime linee: a lla sua fine sarebbe partito l'assalto delle fanterie alle trincee italiane . In quel pe riodo de lla guerra simili tip i di bombarda mento preparatorio e rano giudicati molto brevi e potevano lasc iar presume re che g li austrotedeschi si riservavano di attacc are più duramente in un secondo tempo ed anche in altre zone. Tali notizie giunsero ad un comando della 2" Armala da tempo convinto di dover risparmiare le munizioni di artjglieria e che il vero attacco sare bbe stato sfe rrato in un ampio settore: c iù lo spinse, il 22 ollohrc, ad emanare la comunic azione urgente N°846 che prescriveva il comportame nto che avrebbero dovu -

r E. Caviglia, Caporetto, Mondadori , 1934 , p.1 28 e p. I 3 1. 2

Ibide m, p. 173.


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to attuare, contro l'azione che si profilava in quel mome nto , le artiglierie dipe ndenti dai Corpi d ' Armata inte ressati: "Scmhra ormai sicuro che in caso d i attacco il ne mico farà sulle nostre trincee di la linea un tfro di distruzione mo lto breve -tra una e due ore- Stop Occorre pe rciò non perdere un minuto di te mpo , appe na egli incomincerà il tiro , i mcdi calibri nostri e le bomba rde debbono immedi atamente iniziare tiro violento sulle lince ne miche ... Conte mporaneame nte i piccoli e medi calibri a tiro rapido si preparino ad iniziare il tiro di sbarrame nto c he dovrà essere istantaneamente scattato al primo cenno ... d i movime nto nemico" 3 • Rice vuta la disposizione d ' iniziare il ti ro quando il nemico effettue rà quello di "distruz ione" Badoglio immedia tame nte ne dirama una corrisponde nte per i propri dipendenti: " 22 ottobre I 917 - N°3267. Al tiro a gas fa tto dal nemico seguirà un tiro di distruzione di non lunga durata . Ali' inizio di 4uesto tiro di distruzione le nostre batterie di grosso e medio calibro dovranno intervenire battendo le trincee cd i luoghi di raccolta del nemico ... Le artig lierie divisionali !piccoli calibri] ... dovranno inte rvenire fulmineame nte non appena segnalata l' avanzata delle fanterie nemiche" 4 • li comando dcll a 2" Armata, lo stcsso giorno 22 ottobre, ricevette copia d i ta li disposizioni di Pietro Badoglio: ne confe rmò la completa validità riportandole integralmente nel proprio Diario storico e no n inte rvenne.: per modificarle pur a vendo notato ch'essc prevedevano anche l' intervento aggiuntivo dei l:,'TOSsi calibri non indicato nella propria disposizione 5 . E' necessario precis,u-e che i tiri ne mici sarebbcro continuati pe r ru llo il tem po dell'a ttacco, spostandosi sempre p iù avanti rispetto i punti raggiunti da lle fanterie avan zanti ed in ma niera corrisponde nte si sarebbero comportate le artiglie ria della difesa. Veniamo ai particolari: dopo le ore 6 ,30 del 24 otto bre, presumcndo non lontano l'inizio dell ' avanzala della fante ria ne mica , Badoglio ordinò per ldcfono c he i cannoni a ciù de putati iniziassero i tiri di "sbarramento" contro le zone di a vanzata nemica senza atte ndere indicazione di movimenti a vversari 6 . Il generale Krallt, nelle sue Memorie , c i ri vela che questa azione non fu pre matura: proprio in quell'ora si mossero le prime r attuglie d ' assalto austrotedesche c he giunsero sotto le linee italiane in modo d' assalirle " nel momento stesso in c ui sarebbe scopriata l'ultima granala" 7 . Il comandante.: tedesco, esaminando il comportamento di tutta l'artiglie ria italiana dei vari settori, osserva c he " non si verificò il minimo sbarramcnto da parte dell'artiglieria italiana" ma, con una corre ttezza che mancò a mo lti allri ,

3

Doc. Uff. , Tomo 3°, p. I 18.

4

Ibidem, p.148.

5

Ibidem, p. I 47 nota 2 1. lhide rn , p.227. Kraffl , Lo sfondamento dell'Isonzo. Arcana, 198 I, p.84.

6 7


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precisa i punti in cui vi fu un' eccezione sia pur poco efficace rispetto le necessità; indica cioè che furono colpite le zone della Lesta di ponte di Tolmino, de l Pan di zucchero , di Cosarza, di S. Luc ia e di Modrea, c ioè le località battute dal! 'artiglieria di Badoglio. E' hcne precisare che tale azione fu poco efficace a causa dell a nehhia la cui azione negativa per gli italiani è così descritta nelJa Re lazione ufficiale au striaca: " La nebbia che copriva la vallata ostacolava in modo particolare il fuoco dei cannoni e delle mitragliatrici italiane dalle riparate posizioni fiancheggianti contro la fanteria procedente all'attacco e ciò fu di mo lto aiuto per l'attaccante" 8 • Questa dichiarazione è determinante per capire c he quella densa caligine mattutina fu paralizzante per lo 'sbarramento' che doveva concentrarsi contro le indistinguibili fanterie avanzanti in luoghi e momenti diversi; solo se ci fosse stata buona visibilità tale tiro avrebbe potuto svolgersi in maniera e fficace (di notte si sarebbero accesi gli appositi riflettori). Invece la ne bbia non poteva avere un e ffetto determinante sui tiri di 'controprcparazione' italiani e que lli di ' distmzione' effettuati dal nemico: infatti essi erano diretti contro bersagli fi ssi e g ià registrati nelle tabelle di tiro. Il generale Dallolio, Ispettore Generale di Artiglieria, in una sua Relazione riporta alcuni passi importanti di quella del colonnello Cannoniere , comandante l' artiglieria del corpo Badoglio e specifica di accreditarli avendo riscontralo che essi erano confermati dai rapporti compilati dalle singole batterie: ecco uno de i punti sa lienti della testimonianza del Cannoniere: " il soLLoscriLto , eseguendo le direttive avulc nei giorn i precedenti all'atlacco dal comandante dei Corpo d ' Armata , aveva ordinato durante la notte fossero eseguiti molti concentramenti [cioè fuoco non continuo)" 9 . Il colonnello Cannoniere indica c he verso le 6 - 6,30 del mattino ini ziò il fuoco generale dei suoi cannoni testimor1iato anche nel "Riassunto" giornaliero del comando Supremo 10 • Solo in seguito , quando dovettero te ntare di scagionarsi della responsabilità della sconfilla, i generali Cadom a e Capello divennero smemorati su questo fatto. Tutti i cannoni del XXVII Corpo, in gran parte addensati in avanti secondo i g ià visti ordini controffensivi del general e Capello, subirono la valanga di colpi dei molto più numerosi pezzi avversari ai quali li avevano abbandonati gli errori dei generali Cadoma e Capello. Per l'azione de i piccoli calihri , quelli che dovevano sparare sulle fanteri e nemiche avanzanti , esiste una importante Relazione de ll ' allora capitano Serafino Zavarise che comandava una di quelle batterie della l 9" divisione. Questi , come testimone diretto, conf"crma c he vi era la disposizione d ' ini ziare il

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Doc. Uff., Tomo3°, p.224. Deposizione del Generale Dallolio, Ispettore dell'Artiglieria, p.14 (A llegato N° 186 dell a Rei. 11adoglio al Mini stro Bonomi) . IO Doc. Uff. , Tomo3°, p.286. 9


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ruoco contro le fanterie attaccanti pure in assenza di ord ini superiori in quan to era prevista l'interruzione dei collegamenti 11 . Lo Zavarise continua la deposizione indicand o che parecchie hatterie furono smantellate dal tiro dei più numerosi cannoni austrotedeschi . In precedenza esse erano state individuate -lo si ricava dal Diario del generale tedesco von Below- mediante fotografie ste reoscopiche scattate da aerei . Altre hatterie furono raggiunte improvvisamente dalle fanterie avversarie sbucate dall a nebbia: i cannoni di piccolo calihro erano schierati molto vicino alle prime trincee. I 64 pezzi di piccolo calihro de l colonnello Cocco, dopo aver sparati circa 20.000 colpi cumularono le seguenti perdite: 53 morti, 85 feriti e J 25 dispersi. Fu e liminalo circa il 35 % degli effetti vi. Si è visto che la commissione d ' inchiesta nascose g li ordini comprovanti che Badoglio aveva disposto l' inizio del fuoco de lle hatterie secondo quanto voluto dai superiori. Se tale punto fosse stato chiarito si sarchhero dovute ricercare le vere cause per le quali il fuoco italiano s'era dimostrato inefficace: la commissione avrchhc dovuto denunc ia re l'enorme inferiorità numerica dei cannoni asseg nati al Corpo Badoglio e la sciagura insita nelle ripetute di sposizioni di risparn1io delle munizioni emanale da Capello e da Cadorna; esse furono aggravale dall'online di aprire il fuoco alle ore 6, con grande ritardo rispetto l'azione nemica. Non è capihilc se la commissione d'inchiesta attuò di proposito tali carenze informative oppure, volendo evidenziare che i motivi della sconl"ilta dipendevano in massima parte dal "malgoverno degl i uomi ni", aveva trascuralo la ricerca di quanto in realtà accadde. Non e ra vero che a quel tempo esistesse, sia pure sotto forma di ' diceria', la credenza che i ca nnoni del XX Vll Corpo d ' Arn,ata non avessero sparalo. In falli la commissione d ' inc hiesta si guardò bene di fare tale asserzione limitandosi a riportare, con apparente inge nuità, le indicazioni rilasciate dal generale Gianinaz:t.i (Relazione, Vo i. I, B 256) Questi dichiarò c he, sino alle ore 12 del 24 ottobre, egli non udì g li spari delle artiglierie italiane di medio calibro . Queste dichiarazioni pongono un dilemma: g li spari non furono uditi pcrchè i cannoni tacquero oppure perchè il rumore dei loro colpi fu sovrastato da quello degli scoppi del milione di proiettili che uscirono, in poche ore, dalle 1586 hocche da ruoco nemiche antistanti il Corpo Badoglio? Risolve tal e quesito quanto è scrillo a pagina 8 della Relazione della 19" divisione che fu consegnata alla commissione d'inchiesta: " il rumore degli scoppi dei proiettili nemici in arrivo era così assordante che non si riusciva <falla sede del comando [della 19" di visione posto sul Mo nte Jeza e molto prossimo a quello del Gianinazzi] ne dalle immediate vicinanze di conoscere quale fosse il contegno delle nostre arti glierie".

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'A.B.C.', Roma,16aprile 1965.


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E' evidente che, essendo questa la realtà vissuta sul fronte della 19" divi sione le parole del generale Gianinazzi non indicavano un mancato intervento delle artiglierie italiane ma solo la pe rcez ione esasperata di un uomo fortemente provalo dagli eventi. Tra le ore 8 e le 12 del 24 ottobre egli vide la propria hrigata combattere con vigore ma soccombere lentamente di fronte alle congiunte superiorità dell ' artiglicria e della fanteria avversarie. Un assurdo propagandistico lo si ebbe quando alcu ni si appigliarono al fallo che il generale Maggia, alle ore 9 de l 24 Ottobre, ordin<Ì di sparare ad 8 cannon i che, al contrario dei rimanenti de l loro XXI Gruppo, erano rimasti silenziosi 12 . Si tentò di far passare l'episodio, dipendente da deficienza del comando di due batterie, come dimostrazione che i 464 cannoni dipendenti da Badoglio non ebbero ordine d'entrare in azione; esso conferma in vece che il generale Maggia conosceva l'ordine d' intervento emanato da Badoglio e c he esso era stato posto in atto dagli a ltri cannoni esistenti nella zona. Nel territorio del Corpo Badoglio v'erano anche i 97 cannoni di grosso e medio calihro del 6° Raggruppamento di Manovra che in battaglia dipendevano direttamente dalla 2" Armata. Come appare dalla Relazione del loro Comandante colonnello Mastcllone essi non ricevettero dal comando Capello alcun ordine d'intervento per cui alle ore 6,30 del 24 ottobre 191 7, quando le arti glierie del XXVII Corpo d'Armata ini ziarono il loro fuoco, essi rimasero inerti e silenz iosi rendendo ancora più tragica l' inferioritìi numerica delle artiglierie del Corpo Badoglio. Solo dopo le ore 8 anch'essi iniziarono ad entrare in azione su richiesta d'aiuto del colon nello Cannoniere che agì uniformandosi alle disposizioni ricevute da Pietro Badoglio. Tra le molte cose nascoste dalla commissione d ' inchiesta vi fu anche questa situazione che fu attestata pure nella Relazione compilata dal colonnello Mastellone, capo del 6° Raggru ppamento di Manovra . Ce lati tali avvenimenti assieme agli ordini emessi dai massimi comandanti, si crc<Ì la possibilità di riempire il vuoto conoscitivo così creato con l 'ingiustificata asserL:ionc che Radog lio aveva ordinato a i propri cannoni di tacere. Se si diffondeva l' insinuazione che l'artig lieria del XXVII Corpo, da Capello assurdamente definita " poderoso baluardo", aveva disubbidito tacendo, sarchhe apparso g iustificato l'insuccesso delle altre e quindi occultati i già documentati errori di Cadorna e Capello. Nei giorn i seguenti que llo dell'inizio dell 'offensiva austrotedesca, il Corpo Badoglio s ·era dovuto ritirare pottando con sè solo la parte rimasta intatta delle insuffic ie nti batterie che inizialmente possedeva. Ma pure il nemico avan zante non potè portare con sé la grande maggioranza delle batterie e munizioni che avevano resa possibile l'avanzata del primo giorno. Scmhrcrà assurdo ma si creò una situazione di maggiore equilibrio testimoniata da una lunga resistenza del XXVII Corpo nelle posizioni arretrale.

12

Doc. UIT., Tomo3°. p.272: Tomo 3°ter, Carta N° 14


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Si può concludere che l'azione dell 'artiglieri a de l XXVTT Corpo po11ò un contributo inefficace alla difesa a causa della sua forti ssima inferiorità numerica, della sua molto ritardata e ntrata in azione e del risparmio nell ' uso delle munizioni: tutti e tre questi clementi negativi furono generati dagli ordini trasmessi dalla 2• Armata non solo a Badoglio ma a tutti g li altri comandanti di Corpo d ' Armata da essa dipe nde nti . NET , CORPO CAVACIOCCIII Nel TV Corpo d' Armata non vi era arti glieria dipe ndente dalla 2• Armata. Come si ricava daH' opera de lJ 'Ufficio storico , facevano parte del Corpo I3adoglio solo 464 pezzi, 13 in più di quelli posti nel settore del generale Cavaciocchi. L' opera citata comprese tra i cannoni di Badoglio anche i silenziosi 97 dipe ndenti dal comando Capello: basta una facile sottrazione per ristabilire la realtà. Comunque, in alcune rappresentazioni de l comportamento dell'artiglieri a del IV Corpo, predomina una te ndenza opposta a quella critica applicata al XXY ll Corpo, quasi a voler dar forza alla tesi di non responsabilità del comando Supre mo e del comando della 2" Annata. La tecnica adottata è molto modesta: non s 'evidenziò che un g ruppo di 14 batterie di medio calibro del IV Corpo era posto sul Colovrat, quasi si volesse far credere che quell 'importante gruppo appa11enesse al Corpo I3adog lio. S'enfatizzò il fatto c he le batterie di Cavaciocchi spararono d ' iniziativa poc he raffiche subil o dopo le ore 2 (cosa c he accadde in tulli i Corpi) cercando così di far apparire che g li onJini superiori prevedevano l'inte rvento a quell' ora. L'assurdità di questi tentati vi è resa palese dallo stesso Diario storico del IV Corpo Cavaciocchi. In esso si afferma a tutte lettere che il tiro corale de lla sua artiglieria ini ziù alle ore 6 ,30 assieme a quello di tutti gli altri Corpi: il docume nto da un colpo di spug na rad icale ai sottili distinguo cd alle hi zantine in terpretazioni 13 . Francesco Fadini , parente del generale Umbe rto Fadini comandante le a11iglie rie del TV Corpo Cavaciocchi , nel libro che scrisse su Caporetto si dimostrò maldisposto verso l'azione di Badoglio ma, verificate le carte del suo congiunto, dovette ammettere: " L1 ragione di un ' insufficienza marchiana sta nel fatto che i cannon i del IV e del XXV II Corpo d' /\rmata ebbero l'ordine di entrare in azione soltanto alle 6" 14 . Infatti passi chiarificatori si leggono nella Relazione scritta dal comandante l'art.iglieria del IV Corpo, generale Fadini: " In esecuzioni degli ordini ricevuti dal comando d ' Armata e di Corpo d ' Armata [le disposizioni! furono le seguenti : ... b) non appena il ne mico

13

Doc. Uff., Tomo3°,p.237.

14

r. Faùini, Caporcllo dalla parte del vincitore, Vallecch i, 1974, p.257.


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comi nciasse il tiro di distruzione sulle nostre trincee, secondo informazioni alle ore 6 , Lu tte le batteri e d i medio calibro iniziassero il fuoco contro le linee nemiche ... ; non appena l'attacco !delle fan terie] si fosse delineato, un 'ora o due dopo , intervento fulmineo dei piccoli calihri" 15 • ln della Relazione vengono riportati i resoconti stilati dagli artiglieri di quel Corpo d' Armata, dai colonnel li ai capipezzo. ln ess i il generale }iadini trova conferma c he le art iglierie tacquero durante la prima fase del fuoco nemico ma vi furono casi d'i ndisciplina suhi to repressi: negli altri ca~i i medi calibri e l'artig lieria pesante campale presero a sparare per iniziati va dei singoli comandi non appena il bombardamento ne mico e bbe inizio alle ore 2; ma furono falli smettere l Vedi nota preced .] . Non stup isce perciò che, avendo letto il documento stilato dall' importate partecipe ai fatt i che morì combattendo e roicame nte nel 19 18. Francesco Fadi ni abbia dov uto concludere: " I risultati dei due compo1ta rm:nti fdel IV e del XX VII Corpo d ' Arrnatal a cont i fatti sia con la documentazione italiana e con quella tedesca, salva più o salva me no , fu lo stesso" 16 . Come si nota dalle indicazioni del gene rale Fadini, prima della battaglia e ra previsto c he il nemico iniziasse il fuoco tamhuregg iante alle ore 6 del 24 ottobre; in rea ltà esso fu alluato solo alle 6 ,30 . I ,e artig lierie italiane si comportarono in consegue nza e ciò spiega pe rc hè n1tll: le Relazioni compilale dopo i fa tti indicano c he la rispost/ 1generale italiana ini ziò al secondo orario. NEL CORPO BONG IOVANNl Questo Corpo d' Armata praticamente non ebbe artiglie ria . Infatti solo la sua

62" divisione comandata dal gene rale Viora e bbe un a ventina di pezzi di piccolo cali bro del li battaglione del 53° reggimento di artiglieria ca mpale. Tali cannoni ragg iunsero solo all ' ultimo mome nto la zona di Luico e be n presto caddero in mano ne mica: la loro azione in battaglia fu nulla.

CAPITOLO VI LE TESTIMONIANZE DRLL' AVVERSARIO Come fu vissuto dall ' avversario il fallo che l'artiglieria italiana non entrò in risolu ta azione quando egli ini ziò il tiro a gas? Il gene rale Krafft von Dellme nsingcn così inquadra la reazione italiana al fuoco austrotedesco delle ore 2:

1., Ibidem, p.253. 16

Ibidem. p.268.


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Dalle opposte posizioni litaJianel molti riflettori perlustrano gli avanposti e poi, un po alla volta, si fanno sentire le artiglierie leggere italiane seguite da alcuni gross i calibri e dalle homhardc. Tullavia il temuto tiro sistematico di distruzione contro le posizioni di partenz a degli attaccanti, con nostra meraviglia , non si verifica affatto. I riflettori si spengono uno dopo l'altro ... è probabile che i gas, malgrado le poco propi zie caratteristiche del terreno, ahhiano ottenuto rapidamente effetto 1• A questo giudizio compl essivo il Kraftt ne fa seguire uno particolare riferito a ll a zona di Plezzo in cui erano le sole artiglierie del IV Corpo Cavaciocchi: In un primo mome nto i tiri a gas dell'artiglieria [austrotedesca] provocarono vivace attività di riflettori e di artiglieria da patte nemica, ma poi essa andò scemando, apparentemente per cffcllo dei gas 2 TI generale Krafft tende ad attribuire, in forma dubitativa, all'effetto dei gas l'incomprensibile inattività dei canno ni ital iani. Ma a Plezzo il gas, lanciato <la numnosc homholc, uccise molli fanti schierali nella prima linea ma non potè avere effetto apprezzabile sull ' artiglieria perchè le bombole non potevano concentrarlo nel retrofronte e s ulle alture ove erano posti i cannoni di me dio calibro. Quando il Krafft fece le ripo1tate conside razioni no n aveva conoscenza degli ordini emanati da Cadorna e da Capello: in patticolare gli era ig noto il N°846 della 2a Armata che imponeva scarsissima azione delle bocche da fuoco durante le prime 4 ore di tiro nem ico: fu questo a bloccare le artiglierie italiane , non il gas nemico. La qualificata testimonian za tedesca conferma tuttavia come in ogni zona attaccata, compresa quella di Plczzo , il comportamento fu sostanzialme nte identico: dopo le ore 2 vi fu una breve e debole risposta di artiglierie leggere e di alcuni pezzi pesantj: ben presto tacque anche quel fuoco sporadico e si spensero i riflettori. Quella del Krallt è la conferma di quanto aveva riportato il generale Fadini, comandante l' artiglieria de l Cavac iocchi: dalle ore 2 alla 6,30 anche i suoi cannoni rimasero inattivi come voluto dalla 2" Am1ata. Alcune batterie fecero brevemente fuoco d ' iniziativa ma furono subito falle lacere dai comandi superiori. li Krafft, nelle sue Memorie, solleva un altro argomento importante trascurato dalla nostra storiogral"ia: indica il passivo comportamento dell'artiglieria italiana durante il delicato periodo in cui gli autrotedeschi anunassavano mezzi e truppe pe r la futura offensiva: " Durante il concentramento sulle posizioni di partenza , il nemico cffclluù sporadici tiri d'infilala con i s uoi pea i a lunga gittata , colpendo le strade che pottavano a Tolm.ino ... Tuttavia, considerando che gli italiani, attraverso le relazioni de i disertori, dovevano essere pcrfcttamcnle al corrente di ciù che si anda-

1 2 3

Krafft. Lo sfondamcnlo dell ' Isonzo, Arcana, 198 1, p.83. Ibidem, p.117. r . Fadini, Caporetto dalla parte de l v incitore, Vallecchi , 1974, p.257.


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va preparando, il loro atteggiamento propose ai comandanti tedeschi un vero e proprio enigma" 4 . Il Krafft ci fa inoltre sapere che, nei giorni precedenti l'offensiva, i cannoni tedeschi erano già schierati all'aperto, a~sicmc a grandi quantità di munizioni 5 . Tutto questo prezioso materiale rimase indi sturbato e per il Krafft l'inerzia dell' artig li eria nemica nella fase preparatoria costituì un vero e proprio eni gma dal momento che sapeva gli alti comandi italiani essere minutamente al corrente , tramùe i disertori rumeni, di c iò che stava pe r accadere. Le parole del genera le Krafft sono importanti ed evidenziano c he l'azione delrrutiglicria italiana non fu so lo scadente d uran te la battagli a ma già prima dell'attacco, quando sarebbe stato facile ostacolare la preparazione austrotedesca se il comando della 2" Armata l'avesse permesso. Esiste un drn.:umcnto, l'avviso di Badoglio del 6 ottobre riguardante i 500 autocarri ne mici affluiti s ul rovescio di S.Maria e S. Lucia e ripartiti vuoti; esso avrebbe ri chiesto immediato interessamento da parte del comando <l'Armata a c ui era stato invialo. In esso il comandante del XXVII Corpo aggiungeva: "6 ottobre 1917 ... Mentre ho disposto che aitig lierie medio calibro proseguano tiri di interdizione già eseguiti durante la g iornata , raccomando che truppe, artiglierie cd osservatori esercitino massima sorveglianza. Comandi prendano tutte le d isposizioni per rintuzzare possibile attacco ... Badoglio" 6 . Pe rchè , due giorni dopo aver ricevuto tali importanti notizie, il generale Capel lo emanò l'ordine N°5757 in cui imponeva un rigoroso risparmio dell e munizioni d i artiglierie? Con tale ordine Capell o bloccò l ' intendimento d i Badoglio di ostacolare la preparazione ne mica. Se tale azione si fosse potuta svolgere e fosse stata coadiuvata da lle artiglierie pesanti direttamente dipendenti da Capello e da quelle vici ne dei Corpi laterali, la battaglia di Caporetto si sarebbe presentata molto più difficile per g li austrotedcschi. A questo punto occorre soffermarsi sull ' azione dell'av iazione. I Corpi d'Armata avevano solo pochi apparecchi predisposti per il 'servizio d 'aitiglieria', c ioè per contro llare il tiro dei cannon i.7. Per scompaginare il nemico sarebbe stato in vece necessario che l'aviazione da caccia italiana , dipendente unicame nte dal comando S upremo e da quelli d'Annata, fosse stata opportunamente rafforJ:ata nel settore minacciato. Solo così si potevano riprendere le azio ni d'esploraz ione: infatti esse dovevano essere protette dal contrasto operato dai pre va lenti aerei da caccia c he l'avversario aveva radunato nella zona. Con tali azioni esplorative si sarebbero potuti indi viduare gli obiettivi da battere, per quanto si fosse tentalo di mascherarli. Purtroppo, nonostante l' allarme tempestivamente suonalo dal comandante

4

'i

6 7

Krafft, up. cit., p.80. lbi<lcm, p.63.

Doc. Uff.. Tomo :r , p.14 1. Doc. lJff.. Tumu3°bis, p.200.


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del XXVII Corpo, questo no n fu fallo. Vi fu invece l' azione hrillantc del ne mico c he potè raccogliere, tramite fotografie ae ree, informazioni d' importanza fondamentale sullo schie ra me nto italiano . Così il generale K rafft von Dellmensingen comme nta il fatto: " Fu entusiasmante constatare l'orgasmo degli italia ni , del tutto impreparati ad una sorpresa del genere, al primo apparire delle squadriglie da caccia germaniche . Quando , nel giro di pochi minuti , alcuni bombardieri precipitarono in fiamme , g li altri fuggirono disordinatamente in preda al terrore e così ebbe termine la sinora indiscussa padronanza italiana del ciclo. Infatti, per varie settimane, nessuno tornò e solame nte pochi aeroplani si videro nel corso dell'intera battaglia" 8 . Fu così che l'Alto comando italiano rimase cieco sulla realtà ma libero di seguire le sue illusioni. Nelle Memorie del generale von Below, comandante dell 'Armata tedesca attaccante, s' illustra come fu abilme nte sfmttata la superiorità aerea conseguita: "Pu una vera fortuna c he g li av iatori a vessero potuto terminare il loro lavoro fotografico con te mpo favorevo le. Si e rano così impressionate delle ottime lastre stereoscopiche che vennero mostrate ai singoli comandanti in modo tale che ciascu no potè studiare la zona assegnatagl i per l' attacco, come su un plastico veramente chiaro , ancora prima di vederla al naturale con i propri occhi" 9 . Il Krafft dà poi questo giud iz io finale: " I ,'audace decisione di basare i nostri piani sulla minore efficienza bellica degli italiani stava trovando la sua hrillante co nfonna: un sistematico tiro di d istruzione avrebbe causato agli assalitori gravi perdite ... Fu comunque un colpo di fortu na che agli avversa ri passasse completame nte ino sservato quel che si andava svolgendo nelle loro imrru..:diatc vicinanze perchè, come del resto inevitabile, i cambi delle truppe in linea non avvennero senza qualche difficoltà" IO_ In realtù non tutti i movimenti nemic i erano passati inosservati ma gli alti comandi, avvinghiali ai loro errati preconcetti, non diedero g iusto seguito alle significative comunicazioni ricevute dai sottoposti più avveduti.

CAPITOLO Vll LE DIFFERENTI RESPONSAB1Ll'1A' NELLA DIFESA DI CAPOREITO NEL CORPO CAVACIOCCHI I grandi avvenimenti , quelli che lasciano un segno nella vita dei popoli , non sono mai generati da cause accidentali. La conoscenza dei documenti ora di sponibili pe rmette di stabilire che la veloce e poco contrastata occupazione di

8

KrafTt, op. <.;ÌL, p.63.

9

F. Fadini , op. cit., pp.349-350.

IO

K rafft, op. cit., pp.80-X I.


Oltre il mÌlo - Caporetto 1917

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Caporctto va attribuita ad un dclcrminante abbaglio: il comamlante della 2• Armata e quello del IV Corpo non previdero che l' avversario, per raggiungere Caporetto e poi Cividalc 1, avrebbe potentemente assalito il IV Corpo Cavaciocchi nelle sue trincee poste di fronte a Tolmino. Questo errore circa il comportamento degli attaccanti non solo impedì il rafforzamento della prima e seconda linea ma soprallutlo spinse il generale Cavaci()(;chi a non presidiare la terza c he scorreva avanti ldersco: essa, lonlana e poco raggiungibile dal Liro dei ca nnoni austroledcschi , hloccava la risalita nem ica in e ntrambi i lati dell'Isonzo. Nella conferenza tenuta nei giorni 17 e 18 ottobre , Capello indicò che il IV Corpo sarchhe stato attaccato dai monti e precisò che tale mossa offensi va avrebbe investito il Monte Nero: nel caso della sua cad uta gli italiani avrebbe ro bloccala l'azione nella successiva conca di Drezenca 2 . Capel lo non spese ne ppure una parola sul pericolo che la piana di Gah,je, posta di fronte a Tolmino, potesse essere assalita in forze. Analoga cosa si può dire della successiva corm1nicazione N°6034 della 2" Armala 3 . La controprova di tale disattenzione è nel Diario storico del IV Corpo: esso , in data 11 ottobre 19 I7, riporta che la 2" Armata g li aveva imposto di preparare " una controffensiva contro la lesta di ponte di To lmino" 4 : se dal la prima linea del IV Corpo di fronte a Tolmino poteva parlire una controffe nsiva vuol dire che si riteneva quel settore non seriamente aggredibile dal nemico. Il 14 ottobre il generale Cavaciocchi mostra di essersi completame nte adeguato alle direttive ricev ute: nella conferenza tenuta ai propri dipendenti egli esterna la certezza che il nemico non diriga l'attacco principale su Volarie, attaccando la linea dei mulini di Gab1je (prima linea del IV Corpo posta di fronte a Tolmino) 5 . li doc umento fu inviato in copia al la 2" Armata che non fece obiezioni e ciò indica c he entrambi i comandi condi videvano l'errato concetto che da Tolrnino non sarehhe g iunta alcuna minaccia di attacco al TV Corpo e tantomcno di marcia verso la lontana Caporetto . Queste convinz ioni erano alimentate da un preconcetto a cui pochi hanno prestato atten zione: il generale Cavac iocchi , sino a c he non fu smentito dai fatti , ritenne facilme nte difendibile il Monte Merzli che sovrastava le linee italiane di fronte a Tolmino 6 : ovvio che se quella posizione a vesse davvero resistito ben diffic ilme nte il ne mico avrebbe potuto introdursi nella valle solloslante.

1

KrafTt , Lo s fondamento dell ' Isonzo, Arcana, 1981, p.66 e p.68; r . r adini , Caporctto dalla parte del vimc itore [contenente il Diari o de l generale tedesco von BelowJ,Vallecchi , 1974, p.324 . 2 Doc. lJff., Tomo3°bis, p.75. 3 Doc. Uff. ,Tomo3°, p.113. 4 lbidcm,p.126. 5 Doc. Uff. , Tomo3°bis, p.102. 6 lhidem, p . 100.


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In tale valle vi era anc he la seconda linea del IV Corpo d ' Armata ed essa passava avanti a Selisce e Kammo e raccordava il Monte Merzli con la sponda sinistra dell ' Isonzo all'altezza de lla località allora chiamata Osteria sotto l;oni. Questa linea, per quanto sopra detto , fu trascurata ne l senso che non fu migliorata nell a struttura ne presidi ata adeguatamente. Vi fu infatti schierato il solo lii battaglione del 155° reggime nto fanteria e tale unità era comandata dal capitano Moreschi Silvio che morì in battaglia il 24 ottobre 19 J 7, combattendo su lle falde del Monte Merzli 7 . Per meglio rendersi conto dell'insufficienza del presidio di tali trincee arretrate s i deve considerare che nel prolungamento di esse oltre l'Isonzo, tra Osteria cd il Plczia, vi fu posto un battaglione della brigata Napoli rinforzato da una compagnia mitraglieri: tenuto conto della minore lunghezza di tale linea. essa ebbe un presidio doppio rispetto quella falde del M erzli - Selisce - Tsonzo8 . Se tale fu la situazione de lla seconda linea del Corpo Cavaciocchi, ancora peggiore fu que lla della terza c he. essendo a circa 9 chil ometri a nord di Tolmino, passava in vicinanza di Tdersko: dietro di essa erano state schierate diverse batterie di can noni 9 . Nonostante 4ucsli faltori favorevoli essa ru lasciata completamente impresidiata tanto che il nemico potè superarla senza sforzo e perdita di tempo: infatti fa llirono i tentativi di guarni rla a ll ' ultimo mome nto e grosse formazioni austro-tedesche appai1enenti a due divisioni trovarono agibile il ponte d' ldersko c he pem,ise loro di varcare immediatamente il fiume, raggiungere Caporcllo e poi introdursi in Va lle Natisone dando ini zio all 'accerchiamento delle truppe del Corpo Bongiovanni ch'erano ancora in fase di assestamento sul Colovrat. NEL CORPO BADOGLIO Esaminiamo ora quale fu la posizione del XXV II Corpo d 'Armata che, con la sua 19" div isione, controllava la piana di Volzana e le trincee ne miche proteggenti una 'testa di ponte' o ltre l' Isonzo c he si n dalle prime azioni di guerra gl i austriaci avevano rafforzato: il fiume delimitava due lati della 'testa d i ponte' con una curva a cu spide forma nte un territorio triangolare a sud di Tolmino. La ' tesla di ponte' austriaca aveva alture fortificate che mai gl i ital iani erano ri usciti ad espugnare: esse dominavano completamente la piana di Volzana dalla quale con facilitìi piccoli reparti ne mici potevano introdursi ne lla stre tta valle ch 'era incassata tra le pendici del Colovrat e la vicina riva destra dell'Isonzo . Tale lung a strettoia era in pie na vista delle mitrag liatrici e dei cmrnoni del IV

7

Uff. Slo ricoS .M.E., brigate di fante ria , Voi.V I, 1928 , p .188 .

8

Doc. Uff. , Tomo3° , p.276 e p.267; Uff. Storico S.M.E., Brigale di fanteria , Voi. IV, 1926, p.71 e comunicazione all 'autore dell'Ufficio Storico dell'Esercito. N°60/065 del 6.02. 1973. 9

Doc. Uff., Tomo 3°Ler, Carta n° 13.


Oltre il mito - Caporetlo /9/7

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Corpo Cavaciocchi c he, al di là de l fiume , presidiavano il più ampio lato opposto de lla va ll ata. La pcricolosilà e I' indifendibilità de lle posizio ni ilaliane nella piana di Volzana fu rono, sin dal IO oltohre 191 7, segnalate da Badoglio sia al generale Cavaciocchi che al qua1tier generale di Capello con questo scritto: N°2693 OP... la 19" divisione ha la ' linea d i bassa' nella piana di Volzana e d i Cigini; noi la dobbiamo considerare una semplice linea di osservazione da presidiare con pochissime pattuglie; non vi mcltc remo molte truppe destinate a venir soffocale dal hombardamento od a venir catturate 10 . li ge ne ra le Capello non solo approvò questa indicazione datagli dal comandante del XXVII Corpo ma pose per scrillo di aver recepito la debolezza di tutto il settore ddla 19" di visione. Queste sono le parole del comandante la 2" /\rmata: "Circa il XXV II Corpo, la probabilità che su di e sso si rovesciasse la preponderanL.a dello sforzo avversario e la to pografia del !t:rreno di destra Isonzo ne riducevano il compi to iniziale ad una azione più rigida , ad un a passiva resistenza ... La manovra avrebbe quindi dovuto svolgersi, con adeguate riserve tenute a ll a mano. quando le colonne avversarie avessero iniziato l'attacco de lla fronte Jeza-Glo bocak. A tal e criterio appunto corrispondevano le direttive date al xxvrr Corpo" 11. Non si comprenderebbe appieno il valore delle riportate parole del genera le Capello se non si te nesse conto che dalle documentazioni oggi disponibili ri sulta che il c omandante la 2" Annata maturò le sue convinzioni ritenendo che la prevalenza ne mjca in quel settore cruciale rosse meno della metà di quella real mente esislc nlc 12 . Dai d ocumenti ana li zzati risulta evidente c he i generali Capello e Cavaciocchi seppero, mo lt i giorni prima de ll ' iniz io della battaglia, che il Corpo Badoglio si sarebbe dovuto ritirare da lla piana di Vulzana per retrocedere sino alla linea Jeza-Globocak. Questa rilirata non solo avrebbe lasciato libero l'ing resso de l nemico lungo la stre tta valle destra dc li ' Isonzo ma avrebbe permesso la s ua salita verso le falde alte della catena de l Kolo vral. LA CREAZIONE DEL CORPO IlONGJOVANN I Fu questa situazione c he spinse la 2" /\nnata a so llecitare il comando Supremo pcrchè le concedesse un nuovo Corpo d ' Am1ata. l i 'generalissimo ', poco convinto che il ne mico facesse un attacco conceutrato in breve spazio e quindi veloce, ritenne c he la 2" Armata avesse forze più che sufficienti per di rendersi. Egli giunse quindi alla conclusio ne un poco beffarda di concedere al gene-

111

Ooc. Uff. , Tomo 3° bis, p.121. L. Capello. Caporetto, perchè? Einaudi , 1967, p.146. 12 Doc. Uff. , Tomo3°ter, Carta N°5 e C arta N° 17. 11


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raie Capello solamente il \:ornando ' del VII Corpo d'Armata che trasse dalla 3" Armata: le truppe ed i cannoni dovevano però essere presi dalle formazioni già appartenenti al Capello. Il 18 ottobre I 917 la 2" Armata statuì, con comunicazione N°6046, la costituzione del Vll Corpo d'Armata che ebbe l'incarico di schierarsi nel rctrofrontc con iI mandato di sostenere le ali interne del IV e del XXVII Corpo: tra il I 8 ed il 24 ottobre furono più volte cambiale le truppe che lo componevano e non si trovarono cannoni, neppure di piccolo calibro, sufficienti a dare alla grande unità una parvenza di efficienza operativa. Queste considerazio ni forniscono una c hi ara idea della scarsa validi tà con cui esso potè espletare i delicati compiti che gli erano stati asseg nati. LA LINEA 'PLEZIA' E' PROLUNGATA SULL'ALTO Nei giorni in cui si svolgeva la penosa formazione del Vll Corpo del generale Bong iovanni , iniziò a maturare un altro avven imento che costitui sce nuova prova della confusione reg nante nel comando della 2" Armata. li IV Corpo Cavaciocchi da gran tempo gestiva una linea che dalla destra dell' Isonzo (località Osteria) gi ungeva sino a Plezia, a mezza costa dd massiccio del Colovrat. La 2" Armata il 12 oltohrc ordinò al Cavaciocchi di raddoppiare tale linea sino a raggiungere il cu lmine di Passo Zagradan al rinc di raccordarsi con le dif"csc ivi esistenti: alcuni g iorni dopo il IV Corpo le c hiese che i lavori e quindi la linea fossero passali al VII oppure al XXVTI Corpo 13 . Esaminata la richiesta del generale Cavaciocchi, nel pomeriggio del 22 ottobre la 2" Armata assegnò quelle incomplete tri ncee al XXVIT Corpo Badoglio: si era a solo 36 ore dall ' iniz io della hallaglia. Tale nuova disposizione coinvolgeva il comando di quella grande Unità nella protezione della sponda destra de ll ' Isonzo, cambiando g li a ssetti difensivi sino a quel momento esistenti? Leggendo lo scritto con c ui l' Armata ordinò il passaggio di responsabi lità della linea 'Plczia' si nota s uhito un a frase che toglie ogni dubbio: La difesa del fiume llsonzolè affidata al IV Corpo Cavaciocchi 14 • Il significato di tali parole è ribadito nel Diario storico del lV Corpo in cui , precisando c he la competenza della linea ' Plezia' passava al XXVIJ Corpo, così prosegue: .. .la difesa del fiume è affidata però a questo IV Corpo e parlicolannenlc alla sua 46" divisione 15 • Cavaciocchi aveva quindi perfettamente compreso che gli rimaneva la piena responsabilità della difesa della destra Isonzo , oltre che della sinistra. A lcuni

13 11 15

Ooc. UfL Tomo 3°bis, p.148. Doc. lJff., Tomo 3", p.117. lhirlem, p .111.


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commentatori si sono chiesti come il IV Corpo avrcbhe potuto difendere e ntrambe le rive del fiume: essi pensarono che, essendogli stata tolta la linea ' Plezia' , al Corpo Cavaciocchi non rimanesse possibilità di difendere la destra Isonzo. Q uesto modo d'argomentare dimenticava la linea d'ldersko che, lontana dalJe batterie nemiche, s'estend eva su entrambe le rive del fiume e, con un grande semi cerchio, proteggeva saldamente Caporetto da ogni lato: purtoppo il generale Cavaciocchi la lasciò imprcsidiata. Si deve inoltre tener presente che, nei chilometri intercorrenti tra Tolmino cd ldersko, il IV Corpo era il solo ad avere numerose batterie e mitragliatrici c he, schierale ne ll 'ampia pianura sinistra; erano atte a colpire i reparti nemici ri salenti la vicina riva destra la cui strettezza e collocazione li avrebbe costretti a rimanere ammassati e ben in vista. 16 • li contrasto dei nemici risalenti la destra Isonzo e ra stato ordinalo dal generale Cavaciocchi nella sua conferenza del 14 ollohre: egli, partendo dal la ilJusoria premessa che le sue difese sul Monte Merzli e di fron te a Tolmino avrebbero resistito, volle che pure: '·con mitragliatrici appostate sulla riva sinistra si dovrebbe, mediante tiri sul fi anco, concorrere ad arrestare i progressi dell'assalitore" 17 . Dobbiamo quindi chiederci per quali motivi g li scarsi repa1ti nemic i che percorsero la destra Isonzo non ricevettero aku na offesa. La risposta è chim·a: le mitragliatric i ed i cannoni del IV Corpo erano stati costretti, sulla destra Isonzo, ad una precipitosa ritirata dato che il Monte Mcrz li e le sottostanti trincee del IV Corpo erano cadute velocemente in mano di J3 battaglioni nemici. Si può ora fare una sintesi della situazione e sa minata: il XXV II Corpo Badoglio mai ricevette l'incarico di bloccare, sulJa destra dell'Isonzo, la risalila de ll ' avversario. Prima ancora che Pietro Badoglio ne prendesse il comando , le posizioni di fcnsivc del XXVII erano ubicate in modo da fermare il procedere del nemico verso la valle dello Judrio e verso C ividale, in direzione 01togonalc a quell a del fiume. L'allora tenente Romme l , c he operò in loco e vide la situazione con i propri occhi, ha chiaramente testimoniato che le trincee del XXVll Corpo Badoglio che si sviluppavano per un breve tratto del Colovrat e molto sopra l' Isonzo no n permettevano di avere alcuna visuale di quanto avveniva ne lla sottostante vallata 18 • Anche per tali motivi l'incarico di proteggere entrambe le rive dell'Isonzo fu lasciato al IV Corpo Cavaciocchi c he l'aveva da gran tempo: il primo masso della travolge nte valanga che in breve travolse quell' Un ità precipitò dal Monte Merzli e nessuno s'aspettava che ciò accadesse.

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Due. Uff.. Tomo 3°ter, Carla N° 14. Doc. Uff.. Tomo 3°bis, p.10 1. 18 E. Rommel , Fanterie all 'attacco, Longanesi, 1972 , p .2/fO. 17


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La breccia così aperta fu molto 1,rrave ma poteva essere tamponala se ro ssero state predisposte riscrvt: gìà schierale in adeguate linee difensive ubicate lontano dalla falla. Ma tutto ciò sarebbe potuto accadere unicamente se le vere intenzioni dell 'avversario fossero state intuite per tempo.

CAPITOLO VIII G LI ORDINI DI BADOGLIO PER LA BRIGATA NA POLI La velocissima risalita delle forze avve rsarie da Tolmino lungo la va lle Isonzo fece nascere, dopo i fatt i, leggende tendenti a mascherare reali responsahili tà. Le complesse cause de lla sconfitta furono nascoste da supposizioni semplicistiche quanto infondate: esse potevano sussiste re perchè fatte c ircola re ne i dece nni in cui erano tenute segrete documentazioni fondamentali . Alcune leggende prediligevano ridurre la causa de lla sconfitta alla mancata riu scita d i questa o quella piccola ' trappola ' locale, quasi ci si rife risse alla so1t e di topi e non di eserciti: tale era la menta lità. Vale la pena di conoscere quali accide ntali alte razioni dei falli sono a ll a hasc di tal i mili. li generale tedesco Krafft racconta, nelle sue Memorie, che un gruppo di ufficiali italiani fatti prigionieri nella zona di Luico (sopra ldersko) indicò ai catturatori c he i re parti dei bersaglieri da loro comandati avrebbero dovuto effettuare una "trappola" scendendo nel fondovalle al fine d ' attaccare di sorpresa i nemici avanzanti. 1 Tali reparti , per defic ienze dei comand i, non riuscirono a porre in atto la manovra a loro di re architettata da Pietro Radoglio c he fu indi cato come comandante del loro Corpo d ' Armala e del settore Luico-ldcrsko. Di Badoglio sarebbe quindi stata la responsabilità d' aver lasc iato impresidiato il settore del fondova11e e l'incapac ità di gesti re l'attacco: avrehhe commesso quc ll ' avvcntatczza al linc di poter ollcnc rc ipotetici benefic i dalla "trappola" che gli attribuivano. Ma il generale Krafft, con precisione teutonica. indica i nomi dei re parti c ui appartene vano i loquac i prigionieri e la loro zona d ' azione: questi dati testimoniano, se nz'ombra di dubbio , c h 'essi nulla avevano a c he fare con il comando Badoglio ma dipendevano dal VII Corpo del generale Bongiovanni , formalo da pochi g iorni e penalizzalo da tumultuosi cambi di reparti. 11 settore di ldersko (fondova lle ) di pendeva invece dal generale Cavac iocc hi che lo aveva lasciato con le trincee complctamcntc imprcsidialc. Badoglio non aveva alcuna responsabilità di ta li zone ch'erano molto lontane da quelle di sua competenza. E' ovvio che, tornati dalla prig ionia, g li ufficiali diffusero in Italia i loro etTati convincimenti ; e ssi furono sfruLLali , da Capello e Cavaciocchi , a l

1

2

Krafft , Lu slundarnentu d ell ' lso n:1.0 , Arcana, I()8 1, p.124. Doc. Uff. Tomo 3°bis, p.1 22; Doc. Uff.. Tomo 3°. p.276.


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fine di coprire le proprie gravi e molteplici responsabilità nella situazione dife nsiva lungo la valle isontina. E' interessante conoscere il compottamento di Badoglio nei confronti dello schieramento della brigata Napoli lungo la linea ' Plezia'. Egli, anzichè ricevere i rinforzi c he aveva chiesti, fu posto in ulteriore difficoltà -poche ore prima dell'inizio della battaglia- con l'incarico di difendere quel settore aggiuntivo e del lutto eccentrico ri spetto le sue comunicazioni terrestri . La linea ' Plezia' era, fino a quel momento, sotto la responsabilità del TV Corpo Cavaciocchi che, su incarico della 2" Annata, stava lavorando per allungarla sino alla cresta del Kolovrat. Assieme al nuovo settore, al XXVII Corpo fu assegnata anche la brigata Napoli c he doveva occuparlo: tale unità stazionava nella lontana valle Judrio e dipe ndeva da l VTT Corpo d ' Armata. Già conosciamo le vicende di qucll'inlc lic.:c e tardi vo provvedimento imposto dalla 2" Armata: è però interessante apprendere come.: operarono il comando del XX.V ll Corpo e quelli da lui dipendenti. A sc.:gu ito dell 'ordine ricevuto in prossimità dell ' inizio della battaglia, il 22 sera stesso Badoglio diede di sposizioni per l' utilizzo della brigata Napoli. Data l'urgenza la comunicazione di Hadoglio fu trasmessa per telefono ed il coman do della I 9" di visione la ricevette verso le ore I 8, come precisa la Relazione redatta dal capo di S.M. colonnello Dc Medici. Ecco il testo completo dell'ordine che lladoglio le trasmise: "N°3268/0p. Al comando della l9" divisione. La S.Y. deve provvedere anche all' occupazione della linc.:a Ostcria-Foni-Zagradan e del Caposaldo M. Piatto M. Uplatanac. Tratto M. Plezia-Zagradan deve essere essenzialmente difeso con mjtragliatrici I tratto lasciato dal IV Corpo con trincee per la fantc.:ria appena abbozzate]: Y.S. ha da questo momento a sua disposizione la brigata Napoli Stop Mi raccomando impegnare in Linea il meno possihile costitue ndosi ri serva verso la linea Stop Provvedime nti hanno carattere d' urgenza potendo l' attacco nemico essere sferrato questa notte. Mi comunichi quanti battaglioni della Napoli restano in riserva. I pezzi da 70 someggiali 18 cannoni di piccolo calibro] c he sono sulla fronte Plczia-lsonzo passano a disposizione di codesto comando. Badoglio" 3 . E ' quindi pacifico che Badoglio volle che l'occupa1.ione della linea g iungesse sino alla sponda dell'Isonzo e non vi sono dubbi sulla liceità di questa parie delle sue disposizioni co me sull'indicazione di costitui re riserve verso la linea: in passalo, invece, qualche commentatore ne ha espressi sul fatto che reparti della Napoli fossero stati impcganati anche al di sopra di Plezia. Si è già visto che la 2" Armata aveva imposto al generale Cavaciocchi di prolungare la ' Plezia' sino al la ci ma del Colovrat ed è ovvio che Hadoglio dovesse occuparla per tutta l'estensione. E' facile dare iJ1discutibile documentazione della pie na liceità di tale fa tto. Fu la stessa 2" Armata a dirsi informata dell 'a-

3 Doc. UfL , Tomo3°, p.147.


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zione di Badog lio ed a convalidarne l'ordine registrando ne l suo Diario storico che l'occupazione della linea era in atto sino a Passo Zagradan: " ... brigata Napoli diretta all'occupazione di PassoZagradan-M. Plezia lsonzo. Parte delle forze ha nno raggiunto il fronte stesso" 4 . Se non hastasse, esiste la testimonian7.a del generale Cavaciocchi che, nell a sua petizione inviata al ministro Albricci , afferma di csscn; stato posto al corrente, dal comando d 'Armata, che la linea doveva essere occupata sino alla pa11e più alta del Colovrat: "Stà di fatto c he la notizia datami dal Comando d' Am1ata che la brigata Napol i era stata posta a disposiz io ne del XXVIJ Corpo d'Armata con l' incarico di difcndcrc il caposaldo di Monte Plczia e la linea Monte Piatto [dietro Passo Zagradan]- Plezia-Poni-Isonzo ...". Anche il generale Bongiovanni , nel suo esposto per il ministro della Guerra fatto stampare nel 1920 dalla tipo):,rrafia Riccardo Galloni di Roma, conforma c he la 2" Armata aveva assegnato alla brigata Napoli il compito di presidiare la regione Zagradan-Monte Piatto e la linea Plezia-Foni-l sonzo Tutti i documenti , iniz iando da quello della 2" Am,ata, sono concordi nel confermare che Badoglio doveva presidiare la linea sino al crinale più alto del Colovrat. Quando, il 23 ottobre, i primi reparti della Napoli si avvicinarono -defilandosi alla vista del nemico- a lla JiJ1ea ·Plezia' si era in prossimità della battagl ia ; il loro scaglionamento nelle trincee era ostacolalo dalle artiglierie nemiche ch'entravano in azione non appena avvistavano movimenti per cui l ' ingresso in linea fu dovuto rinvi are al calar della notte. In conseguenza non vi fu tempo, da parte del comando della 19" di visione da cui la Napo li dipendeva, di verificare se si poteva effettu are uno schieramento migliore di quel lo proposto dal comandante della brigata Napoli. A maggior ragione il tempo mancò al comandante del Corpo d'Armata che dalle ore 13 a tarda sera del 23 ottobre fu prima impegnato per recarsi a Carraria per un a riunione urgente con il generale Cadoma, poi per raggiungere Cividale al fine di assistere ad una conferenza del comandante la 2" Armata: poche ore dopo ebbe inizio l'attacco nemico. Bastano queste brevi indicazioni per comprendere l'assurdità d 'effettuare cambi di settori difensivi ed inconcl usive conferenze quando si era già sotto l'assillo dell ' imminente battaglia. E' importante conoscere in qual modo fu applicato l'ordine dato da Badoglio. Bisogna tener presente che le condi zioni dell a linea 5 erano note solo genericamente ai nuovi comandi che ne avevano assu nto la responsabilità; i fattori incogn iti dovevano quindi essere verificati dalle truppe c he vi si schieravano senza aver trovato alcun incari cato del TV Corpo che desse loro le necessarie precisazioni.

4 5

lhidem , p.178. Doc. llff., Torno 1°his, p.147 e p.148.


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Il 76° reggimento della Napoli fu schieralo nelle seguenti posizioni: Il III battaglione fu disteso ne l tratto Isonzo-Plczia: terminò il suo schieramento nella notte sul 24 ottobre quando gli giunse il rinforzo di una compagnia mitraglieri che perrnise l' estendersi dell'occupazione sino alla sponda destra dell'Isonzo. Il tratto Plezia-Zagradan risulta occupato da piccoli reparti di fanteri a perchè lascialo con pochissime trincee dal IV Corpo e fu difeso essenzialmente con mitragliatrici appostate in ridottini appena ultimati, come indicato dal Badoglio. Il 11 battaglione fu posto nella dominante striscia li vellata tra Monte Piallo e passo Naverco (quote I 138- IL30- I I 38). li I battaglione presidiò il Monte Podclabuk (Quota 1114). E' indubbio che lo schieramento del 76° reggimento fu fatto gravitare verso l' alto e non verso il fiume; ciò si spiega con il fatto che la 2" Armata aveva esplicitamente precisato, con il suo ordine N°6155 del 22 ottobre, che la linea di Plezia ven iva data al XXVII Corpo ma la difesa dell'Isonzo rimaneva per intero sotto la responsabilità di quello Cavaciocchi . Nonostante tale ordine le trincee del tratto Plezia-Tsonzo ebbero una densità media d 'occupazione doppia di quella c he il Corpo Cavaciocchi realizzò nella linea di Sclisce che proseguiva, nell'altro lato del fiume , le trincee di cui stiamo parlando. Verso le ore 10,30 del 24 ottobre tale linea di Sclisce fu veloceme nte superata da 2 battaglioni nemici poi seguiti da altri 10: ovvio che le vicinissime trincee della Napoli poste oltre Isonzo sarebbero state da essi bersagliate dal fianco rimasto scoperto e sopraffatte. li 6 febbraio 1973 l'Ufficio Storico dello S.M.E. inviò cortesemente all'autore di questo studio la comunicazione N°60/065 in c ui viene ribadito che l'occupazione fu estesa sino alla riva dell ' Isonzo come ordinalo da Badoglio. Per lo schieramento del l1l battaglione del 76° reggimento e della 388a compagnia mitragliatrici risulta che al mattino del 24 ottobre [ 191 7) il battaglione aveva occupato la linea assegnatagli dall' Osteria dell' Isonzo si no a Monte Plezia compreso ... la linea era occupata da poche forze mentre le altre erano tenute ad immediato rincalzo Il secondo reggimento della Brigata Napoli, il 75°, fu tenuto in riseva addirittura oltre la cima del Colovrat, nell'infossala località di Casa Ardhiel da c ui era ,ùquanto oneroso operare nelle zone minacciate dal nemico. Bisogna però ricordare che le più vicine posizioni di Casoni Solarie e le loro vie di dcllusso erano gà occupate da 4uattro battaglioni della 3" div isione del Vll Corpo d'Armata come risulta dalla Carta N° 17 allegata ali' opera su Caporelto dcli' Ufficio storico e confermato ne lla sua 'Narrazione'. La presenza in loco di tale comando e delle sue tmppe avrebbe richiesto dettagliate intese con il generale Villani capo della 19" divisione ma il tardivo ordine della 2" Annata non lasciò il te mpo di provvedere. Un punto cruciale riguardante la brigata Napoli è che durante la battaglia mancò completamente la trasmissione di notizie tra il suo comand o e quelli periferici. Nella comunicazione N°60/065 inviatami dall 'U fficio storico S.M.E. il 6 fchbraio 1973 è detto:


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" Alle ore 12 [del 24 Ottobre] il comandante del m battaglione [schi erato tra Plezia ed Isonzo I riferi va che il ne mico stava attaccando va l Camcm;a e 4uesla fu l' ultima novità ricevuta da que l repa,10 dopo di c hè nulla si seppe più della sorte toccatagli . Uomini di fiducia ed anche uffic ia li furono in seguito in viati , ma nessuno fece più ritorno". l due battaglioni sovrastant i P lezia, pur avendo in vista il territorio sottostante, non intervennero e non avvertirono il comando s uperiore: c ic'i re nde plausibile c he non fosse stato predisposto neppure alcun sistema di comunicazione d'emergenza. Questa situazione si spiega in pa11e con la tardiva assegnazione delle trincee fatta dalla 2" Armata e con il f011e bombardame nto che s'abba ttè sulle truppe: bisogna però ev idenziare una terza cau sa. Su l generale Maggia, capo delle brigata Napoli, grava la responsa bilitìt d 'aver posto il suo comando ne lla decentrata località di case Ardhicl: da essa non poteva rendersi conto di 4uanto avveni va al di là della cresta del Colovrat. tra le truppe impegnate. Come è precisato nell a Relazione della 19" divisione, il generale Maggia si mosse da tale località solo a metà del pomeriggio del 24 ottobre, dopo aver ricevu to ordine , dalla 19" di visione, d ' inviare il 75° reggimento (quell o di riserva) verso Rucova Jeza. Il nemico aveva già fatto i suoi giochi sull e rimanenti truppe della Napoli , ma il generale Maggia, rimasto con il reggimento d i ri serva, nu lla sospettò. La dislocazione del comando di brigata conferma il poco peso c he questo diede a lla facilità delle comu nicazioni con i reparti più esposti: inoltre lo schjeramenLo del 75° reggimento d i riserva non teneva conto dell'ordine di Badoglio che le riserve fossero poste " verso la linea". Dal IV volume sulle ' Brigate di fa nteria' (p.43) si ricava che il colonne llo Duranti Antonio, comandante del 76° reggi men lo schieralo sino a li ' Isonzo , il 25 ottobre 19 17 fu allontanato dal comando. Egli non ri sulta nè ferito nè disperso ; ciò lascia capire c he la sua fu una destituzione ed il comando della brigata Napo li scaricù su di lui pure le responsabilità connesse al proprio comportamento. Il 75° reggimento, quello c he inizialmente era d i riserva e poi la 19" di visione lo spostò nelle zone minacciale, il giorno 25 ottobre ebbe il proprio comandante, colonnello Franco Rubino , feri to mortal mente sul Monte Bucova Jeza mentre dirigeva la difesa de lle sue falde. Il I battaglione di tale reggimento , invece, combatleva strenuamente sul Monte Podclabuc 6 . Tale fatto conferma la veridicità delle precisaz ioni scritte dal Rommel in confutazione dell e asserzioni de l com ando tedesco che davano quel monte come occupato sin dal giorno 24 e senza alcuna opposiz ione italiana. L'asserzione che la brigata Napoli avrebbe dovuto schierarsi unicamente verso l' Isonzo non solo manca <li fondame nto ma è contraddetta da numerosi

6 Ooc . I Jff., Tomn 1°, p .144.


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documen ti e da testimonianze non interessale indicanti che il XXVII Corpo ebbe precise e ripetute disposizioni di occupare le parli alte sino a lla linea di c re sta del Colovrat. I ,e asserzioni in contrario fatte nel dopoguerra si presentano quindi come manipolazioni poste in allo per coprire l'errore fondamentale commesso dal genera le Capello e seguito con convinz ione dal sottoposto Cavaciocchi: i due generali ritennero non in pericolo le posi,,ioni <lei Monte Mer1.li e quelle sottostanti di fronte a 'lblmino; esse furono invece prontamente sommerse dal nemico. Fu in conseguenza di questo sbaglio che il comando de ll a 2" Armata errò l'assetto <li fonsivo delle due rive dell'I sonzo c he rimasero entrambe sollo la responsabi lità del IV Corpo Cavaciocchi a nche quando la linea di ' Plezia' pa ssò sotto il comando del XXVTI Corpo d'Armata. Le certezze <lei generale Capello <li venne ro meno granitiche quando s'infitti rono i s intomi di un prossimo attacco nemico: il Diario storico del IV Corpo Cavaciocchi attesta che alle ore 11 ,30 del 23 ottobre giunse in quel comando il generale Capello il q ua le, in presenza dei generali Montuori e Jiadini , raccomandò la sicura comunicazione con il VII Corpo d ' Armata il quale è a guardia dell a destra l sonzo 7 . E' questa una ulteriore conrc rm a che la <lircsa della destra Isonzo rimase cli compe tenza del Corpo Cavaciocchi che doveva essere a iutato <la que ll o Bongiovanni: il XXV II Corpo Hadog lio fu totalmente escluso da tali res ponsabil ità perchè aveva quella primaria di bloccare l'ava nzata ne mica verso il G lobocak e la valle Judrio, in direz.ione 01togonale rispetto que lla di Vall e lsonzo-Caporcllo. POLEMICHE DOPO I FAITI Iniz ialmente i generali Cadorna e Cape llo resp insero entrambi la tesi che il Cavaciocchi portò a giustil"icazio nc <lei totale e repentino sfaldamento del suo esteso sistema difensivo. Come ha scritto il colonnello Gatti , il generale Cavac iocchi affermò, sin dal 24 ottobre 19 17, c h'era co lpa de l XXVII Corpo aver pe m1esso, ritirandos i dall a ' piana di Volzana ', c he il nemico ri salisse la destra Isonzo. Cadoma e Capello dapprima non se la sentirono di convalidare tali affermazio ni perchè erano ancora troppo note le prec ise indicazioni scritte date da Uadoglio mezzo mese prima dell 'inj zio della battag lia: la difesa della ' piana di Voi zana' sarebbe stata imposs ibile a causa de lla sua situazione tallica cd orogra fica. Il generale Capello, pur essendo a conoscenza solo di una parte della superiorità ne mica nel settore di Volzana , scri sse di aver prevista la necessità di riti rata del XXVII Corpo sino alla linea Jeza-Globocak. Pur essendo stati preav-

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Ibidem , p .135 136.


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ve1titi da Badoglio, nè il supe riore nè i colleghi presero adeguali provvedime nti nelle zone isontine di propria g iurisdizione. Pcrchè fu permesso al IV Corpo d ' Armata di lasciare completamente impresidiata la terza linea di ldersko? Eppure i generali Cadorna e Capello s'erano recati a visitare quel comando nell ' imminenza dello scontro , quindi essi sapevano con precisione come erano andate le cose tanto che il primo aveva scritto alla moglie: "26 ottobre 1917 ... il IV Corpo Cavaciocchi si è comportato malissimo ed il ne mico ha superato facilmente le difese compromettendo anche il XXV il Corpo Badoglio in faccia a Tolmino. Conclusione: la nostra difesa è divenuta molto critica" 8 . li colonnello Gatti ha confermato che al comando Supremo i fatti furono ampiamente noli sin dalla prima notte dello scontro, completi dei già visti riscontri autogiustificativi portati dal generale Cavaciocchi contro Badoglio 9 . Per di più lo stesso delegato di Capello, il generale Montuori, verso le ore 15,30 de l 24 ottobre, v isitò il comando del Corpo Cavaciocchi ove potè constatare lo svolgersi della ritirata verso Caporctto, rendendone edotto il comando d'Armala e quindi il comando Supremo 10. Monluori non solo potè verificare con precisione ove e perchè s'era prodotta l' avanzata ma, essendo il vice-comandante della 2" Armata, conosceva perfettamente gli ordini emanati compreso quello relativo all 'assegnazionc della linea ' Plezia' che terminava, lo abbiamo visto, con la chiara frase " la difesa del fiume I Isonzo] è affidata al Corpo Cavaciocchi'' . E' pcrciù sicuro che il generale (',adorna pronunciò il suo giudizio positi vo sull'azione di Badoglio conoscendo sia le accuse del Cavaciocchi che gli ordini dati al XXVII Corpo ed il suo reale comportamento in battaglia, aveva quindi potuto esaminare ogni lato della questione. Tn breve tempo il giudi zio del generale Cadorna mutò completame nte: egli, 1'8 fchhraio 1918 , afferrn<Ì al fido colonnello Gatti che addirittura tutta la sconfitta era da imputare a Badoglio tanto che avrebbe operalo per incriminarlo presso la commissione d' inchiesta 11 . Cadorna non ha po1tato alcuna prova, oltre ai suo i generici giudizi negativi che erano in netto contrasto con quelli scritti in precedenza, alla a giustificare il suo repentino cambio d 'opinioni . Perchè dunque l'ex 'generalissimo' era dive nuto malevolo nei confronti di Badog lio? In mancanza cii valide giustificazioni può essere interessante conoscere che il colonnello Galli aveva ricevuto da Badoglio il rifiuto di convalidare la richiesta che g li aveva rivolta, per incarico dei Cadorna, di confermare con la propria autorità un pessimo e viJe comportamento dei soldati italiani 12 ; l' incolparli in tal modo avrebbe significato ste ndere un pietoso velo sulle responsahilità non

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L. Cadorna, Lcllcrc famigliari , Mondadori, 1967, p.231 . A. Galli , Caporetto, li Mulino , 1964. p.26 1. IO Doc. Uff., 'l 'omo 3°, p.288. 11 A. Gatti , Un italiano a Versailles, Ceschina , 1957, p.422. 12 A (ìalli , ( \ 1pnrr.tto , li Mulino, 1964, p.427.

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solo de i massimi comand anti ma anche dei ge nerali dipendenti , tranne naturalmente il Cavaciocchi già silurato da Cadoma durante la battaglia . Nel seguente anno 1919 il generale Capello scrisse a Cadorna una lettera in cui apertamente indica una pro posta calibrata per e v itare a sè stesso l' accusa di non aver uhhidito al 'generalissimo ' e deviarla sul proprio subordinato Badogl io su cui Cadorna non aveva diretto controllo: " Il vero responsabile militare è Badoglio c he di subbidì apertamente a lei ed a mc" 13 . Il gene rale Cadorna, nel 1919 reso sempre più dcho lc dalle aspre polemiche di stampa che seguirono il suo collocamento a riposo decretato dal Governo, non aveva interesse ad entrare in aperto contrasto con il ge nerale Capello e sopratutto con i suoi sostenitori. Disgregatesi le accuse a l callivo comporta mento de i soldati, la grande sconfitta non poteva essere verosimilmente imputata a i so li generali Cavaciocchi o Bongiovanni , nom i sconosciuti al di fuori de ll" ambiente militare. In tale situazione estendere la colpevolezza al più noto Badog lio re ndeva meno inverosimile la tesi d ' innocenza del comandante Supre mo e di quello della 2" Armata. Andato al potere il fascismo, il generale Cadorna non solo ru riabilitato ma anche potente mente esaltato e creato Maresciallo d ' Italia: in questa nuova situaz ione l'ex 'generalissimo' comprese che non gli era vantaggioso continuare a compiacere Capello che, dopo una militanza attiva ne l pa11ito di Mussolini , era caduto in de finitiva di sgrazia. Ne ll ' ultimo libro , pubblicato dai figli dopo la sua morte, Cadoma così scrisse: " li generale Capel lo, ossessionato da un conccllo orknsivo irrcliz1.ahi le in que l mome nto, incli nò a fare a modo suo, non te ne ndo conto dei miei ordini , a cominc iare da quell o chiarissimo del L8 settembre" . Dopo a ver indicato le disubbidienze del Capello, Cadorna concluse: "Di tutte le enumerate infrazioni a i miei ordi ni , il generale Capello tende , nei suoi scritti , ad accagionare Badog lio. Questi, però, non ha ancora parlato. Mancando così uno dei principali clementi di va lutaz ione io non sono in grado di espri mere un giudizio de finitivo" 1'1• Se il di gnitoso si lenzio di Badog lio su quelle polemiche impediva al Cadorna "di esprimere un giudiz io definitivo" non si comprende pcrchè e gli imputò al solo generale Cape llo le gravi disubbidie nze che quest'ultimo scaricava inticramentc su Badoglio. La realtà fu che a l generale Cadorna, dopo l'o tlen ula completa riabilitazione , non era più necessario seguire il consiglio datogli ne l 1919 dal generale Capello: ribullarc su Badoglio le accuse di disohhedienza. Ta le consiglio fu molto astuto; non solo distoglieva le imputaz ioni dalla tesla del Capello ma fu

13 L. 11

Cadoma. Lettere famigliari. Mondadori, 1967, p.276.

L. Cadorna, Pagine polemiche, (ìarzanti , 1950, p.342.


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utile allo stesso Cadorna che vede va allontanarsi da sè quella di avere a lungo tolle rata l'insubordinazione del diretto sottoposto. Se , dopo Caporetto, i generali Cadoma e Capello cercarono di non esternare i loro prof"ondi contrasti che erano iniziati sin dalla vittoriosa battaglia d i Gorizia (agosto 1916), in realtà un minaccioso antagonismo dominò i loro animi e trova espressione in questa frase che il Cadorna scrisse al figlio nel gennaio 1919:

"Carissimo, ... Concordo piename nte con lulli i tuoi apprezzame nti sul libro del Capello ... Per Caporetto, da vero lestofante quale egli è..." 15 • Queste preconcette ostilità inquinarono gli animi di g ran parte dei maggio ri responsabi li di Caporclto e non poteva no portarli a fommlare giudizi ed opinioni allcndihili.

CAPITOLO IX COME SI COMPORTO' Il , IV CORPO CAVACI OCCHI

li 24 ottobre 1917 il fronte de l IV Corpo s'estendeva dal Monte Romhon sino a Gahrjc ed all'Isonzo. Tale schieramento era poco più lungo di 20 c hi lometri in linea d'aria e per gran parte s i svolge va in alta montagna; ciò spiega la rel ativamente bassa concentrazione d i uomini che presidiavano le posizioni . Comprendendo le difese arretrate, a venti vitali settori non presidiati , lo sviluppo delle trincee era di 40 chilometri circa. I numeri delle divisioni , hallaglioni , mitragliatrici e cannoni indicati ne lla sottostante tabella sono rica vali dall'opera dell'Ufficio storico dello Stato Maggore Esercito. Le quantità rife rentesi ai nem ici sono poi state controll ale con le opere tedesche dei generali O . von Below comandante la 14a Armata tedesca attaccante a Caporetto e del suo capo di St;lto Maggiore K . Krafft von Oellmensingen. 11 numero dei fanti è invece derivato dalle ricerche indicate ncll " ALLEGATO AL CAPITOLO Il '. Jtaliani Ne mici Rapporto Di visioni 4 6 I a 1,5 Battaglioni 56 60 I a l ,07 Fanti 40.000 55 .000 I a 1,38 Mitragliatrici 336 1.440 J a 4 ,29 Cannoni 45 1 599 I a 1,33 Sede comando Cavaciocchi: CREDA E ' imprntante notare che ad un numero di battaglioni italiani quasi eguale a que llo degli avversari corrisponde una quantità di soldati austrotedcschi del

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L. Cadorna, Lellerc famigliari , Mondadori, 1%7, 268 .


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38% maggiore: ciò indica come sia possibile dare un a irreale rappresentazione della realtà elencando unicamente i battaglio ni contrapposti. Altro dato importante è rappresentato dall'e norme s uperiorità avversaria nel numero delle mitragliatrici che permetteva agli attaccanti un a notcvok velocità e profondità di avanzata anche lontano dall' aiuto delle proprie artiglierie. Dato che i cannoni italiani erano stati schierati molto vic ino alle prime trincee, per gli allaccanti il procedere in profuntità sig nificava superare i cannoni ed essere al di fuori de lla loro possibilità di re az ione. In tale condiz ione il grande numero delle tras portahili mitrag liatrici nemiche diveni va a ncor più prezioso e determinante. Per il IV Corpo non è conteggiata la massa degli addetti ai serviz i: lo stesso generale Cavaciocchi scrisse che ammontava al numero verame nte inusitato di 35.000 uomini 1. La vera debolezza del IV Corpo non e ra tanto nei rapporti di forza con il nemico quanto nella debole posizione tatti ca de lla zona Merz li-Gabrje e, sopratutto , nel mancato presidio della terza linea dircnsiva (ldersko) ed in quello insufficie nte della seconda (Sc liscc) . LA PREPARAZIONE Meritano pa1ticolare attenzione le indecisioni che si verific,u·o no tra il comando Supremo e quello de lla 2" Armata ne ll ' inte rpretazione delle intenzioni ne mic he: esse si sono potentemente riflesse ne lJ 'atteggiamcnto che il IV Corpo assunse prima e durante l'offensiva avversaria. Sino all ' ultimo i superiori comandi si distinsero ne ll 'assegnare al Corpo Cavaciocchi compiti differenti: questo fatto, se no n gi ustil"ica pienamente il compmtame nto di quel comandante, vale a delimitarne le responsabilità. Nell a conferenza dcll'8 ottobre 1917 il generale Capello indicò al generale Cavaciocchi che avrebbe dovuto impegnare le proprie forze per aiutare il XXVII Corpo d'Armata. Con il suo ordine N°5757 Capello precisò che il Corpo Cavaciocchi doveva: "cooperare più direttamente con il XXV II Corpo per parart: a<l azioni offensive nemiche eventualm ente partenti dalla testa di ponte di Tolmino [fronte del Corpo Badog li o ! g iovandosi largamente de llo schieramento molto appropriato a llo scopo" 2 . Tali direttive confermano che il generale Capello temeva il solo attacco austrntedeseo dalla 'lesta di ponte' ne mica posta a s ud di Tolmino. Tale azione non avrebbe coinvolto le truppe del IV Corpo Cavaeiocchi presidianti la vicina pianura d i Gabrje; ad esse rimase quindi il compito d i proteggere il contiguo XXVII Corpo Badogl io.

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A Cavaciocchi. La vii.a italiana, dicembre 1919. L. Capello. Per la vcrilì1, Tn:ves 1920, p.240; Doc. lJff.. Tomo 3°, p.103.


