STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO UFFICIO STORICO
Autori vari
STUDI STORICO-MILITARI
2001
ROMA 2004
PROPIF.TÀ LETTERARIA
Tutti i diritti riservati. Vietata la riproduzione anche parziale senza autorizzazione. © SME - Ufficio Storico - Roma 2004
ISBN - 88-87940-45-2
SOMMARIO
Ferruccio BOTTI
Angelo DE PAOLA
Ciro PAOLETII
Luigi Emilio LONGO
Antonio ARIVELLA
Virgilio ILARI
li nuovo rapporto tra arte militare, disciplina e pedagogia militare negli scritti del generale Epimede Boccaccia a cavallo della Grande Guerra ( 1907-1930)
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La banda musicale nell'esercito borbonico durante il regno di Napoli e della Sicilia
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Errori d'impostazione storiografica e nuova valutazione dell'assedio di Tolone e della campagna sabauda in Provenza del l 707
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L'esercito italiano nella vicenda dannunziana di Fiume (1919-1920): ruoli e presupposti motivazionali
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Evoluzione della funzione e del ruolo del sottufficiale nell'Esercito Italiano del dopo guerra
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Epistemologia della storia militare
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Il volontariato militare nella storia d' Italia
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Storia della Reclusione Militare e Corpo Moschettieri
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Antonio SANGIOVANNI Cenni sul Servizio Sanitario Italiano nella guerra m montagna 1915-1918 Vincenzo CUOMO
Luigi TORRES
FERRUCCIO BOTTI
IL NUOVO RAPPORTO TRA ARTE MILITARE, DISCIPLINA E PEDAGOGIA MILITARE NEGLI SCRITII DEL GENERALE EPIMEDE BOCCACCIA A CAVALLO DELLA GRANDE GUERRA (1907-1930) SOMMARIO
1. Premessa - 2. I primi scrilli dell'anteguerra e i 'esperienza della guerra russo-xiapponese (1907-1913) - 3. Gli scrilli della guerra (JY17-IY/8): rivoluzione lattica? 4. La prospettiva della "Nazione Armata" nell'opera conclusiva sulla pedagogia militare ( 1921) - 5. Conclusione: un nuovo modo di fare storia.
I - Premessa Uno dei riflessi meno positivi della sconfitta e della guerra fredda è stato l'immeritato accantonamento di un cospicuo patrimonio anche di carattere spirituale, morale, disciplinare, didattico che ci ha lasciato il pensiero militare italiano prima del 1940- 1945. Tn secondo luogo, dal punto di vista storico esiste una sterminata letteratura sulla prima guerra mondiale, che però non ha ancora dato una risposta esaustiva e ben documentata a un interrogativo assai complesso: come veni vano viste dalla pubblicistica militare la tattica, la disciplina e l'educazione del soldato prima e nel corso della guerra mondiale ? quale è stata, in questi settori , l'eredità della sanguinosa, logorante, traumatica guerra di trincea? Due cose vanno subito sottolineate. La prima è che la lattica, così come l'arte militare in genere, non è mai stato un problema meramente tecnicomilitare, ma va esaminala contestualmente alla disciplina e all'educazione del soldato, visto c he il suo strumento primmio è l'uomo e quest' uomo rispecchia inevitabilmente - nel suo spi1ito militare e nel modo di combattere - i tratti distintivi della Nazione in una data fase storica. La seconda è che solo lo studio comparato di questi aspetti consente di gettare le basi di una risposta libera da pregiudiziali di qualsiasi genere a un secondo interrogativo anche oggi ricorrente: quali sono state le cause vicine e lontane della dura disciplina di trincea tipica non solo dell'Esercito italiano nella guerra 1915-1918 ? era una necessità oggettiva e contingente oppure il frutto di una mentalità, di una tradizione, di concezioni preesistenti ? A fronte di queste esigenze chiarificahici, gli scritti di una figura di valoroso soldato oggi totalmente dimenticata, il generale Epimede Boccaccia, possono fornire un notevole contributo alla conoscenza dei concetti , delle metodiche, dei mcccarùsmi dell'Eserc ito italiano prima e dopo la guerra 1915- 1918, con interessanti scorci sui problemi della for-
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Ferruccio Botti
mazione dei Quadri e dell'educazione del soldato. Aspetto, quest' ultimo, inspiegabilmente poco studiato proprio in un periodo - come quello della guerra fredda - dove era quanto mai pressante l'es igenza di conquistare anzitutto il cuore del soldato. Del generale Boccaccia basti dire che è nato a Dosolo (Mantova) il 13 giugno 1871. Ufficiale di fanteria, ha iniziato la sua attività pubblicistica da tenente nel 1907-1908, con lavori sulla disciplina e vita di caserma, sugli ammaestramenti della guerra russo-giapponese, sulla questione dei sottufficiali . H a poi insegnato tattica e pedagogia militare alla Scuola d'Applicazione di Fanteria di Parma, pubblicando nel 1913 i primi scritti s u questi argomenti. Ha partecipato alla prima guerra mondiale distinguendosi nella difesa di Passo Buole (maggio 191 6), dove è stato gravemente ferito. Durante la guerra è tornato a insegnare nei corsi per allievi ufficiali di complemento della Scuola di fanteria cli Parma, pubblicando altri notevoli studi di rute militare. Nel dopoguerra ha insegnato alla Scuola di guerra di Torino, pubblicando nel 1921 una fondamentale opera sulla pedagogia militare e nel 1925 due notevoli studi sulla disciplina e l'istruzione militare. E' stato tra i collaboratori dell' " Enciclopedia Militare" 1929- 1933. Ha curato anche la ristampa della Guerra e la sua storia del generale Nicola Marselli (1930).
II - I Primi Scritti dcli' Anteguerra e l'esperienza della Guerra Russo-Giapponese (1907-1913) Scuola e caserma ( 1907) Un notevole lavoro giovanile del tenente Boccaccia, Scuola e caserma (sale di ritrovo e scuole) ' consente di apprezzare assai bene non solo la modernità del suo concetto di disciplina, ma anche quale debba essere, a suo avviso, un rapporto armonico tra Esercito e società. Il tutto senza in alcun modo discostarsi dallo s p irito e dalla lettera del vecchio Regolamento di disciplina 1872 ispirato dal tenente Tancredi Fogliani, il cui para. 9 (purtroppo non più ripreso dall 'odierna regolamentazione) recita che "l'abitudine a adempiere tutti i doveri /del militare/, di adempierli esattamente, coscienziosamente, cioè non per timore di pena o speranza di ricompensa, ma per intima persuasione della loro intrin seca necessità [ nostra sotto Iineatura - N .d.a. I, dicesi disciplina" 2• In questo primo scritto il Boccaccia sottrae la disciplina al carattere arbitrario, odioso, repressivo e ispirato a vieto autoritarismo che taluni a nche oggi si ostinano ad attribuirle, premettendo che chi non compie scrupolosamente il proprio dovere danneggia l'organismo sociale cui appartiene, il quale ha quindi il diritto/dovere di indurlo a correggersi mediante la puni-
' Verona, Libreria Ed. Braidensc 1907. ' SuUa nascita e i contenuti del Regolamento di disciplina 1872 si veda il Nostro Arte militare del 2000. Roma, Ed. «Rivista Militare» 1998, pp. 2 14-226.
Gli scritti del generale Boccaccia ( 1907-1930)
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zione. Quest'ultima serve anche a fornire un esempio salutare per tutti, tenendo comunque presente che "la mancanza riveste sempre un carattere tanto più grave quanto è più elevato il grado di chi la commette". Dopo queste non inutili puntuali zzazioni, il Boccaccia (fallo, anche questo, che testimonia la sua apertura) commenta alcuni componimenti sulla disciplina di studenti delle scuole superiori, che naturalmente rispecchiano l'idea alquanto imperfetta che della disciplina militare si ha nella società del tempo: cioè una sgradevole necessità, che essenzialmente consiste nell'obbedienza, nell'osservanza delle regole, nell'ordine, nella pulizia ecc.: tutte condizioni necessarie per fare di una moltitudine di individui un esercito combattente per il re e per la Patria. Ma a siffatte idee il Nostro rihatte che la parte essenziale della disciplina non consiste affatto nell'ordine, nell' uniformità e nella coercizione: quel che vale - soprattutto in guerra - è l' impulso interiore, l'intima convinzione di ogni soldato, che lo porta ad adempiere a tutti i suoi doveri senza bisogno di interventi esterni. Scopo difficile da ottenere, data l'imperfezione della natura umana: "se gli uomini fosse ro peifetti, avrebbero la cognizione perfetta del dovere e la capacità assoluta d'adempierlo [... ]; premio, punizione, blandizie, coercizioni e simili, sarebbero termini senza corrispettive azioni; la ref!,ola esisterebbe senza regolamenti... ". Non vale nemmeno l'affermazione che senza la disciplina la caserma somiglierebbe a un mercato: con la semplice coercizione anche un mercato potrebbe assumere l'aspetto ordinato di una caserma, " ma se i compratori e i venditori del mercato, nonfossero convinti della necessità di quell 'ordine, lo romperebbero al primo cessare della coercizione ... se non prima"; tant' è vero che, in passato, "spesso soldati induriti a severissima regola militare non ressero al contatto di giovanissime schiere quasi if!,nare a qualsiasi regola". T1 Boccaccia si chiede a che cosa sia dovuta l'immagine negativa e esagerata di una disciplina militare solo dura, terribile, oppressiva ecc. che i giovani già portano con sé al loro aITivo in caserma: d 'onde proviene tale giudizio ? Oai ricordi, che si trasmettono di padre in figlio, sulfl,usso e riflusso d 'anni e d'armati attraverso la penisola nei secoli scorsi: il popolo, si puà stame cerli, non dimentica per trascorrere d'anni, e meno ancora muta dall'oggi al domani le proprie ÙnfJre~·sioni ! Quante meste considerazioni non suggerisce simile perdurare di ricordi, di rimemhra11ze, di leggende, in veste di jigure presenti ed incombenti su/I vita odierna! Ci si domanda le cento volte: e la scuola a che serve; cosa s'i111ende per cultura popolare ?
Ne deduce perciò che nella società civile vi è una scarsa coscienza della disciplina, delle leggi che reggono l'Esercito e della vita militare, benché esse riguardino tutti i cittadini. 11 rimedio da lui suggerito è al tempo assai ardito, anche se in linea con un correlto approccio alla condizione militare: "aprire le caserme al popolo !". Se sono aperte al pubblico le chiese, le pinacoteche, i musei ecc., le aule delle università e delle scuole, gli ospedali e persino le prigioni , perché non aprire anche le caserme alle visite del pubblico, ai parenti dei soldati ? Tanto più che
Ferruccio Botti
segreli da nascondere non ne abbiamo; la nostra regola sarà severa, rigida, soldatesca. se così vuol dirsi, ma è umana, civile. giusta, chiara quanlo la luce del sole. na nascondere non abbiamo nulla[. .. ]. L'esercito è nazione anch'esso; ma la nazione non lo vede che per le vie [. .. ] oppure lo vede lindo e azzimalo du r prova di sé alle riviste e alle parate/ ... /. Ma in casa pmpria. in rnaniche di camicia, per dire, con la sr:opa o il ramaiolo in mano, per le camerate, per i cortili[. .. ], il proprio figlio soldato la tenerissima madre patria 11011 lo vede / ... f. Non lo vede e così[. .. J ha l'aria di credere, oggi come ieri. ai topi nelle marmitte, alla carne d'asino, alle coen:iz.ioni ledesche del quarantotto.
La questione dei sottufficiali: come risolverla ( /908)
Nel primo decennio del secolo XX la questione dei sottufficiali si era fatta particolarmente acuta, per il malcontento che serpeggiava nella categoria a causa del suo cattivo trattamento economico, morale e normativo, rnn inevitabili riflessi sul servizio e sulla disciplina (vi sono state anche proteste pubbliche) 1. Il prohlema era delicato e complesso: ciononostante il Boccaccia, semplice tenente nel 61 ° fanteria di Forlì, pubblica uno degli articoli più coraggiosi e innovativi sull'argomento 4, partendo dalla constatazione che al momento i sottufficiali non posseggono né le doti di cullura e cultura militare, né le altre qualità necessarie per ben svolgere l'importante compito di coadiutori degli ufficiali nell'istruzione ed educazione del soldato. Le ragioni delle carenze della categoria sono diverse: il livello minimo di cultura richiesto per l'ammissione ai plotoni allievi sottufficiali dei reggimenti è troppo basso (saper solo leggere e scri vere e fare le operazioni aritmetiche elementari); la durata del corso è troppo breve (un anno) ; la selezione per l'ammissione è troppo blanda, sì che parecchi aspiranti sono solo studenti falliti, senza arte né parte, insofferenti di qualsiasi disciplina e senza vocazione per qualsivoglia mestiere; il sistema di formazione dei sottufficiali per plotoni di reggimento non assicura l'indispensabile uniformità nell'indirizzo didattico; anche la rafferma con promozione diretta a sergente dei graduati di leva delle compagnie in genere non dà buoni ri sultati, perché gli aspiranti sono per lo più caporalmaggi01; scritturali che poco conoscono le attività pratiche di reparto. Ne consegue - nota il Nostro - che il sottufficiale spesso non possiede le qualità necessarie per il suo grado, quindi non gode della considerazione che dovrebbe avere né nella società civile né in caserma, sia da parte degli inferiori che dei superiori. Nella vita cittadina "il sottufficiale dovrebbe stare a pari dei maestri elementari, e dovrebbe potersi presentare nelle famiglie e nelle riunioni dei med'ì impiegati, dei piccoli pro-
' Si veda. in merito, gen. Felice de Chaurand dc Saint Eustachc, Come J't:sercitn Italiano entrò in guerra, Milano, Mondadori 1929, pp. 74-77. • 8occaccia, Il reclutarnemo e lo srmo dei sort11fficiali, in "Rivista Militare Ital iana" Anno LW
( 1908), Voi. lii Disp. VII , pp. 14.'il-1468.
Gli scritti del f:enerale Boccaccia ( 1907-1930)
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prietari, dei padroni di negozi. Dovrehhe, insomma, essere considerato quale un professionista d 'ordine e di concetto a un tempo, con personalità e dignità meritevoli della considerazione e della stretta di mano di chi . " st- sta . Ciò non avviene, sia perché il sottufficiale stesso non sente abbastanza l'importanza e il decoro della s ua posizione, s ia per "una tradizione, un preconcetto, una diffidenza che sef?ue il sottufficiale quale una eredità di non vicini predecessori, i quali non furono del tutto e sempre rispettahili come graduati e come persone". Le proposte per rimediare a questa situazione sono, dati i tempi, assai innovative: migliorare la cultura dei sottufficiali richiedendo agli aspiranti al grado almeno la licenza elementare, incitandoli ad intervenire a conferenze di carattere culturale, spingendoli a lavori di carattere intellettuale, facilitando la pubblicazione di loro scritti che lo meritino, istituendo presso ciascun reggimento o presidio "una scuola permanente di cultura per sottuj]ìciali" (da rendere obbligatoria, anche in vista del reclutamento di ufficiali suballerni dai sollufficiali) ; al momento agli aspirantj è richiesto solo il certificato penale e quello di buona condotta, i qual i attestano solo che il giovane non ha commesso reati. Occonc invece "non ammettere i giovani se ,wn in seguito ad informazioni che diano un qualche affidamento di serietà di carattere e sufficienti garanzie di buona riuscita"; dopo l' incorporazione, destinare gli aspiranti sottufficiali per due mesi a reggimenti cti loro scelta per compiervi l' istruzione tecnica elementare del soldato, dando così loro modo di conoscere la vita militare, di mettere alla prova la loro vocazione e al tempo stesso di fornire ai superiori elementi per l'indispensabile valutazione delle loro effettive attitudini militari ; dopo i due mesi trascorsi al reggimento, coloro che abbiano dato sufficienti garanzie e persistano nell'intento inj ziale dovrebbero essere trasferiti a una "Scuola Centrale dei sollt~/fìciali" per un corso della durata di otto mes i; migliorare il trattamento economico e normativo de i sottufficiali in modo eia rendere il loro stato competitivo rispetto ai conisponclenti mestieri civili , attraendo così i giovani migliori; "camhiare qualche nome", perché "fin che l'uomo è quel che è, anche i nomi hanno il loro va/on!". T sottufficiali maestri di scherma preferiscono farsi chiamare "maestro" anziché "maresciallo". Così avviene anche per i sottufficiali aventi particol ari speci alizzazioni: perciò, "perché non si potrà dire maestri sottufficiali oppure maestri militari ? chi più di un sottufficiale odierno è realmente e con minori interruzioni maestro ?". In compenso, non c'è bi sogno di chiamare l'ufficiale "professore": pe r lui il grado è titolo sufficiente. Il Boccaccia si soffenna particolarmente sulle finalità della scuola unica per sottufficiali da lui proposta, toccando per la prima volta il concello di pedagogia militare, elemento fondamentale dei s uoi scritti anche se - all'epoca - non è ciel tutto nuovo. Tale scuola unica - egli sottolinea -
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Ferruccio Bolli
dovrebbe avere lo scopo primario di formare con uniformità di metodi e criteri "ottimi maestri di tecnica elementare, che a un tempo siano pure intelligenti e safn?i modelli di disciplinatezza formale e sostanziale". Questo obiettivo richiede l'insegnamento di un indirizzo didattico e di una metodica comune, cioè l'insegnamento della pedagogia militare: forse la "scuola centrale dei sotlufjiciali" dovrebbe incominciare dalla creazione di simile pedagogia militare, per diffonderla poi a mezzo de' suoi allievi nell'esercito: avrebbe in ciò un compito essenziale di merito incalcolabile. Forse solo così si aprirebbe veramente il cammino a quella "disciplina delle intelligenze" nelle tre prime "categorie" gerarchiche: disciplina delle intelligenze che rende rebbe poi sicura e possibile la "cooperazione tattica " ai superiori.
In questa occasione il Boccaccia non forni sce ancora una definizione di pedagogia militare; in nota però specifica che, se nei suoi scritti torna spesso su questo argomento, lo fa perché "essa mi appare come una delle maggiori necessità presenti per le nostre scuole, non esclusa quella della tecnica elementare". Si ripromette, perciò, di tentare, presto o tardi, "qualche passo nel campo di essa pedagogia" (promessa alla quale, come vedremo in seguito, manterrà fede).
Gli ammaestramenti della guerra russo-giapponese (7908) Nello stesso anno 1908 vede la luce un altro notevole studio, nel quale - accanto all'attenzione per la pedagogia militare - il Boccaccia inaugura anche la para11e1a attenzione da lui costantemente dedicata all'arte militare, e in particolare alla tattica 5. L'occasione è la guerra russo-giapponese 1904-1905, per la quale fornisce una copia di ammaestramenti e di giuste intuizioni che rendono le sue riflessioni sull 'argomento forse le più acute e calzanti del periodo, anche se incentrate su un modello (il soldato giapponese) fin troppo lontano dalla mentalità italiana ed europea. Dimostrando una rara ampiezza di interessi culturali e l'ottica di portata europea dei suoi scritti, il Boccaccia s i rifà a un recente opuscolo del capitano austriaco Otto Ferjentsik, c he ha ottenuto il primo premio (fra 42 concorrenti) in un concorso handito dal periodico militare viennese Danzer'.'ì Armee Zeitung. Molto sinteticamente, secondo lo scrittore militare austriaco la vittoria giapponese nella guerra 1904-1905 ha dimostrato che: il Giappone deve i suoi successi a una fanteria scelta, mobile e ben istruita. La fanteria resta l'Arma che decide le battaglie. Una buona artiglieria concorre validamente alla sua azione, "però La fanteria non deve ritenere tale appoggio assolutamente necessario, né deve farvi troppo assegnamento";
' Cfr. Boccac.:c.:ia, Di alt.:uni insegnamemi della guerra russo-giapponese, Rocca S. Casciano, S tab. Tip. L. Cappelli 1908.
Gli seri/li del generale Boccaccia ( 1907-1930)
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anche per il futuro, "il fuoco individuale mirato Inostra sottolineatura - N.d.a.] costituirà la parte principale del combattimento" 6 • Lo scopo del combattimento deve essere di portare sempre più vicino al nemico un fuoco ben mirato; prima del combattimento occone alleggerire al massimo il bagaglio portato al seguito dal fante, che però deve avere con sé un'abbomlante dotazione di cartucce (fino a 200); nessun schemati smo e nessuna regola fissa nelle formaz ioni d'attacco, che compete all' ufficiale definire di volta in volta e far mantenere in relazione alla situazione, dando l'esempio. Pertanto occonono ufficiali dotati di coraggio, ini ziativa, senso di responsabilità; l'assalto finale alla baionetta è risultato sempre necessario. Quando non è stato possibile, la fanteria giapponese è rimasta salda di fronte al fuoco nemico e con la vanghetta si è interrata. In tal modo la vanghetta è stata importante, ma più per la passività del nemico, che per l'intrinseco valore del metodo dell"'attacco alla zappa"; l'aiuto della vanghetta per il fante si è Ii.velato efficace, ma "non si deve giungere fino a riconoscerne l'impiego normale, dacchè, in tal guisa, alla guerra campale si .finirebbe per applicare i precetti della guerra d 'a ssedio, distruggendo in sùnil modo lo spirito offensivo delle
truppe"; le operazioni notturne sono state poco frequenti e poco importanti. La conclusione del capitano Fe,jentsik è che i successi dei giapponesi più che alle formazioni di combattimento o ad altro sono da attribuire al loro spirito guerriero, personilìcato dagli ufficiali. A questo punto il Boccaccia analizza con cura ogni considerazione del l'ufficiale austriaco attribuendo molto valore alle sue idee, anche perché se ne possono dedurre i metodi di combattimento "di un nostro possibile (non dico probabile) allealo o avversario" in una eventuale guerra futura. Detto questo, non senza una frecciata a coloro che [come il generale Perrucchetti - N.d.a.l al tempo si preoccupano della mancanza cli fortificazioni al conlìne di Nord-Est ma non di tutto il resto, egli spesso concorda con l'ufficia le austriaco, da lui peraltro dissentendo su aspetti non secondari. Le diverse interpretazioni degli insegnamenti de l conflitto da parte del Boccacci a possono essere così riassunte: ciascuna g uerra ha le sue peculiarità, quindi gli insegnamenti tratti dalla guerra russo-g iapponese non possono valere, in blocco, per altre guerre; non bisogna mai fossilizzarsi su una sola formula o aforisma; la fantcria è certamente regina delle battaglie, ma ciò che vale e
' Giova ricordare che nei principali eserciti europei dell'epoca vigeva ancora la regola del fuoco colle1tivo e a r.o111a11do degli ufficiali, quindi il fante non cm autorizzato a mirnre e far fuoco d' iniziativa; sì temeva. infaui, il disordine c;he sarebbe ùerivatu da u11t.1111aggio1c iniz iativa concessa al sol-
dato.
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Ferruccio Boui
assicura il successo è il concorso armonico di tutte le parti di un esercito; il fuoco individuale mirato è visto come parte principale del combattimento anche dalla nostra regol amentazione tattica; ciò non toglie che quando s i tratta di portare lale fuoco mi rato il più vicino possibile al nemico, i nostri regolamenti prescrivono tiri collettivi ai livelli di battagli one e inferiori, ordinati e diretti dai comandanti rispettivi. Queste prescriz ioni sono pertanto in contrasto con l'esigenza di non vincolare troppo i comandanti di minori unità, sviluppando il loro spirito d ' iniziativa; il "puntamento orizzontale" (suggerito da taluni autori russi i quali ritengono che in combattimento il soldato non prenda mai la mira ma possa solo spianare l'arma e sparare) non ha alcuna possibilità di successo e va sostituito dal fuoco individuale mirato; l'alleggerimento del bagaglio del soldato prima del combattimento è senz'altro indispensabile, per la semplice ragione che ciò che conta è la vittoria e il nostro soldato con lo zaino e l'altro equipaggiamento prescritto al seguito non sarebbe in grado di combattere come a lui richiesto; le modalità per l'attacco senza schemi rigidi adottate dalla fanleria giapponese sono già stale proposte in articoli sulla nostra Rivista di Fanteria del 1903 e degli anni successivi; ad ogni modo, nella maggior parte dei casi non sm-~t possibile fare affidamento sull ' impulso e sull' esempio degli ufficiali; perciò nell 'attacco ciò che vale è "la personalità tattica di ogni fante", come afferma la nostra regolamentazione. Tale personalità dipende dall'educazione che gl i ufficiali avranno saputo impartire ai loro uomini, e vale anche se nell' azione manca l'impulso diretto dei Quadri ; il comportamento degli ufficiali e soldati giapponesi, che non hanno combattuto per la loro gloria personale ma solo per l'Imperatore e per il loro Paese, insegna a diffidare dell'"avidità di gloria" individuale, che è una manifestazione di individualismo da proscrivere; la regolamentazione italiana del momento prescri ve che l'assalto Icioè l'atto finale dell 'attacco - N.d.a.] deve essere condotto normalmente per battaglione ed eccezionalmente per compagnia. Data la discontinuità della linea di contatlo anche su fronti ri stretti, dovrebbe invece avvenire il contrario; ad Adua è stato il fuoco a "cacciarci di posizione"; la baionetta è servila a poco. Non bisogna perciò sopravvalutarla a discapito ciel fuoco. Diversamente dalle teorie dello scrittore russo Dragomiroff, essa può completare (ma non sostituire) l'azione dei mezzi cli fuoco e non è l ' unico mezzo per completare tale azione (ci sono anche la bomba a mano e il calcio del fucile); diversamente da quanto asserito dal capitano austriaco, la vanghetta in combattimento è di ventata uno strumento, oltre che "di normale impiego, per sé stesso conclus ivo". Il timore che possa fiaccare lo spirito comballivo delle truppe è infondato, sia che si guardi al presente che
Gli scritti del generale Boccaccia (1907-1930)
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al passato. Proprio la guemt in questione ha dimostrato la necessità che il soldato si adatti al terreno; in ogni tempo i migliori soldati sono stati quelli che hanno saputo meglio servirsi di lutti i mezzi, offensivi o difensivi che siano; diverso è il caso dcli' "allacco alla zappa" teorizzalo al tempo dal generale Enrico Rocchi , secondo il quale "la zappa è la nuova arma offensiva la quale, per chi attacca, prende il posto del fucile", per c ui in futu ro si dovrà combattere non solo con il fuoco ma soprattutto con la terra. Un attacco non può diventare qualcosa di simile alla guerra d' assedio teorizzata dal Vauba n, perciò la zappa non può essere - come invece è la vanghetta - un normale strumento della guerra campale; al contrario di quanto afferma il capitano austriaco, le azioni notturne hanno avuto sviluppo e importanza notevoli, se non altro come fase conclusiva di azioni preparate di giorno; forse nessun esercito occidentale potrà uguagliare il coraggio, lo spirito di sacrificio, lo stoicismo dimostrati dal soldato giapponese. Tali doti sono il fmtto di una religione semplice e ch iara come è quella buddista e di un'educazione famigliare rigorosa, che le ha fatte nascere già nella società stessa; di conseguenza, se si vuol migliorare lo spirito del nostro soldato in g uerra è necessario imparti re alla gioventù - prima di tutto nella famig lia - un 'educazione più virile, meno individualista, meno pennissiva e piagnona; occorre preparare l'animo del soldato, abituandolo anche in pace ad affrontare i rischi e i pericoli del combattimento e il fischio delle pallottole. Le affermazioni del Boccaccia in ques ta occasione sono spesso condiv is ibili e più realistiche di quelle del capitano austriaco, anche alla luce di quanto poi è avvenuto, di lì a pochi anni, nella guerra 1915- 19 18. Una gue rra che come nessun'altra mai , né prima né dopo, ha messo alla fru sta le doti dei Quadri e lo spirito e l'educazione del soldato, fattori c he sono s ullo sfondo delle riflessioni del Nostro. Particolarmente apprezzahile è la s ua sottolineatura della necessità di evitare i soliti particolarismi di Arma, perché quel che importa è l'armonico concorso al fine comune di tutte le patti di un Esercito. Notevole anche la percezione dell ' im portanza ormai acquistala dal fuoco e dallo sfruttamento del terreno, che lo porta a combattere la diffusa tesi - ri velatasi nella realtà dell a gue rra estre mamente nociva e fuorviante - che l'uso no rmale della vang hetta sminuirebbe lo spirito offensivo. Sempre att uale anche il concetto che hi sogna fare uno s tudio appropriato dell'esperie nza di un conflitto, senza pretendere di trarne insegname nti sempre e comunque validi. Tuttavia, ne lla panoramica del Boccaccia manca ancora il crescente ruolo della mitragliatrice, che il conflitto russo-g iapponese aveva già rive lalo; questo lo porta ad attribuire eccessiva importanza a l fucile come mezzo di fuoco, cosa che del resto fa anche il capitano austriaco. Da notare anche che per il
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Ferruccio Botti
Boccaccia il combattimento consiste soprattutto in movimenti offensivi tesi a s uperare le difese nemiche: la prospettiva della guerra difensiva. <li trincea, statica e di logoramento rimane così lontana anche in questo commento alla guerra più importante combattuta prima del 1914-19 18. Le riflessioni sulla tattica alla vixilia del conflitto (19 l 3)
Parecchi concetti già esposti nel commento alla guerra giapponese si ritrovano anche nella prima opera del Boccaccia dedicata all'arte militare, La Tattica ( elementi per la teoria) del 1913, che è frutto dell ' insegnamento del Nostro, ormai capitano, alla Scuola di Applicazione di Fanteria di Parma 7 .Pubblicata dopo la guerra di Libia e un anno prima della guerra mondiale, essa ben rispecchia gli orientamenti teorici e dottrinali dell' Esercito Italiano nell ' imminenza del conflitto, senza trascurare un motivo sempre ricorrente nell' inte ra opera dell ' autore: l' importanza del morale e della psicologia del soldato e lo stretto rapporto tra questi fattori e la tattica. Ci si trova davanti a un approccio teorico che potrehbe dirsi clausewitziano, perché costantemente vici no al vero tratto distintivo delle teorie del generale prussiano: l'importanza determinante dei valori morali e spi rituali (con particolare riguardo al talento del capo, alla virtù militare dell'esercito e al suo sentimento nazionale), che induce al rifiuto di ogni rigidità teorica e dottrinale, cli principi sempre validi ecc . e a prendere atto <li una realtà dominata dall 'i mprevisto. come g ià soJcva riconoscere Napoleone. Accanto a tale pregio (abbastanza raro in un'epoca nella quale continua a prevalere l'influenza di Jornini) 8, l'opera ne ha altri : distingue in modo anche oggi cli massima condi visibile tra teoria, dottrina, scienza e tecnica; fornisce una serie <li criteri generali per l'azione tattica in gran parte ancora validi ; illustra i termini del problema lattico con un approccio non molto di verso da quello ancor oggi in uso. Per contro la materia è trattata in modo non sempre chi aro e razionale, s ia perché deve tener conto degli orientamenti ufficiali del momento, sia perché deriva da lezioni "in presa dire tta " dall'a utore, quindi non prive di digressioni , divagazioni e ripetizioni anche di scritti precedenti (ad esempio, riporta alcune pagine sull'educazione del soldato giapponese, tratte dagli ammaestramenti prim a esaminati). Ciò premesso, il Boccaccia riassume i principali contenuti teorici de lla tattica nel seguente specchio:
' Parma, Tip. Cooperativa Panrn:nse 1913. ' Sulle contrapposte teorie di Clausewitz e Jomini e sulla prevalen1,a <li fallo del dogmatismo jominiano si veda Bolli, li pen.l'iem militare e navale italiano dalla Rivoluziom· France.l'e alla !'rima gu,,rra mondiale - Voi. I (1789 1848), Roma, SME- Uf. S1ori<:o 1995, cap. Il e III e innll, ., Bn111u
Colson, !LJ culture stratégique amerir.aine - /"injluence de ]omini, Paris, Economica 1993.
Gli scritti del generale Boccaccia (1907- 1930)
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LA TATTICA HA a) UNA TEORJCA
b)
UNA TECNICA
(parte specula/ira. eh<' dà ref.{nla alla tecnica e rende ragione delle operazioni) El .l,\1ENT ARE SUPERIORE SCL~ZA DOTfRI NA (j,icc.ola ta llica) (gr.uxlc bttica) Insieme omogeneo i I. l)à la ragim< delle rc~olc. indicando i I----"------'--~----='-----'----< <..xxli fic.tlo di p~cl·.lli princapi onde sono 1. ~ leccani smo di mauu, r.t { \ddcstramenlo regole e nonne dcri,·atc legi ttimalt:. Adck)stnuucn1 0 c.l.illa esperienza (perso1 (;Ulllbattimcoto F.serei7jo 1i..1le l! s torica) , lc11dn1tc a 2. t:ste1'sivm11Pllli' : vale 2. Pratic a <li la l t·.oriwi stessa. E".ercito rappresentare e con<lurre il lavoro lattjco !\'O LA : (I) L\;spcricuza persona le dà lUl contrihuto <lircllo a lla pn1tlca cd è di m1tur.a s<Jo<.,:geni\'a ; l'es perienza slorit'.a oostruiscc le fonLi della teori.t ed è prim..-ìp:d..1nc11tc oggcniva
Gli aspetti teorici della tattica secondo il Boccaccia non sono ben definiti, perché nonostante i numerosi studi e le infinite cLiscussioni essa soffre "di una grande indeterminatezza nelle posizioni, nella terminologia, nelle idee, nei giudizi". Ciò non significa che essa possa essere solo frutto di un intuito: è invece "il prodotto di molti fattori , e soprattutto di un lungo studio, che impronta il metodo e assicura la vittoria o la sconfitta". Esiste in ciascuno un naluralc intuito tattico, che si è sviluppato già con l' uomo primitivo costretto ad allaccare e a difendersi, e che porta chiunque a intervenire con suggerimenti e consigli in questioni di tattica: "ma da questo ad accettare per vero il giudizio espresso da molti che, almeno in tattica, tutti quelli che interloquiscono abbiano o possano aver raxione, ce ne corre ! ". Piuttosto, per evitare idee distorte provocate daU 'assenza de l nemico, nelle esercitazioni di pace bisogna cercare in tutti i modi il realismo, senza curarsi di effetti scenografici miranti a strappare lodi al superiore. Nell ' indagare la vera natura della tattica (che è azione, applicazione e lavoro più che studio, perciò arte più che scienza) il Boccaccia approfondisce il rapporto tra arte e scie nza militare, negando che possa esistere una contraddizione tra due tennini che si combinano tra di loro fino a essere a malapena distinguibili. Se la teoria di fatto coincide con la scienza, l'aite non può essere solo empirica ma ha una base scientifica e può essere definita "un qualsiasi lavoro umano (che tende a un prodotto) svolgenlesi secondo una propria teorica". A sua volta, la guerra è applicazione di forze: questa applicazione può essere teorizzata, come accade nei tempi nostri, ed allora sw nel dominio della scienza; puà essere empirica, cioè senza coordinazione preordinata di regole, e allora è arte primitiva, empirismo, tendente però sempre, in virtù d 'una caralleristica umana, a creare una traccia, un fondamento di e.1perienza, che coordinandosi divenga teoria e quindi scienza propriamenle, nella ricerca e nel chiarimento delle raRioni onde s'origina.'
9
Hoccaccia. Tallica ... (Cit.), pp. 8-9.
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Ferruccio Botti
Condivisibile la condanna della cosidetta tattica formale o teorica, che pretende trattare di formazioni tattiche prescindendo dal terreno e da altri fattori: "non esiste affatto una tattica teorica, ossia non esiste una fallica scientifica. Esiste invece, e afferma sempre meglio la propria esistenza, una teorica della tattica o scienza tattica". Poco felice in vece la distinzione - che s i ispira ai regolamenti del momento - tra piccola tattica e grande lallica. Anche se afferma come Clausewitz che in guerra si deve imporre la nostra volontà all 'avversario, su questo argomento il Boccaccia dice molte cose meno la più importante, che si presta anche a una definizione generale: la tattica, grande o piccola che sia, consiste nella ricerca del miglior modo di vincere i combattimenti e/o le battaglie. Trascurando questa indiscutibile interfaccia, la defini sce semplicemente come "la pratica del combattimento" [finalizzata a che cosa ? ma non è anche teoria ? - N.d.a.], mentre la piccola tattica è da lui indicata come "l'arte rquindi, non più la pratica ? - N.d.a.J degli accorgimenti atti a trarre il massimo frutto dalle armi (fucile e terreno)", in " quell'azione particolare, minuta - nuova in gran parte - di ~fruttamento diretto e immediato della e.fjicacia delle armi e di sfruttamento del terreno" che è compiuta dal singolo combattente e dai minori reparti, quindi rientra nelle competenze degli uffici ali inferiori. La grande tattica, invece, corrisponde all a tecnica superiore ed è "l'arte degli accorgimenti atti ad ottenere la saldezza e la cooperazione tra i reparti, onde sia massimo il rendimento della piccola tallica ". Scontata, almeno oggi, anche la distinzione del Nostro tra "piccola tattica" e "piccola guerra" (cioè l'odierna g uerriglia): mentre la piccola tattica non ha scelta di tempo e spazio, è sempre operante in uno spazio ristretto e sempre inquadrata, richiede cooperazione e disciplina, la piccola guerra è esattamente l'opposto: ha scelta di tempo e spazio (quest' ultimo deve essere ampio), non è vincolala all' azione di altre unità, può essere presente o meno a lato della guerra regolare, è basata sull ' individualismo. Le differenze tra piccola e grande tallica (o tattica superiore) denotano una non chi ara delimitazione tra addestramento e impiego delle unità e tra addestramento individuale e di reparto: branche complementari e tullavia ben distinte, almeno nell'ottica odierna. In proposito, il Boccaccia osserva che nella regolamentazione del tempo (regolamenti di esercizio della fanteria, ad esempio) l'addestramento e 1e prescrizioni dottrinali suJJ'impiego delle unità sono trattati insieme, non senza sovrapposizioni e confusione. Perciò chi voglia riscontrare essa dottrina non deve prendere in blocco i cupiloli citati: nei ref?o/amenti tallù:i non è ancora, e.forse non pwì e.uere, quell'ordine pedagogico che distribuisce la maleria secondo un. concetto strellamente razionale. Per esempio i precetti fattici stanno nei regolamenti con. i precetti didallici, quasi sempre insieme e non certamente con Sef?ni che distinguono gli uni daf?/i altri. Spella al tattico sceverare, discernere la tattica dalla pedagogia, senza dimenticare che
questa serve quella. Per darsi mf?ione della promiscuità tra pedaf?Of?ia e tattica,
Gli scritti del generale Boccaccia (1907-1930)
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d ue materi.e che a11cora paiono a molti tanto estranee l'una all'altra, bisogna ricordare che sino dal principio degli esercili, o sollllnto di gruppi armali in via di prepararsi alla guerra, vi.fu tattica d ' addestramento e tanica di battaglia. La mancanza di me/Odo scientijico pivlrallasi per secoli, impedì che nei regolamenti tattici (consistessero i medesimi in una versione orale trasmessa a voce, o in una compilazione scritta pitì o 1neno ordinata), ùnpedì, dico, che si stabilisse una separu zione anche sol1111110 approssimali va Ira pedagogia e tattica, com.e richiedeva la non identità tra addestramento e impiego tattico. t: parlo di no n identità, perché la conformità esiste 10•
Si deve dire che nonostante le poco aderenti defini zioni prima esaminate il Boccaccia attribuisce alla tattica in genere caralleristiche di elasticità e tlessihilità, sottolineando che in quanto adattamento continuo a circ ostanze variabili, non può obbedire a formule . L' unica legge alla quale obbedisce è quella di contingenza; di qui l'importanza del carattere del comandante, che deve valutare correttamente le circostanze in piena indipendenza di giudizio. li carattere non pui'> essere contrapposto ali' intelligenza: esso, anzi, oltre alla volontà ha per fondamento anche l'intelligenza. Il carattere s i ri vela unicamente nell'azione, che deve essere coerente, logica, proporzionata al fine e quindi può deri vare solo da " un 'intelligenza chiara, sicura di sé, capace di comprendere appieno le relazioni tra le cose, e quindi atta a collaborare con la volontà per l'opera comune che deve poi attribuirsi al carattere" 11 • Vi è identità tra lattica e inte lligenza: anche per questo la scuola deve sviluppare l' intelligenza e non la me moria. TI Boccaccia osserva anche che la soluzione del problema tattico è tanto più difficile , quanto maggiore è il numero dei fattori non noti o mal noti . E' fun z ione precipua di comando ridurre tale numero, s ia con i l servizio di informa zioni (nei riguardi del nemico) che con il servizio di comunicazioni (ne i riguardi delle proprie forze) . A parità di conoscenza elc i te rmini e de l loro valore da parte di ambedue i contendenti, vince 4ue l comamlante che sa meglio impos tare il problema con un dispos iti vo delle forze razionale. In ogni caso, la re lazione tra scienza, genio e ta tti ca può essere de finita ne l seguenle modo: "la tattica .~fugg e all 'imperio della scienza, solo in quanto ifallori dei problemi, o alc uni di essi, restano imponderabili. Il genio solo sa ponderarli; c ioè il genio arriva alla sicurezza scientifica per intuito, e vince". In altre parole, ne l vero co ndotti ero s i deve trovare (come in Napoleone) un perfetto equilibrio tra senso pratico d elle cose e potenza d ell 'immagina zione (tesi, questa, cli C lau sew itz e del generale Pollio Capo di SM dell' Esercito predecessore di C adorna, ripresa anc he eia Benedetto Croce nel s uo commento al libro D ella guerra di C lausewitz).
'" ivi. pp. 13- 14. 11
i,,i, p. 28.
IX
Ferruccio Botti
li Capo deve anche tener conto che il modo di combattere va "completamente subordinato" alle armi che si impiegano: ciò non significa, però, che abbiano ragione coloro i quali ritengono che, siccome le armi in un dato periodo storico sono sempre quelle, il modo di combattere sia prefissato: all'alto pratico, vi sono diversi altri fattori che influiscono sull' organizzazione e condotta ciel combattimento. E anche se, come afferma il generale Carlo Corsi, in guerra quasi sempre il merito di una parte è per due terzi dovuto agli errori dell'altra, non bisogna contare, in precedenza, sugli errori del nemico. Un ultimo criterio generale per la condotta del combattimento riguarda le diverse modalità d' azione da adottare a seconda che l'obiettivo sia ben definito e se ne conoscano tutte le interfaccia, o meno. Nel primo caso il Boccaccia non fa che ritenere necessaria l'applicazione ciel vecchio principio della massa, là ove suggerisce di "spingere rapidamente in azione il più delle forze, dirigendo il massimo sforzo sul punto che costituisce il centro (ola chiave di volta) della resistenza avversaria". Quando invece l' obiettivo non è ben definito, occorre impiegare il minimo possibile di forze per chiarirlo e, una volta che esso è stato ben configurato, impiegare le forze come nel caso precedente. T criteri prima indicati derivano anche dall' esame analitico del problema tattico, per il quale ci limitiamo a indicare lo schema del Boccaccia (Allegato A). Vale la pena di soffermarsi brevemente sul concetto di forza, che come risulta anche dallo specchio riportato nel predetto allegato, ha una componente quantitativa determinabile con una certa facilità, ma anche una componente quali tativa morale e spirituale che solo il genio del Capo può valutare appieno. E' perciò "un complesso organico di capacità alla piena azione guerresca, che ha per componenti fondamentali la quantità degli uomini e delle cose e la qualità degli uomini". Generalmente si chiama forza anche un complesso inorganico, che ha una capacità operativa ridotta il cui valore non può essere definito neppure per approssimazione. L'inorganicità può essere dovuta sia alla componente materiale che a quella morale; in questo secondo caso il male è assai più grave, perché a nche nei complessi organici le doti d'iniziativa dei Quadri e la loro capacità di potenziare e sfruttare i fattori di carattere morale e spirituale, così come la "forza etica" dell'esercito - riflesso dei costumi e degl i ideali religiososociale di un popolo - hanno riflessi di importanza capitale. Dal punto di vista militare il contrasto tra le due componenti della forza quella quantitativa e quella qualitativa - si traduce nel contrasto tra eserciti di élite ed eserciti cli massa. Nella corsa agli armamenti dell' epoca - osserva il Boccaccia - stanno prevalendo quest' ultimi: ma potrebbe essere un indirizzo momentaneo, "e non è detto che tra non molti anni la qualità non possa riprendere il sopravvento sulla quantità!" 12• Su queste opinioni del Nostro v'è da osservare che, fatta salva l'importanza predominante dei fattori mora-
" ivi, p. 41.
Gli scritti del generale Boccuccia ( 1907-1930)
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li, della capacità della leadership ccc., all'atto pratico quantità e qualità non possono essere in contra<;to ma vanno armonizzate con soluzioni organiche equilibrale, che non pretendano di compensare troppo l'una con l'altra, e in particolare dj supplire alla qualità con il numero. In secondo luogo, la qualità di un organismo non è legata solo a fattori morali, come par di capire dalle riflessioni del Boccaccia: la buona logistica, la buona organizzazione, le huone armi sono anch'esse fattori qualitativi di prim'ordine, con importanti 1itlessi sul morale e sulla fiducia delle truppe nella vittoria. I rimanenti capitoli dell'opera in esame, dedicati all'organizzazione e fun7,ionamento del comando e all'impiego e addestramento delle minori unità, sono anch'essi una sistematica esaltazione della preminenza clausewit7.iana dei valori morali e spirituali, dell'iniziativa e della libertà d'azione, peraltro con scarsissimi accenni alla difensiva e ai relatjvi problemi organizzativi. I vocaboli "trincea" o "f011ificazione di campagna o paueggera" (con nomenclatura connessa) per il Boccaccia sono sconosciuti, anche se trattati dalla pubhlicistica dell'epoca. TI riferimento costante è l'avanzata per l'assalto e l'assalto; si concede al fante di usare la vanghetta e di sfruttare il terreno, ma - par di capire - solo nei momenti di sosta dell'allacco, come hanno fallo i !:,'1apponesi. Le componenti della capacità tattica indi cate dal Boccaccia sono ben riassunte nello specchio seguente, nel quale anche le basi de lla cultura sono presentate come frutto anzitutto della volontà, cosa invero di scutibile: Voc.11 1onc
Genio lntuiz.io uc
I Base naturale ( l ) morale C' in1cll c.11ualc
{
Buo n senso Sens o c.;omunc
Co noscenza e padro nanza " lstru:,.lo11e fo rma le'· 2u P rcpa 1111ione
lecnica CAP,\ CITA' TATT ICA
{
Pratica di combat11mc.nto
Add lattico (addestramento) { l ;_~c rc 1la / .. lo l. (eserc izio)
( 1•()1' 1Vù11 ,NT /\)
S to rico 1111htarc S 1udio
1 .. Pn•parn:,ionl' ('.!) scientifica e morale
{ Scienze r a rti { t\ ledi l,a:,,mnc
NOTE ( I) L' is tinto è cc rla111c11tc.: u11 fattore <l i quc.sla ha st:. ; ess o puù essere d cfmit o " la s ap1crl/a delle et ;) rcmol c acc11m11lala in n o i"'
(2) Q uesti due fond ame nti c os lituiscono la c u lt,l!'a. La c ultur a ha u na parte c he dcri,·a da ll'cs puicuz a pro pria fcc o11<lat~1 tlal l' i11tcl ligc11/.a ( I ) e una 11..trlc c.; hc <le n, a dall ' appl1 c.;;u_uH1 e alh , s lud1 0 ( 2 ). In d e l1m11,a. pcrù , 11 fumJam cutu <lclla c.: ult ura è la volontà.
Riguardo al comando, il Boccaccia ben illustra la necessità e l'utilità dell'inizia6va e della libertà d'azione per tutti i combaltenli a cominciare dal soldato, rettamente distinguendo tra di esse. Per libertà d 'azione intende "la facoltà che i combattenti hanno di agire al di là di quei rigidi termini che il comando tattico (o la disciplina formale) sembra imporre"; l ' iniziativa, invece, cons iste nella "capacità ad a,?ire entro i limiti della libertà d 'azione autorizzata dalla necessità tattica" oppure "nel buon uso della libertà d 'azione". Ambedue concorrono ad assicurare a l meccanismo del
comando quella elastic ità e prontezza che l'ordine d'operazione scritto, pur
Ferruccio Botti
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fungendo da utile regolatore del meccanismo stesso, non gli può assicurare. Peraltro, mentre fuori dal campo militare la libe1tà d 'azione è una semplice chance che l'individuo è libero o meno di utilizzare, nel campo militare utilizzarla è un dovere ; invece "l'iniziativa è la capacità di quel dovere, e il suo adempimento. Notisi che non c'è utile adempimento, senza capacità I ... /. Il soldato deve aver fiducia in sé stesso, perché ha una libertà d'azione da esercitare, e quindi gli occorre dell'iniziativa". Tutto g iusto; però noi osserviamo che per concedere libertà d'azione il comandante e.leve avere fiducia - oltre che in sé stesso - nei sottoposti, mentre per avere iniziativa e.leve avere amore per la responsabilità e coraggio morale: qualità alle quali il Boccaccia non accenna. E poiché - come egli stesso dice - "non c'è utile adempimento senza capacità", la concessione della libertà d 'azione a parer nostro non è un dovere assiomatico, un atto sempre dovuto, ma una delicata funzione di comando e.la esercitare caso per caso e nella misura necessari a, concedendo ai sottoposti un grado e.li libertà d'azione sempre proporzionato alla situazione, alla capacità d i c iascuno, al suo grado di addestramento e a quello e.lei suoi sottoposti. Riguardo al sole.lato, il Boccaccia afferma che ":,pecialmente dev'essere animato dall'idea di portarsi avanti, così che la progrediente eJ/ìcacia del proprio fuoco - e occorrendo l 'assalto a.fondo - costringano il nemico a ritirarsi da quella posizione che a lui si vuol togliere a qualunque costo" u_ Nessun accenno alla difensiva, alla correlata necessità e.li mantenere ad oltranza la posizione ecc.: non era, anche questa, un' esigenza operativa normale, quotidiana cd ugualmente importante ? Forse sulla hase dell 'esperienza della guerra di Lihia, il Boccaccia lamenta anche che in combattimento gli ufficiali per e.lare l'esempio si mostrano troppo (come del resto fanno anche in pace), quindi la loro presenza viene spesso a mancare perché feriti o caduti; perciò - rievocando il modello g iapponese - ritiene necessario " mutar metodo, talchè s'arrivi a persuadere i combattenti dell 'onnipresenza del comando, e dei comandanti, quando anche simile presenza non risalti ai sensi, vista e udito" 14 • Qui noi osserviamo che un soldato- modello, cioè perfettamente motivato -e-addestrato, non dovrebbe aver molto bisogno dell'esempio, dell'incitamento, della presenza continua dei superiori: ma Ja realtà del comhattimento era forse così ? i nostri soldati potevano, per mentalità, essere assimilabili a quelli giapponesi ? e.love, se non in combattimento, gli ufficiali avrebbero dovuto esercitare la virtù dell'esempio tanto raccomandata dal regolamento di disciplina I 972, e notoriamente tanto necessaria per il sole.lato italiano ? Suscitano perplessità anche talune affermazioni del Nostro a proposito della disciplina del fuoco: dopo aver tanto - e giustamente - esaltato la libertà d'azione ai minori livelli e dello stesso soldato, e dopo aver sostenuto nel 1908, la superiorità c.lelfaoco individuale mirato, egli assegna al comandante di plotone la condotta del fuoco, al comandante di compagnia la sua direzione e rego-
H
14
i Vi, p. 7(,.
ivi, p.
119.
Gli scritti del i enerale Boccaccia ( 1907-1930)
21
/azione, e persino al comandante di battaglione il suo impiego, che consiste nel fissare "l'inizio del tiro, il tratto difronte da battere e la forza da impegnarsi". Se da una parte la contraddizione rispetto alle tesi precedenti si spiega con le preminenti finalità scola<;tiche dell'opera in esame, dall'altra dopo l'esperienza della guerra russo-giapponese e della nostra guerra di Libia queste prescrizioni anche allora non potevano che essere e apparire delle astrazioni inapplicabili. Eppure in linea generale il Boccaccia riconosce che tra addestramento e impiego ci deve essere dell 'armonia, visto che "tutto ci.ò che è superfluo, e non trova applicazione sul campo di battaglia, è dannoso, perché gitta ombra nello spirito e distoglie da ciò che è realmente necessario conoscere" .
IIl - Gli scritti della guerra (1917-1918): rivoluzione tattica'! Come già accennato, dopo essere stato gravemente ferito nel maggio 1916 il Boccaccia viene successivamente assegnato alla Scuola di Appl icazionc cli Fanteria cli Parma quale insegnante di arte militare. In tale veste, nel periodo 1917- 1918 pubblica due testi per i frequentatori dei corsi da lui tenuti. 11 primo, Organica e logistica per uso di scuola ( 1917), è scritto in collaborazione con il capilano Giovanni Alquati che tratta la parte logistica, ed è compilato ad uso dei "Corsi d'istruzione per allievi ujjìciali di Milizia Territoriale del! 'Arma di fanteria " 15• Il secondo, Arte militare - nozioni elementari ( 1918) è ad uso dei "Corsi :;peciali d 'istruzione per allievi aspiranti ufficiali di complemento" 16 ed è assai più completo del precedente. Ambedue le opere risentono, evidentemente, delle fin al ità didattiche e del basso livello di preparazione teorico-militare degli allievi ufficiali ai quali sono rivolte, che le obbligano a imprimere alla trallazione finalità eminentemente pratiche, contenendo la parte teorica. Le considerazioni "allargate" sull'organica e sulla logistica ( 1917)
Nonostanlc La sua brevità (25 pagine) questo primo studio del periodo di guerra è importante, per diversi motivi: vi si tro vano alcuni accenni - sia pur generici - all'esperienza dell a guerra e ai suoi riflessi; vi compare per la prima volta uno specchio che riporta la ripartizione dell'arte della guerra, con le relative definizioni (allegato B); in questo caso, tra le sue parti componenti è inclusa per la prima volta anche la pedagogia militare, che viene ben configurata e definita. Nella premessa il Boccaccia precisa che, dato lo scopo eminentemente pratico delle lezioni , non si tratta cli esporre le ragioni e i dibattiti che hanno condotto a determinati criteri di organizzazione militare, né di
" Parni.t, Tip. Cuopt:rali va Pannt:nst: 1917. 1 •
Parma, Tip. Coope rati va Panncnsc 1918.
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Ferruccio Bolli
esporre rag ioni teoretiche di contemperanza tra interessi militari e sociali, assai spesso divergenti lma non avrebbero dovuto essere in armonia? - N.d.a.]" . Si tratta, in vece, di descrivere agli allievi quale è l'organizzazione in atto al mome nto, solo per la parte di loro interesse. Nel frattempo tutti i principi e crileri d 'organica militare e tutte le ragioni storiche, sociali, politiche che si prendevano in esame con gius/a larghezza nelle scuole prima dell 'attuale con/Zillo, restano in sospeso: sono valori teoretici che dovranno essere ripresi in gran parte in esame dopo la guerra, la quale per un lato mostra soluzioni nuove o di misura differente dalle precedenli, e per un allro lato accenna a voler lasciare dopo il suo termine sì fatte condizioni. da richiedere metodi e provvedimenti nuovi. e forse anche principi o almeno criteri diversi da quelli che per secoli e secoli presiedettero ali 'organica m ilitare. e non giova far pronostici concreti sulla risoluzione di p1,.>blemi che avranno tra i fattori necessari anche il modo come sarà conclusa la pace. Basti ritenere come assai probabile questo, che l'organica del dopoguerra non potrà essere quella di prima. "
L'ambiguo accenno al "modo come sarà conclusa la pace" e la mancata manifestazione <li fiducia ne lla vittoria finale si spiegano, forse , con gli eventi degli ultimi mesi del 191 7; ma da tutto il resto emerge il ruolo di rottura che secondo il Boccaccia ha avuto la guerra ne l riguardo di vecchie concezioni, la conseguente scarsa validità di molte formulazioni teoriche del passato (e, forse, il loro fallimento anche per q uanto rigua,-da il rappo1to esercito/società) e, infine, la previsione che dopo la guerra tutto sarà cambiato rispetto a prima, a cominciare dal reclutamento. Un 'altra coastatazione riguarda la scomparsa nella costituzione e nell ' impiego degli eserciti del principio della semplicità, alla quale si può rimediare, comunque, con la organizzazione e divis ione del lavoro e con il metodo. Ciononostante, quando il Boccaccia passa ad esaminare l'arte militare, e.lai lato purame nte teorico le novità sono assai poche, a cominciare d agli argomenti che più in passato gli stavano a cuore. La dpartizione da lui indicata è riportata ne llo specchio in Allegato B; le relative definizioni sono le seguenti. La guerra è "la lotta estrema e violenta fra Stati che, spinti da fini discordanti, derivanti da interessi contrari di varia natura, tendono a sopraffarsi vicendevolmente per una imposizione finale di volontà". L' arte militare è "la ordinata e complessa attività che nello Stato è dedita alla organizzazione della forza militare (orianirn e pedagogia militare) ed alla condotta della guerra (strategia, logistica e tattica)". Essa ha come fondamento una propria teorica (scienza militare), prodotto storico dell'esperienza e della riflessione dell' uomo attraverso i secoli _ Come qualsiasi altra attività dei nostri tempi, ha differenziato il suo lavoro suddividendosi in rami. Ha tre caratteristiche generali : "è il perenne
" Boccaccia, O,ganica e logislica ... (Cil.), pp. 3-4.
Gli scritti del ,?enerale Boccaccia ( 1907-/930)
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trionfo della relatività"; ottiene la vittoria grazie ai valori dello spirito e non per effetto dell ' armamento, delle forze materiali e dei ritrovati scientirici; in essa "le cose crescono o perdono di valore secondo il modo di
usarle e secondo altre cose cui si rapportano". Nel concetto del Boccaccia l'organica è, come sempre, scienza dell'organizzazione, cioè "quel ramo dell'arte militare che mira a organizz.are ed a mantenere in efficienza la fo rza militare dello Stato per renderlo compiutamente atto alla guerra". Della forza fornisce uno specchio identico a quello del 1913 (Cfr. Allegato A), anche in questo caso riferendo l'armamento, i materiali, i mezzi ecc. esclusivamente alla dimensione quantitativa, senza considerarne i riflessi ancor più pronunciati sulla qualità dei reparti combattenti, sul loro morale, sulla loro capacità tattica. Eppure nel 1917 la gue rra aveva già pienamente rivelato le sue caratteristiche di logoramento, di guerra industriale e di materiali ... Anche l'importanza della popolazione civile e del suo morale non trova nessun riconoscimento, pur potendo essere per estensione collegata ai valori etici. Persino il "meccanismo di manovra" viene considerato un valore quantitativo, quando invece - in base a ciò che lo stesso Boccaccia ha finora affermato - non può essere che fr utto della qualità della leadership, quindi dovrebbe rientrare nella qualità dello strumento. Per ultimo, il Boccaccia mette in dubbio la validità dopo la guerra di quanto si usava dire prima del 1914 a proposito dell ' importa nza dell'organica: che cioè la sicurezza dello Stato, e la vittoria in un'eventuale guerra, dipendevano da un personale ben scelto e ben educato, con materiale completo e perfezionato e un buon assetto difensivo del te nitorio: ieri come oggi quali alternative vi erano a questa esigenza primordiale? Ne llo specchio (Allegato B ) sulla ripartizione dell' arte della guerra, subito dopo l'organica viene la pedagogia militare, definita per la prima volta come "quel ramo dell'arte che ha perfìne l'educazione militare del
cittadino, ossia lo sviluppo annonico e completo delle sue energie psicofisiche in relazione ai mezzi contemporanei d'azione, onde la società cui egli appartiene raggiunga il fine di una vittoriosa conservazione nelle eventuali lotte tra le forze armate degli Stati" '~. Essa ha un fondamento scientifico (essenzialmente fi siops icolog ico) e un campo di lavo ro. Il lavoro si svolge sulla base di precetti, che nel loro insieme costituiscono la dottrina militare educativa, a sua volta fondata sulla scienza militare
educativa, "che dà raf?ione di quei precetti nella loro derivazione fisiopsicologica e storico-militare, e che tende ininterrottamente ad arricchire la propria teoria con l' e~perienza di oggi perché meglio frutti il lavoro di domani" ,•i. Si può quindi anche dire che, in sintesi, "la pedaioiia militare osserva ed espone le regole da seguirsi nell 'educazione militare, indica i principi donde derivano dette regole, e tesoreggia l' e~perienza per arricchire la teorica donde s'illumina il lavoro" 20• Essa riceve dal-
" i vi. p. 12. "ivi, p. 13. "' Ibidem.
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Ferruccio Botti
l'organica scolari o allievi, dalla tattica il programma, dalla situazione sociale, politica e militare il tempo: tre elementi de l lavoro educativo che devono essere mantenuti in corre lazione stretta e costante. Sono da condi videre sia la formulazione teorica generale della pedagogia militare fornita dal Boccaccia, sia le sottolineature della sua importanza; non ci appare invece giustificata la sua collocazione tra le componenti autonome dell 'aiie militare subito dopo l'organica, branca che attiene in senso lato ali ' organizzazione e preparazione cle!J 'esercito. A parer nostro, anche la pedagog ia militare è una disciplina teorica rientrante nella preparazione, perché mira all'educazione, alla corretta formazione ciel personale: se ne deduce che, se mai, essa - così come tutte le altre materie teoriche formative - va considerata a monte sia dell'organica che delle altre branche riguardanti l'azione, mentre il suo lavoro pratico attiene a lla componente qualitativa della forza. Non solo le attività di reclutamento, ma anche quelle di formazione de l personale rientrano nelle branche per così dire storiche di competenza dell 'organica; questo risulta anche da quanto afferma lo stesso Boccaccia, secondo il quale l'ordinamento deve "ottenere un complesso di individui dotati al più alto Rrado di tutte le attitudini e di lutti i mezzi necessari per le svariate esigenze della guerra " 21 • Tutte le attjvità pratiche dell'organica - così come quelle ueUa slralegia, della tattica, della logistica - hanno però a monte un cmpus di materie teoriche e dottrine (scienze militari) del quale fa parte anche la pedagog ia militare !~. Non sempre centrati anche defi ni zione e contenuti della strale Ria, definita "quel ranw dell 'arte militare che si occupa della condotta della guerra ". Dopo aver ricordato che secondo taluni "studia il piano che regola e coordina le operazioni militari", il Boccaccia afferma che il suo campo d'azione è assai più vasto, perché - come risulta dallo specchio sulla ripartizione dell'arte milit,U'e - in essa rie ntra anche la mobilitaz ione, che " interessa La strategia principalmente per le formazioni di guerra, che sono Rii elementi essenziali di essa strategia " 23• Si deve obie ttare che non basta affermare che la strategia "si occupa della condotta della guerra". In tale condotta rientra, ad esempio, anche la tattica e almeno in pa1te la log istica; e allora? Allo ra bisognerebbe almeno preci sare che "la strategia si occupa delle grandi linee della condotta della guerra, per raggiungerne lo scopo politico" (anche lo scopo è importante). ln secondo luogo, è vero che le operazioni delle quali si occupa la strategia sono basate sulle formazioni di guerra, e che la costituzione di quest'ultime non può che essere ispirata dalla strategia da seguire: ma questo vale per tutte le altre branche a cominciare dall 'orga-
" ivi, p. 22. 2
'
Su una possibile ripa1tizione atluale dell ' arte militare che tenga conto dell ' esperienza storica e
della differenza tra scienze mi litari e ani vità pratiche di preparazione e condotta dello strumento militare Cfr. 13oui , L'artt' militare del 2000 (Cii.). cap. V e VI. ~· Boccaccia. Organica e Jogi.1-rica (Cit.), pp. J 3- 14.
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nica, che prepara lo strumento da impiegare a cura della strategia. ll fatto che quest'ultima impieghi le formazioni di guerra, non significa che debba comprenderne in sé anche la preparazione in senso lato (di questo passo, anche la pedagogia stessa dovrebbe far parte della strategia, così co me la logistica). E se l' organica - come prevede nello specchio in A llegato B lo stesso Boccaccia - ri guarda già il reclutamento e ordinamento del personale, perché non dovrebbe provvedere anche alla sua mobilitazione? Molto ben configurata la definizione di Logistica, che "ha per compito di mantenere di continuo, con la necessaria provvista di rifornimenti e con lo sgombro di ciò che si rende inutile, in piena efficienza la forza dell'esercito di campagna, attiniendo alle basi e su di esse sgombrando; e di provvedere alle sue traslazioni, secondo richiedono via via le esigenze strategiche e quelle tattiche". Questo vie ne fatto con i Servizi logistici e le operazioni logistiche. A lato di quest' ultime il Boccaccia scrive: "(mobilitazione - radunata .... Vi è in queste operazioni militari una parte strategica e una parte di interesse logistico: la strategia indica gli scopi, la logistica attua)" 24 • Ma se questa specificazione vuol riferire le operazioni logistiche esclusivamente alla mobilitazione e radunata, allora si tratta di un errore; d'altro canto, qualsiasi operazione ha un primario risvolto logistico. Altre perplessità nascono dall'inclusione dell'Amministrazione esclusivamente nell'organica, anche se subito dopo il capitano Alquati, che tratta la parte logistica, include nel Servizio di Commissariato il Servizio di cassa, che provvede "alla provvista e distribuzione dei fondi occorrenti per pagamento assegni e acquisti, alle imposizioni di contribuzioni e prede di guerra nei territori conquistati". Senza dubbio, ieri come oggi, il termine Amministrazione ha un significato molto ampio che si identifica solo in paite con la gestione del denaro e con il relativo Servizio logistico; sta di fatto che non può non riguardare anche la logistica. Questo risulta prima di lutto dalla defin izione - senz'altro accettabile - che ne dà lo stesso Boccaccia: L'ammjnistrazione invesle tulio il lavoro del/'orianica; rappresen/a, puà hen dirsi, un connellivo necessario nel quale s'asseslano e vivono i tre elementi del/' organica stessa: il personale, il materiale, il lerreno. L 'ammirùstrazione è jimzione scientifica (ha quindi carallere universale), perenne, capitatissima in pace e in guerra, e lo svolgimento più o m.e no regolare di lale funzione ha i rande influenza sopra una quantità di condizioni, materiali e morali, di inestimabile valore nel far sì che l'esercito possa soddisfare bene al compito assegnatogli. In linea di correlazione, (am ministrazione rappresenta un potenle anello tra istituzioni sociali e militari, dacché deriva dalle finanze del paese i mezzi necessari per soddisfare ai molteplici bisogni dell 'esercito e ne iiust/fica l'impiego " .
" ivi, p. 15. " ivi. pp. 16-17.
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Con queste interfacce, il titolo degli appunti di organica e logistica finora esaminati di venta ingannevole, perc hé essi finiscono col coprire s ia pur sinte ticamente un arco di argomenti assai più vasto e articolato delle due discipline che dovrebbero trattare, diventando piuttosto un piccolo compendio di arte militare, nel quale, come sempre, acquista rilievo l'influsso dei fattori morali, dell' educazione del soldato ccc. sulle modalità tecnico militari del combattimento, con la pedagogia militare che per la prima volta viene elevata a parte autonom a dell' arte della guerra (il Boccaccia è il primo ma anche l'ultimo, a tutt'oggi, a dare un così forte rilievo a una tale disciplina). Tuttavia c'è ben poco, in questa nuova opera, degli insegnamenti pratici di due anni di guerra. Come già negli scritti del 191 J la difensiva , la guerra di trincea e la sua realtà sono latitanti: mancano solo gli accenni alla disciplina del fuoco ecc .. Decisamente poco, visto che le considerazioni erano ri volte a giovani subalterni; forse, questi argomenti erano trattati nell' addestramento pratico al combattime nto . . .. .
L 'arte militare nel 1918: quali mutamenti? A nchc la successi va opera del 19 I 8 sull ' arte mi Iitare mantiene le caratteristiche di quella precedente, ri prendendone alla lettera le considerazio ni teoriche relati ve alle parti componenti dell' arte militare ma trattando in modo più particol areggiato sia la parte relativa all'educazione de l solda to (nella quale, accanto alla pedagog ia militare, trova posto per la prima volta la p sicologia militare) sia la descri zione de ll ' organi zzazione militare, dei suoi crite ri informato ri , della proble matica relativa all' addestram ento e impiego delle forze. Ancora una volta i riferimenti specifici alle modalità tecniche della guerra di trincea sono assenti , anche se vi è qualche accenno generale a talune caratteristiche ass unte dalla guerra e ai lo ro riflessi organici, a cominciare dalle fonnazioni d 'attacco, per le quali ancora una volta il Boccaccia ribadisce la preminenza dei valori morali : le fonnazioni hanno oriJ?ine e capacità alliva dall 'armwnenlu e dalla coscienza del proprio valore dei combattenti. E ' ben noto che ai tempi nostri le armi vogliono form azioni rade. Però il maggior valore che si auribuisce nell'età contemporanea alla vita umana, diminuisce l 'animo dei comhallenti, e per questo sarebbe necessario serrare le fiJnnazioni. Ma serrare non si possono [questo è anche avvenuto - N.d.a.J: da ciò la necessità di adollare provvedimenti eh.e valgano la forza moralejòrnita dalle righe chiuse, cioè dalle formazioni dense e strelle. IL provvedimento ormai dimostra/osi il solo capace dell'intento è l'inquadramento sicuro, completo, assoluto, logico dei comhallenti.... .,,.
Viene spontanea un ' obiezione: nella realtà di quella guerra, era così facile - a fronte delle forti perdite specie degli ufficiali migliori - ottenere un inquad rame nto ottimale delle minori unità? Era di conseguen za così
,. Boccal:cia, Arte militare - nozioni elementari (Cit.), p. 41.
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racile sostituire un legame morale a quello fisico tra i combattenti? E perché, anche in questo caso, l'urùca prospettiva considerata dal Boccaccia è l' attacco in formazioni rade o dense? Sul piano generale il Boccaccia accenna anche all'importanza delle retrovie e del fronte interno, ma senza trarne tutte le conseguenze sul!' importanza del mate riale, della produzione industriale, dell'economia di g uerra. Riporta senza alcuna modifica, come sempre, il vecchio specchio (19 13) dedicalo alle componenti della forza, nel quale l'armamento e il materiale entrano come componente solo quantitativa della forza. Riconosce che " la importanza che ha acquistato il materiale nell'attuale g uerra è dimostràta dal fatto, nuovo nelle sue proporzioni colossali, che tutto il Paese è diventato un solo ed unico stabilimento ausiliario, e chi non combatte in prima linea lavora, più o meno direttamente, a produrre materiale; che è tutto da guerra, perché serve la guerra e la mantiene"; ma non accetta del tutto la conseguenza logica di tale constatazione, che c ioè "questa è una guerra di materiali". A suo avviso, la grande importanza del materiale non è un fatto nuovo, e a riprova di questo asserto cita Luigi Blanch, i reportages del Barzini sulla guerra russo - giapponese ecc.. Citaziorù improprie, perché il fatto imprevisto della guerra in corso non è la generica importanza del male1ialc, ma la mobilitazione industriale totale per alimentare una guerra diventata in prevalenza di massa e cli logorame nto mentre se ne era preparala - come lui stesso ammette - una breve ed econorrùca: né si sente in dovere di attenuare la preminenza assoluta dei fattori morali da lui sempre sostenuta .... Un'altra novità in assoluto rispetto a tutte le guene europee del secolo XIX è il ruolo di crescente importanza della donna, che il Boccaccia non manca di registrare con acume profetico, pur senza trarne, anche in questo caso, tutte le conseguenze: chi enumera più i servizi ausiliari militari che la donna presta e dei quali l'organismo militare non potrehhe più fare a 1neno? Si prospetta così il problema nuovo, che una nuova legge sul reclutamento dovrà accogliere, .w: non pienamente risolvere: la estensione alla donna dell 'ohhligo generale persona/e al servizio militare. Ad essa saranno riservati i servizi ausiliari in misura più vasta, pmhahi/menle, di quella attuale[. . .]. D 'altronde, non si puù neppure e.vc/udere che la donna possa servire con le anni, giacché l'industria odierna produce (e più ne produrrà in avvenire. fin che la guerra non sco1npaia) armi e meccanismi guerreschi il cui usò non espone a troppo vivo e immediato pericolo.... 21
Riguardo all'arte rrùlitare e sua ripartizione, si nota solo una definizione in parte nuova - ma anch'essa generica e non del tutto soddisfacente - di tattica, che peraltro conse,va la poco chiara distinzione tra piccola tattica e grande tattica. La sua definizione va bene anche per l'arte militare in genere, e/o per la strategia: "è l'arte di usare i mezzi di lotta secondo le migliori leggi di loro
" ivi, p. 3 1.
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impiego, e secondo la legge del minirrw sfòrzo e del massimo risultato, presente il concetto: tutti i mezzi a tempo per il ma<;simo rendimento" 28 • Ma al fronte non stava forse avvenendo il contrario, con gravi ripercussioni sul morale delle truppe? Eppure le pagine nuove del Boccaccia sulla guerra e sull' arte militare scaturiscono dall'ovvia esigenza pratica di motivare i futuri comandanti di plotone, perché convincano prima di tutto sé stessi e poi i loro uomini della necessilà della guerra e dei suoi obiettivi, al tempo stesso sgomberando il campo da taluni pregiudizi antimilitati. In proposito, noi osserviamo anche che si trattava di fare in modo che coloro che, finita Ja guerra, sarebbero tornati alla vita civile considera<;sero con un'ottica corretta il problema militare. _... 11 Boccaccia, comunque, è tutt' altro che un bellici sta. Premesso che l'arte militare deriva solo dalla g uerra e quindi per farla sparire bi sogna sempli cemente sopprimere la guerra, intende sfatare il pregiudizio che i cultori dell ' arte militare considerino solò la g uerra per la guerra, e la credano eterna: invece "l'arte militare non crede sé stessa eterna, né ha per ufficio di sostenere o dimostrare l'eternità della guerra". Come g ià Clausewitz e dopo di lui il nostro Marselli, infatti, egli ritiene che la guerra sia un fenomeno eminentemente sociale, con cause lontane e complesse, anche se scoppia per ragioni occasionali: è tuttavia portato a non associarsi alle tesi di coloro che ritengono che la guerra sia un fatto sociale immanente nella società, e perciò eterno. È vero - osserva - che "la lotta è legge suprema di vita", con un risvolto non sempre negativo di contrasto, opposizione, repulsione e attraz ione. E ' vero anche che la guerra è una forma di tale lotta: ma proprio per questo "come tutte lefnrme, dovrebbe essere contingente, transitoria, quindi non universale e non eterna: tutte le/onne sono caduche, in quanto sono conseguenti da circostanze ed accidenti variabili e materiali" 29 • Sotto questo profilo, nelle società vi è stata una promettente evoluzione, perché si tende a sostituire l'antica "lotta per l'esistenza" con la "collaborazione per l'esistenza", ne i riguardi dei rappo,ti tra singoli come tra classi e tra popoli. In tal modo la guen-a, nonostante il sangue e le rovine che provoca, serve almeno a distruggere tutti i "misoneismi atavici" per far progredire più celermente l' umanità verso gli auspicati traguardi di collaborazione, solidarietà e fratellanza: "non per questo 'viva la guerra ', no: non si inneggia ai mali, seppur inevitabili e necessari: no. Ma nemmeno più la imprecazione cieca, la ribellione che nega la ragione delle cose e così ne arresta la evoluzione che porta alla liberazione dai mali" JO_ Francamente non si sa fino a che punto concetti filosofici del genere, anche se abbastanza elementari, possano aver fatto breccia nell'animo elci comandanti di plotone e dei loro uomini: ma per il Boccaccia essi aiutano a superare i "momenti di ansia, di sgomento, di sperdimento :,pirituale" ai quali sono soggetti i combattenti , fornendo loro dei "concetti chiari e sem-
" ivi, pp. 12-13. "' il'i. pp. 18- 19.
-"' ivi, p. 20.
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plici", dei motti ecc. che qui per la verit~t mancano, se si eccettua la constatazione che la guerra sposta e inverte i valori sociali, fa cadere pregiudizi e teorie e apre la via al rinnovamento del dopoguerra. E la nostra guerra, la guerra italiana? Nessun accenno alla sua necessità, ai suoi scopi, alla liberazione delle terre irredente ccc. : il Boccaccia afferma solo che quello in atto è un conflitto tra "la società delle nazioni" lcioè l' Intesa, con la quale è schierata l'ltalia - N.d.a.J, che tende alla "collaborazione massima tra gli uomini", e ]"'egemonia tedesca", che mira all ' "applicazione della collahorazione massima nello sviluppo del lavoro". L' ottimistica conclusione è che "quale dei due principii avesse a trionfare [li mette sullo stesso piano ! - N.cl.a.] si stabilirebbe un trust sociale (politico - economico) che avrehhe per risultato una maggiore (se non piena) collaborazione tra gli uomini, per lottare contro le forze della natura che agli uomini si oppongono, resistono, rifiutano di sottomettersi. S 'intende però che nel suo.fine pratico immediato, il trust tedesco mira all'asservimento di tutto il lavoro ad una egemonia, per devolverne il massimo f rutto a favore di essa " 1 1• Dunque, chiunque vinca non ci saranno più guerre? Il Boccaccia ritiene necessario porsi il quesito se quella in atto sarà l'ultima guerra o se, "stante la natura umana e l'organizzazione sociale, permarranno le probabilità di guerre dacché ne permangono le aiuse": ma non dà alcuna risposta definitiva. Per quanto concerne più strettamente l'arte mrntare, egli non manca di trarre le conseguenze dal nuovo carattere assunto dalle operazioni belliche, a cominciare dall' aumento del numero di armi e della loro eflìcacia. Come molli aJlri prima di lui (Blanch, Clausewitz e Marselli, ad esempio) prende però atto che la guerra "ritrae dalla società che la produce i mezzi, l'indole e la forma, il sapere e il carattere, i vizi e le virtù, le tradizioni e le aspirazioni" 32, quindi la scienza della guerra non può basare i suo i fondamenti che sulla scienza sociale. Per ciascun perìodo storico, perciò, l'arte militare "ha la sua principale detenninante nelle caratteristiche delle armi usabili", che subiscono mutamenti profondi: ma questo non significa che essa a sua volta muti fi no a rendere superati gli mnmaestramenti delle guerre passate e con questi la storia mi]jtare. In realtà la guerra, pur essendo combattuta in modo sempre diverso e con anni e materiali che mutano di continuo, è governata da leggi psicologiche "semplici, eterne, sempre uguali". Ne consegue che il carattere cos/ante e immutabile ullra verso i tempi dell'ammaestramento stori-
co-militare è di 11a111ra psicoloRica. non rnateriale, e in tal guisa se ne spiega la perenne funzione{. .. /. La base della guerra è nel suo principale ageme che è l'uomo / ... /. Quanto si è dello/ ... / vuole anche ricordare che nell 'arte stessa si inquadrano indefettibilmente tutte quelle attività educative, e quei concetti che vi sono inerenti e che si vorrebbero deviare da essa, come, ad esempio, la cosùlde11a "educazione morale"/ ... }. L'arte militare ha una sua__teoria o scienza. che si sposa, per così dire, a tutte le scienze sociali. E non c'è, evidentemente, una "morale
" ;vi, p. 19.
·" ivi, p. 22.
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militare " che stia fuori de!l 'a11e militare e 11011 sia un aspetto della morale civica. Perciò chi fa della "morale" ai soldati fa dell'arte militare e, ad un tempo, fa la educazione del ci/ladino onde sia capace della fun zione militare ·" .
Coerentemente con questo approccio il Boccaccia vuol ricondurre alle giuste dimensioni le conseguenze dell "'imprevedibile enorme uso di mitragliatrici, di granate, di grosse artiglierie, di lanciatoti di gas e di liquidi infiammabili, di istrumenti da zappatore, di difese accessorie" , sì che dal parago ne tra personale e arm i di una divisione austroungarica del 19 14 e una del 1916 risultano i seguenti dati essenziali 34 : UOMINI EARMI
19 14
1916
Fanti ( fucil ieri) ............................. . Mitragl iatori .......... ....................... . (ì ra natieri ..................... .............. .. . Artiglieri pesanti ........................ .. .. A rtiglieri l e!!!!eri ................ ........... . Fucili ........ .... ..... .... .... ....... .......... .. Mitragliatric i ................................ . Cannoni da 77 ......... .. .......... .......... . Canno ni pesanti ............................. . Canno ni da trincea ........................ ..
12.000
2.500 2.500 2.000 1.830 1.450 3.600 216
1.000
720 12.000 72 77 6
144 120
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A suo giudizio, però, questi dati non autorizzano ad assegnare all 'artiglieria la denominazione di nuova "regina delle battaglie" in sostituzione della fanteria, anche se il generale Pétain ha detto che "il cannone solo conquista; il fante non può che occupare": La fanteria resta l'Arma che decide della battaglia e l'uomo è, come sempre, il signore della vittoria. D' altro canto, rimane vera l' affermazione dell'anteguerra che tutte le Armi sono ugualmente necessarie e che quindi non vi sono Armi ausiliarie della fanteria ecc.; anche Comandi e truppe hanno pari importanza, perché sono ugualmente necessari. In tutti i casi acquista valore il ruolo dell'ufficiale di fante1ia: perciò quegli ufficiali che da un'Arma speciale !genio, cavalleria - N.cl.a.] passano alla fanteria, lungi dal sentirsi snùnuiti, "non affermano soltanto una fratellanza soldatesca e guerriera, ma acquistano un titolo d'onore [. .. J. Oggi l'ufficiale che entra nella fanteria è nella guerra più addentro e più avanti, con più pena, con più rischio, con più peso d'obblighi, con più dedizione di sé, con più gloria. C'è un limite di dovere individuale: l'ufficiale di fanteria è al di là da quel limite" 35• Tn questo contesto acquistano maggior valore le precedenti affennazioni del Nostro sul ruolo e sulla crescente importanza della pedagogia militare,
" ivi, pp. 23-24. ·" ivi, p. 55 . I : autore non si riferi sce a una divisione ita liana per ovvie ragioni di tutela del segreto militare. 35
i vi, pp.51 -52. L'autore, in proposito, s i rife ri.s ce a un a1ticolo del "Corriere della Sera'' de ll' 11
maggio 191 7.
Gli scritti del ienerale Boccaccia ( 1907-1930)
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che, ancella sinora al seguito de/l'organica, sebbene nata ancor prima di essa, sia per costituirsi parte a sé e nel contempo cerca di compiere una immediata opera çfficace nel campo della pratica, sì minuta che elevata. Purtroppo vi sono ancora dei p recont:elli a riguardo del nome di "pedagogia ", preconcelli che derivano dalla significazio ne etimoloRica del nome e anche dal.fatto che l'esercito, sebbene costituisca il più vasto campo pedagogico che esista (di tal guisa che poté dirsi "scuola della nazione ") non ehhe modo di vedere e seguire l'intensissimo lavom e l'enorme pmgresso compiuto in questi anni dalle scienze pedaROJ?iche [. .. }.Del resto se l 'esercito, occupato sinora in altri lavo,i organici e tattici vitali e assorbenti, non ha dedicato tutto il tempo che bisognava al complesso pmhlema educalivo, cioè pedagogico, non è men vero che nell'esercito il problema ebbe Rià da parecchi anni la sua impostazione loRica. Basterà ricordare quello che, in argomento, scriveva Nicola Marselli ne La guerra e sua storia edita nell'anno /881 [la prima edizione è del 1875 - N.d.a.J: " ... Ciò che rigua,rla le nonne per istruire ed educare il personale potrebbe f ormare obietto di uno studio pure speciale e che dovrebbe chiamarsi Pedagogia militare. Questa piglia le mosse dalla psicologia, e giunge sino alle norme per l'ammaestramento delle Grandi Unità, per dettare le quali norme l'ordinatore ispirasi aJ?li studi che riJ?uardano l'azione. Se l'Organica ... allargasi nello sviluppo del tema relativo all 'istruzione ed educazione, gli è pen:hé non ancora esiste una pedagogia mi/ilare""'.
Sono passati 37 anni da queste riflessioni del Marselli, ma l'organica non si è ancora liberala della problemalica relativa alJ' islruzione ed educazione: "perché? /,a ri:-iposta spellerà alla Storia della pedagogia militare, quando anch'essa sia[. .. ]. S'intende che, dopo il Marselli, dei tentativi e dei cenni relativi alla costituzione del nuovo ramo dell'arte militare non ne sono mancali; però che abbiano seguìto un concetto organico, non si potrebbe aJfermare, né dimostrare "37 • A questo punto il Boccaccia trascrive le considerazioni sulla pedagogia militare "f?ià riportate da un opuscolo del 19 73 come introduzione a un breve corso di pedagogia militare tenuto alla Scuola d 'Applicazione di Fanteria ", che qui brevemente riassumiamo. Di educazione e pedagogia militari questa volta dà una definizione più s intetica di quell a - già citata del 1917. La prima è " lo sviluppo armonico nell'uomo di tutte le energie sue, fisiche, intellettuali e morali, al fine della compiuta sua preparazione f?uerresca ". La seconda è "la scienza del! 'educazione militare". Come scienza generica dell'educazione la pedagogia generale ne comprende sia le finalità che la metodica; ma nel campo militare i firù sono sempre predeterminati da ragioni strategiche e tattiche immanenti o contingenti, quindi la pedagogia militare deve limitarsi alla sola melodica. Nel caso, però, che l' esercito debba essere "scuola della nazione o un organo della medesima", la pedagogia militare persegue anche dei fini che derivano dalla ragione sociale e nazionale. Queslo però non ne fa qualcosa di speciale, di avulso dalla normale pedagogia: è solo una conseguenza della suddivisio-
"' ivi. pp. 79-8 I.
" ivi, p. 81.
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Ferruccio Botti
ne e specializzazione del lavoro soc iale, il quale rende necessario staccare dal grande tronco della pedagogia generale le numerose pedagogie setto1iali, come quella familiare, scolastica, artistica ccc .. Come qualsiasi altro ramo pedagogico, quello mii itare avrà un fondamento scientifico (essenzialmente fisio psicologico) ed un campo di lavoro, che può anche essere definito pratica o arte e si svolge con la guida immediata di precetti coordinati e codificati. Quest' ultimi nel loro insieme costituiscono la dottrina militare educativa, la quale "dà ragione di quei precetti nella loro derivazione flsio-psicolog ica e storica, e tende ininterrottamente ad arricchire la p ropria teoria con la esperienza d'oggi perché meglio frutti il lavoro di domani" 38 • Con queste caratteristiche, la pedagogia militare oltre ad educare il soldato prepara i comandanti alla loro doppia missione di educatori e condottieri, con " un fondamento di pri.ncipii derivanti essenzialmente dalla psicologia, e un contenuto mutabile in dipendenza delle ragioni strategiche e tattiche contingenti, le quali a lor volta muteranno per continienze orianiche, e queste dipenderanno dalle contingenze politiche, sociali ed economiche". Se la pedagogia militare ha un fondamento psicologico, esiste una psicologia militare? La risposta del Boccaccia è positiva: egl i chi ari sce tuttavi a che - non può e non deve esistere "una psicolo,::ia militare intesa com.e un 'attività o tendenza psichica nell 'uomo, che ne faccia un guerriero, prima che un cittadino tendente ad altro lavoro sociale che non sia quello delle anni" . Se così fosse, la società sarehhe affetta "da un 'militarismo' portato inevitabilmente ad essere.fine a sé stesso. Che questo militarismo esista si può neiare senz'altro" 1 ') . Si tratta, piuttosto, di conoscere la psicologia dell' uomo adattandovi la metodica pedagogica militare, in modo da sviluppare e armonizzare, con lavoro semplice e rapido, quelle energie che sono più richieste al combattente. Di tali energie fa parte il sentimento della disciplina, che è anche tra quelli di maggior importanza soc iale: perciò la pedagogia militare col rafforzarlo fa anche un'opera di educazione altamente civile, rendendo soprattutto per questo l' esercito scuola della nazione. Ne consegue che "quando diciamo 'psicoloiia militare' intendiamo signi.fìcare studio psicologico ai fini militari"; ma diversamente dalla pedagogia militare la psicologia militare non può essere una scienza a sé, perché non ha un apparato e un contenuto logico prop1i ma può avvalersi solo dell'apparato e dei contenuti della psicologia generale: "con ciò, intendasi bene, non vuolsi già dire (e tanto meno fàre) che la psico/of?ia militare debba costituire un qualcosa ad usum dclphini, artificioso e fuori dalla realtà oggettiva e soggettiva: tutt'altro, vuolsi che la psicologia militare rifugga dalle disquisizioni filosofiche e dalle ricerche causali I ... f. Essa accetta il risultato sperimentale in quanto è effetto e abbandona la causa alle ri.cerche altrui. Dell'ejf etto psicoloiico essa si accontenta e da esso Jrae norma per costruire la sua norma pedagogica" '10•
" ivi, p. 88. 1'9 ivi, p. 93.
"' ivi. p. 94.
Gli scrilfi del f!.enerale Roccaccia ( /907- 1930)
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Tutti i grandi capitani - osserva il Boccaccia - furono anche psicologi profondi, fondarono gran parte della loro arte s ulla psicologia e spesso anche ne scrissero; eppure "la psicologia militare non è ancora entrata nel novero delle scienze, non ha, voglio dire, un proprio apparato scientifico" . Ciò dipende dal fatto che, in linea generale, le scienze militari seguono ma non precedono le scienze affini ; di conseguenza, essendo la psicologi a "l'ultima a nascere tra Le scienze e quella attorno alla quale è ancora assai buio", la psicologia militare ne riproduce lo stato e le lacune. In particolare, manca l 'intuizione netta del fine primo della psicologia militare, ed è nalurale, perché è sempre mancato il concello d 'una pedagogia militare. Il singolare però è queslU: 1·he men/re il nascimento doveva seguire nell'ordine pedagogia e psicolog ia, perché la seconda vale in rapporto alla prima e non per sé, si ha l'inverso. Forse perché la psicologia militare è nalum lmente a base di due ordini di fatti, che non ovunque e sempre si i111egrano, intendesi dire: /'ammaestramento all'azione e l'azione. Jn ogni tempo questa a/traendo di più l 'allen zione, sebbene in ogni caso dipendente dall 'ammaestmnwnlo, nl' è seguìlo che solo per essa s'è f atta della psicologia e non per un jìne chiaramente pedagogico: /'ammaestramento ".
Le considerazioni teoriche sulla pedagogia e psicologia militare non sono fine a sé stesse: dopo aver sottolineato più volte che è utile conoscere sé stessi e gli altr i, e che nella vita militare importa ben giudicare qualità e attitudini del personale di ogni grado e non solo degli ufficiali , il Boccaccia fornisce la traccia di un "Testo psicofisico" e di un " Foglietto di note caratteristiche" anche oggi interessanti; li riporti amo in Allegato C per un utile raffronto con i "Tests attitudinali" e con le tracce per la compilazione cli note caratteristiche oggi in vigore, tenendo presente che - come egli stesso precisa - sono frutto di meditazioni nella noia delle lunghe stasi della guerra di trincea. In definitiva le cons iderazioni sulla pedagogia e psicologia militare, sulla perdurante preminenza dei valori morali ecc. costitui scono la parte principale dell 'opera in esame, di per sé dimostrando il concetto assai ampio che il Boccaccia ha dell' arte militme, visto che l'opera si intitola, appunto, Arte militare (nozioni elementari). Questo approccio, assai raro, risalta ancor di più dalle numerose pagine dedicate alla di sciplina, al relativo regolamento, all 'addestramento tattico e all' istruzione formale. Anche in quest'ultime branche, ieri come oggi considerate essenzialmente tecniche e trattate a parte, ci si imbatte ad ogni piè sospinto nei risvolti prima di tutto mora! i che deve avere la preparazione ciel combattente, neli' intesa che solo la salda combinazione di preparazione morale e materiale può assicurare la vittori a, e che si tratta di "portare al combattimento soldati sicuramente edotti di quanto loro si richiede e del modo col quale si devono comp011are nella lotta" .
41
ivi, p. 96.
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Di particolare rilievo le considerazioni su lla forma e su ciò che non deve essere la disciplina. La forma "erroneamente e troppo spesso si scambia per la disciplina stessa; deriva invece dalla necessità dell'ordine, indispensabile per l'orf?anizzazione e l'uso dellaforza". La discipl ina "non è la regola (modo ordinato di vivere e operare); non è la docilità (pieghevolezza all'avvertimento, consiglio, parere, volontà, comando); non è la coercizione (uso di mezzi aventi la forza di tenere a freno, o di costringere a far checchesia)" . I doveri , in quanto volti all'interesse sociale e non a quello individuale, devono prevalere sui diritti: tuttavia la disciplina "crea e f?arantisce i diritti nell'interesse della sua stessa conservazione". Tali diritti si suddividono in: a) Diritti d'o gni militare: a reclamo - a domanda - alla solidarietà - alla assistenza ecc.. In genere, il diritto di avere dalla società cui si appartiene i vanta1u1i che la società stessa puù dare a chi fcome il militare di ogni grado - N.d.a.l ha verso di essa ogni dovere. b) Diritti degli inferiori: il dovere del superiore è, in parte, il diritto dell 'il!feriore. e) f)iritti tra eguali: derivano dalla rn:ipmrillì dei doveri. d) Diritti dei superiori: parrebbe che il dirilto del superiore fosse lo stesso dovere dell'inferiore, ma ciò non è, perché il dovere è e.uenzialmente interesse sociale, e il superiore ne trae vantagf?iO in quanto membro della società [quindi: l'inferiore è tenuto a compiere il suo dovere per un obbligo prima di lutto verso la società, e di conseguenza i diritti de l superiore hanno dei limiti , fissati da analoghi ohh lig hi N.d.a.].
Sul delicato terna delle punizioni disciplinari molto opportunamente il Boccaccia richiama le vecchie e sempre valide norme del regolamento di disciplina 1872, secondo il quale una punizione ingiusta danneggia la disciplina, perciò il superiore deve ricorrere a questo mezzo "con grande ponderatezza, con molto tatto, con giusta misura e in armonia con la conoscenza che è in obblif?O di avere dei propri dipendenti" . In proposito, egli osserva che anche se in campagna o in trincea la consegna e la prigione per il soldato non possono essere applicate, la vicinanza e il continuo contatto tra superiori e inferiori creano tra di loro dei benefici vincoli morali, che danno particolare efficacia al rimprovero, strumento di natura esclusivamente morale che però " vale in quanto vale chi ne usa, ossia in quanto il superiore ha la conoscenza psicologica de ' suoi dipendenti, e sa intendere le delicate relazioni d 'età, d 'animo, di tempo ed altre circostanze, che suggeriscono il rimprovero, e lo fanno opportuno nella giusta commisurazione fra tante disparate e varie circostanze 42 • Questo è l'unico accenno al particolare clima disciplinare della guerra di trincea. Di fronte alla realtà <li tale guerra, ben nota anche al Boccaccia, viene da chiedersi: ma in tali circostanze, normalmente bastava il rimpro-
" ivi, p. 126.
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vero? E nella realtà di quella guerra, si poteva veramente fare a meno della coercizione, del timore della pena, come una disciplina autentica e sentita avrebbe richiesto?
IV - La nuova prospettiva della "Nazione Armata" nell'opera conclusiva sulla pedagogia militare (1921) Come si è visto, fin dal 1913 il Boccaccia dedica particolare attenzione alla pedagogi a militare e alla psicologia militare, che insegna alla Scuola di Applicazione di Fanteria di Parma. Questo interesse, che continua anche durante la guerra, trova sbocco definitivo nell ' opera del 1921 Pedaf!,Of!,ia militare ~i, che integra e completa le precedenti acquisizioni teoriche su tale argomento senza alcuna rottura o soluzione di continuità ed oltre ad essere la più importante del Boccaccia, rimane tuttora lo studio più completo d edicato all ' argomento. Si tratta di un compendio diviso in due parti. La Parte Prima (la maggiore, di 325 pagine) ha carattere prevalentemente teorico ed approfondisce la problematica della pedagogia, psicologia ed educazione militari, con frequenti e abbondanti riferimenti agli aspetti scientifici generali; la Parte TI ( 130 pagine, cioè meno della metà) tratta la didattica militare ed è a sfondo più pratico. Per gli argomenti in gran parte ancora di attualità, il libro meriterebbe una ristampa integrale con introduzione e note miranti ad aggiornarne i contenuti, anche in relazione ai progressi della pedagogia e psicologia [mo a oggi. Non essendo ciò possibile, ci limiteremo a riferirne e commentarne gli aspetti più nuovi rispetto alle riflessioni precedenti, soffem1andoci soprattutto su due argomenti tuttora di elevato interesse, anche se trattati daJL' autore nell' ottica - ormai sorpassata - dei provvedimenti per la concreta (e mai avvenuta appieno) realizzazione dei principi della Nazione Armata: una nuova - e in certo senso rivoluzionaria - riorganizzazione dell'educazione / istruzione militare della gioventù e della didattica militare. Per il resto, può essere sufficie nte rammentare qualche approfondimento della materia e riportare, in Allegato D, l' indice deU'opera. L' introduzione del generale Francesco Saverio Grazioli (valoroso comandante del corpo d' armata d'assalto in guerra e al momento direttore superiore delle scuole militari) ha il merito di prescindere da ogni facile retorica ricordando l'esperienza della guerra: merito che condivide peraltro con il libro. Riferendosi al periodo prima del 1915, il generale Grazioli depreca "la separazione quasi categorica tra educazione civile ed educazione militare, onde parvero due, antaf!,onistiche, obbedienti ad interessi in contrasto, come se il medioevo fosse ancora lì a determinarne gli sviluppi diversi". Invece, come insegna anche la nostra storia, "i popoli liberi e f!,randi sono sempre quelli, e solo quelli, i cui ordini militari s'improntano a Nazione Armata, cioè quei popoli i cui cittadini non si sentono veramen-
"' Firenze, Carpig iani e Zipoli 1921.
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te cittadini se non quando sono capaci di tutti gli uffici, sì privati che pubblici, sì in pace che in guerra". In tal modo la scuola nazionale - che forma l' anima di un popolo - è risultata nettamente divisa in due: la scuola civile da una parte e la scuola militare dall'altra, provocando la "rottura in maniera esiziale" dell'unità del problema dell'educazione, cioè "dello sviluppo armonico e completo di tutto l'uomo-cittadino". ln questa si tuazione la scuola militare ha compiuto sforzi empirici e ammirevoli per elevare anch'essa la cultura e l'anima del popolo italiano, ma ha pressoché ignorato lo sforzo magnifico e profondo di tanti educatori nel campo della scuola civile per creare una scienza dell'educazione. È poi venuta la guerra, "saggio di tutti i valori della vita nazionale", che ha ottenuto una fulgida vittoria, ma "solo dopo un tremendo tentennamento, una prova terribile". La causa di siffatta "terribile crisi della volontà italiana piegatasi a terra in un 'ora di annehhiamenlo della coscienza [riferimento a Caporetto - N.d.a.l" è rimasta oscura, ma secondo il generale è una sola: ji, la dimostrazione tremenda della mancata unità e converienza della educazione nazionale dopo la proclamazionP (/plf'Unilù politica del Regno[. .. ]. Fu la crisi ddln l'durnz.innl' nazionale disforme, inorganica per sessan1'anni;.fi1 la pena della incomprensione dell'unità educativa che avrehhe dovuto presiedere a tutte le fonne dell 'educazione, colleJ?andole sotto una pedagogia generale sapierlle, capace d'impedire dualismi, contrasti, misoneismi e particolarismi; la quale. sopra tutto. fondesse nell'unità perfel/a sulle lrw:ce dell'esempio Romano, degli esempi dei Comuni e sulla guida delle mirabili teoriche del Machiavelli, le due grandi scuole del l'aese, la civile e la militare 44•
Ciononostante, la lezione del novembre 1917 - prosegue il Grazioli - è stata salutare: di fronte al pericolo l' Italia è riuscita a produITe uno sform comune che l'ha portata alla vittoria, dovuta al fatto che "per intuizione, l'educazione comprese la via e i mezzi che la scienza non aveva indicato. L'Italia fu la Nazione Amwta perché tutta concorde, tutta lesa nella riedificazione delle coscienze ancor più che nell'accumulo delle armi e pareggiò Roma e i liberi Comuni", reali zzando il principio di Machiavelli che di ogni cittadino voUe fare un soldato. È quindi necessario che la lezione della guerra non rimanga vana; dal canto suo l'esercito, dopo essersi ritrovato durante la guerra "Nazionefra la Nazione, scuola nella scuola", ne è uscito "col prvposito diritto di seguire lo spirito rinnovatore del Paese rinnovandosi". Ciò s ignifica che l'esercito inte nde essere un membro a pieno diritto della scuola nazionale, non accettando più di essere considerato come una istituzione a sé, con pedagogia propria o senza pedagogi a. E poiché il suo problema educativo non può essere separalo in alcun modo dal problema
"ivi. p. IV. Va ricordato che in un a1ticolo sulla Nuova Aniologia del 1° luglio 1931 il generale Grazioli (.'Ondanna senza perifrasi la guerra di masse. di trincea e di logora ,ne nto e pe rciò propone un
esercito di élite meccanizzato, capace di ridare fi ato all' offensiva.
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della pedagogia nazionale, "incomincia ad allacciarsi ad essa, a gettare i ponti per ritrovarsi sul terreno degli stessi principì'. A questo punto, il generale Grazioli accenna alla necessità che si realizzi effettivamente un' unione vera e operante, auspicando che gli esponenti della scuola civile non si limitino ad adesioni verbali che in realtà mascherano un fondo di diffidenza e incomprensione: perciò vogliamo aver.fede nel consentimento di quella che fu l'altra sponda della scuolu, perché i ponti che gittiamo non siano da essa respinti; voiliamo aver.fede che
anche dall'altra parte, o/Ire fu sol/et:itudine per accogliere e darci aiuto, si voglia gittare altri ponti per venire a noi, onde conoscerci intimamente, dacché questo è necessario ul hene del Paese; gli applausi, i benevoli apprezzamenti ienerici sul nostro valore e le dimostrazioni vaghe di sirnpaliu da lontano o da vicino, non bastano più, perché di due educazioni non fanno una sola educazione, di due scuole non jtmno una sola scuola nata convergente alla creazione del fatto educativo unico, perché di tante anime non fanno un'anima sola, del popolo divi.,·o da lan.ti motivi non fan.no un sol popolo unito in un motivo supremo .... "
I motivi traenti di quest'opera conclusiva del Boccaccia sono esattamente quelli così hcn illustrati dal generale Grazioli: la prospettiva di un grande esercito di cittadini per i quali le virtù militari siano il naturale sbocco delle virtù civili; la conseguente necessità di impostare in modo unitario il proble ma educativo nazionaJe, con reciproca integrazione delle due scuole e quindi anche dalle due pedagogie. Per altro verso, il Boccaccia non fa che riprendere con rinnovalo vigore un complesso di acquisizioni teoriche già maturato da tempo, i cui principi non sono nuovi e che ha già trovato concreti risvolti didattici nel corso di pedagogia mili tare dell' anteguerra, da lui tenuto, come si è visto, alla Scuola di Fanteria di Pmma. Oltre tutto la prefazione deJ generale Grazioli testimonia che i principì pedagogici sostenuti dal Boccaccia erano pienamente condi visi dai vertici militari del tempo, dai quali potrebbe anche essere venuto l'input a scrivere il Libro, pubblicato quando il Boccaccia era insegnante alla Scuola di Guerra di Torino allora comandata dal generale Guido Liuzzi, il c ui "Gabinetto di Cultura", da lui fondato a fine 1922, si prefiggeva proprio gli stessi obietti vi del generale Grazioli e del Boccaccia, con iniziative culturali congiunte tra il più alto Istituto Militare e l' Università di Torino. Anche se il libro è abbastanza ampio, l'autore sente il bisogno di avvertire il lettore che il breve tempo a sua disposizione e la necessità di mantenerlo aderente al programma del primo corso di pedagogia militare da lui tenuto alla Scuola di Guerra impongono di dargli un carattere sin troppo sommario: "ma si tenga presente che trattasi di un disegno d 'opera, di un 'orditura, piuttosto che dell'opera, la quale richiederà molte cure,
" ivi, p. VI.
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più d 'un artefice e tempo sufficiente alla sua ampia e complessa costituzione". Tuttavia, un notevole spazio è dedicato all'analisi scientifica generale della fisiologia e dei suoi e lementi, dei sentimenti, della psicologia collettiva ecc., con risuHati nel campo militare che tuttavia non si discostano dalle riflessioni della guerra e dall'anteguerra. Quest'ultime, già riferite agli eserciti di massa, sono adattate a un 'esigenza tipic.:a del primo dopoguerra, c.:he peraltro ha perduto smalto negli an ni success ivi: la piena realizzazione degli istituti della Nazione Armata, che il Boccaccia ha il merito di non considerare con il consueto pressapochismo e semplicismo demagogico, ma in tulle le loro complesse implicazioni spirituali tecnico-militari, e appunto, pedagogiche! A suo giudizio, la forma delle istituzioni militari si dirà a Nazione Annata quando la nazione avrà per la guerra: a) la volontà; b) le attitudini e le capacità disciplinari e tecniche; e) i mezzi industriali. economici e polirici (alleanze ecc.). L'avere 20 o 30 classi veterane non siwi(fica nulla; se la nazione non è armata vuol dire, intendiamoci, che il popolo e gl'individui si rigirino dello spirito militare e della volontà pe r la guerra. Ma questo non continuamente nel pensiero delle armi e nella volontà spavalda delle trincee, degli assalti, delle conquiste! Niente di tutto questo. Per spirito militare s'ha da intendere lo stesso spirito civico pervaso dal sentimenro della
giustizia e dell'eguaglianza nell 'ordine intenwzionale; giustizia ed eguaglianza che si considerano come heni naturali, inaliPnahili, da di(endersi se ou:orrl' con tutte le forze. pur confidando non siano in pericolo[. .. ]. Quando si dice volontà per la guerra, si ha da intendere soltanto la tranquilla e serena volontà di mantenere la propria parità con gli allri popoli ne/l'ordine delle compelizioni. del dirilto, della solidarietà; e la volontà del proprio svolgimento sicuro al/'ir!fuori da insidie mortali di qualsiasi genere "".
Con questi caratteri, la vera forza di guerra di uno Stato non può essere costituita che da uno spirito militare elevato, che coinvolga tutto il popolo e sgorghi dalle stesse fonti della sua vita spiri tuale. Di conseguenza la ferma di leva del tempo di pace dovrà essere assai breve e tendenzialmente istruttiva, facendo dell 'esercito di pace soprattutto una scuola sia per le truppe che per i Quadri e assegnando alla "Guardia regia" quei compiti di ordine pubblico, che prima della guerra "assorbivano tanta dell'allività dei reggimenti". Inoltre "dalle scuole militari a tipo caratteristico e chiuso, come s'usarono sin qui, non si può più trarre il fermento e il cemento necessari alla Nazione Armata storicamente intesa": ne consegue la necessità di attribuire agli istituti scolastici civili la parte meno strettamente tec.:nic.:a dei programmi d' insegnamento militare tradizionalmente svolti nelle Accademie e scuole di formazione iniziale dei Quadri. Questa esigenza rende necessaria una profonda revisione del sistema scolastic.:o e della stessa struttura dell'eserc.:ito, all'insegna del motto "rinnovarsi o perire". In effetti le proposte del Boccaccia - in gran parte non realizza-
"' ivi, p. 52.
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te - sono tali da mutare radicalmente il sistema addestrativo e scolastico della guerra e dell'anteguerra. Questo emerge chiaramente dai due specchi riportati in Allegato E, che richiedono tuttavia dei chiarimenti e delle integrazioni, per comprendere bene lo spirito e le finalità del nuovo ordinamento. Secondo il Boccaccia l'Esercito è un doppio organismo, guerresco e scolastico, nel quale gli ufficiali, oltre che istruire ed educare il soldato, diversamente dagli insegnanti civili lo conducono anche in guerra. Questa duplice caratteristica dell 'esercito deve trovare ri scontro anche al vertice dell ' Esercito, dove dal Capo di Stato Maggiore dovrebbero dipendere due Sottocapi (uno responsabile della parte organica e strategica e l'altro direttore generale delle scuole). A quest' ultimo dovrebbero fare capo tre nuovi ti pi di scuole: la scuola premilitare, la scuola reggimentale d 'integ razione tattica e la scuola di magistero militare. Il concetto di scuola - e in particolare di scuola reggi mentale - è profondamente innovativo e senz'altro discutibile anche oggi. Esso si basa s ul principio che l' esercito organi smo scolastico, stante la brevità delle ferme e l 'indirizzo dello spirito pubblico, avrà prevalentemente il compito della preparazione tecnica. La preparazione degli spiriti o morale, o delle menti e dei sentimenti, dovrà derivare da tutto il contesto della vita nazionale, dalla.famiglia, alla scuola, alla corporazione e che renda i ci11adini che vanno alle armi consenzienti alla legge· che ve li chiama. Altrimemi la Nazione_Am1ata diventa una formula vuota di con.tenuto, quindi priva della.forza intrinseca animatrice, che nessuna scuola, Of?f?Ì, unica o multipla, potrebbe dargli. neppure se durasse oltre Ire volte il previsto, dacché le forme e le forze della propaganda avversa hanno al presente un 'efficacia ir1sospettata nei tempi dell'esercito permanente dell'anteguerra " .
Con queste parole del 1921 il Boccaccia indica un 'impostazione del problema educativo militare antitetica a quella prevalsaflno alla guerra 1915-1918: che cioè a fronte dello scarso senso civico, dello scarso spirito militare e nazionale del popolo, delle carenze della scuola pubblica, si rendeva necessaria una ferma tendenzialmente lunga con il ruolo di educatori anche civici riservato agli ufficiali e con l'esercito chiamato a completare (se non addirittura a sostituire, come proponevano taluni) l'istruzione elementare del cittadino, combattendo il diffuso analfabetismo e diventando così, in tutti i campi, la vera "scuola della nazione". La prima conseguenza di una siffatta, ardita riforma non è di poco conto: "la caserma, la vecchia caserma, muore o almeno dovrebbe morire, sostituita principalmente dalla ' scuola premilitare', nella quale l'Istituto di educazionefisico-~portiva [civile] dovrebbe essere, in particolare, l'erede della caserma in quanto e per quanto essa ha di eredità atti va" 48 •
" ivi, pp. 87-88.
" ivi, p. 7 1.
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li Boccaccia precisa però che no n si tratta affatto di militarizzare la scuola, né di riprendere la "scuola premilitare" dell'anteguerra, alla quale partecipavano per lo più studenti delle scuole secondarie che alla domenica compivano esercizi collettivi con il fucile: "ciò era utile, senza dub-
bio, alla preparazione militare, ma di essa era una millesima parte e, anche meno". Si tratta invece di : dare ai nonnali programmi di educazione fisica nelle scuole - senza alterarne il carallere - un indirizzo preparatorio all'istruzione militare successiva, creando così una prima base per la "Nazione Armata "; creare anche un ''.fondamento intellettuale" della Nazione Armata, con tre ordini di provvedimenti: la pubblicazione di una rivista di pedagogia militare che dibatta i problemi della stessa Nazione Armata, l'istituzione di un insegnamento libero di arte e storia militare presso gli istituti civili di educazione polisportiva che stanno sorgendo, e infine "la inserzione della cognizione militare nei programrni scolastici,
senza militarizzare né la scuola né gli insegnanti". Poiché la formazione fisico-spirituale del giovane di leva rimarrebbe in gran patte compito della scuola premilitare, la successiva scuola reggimentale di integrazione tattica per i g iovani di leva claformativa di verrebbe solo intef{rativa, con conseguente, concreta possibilità di abbreviare la durata della femia. Fatto ancor più nuovo, i compiti del reggimento non sarebbero limitati al completamento della preparazione tecnico-militare del soldato: ud esso affluiscono personali di irado diverso, dal soldato al comandante di hu11aglione, i quali IUlli hanno già percorso ,ma propria scuola di.formazione: il so ldato la scuola prernilitare, i quadri una loro .w:uolu di magistero, secondo il rispettivo g rado. Tuili C{ff/uiscono al reigimento come a scuola di forma zione, d 'integrazione e di limcinio, per usr:ime o per rimanervi (i quadri permanenti) con una preparazione pratica rispondente alla ragione militare f ... f. Ou:orrerà rijlellere hene alla realtà pratica che fa del reggimento ,ma efficace scuola di integrazione tattica pel soldato e per i quadri, ed una scuola formativa per i reparti. La Nazione Armata dovrà rivalutare il reggimento, proprio quando sol/rae ad esso una parte della sua j imzione scolastica con la "scuola premilitare" 49•
La scuola di magistero militare è così chiamata dal Boccaccia perché forma i comandanti di tutti i gradi, a cominciare dal caporale; essa ha quindi particolare importanza, perché "tali sono le truppe quali sono i Quadri". E' a sfondo eminentemente pratico a cominciare dalla formazione dei caporali, che non compiono corsi a parte (come anche dopo il 1945) ma sono scelti dai comandanti di compagnia tra coloro che, oltre a possedere le necessarie doti morali, cli carallere ecc., sappiano leggere, scrivere e far di conto. Coadiuvano i graduati nell ' istruzione delle reclute ; i graduati stessi insegnano loro i comandi e le teorie; il comandante di compa-
'' ivi, pp. 72-73.
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gnia e i suhalterni coordinano e controllano la loro istruzione, completandola con opportune, brevi lezioni. La formazione dei sottufficiali e ufficiali, sia di complemento che in servizio continuativo, risponde ai seguenti criteri : esigenza di aggiornamento continuo specie (ma non solo) per gli ufficiali in servizio permanente, perché "un qualunque professionista che conseguìta la sua legale abilitazione si limitasse ali' esercizio professionale, come se tutta la scienza. e l'esperienza sifossero esaurite con l'ultima lezione dell'ultima scuola frequentata, tradirebbe sé e la società"; - per l'aggiornamento normalmente l'autodidattismo non b asta; occorrono come sempre scuola e tirocinio, anche se col procedere dell 'età e del grado esso acquista rilievo. In particolare "dal grado di capitano in su l'autodidattismo, coll'ausilio dell 'esercizio (che è in sostanza un tirocinio) deve prevalere. Ma[. .. ] lo Stato o l'ente, che ha interesse al suo progresso, deve o.ffrir{?li scuole e mezzi atti all'uopo e, in genere, alla sua elevazione"; poiché nell 'ordinamento tipo Na7,ione Armata i Quadri non di carriera in caso di guerra costituiscono la massa fino al grado di capitano compreso, sono proprio gli ufficiali di carriera a diventare, all 'atto pratico, "di complemento", cioè di completamento degli altri. Ne consegue l'opportunità di abolire il termine "di complemento" , chi amando i Quadri non di carriera semplicemente ufficiali e sottufficiali, e per quelli d i carriera aggiungendo l' aggettivo "permanente"; le attività delle scuole ufficiali e sottufficiali devono ri specchiare un'accettabile anche se difficile armonizzazione tra programmi e tempo, nell ' intesa che quest'ultimo dovrebbe dipendere dai programmi e non viceversa (come spesso accade). A causa della hrevità della ferma il tempo è limitato; ma a loro volta, i programmi non possono essere decurtati oltre un certo limite minimo. Ne consegue che solo il valore degli insegnanti e l'eccellenza dell'orf?anizzazione scolastica possono rimediare e compensare il d~fetto di rapporto tra programma e tempo". Per quanto attiene alla formazione dei sottufficiali, i sergenti - al momento considerati tra i graduati di truppa - andrebbero inclusi di nuovo tra i sottuffic iali, composti da tre gradi: sergente, sergente maggiore, 1rnuesciallo. L'organico del grado di sergente sarehbe composto esclusivamente da clementi di leva previa frequenza di una scuola sottufficiali; quello degli altJ.i due gradi in parte da clementi permanenti , reclutati non attraverso una scuola ad hoc ma con rafferme e promozioni (i sergenti maggiori dai sergenti di leva; i marescialli dai sergenti maggiori) e in parte da elementi provenienti daIIa leva promossi per titoli o esami , previ richiami annuali alle ann i e corsi complementari. Una volta pienamente attuati i princ ip'ì della Nazione Armata, i sottufficiali permanenti diverrebhero la minoranza. AIJa scuola di formazione dei sottufficiali (che, per quanto dello prima, sarebbe solo per allievi sergenti di leva) verrehhero ammessi i giovani chiamati alle armi per obbligo di leva o con chiamata anticipata a doman-
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da a 18 anni, in possesso di licenza della "scuola premilitare" o come minimo di licenza di "scuola superiore elementare" (coloro che sono in possesso di un idoneo titolo di studio superiore, potrebbero poi aspirare anche alla nomina a ufficiale). li corso avrebbe la durata di 3 - 4 mesi (corrispondenti al tempo che prima della guerra si impiegava per istruire una recluta) seguiti dalla promoz ione a caporale e da un tirocinio pratico di altri 4 - 5 mesi nelle compagnie (2 col grado di caporale e 2-3 col grado di caporalmagg iore). I soltotenenti (sottinteso: di complemento) avrebbero ferma più lunga della truppa (12 mesi, contro gli 8 mesi del soldato di leva). Come titolo di studio minimo per l'ammissione sarebbe richiesta "la licenza d'Istituto, o normale, o liceale, o di scuole equipollenti", tenendo presente che per un uftìciale inferiore è s ufficiente la cultura generale corrispondente alle scuole medie, sempre che si parli "di cultura e non di titoli soltanto, i quali sono troppo spesso valutati e apprezwti nella loro significazione formale, corrisponda o no la sentenza". La formazione dei sottotenenti seguirebbe criteri analoghi a quelli dei sottufficiali: 5 mesi di corso e 7 mesi di ti rocinio pratico di compagnia, dei quali 3 da sottufficiale e 4 da sottotenente. In tal modo, la loro ferma è interamente istruttiva. La metodica da seguire e i programmi dovrebbero essere ispirati ai seguenti criteri: è possibile insegnare nello stesso tempo "a fare, a comandare con l'esempio e con la norma, a intendere la ragione delle cose". Pertanto così come nella scuola per sottufficiali si fom1a contemporaneamente il soldato, il graduato di truppa e il sergente, nella scuola per sottotenenti si forma contemporaneamente il soldato, il caporale, il sergente e il sottotenente; in genere, "il soldato fa; il caporale mostra con l'esempio, a modello, come si fa; il sergente mostra e dà la norma; l'ulficiale è maestro del fare e della norma e sa la ragione dell'una e dell'altra" . È compito della pedagogia risolvere la re lativa, complessa problematica; anche la scuola per sottotenenti dovrebbe mantenere in tutti i modi il suo carattere specifico di scuola tecnico-militare. Pertanto la letteratura militare, "se essa è indispensahile, od utile, s 'insegni nelle scuole civili, dai professori di letteratura italiana, compelentissimi, e sia in conto della cogni zione militare che deve essere impartita nelle scuole stesse". Lo stesso vale per la storia militare, che per quanto di interesse dell'ufficiale inferiore, può essere inserita nel normale insegnamento di storia delle scuole civili. Dopo questo notevole mutamento di rotta rispetto alle lesi dell' anteguerra il Boccaccia ne compie un altro ancor più marcato a proposito della scuola unica, da lui caldeggiata nel 1908 almeno per i sottufficiali. Dopo aver rilevato che nell'anteguerra sarebbe stato possibile istituire una scuola unica per ufficiali delle varie Armi, ma se ne è solo discusso senza giungere a soluzioni concrete, il Boccaccia sostiene che le nuove esigenze della Nazione Armata - e in particolare l'elevato numero degli allievi e la brevi tà del tempo a disposizione - non re ndono concretamente possibile preve-
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dere una scuola unica per ufficiali non in servizio permanente, che tra l'altro andrebbe anche contro il criterio dell'ordinamento territoriale e quello della ripartizione e specializzazione del lavoro e dell'istruzione; lo stesso si può dire per i sottufficiali, che anch'essi dovrebbero avere scuole separate. Ma poiché rimane valido il crite1io di "creare con una formula empirica (centro unico ed uniformità di studi) una psicologia, una disciplina di,spiriti che bandisca gare di preminenza, pretese di superioritàfondata su titoli di studio ma,?ari vani ai fini militari, invidie e disprezzi fatali alle buone compagini dell'esercito" 50 , l'auspicabile unità dei programmi e di insegnamento potrebbe essere ugualmente raggiunta: riunendo dove sia possihile "( e sarà possibile quasi ovunque)" le scuole di formazione dei sottotenenti delle varie Armi in un solo centro con idonee infrastrutture (lo stesso si dovrebbe fare per i sottufficiali); emanando a cura della direzione centrale delle scuole militari programmi identici per le materie comuni e facendo insegnare quando possibile da uno stesso insegnante in un'unica scuola materie comuni. Lo stesso vale per le esercitazioni ; nominando sede per sede un direttore unico che coordini tullo ciò che serve a rafforzare i legami anche morali comuni per tutte le Armi. fl mezzo più efficace per creare l'a uspicahile unità di cultura e di indirizzo tra 1e varie Anni è comunque la scuola unica di magistero, dove due o tre mesi prima dell'inizio dei corsi presso le varie scuole d' Arma di formazione per ufficiali e sott ufficiali dov rebbero essere riuniti tutti gli insegnanti dei corsi stessi: sarà una scuola nuova anche nei mewdi, organizzata e fun zionante con. molta semplicità, nella quale saranno vagliati. discussi. .fissati i ptvgrammi degli inseinamen.ti vari, ed a rmonizzati i metodi d'inseinamentu all'infuori di formule stereolipate. alla luce di una disamina rapida e logica deRli elementi culturali pedagoi ici e didattici recen.li che siano apparsi a chiarire e ad arricchire l'esperienza e la scienza " .
Finora si è parlato della formazione iniziale dei Quadri non di carriera e dei sottufficiali (sergenti maggiori e maresc ialli) permanenti, tratti da quelli di leva e in numero limitato. E gli ufficiali in servizio permanente'? Anche su questo punto le proposte del Boccaccia sono molto innovative, persino nell'ottica odierna (che segue i criteri di sempre, lasciando senza alcun seguito concreto, negli anni Venti come dopo il 1945, le sue idee cardine). I nuovi cri teri da lui enunciati in proposito possono essere così riassunti: il reclutamento almeno della magg ior parte dei subalterni permanenti dovrà avvenire per concorso tra gli stessi ufficiali di leva (e non, come anche oggi, da apposite Accademie o Scuole);
'" i vi, p. 86.
" ivi, p. 89.
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non è conveniente reclutare gli ufficiali tra i giovani che hanno frequentato l'Università, perché in tal modo si recluterebbero - in rita rdo - solo giovani "incerti e con vocazioni in.certe"; non si deve pretendere che l'ufficiale possegga, fin dai gradi inferiori, la cultura necessaria per i gradi superiori. Questo sarebbe contrario al naturale criterio della progressività; si deve invece esigere di volta in volta so]o la cullura necessari a per un determinato livello di comando; non è affatto necessario che i sottotenenti di artiglieria siano matematici o fisico- chimici e che i sottotenenti del genio siano ingegneri. La guerra ha dimostralo che, sul campo di battaglia, anche ai sottotenenti delle Armi "dalle" a poco serve il bagaglio scientifico delle Università e delle Accademie. Certo, a loro potrebbe tornare utile anche la laurea in materie scientifiche: "ma cos'è che non può tornare utile? Tutto è utile; ma qui sifa questione dell 'indispensabile, del necessario ... " 52 ; diversamente dai sottufficiali, gli ufficiali in servizio permanente devono avere un organico ben definito, il cui volume deve tener conto che "essi assicurano la continuità della organizzazione, degli studi, dei comandi. Rappresentano il tecnicismo militare professionale, dal quale deriva la capacità organica specifica della nazione alla guerra in relazione ed in armonia ai.fini politici dello Stato" 5J; è necessario introdurre nella carriera dei sottufficiali in servizio permanente il criterio della stabilità, quindi si deve rendere la posizione del sottufficiale allettante di per sé stessa, in modo che - in linea di massima - chi la consegue desideri rimanervi e non uscirne; d 'altro canto, come qualsiasi altro cilladino, anche il sottufficiale deve avere il diritto cli aspirare alla carriera dell ' ufficiale; perciò coloro che ne sentono la vocazione e hanno i requisiti necessari, devono essere aiutati con borse di studio e ogni altra possibile facilitazione, dando loro la possibilità prima di diventare sottotenenti non di carriera e poi di concorrere all'ammi ssione al servizio permanente; ogni altra strada per aprire ai sottuffidali la carriera di ufficiale sarebbe "illogica e Jàlsamen.te democratica ", perché si tratta di consentire anche ai figli del popolo che ne abbiano le doti il possesso dei titoli necessari per accedere alle professioni, e non già di immetterli nelle professioni senza i titoli indispensabili [così pensava anche il Marselli nel 1889 - N.d.a.]; la carriera dell'ufficiale in servizio pennanente deve cominciare dal grado di tenente, che può essere ritenuto anche un aspirante capitano, il quale compie il necessario tirocinio professionale per diventare comandante cli compagnia, pur senza averne la responsabilità immediata. Tenendo come sempre conto delle necessità di concretamente realizzare i nuovi istituti della Nazione Armata, per il Boccaccia la formula più idonea per formare gli ufficiali in servizio permanente è la rinuncia alle vecchie Accademie e scuole chiuse ed esclusive, per sostituirvi un' unica scuola a
" ivi, p. 94. " ivi, p. 90.
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carattere misto militare - universitaria, nella quale - in piena collaborazione tra autorità uni vers itarie e autorità militari - i sottotene nti di leva vincitori del concorso per ufficiali in servizio permanente frequenterebbero i corsi - te nuti da insegnanti civili - di scienze sociali e pedagogiche, di storia della letteratura anche per la parte militare, di storia militare "(che è inseparabile dalla storia positiva ed economica)", di storia della fortificazione, topografia, scienze naturali ecc .. Naturalmente, tali corsi sarebbero integrati daU' insegnamento delle materie più strettamente tecnico-professionali. Il Boccaccia mostra di rendersi ben conto deJle difficoltà pratiche di una simile, complessa soluzione, indicando tra i numerosi ostacoli "le tra-
dizioni; l'abito disciplinare, che può sembrare debha perdersi nelle aule universitarie; la difficoltà di avere personale insegnante adatto; l'altra difficoltà di accordare autorità scolastiche ed autorilà militari f ... /; gli interessi particolari/ ... /; lo spirito del paese non idoneo a considerare la professione militare alla stregua di una comune pmfessione .... " 54. Ad ogni modo, egli ritiene che dalle vecchie scuole militari a tipo chiuso non si possa certamente trarre il nuo vo spirito della Nazione Armata, e che non vi siano altre alternative "se si vuol sanare il dualismo mortale che mina le istituzioni militari e ne compromette qualsiasi potere effettivo". Tanto più che, anche se si volesse o dovesse mantenere il veccruo mode ll o rli scuola militare a tipo chiuso, sarebbe pur sempre conveniente inviare gli allievi ufficiali permanenti all 'Università per apprendervi le materie non stre ttamente tecnico-professionali, come ad esempio le scienze social i, pedagogiche, matematiche, naturali, storiche. La nuova scuola dovrebbe reali zzare il principio deJla scuola unica per le varie Armi con corsi ed esercitazioni in comune, gli stessi alloggi e circoli ccc .. La sua durata sarebbe di due o al massimo tre anni per tutte le Armi , al te rmine dei quali gli allievi sarebbero promossi tenenti e inviati ai reggimenti, per compiervi altri due anni di tirocinio per comandanti di compagni a; finalmente dopo aver compiuto un terzo anno di tirocinio in Armi diverse dalla propria, consegui rebbero la laurea in scienze militari !introdotta dopo circa ottant'anni - N.d .a.l e verrebbero promossi capitani . Criteri analogru verrebbero seguiti anche per l'accesso ai gradi successivi dei sottotenenti non di carriera, per i quali sarebbero previsti richiami annuali seguìti da una serie di lezioni su argomenti opportunamente scelti, che sarebbero organizzate per loro nelle stesse scuole per ufficiali in servizio permanente. L' iter di studi dell' ufficiale in servizio permanente, da capitano in su, sarebbe completato da: corsi informativi presso le stesse scuole di formazione dei tenenti e capitani, che avrebbero lo scopo di evitare le troppo frequenti dicotomie tra vita e scuola; una scuola centrale unica frequentata ogni due - tre anni, per un mese, da capitani , maggiori e lenenti colonnelli , con partecipazione facolta-
" ivi, p. 97.
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ti va dei colonnelli e generali. Vi sarebbero tenuti corsi informativi a carattere uni versitario, su argomenti d' attualità e a indirizzo pratico; corsi liberi (presso determinate università) di storia politico-militare, scienze economico-sociali e scienze mii itari per ufficiali superiori , integrati da viaggi all'estero ed esercitazioni strategico - logistico - tattiche; un Istituto cli Studi Superiori pre sso il quale i capitani permanenti aspiranti al grado di ufficiale superiore frequenterebbero un corso obbligatorio di scienze militari di 9 - 10 mesi, integrato da esercitazioni; Scuole Superiori Speciali o corsi tecnici superiori (scuola di tirocinio per l'abilitazione al servizio di Stato Maggiore; corsi superiori tecnici di artiglieria, genio, aviazione [l'aviazione al momento faceva ancora parte dell'esercito - N.d.a. I e di gas tossici. Anche se il Boccaccia non lo dice esplicitame nte, par di capire che in una siffatta, fitta intelaiatura di corsi non c' è più posto pe r la tradizionale Scuola di Guena e relativi, cospicui vantaggi di carriera per chi l'abbia superata. Infatti , pur senza precisarne la durata egli afferma che l'abilitazione al servizio di Stato Maggiore più che in una scuola con tutto il suo apparato dovrehfw con sistere in corsi pratic i graduali e successivi presso i vari r.omnndi a cominciare da quello di reggimento, regolati opporlunamente ne i m odi, nei mezzi e nel Jempo. Al termine della serie di tali corsi - tirocin io (dal Reggimento al/'A m ,ata) gli uf}lciali sarebbero uniti a gru/JfJÌ in un corso a carattere più propriamente scolastico presso lo Stato Maggiore detrt:seri:ito, per il coordinamento della car){J1·ità loro nella tecnica di quell'organo del comando che si denomina "Stato Maggiore ... " 55
Nessun cenno, quindi, alla Scuola di G uerra come formativa degli alti gradi dell ' esercito, frequentata da una ristrella élite di ufficiali pre via severa selezione tramite concorso basato sui sol i studi, ccc ... ---0---
Dopo aver indicato nel particolare il nuovo sistema scolastico rniliLare, le finalità di cia"cuna scuola, la durata e le materie d' insegnamento princ ipa]j dei corsi, il Boccaccia si sofferma con una certa ampiezza anche sul modo di insegnare, cioè sulla didattica militare: argomento toccato, ma non sufficientemente sviluppato in precedenza, anche se di fondamentale impo1tanza , perchè l'esercito delineato dal Boccaccia in tempo di pace non è che una scuola per tutti i gradi. Premesso che la didattica in generale "è quella parte della pedagogia che si occupa dell 'insegnamento", la didattica militare "è quella parte della pedagogia che, inteso il fa tto educativo militare, ne governa Lo svolgimento (o lo attua) in armonia alle leggi razionali del lavom"' 6 • Mentre la didattica in generale fissa il [me della scuola, la materia da insegnare, la
" ivi. p. 109 . .-. ivi, p . :129.
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metodica con cui trattarla, l'organizzazione della scuola stessa, il grado e tipo di cultura richiesto dall'insegnante, 1a didattica speciale (tale è anche la didaUica militare) considera il valore formativo delle singole materie soprattutto in rapporto alla specifica educazione (generale o professionale) da fornire, indicando la relativa metodica d'insegnamento. ln tutti i casi i criteri didattici devono tener conto delle condizioni fi siopsichiehe degli educandi, di tutte le caratteristiche della scuola e del modo con il quale la psiche degli educandi funziona nella societù scolastica, degli ambienti sociali da cui gli educandi provengono, della conoscenza dei compiti o attività ai quali gli educandi devono essere preparati , della conoscenza delle materie d'insegnamento e delle norme didattiche teoriche e pratiche. In quanto didattica speciale, la didattica militare individua il modo migliore di creare nei singoli gradi la capacità tattica, in misura corrispondente al ruolo di ciascuno. Detta capacità tattica, per tutti fondata "sulla capacità nelt'azione a valutare, decidere, operare", può essere definita "l'attitudine e l'abitudine ad agire in combattimento a norma di buon senso, valutando con rapidità e giustezza il valore relativo e le reciproche dipendenze dei fattori tattici, risolvendo sul da farsi con calma e fermezza senza preoccupanti pensieri di possibili responsabilità; operando con vigore e.fede sino allafine, usando le armi assennatamente e.fortemente, secondo ciò che la tecnica ha insegnato e le circostanze tattiche consigliano" 57 • Segue un dettagliato esame di tutte le componenti di tale capacità, indicate negli scritti precedenti . Particolare interesse rivestono le considerazioni del Boccaccia dedicate al metodo d' insegnamento e alla sua applicazione nell'istruzione delle reclute. Agire con metodo s ignifica "agire con senno ed in ordine adeguati al fine che l'azione si propone"; il metodo è dunque "la coordinazione razionale ed attiva degli elementi costitutivi della scuola onde il lavoro di essa riesca armonico e proficuo". Il suo requis ito fondamentale è la flessibilità, cioè la capacità di adattarsi rapidamente ai vari tipi di scuole e alle peculiarità di ciascuna. Un buon metodo forni sce parecchi vantaggi: consente all'insegnante di valutare le proprie forze e di adeguarle al lavoro da svolgere, elimina incertezze, prove, riprove e deviazioni che sono frequenti in chi non ha una visione chiara della strada da seguire, facilita e rende sicure e rapide le attività, evita sprechi di mezzi e energie, consente di utilizzare bene esperienze e apporti altrui. I metodi didattici caratteristici sono due: espositivo (deduttivo, formale, dimostrativo o teorico) e intuitivo (induttivo, sperimentale o pratico): "giova ricordare che v'è differenza di significato tra metodo didattico e metodo logico. il metodo logico è quello che seguono le menti già adulte e.formate nella ricerca e nella organizzazione scientifica; è - come si sa de duttivo e induttivo. Il metodo didallico è quello invece che si applica nelle scuole formative, ove si insegna e si attua il concetto che insegnare vuol dire comunicare ad altri La verità già scoperta".
" ivi, p. 332.
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Il metodo espositivo o formale è comodo e spiccio e per questo molto usato. Consiste nell a semplice esposizione della materia da parte de ll ' insegnante, che spesso legge senza akun ausilio didattico. Anche se può causare facilmente la disattenzione, la distrazione, l'indifferenza e persino l ' insofferenza, se ne fa un uso troppo frequente in ambito militare. Il metodo intuitivo o induttivo o formale è invece basato sull' insegnamento visivo (a1111i , strumenti , le1Teno, c ine matografo ecc.) e fa appello a tutti i sensi del soldato, per dedmTc dalla natura stessa del mezzo usato e illustrato le norme per il suo più corre tto impiego; pertanto è il più naturale e il p iù adatto per il soldato, la cui scuola deve essere scuola di cose. li metodo misto o attivo combina il procedimento espositivo e quello induttivo; pertanto "è il solo che possa svegliare la spontaneità, la curiosità, l'attenzione; insomma, mettere in moto"~x. Come affenna il Regolamento d 'esercizi per la fanteria del 1914, l'istruttore che lo adotta riesce a superare facilmente le dinìcoltà e a facilitare l' appre ndimento "con la calma e
con la pazienza nell'ammaestrare e nel correggere, con le spiegazioni chiare, semplici e brevi efacendo largo uso de ll'insegnamento per imitazione !metodo di base adottato anche nel 1975, c ioè oltre sessant'anni dopo - N.d.a. I. Il Boccaccia distingue ancora Ira il metodo e il procedimento: qnest' ultimo consiste nell'applicazione del metodo che a giudizio dell ' insegnante è di volta in volta più adatto a una data situazione risultante dal complesso de i fattori educativi de l momento. E qui egli opportunamente c ita l' "Addestramento della fanteria al combattimento" - Voi. I del 19 14, il quale prescrive che ogni comandante sia lasc iato libero di scegliere il metodo di addestramento che ritiene più adatto per i re parti dipendenti, tenendo presente che nell'applicazione del metodo prescelto è necessario: a) mantenere e sviluppare le ener~ie individuali allo scopo di trame il miglior pro.fitto nell'azione collettiva; b)pretendere solo quanto è strettamente indispensabile. ma esigerne se,npre la perfetta esecuzione; e) curare la varietà de~li esercizi e interromperli con opportuni riposi per non .lilancare troppo il soldato; d)condurre le truppe in piazza d 'armi solo quanto basta per.facilitare l'insegnamento delle posizioni, dei rnovimellli, dei movimenti elementari e del meccanismo di manovra. 01tenuto questo intento, manovrare costantemenle in terreno vario "'·
11 modo con cui l'insegnante comunica con g li aJlicvi può essere individuale, simultaneo, mutuo e misto. Con il modo individuale l'istruttore s i ri volge individualmente a ciascun allievo; è il più efficace, ma può essere adottato solo quando i discenti sono pochi e il tempo non fa difetto. Con il modo simultaneo l'istrullore si ri volge contemporaneamente a lutti gli
" ivi, p. 364. ,. ivi. p. :no.
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allievi; è molto meno efficace del precedente e richiede molta abilità nel!'istruttore. Quando si applica il melodo indirello o mutuo i discenti si aiutano l'un l'altro nell ' apprendere la lezione, oppure l' insegnamento è svolto dai migliori scohui in precedenza istruiti dall'insegnante stesso, che assegna a ciascuno di essi un gruppo di condiscepoli da istruire sotto la sua sorveglianza. È adottato quando gli scolari sono troppo numerosi; costa più fatica e ponderazione di qualsiasi altro. Vi è infine il modo misto, che potrebbe essere assai vantaggioso se si riuscisse ad avvicinarsi all ' individuale e a completare, precedendolo, il simultaneo. L'insegnante deve: a) sapere ciò che è necessario insegnare (cioè essere colto); b) sapere come insegnare (cioè conoscere e applicare bene il metodo); e) sapere la ragione di quanto fa (cioè rendersi conto delle finalità del metodo). Non è sufficiente che sappia solo ciò che deve insegnare; basterebbe una sola domanda un po' fuori dal seminato per metterlo in crisi compromettendo il suo prestigio. Oltre alla cultura professionale, è inoltre necessario per l' ufficiale un buon livello di cultura generale. Quest'ultima è "cultura di umanità e di solidarietà sociale" , perché dà ali ' individuo "una comprensione più alta e completa della vita e del siinificato ideale del lavoro", gli consente "un'attività fervida e fruttuosa" e lo aiuta a comprendere bene il valore e l' importanza delle varie professioni , perché non può progredire una società nella quale dette professioni si ignorano o si combattono. Il Boccaccia elenca anche una serie di precetti didattici riassuntivi per l'insegnamento, che non hanno età: tener sempre presente lo scopo dell'insegnamento; non s'impara per la scuola ma per la vita; l'arte dell'educatore consiste in buona parte nel saper destare la curios ità e l'interesse; chi vuole educare l' uomo deve prima conoscerlo; assecondare l'indole del popolo; educare all ' attività e alla puntualità; evitare l' uso di espressioni antieducative come ,ùle "venti precise" o "è vietato assolutamente" (le venti sono le venti; ciò che è vietalo è vielalo); quando si deve, si può; "non chiedere più di quello che uno puà dare, né proibirgli nulla oltre la misura delle sue forze" (Rousseau); porre il centro dell'insegnamento nella cerchia dei mediocri; conlano più gli esempi che le parole; lode e rimprovero sono termini correlativi; per elevare l'animo dei soldati è utile lrovare comunque motivi di lode (Napoleone diceva che se anche i soldatj si sono dimostrati codardi bisogna chiamarli eroi, per renderli tali); l'uomo non si educa con la paura; "qualunque esperienza disciplinare si usi, il vero mezzo è sempre uno e uno solo: il consentimento dello scolaro: l'interiore conformarsi dell'alunno al maestro, cioè al maestro suo, da lui riconosciuto degno" (Lombardo Radice); di conseguenza i mezzi disciplinari, quali che essi siano, hanno bisogno che nel soldato siano ben presenti il concetto del dovere e la stima per il superiore. Questi precetti vanno applicati con particolare cura all 'istruzione e educazione delle reclute, alla quale il Boccaccia dedica non poche pagine del libro (oltre 50) affrontando tuttj gli aspetti del problema. Come sempre, anche in questo caso il risultato dell'opera educativa dipende dall'armonica comhi nazione dei quattro elementi di base: gli allievi, il fine (che
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si concreta nel programma), il tempo, il maestro. Sul fine e il maestro vale quanto detto prima, con particolare riguardo al fatto - ben noto anche prima della guerra 1915-1918 - c he "per le condizioni del combattimento odierno sono, ancor più che per il passato, di massima importanza l'istruzione e l'educazione individuale". li programma da svolgere è riassunto nello specchio in Allegato F. Il tempo è di 8-12 settimane, pe riodo assai breve per i paramenti di g iudizio dell'epoca; ma qui il Boccaccia ricorda che il giovane ormai giunge alle armi con un hagaglio di conoscenze generali assai maggiore di quello del passalo, che lo rende meno indi vid ualista e lo predispone ad apprendere con facilità. Senza contare che, per la parte militare, dovrebbe apprendere parecchie nozioni elementari dalla scuola premilitare: prova ne sia che "la classe del 1901, la più sbattuta delle classi dalle passioni politiche e la più investita dalla propaganda avversa all'ordine costituito, ecco che si dimostra la più sensibile alla scuola militare e dà di sé prove che meravigliano gli stessi più ottimisti" 6(). Sempre a parere del Boccaccia, occorre anche tener conto che, dopo il ciclo di insegnamento elementare iniziale, il soldato pert·eziona la sua istruzione per tutta la restante ferma, avvalendosi anche dei progressi della didattica militare, la quale "non è più quella rigidamente formalisti('(l ed r!mpirù:a di u.n. tempo". Il ritratto che il Nostro fa del tipo medio della recluta appena giunta alle anni rispecchia i ben noti pregi e difetti del popolo italiano e può dirsi non molto diverso da quello che potrebbero tracciare della recluta del secondo dopoguerra coloro che l'hanno conosciuta.L' istruttore deve sforzarsi di conoscere presto e bene ciascun suo allievo, ponendo la prima premessa per rendere più proficuo il suo insegnamento. Ad ogni modo, il tipo medio di recluta italiana del tempo presenta le seguenti caratteristiche: ha huona salute, che va mantenuta e rafforzata con l'equilihrio tra nutrizione, esercizio ed igiene, facendo però attenzione ai casi particolari nei quali tale equilibrio si rompe; "è affetto da una certa sua scompostezza, che è prima spirituale e poi fisica". Prima di tutto con l'esempio dei superiori, tale scompostezza va eliminata sosti tuendovi J'agililà dei movimenti, la compostezza, la disinvoltura; non ha un aspetto molto imponente: " se ne va per le vie, o sta per le piazze, modesto, semplice, discreto, senza pose e senza fumi". Poiché il militare non deve più possedere lajattanza di un tempo, basterà renderlo cosciente dell' importanza e dignità del servi zio militare, rendendolo spontaneamente disinvolto e dignitoso; si esprime volentieri nel suo dialetto e male ncJla lingua italiana. Tenendo però presente che il soldato deve saper fare più che saper dire, più per dignità nazionale che per necessità tattica occorre abituarlo ad esprimersi in buona lingua italiana, visto anche che così prescrive il regolamento di disciplina;
•• ivi, p. 429.
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"ha tutte le attitudini alle abilità che gli si vogliono fornire, ma nessuna abilità". Anche se la scuola militare tende a mutare questo stato di cose, si tratta di fornirgli il grado di abilità necessario per le esigenze mililari; è intelligente ma povero di idee, di conoscenza di cose e di rapporti tra le cose. Perciò occorre aiutarlo ad acquisire una conoscenza ricca e ordinata delle cose, cioè ad aumenlare il suo patrimonio di idee; - ha poca memoria, soprattutto perché nella vita civile non ha necessità di ricordare molte cose. Occorre, pertanto, svilupparla nella misura richiesta dalle esigenze militari; manca di attenzione, che è la qualità meno forte in lui. A sviluppare questa qualità tende, peraltro, tutta la scuola; ha fondo morale buono e sentimenti altruistici latenti che vanno sviluppati, perché sono l'essenza della vita militare; è facile ai contagi del riso, della noia, della tristezza, dell'entusiasmo, del panico, della gioia ccc .. Sono doti in chiaroscuro, delle quali bisogna sviluppare quelle positive attenuando quelle negative; ha desideri molteplici e quindi contrastanti, che non favoriscono i moventi della forza cli volontà. Si tratta quindi di sviluppare in lui il senno e una forza di volontà sicuri e maturi; a giudicare dalle "rumorose manifestazioni contrarie, così comuni e note", sembrerehhe che la nostra recluta non abbia alcuna vocazione militare; ma i giovani hanno una naturale inclinazione alle armi e amano le collettività vigorose, sane, sportive, quindi l'avversione alla vita militare è da ritenersi formale, artificiosa e determinata da vecchi e diffu si pregiudizi conlro la vita militare. Tali pregiudizi vanno dissipati, ri svegliando nelle reclute la vocazione militare latente e convincendoli della hellezza e necessità della disciplina; per diverse ragioni , il giovane è poco zelante: "lo zelo è tuttavia indi5pensabile, anche come antidoto a quel certo che di forzato, aleif?iante intorno ed entro ai reparti". Per svilupparlo occorre l'esempio più che la parola, la serenità che rende il lavoro gradito, la misura che previene la stanchezza e l'avvers ione. In conclusione, poiché a vent' annj il carattere non è ancora formalo, ali' intelligenza manca la maturità e alla volontà la tempra, tutto l'ordinamento scolastico militare deve concorrere alla formaz ione del carattere del giovane, dandogli "quel tanto di carattere militare che ai cittadini è indispensabile perché abbiano la solida capacità morale richiesta per l'adempimento al dovere militare". Meritano una breve sottolineatura anche altri argomenti, a cominciare dal la necessità primordiale di vincere un ostacolo primario per il successo dell'educazione militare: l'avversione alla vita militare già molto radicata nelle famiglie e favorita dalla propaganda politica e sociale contro le istituzioni militari. Questa avversione man mano si attenua nella maggioranza, ma non scompare mai del tutto; "sempre il soldato rimane un po · insofferente della caserma; egli aspira febbrilmente alla propria casa, alla propria vita borghese, alla licenza, al congedo; è, questo, uno dei
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principali argomenti dei discorsi tra compagni e con borghesi". Le apparenze formali non devono far dimenticare questa realtà, che va combattuta anche con il metodo didattiw attivo, sacrificando qualcosa del tradizionale formalismo. Anche per questo, per vincere radicati pregiudizi, il Boccaccia torna sulla sua vecchia idea di aprire le caserme al popolo. In secondo luogo, egli insiste sull' importanza educativa dell'ambiente e quindi dell'ambientamento iniziale per la recluta, visto che "il primo insegnante della recluta è l' ambiente scuola, ossia la caserma". Nell 'ambito della caserma, acquista particolare rilievo la compagnia nella quale le reclute sono istruite a parte in un plotone reclute. Al momento, invece, le esigenze di ambientamento non sono tenute ben presenti: le reclute arrivano, ed è in tulli la preoccupazione di non perdere tempo, quindi, in fretta, al magazzino, dal sarto, al bagno, dal medico: vestizione, vaccinazione, istruzione: sei, olio, dieci ore in moto, in lavoro, .fin dal primo giorno. Troppo. Bisogna che chi arriva nuovo in un ambiente tanto diverso da ciò che conosce, vi si possa orientare con una certa calma; bisogna che, innanzi tutto, prima di lavorarvi, si famigliarizzi con la nuova famiglia, con quella che sarà. da allora in poi la sua jàmiglia [. .. ]. Ora, le nostre rn:lwe, dopo due 1nesi che sono nella casenna non vi si sono wu:om oritmtntP: sono sempre delle cappelle: rimane ad esse della indeci.vùme, dello stordimento dei primi giorni .... 6 1
Per evitare questi inconvenienti bisogna prepararsi in anticipo a riceverle bene; le liete accoglienze non bastano, è necessario rammentare a tutti "i loro doveri verso i giovani {Jarenti che si aspettano, affinché non accada che l'opera del capitano sia sciupata da cattive volontà o da ivwranze". Dopo il loro mTivo al corpo vanno dedicati due o tre giorni solo al loro ambientamento, alla conoscenza delle persone e della casa (cioè della caserma e delle sue infrastrutture), con l'intervento anche del rnmandante di plotone e di compagnia che le accompagnano: "se non si fa cosi, la recluta vede e impara con l'occhio e con la mente dei vecchi pregiudizi dei soldati anziani; impara delle inesattev.e e delle falsità, con danno vicino e lontano" 62• Con questi caratteri , il libro Pedagogia militare ha il merito di rispecchiare come pochi altri i problemi della caserma e del servizio militare prima e dopo la traumatica esperienza della guerra, con molte considerazioni e proposte condivisibili, dalle quali emergono uno spirito riformatore e un'aperlura alla società civile altamente apprezzabili. Tullavia il nucleo centrale del libro, incentrato sulla problemalica organizzativa della Nazione Armata, se da una parte rispecchia e traduce in pratica un'oggettiva esigenza di rinnovamento, dall'altra suscita molteplici interrogativi, riassumibili in uno solo, assai semplice: se l'ambiente scolastico c ivile del tempo era quello descritto dal Boccaccia, se nella soc ietà erano ancora così radicati i vecchi pregiudizi antimilitari, se la recluta che g iungeva alle armi
. , ivi, f).4 ·n.