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Questa disposizione traeva spunto da un ' indicazione ricevuta il precede nte 6 ottohre da llo stesso Badoglio: questi, avendo i suoi osservatori avv istato l'arrivo ne lla 'testa di ponte ' di numerosi rinforzi avversari , aveva posto in allarme le proprie fa nterie ed ordinato un forte tiro d ' interdiz ione delle artiglie rie c he due g iorni dopo dovette praticamente azzerare a seguito di una dispos izione de l comandante la 2" Armata c he imponeva il ri sparmi o delle munizioni 3 . Capello non inte ndeva rafforzare il XXVII Corpo per non pri varsi <li alcuna de lle sette brigale che aveva dest ina to alla predisposta "contro ffe nsiva d'Armata" 4 : egli considerava tale azione come ri solutiva e ciù l"avorì il perdurare de ll'illusione iniz ia le di rite nere il IV Corpo Cavaciocchi poco minacciato e quindi in grado di proteggere il XXVTI. Il comandante la 2" Armata non intuì che il nemico mai avrehhe commesso l' ingenuità di la:,ciare indisturbate le forze italiane appostate di fronte a Tolmino, da ndo loro la possibi lità di attaccare il fianco del proprio 'grosso' impegnato contro le difese gestite da Pietro Badoglio. Dal Diario storico del I V Corpo apprendiamo infa tti che Cavaciocchi, seguendo le direttive de lla 2" Annata, non solo aveva d isposto d i " ri panniare le munizioni di aitiglicria" ma anche " di contrapporre all'offensiva nemica una controffensiva contro la ' testa di ponte' di Tolm inu" 5 . C iò significava che il IV Corpo doveva atti vame nte aiutare il XXVIJ a respi ngere l'attacco princi pale che Radoglio aveva previsto -e fu nel giusto:.ivveni sse nel proprio fronte. li comport:.ime nto del generale Cav:.iciocchi dimostra c he egli era molto tranquillo per quanto sarebbe puluto accadere nel proprio settore: ma alt1·ettanlo lrnnqui llo si dimostrò il genera le Capello che il 7 ollohre lasciò andare in licenza il suo dipendente che dovette ric hiamare con urgenza ne i giorn i seguenti. 6 . Nel setto re de l I V Corpo fu rono adottate disposi zioni avul se dalla reallà che incombeva pcrchè solo in ritardo il gene rale Capello ini ziò a te mere che quel settore avrebbe potuto subire l' azione nemica in qu a lche punto. Le preoccupazioni del generale Capello presero corpo ne lla con feren za che tenne il 17 e 18 ottobre ma il comandante la 2" Armata commise l'errore di credere c he l" avversario attaccasse il IV Corpo solo sul Mon te Nero, ritene ndo nulla la poss ibilità di rottura più a sud, ne lla decisiva piana di Gnb1je posta di fronte a Tolmino7 . li dramm a avvenne quando, all ' ultimo, ini ziò él conc reti zzarsi il duhhio che gli austrotcdeschi avrchhero potuto eseguire un secondo attacco ne lla zona di

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Doc. Uff., Tomo 3°, p.141 e p.104 . Ibidem, p.11 3. 5 Ibidem, p . 126. 6 Ibidem, p .125 nota. 7 Doc. Uff. , Tomo 3° bis, p.75. 4


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Plezzo, a ncor più a nord rispetto al Monte Nero. Il proble ma fu discusso nel pomeriggio del 22 ottobre, qua ndo Cadorna gi unse a Creda, sede del Coma ndo del IV C orpo. Purtroppo il 'generalissi mo' non prese alc una dec isione tanto che nel Diario storico del IV Corpo vie ne riferito che Cadorna lasciò alla 2" Armata la definizione di come e dove effettua re la resistenza 8 • La 2• Armata dapprima emanò l'ordine di sguarni re tutte le difese di Plezzo ma in seguito, su richiesta della soadi visione, lo a nnullò riccorrendo ad un compromesso: alleggerì la difesa di Plezzo e caotjcamente tentò di forti ficare la re trostante stretta di Saga 9 • La mezza misura diede un pessimo risultato perchè il nemico a Plczzo usò 2.000 bombole a gas che recarono grossi danni al presidio della prima li nea; gli austr iaci avm1 zarono così sino a Saga ove trovarono forze inadegua te per quantità e sistemazione, esse erano inoltre minacciate alle spalle dal ne mico velocemente risalito dal lontano settore di Merzli-Gabrje-Tolmino. li generale Capello, pur non rinunciando al suo ottimismo di facciata, il 23 ottobre dimostrò il suo allarme per il pe ricolo proveniente da PJezzo: lo fece sia nel suo ordine N°6 I95 sia nella successiva conferenza che tenne ai comand i d i Corpo d'Armata. Era troppo ta rdi per adottare misure effi caci e si d imostrarono va ne le sue promesse di aver "predisposto" l'in vio d i rinforzi. L' improvviso timore di ricevere un attacco da P lezzo a ume ntò la sottovalutazione dei pericoli provenie nti da sud, cioè da To lmino. Uue dichiarazio ni del gene rale Cavaciocchi confermano il suo pensiero cond iviso dalla 2a A rmata: nella conferenza del 14 ottobre egli disse ai dipendenti di essere convinto che l'avversmio " no n diriga l'attacco principale per valle Isonzo su Volarie attaccando frontalme nte la prima linea dei molini di Gabrie perchè verrchhc ad incunearsi fra i due capisald i del Merzli e di Costa Ra unza" IO_ li Cavaciocchi era talmente sic uro di quanto aveva preannunciato che volle subito precisare il proprio pensiero asserendo c he la difesa del Monte Merzli era salda e hc n munita di Caverne ... la fanteria ha dunque modo di te ne rla senza sottopo rsi a grave sacrific io (c.s.) . La linea Plezia-Foni, sulla destra Isonzo, e ra rimasta sotto i I comando del general e C.avaciocchi sino al 22 ottobre sera ma circa una settimana prima il generale Cavaciocchi aveva dato dire ttive per la difesa della linea che dimostrano lo scarso valore difensivo che le e ra allribuito cd i l conseguente stato d 'ahhandono in cui essa ru lasciata: "la linea di Foni dovrebbe essere gum·nita col minimo di truppa necessario [tratto dal 9° reggime nto I cd il resto essere scaglionato in profondità e pronto a contrattaccare mano vrando" 11 •

8 l)oc. Uff., Tomo 3°. p.133. Ibidem , p. 133. IO Due. Uff., Tomo 3°bis, p. 102 e p. 100 . 11 Doc. Uff. , Tomo3°, p . 129 .

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Nella poco e ffi c iente line a di Foni il l V Corpo voleva porre forze limitale c<l in seguito la abbandonò impresidiata senza a ttendere che il Corpo Badog lio vi in viasse i lontani repa,ti della brigala Napol i . TI risultato di questo modo di concepire l'ormai pross ima battaglia fu che la valle sinis tra dell ' Isonzo potè essere ri salita da grossi reparti avversari che travolsero d ' un colpo tutte le difese gestile dal generale Cavac iocchi. Lo sc hieramento del IV Corpo rispecchiò ampiame nte i contraddittori concetti c he presiedettero la preparazione dello scontro: i rincalzi che questo all'ultimo ricevette furono d iluiti in settori <li pianura mo lto a nord di 'folmino e <le i Monte Merzli e non fu loro fornito un chiaro concetto operati vo. Senza alcun valido moti vo quei preziosi reparti furono di sseminati fuori dalle im presidiate linee difensive e d ebbero la gene rica indicazione di guardare le provenienze della catena montuosa che li sovrastava: con c iò fu dis tolta la loro attenzione dai punti in c ui il nemico sfond i"> le linee del IV Corpo. L'ANDAMEN TO DELLA RATTAG LTA A lle ore 8 circa del 24 ottobre, dopo hrcve attacco che comprese il hrilla mento di una mina, il nemico aprì brecce definitive sul Monte M erzli ed iniz iò subito a scendere alle spalle delle trincee di O ahrie: investite durame nte d i fron te e minacc iate alle spalle indifese, la loro resistenza fu in hreve travolta. E' ora il momento di conoscere ne i particolari perchè il Monte Merzli , che il generale Cavaciocchi riteneva inespugnahilc, cadde in mano nemi ca in hrcviss irno te mpo. Nonosla nlc l'ottimismo del generale Cavaciocchi (egli ca mbiò idea solo dopo la battag li a) uno dei punti debol i delle difese del IV Corpo era proprio ne lla zona del Monte Merzli e lungo le sue falde, ove le trincee ita lia ne erano dominate da quelle austriache. Lasc iamo la parola al tenente Anto nio Pirazzoli allora addetto a l comando del 155° reggimento fanteria schierato s ul Merz li e s ulle falde de l Vodil. Egli così descri sse la parte più caratteristica di que lle dcholi trincee: " La lunetta ... era qua si una posizione sotte rranea. La copertura non aveva nessuna efficacia sollo il tiro del ca nnone ... l lumi di serviz io lassù non fini vano mai. Duravano 15 giorni ete rni in c ui i soldati vivevano come talpe ; dovevano camminare carponi per no n rompersi la lesta contro la travatura e vivere q uasi al buio perchè dalle feritoie entrava poca luce . D ' in verno si assiderava dal freddo e da ll ' umidità; d 'estate si hoccheggiava per il puzzo d 'anim alità e di rifiuti. Oi g iorno , rar capoli no da q ualche buco de lla copertura sig nificava prendersi una palla nel cerve ll o, dal cecchino pronto c he teneva il fucile puntato s u tulle le ape rture" 12 • Leggendo 4ucste descrizio ni e tenendo presente la superiorità tattica che il nemico aveva in quella zona , no n stup isce se in essa si formò la prima breccia

12

A. Pirazzoli, La battaglia di Capurc llu, Modernissima, 1919. pp.1)2-94.


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della battaglia di Caporetto: come vedremo ru un avvenime nto fatale. Il superamento delle difese del Merzli è descritto dal capitano Falanga, ufficiale di collegamento de l comando Supremo presso il rv Corpo Cavaciocchi : "Alle o re 7 ,40 il ne mico ra brillare una mina sulla ve tta del Mcrzli : lo scoppio non è visto dalle batterie di costa Raunza [de l IV Corpo] e, per le comunicazioni interrotte, non si può richiedere il concentramento di artiglieri a su quel punto c he con qualche ritardo ... Tuttavia il nemico può , prima delle otto, per il varco prodottosi dallo scoppio, sferrare un primo attacco contro il Merzli ... te ndente a rompere al centro per aggirare la parte più bassa della fronte de i mul ini di Gabrjc" 13 . E' opportuno conoscere c he da alcune settimane i reparti ita liani di stanza su quel monte avevano segnalati i lavori di mina del ne mico e la stessa Relazione dell ' Ufficio storico indica che: "la vicinanza alle posizioni nemic he favoriva la gue rra di mine in quella zona; il donùnio che su esso caposa ldo avevano le stesse batterie austri ache del lo Slcmc. lo rendevano facile bersaglio" 14 • TI ge ne rale Krafft forn isce questo impressionante resoconto: " L' azione più fruttuosa venne realizzata mediante una decisa puntata f"ino a quota 1186 a nord del Mcrzli ... Sulla s inistra della X V brigata I Koschak, austriaca] il f1/ 18° fanteria ldc lla brigata von Tlaskal , austriaca I si buttò giù verso Gabrjc e quindi rese possibile l'avanzata della colonna di destra della J2" di visione [tedesca] la quale, dopo il primo assalto a Dolje, non era riuscita a penetrare le posizioni nemiche ... mentre la lXV J brigala Koschak [austriaca I e la 12" div isione tedesca proseguiva no lungo il fondovalle o ltre Selisce [sinistra Isonzo.I superando la linea difensiva ital iana e spingendosi a nord di Vrsno [in ital iano Ursina, sinistra Isonzo! . In Lai modo la caduta de lle posizioni che ancora resistevano più in alto diveniva solo una questione di te mpo. L't XV brigata Laustriaca] raggiungeva Ladra ed ldersko , e qu indi le sue avanguardie assieme ag li slcsia ni de lla 12" di visione si spingevano sino a Caporclto'' 15 . Con quest i reparti c he penetrarono le retrovie del IV Corpo vi era anche il 62° reggimento della 12" di visione tedesca; si evide nzia questo fatto perchè alcune fon t i italiane lo immaginarono ri salente la sponda opposta del fiume . Ma il Krafft toglie ogni dubbio precisando che, il mattino del 24 ottobre, il 62° reggime nto r artì da Luhino dirigendosi " per Tolmino" 16 pe r poi rroscguirc verso nord. Sempre il generale Kraffl ci fa sapere che tra S. Daniele e Tolmino i ponti austriaci erano distrutti 17 ed il 62° reggimento aveva lasciati dietro di sè quelli più a sud: non può quindi esservi dubbio che esso ri salì l'Isonzo lungo la sua

13

Doe. Uff., Tomo 3°bis, pp.260-26 1. Doc . lJff. , Tomo 3°, p.1 8(i. 15 Krafft , Lo sfondamento dell 'Jsonw,Arcana 198 1, pp.87-88. 14

16 17

Ibidem, p.93. Ibidem, p.84.


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riva sinistra, assieme al grosso della 12a di visione tedesca e dei reparti delle brigate austriache Koschak e Tlaskal. Il tota le di queste forze era composto da 13 battaglioni, poco meno di dodicimila uomini. Rimane quindi da specificare quali forL.c nemiche risalirono la sponda opposta dell'Isonzo: esse rurono composte da due battaglioni del 23° reggimento della l 2a divisione tedesca che sin da prima della battaglia, ha precisalo il gene rale Kraffl , erano stati posti nella ' testa di ponte' ch'era di fronte alla 19" divisione di Badoglio. Quando le 6 di visioni autrotedesche ivi appostale fecero arretrare le poche forze italiane (il IO ollohre Radoglio con suo scritto N°2693 aveva preavvertito di questa possibilità sia il general e Cavaciocchi c he il Capello) i due ballaglioni tedeschi si mossero ed imboccarono la stretta valle destra del fiume 18 . Giunti all ' altezza di Volarie, essi furono raggiunti dal terzo battaglione de l 23 ° reggi mento provcn iente dalla sponda opposta deU ' Isonzo aura verso una passarella: tale passaggio fu deciso pcrchè la sua ope ra era ormai inutile nel territorio della sinistra Isonzo g ià pe rcoso velocemente e senza intralci dai sopra specificati grossi contingenti austrotedesclu 19 • Ci si può chiedere se dalle alle falde de l lungo massiccio del Colovral si sarebbe potuto contrastare la risalita del fiume da parte del nemico. Su que lle falde v'erano 14 batterie de l Corpo Cavaciocch i e, più a sud, per poco più di 2 chilometri, le trincee del Corpo Badoglio che da Lciscc-vhcr si sviluppavano paralle le all ' Isonzo. a quota 600 metri . Per queste la risposta inequivocabile viene fornita dal tenente Ronunel (che nella seconda guerra mondiale comandò Armale tedesche e divenne Maresciallo); egli , con le sue 4 compagnie, percorse quella zona al di fuori delle trincee italiane defilandosi alla vista dei loro occupanti e così ha testimoniato: "Il pendio ai lati del sentiero è molto ripido e coperto da una riua boscaglia. (ì)i a lberi po,tano ancora il fogliame d'autunno. La visibilità attraverso il fillo sollobosco raggiunge solo pochi metri. Raramente riusciamo a vedere ]a valle sottostante. A traili canaloni profondamente incassati scendono verso l' Isonzo ... Il nemico ci sta aspettando e la punta del reparto viene improvvisamente investila da raffiche di mitragliatrice sparate dalle immediate vicinan ze. Un attacco mi pare privo di prospclli vc contro un nemico vigile e ben piazzalo ... Perc iò decido di trovare fo11una altrove" 20 . Si può asserire che dal Monte Merzli rotolò il macigno che travolse lo schieramento a valle: crollù Lulta l' impostazione difensiva su entrambe le ri ve dell'Isonzo che, lo abbiamo visto, erano rimaste di compete nza del IV Corpo (con l'aiuto del VII per quella destra) anche dopo la tardiva assegnazione della linea 'Plezia' al XXVII Corpo Badoglio.

18

lbidem, p.89.

19

lhidem , p.90.

20

E. Rommel, Fanterie all'attacco, Longanesi,1 972, p.240.


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Il generale Amadei , comandanle ddla 46" di visione che doveva difendere anche la destra Isonzo, retrocesse a Ladra verso le ore 12 del 24 ollobrc 2 1: ru ragg iunlo dai comandanti le due brigate dipendenti; la loro retrocessione fu di quas i 9 c hilometri. Il generale Amadci di sse che , avendo avv islato (solo a mezzogiorno mentre la nebbia in pianura s'era da ore dissolta) reparli nemici che risali vano la stretta valle destra de ll'Isonzo, avrehbe voluto contrastarli ma non riuscì a far attraversare il ponte di ldersko ad un ballaglione di fanteria che era ne i pressi: non potè agire neppure con le numerose batterie schierate nel fondovalle pcrchè già calluralc od in ritirata. Eg li fallì la distru zione del ponle che rcgalù , a lle grosse formazioni nemiche c he da Gahrje avevano respinto sino a Ladra la 46" d ivisione, il non trascurabile vantaggio di polcr vdocemenle lrashordare sull a ri va destra de l fiume, incolonnarsi con i tre battaglioni che già vi erano e così raggiungere in forze e veloceme nte Caporetto. Comunque la permanenza dei lrc generali a Ladra deve essere stata estremamente breve perchè l'Uffic io storico S.M.E. così s intetizza la fine della di visione del generale Amade i: " i pochi s upcrslili sfuggili alla cattura si ritirarono su Caporetto. Erano le 12,30 , a nc he tutte le truppe del fondovalle ddla nostra 46a divi sione erano infra nte" 22 . A Plezzo, nel settore nord de l Corpo Cavaciocchi , il potere d ' urlo del m~mi co si ma ni l"cstò in maniera diversa. Verso le ore 2, 15 del 24 ottobre u11 grnppo d'artiglieria italiana aveva d' iniziali va aperto il fuoco, i cannoni furono fatti tacere in ottemperanza agli ordini supe riori di risparmio delle munizioni. L'applicazione delle disposiz ioni di Capello non permise di scompaginare un miglia io di bombole a gas che, poco dopo le ore 2, iniziarono l'emissione de l loro mortale conte nuto. Lo spirare de l vento era stato studiato dagl i austroledcschi, essi sapevano che il gas poteva essere concentrato solo ne lle vicine trincee italiane in pianura per poi diluirsi sino a disperdersi se porlato più lontano dal ven to. Il gas e il bombardamento fecero strage dei difensori de lla prima linea ilaliana. Ecco la testimonianza di Monsignore G. Grosso , a llora Cappellano nell'ospedale da campo 003; essa è stata portata alla luce da Franco Bandini: " Finchè vivrò avrò sempre davanti agli occhi que lle scene orrende. I gas e rano stati lanciati tra Saga e Plczzo, molti dei nostri non avevano fatto in tempo a mettersi la maschera, altri se l'erano tolta perchè il gas provocava alroc i prurili a l vollo e volevano grattarsi. Dileguatasi la nebbia venefica, i superstiti caricarono le vittime sulle carrette, i morti assieme ai moribondi , spesso i moribondi sotto ed i morti sopra ... In una notte ne arrivarono circa mille ... ne abbiamo salvati molti ma per la maggior parte non c'era nie nte da fare" 23 .

21

22 23

D oc. uff., Tomo 3°, p.261 e pp.296- 297. Ibidem. p.260. F. l:fandini. Domenica del Corriere,M ilano 3 1.10. 1967 , N°45.


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Alcun i repai1i de lla 50" divisione italiana suhirono quindi , ancor prima che le fanterie passassero all 'attacco, forti perdite ad opera dei gas. Ciò accadde in

pianu ra e favorì la caduta della zona di Plezzo e l'arretra mento verso Saga. I ,a storia dei reparti della 43" e della 50" di visione , schierati tra Monte Nero, Plczzo cd il Romhon non consiste solo nell'aver subito l'azione dei gas in un settore pe rchè questo colpì con e fficacia unicamente i soldati di 2 dei loro 24 haltaglioni di fanteria. Per le due d ivisioni italiane la disgregazione pri ncipale provenne dal Monte Mcrzli e da Gabrje da dove i I 3 battaglioni del le divisioni austrotedesche 50" e 12" crearono , sempre nel IV Corpo, il grande varco che li portò ad occupare velocemente la pianura isonlina. r-u in conseg uenza di que lla grande avanzata che le truppe italiane schierate tra Monte Nero e Monte Rombo n si trovarono strettame nte rn.inacciate a te rgo menlTc di fronte venivano pre mute da un ne mico deciso. Alcuni storiografi hanno accusalo , i comandanti di quelle formazio ni , d ' i11giustificata sfiducia per aver ritenuta insoste nibile la situazione delle truppe c he resistevano agli attacchi frontali. Tale g iudi zio poteva rorsc apparire valido ai tempi in cui si propagandava la tesi dell'indiretto aggiramento condotto soltanto da reparti che si disse ri salenti la lontana sponda destra dell ' Isonzo. Se fosse stata vera siffatta premessa la distante e piccola minaccia (3 battaglioni ) non avrchhc potuto giustificare il pessimismo de i comandanti le d ivis ioni italiane 43'' e 50". Ma la realtà è diversa : non furono quelle deboli forze nemiche risalenti la destra Isonzo a portare timore bensì il comple to crollo di tutte le vicine di rese in pianura del IV Corpo: l'espertissi mo generale Krafft, disse che a seguito di tale situazione la cad uta de lle posizio ni che ancora restano in alto diventa solo questio ne di tempo 24 . I ,'appunto limitato c he si può muovere ai due comandanti italiani è che forse avrebbero potuto far rimanere organ iche le div isionj un poco più a lungo. Infatti , se essi le avessero mantenute in combattimento nelle ini ziali posizioni montane, esse avrebbero potuto resistere sino aJJ 'esaurimcnto dei viveri e delle munizioni. Invece le suddi visero ord inando un subitaneo ripiegamento nella sottostante vallata de ll 'Isonzo: gran parte delle truppe cadde in maniera inaspe ttata e gratuita nella hocca de l lu po che g ià dominava tuUa la valle; la loro sorte -come detto dal generale Krafft- era comunque segnata dal momento in c ui il nemico aveva conquistato il Monte Merzli cd effettuato lo sfondame nto a Gabrje.

IL COMPORTAMENTO DELLE TRUPPE Di fronte ad un nemico che seppe sfmttare la propria superiorità ideati va pe r rompere le difese ove l'attacco era meno atteso, era inevitabile si prod ucessero episodi di sfaldamento e vi fossero frai nte ndimenti. Coloro che nelle retrovie si salvarono, gli abitanti dei centri abbandonati, i

24 Kiaffl, Lu slì.mùa1m:11lu tlt:ll' lsu11 ~.u , An.:ana 198 1, p .88.


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giornalisti , null a videro e nulla seppe ro dei molli che fecero il loro dovere ne lle prime linee; duole dirlo ma qualc he generale cadde nella pania di giustificare il fallimento della propria ai.ione addebitandola alla catti va condotta dei reparti . Qualsiasi Esercito in ritirata offre spettacoli desolanti ed e pisodi di rilassatezza e di disordine difficili da dimenticare e questi ri sultati sono presenti anche qua ndo la sconfitta è causata principalmente da e rrori nella conduzione militare: in tal caso, rimossi gli errori , l'Eserc ito si riprende rapidamente e puù vincere il conflitto. A Caporetto la demoralizzazione, i cumuli di mate riale belJico abbandonalo nell a veloce ritirata lungo l' Isonzo , la confusione , sono i fenomeni più reclami zzati nelle desc ri zioni di chi osservò le conseguenze di una battaglia pe rduta. I reduci dalla prigionia, i più umiliati dalle accuse di viltà la nciate contro i combattenti , sconosccndo le cause generali della loro sorte sentirono l' esigenza d i g iustificare in ogni modo il loro comportame nto, sovente imputandolo alla catti va azione de i reparti contigui. Solo 9 anni dopo la fine del conllillo, nel 1927, l'ex pri gioniero Al be1to Sironi po lè scrivere queste frasi abbastanza sere ne: " li prigionie ro di guerra non suscita più -oggi- ne lla pubblica opinione 4 uclla inconfessata diffidenza di qualche anno addie tro ... Oggi la prigionia è considerata come uno dei tanti aspetti dolorosi della g ue rra: ed il prig ionie ro non è c he una de lle tante vittime ingloriose che la guerra , ne lla sua furi a rossa e cieca, segna e travolge" 25. Di fro nte alla rillcssione de i vivi s'erge l ' Ossari o Monumentale d i Caporetto . Esso raccog lie i resti di 7.000 caduti italiani , il 70% dei morti in quella battaglia. La sua esistenza ammonisce a conside rare con o biettività il sacrificio di tanti soldati che diedero la vita combatte ndo. lL GE NERALE CJ\VAClOCCHI A Ile o re 13 del 25 ottobre 191 7, cioè il giorno segue nte l' ini zio de lla battaglia , il gene rale Cavaciocchi comunicò al comando superiore che da Be rgogna, giudicata insic ura, si sarebbe trasferito a Nimis 2''- TI primo spostamento, da Creda a Bcrgogna, l'ave va allontanalo di 7 chilome tri dall a sede iniziale mentre il secondo aumentava tale distanza di altri 14 chilome tri , sempre in linea d ' ari a. Alle ore 23,30 Cavaciocchi stava percorrendo a piedi la lunga strada c he , attraverso Platischis e Taipana, l'avrebbe po1tato a N imis: g li si presenta il maggior gene rale Gandolfo il quale g li comunica c he il comando Supre mo gli a ve va ordinato di ass umere il comando de l IV Corpo 27 •

e; _Sironi, I vinti di Capore tto, Pirola, 1928, p .6 . Doc. llff., Tomo 3° p.338. 27 Ibidem. p .34 1.

25

26

28 /\.

Cavac iocchi , La Vita italiana , Dic:c'. mhn'. 191<).


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Fu così che il generale Cavaciocchi seppe d 'essere stato esonerato: in un suo ricorso al ministro della Guerra, redatto da Alassio il 26 agosto 1919 , lo sventurato generale scrive che il provvedimento era stato preso con la seguente motivazione: " ...per mancanza di retto apprezzamento della situazione, di criterio e di energia".

CA PITOLO X IL VII CORPO BONGIOVANNI Il generale Capello continuava a non te mere impo,tanti attacchi al IV Corpo Cavaciocchi ma, come egli stesso ha scritto, aveva previsto che preponderanti formazioni nemiche avrebbero respinto la sinistra del XXVII Corpo sino al Monte Globocak. Volle quindi raffornffsi sul Colovrat ma senza indebolire le artig lierie e le fanterie che aveva posto in riserva più a sud delle zone che verranno attaccate: esse, infatti , costituivano la premessa pe r la sua ' controffensiva d 'Armata' . Per rafforzarsi sul Colovrat senza indebolire le sue riserve controffensive non gli rimase che chiedere al comando supremo l'assegnazione di un nuovo Corpo, il VII. "Secondo la richiesta avanzata dalla 2" Armata la nuova grande unità doveva essere formata con le truppe e le artiglierie della 3" Armata ed avre bbe dovuto, come disse il generale Capello, essere schi erata dietro " la regione del Monte Je.la" tenuta dal Corpo Badoglio'" 1• li generale Cadorna rifiutò le nuove forze consentendo all'assegnazione del solo 'comando' del VII Corpo tenuto dal generale Bongiovanni: la 2" Armata doveva però porre alle dipendenze del Bongiovanni proprie truppe ed artiglierie. E' pensabile che, negando al Capello soldati e cannoni , il Cadorna ritenesse d'indurre il proprio dipendente ad abbandonare i concetti controffensivi che più volte gli aveva preannunciati nei propri scritti. Il nuovo VII Corpo d'Armata fu costituito in tutta fretta: predominando sempre l' idea di indebolire il meno possibile le riserve 'controffensi ve', furono usate truppe non sempre di buona coesione ed al nuovo Corpo fu assegnata una parodia di artiglieria: meno di 20 cannoni di piccolo calibro che oltretutto gi unsero in loco solo in prossimità della battagl ia. Nei giorni precedenti lo scontro avvennero cambiamenti di unità di fanteria che portarono ulteriore scompiglio: furono inoltre ca mbiate le incombenze per cui il Corpo era stato costruito 'ex novo', infatti esso non ebbe il solo mandato di proteggere il Monte Jeza, questo fu ampliato comprendendo l' incarico d'aiutare le difese del vasto territorio attorno passo Zagrandan, al Monte Matajur ed alla sottostante ldersko.

I

Doc.

urr., Tomo 3°, p.110.


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Compiti molto g ravos i, poco adeg ua ti alle po sizioni in cui la grande unità fu schie rata: i suoi reparti furono di sseminati in nucle i di stanziati tra loro e sparsi solo sui versanti nord de l Colovrat opposti a li ' Isonzo, con la ri serva (brigata Firenze) c he a ll ' ini zio de llo scontro si stava spostando dall a lontana val Cos izza. I ,e di slocazioni evidenz iavano la confusione concettuale regnante nel comando de lla 2" Armata: v'erano solo nucle i spinti non s uffie ientemenle a vanti; questo scaglio namento e l'impostaz io ne mentale da cui esso derivava causarono il tardivo sostegno in direzione de ll'Isonzo (lV Corpo) ed impedirono l' aiuto alla fo ndamentale posizione dello Jeza (XXV ll Corpo). Oltre a ciò , la creazio ne d i un terzo comando di Corpo d ' Annata re se macchinoso e lento soddisfare le e sigenze degli altri due ed è impossibile calcolare quanti nemic i esso dovette affrontare in luoghi , tempi e situaz ioni diverse . LA COM PLESSA VICENDA DEI BERSAGLillRI Si è già visto che, no nostante la dispe rata ri chiesta de l TV C orpo Cavacioc chi , il Vll no n riuscì ad in viare per tempo le sue truppe verso ldc rsko . La IV brigata bersaglieri si mosse in ritardo e paite di essa ricevette contrasto , ne lla zona d i Golobi, da l I battaglione del 23" reggirne11lu nem ico c he a Vol arie e ra pa ssato nell a destra Isonzo su una p asserella, do po aver percorso circa 2 chilo metri ne l territorio de l princ ipale sfondame nto del Corpo Cavaciocchi. Come indica il generale Krafft , 4ucl I battaglione tedesco era stato rinforzato da un traino d ' artiglieria da campagna poi ;iccreseiuto -precisa il generale von Relow a p.360 delle sue Memorie- da l Il battaglione de l 62° re ggimento che scese dalla zo na di Capore tto-Robi s nell a qua le e ra pervenuto attraversando l' Iso nzo sul po nte d ' lùcrsko . 1 bersaglie ri , giunti ne i press i di Luico, effettu arono attacchi e contrattacchi sino a notte del 24 ottobre: la sin,azio ne locale era ancora senza vint i e senza vincitori quando la lo ro brigata riccvcllc ordine di ritirarsi ne lle lon tana Cepletischis. l bersaglieri si suddivisero a scaglioni: uno de i reparti , mentre il 25 ottobre marciava senza sospetto lungo u11a strada dom inata da declivi, cadde in un ' imboscata tesa dalle quattro compag nie de l tenente Ro mmel che la fa lciarono con il Liro di numerose mitragliatrici sapientemente appostate sull 'alto. R omme l ha così descritto l' inizio del s uo agguato: " TI nostro fuoco, che proveniva da posizioni occ ulte ma molto elevate , si abbatte con notevole efficac ia sul ne mico che contimrn ad essere de nsamente a mmassato" 2 • Dopo a lc uni tentati vi di contrattacco , resi sang uinosi dal fuoco del nemico , i be rsaglieri si arrendono. I ,' imboscata diede aJ Ro mme l il primo grosso bollino c he secondo il germanico sarebbe stato di 50 uffic iali e 4uasi 2.000 soldati, gli

2

E. Rommel , Pant.erie all' attacco, Longancsi, 1972, p.280.


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stessi che a Golobi s'erano compo1tati con decisione tanto che il generale tedesco Krafft von Dellmensingcn scri sse di loro: " il combattimento davanti a Golobi aveva assunto carattere viole nto. G li italiani contrattaccarono ripetutamente" 3 Lo stesso generale Kraffl , lo ahhiamo visto, testimoniò che alcuni uffic iali prigioni eri crcdcllcro erroneamente di dipendere dal Corpo Badoglio anz ichè da que llo Bong iovanni come in realtà era: tale sconoscenza di dati semplici ma basilari indica quanta confusio ne dominasse nel VJJ Corpo formato da pochi giorni ed in maniera caotica. Questi fatti sono comprensibili: non solo indicano le conseguenze deg li affrellali rattoppi con cui fu composto il VII Corpo ma esprimono la psicologia del soldato italiano della prima guerra mondiale , abituato a comballcre in zone ben definite de l fronte cd a considerare sicure quelle retrostanti. O vv io che quando il soldato vedeva che il ne mico già dom.inava le retrovie era portalo a dargli pa1tita vinta, ritenendo non vi fosse più nulla da fare. Questo episodio si prestò a vari commenti . Vi fu chi pose l'accento solo sulla buona resistcm,a a Golobi e chi neppure ne parlò , mellendo in rilievo il successivo ced ime nto senza illustrare i motivi che lo provocarono. La veri tà , in questo caso, è complessa; non si può dare un gi udiz io onesto senza prima aver ponderato atte ntamente l'insieme deg li avvenimenti.

I ,A BRIGA:lA SALERNO Un episodio più semplice da anali zzare è que llo della seconda unità c he, assieme ai be rsaglieri, componeva la 62" divi sione del Vll Corpo Bongiovanni . L'episodio si riferisce alla brigata Salerno comandata dal generale Ottavio Zoppi; essa presidiava la zona Matajur- Merzli Vhr, era quindi più in a lto dello sch icramento de i bersaglieri. Senza ch'cssa lo sospettasse la hrigata era g ià stata raggiunta, nel suo fianco sinistro, da truppe nemiche. Infatti il te ne nte Schnieber del 63° reggimento slcsiano aveva velocemente ri sali ta , assieme ad altri in genti reparti auslrotedeschi , la valle sini stra de ll 'Isonzo da Tolmino a Ka1111110 cd aveva poi passato il f"iume ad Idersko e raggiunto Caporetto. La sua compagnia si staccù dal grosso e raggiunse con aspra fatica le creste più alte del Matajur che evidentemente la brigata Salerno non si curò di esplorare: probabilmente il reparto tedesco si acquattò sulle cime senza dar prova della sua presenza, in attesa di rinforzi dalla sua 12" divisione tedesca. Il giorno 26 ottobre le cose prec ipitarono: verso il fianco sud del Matajur, que llo occ upato dalla hrigata Sale rno , avanzavano il 4 ° reggimento della 200a divisione tedesca che punta su San Martino , il I cd il Il battaglione Cacciatori

3

Doc. Uff., Tomo 3°, p.343 nota 16.


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che si dirigono su Polava ed il battaglione da monlagna del Maggiore Sproesse1A. Dal poderoso complesso si staccano le quattro com pagnie del lcncnlc Rommel c he puntano decisamente verso la zona tenuta dalla brigata Salerno: essa era rimasta isolata per la malaugurata compilazione di un ordine superiore in c ui per e rrore la data del ripiegamento e ra stata posticipata di un giorno 5 . Il racconto fatto dal Rommel è molto vivace e tal e da lasc iare pochi dubbi sul comportamenlo dei reparti italiani quando videro a vvicinarsi i suoi uomini. " Poi , improvvisamente, la massa lassù comincia a muoversi. I soldati si precipilano verso di me sul pendio trascinando con loro gli ufficiali che vorrebbero opporsi. l snidali gettano quasi tutti le anni. Centinaia di essi mi corrono incontro. 1n un baleno sono circondalo cd issato sulle spalle italiane . " Viva la Ge1mania!" gridano mille bocche . Un ufficiale italiano c he esita ad arrendersi viene ucciso a fucilale dalla propria truppa ... Alcuni italiani catturali mi hanno comunicato che sulle pendici del Malajur si trova il secondo reggimento, un famosissimo reggimento italiano ripe tutamente cilalo da Cadorna nell'ordine del giorno con parole di lode per le eccezionali prestazioni in presenza del ne mico. Questo reggimento ci sparerà cerlamenlc addosso, mi hanno detto, per cui dobbiamo slarc in guardia". Rommel così prosegue: "Non appena la testa del distaccamento viene a trovarsi sul pendio occidentale del Merzli V in ra1tura che nulla ha a vedere con il Monte Merzli di c ui si è parlalo in precedenzal. si scatena dalle quole 1467 c 1424 un nutrito fuoco di rnitraglialrici. Le ralliche nemiche colpiscono la slrada e la sgomhrano rapidamente. I fitti cespugli sollo la slrada ci sottraggono dal fuoco mirato ... [Dopo un breve scontro] davanti a noi si trova, di stante appena 300 metri, il secondo reggime nto della brigala Salerno che si sta radunando e deponendo le armi. Sul bordo della strada siede, profondamente scosso, il comandante del reggimenlo circondato dai suoi ufficiali; piange di rabbia e di vergogna per l'insubordinazione dei suoi soldati , del suo reggimento una volta così fiero" 6 . La brigata Salerno era giunta nella zona da presidiare solo la mattina del 25 ottobre 4uando il distaccamento tedesco del tenente Schnichcr a veva occupato le creste più alte del Monte Matajur; ciò evidenza i ritard i e l' inadeguatezza della pre parazione italiana. Il 26 ottobre la brigata non aveva a ncora sistemato i collegamenti telefonici con i comandi superiori e, per di più , il generale Ottavio Zoppi che la comandava s'era assentato. Secondo il Memoriale scritto dal generale Bongiovanni al ministro della Guerra, egli si meravigliò d'incontrare il generale Zoppi a Purgcssimo, solo e senza notizie, 24 ore dopo aver lasciato il comando della propria brigata; questi

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Rommel , Op. cit., p.280. L. Borigiovanni, Relazione 1919 per il minislro della Guerra, tip. Galloni , Rorna,I 920, p.3 1. 6 Rormm:I, Op. cii. , pp.301 -307.

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giustificò il proprio peregri nare affe rmando che era in ricerca <lei comando della 62" divisione per sosti tu ire il suo capo che era stato ferito. Com unq ue il generale Zoppi rimase, sino al 5 marzo dell ' anno seguente, quale comandante della brigata Salerno. Dopo questi fatti i resti della hri gata si ritirarono in parte su Savogna e per il rimanente su Purgessimo: in tutto vi giunsero 28 ufficiali e 787 soldati 7 , effe ttivamente buona patte del suo personale era andato disperso nel le precedenti az10111 . Quanto alla descrizione del Rommel , pur nella veridicità d'insieme, essa appare esagerata nei numeri dei catturati e nella passione autoesaltalrice con cui descrive i fatti : ad esempio nessuno <lei comandanti dei due reggimenti della brigata Salerno (colonnello Antonicelli e ten. colonnello Della Croce) fu mai fatto prigioniero. A questo proposito ha fatto bene la Relazione dell'Ufficio Storico S.M.E. ad evidenziare che i reparti della Salerno videro convergere contro di loro robuste colonne nemiche la cui consistenza è stata già precisala sulla base delle indicazioni tedesche. Bastò questa minaccia, grave ma in parte indiretta, perchè i soldati cedessero inconsciamente a i richiami degli slogan che vaticinavano la fine della guerra ' per volontà del popolo ' . Uli avvenime nti ru ssi e bbero dunque qualche isolata eco: parte della brigata si arrese, i più esagitati portarono in misero trionfo il Rommel visto come apportatore di pace. li tedesco portò invece una lunga prigionia dalla quale parecchi non rientrarono. I PRECEDENTl DELLA BRIGATA SALERNO Per chiarirci le idee sulla particolarità degli e pisodi sopra descritti dobbiamo appurare a quale brigala il generale Capello, nell' immine nza della battaglia , affidò il compito di far parte di un Corpo <l' Armata <li nuova formazione cd avente incarichi difficili. La brigala Salerno fu scelta tra le tante, veramente ottime, c he rimasero posizionate in settori non determinanti e non assal iti dal nemico, oppure furono tenute in ri serva in luoghi troppo lontani dallo scon tro. Sino d al 1915 la brigata era stata a lungo impegnata nel settore M onte NeroMerzli ove si di stinse per aggressività; nella primavera del 191 6 fu inviata in riposo nella più tranquilla zona del Trentino. Essa però non fu forlunala perc hè ivi ini;,.iù la polc nlc offensiva nemica denominata Strafexpedition. li pri mo luglio 191 6 accadde un grave episodio di cui vi è ampia traccia negli scritti del parlame ntare Cancpa, <lei gene rale Cadorna e del generale Vanzo. Un gruppo di soldati dell' 89° reggimento, compresi numerosi feriti, rimase bloccato tra le linee italia ne e quelle nemiche dal fuoco avversario che impedì ad esso, quando l'attacco era <lcfinivamcntc fallito , di tornare nelle trin-

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Doc. Uff., Torno 3°, p.372.


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cee di pa rte nza. Approfittando dello stato d ' animo chiaramente manifestato dagli italiani , gli austri ac i fecero usc ire una piccola patluglia c he rientri'> con 266 prigionieri 8 . Dalle lince italiane si fece allora fuoco con i c annoni e le mitragliatric i contro il gru ppo che si stava arrende ndo. ll g iorno segue nte , tra i reparti che e rano potuti rientrare, vi furono tentativi di diserz ione in massa con segnalazioni a l ne mico per cui 8 militari fu rono fucil ati con lo sbrigat ivo sistema de lla decimazione. Scrisse il Cadoma che il co mandante di Corpo d ' A rmata aveva ritenuto assolutame nte indispensabile sosti tui re la brigata Salerno "sul contegno della qua le declino ogni responsabilità". Nell 'ottobre 1917 la brigata aveva di certo rinnovato parte dei soldati e degli ufficiali , tuttavia le parole del Romme l, pur depurate della loro e nfasi, testi moniano c he la brigata SaJerno -a nche dopo la sang uino sa partecipaz ione alla battaglia dell ' Hermada de ll'agosto 19 17- non era in grado di operare in un settore in c ui i tedeschi avevano intelligente me nte radunato le loro truppe più agguerrite. Ne ll'Eserc ito italiano , più numeroso di quello a vversario, non mancavano reparti meno provati e di mi glior a ffidamento; essi furono schierati in zone non attaccate e ciò costitui sce 11n ' 11lte ri orc conferma di quanto confusa ed inefficace fu la preparaz ione allo scontro falla dall' Alto comando ita liano.

LA 3" DIVISIONE La 3a d ivisione operò nel setto re arretrato del Colo vrat con l' inc arico di portare eventuale sostegno alla 19" di visione del XXV II Corpo B adoglio. Nel primo pomeriggio del 24 ottobre Badoglio sollecitò l' intervento della divisio ne in a iuto de lla difesa dello Jeza 9 • Purtro ppo l' azione del Vll Corpo non potè verific arsi: c irca se i ore dopo, a lle 20,40 , il comandante Bongiovanni , essendo si interrotte le sue comun icaz ioni te lefonic he con la 2" Arm ata, con fonogramma a mano N° 11.285 avvertiva tran4u illamente il superiore C ape llo di dover ri mandare l'effe tniazione dell'azio ne rich iesta dal XXVll Corpo IO_ Verso l'una del g iorno seguente, quando il ne mico potè definitivamente occupare il Monte Jcza, il VIl Corpo non aveva effettuata a lc una azione d'aiuto. Il 26 ottobre, dopo la c onquista dello Jcza , una pa rte de i nemic i attaccanti potè venire a contatto con la 3" di visione che il gio rn o prima era rimasta stati ca ne lle sue pos iz ioni arre trate. La 3" divi sione combattè bene , assie me a i resti de lla 193, in sostegno del settore di passo Zagradan e de lla famosa 4uota 1114 (Monte Podclabuc) la cui lunga resistenza è sta ta riconosc iuta dallo stesso

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P. Melogra ni , Storia politica della grande g uerra, Latcrza , 1969, pp-2 16-2 17. Doc. Uff., Tomo 3° bis, p.276. IO Doc . lJff., Tomo 3", p .313.

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Rommel . I reparti di una brigata della 3" di visione combatterono poi in prossimità del Monte Kuk e nella loro di f"csa riuscì ad icunearsi il battaglione del Wurtenhe rg che prese alle spalle la colonna dei bersaglieri che, provenie nte da Luico, marciava nelle re trov ie ritenute sicure. Al ,CU NE CAUSE OEGLl AVVENIMENTI NET, VII CORPO

Un appunto va fatto allo schieramento del VII Corpo Bongiovanni: esso, come da ordini della 2" Armata, fu troppo arretrato e disteso su fronte ampio rispe tto all'esiguità dei re parti più avanzali per c ui fu necessario lasciare zone poco o nulla presidiale. Attraverso quelle zone, usando una tecnica del lutto nuova per il fronte italiano, s' insinuarono le colonne nemiche seminando scompiglio nel retrofronte e facendo cade re , per avvolgimento, presidi che la mentalità statica dei comandi giudicava imprendibi li. Contro questi nuovi concetti non era stata adottata alcuna valida predisposizione sicchè le truppe italiane furono colle del tutto impreparate ad affrontare razionalmente il nemico. Non và dimenticato il modo, tardivo e caotico, con cui il VII Corpo fu sventatamente formato in prossimità della hallag lia: per tali motivi non si ebbe una solida unitìi ma un coacervo di truppe e di comandi estranei tra loro, gettati all' ultima ora in una zona sconosciuta ma con incarichi fondamentali.

CA PITOLO XI L' ATIACCO NEMICO CONTRO lL C ORPO RADOOLIO Pie tro Badoglio, lasciato il comando del II Corpo d ' Armata che sta va hril lantcmcnlc operando nello scontro della Rai nsizza, il 23 agosto 1917 assunse, su designazione della 2" Armata, quello del XXV ll perchè il precedente coma ndante era stato destituito durante la battaglia. Badog lio non aveva ancora 46 anni , in quel periodo la sua era un 'età mo lto bassa per siffatti incarichi: egli guidò il XXV II Corpo nella pa11e finale della battaglia della Bainsizza e, termin ato il combattimento, preparò la pre vista ripresa del! 'offensiva italiana. Essa fu cancellata il 19 settembre perc hè apparvero debol i avvisaglie di un attacco a vversario ; Badoglio dovette per prima cosa rinforzare i provvisori apprestame nti attuati nelle zone da poco occupate c he per ovvi mo tivi erano più de boli delle restanti difese. Il 6 ottobre il comandante d el XXV ll Corpo, con comunicazione N° 2547, rese noti alla 2" Armala i precisi fatti indicanti che il nemico preparava un 'offensiva avente per obiettivo primario le d ifese della sua 19" divisione che erano poste di fronte alla ' testa di ponte' ncnica ; in consegue nza dovette provvedere all 'assestame nto di quelle aJJtiquate tri ncee che aveva e reditale da poc hi g iorni. Dovette farlo con insufficienti reparti del genio, parte di essi gli e rano stati tolti dalla 2" Armata per eseguire lavori stradali verso la conca di Verco da cui sarchhe dovuta partire la controffensiva che Capello voleva attuare.


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Ra<log lio riuscì egua lmente a provvedere ma rimase il difetto difen sivo di fondo, eliminabile solo c on lavori di molti mesi: da ann i quel sistema difens ivo era composto da linee successive tra loro vic ine , tutte es poste all'azione iniziale de lle artiglierie nemiche 1• li Corpo d ' Armala Badoglio ru las<:ialo spezzalo, dalla 2" Armala, in due tronconi separati dal fiume Isonzo; il fatto costitu iva un danno nella difens iva; era infatti nolo che cnlramhc le 1.one sarehhero state attaccate simultaneamente ed erano settori difficilmente comunicanti. A Badoglio furono di fatto negati i grossi rinforzi che aveva richiesti s in dal IO ollohrc pe r la 19" divisione 2 . Pe r ta le motivo all' inizio della battaglia i rapporti delle forze in campo furono quelli ind icati nei tre seguenti sche mi : i nume ri riportati sono stati ricavati dalle opere ufliciali austrotcdcschc cd italiane precisate all'iniz io del capitolo IX. DESTRA I SONZO (settore 19" divi s ione) Italiani Nemici Divis ioni 6 Battag lioni 27 75 Uomini 18.000 68.000 Mitrag liatrici 248 1.800

Rapporto la6 1 a 2,77 1 a 3,77 I a 7 ,26

Sede <le i comando Badog lio: COSI

SINISTRA ISONZO (settore dei Lo m) Uiv is ioni Rattag lioni Uomini Mitrag liatrici

Italiani 3

Nemici 3

22

34 30 .000 8 16

16.000 2 16

R apporto I a I I a 1,54 I a 1,87 I a 3,78

Ques ti schemi pongono in evidenza c he gl i attaccanti concentrarono le loro magg iori forze di fante ria contro il settore tenuto dalla I 9" divisione italiana. I numeri indicano che il comando de l Corpo d'Armata italiano comprese l'inte ndimento avversario: spostò nel settore dell a 19" divis ione uomini e mitragliatric i po rtando il loro tota le a più di quanti ne lasciò alle tre divisioni schierate sui Lom , oltre l' Isonzo. Ma il punto fondamentale è che i I comando s i rese con lo che tale azione non e ra sufficiente per cui chiese, per il s uo settore più minacciato, il rinforzo di una

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Doc. Uff., Torno 3°, p.43 e Tomo 3° l.er, Carta n° 8 e Caduma L., La guerra alla fronte italiana, voi. 11 , Trcvcs, 1923, p.145. 2 Do<.:. Uff., Turno 3°bis, pp.122-1 23 e p. 126.


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nuova di visione e di un gruppo alpino. Se gli importanti aiuti fòssero stati concessi , con probabilità gli austrotcdcschi avrebbero c umulato ritardi e difficoltà nel realizzare il loro piano offensivo. E ' ora il momento di analizzare il decisivo rapporto tra i cannoni complessivamente schierati nei due sopra indicati settori delle fanterie: TOTALE DEI CANNON I (nei due settori) Italiani Nemici Del X X V Il Corpo 464 De lla 2" Armata 97 Totali 561 1584

Rapporto

I a 2,82

In nessun altro settore attaccato gli avversari realizzarono un così potente concentramento di artiglieria; per compre ndere appieno la sua impmtanza bisogna ripetere le parole scritte dal generale tedesco Krafft von Dellmensingen già ripottate alla fine del capitolo IV: " Il morale tornò a salire rapidamente anche per la costatazione vis ibile a chiunque del formidabile schieramento delle artiglierie ... La fanteria e bbe dunque ];i c:e rtezz,1 che tulto era stato fatto onde facilitarle il compito e che gli italiani si sarebbero presi una lezione quale mai sinora era stata loro data". Come per le fanterie, anche le artiglierie austrotedesc he furono in maggioranza rivolte contro la 19" divisione italiana. IL COMPORTAMENTO DELLA 2" ARMATA

Nella conferenza del 9 ottobre 19 17 il generale Capel lo aveva ordinato ai comandanti di Corpo d'Armata di svolgere presso i reparti un'attiva propaganda sul tema che: " I tedeschi, specie i tedeschi di ora , hanno una fama usurpata; essi non valgono più degli austriaci e quindi valgono meno di noi. Ciò deve essere dimostrato con parole piane ed argomenti convi ncenti ... Si ricordino quindi i prigionie ri caduti nelle nostre mani a Salonicco. Non diversamente accadrà su questa fronte e nella nostra collezione aggiungeremo anche i tedeschi" 3 • Badoglio diede seguito a questa di sposizione rivolta a tener alta la condizione psicologica dei soldati cd a controbattere le preoccupanti notizie che i tedeschi erano scesi ad ingrossare le file degli austriaci. Lo fece ne lla parte iniziale de lla conferenza che Leone il I O ottobre ai propri dipendenli , mctlcndo in chiaro che si trattava di propaganda da diffondere tra le truppe per sostenerne il morale. Dopo tale breve accenno Badoglio fece seguire una lunga trattazione in cui affrontò i problemi tecnici per i quali aveva promosso la conferenza e si mostrò

' Thidem, p.66.


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preoccupato per l'offensiva nemica che riteneva imminente. TI sunto delle sue direttive, mandato d ' urgenza al comando d' Annata cd a que lli dei Corpi interessali , è mo llo importante. Si ha, da esso, che sin dal IO ottobre Badoglio rihadì che l'attacco nemico più potente sarebbe stato sferrato contro la 19" divisio ne e che le sue prime lince potevano essere sfondate e lo stesso Monte Jeza sarebbe stato in pericolo: per tali motivi egli chiese alla 2" Armata il grosso rinrorm di un ' intiera divisione e de l V gruppo a lpino 4 . Purtroppo la di visione non fu concessa ed al XX:Vll Corpo fu dato, ma poco dopo improvv isamente tolto, il V gruppo alpino sul quale Radog lio faceva grande assegnamento. Pe r chiudere la grossa buca d ifensiva creata da tale sottrazione fa in lulla frella spostalo il X gruppo alpin o dai Lom al settore de lla 19a divisio ne: tale gruppo non ebbe tempo per schierarsi razionalmente ne l nuovo fronte ed una faJla sulla Sella di Grad fu arginata ponendovi dapprima la 143• compagnia di rincalzo e facendovi poi a vanzare il battaglione Vice nza di riserva 5 . La 2" Armata pose in atto un ulteriore attegg iame nto del tutto incompre nsibile: giunse a togliere a l Corpo Badoglio la hri gata Napoli per darla al costituendo VU Corpo. Tale brigata fu poi ridata al Corpo Badoglio quando la hattaglia stava per iniziare: essa però non costituì un pote nziamento ma un aggravio di compiti perchè dovette pres idiare la linea aggiunti va c he scende va dal passo Zagradan sino a Plezia e poi all'Isonzo . Tale linea apparteneva al IV Corpo Cavaciocc hi c he il 22 ollohrc, dopo averla sguarnita dalle truppe combattenti , aveva ch ie s to d 'essere autorizzato a togliervi anc he i reparti zappat01i che vi s tavano eseguendo importanti lavori di ri attamento 6 . Di tale linea e dei lavori di allungamento verso l'alto e del riattamento delle altre parti si è parlato nell ' ultimo paragra fo del capitolo VII. Le conseguenze de ll'atteggiamento del comando d ' Armata furono g ravissime e ne risentì tutto lo schieramento del XXVII Corpo. Badoglio, a p . 84 della sua Re lazione pe r il mini stro I3onomi , evide nzia una notizia di grande interesse: la 2" Am,ata non eseguì l' ordi ne del comando Supre mo di arretrare l'occupazione su lla Bains izza all'altezza della conca di Vcrco. Se l' a vesse fatto , conclude Badog lio, l'Armata avrebbe potuto spostare numerose brigate di fanteria e gruppi di artiglieria ne i punti deboli del JV e de l XXVll Corpo d ' Armata, come la situaz ione rich iedeva. Lo scritto del Cadoma è il N° 4741 del IO ottobre J 917. Esso, in aggiunta ad altre direttive, indica di ridurre al minimo, s ui Lom e sulla Rainsizza, l'occupazione di tutta la zona a nord del torrente Avscek , lungo arll ucntc dcli ' Isonzo c he scorre immediatamente avanti alla conca di Verco.

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Ibiùcm, pp. 122-123 e pp.1 25- 126.

Min. Guerra , USS ME, Gli alpini , Voi. X, Parie I, p. 148. 6 Dnc. lJff. Torno 3°his, p.148.


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Ciò sign ifica va dover sguarnire le prime linee sui Lom del XXVII Corpo e gran parle di quelle del generale Caviglia rendendole lerrilorio di semplice disturbo de l nemico attaccante. Ne sarebbe seguito un importante risultato: la concreta resistenza sarebbe avvenuta all 'altezza della conca di Vcrco con note volissima riduzione del fronte difensivo . Cadorna prec isa la consegue nza fo ndamentale di tale accorciamento e di spone: " li XXV li Corpo d'Armata llladoglio] dovrà pertanto gravitare con la maggior patte delle forze sulla DESTRA dell 'Isonzo'' 7 . Il provvedimento coinvolgeva anche il Corpo Caviglia: esso, seni.a dover aumentare la lunghezza del proprio schieramento, arretrando sino ali' Avscek avrebbe sostùuito i reparti di Badoglio eh 'erano sui Lom. Ma il generale Capello poteva attuare l' ordine ricevuto solo rinunciando alla controffensiva avente zona di preparazione proprio nella conca di Verco: era quindi pre minente interesse del comandante la 2" Armata lasciarla lontana dal fronlc mentre l' ordine del 'generalissimo' l' avrebbe portala ai bordi delle nuove prime linee di resistenza. La 2" Armata non applicò la di sposizione del Cadoma di retrocedere ne lla linea più corta e non ordinìi il conccnlramenlo del XXVII Corpo sulla dcslra Isonzo ed il conte mporaneo spostamento del Corpo Caviglia. L'insubordinazione non è gi ustificabile anche perc hè il IO ottobre, in contemporaneità de lla disposizione del generale Cadorn a, Badoglio aveva inviato a lla 2" Armata le già indicate ric hieste di grossi rinforzi per la destra Isonzo; d i fallo l' aiuto 11011 gli fu concesso . Il generale Cadorna, che ancora risiedeva lontano dalla sede de l suo comando, non curò di far contro llare che la sua di sposi i.ione rosse stata posta in allo. Buona o cattiva fosse l'idea controffensiva del generale Capello, essa fu perseguit<1 sino <1llll prossimitìi dell<1 bllttllglill . Qtrn ndo il gene rale Cadorna t;mii vamentc si decise ad imporne l'annullamento, le zone allaccalc dal nemico si trovarono impreparate ad attuare una solida difensiva. LA NUOVA SEDE DI COMANDO Badoglio aveva fatto approntare una sede che meglio gli consentisse il comando ncll ' immincnlc fase difl;nsiva, cioè in un ' azione del tulio diversa da quelle precedenti che era110 state offensive: nell'immine nza della battaglia vi fu dunque il trasferimento da Ostry Kras alla località di Cosi che era a meno di 5 chilometri dal fronte che fu più duramente attaccato e quindi in pieno sotto l'az ione del g rosso delle batterie a vversarie. Ren più anetrati furono i comandi dei generali Cavaciocchi e Caviglia: la

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Doc. lJff. , Tomo 3", p. lO<i.


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sede d i quest' ultimo, Lozice, era sullo stesso co stone montagnoso ma 9 chilometri dietro quella di Badog lio. Lo spostam e nto del comando di Badog lio, avvenuto due g iorni prima dell'inizio dell"ollc nsiva nemica, venne comunicato al comando d ' Armata con il segue nte messaggio firmato dal capo del XXV fT Corpo: " Informasi che alle ore 12 di oggi , 22 corrente, col comando fun zionerò a Cosi" 8 . Naturalme nte il trasferimento del comando tattico dall ' Ostry Kras a Cosi venne comunicnto a nche ai comandi dipendenti . J\ Il ' Ostry Kras rimase invece il coma ndo d ·artiglie ria de l Corpo perchè la sua nuova sede. alle Cave di Cambresco , e ra ancora in fase di approntamento. Ora però sa ppiamo c he tra Cosi e l' Ostry Kras esitevano be n 9 linee telefoniche e -ad esempio- anc he il IV Corpo ed il comando de lla 2'' Armata e bbero scdc separata dai comandi delle rispettive artiglie rie che e rano a Robic e Vipulzano. 'J. Tale separazione non avre bbe potuto influe nzare lo svolgersi degli avvenimenti ; l'azione dell'artig lieria era stata predi sposta prima de ll ' inizio della battaglia e lo fu anc he nel comando Badoglio . D'altro canto se fosse avvenuta la prevista interru:1.ione delle c:omunicazioni essa si sarebbe verificata non solo tra il co111a11do di Corpo e quello de lla sua artiglieria ma , a maggior ragione, tra q uest' ultimo ed i più avanzati comandi di gn1ppo e di batte ria . Per questo motivo Badoglio diede ordine -lo ha ammesso lo stesso Capello- che " tutti i comandi di settore sino a que lli di batteria" agissero d ' iniziativa seguendo le di sposizioni c he avevano ricevute 10• 11 grado d 'i nefficacia de ll ' inte rvento di tutti i cannoni de i vari Corpi d ' Armata fu dctenninato, come si è visto, da ben altre cause. L' IN IZ IO OELLA LOITA Ne lla mattima de l 24 ottobre i reparti avversari uscirono all ' assalto di quanto il bombardamento aveva ri sparm into de lla linea d 'osservazio ne de lla piana di Volzana (' testa di ponte'). Aiutati dallo sfondamento de lla vicina d ifesa di Gabrje del IV Corpo Cavaciocchi , g li attaccanti superarono i re ti del le prime trincee in pianura, già indicate indife ndibili da Badoglio alla 2" Armata, cd ini zi:u·ono la salita delle pendic i di Costa Raunza e di Costa Ouole . Qui vi erano parte dei soldati de lla 19" divisione, 4.200 uomini con 76 mitragliatrici 11: un calcolo prudenziale stabilisce che, ne lla giornata , contro di loro

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Ibidem, p.304 nota. Uff .. Tomo 3°bis, pp. 199-200. IO L. Capello, l'er la verill1, Trcves, p.142. 11 Doc. Uff. ,To 1110 3°, p.223.

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agirono 20.000 nemici che rappresentavano una piccola frazione delle 6 d ivisioni attacca nti 12 . Dato c he la composizione media dei battaglioni nemici era d i 900 uo mini , il conto de i soldati è stato facile 13 . Nonostante la grande superiorità , i tedeschi rurono bloccati sull a costa Duole; poterono invece procede re più celermente lungo la sinistra della costa Raunza. Tn questo settore alle ore 15 ,30 il comando della brigata Taro diede ordine alle sue esauste forze di ritirarsi di circa 1.000 me tri , cioè sull a linea di Capella Sleme e di Bucova Jeza 14 • E' hcne ricordare che a tale ora il ne mico aveva g ià raggiunto Caporetto pe rcorrendo le valli destra e sinistra dell ' Isonzo che, per ordini de lla 2" Armala, erano entramhe difese dal Corpo Cavaciocchi anche dopo l'assegnazione della linea di Plezia a que llo Badoglio (Vedere capitolo VII ) . li 24 ottobre g li austrnlcdeschi svolsero esattamente la manovra che era stata prevista e segnalala da Hadoglio sin dal I O ottobre nella conferenza preparato1ia te nuta ai propri dipendenti e per la quale egli aveva inutilmente chiesto consistenti rinforzi alla 2" Armata 15 . Come vedremo dettagliatamente, la grande superiorità tedesca impiegò un giorno pe r macinare i reparti de lla 19" di visione che erano stati posti a difesa de llo Jc z.a . Alla sera del 24 ottobre la divisione sotto il comando dell' eroico generale Villani e ra di strutta a causa della grande superiorità di fanti , di mitragliatrici e di cannoni che g li autrotedeschi avevano rad unato in quel ristretto settore. Nella notte sul 25 ottobre, con fonogramma a mano, il generale Villani rife rì a Hadog lio che le hrigate su c ui aveva esercitato il comando erano ridotte a pochi resti 16 . Nel Diario della 200" di visione tedesca si legge: " li 3° reggime nto .lager si impadronisce senza gravi pe rdite de lla cima 929 di Monte .Jcza, ancora energ icamente tenuta dal nemi co. Deve pe rò sgombrare temporaneamente di fronte a contrattacchi. Ma dopo mezzanotte l' occupa saldamente" 17 • Il Di ario del 1 Corpo d'A rmata attaccante è ancora più incisivo: " L'altura dominante lo Jcza fu difesa dagli ital iani con staordinari a te nacia" (Vedi nota precedente). Poche ore dopo la distruzione de lla sua valida divisione il generale Villani , non reggendo alla immeritata sorte, si suicidò. La caduta dello .lcza avrebbe potuto avere delle conseguenze irreparabili se

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Ibidem , p.266. Ibidem, p .223. 14 Ibidem, p.269. 15 Doc. Uff., Tomo 3°bis, pp.120- 12 1. 16 Doc. Uff., Tomo 3°, p.277-278. 17 Ibidem, p.275 nota 36. 13


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Badoglio, nel frattempo, non avesse provveduto -come esaminere mo successivamente- a bloccare il nemico avanzante verso la valle Judrio: dapprima lo fece con la hrigata Pug lie ed in seguito con le truppe <li rinforzo richieste a ll a 2" Armata du rante la battaglia.

I FUTURI MAllliSCIALLT ROMMEL E SCHOERNER Esaminiamo l'episodio della difesa del Monte Podclabuck ergentesi sul crinale del Kolovrat: tale a ltura rimase scoperta quando iniziò l'attacco ravvicinato al Monte Jcza. In realtà questo episodio si concluse dopo gli avvenimenti che verranno esposti in seguito ma è necessario conoscere s ubito che la caotic ità deJla battaglia indusse pure g li avversari a sostenere versioni distorte dall ' interesse personale . Il tene nte Rommel era a capo di un distaccame nto deUo speciale battaglione da montagna del Wurte mhcrg: egli comandava tre compagnie portale suhito a quattro, c iò ind ica che aveva ai suoi ordini una forza maggiore a quella di un hattagl io ne italiano 18. Non stupiamoci per questo fatto; si trattava d i truppe preparatissime con o rganici molto superiori a quelli consueti: il battagli o ne de l Wurtemberg era infatti composto da 11 compagnie mentre un forte reggimento italiano ne aveva 19 solo 9 ; ciò spiega g li errori compiuti nel calcolo delle for1.c enumerando i battag li oni senza tener conto della loro diversa composiz ione. Le truppe del Ro nunel costituivano la tert:a ondata delle unità c he partirono dalla 'pia na di Volzana ' ed avanzarono ini zialmente nelle zone nell e quali i commilitoni avevano in precedenza eliminato la resi ste nza: poi, protette dalla fitta boscaglia e dalle natura li asperità de l terreno, percorsero a mezza costa la parte ini zia le del Colovrat marciando al di ruori e parallele a lle sovras tanti trincee del XXVII Corpo. Nel ta rdo pomeriggio del 24 ottobre si avvic inarono a Foni; non tentarono d ' occuparla pcrchè ancora ben difesa. Penetrarono invece in una postazione d 'artiglieria di medio calihro che Rommel precisa essere da 210 mm . 20 • Essa e ra una delle 14 batterie che il Cavaciocchi aveva s ul Colovrat e presso questa trovarono molte munizioni che g li artig li eri non avevano adoperato: è da notare che in quella zona non v'era alcuna batteria di medio calibro del Corpo Badoglio pcrchè esse erano schierate più a s ud . Solo nella serata i reparti del Rommel g iunsero al monte Podclabuk, ben difeso da un battaglione de lla hrigata Napoli (XXVTT Corpo Uadoglio) che era alle prese con l' intero 12° reggi mento bavarese delle Guardie del Corpo. Altre truppe austrotedesche stavano circondando la zona del Podclabuk ma

18 E. Rommel, l'anlcric all'attacco, Longancsi , 1972. p.234 e p.235. 19 lhidern, p.234. w Ibidem, p.24(i.


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Ro mme l , poichè aveva ordine d ' insinuarsi nelle fa lle difensive aperte dagli altri reparti e di procede re nelle re trovie italia ne portandovi scompiglio con la sorpresa, no n s' impegnò in combattime nti . Da que l momento i suo i uomini s ' allontanarono dal XXYll Corpo di cui avevano percorso l'ala di estrcma sinistra evitando i punti be n difes i. TI gruppo , nonostante abilmente avcssc agito sui fi anchi dei reparti italiani impcgnati dal grosso de gli attaccanti , potè fare solo 150 prig io nieri , scgno che la re sistenza fu mo lto valida. C iò appare ev idente se si paragona il numero con le migliaia di soldati che poco dopo il Romme l catturò agendo ne lle re trovie del Corpo Bo ngiovanni (vedi capitolo X) . Una versione, fornita dall ' allora tenente F. Schocrne r poi di venuto come Rommel Maresciallo di Hitler, contras ta ne ttamente con il rapporto fatto da Romme l sulla conquista delle <lili:sc del Mo nte Podclahuk. Ta le versione, portata a conoscenza per la prima volta da F. Fadini s ul 'Corrie re de lla Sera', racconta che sin <lai 24 ottobre lo Schocmcr ed i suoi uo mini a vevano occupato d ' un lampo tutta la munita 4uota 1114 del Colovral facendo una passegg iata un pò faticosa ma assai fac ile "pe r la nessuna rcsistenL.a degli italiani" 2 1. Ma il Rommel , c he con i s uoi re parti era ne i press i, ci ha fatto conoscere come in realtà andarono le cose. "Null a veniamo a snpere della pretesa conqu ista d i 4uola 1114 ad o pera <lei Lene nte Schoerne r" egli ha scritto po i precisando che la dis perata difesa <lcgli italia ni , di fronte a i numerosi reggimenti ne mic i c he attacca vano 4uella zona da ogni lato, in realtà si pro trnsse ne ll'arco di due g iorni 22 . Se si annlizza scriamcnte lo svolg imento de i fatti accnduti sulle pcndic i de lln Quotn 1114 (Monte Podclabuk) si c ompre nde come la loro sche mati zzaz io ne abbia potuto portare a conclusioni e rrate. li tene nte Schoerner -come indica nell a sua versione- ebbe la lùrluna d ' imbattersi in un breve vuoto dei reticolati , probabilmente provocato dai bombardamenti , nel quale fece stri sciare i suo i uo mini che , no n visti dai difensori impeg nati da altri attaccanti , entraro no improvv isame nte in un settorc cogliendo d i sorpresa i difen sori, costringendoli alla resa. In tal modo cadde uno de i vari caposaldi de lla difesa di Quota l I 14. No nostante cii'i, la lotta continuò in tulla la zona contro avvcrsari appa11enenti a reggimenti che si facevnno avanti da tutti i lati . Testimonia il Rommel che g li italiani risposero con contrattacc hi dalln sera <lei 24 ottobre a quella <lei 25 . Se lo Schocrncr, coperto da i g rossi reparti amici, non trovò modo di combattere e si accontentò della sua fo rtuna ini ziale è co sa riguardnnte il s uo c omportamento e non 4uello degli ita liani del XXVII Corpo che il g iorno segue nte

21 Corriere

della Sera, Milano, 13. 12. 1973 , lettere al Direttore. E. Rommel , r anterie all 'attacco, Longanesi, 1972, pp.249, 250 ,255,258,282,285, 298. 22


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furono a iutati da sopravvenuti rinfòrzi del VII: tutti fecero prolungala opposizione. Rormnel non solo ha riportato g li avve nime nti sul Monlc Podclahuk ma li ha poi sintetizzati in poche parole che evidenz iano la situazione all'inizio del secondo gio rno di combattimento (25 ottobre): "Riassume ndo: la terza linea italiana sulle possenti alture a sud è ancora, fatta eccezione per alcuni piccoli cle menti d i trincee di quota I I 14, saldamente in possesso degli italiani ... Il fragore della battaglia in corso presso Quota 1066 e Quota 1114 a umenta pro1:,YTessivamente con il sorgere del sole" 23 . Oa parte italiana vi è un documento che conferma questa realtà storica illustrala d al Rommel: si tratta della motiv azione de lla medaglia d'oro concessa ad un oscuro sergente, Peli Paolo da Polave no (Brescia), per il suo comportamento ne l secondo giorno degli assalti nemici al Podelabuk: "Capo mi tragliere, per meglio battere il nemico metteva in posizione la propria arma fuori della trincea, completamente allo scoperto . Per sette ore, con calma e coraggio, faceva fuoco e fficace in piedi ed in vista dell 'avversario, falciandone inesorabilmente i nucl ei c he tentavano d i a vv ic inarsi alle nostre posizioni , noncurante del fum:o ne mico che già a veva colpito parccd1i militari a lu i vic ini. Ferito egli stesso al braccio non ahhandonava la propria arma ... finc hè, colpito ancora una volta a ll a rronlc da una pallottola avversaria, perde tte gloriosamente la vita. Podclabuk [Quota 11141, 25 ottobre 19 L7" 24 . La conquista di quell'altura non fu affatto, per i te deschi, una passeggiata un poco faticosa ma assai faci le "per la nessuna resiste nza degli italiani" come insimiato dalle parole dello Schoerner. I ,A TRASMISTONU 1)J NOTIZ IE DUR ANTE LA BATTAGLIA Si è già visto come ne i Corpi d 'Armata IV e VIL contigui a quello Radoglio, 1 sistemi di comunicazioni furono ostacolati dal bombardamento nemico a l punto c he nella generalità de i casi non fu possibile pre ndere decisioni adeguate alla reale situazione o prenderl e in te mpo utile. Vedremo in seguito c he analoga situazione si produsse nel XXIV Corpo Caviglia. Appare quindi comprensibile c he una situazione <li soffe renza dovesse verificarsi anche nel Corpo Badoglio su cui sappiamo s i era concentrata la massima potenza di fuoco dell'arti glieria avversaria. Vi fu però una diffe renza tra questa Grande Un ità e quelle contigue: il comando Badog lio e ra mo lto più vic ino al fronte di combattimento di quanto non fossero que lli de i Corpi vicini , perciò la sua sede e ra in pieno nella zona fortemente homhardata. Ciò portò al risultalo che be n presto furono interTotte anc he gran parte delle com unicazioni con comandi re trostanti.

21

Ibidem, p.254,

24

Doc. Uff., Tomo 3°, pp.65 I, 65 2.


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Tale fatto non si verificò nei comandi dei Corpi d'Armala posti più lo ntano dal fronte; essi poterono più facilmente comunicare tra loro e sopratutto fornire con maggio re continuità alla 2" Armata le notizie ritenute di interesse. Di contro questi comandi -dala la loro posizione arretrata- ehhcro minore possibilità di valutare 4uanlo realmente accadeva tra le loro truppe esposte alla bufera degli attacchi. Nel XXVll Corpo, durante le quattro ore del tiro nemico in cui fu usato anche il gas, il sistema di comunicazione tra le lruppe e d i comandi rimase huono; bastò invece mezz' ora de ll'infernale tiro di distruzione per inlcrrompcre le molte linee te lefoniche lra il comando del Corpo d'Armata cd i suoi dipe ndenti 25 ; allrellanlo avverrne per la stazione radio, la nebbia impedì le comun icazio ni o ttic he. In tale situazione le infom1azio ni non potevano che gi ungere lentamente attraverso porlaordini oppure ufficiali e genieri che Hadoglio subito inviò verso le prime linee per assumere informazioni e tentare di riparare le linee intcrrollc. I genie ri, non appena riparalo un tratto , ne vedevano intem>lli altri dal fo1ti ss imo homhardamento. Per qualche tempo rimasero in fu nz ione i collega menti tra il comando del Corpo e quelli ad esso più arrelrati. Infatti il generale Cavig lia indica che verso le 10,30 il comandante la 2" Armata gli diede le prime informazioni ricevute da B adoglio; il nemico aveva raggiunto Cemponi e costa Duole. Per tale motivo il generale Caviglia telefonò subito a Raùoglio e 4uesli gli confermò che le c ose andavano male ed avrebbe tentalo di provvedere 26 . Capello indica, nei suoi scritti , d 'a ver appre so che alle ore 10 del 24 ottobre il nem ico si era introdotto in alcune difese della 19" divisione: ad infonnarlo non era certo stato lo Spirito Sanlo con cui il generale non era davvero in confidenza 27_ S i è pcrù scritto che Badoglio, poco dopo 4uesle sue dichiarazioni , avrchhc avuto una conversazione telefonica con il ge nerale Bo ngiovanni al 4uale avrebbe addi rittura dello di non essere a conoscenza che la fanteria ne mica stesse attaccando le sue linee. Ma il generale Bong iovanni ha dichiarato , nell a sua me mori a difensiva inviata nel 1919 al ministro della G uerra , che tale s uo colloquio con Badoglio non csislette perchè le infondate indicaz ion i sul XXVII Corpo gli furono rilcrite dal suo capo di S.M. colonnello Bianchi D'Espinosa pe rchè le conoscesse il Re Vittorio Emanuele IIJ che era in visita presso il Bongiovaimi e voleva informazioni sulla battaglia. La mancanza di un colloquio con Badoglio è conferma la nel Diario Storico del VII Corpo in cui è indicato che tali notizie sarebbero state assunte duranle una non meglio precisata te lefonala tra i due "comandi" 28

25

Ibidem , p.228. E . Caviglia , Caporetto, Mondadori , 1934 , pp.269 ,270. 27 L. Capello, Caporctlo, pen.:hè '/, Einaudi , 1967, p.161 . 28 Due. Uff., Tomo 3° . p.310, e L. Bong iovanni , Il comando del VII Corpo d' Armata nelle ballaglia di Caporetto. Tipografia Garroni, 1920. 26


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Se avesse parlato Badoglio non avrebbe dato informazioni diverse da quelle g ià fomite al generale Capello e poi ribadite al generale Cavig lia. Se mai vi fu quel colloquio te lefonico tra i due "comandi" esso si svolse tra personagg i tanto poco importanti da non veni re neppure nominati. UN NATURJ\LE ATTEGGJA MENTO Alle ore 11 ,30 Badoglio lelcfònò al generale Papini , capo della brigala Puglie posta in riserva d ietro il Monte Globocak. Tale generale, come ripo11a ne lla sua Re lazione, gli confermò c he l'azione nem ica s' inte nsificava verso Monte Jcza ma non segnalò alcun imminente pericolo per il Monte Globocak sulle c ui fal de si trovava il suo comando. Badoglio diede appuntamen to al Papini ali ' Ostry Krao;; in cui era il comando d ' arligl ie ri a ed era prossimo a quello del la 19" divisione; questo fatto è testimoni ato dal generale Papini nella propria Relazione . 29 . Partito da Cosi sollo un ' intenso bombardamento, il piccolo gruppo guidalo da Badoglio incontrò a mezza via circa I00 soldati , lavoratori addetti al riattame nto delle strade ed artiglieri del Krad Vhr che trasportavano g li otturatori dei cannoni abbandonali. Fermatili , Badoglio apprese c he il nemico non procedeva solamente verso lo .lcza ma anche lungo la direttrice de l Globocak. Ciò significava c he le difese del X gruppo alpini era no pericolanti e dietro loro v'era la brigala <li riserva Puglie: essa era priva <lei comandante partilo per l'Ostry Kras per concordare con Badog lio l'eventuale azione d ' aiuto alla 19" divis ione del generale Vi llani. Quest'ulti mo, dalla sua sede già minacciata, non poteva certamente essersi reso conto delle necessità de l X g ruppo alpini e dei soldati della Puglic . Appare quindi razi onale la decisione di Badoglio, una volta conosciuto che pure i delicati settori de lla valle Judrio e del Ulobocak erano minacciati , di ri entrare nel suo comando di Cosi ove, alle ore 14 , emanò l' ordine N° 19 I 8 affinc hè i reggimenti della brigata di riserva occupassero le d ifese del Ulohocak 30 . Durante la hreve sosta a Cosi. pervennero a Badog lio 4 scritti de lle sue 3 piccole divisioni operanti ne i Lom; in quella zona la situazione era sotto controllo. Tali notizie lo tranquillizzarono cd egli si dedicò al m inacciato settore dello Judrio; trasferì quindi il proprio comando alle cave d i Cambresco poste sulle falde del Globocak; vi giunse verso le 15,15 e tenne rappotto ai comandanti de i 2 regg imenti della brigata Puglic che dovevano difendere la zona. li comandante del XXVII Corpo percepì suhito la grav ità degli avvenimenti e c hiese immediatamente per scritto a Cape llo l' in vio di una brigata bersaglieri di rin forzo 31.

29 30

Rassegna storica del Risorgimento , Anno LV, Fascirnlo TV. Roma , I 968 , p .583. Doc. lJ ff., Tomo 3°. p.306.

3I

Ibidem , p .306.


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Poco dopo , alle ore 16, Badog lio in viò alla 2" Amiata il messaggio N° 1923 in c ui espresse la grave situazione de lla l 9'' di visione 32 ; infatti , gli erano pervenute anche due importanti comunicazioni de lla 19" divisione stilate alle ore 12 e 12,1 0 33 . L' Ufficio storico de ll' Esercito conferma c he il comandante del XXVII Corpo, prima di redigere il messaggio delle ore 16, aveva ricevuto notizie da TUTTI i suoi dipendenti 34 . Non fu dunque Badoglio a scri vere l' infondata affermazione che no n g li erano pe rvenute notizie da nessuna de lle sue di visioni 35 . LA DIPESA DEL GLOBOCAK Il massiccio del Globocak forni va l'ultima possibilità di difesa integrale della valle Judrio: se il nemico fosse riuscito ad imboccarla e percorrerla velocemente come aveva !"allo ne lla pianura adducente a Caporetto , si sare hhe in breve trovato alle spalle dell 'Eserc ito italiano c he ancora era schierato nelle sue posizioni inizial i. Era quindi esscn1,ialc bloccare il ne mico al Glohocak per il te mpo più lungo possibile. La difesa fu cffclluata , dalla sera del 24 ottobre al mattino del 25, dalla sola brigata Puglic: contro i suoi 2 reggimenti erano schie rate la la divisione nemica seguila dalla 5" e 57" 36 . La l" divisione del generale Me tzger era composta da una compagnia d'assalto e d a 11 battaglioni scelti e rin forzati. Secondo quanto puèi ricavarsi dalle indicazioni fornite dal generale Krafft sulle perdite da essa subite ( 1590 uo mini pari al 14% della forza totale) la d ivisione di sponeva di circa J 1.400 comha ttenti , pari a più di 6 reggimenti ita liani del tempo. Se si conteggiasse solo il numero de i suoi haLLaglioni senza tener conto della loro superiore forza numerica, essi apparirebbero eguali a poco più di 3 reggimenti italiani . In generale gli storiografi hanno rite nuto il G lobocak una semplice piramide per c ui il nemico o ne occupava la ci ma scacciandone gli italiani, oppure veniva da questi respinto. In rea ltù il massiccio non e ra composto dalla sola velia (Quota 809) ma da una serie di alture tra loro ben raccordate e decrescenti; s' este ndeva da nord a sud formando un costone lungo ci rca 3 chilometri. In esso esistevano strade e centri abitati ; più a nord c'era la 10(:alit~t di Pusno (Quota 650), più a sud c'era Cambresco (quota 548). La brigata Pug lic era l' unica importante riserva che fu possibile avere nel

12

Ihide m , p.306 e 307. Relazione del generale Pietro Badoglio al ministro 8 onomi , p.27. 34 Doc. Uff. , Torno 3°, p.30(i. 1 ' lhidem, p.307. 36 lui<lem , p.350. 33


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setto re de ll a ' testa di po nte' : la nega zione <lei richiesti rinforzi , operata dalla 2" Armata , a veva reso impossibile pres idiare l' arretrata ma importante linea <lei G lobocak e pe r prudenza la ' Puglie' e ra stata posta in s ua prossimità, pronta ad occuparl a. La hri gata <li riserva e ra quindi molto vincolata a tale zona e c iò sp iega pcrc hè Badoglio avrebbe voluto decidere assie me al suo comandante lo spostamento parziale in aiuto delle <li fese de l Monte Jeza. Questa e ra la situazio ne quando , ve rso le ore 15, 15 de l 24 ottohre, Ra<loglio g iunse a lle Cave di Ca mbresco . Qui , in assenza <lei genera le Papini, egli riunì i colo nne lli de i 2 reggimenti e diede le disposiz ioni particolari s ul co mportamento <la tenere . Nel fratte mpo il generale Papini , nel rie ntrare dall 'O stry Kras a Cambresco (sede de l s uo c o mando), raggiunse Pusno e dopo aver supe rata la vic ina Sred nje inc roc iù una parte delle sue truppe. Così egli ha scri tto ne l la propria Relazio ne: Verso le 17, a c irca 2 Km da C ave di Cambrcsco, incontravo il li battag lione del 72° regg imento che g iuste le di sposiz ioni di S .E. Badoglio si recava in posizione a Pusno ... Alle 19, 15 questo battaglione e ntrava in linea 37 . TI generale Papini ci ha dunque fatto conoscere c he il li battaglione de l 72° reggime nto dell a Puglic a ll e ore 17 era gà in vicimrnza delle trincee da occupare ma potè schie rarsi in esse solo due o re più tardi; tale unità fu probabilmente bloccata <la ll'aàmc delle artiglie rie ne mic he. Quindici minut i dopo il suo schiera mento in trincea , il hattaglionc subì un fo1te attacco ne mico ; si trattava , dice il generale Pap in i, d i reparti avve rsari provenient i da val Doblar i quali, anzichè attaccare d ir ettame nte la c ima più alta de l G lo bocac ne te ntavano l 'aggiramento lungo il costone nord, s u c ui scorreva una buo na strnda . Come si ricava dall a Re lazione del Papini c he ave va ri pre so il comando , gli austroungaric i fecero prigionie ra la 6" c ompag nia d i quel battaglione; nel contempo assalirono altri due battaglioni della brigata Puglie. Attraverso la breccia così provocata, nella notte i nemi ci da Pusno poterono ri salire sino a Srcdnjc , in dire zione de ll a cima più alta de l Glohocak . La strada Pusno-Sre<lnjc era posta s ulle pe ndic i nord de l ril ievo: proseguendo per breve tratto e deviando su di un 'altra che shoccava s ulla s ua sinistra, il ne mico si sarebbe trovato , in meno di 500 metri di percorso , sull a vetta più alta del mo nte . Il g ua io era che le forti truppe austrotedesche avrebbero potuto raggiungerla aggirando tutte le rimanenti difese de l reggimento; esse erano infatti superate pe rc hè anti stanti il co stone e parallele alla linea di pe netrazione de l1' avversario. Opportunamente il ge ne rale Papini o rdinò , al I hattag lio nc del 72° reggi mento , d i porsi a rincalzo in un vallone dietro Src dnje ma la cont inuità della linea verso lo Judrio rimase temporaneamente inte rrotta . Inoltre egli fece muo-

37

Rassegna sto rica de l Riso rg imento , Anno I .V, F:-1.~,:icolo TV, Rmna , 196 8 , p.281 .


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vere il IV battaglione del 7 1° reggimento che era in rise rva a Cam bresco e lo diresse verso la zona minacciata al fine di turare la falla. Erano s tate portate in linea tutte le ri serve presenti sulla destra Isonzo: da ta la loro es iguità Badog lio aveva da di verse ore rinnovata la domanda di rinforzi al comando d'Armata al qu ale pervenne questo suo messaggio N° 1920 redatto alle ore 15 ,20 del 24 ottobre: "Risulta che ne mico ha sfondato il costone di Cemponi. lo mi trovo al Ulobocak ove riuniti i comandanti dei reggimenti della brigata Puglie cercherò di prendere posizione fra Pusno-Srenje-Avsca-lazne per arginare avanzata nemica e, potendo , effettuare contrattacco. PR EGHEREI INVIARMI BRIGATA BERSAGLIERl PER COADIUVARMI IN QUESTE MOSSE" 38 . Data la grande prevalen za c he il nemico aveva in zona, la possibilità di realizzare una duratura resiste nza dipendeva dalla veloc ità con cui i non vic ini bersaglieri a vrebbero raggiunto il massiccio del Colovrat. Badoglio, approntando la difesa del G lobocak e c hiedendo nuovamente rinforzi per la zona , apparentemente tenne un atteggiamento normale pe r un comanda nte di grande unità. Ma la no rmalità, in quelle tragiche giornate, non era faci le a trovarsi: le cose si sarebbero svolte me no rovinosamente se tutti comandanti avessero agito con eguale fredda razionalità. Il , GI ,OBOCAK E ' IN PERICOLO

La c risi nelle difese del Ulobocak si manifestò, ne lle o re serali , con la maggiore ampiezza: i soldati e rano sta ti in più punti costrcLLi a cedere alla s uperiorità numerica dell'avversario . Si erano aperte delle falle che gli austrotcdcsch i avrebbero potuto sfruttare sicchè Badoglio, conscio dell ' importanza risolutiva di coord inare il più sollecito arrivo dei rinforzi, verso le ore 21 si recò a Liga ove già si erano riuniti i comandi dei bersaglieri a seguito del suo preavviso N°1936 poi convalidato dal Capello 39 . Tale spostamento a Liga av re bbe permesso di realizzare un collegamento con la vicina linea telefonica della 2" Armata, così come aveva indicato il tenente colonnello Fantasia inviatovi in ispezione poco dopo le o re 14; la testimonianza è stata fatta allo scrivente dal tenente Maffiotto che era addetto al comando del XXVII Corpo. Il generale Capello da Cividale ch iese contrattacchi a lungo raggio; a mezzo di un urfic ialc del s uo comando inviò a Badoglio lo scritto N°6256 pri vo d 'orario ma compilato dopo le ore 20 del 24 ottobre (l'antecedente N°6254 po11a tale ora): " Deside ro sapere se l'Eccellenza Vostra con alcuni battaglioni d'assalto e la brigala bersagli eri che ho messo a sua disposizione e parte della brigata Boriani che potre i sottrarre al VII Corpo potrebbe fare contrattacco verso lo Jeza e TOL-

38 39

[)oc. lJff., Tomo :r, p.306. lhidern, p.308.


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MlNO fissando Ella stessa direzione d'attacco in rapporto con situazione per trame il maggiore risultato" 40 . Tali parole confermano che il generale Capello a veva piena consapevolezza che Badoglio aveva retto bene la grave situazione: in caso contrario egli non avre hbe proposta una così vasta azione controffensiva che, se la situazione l'avvcsse pennessa , sarebbe stata attuabile solo da chi avesse dimostrato d'essersi opposto ne l mi glior modo possibile all'azione nemica. li comandante del XXVII Corpo, da Liga, ri sponde immediatamente (verso mezzanotte dice I3adoglio nella sua Relazione al ministro Bonomi) precisando ancora una volta la cruda realti1: "Ho qui riuniti sollo la direzione di Soriani i vari reggimenti Bersaglieri dei quali uno , il 2 1°, è schierato immediatame nte a sud di Cambresco. Gli altri tre si stanno riunendo a cavallo della dorsale di Grehen. lo potrei te ntare con que ste huonc truppe un attacco in direzione Globocak-O stry Kras, ma non sostenuto da arti glieria giacchè tutta quella del Globocak è perduta e battuto da fo1te artiglieria ne mica non potrei procedere oltre. Ccrchcrù , ad ogno modo , di riprendere il Ulobocak" 41 Le parole di Badoglio riportano il Capello alla concretezza: la sinrnzione era tale che non si poteva parlare di contrattacco verso Tolmino: lo stesso lcza pote va essere alleggerito da lontano con la pressione verso il molto più prossimo Ostry Kras . Per quanto riguarda la situazione de lle artiglierie (quelle del Globocak erano in gran parte poste -per volere controffensivo della 2" Armataavanti alle difese dell ' acrocoro) le indicazioni fornite c i appaiono realistiche perchè conosciamo con quale enorme superiorità numerica il nemico slava ope rando in quella zona. l pur tenac i soldati della Puglie -come risulta dalla Relazione del loro comandante Papini- sin dalle ore 20 del 24 oUohrc avevano dovuto cedere alcuni punti fondamentali delle trincee del Globocak re nde ndo precaria la difesa delle rimane nti. Esisteva dunque la necessità che ulteriori reparti ri stahilissero il sic uro e completo possesso del crinale del Globocak . E ' indubbio che I3adoglio non fu tra quei comandanti c he assicurarono ai superiori la possibilità di contrattacchi e controffensive, facendo erroneamente loro credere "che esistesse ancora un grado di considerevole efficienza" 42 . CONFUSIONE NEL COMANDO TEDESCO Verso le ore 2,50 del 25 ottobre Badoglio inviò alla 2" Armata un messaggio riassuntivo della situazione che il generale Capello riportò nel suo scrillo "Note di guerra":

~o Ibidem, p.309. 41 Ibidem , p.309. 42 Ibidem, p.360.


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"Comando della llrigata Puglie mi ha avvertito che residui alpini trovasi sul Cicer ed egli ha disposto perchè i resti del 71 ° reggimento RESISTANO SULLA LINEA DELLE PENDIC I DEL GLOROCAK, cercando il collegame nto con il 72° che teneva lo sbarramento dello Judrio. Ho disposto perc hè il generale Roriani si rechi subito a Cambresco per vedere se è possibile tentare col 21 ° reggimento Ibersaglieri I la riconquista del Glococak" 43 • E' evidente che Badoglio non si accontentava della precaria resistcnu1 lungo le pendici del Globoeak ma voleva che altre truppe ne re ndessero sic ura tutta l'area. l c irca 3.600 soldati della Pug lie avevano trattenuto, comprensibilmente a stento, gli attacchi degli 11 .400 della I" divisione aut1·iaca indicati dal Krafft; questa fu aiutata da reparti delle due di visioni retrostanti. I bersaglieri di rincalzo del generale Iloriani iniziarono ad operare in linea verso le ore 7 del 25 ottobre e dettero consistenza al precario blocco dell'avversario effettuato dai resti della Puglie. Nel pomeriggio i bersaglieri fecero grossi assa lti e poi respinsero brillante mente gli attacchi nemici. I profondi an-ctrarnenti av venuti , il 25 ottobre, ne i Corpi d ' Armata Cavaciocchi, llongiovanni e Cavigli a indussero la 2" Armata, alla sera del 25 o ttobre e con messaggio N°6323 ad ordinare al XX Vll Corpo Badoglio di retrocedere, dal Globocak ormai reso sicuro dall 'azione dei bersaglieri , sino al Korada. Come è scritto nella Re lazione dell 'Ufficio storico dell'Esercito , " il movimento di ririrata iniziò alle 23,30 , con grande ord ine" 44 . E ' necessario precisare quale fu il momento dcll'ahbandono del Glohocak; dichiaraz ioni dell'avversario sembrano contestare la versio ne italia11a. La noti zia è stata tratta dalle Memorie del generale KraJlt: in primo tempo egli afferma con molta certezza che il settore più alto dell ' acrocoro ru addirittura "conquistato" alle ore JJ del 25 ottobre dalla I a divisione au stroungarica 45 . Badoglio, nelle sue Rel azioni , precisa invece d' aver attuato la ritirat.i , s u disposizione s uperiore (essa te neva conto de lla situazione dei Corpi laterali), solo molte ore dopo, ne lla notte tra il 25 ed il 26 ottobre . Quale delle due versioni è esatta? La controversia è risolta dallo stesso generale KralTt con una retlif"ica all a sua precedente dichiarazione; egli affem1a che il giorno seguente a quello da lu i indicato come data dell 'occupazione, cioè nel g iorno 26 ottobre: "sorsero dubbi sul fatto che la sommità del Globocak VERAMENTE si trovasse in possesso della Ia divisione , ma poi si di ssolsero" 46 . E ' quindi certo che l' alto cuma11du Lctlcsco ebbe seri motivi per duhitare che la sommità Globocak fosse stato conqu istata il 25 mattina alle ore 11. Nella

43

L. Capello, Note di g uerra, Milano , J920 , Allegalo N°46. Due. urr., Tomo 3°, p.351. 45 Krafft , Lo sfodarnento dell'Isonzo. Arcana , 198 1, p.111. 46 Ibidem, p.155. 44


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segue nte notte che portò al 26 ottobre g li italiani si ri tirarono spontaneamente su ordine de lla 2" Armala: ciò diede modo alla dissanguata la divisione avversaria di occ upare senza clamore il Globocak nel giorno 26, stendendo un compiacente velo sulla infondatezza della sua precedente comunicazione. E' evidente che il raggiungimento del Globocak non avve nne subito dopo la retrocessione italiana iniziata con grande ordine alle ore 23,30 del giorno 25, altrime nti il seguente 26 ottobre non sarebbero sorti , nel comando tedesco, "dubbi sul l'alto che la sommità del Globocak si trovasse in suo possesso" . La esi tante azione ne mica spiega perchè il 4° reggimento bersaglieri italiano potè lasciare due suoi battaglioni attestati molto a vanti alla linea del Korada ed in vicinanza del Globocak: tali reparti rimasero totalme nte indisturbati dal)'avversario pe r tutto il giorno 26 ollobre. Le contrastanti affermazioni tedesche confermano che l'andame nto di quel duro scontro, che p011ò all 'eliminazione dei 1590 attaccanti indicati dallo stesso generale Krafft, fu così complesso da generare confusione nel comando ne mico. IL GENERALE CAOORNA E' TENUTO IN A PPRENSIONE Si g ià v isto che Kadog lio, con comunicazione N° 1938 delle ore 2,50 del 25 ottobre, aveva precisato al generale Capello che la brigata Puglie, pur avendo in precede nza perso settori di trincee, resisteva sulle falde del Globocak. Non appare quindi chiaro pen:hè, sino alle ore 9 del 25 ottobre, il generale Cape llo abbia lasciato Cadorna ue lla grave convinzione c he il Globocak era definitivamente perduto; è altrettanto grave c he non l' abbia neppure avverti lo dell'imminente contrattacco per riprendere i tratti delle difese che avevano ceduto. Queste importanti omissioni furono affinate dal Capello con una troppo tardiva comunicazione che la situazione era stata completamente ristabilita. Lo strano comportamento del generale è tale da meritare una chiarificazione. Le annotazioni fatte dal colonne llo Galli , segretario de l Cadom a, aprono una interessante pagi na sugli stati d ' animo e le a pprensioni c he furono vissuti nel comando Supremo di Udine. li colonnello affenna d \;~scrsi recato al comando Supremo verso le ore 22 del 24 ottobre e vi era ancora quando " il ciclo si rischiara a poco a poco" 47 . Egli non precisa il momento in cui la 2" Armata fece giungere la distorta notizia che il Globocak e ra definitivamente perduto e nulla sarebbe stato fatto per ristabil ire la situazione. In realtà l'annuncio dovette arrivare dopo mezwnotte perc hè verso quell'ora Badoglio aveva comunicato al generale Capel lo c he a vrebbe operato per riottenercrc il completo controllo del lungo acrocoro del Globocak. Il colonnello Galli registra c he la mattina seguente il generale Cadom a igno-

47

A. Gatti , Caporetto. Il Mulino, 1954, p.261 e p.262.


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rava la notizia , da tempo pervenuta al Capello, che tutto il Colovrat era in mano italiana; questa è la sua descrizione di qua nto avvenne: "25 ottobre ... Sono le ore 8,30. ln quel momento esce S .E.Cadorna , con S.E. Pon-o, che hanno accompagnato fuori dell ' ufficio il Duca d'Aosta ... Cadorna mi dice: " A prima vista questo disastro può sembrare quello del Trentino. Ma non è. Questo è assai più grave ... Truppe hanno ceduto, comandate dal generale Badoglio, delle più arditamente comandate ... Noi abbiamo perduto il Globocak. Chi mi dice che non mi giungano al Korada? E se mi giungono al Korada, le t111ppe che ho sull ' altipiano della Ilainsizza mi restano tutte tagliate ruori ..."" I saluti al Duca d' Aosta e poi i lunghi discorsi tra Cadorna ed i suoi coll aboratori si prolungano sin verso le ore 9 . Riprende il Galli: " Me ntre stiamo così parlando, viene Gabba con un telegranuna in cui è detto CHE TL GLOBOCAK E' STATO RIPRESO DA NOI. Ciò ferma un poco la discussione. li Globocak ripreso è la minaccia al Korada allontanata. Il Capo acconsente a sospendere l'ordine di ritirala che aveva dato, per alcune ore ..." 48 . Alle ore 2 ,50, lo abbiamo visto, Badoglio aveva chiarito al CapelJo c he reparti della brigata Puglie tenevano le falde del Globocak. Alle ore 6,45 egli aveva ribadita la notizia con il messaggio N° 194 2 che si riferiva ad avvenimenti c he precedettero l' intervento dei be rsaglieri : " Ufficiale invialo sul posto mi conferma che l' intero massiccio del Colovrat sino a Srednje è nelle nostre mani e che pure è stato stabilito il collegamento tra Srednjc cd il Kum ... " 49 . Come appare dall ' allegato N ° ll7 della Relazione del XXVll Corpo anc he questa conferma venne trasmessa con effettivo fonogramma da Radog lio c he da Liga aveva potuto ripre ndere i contatti telefonici con il generale Capello: questi la ricevette nello stesso orario della sua trasmissione, cioè alle ore 6,45. PERCHE' LA YERlTA' PU NASCOSTA AL GENERALE CADORNA La realtà è che, sin dalla notte sul 25 ottobre, tra i generali Cadorna e Capello stava iniziando una nuova dualità d ' intcndimenti . La Re lazione dell'Ufficio storico dell"Escrcito è chiara in proposito. In pratica si era verificato un altro di ssenso concettuale tra i due generali : Cape llo desiderava una ritirata da effettuare "con immediatezza" mentre il Cadorna voleva resistere "il più a lungo possibile" 50 . Come documenteremo nel capitolo seguente, il generale Capello aveva concesso , verso le ore 22 del 24 ottobre, che il generale Caviglia annullasse gli ordi ni di resiste nza che Badoglio, per aiutare la difesa del Globocak, aveva dato all e proprie truppe sui Lom.

48

Ibidem, p. 263c e p.265. Doc. LJIT. , Tomo 3° , p.349. 'ifl Ibide m, pp.362-363.

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Questi ordini furo no sostitu iti da l generale Cavig lia con altri di veloce ri tirata che erano in contrasto con le disposizioni date dal 'generalissimo' a l comandante la 2" Armata 51 • inoltre l'azione del generale Caviglia lasciò scoperto il difficile blocco del ne mico che il suo collega Badoglio continuava ad esercitare nella zona del G lobocak, sulla parte opposta dell 'Isonzo. Tenendo conto della fretta nel retrocedere che guidava l' operato del generale Capello , si può compre ndere perchè egli ebbe interesse di lasciar credere al 'generalissimo' che il Glohocak era totalmente perduto e non sarehhe stata tentata alcuna azione per riconquistarlo. Come indicano le già riportate parole del Cadorna, la perdita del Globocak avrebbe giustificata la retrocessione permessa al Caviglia.

POLEMICHE POSTBELLICHE SU LLA BRIGATA PUGLIE Nel l 918 , su li 'eco delle descrizioni che grandinavano sulla caotica ritirata , era facile soste nere c he la disfatta l'ossc stata causata dalla v iltà dei soldati. Capello fu uno dei sostenitori della tesi riferendo alla commisionc <l ' inchiesta che " la resistenza delle tmppe mancò" 52 ; egli senlì il bisogno d' implicare Ra<loglio nella sua tesi e tirò in ballo il comportamento della brigata Puglie: "ln quella notte il generale Badoglio, confermando una informazione telefonica che mi aveva fatto direttamente, disse ad un ufficiale del mio comando che le truppe della Brigata Puglie da lui personalmente schierata per tale sbarrame nto, avevano abbandonato le posiz ioni. Tale informazione è poi stata in seguilo Isit: j smentita" 53 . Il generale Capello precisa che la notizia sarebbe stata data da Badoglio solo a voce ne lla notte tra il 24 ed il 25 ottobre; si potrebbe quindi pensare che c i si trova di fronte ad un avvenjmento del tullo incontrollabi le: in realtà non è così. Badoglio inviò al superiore, tra le ore 15,20 del 24 ottohrc e le 6 ,4 5 del giorno segue nte , c ioè prima e dopo la pretesa indicazione telefonica, sette messagg i scritti in cui parlava dell 'azione e del comportame nto della bri gata Pug lie 54 . Scrisse di essa con rispetto e ne precisò la resistenza, del imitò la zona in cu i 1a sua d ifesa fu inizialmente infranta sotto la spi nta di tre divisioni nemiche di cui due in sostegno della prima in attacco, e poi esplici tò la riuscita dell 'azione di contenimento falla dalla Puglie. Me ntre c.;iù accadeva i reggimenti dei bersaglieri stavano accorrendo in rinforzo della Puglie: se questa avesse di sertato essi sarebbero stati travolti pcrchè sorpresi dal nemico (da nessuno trattenuto) mentre erano in cammino nelle retrovie.

Doc. Uff., Tomo 3°bis, p.283 e Tomo :r, p.33 1. L. Capello , Caporetto, perchè?, Einaudi, 1967, p.1 85. 53 Ibidcm , p.176. j 4 Doc. Uff .. Tomo 3°, pp. 306-307-308-309 e Tomo 3°bis, p.276 e L. Capello, Note di Guerra , Milano. 1920. Allegato n°46 .

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M a vi è un 'altra considerazione: fu lo stesso generale Capello a sme nti rsi, egli lo ha fa tto precisando alla commissione d ' inchiesta che le informazion i ricevute in que lla notte da Badoglio fu rono ta li da NO N influenzare " i provvediment i presi dal co mando d'Arma ta" 55 . Se il ge nerale Capello fosse stato da Badoglio informato che aveva di sertalo la hrigata Pug lie schierata in un settore fonda me nta le, avrebbe dov uto e manare nu ovi ordini a tutti i di pendenti , a vve rtendoli di te ner conto del presunto mi nacc ioso avvenime nto di cui Cadorna c i ha indicate le gravi conseguenze. In vece, come egli stesso ha ammesso, non ebbe conoscenza di alcun e pisod io che lo consigli asse a modificare le disposizioni che aveva già diffuse. UN SING HIOZZANTE MAG GIOR E DELLA 2' ARM ATA L'uffic iale che secondo il generale Capello gli avrebbe riferito le presunte accuse di Radoglio al comportame nto della brigata Puglic ru il maggiore Po mpeo Campello; questi operava in un ufficio della 2" Armata ass ie me a l capitano Maceario ed a i te nenti Ardengo Soffic i e Lorenzoni addetti alla propaganda 56 . Esiste una di chiarazione che restituisce l' accaduto alla sua di versa realtà: essa proviene dai presenti al fatto c he ne testimoniarono al professore Piero Pi eri. Quando, dopo le ore 20 de l 24 ottohre, il maggiore partì da Ci vida le a l fi ne di consegnare a Badoglio l'ordine N°6256 del genera le Cape llo, pensù di trovare , presso il XXVII Corpo , i placid i ambienti ch'egli aveva frequentati : distanti dal fronte, la hattaglia veni va percepita come un ' eco lonta na. Per raggiungere Badoglio il maggiore dovclle sempre più avv ici narsi al fro nte, avendo come me ta Cave d i Cambre sco, ma tuttav ia la sua tr ibolata odissea non c bhc termine perc hè dovette proseguire verso Liga. Per il sedentario Pompeo Campello. c resciuto ne lla prassi de lla g ue rra di posizione secondo cui gli a lti c oman<li doveva no sta ti<:ame nte ope rare entro i loro sic uri uffi<:i, dovette sembrare inconccpihile vederne uno che operava a ridosso d i scontri c he ne rendevano incerta la sic urezza. E' utile riferire qu anto scrisse in proposito il professore Piero Pieri, uno de i nostri p iù noti storic i mili tari c he ebbe modo d i assumere informazioni dirette dagli uffic iali de l comando del XXVll Corpo (tra cui il suo stimato conoscente ed informatore A . Sforza che abbia mo visto molto astioso con Badoglio) e non ma nifes tò certo condiscendenza verso il loro comanda nte: "Ma Badoglio che stava pre parando con ansia affanna ta l' intangibil ità d i valle Judrio, temendo di veder c ompromessa l'o pera sua col forzamento dello Judrio che comportava l'aggirame nto de llo sharramento dell'Isonzo, decise d i portarsi a L iga, sei o sette chilometri a sud-ovest di Ca mhresco [sei chil ome tri innanzi la sede de l Cavig li a] ov'è accampata la brigata be rsaglieri , alla quale

'·' L. Capell o, Caporetto, perchè?, Einaudi, 1967, p.pp .173-1 74. 56 A. Soffi c i, Caporellu ,Vallccchj , 1934, p.10.


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parrebbe egli avesse mandato avviso generico di te ne rsi pronta nel caso dovesse passare ai suoi ordini". È eia notare che quest ' ultima noti zia del preavviso, data in forma dubitati va, è stata indicata come ce,ta dall ' Uffic io storico dell'Eserc ito 57 . li professore Pieri così continua: "E il maggiore Carnpcllo, che giunse non molto tempo dopo , mandalo dal generale Capello sulle tracce di Badoglio, era quanto mai avvilito e SINGHIOZZAVA a volte, per lo spcllacolo delle strade osù·uitc, diceva lui , da turhe di fuggiaschi disannati . Erano invece soprat11tto territoriali addetti alla manutenzione delle strade e soldati de i servizi; ma ce110 lo spettacolo doveva essere impressionante. Il SOLO comandante del XXVII Corpo rimaneva chiuso cd impassihilc ... " 58 . li maggiore Campell o non fu il solo a trarre ded uz ioni deformate dalle proprie e mozioni : infatti il colonnello Cannoniere, lasciato il comando d'aitiglieria per raggiungere Camhresco dovette passare -come aveva fatto il maggiore e dopo le ore 20 del 24 ottobre- dietro la zona d i Pusno. Egli a nnotò: "I ,o scrivente fu TRAVOI :ro dai re patti della brigata Puglie che ripiegavano in di sordine e che non riu scì a fermare" 59 . E' credibile che il colonnello Canno niere sia incappato negli sbandati poi riordinati da l generale Papini, è però eia escludere c h 'egli possa aver assistito, come il suo scritto lascia inte nde re, al dissolversi cli una brigata diluita in un fronte di 4 chilometri posto a cavallo de l fiume Judrio; mai i soldati av rebbero potuto concentrarsi attorno a l Cannoniere. La sua info ndata gene ralizzazione indica che lo stato cli agitazione per lo scontro condotto contro forze pre ponderanti pcrmasc a lungo in molti di coloro che lo percepirono dalle immediate re trov ie. Ogni com me nto appare superfluo: la profonda e motività causata dalla battaglia portò in qualche caso ad umanissime dehol ezze di cui poterono approfittare gli interessati . In realtà un gruppo di soldati, scompaginati a Srednje da un ne mico molto superiore, s'ahhandonù al panico, re trocedendo. Badoglio , a p . 42 della sua già c itata Re lazione, indica ch'essi furono portati all ' ordine eia un immediato intervento de l generale Papini. I rimanenti soldati della Puglie agirono da soli sino a lle ore 7 del successivo 25 ottobre; subendo forti perdite riuscirono a bloccare l'av versario s ino a quando furono sostituiti dai sopravvenuti bersaglieri . L' OPERATO DI BADOGLIO Scrisse il professore Pieri che il 24 ottobre 19 17 fu per Radoglio " la sua giornata nera" e lo fu , perchè costretto, nonostante i suoi preavvisi e richieste, ad

57

Doc. Uff., Tomo 3°, p.308.

5x

P. Pieri e {ì . Rochat, Badoglio, lJTHT, 1974 , p.363. L. Capello, Caporelto , perc:hì:?, Einaudi , 1967, p.187.

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operare in condizioni ancor pegg iori rispetto quelle degli altri Corpi attaccati; ebbe di fronte un nemico incomparabilmente superiore alle sue forze. li vento della sfortuna s'era voltato contro di lui; il percorso in cui la 2" Armata indirizzò tutti i navigli costrinse la sua barca tra Scilla e Cariddi: egli seppe gu idare i combattivi resti fuori dai marosi, salvaguardando da pericoli immediati la destra dell 'Esercito italiano. Pur avendo limitalo l'esame ad una parte significativa delle comunicazioni di Badoglio si può affermare che il comandante del XXVII Corpo estese la sua opera di direzione a tutti i settori da lui dipendenti. A quelli considerati si devono infatti aggiungere -lo vedremo- i val idi ordini alle divisioni sui Lom. Badoglio delegò al generale l •iorone la guida de l loro nuovo schieramento a sostegno laterale della fondamentale difesa Judrio-Globocak. Tale generale non solo era in loco (cosa a uspicahi lc data la rottura delle più rapide comunicazioni telefoniche) ma il suo fronte era meno premuto di 4ucllo dirctlamcnlc gestito da Radoglio; giusta quindi la decisione di quest'ultimo di rimanere nel settore del Globocak , sottoposto ad una massiccia azione nemica che poteva essere definitivamente bloccata solo dal sollecito arri vo di adeguali rinforzi che solo la 2" Am1ata poteva concedere. Badoglio mai ru avvertito che le difese della 19" divisione poste sopra la valle Isonzo-Osteria erano attaccate: infatti anche alle ore 16 il generale Villani gli inviò il rassicurante messagg io in cui indicava che le sinistre di "Val Camenca e Costa Raunza tengono duro" w_ Ciò g li diede la certezza che in quelle zone la 19" divisione non era fortemente attaccata: purtroppo la notizia non era realistica. Ve rso la mezzanotte del 24 ottobre Badoglio aveva indicato, riproporzionando le ampie indicazioni ricevute dal generale Capello, il proposito di usare, i rinforzi che aveva sollecitali , per un limitalo attacco in direzione del vici no Ostry-Kras. Non potè sperimentare tale azione perchè il VTT Corpo Bongiovanni, nonostante le richieste fattegli sin dal pomeriggio, non si era potuto muovere per aiutare la difesa del Monte Jeza: inoltre la tumultuosa ritirala del Corpo Caviglia -iniziata il 24 notte- scoperse la destra delle trincee sul Colovrat. Due fatti fodame ntali ma non considerati nelle passate ricostruzioni caporettiane. Questi sono i punti essenziali della azione di comando attuata da Badoglio, ma essi non l'esauriscono. Dalla numerazione riportata dall ' Ufficio storico dell ' Esercito si ricava c he tra le ore 14 del 24 ottobre e le 6,45 del g iorno seguente egli trasmise 25 scritti, dal N° 19 18 al N° I 942 , con una cadenza media di una disposizione ogni 40 minuti , compresa la notte la quale porta inevitabi lmente un rallentamento dei comhallimcnti 61 . Di essi, nelle cruciali ore 14-18 ,20 del 24 ottobre egli ne inviò 15, tulli a mezzo portaordini, daJ N°1918 al N° 1932, con una frequenza media di uno ogni

60

Doc. Uff., Tomo 3°, p.275.

61

Ibidem., pp.306-349.


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17 minuti. Attività di comando veramente importante che si accompagnò alle ispezioni dj Badoglio verso le prime linee: tali azioni comprovano che gli avve nimenti non furono suhiti passivamente ma il comandante tentò concretamente di contrastarli . L' interruz ione delle normali forme di comunicazione non si ebbe solo ne l XXVII Corpo, ne patirono anche gli altri Corpi me no potentemente attaccati ma la loro lontananza dal fronte permise di non esporre a l tiro nemico le linee telefoniche con !'ancor più arretrato comando d ' Armata. Quando il nemico prendeva l' ini ziati va il suo primo impegno era di scompaginare i collegame nti avversari mediante intenso cannoneggiamento ed il più rovinoso si verificò nel settore di Radoglio in c ui l'avversario aveva radunato più di 1.500 pezzi. Ora, tra la sede del comando di Cosi e quello d ' artiglieria all'Oslry Kras e tra Cosi e l' Albero Bello ove era il comando della L9" divisione, Badoglio aveva fatto disporre rispettivamente 9 e 5 linee telefoniche 62 e, in aggiunta ad altre previdenze , a veva fatto distribuire alcuni apparecchi radio pur conosccmlo la precarietà di quel mezzo, sopratutto in zone fortemente bombardate. Giustamente motivati sono g li spostamenti che Badog lio fece per rimediare a ll a interruzione delle comunicazioni e per vcrilìcarc di persona: - cfa Cosi verso l ' Ostry Krns (t;irclo milttino dd 24 ) rer der.idere c:ol genernle Papinj un e ventuale aiuto alla I 9" divisione: tale spostamento fu interrotto a mezza strada per le acquisite notizie dell'avanzata nemica verso il Globocak. - da Cosi a Camhresco (primo pomeriggio del 24) per predisporre lo schieramento della brigata Puglie sul Globocak. - da Cambresco a Liga (ore 21 circa del 24) per sollecitare l'arrivo al Glohocak dei bersaglieri di rin fori.o già chiesti con scritto N° 1920 delle ore

15,20. - da Liga a Cambresco (mattino del 25) per dare ordini d ' azione ai bersaglieri da Cambrcsco a Ronzina (primo pomeriggio del 25) per ispezionare i resti del X gruppo alpino che avevano respinto un tentati vo nemico di raggiungere Dobl ar 63 . - Poi Badoglio tornò a Liga ove rimase sino a ll ' attuazione dell'ordine de ll a 2" Armata d i ritirarsi al Korada; avvenuto lo spostamento insed iò il suo comando nella vic ina Senico. E ' interessante conoscere una informazione riportata dal genera le KralTt nelle sue Memorie; dalla intercettazio ne di una non precisata radio italiana gl i avversari dedussero che il 25 ottobre il comando Badoglio era arretrato sino a Cividale. Per quale motivo il generale tedesco potè ritenere che Badoglio ed i suoi coadiutori avessero raggiunto quella cittadina?

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lbidcm , p.228 e Relazione del gcncralt: Pietro Badoglio al ministro Bonomi. Ufficio storico S.M.E., Alpini, 1931 , p.536. (Gli spostamenti di Badoglio sono indicati nelle sue Re lazioni e nei particolari descritti , in una lettera co nservata nel mio archi vio , dall'allora le nente Denedello Maffiollu che lo accompagnò nelle ispezioni).

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A Cividale risiedeva il comando della 2" Armata; esso risulta coinvolto da questo ingarbugliato messaggio che la 65" divisione del XXVII Corpo aveva inoltralo a Badoglio nel pomerigg io del 24 ottohre: " Prego inviare not izie situazione per radio transito CIVIDALE con cui questo comando è collegato a mezzo radio . Generale Coffaro" 64 • Colfaro era nel meno homhardalo settore dei Lom e poteva radiocomunicare con la 2" Armata: tramite tale via riteneva di poter ricevere più sollecite notizie. Probabi lmente egli pensò che il XXVTT Corpo potesse trasmettere ma fosse lui non in grado di captare tali diffusioni. Il nemico fece pasticcio sui ' radio' di Coffaro alla 2" Annata oppu re con quanto quest'ultima gli ri spose; in ogni caso Badoglio né il 25 ottohre né in altra data si recò a Cividale e tantomc no vi trasferì il suo comando, vi inviò solo il maggiore Cantatore (verso le ore 16 del 24 ed in auto perchè ferito e per celerità nel recapito) recante la comunicazione N° 1923 per Capello; il comandante del XXY ll Corpo rimase nelle zone avanzate. Per il 24 ottobre si può affermare che l'avversario non potè captare notizie di alcun spostamento di Badog lio perchè le com unicazioni da lui e manate risultano inviate a mezzo portaordini a causa dell'interruzione completa delle lince rnrliofoni che e telefon iche ca11sMe rlal grn nrle homharrlamento ;i tappeto. La sede del comando Badoglio, posta a Cosi, fu tra i pochi obiettivi non colpiti dal d iluvio dei proiettili nemici; essa era in pieno nel loro raggio d'azione ma cvidcntcmcnlc non nota al nemico. Badoglio , al rinc di rendersi personalmente conto della situazione , durante la battaglia non esitò ad uscire allo scope1to ed avanzare in spazi che da tempo erano sotto il tiro avversario. E' in teressante fare un paragone che evidenzia in quale situazione Badog lio dovette muoversi. Esattamente 25 aimi dopo, il 24 ottobre l 942, il generale Georg Stumme che sostituiva Rommel andato in Germania per un periodo di riposo, si recò verso le prime linee di El Alamein per re nùnsi conto della situazione: la lunga e rovi nosa battaglia egiziana era iniziata da poche ore. TI generale Stumme, essendo arditamente entrato nel fronte spazzato d all 'alionc di 936 cannoni inglesi, morì per collasso cardiaco mentre te ntava d 'allontanarsi da quella sarabanda infernale: Rommel dovette precipitosamente tornare in Africa. Un quarto di secolo prima nelle zone percorse da Badoglio operarono 1594 bocche da fuoco ne miche. Radoglio, agendo da hen scelte posizioni avanzate, potè intervenire di persona ottenendo di fermare l'avversario in un settore importante per le sorti dell 'Eserc ito. Ricevette notizie dai dipendenti: pur nella loro rrammcntarictà cd incompletezza esse furono sufficienti per permettergli una realistica valutazione dell 'andamento dello scontro. Fu quindi in 1:,rrado di trasmettere valide disposizioni tra-

M

Doc. Uff., Tomo :1°his, p.27 1.


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mite portaordini ; come documcnlere mo quelle da lui date all e lruppc oltre l 'Isonzo furono immolivatame nte annull ate , ore dopo la loro ricezione, da altri generali. Se Badoglio fosse rimaslo lontano dal fro nte non avrehhc polulo dare impulso all a resislcnza; la sua zona fu la più potentemc nlc allaccata e subì il compielo laglio di ogni strumento di trasmissione. Allri Corpi posero, come allora e ra consue tudine , i loro comandi più arretrati rispetto le prime lince: per tale motivo poterono comunicare fac ilmente con la rc lroslanlc 2" Armata ma, pur essendo assaliti con minori forze, non furono in condiz ione di rendersi per tempo conto di quanto accadeva e di por fre no alla veloc ità de lle lumulluose retrocessioni dei loro reparli . Prima de lla battaglia Badoglio aveva indicato q uale fosse il settore del suo fronte maggiormente minaccialo e per esso chiese invano importanti rinforzi: avvedutamenlc rima,;;c con il suo comando nella zona esposta a1 maggiore attacco. C onside rando la grave situaz ione in cui Badoglio si trovò incorporato nonostante gli avvertimenti che aveva dati ai suoi supe riori , si può concludere che la sua opera fu e fficace anche in que lla situai.ione pe r tutti di sastrosa: essa pone in luce la sua pronta reatti vità nelle circostanze più g ravi .

CAPITOLO Xli

lL XXIV CORPO CAVIOLIA Due giorni dopo l'inizio de lla hallag lia di Ca poretto i resti delle divi sioni c he componevano il XXIV Corpo furono tolti dall e prime lince pcrchè scompa g inati e pe rsi i cannoni ; sul mome nto il gene rale Caviglia rimase con una sola di visione cedutagli dalla riserva della 2" Armata . li generale Cav iglia fu benvoluto da V. E. Orlando che ebbe la carica di primo min islro subito dopo la sconfitta di Caporc llo; questi lo nominò suo ministro della G ue rra all' ini zio del 1919, cioè nella fase più delicata de i lavori dd la commissio ne d' inchiesta. li generale Caviglia fu da questa tenuto lontano d alle consideraz ioni della sua Rela zione, come se la battaglia no n l'avesse pesanlcmente colpito . In precedenza il nuovo comando Supremo g li ave va dato l' incarico di comandare 1' 8" Armata e con essa operi'> hcnc nella battaglia finale; raggiunse con le sue truppe Vittorio Vcnclo realizzando gli ord ini ricevuti. Insediatosi il fascismo, il ge ne rale Caviglia fu da Mussolini elevato al grado <li Maresciallo d ' Italia: ebbe incomhcn1.c saltuarie e poco coinvolgenti , ottenne però una posizione personale prestigiosa con conseguenti rapporti con i capi del regime fascista ma ebbe l' acco11ezza di non compromcltcrc la sua amic izia con l'antifascista V.E. Orlando. Il suo libro su ' Caporcllo' fu pubblicato alla fine del 1934 con l'assenso de l 'duce ' e vi prorusc strali contro molti colle ghi e, ne i 5 allegati finali , contro Pietro Badoglio.


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contatti di Caviglia con la dittatura proseguirono nel tempo della Repubblica di Salò: a fine marzo 1945 avvenne il suo decesso e questa gli pred ispose, sebbene fosse vic ina alla disso luzione per l' immine nte c ro llo dell'Esercito di Hitler, adeguate onoranze con la partecipazione di reparti militari; tra le corone di fi ori ve n 'era una inviala personalmente da Mussolini (O). Per contro V.E. Orlando, anni dopo , ne l 1952, memore di essere stato dal Caviglia di reso (in tempo fascista) dalle accuse mossegli da Cadorna 1, volle dargli un' inunag ine dc mocratjca e, in occasione della tras lazione de lla salma ad altra sepoltura , promosse un nuovo corteo pronunciando l' orazione di circostanza. Quelli riportati sono elementi indicativi di un comprensibile lluttuare del personaggio tra opposte congiunture. Nonostante ciò rima ne difficile spiegare il totale silenzio c he fu da tutti posto in atto sul suo reale operato nella battaglia di Caporetto e sul repentino crollo delle truppe da lui comandate. Vediamo anzitutto l 'entità delle forze contrapposte nel settore del Corpo Caviglia: J•'ANTERIE Divisioni Battaglioni Uom ini Mitragliatrici

Italiani 3 36 25.000 260

Nemici 3 30 27.000 7 60

Sede del comando Caviglia: LOZICE ARTIGLIERIE Haliani De l XXJV Corpo Della 2° Armata Totali

Nemici

3 16

55 37 1

2 10

E' evidente che il generale Caviglia non aveva di fronte un nemico più forte: la notazione appare più evidente se si tiene conto che ai preponderanti 3 16 pezzi d 'ai1iglieria del XXIV Corpo se ne aggiungevano altri 55 operativamente dipen denti dalla 2" Armata ma schierati nel territorio del Corpo Caviglia. E' quindi sorpre nde nte conoscere che, il 24 ottobre, la 49" divisione dipendente dal generale Caviglia redasse questa richiesta d'aiuto al XXVII Corpo Badoglio: " Ri sulta che nemico ha sfondato nostra linea tra Koprivisce e Ka l. Linee

(O) P.P. Ccrvonc, E. Cavig lia il condottiero, Sabatclli, 1988, p.191. 1 V.E. Orlando, Memorie, Ri1.w li, 1960, p.549.


0/Jre il mito - Caporetto 1917

5 1l

Lclcfon ichc interrotte imped iscono fare intervenire mcdi calibri . Pregasi a mezzo propria comunicazione sollecitare l'intervento . Generale V igliani" 2 Nel settore <lei Corpo Caviglia , no nostante la locale superiorità italiana nel numero dei pezzi, le fanterie risultavano non protcllc mentre il nemico te mpe stava con i suoi colpi sino ad interrompere le comun icazio ni . Se tutto c iò poteva avvenire nella zona privilegiata in cu i i difensori avevano una prevalenza ne lle mti glie1ie, è ev idente c he il fatto dipendeva dalla scarsezza della loro azione. Ques ta constatazione avrebbe dovuto portare a<l una seria indagine che avrebbe fatto raggiungere le prove <lei reali moti vi de lla scarsa azione di tutte le artiglierie italiane. Per decenn i si preferì passare sotto silenzio tale questione, quasi si des iderasse ig norare che l' uniformità di comportamento di tulla l'artiglieria italiana derivò dal fatto ch' essa agì in applicazione degl i ordini di ris parmio delle muniz ioni e manati da ll a 2" Armala e confermati dal comando Supremo. IL VELOCE ABBANDONO DELLA HAINSIZZA La parte delle truppe del XXVll Corpo Radogl io schierate nel setto re dei Lom e quelle de l XXIV del generale Caviglia erano contigue ed operavano sulla sinistra dcli ' Isonzo. Per que l gruppo di divisioni, sino a lla sera del primo g io rno di battagli a, gl i avvenimenti si sv ilupparono in maniera non preoccupante . S i puù sinte tizzare il loro compiersi dicendo che sia que lle del XXVII che 4ucllc del XXIV Corpo respinsero g li attaccanti . Ove dovettero abbandonare degli ordini di trincee esegu irono con trattacch i locali che le ripo1tarono, in parte, nelle posiz ioni perdute. Con il passare dell e ore la situaz ione fu vista con sfiducia sopratutto perchè si te mette c he il nemic o ricevesse grossi rinforzi. Le truppe del generale Caviglia, come appare dalle sue stesse parole, prevedevano la ritirata nella linea retrostante 3 . Il generale Fiorone, capo della contigua 64" divisione del Corpo Badog lio, era in sintonia; nonostante avesse catn1rati circa 500 prigionieri manifestò pessimismo. Alle ore 17 ,49 egli scrisse manifestando la possibilità di ritirarsi sulla retrostante Iinea <li <li fesa ad o ltranza mantenendo sempre il contatto con l'adiacente 49" div isone del Corpo Caviglia 4 . 1n ques ta situazione s' inserì la tempesti va azione di Badoglio che inviò due ord ini alle s ue truppe sui Lorn comunicando ad esse i pesanti attacchi nemici gravanti s ulla 19" d ivisione. Di queste di sposizioni Ra<loglio diede notizia anche a lla 2• Armata che così le riporta ne l s uo Diario storico:

2

1 4

Ooc. Uff.. Tomo 3°bis, p.273. E. Cav ig lia , Caporetto, Mondadori, 1934, p.272-. Doc. UIT. , Tomo 3°, p.284- 285 ..


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" [Badoglio] ordina alle divisioni 64" e 65" di sbarrare val le Isonzo con l'occupaz ione della linea Sobiuk-Na Raunic" 5 • Le dire ttive di Badoglio imponevano al generale Fiorone di prendere il comando di tutte e tre le di visioni de i Lom e la scelta appare, almeno teoricamente, ineccepibile perchè il destinatario dell'ordine era l'unico a contatto con le truppe del generale Cavig lia ed e ra quindi in grado di coordinare i reciproci movimenti. Secondo quanto indicato nell'ordine di Badoglio il generale Fiorone doveva inviare parte delle sue truppe sulla destra Isonzo, in aiuto al settore più minacciato. Ciò e ra possibile perchè la retrocessione delle truppe che sarchhcro ri maste sui Lom , indicata dalla precisazione che dovevano schierarsi all' altezza del) 'altura del Sobiuk, si sarchhe fem1ata su una linea più corta di quella injzialmcntc occupata. Non a caso Radoglio aveva distaccato un maggiore del proprio comando, il Fregug lia, per recapitare le sopraindicate disposizion i. Esse erano di grande imporlan1.a e l'ufficiale ebbe incarico di dettagliare la situazione e gli intendimenti operativi del capo del XXVII Corpo. Il maggiore potè illustrare il loro significato inquadrando il generale Fiorone sull'andamento dei molto più pesanti attacchi subiti dalle forze situale nella sponda opposta dell'Isonzo. E forse questo fu un errore: è umano che nell'infuriare della mischia nessuno desideri lasciare una zona re lati vamente tranq uill a per buttarsi allo sbaraglio t ra le infuocale hraci c he stavano arrostendo il scllorc oltre Isonzo del XXVll Corpo. 11 generale fiioronc avrchbe dovuto farlo assumendo una responsabilità mollo più grave della precedente . In una lellera del 16 gennaio 1934, il maggiore Frcg ug lia rispose con questo com mento ad alcune domande postegli dal collega ed amico Cantatore: " Il male è che trovai il divisionario Fiorone c he di collegarsi [con l'opposta riva dell'lsonzol non ne volle sape re" 6 . Con il ritardo di o ltre un 'ora dall a rice1.ione il gene rale Piorone scri sse l'ordine dettag liato N°32 che imponeva, come volu to da Radog lio, a quote di due piccole divisioni del Lom di passa re dalla parte opposta del fiume ed alla terza, la 64" più lontana dall'lsonzo assieme alle truppe rimanenti ed alla hrigata Rom a d i riserva, di riLirarsi nell 'adiacente linea 'di difesa ad o ltranza' in concomitanza ad analogo comportamento delle truppe del generale Caviglia 7 . Il generale Fiorone, pur a vendo compilato alle ore 20,40 il proprio ordine operativo N°32 che applicava le direttive di Badoglio , non lo diramò ai dipendenti quasi attendesse 4ualche evento Jjberatorio. Verso le ore 22 s'inserì l 'azione del generale Caviglia a far leva sullo stato d'animo del generale Fiorone e ad influenzare lo stesso comanda nte d'Armala.

5

lhidem , p .264.

6

D'all'archi vio del maggiore Cantatore. Diario storico de l XXVIl C.A., Allegato N° 1Il .

7


Ol!re il mito - Caporctto /917

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La descrizione memorialistica di quanto allora accadde è carente, quella della commissione d'inchiesta nominata dal primo ministro Orlando manca totalmente pur avendo essa in mano le esplic ite Relazio ni delle divisioni coinvolte in tali fatti. Badogl io, ne lla Relazione ufficiale del 191 8 de l XXVII Corpo, è come il suo solito sinlclico ma ch iaro, a p. 30 egli indica: " Disgraziatamente tali lrnicil ordini non dovevano avere esecuzione perchè poco dopo il comando de lla 2" Armala poneva le tre di visioni 22", 64" e 65" agli ordini del XX IV Corpo [Caviglia] . Di tale provvcdimc nlo io non ebbi informazione c he il g iorno succssivo". Egli conohbe ' ufficialmente' il grave fatto solo verso le ore 5 del 25 otlobre durante una conversazione te lefon ica con il generale Capello nella quale questi cercò di rassicurarlo indicandog li di a ver in quel momento disposto che la Brigala Treviso si muovesse per c hiudere la falla a fianco de l Sobjuk generata dall ' improvvido ed intenzionale annullamento degli ordini scritti da Badogli o alle ore 17,30 del giorno precedente !c itata Relazione del XXVII Corpo, p.40j . La precisazione di Badoglio si limitava a dire genericamente che il fatto de nunc iato fu infa usto: ma questo accenno di critica toccava punii molto delicati per i generali Capello e Caviglia. La versio ne fornita dal generale Caviglia su questi fatti è prolissa: conf"rontandola con i d()(;umenti ora conosciuti potremo avere un ' idea precisa di quale sia la s ua validità. Ha scritto il generale parlando di se in terza persona: "Poco prima de lle ore 22 gi unse dal comando della 2" Annata l'ordine di ripiegamento sulla linea D, che tosto iJ comanda nte del XXIV [Caviglia] trasmise a i suoi divisionari per l'esecuzione, secondo le norme stahilitc . Nella sua stanza con il suo capo di Stato Maggiore, presso l'apparecchio telefonico, egli [Caviglia] aspettava le notizie della dolorosa operazione e pe nsava a tutte le possibilità avverse·· 8 . L' ordine de l generale CapeJJo N°6258 de lle ore 2 l fu inviato al II, XXIV e XXVII Corpo e prescri veva che il XXVII resistesse al Glohocak mentJe le rimanenti tru ppe s ui Lom e quelle degli altri due Corpi dovevano lare un ripiegame nto tale da affiancarsi e non scoprire le difese de l Glococak. Questa è la parte essenziale di detto ordine: "Codesto comando disponga per ripiegamento mol to ordinato dietro linea proiezione artiglierie fcioè vicino alle prime lince]. Nuovo schieramento risul tante dovrà attaccarsi al Glohocak e mantenere saldissima occupazione Monte Santo" 9 • La disposizione del Capello confermava quella già data da Badoglio all e proprie truppe sui Lom c perciò prescriveva che la ritirata doveva essere breve.

8 9

E. Caviglia, Caporetto, Mondadori , 1934, p.273. Relazionedel XXVII Corpo,gcnnaio 1918.


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Ma il generale Caviglia, nel suo li bro, riporta una versione smentita da tutte le documentazioni ora venute alla luce. Così egli inizia il suo racconto: " Poco dopo le 22 l'apparecc hio chiamò la sua attenzione [di Caviglia]. Era il comandante della divi sione di sinistra [49"] che si trovava a contatto con 4uclla di destra del XXVII [64" di Fiorone]''. foformava che il generale Fiorone non aveva l'ordine di ripiegamento e se la 49• si fosse ritirala avrebbe lasciato la 64" in aria, perduta 1°. Le inequivocabili affermazioni del generale Caviglia non rispondono al reale andamento dei fatti. Alle ore 22 del 24 ottobre g ià da un 'ora e mezza il generale Fiorone era slalo costretto a stilare l'ordine del limitato ripiegamento e dello spostamento sulla destra Isonzo voluti da Badoglio 11 . Fu quindi molto grave farci credere, da parte di chi ben conosceva quegli avvenimenti, ch' esso non fosse esistilo. Le dichiarazioni del Cav ig lia conte ngono un ' altra stortura: le truppe del XXIV Corpo non avrebbero allatto " lascialo la 64" in aria, perduta", al contrario il loro mov imento sare bbe stato petfettamente coordinato. La versione del general e Ca viglia così continua: "Tolta la comunicazione con il Yigliani, il comandante del XX IV Corpo lCaviglia l chiamò al telefono il capo di Stato Maggiore dell'Armata !generale Egidi] lo informò della situazione della 64" divisione, e dopo qualche minuto di attesa, per chiedere istruzioni al generale Capello, ehhc l' ordine di prendere sotto il suo comando quell a di visione" 12 . Ed il comandante del XX IV Corpo così prosegue il racconto: " Dopo ciò LCaviglia] domandò a Vigliani la comunicazione con il horone e lo in vitò a stare al telefono pe r sentire l'ordine c he avrebbe dato. Passò un buon quarto d 'ora finchè non fu stabilita la comunicazione richiesta: " D' online de l comandante la 2" Armata la 64" divisione passa a far parte del XXl V. Essa ripieghi sulla linea O, dove occuperà il tratto c he le è stato assegnato" Sin 4ui le altre due divisioni de l XXVII rim anevano alla dipendenza di Badoglio ed erano quindi libere di applicare il suo ordine di spostarsi in aiuto de lla 19". Ma il generale Caviglia così prosegue: " In 4uclla ceco di nuovo la voce di Yigliani al telefono, ad informare c he anche la 22" divisione e la 65" non avevano l 'ordine di ripiegamento , pe r cui se il Fiorone si fosse ritirato le avrebbe lasciate in aria" 13 • Anche 4ucsta affennazione è in contrasto con i fatti oggi ampiamente accertati: quei reparti non sarebbero rimasti " in aria": come ordinato da Badoglio anche ad uno dei due di visionari in questione, esse dovevano ritirarsi nella vicina linea di 'difesa ad oltranza' ed una parte delle loro truppe passare l'Isonzo collegandosi con il X gruppo alpini a difesa del Sobjuk.

E. Caviglia, Capurcllo, Mondadori , 1934, p.273. Doc. Uff., Tomo3°, p.285. 12 E. Cavig lia, Caporetto, Mondadori , 1934 , pp.273-274. 13 Ibide m, p.274.

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E' 4uindi l'insieme del racconto del generale Caviglia che non può essere accettato. Come potevano, i generali Pioronc e Caviglia, affermare che le tre di visioni non avevano ricevuto disposizioni se il primo aveva tcm1inato , dopo lunga esitazione ma da un'ora e mezzo, il suo ordine scritto N°32 indicante ch'esse dovevano seguire le poco grad ite direllivc emanate da Badoglio? Si deve concludere ch'csistcvano precisi ord ini ma si intervenne per bloccarli e poi , mancando ogni g iustificazione per tale fatto, non si seppe far di meglio c he negare la verità. LE NOTIZIE OCCULTATE Il comandante la 2" Annata creò i presupposti per la distorsione dei fatti: egli sapeva che il generale Caviglia aveva la propria sede molto dietro quella di Radoglio mentre le sue truppe erano tutte nella parte opposta dell'Isonzo, in conseguenza era prevedibile che tale generale non sarebbe stato in grado di diri gerne il comportamento con diretta cognizione della situazione. Infatti il generale Cavig lia non aveva comunicazione con i repai1i di Badog lio di cui volle l'assegnazione: non avrebbe quindi potuto esercitare un comando più efficace di quello già messo in atto da quest' ultimo e fu 4uind i costrello -lo vedremo- a delegare al general e Vigliani il comando di 4uattro sue divisioni nei Lom. Esaminiamo l'ordine del generale Capello delle ore 2 1 del 24 ottobre, che abbiamo letto in precedenza . Esso era in linea con quello N° 4960 del comando Supremo ed imponeva di atTetrare, sui Lom e la contig ua Bainsizza, sino alla vicina linea di resistenza ad oltranza e di prendere sole predisposizioni per un eventuale e successivo ripiegamento nella molto più lontana zona del basso Isonzo. Tali direttive furono dal generale Cadorna rinnovate nella pai1e finale dell'ordine N°4964 delle ore 23, successivo agli interventi del generale Caviglia. E' un fatto c he tale generale, lasciato libero d 'agire, impose alle tre sventurate divisioni p re levate intallc dal XXVII Corpo una corsa si no alla lontana Loga e poi verso Canale e l' ancor più distante Anhovo. Questa proronda e veloce ritirata veniva a scoprire tutta l'ala destra dello schieramento che Badoglio aveva tenacemente promosso sull'alta vallata dello Judri o: inoltre la lunga retrocessione veni va eseguita da tmppe non abituate ne attrezzate per una guerra di movimento. In quelle condizioni , e di fronte ad un nemico attivo, il profondo ripiegamento ordinato dal generale Caviglia non poteva che portare, per gradi , ad un grave disastro. Il generale Capello non s'oppose all'azione del generale Caviglia pur conoscendo gli ordini di sostegno ad un fianco del Globocak e manati da Badogl io alle sue truppe sui Lom 14 .

14

Doc. Uff. , Torno3°, p.264.


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In una relazione fatta in seguito perverùre a lla commj ssione d'inchiesta (e puhhlicata nel libro 'Caporetto, perc hè?' contenente i suoi scrilli) il comandante la 2" Armata si limitò a deplorare che il generale Caviglia non avesse potuto coordinare la caotica ritirata delle sue trnppe che si trasfonnò " in un tumultuoso e disordinato ripiegamento". Ciò indica ch'egli, anche se formalmente aveva ripetuti gli ordini ricevuti dal Cadorna, in realtà fu consenziente con il comportamento di quel dipendente ma non con i risultati c he ne de rivarono. La commi ssione d ' inchiesta nominata dal primo mini stro Orlando igno rò completamente tale questione per c ui è inte ressante verificare, attraverso una sintesi delle comunicazioni scritte da diretti testimoni , l' iter della c risi che si verificò tra le divi sioni che sino a quando rimasero sotto il comando di Badoglio operarono henc e ricevettero ordini adeguati alla situazione. In un resoconto de l capitano Campini , addetto al comando della 22" divisione de l Corpo Badoglio, si legge che egli ricevette o rdine dal gene rale Chiossi, comandante quell ' unità, di recarsi presso il generale Fiorone per capire c he cosa slava succedendo 15 . Anche il generale Coffaro, comandante la 65' divisione, si recò presso que l comando: egli era preoccupato perchè no n vedeva ancora posto in pratica dal gene rale Fiorone l'ordine di Badoglio di c ui aveva ricevuto il testo a lui indiri7.7.ato. Fu così che presso il comando del gene rale Fiorone si riunì una specie di consulta che dovette essere alquanto tumulnmsa dato che , pe r quegli uomini che conoscevano il reale andamento dei fatti , non risultava giustificato l'annullamento delle disposizioni date da Badog lio. li capitano Campini prudentemente riferi sce c he si accese una discussione "e tutto fa prevedere che non si arriverà ad una soluzione che molto tardi" . Nella s ua Re lazione il generale C hiossi dice c he il capitano Campini rie ntrò al s uo comando verso le ore l del g iorno seguente ma senza ordini : essi sare bhcro g iunti in seguito. Alle ore 3 , mancando ancora og ni disposizione , fu lo stesso generale Chiossi a recarsi dal Fiorone e solo allora, alle 3,30, potè ottenere il primo ordine scritto del generale Fio rone che faceva retrocedere le s ue truppe verso le lontane località di Canale e di Gorcnic Vas. Erano passate quasi 9 fatali o re dalla ricezione del hen diverso ordine di Badoglio e questo ing iustificato rita rdo fu il prologo, veramente significativo, di avvenimenti gravi e dissolutori. Tali c ircostanze evidenziano perc hè Cape llo comunicù con tanto ritardo a l comando Supremo che tutto il massiccio del Globocak era con sicurezza tornato in mani italiane. Tenendolo a lungo ne lla convinzione della caduta de finitiva <li que l caposal-

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Allegato n°7 della Relaz ione della 22a d ivisione.


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do egli stimo lò il Cadorna a ratificare quanto d ' ingiustificato stava accadendo sui Lom e s ulla Bainsizza. Infatti senza il possesso del Globocak i Corpi d' Armata alla sua destra sarehhero stati in pericolo; lasciare a lungo credere che la difesa di quell' acrocoro era definitivame nte caduta g iustificava la repe ntina ritirata di questi ultimi e l'annullame nto degli ordini di resistenza a fianco de l Glohocak accortame nte e messi da Badoglio. Degl i importanti avvenimenti e de lle ch iarificatric i documentazioni sopra riportate non s i trova tracc ia nella Relaz ione pubblicata dalla commissione d ' inchiesta nom inala dal primo ministro Orlando: un innaturale silenzio calò, per decenni , s u di esse. I RISULTATI DELLE DISPOSIZIONI EMANATE Siamo ora in grado d 'esaminare compiutamente il racconto fatto dal generale Cavig lia ne l suo libro s u Caporello: dopo a ver dello che aveva preso sotto il s uo comando una prima divisione de l XXVll Corpo . egli così prosegue: " Presa la decisione, senza più nulla chiedere al comando dell a 2" Am,ala per non pe rde re tempo , il comandante del XX IV parlò al suo divisionario IVig lian i ] c:he ;ispett;iv;i ;il telefono: " ;inc:he le ;iltre <i 11e <ii v i sioni p;iss;i no ;i far p;irte ciel

XX IV Corpo. Ripiegamento generale sulla linea D alle ore 2 del 25 ottobre; strada Au zza-Loga a disposiz ione delle tre divisioni del XXVII Corpo: la tua di vis ione si ritiri sull a conca di Vhr. .. Tu sci il più anz iano , TU SOLO PUOI COMUNICA RE CON I TRE DIVISIONARI, P ERCIO ' TU PRENDI IL COMANDO"" 16 . Nell a descri zione si fa una artificiosa confusione tra il concetto del breve ripiegamento sulla vicina linea ' di difesa ad oltranza' o rdinata dal Cadorna, dal Capello e da Badoglio con quello ben diverso della lunga retrocessione per la strada Auzza-Loga costeggiante l'Isonzo e della ritirala nella conca di Vhr, in posiz ione o rograficame nte discordante . In patlicolare le tre ex di visioni del Corpo Badogli o si sarchhe ro ammassale in un lungo collo di bottig lia c he portava al ponte di Loga, l ' unico che era stato loro assegnato per passare l' Isonzo .17 . Con queste di sposizion i si cominc iava ad imporre un confusionario ammassamento di tre divisioni lungo la sinistra del fiume e molto dietro le linee di resiste nza della 19' divisione de l Corpo Badoglio; e fu ancor peggio quando la loro ritirata fu prolungata ancora più a sud, sino a Canalc-Anhovo. Come ha scritto il generale Caviglia, egli ste sso o rdinò c he la profonda retrocessione iniziasse alle ore 2 del 25 ottobre: l'ordine era tanto fuori della realtà c he solo a lle 3r,O la di sposizione potè raggiungere il generale C hiossi. L' ordine compilato da horone a seguito delle be n diverse diretti ve di

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E. C aviglia , Caporetlo , Mondadori, 1934, p.275-276. Thi<lem, p .275.


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Badoglio era delle ore 20,40 del g iorno precedente; si può quindi affermare che le divisioni non solo lo videro boicottato per lungo tempo ma poi sostituito da una succssionc di tardive e disorganic he disposizioni del generale Caviglia che inevitabi lmente le trascinarono nella crisi del suo Corpo d'Armata. Erano interrotti, come scri sse il ge nerale Caviglia, i quattro ponti sull ' Isonzo posti tra Scio e Loga sui quali , secondo l'ordine di Badoglio, avrebbero dovuto transitare una parte delle sue truppe dei Lom ? Nei giorni 14 e 17 ottobre essi erano stati in parte distrutti dalla piena del fiume , ma prima della hattaglia vennero riattati robusti passaggi in prossimità di Doblar e della stazione ferroviaria posta un chilometro a nord di Auzza. La possihilità d'attraversare l'Isonzo con grosse unità è dimostrata dall 'ordine N° 32 delle ore 20,40 compi lalo dal generale Fiorone. Esso imponeva c he due battaglioni di fanteria, al comando del len. colonnello Cappelli, passassero il fiume sui ponti esistenti a no rd della stazione di Auzza mentre l' intera 22" divivisione con sei batterie da montagna dovevano invece attraversare il corso d'acqua nei pressi di Ajba. Vi era quindi ampia possibilità di superamento del fiume in prossimità delle zone di battaglia, se vi fosse stata volontà d'attuarlo . In passato s'era affermato. forse seguendo le indicazioni del generale Geloso, che piccoli distaccamenti della 65" di visione, schierati nel lato destro dell'Isonzo, in battaglia non poterono essere rinforzati per l'assoluta impossihilità di superare il corso d'acqua 18 • La notizia era infondata: quando si volle , la brigata Roma inviò in aiuto un ' intera compagnia che attraversò il fiume e presso Doblar incontri'> il X gruppo alpini 19. Dai documenti allegati alla Rela zione della 64" divisione si apprende ch 'essa inoltò una massa di 500 prigionieri austriaci sul lato opposto dell' lsonw, a Doblar che era vic ino alle linee di combattimento. Conosciuti tali falli si può concludere che l'intervento del generale Cav iglia provocò non solo il dissaldamento delle tre piccole divisioni del XXVII Corpo c ui i contr'ordini erano dire tti ma anche di quelle da lui originariamente dipendenti: nella convul sa notte antecedente il 25 ottobre esse si disunirono e non vi fu più un fronte avente un minimo di continu ità. E' nota la vicenda della brigata Roma che, posta in quel caos, ebbe reparti che si arresero con facilità. Solo i soldati di questa hrigata furono ufficialme nte accusati di viltà. Fu cosa poco accettabile perchè gran parte delle hrigatc comandate dal Caviglia si trovarono, il 25 ottobre, in analoghe condizioni di dissesto . li comandante del XXIV, spinto dalla g iusta reazione del generale Vincenzo Rossi, capo della brigata Roma , nel dopoguerra ammise pubblicamente che tale giudizio, di cui fu crnTesponsabile, era ingiusto. Questo non servì nlÌ11ùnamente a c hiarire le cause reali di quanto veramente accadde sui Lom e sulla Bainsizza nella fatale notte sul 25 ottobre perchè sopra vi fu stesa la coltre pesante di un silenzio pieno d 'ome rtà.