., ivi, p. 433.
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avrebbe dovuto modificarsi profondamente nel modo da lui descritto, era realistico trasferire in prevalenza alla società e alla scuola civili la fondamentale funzione educativa militare, che prima della guerra veniva svolta dai Quadri addirittura in sostjtuzionc della società e della scuola pubblica? ln altre parole, proprio in un periodo di crisi acuta dei valori militari come era l'immediato dopoguerra, secondo il Boccaccia l'ufficiale avrebbe dovuto tutt'a un tratto rinunciare in gran parte alla sua ormai tradizionale missione educativa, tanto esaltata e giudicata insostituibi le dallo stesso Boccaccia - e da molti altri - prima della guerra. Come se la teoria - secondo g li insegnamenti dello stesso Boccaccia - per essere valida, non dovesse fondarsi su una realtà concreta e ben configurata, senza mjti o speranze. Con la Pedagogia militare, che rispecchia i suoi prevalenti interessi culturali e di comanda nte, l'opera del Nostro raggiunge l'apice. Per ovvi limiti di spazio possiamo solo accennare ad altri scritti del dopoguerra, come l'articolo Logistica e fisiologia del 1924 63, nel quale mette bene a punto un moderno concetto di logistica dimostrando che in essa sono ben presenti le due funzioni fisiologiche della nutrizione e della motilità, quindi non è altro che ''fisiologia delle collettività militart'. Perciò, giustamente contesta l'affermazione del generale Marselli che la confonde alquanto - così come fa il suo primo teorizzatore Jomini - con il servizio di Stato Maggiore M _ Notevoli anche due suoi interventi del 1925 sulla disciplina e sull' istruzione mjlitari in un ciclo di conferenze per studenti militari organizzato a cura del " Gabinetto di Cultura della Scuola di Guerra" e dell'Univers ità di Torino, nel quale in buona sostanza riprende argomenti già trattati nella Pedagogia militare e in precedenti studi 65 • Da ricordare anche, nel 1925 - 1926 , il libro Italia Avanti! (dedicato a vari argomenti, nel quale si nota l'intento di presentare la guerra mondiale come conclusiva del Risorgimento nazionale) 66 e la prefazione al Breviario dell'educatore militare di un suo allievo e seguace, il ten. dott. Oete Blatto 67 • Nel 1930 esce un'edizione speciale della celebre e più volte riedita Guerra e la sua storia (1875) del generale Nicola Marselli, magistralmente curata dal Boccaccia con ampio profilo biografico, bibliografia e note critiche 68 • È il canto del cigno del Nostro e rimane tuttora il più vali-
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Torino. Schioppo I 924 (Estrailo da «A/ere Viammam » n. 9/ 1924).
.. Sul concetto di logistica di Jomini, assa i lontano dal significalo alluale, Cfr. il cap. JI del Nostro citalo Pensiero militare e navale ccc. - I Voi. - Cfr. ino ltre Rotti, La logistica dell'Esercito Italiano ( 183 1- 1981) - Voi. I (183 1-1 861 ). Roma, SME - Uf. Storico 199 1 (Introduz ione). "' Gabinetto di Cultura de lla Scuola di Guerra, Saggi di scienza militure per uso degli studenti universitari (Confe renze tenute da Insegnami della Scuola di Guerra alla R. Università e alla R. Scuola d'Ingegneria a Torino · febbraio I marzo 1925), Turino, Schioppo 1925, pp. 17-8 1. "" Cfr. Roccaccia, ftalia Avanti! Torino, Schioppo 1925. ''' Cfr. Ten. Cui. Doli. Oete Blatto, Breviario del/'Fducatore militare (con prefazione del Col. Epimede Boccacciu), Torino. Schioppo 1926. "" Cfr. N icola Marselli, La guerra e la sua sloria / 1875] ,,d izione ·'l ''":ia/,, con Profilo Riografico
del Marselli e noie u cura del Col. E. Boccucciu, Torino, Sclùuppo 1930.
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Ferruccio Rotti
do contributo alla conoscenza di un autore del secolo XIX al quale il pensiero militare italiano successivo deve molto. L'interesse del Boccaccia per il Marselli non è casuale: anche se esplicitamente non concorda con taluni passi della Guerra e la sua storia, si trovano frequenti e impo1tanti analogie tra il suo pensiero e i contenuti sia di quest ' ultima opera che della Vita del reJ?J?imento <>'\ un altro libro famoso del Marselli. In merito, è sufficiente ricord,u·e: l'esercito visto come specchi o della realtà sociopolitica di un popolo in un dato momento, e dunque l' esigenza primaria di un raccordo tra l'Istituzione militare e una società nella quale lo spirito militare sia coltivato prima di tutto nel popolo stesso; la di sciplina militare basata sulla persuasione, sulla solidarietà, su valori comuni condivisi da tutti i gradi e non estranei alle regole della società civile; la nuova figura dell' ufficiale e sottufficiale e i principi della loro formazione; la necessità di rin novare le strutture militari e di un' organizzazione addestrativa e didattica più razionale e moderna; la conseguente importanza della pedagogia e psicologia militare, materie delle quali il Marselli - per questo citato dal Boccaccia - ha intravisto per primo l'importanza, fino a sostenere che la pedagogia militare non dovrebbe più essere parte dell'organica, aprendo così la strada alle teorie del Boccaccia.
V - Conclusione: un nuovo modo di fare storia Come quella di tutti gli scrittori militari, anche l'opera del Boccaccia ha luci e ombre; a quest' ultimc abbiamo già accennato nell'excursus compiuto, man mano che se ne è ri velata la necessità. In estrema sintesi, tra le teorie e proposte del Boccaccia - spesso assai avanzate - e la realtà del problema militare italiano dei tempi nei quali le elabora vi è una distanza in taluni casi eccessiva, che probabilmente ne ha ostacolato la piena realizzazione fino ai nostri giorni (ci riferiamo in particolar nodo alla Nazione Annata e/o alla nuova impostazione del sistema scolastico militare proposte nell ' immediato dopoguerra). Per contro non gli si può contestare il merito di aver fornito un modello ideale di riferimento (spesso tutt' altro che sorpassalo, almeno nelle linee portanti) sia per la vita quotidiana dell ' Esercito, per i rapporti tra i vari gradi ccc., sia per la ricerca dell' operatività ed efficienza. Lodevole e da ricordare anche la sua insistenza sulla capacità tattica e sui vari fattori da considenu-e per raggiungere huoni traguardi addestrativi, che fanno della tattica stessa - così come dell'addestramento individuale al comhattimento - non una mera questio ne tecnico - operativa (come anche oggi si tende a pensare), ma una sommatori a di componenti di vario segno nella quale acquistano rilievo i fattori morali, insieme con tutto il lavoro e le metodiche didattiche miranti a re ndere sia il soldato che le unità, delle pedine ricettive per i messaggi, le predisposizioni e gli impulsi puramcn-
~' Cfr. Nicola Marselli, la vi/a dt:I reggimento, Firenze. 13arbèra 1889.
Gli scritti del generale Roccaccia ( 1907-1930)
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te tec nici . Conoscere tutti gli accorgimenti tecnici per un corretto impiego <li un'arma o di un'unità sì, ma con quale spirito e per quali scopi? Questa è la filosofi a spicciola che traspare dalle sue pagine. Di pedagogia e psicologia militare abbiamo già parlato a sufficienza, fino a rendere pressoché superfluo ricordare che egli rimane il più profondo - anche se no n l' unico - cultore della materia 711, con considerazioni in gran parte attuali che meriterebbero di essere riproposte, anche se come già detto, queste discipline teoriche non possono tuttora essere considerate come pa,ti autonome dell ' arte della guerra. Alle incontestabili idee del Boccaccia sulla vera disciplina ed ed ucazione militare, tuttavia, si potrebbe obiettare che la realtà strategica, tattica e ordinativa della prima guerra mondiale ha imposto non solo nell'Esercito Italiano una disciplina assai rigida e fondamentalmente coercitiva del tutto estranea alle sue teorie, mentre anche il definitivo accantonamento della Nazione Armata a fine secolo XX potrebbe far ritenere ormai "datate " parecchie sue considerazioni legate a tale modello. È vero, se mai, il contrario: in effetti , sia pure in maniera indiretta gli scritti del Boccaccia aiutano a capire che cosa è stata veramente la grande guerra, perché la Nazione Armata (nel suo significato autentico collo dal Boccaccia stesso) specie ma non solo in Italia non è mai stata realizzata, e infine, qual è oggi la base storica dalla quale bisogna partire per impostare con criteri appropriati l'educazione e istruzione del volontario, evitando il pericolo di renderlo un mercenario. Della prima guerra mondiale bisogna semplicemente dire che la sua strategia di logoramento è stata spesso una non - strategia, perché antitetica al criterio di base (sottolineato dallo stesso Boccaccia) che governa non solo strategia e tattica, ma qualsivoglia azione umana: ollenere il massimo risultato con il minimo .~forzo. Come s i deduce anche dagli sclitti del Nostro, il soldato deve avere fede, deve credere nel successo della sua azione e della sua m.issione, deve credere nell a leadership e ave re huone chances di sopravvivenza: ma questo in molte fasi della grande guerra non è stato certamente possibile assicurarlo, di fatto capovolgendo la norm ale logica strategica, con l'ollenere il minimo risultato col massimo sforzo. Ecco perché gli insegnamenti del Boccaccia e gli aurei suoi concetti <li discipl ina (anche oggi di piena attualità) si sono rivelati di diffic ile o impossibile applicazione in que lla realtà strategica. La disciplina coercitiva che ne è derivata, avrebbe potuto essere evitata solo adollanclo de lle strategie e delle strutture di qualità, sul tipo di quelle - puramente ideali - che sono sullo sfondo della disciplina nel concetto del Boccaccia. Simi lmente, se la Nazione A,mata sul modello svizzero non è mai stata adottata altrove pur presentando in linea teorica dei lati militarmente e socialme nte assai interessanti, iJ motivo è estremamente semplice:
m
Si veda, in merito, la bibliografia in appcndit:c <11 giil <.: Ìlillo llreviario d ell 'educatore mili1an1 di
Octc Hlano.
56
Ferruccio Bolli
l' Italia non è mai stata la Svizzera, lo spirito nazionale e militare notoriamente non è mai stato molto diffuso in un popolo che pure - accanto ai difetti - ha anche tanti pregi . Come lo stesso Boccaccia non si sta nca di ripetere, la Nazione Armata deve basarsi su virtù civiche assai sviluppate, su valori morali comuni molto diffusi nella società, dai quali poi derivano le virtù militari del cittadino - soldato. Quindi la fattibilità delle sue teorie va definita caso per caso, perché direttamente proporzionale al reale livello di virtù civiche e militari di un dato popolo (e quindi di un dato esercito) in una data fase storica; anche la durata della ferma e il tipo di reclutamento (di leva o volontario) deri vano da tale proporzione. A sua volta, l' odierno servizio volontario è tanto meno soggetto a diventare mercenario - e tanto più conserva elevato spirito militare - quanto più è elevato il livello in questione. Non renderemmo piena giustizia all 'opera del Boccaccia se ne limitassi mo le ricadute ai problemi atluali dell'educazione militare: in realtà le sue pagine sono arn.:he un invito a riconsiderare un sano concetto di storia e cultura militare. Nel 1922 scri ve che "la storia è l'azione collettiva sociale[. .. ] è la coscienza medesima delle {?enerazioni che ci hanno preceduto; coscienza del passato integratrice di quella presente", la quale dunque non può essere trascurata. Ne discende un'esortazione che merila di essere al centro dcli ' odierna form azione dei Quadri: si ritoma. in questi tempi. a intende re il grande valore della culrura professionale. Ora noi dovremmo, seg uendo la huona tradizione italica, riallacciare gli studi relativi all 'ane della guerra ad un pensiero culturale più largo di quanto non si sia accennato a.fare di recenle. Con ciò riprenderemo la via magnifica che tracciarono a noi gli scrittori militari italiani dopo l'epopea napoleonica, specie napoletani e piemontesi, dei quali sarà da discorrere poi, con sicuro vantaggio della rinascita della cultura mililare in Italia. In tal modo polremmo fors 'anche interessare a simile cultura gli scrittori d'altri campi, che ci guardano con sospet/0, come se nel campo noslru ogni buona semenle di sapere dovesse isterilini pe 1· colpa di insanabile misoneismo pnifessionale 7 1•
Gli obiettivi della nostra storia del pensiero militare del secolo XIX 72 coincidono con quelli indicati dal Boccaccia, il quale dà anche un chiaro segnale per il superamento dell' histoire - bataille ben raccolto ed esplicitato dal suo allievo Oete Blatto, là ove giustamente lamenta che le storie militari del momento, "dense di nomi, zeppe di cifre, ben munite di allegati e illustrate da carte, tacciono per lo più, dell'uomo gregario, della massa che ha operato e tacciono, soprattutto, dei motivi interiori che
" Boccaccia,
u.1 Storia maestra della vita!,
in «Quaderni della Rivista Italiana Militare» [perio-
dico mensile di hrevc vita, da non confondere con la Rivista Mìlilare edita da SME - N.d.a.], VIII aprile 1922, pp. l-2. 17
Cfr. Botti, Il p,m.~·iero militare e ,u,vale italiano della Rivo/uzio ru.~ F rance.•w olla pri111a guerra
111n11dio/e - Voi. I (Cit.) e Voi. Il ( 1848- 1870), Roma, SM 1:i - l Jf. Storico 2000.
Gli serilii del generale Boccaccia ( /907-1930)
57
l'hanno sospinta ad operare". Sono storie di Capi che trascurano "lo strumento", cioè le masse combattenti; né indagano sulle ragioni per cui lo "strumento" molte volte non ha risposlo, o risposto imperfettamente. Questo perché non v'è ancora una sloria della disciplina militare, che è come dire un grande capitolo della storia pedagogico-m.ilitare. Ve ne sono tante, invece, delle anni da fuoco, delle armi sussidiarie di ojfesa!difesa, ecc.. t:ppure. a mio giudizio, se togliamo alla sLoria militare il suo motivo centrale, l'uomo, con turri i suoi bisogni ideali e materiali [. .. ] essa ci apparirà nulla di più di una galleria di quadri che il tempo ollraggia, ogni giorno di più ·11•
A quesle auree parole si potrebbe aggiungere che è ora di percorrere una strada diversa anche quando si tratta di fare la storia del sistema scolastico militare, troppo spesso ridotta a una sequela di provvedimenti e dati slalislici, i quali trascurano proprio ciò che è più importante: gli scopi, i criteri, le esigenze che di volta in volta hanno suggerito determinale riforme e i loro risultati effettivi nella formazione dei Quadri. All'i1ùzio del 2000, rimane dunque parecchio da lavorare nella direzione indicata dal Boccaccia e dal Blatto. Questo scritto vuol essere solo un primo conlribulo, che è sperabile non rimanga solitario.
" l:llatto, Breviario dell'Educatore Militare (Cit.), pp. 147-148.
59
Gli scritti del generale Boccaccia ( /907- /930 )
Allegato A FATIORI DA CONSIDERARE PER OGNI SINGOLO TERMINE DEL PRORLl.:MA TATIICO (1913)
sif.:n(fica il proposito di chi assegna il problema o il 1. Scopo { mandato, o il compito. ,. . { complessiva. nella quale s'inquadra la 2. S1tuazmne . . . l are, de 1meanle bl partu:o t1 pro ema.
. . Quantitativa
3. Forza ...
Qualitativa
Numero e specie dei comhallenli e loro ordinamento. . . Armamento e meccanismo di { manovra. etica (è il risultato dei costumi della legge morale del Comandante popolo cui I' esercito appartiene)
Presente
Concorrente
(con-1
continxente dizione di spiri- C b . . om attenti t o c h e agisce nel problema) 1. Aspetto altimetrico a) Carattere
generale
2. Copertura Perrnrrihilità
b) Viabilità:
4. Terreno . .
rete
Ordinaria classificazione stradale ferroviaria tramviaria { aulomobi listi ca Aerea (eventualità da tenersi presente)
e) Canalizzazione acque
d) Vegetazione e Coltivazione e) Abitati f) Risorse /.:) Opere di fortificazioni e possibilità e facilità di lavori fortificati
Spaziale - Cioè, durata delle operazioni 5. 1ìempo ... { M . eteonco
Gli scritti del generale Boccaccia (1907-1930)
61 Allegato B
RIPARTIZIONE DELL'ARTE DELLA GUERRA
Perso...lt
Ln massa. . ) gra,/aa/i di lr•ppa. 1 IJ"nd,., · sottufficiali di carriera. / rifflctali.
Heclutameuto
I
A.
~I
(1917)
Comando. Ordi·
~'ruppe.
nam6nto
fiorvizi.
H
Stabile I (immo/Jili)
Ì
J''ortiljnr.ioni - 0&84lnne - Magazzini - 0 ipocla.li - S&abillmoaH di. produ1lono Pia,;,so d'armi e terreni di m11n<•na • Poligoni <li t iro .. Vie di comunic11,sio11t.
1• Il.
ORGANICA
•ueriale
Mobile
Arral - Mun laio11i .. Ve&toY4.glie .. Veafo,rlo o ,~orredo .. Equipa~ia111em.to e arNM.lNmento • GJteer,nlllggio e mobilio - Regolàmenti, ca.rto
topOKrwflche, 1111tAmpaU e cancellerln. - Moszl
7.
ùi. troporto.
Orùinaria. Rimonta
I
I TI.
Hlraordinaria.
Assetto d{,lla difoaa terriloriale.
c.
Circoacrbione militare lerriloriaJ... Servith militaro.
Terreno
Comunioa~ioni.
\ I prt.elpli.
PEDAGOGIA MILITARE } Colhra profeB•
[
Di1ciplinaro
slonale.
Toooioa
(•••co•i•••l
(iJJlr1111011c)
Studi poi 1tico-mllitarl. Plani d'c,;oe.ra~ione.
III. S'fltATEOIA
•oblllta,;•.one. Radunati!..
Sell.leram ,11to Ktrategico. Ordini 11'operulone.
Organi P"I fun·
zlona111ento del ~1 ,bi.
Diretlivi. Eseeu~ivi.
IV. S 1rnjtl\rio - DI Comrul•sari11to (voitoTagliamei:ato, Cbie, .,.eefo,riu
LOGI81'ICA
Ser, izl
od equipHggiamento) • D'arliglieriA - Del paio - V•torin1:rio
- Tol•gr•fico - Po.tale - Della tappe - Del lraoporli - Del!• mauutonzlono 14tradale.
V.
Grande f.attiea.
TATTICA
Pleeola 1;atileL
PROSPETIO ( o«TESTO PSICOFISICO») Sensibili -
I Percezioni
Intellettuali
Corporei -
Visive, auditive, tattili, gustative, olfattiYe, organiche idea semplice giu?iz!o. raz1ocm10 Organici, olfattivi, g u1tativi, tattili, auditivi, visivi
1
Cì
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/egiltrmi - Propriet.à - ..mor proprio • libertà • paara ...... illeglttim i - a vari zia - auperbi.,. - licenza ~ Piltà.....
egoistici . 1· .
a Jt rn1s
Primari
Sentimenti
Spirituali
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,ociali - CmnerMìsmo - amor patrio - affetti domeatfoi. amicida - gratitudine - emulazione - umanità aocie'f'olezza....... . antisociali - invidia - maldicenza - malig nità - ingra· tHudine - crudeltà - mi•antropia.......
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inl•ll•ltaali - C11r1osità ........ . morali - Disciplina - religione - dovere • coraggio -
ideali
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onore....
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estetici - ammirazione pel bello naturale,morale, artiotico..... / di sìmpati~ -:-Contagiosità del riso, della triotezn, della paura( panico).... 1Jppre111Jatw1 - amore del nanaro........
l Secondari
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emozioni
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catt.ivo umore • ailegria - Noia ........
' ,Q
......
i•tinti ereditari od atnici.
Istintivo
) r'•linli acq ui1ill od abitudini
1 ····"
Libero
) deliberazione deciaione
Sentimento -
Piacere o dolor~ prodotto in noi da una causa materiale o ideRle. Accompagna lutti gli atati di coocieosa. I oeotimenti rappresentano la forza motrice più efficace delle a"io.n.i umane. Tutti i oentimenti degenerando & tralignando dalla oocieTo]ezoa e dalla legittimità, divengono vizi.
(To!ontà)
---,_e
j eccitanti - gioia • 1degoo - entu1ia1mo..... I deprimenti - tel'rore - rimoroo - di1pe1azione.......
, complessi -
Irresponsabile.
:;·
..
inibizione
~
\ corporei - pedalare • eplanare il !noile ..... . / &piril.ali - leggere penaando ad allro.. ..
normn: ~eu10 morale. esterni. ( /'mu.11. )t interni.
::i:..
:::::: ~ ~
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°' (.;J
64
Ferruccio Botti Segue Allegalo C FOGLIKl'TO 1)1 NOTE CAIUTI'EKISTICHF,
Salute Robuste zza Agilità Vi~t&
Udilo
Stato dei sensi
Olfaito
Tal(o
Pronuncia
Fisiehe Nel liro
Abilità
col Cucile colla piatoJa.. con mitragliatrice con bom be
lo ginonetica. { regolamentare
In llicherma. Xell'nso di moz~i sussidiari d'offeu e di ùi(esa
MenLe Momoria
fotellettuali
. l i
Td~A semplici Giudizio .R.iiocin io
B il.entività /enr,ce .. labile Richiamo proNlo - torflo R iconoscimento /edelt - in/eri!l#
Faota•ia lmmagina v,iuno
Iutnizione
Qualitù
Att-itudino
.A.thmziooo
{Si dice ognora nel parlar comune: «ha buone quali tiì• oppure: .:ha cattive quaJità•; o: «ne ha delle
Abitndioe V oJontà
l•glltlmi Egoistici
buone e delle cattive:.t. Dllllquc si attribuiscç alht parul11 cqualit~-:.
Hlegittin,t
Aliruiidici
un significato usuale dichiaramente inteso da tutti. Conviene quindi parola a prcfen:n:t.a di altra, magari più scientifo:a ma meno intcl igibile ;u più).
a ntlAOCi&l.i
Senlimooli
11.W'C essa
intelloituali
fd•all
morali estetici
Morali Voc~zione A.Il' iusegpamento
Attitudine
Al com1rndo
7.elo
Moralità Condoita foorlci
dei regolamenti ptat.iei
Conoscenza Cognizioni
del metodo
Coltura j?enerale
Carattere Autornolezza
Gli scritti del generale Boccaccia ()907-1930)
65 Alle1:ato D
INDICE DELL'OPERA «PEDAGOGIA MILITARE» (1921) PARTE I.
PEDAGOGIA MILITARE GENERALE. I. - Premessa. pag. 1. Arte militar e e guerra 2. Autonomia spirituale e pedagogia militare » La p~agogia miJitare nel processo evolut~vo 8. La pedagogia militare ed i suoi rapporti con gli :i.I ;\ tri rami dell' arte militare. CAPITOLO II. Definiz ione formale e sostanziale. >) 1. Derivazione dalla ped. generale e dall'arte mili tare )) 2. La scienza pedagogica. )) 3. I dibattiti sul definire: fini e metodi. )) 4. La pedagogia e il fatto dell'educazione. )) 5. Definizioni. >) 6. La pedagogia scienza di interesse politico e militare. )) 7. Definizione della pedagogia m ilitare. 8. I fondamenti dell'attività pedagogica militare: pra)) tica, dottrina, scienza. )) 9. Nessi tra pedagogia generale e pedagogia milita re. CAPITOLO III. D ei com piti. 1. Premessa. )) 2. La parte I : pedagogùi generale. )) >> 3. La parte II: didattica militare. 4. La parte II I ; analisi sper imentale e sintesi. >> G. Specchio r iassuntivo . 1) 6. Limiti d 'oper a. l' d el fa tto dell'ed1icazione 1nilitare . CAPI'IOLO IV. - Storia d e ll. a pe d agogza . mi·i·t I are. 1. Premessa: n on è la storia che si seri.e. l> 2. Il valore e l ' impor tanza della storia. »
C.lP!TOLO
.
.i
5 7 9
1l 14 14
15 1G 17
21 21
24 25 28 30 30 31 32 83
34 85
66
Ferruccio Botti Segue Allegato D
pag. 42 3. Il fatto educativo e la pedagogia nella storia. 4. Elementi e fonti per la storia della pedagogia ml)) Htare. 43 )> 5. Qualche linea e legge çi svilUPPo storico. 48 )) 6. Cos'è storicamente la 11azio11e armata. 51 7. La nazione drmata e l'ordinamento scolastico mi)) litare. 53 CAPITOLO V. La scuola mili.tare ed i 11ioi problemi attuaU. 1. Il prospetto dei problemi (specchio ·n. 3 e spec)) chio n. 4). 5'1-55 >) 2. Le denominazioni: Scuola e caserma. 56 )) 3. L'esercito doppio organismo: guerres co e 111:olastico. 59 4. Il principio dell' organizzazione. » 60 )) 5. Scuola premilitare - Sue basl. 64 )) 6. Scuola reggimentale di integrazione tattica. 71 1. Scuola di ma.g i&tero 1nilitare. )) Premessa. 73 )) A. La formazione dei caporall (scuola dei caporali). 74 )) Criteri di ,celta. • Prepamzi onc - Pt·omozione. 75 B. Scuola di formazione dei sottufficiali (scuola dei )) sottufficiali). 75 Assegnazione aUa scuola. Svolgimento àeita ,c1wla.
))
78-81
C. Scuola di formazione dei sottotenenti (scuola dei. sottotenenti). A,segnaz·ione alla scuola . .Svolgimento della scuola - Organ-tzzazione ,colast-ica.
Scuola di magistero. D. I quadri permanen ti (o di carriera). Reclutamento del tenenti S. A. P. e formazione dei comandanti di compagnia S. A. P. E. Qnadri di carrlera e ql!_adri di leva. E' . Scuole e studi per gli ufficiali S. A. P. a. Scuole Jormati,v e: 1) oo,·si. presso le scuoie di formaz-ione - 2) Scuoia centrale 11nioa. Istituti ài mtztura militare 81tperiore . c . .Sc1wle superiori speciali Conclusione: il problema della tiazionc armata,
b.
competenti e l'opinione pubblica. VI. - La fisiologia . Premessa. Prospetto biologico. Fisiologi~ generale. - Prospetto delle funzioni. L-e leggi fisiologiche freno -e canzione per l'educa-
))
))
81 81-811
))
89
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CAPITOLO
1. 2. 3. 4.
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1i.8
))
115
Gli scritti del generale Boccaccia ( 1907-1930)
67
Segue Allegato D tore. Esse sono importanti per l'educazione lntellett11ale non meno che per l'educazione tisica. 5. La durata dell'esercizio e la persistenza delle formazioni educative. - L'abitudine. 6. Educazione e carattere degli educnndi. 7. Il :tisico e il morale. C.n'll'OLO VII. - La psicologia. 1. Premessa : La denominazione : studfo psicologfoo ai fitii. milita1i 2. La psicologia ed i suoi aspetti empirici e sclent Uìcl. 3. Caratteri dello studio psicologico militare. 4. Indice tisiopsichlco e i tre ordini di fatti operativi : a) educazione e condotta nell'azione ; b) compilazione delle note caratteristiche; e) conoscenza di sè. 5. L'esame dell'indice .fìsiopsichico nelle sue partizioni. 6. La condizione della normalit4 fisiovsicl! ica. I. Elementi fisiolog'ici {esteriori). II. I sensi. 1Z senso d ella
vista.
I!
sen110 d cW udito. III. 1. Le abilità professionali.
2. L'esercizio.
)) ))
))
)) )) ))
))
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)) )) )•
" ))
))
IV. 1. Delle qualità intellettuaU. Ge-neralità.
2. Memoria. 3. l!'antasla e 4. Intuizione. 5. Attenzione.
pag. 116
)) ))
imaginazione.
)) ))
l)
V. Qualità morall. Dejbiizicme Sentimenti - B~at-u rigini. e carattere.
))
La relatività del sentimento. L~ ~ontimtitti cd il valore biolog'ico del sentimento . L'affettività ·m orbosa. La passione. L'importanza militare del Sfmt-ime11to. VI. La 11olontà.
))
Dal sentimenti al desideri - Dai desideri alla Yolontà. Il meecanismo della volontà. Volontà, perseveranza, tenacia. Il problema della libertà del volere {prospetco) . L' educazione della~ volontà. Per le note caratteristiche. La Yolontà ed il potere.
))
))
)) ))
l)
117 119
120
130 133 140
1-13
150 151 152 .Jo r"
lj7 lGO 1G2 163 166 171 178 184 186 193 194 195 196 197 19S 200
,,
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202 207
»
210
))
211
))
212
))
))
218 219
Ferruccio Botti Seiue Alleiato D VII. Sentimenti: premessa (prospetto pag. 222).
Senlimentl corporei. Sentimenti spirituali. Sentimenti egoistici. La paura .d.mo1· proprio Sentimenti altruistici. Cameratismo Sentimenti ideali. » Int ellettuali La curiosUa » MoraH La disciplina-: Su e basi Religiosità. n co-r aggio. I/ onor e Estetici
» Sentimenti secondari. La noia VIII. Aspetti fiella vita spirituale in azione. Premessa. Vocazione Zelo Moralità Condotta IX. Qttalità conclusit"e
Cognizioni . Carattere Antor·evolezzn. CAPITOLO VIII. Psicologia collettiva. Generalità. 1. Premessa: la indispensabilità della conoscenza. 2. I noinl - Folla, moltitudine, pubblico. - Definizione di folla - L'oggetto della psicologia colletti;a . 3. Il nome di folla nella psicologia militare. 4. Psicologia collettiva, psicologia sociale, sociologia. Osservazioni 5. La psicologia collettiva e le scienze affini. - Rapporti. 6. Forme e classificazione.
l)ag. 221 223 22fi
)) ))
227 229
))
))
))
236 237
))
238
»
))
240 240 241 243 245
»
258
))
262
))
266
» »
269
)) ))
)) ))
))
270 271 2i3 274
))
275
)) ))
)) ))
))
»
276 277 277
))
277 279 282
))
28-3
))
286
))
290
))
))
292 293
))
293
))
299
))
Applica zioni .
1. Premessa. 2. I termini costitutivi
))
»
305 306
Gli scritti del generale Boccaccia ( 1907- 1930)
69
Segue Allegato D 3. Senso, pensiero, sentimento. a) Le proprietà delle parti e le proprietà del tutto. b) La comunlcabllità del sentimenti e delle idee . c) Le ragioni della maggiore comun icabilità dei sen~ tlmenll. 4. Imitazione e sue leggi. 5. Perchè si imita - Simpatia e suggestione. 6. Suggestione: condizioni che la facilitano. 7. Il carat tere 8. Educazione a) Educabilità. b) Esempio e giustizia. c) I « si dice ». d) La psicologia collettiva _e i gluochi tradizionali. e) Educare ! . 9. I presupposti della psicologia collettiva (cenno conclusivo) .
pag. ))
))
))
)) ))
)) )) )) ))
)) ))
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309 309 310 311 ~ 316
317 318 820
320 321 322 322 322 323
PARTE Il. DIDATTICA MILITARE. Generalità. Definizione. Partizioni La didattica generale ed i suoi problemi. l. Il fine della scuoia mil-itare. La capacità tattica. § 1. Attitudine e abit·u diric Il buon senso e l a capacità tattica. ~ 2. Oapacùà di valutazione. § 3. Capacità di decisione Libertd d'azione e iniziatfra.. § 4. Capacità d'azione .2. Le materie da insegnare . Per la prepat·aziane t ecnica. a) L'istruzione formale. b) Pratica del combattimento 1) Addestramento tattico. 2) Esperienza diretta. c) Cont ributi ·. 1) diretti -. 2) indiretti. 3) Preparazione scienti.fica
•CAPITOLO I. -
pag. 329 )) 329 )) 329 )) 331 » 332 )) 334 )) 335 )) 336 )) )) ))
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Ferruccio Botti
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Segue Allegato
Per la prepa.razione morale.
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356 357
3. I metodi.
Definizione Condizione fondamentale : la flessibilità. I vantaggi del metodo. Da che cosa sono determinati i metodi. I metodi cara ttcristlci. Metodo espositivo o formale . l\letodo intuitivo o induttivo o sperimentale. Metodo misto o attivo. Conclusione finale sul metodo. Metodi e procedimenti. I modi d'insegnamento. 4. L' organizzazio1ie della scuola 5. La cultura r ichiesta a chi ha la funzio ne dell' i11segnariiento. CAPITOLO
IJ -
Scuol<i ,·eggimentule.
Premessa. Prospetto sintetico dell'organizzazione scolastica I. Scuola èl-i compagnia - Premessa. 1.a cl.) Scuola delle reclute. Gli a lliel,i - Premesse. QuuUtà fisiche . conoscenza » intelleltuaU generica
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rnorali
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Conoscenza individuale degli allievi U fine - Premessà.
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program ma slntet·ico.
Il ralore fo~ mati?;O delle materie e il metodo ài insegna-m ento .
Il tempo .
(H'in segnant·i . Argom enti d'-intcresse particolare L'ambientamento L'educazione e la volontà di rice,erla. Apriam~ le caserme a l popolo. Lezioni in pubblico. Di . alcuni precetti _e ducativi. CAPITOLO III - Scuola d ei quadri. La parte III Indice dei prospetti.
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Gli scritti del generale Boccaccia ( 1907- 1930)
Allegato E
Nuovo SISTEMA SCOLASTICO MILITARE (DAL LIBRO «PEDAGOGIA MILITARE» - 1921) CAPITOLO V. La scuola militare ed i suoi pr oblemi attuali. SPECCHIO
1 -0 gruppo.
N. 3.
{ a) del soldato.
Scuola reggi• , m e ntale di In- ( b) d ei quadri. t egrazlone c) dei reparti. t attica, /
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PROBLEMA
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INTERNO
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3.0 grado
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I deicomandantidicoml pagnia. I
dei comandanti d i battaglione.
Corsi informativi presso le scuole lnf?r· di formazione di 2. • e S. 0 grado. mativa Scuola centrale unica.
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Corsi liberi di cultura universitaria..
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Scuole superiori speciali tecniche.
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PROBLEMA ESTERNO
(o di rapporto con la scuola civile}
Scuola premilit are ,
Riordinamento della educazione fisica in tutte l e scuole del Regno. Istituti di educazione fisica. poli-spor· tiva (1). La cognizione milita.re nei programmi scolastici. Rivista di pedagogia militare.
/ Scuola di formazione mista civico-militare 2,• gruppo. universitaria. Scuola Scuola informati va universitarie. post-midi magistero. ) li tare. Facoltà. universitaria di scienze militari.
(l) Ri~pondono a.ll'i:cteresse d,elfa. scu ol a p~em -ili!LTTt! e d ella p ost·militare.
72
Ferruccio Rotti
Prospetto dei due f!roblemi (interno ed esterno) ridotti aà un solo aspetto, che è quello della nazione armata ( 1).
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Generale
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, I. " Premilitare (problema. d1. pe. dagog,a genera1e e milita.re . SCUOLA ) DEL l!OLDATO
II. Reggimentale o di lntegrazlo• ne tattica . d(problema d L p e ago. m11 'l'ta.re. ) g1a
III. di Magistero
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Scuole ciYili
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Element~ri. b) del caporale. "' le Popolari. ocuo . . e) del ca.po squa.Medie di primo d d ra.. f!ra o. . . d) del capo plotone. - Scuole medie superiori. a ) del soldato.
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a) del soldato. b) d . e1 repar t·1. e ) d e1. quad n. (t·1ro-
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(problema. di pe- Formativa. da.gogia. genera.le Informati,a. e militare).
SCUOLA DEI QUADRI
IV. di studi mlii~ ( Facoltà di scienze tari superiori e militari. speclall (proble- Scuole superiori ma di pedagogia ( speciali 11:i applimilitare ed inducazioni tecniche striale). industriali.
(1) E d& ricordarsi la definizione che G . M:i.lton (1600-1674.) dava d ell'educazione; riall&/1oiandosi, ai può dire, al pensiero di N. Maohiavelli: "Io obiamo generosa e complota l'edllcazione ohe r ende un nomo abile e capace per tntti g li n ffioi, oia privati che pubblio i, aia in paoe oho in guerra". Il fond{l.m ento delle nazioni armatt f11 eompre n ella giusta comprensione di un tale conoetto educativo e nella pratica applioazione di esso.
73
Cli scritti del generale JJoccaccia (1907- 1930)
Allegato F
Programma per l' addestramento delle Reclute (1921) B. IL
PROGRAMMA
J;,e materie d' insegne.menho Denominazioni - Regolamenti - Testi Serie
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d) Allegati al ref;olamento di
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Uniforme
Igiene Licenze SOrganiche t Amministrat.
f) Codice penale
i Reg. di servizio interno 4.• teorico- i h) Regolamento p el servizio territoriale (servizio d'ordine pubblico) pratica
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e) Nozioni varie
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n) Culture. gener. nozioni d1 :
• • Assistenza. morale
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Geografi.a
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74
Ferruccio Botti
D. GL' INSEGNJ.NTI
C. le, TEMPO (dal____ ...._______ al_·········-·············) . Ripartizione per settime.na della. materia 1. •
Eseoutivi direttivi
Eaeoutivi
12-· Is.• , , .• 15·· 16·· 17.•\s.· !.._______________ ! i
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'f Conoscenza. pratica e teorioa della parte ohe riflette il soldato : CAPO I-il-IV-XXIII - Libro Il 6 ffi
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Com. di op.
Com. di pl.
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Obblighi di leva (reg. sul reclutamento) Ass1;gni-corredo (reg. d'amministrazione) Rea.ti e pene
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Com. di squ.
Oom. di pl.
Cotn. di pl.
Com. di cp.
Il Risorgimento ed i suoi precedent i
Com. di op.
ANGELO DE PAOLA
LA BANDA MUSICALE NELL'ESERCTTO BORBONICO DURANTE TL REGNO DI NAPOLI E DELLA SICILIA
Prefazione Lo scopo di questo lavoro è quello di portare alla luce una realtà musicale e uropea mai indagata: la banda nell' esercito borbonico. T rari scritti dedicati a questo argomento hanno posto limiti cronologici abbastanza ristretti facendo perdere di vista il fenomeno nella sua ampiezza e nella sua importanza storica. Questi rari scrilli hanno portato talvolta a considerare la banda dell 'esercito borbonico come un fenomeno marginale e di poca importanza; per di più un' ipotesi sostenuta da qualche studioso vuole che nell 'esercito borbonico la banda possa essere definita tale solo a partire dai primi decenn i del secolo XIX. Questa pubblicat.ionc tende principalmente a sfatare questi luoghi comuni , mostrando quante vicende ahhiano interessato questo tipo di complesso. Il lavoro può essere consideralo in due parti. La prima parte, costituita dai capitoli II, II, III, IV, V, VT e VTT ( 1.2.), tende principalmente alla ricostruzione, non faci le, degli organici strumentali delle bande e delle fanfare. Un ' indagine, quindi, volta a dare un contrihuto per la ricostruzione storica, rara e lacunosa, della realtà organologica de lle bande europee. La seconda parte, costituita dai restanti capitoli, tende invece a fornire parte del contesto storico che interessò le hande e le fanfare oggetto di questo studio. Le prime testimonianze della banda nell 'eserc ito borbonico coincidono con l' insediamento di Carlo lll. A differenza delle bande di altri eserciti europei, che potevano contare generalmente su un organ ico di sei elementi, le bande dell 'esercito borbonico, ne lla prima fase del regno, erano composte da un organico che variava da quattro fino a dodici clementi Essi si distinguevano in Obues addetti alle bande della cavalleri a, e Musicos addetti alle bande di fanteria. In questa prima fase si delinearono con chi arezza anche gli strumenti usati dalla telefonia: pifferi e tamburi per i reggimenti di fanteria; trombe e timpani per i reggi menti di cavalleria. La banda inclusa nella Plana M ayor, cioè lo Stato Maggiore, era tenuta in grande cons iderazione. La salita al trono di Ferdinando I , determinerà una riduzione delle bande reggimentali e il totale rinnovamento degli organici bandistici. Con la storica decisione dell' I dicembre I 772 furono licenziati in tronco tutti gli oboi cd i fagotti che per decenni avevano costituito l'organico delle
76
Angelo De Paola
bande, le quali, in questi anni erano composte da cl,uinetti , "corni da caccia" e "trombini". Ben presto però negli organici delle bande dei reggimenti di fanteria ritornano gli oboi ed i fagotti, mentre, come avveniva nel resto d'Europa, entrano in scena altri strumenti: trombe, flauti , ottavini, serpentoni e tutto lo strumentario della "musica turca"; la cavalleria invece perderà gli Obues che saranno sostituiti dalle trombe e poi da vere e proprie fanfare. Nei primi anni del nuovo secolo la banda dell'esercito borbonico incominciò pian piano a prendere una netta e precisa fisionomia istitutiva cd organizzativa. Alle "sale" di musica reggimentali si affiancarono importanti e fondamentali scuole mus icali che nacquero all ' interno degli istituti di beneficenza'. Questi istituti che ospitavano migliaia di ragazzi poveri e abbandonati , ma anche ragazzi che pagavano la retta, furono un vivaio continuo nel fornire gli strumentisti per le bande dell'esercito. Intorno agli anni 1830 emerge in tutta la sua imponenza, la fanfara; essa fu uno dei fiori all'occhiello dell'esercito borbonico. Da questo punto in poi per le bande e le fanfare fu un continuo progredi re sia dal punto cli vista qualitati vo sia dal punto di vista di quello organizzativo. L' apice di questo continuo petfezionamento culminò nell' ultimo decennio quando furono coinvolti musicisti come Saverio Mercadante, Nicola Fornasini cd allri . Per di più, la presenza delle bande e fanfare nùlitari dell 'esercito borbonico ne i teatri, nelle feste da ballo e nelle cerimonie reali , nelle ricorrenze religiose, nelle feste popolari, nelle parate militari e in qualsiasi altra cerimonia celebrativa diventò a dir poco fondamentale. Tn conclusione bisogna ricordare, in modo particolare, alcuni aspetti decisivi per la storia della banda italiana che si ve1ificarono in questo ambiente. Un p1imo aspetto vede il codificarsi dei termini "banda" e "fanfara" nell 'accezione moderna dei loro significati. Un secondo aspetto riguarda il fenomeno cosiddetto "Banda sul palco" che proprio in questo ambie nte trova la sua genesi. Un terzo aspetto riguarda la figura de l "capo banda" o "capo fanfara". La professionalità richiesta a questa fi gura porterà alla nascita di concorsi ad esami relativi alle nomine di direttore de lle bande e delle fanfare dell 'esercito. Le prove di questi concorsi saranno la base su c ui in seguito s i modelleranno sia l'in segname nto di "Strumentazione per banda" nei conservatori di musica, sia i concorsi che ancora oggi si fanno per le nomine dei maestri direttori delle bande militari italiane. * * * Il dominio borbonico nel regno di Napoli e della Sicilia va dal 1734 al 1860. Nel 18 16 taJe Stato prese il nome di Regno delle Due Sicilie. Questa fase iniziò con l'ascesa al trono di Carlo di Borbone (Madrid 17 16-1788), duca di Parma e Piacenza; in seguito all'occupazione spagnola dei regni di Napoli e della Sicilia, diventò re di Napoli (5 ma rzo 1734) con il nome di Carlo Ili, e, successivamente, anche re di Sicilia (3
.
' Di prossima pubblicazione una ricerca tldl ' aulore riguardante tali istituti.
La Banda Musicale nell'Esercito Borbonico
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luglio 1735). Carlo III, avendo ereditato la corona di Spagna, nel 1759 lasciò Napoli; e 1' 11 settembre 1759 g li succedette il figlio Ferdinando I. Il regno di Ferdinando l , a parte le due parentesi dell a Repubblica Partenopea (1799) e dei Regni di Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat (l 806- 18 15), si protrasse fino al 1825. A lui seguirono ancora tre sovrani : Francesco 1, che regnò dal 1825 al 1830, Ferdinando TT sal ito al trono 1'8 settembre del 1830 e re fino al 1859, ed infine Francesco II, regnante dal 1859 al 1860. Con l'insediamento di Carlo lil prende vita anche l'esercito borbonico dapprincipio formato da alcuni reggimenti di soldati spagnoli, macedoni , tedeschi svizzeri , valloni ed irlandesi che il re aveva portato con sé da Parma 2 • ln seguito, con l' istituzione della leva obbligatoria, l'esercito man mano sarà formato princ ipalmente da soldati d el regno.
Premessa La ricerca è stata condotta principalme nte a Napoli presso l' Archi vio di Stato Sezio ne Mili tare e Sede, la Biblioteca Nazionale, la Biblioteca dei Girolamini, la Biblioteca de l CnnscrvMorio di Mus ica S. Pietro a Majella, la Società Napoletana di Storia Patria, il Musco cli S. Martino, il Museo di Capodimonte e il Mu sco elci Fi lang ieri; è stata aUargata presso alcuni fondi degli arch ivi dei più importanti centri dell'ex regno in appoggio alle quali si sono consultati testi di storia militare relativi al Regno de lle Due Sicilie. Il materiale con sultato, a parte alcuni quadri de l Musco cli Capodimonte e a lcuni disegni e strumenti mus icali del Museo di San Martino, consiste in volumi, fasci e carte sciolte, in discreto stato di conserv azione, quasi interamente manosnilli. A ciò bisogna aggiungere il mate riale musicale del conservatorio S. Pietro a Majell a consistente in numerose composizioni per banda e fanfara. l poc hi documenti a stampa nei primi anni del regno sono relativ i a de lle Capitolazioni, mentre in seguito si trovano stampe anche di Ordinanze, Regolamenti e istruzioni oltre ad alc uni documenti di segreteria come Ri viste e Libretti di Ispezioni di alcuni reggimenti. Circa i criteri di trasc riz ione di parole e frasi nelle di verse lingue sono riportati fedelmente con la grafia. Quanto alle abbreviature saranno date sciolte. Ringrazio per la gentile disponibilità il personale degli archivi, delle hihlioteche, dei musei e del Conservatorio di Mus ica di Napoli. Un cordiale ringraziamento va alla dott.sa Daria Storchi, D. Raffaele Della Vecchia, Rosanna Desimine, D. Francesco Melisi, dott.sa Patrizia Nocera, Eugenio Scalise; infine un grazie di vero cuore, per i suoi suggerimenti, va alla inesauribile fonte del Signor Achille di Salle che più di ogni altro ha contribuito al buon esito della ricerca.
' M. MARIANO D' /\Y/\L/\, Napoli Militare, Napoli, S1ampcria de ll ' Iride, 1847, p. 6.
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AnRelo De Paola
La banda nel Regno di Napoli durante i secoli XVI - XVIII Le prime testimonianze relative a formazioni bandistiche militari prima del periodo borbonico riguardano l'uso della banda sulle navi. In tutta Europa fin dal Medioevo era abbastanza frequente l'uso di bande su navi o battelli. Nel Regno di Napoli una prima notizia risale al 22 dicembre 1566, vale a dire in piena dominazione spagnola (1504-1707). Si tratta di una "cautela" fatta da Fnmcesco Catalano, contabile della Scrivania di Razione ramo marittimo, con cui attesta l'avvenuta consegna di sei trombe, incluso un cimino, ed una cassa di legno di pioppo. Tali strumenti, consegnati per mezzo del responsabile del!' arsenale Gianfrancesco Vcspulo, erano destinati ad Antonio de Castro per uso della propria g,ùera denominata Santa Maddalena 3 : Si fa fede per me Francesco Catalano del Regio Officio dc Scrivania de Ratione, maritmo, qualmcntc nel di XI nel presente mese di dicernbro 1566 sono state consegnate per mezzo del magni.lico Giovanfranccsco Vespulo. Regio Monizionere, trombette sei incluso un clarino ad Antonio de Castro, padrone della Galera Santa Maddalena, buono per uso di detta galera. Avertendo che per me77.o del detto Vespulo é stata consignata al medesimo padrone una caxa dc chiuppo per poner dette trombette. Et per lede del vero e cautela di detto Yespulo ho liwa la presente dc mia mano In Napoli il di XX II di dicembre 1566 Fidcm per Francesco Catalano Trombe n." 6 cascia una .
11 termine "trombette" non lascia molti duhhi in quanto con molta probabilità si trattava di un modello di tromba oblunga e annodata come la Felttrummet o la Clareta presentate da Sebastian Vin.lung (1465-?) nel suo Musica f?elutscht ( 1511) ". Tuttavia non è assolutamente da escludere che si trattasse di piccole trombe dritte. L'espressione "trombette sei incluso un clarino" conferma che il clarino era uno strumento fisicamente di verso dalla tromba, inoltre, tale espressione, fa pensare ad uno strumento che completa il g ruppo delle trombe stesse. Può darsi che il termine "clarino", che in seguito indicherù anche il registro acuto delle trombe barocche, abbia avuto origine da questo slrumenlo. Questa ipotesi induce a far credere che, con molte probabilità, si trattava cli una !romba più piccola usata nel registro acuto. Una successiva testi moni anza del 1635 conferma quanto è stato sostenuto fino adesso, infalli, in un "Registro di scarico dell' arsenale per forniture a diverse galere" relativo all ' arsenale marittimo napoletano è possibile leggere 5:
' Napoli Archivio di Stato (Na. A. ùi S.), Sezione Militare, ..(ìiunta Arsanalc", fa scio (busta) 39. f. 17r. ' SEBASTIAN VlRDUNG, Musica getut.w·ht, Rase) 15 I I, ristampa a nast.. New York, l:lroudc Hrothcrs 1966, fol. BiiijY - C. ·' Na. A. di S., Sezione Militare, "Giunta Arsanalc.. fascio 44, f. 4v.
La Banda Musicale nell 'Esercito Borbonico
Un consierto de doze Trombetas enclusas lineo clarines Mas otras quattro Trombctas vicsas Una caxa per detti
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- 12 - 4 - l
Questa volta, ma in modo chiaro ed inequivocabile, i clarini sono menzionali come strumenti integranti a completamento del "consierto" di trombe. TI termine "lineo" potrebbe essere stato usato come paronimo di "ligneo" (= di legno) oppure che il termine indicasse uno strumento "lineo" cioè diritto, lineare. Queste supposizioni propenderebbero a far credere che i clarini fossero strumenti in legno forse anche dotati di fori che consentivano l'utilizzo degli armonici più acuti. Inoltre il termine stesso di "consie110", usato in quest'epoca per ind icare diversi strumenti o voci in grado di poter suonare insieme, potrebbe stare a testimonianza del fatto che si trattava di strumenti di differenti taglie. Il fatto poi che i clarini vengono menzionati al plurale fa ipotizzare, in base alla testimonianza del 1566, che ogni sei "trombette" ci doveva essere un "clarino" . Questa congettura na<;ce dal fatto che in alcune composizioni destinate a gruppi di trombe, come ad esempio quelle composte da C. Monteverdi e da G. Fantini, si fa menzione di sei differenti reg istri incluso quello di clarino; quest'ultimo spesso e ra menzionato a parte. Non bisogna dimenticare inoltre che alcune testimonianze coeve, confermano l'uso di formare consort generalmente di sei o dodici strumenti. Le trombe cd i clarini non erano certamente gli unici strumenti ad essere usati sulle nav i. Nello stesso documento vale a dire nel "Reg istro di scarico dell'arsenale per forniture a di verse galere" del 1635 si legge ancora 6 : Tres Timeres y dos Tiples de Sirimias con sus caxas à cadauna la suja per la Musica - 5 dos Trombones - 2 seys cornetes - 6
Anche questa volta alcuni tennini necessitano di un chiarimento. TI termine Sirimia(s) sicuramente è sinonimo dei termini spagnoli xirimia e chirimia risalenti al latino calamus cioè canna. I due tennini, v,ùe a dire xirimia e chirimia, nel periodo in esame, sono riferiti a strumenti ad ancia e trovano nella lingua italiana l'equivalente termine generico di cialamello. Una certa difficoltà nasce dal fatto che, secondo alcuni studiosi, i citati termini di xirimfa e chirimia indicavano in modo specifico il soprano della famiglia delle homharde. In questo documento, invece, il termine di sirimias è riferito, oltre che ai soprani (tiples) , anche ai tenori (timeres) facendo propendere per l'ipotesi che iJ termine spagnolo di Sirimias indicava l'intera famiglia delle bombarde. Continuando a leggere, oltre al termine di "trombone", che non lascia alcun dubbio, è presente anche il tennine "cometes" che, al dire il vero, genera qualche perplessità. Tuttavia con molle probabilità, in questa epoca, è riferito ad un piccolo strumento di ottone adoperato come strumento di segnalazione con
' Ibidem, f. Sr.
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Angelo De Paola
la canna avvolta a spirale sul modello della .liiger-Trommet (tromba da caccia) raffigurato da Micheal Praetorius nel 1620 nella VIII tavola del suo Synlagma 7 • Nella "Fornitura di diversi generi per le Galere" del 25 maggio 1720, si ravvisa ancora una traccia. In questo documento, infatti, si trova men7,ionc di «n° quattro trombette nuove per somu-e la musica delle Galere, cd loro boccagli d' ottone» 8 • Del tutto singolare e molto importante è il successivo documento. Ecco cosa si trovava nell"'lnventario di generi di munizioni per le Regie Galere o ,ùt:ro" al 14 aprile 1728 9: Istrumenti della musica dismessi e inutili Quallro violini Due fagotti con loro geremie Obboc e Flauti di nessun servizio Trombelle, e Tromboni d'ottone rotti , ed inutili dismessi dalle Galere Boccagli delle dette n" 19 in tuuo llna ciaramella di legname vecchia g uarnita d' ollone Piattellini dell a Musint di rame cedro con loro campa nelle per servizio della musica dell i schiavi turchi flraccialelli di vacchetta con loro Campanelle per servizio della Musica delli schiavi turchi
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L' eccezionalità del documento sta principalmente nel fallo di trovare quattro violini nei "generi di munizioni" adoperati sulle galere. Anche la varietà degli strumenti è interessante. Oltre ai violini, ai fagolli (relativamente a questi strumenti il significato del tcrrnine "geremic" è di difficile risoluzione), alle trombe, ai tromboni ed una ciaramella, si trovano anche i piatti e i braccialetti con le campanelle. La presenza di questi ultimi strumenti po1ta a fare delle precise considerazioni sul fenomeno cosiddetto " musica turca" che in seguito avrà un importantissimo molo nello sviluppo della banda stessa: a) il tem1ine "musica turca" (per estensione " musica dclii schiavi turchi") che, negli ultimi decenni del secolo XVlll, indicava g li stmrncnti ritmici (generalmente grancassa o "catuha", pialli e triangolo ma anche timpani, tamburi, sistro, cappelli cinesi, ecc.) delle bande europee, nel documento sopra citalo indicava un tipo di musica eseguita appunto da schiavi turchi; b) a Napoli, alcuni strumenti dell a cosiddetta "musica turca", venivano adoperati nelle bande sulle navi già prima che gli stessi si affermassero nelle bande dell'esercito borbonico; Sulla base delle testimonianze fin qua riportate bisogna fare un 'altra considerazione. Come si avrà avuto modo di vedere il termine " tromba"
7
M. PRAETORllJS, Syntag11w musicum. Wolfenbiillel , Elias Holwcin, 161 4- 1619, 3 vol i. +
·n,eatrum i11strumentun1111, Wolfenhiittcl, F.lias Holwe in, 1620. J'aksirni le Nachi<lruk hrsg. von Willibald Cìurlirt, Kasscl- Basel-London, Ilarenreitcr. 1958- 1959, fascio Il . tabella VITI , p. 35 ' Na. A. di S .. Sezione Militare,
" (ii11111 a
Ar~;male", fascio 300, f. 575r
• Na. A. di S., Sezione Militare, "Giunta Arsanale··, fascio 97, f. 40r.
La Banda Musicale nell'J::sercito Borbonico
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riferito allo strumento musicale non compare mai. Si tro va invece sempre il termine "trombetta" . È molto probabile che quest'ultimo termine fosse usato non tanto per designare una piccola tromba come farebbe pensare il diminutivo, ma quanto per differenziarlo da quello di "tromba" che sulle navi indicava sia uno strumento in ferro stagnato o legno a forma d'imbuto adoperato per travasare l'acqua ed il vino, sia uno strumento detto anche " tromba marina" che serviva per amplificare la voce. Ora al di là delle veridicità delle supposizioni resta la certezza che, fin dal XVI secolo s ulle imbarcazionj mi litari del Regno di Napoli, si usava la banda. Natural mente oltre aU'uso della banda sulle navi la stessa era anche presente, per così dire, nell 'esercito di terra. La prima documentazione rinvenuta che accerta la presenza di strumenti musicali negli eserciti del Regno di Napoli prima dell 'aiTivo dei Borboni risale al periodo della dominazione spagnola. Da una rivista nominativa che passò in alcune compagnie di fanteria spagnola, eseguita a Napoli negli anni 157 L-1574 d,ù Capitani Diego Melgarejo, Alonsode Luçon e Raffaele Despucle, si apprende che nell 'elenco degli ufficiali della compagnia del capitano Melgarejo si trova menzione anche di un alfiere, un sergente, un portabandiera, due tamburi , un piffero, un cappellano un foriere e un barbiere 10• Ttamburi ed i pifferi , come in seguito si vedrà, per secoli sararu10 i maggiori protagonisti della partecipazione musicale. La successiva testimonianza, relativa a strumentisti nell 'esercito, è dell' 8 aprile 1701 quindi molto vicina alla fine del periodo della dominazione spagnola. In un elenco di "Munizioni armamento viveri c paghe al personale delle Galere" ri sulta che, al "Capitano dei Cavalli Corazza della Guardia di S. E.", furono consegnati, da parte del Regio Munizionere, dei vestiti desti nati ai soldati dcUa cavaUeria fra i quali anche que)Jj destinati a "due trombetti" ed uno per il "ti mhalliere". La presenza di trombe e timpani completa la presenza della se1ie degli strumenti che insieme a tamburi e pifferi erano quelli desti nati alla telefonia. Secondo Le clisposizione dell'importante Regolamento para que la Jnfanteria Cavalleria y Dragones, Napoles, por Nicolas Bolison. 1705 nei reggimenti di fanteria dell'esercito del Regno di Napoli alla data del 1705 dovevano esserci un Tambor per ogni compagnia ed un Tambor M ayor (Tamburo Maggiore) 11 incluso nella Plana Mayor (cioè nello Stato Maggiore). Quanto alla cavalleria erano previsti una Cometa ed una Trompela per ogn i compagnia ed un Timbalero incluso nella Plana Mayor, mentre nelle Guardas de mi Persona, fom1ate da due compagnie di soldati spagno li, una compagnia di soldati italiani e una compagnia di soldati valloni, erano previste «cineo Trompetas, ò Tirnhaleros» per com-
'° Na. A. di S., Sezione Militare, "Excerpta", inc. 556, aa. 157 1- 1574 . I.a coppia tamhuro-piffcro. testimoniata già nel medioevo, e.ra molto di ffu sa sia i11 ambito militare che civile. ù1 merito l' iconografia è numerosa. A Napoli è possibi le vedere alcune raffigurazioni della coppia tamburo-piffero presso il museo di Capodimonte. La coppia tamhuro-piffcro è presente sia nel dipinto, olio s u tela, di
Gillis Moslraert (allivo dal 1554 - Anversa 1598) Pesta di villa11!{io ( 1853), sia nel dipinto, olio su tela. di Jan Son s (S. He,thogenhosh 158'1 ca. - Panna I(, I I). Cehelis Thehani Tabula (ante 1587).
"Sull ' importante figura del Tamburo Maggiore si veda l'appendice " La telefouia" .
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pagnia. In un altro documento contabile del 5 ottobre del 1712, risalente quindi al dominio degli Asburgo d' Austria, risulta che il reggimento italiano "Roma" e quelli spagnoli "Borda" e "Harra" erano in possesso di "Tamburri" e «Portacasse di tamburro cò loro mazzarelli», inoltre, Io stesso documento contiene anche una dettagliata descrizione del vestiario della truppa, di quella dell'oboe, dei tamburi e del Tamburo Maggiore 12 • A proposito del vestiario fornito alla "Guardia Alemanna del Palazzo Reale" di Napoli è stato possibile appurare che, alla data del 2 gennaio 1723, fra i militari c'erano anche un "pifaro", un "tamburrino" e sei trombetti. Si può pertanto riassumere c he , nei primi decenni del secolo XVTTT gli strumenti musicali usati nell'esercito spagnolo fino al 1707 e nell'esercito degli Asburgo d ' Austria dal 1707 fino al 1734 erano: flauti , pifferi, cialamelle, oboi, fagotti, trombe, cornette, tromboni, tamburi, timpani e piatti. 11 regno dì Carlo TTT
T primi anni TTn modo per accertare la presenza o meno di bande o strumenti sti nell'esercito borbonico è stato quello di visionare in loco i documenti contabili relativi al pagamento del personale in forza del citato esercito 13 ; in essi, relativamente a tutti i reggimenti di fanteria alla data 1734, si è trovata testimonianza solo di tamburi. Contrariamente a ciò, in diverse Capitolazioni e Proposte di Capitolazione, vengono menzionati altri strumenti. Il termine Capitolazione designava una nom1ativa consistente in una serie di articoli che stabilivano come doveva essere strutturato un determinato reggimento. Dai " piani di formazione" 14 dei relativi reggimenti si deduce che ogni compagnia aveva un solo tamburo, mentre nell'organico della Plana Mayor, del solo primo battaglione erano inclusi sia il Tamburo
12
La divisa <lei tamburi consisteva in «ciamhcrga d i panno turchino guarnita con Irene di vela. e
pertosa, e hottoni di seta». Na. A. di S.• Seziom: Mi litare. "Giunta Arsenale.., fascio 83 (ff. 1-541 e sgg.). f. 48 1r, 484r, 485v, 488v. 13
Salvo diversa indicazione s'intendono manoscritti cd in lingua spag nola.
" Uno dei primi "piani di formaz ione " relativo al Hegimento di lnfrmta ia de Rea/es Guardia
ltalianas, i: <lei 2 novernhre 1734; in esso risullano essere pagati. per la complessiva somma <li 3420 gran.i mensili. 16 «Tamburi indum e/ mayore». Hisogna precisare che i pagamenti, destinati ai singoli strumentisti e a quelli che formavano la banda, erano veri e propri stipendi e non pagamcntj saltuari. A partire <lai 1735 risultano pagamenti relativi a strumenti diversi dal tamburo. La prima testime>nianza è del febbraio 1735 e si riferisce al I battaglione del reggimento Reale Borbone in Sicilia, O
<love oltre a 12 tamburi più il Tamburo Maggiore. vengono pagati complessivi 35 16 grani «por 6
Plaws Senzillas para la JJanda di Ohues». Nell 'aprile dello stesso anno nel reggimento Real Famese a Palermo venivano pagali 11 lllmbore.1· e 6 Ahues cd inseguito, e precisamente nel novembre del 1735, anche nel reggimento di fanteria -,Reale Guardia Italiana» si trova menzione di 22 Tambores e 5 ohueses In questo reggime1110 nel febbraio <le i 1736 i tarnhuri più il Tamburo Maggiore sono 22,
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Maggiore sia la ba nda dei Musicos, o Banda di Obues e questo insieme col colonnello, col tenente colonnello, col sergente maggiore, coll' aiutante, col cappellano e col chirurgo. Oltre a questa forma di alta considerazione militare, la handa usufrui va di particolari privilegi. Infatti una Nota in fondo alla pagina del piano di formazione relativo al reggime nto Real Famese della Plaza (cioè sezione staccata, presidio) di Capua dell'anno 1736, si può leggere c he venivano abhonati da S. M. sei mesi d i paga per «la subistenzia de la Banda de los Obbues» 15 • Questa forma di privilegio si trova estesa anche aUe bande dei battaglioni della Plaza di Napoli e di Palermo, con la sola diffe renza che a partire dal 1738, in questo reggimento, il termine Banda di Obbues viene sostituito con banda di Musicos 16 • A questo punto è indispensabile soffermarsi sui term ini Obues e Musicns. Bisogna ricord,u-e che i tennini spagnoli Obues, Ahuesi o Obueses, il termine italiano " Oboisti", il termine francese hautbois ed il termine tedesco Hautboisten, a parti re dagli ultimi anni del secolo XVlI stavano ad indicare la banda, in particolare quella militare, fom1ata da oboi e fago tti ; questi termini, per di versi anni , resteranno tali anche quando nei primi decenni del secolo XVTTT agli oboi ed ai fagotti s i uniro no i corni . Rimane però il dubbio di cosa stava ad indic,u-e il te rmine M usicns che, come si è vislo, a vo ll e sns1i111iva il te rmine OhuP..\'P.S. È mollo d iffieile stabilire se in questa prima fase dell'esercito borbonico ci sia stata una difiercnza fra la banda di Obues e la banda di Musicos, cd è altrettanto difficile, nel caso c i fosse stata, stabilire quale. Neg li a nni successivi, comunque tale differenza ci fu, in quanto il tennine Ohueses si troverà riferito alla cavalleria, mentre il ter mine Musù:os si troverà 1ifcrito ai corpi di fanteria. Si può ipotizzare che nella prima fase del regno i termini furono u sati in modo indiscriminato per indicare la banda formata da oboi e fagotti, mentre, in seg uito gli Obueses indicarono esclusivamente i suonatori di oboe a cavallo (montati o smo ntati), ed i Musicos gli strumentisti delle bande di fanteria formate da oboi, fagotti e corni. Quindi l'adozione del termine Musicos intorno al 1736 si rese necessaria proprio per di stinguere gli Obueses dai Musicns nel mome nto in cui fu rono inseriti i comi e forse altri strumenti.
mentre gli obueses. che a partire da giugno saranno chiarnali Musicos. di ventano sei. Un grosso aumento del numero de i tamburi si regi stra nel gennaio del 1738 ; q uesti passano da 22 a ben 31 tamhuri più il Tamburo Maggiore, mentre i Musico.i· rimangono cinque. Si nota che la somma complessiva pagala per i 31 Làmburi i! di 396 1 grani. 111enln: quella pagata per i 51/obue}·es i! di 3 155 grani. Da ciò si evince che un suonatore di obues veniva pagato con una somma quasi quanro volte maggiore di quella destinata a un suonatore di t.amhuro, che a sua volta veniva pagato quanto un soldato.
" Ibidem. f. 587r. L' abbuono consisteva nell' esonerare i componenti della banda dalle spese di manten imento come rancio, posto letto, ccc. In una Nora del p iano di forma zione dello stesso reggimento relativa al maggio del 1738 si legge: «Que este Regi mento ha despedido enteram_tc toda la banda de Musicos que tenia ; y los das que se presentaron en la rivista anlecedeute. fuerou assi rnismo despedidos en cinco de Aprii p. 0 p;O por lo que no tiene Jugar el habono dc la scys plazas que S. M. ha conccdido a cstc Batallon, p.3 la manutcncion dc la rcfori<la banda».
" Ibidem, f. 705r.
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Ritornando ai documenti contabili, la prima testimonianza di pagamento relativa alle Reali Guardie Svizzere è dell'agosto 1736; a questa data nel citato reggimento risulta il pagamento di 11 tamburi e 5 Pifanos per le compagnie e un Tamburo Maggiore e 8 Mussicos per la Plana Mayor. È da notare che per la prima volta nelle liste di pagamento, relativamente al citato reggimento, appare il termine P!farws, così come nella compagnia dei Reali Alabardieri, che poi si ritroverà sistematicamente; ma a dire il vero un'anticipazione di questo termine si era avuta, come si vedrà in seguito, nella Capitolazione del 4 marzo 1728. I tamburi, generalmente uno per ogni compagnia, sono presenti in tutti i corpi di fanteria; a partire dal 1737 in tutti i piani di formazione la segnalazione che Li riguarda viene distinta in due o tre voci; precismnente prima viene menzionato il numero globale dei tan1buri a"segnati alle singole compagnie si dà poi il numero degli eventuali tamburi destacados di guardia al palazzo quincli quelJo eventualmente relativo all'ospedale. In quanto agli oboi o alla "handa di Musico:/', presente nei corpi di fanteria nei primi quattro anni dell'esercito, di essa si trova menzione solo in cinque reggimenti: Reali Guardie Italiane, Reale Borbone, Reale Farnese, Reali Guardie Svizzeri e Reale Palermo. Diversamente stanno le cose per la cavalleria, dove nei reggimenti, oltre a tamburi e oboi , venivano usali anche trombe e timpani. Le combinazioni di questi strumenti sono varie; comunque non si trovano mai, nello stesso reggimento, tromhe e tamburi insieme 17 • È probabile che i Musicns, riterititi in questa fase alla cavalleria, fossero suonatori di oboe a cavallo, come si evince dal piano di formazione del gennaio 1737 relativo al Reggimento de Dragone 'Jàrragorut (composto da spagnoli) dove, oltre a 11 suonatori di tamburo montatj a cavallo, un lin1pano ed un Tamburo Maggiore, sono inclusi anche 4 Obues montados ix_ Può anche darsi però che i Musicos fosse suonatori di altri strumenti che costituivano la banda della cavalleria. Questo si suppone esaminando I' Estadu del là Rivista de lnspeczion, passata alla Brigata de Caravineros Reales dell'esercito spagnolo nel 1738; nella "Librea<; de Tropeta"" di questo Es1adv, in rni fra l'altro viene descritto in modo dettaglialo lo stendardo dell' anna 1' \ si può leggere che «Los Trompetas estan bien montados, son clietros en los puntos de
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Ne l reggimento dì cavalleria Re nel mese di agosto del 1736 sono presentì 15 1ìv mpellas m onlados,
ossia trombettie ri a cavallo, (uno per og ni compagnia) più un nmbalem (timpanista) incluso ne lla Plana Mayor. Quanto al reggimento di Rose/lo11, esso fino al febbraio del J737 aveva solo un timpanista; solamen-
te a partire da marzo dello stes so anno vi si trovano in più 11 trombe. Nell'agosto 1736 nel Regimen to de V ragones de la R(syna, composto da quind ic i compagnie. sono presenti 16 tamhuri (la compagnia dei Grw uu/e,vs ne ha due) più il '/amhor Mayor, come si vede, questo reggimento non presenta né oboi, né trom-
be, né timpani. l fogli che riportano la form dei battaglioni di cavalleria si presentano come model! ì prestam-
pati e successivamente compilati. Ciò giustifica il fatto che nei primi piani di formazione ne lla PlaJ,a Mayor del reggimento di cavalleria Vrag011es de la Rey,w (agosto 1736) alla voce «Musicos presentes» si trova segnato uno zero. Quindi molto probabilmente q uesti fogli erano stati stamp.1ti per un reggimento (d ìverso da quello dei Vragones rk la Reyrw) che nel suo o rganico conteneva anche i Musicos. Solo nel tchhraio del 1737 e negli amù successivi nel Regimento de f)rago11es d e la Rey,w alla voce <<Musicos presente.i» compaiono quattm M,.t.~ir:n.,· iru,ie:mt": :i un Tt1mbor Mayor e 8 a '/0,nbores 1110 11tados (cioè suonatori di tainhuro a cavallo).
" Ibidem. f. 330r.
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la Guerra, yen la musfca en todos Islrumentos)> 20• É ben conosciuta ormai l'importanza che avevano le trombe, fin dai tempi antichi, non solo nella cavalleria, ma ,mche durcmte tutte le ricorrenze civili di tutta Europa. In una "Narrazione", a proposito dei festeggiamenti fatti celebrare dal re a Napoli nel 1749 in occasione della nascita del suo primogenito, si legge: [ ... ] Né due baluardi, e sopra il maschio del Castel N uovo stavano schierate tre hande di Suonatori di Tromhe, e di timpani , ciascuna delle quali era com posta di quaranta persone, che al comparire delle Maestà loro diedero cominciamento alle non meno strepitose, <.:hc armoni<.:hc s infonie. [ ... ]
21
.
La situazione degli strumenti e delle bande menzionate nei reggimenti 22 di fanteria e cavalleria (è preso in considerazione il solo l O battaglione) nei primi anni di esistenza dell'esercito è riassunta nelle tabelle Te TI. Si precisa che ogni reggimento in genere era formato da uno o due battaglioni e ogni battaglione da un numero di compagnie (generalmente da dicci a quindici) che variava da reggimento a reggimento. La quantità degli strumentisti, inoltre, non era uguale per tutte le compagnie. Si avverte infine che le tabelle si riferiscono alle presenze effettive degli strumentisti. Tabe lla I :Esercito Borbonico 1734 - 1738 (fanteria) Regginu.•nti fttnteria Anno Tot"I<" d.-gli stnnnenti di tuttlf' le co1111>aguie Kcali (iuar<li c ll,a limw N o,·. 17 3-4- 15 lamb.
Piana Maggiore-
1 T. i\ l. ( Tamburo ~ 'la gg101 c)
1'.ov.17J5 Sc-t 17 ~8 1--!ca l ! ·arnese
..\.pr I T \_--, )dar. 1 1: ,;c-, Fcl>. 1738
Rea l e Borbone
Dic. 1734
Reali Uua rdic Sviz 7.èrc
t\lar. 1738 A go. 17 36
1 T . i\ 1.+ 5 Ubuese~· 1 T 1'1 + 8 Mus ù·os
22 lamb. 2<l 1amb 11 earnh. I.~ tamn. 1-1 taml.J. 12t,imb. 14 tam b. I I tamb. +
6 (}hhU l''.ç
5
I T . .,I.+ 6 Banlla lii Musicos I T .:-1.+ 6 Obues I T .:-l.+ 8 Obues I T.~1. + ~ Mw,~icus
?tfànos Doc
l "/38
2 'Jlamb. + 12
I T ~f + 8 Mus ico.5
Pifanos R eal e P.nle rmo
\far 1738
( ,()m p _ 1... e;111 A l1hnr<11 e n
I
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I I :-1
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P~fau,u-
,., «Los panòs dc Timbales son de Terzio pelo azul Turqui, bordados de realze de hilo de Oro, y palta un grande excudo con las Reales Annas, y dos I.,concs que lo Sohsticncn. cstan guarnczidos con un Oeque tle plata tle quatru tldos tle ancho: Las tloze Trumpetas son tle plata sobre tloratlos por tlentro, y cchas a Toda Costa: Ticnc n cordone dc plata, y seda y otros dc lo ultimo so lo para Todo TraHajo: Lo referitlo estendartes, y vandoleras se hizieron. e l ano de 173 I , despueses de la foramzion, y a costa de la 111.fsma Brigatla». Matlritl 1741. Na. A. di S. Setle, "Carte Monlemar", fascio 94. ìnc. l. "' Ibidem . Nei regg imenti della cavalleria spagnola, Sevilla, Montesa, Principe, Regina e
Calatraba alla data del settembre 174 1 sono presenti un '/1mhalero molltado e 7 Trompeta.~ mo11tados. Na. A. di S., Sede, "Carte Montemar", fascio 94, inc. I. " Na. A. di S. Sede, " Archivio Rorbonico", fascio 25 14. " Per una dettagliata spiegazione relativa ai nomi dei reggimenti e dei soldati che li costituivano pp. 14-1 5, e G I ANCAR LO ROF.RI e PIF.TRO CROC IANl, l .'esuòto
C fr. T. ARCIOI.AS, op. l"it. ,
borbonico dal 1789 al /815. Roma. Stato Maggiore dell 'Esercito 1989. pp. 37- 111.
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Angelo n e Paola
Tutti i reggimenti non inclusi ne lla tabella T, nei primi anni di vita dell'esercito, avevano solo un tamburo per ogni compagnia ed un Tamburo Maggiore incluso nella Plana Mayor. Tabella Il· Esercito Borbonico 1734-1738 (cavalleria ) R egg. Cavalleria Anno Totale degli strumenti per il complesso delle comual!.nie Re 1736 17 38 I :, Trompetas Re~1na Mar. 11.m I (, tambun .. .. T·cl>. 1737 8 tambun .. ]\,far. 1738 15 lamburi DraQ. Tana~ona 1737- 1738 13 tamhnro Rossiglione 1737-1 736 I 2 Trompeta.,
..
Piana Maggiore I 11mhalem I T .,vl. (Tarrio. Maggio re) I 1 .M . + 4 Musicos I T.M. + 4 Musicos I T.M. + 4 Ub11es m o111. I Timbulero
Un evento molto importante di questa prima fase del regno di Carlo III fu anche la creazione dei cosiddetti Reggimenti Provinciali , c ioè di reggimenti formali da soldati provenienti da diverse aree del regno, decretata con l' Ordinanza del 25 novembre del 1743 23 • In realtà questi reggimenti, formati in gran parte da volontari, più che ad essere organizzati per la guerra, da un lato veni vano adoperati come polizia interna con lo scopo di tutelare l'ordine pubblico, dall'altro lato, i reggimenti Provinciali stessi erano un vivaio attivo per l'esercito. Tn linea di massima, anche se con gli anni i reggimenti provinciali assunsero diverse denominazioni, lo scopo rimase sempre lo stesso. A partire dal 1744 nei piani di fonnazione dell'esercito borbonico si trova menzione di undici Reggimenti Provinciali denominati come segue: Molise, Otranto, Bas ilicata, Bari , Calabria Citra, Abruzzo Cilra, Abruzzo Ultra, Terra di Lavoro, Principato Ultra, Principato Citra e Capitanata 24 • ln questi reggimenti fino al 1759, i musicisti che risultano dai documenti contabili sono solame nte un Tamburo Maggiore incluso nel primo battaglione e un tamburo per ogni compagni a.
I pifanos Per l'importanza che assunse in tutta la fase del regno horbonico, è necessaiio fare anche delle considerazione sul termine spagno lo pfano apparso nel 1734 e poi sostituito col tem1ine italiano pijfero 25 • Sia pifano sia "piffero", relativamente alla prima fase dell' apparizione del term ine, possono designare tre strumenti totalmente diversi. In lutli e tre i casi sicuramente non si tratta di oboi, visto che i termini "ohoe" da una parte e pifano o piffero dall' altra sono usati ben distintamente, e che il re nel 1775 " licenziò" sia gli oboi
'' Na. A. di S., Sezione Militare. in ventario <lei fon<lo "Aggiusti" p. 3.
" Na. A. di S .. Sezione Militare, "Aggiusti' ' fascio 38 (ff. I 52-360) e fasc io 39 (ff. 2-922). '' I .1 prima testimonianza del piffero risale al 7 maggio 1573, cioè quando D. G iovanni d' /\ustria,
coman<lanle generale dell'a rmata spagnola nel Regno <li Napoli, ordina agli intendenti P edro Velasquez e Sancho <le Carroca di mettere nel libro paga, per sei scudi di sol<lo al mese la nomina di un Piffero, mie Nic.ob Rajnnldn rlorgognon, per la sua guardia di archibug ie ri spag no li cmi come es isteva nella guardia te<les<.:a. Na. A. di S., Sezione Militare, Conti Militari, fascio I, fascicolo I.
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sia i fagotti, mantenendo invece i pifferi. Secondo una prima ipotesi si può identificare ilpifano con il piffero popolare, vislo che in quell'epoca il piffero rinascimentale si era ormai trasformato in oboe. La seconda ipotesi, invece, posta a identificare il pifano con il piffero militare, specie di flauto traverso corto e sottile a sei buchi, denominato Schweitzer Pfeiff o Feldtpfeiff dal Praetorius 26 e Jifre dal Mersenne 21 • Si può essere tentati dalla seconda ipotesi, visto che questo genere di piffero appartiene propriamente all'ambito militare e, a detta dei citati teorici, si suona insieme col tamburo (Mersenne) o con più tamburi (Praetorius). Secondo il Mersenne il modo di suonarlo variava a seconda delle abitudini e delle singole tradizioni. Tuttavia il problema rimane sempre aperto; in effetti i pifanos sono nominati per lo più al plurale, mentre il .fi.fre era uno strumento solista; questo andrebbe a favore dell' ipotesi dei pifferi popolari, di facile reperimento nel Regno delle Due Sicilie, e forse adatti anche per l'esercito, dato il loro timbro forte e penetrante. Una terza ipotesi fa propendere a favore di flauti traversi veri e propri. infatti, visto che l'evoluzione degli strumenli e della banda nel periodo trattato rispecchia una realtà mitteleuropea, e che questa a pa,tire dal I770 prevedeva flauti traversi e dal 1780 anche ottavini 28 ; molto probabilmente i pifanos e i pifferi erano flauti traversi. Fra l'altro in seguito, a proposito delle bande borboniche, si troverà menzione di «piffari grandi e piccoli» e «piffari e ottavini» riferita alla stessa voce di inventario. La denominazione "pifferi piccoli" o "ottavini" fa pensare precisamente a stiumenti piccoli della famiglia del flauto traverso uniti a strumenti analoghi, di formato normale. Come si diceva in precedenza il problema riguarda solo la prima fase, vale a dire, quando il termine r,~fano fece la sua prima comparsa. Problema, come già detto, in quanto non si è potuto appurare che tipo di slrumento indicava esattamente il termine pifano. Nel tardo XVIII secolo, invece, non ci saran no più dubbi, in quanto due figurini acquerellati dell'esercito borbonico, uno relativo al Corpo di Casa Reale (1789-1798) e l'altro al Corpo di Fanteria (1803) ritraggono "suonatori di piffero", intenti a suonare un corto flauto traverso in legno forato senza chiavi. Ecco la definizione che dava il Lichtenthal del "Piffero": lstmmento da fiato della natura dell'Ottavino con cui ordinariamente s·accompagna il tamburo. Esso viene sonato come i] flauto, ma da lui si distingue però in ciò: J) che è forato del lutlo in modo ug uale; 2) non ha chiavi, e soltanto sei buchi per le dita, ed uno per la bocca; 3) è assai minore del flauto e d 'un 'Ottava più alto, e 4) nelle ottave alte ha un suono più forte e più vibrante. La sua estensione è dal re chiave di violino quarta riga sino al re acutissimo taglialo sei volte, compresi i suoni jà #,sol#, e do# " ·
" M. PRAETORIUS, Syntagma, cit., /)e Organngraphia, p. 22, tahella VIII , p. 35; "/'h eatrum
instrumentorum, Tav. IX. 27
MARIN MERSENNE, Harmonie uni verse/le, s.e. 1636- 1737, ed.facsimile de l'ex.mplaire con-
scrvé à la Ribliothèquc dcs Arta cl Mélicrs, Paris, C.cntrc National dc la Rccherc hc Scientifique 1975, Livre t:Ìn((uiesme, p. 24 3.
"' Si veda capitolo V III. 4 e VIII. 6.
Angelo De Paola
Al di là di tutto non si deve escludere che il termine "piffero", usato nell'esercito borbonico durante tutto il periodo del regno, indicò sempre lo stesso tipo di strumento sopra descritto.
' "~ Capitolazioni La prima Capitolazione di cui si ha traccia è del 4 marzo 1728 quindi durante la denominazione degli Asburgo d' Austria; consta di 27 articoli manoscritti in lingua spagnola, ed è re lativa alla formazione del Reggimento Wirtz. Come si è già detto in essa compare per la prima volta il tennine "banda". All'articolo 2 di questa capitolazione si legge che per ogni compagnia erano previsti quattro 1àmbores più un Pifa no e che S. M. «se servirà a cordar à este Regimento una Banda de Abues» 10• Un'altra Capitolazione, emessa dal Tenente Colonnello D. Joscph Antonio Tschoudy «per erigere un Regimento de 4 Bauallioni», è datata 8 agosto 1734 ed è formata da 37 articoli manoscritti in lingua italiana. 1n essa si legge che ogni compagnia di granatieri doveva avere due tamburi, mentre quella de i "Mosqucticri" ne doveva avere quattro. Nel secondo articolo, relativo alla composizione dello Stato Maggiore, veniva previsto «Tamburo Maggiore, dodeci Huboisti » ·11 • Più dettagliate sono le due Proposte di Capitolazioni a stampa del 7 e del 30 ottobre 1734, fatte dallo stesso Tenente Colon nel lo D. Joseph Antonio T..<;choudy; esse prevedono la nascita di due reggimenti svizzeri entro i quali sono inseriti a nche Tambores, Pifanos e Musico.\·. La prima Proposta di Capitulacion, relativa alla formazione di un reggimento di «Reali Guardie Svizzere», è formata da nove articoli 12 ; la seconda, formata da trentasette articoli, e relativa alla formazione di un secondo reggimento, prevedeva il reclutamento di «Suizos Catholicos» al servizio di S. M. D. Carlos de Bourbon " . Precisamente il primo reggimento doveva essere form ato da due battaglioni, ognuno de i quali a sua volta di viso in «scis compafiia Sencillas y una dc Granaderos»; in ogni compagnia semplice, oltre a i soldati , erano previsti tre tambores ed un p(fàno, mentre in quella dei granatieri due pifanos e due tamburi ; la Plana Mayor doveva essere formata da un Tamhor Mayor e otto Musicos. Il secondo reggimento, invece, doveva essere formalo da quattro battaglioni , ciascuno a sua volta formato da quattro compagnie al servizio di S. M, di cui ITC Sencillas ed una di Granaderos; nelle compagnie Sencillas erano previsti quattro Tam.bores e un Pifàno mentre in que lla dei Granaderos i pifferi erano due ed i tamburi quattro; nella Plana Mayor erano previsti un Tamburo Maggiore e doze Musicos. Inoltre nel secondo articolo della Capitolazione riferita alla formazione de l secondo reggimento
" Pijjèm, voce in Dizionario e Bibliografia dt'lla Musica, di PIETRO LICHTENTHAL, 4 voli.. Milano. presso Antonio Fontana, 1836. ristam pa ana.~tatica , Forni, Bologna, J 970.
'° Na. A. di S .. Sezione Militare, "Segreteria di guerra". fascio 769, fo scieolo 2. " Na. A. di S., Sezione Militare, "Segrete ria di guerra'', fascio I. fascicolo I. " Na. A. d i S., Sezione Militare, "Aggiusti", fascio X ( ff. l -')35), ff. 80r-8 1v.
" Ibidem, tf. 82r-8Sv.
La Banda Musicale nell'Esercito Borbonico
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si legge che «Que S. M . Se servirà a curdar a este Regimento una Banda de Obues» J4 _ Dello stesso mese di ottobre 1734 è la Capitolazione, in dieci articoli, relati va alla formazione del "Rcgimento Fanteria Colonnello Principe di Marano"; in essa all'a rticolo 4 si parla di una Randa di obues formata da otto individui Js_ Una successiva Proposta di Capitolazione datata 24 luglio 1737 è del Major Laurent. Scrilla in lingua francese, prevede 4 Tam.bours più un Phiffre per le compagnie dei fucilieri e due Tamhours più un Phiffre per i granatieri 36• Datata 24-28 luglio 1741 è la Proposta di Capitolazione offerta a S. M. dalla «Repubblica e Primario Cantone Cattolico di Lucerna» ; nei 40 articoli manoscritti in lingua italiana erano previsti quattro ''Tamburini" e un "Piffaro" per le compagnie degli archibugieri, e due "Tamburini" e due "Piffari" per la compagnia dei granatieri; lo Stato Maggiore doveva avere fra l'altro «un Tamburino Maggiore, dodeci musici» .n _ L' ultima Capitolazione, fatta dal Tenente Colonnello Jean Reids, che riguarda questa prima fase di formazione de ll ' esercito borbonico, è datata 15 gennaio 1742; formata eia 48 a1ticoli manoscritti in lingua francese, prevedeva per ognuna delle quattro compagnie due Tambours ed un fifre 38• Non bisogna dime nticare che queste Proposte cli Capitolazione a volte restavano solo dei progetti , e i reggimenti c reati non sempre ri spettavano fedelmente la Capitolazione. Importante è comunque invece il fatto di trovare per la prima volta il te rmine "banda" nell'accezione moderna, cioè col significato di un g ruppo di suonatori itineranti di strumenti a fiato. In queste capitolazioni, inoltre, quando si parla cli Musicos e cli Banda de Ohues purtroppo non vengono men zionati in dettaglio g li stru me nti.
L 'ultima fase del regno di Carlo III Si è potuto constat,u-e che nei primi anni successivi all'insediamento di Carlo 1TI dal punto di vista mus icale c'è stata una continua c rescita del numero degli strumenti e una attenzione sempre maggiore verso la banda reggimentale inclu sa nella Plana Mayor. N ell' ultima fase del suo regno, invece, come s i vedrà meglio in seguito, cresce il nume ro dei tamburi e dei pifferi per ogni compagnia, mentre è più raro trovare riferimenti alla banda cli Musicos o di Obues. 11 motivo si capisce prendendo in considerazione il Memoria/ y Documentos 10> del 24 marzo 1743 riguardante il «Progetto di Proposta)), sottoposto al re, per il rinnovo della Capitolazione delle Reali Guardie S vizzere. In questo documento si trova anche una Capitolazione 40
"' Ibidem " Na. A. di S., Sezione Militare, ··sc1ivania di Razione: Registri contahil i' ", fascio 8 (ff. 1-65), f. I r.
" lbillem. fascio I. fascicolo 4. ·" Ibidem. " Ibidem "' Na. A. di S., Sezione M iliwre, ··Segreteria di guerra" fascio I, fascicolo 7 . Il docurnenlo, in ling ua spagnola, consta d i 79 fogli recto - verso cd è intc rainente a stampa sen7.a editore.
'° lbillem, ff. 13v - 17v.
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di 40 articoli emessa dal tenente colonnello D. Joseph Antonio Tschoudy, dove all'articolo 2 si apprende che, oltre ai soliti ufficiali, nella Plana Mayor sono previsti un Tambor Mayor e doz Musicos. Nella «Primèr Respucsta de parle de S. M. à la antacedente Representacion» si legge: «Declaraciòn de los puntos, Sobre què lus regim.ientus dc Suizos de Tschoudy y de Jauch, suponcn que se les falta à lo capitulado, y respuestas que se hazen à lo quc, en razòn de ellos, exponen. Punto 1. Articulo 2. Los 12 Musicos del Regimento de Tschoudy non se admiten en Revisla. Por punto generàl, y parn mayòr alìvio dc los Cuerpos Sencillos, corno para uniformidàd dc todos los de la lnfanteria, ha prohibido S. M. que puedan tener Bandas de Mùsicos; pero de esta infracciòn no dimana perjuìcio alguno al expresado regimento, anteshièn le resulta un conocidu beneficio, puès, corno solo se le havìa de ahonar una Plaza Sencilla por cada Mùsico un vestuàrio lucido, y costoso, se alla ahora cxempto de este dispèndio, y parecc quc, por havèrsele comprehendido en la mencionata Reàl disposiciòn generàl, tenìa mas razòn parn dar gr:tcias, quc para quexarfe» 4 1•
Quindi per «uniformlda de todos los de la Infanteria» S. M. proibisce che si possano tenere bande perché dispendiose. Tn un memoriale di considerazioni 42 , fatte da Niccolò Garofano il 3 febbraio 1745 sulla pubblicazione del citato «Proggetto di Proposta» per il rinnovo della Capitolazione delle Real i Guardie Svizzere e sulla Capitolazione di Tschoudy, si legge che «In falli non fu il Progetto rigettato, ma si bene alcune cose vi si aggiunsero ed altre diversamente si stabilirono l... ] In fatti si vennero a togliere i Musici 1... 1)) 43 • È chiaro il motivo per cui in tutti i reggimenti gli stmmenti furono ridotti allo stretto necessario. Questa situazione, come si vedrà, si estese fin dopo l'insediamento di Ferdinando I ed interesserà tutta la fanleria ad eccezione dei reggimenti Reali Guardie Svizzere e Reali Guardie Italiane. Quanto al «vestuàrio lucido y costoso», bisogna precisare che il vestiario di tutti gli strumenlisli e quello dei componenti delle bande cluranle il periodo borbonico era diverso dal reslo della truppa, in quanto più rifinito, ornato e di qualità superiore. Ciò si capisce, oltre che daJle descrizioni che si trovano nelle Disposizioni in materia e nei Regolamenti generali, anche eia alcune espressioni che si riscontrano nella contabilità inerente il pagamento manifatturiero: «per le migliorie delle trombe», «La banda dè Dragoni del Principe, che per l'importo della differenza de panno», «per lo dippiu di due vestiti fatti, che corrispondevano per gli Musici della Cavalleria Borhone» 44• Inoltre gli accessmi delle divise, cioè camicie, "corvatlini", manichette, bottoni e gal-
" Ibidem , f. 46r. " Na. A. di S., Sezione Militare, "Segreteria di guerra•· fascio I, fascicolo 7. Il documento consta di 85 fogli recto - verso: i primi 67 manoscriui in lingua spagnola, i restanti a stampa, senza editore in lingua italiana. " Ibidem , f. 72r.
"" Na. A. di S., Sezione Militare, "Giunta Vestiario" fascio 3, ff. 30v e sgg.
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Ioni destinati alle bande erano segnati a parte, perché diversi e di maggior costo. U n'ana lisi delle " Riviste di Commissario" relative al primo reggimento Reale Borbone nelle piazze di Siracusa, Napoli , Pe scara, Gaeta e Presidi di Toscana fra gli anni L732-1772, aiuta a capire il decremento della presenza strumentale. Tabella 111 :Esercito Borhonico 1732 - 1772'' Regg. Fanteria Anno Tamburi per compagnia Reale Borbone ( 12 Ago. 1 tamburo 1732 compa2nie) Ma~. 1734 " Mag.
Piana Maggiore
I T.M. (tamburo maggiore) I T ..\I.
t 4 O bues I T.\1. + 8 Musicos
1735 I .ug. 17:17 "
I ·r.:vt. + 8 Musico.,· I T.\.I. t 8 Ob11es
I T .\ ,(. I 3 I'i/tlftoS
O ll. 1748 " Ap r. 1752 .. Dìc. 1757 "
Dic. 1768 Dìc. 1772
I T .M. + 2 Pifa11os I T .M . + 2 Pijonos I ·r.r.. 1. + 2 Pifa11os I T. tvf. + 2 Pi}mws
.. "
Una osservazione a parte va fatta per i corpi di Marina che, durante il periodo fin qui trattalo, ebbero sempre una forza consistente. Però i pochi documenti riguardanti tale fomt, nel periodo che va dagli anni 1736- 1760, testimoniano solo la presenza di tamburi e pifferi 46, più il Tamburo Maggiore incluso nella Piana Maggiore. Ad esempio nell"'fatratto della rivista di Ispezione" che passò nelle dieci compagnie del Battaglione di Marina nel 1759 errmo presenti 14 Tamhores e 6 Pifanos più il Tamburo Maggiore '17• Contrariamente a quanto fin qui detto, però, nei documenti contabili del teatro S. Carlo di Napoli, relativamente alla stagione lirica 1742-43, si è trovata testimonianza della "B,mda della Mmina" di cui si ha notizia già il 25 maggio 1725 48; tale banda, la prima ad essere usata nelle opere in musica rappresentate al teatro S. Carlo, fu presente durnnte tutt'e tre le opere rappresentate, vale a dire Andromaca, l ssipile e Alessandro (v. il Appendice) 49 ; anche in seguito a proposito della rappresentazione della commedia La falsa Astmloga, () vero l 'Errico, avvenuta nel 1748, si trova menzione di questa banda chian1ata ad eseguire una "marcia" ed una "sinfonia". Tale testimonianza è molto importante perché, per la prima volta, in modo inequivocabile, viene confermato l'uso del corno da caccia nelle bande dell' esercito borhonico. Nelle tante spese necessarie alla rappresentazione, infatti, se ne trova una relativa alla saldatura fatta ad un "corno da caccia d'ottone" "'0 • Ora se si con-
" Na. A. di S. Sezione M ilitare, "Segreteria di guerra" fa scio 882, fascicolo 1- 13. .,. Na. A. di S., Sezione Militare, '' bspedienti di Marina", fascio I. " Ibidem. fasc io 11 5, f. 17 1r.v. Va ricordato che molti documenti della marina, esistenti presso
l'Archivio di Stato Napoli Sezione M ilitare, sono in atte sa di essere catalogati. " Na. A. di S. S ezione Militare, "Uiunta Arsenale" fascio 282, f.
:mo.
" Na. J\. di S. Sede, D ipendenza della Sommaria, fascio I 465 lii. "' Na. A. di S. Sede, " Dipendenza della Sommaria", fascio l 465 II, f. 3 1O e ff. 243-248.
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sidera che, nella citata commedia, partecipò sia un grnppo fonnato da sette "profe."sori di violino" sia la banda del Real reggimento di Marina, si capisce che il corno saldato apparteneva a quest'ultima (v. TI Appendice).
Il regno di Ferdinando l i l primo decennio Bisogna constatare che con l'insediamento di Ferdinando l (1759), dal punto di vista degli strumenti musicali e delle bande usate nell'esercito borbonico non solo non si registra nessuna innovazione, si nota anzi un decremento s ia dei Musicos che deg li Obues; addirittura in questa fase non si trova più il termine "banda". C'è però, come ricordato in precedenza, una nella distinzione fra Musicos cd Obues, nel senso che, mentre prima i due termini si trovavano insc1iti in modo indiscriminato sia nei piani di formazione della famteria sia in quelli de lla cavalleria, ora i tem1ini Ohues o Obueses si trovano solo nei piani di formazione dei reggimenti della cavalleria, mentre il tennine Musicos è presente solo ne i piani di formazione dei reggimenti della fanteria delle Reali Guardie Italiane e delle Reali Guardie Svizzere 51 ; si nota inoltre una maggiore esaltez:r.a nella compilazione, in quanto tutto è riportato più dettagliat,U11ente. La forza presente del battaglione, oltre la Plana Mayor, è divisa per singole compagnie; inoltre sono riportati i nomi di tutti i militari e di conseguenza anche degli strumentisti, mentre prima si trovava menzione solo degli incarichi . Purtroppo non c'è nessuna indicazione relativi agli strumenti suonati dai Musicos 52• Comunque in tutti i reggimenti di fanteria, falla eccezione per le Reali Guardie Italiane e per
" Nel rinnovo della Capitola1,ionc di questo reggimento all'm1icolo 2 vie ne previsto l'abbigliamento della Banda de Musico.i·. Na. A. di S ., Sezione M ilitare, "Segreteria di guerra", fascio 769, fascicolo 3. " Dal maggiore dettaglio che si trova negli elem;hi di pagamento degli strume misti risulla che i più pagali ernno gli Ohues del reggimento di cavalleria Dragoni Principe. ai quali veniva coJTisposw una paga mens ile di 9 ùuG1ti e 72 gnmi. Seguivano i trombettieri e i timpanisti della cavalleria con 7 ducati, 17 grani e 2 carlini mensili. Diversa era la paga per g li altri strumenti. che variava da reggimento a reggimento e a sua volw da compagnia a compagnia. Ad esempio un "tamburo'· delle Reali Guardie Italiane della compag nia dei granatieri percepiva 2 ducati, 74 grnni e 2 carlini mensili, mentre il "tamburo" delle altre compag nie dello stesso reggimento percepiva 2 ducati, 44 gnmi e 33 carlini mensili. QueMa differenza tra i "tamhnri" dei grnnatieri e quelli delle altre compag nie si osserva in rutti i reggimenti. I "tamburi" più pagati erano q uelli del reggimento di cavall eria Dragoni Principe, che percepivano una somma di 3 ducati, 58 gr:mi e 7 carlini mensili, mentre la paga più bassa per gli altri "tamburi" nei diversi reggirnenli era di 2 ducati, 32 grani mensili per i grnnalieri e 2 ducati, IO grani e IO carlini mensili per le altre compagnie; quest' ultima somma ern uguale a quella che veniva conisposta ai P/fanos. DilTerenza di paga c'era anche fra i "'là mburi Maggiori": quello più pagato era quello del reggimento delle Reali Guardie Italiane con 4 ducati. 78 grani e I cari ino me nsili: i "Tamburi Maggiori" meno pagati percepivano 3 ducati 28 grani e 8 c..-ufo1i mensili. Esiste, inoltre. & iste un libro a stampa "Reglarnento en que se Reduzen" (210 pp. ~n7a editore) del 7 ap1ilc 175 1 dove in modo ùettagHato souo riportate tutte le paghe conispostc mcnsilmcmc per rutto il 175 1 a diversi reggimenti d i fm1tcria e di cavalleria. Cfr. Na. A. di S., Sezione Mililllre. "Opuscoli della Hihliotcca", fascio I, fascicolo 1-37.
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le Reali Guardie Svizzere che, come già detto, includevano i Musicos, vengono menzionati Pifa nos e Tambores per le compagnie (ad eccezione del Real Macedone 1° dove insieme al tamburo c'è un Musico) 53 e Tamburo Maggiore e Pifànos, per la Plana Mayor. Nei reggimenti di cavalleria., invece, si trovano per alcuni Tambores per alni Trompetas inclusi nelle compagnie e timpmlista o Tamburo Maggiore più Obues inclusi nella Plana Mayor. Più precisamente : nei reggimenti di cavalleria comprendenti le trombe c'era, sempre incluso nella Piana Maggiore, il timpanista; nei reggimenti comprendenti i tamburi c 'era, sempre nella Piana Maggiore, il Tamburo Maggiore con gli oboi. La situazione deg li stmmenti e delle bande nei reggime nti di fanteria (composti in genere da due battaglioni a sua volta divisi solitamente in tredici compagnie cadauno) e cavalleria (composti ciascuno in genere da dodici compagnie) può essere riassunta come si vede nelle tabelle IV e V (è preso in considerazione il solo 1° battaglione). Tabe ll a IV: Es er c ito Borbonico 1759-176:l (fantel'ia )" H.eggimenti f~nt e ri a Cnm n R A li rnl rdi cri
N amur Reale Borbone R orp() f'nfl
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Anno L11 ° 1759 L uo. 1759 l .ue:. 17.59
Dic 175~) Dic 17.59 175() A~o. 17(,()
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Comn. f<ucil . m onl.
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Strumenti JJer ogni sin2.ola c ompa2nia 2 tamb . + 2 />ifunos 3 l i.-tllJIJ . + 1 J>ifi.11w I lamh. l tamb.
2 1ri mb.
1 ·r.~ I.+ 8 Mu:i-;icos I T.l\ f. I 2 Pifa1UJ.\ ' 1 T .lvl. + 2 Pift.mu~: I T . 1'1 _ + 2 Pifiw.ns I T . "-1. + 1 P ifàno
I H1mh
I tamb.
4 lamh.
P iana Maggiore
I 2 f>ifa11m; + 2 /J ifrmns
I tamb. 2 tamh. I 1amh I lamb. + l Musico 1 lan1b. I rnmh I lam b. I lam b. I rnmh. l tam b. 3 lamb.
I T . J\ L + 3 Pifi..11ws
I T f\L + I Pi(nno I T .J\ I. + 2 Pif(mus I T _"I. 1 I Pi{nnn I T . \I. + 2 Pifunos 1 T. :\1. + 2 l'ìfa,ws I T . \ ,f. -¼ 2 Pifnnns I T . .\ l. + 2 Pi(w1u~· 1 T.\·t. + 8 Musicus
·rutt i 1 "Reggi m en ti Pronnc,al1 ·· nel lus l1 0 del 17:'i9 cornprcndono 2 tamhun per ogni compag111a; l a Piana .\1a gg1orc
comorcnde I T.M. + 2 r ifanos. u
Tabe lla V: E s ercito Borbonico 1759-1761 (cava lleria)" Re-gg . Cavalh·ria
Re Rcci ua D r.1 11 rnLi U orbom:
D ra1?.c>ni Prim:ine Real Nanoli T>rauoni Sicili11
Ann o
S trumenti per o gni ~ine:ol o c omnae:n ia
Pia na Maggio re
Sei. 17:'i9
I Trnmiwta
I TimbnlPrn
Sci. J7 5~J l•.Jar . 1760 G e n . 1760
I 1mnburo I tamhuro
l Timb . + 4 Obu('S 111u111." 1 ·r.~I. + .J Obuescs I T .M. t .J O/me.,
Cìen. 176.1
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I Timhal11rn mn ntadn
I ·rrompPla
I Timbn/Prn
I l.amburo
" Na. A. di S., Sezione Mi litare, "Aggiusti", fascio 107 (ff. 1-596), ff. 338r - 350r. " In ordine per ogn i reggimento si cfr., Na. A. di S., Sezione Militare, "Aggiusti.., fasc io I()() ( 1-
755), f. 2r; Ibidem , f. 3lr; Ibidem, f. 167r; Ibidem, f. 3 12r - 3 13r; Ibidem. f. 442r; Ibidem, f. 603v; Ibidem, fascio 102 (ff. 12-247), ff. 55r - 114v; Ibidem, ff. I 15r - 179r; Ibidem, fascio 104 (ff. 1-593), ff. 160r - 245r; Ibidem, fascio 105 (ff. 1-495), f. 2r; Ibidem, fascio 106 ( ff. 60-1 19; 307-400) f. 365r;
Ibidem . fascio 107 (ff. 1-596). ff. 338r - 350r; Ibidem , ff. 355r - 367v. " Ibidem, fascio I 05 (ff. 1-495), ff.: 25r - I 03v; I 04r - I 66r; I 67r - 3 16v; 231 r - 3 l 5r; 3 l 6r - 407v; 408r - 428v.
" In ordine per ogni reggimento si cfr., Na. A. di S., Sezione Militare, "Aggiusti", fascio 324 (ff.
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Anf?e/o D e Paola
Gli anni '70
Questo decennio può essere considerato quello in cui la banda torna in auge. Come si vedrà in seguito, le sostanziali modifiche apportate all ' organico delle bande, mettono in luce un particolare interesse che negli anni precedenti era venuto meno. Si è già visto, inoltre, che alla fine degli anni ' 60 i Musicos erano presenti solo nei reggimenti delle R eali Guardie Italiane e delle Reali Guardie Svizzere. Dalle "Riviste di Corrunissario" 57 passate al reggimento Reali Guardie Italiane relative agli anni 1740- 1772 non è stato possibile appurare con esattezza che tipo di strumenti s uonassero gl i otto " Musici" sx_ A partire dall 'anno 1752 in queste riviste, come anche nei "piani di formazione", sono riportati i nomi di tutti i militari , compres i quelli degli strumentisti che componevano la banda. Si è potuto vedere che alcuni componenti rimangono stabili dal 1752 fino al 1772, mentre altri vengono sostituiti 59 . Al fine di una maggiore chiarezza vengono di seguito elencati i nomi degli otto "Musici" inclusi nella Piana Maggiore. Tabe ll a VI : Musici del regg. Fanteria delle Re.ali Guai·die Italiane 1751-1771 1752 l yames Lombardi Nicola Comunale Genaro \filale ( :arlos Tedeschi Joscph Draogcs Joscph Zito Cesar Dìm1conc Vicente Ruta
1763 lymncs Lombanti Angel C oscia ( icnaro Vitale O ulos Tedeschi Francesco Santainmia Joscph Zi to Sonquino D 'Alessio Viccntc Ruta
1771 lyames Lom bardi A ngcl Coscia Migucl Lombardi Carlos T cdcsd ù JC ranccsco Santamana I.Joseph Z ito Sonquino D'Alessio Nicola Casini
Questi elenchi rivelano che per anni l'organico della banda potrebbe no n aver subito nessun tipo di variazione, e che gli strumentisti subentrati a quelli cessati dal servizio suonassero lo stesso strnmento. Il condizionale è d'o bbligo perché può anc he darsi che al cambio dello strumentista corrispondesse anche il cambio di strumento; inoltre, bisogna ricordare che, in questo periodo, nell' organico delle bande eu ropee entra a far parte il clarinetto, che spesso veniva suonato dagli stessi oboisti. L'adozio ne del clarinetto nell a banda è un fatto storico di fondamentale importanza; certo il clarinetto appare anche nel Regno delle Due Sicilie, ma purtroppo non è stato possibile stabilire con esattezza quando.
1-59::1 ), f. 6r; Ibidem, fascio 352 (ff. 1-284), ff. 234r - 237v; Ibidem, fascio 53 (ff. 1-279). f. Jr; Ibidem, fascio 298 (ff. 1-426), f. I r. " Sono Riviste di ispezione per verificare la forLa presente e lo stato delle cose ad una certa data. " Na. A. di S ., Sezione Militare, "Segreteria di guerra", fascio 771. " Si è cercato di appurare che tipo di strumento suonassero anche attraverso ce11iticat.i di "pen-
sione" e fogli matricolari ma non essendo questi né graduati né nobili non venjvano schedati.
La Banda Musicale nell'Esercito Borbonico
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La prima testimonianza dell'entrata in scena del clarinetto nelle bande dell'eserc ito borbonico è legata ad un evento molto importante: la creazione del reggimento Real Ferdinando, che porta con sé, per la prima volta, l'individuazione degli strumenti che dovevano formare la banda. La formazione di questo reggimento risale al 15 luglio del 1771: «Il Re ha stimalo ri solvere che tutti li Cadetti che ha scelto per la sua Real Brigata senza eccezione di nessuno, si considerino de l giorno prima dell ' immediato settembre separati dalli loro rispettivi Corpi [... ]» 00•
A questo Reale Ordine, al fine di specificare megli o la formazione della Reale Brigata, che poi diventerà Real Ferdinando, ne seguì un altro in data I 8 agosto 1771 '· 1; 1' anno seguente precisamente l' 1 dicembre 1772 con la reale "Ordinanza del re delle Sicilie che servir dee D' Istruzione, e di regolamenti à Cadetti, Sottobriga<lieri, Briga<lieti, ed Uffiziali del Battaglione Real Ferdinando" si stabilivano i criteri di formazione del citato battaglione. Però, a causa della mancata disponibilità di tale documento, non è stato possibile accertare che tipo <li banda era prevista. Due anni dopo la citata ordinanza, ossia l' 1 settembre 1774, fu emanata una "Addizione Alla Reale Ordinanza del Battaglione Real Ferdinando" 62 : «[ ...] nel suddetto mio Battaglione Reale, col metodo, o Leggi, che ne seguenti Articoli del presente Regolamento si Ordineranno. oltre l'espresse nella mia Reale Ordinanza del I Dicembre 1772, che confermo, e di cui ne impongo la più esalla osservanza».
Tn questa "Addizione", relativamente agli strumenti da destinare alle compagnie e quelli da destinare alla banda, anzi, come si vedrà, alle bande incluse nella Piana Maggiore, si stabiliva: art. VI. «[ ... ] In detto mio battagl ione l... J si formi no nove compagnie 1... 1di due Tamburi, e due Pifferi, quello dè Granatieri, e del Colonnello, e di un Tamburo, e di un Piffero ciascuna delle sette restanti». art. VII. «La Piana maggiore di questo Real Corpo deve consistere di un colonnello, che sono Io, un Colonnello Governatore, un Sergente Maggiore, un Ajutante Maggiore, due Alfieri Ahhanderati col Grado, e Soldo di tali Alfieri <li <letto Real Battaglione, un Segretario, un Cappell ano, un Chirurgo Maggiore, un altro secondo, un Tamburo Maggiore, Banda Maggiore <li quattro Com i di Caccia, e quattro Clarinè, altra minore di due Corni di Caccia, e due Clarinè, e di un Caporale Guastatori, e sette Guastatori: come altresì abbonars i di più un Tamburo, ed un Piffe ro, ch'erano de ll' incorporata Real Brigata <li Artiglieria» 63•
"" lhidem, f. 24r. "' Ibidem, f. 25v. " Addizione A lla Reale Ordinanza del Battaf{lione Real Ferdinando, Napoli, Reale Stamperia 1775. senza numeri di pagina.
'" Ibidem
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La novità in questa Reale Disposizione, a pmte la menzione dei dminetti come slrumenti principali della banda, sta nel fatto di trovare per la prima volta una "Banda Maggiore" e una " minore" . Quanto all'organico, cioè quattro "Comi di Caccia" e quattro "Clminè" per la "Rmda Maggiore" e due "Corni di Caccia" e due "Clarinè" per quella " minore", bisogna fare delle osservazioni . Ebbene, relativam ente al termine "Clarinè" no n ci sono d ubbi, in quanto si tratta di una espressione dialett,ùe tipica dell' area napoletana che tende a troncare le parole. Per quanto riguarda i "Corni cli Caccia" , si è visto che nei libri contabili relativi a questo battaglione non compaiono. Infatti in ogni "Estratto della Rivista pa<;sata dal Re al Suo Battaglione Real Ferdimmdo" del luglio 1772 si lrova già menzione di quatlro "Trombe da Caccia" e quattro "Clarinè" 64; mentre in ogni "Aggiusto per li Averi che li corrispondono" relativamente allo stesso battaglione e nello stesso mese di luglio, si trova menzione di quattro "Trombe" e quatlro "Clarinetti" 65 • Ora è chiaro che in questa circostanza si trattava di uno stesso strumento menzionato in tre diversi modi, ma, come si vedrà in seguito (si veda Appendice "La b,mda nei teatri e dunmte le feste") le trombe, i corni da caccia e le trombe da caccia erano differenti strnmenti anche se, come giustifica l'equivoco, i corni da caccia e le tromhe da caccia erano molto simili. Comunque se il tem1ine stava ad indicare delle trombe normali, è la prima volta che questo strumento viene menzionato in una compagnia di fanteria, perché si è già visto che trombe e timp,mi, in questa fase, erano esclusiva di rucuni reggimenti di cavalleria. Le trombe da caccia, che con molte probabi1ità sono da identificarsi con gli strumenti in seguito denominati "Trombini" , erm10 delle piccole trombe a spinùe tagliate sia in Re, come le trombe più comuni, sia in FA'. I trombini intervengono anche nel melodramma: si trovano ad esempio nella sinfonia della Didone ahhandonata di Leonardo Vinci, rappresentata nel 1726 a Roma al Teatro delle Dame. I comi da caccia, invece, erano degli strumenti a spirale del tipo cli quello che il Mersenne chiama Cor à plusieurs tours <" . In questo battaglione, a partire dal gennaio 1776, nelle " Riviste di Ispezione", oltre al Tamburo Maggiore e alla B anda Maggiore, si trovano due «altre Trombe» e due «altri Clarinè» ossia gli strumenti della "Banda minore" 7 '' previste nell'Addizione alla Reale Ordinanza (I settembre 1774). Gli aggettivi "Maggiore" e "minore", riferiti alla banda, ben presto saranno sostituiti con "Grande" e "piccola". TI termine "piccola" compare già in un documento relati vo alla liquidazione di alcuni componenti del battaglione Real Ferdinando
M
Na. A. <li S., Sezione Militare, "Aggiusti". fascio ISO ( ff. 1-720), f. 9r.
" Ibidem , f. 18r - 19v.
"' M. MERSENNE, HarmaniP universelle, cit., Livre cinquiesme, "<les lnslrumenls à vent". pp. 245-246. Strumenti <li yuesto tipo sono conservali tutt'oggi ; uno <li fabbricazione inglese , databile al 1705 circa, e definito come "Huruin.g hom in
o··, si trova a Londra presso l'Horniman Museum, Carse
Collection. Cfr. .IEREMY MONTACìl J, l'he wnrld nf bam que a11d classica/ m11sica/ instruments, Woo<lstock, New York, TI1e Overlook Press I 979. pp. 54-56 e Plate 38. Certo la presenza nelle bande de ll'esercito borbonico di questo tipo pa1ticolare di corno e tromba da caccia ne discosterebbe lo strumentario da quello tipico europeo, che negli nitri paesi comprendeva corni <li tipo comune. " Ibidem, f. 64r.
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«AJ1i 4 individui della banda piccola per tutto l'anno 1775» 6.'I; quanto alla "Banda Grande" la prima testimonianza di questa definizione è del 1785. ln ogni modo sia dai citati Registri Contabili, alla data del 7 luglio 1772, sia dall'addizione aJla Reale Ordinanza ( I settembre 1774), risulta la totale assenza di oboi e fagotti. 11 motivo è legato al promulgazione di un Reale Ordine del 6 no vembre 1777 che imponeva il licenziamento di tutti gli oboi cd i fagotti dalle bande dell'esercito: «Per evitare l'abbuso introdotto tante piazze di Soldati che si vertono in mantenere fagotti ed obué escusati nelle bande delli reggi menti di fanteria: ha risolto e comanda il Re, c he s' imponga di R.0. e per punto generale a tutti li Reggimenti di Infanteria inclusi quelli di Casa Reale, che in alterabilrnenle solo dehhono mantenere al di pi ù dei piffari Stabil iti , due Clarinetti e due Trombe in ogni battaglione licenziando suhito tutti gli oboe e fagotti che si trovano introdotti , cd il Suo R.O. lo prevengo a V.E. per intelligenza codesta Ruota dei Conti ed uso che convie ne per l' adimpimento . Palazzo 6 Novembre 1777 Giò di Goyzueta» "'·
Sicuramente prima di questo reale ordine c'era già stato qualche provvedimento che aveva vietato l'uso degli ohoi e dei fagotti nelle bande dei reggimenti dell'esercito borbonico. Questo pen.:hé nonostanle g li oboi cd i fagotti fossero "escusati" (mandati via), si continuava, con "abbuso", a mantenerli. La confenna di ciò è data anche dalla lnstrucçion para la Revista de Jnspecçion fatta a Napoli il 13 gennaio 1772; questo documento, redatto in 21 articoli, dava precise indica7,ione su come doveva essere passata la rivista di ispezione al reggimento di Fante,ia Real Borbone. Al 14° punto si legge: jNolicias l Si el C uerpo de Tambores, Pifanos, Clarinetes, y Trombas dc Caxa cstà bien impostado en los nuevo togues dc guerra. y si el tambor rnayor es habil, y apropiado para enseiiarles.
Quindi come si può notare, già ne l gennaio del 1772, non si trova menzione né degli oboi né dei fagotti, ma di clarinetti e trombe da caccia. È stato poss ibile anche verificare i registri contabili del "Battaglione Reale dè Cadetti" alla data del 7 luglio 1772. In questo battag lione, erano presenti un "Tamborro" ed un "Pifaro" per compagnia, mentre nella Piana Maggiore, oltre al Tamburo Maggiore, c ' erano quattro "Trombe" e quattro "Chuinetti" 10 • A questo punto è possibile ipotizzare che, nella prima fase del regno, vale a dire fino al 1750, l'organico delle bande borbonjche, composto sempre da otto musici, doveva essere formato da due corni due fagotti e quattro oboi: cioè uguale a quello della banda delle Guardie di Fanteria sassone raffi gurato in un dipinto del 1753 7 ' e che in seguito le
"' Na. A. di S., "Cedole di Tesoreria", fascio 629 (ff. 1-53), f. 47r. '"' Na. A. di S., Sezione Milìlare, "Scrivania di Razione - Reali ordini", fascio 69 bis, f. 38r. 70
Na. A. di S. , Sezio ne Militare, "Aggiusti", fascio ISO ( ff. 1-720), f . 3r.
" The New Grove Dictionary uf Musical lnstn,meflls, cit., voi. U, p. 21 1.
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stesse bande dell'esercito borbonico si conformassero a quelle militari usati in tutti gli eserciti europei cioè fossero composte di oboi, clarinetti, corn i, trombe e fagotti. Del resto non potrebbe accadere il contrario, visto che l'esercito borbonico all' inizio della sua costituzione era formato da soldati provenienti da tutta Euro pa; tale carattere europeo si rifletteva anche sulla composizione delle bande musicali. Solo successivamente e comunque prima del 1771 con l'arrivo dei clarinetti nelle bande gli oboi cd i fagotti furono detronizzati. Ciò è confermato anche da un altra testimonianza dell'agosto 1780. Nel reggimento di fanteria Namur e precisamente nella compagnia di Don Franco Blom, accanto ai nomi di tutti i militari, compaiono, oltre al tamburo, i ten1tini di "tromba" e "clarinete" 12• Bisogna, quindi, prendere atto che la perdita del ruolo principale dell 'oboe nelle bande degli eserciti europei è ben conosciuta, ma mai in nessun esercito in modo così categorico si decretò il loro licenziamento.
Gli anni '80 Una delle più importanti riforme di questo decennio fu quella di modificare la composizione organic a della fanteria, della cavalleria e dei corpi di marina. Riguardo la fanteria, una Capitolazione in 18 articoli del 3 1 dicembre 1787 ne stabiliva la nuova composizione in venti reggimenti , c iascuno composto a sua volta da tre battaglioni 73 . In modo più specifico veniva stabilito che ogni baltaglione dovesse essere formato da quattro compagnie cli fucilieri e una di granatieri: in ogni compagnia di fucilieri dovevano operare tre tamburi ed un piffero, in quella dei granatieri quattro tamburi ed un piffero. li Tamburo Maggiore non era incluso più nella Piana Maggiore ma in quella Minore. Stando a questo Reale Ordine ogn i reggimento doveva essere assistito solo da tamburi e piffe1i. Forse la mancanza di qualsiasi disposizione relativa alla banda era dovuta ad un precedente Reale Ordine, del 2 settembre 1786, nel quale si stabi liva «che dè Pifferi di un Reggimento otto potranno e ssere lstromentisti» 7\ Il significato di questa disposizione a prima vista sfugge; non è chiaro, infatti , quanti fossero in totale i "Pifferi" e in che cosa gli "lstromentisti" si distinguessero da loro. ln realtà ciò che risulta è che alcuni reggimenti avevano solo pifferi e tamburi, mentre altri, oltre a questi ultimi, avevano anche trombe, c lari netti, fagotti ed altri strumenti non specificati; questi strumenti del resto come si è visto, si trovavano nell'esercito anche prima della riforma del 1786. A partire da questo decennio, inoltre, in tutti i reggimenti dell'esercito borbonico, gl i strumentisti della banda non si troveranno più compresi a far
'' In una nota è anche possibile leggere che «al Clarinele Vizenle Penza» bisognava " abonare'' una f'law. Na. /\. di S., Sezione Mililare, "Segreteria di guerra", fascio 4 , "Rivista di Commissario" 1780. " Na. A. di S ., Sezione Militare, ·'Scrivania di Razione - Reali Ordini". fa scio 148 ( ff. 1-57). f. 9r - 13v.
" Ibidem, f. 7r.
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parte né de lla Piana Maggiore né della Piana Minore, ma verranno distribuiti nelle varie compagnie. Quindi la banda perde per così dire il privilegio che l'aveva vista inclusa sempre nel lo Stato Maggiore. Tuttavia, come si vedrà in seguilo, l' esclusione della banda dalla Piana Minore riguarda solo questo periodo, infattj con il nuovo secolo ed in modo definitivo la banda farà sempre parte dello Stato Minore. La "Librctta della rivista d'ispezione" del 7 febbraio 1787, relativa al reggimento nazionale di fanteria "Messapia" della piazza di Gaeta, aiuta a capire come erano distribuiti gli strumenti della banda nelle vari e compagnie 1 ~:
T abella V li : Rel!l!Imento F antena M essapia - 1787
,.
l'
2~ 3' 4' S' 6' 7'
8' 2:1
Comoa<mia !!Tanalieri Conma!!nia fuci lieri Comua!!uia fucilieri Comoa!!nia fucilieri Comna211ia fuci li eri Comoa!!nia fucilieri Comoa211ia fucilieri Comna!!nia fucilieri Comna!!nia fucilieri ComnMmia 2ranatie1i
2 tamburi, 2 oifani 2 tamburi , l tromba 2 tamburi. 1 clarinetto 2 tamburi , I tromba 2 tamburi , l lromba 2 tamburi, I clarinetto 2 2 2 2
tamburi , I darincllo tamhmi , I fa2otto tamburi, I fa!!olto tamburi , 2 uifaui
Nella rivista che passò nel 1790 nello stesso reggimento, oltre ai sopra menzionati strumenti, compare il termine "Tstrumentista" 76• Questo termine cosi generico potrebbe indicare qualsiasi strumento non escluso qualcuno della cosiddetta "musica turca". La prima testimonianza relativa a questi strumenti si trova nei registri contabili relativi alla stagione lirica 17801781 del Teatro S. Carlo di Napoli, dove, per la rappresentazione dell'opera Arbace fu adoperata una banda formata da quattro fagolli, sei clarinetti, quattro piattini e due triangoli , mentre per il "dramma" Cajo Mario, rappresentalo nel Teatro S. Carlo il 30 maggio 1784, fu comprato un "ombrel lino a ll a chinesa"(v. Appendice JT). Bjsogna ricordare che il Regno di Napoli e della Sicilia, ben prima che vi fossero introdotti gli strumenti della "musica turca", inLratleneva rapporti politici con l'impero turco: «Con il passaggio di Napoli ai Horhoni e l'arrivo di Carl o ( 1734) si ebbero nuovi impul si nei rapporti rnn Coslanlinopoli, testimoniati dal Trattato del 1740, dall' /\mhasceria de l 1741 , da q uella del 1743, dalla pergamena dalata 1755 [... ]; vi contribuirono non poco la presenza del Real Macedone I... I» " .
" Na. A. di S .. Sezione Mìlilare. "Segreteria di guerra". fascio 891 , fascicolo I. 1 •
Ibidem, fascicolo U.
" GIOVANN I CURATOLA, /,'immagine del turco nel presepe napoletano,
in La conoscenza
dell 'A.,ia e delf"Africa in Italia nei secoli XVIII e XIX, a c ura di Ugo Marazzi, Napoli, Istituto
Universitario Orientale, 3 voli. (1984- 1989), voi. I, tomo 2°, pp. 749-764: p. 752.
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Quanto all'impiego (più tardo) della musica turca una interessante testimonianza riguarda la rappresentazione dell 'opera teatrale "Il viaggio del Gran Signore alla Mecca" del 22 febbraio 1788 immo,talata da R. Morghen 78 : «"Apriva la sfilala una banda d i sessantuno strumenti a fiato seguiti da ottantaquattro giannizzeri con il loro capo L... J Chiudeva il corteo un 'altra banda a cavallo"» 79•
La conoscenza degli strumenti della " mus ica turca" era diffu sa anche dalla presenza "orientale" di pastori nel presepe napoletano: «Il terzo gruppo di orientali è quello dei suo natori della banda: questo è l'elemento "alla moda", tipico del '700, e può essere identificato con sufficiente precisione. Si tratta dei Melrter [... l ossia della banda musicale militare otlomana legata al corpo dei yen.i çeri, i Giannizzeri, che ebbe uno straordinario successo in Europa in tutto il '700» ~,_
Questa " moda" interessò la banda verso gli ultimi decenni del secolo XVTTT; essa fece adottare, non solo gli stiumenti ed il vestiario esotico degli strumentisti ma anche gli strumentisti stessi detti "Mmi" 81 • Si ricorderà inoltre che alcuni strumenti «per servizio de lla musica de lli schiavi turchi» erano già presenti sulle navi militari prima dell' insediamento dei Borboni nel Regno di Napoli e Sicilia. Nondimeno il primo documento militare della fase horhonica che testimonia l'uso di strumenti della "musica turca" è la «Reale Ordinanza del Corpo Reale. Data in Caserta a 11 Decembre 1788» ~2• In questa ordinanza, con cui si sopprimeva il corpo di A,tiglieri a e Genio a favore dello "Stahilimento del Corpo Reale", con l'ruticolo XIX veni vano previsti anche «f... lcinque strumentisti, i quali non si allontaneranno dalla guarnigione in cui vi si troverà fissata la Scuola Principale [... ]» inclusi, come il Tamburo Maggiore, nella Piana Maggiore. L'mticolo XXX.Vili della stessa ordinanza prevedeva anche che, ogni Domenica, ci fosse una parata con i tamburi e la banda del reggimento del Corpo Reale in testa. Ma venendo alla musica turca nel registro della "Massa", cioè un elenco dettagliato di tutti gli introiti ed esiti del reggimento, risulta che negli esiti era prevista anche la «compra di Fagotti, Oboè, Clarinetti, e gran Cassa ecc.». Ciò, oltre a confermare la presenza della grancassa, fa supporre che non fosse il solo strumento della musica turca adoperato. Il modo con cui è stata formulata la frase, infatti, induce a pensare che la "compra" degli strumen-
" Cit.aro da U . CURATOI .A, Ibidem, p. 754.
" Ibidem , p. 754 . ., Ibidem, p. 757. " Per una descrizione degli ahiti cfr. Ci. HOlc:RI e P. C ROC IAN I, L"esercito horhonico dal 1789,
al J8/ 5, cil., pp. 250-25 1. Un Reale Ordine del 24 ollobre 1808 relativo ali' uniforme giornaliera deJla banda del regi me nto dei Granatieri Reali dice che: «il Moro del suddetto Corpo si deve vestir e in giacca scarnlatta gallonata [... J».
" Napoli, Biblioteca Provinciale, ms. fasc io 57.
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ti musicali poteva essere fatta sia per l'acquisto di fagotti , oboi e clarinetti sia per l'acquisto della «gran Cassa ccc.»; l'ecc. polrebbe stare ad indicare altri strumenti come piatti, triangolo, cassa mllante e cappelli cinesi. Questi stmmenti, insieme alla grancassa, costituivano la musica turca g ià presente e ben conosciuta nel Regno di Napoli, e che, proprio in quel periodo, si affermava in tutte le bande europee. Comunque, in ogni caso, vuol dire che oltre agli stmmcnti elencati, e cioè fagotti, oboi, clarinetti e grancassa, esistevano anche diversi altri strumenti visto che lo scrivente invece di elencarli ha tagliato corto con "l'ecc." É anche importante notare la ricomparsa del fagotto e dell'oboe che, come già visto, erano stati esclusi dalle bande nel 1777; la ricomparsa del fagotto è dovuta probabilmente alla necessit~1 di sopperire alla mancanza di strumenti di registro grave, mentre la ricomparsa dell 'oboe potrebbe essere intesa come il recupero di un colore da aggiungere all'organico della banda. Ritornando agli strumenti in possesso nei vari corpi, trombe, clarinetti e pifferi sono anche menzionati nel reggimento "Regina" 83 e "Reale Italiano"; nelle dieci compagnie che fom1avano i battaglioni di questi reggimenti, nel germaio 1788, erano pagati venti tamburi e dodici strumentisti per ciascun battaglione 1!4. Quanto al primo battaglione del reggimento di fanteria "Estero" in una "Rivista d' Ispezione" passata il 3 novembre 1790 nelle dieci compagnie risultano distribuiti venti tamburi, dieci piffari e tredici strumenti fra lrombe clminetti e fagotti as_ Nel secondo battaglione dello stesso reggimento, e nello stesso anno, il nome di qualsivoglia (nome che in realtà designava chi lo suonava) è sostituito con il termine generico di "Musico" 1«,_ Come già detto in precedenza, in questo decennio si trovano alcune testimonianze relativa alla "Banda Grande" che, nella "Addizione alla Reale Ordinanza del Battaglione Real Ferdinando" del 1774, era detta "Maggiore". Una prima di esse si trova nella "concessio ne" del 21 giugno 1785; dove relativamente al «proprietario di clarinetto» Ventura di Siena del reggimento Real Macedone si stabiliva che egli doveva continuare a percepire "l'avere" che godeva nel citato reggimento, fino a che non sarebbe stato «rimbia7,zato nella Banda Grande di 4ucsto Corpo» 87 • E ancora 1'8 gennaio 1790 il tennine «Banda grande» compare in una «Relazione sul'Istanza del1a Banda grande deUi Musici del Reggimento delle Reali Guardie Svizzere che va a riformarsi» 88 • In questa relazione gli strumenti menzionati sono: "Oboè", "Oboè e Capo banda", due fagotti e due lrombe 89; que-
'' Na. A. di S., Se.lione Militare, ··Aggiusti"", fascio 2 14 ( ff. 1-735). ff. lr - 15v.
"' Ibidem, ff. 320r - 33 1v. " Ibidem, fascio 887. fascicolo I "' Ibidem " Na. A . di S ., Sezio ne M il itare. "Scri vania di Razione". fas<.:io 144 ( ff. 1-55). f. 53v. "" Na. A. di S. , Sezio ne Militare, "Segreteria di guerra", fascio 891. auno 1790. •• /\nche 4ui. come per i fagotti, è da notare la ricomparsa dell'oboe. Si è già visto (vedi prima parte) che in questo periodo c'è per cosi dire un "recupero" delJ 'oboe, ma non più come strumento principale e preponderante della banda, bensì, allo scopo di arricchire il colore stnimentalc della banda.
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sto però non vuol dire che gli strumenti sopra citati fossero gli unici a formare la "Banda Grande". Ciò si capisce dal fatto che non si trova menzione dei clarinetti usati già da molti anni con un ruolo sempre più importante. Quanto al termine " tromba", può darsi che in questo periodo esso sia riferito a quel tipo di strumento in seguito denominato "Trombino", quindi uno strumento diverso dai comi da caccia a spirale o dai corni naturali. A tal proposito in una nota di spesa del 1790 relativa al reggimento fanteria "Estero", oltre alla «Gratificazione per sei musici», si legge anche «istromenti nuovi, cioè due Comi di Caccia, due Comelli e 2 Clarinetti» e «riattamento degli istromenti vecchi» 90 • Non è clùaro ora se i «cornetti» si identificavano con le trombe da caccia (trombini) oppure altri strumenti ancora; ma, al cli là di questo, questa nota conferma che insieme con i corni da caccia ven ivano usate anche delle trombe, molto probabilmente più piccole di quelle comuni. 1n una Rivista d' ispezione di questo stesso reggimento si trova un documento contenente un elenco degli "Individui della banda del 2° Estero" consistenti in un capobanda, due trombe, un clarinetto e un fagotto; a fianco del nome di ogni singolo stmmento, a parte i nomi dei suonatori, c'è riportata la «paga che percepivano nel reggimento Wirtz dove prima servivano». Riconsiderando la «Relazione sul'Istanza della Banda grande delli Musici del Reggimento cleUe Reali Guardie Svizzere che va a riformarsi» è interessante notare che per la prima volta appare il tem1ine "Capo banda": questa figura, come si avrà modo di vedere, ebbe un ruolo molto importante sia perché fu responsabi le della banda stessa sia perché fu obbligato a ridurre e comporre i pezzi di musica per la stessa. ln conclusione si potrebbe ipotizzare que llo che doveva essere l'organico delJa "banda grande" alla fine del penultimo decennio: pifferi, oboi, clari netti , corni di caccia, trombe, trombe da caccia (trombini), fagotti e strumenti della musica turca. Quanto alla " banda piccola" si veda oltre. Diversamente stanno le cose nella cavalleria. Una Capitolazione in 7 articoli del 14 gennaio 1788 prevedeva che «Tulti otto i reggimenti verranno denominati egualmente reggimenti di caval leria» •, i_ Secondo questa Capitolazione e precisamente agli a1ticoli lll, VI e Vll, in ogni reggimento, formato ciascuno da quattro squadroni (equivalente cli compagnia), dovevano esserci solo trombe, cioè due per ogni squadrone. In real tà però, dal resoconto dei pagamenti, oltre alle trombe si trovano anche tamburi e oboi, più il Tamburo Maggiore ed il timpanista. Si vedrà in seguito che questo è l'ultimo decennio dove è a ncora possibile trovare nei reggimenti di cavalleria insieme alle trombe i musici, gli obues, i timpanis ti ed il Tamburo Maggiore. La situazione degli strumenti destinati alla cavalleria nel 1788 si trova riassunta nella tabella VTT 92 •
"' Na. A. di S., Sezione Militare, "Segreteria di guerra", fascio 887, fascicolo I.
" Na. A. di S., Sezione Militare, ·' Keali Ordini", fascio 153, ff. 39r- 42v. " Na. A. Lii S .. S1.:dum; Militar<.:, "Aggiu~1i", fa~cin 2 13, f. 445r; 390r; 329r; 2(,4r; 191 r; I IOr; 78r; 13r.
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103
Tabella VIII: Es ercito Borbonico 1788 (cavalleria) Reggim e nti Cava lleria Dragoni del Prim:ipc
Dra!!:ooi Tarra0 oua Dr.agoni ddla l~e1!i11;1
Sicilia Nm:,oli Rossi2lionc
Anno J\ go. 1788 Lu2. 1788 J\go. 1788
Totale d egli s trume nti n el complesso dei 4 sc1uadron i 8 lmnb uri, 1 T .M. e 4 Musici 8 tamburi, I T.M e 4 0/mes 7 tamburi , I T.M . e 4 Obué
T,uo. 17 88
8 tromhellt: monlati , I tim t>.1 l ie re mont;110
Lu)!. 1788
7 trombe, I timbalicrc
Re
A2.o. 1788 J\ 0 o. 1788
Guardie del corpo
~lag. 1788
9 trombe. I timhalicn.:
8 trombe, I timbaliere 5 tmmhc, I timhalicrc
Le novità di questo dece nnio sta nno però nelle prime testimonianze relati ve ai corpi della Marina borbonica. Bisogna ricordare che, com'è già stato detto, ne i documenti militari fino al 1784 è testimoniata solo la presenza di tamburi e pifferi '1 ', più il Tamburo M aggiore incluso nella Piana Maggiore. Nel Battaglione di Marina ne l 1784, ad esempio, erano presenti 18 tamburi e 9 pifferi sempre distribuiti ne lle varie compagnie 9". Nessun tipo di strumento, invece, era presente né ne lla Brigata di Artiglieria, né ne i Cavalie1·i dell a Guardia Marina. l primi documenti mil itari che confermano la presenza di bande nei corpi di marina sono del 1785 e riguardano il Battagli one di Marina; infatti, nella rivista che passò nel gennaio 1785 erano presenti, oltre ai tamburi e pifferi, anche un Tamburo Maggiore, una tromba, un clarinetto ed un fagotto '>5 • Questo organico così composto sarà presente nello stesso modo anche quando il Battaglione di Marina nel 1788 darà vita alla Di visione dè Marinari e Cannonie ri . Nel dicembre del 1785, invece, e fino al gennaio 1788, nel novell o corpo di Fanteria della Marina la banda inclusa nella Piana Maggiore era composta da un Capo banda, una tromba, due fagotti, quattro clarinetti , e due oboi; nelle compagnie di questo corpo, ad eccez ione di una che aveva due trombe, c'erano generalmente due tamburi ed un piffero. Si diceva che l'organi co della banda rimase tale fino al gennaio ciel 1788 perché già nel febbraio dello stesso anno si aggiungevano quattro tro mbe, quattrn clarinetti cd un Tam buro Maggiore. L'inse1imento di altri strumenti continuò anche nei mesi successivi raggiungendo l'eccezionale somma di 27 elementi. Ecco il riassunto nella tabell a seguente:
93
Na. A. di S .. Sezio ne Militare, "'Es~ienli <li Marina", fa scio I
•• Ibidem , l'ascio 303, a. 1784.
•, lbidm1, a. 1785, 1786, 1787, 1788.
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Tabella IX: Fanteria di Marina - 1788 Dal 5 dicembre 1785 fino al 1787
2 gennaio
11 febbraio
6 marzo
9 giugno
1788
1788
1788
1788
9
2 4 2
5 2 8 2 18
K
2 4 2
2
3
li
11
Tamhuro M a}.!~iorc
C mobanda Trombe Faooui Clarinetti
rn.,;
Totale tlcgli clementi della JO band a csduso il Tamhuro M.oee:io rc Di lulli ~li strumcntisli sono riporlati i nomi W i <.:mm o1111
IO
2
3
24
27
Successivamente, per quanto riguarda la Divisione dé Marinari e Cannonieri, in diverse ri viste che pa<;sarono dal 1793 al 1795 la banda non si trova inclusa né nella Piana Maggiore né nella Piana Minore, ma si trova menzionata a parte come "Banda", l'organico consisteva in un capobanda, tre clari netti, due oboi, quattro corni da caccia e due fagotti; per ogni compagnia invece erano previsti un tamburo ed un piffero. Anche per quanto riguarda il Reggimento della Fanteria cli Marina, in questi stessi anni, la banda non viene inclusa né nella Piana Maggiore né nella Piana Minore. Essa si trova menzionata a parte come "Banda Grande" con l'organico composto da un capobanda, due fagotti , sei trombe, cinque clarinetti , tre oboi ed un "timballiere", mentre nelle compagnie c'erano generalmente due pifferi ccl un tamburo % _ La comparsa ciel termine "Banda Grande" e non più "banda" fa pensare, anche se dalle c itate ri viste non risulta, alla esistenza di una banda piccola; questo giustificherebbe il ridimensionamento de1l'organico bandistico. L'esistenza di una banda piccola nella marina é testimoniata per la prima volta il I O maggio del 18 16, vale a dire quando con un Reale Ordine si diede disposizione affrnché sulla Real Fregala Sirena venissero imbarcati gli «individui della piccola Banda del Reggimento Real Marina». Non bisogna escludere, però, che già nel 1793 la banda era stata divisa in grande e piccola. Forse non é un caso che sommando gli organici della banda grande del 1795 e quella piccola del 18 16, consistente in quattro clarinetti, tre corni un Oboé ed un fagotto si anivi alla somma di 27 elementi cioè a quelli che formavano la "banda" prima che la stessa fosse divisa. Inoltre bisogna tener presente che alcune testimonianze confermano la presenza della banda piccola in diversi reggimenti anche quando di quest'ultima non si trova menzione né nella pianta organica né nelle 1iviste d' ispezione.
1L "Piano per la composizione della banda " 1°. La Randa dovrebbe consistere in dieci Sonatori, vale a dire quattro Clarinetti, quattro Corni di Caccia, e due Fagotti . cinque per il primo, e cinque per il sewndo bauagliom:.
,. Na. A. di S., Sezione Militare, Espedie nti di Marina, fascio 302. a. 1793; voi; 222. a. 1794 e
1795.
La Banda Musicale nell'Esercito Borbonico
105
2°. Dovrebbero i medesimi andar vestiti di lungo gallonati in Argento, am1ati con sciabole di Bassi Uflic.:iali. 3°. Dovrebbe ro a lloggiare tutti uniti , e separati di chiunque altro, con il loro Capo quale sarà iJ suo immediato Superiore e che si renderà responsabile tanto per la condotta, quanto per l' applicazione dei medesimi. 4". Dovrebbero tra loro fare il Rancio nella guisa come lo fan no attualmente i Sargenti del Reggimento. pagando sette grana cadauno, avranno anc he l'obbligo di trovarsi per sistema a tulle le visite dè quali però facilmente ollerranno il permesso, quando s i tratti di farl i guadagnare qualche cosa sempre c hé da loro buona condotta corrisponda. 5°. Dovrebbero tra loro formarsi una Cassa d 'Economia, nella quale si ripone quel che guadagnano dalle loro fatiche straordinari e, con accordare un terzo di quel profitto a chi se lo ha g uadagnato, e con 1iporrc due terzi in Cassa per il bene comune, dalla quale Cassa d' Economi a oltre di accomodare l' lstro rnenti che si rompessero, o g uastassero fuor di Servizio del Reggimento, s'i mpiegherebbe il de naro per vestirli. e mantenerli più decorosamente. 6". I ,a paga di ogni Individuo dov rebbe essere di Ducati sei al mese, il loro Capo però coll 'obbligo de lla loro Istruzione, e cura dell'acquisto di nuove ca11e di Musica, dovrebbe avere Ducati dicci al mese. non compreso il pane Per ora bisognerebbe al Reggimento avere due Obue nuovi, e due Corni di Caccia nuovi, mentre con quel li che vi sono si formerebbe il numero compito d' lstrnmenti .
Questo interessante "Piano" re lati vo al reggimento di fanteria "Estero" di Palermo, è datato 9 novemhre 1791 97 • L' importanza consi ste nel fatto di trovare per la prima volta un documento che con una se1ie di articoli istituzionalizza la banda. È la prima volta, infatti, che la banda stessa viene cons iderata un organismo a se stante capace di avere e provvedere ad una propria autonomia staccata dal corpo militare. li condizionale per alcuni punti è improprio, in quanto, le volontà espresse nel " Piano per la composizione della Banda", erano delle realtà che la banda stessa viveva già. /\1 primo punto sembra di capire che, alla luce degli organici ravvisati in alcuni corpi dell'esercito, si ripropone il vecchio organico della banda del reggimento Real Ferdinando (v. cap. 111.2) con l'aggiunta di due fagolli. Diversamente starebbero le cose se la proposta fosse stata riferita alla formazione della "banda piccola". TI dubbio è abbastanza giustificato perché la consistenza della "banda grande", come si è vi sto era di pifferi, oboi, clarinetti, corni di caccia, trombe da caccia (trombini), fagotti e strumenti ritmici. La richiesta di «due Obue nuovi» che si trova alla fine dello stesso documento conferma che, da una parte nelle bande tali strumenti avevano riacquistato la loro presenza, dall' altra parte, però, in modo ahhastanza contraddittorio, ancora una volta diventano strumenti indesiderati in quanto non vengono riproposti nell'organico. Il secondo punto è puramente un dettaglio perché gli stru-
'" Na. A. di S., Sezione Militare. "Segreteria di guerra". fa scio 887, anno 179 1.