18 Doc . lJff., Tomo 3°, p. 192 nota 10.


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CONSEGUENZE DELLA VELOCE RITIRATA INIZIALE Così stando i fatti non è senza stupore c he si legge, ne lla comunicazione N°66 l 1 inviata dal generale Cav ig lia a l comando de lla 2• Armata alle ore 9 de l 25 o ttohre, quando lo scompig lio aveva già scon volto parte de lle sue truppe: " TI ripiegamento de lle fanterie e delle artiglierie effettuatosi senza disturbo nell a notte non è ancora compiuto ... Le truppe oc.:eupano la linea D fino a Na Grad u a nord di Auzza e si collega110 con la destra con le truppe della brigata Treviso che stanno salendo sul Cicer. .. Tutto procede sinora in ordi ne ... " 20 . Rappresentazione erronea indicante che al troppo arretrato comando de l XXIV Corpo potevano giungere ed accreditarsi notizie del tutto diverse d alla realtà. Gran parte dei reparti da ore si ritirava in disordine, i ne mici s'erano insinuali tra un' unità e l' altra e di conseguenza mancava ogni valido collegamento con la destra Isonzo. I ,e sopra riportate parole del comandante del XXIV Corpo sono sconfessate anche dalla sua descrizione posthellic.:a dello scoramento c.:hc prese il generale Vigliani -ne lla notte antecedente il 25 ottobre- alla v ista di quanto accadeva su i Lom e la R ai nsizza: "ogni tanto fViglianil voleva sedersi e non più proseguire". li generale Vigliani era stato nominato dal generale Caviglia a capo di 4 de lle sue sfortunate di visioni in ritirata e la testimonianza del comportamento g li fu fatta dal maggiore Malle uci che era stato presente: essa fu ripresa, con strano compiacime nto, ne l c itato libro del Caviglia 2 1, Quanto al collegamento della hrigata Treviso con la destra del Corpo Badoglio, indicato in via di effettuazione nella già vista comunicazione del Caviglia, è interessante notare lo svolgimento de lla vicenda . Un tardi vo ordine della 2" ;\rmata de lle ore 5 circa de l 25 ottobre aveva imposto al generale Caviglia che la brigala Treviso chiudesse la falla sul c.:ostone del Sobiuk, aperta dall ' immotivato annullamento dei te mpestivi ordini dati da Badog lio il g iorno precedente 22 . TI gene rale Caviglia, spinto dal superiore , cercò di rimediare ma la Treviso giunse in loco con grande ritardo sugli avveniment i: fu sbaragliata dall ' azione della 22" brigata austriaca 23 tanto c.:he il g iorno seguente, ridotta a 700 uom ini, fu conglobata ne l XXVTI Corpo perc hè aveva perso ogni conta tto con il comando del XXIV 24 . Vista fallita l'azione della hrigata Treviso , il Caviglia te ntò di raffor/.arla con

19

Ibidem. p.280 nota 38 e E. Caviglia, Caporetto, Mondadori, 1934, p.281. Doc. Uff., Tomo 3°, p.356. 21 E. Caviglia, Caporetto , Mondadori, 1934 , p.276 no ta . 22 Rdazionc del XXVII Corpo, gennaio 1918, p.40. 23 Doc. Uff., Tomo 3°, p.35 1. 24 Re lazione de l XXV II Corpo, gennaio 1918, p.48. 20


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un reggimento della brigata Palermo; anche questa mossa fu caotica e tardiva tanto c he il generale Negri "si lag nò che la sua brigata non fu bene impiegata" 2·5 . Essendo tale l'andamento de lle cose non stupisce si giungesse, all ' ini z io della ritirata, all'abbandono de i cannoni del XXIV Corpo che dovetle ammentere, con queste parole, lo stesso gene rale Cavig lia: " I ,a maggior parte delle artiglierie pesanti andarono pe rdute, per mancan za di mezzi da traino. I cavalJi e le trattric i erano lontani, e per le strade ingombre Idella fanteria in tumultuosa ritirata] non poterono arrivare ai pezzi a tempo opportuno" 26 . Quali le conclusioni da trarre? Se a supplire alla mancata attuazione dei suoi ordini Radoglio non ave sse prov veduto dirigendo con dec isione i reparti che gli rimanevano, le conseguenze sarebbero state incalcolabili . Nella mattinata del 25 ottobre B adoglio aveva riscontrato, come ri sulta dalla Relazione del gennaio 191 8 del XXVII Corpo, "che un gran numero di sbandati appartene nti a lle unità in via di a rretrame nto dal! ' Altipiano [c ioè sbandati del Corpo Caviglia] cominciava intanto ad affl uire da tutte le strade provenienti da ll ' Isonzo" 27 . Il comportamento degli indi sciplinat i gruppi de l XXIV Corpo , frang ie incontrollate della profonda ritirata notluma ordinata dal generale Caviglia, era tale da provocare consegue nze sui co mbatte nti . Radoglio dovette rivolgersi al comando dei carabinieri e , con ordine N° 1848, riconere ad un rigoroso servizio data l ' insurficicnza dei primi per e seguire un così ampio ed imprevedibile controllo. GLI SPOS'lAMENTl DEL GENERALE CAVIGLIA E' importante evidenziare una noti zia ripottata a p.358 de lla Relaz ione redatta dall'Ufficio Storico dell ' Eserc ito. In essa si precisa che il 25 ottobre " il comando del XXIV Corpo si trasferì a De be nje". Dchenjc era a c irca 2,5 chilome tri die tro Liga, in quel momento sede del comando del Corpo lladoglio che, con la manovra delle ri serve tempesti vamente richieste alla 2" turnata, era riuscito a rendere salda l' antistante linea che sbarrava lo Judrio cd il Ulobocak. Non si scorge alcun serio moti vo per lo spostamento del generale Caviglia sulle alture protette dai soldati di Badoglio: così operando quel general e s' a llontanò ancor più dalle sue truppe in veloce retrocessione sulle rive dell 'Isonzo ed inoltre lasciò la valle destra de l fiume percorsa da disordinate frange de lle sue formazioni che dall ' Altipiano erano scese in essa attraversando l'Isonzo .

25

E. Caviglia, Caporctto, Mondadori , 1934 , p.171 nota. Ibidem, p.173. 27 Relazione del XXVII Corpo, gennaio 191 8, pp.42-43 ed allegalo N° 12l.

21>


0/u-~ il mito - Caporetto I 9 I 7

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Al le ore 0 ,05 del 26 ottobre l'ordine N°6332 della 2• Armata diede una scossa al comandante del XXIV che s'era isolato a Debenje. ln esso s' indicava la nu ova linea di resistenza: questa doveva passare dal Korada , c he sarchhc stato occupato dalle truppe del XXV IT Corpo Badoglio, a Paljcvo, a ltura s ull a sinistra Isonzo completamente abba ndonata dal XXIV Cavig lia; poi la linea doveva proseguire al Kuk cd al Vodice difesi dal Il e dal VI Corpo. Queste dis posizioni del la 2" Am1ata s piegano pcrchè il genera le Caviglia fu costrc llo a lasciare Debenje per ragg iungere Ve rhovlje aJ fine di turare la fa lla c he la sua profonda ritirata aveva procurato a Paljevo , su un fianco del Il Corpo. Capello , comandante la 2" Am1ata, ammalatosi di nuo vo, era stato sostituito defi ni tivame nte dal genera le Monluori che appl icava le direttive di C adorna per una ritirata graduale. Il generale Caviglia ha scritto c he giunse a Verhovljc alle ore 2 del 26 ottobre dopo un vi aggio in automobile reso lungo a causa "dell'ingombro de lle strade" che e ffettivamente erano ostruite da masse de i suoi soldati in riti rata. Quando egli arrivò, la sua IO" divisione aveva g ià comple tame nte a bbandonato la lla insia.a, attraversato l'Isonzo e si trovava, sta nchi ssima, ne ll a zona raggiunta da l comandante il XXLV Corpo 28 . Il procedere del nemico. divenuto esitante per le tenaci rcsisten7.e rle i Corpi contigui, g li diede tempo di far attraversare il fi ume ad un a patt e de ll a brigata Venezia proveniente dalla zona di Cà delle Valade, o ve era rimasta a meridione de lla lolla pcrchè ri serva della 2a Annata. Secondo quanto indicato nel IV volume sulle " Brigate di fanteria" lp.1 291 unicamente dal 27 ottobre alcuni rcpa1ti de lla brigata Venezia furono schierati tra q uota 383 I Monte Pricinza] e quella 502 I falde basse de l Monte Kuk 1- Vi rimasero solo alcune ore: nel tardo pome riggio essi erano già ritirati su!Ja destra de l fiume assieme alle truppe del Il Corpo che, in precede nza , avevano a lungo combattuto sulle parti alte del Mo nte Kuk 7.<J_ Il IT Corpo d ' Armala chbe quindi , da una parte dell a brigata Venezia, solo alla fine una hreve protezione del s uo fianco sinistro; questa era imposta dal buon senso e ribadita dal c itato o rdine de lla 2" Armata. Fo1tunatamentc il nem ic o non aveva per tempo tentato di aggirarlo ne lla s ua indifesa a la sirlistra. li Mo nte Korada, con il Vod icc, costitui va uno de i ridotti di protezio ne di tutta l'essenz iale parte meridionale dell 'Esercito italiano. Forse per questo motivo il generale Caviglia s'è industriato in più punti dei suo i scritti a dic hiarare d'aver avuto qualche ruolo nel s uo presidio: in realtì1 si Iimitò a fianc heggiarlo da s ud me ntre le opere di f"e nsive del K orada furono occupate dai be rsaglieri del Corpo Radoglio e dai c annon i che erano con ess i arretrati . Bisogna subito chiarire che que l monte non ru mai assalito dall 'avversario

28

Doc. Uff. , Tomo 3°, p.375.

29

Ibid e m , p.404.


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che pur si riorganil'.zava per farlo : prima che ciù avvenisse il comando Supremo italiano diede ordine a tutto l'Eserc ito di ritirarsi a l Torre. Sul Korada non avvennero quindi episodi g loriosi di c ui sarebbe stato utile appropriarsi: appare quindi poco ral'.ionalc l'atteggiamento del Cavigli a a meno che esso non fosse dettato dall'inconscio desiderio di far 'scompari re' l'esiste nza stessa del XXV II Corpo. li nemico ancora risenti va della sanguinosa lotta sostenuta per due giorni lungo la linea Judrio-Globocak e non fu attivo nella zona del Korada. Come risulta dall ' allegato n° 136 de lla Relaz ione del XXVII Corpo, la divisione hc rsaglieri potè lasciare due battaglioni del 4° reggimento alcuni chilometri avanti alla nuova linea, sul costone S. Jacob-Debenje-Zatopek . Questa situazio ne di stallo si estese anche nel fronte a sud del Korada tenuto dai resti del XXIV Corpo Caviglia. L' unico intervento del generale Caviglia sul Korada fu quello effettuato pe r anticiparne l' abhandono . La divis ione bersaglieri del XXVII Corpo c he lo presidiava, il 27 ottobre sera e ra in attesa dell'ordine di ritirata dal monte: constatata di persona la calma regnante ne l settore, Badoglio glielo aveva preannunciato per il momento in c ui le sue altre nippe avessero occupato, come disposto dalla 2a Armata, le linee retrostanti. Prima delle ore 19 il generale Caviglia lo prcC(~dcttc inviando a lla divi sione bersaglieri una comunicazione d ' immediata retrocessio ne; è opportuno prec isare c he quando ciò avvenne la brigata Livorno, concessa dalla 2" Armata al Caviglia, era tra Slopck e la zona di Plava 30 non sul Korada come eg li scri sse a p.91 de l suo libro su Caporetto forse per dare una giustifical'.ionc al suo intervento. A seguito di tali avvenimenti la posiz ione del Caviglia al 27 ottohrc fu la seguente: attaccato da un nemico non preponderante aveva pe rse tutte le di visioni da lui comandate: cinque di esse erano state inviate nei campi di riordino: la provata IO" di visione era rimasta più salda ma fu dovuta togliere dal fronte e dipendeva dalla 2" Armata come riserva 31. Sul mome nto quel generale sentì la co mprensihilc esigenza di trovare altre trnppe da unire alle uniche due brigate ricevute in sostituz ione del suo Corpo d'Armata dissolto, poi -perdurando la ritirata- di ricong iungersi con i resti delle sue divisio ni dissestate cd in viate ne lle lontane retrovie; nei suoi scritt.i continuù a nominarle come fossero integre ed efficienti . RTVALITA' NEL DOPOGUERRA Quelli indicati furono g li avvenimenti in cui i destini de l XXVll e de l XXIV Corpo s' intrecciarono strettamente. Nel suo lihro su Caporetto lo stesso

30

lhidem , p.375. 31 lhi<lcm, p.376 nota29 e p.1 79.


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Caviglia dovette registrare, sia pure con parole molto caute, la sorte delle sue truppe comprese quelle c he aveva rilevato integre dal Corpo Badoglio avendo sollecitato dalla 2" Armata un parziale consenso: "Durante la giornata [del 26 ottobre] il XXIV Corpo ebbe l 'ordine di far ripiegare sul Torre, zona di riordinamento, le di visioni provenienti dai Lom e (Jalla Rains izza, meno la IO" che rimase in riserva sul Korada" 32 . L' ubicazione della zona di 'riordinamento' del Torre viene precisata dall'Ufficio storico <lell 'Esercito :n : le ci nque divisioni disastrate durante la ve loce ritirata notturna furono inviate nelle zone di Prepotto, Corno Rosazzo e Manzano, a sud- est di Udine. Dato che il Korada era occupato dai bersaglieri del Corpo Hadoglio, la IO" divisione del Cavigl ia rimase in "riserva" dietro di essi. Ovvio che la repentina dissoluzione di numerose d ivisioni che non furono attaccate da un nemico preponderante imponeva di fornire una adeguata scusante: per prima cosa sarchhe occorso giustificare la loro profonda e disastrosa retrocessione operata nella notte tra il 24 ed il 25 ottobre. A tal fine il generale Caviglia tentò di legittimare i suoi ordi ni di ritirata dai Lom e daUa Bainsizza lasciandoli intuire originati da una situazione d'inarrestabile rottura del settore al di la <lell'Tsonzo, cioè del la parte nord del XXVII Corpo. Ciò non si verificò, tanto c he quella zona resistette ben oltre il periodo in cui si frantumarono le soprai ndicate divisioni del Cavigl ia e questa realtà è documentata anche da queste imbarazzate ammissioni del Caviglia che però non nomina apertamente -per evidenti motivi- il XXVII Corpo: "J-;'ra Judrio cd Isonzo [zona del Corpo Badoglio I nel pomeriggio del 24 incombeva il pericolo immediato maggiore ... Le riserve della 2" Armata, dislocate nella valle Isonzo ancora riposavano, inconscie della minaccia nemica. Ma a notte esse accorrevano a rinforzare il Globocak ed eliminavano così quel momentaneo pericolo !Caviglia non precisa che esse e rano state richieste alle ore 15,20 del 24 ottobre da Badoglio con messaggio N°1920]. La 2" Armata acquistava il tempo necessario per ritirare 9 divisioni [XXIV e Il Corpo] dalla linea avanzata de i Lom e della Rainsizza e per ricostituire una linea più arretrata" 34 . Tali ammissioni , in cui l' azione di Badoglio è 'epurata' , forniscono una insospettabile conlcm1a che l'attività <li comando di quest'ultimo riu scì a bloccare nel proprio settore l'avanzata del preponderante nemico: Badogl io non solo aveva tempestivamente richiesto l'invio di riserve ma poi , recatosi nella zona dello scontro , ne curò l'azione. Come è costretto a testimoniare il suo stesso antagonista, lladoglio diede tempo ai Corpi d'armata Caviglia cd Albricci di attuare la ritirata; essa fu ordinata ove ben dirclla.

32

E. Caviglia , Caporctto, Mondadori, 1934, p. l 81. :n Due. Uff.. Tomo 3°, p.375. 34 E. Caviglia, Caporetto, Mondadori, 1934, pp.157- 158.


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1-'emando Rivara

Nei fatti sopra descritti si trova la genesi del compo1tamenlo lcnuto dal generale Caviglia nei confro nti di Badoglio: esso fu gene ralo da una profonda neeessilà di difendere il proprio operato. li risultato negativo delle sua attività polcva trovare una logica giustificazione solo prescnlando un XXVll Corpo mal comandato e quindi in procinto di collasso immediato e complclo. Carattesistica è la seguente sua affermazione che oltre tutto appare antitetica con le di chiarazioni del Caviglia sopra riportate: "Il comandante di quel Corpo d 'Armata [generale Badoglio] era stato visto nel pomeriggio [del 24 ottohrc l ai molini d i C linak dal personale di quegli stabilimenti sanitari, donde poco do po era ripartito, ritirandosi verso la pianura" 35 . Secondo tale racconto il comandante del XXVll Corpo non solo avrebbe lasciata la propria sede per indietreggiare sino a Clinak ma avrehhc proseguito verso una meta ignota ed ancor più lontana dal fronte. Se ciù fosse stato vero, si sarebbe dedotto c he l' inte ro XXV 11 Corpo era stato ahham.lonato a sè stesso proprio nel momento del maggior pericolo. Le parole del Caviglia, che nel frattempo Mussolini aveva nomin ato Maresciallo, sottendono questo concetto per lui fondamentale: feci bene a prendere sotto il mio comando le divisioni sui Lom ordinando l'infelice ritirnta, rui costretto a ciò perchè sulla mia sinistra nJtto poteva croUare da un momento all' altro. Ma quella resisten1.a non crollò perchè, come si è documentato in precede nza, v i fu la dinam ica opera di Badoglio che si recò presso i reparti operanti pe r diri gerne e rinsaldarne l'a7.ionc di contenime nto. li comportamento delle rorze sotto il comando di Badoglio ehhc il merito di dar tempo di ritirata alle tmppe sui Lom e sulla Bainsizza ammesso, ovv ia mente senza rar nomi , dal suo stesso detrattore. C iò evide nzia di chi fu la rcsponsahilità dello sbandamento del XXIV Corpo che non fu prem uto da LIII ne mico prevale nte. Quando, nel 1934, Mussolini autorizzò la pubblicazione del lihro del Caviglia riceveva ancora le pressioni di alcuni suo i importanti gerarc hi i quali avre bbero voluto che Badoglio fosse destituito ed suo incarico dato a personaggi decisamente legati al fascismo. ln tale situazione d ' incertezza Mussolini ritenne opportuno acconsentire che la coppia fascista Farinacc i-Cane vari % ravvivasse in Caviglia la sua antica rivalità per Badoglio. Farinacci aveva avuto un nutrito scambio d ' idee [anche episto lare] con il Caviglia mentre quest' ultimo era stato, nel 1929 , testimonio a favore in un procedimento penale contro l'allora maggiore Emilio Canevari che poi divenne ' portavoce militare' del gerarca fascista !Maurizio Claremolis fu il pseudonimo assunto dall'ufficiale Em ilio Canevari]. Strana la posizione di Mussolini: diede assenso alla pubblicai.ione del libro

35

Ibidem, p .274. E. Caviglia, Diario, Casini, 1952, p.122 e ACS , 'Segreteria particolare del duce' , Busta 41 , 'R. flarinacci ' (Contiene u11a par1e del carteggio flarinacci-Caviglia).

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del Caviglia, ricevette l'autore che fu molto compiaciu to -lo indica ne l suo Diario- di c onsegnargliene una copia in omaggio, ma il dittatore non ne trasse le logiche conseguenze. S 'egli a vesse dato un minimo credito a quella prosa avrebbe dovuto allontanare Badoglio da ogni inc arico. Non lo fece. Sin quì la cosa, per quanto incredibil e, potrebbe trovare qualche spiegazione di comodo. Chiarisce il vero pensiero di Mussolini il fatto c he non molto tempo dopo diede a Badoglio l' incarico di dirigere le operazioni in Etiopia. Glielo accordò quando la situazione era divenuta delicata; anche se il governo italiano avesse pe r un mome nto pensato di poter chiudere il conflitto mediante trattati ve internazionali per lui decorose, g li occorreva un successo militare indiscutibile; da esso dipendeva la so1te del 1-:.gime e de l suo duce . Tutto si può dire di Mussolini tranne che fosse tanto autolesionista da affi dare il comando di una guerra, contrastata politicamente dalle maggiori potenze mondiali , ad un generale che avesse anche in minima parte le caratteristiche insinuate nel libro di cui nondimcnto, per moti vi di politica interna. aveva agevolata la pubblicazione. Si t: documentata l'attiviti1 del generale Caviglia nella battaglia di Caporetto e poi come egli l'abbia ritoccata al fine di trarne lode a sè senza preoccuparsi se ne deriva va de trazione per gli altri. E' po ssibile usare comprensione e ri spetto verso il suo comportamento durante lo scontro che fu sconvolgente anche se diretto in minor parte contro il suo Corpo d'Armata. Se nelle rievocazioni egli avesse espresso più consideraz.ione per la realtà non s,uebbc stato necessario accennare, con la maggiore correllczza possibile, a quelle che furono sue umane imperfezioni del carattere.

CAPITOLO

xm

PRRCHE' SI GIUNSE AL NUOVO COMANDO SUPREMO I prigionieri italiani catturati dagli austro-tedeschi nei primi due giorni della battag lia sono pochi se paragonati a quelli della seguente lunga ritirata al Piave. Analizzando tali dati si ha conferma che il superame nto delle prime linee italiane no n ebbe come causa una diffusa resa dei dife nsori ma a produrre il successivo scoramento e subbuglio furono i gravi risul tati dell' iffuente attacco nemico sferrato in un punto decisivo. Queste furono le perdile totali della battaglia e de l ripiegame nto al Piave: 10.000 morti , 300.000 prigionieri, 30.000 feri ti , 350.000 sbandati , 3.152 pezzi d'artiglieri a, 1.732 bombarde, 3 .000 mitragliatrici. Date le precipitose ritirate è probabile che il numero dei morti e dei feriti sia stato supe riore a quanto fu possibile ri scontrare 1•

1

Doc. U ff.. 'lò mo 3°, p.521

1101l1 .


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E' interessante notare che nel periodo della rollura del fronte non fu affatto catturato un grande numero di prigionieri, come sarebbe accaduto se lo sfondamento fosse stato causato da una "specie di sciopero mii ilare'' organizzato dai soldati. L'andamento delle catture lo si ricava da quanto concordemente indicato nei bollettini di guerra tedeschi cd austriaci. Nei primi due giorni in essi non si parla delle perdite italiane; ciò è ovvio perchè nei giornj di seria battaglia non vi fu tempo per conoscere i dati consuntivi del successo. Il hollellino austriaco N° 156 del 26 ottobre fòrniscc questi risultati riferiti ai primj due giorni di scontri , cioè al 24 e 25 ottobre 1917: 30.000 prigionieri e 300 cannoni catturati. La cattura di 30.000 prigionjeri era, in quei frangenti di lunga guerra, una quantità non risolutjva per determinare l'esito nefasto della battaglia; esso e ra un numero norrnalc, di fronll: ad un grosso llltO nemico. Nel precedente mese di maggio, cioè nella decima battagl ia dell ' Tsonzo, gli italiani attaccanti fece ro prontamente 23.000 prigionieri austriaci 2 . Nonostante il numero dei nemici catturati , i nostri sforzi s' arrestarono perchè vennero ad urtare contro intervallate linee difensive non solo ben presidiate ma subito rafforzate dalle vic ine truppe di riserva mentre, lo ha scritto lo stesso Cadorna, i nostri attacchi furono irruenti ma condotti in maniera "insensata" 3 • Questo non fu il caso dell 'o ffe nsiva austrotedesca a Caporetto. Come è riportato nell'opera del gene rale Cabiati , dal successivo bollettino austriaco N° 181 del 27 ottobre si ricava che nel terzo g iorno furono catturati altri 30.000 prigionieri italiani. Infatti in tale giornata si scontò l'effetto della retrocessione dalla sottile zona in cui erano concentrate le lrinct:e e quello dell' arrivo, affrettato ed a spizzico, delle poche riserve italiane poste meno lontane dal settore attaccato. Questi inefficaci in vii f-urono fatti nel caotico e tardo conato di frenare l' imprevista avanzata avversaria, cioè per rimediare in modo disorganico aJla sorpresa strategica patita. Risogna attendere otto giorni dall'attacco per trovare la prima cifra importante: il bollettino N°246 del primo novembre 191 7 indica che dall'inizio dell' offensiva si erano catturali 180.000 prigionieri italiani 4 . Considerando le cifre dei vari periodi si ha che nei cruciali primi due giorni di combattimento perdenuno 30.000 uomini contro i 150.000 nella seguente ritirata tra l'Isonzo ed il Tagliamento cui debbono aggiungersi i 120.000 prigionieri tra il Tagliamento ed il Piave. Si ha quindi prova che il 90% dei prigionieri cadde in mano nemica dopo che iniziò la ritirata e la stessa percentuale vale per i cannoni. Il numero dei prigionieri italiani nella pa,te iniziale dell'offensiva nemica fu dunque quello normalmente ottenuto nei grossi scontri nel fronte italiano.

2

L. Cadoma, Lettere familiari , Momlatlori , 1967,p. 201. p.203. A. Cahiali, La hallaglia dell'ottobre 1917 , Corb:iccio, I()14 , p.419.

3 Ibidem , 4


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Nel caso di Caporetto vi fu però una dete rminante sorpresa strategica consistente nel fatto che l'alto comando italiano attendeva un 'azione nemica ma di spersa su un fronte molto vasto. Quello effettivamente aggredito da un'alta concentrazione avversaria fu un settore mollo più ristretto ed accuratamente scelto: esso copriva gli agevoli propilei recanti alle posizioni chiave di tutto l'Esercito italiano. Gli austrotedeschi vi tro varono non solo schieramenti insufficienti ma sopratutto mal sistemati per bloccare l' effcttiva azione ne mica per il tempo necessario a che le lontane riserve strategic he potessero accon-ere. Come sempre avviene in tali casi , nelle trnppe respinte indietro si generò un te mporaneo senso d'impotenza e di scoramento e la tendenza ad abbandonarsi passivame nte agli eventi. E' ora il momento d'esaminare che cosa avvenne quando la ritirata evidenziò la reale proporzione della sconfitta italiana. 11 28 ottobre 1917 giunsero le prime notizie che g li alleati francesi ed inglesi intendevano inviare truppe per rinforzare le difese italiane . Pu il generale Robe rtson ad annunciare la decisione con un cord iale messaggio a Cadorna in cui si diceva certo che: " Le truppe italiane, con l 'aiuto dei loro camerati britannici e francesi , daranno una dura lezione al nemico" 5 . Ncll'oflc rta non v'era alcuna condizione per il loro impiego ma era cspessa l'inte nzione d ' intervenire al più presto . Cadorna s i preoccupò immediatamente dei relati vi prohlemi logistici ; ordinò , ai comandi interessati , di provvedere alla mi gliore sistemazione delle 4 divisioni francesi, 2 inglesi e delle loro a,tiglierie pesanti 6 . Subito dopo il 'comandante supremo' italiano scrisse ai capi missione alleati affermando c he le 6 divisioni erano assolutame nte insufficienti a fronteggiare la situazione con speranza di successo e che "pertanto g iudico necessario ai fini dcli ' Intesa di aume ntare tale concorso" 7 . La dichiarazione che la situazione era tanto grave, unita al tono poco dipl omatico con cui Cadoma giudicava necessario c he l'aiuto fosse aumentato, dovette colpire gli alleati. Rafforzò , in essi, la convinz ione che era hene p:11tfre pe r l'Italia per assicurarsi della reale situazione. Il 3 J ottobre l'inglese Rohertson ed il francese Foch dettarono la loro dura legge a Cadoma, indicando che l'esercito italiano doveva prima resistere al Tagliamento e poi fem1arsi al Piave e nel Trentino e che esso solo sarebbe stato " responsabile della difesa dell ' Italia, il cui destino dipende perciò dalla condotta e dalla resistenza dell ' Esercito italiano" 8 .

5 6 7

Doc. Uff., Tomo 3°bis, p.442. lhidem , p.443. Doc. Uff.• Tomo 3°, p.6 17.

8 lhide m , p.6 I 8 (Appunto <li Foch in riproduzione fotografi ca) .


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ln altre parole, le autorità milita ri alleate non intendevano esporre le loro unità alla probabilità di essere coinvolte in una disastrosa ri tirala; le tenevano di riserva per un eventuale impiego successivo o per essere definitivamente ritirate dal settore itali ano. Questi precedenti generarono numerose polemiche, sopratutto tra Cadorna e Foch. L'italiano accusava il fra ncese d 'aver chiesto la sua destitu zione.9, il secondo lo negava ma affe rmava al generale Marictti che il comandante italiano g li aveva detto di non avere più Armate e che, preso da tale spirito pessimistico, non era più in grado di coma ndare IO_ Tn realtà il Foch aveva indicato al proprio Governo, ma non a quello italiano, che il Cadorna doveva essere sostituito per i mot iv i precisati al generale Marietti. E' un fatto che le polemiche sono sempre distorcenti; vi sono perì> dei documenti de l tempo c he riescono a dare una rappresentazione dei più intimi sentimenti del 'generalissimo' italiano, sovente mascherati nei retorici proclami ufficiali . UNA LETTERA INV IATA A V.E. ORLANDO La lettera " Riservatissima personale" che il 3 novembre 19 17 il 'generalissi mo ' inviò al primo ministro Villorio Emanuele Orlando pcrmctlc di c hiarire come Cadorna vedeva la s ituazione "con asso luta obietti vità" 11 . All'in izio del messaggio il Cadorna afferma c he ci s i trovava "di fronte ad una in sanabile cris i morale , cris i di stanchezza su c ui si innestava la subdola propaganda di questa spec ie di sciopero mil itare di fronte al nem ico". inoltre le truppe erano dominate da " uno spirito imbelle e un 'atmosfera di panico". TI generale Cadorna proseg ue a lungo sviluppando i temi sopra riportati e poi precisa la sua volontà di ritirarsi al Piave ove aveva in tenzione di "giocare l' ultima carta attendendovi la batlaglia decisiva'' v ista "come l' ultimo tentativo d i salvare l'onore de lle armi''. Ma questo sarebbe stato possibile, secondo il generale in capo, "solo se mi riuscirà di condurre la 3" e 4" Armala in buon ordine al Piave" . Che avesse poca speranza cli vedere realizzata tale premessa, è dimostrato da quanto sopra riportato e da questi suo i ulteriori signiricalivi giundizi: " Devo soggiungere c he una così c riti ca situ azione quale quella prospettata potre bbe d a un mom ento a ll ' altro di ventare critic issima ed assume re carattere di eccezion ale g ravità .. . Il concorde g iudi zio dei comandanti dà buoni affidamenti, ma 11011 è lecito illuders i c he quanto avvenuto 110 11 abbia

9

A. Lumbroso, Cinque Capi nella tormenta. Agnelli , 1932, p. I07.

10 11

Ibidem, p.114. V.E. Orlando, Memorie , Rizzoli, 1960. pp.50 1-503.


Oltre il mito - Caporelto 1917

529

una profonda ripe rcu ss ione su tutti i combattenti e c he la propaganda sovversiva sia rimasta così localizzala da deprimere od affie volire completamente lo spirito combattivo di una fronte, lasciand o lo pe rfe ttamente integro e sano nell ' altra". Date tali premesse non stupisce che la lettera lem1ini con questa frase: " Ho voluto esporre la situazione nella sua dolorosa realtà sembrandomi meritevole di essere considerata ALL' INFUORI DELLA RAGIONE MILITARE, pe r quei provve<limenti di Governo che esorbitano dalla mia competenza e dai miei doveri". Frase s ibillina , resa ancor più equivoca dai giu<lizi in precedenza espressi in opposizione al "concorde giudizio dei comandanti". Oi essa ciascuno poteva dare la sua interpretazione lasciando al Cadorn a la possibilità di negarla: comportamento ambiguo e poco adatto alla gravità <lei momento in cui ciascuno avrchhc dovuto prendersi apertamente le responsabilità di quanto proponeva . TI colonnello Angelo Galli , devoto estimatore <lei generale , così commenta la posizione <lei suo capo: "Che Cadorna veda la questione in modo troppo di sperato è indiscutibile . Quest'uomo, ieri al sommo della fortuna, oggi a terra, nonostante tutta la sua forza d 'animo non può non risenti.re il contraccolpo della cad uta" 12. Tesi umanamente comprcnsihilc, ma se giustificazioni così personalistiche rossero state valide per il capo, cosa avrebbero dovuto fare i dipe nde nti e sopratutto i soldati? E' ovvio che l'Esercito non avre bbe avuto tempo e modo per ripren<lcrs i dalla sconfitta. LA DESTITUZIONE Nei verbali del consiglio dei ministri dei g iorni 3 e 4 novembre 1917 troviamo le prime tracce del convincimento che il comandante in capo dovesse essere sostituito. Tale proposito non teneva minimame nte conto delle sue eventuali responsabil ità militari ma si riferiva unicame nte al fatto "che le condizioni morali del comando supremo sono tali da impensierire e bisogna provvc<lerc con urgenza" 13 Fu l'in izio di una rabbiosa polemica; anch 'essa ha intorbidato la storiografia caporettiana. Il progclto di destituzione si concretizzò dunrnte la Conferenza di Rapallo cui pa11eciparono Foch, Painlevè, Weygand , Rarrere, Lloy<l Gcorgc, Wilson , Robertson , Smuts, Orlando, Alricri (ministro della guerra) , Pon'O (vice del Cadorna). TI 'generalissimo' , rimasto al suo comando, in viò il 5 e<l il 6 novembre due

12

11

/\.(,atti, Ca1xiretto, li Mulino , 1964. p.307. V.E . Orlando, Memorie, Rizzoli, 1960, p .504 .


530

Fernando Riva ra

allarm anti telegrammi al general e Porro pcrchè li rircrissc agli alleati. Cadoma , nella parte principale del primo , evidenz ia una fosca situazione e g iunge ad affermare: " Qualora numero divisioni a lleate non venga considerevolmente aumentato et non sia data completa libe rtà impiegarle ove occorrono nella prima linea non est possibile garantire mantenimento linea Piave-Altipiani lo sfondame nto della quale porterebbe come conseguenza NOSTRO COMPLETO SFACELO . Cadorna" 14 • Questa dichiarazione de l Cadoma mostra quale fosse iJ suo reale pe nsiero sulle possibilità di resiste nza: d 'altro canto l'annunciato "completo sfacelo" dell 'Esercilo italiano era tale da consolidare l' inte ndime nto alleato di non impegnare sul fronte di combattime nto le loro truppe che oltretutto erano state ind icate insuffic ienti a modificare la situazione. E' inoltre da tener presente c he nel primo telegramma del Cadorna era indicato che le divisioni tedesche attaccanti erano 35 (in aggiunta a quelle austriache) mentre in quello seguente tale cifra fu ridotta a 21. Per gli alleali ru facile dimostrare che entrambe le c ifre e rano grandemente esagerate: il loro mutare, da un giorno all 'altro, radicò in tutti la convi nzione fosse improrogabile provvedere al cambio di un comando Supremo che si mostrava incerto nel recepire la realtà e q uindi ne ll 'adeg uare ad essa la propri a azione. Come indica ne l suo Diario il colonnello Gatti che era a Rapallo ove si svolgeva la Conferenza, alle ore 13 del 6 novembre -recatosi a pranzo con i delegali italiani- egli apprese che era stata decisa la sostituz ione dd Cauorna. Alle ore 19 del giorno segue nte il generale Porro riferì al Cadorna di tale provvedimento; lo fece non appena rientrato al comando Supremo. Il colonnello Gatti , che viaggiò assieme a lui e fu presente all'incontro, esprime il dubbio che il generale Cadorna già conoscesse la notizia a mezzo di Pie ro Pi.re lli che era a Rapallo in accompagnamento degli inglesi 15. Assieme alla notizia della destituzione dal comando, Porro comunicò al Cadorna la proposta d 'assumere la carica di rappresentante militare italiano nel costitue ndo consiglio Interalleato c he sarebbe stato composto da tre primi mini stri (Franc ia, Inghilterra, Italia), da tre ministri e da tTe generali . Tl Cadorna fece questo commeDto: "Non accetterò ma i. Chi ha avuto un ufficio come il mio non può limitarsi a fare il consulente. E il consul ente di c hi ? Di gente che disprezzo ... In mc si colpisce la forza del l' Italia" 16 . Pochi giorni dopo partì per Versailles, avendo accettato l'incarico.

14

Doc. lJff., Tomo J 0 bis, pp.500-50 I. A. Galli , Caporctto, li Mulino, I 964, p.330. 16 Ibidem. p.332. 15


Oli re il mito - Capurello I 9 / 7

53 1

CAPITOLO XIV IL VELOCE RECUPERO E LA VITTORIA In tre soli mesi fu ricostituito il grosso dei reparti c he s'erano scompaginati : ciò avvenne pur ma ncando l' Eserc ito di mezzi adeguati per tale delicata operaz10ne. La cosa sarebbe stata impossibile se la falla disciplinare fosse dovuta a princ ipi po litic i di ribe llione o di assoluta contrarietà ne ll ' accettare il pesante carico dell a gue rra. li generale Giardino, che in quel periodo ebbe l'incarico di presiedere al riordino deg li sbandati , precisa: " In qualche campo di concentramento di fante ria furono piantale paline con la indicazione delle varie brigate , libero, chi voleva, di raccogliervisi per essere identificato ne l re lativo corpo. Le paline si affollarono. 11 Comando respirù. Del resto è da questa ma-;sa che uscirono Corpi di primo ordi ne per le battaglie future e , fra essi, quel Corpo d' Armata che, in Francia, coprì di gloria sè ed il nome italiano. Controllo postumo, questo, ma ancor esso positivo" 1• Se la massa dei soldati avesse voluto uscire suhi to dalla guerra mediante uno "sciopero mjlitare" , non avrebbe receduto dal proposito qu ando era ad un passo dalla meta e nessuno aveva la forza di costringerla a fare ciò c he non voleva. l soldati sbandati non si sarebbe ro volo ntariame nte affollati attorno alle paline di riconoscimento se in precedenza avessero assimilato, sino a farsi volontari generatori della sconl"itta, certa propagande pacifista. Umorale mediamente basso de i soldati italiani , come basso era quello degli altri eserciti belligeranti dopo così lunga ecatombe, ehhe molte cause e ad esse si aggiunse, dopo lo sfondamento di Caporetto, l' inevitabile confusione derivante dalle lunghe ritirate. In opposizione alla genericità delle accuse di essere la causa della scon fitta lanciale contro gran parte delle truppe combattenti, si evidenziano, prec isi e be n indi viduati , i fondamenta! i e rrori strategic i: furono essi alla base degli avvenimenti . Non si poteva pretendere, ventinove mesi do po l' ini zio di una guerra tanto sang uinosa, che un sublime eroismo dei soldati potesse da solo co mpensare gli e rrori dei capi. Esaminiamo i fatti con la necessaria obietti vità . L' attacco austrolcdesco ru sferrato , con intensità molto variabile, contro sole 13 divisioni , quelle dei Corpi d ' Armata Cavaciocchi , Bongiovanni, Badogli o e Caviglia. Dietro queste truppe non v 'erano riser ve strategic he atte a tamponare la locale prepo nderanza del nemico che avanzando provocò la ritirata di tutto l' Esercito; delle 67 di visioni di cui esso era composto solo 33 rimasero in buono stato a ll a fine di essa.

1 G.

Giardino , Rievocazioni , Momladori , 1935 , Voi.I , p.140.


532

Fernando Rivara

C iò sig nifica che un a ttacco vittorioso contro 13 divisioni , durante la ritirnta provocò la dissoluzione di altre 2 1. Nella marcia a ritroso verso il Piave non vi furono combattimenti generali d ' importanza ta le d a giustificare la distruzione di altre 2 1 divi sioni . Fu in questa fase che avvennero e pisodi macroscopici alime ntanti la leggenda de llo "sciopero militare". l contr'ordini si succedevano ag li ordini , i ponti sui fiu mi veni va no fatti saltare prima che masse di soldati e di mezzi fossero g iunti sull a riva opposta, lasc iando li in halia del nemico. I reparti di una divisione s'intrecciavano inestricabilmente, nelle strade, con le altre e con g li uomini anziani dei servizi c he norma lme nte erano nelle retrovie ; tu tto ciò faceva perdere con tatto con i ri spettivi comandi ed ogni coesione organica. Ventu no divi sioni furono disgregale principalme nte da questo caos. 11 bilancio complessivo rimaneva gravissimo. Per ammini strarlo correttamente occorre vano comandanti non solo otti mi dal punto di vista tecnico, ma profondamente convinti di poter fare affidamento sulle truppe che rimanevano . 11 nuovo comando Supremo , in cui e mergeva il binomio Oiaz e Badoglio, ebbe g li oneri pesantissimi di ri portare ordine nel caos e di realizzare la prima difesa del Piave. I ,a fiducia fu tale che nessuno di sperò di poter bloccare il nemico anche ne l disgraziato caso in c ui questo fosse riuscito a superare il fiume e tale fi ducia fu mantenuta anche conoscendo c he sarebbe mancato l'aiuto delle divi sioni alleate giunte in Italia, esse avevano rinnovato il loro rifiuto ad entrare in linea. Ma il netto blocco del nemico sulle lince montane e di pianura , frutto delle capacità dei soldati e dei comandanti che li seppero dirigere , si compì per merito dei soli italiani. E' interessante leggere il Oiario del generale Otto von Bclow: egli annota che " tutti i tentativ i c he vengono condotti per passare il Piave, non raggiungono lo scopo in quanto il fuoco de ll'artiglieri a ita liana è troppo fo11e" 2 • Evidentemente gli ord ini di risparmio delle munizioni (che pure non mancavano nei depositi arretrati se tante ne rimasero dopo la rotta). gli sbagli ne llo schieramento dei pezzi e delle fanterie, tutto fu supe rato con prontezza nonostante le forti perdite subite. li generale Borocvic, comandante di un Gruppo di Armate austroungarico, intervistato dal giornale ungherese " Pesti Hi rlap" suhito dopo Capore tto, aveva formu lato uno stimolante g iudizio sull a situazione dell'Esercito italiano e sull e sue possibi IiLà di pronto rec upero: esso ci è stato ricordato da Mario Ilernardi. Il B oroevich così si espresse: " Questo lrecupero] dipende principalme nte dal comando. Tale il pastore tale il gregge. La storia conosce nume rosi casi di esercitj battuti che si sono presto ripresi. Ma per otte nere questo occorrono in prima linea grand i capitani" 3 .

2

Below. Diario, in F Fadin i, Caporellu da lla parte del vinci to re. Vallccehi . 1974, p.398.

:i M. 11ernardi , Di qua e di la dal Piave, Mursia. 1989, p.74.


Oltre il mito - Caporet /o 1917

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Queste paro le costitui scono l'epi grafe della va sta sconrilla subita dall ' Italia e del segue nte suo totale ri sveglio: ne l pronunciarle il Bo roevich non sos pe ttava di profetare anche la fin e del propr io g regge di c ui era giustame nte fi e ro. LA RIVINCITA Ne l giugno 19 18 l'avve rsario , accuratamente org ani zzatosi , tentò nuovamente la prova che g li era fallita se i m esi prima: attaccò con grande impeto le difese de l Grappa e del Piave . Ec co com e ri assunse l'evento il generale S ic iliani , c he era a capo dc lr Ufficio informazioni , stampa e propaganda del comando Supremo: " Le g iornate verame nte memorabili e sto ri c he v issute da l comando Supre mo fu ro no que ll e de lla battag lia d el Piave . Il coma ndo italia no aveva pre v isto e te nuto presente gli in segnamenti che Ire a nni di g ue rra ave vano de tta to all a difesa: tiro di controprcparaz io ne, linee s uccss ive di difesa, ampia di sponibilità di riserve. Ma non s i può parlare de ll a battag lia senza acce nnare a ll e parli c he vi e bbe ro , mi rabilme nte assoc ia t i ne ll 'i ntesa e ne ll ' az ion e , colui che pe r diritto e dove re gerarc hico fu il s up remo dire ttore e mode ratore e co lui che g li fu a fian co , collaborato re appass io nato e geniale. Parlo dei gene rali Di az e Uadoglio, rispetti vamente capo e sottocapo ... Provenie nte dall 'arti glieria e studioso appassiona to dei problemi dell'arma, il generale Badoglio, prima con vertendo gli aiti glieri a ll a nuova teoria e po i impone ndosi con quella precisione inflessibile che gli è cons ueta, obbligò a studi are e d applicare la conlropreparaz ione ..." 4 . Il gene rale Sic iliani s i riferiva alle c onferenze te nute d a l Badog lio ai comandanti d ' aiti g lieria ed ai capi di S.M. de lle Armale: le princ ipali furono quelle del 17 aprile e dc ll '8 maggio 1918 5 . L'opera di preparazione non fu limitata all ' arti g li eria ma bas ata su esatte valutazio ni strategiche e su provvedimenti lattic i che po rtarono le Armate ad affrontare la prova con idee chi are e ri sponde nti alla situazio ne . La battag lia del giug no I 918 , duriss ima, fu v inta dal riorganizzato eserc ito italiano c he comhallè e manovrò brillantemente da l 15 al 24 di 4ucl mese. Tale scontro c os tituì l'evento più determinante di tutto il confli tto s ulla fronte ita liana pcrc hè r iuscì ad influenzare anche il pensiero dc ll ' a llo comando germanico. L a stessa conclu siva azione di Vittorio Ve nclo fu un degno corollario della s tupenda v illoria difens iva ottenuta nella seconda battagli a del Piave. Queste affermazioni sono confortate da quanto ha scritto il generale Erich Ludendorff, che ru influente me mbro del comando S upremo tedesco , nell a lette ra indiri zzala al Conte Lerchenfcld il 7 novembre 19 19.

4

M emorie di D . Sicili ani , I ,a Nazione, Firenze, 15 giugno 1988.

5

Doc. Utf.. Vo lume V. Tomo 1°, p. 372.


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Fernando Rivara

" Intuivamo che colà avveniva qualche cosa di decisivo, forse la decis ione per l'ulteriore corso della guerra ... La decisione che fino allora era da allcndersi sul fronte della Francia , improvvisame nte si spostava, assu mendo proporzioni assai vaste per le sue ripercussioni, sulla fronte italiana, che sino a quel momento non poteva essere considerata che un teatro secondario delle operazioni ... Per la prima volta averruno la sensazione della nostra sconfitta. Ci sentimmo perduti.Vedemmo allontanarsi fra le brume del Piave que lla vittoria che eravamo già certi di cogliere sul fronte della Francia"<,. li Feldmaresciall o Hinde mburg scrisse, nelle sue Memorie, che dopo la battaglia del g iugno 1918 l' impero austroungarico aveva cessato d'essere un pericolo per l' Italia. Esso non costitui va più una minaccia 'offensiva' pcrchè la sconfitta sul Piave in iziò ad a lle ntare i legami tra le nazionalità che lo componevano, ma a quell'impero rimaneva un Esercito di grande valore cd esperienza, ancora alto a resi stere con vigore, protetto dalla cortina del fiume Piave che era valicabile solo dopo aver costruito ingenti quantità di materiale da ponte e dopo aver preparato al loro maneggio sufficienti reparti di genieri. A fine scucmbre 1918 si conoscevano due cose: in Germania si sviluppavano forti correnti politiche che volevano la pace, nell ' impero autroungarico v' erano gravi tensioni tra le nazionalità che lo.componevano. Di 4ucsti contrasti non v'era ancora segno importante nei rcpa1ti che uperava110 sul fronte italiano ma era evidente c h'essi sarchhero stati raggiunti dai turbamenti che si sviluppavano all' interno dell'impero. In Italia la situazione era migliore ma tutt'altro che pcrfdta: negli ultim i dicci mesi s'erano cumulate le _gravi co nseguenze de lla sconfitta che aveva provocato la rovinosa retrocessione al Piave cui si sommavano gli effetti della recente battaglia difen siva del g iugno, villoriosa ma estenuante. ln tale situazione si comprende come il governo itaJiano pencolasse tra due opposte esigenze: quella di dare un colpo definitivo al pencolante impero austoungarico ed il timore che la popola.lione non sopportasse il nuovo sforzo , specie se si fosse dimostrato non risolutivo. Nel comando Supremo italiano dominava invece una diversa preoccupazione: per lunga espericm,a si sapeva che proprio nel mese di ottohrc si sviluppavano grandi piene sul Piave e la loro consistenza era tale che avrebbe impedito il mante nimento de i numerosi ponti su harche ch 'era necessario gettare per oltrepassare il fiume con le Armate incalzanti il nemico. Questa situazione fu alla hase dei rapporti tra il governo e d il comando Supremo italiani: vale la pe na conoscerl i. li presidende del consig li o V.E. Orlando oscillò tra il desiderio di un 'azione immediata e l'esigenza d'attuarla solo se fruttifera: di rinvio in rinv io, causato dalle piene del Piave che si sussegui vano , si era giunti verso la fine del mese di otlohre senza che la prevista offensiva italiana avesse avuto inizio.

6

J\.

Scala, Storia delle fanterie italiane, U.S.S.M .E., 1953, Voi. V, p.321.


Oltre il mito - Capore/lo /9/ 7

535

Nel suo te legramma N°2542 U inviato al comando Supremo il 14 ottobre (ore 13,30) V.E. Orlando espone tre tesi trn loro contrapposte senza sceglierne alcuna. La prima era c he una nuova offensiva sarebbe stata politicamente indesiderabile perchè avrebhe sottoposto gli italiani a sacfrifici inutili in quanto si sarebbe raggiunto " un effetto che a poca distanza di tempo si sarebbe ottenuto spontaneamente" 7 . Poi l'Orlando continua indicando che se le condizioni d'armistizio che erano in preparazione non fossero state accettate dagli austriaci , allora sarebhe stato opportuno che l'offensiva fosse stata falla. Infine il presidente del Consiglio termina il suo contorto ragionare affermando che propendeva a fare delle operazioni militari che "appari scano come il naturale svolgimento di azioni normali più c he come un'offensiva in grande stile" . Tale lettera fu passata a Badoglio che, ollrc a rilevare l'irrisolta contraddi7.ione tra il desiderio di "non attaccare" e quello di " attaccare", pone per scritto un appunto alla frase in cui V.E. Orlando suggeri sce di far apparire l'attacco (già deciso dal comando Supremo) come un semplice "proseguimento di azioni normali" . Così lladoglio postilla il messaggio dell'Orlando: "ln conclusione l'Orlando vorrebbe fare un 'offe nsiva che possa essere qualificata come un vasto colpo di mano se non rie sce; ma !"entità delle forze riunite e de i mezzi posti in opera NON INGANNEREBBE NESSUNO" 8 • JI 18 ottobre V.E. Orlando esce dalle sue titubanze perchè aveva appreso che in Germania stava prevalendo la tendenza politica a deporre le armi mentre nell'Austria-Ungheria s'attuava quella che portava alla sua scissione in varie nazioni pur tra loro colle gate. li presidente del Consiglio, con il suo telegramma N ° 2581 delle ore J I , 15 indica le notizie sopra riportate per poi conclude re: " In tale situazione, che umanamente non potrebbe concepirsi più favorevole, la nostra inazione militare rappresenta un vero disastro. So bene le condizioni di fatto che si oppongono ad una nostra offensiva; ma sono questi dei momenti in cui bisogna avere audacia e giocare il tutto per tutto" 9 . E' comprensibile come la mente di un politico possa passare in quattro giorni da un 'estrema irresolutte:,,.za ad un teorico attivismo a Lutti i costi. Quello che appare ingi ustilicato è il nascondere che la sua affermazione di essere a conoscenza de lle " condizioni di fatto che si oppongono ad una nostra offensiva" si riferiva a lle piene del Piave che da settimane impedivano il suo passaggio. Contro un s iffatto fenomeno naturale nessuna 'audacia' poteva avere il sopravvento. Il comando Supremo -pur comprendendole- non si lasciò influenzare dalle mutevoli esigenze della politica ed il 24 ottohrc alle ore 7, 15 ordinò alla 4" Armata di scattare ali' attacco sul Grappa con il concorso, alle al i, della 6" e della

7

Doc. Uff., Volume V, Tomo 2°bis, p.700.

8

Ibidem , p.70 I.

9

Ibidem, p.7 11.


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Ferruuulo Rivara

12" Armala. Sul Piave, invece, perdurano ancora le grosse piene che peraltro i metereologhi prevedono essere in fase dc<.:rcscente; in conseguenza solo alla sera de l 26 ottobre il comando Supremo riuscì a far gettare ponti sul medio Pia ve. Nonostante una paite di essi fosse distrutta dall'impelo del fiume , l' audacia fu premiata ed il mattino segue nte iniziò il passagg io de l fiume ; esso costi tui va la preventivata premessa alla dissoluzione dell'Esercito nemico Ciò avvenne nella hanag lia riduttivamcntc chiamata di Vittorio Ve neto; tale manovra fu resa possibile dall'azione sul Grappa la quale, con la sua irruen za, ebbe più del 60% delle perdite italiane. L'attacco dal Grappa era stato abilme nte anticipato cd accresciuto dal comando Supre mo , come variante del piano in precedenza preparalo. Tale decisione fu presa perchè le acque de l Piave continuavano a mante nersi tumultuose ed imponevano di procrastinare il suo passaggio e, quando esso avve nne, lo rese più lento del previsto: l'alla<.:<.:o nella zona montuosa de l Grappa aveva per scopo principale non que llo di sfondare le linee ne miche ma di attrarre il maggior numero di riserve aulroungariche lontano dal Piave. Se in Ttalia si fosse agito sen za te ner conto dell'i ngovernabile situazione idrologica del Piave, l'irrazionale precipitazione avre bbe fallo raggiungere l'esito desiderato dagli anglo-francesi: non c ffcuuare un ' azione conclusiva ma d i semplice appoggio ag li sforzi contro l'esercito tedesco da loro fatti con comhattime nti pesanti ma iconclusivi. ln lai modo si sarebbe ollcnulo il completo svilimento internazionale dell'Hai ia: qualora la guerra si fosse conclusa seni.a un suo totale suc<.:csso ancor peggio si sarehbero tJOvati i capi politici italiani che lrallarono gli assetti della pa<.:c. Essi , nonostante la completa vittori a sul campo di battaglia, non furono in grado cli contrastare gli egoismi -paludati da grandi ideali- manifestati dai rappresentanti delle nazioni alleate: quando i deludenti risultati delle decisioni politiche divennero palesi provocarono delusione e gravi turhamenti nella vita politica italiana. Il total e successo italiano aveva preceduto l' accordo am1istiziale degli alleati in liran<.:ia. L' ambasciatore L. A ldovrandi Marescotti partecipò, al seguito de i ministri Orlando e Sonnino, alle riunioni <.:on gli all eati. Dal suo Diario appare che il 2 novembre 1918 Lloyd George, capo de l governo inglese, era ancor tanto titubante sull ' immediato esito de l conllitto da dove r ammettere una situazio ne che la propaganda alleata avrebbe in seguilo sempre occultata: "Se l'Austria accetta le nostre condizioni o i successi italiani italiani continueranno, potremo porre condizioni ancor più gravi [ai tedeschi j ... non possiamo decide re che cosa chiedere alla Ge rmania prima di sapere ciò. Dobhiamo decidere se vogliamo concludere la pace subito, o continuare la gue rra per un altro anno . SE L' AUSTRIA CEDE SAPREMO QUELLO CHE DORBIAMO FARE. Forse lo sapremo posdomani'' 10 .

10

I,. Aklovrandi , Guerra diplomatica , Mondadori , 1938, p.206.


Oltre il mito - Caporetlo 1917

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Il g iorno dopo gli alleati ebbero conferma che l' Austria chiedeva la pace e ne trassero le conseguenze annunciate. I timori dei franco inglesi , ch'erano aiutati dagli ame ricani giunti con grandi forze, deri vavano dal fatto c he le loro Armate si stavano esaurendo in una vittoriosa ma non decisiva offensiva contro la linea tedesca ' Hindenburg' . Ovvio che in tale situazione, gravissima per la Ge m1ania ma dura pe r i franco ing lesi, questi ultimi sollecitassero una immediata azione secondaria italiana in non conclusive direzioni montane; essa avrebbe dovuto alleggerire il loro sforzo, rite nuto principale. Tali richieste derivavano dalla convinzione, allora imperante nei comandi francese, inglese eù americano , che la guerra si sarebbe protratta anc he nel seguente a nno 1919. li nostro comando Supremo, sollevando il risentimento politico francese che fu così fo rte da inlluenzare alcuni ambienti italiani , ben prima dell 'ottobre 19 I 8 si era opposto decisamente alle pressioni alleale d 'effettuare immediati attacchi nei settori montani : essi sarebbero stati senza costrutto per l 'Italia ma avrchhero indebolito il suo Esercito, ancora provato dalla ritirata di Caporetto e d alla recentissima ed essenziale seconda battaglia sul Piave e sul Grappa. Nell'ottobre 1918 la sinrnzione politica austro-tedesca si fece più grave eù indusse i loro due governi a fare i primi aperti sondagg i pe r un a pace che ritenevano potesse essere di compromesso. L'Esercito italiano, non avendo sterilmente depauperato le sue unità, potè utilizzarle nella pianura veneta e fu l ' unico ad avere la forza d ' ottenere la dissoluzio ne d ' uno dei due massimi Eserc iti della composita coalizione avversaria; infatti l'Esercito tedesco in Francia fu fatto an-etrare ma non fu distrutto. Per c hfarire quale fu, sino all'ultimo, la reale posizione degli ambienti militari e politici anglo-francesi, è bene ricordare che a Versailles, il 2 e 3 novembre 1918, vi furono alcune riunioni del consiglio Supremo di gue rra interalleato: esso dispose ufficialmente che ne lla zona Irmsbruch-Salisburgo-Linz si riunisse al più presto un Gruppo di Amiate pe r attaccare la Germania da quel lato. Detto Gruppo sarebbe stato comandato da un italiano. li 5 novembre il generale Diaz trasmise a Foch , con scritto N° 15785 G.M ., il piano di guerra per il suddetto Gruppo di Armate: esso era stato compilato da Badoglio che ne sarebbe dive nuto il comandante 11 . E' interessante notare che le Armate previste erano quattro (6°, I O", 8", 12") composte da 27 divisioni italiane, 3 inglesi e 2 francesi. I ,' 11 novembre J918 anche la Germania, trascinata da quanto aveva compiuto l' Austria-Ungheria il precedente giorno 4 , firmava l'armistizio accettando tutte le imposizioni anglo-francesi. In conseguenza era ristabilita la pace in Europa e questa positiva situazione rese inutile formare il previsto Gruppo di Armate operante all'ovest dell'Austria.

11

Doc. Uff. , Volume V, Tomo 2°his, pp.1210- 1217 .


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Fernando Rivara

Nel dicembre 1918, ricorda l' inglese Le n Deighton , reparti germanici sfilarono in ordine petfetto sotto la porta di Brandenburgo, accolti dal socialde mocratico Cancelliere Ebcrt con le parole: "Saluto in voi coloro che tornarono INVITII dal campo di battaglia" 12 • Con il te mpo s'innescò la volontà tedesca di rivincita, be n sfnittata da Hitler.

CAUSE DELLO SCONCERTO SUI FATII DI CAPORETIO Nel dopoguerra i poteri costituiti trascurarono di far effe ttuare una seria indagine sulla battaglia: in conseguenza la disfatta divenne fonte d'interpre tazioni contrastanti a seconda de l le angolazioni politiche o personali da cui fu esaminata. Le inconciliabili di spute sulle responsabilità della sconfitta fecero sospettare ch 'essa deri vasse da un 'essenziale inettitudine diffusa a tutti i livelli. ln seguito, sotto il manto di retoric he celebrazioni della 'Vittoria', covarono a lungo i tizzoni d' uno sccllicismo superficiale che negava ad essa valore, quasi fosse attribuibile ad un caso fo11unato e non all'e nergia ed alla costanza di tutto un popolo. Le braci si riaccesero dopo il secondo conniuo mondiale: l' llalia v'era entrata quando esso fu presupposto brevissimo dai politici c he dichiaravano immine nti le trattative di pace. La g uerra, caduta l'alleanza militare d i fatto esistente dal 1939 tra Russia e Germania che stahiliva un saldo dominio europeo a nti-inglese, fu invece lung.i e dura; diede tempo agli Stati Uniti d' intcrvcnin.: cd cvidcnzi(\ tranne episodi sporadici, uno stato d'avvilente inferiorità materiale ed operativa italiana non solo relativamcntc ag li avvcrsari ma anche al preparatissimo alleato germanico. La realtà della battag lia di Caporetto fu invece di versa: dal punto di vista militare essa fu una grossa sconfitta causata non da una complessiva inferiori tà d 'armarncnto del nostro Esercito ma da ingiustificati concetti strategici e dalla consequ enziale inadeguata pre parazione difensiva. Che l'Ese rcito ed il Paese fossero va lidi lo dimostrarono non solo la tenace resistenza iniziale sui m(mli cd al Piave ma anchc le vittoriose opcrazioni del giugno e dell'ottobre seguenti: esse concl usero la guerra con l'armistiz io firmalo il 3 novcmhrc 1918 da Badoglio a Vi lla Giusti.

12

Lcn Dcighlon, La guerra lampo, Longancsi , 198 1, p.33.


Oltre il m ito - Caporetlo 1917

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L'ossario di Caporello: raccof(lie i resti di 7002 italiani dei /0.000 caduti nella banaglia: (dalla Domenica del Corriere del J l-/0-/967).

Le truppe austro-ungariche dietro l'urgine del Piave, presso San Don<Ì . (da una pubblirnzimtP TrPvPs ed . del 1937) .


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Fernando Rivara

'/'ruppe italiane in trincea sul basso Piave . (da una fJuhhlira zùme Trt1ves del /932).

Cadoma e Badoilio presso la sede del drappello automobilistico del XXVII Corpo (22 ottohre /917. antivigilia della hattaglia).


Oltre il mito - Caporetto 1917

541

C'adorna e BadoRliO in un camminamen/U del se/lore nord del XXV/1 Corpo ( 22 ollohre /917, anlivigilia della battaRlia).

li ponte di ldersko trovalo intalto dai i 3 battaRlioni nemici che risalirono le relrovie del IV Corpo. Le falde del Kolovral incombono per diversi chilomelri sulla opposta e.filiforme riva destra del.fìum.e (la grande guerru 1914-/9/8, Sadea/Sansoni EdiJori , Firenze 1968)


542

Fernando Rivara

Quota 174 detl'lsonza od Osteria. Sulla si11is1ra si nota la scoscesa pendici: del Colovrat, sulla destra il jiume Isonzo. La localilà, dw per due anni era sia/a geslila dal IV Corpo Cavaciocchi. era una porta aperta sul lato dell'l.wmw, verso /'a,npia pianura sinistra che Ji1 1•e/ocemen/e percorsa dal grosso delle forze avversarie che raggit111sem Capurello.

Il generale Cadorna davarui al Duomo di Gemona (Udine), sono con lui la moglie Giovanna flalbi e la.fiilia Carla. Sulla destra, il capitano Carni/lo Casati.


Oltre il mi/o - Caporello /917

Il fante co11tadi110: sopportò il peso più duro della lolla.

543


544

Fernando Rivara

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Oltre il m ilo - Caporetto 1917

545

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Con l'ordine sopra indicato la 2" Armata precisù che la responsabilità del VII Corpo Bo11giova11ni s'estendeva sino alla destra dell 'Jsonzo.


Fernando Rivara

546

24 OTTOBR F.

1917

S.M E. UFFICIO STORICO ... LA Grande Guerra, Voi.IV -· Tomo 3°. Carta N° 17 l [h un:1 c:uu ·· per (;t. partr: inl1:tn:t ·· dei Com311Jo Supremo ) ScW 1100000 ,1""'. U.l\'I) .

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Nella piana di Volzana erano schierati, con/ro la 19" divisione italiana: 1) l'Alpenkorps led.; 2) fa 117" div. led.; 3) la 200" div. ted.; 4) la 26° div. led.; 5) fa I " div. austroungarica; 6) la 5° div. ted.


L'allività operativa della Brigata " Muiella " 11el periodo RÌltgno-sel/emhre 1944

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Flavio Carbone

L' ATIIVITÀ OPERATIVA DELLA RRIGATA "MA1ELLA" NEL PERIODO GIUGNO-SETIEMRRE 1944.

Premessa. La Brigata " Maiclla" è stata oggetto di numerose attenzioni e studi a parlirc dall'immediato secondo dopoguerra e s ino a te mpi più recenti. L'attenzione dedicata a questa forma7.ion e pa11igiana, inquadrata, vestita ed addeslrala mililarmente da ing lesi, italiani e polacchi e con l'appoggio e d il comando di ufficiali ingles i e success ivamente polacchi è, evide nte mente , legata a nume rose considerazioni relative a lle zone di reclutamento (quasi esclusivamente abruzzese , sal vo un plotone formato da marc hig iani) , alla particolare caratteristica di essere un re parto combattente in uniforme inserito all ' interno prima del V Corpo d ' Armata inglese e poi de l II Corpo polacco e impiegato sulla linea del fronte ita li ano piuttosto che "semplice'' formazione partigiana come ve ne furo no a partire dal 1943 sino alla libcra;,.ione d 'Italia. L' importanza ed il valore della testimonianza lasc iata dal tenente colonnel lo Lew icki , uno dei comandanti della " Rrigata M a ie ll a" 1, è parti colarme nte s ig nificati va per vari ordini di m ot ivi . Innanzitutto , la re lazione redaila dal colonne llo Wilhe lm Lewicki , in qu a lità di comandante dell ' unità co mbattente dal 18 g iugno (dal suo in serime nto nell 'ordine di battaglia del 2° Corpo polacco) a l 5 sette mbre 1944 ovvero s ino alla Liberaz ione d i Pesaro 2 costitui sce una pro va ev idente, sia pur per un periodo di alcuni mesi , dell ' impegno e de lla capac ità operativa di tale particolarissimo reparto di volontari c he combatté contro il ne mico tedesco differenziandosi in modo nello dai rimanenti compatrioti che avevano scelto di partecipare alla lihcra7.ione de ll ' Italia, s ia in qualità di partig iani , s ia in qualilà di militari alle anni (attraverso la partecipazione diretta a lle opcra7.ioni militari con il sostegno allo sforzo log istico deg li A lleati). li documento fornisce un giudizio imparziale s ulle attività condotte in quei pochi mesi contro i soldati tedeschi ben de termina ti a non cedere il terreno scn7.a

1 li termine è usato in questa sede per indi viduare i volontari a prescindere dallo stato di costituzione della formazione combattente. Essa vie ne descritta anche come " Banda Troilo", " Banda Majella", "Banda Maiella", " Randa della Maiclla", "Corpo volontari della Maiella" , " Banda patrioti della Maiella", "Gruppo Bande Maiella". L1 scelta della denominazione usata è legata alla carnUcrizzazione militare del sostantivo utilizzato. 2 Per il mese di dicembre 1944, cfr. Ettore Troilo, / partigiani della Maiella , in " Il Movimento di Liberazione in Italia - Rassegna bimestrale di studi e documenti", nn . 38-39, settembre-novembre 1955 - fase. 5-(1, pp. 71-89. Oltre aJI 'articolo in sé il contributo di Troilo è composto dall'annesso Diario Storico - I parte - (XV Pasciculo - J Dicembre 1944 - 15 Dicembre 1944) e Il parie - (XVT Fascicolo - 16 Dicembre 1944 - 24 Dice mbre 1944).


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Flavio Carho11e

causare perdite agli avversari . Attraverso ta le comportamento , si può affermare che il contributo del la Maiclla acquistò un ulteriore valore di riscatto agli occhi di inglesi e po lacc hi , attraverso le attività concrete del comballi mento e del confronto con i germani ci c he costituiscono, insieme ad alt re prove di va lore, di capacità e di competenza dei militari e dei civi li italiani, la partecipazione altiva al muta mento deJle co ndizioni del Paese. Va riconosciuto che, già precedentemente per altre unità italiane, i vertici del n Corpo Polacco avevano professato s incere attestazioni di stima per l'opera dei soldati italiani tanto che il generale Sulik, comandante dell a 5" d ivisione polacca, si ri volgeva al generale Uti li, comandante del Raggruppamento motorinato, convinto che la collaborazione tra le unità dei due Paes i avrebbe rappresentalo un ulteriore fatto re di amicizia tra i mcdcsirn i3 . La relazione Lewick i, pe r quanto è a conoscenza dell 'autore del presen te lavoro, è l' unico documento donato da l ll Corpo polacco "all 'U fficio Storico Militare, alla B iblioteca Centrale Militare e alla redazione della " Rivista Militare""4 . In c lleLli, la trascrizione della relazione è stata red atta sul dalliloscritto conservato presso la Biblioteca Militare Ccntralc 5 e poi confrontato con la copia del medesimo documento custodita presso l'Archiv io de ll 'Ufficio S torico del1 ' Esercito6 . La pubblica zione del dalliloscritto più volte citato in numerosi lavori sulla brigala Maiclla7 e mai apparso ne lla sua integrità, raggiunge anche un altro obiettivo: il te ntativo di avviare una pi ù marcata valorizzazione di alcun i aspetti dei beni c ulturali delle Forze Arma te italiane e, più in particolare, delle biblioteche. Se numerosi studiosi si sono in teressati allo svolgime nto di ricerche scie ntific he presso gli Archivi degli Uffici Storici delle forze Armate, più limitata è la freq uentazione degli altri poli c ulturali di Esercito, Marina, Aerona utica e

3 Cfr. G iu scppt:: Conti, Il !'rimo raggruppwnento motorizzato, Stato Maggiore dell'Esercito - Ufficio Storico, Roma , 1986, p. 205. 4 2° Corpo Polacco, Relazione sulle operazioni .~volte dalla "Brigata Maiella ", Roma , 1946, p. I . 5 Più in particolare, s i veda la pre messa metodologia alla relazione Lewicki redatta da Massimo Gubbiotti. La copia è reperibile alla categoria XX, numero 4897. 6 Archivio dell 'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell ' Eserc ito (d' ora in poi AUSSME), Pondo N. 1- 11 , Di ari sto rici 11 Guerra Mondiale, raccoglitore 2240. 7 Tra g li a ltri , si ricordano, Marco Patricelli. / banditi della libertà - Ul s/raordinaria s/oria della Hrigata Maiella partigiani senza parlito e soldati senza stellette, Turino , UTET I .ihreria, 2005, Domenico Dc Napoli, Nella Guerra di /,iherazione, La Hrigata «Maiella » dall' Abruzm a/le Marche, Teramo, Libera UnivcrsitÌI Abrun.ese degli Studi «G. D'Annunzio» Pacohà d i Scien7.e Pol itiche, Istituto Storico-socio logico, 1976, Piero Crocian i , La Brigata "Maiella " in " Il Secondo Risorgimento d' Ita li a Approfondimenti", a. XII, n. 3 - 2002, pp. 9-26 e Paolino Orlandini , XV plotone patrioni brigata "Maiella" - Grnp1m !'artigiani ··sa11t'A11gelo" - Diario Storico in " Il Secondo Risorgimento d' Italia - Approfondi menti"', a. XIV, n. 7 - 2/2004, pp. 69-80.


t : auiviuì operativa dd/a Brigata "Maiel/a" nel periodo gi11g110-scflctnbrc 1944

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Carabinieri (ma anc he del Corpo de lla Guardia di Finanza) come, ad esempio , musei e biblioteche. In questi ultimi due ambiti, è possibi le fare interessanti scoperte. Infatti , sia i primi s ia le seconde possono custodire, tra cimeli e pubblicazioni a stampa , manoscrilli o dattiloscritti di valore per coloro i quali svolgono attività di ricerca storica applicando alla medesima i necessari cri teri di scie ntificità. Oa questa visione d ' insieme ha preso origine la riflessione alla base della trascrizione realizzata da Massimo Gubbiotti . Quest' ultimo, oltre alla "sempli ce" trascri zione , ha r,rovvcdulo anche a n.:digere un indice dei luoghi cd una cronologia degli eventi , originariamente non riportati nella relazione ma utili e necessari ausili per un inquadrame nto delle vicende dei patrioti abruzzesi. La relazione intestala "2 CORPO POLACCO " costituisce la s intesi ufficiale de lle operazioni svolte dalla " Brigata Maie lla", così come furono vissute da uno dei suoi comandanti , il tenente colonnello Lcwicki.

Il documento. li dattiloscritto si presenta con una cope rtina colorata intestala "TWW - 2 Corpo Polacco - Relazione sulle operazioni svolte dalla " Brigata Maiella'"' e raffigurante il Centro Italia nonc hé alcuni di stintivi (vedasi immagine allegata alla trascri zione). La rappresentazione geografica di una parte d ' Italia è integrata da alcune frecce di colore rosso che consentono di ricostruire l' impiego operativo della brigata Maie lla come riportato nell a relaz io ne. li percorso inizia da Sulmona (vic ino alla quale è riportata la data I 8-Vl-1 944) e prosegue con Popoli , Aquila , Sarna no, S . Severino, C upramontana, Montecarotto, Arcevia, liratterosa, Isola di Fano, M. Raggio, Mondolfo, Pano e Pesaro. Nella copertina sono indicate anche le città di Roma, Pescara e Ancona. Infine è riportata stilizzata, nei pressi dell ' ubi cazione della cittadina di Popoli , la Majella. Come già indicato, sono stati ri prodotti alcuni di stintivi che dal basso verso l' alto della cope1ti na rappresen tano ri spetti vamente lo sc udcllo da braccio de lla " Maiella", realizzalo in forma c ircolare di colore blu con un cerchio bianco al cui inte rno compaiono le tre cime de lla montagna, anch'esse bianche. TI distintivo successivo rappresenta le mostrine che i compone nti dell'unità hanno indossato durante la campagna, (inizialmente rettangola ri) a fo rma di guidone a due punte ovvero della medesima forma de lle mostrine del Corpo r,olacco e con i colori na1.ional i italiani (verde, bianco e rosso). Seguono un distintivo di colo re arancione che riprod uce un bisonte, emblema della 5 3 divisione "K.resowa"8 , un distinti vo di colore verde che se mbra clTig iare un braccio am1ato di una spada con una parte del siste ma di trasmissione

8

Si tratta d i una d ivisione di fanteria. La denomi nazione dell'unità è "5 Kresowa

Dy wizja Picc:hoty" .


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Flavio Carbone

raffigurante la 2" hrigata corazzata di Varsavia9 , parzialmente coperto da un altro distintivo di forma re ttangolare con i colori rosso e bianco al cui centro spicca un albero di colore verde, quest' ultimo simbolo della 3'' di visione " K arpazia" 10 • Apparc poi un altrn scudetto di colore rosso al cui interno è raffig urata una sirena di colore bianco con uno scudo tondo a l hraccio destro mentre brandisce una scimitarra, con il braccio sinistro alzato nell'atto di colpire, che costituisce l'effige del Secondo Corpo polacco comandato da l generale Anders. Infine , un distintivo a forma di scudo di colore bianco con una croce romana di colore arancione che rappresenta l'emblema de ll'VIII Armala britannica. Quest' ultimo ru concesso al 2 3 Corpo polacco dopo la battaglia pe r la conquista di Monteca ssino ' 1• U disegno che appare sull a copertina è stato reali zzato da J . Smosarki che ha riportato il proprio cognome ne ll 'angolo inferiore destro de l di segno. Per quanto rig uarda il documento ne lla sua inte rezza, esso si compone di una introduzione datata 25 ottobre 1946 realizzala dal tene nte colonnello Hcnrik Lergetporer, di un pre ambolo, di sei capitol i e di due a llegati; di questi ultimi , il primo consiste in quattro "diari c d appunti di alcuni combattenti de lla " Maiella"" cd il secondo di sette "schizzi illustrativi del testo , per complessive sessantacinque pagine dattiloscritte e sette tavole che rappresentano le varie fasi d'impiego della brigata Majella all ' interno del l'arca operativa de l 2a Corpo polacco. Per quanto riguarda la trascrizione , Massimo Gubbiotti è in tervenuto correggendo gli errori più evidenti e, più in particolare, con l' individuazione corretta delle località che viene riportata tra parentesi ove errala. Ciù per non appesantirne la lettura con l'evidenziare errori , dimenticanze o inesattezze di poco o nessun conto , irnputahili probabilme nte al lavoro di estensione prima , di traduzione poi ed infine di copiatura. Infine , egli ha integrato la trascri zio ne con la stesura di un indice dei lu oghi ed una cronologia. Per i rimanenti aspetti tecnici, si rimanda alla premessa metodologica dell'autore della trascrizio ne .