106
Angelo De Paola
mentisti delle bande da sempre vestivano differentemente dal resto della truppa. Il terzo e quarto punto devono essere considerati quelli più originali; essi, infatti , propugnano la creazione di un edificio adibito solo alla banda demandando tutte le responsabilità al loro "Capo" e non più al Tamburo Maggiore che per lungo tempo sarà il diretto superiore prima degli strumentisti e poi del capo banda (v. Appendice II). Relativamente al quinto e sesto punto si veda il capitolo TTT.6.
L'ultimo decennio Le "Riviste d' Ispezione" in questo decennio aiutano a capire megl io lo strumentale in dotazione all'esercito borbonico alla fine del secolo; in esse, si trova lo stato degli "utensi lj" del "correarne" e de Il "'armamento" . Queste voci erano spesso riunite nello stato dei "Generi". Si tratta, cioè, di elenchi di lutto il materiale in possesso di un reggimento ad una certa data. Nella "Libretta numerativa" di ispezione del 7 novembre 1791 stilata a Palermo relativamente al primo battaglione del reggimento di fanteria "Estero" erano presenti 48 strumentisti fra «Tamburri , Piffari e Musici». Nel giugno dell'anno seguente nel secondo battaglione dello stesso reggimento erano detti presenti 29 tamhuri e 21 fra "Pitfari e Musici ", mentre in data 6 ottobre 1792, oltre agli stessi strumentisti erano presenti anche il "Capo banda" un "Tamburro di Battaglione", che in seguito si troverà sempre nello Stato Minore come "Caporal dè Tamburri ". Appaiono inol tre, per la prima volta, anche strumenti della "musica turca" cioè: due "Piattini" •Jx_ La prima chiara testimonianza che non lascia dubbi sugli strumenti che, nei primi anni dell'ultimo decennio, formavano la handa del reggimento di fanteria "Messapia" è del 1793 99 • "Strumenti della Banda" che risultano nello stato dei "Generi":
Tabella X: Regg. Fanteria Messapia - 1793 Comi di caccia 6 Trombini 2 Clarinetti 2 Piattini con loro borse 4 Fagotti l Piffari, ed Ottavini 10 Gran C'..assa di Tamlmrri 2 (nel 1794 si troverà "Tamburroni ').
" Ibidem. anno 17')2. "' Ibidem , fascio 89 1, fascicolo IV.
La Banda Mu sicale nell'Esercito Borbonico
/07
In questo organico, che sarà tale fino al 1798, per la prima volta oltre ai "piattini" ioo, testimoniati già nel 1792, si trova anche l' altro strumento tipico della "musica turca" cioè la grancassa, strumento quest'ultimo, a dire il vero, già presente nella «Reale Ordinanza del Corpo Reale. D ata in Caserta a 11 Decembre 1788» (v. cap. III.3). Compare in modo esplicito per la prima volta il termine "Tromhini" della cui presenza nella banda si è già accennato in precedenza. Inoltre a di verse ipotesi si presta la definizione "Piffari, ed Ottavini". Se il te rmine ottavi ni no n lascia dubbi , infatti, non si capisce se con "Pifferi" si volesse intendere gli strumenti propri delle compagnie, che come già visto si tratta di flauti traversi più corti (vedi capitolo sui Pifanos), oppure veri e propri flauti. Questo dubbio nasce dal fatto che in modo specifico nel piano dei "Generi" l'elenco degli strumenti è sotto la voce "strumenti de lla banda", me ntre non si trova menzione de i tamburi, strume nti propri delle compagn ie. Quindi è possibi le che con " Piffari", in questo contesto ed in questo periodo, cioè quando il flauto incomincia ad entrare a far parte dell 'organico delle bande europee, venivano indicati sia i veri e propri pifferi s ia i flauti traversi in Do. Una confem1a di ciò viene dall a composizione manoscritta anonima per tre voci e banda 'T'offro Signor" del 1799 do ve l' organico della banda è composto oltre che da clarinetti primo e secondo, trombini, corni e fagotti anche da "Pifari" primo e secondo che in realtà si tratta cli flauti in Do (v. TTT Appendice). Bisogna anche osservare che , il motivo di trovare lo stato dei "Generi" come modello prestampato e successivamente compilato, fa pensare ad una lista cli strumenti già consolidata da tempo. É possihile, quindi , che questi nuovi strumenti fossero in uso già da diverso tempo. Infine è da notare la mancanza degli oboi, che invece trov iamo l' anno successivo, precisamente il 27 ottobre 1794, negli strnmenti della banda del reggimento fanteria "Real Napoli" 101 : T a b e Il a Xl : R e22. F an t cria R ca e N apo 1·1 C omi da caccia Trombini ( ~lari netti Piattini con borse paia
Oboé Pifa1i ed Ollavini ·1·a mhurroni
-
1794
4 2 4
J 2 8 2 una di le,gno ed una di rame cedro
Un altro strumento tipico della "musica turca", cioè il triangolo, si trova nello "Stato dell'Armamento" del 4 dicembre 1794 relativo al reggimento di fanteria "Reale Italiano" 102 :
100
Nel Reggime nto Real Macedone alla data del 14 marzo 1798, insie me a dicci musici, erano
presenti ben 11 pianini 0 ' '
Ibidem, fa sciu 7 80. armu 1794
'"' Ibidem, fa scio 889, anno 1794
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T a b e Il a XII : Re22. Fan t eria R ea Ie Ita r1ano Gran Cassa di leeuo Casse <l' ottone dè Tamburi Tdem di leeno Piffari erandi, e viccoli Porlaoiffcri d'ottone Piattini Corni da Caccia Clarinetti Fa!!otti T ri aneoli
- 1794
l 24 5 10
5 8
9 con <lue trombini 5 2 2
Molto importante è la menzione di «Comi da Cacc ia 9 con due Trombini » in quanto fa pensare a d ue tipi di strumenti adoperati insieme o addirittura suonati, forse , in alternati va da uno stesso strumentista. Ora bisogna osservare che, le Riviste d' Ispezione, quanto al tipo di strumento adoperato nell 'organico delle bande non lasciano più dubbi, mentre non vi è certezza sulla loro effettiva quantità _adoperata durante le esecuzioni. Difatti è molto diffic.:ile pensare ad una banda del citato reggimento "Reale Italiano" fonnata da IO " Pifferi grandi e piccoli" , 5 clarinetti, 2 fagotti, 9 corni da caccia, I grancassa, 4 paia di piatti e 2 triangoli ; volendo ora escludere 5 pifferi, c ioè quan ti sono i portapifferì, perché destinati alle compagnie e considerando che con " pitfari grandi e piccoli" si volesse intendere anche flauti cd ottavini, il numero dei componenti della banda risulterebbe di 28 elementi, q uanti.tà questa che, per i reggimenti di fanteria, sarà raggiunta solo intorno al 1840. É anche vero i noi tre che, trovare una certa quantità cli strumenti elencati nei "Generi" di un reggime nto, non autorizza a credere che detti strumenti fossero utilizzati tutti. Ciò è anche confermalo dal fatto che, nei modelli de i "Generi", ve ni va ri po1t ata l'indicazione di specificare per ogni oggello lo stato d' uso, e cioè: buono, mediocre, inutile. Questo vuol dire che nei Generi erano e.lencati tutti gli strumenti, sia quelli che venivano adoperati s ia quell i inutili . Del tutto sorprendente, io un momento in cui l' organico delle bande sembrava evolversi verso una maggiore acquisizione di nuovi strumenti, fra i quali quelli della musica turca, è il Real Dispaccio dell' I settembre 1799 con il quale si stabiliva l'orgaiùco dei nuovi reggimenti di fanteria e cavalleria 103 • Questo Real Dispaccio prevedeva per la fanteria solo un Tamburo Maggiore, inserito nello Stato Minore, e tre tamburi e pifferi per ogni compagnia, me ntre per la cavalleria erano previste due trombe per ogni squadrone. Sembra cioè che la banda di colpo fosse completamente abolita. In realtà come si vedrà in seguito, i reggimenti cli fanteria avevano la loro banda. La cavalleria a partire da questo ultimo decennio, farà uso solo delle trombe; spariscono di fallo i musici, gli ohues, il timpanista ed anche il Ta mburo Maggiore.
'"' Na. A. di S., Sezione Militare , " Reali Ordini". fascio 191.
La Banda Musicale nell'Esercito Borbonico
109
Considerazioni a fine secolo Prima di passare ad illustrare la situazione che si viene a trovare nei primi anni del secolo XTX è bene fare delle considerazioni conclusive sul secolo XVlll. Si è visto che in linea di massima gli strumenti usati nelle bande reggimentali dell'esercito borbonico nei primi anni della sua formazione erano gli stessi che venivano usati in tutti gli altri eserciti d'Europa. Negli anni sellanta la banda borbonica era formata da oboi, fagotti, corni da caccia, trombe e clarinetti oltre naturalmente agli strumenti propri dei reggimenti di fanteria e cavalleria, cioè oboi, pifferi, tamburi, trombe e timpani. Messi al bando nel 1777 gli oboi cd i fagotti, si stabilì che gli strumenti della banda dovevano consistere solo in pifferi, trombe e clarinetti. Pian piano però a questi strumenti si aggiunsero di nuovo gli oboi ed i fagotti, mentre nei primi anni del penultimo decennio prendono piede oltre agli ottavini anche alcuni strumenti a percussione tipici della musica nirca cioè piatti, grancassa e triangolo. Un confronto con le bande della Rivoluzione francese, che come si sa sono quelle più innovative, ci porla a constatare una maggiore lentezza delle bande borboniche nel processo evolutivo. Le bande francesi, infatti, oltre a diversi altri strumenti della musica turca come cappelli cinesi e sistri, usa vano anche tromboni e serpentoni. La banda rivoluzionaria francese tributa inoltre una maggiore attenzione per l'aspello della strumentazione e della composizione. Questa caratteristica attira anche l'interesse cli musicisti come F. J. Gossec. Luigi Cherubini, L. E. Jadin, per citarne qualcuno, che, in nome della Rivoluzione, daranno a questo genere di formazione quell'impulso che vedrà le bande francesi determinare, negli anni successivi, l'organico della partitura per banda di tutta Europa. La situazione degli strnmenti a fiato usati nelle compagnie e nelle bande reggimentali dell'esercito borbonico a fine secolo può essere così riassunta: nella cavalleria nell'ultimo decennio venivano usate solo "trombe" generalmente due per ogni squadrone (in verità c'erano diversi altri strumenti che costituivano le fanfare; v. cap. V). Per la fanteria bisogna osservare che i pifferi ed i tamburi sono destinati sempre a regolare la funzione propria della compagnia, mentre gli altri strumenti, cioè " Pifferi cd Ottavini", oboi, clarinetti, corni eia caccia, trombini e fagotti (oltre ai piattini, alla grancassa e al triangolo) sono quelli propri della banda destinati a suonare per l' intero reggimento. Da un sguardo dato a documenti inerenti la banda, si è visto che, fino alla fine del secolo, la banda vera e propria si trova in determinati reggimenti, mentre in altri, come in passato, si trovano solo pifferi e tamburi di stribuiti nelle varie compagnie; del resto proprio quei pifferi e tamburi, ancor prima dalla nascita dell'esercito borbonico, sono stati I magg10n protagonisti della partecipazione musicale 101 •
'"' Nei «ReggimenLi Urbani di questa Capitale» alla data del 30 marzo 1801 erano presenti ben 210 " indiv idui" fra pifferi e tamburi. Na. A. di S., Sezione Militare, "Segreteria di guerra". fascio 92 l,
anno 1801.
/IO
An1:elo De Paola
I primi anni del secolo XIX
Come già detto, nel Real Dispaccio dell' 1 sellembre 1799, relativo ,ùla riorganizzazione dei regg imenti di fanteria e cavalleria, non si fa menzione della banda. A dislanza di qualche mese, e precisamente il I O marzo I 8(X), l' intero esercito fu riorganizzato in quattro di visioni : le prime tre di visioni, con I 6 reggimenti, fonnavano l'esercito di Napoli, la quarta divisione con quattro reggimenti formava l'esercito di Sicilia IOs. La pianta organica della fanteria del nuovo esercito redatta in 5 articoli prevedeva che il suo Stato Minore avesse «soltanto un Chirurgo, un Tamburo Maggiore, un Armiere un profosso, cd otto tra corni da Caccia, Trombette, Pifferi, e Tan1bmTi» l(X, . Questo nuovo organico fissato in questi termini lascia molti dubbi; sembra che di colpo la banda dovesse essere fonnata solo da comi e trombe visto che pifferi e tamburi erano destinati alle compagnie. Decisamente più drastico e più generico risulta il Reale Ordine del 9 luglio 1801 quando si stabilì che per ogni reggimento di fanteria vi fossero «I ... I otto di essi individui fra comi di caccia, Tamburri e Pifferi» ' 07 • Come se non bastasse venne anche stabilito che i musicanti dovevano essere pagati come semplici soldati perché si disse che la banda l non può mantenersi col solo fondo di Grazia divenuto molto mite». Bisogna prendere atto che le nuove tiorganizzazioni dell'esercito di questo pericxlo portano ad una grossa restrizione della handa sia per quanto riguarda l'organico sia per quanto riguarda determinali p1ivilegi che la stessa banda aveva sempre goduto. In realtà è molto probabile che sia stato un disinteresse momentaneo, cioè, che in un primo momento s i è pensato di riorganizzare l'eserc ito nella sua macro struttura cd in seguito definire in modo più dettagliato la pi,mta organica dei corpi. Non è da escludere, però, che si volesse destinare la banda solamente a qualche corpo militare e dotare gli altri reggimenti di fanteria e di cavalleria con solo pifferi, tamburi e trombe. Questa ipotesi è suffragala d,ù R~ùe Ordine deJl'I aprile 1800, relativo al "Piano dè due battaglioni Granatieri Nazionali della Guardia Reale", che dà un netto segnale di consolidamento e conferma dell'organico bandistico che si era trovato ,ùla fine del secolo scorso 'Ols. Questo piano redatto in 6 articoli prevedeva che nello stato minore ci fosse anche un Tamburo Maggiore, un " Capo banda", nove st:mmentisti, due suonatori di piattini e uno di grancassa. Inoltre, relativ,m1ente agli strumentisti enmo stabiliti i seguenti " averi", cioè la paga mensile:
«r...
Tabella Xli i : Balta!!ltone Granatieri della Guardia Reale - 1800 Caoo banda I IO ducati () St n 1111<!11tisti 5 ducali G ran cassa
Piattini
2
Tamburo rvtaggiorc
Tamburri (pa2ali come soldati) P i Ilari
(oa~ali come soldati )
'°' Na. /\. di S., Sezione Mililare,
3 ùuc.at i 2 dm;.ili IO ducati
25 16
:~ ducati 2 due.ali
" Reali Ordini". fa~cio 191, f. .5:\v - 59r.
'"' Ibidem, f. 55v '"' Ibidem, f. 140v - 14lr. 108
Na. A. cli S., Sezione Militare, " Reali O rdini", fascio 209, f. Jr
40 ~rana 3 0 ~rana 70 1.!rnna IO t!ram.1 JU gra11c1 70 grana
/,a Randa Musicale nell'J,.,'sercilu Borbonico
111
Si legge, inoltre, che gli strumenti della banda erano «due Clarinetti, due Oboe, due Flauti, due Corni di Caccia, un fagotto ed un Serpentone» 11~) . In realtà, contrariamente a quanto prevedeva il Reale Ordine del l O aprile 1800, fu organizzato un solo battaglione; la formazione del secondo battaglione, infatti , fu decisa con un allro Reale Ordine datato 28 agosto 1802. Comunque il 28 marzo 1808 s i disponeva nuovamente di completare il secondo battaglione di Granatieri de1la Guardia Reale «di cui ora esiste un solo battaglione [ ... ] e di dar nello stesso tempo al detto corpo una completa organizzazione». Con il Reale Ordine del 28 agosto I 802 fu anche emanata una capitolazione in 30 articoli che li riorganizzava. Le novità di questa nuova capitolazione, relativamente a quanto era stato stabilito per la formazione del primo battaglione, riguardano l'aggiunta di un caporale dei tambu ri con 6 ducati e 60 grana di soldo ed il raddoppio della paga degli strumenti sti a dieci ducati anziché cinque; questo giustifica la non menzione del capo banda che viene incluso nel numero degli strumentisti, cioè dicci anziché nove. L'articolo 17, inoltre, elenca i "Generi" che si devono sommi nistrare ad ogni soldato: nei "Generi" che devono avere la durata di dodici anni sono elencati anche «strumenti dei musici, grancassa e pifferi»; nei generi che devono avere la durata di vent'anni sono elencati anche «cassa di ottone per tamburri, piallini , pifcricra» ' rn. Ora prendendo in esame le novità e la chiarezza di continuità apportate dal citato Reale Ordine dcll' 1 aprile 1800, relativo alla formazione dei due battaglioni di Granatieri Nazionali della Guardia Reale, bisogna fare delle riflessioni. Troviamo per la prima volta in modo inequivocabile menzionali i flauti di cui si era già ipotizzato un loro utilizzo a partire dai primi anni 90 del secolo XVIII. Troviamo anche per la prima volta uno strumento grave più sonoro del fagotto: il serpentone. Lo stato degli "Avei;" mette anche in evidenza una netta distinzione di trattamento economico fra i componenti della banda abbastanza accentuata. Ad esempio, uno strumentista a fiato percepiva più del doppio di un suonatore di piattini ed in seguito con la Capitolazione del 28 agosto 1828 addirittura si quadruplicherà. Si consolida, inoltre, la differenza termi nologica che definiva "strumentisti" solo quelli che suonavano strumenti a fiato, mentre restavano sempre menzionati a parte, e questo per tulto il periodo della ricerca, i suonatori di strumenti a percussione. Ritornando ai reggimenti di fanteria, che costituivano la maggior parte dell'esercito, si è visto che nei primi due anni di questo nuovo secolo, stando alle varie regolamentazioni, la banda, se non del tutto assente, doveva essere mollo ridimensionata. Evidentemente come mostra lo stato di alcuni "Generi" riportati nella tabella seguente, e riferiti all'anno I 8031804, non era così.
"'' Ibidem, f. I 8r - 19v. 110
Na. A. di S., Sede, " Archivio Casa Reale Riservato" , fascio 923, fa scicolo 11 .
/1 2
Angelo De Paola
Tabell a Xl V: Reg2imenti di Fanteria - 1803/1804 Rei'~ . Fan t_ C'mo1ina 2°
1 11
Como. dei Cacc. A orut ini 112
Comi da caccia T rombini C'lari nelli
) 3 5
C'orni eta cac.cia Trumbini C la rinett i
PiaHi n i con loro horSC"
I
P intl ini ~:on loro borsl'
3 1
5
fial'otli Piffari, c.d O ttaviui G ranc..."!Sl.ll <li Tamburri Serpenlone
16 PilT,m, 00 Oll a\ ini J Grancassa di Tambmri I Seq:,,e,1tone
7 2
---,
H:c!!tt, FJnl. Pn n<.:. RcaJc.iu Corni da caccia 2 Tromhini 2 Clarinelli 5 Piattini con loro borse2 F:i~otli Pi ffari. ed O!lavini IS Grnncassa di Tam burri 2 Serpentone 2
Rcl'i." . r:a nL A le mao11a 11 .i Cui m tki caccia
-l 2 4 2 2 13
Trombini
l larinelti P iattini con loro borse r'a !!Otti Pi ffnri, cd Ottavi ni Gr,1ncass.1 cli T,11nh11..-ri Scrp~11tom:
e ( ramhuro H mllo)
O hbo<,
Dal punto di vista qualitativo, d iversa non era la situazione nelle bande dei reggimenti di fanteria dislocati nelle piazze siciliane:
Tabella XV: Reggimenti di Fanteria - 1801/1804us Re1!1!. Val di Mauara Corni da caccia Trombi ni Clarine tti Piattini
Battad Cacc. Valdemo ne 2 Corni da caccia 3 13 Tromhini 1 11 C la ri netti 9
]6 Piattini
co n
loro horst"
r:a1!olli Piffari , txl O lla vini 24 Piffa ri, ed O ltavi ni Grnncassa di Tamburri 5 Grancassa di Tambuni Sernentone Serpentone O bboe Cassa Rullanlt'. * Si asoc ttano da Costanti nonoli
Batla1!1. Ca cciatori A nnuii 2 Trombini 2 Clarinetti 3 C orni da caccia
*
1'1:1tt i ni ,:on loro h orsf':.
I
Fagot ti Pilfari, ed O tta vini Ornncassa di Tamhnrri Serpentone
4 I
I
?.
I 6
2 l
I
Si può osservare che, per la prima volta, nd reggimento di fanteria Principessa Reale, viene menzionato un "Ta mburo a rullo", mentre, nel hattaglione Cacciatori Valclemone compare il termine "Cassa Rullante" . Certame nte il termine ta mburo non è una novità, ma il fatto di trovarlo unito a l termine "rullo" ed inserito nell ' organico cleJla banda costitui sce una novità importantissima. Infatti i tre strumenti a percussione cioè grancassa, pi atti e tamburo che troviamo per la prima volta riuniti nell ' organico della banda costituiranno , e lo sono ancora oggi, la base percussiva per antonomasia di tutte le bande . Con molte probabilità, sia il "Tamburo a rullo" inserito nell ' organico de lla banda del reggimento Principessa Reale, s ia la "Cassa Rull ante" inserita nell'organico dell a banda dei Cacciatori Valclemone, stavano ad indicare
"' Na. A . di S., Sezione Militare, "Segreteria di Guerra", fasc io 786. a. I 803
"' Ibidem. fascio 88 1, a. I 804 '" Ibidem, fa scio 897, fa scicolo 2 ' " Ibidem, fascio 880, a. 1803 "' lhidt!m, fascio 690, a. 1801 - 1804
u.1. Banda Musicale nell 'Esercito
Borhonir.o
113
uno stesso strumento. La "Cassa Rullante" o "Tamburo a rullo" , in seguito de no minata, " rullanda", "rollo" o sempli eemenle tamburo, era uno tamburo, più largo che profondo e senza ba ndo liera, somi gli ante ad un piccolo timpano. Questa somiglianza giustifica i due "Timpani " che s i trovano ne ll ' organico delle bande di ogni reggimento di fanteria secondo le disposizioni sull 'organi zzazio ne dell ' esercito del 14 settembre 1812. La mancanza della bandoliera conferiva alla cassa rullante un suono c upo e sordo che ben s i distingueva dai tamburi destinali alle compagnie . Può darsi che, i "Tamburi nuovo modello" me nzionati il 20 gennaio 1796 nello Stato de11' Armamento (20 gennaio 1796) del reggimento Real Borbone indicassero proprio le casse rullanti. Relati vamente ai Reggimenti Provinciali, dai documenti esaminati non si è riscontrato nessun cambiam ento, in quanto per tutto il XVIII secolo, nelle compagnie si trova menzione d i pifferi e tamburi. L'organi zzazione e 1a regolamentazione di questi reggimenti, più volte decretata, assunse diverse denominazioni, ma lo scopo principale, come già ri cordato. rimase sempre lo stesso c ioè quello di polizi a urbana. Con il Reale Editto del 12 luglio 1800 le milizie, come furono chiamate, ven nero divise in Urbane, per Napoli ed i suo i casali, e Provinciali per le province del regno (art . I L'art. 2 prevedeva la costituzione di 60 reggirrn;nli di Fanteria e Dragoni , di cui 46 Provinciali e 14 Urbani. Tn ognuna delle compagnie di fanteria erano previsti due Tamburi e due Pifferi , mentre negli squadroni di cavalle ri a e ra no previste du e Trombe tti. Ne i numerosi documenti 1itrovati riguardanti tale mate ri a si è trovato spesso il termine banda, ma si è visto che con il termine banda si indicava l'insieme di tamburi e piffe ri . Ad esempio nelle "librette numerative" dell ' intera forza dei Reggimenti Urbani del la c ittà di Napoli 1800- 1802 s i trovano espressioni del tipo «ce rtifico come oggi giorno della data esistono li segue nti Indi vidu i dell a Banda dè Reggimenti Urbani di questa capitale», in realtà però si tratta di Tamburi Maggiori, tamburi e pifferi ( 163 alla data del 25 settembre 1800, e ben 230 alla data 30 marzo 1801) 116• Anche nello "Stato delle spese per armare un Reggimento di Fanteria di milizia provinciale e<l uno Dragoni Urbani" del 23 maggio 180 I s i trova menzione di "strume nti della Ba nda" e "Individui della Banda"; anche in questo caso, però, si trattava di Pifferi e Tamburi. Si è tentati a supporre che l' indicazio ne Tamburi e Pifferi fosse usata in modo generico e che invece gli "Indi vidui della banda" fossero dei veri e propri strumentisti di banda. Si è lenlali altresì a s upporre che i Tamburi e Pifferi avessero magari un dopp io incarico, e c ioè sia come strumentisti della banda sia come strumentisti addetti all a telefoni a. Queste suppos izioni non sono del tutto infondate in quanto una disposi0
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"'' Na. A. di S.. Se zione Militare, "Sei,'l"etcria di (ìucrra", fascio 92 1
114
Angelo De Paola
zio ne rea le del 1802 vietava qualsiasi formazione di bande nei reggimenti delle Milizie Provinciali ed Urbane. Il caso del "mil iziotto Roscnhcim" è la testimonianza che ci furono momenti in cui, senza autori zzazione da parte del Comando Militare, si cercò in qualche reggimento delle Milizie Provinciali ed Urbane di organizzare delle vere e proprie bande inserendo strumentisti esterni. Da una relaz ione del 19 luglio 1803 fatta dalla Giunta Economica delle Bande delle Milizie Provinciali e presentata al re, risulta che il miliziotto Roscnhcim fu invitato a gius tificare alcuni dubbi e perplessità sollevati dalla Giunta s ugli intro iti ed esiti relativi alle bande dei Reggimenti Urbani. La Giunta fece presente al re che la documentazione presentata dal miliziotto Rosenheim «in opposizione dè dubbi promoss i dalla Giunta» era insufficiente. I dubbi della G iunta erano in vero delle precise accuse contro il Rosenheirn che aveva pagato oltre «dè semplici Tamburi, o Piffe ri altri s trumenti sti , che non dovevano ammettersi», tutto ciò nonostante la Giunta avesse g ià fatto presente al Rosenheim che, secondo le disposizioni del 1802 non dovevano ammettersi «Indi vidui Strumentisti», ma solo sempli ci Tamburi e Piffe ri. Il Rosenheim , dal canto suo, s i g iustifi cava sostenendo che la sua colpa era solo quella di aver somministrato agl i «Strumenti sti Musicali » solo 25 cappotti , altrettanto cappelli e stivaletti di panno.
li decennio francese Reale Esercito e Reale Armata dei Volontari Siciliani Prima di entrare nella trattazione di questo periodo, è bene ricordare che tutte le disposizioni reali di carattere generale, emanate generalmente da Palermo, riguardano l' eserci to borbonico o meglio quella parte dell'esercito in questione stazionato in S icilia. Il resto dell'esercito, c ioè quello rimasto al servizio dei francesi, prenderà disposizioni dai nuovi regnanti. La prima sommaria riorgani zzazione dell'esercito borbonico è del luglio-agosto 1806. In me1ito alle bande non ci sono novità, in quanto, per gli interi reggimenti veniva riconfermala la pianta organica emanala con Reale Dispaccio dell' I settembre 1799. Una più ampia e deltagliata riorganizzazione dell'esercito fu emanata iI 28 marzo 1808 quando « Volendo il Re dare un sistema stabile in questo Regno della Sicilia alle sue Reali Forze, ha determinato, e vuole, che queste debbono consistere in Due corpi di Armata»: il primo corpo prenderà il nome di "Real Esercito", il secondo corpo quello di "Reale Armata dei Volontari Siciliani". A seguito di ciò fu varato il "Piano Generale della Fanteria e Cavalleria delle Reali truppe e Volontari Siciliani e guardie Reali". Ecco in merito alla banda e agli strumen tisti cosa era previsto:
La Banda Musicale nell'Esercito Borbonico
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Tabella XVI: Reale esercito-Reale Armata dei volontari s iciliani- Guard ie Reali Reale Esercii.o Piana M inore
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TI citato piano prevedeva la grancassa ed i piatti, in modo stabile ed in organico, solo nei sei reggimenti di fanteria del Reale E sercito e nei due Battaglioni de i Granatieri delle Guardie Reali . Pe rò a fin e delle librette nu rnerative, che riportano i nomi e l'incarico assegnalo a tutti gli individui di tutti i reggime nti dell 'esercito, si legge che «un (sic) gran Cassa e due Piattini da scegliersi dal Colonnell o dal numero dei Tamburri e Pifferi superanti » 117 • Quindi vuol dire che le bande dei Battaglioni Cacciatori e dei Reggimenti di Guarnigione, nonostante il "Piano Generale della Fanteria e Cavalleria delle Reali truppe e Vo lontari Siciliani e guardie Reali" non lo prevedesse, venivano forniti di una grancassa e due paia di pi atti scelti fra i Tamburi e Pifferi delle rispettive compagnie. A differenza di quanto previsto nel " Piano Generale della Fanteria e Cavalleria delle Reali truppe e Volontari Siciliani e g uardie Reali" un altro documento dell a seconda metà elci
11 1
Ibidem, fascio 276 pt1s.rim.
!\ngelo De Paola
1/6
1808 conferma che anche il Corpo Reale ed il Co rpo di Arti glieria avevano la banda, mentre, il Reale Corpo dei Pionieri ed il Real Corpo del Genio ne erano privi. Purtroppo, per quanto riguarda la banda non viene specificato l'organico che invece si trova l' anno successivo in un "Rapporto cli quindicina"; questi rapporti erano dei riepiloghi generali d i tutta la forza, degli alloggi, dell'armamento, delle munizioni, del cuoiame, degli strumenti della banda , del vestiario, degli ute ns ili e de i generi di letto. Le due ta vole seg uenti, riferite ai reggimenti di fanteria, riguardano il periodo "dal 16 a tu tto il 28 Febbraio 1809". Ta bella XV II: Raooorto cli quindicina - 1809 R e 2.li!. Real i Pr es idi f,r:i1na111:.n
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Come si noterà, gli strumenti della banda sono uguali a quelli dei reggimenti d i fanteria del 1803-1804. Vanno però fauc delle osservazioni. A parte la mancanza del serpentone, si può constatare che la parte de lle percussioni è decisamente più nutòta, infatti, oltre alla nuova acquisizione del "cappelletto", s i trova stabile il triangolo apparso ne l reggimento Real Italia già nel 1794. Tradotto in numeri vuol dire che ad esempio nel Reggimento Reali Presidi la banda era formata da quindici esecutori di cui ben sei erano percussionisti . Questo creava una oggettiva tendenza apri vilegiare la parte percussiva de lla banda e di conseguenza della musica
La Banda Musicale nell'Esercito Borbonico
117
eseguita. Nulla di più prohabile che ciò fosse una caratteristica delle bande mjlilari siciliane e questo contrariamente a quanto previsto nelle dispos izioni del "Piano Generale della Fanteria e Cavalleria delle Reali truppe e Volontari Siciliani e guardie Reali" dove ad ogni banda veruvano assegnati solamente una grancassa e due paia di piatti. Necessita a questo punto fare anche delle osservaziorn sul nuovo strumento che per la prima volta viene riportato nei "Rapporti di quindicina", e cioè il cappelle tto. Il cappelletto è un idiofono a scuotimento, tipico strume nto della mus ica turca; in questo periodo esso era formalo da un'asta sormontata da tre padiglioni conici a forma di cappelli cinesi sui quali venivano allaccati dei campanelli. l tre padiglioni, che avevano diametro diverso, erano sovrapposti l'uno sull 'altro partendo da quello con maggiore diametro per finire col più piccolo che aveva un diametro circa la metà del primo. Sopra l'ultimo padiglione, ossia il più piccolo, c'era una stella ad otto punte. 11 4 settembre 18 12 l'esercito fu divi so in due a rmate una "Mobile" ccl una "Stabile" . Ncll' Armala Mobile i soli reggimenti ad aver la banda erano quelli di fanteria. Nella Piana Minore erano previsti un Tamburo Maggiore, un Caporale dè Tamhuri, 1O strumentisti, una grancassa cd un timpano. Nienle <li più facile che il termine "timpano" stesse ad indicare la cassa rullante. In ogni compagnia e rano previsti due tamburi ed un piffaro. Per quanto riguarda l'Armata Stabile, invece, i reggimenti che avevano la banda erano quelli delle Reali Guardie cd i reggimenti di fanteria. L' organico della banda de i reggimenti di fanteria e delle Reali Guardie era uguale all 'organico delle bande dei reggimenti di fanteria dell ' Armata Mohi le. Negli altri corpi, ad eccezione dei Battaglioni dei Granatieri Reali, non era prevista nessuna banda ma solo trombe tamburi e pifferi. Lo " Stato degli averi di ogni Armata del Real Esercito" del 12 maggio 1815 conferma che a pochi mes i dalla fine della parentesi del decennio francese la situazione delle bande nell'esercito horhonico non era cambi ata.
Tabella XV I II: Statode~li averidi ogni Annata del Real Esercito - 12 maggio 1815 Tamhuro
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Angelo De Paola
Regolamento per la banda dei Granatieri Guardie Reali Sicuramente il regolamento del 25 apri le 1808 relativo alla banda dei Granatieri Guardie Reali è uno dei documenti più importanti 11 x. Questo regolamento, oltre alle informazioni in merito a come si svolgeva la "v ita handistica" nei citati reggimenti , chiarisce molti dubbi che si erano creati nel corso della trattazione. Regolamento per l'intera Banda e Corpo dè lnfanteria de reggimenti Granatieri Guardie Reali I L' Ajut.ante Maggiore che ha l'incarico della Banda dipenderì1 m tutto d al Capitano D. Baldassarre d' Amelis, in ciò che riguarda l' esecuzione del presente Regolamento, ed ogni altro, che il no minalo Capitano stimerà conveniente per condurre l' intera Banda con regolare sistema all a perfeuione, e discipplina. 2°. U Professo re d' ohue Ignazio Prola avrà la Carica d i Capo Banda e per averla esercitata molto tempo. Porterà un distinti vo, che sarì1 indicato, il quale possono marcare la superiorilì1 su g li altri de lla Banda ed accrescere il rispello. Regolerà la Banda riunita per suonare e sempre che sarà sola o fuori del Quartiere, ne concerti, nella scuola dè Tocchi "' dell'Ordinanza, e nell' Ispezione, dovendo suo nare anch'egli in tutte le o ccasioni il proprio lstrnmcnto. Quando la Banda dovrà uscire alla festa della Guardia, o Reggimento, sarà mezzora prima ispezi onata dal Capo 11anda, dal quale si farà rapporto di tutto all ' Ajutanle Maggiore, cd al Capitano commissionato. SarÌI cura del Capo Banda di prendere gli ordini part icolari per la Banda. e generali per tutto il Reggi mento, trascri vendoli in un libro d'ordini, e prima della guardia si farà sentire a tutti g l' lndividui dell a Ilanda quando sono in riga per l'Ispezione. 3°. Il Capitano Commissionato per la 11anda terrà un registro di tutta la musica appartenente al Corpo conservando in un piccolo Archi vio a tal uso destinato, farl o concertare, e gradualmente suonare nelle fun zioni dè Reggimenti. e quando la 11anda sarà chiamata al Palazzo Reale. 4°. Si farà un concerto la scllimana nella sala destinata pe r la Banda ed il Sabato ad un'ora prescritta si unirà la Randa Grande e Piccola. c si suoneranno tuui i Tocchi , e le Marcic che la piccola Band a avrà imparato per avvezzarsi a suo nar uniti, ed acciò quelli della piccola Banda acquistano l' orecchio, e l' accordo. 5°. La Piccola Banda sarà istrui ta nella Musica da Professori in seguito indicati. Tre volte la scllimana dovranno suonare tutti i tocchi all' istru zione, che farà il Tamburro Maggiore al Corpo de i Tamburri , e tre volte il giorno ad un 'ora prescrilla faranno la scuo la di Musica souo la direzione del Capo Banda. 6°. Il Capo Banda darÌI al Reggimento ogni mese qualche pezzo di musica nuova, ed avrà la cura d'i struire i due strumentisti della piccola Banda Sforza, e noria. 7° ll Professore di Como da Caccia Cìiuseppe Pignara sarì1 incaticato di comporre le marcie ed allri Tocchi per uso del Reggimento dove ndo ogni mese una marcia, 0 .
' " Nn. A. di S., Sede, "Arc hivio C11sa R eale Riservato"', fascio 923, fascicolo 25/2. 11
''
Relativamente a questo termine si veda appendice "La telefonia".
la Randa Musicale ne/i 'Esercito Borbonico
119
una ritirata ed un mare mare tanto per la Banda che per i Piffari <li soddisfazion e del Capitano <li tal Commissione. e dovrà ben anche istru ire i corni da Caccia de ll a piccola Banda e la copiatura delle carte sarà bonificala tanto al Pignari che al Capo Banda. 8°. I Professori Istrumentisti Giuseppe Giuliani, Camillo Bonomo, Raffaele Lizio, e Giacomo Mori s avranno una disti nzione su i loro soldi per essere i primi d'ogni strumento e in riguardo della di loro maggior fati ca, a c iaschedun peri) <lè 4 nominati Individui le sarìt affidata l'istruzione di qualche !strumentista della Banda Piccola. 9°. Pè Tamburri il Capitano incaricato li farà dare le istruzi oni neeessarj <lai Tamburro Maggiore, onde condurli alla perfezione. I pifferi devono essere istruiti due volte la settimana dal Traversiere Raffaele I ,izio, il quale insegnerì1 tulli i tocchi nuovi. In fin e tutto ciò, che potrebbe contribui re a lla perfetta istruzione, e proprietà dell'intera Banda, sarì1 disposto dall'Ajutantc Maggiore e dal Capitano sopra nominato, secondo ne conosceranno il bisogno facendone di tutto inteso i superiori del Reggimento.
Tabella XIX: Soldi da godersi d a ciascuno della Banda grande. e Commissioni per djvcrsi di essi :'-Jomi e Cognomi Soldi Gralil'icazi ~l ab ilili 011i Tolal~ Commiss ioni daS.111. lgnaz,o Porla Due . IO. 8 18. Con la Carica di C apo Ram.la dcn: islruire ed imparare i due Jstnuncntisti sulle ruarcic cd a1tro G iuseppe J'igneri 10. 8 18. c:or1 l 'i 11carH.:nd1 com porre le marcie ed itnn,ire i Comi da Caccia <lcll.-t l>i:trn.la piccola. Col.l 1'incaril~ù d' isL.r uin;. uu Cla1im;llu lll:Ua Bamla
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Con l'incarico di due Clari11c1ti Jstmire i Fagoui con impar;,rc i T occhi a Pifferi
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S i chiari sce fin almente che cosa indicasse il termine "Banda Piccola" La differenza fra le due bande cioè quella "Maggiore" e quella "minore" consisteva nel numero degli strumenti , prec isamente otto per la banda Maggiore e quattro per la banda minore. Successivamente, ed appunto fino alla data del regolamento in questione, ogni volta che si è trovato il termine "Banda piccola" non è stato possibile appurare che tipo di organico potesse avere, e se Ja differenza con la banda grande fosse solo dal punto di vista quantitativo. Ora per certo si sa che nel 1808 con "banda piccola" si indicava la banda formata di allievi e non , per usare un termine dell 'epoca da.i "Professori". Seconda cosa si scopre che esistevano g li allievi; questi si formavano negli stessi reggimenti e venivano istruiti per l'appunto dai "Professori" della Banda Grande. A
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An~elo De Paola
parte i "Professori" strumentisti c'erano anche dei "maestri" che curavano dal punto di vista teorico musicale l' istruzione degli allievi. Il posto dove gli allievi venivano istruiti era detto «sala d'Educazione». Questa sala, oltre ad avere la fun zione di scuola, era anche l'all oggio degli allievi stessi. Oggi il termine piccola banda sta ad indicare un organico ridotto nello strumentario non certamente nelle qualità e nell' esperienza degli strnmentisti; può darsi che il termine "banda minore" sia nato con lo stesso significato odierno. La presenza della banda piccola e quindi di allievi, inoltre, potrebbe giustificare quell 'eccesso di strumenti di banda che si erano trovati nei generi di vari reggimenti nell' ultimo decennio del secolo XVIII. Ritornando agli apprendisti bi sogna dire che in realtà prima del 1808, non si è trovata nessuna testimonianza relati va alla presenza di allievi strumentisti destinate alle bande. Significativo e molto importante è sapere che, oltre al fatto di avere un concerto a settimana, ogni sabato con l' unione della banda grande con quella piccola, si arrivava ad avere un organico formato da ventitré clementi. Cioè tredici erano gli clementi che componevano la banda grande e dicci quelli che componevano la banda piccola. Che gli clementi della banda piccola fossero dieci si capisce da una richiesta, fatta alla Giunta Vestiarjo del 15 giugno 1808 dove si legge che: «necessitano alla piccola banda del Reggimento Granatieri Guardie Reali, li strumenti seguenti 4: clarinetti= 2: Qua1tini = 2: Corni da Caccia = I - Tromba= 1- Fagotto» rn_ Evidentemente questa richi esta non fu totalmente evasa perché il 2 luglio 1808 si ribadiva: Necessilano per fom1 are compl etamenle la piccola banda del Reggimento Granatieri Guardia Reali un secondo quartino, un secondo corno. cd una tromba, lo rassegno a. S. V. affinchi si compiaccia implorare i Reali ordini aceiò gli individui al margine segnati, ai qua li concorrono le circostanze far servire in detta piccola banda, e che son stali esaminati sulla loro professione di strumentisti passano da soldati di minor età nel numero di quelli di piccola banda con pe rcepì.re la grana quattro giornaliera al dippi ù de loro a veri come lutti gli altri.
Bisogna notare che questa è la prima testimonianza dei "quartini", c ioè clarinetti piccoli ; questi nuovi strumenti, creati intorno al 1800, erano generalmente tagliati in Mib, ra o Re. Ritornando alla banda grande e piccola può darsi che la fu sione dei due organici in un'unica banda non avve niva solamente come da regolamento ogni sabato per concertare insieme tocchi e marce, ma anche in occasion e di feste o celebrazioni , altrimenti non si capisce come mai o a cosa potessero servire le tre uniformi di gala per la banda piccola dei Granatieri Guardie Reali richieste alla Giunta Vestiarjo 24 giugno 1810 121 • Si deve notare, anc he, che per la prima volta si richiede una specifica professionalità e compe-
,,, Ibidem, fasc io 917, f. 55v '" Ibidem , fascio 9 I 8, f. 422, 426, 427
La Banda Musicale nell'l:,'sercito Borbonico
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tenza del capo banda che doveva essere in grado anche di comporre la musica destinata alla banda. Le riflessioni portano a dedurre che in realtà la consistenza dell a banda, s ia nel numero che nel tipo di strumentario, non può essere limitata solamente agli strumentisti che s i trovano in organico nello Stato Minore dei vari corpi, ma poteva contare anche sull'apporto degli allievi del la banda piccola. Inoltre a questo punto non è da escludere che nelle feste e parate militari gli organici delle bande de i diversi battaglioni o reggimenti degli stessi corpi, quando era possibile, si fondevano in una sola banda. Quindi, nel 1808, il probabile organico che si otteneva dall'unione della banda grande del reggimento Granatieri Guardie Reali con quello delJa banda piccola dello stesso reggimento, in base a quanto sopra esposto, potrebbe essere così riassunto: 2 Flauti; 2 Oboi ; 2 Clarinetti Piccoli ; 6 Clarinetti; 4 Corni di caccia; 1 Tromba; 2 Fagotti ; 1 Serpentone; 1 Grancassa; 2 Piattini.
L'esercito francese È ormai ben risaputo che, relativamente al cosiddetto "decennio francese", i documenti in merito all'organizzazione militare dell'esercito "francese, itali ano e napoletano", come spesso veniva definito, sono relativamente scarsi. Di conseguenza scarse sono anche le notizie in merito alla banda. Tuttavia, da queste poche notizie, tratte tutte dalla collezione delle Leggi e Decreti, si capisce che la ba nda era tenuta in scarsa considerazione. Questo aspetto è abbastanza strano visto che la banda militare francese, oltre a godere di particolari attenzioni e considerazione, in tutta Europa era stata quella più innovativa (v. cap. TTT.7.). Tutto ciò non era per così dire solo la realtà nelle truppe francesi che occupavano il Regno di Napoli, ma interessava l' ntero esercito; infatti a seguito di una ordinanza ministeriale del 2 novembre 1807 il numero dei musicanti per ogni reggimento veni va fissalo a ollo elementi. I primi decreti riguardanti l'organizzazione dell'esercito francese sono relativi alla fonnazione della Guardia Civica di Napoli , della Gendarmeria Reale e della Guardia Civica Provinciale. Nello Stato Maggiore della Guardia Civica di Napoli e rano previ sti due Tamburi per compagnia, mentre in ogni squadrone della Gendarmeria Reale due Trombe. Per quanto riguarda la Guardia Civica Provinciale, invece, in ogni legione provinciale era previsto urio Stato Maggiore, con Tamburo Maggiore più un Tamburo. Nelle tre compagnie gli strumenti erano distribuiti nel seguente modo: due Trombette per ogni compagnia di Dragoni e di Cacciatori e due Tamburi nella compagnia dei Cannonieri. Secondo quanto disposto dai successivi decreti re lativi alla formazione dei reggimenti della linea, la banda, in serita nel "Piccolo Stato Maggiore", do veva essere formata semplicemente da otto suonatori compreso il capo banda. Anche nella Guardia Municipale di Napoli, organizzata con decreto n° 468 del 26 settembre 1809, era prevista, nel Piccolo Stato Maggiore insieme al Tamburo Maggiore cd il Caporale dei Tamburi, una banda formata da otto suonato-
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ricompreso il capo banda. Nessuna banda, invece, era prevista nelle compagnie provinciali organizzati con decreto n° 624 del 4 maggio 18 1O. Quesle compagnie erano divise in 3 classi: nella prima classe erano previsti cinque Tamburi; nella seconda classe erano previsti tre Tamburi; nella terza classe erano previ sti due Tamburi. Negli anni che seguirono non vi furono cambiamenti e le varie riorganizzazioni dei corpi confermarono, dal punto di vista de lle bande e degli stmmenti , le stesse di sposizioni. La tabella seguente ne riassume la s ituazione. Tabella XX:Rser<'ito francese 1111::: Corpi Pkcolo ~lato Ma)!J!iorr Ta111. Cap. cJC Caro Slrumen11sta \1a)!)! Tam b. ha uda Kcgg. 1~anh::ri.a di Linea I I 8'" KcÌ:Ì:- l<ealc A rliglicna cl, Terra I 8 I 8* Rcgg. Za1ma1ori :\ h nalo n 1• ~ lkg g. Treno Arl1g11cna
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Quando si parla di banda, non c' è nessun riferimento alle percus ioni e<l è molto difficile pensare che fra i sette strumentisti ce ne fosse qualcuno, visto l'esig uo numero. È possibi le, in vece, c he i sette suonatori fossero strumentisti a fi ato e che i percussionisti venivano scelti in un secondo tempo fra i soldati della truppa o magari fra i Tamburi. Questo perché, nelle "masse", rel ativamente alle retribuzioni d i ogni mi litare, s i tro vano solo le figure de l "Tamburo Maggiore", del "Caporale di Tamburi", del "Suonatore" del "Tromba Maggiore", <lei "Brigadi er Trombetta" del "Tamburo" e del "Trombeua". Bisogna infine constatare che, a parte la totale mancanza de i pifferi, solo i Reggimenti della Reale Artiglieria di Terra avevano otto suonatori più il capo handa ; infatti, quest' ultimo, negli altri corpi era sempre inc luso negli otto suonatori della handa. Si ricorderà che in questi stes i anni, nella banda de ll' esercito borbonico, i percussioni sti inclusi nell ' organico erano sei, vale a dire, una grancassa, un cappel letto, due paia cli piatti , un triangolo e una cassa rullante.
La Restaurazione Il ritorno dei Borbone al potere, in quello che da li a poco sarebbe diventato il "Regno de11e Due Sicilie", sancito con real. decreto n° 565 dell '8 dicembre 1816, non poteva non creare una nuova e Lotalc riorganizzazio ne dell ' intero esercito. li 20 luglio 1815 erano stati formati i primi
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reggimenti di Fanteria del1a Linea cd il 31 luglio 1815 ollo compagnie di cavalleria; I' I agosto fu la volta delle Guardie del Corpo, mentre il 4 agosto furono formate una compagnia di Alabardieri ed una compagnia di Guardie di Polizia a Cavallo 122• Successivamente, con il decreto de11'8 agosto 1815, si stabilì la nuova composizione dell'intero esercito. Nei reggimenti di Fanteria della Linea, il 13 luglio I 8 15, per ciò che riguardava la banda, fu stahil ito che doveva essere formata da olto s trumentisti fra cui il capo banda. ln più, ad ogni reggimento, venivano asseg nati un Tamburo Maggiore e un Caporale dei Tamburi, inclusi, come tutta la banda, nello Stato Mi nore, e tre tamburi ed un piffero per ogni compagnia. Agli squadroni di cavalleria, invece, furono asseg nati due trombettjeri. A proposito de11 a cavalleria in data 3 ollobre 18 15 con rapporto n° 34 si stabiliva «che per la cavalleria Napolitana si adottino i tocchi di guerra e di meccanica della cavalleria venuta da Sicilia aggiungendovi quei tocchi, che mancano giusta il giudizio della commissione incaricata di formare l'ordinanza di quell'arma». Ritornando alla composizione del nuovo esercito il 17 agosto 1815 fu organizzata, con u'na capitolazione di 33 arti coli , la Panteria della Guardia composta da due reggimenti di Granatieri dell a Guardia e due reggimenti di Cacciatori della Guardia. L' articolo 5 prevedeva che ne llo Stato Minore di ogni reggimento ci fossero oltre al Tamburo Maggiore e al Caporale dei Tamburi anche un capo banda, 11 strumenti sti , una grancassa, una cassa rullante e due piattini; per ogrù compagnia 3 tamburi e 2 pifferi più 24 Apprendisti 123 • inoltre l'articolo 11 stabiliva: Per gli strumen1js1j delle bande dè Reggimenti Fanteria della Guardia, formata secondo è stato prescritto ne ll 'art. 5 de l present e decreto, saranno prescritti quelli che al presente esisto no nel Reggimento Granatieri Guardia _Reale; continueranno questi a godere gli averi che attualmente percepiscono, ancorché fossero essi maggiori di quello, che saranno fissati con a ltra ordinan za, ne lla quale c i riserbiamo pure di assegnare un fondo a ciascun Reggimento da impiegarlo pe r la ripara7.ione degli strumenti giù esistent.i , e per l'acquisto dè strumenti nuovi e di carte. e per gratificare quegJj apprendisti , che si distingueranno in applicazione. I Capi Banda saranno obligati a comporre la musica, e quei differenti pezzi di essa, che potranno essere ordinati da i comandantj dè Corpi. I primi professori di ogni strume nto avranno un emolu mento maggiore degli altri, essendo essi obbligati d' istruire gli apprendisti sotto la responsabilità e direzione de l Capo Handa rispettivo.
A proposito del capo banda si dice che non solo deve saper comporre la mus ica destinata alla banda ma anche «quei differenti pezzi cli essa»; può darsi che con questa espressione si alludesse al saper trascrivere.
122
Na. A. di S .. Sede, ·'Archivio Casa Rea le Riservato", fascio 960, fascicolo 6 10 - 630.
' " Ibidem, fascio 9(,0. fasc icolo (,'\4. Anche in Collc1.io 11c l .<:ggi c D cc1eli, a. 1815, II semestre,
decl"eto 11 ° 75.
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Questo perché le trascrizioni per banda desunte specificatamente dal repertorio lirico e sinfonico si affermavano proprio in questo periodo ed in seguito, le stesse trascrizioni costituiranno il repertorio della banda europea, in particolare quella italiana, fino ai nostri giorni. Inoltre bisogna osservare che per la prima volta in una capitolazione organica di un reggimento dell'esercito compare il termine apprendista rendendo per così dire ufficiale l'esistenza. Certamente si ricorderà che l'ipotesi dell'esistenza di musicanti apprendisti risale al L774 con la creazione della "Banda Minore" . Ritornando sull' organizzazione dell'esercito il 24 agosto 1815 fu decretata la formazione del Corpo Reale d ' Artiglieria; la costituzione della banda era uguale a quella della Fanteria della Guardia, mentre per ogni compagnia erano previsti soli due tamhuri 124. Si è visto che la disposizione del 13 luglio 1815 relativa alla formazione delle bande nei reggimenti di fanteri a della linea non prevedeva i suonatori degli strumenti a percussioni. A tal proposito il 24 agosto 1815 fu emanata una apposita disposi zione che però non fu convertita in decreto. Quindi il 14 marzo 1816 fu decretato che 12' : La disposizione portata dal nostro decreto di 24 agosto 1815 mercé La quale la banda dè Reggimenti di linea fu a umentala di un Capo Banda, due Musicanti, un suonatore di gran cassa, un suonatore di Cassa rullante, due suonatori di piattini e due suonatori di cappelletti, oltre il numero di quelli voluti dal nostro decreto di 30 luglio dello stesso anno intorno alla organizzazione dè Corpi del nostro Esercito, non essendo stato consacrala da apposito decreto, dichiariamo ora nuovamente che la banda di ogni Reggimento di Linea deve avere: I. IO. I. 1.
2. 2.
C apo Banda Musicanti Suonatore di gran Cassa Suonatore di Cassa rullante Suonatori di piaUini S uonatori di cappe lletti
Questi indi vidui avranno il soldo di Ta mburini
Quanto allo strumentario della banda il 4 settembre 1816 con circolare n° 1941 3° Rip. 2° sezione si stabiliva 126 : [... ] (Il re) volendo stabilire l' uniformità nella specie degli strumenti musicali, che la commissione di Vestiario deve somministrare in prima fornitura per ogni banda dè Corpi di ranteria della Linea, ha deciso che il lo ro numero e qualità sia fi ssato d'ora in avanti come segue cioè 5. Clarinetti dè quali un quartino 2. Corni
"' I bidem, fascicolo 638.
'" l bidl'm, fascio 930, f. 740 r-v. '"' Ibidem, f. 788 r.
La Banda Musicale nell'Esercito Rorbonico
I. I. I. I.
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Trombone Tromba Serpenlune Ottavino
Totale 11 indipendentemente della Gran cassa, cassa rullante, piattini e cappelletti alla cinese, determinati già per ogni Corpo 1-- -1
É la prima volta che in modo inequivocabile e chiaro viene detem1inato l'organico dcUa banda. Questa disposi zione tendeva ad uniformare la specie degli strume nti che dovevano far parte de ll'organico delle bande. È molto probabile che , con la riorganizzazione dell'esercito a seguito dell a Resta urazione, le bande deU'ex esercito francese e le b ande dell ' ex Reale Esercito e Reale Armata dei Volontari Siciliani, unendosi diedero vita a diversi tipi di organici, a volte magari poco eq uilibrati dal punto di vista qualitativo. È il caso , ad esempio, della handa del disciolto reggimento 2° Siciliano che, ne l novembre del 18 15, fu aggregata a l reggi mento R eal Borbone. Dallo stato nominativo degli individui che componevano la handa risultavano presenti un oboe suonato dal Capo banda, 1° e 2° clarinetto, I 2° e 3° corno, 1a e 2a tromba, un serpentone, un fagotto, una grancassa e una cassa rullante 127 • Riconsiderando le disposizioni del 4 settembre 1816 sull ' o rgan ico delle bande si può vedere che, oltre all a non menzione de i flauti e degli ottavini, non si trova più il termine "trombini " , di cui s i è già trattato, mentre compare per la prima volta il trombone. Questo non vuol dire però che in questa precisa data il trombone entrò a far parte dell ' organico della banda, semmai ciò conferma c he l'uso di questo strumento s i era già consolidato da tempo. Il 18 settemb re 18 16 venne emanato il decreto sulla " Legge organica deJla fanteria" c he prevedeva la formaz io ne cli dicci reggimenti di linea e quattro corpi di truppa leggera 128• 11 26 settembre dello stesso anno fu riorgani zzata la Fanteria della Guardia c cl il 6 ottobre fu la volta della cavalleria. Nello s tato minore de i reggimenti di cavalleria si trovano per la prima volta due nuove figure: il "Serge nte T rombetta" ed il "Caporal Trombetta" destinate a sostituire ed equiparare, nella cavalleria e negli altri corpi a cavallo, il Tamburo Maggiore ed il Caporale elci Tamburi, i q uali, da que sto momento, saranno addetti a quei corpi dove nelle compagnie erano destinati i ta mburi . Per quanto ri guarda la fanteria ancora una volta queste nuove disposizioni non prevedevan o gli strumentisti delle percussioni ; difatti nello Stato Minore erano inclusi un Tamburo Maggiore, un Caporale dei Ta mburi e dicci strume ntisti, compreso il capo banda, anziché degli undici previsti nei precedenti decreti. Solo con circolare 11 ° 2638 del 2° Riparti mento 2° Carico del 5 lug lio 1817 fu stabilito ' 2q: O
,
127
Na. A. di S.. Sezione Militare, "Segreteria di Guerra", fascio 905. a. 18 15.
'" Nn. A. di S.. Sezio ne Militare, "Ordini del Giorno Comando Generale''. voi. I, f. 4 r - 9v. ".., Na. A. di S., Sede. "Archivio Casa Reale Riservato" , fascio 93 1, fa scicolo 89 l
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1---1 siccome il Decreto Organico del 18 Settembre 1816 non assegnò ai corpi d i Fanteria i strumentisti per la Gran Cassa, per la Cassa Ru lla nte, pè due Cappelletti, e per due p aja di Piattini; così per non alterarsi la pianta delle Bande ho disposto, che né Reggime nti di ranteria della Guardia e della Linea s iano dati detti Strumenti a degli Individui, che faccian parte del proprio Corpo come Soldati [... ] Il Capitano Cìenerale Com. in Capo Nugent Può darsi che queste diverse dis posizioni molte volte non furono del tutto rispettate dando vita a degli organici diversi da quanto previsto. É il caso ad esempio del riordino del Corpo Reale e.li Artiglieria e.lei 17 d icembre 1817 dove nello Stato Minore erano inclusi «i seguenti individui componenti una banda della cli Artiglieria, cioè: 1 Tamburo Maggiore, I Capo banda, 11 musicanti, I Gran Cassa, 1 Cassa rullante, 2 Piattini», quindi senza i due cappelletti ma con uno strumentista in più 130 • Bisogna ricordare inoltre che la consistenza della handa, oltre a i dicci "professori" la grancassa, la cassa rullante, i due piattini e i due cappelletti cinesi, previsti con i decreti del 18 settembre 18 16 e 5 luglio 1817, poleva conta re, come già visto, dell'apporto della piccola handa che si univa alla grande handa sia nelle prove sia nelle cerimonie e parate militari. Fino a questo periodo, però, sembra che la piccola banda, formata dagli allievi strumentisti, era inclusa solo in alcuni reggimenti dei Corpi di Casa Reale. Infatti nel corso della trattazione la piccola handa, allora "banda minore", per la prima volta si è trovala nel 1772 a proposito della creazione del reggimento Real Ferdinando comandato daJ re in persona. In seguilo, con la certezza che la piccola banda non fosse altro che quella fonnata dagli allievi strumentisti, si è visto che la stessa faceva parte del corpo dei Granatie1i della Guardia Reale istituito nel 1800. Anche in questo periodo la piccola banda la quale, come già dello, si identificava con la scuola degli allievi apprendesti, era legata ai Corpi della Guardia ReaJe; ecco cosa stabiliva il decreto del 26 ottobre 18 16 111 : Visto il decreto dè 26 ora scorso settembre relativamente all'Organizzazione dè Corpi di Pm1teria della nostra Guardia. Letto il Rapporto del Capitano Generale, Organizzatore del Ramo Mi litare; Udilo il nostro Consig lio di Stato; Abbiamo decretato, e decretiamo quanto segue; ART. I. Né sessantanove Soldati della Compagnia deposito dè Nostri Corpi della Guardia. verranno compresi ventiquattro apprendisti, a ciascun dè quali si daranno grana ventidue al giorno di Pre~t; e sei individui di accordo di Banda con grana diciotto al giorno di Prest per ognuno. Da questi trenta Individui si tireranno la Gran Cassa, la Cassa Rullante, i Piattini. i Cappelletti. e la Piccola banda. ART. 2. In caso di partenza i ventiquattro Apprendisti , ed i sei di accordo di Musi<.:a si attaccheranno al Battaglione Atti vo, cui sarà addetta la Banda grande.
'"' Na. A. di S., Sezione Militare, " Ordini del Giorno Comando Generale", voi. 6, f. 107 - 128
"' Ibidem, f. 97
r-v
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ART. 3.
Né cacciatori della Guardia in vece di Piffari vi saranno Trombette. ART. 4.
I Nostri segretari di Stato Ministro delle Finanze, ed il Capitano Generale Organizzatore del Ramo M ilitare, sono incaricatj di dare esecuzione al presente decreto.
Questo interessante decreto conferma quanto fin qui sostenuto. li termine "Apprendista", a partire da questo momento, indicherà gli allievi strumentisti destinati ai reggimenti di Fanteria della Guardia. In seguito, come si vedrà, gli "apprendisti di mus ica" si troveranno ufficialmente in tutti i corpi del reale esercito. Questo stesso decreto, però, solleva un du bbio. lnfalti non si capisce hene che cosa si intendesse con «sei individui di accordo di Banda » o «accordo di Musica». Si può pensare, anche in base alla paga, che gli "accordo cli Banda" o "accordo di Musica" fossero i sei a!Jicvi destinati allo studio degli strumenti a percu ssione della banda; però non è chi aro per quale motivo, visto che già a priori erano stati individuali, si dice che «Da questi trenta Individui si tireran no la G ran Cassa, la Cassa Rullante, i Piattini, i Cappelletti». Sembra di capire che questi ultimi strumentisti-a llievi fossero destinati alla banda grande e che venivano "tirati" dal gruppo degli apprendi sti indipe ndentemente dal fatto che studiassero altri strumenti o meno. li fatto poi che dei restanti vcntiquallro allievi, compresi i «sei accordo di Banda)), doveva essere "tirata" la "Piccola banda" fa pensare che quest'ultima doveva essere formata da un numero preciso di allievi e non da lutti gli apprendi sti rimasti . Comunque, in seguito, la ricomparsa del ternùnc "accordo" riferito ad individui facenti parte dell'organico della banda indiche rà gli strumentisti di grancassa, cassa rullante e piatti. Una ulteriore conferma, che gli apprendisti di musica face vano parte solo di alcuni corpi della guardia reale ed in questo periodo specificatamente in quelli della Fanteria dell a Guardia, formata da due reggimenti di Granatieri Reali e due reggimenti di Cacciatori, viene dal decreto del 2 1 novembre 18 18 relativo alla somministrazione degli "effetti" per la fanteria. In questi effetti fra l'altro c i sono 132 : Tab e lla XXI : Effetti oer le ba nde di fanter ia - 1818 JJffelli
G uardia Reale
l•a nle ria .Linea
A rtif!lieria
:;-t ncr rc!!!!imento 2 paia
IO nl':f rcooimcnto
I O 1,cr rc!rn:imcnlo
2 nai.1
2 naia
2
2
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Canna Tamburo l\1(a~9J orc RasllNlt: ( :,11x,r.1lc dè ·1·amh11ri
lstn11nenti
1,è ~ fusic.anti
Piat1i11i
Cannelli C inesi Piffari
I oer O!!n.i comoaQnia di Granatieri
"' Ibidem, fascio I, fasc icolo 21 6
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A ngelo De Paola
Si può notare che, mentre ai reggimenti di Fanteria della Linea ed ai reggimenti di Artiglieria venivano somministrati in prima fornitura dieci "!strumenti pè Musicanti", ai reggimenti della Guardia Reale ne venivano somministrati ben trentaquattro. Cioè dieci destinati agli strumentisti "Professori" e ventiquattro destinati a quegli "apprendisti" assegnati alla Compagnia Deposito dei Corpi della Guardia Reale con decreto del 26 ottobre 1816; tutto ciò a favore dell ' ipotesi che gli individui di "accordo di Banda" o «accordo di Musica>> non erano apprendisti di strumenti a fiato. Comunque al di là di tutto può anche darsi che, gli apprendisti, come ipotizzato per i decenni precedenti , fossero presenti in tutti quei corpi dell ' esercito dove c'era la banda anche se non in modo per cosi dire ufficiale. A questo punto sarebbe stato interessante sapere quali erano gli strumenti degli apprendisti , così da poter determinare l'intero organico, consistente in 40 elementi, che si formava nelle occasioni in cui la banda grande si univa con quella piccola . Tuttavia anche se non é stato possibile appurare con esattezza l'intero l'organico, di s icuro, alla data nel 1816, in occasione del Ballo del Boschetto (per la partecipazione delle bande nelle feste da ballo si veda appendice II), nella banda dei Granatieri Reali c'erano: 1 Ottavino 2 Flauti 3 Oboi 3 Clarinetti 4 Corni da Caccia 2 Trombe 2 Fagotti 1 Serpentone 3 Tromboni Naturalmente, a questi strumenti, o ltre ad un altro clarinetto ed un quartino previsti dalla circolare n° 1941 del 4 settembre 1816, bi sognava aggiungere anche la grancassa, la cassa rullante, due paia di piatti e due cappelletti c.:inesi. La somma di questi strumenti porte rebbe ad avere un organico di 27 clementi, mentre come s i è visto la som ma dei "professori" più gli apprendisti doveva essere di 40 elementi; niente cli pi ù facile che gli altri strumenti consistessero principalmente in clarinetti, dal momento che ne sono stati considerati solo quattro. L' organico ipotizzabile, quindi, potrebbe essere il seguente: 1 Ottavino I+ I Quartino 2 Flauti 3 Oboi 3+8 Clarinetti 4 Corni da Caccia 2+1 Trombe 2+1 Fagotti l + 1 Serpentoni 3+ 1 Tromboni 1 Grancassa
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l Cassa rullante 2 Piatti (paia) 2 Cappelletti cinesi Un avvenimento importante, sancito con Real Decreto del 25 luglio 1817, fu l'organizzazione di 5 Battaglioni Cacciatori della Linea nati dal1' ahol izione dei dieci Battaglioni di Riserva m_ Tmportante perché in questi battaglioni prenderanno vita quelle fanfare che, come in seguito si vedrà, costituiranno il nerbo della musica militare dell 'esercito borbonico. Fino adesso però si é parlato sempre di bande, quindi a questo punto é necessario chiarire il termine fanfara partendo da una constatazione appaTSa nella " Ordinanza di Esercizi, e manovre della Cavalleria Napoletana del 9 aprile 1808" e che solleva non pochi dubbi 134 : Capito lo VI: Della posizione della banda nelle manovre di Linea Articolo T. Delle diverse posi:ioni Hisogna sempre distinguere il numero fissalo dé trombetti per ogni squadrone da quelli che compongono la banda: dnpoiché i primi sono sempre incardinati con gli squadroni . e sono sem plicemente addetti pè tocchi di g uerra allorché gli squadroni debbono manovrare uniti , o separatamente o che dovessero agire da cacciatori; ed i secondi , ossia que lli che compongono la banda saranno onnimamente per la musica; ed é perché lo strumento o sia la lromba che tiene c iascuno dé primi sarà di ordinanza. pè secondi sarà colle chia vi. ed anche per molti lo stmmcnto sarì1 di fi g ura di versa.
*·' ·-
Questo passo testimonia che in effetti i corpi di cavalleria, avevano oltre ai "Trombetti" addetti alla telefonia delle vere e proprie fanfare anche se fino adesso ciò non é stato maj esplicito; quindi si può affermare che, a seguito della riforma organica dell ' intero esercito del 1787, con la capitolazione del 14 gennaio del I788 sulla riorganizzazione della cavalleria furono introdotte, in sostituzione delle bande di Obues, le prime fanfare dell'esercito bo rbonico. É possibile quindi che g li individui con il soldo di "trombe" corrispondevano ai "musicanti" della fanteria e che le trombe di ordinanza fossero suonati da individui pagati come soldati, giustificandosi così la non menzione negli organici. Però, visto che in ogni reggimento ci potevano essere fino a 24 "Trombe", può darsi che una parte di essi era adde tta alla telefonia e l'altra, magari con l'aggiunta di qualche apprendi sta; formava la fanfara del reggimento. Tutto questo giustificherebbe l' espressione, anche se jrnpropria, "Strumenti della banda" trovala in di verse librette d'ispezione dei reggimenti di cavalleria degli anni 1802- 1804 rn_ Ma ritornando al terrrune "fanfara", nel c itato passo, espressamente riferito alle fanfare, le stesse vengono cmamate bande.
'" Kaccolla <li Leggi e Decreti, a. 1817, li semestre '" Napoli pè tipi dè Frntclli Reale. 3a cd., 1835
'" Na. A. <li S.. SeLione Militare, "Segreteria Guerra"', fascio 792, a. 1802-1804.
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Quindi sebbene c'è la coscie117,a che di fatto esiste un organismo di verso dalla banda perché formato da solo ottoni e se117,a percussioni, a questo, nel 1808, non viene ancora conferito il termine di fanfara. La prima testimonianza dove il termine viene usato proprio nell 'accezione moderna del suo significato é del 4 aprile 1833 in occasione del l' incarico dato a Carni Ilo Buonomo per la «direzione in tutto delle Fanfarre dei Battaglioni Cacciatori». Tuttavia se in ambito militare il termine aveva assunto il suo sign ifi cato, diversamente stavano le cose all 'esterno. Il Lichtenthal, ad esempio, nel suo Dizionario e Bibliografia della Musica 136 del 1836 a lla voce "Banda" oltre a dividere la banda stessa in militare e civica (di quest'ultima porta l'esempio di quella di Bergamo) dice anche che, con tale termine, in Italia si defini scono «alcuni strumcnU da percossa, riuniti nel!' orchestra dé gran teatri» e che «Le bande della cavalleria sono composte da Trombe, Corni e Tromboni»; mentre alla voce "fanfare" nello stesso dizionario si legge: «Nome fran cese di una piccola composizione di brillante carattere per le Trombe cd i Timpani, particolarme nte all 'uso militare. ln Francia si scrive la Fan fara a nove Parti , cioè: due Trombe, due Corni , due Tromboni, e Timpani. Nella caccia reale i bracchieri a cavallo esegu iscono tali pezzi co lle loro Trombe ne l tempo che si dìi Ìl cani per il loro pasto la fiera predata. come pure al ritorno della caccù1, per celebrare la v ittori a del cacciai.ore e rallegrarne i cani. ù1 Germania si caratterizzano con tale nome comunemente le piccole composizioni da caccia, per cui trovasi sovente tale soprascrizionc dei pezzi per due corni da caccia in Tempo 6/8.
Ed ancora nel 1841 in un saggio di critiche che Francesco Sponsilli, Capitano del Corpo Reale del Genio, fece intorno al Dizionario Mil itare di Giuseppe Grassi edito a Torino nel 1833 si legge che 137 : La voce Fanfara in itali ano é nome di una piccola co,nposi zione di hriflanle carattere per le trombe e di timpani parlù:o/armente ad uso militare; ma fra noi sj é per M etonimia adaltata ad indicare la particolare banda mus icale ad uso di taluni battaglioni isolati .
Quindi nel 1841 il termine " fanfara" fuori per così dire dalJ'ambito militare, non aveva acquisito il moderno significato, in quanto la definizione di Sponsilli é messa in re lazione al fatto che la fanfara é tale perché appai1iene a "taluni battaglioni isolali" e non alla qualità dell 'organico. Riprendendo l'acce11amento sugli organici di questo periodo, un altro avvenimento parlicolm·mente importante fu la soppressione delle compa-
,,. Pietro Lichtenthal, Dizionario e Bibliografia della Musira, 4 voli. , Milano, presso Anton io fontana, I836 117
Antologia Militare, a ~ura di Antonio Ulloa, Napoli, Real Tipografia di Guerra. IO voli .. I!D5-
l845. fascio V I, I R4 I TI semest.-e, p. 145
"' Collezione Leggi e Decreti, a. 181 l!. I semestre. decreto
11°
I066.
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gnic deposito dei Reggimenti Granatieri e Cacciatori dell a Guardia, avvenuta il 16 gennaio 1818. In questi reggimenti, come s i ricorderà, erano inclusi trenta apprendisti cli musica per ognj compagnia 138 : 1---1 Cìli apprendisti ed individui di accordo di banda fi gureranno nello stato minore colla sola denominazione di apprendisti, e nel numero soltanto di 24. C iascuno di 4ut:sli apprt:ndisli pt:rct:pirà grana 22 al giorno, secondo le tariffe in vigore; e da tutti i 24 si tire ranno la grancassa. la cassa rullante, i piattini, i cappelletti e la piccola banda [... ].
Quindi le bande dei Granatieri e dei Cacciatori della Guardia potevano adesso contare s u un organico di 35 clementi compreso il capo banda, mentre le bande dei reggimenti di Fanteria della Linea e le bande dei Corpi di Artiglieria erano composte da un capo banda, da 11 musicanti, una grancassa, una cassa rullante, 2 paia di piattini e due cappcllettj cines i per un tota le cli 18 elementi . Diversamente stanno le cose nel Re ggimento Real Marina che, con l'organizzazione dell' ll luglio 181 7, pote va disporre cli 19 strumentisti di banda grande, compreso il Capo banda, ed otto strumentisti cli handa piccola. Da un reale ordine del I O maggio 1816, con cui si disponeva di imban.:are sulla Real Fregala Sirena gli «Individui de lla piccola Banda del Reggimento Real Marina», é stato possibile appurare c he gli strumenti consi stevano in 4 clarineui, 3 corni, 1 oboe cd un fagotto nq_ La piccol a ba nda del regg imento Real Marina, ma forse anche tutte le altre piccole hande dei vari corpi, ebbe vita fino al 3 1 maggio 1822, cioè fino a quando con decreto n° 234 si dispose: A 11. I. La piccola banda del reggimento Real Marina è abolita, e gl' individui della stessa resteranno al seguito, della banda grande con g li alluali averi. Art.2. a mi sura che vi saranno vacanze nella banda grande, le pi azze vacanti si farann o occupare dagl'individui che si trovano al seguito, q ualo ra ne saranno giudicali capaci, s ino a cht: no n sad1 t:saurito il nurnt:ro dt:gli strume nti sti al seguilo.
Le disposizioni di questo secondo articolo sembrano a primo acchito fuori luogo. Non si capisce, infatti , che relazione ci possa essere fra la piccola handa e le vacanze degli strumentisti della banda grande. Tutto si spiega, però, se gli "individui" della banda piccola veru vano chiamati a sopperire la mancanza degli strumenti sti della banda grande quando questi si assentavano per le vacanze. Sembra, inoltre, di capire che a parte gli strumentisti incaricati a servire nelle bande c ' è ne fossero altri "al seguito", per cosi dire di riserva, pronti a rimpiazzare la mancanza di qualche titolare. Ecco come può essere riassunta la situazione delle bande nei vari corpi fra gli anni 181 8 e 1820:
"" N a. /\. di S .. Sezione Militare . " Intende nza Generale di Marina-Oocumenli Orig inali.", fa scio
4, f. 18 1r, 245v
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Angelo De Paola
T abella XXII: Ornanizzazione d e ll 'esercito· 1818 · 1820 C orpi 2 Reggimenti G ranati eri
2 Rcggi.tuc11Li C au.:iatoii
I O Reg_!!.imcnli di L inea
I Rcggimenlo Eslero
B a nda e ranra re nello Slalo minore
In ogni compagnia
Guardia Reale T am h. Magg.• C a p. Ut! Tam h .• ( :apo H,1mla,
2 Tamhuri, I Piffero J I nnosic.1nli, Gran Cassa. Cassa Rullante, 2 Pianini, 2 Canocllctti Cinesi. U a1mrcrn.Jisti l'amh. Magg.• ( :a,,. dé Tamh .• Capo !\a ncia, 2 Tmnburi, I Trombet L1 11 music..1n1i, Gran Cassa, Cassa Rullante, 2 Pianini. 2 Cmmcllctti Ciucsi, 2-t c.nmrcmJis li Fanteria Tmnh. 1'.fagg., Ca(l. dé Tamb., Capo Banda, 2 Truubnri J I mnsic.1.nti , G ra11 (.2iJ.\!<w, Cassa Rull a nl e, 2 2 Trrnnhc nelle comp. l'iallini, 2 Cm)l}cllctti Cinesi dei Vohc1J~iatori Tam h. \1'agg., Cap. dé Tarub .• Capo Banda. 2 T~m1huri
11 mus ic a11ti , (iTa11 C a.-..~. C assa l{ulla nlc, 2 Pianini. 2 c:,mnc lle ui ('.im~ i Sergenle ·rrom beua . Caporale Trombetta
2 Trombe. Totale delle ncr rnm i rcm,_ 2~
t rrn11IK:
Slalo Ma<Hriore d e ll' Esercito Ge n e r ale Corpo ReaJ e di Arliglieria
Tamb. Xfagg .• Cap. dé Tam b.• C a1x, Ra11da. I 'I'arn hum Il 111us i(.;a11t1 , (ìr,111 Cassa. C assa R111lanf c, 2 Piallini , 2 Cmmellelli Cinesi Es ercito di Marina Reggime nto Real M_;:u-iua Tamhuro ~ filggio n :, C;_ipor.tlc d~ Tamhuri 19 1 Tamh11ri , 2 Pilfcri s lnnnc nli sli di hand.a grruxle, 8 s.1n11 ne-ntisti di b.,nda ni ccola Due furono organi:,,;,,a ti al di là del faro .::on decreto n° IOl (i <WW I m.:ir:10 1820. d,ill.i sopp ress io ne dei ), \ 1...:t:g.1 1111..:1111 <l1 riserva dei JO rcge-i mcnti d e l la li nea. Nei Tromhe
l..011 11
dt:11·c~cu.: i lu
m,11 111l: 11.rit 111;iti '-:1a 111.1
µ1...::s...:11l i :sulu T.-u11 ùu1 i. f'i fft.:1i
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Da li a poco, in conseguenza dei fatti carbonari del 1820, l' e se rcito ancora una volta fu organi zzato; in verità questa riorganizzazione durò diversi anni ed uno dei primi atti della ristabilita monarchia fu quello, in e.lata 29 marzo 182 1, di abolire tutti le Leggi, i Decreti e gli Ordini emanati dal 5 luglio 1820 in poi, riportane.lo tutto a come era prima 140• Questo ripristino, in un primo momento, riguardò solo in parlc l' esercito, in quanlo molli reggimenti e battag lioni di diversi corpi furono totalmente disciolti, in seguito, con decreto n°73 e.lei primo luglio 182 1, l'esercito fu interamente disciolto e ne llo stesso tempo riorganizzalo 1' 11 • Ecco come erano distribuite le bande e gli strumenti nei vari corpi:
'"' Nn. J\ . di S., Sede, " A rchivio Casa R eale Riservato", fascio 10 18, "· 18 21
'" Na. A. di S ., Sezione Militare, "Ministero Gue-rra", rascio 2550, a. 1821
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La /Janda Musicale nell'l!,'seròlv llvrbvnicv
Tabella XXIII: Or)!anizzazione del nuovo esercito - I lu)!lio 1821 Uanda nello Sta to minore Corpi di C a s a .Reale
Comi ( :mnp. ( ìu;mtic de l ( :or])o
Comi,. Alabardieri di "laooli Comp. Alabardieri di Sicilia Como. di Polizia del R. Palazzo ( '.o rpo di Pionltri e ( :,u.:ci;1tori Reali Stato f\tfa ooion; G<.:11cralc 2 Reggitn cnti Granatie ri che Tamb. ~1.agg., Ca p . dé Tamb .• CaJXl Utuula, t:na1111o<lc110111inati 1° e ? 11 111usica11ti .• Gra11 Cassa. C a ssa Rul1. , 2 Piattini Reggi mento di Cacciatori Tam b . J\:1.agg., Cap. dé Tmnb., CaJXl Uanda , l I musicanti., Gran Cassa, C a ssa Rul1. , 2 Piattini Re"<T<rimentj dl Cavali. I O e 2° Saua dm nc di A11igl. A cavallo Souadrone del ·1·reno Divis. T reno pè Rcgj Bagagli Fanteria dello (;uurdin 1:antcria della Guardia Tamb. Magg., Cap . dé Tamb ., Capo Banda, 10 music,ml i, (ì ran Cassa, Cassa Rull. , 2 Piatti111, 2 cappelletti. Corpi d e lla Linea Stato ~·ta~;:!iorc Gcncrak Slal o rvla!!t.riorc dcll'l ·~o,; crc.:110 ,
0
1
~1czza Ori ~. Pion. e Pooton. 4 Rcgg. di Fanteria !':azionale Re. l{cgi na . Ilori>. e I n 11cir>e Fautcria Estera
Comix1•,nia o s<111admnc 2 Tromhcllic ri montati 2 Tamburi, 2 Pifferi
Pìo11ieri 3 Trmnlx:~ Cacciatori 2 Trombe 2 Tamb. Pitì 1100 timuit o , o con1ctta 2 Tam b . Pi1ì uno arma to, o con1ctta 2 Trombc 3 Trombe 2 Tromhe 2 Trombe
2 Tamburi più un Piffaro an11ato
Tambunino Tam b. \ifagg., Cap. dé Tam b .• Capo Banda , 2 Tam b. più uno annato, 11 11111sica111i . (ìr;m Cassa, Cassa R ull.. 2 l'i,1 t1i11i o c;omc-lla A nà la stessa forza cd organin .a1jone come la Fanteria na1ionale ai ,~u.ali appresso s.a rù <lata la <lf.:TK >miaa,.ionc ~
2 Ree.o. Cavalleria Naz ionale Como di Ucml;11111ctia l{calc
Trombe
C orpi Fawllalivi Con,o Reale dd Gt.·nio
I Tamburo Stato \ fa gg. di Arti2lic ria 2 Rc!! 0 . di Arti<rl icria a oicdi ( :ora K> tlì A rtiglit.:ri I juora li 3 Divisioni di Treno Conx, Politico del Ti<·uo ( :omo Polilko di ,\ rli1? li cri.1
Ta1nb. Ma!!!!., 5 stmmcntjsti
I Tamburo Sar.) sl.ahililo
2 Tro mbcui armati
Corpi Sedcnl3ri 2 Tar11lu11i 3 Cm,urali Tm.uburi Rc t:inu.:u.tì di \'dt.:nuti Casa dcgl'l n,·a] idi di '.\Japoli ( :a s .i c.lcgl 'h1\.a lid i e.li S icilia :\'ei comi del.lo Stato f.. la!!!!Ìore Territoriale nessun stmmento 0
Si osservi che, in questo nuovo riordino dell'esercito non si trova più menzione degli apprendisti, spaiiscono ino ltre i cappelleui cinesi dal gruppo delJe percussioni, ed infi ne nello stato minore dei reggimenti di A1tiglieria sono previsti solo cinque strumentisti più il Tamburo Maggiore anziché dell'inlera banda. Inoltre compare ufficialmente un nuovo strumento destinato ad avere un ruolo impattante nelle fa nfare: la cornetta. fl Tosoroni scriveva che «La voce della cornetta sebbene forte assai, è però minutissima in grazia dclJa sua stretta cilindratura. Quindi differisce non poco dalla voce fiera e robusta della tromba» 142 ed il Gatti ( 1878), dal canto suo, defi niva il timhro
'"'' Antonio Tusoroni. Trattato pratico di strumentazione, Milano. presso F. Lucca, s.d.• p. 47
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Angelo V e Paola
della cornetta «mite e raddolcito» capace con la sua «gentile struttura» ad «esprimere la pmte melanconica della melodia» 143 • Riconsiderando le disposizioni di questa nuova organizzazione dell'esercito è fondamentale ricordare che la pianta organica degli strumentisti dello stato minore, a p artire eia questa data, rimase tale fino alla fine del regno. Senza dubbio la perdita maggiore fu quella degli apprendisti dei Reggimenti di Granatieri e Cacciatori della guardia in quanto si trattava di una riduzione de LI' organico della banda. Però é molto probabile che, come spesso succedeva, le indicazioni del decreto del primo luglio 1821 furono state per cosi dire di ma'>sima, e che poi nel dettaglio gli apprendisti furono ugualmente asse!:,rnati; infatti, nel decreto del 24 giugno 1824 riguardante gli averi di tutti i militari dell'esercito, si trova menzione degli apprendisti. La seguente tabella, oltre ad indicare di quali strumentisti erano composti i vari corpi , riporta anche la paga che ognuno di essi percepiva. La paga era denominata "Prest", cioè l' assegno per il vitto, mentre la "Massetta", era l'assegno corrisposto per la ferratura ed il governo ciel cavallo. La paga, o meglio "l'avere", salvo diversa indicazione, è espresso in "grana" 144 : T abella XX IV : Decreto de l 24 e iu1?.no 1824 s ulle oal!hc de i mu sicanti Comi Tm. Ct. Str. Clr. Ch. 1.-hcs Gc. Cr. P .ti T. Piff. Tr. a c. Tr. Reali Guardie del Como Reali A lahar<lìc1i Pio11. R . e ( "act:. R . .i c;iv. VctcrJni
I:,mlcria dcUa Guardia
20
20
20 37
(:a\·allcria dcli ii (ìu,1rdin
,\111.
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1-1 20
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15
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15
Artiul. e ca\'aU . della G. 25 Fanteria e Cacc. di Linea 30 16 20 15 12 12 12 12 Ca,·allcria di Lioca 2-1 20 Za nnatori <: Nlinatori :17 20 ]5 2-1 18 15 !5 14 A.r1j0Ul:1i a uiedi 17 20 14 A .rt. Piou. Arm. e Pom u. 14 Art.i!!lit.:1i veteran i 19 ·1·111. =·1·;nnlmro f\.faJ,!_giore ; C t Caporal dè ·r·ambu ri; Str. = Scrgc11lc ·1·rrn11hcll11 ~<:1r. :;:'.: ('.:1poral ·rrombeua : (:h. c:.1 po n anda ; Mu<.: Mn~ic;mtc; l ic. G ran ( \tss.-t; ( ·r.:::: ( 'a<.:"la R.1111.1111,·~ P ti Pialti ; Piff :::: Piffero ; Tr a (" :::: T romlx-,ua <1 Ca\'allo~Tr. = Tromht·lla: i\111_ ::::: \pprcndista di :M usica. * Sono uoYc ducali 1111.:11sili: <<d evono \'cslirsi e n111rirs i nou hann o diriuo né a oanc rn.: aLJ aJtro».
=
=
Per quanto riguarda gli individui della musica che p assavano ne i reggimenti Veterani 14~ venivano di sposte le seguenti cond iz ioni : a) Il Tamburo Maggiore ed il Capo banda passavano nel Reggimento Veterani col grado di 1° Sergente e g rana 29 al g io rno; b) Il Sergente Trombetta passa va nel Reggimento Veterani col grado di 2° Sergente e grana 20 al giorno.
'" Domenico Galli. Gran na11aw d '/strumentazione Storico-Teorico-l'ratico per banda, Napoli, Cromolitografia v. Steeger, 1878. p. 155 ,.., Collezio ne di Ordinamento, Decreto del 24 g iugno 1824 , Napoli, Sta mperia Reale, 1824 "' La vctcrnnza si raggiungeva con ventiquallro anni di servizio.
Lll Banda Musicale nell'Esercito Borbonico
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e) Il Caporal Trombetta ed il Musicante passavano nel Reggimen to Veterani col grado di Caporale e grana 15 al giorno. Fino alla fine del regno di Ferdinando I alcuni corpi dell 'esercito furono riorganizzati, ma per quanto riguarda le bande e le fanfare non ci furono sostanzi ali cambiamenti. Da segnalare, invece, la nuova pianta organica della marina riorganizzata con decreto n° 812 del 7 luglio 1823. Nello Stato Minore del ballaglionc Real Marina questa riorganizzazione prevedeva un Capo handa e 11 musicanti, mentre per ogni compagnia erano previsti due Tamburi ed un Piffero. Negli altri reggimenti, ad eccezione del Reggimento Real Marina di cui si è già tratlato, erano previsti solo Tamburi e Pifferi. In questa fase del reg no vanno ricordati anche alcuni provvedimenti che in qualche modo interessarono gli strumentisti dell'esercito. Un primo provvedimento sancito con Decreto n° 800 del 25 luglio 18 17 fu l'organizzazione, per ogni provi ncia "al di qua del faro", di un Reggimento di Milizia Provinciale; mentre il 18 gennaio del 18 I 8 furono organi zzati otto reggimenti di Milizia Provinciale "al di là del faro" 146• La formazione di questi reggimenti, regolamentata con Decreto 1151 del 2 1 marzo 18 18, prevedeva che in ogni compagnia di 1a e 2a classe facessero parte due Tamburi cd un Piffero; nelle compagnie di 3a classe solo due Tamburi. Quindi ancora una volta come in passato nei reggimenti provinciali non furono prev iste né ba nde, né fanfare, ma solo Tamburi e Pifferi. Secondo Afan de Ri vera, però, con l'organi zzazione del l'intero eserc ito del 1815 nei reggimenti provinciali erano previsti, oltre al Tamburo Maggiore e al Caporale dei Tamburi, anche dicci strumenti sti 147 • Tuttavia nei documenti esaminati relativi ai reggimenti provinciali non si è trovata nessuna testimonianza. In seguito, con decreto 11°12 del 2 ap1ile 1821, i Reggimenti delle Milizie Provinc iali furono aboliti. Il 19 novembre 1822 furono organizzate per le province del regno 22 compagnie di Gendarmeria Reale con lo scopo di «polizia ordinaria, gi udi ziaria ed ammini strativa»; pe r ognuna di queste compagnie erano previsti due Trombetti.
Il regno di Francesco l La realtà bandi stica delineatas i neg li ultimi ann i del regno di Ferdinando I trovò, all'insediamento del nuovo regnante Francesco l , la sua piena affermazio ne. Tale consolidamento fu la base sulla quale negli anni successivi si modellò l'intera organi zzazione delle hande e delle fan fare de ll'esercito borbonico. In seguito, come si vedrà, c i furono dei cambiamenti degli organic i strumentali sia dal punto qualitativo, sia dal punto
'"' 1,· espressione
"al di qua del faro" stava ad indicare la parte del regno anaccata alla penisola,
mentre ·'al di là del faro·· slava ad indicare la Sici lia. La li nea di demarc azione era simholicamente il faro di Reggio Calahria. '" Afan de Rivera, Memorie Militari sul ReJ?no delle due Sicilie, in Salerno nell ' anno 1817.
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Angelo De Paola
di v ista quantitativo, ma strutturalmente l'unica eccezione fu quella di assegnare anche ad altri corpi g li appre ndisti di musica esclusivi solo dei reggimenti di Fanteria deHa Guardia Reale. li c itato consolidamento, per quanto riguarda i corpi di fanteria e cavalleria, eccetto i quattro reggimenti svizzeri che nacquero proprio sotto il reg no di Francesco I (v. cap. segue nte), è riass unto nel Decreto n° 1425 del 29 maggio 1827: 148 Tahella XXV: De creto Ornanico del 29 maPPio 1827 Decreto O rganico col quale si stabil is(;e lo stato organirn dè corpi di fanteria e cavall eria della guardia e della linea - 29 magoio 1827 Composiz io ne di ogni reggimento esclu so lo S tato magg. e min .
S tato 1.ninore
Sll'umenti p~r
ogni s ingo1n rompngnia o souadrone Fanteria d ella Guardia Y[agg.. C.a p. t.lé 2 Tamburi ,
Slrumen li ,,er il
totok ddl• compagn. o s uuadroni
gran.1t1c n e Tnmb. 13 compa2nle: cacè''i.1t'ori: 2 ... ballaglìu11i rami>. , Capo Banda, 11 I Piffero o 26 Tamhuri, di 6 compagnie cadauno musicanti, una !,? r.-incass.,, C:nrne"a, 2 13 Pi fferi li più un.i co 1upaguii1 una ca ssa rullanlc ...<.Jue paia app~cndisli di Cornette dCJ)OSito. di piatti. music,i. 26 appr. d i music.a Reggimento Sergente lro mhctta, <:;,JX.)ral 2 Trombette .5 squadroni: can1 llt-ggeri: 4 squadroni rrombella. (squadr. di riserva 'J Tromhcllc alli\'i cd uno di riserva. 1 T roo11bctta). Fanteria di Linea J l>attaglioni: 1° e 2° Tamb. Vlagg., Cap. dé 2 T:1m hur1, 16 com (lagni e: ball. Di 6 compagnie: 3 ° Tamh., C.a pn Rancia. 11 I Piffero o '\2 Tmn lJ111·i batl. Di -t- compag nie. musican1i, una 2.rancass., , cornetta. 16 l'iffcri l i una ca ssa rullanlc ...<.Juc J~ia Cornette di piatti. Cnvallel"ia d ella Linea .J sq11adro111 att1Vi l'd uno Sergente lrombella. Caporal 2 Trombct1c S squadroni: di riserva. Tromhctta. IOTrombelle BaUa!!Jio n e Cacciatori d elln Linea 6 compag11i c per og11i Sergente Cornetta, Caporal J Cornette 6 compagnie: bai!. Cornclla. 18 Corn ette
Rcg2.imcn l1
Si avrà avuto modo di vedere che, in questa nuova organizzazione, non sono previsti più i cappelletti cinesi. Di fatto questi strumenti a partire da questa data, cessarono di far parte de lla pianta organica delle bande dell 'esercito borbonico. Tale pianta organica, che 1immrà invariata fino alla fine de l regno, era composta da un Capo banda, da undici musicanti, un suonatore di granca<;sa, un suonatore di cassa rullante e due suonatori di piattini. Relatj vamcntc alle fanfare, invece, non ci fu una pianta organica uguale per tutti i corpi, perché, a pmte il Sergente Trombetta ed il Caporal Trombclla inclusi nello Stato Minore, il numero dei musicanti variava in propo17,ione della forza del reggimento.
I reggimenti difanteria svizzera Uno degli atti più importanti del breve regno di Francesco I fu ce1tamente la costituzione di quattro reggimenti di fanteria svizzera attraverso capitolazione. Come si ricorderà le prime capitolaz ioni dei reggimenti di fa nteria svizzera risalgono ali' epoca dell'insediamento di Carlo 111, vale a dire nello stesso momento in cui prese vita l'esercito borbonico. Aboliti
"" Leggi e decreti, a. 1827. I semestre. n° 1425 del 29 maggio 1827, pp. 2 19-228.
La Banda Musicale nell'Esercito Borbonico
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nel 1780 a seguito delle riforme di Acton 14\ i reggimenti di fanteria svizzera, confluirono , insieme ad altri corpi di fanteria estera, piima nel Reggimento Real Alemagna ed in segu ito nel Reggimento Estero. La prima Capitolazione, relativa alla formazione del primo reggimento, fu stipulata il 5 maggio 1825 a Lucerna; la seconda e la terza, relative alla formazione del secondo e terzo reggimento, furono stipul ate il 7 gennaio 1826 a Sion 150 ; la quarta, relativa al la formazione del quarto reggimento, fu stipulata il 6 settembre 1828 a Be rna . Queste quattro Capitolazioni sono tutte uguali e constano di 32 a1ticoli scritti in lingua francese. L' articolo XXI era quello relativo alla banda 15 1: Capitulation Milit.aire des Regimcns Suisses au servire de sa majcstè le roi du Royamme des deux sicilies. Art. XXI Musique § I . Sa MJ\JESTÉ accorderà outrc Ics 12 Musiciens portés sur la situation des régimcns cncorc huit Musiciens p<1r régiment de surplus. mais sculcmnt avcc le traitemiénl d e si mple Soldat. § 2. C es hu it rnus icicns scront portés sur le situat.ion des compag.nies fu silièrs, et le surplus dc lcur paye sera ro urni par les corps d ' officiers dcs dits régimcns. § 1. I .a compnsilion de la musique sera pour chaquc régimcnl en mornbre lixé ci après, scvoir. IO C larineltes 1-s"lllutino 2 2 Fagotto Tromha Serpente Cymbalcs (pai res) 2 Grande-Caisse I Dans la totalité dcs musiciens esle missi cornpri s le ma1tre dc chapcllc. ~ 4. Sa MAJESTÉ accorderà pour une fois payé ù chacquc régirnenl les islrumens cidessus mentio nnés. lcsqucls doivcnt ctrc considérés comme prop rieté des régirnens.
Quindi, in modo specifico, la banda doveva essere fonnata da 11 musicanti " professori" che usufrui vano di alta paga, ed ~ musicanti che percepivano l'avere di semplice soldato. A questi bisogna aggiungere il Maftre de Chapelle che faceva parte, insieme al Tamburo Maggiore, del Piccolo Stato Maggiore. 1 musicanti, contrmiamente a quanto avveniva negli altri reggimenti delJ' esereilo, erano distribuiti nelle varie compagnie nel seguente modo: in ognuna delle otto compagnie di fucilie1i facevano parte due musicanti, di cui uno con alta paga, e due tamburi; in ognuna delle due compagnie di gnmatieri facevano parte un musicante e due tamburi ; in ognuna delle due compagnie di cacciato-
"'' /\i suoi funerali ( 16 agosto 18 11) furono presenti 304 fra Tamburi. Pifferi e s1n1men1isti. '"' Secondo Oante r il 9 selle1ubre 1826. Cfr. Henri Gantcr. Hisroi u , dt's RP:;:imr'/11.1· Sui.~.l'e au .l'ervice d 'Ang leterrP. 1/p N1111f,,.., ,,, ti,, Rouw.
'" Na. A. di S .. Sezione Mili1are, "Ordini del Giorno Conrnnflo <ìc ncrale··. vo i. 3, pp. 1-1 73.
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ri facevano parte un musicante e due Trompettes. È notevole notare che, nel1' intero reggimento, oltre la banda c'erano venti tamburi e due trombe. Bisogna prec isare anche che l'articolo VI prevedeva che «Les mus iciens et Ics m aitreouv1iers seront choisis par le Conseil d' Admin.istration», di conseguenza con la possibilità di introdurre nella banda anche musicanti non svizzeri, come del resto avvenne. Al paragrafo 6 dello stesso miicolo si legge inoltre che il Tamburo M aggiore doveva essere nominato dal Colonnello del Reggimento su proeosizione del Maggiore del Battaglione. E ben noto che i soldati dei reggimenti di fanteria svizzera, fra tutti quelli dell' esercito borbo1ùco, erano i più pagati; questa differenza di trattamento fra soldati svizzeri e soldati nati nel regno interessava anche i musicanti delle ba nde. Diverso era anche il trattamento pcnsiorùstico. A testimonianza di ciò può essere considerato il Reale Rescritto n°3453 del 26 giugno 1839 «[ ... ] con quale si prescrive che la liquidazione delle pens ioni di ritiro dei musicanti nativi dei reali domini che servono ne i corpi svizzeri, dev'cscg uirsi con le nonne stabilite ne l decreto dè 3 maggio 1816 e non quelle fissate nelle capitolazioni l... ]». La giustificazione di tale provvedimento fu quella di riconoscere che, ammettere musicanti dei reali domini nelle bande dei reggimenti di fanteria svizzera fu un' eccezione alle capitolazioni «implorata dalle bande dei Reggimenti Svizzeri». A motivo di ciò i musicanti dei reali domirù che servivano nelle bande dei reggimenti svizzeri venivano pensionati come gli altri soldati del regno e non come svizzeri 102 • A q uesto punto è necessmio fare delle consideraziorù sull'organico della banda. Per prima cosa si osserva che, a paite la mancanza del tamburo e dei cappelletti cinesi, è presente un solo strumento d 'ottone: la tromha. Totale è l' assenza di tromboni e comi, mentre, consistente è invece il numero de i clarinetti. Un organico quindi basato principalmente sui clarinetti visto che superano il 50% dell'intero orgai1ico. Bi sogna quindi constat,u-e che dal punto di vista idiomatico l'organico della banda dei reggimenti di fante1ia svizzera, fissata per capitolo dai cai1toni svizzeri di Luzern, Appenzell-lnnerrhoden, Uri e Unterwa/.den, era abbastanza povero. Una testimonianza del 1818 ci ir1forma che una banda militare dclJ'esercilo del canto ne svizzero di Turgovia era formata da 1 ollavino, 2 clarinetti in Mib, 8 chmnetti in Sib, 2 fagotti, I tromba, l trombone, I serpentone, 1 grancassa, 2 piatti, 2 mezzelune e I cassa rullante. Quindi a pmte gli ultimi due strumenti ritmic i ed il trombone al posto di un ottavino, l'organico della banda del cantone svizzero di Turgovia è uguale a quanto previsto nelle capitolazioni dei reggimenti svizze1i. È molto probabile, infine, che l'organico delle bande dei reggimenti svizzeri, fissato nelle dette capitolazioni, fosse confom1e a quanto in precedenza e ra stato previsto nel1' mticolo 133 della Legge sull'or:r:anizzazione militare della Repuhhlica e Cantone del Ticino del 1823 153 •
'" Collezione dei Reali Rescritti , Regolamenti , lstruLioni Ministeriali e Sovrane Risoluziouj. a c ura di Francesco Oiaz, Napoli, Bore! e Bomparl, IO voli. (1844- 1846). + indice ( I 847), voi. 10°, p. 45. '" Giuseppe Mii ani, Le bandt· mrisiwli della Svizzl'm ila/iana, Agno A.G., Bernasconi S.A. r 981. pp. 14-1.5.
La Banda Musicale nell'Esercito Borbonico
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11 regno di Ferdinando Il Gli anni 1830-1850
Perdinando TI fu proclan1ato re 1'8 novembre 1830. Fra le prime disposizioni del nuovo regnm1te ci fu quella di abolire il Comando del Reale esercito e dividere lo Slato Militare in quattro rami: «Comando delle Reali Truppe, Ispezione delle medesime, non che del materiale dell' Esercito, Intendenza Generale e Giurisdizione penale Militare» is, . In me,ito alle bande, alle fanfare e agli stmmentisti addetti alla telefonia l' l l settembre 1832 (ordine n° 255), si ohhligava gli «accordi di Musica, il C,aporale dei Tamburi ed i Trombetti» a portare il sacco sulle spalle durante le manovre (come già anticipalo gli "accordi di Musica" erano gli snumentisti delle bande addetti alle percussioni). In seguito a ciò l'ordine n° 26 3 precisava che gli accordi di Musica che dovev,.mo pomrre il sacco erano coloro i quali che nelle bande vestivano «unifo,me di Tamburo, o di Comune, e non quella di musicante». Ma un successivo ordine del 24 ottohre 1832 detenninò che, il sacco doveva a;scre portato da tutti i «Bandisti, ed i Capi Banda», con la sola eccezione dei casi in cui la bm1da vestiva la f,'11mcle unifonne m_ Probabil mente per gli snumentisti portare il sacco sulle spalle durante le manovre non era agevole. Molto imp01iante in questo primo dece1mio del regno di Ferdinando lT fu la p11hhlicazionc dcll'"Ordinama di Sua Maestà pel Govemo, il Se,v izio e la Disciplina delle Truppe nelle piazze" conosciuta meglio come "Ordinanza di Piazza" (26 gennaio 183 1) I",(,. Si tratta di una sc1ic di clisposiL.ioni per il sc1vizio della t1u ppa nelle piazze; di conseguenza tali clisposizioni riguardavano anche gli s01.1mentisti della telefonia, delle bande e delle fanfme, che nelle piazze rivestivano un molo cli primo piano 1~1 . Per ciò che rig uarda gli strumentisti componenti g li organici, sia delle bande e delle fanfare, sia degli strumenti a<ldetli alla telefonia, si è visto che uno dei mezzi per accertarne la quantità è stato q uell o d i considerare Jc varie organizzazio ni dell'esercito. Nei primi due an ni de l regno di Ferdinando li no nostante alcuni corpi avevano subito delle riorganizzazioni, in data 2 1 giugno 1833 1~8 fu emanata una rio rganizzazione dell ' intero esercito. I ,a tahe ll a seguente ripotta quanto era previsto:
'-" N a. A. cli S .. Sezione Militare, "Ordini del Gio rno Comando Generale"'. voi. 4 , ff. 158r- 160r.
Curiosame nte fra i primi decrt:ti rigum·danti l'esercito c i sono l' abolizione de lle bastonate, ctal sergente in g iL1. e l'obbligo di tutti i militari a panare i mustacch i. '" /hid<'ln, voi. 9. ordini n° 255 e 263
,~. Napoli. Reak Tipogrnfia della g uerra, 1831. '-" Ecco cosa era previsto per la banda e per gli strumenti della telefonia. Art. 18: Dè capi banda e degli stnmientisti: 1465. Per la polizia, disciplina, tenuta e mantenimento. il Capo band a e g li stmmentisti quando
no sono 1iuniti di penderanno immediatamente dall' ajutante incaricato dello stato minore. Per ciii che riguarda la loro istmzione dipenderanno dall"uftìcillle, che d i ciii sarà del capo del
<:ofl)O
incaricato. 1466. Gli stru-
mentisti dovranno u hhidienza e 1ispe.Uo al capo bamla, che sarà considerato tra essi siccome sotto-ufticiale, ma che non avr:. autorità sul rimanente della trnppa. 1467. Quando il corpo è sotto le am1i, e sempre quando la banda è riunita à tamburi, gli strumentisti cd il Capo band a eseguirnnno i comandi tlt-1 tarr1h11m maggirn·e,_
'" Leggi e d ecreti. a. 1833. I semestre , n" 1566 del 2 1 g iugno I x:B, p p. 2 13-257
140
i\n~elo De Pavia
T a bella XXVI: Or anizzazionc del reale esercito - 21 giui:no 1833 Corpi
A nicdi o fanteria Compagnia o
Stato Minore - Guardie d el corno C:onx> Rc,llc di Arti2l. : A1tificicri Ua lta!!Ji one T reno Arlit?.lic1i I .ìlloral1 Com o Poli1ico - C. Reale <lei Cc11io - Fanteria **
Ratt. Cacciatori
- Re 0 !!imenti Svizzc.ri
Ca1>0ral Trombetta*
A cavallo o cavulkria S lalo Min o r e
s uuad. 2 la mburi 2 tamlmri I tamburo
s uuad. 2 lrombctti 3 tromhett1
Caporal Tromlx: lta
2 trombetti
Onwnizzati come nrc scriuo daJ R. Dc.:crcto de l 26 ucnnaio 183 1. nessun stn1mcnto} O moral dè Tamburi Tamh. Mrt g_~. Ca p. dèTam. ( ;,po ba n,b, 11 Musica11tì 1 Cìrnn Cassa I Cassa m li. 2 Piallini Scrgc111e e< J1poral Trombe Ila
2 tamburi+ I lm111h;_1 3 tamburi I tn..n11 lli:I o piffcrc_iJ::+$ I ApJll'OndÌsta di mus.ica
3 tromhcni I .·\ p prcn<hsla ~l'romhctt..1 Rimanuouo come nruauilzati in nre.ccdcnza
C a vallt:ri;i
( ìcnd.anucri.:1
Co mpu J,!n ia o
Sergen1e e Ca poral l"romhetta
~~
1rombcu.i
I App1-crnlis1,1 Tromhct1a
Sia l::1 fanteria che la c.1,allcri;1: niente slrnmt~nli
-Corpi Scd c 11ta1l : R . c.asa dc!!l i In,·.
:s:
I tamburo Reo 0. I{_ Vetera ni Ca rx ,ral dè Ta111 h11ri 2 1.amhuri Co m n. J)olal' i onc 2 t.am h uri 1.·01<li11c n° 18--1 <lei .1 luglio I 811 p rcc,-.:wa c he dc..1,·c, a e~~e re CaJX>ra l Tarnhnro •• I .;1 fo nt cri a c m fo , rn ata J~1:
~
Rcg,_~imcnti di Grn natu.:.11 J clla Guardia: I Reggimento C':it'Ci;i1ori della U ua1<.ha; I~ Rc~gimcnti <li f.'antcri ;i <lf" lla J .i,w;i; --l Reggim en ti F.1n tcri.1 S\"ilZCr.i ; 6 l:fattagl1u111 C ac<.:1al ori . ,t:..:t. I n d a l;i .l l11gl1 0 I XJJ con R.c alc 0 1d1 11e 11" 18-l s i stahi li rb. <kdu..: 1 Plll"cn s' 1nlc ndono ~o la me nte per le <.:ompag111c <lC G1anal ic..· ri del la Gua rd ia, C' le Trombette pc1 4 tM..:llc <lè C acciatori d r.lb Ci11ard i.i slcssa c p c1 luttc le altre comne>oni e della F:inlt-rÌ;1 di IJinc;:-.>
La cosa più importante di questa nuova riorganizzazione dell 'eserc ito è quella di trovare gli apprendisti di musica inseriti, tanto in tulle le bande
dei reggimenti di fanteri a, q ua nto nelle fanfare della c avalJcria e dei battaglio ni cacciatori. Questa organizzazione, come anche quelle fatte in passato, strutturava l'esercito nella s ua macro form a, tralasciando però , i dettagli formativi dei reggime nti o battag lioni dei vari corpi. Quindi, se come g ià detto in precedenza, con le varie organizzazioni dell 'esercito, da un lato è stato possibile appurare la quantità degli strume ntisti , dall' altro lato, le stesse organizzazioni, non hanno mai fornito indicaz ioni sulle quali tà organolog iche, né de lle bande, né delle fanfare. Questa carenza di indicazioni specifiche sulle bande e fanfare si è riscontrata a nche quando, le disposizioni e regolamentazioni in merito alla struttura dei vari corpi, scendevano nei eiettagli. Forse non poteva essere diversamente, in quanto, tulio ciò che ruotava intorno agli strumentisti riguardava un limitato numero cli soldati, mentre altri provvedimenti interessavano l'intero corpo o l'intero esercito. Per fare un e sempio, le dispos izioni riguardanti il vestiario di un corpo, interessava mig lùtia di soldati , invece, le disposizio ni riguardanti gli strumentisti , nei corpi dove erano presenti, spostava l'interesse su qualche decina di soldati. É mo lto difficile, quindi, attraverso la documentazione amnùnistrati va militare, ricostruire in pieno il fenomeno bande e fanfare dell'esercito borbonico. Tuttavia a partire da questo momento, grazie ad alcuni volumi contenenti lo "Stato nominativo
14 1
La Banda Musicale nell'Esercito Borbonico
degl' Individui Sc1itturali, Apprendisti cli Musica, ed Armieri" è stato possibile definire per gli anni 1835 e 1843 l'intero organico delle bande cli Fanteria della Linea e l'organico dei Battaglioni Cacciatori di fanteria. La tahella che segue riproduce lo "statino" che ogni mese veniva compilato allo scopo di aggiornare la forza presente dei citati anni . In tutti gli statini venivano riportati i nomi e cognomi di tutti gli strumentisti. Tabella XX VII: I O Rcm i mento di Linea Re Gratificazione che 2ravita C om p .
Nom e e
G radi
1·Gr1.m
Caoo banda Flauto Musicante Quarti no
P r es t
manlc ni=
S ulla s a la
me n to
R cgg.
6 .00 450
23 50 12.50
I° Clarinclto
4 . '\0
11.50
2° Clarinctlo
4.50
11. 50
I°Cr da cacc.
4.50
13. 50
Trombone
4 50
Cibasso
,1.so
1100 12.UO
ht!!UltU
-150
10 __~(1
l)ffl,~n
-150
7.50
1•T,_
-L'iO
7.50
1. 50 4 50 3.60
10.50 5.00
Cìran Cassa
1° Clari netto I 0 ( ·r <L1 c;1cc Gran Cassa
Cassa Rull. Piallino
Ca.":i~a Ru ll. Pialti nu
3 .uO
A IJI). Sc11tl.
3" C larmc llo
·Ulll
Tamburo .\pp. Sc.:1111. 2° Clar inetto
3.00 3 .00
,1d1
~1·amhu ro
I• ruc.
S ul
s uonn n o
C o~ n. S I ~1in
Stru m e nti c he
Sul lms tr o d e ll e
Oa h
T ot .
in c ui
2.40
te rmin a n o g,ra li f il·a la s critlu r a l·u m o . ziouc 23.50 30 G iu. 1837 12.50 13 A~o 1835 13.50 13 Ago. !835 1150 '.'l i Ago. 1835 I T50 1 1 Ago. 1835 Il 0(1 :·W< iiu. 1835 12.00 10.50 31 1)11;. l 8:{5 ·1 1 A~o 7 .50 1836 7 50 10 Ci11 I K~7 10.50 3 I l.ue. 1837 5.00 3 1 Lu,. 18:17 I 00 140
4 .lKJ
1.00 5 Fcbb. 1835
de ll a
1 (,() 3.60
100
2.60
3.60
20 Gcnn 1819
2· 3•
Annrend ista Trombone :\nn. Sc...-1ll. 3°Co1111J A nnren<lista Ofnen
4• 2 ~ G 1a11
,;;• r:11,:.
}--<ai!Olto
Aoo Scrill 2° C'orno .\ rmren<lista Tr. Scmoli ce
6'
Te11.Jno
r
Cl.i1i11dlu Trn l3 a)is0
8"
2 C fl,:C. St. ~Jin 1
1\ on. Se ri li.
C ibasso A1m1c 11c..l 1'.!lta ·rro mbonc 1° ('Jar ine lto .\oo. Scrill. 2 ° C larinetto A11111crn
TCTl',\J J,
3.00 3.00 3 .00 3 uo 1.00 3 .00 3 .00 1.00 3 .00 100 3 .00
I 00 2.10
1.-10 I -10 1.-10
1.-10 3 00 1-10 J.40
w
ai
3.00
60
'i (10
1. 00
3 (10
'l()
3.00 3.00 1 00 3.00 127.80
I 00 2.1 0
IK-10
60
5.00 .1 I A~. 1835 J.00 ')()
-1.00 5 Fcbb. 1835
4 ()()
139.50
31 A~. 1835
14.00
17 1 90
Le tabelle seguenti, invece, riferite a l mese di gennaio 1835, riassumano gli organi ci delle hande de i dodici reggimenti di Fanteria dell a Linea e delle fanfare dei Battaglioni Cacciatori.
Tabella XXVlU: S lul o n ominu th o dcitll Ind ivid u i 1i.critt ur at l, Apprcn dii.tl di mu ."tlcO, e d ar mi eri de l 'S uddetto lhJ,:jl imcnto d el m ese di Ccn nal o 183S
I ' Regg. Re*
Pakm10 Grado Strumen to
e
b.
Mus !\fus :..fos \111~
:Vlus. :\fus. \lus. \ 1m.
Flauto n uartino J° Clannetto 2° Cla- dlo lg Corno Trombone C iba~so Fa~otto Offloit T r a ,,hi,.vi 111
2' Regg . Regina· :S:a noli Grado Strumento
c. b. i\fu<..
t-..lus.
("lari111!tlo C larinetto nuan ino (',·,rno Cimhasrn f-a ,ouo Trombone
'.vlus
Cùrno
Fhrnto Clar'nelto
r..1u~. .\ iu~
Mus. [\,fos.
~fu;.
1° C l arint.!lto
:\fos. Gr.C
1° Cr. d a C. Gran Cass.a
c. R.
:.fus. \lus .\lus \1us Gr C.
Cassa R ullante
e R
:\!m.
Pi altino
Pian P1 at1 ,\nn
T amh11ro '.?:e ('l;tnllètlO 'J'wrnMnc 1g ri arincttn Offlen
.\no)
,..
C'lnrinctto Corno
Ctn.-=~":f'O
.\nn.
F ;lQOltO
A nn.
'.!° Corno
_..\ r. ....
T r. Sem"'licc Tt!rLino 'leoino Cla rin etto Trn basso C ibas~o
A nn.
A
~(.T
Ano . \ n r1.
Ann. Ano. ,\nn.
.--\.scr. ,' nn .\nn
T ro mbone
\.s~r.
2e Clannetlo
-\ " O. .'\nn. .A,nn.
Trom"-~n ~ Tr , e
~vlus, \:us.
T r. a ,.;h ìm·i
J\~us.
;\ lus
Ci hasso
.\ lus \lus. \ 1u~
Sold Sold Sol d
c.
1° O arino
lg Trombone Cr. da caccia Terzino l ' T, ,;,,hiav i
1° C1 arìnetto Ser ,.,,enton"
F al'.!Otlo
\7.is. M11s. t\tus. t\..fus Mus All.d.m ,\ 11. d m ,\ 11. d m
C la rmetto
>JJ cJ.m.
~ " "iSO an n o nico C larino Ouar11110 Serrv..ntone Ofrle<le Tromba C larino Tromba
C l :iri tio
Tromh.-.w.,
\ ·f.1,
Tra--·
\fus
\1
nau ta Gibasso Tromba fagotto Trombone
\ tu,. J\'1us. :r,..,tus.
:!° Flauto
.\ on.
Cla rinet to
Ano.
C":ìmbasrn
Gran c·a,;sa
.\no.
la~s a fone Pi all" ' O C· , da cacda
. \ )n.
F h!!~ltlO
,lnn, A r)n, , n n.
Tromb:-.
c·tarinelto Cla rinetto
I~.
t'.his. l\lus • \nn.
r \ l)n
Mus \lu, '.v1u~,
i\nn
]O
rfautO
Clarinerto
.\-1us, \lus. Jv!us. ~fos. ~fo<.. Mus..
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l'ron100
A'"·
Corno
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Cr. <la . ::;iccia T,. (\ 1.:hÌ:t\'i
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A.,,,
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rrn. basso
Ann
C'lan no C kmno
Gi hn~ so C l ari n<>tro
A""
T rombane:
Ann
ornc,do C larin ~q n Tra ,+ i:n i Cr da caccia Cr da caccia Cimbasso
Al'.<l.m.
c ·.._w• - ...., f ·t i'l''10
Plcc mus
ÌJiattini P iattini Gran Ca~sa Cas.:,,;a Rullante
Arm
Flauto Tromb,,
.\nn
Tromba C i•nbasso Ofllcidc
Ann
,-\nn ,\ n n
Sold. Sold
Tro:11ln Clarinetto Can ri elldto C'omr:itlletto
Plcc mus .
Pie<.:
m us.
Picc mus.
Am A nn.
.._
.... N
Grado '.\1us
C l arinc to
b. ~(us tvfus
Canua
c.~!
:\,tus. \ ,fos.
h.
\h1s \,1us
6 ' Regg. Farn ese
Clarinetto 2°Trombone C'lan netto l ' r , ,lac . 1° Clan netlo 1° Clarinetlo 1° Trombone 1: Faoono
~!us. ~fu~.
F a roo:to
Piatt ino
Ann
t\l 1s Mus :,...Jus
!\tus
5 0 Regg. Borbone Canua Grado Strumento
Gibasso nua rtino Ohoe e Cl. Clarino Clarino Corno fa~otto Trombone
Otta"in o Fa!;!o\to
3° Clarrnetlt"l
.\.,cc Ann.
e
~rus..
Pì att
4 ' Regg. Principe ssa !d es:,,i11a Grado Strumento
lÌli<1rtino Ctarinc lto Clarinetto
.\: us.
Piatt. A.sr.:r. T am
' -' --
c. b .\h.1~.
T romba
Trom:)8 G ran Cassa Cas-a Ru llante 1'imti no P1auin o O ftle,d e
A.~C!r, ,\ : )
3' Regg. Principe Gunn\ di ~f'essina Grado Strument o
All. d.m. ·' JI d.m. AJl.d.m. ,\11.d.m .
Clarin o
Clarino F:l"Otlo
2° Cr. da ·ac"1a
::i,.
;:
,..
~
5" :::, ,..
?
C l arin o Tromba
Trom 1..___
~
Faoou o
,-:aootto
All.d.m. C la rino "'l<l.m. C lar ino
A r11.
J\nn.
>° Clan netlo
.Ann.
Ann. Ahb-t\· iazioni C.b.;;; C:1po banda; \ fus. ::; 1!us1cànte, Gr C =G ran C:as~à; C R. =CLS!-a Rullan ti.}, Fiat i.;;; Piattino, A.scr. ;;; A ppr..:ndi ~ta ~cri tt uralo ; Ta m.= Tamburo; A pp • App ~it:n<lis ta; ,\rm == .\rmie!rt ; Sold = Solda10, Pi<-c.mu~ = Piccola m usica; .\11.d.m. = '\l unno e.i musica~ Tr = T r(lmba; Trn. = Tmmbone; C r. = Corno; (' J\l. = C apo t\lusica; C l. -' Clarine no: l~c>.;;; F.1,....o ll c. .\ lu0 !io del 1835 si aiHZ.JlllH!C u n a h r,1 ~rnnrtn<lisla -:u o n ator è di fo,,ono e tromba a c hia,'Ì, Inoltre la ca..,sa rullante ,·iene so~tituita con la ca,;;sa forte
--
~
.:i
Stato no mina tho deali individui s crittur a t i, Aon r endis t.i d i mu sico, ed ~rmieri d e l s udd etto R eooimento del m ese di Ge nna io 1835 7' R egg. :'lap oll 8 ' Regg. Cala bria 9' R egg. Puglia 10' Regg. Abruz zo 11' R egg. Pa ler m o * 12' Regg. Messin a Gaeta Gaeta Teramo Pak nuo (?) (?) Grado S trumento Grado S tr ume n to G ra do S trume nto Grado Strumento Gr ado S t r umento G rado Strum ento C. h.
~l us
Clurinett.o C1 basrn Tr. a c hiavi l larinetto
~ lus
Tr. a chia\'i
\tu,. '.\tue. '.\lus. ~lus.
C. b.
Clarinel:o
C b
l=-1auto
(' b
\ 1us '.\ Ius. \fus.
;\fos.
Clarinetto Clarine110
(' h Mus
\1us.
Trombone
~lus
Chirinctto
~ lus
C'lari n~llo
Clarinetto
~1lls.
Clari nello
;\1us.
Ci basso
;\ tu~. '.\1us. 1\lu~. ~lus. ~lu:-.
Cl arinetto Corno
~lus.
C lan 11e1m Clarincno Trombon e C r. d a caccu:.
t--.lus.
1'. lus. l\ lus.
ornè
1\lus.
Trombo1:e Ffauto Ouart mc
'.\lus.
M u~.
C r da cac.:r.:ir, Clan n~t tu
C 1mbasso Trnm bun~
Mus. Gr.C P iau. P ia tt e R.
Grnn Casrn
Ann
T rombone
Aoo An o .~ on
Fa~ouo Cr. ùa cnccin
Piat tino Prnllino
Cassa Rullant~
Tr.
.:a
chia,·i
Fa"'otto Ann Ann. Ano. Ano Ann.
Ano. Ano.
Clal'inçt10 Cl arinetto Tr. a chia\'i
Cibasso C imi netto C lari netto
Olfc1dc
:-.lus
T r omba
M us
t--1auto C' lurinc.tto C la ri netto rr a chia~·i C lari nello Offlcida
\ lus Gr.C. e R. P iatt Pi au. Ann d.m.
Corno
~ tus
omeida
\fu.s
Gran Cassa Cassa Rullante Trom ba OtlaYino Trombone Tromba Clan ne l lo
Anr::.
C l..u ineno
Aon. Ano.
,..\nn d.m. Aood.m. Ano d.m. Sold. Sold. Sold. .\nn. Ann.
O uar1ino
Clan nelto Piattino C amw.lle n o C a"""" lle tto Tromha Trombone
Trn ba:;so
irus J\lus
,\ p r..
Tromb:-1
Anr..
Trombone
Anr..
Trombr.me
-~PO.
Cr. da cao:ia C la n neno
Aoo. . \on. .~nn. \nn
Trombono;: !romba
\ h.1s \lus \ l u <: \ht<l
\fos
Ano. Ano. Ann. Ano. A no . Ano. A nn . Ano
,\no Ano
TrcmDOnc l larine110 C larinetto I..offleide O uartino Cr. da C'accìa Cr. da Caccia C'r. da Caccia Cla rinetto C'r. da C'a ocia C larinetto C lari netto Cl ari nello Ottav ino T rombon e
l .offlcide T r. a c.:hiavi T r. a chiavi
.'.\1us. \fu~. \Iu~.
Mm.
C'r. da caccia T r. achia\i
C. b. ~·lu!>
Cla rinello Trorn lx:lne
Cr. d t caccia
~ lus
Offlci
Ouani no
\ fus
C' larinello
l-ai!OlW
~lus.
Cr. da cacda
c·1arinc110
~ lus. Mus
C larincuo C larine lfo Ouanino Cr. da caC(ia C lul'i nt:110
lromh,
~ fus. Tromba
Mus.
Fhnuo
~ lus ~ lus
l\ lu~.
C la rino Clarrno
J\fos Mus
Tr. a r.:hi,1vi
Gran Cas~a
Mus
Trombo11c
Gran Ca ~s.a
~ i llS
~'lus.
Trombone Trombone G ran Cassa
~Ius. ~'1us. ~!us
cas~a Rullante Piattino Piattino
Apo .
C im basso O ttm ino Tr. a chiaY i
1\-lu!-. Gr. C. Gr.C C. R P iatt Piatt
Fa!wlto Tromba Clarino
c\nn,
Ci basso
Can.
Tromba Cao ocllo cinese
i\n n. Can i\n n. Ano. Ano. .~ n o. An o
Clarino Clarino Tromb.a Clarin o
Cl urino Cr. da caccia
Piattino
:\no. Ann. ,\nn. An•>.
Cimba,so Clarinctlo
Ann
P iat11110
Cl ari11ct10
Ano.
Ofllè
Ann.
Alfcid C la ri no
,\nn,
Tromba
A•>n.
Clarino
Arm Arm
Aoc Ano Aoc Ano
Trnmhom:
Clari neno Clari nct lu rromba
Aon. Aor. . A ni) . Ano
Clan neno
Ano Aoo
Cr dacac.cia Cimbasrn
Trombone T rom b.:i
Cr da caccia
Ann,
Sold Piathno Abbre\'iazioni: C.b. "" Capo banda; \fus. = ~lusicantc: G r. C. = G··an Crmu; C. R = Cas~a Rulla nte: P ialt = P1.alli no; ,\ scr = Apprendista scritiura m; Tam "" T amburo; App. = Apprendis ta: A rm. = A rmiere: Sold. = Soldato: P m us =P i..:cola m usica· Ap.d. m;:; A pprendista di mu:!nca; Cap = Ca pornk Tr. =Tromba; Tm :::: Trombont!; Cr = Curno; * A marzo del 1835 si arr 0 iun °e un a liro aoorendista suonat:Jre di ·•cuoocllo cine>c''
Tnb tdl u XX I X: S tot o no mluntl vo deolt ludlvhlut s<: rlttu ru t l, Auorudl s tl, co inoo n e ntl la ra n fn rra del 8aua~llone s udd e tto. C e11n • to J8JS I Q Batt. Ca çcl uto r P ;2 a Batl, ~c. Bott, Cac<'lat orl .. ~ 0 Ba tt . C uc clnl o rl 5c. BaU. C accia to r i 6° Bau. Ca cciatori \,·el linv Ca cdnto rl --.:,1;x,1ì P,.:x.-1L.<1 .'Jnpvli ('?) Strumcn l n
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La Banda Musicale nell't,'sercito Borbonico
145
È indispensahile a questo punto soffermarsi a fare le dovute considerazioni . Le tabelle precedenti ha nno l'effetto di una g iornata di sole dopo tanto mal tempo. Di colpo, infatti, l' eccezionalità dei docume nti mette in luce e detern,ina aspetti fin qui dubbiosi cd incerti. Pe r di più è possibile fare delle osservazioni sulle tag lie de i vari strume nti . Relativamente alle bande, la tabella XXVllJ mostra una netta distinzione dei "Gradi" fra g li strumentisti. A parte il "Capo banda", gli undici "Musicanti" stabili ("professori" di qual sivogli a strume nto), i quattro "accordo di banda" o "piccola musica" e gli "Apprendisti" s i trovano nuove figure come )' " Apprendista Scritturato", il "Tamburo", !"'Alunno di Musica", il "Soldato" ed il "Caporale". Questi ultimj due gradi, come anche quello di Tamburo, non hanno bisogno di nessuna spiegazione in quanto si trattava di militari del corpo chiamati a servire nella banda . Va invece determinata la differenza fra l'Apprendi sta, l' Apprendi sta scritturato e l'Alunno di Musica . Molto probabilmente l'Apprendi sta e l'Alunno di Musica indicavano la stessa figura, vale a cifre gli allievi strumentisti che si forma vano m usicalmente all' interno del corpo di appartenenza; forse l'A lunno di Mus ica era un Apprendista d i minore età.L' Apprend ista Scritturato, in vece, e ra uno stru menti sta ingaggiato all' esterno tramite una scrittura pri val a. F g li poleva essere ingaggiato anc he con il grado di Musicante, c iò dipendeva dalle capac ità e dall 'età dello stesso. Questi strumenti sti esterni provenivano quasi tutti dagli Istituti di Be neficenza, nei quali esistevano delle scuole cli strumenti a fiato o meglio delle scuole per bande militari. Quindi, come si nota, le differe nze di grado determin avano d i conseguenza una di versa retribuzione. Esaminando la tabella XXV III si note rà che, a parte il Capo banda, il presi (la paga per il vitto e l'al loggio) degli strumentisti col grado d i Musicante e ra cli D. 4.50, mentre il prest stabilito per g li allri gradi , ad eccezione dei componenti la "piccola musica" (grancassa, cassa rullante e due pialli) che percepivano D. 3.60, era cli D . 3.00. Diversa era anche la "Gratificaz io ne" o "Alta paga", c ioè quel cl i più c he caratterizzava tutli gli strume nti dell'ese rcito horbonico. È molto prohabile che il dive rso imporlo d i Gratilìcazione dipendesse dagli anni di servizio. Si può notare anche che, la Gratifi cazione, poteva essere gravata, sia sul Mantenimento, sia su altri fond i legati al reggimento o alle singole compag nie. Passando ora a considenu-e '59 gli organici e gli strumenti elencati nella tahella XXVTJl la prima cosa da constatare, è la diversa quantità degli strume ntisti: si va e.lai 21 elementi della handa del 9° Reggimento Puglia, fino ai '.B elementi della banda ciel Reggimento Re. Relati vamente agli strumenti va detto che, la maggior parte cli essi, in questa epoca si prestava a ridursi in diverse taglie. Di conseguenza per alcuni non esisteva un solo taglio spccilìco come
"' Le consi(krnLÌo ni s u !aie argomento sono anc he iI frullo fii ricerc he condotte negl i ai·chivi clegl i cx Istituii di Beneficenza del regno borbonico. in appoggio alle quali, sono state esaminate partiture
e trattali de ll' epoca. È stata anche conside rata la tabell a XX X riportant e il pn,u.u d i akuni slrumenli an uso nel le bande e fa nfare dell'esercito.
Angelo De Paola
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esiste oggi. Le possibilità tecniche di questi strumenti a potersi intonare di versamente variavano da strumento a strumento. Per quanto rigum·da flauti, clarinetti e fagotti il mezzo più usato era la " pompa", cioè un pezzo metallico incastrato fra le g iunture delle parti centrali dello strumento il quale pem1etteva di variare la lunghezza dello strumento stesso e quindi la sua intonazione. Per i flauti cd i clarinetti, inollre, era possibile sostituire il pezzo di mezzo e creare così strumenti di taglie diverse. Negli strumenti di ottone la possibilità di cambiare taglia era affidata alla sostituzione dei "tortini", ossia delle normali pompe di varie lunghezze che modificavano la lunghezza totale del tubo. Tabella XXX: Nota d imostrativa d e ll ' import o di ciascun strumento mus ica le, o er uso di Banda e Fanfarra, diretti dal Si2. Buono mo .'60 N° di Strumenti di legno gius lo il progctlo fatto a S. E. il Tenente Ducati Grana Ordine 2 J
Generale della Fanteria di Linea dall'l slruUorc Sig. Buonomo O;ui.netti in befà a 6. C hiavi. m1m1ino d'osso nero Pit.:<,;<>lì darine lti, ;1s:,;i am} l ?I otaarlini, ouart·ino d. osso nero Hmlto a 4 chiavi, colle canne di cam bio. e. uarnito tl'osso Tc:r.1i no <li naul o, a 4 chi;1vi ~1mmito cl" osso O ttavino !'.1Uaruito d'osso
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---N,.B.,-·· L'offcidc si m ea va 241 ). ora I). 20 0°ni chiave c he si aumenta ocr tutt' is lrum cnti a chia\lc. ;-1L1111c1110 di t:arlini 5.
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Detto questo, per prima cosa si osserverà la totale assenza dell 'oboe, mentre il serpentone è presente solo nelle bande del 5° e 6° reggimento. Questo a dimostrazione del fatto che, il serpentone che per anni rappresentò il basso dell'organico bandistjco, fu soppiantato da due nuovi strumenti: il cimhasso e l' oficleide 161 • La comparsa di questi due strumenti nelle bande dell'esercito borbonico è antecedente al 1835. A tal proposito non bisogna dimenticare che a seguito dell'occupazione austriaca del 1821, a Napoli come nel resto del regno, erano presenti molte hande dell 'esercito austriaco. Questo vuol dire che alcuni strumenti di origine austro-tedesca adottati da queste bande militari contaminarono l'organico delle bande dell'esercito borbonico. Il c imhasso del 4uale si trova menzione nella banda dell' Orfanotrofio di Giovinazzo già nel gennaio del 1822 162 fu il primo ad essere acquisito. Gli strumenti musicali all'Ortanotrofio di Giovinazzo, come del resto anche quelli degli altri Istituti
'" Na. A. di S., Sezione MiJjtare, " Ispezione Fanteria d.ì Linea". fasc io 58. a. 1838 ••• Si noti la curiosa e svariata nomenclatura <li tali strumenti fedelmente riportata.
La Randa Musicale nell 'J::sercito Borbonico
147
di Beneficenza del regno, venivano inviati dal "Ramo Arti" del Real Albergo dei Poveri di Napoli; ciò significa che a Napoli prima del gennaio 1822 lo strumento era già presente. Un'altra testimonianza che riguarda il cirnbasso è del 14 gennaio 1825, ossia il giorno del funerale del re Ferdinando, celehrato nella Chiesa di Santa Chiara. In questa occa"ione all'Orchestra della Real Cappella Palatina si aggiunsero 240 "straordinari" fra cui, oltre a 2 organisti, 49 voci, 7 violini, 15 viole, 5 ohoi, 20 clarinetti, 8 flauti , 6 fagotti, 11 corni, 7 trombe, 7 tromboni, 1 serpentone, 11 violoncelli , 2 contrabbassi cd un timpanista, anche un suonatore di "Gibas"; questo strumentista, insieme al timpanista ed al scrpentista, fu ingaggiato a parte 163 • Quanto all'oficleide è ancora in occasione di un funerale che si è trovato notizia per la prima volta. Infatti, nella nota degli sllumentisti che parteciparono al funerale del re Francesco I nella Chiesa di Santa Chiara il 18 novembre 1830, oltre a 15 voci soliste, 38 voci di coro, 14 violoncelli, 27 contrabbassi, 67 violini, 12 viole, 15 clarinetti, 9 oboi, 9 flauti, 11 fagotti, 2 voci umane, 9 corni, 11 tromhe, 6 tromboni, I ci mhasso, 2 organisti, I timpanista, I tam tam e 2 tamburi, era presente anche un "Offelet" 11H . Secondo il Gatti (l 878) questo stmmento «comparve nell'antico Reale di Napoli, e propriamente nella banda del secondo reggimento Svizzero verso il 1828» iro_ Bisogna tener presente che quasi tutti gli stmmentisti a fiato, specialmente que lli dell'Orchestra della Real [Camera eJ Cappella Palatina, come anche quelli dei teatri napoletani, erano militmi delle bande dell 'esercito (si veda Appendice Ill) per di più alcuni di essi avevano un rapporto stabile regolato da un contratto a lunga scadenza. mentre altri invece, venivano ingaggiali per singole prestazioni 11.i•. L' altra cosa da tener presente era lo stretto rappo1to esistente fra le bande dell'esercito e gli Istituti di Rcnclìccnza, dentro i quali come già detto esistevano scuole per hande militari ; gli stmmentisti che si formavano dentro queste scuole anivali ad una certa età venivano scritturati nelle bande dell' esercito 1" 1 . Questo rapporto si manifestava anche in occasione di feste e parale mililmi nelle qua.li spesso, aHe bande militari , si univano quelle degli Istituti di Beneficenza come ad esempio accadeva a Napoli in occasione dei festeggiamenti di Piedigrotta 11~ .
"'' Giovinaz.w. Archivio Storico lslituto ViUorio Emanuele Il, Registri di Introito ed Esito, a. 1822. "'' Na. A. di S., Sede. '·Archivi Casa Reale Amm inistralivo - lii inventario - Categorie Di verse", fasc io 329, fasc icolo 81
'"' Ibidem. fascio 33 1. fascicolo 8 "·' Domenico Gatti , Op. cii., p. 196 '" Per esempio nel 18:lO nell 'Orchestra ?ella Real Ca111era e Cappella Palatina gli srrumcntisti "annessi' ", c ioè due oboi. un clarinetto, un fagotto e due corni, erano musicanti in servino presso la handa <lei Granatieri Reali. L'annessione di uno dei due cornisti risaliva arlrlirittura al maggio 1785; vuol dire che questo s trumentista della handa dei (ìranatie,i Reali. prestava servizio nell'orchestrn palatina da hcn 45 anni. '" L' a,t. V del capitolo Il sui modi di rcc luramcnto decretato il 19 marw 1834 prevedeva che, gli allievi degli orfanotrofi c he passavano a servire nell'eserc ito, dovevano prestare servizio continuativo per dieci anni . Na. A. d i S., Sede, "A rchivio Borbone", fascio 1600. ff. 181 - 212 '"" In qm,st~ r irrnTt,n-,;1 alle bande dell'esercito si univano la handa del Real Albergo dei Poveri di Napoli e la ba11da de ll' Is tituto San l.oremo di Aversa.
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Ritornando alle novità de]J' organico delle bande, oltre alla menzione del controfagotto e del trombone basso, sono presenti anche due nuovi termini: "terL.ino" e "cassa forte"; quest'ultimo temline stava ad indicare il moderno tamburo che proprio in quel periodo si affermava; un tamburo molto sonoro (appunto "fotte") con altezza circa metà del suo diametro. Il termine "terzino", invece, in questa epoca designava due strumenti completamente diversi. Terzino era, infatti, tanto un flauto in Mib, quanto una oficleide contralto tagliata in Fa o in La, scritta in chiave di basso ma trattata come strumento traspositore 169• Per ultima cosa va segnalala la differenza fra la "tromba a chiavi" e la "tromba semplice" o "Tromba". Questo perché, al di là del semplice riscontro dell'uso di trombe con e senza chiavi, i termini testimonierebbero che, nel 1835 nelle bande e fanfare dell'esercito borbonico, ancora non c'era nessun riferime nto a strumenti a vaJvole. Considerando ora la tabella XXIX, relati va alle fanfare dei sei Battaglioni Cacciatori, si noteranno, oltre alla diversa quantità e qualità di strumenti per ogni fanfara, alcuni nuovi gradi come " cornetta", "tromba" , "se rgente trombetta" e "caporal trombetta". Questi ultimi due gradi erano l' equivalente di capo fanfara e vice capo fanfara. mentre i gradi di tromba e cornetta indicavano g li strumenti sti stabili , cioè quelli fissatj nella pianta organica come i " musicanti" delle bande. Riguardo agli organici è da tener presente che, la diversa quantità e qualità di strumenti spesso intonali con diapason. diverso, creò costante mente, specialmente per le fa nfare, un problema di non fac ile risoluzione. L'incarico a Ca@llo Buonomo 110, e la situazione organo logica del gennaio 1835, sono la conferma di questa difficoltà. l4 g iug no 1833] Ad onta d ' incensati cure sperimentasi tuttora ne lle Fanfarre dei Hattag lio n i Cacciatori 11iu11a u11if"ur111itì1 s i nella Musit:a, d1e nel Personale e nel genere d egl' istrumenti per mancanza di una direz io ne unisona. Essendo quindi indispensahile di adottarsi in proposito un sistema conducente. resta sta bilito quanto segue. Il professore di Musica D. Carnil lo Buunomo sari1 int:arit:alo della direzio ne in tutto de lle Fanfarre dei Hattaglioni Cacciatori. Egli sarà ohhli galn fornirle in eia-
'"' Quanto a ll' olìdeide contralto veniva chiamata anche "'hasso armonico" c " Piccolo ofic lcicle", mentre il contrabbasso veniva indicato come "basso profondo". L·olìdeide contralto nella banda di questo periodo aveva funzione cli raclcloppio cle ll'oticleide basso. 110
Na. A. dì S., Sezione Militare, "Ispez ione f'anteria di Linea" . fascio 7 1. In seguito l'i ncarico di
direttore delle fanfare dei Cacciatori, a seguito di una supplica del 14 ottobre 1850, fu affidato a Eduardo Huonomo fi glio di Camillo Huonomo. Per quanto riguarda, invece, le bande di F,rnteria della Linea il primo incarico a lspeltore e Direttore fu dato a Federico G uglielmo Ue Liguori il 24 ollohre l 849. 11 contratto stipulato con quest' ultimo grosso modo riprendeva quanto e ra stato stipulato con Camillo Buonomo nel 1833. Dc Liguori veniva esentato clall' ·•assistere" personalmente le bande che a turno si trovavano dì Guarnigione, mentre era obbligato a dirigere quelle della capitale a richiesta elci S11()Criori .
F. rl;l te nP.r prr:s~nte: c:hr: r:nn le:
nomine.
c-fe:i
rlirr>.11ori
rle:llt": hnnrlt":
l' impegno me nsile dei capobanda e capo fanfara a comporre la musica.
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rlPJle: fanfan~ c.es 1,;av;1
La Banda Musicale nell'F,sercito Borbonico
149
scun mese di una Marcia Militare, e di un pezzo d'armo nia. Dovrà nelle sole Guarnigioni di apoli , Nocera, e Salerno darg li concerto in due g iorni d ' ogn i settimana. e perciò ciascun Battaglione stazio nato nelle dette tre Guarnigioni corrisponderà ad esso S ig. Buonomo il men sile stipendio di Ducati 6. I Rauaglion.i poi che non fa nno pa1te delle ripetute Guarnig ioni, e che per conseguenza non godendo dei concerti ricevono i soli scritti Musicali gli corrisponde ranno la sola mensile g ratificazione di Ducati 3. I Signori Comandanti dei Battag li oni medesimi ascolteranno d al no minato Direttore le occorrenze pc] miglioramento delle fanfarre in generale o nd'csscre a me riferite per la debita approvazione. La presente rra i Corpi ed il Sig. Buonomo avrà luogo d i analoga scrittura . Una sim ile determ inazione avrà rigore a contare da questo mese di Giugno. Maresciallo di Campo Ispettore Pasto re
In merito agli strumenti , oltre a quanto fin qui è stato già detto, non c'è molto da aggiungere. Tuttavia i termini "Testa di drago" e "Biurnlo" hanno bi sogno di essere chiariti. La testa di drago con molte probabilità indicava un corno basso in ottone con la campana, appunto, a fonna di testa di drago. È anche possibile, però, che tale strumento disegnasse un hassnn-russe di ottone, cioè un serpentone verticale simile ad un fagotto con la campana a testa di grado 171 . Il biuco lo ( fr. e ing l. Rugle dal latino buculus) dalle descrizionj fatte dal Fé tis risulta essere «Uno strumento, ing lese d ' origine, e d ' un suono aspro, fece nascere da c irca trentacinq 'anni una famiglia di strumenti di metallo, i quali non hanno con altri veruna rassomiglianza di sonorità» ' 72 • Nella tabella XIV del Manuel Gènèral de musique militaire del Kastner sono raffig urati cinque biucoli a chiavi di taglie di verse fra cui anche uno basso con campana in aria. Negli anni che seguirono le di verse taglie di biucoli furono costruiti a tre e quattro pistoni. Nell' esercito borbonico il biucolo più usato fu que llo soprano in Sib. A tal proposito i I Gatti ( 1878) dice c he dapprincipio, vale a di re ne l periodo in cui si tratta, il biucolo era uno strume nto: 1-.. !nel suo complesso costruito di rame, con g uarniture, chiavi ed imboccatura di ottone L... J ciò influi va nella potenza e sonorità della sua voce, l'imboccatura perfe ttamente conica. o ad imbuto. ne temprava la soverchia ru videzza, comunicandogli quel timbro seducente, opaco, flautato e misterioso, per cu i ti semhrava sentire la più bella, la più chiara, la più commovente cd oscillante voce di soprano.
Dalla descrizione del Gatti si capisce, inoltre, che il biucolo in seguito fu costruito in ottone; tuttavia, dalla "Nota dimostrativa delJ'importo di c iascun strumento musicale, per uso di Banda e Panfarra, diretti dal Sig. Buonomo" del 1838 (tabella XXX) risulta che lo stesso veniva ancora
'" Cfr. Cìcorgcs Kastncr, Ma1111el général de 1Juuiq1u, militaire. tav. Xll, Paris, F. D. Frcrcs, 1848 172
F.G. f-étis. Manuale dei Composilori, Macstri-Co nce11atori, Direllori d' Orchestra e Maestri di
Banda Militare, versione i1ali,111a di G.B. Beretta, Milano-Roma-Napoli-Palermo. G. Ricordi & C.., s.d . p. 16 1.