Il Teatro operativo italiano. Lo scacchiere nazionale assume importanza per gli AJleati a partire dallo s barco in Sicilia (con l'operazione " Tlusky" del 10 luglio 1943) e, consegue ntemente, con l'apporto di uomini e mezzi per tutte le opcra;,.ioni c he seguirono

9

La denom inazione corretta è "2 Warszawska Dywizja Panecrna". Viene anche indicata come 3° di visione fucilieri "Karpackich". La denornjnazionc in polacco è "3 Dyw izia Strelcow Karpackich" . 11 Con ordine n. 65 del 12 giugno 19 44 del Comando dell'8° Armata britannica fu stahilito di eoncedert: la possibilità di indossare permanentemente tale di stintivo a tutte le unità che avevano preso pa1te all a battaglia a prescindere dalla effett.iva dipendenza gerarchica dall'Armata hri tannica. Con ordine n. 95 del 17 agosto 1944 il privilegio di indossare il distintivo dell 'Armata fu concesso a tutte le unità del 2° Corpo polacco. 10


L'attività operativa della Briiata "Maiella " nel periodo giug110-set1embre 1944

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lungo la penjsola italiana. La ri salita dello "stivale" fu scandita dai combattimenti contrapposti con le unità tedesche che rallentavano l'avanzata alleata ma non riuscirono a fermarla anche se furono in grado di contrastare efficacemente l' operazione "Avalanc he", ovvero, lo sbarco a Salerno. In defi nitiva, alme no sino a lla realizzazione di una linea di difesa statica in profondità, costituita dalla linea "G ustav" tra Gaeta e Pescara, non fu possibile costituire una vera e propria Linea di resiste nza da parte te desca. Si dovette attendere la primavera del 1944, dopo parte dc li 'autunno e tutto l' in verno precedente in c ui non si era potuta condurre a buon fi ne alcuna delle operazioni offensive pianificate dai ve11ici alleatj responsahili dello scacchiere italiano. Infatti, solamente a partire dalla metà di maggio del 1944 la situaz ione muti'>, dopo la penetrazione lungo La va lle del Liri da parte del Corpo di Sped iz ione Francese (CEF) ed il conseguente superamento de lla linea "Gustav" 12 , anche grazie al contrihuto offerto dal 2° Corpo polacco il quale, a prezzo di numerose perdite, riuscì a conquistare la città di Cassino e l'Abbazia di Montecassino. Tn ta le contesto va riconosciuto che, a seguito dei sanguinosi combattime nti e particolarmente proprio in relazione ai tentativi di sfondamento della "Gustav" che avevano preceduto l'operazione "Diadem" della quale il CEF costituiva l'elemento portante del di spositivo con il compito di esercitare la dovuta pressione sullo "schwerpunkt" della linea, " le forze alleate avevano difficoltà a ripianare le perdite suhite al fronte. 11 riconoscimento della fragilità della componente umana dello strumento nelle loro mani preoccupò i generali alleati per tutta la battaglia d'ltalia e influì notevolme nte sull a loro azione di comando" 13 . Mentre le forze armale tedesche ripiegavano lentamente ed ordi natamente, sebbe ne in condizioni precarie 14 , verso la nuova linea di resistenza "Gotica", le fo rze alleate procedevano a rilento, anche a causa del cambio del cenlro di gravità dell 'azione strategica alleata. infatti , a metà del successivo mese di agosto tale spostamento delle forze costituì il grosso delle unità impiegate per lo sbarco in Francia meridionale. Inoltre, altre unità rurono trasferite per essere destinate anc he a lle operazioni legate allo sbarco in Normandia . Kesserling aveva a propria disposizione due armate, la 14a sul fi anco destro e la Ioa su quello sinistro , corrispondenle a l settore adriatico. Nonostante le buone prove sul campo di battag lia, la maggior parte delle unità tedesche era provata. Nel g iugno 1944, ad esempio, tre d ivisioni di huon li vello (la 65", la 362a e la 7 15a) "erano state praticamente annie ntale'' 15 . Jn ogni caso, alcuni fat-

12 Su i rapporti tra combattenti e popolazione civile nel corso dclJc operazioni lungo la linea "Gustav", cl"r. Tommaso ~ aris, Tra due jiwchi - E.çperienza e memoria della RUCl"ra lunf:O la linea Gustav, Roma-Bari, Editori Lateo.a, 2003 . 13 John Keegan, La Seconda Guerra Mondiale - /939/ /945 - Una storia militare , Milano, RCS Libri , 2000, p. 355. 14 Eric Morris, La Guerra Inutile - l ,11 campagna d 'Italia 1943-/945, Milano , Longanes i, 1993, p. 399.


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Flavio Carbone

tori consentirono ali' ex alleato germanico di poter riorganizzare le proprie forze durante le azioni di ripiegamento verso la "linea dei Goti". Ed è proprio in questa situazione generale che le truppe del l •eklmaresc iallo Kesserling eseguirono egregiamente le istruzioni impartite: "le retroguardi e dovevano trattenere gli Alleati in modo da poter consentire la preparazione delle posizioni difensive conosciute come linea Gotica. Bloccarono gli Alleati sulla linea Albe1t attraverso il lago Trasimeno a sud di Arezzo, e a Siena [ ... I gli Alleati furono costretti a fermarsi, a raggmpparsi e a organizzare un attacco che fece loro perdere tempo e uomini. Ci vollero tre settimane per avanzare di 72 ehilometri" 1<,_ ln questo modo, il grosso delle unità tedesche fu in grado di sganciarsi dal con1auo con gli alleati piuttosto veloce mente riuscendo "a portare a temùne due azioni di rallentamento, la prima lungo la cosiddetta linea di Viterbo, e poi sul lago Trasimeno, prima di schierarsi al sicuro lungo la linea Gotica, fra Pisa e Rimirù , ai primi di agosto" 17 1944. Tali azioni possono anche essere rappresentate così: "si diceva di sortite verso sette ntrione, si sentiva accennare a scontri fra pattuglie di motociclisti nostri ldcl CIL] ed e lementi ritardatori , ma di ce1to c'era solo che la via della ritirata era segnata da un c umulo di macerie che non risparmiavano strade, ponti, tralicci, fabbriche cd ogni altra cosa che potesse servire a rendere meno dura e difficile la vit:a" 18 . In questo modo fu possibile dare inizio alla battaglia de lla linea Gotica il 25 agosto. Lo schieramento difensivo era stato approntato lungo una linea che partiva da La Spezia per giungere fino a Pesaro , passando attraverso gli Appennini, costruendo una serie di sbarramenti della profondità di sedici chilometri attraverso la catena montuosa. Inoltre , per quanto riguarda la parte del sistema difensivo c he si trovava sul settore adriatico, non va dimenticato che costitui vano sbarramenti di una certa imprntanza una dozzina di fiumi i quali , durante il periodo delle piogge autunna li , erano resi quasi impraticabili. Il concetto d 'azione delle forze alleate prevedeva l'impiego di un ' armata (1 ' 8") che avrebbe dovuto avviare le operazioni attirando su di sé anche le riserve tedesche, mentre l'altra (la sa) avrebbe attaccato l'altro settore del fronte reso più penetrabile dalla carenza di personale nemico (operazione "Olive"). Mentre 1'8'' Armata britannica aveva il compito di investire il lato est della " linea dei Goti", la 5" Armata americana a vrebbe combattuto sugli Appennini cercando di aprirsi la strada verso Bologna.

15

Ibidem.

16

Eric Morris, La Guerra lrwlile c it., p. 402. 17 Sul punto, cfr. (ìiuseppe Campana (a cura di), La Ballaglia di Ancona del 17-19 luglio /944 e il Il Corpo d'Armata polacco , Ancona, Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nelle Marche , 2002, pp. 14 e J7 e John Keegan, La Seconda Guerra cii., p. 36 1. 18 Alberto Bongiovanni , La guerra in casa - sellemhre '43 - aprile '45. Milano, Mursia, 1967. p. 123.


L'attivilà operativa della BriRala "Maiella" nel periodo giugno-senembre 1944

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Nel l'ambito de ll 'operazione "Olive" dev'essere inserita l'azione del Il Corpo polacco , il cui compito principale consisteva ne l premere lungo il fianco sin istro (adriatico) dello schierame nto tedesco sino a raggiungere Pesaro, che sarebbe dovuta essere attaccala per poi sospendere le operazioni . L'attacco lungo la parte adriatica iniziò nella notte tra il 25 ed il 26 agosto quando due unità de ll'8a Armata (la 46" britannica e la I" canadese) superarono le posi7.ioni de l Corpo polacco e costituirono un a testa di po nte al di là del fiume Metauro. L' in ve stimento del fronte da parte del 11 Corpo , con direttrice di marcia Nord verso Pesaro, avrebbe consentito di accerchiare la I " di visione paracadutisti tedesca per poi pem1ettere la saldatura delle unità del li Corpo con le altre dell ' 8" Am1ata mod ificando la direttrice di movimento in d irezione Nord - Nord-Ovest. Le ope razioni durarono circa tre mesi con risultati tattic i consiste nti . Se, in effetti , a lcuni ohiettivi furono raggiunti come lo sfo ndamento della linea stessa e la liberazione di alcuni dei principa li centri retrostanti, giungendo sino a Rimini (2 1 settembre) , Forlì (9 nove mbre) e Ravenna (4 d icembre) , d ' altra pa11e, deve essere riconosciuto che non si trattò di una battag lia decisiva, tanto c he lo sfo rzo principale dell a Y' Armata si esaurì a pochi c hilometri da Rolog na a causa de ll 'assenza di complementi ne lle division i di fante ria, oltre all 'intensificarsi delle precipitaz ioni atmosferiche c aratteri stiche di 4uel periodo deU' an19 110 . Le opera zioni offensive delle forze a lleate in ltal ia contro le unità tedesche sotto il co mando di Kesserling cessarono il 29 dicembre 1944. O ltre a piccole opera7.ioni pe r migliorare il fronte italiano durante l' inverno , gli Alleati non inve stirono il fronte, preparandosi a sferrare l'attacco deciviso nella primavera successiva con il conseguente successo , come avvenne effetti vamente. Il Il Corpo Polacco del generale Andcrs. Un' attenz ione particolare merita, in que sto lavoro , il 11 Corpo polacco20 . La coslitu7.ione del Corpo a vvenne ini z ial mente in Un ione Sovietica traendo il personale dai de portati polacchi provenienti dalle provinc ie orie ntali della Polonia annesse all ' URSS. In tal modo furono costi tuite alcune unità a livello divi sionale, due de lle quali furono successivamente trasfe rite in Me di o Oriente sotto il comando de i Britannici . Dopo la riorganizzazione . l' addestramento e l 'assegnaz ione di nuovi materiali e equipaggiamenti , il Il Corpo polacco , comandato dal generale Wladislaw Anders fu inviato in Italia alle dipende nze del1 '8" Armala britannica21.

19

Sull'operazione ''Olive", cl'r. , in particolare, Dominià Graham. Shelfo rd llidwell, La batlaf? /ia d 'Italia , Milano, Rizzoli , 1989, p. 375-395 . 20 l'iù in generale, si rinvia a Eric Morris. La Guerra lnwi/e cii., pp . 251 -3 ed a Wtadislaw Andcrs, Un 'armata in esilio, Bologna, Cappell i, 1950 che dedica alcun i cenni anche alla Brigata "Maiella" a p . 238 . 21

Sulla situazione ddla Polonia e dei volontari polacchi tra gli Alleatj , cfr. Stanislav Sierpowski, // comributo dei Polau:hi alla liberazione del 'Italia , in Aa.Vv .. Memorie Storiche mi/ilari /979, Roma, Stato Maggiore dcll 'F.sercito - Utticio Storico, 1980 , pp. 173 190.


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Flavio Carbone

Il TI Corpo era costituito da due divisioni di fanteria , rispettivame nte la 5a " Krcsowa" e la 33 dei Carpazi o ltre alla 2" brigata corazzata di Varsavia ed alle unità di supporto logistico. Le fortissime perdite di uomini subite dalle unità alle dipende nze del generale Anders durante le operazioni d'investimento del caposaldo di Montecassi no causarono numerose defic ie nze organiche difficilmente rimp iazzabili in breve tempo, tanto che " ricorsero ad una soluzione poco ortodossa: reclutarono i loro connazionali prigionieri di guerra, provenienti dal territorio annesso alla Gennania, inquadrati a forza nella Wehrmacht e successivamente catturati dagli Allcali" 22 . In e ffetti , deve essere ricordato che "anche la più bassa perdita [di uomini] rappresenta un 'entità di perdite che non può essere sopportata, battaglia dopo battaglia, senza che esista un'ampia riserva di rincalzi" 23 . L' istituzione ed il primo impiego della Brigata "Maiella" si può, pertanto , inserire , in un ambito temporale e operativo, tra la rottura della linea "Gustav" e il successivo ripiegamento delle unità tedesche sino alla nuova linea di resistenza "Gotica". Molto probabilmente le vicende della "Maiella" possono essere legate anche alla necessità di sanare quelle carenze organiche che molto difficilme nte potevano essere colmate , come peraltro sottolinea anche De Napoli24 . Per quanto riguarda gli uomini di Andcrs, Lcwanski sottolinea che il con tributo dei Polacchi alla liberazione d ' Italia si sviluppù su "due punte di diamante, la villoria di M onte Cassino[ ... ] e la liberazione di Bologna. Fra queste due pietre mi liari dell 'avanzala polacca in Italia , bisogna inserire altri successi di notevole portata, come la liberazio ne del litorale adriatico e il conseguente sostanziale accorciamento delle lince di rifornimento alleato con la conquista del po1to di Ancona, e lo sfondamento della Linea Gotica, con la li berazione dell'Appennino Scllentrionale" 25 . In effetti, deve essere riconosciuto che il generale Alexander, comandante del Teatro operativo, affidò al 11 Corpo uno dei settori più significativi: la costa adriatica. In tal modo, il generale Anders fu investito del compito, come già ricordato da Lewariski, di conquistare la città ed il porto di Ancona26 , dispo-

22

Eric Morri s, La Guerra Inutile cii., p. 252. Graham - Shelford Bidwcll, La batfaglia d'Italia, Milano, Rizzoli, 1989, p. 371. 24 Do menico De Napoli, I "palrioti"" della Maiella in Assoc iazione Nazionale Combattenti della Guerra di Liherazione inquadrati ne i reparti regolari de lle Forze Armate, Atti del convevw "Dalle Mainarde al Metaum. Il Corpo Italiano di Liberazione (C .J.L.) Corinaldo (AN), 22-24 giu!?flO 1994, Roma, Centro studi e ricerche storiche sulla guerra di Liberazione, 19')4, pp. 253-279 e. in particolare, p . 258. 25 Riccardo Casimiro Lcwanslù (a cura di), li li Corpo d'Armata polacco in Romagna e a Rologna - I giorni della liberazione, Bologna, CSEO saggi, 1985 , p. 15. 26 In questa sede, non va dimenticato che la conquista del porto di Ancona , infrastruttura tecnicamente in grndo di gestire un traffico marittimo di una certa intensità, costituiva un innegabile accorciamento de lla catena logistica consentendo il trasporlo di uomini , mezzi e materiali dal Sud Ttalia nella zona <ldle retrovie del fronte . 23 Dominick


l .'atlivirà operativa della BriRata "Moie/fa " nel periodo giugno-serrembre 1944

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nendo, per l' occasione , del passaggio alle sue dipendenze anche del Corpo Italiano di Liberazione comandalo dal generale Umberto Utili 27 . Proprio a proposito delle operazioni legate alla liberazione di Ancona, più recentemente sono state condolle nuove e più approfond ite ricerche che hanno consentito di valorizzare lo sforzo polacco in taJe rase della guerra28 . In ogni caso, il 11 Corpo polacco continuò a pre nder parte a tutte le alliviLà belliche nel Teatro operativo italiano con l' ingresso in Rologna e la ri salita della pianura padana. L' unità rimase in Italia tino al 1946, 4uando fu sciolta 29 .

La Brigata"Maiclla" ed i suoi rapporti con il Regio Esercito. Ai fini della presente lrnttazionc appare necessario indi viduare i rapporti intercorsi tra la Brigata " Maiella" 30 , il Corpo ltalinno di Liberazione, i Gruppi di Combattimento e lo Stato Maggiore del Regio Esercito. Il Corpo Italiano di Liberazione fu costiniito dopo la provn fornita dai militari italiani con le operazioni condotte dal Primo Raggrnppamcnto Motorizzalo su Monte Lungo e rimase in servizio daJ 22 marw al 25 settembre 1944 quan do poi si procedellc alla trasfonnazione del medesimo cd alla costituzione dei sei nuovi Gruppi di Cornhattimento che parteciparono alle operazioni militari e, in particolare, furono impiegati al fronte i Gruppi "Cremona", "Friuli" . "Folgore", " Legnano", mentre " Mantova" e " Piceno" attesero altri compiti. A favore dei Gruppi di Combattime nto, fu condotto un piano di addestramento sui mezzi, sui mate riali. su " la dottrina tatlica dell'Esercito inglese sull ' impiego e

27

S. Sierpowsk i , Il contributo dei Polacchi cit. , p. 177. Giuseppe C ampana (a cura di), La /:Jallagliu di Ancona del 17- 19 luglio 1944 e il Il C(lrpo d'Armata poluffo cii. e W. J\nders , Un 'armata in esili(/ c ii. , pp. 234-242. 29 Alla partecipa1.ione dei combatte nti polacchi alle operazioni militari nelle Marche è stata dedicata la mostrn fotografica lenulasi in Polonia ( Varsavia, Czestocow~. Cracov ia) ed in l1al ia (Loreto , Civitanova Marche , Porto S. Giorgio. /\scoli Piceno. Tolentino, Serv igliano. Osimo , Senigallia, Pesaro, Roma e Ancona) dal titolo: ·'Il II Corpo d' ar111a1a polacco nelle Marche: 1944- 1946 - 2 Kurpus Polski w rt::gionic Marche: 1944-46". Cfr. l'omonimo catalogo de lla mostra , O simo, Palazzo Campana. 3-3 1 dicemhrt:: 2005. 30 In questa sede, pertanto, non si trattano né le atli vità dei Gruppi di Combattimento, né delle Unità ausiliarie, ni del IO Ragg ruppamento motorizzato. Per eventuali approfondimenti s i ri manda rispettivame nte a: Cui. Salvatore Ernesto Crapanzano , / Gruppi di Co111bu11ime11to Cremona - Friuli - FolRore - Legrwno - Mantova - l'ireno (1 944-1945). Roma, Ministero della Difesa - Stato Maggiore dell 'Eserc ito - Ufficio Slorico, 195 1; Col. t.SG Luciano Lollio , Ù! Unità ausiliarie del/'1::,'ser/'Ìt(I ltalia110 nella guerra di Liberazione - Narrazione - Docume,ui , Roma . Ministero de lla Difesa - Staio Maggiore dell'Esercito - Uffi cio Storico, 1977; Giuseppe Conti , // Primo raggruppamento 1110/()rizzaw , Staio Maggiore dell ' Esercito - Uftìcio Storico. Ro ma , I 986. Più in generale cl'r. Giuseppe Conti . Il Rei:io Esercì/o da Cassibile a Monte LimRO in Associazione Nazionale Comballcnti de lla (ìuerra di Liberazione Inquadrati nei Reparti Regolari delle Forze Armate, La Riscos.,·a dell 'Esercito - Il />rimo RaRRruppamenlo Motorizzalo Monle / ,ungo, Ani del conve~no tenutosi a Cassino 6-7 riicemhn· /993 , Roma , 1994. pp. 73-88. 28


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Flavio Carbone

sui procedimenti de lle minori unità" 31 con la previsione d ' impiego nel Teatro operativo al pari delle unità dello stesso livello (d ivisionale) alleate come, peraltro , testimoni ato anche da Bong iovann i32 . Il carattere fondamentale della hrigala "Maie Ua", in vece, consiste nel volontarismo che si di scosta ulte rio1mc nlc da quello considerevole c he si ehhc ne lle unirli del Regio Esercito poiché la " Maie lla" operi'> principalmente wn patrioti abruzzesi (con un plotone costituito più tardi interamente da marchigiani) sempre alle dirette dipendenze degli /\ lleati , prima dei britannici e più tardi dei polacchi . Della " Maie lla" si trovano numerose indicazioni . anc he in lavori più recenti, c he costitu iscono, a pieno titolo , l' integrazione de lla Brigata stessa a ll ' interno de ll'alveo de lle Forze Armalt: italiane, coerede de l medesimo slancio volontaristico durante il Secondo Conflitto mondiaJe 33 . Altri cenni si trovano, poi , in lesti relativi a lla guerra di Liberazione 14 . In particolare, proprio la puhbl icazione de ll ' lSVIU indica alcuni docume nti interessanti . A tale proposito. basti citare che lo Stato Maggiore Generale chiedeva al Capo Nucleo l Avanzato presso l'VTTI Armata di condurre alcune atlività per stahilirc il tipo e la consistenza de i re parti presenti ne lla zona di Casali e se fosse vero che erano comand ati da uffi ciali inglesi come riportalo da Radio Lond ra in un comunicato in lingua italiana. A lla risposta positiva fu ribadita l' importanza <li inquadrare e comandare il gruppo patrioti " Maiclla" con ufficiali italiani 35 .

31 S. Crapanzano. I Gruppi di Comba11i111ento c it.. p. 17. Su lle questio ni adclestrati ve e dei proced imenti d ' impiego mutuati dalle puhblicazioni bri tanniche , cfr. Sltlv,11ore Llli , / Rapporli fra Alleati e Italiani nella cobelligeran~a . Roma, S tato Maggiore dell 'Esercito - Uffic io Storico , 1986, pp. 99- 101. 32 cfr. /\ . Bongiovanni , La Rllerra in rn.m cit. . in particolare, pp. 105- 160 , ne lle quali riporta la propria cspcrie n7.a nel Corpo Ita liano di Li berazione. 33 Filippo Cappellano - Salvatore Orlando (a cura d i), L 'Esercito italiano dall 'armisti~il, alla Guerra di Liberazione - 8 se/lembre 1943 - 25 aprile /945, Roma , Stato Maggiore de ll"Eserc ito - Uffic io Storico. 2005 , pp. 169-70. Ino lt re, ISV IG - Istituto Storico del Volo111arismo Italiano d i (ìuerra. / volo/Ilari ,wlfl' Fnr,.e Arm11/t' del Regno d' fwlia (Campagna selle111bre 1943 - maggio 1945), Roma, Uffici Storici Esercito - Marina Aeronautica , Roma, I 998 in parlicol are alle pp. 77-8 , 8 1-4 e 9 2 vengono riportati i ri ferimenti arch ivistic i su alcuni aspclli della Brigata '·Maie lla''. 34 Cfr. Roberto Battaglia , Slorìa della Resistenz.a ìtalìana, To rino, Einaudi, 1964, p. 145 e Salvato re I .oi , / Rapporli.fra Alleali e flaliani nella rnhelligeranza cii., p. I(iO e p. 4 IO. Si vedano, inoltre, le voci ''Brisighella , Battaglia di". "Casoli'', "Majc lla, Corpo Volontari della" in Enciclopedia dell 'antifasc ismo e dell a Rcsislen:t.a, La Pictr<1, Milano-Roma . rispcll ivamente 1968, voi. I - /\-C. pp. 383-4, 480- 1 e 19 76, voi. lii - H-M , pp . 478-48 I. 35 AUSSME, Diario Storico del Comando Supremo , racc. 3063 - fobhraio 1944, Staio Maggiore Generale, Ufficio Operazioni. il Gencrnlc CaJX> Reparto. Silvio Rossi. al Capo Nucleo I Avanzalo presso l'VIJI Armata Inglese, tenente colonnello R. l:::sclapon , in data 2 febbraio 1')44, n. 10870/0P e fondo 1-3. mcc. 236, fase. 2, Comando Supre mo, Nucleo I Avam.ato presso l' VIII Annata Inglcsc, il Capo Nucleo, lenente colonnello Esclapon al Comltndo Supremo. Ufficio Operazioni e Ufficio lnfom1azioni. SuU 'elletto negutivo di un inserimento di nuovi ufficiali nei reparti già costituiti, dr. A. Bo1111,iovann i, La guerra in casa cii. , p. 125 .


L'alliviuì operativa della BriJ?ata "Maiella" nel 11eriodo giugno-settembre 1944

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Non è il caso, in questa sede , di ripercorre re nuovamente le vicende che furono alla hase della scelta de i vo lontari di aderire a lla Brigata " Maie lla", aspetto a ssai analizzato in altri lavori , né le vicende re lat ive alla trasformazione progress iva del repai1036 . È nc<:cssario precisare che, c irca il fe nomeno volontari stico durante il II Conflitto Mondiale , "gli Alleati si decisero , se no n molto tardi, ad ammettere volontari , e c ioé gli Italiani disposti a combaltc rc. È onesto riconoscere la fon datezza delle apprensioni degli Alleati: i volontari per passione patriottica, se posseggono doti di entusiasmo e di coraggio personale, so no di norma clementi di scarso spirito disciplinare e di scarsa paz ienza, motivi questi di minor loro re ndirnento" 37 . TI generale Properzj, comandante della 209 Di vis io ne Fanteria e responsahile per gli a spetti amministrativi e di equipagg iamento de lla "Maie]la", durante l' impiego della medesima da pm1e de ll'8a Armata britannica, così si esprimeva a proposito de l contributo offerto dagli Ahruzzesi: "'Nell ' inte nto di mantenere integra la caratte1istica di Banda e lo spirito volontari stico e spregiudicato dei componenti di essa, il Comando Inglese no n ritie ne opportuno la distribu zione di serie complete di uniformi militari , né l'isti tu zione di una gerarc hia simile a quella degli eserciti regolari con relativa appli cazione di di stintivi di g rado. Esso ritiene più aderente a ll a situazione che in ciascun p lotone di Patrioti esista soltanto un nimandante e un vice comandante, contrassegnati in modo convenzionale. È esclusa. a priori , anche negli intendimenti nostri la distrihuàmc di serie complete di oggetti di divisé~8 . Pe r qu anto riguarda gli aspetti operati vi, dopo l 'esperienza con i milita ri inglesi, la brigata "M aiel la" ru inserita a pieno titolo ne l II Corpo pola<:co e continuò ad operare con quest'ultimo sino al term ine delle operazioni . Non si deve dimenticare che la Grande Unità polacca aveva già in precedenza formato un rep,1110 a li ve llo di complesso minore motori zzato de no min ato 111" Compagnia Di fesa Ponti c he conduceva attività in qualità di reparto speciale (e quindi inca-

36 Nicola Troilo, La .1·1oriu tlelfu «Maiella», in "li Movi mento di Liberazione in llalia, Rassegna di Studi e D0<.: umcn1i", n. 50 - Gennaio - Mar7.o 1958 l~1sc I , pp. 17-5 1. 37 Paolo I3erardi , Le memorie di un Capo di sta/o maggiore de/l'Esercito (1943-1945), ODCE Studio Editoriale, Hologna, 1954, pp. 187-8 <:itato in Salvatore Loi , / Rapporti fra Alleati e Italiani nella cohelligeranza d l., p. I 02. 38 AUSSM E, rondo N. l -11 , Diari Storici Seconda (ìuerra Mondiale, racc. 2055 . Comando 209" Di visione. Diario Storico-militare bimestre marzo-aprile 1944. Al i. 11° 9, Comando 209" Divisione di Fanteria - Stato Maggiore - Sezione l", n" 01 /2779/A di prot. datata I 4 marzo 1944, oggctlo "Banda Patrioti dell a Majella". Al!ri passi del documento sono riporl ali anche da D. Dc Napol i. Nella (ìuerra di Liberazione, La BriJ?a fa «Maiella» dall'Abruv.o cit., p. 20 e dal medesimo , / "patrioti"" della Maiella in Associazione Nazionale Comhauenli della Guerra di Liberazione inquadrati nei repart i regolari delle For/.e Armale, Atti del convegno " Dalle Mainarde al Metauro. Il Corpo /1a/ia110 di Liberazione (C J.L.) cii.. pp. 267-8.


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ricato di svolgere compili parlicolari come incursioni, colpi di mano ecc.) ncll'ambilo del Raggruppamento Commando del Corpo medcsimo 39 . È possibile avere informaz ioni sugli cffcui vi della brigata grazie ad alcuni documenti cuslodili presso l'Uffic io Storico dello Stato Maggiore dcll ' Escrcito 40 . In pa1ticolare, per il peri odo dal 1° gennaio al 9 marzo 1944, prestarono servizio quattordici ufficiali (il comandante della brigata, un uffic iale medico, un comandante di compagn ia, nove comandanti di plotone, un addetto ai v iveri ed un addetto all 'organizzazione dei riromimcnti), con un'età anagrafica compresa tra i sessant'anni di Alfredo Piccone (addetto ai viveri) ed i ventidue di Domenico Troilo. La forza ammontava a dodici vice comandanti di plotone (amministrativamente era loro ri conosciuto il grado di sergente maggiore), ventuno comandanti di s4uadra (equiparati al grado di caporale maggiore) e ccntoscllanlaquattro soldati . In quel periodo erano già caduti diciasscuc uomini , tre erano i di spe rsi e nove i prigionieri. Inoltre, a tale proposito , è possibile altcstare con certezza le perdite suhite in operai.ioni di guerra nei mesi dicembre 1944 e genn aio 1945: dici asscllc morti, ci nquantuno feriti ed un disperso4 1. Come già ricordato , pe r gl i aspclti amministrativi, la " Maiella" fu inquadrata iniz.ialmcntc alle dipendenze della 2093 e successivamente de lla 228" Divisione del Regio Escrcito42 . Alcune consideraz ioni generali sulla " Maie lla" e sul suo operato sono possibili grazie alla corri spondenza de ll'! Jffic io Or<linamcnlo dello Stato Maggiore dell'Esercito. Ollre a sollolineare che " il 28 febbraio 1944 il Comando Supremo riconobbe uffic ialmente come formazione volontaria, la banda, fissando il trattamento economico per i componenli della fonna zione" ri cordava che "operò sempre alle dircllc dipendenze di Comandi alleati: prima del V Corpo d' Armala inglese, poi de l 2° Corpo polacco . Svolse azioni di palluglia e di rastrellame nto [ ... ]

39

Giuseppe Campana (a cura di) , La BattaRlia di Ancona del 17-19 luglio 1944 e il li Corpo d'Armala polacco cii., pp . 24 e 118. 40 AUSSME, fondo H -2, formazioni partigiane, racc. 22 , allegato n. 1 al foglio n . OI /3404 in data 25.4. 1994 del Comando 209A Di visione " Patrioti appartenenti alla Banda P. della M. nel periodo I gennaio - 9 marzo 1944". 4 1 AUSSME. fondo H-2. forma zioni partig iane, racc. 22 , Stato Maggiore Regio Esercito - Ufficio Operazioni e Addestramento - Sezione Openv.ioni , n. 2197/0p di prot. Segreto, datato marw 1945 , oggetto: "Contributo operativo dato agli Alleati nel mese di febbraio l 945 da formazioni patrioti". 42 Va segnalato, tuttavia , che non è stat.a rinvenuta tracc ia di tale dipendenza amministrativa ne l volume di Lollio sulle Unità ausiliarie dell'Esercito Italiano che comprende anche le due divisioni citate. In alcuni passaggi si parla genericamente d i "altri mino ri reparti". Sul punto, ad esempio, dr. I ,. I ,0llio , Le Unità ausiliarie dell'Esercito Italiano c it., p. 99.


L'attività operativa della Brigata "Maie/la " 11e/ periodo giugno-settembre 1944

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quantunque la Banda, in conseguenza <lei suo impiego, abbia, dopo il peri odo ini ziale, assunto la fisionomia di un reparto regolare , essa non fu mai una unilù organica de ll'Esercito italiano, ma , come è stato g ià detto, fu una formazione volo ntaria amministrata da unità regolari (209" di v. prima, 228" div. poi). C iò stante, ne i confronti del personale de lla Banda, Isic I della Maie lla non pote va essere applicato il Regolamento di disc iplina militare ed il Codice penale militare[ ... ] i componenti dell a Banda Patrioti della Mai ell a, ne lla persona del s uo Comandante, rappresentarono , a suo tempo, al lo S.M.E., <li non poter accettare gli obblighi deri vanti da una regolare immissione de lla formazione nell 'Esercito (po1to deHe stellcllc, assoggettamento a l codice penale militare ed alla disciplina militare)"43 . Più in generale , sulla presenza della Brigata tra le Fo rze Armate al leale, se ne trova cenno sommario altrove: analizzando la situaz io ne dei patrioti , era riportato che " la massa dei patrioti , pertanto, tranne una aliquota (2.000 u. circa), impiegata nelle fom1azioni orig inarie dalla 5" e 8" Armata , è stata a vv iata ai campi sosta di Fire nze . Pescia, Forlì, Rave nna e Viareggio dopo aver dovuto deporre quelle arm i usate per tanto tempo contro l' oppressore della Patria e con le qua li aveva facilitalo e molte volte reso possibile l'avanzata degli Alleati"44 . Tale dis ti nzione di trattamento consente di sottolineare, al di là della incapacità deg li Al leati <li gestire in modo adeguato i patrioti combaltcnti, l'attenz ione dedicata alla " Maiclla" che ricevette, nonos tante le difficoltà logistiche <li eq uipaggiamento e di vestiario, un trattame nto a l pari delle a ltre unità combattenti italiane che lottarono al fianco degli Al leati durante la lunga Campagna <l ' Italia. L' Uflìcio Operazio ni dello Stato Maggiore Generale compilava un altro documento di sintesi in data 6 febbraio 1945 <lai tito lo "formaz io ni <li patrioti operanti con le unità allcalc" 45 in c ui erano analizzali g li aspetti princ ipali di ta li formaz ioni: " I gruppi minori sono s tati costituiti con nuclei <li patrioti provenienti da formazioni disciolte dagli alleati. Le formaz io ni magg iori che hanno

43

AIJSSME, fondo H-2, formazion i partigiane, racc. 22, Ministero della Difesa . Stato Maggiore del! 'Esercito· Ufficio Ordinamento, foglio n. 2560/0rd. IV di prot. datato giugno 1950 avente ad oggcuo "Banda della Maiell a . Proccd imento a carico di A. P.. classe 1926" indirizzalo al Tribunale Militare Tcrrilorialc di Roma a firma "d'ordine" del Colonnello in s.S .M. Capo Ufficio R. Caslagnoli. Va ricordato però che, sia pur erroneamente, al trove si indicava genericamente "dipendenze di sciplinari e amministrati ve", AUSSME, Fondo fondo N. l - 11, Diari Storici Seconda Guerra Mond iale, racc. 2197, Comando 209" Divisione, Diario Storico-militare bimestre settemhre. ottobre 1944, 15 ollobre 1944. 44 AUSSME. fondo H-2, fonnazioni pat1igiane, racc. 22, Ufficio Operazioni lde llo Staio Maggiore Generale I, Situazione dei Patrioti in data I febbraio 1945. 15 AIJSSME, fondo 1-3, Cat1eggio versato dallo Stato Maggiore Difesa, racc. 150. Stato Maggiore Generale· Ufficio Operazioni , "Formazioni di palrioti operanti con le un ità alleate" datato 6 febbraio 19-15. O


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mantenuto lo sche letro precede nte, sono 1-.. I brigata "Maiella" (650-700 u.) d'arrnc maggiormente no ti [ ... ] brigata "Maie lla" : ottobre-dicembre 1944 - combattimenti sul Lamone - Sintria - Scnio".

l... ] fatti

La "Maiella": analisi dei procedimenti d'azione e dei risultati operativi. Per quanto riguarda la brigata " Maiella" , sollo il profilo organizzativo ed operativo , è stato ricordato, ad esempio, che "con il suo comamlanlc, avv. Troilo, da una f"orz:a iniz iale di qualche centinaio di uomini , ragg iunse gradualmente un migliaio, ed operando agli ordini del ten. col. Guglielmo Lewicki del 2° Corpo Polacco disimpegnò, dal 17 giug no fino alla fine della guerra, svariate funzioni informative. esplorati ve e combattive"46 . Sierpowski , riportando alcuni passi di Fajans a proposito delle atti vità della ·'Maiella", ev ide nzia che si trattava di " un reparto fo1te, quasi regolare e molto coraggioso. Era costituito da alcune centinaia di e le me nti , soprattutto montanari valorosi e pe1fcttamente pratic i del difficile terreno di lotta [che] attaccano le pattuglie tedesche , a volle prendono interi paesetti di montagna e ne stcnninano le g uarni gioni germaniche"47 . Come già evidenziato precedente mente, è necessario ri cordare che la brigata "operò sempre alle dirette dipendenze di Comandi alleati: prima del V Corpo d ' Armata inglese48 , poi del 2° Corpo polacco. Svolse azioni di pattuglia e di rastrellamento nei settori di CiviteUa, Messere Raimondo, Lama dei Pelig ni . Piz1.okrralo , Follascoso, Monterodromo, Taranta, Palena, e s uccessivamente , iniziatasi ne l giugno 1944 la ritirata tedesca, in quel di Campo Giove, Pacentro , Sulmona, Raiano , Popoli , Pratola Pe lig na, Re lfortc, Cingoli , Uiuncate , Montecarotto, Pesaro" 49 . Nel marzo 1944, la " Mai c lla " ru " impiegata in linea con le truppe inglesi nella zona di Casoli cd effettua giornal mente puntate esplorative in territorio occ upato"50 . Già il mese successivo le pattuglie del reparto condussero "attività informativa ed esplorati va" che consentirono la cattura di tre militari tedeschi .

46

R. C. Lewatiski (a cura di), li Il Corpo d 'Armala !"'lacco cit .. p. 189. Le medesime indicazioni sulla "Maiella.. sono riportate anche in A. 11ong iovanni , La guerra in casa cit. . p . 147. 47 S. Sierpowski. Il contributo dei Polaffhi eit., p. 177. 48 Sul primo impiego dei volontari in qualitì1di membri di "alcuni reparti di polizia civile" cfr. N. Troilo, La storia della «Maiella» cii., p. 24. 49 AUSSME, fondo 11 -2, formazion i partigiane. racc. 22, Mini stero dell a Difesa Stato Maggiore dell'Esercito - Ufficio Ordinamento, foglio n. 2560/0rd . IV di prot. datato g iugno 1950 avente ad oggetto "Banda della Maie lla - Procedimento a carico di A. P.. so AUSSME, fondo N.1-11 , Diari Storici Seconda Guerra Mondiale , racc. 2197, Comando 209" Di visione, Diario Storico-militare bimestre settembre - ottobre 1944. Comando della 209" Divisione di Fanteria - Stato Maggiore - Sezione Prima. n. 06/3849 di prut. del 27 ottobre 1944, O(i(iETl'O: Relazione riassunt iva sul contributo dell ' Italia 111111 causa alleata dall '8 scllembre 1943 al 3 1 ottobre 19'1'1.


L'attività operativa della Brigata "Maiella" nel periodo giug110-sette1nbre 1944

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li Comando della 209" Divisione di Fanteri a così indicava le atti vità della Maiella: " La Banda, che ha trascorso l'inverno presidiando un tratto di linea nel settore del V° Corpo d ' Arn1ata Inglese , nella zona di Casoli-MontcnerodomoLama dei Pelign i-Guardiagrele, all'inizio dell'offensiva esti va alleata ha partecipato all 'occupazione di Palena, Guardiagrele, Sulmona. In quest'ultima l()(;alità, in data 16/6/ 1944, la Banda veniva posta alle d ipendenze d ' impiego del 2° Corpo Polacco , a fianco del quale ha valorosamente combattuto sino alla conclusione v ittoriosa della battag lia di Pesaro , dopo della quale, come il Corpo Polacco, venne inviata a riposo. Uià durante l' ultimo scorcio dell ' inverno il Comando del V° Corpo Inglese aveva manifestalo il deside rio di ampliare e pote nziare la Banda stessa. Ampliamento , per altro, g ià prev isto dal Comando Supremo [ ... ]. A taJe scopo era stato istituito in Casoli un corso per addestramento al combattimento sotto la guida di due ufficiali subalterni di fante ria [ . .. I una cinquantina di Patrioti così addestrali e armati con mate riale alleato, vennero immessi nella Banda durante lo sviluppo dell' offensiva de l giugno [1944], raggiunta la zona di Sulmona . [ . .. ] Su ini ziati va del Comando Polacco[ . . . I la Banda ha assunto un ordinamento che è mollo simile a quello di un hattaglione di fanteria dei gruppi di comhallimento italiani" 51• Il generale Properzj, comandante della 209a Di visione di Fante ria , nel fornire ele me nti di informazione al Comando Supre mo sulle attività dei reparti dipendenti, evidenziava l'impiego del reparto " abruzzese" alle dipendc n1,e dell ' 8" Armata britannica 52 ; tra le attività condotte si ricordavano: la "esecuzio ne di pattug lie di esplorazione e ricognizione con o senza interve nto di militari alleati e del nostro Reparto Paracadutisti (Squadrone " F ") c he ope ra nella stessa zona. Le pattuglie si spingono uno o due c hilo me tri oltre le lince ma no n hanno a vuto in questi tempi occasione di scontrarsi con il ne mico. li servizio di vedetta presso posti di avvistamento, accoppiali a milita ri alleati. Per compiti informativi mediante infiltrazioni nelle linee nemi che". Ed inoltre, per quanto riguardava l'organi zzazione della cate na di comando e controllo: " Nelle posizioni te nute dai Patrioti esiste in genere un Presidio Alleato, dal cui comanda nte essi di pendo no". Sulla Brigata " Maiclla" si possono trovar e anche altre indicazioni sempre a firma del generale Properzj: essa " partecipava già da qu alche tempo alle operazioni , com piendo ardite azioni di pattug lia e di esplorazione entro le linee nemi-

51 AUSSME, fo ndo N.1- 11 , Diari S torici Seconda Guerra Mondiale, racc. 2 197, Comando 209" Di visione, Diario Storico-militare bimestre settemhre - ottobre J944, al i. 18 , Coma ndo della 209 Divisione di Fanteria - Stato Maggiore - Sezione Prima , n. O1/5 185 di prot. de l 14 ottobre 1944, OGGETIO: Nuovo ordinamento della f\ anda dell a Ma jc lla. 52 A USSME. Fondo N.1-11 , l)iari Storici Seconda Gue rra Mondiale, racc. 2055, Comando 209a Divisione, Diario Storico-militare bimestre marzo-april e 1944, Ali. 11° 9. Comando 209" Divisione di Fanteria - Stato Maggiore - Sezione l", n° OJ /2779/A di prot. datata 14 marm 1944. oggetto "Banda Patrioti dell a Ma je ll a".


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che, azioni che hanno valso il riconoscimento da parte del Comando Supremo della Banda come formazione vo lontaria"53 . A partire dal mese di luglio 1944 , con l'impiego del reparto unitamente al Il Corpo polacco, " la Banda Patrioti della Majella ha partecipato alla vittori osa avanzata de lle truppe alleate dalla linea invernale al fiume Esino. Nei giorni 2526 e 27 .luglio la Banda ha subito un duro attacco nemico , cui ha tenuto valorosamente testa con le so.le armi leggere cui al momento dispone"54 . Tale attività continuava si no al successivo settembre "occupando nel mese di agosto Arcevia e partecipando alla battaglia per la liberazione di Pesaro I ... I ai primi del mese [di seltcmhre] la Banda si è trasferita nelle retrovie per un periodo di riposo e riordiname nlo" 55 . Per quanto interessa in questa sede, l'esperienza terminava poco dopo: "nel mese di ottobre ha completato il proprio riordinamento in vista del prossimo ritorno in linea, alla dipendenze d'impiego del Vl° Corpo d'Annata Polacco"56 . La relazione sulle operazioni condotte nel mese di sette mbre testimonia che " la Banda Patrioti della Majella, seguendo le operazioni belliche a fianco del II° Corpo d'Armala Polacco, ha contribuilo alla conquista della linea dei Goti nel settore adriatico, occupando Arcevio [sic] in data 7 agosto u.s. e partecipando alla battaglia per la liberazione di Pesaro.[ ... ] In data 2 scltcmhre la B,rnda si è trasferi ta a Mondolfo , per un periodo di riposo e riorganizzazione" 57 . L'impiego di unità di patrioti da parte alleata non fu certamente sottovalutato durante l'inverno 1944- 1945 a ridosso del rronte. In pa11icolare, questi rumno " impiegati, secondo le necessità e la s ituazione tattica come segue: forti pattuglie c he si portano sulle posizioni nemiche con lo scopo precipuo della callura di prigionieri; pattuglie di sicurezza e ricognizione davanti alle I inee alleate, effettuate g iornalmente; posti avanzali; speciali missioni (informazioni militari da assumersi al di là delle linee, guide per agenti alleati e prigionieri sfuggiti al nemico che rientrano nelle nostre lince);

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/\USS ME , fondo N.l -11. Diari Storic i Seconda Guerra Mondiale, mcc. 2 197 , Comando 209" Divisione, Diario Slorico-militare bimestre settembre - ottobre 1944. Comando della 209" Divisione di Fanteria - Stato Maggiore - Sezione Prima. n. 06/3849 di prot. del 27 ottohre 1944, OGGETl'O: Relazione riassunliva sul contributo dell' lla lia alla causa alleata dall'8 settembre 1943 al 31 otlobre 1944. 54 Ibidem. 55 Ibidem. 56 Ibidem. YI /\lJSSME, fondo N.l - 11 , Diari Storici Seconda Guerra Mondiale, racc. 2 197. Comando 209" Divisione, Diario Storico-militare bimestre seUembre - ottobre 1944, Comando della 209 Di visione di Fanteria - Stato Maggiore - Uff. Ass/za, n. 06/3850 di prot. del 25 oUobre 1944, OGGETl'O: Contribulo dell'Italia alla causa alleala nel mese di sell.e mbre.


l'attività operativa della flrigala "Maie/Ja" nel periodo giug110-se11embre 1944

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guide pratiche e sicure per pallug lic alleate, costituite con perfetti conoscitori della zone; controllo dei c ivili che provengono d alle lince nemiche" 58 . Se questi erano stati i compiti a ssegnati ai vari reparti di patrioti , un cenno me rita anc he l' anal is i del terreno sul quale aveva ope rato la " Maiclla". La Brigala operò inizialmente in /\hruzzo, regione che g li appartenenti conoscevano più c he hcnc e nelle Marche , attraverso un ambiente operativo difficile a causa della catena appenninica lungo la quale fu impiegalo il reparto generalmente come a la s inistra dello schieramento polacco. D 'altronde, " la campagna italiana fu molto faticosa per le truppe che vi partec iparono a causa del terre no che favoriva la difesa [tedesca], la quale , fra l'altro, disponeva di forze almeno pari, e a volte persino superiori , a que lle alleate"59 . La Brigata "Maiella" fu impiegata dag li Alle ati, dapprima come una sorta di unità speciale con il compito di svolgere attività d i interdiz ione d 'area piutto sto c he di g uerriglia, sebbe ne abbia impiegato <li quest' ultima i pr inci pali c riteri: "ricerca d e ll a sorpresa; preparazione accurata dell'azione nei minimi partico lari, basata s ul maggior numero di informazioni possibili e sulle conoscenze del terreno da percorrere; ricognizione pn:vcnli va ed occulta degli obiettivi; l... l rapidità e s pregiudicatezza di condotta dell 'azione, che s i risolve, di nom1a, in tempo m olto contenuti" 60 • L'azio ne tipica condotta dalle unità della "Maie lla" , almeno s ino allo schierame nto lungo la linea "gotica", è costituita dal colpo di mano, ovvero, "un 'az ione a carattere locale condotta, di soprcsa e di forza , a llo scopo di infliggere perdite e danni al nemico o di cattura re prig ionieri e/o mate riali o a scopo diversivo"61. Basti ricordare che durante le operazioni per l'accesso al fiume Musone, la Brigata "Ma iella", vista la cons iste nte presenza di artiglieria e mortai nemici, condusse le opcrazimù " nelle ore notturne e m ediante azioni di sorpresa" costituite principalme nte in "azioni di infiltrazio ne e di pattug liamento in profondità onde procurarsi informazioni e mante nere l'iniziati va". In effetti , hisogna riconoscere che, tra le operazio ni militari condotte dall ' unità , vi fu rono anche la difesa temporanea di posizioni (com e , ad esempio, a Piticchio tra il 19 e 20 agosto 1944), la reazione dinamica e l'attacco, tutti a tti

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AUSSM E, fondo I-3, Carteggio versato dallo Stato Maggiore Difesa, racc. 150, Stato Maggiore Generale - Ufficio Informazioni, n . 55 124/S di prot. datato 1" febbraio 1945, oggetto: "Impiego pat.rioti presso unità alleate operanti nella zone del Passo de ll'Abetone dall'ottobre I944" indirizzalo al lo Slato Maggiore Generale - Ufficio Operazioni a firma del lenente colonnello vice capo ufficio Renato De Francesco. 59 R. C. Lcwanski (a cura di) , Il li Corpo d'Armara polacco cit., p. 17 . 60 Stato Maggiore de li ' Esercito - 111 Reparto - Ufficio Regolamenti , Impiego del gruppo 1a11ù:o motorizzato al livello di bauaglione (N.912 della serie doltrinale), Rom.i , 1984, p. 148. 61 Stato Maggiore dell' Esercito - 111 Reparto - Ufficio Rcgulamenli , Memoria su Il 'interdizione e c ontrointerdizione d'area (N. YV4 della serie dottrinale) , Roma, 1990, p. 36.


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laltici elementari che costituiscono la base dottrinale per l'impiego di un gruppo taltico62 . A ciò si aggiungano anche gli attacchi di slancio ai centri abitati come quello di Epiro o di Cupramontana del 19 luglio 1944 dove il fallorc sorpresa costituì l'essenza del successo. TI combattimento di Montecarotto (26-29 luglio) rappresenta in pie na sintesi l' investimento di un centro ahitato per operazionj offensive e dif"ensive allo stesso tempo nelle quali la Brigala "Maie lla" ne uscì vincitrice nonostante le perdite63 venendo poi sostituita da unità della di visione "Nemho" del CIL64 . Più complesse risultano essere le operazionj pe r la liberazione di Pesaro (28 agosto - 5 settembre 1944) , dove l'operazione offensiva si può descrivere come una classica azione sistematica in considerazione del fatto che " l'occupazione integrale del centro abitato può essere talora indispensabi le ai fini della prosecuz ione dell 'azionc"65 . In questo caso, tuttavia, la Brigala "Maiella" fu suddivisa in varie unità di li vello complesso minore per essere impiegale insieme a reparti di cavalleria inglese66 e polacca. Inoltre, nell'inserimento all'interno dello schieramento alleato tra il X Corpo britannico che stava procedendo all'occupazione di Terni e la sinistra de l Il Corpo polacco, la Brigata "Maiella" si trovò costretta a g arantire la sicurezza di ampi settori del fronte come quello sopraindicato per una larghezza di circa trenta chilometri di estensione. C iò costituì senza dubbio un atto di fiduc ia da parte degli Alleati ma, allo stesso tempo, pose la Brigata in serie difficoltà sia per il terreno appenninico da superare sia per le inte rruzioni causate dal nemico in ritirata che rallentavano particolarmente la marcia del re pa,to, peraltro appiedalo. Nonostante ciò la "Maiclla" cercava " di spingersi in avanti, laddove lo consente il terreno" con buon successo soprattutto perché " l'elasticità della formazione, le profonde azioni ricogniti ve e la larga utilizzazione dei servizi informativi ne diminuivano il rischio".

Conclusioni. L' impegno della formazione volontaria era ricordato con particolare vigore soprattutto a seguito delle operazioni militari a cui aveva partecipato o che aveva condotto in prima persona: " la Banda Patrioti della Majella ha partecipa -

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Sul punto si rinvia più in generale a Staio Maggiore dcli 'Esercito - lii Reparto Ufficio Regolamenti. Impiego del gruppo tallico motorizzato al livello di battaRlione cit. 63 Non va dimenticato che " la posizione d i Montecarotto costituiva il fulcro dello schieramento alleato e doveva essere tenuta ad ogni costo", cfr. N. Troilo, La storia della «Maiella» cit. p. 40. 61 S. Crapanzano, / Gruppi di <:omba1time11to cit., p. 153 ed in part icolare per le operazioni su Montecarotto in cooperazione tra Brigata "Maiella" e CIL, pp. 158-9. 65 Stato Maggiore dell'Esercito - III Reparto - lJftic io Regolamenti , 1 centri ahila1i nelle operazioni (N. 901 della serie do/trinale), Roma , 1979. p. 15. 66 L'u ni1 ?1 di cavalleria britanni ca impiegata nelle operazioni di Pesaro era l' H.C.R. , acronimo di Household Cavalry ReRiment cfr. il sito internet: http://www.regimenls.ore/wars/?,0ww2/ita1y.htm consultato il 26 gennaio 2006.


L'attivi là operali va della Brigata "Maiella" nel periodo giugno-settemhre /944

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to alla vittoriosa avanzata delle for7.e armate alleate dalla linea invernale al fiume Esino . Nel mese di Luglio la Banda si è portata fino a Monteccarrotto !Montecarotto] (nord <ldla rotabile Fabbriano-.lcsi) !Fabriano] dove nei giorni 25-26 e 27 luglio ha subito un duro attacco nemico al quale la Banda ha valorosamente tenuto testa con le sole armi leggere di c ui dispone. Successivamente, in data 29 luglio, la Randa ha proseguito la sua avanzata in direzione nor<l-ovesl, occupando il 4 corrente Arcevia"67 . Il valore dei volontari della "Maiella" doveva essere riconosciuto ed era indiscusso. Basti pensare che già ne l giugno 1944, il generale Alfrey, comandante del V Corpo britannico, così si esprimeva: "desidero rendere nota la mia considerazione per l'eecellentc e valorisissima atti vità svolta dai pa1tigiani in servizio sotto il Comando del Capitano TAMB (sic], ne lla zona <li Patena e Lama. Più volte questi uomini hanno fatto cli guide alle nostTe pattuglie ed inoltre hanno pmtato a tennine diverse pattug lie in profondità cd a scopo informativo. Essi hanno <lato una solida dimostrazione <li coragg io e di attaccamento al dovere. Essi ci sono stati di grande aiuto ed i soldati inglesi che hanno agito con loro hanno apprezzato la loro leale cooperazione"68 . Dal 18 g iugno 1944 alla liberazione <li Pesaro, 5 sette mbre 1944, il comando della formazione fu tenuto dal tenente colonne llo Wilhem Lewicki, autore de lla trascritta memoria storica. lJn altro aspetto di interesse per gli Alle ati fu la capacità della Brigata " Maiella' · di tenersi fuori dalla competizione politica di scriminando l'impiego di altri patrioti , sia attraverso il disarmo di parligian i locali come a Serra San Quirico69 , sia attraverso la costituzione di un nuovo plotone (il XV) formato da volontari marchigiani "che avevano svolto seria attività partigiana nelle loro contrade prima della liberazione" 70 . Per il periodo successivo alla narraz ione del Lewicki , il colonnello Crapanzano ricorda anche che "la brigata «Maiella» L... ] era costituita da partigiani italian i i quali [ ... ] operando - agli ordini de l te n. col. Lcwicki - sempre col Il Corpo polacco [ . .. I e disimpegnando egregiamente, dall ' Aquila sino a Ilologna. funzioni infonnative, esplorati ve e combattive"71

67 AUSSME, Fondo N.1 - 11 , Diari Storici Seconda Guerra Mondiale, racc. 2197, Comando 209a Divisione. Diario Storico-militare bimestre settembre - ottobre 1944. Comando della 209 Divisione di Fanteria - Stato Maggiore - Sezione Prima, 11. 01 /4533 di prot. del 20 agosto 1944, O(iGE'ITO: Contributo dell ' Italia alla causa alleala. 68 AUSSME, Fondo N.1 - 11 , Diari Storici Seconda Guerra Mondiale, racc. 2 197, Comando 209a Di visione. Diario Storico-militare bimestre sellembre - ottobre 1944, Comando della 209 Divisione di Fantctia - Stato Maggiore - Sezione Prima, 11. 01 /4206 cli pmt. delr 11 luglio 1944, OG<iETl'O: Contributo dell' Italia alla causa alleata. 69 N. Troilo, La sloria della «Maiella » c it. p. 45. 70 N. Troilo, l n sforia della «Maiella » cil. p. 4(1. 7 1 S. Crapanzano, l Grup1,i di Cmnbatlimento cii., p. l(i(i. Crapanzano accenna alla " Maiella·· nell' ambito dell'impiego in operazioni del Gruppo cli Combattimento "Friuli" ai primi del febbraio 1944 nella zona di Riolo dei H:igni ~111 torrente Senio.


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Flavio Carhone

L'epilogo della vicenda vissuta dagLi uomini della " Maiella'' avvenne con lo scioglimento del Corpo nel luglio 1945. Tra i docume nti che altcstano la fine delle operazioni e la smohil itazione della Brigata " Maiella", ve n' è uno che assume particolare important.a. Si tratta della relazione di un ufficiale superiore dello Stato Maggiore del Regio Escn.:ito, presente alla cerimonia di scioglimento del reparto avven uta il 15 agosto 1945 in Brisighella, città che la Rrigata aveva lihcrata nei primi g iorni di dicembre 1944. Un primo aspetto consiste ne lla precisazione dell ' ufficiale a proposi to de l discorso del comandante della Brigata, Avvocato Ettore Trailo: " nessun accenno nel lungo discorso a questioni po litiche o parti gia ne"72 , a testimoni anza della fedeltà a quei valo ri c he ave vano costituito l'essenza dell 'Unità a decorre re dalla sua istituzione. Un secondo aspcllo riguarda i riconoscime nti : "è seguita la distri buzio ne delle molte, purtroppo MOLTISSIME, medaglie al valore" 71 Continua il rappresenta nte dello S.M .: " La banda ha dato in questa occasione I lo sfilamento dei reparti] una d imostrazione di coesione, di disciplina e di ordine che avrebbe certamente fatto in vidia a qual siasi repa,to oggi inquadrato nell 'esercito italiano[ ... ] in comp lesso la '·MaieUa'' ha lasciato in tutti i presenti un 'ottima impressione. ln tutta una giornata di permane nza a Brisighclla non ho avuto che a cornpiacermj , non senza una certa meravi glia, del senso di disciplina che ho notato negli uomini (T UTTI salutano) e del tratto defe rente. cordiale e cortese dei loro ufficiali verso i colleghi dell 'esercito. Nessuna insofferenza palese è apparsa in const:gu<.:nza dell 'ordine di scioglim<.: nto. Anche il comandante dei CC. RR . sul posto, da mc interrogato, ha confermato la mia impressione. Esiste sol tanto un diffuso grande senso di rammarico, e non soltanto nei componenti della Band a " Maiclla" 74 . Terminava in questo modo l'esperie nza di g ue rrn dei vo lontari che avevano deciso di comhattere il nemico a lianco degli Alleati c che, finita tale esperie nza, ritornavano a svolgere il pro prio ruolo nella società civi le che si stava ricostrue ndo.

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AUSS ME, fo ndo H-2, formazio ni par11g1anc , racc. 22 , Uffi cio Operazio ni t: Addestramento (dello Stato Maggio rt: Regio Eserc ito), 2 1 luglio 1945, I:3anda patriotti JsicJ " MAillLLA". L' appunt.o è firm ato da un tenentt: colonnello. 73 Ibidem . 74 Ibidem .


2° Corpo Poluu:o - Relazione sulle operazioni !!volle dalla "Hrigata Maiel/a"

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2° CORPO POLACCO - RELAZIONE SUL LE OPERAZION I SVOLTE DALLA "BRIGATA MAIELLA" (trascrizione di Massimo Gubbio/li) Si è evitato di fare la trascrizione ''.f'oto~rajìca" della relazione in copia dattiloscritta conservala presso la Riblioteca Militare Centrale, naturalmente se ne è però sal vaguardata pienamente l'integrità. Pertanto, aljìne di facilitare la lettura, non sono stati evidenziati errori, dimenticanze o inesattezze di poco o nessun con/U spesso presenti, ma imputabili al lavoro di estensione prima, di traduzione dal polacco poi ed infine di copiatura dattilografica. I pochi interventi sul testo, ritenuti meritevoli di segnalazione, sono indicati tra parentesi quadre, sia che si tratti di aggiunta che di correzione deLle parole. In quest'ultimo caso è stata riportala solo la prima occorrenza dell 'errore, e questo vale anche nelle imprecisioni di nomi geografici, trascurando quindi di segnalare le successive. Jnjìne, per chiarire passa~~i controversi del testo, o per reperire dati o parole mancanti nella copia di lavoro lrascrilla , è stata consultata anche quella, sempre dattiloscrilla, conservata nell 'Archivio Storico del/ 'Esercito. Il con_fronto perà non è staio di utilità, trattandosi sì di copie successive, o,\·sia non realizzate con caria copiativa, ma identiche purtroppo nelle manchevolezze. il numero in parentesi quadre indica il termine della pagina dattilografata secondo l'originale per non troncare alcune parole si è scelto di inserire il numero prima o dopo la medesima.

Copertina della relazione del tenente colonnello / ,ewù:ki


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Massimo Cubbiotti

INTRODUZIONE L'atti vità dell a Brigata " Maic ll a" c he dal 18 giugno 1944 sino al termine delle ostilità sul fronte italiano faceva parte organica del II Corpo Polacco, costituisce un brillantissimo esempio della collaborazione militare fra i nostri due Paes i ne lla dura lotta per la conqui sta della libertà. I patrioti italiani , nella gra nde maggioranza giovani pieni di entusiasmo, han no va lorosamente combattuto guidati da ufficial i propri ed inglesi sotto il comamlo polacco. Tutti uniti da cordia li vincoli di camerati smo - erano stimolati da un unico ideale: combattere "per la nostra e la vostra libcrtù". L' uni ta re lazione s ul l'attività dell a " Maiella" com pre nde solo il periodo che va dalla costituzione della Brigata ( 18 giugno 1944) alla liberazione di Pesaro (5 settembre I 944), allorché il comando della formazio ne era tenuto dal tenente colonnello Wilhem Lcw ick i. La rel azione è stata dal Lcwicki scritta subito dopo la fine de ll e operazioni quale rapporto d i chi quelle aveva condotlo; essa ci fornisce infa tti un quadro delle sue personali conoscenze e va lutazioni rispctlo alle azioni e alle situazioni ed anche in rapporto alle condizioni nelle quali operava la Brigata "Maiell a". La traduz ione in lingua italiana è stata eseguita in Roma nel sctlcmbre 1946, e viene pubblicata in tre esemplari per essere offe11i quale omaggio all ' Ufficio Storico Militare, alla Biblioteca Centrale Mil itare e al la redazione della "Rivista Militare". Roma lì 25 ottobre 1946 Tenente Colo nne llo Henryk Lergctporcr PREAMBOLO La relazione sulle operazioni svolte dal Il Corpo Polacco in Ita lia sarebbe incompleta se si lasc iasse passare sotto silen zio la pa11ecipazionc fo rn ita daj reparti dei pa11igianj italiani de ll a Brigata " Maie lla". L' agi lità di comando dell 'Armata comportava in determ inate ci rcostanze la subo rdinazione dei repartj di un Corpo a que lli del Corpo vic iniore, e pe rta nto al Il Corpo Polacco rimasero tal volta subordinate forma zioni di altri Paesi , come inglesi, canadesi ed anche italiani , questi ultimi apparte nenti al C. I. L. (Corpo Italiano di Liberazione). Siffatta subordinazione era peraltro di breve durata e accidenta le. La Brigata " Maiella" era l' unica fònnazione non polacca entrata a far parte organica del li Corpo Polacco, combattendo dal 17 giugno 1944 sino al termine delle operazioni bellic he sotto il comando di uffi ciali polacchi: tenente colonnello Wilhe lm (Gugl ie lmo) Lcw icki , tenente colonne llo Josef (Giuseppe) Kofrec. Mal grado la relati vamente scarsa consistenza numerica (da 280 a 1000 uomini), la Rri gata "Maiella" rese al Il Corpo Po lacco rilevanti servigi, pa11icolarmente sul fronte adri atico allorquando essa ri empì il vuoto abbastanza notevole determinatosi tra l' ala sinistra del Il Corpo Pol acco e il X 11 1 Corpo inglese, c he operava più a occide nte.


2° Corpo Polacco - Relazione sulle operazioni svolte dalla " Brigala Maiel/a"

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Dato quanto precede, si ravvisa opportuno esam inare da vicino il comportamento della " Maiclla" e ciò in particolar modo: I) per la diversa sua organi1.zazionc nonché per il modo di svolgere il combattimento, specialmente durante la campagna adriatica aHorché lo schieramento deHa "Maiella" raggiungeva i 20-30 chilometri; 2) dal punto di vista politico, quale continuazione storica dello sv iluppo degli amichevoli rappo1ti italo - polacch i. I - ORGANIZZAZIONE E STRU'ITURA

La Brigata "Maiella" ven ne organizzata gradualmente mediante la fusione di taluni gruppetti di partigiani. Da un rninjmo di 200 uomini nel novembre e dicembre 1943 la consistenza numerica della " Maiclla" raggiunse un migliaio di uomini nel periodo dall'ottobre 1944 al giugno I 945. Durante la campa1:,'1la adriatica del 11 Corpo Polacco, la " Maiclla" procedeva spesso all'assorbimento di formazioni locali di partigiani , raggiungendo ta lvolta e per breve tempo una consistenza di 2-3 mila uomini . La costituzione della " Maiclla" risale al tempo della stabilizza1.ionc del fronte sul fiume San1::,JT0 nelle montagne abruzzesi, e cioè nel novembre-dicembre 1943. In tale epoca il settore occidentale dell ' Vlll Armata s i venne a trovare su un tetTeno non idoneo ad azioni belliche di rilevante importanza e pe1tanto le opposte forze limitavano le proprie attività alla sorveg lianza delle r21 principali lince direttrici di marcia. /\ causa della indeterminatezza delle piante topografiche della regione e della insufficiente rete stradale, le parli combattenti utilinavano clementi locali in un primo tempo come guide e, successivamente , per compiti autonomi quali quelli di sentinella, avamposto, etc. I ,a crudeltà e il compo1tamento dei tedeschi inducono le simpatie di quelle popolazioni verso gli Alleati, provocandone l'lxlio a causa delle requisizioni, delle espropriazioni e di altre repressioni quali la distrnzione di case, atTcsti e fucilazioni. Perciò quei montanari, offrendo la loro collaborazione agli Alleati, sono guidati spesso da un desiderio di vendetta, e cercano la possibilità, essendo rimasti privi delle loro case e dei mezzi di sussistenza, di superare le difficoltà del momento mediante l'aiuto delle forze armale alleate. D ' altra parte la collahorazione vie ne pure offerta da numerosi giovani , in maggioranza studenti, uni camente spinti dall ' impulso patriottico. Il V Corpo Britannico, schierato lungo l'ala occidentale dell'VTIT Armata, si g iova largamente di tale apporto della locale popolazione, stimola11do e organizzando il movimento dei partigiani secondo le direttive del Comando Supremo Alleato. A tale scopo il Comandante del detto V Corpo destina il maggiore Wingram , assistito da tre ufficiali . li maggiore Wingram si accinge subito all'opera di organizzazione dei reparti volontari di partigiani. I3 I In un primo tempo tali reparti erano costituiti da piccoli gruppi di 10-15 uomini che fornivano al V Corpo delle guide, ove occorresse, o che sorveglia-


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Massimo Gubbio/li

vano, di propria iniziativa, determinati sentieri e i passi delle montagne. Il V Corpo contraccambia siffatti servigi fornendo, secondo le possibilità, il vettovagliamento. I partigiani devono procurarsi le armi, che in conseguenza risultano di v.u"io tipo e spesso insufficie nti. L'arma principale consiste nel fucile e nella homha a mano. Non possiedono divise e portano soltanto coccarde dai colori nazionali italiani sulle giubbe o sui berretti. Nel dicembre 1943 alcuni gruppi isolati di partigiani che agiscono nel settore del V Corpo vengono riuniti in uno speciale rcpa1to denominato Banda "Maiella" dall'omonimo massiccio montuoso dell'Abruzzo. Notevole apporto reca nella organizzazione di tale repa1to il capitano avvocato Troilo, patriota italiano, di fede politica democratica e già segretario de ll'onore vole Matteotti, assassinato dai fascisti. Il capitano Troilo raccoglie i volontari, li pone in evidenza e si mette in rapporto con le autorità italiane. Nel frattempo il maggiore Wingram, assistito dagli ufficiali inglesi capitano Lamb, tenente hllitcr e tenente Aixell , dirige l'organizzazione , l'utilizzazione e l'attività della "Maiella". Nel gennaio e febbraio 1944 la " Maiella" conduce alcune azioni dimostrative di pattuglia. Durante una di tali azioni cade il maggiore Wingram e perciò il comando della formazione viene assunto dal capitano Lamb. [4] Allorquando il li Corpo Polacco sostituisce il V Corpo, il grosso della " Maiclla" passa in data 15 giugno 1944 a Sulmona (sulla strada Pescara - Roma, 68° chilometro). L' organizzazione e la struttura della "Maiella" si presenta in 4ucl tempo come segue: ff. comandante il capitano Lamb due ufficiali di linea il Lene nte Fili iter e il tene nte italiano Troilo; comandante del plotone di amministrazione (cioè della base) il capitano avvocato Troilo. Complessivamente risultano 280 uomini organizzati in gruppi di combattimento autonomi di varia consistenza numerica, cd in più il plotone di amministrazione. In effetti ad ogni azione sono in grado di paitecipare non più di 100 uomini , essendo gli altri malati o senza scarpe o vagabondi in cerca di viveri e di vino. L'armamento della "Maiclla" si presenta notevolmente vario e insufficiente. Di regola tutti gli uomini sono in possesso di fucili, mentre ogni gruppo di combattimento è dotato di una oppure due mitragliatrici leggere e di tre o quattro pistole mitragliatrici. Gli uomini , nella maggior paite, sono individualmente forniti di 2-3 bombe a mano. Tale armamento è di vari tipi: italiani , tedeschi , greci , inglesi etc., ciù che rende notevolme nte difficoltosa la romitura delle munizioni. La " Maiella" non ha propri mezzi di traspo1to, né mezzi di collegamento. In seguito all'effettuazione del turno di riposo del V Corpo, resta sospesa la questione della " Maiella" dato che non si conosce se il li Corpo accetterà tale formazione. [5] L' idea di destinare la "Maiella" sotto il comando del C. I. L. ha incontrato per motivi che non si ravvisa di rilevare - una decisa ostilità da part.e dei parti-


2° Corpo Polacco - Relazione sulle operazioni svolte dalla " Brigala Maiella"

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giani . In tale situazione il Comando del V Corpo ne lla metà di giugno del 1944 ri volge al Comando del Il Corpo Polacco la proposta di accettare la "Maiella" per utilizzarla successivamente in operazioni belliche. Il Corpo Polacco attraversa in quel mome nto una crisi deten11inata dalle sanguinose perdite soffe11e nella battag lia di Monte Cassino. La situazione si presenta più difficile a causa de l lungo sellorc affidato al Il Corpo. Malgrado tale crisi il Comandante e il Capo di Stato Maggiore del Il Corpo in un primo tempo assumono un atteggiamento piuttosto negativo circa la questione dell ' incorpora7.ione della "Maiella" soprattutto a causa dell 'assenza di una solida base nell'organizzazione di tale formazione. Vi influiscono anche le mutate condi7.ioni di atti vità in quanto i partigiani , lontani dalle proprie residenze , non offrono più un note vole ausilio quali guide o pattuglie. E poi , per l' allontanamento. degli uomini dalle loro case, occorre seriamente provvedere al loro nutrimento. Tuttavia, desiderando, prima di decidere, esaminare attentamente la questione, il Capo di Stato maggiore de l Corpo Polacco in via presso la " Maiclla" il 16 giugno, il tenente colonnello Wilhelm (Gug lielmo) Lewic ki . Questi ha la missione di studiare la questione, particolarmente per quanto concerne il rendime nto be llico della "Maiella" e la possibilità di poterla convenientemente utilizzare nelle preordinate operazioni 161 del 11 Corpo. Contemporaneamente il Capo di Stato Maggiore, generale Wisniowski , propone all'in viato di assumere il comando della "Maiella" qualora la missione abbia ri sultato positi vo. JI tenente colonnello Lewicki si reca immediatamente a Sulmona ove tiene una serie di conversazioni con uffici ali e partigiani del la " Maiclla". Resosi eùutto delle possibilità di tale rormazionc nonché dello spirito animatore de i partigiani, il tenente colonnello Lewicki intrapre nde la prosecuzione dell ' organi7.zazione ed assume il comando della formazione stessa, pur considerando appieno le ri levanti d ifficoltà e il rischio che siffatta opera comporta. Il 17 giugno il tenente colonnello Lewicki si reca nuovamente a Sulmona, ove, dopo una breve conferenza avuta coi capitani Lamb e Trailo, riunisce tutta la Brigata " Maiella" al fine di discutere la questione del passaggio della formazione sollo il comando del II Corpo Polacco. Dopo aver esposto ai convenuti la situazione ne lla quale è venuta a trovarsi la " Maiella" in conseguenza del trasferimento del V Corpo, il tenente colonnello Lewicki interpella i pa11igiani pe r conoscere se desiderino continuare a combattere al comando del TI Corpo Polacco. Ne llo stesso tempo il tenente colonnello Lewicki espone loro le principali condizioni , e cioè: I) il comando della " Maiella" viene assunto dal tenente colonnello Lewic ki, avente quale sostituto il capitano Lamb; 2) tutti i partigiani dichiareranno di ohhligarsi a combattere insieme col Il Corpo fino ai confini settentrionali de ll'Italia; [7] 3) verrà imposta la più assoluta disciplina militare; 4) rafforzamento della consistenza della " Maiclla" agli effetti vi di un reggimento (900-1000 uomini).