150
Angelo V e Paola
costruito in rame, presum.jbilmentc giallo, visto che, il 6 dicembre 1810, fu ordinato il ritiro delle tromhe di rame rosso per sostituirle con quelle di rame giallo perché i Volteggiatori Reali si andavano «ad assoggettare ad uno sputo di sangue» m _ TI biucolo soprano pian piano acquistò un ruolo sempre più importante, sia nelle hande e nelle fanfare, sia come strumento della telefonia, di venlando strumento di ordinanza per ecce Ilenza. Questo portò alla creazione, dentro gli Istituti di Beneficenza, di scuole specifiche per biucolo. Le tabelle XXXI e XXXII che seguono, relative allo "Stato nominativo degli individui scritturati , Apprendisti di musica, cd armieri del mese di Gennaio 1843", dimostrano che, nelle hande e nelle fanfare, la tipologia degli strumenti rjmase uguale a quella del 1835. Gli organici del 1843, inoltre, a differenza di quanto fu previsto dal " Decreto portante l'organizzazione del real esercito del 2 1 giugno 1833", risultano ancora incompleti. TI citato decreto, come si ricorderà, stabili che nelle bande dei reggimenti di Granatieri della Guardia, nelle bande dei reggimenti di Fanteria cli Linea e nei ballaglioni Cacciatoti gli strumentisti dovevano essere come in appresso riportato: Rande
Capo banda Musicanti Grancassa Cassa rullante Piattini Apprendisti (21 in tempo di
II
I
I 2 12 guerra)
Fanfare I Sergente Trombetta Caporal Trombella I Tromhetti (2 I in tempo di guerra) 18 Apprendi sti Trombetti (7 in tempo di guerra) 6
Nel 1835 le sole bande che si attennero a tale disposizioni furono quelle del 2° e 7 ° reggimento, mentre ne l 184 3 a ri spellare l'organico stabilito furono le hande del 2" e 4° reggime nto. Diversamente stan no le cose nelle fanfare, infatti nel 1835 l'unico battaglione ad avere i sei apprendisti , al quale però mancava un " tTornbetto", era il 4 ° battaglione, mentre nessun apprendista era presente nel 5° e nel 6° hattaglione. Nel 1843 gli apprendisti erano totalmente assenti da tutte le fanfare.
11
-'
Na . A. d i S., Sede, "Casa Reale Riservato''. fascio 9 J 9. p.9.
Tabella XXXI: Stato nominath'o de11;li individui scritturati, Apprendisti di musica, ed armieri del suddetto Reggimento del mese di Gennaio 1843 s• Re22. 6° Re22. 7° Re22. 8° Re22. 9 ' Re22. IO ' Re22. 11 ° Re""· 12 ' R e22. 13' Resu,. 1° Re""· 2 ° Re""· 3° Re""· 4 ° Re22 . S t ru m e nt o S trumen to Cr. da caccia C la rinetto Clarrnetto C larini:.tto Cr. da caccia Fagotto
T r . a chia\'Ì C r da caccia
Clarinetto
·r·rombonè
Tr. a c hiavi Clarinetto Fe, c Ott, Flauto T romba Cr. da caccia Cla rine tto C im basso G ran Ca.,;sa Ca ssa forte Pia ttino P iattino Clarinet to J'r. a chian Corno caccia Tromba Cl ann etto Flauto T rombone
C'larinetto Ofll ci Trombone
Corno Flauto O uanino
!'romba rr. a c:hial'i Corn o T romba
Offle1do Gran Cassa
Cassa Rull. Piattino Pia ttino Trombone
Clarinetto Corno
C lari netto Tromhone
C la rinetto Corno Tromhonc Tr. a d na.-i
Cl on netto Cl an netto Cl ari nello
Str um e nto Ouarhno
Scrumcnto Strum ento Strum ento G im basso 1° Clarinetto Flauto ~ ° Cl ari netto Trombo11c Tm. T ~nore 2° Cl ari netto C la ri netto I °Cr. da CilCC
3° Clan ncllo o rn eide 0 \lart ino C larinct lu C la rinetto 1° Corno !-lauto I= ·1rombonc Tr0111bone Ounbas~o O tta vrno 'l rombone 1°Cr. da cacc C larinetl o h'1go1to Cl. 1.: ompo~it :!•Trnmha C lar inetto O u:utino Cr. da caccia H auto Cr. <.L1 caccia Ci-i basso ~° Corno Clarine tto Corno caccia Offleide Clarine tto Offl eide Tron, bone Clarine tto Pia ttino T romba Tromba Pia tt ino Trombone Tromba Cr. da caccia Trombone Oftleide Tromba Offleide Ofllcidc Cla rine tto Clarrnetto C la rine tto Ofllè Corno Trombone C ontro f~. C larinetto C la rinetto C la rine tto T rombn T romba C la rinetto J'romhu T romba T rn. ha , sn Clarinetto Owm ino Tromtxm.; Piatti n(l Gran Cassa (ì ran C,1s~a Tromlxrn"' P ia ttino C larinetto Cass;1 Rull. C larinett o Ca1Jnelletto Tr. a chi:wi
C a occlletlo
S trument o S trument o S trumento Strumento 1° Clarincllo Cr da caccia Cl annetto Cla rint:tlo Cr. da caccia 2 ° Cl ari nello T rombone C iba~su 3° Detto T rom ba C la rinett o T r achia\'[
1· Tr. ach Cl annetto 1° C1aruwtto Cr. da caccia 2° Clannt' llO Clan ne110 Or fcn 2°Cr. d.t e.ace T rombone l3 . a rm oni<.·o Quarllno F i.i)Z.OltO
2"T romha Piccclo Cl 3° Corno G ran Ca~sa
Offleide Tromba T rombone Clarinetto l r dacacda Clarine tto Clarinetto Clarinetto Trombone C'larin~t u:,
Tromba
Orfen C la rine tto
Flauto G ran cassa C larinett o Cr da caccia C larinetto Tromba Cr. da caccia c :ar inctlo T ro mbone Tro mbone T romba
Cl an netto
Tromhone
Q uartino
Tr. a c:hia\'e
C'1arinetto
Fla\lto O J C'orno :2° C'orno 1• ·1 r. ac h.
C larinett o Trombone Ofnedo
Tr, a c hiavi
Trombone C'lurine tlo
2· Cetrn
O uartino (' la ri netto
Clarinetto Cr, da caccia
Fa-'o tlo
J'romha
Cr. da caccia Fa~otto Qua rtino G ran Cassa Pia ttino C r. da Caccia Cr. da caccia
S trumento 1° Corno l ~Tr ach
P1cc C la rino Gimbasso 2' Tr. a eh. Flau10 3 Clal"i no 1° idem 2° idem
Oua rlino Cr. da caccia
Cla rinetto Trombone Cr. da cuccia
Fagotto
Clu,i nctto
C la ri netto Tr a chiavi 1° T rombone Tr a chiavi Oflleid Gran Cassa Corno Piattino Oflleid Piattino Corno Offeide C la rino Clarinetto Clari nelto Tromba Corno Clarinetto Trombon~ Clarinetto C la rino Cla rinetto idem T ro mbone Tromba C la ri netto 2° Fauotto Clarinetto G ran Ca.'Ìsa a-. <la coccio Cas~a Rull. Tromba
Ott.tYino Co rno
idem
OITeid
Fa.!:!:o tto
Trn. Tenore Gran Cassa Cassa R ull.
Flauto
Clarine tto Gi bbasso
Trombone
Oitledo
Pia ttini C larinetto T romba C lmi nctto Detto
Tr. a chi a\'Ì
rromha Co rno
rn"teide Tromha
Trornhonc
Cr da caccia Cla rinetto Trombone
C'r. da caccia
Cla rinetto T rombone Trombn
Gran Ca,~
1° Offleide o m eide C la rinetto Clarinetto T rombone I' rornbone Tr . a c hia vi Fa ~ollo
Trombone
Clarino 1° Faootto
Strume nto Ternno Offlei Flauto
St rument o
! ' Tromba 1°Clarim:tto
:1° Clarinetto l °Cr. da cacc
2°Cr. da ..:ace T rombone 2 1 Tromba rlauto Clarinet to
Ofleide O ua rtino foa '1 otto Gran Cassa
C la ri netto flauto C r. da caccia
Ofleide Tromha
Tromba C la rinetto
Ofleidc Cl anne tto Clarinelto Clarinct\o Clarino C'larinetto
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Piattino
Cappe lletto Detlo Piattino
A bbrev1azioni: C assa Rull. = Cassa Rullante: Tr. a eh. = Tromba a chiavi; Trn. = Trombone: Cr. = Corno; CL = C larinetto : Fg. = Fagono; B. a rmonico = Basso armonico;
\..,i
T a be Il a XXXII : S tato nominativo degli lndlvidul scritturati, Ap >re ndistl, componenti la fan arri, del Battagiione suddetto. Gennaio 1843 1 ° Batt. Cacciatori • 2° Bau. 5° Batt. 6° Ba li. Cac ciatori 7 ° Batt. Cacciatori 3° Bali. Cacciatori *''' 4° Batt. Cacc iatori Cacciator i Strumento
Strum e n to
Piccolo Offeid Ie Cr. Geso!reut obbli)!ato I' Trom ha in Dda,olrc I'Tr. Dclasolre cli rinforzo 2' Tromba in Delasolre l ' Tr. Alamire alta obblig. t • Tr. in ...\lmnìrc bassa Trom:,a in Gesolafaut I ' Tr. in Gesolafaut obbli ~. l ' Tr. Gesolafaut di ,inf. I' Tr. in Gcsolafaut bassa Trom':ia in f;lamì Corno in J)elasol re Con,,, in Dcla,olrc LO Trombane t,;:nore 2° Trombone tenore 1° Otlcidc 2° Offeide Piccolo Offeide
Ab bre,·iazioni : Tr. Tromba: rinf.
=
Tromba a chia,·i Tromba a cllia,·i Tromba a chia,·i Tromba a chia,·i Corno da caccia Como da caccia
Tromba Tromba Tromba Tromba Trombone l'rombeltino !'romba Tromhcllino Co1110 da cau:ia
Olfoidc Offeidc C:01110 da
cac<.:ia
Piccolo Offeide Trombone
Cac ciatori Strument o
I' I'romba in Delasolrè I' Tr. in Delasolrc di 1inf. l ' Tromba in r\lamirè alta l ' Tr. Alamirè alla di 1i nf. le Corno in Gesolreut 3c Corno in Gesolreut 3° Como in Delasolrè 2' Tromba in Ddasolrc 3' Tromba in Delasolre Tromba in Gesolreut 1° Trombone 2° Tromhonc 2° Corno i11 Gc,olrcut Olfeidc OIJ'cidc Piccolo Olfeide Tromba bassa in . \lanùrè Tromba bassa in Gesolfaut !'romba in !Jaml f romba in Gesolfaul
=rinforzo: Obblig. =Ob bligata
Strum e n to
1° Como in Gesolfaut I' Tromba in Dclasolre Tromba 111 . \ lamirè alta Tr. in G,·solfaul alta Le Como in Delasolre 2c Como in Gesolfaut 2' Tromba di rinforzo 3' Tromha in Dda,olrc Tr. di rinf. in Gesolfaut 2° Trombone Piccolo OITeide Offcidc Tr. has,a in (,csolfaut Tromba iu . \Jamì Tromba in Gc,olfaul Tromba bassa in Ala ml Offeide
Strumento
Trombone l ' Tromba 2° -irombone !' Tromba Olfcide 3'Tromba Tromba Tromba Tromba Tromba Oll'eidc 1° Trombone Tromha l'rornh11 Tromba Offeidc Corno Tromba Com o
St rum ento
S trum e nto
Tromba Tromba di riuf. Tromba in Sol di rinf. Tromba Alamì bassa Tromba in Elamì !'Tromba 2° Com o in Sol 2° Tromlxme Tr. in ,\ lmnirè alta Tromba in dò Offleide Ie Como in Sol I° Como in D .rè IO · 1rombane 2' Tr. Alamirè di rinf. Picco.lo Offeide l ' Tromba in sol alta 3' Tromba in D.rè 2' ·1 romba in D.rè Piccolo Offcide
l' Tromba Delasolre obbl. I' Tr. Delasolre dj tin.f. 1' Tromba A.lmnirè obbli!!. l ' Tromba Alamirè cli tinf. l ' Tr. Gesolreut obbli2. I°Cr. da c. Gsolreut obblig 1° Cr. da c. Dlasolrè obhl. 2' Tromba in Delasolre 3' Tromba in Delaw lre T r. in Gesolreut di 1inf. 1° Trombone 2° Trombone 2° Cr. da caccia Gesolreut Oftleide Ofll eide Piccolo ()fllcidc Tromba bassa iu Alamirè Tromba bassa in Geso.lreut Tromba bassa in delasolrè Tromba bassa in gesolfaut
u, /Janda Musicale nell 'Esercito Borbonico
153
Si è già detto che, le più volte citate tabelle del 1835 e del 1843 relative alle presenze degli strumentisti, presentano per ogni banda e fanfara, una di versa quantità e qualità degli organici. Fondamentalmente questo fenomeno pe rdurò fino alla fine del regno, vale a dire anche quando, come si vedrà nel capitolo success ivo, a tale differenziazione si cercò di porre rimedio con di versi Reali Ordini. Al di là di questo, però, è anche importante puntuali7.7,are che alla data del 1843, non si è trovata menzione di strumenti a pistoni o a cilindri, ma solo strumenti a chiavi. La prima testimonianza che confermerebbe l' uso di strumenti a pistoni è lo "Stato nominativo degli indi vidui componenti la fanfara" del 6° Battaglione Cacciatori datato 7 luglio 1850. Tahellu XXXI II : Slalo nomin a livo degli individui compone nti la fan fara del 6° Batt. Cacc. ( 7 luolio 1850 )
Grado
S tr ume nto
Grado
Strum e nto
SCJ"ui.;111.c 1·mmhc 11;1
· 1 rumha iu cl;1ITt
'l'romb.1
Ca•)Ora( Trombetta
Biucolo in Sib laTromhain lii
r\oorc ndjs1a
1° C om o il I .ah
1° Como il Lab
T romh.i
I" Como il Lab
Tromha
2:a Tromba in\ fi h
Apprcndista Trrnnh,1
TromJ,.1
3aTromha iu ~fih
Tromba
'L'romba
.l T romba in \ fih
l 'n>m ha
.\ pprcndista .\pprcudista
2' T romba iu cl afà ) ' T romba
T romba
J r.i 'Tn:m1 fKn1t:.
Apprc11dista
-lr.i TromfKmc
T romha
1~ rrombt1 in Sib
Tromba
1° o m cide
·t·m111ha
l:1 Tromba i11 I .ah
Tromha
·L·romha
( ·1avirorno
Solda to
T romha i11 fa
Tromba i\mJrcudista Aoor<·adista
Llombankoc 2° Ufllcidc 2" 0Jlleide 2° 0 fllcidc 2" 0111eide
3
0
l Trombonc 1° Trombonc 2° T rombonc
·r romba
T romba in Reb
Si,ld;.1l<J
T romha in :vlih
Sold;ilo
Tromba Soltl.ito
T romha in Alafi, T romba in Alafà bassa
'f n m1l ,;1
Nt·ocon10
Tromba
Sistrn
Nello strumentario sopra riportato, a parte le nuove taglie bemollizzate che caratterizzano gli strumenti a valvole e a pistoni, è da notare la netta distinzione tra vecchia e nuo va nomenclatura del taglio, anche fra strumenti simili . Ma la certezza di strumenti a pi stoni o a c ilindri è data dalla presenza di strume nti come il Clavicorno, il Neocorno e il Bomhardone; inoltre, non è da escludere che alcuni dei restanti strumenti fossero a pistoni . Le fonti coeve concordano a definire il clavicorno uno strumento verticale somigliante al nostro moderno flicorno tenore ed il neocorno uno strumento simile ma co ntralto con campana in aria. Il termine bombardone, invece, in questo periodo, visto la netta distinzione fatta con il tennine "Offlcide" presente ben cinque volte, indica in modo inequivocahile uno strumento verticale a pi stoni, probabi lmente s ul modello dei Bombardons raffig urati dal Kastner nella tahella XVI del suo Manuel Gènèral de musique militaire. Molto interessante, nel penultimo decennio del regno borbonico, è l' ordine n° 138 del 17 aprile 1848 che sanciva la form azione di un nuovo corpo cli fa nteria: i Carabinieri a pii.;tli i.; a cavallo. Nei quallro articoli veniva previsto che, il corpo dei Carahinieri oltre ad essere for-
154
An,?elo De Paola
mato da «due Battaglioni di sei compagnie; cinque cioè di carabinieri, ed una di Volteggiatori » veniva «del pari organizzato un reggimento di Cavalleria col titolo di Carabinie ri a Cavallo». Questa specialità doveva avere le stesse caratteristiche degli altri reggimenti di Cavalleria 174 • Il secondo articolo prevedeva anche che, allo Stato Minore, venissero assegnati due caporali trombetti e 36 musicanti, mentre in ogni compagnia erano previsti tre tromhetti. Nessun riferimento specifico, quindi , né a bande né a fanfare. In seguito, però, l'ordine n ° 266 del 22 settembre 1850, stabili che 175 : S. M. il Re (D.G.) [Dio Guardi] si è degnata comandare che lo stato minore del Reggimento Carabinieri a piedi abbia il seguente aumento a contare dal I O del corrente mese; Un capobanda Un Tamburo Maggiore Due Caporali tamburi Un gran cassa Due Pi attini Una cassa ru li ante e che le compagnie, escluse le due scelte e le due dei cacciatori, abbiano Ire tamburi ognuna invece delle trombe assegnate dall ' attua le organico; c he le due sce lte continuano ad avere le tre trombe per compagnia, e cinque ne abbiano per ognuna, le due compagnie cacciatori ; in modochè nel total e il dello reggimento <lovd1 avere numero trenta tamburi e sedici trombe.
A tal proposito, secondo Antonio Zezon il corpo dei Carabinieri nacque dall' abolita Gendarmeria reale. ln questa trasformazione la fan fara della Gendarmeria Reale passò ai Carabinieri «corredata di sole trombe». Solo nel 1850 «I ... J si riduceva la fanfara a Banda positiva con Grancassa, !strumenti di legno, ed accordi musicali, e forniva le compagnie di Tamburi, ad eccezione delle due scelte e delle due Volteggiatori, che colle Questa testimonianza g iustificherebbe la mantrombe rimanevano» canza del capo banda e delle percussioni al momento della costituzione del corpo. Allora s i può affermare che il corpo dei Carabinieri dal 17 aprile 1848 fino al 22 settembre 1850, aveva una fanfara di 36 strumentisti e due Caporal Trombelli, ed in seguilo cioè dopo il 22 settembre 1850, anziché della fanfara il corpo dei Carabinieri a piedi aveva la banda. La cavaJleria, visto che doveva uniformarsi agli altri reggimenti di cavalleria, restava con la fanfara a cavallo. 17(, _
'" Na. A. di S., Sezione Militare, "Ordini de l Giorno Comando Generale", voi. 20, ordine n° 138. "' Na. A. di S., Sezione Militare, "'Ordini del (ìiomo Comando lìenerale", voi. 23, ordine 11 ° 266. 176
Antonio Zewn. Tipi militari dei differenti corpi che compongono il Neal /isercito e l'Armata.
di Mare di Sua Maestà il Re dl'll,• ,Jue Sicilie, Napoli, 1850. La data di pubblicazione contrasla, però, con il contenuto del volume. 111rau1, m esso vengono nporlale alcune tabelle con gli organici dei vari corpi militari relative agli anni 1851 - 1853.
La Banda Musicale ne/l'/:.,'s ercito Borhonico
155
In questo ventennio è da ricordare anche la nascita, sancita con real decreto n° 1763 del 19 settemhre 1833, della Guardia Interna di Sicurezza per la città di Napoli divisa in "forze di quartiere"; in queste forze erano previsti due Tarnhuri . Il 20 maggio 1835 la Guardia Interna di Sicurezza fu riorganizzata, con 10 articoli, in dodici battaglioni ossia uno per ogni quartiere. L'articolo 9 di questa riorganizzazione prevedeva che «le bande e le cornette» dovevano essere «prese dal Real Albergo dè Poveri f ...]». In seguito e precisamente il 13 marzo 1848, con la nascita della Guardia Nazionale organizzata in tutte le province del regno, fu previsto (art. 21) che i dodici battaglioni dei quartieri della Città di Napoli fonnassero quattro reggimenti. L' articolo 22 stahiliva che in ognuno di questi reggimenti ci fossero anche un Tamburo Maggiore, un capobanda e ventiquattro musicanti. Nelle sezioni e nelle varie compagnie del regno erano previsti solo Tamburi e Trombetti. Vanno infine altrcsì ricordale, la formazione dei nove squadroni provinciali di Guardie d' Onore determinata con decreto n° 1540 del 30 maggio 1833 in cui erano previsti Trombetti a cavallo a spese delle provincia 177 , e la fondazione, il 20 giugno 1835 cli una divisione militare a San Leucio nel quale erano addetti anche due Tamburi ccl un Piffcro 178 •
L'ultimo decennio A buon diritto quest' ultimo decennio può essere considerato quello in cui gli organici sia delle bande s ia delle fanfare subiscono una svolta decisiva. Intorno a qucstj cambiamenti e determinazioni, oltre al coinvolgimento de i massimi vertici dello stato maggiore dell'esercito, motano anche figure di autorevoli musicisti napoletani come Saverio Mercadante, Nicola Fornasini, Eduardo Buonomo ed altri. Il primo atto che apre quest'ultimo decennio è l'Ordine del Giorno n° 303 ciel IO ottobre 1851 179 • In modo chiaro ed inequivocabile, infatti , si stahili sce la nuova pianta organica degli elementi che devono comporre le bande e le fanfare dei vari corpi dell'esercito 1w: Sua Maestà il Re ( O.G.) ha ordinalo c he le bande dei reggime nti di fanteria, e le fanfarrc dei Battaglioni Cacciatori, e dei corpi di c a va lleria, siano ridotte al numero prescrillo dai rispettivi organic i, permettendo soltanto l'aume nto di un imlividuo pe r c ompagnia o squadrone, o ltre ai soldati che fanno da biucoli ne lle c ompagnie dei Ba ttag lioni Cacciatori. Quindi le dette bande e fanfare saranno composte come dai quadri qui appresso indicati.
"' Sembra che la prima c ittà ad avere avuto la Guardia <l' Onore, organi7.zata a seguito del decreto n° 67 <lei 13 aprile 1806, sia staia la città di Cosenza. Cfr. Archi vio di Stato di Costnz.a...Intendenza Calabria Citrn". V Ufficio: Polizia e Giustizia, Cìuardie d'Onore, buste I , 2, 3 e 4. '" Arch ivio della Reggia di Caserta, serie S.L.. busta 114, fascicolo I "" Na. /\. tli S., Sezione Militare, "Ordine del Giorno Comando Generale", voi. 23 1 1 •
Ibidem, fascio 23.
156
An!;elo De Paola
Banda di 1m Reggimento di fanteria Capo handa Il Musicante 4 Accordi Apprendisti 14 14 Individui di aumento da prelevarsi dalla classe dei soklalj Totale 44 Farifarra di un battailione Cacciatori di sette compagnie I Sergente trombetla l Caporale lrornbetta Apprendisti 7 21 Trombelle uhre ai soldati che ranno da biucoli ne lle compagnie 30 Totale Fat!farra di un ba11ailione Cacciatori di otto compagnie I Sergente trombella Caporale trombetta I 8 Apprendisti 24 Trombelle uhre ai soldati d1e fanno da biucoli ne lle compagnie 34 Totale Fan/arra di un n:ggimenl/J di cavalleria Sergente trombetta I Caporale trombetta IO Trombelle Apprendi sti 5 5 Individui di aumento da prelevarsi dal la classe de i snldali Totale 22
Da uno «Stato copiato dalle appuntazioni dal Tenente Bordini, e rimesse al cavali ere Mercadante» é possibile vedere lo strumentario che a tal proposito venne stabilito dallo s tesso Mercadante, Direttore Generale di tulle le bande e fanfare dell 'esercito borbonico 1" 1:
" ' Na . A. di S., Sezione Mili tare, " Ispezione 1-'anteria di Linea". fascio 3 18, a. 1850. Il ruolo di Saverio Mercadante come direuore di tulle le bande e fanfare dell ' esercito borbonico non si limitava solamente a stabilire gl i organici strumentali . Egli, infatti, deliberava personalmente tutto quanto quello che, come ad esempio permessi speciali. licenze, pensio ni , licenziame nti , ccc., riguardava i musicisti.
La Banda Musicale nell'Esercito Borbonico
157
Tabella XXXIV: Organico per banda e fanfara stabilito da Mercatlantc nel 1851 Indicazione d è S trum enti
O uarti uo O ttavino
t>er un Rei!!!,
Per un Ba tt. di
Pe r un Bali. di
8 comnaPnie
7 comna~n ie
2
l 2
I I
Tenitlo Clarini alla Vlullcr Corni Sax lviii·,
12 2 2
C orni S:1x I ,ah
Tmmhc Ltb Trombe Lab Trombe Mib Bassa
I
2
Ncocomo T romho11c all;i Sa"
4
FaQt)II<>
2
Oboé Sistro Biucolo
l
I
Rassl rt cen1icra Accordi dj musit:c1 Ca uo band.a e cmx> lànfa_ra
6
...
Trombcllino l'vlib Biucolo Sib Tco.ino Sih Corni Sax L.,l, Corni Sax Mih
2 2
2
Tromhc S;p:; L ab
6
Trom lx, S.ix \1ib Uombardone in !\ lib Trom boni Sax Sax Bassi
6 2
TOTALE
44
2 2 2 6 6 2
...
3
3 4
30
30
La novità di questa organizzazione sta certamente nella adozione degli strumenti alla Sax 18\ cioè costruiti e brevettati da Ac.llof Sax, di c ui si é tro-
" ' li sistema alla Sax interessava tutte le specie di strnmenti non esclusi nauti, claiinclti e fagolli,
però, quelli che in pa11icolar mo<lo i11leressarono le bande e le fanfare dell'esercito borbonico, furono gli strumenti d·ottone. Questi nel periodo trattato potevano conlan, su due intere famiglie: i Saxlwms, tlicomi con campana ve1t icak. e le Sanmmba.1· uguali ai primi ma con canneggio pili stretto. /\ tal proposilo il Kastncr scri veva che «L'I saxo-tromba est un nouvcl inslrnmenl inventé par Ad. Sax. Cct instrument est cn cui vre, muni d'un nccanismé ii cylindres, et à embouchure en bucai. Par son genre de sonorité, la saxotromba panicipe cn 4uakhe sorte cJu saxhom cl dc la trompcttc; mais e lle est moins so111bre 4uc lepremier et moins stridcnt quc la second». E vero che prima dcll'anivo sulla scena di Sax esistevano giii molti su·umenti sul modello dei flicorni, ma il merito di Sax, a parte i miglioramenti tecnici. fu 4uello di organizzare le diverse specie e taglie di flicorni a pistoni e a cilindri in una intera famiglia omogenea basaw su un solo modello: i saxhorm. La famiglia delle .\'lLrtmmbas, invece, costruita su modello dei saxltoms fu creala dal Sax. Oltre a 41.1estc due famiglie il sistema sax, come già dello. fu e steso a Lutti gli strumen-
ti d'ottone come tromboni, corni. comelle. hiucoli e tmmhc. Secondo quanto ripo11ato nella Gazzella di Napoli del 3 luglio 1852. Sax inventò un' altra fairùglia di slrnmenti: le sax-tube. Ecco l' a11icolo: Nell' ul tima opera di Halévy si eseguita una marcia suonala da 15 strumenti di rame d i un nuovo siste1na, ma di una fu1111a a11tÌl:a, i111111agi11ali e fabbricali ùal sig. Sax. Questi strumenti dall 'invento-
re chiamati Sax-111ba, sono comhinati come segue:
158
!\nielo n e Paola
vata testimonianza per la prima volta in un Défilé del Luglio 185 1 composto da E. Buonomo (si veda Appendice IV). Tale adozione è testimoni anza di un radicale e totale cambiamento dello strumentario delle bande e delle fanfare. Tn merito a ciò, precisamente il 23 novembre 1852, il Colonnello dello Stato Maggiore Nunzianle dava disposizione al Maresciallo di Campo Ispellore della Fanteria della Linea Domenico Lecca, affinché i battaglioni cacciatori fossero «ridotte con istrumenli alla Sax». Confrontando l'organico delle bande del 1843 con quello stabilito da Mercadantc riportato nella tabella XXXIV, si nota, oltre alla ricomparsa cieli' oboe, l' inserimento di altri strumenti come il neocomo, il sistro cd il basso a cerniera, mentre non si lrova più menzione del flauto, del cimbasso, del controfagotto, della tromba ba<;so, dell'oficleide i sJ e del cappelletto. Il confronto mette anche in evidenza sia la riduzione degli ottoni nelle sole taglie di Mib, Lab e Sib sia l'introduzione del trombettino in Mih. Nelle sue disposizio1ù Mercadante commise l'e rrore, in seguito rimediato, di prevedere, tanto per la fanfara di ollo compagnie, quanto per la fanfara di sette compagnie lo stesso organico. L'anno successivo, al fine di poter uniformare gli organici sia delle bande che delle fanfare, furono inviale delle circolari, rispettivamente il 19 ed il 26 maggio 1852, con la quale si
I - in si bemolle acuto I - in mi bemolle soprano 4- in si bemolle contralto 3- in mi bemolle alto-tenore 2- in si bemolle baritono 2- in si bemolle basso I- in mi bemolle contrabbasso 1- in si bcmolle contrabbasso
La fomia tielle tube del Sax é presa dalle figure della Colonna Trajana. I romani chiamavano quest' istrnmento talvolta 111ba, talvolta lmcina, cd ancora aPrP rffun10, perché era curvalo in maniera che la parte larga dopo essere passata sollo il braccio del nmsicantc usciva sulla spalla. Il vantaggio di questa fon11a per la potenza del suono all'ai·ia apc11a é di evitare tutto c iò che possa nuocere alla libera propagazione del le onde sonore. Nulla può dare l'idea del volume del suono che producono questi nuovi apparecchi acustici dell'ntelligente costruttore, al quale si debbon già tante belle invenzioni. I contrabbassi in mi bemo lle e in si be111ollc hanno forza inaudita. (.)ucst'ultimo facilissimo a suonarsi. ha 48 piedi di sviluppo nel suo tubo con un tlimnetro conico ben proporzionato. Esso é il titano il 111ammo1,1h della sua specie. Come si é detto, queste nuove tube di Sax, i cui suono é ad un tempo s tridente e prodigiosamente voluminoso, sono destinati al la musica ad aria aperta nelle grandi sole nnità, ma non se n'era abas tanlemente calcolalo l'effello in un recinti chiuso. Alla prima rappresentazione di Halévy l'impressione di tali s trumenti fu for111idabilc e fuori le proporzioni della sonorità dell'orchestra nel teatro fu un fragore in tutta la sala; ma nelle rappresentazioni successive i musicanti ne temperarono la forza, e l'effello. quantunque potentissimo, si armonizzò pe1fettameute col ri111ancntc dell'orchestra. '" Nel " nuovo ordinamento" del Real Collegio di Musica (oggi S. Pietro a Majella) tlel 1857 era prevista una calledra di Corno da Citcda, T w mua, Tw111bu11c cd "Ofnc idc". C fr. Gazzetta musicale di apoli, anno V, 20 scttc111bre 1857, n" 29
La Banda Musicule nell 'Esercito Borbonico
159
chiedevano degli statini riportanti gli strumenti esistenti e gli strumenti mancanti o superanti «secondo quanto prcscrillo dal Sig. Mercadantc» 18'1 • Dalle risposte avute si può notare che in realtà fra le stesse bande e fra le stesse fanfare c'erano sostanziali differenze di strumentario. Tabe Il a xx XV: Str um e nti esistenti ne Il e b andc e fanfare - G iu2no JSC:2 Sta tino dimostrante gli Stmmenti che in atto esistono presso le fanfarre dei Corpi nonché quelli che occorrono per ridursi lo strnmcntale di esse a quello rissato, dal Cavaliere D. Saverio Mercadante Direttore di tutte le Bande e Rmfarre Militari Bande Strumenti richiesti da! Cavaliere Mercadwne 10 20 30 5 0 60 70 80 90 10° 13° Carabin . Regg. Fant. De lla Linea CaPO banda I I I I I I I I 1 I Quartino I I I l 2 l I I I I Ottavino l 2 I l l Terzino I l l l I 2 I Clarinelli 8 13 li 9 LO 13 8 9 .., 82 10 I Comi Sax Mib 2 3 I 2 2 Corni Sa:-. Lah 2 2 I I l 2 2 Trombe L1b I I I I l 2 .., TrombeMib 3 2 2 2 2 2 4 Trombe M ib bassa I l I l Neocorno I l Trombone alla Sa.x 3 4 2 4 5 4 4 3 Fa~otto I l I 2 I I Oboé Sis tro I l I l I '} Riucolo I l l I I I I Bassi a Cernier.i 5 4 2 2 5 7 5 4 4 6 Accordi di Musica 4 4 4 4 4 7 4 4 4 4 4 Altri s1111menti esistenti presso il Corno Tromhc in 1-: a 2 2 Trombe in Sih Sax 4 2 T rombe a chiave Mib 2 (Trombe) Sa:-. Mib I I 3 ') Cornette Sib Com i semplici 3 Com i a valvola 2 Corni a mano 2 Tromboni a canna 3 Trornlxmi a pistoni I 01 llcidc a chiave 4 Of'lleide alla Sa., l Piccolo OITlcide Sax I Bassi alla Sax 2 Sax hol'one l Totale 4 2 35 32 7 3 1 54 33 33 29 31 39
.
/60
An;:elo De Paola
t 'anfarre S trumenti richiesti da l C:arnliere 1'vlercadantc 50 10 20 30 40 Batta!!:lioni Cacciatori C:apo banda e capo fa nfara Trombett ino Mib 1 2 I 1 Biucolo Sib I Ter7.ino S ib I Corni Sax I ,ah C'orni Sax Mib s 3 Trombe Sax Lab I Trombe Sax Mi h I 2 nombardo ne in Mib l 2 2 3 3 Tromboni Sax I I 4 3 Sax Bassi 3 Altri strwnenti esistenti 1nesso il Corpo I Trombett ino in La I Tromba in La a pistone l Tromba in La alt li li cil indro I Tromba in Sol a cilindro I Trombe in Mi 3 Trombe in Fli 7 l Trombe in Sol a c ilin1Jro Trombe in La basso a ci lindro I s Trnmbe di acconwagnamcnt o Cornette a Pistoni in Sul Cornette a Pisto ni in Vli b Cornette a Pistoni in Do C:ornette a Pistoni in Re I Co rnette a macchina Biucoli in Do aho Sax I niucolo in Do a c hiave I Biucolo in S i li nrncchina Biucolo in Do basso I Corni in Sol a ma no 2 Corni in Re a mano 1 Corni in Mi a mano I 2 Corni in Sol a cili nd ro 2 2 Corn i in Re a cilindro I Corni in Fa a Disto ne I C:orn i in Mi a ni stone I Corno a valvole T rombone a conessa I Trombo ne a canna 3 I 2 3 Offleidi a chiavi I Piccolo hasso a ci lindro I Bo mbardo ne in Do l Neoco rno I 0 1tavino Totale 23 27 24 3 17
60
70
2 2
5 6 l I 3
3
I I
2 I I
-I I
I
2 2
I
6
20
26
La Banda Musicale nell 'Esercito Borbonico
161
In realtà dalla quantità degli strumenti in possesso delle bande e delle fanfare si capisce che l'espressione usata nell'Ordine del Giorno n° 303 del 30 ottobre 1851 , c ioè «siano ridotte al numero» é da intendersi, come spesso si usava allora, "siano portate al numero prescritto" . Da questi statini ris ulta anche c he, negli organici delle bande, alcuni strumenti quando non erano del tutto assentj come ad esempio l' oboe, si trovavano solo in alcune di esse. Oltre alla scarsa presenza dell' ottavino e del fagotto, raro era anche l' uso del neocomo, della tromba basso in Mib, e del sistro. Quest'ultimo fu abolito con un Reale Ordine dell' 1 febbraio 1853 diffuso con circolare della I O sez. 2° car. n° 412 il 5 febbraio 185 : Con Mini steriale della (ìuerra e Marina del 1" febbra io 1853 a ndante 1° Rip. e Carico n° 151 , é stato partecipato il seguente. Sua Macslit il Re / D.G. / ha ordinato che sia abolito per tutte le bande e fanfare de l Reale Eserc ito l'uso del Sistro. Nel Real Nome glielo partecipo per l' uso di sua parte [... ]
Dalle ri sposte di adesione all a circolare, che le bande e le fanfare nel giro di pochi giorni fecero aITivare al Comando d' Ispezione, risulta che le poche bande c fanfare che erano in possesso del sistro lo avevano adottalo da poco te mpo; quindi l'uso di questo strumento può essere cin:osc,;tto agli anni 1850- l 852. È da osservare anche la totale mancanza dei tromboni ne l Reggimento Carabinieri sostituiti con tre Sax Mih IX<, e la presenza di un ollavino nella fanfara del 5° Battaglione Cacciatori. La cosa più impo,tante é senza dubbio la comparsa, nel Reggimento Cmtbinieri , del termine Sax hofone che sembra non lasciare dubbi che si tratti proprio di un sassofono; ciò é mollo importante perché questa é la prima ed unica testimoni an7.a. Tnfatti per via di quanto aveva previsto Mercadanle tale s trumento non era inserito nell ' organico bandistico. Del resto non bisogna dime nticare che nelle bande dello stesso esercito francese l' adozione dei sassofoni fu molta sofferta. Al di là di ciò questa presenza testimonia che, in questo periodo, sul mercato napoletano c'era una totale in vasione degli strumenti francesi. Un documento del 1852 ci informa che degli 80 strumenti che componevano le fanfare d el 2°, 4°, 5° e 7° battaglioni cacciatori 59 erano su modeJJo "Sax di Francia" e 21 " Cilindri di Vi enna" 1k1 . Inoltre gli stessi rivenditori e costruttori napoletani, come Ruggiero, De Rosa, e Sebastiani, non sdegnavano di opporre alla loro carta stampata, con cui offrivano i loro preventivi alle bande del l'esercito, indicaz ioni come ad esempio «Deposito di Strumenti della prima fabbrica di Francia». Ecco il tono di un contratto stipu lato dall ' esercito con il costruttore Ruggic ro per l' acquisto cli alcuni strumenti 188 : 1 "
Na. A. di S., SeLione Mili tam, "Ispezione ranteria di Linea", fasLciu 3 I 8. a. I 852
1 "
Ibidem, a. 1853
1 ""
Il termine "sax" in questa prima fa.~e clella sua appari zione era sinonimo cli saxtromha.
1 "
Na. /\. di S., Se.ciune Militare, " Tspe.cione f'anleria di L inea", fascio 318. a. 1853
1 " '
Ibidem
162
Angelo De Paola
L'anno M ille Ottocento Cinquantadue a dì undici Giugno. Visto l' Officio del Signor Marescia llo di Campo Ispettore del 17 Maggio ultimo N° 803., wl quale si fa conoscere essere volere di Sua Maeslit il Re/ D. G. / di acquistarsi gli strumenti nuovi per uso dè Musicanti indicati in un stato alligato in detto Offic io. Visto che i Strumenti offerti dal Fabbricante Scbastiani , giusta la perizia eseguita lì 5 G iugno corrente, furono inaccetlahil i, perché non di f-ahhri ca Francese, o di Vienna. Visto che il Fabbricante Ruggiero si offrì somministrare i strumenti suoi, i quali dietro perizia eseguitasi lì 8 Giugno andante, furono riconosciuti di Francia ed ottimi nell'intonazione. Visto che il Fahhricante De Rosa oltre di no n essere concorso alla somministrazione di tali strumenti, à pure dichiarato di non volere diminuire il prezzo fissato dal Ruggicro non solo, ma neppure darli al prezzo medesimo. Per tali considerazioni il S ignor Maresciallo di Campo Ispettore à ordinato che lo acquisto di tali Strumenti del 4° di Linea si faccia il Fabbricante Ruggicro. ma che questo sia obbligato a rirnpia/.zar subito i strumenti che mancano, come della c it ata perizia del dì 8 (ìiugnn. C he non potrà farne c onsegna né a l Corpo, né al Oc lcgato, se non dopo cs~crsi
nuovamente sottoposti all'esame del perito Ch iarolanza, ed ancora dopo altra verbalizzazione. Che il Corpo per lo accetto di tali Atti di verifi ca. dovrà rimanere inteso, che ogni strumento é munito di una marca colle lettere inizial i 12. L_. Essendosi quindi praticata l' apposizione di tale marca, sulle Campane dè Stru menti di Ottone, io qu i sottoscritto dichiaro di averli così ricevuti, e come segue, I. Clavicorno Basso 3. Bassi Sib 2. Tromboni in Sib 2. Bassi Sax Mih od Offlein I. Tromba Lab 2. Trombe in Mih I. Basso Tromba in M ib campana in aria
2. Corni Sax Lab con tortini 2. Corn i Mib idem I. Neocorno Mih 2. Tromboni Sib J. Biucolo Sib a cilindro 2. Cappe lletti Cinesi 2. Paia di Piattini
Ducati Ducati Ducati Ducati Ducati Ducati
25.00 87.00 44.00 66.00 16.00 32.00
Ducati Resta no a riaversi Ducati Ducati Ducati Ducati Ducati Ducati Ducati
18.00 48.00 48.00 28.00 44.00 28.00
Fra i verbali di verifica fatti dal perito Chiarolanza in diverse occasioni di acquisti, a conferma che gli strumenti francesi erano quelli maggior-
La Banda Musicale nell' Esercito Borbonico
163
mente preferiti, si possono leggere espressioni del tipo " non di Francia ma buono" oppure " di Francia ma senza marca" . Ritornando agli organici, l'Ordine del Giorno del 30 ottobre 1851 fu l'inizio di una serie di altri provvedimenti che ridussero in modo notevole la presenza degli strumentisti sia nelle bande che nelle fanfare. Il primo di essi è l'ordine 11 ° 189 de l 7 luglio 1852 che stabili va:
r... I l'aurnenlo del
personale delle bande di sposte con Sovrano Rescritt.o del 25 ottobre 1851 11° 7368. no n abbia più luogo, e pei battaglion i Cacciatori si riduca man mano il numero dei soldati di ogni compagnia suonatori di biucolo.
A distanza di qualche giorno e precisamente il 29 lug lio 1852 con l' Ordine del Giorno n° 2 11 «Sua Maestà il Re» stabili va 189 :
t ... jche le bande dei reggimenti di fanteria de lla Guardia e de lla Linea, e le fanfare dei Battaglioni cacciatori siano ridotte al numero fissalo da ll ' antico o rganico come si rivela dai quadri qui appresso indicali ; e che fin o a quando non si giunga a lla cennata riduz ione, non si dia luogo al rimpiazzo delle vacanze che di mano in mano avverranno nei Corpi suddetti .».
Banda di un reggimento di Fanteria Capo banda I Musicanti professori dello stato minore 11 Apprendisti uno pe r compag nia 14 Accordi 4
Totale
30 Fanjàm di un Ra11aglione Cact:iaJori
2° Sergenle lrombetla C aporal trombetta Trombetta Apprendisli uno per <.:ompagnia Totale
Di otto compag nie I
Di sette compagnie
I
I 21
24
.1
8
7
34
30
A seguito cli questa determinazione, il Maresciallo di Carn!X) Ispettore della Fanteria della Linea Demetrio Lecca il 29 settembre scriveva a Mercadante invitandolo a fissare l' organico in base a quanto previsto dalla nuova disposizione 190 • Al Signor Mercadante Napoli 29 settembre 1852 Signor Direttore Per l'organico di 44 individui, ella si avvisò stabilire i Strumenti indicati ncll' an -
'"' Ibidem, "01ù i11c ùcl Oiu111u Cu111a11ùu Ocm;iak", vul. 23
'"" Na. A. di S., Sezione Militare, "Ispezione Fanteria di Linea", fascio 318, a. 1852
Angelo De Paola
164
nesso stato n'' I e pé Battaglioni Cacciatori di sette e d i otto compagnie, que lli nello stato n° 2. E poiché Sua Maestà il Re /D.G ./ si é degnata ordinare, che la composizione dè l' lstrumenti sti fosse ridotta secondo l' orga nico controscritto io La inte resso manifestarmi in riscontro quali esser debbono ora i strume nti a togliersi per ciascun Reggimento, e quelli da aumentarsi pè Battaglioni Cacciatori di otto Compagnie. Tabella XXXVI: Individui per ba nda e fanfara stabiliti da Merca dante il 29 settembre 1852 Nella banda di In un Battaglione In un Battaglione Individui tu1 r C!!:.!Ì tnc nto Di 7 co1npa!!nie di 8 cornpa!,!nie
Capo ua nda Mus1canll l'rotcsson Apprend1st1 .\ ccord1
I Il
1-t
lì J( Jn Cassa
I
Piatti ni
2
Cassa Rull. o Cassa Forte
t
2v Sergente Trombetta C:aporal Trombetta ·1rom bette :\ pprend1st i
I l 21
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30
I
J 24
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X
30
34
Il moti vo per il q uale veniva c hiesto la nota deg li strumenti che si dovevano aumentare per un battaglione d i 8 com pag ni e, visto che già in precede nza erano stati fi ss ati, <.Ieri va daU' errore che lo s te sso Mercad ante co mmise ne l comunicare lo stru me ntario in occasione de lla disposiz ione del 25 ottobre 185 1, infatti , sia per i battaglioni di 7 compag nie sia per i battaglioni d i 8 compag nie era sla lo fi ssalo lo stesso numero di strumentisti. La ri sposta d i Me rcadante a ll a comunicazione di Lecca è datata 23 ottobre 1852 ; in e ssa Io stesso Mercadante, scusandosi per il ritardo dovuto al fatto che si tro va va in «ca mpagna occupato a scrivere una mus ica» che si doveva eseguire «q ua nto prima al Real teatro S. Carlo», si riserbava di comunicare gli organici delle bande e delle fanfare so lo dopo aver «udi ti i C api tull i de lle Bande e de lle fanfarre pe r aver da essi dettagli arti stic i sull a natura degli strume nti e sulla idone ità e forza di t:iascun slrumenlis la». In data 17 novem bre Demetrio Lecca comunicava ai capo banda e capo fanfara del 3°, 4° e 11 ° reggime nti d i fanteria della linea e I e 3° battaglioni cacciatori di aver dato dis pos izioni al comandante dell ' 1 I O ballagli oni cacciatori Barbalonga a stabilire lo strume ntario delle b ande e delle fanfare e poi sentire il parere del Cavaliere Saverio Mercadante. La premura di Lecca e ra quella di avere al più presto un organico o mogeneo e più aggiornalo; infatti, in una successiva comunicazione fatta a Me rcadante il 22 novembre, nella quale lo infonnava di aver fatto riunire nell a capitale i capi delle bande e dell e fanfare, diceva «questo sarà necessario affi nché, dandosi il c aso d i riu ni rs i più ba nde o fanfarre, y o ssano eseguirsi unisonan1cnte alla presenza del Nostl'o aug usto». E chiaro che l'aggiornamento dello strumentario delle bande e delle fanfare era d iventato una necessità, v isto O
/,a Randa Musicale nell'F:sercito Borbonico
165
che , con la gran varietà di strume nti , s ia nell a forma sia nelle taglie, era veramente difficile eseguire dei pezzi di mu sica con più bande o fanfare riunite. 11 24 novembre, infine , Lecca invitava Barbalonga a fi ssare la data de ll a riunio ne ins ieme ai capo banda, ai capo fanfare e Mercadante. Quest' ultimo alla fine di questa riunione comunicava a Lecca qu anto segue 1 1: Q
Napoli 19 dicembre 1852 S ignore Te nutasi la conferenza coi diretto ri Sig nori Scotti e Huo nomo, e coi capi m usiche d el 3°, 4° ed 11° d i Linea, e capi frmfarrc d el l O , 3° cd 11 ° Cacciatori . si sono eseg ui ti gli ordin i So vra ni da Le i comu nicai.i, e si é stabi lita la organizzazio ne delle bande e delle fan farre del Real Esercito, g iusta lo statino che ò il be ne di presentarle. M i permetto non però osservare, com'é indicato in margine dello statino s tesso, che per le bande il nu mero !"issalo degli strumenti d i canl o in corrispo ndenza di que lli di accompagname nto so no deboli , e tale de bo lezza apportando un d ifetto nella melodia, credo ncccssari issimo che all ' anzidello num ero aggiunger si d e bba un clar ino, due trombe, un terzino di b asso, ed u n basso . Per le stesse ragio ni son d i avv iso che sia pur necessaria per le fanfare l' aggiunzione di una trom ba in S ib acuw, e di un soprani no in Mih. E po iché con la stabi lita organizzazione vi é una esuberanza di strumentisti, ch e co l tempo sparir deve. nel modo g ià espresso a l non 1impiazzarsi gli esuberanti quando sad per verifi carsene le vacan,..e, de bbo perciò vivam ente interessarla a provocare anc he superiori d isposiz io ni, che no n si permetta in caso di vacanza in una banda o fan farra di un posto da rim piazzarsi, che un tale pos to fosse occupato da un esuberante di alt ra banda o l"anl"arra; sul rifl esso fra l' altro, che potendo essere l' esuberante d i minore fo rza e valo re ar tistico di colui che occupava il posto rimasto voto, potrebbe nascere un disquilib1io o nella parte de l can to, o in q uella di accompagnamento , inconvenie nte 11011 lieve per un s icuro e perfetto assie me di una ba nda o fan fa rra. Il Di rettore delle Bande e Fanfarre Pinnato Ca va liere Saverio Mercadante P er la copia conforme a ll 'Origi nale TI Mares<.;iallo di Campo lspello re De metrio Lecca Effettivo della forza d i ciascuna Musica per ogni Reggimento; e di ogni Fanfarra p er ciascun Battaglio ne Cacciatori di selle e di olio Compagnje; !"issato dietro r is ulta menti d erivati dalle conferenze avute tra il S ignor Maestro Cavaliere Mercadante nonché il Capo Fanfarra d è Canno nieri Marinari, A iu tante Sc.:olli , e del S igno r Buo nomo , D irellori il primo d elle Panl"arre dè novelli ll au aglioni C acc iatori ed il secondo di quelli di antica fo rmazio ne, dè capi Musiche. e C apifanfarra de l 3 °. 4 ° cd 11 ° di Linea I 0 , 3 ° cd 11 ° Cacciatori su la r isoluzione a farsi alla forza atl uale di esse musiche, e l'a nl'arre g iusta g li o rd ini Sovrani contenuti ne ll a Ministe riale della G uerra il 3 Lug lio 1852 N° 41 98.
" ' Ibidem
T abella X XXVII:
o r~anico per banda e fanfare fi ssato il
Composiz ione della :v1us1ca per un Regg1111ento Fanla rra pe r un i:3atlagl1o ne 7 co1noa21lie 8 Comua!!nie
Indicazione degli strumenti
ì-'rotessor
Appren<11st1 P1ccoh1
i
C larinetti Q uartrno Flauto Com di c ui un Professore ed un Apprendista in Alafà, i cd un altro Professore ed Apprendista in Btt
19 dice mbr e J852
·1 romtxtte
Apprenc11sll
I rombette
musica
3
!~pprende. SI
4
I
La indicata organizzazione riesce non sufficiente alla necessaria robus tezza del suo no per cui occorrerebbe aumentare un Altro C larinetto - due Trombe - un Ter~ino di basso, - ed un Basso.
1
2
2
2
3
1 1
3
di cuì i prol e:sson siano: U n pruno biucolo, ed
Trombe una Trom ba Al afà. E gli apprendisti; due in \ 1i' ed il terzo in Mib basso
Trombo111 Bassi Piccola .VIusica
Osservazioni
2
Piattini
2
Grnn Cassa
1
Cassa Rullante
I
Più il Capo ~viusica, il quale è compreso tra i dodici orofes sori fissati ner or i.'!anico.
Tromba sopranino in 1:3 B1ucol1 in Si b Trombe cantabili 111 La" Trombe di accompagnamento in J\.Ii Terzirn d1 basso oftl e 1de , in Si° cantabi li Corni in La Corni in 1v11 T romboni Bassi in S1 !:lassi 111 l'.·h "
Trombe
111
l
2
2
2
6
4 2
2
I I
I I
3 3
I I
I
1
S1
7
1
4
2
2 I
1 1
1
I I
2 3 l
1
1
Totale Totale riunito
12
14
4 30
7
23
30
26
8 34
Perché le F anfarre serbassero lo stabilito nume ro di individui il Capo Fanfarra, cd il Capo rale Trombetta faranno parte della classi fica degli s trumenti che suonano ne lla classe dè Trombetti. É da notarsi però che per la necessaria robustezza de l s uono fa d 'uopo aumentare in c iasc un delle cennate fanfarrc un ' a ltra T romba in S ib acuta, ed un Soprani no in Mi'.
167
La Randa Musicale nell'Esercito Borbonico
In realtà questa nuova restrizione riguardava solo la banda, perché il numero degli strumentisti fissato per le fanfare restava immutato a quanto prescritto il 24 ottobre 1851. La commissione, comunque, ritenne che il n umero degli elementi prescritti sia per le bande che per le fanfare era insufficiente a garantire un giusto equil ibrio nello strumentario. Nelle osservazioni, infatti , si manifesta una chiara insoddisfazione con la proposta di aumentare di altri cinque e lementi la banda e di altri due clementi la fanfara; in più si stabiliva che iI Capo Fanfarra ed iI Caporale Trombetta dovevano contribuire all'organico suonando il proprio strumento. Sostanzialmente l'organico delle fanfare non subiva notevoli cambiamenti se non una maggiore presenza di strumenti del tipo Sax. L' organico del1e bande, invece, subiva una forte riduzione degli s trumentisti a spese della ta volozza dei colori bandistici; di fatto furono eliminati l'ottavino, il terzino, l'oboe, i fagotti , il neocorno ed il s istro. A distanza di qualche mese dalla 1iunione del 19 dicembre 1852 fu inviata la circolare n° 572 (2 marzo 1853) in cui si chiedeva la compilazione di tabelle dove risultassero in: l O Il dettaglio dé strumenti 2° l s lrumenli che in allo esistono presso il corpo 3° I strumenti che mancano per effetto della nove.Ila composizio ne dé medesi mi e da acquistarsi 4° Istrumenti che superano 5° O sservazioni, nella quale si preciserà che i supera nti siano proprietà del Corpo o deg li indi vidui a quale oggetto accompagneranno lo stato con due notamcnti nominativi riferibili all 'una cd all ' altra cosa.
Ecco, in base alle risposte, di cosa erano in possesso le bande e le fanfare nei primi cinque mesi ciel 1853. Tabe lla XXXV III : Strum enti esis tenti nelle bande di ciase un Regg. di Fanteria di Linea 1853 Composi7jone d~ strumenti che compor debbono le bande di <.'.iascun Rcggimculo. fis..,H,l dallJi c0tn1ui-.-.k)1k' ptt~iOOnta dal C avaliere Mcrt·adante. 00 appro\·ata dtt sua S . \I. il Rt> ([>.g.) confocmemente alle nrescri1ioni com1111i ca1e lì IO e~ lu~l io 18:=i2 n° 26<.n; e 29.58. Reggi me nti I O 2 ° 3 ° 4° 5 ° 6 ° 7° 8 ° 9 ° I O 11 12 13 Ca rabin. Clariu cuo l)ua rtino
B iucoli Tmmhe ·rmmhoni Rassi Pianini Granca.,;;sa C:a:c.sa Rull ante
Capnell i cinesi foarouo
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2
4
5
2 2
2
Ofn ein C la\·icomi Otta\•ino di flauto T en.ino di namo Cassa forte
Sistro Sa.~~bomc
4
168
!lnRelo De Paola
Tahe lla XXXIX: Strum enti es is tenti n elle fonfore di c iasc un HaUng lionc Cacdatori 1853 Co1111)()si,ìo11c dé slnnnc nli che com por clebbono le Fanfare di ciascrn1 Battaglio11c. fi ssa la dalla conunis.sionc presieduta da) c~n alicrc \ krcadanlc, cd approvata da sua S. \iJ. il Re (D.g.) co11ronncmcnlc a lle )rescrizioni commUcalc lì IO e 28 huilio 1852 11 "' 2697: e 29."X. Ba ttai:?.lioni 1° 2° 3 ° 4 ° 5° 6° 7° 8 ° 9° 10° 11° 12° 3°del 1° Tromha sonranino ~1i b Biucoli Sih 2 2 2 2 2 2 3 Trombe in u,b canlabili 9 3 6 -I -I 12 8 IO T.-. i11 \ 1ih di <U.:C()tlll)él"ll<llll. 6 -I 2 6 6 3 Terzino di basso offlcida in Sih 2 2 3 3 Comi i11 I .;1h 2 2 2 2 2 C orni in ~1 ih 2 2 2 2 2 2 5 ., Tromboni .\ 5 3 -I 4 .5 Rassi Sih 3 .j -I 2 6 7 6 Bassi ~lib 2 I 1 2 Riucoh i11 Do Trombe in l'a rromhe in Re Tromhc i11 Sol a cilindro Tromba iu Sol Bassa
8
fromhc .i n J\.la miré alta
·r rombc in .Alami ré basse Trombe in Sib Sa., f •.1h
-I
Sax f'>lib Sa--< .i u F a Alta
2
Sax ~"lii, h..issi
3 2
O avicorni Corni in Sol Corni in Re
2
4
3
-16
-12
2 -I
2
Bon1bardo11ci110 l\ ·lih
Bombardone Bassi in Do a cerniera
.j
Offlcidc in Do ·1·crlino di accomoa!?nam.
2
Sis u·o
To1alc 3 I
30
22
27
28
~ -1
-1 1
Rela ti va me nte a l -" 0 nn11,1gl ionc nelle osscrn 11.iu 111 s1 le gge: ~la trom ba soprani na ~11h C .a pistoni: il hi ucolo Sih é ;1 <.-um o <l1 segnal e; le lromhe in l ..1h cnntnhili 1m;1 <.1 all a Sax, le altrC' a p1slo11c, le 1101111.>c <li accompagnamento sono in La; dei co111i 111 M1l> unué a µi s toni l'altro sax con campana in nria gi11 ~l;ì il modell o; d e i eorni in La h uno é ~ 111phc.:e co11 to rti no. l':il lro a 1>i'- to nc, i tro111h(111i st1110 un o a c.: ;rnna. due sa x anti co mo clc llo. 11110 n c ilinclrn, l' ,1111-0 ni m\·n modello».
Attraverso questi documenti, oltre a ricostru ire il tipo di strumentario in possesso dell e bande e delle fanfare prima della riforma, é anc he possibile vedere che, in effetti, gli strumenti in dotazione alle bande nella quas i totalità erano conformi alle nuove disposi zio ni . Bi sogna precisare però che i 4 "sax-hornc", termine che compare per la prima volta nel reggimento dei carabinieri sono riportati come strumenti "esuberanti" . Questo é importante perché confennerehbe che, a differenza de lle sax-trombas, la famiglia dei sax-horns, non era molto usata neg li organici né delle bande né ne lle fanfare. Diversamente stanno le cose nelle fanfare dove continuava a coesistere, insieme ai nuovi modelli, a ncora una notevole quantità di strumenti di diverse taglie e diversi antichi modelli. Ciò vuol dire che, in modo particolare, le fanfare non avevano del tutto assunto l'organi co previsto con la ri fo1ma del 24 ottobre 185 1;
La Banda Musicale nell'Esercito Borbonico
169
peraltro, in alcune fanfare si trova uno strumento a percuss ione, cioè il s istro, che come s i ricorderà era stato abolito con Reale Ordine del 2 febbraio 1853. A seguito delle riduzioni apportate agli organici delle bande e fanfare il 19 dicembre 1852 , come se non bastasse, con l' Ordine del Giorno n°1 ll del 21 aprile 1853 furono adottate misure ancora più restrittive che riporlavano le bande e le fanfare a gli antichi organici del 1833 i•n Comando Generale delle armi al di qui1 del Faro Ordine del 21 Apri le 1853 n° 111 La gara introdotta tra mo lti corpi d el Reale Esercito. tanto per lo esorbitante numero d i strumenti sti che per la forma deg li st rumenti , richiama il dovere di dare il seguente ordine. l"
Pci corpi di cavalleria
I Trombetti devono essere nel numero prescrillo dall' organico: c ioè I serge nte trombetto I caporal trombetta. e per ogni squadrone 3 trombetti, cd J allievo. Tutti d ebbono saper suonare i tocchi d'ord inanza non ammettendosi per essi veru na distim:ione ed esercizio per tuni i servizi, non escluso il governo de i p ropri cavalli. Gl ' istrumenti sti saranno tro mbe che si possano tenere, e farne uso con una mano quando si trotta, o vadasi a cavallo con maggior velocità, e possano sospenders i al cordone come pratticavasi dall ' antica ranl~1rra dei l ,anc ieri . In cava lleria è proibit o di dare alte pag he ad a lcun trombetto.
20 Pci Battag lioni Cacciatori I sergente trombetla, I capornl trombella, e 3 trombetti proprietari per compagnie formerann o la musica. Un allievo trombetto, e 2 soldati per compagn ia suoneranno i biucoli.
30 Per la fanteria della Guardia e d ella Linea
Oltre i music isti compresi per organ ico nella piana minore, vi sari1 un solo ed unico allievo musicante pe r compagnia.
40 Pei reggimenti sviu.eri
Oltre la musica ri ssata per organico nella piana mino re, non sarà tollerabile a dippiù che un solo soldato per compagnia .
50 Pel reggimento Carabini eri a piedi
Essendosi stabilitasi una banda per o rganico no n vi sari1 altro soldato musicante per compagnia. Le fanfan-c abusivamente introdottevi, non compariranno più, e gli strumenti sararmo venduti in benericin delle raga7.7.e fi g lie dei soldati de i Hattag li oni medes imi.
"' Ibidem, a. 1853
170
Angelo De Paola
60 Pei battaglioni Zappatori e Pionkri
Gl ' ispettori de lle di verse armi saran no responsabili della esecuzione immediata del presente ordine, e faranno inoltre sparire l'abuso antimilitan: di ammettere che dei sotto-uffiziali faccian parte delle bande in vece di prestare il loro servizio nc11c compagnie. I musicanti capitolati che si troveranno al dippiù di quelli fissati col presente ordine, e che preferissero avere il loro congedo al serv izio d'armi, lo avranno in11nediat;1mente . Il Briiadiere Capo dello Stato Maggiore dell'F:sercito fornaio GAETANO GAROFALO
Se in relazione alla Ministeriale della Guerra del 3 Luglio 1852 n° 4198 questo nuovo ordine, per le bande non apportava nessuna particolare novità, quanto alle fanfare, invece, s i assiste ad un forte ridimensionamento degli organici. Si stabilì inoltre la completa abolizione delle fanfare dei battaglioni Zappatori e Pion ieri ed il ripristino dell'antico organico nei reggimenti svizzeri. Le fanfare, come già visto, poteva.no contare su un organico di 30 elementi per un battaglione di sette compagnie e un organico di 34 elementi per un battaglione di otto compagnie. Ora con questa nuova disposizione gli organici venivano fissati rispettivamente a 23 e 26 elementi. Negli anni che seguirono, come dimostra la composizione organica del Real Esercito del 1858 riportata nella tabella XXXlX, in base a quanto previsto dall'Ordine del Giorno n° 111 del 2l aprile 1853 non ci furono cambi ame nti 194 •
193
Ibidem, "Ordini:: <lei Giorno Comando Generale", voi. 24
La Banda Musicale nel!' F,serr:ito Borhrmico
171
Tabella XL : Composizione or2anka del Real Ese rcito 1858 f'omp_deJle Re..1li G uardie Stato Maggiore e Cump. di Ca,abinic ri del lo G uide dello del Corpo comp. delle Reali Stato Maggior~ Stato Maggiore Guardie 1858
IKH
18JJ
18 58
Piedi
Piedi
cav
ca\'
Piedi
a
Piedi
cav
4
T romhcltc
1858 a acav
1833
a
a
c.av
Piedi
cav
Piedi 2
2
4
Tamh11ro
2
2
Corpi di Fanteria e Cavalleria della G. Reale, Linea, Svizzeri, e Gi:nclarmeria
Stato Minore
Rcf.g Fante.ria della G uardia Re.aie e.Lìm:.a 18:l'.l 1858
de i Tamburi Caoo banda Dirdturc di scuola
1833
1858
Regg Svi n eri
Ha ll. Cacciatori
Rcgg. di Cavalleria
S\·j77eri
Ca1J.
1858
2
I 1
2
2
Il
Il
12
12
2
2
2
2
2
T <m1. ~,fa gciorc 0 1p.
RHII Tiraglialori della G uardia Reale e Cacciatori di Li nea
1858
1833
JR5R
2
2
Sen..?.cn lc Lromhc lla
C'a oornl l ro rnhet1;1
Musicanti Gran cassa
Cassa Rulla nte Piatti11i
I 1
2
Strumenti per rompagnia o Squadrone T amburri
Tromhctti, quelli di c..n ..il lt!1i..1 ..11111ati , u piffari App1 e m l1'-li <li m u~11.:a o <l1 trom ba ~ Iusi c,1111 i
2 3
Pra le annotazio ni di chiarimento alla tabella sopra riparlata, in merito agli strumentisti, alle bande e a lle fanfare si legge: j ... J I .e compagnie di cia.~cun battaglio ne Tiragliatori. e Cacciatori si numereranno successivamente dalla prima all'ottava. Le compagnie dè Reggimenti so no forniti di tre Tamburi, ed un Trombena, essendo quesfu ltimo né soli due Granatieri della guardia invece Piffari: come le compagnie Cacciatori dei reggimenti di Linea ànno due Tamburi, ed un Trombetta cd a di più tre indi vidui isuuiti nei tocchi di tromba, che fig urano nelJa dasse dè soldati, ahhenchè siano armati, ed abbigliati da Trombclla ai sensi de lla Ministeriale delJa Guerra dè 3 Dicembre 1852 1° Rip. 1° Carico n" 6967. In imalogia di quanlo precede si riporta il prescritto con ordine del Comando Generale delk Anni del 2 1 Aprile 1851 n" 11 1 cioè che nei battaglioni Cacciatori il Sergente trombetta, il Capo rale Trombetta proprietari per Compagnia lonneranno la musica. L'apprendista trombella, e due soldati per compagnia suoneranno i Biucoli. Pc i Reggilllenti di Fanteria della Guardia, della Linea, oltre ai Musicanti compresi in organico nello Stato Minore. vi sarà un solo Apprendista di Musica per ogni compagnia e del Rcggimcnlo Carabinieri, essendosi stabilita una banda per organico non vi sarà non vi sarà altro soldato Music:mte per Compagni:i. f...l Tn conformit}l d cll:-i C::-ipi1ohuinne [parla dei reggimenli svil.7.eri J, nitre il Capo Handa debbono esserci in ogni
172
Angelo V e Paola
Reggimento dodici Musicanti di Staio Minore cd uno per ciascuna Compagnia di fucilie1i; e poiché con Ordine del Comando< ìenerale delle Arnù del 2 1 Ap1ilc 1853 n° 11 Disponevasi che nella Banda vi sia al di più un so ldato per compagnia sonosi questi considerati nel dettaglio della fom1 sotto la rnbrica Capitolazioni; quattro allo Stato Minore come accordi di musica, ed otto compresi fra soldati delle compagnie. [... ]
Riguardo ai corpi di marina non si è trovato nessun riferimento ad eccezione di un documento sulla forza dell'ese rcito nel 1859. Questo documento attesta che nel Reggimento Real Mmina erano presenti oltre a 24 Tamburi e 12 Pifferi, anche un capobanda, dodici musicanti, un Tamhuro Maggiore, un Caporale dei Tamburi, un sotto capobanda (termine che compare per la prima volta) e dodic i musicanti di l ' classe. Specificatamente a questi ultimi non è stato possibile accertare, al di là de l trattamento economico, la reale differenza fra i "musicanti" ed i " mus icanti di I" classe" 195 • Con la motte di Perdinando II (22 maggio 1859) e la salita al trono di Francesco Il la storia delle hande e delle fanfare dell'esercito borbonico può sostanziai mente considerarsi conclusa. La fonnazione d i due novelli reggimenti di fanteria di Linea e due battaglioni Cacciatori, decretata il 28 agosto 1859 con l' Ordine n° 240, conferma per le bande e per le fanf,u-e le stesse disposizioni del 21 aprile 1853. Da queste d isposi7,ion.i emerge, ancora una volta, una tendenza restrittiva a livello organico mirata al massimo rispam1io della spesa relativa a questa parte dell' esercito; restri zione del resto incominciata già nel 1852. Ecco gli articoli riguardanti la banda e la fanfara ""': Pcl 14° e 15° di Linea Art. 3. Le bande dei novelli due reggimenti si preleveranno dai musicanti dei reggimenti veterani e suo seguito , né saranno ammessi nuovi musicanti o apprendisti. se 11011 dopo esa urito dei detti veterani. Pel 14 ° e 15° Cacciatori Art. 2. I tro rnbelli per le fanfare saranno presi dagl' indi vidu i de l reggimento veterani a suo segu ito. I biucoli si sceglieranno fra g li altri d odici battaglioni cacciatori e tra i soldati di q uelli corpi che suonano le trombe per farli biucoli o in diletto tra g li allievi degli ospizi.
1 doc ume nti di questi ultimi tre decenni , relativi soprattutto alle bande dei regg imenti di fanteria della Linea e fanfare dei battaglioni cacciatori, hanno ben testimoniato la realtà organologica dello strumentario. Non va tuttavia dimenticalo che, nei vari corpi deJl'esercito, oltre a quelle già citate, esistevano altre bande e fanfare delle quali, però, non s i è trovato nessun documento; presumihilmente il loro strumenlMio non differiva da quello fi n qui conosciuto, Al fine di poter testimo niare la presenza di tutti gli strumenti
,,,. Na. A. d i S. , Sede, A1·cl1iviu l.lorbone. fascio 11 75. f:iscicolo I '"' lhidem , fascicolo 2. La differenza poteva essere 4uella proposta da Krakamp nel 1863 (cap.
successivo). '"'' Na. A. di S., Sezione Militare, "Ordine del Giorno Comando Cìenernlc", voi. 32
173
La Banda Musicale nell'Esercito Borbonico
che nell' ultimo decennio fonnavano le bande e fanfare dell'esercito vengono di seguito riportati alcuni preventivi e listini prezzi fatti dai maggior rivenditori e fabbricanti di strumenti musicali di Napoli: Ruggiero, Scbastiani, De Rosa, Beniamino Chianese e Domenico Chicrolanza. 197
Tabella XLI: prezzo corrente degli strumenti a cilinclro - De Rosa 1854 Sovra nino t.lib acuto Ducati 23.00 Durati 23.00 Cornelia Sib Durati 26.00 l3iu!!le Sib Durati 30.00 Tromha rvl.ib N,ssH vcr accom1J<1U1 1.1111e1110 Ducati .n.oo T rombone Sib Ducati 33.00 Baritono Sib a 3 cilindri Ducati 38.00 B a1i10110 Sib a 4 cilindri Ducati 40.00 Basso Sib a 4 cilindri Ducali 35.00 13asso .\llih a 3 ciii miri Durati 38.00 Con10 da caccfa con ri tort i
Tabella XLII: Sl.lttino dimostmnte i 1,rezzi fissati col fabbricante Ruggicro agli strumen ti musicali1"' Strumenti per b11nd11 Imporlo per Strumenti per fanfarra Importo per ol!ni slrum~nto
Terzino Q uartino C larinello ( :om o da caccta Trombone ;11101 s;1, in Sih Corn elia canta hilc in Sih Corm:lla ca111ahilc in I ...1h IJi m:olo S;1 \: iu Sih T ro mhc sa \:" i11 \lih C lav icom o in S ih Oasso s a ,; i11 S ih Oasso profo ndo in f\ 1ih
7.00 I S.00 I SOO
2G.OO
24.00 18.00 18.00
17.00 20.00 27.00 .3 1.00 35.00
OQni s trum e nto
.Sooranino acuto in ~lib
Hiucolo sax in Sib I u Biucolo sax in Sib 2u C o rnette çaul.ihìli i u I ..ah
22.00 Trombe sax in ~lib di .ice. T erzini sax in Sib 16.00 Corni sax in Lab 15.00 Comi sax in :Vlib 18.00 Tro mbone sa:\ iu Sib Uasso s;1.\ i11 Sih 29.00 Basso nrofoudo in 1\li b 33.00
20.00 17.00 17.00
15 .00 15.00
I X.00
20.00 22.00 26.00 26.00 24 .00 31.00
18.00
22.00 29.00 33.00 -~-~.00 2s 2cnn aio 18.55
Tabella XLIII : Statino dimostrante i prezzi fi ssati degli l strumenli Mus icali da fiato coi Fabbricanti Beniamino C hiantst t- Domenico Chinrolnnzu offerto ai R eali C orpi di Fanteria 199 Per bande Per fanfarre l11clit:a1ic,11i lnrnorlo fissato I 1Klicazion..i Imoono rissato 6()() Sol)ranino at:1110 in ~.1rih 19.00 ' l'cr7Jno 0 16.00 Q uartino 14 .tlO Uiuco lo sa,'\ i11 Sii, I 16.00 C la rincllo 14.tlO Uiucolo sax III Sih 2° 17.00 Com o da caccia 25.tlO Coruclla c;mtahi lc in I ..ah 19 .00 T ro mbo ne sax in Sib 23.00 Tromba sa, in Sih 21.00 Cornelia canta bile iu Sib 17.00 T ci-l.1110 s•1x in Sih ?5.00 C ornelia cantabile io Lab I 7 tl0 Como s•1 x in l .ah 25.00 Biucolo sax in Sib 15.00 Conto sa x in f ;1h 29.00 · rromha sax in ~ lib 19 .00 Uasso sa'\ in Sih 13.00 C lavicorno in Sib 26.00 r rombonc sax in Sih 34.00 Rasso sa x in S ib 30.00 Ua~so nrofondo in :'v1ih 3 ollobre 1857 Rasso lJfOfondo iu 11-lib '.14.00
1 ••
N a. A. <li S .. Sezione Mili1are, " Isp ezio ne Fante ri a rli Linea", fascio 7 1. a. 1854
198
Ibidem, a. 1855
'"" Ibidem , a. 1857
174
Angelo De Paola
Tabella XLI V: D e1,osito e Fab br ica di og ni genere di s trume nti da fiato d i ottone e legno Pel s erviz io dei Corpi del Real esercito. C esare RU)l)liero · Lar go del C a stello n° 29 . ca 1858' 9 ' E le nco dc pr ezzi d e i s ottoe len c ati s t rume nti Ilomhardone s;,x ~v!ib 27 00 n.-rnto di h,'Tanatiglia e d'Ebano a 6 chia,,i IO 00 e cassetta Dello nuovo sis te ma Sih 28 00 Detto id a chia ,•i Dello a cilindm Sii, 46 00 Dcuo id a d 1ùn·ì Basso sax Sib 2 1 00 De.tto di bosso a 6 chia, i 6 00 Dello a cilindri Sih 37 00 Dctto a 4 c hiavi 3 60 Tenjno o Rarit.011 Si.I \ Sib 15 00 Tcl7ino simile a llauti Dcno a cìlimlro Sih 28 00 01ttl\·ino d'Ebano o gra natatig ti,L dù..n·ic cassetta Clavicorno nuovo siste ma S ib 15 00 T>ctto a d.ùa,c Dello a cilindro Sib 28 00 Dello a chiave Trombone sax Sib 13 00 Octto di bosso a c hiave Dello a cilindro Sih 27 00 Detto a de llo Corno da cac«,;i.a çou lorlini 12 00 Dt:uoa dello \.on10 SclX 20 00 Oboe Dello a 1>is1oni 18 00 Corno i112.le.se Dello a cilinrlm 36 00 Gr.m wtssa di ferro con ,·itc 22 00 Riucolo sa., Il 00 Della di noce Dello a cilindro 22 00 Octta crnTe111t: <.:011 fun e ] 00 Tromba sax Sib 12 00 Ru lhmtc corre nte con fune 9 00 Dello a cilindro 26 00 Della di noce Cornelia a tre 1>is toni 8 00 Della cmi-ente <..:011 f une .J 00 I><:11a Peri nei Il 00 Tantburro di fe rro 0011 \ '1lc 9 00 Oclla Uoutrot Octto con·c111e i.:on fune .J 00 Detta a cilinrlm Piat liui d a Ducali 15 a D . 20 0() Souranino sax 10 \"iolini Octto a cilindro 21 ( :1sse11a 1,rr dello Corno sco11alc a t:ilindro 22 \rdli di ,·iolini Oarinu .\lullcr d "l.iban o o Granati ~lia 18 !\ letronomo Dello di bosso a 13 chiavi 12 Acciarino Octto d i bosso a 9 c hia vi s .\ ncc di d,uino 0 11iirtiuo simile a c hiavi Oectc di oboè e corno i11!!Jcsc
l concorsi a "Capo banda" Fra i provvedimenti dell ' ul t imo decennio in materia di bande e fanfare q uello de l J I luglio 1850 I Ri p. I° Car. N° 6625, il quale determinava che i capo banda e capo fanfara dell ' esercito "dovevano provvedersi per esame a concorso", é s icurame nte uno dei più importanti 101 • Questo perché, oltre a coinvolgere autorevoli musicisti dell' area napole tana, come ad esempio Mercadante che presidiava tutte le com missioni d 'esame, in questi concorsi erano asseg nate delle prove che costituisco no il primo esempio d i un esame specificatamente in mate1ia di banda e sulle quali prove in seguito saranno plasmale que lle di "Strumentazione per banda" che oggi vigono nei programnù ministeriali dei nostri conser valo1i . A buon diritto questi concorsi, istituiti nell 'esercito per la nomina a O
,,. Giovinazzo, Arc hi v io S to rico Isti t uto Vi u orio E manuele Il , Categoria lll, C lasse V II, Scuola d i Mus ica 1836- 1930 ·'" Na. A. di S .• Sezione Mili ta re. " Ispezione f anteria di I .inca .. , fosc io 390
La Banda Musicale nell'Esercito Borbonico
175
capo banda o capo fanfara, possono essere considerati la genesi di tutti gli esami che in seguito riguarderanno tale materia. Anche se non é stato possibile appurare con esattezza la data, sicuramente, nell a seconda metà del 1850 si tenne il primo concorso per la nomina a capo banda; a questo concorso poté partecipare qualunque musicista delle bande o delle fanfare di qualsiasi corpo ed i vincitori poterono essere nominati a dirigere qualsiasi banda o fanfara di qualsiasi corpo militare. In appresso però non fu così , perché si decise di annullare tale promi scuità di modo che, per ogni corpo, ci fosse un concorso dove i concorrenti potevano partecipare cd essere nomin ati a capo banda o capo fanfara solo nell'ambito del proprio corpo militare d'appartenen za. A questo primo concorso seguì una graduatoria da cui si attingeva per rimpiazzare i capo banda o capo fanfara che man mano per diversi moli vi andavano a mancare. La graduatoria dei conconenli risultati idonei era composta da: Francesco Verde, Berardino Venturino, Francesco Paolo Marisotti, Luigi Pantaleo, Giuseppe Vivarelli , Benedello Guasco , Giuseppe Saccardi e Raffaele Gazzola. Relativamente a questo primo concorso oltre a quanto già detto non è stato possibile appurare altro né tanto meno è stato possibile recuperare i compili svolti dai conconcnti. Il secondo concorso per la nomina a Sergente Trombetta, vale a dire per capo fanfara , diffuso con circolare del 30 settembre 1854 inviala a tutti i Regg imenti e Battaglioni di Fanteria della Linea, fu bandito quando il capo fanfara dell' 11 ° BallagUone Cacciatori di Linea passò nel reggimento dei veterani 202 • A seguito della citata circolare furono inviate al Commissario di Campo Ispettore della Fanteria di Linea 14 domande di partecipazione; in questo caso, però, come si è già detto poterono partecipare al concorso solo musicisti appartenenti al corpo di Fanteria di Linea. La commissione d' esame comunicata dal Ministero di Guerra e Marina in data 20 gennaio 1855 era formata da Saverio Mercadante, presidente; Nicola Fornasini , capo banda dei Veterani; Vincenzo Marra, capo banda del Reggimento Real Marina; Pietro Scotti, capo fanfara dei Cannonieri Marinari; Giuseppe Coppola, capo banda del Reggimento Carabinieri a piedi. Purtroppo non é stato possibile stabilire con esattezza la data del concorso, di certo si sa che, il 24 aprile 1855, il Tenente Generale Ispettore della Fanteria di Linea D. Lecca comunicava al Ministero Guena e Marina che il concorso era stato vinto da Antonio Wambagher, però, anche se dallo stesso ministero in data 16 maggio si ratificava la nomina a capo fanfara e di conseguenza l'ammissione alJ' 11 ° Battaglione Cacciatori di Linea del citato vincitore Antonio Wambagher, il 22 maggio il Colonnello dello Staio Maggiore Nunziante scriveva a Lecca affermando che all'l1 ° Battaglione Cacciatori aspettavano ancora il capo fanfara. Per quanto riguarda la prova d 'esame di questo concorso essa era composta da tre "Saggi":
202
Ibidem, fascio 348
176
Angelo De Paola
1° Saggio 2° Saggio
A nd11ntc c antabile e legato
3° S11ggio
lstrumentaturn
Armonia nota contro noia
La prima prova consisteva in un basso dato da armonjzzare a quattro parti nelle chiavi antiche. La sec onda prova consisteva in una me lodia data da armonizzare a quattro parti nelle chiavi anliche. La terza ed ulti ma prova consisteva nell ' orchestrare per fanfara una melodia data. Relativamente a quest'ultima prova l'organico usato dai concorrenti, anche se con qualche eccezione, può essere riassunto in: Biucolo in Sib, Tromba in Lab cantabile, Tromba Mib cantabile, Trombe in Mib d' accompagnamento 1° e 2°, Clavicorno in Sib, Corni Mib 1° e 2°, Corni Lab 1° e 2°, Tromhoni 1°, 2° e 3°, Basso. Le eccezioni in realtà riguardano alcune partiture dove, oltre ad un differente ordine di nomenclatura degli strumenti e ad una diversa quan tità di essi, si trova menzione del Bombm·done, del Terzino e della Tromba in Sib cantabile. La tabella seguente riporta i nomi dei concorrenti con i relati vi g iudiz i; il vincitore del concorso fu Antonio Wambagher wi, me ntre Luigi Conve nto riportò il giudizio peggiore (v. pp.180- 191): Tabella XLV : Elenco con<'orrenti per il concorso a Ser2ente Trombetta 1855 Corpo di a1ipartenenza 8° Ratt.aulirn1c Cacdatori
Nome e Coi?.n o me N icola Rilolll
3° BaHad iom; C al.'.ci.ilmi
Ak s:-.andro <. :cntn,
3° Balta!'.:'liooc Caccia1ori 3° lfa1tag lì nnc D el 1° di Li.nca
Domenico Bd ld la
12° Rcgo. Fa111 cri;1 di Linea 100 RC!!!!'. Fanteria di I ,i11ca 9"
Rc 0 0. Fanle1ia di Linea
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Più Istruito
Dai compiti svolti si è potuto costatare che ad ogni prova, a differenza dei voti, la conunissione d' esame assegnava un giudizio che andava da "pessimo" fino a "ottimo"; questa valutazione, in gene rale, era determinata dalla quantità degli errori o meno presenti nel compito. Il giudizio finale. poi, oltre a tener conto della valutazione data ad ogni singola prova, tendeva ad esprimere la preparazione e le capacità musicali di ogni concorrente. Un tcrw concorso si rese necessario quando, con ,ùcune disposizioni ministeriali comunicate al Tenente Generale Ispettore dclJa Fanteria di Linea D. Lecca il 6 giu 6'1lo del 1856, si nominava Paolo Marisotti a capo banda del 3°
"' l bidn11, fascio 390
La Banda Musicale nell'Esercito Borbonico
177
Reggimento Granatieri della Guardia, Berardino Vcnlwino a capo banda del 4° Reggimento di Pantcria di Linea al posto di Francesco Verde e quest'ultimo a capo banda del 1° Reggimento Granatieri della Gmu-dia. A seguito di queste nomine, in data 9 luglio 1856, lo stesso Lecca comunicava al Ministero che bisognava procedere ad un nuovo concorso perché la graduatoria relativa al concorso del 1850 era stata esaurita. Lo stesso Lecca, dopo aver ricevuto dal ministero l'autmizzazione a b,mdire un nuovo concorso, in data 6 agosto 1856 inviava a tutti i coma ndan6 elci 26 coll)i di fanteria una circolare 20i: Dovendo coprirsi lo esam e a concorso da Capo 11anda per i Corpi di Fanteria la incarico indicarmi 4uelli del Regg imento o Battaglione affida te le che bramassero esporsi al de tto esame, spedendomi sollecitamente parziali dichiarazio ni degl'indi vidui, non c he le ris pe ttive filiazi oni corredate di tulio punto.
Nel mese di settembre dai vari corpi furono inviati 22 domande di partecipazione. Intanto il 3 ottobre 1856 dal Ministero e Real Segreteria di Staio della Guerra, veniva comunicalo al Tenente Generale Ispettore della Pa11tcria cli Linea D. Lecca, il seguente '°': Ministero e Real Segre teria di Stato della Gue rra
Ai utanti dei Ve te rani Capo Fanfara dei Ca1111011ieri
Napoli 3 Ottobre 1856 Ecce llen za In ri scontro al foglio de l IO se11 e111bre p. 0 p 0 .
D. N icola Fornas ini D. Vincenzo Marra D. Agostino Gu ida
11° 5188 partecipo a V. E. per le disposizioni c he dal suo cm110 ne derivano di aver questo ministero approvato che la ( ìiunta presedula dal Maestro Mercadantc e composta come al margine, la quale sarà riunita a c ura dcll'E. V..
D. Pie tro Scotti
proceda allo esame a concors o pe r capo banda dei musicanti ed Appre ndis ti qui appresso indi-
Mm'inari
cati , facendo a suo te mpo poi conosc.:crc il risultalo, e le soggiungo d i aver anche dati i provvedimenti per la venula in Napoli dei Candidati stanziati nelle altre g uarnigioni Musica nte Pietro Leone Apprendista Pie tro Conte Idem Vi ncenzo Zurolo
/\ S. E. li Tenente Generale l ,ecca lspellorc della Fante ri a di Linea
' " Ibidem. fasc:io 348
2° (ìranatieri ide m Cac.:c. della G.
Musicante Francesco Paris ide m Cap. Tromh. (ìiovanni Nocerino Tiragli atori Mu sicante Michele d i 1:k nedetto 2" di Linea Ide m Nicola S1rascm 1 Idem Erricn M. I ,upo Appr. Ange lo Ant 0 • ()uaranta Musicant e Dona to Pantaleo Idem Giuseppe Malincon.ico
2° di Linea 2° di Linea T ' di I ,inea
8° di Linea 8° di Linea
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Anr:elo De Paola
Musicante Daniele Ransa 9° di Linea Idem Giuseppe Grimaldi IO" di Linea Idem Antonio Garofalo 10° di Linea Idem Salvatore Botta 10° di Linea 11 ° di Linea Idem Antonio Battaglia 12° di Linea Idem Matteo Pastore Idem Gaetano Ranallo 12° di Linea 2° Scrg. Tr. Gerardo Laquara I O Batt. Cacc. Cap. Tr. Antonio Liparini 4° Batt. Cacc. 2° Serg. Tr. Vincenzo Bellisario 5° Bau. Cacc. 2° Scrg. Tr. Melchiorre Rivela 6° Batt. Cacc. 2° Serg. Tr. Francesco Erbin 9° Bali. Cacc. 11 " Batt. Cacc. Idem Antonio Wamhagher Il Direttore
A proposito dei candidati, in data 11 ottobre 1856 con circolare N° 5741 I Sez. I° Car., dal ministero si chiedeva ai comandanti di tutti i reggimenti di inviare a Napoli i concorrenti iscritti al concorso. Mcrcaclantc, al quale era stato affidato l'incarico di fonnare la commissione e fissare l'ora e la data per l'esame, comunicava a Lecca che lunedì 10 novembre alle ore dicci di Francia si sarebbe riunita la commissione d'esame per stabili re il posto il g iorno e l'ora; inoltre Mercadante pregava Lecca di aggiungere Paolo Savoia del 3° Reggimento Svizzero nella lista degli esaminatori al posto cli Pietro Scolli. Da alcune lettere però si capisce che in un primo momento gli esami del concorso iniziarono proprio il 10 novembre 1856, infalli, in una comunicazione che Mercadante fece a Lecca lo stesso giorno si legge che, a causa della mancanza di locali adatti e di tavolini, nel Real Collegio di S. Pietro a Majclla, «propriamente nella mia stanza», si svolsero alcuni parziali esami di pochi candidati. Mercadante, inoltre, ricordando a Lecca che «i già eseguiti grandi esami si tennero nel castel nuovo e nel quartiere di S. Potito» invitava Lecca a comunicargli iJ luogo dove nei giorni di lunedì, martedì e mercoledì ci sarebbero stati gli esami del concorso. Per certo, anche se non è stato possibile individuare il luogo, il 17 novembre 1856 "Si é principiato l'esame di Capo Banda essendo intervenuti tutti della giunta meno il Sig. Scotti per trovarsi in Real Servizio". Le prove (v. pp.192- 193), assegnate dalla commissione d'esame formata da Agostino Guida, Nicola Fornasini, Paolo Savoja, Vincenzo Marra e Saverio Mcrcadante come presidente, erano quattro e in pratica: O
1° Saggio 2° Saggio 3° Saggio 4° Saggio
Basso Melodia data per soprano, da sottoporrerci altre tre parli, Contrailo, Tenore, e Basso Armonia strumentata per Quartino Strumcntatura per banda completa
La prima prova era appunto un facile basso di tredici hattutc rla realizzare, in tre ore, a quattro parti nelle chiavi antiche. La seconda prova,
l ,a Randa Musicale nell'lé.'sercito Borhonico
179
anche questa da reali zzare in tre ore, consisteva nell' armonizzazione a quattrn parli e ne lle chiavi antiche di una facile melodia cli sedici battute. La terza prova consisteva nell'orchestare per banda, con organico ridotto, una melodia di diciassette battute, nel tempo di Ire ore. La quarta ed ultima prova consisteva nella orchestrazione per banda completa di una me lodia di trenta battute nel tempo di quattro ore. A proposito di quesl' ullima prova, la quale può essere considerata quella spec ificatame nte propria della materia del concorso, bisogna ri cordare che lo strument.u-io usato dai concorrenti, a parte un diverso ordine di nomenclatura degli strumenti in partitura e delle diverse taglie adoperate, non presentava diversità rilevanti; esso può essere così riassunto : Ottavino in Mib o Reb Qum1ino in Mib Clarinetti 1° in Sih Clmincni 2° in Sib Corni in Mib, in Fa o in Lab Biucolo in Sih Trombe in Sib. in Lah o Do per il canto
Trombe in Mib, in Lab, o in Fa per l'accomp. C lavicomo in Sib o Mib Tromboni I", 2" e 3° Bassi (ìrancassa Tamburi
Il biucolo é presente in solo quattro partiture; la tromba in Do, la tromba basso in Mib, il clavicomo in Mib e i "sax Mib" sono presenti solo una volta in quattro partiture di verse. Si può notare che ne ll 'ordine le prove che venivano assegnate erano man mano sempre più difficili. L'ultima prova era interessante e non relativamente fac ile, infatti, il candidalo, in quattro ore, prima doveva comporre il brano partendo dalla melodia assegnatagli e poi strumentarlo per banda complela. 205 In merito alla graduatoria si può notare che il criterio di valutazione delle prove di questo concorso fu diverso da quello usato nel concorso dell ' anno precedente, in quanto, il giudizio espresso per ogni prova veni va assegnalo anche un voto da "O" fino a "3". Precisamente: male med iocre bene ott imo
-O - I
-2 -3
cli conseguenza la graduato ri a veniva compilala in base al totale dei punti che ogni concorrente aveva reali zzato nelle quattro prove. I risultati finali di questo terzo concorso, comunicati al ministero da Mcrcaclanle il 23 gennaio I 857, so no riassu nti nella tabella seguente = :
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180
Tabe lla XLVI : Clas s iri ca dei con cor r e n ti part ecipan ti al co n cor so p e r c apo band.a del 17 nove m b re 18 56
Giunta cli esame pe r Capi Ba nda S tato nominativo dei sono segnati individui. i q md i hann o concorso all'esame pel grado di Capo Banda, giusrn le ri n :ril.c i\1i11is 1cria li del :) Ouohrc. e 7 11ovc111hrc IK56. l"\ :;xos. e 68.3.{. um la cla ssifica dei pu nti l'ipo ..ta to che hanno costituito )a loro idoneità , e la loro non ido ueilà, e In orecedcnza tra j risu)lali. 40 1• 2• 3• Corpi Nomi e Cognomi To1al c !don Non Sauuio S .i.lO!!IO Sa~!!'lo S ..-t!!!!iO Punt. i<lon. 9 2° di Linea Errico !Viaria Luno 13ene 2 Ollimo 3 OlliJno 3 1\!lc( ti oc. 6° Cacciai.. ~ lclch io1Tc R ivela Bc1~ 2 Ou imu 3 \1«1ioc. I Oeue 2 8 11 ° (:'.;tcci ;1t. An tonio Wa111 ha!!h t::r Med i<>e. \ktli,..:. Hcuc :Vlalc 3 7 2 ;j:;;; lk,'flc 7 9° Cacciai. \1cdioc. 2 f-rnncesco Erbin Oltimo 3 \ledioc. 5° Cacc.iat. Vincenzo Ilcllis.u·io Ocuc 2 Ocnc 2 \fcdioc. Bene 2 7 0 ~\ di I .inca A 11_gdo A. ()uara111a Hcuc 2 &11e 2 \k<lioc. Bene 2 7 *"* ML"<li oc. llcne 6 2 j\·l cclioc_ 2 9° diLinea Danfo]e R"gusa Ucoc ;E;;J:;j;;t:; 10° di Linea Salvatore Botta Mcdioc. 13eue 2 Ileue 2 Medioc. 6 l)<malo l,;_1111alco 8"'di l .i11c.a Brnc 2 .\ktlioc. \ 1cdioc. Mcdi oc. 5 ;; Ykdi oc. r-.. lcdi< w.:. I 8° di Linc,1 G itlSCOl)C rvtalinconico tlcnc 2 i\ lcdioc 0
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2 .\lcdioc. I .\fedioc. I Mcdioc. .\!aie o Ottimo 3 Mcdioc. I Ilene \ lale o 2 Male o l\le<tioc. I Mcdioc. ~1cdioc. !llalc o !llcdioc. .\la le o Ilene 2 \ 1ale (I Bene 2 \!aie o \L'lle o Male o \fole o Mcdioc'. Male o \I.ile o l\1alc (I .\falle o :Vlalc o \kdioc. I Male o \1ale o ~ledioc..:. I 4° Cacciai. A ntonio Lioariu.j r. lalc o ~lcdioc. 11.lak o C1ns.:.;ificnto prim::i di F.rhin per aver conun csso meno s hagli Clasl!.ifi1.~;,110 l)rim<1 di Udlisario e (.2u.-mml.t per .;wcr comnH:s"° mt:-nn :,.h;11!,ii Per parità di punti, e sbagli si fo dritto all'.mtic hit~, di scn·iL.io Per paritfl <11 p1mli. e shn~li s1 In <1ri1to all 'an li ch11à di scn· iz.10
Pietro Lc'Onc 2°Gnmal. Cac.:. Ddla (i Fr.:mu:s1..:o Pari s 2° di l ,inca l\:icol.1St r.a scrra 11° di Linea Antonio llat1a 1 !.lia 2° Granal. Pic1ro Cou1c 2° di Linea r-.. li d 1clcdi l\e ncd clltl Giovanni Noceriuo Tirn~liato1i 12° di Jjnca \fo.ttco Pastol'c 12,:, eh I .inc;1 ( iaela uo Romallo (-ji.;.Jì.ud o l ;,1qu;u a 1° Caccial. c:;,c Della(; V inccn:,o :/.u mlo
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Nel fondo esaminato, dal quale sono state tratte tutte 1e notizie di questo capitolo, non si é trovala notizia d' altri esami ; é mo lto probabile che, per quanto riguarda l'esercito borbonico, questo sia stato l' ul ti mo . Tuttavia non è da escludere che in altri corpi, come ad esempio i reggimenti svizzeri o i reggimenti di marina, ci furono altr i concorsi d i cui si sono perse le testimonianze. Passando ora a tutt'altri aspetti, certamente come in ogni buon concorso che si rispetti, non potevano mancare le "raeeomandati zie". In ogni modo gli episodi in seguito ripo1tati più che raccontare delle semplici curiosità hanno lo scopo di far conoscere maggiormente la realtà e l' ambiente trattato in questa ricerca. Un primo episodio prende vita quando il comandante del 2° reggimento di Linea il 2 maggio 1854 indirizz ava al Ministro Segretario di Staio della Guemt e Marina una supplica fat ta eia Francesco Verde sotto capo banda del 2° di Linea; in questa supplica s i faceva prese nte che la graduatoria relativa al primo concorso tenutosi nel 1850 non veni va rispettata. Jn fatti , secondo Verde, nel 1852 fu promosso a capo banda del 10° cli Linea un certo Francesco Chianese che, ne l citato concorso, non era stato idoneo, e la stessa cosa accadde quando, per via del 7° pm-agrafo dell'articolo 6° della capitolazione dei reggimenti svizzeri, fu nominato capo hanrla <lei 2° Reggimento Svizzero un altro musicante non risultalo idoneo. Di li a qualche mese il Tenente Generale Ispettore della
La Randa Musicale nell 'F:se rcito Borbonico
181
Fanteria di Linea D. Lecca, rispondendo al comandante del 2° di Linea in relazione alla s upplica di Verde, affermava che, per quanto riguarda la nomina del musicante svizzero, il 21 gennaio 1852, era stata ann ullala la "promiscuità fra i musicanti dei Corpi Svizzeri e quelli dei Corpi Nazionali" raccontando che in un altro concorso, di cui non da nessuna notizia !, un candidato appartenente ai reggimenti svizzeri fu escluso !; rigt1<u-do alla nomina di Chianese a capo handa del I0° di Linea, Lecca non rispose nulla. Il 16 maggio 1855 Verde, sempre attraverso il suo comandante, inviava una nuova supplica dove, oltre a far presente di essere stato il LO classificalo nel concorso del 1850, chiedeva di poter essere nominato come capo banda ciel 4° di linea che ben presto andava a liberarsi. La paura di Verde, manifestata nella sua supplica, era quella che il posto fosse dato ad un certo Ludovico Cesi protetto dal comandante Vini. Come infatti, Verde aveva intuito bene, perché, non appena il capo banda del 4° di Linea Agostino Guida in data 11 marzo 1856 passò ai Veterani, a favore di Cesi si prodigò nientemeno che il M,u-esciallo di Campo Capo dello Stato Maggiore Garofalo che, sctivcndo a Lecca per ben due volte, chiedeva se ci fossero stati dei precedenti casi in cui un vice capo banda, come lo era Cesi, era stato promosso a capo banda senza aver sostenuto nessun esame a concorso. Tn sostanza G:uofa ln chiedeva se era possibile nomirnu-e Cesi senza tener conto della graduatoria. 11 26 marzo Lecca, rispondendo a Garofalo, oltre a ricordargli che esisteva una grad uatoria a cui bisognava attingere per nominare i capo handa, lo informava che Ludovico Ccsi non aveva sostenuto nessun esame. Evidentemente oltre ad avere delle buo ne qualità mus icali questo Cesi poteva contare su de lle amicizie mollo influenti. Difatti, il 2 luglio 1856 il Capitano dell' artiglier·ia Francesco Cantone supplicava il re di sottopom~ ad esami per capo handa il Cesi, chiedendo però che se nel caso fosse stato fatto idoneo di porlo alla fine della 6•rnduatoria del concorso del 1850. Messa in moto la macchina burocratica nel giro di pochi giorni, dopo aver nominato una commissione d'esam e, Mercadante comunicava che il 23 luglio alle ore LI avrebbe aspettalo Cesi nel Real Collegio di Musica per sottoporlo ad esame. Ecco cosa in seguito comunicava a Lecca lo stesso Mercadante: Real Collegio di Musica Direzio ne delle scuole di Musica e canto
Napoli lì 21 Luglio 1856
Eccellenza Si é eseguito l'esame superiormente o rdin alo in persona del musicante del 4° Reggimento di Linea Ludovico Cesi, per potere o ccupare il posto di Capo Banda In occasione di vacanza in qualunque Corpo del Reale Eserc ito stando presenti tutti i componenti la g iunta approvata. Gli esperimcnri artisrici eseguiti all' improvviso dal detto Cesi, senza inte rruzione e alla presen7,1 de lla nominata g iunta da mc prcscduta, sono stati eseguiti armonizzare un basso a quattro parti reali, dato all' improvviso, e d esegu ito senza interruzione.
182
Angelo De Paola
armonizzare una melodia data, a quallro parti reali all ' improvviso, senza interruzio ne. Istrumcntarc un melodia data con n1tti gli strumenti che compongono una Banda, eseg uito all'impro vviso e senza interruzione. Il primo saggio é riuscito con un solo e rrore. li secondo, tutto bene. Il ter.w, anche bene. Risulta da tutto ciò, che il musicante Cesi é idoneo per pote r con intelligenza e <.: apacità o<.:<.:uparc il posto di Capo Banda o Capo Fanfarra, e fatto paragone con g li altri approvati né scorsi esami, l'intera giunta da mc prcscduta e qui sotto scritta, dichiara di non essere il Cesi inferiore a nessuno, e superiore a molli. Agostino Guida Paolo Savoia Nicol a rornasini Vincenzo Marra li Preside nte Cav. Saverio Mercada nte A sua Et:ccllcnza il Tenente Generale Ispetto re della ranteria di Linea D . Demetrio Lecca.
Ora se si pensa che dopo qualche mese ci fu un nuovo concorso, per così dire nazionale, viene da pensare che volutamente si cercò di evita re che Ccsi si meUesse a confronto con altri candidati; fra i candidati del nuovo concorso Cesi non c ' era, segno che, appena fatto idoneo, occupò 4uakhe posto di capo banda o fanfara. Un altro episodio si basa su ll a supplica fatta da Berardino Venturino, capo fanfara del 4° Cacciatori ed indirizzata al Ministero di Guerra e Marina il 28 maggio 1855; questa supplica conferma il sospetto e la paura che avevano i candidati idonei della graduatoria del 1850 ad essere scavalcati da altri pretendenti. Venturino, che nella graduatoria era al secondo posto, nd chiedere di essere nominato capo banda del I O Granatieri, posto resosi vacante a causa cie l passaggio de l capo banda Sebasliani a dire ttore delle bande dei Corpi di Guardia, de nunciava che si tentava «per lo mezzo di raccomandatizie» favorire il capo fanfara Caccavaro del 2° Ussari che, oltre a non essere in g raduatoria, faceva parte del corpo della cavalleria e quindi non poteva essere nominato capo banda nel corpo della fanteria. Da quest'aneddoto si capisce che la nomina a capo banda, per via di una maggiore retribuzione, era più a mbita della nomina a capo fanfara. A testimonianza che alcuni particolari favori e deroghe di convenienza s i facevano, c'è anche il caso che riguarda Pasquale Quagliato al quale, dopo essere stato esaminato da Mc rcadantc in data 14 novembre 1854, fu concessa dal re la possibilità di partecipare al concorso bandito per la nomina di 2° Sergente Trombcua cioè capo fanfara della fanteria, nonoslante lo stesso Quagliato facesse parte del Real Corpo de Ca nnonieri e Marinari: come s i ricorderà Quagliato faceva parte dei candidati del detto concorso. L' ultimo episodio, sicuramente quello più çu1;osu, te.stimonia çhe, a l <li là delle " raccomandatizie", la commissione giudicatrice nella valutazione
La Randa Musicale nell'Esercito Borbonico
183
dei compiti svolti dai concorrenti durante i concorsi operava con correttezza e con seria professionalità. Il citalo episodio riguarda la raccomandazione che, in occasione del più volte citato concorso a capo fanfara del 1855, un certo Sig. Berardino Telesio di Fasano inviava a Lecca. Nella lettera il Telcsio, con aggettivi superlativi, elogiava le capacità e la preparazione del musicante Luigi Convento del 3° battaglione del 1° di Linea; però al concorso sarà l'unico ad essere bollato come «Ignorante; Pessimoignoranza assoluta di armonia e di melodia». Nelle pagine seguenti vengono ripo,tati i compiti dei già c itati Antonio Wambagher e Luigi Convento svolti nel concorso bandito il 30 settembre 1854. A seguire pag. 192-193 le prove assegnate al Concorso del 6 agosto 1856.
184
Angelo De Paola
IO Saggio - Armonia noia contro nota
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186
Angelo De Paola
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Angelo De Paola
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3° Saggio - Istrumcntatura Andante
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9 sbagli principali ha mancato la tromba cantabile in Mib indicata nel programma dè stnm1enti
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Primo saggio dell'esame di Capo Banda Disposizione a 4, soprano, contralto, tenore e Basso Moderato
2° saggio dell'esame di Capo Banda Melodia data per soprano da sottoporci altre 3 parti, Contralto, Tenore e Basso
la Banda Musicale nell'F:sercito Borbonico
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3° esperimento dell'esame di capo Banda armonia istrumentale per Quartino, due Clarinetti, due Corni, due Trombe e Basso, nello spazio di ora tre.
4° dell'ultimo saggio dell'esame di Capo-Banda - in 4 ora - Banda completa
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Angelo De Paola
I primi anni del Regno d'Ttalia A questo punto la ricerca si può considerare conclusa, tuttavia, alcune considerazioni su due eventi, che si verificarono nell'immediata unità d'Italia e coin volsero direttamente l' ex capitale del regno borbonico, aiutano a delineare meglio la realtà bandistica degli ultimi anni dell 'esercito. Il primo di questi eventi consiste nella pubblicazione del Progetto per La riorganizzazione delle musiche militari nel Regno d'Italia di Emanue le Krakamp, caratterizzato dalla dura polemica scoppiata tra Vincenzo Scarpa e Camillo Demarchi contro Emanuele Krakamp (1863). L' altro evento, molto importante, fu il "Congresso dei Musicisti Italiani" tenutosi a Napoli (Napoli, 15 settembre 1864 - 5 ottobre 1864). L'unità d ' Italia, anche dal punto di vista bandistico non fu cosa facile. La polemica sopra menzionata fu la confem1a più eclatante. Dopo la pubblicazione ( 1862) della versione italiana del lavoro di Alhe,t Perrin Riorganizzazione delle musiche reg!{imentali 207 (si riferisce alle bande reggimentali francesi), curata dal Dott. Vincenzo Giovanni Scarpa, si pose anche in Italia il prohlema de lla unificazione e riorganizzazione delle bande militari del novello eserc ito italiano, sia dal punto di vista organologico, sia in particolar modo per migliorare la condizione sociale dei "musicanti". Dalle numerose lettere di adesione e proposte cli riforma 1icevute da autorevoli esponenti della vita politica, culturale e mus icale, pubblicate peraltTo nella Appendice 208 del citato lavoro di Perrin, si capisce che il problema aveva carattere nazionale e necessitava cli una rapida soluzione. In questa ottica si inserisce il lavoro di Emanuel Krakamp: Proxetto per la riorganizzazione delle musiche militari nel Regno d'Italia im_ In questo lavoro, Krakamp, dopo aver rico nosciuto che l'impulso dato dal Perrin aveva sens ibilizzato il paese e c reato le basi per una riforma delle musiche reggimentali italiane, osservava: Nel generale però, chi pi L1 chi meno, ha parlato nel campo astratto, e qualcuno tu tt'al più ha dato fuori un notame nto di strumenti da venire adoperato nel le nuove forma~.ioni delle bande. Noi però cred iamo che ciò non basti mica; che anzi trattandosi di affare da risolversi nelle sfere governative, sia mestieri l"acilitare il governo il più possibile, e sgravam elo di ricerche tecniche, le q ual i possono assai meglio indicate da coloro versano ne ll'arte pi ù da vicino. Ciò posto, rifugcndo no i dalle astrazio ni , veniamo subito al concreto ed osiamo presentare un progetto nel quale a nostro credere si conte nga quanto mai faccia mestieri all ' uopo.
"" Alberl Perrin, l<iorganizzazione delle musiche reggimentali. Torino. Fratelli Hocca, I 862. ·" ' Albert Perrin e Vim;enzo Giovanni Scarpa. Riorganizzazione delle musiche reggimentali Appendice, Torino. Fratelli Bocca, J 863. 209
Ernrnanuele Krakamp. Progetto per la riorgtJniz:.az.ionc dl•llc tnusichc militari nel Regno
d "ltalia, Napoli, Tip. di Luigi Gargiulo, 1863.
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199
Il progetto di riforma veniva presentato si quattro basi che miravano a quattro unità artistico-musicali : l. Un ità di metodo 2. Unità di esecuzione 3. Unità di proporzioni sonore 4. Unità d i meccanica
Con l' unità di metodo si proponeva la fondazione di un "Liceo musicale militare" per tutto il regno da istituirsi nel monumentale Reale Albergo dei Pove1i, cosiddetto "Serraglio", di Napoli. Krakamp, prima di dare le indicazioni di come doveva fu nzionare il liceo, fa due osservazioni . La prima di queste riguardava l'influenza positiva, per via della «legge d'imitazione e d'emulazione», che l'istituzione di un liceo musicale militare avrebbe avuto su quelle che Krakamp definiva "bande paesane". L'altra osservazione fatta da Krakamp mirava a sensibilizzare gli insegnanti di strumenti in legno affinché aderissero a sostegno del nuovo sistema di Bohm, ritenuto dallo stesso Krakamp quello migliore e più innovativo. Ma ecco il piano in 22 punti su come doveva essere organizzato il liceo musicale. I. 2. 3. 4. 5. 6.
Il Liceo dovrà contenere almeno 200 alunni. Età dell ' ammiss ione anni 13 a 14. ll uo na salute e saper leggere e scrivere. Sei mesi di esperimento per conoscere l'idoneità dell'allievo. S1udio anni 3. Ingaggio forzoso quanto quello del soldato: fini to questo, resta libero l'allievo di proseguire il servizio; e se lo comporti il suo talento con condiz ioni m igliori . 7. Di scipl ina militare. 8. Handisti veteran i a prefetti. 9. Sistema Bohem per la scelta degli strumenli di legno. sislema a cilindro e non a pisto ni per que lli di ottone. IO.. /\cquisto degli strumenti alla fabbrica privilegiata d'Italia. 11 . Il numero degli alunni per ogni scuola da stabili rsi sewndo l' importan/.ll dello strumento per esempio pe l clarinetto da 30 a 40, e così a proporzione per gli altri strumenti. 12. Dodici alunni per ogni professore, il quale darà lezione ogni giorno a vicenda 6 e 6. 13. La lezione dovrà durare Ire ore. 14. La scelta del professore dovrà essere fatta ad esame l' esame consisterà nel presentare un metodo sull ' istrnmcnto, o darne ragio ne, e di suonare un pezzo che verrf1 stabilito nel programma. 15. Fra i metodi si sceglierà il migl io re che verrà stampato a cura del Liceo tutt' i maestri dovranno adottarlo. 16. Vi sarà un maestro di grammatù:a e solfeggio collellivo, scelto anche ad esame che sarebbe col presentare una Grammatica. 17. li soldo indistintamente per ogni maestro sarà 100 li re mensili. 18. li Liceo avri1 un direuore col soldo di li re 2(Xl. Avrà un capo musica addetto esclusivamente a riunire per riunire gli alunnj per abituarli a suonare in co ncerto musica militare, col soldo di lire 150.
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19. Vi sarà un esa me annuale per premiare gli alunni studiosi con un premio d ' im:o-
raggiamento che consisterà nel I O anno di un libro di musica scelta: nel 2° di una medaglja d ' argcnlO: nel 3° di un istmmento. 20. La Commissione i.11w11rice delle bande d ell'Eserc ito farà g li esami semestrali ed annuali; stabilirà i premii d"incoraggiamento. 21. L'allievo che avrà ottenuto tutti e tre i premi i, avrà il Diploma. 22. Gli a lunni che avranno oU enulO il diploma dovranno essere piazzati nelle l:la nde col grado di caporale.
L'Unità di esecuzione mirava sostanzialmente a creare un Consi)?lio ispettore delle musiche militari. Krakamp constatando che la corporazione dei handisti si aggirava intorno alla «imponente cifra di circa 7 in 8000 individui», lamentava la mancanza cli un ripartimento del mini stero Guerra «esclusivamente addetto alle musiche militari» che garantisse l'avvenire delle «8000 famiglie» dei musicanti. Questo «Officio speciale del Ministero della Guerra» doveva curare gli interessi del musicante s ia come cittadino e come soldato, s ia dal punto di vista artistico-professionale; tutto ciò avrebbe portato alla unità di esecuzione garantita da un Consiglio ispettore delle musiche militari: I. li Consiilio ispettore delle musù:he militari sarì1 composto di cinque compo nent i fra le nutabilitì1 artistico-militari. a l ri tiro. 2. Sarà compito del Co11sig lio ispellore vegliare alla unità dell 'esei:uzùHw d elle musiche militari , uniformando in tutte le 11ande dello esercito i tre principii fondamentali: il Diapason, lo Stile e l'A ccento. 3. li Consiglio avrà un Presidente con grad o e paga di capitano. Esso dovrà essere un rinomato maestro compositore di musica. I ,a s ua nomina sarà di competenza del min istro de lla Guerra. 4. Gli assessori saranno quattro capi musica. con grado e soldo di tenente in attività eletti a maggioranza di tutti i capimu sica delle Bande d ell'esercito. All'oggetto il capo d 'Officio del ripartimento musiche militari proporrà a c iascun elettore una lista degli eleggibi li. Ogni elettore 111anderì1 al min istero il suo voto in iscrilto. 5. li Consiglio dovrà iisiedcre presso il ministero della (ìuerra, t.err~J le sue sedute, nonché la corrisponcle111:a con tutt ' i capi-musica i quaU dipenderanno da esso per occorrenze musicali di ogni spec ie . 6. In ogni anno i quattro assessori del Consiglio dovranno ispezio nare tutte le Bande militari , ripartendosi le piazze quando non potranno tutti uniti adempiere al mandato. Essi non faranno altro che dar parere in iscritto al Presidente sul progresso o regresso di c iascun Banda, e proporne i mezzi di miglioramento. Faranno rapporto soprattutto sulla musica esistente nel l' Archi vio. 7. U Consiilio in ogni sci mesi si recherà ne lla sed e de l U ceo uve fari1g li esam i tanto per l'ammi ss ione degli alunni che per concedere i premi d ' incoraggiamento. 8. Il giro d'ispezione dovrà essere compito in tre mesi nei quali gl' ispettori percepiranno l' indennità di cinque lire al giorno, o ltre il viaggio che sarù a spese del ministero de lla Guerra. 9. Il Consiglio sarò rinnovato ogni tre anni. I componenti possono essere rieletti una sola volta. 11 Pres idente solo sarìt a vita.
l,a Randa Musicale nell' Esercilo /Jorbonico
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I O. I componenti il Consiglio che cesseranno dalle loro funzioni rie ntn:ran no nei loro primitivi averi e godranno della onoril"icenza del grado. 11 . Pesando sulla esatte7.za ed onestà del Consiglio tutta la responsabilità del miglioramento delle Bande. coloro fra i componenti che demeriteranno della carica saranno rimandati a ' veterani colla perdita d el grado che occupavano prima di essere eletti. Costoro rimarranno sempre esclusi nelle ulteriori elezioni. 12. Tutte le deliberazioni del Consiilio ispettore non saranno soggelle a gravame, solo ricevere la ratifica del Ministro della Guerra, pe r essere eseguite a cura del Ministero.
Con L 'unità di proporzione sonore ossia numero e qualità degli strumenti componenti le Bande, Krakamp in poche parole presentava gli organici che dovevano formare le bande e le fanfare dell'esercito. In un a nota lo stesso Krakamp racconta che, nell' occas ione in c ui più hande si riunivano per suonare ins ieme l' Inno, «faceva mestiere tur,u-si le orecchie» se non si voleva «perdere il senso acustico» ed incalzando sostjcnc che più che suonare ci si trovava davanti ad una «ridda di stregoni di maliarde e di demo ni in una bolgia infernale». Ma ecco gli organici proposti: - Per la Banda Piccolo llaulo in Re -bemolle Terzino di llaulO pè pezzi d 'arrnonia Oboi Piccolo Clarinello in La-bemolle Idem in Mi-bemolle C larinetto d i concerto in Si-bemolle Primi clarinetti in Si-bemolle di fil a ide 111 Second i idem ide m Terzi iden1 t,·agotti
2
Elicon in Mi-bemolle (ìran cassa Piatti paia Ta mburo Rollante Sistro
2 I
2
3 3
2 2
Controfa gotto Cornetta in Mi-bemolle Cornetta in Si-bemolle di concerto Flicorno allo in Si-bemolle di conce1to I Flicorni 2 Biucle in Fa di com:erto Trurnbe a cilindro d ' accompagnamento 3 Trombe. basse 2 ~ mi 4 Eufono di concerto I Eufono di canto I Bombardini 2 Tro mbo ni in Si-bemolle d"accompagn. 3 Trombone so lo in Si-bemolle 3 Bombardini in jà 11omhardone in Si-b emolle
Totale
52
- Per la.fà1ifàra Trombini in Mi-bemolle Cornette in Si-bemolle C omelle in· /,a-bemo!IP Fli corni in Si-bemolle Fli corni bassi in Si-bemolle Trombe in Mi -bmwllP Sax in Mi-bemolle Corni Bombardino in Si-bemolle. ossia Eufonio Tromboni in Si-bemolle Basso in Si-bemolle o ssia n o mhardino 11assn in ji,1 Elicon in Mi -bemolle basso Elicono in Si-bemolle basso
Tolalc
30
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2
3 2
5 2 3
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Gli strumentisti della banda furono classificali in: 12 Solisti di I• classe col grado di sergente e con l'obbligo d' istruire due Apprendisti ciascuno; 12 Musicanti di 2" classe col grado di caporale con l'obbligo d' istruire un Apprendista: 27 Apprendisti col grado di soldati; 1 Sottocapo-musica col grado di sergente foriere; l Capomusica che si doveva nominare «propriamente maestro della musica» col grado di tenente. Quanto alla classificazione degli strumentisti della fanfara non veniva fatto nessun riferimento. Si stabiliva inoltre che, gli strumenti dovevano essere forniti dal corpo, ma pagati dagli strumentisti nel corso di un anno. Con l'Unità di Meccanica, sostanzialmente Krakamp sollevava il problema della diversità di Diapason che esisteva fra i vari strumenti. Come soluzione proponeva l' uniformità dei meccanismi nella costruzione degli strumenti stessi e in particol ar modo il sistema Bohem per gli strumenti in legno sul modello di quelli costru iti in F rancia da Buffet e Grampon, mentre per gli ottoni proponeva il sistema a cilindro sul modello di quelli costruiti da Ulman in Germania. Krakamp dopo aver constatato c he le bande degli altri paesi europei suonavano con strumenti che venivano costruiti ne lle proprie nazioni, proponeva la fondazione cli uno stabilimento~fahhrica per gli strumenti delle bande. L' ul tima proposta ri gmmfava la fondazione di una cassa di mutuo .\·occorso al fine cli poter garantire una decorosa pensione agli strumentisti. L' intera somma de11 a cassa, creala con il versamento mensile di ogni socio, doveva confluire in delle Casse di Risparmio del regno istitui te al Mini stero Guerra al ramo musica rnJ_
"" L'anno successivo, precisamente il 6 novembre 18M Krakamp proponeva la fondazione di una " S0<.:ietà Anonima per la diffusione delle o pere musicali". Ecco il programma: Il bisogno inteso dall'art<;, musicale di fondere !"ingegno degli a1tisti s iccome il 111ezzo de l suo maggiore sviluppo cd inc remento: il benefic io delle artistiche associazioni , tanto raccomandate e propugnate frà popoli civili e specialmente fra noi italiani che aspiriamo ardentemente all'unità nazionale: il riavvicina me nto di uomini la cui arte si manifcsrn precipuamente con l'ente cullellivo; e diventa tanto giovevole moralme nte e materialme nte quando lo studio indi viduale s i affratella all' altrui ispirazione. furon o le ragioni che ci s pinsero a dar fuori il seguente programma. E poiché la classe dei musicisti c he oggi più diverte e serve il pubblico é quella adoperata per le bandt' Musicali, é nostro intendimento rivolgerci dapprima ad essa col darle un mezzo di avvicendare l'opera del suo ingegno a beneficio di stessa e del pubblico. Ad ollcncrc ciò offriamo la stampa e la d iffusione di tutt'i migliori pezzi che scrivono i signori capi-mus ica. il cui ingegno é spesso condannato all'oblio perc hé chiuso fra l' angusta cerchia del pro prio reggimento. La di ffusione e la stampa dé loro pregevoli lavori é un vantaggio incalcolabile per essi, ed il pubblico, osiamo credere, avrà certamente a far plauso alla idea della Società in is pecie quando nelle grandi solennità occorrerà di riunire molte Bande in un solo Concerto. La Società adunque apre un 'associazione sollo le seliuenti condizioni. Ogni pubblicazione c he si vuol pubblicare dalla s0<.:ietà deve avere: Ottavino in Mib, Quartino, l ° Clarinetto in Sib, 2° Clarinetto in Sib, 2 Trombe in Sib, 3 Corni in M ib. 3 Sax in Mih, 3 Tromboni, Bombardino, Bassi, Tamburo e Cassa. Napoli, ronst'.rvntorio di Musica. Gazzetta Musicale di Napo Ii, n° 44 dd 6 novembre 1864, a.
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La Banda Musicale nell'Esercito Rorbonicn
Dopo quanto sopra proposto Krakamp tirava le proprie conclusioni mettendo in luce polemicamente problemi più di ordine politico che musi cale. ln primo luogo accusò il Ministro della Guerra di considerare «[ ... ]l'abuso e l'ingiustizia vergognosa che grava su' musicanli» cosa di «poco momento». ln secondo luogo allaccò G. Verdi, «innalzato all'onor del Parlamento», per prima cosa di restare impassibile verso i problemi della musica, in quanto interessato «nella prima qualità! ... J a far danari», per seconda cosa di aver spacciato «una canzone ignota milanese del 1848» per l' Inno delle Nazioni composto ed eseguito in occasione della Esposizione di Londra. Ma più di ogni cosa quello che determinò la dura pole mica con V. Scarpa e C. Demarchi furono le ultime parole: Cari compagni d·a11e, a parlarv i proprio schiettissimamente noi abbiam volulo scri vere, e sottoporre alla censura del pubblico il nostro progello per lo mi glioramento delle mus iche mililari; rna in c iò non ahhiam fatto a ltro che dare una semplice soddi sfazione al nostro cuore d i arti sta! ln quanto all'alluazione dovele con noi persuadervi che fintantoché la bandiera italiana sventolerà sopra Superga le nostre no n saran no che parole geliate al vento, che fiato sprecato. Solo quando il vessillo tricolore sarà piantato sul Campidog lio potremo sperare qualche cosa ! Oggi, lo ha detto il Ministro Peruz:,.i. non è <.:be un Governo di partito!! ...
La reazione di Demarchi e Scarpa non s i fece attendere. Datata «Torino, a 20 di Giugno I86J», fu diffusa una circolare che attaccava Krakamp. Ecco uno stralcio: Circola rra g li Ono revoli Capobanda una scheda di associazione a un opusculcllo di poche pagine del s ignor Cav. E. Krakamp con lenente un progello di riforma, che noi abbiamo g ià lc110 e st udialo rnaturament.e. Sen1.a negare all'autore una buona inten1.ione, non possiamo a meno di condannare lo scrillo de llato in modo da di sgustare i fautori stessi della causa. Ch i vuole intimare al (ìoverno con aria da padrone persino d ue fabbriche forestiere, da cui si debbano comperare gli strumenli. E, diremo quas i, la qua lità della carta, su cui scrivere le no te, moslra di ben poco conoscere il mondo, se spera di essere ascoltalo. Nuoce e non g iova alla causa un progello compilato con una burbanza o ltre ogni limite con pretensioni ridicole. con proposte assurde con frivol e mimllezze e con sanguinose invettive scagliate su quei medes imi che debbono eseguire la ri forma da esso comandata.
Di tutt'altro tono e portala storica è l'altro evento, c ioè quello del "Primo Congresso Musicale Itali ano" tenutosi a Napoli dal 15 sellembre 1864 al 5 ottobre 1864 211 • Importanza storica perché, fra le altre cose, in questo congresso , vale a dire il primo congresso di musica dell'Italia post-
'" I lavori del congresso si aprirono con una inaugurazione fatta nel la «Gran Sala di Monteul iveto,, alle ore 11 del 15 settembre 1864 e si conclusero la sera di martedì 5 ottobre J864 con un concerto. Come pezzo finale fu eseguito uno Scherzo per Orchestra e Randa del M Siri. Napoli. Conservatorio di Musica, Ga1,1.ct1a Musicale di Napoli, n° 28-29 del 15 ollobre 1865, a. XTI. 0
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unitaria, si affrontarono due grandi problematiche delle bande itali ane dell'epoca: la condizione dei mus icisti all' interno dell 'esercito e l'omogeneità degli organici strumentali . L'Ottava Sezione della Terza Tornata Generale, presieduta da Giovambattista Berella, aprì i lavori, dopo una relazione introdutti va di D. Gatti, con l' ordine del giorno «Organamento delle Bande Militari ». Per prima cosa si determinaro no «Gli inconvenienti [... ] sussistenti nelle musiche rrùlitari: 0
I • Soverch ia scarsezza di numero nel personale: la quale proviene spei.:ialmentc dagli alliev i soldati che per determinazione ministeriale vengono licenziati te mporariamente. 2°. Nessuna distinzio ne di grado l'ra i musicanti cd i soldati e fra i profossori e gl i allievi. 3°. Fo ndo di pagamento de i bandisti insuffic iente ed indecoroso. 4°. Per disciplina, servizii di wrvée sì i professori che gli a llievi sono pari ad o gni so ldato. 5°.Ingiusta di stribuzio ne delle paghe. 6°. TI portare lo Zaino. 7". 11 ritirarsi dopo 25 anni col grado di capora le con appena 18 li re al mese . 8°.Defic ienza d'istituii mu sit:ali per fornire di suo natori le lland e dell 'arm~1ta . 9''. L'aver di i.:apo-musirn il medesimo g rado del Tamburrino maggiore per LO anni l'esser subordinato di fu rieri magg io ri del Corpo, e spesso allo stesso Tamburrino maggiore[ ... ].
A fronte di «questi differenti incon venienti dedotti come frutti di lunghe e basate discussioni» si stahi lì che: I . doversi fissare il seguente numero d ' istrumenti per una banda milit are. C ol mec.lesimo provvedimento si dettava anche que llo relati vo alla formazione di una armon ia pei Reali Carabinieri, pci Corpi d i Cavalle ria, di Arti glieria e Treno, noni.:hé que llo concernente la fanfa ra de i Battaglioni Bersaglieri.
Composizione dello strumentale per una Randa Miliwre 1 Ottav ino
I Plauto 2 0boi I Piccolo C larino in mih 8 C larini in sib uno solista 2 8iucoli in sib 2 Cornetti in /ab 1 Saxofono Soprano J Saxofono Contrai/o I Saxofono Tenore I Saxofono Baritono l Saxofono Basso
4 Clavicorni in mib uno d i canto 4 Corni 3 Tromboni 2 Trombe in mih J Bombardini uno di canto 2 Bombardoni in mib 3 Contrabbassi in sih I Tamburo 2 Pa ia di Piatti J Gran Cassa I Sistro totale istrume nti 48.
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Composizion;, delle Armonie pei Corpi Dei Reali Carabinieri. Cavalleria, Artiglieria e Treno I Ottavino o Plauto I Piccolo C lari no in mib 5 C larini in sib uno solista 5 Saxofoni Soprano, Contralto e ·lè norc 2 fliucoli in sih 2 Cornetti in /ab 4 C lav icorni in mih uno di canto
3 Corn i 3 Trombe in mib 3 Tromboni 3 Bombardini u no di canto 2 Hombardoni in mib 3 Contrabbassi in sih I Timpani to tale istrumenti 35.
Composizione dello strumentale per una r·anfara pei Battaglioni Hersaglieri I sopran ino in mih 2 Primi Hiucoli in sib 2 Secondi Biucoli in sib 2 Prime Trombe i /ah 2 Seconde Trombe in /ab
2 3 3 2 2
Romhardini in sib Clavicorni in mib Clavicorni in sih Tromboni Hombardini totale istrumcnti 24 [2 1].
Re lativamen te al 2", 3", 4° e 5° «inconveniente)) si propose di: di videre i music isti «col grado e soldo me nsile» in tre distinti classi; la fondazione di tre istituti musicali per bande militari da istitui rsi il primo a Milano il secondo a Napoli ed il terzo a Bologna; unifonnare il diapason comprando gli strumenti da una sola fabbrica. A seguilo di quest'u ltima proposta in un " Rapporto dell a commissione visitatrice delle fabbriche di strume nti per musiche militari» si legge che le fabbriche di strumenti musicali oltre ad adollare differenti diapason, miravano alla bellezza più che a ll'intonazione degli strumenti, e dopo aver criticato negativamente quelli con la ca mpana in alto si disse che i migliori strume nti sarebbero stati «quelli i quali raccoglieranno i seguenti pregi : Sonmità, intonazione e leggerezza». In conclusio ne questo congresso deve essere considerato l' atto di nascita dell a nuova realtà bandistica militare la quale, pur con i suoi prohlemi, fu anche uno dei simholi deH' unità d' Italia.
APPENDICI
208
i\ngelu lJe Paola
Fondi deslinati alla banda Nei documenti militari esaminati si è trovato spesso menzione di "Fondi" destinati alle bande. In ge neraJc i "Fondi" erano delle somme di denaro che le Finanze ciel regno destinavano ai corpi de ll'esercito per spese di vario genere. Il primo fondo di c ui si ha no6zia, fra que lli destinati alla handa, era il cosiddetto "Pondo cli Grazia" (o "Grazie"). Con questo fondo si sostenevano que lle s pese necessarie al mantenimento della banda come: gratificaz ioni, compera di strumenti nuovi, riparazioni cli strumenti, ecc. Uno dei primi documenti trovati a tal proposito è la «Dimostrazione dell 'Trnporto del Fondo di Grazia, che le Reali Officine Abboneranno ne lli aggiusti, che sono per terminarsi a Secondo Reggimento Estero e dell' Impiego di questo Reggimento fatto di dello Fondo dal 1° Gennajo 1790 a tullo Ottobre corrente anno» 212 • Si tratta cioè di un rendiconto: Il rundo di Grazia a Duca1 i 33.33.4 a l mese importa per mesi 22, cioè dal Primo Gennaio 1790 a tutto ottobre I79 1........... ....................... ..............0ucati 733 .. 33 ..4 Sopra questo Fondo e [sic.I assegnata la (ìra1ificaz.ionc mcnsuale di Duc,1 ti 3 del Sotto Maggiore c he importa 1791 ........................ D. 60
dal
Mese
di
Marz.o
a tutto Ottobre
(ìra1ificaz.ionc per sei Mus ici, cioè il Capo Banda a Duca1 i 8, e g li altri a Ducat i 4 il Mese dal I O Marzo a tutto Novem bre 1790 dedotta la loro Piazza importa ........... .. 136 ..50 Per c inque simili Mus ic i come sopra dal I v Dicem bre 1790 a tutto Ottobre 1791. ........... 146 ..75 Per lstromcnti nuovi , cioè due Corn i di Cacc ia. d ue Cornetti, e l lue Clarinetli ........... 74 .. 20 Per riatta mento degli Istromcnti vecch i..................... ........... I 0 .. 06 La Gratificazione mensuale di N° 30 Tamburi a Carlini 6 ed 11 Pifferi a Carlini 1 ogni mese dal I O di April e a tutto o11obre co1Tcntc an no .................... 149 .. 1O
Avanza questo rondo a tutto ottobre 179 1
Sommano e s i deducono 576.. 61 Ducat i 15(,..72 ..4
Il documento, che testimonia l'esistenza del Fondo cli Grazia nel 1790, non esclude pe rò che lo stesso esistesse già da tempo. Dalla contabilifa si capisce che ogni mese, a disposizione del reggimento, veniva stanziata una detem1inata somma alla quale si aggiungeva una "Gratificazione" del Sotto Maggiore de l reggimento. Si capisce anche che, a parte le s pese relative alla handa, l' intera somma del fondo, non necessariamente del tutto util izzata, veniva caricata anche dalla spese di gratificazione de i Ta mburi e dei Pifferi. Un altro fondo era la Cassa d 'Economi a di c ui si è trovata menzione al quinto punto del "Piano per la com posizio ne della banda" del 179 1, (v.
' '' Na. A. di S ., Sezione Mili1are.• '"Segrctcrin di guerra". fasc io 887. fit~cicolo I.
La Banda Musicale nell'J:.'sercito Borhonico
209
cap.TTI.4.). Il fondo, nel quale dovevano essere versati i due terzi del guadagno che i musicanti riuscivano ad otte nere con prestazioni straordinarie, serv iva sia per il ri accomodo degli strumenti, sia per il mantenimento decoroso dei mus icanti stess i. Quindi due fondi, di Grazia e Cassa d '.Economia, differe nti, in quanto il primo era sostenuto dire ttamente dalle Finanze del regno e veniva usufruito, sia dalla banda, sia dai Tamburi e Pifferi , l' altro, vale a dire la Cassa d'Economia, era sostenuto dai musicanti stessi c he di conseguenza ne beneficiavano. Naturalme nte questi non erano i soli fondi a disposizione dei reggime nti . Un documento contabile della Segre teria di Stato e M ,.u-ina del 12 marzo 1807 attesta la presenza di ben quattordi ci fondi destinali ai reggime nti di fanteria: Recluta, Anni , Riatto d'Armi , Vestiario, Ri atto Vestiario, Grazia, Utensili, Mezze Piazze, Ospedalità, Letti, Barha e Carla, Fondo Pri vato, Fondo di Banda, Cassa di Economia m _ Da quanto il contabile lamentava in questo documento, si capisce che la gestione cli tali fondi doveva essere anche abbastanza difficile: «L' analisi , che mensua lmente devo fare à Conti di Cassa dè Reggimento, e Corpi della Prima Di vis ione di Fanteria a mio carico, mi ha fatto rilevare differenti abusi, una diversa inversione dè Fondi, ed una noiosa complicazione di Scrittura [... ]».Il contabile accusa soprattulln il numero elevato di fondi , riconlando che alcu ni di essi erano già stati aboliti nel 1788 e che con la riorganizzazione del 1799 i sol i rimasti dovevano essere: Reclutazione
pe r ingaggi e ringaggi; Per li danni che si accaggionano dà Disertor i
Anni
pe r compra d ' Armi nuove sia da fuoco. o bianc he
Grazia
per dare à Tamburi due bajocchi diarj d i gratificazione, ed un b,tiocrn à Piffari. per supplire a ll 'accomodi de lle Ca~se, e dè Piffari
lJ1 e11si li
Mezze piazze de Licenziai i Os pe dali 1à Vestiario Lett i
pe r 1ullo quello che occorre ne i quartieri dei Soldati per i congedati un a iuto ai convalescenti
per tutto q ue llo che rig uarda il Vest iario pe r i letti dei soldati, comprese e manute nzione
S i può notare c he nel fondo di Grazia non si fa me nzione della banda nonostante, come si è già visto, nel l 790 lo stesso fondo fosse desti nato sia alla ba nda sia ai Tambu1i e Pifferi. Questo potrebbe essere uno dei moti vi per c ui si rese necessaria la fondazione del " Fondo di Banda" e dell a "Cassa di Economia". Il contabile, nella s ua conclusione, pur riconoscendo «p lausib ile l'altro Fondo particolare, che si hanno fsic l istituito di B anda, quando non ecceda l'esito all'introito», sente nza che «Li fondi
'" Na. A. di S. Sede, "'J\n.:!Livi Casa Reale Riservalo", fascio 1147, fasc icolo 8.
210
Angelo De Paola
che componer devono le Finanze di un Corpo di Fanteria non saranno, che quelli, che viene comandato» e cioè: Armi e Gratificazioni, Vestiari, Grazie, Utensili, Ospidalità, Letti e Lettiera e Cassa di Economia per il «solo profitto del soldato», mentre, alcune gratificazioni, come Riatto Vestiario, per la Carta, per il barbie re , restano a cura dei capitani dei reggimenti. Curiosamente il fondo che interessava la banda era quello di Armi e Gratificazione, mentre quello di Grazia riguardava Tamburi e Pifferi: Armi e Gralificazione
Per compra <li anni nuove Casse di Tarnburri , e Strumenti di Banda Utcnsilj dc Guastalori Accomodo delle armi Utens ili delle compagnie per I' Am1amento
Grazia
La sommi nistrazione d i due Bajocchi diarii alli Tamhurri, e di un Rajocco à PifTari; acciò con questa Gratificazione rimanga a loro Carico, raccomodo delle Casse e S1rumcnli.
Diverso è il tono della memoria, in 17 articoli, della "Giunta delle casse pelle Finanze di Corpi di Fanteria" del IO g iug no 1808 "14 • Al 3° articolo si propone, per ogni reggimento, l'esistenza di «due Casse, una del re pè fondi Reggi, e l'altra dè soldati detta cli Economia» (casse intese anche fisicamente in quanto si parla di tre chiavi). In quest'ultima, cioè la Cassa di Economia, si prospetta (5° articolo) di versare «il denaro, che si ritrae dà Travagliatori reggi, ri sparmi cli Legna, ed olio, Lucri di Teatro, Sortite di Chiesa, e Sospensioni », mentre, gli «esib della medesima non devono essere che pel puro Servizio dè Soldati, come a dire pè Prest, e ranci doppi i, processure» . All'articolo 9° della me moria si legge: Abolire s i dee parimenti il Fondo di Gra7.ia. pe rché s i assegna à Strumentisti oltre gli averi di Soldato l'alta paga di Ducati sei al mese coll'aumento di trè altri Ducati al Capo banda e quella <li <lue grana Napolelani al giorno ad ogni Tarnburro ed uno ad ogni Piffaro; e così ciascuno di Costoro sarà nell' obbli go di conservare i ris pettivi Strum enti in istato di Servizio.
Fino adesso i fondi destinati alla banda e l'utilizzo del fondo di Grazia, di cui si propone anche l'abolizione, non sono del tutto chiari. Del tutto sorprendente a questo punto è il documento del dicembre 1808 concernente la situazione del Fondo di Grazia destinato a quattro reggimenti 215 :
1 14
lhidP.tlL
"' Na. A. di S. Sede, "Archivi Casa Reale Riservato", fascio 11 14, fa scicolo 31.
u1
Banda Musicale nell 'l!,'sercito Borhonico
211
Tabella XLV l1 : Fondo di Grazia - Oeeetti di sua s ituazione Per alta t>.:1!!a a TambW'ri, e Pìffari rx:r la ma1111tcn:1.iouc delJe casse da Guerra. e Uè I ~ffari
Ba iocchi 2, Calli 6_71 •xr ooni te sta 1>rcscJJtc in ri\·ista
Osservazioni Le spese falle dè Reggimenti su questo Fondo sono: la carta 1x:I Co111amla111c, peli a ~laggioria. 1~Uc Compagnie dè Granatieri (quando ;1ppartene\'ano ai Corpi). e pdlo S<.:ri\·;_1110 cl i PiccbeUo, i rapporti giornalieri . i libai di rcgis1ro dc) Sc,t?rclnrio, le li brcltc pè Soldat.ì, l.1 111;_mutc11:1.ionc, ed accomodi dell e Casse da (ì- ucrra. r alla paga al CaporaJc dè T a mburri, la compra ,.h 411alc hc s lrnmento da fia 10, e l' alta paga a' sl.rumcnlisli , la quale sccoodo i cCM1vc11ii particolari , c he ,.1,·c \·;mo i Consigli di .r-\ nuniuistra1.io11c, si è somministra la in ogni mese uella scgu~nl ~ rnanicrn, cioè l i Stn1men1i s1i d i Reali Presidi Duca LÌ 16.20 a quelli di l~cali Sanni ti Ducati 60 a quel li di Valdima:1.1am D ue.ali 35 .65 e a ouclli di Estero Ducati .~O i11cm.:a. Da fcbraro a tullo diccmhrc l&ffi A 1,1110 l)iccmbr, 1808 Introital i Esitali Credito Debito Ducati Grana CaUi Ducali (ìr.ma Calli Dnc.,ti Gra,.. C all i l)ucali ( ìr.ma Calli J{e ali Presidi ()J 292 5-1 7 .1 70 G 7X 36 Il Re ali Samti ti 245 14 Il 1037 I~> 792 4 4 Valdimau.arn 267 52 260 3:J 7 19 Eskro 2 14 27 5 76.:J 61 7 550 14 2 N o la dcll' Jspenore. S iccome le prcscriHl· s1x.:sc sono imprescindibili, e d'alt ronde per la rna,gµ:io r p,1rlc di esse non vi è assegna zione, cosj di 11cccssi li"1 si sono donne caricare giusta il solito a qucslo 11o ndo, come quello che ha nu maggiort: m lroilo. ln ta11lo avcmlo r e~perictu..a dimoslr,du che il Rcggi mcnl o Rea li Presidi, Reali Sall.l.l.lt.l , u1 ):sie ro sono rimasti in nn dchil o significanl c su tal Ramo. e que sto e deri valo dall'alta paga di: stnuuc11ti stì cosi ad <>.!!~cito di non far ma ncare il p rcst a· Soldatì IK> disposi<> c he da fcbraro cnlraotc in poi 11ii:11tc dì Sopr;1ssolclo si dia a· S 1rumcntisti, fi no a che S. M. mm sì dc'.lfncrh di darclil~lo.
Il documento sopra riportato testimoni a che, il Fondo di Grazia, era l' unico ad essere usufruito sia dalla banda, sia dai Pifferi e Tamburi, vale a dire nel lo stesso modo in cui veniva utilizzato nel 1790. Si capisce, inollrc, che la somma destinata al "fondo" era stahilita ogn.i mese in base al numero dei nùlitari presenti in un determinato reggimento. Oltre alle spese inerenti la handa e g li strumentisti si trovano incluse anche altre spese come carta, libretti , lihri di registro ecc. questo pe rché, come si legge nella nota, il Fondo di Grazia era quello più consistente di conseguenza veni va caricato di quelle spese che non avevano un fondo specifico. Contrariamente, quindi, a quanto proposto nella memoria della "Giunta delle casse pelle Finanze di Corpi di Fanteria" il Fondo di Grazia era bene attivo. Attjvo solo per poco, però, visto che un Reale Dispaccio di Regola del 16 maggio 181 O ne stabiliva l'aholizione istituendo nello stesso tempo il " Fondo di Banda" che a sua volta, con un Reale Dispaccio di Regola del 29 agosto 18 IO, veniva sostituito con il "Fondo di Cancelleria e delucidazioni di .Banda" m,_ Di un fondo d a assegnare alle bande de i reggimenti si parla nella riorgan izzazione della Fanteria di Guardia del 17 agosto 1815 . Con esattezza si specifi cava che tale fondo doveva essere impiegalo tanto per l'alta paga degli strumentisti quanto per la riparazione degli strumenti esistenti, per l'acqui sto di strumenti nuovi , per carta di mu sica ed infine per «gratificare quegli apprendisti che si distingueranno in applicaz ione» 211 • Una chiara e definitiva regolamentazione in materia di fondi, o se si vuole di contributi eia destinare ai vari reggimenti, si trova nell"'Ordine della anuni-
"' Nn . A. rli S Se:rlt'-, "Archivi Casa Reale Riservato", fa sc io 946.
"' Ibidem, fasç io 929, fascicolo 634.
212
Anielo n e Pania
nistrazione militare del Regno delle Due Sicilie" in 732 articoli più 23 tabelle del 19 giugno 1824 218 • 1n questa ordinanza, che regolava in generale tutta I' amministrazione finanziaria dell'esercito, i diversi fondi a<;segnati ai vari reggimenti vengono sostituiti sotto un ' unica voce detta "Assegno di Mantenimento": art. 94. G li assegni di vestiario e di mante11i111ento, abhenché si liberano in ragione degli uomini, non si annoverano però fra g li averi in denaro de lla Truppa, perché non sono di proprietà dcgl ' indi vidui. com'è quello d i rnassetta "". art. 598. L' assegno di manteni mento è destinato pei riatti e pè diversi bisogni dè corpi in generale.
Quindi, con l'Assegno di Mantenimento sparivano, di fatto, tutti i precedenti fondi non esclusi quelli destinanti alle bande e agli strumentjsti addetti alla telefonia 2w. Gli introiti che formavano questo Assegno di Mantenimento erano diversi 121 : I0 . la tangente liberata dalla tesoreria; 2°. il prudono della vend ita di tutti i generi di dotazione e di vestiario usciti d i durata ed inservibili; 3°. il prodorto de l In rite nuta g iorn:i licra d è. travae li:11ori ; 4". la metà del compenso che ritraggono i sottoffiziaLi cd i soldati destinat i per la esazione delle imposte, per le comparse dè teatri, per le solennità di chiesa, e per le altre funzioni pubbliche, dovendo l'altra metà di stribuirsi agl' indi vidui ; 5". la sesta pa11e del danaro che ricevono gl'individui impiegati né lavori pubblici d i ponti. delle strade, fortificazioni , e<.:., dovendo il rimanente sommini strarsi agl'individui stessi; 6° . la sesta parte del lucro dé Musicanti per le feste. processioni pubbliche e<.:c.: 7° . il prodotto della vendita del letame
Si evince che solo una parte del ricavato, che i componenti delle bande incassavano per le prestazioni ne lle varie manifestazioni pubbliche, andava nelle loro tasche, mentre la sesta parte andava a finire negli introiti che costituivano l'Assegno di Mantenimenlo. Su questo aspetto, vale a dire sulle prestazioni delle bande e dei musicanti fuori dell'ambito militare , è necessario aprire una piccola parentesi. È molto probabile, infatti, che i servizi prestati dalle bande dell' esercito nelle varie occasioni fossero da sempre retribuiti. Di conseguenza l' Ordine del Giorno n° 259 del 15 settembre 1850, il quale stabiliva il compenso che dovevano ricevere i musicanti per le loro prestazionj, può essere visto o come una regolamentazione più ordinata del feno meno, oppure come nuovo tariffario 222 :
"' Napol i, Rihliotcca dcli ' Archivio di Stato Sezione Militare. volume a stampa (pp. 379) "' L' assegno di rnassetta era destinato «per la fe rratura e pel governo dè cavalli»). Ibidem, p. 45. 220
Ibidem, p. 266.
"' Ibidem, p. 267. 212
Na. A. di S., Sezione Militare, "Ordini del Giorno Comando Generale", voi. 23.
La Banda Musicale nell'Esercito Rorbonico
213
I... I Giuste le Sovrane intenzioni si è disposto che da oggi in poi i compens i dovuti alle bande, ed a· distaccamenti che vengono richiesti per funzioni Sacre , per g uardie, per comparse di teatri e per qualunque altra solennità pubblica siano quelli a ppresso segnati. Al capo ba nda ducato uno e grana ventidue 1.22 Per ogni musicante Per o gni sergente Per ogni caporale Per ogni soldato
g rana ottantadue grana trentadue gra na ventidue grana dodici
82 32 22
12 S ' inte nde che le spese di viaggio e di vitto che occorressero pe i musicanti richiesti pè luoghi fuori de lla città debbono andare a carico della parte richiedente o ltre cie l premio stabilito di sopra. l)è cennati compe nsi si preleveranno grana due per ogni indiv iduo le quali saranno devolute alla piazza per far fro nte all e spese di chiamale di a vvisatori cd altro, e la rimanente somma sarà ripartita in conformità del di sposto dell'articolo 599 della Reale Ordina117,a per l'arnrrùnislrazionc militare cioè la sesta pa11e del compenso di ciascun mus icante l ... I
L'Ordine del G io rno n° 2 11 ciel 29 lug lio 1852 testimonia, però, che le 21 1:
cose non andavano sempre per il meglio
In seguito del disposto col Sovrano rescritto de l 12-8-1850 num. 72 11 , circa al compe nso dovuto alle bande e fanfan-e richieste per fun zioni sacre e per altre pubhlid1e solennità, essendo pervenu1i dei reclarrù dei musicanti che chiamati a suonare nei paesi non hanno potuto godere di tal benefi cio per no n essere i comuni nel caso uniformarsi al pagamento stabilito col suddetto rescritto, Sua Maestà il Re (D.G ) ha ordinato che presentandosi tali occasioni s ia vietato cli comandi cli piazza di contrattare con le parti r ichkdcnti, ma che s i lasci ai capi dei corpi a nonne dei regolamenti , la facoltà di stahi Ii re quel prezzo ch e meglio convenga a conciliare g l' interessi del fondo di manteni mento che introiterà la sesta parte cli lucro, e quello de i musicanti, che avendo il beneficio delle altre cinque pa,1i potranno provvedere al rimpiazzo e manutenzio ne de l proprio strumento, evitandosi così qualunque monoJX>lio.
Ritornando ai fondi destinati alle bande nell "'Ordine della ammini strazione militare del Regno delle Due Sicilie", all'articolo 600, si possono leggere le varie possibilità su come poteva essere utilizzato l' Assegno di Mantenimento. Fra l'allro si legge: Cù suddelli introiti s i dovrà provvedere[ ... I 3". All 'alta paga d è m usicanti, sergenti trombetti, e caporal i trombelli. [ ...] 26°. Alla compra delle carte di musica. 1... 128". E finalmente a tutte le altre spese impreviste che rig uardano la buona tenuta dè corpi e dè soldati.
Mollo interessante è l' articolo 606 in quanto defini va che:
"-' Ibidem.
214
Angelo De Paola
Né corpi che hanno banda, un Uffi ziaJe a scelta del Consigl io di amministrazione s'incaricherà della direzione, tlisciplina e tenuta dei Musicanti. Le spese di alta paga saranno quelle convenute nelle rispetlivc capitolazioni da approvare dall'Jspellorc, e si giustificheranno col ricevo degl' individui firmato dalJ'Uffi ziale, il quale certificherì1 che costoro nel corso del mese hanno adempiuto a' loro doveri. Per condizione espressa sarà stabililO nelle capitolazioni, che ogni musicante deve comprarsi e mantenersi colla sua alta paga lo strumento che suona. I sergenti tromhetti , ed i caporali Trombctli saranno benanche capitolati tlall'Ispcllorc, e godranno Je corrispondenti alte paghe a carico dell' assegno di ma ntenimento.
Tn realtà " l'alta paga", a pmtire da questo momento, era tale fino ad un certo punto visto che, i musicanti , a loro spese dovevano comprare lo strumento. Negli anni precedenti, la cosa funzionava diversamente in quanto alcune disposizioni rigùardanti la formazione di bande reggimentali stabilivano che il primo strumento affidalo al musicante era a carico dell'amministrazione dell' esercito, quindi veniva dato gratuitamente. Però, nel caso che, allo stesso musicante, per vari motivi necessitava un altro stru mento, doveva essere il fondo o raramente lo stesso musicante a provvedere alla compera. Invece, con quanto disposto dall 'articolo 600 dell'"Ordine della amministrazione militare del Regno delle Due Sicilie" del 1824, non ci sono dubbi: «ogni musicante deve comprarsi e manteners i colla sua alta paga lo strumento che suona». ln verità disposizioni del genere forse esistevano da tempo, infalli, in una normativa in 7 articoli del 13 aprile 1808 riguardante la di sciplina nella Compagnia dei Volteggiatori Reali si legge «A.Ile trombe darsi lo stru mento di regio conto giacché non ricevono alta paga» (art.6°) 224 • Negli anni che seguirono !"'Ordine della ammi nistrazione militare del Regno delle Due Sicilie" del 1824, si è avuto modo di vedere che le di sposizioni emanate con l'art. 606, e cioè «che ogni musicante deve comprarsi e mantenersi colla sua alta paga lo strumento che suona» non furono sempre rispettate, in quanto, i documenti inerenti a tale materia testimoniano sia musicanti proprietari del proprio strumento sia musicanti in possesso di strumenti comprati col fondo del Mantenimento. Peraltro non ·mancmono occasioni, dove gli strumenti furono dati in regalo dal re ; è il caso, per esempio, della fornitura fatta al 4° di Linea Principessa l' 11 giugno 1852 in occasione della rivista che lo stesso re passò a Caserta 1'8 maggio 1852 225 • Non è infine da escludere la possibilità che gli strumenti compratj dal mantenimento, venivano in seguito riscattali dai musicanti diventando così proprietari. Tullo ciò dimostra che, in effetti, in questa materia non esisteva una chiara cd univoca linea di condotta. Il caso del 4° Battag lione Cacciatori Taranto è la testimonianza più significativa. La vicenda prese il suo avvio il 20 dicembre I 851 quando il Maresciallo di
"' Na. A. di S., Sede. " Archivi Casa Reale Ri, .,rvalo", fa scio 917, f. 7v. '" Na. A. di S., Sezione Milit,u-e,
"Ispezione Punteria di Linea", fasc io 318, a. 1852
La Banda Musicale nell'Eserci/u Borbonico
215
Campo Ispettore Generale della Fanteria cli Linea scrisse al Consiglio di Amministrazione del 4° Battaglioni Cacciatori lamentando la mancanza di introiti da parte della fanfara del corpo. Il 5 gennaio 1852 il Consiglio di Amministrazione così si giustificava: Sig. Maresciallo dj Campo Ispettore Se la fanfarra del corpo fosse come lo dovrehh' essere, positi vamente rnjg liorc di quelle paesane che in numero vistosissimo esistano nella Provinc ia, no n vi cadrehhe duhhio che verrebbe pre l"erita. Ma quando col fallo la Fanfarra rrnlitare è inferiore a quelle P rovinc iali no n potrà mai mette rsi in concorre nza, dal perché prescindendo da tale regione non di poco momento, altra ve n'è più forte ancora, c ioè che le bande paesane vengono chiamate a preferenza, di quella rnjlitarc, non solo per spirito di Municipio, ma ancora pe r antipatia di ché veste la di visa del Re /0.G./. pur nullarneno, tulio si è messo in opera onde procurare che la fanfarra venisse adehita, ma i nostri sfor/.i e quelli del Capo <lei Corpo, resteranno senza risultato se da Le i non si concedono dè strumenti d' acqui starsi sul Fo ndo di Ma ntenimento, non essendovene nel Corpo di Conto Regio che soli quattro, ed in atto es istono, sette musicanti apprendisti che del tutto ne sono privi.
La replica, data ta 24 gennaio dello stesso anno, da parte del Maresciallo di Campo Ispettore Generale della Fanteria di Linea non si fece attendere. Pe r prima cosa si invitava il Consiglio di Amministrazione del 4° Cacciatori a far saper quali strumenti necessitavano alla fanfara. Per seconda cosa si ribadiva che la buona disciplina, la decente tenuta, l' abi lità dei componenti, la scelta dei pezzi, l'accurata direzione ed esecuzione e una buona scuola destano simpatia, ammirazione e fiducia . In definitiva si accusava la fanfara di scarsa professionalità indipendentemente dagli strumenti mancanti. Da queste accuse il Consiglio di Amministrazione del 4° Cacciatori in data 30 gennaio 1852 si difese scrivendo c he la fanfara non era inferiore e seconda a nessuna, ed il problema non stava nella scelta dei pezzi di musica, semmai nella mancanza di strume nti. Si scriveva inoltre che di strume nti pe r lo meno ne occorrevano dicci e che nonostante i loro sforzi per migliorare la situazione: I ... I se dei strumenti necessari non venga da Lei autorizzato lo acquisto, i nostri sforzi resteranno a l certo senza ri sultalo, non avendo in atto che 20 Indi vidui che suonano, nel mentre c he non vi è alcuna Musica Provinciale a l di sotto di 26 Individui , no n volendo citare quelle di Lecce, Bari, e Giovinazzo che vanno al di là dei quaranta[ ... ] L'8 marzo 1852 fu inviato al Maresciallo di Campo Ispettore della Fanteria di Linea uno statino dove si annotavano gli strumenti necessari per la nuova organizzazione della fanfara. Insieme a questo notarnento fu inviato anche un altro statino con l'elenco degli "strumenti mancanti"; questi ultimi con molte probabilità erano gli strumenti necessari ai sette apprendisti che ne erano privi.
216
Tabella XLVIII:
Angelo De Paola
Notamcnto degli strume nt i neces sari per una fanfarra d i TrentH individui
2) lliuculi in 00
l ) Tr. in Sol bassa 4) Bassi
2) Trombcltino in La Alta I ) Tr. In La bassa
2) kk:111 i11 Sol Alla 3) Cornelle I' in Re 3) I' 2' 3' Cumelle in Re 3) Comi da Caccia
I) Tromba in Mi I) Tromba in DO I) Sax in Do I) Sax in Fa
3) Tromboni
I) Terzi no
I) Bombardone
Strumen!i da atuuis(arsi 2) Cornei.la in Sol 1..: 011 i ca111hia111e111i
I) Trombone tenore <li nuovu sislerna I) Bombardone in On e da 1>ulersi 11,ellerc in Sib I) Tcl7.ino in Do con i c.amhiamenli I) Corno a macchina con i ca111bi;.1111e 11li
Totale 30
I) Sax Mih con i camhia111e11ti
Il 12 aprile 1852 l'Amminis trazione del 4° Battag lione Cacciatori sollecitava, al Maresciallo di Campo Ispellore della Fanteria di Li nea, ancora l'invio degli strumenti necessari alla fanfara ricordandogli che «[ ... ] Non sa rà superfluo intanto sottometterle che si avvicina la stag ione delle Feste /da Magg io ad Agosto/ epoca in cui il mantenime nto potrebbe ricavare aumento pe r tale ramo. [ ... ]».Non si sa come questa v icenda andò a finire, cerio è però, che il 3 maggio 1853 l' Amministrazione del 4° Battaglione Cacciatori faceva richiesta, dei prezzi di quattro nuovi strumenti : «Tromha di prima qualità, Corno alla sax in Mi , Riucolo coll a campana in aria e col ci lindro in su, Basso all a Sax>>. La vicenda del 4° Hattaglione Cacciatori è la prova che il " Fondo" destinalo alle bande e fanfare, era fondamentale, e la mancanza di introiti e di conseguenza del mancato versamento della quota stabilita, metteva in difficoltà l' esistenza della banda o fan fara stessa. Dai vari documenti s i è capito che il problema principale delle bande e delle fanfare, era l'acquisto degli strumenti. Questo proble ma si fece sentire specialme nte ne ll ' ultimo decennio, vale a dire dal l 850 fino al 1860, quando g li organici delle bande e fanfare, allo scopo di aggiornare i propri organici, chiedevano l' acquisto di strumenti a nuovo sistema. Di "fondi" si parla anche pe r le bande dei cosiddelti reggimenti provinc.i ali (in rea ltà s i trattava di tamburi e piffe ri, s i veda o ltre); essi ven ivano distribuiti dai presidi de lle varie province. Semhra che i presidi ricevessero questi contributi dalla " Giu nta Econom ica delle Bande" incaricata a ri scuotere la 'Tassa delle Bande". La di stribu zione dei contrihuti da parte dei presidi provinciali alle bande, molto probabilme nte , creava dei ritardi , come si evince da una nota de lla " G iunta Economica delle Bande" dove si lame ntava che in molte province g li "averi" che spettavano ai musicanti era no dati con «sommo ritardo». A motivo di questo ritardo, il 15 ottohre 1802, si cercò di porre rimedio facendo riscuotere la "Tassa de lle Bande" direttamente dai presidi de lle provincia: Ha o rdinato, e vuo le il Re, che da ora in avanti la tassa imposta pe l mantenimento delle Bande dè reggimenti Provinc iali si faccia dai Percclturi e Teso rieri de lle Provincie ai quali riesce più faci le d i eseguirl a insie me eo ll 'esa,.iune delle renuilc i-:iscali coll a circuslanza però, che lai nuovo siste ma no n debba recare nenoma spesa a danno di quelli interessi, o diminuzioni alcuna dell ' importo effetti vo che deve re ndere la Tassa medesima [... ].
La Banda Musicale n.ell't:sercilo Borbonico
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Il 6 gennaio 1804 si ribadiva «che i Reggi Percellori e Tesorieri delle Province rimanessero incaricati dell'esazione della Tassa per le Bande». Alcune considerazioni a parte fanno falle sugli organismi propriamente addetti a tutto ciò c he era inerente al vestiario dcll 'cscrci lo, in quanto responsabili anche della distribuzione di altri generi fra cui anche gli strumenti musicali. Purtroppo le testimonianze a tal proposito sono rare. Un primo doc ume nto è del 15 gennaio I 7J8. Si tratta di una comunicazione che, il regio munizioniere dell' arsenale m.uittimo Barbap iccola, fece agli ass istenti dei Vestiari e Mezzivcstiari delle Reali Truppe. Questi assistenti furono avvisati c he avrebbero ri cevuto quaran ta vestiti per sergente, olio vestiti per i music i, un vestito per il Tamburo Maggiore , quaranta vestiti per Tamburi e Piffe ri «con tutti i suoi adere nti corri spondenti seconde le mos tre sigillate ed approvate. Come pure una handa per detto Tamburo M aggiore[ ... ]» 226 • Una successiva testimonianza consiste nella supplica del colonnello del reggimento Estero fatta al re a ffinc hé g li fossero lasciati in proprietù la grancassa, un cappello per il Ta mburo Maggiore, tredici pennacchi, dodici cangiani per la banda e 44 bastoni per i sergenti ; queste cose furono d ati in prestito dalla Giunta Vestiarjo, della qua le si ha tes timonianza giù dal 1754, il 2 luglio 180 8 in occasione delJa parnta, a Palermo, del Corpus Domini. A seguilo di ciò fu di sposta la restitu zione ciel cappello di Tamburo Maggiore ed il pagamento della grancassa. Si ricorderà a nche che, a proposito de lla fomiaz ione de lla banda piccola del Reggimento de lla Guard ia Granatieri Reali, alla Giunta Vcstiaijo furono ri chiesti determinati s trumenti di banda (si veda cap. IV.2). Ancora una testimonianza, datata 4 luglio 1809, riguarda il trasferimento degli individui della banda del reggime nto Guarnigione al 3° battaglione dei Granatieri di L inea. A tal proposito l' 1 ottobre 1809 venne chiesto, alla Gi unta Yestiarjo, una nota degli strumenti di banda in loro possesso e lo stato in cui si tro vavano; s uccessivamente, a questa stessa G iunta, con numerose disposiz io ni, fu chiesto cli fornire alla banda, non solo vestiti, cangiarri , cappe lli , stivaletti, cappotti, letti, coperte ccc., ma anche gli strume nti musicali In . Incerta, purtroppo, è la qualità degli strumenti che la Giunta Vestia1jo, nelle varie e poche, somministrava a lle bande e queste pol:he testimonianze non sono suffici e nti a tracciare l' aspetto nella s ua interezza. Con la Restaurazione del 1815 non si trovano più notiz ie della " Giunta Yestia,jo" ; la consegna degli s trumenti destinati alla banda fu affidata .ù v,u·i Consigli di Amministrazione dell 'esercito. Il 2 1 novembre 18 18, ad esem pio, nel decreto rel ativo alla somministraz ione degli "effetti" destinati alle truppe e' erano, fra le altre cose, anche gli strumenti alle bande. In seguito, però, nel più volte citato " Ordine della amministrazione mi litare ciel Reg no delle Due Sicilie" del 1824, non si fa più men zione di strumenti specific i della banda. Fra i " Generi di dotazione corrispondenti à diversi Corpi dell'Esercito" , riportati alla tabe lla n° 19, infatti,
226
Na. A. di S., Sc,.io nc Mililarc, "'Giunla Arsenale", fasc io 101 , f. 378
m Ibidem, fascio 9 I8, pp. 39: passim.
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Angelo ne Paola
sono menzionati: «Impresa Reale pè Tamburi Maggiori, Bandoliere pè detti , Canne d ' India col pomo d ' Argento pè detti , Bastoni col pomo di Ottone pè Caporali Tamburi , Uniformi di gala pè Tamburi Maggiori, e per la Banda. Guanti di dante pè Tamburi Maggiori, Trombe con lacci e colle pannine e banderuole per la Cavalleria ed i Cacciatori, Gran Casse, Casse Rullanti, Casse di rame pè Ta mburi, Pifferi, Pifferiere di rame, Pialtinipaja due per Reggimento». Forse non può essere diversamente. Tn primo luogo perché, come si è visto, a volte erano gli stessi musicanti a dover comprare lo strumento, in secondo luogo perché, alcuni strumenti venivano comprati con il fondo dell 'assegno di Mantenimento previsto dall' a,t icolo 94 dell '"Ordine della amministrazione militare del Regno delle Due Sicilie". È probabile che, gli strumenti della telefonia dati in prima fornitura, essendo di regio conto, venissero distribuiti, come in passato, dall ' Amministrazione incaricata al vestiario.
La banda nei teatri e durante le fesle Ce,tamente questa ricerca non poteva escludere la trattazione di un fenomeno particolarmente interessante e che proprio ne i teatri napoletani prese l' avvio: l' uso della banda ncll' opera in musica. A causa della perdita di molti documenti andati distrutti durante la seconda guerra mondiale, riguardanti l' atti vità musicale dei teatri napoletani , in particolar modo quella del S. Carlo, purtroppo non é stato possibile ricostruire per intero il periodo del fenomeno cosiddetto "banda sul palco". Non é facile stabilire con esattezza quando e in quale opera venne usata la banda per la prima volta; tuttavia una prima testimonianza che conferma l'uso della "banda sul palco" si trova nell 'elenco delle spese fatte per le commedie rappresentate nel teatro S. Bartolomeo nel carnevale del 1733. ln queste spese, infatti , si fa menzione del «Vestiario per Sonatori d 'Oboè». Bisogna ricordare che, termini come "Suonatori d'oboe" o "Oboi sti", come pure il termine francese Grands hautbois ed il termine tedesco Hautboisten, negli ulti mi anni del secolo XVTT stavano ad indicare la b anda, in particolare quella militare, fonnata da oboi e fagotti ; questi tennini, per diversi anni , resteranno tali anche quando nei primi an ni del secolo X Vlll agli oboi ed ai fagotti si unirono i corni. Ritornando alle commedie rappresentale ne l teatro S. Bartolomeo, è interessante notare che nell'orchestra oltre a 15 violini , 4 "violette", 2 contrabbassi e 2 violoncelli, c'erano anche 2 oboi, 2 fagotti e 2 corni , c ioè quel gruppo di fiati che generalmente costituiva la banda degli eserciti europei. Sicuramente la testimonianza fin qua citata non è l' unica del fenomeno "banda sul palco". È mollo probabile che, ne i teatri napol etani dei primi decenni del secolo XVIII, l'uso della banda nell'opera si era già consolidato. Tale fenomeno, vissuto in un p,imo momento come una moda del tempo, interessò principalmente il "Real Teatro di S. Carlo" inaugurato il -1 novembre del 1737 con Achille in Sciro di Domenico Sarro. Tn questo teatro l' uso della " banda sul palco" trovò la sua mass ima
l ,a Randa Musicale nell 'Esercito Borbonico
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espansione, dando vita, più che ad un fenomeno " alla moda", ad un nuovo modo di scrivere l'opera in musica. Da documenti riguardanti il teatro S. Carlo negli anni 1737-1748 si è visto che nel primo anno di vita, cioè nel 1737, le opere rappresentate furono q uattro, mentre, quelle rappresentate nel 1738 furono cinque. Tn seguito e precisamente dal l 739 fino al 1748, in ogni stagione lirica de l teatro S. Carlo venivano rappresentate solo tre opere; la stag ione cominc iava il 4 novembre e ternùnava con la fine de l Carnevale dell' anno successivo. La prima testimonianza di una banda sul palco nel teatro S. Carlo risale alla serata che inaugurava l'apertura della stagione 1739-1740. Dai volumi degli " Introiti" cd "Esiti" 228, cioè l'elenco di tutte gli incassi e le spese de lle varie rappresentazioni, é stato possibile accertare che, fra le tante spese sostenute per la rappresentazione della prima opera messa in scena cioè la Partenope di Domenico Sarro, ad un certo Marcellino Pissiardi 22'> furo no consegnati 80 duc ati «per distribui r] i alle due bande d ' Istromento di fiato servite su le scene per la suddetla opera di Partenope, ut in cautelis». Ecco la cautela 230: Dichi aro io sottoscril1o Marcell ino Pissianli d'aver ricevuto dal Signor D. Angelo Carasale ducati Ottanta, e questi per doverli ripartire alle due Bannc [sic] d' istrume nto <li fi ato che han servito in sonar e sopra le scene del Real Tcalro d i S. Carlo,
nell' opera in essa rappresentata per tredic i sere de.li.a I.a Parlenope, princ ipiata a 4 novembre del corrente anno, né resto a ltro a conseguire. Napoli 6 dicemhre 1739. Io Marcell ino Pissiardi
D alle spese fatte per i di versi abiti necessari alle rappresentazioni , è stato possibile accertare che le due bande c he parteciparono alla rappresentazione della Partenope consistevano in 16 strumentisti. In questa stagione, insie me alla Partenope, furono anche rappresentate l'Adriano in Siria, di Giovanbattista Ristori , e Il Trionf o di Camilla di Nicola Porpora rn . Questa testimonianza non è l' unica, pe rché, nel decenn io compreso fra gli a nni 1739-174 8, in di verse altre opere rappresentate al teatro S. Ca rlo, fu richiesta la presenza d i una o più bande sul palco. Una successiva testimonianza si trova fra gli esiti della stagione 1741 -42 dove, a proposito di un pagamento, s i legge «dclii otto sonatori della banda de ll'opera dell'Ezio, e de lli dic iotto sonatori della banda dell 'opera de l D omofoonte, regolarsi secondo estato sempre solito» 212 • Fino adesso però non vi é certezza che le bande che parteciparono nelle vmie opere fossero delle bande
m 1-'ra le varie voci di spesa oltre a quella di "Sonatori di Ban<la" si legge anche: chio<li, colla. oglio, calessi, scarpe, berettoni. cere, calze, drappi, crete, colori, candele di sego. luminari, falegnami, cartapistari, ballerini, cantanti, copisti di musica, copisti <li balli, maestro di cappella, sonatori <l'orc hestra, disegnatori , indoratori, schermitori. "" Un Marcello Pissiar<li è incluso fra i violinisti dell' orchestra del teatro S. Bartolomeo nel 1733. ,.., Na. A. di S .. Dipendenza della sommaria, I a serie T 465! "'
11
lb ideni
"' Ibidem., I 463ll, f. 26
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Angelo De Paola
militari, mentre, certa é la presenza della "banda della Marina" in tutte e tre le opere, cioè Andromaca, lssipile e Alessandro, rappresentate al S. Carlo nella stagione 1742-43 233 : A D. Antonio Mungo Guardarobista del Real Teatro di S. Carlo per I00 ducati distribuirli, e pagarli alli sonatori della banda della Marina, che sonarono nelle suddette due Commedie, e furono cioè in que ll a dell'Andromaca in numero di nove, cd in quella Tssipilc, ed Alessandro in numero di otto sonatori - 40 ducati per la Commedia dell ' Andromaca, e 60 D. le altre due seguenti lssipile ed Alessandro.
L'anno successivo, cioè nella stagione 1743-44 dello stesso teatro, fu presente un 'altra handa militare 2.14: A Vincenzo Aruta IO Ducati per sua paga e d i un altro suo compag no, che sonarono di Plauto in Teatro seguitando i Ballerini ne hal l i dell' A1teserse giusta il mandato dell'ispettore de 20 dicembre 1743 e partita di Banco in dello Cautelarum numeri 698 e 699 - IO A Prancesco 11rocchetti Capo dell a Banda dè Svizzeri - 40 - per aver sonato con a ltri sette compagni, nelle fun zioni e decorazioni della Comcdia dell' Olimpiade, giusta il Mandato at supra de 7 marzo 1744 e partila ut .HI/Jrll Ducati 20 in detto 3° cautelarum numeri 700 e 701 - 40
In seguito sempre al teatro S. Carlo una banda di otto elementi fu presente sia nell'opera del Tigrane, rappresentala nella stagione 1745-46, sia nella commediaLajè:dsa Astrologa, ò vero l'Erricn rappresentata nel carnevale della stagione 1747-48 nel teatrino di corte 235 • È stalo possibile appurare che sulle scene ollre alle bande partecipavano anche divers i strumentisti ingaggiati occasionaJmente. In una cautela del marzo 1740, a fim1a di Zaccaria Danese Capo Mastro del Real Teatro di S. Carlo, si legge 236: Ducati 15.60 pagati alli trombetti. c tamburi che han servito in tredici sere de lle recite dell ' opera di Partcnope, e carlini dodici la sera, ed altri ducali 24 alli slessi, e per la stessa causa delle venti sere d i recite dell 'opera de l Trionfo di CarnilJa.
'-" Ibidem, I 465 111 '" Ibidem "' Alai proposito in una delle cautele si legge «A Giuseppe dc Fe lice I). 40 per ripartirli per l'onorario suo e di altri sette sonalori di handa stahi lito dal dello lspellore per aver 4uelli sonati g li slrumenti da fiato in forma di Banda di Reggimento militare nelli concerti , e rappresentazioni di detta commedia». A loro volta i sette sonatori dichiararono di «havcr ricevuto dal Sig. D. Giuseppe De Felice Capo elci la Hancla elci real Reggimento d i Marina docati cin4ue per ciascheduno». Nel la banda era presenle di sicuro un corno da caccia a cu i fu necessaria una saldatura. In questa commedia, oltre alla banda e ra presente D. Antonio Infante «vi1tuoso d i viol ino» e «sci altri suoi compagni» ·'professmi'" di violino. Ibidem. 1 46511 "' Ibidem, I 4651
La Banda Musicale nell't:sercito Borbonico
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Di «otto flautini per i sonatori della Banda» si parla anche nell'opera Ezio, mentre nel Demofoonte oltre alla presenza di alcuni "Obboisti" e
timpanisti si legge che furono comprati «due Tamburri grandi di pe lle di somaro» per «fingere sparo»; in realtà é probabile che si trallasse di due vere e proprie grancasse w _ La partecipazione delle bande in queste opere liriche aveva un ruolo singolare. L'effetto dell' entrata in scena della banda, da un lato, anicchiva l'opera apportando una nuova e distinta fonte sonora, dall'altro lato, contribui va a creare un episodio di realtà di vita quotidiana che, sotto l'aspetto socio-politico, vedeva la banda associata all 'esercito simbolo di forza dell 'occupazione straniera. Quindi la banda nell'opera era sempre legata ad episodi e scene militaresche come ad esempio nella lll scena del I atto dell'Andromaca (4 novembre 1742) di F. Leo dove, prima della num;ia della banda, si può leggere «Pirro siede, ed a suono di ntilitru.i strumenti preceduto eia numeroso accompagnamento giunge Oreste l- --J». La mus ica destinata alla banda, generalmente marce, spesso non veni va scritta (cfr. Andromaca X scena, 2° atto; in questo caso viene dato l' impianto tonale) lasciando libertà al capo banda di scegliere la musica dal proprio repe1tori o. A volte però, come nell' Olimpiade cli Pergolesi, la marcia veniva interamente scritta ma senza indicazioni strumentali, affidando la strumentazione al capobanda che adattava la musica all'organico della propria banda. La presenza della banda nel primo decennio del teatro S. Carlo può essere così ri assunta: O
"' Ibidem, l 463 U
222
AnJ:elo De Paola
Tabell a XLIX: Opere rappresentate al Teatro S. Carlo neJ!li anni 1737 - 1748 Anno 1737-38
Opera
B El
C orpo o ra ppresentante
Orchestra
Altri strum e nti
Achille di Sciro Ofimpiatie
Aneserse Demetrio 1718 19
JJ,mwlrio La dcm,•nyl di Tilo
Temistocle Semiramide La locandiera
1739-40
Pa,1e11ope
2 16 Marcellino l'issiardi
Adtiano ir, Siria Trionfo di Cnmillfl
1· e 2°c..:emb, Tam huri; 2 ln nn hc lli 36vl, 7vla, 2,·c, 4ctb, 3ob. 4tr d.i Tamburi; 2 trombetti e, 3k
17-10-41
17-11--12
Edo - - - - - + - ' + -8- " - + - - - - - - - - - - - ! 1° e 2°cemh, l 8-_n _a u_1_in_i - - - - - - - 1 38vl, 8vh1, 2v<.:, n, '2l;1111h gr;rndi, oh!>., Demofoo11te 2 18
- - - - - + - ' + - + - - - - - - -- ---1 4ctb, 6ob, 4fg. Ciro 17,12-13 Andromaca 9 llanda della ~tanna 1-=....;;;.-+===-"---~..._;'-f.;;..;;=;.;:..;;== = -----l 1° e l::.Jivih: 8 1Jru1d~1 della ~foci11<1 1-----+-~----+-..._;'-f-----------l 36vl ,
Ales.mndro
17-13-4-l
8
Banda della Marina
Arteserse ===---"--~-----------l 0/imf)icide 8 I-'. llrocchcth dè Snzzcn ==='---~..._;"--4....:...:.== = =Il.=== ~ I ~, /Jfrlom'
2°<.:emb, 1 - - - - - - - - - 1 7Yln, 2:vc, ,___ _ _ _ _ _ __.
4ctb, 4ob, 3f e. 1°
C,tr, i-.;.:. tincc1..._ 0 _ _ _ _ _---1
e
Str,
2°cemh, i-;;, 2 ,;,,; n;;;;; at;1;;,ti ' - - - - - - - - I
16,l, 71'1a, 2vc, 1 - - - - - - - - - 1 4ct b, 4ob, 41 r, 3fg_
174-l -15 -s,•mimmitf,, - - - - - - + - ' + - + - - - - - - - - - - - 1 1° e 2°ccmb, capo ,___ _ _ __ _ __.
- Artti.~0110 ~ ~ - - - - + - ' + - + - - - - - - - - - - - 1 Il , 12vl, 6vla, 1 - - - - - - - - - 1 2vc, 4ctb, 4<.>b, Achille in Stiro 4tr, 3fe. K ( ii 11.scnnc Amai lar 17-15-46 n,rane Lucio Vero loerme.wra I 7-16--17
ludo />oniro
Caio Tabritio Arianna e Iseo H - ba11da; El. = dtrnt:11ti; ct:mb = ct:mhalu, vi = ,·i olino; ,·la= violetta; ve= violoncello; c tb = contrabbasso; ob = ohot:; ohs = oboisti fo = fa2.otto; tr da e= tromha da caccia; tr = tromba: timo= timoan i; tamb = tamburo;
Sul termine "trombe", però, bisogna fare alcune riflessioni in quanto dall'analisi di alcune partiture relative alle opere dove era stata richiesta la presenza della banda si è potuto constatare che, a differenza della menzione di "Comi", "Comi da caccia", "Trom be da caccia" e ' 'Trombe lunghe", il tenn ine "trombe", quando non è del tutto assente, compare poche volte ed in alternativa ai c itati strumenti. Quindi nei registri contabili, dove viene riportato l'elenco degli strumentisti dell'orchestra, con ''Trombe" si indicavano, in modo generico, tutti gli strumentisti a fi ato che suonavano strumenti d' ottone a bocchi no 218 • Per fare un esempio, mentre nella partitura dell'Andromaca di F.
"' Solo nella co111abilità del 1739 ne ll'organico dell'orchesrrn si trova "Trombe eia caccia "
La Banda Musicale nell'Esercito Bo rbonico
223
Leo, andata in scena il 4 novembre del 1742, si trova menzione di "corni", "corni da caccia" "Tromhe da caccia" e "Trombe lunghe in C e solfaut" nei regi stri contabili, relati vamenle ai fiati del l'orchestra si trova menzione di quattro ohoi, sei trombe e tre fagotti. È mollo probabile che i comi, i corni da caccia, le trombe, le trombe da caccia e le trombe lunghe designavano differenti tipi di strumento. Il termine "corno" forse indicava un normale corno natunùe, mentre il "corno da caccia" designava un piccolo corno a spirale sul tipo del Cor à plusieurs tours del Mersenne 21'). Quanto ai termini "Trombe", "Trombe da caccia" e ''Trombe lunghe" presumihilmente stavano ad indicare tre differenti strume nti. Può darsi che con il tennine "Tromba" si indicava la tromba tardo barocca generalmente in Re di lunghezza media intorno a cm. 70 e con il canneggio avvolto una sola volta, mentre la ' 'Tromba da caccia" (detta anche "trombino") era uno strumento a spirale di piccole dimensioni, con tre o più avvolgimenti del canneggio, tagliata anch' essa in Re, oppure in Fai. Le "Trombe lunghe" in Do, si potrebbero identificare con uno strumento simile ,ùla ' 'Tromba", con un solo avvolgimento, ma con la canna d' imboccatura molto lunga sul modello della Zu~tmmpele \h l del 1651 esposta al Museo degli strume nti Musicali cli Berlino oppure semplici tromhe lunghe diritte. A conclusione di queste brevi considerazioni su tale argomento, il quale meriterebbe una più attenta ed accurata indagine, può servire da testi monianza la partitura dell'Olimpiade (Roma 1735) di G.B . Pergolesi rappresentata al teatro S. Carlo di Napoli nella stagione 1737-1738. Tn questa partitura, infatti, si trova me nzione di tutti e cinque g li strumenti fin qui trattati e cioè corni, corni da caccia, tromhe, trombe da caccia e trombe lunghe. Un' altra osservaz ione da fare riguarda i fagotti: in nessuna delle partiture delle opere esaminate si è trovato menzione, nonostante nell' orchestra ci fossero stabili tre o quattro fagotti. La loro parte, insieme ai violoncelli ccl ai contrabbassi, veni va segnata sull' ultimo pentagramma quasi sempre senza nessun tipo di strumento notato, o raramente con la semplice indicazione di "bassi". L e successive testimonianze riguardanti le stagioni teatrali del teatro S. Cu-Io racchiuse fra g li anni 1780- 1786, indicano che il fenomeno banda sul palco era ormai una prassi consolidata . La stagione lirica di questo periodo andava daJ 30 maggio fino al carnevale dell ' anno successivo e le opere rappresentate e rano quattro più i "festini" 240 • Per ciò che rigmu·da la banda la sua presenza è testimoniata in tre delle quattro opere rappresentate nell a stag ione lirica 1780- 1781. Nella seconda opera, a ndata in scena il 13 agosto 1780, e c ioè l' Armida, la banda era costituita da «4 comi da caccia 8 gladinetti compreso il capo gladinetto, due biferi , 1 capo tamburo, altro tamburo», me ntre la banda presente nella terza opera, Amo re e
n" ·M ersenne, "
0
np. cit.
I "festini" erano <lei le feste da ballo fatte in a lternativa alle recite del "Dramma". Ad ogni dram-
ma venivano associati da due a tre festini. Il fe stino generalmente era costituito da due «Concerti Granc.Ji, uno di ballo cd uno di musica». A volte il concerto veniva sostituito con un ballo cosicché ad alcun i dnunmi v~nivano associati due o tre balli. U tcrn1in c "Festino" co1nparc già il 30 luglio 1775 a
proposito di una festa da ballo data dal Battaglione Real Ferdinando.
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An[?efo D e Paola
Psiche di G. Schustcr andata in scena il 4 novembre 1780, era composta da «Traverso, Fagotto, Piatti , Piatti, Capo Tamburro». Nelle spese straordinarie di quest'ultima opera, o ltre ad un «suonatore di timpani e d altri strumenti» cd a un suonatore di arpa, si legge che furono «indorate» due corni da caccia e due trombette. La banda presente nella qua,ta opera, l'Arhace rappresentata il 20 gennaio 1781, era composta da 4 fagotti , 6 clarinetti, 4 piattini 141 , e due trombette per un totale di 16 elementi 242 • Di banda si parla anche nell'Antigono di Paisicllo, in scena a pa,tire dal 12 gennaio 1785 e nell'opera Calipso, in scena dal 30 maggio 1785. La banda presente nell' AnLÌJ?OIW, se banda si può definire, era fom1ata da cinque tamburi, due pifferi ed un capo tamburo. Non è da escludere, pe rò, la partecipazione di altre bande anche se nelle spese non vengono menzionate, può darsi che nelle migliaia di soldati, utilizzati nelle varie rappresentazioni come comparse per inscenare azioni militari, appa1tenenti ad uno stesso corpo ci fosse inclusa anche la banda. Questo singolare fenomeno delle comparse di interi reggimenti militari , interessava quasi tutti i "drammi" ed i "festini". Basti pensare che per la rappresentazione di Zulina cli F. Bianchi i militari ingaggiati furono: 48 sergenti, 96 caporali c be n 2112 soldati appartenenti al corpo delle Reali Guardie Italiane. Per fare ancora qualche esempio i soldati coinvolti come comparse nella stagione lirica 1784-85 furono 1518 per il Cajo Mario di F. Bianchi , 1824 per l'Artenice di G. Trilla, 1470 per Catone in ULica (forse di Piccinni) e 1440 per l'Antigono di Paisiello, in più a questi soldati bi sogna aggiungere un centinaio fra sergenti e caporali. L'organico dell'orchestra, confrontato con quello del periodo 1737- 1742 a parte l'aggiunta di due clarinetti, non subì pmticolari cambiamenti, semmai, oltre ai due cembali, si assiste a una maggiore stabilità sia degli archi, consistenti in 30 violini, 4 violette, 3 violoncelli e 6 contrabbassi, sia dei fiati, attestati per tutti gli anni in 4 oboi, 2 fagotti, 4 trombe, 2 clarincttj e di una tromba spezzata a pmiire dalla stagione lirica 1783-84 in poi . A questo organico, come dimostrano le numerose cautele fatte nei diversi mmi, bisogna aggiungere le prestazione occa<;ionali di altri strumentisti suonatori di comi da caccia, di trombone, di arpa, di mandolino, di voce umana e di altri strumenti ritmici. Quanto alla voce umana 241 sorgono dei dubbi ne l momento in cui si sco-
241
A proposito dei piaU.i s i legge «A l Tamhurro albanese. che i, portalo i pialtini ogni sera». Q uesto
conferma che a suonare gli strume nti della mus ica turca adotlati dal le orchestre e hande europee. erano gl i stessi indigeni dei paesi di provenie nza degli strumenti stessi. "' Questo numero contrasta con quanto s i trova nelle spese dei vari gene ri, di fatt o in esse s i trova tanto l'acyuislo di 19 <<cappucci» per la banda tanto l'acquisto di 24 guanti per la stessa. "'·' La presenza di questo strumento è più volte testimoniala «Giovanni Jrnsiano f ... l fatti due pezzi di voce umana per servizio dell'orchestra del Real teatro S. Carlo f . •. J 17 agosto 1782», Na. A. di S .. Casa Reale A ntica, fascio 967B; «in be nefico cli G iuseppe Hossi in rimborso d'altrellanto al medesimo pagati per l' intero import.o crun lstrome nto dello voce umana pe r servizio dell 'orchestra del Real Teatro s. Carlo 1- .. I 8 giugno 1784,,, ibidem, fascio 969, f. 419. Due voci umane furono presenti anche ne ll'orchestra per i funerali di Papa Leone XVIII ( 14 111ar.w 1827). Oltre agli archi del-
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prc che a suonare questo strumento erano gli stessi strumentisti che suonavano i corni da caccia, quando sarebbe stato più logico che a suonarlo fossero stati gli oboisti (comunque si è visto che in alcune cautele gli strumentisti a fiato dichiarano di suonare oboi, trombe e fagotti): Alli sonatori di Comi da Caccia Paolo Fekher, e Carlo Auchner -50- I Ducati I per avt:r suonato à dippiù del solito nel Dramma intitolato= Cajo Mario= 50 A suddetti per la voce umana ncU'opcra di mag.[gio]
Non pochi dubbi solleva anche il fatto che a suonare i corni da caccia alcune volte venivano ingaggiati strumentisti occasionali. Evidentemente si trattava di strumenti ben diversi da quelli fin qui considerati, che non facevano parte de ll ' orchestra e i quali forse richiedevano una tecnica particolare. Per di più alcune voci di spesa riguardano il pagamento tanto per il trasporlo elci contrabbassi quanto per i I traspo1to dei corni da caccia! Abbastanza strano, quindi, che un corno necessitava del trasporlo col carro. Tutto ciò fa pensare ad un corno cli notevoli dimensioni il quale potrebbe essere iden tificato sia nel Parfnrce- fwm , costi tuito da una sola spira d i 70 cm c irca, sia nel tipo di corno raffig urato da G.B. Bracelli (Roma J 640 ca.) che doveva mi surare a ll ' incirca un metro di lunghezza. Quest' ultimo tipo di corno si trova anche in una fanfara militare insieme a trombe e tromboni raffigurala nella Parala militare in via Foria ( 1828 ca.) di Salvatore Pergola ( 179 1- 1874) 244 • Diverso era l' organico dell 'orchestra da baJlo dei festini composto da 53 violini, 8 corni da caccia, 6 oboi, 4 clarinetti, 8 contrabbassi, 6 oboi e, a partire dal 1783, anche di un trombone "45 • A volte all 'orchestra si affiancavano una o più bande dell'esercito, e non mancarono occasioni in cui le orches tre furano sostituite eia sole bande. La presenza cli ben otto comi da caccia e sei oboi palesa che, un organjco così composto, aveva lo scopo cli garantire una robusta sonorità alla all'atmosfera delle rumorose feste da ballo. L' uso cie l trombone, tuttavia, se s i esclude la possibil ità di uno specifico ruolo per gli a "solo", resta del tutto singolare. È chiaro che il fenomeno banda sul palco nel XVTT secolo non può essere c ircoscritto a quanto è stato possibile appurare dalle fonti citale. Se mma i, come si vedrà in seguito laJe fenomeno interessò le bande militari per lullo il periodo ciel dominio borbonico. Quindi si può affermare, senza ombre cli dubbio, che, le opere del XVlll secolo nelle quali è contemplato l'uso di soli strumenti a fiato (in molti casi marce) legati a scene
l' orchestra fact:vano parte anche tre tromboni , "cappello nuovo strumento", ruUantc, controfogolto, gibasso, timpani . Na. A. d i S., Sede, Casa Reale Amministrativa - lii Inventario - Categorie Diverse. fascio )29, fascicolo 180 211
Salvatore F ergola. l'arala mi/ila/"l' in via Forià, Napoli 1828 ca., collc1ione privata.
"" Naturalmente a nche per l'orchestra dei festini venivano ingaggiati occasionalmente allri slrumcntisti. Per fare un esempio per il 2° com:erlo del secondo ballo e pe r lo stesso hallo furono impiegati otto tamburi, otto tamhuri con campanelle e sonagli, sedici castagnellt: e<l olio lriccavallicchi.
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An~elo De Paola
Tabella L: Ooere rannresentate al Teatro S. Carlo negli anni 1780 - 1786 nr.-ra Anno B El Como Orchestra Altri stnnneuti 1780-81
lvermeslra Armida Amore e Psiche
I
Arbace
I 16
I 16 8
'!
Regg. R G. Italiane Regg. Sviueri
1781-82 A11tioo1w
Notezuma "Zemira Famnce 1782-83 Calipso
I
?
Regg. R. U. Italiane
L'eroe cinese
luli11n LnNitteti
1° e 2°cemb, 3()vJ. -h la, 3\1<..:, 5etb, Tr, lrn, oh -lob, 2fg. 4tr, 2el. timp, arpa, ere, trombette, piatti
1° e 2°ccmb, 30vl, 4vla. 3vc, 6ctb, 4ob, 2fg. 4tr. 2 8 voci, 7str.? del Cuns. della d. arpa, timp. Pieti, 2 tamb "quadrati alla spagnola" 1° e 2°ccmb, 28vl, 4vla, 3vc, 7ctb, 4ob. 2fg. 4lr, 2cl. voce umana lr S)lC7.Z con 24 lamburi e pifferi, voce umana l'obbl. di ve, " tamb di pali 6 alto e pali 3 arpa, mnd largo per fare il colpo del cannone"
1783-84 Medomc
1° e 2°ccmb, 30vl . -Ma. 3vc, 6ctb. 4ob, 2fg. 4tr, 2cl, tr Spell. arpa. mnd 1° e 2°cemb 30vl, ere, V. 4,·la, 3vc, 7ctb, chincsa -lob. 2fg, 4tr. 2 cl, tr speu.
Oreste Arteserse Adone e Veneri '' 1784-85 CajoMario
L'Arte11ice Calo11e in Ulica A11tivo110 1785-86 /fì oenia in Aulide Lucio Vero Enea e Lnvi11ia Olimpiade
:11:
li.,
ombrellino alla
2 corni da caccia, voce umana 1°e '.2° cemb, 30 arpa vi, 4 via, 3vc, 7ctb. 4 ob, 2 fg, 4 lr, 2 d. lr spezz. 24 tamb. «12 tamburi fatti à oostti con sonagli e cambanelle» R = handa; EL = element i; cernb - cembalo; vi - violino; 1 la = viuletla; ve = viuluncello; elb - contra bbasso; ub = ohoe; fg = fagotto; tr =tromba ; cl = clarinetto; lr spezz = lrumba speaata; lrn = trombone; limp =limpani ; mnd = mandolino; ott = ottavino; fìtr = strnmenti; lamh = tamhuro; rrc = corni da caccia: v.u. - voce umana. * Tamburo balluto con un oallonc I
8
'!
militaresche, alludono alla presenza reale o presunta di una banda militm-e, anche quando, come si è visto, c iò non è espresso in partitura. Si è visto anche che, relativamente agli organici, dalla partecipazione dell a banda sul palco sono emersi due aspetti . Il primo di essi, che caratterizza il decennio 1738-47, vede prevalentemente la banda militare adoperata nella sua integrità organologica predefinita. li secondo aspetto, invece, tipico degli ann i 1780-86, è caratterizzato da una banda capace anche di mutare ed adattare il proprio organico al gusto del compositore. Col nuovo secolo l'uso della banda sul palco tenderà ad orientarsi sul primo dei due aspetti. Di fatti i
:_4o
Il contratto di Gaetano Pugnani «suonato.- di vio lino t! «.:oJnpositur di Musicu», con l'Orchestra
del S . Carlo è datato 12 novembre 1782. Pugnani prese l' impegno di suonare il violino anche "a solo''.
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compositori, nel prescrivere la banda, indicavano in partitura solo una guida melo, melo-armonica, senza quasi mai definire l'organico 241 : questo compito, cioè quello della strumentazione, veniva affidato al capobanda che adattava il brano allo strumentario a sua disposizione. In me rito a c iò, fra gli esempi più illustri che coinvolsero alcune bande dell'esercito borbonico nel teatro S. Carlo di Napoli, si possono citare alcune opere rossiniane come il Ricciardo e Zoraide (Napoli 3 dicembre 18 18), la cantata Omaggio umiliato a Sua Maestà (Napoli, 20 febbraio 1819) 248 e La Donna del lago (Napoli, 24 ottobre 1819). A proposito della cantata Omaggio umiliato a Sua Maestà una prima comunicazione, con la quale si mettevano a di sposizione del «sig. Maestro Rossini » sia la banda del Reggimento Real Marina 249 sia le due bande del I O e 2° reggimento Granatieri della Guardia, è datata 3 gennaio 1819 250 • In viata al Duca di Noja, soprintendente "Dé Teatri e Spettacoli", eia parte dell ' Ispezione ciel Reggimento Real Marina e Corpo dè Custodi si diceva: Eccellenza. In seguito de l di lei fog lio in d ata d 'j e ri, con c ui mi dice, c he S . M. si é degnata a pprovare c he le bande dei Corpi Reali , assiste re de bbono la sera dé 12 stante alla rappresentazione nel Real Teatro S. Carlo, pel fau sto suo g io rno nataliz io. Io ho già disposto che la banda del Reggimento Real Matina di mia ispezione, s i ponga a lla disposizione del Sig. Maestro Rossini , e c he la delta sera sia vestita coli ' uniforme di gala, come V. E. domanda. li Marescia llo Ispettore Raimondo Crei
A distanza di qualche giorno, cioè il 12 gennaio 1819, un'altra comunicazione fu inviata dal comando dell'Ispezione Generale della Brigata Granatieri della Guardia Reale:
'" Si vedano le opere di Rossini e cli Verdi dove viene prescritta la banda. ' " Su 4ues1a canlala è iu fase <li pubblic.ti,iu11e u11 inleressanle lavoro di Mai·co Beghclli '" Curiosa è la presenza di un violoncello nell'organico della Hanc1a della Marina in occa~ione <li un concerto tenutosi ne ll'Appartamento Reale. Na. A. <li S. "C.R.Amm .. III iuv., C.D .. fascio 329, fascicolo 317. "
0
Qualche decennio dopo, esattamente il 23 febbraio 1851 , la presenza d i queste due bande fu
richiesta anche <la S. Merca<lanle. In vero le citate bande fra lutte quelle dell 'esercito erano le più richieste e suoi strume ntisti fra i più ingaggiati. Una lettera del Marchese Ruffo al «Sig. n. Uio. Paisicllo Maestro di Ca ppella, e l)ircuorc c1clla R. Camera, e Cappe lla Palatina», <lata 15 dicembre 181 5 [6J lo invita a nominare, per le occasioni <li servizi straordinari. alcuni «Professori componenti la Banda dè Granatieri Reali». Na. A. di S., "C.R.Amm., li .I inv., c.n., fascio 329, fascico lo 13. lJna comunicazione ( 13 dicembre 18 I6) della Segreteria <li Stato del Ministero <ldl'Inlerno al Soprintendente <lè Tealri ordinava che. «gli individui delle bande dei Granatieri Reali» prima di poter enlrare a far pa11e dell'orchestra del S.Carlo dovevano sottoporsi ad esame nello stesso modo c1egli orchestrali. Si slabiliva. inolu·e che. a parilà di punleggiu, gli slru111e111is1i delle baude dei G1a11alic1i Reali sarebbero stati preferiti.
22R
Angelo De Paola
Eccellenza, In conformità delle di lei prevenzioni ho scritto al maresciallo di Campo Sig. Selvaggi, perché le Rande del I " e 2° Reggimento Granatieri della Guardia continu i a dipendere dal Sig. Maestro Rossini , o nd' eseguirsi la sera destinata da S. M. nel Real Teatro di S. Carlo la cantala, che preparano gli artisti di esso Real teatro per fe lic itare la M. S. della sua ricuperala salute. ln conseguenza i capo Banda si porranno da ora d'accordo col detto Sig. Rossini per praticare ciò che all ' uopo con venga.
Dalla corrispondenza sopra riportata si capisce che aJla cantata di Rossini partecipavano tutte e tre le bande citate. Questo trova conferma nella richiesta che l' "Appaltalore dé Reali Teatri" Domenico Barba}1 fece al duca di Noja in occasione della replica della cantata 2' 1• Nella richiesta si chiedevano «le solite bande militari di musica 1- . . I come avvenne praticato nell a prima rappresentazione». A seguilo di questa richiesta, il primo consenso fu dato (2 maggio 1819), dal l'ispettore de i due reggimenti Granatieri della Guardia ed in seguilo, precisamente il 10 maggio 1819, l'ispettore de l reggime nto Real M arina ri spondendo al Duca di Noja assicurava la partec ipazione de lla banda «pe r la cantata d i questa sera» m _ T,a presenza congiunta di queste bande durante l'e secuzione delle cantate diede vita ad una formazione, diretta di F.G. Calcgari 253, di circa ccnlonovc slrumcnlisti 25\ Dai documenti esaminati si è vis to che la 1ichiesla di bande militari ne i de i teatri della città di Napoli di venne man mano sempre più frequ ente fino al punto che, il mancato inter vento de lle bande ste sse , metteva in difficoltà o addirittura impossibile reali zzare gli spettacoli 255 • A riguardo, fra le tante testimonianze , è interessante conside rare la comunicazione de l maresciallo Selvaggi al Duca di Noja de ll' I ottobre 1826 dove si diceva, che siccome le bande nelle sere dc ll ' 8, 15, 22 e 29 ottobre erano impegnate al servizio di S. A. R. il Principe Ge ne rale nel Reale sito della
"' Secondo Man:o Ileghelli la partitura a utografa di questa cantata , va le a dire quella esegu ita a maggio, nonostante avesse molti pu nti di contatto con la prima, era ben diversa. ,,, Na. A. d i S ., Sede, "Teatri", f . 83, a. l 8 19 ~,, Fortunato Giuseppe Calegari. suonatore d i corno, era capobanda nel reggimento Cacciatori e Pionieri della Guardia Reale . Questi prestava servizio sia nell ' orchestra dell a Real Camern e Cappe lla Palatina, sia ne ll ' orchestra del teatro S. Carlo. Da una comunicazione al co mando militare da paite dell ' appaltatore de Reali Teatri ( 14 agosto 1819), nella quale si legge che la mancata parteci pazione del «professore Calegari» (agli arresti per insubordinazione ai superiori ) avrebbe reso impossibile le prove dei concerti e dei balli si capisce che la figura di questo capobanda aveva raggiunto un certo prestigio . Di Calegari esistono anche varie composizioni pe.r banda e fanfara. "' In vero si ricorderà che ogni banda dei Granatieri della Guardia a quell ' epoca era formata da 11 musicanti professori, 6 elementi di "accordo di musica" e 24 apprendisti, mentre la banda de l regg imento Real Marina era formata da 19 strumeutisti di bauda grande ed 8 di banda piccola: la somma di questi strumentisti è di 109. '" Di fatto con la fi ne del regno borbonico e di conseguenza con l' impossibiliti\ di attingere a bande mil itari, al tcat.rn S. Carl o di N apoli si
ta di strumentisti assunti per concorso.
1 1.,;~1.,; ll t:l:l:!)::ti.ll ia
la fui 111c:1Liu11e ùi una IJc.mtht
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La Banda Musicale nell 'Esercilo Borbonico
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Favorita, di non far rappresentare opere in cui c'era bi sogno delle bande «almeno nelle prime opere della rappresentazione» 250• Più drastiche sono alcune comunicazioni fatte dall'impresario de l teatro S. Carlo al Sovrintendente "dé teatri e spettacoli": Napoli 24 febbraio 1848 Eccellenza In punto mi giunge l' arrivo da l Direttore delle bande musicali dé Reali Teatri Signo r Legrund che le bande addette per lo spettacolo di questa sera debbono portarsi a suonare in talune Chiese, per cui no n potrebhero venire al Teatro. V. E. conosce la impo1tanza del decoro del Teatro Massimo nella corrente solennità, per cui la prego dispo1TC subito officio a l Tenente Generale Selvaggi onde dia gli ordini necessari per non far mancare le bande musicali in questa sera. locché sarebbe non solo disdicevole al decoro del Teatro, alla M aestà del Re N. S. e alla Nazione. ma metterebbe altresì questa impresa nella impossibilit/1 di dare speuacolo.
** * "' Ecco il tono d i un contrailo, stipulato a Napoli il 11 ottohre t842, fra l' impresario teatrale del Circo del Grano Pietro Ghel ia Tournier ed il capobanda della Gendarmeria Reale Giuseppe Mudn. Art. I 0 • 11 Sig. ; Muclrì capo ciel la handa della Oe ndarmeria Reale si obbliga dare I 8 dei suo i mig liori musicanti per eseguire pezzi a piacere e mus ica obbligata per le g ra ndi e piccole pantomime og1ù g io rno di rappresentazio ne obbigandos i trovarsi pronto mczz· ora prima che cominci lo speltaC"olo dm1<lo principio a s infonia o introcluzione ogni qual volta ne sarà richiesto, lenendosi respons,1bile personalmente pd buon andamento della musica, e pe r lo adempimento per parte de i suoi musicanti del loro dovere. Ari. 2°. Il sudde tto Capo handa si ohhliga a suonare ogni q ualvolta piacesse ai Signori direllori d i dare doppia rappresentazione obbligandosi pure d i s uo nare gratis pe r due conce11i che occorrono per le pantomime da eseguirsi nel detto Circo, cioè un concerto pieno ed uno generale. Art. . .1°.11 suddetto capo handa sig. Mudrì si obbliga in caso biso gnasse per le Panto mime un' allro corpo di Musica d i darla eseguire i concerti che occorreranno. i\11.4° . Si obbliga infine il dello Capo b;mda di no lasciare ma i imperreuo lo spellacolo con la musica, e dandosi il caso d i qualche d isimpegno d i servizio militare s i obbliga sostituire a ltri music anti atti a disimpegnare il medesimo assunto. A11 .5". I S ig nori Piet ro Uhclia To urnicr, e per essi il S ig. l'rancesco Gi bertini lor Segn:lario si ohhligano di fare il compenso a 18 individui di banda di ducali sette in ogni rappresentazione, e quante volte lo spellacolo avrà luogo due volte nel corso de lla gio rnata, allora la clcrtn hancla avrà uno spesato e mezzo. Art.6°. Si o hhligano pure i S ignori Dire llore e segre tario ogni qualvolta bisognasse per le Pantonù me a ltro corpo di Musica somministrare ad ogn i musicante che lo compone il compe nso di carlini 4. Art.7°. f'inalmenle si rei;la nell'obb]jgo di dare alla banda anticipatam ente i dovuti spartiti per po terli studiare, e questi devono esser i scritti sul tono degl i stmmc nti c he fanno uso deui musicanti in contrario la copiatura resta a carico della d isposizione de l C irco. Tale contratto viene sanzionalo dal Sig. Cavaliere D . G iuseppe De Bianchi Colonne llo incaricato del Dettaglio della Gendarmeria Reale riporta ndos i le parli in qualsiasi controve rsia a lla Divisione del Prelodalo Sig. Colonnello fauo in doppio originale.
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Angelo De Paola
Napoli 13 ottobre 1849 Eccellenza L'E.V. ben c.:onoscc che il servizio della banda su l palcoscenico dé Reali Teatri si esegue dalla Guardia Reale. Or poiché il Reggimento dé Cacciatori e quello dei Granatieri debbono alternare la loro Guarnigione in ogni quindici giorni fra Napoli e Caserta non li potrebbe menare innanzi tal servizio nel tempo in cui la banda c h' è in Napoli va a rilevare qudla a Caserta, e ciò sarebbe compromessivo per lo spettacolo della Gran Gala dé 15 corrente. A conciliare questo sconcio sarebbe utilissimo che l' E. V. si degnasse sollecitamente officiare il Sig. ; Brigadiere D. Gaetano Garofalo, onde dia gli ordini che la banda dei cacciatori non parta da Napoli se pria non sia rilevata da quella dei Granatieri, prevenendola che ove ciò non si effettuasse verre bbe non solo a soffrire il Servizio teatrale, ma sarebbero obbligati i Teatri a star chiusi ogni quindici giorni. L' impresario
A prendere parte all'attività teatrale del S. Carlo, le bande dell'esercito borbonico, non erano le sole. Ciò si evince dalla comunicazione che l'appaltatore dei Reali Teatri Luigi Drouel fece al Duca di Noja ( 18 febbraio 1825). Drouet affermava di aver ricevuto una lellera dal Maresciallo di Campo Selvaggi, nella quale si diceva che gli strumentisti delle bande chiedevano doppio compenso ogni qual volta venivano impiegali nelle opere e nei balli, come accadeva per i professori «delle bande Austriache» 257• L'alto prestigio ed importanza che le bande borboniche avevano acquisito nell' ambiente musicale napoletano non riguardava solamente la presenza nelle opere teatrali. Esse erano coinvolte anche nella musica da ballo. Nei numerosi real i festeggiarncn6, nei quali venivano inclusi i balli, la musica era sostenuta da una o più bande con e senza la partecipazione dell'orchestra d'archi. Per fare qualche esempio, come si ricorderà nel 1816 la banda dei Granatieri Real i era presente, sia nel Ballo del Boschetto, sia nella festa nel Real Casino di Chietamare. In questa occasione fu fatta venire dalla Sici lia la Gran Banda dè Palatini composta da 2 ohoi (fra cui il capobanda), 3 clarinetti, 2 flauti, due corni, 1 tromba, 2 fagolli, 1 trombone ed I serpentone. Due bande furono presenti anche nella festa da ballo ordinata a Pmtici in occasione della venuta a Napoli del Principe di Sassonia. Le due bande, chiamate orchestre erano dirette da quattro "Capi"; uno dirigeva la prima orchestra formala da 8 clarinetti, 2 quartini, 2 ottavini, 3 traversi, e gli altri tre dirigevano la seconda orchestra formata da 4 comi, 3 trombe, 2 trombette a chiavi, 2 fagotti, 2 gihas, 2 tromboni, un serpentone e timpani 258 • Due
"' Si ribadi va che i musicanti avevano già una paga, e che le bande austriache. chiamale di tanto in tanto, avevano un compenso serale. Na. A. <li S. , "Teatri"', f. 83, a . 1826 "' Fra le spese sostenute per la festa si legge «Riduzione di uaa sinfonia a strumenti di fi ato». Ciò vuol dire che le bande non si limitavano ad eseguire solo musica per il ballo. Musica da ballo per ban<la, destinata a 22 «professori f... ]scelti fra i migliori in Napoli» scrisse anche il famoso conte di Gallenberg. L' organico previsto era di I ottavino, 2 flauti grandi , 3 uboi , 3 d..uim:lli, 2 comi, 2 1.:orni, 2 trombe. 3 fagotti , I serpente e 3 tromboni. Na. /\. di S.. Se<le, "C.R.Amm ., lii inv., CD., fascio 329, fascicolo 296.
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bande spesso venivano usate anche nelle feste da ballo realizzate nei siti reali di Capodimonte, Favorita, Caserta e Persano. Le bande, in queste feste da ballo, molte volte si trovavano a suonare insieme alle orchestre d'arclù. Da un documento (s.d.) si apprende che, delle tre orchestre, quella di «violini ed altri professori» suonava al centro deHa sala, mentre le due orchestre di «Bande MiUlari ai lati»; quando fu deciso di ridurre le spese dei festeggiamenti si propose di eliminare l'orchestra di violini . Nella circostanza di grandi feste da baHo o pmticolare musica da eseguire, venivano ingaggiati molti strumentisti a fiato che andavano a rinforzare sia le bande che le orchestre 2.w_ Per il ballo a Capodimonte del 29 giugno 1824 all'orchestra stabile, formata da 13 violini (I a e 2a classe), 3 contrabbassi, 2 clarinetti, 2 oboi ed 1 corno da caccia, furono aggiunti 8 violini, 1 contrabbasso, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti , 3 comi da caccia, 2 trombe lunghe, 2 ottavini e 2 tromboni 260• Infine è da osservare che, oltre al fatto di trovare spesso la banda definita orchestra, in tutti i documenti esaminati del XVill e XIX secolo, l'organico delle orchestre durante i balli, non contempla mai l'uso né delle viole né dei violoncelli. Le b ande dell'esercito borbonico, avevano un ruolo attivo e fondamen tale anche nelle processioni e feste religiose delle città di tutto il regno 26 '. f'ra le più famose sono da ricordare, per la cillà di Napoli, la processione
dei "Quattro altari", la processione del Venerdì Santo e la festa di Piedigrotta 262 ; per la città di Palermo, la devotissima festa di S. Rosalia e la parata del Santissimo Sacramento. Questa usanza era così diffusa e radicata tanto che, molte volte, per i non pochi disagi creati al servizio militare proprio dell a banda, si resero necessarie severe disposizioni ed ordini dei comandi militari. A queste feste, come a tante altre, la parteci-
'" A seguito di una richiesta del Principe Leopoldo in cui si chiedeva che. nella festa da ballo dell '8 ottobre 1815 fossero eseguite «Polonese. Quadriglie Tedesche, e Controddanze Inglesi», si rese necessario l'ingaggio straordinario di due clarinetti , due fagotti, due trombe e timpani. "-"' In un documento dd 1832 si kgge: «S iccome ne lle piccole foste dd passato anno l'orchestra si compose di un capo banda e di 13. Musicanti, spendendosi D. 43 pè loro compenso; cosl potrebhcro per la festa di 1000 persone, e perché l'orc hestra è grande c hiamarsi il doppio degli individui , ed in questo con la spesa sarebbe di D. 84». Na. A. <li S., Sede, "C.R.Arnrn., M.M., fa scio 4 12. inc. 13. 261 La banda, insieme al proprio reggimento, nei giorni festi vi assisteva alla santa messa. L' Ordine elci ( ìiomo elci ] marm 1840 ammoniva i musicanti cli fare silenzio «nel clccorso della Cclchrazionc
del Santo Sacrificio. sen.la fare trallenirnenti musicali. suonando solamente la marcia Reale alla Elevazione, al principio della Messa poi , al Sanctus, ed al fine della stessa, attenersi à segDi dei tamhuri , giusta le Ordinanze militari ; come altresì di averla S. M. approvato che si cantino alcune canzom:ini divote, in diverse parti della Messa dagli stessi soldati, addestrali all' oggeuo, come si pratica attualmente dal 2° Reggimento dè Lancieri, secondo l'esemplare, che ne ha rimesso a questa Real Segreteria
».
"'' Fra tulle le feste quella di Piedigrotta, che si svolgeva 1'8 selle mbre di ogni anno, era la più imponente. Ad essa partecipavano migliaia di soldati fra cui moltissime bande e strumentisti. Già nel 1805 gli strumenti che vi parteciparono furono ben 153 e 235 fra tamburi e pifferi. Questa festa veniva p re parata mesi prima e a volte il programma di parata veniva disegnato cd acquerellato.
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pazione delle bande era notevole. Esse a volte partivano da punli di versi delle città per confluire poi in un posto prestabilito; quando le bande erano tutte riunite insieme intonavano il famoso Inno Borbonico. Di non poca importanza é l' altro fen omeno che vide una inte nsa e continua partecipazione di singoli strumentisti delle bande militari nelle orchestre di tutto il regno 163 • Questo fenomeno è caratterizzato da due aspelli singolari e curiosi. li primo rig uarda l'insubordinazione dei mu sicanti quando venivano chiamali a far parte delle orchestre dei teatri. Numerose, infatti, sono i reclami che l' impresario e il sovrintendente facevano ai comandi militari chiedendo spesso il risarcimento dei danni. Il secondo aspetto melle in luce la difficoltà nella quale si venivano a trovare alcuni teatri quando gli strume nti sti venivano ingaggiati da allri impresari; in merito si sono trovate, da parte di impresari e soprintendenti, delle vere e proprie suppliche. Questo a dimostrazione del fatto che a volte la presenza di s ingoli strumenti sti delle bande militari era indispensabile per la realizzazione dello spettacolo.
La Telefonia La Telefonia si pratica col mezzo de lla tromba. del tamburo e de l cannone, ed in caso di vento violentissimo, con un segnale o fanale. Il linguaggio te lefonico viene espresso in tre suoni chiamati SOL, 00, SOL, e così collocali : il primo in seconda linea, il secondo in terzo spazio. il terzo sulle linee 1- .. I '"'
Questo è quanto apparve sull a Gazzetta Musicale di Napoli a proposito della necessità o meno di regolare la comunicazione, ali' interno delle varie truppe dell' esercito, attraverso il telegrafo. Ben si capisce dal modo perentorio e risoluto che il redattore dell ' a1ticolo è un asserto re del vecchio metodo. Egli, infatti, senza mezzi termini, scrive che «La Telefonia si pratica col mezzo dell a tromba, del tamburo e del cannone! . . . I». L' articolo da spunto per la trattazione di un fenomeno importanti ssimo che per secoli ha interessalo g li eserciti di tutte le epoche: la comunicazione attraverso i segnali. I maggio ri protagonisti di tale esercizio fu rono la tromba, il tamburo ed il piffero. Questi strumenti, attraverso un vasto repe1torio di segnali, regolavano il comportamento disciplinare di comandanti e soldati; questo rarporto segnale-azione divenne parte integrante ed insostituibile della vita militare stessa. Come si è già detto, a proposito degli eserciti nel Regno di Napoli che governarono prima di quello borbo nico (v. cap. I), la coppia tromba-timpani per la cavalleria, e la coppia tamburo-piffero per la fanteria
. ., I musicanti militari chiamati nei teatri oltre a<l essere autorizzati <lai comando milita re e dal soprinten<lente, dovevano pagare una tari Ifa prestabilita; s pesso, la stessa. veni va trallenuta dal m mpenso serale .
'"' Gazzella Musicale <li Napoli , a. I, 11° 1, 3 luglio 1852, p. 19.
La Banda Musicale nell't ,"se rcito Borbonico
233
erano g li strumenti atti alla telefonia. Il ruo lo di ques ti strumenti fu tale anche d urante la prima fase del periodo borbonico . M an mano, però, gli strumenti che più di ogni altro regolarono la vita militare attraverso i loro segnali furono il tam buro, esclusivo solo della fa nteria, e la tromba, in segui to anc he co rnetta e biucolo, usata quanto in fanteri a tanto in ca valleria. Non vi sarà, infatti , reggimento, compagnia o squadrone che non avrà uno di questi stru menti i qua li s volgevano un ruolo importanti ssimo , sia per rego lare le eserc itazioni dell a truppa e per dare segnali, precisamente "Tocchi" (si veda oltre), di vario genere all' intero reggimento, sia come avvisatori di ordini strettamente strategico militari in caso di gue rra o altro. Tal senso è reso molto hene dalla seguente d isposiz ione 265 : Prohibi mos à todo Soldato de lnfanteria, Cavalleria, y Dragones, de parlamentar, y te ner convcrsacioncs con ningun Tambor, Trombcta, ò otros dc los cncmigos fiu permiso de sus C apitanes, y d emas O lic iales lin el d e fu s Coroneles, ò Comandantes.
A conferma de ll ' importanza che avevano gl i stru me nti della telefonia e de l ruo lo de te rmjnante pe r la funz ione stessa de lla vita mil itare, interessante è cons iderare il passo segue nte, ne l quale la fun zione degli strumenti attraverso i " tocchi" , superando le difficoltà linguistiche esistenti ne i vari corpi a causa della presenza di soldati cl i varie nazioni, garanti va ne llo stesso tempo o mogene ità in tutte le funzioni operati ve dell ' intero esercito 206 • La d iversità fi no ra né Reggimenti usata d è tocchi d i guerra essendo stata da No i consid erata per l' esatta discipli na no n co nvenevole, con questa ordinan za stabiliamo, che abbiano g li stessi tocchi, Wtli, e qualsivogliano Reggime ni i, d i Casa Reale, Italiani. Albanesi (dovendo bensì questi acco modare la loro cassa a tali tocchi), Valloni, e Svizzeri, acciocché occorre ndo che debba unirsi un Reggimento c m i u n altro d i di versa 11a/.io 11e, o per 111arciare, o per agire, 110 11 vi sia que lla diversità né Tamburi, e Bande che fi nora vi è stata. Stabi liamo dunq ue, che ogni volta, che d ebba unirsi 'un Reggimento con un altro, ovvero tutti q uell i dell a guarn igione, debbo no toccare i tocchi prescritti, i qua li, sì per i rulli del Tamburo, che per la parte d egli strumenti, saranno impressi nella Reale Stamperia . E per la maggiore, e più esalla osservanza d i quanto qui si è prescritto. vog liamo , c he una volta la setti mana tutti i Corpi dè Tamburi, e Ha nd e d i q ualunque Reggimento. niuno cscl uso nc. debbano unirsi in una delle Piazze della g uarnigione. ed ivi l'a r suonar dè iocchi presc6ui come un egual tempo nel suo nargli ; 1... 1
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1
66
N icolas Dulisun, op. cit. , art. LXXXII
Nuo,,o m,·10,/0 con cui ~·i prescrive lafunrw ziolle dè reggimenli per gli esercizi, ed uperaziuni
di G uerra, il maneggio d el/ 'a rme. le evoluziolli, ed i ji,ochi che dovrallt10 da e.ssi t,, Seguirsi~ X VI tito-
li, Napo li . Stamperia Reale. I maggio 1778, titolo XIV
234
Angelo De Paola
A questo punto però, prima di proseguire, bisogna delineare la figura del Tamburo Maggiore (sp. Tambor Mayor) la cui presenza è teslimoniala in vari documenti militari già nel 1675. Nell'esercito borbonico, incluso dapprincipio nella Plana Mayor e successivamente facente parte sempre dello Stato Minore di ogni reggimento, il ruolo del Tamburo Maggiore fu sempre tenuto in grande considerazione 267 • Egli, oltre ad avere il compito di istruire i Tamburi cd i Pifferi, per tutto il XVIII fu il diretto superiore e responsabile dell'istruzione delle Trombe, dei Timpani, della banda e comunque di tulli gli strumenti addetti aJia telefonia 268 • Come si ricorderà una delle condizioni, previste daJla lnstrucçion para la Revista de Jnspecçion fatta a Napoli il 13 gennaio 1772 nella quale venivano stabilite precise indicazione su come doveva essere passata la rivista di ispezione al reggimento di Fanteria Real Borbone, era queJla di verificare se il corpo degli strumentisti era «bien impostado en los nuevo togues dc guerra y si cl tambor mayor es habil, y apropiado para ensefiarles». In questo secolo, quindi , Tl Tamburo Maggiore aveva anche quel ruolo che in seguilo sarà proprio del capobanda. Nella Ordinanza di Sua Maestà per l'esercizio, e per le manovre delle sue truppe di fanteria, il IV articolo del 2° capitolo stabiliva che gli strumenti sti della banda dovevano stare «subordinati al Tamburo - Maggiore come gli altri Tamburi» e dovevano essere «esercitati dal pari da esso sull'esattezza del passo, e del tempo, e su di ogn'allro che dovessero eseguire». Sul finire del XVIII secolo il compito del Tamburo Maggiore fu meno impegnalivo, in quanto, ad egli, si affiancarono per prima la figura del capobanda, responsabile deJla banda stessa, e successivamente la figura del Sergente Trombetta che acquisì nei confronti degli strumentisti a fiato quali Trombe, Cornelle e Biucoli lo slesso ruolo e potere che il Tamburo Maggiore aveva per i Tamburi cd i Pifferi. Ecco a tal proposito quanto previsto dagli articoli 13 e 28 dall'Ordinanza di piazza del 1831 26~ : Art. 13 Dè tamburi maggiori e sergenti trombetti
1427. Il tamburo maggiore ed il sergente trombetta comanderanno i tamhuri , i piffari, i trombetli e g li strumenti tulle le volle che saranno riuniti e formati, ne l qual caso ne veglieranno la tenuta. S'incaricheranno periodicamente delle disc ipline cd
,., La funzione ed il preciso ruolo di questa figura si trova in una Ordinanza di Carlo llJ e ma nata in S pagna nel 1768. "" Un documento del 15 gennaio 1738, in cui si anestava la consegna di «una banda per il Tamburo Maggiore» fa capire il potere che quest'ultimo esercitava sulla banda stessa e la subordina1.ionc che gli strumentisti avevano nei suoi confronti. Nell'Ordinanza per la Formazione, ReKolamento ,Servigio, Sussistenz.a e n isciplina dclii dodici Rcggimenli l'rovinc:iali del Regno di Napoli, si prescriveva <.:he il Tamburo Maggiore del reggimento doveva risiedere nella capitale della
provincia e provvedere all'alloggio dei Tamburi uel caso questi fossero distanti dalle proprie ahitazioni. Napoli, Per Cristoforo Ricciardi Impressore del Real Palazzo, 17,1,1, p. 105 "'' Op.cii. , 3° titolo. 3° capitolo, art . 13, pp. 226-227 e art. 28 p. 266
La Banda Musicale nell 'Esercì/o Borbonico
235
istruzione dè tambu ri, dè piffari o dè trombeui, ed allorquando si questi che gli strumentisti abbiano nella caserma un locale separato per abitazione, avranno cura puram;o della pol izia e disciplina di tutti, sotto la direzione dcll'ajutantc incaricato dello stato minore. 1428. Essi avranno cura che i generi bisognevoli à tamburi, piffari o trombetti pè loro strumenti siano acquistali da essi medesimi in presenza del caporal tamburo o caporal trombetta, colle somme all'uopo fornite dal capitano 1;spelli vo; l' importo di tali generi sarà ritenuto da essi tamburi, piffari o trombetti sull" amrnontare della loro alla paga, che dovri, liberarsi ogni mese. 1429. Riuniranno i tamburi, i pifferi , i trombetti e g li strumentisti p1;ma delle ore indicate per i varj tocchi, gl'ispezioneranno, indi li condurranno al luogo convenevole. 1430. Og ni g iorno faranno che almeno la metà dè tamburi , dè piffari e dè trombetti s'istruiscono al suono. 143 1. [)ovranno trovarsi al circolo d'ordine cò primi sergenti prendendo posto dopo di questi; essi terranno il ruolo del servizio dè tamburi, dè pittasi, e dè trombetti sotto la sopravvcglianza dcll ' ajutantc di settimana. 1432. I tamburo maggiore, ed il sergente trombella saranno 1impiaaali dal caporale dè tamburi , o da quello dè trombetti. I ... I J\rt. 28 Dè tamburi, dè pifferi, delle cornclc e dè trombetti 17 13. I tamburi , piffari , cornell i e trombett i in quanlo al servi/.io, alla istn1/.ione, disciplina. e pulizia stando riuniti in unica camerata, saranno immediatamente agli Ordini del tamburo maggiore o sergente trombd ta, il quale ne sarà direttamente respo nsabi le: q uando pari non sono riuniti ne dipenderanno soltanto pè due primi oggetti: per gli altri dipenderanno dà rispettivi sotto-uffiziali ed uffiziali, i quali non mancheranno però, si nell'uno che nell 'a ltro caso di vigilare la condolla, assicurarsi la loro pulizia. ed ispezionarli tutte le volte c he lo g iudicheranno necessario. 17 14. li tamburo maggiore o sergente trombetta, ne terrà il ruo lo per compag nie o squadrone o nde comandarne il servi/.io sollo la direzione dell ' aju taate di settimana. in questa operazione baderà sempre di non nominare contemporaneamente tutt' i i tamburi o comcni di una compagnia stessa, o tutt'i i trombcni di uno stesso squadrone. 17 15. Questi individui dovranno essere istruiti dè tocchi di guerra prescritti ne lla Nostra Ordinanza di manovre. 17 16. Egli non saranno esenti dà travagli, e dà servi7j dell'int.e rno delle camerate e scuderie, e faranno rancio cò soldati, tutte le volte che per essere riuniti non venga ahrirnenli d isposto dal capo del corpo.
Bisogna precisare che il paragrafo 1467 dell' articolo 18 stabiliva che allorché la banda s i trovava sotto le armi o quando la stessa era riunita a tamburi «gli strumentisti ed il capobanda» dovevano eseguire «i comandi cie l tamburo maggiore». Il ruolo di queste importanti figure dell'esercito, cioè del Tamburo Maggiore e del Sergente Trombetta, era anche quello di gu idare l'istruzione dei ragazzi addetti alla telefonia. Questa istruzione veniva fatta, sia in delle apposite scuole di apprendime nto e nei Collegi
236
An~elo De Paola
Militari, sia negli Orfanotrofi o Istituti di Beneficenza. Tn questi luoghi gli allievi strumentisti imparavano i tocchi, i "movimenti per la cassa" (cioè i comandi che il Tamburo Maggiore impartiva con la spada o il bastone) 210 ed il comportamento da tenere durante le esercitazioni e parate militari. I ragazzi dei Collegi Militari e delle scuole di strumento reggimentali erano generalmente figli di soldati o di strumentisti dell'esercito 21 1; mentre quelli degli Orfanotrofi o Istituti di Beneficenza erano ragazzi abbandonati (projetti). Questi giovani strumentisti, specialmente Tamburi, a volte venivano inseriti nell 'esercito in giovane età, tanto che, alcuni Reali Ordini, proibirono di introdune Tamburi al di sotto dei dieci ann i 272 . Per questi ragazzi, le casse di ottone dei tamburi dovevano essere particolarmente pesanti: «I ,e otlo casse di rame che mancano al Completo di 24 non si sono fatte costruire à causa che essendosi al Reggimento Tamburi di minore Età segli ~ loro appropriati la Cassa piccola di legno [... ] » "'.
C' è da chiedersi ora che cosa erano esattamente i "tocchi". I tocchi erano deJlc brevi composizioni a volte di poche battute scritte per vari strumenti o anche per hanrla intera. 11 loro carallere era come fu in passato eminentemente onomatopeico. I tocchi possono essere divisi grosso modo in due specie e cioè, tocchi a carattere generale rivolti a tutti i militari per funzioni di ordini ed avvisi , e tocchi a carattere strategico militare usati durante le guerre e le esercitazioni 271 • Di quest'ultima specie ne esistevano a centinaia: ogni corpo aveva i propri tocchi raccolti a volte in interi volumi ; addirittura all'interno di uno stesso corpo potevano esserci dei tocchi per ogni singolo battaglione. I tocchi delJa p1ima specie, sono quelli riportati in manosc ritto anonimo di "Reali Ordinanze Ttaliani", senza data ma probabilmente anteriore al 1788 m _ Ess i sono:
"" Il bastone consisteva in una «canna J' lnùìa cui pomo ùi Argento». '" A tal proposito le lest imoni~nzc sono numerose; per di più il decreto n° 90 del 25 luglio 182 1.
relativo all ' ammissione delle redule nel Corpo <le i Marinai Cannonie ri, stahiliva che, in quanto ai Tamburi cd ai Piffe ri, sì preferivano i figli di militari dell'esercito. "' Na. A. di S., Sezione Militare, " Reali Ordini" . foscìo 227, f. 53 e fa scio 23 1 f. 106r e f. I 55r '" Na. A. di S., Sezione Militare. "Seg reteria ùi gue rra"", fascio 891 , fasc icolo n" 3. Si è potuto notare, come risulta dalla " Librctta de lla Rivista d ' Is pezione" del 179 1 re lati va al reggimento ùì fanteria ·'Messapia", che anche la grancassa poteva essere s ia di "otto ne cedro'' sia d i legno. '"" Tocc hi a parte dovevano essere 4uell i c he regolavano le funzioni militari fuori d,ille c a serme. lòcco act esempio cosa prevedeva l'a11. 34 della Ordinanza di Piazza a proposito delle messe durante le parate: «[ . .. ] 1870. Giunta la colonna alle porta della chiesa i tamburi o i trornbc lli s i s itueranno ad essa di.rimpetto continuando a suonare sino a che sia tulla entrata f ... ) 1781. Il principio ùella Messa sarà indicato da un hrevc rullo: i tocchi indicheranno il Santus; ad un altro tocco prìa della Elevazione s ' ìugìnucchìerà la truppa, sul ginocchio destro, e cturantc questa si suonerà la marcia, che s arà seguìrn eia
1111
toc.c.o nl qnnle, b trnppn , i alzerìtf . ] »
m Napoli, Conservatorio dì Musica S. Pietro a Maje lla Sezione Rari ms. 104.
ù.1 Banda Musirnle nel/ 'J:;sercito Borbonico
237
"La Generale", "Asamblea", "Marchia dè Fucilieri", "La Chiamata", "Frappò" , "Marchi a de Granatieri ", " Il Bando", "La Fascina", "L'Attacco, e maneggio dell'Armi", "La Ritirata", "L' Orazione", "La Messa", "L'Ordine", "L' Alto", "Diana" e "Bacchetta" rn._ A parte alcuni termini di cui fac ilmente s i può capire il significato il "Frappò" indicava la handiera, la " Fascina" era la pulizia de lle strade del campo, la "Di ana" altro non era che il segnale di sveglia dato aJl e truppe all ' al ha (in Marina indi cava il turno dalle ore 4 alle ore 8), la "Bacchetta", era la verga con cui veni vano puniti i soldati, mentre l' Alto, ossia alzare la picca, ordinava di cessare il fuoco o la marcia. Questi tocchi sono composti per primo e secondo "Pifaro" primo e secondo clarinetto, primo e secondo corno e "Cassa" ad eccezione della "Diana" e della "Bacchetta" composte per primo e secondo "Pifaro" e "Cassa" (si veda prossima appendice). Quest'ultimo termine in tutti i segnali stava ad indicare il tamburo. Con l'Ordinanza di Sua Maestà per l'esercizio, e per le manovre delle sue truppe di fanteria del 1788 «i tocchi pe rmessi» furono portati a dodici e precisamente: I . La Ge nerale 2. L'Assemblea 1. I ,a lh11ùiern
4. Le marce 5. La ritirata 6. La chiamata
7. La fasci na 8. La Diana 9. La messa. e Preghiera
10. li hanùo 11. I .e IlaccheUe o Punizioni 12. I Rulli
Nola. I rulli do vran no essere sempre seguiti da un colpo di bacchetta; e per banere atrordine si faranno tre m lii
Questi tocchi erano scritti tanto per i Tamburi ed i Piffari, quanto per le Trombe e per l'intera banda o fanfara . Al fine di poter re ndere palese il significalo di questi tocchi vengono di seguito riportati alcune espressioni tratte da diverse puhhlicazioni riguardanti tale materia: [ ... ]I Tambur i non bat1era1111u, d 1e per le c ose ordinate, e per la scuola, ma questa non s i farà c he all'ora s iffatta né si comincierà mai col tocco d e lla Generale [... ·1 Sarà battuta in tutti i giorni la Ritirata a l tramontar de l Sule, ed al segna le di 1111 colpo d i cannone ed in mancan,.a di questo a ll a Chiuma/a, c he daranno i tamburi d i Picche tto, a ciò Tamburi di tutta la linea possano cominc iare a balleria unitame nte [ .. .11 Tamburi tanto per la Ritirara, quanto per t.uU.i gli a ltri tocchi, c he debbono batte re, si si1ue ra11110 dieci passi avanti delle Handiere, ed i de tti tocchi no n saranno mai più quattro riprese [ ... ]I Tamburi di Picchetto del primo Ba llagl ione della diritta batte rà la.fascina.. . e questo tocco servirà d i avvert ime nto, per fars i la puli1.ia ne lle strade e teste del Campo , fino a trenta passi al di là de i fasci d 'armi
1-- .J G li o nori, c he si renderanno con diffe renti Tocchi di Tamburi cesseranno a lla Ritirata [ . .. ] O la fanteria marc i tull a, o pori.io ne di essa, il secondo tocco da batte rs i sarà q uello dell' As.w:mhlea, ed il te rzo quello della Bandiera [ . .. ] All'arrivo de lla Truppa nel Campo si farà battere il Bando, per pubblic a re le proibii.ioni concernenti la Caccia, la Pesca, .il Gioco e d a ltro 1- .. I w
176 Q 11P.sti ste:ssi rncr. hi s i trova no in 11,rn collezione rli '/nques spagnoli del 1761.
"' Re~olamento I'rovvisionale formato d'Ordine di Sua Maestà, Napoli , Stamperia Regale. 1798.
238
Angelo De Paola
[... J L' Uffi ciale Superiore <lei Reggimento ... si porrà alla testa de lla Truppa per condurla dal Qua11iere alla Parata. Quella <li Fanteria sarà preceduta da tutti i Tamburi <lei Reggimento, i quali marcieranno in più righe cui Tamburo Maggiore alla Testa l-. -1 Le visite si f"arannu come nella Fanteria quando il detto Trombetla avrà suonata 1a chiamata l-. -1 Per la Guardia <li buon Ordine si comanderà sempre un Trombetla e si chiamerà d i Picche/lo 1- .. I I Tamburi e la Musica marceranno alla testa dè (ìranalieri , e <luvrannu essere disposti in file come il rimanente della Truppa [ . .. ] "'
Nella trattazione di questo argomento si è ben capito che il tamburo era lo strumento per antonomasia della telefonia; per secoli fu il maggior protagonista di tutti gli eserciti e uropei. A questo strumento andava anche il triste wmpito di regolare le fucilazioni. Nell'"Ordonnance du Roi, Conccrnat la Desertion" 2"19, del I Luglio l 786, precisamente "Sur la maniere de passer par Ics Baguettes" si legge: O
«La Détachemcnt qui sera destiné à passer un Soldat r...] Il sera <li visé cn de ux pelotons s' il est de ceni hummcs, cn q uatre pelotans. s' il est de deux cent s hummcs r... l Les Tamhours serreronl cuntre ccs scrrc-filcs: ils battront des dianes au signal dunné, e alors l' cxécution comme ncera» ""'.
Probabilmente degli ultimi anni del XVIII secolo, sono i "Piani del Regolamento per l'Tnfantcria cli S. M. il Re delle due Sicilie"; in questi piani si può notare il posto che la banda, i Tamburi e Pifferi ed il Tamburo Maggiore, occupavano nei battaglioni quando questi ultimi veni vano schierati in battaglia e nelle parate militari.
,,. Purtroppo il document.o manca delle prime 52 pagine: quindi non è stato possihilc appurare né il titolo né l' anno di pubblicazione. Si capisce però che si tratta di un Regolamento in 4uanlo il contenuto è diviso in articoli.
,,. Ordonnance du Roi, r.oncemarit la Desertion. Paris. I111pri merie Royale I 7X6. p. 4 1-41. ""' Na. A . di S., Sede, "Casa Reale Antica". fascio 1267.
23()
La Randa Musicale nell'Esercito Borbonico
Pian i d el Regolamento per l'lnfante ria di S. M. il Re delle due Sicilie Battaglioni in ordine di battaglia Primo h;·11taolio 11e
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240
Angelo
ne Paola
Composizioni per banda e fanfara Le testimonianze che riguardano la musica scriua cd eseguita dalle bande e fanfare dc ll'esercilo borbonico sono scarse, infatti, a parte qualche raccolta di tocchi, l'inno "T'offro Signor", l'iru10 "Bell'ltalia" di D. Cirnarosa ed il famoso Inno Borbonico, nel XVlll secolo non è stata trovata nessuna composizione ne testimonianze che potessero dare precise indicazioni sulle tag lie degli strumenti. Di versamente non stanno le cose per i primi decenni del secolo XIX anche se qualche composizione è slala rinvenuta; solo per agli anni 1833-1860 esiste un cospicuo numero di composizioni manoscritte per banda e per fanfara. Si tratta per lo più di composizioni scritle in occasione delle parate militari che, 1'8 settembre di ogni anno, venivano falle in occasione della festa di Piedigrotta. Nelle pagine che seguiranno è illustrato, in ordine cronologico, parte del materiale lrovalo. Relativamente al XVll1 secolo vengono quindi ripo1tati alcuni tocchi per Trombe Ui , l' inno "T'offro Signor", l'incipit dell' inno "Beli ' Italia" e l'Inno Borbonico. Quanto al XIX secolo vengono segnati gl' impianti organici delle varie pa1t iture per handa e per fanfara, con alcune considerazione cli natura tecnica ed organolog ica.
La Banda Musicale nell't,"sercito Borbonico
24 1
Indice delle tabelle Tahella Tabella Tabella Tabell a Tabella Tabella
1: Il :
E sercito Borbonico 1734 - 1738 (fanteria) Ese rcito Borbonico 1734-1738 (cavalleria) Ili: E sercito Borbonico 1732 - 1772 TV: E serc ito Borbonico 1759-1763 (fanteria) E sercito Borbonico 1759- 1761 (cavalleria) V: VI: Mu sici del regg. Fanteri a del le Reali Guardi e Itali ane 175 1- 1771 làbella VII: Reggimento Fanteri a Messa.pia - 1787 Tabella Vlll: Esercito Borbonico 1788 (cavall eria) 'làbcll a IX: Fanteria d i Marina - 1788 Tabell a X: Regg. Fanteria Messa.pi a - 1793 Tabell a Xl: Regg. Fanteria Reale Napoli - 1794 Tabell a X li: Regg. Fanteria Reale Italia - 1794 Tabell a Xill: Battaglione Granatieri del la G uardia Reale - 1800 Tabell a XIV: Reggimenti d i Fanteria - 1803/1804 Tabell a XV: Reggimenti d i Fanteria - 180 1/ 1804 Tabell a XVI: Reale cscn.:ito-Rcalc Armata dei volontari s ici lianiGuard ie Reali Tabell a XVII: Rapporto d i qu ind icina - 180 9 Tabell a XVITl: Stato degli averi d i ogni Ann ata del Real Esercito - 12 maggio 1815 Soldi da godersi da c iascuno dell a Randa grande, e Tabell a XIX: Comrnjssioni per diversi d i essi Tabella XX: Esercito francese 18 15 Effetti per le bande di fanteria - 18 18 Tabell a XX I: Ta bell a XX II: Organizzazio ne dell 'esercito - 18 18 - 1820 Tabell a XXlll: Organi zzazione del nuovo esercito- I luglio 1821 Tabell a XXIV: Decreto del 24 giugno 1824 s ull e paghe dei musicanti Tabel la XXV: Decreto Organico del 29 maggio 1827 Tabe lla XXVI: Organizzazione del reale esercito -21 giugno 1833 Tahella XXVII: I O Reggimento d i L inea Re Tabella XXV III : Stato nom. degli ind. scritt., Appr. di mu s ica de l suddetto Regg. del mese d i Genn aio 1835 Tahel la XXTX: Stato nom. degli ind. scritt .. Appr. componenti la fanfarra del Ratt. suddetto. Genna io 1835 Tabella XXX: Nota dell'importo d i ciascun strum. mus icale, di Randa e Fanfarra, d iretti da l Sig. Buonomo. Tabella XXX I: Stato nom. degli ind. sc1itt., Appr. di mu sica, del suddetto Regg. del mese di Gennaio 1843 Tabella XXX II : Stato nom. degli ind. scritt., Appr. componenti la fanfarra del Balt. suddetto. G ennaio 1843 Tabella XXXIII: Stato no minativo degli individ ui componenli la fanfara del 6° Bau. Cacc. (7 lug lio 1850) Tabe ll a XXX IV: Organico per banda e fanfara stabilito da Mercadante nel 185 1
83 84 89 91
9] 92 97 101 102 104 105 106 108
110 110 11 3 114 115 117 120 125 130 13 1 132 134 138 139 140 142 144 149 150 151 155
242
Angelo De Paola
Tabella XXXV:
Strumenti esistenti nelle bande e fanfare - Giugno 1852 Tabel1a XXXVI: Individui per banda e fanfara stabilili da Mercadantc il 29 settembre 1852 Tabella XXXVII: Organico per banda e fanfare 19 dicembre 1852 Tabella XXXVIII:Strumenti esistenti nelle bande di ciascun Regg. di Fante1ia di Linea 1853 Tabella XXXIX: Strumenti esistenti nelle fanfare di ciascun Battaglione Cacciatori 1853 Tabella XL: Composizione organica del Real Esercito 1858 prezzo corrente degli strumenti a cilindro - De Rosa Tabella XLI: 1854 Tabella XLII: Statino dimostrante i prezzi fissati col fabbricante Ruggiero agli strumenti musicali Tabella XLIII: Statino dimostrante i prezzi degli strumenti Musicali a fiato offerto ai Reali Corpi di Fanteria Tabella XLIV: Statino dimostrante i prezzi degli strumenti. Cesare Ruggiero Elenco concorrenti per il concorso a Sergente Tabella XLV: Tromhettll 1855
Tabella XLVI: Tabella XLVII: Tabella XLVIII: Tabella XLIX: Tabella L:
Classifica dei concorrenti partecipanti al concorso per capo banda del 17 novembre 1856 Fondo di Grazia - Oggetti di sua situazione Notamento degli strumenti necessari per una fanfarra di Trenta individui Opere rappresentate al Teatro S. Carlo negli anni 1737 - 1748 Opere rappresentate al Teatro S. Carlo negli anni 1780 - 1786
157 162 164 165 166 169 17 1 171 171 172 174 178 209 214 220 224
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Riferimenti bibliografici Afan de Rivera don Carlo, Memorie militari sul Regno def/e Due Sicilie, Salerno 181 7 Antologia Militare, a cura di A. Ulloa, IO voll., Napoli 1835- 1845 Collezione di Leggi e Decreti, 89 voli., 1806-1860 Collezione di Reali Rescrilli. Regolamenti, Istruzioni Ministeriali, e Sovrani Risoluzioni/ ... I ( 1806-1840), a cura di F. Diaz, 10 voli.+ indice ( 1844- 1846), Napoli , Borel e Bonpard, 1847 Colpo d'occhio rapido sul progetto di legge per la Marina Militare presentato al parlamento Nazionale, Napoli 1820 Ganter Henri, Histoire des Regiments Suisse au service d'Angleterre, de Naples et Rame, Genève, EGGIMANN Logerot, Memorie storiche del Regno delle Due Sicilie 1734-18 I 5 Marea Giuseppe, Sunto delle leggi e decreti Reali per le annate di terra e di mare del Regno delle Due Sicilie dal 15 febbraio 1806 al 31 dicembre 1836, Napoli, 1838 Nuovo metodo con cui si prescrive la formazione dè reggùnenti per gli eserdzi, ed ispezioni di Guerra[ ... }, Napoli 1778 Ordinan:z.a della amministrazione militare, Napoli 19 g iugno 1824 Ordinanza di Esercizi. e manovre della Cavalleria Napoletana, 3a ed., Napoli 1835 Ordinanza di S. M. contenente alcune Istruzioni da servir di Appendice alla Reale Ordinanza per /'esercizio, e per le manovre delle sue Truppe di Fanteria, Napoli 1798 Ordinanza di S. M . per gli esercizi e le evoluzioni delle Truppe di Fanteria, 3voll., Napoli 1833 Ordinanza di S. M. pel Governo, il Sen1izio e la Disciplina delle Reali Truppe nella Piazza, Napoli 183 1 Ordinanza di .\'ua Maestà pel servizio delle piazze dè suoi Reali Dominj, 3voll., Napoli 1788 Ordinanza di S. M. per servizio e per le manovre delle sue truppe di.fanteria, Napoli 1788 Ordinanza per la formaz ione, Regolamento, Serviiio, Sussistenza, e Disciplina delli dodici re!?,!?,imenti Provinciali del regno di Napoli, Napoli 1744 delle piazze dè suoi Reali nomini, 3voll., Napoli L788 Ordini del Giorno Comando Generale, 1 1 vol i. , Napoli 1816- 1860 Piani del Regolamento per l'lnfanteria si S. M. il Rè delle due Sicilie, s.d. Real editlo per la formazione ed organizzazione dè reggimenti Provinciali di Fanteria e Cavalleria nel Regno di Napoli, Napoli 1800 Reali Rescritti 1841 - 1845 Stato Militare del Corpo di Artiglieria Napolitana dell'anno 1812, Napoli 1812 Statuti, 17 12 - 1753; 1718 - 1761; 1753 - 177 1 Zezon Antonio, Tipi Militari dei dUferenti corpi che compongono il Real Esercito e l 'Armala di Mure di sua Maestà il re del Regno delle Due sicilie, Napoli 1850
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Angelo De Paola
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Domenico Cimarosa, "Hcll'ltalia ormai ti desta", per SS, coro e banda, composizione manoscritta, incipit, 1799. Napoli, Conservatorio di Musica S. Pietro a Majella, Rari 1.6. 7 (28)
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Gli impianti organici di alcune partiture appresso contemplate tendono, con alcune considerazione di natura tecnica ed organologica, a lracci,ue l'evoluzione della partiture per banda e per fanfara entro l'esercito borbonico. Le composizioni si trovano presso il Conservatorio di Musica di Napoli.
I . Composizioni per banda CALLEGARI, Giuseppe Fortunato Passo doppio del quartetto d'Armida, ms. autogr., s.d.[18 15 ca.]. Organico: piccolo flauto terzino, piccolo clarinetto in Effaut, clarinetto principale, altro I O clarinetto [Sib], clarinetto secondo [Sibl, corno I O in E ffaut, corno 2° in Effaut, trombe in Effaut, trombe in Ce Solreut, trombe in Belà alto, trombone, serpentone. gran cassa. Anche se no n è facile stabilire con esattezza la data di questo ma noscritto, la presenza dei clarine tti in Sib, e non più in Do, e la presenza ancora del serpentone polrchhcro indurre a datare la composiz ione intorno aJ 18 15. Il tcr,,ino di flauto in Mib è in realtà segnato in Reb, e il termine "Gran cassa", in questo caso indicava tutti gli s trnmenti ritmici, quali, taml>uru, pialli, cappellelli, ccc. Append ice C 848
FLORES, Francesco Valzer, ms. a utogr., s. d.LI 8 I 5 ca. I. Organico: ottavino in Fa, quartin i in Fa, clarinetto I O B, clarinetto 2° e 3° B, corni in fa, corni in Efa, trombe in Efa, trombe in B, fagotto l 0 , trombon i, cimbasso, Gran Cassa.
In questo valzer, databile intorno al 1825, si trova, al posto de l serpentone, il c imhasso attestatosi a Napoli prima de l 1820. L'ottavino ed il quarti no detti in Fa sono segnati in Mi b. Per ciò che rig uarda Francesco fl orcs, in una relaz ione del 10 maggio I 843, si legge che, dapprincipio era capobanda del Reggimento Real Fa.rnese, e po i, a seguito di licenziamento, passo a servire sempre come capobanda nell a Gendarmeria Reale. Qui però fu nuo vamente li cenziato perc hé «si mostrò inferiore ai propri doveri incapace di comporre o ridu1Tc pezzi di mu sica, d i dar direzione alla banda 1- .. I». Infine fu assunto ne lla stessa banda come claiinettista. Oc 1-2
CALLEGARI, Giuseppe Fortunato Inno Militare[. .. ], m s., s.d. [18271. Organico. Armonia di metallo: qu artino in A , clarino 1° in D , clarino 2° in D, clarino 3° in D , clarino 4° in D, clarino G. alto, clarino in A basso, tromba in E, tromba in E, corno in G, Corno in D tromboni tenori , tromboni bassi. Banda Militare: clarinetto in D, clarinetto in A, clarinetto 2° in A, !lauto cd ottavino in D, corni in G, , corni i11 D, tru111l>e Ì.11 D , Lrombc in A, trombe in E e C, fagotti, tromboni 3, bassi , 6'Tan cassa e tamburo, carillon. Canto: lenore so lo, cori. Pf:
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Questa composizione con grande organico fu scritta in occasione della nomina del Duca di Calabria a Comandante Generale dell'esercito decretata il 29 maggio 1827. L'organico della partitura è diviso in quattro parti: Armonia di Metallo, Banda Militare, Canto e Pianoforte. Si è tentati a supporre, quindi, che la prima parte fosse destinata alla fanfara e la seconda alla banda. Difatti il termine "clarini", in questa epoca, indicava le lrombc naturnli senza chiavi, mentre il quartino stava ad indicru·e il piccolo clarinetto in Mib. Da questa partitura in poi, a volte, gLi strumenti gravi vengono riuniti in un solo rigo sotto l'indicazione generica di hassi. Oh - 8- 112
Ruonomo, Camillo Fernando Curtes (Spuntini) , ms., ottobre 1835. Organico: ottavino in Eb, terzino di flauto, piccolo clarinetto in Eb, clarine tto in Bb I 0 , clarinetto in Bb 2°, corno in Bh, corno in C, trombe a chiavi Eh, trombe a chiavi in Ab, tromba in Bb, trombone 1° e 2°, fagotti 1° e 2°, bassi oft1eife, bassi, gran cassa, cassa chiara. Le novità di questa partitura stanno nel trovare segnati: le trombe a chiavi. le oficleidi e la cassa chiara. Vengono, inoltre, menzionati, tanto l'ottavino in Mib segnato in Reb, quanto il terz ino di flauto segnato in Mib. Musica 01iginale per banda
Buonomo, Camillo Don Pasquale ( Donizzetti), Duetto .finale- Pronta io son, ms., 17 sette mbre 1843. Organico: ottavino in Eb di ripieno, te rzino di flauto obbligato, piccolo clarinett.o in Eb, clarinetto in Bb I O obbli gato, clarinetto in Bb I O di rinforzo, clarinello in Bb 2° di rinforzo, clarincllo in Bb 3° di rinforzo, corni da caccia in Ab, corni da caccia in Eb, trombe a chiavi in Ab, trombe a c hi avi in Eb, trombe a chiavi in fa, trombone I tromboni 2° e 3°, fagotto, bassi, gran cassa. 0
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Questa composizione conferma che, a questa data, l'organico bandistico non subì sostanziali variazioni. Si conforma, come del rcslo anche in passalo, l'uso d.i non segnare in chiave le alterazioni dei corni e delle trombe. I clarinetti vengono divisi in "obbligati" e di "rinforzo", mentre i tromboni diventano tre segnati su due righi. Musica originale per banda
Anonimo Polka, ms., s.d. 11848 ca. I Organico: qua1tino, ottavino, clarini, corni primi in Alatà, corni secondi in Alafà, trombe in Alatà, trombe in Fa, biucolo in Betà, trombe in Alafa, clavicorno, tromboni l O e 2°, trombone 3°, bassi e fagotto , gran cassa, tamburo. È la prima partitura per banda dove si trova menzione di due nuovi slrumcnLi: il clavicorno ed il biucolo. I clarinelli vengono ridotti in primi e secondi ed il tamburo è segnato a pa1tc. Oc 1-2
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De Miro, Antonio Fella Passo doppio, riduzione per handa di Raffaele Cosenza, ms., s.d. 11850 ca.] Organico: ottavino in Eb, quartino, clarino 1°, clarino 2°, corni in Ab, corni in Eb, trombe Ah, trombe Eb, pistone Ab, pistone Bb, binchcl Bb, neocorno 1° in e, tromba basso in E, trombone I 0 , trombone 2° e 3 °, piccolo ofnein , fagotti, basso, gran cassa, tamburo. Anche in questa partitura si tro va l' inserimento di alcuni nuovi strumenti: il pistone, il binchel, il neocorno, la tromba basso , e la piccola oficleide. In verità quest' ultima, come del resto anche la tromba basso, face vano parte dell'organico della fanfara da quasi un ventennio. Il Pistone indicava il flicorno sopranino in Mib, del tutto oscuro, invece, resta il termine " binchel", c he a dire il vero, sembra c he indichi una marca più che uno strumento. N.S. Oc 1-2
Mercadante, Saverio Fantasia sull'Inno Russo, ms., Napoli 3 maggio 1852. Organico: ottavino, quartino, clarinetto 1°, clarinetto 2°, corni Lab, corni Mib, biucoli , Sib, trombe Lah, tromba Mib 1°, tromba Mib 2° e 3°, tromhc Sih basso, fagotti, tromboni 1°, tromboni 2° e 3°, bassi, rullante - tamburi - gran cassa. Nella composizione di Mercadante è da rilevare la comparsa delle alterazioni in chiave per i corni e per le tromhe. Gli ottoni di questo periodo sono generalmente "alla Sax" . Dep. B. 6.6.2885
Anonimo Passo doppio per banda, ms., 20 giugno 1852. Organico: ottavino , qua1tino, sistro, clarinetti , corni Lab Sax, corni Mib Sax, biucolo Lab, tromba Lab, tromba Mib, tromba Mib basso, neocor in Mib, fagotti 1° e 2°, tromboni 1°-2°-3°-4°, bassi Sax e bombardone, tamburo, gran cassa. In questa partitura c'è l' adozione dcl sistro, sicuramente a campane con estensionc di due ottave (Sib2 - Sib4) segnato dopo il quartino. Importante è la menzione del bombardone insieme ai bassi Sax. Musica originale per banda
Buonomo, Camillo ms., Napoli 1856. Organico: ottavino e quartino, clarinetti, corni in Lab, corni in Mib, biucolo Sib, tromba Lab, trombe Mih, sax Mib, tromboni, tromboni, bassi, accordi. Nell'organico di questa partitura si trova un netta di stin zione fra le trombe in Mib destinate al canto e le trombe cosiddette "alla Sax" destinale all' accompagnamento. Compare per la prima volta il termine "Accordi", il quale, come
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si ricorderà, stava da indicare gli strume nti ritmici. Tali strume nti in questo pe riodo, secondo quanto previsto da lle normative, consistevano: in una grancassa, due pa ia di piatti e cassa rulla nte. Musica originale per b anda
2. Composizioni per fanfara Buonomo, Camillo Pmso raddoppialo per uso delle fa,~fare dè battaglioni, ms., 26 aprile 1834. Organi co: tro mba l in D re ohhl igata, tromba 2° i n D re di rinforzo, tromba 2° in D re , tromba in l) re , tromba in A re alte o bb li gate , tromba O
in A a lte di rinforzo, t romba in A re bassa , tromba in E mi, tro mba in C ut , tromba in G ut o bhligata , trom ba in G ut di rinfo rzo, trnmba in G ut bassa , corni in Ci ut, corni in D r e , tro mbo ne l O e 2°, tromho ne ba sso. hassi o ffeide. Q uesta è una de lle prime composiz ioni per fanfara rin venute . Si tratta d i un Passo raddoppialo, in Re maggiore di Cami ll o Buonomo già direttore delle fanfare dell'esercito borbo nico. La partitura si presenta c o n un organico composto da d odici trombe, Lre corni , d ue trombo ni tenori, un trombone basso e bassi oficleide. I,a caratte ri sti ca prese nza de ll e dodic i trombe, quattro in Re, tre in La, un a in Mi, una in Do e tre in Sol, resterà tale rino a l 1850 ; tale reste rà anche la tag li a dei corni e c ioè due in Sol cd uno in Re . La parte delle trombe di rinforzo è perfettame nte ug ua le a quell a de lle trombe obbligate, ta nto che, spesso, non veniva ma i segnata. M usica o rig inale per banda
Huonomo, Camillo Défilé, ms., 1836. Organico : o ltre alle dodici trombe. biucoli in Sol, comi in G ut, comi in D re, trombone l O e 2°, piccol'offleide, bassi offeidc, g ran cassa tamburo, tamburi tutti . Le partiture di questo peri odo presentano alcune nov ità. A parte l' indicazio ne s pecifica delle trombe a c hi avi, compaio no i biucoli in Sol, mentre non si trova più menz ione del trombone basso . Si assiste anc he all' adoz ione della piccola o ficleide in La , co me rinforzo a i hass i, c he resterà stabile fino al 1853. Del tutto singola re , infi ne, è la presenza dell a g rancassa e dei ta mburi , in quanto questo brano è l' unico dove si trovano inse riti strume nti a perc ussio ni. Musica originale pe r banda
Buonomo, Camillo Dé.filé, rns., 1840. Organico : l'unica differenza di que sti anni è que ll a di trovare i biucoli in Sol segnati all'ultimo rigo dopo k oficleidi basso. Musica o riginale per banda
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Buonomo, Camillo Dé.fìlé, ms., 15 agosto 1843. Partitura: in testa all'organico si trova segnato, il biucolo in Do, il resto rimane uguale. A partire da questa data, e per undi ci anni, il biucolo in Do sarà consideralo lo strumento principale a cui affidare gli "a solo" e le paiti più rilevanti . Strano però c he l' impian to di questo strumento risulta in Fa nonostante lo strumento è detto in Do. La piccola oficleide di que sti anni è tagl iata in ht. Musica o rig inale per banda
Buonomo, Camillo Dé.fìlé, ms., luglio 1851. Organico: è lo stesso, ma le tromhc a chiavi vengono sostituite con quelle "alla Sax". Questa pmtitura sancisce la lìne delle lromhc a chiavi sostituite dal le Sa.xtrombas. Di fatto vengono anche eliminate le pa,ti delle trombe di rinforzo in Re in L1 ed in Sol. Si deve tener presente che le bande e le fanfare, nel giugno del 1852, erano in possesso, sia di slrumcnli a chiavi, sia di strumenti a valvole alla Sax. È possihilc, quindi , che tali strumenti veni ssero adottati da tempo. Le composizioni di questi anni sono le ultime nelle tonalità dicsatc: lìno a questa data, infatti, erano state tutte impiantate ne i toni di Sol e Re maggiore, raramente in La. Musica o riginale per banda
Buonomo, Camillo Dé.filé, ms., lug lio 1854. 0[ganico: sopranino Mib, sax Lab, sax Mib, biucolo Sib, terzino Sib, corni sax Lab, corni Sax Mib, tromboni 1°, tromboni 2° e 3°, bassi, biucoli. Conformandosi a quanto era stato previsto il L9 dicembre 1852 le fanfare dell' esercito borbonico cambiarono radicalmente l' impianto o rganologico che rimase tale fino alla fine del regno. Sparisce il biucolo in Do per lasciare posto ad una tromba (o flicorno) sopranino in Mib quasi sempre a c ilindri. Il canto viene affidalo alle sci tromhc Sax Lah cd ai hiucoli in Sih, me ntre le sei trombe Sax in Mib. divise in prime seconde e terze, vengono destinate, insieme ai corni, per L'accompagnamento. Cambia il ruolo del terzino, c ioè della piccola oficleide (piccol'offeide ) che, da strumento usato come rinforto ai bassi, viene adoperalo sia per raddoppiare all 'ottava inferiore iJ canto, sia come unico strumento alla quale vengono affidate le imitazioni (controcanto). Per i bassi, i.nfme, non viene più specificalo il tipo, in quanlo lutti gli strumenti di registro grave come hombardon.i, saxtrombas bassi, saxhorns basso e oficleidi vengono racchiusi nella generica dicitura di " Bassi". I .a parte affidata a quest'ultimi in questi anni incomincia ad essere scritta con doppie note all'otlava. Musica origi nale per banda
CIRO PAOLElTl
ERRORI D' IMPOSTAZIONE STORIOGRAFICA E NUOVA VALUTAZIONE DELL'ASSEDIO DI TOLONE E DELLA CAMPAGNA SABAUDA IN PROVENZA DEL 1707
La spediz ione austro-piemontese del 1707 su Tolone ricorre sempre, anche nelle storie più recenti della Guerra di Successione Spagnola, come un fallimento - l'unico - del Principe Eugenio. Questa visione si deve sia alla preponderanza della storiografia anglosassone, sia al fatto che la stessa, sulla scorta del proverbiale campanilismo inglese, ha sempre considerato buono ciò che faceva comodo a ll'Inghilterra e cattivo ciò che non coincideva completamente col suo intesse. Nel caso dell ' impresa di Tolone, l'equivoco nasce da vari fattori. Nasce dalla lettura filo-marJboroughiana della vicenda data da Winston Churchi ll nel s uo "Marlborough: his !ife, his time", in cui l'autore è spesso coscientemente scivolato sulla verità, teso com'era a glorificare in tutto la figura dell ' avo paterno. Nasce dal fatto che, per definizione, se l'idea dell'impresa di Tolone era stata hritannica doveva essere per forza buona e, se si era risolta in un fiasco, lo si doveva soltanto all' incapacità degli esecutori- Italiani e Tedeschi - che non avevano spiegato l'energia necessaria a cogliere il risultato. Nasce, infine, dall'impostazione che le argomentazioni, soprattutto di Churchill, ma non solo sue, hanno detenninato nella storiografia successiva anglosassone - e, di riflesso, in quella di lingua tedesca - ma di fatto oggi limitata alle due opere cli David Chandlcr a proposito di Marlborough, tipicamente britanniche, dal valore molto discutibile ma invariabilmente celebrate come apice della storiografia mondiale sulla Guerra di Successione Spagnola. Se il comando delle truppe alleate operanti in Provenza nel 1707 fosse stato affidato a un inglese, la campagna sarehhe stata studiata a fondo prima d'essere giudicata fallita dagli storiografi britannici, ma poiché i comandanti erano due italian i - Vittorio Amedeo TI di Savoia e, soprattutto, suo rngino il Principe Eugenio, il più grande condottiero del Secolo XVIII - non aveva importanza studiarla, anzi, era pure meglio se non lo si faceva, perchè si poteva scaricare su entrambi - stranieri , "aliens", non britannici - la responsabilità d'un fallimento che invece, a ben vedere, se c'era stato era riconducibile ad un ostinato errore d'impostazione, tutto ed esclusivamente britannico. E così, glissando allegramente sulla verità, ignorando ancor più allegramente, sia i documenti delJ'epoca - scritti in francese, italiano e tedesco e dunque incomprensibili ad ogni Inglese che si rispetti e, in quanto incomprensibili, ovviamente del tutto inutili e degni di essere
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ignorati - sia le carte geografiche, fino a oggi è stata sempre narrata una storia che ha ben poco a che spartire colla realtà di quei lontani fatti. Premesso questo, vediamo d'esaminarli un po' meglio, quei lontani fatti. La Guerra di Successione Spagnola durò dal 1701 al 171 3, vide i Borboni di Francia e Spagna contendere la corona di Spagna a Carlo d' Asburgo, sostenuto dal resto d'Europa, e può essere suddivisa in tre periodi. Il primo quello della preponderanza francese - dal principio del conflitto all'estate del 1704; il secondo - che possiamo definire del bilanciamento fra le due parli che va dalla battaglia di Hochstadt del 13 agosto del medesimo 1704 alla vittoria di Torino del 7 settembre 1706. L'ultimo - della preponderanza alleata - comincialo 1'8 settembre 1706, colla ritirata francese da Torino a Pinerolo e la preclusione della via di Milano al Duca d 'Orléans. Al finire del 1706, cioè all ' inizio dell a preponderanza alleata, la situazione generale del conflitto era abbastanza fluida, benché tendenzialmente a irreversibile sfavore del Borboni. li quel momento i fronti europei ' erano quattro - Germania, Fiandre, Italia e Spagna, ma solo il secondo e il quarto erano realmente allivi. Dopo la vittoria anglo-olando-imperiale di Hochstaclt la Germania riposava tranquilla, dietro le linee fortificate cli Stollhofen e grazie all'esercito anglo-olandese di Marlborough, che attraeva su di sé in Fiandra ogni pericolo. In Spagna gli eventi, per quanto favorevoli alla causa alleata, non potevano essere determinanti finché non fosse stata e liminala la presenza militare francese. Era un problema che in particolare gli Inglesi avevano studiato e ritenevano cli averne trovata la soluzione. Secondo loro un attacco al territorio francese avrebbe immediatamente risucchiato dalla Spagna ogni soldato di Luigi XIV. Stabilito questo restava da vedere dove fosse possibile vibrarne uno; e non c'era molto da scegliere. A suo tempo Marlborough aveva ipotizzalo un'invasione della Francia attraverso la Mosella; ma se n'era vista l' impossibilità. La linea di penetrazione dal nord, dalle Fim1dre, era allrellanlo impraticabile. Era vero che la vittoria anglo-olandese cli Ramirnes nell 'estate del 1706 aveva portalo al crollo francese ed alla conqui sta di ciò c he poi sarebbe diventato il Belgio, con tutte le fortezze costituenti la famosa "Barriera" in mano ai Francesi dal 170 I ; ma era pure vero che di etro di esse si stendeva l'imponente sistema delle fo11ezze francesi, nella costru zione delle quali Vauban aveva profuso il meglio del suo genio e della sua inventiva. Non meno di quaranta piazzeforti bloccavano l'ingresso della Francia Settentrionale agli Alleati : non era possibile condurre un esercito attrave rso di loro e non era possibile prenderle tutte in tempi brevi. Scartando a priori l'idea d' uno sbarco sulla costa francese della Manica, restava una sola possibilità: invadere la Francia da sud, dal Piemonte.
' Va tenuto presente che i combattimenti - oltre che <lapperlullo in mare - si svolsero pure ncll' America Sett.entrionale fra Inglesi e Prancesi. <love sono lutl' ora ricordati come Quecn Annc' s War, la "Guerra della Regina Anna", per distinguerla dalla King Ueorge's War, che fu 4uella del 174248 per la Successione Austriaca.
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1n linea di massima il progetto ve nne approvato da Torino e da Vienna: da Eugenio e da Vittorio Amedeo 11 di Savoia come comandanti sul campo dell'esercito austro-piemontese, dall'imperatore Giuseppe I e dal re di Spagna Cmfo lll d ' Asburgo come patti dinastiche in causa; ma quando si andò allo studio dei modi e dei tempi d'attuazione, cominciarono i guai. Liberata Torino dall'assedio, a Vienna non si vedeva quale ostacolo si opponesse a un'avanzata contro Napoli, la desiderata e sospirata Napoli, per prendere la quale si parlava da anni dell'appoggio navale anglo-olandese. Sir Cloudesley Shovell, l'ammiraglio inglese che comandava la flotta mediterranea delle Potenze Marittime, aveva però una visione che collimava molto con quella di Marlborough, poco con quella di Eugenio e per niente con que lla degli Asburgo. Secondo lui la flotta inglese doveva appoggiare un attacco terrestre alla base navale di Tolone per una vittoria che avrebbe distrutto la flotla francese del Mediterraneo e spalancato al dominio britannico le porte del Levante fino ai Dardanelli, a Cipro e al Nilo. Benissimo, si ribatteva a Vienna, ma dopo aver dato una mano a conquistare Napoli. L'Inghilterra da quell ' orecchio non ci sentiva né voleva sentirci e provò ad aggirare l'ostacolo incominciando a sondare Vittorio Amedeo II. Il Duca si disse d'accordo su qualsiasi spedizione oltre le Alpi, avanzò qualche riserva sull'opportunità di assalire Tolone anziché il Delfinato, ma poiché l' Aja e soprattutto Londra avrebbero pagalo, non fece troppo il difficile e, tramite l'ammiraglio Norris, delegato britannico presso il suo esercito, arrivò rapidamente a un trattato anglo-piemontese, concluso ai primi di febbraio. Londra s' impegnava a fornire 40 vascelli di primo rango e le necessarie navi minori per appoggiare la marcia lungo la Riviera. La flotta avrebbe rifornito l' esercito di polvere, palle, cannoni , denaro e viveri; avrebbe provveduto al trasporto dei rinforzi e ali' evacuazione dei feriti e dei maiali. Inoltre l'Inghilterra si rendeva garante dell'esecuzione da parte dell'Austria della porzione del trattato d'alleanza del 1703 relati va alle cessioni territoriali a Vittorio Amedeo. L'articolo XV del patto anglo-piemontese infine esdudeva recisamente qualsiasi spediz ione su Napoli, perché in quel mo mento era inattuabile e pregiudizievole alla causa comune. Se a Londra supponevano che questo avrebbe fatto mandar giù il rospo all'Imperatore si sbagliavano. Giuseppe era fi sso sull'interesse austriaco; e l'inte resse austriaco, inteso nel senso di asburgico, in quel momento era Napoli, Napoli e solo Napoli, poi c'era il resto. Si era grati agli AngloOlandesi in genere e al Duca di Marlborough in particolare per la vittoria di Ramillies, che aveva determinato l'acquisizione e dedizione delle Fiandre spagnole alla Maestà Cattolica di Carlo TTl d' Asburgo; ma non si poteva, né si voleva, dimenticare Napoli. Era una s ituaz ione difficile, perché l'alleanza già era andata in crisi nel corso dell'anno precedente, quando, senza preavviso alcuno, Giuseppe I aveva offerto a Marlborough il governatorato degli appena conquistati Paesi Bassi spag noli. Gli Inglesi erano andati in visibilio; gli Olandesi su tutte le furie. Il Belgio era stato preso grazie a R amilJies? Ma quella battaglia era slala
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vinla dal sanguinoso sacrificio delle truppe olandesi e anche danesi; gli Inglesi - ed era vero - avevano combattuto molto meno dei loro alleali. Chi aveva distrutto la Maison du Roi, la più forte ed addestrata cavalleria di Francia e del mondo, martell andola per ore se non le cariche dei 42 squadroni delle Provincie Unite? E si aveva il coraggio di dare il governatorato dei Paesi Bassi spagnoli a un Inglese? Per aprirne alla Gran Brelagna il commercio e i porti escludendone l'Olanda? Davanti a tanta furia, Marlborough aveva ritenuto opportuno declinare l'offerla. E naturalmente a Londra questo non aveva falto aumentare l'amore per l' Aja. Ora, a distanza di pochi mesi, ecco quest'altro scoglio. Stavolta Vienna tenne duro e Londra pure; ma la notizia del trallalo franco-austriaco del marzo del 1707 per l'evacuazione degli ultimi 20.000 soldati borbonici dall'Italia fu cons iderata sia a Londra che ali' Aja come un tradi mento. Così la Casa d ' Asburgo ringraziava chi spandeva denaro e sangue per la sua causa? Pensando a liberarsi del nemico senza curarsi se poi veniva rischforato contro i suoi alleati in Fiandra o in Spagna? Davanti a tanta miope meschinità, come s i poteva esser certi che dopo Napoli non sarebbero stati accampali altri prclesli per prendere la Sicilia e la Sardegna anziché invadere la Francia? Ricominciarono allora le fortissime pressioni delle Potenze Marittime a Vienna. L' Tnghilterra e l'Olanda avrebbero fornito una flotta d 'appoggio, sostenuto finanziariamente il Duca di Savoia e pagato direttame nte un gran numero di soldati inquadrali nell'esercito imperiale. In cambio "sperava no" di avere una certa collaborazione dagli alleati austriaci, specie visto che la Savoia già s'era impegnala a fornirne. Tn realtà sap evano benissimo che, senza il loro aiuto navale, l' impresa di Napoli sarebbe stata assai più difficile del previsto e forse impossibile, perché la flotta francese del Mediterraneo avrebbe potuto trasportare rifornimenti e ripianamenti a Napoli in quantità tali da venificare quals iasi sforzo asburgico, per cui, e questo si capì anche a Vienna, se non si neutralizzava la flolla francese, Napoli non poteva essere presa. Come comandante imperiale sul campo, la parola e ra a Eugenio; ed Eugenio non era per nulla allettato dall' idea di varcare le Alpi Mariltimc, passare il Varo e cacciarsi con armi , bagagli, cannoni e cavalli per oltre 180 chilometri di stretti e tortuos i viottoli di costa fino a Tolone. Per di più la penetrazione in Francia da sud era sempre stata un fallimenlo. Ogni volta che qualcuno ci aveva provalo era andata a finire male. Nel 15] 6 Carlo V, con tutto l'appoggio navale ispano-genovese e senza la minima contrarietà da parte della flotta francese, era stato costretto a rientrare in Liguria con ingenti perdite. Il bisnonno di Eugenio, il Duca Carlo Emanuele T, alla fine del secolo XVI aveva provato a insignorirsi della medesima zona; e non aveva avuto successo, nonostante un certo favore incontrato fra le popolazioni locali . Il fatto era che in caso d'attacco i Francesi avevano sempre il tempo di fare due cose: chiudere una forte guarnigione nelle piazze minacciate - ai tempi andati la sola Marsiglia, ora pure Tolone - e ritirarsi verso nord facendo terra bruciata dell'intera Provenza. Poi si fermavano, generalmente col
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grosso a Lione, che quindi poteva essere ampiamente rifornito dall 'alto corso del Rodano e dalla Loira, e aspettavano il logoramento del nemico, magari affrettandolo con rapide scorrerie. Puntualmente l'esercito attaccante era costretto a far i bagagli e ad andarsene, tallonato dai Francesi, che non mancavano di nulla perché, scendendo da Lione, avevano a disposizione come via di rifornimento proprio il Rodano fino a Marsiglia. Eugenio sapeva benissimo che la strada strategicamente più redditizia per un attacco contro la Francia non era quella della Riviera, ma l'altra, attraverso le Alpi, in Savoia e poi in discesa dritti su Lione e, volendo, su Grenoble. Così sarebbero state minacciate al medesimo tempo la Francia meridionale e quella centrale e, volendo, si sarebbe potuto marciare verso nord, verso la Franca Contea, i Vosgi, il Reno ... ma nossignori, l'Inghilterra voleva Tolone; e senza imparare nulla l'avrebbe voluta ancora nel 1746 e nel 1793; e sempre il risultato sarebbe stato lo stesso: un fallimento. Così, quando Lord Peterborough gli prospettò il piacere che Sua Maestà britannica avrebbe avuto di una marcia su Tolone, Eugenio, ricordandosi che la medesima Maestà britannica e le Province Unite mantenevano i 20.000 palatini, assiani e prussia ni che costituivano la quasi totalità dell'esercito imperiale, "obtorto collo" accettò. L' impresa andò male fin dal principio e, con molto campanilismo, duecentovent' anni dopo le attribuzioni di ogni colpa agli austropiemontesi sarehhero state fatte riecheggiare da Churchill , il quale avrebbe dichiaralo che la maiina inglese aveva fatto tutto il possibile e buona parte dell'impossibile ma che "ora, nel 1707, va riportato che il glorioso principe guerriero... non si mostrò all'altezza dell'evento"1 perché "non capiva il mare ... non capiva la strategia anfìhia" 11• La verità è ben diversa, con buona pace degli storiografi anglosassoni. Eugenio capiva henissimo sia il mare che la strategia, anfibia o no, e sapeva a cosa stava andando incontro. Erano gli Inglesi a non capire un bel nulla e furono gli Inglesi a compromellere la spedizione. Vediamo cosa accadde. "L'impresa fu tenuta seg retissima; però vi si diede principio ta rdi a cagione delle nevi, che non si dileguano così p resto sugli Appennini" 111 com'era chiamata ali' epoca anche la propaggi ne sudoccidentale delle Alpi Marittime che bisognava traversare per raggiungere dal Piemonte la Contea di Nizza. Comunque, se anche la neve si fosse sciolta prima, non sarebbe stato opportuno avanzare subito verso sud perché gli impegni presi dagli Austro-Piemontesi prevedevano di non muoversi altro che di conserva colla flotta anglo-olandese, destinata a raggiungere la Riviera in maggio. Ogni movimento anticipato avrebbe guastato la sorpresa, facendo capire ai Francesi la direttrice e l'obiettivo dell'offensiva. Fra marzo e aprile Eugenio e Vittorio Amedeo fecero uscire lentamente le truppe dai quartieri d' inverno, le dislocarono nei vari sbocchi alpini, concentrandole specialmente a Ivrea, Cuneo e Ri voli, e, come speravano, misero i Franco-Spagnoli nella più totale incertezza. Qual 'era l'obie ttivo alleato - si chiedevano questi - se non quello dell'invasione? Ma se la via più redditizia era quella della Savoia, perché e' e-
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rano truppe anche sugli altri passi? Si trattava forse d' un attacco contro la Provenza? Ma allora perché lasciare tanti uomini verso la Savoia? Nella seconda metà di giugno i dubbi dell'alto comando francese diventarono ancora più atroci e più pressante che mai trovar loro una ri sposta. A Busca, nel cuneese, erano stati raccolti più di 40.000 uomini 2 chiaramente destinati all'invasione della Francia, ma da dove? Dove il Maresciallo di Tessé doveva concentrare gli 83 battaglioni ' e 38 squadroni con cui proteggeva il Delfinato e occupava la Savoia? A nord o a sud? Ma nulla si muoveva; e per molte ragioni. La prima era che la situazione delle forze imperiali in Italia non era huona, ma del resto era sempre stata così in passato. Dopo la vittoriosa ma durissima campagna ciel 1706, Eugenio aveva avanzato la prima richiesta all' Imperatore perché si provvedesse alle rimonte e alle reclute già il 22 settembre del 1706 da Trecate. L' aveva ripetuta il 1° ottobre da Lodi, dicendo: "i reggimenti di qui hanno molto sofferto per le grandi marce e le varie actionen e sono rimasti non poco scenwti, cosicché quasi non oso di dire umilissimamente a Vostra Maestà bnperiale quanta sia la forza di quest'Armata" ed offrendo all'Impero un buon amo che gli avrebbe sic uramente fatto avere i sospirati rinforzi: " Per quanto poi concerne il disegno su Napoli, Vostra Maestà imperiale colla Sua alta saviezza riconoscerà da Sé che presentemente non sono in grado di spiccare da quest'Annata un detachement"'v. L'esca aveva in parte funzionato, perché qualche rinforzo era stato concesso, ma, al momento di muoversi , il grosso delle truppe era fornito dall'Imperatore e pagato dalle Potenze Marittime, mentre un contingente di poco più di 8.000 uomini 4 sarebbe stato affidato al generale Philipp Lorcnz Wierich conte von Daun per conquistare Napoli. Pri vato di Daun e di tanti uomini , Eugenio aveva avuto pure un aumento dei suoi impegni, perché al principio dell ' anno era morto a Rastadt suo cugino il margravio Luigi di Bade n, lasciando vacante la carica di Feldmaresciallo dell'Impero, cioé di comandante in capo delle forze imperiali, e aperta la questione de lla s ua s uccessione. Indipendentemente da qualunque opposizione potesse verificarsi nell'ambiente di corte, nel febbraio 1707 gli Stati dell' Impero furono unanimemente d' accordo nell 'eleggere al posto del defunto Tiirkcnlouis il cugino di Savoia. L'i mperatore Giuseppe fu hen contento di ratificare una scelta che gli era del tutto gradita ed Eugenio riunì in sé le cariche più alte della macchina militare asburgica. Come Presidente del Consiglio Aulico diri geva gli aspetti tecnici, logistici ed amministrativi ; come Feldmaresciallo era il supremo comandante di tutte le forze imperiali. Dalla morte di Montecuccoli nessuno aveva mai più riunito le due cariche e solo l'eccezionale abilità di Eugenio poteva riuscire a espletare bene
' brano 20.000 Imperiali. 5.000 Palatini, 6.500 Sasso-Gothesi, 7.000 Piemontesi. ' Secondo allre fonlÌ - in pattìcolare la Storia del Regno di Vi/Iorio Amedl'O Il di Carntti - i battaglioni di Tessé sarebbero stati 70: invece tutti sembrano essere d·accordo sui 38 squadroni di cavallcriu.
' Per la precisione 5.880 fanti , 2.222 cavalieri e 14 cannoni da campagna.
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tutti i compiti ad esse collegati. Ma la huona volontà non poté molto contro la tragica mancanza di denaro tipica delle finanze imperiali e riuscì solo in parte a salvare una situazione militare che in quel periodo non era delle migliori. Neanche tre mesi dopo essere entrato in carica, Eugenio si e ra trovato davanti a problemi enormi e a difficili scelte strategiche. Tn primavera, infatti, i Francesi avevano rimesso il loro apparato militare in grado di agire e avevano vibrato il primo colpo, in Spagna. 11 25 aprile il Duca di Berwick, il figlio naturale del deposto re d' lnghilte1Ta Giacomo Stuart e di Arabella Churchill, sorella di Lord Marlborough, alla testa dei Franco-Spagnoli di strusse ad Almansa i 15.000 anglo-portoghesi di Lord Galway, obbligandoli a ripiegare in disordine fino a Valencia e assicurando di nuovo il trono spagnolo al candidato francese Filippo V di Borbone. ShovcJl fu allora costretto a fcm1arsi nelle ac4ue iberiche e a mellere a terra la maggior patte della fanteria di marina per rinsanguare le file delle forze anglo-portoghesi; fu un ritardo che, come vedremo fra poco, avrebbe inciso pesantemente sulla condotta delle operazioni di Eugenio e Vittorio Amedeo in Italia. Fu il primo tocco. 11 secondo ven ne un mese dopo, in Gem1ania. Nella notte dal 22 al 23 maggio, il Maresciallo Villars aveva dato un grandioso ballo a Strasburgo. La cosa aveva fallo tanto rumore che se ne era diffusa la rassicurante notizia fino nella Germania centrnlc; ma mentre la nobiltà si preparava a hallare, le truppe marciavano ve rso est preparandosi a guerreggiare. Nel corso della festa Vill,u-s diramò gli ordini preparati da tempo, i suoi generali li eseguirono e nella notte assalirono le T,inee di Stollhofcn. La sorpresa riuscì in pieno. Cento chilometri di fortificazioni campali che copri vano la Renania vennero varcali in poc he ore con perdile quasi nulle e la sera del 23 maggio Vìllars pose il suo quartier generale proprio nel castello di Rastadt: la Gennania sembrava nuovamente preda della Frm1cia. Pe r di più Eugenio non poteva aspettarsi un' azione coordinala cogli Anglo-Olandesi ne l nord, perché in Fi andra non si muoveva una foglia. Marlborough vi aveva rimesso in moto l'esercito alleato il 21 maggio e con circa 90.000 uomini fronteggiava gli oltre 11 2.000 francesi di Vendome, ma fra la tradizionale riottosità dei 11olitic i olandesi a consentire uno scontro in campo aperto, la sua lieve ma non indifferente inferiorità numerica e la necessità di guarnire le zone conquistate l'anno precedente, non concludeva nulla e la campagna sembrava più un'incruenta partita a scacchi che una guerra. In queste condi zioni Eugenio capiva benissimo che l'unica linea d'operazione redditizia sarebbe stata quella già accennata, attraverso la Savoia, verso Lione e la Franca Contea, perché avrebbe certamente tagliato le radici dei di spositi vi francesi in movimento contro la Germania e a copertura della Francia settentrionale, portando a una concentrazione di tulle le forze in Fiandra; ma Londra imponeva testardamente l'impresa su Tolone, perché, come scri sse E ugen io, l'ammiragliato inglese "benché non sappia condurre la guerra di terra, senza intendere ragione s'intestardisce sulle proprie opinioni"v_
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Per il momento però in Ttalia tutto era fermo e, come abbiamo visto, l'alto comando francese viveva nella più angosciosa incertezza. Poi - lo sappiamo da Pcletv• - il 28 giugno un informatore mandò una notizia apparentemente di poca irnportan7,a: il Reggimento piemontese delle Guardie 5 si era spostato da Rivoli a Cuneo. l generali francesi capirono subito: le Guardie andavano a s ud; le Guardie seguivano sempre il Duca; dunque il Duca andava a sud, allora ... gli Alleati volevano invadere la Provenza e ... Tolone! Era Tolone l'obbiettivo, Tolone e la flotta! E a Versailles avevano sempre detto che l' attacco alla Provenza sarebbe stato solo un diversivo per distogliere l'atte nzione dalla Savoia! In gran fretta e col te1Tore di far tardi, "il Maresciallo di Tessé, scoperta la spedizione nemica in Provenza, levò quasi lui/a la Fanteria da' posti nelle Alpi, e la indirizzò a Tolone. Ordinò, che s'istradassero in varj corpi, i quali viaggiando su dirittura più breve nel proprio Paese, pervennero i primi nella Piazza minaccia1<1".v11 Intanto le truppe alleate si erano messe in moto; con ritardo, sarebbe stato detto poi dagli Inglesi. Lord Chtewynd avrebbe infatti scritto a Marlborough che "Quasi tutti Rii uJfìdali ritenevano che se prima dell'arrivo a Iblone non fossimo stati tanto lenti e prudenti, avremmo potuto fare moltissimo"_v111 Verissimo, ma quello che non diceva era che il ritardo era stato dovuto non tanto alla neve, quanto specialmente agli Inglesi. l patti erano chiari: bisognava eseguire un'azione combinata e gli Austro-Piemontesi non si dovevano muovere prima dell'arrivo della flotta. Così fecero; ma per le complicazioni verificatesi in Spagna, la flotta mTivò in ritardo di un mese. Solo il 29 giugno 1707 i 47 vascelli, 16 navi minori e 60 trasporti anglo-olandesi 6 dell'ammiraglio Shovell si presentarono a largo della Riviera, consentendo agli Austro-Piemontesi di incominciare l'avanzata; e infatti le Gmu-die si mossero, dietro al Duca e col grosso, soltanto quel giorno in direzione sud. Poi le truppe austro-piemontesi travers,u-ono le montagne sulle quali la neve si era ormai sciolta e, con 30.000 uomini - il grosso della fanteria e metà della cavalleria - articolati in quattro scaglioni , procedenti a un giorno di distanza l'uno dall'altro, marci,u-ono alla liberazione della Contea di Nizza. Perché avanzare colle forze scaglionate? - avrebbero anogantemente e dottamente chiesto gli storici inglesi dei secoli seguenti - Si doveva avanzare facendo massa, concentrando i reparti! Non era una bella soluzione quella dello scaglionamento, è vero, ma era l'unica possibile, a causa della strettezza delle stradine di montagna, che non permettevano il passaggio a grossi contingenti di truppa tutti in una volta. C'era l'insormontabi]e inconveniente di non poter concentrare le forze fino all'arrivo, si, ma bastava guardare le carte dell'epoca per capire perché. Invece non fu fallo; e si ascrisse a Eugenio l'immeritata colpa d'aver compiuto una scelta sbagliata, mentre invece scelta non ne
' Le cui tradi7.ioni sono state ereditai.e dall'attuale I O Reggime nto Granatieri di S:udegna, benché,
nella Brigala Granatieri, nel 1992 il 3° Reggime nto fosse stato ridenominato "Guardie". '' Carutti discorda, riportando
:m va~ccl li, 27 fregate e 45 trasporti.
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aveva avuta. Ad ogni modo il 1° luglio il primo scaglio ne, forte di 26 battaglioni e 600 cavalieri, lasciò Busca. A Limone fu raggiunto da Eugenio e Vittorio Amedeo e il IO, dopo aver disceso la Valle Roja con un caldo terribile; arrivò in vista di Nizza senza g rossi danni, perché Sospello si era arresa subito a discrezione. Infatti i Francesi stavano sgomberando tutti gli avamposti, lasciando un centro di resistenza nel castello di Montalbano e concentrando tutto quel che potevano sulla strada del Varo. Per di più Vittorio Amedeo aveva spedito il colonnello Cavalier con armi, munizioni e denaro a sollevare i Camisardi - i protestanti francesi delle Cevcnne dando aJtre preoccupazioni a Tessé e contribuendo ancora di più a sgomberare la Provenza dalle truppe nemiche. Vedendo la strada libera, l' 11 gli Alleati avanzarono per forzare iI Varo a San Lorenzo, in prossimità della foce, in modo da giovarsi dell'appogg io delle artig lierie navali inglesi. L'azione fu condotta a tenaglia mediante un allacco frontale di fissaggio da parte dell'appena arrivato secondo scaglione e un.aggiramento da no rd operato dal primo, che passò il Varo a La Tour du Puget e piombò sulla sinistra nemica, obbligando i 7 battag lioni e i 4 .000 rniliziani francesi ad abbandonare la riva del fiume che presidi avano. Infine l'avvicinamento alla foce del Varo di cinque vascelli britannici e lo sbarco di 600 marines comandati dall'ammiraglio Norris impensierirono tanto il marchese e.le Silly da convincerlo a ritirarsi lo stesso giorno con tutte le sue truppe in direzio ne ovest per non essere accerchi ato. "Le ciltà di Grace, e di S. Paolo mandarono ad offerire la resa. Quivi fu d'uop o piantare forni, e provvedere pane in abbondanza, dovendosi viaggiare in Paese nemico, scarso di viveri per moltitudine così copiosa".1x Inoltre era necessario attendere l'arrivo degli altri due scaglioni per concentrare le forze, così solo il 15 lug lio E ugenio e Vittorio Amedeo poterono mettersi in marcia, a ndando a fermarsi a Biot. li 16, dopo aver accuratamente evitato Antibes e le s ue fortificazioni , le truppe erano a Cannes, tanto sfiancate dal caldo da rendere necessaria una sosta di ventiquattr'ore. Il 18 le colonne arrancarono da Cannes a Fréjus con un'afa tale che met~t de lla fanteria crollò; poi marciarono all'interno, e solo il 26 le avanguardie arrivarono davanti a Tolone. Gli Inglesi stigmatizzarono la lentezza della marcia. "Dopo il Varo" avrebbe scritto Winston Churchill due secoli più lardi "gli alleati e Tolone erano separati da appena seltanta miglia. Per un esercito cui arti,?lieria e rifornimento erano in gran parte forniti dal mare, una marcia di una settimana avrebbe dovuto essere sufficiente. In realtà furono sprecati quindici giorni''.' Qui ci sono tre errori. Tn primo luogo l'appoggio della flotta mancò: venne ahhandonato in favore della maggior velocità consentita c.l,ùla strada scella, che non fu sulla costa ma all'interno. Gli Austro-Piemontesi infatti " ... per Cagnes, Frejus, Aree, Pi,?naù, Souliers, su strade ma/agevolissime tra molti disagi di caldo, di passi affrettati, di penuria di vettovaglie, arrivarvno li ventisei alla Valletta in vicinanza di Tolone".X1 In termini attuali, dopo Cannes Cagnes - e Frejus venne risalita la valle dell ' Argens fino a Les Arcs -Aree proseguendo per Pignans - Pignaù - e, traversando Solliès - Souliers - scen-
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dendo infine a La VaJelle du Var. A lode della capacità di scelta d'Eugenio c Vittorio Amedeo, va i.ncidcntalrncnte notalo che iJ percorso degli Alleati fu certamente il migliore possibile, tanto è vero che oggi è quello dell'autostrada A8 - per la rete europea è la E 80 - e del suo snodo - la A 57 - per Tolone. In secondo luogo i giorni impiegati non furono quindici ma dodici , perché, come abbiamo visto, Eugenio e Vittorio Amedeo mossero Je loro truppe il 15 luglio e fecero giungere le avanguardie sotto Tolone il 26. In terzo luogo la distanza era superiore a quanto asserito da Churchill. Infatti, comprendendo la deviazione per evitare un altro assedio ad Antibes prima di quello di Tolone, erano, nella migliore delle ipotesi , cioè considerando il percorso più vicino ad Antibes, almeno l 70 i chilomehi, pari non a 70 ma a 105 miglia inglesi, che materialmente separavano, e separano, il Varo da Tolone. Ma per i Britannici erano e sarebbero restati si e no 11 3, cioè 70 e non I 05 miglia. Ora, se consideriamo che la marcia media dell'epoca copriva fra i dieci e i dodici chilometri al giorno e non eccedeva quasi mai i quindici, un movi mento di 170 chilometri _in quindici giorni non era insolitamente lento. Ma qui - attenzione alle date - più di 170 chi lo metri vennero coperti in dodici giorni. Infatti, vale la pe na di 1ipelerlo, Eugenio mosse le truppe il 15 verso Biot e le sue avanguardie arrivarono a Tolone il 26, wprendo più di quattordici chilometri al giorno e lenendosi perfettamente nella media del tempo. Se poi si considera che era estate, faceva molto caldo e in quei casi in tutti gli eserciti c'era l'abitudine di riposare un giorno intero ogni due o tre di marcia, coprendo in media, compresa la sosta, non più di 40 chilometri in quattro giorni, pari a dieci al giorno, era ovvio che la ma rcia degli Austro-Piemontesi, che invece ne coprivano 56 in quattro giorni, dovesse apparire terribilmente rapida ai Francesi. E proprio così fu, perché mentre gli Inglesi l' avrebbero giudicata una marcia lenta, i Francesi invece - e anche questo lo sappimno da Peletx11 - la trovavano maledettamente veloce, specie per il poco tempo che rimaneva loro per preparare la difesa. Ogrri uomo e ogni cavallo disponibile stava accorrendo a Tolone: Silly coi suoi io titirata dal Varo, i signori di Saint-Pater e Dillon con 13 battaglioni, poi, il 24, Tessé in persona con 300 dragoni e altra fanteria, portando il totale dei battaglioni concentrati intorno alla città a 41. Mentre nel po,to gli ufficiali di Marina 7 provvedevano a far togliere alle navi l'alberatura e ad allagarne le stive, in modo che, posandosi sul fondo, non venissero danneggiate dall'inevitabile bombardamento della flotta angloolandese, Tessé faceva lavorare febbrilmente soldati e zappatori fuori città.