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Da parte sua il Corpo Polacco assume l'onere del vettovagliamento e, secondo le possibilità, proc:urerà le uniformi , e soprattullo le calzature che sono soggette a fotte consumo a causa delle operazioni in terreno montagnoso. Il 18 giugno il Capo di Stato Maggiore approva tali condizioni , me ntre il Comandante del Il Corpo procede alla nomina ufficiale <lei tenente colonnello Lewicki a comandante della Brigata "Maie lla". Tutta la g iornata del 18 giugno vie ne dedicala dal nuovo comandante al febbrile lavoro preparatorio di organizzazione. Occorre trovare un ufficiale o un sollufficiale da assegnare al vettovagliamento , una certa quantità di calzature nonché qualche mezzo di trasporto per i viveri. Per la benevola e piena comprensione del Qua1tier-mastro del Il Corpo e dei Capi dei singoli Se rvizi è possibile compiere tutto in un sol giorno. li mallino del 19 giugno il te ne nte colonnello Lewicki torna a Sulmona con tre autocarri, viveri e scarpe. Tale efficiente e rapido intervento del Il Corpo determina camerateschi rapporti che perdurano , tra il Corpo e la Brigata "Maiella", fino al termine della campag na. Il 19 giugno viene dedicato alla par1.iale riorganizzazione e ai preparati vi di marcia. 181 Il - MARCIA VERSO IL FIUME C IIIENTl NELLO SPAZIO INDIFESO CREATOSI TRA IL Il CORPO POI ,ACCO E IL X CORPO llRITANNICO (20-29 giugno) Allora la situazione generale sul fronte italiano si presentava come segue: nel settore de lla V Armata americana sono impegnali duri combattimenti , che ne ritardano l'avanzala, mentre nel settore adriatico della VIII Armala il 15 giugno le truppe tedesche si ritirano verso nord rompendo il contatto con i reparti polacchi che intanto prendono posizio ne sul settore. li 17 giugno il Il Corpo Po lacco, muovendo dalla zona di Pescara , passa all 'i nseg uimento al fine di procedere all'occupazione del porto di Ancona. Il giorno 20 g iugno il Il Corpo Polacco raggiunge la linea: Fermo - al fiume Tenna mentre il C. I. L. che agi sce al comando del II Corpo , con una sua compagnia motociclisti avanzata raggiunge la città di Ascoli Piceno. C iò quando il grosso delle formazioni si trova in azione di spostamento verso Teramo. Il X Corpo Inglese, che agisce ad occide nte del li Corpo Polacco, occupa Terni , (schizw n. /). In tal modo viene a crearsi tra il X Corpo e il Corpo Po lacco uno spazio vuoto di circa 30 chilometri di estensione. Primo obiettivo affidato il 18 giugno al tenente colonnello Lewicki in forma indicativa è questo: portarsi al più presto all'altezza dei reparti di prima linea del X e de l ll Corpo, sorvegliando la zona vuota creatasi tra i due Corpi. La scelta della linea di marcia in avanti viene lasciata al tenente colonnello Lewicki che la percorrerà lungo il detto spazio vuoto. 19J L'avanzata della "Maiclla" presenta notevoli difficoltà. Menti-e occorre raggiungere al più presto l'altezza dei re pa1ti combattenti, la


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distanza e le condizioni in cui si svolge l' avanzata creano per contro situ azioni difficilmente superabili. Il vuoto tra i due Corpi viene completamente occultato, le strade minate, i ponti sono fatti saltare; ciò che costituisce , in terreno montagnoso , un problema essenziale dato che le marce di aggiramento comportano dispendio di forze e lungo tempo. Poiché la "Maiella" non aveva - ad eccezione dei tre autocarri sempre adibiti al trasporto dei viveri - alcun altro mez1.o , occorreva camminare a piedi , provvedendosi a l traspmto delle armi pesanti , delle munizioni e dei bagagli mediante la requisizione in ]()(;o di cru..-i trainati da huoi. Durante otto giornate di marcia, senza alcun contatto con le altre formazioni, ricacciando le pattuglie nemiche, per vero non numerose, la " Maiella" avanza <la sola per 150 chilometri su difficile terreno montagnoso, unicamente aiutala dalle popolazioni locali , compie ndo ogni necessaria marc ia di aggiramento e di ricognizione e sgomberando le mine esistenti. Contemporaneamente il C. I. L. , pur avendo circa 50 chilometri di vantaggio da lla linea di partenza, dopo pochi giorni di marcia rimane indietro. Allo scopo di affrettare il movimento il comandante 1101 della "Maiella" applica la seguente tattica. Il grosso della Brigata " Maiella"' avanza sulla linea di marcia in tre raggruppamenti, comandati da altrettanti ufficiali e distanti circa 5-6 c hilometri l' uno dall'altro. Il plotone di amministrazione segue la stessa direttrice ad una giornata di marcia insieme con gli autocarri e gli altri mezzi di trasporto. La sicurezza della marcia è affidata a due pattuglie autotrasportate su jeep e comandate personalmente dallo stesso comandante della "Maiella" e dal suo sostituto. Tali pattuglie, che precedono di qualche ora le altre forze, procedono alla ricognizione delle strade, rimuovono o determinano le mine esistenti , e infine cercano di orientarsi sulla situazione generale interpellando specialmente la locale popolazione molto hcn disposta . Laddove i ponti risultano distrutti , le pattuglie ordinano alla popolazione di appronlare strade di aggiramen to dimodoché i trasporli pesanti possono il giorno successivo seguire i propri reparti. Durante l'avanzata avviene che la "Maiella" prende contatto con piccole pattuglie nemiche nonc hé con alo-i piccoli rcpruti ritardatari , che, dopo brevi azioni di fuoco, si ritirano prestamente verso nord. Il giorno 20 giugno, il comandante, trovandosi col Lenente Filliter in azione di ricognizione del terreno a nord di Aquila, cattura un sergente e un caporale delle SS , insieme con la loro motocicletta fornita di "side-car". La macchina fu poi inviata a disposizione del Capo della Polizia del Corpo. [Il] TI 23 giugno trascorre in azioni di ricogniz ione de lla strada n. 4 nella zona di San Giusto (li 490390). La ricognizione però viene eseguita soltanto sull'asse di marcia a causa della mancanza di tempo e della deficienza di mezzi <li trasporto necessari per quelle grandi distanze. Il comandante della Rrigata "Maiella" sorpre nde una pattuglia tedesca di genieri intenti alla messa in opera di mine onde far saltare le dighe in prossimità del lago di montagna La Conca (R 4005(){)). ll tenente colonne llo L. ILewicki,


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ndc]. coad iuvato dal capitano Lamb, rimuove le mine g ià pronte allo scoppio, salvando così dall'inondazione la valle del Tronto. Durante il periodo dell 'avanzata il Comandante continua a riorgani zzare e a completare la Brigata "Maie lla", instaurando contemporaneamente la più rigida disciplina. Ciò muta radicalmente e favorevolmente l'efficienza della formazione. Circa al termi ne de11 'avanzata, il 28 gi ugno , la "MaieUa", dispone già d i sei plotoni autonom i, della forza di circa 40 uomini ciascuno, dotati di 2-3 mitragliatrici leggere nonché di qualche fucile mitragliatore. In tale periodo la "Maiella" che incontra soltanto sparute palluglic nemiche , procede qua si senza perdile. Fino al 28 giugno queste ammontano solo a 4 uomini , due dei quali decedono in seguito a scoppio di mine e due feriti in seguito ad azion i di fuoco rnn patn1glie nemiche . In particolare, le varie ta ppe della descritta marcia inseguimento furono le seguenti: 1121 20-21 g iugno 22 giugno 23-24 g iugno 25 giugno 26-27 giug110 28 g iugno

-

Aquila Montereale Accumo li Arquata del Tronto A mandol a Marica [rectius : Morico] San Genesio [rectius: San Ginesio]

( B5001 70) (B380360) (B390550) ( R420630) (B480870) (B4009 10) ( 443915)

Il g iorno 28 giugno la Brigata "Maiella "prende contatto col nemico piazzato sulle colline a sud del fiume Chienti (schizw n. 2) nelJa zona della città di Calderaia Lrectius: Caldarola] . I1I - I COMBATTIMENTI PER L'ACCESSO AL FIUME MUSON E (28 giugno- 15 luglio) Intanto il Il Corpo Polacco incontra seria resistenza ne mica lungo la linea del fiume C hie nti. lJ Comandante del Corpo ordina il concentramento di tulle le unità. Tale ordine deve essere ultimato nella g iornata del 4 luglio. Il C. I. L., che sta svolgendo la sua attività sull'asse della strada n. 78, risulta in quel tempo schierato lungo la linea che corre da Ascoli fino alle colline a sud del fiume Chienti . TI concentramento, per la battaglia di Loreto, non viene da pa1te elci C. I. L. ultimato. C iò determina, tra il Corpo Polacco e l' ala ori entale ciel X Corpo, che opera lungo l 'asse Visso (B238 1) - Camerino (B2495) - Matelica (S. 1908), il mantenimento de l vuoto sopra descritto di circa 35 chilome tri di estensione. In tale situazione la "Maiella" ha il compito di sorvegliare questa zona nonché di tenere il collegamento con [13) l' ala destra del X Corpo (1 2° reggimento Lancieri) che marcia lungo l'asse Muccia (2 10880) - Castel Raimondo [rectius: Castelraimondo) (S.230033).


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Il 1° luglio il Comandante del II Corpo Polacco , avendo constatato l'allontanamento del nemico dal fiume Chienti ordina un nuovo inseguimento, che conduce alla battaglia di Loreto. Fino al giorno 6 luglio i reparti frontali del Il Corpo raggiungono la linea Numana (S 6936) - Osimo (S.5833) - Montoro (S 530300). Il C. I. L. , che non può sostenere il passo di tale azione, si attarda sul fiume Potenza, scoprendo con ciò il fianco ovest del li Corpo. La cosa determina il Comandante del Corpo a rallentare le operazioni fino a ll 'allineamento del C. I. L. verso Filottrano al fine di assicurare il proseguimento dell'attività operativa in direzione di Ancona. ln tale situazione il Comandante della "Maiella", avendo dinanzi relativamente scarse forze ne miche, decide, senza attendere l'avvicinamento del C. I. I,., di spingersi a nord del fiume Potenza, ove il terreno offriva maggiori possibilità per la favorevole esecuzione dei fini operativi. Il I O luglio i reparti della "Maiella" liquidano oppure respingono verso l a riva nord formazioni nemiche operanti a sud del fiume Chienti. Nello stesso giorno reparti della "Maiella" raggiungono il fiume Potenza, ove , dopo opportune azioni ricognitive, si preparano all'attraversamento del fiume. Il 2 luglio i reparti della Brigata "Maìella" occupano Tolentino e San Severino lrectius: San Severino Marche]. li 3 luglio la "Maiella" incontra la prima seria [14] resistenza del nemico organizzato a difesa sulla linea Castel San Pietro (S.300150) - Colcerasa (S.340160) a 10 chilometri circa a settentrione del fiume Potenza. Poiché non è in grado di respingere le prevalenti forze nemiche , il Comandante della Brigata "Maiella" procede ad una nuova dislocazione dei suoi reparti , mediante uno schieramento a Seraltc lrectius: Serralta] (S.345140) per chiude re al nemico la strada verso Cingoli e con altro ad Ali forni (S.320130) per c hiuderla verso Frontale (270180). li grosso delle forze della " Maie lla" viene concentrato nella zona del hivio de lle strnde conducenti verso la predetta località (q. 503 Palazzala - 4. 457 il Colle) (sr:hizw n. 3). Il C. T. L. che resta sul fiume Potenza, e successivamente il IO luglio, dà il cambio a lla 6" Brigala fanteria "Leopoli" nella zona di Montefano e , con l'appogg io dc li 'artiglieria della 5a Divisione fanteria " Kresowa" (dei confini) e da carri armati del 4° Reggimento Corazzato, occupa Filottrano raggi unge ndo il fiume Musone. La Brigala "Maiella" mantiene il contatto col C . I. L. lungo la strada San Severino Marche (S .3305) - Tolentino (S .4103) e col X Corpo ( 12° reggimento Lancieri) lungo la strada San Severino Marche - Castelraimondo (S.2404). Nel frattempo un reparto avanzato più a nord del 12° reggimento Lancieri viene a trovarsi ne lla wna di Mate lica (S 190080), dove opera insieme con un reparto di partigiani locali dipe nde nti dalla "Maie lla" . Il mantenin1ento di continuo contatto col nemico determina [15] notevoli difficoltà per la Brigata " Maiclla" dato che il nemico, sulle due principali dire-


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zioni del seltorc sorvegliato, è sostenuto dall'artiglieria e dai mortai mentre la " Maiell a" si trova solo in possesso di armi di piccolo calihro. Conseguentemente tutte le operazioni della "Maiella" devono essere condotte nelle ore notturne e mediante azioni di sorpresa. La este nsione del settore nonché le considerevoli for.1;c nemiche (le forze tedesche a mmontano in tale zona a 3-4 hattaglioni con 3-4 batterie) inducono il te ne nte colonnello Lcwick i a prende re contatti con formazioni locali di patrioti italiani al fi ne di utilizzarle. li Lcwicki in breve te mpo assume il comando di tutti i gruppi di partigiani della zona. Contemporaneamente la " Maiella" procede al disarmo e allo scioglime nto di tali gruppi , che avevano scopi ben diversi da quelli di combattere i tedeschi. Cosicché il te ne nte colonnello Lewicki dispone in quel tempo, oltre della Rri gata "Maiella", di alcune formazioni paitig iane della complessiva forza di circa 1500 uomini , dotati di fucili e pistole automatiche. Patte dei partigiani viene incorporata nella " Maiclla" il resto viene utili zzato per servizi di presidio di comunicazioni secondarie e per servizi di guardia, nel che dclli partigiani sono di preziosa utilità, avendo piena conoscenza del terreno. [ 16) Le rilevanti forze ne miche, soprattutto in artiglieria e mo,tai , determinano il comandante a porre in essere una tattica consistente in azioni di infiltrazione e ùi pattugliamento in profondità onde procurarsi informazion i e mante ne re l'iniziati va. Il terreno montuoso e coperto favorisce tali azioni. Intanto, approfittando della temporanea sta bi lizzazione del fronte, il lenente colonnello Lcwicki procede nella riorganizzazione della Brigata "Maiella", viene fornito delle div ise e riarma util izzando le anni catturate al ne rrùco. G ià il IO luglio ciascun ploto ne è dotato di 1-2 mitragliatrici pesanti , di 4 leggere e di 10-1 2 pi sto le automatic he. Le munizioni sono sufficienti, tuttavia occorre catturarne al nemico così come le altre armi . Si giungt: anc he ad un a completa dotazione di mezzi di trasporto: la " Maiella" dispone g ià di 5 a utocarri e di IO motociclette. La callura di una leggera radio d i notevo le pote nza re nde possibile da quel momento di mantenere un continuo e efficace collegamento col Comando del 11 Corpo. Tale collegamento riusciva fino allora molto difficile e spesso insic uro a causa della notevole lontananza e delle cattive condizioni ùi rice7.ione provocale dalle montagne. ln questo tempo le perdite de lla " Maiclla" nonostante le desc ritte frequenti azioni sono relativamente minime; notevoli perdite suhiscc solo il reparto invialo a Mate li ca [ 17] per mantenere i I collegamento col 12° reggi me nlo Lancieri . Tale reparto di circa 30 uomini , sorpreso da un assalto di una compagnia tedesca soffre rilevanti perdite durante la prima ora della lotta, essendo caduti il comandante e alcuni uomini. Malgrado le perdite e nonostante il ritiro delle


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autoblinde inglesi, il reparto riesce a mantenersi in posizione e provoca rilevanti perdite al nemico. Tuttavia anche la Brigata "Maicll a" si fa sentire al nemico. Le pattuglie dei partigiani, profondamente penetrate nel terreno nemico cercano di elimjnare piccole pattuglie e soldati isolali tedeschi. Un assalto condotto nella notte del IO luglio su Santa Maria (S.34 16) a sud di Cingoli dal tenente Filliter distrugge un avamposto tedesco della forza di quasi un plotone. E poic hé qualche giorno prima i soldati di tale appostamento avevano ucciso due partigiani feriti , da loro catturati, nessuno di essi venne fatto prigioniero .... Un agguato teso dallo stesso Ufficiale contro la cuc ina da campo ne mica sotto Sant' Angelo (S.345175), organizzato il giorno successivo, massacra i soldati tedeschi colà riuniti per il rancio. Contemporaneamente un'azione di una fòrte pattug lia della " Maiclla" condotta nella zona consente al tenente Filliter di rientrare nelle proprie lince dopo aver trascorso molte ore, insieme con due uomini, nascosto a circa 300 metri dalla c ucina da campo nemica. Secondo le informazioni fomite poi dalla locale popolazione risultarono caduti 11 soldatj tedeschi e molli altri feriti. [18) Le rilevanti perdite inflitte ai tedeschi dal gruppo di partigiani " I ,ew" (così denominato perché sotto il comando del tenente colonnello Lewicki) possono essere misurate dalle quantità di armi da esso catturate, armi che, per ordine del Comandante del Corpo, venivano poi inviate a Varsavia. In quest' epoca la "Maiella" ha fornito a tal fine alcuni "spandau" parecchi "schrneisser" e rivo ltelle catturati al nemico. Il J lug lio prende posizione nel settore "Lew'· un reparto britannico comandato dal magg iore Popski. Tale reparto si compone di 50 uomini traspo1tati su 12 jeep armate di mitragliatJ"ici ultra pesanti. Nella zona di San Severino Marche, a circa 10- 15 chilometri dalla linea del fronte, il maggiore Popski , aderendo ad analoga preghiera rivoltagli dal tenente colonnello Lewicki, appoggia per due volte col fuoco delle sue armi l' azione dei reparti della Brigata "Maiclla" . Tale appoggio si palesa con effelli vi risultati il 7 luglio sotto Cingoli, allorc hé una jeep armata viene portata di nasco sto alla di stanza di 6-700 mclri da un avanzato posto tedesco di osservazione. Tale posto disturbava in modo particolare. La sorpresa e ra completa. I tedeschi perdevano alcuni uomini e, ciò che è importante, dovevano rassegnarsi ad abbandonare la posizione. 11 reparto del maggiore Popski lasciava il scllore "Lew" il 9 luglio. Verso la finL: di tale periodo una parte delle locali organi zzazioni partigiane viene influenzata dalla propaganda l 19) di agitatori dei partiti estremisti politici (comunisti). Commissari comunisti inducono i parti g iani ad abbandonare ogni attività bellica e a conservare e nascondere quante armi e munizioni fosse possihile. Tali partigiani ingaggiati dal lenente colonnello Lewieki per azioni particolannente disagevoli nel fronte, si rifiutano , sotto l'influenza degli agitatori, di continuare a combattere e utilizzano il loro armamento per conto personale e per guadagni materiali.


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Lasciare tal e massa armata e indisciplinata nelle rclrovie cost1tu1 va una minaccia alle vie di comunjcazio ne. 11 tenente Colonnello Le wicki, presi accordi col Co mando del Corpo c con le forze alleate, procede quindi al disarmo d i tali gruppi , ohhligandoli a consegnare le armi ai posli di polizia. Naturalme nte tale azione non si svolse senza incide nti. A San Severino Marche i comunisti organi zzano con la forza di parecchi uomini armali da capo a piedi un allcnlato ai danni del comandante e deg li ufficiali della Brigata " Maiclla" . Portunatamente l'atte ntalo non ebbe alcun effe tto, essendo gli ufficiali sempre pronti ad ogni sorpresa. Comunque questo delicato lavoro venne gencralmcnle compiuto con accortezza e con celerità. Si sono ottc nulc con ciò la tranquillità e la sicurezza nelle retrovie delle forze alleale, re ndendo così impossibile il dclcrrninarsi colà delle situazioni che ebbero invece a manifestarsi ncll ' llalia del Nord nel ]945 . [20] I partigiani comunisti, essendosi accorli da un lato della risolutezza , e dall'altro dell'onesto e umano trattame nto usato ai loro compagni , hanno sottostato agli ordini degli Alleati , e, dopo ultimato il di sarmo hanno rivolto il loro ringraziamento, al tenente colonnello Lcwicki , per mezzo di appositi delegali di due brigate disarmate, per il modo col quale era stato condotto il di sarmo stesso. L' aumentata atti vità della Brigata "Maiella" su Cingoli , ove i tedeschi pe rdono in pochi giorni alcune decine di uomini , e le azioni di pattuglie che procedono all'aggiramento della citlà, coslringono, del 10 luglio, il ne mico a ritirarsi su Apiro (S.2922). Appena conosciuta la notizia, il comandante della "Maiella" si reca con alcuni uomini a Cingoli , organizzandovi i partig iani . Conlcmporaneame nte viene inviato in quella città il te nente Filliter con due ploloni della "Maiella". 1 tedeschi purtroppo si sono resi conto della debole forza di tale reparto e nella sera IO luglio, occupano nuovamente la città. In concrclo il reparto del tene nte Filliter che s'a vvicinava dovette ritirarsi sulle colline circostanti, essendo slalo fatto oggetto ad un forte fuoco di artiglieria e di mortai . Pertanto occorreva preparare d i nuovo tutta l'azione al fine di conquistare la città. La rinnovata tattica di infillraz.io ne nelle retrovie nemiche conduce al successo e così i tedeschi si ritirano, stavolta definiti vamente , da Cingoli nella notte del 12 luglio.1211 li g iorno successivo, all ' alha, i reparti della Brigata "Maiella" entrano contemporaneamente da più parti nella città e vi organi zzano la difesa. I tedeschi sottopongono la città ad un forte fuoco di a11iglieria e mortai , ma il fuoco fortunatamente è poco efficace a cagione delle solide mura della città. Sola perdita notevole quella dell a jeep del comandante che, colpita con esattezza , resta completamente distrutta. Nella notte dal 13 al 14 luglio fa ingresso a Cingoli un hattaglione del C . I. L.. Il tenente colonnello Lewicki invia il !:,'TUppo del lenente Filliter a Moscosi (3018) in direzione di Apiro (2922), ove i tedeschi hanno costruito da lungo te mpo appostamenti di difesa.


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A Cingoli resta soltanto un plotone <li partigiani del luogo onde mantenere il collegame nto col C. I. L. . Contemporaneamente all'azione di Cingoli , altro rag1::,1Tuppamento della "Maiella" inizia un 'azione intesa ad occupare Castel San Pietro (2915). Vie ne applicata uguale tattica. l tc<lcschi, essendosi accorti <lei movimenti di alcuni gruppi di partigiani su Tsola (S. 2916) - costituente la loro unica via <li ritirata - cominciano a ripiegare sotto la protezione di un forte fuoco di artiglieria. Le due operazioni , condotte contemporaneamente sulle direzioni principali , costringevano il nemico a ritirarsi sulle posizioni a difesa precedentemente apprestate nella linea principale Apiro (S. 2922) - Pogg io San Vicino (S.2521) [22) Poggio San Romualdo (S.2 120) - Almatano (S.1 7 18). Le avanguardie della "Maiella" avanzano in contatto immediato col nemico in ritirata. Nello stesso tempo patn1glie di partigiani , profittando dell'aiuto <li patrioti locali, penetrano profondamente nelle retrovie <lei nemico in ritirata attaccando i reparti più deboli e soldati isolali. Il 15 luglio reparti della "Maiella" incontrano resistenza da parte del nemico ben piazzato su forti posizioni naturali apprestate con grande dispendio di lavoro. Il Comandante del la Brigata "Maiclla" di sloca i suoi reparti in modo da chiudere ogni via al nemico con solide posizioni ed esercitare così una efficace sorveglianza del resto della zona. Nello stesso tempo vengono compiute utili azioni ricognitive delle nuove posizioni del nemico, riallate le strade e sgomberate le mine. li 15 luglio la dislocazione della "Maiella" è la seguente (schizzo n. 4) : il grnppo del Lenente Filliter a Santa Maria Candelora (S.3219), il gruppo del lenente Jovacini a Frontale (S.2718), e i reparti di rinforzo del tenente Tmilo a Fornaci (S.28 17). Durante le predette azioni le perdite della "Maiella" risultano minime: 6 caduti e alcuni feriti, parte dei 4uali a causa delle mine. IV - lL COMBAITIMENTO SOTTO ANCONA (17-19 luglio)

La situazione creatasi nel settore " Lcw" presenta una serie <li difficoltà. [23) Le pos izioni tedesche apprestate su colline dominanti rendono impossibile alla Brigata " Maiella" ogni movimento verso i reparti avanzati. Ogni macchina, un carro, uu solo soldato provoca immediatamente il fuoco delle artiglierie e dei mortai nemici. La zona è relativamente ricca <li rete stradale; pertanto, nel caso di attacco nemico, la " Maiclla" non si trova in grado di dominare tutto il settore, che è accessibile alle azioni <li fanterie e, in parte, anche alle az ioni dei carri armati. Malgrado l'accentuata avanzala della " Maiella" i I Lenente colonnello Lewicki decide di occupare la zona di Cupramontana (S.2828) respingendo il nemico oltre il fiume Esino. Ciò faciliterà notevolmente l'esecuzione del compito.


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Per la sproporzione delle for1:c in confronto di quelle nemiche il comandante ravvisa l'opportunità di procedere in un primo tempo all 'occupazione di Poggio San Vicino, concentrando per tale operazione il grosso delle forze della Brigata "Maiella". L'operazione dura due giorni cosicché nel mattino del 18 luglio la "Maiella" occupa Poggio San Vicino. Subito il grosso si lancia in direzione di Apiro, che viene occupata all'alba del 19 luglio. A sette ntrione della città il nemico è colto di sorpresa da un plotone della Hrigata "Maiella" g uidatovi nella notte dai patrioti del luogo. Profittando poi della conrusione determinatasi nelle rilc nemiche, il comandante della "Maiclla" attacca con tutte le [241 forze Cupramontana, conquistandola nelle ore pomeridiane della stessa giornata. L'azione su Cupramontana costituisce la prima e più notevole operazione della Brigata "Maiclla"; vi prende parte il grosso della Brigata, rafforzata da formazioni partigiane locali: complessivamente 300 uomini. I tedeschi, durante le ore seralj del 19 luglio cercano di riprendere Cupramontana. li contrattacco risulta tuttavia in ritardo e condotto senza decisione, per il che esso viene ahhastanza facilme nte respinto. Profittando del successo, la Ilrigata " Maiella" procede nella giornata del 20 luglio, al rastrellamento del terreno a sud del fiume Esino e occupa alcune località poste a sud della ri va del fiume stesso. In tal modo la "Maiella" tatticamente operando in completo isolamento (i reparti più prossimi si trovano a I0-15 chilometri), e pur avendo dinanzi un nemjco più forte, svolge una tattica offensiva e 11011 solo non resta indietro ri spetto alle altre unità vicine, ma costantemente cerca di spingersi in avanti, laddove lo consente il terreno. Tale condotta era naturalmente rischiosa, esigeva una notevole vigilanza e prontezza continua. Ma l 'elasticità della formazione, le profonde azioni ricognitive e la larga utili zzazione dei servizi informativi ne diminuivano il rischio , fornendo nel contempo al Il Corpo e all'V lll Armata preziose notizie. 1251 V - l COMBATTIMENTI PER L' AVV IC INAMENTO DEL FIUME METAURO (20 luglio - 24 agosto) In relazione al compito del TI Corpo, la ilrigata "Maiella", assicurando il controllo della strada n. 76, già dal 2 1 luglio procede ad opportune ricogn izioni e prepara così l'attraversamento del fiume Esino. Le pattuglie penetrano in profò ndità nel dispositivo nemico a nord del fiume. hno al 24 lug lio la "Maiella" operando con rorti gruppi, occupa Castelplanio (2534) e poi Poggio San Marcello (2536). Una nuova linea di sorveglianza viene organizzata sul tratto Poggio S. Marcello - Rosora (2132) Mergo (223 1) - Serra San Quirico (2029) - Genga ( 1327) - tratto a nord del fiume Esino e della strada n. 76 (schizzo n. 5). TI contatto con le forze vicine viene ripreso: ad ovest col reggimento britan-


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nico H.C.R. a Bastia (0519), ad est col C. I. L. a Jesi (3937). In questo tempo l'este nsione del settore sorvegliato dalla " Maiella" è di 30 chilometri in linea d 'aria. Poiché la " Maiella" è costituita in tutto di 400 uomini , il Lenente colonnello Lewic ki continua ad uLilizzarc partigiani e popolaz io ne del luogo. Le più notevoli difficoltà derivano dallo stato de lle strade, che occorre riattare, e dalle mine, che occorre rimuovere; l'impiego su larga scala di mine e di azioni distruttive da parte dei Lcdcschi resta provato nella zona di Apiro, ove il ne mico, nel raggio di 2 chilometri dalla città, ha 126J posto in opera più di 600 mine di vario tipo e altri mezzi insidiosi, e ha proceduto al Laglio di un notevole numero di secolari a lberi di tiglio ostruendo con essi la strada per più di un c hilometro. Altra difficoltà era costiLuita d aJl'evacuazio ne dei feriti. A causa della mancanza de lle ambulanze assegnate nonché delle grandi distanze, la Brigata "Maiclla" usufruisce degli ospedali civili italiani posti nella zona delle sue o perazioni e precisamente a Sarmano [rectius: Sarnano] , a San Severino Marche, a Cupramontana, a Poggio San Marcello. a) IL COMBATTIMENTO DI MONTECAROTTO (20-30 luglio) La nuova linea di osservazione , immediatame nte a settentrione del fiume Esino non era de l tutto comoda pe r la "Maiella" s pecialmente nell a parte occidentale in quanto i tedeschi , saldamente appostati su Montecarotto, spingevano l"orLi pattuglie fino aUa strada n. 76 lungo il lìumc Esino, disperdendo, con azioni di fuoco gli operai adibiti ai lavori stradali. Al fine d i assicurare tali lavori il tenente colonnello Lewicki decide di occupare Montecarotto (S.2438). Malgrado le scarse li.m~e in relazione alla notevole estensione del settore e alle più numerose formazioni nemiche, le operazion i della "Maie lla'' si erano concluse l"inora con successo. Esso veniva consegu ito non solo per la coraggiosa e intelligente atti vità dei reparti , ma anche e soprattutto in conseguenza della situazione generale del fronte deLcrminata dal graduale [27] ripiegamento del grosso delle for1.c nemiche s ulla linea gotica. Avendo la "Maiell a" per obiettivo l'occupaz ione di Montecarotto, essa fortunatamente viene a tro varsi il nemico in ritiro sulla riva settentrionale del fiume Misa. 11 26 luglio la lfl e V Divisione di fanteria polacca gi ungono sul fiume Misa e ne occupano i settori di difesa. Il C. J. L. con pa1te delle sue forze (la 2" Brigata) gi unge al Misa il g iorno 30 lug lio. Nella notte dal 25 al 26 luglio i tedeschi si ritirano da Montecarotto, che viene s ubito occupata, e saldamente presidiata dalle forze del tenente Jovaeini. li riLardo del C. J. L. determina una critica situazione per la Brigata "Maie lla". Malgrado ciò, le formazioni pattigiane tengono alcune località a nord del fiume Esino e assicurano i lavori sulla strnda n . 76 mediante l ' invio di un reparto di punta a Montecarotto.


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Massimo <ìuhhintti

I tedeschi , essendosi accorti c he il loro ritiro da Montecarotto era premaluro per il fatto che il C. I. L. non riusciva a tener il passo dell'avanzala, decidono di rioccupare la cittadina, posizione molto utile per le azioni di sorveg lianza e di controllo sulla strada n. 76. T tedeschi, senza duhhio, inlcn<lcvano liquidare la formazione della "Maiella" che si era spinta innanzi e che cominciava a procurare loro notevole disturbo. Circostanza favorevole ai tedeschi costituiva il filofascismo della popolazione della città dimostrato non solo dal generale sentimento ma anche dagli aiuti effetti vi consistenti nel fornire utili [28] notizie, in servizi di gu ida ed altre minori attjvità. Il primo attacco dei tedeschi ebbe luogo nella notte <lai 27 al 28 luglio. Monlccarollo era allora presidiato da un reparto della "Maiella" costituito da due plotoni al comando del tenente Jovacini: in tutto circa 100 uomini sufficientemente armati cli mitrag liatrici leggere e fucili mitragliatori. Durante la giornala <lei 27 luglio, il Comandante della "Maiella" dispone per l'invio di notevoli munizioni e bombe a mano e si reca personalmente nella cittadi na minacciata. La di fesa venne apprestata nella parte settentrionale de lla città, fortificandovi alcuni grossi edifici e c hiudendo così l'accesso nord della città stessa. li Comandante della Rrigata si apposta con un reparto <li rinform di circa 25 uomini ne ll'edificio dell'ospedale, separato dalle altre case da un vasto giardi no e già abbandonato dai degenti , e posto a nord-ovcsl della cillà. Gli a ltri accessi sono presidiati da alcu ni uomini mobilitati in fretta e fu ria e facenti parte del locale "Comitato di Liberazione Nazionale". Tali presidi non seppero tuttavia assolvere il loro compilo, avendo abbandonato i posti al primo fuoco del ne,nico attaccante. Du rante nma la giornata del 27 lug lio , il nemi co martellava Montecarotto con un vio lentissimo e intcrmillcnlc uragano di fuoco d ' artiglieria concentrato principalmente sul limite nord della città e sug li incroci stradali. [29] Verso la mezzanotte i tedeschi ini ziavano l'attm:co, forti <li un battag lione di fanteria. L' attacco era diretto prevalentemente a nord e in parte ad ovest, laddove il nemico riuscì subito a pe netrare negli edifici dell'ospedale. Mediante un tranello il nemico riuscì a rendersi padrone di un ingresso laterale e successivamente di quello principale nonché di tutto il pianterre no dell'edificio in cui si trova il Comandante col suo re parto di rinforzo. Ma questo si di fendeva con coraggio così come, del resto, g li altri gruppi impegnati della Brigata " Maiella". I tedeschi pote vano resistere ancora qualche tempo nel pianterreno, ma, fatti oggetto di colpi di bombe a mano lanciate dalle finestre e dall a tromba delle scale, erano costretti a ripiegare anche per il fatto di dover combattere aJ buio nei labirinti dell'edificio a loro sconosciuto. E così i tedeschi , che sembra contassero su un facile successo, erano costrclti prima a ritirarsi dalla città, meravigliati della dura resistenza opposta dai pa rtigiani e con rilevanti perdite. Tuttavia anche la "Maiella" ha dato il suo trihuto a tale successo (27 fra caduti e feriti per la maggior parte del reparto di rinforzo) tra i quali, feriti , i due comandanti di plotone, tenente JovaciJ1i e sergente maggiore De Ritis.


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TI 28 luglio il comandante della Brigata " Maiella" invia in città un altro plotone, provvede ad una nuova di slocazione del presidio e dispone l'evacuazione de i feriti . [30] Essendosi constatati durante la battaglia alcuni atti proditori compi uti ai danni de lle rormazioni della Brigata da parte della popolazione del luogo (spari dalle finestre e informazioni fomite al nemico) il te nente colonnel lo Lcwicki ordina il rastrell amento della città e conseguente retata, trattenendo quali ostaggi i sospe tti di collaborazione coi tedeschi . Tale metodo si palesa molto efficace: infatti da que l momento la popol azione non manifesta alcun segno di ostilità e resta completamente passiva per tutto il resto de l tempo della battaglia di Montecarotto. La notte del 28 luglio i tedeschi procedono ad un nuovo attacco della cillà. Esso è diretto contemporaneamente da tre parti , da ovest, da nord, da est . L'azione è condotta con cautela e indecisio ne; ha piuttosto l'aria di una forte sortita ricognitjva, che però viene respinta con relativa facilità. li 29 luglio si nota un forte aume nto del fuoco ne mico di artigl ieria e di mortai: ciò prova c he i tedeschi intendono ancora una volta occupare la città. Fortunatame nte la mattina del 28 luglio arriva al settore "Lew" il tenente colonne llo Czamecki, ufficiale di collegamento. in viato dal Comando del II Corpo, con l'i11carico di rendersi edotto della situazione. TI te nente colonnello Czamecki è g iunto con 3 autoblinde della Compagnia di Protezione dello Stato Magg iore allo scopo di assicurargli l'attraversamento del settore della "Maie lla" incompletamente [31] sorvegliato. Il Comandante della Brigata, profittando della circostanza, prega il tenente colonnello Czarnecki di poter utili zzare le autoblinde a scopo dimostrativo: ciò c he è stato concesso facendo percorrere a de tti mezzi quasi tutto il settore "Lew" tra un turbinio di polvere pe1fettamente notati tanto dal nemico quanto dalla popolazione. li tene nte colonnello Czarnecki , avendo constatato "de visu" la situazione, provoca l' in vio immediato, da parte del Comando del Il Corpo di alcuni conc reti aiuti consistenti in un Distaccamento Misto composto di uno squadrone di autoblinde, 2 plotoni di carri armati e un gruppo di aitigl ieria. Purtroppo un violento acquazzone, caduto ne lle ore pomeridiane di quel g iorno , rende inutilizzabili le vie di aggirame nto recentemente preparate e costringe le blinde a sostare a circa IO chilometri d a Montecarotto. Solo l'artig lieria riesce ad avvicinarsi ad utile distanza di ruoco , che viene pienamente sfruttato dalla "Maiclla". Ma l 'azione dimostrativa nonché la colonna b lindata , certamente vista dal nemico, producono il dovuto effetto; i tedeschi , c he già dalle ore 18 del 29 luglio, cercavano di a vv icinare la città, dopo aver occupa to posizioni di partenza, si limitano invece ad a zioni di pallugliamento. Evidente mente il nemico paventa una minaccia alle vie di ritiro. ln seguito all'arresto ddl 'altivi tà operativa del [32] Distaccamento Misto il Comandante del 11 Corpo dà ordine al C. I. L. di presidiare Montecarotto per mezzo di un ballaglione di fanteria, c he è arrivato nella mattinata del giorno 30 luglio dando il cambio al reparto della Brigata "Maie lla".


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li combattimento di Montecarotto è una delle più notevoli e brillanti operazioni condotte dalla " Maie lla". L'operazione svolta da un re parto di partigiani relati vamente debole (100150 uomini) assicura nei giorni critic i i lavori dei genieri sull a strada n. 76 su una linea di più di 20 chilometri da Jesi a Serra San Quirico. La costante sorveglianza sul nemico nonché le azioni ricognitive perme ttono alla Brigata "Maiella" di occupare Montecarotto non appena se ne allonta nano i tedeschi; l' aver fatto colà immediatamente afn uire il grosso delle forze e la decisa volontà di tenere la zona dopo [averla , ndc] conquistata consentono l 'avvicinamento alle altre fo rze ed evitano la di spersione o la distruzione del grosso della Brigata. La riconqui sta di Montecarotto da parte del nemico avrebbe costretto gli altri reparti della " Maie lla" a ripiegare sulla riva meridionale dell 'Esino e, pegg io ancora, un vasto settore dell a strada n . 76 avrchhc potuto essere raggiunto nuovamente dalle fanterie nemiche, provocando ritardo nel riallamcnto della strada stessa tanto importante pe r le future operazioni dell ' VI 11 Armata. Cosa ditfo.:ile era il tenere Montecarotto, come ne è la prova il fatto che il Comandante de l battaglione 133] paracaduti sti italiani , che aveva assunto il pres idio de ll a c ittà in sostin1zione della " Maiella" rite neva di dover chiedere già il giorno successivo congrui rinforzi al Co mandante del C. I. L. che vi diresse tutta la sua Brigata . b) LA MANOVRA SO ARCEVIA E PITICCI-110 ( 1 - 5 agosto) li passaggio al C. I. L. della d ifesa di Montecarotto facil itava no tevolmente l'esecuzione del compito della Brigata " Maiclla" nel restante settore. li Comandante ebbe la possibilità di ricostituire un reparto di rinforzo e di volgere la sua atte nzione su due altre direzion i minacci ate: la Serra San Quirico (S . 2029) - Arcevia ( 1435) e la Valtrcara ( 1723) - Ucnga ( 1327). In dcttt.: zone il nemico conduceva operazioni notturne con pattuglie al fine di impedire il riattamento della strada n. 76. Il comandantt.: della " Maiclla" decide d i occupare Arcevia, la cui posizione in vicinanza del nodo stradale poteva fac ilitare - una volta conquistata - lo spostamento della Brigata dovunque si fosse manifestata una minat.:t.:ia. In base alle informazioni dcsuntt.: dalla ricognizione e dalla collaborazione della popolazione del luogo, Arcevia risultava presidiata da un battaglione tedesco , il che unitamente alla natura del terreno eccezionalmrnlt.: favort.: volc alla difesa della città, era di nolcvok ostacolo (34 1per le inferiori forze della "Maie lla". Pertanto il tenente colonnello Lewicki riprende la vecchia tattica: per mezzo di profonde infiltrazioni di pattuglie ne l settore ne mico e di agguati sulle prohahili stradt.: ncmicht.: di pallugliamento ed anche sulle sue retrovie. Le azioni souo necessariame nte condotte di notte dato che il nemico ri sulta in possesso di ottimi postj di osservazione ad Arcevia ( 1435) e a Piticchio ( 1639) e dispont.: di forte arliglit.:ria ostacolante ogni azione diurna. In un primo


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tempo, ma lg rado ogn i sforzo de l reparto de lla "Maie ll a" , il ne mico oppone valida di fesa , sfruttando la natura del terreno e la lo ntananza del C. T. L.. Nel fratte mpo il tenente colonnello Lcwick i organizza la chiusura di alcune linee di di rezione conducenti il ne mi co verso la s trada n. 76, serve ndosi largamente a tale scopo di partigiani del luogo. Purtroppo anche in questa occasione no n tutti tali gruppi si sono mostrati all'a ltezza del compito. Così un g ruppo di partigiani di Serra San Quirico (S.2029) della forza di 40 uomini, incaricato de lla difesa dell' unica via di accesso all a c ittà , si ritirava dopo appena due g iorni senza darsi pensiero di tenerne informato il comandante del settore. L'abba ndo no del posto venne fortunatamente notato a tempo opportuno e così il Comandan te dell a "Maie lla" 135 1 fu in grado d i inviare colà immediatamente un plotone prelevato dal suo repa1to di rinforzo . 11 g iorno dopo il gruppo viene disam1ato e il s uo comandante, al quale venivano fatti alcuni addebiti di na tura piuttosto criminale , è arrestalo e posto a disposizione de lle autorità alleate. 11 2 agosto giunge sull 'ala sinis tra della "Maie ll a' ' il regg imento Ulani dei Carpazi che assume. in sostituzione del H .C.R., la di rezione delle opcraàmi verso Fabriano (S.1 11 6) - Sassoferrato (S.0727). Da que l mome nto~ fino ,il te mpo dell ' offensiva la "Maie lla" mantiene, per mezzo di corrie ri, un continuo contatto tanto con il vicino di destra quanto con que llo d i sinistra. A l fine d i ridurre g li effetti dell 'artig lieria nemica, il comandante della "Maie lla" resosi perfettamente edotto delle sue posizioni chiede l' intervento de lle forze aeree del 11 Corpo. li 2 agosto , alle 4 del po merigg io, tali forze sottopongono a bombardame nto le posizioni già individuate. Con ciò v iene conseguito il voluto effetto in quanto l'artig lieria nemica si ritira ne llo stesso g iorno o ltre l1ume Cesano. Dal I al 5 agosto il comandante della Brigata procede al graduale spostamento de i s uoi reparti nella zona Arcevia - Piticchio. Intanto il nemico, essendosi accorto che le coll ine circostanti la sua lin ea di ripiegamento vengono man mano 1361 occupate d ai partigiani, si ritira da Arcevia, ne lla notte dal 4 al 5 agosto. E nuovame nte, come a M ontecarotto, la Rrigata " M aiella" occupa imme diatamente la c ittà e, sfruttando la passata esperienza, vi s i organizza a difesa. Nello stesso tempo un secondo gruppo della " Maiella'' occupa M . Pi ticchio. c) RICOGNIZIONE SUL FIUME CUSANO (6 - 13 agosto) L'occupazio ne di Arcevia e Piticchio , ove conflu iscono le principali v ie di comunicazione del settore sorvegliato d a nord e da sud , ha notevolmente faci litato l'esec uz io ne del compito della Brigata " Ma ie lla" per averla fornita di forti basi di partenza per l'attività verso il fiume Cesano , mentre iJ nemico non è più in grado di effettuare continue sortite notn1rne s ulla strada n . 76. Ad Arcevia il tenente colonnello Lcwic ki organi7.za c.on volontari del luogo


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un nuovo plolone che entra a far parte organica della " Maiella" apportandovi una forza di 40 uomini al comando del Lcncnle La Marco. li periodo dal 5 al 13 agosto trascorre in continui scontri <li pallug lie e in reciproche sortite notturne. La " Maie ll a" ne consegue il risultato di impadronirsi de lla dorsale Candino [rectius: Caudino I (110380) - Pantana (070390) e <li prendere stretto conlallo col nemico che è piazzato sulla dorsale San Pie tro ( 136425) - q. 5 I I Castellarino [37] (098420) - li Poggio (080429) - alla riva sud del fiume Cesano (schizza n. 6) . L'arliglieria ne mica dà segni evidenti <li <lis pc lto e rende ardua ogni alli vità diurna. In quest'epoca il nemic o , ce rcando di profiltare de l notevolmente sparso dislocame nto della Brigala " Maie lla" , tentò più volte di liquidare singoli isolali ploto ni . I tenlalivi furono resi inefficaci: molto util e appariva il cambio di p os izioni de i plotoni all'inizio de ll a noltc applicalo dalla Brigata " Maiell a". Naturalmente gli appostame nti <li riserva veni vano indiv iduati nelle ore diurne . Valido aiuto viene anche prestato dalla locale popolazione , la quale fornisce volentieri guide, procura noti zie s u ogni movimento del ne mico e lavo ra per il ri attamento delle strade. Il 13 agosto i tedeschi, profitta ndo del vento nor<l-ovesl , fanno bruciare una notevole quantità di zolfo della mini era posta a sud di Pergoli [rectius : Pergola] (0642). Ma ciò era stato prev isto e i re parti della " Maie lla", che si trovavano ne lla zona, ne furono avvertiti onde po te r ri tirarsi s ulle colline c ircostanti ad Arcev ia. Infatti l'azione nemica, ad eccezione di poch i casi di leggera intossicazione, non ha sortito l'cffello sperato; pe r contro il nemico, a vendo nella notte il vento cambiato direzione, ha dovuto ritirarsi da Pe rgola. Durante questo periodo la Brigata " Maiella" ha dovuto lamentare continue, sebbene irrilevanti perdite determinale principalmente [38] da l fuoco delle arti glierie e dei mortai ne mic i . Esse tuttavia no n influiscono sullo stato nume rico della Brigata, giacché i fe ri ti leggeri restano per lo più ne i loro plotoni oppure, se allontanatisi, vi ritornano do po qualche giorno. Conte mporaneame nte g iung ono nuovi volonta ri dal!' Abruzzo, per lo più giovani uni versitari spinti d all' ide ale patriottico e pie ni di ardore per il lavoro e per il c ombattimento. d ) SLOGGJAMENTO DEL NEMlCO DALLA RIVA MERIDIONALE DEL FIUME CESANO ( 14 - I9 agosto) Il 13 agosto il C. L L. vie ne trasferito sull a linea di Fabriano mentre il settore viene presidiato da un nuovo gruppo <li ca valleria composto di tre reggime nti da ricogni zione, nonché dal H.C.R . e dalla Brigata "Ma.iella" Lutti sollo il comando <lei generale Bohusz-Szyszko. Primo compito affidato a lla "Maiella" entro la nuov a formazione fu quello di assumere una parte <lei settore lino allora te nuto dal C. I. L. ( 183° reggime nto fanteria) e di continuare la sorveglianza del proprio settore. Ciò ha nuovame nte esteso il settore di competenza a 20 chilometri. La so stin1z ione del C. I. L. con la " Maie lla" si è effe ttuata con l'assunzione ,


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da parte di un plotone della Brigata di appena 40 uomini , del settore già affidato al l 83° regg imento fanteria appoggiato da un gruppo di artiglieria, ciò perché il reggimento non aveva avuto contatto diretto col nemico essendo stata svolta l'attività di 1391 operazioni soltanto dalle opposte arti glierie. Reso si edotto della nuova situazione, il Comandante della Brigata lascia sulla direzione di Pergola una pattuglia di osservazione, mentre concentra il grosso della "Maiclla" nella direzione Piticchio ( 170394) - San Lorenzo (150465). Il 14 agosto le formazio ni della " Maiella" slogg iano dalla dorsale Loretello ( 149428) - San Pietro ( 136425) le forze di copertura del ne mico e prendono contatto col ne mico forteme nte piazzato sulla dorsale Monte secco [rectius: Montcsccco] (110430) - Mezzanotte (080418) a sud del fiume Cesano. Contemporaneamente pattuglie della Brigata giungono sul fiume riconoscendone i passaggi e individuando le posizioni nemiche sul la riva settentrionale. Correlativamente alla predisposta operazione del gruppo di cavalleria sul fiume Metauro, la " Maiella" riceve l'incarico di respingere il ne mico nel proprio settore sulla riva nord del lìume, predisponendone i passaggi e le teste di ponte . Per rendere possibile l'esecuzione di taJe inca rico il tenente colonnello Lewicki concentra ogni sforzo della Brigata al fine di occ upare la dorsale di Montcsccco che costin1isce il principale punto di resistenza nemica a sud del fiume. L'operazione è condotta concentricamente da 3 p:uti , ovest, sud cd est. Con te mporaneamente pattuglie vengono appostate durante la notte dal 17 al 18 agosto a settentrione di Montcsccco, cosicché quando l'ultimo 140] reparto nemico si ritira dalla città esso viene preso sotto il ruoco delle nostre mitragliatri ci, subendo notevoli perdite. Già nello stesso giorno la zona a sud del fiume Cesano viene rastrellata mentre pattuglie della "Maiella" inviate a nord riescono ad individ uare le posizioni nemiche. Malgrado il 1ipiegame nto effettuato al di là del fiume , i tedeschi profittano dello sparso dislocamento della Brigata nella zona e conducono attive ricogn izioni nott.ume al fine - secondo dichiarazioni rese da prigionieri catturati dalle pattuglie - di riconoscere l'entità delle nostre forze nel settore e soprattutto di constatare l'entità degl i spostamenti sulle principali vie di comunicazione. Una di tali pattuglie, utiliaando i servizi resi da un fascista del luogo, cerca di assaltare nella nott.e dal 19 al 20 agosto la sede del Comando della B1igata "Maiella" nella città di Piticchio. Grazie alla efficie nte vigilanza delJ 'apposito corpo di guardia l'assalto viene sventato e il nemico è costretto a ripiegare oltre il fiume con notevol i perdite in morti e feriti. e) COPERTURA DELLA LINEA OJ\LFlUME CESANO AL FIUME METAURO

(20 - 25 agosto) Nei combattimenti per l'accesso al fiume Metauro, al gmppo della cavalleria viene affidato il compito r4 Il di inchiodare il ne mi co ne l settore . La Tirigala


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" Maiclla" doveva limitarsi ad assicurare il passaggio del fiume Cesa no e successivame nte a coprire l'ala sini stra (ad ovest) de l gruppo di cavalleria occupando gradualmente Montalfoglio ( 1247) - Fratte Rosa ( 1150) e di qui poi operare su Isola di Pano (0752) - Monte Raggio (0454). Avendo g ià individuato i passaggi del fiume e le posizioni nemiche , la " Maiella" sin dall'alha del 21 agosto inizia due azion i: con un gruppo in direzione di San Vito sul Cesano ( 1045) , con l' altro su Montalfoglio. Con quest'ultimo opera strettamente uno squadrone del reggimento Ulani dei Carpazi. li nernico oppone dcholc resistenza e c irca alle ore 15 amhcduc le località vengono occupate. Il 22 agosto il reparto di Montalfog lio de lla " Maiella" senza incontrare seria opposizione nemica, occupa Fratte Rosa, mentre altro reparto che muove da San Yi lo sul Cesano occupa Monte Vecchio lrectius: Montevecchio] (0848); palluglie della Brigata raggiungono nella stessa giornata il fiume Mctauro. La giornata del 23 agosto, me ntre si effettua l'avvicinamento al fiume degli altri repa1ti de lla "Maiella" viene impiegala nell 'apprestamento della difesa di tutti i passaggi e nella sorveglianza del nuovo settore, descrillo dallo schizw n . 7. Compilo della Brigata "Maie lla" continua ad essere quello di coprire l'ala occidentale del Gruppo Cavalleria, ma dal 23 agosto essa assume l' incarico supple mentare di riconoscere i passaggi del Melauro e di coprire l'avvicinamen to del V Corpo Britannico che doveva 1421eseguire un attacco in grande stile. Nei giorni dal 24 al 26 agosto la " Maiella" conduce intensamente azioni ricognitive dei passaggi de l Me tauro e dello schieramento difensivo del nemico a nord del fiume. Contemporaneamente la Hrigata "Maiella" consegna il suo settore al V Corpo Britannico, c he il 26 agosto rimpia1.za così il raggruppamento " Lcw". Già la sola circostanza che tullo l' intero Corpo Britannico presidia il sellore tenuto dalla " Maiclla" sta a dimostrare che quest'ultima formazione , malgrado le scarse forze, è riu scita a riempire il vuoto abbastanza grave che si era crealo fra lo schieramento delle forze alleate. Tn questo periodo lo stato fi sico de lle truppe della " Maiella" era pessimo. Mentre i re parti regolari venivano camhiati ne lla prima liJ1ea e ntro detem1inali brevi periodi non superiori ad una ventina di giorni , quelli della "MaieUa" restavano in azion i di linea senza verùr cambiati anche per più di due mesi e ciò in condizioni fisiche molto difficili . L' estensione del settore da sorvegliare affidato ad un esiguo numero di uomini faceva sì che i singoli reparti della Brigata erano costretti ad operare a distanza di alcuni chilometri g li uni dagli altri senza collegamento tattico e tecnico. In caso di assalto ne,nico ciascuno di tali reparti doveva contare unicamente sulle proprie forze senza spera111,a di qualsiasi aiuto. Conseguentemente tutti i repaiti della " Maiclla" dovevano stare sempre in [4:1] allarme - letteralmente tenere sempre le armi in mano - e ciò non solo per i reparti avanzati ma anche per quelli di riserva e del comando. Questi ultimi benché raggruppati nelle retrovie, erano ugualmente esposti alle fo,ti azioni di pattugliamento e di so,tita del nemico a causa dei notevoli spazi vuoti fra i gruppi di prima linea. Le sortite nemiche a vevano luogo di continuo: il Comando della Brigata


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venne per ben due volte direttamente a ttaccato , una volta ad Arcev ia ne lla notte dal 9 al IO agosto e l'altra a Piticchio ne i giorni 19 e 20 agosto . In più i tedeschi eseguirono una serie di so1tite su gruppi a vanzati di partigia ni . In conseguenza di 4uesto costa nte stato di all arme no nché dell 'eno rme sforzo fisico (la "Maiella" opcrù sempre su te rre no montuoso) g li uo mini sono esausti; la mancanza di sapone e d i te mpo per il bagno provoca a c irca il 75% di essi de lle irritazioni cutanee, molti hanno i piedi pie ni di vesciche e ulcerati . Il promesso riposo viene revocato all ' ultimo mo mento e per due volte. Dopo l'arrivo al fiume Mctauro il riposo sperato v ie ne sostituito dall'ordine d i trasferimento immediato sul settore marittimo per le ulteriori atti vità . Ta le circostanza provoca in un primo tempo un no tevole decl ino del morale del soldato e f"inanco rimostranze per l'ing iusti zia e lo sfrutta me nto cui sarebbe stata fa tta segno la Brigata . Tuttavia , allorché dopo qualche g iorno la "M a ie ll a" [44 1 entra nuovamente in azione, g li umori e le doglianze cessan o e tutti si ded icano al lavoro e al combattimento con ardore e spirito di sac rificio. Vl - L A BATTAG LI A DI PESARO (28 agosto - 5 settembre) Alla Brigata "Maiell a", auto trasportata il 27 agosto nel settore marittimo, non vengono più conferiti compiti a sé stanti. Re pa11i di essa vengono aggregat i a l H .C.R ., c he opera lungo la strada n. 16 cd a ltri al reggime nto U lani dei Carpazi, desti nato ad occidente della detta strada. Il grosso del la " Maie ll a" fa parte de l grup po d i riserva de l Comandante del Raggru ppame nto Cavalleria. Ciascuno de i reparti de lla Brigata "Maiella" - de ll a f"orza d i una compagni a - raggiunge il 28 agosto il proprio reggimento di assegnazione; ambedue vengono immed iatamente utilizzati neJJe operazioni insie me con gli squadroni d i prima linea. 1 giorni 29 e 30 agosto trascorrono in intense azion i d i pallug liamcnto s ul nu ovo settore dell a 7,o na di Pesaro , fortemente presidiata dal ne mico. Il 30 agosto g li s4uadroni d 'avang uardi a di tutti e due i reggime nti entrano ne ll a c ittà, ma devono ripiegare a causa di un forte contrattacco nemi<.:o. Il 31 agosto, all 'alba, i due regg imenti rinnovano l'ope raz ione sulla città , rafforza ndo g li squadroni di prima schie ra con i reparti della " Maiella". L' attacco del H .C.R . vie ne immedi atamente conte nuto al 1451 limite sud de lla c ittà; per contro 4ue llo sferrato d al reggimento Ulani dei Carpazi conseg ue una pe netrazione nella periferia incontrando opposizio ne soltanto in vic inanza dei binari ferroviari. A causa de ll e difficoltà in c ui vengono a trovarsi le autoblinde ne i combattimenti stradali , lo squadrone <.:aq1atico v iene fa tto ritirare. li 3 1 agosto e il I settembre trascorrono tra fo11i azioni d i pa Uugliamento rivolte al r iconoscime nto de i raggruppamenti nemic i . Nella notte dal 3 J agosto al I O settembre i reparti della " Maiell a" operando insieme con le fomrnzioni bliJ1datc . conducono forti sortit~ s11ll,1 città. 0


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Massimo Gubbio/li

Una sortita effettuata dal reparto del tene nte Troilo (aggregato al H .C.R.) lungo il mare sorprende e liquida un osservatorio dell'artjgl ieria nemica catturando tutto il materiale ottico e l' armamento. Invece una sortita del reparto del tenente Fillite r (incorporato nel reggime nto carpatico) dà luogo ad un combattimento stradale per il quale devono lamentarsi notevoli perdite: vi cadono il tenente Fillitcr e il tenente La Marco, comandante del nuovo plotone costituito ad Arcevia. TI comando del re parto viene assunto dal sergente Devalerio [rectius: Di Valerio, cfr. l' allegato n. 41, c he, dopo ave r provveduto all'evac uazione dei feriti, ripiega verso il reggime nto carpatico. li 2 settembre, dopo breve ed aspra lotta, g li squadroni di ambo i reggime nti , che operano insieme con i reparti della " Maiella", occupano Pesaro, assumendo posizione di difesa lungo il canale al limite nord della città. r46] Nelle ore pomeridiane del 2 settcmhrc il reparto della " Maiella" che opera con il reggimento Ulani de i Carpazi , riceve l'ordine di occupare la collina 166 a sette ntrione di Pesaro (ciò per l'impossibilità dell e formazioni blinda te di attraversare il canale). L'incari co viene eseguito e il reparto incontra solo dehole resistenza di piccole pattug lie del nemico in ritirata. Verso le ore 15 le pattuglie de l re parto prendono contatto col XIl reggimento Ulani , c he, operando ad occidente di Pe~~rn, h~ raggiunto la strada n . 16 a nord della città. Con la conquista di Pesaro e del colle 166 hanno termine le operaz ioni e ffe ttuate dalla Brigata "Maiella" in unione a lle formazioni di cavalleria ed anche col Tl Corpo Polacco nel settore adriatico. Il 5 scttcmhrc la "Maiella'' insie me col n Corpo passa nelle re trovie per il tanto meritato riposo. Il 6 settemhre si trasferisce a R ecanati , ove resta sino a novcmhre. La lunga sosta viene utilizzata pe r la riorganizzaziom: della Brigata completandone gli effettivi. li capitano Troilo, in viato precedente mente in Abruzzo , vi procede all'arruolamento di nuovi volontari e di ufficiali. Il Comandante della "Maiella" invia me1.zi di trasporto per rilevarli e ne llo stesso tempo utilizza i mezzi stessi per far condurre i veterani dell a Rrigata a rivedere le fami glie. Durante il periodo di riposo di Recanati a tutti i partig iani venne concessa una licenza di due settimane; le 1471 licenze vennero organizzate in modo che a ciascun soldato fosse assicurato il trasporto. Contemporaneamente il Comandante riceve per tutta la fonnazione una suffic iente dotazione di divise inverna li , degli attrezzi e delle armi : 4 autoblinde, con mitragliatrici pesanti, e mortai. All a Brigata "Maiella", in agg iunta agli effettivi nuovamente forniti dall a regione abruzzese, v iene aggregata una compagnia di comando italiana. 11 1° novembre la consistenza della Brigata è di 37 uffic iali e di circa I 000 soldati ripartiti nelle seguenti 5 compagnie: a) compagn ia di comando (plotone comando , plotone dei trasporti, plotone di amministrazione); b) 3 compagnie di linea; c) compagnia anni appoggio . l soldati della " Maiella" portano le di vise ing lesi e i herretti italiani .


2° Corpo Polacco - Relazione :rulle operazioni svolte dalla " Bri!:fula Maiella"

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Quale dislinLi vo della formazione resta confermata la mostrina del tipo cavalleria dai colori nazional i italiani . Ai primi d i novembre il tenente colonnello Lewicki, trasferito al 15° reggimento Ulan i, consegna il comando de lla Brigala al maggiore Josef (G iuseppe) Kopec, che lo tiene sino al lc rmine delle operazioni belliche. 148J

DIARI E APPUNTI DI ALCUNI COMBATfENTI C HE PARTECIPARONO ALLE OPERAZIONI BELLICHE DELLA BRIGATA "MAIELLA" NEL LUGLIO E AGOSTO 1944 Allegato n. I LA BEFFA DI APIRO Erano passati già quatlro giorni dall ' occupazione di Moscosi e i tedeschi non si erano falli vivi né con pattuglie né con piccole azioni locali, ma solo la loro aitiglieria rovesciava su noi il suo fuoco senza t regua. Allo scopo di conoscere le inlcnzioni e la forza del nemico, il colonnello Lewicki mi ordi nò di effettuare con un pallug lione una puntata su Apiro silualo a nord-est di Moscosi. Tra i vari preparativi soliti ad ogni pattuglia, ve ne era uno fuori del l'ordinari o, ed esattame nte il compilare due manifesti: uno in ilaliano scritto da me e uno in lcdesco, dal tenente Filliter, c he invitava la guarnigione germanica alla resa con laute promesse di luculliani banchetti . Insie me a tali manifesti pensai di affiggere anche il Proclama n. del Governo Mili tare Alleato, c he ordi na l' immcdiala consegna delle armi da fuoco. Scese le prime ombre de lla notte, la pattug lia di 23 uomini me compreso si avvia alla volta di Apiro. Dopo ci rca un ' ora di marc ia tra i campi min ati, arriviamo alla periferia di Apiro. Restanuno pochi minuti per accertarc i che non esistevano sentinelle da que lla parte , e proseguimmo cautamente per le strade del paese, giu ngendo esattamente davanti al comando tedesco - cosa strana, nessuna sentinella era all'eslemo del fabbricato - sicché ru relativamente facile affiggere i manifesti . Poco dopo i tedeschi se ne accorsero, e diede ro l' allarme. Per tutta risposta noi iniziammo un nutrito fuoco di armi automatiche. I gem,anici evidentemenlc sorpresi non risposero al noslro fuoco, se non con urli di belve. Preoccupato di un accerchiamento che i tedeschi avrebbero potuto effettuare con le altre forze di slocate nel paese mi ritirai, con le dovute precauz ioni ad un gruppo di case a ll ' uscita del paese; qui un gruppo di tedeschi tentò di tagl iarc i la strada. All'a lt intimatoci da pochi passi rispondemmo con raffiche di mitra e lancio di granate. Do po circa mezz 'ora di fuoco i tedeschi si ritirarono. Era mia intenzione rientrare nelle nostre li11ee quando 5 o 6 uomini fra i più audac i del plotone si slanciarono dietro ai tedeschi , sparando, per le strade del paese. Rientrarono uno a lla volta , affannati e sorridenti , poco tempo dopo. Avrei voluto sgridarli ma non ne c hhi il coraggio. Verso le 4 anlime ridiane del 16 luglio feci ritorno alle nostre linee. La mattina alle 6 i tedeschi strappali i mani fosti , fecero saltare alcune mine, e fuggirono. Alle IO Apiro era libera. De Riti s


Massimo ( ìubbiotti

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Allegato n. 2 BATJ'AGLIA DI MONTF:CAR01TO Varcalo !' Esino eccoci di rincalzo a Poggio San Marcello. La linea di fuoco è circa 3 Km. più a noni ed csatlamente a Montecarotto, occupato dal IV

Plotone La sera del 27 luglio ci viene dato l'ordine c he tutto il nostro plotone deve raggiungere Montecarotto, per rinforzare le posizioni. La partenza è quasi improvvisa; ci dà appena il tempo di trangugiare la pasta ancora un po' c ruda, di dare un'occhiata alle varie fotografie che ogni soldato porta con se. È quasi notte, se non le guardiamo ora fino a domani mattina non se ne parla, e chissà se allora avremo ancora la ghirba sana - la partenza è stata così improvv isa; e poi per andare di rinforzo; è impossihile poter c rede re che troveremo rose senza spine. S i provano le armi, si dividono i pesi e le munizioni , e tra un preparativo e l' altro i nostri pensieri volano lontano , volano sulle montagne, ai monti sui qu ali i nostri cuori hanno lasciato le persone più care, i ricordi più belli le lacrime più amare. " Mamma ritornerò?" è i.I pensiero di ogni soldato. Sono sentimentalismi che i soldati non possono non ave re. Ma presto anche questi pe ns ieri abbandonano la nostra mente. Si parte: la strada è breve ma cattiva. Onnai è notte. Man mano che si cammina il c hiacchierio fra i soldati diminuisce fino a cessare; le sigarette si spengono e i passi si fanno più cauti. Il silenzio è rotto solo dal brusio dei grilli e dal lontano gracidare della mitraglia. Strano contrasto tra la vita e la morte. D' un tratto, il s ibilo lacerante di tre o quattro granate ci distoglie dai nostri pensieri; ma il tiro è allo ... i proiettili cadono lontano da noi. Presto il tiro viene aggiustato e molti colpi cadono sulla strada, per fortuna , senza procurarci perdite. Ora ci tocca ad avan1.are a volte strisciando a volte carponi . Il tiro è rabbioso, tambureggiante sebbene una collina ci nasconda, l'artiglieria ne mica ri esce a seguire ugualme nte, come se potesse scorgerci, il nostro cammino. Il fuoco dei mortai ci fa impiegare un tempo maledettamente lungo , infatti arri viamo alle prime case del paese dopo più di due ore dalla nostra pa1tenza. Una prima sentinella ci dà l' alt. Riconosciutici ci dice di raggiungere l 'ospedale dove aveva preso posizione avanzata il capitano Larnb con una diecina di uomini. Per raggiungere il capitano vi è una strada c he staccandosi dalla maestra la segue parallelamente in salita per una cinquantina <li mclri, indi , sempre in ripida salita volge a sinistra e dopo un centinaio <li passi vi è l'ospedale. Avula questa informazione proseguiamo. Noi della pattuglia <li punta precediamo di una diecina di metri le squadre che avanzano l'una discosta dal! 'altra. Siamo quasi in prossimità della curva quando un' ombra più nera della notte salta fuori dalla scarpata: " /\lt!" "M:ii~ll:i!" frispon<loJ


2° Corpo l'olacco - Relazione sulle operazioni s volie da lla ·•Brigala Maiella"

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" /\vanti Maidla!", in perfetto italiano. Non abbiamo il tempo neanche di comprendere quello c he sta accade ndo; ed ecco slanciarsi fuori dalle erbe e dal buio altri soldati; c hi di fronte chi di lìanco, una voce g rida "eiudup" un grido urlato nella notte; e abbiamo subito netta la sensazione di essere caduti in una imboscata, le tene bre ci avvolgono in ogni parte, ed è tre mendo sentirsi così spersi nel buio - in una zona del tutto sconosciuta - mentre ombre più scure ci circondano . La rabbia di essere stati sia pure involontariame nte giuocati , non ci ha dato neanche il te mpo di sbalordirci , che già siamo nel corpo a corpo con i tedeschi . È una lolla furibonda. la di stanza è diventata minima cd è impossibile adoperare le armi . Il comandante di plotone maresciallo De Ritis è a lle prese con due tedeschi, così anc he il vicecomandante Piccoli. Ecco di colpo uno "schrneisser" tedesco dal buio apre il fuoco su amici e nemici , subito altre tre o quattro automatiche leggere sgranano il loro rosario insieme ad uno "spandau" appostato una diecina di metri dietro. La prima raffica ha il suo funesto effetto, noi del g ruppo andiamo a terra di colpo; il comandante è gravemente ferito al petto , il vicecomandante rotola , anch ' esso ferito per la scarpata. Un soldato è moribondo colpito al cuore; io illeso mi getto ne l fossato tirando qualche colpo . Le nostre squadre aprono immediatame nte un fuoco ordinato e preciso pi ù di qua nto la loro posizione sl'avorcvolc lo permetta . Presto tutto intorno è un crepitio di armi automatiche e scoppi di bombe a mano . I ,a sola larghezza della strada mi div ide dai tedeschi, e rimpiango di non a vere con me delle granate . li soldato a due metri da mc si lamenta invocando la mamma. TI cuore si stringe, a quel nome, anche io penso alla mia mamma , a tutti i miei cari che forse non vedrò mai più . Dopo qualche minuto il fuoco dirada fino a cessare totalmente. Grande silenzio intorno, un silenzio profondo, pesante, opprimente , il ferito tace forse pe r tema di essere udito dai tedeschi , forse è morto! Anche i g rilli hanno smesso il loro monoto no canto _ Tutto è calma; sento il sangue battere nelle te mpie infuocato dal caldo d i questa notte di luglio. 11 ferito tace. Forse la sua ma mma lontana pregherà ig nara per lui. Si ode un rotolare di sassi che provoca una seconda indemoniata sarabanda di pallottole. Sono solo con due feriti gravi. Il plotone è una ventina d i metri indietro, la situazione non è delle più allegre , in questa solitudine con due compagni c he non posso aiutare è tutt'a ltro che confortevole. I nostri nel frattempo sono riu sciti a spostarsi di fianco cercando di prendere d ' infilata i germanic i. Infatti poco dopo i paracadutisti tedeschi visto il loro fianco ormai scoperto incominciano il ripiegame nto. Un razzo bianco s' innalza ne l cielo di velluto nero spande ndo una luce bianca atona sepolcrale che incute un senso di freddo viscido come quello di un serpente. Immediatamente un centinaio di metri a vanti , lrc mitraglie pesanti a pallottole esplosive traccianti aprono il fuoco .


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Massimo Cubbiotti

Una trafittura all'avambraccio m ' indica che sono stato colpito da una scheggia. Cosa da poco per fortuna. M ezz'ora è passala, trasportati i feriti in una casa tentiamo di medicarli cosi come ci è possibile. li sergente Piccoli è slalo fatto prigioniero, il comandante De Ritis ha il petto e la gola dilaniati da una raffica, un soldato è morto invocando la mamma, altri feriti giacciono nel loro sangue e nel loro dolore. Attendiamo gli ordini del colonnello Lewicki. Mi sdraio vicino alla postazione assegnatami e guardando le stelle pe nso ai miei cari compagn i caduti , penso che fra un 'ora, domani , e per g iorni ancora, a ltri ne moriranno per difendere questa posizione, g ià da l nostro sangue bagnata. Ninno Porecca

Allegato n. 3 MONTECAROTTO La sera del 27 luglio ùopo poche ore di sosta a Poggio San Marcello , ricevetti l' ordine di po11armi , con il mio plotone a Montecarotto, per rinforzare le postazioni avanzate. Alle 9 , distribuito il rancio, ordine di partenza. Fatto appena un km. di strada , i mortai tedeschi cominciarono a battere la strada. E ciò causò 1111 fo1te ritardo sull 'orario previsto per l'arrivo. /\Ile ore 23 eravamo nel paese, e precisamente alla nostra prima postazione; qui un sergente ci informò di raggiungere l'ospedale (in posizione dominante) dove si trovava il lenente Troilo con il capitano Lamb (uffic iale di collegamento) e pochi uomini. Uscito dalla postazione 1ni avviai con la pattuglia di punta , verso l'ospedale, seguito dal plotone. Era buio pesto. Dopo pochi metri mi sento dare l'alt . Rispondo " Maiella". In perfetto italiano una voce dice: " Avanti Maiclla". Credendo che fosse una nostra sentinella , avanzai liberamente. Fatti pochi passi cd ceco di colpo, un uomo mi si para davanti afferrandomi per il giubbetto. È un attimo. Altri uom ini sbucano fuori dal buio cercando di circondarci. Nella impossibilità di usare le armi sia da una parte che dall 'a ltra cominciò un violento corpo a corpo a base di pugni morsi e calci. Dopo pochi secondi g li altri tedeschi, appostati, aprono il fuoco sul gruppo in lotta senza discrimi nazione. (Solo un tedesco poteva fare un simile atto). Di colpo una tremenda pugnalata al petto , e caddi. Sentii la camicia inzupparsi di caldo sangue. Non so come mi trovai un mitra tedesco fra le mani, tirai raffica, ma le forze mi mancarono e caddi nel fossetto scmisvenuto. intanto i miei uomini che a differenza dei tedeschi non vollero sparare, per terna di uccidere me e i compagni, contrattaccarono a ventaglio il nemi co. Si accese così una lotta furiosa. Ebbi l'impressione che i tedeschi volessero riconquistare ad ogni costo Montecaro tto, formidabile posizione nelle nostre mani . I mie i uomini furono meravi gliosi. Dopo mezz'ora i gernianici si ritirarono


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dopo aver lanc iato un razzo bia nco. Presto l'artig lieria iniziò il suo fuoco di sbarramento . Subilo alcuni uomini , nonostante il fuoco, mi soccorsero, pattandomi in una postazione; dove mi tamponarono le ferite, e di lì con i miei soldati , raggiun si in barella l'ospedale. La giornata del 28 passò sollo un continuo fuoco di artiglieria. A notte i cannoni cessarono il loro tamhurcggia mcnlo. Un silenzio profondo regnava ne lla zona. D' un lrallo i paracadutisti tedeschi coadiuvati da cani mastini , muovono all'attacco. I nostri con un violento e preciso fuoco li ributtano indietro. Per hcn due volle ritentano l'assalto, ma invano, i " Volonta ri della Maiella" non mollano. I tedeschi sfogano la loro rabbia battendo con le loro artiglierie le nostre posizioni, fino alla notte fra 28 e il 29. Ed eccoli di nuovo all' attacco , numerosissimi: un hallaglionc. Q uesta volta invece dei cani hanno portato i mortai da 45 e con azione a semicerchio tentano d i accerchiarci e di sopprime rci, una buona volta. Gli uomini della " Maiclla", a grupp i separati. rispondono con nutrito fuoco di mitraglia, e bombe a mano, smorzando l'impeto dei nemici, c he visto inutile ogni loro sforzo, si ritirano disord inatamente, lasciando sul terreno numerosi morti e molte anni. Ancora una volta i figli di Attila hanno dovuto piegarsi davanti a c hi combatte per la Lihc rtà . Dc Ri tis

Allegato n. 4 PAGJNF, nT nTARTO Combattimento di Pesaro (28 agosto) Noi del Tredicesimo e il Quindicesimo plotone sotto il comando del tenente Lcslcy Fillitcr siamo a Mondolfo con uno squad ro ne d i cavalleria dei "Carpathian Lancers". Presto si riceve l'ordine di po1tarsi a Muraglie. Nel frattempo altri due nostri plotoni al comando del lenente Trnilo insieme ad un reparto del reggimento inglese 11.C.R. avanza sulla nazionale Adriatica. Pesaro è vicinissima. (29 agosto) Siamo a Pesaro, i re parti prendono posizione alla periferia dopo brevi scontri di pattuglie. Sulla nazionale n. 16 i tedeschi si sono asserragliati nel fahhri cato degli h aliani all' Estero e sul monte Nardizzi lrectius: monte Ardizioj. Alcune a udaci pattuglie del tenente Trailo obbligano i germanici a ritimrsi su nuove posizioni. Si vocifera che qui incontreremo una forte resistenza e de lla buona truppa. È la famosa Linea Gotica che ci sbarra il cam mino. Sarà molto duro comhatte rc per le vie della città, ma i so ldati sono certi d i spuntarla.