"Era Tolone dominato malamente da 'monti, massimamente d.a quello di Sani 'Anna a Se!lenlrione: perciò la prima diligenza fit cnlle trincee, lavorate da sei mila Uomini, unire la Città al monte, su cui il Maresciallo col-
locò un buon nervo di Fanti; come pure distese dal monte fino alla Città, dietro alle medesime trincee in due linee ventisei Battailirmi diretti dal
' Nel complesso il Marchese de L1ngeron a vt:va sollo lii sé 800 ufficiali di Marina di vario grado, 150 guardiamarina, 400 cannonieri e varie altre centinaia di bomhardicri.
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Signor di Goebriant, i quali appoggiavano la dirilla alla strada coperta di Tolone, e la sinistra ali'altra di Sant 'Anna presidiata dall'altro corpo francese... Sulla strada, che ad Occidente porta verso Marsiglia, fu.rono postati due altri Campi: uno d'olio Rallaf?lioni di rimpetto a Sant'Antonio: l'altro di sedici Battaglioni più vicino al Mare, e al Castello di Mastici. Quattro Battaglioni avanzati campavano sul declivo della montagna di Sani 'Antonio, i quali servivano di f?ran guardie, e fornivano distaccamenti alla fauci tra le montagne di Santa Caterina e di Sant'!\.ntonio. Questi Campi erano fortificati, e muniti di cannone con facile comunicazione sì degli uni agli altri come di tutti colla Città ... Il Maresciallo, dato buon ordine a tutto se ne andò ad A.ix Capitale della Provenza, per raccogliervi un corpo d'armati con i distaccamenti che gli venivano spedili da varie Provincie. "X111 Il 26 Eugenio e Vittorio Amedeo, preceduti da un ' avanguardia di 300 granatieri, che attaccando e manovrando spazzarono via i 150 difensori frances i, salirono dalla Vallette alla Croix - Pharon, la sella in cima a Monte Sant' Antonio, da cui osservarono il terreno intorno alla città, traendone auspici poco favorevoli per l'assedio. Tolone si presentava ben difesa da opere campali costrnite su un terreno molto accidentato. Era dominata dal monte di Santa Caterina, il quale formava il vertice orientale d' un triangolo avente come base la linea sud-nord Tolone-Campo di Sant' Anna, il quale campo, fortificalo e protetto da ben cento cannoni, a sua volta costitui va il collegamento fra la città e il resto della Francia. Non era quindi poss ibile circondare Tolone senza prima prendere il monte di Santa Caterina e il retrostante Campo cli Sant' Anna; e per cli più le truppe francesi erano pari a una discreta armata di circa 20.000 uomini. Di conseguenza i due cugini " Invitarono l'Ammiraglio Schovel con altri Uffiziali maggiori da mare, a venire a terra: osservare per minuto la situazione dell'impresa, per renderne poi f?Ìusla contezza in lnf?hillerra: ed in tanto suggerire i loro pareri circa le operazioni future"_xiv Il Consiglio cli guerra fu abbastanza vivace. Eugenio non intendeva andare a cacciarsi in un ginepraio di quel genere, avendo davanti a sé truppe numericamente inferiori alle sue solo per 2 a 3 e protette da fortificazioni; trovandosi poi a nord, sulla propria destra, la minaccia nemica e, infine, alle spalle la milizia locale in armi, pronta a minacciargli le retrovie. Shovell insisté per l'attacco. Assicurò che avrebbe provveduto lui a rifornire l'esercito via mare eliminando il pericolo della milizia e sostenne che in caso di ritirata la cavalleria si sarebbe potuta allontanare al galoppo, mentre la fanteria avrebbe trovato posto sulle sue navi, che l' avrebbero sbarcata al sicuro sulla Riviera ni zzarda o più in là. Eugenio non si lasciò convincere. Non solo le argomentazioni di Sbovell erano per lui un pò semplicistiche, ma già si vedeva quanto poco affidamento i suoi soldati potevano fare sulle navi, poiché " ... la .flotta marittima, rir~facciata da'venti di terra, era tenuta lontana da'lidi, e impedita dal porgere loro i sovvenimenti, e rinfreschi, de' quali era carica"... Ma neanche gli Inglesi si facevano convincere dalle ragioni d'Eugenio e alla fine raggiunsero un compromeso: gli Austro-Piemontesi avrebbero assa-
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lito Sanla Caterina l'indomani ponendovi poi le artiglierie, così Tolone sarebbe finita sotto un bombardamento incrociato navale e terrestre, i cui risullali avrebbero determinato il proseguimenlo o l'abbandono dell' assedio. Come stabililo, il 30 luglio 1707 7.500 fanti imperiali dei generali Konigseck, Rhebinder, Zumjungen e Principe di Sassonia-Gotha s'inerpicarono per gli stretti, sassosi e accidenlalissimi viottoli della montagna, cacciarono i Francesi e si attestarono in tutte la cascine e capanne che trovarono, sotto il fuoco dei cento cannoni del campo di Sant' Anna. Considerando buono il risultato, gli Alleali appoggiarono la propria destra alle nuove posizioni e la flotta cominciò a sbarcare l'arliglie1ia d ' assedio - I00 cannoni e 40 mortai - e le munizioni ; ma proprio allora ci si accorse che Eugenio aveva avuto ragione a dubitare dell' impresa. Shovell poteva mettere a terra i materiali sulla costa, ma poi bisognava trasportarli per chilometri fino al campo e, più in là, alle falde di Santa Caterina. Se poi erano per l'appunto destinati a Santa Caterina, occorreva portarceli con difficoltà e fatiche enormi dovute alle ripide e strette strade che raggiungevano la cima; e la distanza dalla spiaggia di sbm-co a Santa Caterina si aggirava sui 13 chilometri. Migliai a di uomini erano costretti ad ampliare e rinforzare le caiTeggialc, mentre altre migliaia scavavano le trincee per la prima parallela; ma nelle vicinanze non c'erano materiali e legna a sufficienza per i gabbioni, i terrapieni e le 1idotte e bisognava approvvigionarsene mettendo in movimento centinaia di uomini, cavalli e carri. Bene o male, dopo giorni di fatiche tremende nel caldo asfissiante di quell'afosissirna estate, si poterono far entrare in azio ne le prime due batterie di 16 cannoni e mortai dalla parte del mare, mentre procedevano più lentamente i lavori di quelle su Santa Caterina. La guarnigione di Tolone rispondeva con un fuoco intenso, ma faceva pochi danni. Per questo decise d 'inte rvenire in modo più diretto e la notte del 4 agosto effettuò la prima sortita, che fu respinta. Subilo dopo gli Alleati furono in grado di far entrare in azione altri 40 pezzi pesanti divisi in due batle1ie, ma anche i danni che a loro volta infliggevano ai Francesi erano riclott.i. La soluzione sarebbe consistita nel far e ntrare la flotta anglo-olandese nel porto, ma non era possibile perché era ben difeso dai forti di San Luigi e Santa Margherita, cosicché le navi dovevano limitarsi a tiri lunghi necessariamente poco efficaci. Finalmente il 7 la prima parallela fu completata, ma c i si rese conto che sarebbe occorso ancora parecchio tempo prima di ottenere dei risultati. Eugenio fece allora una ricognizione in forze per verificare le possibi lità di accerchiare completamente Tolone, ma non ce n'erano. La situazione era scoraggiante: la milizia francese contrastava le partite alleate di foraggiamento e costringeva Eugenio a mantenere in continua attività i reparti montati del colonnello Sainl-Amour e del barone di Fel tz per disperderla e tenere aperta la via del Varo. A dispetto del pesantissimo sforzo logistico, non si poteva procedere più in fretta nell'assedio e infine, come se non bastasse, i Francesi stavano arrivando in for.te da ogni parte. L'8 agosto Tessé rientrò a Tolone con un insieme cli truppe valutato a ll 'equivalente di 27 battaglioni e preparò una sortita per il 15: " Trenta
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Compagnie di Granatieri, e ventiquattro Battaglioni, in circa dieci mila Francesi in tre corpi erano comandati ad uscire. Il Signor Dillon alla sinistra. li Marchese di Goebriant in mezzo, e il Conte di Monserò alla diritta contra de'Tedeschi".xvi All\ ùba del giorno di ferragosto parù l'attaccò contro la Croix-Pharon e Santa Caterina. Gli Imperiali dell'ala destra furono sorpresi e sopraffatti, persero due postazioni, un' altra ca"cina con due pezzi d'artiglieria e vennero messi in ritirata: cadde ucciso il Principe cli Sassonia-Gotha. A sinistra i Pmssiani tennero, anche grazie al soccorso di due reggimenti di dragoni, fatti appiedare e accorrere dal Principe d' Assia-Ca-;sel. Eugenio fece affluire subito le riserve, tappò le faille più grosse e riuscì a riprendere le posizioni perse, ma 800 imperiali e piemontesi restarono sul te1Teno a fronte di soli 300 francesi. La g iornata però non si chiuse del tutto male, perché la sera stessa il Forte di Santa Margherita si arrese a discrezione. La sua caduta consentì di concentrare gl i sforzi sull'altro, che dominava l'imboccatura del porto e che, minacciato d'assalto generale, venne evacualo via mare dal presidio il 19. Vi furono trovati oltre venti can noni pesanti , ma la cosa più importante era che ora la flotta anglo-olandese poteva a vvicinarsi al porto. I bombardamenti navali e terrestri ripresero con veemenza e i danni suhiti dalla disgraziata città aumentarono a dismisura. Le notizie di quanto stava accadendo fecero accelerare gli sforzi francesi. Già Bcrwick aveva ricevuto l'ordine d ' ahhandonare la Spagna con dieci battaglioni e 600 dragoni per accorrere alla difesa di Tolone, mentre allo stesso scopo Vendome avrebbe dovuto distaccare dalla sua armata 12 battaglioni e due reggimenti di cavalle ria. Con quelle e con le forze già presenti si contava di radunare un esercito da affidare ai ciuchi di Borgogna e di Berry, nipoti dcJ Re, ma non ce ne sarebbe stato bisogno: il consiglio di guerra alleato aveva deciso d ' abbandonare l'assedio. Più tempo era passato e più era apparso chiaro che Eugenio aveva avuto ragione a sconsigliare l'impresa. Sia per questioni d'opportunità politica, sia perché più ottimi sti o meno esperti di lui, Vittorio Amedeo e Shovell erano sempre stati favorevoli all'operazione, ma dopo aver considerato la sit uazione generale e i possihili svi luppi s i decise di comune accordo che non c'era altro da fare. Tolone non poteva essere presa che in tempi molto lunghi e insistere avrebbe portato solo a trovarsi inchiodati sul posto da forze francesi numericamente tanto superiori da non poter nemmeno pensare di resistere o, addirittura, di sganciarsi: bisognava andarsene prima che fosse troppo tardi. Deciso il ripiegamento per la notte dal 21 al 22 agosto, la flotta cominciò a caricare sui tra-;porti i feriti, gli ammalali, i materiali, l' artiglieria pesante e le munizioni e distaccò il contrammiraglio Dilkes ad attaccare il porto. La mattina del 2 1 i navigli sottili anglo-olandesi gettarono bombe e casse di esplosivo sulla banchina, distruggendo lutto iJ possibile. Altissime colonne di fumo e il rimbombo cli migliaia di esplosioni costellarono tutta la giornata e gran parte della notte, salutando la partenza dell'esercito verso l'Italia. Alla luce delle navi e dei deposili incendiali, le lmppc alleate si misero in movimento articolate su cinque scaglioni. Avendo in avanguardia lutti i grana-
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tieri agli ordini del generale sahaudo Barone di Saint-Rémy, sui fianchi Feltz in sicurezza colla cavalletia, in retroguardia Eugenio in persona, alle spalle un panorama di rovine in cui i pochissimi cannoni abbandonati e resi inservihili troneggiavano in un mare di desolazione, l' esercito austro-piemontese m,u-ciò verso il Varo, devastando tutta la Provenza metidionale secondo il miglior stile francese di quegli anni. La ritirata fu abbastanza tranquilla perché venne eseguita con ogni precauzione. Saint-Rémy si mosse celermente e riuscì a raggiungere i posti da presidiare subito prima delle punte avanzate francesi in arrivo da nord, consentendo così al grosso dell'esercito un transito sic uro verso Nizza, dove si concentrò tutto entro il 3 1. Dopo una breve sosta, la flotta anglo-olandese tornò in Spagna. L' esercito invece riprese la via dei monti e, attraverso il Col di Tenda, sempre articolato su cinque scaglioni marcianti a intervalli d'un giorno, fra I' l l e il 16 settembre raggiunse prima il campo piemontese di Scalenghe, nei pressi di Pinerolo, e poi Turino. Da là, avendo saputo che il presidio francese di Susa era ancora ridottissimo a causa dei distacchi fatti per Tolone, Eugenio si mosse il 17 con IO battaglioni e 1.000 cavalieri imperiali, lasciando al resto, ai Piemontesi e a Vittorio Amedeo l' incombenza di guardargli le spalle e di impedire eventuali offensive francesi dalla Prove nza. J,a sorpresa riuscì in pieno. Il Principe d ' Anhalt con tutti i granatieri in avangu,u-dia spazzò via dalle fortificazioni minori i circa 3.000 presidiari francesi costringendoli a riparare in gran fretta nella cittadella di Susa. La città s'arrese il 22 settembre e il battaglione restato di presidio nella cittadella capitolò il 3 ottobre dopo cinque giorni di cannoneggiamento. Nel frattempo Eugenio aveva distaccato Zumjungen a prendere Chiomonte e il Forte di Catinat, c he, dopo essere stato bombardato da tre hatterie, era stato conquistato d' assalto nella notte del 29. Tessé aveva tentato d ' intervenire, ma appena s'era mosso aveva saputo che Vittorio Amedeo si era spostato coi Piemontesi fino a Perosa minacciandolo peticolosamente e aveva interrotto la manovra. La campagna del 1707 era finita e si andava ai qumtieri d' inverno, con molte recriminazioni. specie da parte inglese. Non è chiaro se esse abbiano influito sui pagamenti dei sussidi all' 1mpero, ma è certo c he da Londra e da Vienna non dové arrivare molto denaro a Eugenio dopo la fine della campagna, se il 26 novembre fu costretto a contrarre un prestito 8 di 100.000 doppie a Milano, impegnandosi a pagare un interesse del 2% al mese (non all'anno, al mese!) e garantendolo coi contributi che si sperava di ottenere nel 1708 dai Principi italiani feudatari dell'Impero. Quel che è certo è il profondo disappunto che regnava a Londra a proposito dell ' intera operazione in Provenza. Dal punto cli vista elci risultati attesi, l'impresa di Tolone veniva infatti considerata un fallimento: la citta non era stata presa né distrutta, la Prancia meridionale non era stata occu-
' Si veda la "Capitolazione per l"anticipo di 100.000 doppie dal sig. Calcino alle truppe imperiali comandmc dal Serenissimo Principe Eugenio di Savoia'" fatta a Mibno il 2(, novi,mhri, 1707, copi;, manoscritta in AUSSME. L 3.8.
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pata in modo stabile, non si era recato a lcun soli ievo alle truppe operanti in Fiandra e l' impresa era costala alle forze di terra e di mare c irca I 0.000 tra morti, feriti , ammalati e disertori. A ben vedere, però, le cose erano andate molto meglio di quanto non sembrasse specie sul piano strategico. L' auacco a Tolone aveva bloccato la flotta francese, impedendole di rifornire il Regno di Napoli, che era stato conquistato da Daun in pochissimo tempo; in secondo luogo i Francesi erano stati costretti a concentrare in Provenza tulle le forze disponibili , bloccando i fronti fiammingo e tedesco e addirittura perdendo la possibilità di sfruttare tutti i vantaggi ottenuti in Spagna dalla vittoria di Almanza, visto che Berwick aveva dovuto abbando nare la Spagna in fretta e furi a proprio quando davanti a lui restava solo un rimasuglio d' esercito anglo-portoghese. Infine, ma questo lo si scopri solo dopo qualche tempo, i danni inflitti ai Francesi erano definitivi. Quando a nche l'ultimo soldato imperiale o piemontese fu scomparso all'orizzonte, quando anche l'ultima vela inglese od o landese si dileguò a largo, i Francesi comim:iarono a riportare a galla le loro navi dal fondo del porto; ed ebbero una terribile sorpresa: nonosta nte fossero stati attutiti dall'acqua, i tiri alleati a palla piena avevano sfondato i ponti e le carene e la marina era distrutta. I depos iti atterrati, i cantieri devastati, la banchina sfondata potevano essere riparati in poco tempo, le navi no; e il dominio del mare era perso: " La guerra delle squadre navali è finita. :rotone è salva; ma la nostra.flnlla è morta''_xv, Brontolando e assai di malavoglia, senza neanche saperlo, E ugenio aveva contribuito a d,u-e alla Francia un colpo mortale. Però, s ulla scia d i Churchill, g li storiografi inglesi non lo avrebbero ammesso. Avrebbe comme ntato David Chandler: "il I 707 risultò un anno di considerevoli successi per i Francesi e i /o,v alleati..." Poi, esposta l' immobilità di M arlborough in Fiandra ed e lencati i disastri degli Alleati in Germm1ia e Spagna, avrebbe concluso affe1111ando che " ... Un ultimo colpo per la Grande Alleanza fu ilfallimenlo del Principe Eugenio di prendere Tolnne"_xvm Ma allora la campagna aveva avuto successo o no? Vediamo di capirlo. Se è vero che un' azione, tattica o strategica, può cons iderarsi riusci ta solo quando chi l'intraprende ahhi a raggiunto il fine che si prefiggeva, è anche vero che biso g na avere le idee chiare sul fine principale e non confonderlo con altri del tutto secondari. Ahhiarno visto che il fine posto dagli Inglesi all'operazione su Tolone consisteva ne lla cattura della città e nella di struzione della capacità navale francese in Mediterraneo. Si trattava però di un solo obbieltivo, non di due di vers i. Secondo g li Ing lesi la presa de lla città avrebbe comportato la neutra lizzazione della flotta nemica; ma, possiamo o bbiettm·e noi, in realtà serviva solta nto a togliere alla flotta francese un a munita base. E questo non significava che senza Tolone le navi francesi s,u-ebbero state perse. M arsiglia aveva un porto - assai vicino più che sufficiente ad accoglierle, dunque la perdita della c ittà di Tolone non avrebbe portato a l risultato veramente voluto, che era la neutralizzazione della capacità navale francese. Di conseguenza, se l'obbic Ui vo fondamentale era la distruzione della capacità navale francese, la do manda da porsi per stabilire se l' assedio di Tolone e, più in genere, la campagna del 1707 avevano
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avuto successo era: alla fine la flotta nemica era ancora in grado di costituire una minaccia? Manteneva una sua capacità operativa o no? Se si, la campagna era fallita, se no, aveva avuto successo. Poiché, come sappiamo, dopo la fine dell'assedio i Francesi scoprirono che le cannonate alleate avevano irreparabilmente danneggiato le loro navi, la campagna aveva avuto successo. 11 fatto che Tolone non fosse stata presa non era determinante, anzi, era un vantaggio, perché tenerla contro il sicuro ritorno offensivo francese di crescente intensità avrebbe comportato un allrettanto crescente sforzo difensivo, dagli altissimi costi fin anziari , materiali e umani. L'esperienza disastrosa del 1793, quando il contingente anglo-ispano-sardo-napoletano non riuscì a tenere la città contro i Francesi è prova sufficiente delle difficoltà a cui sarebbero andati incontro gli Alleati se nel 1707 l' avessero presa. Sotto il profilo strategico quindi il risultato era già più che buono; ma diveniva ottimo se lo si considerava riguardo alla globalità del conflitto. Per soccorrere Tolone i Francesi avevano rinunciato a chiudere la partita sul fronte spagnolo, richiamandone le truppe che stavano per distruggere irrimediabilmente l'esercito anglo-portoghese sconfitto ad Almanza; dunque, coll'intervento su Tolone, gli Alleati avevano evitato una sconfitta strategica in un altro teatro. Poi, sempre per soccorrere Tolone, i Francesi avevano indebolito il fronte fiammingo. Alla luce della loro non lieve superiorità numerica 22.000 uomini, pari al 20% della loro forza e al 25% di quella degli Anglolandesi - e netta superiorità di manovra, nonché di quanto avvenne nel 1708, quando, all'apertura della campagna, Vendome mise in crisi Marlborough impadronendosi s ubilo cli Gand e Bruges e minacciandogli le comunicazioni coll'Olanda e col mare, c'è da domandarsi se l' impresa di Tolone non abbia evitato agli Inglesi nel 1707 quello scacco che avrebbero subito poi nell'8, colla differenza che nel 1708 la situazione fu salvata dal preordinato ed eseguito spostamento d'Eugenio in Fiandra, mentre nel 1707 ciò non sarebbe stato possibile perché Eugenio doveva operare in Italia. E a proposito dell' Italia vale la pena cli ricordare come la concentrazione delle forze francesi a Tolone avesse incleholito i I loro superstite dispositivo in Piemonte, consentendo a Eugenio di prendere Susa e Chiomonte, che con Pinerolo erano le chiavi del passaggio delle Alpi, estromettendoli definitivamente dall'Italia del Nord. Infine è da studiare se e quale influsso la necessità di rinforzi per Tolone abbia avuto sulla mancata prosecuzione delle operazioni francesi in Germania, arrestatesi subito dopo il passaggio delle linee di Stollhofen e la presa cli Rastaclt in maggio. Insomma: pur compiuto molto di malavoglia, l'intervento d'Eugenio su Tolone servì sicuramente a distruggere la flotta del Mediterraneo, a evitare la sconfitta strategica degli Alleati in Spagna e a rendere completo il controllo delle Alpi, prohahilmente a rimandare d' un anno e dunque a rendere rimediabile la crisi in Fiandra e, forse, a impedire ulteriori progressi francesi in Germania. Niente male per una campagna che gli Inglesi cons ideravano - e ostinatamente ancora considerano - fallimentare e priva di risultati solo perché non era andata come avevano eletto loro.
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" Idem, pag. 826. m G UIDO FERRARJ
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mo co111a11da111e def!/i eserciti Cesarei. e de/l'Impero. Napoli, appresso Domenico Lanciano, 1754, pag. 204. iv Eugenio all'Imperatore Oiuscppc I, rapporto dal campo di Lodi, 1° ottohrc 1706, rip. in, Eugenio di Savoia, La Campagna d'/Jalia ,ll'I 1706, Roma, Edizioni R oma, 1936, pag. 220. v RIP. IN WOLl'GANG ÙPPENIIEIMER. Eugenio di Savoia, Milano, Editoriale Nuova. 1981, pag. 97 . vi PELET - DF. VA111:r, M émoires militaims relativf's à la Surr.P.uio11 d'Hspagne, Voi. VII , pag. 99. vu Rip. in " Fcrrari", op. cit., pag. 206.
Lord Chetwynd al duca di Marlbornugh, rip, in "C hurchill" , op. c it. , pag. 830. op. CÌL., pagg. 205-206. x Ctt1 111c tt1 1.1., op. cii. , Voi. 11, pag. 830. xi FERRAR! , op. cit., pag. 206. 11 • PELET. op. cil., idem. pagg. I 11 e I I 8. xm FERRA R! , op. cit., pagg. 208-209. x i v Idem, pag. 209. xv Idem, pag. 206. xvi Rip. in ·'Churchill", op. cit., voi Il, pag. 834. vm IX
f'ERRARI,
xvii D AV IO CHANOLER.
Military memoirs of Marlborough'.v campaigns /702- 1712, London,
(ìrccnhill, 1998", pag. 69, nota I.
LUIGI EMILIO LONGO
L'ESERCITO ITALIANO NELLA VICENDA DANNUNZIANA DI FIUME (1919-1920): RUOLI E PRESUPPOSTI MOTIVAZIONALI (· i
"Li abbiamo tutti ricoperti con lo stesso Lauro e con la stessa Bandiera. L'Armonia del Lauro vince l'odore tetro e la Bandiera abbraccia la Discordia ".
Così recitava un brano della commossa orazione funehre pronunciata da D'Annunzio il 2 gennaio nel cimitero fiumano di Cosala per i caduti di ambo le parti. Ed in cffcui, la vicenda dannunziana di Fiume aveva riguardato l'Esercito italiano nel suo complesso, una storia esaltante cd amara insieme, contrassegnata da slanci ideali ed opportunismi, da decisionismi ed ignavie, da protagonismi e dcfilamcnti, e soprallutlo da una serie di scontri e connivenze alternantisi in una globale situazione di compromesso quale d ' altra parte risultava inevitabile. Sebbene una valutazione sul piano statistico sia già possibile solo per approssimazione, si può calcolare che nell 'arco di 15 mesi siano passati nelle file dannunziane fra i 500 ed i 600 uffici al i e circa 55006000 uomini di truppa, comprendendo in questo termine anche i sottufficiali cd i graduali. Si lralta di cifre relativamente ridotte, in relazione a quelle generali : alla data ciel 15 maggio 1919, infatti , la forza dell'esercito mobilitato veniva valutata, dopo il congcdamenlo della classe 1887, in 1.030.500 uomini, dei quali 878.000 in Itali a, mentre nei successivi mesi estiv i la forza effettiva si sarebbe ridolla di più di un terzo a seguilo del congedamento di a ltre c lassi, risultando comunque vicina alle 700.000 unità. Per quanto riguarda in particolare gli ufficiali, quelli superiori si possono valutare fra il 2 ed il 3% della cifra globale indicata (pari a poco meno di una quindicina), mentre la percentuale di quelli in servizio permanente (categoria comprendente tutti i superiori) dovrebbe oscillare fra 1'8 cd il 10%, corrispondente a circa una cinquantina. La maggioranza degli ufficiali, pertanto, fu rappresentata da quelli interiori e tra questi, in
,., Kiclahorazione della relazione "Regio Esercito e Legionari fra scontro e connivenza" svolta al Convegno di Studi "Fiume Legionaria" organizzato dalla Lega Nazionale Trieste - Centro Studi "Alfieri Seri" (Trieste, 27 novembre 1999).
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larghissima parte, da subalterni appartenenti alle classi più giovani (18941899) e quasi tutti, salvo qualche eccezione, di complemento. Ma al di là dei dati numerici e delle presenze effellive Ira i defezionati, da parte dell'inlero apparato militare, compreso anche quello non mobilitato inquadrato nei Corpi d'Armala del territorio nazionale, vi fu un'adesione pressoché totale per la quale non appariva solo retorica l'affermazione di D'Annunzio, dieci giorni dopo il suo ingresso a Fiume, che l'impresa apparteneva a tutto l' esercilo ilaliano. A tale adesione non furono estranei, salvo qualche eccezione, gli stessi vertici della strullura gerarchica, pur partendo da motivazioni ovviamente diverse. 11 Regio Esercito aveva iniziato ad essere coinvolto nella questione fiumana già nei 10 mesi precedenti la marci a su Ronchi , allorché dopo il vittorioso esito della guerra con l'Austria-Ungheria aveva costituito il nerbo di quel Corpo d'Occupazione Interalleato che, al comando del gen. Francesco Saverio Graziali, aveva presieduto al controllo della città sino a che, nel luglio 1919, la tensione da sempre presente fra le nostre truppe, la popolazione (nella gran maggioranza filoitaliana) ed i militari francesi della base logistica portuale era culminata in gravi incidenti determinando il ritiro da Fiume del contingente italiano, provvedimento anticipatore di una nuova confi gurazione politico-militare del tenitorio nettamente penalizzante per il nostro Paese. La condotta di Grazioli quale comandante del Corpo d'Occupazione era stata, in non poche circostanze, improntata più a passionalità che a freddo raziocinio. È ccrlo, comunque, che al di là delle attribuzioni di un comando cui l'aggettivazione di Interalleato tendeva a confinarlo in un ruolo di cane pastore per la sola prevenzione e repressione di disordini, egli si era posto come protagonista allivo nel recitm·e una parte che credeva gli competesse, come dovere prima ancora che come diritto, nei riguardi di quegli interessi nazionali dei quali si riteneva giustamente tutore e patrocinatore. Sin dal maggio 1919, ad esempio, Grazioli aveva aderito al proposito del Consiglio Nazionale di Fiume di dotarsi di una propria milizia cittadina di stampo prettamente italiano. e si era adoperato per fac il itare la dotazione a questo "Battag lione (poi Legione) Volontari Fiumani" di armi, munizioni ed equipaggiamento vario. Dopo aver lasciato Fiume il l O settembre ed essersi recato a Roma per conferire con il Re, con Nitti e con il Ministro della G uerra Albricci, nel rientrare ad Abbazia per riprendere la famigl ia si fermò il 6 a Venezia dove incontrò D'Annunzio. Del colloquio fra i due si conosce solo quanto riferito dal ten.col. Franchini Stappo, un ufficiale già durante la guerra agli ordini cli Grazio li presso l' V 111 Corpo d' Armata iI quale, non si sa quanto occasionalmente o meno, avrebbe fallo da tramite per addivenire al colloquio, e che naturalmente ne dette una versione del tutto asettica cd "innocente" (tenendo conio del fatto che la testimonianza, quando era stata fornita, si riferiva ad una vicenda tuttora in corso e dagli sviluppi imprevedibili). Secondo quanto riferito invece dal gen. Pittaluga, successore di Grazioli, anch'egli si incontrò in quello stesso giorno con il suo predecessore nell'abitazione di questi ad Abbazia; poco dopo arrivò il clou.
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Grossich (presidente del Consiglio Nazionale) in preda a viva eccitazione per la s ituazione in atto a Fiume ma subito rasserenalo dalle parole mormorategli all'orecchio da Grazioli con il quale si era appartato. Da parte di alcuni ciò sarebbe stato quindi interpretato come la riprova che Grazioli , edotto dell' imminenza dell' impresa dannunziana, ne avesse informato Grossich; da parte di altri, si sarebhe invece sostenuto che, poiché Grossich sarebbe stato già al corrente della cosa quanto e più di Grazioli, quest'ultimo gli avrebbe confidato qualcosa di ben più serio, ad esempio la connivenza del Comando Supremo o quanto meno la tolleranza, se non il favore, del governo. Comunque, tra i fautori deUa lesi che Grazioli fosse pienamente al corrente del colpo di mano, i più oltranzisti hanno sempre sostenuto che quel colloquio del 6 settembre fosse stato decisivo per indurre il poeta a stringere i tempi, in quanto nel corso di esso l' informazione determinante non sarebbe stata fornita da lui al generale ma viceversa. Fiume rappresentava in realtà un problema altamente spinoso. Il Patto di Londra del 26 aprile 1915 ne prevedeva l' assegnazione alla Croazia per far sì che in questa regione, della quale allora non si ipoti zzava l' annessione con la Serbia, rimanesse aperto uno sbocco sull ' Adriatico. tanto nel quadro di un ridimensionato ma non estinto impero asburgico quanto in quello di una possibile unione con l' Ungheri a separata dall' Austria. Tale questione dello sbocco marittimo serbo od austro-ungarico, di per sé stesso fondata, non avrebbe trovato poi logica corrisponde nza all 'atto dell a defi nizione della linea armistiziale in virtù della quale la città, infatti, si sarebhe venuta a trovare solo per pochi chilometri oltre tale linea, e proprio nel!' area del territorio adriatico della quale era prevista la cessione all'Italia. "Nel huio e nel silenzio di quella triste aurora, fiumani non piangete ritorneremo ancora"
Tra le lacri me e le invocazioni dei cittadini, che fra il 25 ed il 27 agosto avevano cercato di ostacolare in ogni modo la partenza della Brigata Granatieri (che era entrata per prima a Fiume nel novembre dell' anno precedente e con la quale la popolazione aveva stabilito un intenso rapporto affettivo), erano echeggiate le strofe di una canzone composta da un giovane subalterno indicatrici, nel loro sbrigativo rimare, di propositi ben precisi che avrebhero trovato realizzazione d i lì ad un paio di settimane. Comunque, a parte gli accordi più strettamente operativi degli ultimi 15-20 giorni, nelle file dcli ' Esercito già da prima dovevano esservi slale delle intese, accompagnate da una propaganda abile, accorta, opportunamente compartimentata, senza insistenze e forzature, nella quale era fatta sapientemente ba lenare l'adesione del Duca d' Aosta, comandante delle 3° Armata, e la favorevole tolleranza del governo. Tra g li esponenti dell 'alta gerarchia militare , non pochi erano a conoscenza di quanto s i andava organizzando per Fiume e disponibili, se non ad un' esplicita coll aborazione, quanto meno ad una discreta e prudente connivenza; né è da esclu-
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dere, anche se mancano al 1iguardo eleme nti probativi, che da parte di qualcuno vi sia stata una partecipazio ne più attiva all'organizzazione dell' impresa. La causa dell' italianità di Fiume, oltre che da ampi settori dell' opinione pubblica, era vivamente sentita anche ai massimi livelli militari, incoraggiati in tal senso dal governo Orlando che a veva, sia pure tacitamente, avallato le iniziative di carattere politico messe in atto dal Comando del Corpo di Occupazione Interalleato sotto la gestione Grazioli e da quello dell a 3° Armata dal quale dipendeva. Il fatto che esse fossero 1ic usate dal mutato indirizzo del gabinetto Nitti, che ne disconosceva quella che era apparsa sino allora un'impronta decisamente patriottica, non era di per sé suffic iente a rimuovere, della stessa, le risona nze ideo-emotive ed i conseguenti effetti pratic i. L' adesione alla causa fiumana trovava origi ne pertanto, neU' aJta gerarchia milita re, da un diffuso senso di malconte nto ne i confro ntj del pote re esecutivo. Ne l clima di contradditorictà ne l quale la questione adriatica, e non solo quella, veniva gestita a livello politico, si cercava infatti di conciliare il dilatorio attendismo con una autorevolezza che e ra solo d i facciata, demandando ai militari di farsene interpreti senza peraltro metterli in condizione di farl o realmente, in effetti an zi ostacolando la quand'anche non sconfessandola: su di essi , individualme nte e come categoria, sarebbe stato poi fac ile, e ce11ame nte meno oneroso da tutti i punti di vista, scaricare colpe, o mi ssio ni e responsabilità. Nei ri gua rdi dei vertici militari , Nitti pagava lo scotto di una situazione che egli stesso aveva concorso a c reare, i c ui presupposti di fondo e ra no rappresentati dal l' inchiesta su Capo retto -che lasciava a Cadorna e Cape Ho il ruolo di responsabili e capri espiatori tacendo però, in chi ave cli ome rtà massonica, la colpevolezza di Badog lio- e dalla promulgazione dell' amnistia per i reati militari con l'estensione de i re lati vi be nefici anche ai disertori. La conseguente ricornpattazione del composito fronte neutrali sta, zittito e disperso nell'immediata e uforia de lla vittoria, aveva rilanciato il processo alla guerra, c he e ra soprattutto un processo all' esercito, all'intera categoria degli uffic iali ccl ovviamente ai suoi massimi esponenti . M a alla base de l malcontento dell 'alta di rigenza militare erano individuahili a nche altre ragioni di natura più pratica, in parte di carattere ord inativo-strutturale ed in parte anc he cli ordine più manifestamente c orporativo . Il numero compless ivo degli uffic iali c ffcllivi non era aume ntato rispetto agli organici cli pace, ma si era s postata invece la loro dis tribuzione nei quadri adde nsandola, in misura cli un paio di gradi ed anche tre, verso q ue lli s uperiori, senza che peral tro le immissioni in servizio effettivo di uffic iali cli complemento avessero compe nsato il vuoto lasciato nei quadri subalterni dalle pro mozio ni stesse e daJle perdite . Gli interessati , godendo di un discreto trattame nto economico e soprattullo non dispone ndo, nella magg ior parte dei casi, di una alternativa civile alla quale restituirsi, g uardavano all ' accelerazione impressa da Nitti alla smobilitazione con una risentita preoccupazione i c ui echi pervenivano al vertice dete m1ina ndo a loro volta di sagio ed a llarmism o. Le soluzioni per ovvia re allo sfoll amento risiedevano o in una mol tiplicazione degli uffici nelle
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varie strutture militari , operative e non, ovvero nel continuare a mantenere uno stato <li tensione alla frontiera che giustificasse la sospensione della smobilitazione, il che faceva coi ncidere gl i interessi delle alte gera rchie con quelli di que i settori industriali che dalle commesse belliche avevano trailo notevoli profìlli e che pertanto erano particolarmente favorevoli al mantenimento di una massiccia configurazione di guerra. Tra gli esponenti delle suddette gerarchie, di conseguenza, erano in parecchi ad essere a conoscenza di quanto si andava organizzando per Piume e disponibili , se non ad una esplicita collaborazione -che ad ogni modo, da parte di qualcuno, sembrerebbe non essere mancata- quanto meno ad una di screta e prudente connivenza. Ma qui sorse l' equivoco di fondo. Una qualsiasi iniziativa pro-Fiume, neUa loro versione <lei problema, oltre ad una durala "giusta" (un massimo di 3-4 settimane) avrebbe dovuto comunque assumere un carattere volontaristico, non ortodosso, di tipo garibaldino, escludendo decisamente un coinvolgimento di reparti regolari dell'esercito che avrebbe dato luogo ad uria intollerabile violazione del principi o di di sciplina con implicazioni imprevedibili ed, in quanto tali, molto pericolose. Infatti , quando il colpo di mano <li D ' Annunzio ebbe luogo con la partecipazione, se pur conlcnuta, di un ' aliquota dell 'apparato militare, il ri schio che certamente si profilò all'orizzonte dovelle essere quello di una sedizione più vasta che da Fiume si potesse estendere al territorio nazionale. Ed in effetti, i presupposti non mancavano. Nella primavera <lei 19 I 9 sembrerebbe fosse stata prevista una vasta iniziativa golpista sotto l'egida di nazionalisti , fasci di combattimento mussolinia ni ed Associazione Arditi e con il consenso e l'avallo di altri ufficiali dell' Esercito e della Marina, articolata su programmi minimi e massimi. Tra i primi, quello cli un colpo di mano su Spalato da attuarsi ai primi di giugno mediante la 1° Di visione d' Assalto che stava rientrando dalla Libia diretta a Venezia; uno a più vasto raggio, elaborato dallo Stato Maggiore della 3° Annata, avrebbe dovuto portare alla costituzione, auspice D'Annunzio, di una aRepubblica delle Tre Venezie con la Dalmazie e Fiume, sotto la preside nza di Emanuele Filiberto di Savoia Aosta che avrebbe ri nunciato alle prerogative reali. Tra i secondi , un vero e proprio colpo <li stato militare destinalo a sostituirsi ai poteri cotituiti ed a riprendere l'attività bellica sulla nostra frontiera orientale. Quando Nitti ricevette la notizia dell'occupazione di Fiume si produsse in una clamorosa scenata, mostrandosi attonito ccl incredulo. È ce1to che non poteva essere rimasto sorpreso dall'iniziativa di D'Annunzio: poche volte, nella relativa casistica, si è <lato il caso <li un e vento così ampiamente "pubblicizzato" e chiaramente prevedibile, per il quale gli elementi indicatori erano molteplici e, alcuni di essi, quasi ostentati nella loro estrema chiarezza. È legittimo perciò ritenere che lo stupore del Presidente del Consiglio anelasse invece ascritto al successo immediato che aveva arriso ali ' impresa, con la conseguente drammatica prefigurazione di un pronunciamiento militare pressoché tolale. E fu questa, probabilmente, la ragione principale che lo distolse, in ciò consigliato anche
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dal Sottosegretario agli Esteri Sforza e dal Sottocapo di Stato Maggiore Badoglio, dall'orientamento del primo momento di procedere all'impiego della forza contro i dannunziani. Proprio Badoglio fu il primo esponente dei vertici militari ad essere direttamente coinvolto negli effetti dell' azione di D'Annunzio. Sottocapo di Stato Maggiore dell'Esercito e nominato sin dalla mattinata del 13 seltcmbre, a poco meno di 24 ore dall ' ingresso di D'Annunzio in Fiume, Commissario Straordinario Militare per la Venezia Giulia, propose a Nilli e mise subito in atto una linea d 'azione che prevedeva: di evitare ogni azione armata contro i militari ribelli; di reagire comunque energicamente se avessero attaccato le forze regolari; di svolgere azione di propaganda su queste ultime per il mantenimento della disciplina, al fine di contenere le defezioni in corso. Alle funzioni del nuovo incarico si associarono, una settimana dopo, anche quelle di comandante de11'8° Armala dopo la rimozione del suo predecessore gcn. Di Robilant, fautore invece della linea dura. La decisione di Nitti circa l'accentramento di tutti i poteri militari fu determinata certamente dall' orientamento di Badoglio, ispirato più a criteri preventivi che non repressivi, ma anche dai buoni rapporti che erano sempre intercorsi fra questi e D'Annunzio, tali da rendere più possibile e proficuo un nego ziato. Tquattro incontri svoltisi a Cantrida fra il 20 ottobre cd il 23 novembre non sortirono peraltro effetto, nonostante l'abile azione di supporto svolta dal col. Siciliani, capo di stato maggiore di Badoglio. l tre mesi di permanenza in Venezia Giulia di Badoglio possono essere valutati come globalmente positivi, dal momento che la situazione non soltanto non fu tenuta sul limite di rottura nel quale si era venuta a trovare subito dopo l'occupazione dannunziana di Fiume ma fu anzi sdrammatizzata, intercorrendosi fra le due parti rapporti se non di buono vicinato quanto meno di compromesso.Questa valutazione non esclude d ' altra parte la considerazione che, a conferma di quanto è ampiamente noto circa la personalità dell'interessato, alla base della sua azione vi fosse soprattutto l'ambizione, in lui sempre predomfoantc, di recitare un ruolo di mediatore principe del quale lucrare poi gli interessi; fino a che, naturalmente, non si fosse profilato il minimo rischio per la propria posizione personale. AIJorché questo prese forma attraverso la possibilità, in seguilo all'intransigenza di D'Annunzio, di un conflitto a fuoco con le truppe fiumane -evento per il quale c'era sicuramente molto da perdere sul piano dell 'immagine per colui che lo avrebbe dovuto gestire- si chiamò lempeslivamente fuori assurgendo, come paradossalmente g li era già accaduto dopo Caporetto, ad un incarico più e levato. Il 2 dicembre, infatti, fu nominato Generale d'Esercito e Capo <li Stato Maggiore. Il grado era il più alto della gerarchia militare (sarebbe stato in seguito tramutato in quello di Maresciallo d'Italia), riservato a coloro che avessero comandato un' Annata in guerra; il fatto che Badoglio non ne avesse titolo fu ovviato tout court da Nitti con un decreto in base al quale poteva rientrare nei promovendi anche chi avesse rivestito la carica di Sottocapo di Stato Maggiore durante il conflitto.
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Prima di abbandonare un palcoscenico che stava diventando scottante, propose che al suo posto fosse nominato Caviglia. Servizio peggiore non avrebbe potuto rendergli, e se lo fece deliberatamente fu una malizia molto raffinata, frutto non tanto di un'intelligenza che in realtà non aveva quanto di quell'astuzia lenta e silenziosamente opportunista della quale era invece notevolmente dotato. Enrico Caviglia assu nse effettivamente la duplice carica di Commissario Straordinario Militare per la Venezia Giulia e di Comandante dell' 8° Annata il 21 dicembre 19 I 9 allorché Badoglio, rotte le trattative con D ' Annunzio in merito al modus vivendi, gli passò i poteri e partì per Roma, ma già da una dozzina di giorni si era portato a Udine ed a Trieste, rimanendo in posizione <li attesa per non intralciare lo sviluppo dei predetti negoziati. Lo scopo principale che egli si prefiggeva era quello di ripristinare l'ordine e la disciplina fra le truppe stanziate nella zona di frontiera, che lasciavano molto a desiderare e del cui rilassamento attribuiv~ non poca responabilità proprio al suo predecessore Badoglio, il cui unico intento sarebbe stato quello di conseguire un successo politico raggiungendo l'accordo con D ' annunzio e di sugellarlo con un ingresso trionfale a Fiume alla testa delle truppe regolari. Quello della disciplina e della fedeltà alle istituzioni da parte dell' Esercito era il punto centrale del pensiero cli Caviglia, che pur era convinto fautore dell ' italianità di Fiume e della necessità di unirla all'Italia e che, inoltre, non nutriva alcuna considerazione per i governanti del momento; già ministro della Guerra durante il primo semestre ciel 1919, aveva rifiutato il reincarico offertogli da Nitti non condividendone l'orientamento politico. Secondo lui tutti si preoccupavano della questione fiumana, ma pochi vedevano il pericolo ancora più grave che proveniva all'Italia dall'atteggiamento sedizioso di ampi settori dell'Esercito e della Marina. Preoccupazione prioritaria degli alti vertici militari avrebbe dovuto essere il rispetto, da parte delle forze armate, del giuramento di fedeltà al re ed alle leggi dello Stato, e di ciò avrebbero dovuto farsi garanti nei confronti del governo; di conseguenza, dopo la marcia di Ronchi, lenendo conto che la loro titubanza più o meno condiscendente avrebbe incoraggiato alla ribellione soprattutto gli ufficiali dei gradi inferiori, avrebbero dovuto riconoscere come moralmente insostenibile la propria posizione e presentare quindi le dimissioni. Da questo atto, di estrema gravtà e di grande significato, forze annate e Paese sarebbero stati probabilmente richiamati alla consapevolezza della reale priorità dei problemi, per la quale questo dell' affidabilità dell 'apparato militare occupava il primo posto. Quando, ai primi di dicembre, Caviglia fu convocato da Nitti a Palazzo Braschi, presenti anche il sottosegretario agli Esteri Sforza, i ministri della Guerra Alhricci e della Marina Sechi ed il nuovo Capo di Stato Maggiore della Marina Acton s ubentrato a Thaon di Revel, e si sentì rivolgere l'invito a ristabilire la disciplina dell'Esercito ccl a risolvere la questione di Fiume, si trovò ad ereditare una situazione forse ancora più grave di quanto egli stesso pensasse. Badoglio non si era occupato più di tanto del problema disciplinare, concentrato a tessere le trame di quel ruolo di media-
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lore con D'Annunzio che, nelle sue intenzioni, avrehbe dovuto condurli ad un comune, trionfale connubio in una Fiume festante e conunossa; come s' é detto in precedenza, l'interruzione delle trattatjve con il poeta fece sì che Badoglio, andando a ricoprire il nuovo incarico di capo di stato maggiore, uscisse dal problema proprio nel momento giusto lasciando a Caviglia la "palata bollente" e tutta l' impopolarità che sarebbe derivata da un eventuale impiego della forza contro D'Annunzio. Caviglia non glielo avrebbe perdonato mai, perché come prevedeva la questione fiumana lo avrehbe costretto aJla fine ad assumere quel ruolo di deciso liquidatore che gli avrebbe sollevato contro l'ira di molti : basterà ricordare che i combattenti, che gli avevano offerto una spada d'onore in ricordo della battaglia di Vittorio Veneto, ne pretesero la restituzione per manifestargli sconfessione e ripudio. Caviglia assunse in prima persona l'azione di risanamento disciplinare. Con gli ufficiali di grado più elevalo si espresse in termini piuttosto chiari, affem,ando come tutti loro, lui per p1imo, non avrebbero avuto il diritto di rimanere ai rispettivi posti se le truppe non avessero eseguito gli ordini impartiti, invitandoli perciò a mettersi in condizione di eseguire quelli che avrebbero a loro volta ricevuto; qualora non si fossero sentiti in grado di farlo, non c'era altra via che la richiesta di collocamento in posizione ausiliaria.Con gli ufficiali di grado inferiore e di più g iovane età, usò tematiche e parole più suadenti, richiamandosi al senso dell'onore e e.lei dovere e facendo risaltare il contrasto fra tali valori ed il comportamento dei dannunziani. Comunque, se il suo iniziale proposito sarehhe stato quello di domare subito la ribellione con la forza e di applicare il codice militare, senza riguardi per nessuno, la consapevolezza che questo non era l'intenrumcnto del governo così come di larghe frange della pubblica opinione lo indusse, in quell'inizio del 1920, ad assumere una linea operativa che, oltre agli aspetti di influenzamento propagandistico tanto sulle truppe regolari quanto su quelle presenti a Fiume, fosse orientata a riallaccim·e le interrotte trattative con D'Annunzio, spersonalizzando tutte le questioni e cercando cl.i far riassumere al Consiglio Nazionale della città quell'autorità che era stata progressivamente abbandonata nelle mani del poeta. Il comandante delle truppe della Venezia Giulia stava comunque vivendo una fase critica, come dirà egli stesso nelle sue memorie: "Nell 'animo mio v 'era un confiitto.fra i miei selllimen.ti ed il mio dovere. F:hbi un momento l'idea di andare in Senato a combattere il Tra/lato di Rapallo, quando ne fosse venula la discussione. Queslo mio atto avrebbe dovuto essere preceduto dalle mie dimissioni dal comando delle /ruppe della Venezia Giulia. J\hhandonai subito tale idea. Avrei scosso la disciplina defle truppe, ed il mio successore diJjicilmente avrebbe potuto iuidarle all'atlo finale. LL1 questione p rincipale stava sempre nella necessità di riswbilire l 'autorità dello Stato e la disciplina vacillante nelle .fùrt.e armale, costringendo/e a compiere il loro dovere sino all'ultimo.
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Adunque un più duro compito mi imponeva di rimanere al mio posto nel momento decisivo. Sarei stato vile ritirandomi. Mi assunsi quel peso e Le re.,1umsabilitù inerenti, pur sapendo che allontanavo per sempre da me La f?Ìo ventù italiana"'.
Altri colloqui fra Caviglia e D ' Annunzio non vi sarebbero più stati , e l' unica form a di comunicazione tra i due sarebbe slala rappresentata dai colpi di cannone con i quali, 40 g iorni dopo il loro ultimo incontro, il generale avrebbe posto la parola fine alla vicenda fiumana del poeta. Pittaluga, all orché il 31 agosto assunse il comando del Corpo d'Occupazione Interalleato di Fiume assolutamente digiuno sulla situazione interna e sul clima emotivo della città, ricevette la direttiva da Nitti di cercare di reagire subito contro i legami ideali cd affeUi vi troppo slrelli venutisi a stabilire fra le truppe italiane e la popolazione, e d i mantenere un contegno quanto mai riservalo e passivo nei riguardi delle autorità civili. Vi si attenne, non esitando a manifestare in forma esplicita e palese questo alleggiame[)lO che, se era il prodotto di un lodevole lealismo e di una indubbia onestà di propositi, era anche espressione di una molto limitata ampiezza di vedute. Buon comandante di divisione ma escluso dalla promozione a generale di corpo d ' am,ata perché " uomo di poca levatura", nonostante ciò lo si era destinalo a sostituire Grazioli in un incarico di estrema delicatezza e 1ichiedente qualità che andavano hen oltre quelle puramente militari. Venutosi a trovare di fronte a falli straordinari ai quali né la sua mente né il suo carattere erano in alcun modo preparali, fu sopraffatto dagli eventi non mm1ifestando un 'adeguata capacità reattiva. Diverso il comportamento di Di Robilant, comandante dell'8° Armata. Egli fu in effetti il più lealista tra i generali "sul campo". Fece passare alcune ore cruciali prima di prendere provvedimenti contro l' iniziativa di D'Annunzio perché nutriva forti dubbi che essa fosse s tata intrapresa con il tacito consenso di Nitti, ma si dimostrò poi l' unico determinato a risolvere senza alcuna remora l'alto di ribellione facendo, se del caso, uso delle armi compreso il cannonneggiamento di Fiume. La revoca da parte di Badoglio delle sue drastiche disposi zioni valse ad evitare un danno probabilmente maggiore di quello che esse si prefiggevano di sanare; era inoltre molto dubbio che le truppe di sponibili fossero nelle condizioni numeriche e morali idonee, né si poteva essere certi della loro propensione all ' uso delle armi contro i propri commilitoni. Di Robilant, come s'é detto in precedenza, avrehhe pagato con la rimozione dall' incarico questo decisionismo in eccesso. Ironia della sorte, sarebbe stato sostituito nel comando dell'8° Armata proprio da quel Badoglio che, in una lettera a Nitti del 25 settembre, era stato espl ic itamente indicato da Caviglia, insieme a Diaz e ad Albricci, fra coloro che con la loro negligente disattenzi one avevano reso possibile la sedizione militare. Fra i verlici della Mmina un ruolo particolare, soprattutto per ciò che concerneva i suoi rapporti con D'Annunzio, fu quello assunto dall'ammiraglio Milio, già mini stro della Marina fra il 1913 ed il 1914 con Giolitti e Salandra cd all'epoca dei fatti governatore della Dalmazia e delle Isole Dalmate e Curzolane, con poteri politici e militari molto più ampi di quel-
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li attribuiti ai suoi omologhi del Trentino e della Venezia Giulia. In contrasto con Nitti per i propositi da questi manifestatigli circa l'abbandono della Dalmazia, aveva puhblicamente affermato il proprio proposito di opporsi a qualunque progetto del genere, ribadendolo per isc1itto al1e supreme autorità governative; nonostante una deplorazione ufficiale, venne lasciato al proprio posto. Dopo un anno di conclamata solidarietà con D'Annunzio e di impe1:,'llo a " tener duro" con lui sino all' ultimo, il Trattato di Rapallo lo trovò del tutto allineato con i relativi adempimenti; alla veemente accusa di D'Annunzio di aver rinnegato il precedente vincolo d'onore, oppose l'affermazione, piuttosto ambigua, che esso era subordinato alla piena osservanza del giuramento di fcdcltà al Re ed alla Patria. Gli altri esponenti di rango della Marina affrontarono la defezione di alcune unità e le critica situazione psicologica e disciplinare degli equipaggi nell'ambito del Comando Superiore Navale dcli' Alto Adriatico con fermezza ma anche con cautela, e soprattutto con quel riservato spirito conso1tile che caratterizza da sempre la forza armata. Di esso fu anche indicativo il comportamento attendista assunto dall ' ammiraglio Simonctti che, pur essendo con la sua squadra navale alle dirette dipendenze di Caviglia durante le operazioni finali contro i dannunziani, non ottemperò che parzialmente e con ritardo ai suoi ordini, con un atteggiamento dilatorio che probabilmente non era tanto farina del suo sacco quanto espressione di diretti ve o "suggerimenti" da parte dei più alti vertici della propria forza armata, sottjlmcntc miranti a lasciare all'Esercito l'onere di iniziare lo ostilità. Le clefezioni avvenute entro il mese di settembre, sulla scia del corpo di mano di D'Annunzio, furono l' espressione di un moto dell'animo e di una generosità irriflessiva, di un sentimento patriottico e della convinzione che le sorti di Fiume sarebbero state irrimediabilmente pregiudicate senza un intervento deciso. Si era trattato di un impulso ideale e romantico che, specie provenendo dalla grandissima maggioranza degli ufficiali più giovan i e della truppa, non aveva tenuto conto delle implicazioni che ne sarebbero derivate all'Esercito sotto l'aspetto della propria compattezza disciplirnu-e. Le defezioni protrattesi nei mesi successivi, invece, erano state meno spontanee, dettate più da motivi contingenti cd opportunisti ci che non francamente ideali. Per gli ufficiali, si può affem1are che i più fossero stati attirati a Fiume dal desiderio di non rimanere esclusi eia un' impresa che, per la sua impronta garibaldina, seduceva gli animi giovanili, ma anche dal richiamo degli allettamenti proposti dal soggiorno fiumano. Si sapeva, infatti, che D'Annunzio prometteva il riconoscimento di una "campagna" e distribuiva generosa mente medaglie e nastrini, e che gli ufficiali passavano il loro tempo in città dedicandosi alle donne, al gioco e ad altri piaceri più o meno proibiti. La lucida anal isi di De Felice circa l' identità di coloro che seguirono D ' Annunzio a Fiume oppone alle generica e superficiale distinzione fra " patrioti" e "idealisti" cd "avventurieri" quella più congrua fra "scalmanati" e " ragionevoli", il vero spartiacque fra i quali va ricercato sul terreno politic.:o. Dall'iniziale unità di intenti rappresentata dall'italianità di Fiume e dall'ostilità verso il governo Nitti si era infatti g iunti progressi-
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vamente, man mano che la situazione si radicalizzava e confluivano in città elemenli più ideologicizzati, ad una divisione fondata sulle diverse prospetti ve politiche del gesto compiuto. La componente "ragionevole", rappresentata dagli ufficiali di grado superiore e dei carabinieri, era andata a Fiume mosse soltanto da idealità ed intenti patriottici , consapevole della gravità del proprio atteggiamento di indisciplina ma non disposta comunque ad aggravarne la portata e, tanto meno, a dargli caratterizzazione anticostituzionali, sovversive e rivoluzionarie. A questa posizione si contrapponeva quella della componente "scalmanata", nella quale rientrava la maggioranza dei giovani ufficiali, costituita da quei legionari che ben presto sarebbero divenuti rappresentanti del .fìumanesimo ed avrebbero conferito all'immagine di Fiume i suoi caratteri più genuini ed il suo significato storicamente più espressivo, quello che ha fatto sì che per la maggioranza di loro l'impresa stessa assumesse il perenne valore di un' esperienza non solo esaltante cd irripetibile, ma moralmente liberah·ice e politicamente anticipatrice di un nuovo oi-dine poUtico-socialc che non sapevano definire concretamente ma al quale anelavano. La vicenda lìumava diventò il crogiuolo in cui il magma ribollente di tutta una serie di stati d' animo e di concezioni esistenziali più o meno confuse sembrava esprimere finalmente una risposta alle inquietudini ed ai malesseri che travagl iavano tanta parte degli "uomini nuovi" che la guerra, in positivo ed in negativo, aveva creato e resi consapevoli della diversità con le generazioni precedenti. Le linee di fondo del problema politico e morale del primo dopoguerra traevano infatti soprattutto origine dalla guerra stessa, dal particolare tipo umano tornato da quel contl itto che non sarebbe stato superato, per le asprezze e le drammatiche prove che aveva imposto, nemmeno da quello successivo. Il D'Annunzio che quei giovani conoscevano e nella cui scia si erano mossi non era il poeta dell'Alcione o della Figlia di Jorio e spesso neppure l'autore de Il Piacere, a molti ignoto e da alcuni anche rifiutato, ma era il protagonista di Quarto, di Cattaro, di Vienna, di Buccari, era il "poeta armato", l'oratore che infiammava i cuori, il "grande catturatore di anime", il patriota per antonomasia. Per essi, seguirlo a Fiume significò qualcosa di diverso dalla lolla in difesa dell'italianità della città: se non si interpreta nel g iusto modo questo aspetto del fiumanesimo, non si può arrivare a penetrare il vero significato e la vera portata di quello spirito di ri volta che, nei primi decenni di questo secolo giunto ormai alla fine, fu all'origine di movimenti culturali e politici quali l'espressionismo, il futurismo, il massimalismo bolscevico ed il fascismo delle origini. Dopo aver vissuto la guerra come un'avventura ed una festa trasgressiva, in uno stato d' animo d'esaltazione sublimante ben diverso da quello della gran massa dei combattenti e che li aveva abituati a vivere secondo i canoni dell'audacia e del coraggio, i giovani ufficiali non erano più disposti a rientrare nell 'alveo di una quotidiana mediocrità. E Fiume rappresentò la prosecuzione del clima difesta, di sospensione cioé dalle normali regole e di annullamento delle dimensioni usuali tra realtà e sogno, tra
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realismo ed idealismo, tra mte e vita, tra letteratura e politica, tra rivoluzione ed avventura. Proprio la maggioritaria estrazione piccolo - e medio borghese determinava il loro essere antihorghesi, contro il sistema, di rappresentare essi stessi l' antisistema, l'utopia, il qualcosa di nuovo. Uscita dalla guerra, che aveva essa sì combattuto con consapevolezza e de terminazione (sia pur disomogenee nelle multiformi matrici motivazionali), ora la " piccola borghesia imbestialita", come sprezzantemente la chiamava Trotzkij, divenuta tra le secche dell a crisi economica cd occupazionale il vero proletariato, reagiva contro tutti: contro i sociali sti, che al ritorno dal fronte l'avevano svillaneggiata ed aggredita, contro i capitalisti " pescecani " che avevano lucrato alle sue spalle, contro la monarchia, la Chiesa, in una parola contro tutto il "sistema". Una conclusione, sia pure sommaria quale non è altrimenti consentita in questa sede, è quella che da una pa,te delle massime gerarchie militari, a prescindere dall' adesione più o meno espl icita all ' impresa di D' An nunzio e dalle motivazioni che la sostenevano e delle quali s'é accennato all'inizio, mancò una rapida intui zione ed una di quelle felici iniziati ve personali che possono, da sole, mutare talvolta il corso degli eventi. ln quelle circostanze, per fronteggiare un uomo del carisma di D'Annunzio, alla cu i celebrazione aveva concorso ufficialmente per di versi anni l'Ttalia intera, sarebbero occorsi uomini di ben altra statura e di ben altro prestigio. D'altro canto, va consideralo come nemmeno il senso più elevato delle disciplina poteva riuscire a scongiurare manifestazioni di insubordinazione a vari livelli allorché gli ordini emanati ri sultavano in troppo stride nte contrasto con i sentimenti più profondi di coloro che dovevano eseguirli. Se l' iniz iati va dannunziana aveva infatti potuto attuarsi con tanta facilità, agevolata in tutta la zona d ' am1istizio da atteggiamenti che andavano dalla tolleranza all'esplicito appoggio, ciò era dovuto al fallo che essa rispondeva allo stato d'animo de lla maggior pa rte degli uomini che s i trovavano allora sollo le armi, compresi quelli più sensibili ai vincoli discipli nari ed anche coloro non legati all 'ideologia nazionali sta. E del resto, era arduo pretendere che lo strumento militare, pervenuto già durante l' ultimo anno di guerra ad una configurazione aderente al sempre più popolare concetto di " nazio ne armata" per cui il "soldato" era divenuto il "combattente" perdendo la consuetudine all ' ohhedienza assoluta, avesse potuto rimanere estraneo agli influssi del pensiero e della passione po litica in virtù di una disciplina formale che non trovava corrispondenza nelle altre forme deHa vita nazionale. Lo spettacolo offerto dalle istituzion i nel maggio 1915 aveva già dimostralo come le correnti della vita nazionale non passassero più attraverso i canali istituzionali . La vicenda fiumana rappresentò in prospettiva un importante banco di prova per l' apparato militare italiano. Il pronunciamento era un evento al quale non era aduso, per il quale non aveva l'attitudine e del quale pertanto non lo si sarebbe 1itenuto capace, anche perché era passato indenne attraverso la "grande crisi" del decennio 1898-1908, dovuto tanto a ll a travagliata situazione ordinati va, materiale e morale dei quadri quanto al
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coinvolgimento nella repressione dei numerosi conflitti soc iali della quale erano stati protagonisti, fra gli altri, i generali Bava Beccaiis a Milano, Pelloux a Bari e Mirri a Forlì. Ma certamente quando era accaduto a Fiume - una manifestazione di disobbedienza militare assolutamente atipica ed inedita - dovette costituire un indicatore molto significativo per quello che sarebbe stato poi l'atteggiamento soprattutto dell'Esercito nei confronti del movimento gu idato da Mussolini. La posizione delle gerarchie militari, infatti, pur se improntata ad un'ohhedienza formale alle istituzioni, non sarehhe stata aliena dal fornire un appoggio anche piuttosto sostanziale derivante, oltre che dall'adesione ad una linea politica in sintonia con le istanze etiche e corporative dell'ufficialità, anche dal chiarimento in positivo operato infine dal fascismo nei confronti della monarchia. Nel periodo immediatamente precedente la sua assunzione al potere, nel l'ottobre 1922, sarebbero giunte a Mussolini da autorevoli fonti militari assicurazioni sufficientemente esplicite che l'Esercito, nella sua grande maggioranza, avrebbe mantenuto un atteggiamento di passività che s,u-ebbe equivalso, in pratica, ad un effettivo appoggio. La nota opinione espressa il 27 ottobre al Re da Diaz e Giardino in merito alla promulgazione o meno dello stato d' assedio, alla quale sembra si fossero associati anche Thaon di Revcl e Pecori Giral<li, che "l'Esercito avrebbe fatto il suo dovere, però sarebbe stato meglio non metterlo alla prova", rappresentò una ragionevole valutazione per la quale ad ogni modo, a pa11e gl i elementi di situazione in atto, un fattore condizionante fu verosimilmente rappresentato dal precedente fiumano. Come tre anni prima in Venezia Giulia, si profilava infatti la fondata ipotesi <li una dissidenza, e questa volta su più larga scala, dello strumento militare di fronte ad ordini ritenuti contrastanti con le idealità e gli interessi nazionali .
ANTONIO ARIVELLA
EVOLUZIONE DELLA FUNZTONE E DEL RUOLO DEL SOITUFFTCIALE NELL'ESERCITO ITALIANO DEL DOPOGUERRA
Premessa
Negli anni successivi alla seconda Guerra Mondiale alcune fra le più autorevoli ri viste militari si sono occupate ed hanno dibaltuto sulla nuova fun zione e sul nuovo ruolo del Sottufficiale in rappo1to al veloce mutamento tècnologico e all'esigenza di inserirlo in una società di tipo industriale avanzato che è sempre in rapida evoluzione. L'attualità del tema offre molteplici motivi di riflessione, oltre che per l'importanza anche per il contenuto denso di riferimenti storici. Il periodo storico considerato, dal dopoguerra ad oggi, con qualche riferimento agli avvenimenti del 1870, ha avuto come possibile esito quello di presentare la materia in maniera disorganica; infatti, av venimenti e situazioni per essere mantenuti lungo un unico filo logico, hanno dovuto essere trattati insieme anche se tra loro molto di versificati.
Introduzione L' analisi del periodo storico considerato (1870-1985) contiene in sé tutti i molteplici aspetti che hanno contraddistinto l'evoluzione della categona. In realtà, la carenza di studi organici sulla figura del Sottufficiale ha rappresentato un serio ostacolo per la individuazione delle fonti ma, nello stesso tempo, ha offerto continui stimoli alla ricerca ed ali ' approfondimento. Solo la lettura di documenti originali, quali i GIORNALI MILITARI e le MEMORTE STORICHE ha consentito di riallacciare le vicende dei Sottufficiali al grande filone della storia dell'Esercito Italiano. I numerosi riferimenti contenuti nei trattati relativi agl i ordinamenti militari hanno, peraltro, richiesto un attento lavoro di selezione e di analisi critica per il fatto che la storia dei Sottufficiali è frammista a quella dei militari di truppa. Il lavoro, comunque, apre .solo uno spiraglio di luce su questo misterioso personaggio che è il Sottufficiale italiano. E' lo stesso Marselli, nel
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suo mirahile lihro "La vita del Reggimento" 1, che già nel 1884 anticipa tale valutazione: "TI Sottufficiale italiano e credo il Sottufficiale di tutti gli eserciti rinnovati dopo il 1870 - egli dice - è divenuto un personaggio, stavo per dire misterioso, un personaggio che sveglia la curiosità del pubblico, il quale non sa se deve considerarlo come una forza o piuttosto come una debolezza degli odierni eserciti" 2 • L'estrema variabilità dello slatus del Sottufficiale nel XIX secolo e la indeterminatezza della sua figura storica sono la conseguenza di un sistema di reclutamento, addestramento ed inquadramento che hanno privilegiato, di volta in volta, gli aspetti professionali o quelli culturali, senza mai riuscire a conferirgli una propri a orig ine ed una reale condizione di impiego autonoma nella struttura di comando. Solo la rapida evoluzione tecnologica degli armamenti del XX secolo ha proposlo prepotentemente l' esigenza di disporre di una categoria, non originata dalla truppa, ma avente caratte1istiche culturali e professionali intermedie tra il livello degli Ufficiali e quello esecutivo della truppa. In sostanza, si è venuta man mano evidenziando la necessità di di sporre di una categoria ad alto contenuto tecnico-professionale, con un prog ressivo grado di autonomia operati va e con proprie responsahilità. Tuttavia è sempre stato latente , nel corso della st01ia moderna, il rischio
che con l'innalzamento della base culturale e professionale cd il divario tecnologico esistente, si potesse incrinare l' omogeneità de lla categori a. Tale rischio è cresciuto con l' aumentare delle possibilità di travaso alla categoria degli Ufficiali mediante concorso con riserva di posti . Il problema non è nuovo, poichè lo stesso Marselli nella già citata " Vita del Reggimento" lamenta che "a poco a poco si è ingenerata nei Sottufficiali l'illusione del diritto al grado, meno g iustificabile al certo del diritto all'impiego, che la legge accorda loro dopo dodici anni di servizio ... (il giovane Sottufficiale) viene nel Reggimento, col chiodo delle spalline in capo. Egli considera la caserma come un domicilio coatto e temporaneo ... il suo sgmu-do - prosegue il Marselli - oltrepassa l'orizzonte in cui deve vi vere il Sottufficiale, e ciò lo rende irrequieto e scontento del presente ... Riesce nel concorso per l'ammissione al ruolo speciale? Il Sottufficiale è morto per il Reggimento. Non riesce? E' demoralizzato ... Il soldato è da lui guardato con noia, l'Ufficiale con invidia, ed il suo dovere si fa per paura che per amore". :i Non è questo lo spirito che ha av viato la ricerca. Essa è stata, invece, indirizzata ad individuare gli clementi comuni morali e tecnico-professionali che hanno caratterizzato l'evoluzione e hanno concorso a determinare l' attuale omogeneità e compattezza della categoria dei Sottufficiali;
' N. MJ\RSELLI, La vita del Reggimento. prima edizione. Firenze 1889. Ristampalo dall' Ufficio
storico dello SME, 1984 ' ll.JiLlt:111 ·' lhictcm
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Capitolo I
Situazione Generale
Cenni storici sulla sociologia ed il mondo militare. Le origini. La sociologia ha ufficialmente origine, come noto, agli inizi del XIX secolo 4 • Ispiratori cli questa nuova scienza furono alcurù pensatori dell'epoca dei lumi, i positivisti ed i filosofi storici del X V1ll secolo. La nascita di questa disciplina è, per così clirc, quasi imposta dal verificarsi di grandi ri volgimenti sociali. Si passa da una società tradizionale, i cui scherni organizzativi sociali si ripetevano da secoli , ad un nuovo tipo di società: la società illl.lustriak che, sconvolgendo le preesistenti tradizioni, impone agli uomini nuove forme associative, nuovi valori, nuove idee. E' quindi in un momento di crescita della società, ma anche di crisi di un mondò che si trasforma in forme sempre più razionali, che si rende necessario cominciare a pensare anche socialmente in forma razionale. Questa nuova scienza, infatti, studia ed anali zza i fenomeni sociali al fine di comprenderne le principali componenti fun zionali e le probabili lince cli trasformazione. La sociologia militare, che costituisce una branca della sociologia generale, nasce anch ' essa di fatto 5 in un momento di estrema crisi della società: la guerra. Sono le grandi guerre moderne che fanno convergere l'attenzione dei sociologi verso le strutture militari. August Comte, uno dei padri fondatori della sociologia, nel suo "Course dc philosophie positive"(, esamina anche le attività militati. Egli sostiene che la pri ma forma di autorità, che un gruppo riconosce, è quella del capo militare; esso viene ritenuto tale per il fatto di possedere le virtù che sono tipiche del "huon guerriero" (forza, coraggio, astuzia, supremazia). L'attività militare viene, quindi , considerata come attività originaria dell'umanità.
'Nel 1824 A. COMTE in una lellera a certo Volat usava per la prima volta l'ibrido grnrn latino "socio-logia" per indicare la nuova scienza della societi1 ' I padri fondatori della soc:iologia (Saint-S imon, C01nte, Speucer) pungono l' istituzione am,ata al centro de ll'interesse ma in senso negativo. ' A. CONTI::, Course e.le Philosoohie Positive. Torino, Utet, 1967 (a cura e.li franco Ferrarotti trd. it.Di Ezio 1/.agarcsc,Marina Marioli, Paolo fiorentini Mi gl iucci).
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Tl processo di civilizzazione, però, è la causa che determina il declino dell ' iniziale supremazia delle istituzioni militaii. Tale processo vede in un primo tempo, la separazione del potere religioso da quello militare; la conseguenza più immediata è la perdita di rilevanza della casta militare. Successivamente si ha una riduzione delle armate, ed una restrizione della funzione guerriera a gruppi elitari. Anche secondo Herhert Spencer, 7 che rappresenta uno dei migliori esempi di evoluzionismo applicato allo studio delle società umane, ritiene che, in partenza, lo stato della società umana è quello militare; si passa poi, seguendo la linea evolutiva, dalla soc ietà militare, orientata alla guerra, alla società industriale, orientata alla pace e al benessere individuale. Con AJex de Toqueville l'impostazione dello studio delle istituzion i militari cambia 8 • Contemporaneo di Comte, a differenza di rnstui, egli sostiene che la minor rilevanza della struttura militare, prevista dal futuro della società e dalla diffusione dei principi egualitari. Egli, però, non abbandona l'idea della permanenza di un Esercito, che resta un punto fermo, perché La guerra per i popoli è sempre un rischio presente. Ecco, quindi, che secondo Toqueville un punto importante è lo studio della <.:omposizione so<.:iale degli eser<.:iti e degli orientamenti dei loro membri. Bisognerà aspeUare Max Weber e le sue teorie per permettere al problema della forza militare di assumere un'importanza fondamentale nel contesto sociologico. Grazie, infatti, ad una poderosa indagine storico-comparativa, egli espone, definisce, classifica i tipi di recluta.mento e di organizzazione militare che sono caratteristici delle diverse società ed epoche storiche 9 • Il supremo valore per Weber era la Nazione. La sfera della politica è governata dal segno della forza e della violenza. Lo Stato è il dominio di uomini su altri uomini, qualunque sia il regime; anche la democrazia è il donùnio di uomini su altri uomini. Infatti , la democrazia è buona solo in quanto consente di garantire un'ampia e severa selezione dei quadri dirigenti e l'emersione dei capi autentici.
Le due Ruerre mondiali e il risve}?lio dell'interesse per lo studio dei militari.
Il primo conflitto mondiale determina la convivenza di masse ingenti di uomini, provenienti da tutte le aree geografiche, portatori di una estrema eterogeneità di caratteri socio-culturali. Si rende necessario creare uno
' H.SPENCER. Principi di Su<.:ioJQgia Turino, Utel. 1967 (a <.:ura <li Franco I'errarulli). ' Cfr. A.de TOQUEVILLE, De la democratie en Amerige Gallimard, Paris, 195 1 (l'ediz. orig. è degli anni 1836-39), p.270 (trd.it. di U.Caforio in Sociologia e ! ;orze Armate. 1987, p.21.
' N.WEBER, Economia e Società, Comunità, Milano, 1961.
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spirito, una reciproca comprensione, un legame sociale diverso da quello passato e tradizionale. Contemporaneamente negli Stati Uniti , l'Esercito mobilitato ha difficoltà di comprensione e di amalgmna, le Autorità si vedono costrette a 1icorrere a studiosi sociali per cercare di agevolare la selezione e l'addestramento degli individui da inserire nelle varie unità rnilitmi. Le ricerche e gli studi non si elevano tuttavia al di sopra di una pura e semplice psicologia sociale 10 • E' l'immane dramma della seconda Guerra Mondiale a sollecitare un rinnovato irnpegno dei sociologi nella ricerca e nello studio delle umane debolezze quali la paura, lo stress, le devianze, ecc. Particolare attenzione me1ita l'attività di ri cerca sviluppata negli Stati Uniti d' Ameri ca il cui Stato Maggiore, dopo Pearl Ha rbour, si trovò ad affrontare il problema connesso alla trasformazione di un Esercito di circa 240.000 effetti vi, praticamente estraneo alla società che lo esprimeva, in un comple~so che raggiungerà quasi 8 milioni di uomini. Conscio dell ' importanza di conoscere questi uomini per adeguare strutture, norme e mentalità alla nuova realtà sociale di c ui questi erano portatori, Io Stato Maggiore incaiicò Samuel Stoutter 11 di svolgere un'indagine tendente ad acquisire ogni possihile utile ele mento di conoscenza. L'ingente mole di risultati e val utazioni furono pubblicati nel 1949 nell'opera titolata 'The American Soldier". Pur con le sue evidenti finalizzazioni, l'opera compiuta da Stouffer costitui sce un te ntati vo esemplare di far luce su gravi problemi dell ' Esercito per ottimizzarne l'efficienza e rappresenta, in particolare, una pietra miliare nel campo deJJa sociologia militare e, per quanto riguarda la funzione del gruppo primario, possiamo dire che costituisce un modello in campo sociologico generale. Tem1inata la seconda Guerra Mondùùe sono gli statunitensi che dettano legge nel campo della scienza sociologica. Lo studio dell' istituzione armata prosegue lungo le linee tracciate da "The American Soldier" e si va concentrando progressivamente sul gruppo primario ridotto a "si stema interno". Una produzione scientifica enorme, e sempre più sofisticata sul piano metodologico, dà lavoro per anni a sociologi e psicologi sociali , con risultati che non aggiungono nulla alle indicazioni di "The Ame rican Soldicr".
Cenni sui maggiori contributi sulla sociologia militare contemporanea. Negli Stati Uniti l' immediato dopoguerra vede, peraltro, un progressivo deterioramento del rapporto tra Esercito e società civile. Ci si interroga sempre più suJJe funzioni interne ed internazionali delle Forze Armate,
'° Psicologia sociale intesa come analisi dei fattori sociali che influiscono sull ' individuo. " Samut:l A.Stouffer si avval se dclJa collaborazione di A.Suchrnan. L.Devinney, 5. Star, R.Williams.
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sui loro rapporti con il sistema di potere della società, sulla legittimità della struttura e dei suoi valori. La crisi di identifa collegata a questa evoluzione esige la ridefinizione ciel rapporto tra il "nuovo" Esercito e la sua società civi le. Tn tale circostanza, si tenta l'approccio a tale problematica con scritti che, in verità, risultano unicamente tesi a dimostrare la "chiusura" e la "separatezza" cieli' istituzione militare. Dalla " Istituzione totale" di E. Goffman a "Chi guida l'America?" di G. Dohoff, dal "Militarismo USA" di J. Donovan a "L'etile ciel potere" di Wright Mills, tutti i sociologi appaiono di radice "liberal" o "radical" e pertanto, decisamente antimi litaristi e unicamente antimilitaristi. Con essi, 1' Esercito è soltanto violenza, coercizione, strumento di classe e di imperialismo. La "separatezza", quindi , non es iste più soltanto perché si è cercato il "complesso militare-industriale", immagine cara a tutti i sociologi di sinistra. Fanno eccezione a questa comune corrente di pensiero i sociologi Huntington e Janowitz che si sono dedicati allo studio dell'organizzazione militare come tale e che, quindi, non hanno dovuto affrontare l'argomento da un punto di vista politico. S.P. Huntington espone nel l 956 la sua teoria sui militari nel libro "The Soldier and the State" 12 fornendo in particolare un valido contributo di pensiero sulla definizione delle caratteristiche della componente professionale de ll'ufficiale. M. Janowitz nel suo libro "The professional Soldier" del 1964, riprendendo in parte le concezioni di Huntington, riesamina, in chiave più moderna, lo specifico professionale militare e si sofferma compiutamente sulla natu ra dei ruoli dei profess ionisti mil itari. Egli sostiene in modo più marcato due argomenti: l'impatto della tecnologia sulle Forze Armate e i problemi di integrazione interna ed esterna con la società generale. L' introduzione ed i cambiamenti provocali dall a moderna tecnologia fanno emergere un nuovo tjpo di "quadro militare" il "Manager" che si contrappone a quello tradizionale dell' "heroic leader". Questi due modelli, anche se contracldillori, sono entrambi presenti. Si ha un mutamento anche nello stile di leadership; alla decisione del capo si sostituisce spesso la decisione del gruppo e la necessità di fondare il controllo sulla persuasione più che sulla coercizione. Questo tipo di problema implica, da parte dell'attuale istituzione militare, la tendenza progressiva ad assumere le caratteristi(.;he delle maggiori organizzazioni civili. Si può ricordare, infine, lo studioso nordamericano di Storia Militare e di problemi strategici E. N. Luttwak che, pur non essendo un sociologo, ha analizzato nelle sue opere molte tematiche specifiche della sociolog ia mili-
" S.P.lnJNTTNGTON, The Soldier and the State Cambridge Mass., The Bclknap Presg-Harward
Un. Pc., 1957, p.14.
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tare. In particolare l' autore nell 'opera " il Pentagono e l'arte della guerra" 11 affronta il problema della capacità di comando delle Forze Atmate. Egli sostiene, infatti , che gli insuccessi USA in campo militare, negli ultimi decenni , sono dovuti alle seguenti manchevolezze: errori nella formazione di base; eccessivo corporativismo fra le varie organi zzazioni militari; dilagante burocratismo; avvento di una logica imprenditoriale.
Errori nella forma zione di base Sulla base di quanto afferma Luttwak il modello di carrie ra per i militari, nelle Forze Armate USJ\, approvato dalla società , può essere paragonato a quello del funziona ri o di una ditta importante. Ques to modello allira l'attenzione di molti giovani dell a società che, no n e ssendo molto dotati dal punto di vista intellettivo, hanno come unico desiderio quello di trovare sicurezza in istituzioni estremam ente ordinate e stabili. Tale tipo di formazione manage1;a1e è pe rfettamente coerente con I' ohi etti vo, accettalo dalla struttura mi litare, di un' efficienza di tipo aziendale. Bisogna ricordare, però, che la gue1Ta è molto diversa ùall ' allività industriale e se la logica affaristica può essere considerata valida per il commercio e l'imprenditoria, fallisce in campo tattico o strategico.
r-:ccessivo corporativismo fra le organizzazioni militari Questo significa che ogni comandante tende a fare gli interessi della Forza Annata di appartenenza, perché è in quella Forza Armata che egli farà carriera. Il problema del corporati vis mo continua ad impedire la condotta unitaria delle operazioni.
Il d ilagante burocratismo I quadri Superiori di comando perdono il contatto con la realtà elci reparti a causa dal loro avvicendarsi in incarichi sempre più hrevi. Tale fenomeno cornpo1ta che, all'atto del ritorno, essi esercitano una particolare rnicrodirezione, la quale mentre da un lato trascura i "punti base" che sono, il morale, l'addestramento, la coesione e la capacità di comando, dall'altro ha la facoltà di paraliz7are l'iniziativa dei dipendenti con un controllo che il più delle volte risulta invadente. In questo modo i dipendenti evitano di assumersi rischi e responsabilità.
Avvento di una logica imprenditoriale L'affermazione: " un Ballaglione non equivale ad una fabbrica" vale più di ogni altro commento. L'azione di comando cli un' unità non può
" C fr. E.N.LUTfWA K. TI Pentagono e l'Arte della Guerra, Ri7.7.oli 198'.l.
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essere ridotta ad una semplice gestione burocratica di uomini e mezzi. Per risultare vittoriosi in uno scontro è necessario lo spirito di trascinamento dei leader e l'abilità di far comprendere agli uomini la necessità di conquistare un determinato obiettivo.
L'utilità della sociologia per i professionisti militari L'interesse dei militari nei 1iguardi delle scienze sociologiche ha inizio nel nostro paese, per così clirc, ufficialmente più di un decennio fa 14 con l' inserimento della sociologia e della psicologia generale cd applicata nei programmi di studio delle Accademie Militari e delle Scuole di Guerra. Tale provvedimento fu adottato sull' onda di una crescente crisi che investì Je sociefa occidentali e con esse l' Italia a partire dagli anni 60 e che gradualmente si estese dal mondo studentesco a quello operaio senza risparmiare, non ultimo, il mondo militare. Lo scopo dell'insegnamento di questa nuova disciplina viene così illustrato 15 : "Far conoscere e comprendere ai futuri Quadri dirigenti le più significative connotazioni della società contemporanea: aspetti questi che, per le naturali interrelazioni tra società in senso generale e società in senso militare, non possono non riflettersi sulla nostra organizzazione, ovvero essere dalla stessa recepiti ed utilizzati". Huntington trattando delle caratteristiche strutturali specifiche della professione militare sostiene che " l' abilità militare per essere padroneggiata richiede un ampio fondamento di cultura generale. T metodi atti ad organizzare ed applicare la violenza sono intimamente collegati in ogni momento della storia con l'intero mondo culturale della società. Come la legge atti nge ai propri margini alla sLOria, alla politica, alla economia, alla sociologia ed alla psicologia, così accade anche all'abilità militare 16 • Il professionista deve possedere un ampio fondamento di cultura generale nel quale lo studio de lle discipline tecnico-scientifiche deve trovare un giusto equilibrio con quello delle scienze sociali. Quali sono, in effetti, le finalità che il professionista rni]itarc dovrebbe perseguire attraverso lo studio della sociologia? In tempo di pace, i Quadri militari, a qualunque nazione essi appartengano, hanno un solo obiettivo da perseguire: la piena efficienza delle proprie Forze Annate. Clausewitz affermava che l'efficienza dello strumento militare è il prodotto delle forze vive, delle forze mora]i e delle forze materiali.
" Nell ' anno accademico 197')-XO viene istituita presso la Scuola di Guerra la Calledra di ·'Governo del Personale e Sociologia Militare". e presso la Scuola di Applicazione di Torino la Cauedra di "Sociologia generale". " Annuario della Scuola <li Guerra, Anno Accademico 1979-80, p.98. " S .P.HUNTTNGTON, The Soldier ami the State, Cambridge Masse. Thc Bclknapp Press
Harward Un. Pc., 1957. p.14.
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Capitolo Il
Nascita e sviluppo della figura del Sottoufficiale
L'evoluzione delle istituzioni militari. Se con l'epoca napoleonica la condotta della guerra assurse a dignità d' arle, fu solo nella metà del XIX secolo che essa di venne vera e propria scienza. Al suo reale consolidamento contribuirono le accresciute dimensioni degli eserciti ed il rapido sviluppo degli armamenti che ampliarono le possibilità di manovra e di alimentazione de llo sforzo be llico. Le istituzion i militari dei maggiori Paesi europei cessarono di essere dei semplici slrumenti delle politiche dinastiche e divennero una componente viva dello Stato cd un punto di riferimento della coesione nazionale. G li eserciti si svilupparono dopo la restaurazione "a seconda del processo di formazione e di perfezionamento dello Stato liberale, del quale erano diretta e fedele emanazione. Il fattore economico, che nelle organizzazioni andava assumendo una influenza sempre più determinante, intervenne attivamente nel campo militare" 17• Con il passaggio dello Stato dinastico a quello d i di ritto, si affermò il principio dell'obbligo alla difesa da parte del citladino. Tale obbligo, però, se da un lato consentiva una alimentazione delle forze superiore al passalo ed agevolava la mobilitazione, dall 'altro creava enonni problemi finanziari, specie in quegli Stati, quale quello italiano, che avevano slrullure produttive ancora precarie. Il principio dell'obbligatorietà convisse, tuttavia, ancora per molti an ni con forme oscurantistiche tipiche dei privilegi di casla, quali quelle dell a surrogazione e della affrancazione, che la~ciarono alle classi meno abbienti l'onere di soslenere tutto il carico del consolidamento delle singole realtà nazionali. Verso la fine del secolo, con la scomparsa di queste ulti me forme, il getti lo cli leva aumenlò considerevolmente e costrinse le autorità ad introdurre correttivi, regolati dai meccanismi della forza bilanciata. Questi permisero agli Stati, che adottavano l'ohhligo della leva, di programmare il livello delle forze in funzione delle risorse finanziarie annualmente disponibili. Contemporaneamente s i provvide a soddisfare i fabbisogni della mobilitazione con la creazione di categorie di militari differenziate secondo le esigenze operati ve del lempo di guerra.
" P. MARAVIOIJ A, Storia òcll'anc militare, Tomo 111 , sdv.
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L' aliquota "permanente" rappresentò l' ossatura delle forze operali ve alle quali furono affidati compili <li rnpertura e massa d'U110. L'ultimo scorcio del XIX secolo, con l'assenza di grossi conflitti continentali, consentì agli eserciti, europei di riorganizzarsi definitivamente secondo criteri ordinativi più razionali. Il sistema scolastico ricevette un impulso notevole sia nel settore del reclutamento dei futuri Quadri che in quello dell'istruzione. In questo periodo sorsero o si diedero un assetto definitivo i maggiori istituti militari europei. L'evoluzione dei rispelli vi eserciti non fu lineare ed omogenea per tulli i Paesi europei, poiché essa fu subordinala alle diverse situazioni nazionali che si erano venute a determinare dopo i conflitti europei ed al termine degli sconvolgimenti causali <lai moti liberal-nazionali. Per quanto riguarda il giovane Staio ilaliano, ancor più degli altri Paesi, dovelle affrontare fin dal suo nascere inattesi enormi problemi etnico-sociali ed economici, derivanti <lalle profonde differenze organizzative degli Stati italiani preunitari . Tra le giovani generazioni che avevano dovuto subire le repressioni quarantottine e che avevano alimentato con i propri entusiasnù e le speranze le lotte risorgimentali, i delusi della politica sabauda non furono pochi. Tra questi vi furono cerio i volontari che s i trovarono di fronte all' allemaliva di doversi integrare nell' Esercito piemontese, in posizione subalterna, o di trovare una sistemaz ione che non li ripagava certamente del sacrificio dei loro anni giovanili.
La formazione professionale dei Sottufficiali. Cenni alle Scuole per i Sottufficiali dcll' Esercito Allualmente la formazione dei Sollufficiali dell'Esercito avviene presso la Scuola Allievi Sottufficiali. Jn meno di vcntitre anni sono usciti da Viterbo, anzi dalla S.A.S., come brevemente viene chiamala la Scuola, giovani che in buona parte hanno dato il cambio a quelli che per legge naturale, hanno lascialo il servizio per limiti di età. Ma l'esigenza di una formazione specializzata nasce ben prima, infatti, la prima scuola, dopo l' unificazione d'Italia, sorse a Caserta nel 1888 per ini ziativa del generale Marsclli. E' il 14 Ottobre del 1888 cd il brano, tratto dal periodico "Il Progresso" diretto da Carlo Pignone, riferisce dcli' inaugurazione, alla presenza del Duca d' Aosta, della prima "Scuola Sottufficiali" costituitasi in Caserta il 1 Luglio dello stesso anno. Lo Stato Maggiore dell'Esercito, avvertendo l'importanza di dare ai futuri Sottufficiali una comune preparazione di base, istituì un'unica Scuola di formazione. Caserta ebbe il privilegio di e ssere la prima sede: un'ala del Palazzo Reale ospitò la "Scuola dei Sottufficiali", il cui comando fu affidato al Maggiore Generale Enrico Rebagliati. La scuola, istit11ila con Regio Decreto in data 27 Maggio 1888, diede inizio al primo corso il I Ottobre
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dello stesso anno, inquadrando 578 allievi provenienti dalle disciolte scuole di Modena e Parma e dai vari Corpi dell'Esercito. Dal 1872 a l 1886 la fonnazione dei futuri Sottufficiali era affidata al I, II e lll "Battaglione d' istruzione per Sottufficiali" con sedi, rispettivamente a Maddaloni, Asti e Senigallia. Da Senigallia il III Battaglione fu trasferito a Verona dove operò fino al 1886. Nel 1895, dopo appena 8 anni di vita, la scuola dei Sottufficiali fu disciolta: le aumentate es igenze organiche dell'Esercito, che Casetta, da sola, non riusciva a soddisfare, imposero di affidare l' addestramento dei Sottufficiali, ancora una volta, alle Scuole d'Arma. Tale soluzione fu adottala fino al 1920, anno in cui l'incarico fu affidato alle "Scuole Allievi Ufficiali di Complemento che, in varie sedi, curarono l'addestramento dei Sottufficiali fino a l 1950. Dopo la seconda Guerra Mondiale, in una prima fase di ristrutturazione, vennero costituite nel 1948, la "Scuola Allievi Ordinari" di Spoleto e nel 1951 le "Scuole Allievi Sottufficiali Specializzati" di Rieti e Chieti. La Scùola All ievi Sottufficiali di Spoleto venne costituita il 12 Dicemhre del I948, in quell'imponente complesso di edifici, ai piedi del Colle Pincio. E' un istituto di reclutamento al quale è affidato l'importantissimo compito di provvedere a lla formazione tecnica, morale e culturale dei giovani che aspirano a conseguire il grado di Sergente. Pertanto, svolge corsi per allievi Sottufficiali destinati al servizio permanente e corsi per Sottufficiali <li complemento. Gli A.S.O. sono tutti volontari ed hanno un'età dai 18 ai 26 anni, gli altri sono di leva. Tuni sono in possesso del titolo minimo di studio (licenza <li scuola media) ed hanno i requisiti morali e fisici indispensabili ad un futuro comandante di squadra. T corsi A.S.O. della durata di 8 mesi, sono suddivisi in due fasi: una di 11 settimane con fini formativi educativi, l'altra di 23 settimane con fini addestrativo-militari. Al termine dei corsi gli allievi idonei vengono promossi caporal i e trasferiti, per il tirocinio di comando, presso i C.A.R. (Centri Addestramento Reclute) o presso i corpi dove al XVlll mese di servizio sono nominati Sergenti. Tcorsi A.S.C. durano, ognuno, 6 mesi e sono distinti in tre fasi per la formazione, 1ispellivamente del "soldato", del "graduato" e dello "specializzato". Al termine gl i Allievi sono promossi capomli maggiori e passano ai corpi per ricevere la nomina a sergente dopo 5 mesi. Come si vede, la scuola è chiamata a svolgere un'attività di grande importanza e di notevole vastità. Importanza e vastità che sono maggiormente evidenti quando si consideri che oltre alla prima, basilare form azione dei futuri Sottufficiali l'istruzione abbraccia tutte le Armi Specialifa e Servizi dell'Esercito. Ogni anno a seconda delle esigenze di organico, il M.D.E. stabilisce le assegnazioni degli allievi Sottufficiali alla Fanteria, C ava lleria Blindata, Artiglieria, Genio Trasmissioni, Servizio Automobilistico, Sanità e Sussistenza. Ogni corso appare, perciò, suddiviso in tanti sottocorsi a seconda del loro indirizzo. Dal 1948 al 1965 i corsi si sono succeduti senza soluzione di continuità. Nel suo primo decennale la Scuola ha presentato un consunti vo che
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documenta la intensa attività svolta e gli eccellenti risultati raggiunti. In dieci ann i i corsi sono slali 40, di cui IO per A.S.O., 13 per A.S.C., 7 di pe rfezionamento per Sottufficiali in carriera continuativa per merito di guerra, 6 per caporali maggiori volontari allievi specializzati, 2 di valutazione per Sergenti trattenuti, uno per la concessione de11a rafferma a Sottufficiali trallenuli che aspiravano all'avviamento alla carriera continuativa, 1 per Sergenti provenienti dai volontari specializzati candidati alla promozione a sergente maggiore. Complessivamente dal 1948 al 1958 ben 19.866 allievi sono slali ammessi ai vari corsi e di essi 19 .20 I hanno ottenuto l' idoneità. Queste cifre parlano chiaro. Tanto più che la scuola non è mai venula meno alle sue norme di rigorosa serietà negli studi e negli esami. Partieolarrnenle efficace si è dimostrato l'orientamento didattico. Le materie teoriche sono trattate con un metodo detto "attivo" che ha tre fasi : 1) lo studio preventivo della lezione da parte degli allievi; 2) la partecipazione degli allievi stessi allo svolgimento della lezione in fonna dialogica; 3) gli accertamenti a mezzo di interrogatori e lo svolgimento di brevi componimenti.
L' insegnante guida l'esercizio dialettico tra gli allievi, conduce cioè la lezione intervenendo per rettifiche, precisazioni e riassunto concl usivo. In tal modo la personalità dell'allievo può estendersi, si crea un po' una gara di intelligenza e la lezione risulta più vivace e interessante. Naturalme nte la scuola dedica una notevole cura delle esercitazioni pratiche in sede e fuori. E' questo il banco di prova su cui l'alJjevo posto a contatto con la "realtà", completa la sua formazione militare. Nel 1965 lo Stato Maggiore Esercito, nell'intento di assicurare ai Sottufficiali una comune preparazione di base, dispone l'unificazione del ciclo formativo per tutti gli Allievi Sottufficiali e la costituzione, in Viterbo, di un' unica Scuola Allievi Sottufficiali: è il 1 Gennaio 1966. Da Caserta a Viterbo, quindi , nell' arco cli un secolo, molta strada è stata fatta, molti anni sono passati consolidando una tradizione di virtù mora! i e cli capacità tecnica. A Viterho ha inizio il ciclo formativo per gli allievi Sollufficiali destinati ad incarichi di comando e pe r gli allievi Sottufficiali specializzati. Qui si svolge la prima fase del c iclo. li corso, della durata di dodici mesi, è preceduto dal le operazioni di reclutamento e selezione degli "Aspiranti". Al reclutamento possono concorrere i cittadini italiani di età compresa tra i 17 e i 24 anni , ed in possesso di adeguati requisiti fis ici e culturali. La selezione, che dal 1980 viene effettuata presso la scuola, è basata su: - preselezione culturale; visita medica; prova allitudinale ; prova cli efficienza fisica; colloquio.
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L'attuale iter formativo dei Sottufficiali si articola in due fasi: prima fase: è svolta presso la scuola d i Vite rbo, dura dodici mesi e si conclude con la nomina a sergente degli idonei; seconda fase: di specializzazione, dcJla durata minima di cinque mesi, è svolta presso la Scuola di Specializzazione. Durante la prima fase, l'addestramento è comune a tutti gli allievi e prevede: materie formative: Storia, Geografia, Matematica, Inglese, Informatica ; interessano il 51 % del tempo dispon_ibile; materie militari: Regolamenti , Educazione Civica, Tattica e Logistica, Armi, N.B.C. (Nucleare, Biologico, Chimico), L.C.B. (Lavori sul Campo di Battaglia), Arte Militare, Topografia; interessano il 22% del tempo disponibile; attività sportive e pratiche: Educazione Fisica, N uoto, Atletica, Istruzione Formale; riguardano il rimanente 27% del te mpo disponibile. Durante il corso sono previste: valutazioni al terzo, settimo e al dodi cesimo mese, per il gi udizio di idoneità rispettivamente al grado di Caporale, Caporal Maggiore e Sergente; valutazioni del profitto al sesto mese per eventuali cambi di specializzazione; valutazioni del profitto al dodicesi mo mese per l' acce1tamento della idoneità alla frequenza della seconda fase di specializzazione. Non intendo sottolineare il valore della specializzazione e la sua importanza ne lla moderna organizzazione del lavoro. Le numerose spec ializzazioni cui vengono indirizzati gli allievi della S.A.S. permettono tuttav ia di sottolineare un aspetto essenziale e moderno della formazione del personale. Questa, pur se finalizzata ai compili istituzionali da svolgere nell' ambito dell ' Esercito, consente a_i futuri Sottufficiali di acqu is ire capacità tec niche ed operative di non esclusivo interesse militare, ma consente anche al giovane, in caso di ritorno alla vita civile, un più agevole e proficuo inserimento nel ciclo produttivo nazionale. In particolare con la Scuola di Viterbo l'Esercito italiano si è allineato, per quanto riguarda la formazione dei Sottufficiali, a quanto già avveniva in analoghi istituti nella massa dei Paesi Europei ponendo finalmente in giusto risalto e nella dovuta attenzione una categoria che si configurava ormai come tale non solo in virtù di semplici provvedimenti formali, ma anche per un razionale e completo iter di reclutamento, formativo e di avanzamento.
rl reclutamento e la formazione dei Sottufficiali Verso la meli'! del XTX secolo, per effetto di alcuni fenomeni di ordine sociale ed economico,. il reclutamento dei Sottufficiali subì un momento
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di crisi. Il numero degli aspiranti diminuiva sempre di più e, nello stesso tempo, il livello intellettuale di essi tendeva ad abbassarsi. Questo si verificava sostanzialmente per due motivi fondamentali, la lentezza nella carriera e la misera retribuzione economica, che distraevano la maggio1· parte della gioventù dalla caniera delle armi. Questi, infatti, venivano a1lettati dai vantaggi materiali più remunerativi che la vita civile poteva offrire. Si cercò allora di eliminare questa situazione con il ricorso ad alcuni provvedimenti aventi lo scopo di migliorare il livello qualitativo e culturale dei Sottufficiali Così, nel 1871, si pensò di preparare in maniera più razionale quegli uomini che, successivamente, avrebbero avuto il compito di istruire la truppa. Questo condusse, con Regio Decreto del 5 Dicembre 1871, alla costitu7.ione, nella città di Maddaloni di un Battaglione d'istruzione, il cui compito era quello di formare i Sottufficiali per la fanteria di linea ed i bersaglieri. Tale provvedimento avrebbe avuto attuazione nel 1° Febbraio 1872. Sempre nella stessa data vennero date delle disposizioni circa la costituzione, nell'anno successivo, di una Balle1ia d' Istru7.ione presso il I Reggimento di Artiglieria di Pisa, di un Plotone presso il Corpo Zappatori del Genio e di uno squadrone d ' Istruzione presso la Scuola Normale di cavalleria di Pinerolo. Il personale, o meglio, gli allievi di queste unità, anche se venivano tratti dai soldati di leva o dai volontari, dovevano possedere determinati requisiti: aver compiuto J7 anni; saper leggere e scrivere; aver buona condotta; assumere l'obbligo della ferma permanente (5 ann i); se aspiranti nei plotoni del genio, conoscere le quattro operazioni di aritmetica su i numeri interi e frazionari e avere qualche nozione sul sistema metrico decimale. Per quanto riguarda gli an-uolamenti dei volontari, questi venivano svolti quadrimestralmente nei mesi di Ottobre, Novembre e Dicembre di ogni a nno. Le sedi presso le quali si svolgevano g li arruolamenti erano, il Ballaglione d'istru7.ione o i Distretti Militari; qui veniva svolta anche una visita medica, aJlo scopo di accertare le condizioni fi siche degli aspiranti allievi, in particolar modo in funzione della specialità richiesta. Oltre a ciò i Comandanti dei Distretti, per valutare le reali possibilità degli aspiranti all ievi, facevano effettuare un saggio scritto sotto dettatura. Diversa era la situazione di coloro che erano sollo Le armi ed intendevano essere ammessi al Battaglione d' istruzione. Questi dovevano redigere una domanda su carta bollata da 50 centesimi ed indiri zzarla al Comandante del Distretto Militare insieme ad un certificato penale ed un documento attestante di essere celibi. Agli aspiranti era concessa la possib ilità di scegliere il reparto, purchè erano in possesso dell'idoneità prescritta per l'arma in cui desiderano andare. Tuttavia, in base a determina-
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te esigenze, il Ministero della Guerra aveva la possibilità di trasfe1ire in a1t1i reparti gli aspiranti che ri sultavano ultimi in graduatoria. Ncl1a selezione del personale di inquadramento veni va prestata parti colare attenzione; infatti, in un Regio Decreto era stabililo che "i Sottufficiali dovevano avere una perfetta conoscenza dei vari regolamenti, dei servizi e dei doveri del loro grado ed una facile comunicativa per essere al caso di istruire gli allievi". Lo scopo era quello di " formare buoni Sergenti, sufficientemente istruiti e validamente educati ad elevati sentimenti militari"; dal punto di vista amministrativo il Battaglione d ' istruzione era equiparato agli altri corpi dell'Esercito. In quell'epoca i militari erano suddi visi in due categorie: Ufficiali e truppa; di questi ultimi facevano parte i Sottufficiali, i caporali ed i soldati. I Sottufficiali a loro volta erano suddivisi in: Capo Musica 1/\ e 2/\ classe (ruolo musicanti); Furiere maggiore, Furiere e Sergente (per le varie armi). Già nel I 869, comunque, alcuni Sottufficiali potevano transitare nella categoria degli Ufficiali frequentando un corso che durava due anni, presso la Scuola Militare di Fanteria e cavaJlcria di Mode na. Per l'ammissione g li allievi dovevano superare alcune prove scritte ed orali che consistevano nella ri soluzione di eserc iz i sulle quattro operazioni fondamentali dell ' aritmetica e nell'esposizione dei principali regolamenti . Ino ltre, tutti gli aspiranti dovevano sottoporsi ad un esame speciale di attitudine fi sica mediante lo svolgimento di esercizi ginnici. Nel 1884, con l'alto n. 217 del Giornale Militare furono istituiti i plotoni "allievi Sergenti" che si affia ncarono ai già preesistenti battaglioni d'istruzione di Maddaloni , Asti e Verona. La durata dei corsi nei suddetti plotoni era di venti mesi; in questo periodo, al sesto mese g li a llievi veni vano promossi al grado di caporale mentre al ventesimo mese, dopo aver superalo alcun.i esami, al grado di Sergente. Per tutti gli aspiranti era richiesto: il possesso di una speciale attitudine fisica per l'arma di assegnazione; ultima condotta; saper leggere e scrivere; tutti gli allievi erano ammessi ad una ferma iniziale di 5 anni. Con un decreto emanato il 27 Maggio 1888 il re Umberto l istituì a Caserta una scuola per Sottufficiali . Però, contrariamente a quanto si può pensare, questa scuola non sorse per il reclutamento di aspiranti al lievi Sottufficiali , ma di Sottufficia li aspiranti al grado di Sottotenente. Numerose furono le critiche al provvedimento, in particolare da parte degli onorevoli Toscanelli e Honasi i quali, durante una seduta, espressero il loro disaccordo. Jn particolare mentre il primo sosteneva che destinando la scuola di Caserta " ... per coloro che provengono dai Bassi Ufficiali" e " ... conservando quella di Modena per tutti coloro che provengono dagli Istituti civili", si sarebbe creato " ... necessariamente un dualismo dannoso aJla compattezza dell'Esercito"; l'onorevole Bonasi invece, si preoccupa-
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va del fatto che, enucleando dalla scuola di Modena il corso per i Sottufficiali per portarlo a Caserta creando un istituto autonomo, la città emiliana si sarebbe "e .. turbata per il timore che ciò avrebbe creato un precedente pericoloso per ulteriori e non giustificate modifiche". L'allora Ministro della Guerra, l'onorevole Bertolè Viale, nel ribadire che la legge sull'avanzamento stabiliva che un terzo dei posti vacanti di Sottotenente era riservato ai Sottufficiali, sosteneva che "e.. oggi nell' Esercito non c'è più nessuna distinzione fra coloro che provengono dagli allievi e coloro che provengono dai Sottufficiali, poiché tanto gli uni che gli altri subiscono esami di idoneità su programmi pressochè uguali per arrivare al grado di Ufficiale. Faccio per ultimo considerare - prosegui va l'onorevole Bertolè - che anche a Modena i Sottufficiali sono totalmente separati dagli allievi, e questo per ragioni di età e anche perchè i corsi sono alquanto diversi". Al termine della discussione l'articolo venne approvato. Nel 1920 con l'istituzione di corsi speciali per allievi Sottufficiali, nelle scuole Allievi Ufficiali di complemento, furono apportate importanti modifiche ai criteri di reclutamento. A tali corsi potevano essere ammessi: i giovani di 18 anni che non avevano ancora assolto gli obblighi di leva; le reclute della classe 1901 che avevano già prestato servizio militare; per tutti era obbligatorio contrarre una ferma di 2 anni all'atto della promozione a sergente.
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I requisiti per l'ammissione a tali corsi erano: possedere una particolare attitudine fi s ica per l'arma desiderata; essere corretti dal punto cli vista morale e della condotta; essere provvisti di licenza elementare o di titolo di studio superiore.
Dal 1920 al 1928 il corso di istruzione svolto dagli allievi Sottufficiali ven iva effettuato presso le scuole dei Corpi cl ' Armata ed aveva una durala di 6 mesi dal 1920 al 1921 di 5 anni dal 1922 al 1928, suddivisi in due periodi. Al terzo o quarto mese gli allievi conseguivano, presso dette scuole, il grado di Caporale, terminando così il primo periodo. Il secondo periodo si concludeva con gli esami al quinto o al sesto mese per il grado di Caporal Maggiore. Al compimento del: tredicesimo mese di servizio nel 1920 (solo per que ll 'anno fu previsto il dodicesimo mese di corso complementare di un mese); dodicesimo mese di servizio (nel 1921 - 22 - 23); decimo mese di servizio (dal 1924 al 1928); i Caporal Maggiori venivano promossi Sergenti. Dal 1929 al 1940 i corsi vennero svolti esclusivamente presso le Scuole Allievi Sottufficiali per una durala complessiva di dicci mesi.
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Nel Giugno del 1940, a segu ito dell'entrata in vigore in guerra clell'Ilalia a fianco della Germania, tutti gli allievi delle varie scuole vennero esami nati eia apposite commissioni di avanzamento, soltanto per l'idoneità al grado di Caporale. Sempre nello stesso periodo tutti i corsi per allievi Sottufficiali furono soppressi e gli allievi, promossi al grado di CaporaJe, vennero trasferiti ai reggimenti mobilitati. Durante la 2A Guerra Mondiale non furono svolti cors i regolari per la formazione di Souufficiali. Le promozioni avvennero sul campo di battaglia o per mezzo di corsi "accelerati", per sopperire alle carenze venutasi a creare. li primo corso Allievi Sottufficiali ordinari iniziò il IO Novembre ciel 1948 nella neonata scuola di Spoleto e si concluse il 31 Giugno 1949. Tn questa sede furono svolti special i corsi obbligatori aventi come unico fine quello di elevare il livello tecnico-professionale dei Sottufficiali delle varie armi e servizi ammessi alla carriera continuativa. li reclutamento degli allievi Sottufficiali ordinari e degli allievi Sottufficiali specializzati subì una radicale modifica, con l' entrata in vigore della circolare n. 291 del Giornale Militare ciel 1O Giugno 1965. Furono unificati in un' unica sede i corsi per gli allievi Sottufficiali a lunga ferma; la città scelta fu Viterbo, dotata di infrastrutture ed attrezzature considerate, allora, all ' a vanguardia; tali corsi iniziarono il 10 Gennaio del 1966. tra i principali requisiti per l'ammissione alla scuola troviamo: per l'assegnazione a determinate specializzazioni titolo di studio minimo SA elementare; età minima <li 16 anni e statura di m. 1.64 per gli allievi Sottufficiali delle altre spec ializzazioni. Fino al 1983 non ci sono sostanziali variazioni, tranne che nel 1975 quando il titolo nùnimo cli studio richiesto verrà elevato alla terLa media. Un radicale cambiamento nel reclutamento nello stato e nell ' avanzamento dei Sottufficiali si ha con l' entrata in vigore della legge 10 Maggio 1983, n. 212.
Lo stato del Sottufficiale e le modalità di avanzamento nella carriera La normativa fino al primo conflitto mondiale. La nascita della catq,nria dei Svttujficiali. Nel XIX secolo l'istituto dell'avanzamento era basato su alcuni criteri che possono essere cosi sintetizzati: I) l'idoneità al servi zio militare, in tempo di pace, oltre ad essere accompagnata dall' e sperienza, e questo presumeva quindi un certo periodo di permanenza nel grado, doveva tener conto cli vari clementi tJuali: a) accertamenti di carattere intellettuale, in armonia con i meriti derivanti dal servizio compiuto; b) assicurare la continuità nell'avanzamento; questo comportava l' esclusione dei non idonei nelle promozioni ed i ritardi nell'avanzamento di massa;
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2) per assicurare una perequazione di carriera fra il personale delle varie armi e corpi, l'avanzamento aveva bisogno di una particolare regolamentazione; erano quindi evitati frequenti cambiamenti nelle norme legislative che regolano l'isti tuto. Questi criteri vennero di massima applicati in tutti g li eserciti del XIX secolo, compreso quello Italiano, nel quale vigeva il s istema dell'eliminazione d 'auto rità di coloro i quali non risultavano idone i. rn particolare, per quanto riguarda la categoria dei Sottufficiali, che erano ancora parte integrante della truppa, le nonne sull 'avanzamento non avevano una trattazione così specifica come quelle per gli Ufficiali. Soltanto nel 1884 con un regolamento sulle modalità e c riteri relati vi alla loro progressione di carriera, venne stabilito che l'avanzamento del Sottufficiale fosse de terminato dal corpo al quale era assegnato sulla base d i requisiti ad anzianità o a scelta, secondo precise prescrizioni: i Sottufficiali che provenivano dai caporali che avevano prestato servizio nei reparti di Istruzione e agli allievi dell ' Accademia Militare che risultavano non idonei al corso per Ufficiali potevano essere promossi assumendo un incarico nei vari gradi della gerarchia, ed essere impiegati in tutte le cariche cd impieghi pubblici disponibili coloro i quali, invece, proveni vano dagli Uffi ciali di Complemento dimissiona ri, dai Caporal Maggiore promossi Sergente e dai volontari con ferma di un anno, dovevano sottoscrivere una ferma di 5 anni , pri ma di essere ammessi alla nomina d i Sergente e non potevano essere ammessi a tutte le cariche cd impieghi. Quando si presentavano, però, casi di assol uta necessità, come la guerra, i Sottufficiali potevano essere promossi ed impiegati, in qualsiasi carica, prescindere dalla loro provenie nza. L' avanzamento era regolalo da una appos ita com miss io ne, che veniva convocata una volta all'anno dal Comandante di Corpo. Tale commissione esprimeva il giudizio di " promovibi le" e "non promovibile" trascrivendolo su un apposito registro. L'esito veniva comuni cato successivame nte all'interessato. Per quanto riguarda lo stato del Sottufficiale, il regolamento definiva per tutte le diverse categorie, le cariche che potevano essere assegnate, gli impieghi e tutte le disposizioni riguardanti la perdita del grado; questa poteva verificarsi per: esonero volontario; esonero d ' autorità; sospensione dal grado; rimozione dal g rado; retrocessione a soldato se mpl ice, mediante il giudizio di una Commissione Disciplinare e del Ministro dell a Guerra.
In questo periodo fu mo lto importante l'introduzione di un elemento innovativo : la rafferma annuale. Questa agli inizi del 1900 subì alcune
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modificazioni sui criteri di attribuzione. In particolare, nel 1902 il Sottufficiale dopo aver contratto, come allievo nei plotoni di Istruzione, una ferma della durata di tre anni poteva disporre di due rafferme annuali, fino al compimento del quinto anno di servizio (Tab. n.1 ) (Allegato A). Ma ciò che segnò un ' importante svolta per la categoria, fu la legge n. 683 del 6 Luglio 1911 . Infatti essa istituì per la prima volta, la "CATEGORIA DEI SOTTUFFICIALI" la quale occupava una posizione intermedia tra gli Ufficiali e la truppa. Da questa categoria erano esclusi, però, i Sergenti, i quali venivano considerati ancora insieme aJJa truppa. Questa anomalia fu subilo corretta nell' Ottobre 1919, per mezzo del Regio Decreto n. 1986, il quale stabilì il passaggio dei Sergenti alla categoria superiore, facendo rimanere immutata la loro posizione precaria di personale non di carriera.
Evoluzione della nonnativafino al 1945. TI 30 Giug no 1927 fu un 'altra data molto importante; infatti venne approvata la legge n. 149 che si interessava del miglioramento del trattamento di ferma e rafferma per i Sottufficiali e dell ' abolizione della concessione ai militari dell'impiego civile, su domanda, dopo il dodicesimo anno di servizio istituendo, nel contempo la posizione di "servizio sedentario". A questa posizione era concesso di accedere ai Sottufficiali che avevano venti anni di servizio; essi però dovevano essere riconosciuti idonei e metitevoli alle nuove funzioni d'ufficio, sempre però nel limite dei posti disponibili. Tale provvedimento assunse un'impo1tanza rilevante, per il fatto che tolse l'anomalia che sfav01iva il Sottufficiale il quale era rimasto sempre sollo le armi rispetto a quello che, in prcccclcnza, lasciava il servizio dopo dodici anni per rioccupare, da impiegato civile, i posti d'ufficio che competevano ai Sottufficiali nella stessa Ammirristrazione militare. Venne quindi introdotto il principio cli separazione tra il servizio presso la truppa e quello d' ufficio; tale provvedimento si rivelò utilissimo per ringiovanire i Quadri presso la truppa e a rendere più efficiente il lavoro d' ufficio. Dopo iJ 1927 si ebbero altri provvedimenti con lo scopo di migliorare lo stato dei Sottufficiali, ma tutti di limitato contenuto innovativo. Soltanto nel 1934 fu disposto che i Sottufficiali cd i militari di truppa, che possedevano ottime qualità intellettuali e morali, potevano essere promossi a scelta al grado superiore, sempre tenendo conto, però, dei posti in organico. Da questo provvedimento erano esclusi i Sergenti Maggiori ed i Marescialli Ordinari che rivestivano cariche tecniche. Tali disposizioni rimasero invariate dal 1934 al 1954, continuando a mantenere, così, una situazione carente. Infatti anche se i Sottufficiali costituivano una categoria intermedia tra gli Ufficiali e la truppa, non erano ancora in possesso di uno Slalo Giuridico che permettesse loro una progressione regolare nella carriera e ne fi ssasse i diritti e i doveri. Sostanzialmente essi si presentavano come dei militari ai quali la legge dava la possibilitf1 di rimanere alle anni , dopo il servizio di leva, mcdi:rnte una serie di ferme e rafferme, durante le quali era possibile avere una
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progressione nei grad i di Sottufficiale. Le poche norme di stato giuridico, erano costituite da un insieme di disposizioni che riguardavano soprattutto. l'avanzamento e non lo stato. Lo scopo di tali norme era quello di fi ssare dei criteri pratici per poter utilizzare i militari che intendevano restare alle armi dopo il servizio di leva. La situazione dell'Italia Repubblicana.
Questa situazione si aggravò con l'unificazione delle tre Forze Armate in un unico Ministero. Questo provvedimento se da un lato garantiva una certa unicità d' indirizzo politico strategico e di omogeneità tecnico-amministrativa, dall ' altro si adattava male ad una situazione normativa c he era difforme per ciascuna Forza Armata. Nei venti anni, dal '34 al '54, le disposizioni di legge furono caratterizzate da: una generica regolamentazione circa le posizioni di ferma volontaria e di rafferma; queste, infatti, erano considerate come le condiziorù pre liminari all'assunzione in carriera continuativa; mancanza totale, nel campo disciplinare, di garanzie formali, con le quali ottenere che le procedure disciplimiri fossero formali; questo era indispensabile affinché il Sottufficiale potesse essere bene edotto di quanto gli si addebitava e presentare, quindi , un' adeguata difesa; - imprecisione delle norme concernenti i Sottufficiali in congedo; mancanza di norme atte a sancire l'esistenza di uno "Stato Giuridico" dei Sottuffic iali. Questo era fondamentale per garantire la stahilità e la continuità del servizio, così com~ era previsto per altre categori e di dipendenti statali. Per ovviare a questi inconvenie nti, con la legge 31 Luglio l 954 n.599 furono introdotte le seguenti innovazioni: i Sottufficiali furono distinti in due categorie: a) sottufficiali in servizio permanente; b) in ferma volontaria, rafferma e congedo assoluto vennero stabi liti precis i diritti e do veri per ciascuna di queste categorie; - con la figura di Sottufficiale in "servizio permanente" s i intendeva un Sottufficiale legato allo stato da un particolare rapporto di impiego; in questo modo venivano elim inate tutte le incertezze che erano presenti nella precedente legislazione; le cause di cessazione dal servizio sia permanente che di ferma volontaria e rafferma furono riordinate e rese uniformi; venne istituito il ruolo ufficiale per " mansioni d ' ufficio", che aveva la duplice finalità di : a) non distogliere i giovani Sottufficiali dall'impiego presso i reparti b) ottenere quindi, nello stesso tempo, un prol ungamento della pcrrnanenza in servizio dei So1t11ffi ciali che avessero raggiunto il grado massimo della carriera;
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furono disciplinati in modo diverso gli istituti della ferma volontaria e della rafferma; si voleva offrire un aspetto concreto e più preciso che da essi derivava. Venne fatta in aggiunta una completa argomentazione di tutte le cause e le diverse procedure in seguito alle quali il Sottufficiale poteva cessare dalle due special i posiz ioni con anticipo rispetto alla durata normale. Nella seconda metà degli anni '60, a causa del ristagno nelle carriere dei Sottufficiali, s i cercarono nuovi provvedimenti che, sempre lenendo conto del principio piramidale della catena gerarchica, premiasse allo stesso tempo quelli più meritevoli. Per far fronte a tale prohlematica negli anni '70 vennero emanate delle leggi che, anche se miglioravano la situazione generale, non costituivano delle soluzioni definitive. Soltanto nel I983 con l'emanazione della legge n. 212 s i ebbe un provvedimento risolutivo che tutt' oggi è ancora vigente. (Tab.n.2) (Allegato A). Le principali innovazioni rispetto al passalo sono consistite nella: unificazione dei Sottufficiali nel ruolo unico di servizio pem1anente effettivo, dal grado di Sergente Maggiore a quello di Maresciallo Maggiore Aiutante; istituzione di un nuovo ruolo Ufficiali con la denominazione di 'Tecnico Amministrativo". In questo ruolo possono transitare i Mm-escialli Maggiori delle Armi e Corpi Logistki; di questi una ristretta percentuale può essere promossa Tenente e progredire fino al grado di Maggiore; introduzione del s istema di avanzamento a "scelta" per i gradi di Maresciallo Ordinario e Maresciallo Maggiore; "ad anzianità" per il grado di Maresciallo Capo, dopo aver superato il corso I.G.P. (Istruzione Ge nerale professionale). Lo scopo di tale corso è quello di ampliare ed aggiornare la formazione dì Maresciall i Ordinari che sono prossimi ad essere promossi al grado superiore.
11 corso si articola in tre fasi: a) la prima, comune, viene svolta per corrispondenza con durala di tre mesi; b) la seconda è invece differenziata per le singole specializzazioni, ha durata di sei settimane e viene effettuata presso g li enti scolastici della Forza Armata; c) la terza, infine , completa il corso con un esame presso la Scuola Allievi Sottufficiali di Viterbo; - possibilità per la maggior parte dei Sottufficiali di raggiungere il massimo grado dopo 25 anni di servizio. Si introduce così, un nuovo stimolo per coloro i quali sono più capaci e meritevoli, guadagnando il questo modo fino a quattro anni di servizio sugli altri co11egh i. - infine, concessione anche ai Sottufficiali di una faco ltà che era riservata soltanto agli Ufficiali : possibilità di transitare, daJ cinquantaseiesimo al sessantunesimo anno di età, nello stato dell'ausiliaria. 18
'" L'ausiliaria è una de lle q uattro cat.,gori" in <:ui sono ripartiti gli llffi c iali in co ng edo. G li appar-
tene nti a tale categoria non sono vincolati da rapporto d ' impiego ma da obbligbi di servizio.
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Complessivamente questa legge corregge molte anomalie che erano state ereditale dal passato e che non erano più compatibili con il moderno sistema giuridico amministrativo che regola i rappo11i di lavoro. Inoltre, l' introduzione di un corso di 1iqualificazionc professionale, comune per tutti i Sottufficiali, rappresenta oltre che un meccanismo selettivo, anche uno strumento di elevazione qualitati va deUa categoria. L 'evoluzione delle retribuzioni. La conclusione dclJa guerra franco-prussiana aveva creato per l' Esercito nuovi ed impegnatjvi problemi. Uno elci più impo11anti era quello che riguardava la questione della retribuzione economica deJ personale che era alle armi, le cui cond izioni di disagio erano veramente notevoli. 1n particolare i Sollufficiali, come visto già in precedenza, essendo titolari di uno status giuridico molto instabile, dipendevano dal clircllo arbitrio del superiore, per quanto riguardava l' impiego e la permanenza in servizio. Si cercò, quindi, nel 1874, nel tentativo di adeguare il trattamento economico rlcl personale, di ridefinire i livelli retributivi. Per mezzo di un ' apposita legge, fu cosi stabilito il valore dell'indennità giornaliera da elargire agli "uomini di truppa" del Regio Esercito. Nello stesso tempo fu introdotto un premio annuale, per i Sottufficiali che avessero prestalo servizio per almeno 12 anni, pari a lire 109,50 e di lire 219 per il personale alle am1i da più cli 12 anni. Anche negli anni successivi furono introclolle altre innovazioni, ma si trattava semplicemente di lievi aumenti e non di provvedimenti che fossero in grado di porre rimedio ad una situazione che era diventata insostenibile. Nonostante ciò, il lrallamento economico del personale alle armi in alcune Nazioni come: Prussia, J\ushia Ungheria e Francia, era più critico che non in Italia. Infatti, mentre il Sottufficiale del nostro Esercito aveva a disposizione all'età di 45 anni una pensione ann ua di circa 1315 lire, aveva diritto alla pensione dopo 36 anni di serviz io pari all ' ammont,u-e di 630 lire l'anno. La situazione più critica rimaneva, comunque, quella del Sottufficiale dell 'Esercito francese, che godeva di un trattamento economico e di vantaggi accessori che erano di molto inferiori a quelli che venivano concessi ai suoi colleghi dei tre prcècdenli Paes i. Al Sottufficiale italiano erano, inoltre, riconosciuti altri vantaggi , tra i quali la possihilità cli scontare le punizioni in locali separati da quelli che venivano utilizzati per i caporali ed i soldati , di consumare i pasti in una mensa "confortevole, convenientemente arredata, illuminata e riscaldata all ' occorrenza, che serviva anche come luogo di convegno per conversare e leggere qualche giornale e riviste militari" 19 •
" N. BALI YR INI, Dizionario scientifico militnre.
apuli . 1824.
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A partire dai primi anni del nuovo secolo s i ebbero i primi graduali ma sostanziali mi glioramenti retributivi per i Sottufficiali. Lo scopo era quello di conferire a loro stessi e alle rispettive famiglie una maggiore sicurezza economica cd un migliore tenore di vita. A titolo di esempio, pe nso sia sufficiente fare un accenno al provvedimento che fu adottato nel 1902, quando il soprassoldo fu esteso a i Sottufficiali raffermati con successivi aumenti , al compimento del VTTT, XII, XX an no di servizio. Nel 1919 venne istituita una particolare indennità di tramutame nto. 1 Sottufficiali ne bene ficiavano solo a particolari condizioni quali: l'essere trasferiti definitivamente dalla sede; l'essere inviati in distaccamento; l'essere in riforma o a riposo; l'essere morti in servizio. Veni vano, inoltre, rimborsate le spese di trasporto delle persone sulle ferrov ie o piroscafi , a tariffa milit,.u-e in terza classe cd un compenso fi sso per il trasporto de lla mobilia che era pari a: lire 30 pe r le famiglie senza figli ; lire 40 per le fa miglie con uno o due figli ; lire 50 per le fam iglie con più di due figli. Nel 1920 , con la circolare n. 354, s i ebbe un cospicuo aumento del1' assegno giornaliero dei Sottufficiali; in pratica Ja paga fu raddoppiata rispetto a quella stabilita nel 1911. Questo provvedimento costituì, senza dubbio, un miglioramento nel trattamento economico de i Sottufficiali, anche tenendo conto che nei nove anni di intervallo la lira subì una certa diminuzione nel potere d 'acqui sto. Un discorso a parte meritano, invece, i provvedimenti stabiliti dalla circolare n. 533 de l 1921 per i Sottufficiali ed i militari di truppa che si arruolavano volontari nel Regio Corpo delle truppe coloniali della Tripolitania e della Cirenaica. Tn base a tale c ircolare gli aumenti furono particolarmente significativi; era presente, inoltre, all' atto del definitivo arruolamento in colonia, un premio pari a: lire 1300 ai militari italiani alle armi in Patria o nelle colonie ed a i militari in congedo che avessero preso parte per tre anni alla campagna libica, nazionale o ad entrambe; lire I 000 a coloro che avessero partecipato a dette campagne per un periodo minore; lire 500 ai mifaa ri in armi o in congedo ma impiegali in campagne di guerra. Nel 1933 viene istituito un " Fondo di previdenza per i Sottufficiali" allo scopo di: corrispondere un premio di previdenza .all'atto della loro cessazione dal servizio, indipendentemente dall' indennità di buonuscita;
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elargire dei sussidi in caso di comprovato bisogno per special i circostanze. La contribuzione degli iscritti al Fondo era dell' I % dello stipendio lordo; la posta che eccedeva il pagamento dei premi e dei sussidi era utilizzata per acquistare titoli del dehito pubblico o in altri investimenti, comunque autorizzati dal Ministero della Guerra. Durante il secondo conflitto mondiale tulli gli sforzi economici erano diretti alla condotta della guerra, per cui non furono apportate modifiche di rilievo alle norme concernenti il trattamento economico dei Sottufficiali. Soltanto negli anni successivi al J945 s i ebbero importanti provvedimenti, anche se, però, consistevano in semplici modifiche agli s tipendi base, che tuttavia rimasero sui li velli degli anni precedenti. Nel 1945 viene istituito, sia per il personale statale ma in particolare per quello militare, il "carov iveri ". Tale aggiunta si differenziava e veniva, quindi, commisurata, in base al numero degli abitanti che erano presenti nei comuni dove il nùlitare prestava servizio. A titolo di esempio, un Sergente che aveva 4 anni di servizio con residenza in un comune con più di 200.000 abitanti, aveva diritto ad un' inte grazione mensile pari a lire 1890,60; se il comune aveva un numero di abitanti inferiore alle 200.000 unità, l'assegno non superava le 1600 lire. Il 25 Ottobre del 1946 con Decreto legge C.P.S. n. 263 viene concessa anche a i Sottufficiali la tredicesima mensilità. Per poter usufruire di tale disposizione era necessaria l'esistenza di un rapporto d'impiego ed il godimento del rapporto stesso. Dal 1954, anno in cui fu istituita, con legge 31 Luglio n. 599, un'indennità per sopperire marcate differenze esistenti tra il trattamento economico dei Sottufficiali in pensione, rispetto a quello previsto per gli Ufficiali, fino al 1970, vennero introdotte nuove indennità, che si andarono ad aggiungere a quelle già esistenti. Nel 1970 con la legge 27 Maggio n. 365 la vecchia "indennità militare", istituita come già accennato nel 1922, viene sostituita da quella "d'impiego operativo". Questa legge fu integrata e modificata dalla n. 187 del 5 Maggio I 976 che riguardava tutto il personale alle armi, Ufficiali, Sollufficiali e militari di truppa. li compenso variava a seconda che il militare fosse inquadrato in un reparto operativo o in un ente territoriale. La legge n.312 dell' l I Maggio 1980 suddivise i Sottufficiali in tre livelli: IV livello: Sergente; V livello: Sergente Maggiore, Maresciallo ordinario e Capo; VI livello: Maresciallo Maggiore, Maresciallo Maggiore Aiutante e Maresciallo Maggiore Aiutante di Battaglia. Grazie a questo nuovo tipo di inquadramento il divario economico tra Sottufficiali ed Ufficiali si assottiglia, (c'è da considerare che nel VI livello era presente anche il grado di Sottotenente).
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La situazione attuale e l'importanza della lefa:e IO Maggio 1983, n. 212.
La legge 10 Maggio 1983 n. 212 20 concernente il reclutamento, gli o rganici e l'avanzamento dei Sottufficiali dell' Esercito, della Marina, dell'Aeronautica e della Guardia di Finanza, ha segnato un traguardo significativo, perché ha permesso di prendere atto di alcuni sostanziali mulamenti che si sono verificati nel settore del reclutamento, dello stato e dell'avanzamento. Quanto mi accingo a seri vere, che a prima vista potrehhe apparire materia per gli addetti ai lavo ri, ha lo scopo di di vulgare le problematiche e gli aspetti più qualificanti della legge, emersi dalla pratica attuazione delle norme stesse. Il reclutamento
Il ruolo dei Sottufficiali in servizio permanente comprende lutto il personale dal grado di Sergente Maggiore a quello di Maresciallo Maggiore Aiutante e la relati va alimentazione avviene, dal basso verso l'alto, attraverso l' emissione di un ce1to numero di Sergenti Maggiori. Pertanto una corretta politica dei reclutamenti è quella che realizza una "produzione" di Sergenti tali da ri sultare nè insufficiente, nè sproporzionata all'entità di personale che è possibile nominare Sergente Maggiore e transitare nel servizio permanente . Inserito in quest'ottica, il reclutamento del personale di venta, quindi, oggetto di programmazioni e pianificazioni a lungo, medio e breve termine. In particolare: la programmazio ne decennale tende ad alimentare il ruolo del servizio permanente dei Sottufficiali alla luce della sua prevedibile consistenza negli anni ed in rapporto all 'entità massima consentita dalla legge; la pi anificazione triennale interviene sulle specializzazioni promovendo, nel quadro delle priorità che si sono generate, il graduale ed armonico soddisfacimento dei relativi fahhi sogni. Naturalmente tale pianificazione è conseguente a quella decennale e si sviluppa in relazione agli obiettivi parziali di quest'ultima. L'articolazione del ruolo secondo i vari gradi avveniva in base alla legge 29 Gennaio 1975 n.14 (fig. n.1) (Allegato A) la quale, consentiva che: le promozioni avvenissero in funzione delle "vacanze" createsi nei vari gradi; le inunissioni in ruolo fossero effettuate in relazione alle carenze numeriche esistenti globalmente nell'organico dei gradi di Sergente Maggiore e di Maresciallo Ordinario.
"' GA7.7.ETTA UFFICIALE, fu!Jmlcmcnto Ordinario nlln Uuzzettn Ufficiale n. 139 del 23/5/1983,
Legge del I0/5/83 n. 2 12.
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ln questo modo si può, quindi, capire come un meccanismo cosi complesso non potesse sempre consenlire di adeguare il gettito dei reclutamenti alle effettive esigenze di alimentazione del ruolo. E' opportuno a questo punto fare un riferimento al fenomeno dell"'intasamento" che interessò la categoria nel periodo dal 1975-1980. ln questo periodo fu necessario ricorrere ad una specifica norma (legge 2 Ap1ile 1980 n. 114) per sbloccare la situazione, promovendo in soprannumero i Marescialli Capi soggetto ad un ritardo di carriera di 6 o 7 anni. La legge 212/1983, invece, prevedendo il volume organico riferito a tullo il personale - da] Scrgenle Maggiore al Maresciallo Aiulante - e non ripartilo per gradi, ha modificato in modo radicale il predetto sistema. Questo si realizzò "legando" le immissioni in ruolo alle vacanze creates i globalmente nel ruolo, con cffelli positivi oltre che sulla regolarità delle promozioni, anche sull'attività' di pianificazione dei reclutamenti. Nei primi anni, dopo l'approvazione della legge, la wnfigurazione del ruolo era prossima alla "saturazione" del volume organico di legge, l'equilibrio relativo è assicurato da un numero di immissioni che è pari all'entità delle fuoriuscite. Volendo considerare l'argomento dal punto di vista matematico, considerando che il parametro "immissioni in ruolo" è una conseguenza dirclla del parametro "reclutamenti", questa relazione equivale ad una equazione lineare del tipo Y = X (m+ I), dove Y rappresenta il numero di persone da reclutare, X l'entità elci Sollufficiali che è possibile far transitare in servizio permanente ed m una costante che deve essere definita di volta in volta per compensare i cali statistici che sono relativi al periodo compreso fra l'arruolamento ed il transito nel servizio permanente. (fig. n.2) (Allegato A). La specializzazione.
La definizione, invece, del numero di Sottufficiali da assegnare alle varie specializzazioni è un problema che riguardava, come già accennato, la pianificazione triennale. Anche su tale attività la legge 212/ 1983 ha avuto degli effetti positivi. Questo grazie al fatto che la maggior attendibilità dei dati di previsione relati vi ai reclutamento permetteva di programmare con adegualo margine di sicurezza il soddisfacimento dei bisogni relativi alle varie specializzazioni. In tal senso, la suddivisione del personale tra le v,u-ie specializzazioni, derivava dal confronto fra le esigenze organiche e la disponibilità di Sottufficiali specializzati sempre, però, tenendo conto di specifiche priorità connesse con esigenze che scaturivano da particolari programmi di potenziamento della Forza Armata. Tale confronto melle in rilievo la "potenzialità effettiva" delle si ngole specializzazioni ed allo stesso tempo indirizza i piani di alimentazione in relazione alle " potenzialità ottimali" che si vuole raggiungere per ciascuna delle predette specializzazioni. Considerando la problematica relativa all'alimentazione delle specializzazioni è opportuno fare riferimento a11' art. n° 23 della legge. Questo
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articolo prevede la possibilità di operare dei cambi di specializzazione mediante la despeciali zzazione e la riqualificazione dei Sottufficiali. In altri tem1ini , è possibile normalizzare le situazioni relative al personale impiegalo al di fuori della propria preparazione professionale, per mezzo di adeguati strumenti amministrativi.L'origine di questo fenomeno si può ritrovare nelle periodiche modifiche strutturali dcll' intel aiatura fondamentale dell 'Esercito; modifiche che sono la conseguenza di tagli delle assegnazioni di bilancio, o, anche <li sensibili variazioni delle dottrine d' impiego ed all'introduzione di materiali e mezzi tecnologicamente avanzati. L'accentuazione di questo fenomeno si è avuta quando, per evitare gravi disagi alle famiglie degli interessati, si limitarono i trasferimenti del personale da una sede all'altra. Ne scaturisce, in questo modo, una specie di disallineamento tra l'entità di quelli impiegali effettivamente nei propri settori e le esigenze organiche di ciascuna specializzazione. Prima dell'entrata in vigore della legge 212/1983 non era possibile pone rimedio a tali situazioni anomale d 'impiego, perché non esistevano specifiche norme. L'unica soluzione era quella di intervenire sul reclutamento, in modo da finalizzare l'assegnazione del personale alle specializzazioni con il solo scopo di ristabilire i predetti equi libri. In seguito fu possibile controllare più efficacemente il fenomeno per mezzo dell 'articolo 23 della legge, il quale permette di dcspecializzare e riqualificare i Sottufficiali. In questo modo i reclutamenti vengono indirizzali esclusivamente all'alimentazione delle specializzazioni. lJna volta, quindi, riequilibrato il seUore, il Sottufficiale dovrà rimanere il più a lungo nel proprio incarico, a meno che non inte rvenga, per motivi sanitari, la minore idoneità fisica alla specializzazione di appartenenza. È chiaro che se vi è una carenza eccessiva nelle singole specializzazion i questa non potrà essere colmata dal gettito dei reclutamenti perché limitata a causa della problematica accennata in sede di progranunazione decennale. Le fonti di reclutamento.
Per quanto riguarda le "fonti di alimentazione del reclutamento, la nuova legge non apportò alcuna significativa modifica in quanto i Sottufficiali continuano a provenire: (fig. n° 3) (Allegato A): dal personale arruolato presso la S.A.S. di formazione di Viterbo che costituisce l'Istituto di formazione specifico per tale categoria; dagli appartenenti ai V.T.O. (Volontari Tecnici Operatori), in possesso di idoneità psico-fisico-attitudinale prevista per i Sottufficiali, al termine delle ferme contratte; dai Caporal Maggiori di leva, quali Sergenti di complemento. Rispetto ai posti disponibili la S.A.S. presenta un numero molto elevato di concorrenti , ne l rapporto di I O ad 1. La selezione, quindi, permette di far accedere alla scuola di Viterbo un numero di persone sempre più
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qualificato dal punto d vista titolo di studio, (diploma scuola media superiore). E' un fenomeno che soddisfa in pieno le esigenze, connesse con la richiesta delle Forze Armate, di personale giovane e capace, in grado di diventare tecnici ed operatori ad alta professionalità da destinare ai mezzi ed ai materiali ad elevata tecnologia. A causa del continuo aumento di richiesta dei V.T.O. e.la nominare al grado di Sergente, l' entità degli stessi venne più che raddoppiata. Tuttavia questo fenomeno sembra assumere delle proporzioni ancora più rilevanti, tanto che il disegno di legge relativo alla riforma di leva prevedeva di elevare ulteriormente il numero di Y.T.O. da reclutare. Non bisogna considerare, però il predetto reclutamento come una fonte alternativa dell a S.A.S., ma solo sussidiaria perché la categoria dei V.T.O. fu istituita per assicurare conti nuità d' impiego negli incarichi di truppa più specialistici. Questo era necessario per evitare un fenomeno molto importante: l'alto tasso d i logoramento al quale sarebbero stati sottoposti i materiali ed i mezzi più delicati. Un discorso a parte meritano invece i Sergenti provenienti dalla leva, che sono lrallenuti e richi amati in servizio ai sensi dell'arte n° 15 della legge 212/1983, c che gra,-.ie ai titoli di cui sono in possesso, riescono a collocarsi nella graduatoria utile per il trattenimento. Generalmente, però, essi non s i trattengono a lungo nella Forza Amiata, congedandosi una volta completata la ferma contratta. Lo stato del SotLuJfìciale
La legge 212/1983, anche se non ha investito direttamente lo stato dei Sottufficiali, ha però apportato alcune modifiche a taluni aspetti deUa legge 599/1964 che rimane tuttora in vigore. Una delle problematiche più importanti era il transito dei Sottufficiali nel servizio permane nte. A differenza della precedente normativa che prevedeva, per l'immissio ne in ruolo, l'effettuazione di esperimenti (Sergente in ferma volontaria) o di concorsi straordinari (Sergente di complemento), la legge attuale ne consente il transito solo tramite concorso (fig. N°4) (Allegato A). La legge 447/1964 permetteva, ai Sottufficiali che non riuscivano ad ottenere il passaggio in ruolo, di essere trattenuti in servizio permanente, per mezzo di successive rafferme biennali, fino al compimento del cinquantatreesimo anno di età. Appare chiaro che gli interessati, in una situazione del genere, erano in uno stato di continuo disag io, soprattutto morale, per l'incertezza che caratterizzava il rapporto d'impiego con l'Am ministrazione. Il legislatore con la nuova legge non ha inteso riproporre le p redette forme di "precariato", piuttosto di agevolare i Sergenti da congedare nell' inserimento del mondo del lavoro. Infatti l'art. 21 della legge 212/1983 riserva a tale personale il 5% dei posti nei concorsi pe r la nomina ne lla qualifica iniziale dei ruoli delle carriere esecutive de l personale civile nell' Amministrazione della Difesa e del 2% nelle altre Amministrazion i
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dello Stato, comprese quelle ad ordinamento autonomo, nonché in tutte le amministrazioni, aziende, enti o istituti soggetti alla disciplina delle ass unzioni obbligatorie ai sensi della legge 2 Aprile 1968, n. 482. Altra sostanziale novità riguarda l'istituto dell ' ausiliaria previsto anche per i Sottufficiali. Tale modifica allinea la categoria, in materia di stato giuridico, a quella degli Ufficiali. Il transito è previsto al raggiungimento del cinquantaseiesimo anno e la permanenza fino al sessantunesimo. In questo modo, il trallamento di quiescenza risulta aumentato di una indennità annua lorda, rivalutabilc nel tempo, pari all'80% della differenza tra il trattamento di quiescenza percepito e quello corrisposto ai pari grado in attività di servizio. E ' un criterio nuovo di rivalutazione e determinazione dell ' indennità di ausiliaria. Connessa a questa problematica era quella relativa al trattenimento o richiamo dei Sottufficiali giunti al limite di età per la cessazione del servizio permanente. Sono numerosi infatti coloro che richiedono di essere trallenuti o richiamati, essenzialmente per due motivi fondamentali: esigenze dell a Forza Armata; esigenze degli altri Dicasteri . Tutti i predetti provvedimenti, volti a coprire le carenze nel ruolo dei Sottufficiali, vengono disposti con un Decreto del Ministro della Difesa in concomitanza con i Mini stri delle Finanze e del Te.soro. In sostanza essi sono subordinati: alla situazione economica nazionale: all'esistenza di carenze nel ruolo dei Sottufficiali. L'avanzamento
In questo settore la legge 212/1983 ha inlrodollo le novità più sostanzial i e qualificanti (fig. N°5) (allegato A). L' introduzione dell' avanzamento a scelta ha costituito, senza dubbio, il salto di qualità se si tiene conto che la precedente normativa prevedeva soltanto avanzamenti ad anzianità, secondo il meccani smo delle "vacanze" esistenti nei vari gradi. Tale sistema mancava di precisi criteri di selezione e conseguentemente degli incenti vi necessari a premiare i migliori Sottufficiali evitando il deleterio appiallimento dei meriti. Il meccanismo delle promozioni a scelta ha fatto emergere la necessità di una compilazione molto più accurata dei documenti matricolari degli interessati , per permettere di valutare correttamente i Sottufficiali soprattutto in relazione all'effettivo rendimento di ciascuno di essi. Una grande innovazione della legge 212/1983 è quell a che i Marescialli Ordinari, per essere inclusi nelle aliquote di valutazione, devono aver superato il Corso di Istruzione Generale professionale (l.G.P.) (fig. 11°6) (Allegato A). Lo scopo di questo vincolo è quello di perseguire due obiettivi:
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il primo è un aspetto che la vecchi a normativa non prevedeva e che la categoria aveva richiesto anche attraverso gli organi dj rappresentanza: aggiornare il personale dopo anru di impiego presso le Unità/Enti con lo scopo di elevarne le capacità professionali per un proficuo impiego nel grado superiore; incentivare l'impegno culturale, oltre che professionale, per avere a disposizione un numero maggiore di individui da utilizzare in sede di valutazione per la promozione a scelta da Maresciallo Capo a Marescial1o Maggiore. Dal punto di vista lecnico-ammjnistrativo il superamento del corso 1.G.P., ai fini dell'avanzamento, non permette di inserire in aliquota di valutazione coloro i quali sono insufficienti . Conseguentemente questo personale transita ai corsi successivi. L'esame fin qui condotto ha interessato alcuni aspetti più qualifica nti della legge 212/1983. Comunque, alla luce delle nuove situazioni, la normativa ha effettivamente rappresentalo una notevole evoluzione della categoria. ll legislatore, infatti, ha cercato di eliminare gli inconvenienti più eclatanti che, in passato, avcv:mn cara1terizz.ato, il reclutamento, lo stato e l'avanzamento dei Souuffil:iali e che rendevano ormai impossibile una revisione in tal senso di tutta la normati va. E' mollo importante, fra l'altro, il c1itcrio di allineare le nom1e dei Sottufficiali a quelle degli Ufficiali , pe r g li aspetti compatibili con le condizioni di stato delle due categorie.
Ruolo del Sottufjìàale nell'Esercito italiano del dopo guerra
321
Tab. l
l'ROGllliSSIONh Dlii CìRAI)( - TABELLA cmv.IPAR!\.Tl V A L902
Sergente
Furiere
l'uriere Magg.
Maresciallo
1906
Serg. Di sq.
Scrg. ?\-fagg.
Mar. di c p.
Mar. di btg.
Mar. di rgl.
1908
Sergente
Serg. lvlagg.
Mar. <li JAd.
Mar di 2Acl.
~-far di I Acl.
19 11
Sergente
Serg. Magg.
Maresciallo
Mar. Capo
Mar. Magg.
1916
Scrgc11tc
Maresciallo
Mar. Ca1x>
Mar. Magg.
• Aiutante di llat~1glia
19 19
Sergente
Scrg. Magg.
Mar. Ord.
Mar. Capo
Mar. Magg.
(*) Questo grado vcniYa conferito dai C .ti. ai militari per particolari azioni di , ·.alon• o m~ril i
di
guerra
L 'Aiutante di Battaglia: - si colloc.av.i tra il ~1ar J\.fagg. e l'aspirante U ff.lc di cpl. ; - comandava un
p1. O rganico o un re-pano equival en te:
- polev,1 rimanere in servizio con il grado acquisito in g uerra e con le stesse attribuzioni
dcj Marescialli della s ua eia...._~ comandava un pi. ()rgani co o un reparto equivalente;
Antonio Arivella
322
Tab. 2 AVANZAMENTO DEI SOTIOr-RCl AJJ - LEGGE DEL 10.05.1983 N° 2 12
1)/\
A
FORM E DI AVANZAMENTO O )
P ERIO DI MINIMI DI PERMA NENZA NEL GRAfX) (IN ANN I)
Sergente
Strg. Magg.
Conco rso (2)
2,5
Serg. Magg.
Mar. Ord.
Scelta ( 31
7,5
Mar. O rd.
Ma r. Capo
A nzianilà ( 4)
4
Mar. C apo
Mar. Magg.
Scelta (J)
4
Mar. Ma gg.
Mar. Magg. "A "
Anzianità
5
( 1) Esis1c una ultcii orc fonna di a va.111.ame nto per meriti eccc7_jonaJ i, per beoemerelll.t d'istil ulo o lti scrviL.iu. (2) 1 co11con 1:11ti giud icati 11CM1 idonei sono col locati immediatamente in conce<lo. G li i dom;i ma non vim:itori di concorso possooo parla:ipan; a domamfa p(.:"1· 1111.i sol:i ,,ott.a al primo crnx:orso util e successivo e riman-
gon o in raffenna fino all'esito di tale com:orso.
çn
Il primo terzo dei Sottufficiali iscritti nd quadro <li avam.anu:ntu a ~dia ~0110 pm moosi al grado sup,:riore il gi1...-rn1 1ln 1in i l compime nto del pe1·iocto di pem1 anen 1a. pre,•isto. I restanti Sotluffit.;ali sono sot1 1.:1JQsli ad una seconda va1ula:,iooc. Di cssi: - I .a p1ima metà viene promossa con un anno <li rit;.\f'OO;
- La scconW mclà, dol,)O nuova va luta1:ione, vie ne promossa con due anni di ritardo: (4 ) Previo s uper.unento del com:on;:o 1.G.P.
Ruolo del Sottufficiale nell'Esercito italiano del dopo f?Uerra 323
Fig.
1
ORGANI CI PREVISTI DALLA LEGGE
OR<,ANICI PREVISTI DALLA LEGGE
29 GENNAIO 1ns N° 14
IO MAGGIO 1983 N° 212
(26.900 U1'1TA')
(27.700 UJ\lT A ')
Ruo lo unico delle A rmi e dei Corpi
D -
RSMU 1900 UNITA'
Maresciallo
Magg iore Aiutante di
A iutante
hallaglia
Maresciallo
Maresciallo
Maggiore
Ma ue;iore
4.450 unità
- - - L ---'--- -
Maresciallo Maresciallo Capo
Cano
5.500 unità
~1.arcsciallo on.J.
Marescìal lo
5.500 unità
Ordinario
Sergente.
Sergente
.M.agg1ore
Nlaggiore
9.4:50 unità
.;;,· Serge nte 7000 unità (Legge di bilancio)
.·. 'I
Sergente 7000 unità ( 1.egge di hilanc io)
Ant.unio Ari velia
324
Fig. 2 RAl'l'Ri'.SENTA7.TONE GRAFICA (1) DELL'EQUAZIONJj y=(m + I)
Y =reclutamenti
9IO
----···---·····---··-··-·-·-··· ···----·- ·-···--······- -- -
80()
700
600 500
y-(uH I)
,I()()
300 200
100
_
_arctg (m+l)
100
200
()
300
400
50()
(I) Pc.- m = 0.3 pari ad un ipotetico cal o del 30 %
600
700
x-immissioni in ruolo
Ruolo del Sottufficiale nell'Esercito italiano del dopo guerra
fi9. 1
FONTI DI ALIMENTAZIONE DEI SOTTUfflC!AU
r------------------ -- ---- -----,
~oS U:~.=~ •• Co~•
I
I
I
I
Concorso
Sergente cli
complemento
Tn,ppa
I anno semzio cli leva
19 Inni
17 anni
16 anni
325
Antonio Arivella
326
Fi g . 4 TRANSITO DEI SOTI'UFFICIAIJ
NEL SERVIZIO PERMANENTE (L. 10 giugno 1964 n . «'7) ANNI Dr
D O
o
Corsi
addesl,-etj,;
sera;mli in ope
SERVIZIO
...
Col'llo
tonnaliTO di b
o
§ ii
i
Scuci• AS di Vilerbo
Fonle lrfonnale
V.T.0.
I
~------------fonU Sunidio.rlc
Ruolo del Sottufficiale nell'Esercito italiano del dopo guerra
327
Fig. 5
FORME DI AVANZAMENTO SOTTUFFICIALI <rR ADl O QL:AUFIC/\
PhRLODl M.lNlMI FORME DI 01 PERMAc'\TENZA i\ V ANZAME!\TO NEJ , GRADO
Di\
;\
Marescial lo Maggiore e
Tenente o grado coni spondente
Concorso
l anno
Aiutante o scelto
Anzianità
5 anni
Scelta
4allllÌ
Anzia1iità
~.umi
Scelta
7 anni e sei mesi
Concorso
2 anni e sei mesi
gradi corris pondenti Maresciallo /Vlaggiore o gradi corrispondenti Ma1·esciallo Capo e gradi conispondenti Man ,sciallo Ordinario e gradi corrispondenti Sergente Maggiore e gradi corrisponde nti
Sergente
\,laresciallo Maggiore e gradi corrispondenti Maresciallo ( :apo e gradi corrispondenti \,larcsciallo Ordinario e gradi corrispondenti Sergente .Maggiore e gradi co1rispomleu1i
328
Antonio Arivella
Fig.6
CONDIZIONI PARTlCOLARI PER L'AVANZAMENTO DEI SOTTUFFICIALI IN SERVIZIO PERMANENTE DELL'ESERCITO PERIOl)I
GRADI DA
A
Ml1'11\ U l)l ;\TfRIBl !ZIO'-.~
Al .TRF. CONDIZIONJ
CORSI
SPEtJFICI IE Ruolo dell e anni e dei Corpi
\ laresciall o Mag_!!iorc
\1aresciallo
c,po
~ larcseiall o O rcli nario
Aver su perato l'apposito
Tenente
concorso
Maresciallo l\faggiore
~1arcsciallo Capo
Un aw10 di
;\ ,·cr s 11pcr;1 to
comando di plolonc il concor so di o reparto islrn:1.i one
corrispondente.
generale
op1x1rc dut: a.m ii di
professionale
scni1.io presso
(corso I.G.P.)
repart i opcr.1li\'i o enti addestrativi,
oppurC' due- anni di in1piego in incarichi tecnici o nelle
specializ!i:uioui . Sergente Maggiore
~,t;1rcsci,1llo Onli11ario
Tre a.uni di comando di
squadra o reparto
conispmKlcntc, oppure di impic}?o
in incarichi tecnici 011cllc speciali'.! 1a"J.io11i.
Ruolo del Sottufficiale nell'Esercito italiano del dopo guerra
329
Capitolo III
Il Ruolo del Sottufficiale oggi
I Sottufficiali come "Capi intermedi". Problemi di formazione. La figura del Sottufficiale è quella di un "capo intermedio Egli spesso, come avviene nell'industria, è chiamato "uomo di prima linea" o "braccio del Comandante" e altre ttanto spesso ri veste il ruolo sgradevole di "capro espiatorio", vale a d ire quello di una persona posta ad un livello della scala gerarchica dal quale deve, e.la un lato tutelare la figura del capo detentore del potere e dall 'altro, soddisfare le esigenze della b ase. Tale delicata posizione può influire negativamente s ul rendimento lavorati vo del Sottufficiale fino ad avere gravi ripercussioni nel rapporto con i superiori e con i dipendenti, tanto più che la sua azione si svolge frequentemente in un clima che gli psicologi definiscono di "paradossi pragmatici" propri Ji una struttura forte mente gerarchiz1.ala. Spesso nelle funzioni del capo intermedio non esiste una diretta correlazione tra conoscenza c potere poiché, nella maggior parte dei casi, i pareri, per quanto validi , possono essere messi faci lmente in di sparte a favore di altri soggetti a livelli gerarchicamente superiori. TI modo di ovviare a molti degli inconvenienti che verrebbero a crears i, che sono propri delle stmtture fortemente gerarchizzate e burocratizzate, consiste nel ricercare, da parte di coloro che ne abbiano l'autorità, una condotta lineare e conforme alla lealtà ed onestà peculiari della professione militare, e ne ll ' individuare gli elementi che possono svolgere diversi incarichi, aiutandoli a far emergere nel proprio lavoro le motivazioni necessarie e riceve re una giusta gratificazione: E' noto che, per ciascun componente, la presenza in un "gruppo" comporta ovvie modificazioni di orientamento e comportamento che sono sempre affiancate dal senso di soli darietà e dalla consapevolezza di appartenere a "quel gruppo", costituito da "quelle persone", con le quaJi si ha una più stretta interazione quotidiana. Rivolgendo la nostra attenz ione all 'ambito militare, non sarà difficile individuare tre di vers i tipi di legami. Da quello più semplicemente ipotizzabile, di pura coercizione sociale e di dominio dei più fort i verso i più deboli , a quello operativo, sul filo conduttore di un comune scopo da raggiungere, a que llo, ultimo solo nell'elencazione, di tipo affettivo. Sembra che ne ll 'ambito militare si realizzino veri e propri legami libidico-affettivi, tipici delle forme di associazione primaria, così come Freud aveva già intuito e come è stato dimostrato da indagini di carattere psico-
330
Antonio Arivella
logico e sociologico svolte sul campo. In particolare, farò riferimento all ' inchiesta Stouffer condotta sull'Esercito americano verso la fine del secondo conflitto mondiale 21• Ciò che è emerso da queste di verse forme di analisi pone in evidenza come una situazione di pericolo incrementi i legami affettivi esistenti in un gruppo, provocando una comune attenzione sulla figura de l "capo" , sulla quale appare istintivo ri versare tutte le proprie energie volte alla salvezza e, contemporaneamente volte al persegu imento del fine comune. ln queste condizioni, dunque, il leader (e intendo riferirmi proprio al capo inteso in senso carismatico) di viene simbolo cd artefice delle aspettative dell 'intero gruppo. Se spesso, infatti , il ruolo di trascinatori che viene assunto dagli Ufficiali subalterni è notevole, non è possibile trascurare il ruolo dei comandanti di minori unità, quali squadra ed alcune volte anche plotone, responsabili di mitragliatrici e pezzi di artiglie1ia. Tale ruolo assume la caratteristica di elemento fondamentale in particolari condi zioni di combattimento, come, ad esempio, quello sostenuto dai paracadutisti dell'Esercito italiano nella battaglia di El Alamein. In questa situazione essi furono impegnati ad agire per piccoli gruppi, alcune volte anche m al erialmente isolati dal resto del reparto 22 • Senza arrivare a situazioni limite, non è difficile ipotizzare in ciascun gruppo la necessità di individuare una figura che sia, insieme, punto di riferimento e fonte di incitamento per tutti gli altri componenti. Qualora si parli di gruppi militari appare lapalissiano auspicare l'identificazione del Comandante effe ttivo con il leader emotivamente scelto dai giovani militari poiché, fun zionalmente, ciò creerà le migliori condizioni di resa e cli lavoro. Egli, quindi , appare come un membro omogeneo al gruppo, nel quale afferma la propria autorità. Un ri tratto molto interessante può essere fo rnito dal diario cli Augusto Pallotta: "Il Sergente che ci comanda si chiama Martino ... Ha già fatto cinque lanci con il paracadute. E' molto strambo ma è un bravo ragazzo, allegro, spensierato, elegante. Racconta sempre qualche bugia che sembra verità. Ci minaccia spesso di punizione ma non conclude mai nulla. Di Reggio Calabria parla sempre italiano ed ha un' infinità di ragazze in tutt'llalia" 23 • Questo quadro, così presentato, è denso di segnali : dal riconoscimento cli una effetti va superiorità sulla hase dell'esperienza acquisita (i cinque lanci), alla necessità e l'intento di acquisire presso i subordinati una certa superimità (le bugie, le donne), anche affermandosi culturalme nte e socialmente con una buona padronanza della lingua.
~ M. DI G IOVANNI, I Solluffidali nei reparti paracadutisti italiani durante la Sew n<la Guerra Mondiale, ' forino , 4992. 22
lhidt":rn
" I bi<lem
Ruolo del Sottufficiale nell'Esercito italiano del dopo guerra
331
Da notare, è la sua partecipazione alla vita dei commilitoni, ed, infine, un sentimento di comunanza e di solidarietà che tro va riscontro nella difficoltà di applicare effettivamente le sanzioni promesse. Ecco, allora, come la figura del Sottufficiale può divenire un trmnite essenziale tra l' istituzione e la massa rappresentala dai giovani in servizio di leva. Avendo la possibilità di condividere pienamente con i componenti del suo piccolo gruppo l'arco dell'intera giornata lavorativa, si presenta come colui che più da vicino può conoscere i problcrrù e le difficoltà dei singo1i, aiutarli a superarle, chiarire e vanificare tutti gl i inutili preconcetti che, per molti, rendono il periodo di leva un "tempo m0110" e non un' utile esperienza comunitaria. Un Sottufficiale che dimostra la fiducia nella istituzione pe r cui lavora, che tenda ad evidenziarne gli aspetti positivi ed i reali significati ha molta più possibilità di essere ascoltato da persone che, per età e condizione, già tendono a sentirlo più vicino di quanto non accada ad altri militari gerarchicamente più "avanzali". Tuttavi a, nonostante la società s ia in grado di fornire giovan i con un livello culturale medio, non sì può pretendere che il solo fatto di rivestire il ruolo di Sollufficiale sia sufficiente ad un giovane poco più che ventenne per agire prontame nte cd efficacemente riguardo ai problemi dei propri commilitoni. Tn proposito, considerando i "problemi che si incontravano in combattimento, durante la seconda Gue rra Mondiale, è molto interessante notare come il Sergente Maggiore, il quale era entralo in crisi proprio nel momento in cui le sue capacità di tra~cinatore assumevano effettivamente rilievo. " ... fisico eccezionale , parola facile, inizialmente e bbe una notevole ascendenza sui colleghi e sulla truppa. Era stimalo dai superiori. Aveva partecipato alla guerra di Spag na ed ostentava alcune decorazioni. Man mano che il tempo passava e si avvicinava la prova del fuoco, lo smalto della sua prestanza si rendeva opaco. Crollò per paura la notte del 30 Agosto in piena azione per l'occupazione del pianora di Nagh Rola ... Incontrato in treno nella primavera del 1949 ha dichiarato che non rrù conosceva" 2\ L' addestramento dovrebbe a questo scopo essere tale da interessare non solo il campo delle conoscenze tecnico-pratiche, necessarie ali ' esplicazione del proprio compito, ma anche quelle conoscenze sociologiche e psicologiche, che facilitino il contatto con il materiale umano da gestire. Le prime difficoltà che si incontrano a tal proposito riguardano l'individuazione degli individui più adalli, basala, a seconda dei casi, sulla selezione o sulla scelta. Può essere utile fare riferimento ad una tecnica, di addestramento al comando sugge1ita da una pubblicazione del TR/\DOC (Training and Doctrine Command) 2-~ statunitense, hasata su tre momenti successivi:
" Ibidem " TRADOC , T raining and Doclrine Command, definizione operaliva de lla Leadership; propone un piano formativo elci lcaclc r a rutti i paesi clclla NATO.
332
Antonio Arivella
individuazione delle qualità necessarie a sostenere il proprio ruolo; cura costante del personale specialmente nella fase iniziale; tecnica di imitazione per affiancamento a Sottufficiali dotati di maggiore esperienza e capacità addestrati ve ottimali. Le "qualità" da individuare e colti vare saranno strettamente legate ai fini da perseguire e, volendone fare un elenco indicati vo, possono essere così classificate: capacità di auto-controllo; capacità di controllo sugli altri; capacità di effettuare un graduale inserimento dei nuovi arrivati nelle attività di gruppo; conoscenza approfondita, teorica e pratica, delle materie di insegnamento ; capacità di rivolgersi tranquillamente e fermamente ad un piccolo pubblico e di sostenere e dirigere eventuali discussioni; prontezza di azioni in situaz io ni anomale. Tutto ciò in accordo con la concezione attualmente emersa che la strutturazione di un capo militare non possa essere al1ro se non pragmaticosociale e, quindi diretta si alle attività tecniche da svolgere, ma in relazione ai fini ben precisi che ci si prefigge di realizzare utilizzando pienamente le capacità del materiale umano di sponibile al momento. Ecco, allora, emergere la correlazione tra le qualità richieste e le funzioni da svolgere. La fun zione di collegamento , alla quale è stato già accennato precedentemente, è certamente una delle principali e più difficili da svolgere per il giovane Sottufficiale. Egli di viene il tramite delle istanze dei propri sottoposti ne i confronti dei s uperiori ed il mediatore tra questi ultimi e la base. A questa funzione sono, perciò, d irettamente collegati gli altri principali compiti da svolgere. Nei rapporti con la truppa diviene fondamentale una accurata conoscenza de l pe rsonale, delle loro possibilità d'azione, di reazione e interazione, così da consentire un 'elevata coesione all 'interno del gruppo, più facile da realizzare se il Sottufficiale, nella sua funzione può di venire l'elemento catalizzatore. Proprio in qucst' ottica si inserisce la necessità di quella conoscenza di carattere sociologico e psicologico alle quali si accennava precedentemente. Avere un quadro il più possibile chiaro del substrato sociale di origine e dei rapporti con esso, nonché de lle problematiche che accompagnano ciascun rappresentante del gruppo, può aiutare a risolvere problemi apparentemente complessi o atteggiamenti non facilmente spiegabili e, spesso, dannosi. Fondamentale è la conoscenza dei principali fenomeni emotivi che possono essere evidenziati durante il servizio di leva; le reazion i negative che possono svilupp;-irsi all 'interno del gruppo e, non ultima, la <.:onoscenza delle principali necessità c he possono sorgere negli individui .
Ruolo del Sottufficiale nell 'Esercito italiano del dopo guerra
333
Il resto può essere lasciato all'intuito, all'esperienza e all'iniziativa personale. E' ancora da sottolineare, a tal proposito, come la capacità di agire con prontezza cd efficienza, fidando unicamente sulle proprie capacità decisionali, sia un' altra delle caratteristiche fondamentali richieste ad un Sottufficiale e come questa ben si collochi nell' ambito della cosi detta "continuità di comando". Infatti, nelle situazioni in cui il Sottufficiale dovesse trovarsi ad essere unico comandante, egli deve essere in grado di garantire una imparti zione di ordini sicura cd efficace. Questa condizione, unita alla coesione che un gruppo presenta, costituisce la migliore garanzia per una adeguata ed opportuna "funzionalità del complesso minimo". Parlando dei Sottufficiali, quindi, è prassi affermare che essi costituisccmo la "spina dorsale" e.li un Esercito, che sono il cardine di un reparto e che ne condizionano solidità cd efficienza. "Con la sua essenziale funzione intermedia e la piena adesione al ruolo, egli rappresenta in fondo la vera piena incarnazione della norma, la regola di condotta riconosciuta e valorizzata dal gruppo come riferimento di identità, che condiziona gli uomini al dovere e li g uida nel combattin1ento" 26 • I Sottufficiali , come appunto dicevo prima, si occupano da sempre cd in prima persona e.Id soldato, guidandolo, sostenendolo, spronandolo, e assicurandogli quanto gli spetta, ne curano l' assetto formale, l'efficienza fi s ica e l' ig iene, gli impartiscono l 'addestramento i ne.li viduale di squadra, lo portano e lo mantengono ad un accettabile standard complessivo. Sono i Sottufficiali che disbrigano il lavoro amministrati vo, che curano l'efficienza di armi e materiali in un'ottica operativa, che sovraintendono all ' ordine ed alla manutenzione delle infrastrutture, che pianificano nel dettaglio, dirigono e controllano le ordinarie operazioni. In sintesi, oggi come ieri e come domani , sono i Sottufficiali che mandano avanti compagnie e battaglioni e che lasciano in tal modo ag li Ufficiali il tempo per comandarli. Nel processo di formazione di questa categoria dell'Esercito i punti di riferimento sono chiari: da un canto la dottrina operativa con la apocalittica visione del combattimento moderno, con la necessita che, sul campo di battaglia, tutti gli clementi muovano di moto proprio, s incronicamente, con un minimo di controllo; un quadro che postula innanzi tutto saldezza morale, determinazione, capacità di giudizio, iniziativa competenza tecnica, in una parola leadership, nei comandanti di minori unità. Poi il personale in servizio di leva. Pregi ben noti ma anche naturale immaturità, diffusa fragilità interiore, comprensibile difficoltà di inserimento, fattori tutti che richiedono, a diretto contatto con il soldato, quadri numerosi, capaci e motivati.
"· M. DI GIOVANNI. op. cit.
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Antonio Arivella
Quale terzo elemento il processo di informatizzazione che, mentre esalta le prospellive addestrative, promette di rendere finalmente obsolete, nel lavoro di ufficio, le attuali pratiche manuali . Ed infine la rapida evoluzione dei mezzi, non necessariamente di più difficile impiego, ma sempre più spesso non resistenti a "prova di soldato". È chiaro quindi, che l'Esercito dovrà disporre di molti Sottufficiali, che bisognerà 1ivalutare l'immagine dei comandanti di minori unità rispetto ai tecnici, che gli uni e gli altri dovranno avere più capacità e determinaz ione nell'instaurare un giusto rapp01io con i soldati invece di sottrarsi al suo contatto, che essi dovranno agire con maggiore iniziativa e capacità decisionale.
Alcune riflessioni sul ruolo del Sottufficiale La figura ed il ruolo del Sottufficiale non sono una variabi le indipende nte, nè possono essere riferiti a parametri meramente economici, giuridici e non11ativi. Il problema dei Quadri militari va visto in modo unit,uio considerando la posizione all'interno dell'intera organizzazione militare e, per non imbroccare vie senza uscita, occorre riferirsi a concrete funzioni che in una rnmpagine militare debbono essere esercitate spec ie in guerra o in situaziorù di crisi e pericolo. Sul piano generale, a ben guardare, i mutamenti di competenze e figure sono me no vistosi e profondi di quanto possa sembrare. Non è del tutto esatto affermare che i progressi della tecnologia e dei materiali , la maggiore complessità delle funzioni eia assolvere in un repa1to e ii mutato contesto sociale ne hanno mutato e acc resciuto il ruolo e l'importanza. In realtà, questa importanza negli eserciti più progrediti c'è sempre slala e, forse, in passato è stata maggiore di oggi. Durante la prima guerra mondiale, l'ottimo inquadramento cli Sottufficiali della fanteria tedesca - Sottufficiali che erano dei veri comandanti - ha fatto si che per un caduto tedesco, ve ne fossero tre francesi o inglesi. E anche nell 'esercizio inglese dei primi anni del secolo XTX, e nell'età così detta buia della Restaurazione, il Sottufficiale ricopriva un ruolo di grande prestigio e autorità, forse non più raggiunto. Si legge che Wellington, vincitore cli Napoleone, ha fatto rientrare dall'Europa continentale in Inghilterra un ufficiale, che aveva osato interferire nelle funzioni di vaguemestre (Sottufficiale con pieni poteri su tutti i bagagli dell' Esercito, compresi quelli dello stesso Wellington). E nel Dizionario scientifico militare del Ballerini (Napoli 1824) si delinea la figura dell'"ajutante sottuffiziale", Sottufficiale prescelto tra i più idonei e intelligenti, che è " incaricato di tutti i dettagli" e opera alle dipendenze dirette dell 'aiutante maggiore o del comandante di Battaglione. Tiene il registro dei servizi dei Sottufficiali, assiste a tutte le distribuzioni, riunisce tutti gli uomini di curvèe e fatica e, con i forieri di alloggiamento, li guida nella località dove dovrà accamparsi il reparto, e in battagl ia form;-i le fila del Battaglione, facendo quando occorre travasi da una compagnia all'altra.
Ruolo del Sottujjìr.iale nell'Esercito italiano del dopo guerra
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Questa breve digressione storica basta a dimostrare che, in passato e nel secolo XIX, il Sottufficiale ha avuto talvolta un ruolo più impo,tante di quello di un Ufficiale subalterno di oggi. Si potrebbe aggiungere che il Sottufficiale ha avuto maggiore peso, proprio quando la leadership è stata molto efficiente, quindi ha tendenzialmente riservato all ' Ufficiale solo le più alte mansioni direttive. Gli eserciti nei quali il Sottufficiale ha avuto e ha ancora grande importanza come il tedesco e l'inglese, sono anche gli eserciti dove la figura dell'Ufficiale, alme no fino all ' ultima guerra, ha maggiormente conservato le sue tradizioni, i caratteri che le derivano dalla provenienza da una ben definita èlite sociale e intellettuale e in particolare dalla nobiltà caratteri tendenzialmente salvaguardati anche a scapito del numero. Ciò ha finito per creare maggiore spazio e maggiore autonomia per il ruolo del Sottufficiale. Il contrario è invece avvenuto negli eserciti francese cd italiano, dove nel XX secolo s i è preferito puntare su nu merosi e g iovani Ufficiali subalte rni , spesso senza molto riguardo alla qualifa, e in particolare all'ascendente e all'esperienza. Sotto questo aspetto non è casuale che - fino all a prima metà circa del secolo scorso - il Sottufficiale si chiamava "bass' uffiziale", termine niente affatto spregiativo, che in estrema sintesi aveva un profondo significato e sottolineava l' importanza del suo ruolo. Infatti gli Ufficiali - pochi e provenienti in buona parte dalla nobiltà dato il ruolo sociale e gli impegni di vario genere che ne dcrivava110, lasci avano spesso al Sottufficiale il comando effettivo, giornaliero delle minori unità ed il contatto continuo con la truppa, così come le mansioni amministrative e logistiche del Corpo, che in tal modo aveva nel Sottufficiale il suo primo motore e il comandante effetti vo della truppa nelle minori unità. l precedenti storici sono di mollo aiuto anche per sfatare un'altra leggenda, che vedrebbe nel termine Sottufficiale un'eredità dei tempi passati da abolire, perché significherebbe che il Sottufficiale ... deve stare sotto l' Ufficiale. Se si dovesse abolire il termine Sottufficiale, bisognerebbe anche abolire il term ine "Uffici ale inferiore", con un aggettivo che indica evidente e quasi brutale subordinazione ad un superiore. Anche il termine "Uffic iale suballem o" sarebbe da proscrivere, perché indica l'Uffic iale che, a turno, sta sotto il comandante di compagnia. E, nell' immediato dopoguerra, persino il vice-Comandante di Battaglione si chiamava "sottocomandante" .. Ciò posto, occorre chiedersi: che cosa è mutato, oggi, nel ruolo del Sottufficiale? 11 primo dato di fallo del quale bisogna prendere atto è che il continuo progresso della tecnologi a e la complessità degli armamenti rendono le funz ioni tradizionalmente svolte dal Sottufficiale più che mai attuali e rendono la sua presenza nei reparti più che mai indispensabile, anche là ove fino a poco tempo fa per ragioni di economia si pensava di poterne fare a me no, (ci si riferisce, naturalmente a Sottufficiali esperti e in servizio permanente). Armamenti del costo di miliardi rendono indispe nsabile disporre di almeno un giovane Sottufficiale in servizio permanente; e che <lire dei numerosi organi di manutenzione a i vari li velli? Al tempo stesso, in un' u-
336
Antonio Arivella
nità a livello plotone è difficile djsconoscere l'importanza di almeno un Sottufficiale vice-comandante. La situazione attuale, quindi, è chiara: cresce la domanda cli un valido inquadramento delle minori unità e di un efficiente supporto log istico, che richiederebbero Quadri infe1iori specializzati, esperti e ben prepmati anche nei Servizi. A tale domanda, però, diventa progressivamente più difficile corrispondere con un numero di Sottufficiali quantitativamente e qualitativamente sufficiente. Non è un mistero per nessuno che, presso i reparti, i posti di Sottufficiale già previsti dagli organici in taluni incarichi chiave (di comando e logistici) non sono ricoperti, o sono ricoperti da giovani Ufficiali di prima nomina. Che fare, allora, tenendo presente che gli Ufficiali provenienti dai corsi regolari di Accadcnùa sono rmi e sono - per così dire - in fase di rapido passaggio nei gradi di tene nte e capitano, perché formati per altre esigenze? Se si parte dalla realtà quale essa è e sarà e dalle concreti funzioni da assolvere, la risposta è abbastanza semplice : alla domanda di inquadramento delle minori unità e di organi direttivi logistici nelle unità fino al livello di Battaglione/Reggimento s i può rispondere in prevalenza, anche se non esclusivamente, con Sottufficiali e/o con Quadri Ufficiali provenienti in genere dai Sottufficiali. Per q11an10 riguarda gli incarichi di carattere logi!-;Lico, va ricordato che nell 'Esercito tedesco del 1940 al livello di Battaglione/Reggimento vi era un solo Ufficiale ,del corpo log istico, che si avvaleva poi di Sottufficiali specializzati dei vari Servizi Logistici. Il ruolo del Sottufficiale non può esaurirsi nei tradizionali incariclù logistico-anuninistrativi, ma fa del Sottufficiale anche un comandante pienamente inserito nella catena gerardùca. Non è poco: perché come di mostra la storia - il Sottufficiale può accrescere il proprio ruolo e prestig io nei reparti solo assumendosi responsahilità di reparto operativo di uomini, e resistendo alle lusinghe di un tavolino: quest'ultimo è il classico caso dell' uovo oggi, al posto della gallina domani ! Al tempo stesso, la carenza di Ufficiali inferiori automaticamente derivante dal limitato gettito dcli' Accademia - gettito non suscettibile, per molteplici ragioni, di aumenti - rende rà sempre più necessario reclutare Ufficiali in servizio permanente anche da altre fonti. E una fonte da privilegiare ancor di più di quanto avviene ora sarà senza dubbio quella de i Sottufficiali già in servizio, meritevoli e in possesso di congruo titolo di studio. In tal modo, si a<;sicurerebbe una maggiore permeabilità tra le due categorie, permeabilità necessaria più che in passato perché consente di tenere conto di due realtà: a) la pratica scomparsa di remore soc iali e il possesso da pmte di molti Sottufficiali dello stesso titolo di studio di base ora richiesto agli Ufficiali (scuola media superiore). b) l'opportunità di premiare il merito (il che va a beneficio dell' organizzazione). In tal modo, la figura del Sottufficiale del futuro avrà molti punti di contatto con quella del Quadro Intermedio dell' industria. Non vi saranno confu sioni di ruoli, perché il giovane Sottufficiale vedrà chiaramente davanti a sé, fin dall'inizio, due vie.
Ruolo del Souufficiale nell'l!,'sercito italiano del dopo guerra 337
Una è quella che anch'essa può avere dei vantaggi del Sottufficiale a vita, addetto ad incarichi prevalentemente logistici che lo collocano ai livelli meno elevati della gerarchia. L'altra via è di puntare verso il grado di Ufficiale, e gli Ufficiali provenienti dai Sottufficiali in futuro potranno fornire, in maggioranza l'inquadramento dei reparti. Il problema fin qui trattato è indubbiamente complesso. Mi preme, tuttavia, mettere in evidenza che è illusorio e pericoloso pensare al miglioramento del profilo e delle condizioni di una data categotia (gli Ufficiali, i Sottufficiali, i soldati di leva ... ) a scapito di altre. Un Esercito è un tutto unico: ciascuno migliora in tanto in quanto migliora l'organismo nel suo complesso e quindi migliorano gli altri. Né si deve pensare che certi problemi o certe regioni di crisi e di scontento siano tipiche solo del dopoguerra o degli anni più recenti. Alla crisi (di ruolo, di motivazioni ed economica) dell'Esercito nei primi armi del nostro secolo, conispondono gravi situazioni e motivi di disagio e di malcontento sia tra gli Ufficiali, che tra i Sottufficiali e i Carabinieri, a cominciare dal problema degli stipendi, delle pensioni e delle carriere che dunque è solo la punta cli un "iceberg" e trova soluzioni soddisfacenti solo quando è alta la considerazione per le Forze Armate. Anche in questo caso, un po' di memoria storica ci aiuta a capire e a collocare ciascun tassello del mosaico al suo posto, senza attese millenaristiche e senza dimenticare la complessità dei problcnù. La storia - dice il vecchio adagio latino - non fa salti: per risolvere il prohlema dei Sottufficiali, non c'é oggi, a mio parere, che da accelerare e completare un processo già in allo per i Quadri dell'Esercito e delle Forze Armate.
338
Antonio Ari velia
Capitolo IV
Le Origini Sociali dei Sottufficiali dell'Esercito in Italia negli ultimi trenta anni
Caratteri del Sottufficiale oggi. Anche se il quadro delineato sulla figura del Sottufficiale è abbastanza generico, permette comunque di trarre utili elementi di riflessione sia per l'attualità del tema, sia per gli argomenti che appartengono alla specifica storia dei Sottufficiali. TI reclutamento rimane, senza dubbio, l' aspetto principale che caratterizza maggiormente l'evoluzione della "categoria". La modalità di "estrazione dal hasso" rappresenta nel reclutamento una costante storica, nonostante tutti i numerosi mutamenti ordinativi ed i continui riflessi de ll ' iter addestrativo. È chiaro che il criterio di arruolare i Sottufficiali dalla truppa è stato per lungo tempo giustificato dal la necessità di disporre di un livello intermedio della scala gerarchica nel quale le capacità di comando risultassero affinate più dall 'espe rie nza c he eia un lungo iter formativo. Con il rapido sviluppo tecnologico dei vari sistemi d'arma, le funzioni del Sottufficiale sono diventate sempre più complesse e, soprattutto, autonome sul piano decisionale. Tnoltre, a causa dell'aumento del livello culturale dei soldati di leva, si sono avuti decisivi mutamenti del principio gerarchico, richiedendo al "Capo Intermedio" capacità cu lturali e professionali di gran lunga maggiori ri spetto al passato. Tutto ciò ha avuto come conseguenza naturale il gradmùe abbandono del " reclutamento dal basso", sostituito da un reclutamento diretto, basato s u un iter addestrativo unitario, e mi rato a trasmettere conoscenze sia generali di cultura militare, che specifiche relative a lle singole specializzazioni. Il riferimento ,ùl"'Accademia dei Souuffici,ùi", che vie ne fatto sempre più di frequente per individuare l'attuale Scuola Allievi Sottufficiali, anche se non è pertinente sul piano ordinativo e del livello degli studi, altro non è che l'espressione di un camhiamento progressivo ma inarrestabile nel quale sono sempre più privilegiati gli aspetti qualitativi culturali del Sottufficiale. li numero elevato dei SoUu1Tici,ùi, le diverse fonti di reclutamento, i crescenti campi di impiego e l'eterogeneità del livello culturale di base, hanno costituito ostacoli insormontahili per realizzare un sistema formativo accentrato che avrebbero richiesto investime nti fi nanziari ccl organizzativi e norm i. Per contro, la disseminazione dei centri addestrativ i nei reggimenti, prima, e nelle varie Scuole d' Arma, poi, ha frenato notevolmente la for-
Ruolo del Sottufficiale nell'Esercito italiano del dopo guerra
339
mazione di un sentimento di categoria cd il corretto inserimento della figura del Sottufficiale nel sistema gerarchico. La costituzione della Scuola Sottufficiali in Viterbo, ha aperto un nuovo ciclo della storia dei Sottufficiali, per la possibilità di ide ntificare in una sede unica i caratteri unitari della "categoria", oltre che di realizzare un sistema adclestrativo centralizzato. Nonostante gl'innegabili recenti miglioramenti previsti, permane tuttavia il dilemma tra la opportunitù di elevare la base culturale dei Sottufficiali, per adeguarla alle moderne esigenze di comando, e la necessità di fornirgli il maggior numero di cognizioni militari, per inserirlo in un ambiente di lavoro dal contenuto tecnico-professionale sempre più complesso. Le ragioni delle carenze evidenziate sono eia ricercare, non solo nelle motivazioni di natura organizzativa o finanziaria bensì anche nella mancanza cli un corpo normativo chi,rro sullo status e sull'avanzmnento dei Sottuftlciali. Infatti, sulle orme della tradizione settecentesca, per tutto l'ottocento e parte del novecento i Sottufficiali non costitu irono una categoria a parte essendo inglobati nella truppa. Essi ebbero a lungo una posizione precaria, caratterizzata da continue cd aleatorie rafferme e da una progressione di carriera affidata al solo giudiz io dei Comandanti. La strada verso i I riconoscimento pieno di un inquadramento autonomo non fu né agevole, né rapida. Nonostante sostanziali riconoscimenti e miglioramenti, si dovette infatti attendere il 1954, perché con la legge 599 il problema dello sviluppo di can-icra dei Sottufficiali trovasse un primo assetto organico. Ma fu solo nel 1983 - ossia dopo oltre cento ann i di storia dell'Esercito Italiano - che finalmente essi videro riconosciuti completamente i diritti ad un inquadrame nto e ad una progressione di carriera, rispondenti al loro effettivo ruolo ed importanza ricope rti nell' Istituzione militare. U favorevole sviluppo dell'ultimo decennio non può, però, indurci a considerare concluso il processo evolutivo professionale e sociale del "Sottufficiale" . Tale esigenza, oltre ad essere implicita nella natura stessa delle Istituzioni , che devo no costantemente adeguarsi alla realtà storica nella quale operano, deriva soprattutto dalla necessità di eliminare alcune preclusioni concettuali che tuttora resistono e di ridisegnare la figura del futuro Sottufficiale adeguandola allo svi luppo della scienza della organizzazione ed alla struttura dell'Esercito del 2000. È opportuno, quindi, a questo punto, analizzare le origini sociali dei Sottufficiali. Le tabelle che seguono, 1iportano la suddi visione degli Allievi Sottufficiali in base a: regioni di provenienza; professione patema; titoli di studio; lavoro dell'arruolato. I dati sono stati ricavati da una nccrca condotta presso la Scuola Allievi Sottufficiali di Viterbo.
340
Antonio Ari velia
11 criterio è stato quello di cons iderare i dati relativi al I corso della S.A.S. , - del 1966, quarantasetlesimo corso, fino al 1992, anno di svolgimento del settantatreesimo corso. li periodo di tempo considerato è di 26 anni, ma i dati sono rel ativi ad ogni quinquennio, dal 1966 al 1992. Provenienza geografica
Nel periodo di 26 anni preso in considerazione, relativo all ' arruolamento degli all ievi della S.A.S. si può notare che vi è una certa costanza nella distribuzione delle provenienze, "nel senso che ogni singola regione non presenta scarti notevoli nella propria "vocazione" alla carriera militare". Tra le regioni del Nord (Tabella n° I), quella che rappresenta, senza dubbio, un' eccezione è la Val d' Aosta, dalla quale la provenienza di allievi Sottufficiali è nulla; soltanto nel 1974 si nola una percentuale pari allo 0,2%. Le altre regioni del Nord contribuiscono pressappoco sempre nella stessa proporLione, sia che si tratti di regioni del Nord-Ovest, che del Nord-Est. Tabel la n° 1
REGIONI
1966
1%9
1974
1979
1984
1989
o.o
0,0
0,2
o.o
o.o
0,0
o.o
1,1
1,7
4,6
4 ,9
3 ,1
2,3
3.1
' .0\ffit\RDIA
1, 1
2,1
l ,6
3,8
2,3
2,9
2.2
VENEro
1,5
2,5
4 ,2
5 ,9
3,4
3,9
1,9
l'RlULI V.U .
I.I
1,9
4 ,8
3.5
-~,7
2,3
2.2
fRE1'ìlNO A.A.
0,9
0,3
1,2
1, 1
1,7
0,5
0_1
JGURIA
1, 1
o..~
0 ,8
1,1
1,7
o•.~
0,3
8-ULIA ROMAGNA
0,5
0,7
2,0
0,6
0,2
0,7
2,2
h'OSC:Al's/A
1,0
1,0
3 ,8
1,7
2,6
05
4,1
~JMBRIA
1, 1
1,0
2 ,0
1,5
1,1
0,7
1,9
~IJ\J,tCHE
0,6
0 ,7
0,8
1,1
0 ,2
0,2
0,3
20,7
22,3
18 ,0
18,3
19,9
27, 1
2 1,0
~\J\IPANIA
26,0
24,7
18,4
17 ,9
'H,O
19, 1
20,7
IABRlfl.7.0
2,1
1,4
1,6
1,3
2,0
1,3
0,9
l-'UULIA
17,2
15,3
16,8
17,2
17, 1
20,4
21,0
MOI .ISF.
0,1
0,7
0,0
0 ,4
o.o
0,2
0,9
luASlLICATA
0,8
0 ,7
0,2
1,7
0,5
0 ,7
0,9
":Al.ARRI/\
1,8
4,1
0 ,8
1,7
1,7
0,7
0 ,9
~ ICILIA
17,1
13,6
12,6
11 ,2
10,1
9,8
9,2
~ARDEUNA
4,2
-~.o
5 ,6
5,1
5,7
6 ,2
6,0
h°OTALE
100
IIHI
100
100
100
100
100
IV/\l .LE D'AOSTA >lliMONTE
.AZlO
1992
Ruolo del Sottufficiale nell'Esercito italiano del dopo guerra 341
L'andamento, invece, per le regioni del Centro-Nord è dive rso. Infatti, qui si assiste ad una diminuzione della rappresentanza, anche se abbastanza limitata. Un discorso a parte meritano le regioni Meridionali ed anche del Centro-Sud (Lazio). In esse, infatti, si riscontra la percentuale maggiore di provenienze con dati molto elevati. Per esempio, la Campania passa da percentuali del 26,7% del 1966 a 20,7% del 1992, alternandosi con il Lazio che raggiunge il suo massimo valore nel 1989 con il 27, I% delle provenienze. Anche la Puglia "gioca il suo ruolo" procedendo con un lento ma graduale aumento che, l'ha portala dal 17,2% del 1966 al 21 % del 1992. A tale proposito si può dire che l' indice di meridionalizzazione non è tipico della struttura militare, ma è un fenomeno dipendente dalla crescita demografica della Nazione. Le percentuali indicano chiaramente come la maggiore domanda sia concentrata su regioni con più alto indice di natalità rispetto alla media nazionale. Bisogna anche considerare, però, che, le regioni meridionali meno rappresentate sono quelle dove la depressione economica è notevole e dove il raggiungimento di un titolo di studio che permetta l'ing resso alla Scuola Allievi Sottufficiali è difficile. È questo il caso della Basilicata, della Calabria e di una reg ione del Centro-Sud, il Molise. Sommando infaui tutti i valori percentuali di queste regioni nell'intervallo di tempo conside rato, 1966 - 1992 il valore 19,5% non eguaglia quello medio deJla Campania che è del 21 ,5% . Un confronto interessante è quello tra le due isole Sicilia e Sardegna, le quali, hanno subito dei processi inversi. Infatti, mentre la Sicilia era partita con percentuali molto elevate nel 1966 pari al 17,1%, è giunta fino al 1992 con una progressiva diminuzione, raggiungendo un valore del 9,2%. La Sardegna, invece, ha subito un aumento, seppur molto lieve che le ha permesso di raggiungere un valore del 6% nel 1992, partendo da un 4,2% del 1966. Professione paterna.
La professione paterna ci permette di fare un' altra serie di osservazioni molto interessanti. Tale classificazione può essere ricondotta a quella operata da Sylos Labini nel nolo saggio sulle classi sociali in Italia, che sembra sia quella più adatta all'interpretazione di una classificazione basata soltanto sul tipo di professione svolta. Come si può notare dalla Tabella n°2 le categorie più rappresentative in assoluto sono quelle degli operai, degli impiegati, degli Ufficiali e dei Sottufficiali. Gli ullimi tre sono i gruppi rappresenlalivi delle classi medie.
342
Antonio Ari velia
Tabella n° 2
PROFESSIONE PATERNA
1966
1969
1974
1979
1984
1989
1992
l JFH CIAI.E
0,1
0,.5
l,O
2,2
2;~
1,9
2,3
lsUiTUl ·l CIALE
3,3
G,O
-i,o
7, 1
7,8
7;3
6,1
IM TJJT. TRl IPPA
4,6
l,7
8,6
0,0
0,8
0,0
0,7
h'OTALE
8,0
8,2
13,6
9,3
1.0,9
9,2
9,1
UBEROPROF.
2,8
9,8
4,4
3, 1
2,6
5,8
4,5
V:OMMER< '. I ANTU
11,1
5,3
4,8
5r~
4,0
2,8
7,3
ARTIGIANO
6,8
16,0
15r)
11 ,8
O;O
0,0
0,0
0,0
2,4
4,5
3,5
7,1
7,6
5,0
5,1
6,9
4,-i
3,8
3,1
2,4
2,6
TOTALE
25,8
40,4
33,6
27,5
1.6,8
18,6
19,4
IMPIEGATO
26,8
13,9
20,8
23 ,5
17,0
18,1
23 ,9
I .AV. DlP.
9,0
7,8
5,8
2 1,2
21,7
11 ,4
14,3
l'OTALE
26,8
21 ,7
26,6
4-l,7
-~8.7
29,5
38,2
OPERATO
35,9
20,3
18,2
10,3
8,6
18,5
18,6
3,5
6,9
5,4
6 ,0
4,0
J ,9
2,3
trOTALE
39,4
27,2
23,6
16,3
12,6
20,4
20,9
PF.. ISIONt\TO
0,0
o.o
0,0
0 ,0
17,0
17,2
10,6
lDlSOCCUP, \.TO
0,0
2,S
2,6
2,2
4,0
5,1
1,8
trOTALE
0,0
2,5
2 ,6
2,2
2 1,0
22,3
12,4
tfOTALE GEN.
100
IOO
100
100
100
100
100
,/\V. AlffONOMO ....:OLT. DIREITO
:ONT ADlNO
La provenienza da famig lie classificate come alta borghesia è costante nel tempo e con valori percentuali sempre non molto elevati . La vena di afflusso maggiore è, comunque, la classe operaia, che assorbe quasi la metà dei posti; ciò sta ad indicare il desiderio da patte dei giovani di miglionu-e la posizione sociale dei padri e da parte dei padri una accondi scendenza in tal senso, ,ùlo scopo di garantire ai figli uno stipendio sicuro. Più o meno simile è il ragionamento degli impiegati che avendo constatato la carenza dei posti nel settore dell'impiego pubblico e privato indirizzano i figli verso una sistemazione sicura.
Ruolo del Svlluj]ic:iale nell'Jlsercito italiano del dopo guerra
343
I valori percentuali sono molto elevati. Per gli operai esso raggiunge il 35,9% nel 1966 suhendo una brusca caduta agli inizi degli anni 1980, pari al 10,3%; negli anni s uccessi vi si è av uta una ripresa che ha attestato i valori a circa il 18%. Per gli impiegati non si è avuto un andamento progressivo né in diminuzione, né in aumento. Esso è stato cmatterizzato da alli e bassi, raggiungendo, comunque, una percentuale nel 1992 pari al 23%. È interessante notare che, sommando tutte le percentuali relative agli Alliev i Sottufficiali con genitori giit appartenenti alle ForLe Armate, i valori sono, in alcuni casi, cli poco superiori al 10%. Questo dato è molto significati vo. Infatti, volendo paragonare l'arruolamento nelle categorie Ufficiali e Sottu ffi ciali, quella con maggiore autorcclutamcnto è la categoria degli Ufficiali. E non basta. Riguardo all'arruolamento degli Ufficiali, analizzando, appunto, la professione paterna, è presente una generale tendenza ali' aumento percentuale dei figli dei Sottuffic iali rispetto ai figli degl i Ufficiali.
Titolo di studio. Analizzando i titoli di studio con i quali i SottufficiaH sono giunti alla S.A.S. (Tabella n.3) si nota che, la stragrande maggioranza dei partecipanti è in possesso del titolo di scuola media inferiore.
Tabella n° 3 TITOLI DT STUDIO
1966
1969
1974
1979
1984
1987
1992
DlPLOMA SCUOLA MEDI A INFERIO RE
7.ì
69,6
60
58,9
54
64.4
52.6
Dll'LOMA SCUOLA MEDlA SUPERIORE
19.6
21.4
32
27.l
27,5
25,2
32,2
DIPLOMA QUALI FICA PROFESSTONAJ ,E
5,9
8 ,5
6,8
14
18.5
10,4
15,2
OLTRE DLPLOMA SCUOLA MEDIA SUJ'ERIORE
1,5
0 ~")
1,2
o
o
o
o
TOTALE
100
100
100
lOO
100
100
lOO
344
Antonio Arivella
Le percentuali vanno dal 73% del 1966 al 57,6% del 1992 Anche se negli ultimi an ni la fisionomia, degli aspiranti, dal punto di vista studi, è cambiata, il titolo di studio predominante è sempre quello di scuola media inferiore, con percentuali superiori al 50%. Questo, forse, è dovuto essenzialmente al fatto che, i g iovani, terminata la scuola dell'obbligo, hanno come aspirazione principale quella di avere un lavoro che gli assicuri una certa autonomia, soprattutto economica, ed una posizione sociale non di scarso rilievo. Ecco, quindi, che le Forze Armate, l'Esercito nel nostro caso, sono una delle possibili vie per poter raggiungere tali scopi. l possessori del titolo di scuola media superiore, partiti in sordina" sono aumentali considerevolmente. Dalla tabella si nota chiaramente che, si è passati da una percentuale del 19,6% nel '66 ad una del 32,2% nel '92; questo aumento dimostra anche l'elevazione del livello culturale degli appartenenti alla S.A.S. Discorso analogo può essere fatto per coloro i quali hanno un diploma di qualifica professionale. Tn questo caso però, l'aumento è stato inferiore, dal 5,9% del '66 al 15,2% del '92. Per i possessori di un titolo di studio oltre il diploma di scuola media superiore il ragionamento è inverso. lnfatti, fino alla metà degli anni '70 erano presenti con percentuali che variavano dall ' L,5% all' 1,2% con un calo allo 0,5% nel 1969. Negli anni dall' 90 al '92 le percentuali sono nulle.
Lavoro dell'arruolato. Da questa analisi (Tabella n.4) appare chiaro, ma non vi era dubbio, che la percentuale maggiore è quella degli studenti, che raggiunge il suo massi mo valore nella metà degli anni '70 con il 64,4% delle provenienze. E' evidente, inoltre, che questa categoria, dal '66 al '92 detiene la percentuale maggiore, con valori che superano abbondantemente il 50%. Prendendo in esame i dati relativi ai disoccupati si nota che dal '66 al 1974 la percentuale non è andata mai oltre il 9,3%, ma dal '74 al '84 tali valori sono aumentati in maniera esponenziale, raggiungendo nel '79 il massimo, pari al 28,6%. Questo è dovuto alla crisi che J'ltalia stava attraversando nel periodo l 973- 1984, nel quale si verificò un netto aumento del livello, già in partenza elevato, della disoccupazione e del tasso di disoccupazione. Anche l'analisi della categoria degli apprendisti special izzati risulta interessante, per il fatto che si nota, come appunto dicevo prima, che i giovani cercano di inserirsi il prima possihile nel mondo del lavoro, imparando un "mestiere" che, forse, in seguilo, svolgeranno per tutta la vita. Le altre categorie contribuiscono con valori che, lutto sommato, rientrano nella "norma". Da notare che gli agricoltori partiti nel '66 con il 6,2% sono arrivati nel 1989 con appena lo 0,2% delle presenze.
Ruolo del Sottufficiale nell 't ,'1,ercito italiano del dopo iuerra
345
Tabella n° 4 LAVORO DELL'A RR UOLATO
1966
1969
1974
1979
1984
1987
1992
STUDENI'E
58,8
55,6
64,4
45
52,8
54.5
60,8
DISOCCUPATO
3,8
9r>
4 ,6
28,6
20,8
6,1
13
7
12,5
11 ,4
6,2
7,8
9.5
7,6
iAPPRENl)ISTA SY.
I0,4
IO
6
6,9
11 ,5
18,3
9 ,5
COMMESSO
9,2
7
1,4
4
1,X
7,4
2
!TOTALE
89,2
94,4
87,8
90,7
94,7
95,8
92,9
2,X
1,7
2r5
3,1
) PERAIO
ARTIGIANO
1,6
I
4,4
K:;Ol'vlMERCIJ\N l'E
2
1,9
o
1,5
1,4
1,3
0,3
A(iHICOLTORE
6,2
1
2,2
1,5
0,5
0,2
1,2
!TOTALE
9,8
3,9
<,,6
5,8
3,6
4
4,6
I
1,7
5 ,6
3,5
1,7
0,2
2,5
100
100
100
100
100
100
100
IMPIEGATO rIOT ALE GENERALE
Conclusioni La ricerca condotta ha avuto come scopo principale quello di far notare come una categoria dell' Esercito, i Sottufficiali, partendo da una situazione che li vedeva, praticamente, come dei soldati di leva, sia giunta ad assumere una ve ra e propria configurazione dal punto di vista giuridico. Ma quello che è molto importante notare, è che i Sottufficiali sono sempre stati il cardine degli Eserciti. Certamente sono convinto di non aver enunciato idee originali; anzi, in futuro il huon Sottufficiale avrà gli stessi compiti che ha sempre avuto in ogni Esercito efficiente, ma i tempi camhiano ed è necessario che il Sottufficiale si addestri ad agire in un ambiente umano, operativo e tecnico in via di progressiva complessificazione. Lo sviluppo tecnologico che ha pienamente investito le Forze Armate ha fatto si che una tale categoria assumesse livelli di specializzazione sempre più elevati; ciò ha avuto come prima conseguenza quella di ricevere personale con titolo di studio e livello culturale adeguati alle nuove esigenze delle Forze Armate. Nell' ultima parte del lavoro, dove vengono analizzate le origini sociali dei Sottufficiali dell'Esercito, si nota chiaramente che, dal 1966 ad oggi, la grande maggioranza degli appartenenti alla Scuola Allievi Sottufficiali è in possesso di un titolo di studio in grado di permettere l'apprendimento di nozioni con un certo li vello di difficoltà. Si è avuto anche modo di constatare come il profilo del militare di carriera sia rimasto, in Italia, molto simile nei suoi caratteri essenziali, dal dopoguerra ad oggi.
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Antonio Arivella
Pe r la provenienza geografica, questa rimane per lo più meridionale concentrata in particolari regioni: Pug li a, Campania, Lazio. L' origine sociale è essenzialmente quella del ceto medio. T più numerosi provengono da famiglie militari e da impiegati pubblici. Anche se la classe operaia ha avuto un calo con il corso degli an ni, si è attestata, comunque, su percentuali rilevanti quasi sempre, oltre il 20%. Volendo riassumere, si può notare come, pur nell ' accezione globalmente positiva del proprio ruolo, questa categoria richieda, più o meno implicitamente, le innovazioni auspicate per essere pienamente soddisfatta della propria condizione: un migl iore e più autonomo rapporto con i propri superiori; una prepara:l ione più approfondita in tutti i settori , da quello tecnico-addestrativo, a quello inerente all a propria sfera di comando; volontà di miglio rare la conoscenza dei propri dipendenti e dei loro problemi. La novità più importante riguarda senza dubbio il reclutamento. L' abbandono, infatti , del criterio di trarre i Sottufficiali dalla truppa, ha rappresentato la base per una evoluzione che tutt' oggi ha riunito in un' unica categoria tutta la diversità dei caratteri, identificando pienamente l'attuale figura. ll rischio, però, del processo di rivalutazione delle fun zioni del Sottufficiale, potrebbe essere quello di innescare delle rivendicazioni e delle aspettative che non corrispondono più al loro reale ruolo di trasmissione nel meccanismo di comando. Cento anni orsono questo rischio era stato considerato dal già citalo Colonnello Manclli. La formaz ione di un Sottufficiale dà, comunque, la certezza di un valido contributo all'efficienza dell'Esercito, perché non è mai esistito un buon Esercito senza un buon corpo di Sottufficiali.
VIRGILIO ILARI
EPISTEMOLOGIA DELLA STORIA MILITARE
"Ce n·est pas l'histoire, mais l'cntcndemenl (uu la raison) qui découvre le cuncept. Ce qui est vrai, c'est que le concept risque d 'etrc dissimulé, à certain époques, par les modifications histuriques ( ... ) L'expérience historique a favorisé la prisc dc cunscience théorique. La raison, effectivcmc nt, ne s'exerce pas dans le vide, e lle travaille toujours sur une matiè re, mais Clausewitz distingue, sans Ics uppuser, la conceptuali sation et le raisonncmcnt d' une parl, l'observation historique de l' autre". Raymond Aron. Penser la guerre, I, p. 456.
Episte... che? E' naturale che il titolo di questa relazione abbia sollevalo qualche bonario sorriso, proprio tra chi meglio mi conosce e dunque poteva aspettarsi un qualche segno della mia "eccentricità" ... per non dir di peggio! Ma questa relazione nasce dagli stessi questi ti sollevati dal senatore Brutti, sottosegretario alla Difesa e grande storico del diritto romano, nel discorso che ha aperto questo convegno: qual è, in ambito militare, il rapporto tra storia "interna" e storia "esterna"? Qual è il rapporto tra storia e pensiero mii itare? Tali quesiti implicano !'"epistemologia", vale a dire una riflessione critica (logos) sulla scienza (epistéme). Tale riflessione presuppone una filologia, vale a dire l'accertamento dell'origine e dello sviluppo dei concetti e dei metodi scientifici, ma il suo compito specifico è di giudicarne il valore cognitivo, allo scopo di massimizzarne i risultati teorici e pratici e di orientarne, in prospettiva, il futuro processo evolutivo. Nell'ambito delle scienze umane, e in particolare della storia, l' esigenza epistemologica è generalmente poco avvertita o è considerata in modo riduttivo, come una mera questione "di metodo". Ma più spesso è rimossa come secondaria o inessenziale, tanto più che da parte della stragrande maggioranza degli autori, anche accademici e di genio, è felicemente ignorata. Nell'ambito della storia militare, notoriamente meno acculturata e sofisticata di altre discipline storiche, sollevare la questione epistemologica può ancor oggi sembrare una bizzarria se non una impertinente provocazione. Del resto è sintomatico che perfino le poche dozzine di scritti, per lo più incidentali e poco pregnanti, dedicati al significato e allo scopo del la storia mi li tare (v. bibliografia) non sembrano aver coscienza di essere embrionali "epistemologie" di tale disciplina.
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Virgilio Ilari
Storia generale e storia caporale Oltre a varie ragioni futili, la ragione forte di tante resistenze è l'idea corrente, quasi lapalissiana, che la storia militare sia (o debba essere) un specializzato della storia cosiddetta "generale" settore (Gesamtgeschichte). Lo affermava negli anni Trenta la nostra Enciclopedia militare, lo hanno ripetuto nella nostra generazione maestri insigni come André Corvisier e, in riferimento incidentale alla questione delle cattedre universitarie specifiche, anche Giorgio Rochat. E' facile comprendere che tali definizioni riflettono l'intento prati co, storicamente e culturalmente determinalo, di accreditare gli studi storico militari nell'ambito accademico, dove soltanto in epoca recentissima la scienza politica ha germogliato i primi corsi ancillari ili "studi strategici". Nondimeno in esse si manifesta la tassonomia sostanzialista e gerarchica degli studi storici alla quale si ispirano appunto gli ordinamenti accademici , quel che Fueter chiamava "Schubladensystem" (a proposito del Siècle de Louis XIV voltairriano, capostipite dell"'histoire-tableau") e Fcbvre "le système de la commode", nei cui cassetti col1ocare ordinatamente i vari settori e sottosettori della realtà e della relativa storiografia (politica, arte, diritlo, economia, guerra ed eserciti e così via). [I guaio è che il concetto di storia "generale" è del tutto privo di senso. Certamente esistono un "pensiero storico" e una "scienza storica", vale a dire un atteggiamento culturale e un metodo comuni a tutte le discipline storiche: è dunque corretto, anche se un po' tautologico, definire la storia militare come "disciplina specialistica della scienza storica", come ha fatto nel 1976 un gruppo di lavoro dell'ufficio storico della Bundeswehr (MFA) presieduto da H. Huerten. Ma "scienza storica" non equivale affatto a "storia generale". Forse piacerebbe chiudere la storia in un suo ghetto dilettevole quanto innnocuo e insignificante, ma per fortuna il pensiero storico spunta dappertutto e la critica storica è onnivora. Ma non può esistere una storia che, per quanto vasta, complessa e magari " universale", non sia in realtà specialistica, se non in relazione all'oggetto almeno allo scopo. Lo sono anche la storia della storiografia e quella, più penetrante e meno frequentata, del "pensiero storico" (nel senso definito da Santo Mazzarino). In realtà l'unica chiave in cui è possibile concepire una storia "generale" è quella escatologica della storia sacra e della filosofi.a della storia, non a caso anlagonizzate dalla relativa storiografia critica. In realtà il concetto di storia "generale" è il mero riflesso dcli' ordinamento accademico, dove le discipline storiche fondamentali sono scandite per "epoche" (o meglio in base alla diversa difficoltà di leggere e interpretare le fonti) mentre quelle connotate da aggettivi non temporali ("storia americana") o da genitivi ("storia dell'arte") sono in genere considerate ancillari e spesso facoltative. Ma questa prassi della corporazione accademica risponde a criteri talmente lontani dal rigore epistemologico da riconoscere "specializzazioni" addirittura esi laranti come la "storia del Risorgimento" di spadoliniana memoria.
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La scansione "per epoche" riflette il passato predominio della storia "politica" o "nazionale" (histoire-bataille) derivata dalla storiografia classica e dall'annalistica. Ma oggi, per fortuna, ciascuna specializzazione "epocale" indica soltanto un fascio di discipline particolari, le uniche che abbiano davvero un senso e un interesse scientifico. In realtà la scansione per epoche si limita a registrare il diverso rango socioculturale delle storiografie, dall'eccellenza aristocratica della storia "antica" e " medievale" fino al lumpenproletariat della storia "contemporanea", t,ùora meno acuta e informata dei tanto disprezzati contributi extra-accademici alla ricostruzione e narrazione del passato. L' "oggetto" e lo "scopo". Quale specificità della storia militare? Tra i molti vantaggi pratici di questo "incasellamento" della storia militare in quella "generale" vi è di sgombrare il campo da ogni complicazione epistemologica. infatti se è una semplice parte di un tutto, il problema è riassorbito dalla "generale" epistemologia del metodo storico. Ma su cosa si fonda allora, la specificità delJa disciplina? La risposta, altrettanto lapalissiana, è che si fonda sulla specificità del suo "oggetto", vale a dire "il militare". E su cosa si fonda, allora, la "specificità" del militare? Clausewitz, com'è noto, se la cavava con una metafora un po' zoppa: la "tattica" (ossia il campo specifico del "militare") non ha una logica distinta dalla "poi itica"; tuttavia gode nei confronti della politica della medesima autonomia che una "grammatica" avrebbe rispetto alla "logica". Francamente non mi pare che questo elegante giochetto spieghi gran che: Mao Zedong andava più al sodo quando diceva che spettava al "partito" comandare "i fucili". Infatti è del tutto impossibile delimitare concettualmente un campo di ricerca usando un aggettivo sostantivato come surrogato di un sostantivo che, non a caso, nessuna lingua ha mai potuto coniare. L'aggettivo "militare" può applicarsi ad un numero assai elevato e.li sostantivi, dalla filatelia alla musica, inclusi molti sostantivi che indicano vere e proprie discipline; non soltanto, com'è ovvio, quelle che designano le applicazioni tecniche delle scienze esatte, ma tutte le scienze umane: geografia, diritto, economia, politica, arte, sociologia, filosofia, psicologia, teologia, f?ender studies ... perchè non c'è facoltà o attività umana che non sia investila dalla guerra e non possa essere sfruttata come fattore bellico e anche specificamente militare, magari a cominciare proprio dall'antimilitarismo e dalle ricerche sulla pace. Non c'è dunque da meravigliarsi se finalmente, soprattutto negli ultimi decenni, tutte le scienze umane diverse dalla storia hanno cominciato ad investigare gli aspetti "storico-militari" del proprio campo di indagine. Basta soltanto chiarire che una storia della medicina militare o dell'assistenza spirituale alle forze armate non sono la stessa cosa di una storia militare del servizio sanitario o del fattore religioso nella coesione delle truppe. Quel che le rende differenti è il djverso interesse (focus, scopo, destinatario) della ricerca e dunque il tipo di fonti che essa deve utilizza-
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re e di cognizioni che essa presuppone nello studioso. E' dunque sullo scopo, non sull'oggetto, che si fonda, o dovrehbe fondarsi, la specificità di una storia propriamente "militare". Ed è chiaro che, essendo il militare una semplice modalità della politica, lo scopo della sloria propriamente "militare" non può esser altro che uno scopo "politico". Il settore di studi nel quale mi sono formato, quello della storia del diritto, ha conosciuto un dibattito epistemologico ben più antico, più approfondilo e culturalmente più agguerrito di quello che ha finora interessato la cosiddetta storia "generale", per non parlare della storia militare, ultima arrivata. La storia del diritto è stata infatti, dopo la storia sacra, la seconda disciplina storica affiancatasi al genere letterario della storiografia classica. Ma la storia del diritto non deriva dalla storia, bensì dal diritlo, che è anch'esso, come il militare, una semplice modalità della politica (con tutto il rispetto per la separazione costituzionale dei poteri, che sono, appunto, lutti "politici "). Come più tardi la storia della medicina o dell'economia, anche quella del diritto non è nata, infatti , da un accumulo di conoscenze storiche, bensì da un'esigenza critica - non soltanto tecnica, ma soprattutto etico-politica inlema alla scienza o alla prassi di riferimento (medica, giuridica, economica) resa stagnante dal principio di autorità e da una dogmatica considerata insoddisfacente. E a sua volta la storia del diritto è stata, agli albori dell 'età moderna, l'incunabolo della scienza politica e, agli albori dell'età contemporanea, l'incunabolo dell'economia e della sociologia. Anche nel campo degli sludi storico-giuridici si è verificata, a partire dall a fine degli anni Sessanta, una crescente inflazione degli approcci extragiuridici, invano avversata dai pochi autori che hanno cercato di difendere - anche con scritti teoric i ma soprattutto con ricerche esemplari - la specificità della storia "interna" del diritto (vale a dire una storia rigorosamente "giuridica") dal nuovo gusto sociologizzante per la storia "esterna" delle istituzioni e della prassi giudiziaria e negoziale: e della stessa scienza giuridica. Dubito che l'apporto della nuova storiografia giuridica abbia davvero arricchito la storia economica, sociale e politica, o magari quella militare. Ma certamente la perdita di specificità e la conseguente marginalizzazione della storia del diritto ha impoverito la scienza giuridica, privandola dell' unico antidoto critico al rapido rifiorire di una nuova dogmatica grossolana, brodo di coltura della barbarie giudiziaria e legislativa di cui quest' ultimo decennio ci ha già dato i primi assaggi (come sempre nel vile s ilenzio, se non quando nella cinica complicità, di molti scienziati del diritto). La difesa accademica della storia militare
Com' è logico, a sollevare un po' di dibattito sulla natura e sugli scopi della storia militare, sono stati assai più i suoi difensori che i suoi detrattori . Facendo un bilancio complessivo di lutti questi interventi, emerge anzitutto che si tratta di una difesa su due fronti contraddittori. Alcuni, come Corvisier, si sono preoccupati di difendere la dignità accademica di
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una disciplina a lungo disprezzata dalle università, per lo meno da quelle continentali, cd ancor oggi appena tollerata con qualche sufficienza, secondo il principio che un sigaro e una cattedra non si negano a nessuno. E in tale perorazione non si è mancato di esibire il martirologio degli storici militari all'epoca della "traversée du désert", col celebre caso della cattedra a lungo negata a Delbrtick dall'Università di Berlino e meno noti ostracismi contro gli eroici pionieri francesi fino al 1971 , quando la Sorbona sessantottarda concesse finalm ente un a cattedra a Guy Pedroncini, forse perdonandogli lo studio "collaborazionista" sull'alto comando del maresciallo Foch, in virtù dell'altro suo studio-denuncia s ulla censurata mutinerie del 1917. Naturalmente la difesa accademica deve sostenere che la storia militare non presenta sostanziali differenze di metodo e di interesse rispetto alle altre discipline storiche riconosciute dall'università. Infine lo stesso Corvisier riconosce giustamente di essere uno storico "dei militari" piuttosto che uno storico "militare". Anche in Italia la situazione non è diversa, se si pensa che la corrente oggi dominante nella produzione storico militare accademica è formata dagli "storici delle classi dirigenti" (rappresentati dalle "scuole" torinese, padovana e napoletana) e che una commissione di dottorato formata da costoro ha ritenuto " non attinente" alla storia militare
una proposta di ricerca sulla recezione di Clausewitz in Italia. Ho qualche dubbio, pensando ali' esperienza italiana e alle testimonianze dei colleghi francesi, che questa esibita "civilizzazione" della storia militare sia davvero in grado di supenrre i preconcetti e le preclusioni accademiche. Ma ai fini epistemologici è una questione estrinseca, se non del tutto irrilevante. Che l'università di Berlino abbia fatto sospirare la cattedra a Delbrtick è un aspetto della storia della cultura accademica tedesca, non della storia militare. Alla quale appartiene invece il tempestoso rapporto tra Delbriick e il Grande stato maggiore tedesco, fino alla nota requisitoria dello storico contro il piano Schlieffen e le lezioni sbagliate tratte dalla strategia fcdcriciana e dalla vittoria cannense di Annibale, per non parlare del tendenzioso fraintendimento della lezione clausewitziana. Naturalmente il punto di vista del Grande stato maggiore su Delbri.ick era identico a quello dell'Università di Berlino. Le burocrazie corporative amano accreditarsi vicendevolmente sulla pelle degli eretici e dei contestatori, talora ricompensati da postume lacrime di coccodrillo. Sicuramente gli stati maggiori non hanno nulla da temere da una storia militare accomodata nelle università ed estranea al dibattito sulle decisioni strategiche e militari attuali. La selettività dell'accesso alle fonti archivistiche riduce fin quasi ad azzerarlo il rischio di polemiche fastidiose (e in ogni caso inessenziali) e il finanziamento di ricerche erudite migliora l'immagine e il prestigio, se non della funzione nùlitare, almeno del.la burocrazia in uniforme. Inoltre la difesa e l'involuzione accademica della storia militare confermano e rafforzano il radicato pregiudizio dei tecnici militari nei confronti della sua utilità pratica. Questo aspetto non è stato finora chiaramente rilevato da coloro, più numerosi degli accademici, che hanno dife-
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so la storia militare sull' altro fronte, quello dell ' utilità per la strateg ia e il pensiero militare. Soltanto van C reveld ha rilevato di sfuggita che "this socializing of military history" sfocia spesso in una ricostruzione epocale ("static pictures"), in una histoire-tableau, utilissima per ridurre gli anacronismi ne i romanzi e nei film storici ma a spese dello storicismo, cioè della critica e dell'intelligenza storica del presente.
Ne sutor ultra crepidam! Ma la polemica di van Crcvcld verte soprattutto sulle incursioni dissacratorie e pasticcione degli storic i "profani", accusati di non avere la più paJJida idea della guerra e del modo di essere degli eserciti, di far perdere di vista che "lo scopo delle forze armate è, o dovrebbe essere, quello di fare la guerra" e di esporsi a ''.foolish misunderstandings". Chi, fra gli storici militari "duri e puri", di fronte a certi saggi di storia militare "allargata" non ha pensato almeno una volta al detto milanese "oftelé fa ' I to mesté" (pasticciere, fa il tuo mestiere)? Ma a ben guardare non si vede per quale motivo i "duri e puri" debbano rammaricarsi se altre discipline, dal loro punto di vista e con le proprie metodologie, fanno qualche innocua e magari fertilizzante "invasione di campo". Non solo è del tutto legittimo, ma anche arricchente e dunque auspicabile che ciò avvenga in misura sempre più seria e rigorosa, anche per autoemendare, col tempo e la critica, qualche "pazzesco fraintendi mento" (di c ui non mancano certo esempi anche nella storia militare "dura e pura"). Senza contare che que l che non strozza ingrassa: in fondo l'allargamento accademico della storia militare consente anche a noi cuculi, a rischio di estinzione per le micidiali doppiette degli stati maggiori, di deporre qualche strano uovo negli ignari nidi altrui ... La questione forte che deve interessare quanti coltivano la stori a militare in rapporto alle esigenze strategiche e militari del presente, è quella di giustificarla neH'ambito della scienza strategica, dell'arte militare e delle discipline militari settoriali (tattica, organica, logistica). Per poterlo fare è anzitutto necessari o riflettere sulla vera origine della storia militare, sfatando il luogo comune che la identifica con l' histoire-bataille, o histoire évenémentielle messa in berlina sessant'anni fa dall a scuola delle Anna/es. Tn realtà queste definiz ioni spregiative, del resto abbastanza sciocche, si riferivano ali' enfasi "narrativista" della storiografia classica, vale a dire proprio a quella pretesa "storia generale" (o per meglio dire "nazionale") scandita per "epoche" e "periodi" storici ricavati, come l' annalistica, daJla prosopografia dei governanti , nella quale i difensori accademici della storia militare vorrebbero riassorbirla.
Genealogia della storia militare "dura e pura" Le cose stanno però in modo diverso. Come la storia del diritto e quella della medicina e delle altre scienze e discipline tecnico-scientifiche e umane, la storia militare non deriva affatto dalla storiografia classica o
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addi rittura dall' annalistica, ma si è costituita proprio in antitesi ad essa, esattamente come la storia socio-economica e culturale perorata dalle Anna/es. All'origine della storia militare non ci sono né Tucidide, né i racconti polibiani e liviani della pugna canncnsc né i Commentari di Giulio Cesare e nemmeno il confronto machiavelliano tra la mili zia degli antichi e quella dei moderni: questi ultimi sono semmai fonti retrospettive, non modelli per la storia militare. All'origine della disciplina c'è invece il tipico lavoro dell'intelligence, vale a dire la sistematica raccolta e il sistematico impiego ai fini decisonali di studi e rapporti degli ambasciatori , delle spie e dei comandanti, carteggio dei comandi periferici, interrogatori di prigionieri, statistiche socio-economiche, cartografie, progetti strategici, piani operativi, studi tecnico-scientifici, segreti industriali. La più famosa, anche se forse non la più antica raccolta di questo tipo di materiale è quella iniziata nel 1675 presso il Dépot de la guerre annesso alla corte francese e affiancato a partire dal 1699 dall'analogo Dépot de la marine, entrambi illustri antenati degli odierni e declassati Services Histnriques des Armées. F u il materiale raccolto in questi Dépots ad alimentare il g rami dessein di Luigi XIV come la grande strategia di Lazare Carnot, l' "organisaleur de la victoi,-e" ri voluzionaria. Non furono i classici dell' arte militare, ma gli studi elaborati sulla base di questo materiale, inclusi quelli inediti dell'ingegne re franco-savoiardo Bourcet, i testi che Bonaparte racconta di aver letto febbrilmente nelle due settimane cieli' agosto 1794 in cui, prigioniero nel Fort Carré di Antibes, sfidava la prospettiva di una morte ingloriosa approfondendo lo studio della manovra compiuta nel 1745, su consiglio di Bourcet, dall'Armata delle Tre Corone borboniche comandata dal maresciallo Maillebois: e ora imitata, nel concetto generale, dall'Armée d '/talie, aggirando dalla Liguria il dispositivo austro-sardo dell'Alto Nizzardo. Era quindi una storia "riservata" o "del principe", tanto più importante quanto più ignorata dai dotti (e dal potenziale nemico). Un tipo cli storia scientifica e finali zzata che venne per la prima volta "democratizzata" nel 1766 con la pubblicazione della History of the Late War in Germany di Humprey Evans Lloyd (i l primo teorico anticonformista della "strategia geometrica") e poi ancora nel 1797 con la storia della guerra della prima coalizione di Gerhard Johann David von Scharnhorst, un artigliere hanoveriano di estrazione borghese, giustamente considerato il fondatore della storia militare scientifica. Continuata poi dal suo allievo e pupillo Clausewitz con le splendide monografie sulle campagne delle Coalizioni antifrancesi che hanno reso intellettualmente possibile il diverso progetto del Vom Kriege, insuperato tentativo di una teoria metastorica della guerra. Ciò spiega il ruolo della storia militare nella formazione degli ufficiali cli stato maggiore e degli "uffici storici" istituiti all ' inizio dell'Ottocento da tutti gli eserciti (e poi anche da molte marine) europei nell'ambito del comando del corpo di stato maggiore. Non servivano a formare i comandanti, ma a supportare l'attività dello stato maggiore con lo studio profes-
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sio nale e mirato dei precedenti e delle esperie nze nazionali ed estere. Funzioni che oggi sono (o dovrebbero essere) prop1ie dell' intelligence: esse costituiscono anzi l'essenza stessa dcll' intelligence, che non consiste (o non dovrebbe consistere) nella mera acquis izione delle infom,azioni, ma nella capacifa di "processarle" per orientare l'azione di governo in tutti i settori, incluso quello politico- e tecnico-militare.
Metamoifosi degli Uffici storici Nella seconda metà dell'Ottocento fu questo secondo tipo di storia militare "scientifica" (ma in realtà letteraria e generalizzante) a prevalere su quella applicata e pratica p rodotta dagli stati maggiori. Probabilmente al declassamento degli uffici storici ha cont1ibuito in modo decisivo l'assorbimento delle loro funzioni più qualificanti da parte dei servizi informazioni, nùlitari e civili (a proposito di open sources, secondo il senatore Cossiga la CIA compra tutto e legge tutto: ma neppur lui, quando comandava le Forze Armate italiane, è riuscilo ad ollcnere che le nostre molteplic i rappresentanze a Washington acquistassero regolarmente almeno una piccola parte della stenninata e vertiginosa produzione anglosassone di lihri strategici e militari. Tn fondo hastava prendere la m etropolitana una volta al mese per andare a spigolare al mega bookshop militare della fermata Pentagon). Eppure posso testimoni are che i nostri ufficiali operativi la stori a militare pratica sono perfettamente in grado di scriverla. Ho avuto infatti la fortuna d i pa1tecipare, ovviamente da "esterno" e con i dovuti li mi ti di riservatezza, ad una eccellente analisi a tutto tondo dell'esperienza dell'operazione Ibis in Somalia compiuta dagli ufficiali frequentatori della XLVl sessione (1 994-95) del Centro alti studi difesa italiano (alcuni dei quali reduci dall' operazione). E di sfogliare, onnai declassificato, uno studio dell ' VIII sessione (1956-57) s ulle "previsioni e provvedimenti per un ca-;o di invasione del territorio nazionale" che dimostrava una acuta comprensione delle particolati caratteristiche strategiche e militari della guerra partigiana italiana - per inciso la più lunga, sanguinosa e insidiosa, sollo il profilo militare, incontrata dalla Wehrmacht nell'Europa occidentale. Comprensione del tutto assente, ritengo, nella sterminata letteratura pubblicata in argomento, sempre più rarefatta e istupidita dall'abuso degli stereotipi e dei canoni tralatizi. Ciò non significa ovviamente che gli Uffici storici siano divenuti supetilui. A prescindere dalle numerose e complesse funzioni amministrative e archivistiche che in ogni caso li rendono necessari, dopo la seconda guerra mondiale la loro visibilità esterna è stata semmai valorizzata, trasformandoli in "enti culturali delle Forze Armate" (come li ha definiti nel 1985 il secondo, e ultimo, Libro bianco della difesa italiano) e aprendoli più o meno rapidamente (in Francia dal 1945) non soltanto alla pubblica consultazione degli archivi, ma anche alla collaborazione di studiosi esterni mediante commissione e acquisto, ai fini della pubblicazione, di opere dell'ingegno di interesse storico-militare. Naturalmente
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con alcune eccezioni, che in Italia riguardano ad esempio lo speciale Ufficio storico del Comando generale dcll' Arma dei Carabinieri (non esiste l'equivalente per gli altri corpi di polizia a statuto militare e civile, a parte qualche iniziativa collaterale o addirittura amatoriale). A differenza degli uffici storici continentali , quelli americani non si limitano però ad archiviare e microfilmare documenti cartacei, fotografici ed eventualmente cinematografici versati da enti esterni, ma progettano ed effettuano in modo autonomo vere e proprie campagne mirate di ricerca e acquisizione. Le più interessanti dal punto di vista dottrinale e operativo sono quelle relative alla "storia orale" immediata delle campagne e delle operazioni militari. Questa prassi risale all' operazione Torch (lo sbarco in Marocco del 1942). Durante la guerra di Corea operarono 8 "distaccamenti di storia militare" e 26 nella guerra del Vietnam, dove furono realizzate 1.500 interviste (la sola testimonianza orale del comandante in capo, generale William C. Westmoreland, è un documento di 600 pagine). Nel 1977-78, da interviste con approccio tematico fu tratto un documento cli 800 pagine suU 'A rmy Aviation, considerato il testo di riferimento obbligato per quals iasi studio sull' impiego degli elicolleri in un conflitto periferico. F. n:lturalmente gran parte di questo materiale è consultabile, non solo presso il Center of Military History di Washington, ma anche a casa propria in qual siasi parte del mondo, semplicenente commissionandolo ali' UPA (University Publications of America). Per ora la collezione UPA Amied Forces Oral Histories include due documenti rel ati vi alla seconda guerra mondi ale (Combat lnterviews e U. S. Army Senior Officer Oral Histories) e uno alla guerra di Corea (Korean War Studies and A/ier A.ction Reports). Come racconta Frédéric Guelton, al termine della guerra del Golfo questa esperienza fu imitata, sia pure a titolo speri mentale, anche dal Service Historique de l'Armée de Terre (SHAT). La missione, ideata dal generale Janvier e affidata ad un solo ufficiale del SHAT, venne effettuata in sole due settimane in territorio saudita, iraqeno e kuwaiti ano, relativamente al solo personale dell'esercito francese (Division Daguet), registrando soltanto 22 cassette per complessive 30 ore. Il fatto che, diversamente dagli enti storico- militari de lla Bundeswehr e delle Forze Armate francesi e americane, gli Uffici storici italiani siano rimasti formalmente inquadrati nei rispettivi stati maggiori di Forza Armata anzichè posti alle dirette dipendenze del ministro della Difesa, non implica certamente che la loro attività abbia ancora qualche influenza, neanche minima e indiretta, nel processo decisionale politico-strategico: implica semmai che sono un po' più vincolati da supervisioni non profess ionali, un po' meno liberi di sviluppare una efficace politica "interforze" della ricerca storico-militare e un po' meno tenuti presente dal ministro. A dire il vero, si direbbe che sia alquanto limitata anche l'influenza del Centro militare di studi strategici fondato nel 1987 dal generale Carlo Jean e perfino que lla de l nostro servizio informazioni militare, considerato che l'unica guida a disposizione del comandante della missione Alba (la prima
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missione internazionale sotto comando italiano) era il numero speciale di Limes sull' Albania, cartine incluse, acquistabile dal giornalaio a 10 e uro e rotti . Comunque qualora, per assurdo, stato maggiore, governo e alto commissariato non sapessero già tutto quel che c'è da sapere, ritengo che i nostri uffici storici sarebbero in grado di fornire all'istante, in comoda e piacevole lettura, tutti i supporti informativi, editi ed inediti, sulle interessanti esperienze fatte dall' Italia durante le sue precedenti occupazioni dell'Albania e del Kosovo (dal 1914 al 1943). li fatto che sia passato mezzo secolo ha un ' importanza relativa, se qualcuno, come ad esempio Guelton, ritiene che, prima di invadere l'Afghanistan , l'Unione Sovietica avrebbe fallo bene a studiare le due disastrose campagne inglesi del 1839 e 1878.
"Histoire critique" e idola tribus Anche nell'epoca in cui gli Uffici storici erano maggionnente cons iderati nell'ambito degli stati maggiori, la loro attività aveva poco a che vedere con il tentativo di distillare "regole", " principi", "ammaestramenti" (o, come preferiscono gli autori angloamericani, "lessons" , "predicaments", "predictions") dall ' esperienza militare del passato, come facevano i trattati di strategia e arte militare coevi o posteriori al lfon Kriege. Nella Notice sur la théorie actuelle de la f?Uerre et sur son utilité premessa al Précis de l'art de la guerre, Antoine Henry Jomini racconta di essersi " re_jeté" sul la storia militare per cercarvi le " vere regole" e una teoria oggettiva della guerra, lasciando "le champ toujors si incertain des systèmes personnels" esposti nei trattati sull' arte della guerra; naturalmente non l'arida e minuziosa "histoire purement militaire", né "l'histoire à lafois politique et militaire", bensì "l 'histoire critique, appliquée au principes de l'art, et plus spécialement affectée à développer les rapports des événements avec ces principes". Una storia "critica" iniziata da Feuquièrcs e da Lloyd e che Jomini riteneva di aver rifondato con la sua Histoire critique et militaire des guerres de la révolution (a suo dire scopiazzata dall' odiato Clausewitz alme no per la campagna del 1799 ... ). Come la maggior parte degli scrittori di strategia e arte mi litare, .Tomini considerava la storia come "stratégothèque universelle", secondo l' efficace cancello coniato dal generale Lucien Poirier Cles voix de la stratégie, Paris, Fayard, 1985, pp. 26 ss .). In realtà, jominiana o delbrueckiana, I' histoire critique non impedì agli stati maggiori di trasformarsi in "popoli del Libro". Ciascuno brandiva il suo, chi il ½:Jm Kriege, chi gli Etudes sur le combat antique et moderne, chi il Dominio dell'aria: tutti, beninteso, intonsi come il Corano dei cattivi musulmani e la Bibbia dei buoni cattolici. Ma, a parte il culto totemico deg li idola tribus, le dottrine operative e la regolamentazione tattica, pe r non parlare dell ' alto comando politico-militare, non sapevano proprio che farsene di una storia militare "scientifica" beatamente ignara che la guerra "assomiglia ad un camaleonte" e incapace di interpretare lo sviluppo tecnico-scientifico e le reali questioni sul tappeto. 11 cui contrih111n, :1 forn i di distillare e semplificare, si riduce va in definitiva a quattro o nove "prin-
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cipi della guerra", illuminanti come responsi della Sibilla cumana, e così tanto "immutabili" e "universali" da differire a seconda della lingua nazionale. "Innere Nutzen der Militaergeschichte"
Nel 1960-61, mentre si stava ancora completando il riarmo tedescooccidentale nel quadro atlantico, sulle pagine della Wehrkunde si tenne un coraggioso dibattito sull'utilità della storia militare, una disciplina assai apprezzata nella DDR per l'influsso del pensiero militare sovietico, ma che nella Repubblica Federale era stata investita dall' "elaborazione del lutto" per la seconda e decisiva sconfitta dell a Germa nia e, in qualche mis ura, perfino dall' ideologia della denazificazione e dell'espiazione della "colpa collettiva" che aveva condotto addirittura a bandire lo stesso concetto di "geopolitica". Il dibattilo tendeva a difendere l'utilità (Nutzen) della storia militare non tanto all'interno delle università (dove non era nemmeno pensabile poter rimettere piede) quanto all'interno della nuova Bundeswehr (una forza armala che presentava l' lnnere Fiiehrung come una rottura della tradizione militare nazionale, quando era invece il culmine dell' Auftragstaktik; e che, ancora negli anni Settanta, pensava di fregare i German haters aggiornando il canzoniere con fohn Brown' s Body e When the Saints). Nel dibattito risultò minoritaria la tesi dell' utilità "pratica" per trarne un "metodo applicato" (applikatorische MeJhode) all a soluzione dei problemi operativi. Questione ampiamente discussa in rapporto alla questione della teoria della guerra nel IV capitolo del secondo libro del Vom Krief{e dedicato a l " methodismus", ossia alla dottrina e regolamentazione delle operazioni militari. È però significativo che nessuno degli autori inte rvenuti nel dibattito, neppur quelli che difendevano l' utilità pratica del metodo storico, s i sia richiamato a queste pagine, forse le più analitiche e acute mai scritte in materia. Maggiori consensi vennero invece alla tesi minimalista, che riconosceva alla storia militare una "utilità interiore" (/nnere Nutzen) per la formazione culturale e intellettuale dell'uomo di guerra (non solo il soldato, ma anche il diplomatico, lo statista, lo speculatore, il pacifista ... ). Ma, se non conserva più alcuna utilità ai fini della decis ione tecnicopolitica, perchè mai la storia militare dovrebbe essere necessaria, o almeno utile per la formazione intellettuale o almeno culturale dell'uomo di guerra? Molti famosi signori della guerra, da Bonaparte a Patton, han no testimonialo e raccomandalo di leggere i classici dell' arte militare e le memorie dei grandi capitani . Lawrence d'Arabia diceva che con duemila anni di esperienza alle spalle non abbiamo alcuna giustificazione se non sappiamo fare la guerra. Ma lutti costoro ritenevano che la storia militare avesse scopi pratici , non soltanto "interiori". Certamente, nella tassonomia didattica dell'arte militare, la storia resta parte, assieme alla geografia e all ' ingegneria militari, del "trivio" degli
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studi ancillari e propedeutici (ma sotto un altro punto di vista, superiori) che avrebbero dovulo vivificare il "quadrivio" (strategia, tattica, organica e logistica). Tuttavia ha senso soltanto se è strettamente riservata alla formazione di una specifica competenza militare, quella cioè dell'ufficiale superiore di stato maggiore (che a mio avviso dovrebbe essere ripristinato proprio come corpo autonomo, per assicurare la vera direzione "tecnico-militare" di una presudo-professione che di fatto si risolve in una mera sonunatoria di mille mestieri differenti). Al contrario la storia militare è stata declassata al livello elementare degli allievi ufficiali di linea - per giunta imparata a pappagallo, tra l'ora di scherma e quella di ballo, su "sinossi" scritte da pedanti e insegnate da ignoranti (Giuseppe Moscardelli , che teorizzava e soprattutto praticava l' "anticalledra", è l'unico docente, non soltanto fra quelli di storia militare, ancor oggi ricordato con affetto dai veterani usciti da Modena negli anni Cinquanta e Sessanta. Addio, mio capitano!). Fatta in questo modo e con quel destinatario, la didattica della "storia militare" ha finito per trasformarsi nella più efficace immuno-profilassi contro ogni eventuale interesse storico e ogni capacità storico-critica dei futuri ufficiali . Processo c ulminato di recente con l'inserimento di corsi "storico-umanistici" forniti dalle Università viciniori agli Enti di reclutamento dei sottufficiali e volontari di truppa a ferma quinquennale, nella pia speranza di incentivare le vocazioni guerriere con l'esca della "laurea breve" (da non confondere col sistema liberale dei prestiti d 'onore e delle borse di studio che si usa in Ame1ica. Noi infatti facciamo all'"europea", aggiorniamo I' ancien régirne, quando il "rollo di milizia" garantiva esenzioni da tasse e corvées, privilegio del foro civile e criminale, porto d' armi e licenza di caccia. Ma la carne da cannone, gente in grado di vedere la faccia del nemico, si razziava nelle taverne e nelle carceri o si acquistava da imprese specializzate). Può dispiacere che nel dopogue rra sia scomparsa, in modo più o meno permanente, dai corsi superiori di alcune scuole di guerra europee (dai programmi svolti negli anni Ottanta presso l'J\ir University americana si ricava però un giudizio del tutto opposto). Tuttavia, considerata l'attività che si ricava ad esempio da A/ere Flarnmarn, il notiziario della Scuola di guerra dell' Esercito Italiano, forse è stato meglio così, nonostante il valore di alcuni docenti di storia militare (ad esempio i generali Stefani e Pirrone e, per l'Istituto di guerra marittima, l'ammiraglio Ramoino) e con tutta la dovuta considerazione per qualche testo notevole come Il conflitto civile cinese ( 1945-49). Del resto la Scuola di guerra italiana ha incontrato la storia militare anche in altri contesti didattici, soprattutto presso le cattedre di tattica e logistica, ma anche nell'attività del Centro analisi sui conflitti contemporanei di Franco Alberto Casadio collegato con la cattedra di strategia globale del generale Boscardi (fortunatamente la preziosa documentazione accumulata in vent'anni è stata salvata dall'incuria burocratica per generosa injziativa personale dalla dottoressa Marina Ceme, che la conserva nella sua casa di Gorizia mettendola a disposizione della locale universi-
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là). O nel magnifico elaborato sul dibattito relativo alle "difese alternative" prodotto da un gruppo di lavoro del corso superiore del 1976, non a caso animato dall'allievo Carlo Jean. Invece il fatto di aver conservalo o ripristinato la storia militare ncll' iter formativo degli ufficiali subalterni è a mio avviso un omaggio quanto meno inutile, se non addirittura controproducente. Almeno fintantoché cadetlini craniorasali come galeotti, stremati dal bromuro e dall'attività gi nnico-sporti va e rincretiniti dall'analisi matematica, dovranno sbattere i tacchi ad ogni cambio di professore incravattato e supponente. Vale a dire fintantoché l'iter formativo non verrà impostato in modo radicalmente diverso dall'attuale, abbandonando i ritmi di Stakanov e i criteri pedagogici di Procuste e Torquemada (espiazione, sofferenza, completomania, livellamento, ipocrisia, conformismo) e coltivando invece spirito critico, indipendenza di giudizio, iniziativa, responsabilità, piacere di apprendere da sé, propensioni e qualità personali. Tra le quali, talora, potrebbe esserci perfino un talento storicista. La vera questione è che la storia militare sia in grado di fertilizzare il pensiero strategico militare e il processo decisionale politico-militare. Non ha alcuna importanza che tutti gli ufficiali, specialmente quelli esecutivi e operativi, da bambini ne abbiano sentito parlare. Niente paura: non voglio limitargli la carriera: ma non sono certo quattro fesserie pseudo-storiche a stabilire se nel loro zaino c'è o no un bastone da maresciallo. Exempla historica e predizioni
Dicono che un presidente del Consiglio ital iano, il quale ha appena pubblicato le sue memorie di guerra, tenga sul comodino Sun Zu. Pare che ciò gli conferisca qualche prestigio presso i sostenitori e un'aura di insidiosa temihilità presso gli avversari. Dopo aver letto cose comprensibili, ma liddellhartiane, nella versione italiana dalla traduzione inglese; e cose non soltanto del tutto diverse, ma anche del tutto incomprensibili, nella versione italiana dal cinese, confesso di essermi chiesto se il Sun Zu ad uso dei "Figli della Porta d'Occidente" (in cinese equivale a sons of a bitch) non sia per caso un abile falso storico messo in giro dai geniali strateghi della Mitsubishi per convincere le controparti euro-americane che dietro gli occhi a mandorla ci sia un modo diverso e astutissimo di trattare gli affari (magari la strategia dell'un demi plus su cui si è sbizarrito, nel 1983, il geniale Jean Esmein). Utilizzare la storia come "slralegoteca" è come leggere Sun Zu o, nella variante muliebre, consultare l' / Ching, equivalente cinese dei meno raffinati Tarocchi. La letteratura strategica non è la sola a farlo. Lo fanno anche, ai propri fini , anche le scienze umane "predittive", dalla sociologia alla politologia all'economia. Infatti queste discipline utilizzano la storia sotto forma non tanto di indagini diacroniche, quanto piuttosto di case studies, una tecnica argomentativa che i vecchi e nuovi manuali di retorica chiamano exempla historica.
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All'uso degli esempi storici nei trattati cli arte militare e strategia Clausewitz ha dedicato il VI capitolo del secondo libro del Vom Krie,?e, distinguendo l'uso meramente retorico (come semplice illustrazione o sviluppo del pensiero o argomento probabilistico a sostegno di una detenninata tesi) dallo studio comparato di un complesso di molti avvenimenti storici allo scopo di "dedurne insegnamenti che in tali testimonianze trovano la loro vera prova". A suo giudizio gli esempi storici "chiariscono la materia e costituiscono altresì le prove più solide nelle scienze sperimentali". L' unico propblema è, a suo avviso, soltanto quello di saperli usare, guardandosi da una lunga e interessante tipologia di errori frequenti, in primo luogo quello di scambiare quantità con qualità e pertinenza. Ma è proprio la pertinenza degli esempi storici ad essere sfidata dal mutamento storico. "Più noi penetriamo - scrive Clausewitz - nei particolari delle cose, allontanandoci dai rapporti generali, tanto meno possiamo scegliere i modelli e i dati di esperienza nei tempi lontani: giacchè non ci è possibile apprezzarne sufficientemente gli avvenimenti, né applicare i risultali di questo apprezzamento ai nostri fini, dato il cambiamento completo avvenuto nei mezzi". La pertinenza degli esempi storico-militari è stata contestata tre volte, durante il Novecento, in corrispondenza di fratture epoca(j dell' esperienza bellica: l'avvento della "guerra di macchine" e della "guerra totale" già "previste" da I van Bloch (non uno storico, ma un geniale poligrafo "economista"), poi l'avvento dell"'era nucleare", infine l'odierna "rivoluzione negli affari militari" e l'ambizione americana di rrogettare il modello di sicurezza globale e la struttura delle forte armate necessari per governare il XXI secolo. Van Creveld assesta una splendida stilettata cattivista ricordando una quarta frattura epocale: quella dei whiz.-kids chiamati al Pentagono da Roberl McNamara, che "depised militmy experience (and history) but seemed lo know everything about economics, management, system analysis, and computer service. Unfortunately, it soon turned out, they know ahsoLutely nothing of war" . Non è dello peraltro che in Vietnam gli storici militari avrebbero ottenuto risultati migliori degli enfants-prudige. Semmai è più interessante ricordare che, durante la crisi dei missili del 1962, il presidente Kennedy, cioè il tutore politico dei "maghetti", si mise a leggere il saggio di Barbara Tuchman sullo scoppio della prima guerra mondiale. Le polemiche futuriste contro la storia militare che serve a preparare le guerre ciel passato sono tutl' altro che infondate e futili. Sono anzi talmente interessanti che dovrebbero essere oggetto di una specifica indagine di slmia militare comparata (il fatto che non risulti a me, non significa certo che qualcuno non l'abbia già scritta). Sicuramente è più civile impiegare concetti storiografici come "frattura" ed "epoca" per zittire i grilli parlanti che spiaccicarli a martellate sul muro col sistema di Pinocchio (almeno dal mio punto di vista di grillo parlante s ulla riforma italiana del reclutamento militare). Purtroppo, però, per comprendere rispetto a cosa le "fratture epocali" sono "fratture" occorre sapere come le cose stavano prima, come stanno adesso e come prevedibilmente staranno dopo l'evento considerato "epo-
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cale". Cioè è necessario fare, magari senza saperlo, una ricerca storica originale e pronunciare un giudizio storico. Forse per questo i rotocalchi segnalano in media un paio di rivoluzioni sessuali all'anno. Ma soltanto la ricerca storica è in grado di valutare la vera portata di una " rivoluzione" militare (cfr. A League of Airmen. U. S. Air Power in the Culf War, uno studio, pubblicato nel 1994, condotto nell'ambito del "Project Air Force" della RAND Corporation). Oppure, meglio ancora, di scoprire le "rivoluzioni si lenziose", quelle di cui non si è avuta alcuna consapevolezza esterna, come ha fatto Guy Hartcup in The Silent Revolution. Developmen.t of Convention.al Weapons 1945-85 (Brassey's, 1993). D'altra parte è dubbio che, oltre ad cspon-e e persuadere, gli esempi, anche pertinenti, servano davvero ad accrescere la conoscenza e indurre principi e regole generali . Il limite degli exempla è di fondarsi sull'analogia. Beninteso, senza analogie e metafore non solo non potrebbe esserci la scienza, ma neppure il linguaggio umano. Ma l'analogia è per sua natura autoreferenziale e tautologica: vale a dire ci conferma, in forma ordinata e corretta, quel che avevamo già compreso in altro modo. Secondo la stroncatura iconoclastica di Mearsheimer, le opere e le citazioni storiche di sir Basi I H. Liddell Hart sarebbero mera falsificazione al servizio di una teoria strategica preconcetta, vale a dire quella dcli' indirect approach. Un giudizio che non ha mancato cli sfiorare, a mio avviso ingenerosamente, anche la "liddellhartiana" Crand Strate}?y (?{ the Roman t:mpire (1976) di Edward N. Luttwak, che è anch'essa un superbo apologo, sorretto da una ricerca storica solida e diretta, per quanto innovativa e non conformista, in cui si utilizza un' idea della strategia difensivista della Pax Romana per perorare una svolta radicale nella strategia difensivista della Pax Americana. Ma il peccato che Mearsheimer contesta a Liddell Hart e altri a Luttwak, è in realtà il peccato originale della scienza storica. Senza un' idea forte e preconcetta, vi sarebbero tutt'al più cronaca e narrazione, giammai interpretazione, spiegazione e giudizio, cioè la ragion d'essere, il Beruf della scienza storica. La stessa scelta del tema, dalla quale dipende !"'invenzione" (inventio) delle fonti (vuol dire "trovarle", non "inventarsele"!), predetermina il risultato, figmiamoti i criteri metodologici, lo strumento concettuale impiegato nella ricerca e l' uso analogico elci risultati. È vero che il concetto di indirect approach non s i trova nelle fonti relative agli esempi storici considerati da Liddell Hart: ma, Jelix culpa!, questa sua aggiunta interpretativa, aprioristica e forse forzata negli esempi da lui scelti, resta nondimeno uno strumento permane nte di orientamento non soltanto del pensiero e delle decisioni strategiche successive, ma anche deH' interpretazione storica. Van Creveld ha criticato l'uso, anche corretto, dell'analogia, osservando giustamente c he "è un errore credere che si possa apprendere qualcosa soltanto dai casi analoghi. Piuttosto, scrive, è spesso una radicale diversità di circostanze che può condurre alle intuizioni più profonde". Ma la vera questione è c he l'uso degli esempi storici non ri g uarda I' epistemolo gia della storia militare bensì quella dell' arte militare e della strategia.
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La critica storicista delle questioni militari
In realtà gli esempi storici non solo non riguardano la scienza storica, ma sono proprio il contrario dello storicismo. Lo stesso concetto di esempio storico manifesta l'ingenua convinzione che la storia sia una scienza del "passato", circondata dalla paciosa neutralità delle cose inutili e dalle pi acevolezze dell'otium et dileclum. Una scienza che si vorrebbe talme nte istupidita dall'archiviodipendenza e dall'ossequio confonnista, da ratificare e addirittura interiorizzare i vari off limits piantati a difendere ("'attualità" dall a critica storica (dalla regolamenta7.ione dell'accesso agli archivi alla tutela giudiziaria non soltanto dell'onorabilità, ma anche della privacy). La storia antica dimostra che la scienza storica non dipende dagli archivi, ma dalla capacifa di trovarsi le fonti, inclusa la capacità di crearle ex novo, come insegna il metodo della storia orale. In ogni modo la storia immediata ha a disposizione le stesse " fonti ape,te" dalle quali l' intelligence delle barbe finte trae (o dovrebbe trarre, se ne fosse capace) i nove decimj delle sue informazioni. La questione è di avere il talento, o, se vogliamo dirla con Clausewiz, il r.oup d 'oeil dello storico. Del resto non è detto che la storia militare pratica non possa utilizzare e processare anche fonti ri servate: anzi, come ahhi amo visto, essa è nata proprio a questo scopo. Può darsi che accada di rado, ma accade che storici profcssion.isti, come altri tipi cl.i scienziati, abbiano accesso a fonti riservate nell'amhito di consulen ze per governi, parlamenti, stati maggiori, servizi infonnazioni e organi giudiziari. Il vincolo di riservatezza può giungere fino a segretare in tutto o in parte il risultato o perfino la notizia stessa della ricerca, ma il fatto di non poterla puhhlicare è irrilevante se comunque influisce sulla decisione del destinatario. Peraltro la pregnanza della critica storica non dipende dalla cronolog ia. Vi sono questioni squisitamente storiche, come la morfogenesi del linguaggio strategico e militare, che non possono essere neppure impostale senza una solida base di fil ologia classica. È la questione di cui parla Clausewitz nel V capitolo del secondo libro del Vom Kriege, dedicato, appunto, alla "critica". Nelle ultime pagine di questo lungo e denso capitolo, Clausewitz affronta anche la specifica questione dell a critica de l linguaggio. "Maggiori inconvenienti - scrive - si riscontrano nell' apparato di terminologie, espressioni artific iali e metafore che i sistemi (teorici) trascinano con loro e che, al pari di una banda di ladruncoli, come il servidorarne di un esercito, staccandosi dal loro principio, si aggirano in Lulle le direzioni". È sempre consigliahile che l'aggiornamento del NOTL (Nomendatore Organico, lattico e Logistico) si misuri col rasoio di Occam e col principio entia non sunt multiplicanda praeler necessilalem. Ma, soprattutto in materia militare, continui aggiornamenti sono assolutamente necessari . Una decina d 'anni un qualificato ambiente nazionale fu collo da un breve sgomento all'ordine di improvvisare per il giorno dopo un simposio internazionale sulla "sustainability" . In mancanza della più recente letteratura
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mil itare americana per le surriferite ragioni burocratiche, un modesto habitus filologico indirizzò comunque verso l'esatta decrittazione del piccolo enigma. E mi pare che quel concetto s i s ia rivelato utilissimo per una migliore reimpostazione delle questioni logistiche. La filologia, che è forse la più raffinala e illuminante applicazione della critica storica, non si risolve nella mera decrittazione ed esatta comprensione di termini e concetti complessi. Essa rende più coscienti delle implicazioni e dei condizionamenti culturali e ideologici del passato che sono incrostati e veicolati dalle parole e rende ragione delle infinite variazioni di senso e significato che esse subiscono in diversi contesti epocali e culturali. Il rapporto fra teoria e critica storica non è gerarchico, ma di interazione. Anche la teoria, secondo Clausewitz, serve alla storia. "La storia della guerra, con tutte le sue manifestazioni, è anche, per la critica, una sorgente di insegnamento cd è naturale che la critica impieghi, per chiarire le cose, le luci stesse che lo studio dell'ambiente le ha fornito ( ... ) La conoscenza dei fatti precedenti e contemporanei non si basa, infatti, esclusivamente su informazioni positive, ma sopra un gran numero di ipotesi e di supposti: non vi è anzi, fra le notizie circa fatti puramente accidentali, quasi nessuna che non sia stata giù preceduta da congetture e pres unzioni destinate a sostituire l' informazione certa nel caso in cui questa mancasse". Infatti il compito della critica storica non è di far rivivere "gl'hanni già fatti cadaucri" dell ' Anonimo manzoniano, né di trarre ammaestramenti e precetti dal passato. Il suo compito è invece quello <li liberare il presente, cioè l'uso che facciamo del linguaggio e della ragione, dai condizionamenti impliciti del passato. Non esiste un altro modo di liberarsene se non quello di riconoscerli e giudicarli. È puerile e illusorio pensare di chiuderli fuori dalla nostra vita personale e dalla nostra professione inventandoci un nuovo universo autoreferenziale: in questo modo semmai diamo loro nuove e migliori occasioni di nuocere alJa libertà del nostro spirito e del nostro intelletto. È soltanto la critica storica, in ogn i campo del sapere e in ogni aspetto della società e della persona che, almeno in qualche misura, può liberarci <l,ùla "coazione a ripetere"; che può indicarci i veri percorsi intellettuali e interiori dell'innovazione e dell ' originalità. Qualche difensore della storia militare "dura e pura", come ad esempio Kaegi, si è preoccupalo di tracciare un elenco esemplare di punti e questioni qualificanti. Ma perchè mette re limiti all ' umana Provvidenza? La vitalità di una disciplina non si misura daJle perorazioni e dalle casuali prescrizioni, bensì dalla fecondità dei suoi prodotti. TI miglior contributo di van Creveld alla difesa della storia militare " dura e pura" non è il saggio d'occasione citato in bibliografia e spesso richiamato in questo lesto, ma piuttosto la sua magistrale trilogia sulla logjstica, il comando e la tecnologia in guerra, veri modelli di storia militare critica. E sopratlulto l'influenza che van Creveld ha avuto sull'attività del TRADOC (Training and Doctrine Command) dcli' U.S. Army. Per capire la d irezione e lo stato d i salute della storia militare nell' epoca della " rinazionalizzazione" della strategia hasta andare in libreria. Osservare, ad esempio, l'effetto penoso e sconsolante che fa lo scaffale
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dei libri militari italiani (e francesi) accanto a quelli dei libri anglosassoni e tedeschi. La produzione di testi di storia militare e geostrategica naziomùe, estera e comparata che nell ' ultimo decennio si è verificata nei paesi anglosassoni e, sia pure in misura inferiore, anche in Francia e Germania, è sterminata e cresce in misura esponenziale, arricchendosi di trimestre in trimestre di temi e filoni di ricerca nuovi, che gettano luce sul presente e sul futuro. Molte di queste opere sono con tutta evidenza, spesso esplicita, contributi ai centri di addestramento e dottrina delle Forze Annate americane impegnati nella sfida di progettare uno strumento non per l'oggi e il domani, ma per l'intero XXI secolo. Ciò rende significativa e preg nante la storia comparata e globale dei sistemi d ' arma (ad esempio The Socia! History of the Machine Gun di John Ellis). Ma anche quella delle specialità delle forze armate; dei vari tipi di operazioni (nel deserto, subacquee, speciali, anfibie, verticali ccc.); della pianificazione e del comando, della fom,azione, del reclutamento. Per non parlare della storia nazionale e comparata _del pensiero strategico (The Making of Strategy. Rulers, Stales and War, a cura di Williamson Murray, MacGregor Knox e Alvin Bemstein: il capitolo italiano, di Brian R. Sullivan ci scatta la fotografia fin dal titolo: "The strategy of the decisive weight"). Un tipo di storiografia nel quale, secondo l'U niversità di Oxford, rientra quella recezione estera del Vom Kriege (Clausewitz in English. The Reception of Clausewitz In Rritain and America 1815-1945, di Christopher Brassford, 1994) che agli storici "militari" italiani, come s'è detto, sembrò nel 1996 così strampalata e fuori tema. E si moltiplicano i manuali di storia militare generale per le accademie, calibrati scientificamente sulle spec ifiche esigenze delle varie forze armate e delle varie categorie di futuri ufficiali , come sulle loro capacità di apprendimento in contesti culturali mutati e in mutamento continuo. Manuali che si vendono nelle librerie allargando il sapere oltre le anguste pareti accademiche e stabiliscono linguaggi comuni e interfaccia civili/militari .
Considerazioni sul caso italiano A proposito di biblioteche, quando quel secchione di Clausewitz faceva il cadettino a Ncuruppin (1796-1801), si spendeva lo stipendio alla libreria militare più vicina, che stava a Rheinsburg. Tre anni fa ne è stata aperta una anche in Italia, in una località segreta del Triangolo industriale, a cento metri da una caserma napoleonica e da un dimenticato sacratio ai Caduti locali . Ovviamente quei trenta metri quadrati zeppi di libri (per tre quarti anglosassoni) sono frequentati soprattutto da civili (esclusi, per carità, i docenti univers itari , che in libreria ci vanno poco come autori e mai come clienti). Talora ci passano davanti, a frotte, i locali cadcttini, che fanno colore come un tempo i martinitt. Loro ovviamente manco la vedono, ma non è bazzicata soltanto da ufficiali ticinesi, poliziotte nazionali, obiettori di coscienza e aspiranti donne soldato. C'è anche qualche mili-
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tare con le stellette al bavero: un noto tenente generale, molti carabinieri di ogni grado, qualche sottufficiale di carriera dell'Esercito e della Marina e soprattutto soldati di leva, "cemisini" o non (gli ultimi zai ni italiani dai quali potrebbe un giorno spuntare un bastone di maresciallo). Nel caso italiano, l'indagine epistemologica consente di cogliere alcune connotazioni storiche non soltanto delle istituzioni militari, ma anche dell'alta cultura accademica. Per quale ragione, nonostante la mole impressionante di s tudi particolari, l'Italia non riesce a produrre una sintesi della propria storia militare dal Rin ascimento? Eppure non è certo più complessa di quattro secoli di American Military History (cfr. le 800 pagine curale <la Mauriee Malloff nel 1973) o di storia militare austrotedesca (cfr. le 2.500 pagine della recente collana in IO volumi Heerwesen der Neuzeit, Bemard & Graefe Verlag). Perchè permane questa vistosa lacuna della storia politica d'Italia? Pcrchè, citando un libro semiclandestino, che si intitola intenzionalmente e provocatoriamente Storia militare della Prima Repubblica, un autorevole storico istituzionale dell' Esercito italiano corregge istintivamente il titolo in Storia delle Forze Armate ... ? Come osservava nel 1883 J. R. Seeley (The Expansion of England) la grande storiografia whix (ma poi, in forme diverse, anche la successiva storiografia liberal) riduceva la storia inglese alla storia del parlamentarismo e della legislazione, di fatto ignorando il contem poraneo sviluppo dell'Impero britannico. Analogo è il più longevo pregiudizio anti-geopolitico della grande storiografia italiana. Essa ha infatti concepito la storia nazionale come storia delle élites riformiste e ill uminate oppure delle classi subalte rne, due prospettive ancora antitetiche all' epoca di Croce e di Gramsci, ma che in seguilo sono entrambe confluile nella storia unitaria del cosiddetto "movimento di liberazione in Ttalia". Sono infatti entrambe accomunate dall'interpretazione della storia nazionale come "storia civile" della società dell'economia della cultura; e anche delle pubbliche istituzioni e delle politiche di governo, tranne però quelle che maggiormente caratterizzano la soggettività esterna dello Stato, cioè politica estera e capacità militare. Con l' eccezione delle due fasi in cui i movimenti democratici condizionarono direttamente la politica estera e la guerra, cioè Risorgimento e Resistenza, le grandi scuole "civili" hanno infatti ignoralo o del tutto frainteso i fattori geopolitic i e militari della storia italiana. Nell'oltica puramente autoreferenziale e autorevcrcnzialc della "storia civile" italiana la storia militare non assume infatti alcu n rilievo né pone alcuna questione. Irrilevante è, per la nostra "storia civile" , la spiegazione delle vittorie delle sconfilte e delle riforme militari; insensata, quando non depistante e addirittura provocatoria, l'anali si dei secolari fattori strategici e geopolitici entro i quali sembra iscriversi l'intero fato della Penisola, incluse le ragioni e le sorti della stessa "storia civile", in verità più condizionata (anche dalla Royal Navy) e meno incisiva di quanto possa mai spingersi a sospettare. È storia "civile", infatti: non · storia "nazionale".
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Sull'altro versante, quello degli stati maggiori italiani, la storia militare è scomparsa non solo dalla prassi ma anche dalla cultura e mentalità. Soprattutto, in un paese come l'Ital ia, che aveva subito la sconfitta e conservalo la continuità istituzionale delle proprie forze armate postbelliche, la funzione della storia militare si è trasferita dall'ambito scientifico e critico del pensiero e della politica militare a quel lo ideologico dell'autorappresentazione e della propaganda. Così, proprio nell'epoca dei militari manager, la cultura militare ha seguito un procedimento opposto rispetto a quello della cultura aziendale. Studiare gli errori compiuti corrisponde per un esercito al "circolo di qua1ità" di un'azienda e implica una logica di automiglioramcnto. Invece nelle Forze Armate italiane la storia militare è stata studiata prevalentemente a scopo autocclcbrativo, difensivo, autoassolulorio, non di rado con indirette ma pregnanti finalità giudiziarie. È divenuta parte di una involuzione burocratica. Ciò è stato in parte anche il riflesso della nascila, nell'ambito della saggistica e della storiografia politica e sociale italiane, di una "controstoria", spesso apoditticamente polemica e maligna, delle esperienze belliche e delle istituzioni militari nazionali. Si deve perallro riconoscere che la parte migliore e più solida di questa storiografia civile dell'arte e delle istituzioni militari, ha comunque aperto filoni di ricerca e sollevalo problemi in precedenza insospettati e poco studiati proprio nei paesi occidentali in cui la storia militare "classica" ha maggiormente resistito al generale declino verificatosi nell 'era bipolare/nucleare. La storia civile del militare non è una peculiarità italiana, ma certamente da noi non è bilanciala dalla sloria militare applicala che fertilizza il pensiero militare anglosassone. D'altra parte l'inflazione dell'approccio storico allo studio civile del militare spiega anche lo scarso sviluppo e il modestissimo livello della sociologia militare italiana, un imparaticcio amatoriale e ideologico di topiche mal recepite e raramente attinenti alle specifiche questioni della difesa italiana. La storia militare è dunque concepita, al massimo, come un capitolo che si giustifica solo in funzione del suo oggetto, non già del suo metodo e dei suoi scopi. Da parle della cultura accademica c'è stato addirittura un rifiuto ideologico di attribuire allo studio storico della guerra e delle istituzioni militari una qualsiasi finalità militare. Tutte le finalità sono state ammesse: il diletto, la curiosità, la denunzia, perfino la difesa della corporazione militare. Tutte tranne una: il contributo all'efficienza e all'efficacia del sistema di sicurezza e di difesa del paese e alla strategia nazionale. Questo rifiuto ideologico squalifica moralmente e scientificamente la storia militare prodotta dall'accademia italiana. Basti fare il confronto con la slmia del diritto, della medicina, della tecnica, dell'economia. È chiaro che questo tipo di storia militare non può in alcun modo contribuire a fertilizzare la politica di difesa e la pianificazione militare e ad accrescere il controllo democratico e l'assunzione di reponsabilità degl i stati maggiori e soprattullo del deci sore politico. Al contrario, incoraggia la ben nola prassi opportunistica di settorial izzare le questioni per poterle
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gestire come "variabili indipendenti" e dunque come merce cli scambio politico con le lobbies, le corporazioni e le clientele sociali di riferimento. La storia della leg islazione sulla coscrizione obbligatoria e sul servizio civile e dei tentativi di "professionalizzazione" furbastri e scervellati e perciò matematicamente destinati al fallimento, sarehhe illuminante al riguardo, se il legislatore, prima di legiferare, si prendesse la briga di leggerla, visto che è stata già scritta. Occorre però che il consulente, per il bene superiore e inestimabile della Corona, ahhia la testa e le reni del medico chiamato a guarire la pazzia di Re Giorgio: esplicito nella diagnosi, inflessibile nella cura, fiero delle Regie Pedate cli ringraziamento. Una sgradevole conseguenza ulteriore di questa latitanza nazionale e politica della storiografia accademica italiana è che essa favorisce la riduzione del rapporto tra amministrazione e ricerca (accadem ica ed extraaccademica) al puro cerimoniale delle relazioni sociali delle Forze Armate, caratterizzato da riconoscimenti formali, acritici , reverenziali e talora perfino implicitamente derisori, calibrati sul rango accademico dell'autore anzichè sulla qualità e l'attinenza del prodotto scientifico. Ma, quel che è peggio, radica la naturale tendenza delle istituzioni corporative a evitare questionj complicate che richiedono sforzo autocritico e progettualità radicalmente innovativa. Nell'epoca bipolare/nucleare l'anomalia italiana rilevava comunque poco, pcrchè la storia militare vera e propria, tale per lo scopo e non solo per l'oggetto, s i coltivava poco ovunque, almeno in Occidente. Ma nell'ultimo decennio di "rinazionalizzazionc" della difesa (con buona pace della chimerica d ifesa europea) questo ritardo culturale italiano è andato via via emergendo in modo sempre più vistoso. Forse la data di svolta è il 1986, l'anno in cui negli Stati Uniti s i è riconosciuto che la guerra fredda era stata vinta imponendo all'URSS il ritiro degli Eurorrussili e che da allora "ricorrunciava la storia", l'epoca della guerra come strumento della politica. Quello è infatti l'anno in cui fu ripuhhlicato, con aggiornamenti e approfondimenti , Makers of Modem Strategy, il vol ume collettivo che nel 1942, l'anno dello sbarco americano in Marocco, rappresentò il primo concreto e prezioso contributo patriottico dell'Università di Princeton allo sforzo hellico degli Stati Uniti. Due anni prima, a guerra appena iniziata, il m,u-esciallo Badoglio, capo di stato maggiore generale italiano, aveva rifiutato cli leggere un rapporto segreto sullo sviluppo dei carri tedeschi, annotando a margine "ce ne occuperemo a guerra finita". De te fabula narratur. Ride, Re Giorgio, stringendo mani e lanciando ghinee nella conclusiva Totentanz. Non dimentica niente, come i Borboni di Napoli. E non impara niente.
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ANTONIO SANGIOVANNI
CENNI SUL SERVIZIO SANITARIO ITALIANO NELLA GUERRA IN MONTAGNA 1915-1918
1. Organizzazione e compiti del Servizio Sanitario. In base alla regolamentazione logistica in vigore nel 1915, il serv1Z10 sanitarib provvedeva in guerra alla raccolta, alla cura, allo sgombero e recupero dei malati e feriti, nonché all'attuazione di tutti quei provvedimenti che tendevano a conservare la salute delle truppe. Provvedeva inoltre ai rifornimenti del materiale sanitario e anti-gas. Gli organi direttivi ed esecutivi del servizio risultano dalla tabella N° l annessa. L'organizzazione del servizio sanitario con le sue varie specializzazioni è quella della tabella n° 2.
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Tabella n. I
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Antonio Sanxiovanni
Come si vede l'assistenza chirurg ica, di notevole importanza in guerra, era curata nei minimi particolari specialmente per rispetto all ' urgenza. ln prima linea, i posti di medicaziprìe, le Sezioni di Sanità, le amhul anze crururgiche, i gruppi chirurgici, gli ospedaletli specializzati costituivano una fitta rete sull a quale venivano ripartiti i feriti a seconda della gravità e della natura della lesione. In seconda linea, unità complete e di grande potenzialità completavano il servizio. Esistevano quattro zone ben di stinte agli effetti del servizio sanitario: a) zona dei corpi d ' Armata b) 1.ona delle Intendenze c) zona di I sgombero o contumaciale d) zona di 2° sgombero O
Nella zona a) erano curati i feriti e malati leggeri , quelli abbi sognevoIi di cure non superiori ai 10 giorni e quelli abbisognevoli di cure urgenti. Nella zona b) erano curati quelli abbisognevoli di cure non superiori ai 20 giorni. Nella zona e) quelli abbisognevoli di cure dai 20 ai 30 giorni : inoltre, in essa erano trattenuti per ragioni profilauiche tuui i mai ali e feriti prima di essere sgombrati nella zona d), cioè nell'interno del paese. Il funzionamento del Servizio sgombero feriti e malati è rappresentato schematjcarnentc ne lla tabella 3.
Servizio Sanitario Italiano nella guerra in Montagna
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Dalle prime lince il ferito per cura dei portaferiti dei reggimenti, era trasportato in barella al posto di medicazione ove riceveva le prime cure ed ove gli venivano applicate le tabelline diagnostiche. Dal posto di medicazione andava alla Sezione di Sanità per mezzo di carri per feriti, di autoambulanze o a piedi . lvi veniva definitivamente medicato e, dopo constatata l' identità personale, veniva inviato, sempre a cura della Sezione Sanità, con ambulanze, autocarri o con carri di requisizione agli ospedaletti da campo od anche a quelli d'intendenza secondo le indicazioni ricevute dal Direttore di Sanità d' Armata. La Sezione Sanità era quindi organo di smistamento. Essa infatti non ospedalizzava i feriti se non in cas i speciali. Per le operazioni chirurgiche di qualche gravità si valeva sempre delle ambulanze chirurgiche dislocate nelle vicinanze. Gli ospedaletti da campo sgombravano su que lli d'Intendenza (special i7.7.ati o no) con mezzi propri. Lo sgombero dagli ospedali da campo delle Intendenze su quelli di riserva era fatto per cura della Direzione di Sanità cl' Armala, queHo dagli ospedali della zona contumaciale alla zona del Paese per cura della Intendenza Generale sempre a mezzo di treni ospedale. T feri ti seduti erano anche fatti viaggiare in treni ordinari. L'allegato n° 4 tende a rappresentare come procedev a il recupero dei militari guariti in zona di guerra. Fu cura costante delle autorità mediche italiane quella di assicurare il sollecito ritorno alle unità dei militari evacuati. All'uopo furono istitui te le Com missioni Sanitarie e le Giunte e Sottogiunte d' Armata. Le Giunte e le Sottogiunte di Armate, assegnale una per Armata, dovevano invigilare neHa zona dell'Armata perchè ufficiali e uomini di trnppa malati o feriti che potevano essere riutilizzati in un non lungo periodo di tempo non fossero sgombrati nell'interno del paese. Le Commissioni Sanitarie Centrali operavano sul restante territorio controllando la commissione delle licenze di convalescenza e le cure in famiglia in modo da poter accertare la pronta disponibilità effettiva degli individui. li fun ziona mento del Servizio Rifornimento Materiale Sanitario. risulta dall' a11egato n° 5.
Servizio Sanitario i taliano nella guerra in Montagna
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Tabella n.5
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Servizio Sanitario Italiano nella guerra in Montagna
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Il rifornimento dei materiali sanitari nell 'interno del paese era fatto per cura del Ministero della Guemt - Direzione Generale Sanità Militare sia valendosi di stabilimenti militari, fra cui il principale la Farmacia Centrale Militare di Torino, che di stabilimenti privati; il rifornimento dei Depositi Centrali e dei Magazzini Avanzati Materiale Sanitario era fatto per cura delle Intendenze di armata in seguito a richieste periodiche di rette al Ministero; quello delle unità sanitarie per cura dei rispettivi dirigenti man mano che se ne presentava il bisogno. Per poter assicurare subito la distribuzione dei materiali per la profilassi in relazione ad impellenti necess ità fu costituita dalla Intendenza Generale in Bologna una grossa riserva di detti materiali ( Magazzino Materiali Profilassi Intendenza Generale) con la quale si provvedeva al diretto rifornimento dei Magazzini avanzati Materiale sanitario. Il materiale anti-gas proveniente dagli stabilimenti produttori veniva raccolto in 5 grandi Depositi (Mi lano, Bologna, Firenze) da cui affluiva ai Magazzini Avanzati Materiale Sanitario dove era costituita una scorta di entità proporzionate alle forze dcli' Armata. L'Intendenza Generale costituì anche uno speciale Deposito di maschere e di materiali antipiretici col quale riforniva direttamente le Armate. Speciali fabbriche in Italia provvedevano alla rimessa in pristino di materiali di medicazione (cotone - fasce - bende ecc.) già usati presso gli ospedali di campagna o di riserva: materiale che ritorna va agli stabilimenti di Riserva e da questi agli stabilimenti di Campagna. Si noti come la produzione nazionale sia stata sufficiente ad assicurare il rifornimento di tutti i materiali sanitari per l' Esercito mobilitalo comprendendo in essi anche i materiali necessmi, quali apparecchi di disinfezione, lavanderie e bagni da campagna, potabilizzatori dell' acqua, autoclavi per sterilizzazione, apparecchi e strumenti radiologici , stomatoiatrici ecc ..
Evoluzione ordinativa nel corso del conflitto. Quando iniziò la guerra mancavano circa 300 medici per completare gli organici fi ssati dal servizio in guerra. Si provvide subito a rimediare alle deficienze con nomine a Sottotenenti di complemento e di M.T. dei militari di truppa e ufficiali in congedo laureati i medicina, con nomine ad ufficiale di complemento per titoli, fino al grado di maggiore, di medici civili , con corsi speciali. Si ebbero così circa 7500 medici dei quali solo circa 800 in S.A.P. e 3000 senza alcuna precedente pratica di servizio sanitario. Mancava anche personale di truppa specializzato, e si effettuarono subito speciali cors i per aiutante di sanità, per infermieri e per portaferiti. A talune un ità mobilitate si assegneranno anche infermiere volontarie (della C.R.l. , Samaritane, Infermiere scuola Regina Elena, Suore). Per i materiali si provvide con grandi acquisti, e si affrettarono distribuzioni di materiali speciali: Inceneritori da campo (uno per ogni sezione
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di sanità); Lavanderie da campo (tipo Corni in n° di 200); Motolettighe (n° 176); Autoclavi (n° 300) e stufe locomobili per disinfezione; Carri filtro e sterilizzatrici e potabilizzatori, ecc .. Fu miglioralo e modificato l'attrezzamento dei treni attrezzati (n° 24) e fu aumentato il numero delle autoambulanze. Grande incremento fu dato alle unità sanitarie: - le sezioni di sanità da 54 (entrata in campagna) furono portate durante la guerra ad 89, - gli ospedaletti da 50 letti , da 126, (id.id.) a 233, - gli ospedali da 100 letti, da 82 (id. id.) a 174, - gli ospedali da 200 letti, da 42 (id. id.) a 46, senza tener conto di tutte le unità sanitarie delle associazioni di soccorso C.R.l. e S.O.M. e Lenendo presente che la capacità di ricovero delle unità elencale fu sempre, per la stabilizzazione della guerra, assai superiore a quella organica, tanto che con gli ospedali in paese, i posti di letto da 90.000 circa salirono a circa 400.000, ed inoltre i treni sanitari da 36 vennero portati a 74 (compresi quelli delle associazioni di soccorso). Lo sgombero dei rnalati e feriti dalla zona di guerra verso il paese, andò continuamente crescendo, come risulta dalle seguenti cifre: anno 1915 n° 81.000, anno 1916 n° 142.000, anno 1917 n° 305.000, n° 334.000. anno 1918 Durante la guerra vennero costituite sette ambulanze "chirurgiche" e dodici ambulanze "radiologiche" dotale di tutti i mezzi più perfezionati per potere effettuare operazioni di alta chirurgia anche in vicinanza delle primissime linee. Vennero impiantate nuove unità sanitarie: Ambulanze oculistiche, Gruppi chirurgici (tre), Reparti stomatologici per feriti alla faccia, Reparti psichiatrici e neuropatologici di Armata, e dato uno speciale sviluppo anche al servizio odontoiatrico e a quello batteriologico e al servizio di pmfìlassi per le malattie infettive. Quest' ultimo servizio ebbe a capo una "Commissione Ispettiva per la profilassi delle malattie infettive" e una "Sezione profilassi" presso l'Intenden za Generale; una "Sezione Ispettiva", presso ogni Intendenza d' Annata; e quali organi esecutivi: laboratori batteriologici (d'Armata). Centri d' Ispezione e di rifornimento dei centri batteriologici; Sezioni di disinfezione; Campi contumaciali per truppe ed operai; Campi contumaciali per prigionieri di guerra, treni contumaciali, Stazioni di disinfezione. Fu stabilita inoltre una zona di ospedali detta "zona contumaciale". Furono istituiti per la più pronta riutilizzazione del personale combattente: i " Depositi di convalescenza e tappa" (convalescenziari per gli ufficiali), una "Corrunissione Sanitaria Centrale della zona <li guerra" sdoppiata nell' ottobre 1918 e "Giunte Sanitarie d'Armala" (con sottogiunte nell'ottobre 1918). Nell'agosto del 1917 venne soppressa la Sezione di Sanità per T.S .. Taluna delle soppresse Sezioni servì per costituire le Sezioni delle Divisioni di nuova formazione.
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Il servizio Sanitario nella Guerra in Montagna 1* (Relazione della Direzione di Sanità ùdJa l" e 4" armata ne l contl itlo 1915-19 l 8)
Siccome una delle caratteristiche più spiccate dell'ultima campagna italo-austriaca fu la guerra in regioni montuose, dove i nostri sole.lati, aggrappandosi alle rocce, valicando ghiacciai e superando ampie distese ricoperte di neve, conquistarono a palmo a palmo quei confini che il nemico seppe tracc iarsi tanto favorevoli da parere inespugnabili , così crediamo opportuno e anche doveroso di premettere questa parte della relazione, alcuni cenni sul servizio sanitario nella guerra di montagna, segnalando le difficoltà incontrate e superate in vari settori della fronte, sia nelle quote e.li media altitudine, sia in quelle più eccelse. il quale compito ci viene agevolato dalle numerose e precise relazioni dei Direttori cli Sanità e.I ' Armata e di Corpo d'Armata, dei Capi-Ufficio di Sanità di Divis ione, dei comandanti delle Sezioni di Sanità, e dei Direttori degli ospedali da campo, i quali hanno contribuito, in tal modo, a illustrare una deUc parli più importanti della medic ina militare.
Altopiano dei sette comuni (33A divisione) Cominciamo da un episodio della controffensiva sull' altipiano di Selle Comuni (33" Di vis ione) nel maggio-giugno del 1916. Al manifestarsi della grande offensiva nemica nella seconda quindicina di maggio, la JJA Divisione fu chiamata nel Trentino, e.love contrihuì a fermare in primo tempo l'utto nemico e a respingerlo in seguito: tanlochè sul M. Paù, sullo Zovctto e sul Magnaboschi, poté scongiw·are alla fottile e ridente pianura vicentina la profanazione delle orde avversarie. Nella seconda quindicina di giugno, si trovava sull'altipiano dei Sette Comuni dislocata da Campiello a guisa di lliangolo - al Belmonte e a Valle cli Maso, con propaggini rappresentate da repatti avanzali, a difesa del Sacro Suolo nuovamente redento. 11 servizio sanitario, modesto elemento nella vita di visionale, prese parte attiva a tutti gli avvenimenti, contribuendo alla conservazione della salute delle truppe, e alla difesa sanitaria delle Unità combattenti. Fu pre-
' k relazioni, ampiamente rielaborate. sono tratte da un complesso documentario denominato "E-7 CARTEGGIO SANITARIO-I' GIJ~RRA MONDIALE", dell'Archivio dc!r USSME, formalo da 65 buste, che contengono documenruzione dal 191 5 al 1919. Questo "fondo" è una miscellanea di car1e prodoue da enti sanitari militari di diversa specie nella I" guerra mondiale (Intendenza generale, intendenze d'armata, ospedali militari territoriali, uffici di sm1iw dei corpi d'annata e delle divisioni), che comprende anche una raccolta parziale di diari storici di ospedali da campo, sezioni di sanità, uffici sanitari divisionali. autoambulanze c intendenze. Quesla miscel Ianca fu formata. nel primo dopoguerra, dall 'Ufficio storico. iu visla della compilazione di una relazione, in realtà mai pubblicata. relativa al servizio sanitario dell'Esercito italiano nella grande guerra. L' ultima relazione accenna anche alle predisposizinni attuate dal servizio di commissarii1tu e sussistenza. relati ve ag1i cquipaggi,-uue11li, 1.,;aµi di ves-
tiario e generi alimentari approvvigionati per le esigenze delle tmppe schierate in zone d ' alta montagna.
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cisamente il 20 maggio che la Divisione venne chiamata alla difesa dell'altipiano dei Sette Comuni. La dislocazione delle truppe av venne prima per via ordinaria a tappe; furono sgomberali subito gli ammalati sugl i ospedali del IV° Corpo d' Armala; fu provveduto al Servizio Sanitario durante le marce con i carri per feriti e con le autoambulanze, e si dispose per l'impianto provvisorio dei reparti someggiati di sanità nei luoghi di sosta, con successivo sgombero sugli ospedali viciniori fino a tutto il primo giugno. In tale giorno, essendo la Divisione dislocata in Venezia - Città, e sulla strada conducente a Padova, in attesa di ulteriore spostamento, fu impiantalo a Torre Quartesolo, ove era accantonata la Sezione di Sanità, una infermeria provvisoria per malati leggeri, che funzionò fino al 3 successivo, effettuando 90 sgomberi d' infermi sugli ospedali e ricoverandone 23. Il 4 giugno, la Divisione entrò definitivamente in azione trasferendosi dapprima a Carrè, poscia a M. Suio - Paù - Magnaboschi, mentre la Sezione ed i riparti someggiati di Sanità rimasero per tre giorni a Carrè, essendo stati incaricati della medicazione e dello sgombero dei feriti de lla 32" Di visione, ammontanti a circa 400. li 6 giugno, la Sezione di Sanità (reparto carreggiato), col drappello aulomohilistico si spostò a Calvene impiantandosi nel fabbricato in costruzione delle scuole comunal i, che trasformò e adallò a locali di ricovero con i propri mezzi, e prese in consegna i feriti della 32" Sezione di Sanità, che si ritirava al seguilo della Divisione. I reparti someggiati furono subito distaccati e dislocati a Contrada Monti cd a Tezze, e collegati direttamente con posti intermedi di soccorso e di ristoro, coi Comandi delle Brigate, che erano spiegate in linea sul M. Paù - Magnaboschi e sullo Zovetto, nonché allacciati a Conca di Paù, mediante posti avanzati di barelle, coi posti cli medicazione reggimentali. La linea di sgombero era limitata ad una sola mulattiera appena tracciata, difficilissima e lunghissima, che, da Cesare Sunio, sede del Comando cli Divisione, a Casera Foraord, Casera Recuperata, Casa da Munaro, attraversando la montagna, sboccava su contrada Monti; e ad un solo sentiero ancora impraticabile per barelle, che più direttamente, da Casera Sunio scendeva a Tezze, da cui una carrozzabile conduceva a Camisino. Tale percorso, però, non si poteva prestare come via di sgombero divisionale, non permettendo che il passaggio di un numero limitato di harellc, e necessitando circa sei ore per il trasporto di un ferito. Infatti, da Conca Paù luogo cli concentramento per tutti i feriti dei vari reggimenti, la mulattiera saliva per un terreno roccioso e frastagliato fino alla selletta de] Pralungo e Foraoro, donde di scendeva ugualmente impervia a Conca Sunio, da c ui girava un pò pianeggiante per un contrafforte del Foraoro, risaliva a Casera Foraoro, e discendeva a Casera Recuperata per un sentiero mal tracciato sopra suolo roccioso: poscia, superando un forti ssimo dislivello, precipitava a Monti per una stradicciola stretta e senza traccia di selciatura, sopra un sottosuolo calcareo, che spesso affiorava in mezzo alla sterile prateria, pieno di fessure e di buche, pericolosa quindi per il trasporto dei feriti in harella o anche a dorso di mulo.
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Per superare queste difficoltà, che, al manifestarsi di un' azione di qualche importanza, avrebbero ostacolato il pronto sgombero dei feriti e l'intero servizio sanitario, fu effettuata e, si può dire, quasi improvvisata la costruzione di una mulattiera: - Valle Sunio - Tezze, scaglionanclo i reparti someggiati in profondità da Conca di Paù a Camisino; essendosi aggiunto un reparto someggiato autonomo aggregalo alla Divisione per facilitare il compito dello sgombero. Mediante la nuova mulattiera, lo smistamento potè effettuarsi rapido ed agevole, dalla prima linea delle fanterie alla strada rotabile, e, per essa, alla Sezione di Sanità e agli ospedaletti divisionali; giacchè la nuova strada era tracciata su terreno arenoso, senza tratti pericolosi ed eccessive pendenze, per modo da renderla quasi tutta pianeggiante ccl abbastanza sicura, anche per il transito notturno. Lungo la nuova via furono distribuiti posti di barelle per il ricambio di portatori, piccoli depositi cli materiale sanitario, e viveri di conforto per i bisogni eventuali dei feriti e per il ristoro degli infermi. Il giorno 14, la nuova mulalliera cominciò a funzionare e il 233° reparto someggiato fu distaccato a Casera Sunio, divenuto centro ospedaliero per i feriti intrasportabili e luogo di cura e di confo,to per quelli che giungevano dai posti di medicazione; furono impiantate due tende ricovero, due tende per medicazioni, ed una tenda (9x 11) da ospedale, ed allestito pure un rifugio stabile in muratura per la cura dei cranici e degli addomimùi. fl lavoro di trao;po,to fu effettuato in queste condizioni: solo alcune volte aggravato dal pericolo, massimo per i feriti, del tiro delle artiglierie nemiche e degli aeroplani, per nulla rispettosi dei segnali di neutralità della convenzione di Ginevra, tanto che la stessa tenda ospedaliera a Casera Sunio fu dovuta sgomberare perchè assoggettata ai colpi avversari. A ciò si aggiunga il compito abbastanza grave del rifornimento dei medicinali, degli oggetti di medicazione e dei mezzi di disinfezione, a cui fu provveduto dallo stesso reparto someggiato con l' istituzione e funzionamento di un deposito avanzato di materiale sanitario: ed infine il seppellimento dei morti. I reparti someggiati si sanità, ed i posti di collegamento, da questi distaccati, compresi del dovere umanjtario loro affidato, con vero affetto fraterno, non si rispm1niarono alcuna fatica ed alcun disagio, mirando nobilmente a soccorrere i fratelli caduti per la grandezza della Patria: lo sgombero dei feriti e dei malati avvenne sempre regolarmente, senza interruzione e senza inconveniente di sorta: tantochè si può affem1are che il Corpo sanitario, vincendo ogni ostacolo e dando mirabili prove di sacrifo:io e di valore, assolse il suo compito in modo perfetto. E i dati statistici ne sono la più eloquente conferma. Infatti, nel mese di giugno, dall 'inizio dell'entrata in azione della Divisione (4 giugno) fino a tutto il 20, che fu il periodo più acuto per la violenza dei combattimenti , la Sezione ed i reparti di sanità effelluarono 4797 sgomberi, di cui ben 4565 feriti , e soli 232 ammalati. Ogni ferito fu medicato, immunizzato preventivamente contro il tetano e confortato, non escludendosi il pronto intervento provvisorio o definitivo, secondo che la natura e la condizione della ferita e elci malato lo richiedevano.
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Durante l'intero mese, furono pertanto sgomberati sui luoghi di cura 5550 inferm i, di cui 5058 per ferite e 492 per malattia. - I giorni di degenza dei ricoverati e curati dalla Sezione di Sanità a Calvane - Reparto Carreggiato - furono 460 per feriti e 1513 per malati; nei reparti somegg iati , 128 per i feriti a Casera Sunio, (tutti feritj intrasportabili) e 83 a Tezze per feriti e malati leggeri. Per la cura e per il lrallamenlo chirurgico definitivo dei feriti, funzionarono gl i ospedaletti da campo divi sionali n° 17-27-54, sorpassando il limite massimo della loro potenzialità, come avvenne ad esempio per il 17°, che provvide al ricovero di circa 250 tra malati e feriti. Gli ospedaletti furono dislocati, a seconda del bisogno, nei pressi della Sezione di Sanità, e spostati in armonia della situazione e del\' andamento de lle operazioni per la sicurezza dei ricoverali. li numero dei motti per ferite fu, nella Sezione di sanità, di 57: ne lla tenda di ricovero a Casera Sunio, di 83: parte, colpita alla testa, ma in maggior numero all'addome, con la percentuale di mortalità del 64%.
Settore Brenta-Cismon (XVII1° Corpo d' Armata) Ed ora vediamo come sia svolto il ser vizio sanitario - in specie per quanto riguarda gli sgomberi - in un'azione più vasta e complessa, quale fu quella affidata al XVIIl° Corpo d ' Armata nell'importante settore Brenta- Cismon durante la grande offensiva austriaca del maggio 1916. ricordiamo che questo settore comprendeva la Val Sugana, la Conca Tesino, la Val Cismon e la Val Vanoi. I provvedimenti per la cura e per lo sgombero dei feriti dalle linee cli comballimento alle Sezioni di Sanità, agli ospedaletti da campo e alle retrovie, dovevano essere in rapporto con le esigenze derivanti da alcune circostanze speciali ; linee di combattimento in gran parte in alta montagna (testale cli Val Cismone, di Val Vanoi, di Conca Tesino), ed in parte in contrafforti di stretta valle (Val Sugana); lungo percorso dalle dette linee alla Sezione di Sanità, e da queste agli ospedaletti da campo; poche e mal sicure vie dagli ospeclaJelli alle retrovie. Alla prima esigenza, fu provveduto moltiplicando i mezzi cli trasporto a braccia ed in barella, aumentando le squadre di portaferiti , e intensificando la fabbricazione di nuove barelle. Alla seconda, si provvide con opportuna dislocazione a scaglioni de i reparti delle Sezioni di Sanità e degli ospedaletti da campo. Relativamente alla terza esigenza, fu organizzato un rapido sgombe ro da Conca Tesino e dalla Val di Brenta, ch ' cran le zone di maggior attività comballiva, s u Strigno-Crigno-Primolano e Bassano, unica via dapprima concessa dall'Intendenza; ma questa via era stretta e di facil e ostruzione. Era evidente l'indicazione di potere all'occorrenza disporre anche della via Primolano-Arsiè-Fellre, allac<.:iata con ferrovia a Padova; e risultava pure l'opportunità che Conca Tesino, oltre che con la Val Sugana,
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come lo era stata mediante l'ardita strada Castel Tesino-Grigno, fosse collegata con Val Ci smonc per avere sbocco su Feltre. Nè lo sgombero da Val Cismone e da Val Vanoi ave va altra via razionale fuorchè quella su Feltre. Come gli avven imenti successivi dimostrarono, la Direzione d i Sanità ebbe ragione di insistere su tali concetti fino ad ottenere dall' Intendenza Generale la concessione della via di sgombero Primolano-Feltre, prima riservata ad altra armata (IV); e, dal Comandante del Corpo d ' Armata, che fosse costruita una strada carreggiabile fra Conca-Tesino, per Valsenaiga e Larnon, e Val Cismone. Conseguentemente al descritto piano, doveva esser disposta la dislocazione delle Unità Sanitarie assegnate al Corpo d'armala e l'organizzazione del servizio sanitario. Ma gli eventi precipitarono. L'esercito austriaco iniz iò e svolse nel maggio la sua potente offensiva, puntando prevalentemente sull'altipiano, con azioni sui fianchi (Val d'Adige e Val Brenta), prima che fossero ottenute le concessioni sopra accennate, e prima che avvenisse la dislocazione progettata dalle Unità sanitarie. Il XVill° Corpo dovette arretrare le sue lince avanzate, ritirandole in Val Brenta da Strigno e Grigno fino ad Ospedaletto e , sui fianchi, ad ovest fino a Monte Civaron, in parte pa<,sato al nemico; dal forte Salubio ai contraffo1ti della Conca Tesino, perdendo la strada da Strigno e Ca'ltel Tesino per Samone fino a Biano. I combattimenti, a cui la ritirala delle luogo, non furono di tale intensità da provocare inconvenienti nello sgombero dei feriti su Primolano e Bassano. Le Unità sanitarie dislocate poterono soccorrere e sgomberare tutti i feriti, ritirandosi, con tutto il loro materiale: da Borgo su Tezze, l'ambulanza n° 75 C.R.I., da Strigno su PieveTesino, l'ospedale da campo n° 085; e da Telve Scurelle-Spera rispettivamente sui pressi di Grigno e su Fa<;tro, gli ospedaletti da campo 11° IO e I09, che si distinsero altamente in della occasione. La Direzione d Sanità del XVll1° Corpo, inoltre, dette la mano a quella del XX° Corpo verso Enego sull'altopiano, inviando un reparto someggiato a Tomba.I ed un ospedaletto da campo (n° 116) ad Enego, e concorrendo allo sgombero dei feriti su Enego e Primolano. Fece pure funzionare un ospcdaletto da campo (n° 117) a Valstagno per i feriti provenienti da Foza. Fu questa una prima circostanza in cui si dimostrò tutto il pericolo e tutta l' insufficienza della via Primolano-Bassano per lo sgombero dei feriti affluenti a Val Sugana. Battuta questa via nei pressi di San Marino, a sud di Primolano, ingombra la Val Stagno dalle provenienze di Foza, si determinò a Prirnolano tale un ristagno di feriti trasportati da Enego, che, al terzo g iorno di sgombero insufficiente con le sue tristi conseguenze, il Direttore di Sanità, sapendo libera la via su Feltre e non necessaria ad altri verso Padova, provvide allo sgombero dei feriti per questa via, raccogliendo opportuni mezzi di trasporto e mettendosi in testa al convoglio fino a Feltre, donde egli solo proseguì per Sedico Bribano, allo scopo di giustificare presso la Direzione di Sanità della IVAArmata il suo operato. Stabilite le nuove linee di fronte al nemico, si procedette alla dislocazione delle Unità Sanitarie, quale risulta dal seguente prospetto, che rappresenta l'aspetto stabile, dopo temporanee precedenti variazioni. (Del
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settore Brenta-Cismon facevano parte anche l'ospedale di Feltre e l'infermeria di Primolano annessa alla stazione sanitaria di confine italiana).