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Massimo Guhhio11i

È commovente vedere questi uomini, che da o ltre sette mesi combattono ininterrottame nte dalla Maiella madre senza un hreve periodo di sosta. Sono allegri e spensierati come se andassero a riposo e ben sanno quello che li attende. È il pensiero costante dei fratelli caduti nell ' avanzata che li rende inscnsih ili a fatiche di così lunga durata. È per l'onore di questi caduti , che ogni sacrificio è lieve. Nella notte dal 29 al 30 pattuglie del Xlll e XV plotone entrano in Pesaro per una ricognizione tattica. Le strade deserte ingomhrc di calcinacci, di vetri di pezzi di legna, sono immerse nella più fitta oscurità, molto pericolosa per un agguato. La ricognizione è molto diffic ile a causa della pochissima conoscenza topografica della zona. I tedeschi sono asserragliati in alcune case de l centro . Le pattuglie rientrano sotto un tremendo fuoco di mortai. Si viene a sapere che ahhiamo contro di noi reparti della I Divi sione di paracadutisti tedeschi. Truppa scelta che occupa i punti strategici della cillà. (30 agosto) Alle prime ore della mattina si entra in azione. L'aviaz ione alleata ha disturhato durante [la notte, ndc] tutte le posizioni nemiche. li nostro gruppo fonnato dal Xlll e XV pu nta alla periferia, per la strada di Trebbiantico verso il centro dell a c iUà. Dal monte San Baitolo (situato a nord di Pesaro, oltre il fiume Foglia) i pezzi da 105 gli obici da 11 7 e i mortai da 88 iniziano lo sbarramento. Nel frattempo sul l' Adriatica il Il gruppo avanza occupando la spiaggia , parte della zona dei villini e alcune case sulla sinistra de lla nazionale 16. Nel cielo terso, i cacciabombardieri volteggiano per gettarsi in rabbiose picchiate sugli ohiettivi germanici. L' aria trema fra un susseguirsi di sihili , schia nti , boati. Dapprima la resistenza è lieve, ma ben presto le mitraglie iniziano il loro fu nesto gracidare. È uno strano incrociarsi di rapide raffiche di "spandau" con que lle pacale dei nostri "bren gun" . Nelle prime ore del pomeriggio riusciamo ad attestarc i in alcune case verso l' inte rno. L' aria afosa pesa su no i, come un manto di fuoco , la sera si avvicina lentamente, le omhrc si fanno più nette, l'oscurità del la nollc semhra scendere per nascondere davanti alle timide stel le il male che g li uomini sono capaci di lare. Nelle prime ore della notte l'artiglieria rovescia sulle nostre posi zioni un uragano di colpi. Presto i para<:adutisti attaccano in massa. li ruoco è violento , talmente fitto che tutto si confonde sembrando un unico rumore. I paracadutisti riesumo ad incunearsi nelle nostre posizioni, e protetti dai mortai cercano di attaccarci alle spalle. Dopo varie ore di combattimento la situazione è insostcnihile e bi sogna retrocede re di tre o quattrocento metri . Nel nostro plotone manca il le nente Lcsley Filliter, è caduto colpito da una raflica di " spandau" insieme ad un te nente polacco. Povero Filliter! Per noi era più un fratello che un superiore; parlava l'italiano, ma più che parlarlo, capiva l'animo italiano. Aveva le mani slrcllc sulla custodia racchiudente le fotografi e de lla moglie e de i fi glioletti. (3 1 agosto) Dopo poche ore eccoci di nuovo all 'attacco; la reazione nemica è tanto fo1te che il gruppo della nazionale n. 16 non riesce ad entrare nella parte interna della città.


2° Corpo Polacco - Relazione sulle operazioni svolte dalla "Briga/a Muiellu"

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Oalla nostra parte procediamo hcnc per alcune centinaia di metri, da via Cialdini sbocchiamo nei giardini, puntando verso la Rocca Costanza, dove vi è il carcere g iudiziario . D ' un tratto i tedeschi , ivi appostati aprono il fuoco. Si risponde in maniera rapidissima, ma sul nostro fi anco ed esattamente dal Palazzo di Giustizia un secondo reparto germanico entra in azione. Presto i tedeschi attaccano da tutte le parti in numero forti ssimo. Nel combattimento il tene nte La Marca comandante del XV rimane gravemente ferito. Il soldato Lalia del suo plotone, si getta sotto l'uragano di pallollolc per salvarlo, riesce a trascinarlo face ndogli scudo con il proprio corpo, ma ad un metro dal riparo la morte lo coglie nella prova più sublime di amicizia. 11 povero La Marca muore poche ore dopo in un ospedaletto da campo sulla strada di Trebbiantico. Il colo nnello I ,ewicki affida il comando del XV al va loroso aiutante di battaglia Di Renzo Amerigo. Il maresciallo Di Valerio comanda ordinatamente l'arretrame nto, fino ai carri armati dei "Carpa ti [rectius: Carpalhianj Lancers". (Notte 3 1 agosto - 1 settembre) Si ha l'ordine di saggiare la reazione di fuoco dei reparti schierati lungo la ferrovia. La reazione è forte e decisa. Il soldato Di Lullo del Xlll in questa a;,,,ione viene d ato per di spe rso. Nel fratte mpo [nel] settore della nazionale n. 16 il 11 gruppo attacca le posizioni ; solo un a pattuglia al comando del te ne nte Troilo ri esce ad incunearsi nelle lince, e con audacia e colpo di mano distrugge un posto di osservazione tedesco. (2 settembre) Al mattino dopo un violeulo attacco aereo vie ne dato l'ordine di assalto; i plotoni si di spongono per l'azione . Appena i piccoli e i medi calibri ing les i alle nostre spalle cessano il fuoco, la fanteria si muove. È una breve ma durissima battagl ia. Gli attacchi e contrattacchi si susseguono in modo furibond o. Finalmente si produco no va rie rotture ed infiltrazioni che obbligano i germanici a ritirarsi su San Bartolo. Pesaro è libera fino al fiume Foglia. Nel pomeriggio dopo una ricognizione del colonnello Lewicki , g li aiutanti di battaglia Di Re nzo. Di Ippolito, all a testa de i loro plotoni con manovra con vergente, occupano il San Bartolo. I Sul I la nazionale a nord di Pesaro attaccano un camion tedesco, parte dell 'equipagg io ri esce a ruggire , ma cade poco dopo in mano del Xll "Carpathian Lanccrs", proveniente dal west. La linea goti ca è sfondata! (4 sette mbre) Troviamo il cadavere del povero Di Lullo dato di sperso nel combattimento del 31. Quasi contemporaneame nte mi capitano sotto mano alcune pagine di poesia del M etastas io e precisamente i versi: Chi pe r la PatTia muore vissuto è assai . La fronda dell ' allor non muore mai , tosto che soffrir sollo i tiranni meglio è morir nel fiore degli anni.


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Mmsimo Gubbio/ti

Strappai quella pagina e gliela misi sul pe tto, e con essa scese nella terra che tanto aveva amato. Dopo tluc giorni siamo in viati a riposo a Recanatj. Il camion corre sulla famosa nazionale n. 16 , alla mia destra sfila la lunga e hella catena deglj Appennini. Magnifica e imponente catena, dall 'aria severa e n,jsteriosa per i suoi picchi scoscesi, dolce e melanconica nell'azzurrina foschia tiella sera. Rivedo in distanza, o meglio intuisco , alcuni paesi da noi libe rati, con loro le umili croci di legno dei nostri caduti , ornate forse da piccoli tiori campestri che una mano di mamma misericordiosa ha posato pensando ad un'allra misera tomba sperduta nelle lande di Europa. Là fra quelle montagne, riposate il sonno tli giusti , compagni più cari. Sfilano davanli ai mie i occru volti aperti e leali , tlai cuori semplici dei soldati. Siete dei puri , e vi sielc battuti senza il prestigio di un grado, il miraggio di una promozione, I.i lustra di una medaglia. Sempre Lrectius: tempre ! d i autentici, silenziosi eroi che lutto avev.ino donato, che ignari se un donrnni un nuovo Plutarco celebre rà le voslre gesta gloriose, avete scritto voi stessi , senza saperlo, le pagine indimenticabili della storia, inconsci della vostra stessa grandezz.i. Addio compagni . t\ddio. I monti scompaiono nella notte che inghiotte le piccole croci nell'eternità. Ninno Porccca


2° Corpo Pol-<1cco - Relazione sulle operazioni svolte dalla "Brigata Maiclla"

Carta N°. I Siwaz.ione deLI /sic/ 2° Corpo Polacco il 26. Giugno 1944

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600 Massimo Gubbiotti

Carla N°. 2 Situa zione di Brii.[ata] Majella il 28. Giugno 1944 ore 1800


N o


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Carta N °. 4 Siluazione di Brif!.[ataj Majella il 15. /,uglio 1944

Massimo Gubbio/li


2° Corpo Polacco - Relazione sulle operazioni svolte dalla "Brigata Maiella"

Carta N°. 5 Situazione di Bri,.:.{ata} Majella il 7. Luglio 1944

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Massimo Gubbio/li

lND lCE OEI NOMI GEOGRAFIC I1 Abruzzo Accumoli (Rieti) Al ifo rni (Macerata) Almatano Amandola (Ascoli Piceno) Ancona Apiro (Macerata) Aquila (L') Arcevia (Ancona) Arquata del Tronto ( !\.scoli Piceno) Ascoli Piceno Bastia (Ancona) Caldarola ( Macerata) Camerino (Macerata) Castel San Pietro (Macerata) Castel Iarino Castelplanio (Ancona) Castelra imondo (Macerata) Caudino (Ancona) Cingoli ( Mar.erata) Colccrasa ( Macerata) Cupramontana (Ancona) Fabriano ( Ancona) Fem10 (Ascoli Piceno) Filottrano (Ancona) Fiume Cesano Fiume Chienti Fiume Esino Fiume Foglia Fiume Metauro Fiume Misa Fiume Musone Fiume Potenza Fiume San!,'TO Fiume Tenna Fornaci Fratte Rosa (Pesaro e Urbino)

1

pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag.

570 574 575 579 574 572,575,579 578,579,580,58 1,59 1 573,574 584,585,589,590 574 572,574 58 1 574 574 575,579 586 580 574,575 586 575,577,578,579 575 579,580,581 585 572 575 585 572,574,575,586,587 579,580,58 1,584,592 596,597 580, 587,588,589 581 575 575 569 572 579 588

Per la verifica de i loponimi si sono utilizzali i segue nti testi di riferimento: Nuovo Atlante Mondiale, cd. speciale per l'Esercito, Novara, 197 1 e Grande Atlanle d'//alia, Novara, 1987. Ove è stato possibile si è aggiunto il capoluogo di provincia; non tutti i numi di luogo però sono stati individuati precisamente.


2° Corp" Polacco - Relazione sulle operazioni svoltf' dalla "Bri,?ata Maiella" Frontale ( M acerala) Genga (Ancona) Il Colle li Poggio Isola (Macerala) Isola di Fano ( Pesaro e Urbino) Jesi (Ancona) tago di la Conca Loretello (J\ncona) Loreto (A11co11a) Maidica (Macerata) Mergo (J\11cona) Me7.7.anottc ( Pesaro e Urhino) Mondolfo ( Pesaro e Urbino) Montalfoglio ( Pesaro e Urbino) Monte Ardizio (Pesaro e Urbino) M ollle Cassino M anie Raggio Monle San Ua110Io (Pesaro e Urbino) Montecarollo (Ancona) Montefano (Macerata) Montereale Mo ntesecco ( Pesaro e Urbino) Monlevecchi o (Pesaro e Urbino) Montoro (AnNma) Morico (Macerala) Moscosi (M acerata) Muccia (Macrrata) Murag lie ( Pesaro e Urbino) Numana (Ancona) Osimo (J\ nrn11a) Pala7.7.ala ( Macerata) Pantana (P esaro e Urbino) Pergola ( Pe.m ru e Urbino) Pesaro Pescara Piticchio (A11co11a) Poggio San Marcello (Ancona) Poggio San Romualdo Poggio San Vicino (M acerata) Recanati (Macerata) Roma Rosora (Ancona) San Ginesio (M acerata) San Giusto (M acerala)

607

pag. 575 pag. 580, 584 575 pag. pag. 586 pag. 579 579,588 pag. pag. 581,584 pag. 573 pag. 587 pag. 574,575 574 ,575,576 pag. pag. 580 pag. 587 pag. 595 pag. 588 pag. 595 571 pag. pag. 588 pag. 596 pag. 58 1,582.583, 584,592 ,594 pag. 575 574 pag. pag. 587 pag. 588 pag. 575 pag. 574 pag. 59 .l pag. 574 pag . 603 pag. 575 pag. 575 pag. 575 586 pag. pag. 586 589, 590.595 pag. 570,572 pag. pag. 584,585,587,589 pag. 580,581 , 592,594 579 pag. pag. 579,580 pag. 590,598 pag. 568,570 pag. 580 pag. 574 pag. 573


608

Massimo (;uhhiurri

San Lorenzo San Pietro (Ancona) San Severino Marche (Ma(·erata) San Vito sul Cesano (l'esaro e li.) Sani ' Ange lo Santa Mari.i Santa Maria Candelorn

pag. pag. pag. pag. pag. pag.

587 586, 587 578,577,578,58 1 588 577 577

(r hiesa in provincia di Macerata ) Sarnano (Macerala) Snssoferrato (Ancona) Serra San Quiri<.:o (Anrona) Se1n lta (Macerata) Sulmo na (L ' Aquila)

pag. pag . pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag. pag.

579 58 1 585 580,584,585 575 57 1 572 572 575 574 584 577 574

Teramo Terni Tolentino ( Macerata) Valle del Tronto Valtrcara (Ancona) Vnrsavia Visso (MaC"erata)


2° Corpo Polacco - Relazione sulle operazioni svolte dalla "Brigala Maiella "

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TAVOl ,A C RONOLOGICA DEI , DOCUMENTO l dati temporali sono stati ripo11ati ricostrucmlo cronologicamente gli avvenimenti . Si sono riuniti gli clementi cronologic i affini , tra loro più o meno distanti nel testo, solo quando strettamente necessario. Sono state invece conservate le event uali ripetizioni e imprecisioni. novembre - dicemhre 1943 consistenza numerica iniziale di circa 200 uomini novembre - dicembre stabilizzazione del fronte su l Sangro e periodo di costituzione della Brigata dicembre costituzione del reparto Banda " Maiella" genn aio e febbraio 1944 azioni dimostrative di pattuglia della Banda, muore il maggiore Wingram metà g iugno il Comando del V Corpo britannico propone a l Il Corpo polacco di utilizzare la Randa 15 giugno liberazione di Sulmona 15 giug no ne l settore adriatico de ll a VITI Armata le truppe tedesche cominciano il ritiro verso nord 16 gi ug no il tenente colonnello Lewic ki è inviato ad ispezionare la Randa 17 giugno nuovo incontro del Lewicki con la Banda 17 giug no inizio dell'attività operativa della "Maiella" 17 g iugno il Il Corpo polacco, muovendo da Pescara. passa all'inseguimento 18 giugno al tenente colonnello Lcwick.i è dato il compito di sorveglianza della zona vuota creatasi tra i due Corpi 18 giugno il Capo di Stato Magg iore del Il Corpo nomina T,ewicki comandante della Brigata; giorno dedicato ali' organizzazione 18 gi ugno - 5 sette mbre rispettivamente: costi tuzione effettiva e ini1.io atti viti't della "Maiclla", liherazione di Pesaro: è il periodo operativo descritto dalla re lazione 19 giugno arrivano a Sulmona tre autocarri di viveri e scarpe per la Banda; g iornata organizzativa 20 g iugno il Il Corpo raggiunge la linea Fermo - fiume Tenna; il CIL raggiunge la c ittà di Ascoli Piceno; il X Corpo inglese occupa Temi 20 giugno catturati un sergente e un caporale delle SS, insie me col loro "side-ear" 23 giugno azioni di ricognizione sulla strada n. 4 nella zona di San Giusto 28 giugno la Brigata "Maiclla" s i riorganizza su sei plotoni autonomi; perdite fino a questa data: 4 uomini 28 giugno la Hrigata pre nde contatto col nemico nella zona di Caldarola


Massimo Guhhiolli

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20 - 29 giugno

20 - 2 1 giugno 22 g iug no 23-24 giugno 25 gi ugno 26 - 27 giug no 28 giugno 28 giugno - 15 luglio I luglio I luglio 2 lug lio 3 lug lio 3 lugli o 4 lug lio 6 luglio 7 luglio 9 lug li o

marc ia verso il fiume Chienti nello spazio creatosi tra il Il Corpo polacco e il X Corpo hritannico Le tappe della marcia - inseguime nto verso il Chienti: Aqu ila Montereale Accumoli Arquata del Tronto Amandola Morico, San Gincsio combattimenti per l 'accesso al fiume Musone il C o mandante <lei Il Corpo ordina di riprendere l'inseguimento la " Maiella" respinge formazioni nemiche verso la riva nord del C hienti e raggiunge il fiume Pote nza la " Ma ic lla" occupa Tole ntino e San Severino la "MaieUa" incontra la prima seria resistenza sulla linea Castel San Pietro - Colcerasa prende posizione ne l settore "Lew" un reparto brita nnico comandato dal maggiore Popski giorno stabililo per il concentramento <lei li Corpo per la battaglia di Loreto il TI Corpo raggiunge la linea Numana - Osimo MonLoro sotto C ingoli viene neutralizz ato un posto tedesco di osservazione il reparto del maggiore Popski lascia il settore "'Lew"

IO luglio IO lug lio JO luglio notte del I O lug lio

11 luglio

notlc <lei 12 luglio notte de l 13 e 14 lug lio 15 luglio

il C IL dà il cambio a lla 6a Rri gata fante ria " Lcopo li" ne lla zona di M o nte fano riorganizzazio ne e riarmo della "M aiella" i tedeschi si ritirano su Apiro assalto condotto su Santa Maria dal tenente Fillite r distrugge un plotone tedesco: per rappresagli a non si fanno prigionieri il tenente FiJliter e ffettua un agguato presso cucina da campo nemica i tedeschi si ritirano definitivamente da Cingoli dopo averla ripresa fa ingresso a C ingoli un battaglione del C IL; il gruppo <lei te nente Fili iter è inviato a Muscosi la "Maie lla" incontra forte resis tenza sulla linea Apiro - Poggio San Vicino - Poggio San Romualdo - A lmalano e si ridisloca; perdite 6 caduti e alcuni feriti


2° Corpo l'olurco - Relazione sulle 011erazio11i svolte dalla " Brigata Maiella "

16 luglio, h 04.00 16 luglio, h 06.00 16 luglio, h 10.00 17 - 19 luglio 18 luglio 19 luglio alha e pomer. 19 luglio nollc 20 luglio 20 luglio - 24 agosto 2 1 luglio fino al 24 luglio

20-30 luglio 25 - 26 lug lio 26 luglio 27 luglio

27 - 28 luglio notte 27 luglio , h 2 1.00 27 luglio, h 23.00 28 - 29 lug lio 28 luglio 28 luglio notte 28 luglio mattina

29 lug lio 29 luglio dalle h 18.00 29 lug lio

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la pattuglia di Dc Ritis ra ritorno da Apiro i tedeschi fanno saltare alcune mine in Apiro e si ritirano Apiro è libera combattimento sotto Ancona la " Maiella" occ upa Poggio San Vicino li berala, ri spetti vamente, Api ro e C upramontana i tedeschi cercano, senza riuscirci, di riprende re Cupramontana la " MaieUa" procede al rastre lla me nto a sud del fiu me Esino combattimenti per l ' avvicinamento del fiume Mc tauro ricognizioni per l' attraversamento del fiume Esino la " Maiella" occupa Caste lpla nio, Poggio S. Marcello e stabilisce la linea di sorveglianza sul tratto Poggio S. Marcello - Rosora - Mergo - Serra San Qui rico - Genga - tratto a no rd del fiume Esino e della strada n. 76 comhattjme nto di Mon tecarotto i tedeschi si ritirano da Montecarotto la lll e V Di visione di fa nte ria polacca gi ungono sul li ume Misa Lewicki si reca a Mo ntecarollo d ispone ndo l'in vio di notevoli munizioni e bombe a mano; i I nemico marte lla il paese con viole nto fuoco d ' artiglieria primo attacco dei tedeschj per la riconquista d i Montecarotto un plotone di rinforzo de lla " M aiclla" marcia verso Montecarotto il plotone di rinforzo raggiunge Montecarotto continu o fuoco di arti glie ria su Montecarotto Lcwic ki invia a Montecarotto un plotone di rinforzo nuovo attacco tedesco a Montecarotto arri va a Mo ntecarollo il te ne nte co lonnello Czarnccki , in viato dal Comando del li Corpo per va lutare la situazione a umento de l fuoco nemico di artig lieria e di mortai sul paese i tedeschi si limitano ad azioni di pattug liamento intorno a Montecarotto nuovo attacco, nella forza di un hattaglione tedesco, su Montecarotto


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30 luglio 30 luglio (mattinata) luglio e agosto I - 5 agosto 2 agosto 2 agosto, h 16.00

<lai l al 5 agosto notte dal 4 al 5 agosto notte dal 9 al l O agosto 6 - 13 agosto dal 5 al 13 agosto

13 agosto 13 agosto 14 - 19 agosto 14 agosto

notte <lai 17 al 18 agosto notte dal 19 al 20 agosto alba del 2 1 agosto 22 agosto 23 agosto 20 - 25 agosto

Jal 24 al 26 agosto 28 agosto - 5 settembre 27 agosto

Massimo (iubhiotti

la 2a Brigata <lei ClL giunge al Misa un battaglione di fa nteria del C IL Jù il cambio alla Brigata " Maiella" nel presidio di Montecarotto periodo <lei diari e degli appunti di alcuni combattenti la manovra della " Maiclla" su Arcevia e Piticchio g iunge, in sostituzione del HCR , sull 'ala sinistra Jclla "Maiella", il reggimento Ulani dei Carpazi le fo rze aeree del Il Corpo bombardano le posi7.io ni dell'artiglieria nemica , individuate dal Lewicki . costringendola a rii irarsi nello stesso giorno o ltre il fiume Cesano l ,ewicki sposta i repa rti nella 7.ona Arcev ia Pi ticchio il nemico si ritira <la Arcevia il Comando della Brigata viene attaccalo ad Arcevia ricognizione sul fiume Cesano la "Maiella" è impegnata in continui scontri di pattug lie e in sortite notturne; si impadronisce della dorsale Caudino - Pantana il C IL viene trasferito sulla linea <li Fabriano i tedesc hi bruciano una notevole quantità di zolfo della miniera posta a sud di Pergola sloggiamento del nemico dalla riva mcridiollale del fiume Cesano la "Maiella" costringe il nemico a ripiegare Jalla dorsale Lorete llo - San Pietro; pattuglie della IJrigata raggiungono a sud il fiume Cesa no la Rrigala apposta pattuglie a settentrione di Montesecco assalto di una pattugli a nemica al Comando Jella Brigata "Maiclla" nella città di Piticchio azion.i della "Maiella" su San Vito sul Cesano e su MontaJfoglio; occupazione delle stesse nel pomeriggio la Rrigata occupa Fratte Rosa , Monte Vecchio e raggiunge in giornata il fiume Mctauro la "Maiella" opera lungo il Me tauro con vari incarichi attiv ità di copertura Jella linea dal fiume Cesano al fiume Metauro la " Maiclla" continua le ricogni7.ioni e consegna il 26 agosto il suo settore al V Corpo Britannico battaglia <li Pesaro la Brigata viene autotraspottata nel settore marittimo ed aggregata ad altre unità alleate


2° Corpo Polacco - Relazione sulle operazioni svolte dalla "Brigaw Maiella"

28 agosto

6I 3

le co mpagnie della Hrigata raggiungono il proprio reggimento di assegnaz ione 28 agosto combattimento di Pesa ro: il Xll1 e XV plotone s i portano a Muraglie 29 agosto Pesaro: i reparti prendono posizione alla periferia ; brevi scontri di pattug li e notte dal 29 al 30 pattuglie del Xlii e XV plotone e ntrano in Pesaro per una ricogn izione tattica 29 e 30 agosto pattug liamento delle compagnie sul nuovo sellorc dell a zona di Pesaro prime o re del 30 agosto primo a ssalto alla c ittà di Pesaro; muore il tenente Fili ite r 30 agosto primo attacco al presidio tedesco di Pesaro degli squadroni alleati ; successivo ripiegamento a lba del 3 1 agosto i due reggimenti alleati rinnovano l'operaz ione, rafforzando gli squadroni di prima schie ra con i reparti della " Maie ll a" 3 1 agosto nuovo attacco alla c ittà: muore il te nente La Marca 3 1 agosto e I settembre pattugliamento lanc iato dai capisaldi di penetrazione stabiliti in città notte dal 3 1 agosto al I settem bre la " Maic lla" cooperando con formazion i hlindate conduce sortite s ulla c ittà notte 3 1 agosto - I scttcmhrc si saggia la reaziom; de i reparti tedeschi schierati lungo la ferrovia; dato dis perso il soldato Di Lull o 2 sette mbre Pesa ro è occupata lino al canale al limite nord della città 2 settembre il reparto della " Ma ie lla" che opera con il reggimento Ulani dei Carpazi occupa il colle 166 mattino de l 2 settembre assalto conclusivo su Pesaro; la <.:iltà è liberata fino a l fiume Foglia e, nel pomerigg io, fmo al San Bartolo 5 settembre la " Maie lla" insieme col Il Co11m passa nelle retrov ie 6 sett. - inizio di nov. la Rri gata s i trasferi sce a Recanati per il riposo prim i di novembre il tenente co lonnello l ,ewicki è trasferito al 15° reggi mento Ulani e consegna il comando della Brigata a l maggiore Josef Ko pec I no vcmh re viene raffor1.ata la consistenza e l'armamento della Brigata ollohre 1944 - g iugno 1945 la consisten za numerica sale a c irca 1000 uom inj nel 1945 si ra riferime nto, riguardo al disarmo delle form azioni comunis te , alle s itua7.ioni che ebbero a manifestars i ne ll ' Ita lia del Nord settembre 1946 traduz ione in ital iano de lla relazione Lewicki 25 ottobre 1946 data del 1' Introduzione alla re lazione Lewicki


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La missione americana " Walla Walla" nella VI Z,ona opera1iva l igure partigiana

6 IS

C laudia Nasini LA MISSIONE AMERICANA "WA LLA-WALLA" NELLA VI ZONA OPERATIVA LIGURE PARTIGIANA

Nell'agos to 1944 nacque uffic ialmente la " VI zona operativa ligure" ed il Comando alleato del XV Gruppo d 'Armale avvertì subito l' impo ttanza di 4ucsla zona partigiana creala ne lle immed iate retrovie della linea "Gotica", che correva lungo l'allineamento Massa CatTara-Rimini . Nel lug lio 1944 era slala spostata nella regione la missione dell 'O .S.S. (Office ofStrateiic Services) " Locust", composta da civi li ital iani muniti di ricetrasmittente appartene nti nello specifico alla sezio ne Secret lntelligence (S.l .) de i servizi ame ricani 1• Compilo de lla missione era 4ucllo d i raccogliere informazioni s ulla situazione delle forze nemiche e d i quelle partigiane per valutare se la zona fosse idonea a ricevere i rifornime nti alleati e l' invio d ' ulteriore personale. Tra l'estate 1944 e l'aprile 1945, sulla hase delle indicazioni fom ite da lla missione " Locusl" e servendosi dei campi di lancio da essa predisposti. l'O.S.S. americano inviò nella VI zona operativa tre missioni operative e circa 1.000 tonnellate di rifornimenti lra equipaggiamenti e armamenti vari2 . G li Operational Gmups (0.G.s) erano missioni d 'allo li vello operativo concepite come "nuclei d'appoggio a ll e resistenze locali" il cui compilo fu in un a prima fase , q uello d i rafforzare le formazioni partigiane presiedendo alla ricezione e all ' impiego degli armamenti aviolanciati ed in seguilo, durante l'offensiva fin ale , quello di coordinarne la guerriglia con l'azione degli eserciti alleali. Il primo nucleo di O.G.s a giungere ne lla VI zona operativa fu la missione "WallaWalla" che venne aviolanc iala il 18 lug lio 1944 s ul Monte Ajona, nell'entroterra di Chiavari (GE), e restò operativa fino al 26 dicembre successivo. Nel gennaio 1945 "Walla-Walla" ru sostituita dalla mi ssione " Pecdcc", che a sua volta venne integrata in marzo daJla missione " Roanoke". Sia " Peedee" che " Roanokc" ri masero operative in zon.i fi no al termine della guctTa. I ,e missio ni O.G.s erano ror-

1

Sehhene la rnmplcssa vicenda delle missioni dell'OSS composte da agenti di nazionalità ilaliana non può essere trattata in quesla sede, dalla documentazione rinvenuta negli archi vi americani, risulterebbe che ta li uomini rivestirono un ruolo molto irnpor1anle per il quale gli american i furono disposti a pagare somme di denaro per l'epoca assai considerevoli. Nel momento del passaggio in forza all'OSS gli agenti italiani ricevevano un compenso mensile di centocinquanta dollari oltre al vitto ed alloggio gratutiti . L'indenn i7.7.0 a~sicurativo per le famiglie in caso di morie o invaliditi1 permanente era invece di cinquemila dollari pagabil i in lire italiane. Cfr. N.A.R.A .. RG 226. Entry 210. hox 142, fu lder 2. 2 La carta geografica conservata ai N .1\ .R .A. di Washjngton e riprodotta da C. Delzell in R. Amedeo (a cura di) «Le missioni Alleate e le.formazioni dei panigiani aulonomi n ella Resistenza pie111on1e.w~» . Alt i del convegno internazionale. Torino, 2 1-22 ottobre 78, Cuneo, l' Arciere, 1980, p. 393, indica le missioni statunitensi che operavano dietro la linea del rrontc nel marzo 1945.


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Claudia Nasini

mate da perso na le militare scelto molto spesso 01iun<lo <lei paese in cui si trovavano ad operare. Nel giugno 1944 l'organizzazionc dcll'O.S.S. basata in Italia era incentrata sul 2677° Regiment, che inquadrava il 267 1st Special Reconnaissanre /Jallaliun Separate al comando del colo nne llo Russel B. Livermore con base a Caserta. Il battag lione era suddi viso in tre Compagnie: " A" per l'Ita li a con base ini zialmente in Corsica e dopo agosto a Siena, "B" per il Sud della Francia e "C" per la Grecia e i Balcm1i. Sebbene le truppe della Company A fossero dislocate a Siena, il suo uffic io operatùmal ru in vece dislocato a Firenze pe r essere sempre coord inato s ia con la sezione Special Operations G3 del XV G ruppo <l ' ami ate - la direzione che coord inava tutte le atti vità militari <lell'O.S.S., del S.O.E. (Special Operation F.xecutive) ing lese e di al tre unità clandestine ne ll'Italia occupata - s ia con il comando della Company D da cu i dipendeva per le informazioni sulla s ituaz ione ne l Nord Italia, per le comuni cazio ni, per i fondi spcciali 1 . La Company D, in pratica hast: avanzata dell'OSS in Italia, costituiva una ripro<luziont: in piccolo della "casa m adre" di Washington con reparti addetti a tutte le funzio ni di c ui i servizi americ ani e rano responsabili -X2 (controspionagg io), Secret Tntdligence (spio naggio) , Special Operalion (azio ni commando) Mora/ Operation (propaganda clandestina)- e fornì agli O .G .s ita li ani de lla Company A un indispensabile supporto nell'esecuz io ne delle opcrazioni4 . Lt: mi ssioni O.G.s contribuirono molto a llo sforzo be llico nella Vl zona non solo durante la fase dell' offens iva finale dell a primavera 1945, ma a nche durante l'inverno 1944-1945 quando aiutarono le formazioni pm1igiane a cont rastare la vio lenta offensiva di controg uerrig lia scatenata dai tedeschi nella regione. Già prima dell'8 settembre 1943, i tedeschi avevano schierato il LXXXVII Corpo d' Armata del gene rale Gusta v A<loir von Zangcn sull'Appennino Lig ure col compito di procedere all'occ upaz ione della Liguria e de l Piemonte ed a l di sarmo delle truppe italiane ivi dislocatc5 . I tedeschi cons iderarono questo territorio come un 'area v ita le, c he di venne a ncor più importante dopo la ritirata de lle a nnate germanic he sull a linea " Gotica". U no sbarco alleato sulle coste li g uri avrc hhc potuto aggirare le difese tedesche schierate s ull'Appen ino Tosco-e miliano e determ inare la pe rdita della pianura padana. Ciò avrebbe s ig n ificato, da un lato , un pericolosissimo

3

Sull"organigramma dcll'O.S.S. in Italia si veda in parliculare A. Matera1.zi, /\merirn11i de/1'0.S.S. e partigiani, Milano, Quaderni della FIAP. Bastogi. 1993, pp. 14- 15. Multo importanti rclati vamenle all ' atli vil.à de ll'O.S.S . sono anche a nostro avviso l'introduzione e le note al volume ad opera di G. 13 . I ,a/.agna che fu protagoni sta di quelle vicende in qualità di vice-comandante della Divis ione partigiana "Pinan-Cichero" della VI w na. 4 La Company D comprese anche due distaccamenti -il V e l'Ylll Detachmenr- che operarono al fronte alle dipenden:.,;e de ll a 5' e de ll'8" Armata alleate. «Questi ufficiali e soldati [dell'O.S.S. n .d.A.J erano americani d'origine i1aliana e fungevano da interpreti. Reclutavano agenti italiani per attraversare le lince per fornire informazioni sul nemico. Forse il loro ruolo più impmtante fu l'assistenza e l'organizzazione dei partigiani d 1e operavano al fronte insieme alle I.ruppe alleate», ihidem, p. 15. 5 P.P. Ri vello. Quale giustizia per le vittime dei crimini nazisti? f! eu:ùlio della Benedic/a e la s lral{e del Turchino Ira storia e diritto, Torino, G. Giappichclli Editore , 2002 , p. 95.


La missione anwrirnna "\¾dia Walla " nella VI 'Zona operativa Ligure par1igiono

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avv iciname nto al cuore de l Reich, e dall ' altro, la perdila sia della produz ione bellica fino a quel mome nto fornita da lle fabbriche de l " triangolo industriale" del nord Italia , sia della possibilità di fruire ancora dei rifornimenti alimentari provenienti dall'agricoltura padana. Dopo lo sbarco alleato in Prove nza dell 'agosto 1944, l'occupazione della Liguria assun se un rnolo ancora maggiore quale retrov ia di due fronti , quel lo che correva sulle AJpi Marittime e quello appenninico. Il comando germanico cercò quindi di mantenere un ferreo contro llo sulle vie di comunicazione li guri, arterie ind ispensabili pe r il rifornimento delle truppe schierale sulla linea " G otica" e sul confine ita lofrancesc , contrastando in modo vigoroso la guerrig lia partigiana. Continui ra stre llame nti furono condolli f'in dagli ini zi del 1944 allo scopo di evitare attacchi a i principali nodi stradali e femwiari e garantire la funzionalità degli assi di comunicazione liguri 6 . Questi e rano costituiti: dal tratto nord della Via Aurel ia, dalla strada statale n .0 45 Genova-Piacenza, dalla statale 11.0 35 Genova- Nov i 1,igurc (AL) , dalla camionabile Gcnova-Scrravalle (AL) e de lla tratta rotab ile Genova-Passo de l Turchi no-Ovada (AL). Più ad ovest, era inoltre importante mantenere la transitabilità della Via Emilia, c he congiungeva le retrovie de l fronte sulla linea "Gotica" con l' llalia sette ntrional e. li quadro di battag lia de lle ror1.c germaniche dislocate in Liguria variò in conseguenza de llo srondamcnto del fronte a Montecassino, quando la 356" Di visione fu trasferita d'urgenza sulla nuova linea difensiva tedesca Li vorno-Macerata7. Al suo posto venne inviata nell'entrote1n lig ure la 42" Di visione cacc i:itori (a l comando del generale Walter Jost), poi rafforzata da reparti del 38° Reggimento cacciatori ed infine da due div isioni dell 'esercito della R .S.l. (Repubblica Sociale Italiana) formate ed addestrate in German ia , la "San Marco" e la " Monterosa" 8 • L' insieme di queste truppe andò a costituire un ' unica grande unità mista denominata "Armala Liguria" , posta , a partire dal I O agosto 1944, sotto il comando del Generale Rodolfo Graziani , che stabilì il suo quartier generale a Novi Lig ure (A L). Dopo lo sbarco alleato nella Francia meridionale e lo spostame nto di gran parte dcli ' Armata Liguria a l confine italo-francese , restarono a difesa della VI zona le due Di visioni de ll ' R.S J. e alcu ne unità della 232" Di visione tedesca di fanteria. Le difficoltà incontrale nel contrasto

6 L' l I apri le 1944 in una localit;i <ldla provincia <li Alessandria tra la Val Lemme e la Val Stura. nel cosiddetto "ecci<liu della Bcncdicta", i nazi- fasc is ti fucilarono 147 depurlandunc in (ìennan ia oltre 400 , d i cui solo la metà sarebbe sopravvissuta. Il 17 maggio 1944. al Passo del Turchino, vennero fu cilati 5') partig iani come rappresaglia per la mo,te di .'i militari tedeschi durante un attentato in un cinema di Ge nova. Su q uesti ma~sacri di veda in particolare, P. P. Rivcllu, Quale {?iustizia per le villime dei crimini nazisti?, up. cit .. pp. 119 e ss.; G. Pansa, Guerra partigiana tra Genova e il Po , Ro ma - Bari , Latcrza, 1998, pp. 107- 11 8; C. Brizzolari, lJn archivio tiella resistenza in Li{?uria, Genova, Cassa di Risparmio di ( ìe nova e Imperia, 1985, pp. I I 3- 12 1. 7 Cfv. P. P. Rivel lu, Quale g iu stizia per le v ittime de i crimini nazist i, up . c it. , pp. 95 e ss. 8 Ibidem .


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Claud ia Nasini

dell'attività pa111g1ana , indussero il generale Gunthcr Mcinhold ad istituire, nell 'ottobre 1944, a Savignone, nel cuore della VI zona , un apposito comando destinato al coordinamento delle operazioni di contro guerriglia. Nuov i rastre llamenti furono quindi effettuati nell 'arca durante gli ultimi mesi del 1944. La missione " Walla-Walla", pionie ra delle operaz io ni O .G .s ne ll ' Itali a occupata, restò coinvolta in due di questi rastrellamenti avvenuti , ri spettivame nte, alla fine di ago sto e all ' inizio del dice mbre 19449 . In e ntrambi i casi, la sua presenza nella V 1 zona rappresentò un ele me nto decisivo per la sal vezza dei partigiani, che, anc he durante i mome nti più viole nti della battaglia , continuarono a ricevere i rifornime nti alleati. Scopo dell ' invio dell a missione era quello generico di «prendere co ntatto con un "gruppo di pai1igiani a Nord di La Spezia" per ope rare con essi contro il ne mico e per collegarli con i comandi del XV Gruppo d ' /\rmate)) io_ Al mome nto in cui la missione venne paracadutata, gli alleati a vevano scarse co noscenze de ll' organizzazione partigiana nell'Italia occupata . Uno dei poc hi elementi informati vi acquisiti segnalava c he la missione avrchhc operato nei territori c he, dall'estate 1944, negli organigrammi dei comandi militari partig ia ni, avevano assunto il nome d i VI zona operativa ligure. Questo settore si e ra sviluppato da un originario nucleo di resistenza sorto subito dopo l'am1istizio nella zona tra Alessandria, Genova e il nord-est della provincia di La Spcl',ia. Come ha scritto Manlio Calegari autore di una recente ricostruzione dell 'esperienza resistenziale nell a zona «Fin dai primi mesi del 1944 la zona alle spalle di Ge nova allorno al Monte Tabbio, nell'alto Le mme, aveva ri velato caratteristiche interessanti c he la trasformarono nei primi mesi del 1944 in un centro di resistenza. /\ Sud era vicina ai comuni e delegazioni delle città di Genova dove l'organizzazione comuni sta era relativamente forte . /\ nord la cittadina di Ovada (AL) aveva rivelato energie inattese; l"ondamcntalmente per la crescita di primi gruppi partigiani. Le comunicazioni fra i due versanti appenninici erano facili e favorivano i movimenti deg li organizzatori )) 11 • Dopo il bando Graziani del febbraio 1944 12 , i due gruppi partig iani che si trovavano nella zona, quello di

9 Fu la prima missione composta eia paracadutisti in divisa militare americana ad essere aviolanciata dietro le lince nemiche. Si può vedere la testimonianza cieli' ex-partigiano Massa i Elvezio che descrive I' arrivo della missione in Liguria. Cfr. lì. Massai, testimonianze, in AA.YV. «La resistenza in Liguria e gli alleati» . Atti del Convegno d i Genova , marzo 1985 , Roma, Bastog i, 1989 . 10 Si veda " relazione finale del capitano Whccler" ddla missione Walla-Wall a citata in A. Matera:u.i , Americani de/I' O.S.S. e partigiani, op . c it. , p. 45. 11 M. Calcgari , Comunisti e partigiani. Genova 1942-1945, Milano, ed. Selene, 200 I, p. 188. Sullo sviluppo delle prime forma zioni in montag na si veda anche G. Pansa , Guerra par1igiana Ira Genova e il Pò, op. cit .. pp. 79 e ss. 12 Si trattò ciel bando cli chiamata alle armi re lativo alle class i '23, ' 24, '25 , che ru caratterizzato da un altissimo livello <li renitenza. Si veda in proposito I'. I'. Rivcllo, Quale ,;iustizia per le vittime dri r.rimini nazisti? op. eil.. pp. 97-102.


La mi.uùme americana "Walla Walla" nella VI 7,o na operativa ligure partigiana

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ispirazione comunista organizzalo nella "3" Brigata Garibaldi Liguria" e quello autonomo della "Rrigata Alessandria", videro rapidamente crescere i loro effettivi 13 . Nel luglio del 1944 la 3" Brigata Garibaldi Liguria 14, che all' inizio dell 'estate aveva incorporalo la "Brigata /\lessandria". si spicgù a ridosso delle principali vie di comu nicazione che collegavano una vasta area a caval lo tra le province di Genova- Alessandria-Pavia-Piacenza, assegnandogli la denominazione di VI zona operativa ligurc 15 . Nella VI zona, la missione "Walla-Walla" avrebbe operato con la Brigata garibaldi na "Cichero", comandata prima dal

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Nel solo mese di 111arw 1944 la "Alessandria'' passò da 80 a 200 uomini e la " Liguria" , che ai primi di febbraio non toccava i IOO uomini, a fine marzo ne contava quasi 600. Cfr. M. CaJcgari. Comuni.1·t i "'partigiani, op. cit., p. 9; 188-189. Sull'origine della VI Zona si veda anche P. P. Rivcllo. Quale Giustizia pre le vi flime dei crimini nazisti'! op. cìl., pp. JU2 e ss.; (ì. 8. La/.agna, Rocchetta. Val Borhera e Val Curone nella guerra, Mi lano , Ed. Colihrì, s.d . e Id., Ponte Rotto, Milano-Roma, Edizioni Sapere, 1975. (ì ian Battista Lazagna come già accennato partecipò altivamcntc alla fotta partigiana nella VI zona. assumendo posizioni di JJrirno piano fino a diventare vice-comandante della Divisione " Pi nan-Cichero". 14 In realtà si lrallava della 3' Divisione "Garibaldi I ,iguria" . Il termine di brigata fu però correntemente adottato da tutte le form,w.iuni partigiane di una certa consistenza numerica (praticamente sostituendo nell ' uso il termine "banda"). Così si continuò a parlare prevalentemente di brigate anche laddove era stata ufficialmente costituita una divisione e s i ebbero Brigate Garibaldi, Brigate Giustizia e Libertà, Brigate Malleotli , Brigate Autonome. Durante il corso della lolla, fermo restando fa d irettiva di mantenere come unità operativa il distaccamento (articolato su 40-50 uomj ni), fu decisa la costituzione di hrigate composte , come norma, da 4-5 distaccamenti. Il comando di brigala comprendeva generalmente il comandante ed il commissario politico, 1111 vicecomandante e un vice-commissario, un capo di stato maggiore e alcuni ufficiali incaricati di dirigere le sezioni de llo stato maggiore (operazioni, infonnazioni, intendenza, trasporti , sanità). Al momento dell'unificazione delle forze, il C.V.L. (Corpo Volontari della Liberti:,) adottò - come schema generalmente valido - quello che sin dall ' inizio era staio seguito dalle Brigate (ìaribaldi . Queste ultime faceva no capo ad un Comando unico (comandante generale Luigi Longo , commissario generale Pietro Secchia) cd erano rappresentate ne l C.V.L. da Luigi Longo. Le altre brigate ebbero struttura a~sai menu centrali zzala (l'avevano bensì ne lle /.One e nelle regioni) ed ebbero più frequenti mutamenti di attribuzione al vertiçc. 15 «Dal luglio 1944 i partigiani avevano occupato tulio il tratto da Torriglia (GE) a Hobbio (PC) della strada statale 11 . 45 (ìenova-Piacenza , cd avevano occupato tutte le alte valli adiacenti , Borbera, Curone, Sta lfora, creando una vasta "zona liberata" che si estendeva verso oriente fino alfa provincia di La Spezia e ad occidente fino alla Prov incia di Savona» . Introduzione di G. B. Lazagna a l citalo volume di A. Materazzi . /\merii:ani dell'0},5. e partigiani, op. cit. , p. 5. 0


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cattolico "Bisagno" 16 e poi dal comunista " Miro" 17 e più a norù , nella regione dell 'Oltre pò Pavese, con la Brigata garibaldina "Al iotta" comandata d a " Americano" 18 . Quesl' ullima llrigata, dietro sollecitazione degli uffic iali

16 " Risagno" era Aldo (ìastald i (Ge nova 1921 -Dcscnzano 1945) ufficiale radiotelegrafista del Genio . Il 25 lug lio 1')43, in serv izio d 'ordine pubblico con il suo plotone , aveva pa11ecipato alla d istruzione della "casa del fascio" d i C hiavari (G E). L' 8 settembre 1943 all' annunc io de ll 'armisti zio aveva abbandonato l'u nifo rme con tutto il suo ploto ne e con l'amico professore comunista " Bini" (Giovan ni Scrband ini) e con alt.ri d ue esponenti co munisti "M arzo" (Gian rlattista Ca ne pa) e " Moro" (Ote llo Pascolini) aveva organi zzato un g ruppo parti giano a Cichcro nell'enlroterra c hi avarese. /\ C ichero. "Bisagno" di venne capo di un g ruppo partig iano che nell ' agosto 1944 costituì la Div isione '·Ciche ro" articolata su 4 brig ate. La "Cichcro" incorporò nei s uoi ranghi rnollt: de lle bande partig iane del genuvesato assorbe ndone e controllandone le forze. A " Bisagno" si deve in gran parte la di serzione del battaglione "Vestone" d ell a d ivis io ne "Montcrosa" della R .S.I., che passò interamente ai partigiani nel d icembre 1944. Guidò pe rsonalme nte l'entrata dei partig iani a Rapallo e Genova nei giorni dell 'ins urrezione. Morì per un incidente, mentre riprntava al lo ro paese in Trent ino gli alpini del balt aglio ne " Vestone·· , secondo quanto promessog li al momento del loro passaggio ne lle file partigiane. Su " Bisagno" e la Divisone "Cichcro" si p uò vedere ( ì. R. Lazagna, Rochetta. Val Barbera f' Val Cumne 11ella guerra. op. cit.. in part icolare pp. 197 e ss. 17 ·'Miro" era Anton Ukmar (Trieste-Prosecco 1900-Capodist!Ìa 1978) fervente irredentista sloveno e dopo la guem1 deputai.o al parlame nto di Lubiana . Entrato a far parte dcli' organiz7À'IZione giovanile comunista nel 1922, nel 1926 venne nominato membro del comitato regionale del P.C.l . a ( jenova. Secondo quanto Jisulta da un documento del SIM (Se1v izio Informazioni Militari) italiano, nel 1930 , in pieno regime fascista , Ukmar fu denunciato al Tribunale Speciale per la DiJ"cs;,i dello Stato per aver: «commesso atti di distmzionc di edi fici pubblici e privati. rnpinc, uccisioni e tentati vi di uccisione allo scopo di attentare alla sicurcz1.a dello Stato» (J\.U.S.S.M.E., fondo S .J .M., div. I, busta 525, doc. 356818. S.M .R.E. (Stato Maggiore Regio Esercilo) - Ultìcio I - 2" Sezione. Oggetto: Anton Uknwr). 1944. Nell'apri le 1930. colpito da mandato di callura, ru costreno a fuggire in Francia do ve svolse attività a favore della direzione del P.C.T. (Partito Comunista Italiano) in esilio. Dopo aver trascorso 3 anni a Mosca alla scuo la po litica di perfezionamento e aver partecipato alla guerra di Spagna, nel 1943 , a richiesta del P.C.l., tornò in Italia. Destinato all'org,mizzazionc delle fmmaz.ioni partigiane in Liguda per decisione del Comando militare unificato ligure (c.m.u.l.) divenne comandante della VI zona ligure partigiana. Tra il dicembre del 1944 e il ma17.o 1945 fu tra gli rutelici della riorganizzazione militare della VI zona. Accanto alla I" Di visione "Cichero"' venne costituita la 2" Divisione " Pinan-Cichero", la 3" Divisione "Mi11go" e la 4" Divisione" Aliotla". Sulla riorgm1izzazionc della VI zona ligure si veda in pa,ticolare G . B. Lazagna, Rocchetta, Val Rurhem e Va l Curane nella Guerra, op. cil. , pp. 76 e ss. 18 " Americano" era Domenico Mezzadra, nato negli Stati Uniti , comandante dell a o mo nima di visione garibaldina. Eg li aveva assunto questo nome di ballaglia pcrchè era nato negli Stati Uniti da dove era rient rato in Ita lia con la fa mig lia da bambino. Nell ' uso con-ente, tra l'estate del 1944 e l 'aprile del 1945, tra i partig iani , come zona dcli ' A med cano si intendeva la va lle Staffora con le valli adiacenti e e la cilladina di Vari.i (PV). TI nome ufficiak ddla zona era invece " Oltrcpò Pavese" di cui fu no minalo


La 1nissio11e americana " Wal/a Walla " ne/Ili VI 'hma operotiva figure partigiana

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s tatunitensi, accetti'> ne li 'agosto 1944 di unificare le s ue formazio ni con le altre de lla VI zo na al comando di " Miro". Se da un lato il compito di " Walla-Wall a" fu , intatti , que llo di collegare i paitigiani con g li alleati e di valutarne le necessità in termini di armamenti al l"inc di richiedere i lanci , non meno importante fu il suo ruolo nella «unificazione militare » de lle formazioni, che consis te tte ne l disarmo dei gruppi che rifiutavano di accettare un comando unico e ne l loro inglobamento nelle formazioni " regolari" . La missione " Walla-Wall a" contribuì quindi notevolmente allo sviluppo della V I zona cd alla sua organizzazione interna, facendo in modo che essa passasse «da unità che non cooperavano tra loro , in una organizzazione che comprendeva og ni brigata e divisi one all'interno de i suoi limiti te rritoriali e c he le racchiudeva in un uni co comando>) 19 . Durante le 19 settimane di permanenza in zona la missione fu, inoltre, in grado d i trasme ttere via radio regolarme nte una notevole mole d i infom,azioni ag li alleati così come di ricevere da quest' ultimi ordini da impartire ai partigiani. L' intellig ence inviata comprese sia notizie raccolte direttame nte dalla mi ss ione , sia "comunicali" forniti dai partig iani c he ri g uardavano soprattutto i movime nti ed i concentramenti delle truppe ne miche, la segnalazione di obiettivi inaccessibili da terra o maggio rmente difesi d ai tedeschi , il riconoscimento di obbiettivi diffic ilmente indi viduahili dall'aria a favore delle az ioni di bomhardamcnto dell'aviazione alleata . La miss io ne "Walla-Walla", composta da 15 paracadus ti americani 20 comandati dal capitano William C. Wheeler e d al rad iotelegrafi sta tene nte Quayle H. Smith , partì dall' acreoporto di Rrindi si I' 11 agosto 1944 su tre aerei che aviolanciarono gli uo mini sul monte Ajona , presso Rezzoaglio (GR), la notte tra I' 11 cd il 12 agosto 1944. Durante l' ope raz io ne di lancio , avvenuta in condizio ni molto disagevoli , sia pe r la natura scoscesa del terreno, sia pe r la reazione dell ' aitiglieria contraerei nel sorvolo de lla zona costiera, 6 uomini rimasero ferit i. Furono paracadutati, oltre ag li uomini , anche 27 pacchi e 2 containe rs di ri fornime nti , che erano stati ri c hi esti d a un ' altra unità

comandante "Edoardo'" (Italo Pietra). Questa zona era prevalentemente proiettata verso Milano e la Lombardia così che i par1ig iani dell 'Oltrepò furono i primi ad entrare a Milano ne ll'aprile del 1945. Tutta via per ragioni operative militari la zona dell'Oltrepò fu aggregata all a VI zona operati va della Liguria che dipendeva dal comando militare ligure con sede a Genova. Ad "Edoardo" venne affidato l' incarico, sostanzialmente solo nominale, di vicecomandante della VI m na operati va ligure. Cfr. A. Matcrazzi, J\merirnni tlell'O.S.S. e parrigiani, op. cit. , nota 38. p. 96. 19 Relazione finale del comandante della missione "Walla-Walla", capitano Wheeler, in A. Materazzi. Americani dcli ' O.S.S. e parligia ni, op. cit., 44. 20 Si trattava de i soldati di origine italo-america na: sergente Angelo Galante , caporale .lohn Uccellin i, e i T/5 Chcstcr Sccrra. Frcdcrick Marchese. Joseph Alfieri , Thomas Cossuto, Cosmo Mangogna, Arthur Ruozzi. t\ rthur Roberta, Patrick Scoleri , Hugo Colacicco, Charlcs Lctito, Ermcnio Disano.


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O .S.S JSpecial Operatiun (S.0 .) g ià operativa da 4ualche lempo in zona.2 1 L'infillrazione degli uomini e d el personale fu confennata al comando alleato tramite un ' altra mi ssione operati va ne lla VI zona , la c ilala missione O.S.S .!Secret l ntelligence (S .I .) " Locust", composla da civili italiani muniti d i ricelrasmittente22 . Subito dopo I ' arrivo , la missione s i aggregò al posto comando della Divisione "Ciehero", che a quell' epoca, insieme alla Di visione " Aliotta" di "Ame ricano" e alla Divisione U.L. Piacenza d i " Fausto", controllava il tratto nord della Via Aurelia, quello Torrig lia-Bobbio della strada statale n. 0 4 5 Genova-Piacenza e quello Stradella-Piacenza della Via Emilia. Anche la maggior patte delle strade secondarie della zona, come la ChiavariMarsaglia e la Voghera-Rohhi o- Piaccnza, e rano state interdette ai tedeschi. Nelle settimane iniziali , come g ià accennato, l'attività della missione fu notevolmente ostacolata da un 'energica az ione di rastrellamento condotta dalle truppe nazifasciste nel tentati vo di arginare la continua azione di disturbo de i partig.iani. Come scrive Char1es Delzeli « Nel mese di agosto i tedeschi avevano ini ziato contro i pa1tig iani operativi tra Genova e Piacenza una controffe nsiva in grande stile che aveva come obbietti vo la libe razion e della SS 45» 23 . L'offensivu nemica , che sarebbe continuata fino agli ini zi di settembre , se da un lato impedì in un primo mom~nto a " Walla-Walla" di svolgere patte dei compiti per c ui ern stata in viata, dall'altro c reò le condi zioni grnzic alle 4uali la missione potè conoscere fin da subito le potenzialità combattive delle formazioni. Un primo lancio in favore dei parlig iani venne richiesto da "Walla-Walla" già durante la prima settimana del rastrellamento. Il 23 agosto " Walla-WalJa" comunicò, infatti , al comando alleato di in viare in suo aiuto altro pe rsonale operativo per potenziare le capaeilà d ifensive della missione. Sehbene l' intensa attività ne mica rendesse impossibile il lancio di personale di rinforzo -si trattava della missione O .G. "Tallahasse"-, il comando di Siena procedette comunque

2 1 Si trattava dcll' unitÌI S .O . "Pi roscafo" che operò ncll' cstalc del 1944 a Nord di Bobbio (PC) in val Trebbia presso la Di visione Giusti7.ia e Libe1tà (G.L.) " Pia<:cnza" wrnandata da "Paustu". Quest' ultimo, uffic iale dei carabinieri, comandava , nella regione compresa tra la Val Trebbia , la Val Tidone, l' alta Val Staffora e parte della Val Nure, una divisione di circa 4.(XX) unità. La missione "Piroscaru" composta di personale di nazionalilÌI ila liana era stata inviata in zona per aiutare i partigiani nel la loro azione di disturbo lungo le vie di comunicazione dei tedeschi . Si veda il rapporto dcll 'O.S.S. sull'attività della Divisione G.L. "Piacenza" nel periodo 3 aprile - 12 settembre 1944. N .A.R.A., R.G. 226, Entry 143. box 9 , fo lder 124, O.S.S. Giustizia e Liberlà Patrio, <ìroup. 30 Septcmbcr 1944. 22 Prima che " Walla-WaJla" riuscisse ad installare la propria radio, molti dei suoi messaggi vennero lanciati attraverso l'apparato de lla missio ne " Locust"" da alcune settimane in fun zione a Cabella Lig ure (/\ L). N.A.R .A .. R.G. 226, Enlry 143 , box 9, folder 124, O.S.S.-267l th Spe. Recun. flati. Operalion Walla- Walla. 5 Scplcmber 1944. 23 C. DeL1.e ll , /,' O.S.S. americano e la resistenza armata italiana, in «Le Missioni alleate ...», up. ci l., p. 387.


La missione americana " Walla Walla " nella VI '?;ma operativa Ligure partigiana

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all'invio di ulteriori equipaggiamen ti, affinchè potessero essere usati dai partigiani 24 . Durante queste prime settimane, la missio ne fu spesso costretta a sganciarsi <lai comando della VI zona - che si di sperse a sua volta - perdendo così i contatti con la base. Solo agli inizi di settembre la missione riprese i collegamenti informando gli alleati di quanto era accaduto e c hiedendo che venisse tempestivame nte preparato un nuovo lancio. L' 8 sette mbre vennero lanciate nella Vl Zona 15 cnntainers e 25 pacchj di rifornimenti per un totale di 6.449 libbre di materiali . L'equipaggiamento lanciato conteneva, tra l'altro , 1 bazooka, 2 mo11ai da 60 mm. e varie armi semiautomatiche e automatiche tra cui 15 fucili MI Garand ed un fucile-mitrag liatore HAR 25 . Nello stesso periodo la mi ssione ric hiese alla Sezione Obietti vi G2 della 5" Armata il bombardamento dell a cittadina cli Borzonasca dove vi era un concentramento di truppe tedesc he in attesa di essere impiegate in un imminente raslrcllamcnto26 . Nel pe riodo 724 settembre la missione perse <li nuovo il contatto con il comando alleato, sia a causa dei suoi continui spostamenti per sfuggire al rastrellamento nazifascista, sia per difficoltà tecniche nel collegame nto con la base. Tn questo periodo, a causa della grave situazione militare in Val Trchhia, la missione si spostò spesso nell'area al confine tra la T,iguria, l'Emilia Romagna cd il Piemonte , cuore della Vl zona. Dalla zona di lancio sul Monte Ajona, dopo un breve soggiorno a Gorreto (GE), presso il comando partigiano della zona27 , la missio ne si spostò a sud-ovest sul Monte Antola e poi di nuovo in direzione nord per raggiungere la nuova sede del comando zona a Carrega (AL). Solo al la fine di settembre, durante una momentanea tregua de ll 'offensiva nemica, "WallaWalla" fu in grado di stabilire quotidiani contatti radio con i comandi alleati. Da quel momento, per circa due mesi, la missione assicurò alla VI zona la ricezione di regolari rifornimenti da Brindisi. Il 24 settembre, non appena ripresi i contatti, la missione c hiese un lancio urgente di medicinali per curare un membro della missione, il caporale Marchesi, che si era .!,'Tavemente ammalato. Grazie all ' intervento del colonnello Riepe, responsabile della G3 Special Operations dell'O.S.S. presso il XV Gruppo d' Armate, l'operazione venne portata a termine

Si veda r .. operations report" relativo al periodo 16-26 agosto 1944 del capitano Albert Materazzi, ufficiale effettivo presso la Compan_y A, al comandante del 267 1° Special Reumnaissance Ballalion Separate (Prov.) colonnello Russe) B . Livermore. N.A.R.A ., R.G . 226. Entry 143, box 9, folder 124, O .S.S.- 267 1th Special. Recm1. Rau . Bi-weekly report. Walta-Walla mission . 16-26 Au gust 1944. 25 Rapporto bise ttimanale ( 1-15 sette mbre 1944) de l colonnello George A. Stapleton comandante de lla Compan_y ;\ al colonnello Russcl B. Li vem1ore. N.J\.R.A., R.G . 226, Entry 143. box 9, fo lder 124, O.S.S.-2671th Special . Recon. Hatt. , Ri-weekl_y report. Walla-Walla missim1. 1-1 5 Septembcr 1944. 26 Ihùlem. 27 Pino al rastre llamento di fine agosto 1944 il comando della VI zona era install ato ncll 'antico castello di Gorreto nell 'c ntrnlcrrn di Genova. 24


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con successo, il 26 sellembre, con un lancio in pieno giorno. Il 3 ottohre , un altro lancio diurno, effettuato da un cacciabombard iere A 20 della 5" Armata, recapitò nella YJ Zona vestiario, cibo e speciale equipaggiamento radio 28 . 11 4 ottobre un lancio notturno standard da Brindisi29 fallì a causa delle avverse condizioni atmosfcriche 30 . Per la stessa rag ione fallì anche il bombardamento di 12 autociste rne tedesche cariche di carburante concordato con la Sezione bersagli della 5" Arniata. 31 li 12 ottobre vennero presi accordi con Siena per effettuare regolarmente lanci diurni alla VI zona (campo di lancio DRUPE sul Mo nte

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Rapporto biscllirnanale del colonnello Gcorge A. Stapleto n al colonnello Russel R. Li vermore. NAR .A., R.G . 226, Entry 143, box 9, fulder 124, O.S.S.-2671 th Special. Recon . Batt ., Bi-weekly report . Walla-Walla mi.vsion. 1- 15 Octobcr 1944. 29 Scri ve A. Lanfaloni riguardo a ll 'organil'.:t.azione e all'cntit~t degli aiuti fo rniti: «Iniz ialmente per le operazioni d i aviolancio vennero utilizzate basi aeree in Nord Africa. A partire dal febbra io 1944 la base aerea di Brindisi , appena dotata degli impianti e de i magazzini necessari , venne usala per l' in vio di buona parie dei rifornimenti. Con l' aumentare delle necessità, furono succcssivamenle utili 7.zate: per i materiali , le basi di Bari, Foggia ed Albinia; per il personale, quella di Ros ignano. L...J Il carico dei pri mi aviorifomimcnl i, conlenuto in specia li ci lindri mclll llici (nmlainers) e pacchi pari a c irca una tonnellata e mezza erano costituiti dai seguenti materia li : in c ilindri metallici: - 6 con pistole milrag liatrici s·rEN (totale 54 con relati vo munizionamento); 4 con materiali di sabotaggio (fra l'altro c irca 200 Kg. di esplosivo); - 2 con materiali incendiari - 3 con bombe a mano e viveri - in pacchi: - 2 con bombe a mano; - 2 con scarpe, vestiario; - Con vestiario , medicinali. generi di conforto. Questo tipo di rifornime nto fu poi integrato fino al settembre 1944 da all ri tipi tra cui quello cosiddetto standard che differenziandosi dal primo resero possibile l'adattamento dei rifornimenti alle varie necessità». /\ . Lanfaloni, L'azione dello Stato Maggiore Generale nello s viluppo del movimento di liberazione, Stato Maggiore dell'Esercito Ufficio Storico , Roma , 1975, pp. 104-IOS; 13 1. ·111 Le catti ve condi zioni atmosfe ric he nel periodo sette mbre-nove mbre 1944 ostacolarono notevolmente l' in vio de i ri forni menti ne ll 'Italia occupata. In alcuni casi la cattiva visibilità rese impossibile il decollo, in altri costrinse g li aere i ad in vertire la rotta o, una volta giunti sulla ,.ona di la ncio, a non essere in grado di identificarla. Nel mese di seltembre , che fu quello pi t1 propiz io per le operazioni , di 52 aere i decollati dalle basi italiane so lo 32 riuscirono ad cffclluare il lancio . Per tale motivo, in 1ale periodo vennero adottati nuovi sistem i di lancio c he, per s frultare i pochissimi giorni utili , previdero l' adozione di più aerei contemporaneamente e operal'.io ni in pieno giorno. J/Jidem , pp. 106-107 3 1 Rapporto bisettimanale del colo nnello Stapleton al colonne llo Livermore. N./\.R.A .. R.G. 226. Entry 143, box 9, folder 124 , 0.S.S.-267 1th Special. Recon. Batt., Bi-wn,kly reporr. Walla-Wa/la mi.u i"n. 1- 15 Octobcr 1944.


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Canno) e alla Di visione "Aliotta" nell'Oltrcpò Pavese. Un distaccamento della missione " Walla-Walla" fu quindi inviato in modo permanente presso quest' ultima divisione per organizzare il nuovo campo di lanc io (denominato WALTZ e s ituato presso la località Casa! Staffora) c reato in suo favore. A metà ollobre. la momentanea sospensione del rastrellamento tedesco e l'atteggiamento collaborati vo de i partigiani, spinse la missione a riferire ottimisticame nte a Siena «che se dotata di ulte riore apparecchiatura radio avrebbe potuto coordinare l' attività pa1tigiana da Chiavari a Savona»32 . Durante la tregua nei combattimenti che caratterizzò il mese di ottobre e parte del mese di novembre, I' attjvità delle missione si concentrò sulla riorganizzazione militare de lla VI zona. In tale contesto " WalJ a-Walla" ricorse alla sua facoltà di decidere in merito all'invio o meno dei lanci , come mezzo intimidatorio, e se del caso di coe rc iz ione, per spingere i partigiani ad attuare una unificazione militm·e dei loro coma ndi. Molte formazioni , consapevoli che l' ottenimento de i rifornimenti dipendeva dalle decisioni degli urliciali americani , furono disponihili a fare quanto da questi richiesto pur di continuare - o iniziare - a ricevere i loro aiuti. Fu questo il caso della Divisione "Aliotta" di "Amcricano'' che alla fine di settemhrc 1944 accettò di sottostare al comando della VT zona come condi1.iom: posta da " Walla-Walla" per riccvcn; l'appoggio alleato 33 . La Di visione " Aliotta", che fino a quel momento non aveva mai ricevuto alcun rifornimento, dichiarò infalli la sua «disponibilità a fan; tutti i cambiamenti politici e militari necessari, pur cli ottenere i lanci»34 . li 16 nove mbre 30 aere i hritannic i Wellington lanciarono 180 r.ontainers sul campo DRUPE. Nello stcsso giorno , sullo stesso campo, fu effettuato un lanc io standard ( 15 containers e 13 pacchi) per un totale di 5.926 libbre d i rifomimcnti.11 17 nove mbre sul campo WAUZ di " Americano" venne riccvuto un massiccio lancio. Sempre iI 17 , un altro lancio effettuato in favore di "Americano" , finì per errore nella vici na zona della citata Di visione Giustizia e Libertà - " Piacenza" comandata da "Fausto" 35 . A quanto ri sulta dai documenti la missione " Walla-Walla" appoggiò "Americano" nelle trattati ve con " Fausto" per riottenere parte dei rifornimenti. Questo epi sodio dimostrò chiaramente quali fossero gli clementi tenuti in considerazione dal capitano Wheele r nel decidcrc le formazioni che dovevano ricevere i lanci alleati. Po ichè infatti " Fausto" aveva

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ibidem. li capo partig iano ''Arnt:ricano" sarebbe ufficialmenlc t:ntralo a far parte della V1 zona il 2 2 settembre 1944 dopo una riunione avvenuta a Bobbio con il comandante della VI zona " Miro" a cui aveva partecipalo il capi1ano Wheeler. Si veda ·'relazione final e de l capitano Whcclcr" in A. Materazzi, Americani dell 'O.S.S. "/Jurtigiani. op. cit., p. 53. 34 Rappo110 fina le del capiiano Whee le r citato in A. Materazzi, Amerirnni dell 'O.S.S. e parligia ni, op. cit. , p. 51 . 35 Rel azione bisettimanale re lativa all ' at1ivi1ì1 della mi ssione '" Walla-Walla" del capilano Albcrt Matcrazzi al colonne llo Li vermore. N.A.R.A., R.G. 226 , Entry 143, box 9, fold cr 124 , O.S.S.-267 Ith Spe . Recon . llall. - cap itano Matcrazzi, Bi-weekly Report. Wa/laWalla miss ivn . 15-30 Novcmhc1· 1944. 33


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rifiutato di unirsi alla V1 zona sotto il comando uniricato di " Miro"36 , il capita no Wheeler fu costretto a chiedere ai comandi alleati di sospendere i rifi.irni menti in suo favore37 . I lanc i destinati a " Fausto" vennero dirottatj alle Divisioni "Cichero" e "Aliotta" . L' atteggiamento di Wheeler, che scelse di aiutare i gatiba ldini d i " Miro" e " Americano" , piuttosto c he "Fausto" del quale erano note le tendenze monarchic he (come risulta dal c italo rapporto della missione "Piroscafo'' sull' atli vità della Di visio ne g uidata dallo stesso Cossu) dimostra come ne ll'inverno de l 1944 gl i a lleati, più che al tanto deprecato "wntainment " de l comunismo neU' Italia occupata, fossero interessati alla collaborazione militare con tutti 4uei partigiani che accettassero di comballcrc ai loro ordini. Vol endo anticipare alcune osservaz ioni conclusive ricordiamo come in molti casi sia sta ta esaltata la contrapposizione tra antifascismo cd ang lo-americani, interpretando alcuni dei passaggi più significativi nei loro rapporti quale il "proclama Alexander" del novembre 1944 o gli accordi d i Roma de l dicembre 1944, come tentativi alleati di neutralizzare la v icenda partigiana. Si è lasciato così intende re che gli angloamericani avre hbero contrastato lo sviluppo indiscriminato della Resiste nza italiana a causa della preoccupazione che si affermassero forze poli tiche potenzi.i lmente pericolose3R. Nel la realtà, come confermerebbe la documentazione citala, gli alleati consideravano una condizione essenziale ed irrinunc iahi lc che le fomrnzioni dimostrassero di voler mettere da parte og ni divergenza politicha preparandosi ad affrontare unite l'offensiva finale. Il 28 novembre 1944, 6 aerei da trasporto Dakota lanciarono sul campo DRU PE 232 pacchi di rifornime nti per un totale di 25.2 10 lihbre di materiali . Un altro Dakota lanciò ne llo stesso g iorno sul campo WALTZ 12 pacchi per un totale di 3.000 libbre di rifornimenti19 . Durante i mesi <li ottobre -novembre i partigiaru

·'6 I l I9 novembre 1944 il capitano Whcclcr aveva presenziato a Carrega (A L) ad una riunione dei 3 comandanti " Miro", "Americano'' e "i-;austo" durante la quale quest ' ultimo aveva rifiutato di entrare a far parte de lla VI /.una . Cfr. "relazione finale del capitano Whcleer" citata in A. Materazzi, Americani del/'0 .S.S. e partiRiani, op. cit. , p. 53. 37 Nel rapporto bisettimanale del l 5-30 novembre il capitano Albert Maternzzi così scriveva al colonnello Li vermo re: «Walla-Walla ha incontrato cli lTicohì, con la di visione G.L. di Fausto presso cui opera la missione O .S.S./S.O. " Mabcr". Maber riporta che questa divisione ha rapporti crit.ici con il C.L.N. (Comitato di Liberazione Na7.ionale) e chiede di venir riconosciuta dagli alleat i come formazione indipendente. La !"accenda dovrà essere d 1iarita. Nel frattempo il cap itano Whee ler rimane l' ufficiale di collegamento per l'area con il compito cli richiedere i lanc i e di supervisionarne la distribuzione». N.A.R.A ., R.G . 226, Entry 143, box 9, folder 124, O.S.S.-267 lth Spe. Recon. l'Jall., Ri-weekly Report. Walla-Walla mission. 1- 15 Novernber 1944. 38 Si veda per llllli Giorgio Bocca, Storia de/l 'Italia partigiana. Settembre / 943-mGRRiO 1945, Milano, Mondadori. 1995 , p. 107 e passim . 39 Rapporto bisettimanale del colonnello King al colonnello Livermore. N.A.R.A. , R.G . 22(1, Entry 143, box 9, foldcr 124, O.S.S.-267 1th Spe. Recon. Ratt., Bi-weekly Report. W11lla-Walla mi.uinn . 1- 15 November 1944.


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della VI zona conseguirono alcuni dei loro più imp011anti successi. A fine ottobre, a Torriglia (GE), la Di visione "Cichero" rafforzò il settore sud della zona di competc n;,,a con la resa di 400 alpini della Divisione " Monterosa". L'intero Battaglione " Vestone" con armi cd equipaggiamenti passò nelle file dei pa11ig iani40 . Se fino ad allora l'attiv ità partigiana si era limitala a piccoli colpi di mano e incursioni sporadiche a causa della scarsità di armi , grazie ai nuovi rifornimenti alleati, fu possi bile effettuare attacc hi più consistenti 41 . Entro la fine di ottobre, due ponti sul l' importante statale n° 45 vennero latti saltare e le azioni di disturbo lungo le linee di comunicazione da e per Genova d ivennero più intensc42 . Nei periodi di stas i dei combattimenti , "Walla-Walla" si dedicò anche all 'addestramento militare ed all'istruzione tecnica delle formazioni. Specialisti di armi della missione addestrarono i partigia ni all ' impiego ed al fun zioname nto delle am1i alleate; istruttori di sabotaggio gli insegnarono l'uso e le applicazioni degli esplosivi da demolizione ed il ricorso a trappole esplosive. Furono svolte anche esercitazioni a fuoco simulando attacchi di sorpresa e imboscale. Secondo il capitano Whccler «la missione venne considerata dai partigiaiù come la loro sal vezza. Essa avrebbe dovuto rifornirli adeguatamente, ottenere un appoggio aereo in loro difesa ed essere di consiglio e di g uida ne ll 'attività di combattime nto. Alle missioni venne chiesto di dedicars i ai rifornimenti , alle istruzio ni sulJe anni e ai collegamenti: i partigiani avrebbero fornito gli uomini per il lavoro opcrativo»4'.l. La missione in quel periodo provv ide anc he a mette r in salvo 19 piloti delle Nazioni Unite che avevano trovato rifugio presso i paitigiani ed erano in attesa di far ritorno alle linee alleate. Vennero pn;si contatti a tale scopo con il maggiore Gordon I ,ett, ufficiale di collegamento alleato presso

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Si veda in particolare A.U.S.S.M.E. Fondo I 3, faldon e 15 1, fascico lo 1. S.M.G. (Stato Maggiore Generale) - Ufficio I. Oiserzione battai lione Vestone. Dicembre 1944. Secondo un a ltro rapporto dcll 'Ulliciu I della fin e di dicembre 1944, rclatjvu all ' area dell 'appennino di Levante, il Battaglione " Ycslum:" dopo essere passato alla 3" Divisione Li gure "Cichcro" aveva costituito la 7" Brigata alpina " Pometo" posi7.ionandosi a Sud di Pavia. A.U.S.S.M.E. fondo S.I.M., div. 11, busta 119, doc. 105522. S.M.Cì. - Ufficio I. Situazione Appennino ligure di Levante. Sette mbre 1943-aprile 1945. 41 La iniziale scarsità di mezzi delle prime formazioni partigiane è stata ampiamcnlc documentata dalla lelleratura resistenziale. Si veda per tutti Gordon lett, Rossano . Vicende della resistenza italiana, Milano, Eli , 1958. 42 Rapporto bisettimanale del magg. Samuel C. King , ufficiale della Company A, al colonnello Livermore. N.A.R.A., R .G. 226, Entry 143, box 9, folder 124, O.S.S.- 2671th Special. Recon . Batt., fli-weekly report. Walla-Walla. 1- 15 November l944. Secondo la già citata relazione dcll'U flìcio I , relali va all'attività dei partigani nell 'appennino ligure di l ,evante, nell · ottobre 1944 «la linea lerruviaria Genova-La Spezia è stata più volle interrol.ta dai patrioti della zona. 1:i' stata fatta anche sallarc la galleria della strada Genova-C hi avari . li transito è stato interrullo». A.U.S.S.M.l:i. fondo S.I.M .. di v. I J. busla 11 '), doc. 105527. 43 Testimo nianza del capitano Wheeler in A. Materazzi. Americani dell'O.S.S. e partigiani. op. c it., p . 46.


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la IV zona li gure partigiana44 . Come scive in proposito Gian Battista Lazagna che, come già notato, fu protagonista delle vicende di c ui narra «La IV zona partigiana (c.lclla Liguria) corrisponc.Jcva all'incirca colla provincia di La Spezia e quindi con la linea del fronte tra tedeschi e alleati, che dall 'autunno 1944 all'offensiva di aprile 1945 si era stabili zzato tra Massa Carrara e La Spezia. Con le opportune guic.Jc partigiane, a piedi e per sentieri di montagna si poteva transitare tra la VI zona (a nord di Genova) attraverso la IV zona fino alle linee alleate»45 . L'operazione più eclatante compiuta in quei due mesi di successi partigiani ru la rioccupazione stabile del tratto 'lhrriglia-Hobbio della strada statale n. 0 45. In quegli stessi giorni il colonnello Stapleton , comandante della Company A , scriveva a T,ivermore al quartier generale dcll'O.S.S. a Caserta: «le aree in Ital ia dove sono consentili massicci lanci di rifornimenti sono estremamente li mi tate. Solo "Walla-Walla" de lle nostre missioni è in grado di accettare un lancio mass iccio come quello richiesto in questi giorni dalla Tar.tir.al Air For(.'e (T.A.F.)46 per rni i materiali sono stati già spostati da Brindisi a Siena »47 . Con un lancio speciale il 18 novembre vennero lanciati nella VI zona 13 mo1tai italiani Rri xia da 45 mm modell o 1935. I massicci lanci diurni di novembre vennero effettuati c.lalla base aerea di Rosignano (Ll) che dall'estate 1944 affiancava Brindisi come stazione di decollo degli aerei che rifomivanano i partigiani. TI personale della Cumpany A dell'O.S.S. imballò. caricò e spedì pe rsonalme nte i rifornime nti. Per le operazioni vennero impiegati aerei da traspo1to C-47 da poco spostati in Toscana. Ufficiali del XV Oruppo d' Armate espressero la loro soddi sfazione per l' eccellente lavoro svolto dall ' ufficio operativo de ll 'O.S.S. a Siena: « Si crede ora che il problema dei rifornimenti potrà essere l"eliccmcntc risolto se operazioni e.li 4ucsto tipo potranno continuarc>> 48 . I lanci dalla Toscana furono

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Nella IV zona dell 'entroterra spezz ino operava la I" Di visione Lig ure composta da formazioni partig iane di c.:arallere elerogeneo. Ollre che dal "battaglione internazionale" del maggiore Gon.lon Lette da un gruppo di partig iani tcdesc.:hi discrlori della Whermacht, la divisione era costitu ita dalla Brigata .. Muccino Ligure .. , dalla Brigata "Gramsci" , dalla llrigata Giusfo.ia e Lihertà - "Carli'' e dalla " Brigata La Spezia" per un totale di circa 2 .500 unitì1. Si veda relazione dell ' Uf"ficio I sulla Cos1ituzio11e delle)imnazioni di f>lllrioli operanti nell'Italia set1en1rinale in A.U .S.S.M.E. fondo S.I.M ., 12 Raggr. , busta l 93 , due. 52393. Nella I e Il zona d i Imperia e Savona operarono a ridosso delle Alpi Marittime la 2" Divisione Garihaldi " I ,iguria" al comando de l comuni sta Felice Cascione e la Brigata Garibaldi "Silvio Ilonfante". Si veda G. Gimelli , Cronache milùari della resistenza in LiRuria. lstituto Storico della Resistenza in Liguria, Genova, 1965- 1969, pp. 237 e ss. 45 (ì .8. Lazagna, nota alla relazione fin ale del capitano Wheeler in A. Matcrazzi, Americani del/"O.S.S. e parligiani, op. cil., p. 57. 46 Compone nte dell'aviazione alleata che si occupava delle operazioni latliche. 47 Relazione colonnello Staplcton. N.A .R.A., R.G. 226, Entry 143, box 9, folder 124, O.S.S.-2671th Special Recou. Bali ., Bi-weekly reporl. Wa/la -Walla mission. l - 15 November 1944. 48 Nell 'autunno 1944 l'insurrczionc dcll 'cscn:ito nazionale polau;o a V,irsavia impose il dirottamento di vari aerei dal teatro d'operazioni italiano. rendendo così difficile il


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particolam1ente fortunali ; i maleriali lanciati vennero recupe rati al JOO% e di strihuili dal le missioni alle formazioni pm1igia11e. TI maggiore Samucl C. King , ufficiale in servizio presso la Company A, scri veva in quello stesso periodo a Caserta: « " Wa ll a-Walla" continua con determinaz io ne il suo lavoro con le forze partigiane in prossimità di Genova. L'ultimo rapporto indica che una fo rLa ne mica d i 3.000 uomini armata in modo pesante sta impcgnado le forze partigiane a Nord di Varz i nel tentativo di respingerle a Sud e di liberare la Via Emilia e l'intera area. Sono necessarie anni pesanti» 49 . A lla fine di novembre . un nuovo rastrellamento nazifascista inleressò la V1 zona. A condurlo fu la 162" Oi visio ne di fanteria turcomanna costituita da aze rbaigiani e turchestani. La Di visione tedesca, appoggiata da reparti ita lia ni della G .N.R. (Guardia Nazionale Re pubhlicana), dellt: Brigate Nere , cleJla " Monterosa" e de lla " San Marco", svolse nelle Valli Curo ne e Bo rbera la cosiddetta operazione " Aacht:nAquisgrana'·, ultimo grande rastre lla mento tedesco ne ll ' Italia sdtentrionale50 . Le truppe nemiche attaccarono contemporaneamente da tre lati: eia nord verso la cillà di Varzi (PC), dove la divi sione di "Americano" fu costretta ad an-ctrare; più a ad ovest, lungo il tratto Piacen7.a-Rohh io della SS n .0 45 51 , e ad est, attrnverso il passo della Sco!Tera, verso il territorio controllato dal Comando partigiano della VJ zona. La tattica usata dai tedeschi ripeté lo schema già adottato durante iI rastrellamento di fine agosto nel corso de ll 'altra «battagli a della SS n. 45>)52 . Dal villaggio di Crocefiesch i (GE) vennero homhardate con l' ar0

reperimenlo d i velivoli e di materiali con cui provvedere ali' in vio di riforn ime11li 11d l' Italia occupala (Cfr. C. Delzell, l ,'O:S.S. lmu~ricano e la resistenza annata italiana, op. c it., pp. 384-387). In que l momento la base avanzata dell'O .S.S. a Siena fece tutto il possibile pe r continuare a rifornire i partigiani . In alcuni casi per e llell.uare g li avioriforn imenti vennero utilizzati a nni ed equipaggiamenti destinali alla 5" Armala. Testimonianza ali' A. in dala 22 agosto 2004 del capitano Albert Materazzi. Quest' ultimo dal giugno I 944 ali' aprile 1945. in quali1ì1 di "operations officer" della Company A collegala con il (ì3 del X V Gruppo d'Armate, diresse prima da Siena , e poi a parli re da gennaio . d~• F iren~e , le missio ni dei paracadutisti americani che operavano nel Nord Italia forn endo loro direlt ive militari e politiche. S i veda rapporto bisettimanale del capitano Albert Matcrazzi al colonne llo L ivermore. N .A.R .A., R.(ì . 22(1, Entry 143, box 9, folder 124, O.S.S.- 2(i7 1th Special . Recon. Bclft. Bi-weekly report. Walla-Walla mission. 15-30 Novemherl944. 49 Rapporto bisettimanale de l maggiore King a l colonnello Li vermore. N.A.R.A., R .G. 226 , E ntry 143, box 9. fo ldcr 124, O.S.S.- 2671 lh Special. Rernn. IJalf. Hi-weekly rcporl. \¼illa-Walla mission. 15-30 Novem ber 1944. 5 Cfr. P.P. Ri veli o , Quale giusJizia per le vilfime dei crimini nazisti?, op. cii., p. 135- 136. 51 Il settore controllalo dalla Divisione G.1 ,. - "Piacenza" di " Fausto"' non fu in grado di opporre una valida resistenza in consegue nza della me11/.ionata decisione alleata di so spenderg li ogni tipo di rifornimento. 52 Rapporto bi selli111ana le del capitano /\lbe11 Materazzi al colonnello Livermore. N.A.R.A .. R.G. 226, Entry 143, box 9 , fo lder 124, 0.S .S .- 2671 th Special. Recon. Bafl .. lli-wf'àly reporl. Wal/a -Wa//a mission. 15-30 Novcmbcr 1944 .

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tigl ieria le posizioni de i partigiani sulle montagne53 . Sotto la morsa delle truppe nazifasciste, dalla fine di novemhre, i lanci in soccorso di "Walla-Walla" divennero più difficili e rischiosi. S u richiesta de] capi tano Wheele r, comunque, il 4 d icembre 1944, 3 aerei Liberators effettuarono un lancio standard da Rrindi si sul campo WALTZ 54 della Di visione di "Ame ricano" . «I materiali lanciati vennero divisi: le cose necessarie al fronte, il resto al comando della VI zona a Ca.rrega >> 55 • TI I Odicembre, 6 aerei da trasporto Dakota lanciarono sullo stesso campo 203 pacchi per un totale di 24.000 libbre di rifomirnenti 56 . Altre rrùssioni di aviolancio approntate a Brindisi non poterono essere effettuate a causa delle cattjve condizioni meteorologiche. Agli inizi di dicembre "WallaWalla" «era attivamente impegnata nel tentativo di aiutare la Divisione di " Americano" e la 3" Garibald i " Ligure" a resistere al violento rastrellamento nazi-fascist.a57 . L'azione nemica ori ginari amente volta a liberare il territorio a Sud della Via Emilia, semhrava ora voler di sperdere i eaposaldi partigiani del1' intera V I zona. U na vo lta costretta la Di visione di " Ame ricano" ad abbandonare la strada Var7.i-Robbio-Voghera, i nazifase isisti puntavano ora su Carrcga

YI Nell'operazione, accanto alla Divis io ne di fa nteria turcomanna e a rcpa1ti dell'eserc ito della R.S.I. fu impiegato il 39° Reggime nto controaereo (Flak) . Cfr. P.P. Rivello. Quale giu:;tizia per le vi/lime dl'i crimini nazisti?, op . c it. , p. 135. 54 Ora spostato di cin:a 8 km a causa de ll 'offensiva nazifascista che aveva costrelto la Divisione di "Americano" a lasciare la strada Varzi-Bobbio-Voghcra arrctrado pi(1 a Sud. Cfr. /\. Materazzi, Americani dd/'O.SS e partigiani. op. cit., p. 54. 55 Ibidem. 56 Rapporto bisettimanale ( 1- 15 dicembre 1944) del colonnello Stapleton al colonnello Livermore. N./\.R.A., R.G. 226. E ntry 143, folder 124, box 9, O .S.S. - 267 1th Special. Recon. lfoll., Bi-weekly reporl. Walla -Walla mi.l"sion. 1- 15 Decemher 1944. 57 I comandi alleali si riferivano in realtà alla l" Divisione Ligure "Cichero" che nelr inverno 1944 copriva il territorio compreso tra la provincia di Alessandria (e la Valle Scrivia) , Genova e l' entroterra di Sestri Levante (fino all a Val D'Avcto). Dopo il raslrell amento di fine agosto, la "Cichero", finn ad allora comandata da "Bisagno", era stata riscoslituita su 4 brigale al comando di "Scri via" (Rrigata " Oreste"), "Croce" (Rrigata '"Yori"), " Banfi" (Brigata '·Berto") e "Virgola" (Brigata "Coduri"). La forza delle brigale si aggirava complessivamente sui 2.000 uomini . Gli errori commessi dai partigiani durante il rastrellmnenlo dell'agoslo 1944 furono messi in luce in una riunione - presenziata dal capitanoWhcclcr- di tutti i comandanti di divisione e di brigata e dei rappn:sentanti del C.L.N. di Genova. nel corso della quale venne istituito il "Comando VI zona". Comandante fu nominato "Miro" e vice-comandante " Bisagno". Durante la riun ione, a cui parteciparono anche il comandante regionale generale Cesare Rossi ed il vice-comandante Raffaele Picragosti, furono fissate le lince guida di quella che sarebbe stata la strategia di g uerriglia nei successivi mesi. Venne deciso c he il territorio inaccessibile ma sostanzialmente privo di vie di ripiegamento dell ' Appenn ino ligure-piemontese, impo neva un alleggerimento delle brigate (ognuna delle quali doveva essere fonnata eia clislaccamenli di non più di 40 uomini) che sm-cbbcro state più faci lme nte in grado di sganciarsi e di infilarsi tra le maglie del rastrella mento. Si veda "relazione final e del capitano Wheeler" citata in /\. Materazzi. Americani dell'O.S.S. e partigiani, op. c it.. p. 46.


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sede del comando della VI zona»58 . Il lancio d iurno d el 10 dicembre, su l nuovo campo de ll '"Americano", a pochi ch ilometri dal ne mico , venne preso dai tedeschi come una provocazione. «Questo schiaffo in faccia portò il ne mico a gettare tutte le forze nella battaglia dal sud di Varzi al passo del Penice. La Div isione " Americano" fu attaccata sul fianco ovest attraverso la Val Curone mentre nuovi concentramenti di truppe erano pronti in Valle Scrivia pe r essere impiegati ne ll a battaglia»59 . A metà dicembre il colonne llo Staplcton scrisse a l quartier generale de ll'O.S.S. a Caserta «Non vi è dubbio della gravità della situaz ione . 11 colonnello Riepe è riuscito a far ottenere ai pa11ig iani tutto il s upporlo aereo possibile, tuttavia, Whee ler è stato costre tto a sospendere le richieste di lanci. Spe riamo che il terreno impervio, la neve e un nostro ulteriore aiuto possa salvare la situazione. li nemico sta usando truppe della 162" Divis ione turcomanna che sono co stin1ite, per un terzo , da g iovani S.S. (Sr.hutzen Stajfeln) fanatiche e per il resto da mongoli. Anche un consislcnle numero di truppe deJla R .S.I. è staio impicgatu» 611. 11 17 dice mbre la minaccia ne mica su Carrega costrinse " Walla-Walla" ad abbandon are il posto comando dell a VI zona, spostandos i a sud del tratto Torriglia- Rohhio della SS n. 45. Oa quel momento la mi ss ione, costretta a sganciarsi, perse il contatto s ia con il comando partigiano s ia con la base a Siena. Il 20 dicembre , a causa dell'imposs ibilità di ristahilirc i co ll egam enti , il capitano Wheeler decis e di sospende re la missione e di tentare di raggiungere le linee alleate. Lasciata l' ultima posiz ione ne lla VI zona il 2 1 dicembre , attraverso la Val D ' Avclo (Santo Stefano-Rezzoaglio). la miss ione raggiunse la IV zona del maggiore Lett. Da lì , con l'ai uto di guide partigiane, attraverso Rossano-Calice-Vinca, raggiunse l' avamposto americano di Azzano il 26 dicembre 1944 alle ore 9 del mattino. Non Non s tupisce il ommento de l colonnello Li vermore comandante dell'O.S .S. in Itali a: «Degno di nota è il rie ntro nelle linee alleate dalla VI zona del capitano Whee lcr, de l lcncnlc Smith cdi 13 uomini della missione " Walla-Walla" dopo 4 mesi di operazione dietro le lince tedesche. Gli uomini appaiono in buone condizioni considerata la loro lunga marc ia sostenuta e le condizioni in c ui hanno v issuto»6 1. ln s intes i, è evidente come l ' attività di "Walla-Walla" fu importante s ia dal punto di vi sta operati vo -dove rappresentò un fattore essenziale allo sviluppo militare della VI zona- sia da quello informativo. Le notizie fomite da lla m issione consentirono ai comandi dcll'O.S.S. di Siena di cogliere l'alto li vello d i combattività delle

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Rapporto bisettimanale del colonnello Staplcton. N.A.R .A .. R .G. 226, Enlry 143, hox

9, fo lder 124, O.S.S. - 2671th ,\11ecial. Recon. Batt., Bi-weekly reporl. Walfa -Walla mission. 1- 15 December 1944. 59 "Relazione fi nale del capitano Whecler" in A. MateraZ1.i, Anw rù:ani dell'O.S.S. e partigiani, op. eit. , p. 55. w lhidem. 6 1 Rapporto relativo al periodo 15-3 1 dieemhre 1944 del colonnello Li vermore sull'operato della Company A. N.A.R.A., R.G. 226, Entry 143, box 9, fo lder 124, O.S.S.-267lth S11e. Rernn. Bali .-colonnello Li vermore. Report on Company A. 15-3 1 Deccmbcr 1944.


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formazioni pat1igiane e di procede re qu indi all'i nvio dei rifornimenti anche in momenti difficili come quello che seguì al l'i nsurrezione polacca dell'autunno 1944 o que llo successivo al c itato " proclama Alexander" del 13 novembre 194462 . Riguardo al messaggio del maresciallo inglese la documentazione oggi disponibile pcm1cllc d i fare alcune precisazioni. Se è senza duhhio vero c he in quelle c ircostanze Alexander diede ordine ai partigiani di sospendere le operazioni hcllichc, ciù non comportò in vece la completa sospensione dei rifornimenti alle formazioni. Dopo che la Company A polè contare su di un proprio reparto di volo di aerei da traspo110 , in rinforzo agli aerei della R.A.F. (Royal Air Force) per il recapito dei rifornimenti , a Rosignano venne istituito un centro di confezionamento ed imballaggio americano, dove il personale dcll ' O.S .S., in alcuni casi anche contravvenedo agli ordini del comando supremo alleato per il Mcdilcrranco, continuò a pre disporre i lanci per la VI zona63 . L'aiuto ricevuto da "Walla-Walla" pennise a i partigiani di contrastare validamente il rastrellamento dell a fine di d icembre e di ottenere migliori risu ltati nell'azione di contenimento de ll ' offensiva nemica rispetto a i casi precede nti 64 . In que ll 'occasione i pai1igiani subirono meno perd ite che in passato. non solo grazie a lla nuo va tattica dello "sganciamento e diradamento" appresa dagli istruttori americani65, ma anche per via della maggiore capacità di difesa consentita dagli armamenti alleati.

Conclusioni È evidente che quanto sino ad ora dello c i porla a fare qualche cons iderazione generale sulla strategia alleata in Ita lia. T documen ti dell'OSS oggi di sponibili confermano quanto sostenuto in alcuni studi recenti -pensiamo in particolare a quello di Massimo Dc Leonardis s ui rapporti tra la Cìran Bretagna e la resiste nza italiana - secondo c ui, per lo meno sino al la fine de l 1944 (e a ll ' in-

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Il maresciallo inglese aveva ordinato alle formazio ni pa11igiane italiane la sospensione delle operazioni helli che finn alla successiva pri111avera. 61 Testimonianza del capitano Albcrt Matcrazzi ali' A. in data 22 agosto 2004. Confermano quanto sostenuto dal capitano Materazzi. circa il verificarsi di casi d i trasgressione di ordini superiori. le ricerche di C. Delzell , CO.S.S. amerirnno e la resistenza armata italiana, op. cii ., pp. 385; R. Absalorn, / servizi segreti alleati e la resistenza italiana, in L. Mcrcuri (a cura di) lnretligence: propaganda. ,nissioni e operazioni speciali degli alleali in Italia. Roma. Quaderni della Fl/\1', 34 , 1980, p. 33. 64 l'er un interpretazione in tal senso si veda P. P. R ivello, Quule giustizio per le virtime dei crimini nazis1i. op. cit., p. I '.B . 65 Questa lattica, anziché il contrasto del nemico con azion i di difesa statica, prevedeva lo sganciamento e )"'imboscamento", cioè il rifugiarsi in nascondigli sotterranei precedentemente predisposti e dotati di ciho sufficiente per resislere alcuni giorni . Cfr. P. P. Rivello, Quale Riustizia per le vi/time dei crimini nazisti?, op. ci t. , p. 133.


ù1 missione amerirnna " Wal/a Walla" nella VI Z,01w operativa Ligure parligiana

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surrezione comunista greca ) le decisioni anglo-a me ricane furono sempre determin ate dall a loro strategia militare complessiva, e dai suo i relativi aggiustamenti in conseguenza de ll' evolversi de l conflitto, e non da presunte preoccupazioni poli tiche66 . Poiché g li anglo-americani considerarono mo lto presto la campagna d' Italia come una manovra puramente di versiva, soprattutto dopo l'accanita resistenza opposta dai tedeschi sull a linea Gustav, il fronte italiano d ivenne secondario rispcllo ad altri teatri europei ed in paiticolare a 4ue llo francese. A questo fatto, e no n a mot ivazioni di caratte re politico , va collegata la scarsita di rifornimenti e di aiuti a lleati che carallerizz6 in alcun i momenti la resistcn1.a italiana. Se in diverse occasioni gli anglo-ame ricani preferirono di rottare ai partig iani jugoslavi rifo rn ime nti inizialmente destinati all'Italia fu perché nella strategia militare alleata l'avanzata nei Halcmù rappresento sempre una priorità rispetto alla li berazio ne dcli' llalia settentrionale. È da conside rare inoltre che la resiste nza di Tito. favorita dal territorio impervio e dalla scarsità di vie di comuni cazione delle regioni interne della Jugoslav ia ed anche da una particolare detenni nazi one cd organizzazione delle sue formai.ioni, mostrava una e levata efficienza bellica ed era in grado di opporsi vali damente alle truppe tedesche cd ustascia anche in hauaglic in campo aperto. Va osservato a tale riguardo che anche nel caso iugoslavo gli alleati , nel forn ire i loro aiuti non s i lasciarono condi zionare dalla chiara caratterizzazione comunista dei partig iani di Ti to. Torn ando a Walla Wa lla, come ahhi amo visto gli ufficiali de lle missioni americane sul campo mostrarono conc retamente di non aver remore di ordine poli tirn nei confronti de i partigia ni , arrivando addirittura a privilegiare negli aiuti d i armi , equipaggiamenti , medic inali e denaro le formazion i garibaldine di estrazione com unista in qua nto mi litarme nte più efficienti , combatti ve e collahorative con le diretti ve alleate. Gli americani dell ' O .S .S. si dimostrarono molto pragmatici. riconoscendo il valore militare dell ' atti vità d i guerrig lia dei partigiani de lla V I zona, che gettava scompiglio nelle retro vie tedesche e che avrebbe potuto facilitare l'offensiva final e contro la linea Gotica. Non si risparmiarono quindi aiuti, anche di armi moderne, nell'intento di raffot7.are le capacità di combattimento delle fom1azioni , che in effetti riuscirono ad in niggcre gravi perdite ai tedeschi ed a liberare per proprio conio G enova ne ll ' insurrezione final e dell 'april e 194 5, tre giorni prima de ll'arri vo delle truppe a lleate .

66 Cfr.

Massimo De Leonardis . La Gran Breta,:na e la resistenza par1igiana in Italia (19431945). Napoli , Edizioni Scientific he Italiane, 1988,passim. Più rccenterm::nt.e si sono d imostrati di parere concorde anche Elena Aga Ross i, Una nazione alla sbando, Bologna, 11 Mulino , nuova edizione con-ctta 2003, passim; Gianni Oliva, I vinli e i liberati . 8 se/lembre 1943-25 luglio 1945, Milano, Mondadori , 1994, in particolare p. 5 15 e ss.


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Progetti per la valoriu.azione della memoria: il nuovo Musco delle Fosse Ardeatine

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Annalisa Besso PROGETII PER LA VALORIZZAZIONE DELLA MEMORIA: lL NUOVO MUSEO DELLE l:OSSE ARDEATINE

t>remessa. A partire dal mese di marzo 2005 , il Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra, nella persona del Generale C. A. Bruno Scandone , ha avviato una nuova fase di valorizzaz ione dei siti museali e dei sacrari milita ri , nell'ambito della quale si inserisce il progetto di riallestimento del Musco delle Fosse Ardeatine 1• Dalla proposta di rielaborazione, dall'analisi e dalla conseguente formulazione di proposte in merito è nato un progetto preliminare per un nuovo aJlestimento del Museo delle Fosse Ardeatine e per co,rnesse attività di promozione e valorizzazione, le cui linee guida sono state esa minate cd accolte dal Gen. Scandone, in attesa di disponibilità di bilancio del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra (Onorcaduti), che conse ntano la realiz1.azione dei lavori 2 .

Il sito. Il Sacrario delle Fosse Ardeatine, ubicato in Roma, Via Ardeatina 174 , è costituito da un complesso notevole per dimensioni e componcnti 3 (vedasi pianta). Si articola in un vasto piazzale d ' ingresso, dominato dal gruppo scultoreo monumentale reali zzato da Francesco Coccia nel 19494 , che dà l'accesso alle grolle in cui è avvenuta la strage. Percorre ndo il tracciato interno delle gallerie,

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Il presente contributo costituisce una rielaborazione integrale del progetto realizzato dall'autrice , su richiesta del Gen. Scandone. I : autrice, uffic iale dei carnbinieri , laureatasi in Conserv;izio ne dei Be ni Culturali, ricopre l' incarico di Ufficiale Addetto al Reparto Museo Storico dell ' Anna dei Carabinieri dal 13 ottobre 2003. 2 Si ringrazia per la fiducia ,1ccordata e l'apertura al confronto il Generale Scandone e il Generale Egidi, Capo Ufficio della Segreteria; la Segreteria tutta, il Maresciallo Gentile della Direzione Lavori e Demanio, il Maresciallo Mo nteforti, Direttore del Sacrario, e gli Addetti alla vigilanza del silo, che si sono prodigati nel fumi re lulte le informazioni necessarie alla stesura di questo artjcolo; la Dott.ssa Patrizia Cacciani - Archivio Istituto Luce, Ascanio Celestini , attore e autore di tealro, che ha dedicato alla memoria una consistente parte de lla sua produzione (nel caso specifico si segnala il mo no logo Radio Clandestina) , il Prof. Alessandro Portelli - Università "La Sapienza" di Roma, autore del libro L'ordine è già sia/o eseguito. Roma , le Fosse Ardeatine, la Memoria, Roma , Donze lli , 1999, che con competen7.a ed entusiasmo si sono resi disponibili a future collaborazioni. 3 Cfr. Ministero della Difesa - Commissariato Generale Onoranze Caduti in Guerra Direzione Lavori e Demanio Ufficio Demanio e Contenzioso, In ventario degli immobili - scheda n. RM/0003/E, 2 1 Ottobre 2001.


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Annalisa Besso

di grande impatto emotivo , si acced e al Mausoleo, ove riposa no le salme dei 335 mai1iri. Da qui si prosegue attraverso un percorso esterno che porta il vis itatore alle spal le de l Sacrario, ad un livello intermedio, dove, in due piccoli corpi di fabbrica distinti , è stato realizzato il Museo sotto la guida dell'architetto prof. Perugini. Alla destra di questi edifici un breve sentiero conduce ad un livello superiore, da dove è possibile osservare dall'alto la zona delle voragini , c reatesi in seguito alle esplosioni disposte dalle S.S. per ostruire l'accesso al lu ogo da parte dei farnj liari delle vittime. li sito è raggiungihile con un unico mezzo pubblico, l'auto bus n. 2 18, che un ipotetico visitatore può prende re a ll 'altezza della stazione metropolitana di Piazza S. G iova nni , a cui si arriva dalla stazione ferroviaria di Rom a Termini tramite la linea metropolitana A oppure tramite l' autobus n . 7 14. Tn alternativa, gli autobus turi stici possono sostare nel vicino parcheggio delle Catacombe d i S. Callisto e di Domitilla e le autovetture lungo la stessa via Ardeatina. li Sacrario o sserva i seguenti orari : tutti i giorn i dalle o re 8.15 alle ore 17 .00 , festivi compres i. TI museo chiude alle ore 16.45. I giorni di c hiusura prestabiliti sono I genna io, Pasqua, I magg io , 15 agosto e 25 dicembre. li personale attualmente in servizio è com posto da un militare (direttore ciel Sacrario) e cinque dipendenti c ivili del Mi ni stero della Difesa (addetti alla vigila nza), impiegati in turnazione. L'affluenza di pubblico è di c irca 300.000-350.000 visitatori all 'anno , in note vole incremento dal 2002, in coincidenza con la se rie cli commemorazioni , celebrazioni cd anni vcrsari delle d ue Guerre. Per la maggior parte si tratta di turisti, scolaresche ed assoc iazio 1ù ui militari in congedo o di cx-comhalle nti 5.

L'analisi preliminare. L'art. 2 dello Statuto dell'Tr.OM 6 òefinisce il mu seo " un 'istituzio ne pennanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al puhhlico, che compie ricerche s ulle test imonianze materiali dell'uomo e del suo ambiente, le acqui sisce, le conserva, le comu nica e sopranutto le espone a fi ni di studio, di educazione e di diletto. Tale del"inizione del museo è valida indipendentemente da qualsiasi limitazione che possa risultare dalla natura delJ' Anuninistrazionc rcsponsahile, da condizioni statutarie locali , dal siste ma

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Lo scultore fu uno de i vincitori dt:I primo com:orso d' architettura del dopoguerra dopo la lihera~.ione del 4 giugno 1944, bandito dal comune di Roma per la sistemazione delle Cave Ardeatine. Cfr. il contributo di Francesco (ìatti su http://architettura.supereva.com/sopralluoghi/20040127. 5 I dati inere nti l'aftlue nza e la tipologia del pubblico sono stati comun icati all'autrice dal Sig. !)i Lorenzo , custode del sito e addetto alla vigilanza, in data 11 maggio 2005. 6 !ntemational Council ofMuseums, l'organi zzazione internazionale non governati va dei musei e de i memhri de lla professione museale, creata per promuovere gli interessi della museologia e delle alire discipline pertinenti alla gestione e alle attività dei musei.


Pro!?etti per la valoriut1zione della memoria: il nuovo Museo delle Fosse llrdcali11c'

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d i funz ionamento o dal peculiare indiriz1.o delle co llez ioni di una specifica ist ituz ione" . Più sinteticamente il Codice de i beni c ulturali e de l paesaggio , D.lgs. 22/01 /2004 n . 42 all'art. IO I , comma 2 a) definisce il museo una "stru ttura pe rmane nte c he acquisisce, conserva, ordina ed espone hcni c ulturali per finalità d i educazio ne e di studio" . Ciò pre messo, considerati i fini istituziona li de l Commissariato Ue ne rale per le Onora nze ai Caduti in Gucrra7 nonché la particolare natura e va lenza de l silo de lle Posse Ardeatine, si po ne il proble ma scientifico , c ultura le , sociologico ed etico- morale d i come affrontare un progello di ria lle stimento museale c he conte mpe ri le diverse e legittime esigenze. Le Fosse Ardeatine ve ngono annoverale lra i " luoghi del la memoria" , m a occorre d isting uere tra la memoria come espe rienza individua le , determinata da l modo in c ui i protagon isti hanno v issuto un e ve nto e da come in seguito ne ha nno e la borato il ricordo, e la memori a uffic ia le, che è una costruzione a poste riori, inll ucnzata dalle contingenze storiche, po litiche e c ulturali . In quanto tale la me moria ufficiale è mutevole: cambia con il cam biare dei contesti e delle contingenze. Il peri colo è che la stru mentali z1,a zione del ricordo possa portare al co nso lida mento di memorie uttic ia li contrapposte. Ric ordare non è un processo semplice e lineare . Tanto meno lo è qua ndo il ricordo si confron ta con la storia. Essere consapevoli dei suddetti ri schi perme tte di inte rrogarsi , ad ogni tappa del proge tto , sull a missione de l Museo e sulle sce lte da e ffettuare nelle fasi di alle stimento e valorizzazione. Questi aspetti, un iti alle politic he di co munic azione culturale, vanno c urati ne i mi nimi dettagli e negli equi libri , per evi tare fra intend ime nti e offese alla se nsihilità altrui . prese di posizione politiche, morali smi , processi indutti vi ideologici. Le Grotte e il Mausoleo susc itano e de vono suscitare pensieri e senti menti di versi d a que lli che può suggerire un Museo , come quello c he si è inteso riprogcllarc. l mu sei storici hanno un messaggio sociale da trasmettere; possono e debbono comunicare i grandi valori storic i e morali di cui sono assertori e c ustodi. É be ne porre l'accento da suhiLo su due aspett i complcrncnlari: me moria e informaz ione . Il Musco de lle l •osse Ardeatine nasce pe rché c'è un fatto preesiste nte da ricordare e capire attraverso la docume ntazione e le lcslimoni anze dispo nihili e dunque deve rimanere in secondo piano rispc llo a lla memoria del-

Legge 12 giugno 193 1 n. 877, recante "Sistemai.ione defi nitiva delle sal me dei caduti di guerra", legge 9 gennaio 1936 11. 132, "Conversione in legge del R. decreto-legge 3 1 maggio 1935-X III , 11. 752 . recante rnodilicazioni alla legge 12 giugno 193 1-lX. n. 877. concernente la defin itiva sistemazione delle sal me dei cad uti di guerrn" , legge 9 gennaio 195 1 n. 204. "Onorante ai caduti in guerra". legge 2 marzo 1985 n. 60, "Integrazione della legge 9 gennaio 195 1, n. 204 , sulle onoranze ai caduti in guerra" , e legge I6 gennaio 2003 n. 3. art. 30. '"Disposizioni ordinamentali in materia di puhhlica amministrazione". 7


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Annalisa Besso

l'evento stesso; il Museo deve fars i ancilla del Sacrario. Riorganizzare il percorso espositivo ai fini di una migliore leggibilità e fruizione del sito rientra nelle attività istituzionali di Onorcaduti 8 . Dall'esperienza di osservazione di un gruppo di scolaresche di media superiore in visita al Sacrario delle Fosse Ardeatine , si è avuto modo di constatare che gran pa,te degli studenti mostrava poco coinvolgimento e manifestava apertamente un senso di oppressione e disagio. Eppure, da un sondaggio svolto rece ntemente su 1100 studenti di sette città italiane (Alessandria, Bergamo, Milano, Firenze, Cosenza , Hari e Palermo), i cui risultati sono stati pubblicati sul settimanale " Il Venerdì di Repubblica" del 15 aprile 2005, emerge che il 55 ,2% degli intervistali vorrehhe studiare di più e meglio il fenomeno della Resistenza. Più della metà vorrebbe soprattutto approfondire le "vite delle persone" c he vi parteciparono e il 51 ,7% dic hiara che i valori di quella guerra "sono alla base della nostra democrazia" . I giovani conoscono poco, invece, libri e canti della lotta pa,tigiana (solo il 20-30% degli intervistati) . Appena il 10% sa citare anche un film sull'argomento. Questo dato, confron talo con l' osservazione diretta, dovrebbe quindi far presupporre che g H studenti in visita siano potenzialmente interessati all ' episodio delle Fosse Ardeatine, ma forse sono le modalità con cui l'evento viene presentato, che non riescono a fare presa sul loro interesse. Dunque una qu estione di forma e comunicazione piuttosto c he di contenuto. A parere di chi scrive , il Musco dovrebbe essere un luogo dove si fa "chian:zza" e dunque dove si utilizzano in una sapiente miscela colori più "chiari", effetti di luce , pannelli didattici , au silii multimediali, arredi più "leggeri" e funzionali; dove si dovrebbe eliminare l' angoscia prodotta dagli ambienti bui e dai riflessi di luce rossa o da note pa,ticolarmente macahre, che attualmente caratte rizzano lo spazio espositivo. È la drammaticità del luogo a dover parlare da sola. Un museo dovrebbe servire a contestualizzare l'evento, cioè ad inserirlo nella cultura e nella società, fornendo il giusto supporto cognitivo all 'elaborazione personale, non ad isolarlo e cristalli zzarlo nel tempo e nel luogo. Teniamo presente le partjcolari cond izioni d'animo e l'onda emotiva sulla quale fu realizzato il Musco, a soli cinque anni dall'evento. Oggi , a distanza di tempo, un approccio più oggettivo e scientif'ico è quanto maj auspicabile perché indice di mclaholizzazione e maturazione dell'evento da parte della comunità, che dimostrerebbe così di aver compiuto un percorso di crescita tullo interiore. Per apportare qualunque tipo di miglioria a1 percorso espositivo e alla sua valorizzazione, occorre innanzi tutto definire missione e visione del Museo e poi procedere ad una pianificazione strategica , che renda atto delle scelte compiute e delle motivazioni concorrenti. Quest' ultimo aspetto è molto importante perché costituisce una so11a di "canovaccio" in fase di esecuzione e di gestione

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Legge 2 marzo I 9X5 n. 60, art. J: fra i servizi affidati alla Commissione Onorcadutj fi gura anche "l 'organiu.azione delle visite e del/'assislenz.a religiom ai sepolcreti di guerra" .


l'rof!,efli per la valorizzazione del'11 ,111,111oria: il 1111111•11 M11.,·,,o ddlc Vi,.,.,<' /\nlm1i11, ·

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de i lavori e pe rché consente di re nde re conto de l proprio operato ad un 'autorità s upe riore. La missione di un museo è la determinazione degli ohiettivi c he l'orga ni zzazione si pre fi gge, quali ad esempio l' increm e nto del pubblico , l'eventua le fascia di vis itatori da privilegiare, una migliore 4ua lità de lla visita, l'is tituzione o l' ampliame nto dei progetti educativi , una comunicazione più efficace, l'espans io ne de ll a col lezio ne, il migl iorame nto delle s trutlure, l' i11e re me nto deg li s tanz iame nti , l 'attenzione dei media e la sens ibilizzazio ne all'argome nto. Tutti 4ucs ti obiettiv i non possono essere persegu iti contemporaneamente con s uccesso, per c ui vanno selezio nati , rin viati , cambiati o rinnovati dal management. La visione di un mu sco esprim e c iò c he l'organi zzazione vuole essere o dive ntare i11 base ai propri va lori ( l'ideale c ui aspira) e rine tte le priorità dell'o rg anizzaz ione. M issio ne e visione devono essere s tabilite dal Commissariato Gene ra le per le Onornnzc ai Caduti in Guerra , in base a i pote ri specific i attri bu iti . Anc he la p ianificazione strategica deve essere de lineata dal Commissariato, s ulla base degli elementi raccolti in fase di a na li s i. TI Musco delle Fosse Arde atine, come qualunque altra organi zzaz ione, è soggetto a forze e condi zioname nti este rn i ed inte rni . I primi si presentano sollo form a di opportunità e minacce in ambito competitivo, men tre pt:r lt: risorse inte rne s i p,trla di punti di forza e di de bo lezza. Ne l marketing strategim il controll o de lla s ituazione è c iò che permette di procedere all'assegnaz ione del le priorità, alla formu lazione della miss ione, degli obiettivi e d e i tragua rdi . Un ' a nalisi complessa di 4ucsto tipo prende il no me di anal is i SWOT (Strf'nghts, Weaknesses, Opportunilies, Threats)9 e me tte in rel azione tutti e 4uatlro i fattori este rni cd inte rni in fun zione de lle scelte da e ffe ttuare 10 .

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l'unti di for.i;a, punti di debolezza , opportunità. minan:e. 10Questo tipo di procedura è oggi ben conosciuto ed app licato nd l'amhito dell 'economia della <.: ultura , una vera e propria disciplina econom ica specialistica <.: he si occupa degli aspetti pit1 concreti legati alla produz ione, gestione, frui,ione e comunicazione di risorse culturali. Spesso demonizzala dai conservatori , che tcmono una merci fìcazione de i ben i culturali. è in rcaltà in Italia ancora )X)CO conosciuta e praticata. Personalme nte ritengo che molti aspett i di questa branca siano necessari ad una migliore 1111.ionalizzazionc in tem1ini di risorse non solo culturali, ma anche t: soprattutto umane, c<.:onom iche e temporali. li rid1 iamo ai criteri di eflicienza, effi cacia cd c<.:onomicità di questo modus opaundi è in linea con gli analoghi principi recentcmcntc adottati proprio dallc Pubblid1e Am mini strazioni . Per una conoscenza della problematica si vedano ad esempio. tra i pi ti conosciuti , NEIL KOTI.ER - 1'1·11LIT' KOTLER, Murke1i11g dei musei, Torino, Edizioni di Comunità 1999; FRANçOIS COI JLHERT - JACQUE<; NA 'i'EL - SUSANNE 1311 .0DEAU - J. DENNIS Rw11 - Uuo BACCHEI.I.A, Market Ìllf? de{{e arli e de{{a cul111ra. Milano, Eta~, 2004, dove sarà possibi le attingere anche ad una vasta bibliogratia sull'argomento. Il volume dei fratel li Kotler va letto con la consapevolezza dei limiti posti dalla differenza esistcntc tra il s istema museale americano, quello italiano e quel lo ancora diverso degli altri paesi e uropei.


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Annalisa Bes.,·o

Analisi SWOT

Punti di forza

Punti di debolezza

Opportunità

- prestigio e immagine del Ministero della Difesa e delle ror,:e Armale

- indicazioni stradali poco frequen li , cartelli coperti dalla vegetazione, carenz,1di zone parcheggio , ser vizio traspmti puhblic i poco sv iluppato

- g rande risonanza creata dag li anniversari e commemorazioni celebrate nel 2004-2(){)5 dalla Repubblica Ita liana e dalla Comunità Europea

- mancanza di un percorso attre/zalo per disabili - comunicazione poco efficace

- coin volg imento delle Istituzioni - mancanza di un sito web - forte legame con la comunità romana - periodo storico a cui sono intercssate diverse tipolog ie di pubblico - presenza di document i e 111alcriali ancora poco conosciuti

- mancanza di rapporti con altri musei mi li tari o stori ci al fine della creazione di un sistema museale integrato - carenza di attività promozionale

- vicinanza zona Eur (polo commerciaie e terziario con presenza d i strutture musea li) e complesso archeologico-paesaggistico dcli ' Appia Antica Minacce

- concorrenza con altri musei e luoghi di visita - eventuale richiesta da parte de l puhhlico di un percorso di visita più attrezzato

- eventuali vincoli o limiti imposti dalla legislazione in lcma culturale- paesaggi stico o dalle associazioni dei familiari delle vittime - risch i d i strumentalizzazione politica

La tabella soprastante va letta come un diagramma cartesiano, per cui all'incrocio di due variabili corrisponde una voce con le caratteristiche di entrambe. l punti di for1:a-opportunità sono qualità, già possedute in nuce dall'organizzazione, che andrebbero ulteriormente evidenziate e sfrnttatc . I punti di debolez-


Progefli per la valoriu,azione della memoria: il nuovo Museo delle Fo!i/ie Ardeatine

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za-opportunità sono oggettive carenze alle quali si può porre rimedio ribaltandone gli effetti e trasformandole in punti di forza. I punti di forza-minacce sono incentivi esterni che devono indurre l'organizzazione ad essere più cornpcliti va. Infine i punti di debolezza-minacce sono rischi che vanno analizzati ed affrontali con la consapevolezza dei possihili effetti, al fine di ann ullarne la pericolosità.

Le fasi del progetto. Al fine di migliorare la situazione sopra descritta , si considera necessario in primis, compatibilmente con i tempi di realizzazione del progetto, sottopone un questionario ai visitatori , composto di domande aperte e chiuse, per un periodo preliminare all' inizio dei lavori di riallestime nto, allo scopo di conoscere quali esigenze nascano nel pubblico prima di cominciare la visita, durante la stessa e al termine de l percorso. I dati così raccolti servono generalmente a cercare conferma delle modifiche che si intendono effettuare e a raccogliere nuovi sugge rimenti esterni ne ll 'ambito delle allivilà di promozione e valorizzazione; ino ltre sono utili a rappresentare le categorie di visitatori c he si recano al Sacrario (turisti nazionali e stranieri con interesse generico o appassionati all'argomento, visitatori occasionali del hacino d'utenza, scolaresche, gruppi familiari, associazioni , militari , studiosi specialisti di settore). A tutt 'oggi questo lavoro non risulta essere mai stato fatto. Le impressioni che i visitatori lasciano volontari amente su un registro all'ingresso del Sacnu-io rig uardano per lo più sentimenti cd emozioni provati durante la visita, senza rife rime nti specifici al Museo o alla richiesta di alluazione di lavori di miglioria 11 . Un altro passo fomlamcntale consiste nella redazione di un Regolamento scritto, attualmente non esistente, che ogni museo deve avere, o di altro docume nto che defin isca chiaramente lo statuto giurid ico e la natura permanente di organismo senza scopo di lucro, in conformità con le leggi nazionali relative ai musei, al patrimonio culturale e alle istitu zioni senza scopo di lucro. L'Amministrazione responsabile o altro organismo di controllo del museo dovr~t preparare e d iffondere una dichiarazione esplicita sui fini , gl i obiettivi e le politiche del musco, così come sul ruolo e la composizione del!' Amministrazione responsa bile stessa. Contemporaneamente a quanto sopra, penso sia necessario nominare un gruppo di lavoro, che si occupi di realizzare il progetto ne i tempi e nelle modalità approvate, che potrchhc essere così composto: - Direttore responsabile del progetto, con il compito di approvare e supervisionare i lavori, coordi na re il gruppo di lavoro , defin ire le linee gu ida e i criteri storico-scientifici del progetto;

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Comunicazione all'autrice del Sig. Di Lorenzo, custode del s ito e addetlo alla vigi lanza, in data 11 maggio 2005.


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J\nnalisa B esso

- Amministrazione, per la rice rca di finanziamenti , l' indizione di bandi di gara, il di sbrigo degli aspetti burocratici, la gestione <lei rondi ; - Consule nte legale, con il compito di redigere il Regolamento del musco, verificare e adempiere vincoli e obblighi di legge; - Comitato scientif ico, con la runzione di esercitare atti vità di consule nza storica, effettuare le ricerche storiche e produrre i testi da inserire nei pannelli, nelle didascalie e nelle brochure; - Architetto/Ingegnere, affi nché si occupi del progetto definitivo e dell'esec utivo, della direzione dei lavori sul cantiere e dei rapporti con le ditte; - Conservatore , con la fun zione <li garantire la corretta doc umentazione, conservazione ed esposizione dei cimeli, progettare, di concerto con l'Arc hitetto, 1'allcstimento da un punto di vista scientifico, tecnico cd estetico, coordinare le atti vità d i promozione e valorizzazione; - Archi vista, allo scopo di affiancare il Conservatore nel lavoro di catalo gazione del materiale posseduto e di quello di nuova acquisizione, curare ed aggiornare il data-base elettronico così ottenuto e la redazione del registro dei lavori, a c ui ogn i componente del gruppo deve far conflui re relazione periodica del proprio operato, in base alle normative sulla trasparenza; - Grafico/Web Designer, con il compito <li realizzare materiale di distribuzione, eventuale pubblicazione e sito web, curare i rapporti con le tipografie e le case editrici , in base alle indicazioni ricevute. Dopo aver verificato le condizioni conservative e l 'eventuale necessità di interventi di restauro, è indispensabile catalogare il materiale di propri età del Museo, ai fini della completa conoscenza e di una corretta gestione del patrimonio. A 4ucsto proposito, si ri tiene utile e doveroso e ffettuare una campagna preliminare di acquisizioni di nuovo materiale d i contesto (uniformi , arm i, buffetterie, fotograric, effetti personali appartenuti a paitigiani, oggetti di vita quotidiana) presso privati, assoc iazioni di ex-resistenti o istituzioni museali militari o storiche 12 • Poiché tra le finalità e gli obiettivi che un museo può prefiggersi vi è anche la promozione dell' identità culturale del territorio, si può suggerire di coinvolgere la popolazione locale con uno specifico invito , a mezzo organi di informazione, precisando che il materiale raccolto sarà impiegato nel nuovo allestimento ed entrerà a fa r parte della collezione del Museo, oppure sarà documentato e poi restituito ai legittimi proprieta ri , qualora non inte ndessero farne dono o non servisse allo scopo immediato. A tutti coloro che parteciperanno all'i niziativa , l'Ammini strazione potrà rivolgere preventi vamente un ringraziamento e garantire il nome del donatore, dove lo stesso non voglia mantenere l'anonimato, nelle didascalie corrispondenti ai cimeli in esposizione, ali-

12 La legge 2 marzo 1985 n . 60, all 'art. 3 prevede, fra i servizi affidati alla Commi ssione Onorcaduti . anche la "raccolta documentazione e cimeli".


Progelli per la valoriwzione della memoria: il nuovo Museo dl'lle Fosse Ardealine

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mcntando così l'orgoglio e il senso civico dei cittadini 13 • Nel caso in cui si decida di procedere ad una campagna " puhblica" di acquisizioni, occorrerà formulare richieste mirale e selettive in base a criteri prestabiliti, per evitare afflussi di mate riale non idoneo allo scopo. 1 contributi raccolti saranno selezionati dal Comitato scientifico e dal Conservatore, che si occuperanno di valorizzarli e di farli conoscere al pubbl ico anche attraverso la realizzazione di una banca dati da rendere m:cessibile via Web 14 .

L'allestimento. Per quanto riguarda le considerazioni di carattere più pratico, ovvero la reali zzazione dei principi fin qui enu nciati, si ricorda che la disposizione di un primo ipotetico elenco di materiali da esporre, ordinato sala per sala, o vetri na per vetrina, è un processo che matura progressivamente sulla base della conoscenza del materiale, delle nuove acquisizioni , della selezione e degli accorpamenti che si desiderano operare e dell 'aJlestimento vero e proprio, per il 4uale sarà scelta l'adeguata illumi nazione. Per c ui, allo stato attuale non è possibile formulare ipotesi in tal senso. In generale un allestimento può essere di tipo c ronologico, tematico, impostato sul fil o cronologico degli eventi con alcune importanti digressioni tematiche lungo il percorso , oppure concepito ad ane llo , a significare la confluenza del punto d'origine e del punto d'arrivo 15 . Il Musco delle Fosse Ardeatine abbraccia un periodo cronologico perfettamente circoscrivihile o addirittura individuabile con un unico pun to sulla linea del tempo: 24 marzo 1944. Questo fattore porta a scartare in modo naturale alcuni tipi di allestimento tra quelli elencati e a propendere in vece per un 'esposizione puramente tematica o ad anello. Durante i lavori di allestimento il Museo sarà da considerarsi chiuso aJ pubbl ico , me ntre il Sacrario rimarrà accessibile. Alcuni cartelli avviseranno i visi-

13

r accio leva su questi sentiment i gratificanti per l'esperienza diretta avuta durnnt e l'allestimenlo di una mostra per il Musco Storico dell' Arma dei Carabi nieri. Una donazione. effettuata poco prima dell' inaugurazione e pertinente al tema proposto. è stata immediatamente esposta e valorizzata con grande commozione e soddisfaz ione della fam iglia, invitata alla cerimon ia d 'apertura dell'esposizio ne. Questo rapporto ha fatto sì che si scale11asse una vera e propria reazione a catena, per cui diversi conoscenti dei donatori c i hanno contattato co11 l'intenzione di elargire al Musco altri c ime li. 14 L'art. 3 della legge 60/ 1985 contempla anche , fra i compiti istituzionali della Commissione Onorcaduti, "la diffusione di noJizie sui caduti e sulle vicende belliche" . 15 Per capire meglio il concetto si possono visualizzare questi tipi di allestimento rispetti vamente con una linea, una serie di poligoni in ordine sparso, una linea affiancata in alcuni punti da poligoni ed infine con un cerchio. Oel primo tipo sono ad esemp io alcuni musei storic i; del secondo tipo alcun i musei naturalistic i. antropologici o etnologici. del terzo tipo alcuni musei archeologici; de l quarto tipo infi ne alcuni musei monotematici. tecnologici o contenitori di opere d ';ir1 c .


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Annalisa Resso

latori de i lavori che si stanno eseguendo e dei c onseguenti possibili disag i, dovuti alla presenza di o perai e di ca ntieri circoscrilli sul piazzale e ne lla zona Musco . Durante l'esecuzione dei lavori le ditte appaltatrici , sotto la guida de l1'arc hite tto , dovra nno ris pettare tulli gl i standard mini steria li di allestimento musealc 16 ; con l'occasione saranno sottoposti a controllo ed eventuale integ raz ione o modifica l' attuale sistema di condi zionamento d 'aria estivo cd inve rnale 17, il siste ma d i allarme e antintrusione e il sis tema antincendio. Ne l complesso è opportuno scegli ere soluzioni e materiali che richiedano una manutenzione semplice ed una estrema versatilitù d ' impiego, anche ne l caso in cui si dovesse intervenire nuovamente in futuro . Le scelte legate all ' allestimento devo no essere reversibili , perché dipendono eia criteri culturali , scie ntific i cd estetic i, c he comunque non sono assoluti e possono variare in fun7.ionc dei contesti s to rici e socia li . Innanz i tutto si ritiene consig liabile posticipare l' attuale o rario di a pe rtura del Museo (8. 15) alle o re 9.00, in considerazione de l fatto c he la ric hiesta in quella fascia oraria è pressoc hé nulla 18, ri ervando in vece l' apertura anticipata del Sac rario ai fami li ari e a coloro che desiderino recarvisi in raccoglime nto e per mo ti vi re lig iosi , evitando così la presenza del pubhlico. Si consigli a inol tre d i aggiungere s ulla targa esterna recante g li orari le dici ture "INGRESSO LIBERO" e " SI PREGA DI AVE RE RISPETTO DEL L UOGO" o s imili . Gene ralmente , i cartelli che rigu ardano orari , g iorni di apertura e indicazioni d i massima dovrehhero essere reali nati prevedendo e ventuali l"uturi agg io rnamenti , per cui , in fase di progetto, vanno e laborate soluzioni tecniche ed economiche lkssibili per la variazione delle comunicazioni. Bisognerchhc a11che , in apposita targa esposta all 'esterno de l Musco, ri cordare la data , le rag ioni e g li a utori de l nuovo a llestime nto, i promoto ri , i soste nitori e i responsahili de i diversi ruoli a ll ' interno de l gruppo di lavoro , nel clima di trasparenza amministrativa. Ai fini di una mig liore compn.:nsione e pre parazione del pubblico a lla visita de l Ma usoleo e del Sacrario, si ritie ne oppo rtuno invertire l'attuale senso di visita - Grotte, Mauso leo, Museo - cominc iando proprio da 4ucsl' ultimo. La precedenza all ' ing resso de ll 'editic io Museo (da questo momento c hiamato edificio A) piuttosto che a 4uc llo de ll' appe ndice (edific io B) può anche non essere vin -

16

Cosi come indicato tlall ' Alto di indirizzo sui cri1eri tecnico-scicn1ifici c gli standard di fun zionamcnto e sviluppo tlei musei (art. 150, comma 6, D.L. n. 11 2/1998), Decreto ministeriale IO maggio 200 I in m,llt:ria di affari costituzionali e ordinamento ddl a Repubblica. cultura , spettacolo, sport e turismo, in "Gazzetta Uniciale", supplemento ordinario n. 238. 17 La sua presenza sarà valutala come condizione necessari a qualora occorra mantenere il controllo del microclima, dato dall ' intcrazione di temperalura e umidità relativa , parametri funz ionali atl una corretta conscrvaziont: dei materiali esposti. 18 Com unicazione all 'autrice del Sig. Oi Lorenzo, custode del sito e atltlcllo alla vigilanza, in <lata 11 maggio ?.OO'i .


l'mgelli per la valori::2azione della memoria: il nuovo Museo delle Fosse Ardeatine

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colata, soprattutto se la visita si svolge per sezioni Lcmatiche, come s'inte nde realizzare con il progetto presentalo. Ad ognj modo è assolutamente prjorilario rendere agibile il percorso e l'accesso ai disabili , come previsto dalle normative vigenti. Pensando ad altri servizi per il puhhlieo di possibile realizzai.ione, si possono prevedere almeno due panchine per la sosta dei visitatori , nell'arca esterna a sinistra ri spetto all'entrata del Museo, dove ora sono collocate diverse fioriere di cemento mohili ; una all'entrata del complesso , vic ino alla Direzione e Corpo di Guardia o v icino ai servizi igienici, e altre due nella parte alta del complesso , zona voragini . Inoltre sarebbe opportuno verificare la possihilità di realizzare una sala per la proiezione a ciclo continuo di filmati e documentari in una struttura g ià esistente (ad esempio la " Struttura poli valente ad uso servizi" 19 , se non adeguatamente sfruttata) oppure in una di nuova costruzione. Nel secondo caso si suggeri s<.:e di valutare la possibilità di collocare l'edificio alle spalle del Mausoleo, nella zona verde sul lato sinistro di accesso al Museo oppure in zona voragi ni presso la Struttura poli valente. Infine si propone di collocare presso la Direzio ne , al coperto in apposita struttura, una postazione multimediale per consultaz ione ed eventuale visita virtuale al Sacrario. li circ uito di visita può essere valorizzato con la creazione di un percorso didattico a pan nelli numerali con argomenti definiti , che s frutti anche lo spazio esterno ag li edifici A e 8 20 , dove i gruppi in visita possano sostare per acquisire informazioni e di strihuirsi meglio , seru:a affollare gli spazi interni (piullosto esigui , a meno che non si prevedano nuovi corpi di fahhrica) . N el caso in cui questa soluzione venisse approvata, rappresentere bbe una valida alternati va all'eventu ale richiesta di vis ite guidate interne, con tutte le problematiche connesse all'organizzazione (carenza di personale, formazione deg li operatori , gestione prenotazioni dei gruppi , disturho della quiete c he si addice al Sacrario). Simili soluzioni sono già state adottate con successo dal Ministero per i Beni e le Atti vità Culturali in zone di grande estensio ne, come ad esempio il Parco Archeolog ico di Roselle (GR) o Villa Adriana (RM). Qualora, invece, vi sia il desiderio e la possibilità di coinvolgere maggiormente il personale impiegato sul luogo o gruppi di volontari, si può organizzare un servizio di visite accompagnate interne. Le sezioni tematiche oggetto dei pannelli didaltici, per un totale di 16, potrebbero essere così individuale: I. progelto sacrario: informazioni sui progettisti e sull"esec uzione dei

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In izialmente realizzata per il henesscrc del personale in servi:1,io. C fr. Ministero della Difesa - Commissariai.o Generale Onoranze Caduli in Guerra - Direzione Lavori e Demanio Uffic io Demm1io e Contenzioso, scheda cit. 20 Ne l rispe lto de i vincoli paesaggistici, imposti d al Codice dei be ni culturali c de l paesaggio, D.lgs. 22/01 /2004 n. 42, arti. 20-28 Capo lii " Prote:r.ionc e conservazione" . Sezione I "Misu re di protezione". 146- 152 Capo IV "Controllo e gestione dei be ni soggetti a tutela".


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Annalisa fle sso

lavori. Si co nsiglia di riel aborare e quindi di archiviare la parte progettuale di Pe ru gi ni e llasa ldella , attualmente custod ita ed espo sta nell'edificio ll, riassume ndone le caratteristiche fondamentali in questo pannello didatti co, d a collocare all ' entrata del si to presso il gruppo sc ultoreo, ricavando così nuovo spazio esposi tivo all ' interno dell ' edificio B ; 2. pianta del luogo con indicazione del nuovo percorso e dei servizi per il pubblico, da collocare nel piazzale d ' accesso a11'inizio dell ' itinerario; 3 . breve cronistoria dalla Il Guerra Mondiale alla Liberazione con particolare accento sulle cause, le correnti di pensiero e gli esiti del conflitto ; 4. caduta del regime fasc ista e dell 'alleanza, firma dell'armistizio; 5. i partigiani in Italia, i partigiani a Roma; 6. i tedeschi in Italia; gli a nglo-ame ricani in Italia; 7. innovazioni scie ntifiche e cambiamenti nella società italiana; 8. le atti figurati ve, la letteratura e la musica durante la Il Guerra Mondialc2 1; 9. l'azione di via Rasella e l'eccidio delle Fosse Ardeatine; IO. la " liberti, di stampa" e la stampa clandestina; 11. uniformi ed equipaggiamento dell 'esercito italiano, tedesco e americano a confronto; 12.l ' interprctazione dell'eccidio e della Guerra: mte, lihri , musiche e film ispirati alI' argornento22 ; I 3. Roma all'epoca dell'eccidio - i tedeschi a Koma - la difesa di Roma, includendo e rielaborando tra gli argomenti le centrali di inquisizione e tortura e le fucilazioni di l•orte Bravetta. Questo pannello è da considerarsi sezione tematica da sviluppare ncll 'edificio B; 14. i Caduti delle Fosse Ardeatine; I 5. il Mausoleo23 . 16. le Grotte, da collocare all'entrala del complesso delle gallerie. I pannelli potranno essere corredali di fotografie , piante e disegni, appositamente selezionati o realizzati . L' apparato testuale e didascalico dei pannelli e delle vetrine de ve essere almeno hilingue (italiano e inglese) con sugge rimenti di approfondimento per il visitatore (archivi , libri , siti web, altri musei e sacra-

21I

pa nnelli dal n. 3 al n. 8 sono da collocarsi in successione lungo il percorso d' accesso al Musco, alle spalle del Mausoleo . 22 I pannelli dal n. 9 al n. 12 sono da considerarsi sez ioni tematiche da collocare nell'edificio A, a corredo del materiale esposto già presente. A tale scopo è auspicabile l'acquisizio ne di ulteriori cimeli e docu menti quali uniformi, buffetterie, armi cd equipaggiamento , fotografie, riproduzione di radiogiornali dell'epoca, filmati , immagini , spczz.oni cine matogrt1fiei, canti e mus iche. 2:l I panne lli 11. 14 e n. 15 sono da collocare. proseguendo l'itinerario di visita , presso l'entrala a l Mau soleo.


l'mgeui per la valorim1zione della memoria: il nuovo MusPo delle Fosse /\nlt•a/Ìlll'

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ti vi sitabili). E ventuali acquisizioni o ulteriori infom1azioni per un contributo testuale da inserire sul pannello all 'entrnta delle Grotte (n . 16) o nel panne llo dell 'edific io B (n. 13) possono derivare dalla ricerca di un contatto con la comunità ebraka, coinvolta anch'essa ne ll'evento, come ricorda una targa hron zea all ' interno de lle Grotte. Inoltre, si puÌ> pensare a lla realizzazione di eventuali plastici ricostruttivi, ove si ritengano di supporto alla visita, e alla sostituz ione delle scritte in hronzo interne cd esterne agli edifici A e R con nuove diciture in altrn materiale e solu zio ne grafica, provvedendo ad un 'eventuale omogeneizzazione per tutto il silo . Nel contesto di una revisione dell'allestimento c he preveda anche spazi multimediali , può risultare opportuno predisporre altoparlanti e monitor per l'ascolto di registrazioni audio, stralci di radiogiornali , voc i di partigiani , rumori di bombardamenti e conflitti a fuoco e per la visio ue di brevi riprese e immagini d'epoca , s u diretto impulso del pubblico. li visitatore, preme ndo un tasto a parete, avvia la registrazione o il filmato, lungo il percorso di visita interno agli edific i A e B, creando un ampliamento virtuale del percorso24 . Ravvisando la necessità di applicare un colore chiaro aUe pareli per "dilatare" visivamente un ambienlc altrime nti angusto , è consigliabile dipingere le pareti inte rne degli edifici t\ e B o rivestirle <li pan nelli lavabili color hianco avorio , champagne, crema o giallo paglierino , s u cui si possano stamp~u-e i Lesti , le immagini e le fotografie a corredo delle sezio ni tematiche. 11 colore dello s fondo sarà richiamato nei pannelli esterni <lei percorso e uelle didascalie dei materiali in esposizione. Tutti i testi saranno realizzati in nero e bordeaux con grafica e stile sobri, eleganti ed omogenei. Alcuni interventi di modifica vanno realizzati anche sulle infrastrutture es istenti: le aperture delle tre finestre dell'edificio A , in parte nascoste da un corso di matto ni interno, vann o all argate e va dato loro maggior respiro togliendo le s barre metalliche esterne c sostituendo i vetri di colore rosso con altri incolori e infrangibili , per aumentare l'apporto di luce naturale. Pre ndendo spunto da lla teca, ricavata in una parete dell'edificio A , contenente alcune monete, dono de l Santo Padre Giovanni Paolo Il , si potre bbero reali zzare altre tre nicchie a lutto vetro, illumina te intername nte, da so stituire alle vetrine appoggiate alle pareti , nello stesso edificio, che attualme nte ospitano c ime li relativi alle centrali di inquisizione e to1tura, al martirio de lle Fosse Ardeatine e alle fuc ilaz ioni di Forte Bravctta, a llo scopo di aumentare lo spazio interno a fàvore del pubblico. Si potra nno prevedere inoltre siste mi meccanici con c ui variare l'inclinazione dei piani espos itori offrendo diverse possibilità di esposizione. Le tre grand i opere artistiche, appositamente realizzale per il Museo, di Crnndo Cagli (Ancona 19 IO - Roma 1976; pittore e teorico), Re nato Guttuso (Bagheria, 1912 - Roma 1987; pittore) e Carlo Levi (Torino I902 - Roma 1975; pittore e scritto-

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Come , ad esempio, è stato realizzalo a l Musco del Cinema d i Torino.


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Annalisa fll's.w

re) rimarranno sulle pareli dell'edific io A. ad esemplificazione del pannello n . J2 , va lorizzate da una giusta illuminazione25 . Al posto delle bacheche appese alle pareti , che saranno tolte in en trambi g li edifici , verra nno collocati i panne lli didascalici e saranno sistemati gli apparecchi per la riproduz ione acustica e visiva. I ..e attuali vetrine saranno sostituite con altre più adatte al cambiamento. In armonia con il nuovo colore delle pareti e per scaldare l' ambiente, si consigliano strutture in legno trattato con sostanza ignifuga, dall ' aspetto e dalla fonna sobria, essenziale e fun zionale, con una linea moderna, una superfic ie liscia e opaca, in tinta c ilie gio naturale, mogano o tek, oppure stmtture in alluminio, natura le o tinta bordeaux , di richiamo al colore de lle scritte e de lle didascalie. I ,e vetrine, realiz7.atc con vetri infrangibili e antiriflesso , dovranno contenere selezionati e signifi cati vi repe11i materiali , documentali e fotografici, in un 'esposizione volutamente sobria. Nell' edificio A si ritiene opportuno di sporre due vetrine al centro della sala, la cui alte7.7.a può variare nel caso in cui si acquisiscano uniformi da montare su manichino intero o mezzobusto. 1n questo caso l' illuminaz ione interna sarà orientala sia dal basso che dall'alto, per eviden:r.iare meglio la componente ve1ticalc. Nell 'edificio R, invece, saranno disposte due vetrine sui lati c01ti. L' impianto di illuminazione va realizzato contestualmente all'aJlestimcnto: le sorge nti di luce saranno este rne e interne a lle vetrine e possibilme nte mobili , a seconda delle esigenze c he possono variare nel te mpo. Pe r l' illuminazione a parete si consiglia di valutare l' impiego d i faretti alogeni orie ntabili , scorrevol i su binario sospe so in centro soffitto, oppure a incasso nelle pareti e ne l pavi mento. A Il ' interno delle vetrine si possono prevedere spot di luce fredda a fibra ottica, per evidenziare particolari c imeli o documenti, oppure sorgenti luminose dall'a lto . li tipo <li illumjnazione a libre ottiche offre un 'ottima resa cromatica, protegge ndo totalme nte dalle radiazioni te rmiche e ultraviole tte dannose per la conservazione de i reperti esposti 26 . Infine si auspica la redazione <li hruc/111re informati ve ri nnovate ne i contenuti e nella veste grafica 27 in italia no , inglese, francese, spngnolo e tedesco, da mettere a disposi7.ionc all'ingresso de l sito. Nei contenuti , oltre a lle notizie storiche, figureranno anche informaz ioni sugli orari , su come raggiungere il Sacrario, sui servizi di cui si può usufrui re, sulla struttura del nuovo Mu seo. L'opuscolo potrehbc essere utili zzato come modello anche per gli altri Sacrari e Musei di Onorcaduti.

25 A questo proposito, si segnala in parallelo il Museo del campo Pussoli - Carpi (MO) , dove sulle pareti delle sale sono inc ise frasi tratte dalle Lettere dei condannati a morte della Resistenza europea e graffite akune opere di grandi piltori quali Picasso, Lungoni , Léger, Cagli e Guttuso, che commentano a loro modo l'orrore della deportazione. Cfr. il sito internet www fo ndazionefossoli org. consult ato il 9 maggio 2005 . 26 Atto di indiri1.zo sui criteri t.e cnico-sc ientifici e gli standard di fun zionamento e sviluppo de i musei , c il. in nota 16. 27 L'e.d izione prcccdcntt: è del 1993.


Pro11etti per la valorizzazione della 111e1111n·ia: il 11110110 Museo delle Fosse Ardeatine

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La valorizzazione. Nell 'ambito delle attività promoz ionali e di valori zzazione 2ll_ è opportuno: - dare ,b'Tande risalto all'inaugurazione con il necessario coinvolgi mento delle Istituzioni; - c hiedere l' alto patrocinio della Presidenza de lla Repubblica e prevede re l'opportunità di serv izi televisivi e radiofonici e di confere nze stampa; - bandire un concorso ,mistico per l'acquis izione di una nuova opera scultorea o pittorica da csp<llTe al Museo al mome nto de ll'inaugurazione, contes tualmente ad una mostra delle altre opere in concorso, ospilata in locali idonei. in zona da definire; - ospitare in determi nale occasioni concerti di mus ica sacra e sinfonica 29 oppure performance teatrali, sfruttando lo spaz io del piazzale d 'accesso in pe riodo primaverile-estivo; - creare un archivio di fotografie , pubblicazioni specific he e arti co li di stampa - dell'epoca e commemorativi - in po ssesso del Musco. Tale patrimonio documentale potrebbe essere consu ltato e le ttro ni camente dall:J comunità e messo a disposizione degli studios i in riprodu zione; - promuo vere la creazio ne di un archivio dig ita le multimediale , che raccolga le testimonianze orali, attraverso delle interviste tipo , di coloro che ha nno vissuto a vario tito lo quel periodo storico3C>; - coinvolgere le istituzioni scolastic he local i in attività didattiche di divulgaz ione e di conoscenza delle risorse raccolte, al fine di promuovere l'identità e la me moria colletti ve atlravcrso il dialogo con i ragazzi cd i giovani; - bandire concorsi per scuole e per ricercatori unive rsitari, ai quali verranno c hiesti contributi sc ientifici a tema; - istituire borse di studio per tesi di laurea o dottorato; - o rganizzare convegni e confere nze a tema, da teners i in apposita sala in zona da definire, oppure all'aperto nel piazzale in pe riodo primaveri le-estivo; - garantire un 'opp01tuna e costante pubblicizzazione degli eventi e de lle attiv ità correlate, tramite mass-media ed altri canali infomiativi.

28

I cui princ ipi sono sanciti dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, agli artt. 11 1121 Capo U ··Principì della va lorizzazione dei beni cullurali" . 2 'l Si pensi. ad esempio, alla nascita della musica dodecafonica e ai composilori del Novecento, che hanno vissuto l'orrore dell a Guerra e lo hanno elahoralo nelle proprie opere, come Arnold Schoenhe rg in Un sopravvissuto di Var.wvù1 , op. 46. :m Uno degli esempi più illuslri in materia è il lavoro fallo in America per i sopravvissut i all'Olocausto, a cun1 della ''Survivors of the Shoah Visual History Foundation", associazione no proti! creala dal regista Steven Spielberg nel 1994, che ha già rat:colio oltre 52.000 testimonianze in 56 paesi e 32 lingue diverse , realizzando IO documentari a scopo didattico. E' in atto un processo di rivalutazione della tradi7.ione orc1le a fondamento della storia. G li stessi studen1i ne ranno richiesta (v. sondaggio citato pubblicato dal periodico " Il Venerdì di Repuhhlica"). Per le province di Massa Carn1ra e La Spezia è staio coslruito un museo inlernmcntc multimediale, fallo !;O(o di immagi ni e parole.(www. museodellaresistcnza.it).


650

Annalisa flesso

Conclusioni. Qualora le risorse finanziarie, nell 'ottica di valorizzazione dei siti gestiti dal Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Gue rra, consentano il riallestimento del Museo delle Fosse Ardeatine, il piano di lavoro, se oggetto di consensi nel te mpo, potrà essere util izzato per altri " luoghi della me moria" come progetto pi lota, al quale apportare le necessarie modifiche, in virtù della speci ficità dei luoghi e degli eventi oggetto d'interesse. In tale caso è bene tenerne conto anche ai fini della predisposizione di un sito web, che potrehhc essere unico per tutti i Musei e Sacrari, istituendo una vera e propria rete museale o sistema di musei ed un centro studi e docu mentazione virtuale a cui l' utente potrebbe accedere dalla Re te 11 . Poic hé alcune tra le attività proposte richiedono tempi di realizzazione più lunghi , si può prevedere di portare a termine l'allestimento del Museo ai fini dell'inaugurazione e di cominciare o continuare in un secondo momento i progetti di valo,izzazione, l'eventuale costruzione di una sala proiezioni o l'acquisizione di cimeli , dandone notizia nel corso di un 'apposita conferenza stampa. Così facendo , si dosano nel tempo g li ele menti innovativi e si mantiene alta la soglia di atte nzione anche per i periodi successivi al lancio dell ' iniziativa, quando si riscontrano c,1 li fisiologici di interesse. In questo modo l' istitu zione museale dimostra di essere viva e di continuare a vi vere; alcune attività di promozione danno i loro frutti solo dopo un certo periodo e se esercitate con conti nuità. Infine, non si può fare a meno di notare quanto le vicende legale ai nostri martiri e caduti , in Italia e nel mondo, coinvolgano l'opinione pubblica. Al l' inizio del mese di novembre 2005, ad esempio, tutte le principali testate giorna listiche e televisive hanno parlato del rie ntro in patTia di alcune salme, c he erano state trafugate da l cimitero di Mogadiscio (Somalia), restituite all ' Ttalia per essere tumulate nel Sacrario dei Caduti d'Oltremare a Bari . Auspicando l'inizio dei lavori il prima possibile, si rihadiscc la necessità e l'esigenza di nuove e più moderne struttu re in grado di ospitare una delle pagine più sig nificative del la Nostra Storia recente.

31 Tra i siti web da tenere presenti come riferimento per l' impostazione generale, s i consiglia di vis ionare www.risiera.~ansahba.it, sito <.:urato dal Comune di Tricst<.: (www.retecivin1.1rieste .it), che, a sua volta , ha ottenuto la certifi<.:aziont: di sito eccellente "ltali an Web Awards". Ad un approfondito rnntributo storico viene a ffiancata una bibliografia essenziale con indi<.:a/. ioni di massima per chi intende approfondire le tematiche affrontate dal Museo della Risiera. Tutti g li apparati didas<.:alici sono realizzati in più lingue. Il sito intcrnd www.fratelliccrvi.it è da segnalare per l'organizz,v.ione interna, la grafi<.:a utilizzata e le allività promosse.


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Rielabo razione dalla pianta catastale


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