CONCA TESINO (15/\ DIVISIONE) Sezione Sanità: Reparto someggiato = Fierollo Reparto someggiato= Malene Reparto CmTeggialo = Pieve Tesino (Villa Daziaria) con infermeria a Pieve Tesino con posto di soccorso a Pradellana Ospedale da campo n" 085 a Pieve Tesino (Hotel . . . ) con baracca d1 pnmo soccorso lìcsmo. Con lavanderia. Con bagni a doccia per truppa. Con bagni in vasca per malati. Con srufa-disinfezione, inceneritore ecc .. Con tende d'isolamento. Ospedaletto da campo n° 108 a Castel Tesino (Asi lo-Latteria). Con lavanderia. Con repa,to per infettivi. Ambulanza n° 75 C.R.J. a Castel Tesino (Casa Pellizzari ed altre). Con lavanderia. Poscia in baracche (presso la quota 914, a 3 Km. sulla strada per Brocon ed alla testala di quella per Lamon): Convalescenzario: Locale di osservazione per malattie infettive epidem. a Cinta Tesino. Infem1eria all'ospizio del Brocon sulla strada Pieve Tcsino-Caoria. Con lavanderia. Con bagni per truppa.
VALSUGANA (5 1/\ Divisione) Sezione di Sanità: Repmto Carreggialo A Grigno: Con infermeria al Cappellifieio. Con posto di soccorso presso Ospedaletto. Repmto someggiato a Grigno: Reparto someggiato a Selva con posto di soccorso. Ospedaletto da campo n° IO a Grigno (Scuole, baracche al Cappellificio). Con lavande1ia. Con bagni in vasche per malati. Con baraechc d'isolamento.
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Con slufa di disinlò.ione, incenetitore ecc.. Con gabinetto batteriologico. Con gabi netto odontoiatrico. Con grande lazzarclto a Filippini. Ospedale da guerra n° 58 C.R.I. a Grigno (Caserma). Con bagni a doccia per truppa in impianto speciale. con bagni in vasche per malati (poscia a Lamon): Stabilimento bagni con locali per prigionieri di guerra a Grigno, (sta7.ione sanitaria di confine austriaca): Con adeguati me7.7.i di isolamento e di profilassi. Ospedalello da campo n° 116 a Tezze (Scuole e due baracche in canna e cemento): Con bagni a doccia per truppa. Con bagni in vasche per maiali. Truppe suppletive di disinfo7.ione al completo. Reparto 4" - autoambulanze, già del Settore Brenla-Cismon. Ambulanza n° 62 C.R.I. (con Sezione di 7 ambulanze), lnfem1eria, posto di sm istamento e sgombero a Grigno (stazione ferro viaria) con letti. Posto di smistamento e sgombero a lezze (stazione ferroviaria). Posto di soccorso e ristoro a Primolano (stazione ferroviaria) con letti. Ospedaletto da campo n° 109 a Frasto (scuole e 2 baracche in canna e cemento). Con lavanderia. Con bagni a doccia per truppa. Con annesso convalescenziario in baracche. Con annesso reparto osseivazione nervosi. Con annesso reparto oftalmico, tende d'isolamento. Ambulanza chimrgica del Pmf. Alessanùri a Fa.'>tro presso Ospedale 109, in tende. Infem1eria avanzata Ars iè; Stazione prigionieri di guerra. Con adeguati mezzi di profilassi. Con stufa e bagno ad Arsiè. Ospedaletto da campo 11° 117 a Arten (Convento), presto destinalo altrove. Ospedale da campo n° O131 a Tmer: Scuole e Palazzina. Con deposito materiale sanitario. Sezione sanità T.S. (68"). Reparlo carreggiato Grigno poi Lamon (Ospedale Caritas) - Arina Rugna. Reparto someggiato: Fiera di Primiero, poi Lamon. Cardellin sopra Caoria, poi Tellinain Val Senaiga. Infermeria avanzata a Casa! Satt Buve.
Magaz:lino di materiale sanitario di riserva a Caupo.
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VAL CISMON E VAL VANOT (56" DIVISIONE): Alla 56" Divisione fu assegnata la zona di Val Cismone e di Val Vanoi, ivi subentrando ad altre truppe del Corpo d'Annata, e le furono ceduti l'ospedale 0131 ad Imer, l'ambulanza chirurgica Alessandri, che si trasferì a Fiera di Primiero e Caoria; i locali di Imer (Scuole e Palazz ina) Mezzano (Scuole) - Fiera di Primiero (ospedale civilc-Lazzarello) Canal San Bovo (Infermeria, Os pedale Civile) - Caoria, me ntre venne ritirata la 6° Sezione T.S . Sgombero dei feriti e dei malati. Esso procedette sempre regolare, rapido e comodo. Le azioni sulle montagne , dove erano, le prime linee, non furono nè molto numerose, nè molte intense. Oltre i frequenti scontri di piccoli reparti, si ricordano le azioni per il passo dell ' Agnella Ortigara), estate 1917, quella per la conquista del Monte Cauriol in alta Val Vanoi (Val Cia), cd altra ancora, per cui attluirono molte truppe di rinforzo, cioè que lla di Carzano in Val Su gana (settembre - ottobre 1917). Ai mezzi delle Sezioni, la Direzione d i Sanità dette tempestivamente ed adeguatamente rinforzo di barelle, di squadre, di portato ri, di mezzi automobilistic i de lle T.S.e di quelli dell ' ambulanza n . 62 C.R.l.. In Conca Tesino, i feriti, raccolti ne i Ciglioni della Conca, venivano concentrati negli ospcdalclli da campo, ivi smistati, ed i trasportabili subito avviati a Grigno. In Val Sugana, si procedeva analogamente su Grigno e Tczze. li posto di smistamento e sgombero presso la stazione ferroviaria di Grigno funzionò sempre egregiamente, proteggendosi da qualche tiro del nemico. Ali' occorenza si provvide col posto di s mistamento e di sgombero presso la stazione ferroviaria di Tezze, facendo colà arrestare i treni ospedale. TI posto di soccorso e di ristoro presso la stazione ferroviaria di Primolano fu una vera provvidenza ; e la Direzione di Sanità si lodò molto di averlo istituito, anche per i trans iti del XX Corpo da Enego. I1 malato o ferito, in transito o in sosta, vi trovava un comodo luogo per riposarsi seduto o sdraiato, tratteners i, essere ristorato con alimenti e con bevande, avere cure e medicazioni eventualmente occorrenti. In Val Vanoi , i feriti, concentrati a Caoria e a Canal San Bovo, ven ivano avviati su Fcltre con mezzi automobilistici. Cura dei feriti e malati - poichè, come s i è detto, le azioni nelle prime linee di alta montagna non furono nè molte nè molto intense, i reparti someggiati della Sezione di Sanità furono s ufficienti per i primi soccorsi. Tuttavia si palesò subito l'indicazione di un più prossimo intervento per i feriti cavitari ed anche per quelli os teo-articolari. L' ambulanza chirurgica diretta dal Prof. Alessandri fu in principio dislocata a Fastro, luogo cli convergenza delle provenienze da Conca Tesino, dal Val Sugana, eia Val Vanoi ed anche dall'Altipiano (Enego). Tale dislocazione era troppo lontana da tutte e tre le provenienze, pcrchè i feriti cavi tari vi giungessero con la necessaria sollecitudine; ragione per cui ne accolse pochissime. In
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seguito, essa si trasferì a Caoria, svolgendosi azioni più inlense in Val Vanoi (Cauriol). La Direzione di Sanità del Corpo d'armata provvide a che nell'ospedale n° 085 in Pieve Tesino per la Conca Tesino, e nell'ospedaletto n° 116 a Tezze per Valsugana, fosse possibile un adegualo trattamento di detti feriti , sollecitamente trasportati. Fondamentale principio, costante cura, non sempre facile, della Direzione di Sanità fu di mantenere alle Unità Sanilarie dipendenti il carattere di mobilità. Carreggio e salmerie furono mantenuti sempre in ordine cd in eserc izio di carico e scarico, facendo anche eseguire esperimenti di totale trasferimento. Per i materiali aggiunti al carico regolamentare, si provvide a limitarsi a quelli veramente utili (apparecchi radiografici ecc.), e, per essi, ogni Unità fu dotata di una speciale carretta con quadrupedi. L'ospedaletto n° I O ebbe inoltre una carretta con quadrupede per gabinetto batteriologico. Solo l'ambulanza 75 C.R.I., era sprovveduta di mezzi propri di trasporto. Nonostante l'osservanza di detto principio, il lungo periodo di stabilità rese possibile la specializzazione delle Unità sanitarie per la cura dei feriti e dei malati. Per la cura dei feriti: Ospedale 085 a Pieve Tesino ospedalctto 116 a Tezze per ferite cavitatie, osteo-articolari ed altre gravi ; ospedaletto 108 a Castel Tesino, ospedaletto 1O a Grigno, ospedaletto I09 a Fastro per feriti non gravi. Per la cura dei malati e per altre esigenze del servizio sanit,uio: ospedaletto I08 a Castel Tesino, ospedaletto IO a Grigno per gli infettivi: ospedale 085 e ambulanza 75 C.R. a Pieve Tesino, osped,ùetto I 08 a Castel Tesino, ospedaletto 10 ed ospedale 58 C.R. a Grigno, ospedale 116 a Tezze, ospedaletto 109 a Fastro per malati comuni di una certa gravità, Infermerie delle Sezione di Sanità ed Infermerie avanzate per i malati leggeri e convalescenti. Sommamente utili furono, per il recupero dei malati , due convalescenziari istituiti: uno presso Castel Tesino (Ambulanza 75 C.R.), e uno a Fastro (ospedaletto I09): entrambi in località salubre, in belle, ampie e sollevate baracche in legno, con vicina pineta e con tutto il conforto dello spi rito e del corpo. L'ospedaletto IO a Grigno fu dotato di gabinetto odontoiatrico, egregiamente diretto dal Tenente Medico di complemento Dr. Belfanti. L'ospedaletto 199 a Fastro ebbe un reparto per oftalmici dii-etto da uno specialista, ed un altro per nervosi (osservazione) diretto da1lo specialista Prof. Audenino. Igiene e profilassi - La relativa stabilità del Corpo d ' Armata e l'assegnazione ad esso di una sezione di disinfezione (SA) permisero provvedimenti igienici di grande importanza. Sgomberata nella primavera del 1916, in conseguenza dell'offensiva austriaca, dalla popolazione civi le gran parte della Valsugana ed in seguito anche di Val Cismone alta, la Sezione di Disinfezione, fo1111azione sanitaria di utilità somma, organo indispensabile della Direzione di Sanità, sotto la guida costante e particolare di questa, procedette a ricondurre in
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huone condizioni igieniche i paesi abbandonati e, con disinfezioni, costruzioni di latrine, di lavanderie (fra c ui una grande a Arsiè) e di hagni , assolvette il suo compito in modo ammirevole. Un gabinetto batteriologico esisteva già a Feltre, nell'ospedale civile, dove funzionava, diretto dal Dr. Visentini, anche per l'Ospedale Militare il quale, prima, era alle dipendenze della Direzione del Settore BrenteCismon, e poi passò all'Intendenza d' Armàta, ma il gabinetto batteriologico continuò a funzionare anche per il XVII1° Corpo in tutta la zona di Arsiè-Fcltre e Val Cismone. Un altro gabinetto batteriologico la Direzione di Sanità fece presso l'ospedaletto I O a Grigno, nei locali della lalleria, diretta con molta competenza dal Maggiore medica Gallia, che, con grande zelo, presto lo condusse in cond izioni da corrispondere a tutte le esigenze di Conca Tes ino e Val Sugana. Nel caso di sospetta malattia infetti va, i campioni per l'esame batteriologico erano prontamente raccolti, disponendo all'uopo delle carrette speciali e di autolettighe, anche per il trasporto dell'infermo. L' ospedale cli Feltre e l' ospedaletto n° IO furono messi in grado di praticare anche le osservazioni necroscopiche ed anatomo-patolighiche. Per le malattie infettive contagiose, non a carattere epidermico, funzionavano, come si è detto, un o spedalello in Conca Tesino ( I08) ed uno in Val S ugana (n°10). Per quelle infettive contagiose, a carattere epidermico, si disponeva del locale di Cinte Tesino in Valsugana e delle baracche dell' ospedaletto n° 10 in Valsugana per il periodo di osservazione. Dei Lazzarelli comunali la Direz ione di Sanità potè trarre dall'abbandono completo quello di Fiera di Primiero e quello di CanaJ San Bovo. Essa provvide, inoltre, ad allestire un lazzarello a Filippini in Val Sugana ; situato in località al coperto dal fuoco nemico, con speciale strada di accesso, che fu opportunamente riattata; il lazzaretto era costituito da un caseggiato per farmacia con all oggio per Ufficiali e con camerate per la truppa; da un altro caseggiato con ampio stanzone per la stufa da disinfezione e per l'inceneritore, e da due baracche in legno verniciato per 50 letti ciascuna; era dotato di lavanderia in speciale baracca, di conduttura d ' acqua potabile e di buone latrine coperte in muratura. Il materiale lettereccio, quello di farmacia, quello di disinfezione ecc., era depositato al completo presso l'ospedaletto 11 ° IO, che all'occorrenza avrebbe fatto funzionare il lazzaretto in poche ore. Le malattie infettive contagiose nelle truppe furono sempre prontamente soffocate, senza che avveni sse diffusione epidennica. lnvccc nella popolazione civile di Arsiè e dintorni, la dissenteria bacillare, che in quella regione suole presentarsi in casi sporadici ogni estate, nel1' estate 1916 assunse carattere epi medico. In quella circostanza, la Direzione di Sanità concorse efficacemente con l' autorità sanitaria provinciale nell' opera profilattica e curativa, cedendo ad essa un lazzaretto, che aveva istituito nell'asilo, e cooperando in larga misura cd in vario modo. È notevole il fatto che le truppe rimasero assolutamente immuni: il che fu una eonscguen za degli energici provvedimenti della Sanità Militare.
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DALLO STELVIO AL LAGO DI GARDA (III° Corpo d ' Annata) Il 111° Corpo d' Armata fu di slocato all'estrema alla sinistra dell'Esercito Itali ano - la zona, in cui si svolsero le sue operazioni belliche, aveva per fronte la linea dallo Stelvio al Garda, e si estendeva in basso per tre valli: quella dell ' Adda, (Valtellina), quella dell'Oglio (Valcanonica), e quella del Chiese (Giudicarie); più Ja zona Bresciana del Lago di Garda. La quale zona s i può considerare come un gigantesco ventaglio aperto, con un fronte di 150 Km. dallo Stelvio al Tonale, ali' Adamello, al Garda, e con raggi stradali che confluiscono a Brescia, dov'era il Comando del m° Corpo d'Armata con la Direzione di S anità. I Servizi Sanitari furono organizzati seguendo questa di spos izione; e perciò dal centro di confluenza, (città di Brescia) do ve aveva sede la Direzione di Sanità, per le valli s'irradiavano fino alla prima linea, e giungevano alle spalle de i combattenti. L'orgarùzzazione ed il funzionamento di tali complessi serv izi presentavano grandi difficoltà, essendo le truppe di prima linea disseminale in alta montagna, in località, che, da 2000 metri, giungevano a 3800; ed essendo tutt' altro che agevole il rifornime nto di materiale sanitmio, e specialmente per lo sgombero. - T servizi organizzati in rappo1to della fnu.a, che da 75.000 giunse fino a 150.000, fun zionarono in modo rapido e perfetto mediante una organizzazione speciale e nuova. Impianti sanitari di prima linea ~ Gli impianti presso i combattenti consistevano in : A) Posti di medicazione e di soccorso, con reparti di sanità, sotto la direzione degli ufficial i medici de i Corpi; ccl essendo lutti in alta montagna, erano in baracche di legno assai ben costruite, a doppia parete , fornite di stufe, di barelle, e di tutti i presidi sanitari per soccorsi, per rneclicazioru e per difesa contro i gas. Erano forniti di sufficiente numero di letti per ricovero di feriti o malati intraspo,tabili e di feriti e malati leggeri , tanto che funzionavano come infermerie avanzate - era precipua e vigile c ura della Direzione di Sanità che i presidi sanitari ed il materiale di medicazione fossero così abbondanti, da servire ;:ùmcno per un mese e più nei casi di attacchi con tiri di interdi zione, che rendessero quasi impossibili i rifornimenti , e nei pe riodi di valanghe, che ostruivano le strade, e spezzavano le teleferiche.
Tn vicinanza delle truppe di prima linea e dei posti di medicazione, furono impiantati: B) Stabilimenti balneari a doccia, in baraccamenti; alcuni con mezzi adatti per la disinfezione degli abiti e della biancheria. In prima linea si trovavano anche: C) Reparti di sguadre di disinfezione, i quali, fomiti di lutto l' occon-ente (pompe, petrnlio, vanghe, ecc.), si recavano per turno a disinfettare trincee ed accampamenti, ogni volta che si avvicendavano le truppe di combattimento per il periòdo di 1iposo, ed ogni qualvolta erano richiesti alla Dirct.ium; di Sanità dai medici dei Corpi o dai Comandi di truppa in c,L'>i di forme infettive-
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Impianti di seconda linea - erano impiantate: a) infermerie avanzate o temporanee, fornite di abbondante ma teriale sanitario; b) Reparti someggiati di Sezioni di Sanità, incaricati del rifornimento di materiali sanitari ai posti di medicazione, e del trasporto dei feriti e malati ; c) Posti di concentramento di prigionieri; d) Stazioni per bonifica dei prigionieri ; e) Un reparto di Sezione di d isinfezione; f) Bagni a doccia per truppe di passaggio: A misura che si scendeva nelle valli si incontravano: a) Altre infermerie avanzate, h) Ospedaletti da 50 letti, impiantati , come le infermerie, in locali bene scelti, quasi tutti in edifici scolastici, meglio indicati per l'adattame nto a luoghi di cura, e tutti col massimo possibile di posti-letto. I Jetti cd il materiale per il funzionamento dei servizi di infermerie ed O spedali furono sempre requisiti sul posto, o fomiti da offerte private, lasciando sempre intatto il materiale di prescrizione per eventuali e rapidi spostamenti. c) Ospedali da 100 letti, anch'essi impiantati in edifici scolastici con notevole aumento di posti-letto, e con completi presidi chirurg ic i, diagnostici, terapeutici, con gabinetti di batteriologia, di radiologia, e di odontoiatria. d) Sezione di Sanità; con Reparti carreggiati e somegg iati , forniti di muli, di a utoambulanze e di materiale sanitario abbondante per rifornimenti alla prima linea; e) Una squadra di Sezione di dis infezione; f) Bagni a doccia per le truppe a riposo; g) Lazzaretti per malattie infettive; h) Convalescenziari; i) Ufficio di sanità di Divisione; j) Ospedali territoriali dell a Croce Rossa Italiana; k) Ospedaletti di guerra della Croce Rossa italiana. Gli ospedaletti (meno qualcuno avanzato) e tutti gli O spedali da 100 furono impiantati lungo le linee tran viarie e ferrov iarie, per il faci le sgombero. Dopo questa sommaria esposizione, facciamo cenno delle di spos izioni circa gli impianti sanitari in proporzione delle forze impiegate e secondo le località diverse, tenendo presente che in Valtellina vi era una brigata, Valcanonica la VA Divis ione, rinforzata, nelle Giudicarie la VIA Divisione, e, verso il 1917, anche la XX.A Divisione; nella zona del Garda una Brigata. Valtellina - Per le truppe di slocate dal gruppo dello Stelvio a l Corno dei Tre Signori, i posti <li medicazione e <li soccorso erano 14, dislocati nelle seguenti località:
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Folgora, Quarta Cantoniera, Seconda Cantoniera, Prima Cantoniera, Filone del Mott, Le Buse, Passo dell' Ablcss, Capanna Milano, Baita del Pastore, Capanna Cedek, Albergo Ghiacciai del Forno, S.Caterina Valfurva, Rifugio Gavia. Alla testata della Valle dell'Adda; a) Infermeria avanzata di 135 letti a Bormio, con un Reparto per malattie infettive a S. Lucia. b) Ufficio di Sanità per la Valtellina, a Bormio. c) Repruto someggiato di Sezione di Sanil1, a S.Lucia.ed a S.Nicolò (Bormio). d) Reparto carreggiato di Sezione di Sanità a Bormio - era fornito di auto-ambulanze per lo sgombero quotidiano di malati e feri ti da Bormio fino a Tirano, capolinea della ferrovia della Valtellina. e) Una squadra di Sezione di disinfezione a Bormio. f) Posti di concentramento per prigionieri a S. Lucia, S . Nicolò, Bagni Vecchi (Bormio). g) Stazione di bonifica per prigionieri a Bormio. h) Bagni a doccia ai Bagni Nuovi, ai Bagni Vecchi e a S. Caterina (Bormio). 1) Lazzaretto a B omùo. j) Gabinetto dentistico a Bormio. k) Gabinetto di batteriologia a Sondrio, utilizzando il Gahinetto Provinc iale - Se non vi era urgenza, si inviavano i materiali da sottoporsi ad esame al gahinetto di Edolo in Valcanonica, servendosi dell' automobile, che faceva servizio quotidiano per 1' Ap1ica, tra il Comando di Brigata della Valtellina e il Comando di Divisione ad Edolo A misura che da Bormio si scendeva per la Valle dell'Adda, si incontravano le seguenti Unità sanitarie; a) Infermeria avanzata a Cepina con 138 letti e materiale di requisizione. b) Ospedaletto n° 112 da 50 letti a Grosio, nella magnifica villa ViscontiVenosta; graziosamente concessa ; portato fino a 230 letti, con bagni, lavanderia, re parto distaccato per malattie infettive, e un lazzaretto. c) Un altro ospedalctto da 50 letti impiantato in ampi locali scolastici a Tirano, con lazzaretto fuori della città, e con tutti i presidi chimici e chirurgici, come quello di Grosio. Essendo Tirano capolinea della ferrovia Tirano-Sondrio-LcccoMilano, costituiva il centro di affluenza dei malati e feriti della Valtellina. Fino a Tirano giungeva la zona della Valtellina occupata dal 111° Corpo d'Armata, la quale zona, per il passo dell' Aprica, si congiungeva alla Valcanonica in Edolo. Ma fuori zona vi era a Sondrio un Ospedale territoriale della Croce Rossa Italiana con lazzaretto; e, più indietro, l'Ospedale di Riserva di Lecco con 300 letti. Valcanonica - Sul fronte alpino e roccioso del gruppo del Te.male e dcli' Adamello, dietro le truppe dislocate a difesa della testata della
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Valcanonica, dal Corno dei Tre Signori a M. Li stino, erano disseminali 24 posti di medicazione e soccorso nelle seguenti località: Ercavallo, Forcellina di Montozzo, Monlc Tonale, Cima Cadj, Conca Serodine, Passo del Tonale, Alta Yallassa, Vescace, Ponte di Legno, Roccolo Beltracchi, Sozzine, Punta del Castellaccio, Lago Scuro, Mandrone, Lobbia, Passo Garibaldi, Passo di Veneroccolo, Punta di Larcs, Punla di Fargorida, Malga Adame, Caserma Campiello, Passo di Campo, Lago O' Arno, Malga Monoccolo. A breve distanza dalle truppe di prima linea si trovavano: a) Infermeria avanzata al Rifugio Garibaldi sul Monte Adamello, a 2500 m. fornita di 50 letti, con stufe, sala di medicazione e di operazione, impiantate coi più moderni precetti di igiene e di organizzazione ospedaliera, la quale infermeria suscitò l'ammirazione di tutti gli Ufficiali italiani e stranieri che si recarono a visitarla. Essa funzionò mirabilmente per ricovero e per interventi chirurgici durante i combattimenti. Era alla testata delle teleferiche, che scendevano dall'Adamello nella valle d'Avio. b) Infermeria avanzata di Montozzo con bagno a doccia e 30 letti. e) Reparti someggiali a S. Apollonia, Sella del Tonale, Sozzinc, Pra dell ' Orto, Malga Caldea, Roccolo Prudem.iani, Saviore. d) Posti di concentramento e bonifica dei prigionieri a Ponte d i Legno, a Pezzo, a Sozzi ne in Val d' Avio, a Malga Caldea (a piè deH' Adamello), a Fresine, al lago d' Amo. e) Bagni a doccia, nella testata della valle, a Ponte di Legno, Case Talasso, Case De Yisu e a Montozzo. A misura che si discendeva dalla testata nella Valle dell ' Oglio, s' incontravano le seguenti unità sanitarie: a) Infermerie avanzate con 50 letti; A Temù, (con reparto separalo per malattie infettive); a Pontagna, a Malonno, (con Reparto separato per malattie infellive); e quella sull'Aprica con 50 letti, bagni, locali d' isol amento e lazzaretto, la quale era importantissima, perchè a Cavaliere tra la Valtellina e la Valcanonica e sulla strada che le congiungeva. b) Ospedaletti da Campo con materiale requ isito sul posto; alcuni con numero di letti superiore a 100, e lutti con impianti perfetti e completi: A Case Telasso, a Ponte dei Buo i; a Sozzine; a Stradolina, specializzato per chirurgia con gabinetto radiologico; a Cedegolo, con gabinetto radiologico e padiglione separato per malattie infettive; a Niardo; e) Ospedale da 100 a Edolo, dove ri siedeva il Comando della V/\ Divisione, portato a n° 360 letti requisiti, con lavanderi a, con locali d ' isolamento per malattie infettive, con bagni a doccia, con gabinetti di batteriologia, di radiologia, di odontoiatria, e con un reparlo speciale in elegante palazzina per ufficiali feriti e malati;
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d) e) f) g) h) i)
.i)
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Ufficio di Sanità a Edolo; V" Sezione si Sanità a Edolo; Reparto carreggiato della Sezione di Sanità a Edolo; Posto di concentramento e Stazione di bonifica per prigionieri a Edolo; Squadra di Sezione di disinfezione a Edolo; Lazzaretti a Edolo e a Aprica; Bagni a doccia per truppe a riposo a Edolo;
Arrivando in fondo alla Valle dell' Oglio: a) Convalescenziario con 300 letti ad Iseo, specializzato per soli ufficiali; b) Ospedale territoriale della Croce Rossa Italiana a Palazzolo sull' Oglio con 200 letti; c) Ospedale da guerra della Croce Rossa Italiana, impiantalo per usi chirurgici con 500 letti, nei grandios i locali scolastic i di Palazzolo sull'Oglio, con Reparto specializzato per otorinolaringoiatria. Gli ammalati e feriti della Valcanonica affluivano, per lo sgombero, al centro di Edolo, capo-linea della fenovia Edolo - Iseo - Brescia. Valle Giudicaria: 11 Servizio Sanitario nell 'alta Valle del Chiese aveva tre diramazioni: una per la Valle del Caffaro a sinistra di Ponte Caffaro, che per Bagolino giungeva al Bruffione ed oltre; una mediana, che da Ponte Caffaro per Casa Rossa arri vava fino a Condino; e una a destra, che da Stori si stendeva per la vall e di Ampola fino presso Bezzecca. Tutti questi rami mettevano capo a Ponte Caffaro, centro dei servizi sanitari della VI" Divisione. Nella testata della Valle del Caffaro vi erano: a) Tre posti di medicazione e soccorso con reparti di truppe di sanità, e letti di ricovero, con materiale ahbondante per uso medico e chirurgico: a Colletta Rcmà, alla teleferica alta sul Bruffione, a Presa Cappella. b) Uno stabili mento di bagni a doccia per le truppe di passaggio a Presa Cappella. c) Un Reparto someggiato con truppa, ufficiale medico, ufficiale farmacista all a teleferica alta sul Bruffione, di dove, per teleferica, si scendeva nella Valle del Caffaro a Presa Cappella. Da questa località, per via rotabile, i malati e i feriti erano trasportati in breve tempo con auto-ambulanze all'ospcdalctto n° 2 1 impiantato a Bagolino, fornito di tutti i presidi medici e chirurgici , e di gahinetto per esami batteriologici e chimici. Nel ramo mediano, da Condino a Ponte Caffaro, la Direzione di Sanità aveva impiantato: a) Un posto di medicazione e <li soccorso con 30 letti e con sufficienti mezzi di cura a Condino.
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b) Uno stabilimento balneario con bagni a doccia a Casa Rossa, con lavanderia e disinfezione di abiti ; e) Una squadra di Sezione di disinfezione a Casa Rossa, ed a breve distanza; d) L'ospedaletto da campo n° 22 a Ponte Caffaro, portato a 200 letti, fornito di tutti i presidi medici, chirurgici e clinici, con locale separato per malattie infettive. e) L' Ufficio di Sanità della VIA Divi sione a Ponte Caffaro; f) La VIA Sezione di Sanità con Reparto carreggiato e con auto-ambulanze in servizio quotidiano per malati e feriti in tutte e tre le diramazioni fino alla ferrovia di Vestone. Essa risiedeva a Ponte Caffaro. g) Un posto di concentramento per prigionieri a Ponte Caffaro. h) Una stazione di bonifica per prigionieri a Ponte Caffaro. i) Un lazzaretto fuori ponte Caffaro, oltre la 1iva del Chiese . .i) Un gabinetto batteriologico completo, in fabbricato a parte all ' ingresso di Ponte Caffaro; k) Un gabinetto dentistico nell'ospedaletto n° 22; Nel ramo di destra, che, poco sopra Ponte Caffaro, saliva per Storo e per la Valle di Ampola, la Direzione di Sanità aveva impiantato: a) Una infermeria temporanea a Tirano inferiore, con locale a parte per malattie infetti ve; in complesso con 60 letti, e con abbondante materiale sanitario b) Un reparto someggialo della Vl Sezione di Sanità a Tirano Inferiore. c) Un lazzaretto a Tirano Inferiore Più indietro, dopo i laghi d' Ampola, all ' inizio della discesa di questa valle:d) Uno stabilimento di bagni a doccia per le truppe di passaggio. Alla fine della discesa d' Ampola:c) Un lazzaretto, a due Km. prima di giungere a Storo. t) Un ospedaletto da Campo di 50 lclli a Storo, portato a 150, e fornito di tutti i presidi chirurgici, medici e clinic i; g) Una squadra di Sezione di disinfezione a Storo I malati e feriti, seguendo la Valle del Chiese con auto-ambulanze, erano sgombrati e concentrati su Vestone, dove la Direzione di Sanità aveva impiantato, nella caserma degli Alpini, un ospedale da I00 posti letto, portato a 200, e poi un altro ospedaletto da 50 portato a I00 a nord della città. Vestone, perciò era il centro di affluenza delle Giudicarie, pe rché capolinea della linea tran viaria Vestone - Tormini - Brescia. Qui vi era pure impiantato un lazzaretto. Zona del Garda: la zona del Garda si uni va alle Giudicarie, al nord dal Passo Notta scendendo ai laghi d ' Ampola al sud per la linea tranviaria Salò -Tonnini - Brescia. Le 2 linee tramviaric da Vestone e da Salò confluivano a Tormini, e di lì, fuse in una, portavano a Brescia. Il servizio sanitario della zona del Garda era alla dipendenza del Capo Ufficio di Sanità della VI Divisione, che risiedeva a Ponte Catfaro col
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Comando di Di visione, da cui dipendeva la Brigata dislocata nella zona del Garda. La parte più elevata di questa zona era la prima linea, distesa sulle posizioni del Passo Notta, dove risiedeva il Comando della Brigata. Dietro le truppe di prima linea, la Direzione di Sanità aveva impiantato, protetta daJ rialzo roccioso del terreno: a) Una infermeria avanzata di 50 letti in magnifiche baracche a doppia parete, con impianto di stufe, di luce elellrica, di sala di medicazione. b) Un reparto someggiato di Sezione di Sanità. c) Uno stabilimento di bagni a doccia presso l'infermeria. Scendendo da Passo Nolla, era impiantala: d) Una Infermeria avanzata a Vesio con 60 letti, in apposito fabbricato fuoriTabitato, con bella saletta operatoria e con locale d' isolamento per malallie infellive. Dall'alta zona di Vesio, scendendo per via camionabile al lago di Garda, sulla riva bresciana erano impiantati: e) Un lazzarello a Maderno, in un albergo cli proprietà austriaca, con 30 letti. t) Una infermeria avanzata di 150 letti a Tuscolano. g) Un ospedale da campo da 100 letti, portato a 300, impiantato con ottimo materiale di requisizione in un elegante albergo ex austriaco presso Gardone. h) Un Ospedale militare territoriale di ri serva a Salò con 150 letti. La Direzione di Sanità, per contratti precedenti, aveva a disposizione: i) 100 letti nel magnifico ospedale civile di Salò, dove era direttore e capo - reparto un valoroso chirurgo. j) 100 letti nell' Ospedale civile di Desenzano zona di Brescia. Come è detto dinanzi, tutti i servizi sanitari, dallo Stelvio al Garda, mettevano capo al centro di Brescia dove risiedeva la Direzione di Sanità, e dove facevano capo le ferro vie e le linee tranviarie delle valli. È necessario quindi segnalare le dislocazioni di tutti i luoghi di cura impiantati nella forte e generosa città di Brescia, dove tutte le Autorità, lutti i cittadini , tutte le e lette dame, in una gara nobilissima di sacrific i, anche in questa g uerra scrissero una pagina glori osa di fervente amor di patria, offrendo e donando tutto, palazzi, ville, scuole, opera personale in servizio ospedaliero, in aiuto dell'Esercito Italiano, che, pugnando per la patria e per i s uoi sacri confini , pug nava per la civ iltà e per la libertà. E la fiera Leonessa d ' Italia anche in questa tenne fis so il vigile sguardo sui confini delle sue valli e elci suoi monti, minacciati da irruz ione del nemico, essendo consapevole, che l ' invasione di quelle valli sarebbe stata la più grande iatlura per la patria e per l 'Esercito. Per la generosa cooperazione di tutta la cittadinanza, la Direzione di Sanità poté impiantare in Brescia 4000 posti letto, ed organizzare s u vasto campo tutti i più completi servizi sanitari per i malati e feriti, che dal fronte alpino e dalle valli, affl uivano a quel grande centro sanitario.
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a) b) e) d)
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Tutta l' organizzazione ospedaliera comprendeva: Ospedali da campo; Ospedali di Riserva; Ospedali della Croce Rossa Italiana; Lazzaretto.
Tutti gli Ospedali erano impiantati con materiale di requisizione, con numero di letti fino alla massima capacità dei locali, e con specializzazione di essi. a) Ospedale da Campo da 200 letti n° 2 11 a S. Maria Bambina, adibito per feriti (ufficiali c truppa) e che, nel 1918, ebbe un numero repa,to per nefriti acute, sottoposte alla cura di adrenalina, con mirabili risultati. b) Ospedali da campo da 100 letti ; n° 028 alla Bornata, per chirurgia, con Reparto per ufficiali : n° 011 ai Pilastroni, per medic ina, con 60 !c ui per ufficiali; n° 010 a S. Eu stacchio, s pecializzato per malattie oftalmiche; n° 09 a Urago Mella, per malati e feriti: c) O spedali di riserva. Ospedale Militare Territoriale Div isionale, presso Porta Venezia, per ma lati e fe riti, con reparto pe r ufficial i e reparto pe r malattie del naso, orecchio e gola. Ospedale di riserva a S. Gaetano, pe r malati; a S. Angelo, per feriti , che fu ceduto in seguito alle truppe francesi del XXX.° Corpo cl' Armala. Ospedal e a Casa d ' Industria, per ma lallie mediche. Ospedale dei rachitici, per infezioni intestinali . A Mompiano, ospedale specializzato per malattie cutanee vene ree e sifilitiche. Un Reparto di 100 letti nell'Os pedale c iv ile, per feriti. Un reparto con 60 letti al Manicomio, per osservazione e cura di malati affe tti da nevros i e psicosi . d) Ospedali territoriali della Croce Rossa Ita lia na: Il 11° I, Via giuseppe Verdi, per chirurgia, uffici ali e truppa. 1111° 2, nell'os pedale Rossini, pe r chirurgia, ufficiali e h·uppa. e) Un lazzaretto, per tulle le infezioni , con 350 letti, impiantato a S. Antonino. () Comando e Sezione di Sanità per truppe suppletive, con Reparto carreggiato e someggiato a Porta Mil ano. g) Comando e squadra di riserva de lla Sezione di disinfezione. h) Un gabinetto di radiologia. i) Un laboratorio di batteriologia. j ) Un gabinetto dentistico. k) U n gabinetto per esami chimic i; tutti e quattro riuniti neJI'ospcdale territoriale. Fuori della città di Brescia: n) L' O spedale civile di Chiari , pe r chirurg ia. o) Un Con valescenzario a Treviglio, spec iali zzato per trnppa.
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In complesso, fra tutte le zone la Direzione di Sanità aveva impiantato assai più di 10.000 letti uno circa per 7, quando la forza del Corpo d' armata era di 75.000; uno per 15, quando la forza raggiunse la cifra di 150.000; e g iudicò, che fossero più che sufficienti per truppe dislocate in alta montagna, dove i combattimenti danno una percentuale di feriti deJ 5%, menti·c in pianura si calcola il l 09'o. Vero è però, che nei nostri combattimenti in alta mo ntagna, per la rapidità e l'ardimento delle nostre tru ppe di attacco, si ebbe soltanto in due e mezzo per cento di feriti. di questi letti: 4400 erano in Brescia, comprendendo il Convalcsccnzario di Treviglio e l'Ospedale civile di Chiari. 1000 nella zona del Garda; 1460 ne lla Valtellina; 2600 nell a Valcanonica; 1000 nelle Giudicarie: per un totale di 10460. Provvedime nti specia li per La guerra in alta montagna. L'organizzazione del Servizio Sanitario in zona di alla montagna si trovava di fronle a due gravissime difficoltà: vale a dire, il trasporlo di rnaleriale sanit,u-io, e lo sgombero dei malati e feriti in zone, dove non arrivano veicoli di trasporto, nè bestie da soma. Trasporto del materiale sanitario - Per il trasporto di questo materiale furono adottati s pecial i provvedime nti, e fu essenzialmente affidato alla truppa della Sezione di Sanità, che si recava sulla linea di combattimento. Ecco come: la truppa della Sezione di 120 uomini,era di visa in tre drappelli di 40 uomini ciascuno - Ogni drappello era sudcli viso in quattro gruppi: un gruppo portava viveri di conforto e medicinali in gerle di vimini coperte e foderate di tela, fatte costi·uirc apposta; un secondo gruppo portava oggetti di medicazione in sacchi tirolesi; un terzo gruppo portava le barelle, ed un quarto dei bidoni thermos con acq ua calda, assai utile in quelle altissime regioni . Tn tal guisa, tu tto il materiale sanitario a spalla, molto suddi viso, era trasportato a qualunque altitudine. Servizio di sgombero - Ecco come funzionava il serviz io di sgombero. esso era basato su quattro mezz i di trasporto rapidi : in alto: bm·eJJe trasforma te in slitte, e teleferiche; a valle: auto-am bulanze e ferrovie. Le barelle e rano trasformate in apparecchi da tiro, mediante l'adattamento di una coppia di ski alle stanghe laterali delle barelle stesse, e fermate con speciale morse a vite falle costruire all'uopo. Una catena ininterrotta cli portaferiti, aJ fronte di combattimento, adatta va i feriti su barelle-slitte trascinate sul ghiaccio e s ulla neve dura da cani ammaestrati, e li accompagnavano ai posti di medicazione, e quindi all e baracche della Sezione di Sanità; eia cui , con le stesse barelle, fermandosi ai posti di ristoro impiantati per fare riposare fc1iti e la truppa, li trascinavano fino alle teleferiche vicine, ad infermerie avanzate. Nei vari combattimenti sull ' Adamello, per esempio, dalle baracche della Sezione di Sanità i feriti erano portati all' infermeria avanzata del Rifugio
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Antonio Sangiovanni
Garibaldi: e perchè vi giungessero più presto, la Direzione di Sanità aveva fallo impiantm-e una teleferica dal Passo di Garibaldi all'infermeria. Con la trasformazione della barella in apparecchio da tiro, si otteneva un servizio più rapido e una grande economia di personale: infatti, per ogni ferito bastava un portatore fornito di viveri di conforto. Dopo ciò, i feriti medicati scendevano per teleferica a valle, dove con un'altra catena ininterrotta di auto-ambulanze erano rapidamente trasportati negli ospedaleui vicinori. La Direzione di Sanità, in previsione di combattimenti, richiedeva all'Intendenza d ' Armata buon numero di autoambulanze, per aumentare quelle che si avevano in dotazione. Per dimostrare con un esempio con quanta rapidità si compiva lo sgombero da quelle altitudini , si ricorda quì l'attacco del 15 giugno 1917 al Como di Cavento su11' Adamello. Su 4000 uomini attaccanti, si ebbero 110 feriti, dei quali 90 fin dalle ore 17 erano già ricoverati negli Ospedali di Stadolina e di Edolo nena Valcanonica, e 20, non trasportabili, rimasero all'infermeria del Rifugio Garibaldi , di dove furono sgomberati nei giorni successivi, appena le loro condizioni ne permisero il trasporto. Il pronto ricovero di feriti nei luoghi di c ura si dovelle dunque a due faltori: alla barella-slitta e specialmente alle teleferiche, di cui diamo quì appresso l'esatto specchio.
Servizio Sanitario ltalù.mu nella guerra in Montagna
403
VALTELLINA No
località
d'ordine
1
Mazzo Mo1tirolo
2
111 Cantoniera
Campo di Fiori 3
Campo di Fton Piano di Radisca
4
Piano di Radisca Passo Pe<leno lello
5
l'asso l'edenoletto Monle Forcola
6
III Cantoniern Piano di Radisca
7
Dosso Fornaci f-mtini Rm inali
8
Fortini RoYinati Le Buse
9
Le 11use
211 Cantoniern IO
Casa 11ruciala Le buse
Il
Ponte dct Vi telli Filone del Mol
12 13
Pian l::lraulio Pian Scorluzzo Sasso di Prada M. Scale
14
Alpe Solaz
15
Passo Ables
Passo /\ blcs Passo Ables
16
Baita Pastore Baitello
17
I3aitello Capanna Milano
quote delle
dislivello
sistema di
portala all'orn
stazioni
superato
trazione
in 4/li
600 1925 1735 2185
1325
Molore ad olio
36
2185 2585 2585 2783 2783 2780
400
idem
10
200
idem
IO
-3
idem
IO
1735 2585
850
idem
18
1565 2235 2'.235 2325 2325 2 170 1943 2360
675
idem
18
90
idem
14
155
idem
14
4 17
Motore a
12
1950 2695 2330 2604 1700 2450 2200 2670 2670 3020 2 150 2470 2470 2840
pesante
450
Motore a
IO
benzina
benzina
745
idem
10
274
iedm
12
750
idem
14
470
idem
8
350
idem
8
320
idem
8
370
idem
8
404
18 19 20
21 22 23
Antonio Sangiovanni
13aita Pa~tore
2 159
Ca~Lelli
2515
Castelli
2550
Passi Zebrù
3 12 1
Capanna Milano
2.880
Chiacciano Zcbnì
3200
Capanna Milano
2880
Quota3270
3270
Quota3270
3270
Cima della Minier
3500
Albergo Ghiaceia1
2 176
356
idem
IO
571
idem
IO
320
idem
3
390
a motore
3
230
idem
3
544
Motore a
12
del Forno 24 25 26
benzina
Monte Forno
2720
Ponte Circlla
2 170
Val Rosole
2570
Ponte Cirella
2 170
quota 25 18
25 18
s.
Caterina
Val
Furva
1740
400
idem
8
348
idem
8
690
idem
10
683
idem
IO
344
idem
IO
689
idem
12
8.50
idem
IO
942
idem
18
942
idem
18
6.50
idem
12
585
idem
IO
900
idem
IO
3.50
idem
9
2430
Stazione intermedia 27
Stazione
2430
intermedia
3133
Segnale 28
29 30 31 32 33 34 35 36
Rifugio Gavia
2541
Vecchio De Sogù
2885
Baite Cavallaro
2032
Passo Forel lino
2771
Ravole<lo
800
Mcnarolo dì Soli.o
1650
Baruffini
738
Prà Campo
1680
Bianzone
4.50
Palfrè
1365
Palfrè
1:\65
Vetta Salarsa
2105
Vecchi o Doscgù
2554
Passo Vallumbri na
3 139
Uzza
1500
Pascoli Ferrarola
2400
Pian di Radisea
2580
Monte Radisca
2930
Servizio Sanitario Italiano nella guerra in Montagna
405
VALCAMONICA No
Locali tà
d'ordine
1
Baita Fo rgnungolo Stazione Intermedia
2
Stazione lntem1edia Baitello
3
Baitcllo Conca & cavallo
4
Ca~e d i Viso Baite Casa.iole
5
Baite Casaiole Laghetti Montozzo
6
Zuanno Baita Blcis
7
Raila Rleis Colletta Bleis
8
Colletta Bleis M. Tonale
9
Conca Serodine Cima Cady
10
Baita Blcis Cima Sorti
Il
Sozzi ne Prà dell 'Orlo
12
Prà dcll 'Ort0
13
2" Piazzuola 2" Pia,.zuo la 3" Piazzuola
14
3" Piazzuola Punta Castellaccio
15
Sozzi ne Prà dell 'Orto (rnddopp)
16
Costone Lagoscuro Ridotlino Mandronc
17
Poja Forte Corno d'Aola
Quote
Dislivello Sistema di
delle
superalo
Stazioni
metri
traLione
Prntata all'om in quintali
1975 2295
320
2295 2505
210
idem
IO
2540 2820 1750 2220
280
idem
8
470
idem
8
2220 2460
240
idem
IO
1280 2150
870
idem
16
2150 2530
380
idem
IO
iedm
IO
2530 2570 2690
Motore a
IO
benz ina
160 120
2500 2600
100
idem
5
2150 2420 B90
270
idem
10
240
idem
7,5
360
idem
12
1990 2575
585
idem
12
2575 2950 1390 1630 2680 2980
375
idem
12
240
idem
8
i<lem e a
12
1250 1950
700
1630 1630 1990
300
contrnppeso Motore a vapore
30
AnLonio Sangiovanni
406
18
Fondo Val d'Avio
1300 1600 1300
Malga Caldea (Raddop)
16()()
Malga Caldea
1600
Malga Laghetto
i<)2()
Malga d1 Me7.zo
1930 2180 22()()
Fondo Val d'Avio Malga Caldea
19
20
21
Motore a
IO
Benzina
300
idem
IO
320
idem
10
250
idem
10
355
idem
10
2555 256()
260
idem
10
2820 2820
385
idem
10
320
idem
IO
1930 2 180
250
ide m
10
2220 2555
355
idem
IO
Rifugio Garibaldi
256()
260
idem
lO
StaL. Yedreua Frati
2820 2820 3205
385
idem
IO
Rifugio Garibaldi
256()
275
idem
10
Slaz. ln1em1edia
2835 2835 3250
415
idem
IO
Malga R1brezzo
11 60
500
idem
IO
Malga Macesso di Sol.lo
1660 1700 1892 1892 2070
192
idem
14
178
idem
IO
Malga Lavedole
22
Malga Lavedole
23
Rifugio Garibaldi
Rifugio Garibaldi StaL. Vedrella Frati
24
300
Stazione Vedretta Fntti
25
Cima Garibaldi
3205
Mal ga Caldea
I 600
Malga Laghetto
1920
(raddoppio)
26
Malga di Mezzo Mal ga Lavedolc (raddoppio)
27
Malga I ,avedole Rifugio Garibaldi (raddoppio)
28
(raddoppio)
2')
StaL. Vedretla Frali Cima Garibaldi (raddoppio)
30 31
Staz. lnlennedia Passo Yenerocolo
32 33
Malga Macesso di Sollo Malga Macesso di Sopra
34
Malga Macesso di Sopra Lago Salarno
Servizio Sanitario Italiano nella guerra in Montagna
35
Malga Lincino
1640
MalgaAc.lamè
20 18
Le Croste
350 320
idem
12
135
idem
10
540
idem
10
565
ic.lem
10
165
idem
12
125
idem
10
500
idem
10
5 12
idem
IO
Cantiare lgnaga
1340 1690
37
Lago d'Amo
1830
Quota 2149
2 149
38
Quota 2149
2 150
Passo di Campo
2285
36
39 40 41 42 43 44
Paghera
13 10
Malga Monocola
1850
Malga Monocola
1850
Comi Pallone
2415
Corni Pal Ione
2415
Passo Monocola
2540
Corni Pallone
2515
Passo Rossola
2540
Valle di Vo
1160
Stazione Intermedia
1660
378
Motore
407
30
elettrico Motore a
8
benzi na
Stazione Intermedia
1658
Monte Oogna\"iso
2170
S. Apollonia
1425 2250
825
idem
IO
Valhione
--
430
idem
10
Comod'Aola
--
47
Prà dell '0110
--
340
idem
10
Intermedia
--
48
Sella Tonale
--
560
idem
14
Passo Paradiso
--
369
idem
10
45
Baitell o Graole 46
49
Lagoseuro
2700
Zigolon
3069
408
Antonio Sa111:iovanni
Un'altra importante misura presa dalla Direzione di Sanità in circostanze di attacchi contro il nemico fu il preventivo impianto di ospedaletti da campo dietro i combattenti, avvicinandoli quando più era possibile alle prime linee, e alle stazioni di teleferiche, affinché i feriti , discendendo nel più breve tempo possibile ali' ingresso di quegli ospedaletti, avessero pronto ricovero e pronti inte rventi chirurgici. Lo sgombero dagli ospeclaletti di prima linea e delle infermerie avanzate era fatto per ferrovie, come si è già accennato. - Gli ospeclaletti della Valtellina mandavano feriti e ammalati a Tirano, dove e rano caricati nelle vetture sempre pronte a quella stazione, erano sgomberati per la linea Tirano - Sondrio - Lecco - Milano -, e si fem1avano a Lecco, o arri vavano a Milano, secondo le loro condizioni . Per la Vakamonica, tutti i feriti e malati affluivano ad Edolo, di dove, in vagoni già pronti a disposizione dell'Ufficio di Sanità, erano sgombrali per la linea Edolo - Iseo - Brescia negli ospedali di quest'ultima città. I feriti e i malati della zona delle Giudicarie affluivano a Vestone, e quelli della zona elci Garda a Salò. Da queste due città, in vagoni speciali attaccali al tramvai a vapore: Vestore - Tormini e Salò - Tormini, erano sgomherati contemporaneamente su Brescia, alla stazione cli Porta Venezia, dove un Ufficiale medico attendeva allo smistamento di essi, per mezzo di numerose auto-ambulanze, negli ospedali di Brescia specializzali. Per lo sgombero da Brescia ncJl ' inlerno, giungevano treni-ospedali settimanali; ma era cura della Direzione di Sanità di fame richiesta appena si manifestasse pletora negli ospedali , o in previsione di combattimenti ; nei quali casi, i Capi-Ufficio di Sarùtà svuotavano e teneva no pronti g li ospcclaletti di prima linea e tutte le infermerie avanzate, con conseguente affluenza negli Ospedali cli Brescia. A questi cenni sul funzioname nto complessivo del sevizio sanilaiio del llT" Corpo d' Am1ata in alta montagna, facciano seguire una rapida descrizione delle operazioni di sgombero e di trasporto dei feri li compiutesi nelle truppe della V/\ Divisione durante gli aspri combatlimenti sull ' Adamello.
ADAMELLO ( VA Divisione, III° Corpo d ' Armata) Nella guerra di montagna occorre distinguere, per quanto riguarda il servizio sanilaiio, le azioni che hanno luogo nella stagione buona ed in zone non molto elevate, da quelle che possono aversi ad a ltezze superiori ai 2.500-3000 metri, e quando l'inc lemenza della stagione rende ancora più difficili le condizioni del luogo. Nel primo caso, e fino a quando vi erano mulattiere e sentjc1i, che si potessero tenere sgomhri dalla neve, il Servizio Sanitario potè funzionare con la suddivisione regolamentare della Sezione di Sarùtà in reparti someggiati, spinti in vicinanza quasi dei posti di medicazione, e reparto carreggiato più indietro, impiantato quasi sempre in qualche fahhricato dove, oltre alla camera per medicazioni cd operazioni , era pure allestita un' inferrnc1ia provvisoria
Servizio Sanitario Italiano nella guerra in Montagna
409
per quei feriti gravi o cavitari, per i quali non era possibi le nè conveniente lo sgombero. T1 trasporto dei feriti veniva effettuato con barelle, a braccia od a spalle dove non potevano arrivare i carri per i feriti, le autoambulanze od i canùon attrezzali, e poi con questi mezzi fino ai luoghi di ricovero. Data però la configurazione dei settori alpini , divisi di regola in più valli disposte radiatamente, pur rimanendo l'azione limitata ad una o due di queste, nell a possibilità che dei feriti pur potessero aversi, o si trovasse più comodo discenderli nelle valli vicine, oltre ai due reparti someggiati si dovellero talora costituire piccoli reparti, che con poco materiale, (barelle e qualche carretla alpina), venivano dislocati allo sbocco delle valli. Quando invece le azioni si svolsero nelle località elevate e nevose dei ghiacciai, dove, oltre l'incostanza e la rigidità del clima e la distanza dalla hase d'operazione, si dovevano superare fortissimi dislivelli attraverso pendii e canaloni ripidissimi e coperti di neve, sen7.a traccia cli sentieri, per cui non era possibile portare avanti il materiale regolamentare della Sezione, ed il trasporlo dei fe1iti presentava difficoltà gravissime, allora s i reputò conveniente modificare la Sezione stessa, tanto per riguardo ai reparti , quanto per riguardo al materiale e ai mezzi di trasporto. Nella prima azione, che ebbe luogo sul ghiacciaio dell'Adamello (aprile 1916), si constatò, infatti , l'impossibilità quasi assoluta di portare il materiale del reparto someggiato, così come è distribuito in casse, ceste e colli , in vicinanza tale dalle truppe da poter prestare efficacemente l'opera sua; e siccome tale impossibilità si verificò pure per i cofanetti delle Compagnie alpine. ne doveva venire di conseguenza che il so lo materiale degli zaini di sanità e quell 'altro, che a stento si era potuto far avanzare, per poco che fosse stato rilevante il numero dei feriti, sarebbe stato assolutamente insufficiente allo scopo. In quella prima azione, si vide pure come fosse impossibile servirsi delle comuni barelle per il trasporto dei feriti; e le poche barelle - slitte per sciatori (tipo Boido) avute in dotazione, si sfasciarono quasi tutte al primo viaggio. Ora, se si cons idera che dal luogo di combattimento o dai posti di raccolta dei feriti, che i Corpi avevano potuto istituire, per giungere al luogo dove era impiantato il Repatto someggiato, i feriti impiegavano non meno di 7-8- 1O ore in mezzo a difficolti1 gravissime, sia per il terreno, sia per il clima, che col freddo e le tormente obbligava spesso a sospendere il trasporto, si comprenderà la necessità che vi fossero, in località avanzata, personale e mezzi per meUere i feriti in condi7.ione da sopportare il trasporlo col minor danno possibile, liberandoli dagli indumenti bagnati, e spesso congelali, occludendo convenientemente le ferite, immobilizzando arti fratturati e provvedendo a quei più urgenti atti operativi, per i quali non sarebbe stato possibile attendere fino al loro arrivo alla sede della sezione o del suo Reparto someggiato. Dovendo a pochi giorni di distanza aver luogo un'altra azione più in grande, nella quale sarebbero stati impegnati parecchi battaglioni alpini, e nella quale si prevedeva un numero piuttosto rilevante di feriti, si pensò e si procedette d' urgenza ad alcune modificazioni del materiale della
410
Antonio Sangiovanni
Sezione e dei mezzi di trasporto , che permettessero di dare al Servizio Sanitario la possibiltà di esplicarsi con la maggiore efficacia. L' unico modo di poter arrivare col materiale sanitario alle altezze e nelle local ità volute, era quello di ripartirlo in colli legge1i da trasportarsi a dorso d'uomo od a spalla; si pensò quindi di collocare questo materiale in gerle e in sacchi tirolesi. Non fu difficile trovare sul posto un numero sufficiente di gerle di capacità media, e dal magazzino alpini si prelevarono i sacchi occorrenti. Le gerle, munite di cinghie, vennero rivestite internamente di tela robusta, la quale, sorpassandone l'apertura, si chiudeva al di sopra a guisa di sacco, con apposito cappuccio per impedire la penetrazione della neve. Alla faccia interna della tela, lungo le pareti della gerla vennero applicate delle tasche fatte della stessa tela, per collocarvi bottiglie e quegli altri materiali, che non sarebbe stato conveniente lasciare sciolti nella gerla. Nelle gerle si collocarono strumenti chirurgici, soluzioni, medicinali, bacinelle, lampade, fornelletti , cartone, stecche di legno, reti metalliche ecc .. Nei sacchi tirolesi trovarono posto gli oggetti di medicazione: garza, cotone, bende cd un certo numero di medicature preparate. Si formarono così dei piccoli gruppi, costituiti ciascuno da tre gerle e da due sacchi; ed ognuno di questi gruppi aveva materiale sufficiente per cinquanta medicature, comprese le iniezioni antitetaniche. Rifornendosi però, per mezzo dei portaferiti di ritorno, dei materiali che si andavano consumando, si poteva provvedere per un numero di feriti anche maggiore. li materiale venne prelevato da quello regolamentare della Sezione di Sanità; e la scelta venne fatta sull'indice di caricamento della Sezione stessa, limitandola agli oggetti, medicinali e generi di conforto, ritenuti strettamente necessari. Come disinfettanti , si fece uso di alcool, tintura di iodio e benzina; dei medicinali, si diede la preferenza a quelli in tavolette o fialette, o si prepararono cartine gia dosate. Come strumenti chirurgici, per non toccare la dotazione della Sezione, si prelevarono clcllc buste da zaino di sanità, assegnandone una ad ogni gruppo, e di più si assegnò un rasoio e un paio cli robuste e grosse forbici, per tagliare gli indumenti dei feriti quando erano induriti dal gelo. Le tre gerle di ogni gruppo erano segnale col numero progressivo, e ciascuna aveva un caricamento proprio, specificato in apposito elenco o indice di caricamento. 11 caricamento dei sacchi tirolesi, esso pure specificato in elenco apposito, era eguale per tutti. 11 peso di ogni gerla e sacco completo oscillava dai tredici ai diciotto kilogrammi. Una delle necessità più sentite in quelle località elevate dei ghiacciai, ed alla quale si dovette pure provvedere, era quella dell'acqua. Sul posto non si poteva avere che acqua di scioglimento delle nevi, diffic ile a provvedersi in quantità sufficiente e per nulla dissetante; e neppure era sempre possibile trasportarne coi mezzi ordinari , perchè, congelandosi durante il trasporto, avrebbe danneggiato i recipienti. Vi si provvide, prelevando dei bidoni-thermos, della capacità da dieci a dodici litri , portabili a dorso d' uomo, e se ne assegnò uno o due ad ogni gruppo.
Servizio Sanitario Italiano nella guerra in Montagna
411
Si prelevarono inoltre dei thennos ordinari, della capacità da uno a due litri, per taluni liquidi o bevande (caffè) che non e ra possibile, a quelle temperature, conservare nelle borracce o nelle bottiglie comuni. Quanto ai mezzi di trasporto dei feriti , l'unico che convenisse in quelle regioni era la slitta; ma anche questa doveva rispondere a speciali requisiti. Anzitutto doveva essere adatta ad accogliere convenientemente il ferito, anche se grave, e do veva perciò avere il tipo, od almeno la lunghezza, delle barelle ordinarie. Alla robustezza doveva unire sufficiente larghezza per potere, nei passi più difficili, essere sollevata a braccia, ed, all'occorrenza, anche portata a spalla, e perchè ne fosse me no di sagevole il trasporto quando era vuota. Ino ltre, dato il tempo necessario per ogni viaggio, occorreva averne un numero abbastanza considerevole per far fronte a tutti i bisogni. In condiziorù analoghe, sull' Ortler (Valtellina) si erano adoperati, per il trasporto dei feriti , dei teli con manopole ad ansa, che, dove era possibile, venivano portati a mano, nelle ripide discese sulla neve, erano lascia- · ti scivolare tenendosi per mezzo di funi. Nella stessa località dell' Adamello, per il trasporto di feriti e congelati, si era pure fatto uso di teli con funi agli angoli , nelle quali s'infilava un bastone che servi va per il trasporto a spal la. Con questi mezzi, però, oltre al freddo al quale si poteva ancora rimedia re con coperte o sacchi a pelo, quando la discesa doveva e ffettuarsi per canaloni dove vi fosse già stato passaggio di truppe, la pista lasciata da queste non poteva non determinare w-ti e scosse dolorose e dannose per il ferito; e poi, anche dove il terreno era pianeggiante, il trasporto sulla neve, sia a mano che a spalla, era tutt'altro che agevole. Si era pensato di sostituire al telo dei pagliericci ad ansa, che si sarebbero potuti in precedenza riempire di paglia e che, in caso di bisogno, avrebbero potuto anche servire per momentanea sosta dei feriti. Il loro volume, però, ne avrebbe reso ancor più disagevole il trasporto; e poi non sarebbe stato facile legarvi il ferito in modo che questi non avesse a cadere quando lo si fosse dovuto lasciar scivolare nelle discese. Si ricorse perciò ad un metodo più semplice: quello di trasforn1are le comuni barelle della Sezione in b,u-elle slitte, fissando gli sci, uno per lato, direttamente ai piedi della barella per mezzo di placchette in ferro e di viti. Le placchette, della lunghezza da I Oa 12 centimetri, venivano ritagliate da liste di sottile lamiera larga due cm., e ripiegate due volte verso la loro metà, in modo da formare una incavatura che abbracciasse il piede della barella nel suo punto di massima curvatura, dove questo appoggiava allo sci. Nelle due alette laterali delle placchette si praticavano quattro buchi per viti, le quali non dovevano oltrepassare in lunghezza lo spessore del legno dello sci stesso. Gli sci si prelevarono dal locale magazzino degli a lpini , che ne era abbondantemente fornito; un fabbro del luogo in poco tempo preparò le placchette di ferro occorrenti, cosicché in meno di due giorni si ebbe pronto il materiale per circa cento barelle-slitta. Una metà si montarono subito; per le altre si portarono sul posto placchette, viti e sci sciolti, e con un semplice cacciavite vennero montate man mano che se ne presentò il bisogno.
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Antonio Sanginvanni
Così con un paio cli sci per ogni barella, e senza aumentarne di molto il peso, si potè avere un mezzo cli trasporto che si dimostrò ottimo, sia nelle parti pianeggianti del ghiacciaio, s ia nei passi difficili e gli scoscesi pendii, dove non sarebbe stato in altro modo possibile il trasporto del ferito senza grave suo danno. La barella, una volta vuota, anche con gli sci applicati, veniva chiusa per il lungo; ed un uomo solo, a spalla, la poteva riportare dove ne fosse il bisogno. Il numero delle barelle per ogni gruppo variava a seconda della locali tà ove doveva impiantarsi, della sua distanza dal reparto someggiato e del tempo che si impiegava a percorrerla. In ogni caso, si aveva sempre alla sede del reparto someggiato una riserva di barelle già montate, o del materiale necessario per montarle, e per inviarle al primo avviso. Come personaJe, ad ogni gruppo vennero assegnati: 1 o 2 Ufficiali medici, I graduato, 2 aiutanti di sanità, 7 portaferiti per il trasporto delle gerle, sacchi e bidoni-thermos (8, quando i bidoni erano due) più un numero vario di altri porta-feriti (da 20 a 40), in rapporto al numero delle barelle assegnate al gruppo stesso; di regola, uno per ogni barella, tenendo presente che al trasporto dei fe riti concorreva il personale delle corvèes, che ritornava scarico dall 'aver portato viveri e muni zioni. Questi gruppi, o reparti così costituiti, dovevano portarsi in località prossime alle truppe operanti, dove i feriti rotessero accedere senza difficoltà; e là, era possibile, con qualche tenda o altro mezzo di riparo, impiantare posti di Sezione di Sanità, presso i quali i feriti potessero avere le cure ed il ristoro necessario ed essere messi in condizioni da sopportare col minor danno possibile il trasporto al luogo di ricovero o di sgombero. Quindi, medicazioni per quanto possibile complete, immobilizzazione di arti fratturati, iniezioni antitetaniche, ed eventualmente operazioni di carattere urgente, quali potevano essere richieste dalla natura delle ferite e che le condizioni del luogo permettevano; somministrazione di brodo, latte, caffè, a seconda delle condizioni e dei bisogni del ferito. La vicinanza di questi reparti alle truppe combattenti rendeva inutile l' impianto dei posti di medicazione, ed i feriti vi affluivano direttamente dalla linea del fuoco, previa semplice occlusione delle ferite, fatta dall'ufficiale medico della Compagnia, quando era vicino, o dai porta-feriti dei Corpi, che li avviavano o li accompagnavano ai posti di Sezione; od anche dai porta-feriti della Sezione, che si spingevano avanti per raccoglierli. Gli ufficiali medici delle Compagnie alpine dovevano sorvegliare la raccolta e l'invio dei feriti ai posti suddetti , per evitare che rimanessero esposti al freddo del ghiacciaio, e, quando l'affluenza dei feriti era grande, concorrere coi medici o col medico della Sezione alla loro medicatura. Una volta medicati e ristorati, i feriti del posto di Sezione dovevano essere inviati alla sede del Reparto someggiato; se gravi, in barella, se leggeri ed in grado di camminare, riuniti in drappelli cd accompagnati ai gruppi delle barelle.
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Per il trasporto delle barelle, si doveva usufruire, come già s'è detto, del personale delle corvècs, che ritornava scarico dall'aver portato viveri e munizioni, assegnando ad ogni barella un porta-feriti della Sezione, ed altri 4 o 5 portatori, che tanti erano necessari, stante le difficoltà e la lunghezza del percorso. Queste barelle di regola si facevano partire a gruppi di tre o quattro, insieme coi feriti leggeri che andavano a piedi; ed ogni g ruppo era accompagnalo da un graduato od aiutante di sanità. Sui nevai, che formavano la maggior parte del percorso, le barelle potevano essere trainate come slitte, lirandole nelle salite e trattenendole nelle discese; nei passaggi difficili, sollevate a braccia, e, dove fosse possihile, portate a braccio od a spalla. Alla sede del Reparto someggialo della Sezione di Sanità, impiantato nel punto più avanzato dove fosse possibile portare il materiale con muli e con le teleferiche e dove, oltre ai locali per medicazioni ed operazioni si potessero pure avere locali e baracche per ricovero con lettini o brande, tutti i feriti erano rivisitati. Quelli leggeri cd ai quali non occorrevano altre cure, erano fatti proseguire alle infermerie od ospedali retroslanti; quelli gravi, e, di regola, tutti i cavitaii o sospetti tali, dovevano essere trattenuti e non venire sgombrati, se non quando le loro condizioni fossero state tali da dare sufficiente garanzia che potessero sopportare senza danno l'ulteriore trasporlo. Questo si effettuò in parte con le te leferiche, servendosi dei carrelli che discendevano sc,u-ichi, e nei tratti tra una teleferica e l'altra, come pure tra l'ultima teleferica ed il punto dove potevano atTivare le autoambulanze, con barelle a spalla per quelli gravi; con slitte tirate da muli o con carrette alpine, per quelli leggeri. L'efficacia di tali mezzi a disposizione si dimostrò nell' azione che ebbe luogo nel maggio successivo. La base d'operazione era al Rifugio Garibaldi (m. 2540): da questo, attraverso il passo Brizio (m. 3147), si arrivava sulla vedretta o ghiacciaio dcli' Adamello, della larghezza di oltre 4 kilometri, e quindi al passo delle Lobbie, donde l'azione doveva muovere per impadronirsi, attraverso la vedretta delle Lobbie, della linea Cavento-Crozon di Lares, Folgorida, che domina la testata della Val di Genova. Di là poi si sarehbe dovuta rivolgere a nord, verso il Rifugio del Mandrone (m. 2441) e tentare di scacciare il nemico dalle punte cli Presenza e dalla catena dello Zigolon e Cercen, di nuovo oltre i 3000 metri. Tn quest'ultima p,u-te dell 'azione, avrebbero dovuto intervenire pure altri reparti dislocati a Punta Lagoscuro (m. 3160), alla quale si arrivava eia Ponte di Legno e Val di Sozzinc. Al Rifugio Garibaldi , dove il materiale poteva essere portato con le teleferiche, ed in qualche giornata di tempo buono e neve dura anche con i muli, era impiantato un reparto someggiato della Sezione di Sanità. Esisteva colà una piccola infermeria in muratura, nella quale si stabilì la camera di medicazione e di operazione, e v'erano pure due camere con lettini per feriti cavitati: una per ufficiali, l'altra per truppa. Vi erano poi baracche di legno smontabili, nelle quali si collocarono hrande e lettini (70 circa), per quei feriti che non si ritenesse opportuno far proseguire subito, o che, arrivando tardi, dovevano attendere il giorno successivo per lo sgombero.
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Al passo deJle Lobbie, in località al riparo dal tiro nemico, si era impiantata una tenda da medicazione, i cui pezzi erano stati colà portati nei giorni precedenti l'azione. In vicinanza della tenda, alcune lrune, scavate nella neve e coperte con tende e tenute ferme dalla neve stessa ammucchiata sui bordi, servivano per ricovero del personale e momentaneamente anche per i feriti. Colà vennero inviati due dei reparti o gruppi sopraddetti. Uno di essi doveva entrare in funzione appena iniziato il combattimento, l'altro si doveva tener pronto per portarsi avanti, quando le truppe si fossero distanziate molto dal passo. Intanto il personale di questo avrebbe aiutato il primo nel suo funzionamento; come poi il primo, quando l'altro si fosse spostato ed avesse incominciato a funzionare, medicati e sgomberati i propri feriti , avrebbe mandato in aiuto al secondo una parte del suo personale, trattenendo quello puramente necessmio per funzionare come posto di soccorso. Un terzo reparto venne inviato a Punta Lagoscuro. Il reparto che dovette compiere il maggior lavoro fu il primo, che in una giornata e mezza ebbe circa 170 feriti; mentre il secondo ed il terzo non ne ebbero che pochissimi. Data la distanza dal passo delle Lobbie al Rifugio Garibaldi, in un punto intermedio, e cioè al passo Brizio, si era stabililo un posto di soccorso e di ristoro, dove i feriti c i malati, in caso d'improvviso cattivo tempo o di tormenta, potevano sostare qualche ora cd eventualmente anche l'intera notte. Una delle difficoltà più gravi era appunto quella del clima, che improvvisamente passava, dal sereno, a nevicate e tormente violentissime; per cui era necessario che i drappelli trovassero un posto non lontano ove ricoverare. Il freddo della notte, poi , era tale, da obbligare a regolare la partenza dei drappelli in modo che nessun ferito dovesse trovarsi fuori dalle 7 della sera alle 8 del mattino. Dal rifugio Garibaldi lo sgombero era fatto a mezzo delle teleferiche. servendosi dei carrelli che discendevano vuoti; per ogni carrello, si facevano discendere o due feriti seduti, od uno in barella. Nei tratti tra una teleferica e l'altra, un aiutante, o un graduato di sanità, con uomini di corvèe provvedeva allo scarico e carico ed al trasporto elci feriti dall'una all' altra stazione; trasporto, che era fatto a braccia tra il primo e il secondo tratto; ove il percorso era breve, a braccia o in slitte lirate eia muli, tra il secondo e il terzo tratto, ove la distanza era di circa 2 kilometri. Dall'ultima stazione delle teleferiche al punto a cui potevano arrivare le autoambulanze, e cioè per un tratto di oltre 5 km., il trasporto era fatto in barelle a spalla per quelli più gravi, e in carrette alpine per gli altri. ln queste condizioni, va tenuto presente che ogni teleferica non faceva più un viaggio per ogni quarto d 'ora, e che i feriti e i malati non si potevano far viaggiare che nelle ore del giorno. In meno di tre giorni se ne sgombrarono oltre 200, cosicché, alla fine del terzo giorno, non rimanevano all'infermeria del Rifugio che una trentina di feriti più gravi, i quali vennero poi sgombrati a poco a poco nei giorni successivi. Coi fei;ti, al Rifugio Garibaldi affluiranno pure i morti, trasportati vi anche con le barelle-slitta, e siccome anche là, data la grande quantità di
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neve, non era possi bile seppellirli , anche questi con le teleferiche o carrette alpine venivano portati in fondo valle, a Temù , ove si era costruito un apposito cimitero. Il trasporto dei cadaveri dal Rifugio in basso si effettuava a preferenza nella notte. Per tutto questo servizio non poteva essere sufficiente il personale della Sezione di Sanità; perciò anche nei trasporti dal Rifugio a valle, s i fece concorrere il personale dei corpi, specialmente quello di Milizia Territoriale. Con questi mezzi, e vista L'instancabile attività e l'abnegazione del personale lutto, ufficiali e truppa, che, nelle difficoltà stesse, sembravano trovare incitamento e fervore; in quella, che fu una delle maggiori aziorù svoltesi nelle località più elevale del teatro della guerra, si poterono s uperare ostacoli, che, a chi aveva assistito ali' azione precedente, sembravano insormontabili; e tutto il servizio potè procedere in modo veramente inappuntabile, senza che si avesse a lamentare il più piccolo ritardo nel soccorso ai feriti, o il minimo inconveniente nel loro trasporto.
SUL FRONTE DEL IX° CORPO D ' ARMATA (4" armata) TJ fronte del IX° Corpo d' Armata nell'anno 1916 era approssimativamente segnato da un vasto arco di cerchio formato da nord a sud dalle seguenti montagne: Nuvolan, Sasso di Stria, Settsass, Sief, Chcrz, Sasso di Mezzodì, Mesola, Marmolada Costabella, pendici di Cima Bocche, Passo Rolle, Colbricon. Il territorio retrostante risultava diviso in tre grandi vallate principali percorse dalle maggiori arterie stradali : la valle di Cordevole, quella del Biois, quella del Cismon. Le vie del Cordevole e del Biois si uniscono a Ccncenighe e mettono capo a Belluno; quelle del Cismon mettono capo a Feltre. Dalla valle del Corclevole, salendo al l'altezza cli Caprile, si dipartono due valli secondarie, quella ciel T. Fiorentina a destra verso il Pelmo ed il Nuvolan, quella del T. Pettorina a sinistra verso il Marmolada, il T. Cordevole poi continua a salire verso il Sasso cli Stria, il Sief ed il Cherz. Tn questa regione fu disposto il servizio sanitario nel seguente modo: Nella valle del T. Fiorentina, a Villagrande stava un rep,u-to della Sezione di sanità, ed a S. Fosca un ospedale chirurgico per ricevere gli ammalati e i feriti provenienti dal Nuvolan e dall ' Averan. Nella valle del T. Pettorina, a Malga Ciapela, vi era un reparto della Sezione di Sanità, ed a Rocca Pietore un ospedaletto chirurgico per i malat i e i feriti provenienti dai monti Sasso di Mezzodì, Mesola, Marmolada, Cirelle, e Passo dell ' Ombrcttola. Nella valle supe1iore del T. Cordevole, il reparto della Sezione di sanità si trovava a Salesei e mandava un piccolo distaccamento al Castello di Buchenstein, mentre gli ospedali chirurgici s i trovavano ad Andraz e Digonera per raccogliere i malati e i feriti provenienti dai monti Sasso di Stria, Sief, Col di Lana, e dalle pendici del Chez. Dall' incrocio di queste
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valli , scendendo lungo il T. Cordcvole, vi erano ospedali per i feriti leggeri e per ammalati nell'ex albergo Belvedere, a Caprile, Alleghe e Agordo. Nella valle del T. Biois eran collocati i reparti della Sezione di Sanità a Sappade, a S. Pellegrino, al Passo di Valles, e gli ospedali chirurgici a Falcade, Picdifalcade, ed a forno di Canale. A Cencenighe e ad Agordo venivano inviati i feriti leggeri e gli ammalati provenienti dai monti Costabella, S. Pellegrino, Cima di Bocche. Nella valle del T. Cismon vi erano due reparti della Sezione di Sanità a Passo Rolle, ed a S. Martino di Castrozza; gli ospedali chirurgici a Fiera di Primiero, a Mezzano e ad Jmer per raccogliere ammalati e feriti gravi provenienti dai monti Rolle e Colbricon. A Fonzaso cd a Fcltre venivano inviati i malati e feriti più leggeri. Con questa organizzazione sohria e sistematica, i militari poterono sempre ricevere le cure convenienti nelle prime ore dopo il ferimento, e giunsero negli ospedali in buone condizioni generali . Nell'estate del 1916, le ambulanze chirurgiche (veri istituti chirurgici mobili) furono spinte fino a Sappadc ed a Fiera di Primiero, cosicchè i chirurghj poterono operare di lapa rotomia, e con ottirru risultati , quei feriti, che tre o quattro ore prima avevano combattuto sul Costabella o sul Colbricun. Nell ' inverno, l'organizzazione sanitaria e quella per il trasporto cli ammalati e feriti rimasero immutate nelle loro linee generali; ma subirono modificazioni parziali imposte dal freddo, dal gelo, dalla neve, e dalla temporanea impraticabilità delle strade. Fu anzi necessario prevedere e prevenire fino dall'estate; poichè già nell'ottobre il freddo si fece intenso e caddero ahhondanti nevicate. Le linee direttive fondamentali fu rono queste: 1°)- occorreva lirnjtare al minimo il numero dei militari da traspo1tare; 2°)- essendo probabile che, durante l'inverno, non sarebhe stato ogni giorno possibile eseguire trasporti di malati e di feriti a notevole distanza (essendo anzi logico presupporre che il militare non avrebbe potuto essere allontanato che di poco dal luogo in cui era caduto), occorreva provvedere affinchè sul luogo stesso, o nelle immediate vicinanze, egli avesse modo di ricevere per qualche tempo le cure necessarie. Per raggiungere questi scopi fu disposto che ogni reggimento ed ogni battaglione, avessero nei propri baraccamenti, ud in prossinùtà delle caverne (purchè in luoghi sicuri ed accessibili), un'infermeria reggimentale bene provveduta di combustibili, di viveri, di pagliericci, di coperte, di medicine e di oggetti di medicazione. Qui vi dovevano essere curate tutte le malattie e le ferite di lieve importanza, non abbisognevoli, cioè, di speciale assistenza, quindi di breve durata e di sicura guarigione. Gli ufficiali medici dei reggimenti, aiutati dai rispettivi comandi, assolvettero il loro compito in modo mirabile. Fu cosa sorprendente il vedere come con pochi mezzi, ma con tenace volontà, e ricorrendo alla innata ingegnosità dei soldati, essi riuscirono a creare luoghi di cura forniti di tutto il necessario; vere oasi piccole e sicure fra le aspre rocce e le distese di neve, non del tulto sfornite di qualche agio e di qualche rustica nota di eleganza.
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Queste infermerie reggimentali contribuirono grandemente a rendere più facile il proble ma del trasporto degli ammalati e dei feriti. Del resto, l' aria saluberrima dell'alta montagna, il vitto adattato, il divieto dell'alcool , le calde vestimenta, la vita attiva, la prevenzione dei congelamenti portata ad obbligo disciplinare, ridussero al minimo il numero degli ammalati abbisognevoli di cure d 'ospedale. Per i feriti grav i fu provveduto nel seguente modo: Siccome l' esperienza dell'anno precedente ed informazioni attendibili dei montanari avevano fatto conoscere che non tutte le località erano egualmente battute dal vento, il quale accumula la neve, e dalle valanghe, che ostruiscono le strade (specialmente pericolose, per questo riguardo, nella valle dell 'alto Cordevole erano le vie che conducono sul Col di Lana e sul Sief; nella valle del T. Pettorina, quelle del passo dell'Ombrettola e del Marmolada; nella valle del Biois quelle del Passo di Valles), così fu disposto che a Salesei, al Passo dcll' Ombrcttolla, a Malga Ciapcla cd al Passo Valles, i reparti delle Sezioni di Sanità ivi assegnati, venissero a trasformarsi in piccolissimi ospedali, quasi nidi per rerili gravi , dove questi potevano per qualche g iorno essere trattenuti e c urati , avendo l' assistenza di un abile chirurgo, ripari sufficienti e materiali abbondanti. Cosicchè tali reparti accomunarono, specialmente durante l' in verno, i I servizio <li trasporto con quello di vera e propria cura dei malati e dei feriti. All' infuori di queste speciali evenienze, il trasporto degli ammalati e dei feriti fu compiuto come durante la buona stagione; con la sola differenza che fu spinta al massimo l'utilizzazione delle linee teleferiche, che le barelle, invece di essere portate, furono appoggiate su slitte costruite dagli stessi soldati ; c he i cope11oni delle autoambulanze, per impedirne lo slittamento, furono in primo tempo coperti di filo di ferro, e, in secondo tempo, da catene snodate: specie di cingoli Bonagentc per le trattrici, ma molto più leggere e maneggevoli. Anche le tregge furono qualche volta adoperate con vantaggio, specialmente per il traspo110 in di scesa su strade levigate: e questi veicoli primitivi (carri a cui sono state lasciate le sole due ruote anteriori) si dimostrarono perfettamente corrispondenti allo scopo. Come complemento ai brevi cenni sul Servizio Sanitario in montagna, crediamo opportuno riportare qui appresso le disposizioni date dall'Intendenza Generale dell'Esercito - in seguito ai suggerimenti delle Autorità sanitarie circa la composizione della raz ione viveri e circa l' equipaggiamento de lle truppe durante la stagione invernale. Composizione delle razioni vjveri di guerra, normale e invernale: Diamo la tabella della composizione della razione normale di guerra, confronlala con quella invernale, facendo notare le lievi differenze tra quest' ultima e quell a delle truppe operanti in alta montagna:
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<nMFOSTZJONEDEUARJ\ZJONEVIVfRTDIGUERRAFERL'INVrRNOl916-l9l7. (dal IO dicembre) Generi
Razione normale
Razione invernale per
giornaliera di guerrn (per
truppe nella w na delle
ogni convivente compresi
operazioni .
gli ufficiali) Pane
gr. 600
gr. 600
Carne fresca
gr. 250 (240, se congelata)
gr. 250 (240, se congelata)
Pasta
gr. ISO
gr. 200
Riso
gr. l SO
gr. ISO
Formaggio
gr.
Patate o ppure
gr. 150
gr. 150
Legumi secchi oppure
gr. 80
gr. 80
Verdure (cavoli ecc.)
gr. 200
gr. 200
Caffè tostalo
gr. 15
gr. 15
Zucchero
gr. 20
gr. 20
Vino
cl. 25 (3 volte la sctl.imana) d. 25 (3 volte la scuimana)
oppure
so
gr. 50
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Generi
Razione normale
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Razione invernale per le
giomalìcrn <lì guerra (per
truppe
ogni convivente compresi
opera7.ioni
nella zona delle
gli ufficiali) Condimento in scatola
raz. I (o lardo gr. 15
raz. I oppure lardo gr. 20
oppure olio gr 15)
od olio gr. 20
Sale
gr. 20
gr. 25
Pepe
gr. 0,5
gr.0,5
Erbaggi (di condim.)
cent. 5 col lardo, cent. 2
cent. 5 col lardo, cent. 2
col condimento ( 10 gr. di
col condimento
conserva di pomodoro). Farina di granturco
gr. 200 per le truppe per le quali i comandi di annata reputavano necessaria la distribuzione fissando i giorni.
Sale
gr. 4
Mele
gr. I 00 (una distribuzione settimanale)
Arnncc
n° I
Castagne
gr.
!(X)
(una distribuzione
seni manale) Fichi secchi
gr. 100 (una distribuzione settimanale)
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GENF.RTDI CONFORTO per le trnppe in trim:ea o ìmmc<liatamcntc a tergo designate dai Comandi d'Annata: Marsala
cl. 15 (10 distribuzioni mensili)
Rhu.m, cognac o elisir
cl. 4 (15 distribuzio ni mensil i)
gr. 200 (4 distribu7.io ni settimanal i ne l complesso, nitre le tre degli stessi generi, sopmin<licatc, in modo che ogni giorno aHcnissc la distribuzio ne di uno dei controindicati generi) Mele
gr. 200
Arnncc
11°
Castagne
gr. 100
Fichi secchi
gr. 100
I
(O) Alle truppe dislocate in alta montagna era distribuito un quarto di pane
in più (il Comando Supremo stahiliva il numero di tali quarti s upplementari per ogni Armala).
1°
2° 3°
4°
In sostituzione di due razioni di carne per ogni settimana, si davano, durante l'inverno (sempre che fossero disponibili giornalmente) o una scatolella di carne suina, o una razione di baccalà. La razione di baccalà era così composta: baccalà gr. 200; olio gr. 15; conserva gr. I O. Le distribuzioni di riso avevano luogo in numero di almeno 3 per setti mana. In luogo di una razione di caffè e zucchero poteva essere data, quando era disponibile, una razione di the (the gr.1,75 - zucchero gr. 20, più limoni per ogni 10 razioni). Al the poteva anche, per le truppe in trincea o immediatamente a tergo, essere aggiunto il cognac o il rhum nella quantità approssimativa di un cucchiaino per raz ione. era in facoltà dei Comandi di Armata di far di stribuire alle truppe operanti in speciali zone e grandi altitudini (sopra i 2000 metri) come generi di conforto sussidiari, limitate quantità di latte condensalo, o frutte secche, o lardo, o pancetta. Ed ora ecco l'equipaggiamento invernale de1le truppe comhattenti, nel quale sono pure indicati gli effetti di crni-edo di stribuiti ai reparti d islocati in alta montagna:
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Equipaggiamento invernale: La serie individuale era così costituita: sopracalze impenneabili paia 2 paia 2 calze di lana camkie di flanella paia 2 paia I cappucci di lana cravatte di lana per collo paia 2 fasce di panno paia 1 calzettoni di lana paia I guanti di lana paia 2 mutande di lana n° 2 Coperte da campo (2" coperta) 11 ° I pacchelli di filalo di lana ed aghi (per riparazioni) n° 1 scatole di unguento contro gli assideramenti (gr. 100) n° 1. Le sopracalze impermeabili e le scatole di unguento erano distribuite soltanto alle truppe che prestavano servizio in trincea, e specialmente a quelle in zone umide. Alle truppe delle zone pianeggianti ed a quelle di seconda linea erano disll·ibuite camicie e mutande di cotone felpato invece che di lana.
I0
2°
Materiali per le operazioni invernali in montagna. Bastoni alpini (alpcnstok) chiodi da roccia corde manilla funicelle da valanga serie materiale da sciatori occhiali da neve picozzini da guida alpina racchette da neve rampom grappette sacchi a spalla per viveri rotelle da neve per bastoni alpini (alpcnstok).
3°
indumenti per operazioni invernali in montagna: calzari di tela impermeabile foderali di pelliccia calzature speciali da trincea (soprascarpe di di versi tipi e zoccoli tipo scuderia) cappotti da armi a piedi con cappuccio cappotti di panno foderati di pelliccia cappotti di tela bianca foderati di pelliccia (per vedette) cappotti di tela grigia foderati di pelliccia gambali valdostani serie d' indumenti impenneabili tipo R. Marina e di modello vmiu.
4°
Oggetti per automobilisti e motociclisti: cappotti di tela grigia lunghi con pelliccia, per automobilisti
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cappotti di tela grigia corti con pelliccia, per motociclisti pantaloni impermeabili per motociclisti. 5°
Materiali vari tenute bianche per operazioni sulla neve, hidoni thermos grandi pieghevoli, lanterne triangolari pieghevoli, lampade portatili oscurabili, unguento contro i congelamenti in latte grandi fodere da pagliericcio. Tutti gli oggetti e materiali sopraccennati rispondevano per tipo, materia prima e cost:rnzione, a quanto le esigenze delle operazioni invernali 1ichiedcvano, essendo state in essi introdotte tutte le modificazioni e tutti i miglioramenti consigliati dall'esperienza della antecedente campagna invernale. È da ricordare che gli oggetti di lana non regolamentari fatti confezionare da Ministero, e quelli prodotti dai vari com itati, erano ridotti a pochi tipi veramente utili; come calze di lana, guanti di lana, sciarpe di lana, escludendo tutti quegli oggetti di scarsa utilità, inviati il p1imo anno e che rappresentavano un dannoso disperdimento di materia prima. Materiali per sciatori. Per quanto riguarda i materiali per sciatori, occorre tener presente che essi erano costituiti da due serie distinte: una per l' equ ipaggiamento individuale, l'altra per l'equipaggiamento di drappelli e repmti, come risulta dai seguenti specchi: Specchio dell'equipaggiamento individ uale da sciatore: SCl
bastoncini per sci scarpe alpine modificate per sciatori sovraccoperte di tela grigia sacco da alpino fodere bianche per sacco alpino guaine bianche per corregge del sacco alpino calze di lana grosse e sottili guanti di lana per sciatore sopraguanti di tela bianca per sciatore camiciotti bianchi impermeabili cappucci di lana bianca soprapantalini di tela bianca cartucciere bianche fornelli a spirito con gavetta recipienti di latta per spirito scatole di latta per grasso sciolina borracce di alluminio foderate di feltro grappette funicelle da valanga
paia paia paia paia paia paia
I 1 I l 1 I
paia 1 paia4 paia 2 paia 1 n° I n° 1 n° 1 paia I n° 1 n° 1 n° I p,zo 1 n° 1 paia l 11 °
1
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no paia 1 n° 1
serie di corregge occhiali da neve per sciatori sacchetti per razione viveri secchi sacchetti per razione di caffè sacchetti per razione di zucchero
n° 11 °
1 I
Specchio dell'equipaggiamento per drappelli e reparli sciatori: racchette da neve I pa io ogni 5 uomini corde manilla 5 per ogni plotone tattico lanterne 1 ogni 5 uomini gravi nette IO per ogni plotone tattico vanghette 25 per ogni plotone tattico l ogn i 5 uomini scatole grandi per grasso da kg l I per pattuglia; coltelli tascahili 10 per plotone tattico cassette serie utensili per sciatori l per plotone tattico borse martelli 1 per pattuglia; 2 per plotone tattico 5 per pattuglia; guaine chiavardelle con succhhiello per riparazioni sci 25 per plotone tattico Materiale di Artiglieria slitte barelle sostegni su sci per tiro e traino su neve di mitragliatrici mod . 911 e 914 sl itte per traino su neve di pistole rnih·agliatrici
2 per plotone tatlico
2 per ogni plotone tattico 2 per ogni plotone tattico.
Prescrizioni e norme c irca l'uso di taluni oggetti e materiali: 6°
serie individuale: La serie individuale degli indumenti invernali era distribuita a tutte le truppe e servizi di prima linea, nonché a quelle truppe e servizi d ' Intendenza (2" linea), per le quali ne fosse riconosciuta la necessità, a giudizio degli Intendenti d'Armata. Era in facoltà dei Comandi di Corpo d' Armata e delle Intendenze di determinare la data dell a distribuzione e del ritiro della serie individuale per i rispettivi Comandi, reparti e servizi dipendenti; come pure di ordinare la distribuzione parziale degli oggetti che, nella serie, sono doppi ; tenendo il secondo capo a portata delle truppe per successi ve rinnovazioni.
7°
Coperte da campo: tutte le truppe, alle quali era distribuita la serie sopraccennata, venivano ad avere due coperte da campo; senza tacere che si concedeva pure una ter.la coperta, e, in via affatto eccezionale, una quarta, a
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quelle truppe per le quali ne fosse dimostrata l'assoluta necessità, a giudizio dei Comandi di Corpo d' Armata. A tale proposito, si ricorda che, per le truppe dislocate in regioni più fredde, si doveva essenzialmente provvedere con una razionale 1ip,utizione dei sacchi a pelo e con suftìcienti impianti di riscaldamento nei vari riwveri. 8°
Cappotto da armi a piedi con cappuccio. Era distribuito a tutte le truppe e servizi di prima linea, che normalmente erano provviste di mantellina. Per le truppe e servizi di 2" li nea, decidevano caso per caso gli Intendenti d'Armata. A tutti coloro, ai quali veniva distribuito il cappotto, era ritirata la mantellina di panno grigio-verde.
9°
Cappotto foderato interamente di pelliccia. 1°) Il Cappotto foderato interamente di pelliccia era concesso in uso individuale agli ufficiali generali ed ai colonnelli comandanti di brigata; ai capi di S.M. dei Corpi cl' Armata e delle Intendenze d' Annata; ai sottocapi di S.M. di Armata ed ai colonnelli i cui reggimenti facevano uso di tale indumento. 2°) Jl cappotto foderato interamente di pelliccia era dato in uso collettivo (tenendo distinti i cappotti per uso degli ufficiali da quelli per la truppa) a quei comandi , il cui personale aveva frequente occasione di viaggiare in automobile scoperta, ed a quei repatti che dovevano prestare servizio esterno in località, nelle quali la temperatura scendeva notevolmente sotto lo zero. 3°) A quei Comandi, il cui personale aveva frequente occa<;ione di viaggiare in automobile scoperta, erano assegnale le seguenti quantità di cappotti con pelliccia, oltre quelli in consegna individuale: Comando d'Armata IO Comando di Corpo d'A rmata 8 6 Comando di Divisione Intendenza d'Annata IO
I0°
Sacchi a pelo: Era assolutamente proibito l' uso elci sacchi a pelo nelle località, in cui la temperatura non scendeva sotto zero, cd ovunque si fosse provveduto ad un conveniente riscaldamento dei local i. Tale oggetto doveva essere essenzialmente impiegalo dalle truppe costrette a pernottare all ' aperto.
11 °
Bidoni Thermos. Erano distribuiti in numero di 600 (tra grandi e piccoli ) per Divisioni, e in proporzione per le lruppe d'Armata e di Corpo d' Amrnta, quindi ripartiti di volta in volta :fra i vari reggimenti e servizi secondo le circostanze. Era prescritta rigorosamente la massima cura e pulizia di questo materiale tanto utile quanto costoso.-
VINCENZO CUOMO
IL VOLONTARIATO MILITARE NELLA STORIA D'ITALIA
L'adesione spontanea di un singolo o di un gruppo di individui ad un esercito o ad un raggruppamento armato, impiegato in una guerra ideologica, religiosa, di conquista, oppure di difesa dei propri diritti o confini, è un fenomeno antico, le cui origini possono tranquillamente farsi risalire agli albo1i della storia dell'Umanità. Per quanto verte la nostra Civiltà occidentale il primo vero episodio di volontariato gueniero in grande stile furono indubbiamente le Crociale. Imponente esodo di milizie cristiane, animate da un profondo ideale religioso, che mossero da ogni angolo d'Europa per andare a liherare il Santo Sepolcro caduto in mani infedeli. Altro interessante esempio di volontariato militare Io troviamo poi tra il XVI ed il XVII secolo, in relazione alla trasformazione del Regno inglese da slalo isolano a grande potenza navale. A tale crescita politico-militare tanto contribuirono le molte navi corsare al servizio della Corona. Gli equipaggi, formati da volontari, c:he eserdlavano una vera e propria allivilà cli pirateria, non la intendevano però finalizzata un icamente al loro tornaconto. Ciò, in quanto, parte del hottino razziato ven iva poi versato nelJe casse della Corona. In merito al volontariato di questo periodo non possiamo chiudere l'argomento senza ricordare, oltre i grandi navigatori olandesi e portog hesi - anche dei secoli successivi - pure i Conquistadores. Uomini che, in una dimensione lra la legale appartenenza alle milizie cie l re cli Spagna cd una autonomia non di scosta però da fedeltà ed ohhedienza a Madrid, spontaneamente, anche se finalizzato al loro arricchimento personale, conquistarono nel N uovo Mondo tante terre da regalare al proprio sovrano un vasto impero. Nel corso dei primi decenni dell ' Ottocento il volontariato militare ritornò ad essere appannaggio degli inglesi, anche se ques ta volta finalizzalo ad una nobile causa. Infatti, in tali anni, molti ahitanti della Gran hretagna, animati da un profondo e sincero amore per la libertà, lasciarono le proprie case per raggiungere quei posti, anche lontani, in cui popoli oppressi lottavano per la loro autonomia cd indipendenza. Oltre a coloro che andarono ad a iutare le colonie spagnole e portoghesi nel sud-America, la pagina indubbiamente più entusiasmante fu quella scritta a favore della Grecia che anelava liberarsi dal duro dominio turco. Tra i tanti che nohilmente trovarono la morte in quella circostanza, ricordiamo i] poeta Lord Byron (15 aprile 1825), ma anche l' italiano Sanlorrc di Santarosa (9 magg io 1825).
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Comunque, malgrado tale massiccia presenza di volonl,u-i in giro per il mondo a sostegno cli popoli oppressi, a cui tra breve si affiancheranno francesi, spagnol i, belgi ed ungheresi, che g iungeranno in Italia a lottare per la sua indipendenza, il fenomeno, presso tutti gli stati europei, nel corso di questi secoli dell'Età Moderna, resta però limitato a particolari occasioni o circostanze. TI Paese ove esso da sempre era stato più vi vace che altrove e si avviava a grandi passi a dive nirlo ancor di più, era invece l'Italia. Nella nostra Penisola infalli, ad iniziare dal periodo rinascimentale, il volontariato ha avuto una ramificazione nel tessuto sociale tanto profonda da divenire una vera e propria tradizione cd influenzare lo stesso cammino storico della Nazione. Dalla fine del Trecento e sino alla prima metà del Cinquecento sul suolo italiano si ebbe un proliferare di Compagnie di Ventura. Vera e propria manifestazione cli volontariato guerriero in grande stile. Formate da valorosi guerrieri e guidate da capi di notevoli qualità e capacità mil itari, in una Penisola mortificata da un notevole frazionamento politico di slali e staterelli in perenne lotta, offrivano i loro servigi ai vari signorotti in cambio cli una paga. Lo sfrenato indi vidualismo che spingeva i Capitani di Ventura a perseguire unicamente obiettivi legati al proprio tornaconto e la mancanza da parte di tutti i componenti di una matrice ideologica, fece si che tali energie invece di arrecare vantaggi all ' Italia divenissero solo fronte di lutti, sofferenze ed ancor maggior divisione politica. Per giungere a quel volontariato militare nella sua eccezione più alta e nobile, dobbiamo tuttavia allendere l'arrivo in Italia, nel 1796, di quella armala francese guidata dal Generale Bonaparte. La sua presenza favorì il sorgere spontaneo di numerose piccole Repubbliche che si ispiravano a quei principi di libertà cd uguaglianza che già avevano a nimato la Francia rivoluzionaria. Tale germogl io di spiritualità nazionale diede anche vita ad unità da combaltirnenlo, su basi volontarie, il cui compito precipuo era quello di difendere e tutelare le conquiste politiche, sociali ed economiche, appena realizzate. Al precedente volontaiiato, avventuriero e m ercenario dei secoli precedenti, ne subentrava uno completamente di.verso, animato da uno spirito patriollico e risorgimentale. Tra queste il primo repmto che venne a trovarsi impegnato in un combattimento fu quello ciel Governo provvisorio di Reggio Emilia. Esso, in località Montechiarugolo, non solo riuscì a vincere un piccolo raggruppamento austriaco, ma anche a trarlo prigioniero. L'azione piacque molto al Bonaparte, il quale invitò i reggiani ad unirsi con le popolazioni di Bologna, Ferrara e Modena, anch' esse insorte, per darsi un comune assetto politico. TI 16 ottobre 1796 si ebbe così la nac,cita di una Confederazione detta Cispadana a base essenzialmente militare. Tra i primi provvedimenti vi fu il dçcreto che sanciva la nascita di una " Legione llaliana", con un organico iniziale di 3.000 uomini. Si costituiva così un piccolo esercito di volontari italiani destinato con il tempo a veder sempre più lievitare il proprio numero. Dopo questi primi avvenimenti, dal 27 dicembre 1796 al 9 genna io 1997, a Reggio Emi lia, si riuniva un secondo Congresso Cispadano. Scopo era quello di dar vita ad una vera e propria Repubblica in sostitu-
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zione della Confederazione militare precedenle. A base mode rata va ricordata anche in quanto fu proclamata da una Assemblea di Deputati liberamenlc eletti dal popolo. Non solo, ma anche perché il 7 gennaio decretò che la Bandiera del nuovo Stato, sollo la quale avrebbero dovuto continuare a combatlere le sue libere truppe repuhhl icane, fosse quel Tricolore, verde, bianco e rosso, già a suo tempo adottato dalla "Legione Lornharda". Nasceva così in forma statuaria e non più limitato ad un semplice reparto combaltente, quel vessillo destinato a divenire il simbolo di un'espressione morale e spirituale di patriottismo, a c ui nel corso del1'0ttocento tanti dovevano fare riferimenlo nel desiderio di un' Italia finalmente unita e libera dallo straniero. In questo periodo in cui in tanta paite d' Italia nascevano i primi vaghi ed ondeggianti concetti di patria, libertà ed indipendenza, i cui sostenitori tanto fidavano in un aiuto da parte di altri popoli, vi furono anche uomini fermamente convinti che gli abitanti della Penisola avrebbero invece dovuto "fare da sé". Uno dei più noti assertori di questa lcoria, che però nella nostra storiografia non ha mai trovato giusto spazio, è Giuseppe Lahoz. Ufficiale austriaco, all'arrivo del Bonaparte in Italia, sulla scia de l più puro volontariato militare, smi se l'uniforme degli Asburgo per porsi al servizio di quegli ideali che le truppe francesi incarnavano. Accortosi, nel tempo, che gli ohiettivi del Direttorio minavano o erano in contrasto con quelli perseguiti dagli italiani, decise allora di iniziare una guerra personale per la liberazione della Penisola da ogni presenza straniera. Nelle Marche, riunita una piccola formazione militare di ardenti patriotti e puri volontari, iniziò una serrata guerriglia contro francesi ed austriaci. l tempi non s i mostrarono però maturi per comprendere lo spessore e la lungimiranza del suo pensiero. Non essendo riuscito a trovare altro aiuto se non quello di alcuni capibrigandi, cadde nel corso di uno sfortunato comhattimento. ln prosiego agli avvenimenti di cui l'Italia settentrion,ùe era prolagonista e spettatrice nello stesso tempo, si ebbe la fusione della Repubhli ca Cispadana con quella Transpadana, anch'essa già da tempo esistente in Lombardia. Tra fine giugno e inizio luglio 1797 nasceva così la R epubblica Cisalpina. Pure i due eserciti si unirono in una sola entità militare, con il Tricolore che continuava a restare il vessiIlo ufficiale. Nel 1799 con l'arrivo a Napoli di un 'armata fran cese al comando del Generale Championnet, anche ivi s i ebbe la nascita di una Repubblica rivoluzionaria. La ri cordiamo, non solo per la nobiltà d ' animo e lo spessore morale dei s uoi animatori, ma anche in quanto provocò una doppia forma di volonlariato militare molto diffuso e ramificato presso tutte le classi sociali del Reame. Mentre la pa1ie colta, erudita cd intellettualmente valida imbracciò le armi a sostegno della Repubblica e delle sue idee, da parte di popo lino, plebe e contadini si ebbe invece una vera e propria esplosione di aderenza al campo avverso. Ciò, in quanto, costoro, nella stragrande maggioranza culturalmente poveriss imi ed abbrutiti da miseria, disoccupazione e servitù sociali e feudali , si mostrarono incapaci di comprendere concetti come Libertà e Democrazia, non riuscendo ad andare al di là dell' appagamento dei hisogni materiali più elementari cd immediati.
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Durante l'Impero napoleonico in Italia il volontariato fu una realtà quasi del lutto inesistente, sia a favore che contraria. I moti carbonari del 1820-21 poi ugualmente, al di là del le poche e selezionate presenze, non diedero luogo a grossi coinvolgimenti di massa, in quanto, sia a Napoli che a Torino, erano animati soprattutto eia militari del l'esercito regolare. Dopo che nel 1830-31 un' insurrezione nell'Italia centrale aveva invece avuto una maggiore affluenza cli volontari, nel 1934 si ebbe una spedizione armata in Savoia. Al richiamo ciel Mazzini, che l'aveva ideata e voluta, molti volontari , soprallullo esuli , accorsero ad ingrossare le fila del raggruppamento, il quale, però, sia per una serie di circostanze av verse, che per le carenti qualità del comandante, nonché per la poca consistenza nume1ica, venne fermato e disperso dalle truppe sabaude. Il periodo che ora segue è caratterizzato da una serie cli piccole e slegate iniziative insurrezionali volontarie, che costituiranno l'alba di quella ben più massiccia e corale presenza c he si avrà a partire dal 1848 a favore del Risorgimento. Dopo la presenza sull' isola di Malta della "Legione Italica" di Nicola Fabrizi ed alcune in surrezioni nel 1843 sul territorio italiano, che però non portarono ad alcun risultato pos itivo, nel 1844 si ebbe la s pedizione dei Fratelli Bandiera. Italiani che volontariamente vollero tentare una impresa impossibile per dare al mondo un esempio di tede, di amore patrio e scuotere tante coscienze ancora sopite. Oltre ai tanti patrioti che in questi anni combattevano e mori vano in ltalia, all1i, sempre arden ti di libe rlù, furono attivi sia in Spagna che in sud-America. I vi, nel momento in cui l' Uruguay venne attaccato dalla vicina Argentina, gli italiani esuli presenti in loco diedero vita a Montevideo ad una " Legione" di volontaii, la quale al comando di Garibaldi, si mostrò subito in g rado di saper combattere e vincere. Successivamente la ben nota Camicia Rossa andrà a costituire il nuc leo di quella più numerosa unità che si coprirà di gloria in Itali a nel corso de lla realizzazione dell'unità nazionale. Dopo che già si erano avute sollevazioni in molte città e capitali europee, ove aspirazioni nazionali s i e rano intrecc iate con spiritualità liberali, il 18 marzo 1848 pure a Milano si ebbe una spontanea e corale in surrezione contro il dominio austriaco. Avevano così inizio quelle entusiasmanti e d epiche "Cinque Giornate" , intrise di un profondo sigrùfieato patriottico e risorgimentale, destinate a restare nella nostra storiografia come uno dei momenti più intensi legato alla partecipazione delle masse del movi mento di riscatto nazionale. In merito a questa insurrezione, ma anche a quella quasi contemporanea cli Venezia, va detto che tale volontariato militare eia parte della popolazione civile in breve venne incanal ato verso la formazione di vere e proprie unità da combattimento. Degno di nota è che in questo volontariato guerriero furono presenti anche numerose donne, che si distinsero per disciplina e coraggio alla pari degli uomini e degli adolescenti impiegati però unicamente a compiti di collegamento. Tra i tanti reparti che in quei giorni si costituirono e che continuarono a restare in armi ed a hallersi per tutta la durata del conflitto, indubbiamente il più noto fu il Battaglione dei
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"Bersaglieri Lombardi" di Luciano Manara. Nel momento in cui costituì questa splendida unità da combattimento, destinata a passare alla storia con lui , aveva appena ventiquattro anni. Allorquando l' esercito di Carlo Alberto mosse dalle sue basi per recare aiuti ai lombardi insorti, da ogni parte della Penisola aftluirono una gran quantità di volontari pronti a dare il loro contributo. Non solo, in quanto dagli Stati ove il volere popolare si era imposto a quello dei propri reggitori , giunsero anche delle complete formazioni regolari. Tra i reparti autonomi erano presenti anche 150 uomini provenienti da Napoli ed animati da quella pasionaria del nostro Risorgimento che fu la Principessa di Belgioioso. Ancora vi erano i volontari romani al comando del Generale Andrea Fcrrari, una Legione di patrioti polacchi, nonché un piccolo raggruppamento di siciliani guidata da La Massa. Inoltre, risultava essere presente anche un Battaglione di Volontari toscani, di Giuseppe Montanelli. Composto per la maggior parte da studenti dell ' Università di Pis a, si sacrificherà quasi completamente a Curlatone e Montanara per impedire alle truppe austriache di giungere alle spalle dell' esercito piemontese che stava assediando Peschiera. A ben guardare quel sogno di una Italia federata, tanto caro alla sensibilità politica del Gioberti, semhrava essere finalmente divenuto una felice realtà! Questa guerra, combattuta in condominio tra l'Armata sarda e le formazioni volontarie, era però destinata a concludersi con la sconfitta di Custoza (23-25 luglio 1848). Successivamente vi sarà anche quel la di Novara (23 marzo 1849), in relazione ad una ripresa della lotta da parte di Carlo Alberto. Ritiratosi dalla scena politico-militare l'eserc ito piemontese, l'iniziativa della lotta restava adesso completamente nelle mani dei vo]ontari, di cui la maggior parie animati da impul si democratici intensi e marcati. Fu una vera e propria epopea del volontariato militare italiano che trovò il suo momento di gloria nella difesa delle due Repuhhliche di Roma e Venezia. Con la resa di queste due città si chiudeva negativamente il primo capitolo della lotta degli italiani per la indipendenza naziona1e. La partecipazione popolare, per quanto massiccia, era stata però limitata unicamente agli abitanti delle città, mentre le masse contadine, che costituivano oltre il 70% della popolazione, erano rimaste completamente assenti. L' aver preso coscienza di ciò, unitamente alla certezza che anche per il futuro il solo volontariato non sarebbe stato sufficiente per cacciare dall' Italia una potenza militarmente forte come l'Austria, portò i patrioti-volontari aJla convinzione che ci si sarebbe dovuti appoggiare ad uno Stato in possesso di un esercito preparato, allenato e ben armalo. Di consegucn7,a, si iniziò così a guardare con sempre maggiore insistenza al nuovo re di Sardegna Vittorio Emanuele Il, il quale, non aholendo lo statuto, aveva subilo fatto intendere di non voler abbandonare quegli ideali che già erano stati cari al padre. Nel 1859, allo scoppio della seconda guerra d' indipendenza, allorquando l'esercito piemontese, con l'appoggio di quello francese, riprese la lotta contro l'Austria, il volontariato assunse subito uno status di com-
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plemento alle armate sahaude. Pertanto, con la gran quantità di volontari accorsi a Torino, oltre ad infoltire i Battaglioni regi, fu anche creata una speciale unità autonoma che assunse la denominazione di "Cacciatori delle Alpi" e che, al comando di Garibaldi, a cui era stato dato il grado di Generale dell 'esercito sardo, combatterà indossando la divisa dell e truppe regolari. Con tale scelta si volle così conservare intatta la spiritualità di questi uomini, ma anche dare al mondo l'immagine di una guerra che non fosse solo monarchica, bensì di un intero popolo anelante alla propria autonomia e libertà. La Brigata, inquadrata nella Divisione Cialdini, ven ne subito inviata in terri torio nemico, non solo per contrast.ue gli asburgici nelle retrovie, ma anche per accendere nei cuori degli abitanti dei luoghi attraversati l' amor p atrio e provocare un nuovo afflusso di volontari. Malgrado fossero male armati e carenti di equipaggiamento, artiglieria e cavalleria, i "Cacciato ri delle Alpi" fecero presto ad imporsi al nem ico. Seguendo quella tattica da g ueni glia che aveva imparato nel sudAmerica, Garihaldi riuscì per lungo tempo a tenere in scacco ben sci Brigate a ustriache. La guerra si concludeva poi favorevolmente con g li scontri d i San Martino e Solferi no (24 giugno), mentre la Brigata dei volontari ancora era intenta a mietere successi ed ingrossare le sue fil.a. li 5 maggio 1860 un Corpo di volontari, la cui consistenza superava di poco le mille unità ed era al comando dell ' Eroe dei due Mondi, partiva da Quar10 per la Sicilia. Al grido di "Italia e Vittorio Emanuele" anelava aggiungere al nascente grande Stato dell ' Italia del nord anche il R egno delle Due Sicilie. Ini ziava così una spedizione che doveva consentire a] nostro volontariato militare nazionale di raggiungere il risultato più fu lgido e brillante, nonché guadagnarsi un posto di gran rilievo nella storia dell' Età Contemporanea. I volontari, che dal loro esiguo numero iniziale, dovevano, nel corso dell ' impresa, raggiungere l'entità di un vero e proprio esercito, sempre seppero combattere con valore ed audacia e mai vennero meno anche a disciplina e serietà, dimostrando di non aver niente in meno di una armata regolare. Dopo i tanti e noli scontri , la campagna si conc ludeva con la battaglia del Volturno ( 1-2 ottobre), ove Garihaldi dimostrò essere pure un valente stratega e non solo un audace tattico ed i volontari dei veri soldati in grado di compiere azioni manovrate e non unicamente dei temerari colpi di mano. Nel momento in cui i Garibaldini furono a contatto con le truppe regie dei Savoia, g iunte dal Nord per sostenere e controllare questo volonl,uiato, tra i due schieramenti venne a c rearsi un no tevole attrito. Attrito che quotidi anamente era alimentato dall'alterigia e dall'albagia con cui g li Ufficial i piemontesi si rivolgevano ai loro colleghi in Camicia Rossa, completamente dime ntichi che costoro, malgrado lutto, erano riusciti a conquistare un Regno e vincere tante battagl ie. A sanare una situaz ione che slava per divenire esplosiva intervenne allora Garibaldi . A Teano, non volendo compromettere la finalmente raggiunta unità naziona le, consegnò, senza alcuna condizione, il R eame ex borhonico a Vi11orio Emanuele 11 , salutandolo Re d ' Italia cd ordinando nel contempo alla sua armata di
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sciogliersi. Con la nascita del Regno d'Italia cd il conseguente Esercito Ita]iano, ai volontari, ancora una volta, non fu reso g iustizia. Di essi, infatti, solo ad un rislrclto numero, altamente selezionato, venne concesso di accedere tra le fila dei regolari, adducendo a preteso una scarsa preparazione militare, mentre in realtà si temeva la loro matrice ideologica democratica. Dopo lo spiacevole episodio avvenuto sull' Aspromonte, ove i volontari diretti a Roma furono fermati dalle truppe regie, nel giugno del 1866 l'Italia iniziava una guerra contro l'Austria nell'intento di raggiungere il naturale confine delle Alpi. Anche questa volta fu consentito ad una formazione volontaria di prendere parte alle operazioni militari. Guidata da Gaiibaldi e con una maggiore consistenza rispetto alla precedente guerra d' Indipendenza, ottenne delle ottime affermazioni sul nemico a Monte Suello ed al Ponte di Caffaro. Al termine di un periodo di stasi, in relazione alla sconfitta dell'esercito regolare a Custoza (24 giugno), la Divisione volontaria iniziò una azione di penetrazione nel Trentino. Fu così vittoriosa a Condino, prima della conquista de l forte di Ampola. A B ezzecca poi (2 1 luglio), nel corso di una memorabile battaglia, in cui ancora una volta rifulsero Je capacità tattiche e strategiche di Garibaldi, nonché l'elevato grndo di preparazione dei volontari, gli austriaci vennero seccamente sconfitti. Con il famoso "obbedisco", con cui l'Eroe dei Due Mondi rispose al telegramma che gli ingiungeva di sospendere le operazioni e sgomberare il Trentino, si dimostrò altresì che i volontari italiani, oltre a valore ed audacia, erano dotati anche di un altissimo senso della disciplina che li portava ad una stretta osservanza degli ordini ricevuti, cd a sottoporsi di buon grado alla volontà delle superiori Autorità militari . Nel corso del mese di ottobre del 1867 i volontari italiani, g ià da tempo in fermento, diedero vita ad una spontanea concentrazione fuori dai confini del Lazio, per una prospettata azione di annessione di Roma al Regno d'Italia. Iniziata la marcia di avvicinamento verso la Città Eterna il raggruppamento, al comando del Garibaldi, venne però fermato da un Corpo di spedizione francese ivi inviato da da Napoleone m. Successivamente al 1863, allorquando un nucleo di patrioti italiani , guidati da Francesco Nullo, era stato attivo ed operante in Polonia a difesa di quelle terre, lo spirito di libertà che animava il volontariato militare italiano, colse una nuova entusiasmante affermazione a Digione. lvi, nel 1870, nel momento in cui la Francia venne invasa dalle armate prussiane, una formazione di volontari, sempre con a capo Garibaldi, dimentichi del tradimento di Mcntana, volle andare a sostenere quel popolo che lottava strenuamente a difesa della propria libertà. Il volontariato militare, che tanto aveva contribuito all ' unità nazionale, nel corso degli ultimi decenni dell'Ottocento e nel primo Novecento, divenne un sentimento piuttosto marginale. Esso non era però scomparso dal cuore degli italiani, di cui costituiva parte integrante della sua spiritualità, ben nota pure all'estero, aHencicva solo una nuova occasione per poter riemergere ed imporsi all'attenzione di tutti. Ta]e momento giunse
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allorq uando, con lo scoppio della prima guerra mondiale, l'Italia si chiuse in una stretta neutralità. In relazione a ciò, infatti, in molti divenne forte il desiderio di cogliere l'occasione per estendere i nostri confini sino alle Alpi orientali. Tra costoro, la fi gura indubbiamente più nota fu quella di Gabriele D' Annunzio. Il suo contributo a favore dell'intervento, oltre che oratorio fu anche letterario. Scrisse infatti una gran quantità di appelli poetici , che trovarono ampio riscontro in ogni parte d' Italia ed infiammarono tanti giovani cuori . Il momento culmine della sua regia avvenne a Quarto, in occasione dell'anniversario della partenza dei "Mille", allorquando organizzò una grandiosa manifestazione che ebbe vasta risonanza in campo nazionale. Il movimento interven6sta vero e proprio, che prese consistenza nei primi mesi subito dopo la proclamazione ufficiale della neutralità da parte dell' Italia, si articolava su diverse correnti principali, il più delle volte di vise Ira loro da una profonda diversità ideologica. Mentre il Partito Socialista, fedele agli insegnamenti dell ' lntcrnazionalismo che considerava la guerra una espressione capitalistica, era per la ncutraliHt più assoluta, i Socialisti Riformisti, che facevano capo a Leonida Bissolati, erano invece per l'entrala in guerra. Ciò, soprallullo, nel superiore intento di liberare le nazionalità ancora oppresse. Anche i Repubblicani si mostrarono favorevoli all'intervento, sostenuti in questa loro aspirazione dalle alte s fere della Massoneria. In merito ricordiamo che costoro si fecero pure promotori della costituzione di un reparto ,u-mato di volontari italiani, che, sotto la gu ida di Peppino lì,u-ibaldi, si recò in Francia a combattere contro i tedeschi. Oltre i capi del Partilo radicale - ma non la massa - che pure si mostrarono a favore dell ' intervento, va ricordata pure la pattuglia degli irredentisti, che faceva capo alla nobile figura di Cesare Battisti. A costoro sono poi da affiancare gli interventisti di mali-ice rioluzionaria, tra cui ricordiamo Filippo Corridoni. Essi volevano la guerra essenzialmente nella speranza di riuscire a demolire quell'ideale politico di autoritarismo e militarismo di c ui gli Imperi Centrali apparivano i massimi depositati. I Nazionalisti infine, per i quali la guerra era alla hasc ciel loro pensiero politico, in.izialrnenle si mostrarono orientati per un intervento a favore della Germania. Gradatamente spostarono poi le loro simpatie verso Prancia, Russia e Gran Bretagna e le loro aspirazioni verso un completo dominio dcll' Adriatico, base per una futura espansione nei Balcani. Oltre le tante figure di spicco e movimcn6 politici di vario orientamento, che sollecitavano il Governo ad entrare in guerra, anche gran pa1te della stampa diede il suo contributo. Le due testate indubbiamente più rilevanti, impegnate in tale operazione di propaganda, furono "li Corriere della Sera" di Luigi Albertini e "Il Popolo d' Ital ia" di Mussolini, che intanto si era staccalo dal Partito Socialista. Mentre il primo, di orientamento liberale, si rivolgeva a coloro che erano allineali con tale posi zione politica, "11 Popolo d'Italia", di recente fondazione, raccoglieva e diffondeva le istanze di intervento dei democratici e elci socialisti. Non va
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dimenticato infine che i fautori della guerra erano sostenuti anche dal!' autorevole pensiero di molti intellettuali. Ad eccezione di Croce, ebbero infatti dalla loro parte Giovanni Gentile e Renato Serra, nonché storici del calibro di Gaetano Salvemini e Gioacchino Volpe. Dichiarala la guerra ali ' Austria, in breve, il sogno di una gaia campagna di sapore risorg imentale, si infranse, così come l'e ntusiasmo di tanti interventisti, sui reticolati nemici. Diventata la lotta una lunga e snervante attesa nelle trincee, spezzata di tanto in tanto da furiosi attacchi contro gli asburgici, l' amaro per la sconfitta di Caporetto fece nuovamente affiorare nell'animo degl i italiani lo spirito del volontariato. La strada che questa volta trovò, per potersi affermare in uomini che già erano inscri6 all ' interno di una struttura militare, portò alla costituzione di alcuni reparti sceltissimi: gli Arditi. Provenienti da tutte le Arnù e Corpi, quelli usciti dalle fila dei Bersaglieri presero il nome di " Fiamme Cremisi". Anticipando i metodi di combattimento dei moderni Commandos, si imposero immediatamente all'attenzione del nemico con temerarie azioni di guerra. incursioni, compiute soprattutto di nulle, con l'intento di arrecare quanto più danno possibile ad uomini e cose. Armati di pugnali e bombe a mano, più che dell'ingombrante moschetto, eccellevano in modo particolare nella lotta corpo a corpo e quale fosse lo spirito che li animava lo possiamo leggere nello stesso nome che il rep,uto assume. Terminata la guerra, la mancata cessione di Fiume fece nascere, sulle ali dell'infiammata oratoria del D'Annunzio, il mito della "vittoria mutilata", che condusse alla creazione di un gruppo di volontari, i quali sotto la g uida del Poeta andarono ad ocrnpare la città. Sul territorio nazionale invece, i tanti problemi , sociali , politici ccl economici, legati alla riconversione dell'intera Nazione ad una realtà non più bell icistica, provocarono la formazione di organizzazioni volontarie paramil itari. Tra queste fecero presto ad affennarsi e prevalere le Squadre cl ' Azione de l movimento fascista. Queste "Camicie Nere" inizialmente, no n ancora partito statalista e corporativo, raccoglievano persone di tutti i ceti sociali e delle più svariate ideologie e si ergevano a garanzia cli ordine e legalità contro gli scioperi cd i sommovimenti cau sati dai socialisti. Successivamente, il Fascismo, assunta una posizione poli6ca più chiara e delineata, vide le sue fil a infoltirsi sem pre più, grazie anche all 'arrivo di Futuristi , Nazionali sti ed ex Arsiti, nonché cli lutti coloro che vedevano in esso una garanzia per la salvaguardi a dell 'autorità dello Stato. Con l'instaurazione della dittatura (3 gennaio 1925), sia perché il regime ancora sentiva il bisogno cli una forza armata che lo proteggesse, sia per conservare intatto quello spirito di volontariato che aveva an imato i suoi sostenitori, ordinò che le Camicie Nere venissero inquadrate ali ' interno della "Mii izia Volontaria per la Sicurezza Na7.io nale". Dopo che anche nel corso della conquista dell'Etiopia non erano mancati volontari, nel 1936, Germania ed Italia iniziarono ad inviare aiuti a quei reparti che in Spagna si erano ribellali al governo repubblicano. Oltre a tali unità, in crescente aumento, che, al meno da parte italiana, erano caratterizzate da una folta presenza cli volontari, pure il Governo legittimo
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vide ingrossare le sue fila con l'accorrere di molte presenze spontanee. Esse, nella stragrande maggioranza, erano fuoriusciti italiani, con una configurazione politica che comprendeva uomini di ogni ideologia democratica. Com unque, la maggior parte erano Comunisti, nonché appartenenti all'organi zzazione antifascista "Giustizia e Libertà" di Carlo Rosselli, aspirante ad un sociali smo a bac;e liberale. Con l'armistizio dell'8 settembre 1943 l' Italia venne a trovarsi divisa in due troncon i. Mentre nella parte Nord, occupata militarmente dai tedeschi, fu proclamata la repubblica di Salò, nel Meridione, ove già erano giunte le truppe anglo-americane , si costit uiva invece un nuovo stato libero. In relazione soprattutto da un comportamento all' insegna della più fosca barbara ferocia da parte dei germanici, unita ad una costante continua montante dissidenza contro l'ideologia nazifascista, in breve, all' interno del territorio della Repubblica Sociale, si formarono un po' dappertutto sempre più numerose bande armate di partigiani. Ri sorgeva così nuovamente quello spirito di volontariato patriottico a cui la Nazione già tanto doveva. nascosti sui monti, nei hoschi e nei luoghi più impervi ed inaccessibili , diedero vita ad una guerriglia intensa che logorò enormemente le forze tedesche e repubblicane. Essi, malgrado le difficoltà, sempre combatterono con onore, devozione alla Causa e sprezzo del pericolo e mai s i lasciarono intimorire o scoraggiare da quei metodi, spietatamente violenti ed intrisi di terrore, con i quali venivano contrastati dalle forze regolari. Circa questi difensori della libertà, non si può concludere l'argomento senza pur aver rilevato che essi fecero ogni sforzo anche per tenere viva una opposizione morale, ideolog ica ed intellettuale, contro quei principi totalitari che Fascismo e Nazismo rappresentavano. Pure presso la Repubblica SociaJe si era avuto l'affluire di molti volontari che vollero andare a combattere per una causa che ri tenevano g iusta. Anche non volendo negare che tanti erano realmente dei puri idealisti, convinti di dover salvare del baratro un regime politico che si stava consumando tra le fiamme della guerra, la maggior parte di essi, male impiegati, divennero solo degli aguzzini al servizio del le SS germaniche. Pertanto, il loro utilizzo militare non risultò volto tanto contro le truppe anglo-americane, quanto ad alimentare una feroce e moliificante guerra civile nei confronti d i dissidenti, oppositori e partigiani. Nell'italia meridionale il Governo di questo nuovo Stato libero, il 27 settembre 1943, veniva autorizzato dal Comando militare alleato a costituire un Raggruppamento che cooperasse al riscatto dell 'intera Penisola. Inizialmente, tutto a base volontaria, tra le varie Specialità, trovò posto anche il 51 ° Battaglione Bersaglieri, o vviamente pur esso formato da giovani volontari. Tale reparto, a Monte Lungo (8 dicembre), ebbe occasione di porsi prepotentemente in luce nella lotta contro i tedeschi. L'azione costò un gran numero di morti e feriti. Tutlavia, lutti seppero e vollero morire con onore a tutela di quei perenni ideali di Libertà e Giustizia, ma anche a difesa della propria patria oltraggiata dal furore teutonico. Dopo che il Generale Clark aveva additato questi uomini quale esempio da imitare a lutti i popoli d 'Europa ancora oppressi, l'iniziale Raggrupamento
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aumentò la sua consistenza sino a divenire il "Corpo Italiano di Liberazione" per poi articolarsi su sei Gruppi da Comhattimento. Tn tal modo gli italiani continuarono così ininterrottamente, a fianco degli Alleali , a prendere parte a tutte le success ive fasi della guerra, destinala a concludersi con la totale liberazione del suolo italiano. Con il ristabilimento della pace le nostre Forze Annate ritornarono nella loro condizione di non belligeranza, continuando, nel contempo, ad esse re una palestra formativa ed addestrativa di un' idea morale di tutela e difesa della Libertà, della Democrazia e della Dignità. Lo spirito del volontariato intanto, mai sopito, ricompariva, con diversa spiritualità e finalità, ogni qual volta una sciagura si abbatteva sul territorio nazionale. ln tali circostanze infatti, gli uomini dei reparti impegnati, andando ben al di là degli ordini ricevuti , con slancio, dedizione ed abnegazione, davano vita ad una nobile e f ralema gara di spontaneo generoso altruismo. La storia del volontariato militare non termina qui, in quanto propri o in questi ultimi anni, con il modellarsi delle Forze Armate su basi violontarie, sta raggiungendo la sua pe1fezione storica. È infatti in corso la realizzazione di una sintesi tra volontari e regolari . Raccogliendo e fondendo queste due antiche tradizioni, si sta così creando una nuova forza armala: il sempre tanto desiderato ed auspicato intreccio tra Esercito e Popolo. Di conseguenza, i ris ultati non si sono fatti attendere ! Oltre ad un efficiente contributo dato in operazioni di ordine pubblico, molte unità itali ane, composte da soli volontari, hanno anche partecipato a rischiose e delicate operazioni umanitarie fuori dai confini nazionali. lvi, pur muovendosi in uno scenario caratterizzalo da gravi difficoltà, ambientali ed operative, sempre hanno agito con dedizione cd elevala professionalità, in una lotta a favore della Pace e della Civiltà, ma anche a tutela della vita e della dignità di minoranze etniche e religiose.
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STORIA DELLA RECLUSIONE MILITARE E CORPO MOSCHETTIERI
Premessa Quando ancora l'Unità d' Italia suonava alle orecchie dei prn accorti patrioti come una dolce utopia tutt'altro che raggiungibile in tempi ristretti e la gran parte dei nostri Reggimenli non era ancora stata costituita, la "Catena milihu-e" progenitrice dell'Organizzazione Penitenziaria Militare (0.P.M.), era già una realtà nell'.u-nbito degli stati preunitari. Certo, allora la denomjnazione era differente stato per stato e diversi erano anche le finalità che essa intendeva perseguire, nittavia rappresentava già un tangibile patrimonio realizzato per dare una risposta alle molteplici istanze relative alla gestione del personale alle armi, macchiatosi di reati militari. Per certi versi, dai primi "bagni penali" all ' cxliema Organizzazione Penitenziaria Militare intercorre la stessa distanza esistente fra l'Annata Sarda e l'attuale Esercito Italiano, per altri, paradossalmente, sembra che il tempo, nonostante gli infiniti stravolgimenti storici, politici, sociali e tecnologici che hanno caratterizzato le recenti vicende del mondo, sia invece trascorso assolutamente invano. Le differenze erano legate principalmente alla di versa concezione che, agli inizi del secolo scorso, si aveva dell"'Uomo" - in paiticolare del mi litare detenuto - e degli scopi da attribuire agli istituti di pena. In due parole, il militare macchiatosi di infamia doveva "risarcire" la Nazione, offesa dal suo comportamento scorretto, con lavoro a bassissimo costo; la Nazione dal canto suo aveva il solo obbligo - fatto salve le incombenze di carattere umanitario - di controllare che la pena inflitta fosse espiata a termini di legge. Salta subito agli occhi che gli importantissimi problemi legati alla redenzione etica ed alla riabilitazione civile e militare de l detenuto, colonna portante delle odierne tematiche inerenti l'ordinamento carcerario, non erano neppure contemplate. Ciò non deve stupire più di tanto, allora i tempi non e rano ancora maturi, e parole come "diritti umani, sociali, sindacali, diritto all'autodeterminazione dei p opoli, diritto al lavoro, allo studio, al volo, alla libertà di culto, di pensiero e di stampa", dovevano ancora essere coniate o quas i. I punti di contatto fra ciò che oggi è l'O.P.M. e ciò che è stata in passato, sia pure con altre "etichette", sono comunque veramente notevoli sia sotto il profilo meramente quantitativo che sotto quello più squisitamente qualitativo.
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A tal proposito, è opportuno evidenziare soprattutto la necessaria caratura morale e professionale del personale di inquadramento e di vigilanza; quanto per il legittimo desiderio di ritrarre una realtà sociale, che è patrimonio dell'odierna Istituzione. Dai secoli lontani, si è sempre sentita l'esigenza di dotare il " parco" Quadri di elementi dotati di eccezionale saldezza etica e sperimentato equil ibrio, anche di particolare predisposizione al mondo del.l a g iuri sprudenza, di spiccata tendenza ad intrattenere rapporti di lavoro con dirigenti e funzionari di altre Organizzazioni e Poteri dello Stato e, soprallutto, capaci di saper discernere fra le pieghe della normativa, spesso in solitudine e sul tamburo, le soluzioni più idonee alla risoluzione di problemi tanto complessi quanto delicati. La prova più tangibile dell 'efficienza e della professionalità di coloro che la F.A. chiama via, via ad ope rare in ambito O.P.M. è data dalla modesta fuoriuscita di "notizie" di qualsi voglia natura circa le funzioni, la struttura, le difficoltà e di quant' altro possa essere legato all a gestione d i una materia estremamente complessa e vaiicgata, in continua evoluzione e, da qualche tempo, oggetto di particol are attenzione da parte dei vari strumenti pubblicistici. I preziosissimi e costanti rapporti funziona li che intercorrono con esponenti della Magistratura, dell ' ambiente giuridico in generale e delle Forze di Polizia, sono di ordinaria arrurùnistrazione, anche se talvolta ingigantiti dalle contingenti esigenze nazionali , e rappresentano prove più che tang ibili della vitalità dcll'O.P.M . specie nel peculiare momento storico oggi vissuto dalla Nazione. Se ai Quadri è giustamente richiesto tanto, non me no l'istituzione pretende dai " vi1<ilatori", discendendo dagli "aguzzini" e dai "mnscheLtieri" di qualche secolo fa, di non felice memoria. Questi ultimi, giovani di leva che giungono nelle sedi d'impiego solo dopo aver superato un severo corso di circa due mesi, rappresentano il fiore all ' ot:t:hiello dell'Organizzaz ione, in quanto reali punti di contatto fra i detenuti e l' applicazione rnnt:re ta della legge. Di costoro, si parlerà anche più avanti in quanto, vista l'importanza e la delicatezza del servizio da loro prestato, essi meritano una citazione a parte. Altro significativo punto di confronto fra vet:t:hio e nuovo è rappresentalo dalla peculiarità del detenuto militare. Questo, a parte rarissime eccezioni, si identifica di norma in una pe rsona dalla giovan issima età, generalmente non avvezza a delinquere e sottoposta a condanne per reati di indole relativamente lievi. Abitualmente è possibile instaurare efficaci rapporti di collaborazione e di mutuo rispetto fra Organi zzazione e detenuti che, se "comuni" (t:ioè provenienti dal mondo delle t:aserme), si prestano volentieri alle attività previste dalla norrna6va ai fini del loro rist:atto morale e del successivo reinserimento nei ranghi dei Repar6 d ' appartenenza. Nelle contingenti vicende italiane legate ai noti fatti giudiziari giornalisticamente definiti "mani pulite", l' O . P.M. è stata spesso al centro del-
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l'attenzione nazionale per via di taluni personaggi che sono stati ristretti all'interno delle carceri militari. Anche in tali circostanze, assolutamente imprevis te e di grande impegno logistico-operalivo, l'O.P.M. non ha mai disatteso le aspettative della F.A. e si è adeguata alle mutate situazioni con prontezza ed efficienza, tenendo sempre alto il principio di umanizzazione. Certo, l' ampiezza e la novità del fenomeno hanno impietosamente messo in risalto alcuni aspetti normativi e gestionali non adeguatamente sviluppati in precedenza: come per esempio la norma che vieta i contatti fra i detenuti "comuni" (militari) e quelli "speciali" (appartenenti alle forze di polizia). In effetti, la presenz;a negli Stabilimenti Militari di Pena dei detenuti apparlenenti alle Forze di Polizia per reati ordinari , comporta nel regime militare penitenziario, regolamentalo da leggi "speciali'', un inevitabile quanto pericoloso ''.frammischiamentv" di diverse "realtà fisiche e giuridiche", che la legislazione penitenziaria prescri ve invece di evitare. L'anomala situaz ione comporla disagi gestionali spesso rilevanti, e costituisce una forte remora al concreto svolgimento dell'esecuzione delle pene militari detentive, originm-ia funzione istituzionale degli Stabilimenti Militari di Pena. È in tale quadro che le competenti Autorità della Difesa hanno ret:en temente predisposto una proposta legislaliva volta a restituire agli Stabilimenti Militari di Pena la loro originale funz ione istituzionale, riportando i detenuti per reali non militari nell 'esclusivo ambito degli Istituti penitenziari ordinari, ferme restanti le esigenze di garantire contestualmenle la tutela personale dei medesimi detenuti. Piace concludere che a testimoniare gli sforzi sostenuti dai tecnici del settore penitenziario militare possono annoverarsi le decine di attestazioni ùi stima e di gratitudine, pervenute anche a mezzo stampa sia da parte di ex detenuti che di magistrati e personalità politiche, relative alla delicatezza, alla solerz ia, alla professionalità e alla civiltà dimostrala, in ogni occasione da lullo il personale di sorveglianza.
L' Ordinamento Penitenziario militare nello Stato Pontificio Sotto qualsiasi regime ed epoca, il militare è stato sottoposto, oltre che a norme penali ordinarie o comuni, anche a norme previste da speciali legislazioni. Esse contemplavano in primo luogo la repressione dei reati d'indole militare e, in secondo luogo, le violenze commesse dagli stessi militari nei confronti dei cittadini e l'ordine pubblico. li diritto penale militare, si è, come noto, mantenuto in posizione complementare a quello comune e che laddove non era prevista una norma di diritto penale militare, nei confronti di quest' ultimo veni va appUcala una norma di diritto penale comune. Fino alla mclà del XVTT set:olo le sanzioni per i reati d'indole militare venivano comminali dai Giudici militari, mentre le altre da Giudici c ivi li .
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Prima di quella data, mancando di una specifica leg islazione militare penale, le leggi venivano fatte all'accadimento dell ' evento, per il caso concreto, che mantenevano la loro validità e durata per tutti quei casi analoghi che potessero, volta per volta, configurarsi in futuro. Nella storia dell'organizzazione penitenziaria, si ha notizia di appositi "editti" o "bandi" che contempl avano sanzioni nei confronti dei militari resisi colpevoli di eccessi perpetrati nei vari ambienti. Nello studio che segue, ho tenuto come base di riferimento il saggio "Milizie dello Stato Romano ( 1600- 1797)", del conte Andrea Da Mosto, pubblicato nella raccolta di "Memorie Storiche militari" dello SME Ufficio Storico (Voi. X, Anno 1914, pp. 284-306). Si ricordano, a volo d ' uccell o, l'Editto del 25 gennaio 1605 (" Provvedimenti penali nei riguardi dei soldati resisi responsabili di delitti contro i cittadini") e il Bando del 30 maggio 1623 che colpiva gli abusi e gli eccessi commessi dai soldati nell'esercizio delle loro funzion i. Altro Editto del 6 febbraio 1643, a firma del Cardinale Francesco Barberini , riportava norme volte ad impedire le violenze commesse dai soldati durante il "Carnevale", mentre quello del I O settembre 1646, redatto dal Cardinale Camillo Pamphili era ri volto ai soldati che avessero danneggiato gli orti e le vigne nelle vicinanze delle porte di Roma. In tal caso, i danneggiamenti prodotti importavano per il superiore del soldato, ufficiale o graduato, la degradazione e il rifonclimenlo del danno, mentre a chi aveva provocato il danno materiale, veniva comminala la pena della corda e, talvolta, la prigione di durata superiore a cinque anni . Si cominciava a parlare di "f?rassazione" e di "rapina" nei bandi militari sul finire cie l '700, le cui pene variavano dall' inforcamento alla morte infame. Infatti, le pene contemplate consistevano nella morte, (con o senza infam ia), la galera, i tratti di corda, la degradazio ne, la svaligiazionc (privazione di armi e bagagli), e la cassazione (congedo). Caratteristica saliente de lla legislazione penitenziaria militare del secolo XVII era la grande severità con cui veni vano comminate le pene ai militari di truppa, a fronte di una certa mitezza di trattamento riservata agli ufficiali . I bandi rimasero in vigore per tutto il secolo. Si dovrà g iungere al 1780 per vedere pubblicato un primo vero e proprio regolamento penitenziario intitolato: "Istruzioni militari necessarie sapersi da SS. Uffiziali e soldati, ed obblighi in particolare per un Capitano". Mentre di li a poco, ed esattame nte ne l 1783, vedrà la luce il "Pian.o Militare del nuovo presidio e letto in Boln,?na dall'Eccell.mo Buoncom.pagni, legato, a spese di quella Città", che inlrodurrù altri articoli sulla legislazione penale speciale. Successivi ampliamenti saranno aggiunti nel 1787 con la pubblicazione del "Regolamento del presidio di Castel S. Angelo", dedicato a monsig nor D. Fabrizio Ruffo, di Bugnara Calabra (1744-1827) tesoriere generale commissario del mare e prefetto di quel Castello, meglio conosciuto
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per aver comandato l'armata della "Santa Fede" contro la Repubblica Partenopea istituita dalla grande Armè (13 giugno 1799) a favore di Ferdinando IV, Re delle Due Sicilie. I tre regolamenti prevedevano che la morte e la galera venissero inferte dal Tribunale del Prefetto, e le altre, comprendenti l'arresto per lungo tempo, l'arresto con catena, l'arresto in carcere a pane ed acqua, l' arresto in carcere con catena, i ceppi sotto le bandiere, le armi sopra le spalle, la mordacchia e la catena, il bastone, le bacchette, la cassazione semplice, la cassazione ignominiosa (strappando prima le mostrine e po i togliendo la divisa) e il cavalle tto (ordigno di tortura a fonna di cavallo su cui venivano bastonati i puniti ) dà] congresso o consiglio di guerra del Castello. Nel regolamento del 1780, non si trova che la pena di morte, la prigione a pane ccl acqua, mentre quello cli "B ologna" prevedeva che fossero comminate, la morte semplice e l' infame, la galera, il carcere, le verghe e le bastonate. Tn tutti i regolamenti dalla fine del '700, non figura più il castigo della corda. li 7 febbraio 1793, il den. Enea Caprara, nel nuovo o rdinamento militare introduceva alcuni articoli, comuni per tutte le truppe dello Stato, che prevedevano le punizione con eguale severità agli ufficiali e ai soldati . A quella data l'Esercito Pontificio aveva mantenuto una forza di 3950 soldati, 265 bassi uffi ciali, 154 ufficiali e 117 provvisionali; con l'annessione della guarnig io ne di Bologna, la forza veniva elevata di ulteriori 500 unità fino a raggi ungere 5000 uomini. Ogni variazione agli articoli, per acquisire validità, doveva essere stata prima pubblicata ed annunciata con squillo di tromba e rullo di tamburo. Le pene contemplale consistevano nella morte semplice con la decapitazione, la morte infame sulla forca, la galera od opera pubblica, i giri di bacchette, le bastonate, le relegazioni in fortezza, presidio o torre, i ferri e le catene, il violone (sala di punizione dei quartieri militari), l' espulsione infame dalla milizia, la degradazione, la commutazione in luogo di maggior travaglio, le g uardie di piantone, il vitto ridotto a pane ed acqua e gli arresti. Al le leggi penali militari erano assoggetti, o ltre ai mi litari anche i borghesi che li seguivano e che con essi avevano avuto qualche rapporto. Le pene inferte ai funzionari civili militari erano equiparati a conseguenze penali impart ite agli ufficjali. T utte le leggi penali militari si pubblicavano con sole nnità; si affi ggevano nei quartieri e corpi di guardia e venivano periodicamente lette e commentate ai soldati. Le offese contro Dio e la religione venivano generalmente punite con tratti di corda e con la gaJera,comprendeva lutti coloro che s'erano macchiati di falso gi uramento, di opere empie, di sortilegi, di magie, di lettura di libri proibiti ecc. Il reato rifiuto d 'obbedienza, al principio del 1600, veni va punito con la svaligiazione e coi tratti di corda. La pena di morte era inflitta non solo per i reati gravi, quali l'omicidio o il delitto politico di lesa maestà, l'offesa all'immagine dei Santi , ai soldati e rissanti, per disobbedienza agli ufficiali, ai sergenti ed alle pattuglie. Dai docu-
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menti dell'epoca si ricavano molti esempi di esecuzione capitale. Al soldato spagnolo Francesco di Alonso dal Modone, per aver colpito a sassate l'immagine della Madonna, venne comminata la pena della lapidazione dopo essere stato condotto, legato sul carro dei condannali a morte, sul luogo ove sorgeva l'immagine sacra vilipesa. Dopo l' afforcamento, il corpo fu bruciato. Nel regolamento del 1783 per il Presidio di Bologna, l'insulto, la rivolta e la violenza contro una sentinella, una ronda od una pattuglia veni vano puniti con la galera, e, se veniva fatto uso delle armi, con la morte. Quello di Castel S. Angelo de l 1787, non sanzionava mai, in simili casi, la morte, ma puniva però con la galera e le violenze del soldato per sfuggire all'arresto e a chi lo aiutava. La condanna a mo11e si applicava pure a chi ingiuriava, veniva a via di fatto od impugnava le armi contro un superiore, anche se questi le adoperava per fini punitivi. Con la riforma " Caprara" venivano giustiziati con la morte, in caso di ammutinamento, gli autori principali, i sobillatori o i complici e quelli che non lo rivelavano ai superiori. Alcuni bandi prevedevano l'inflizione della "tmncazione" della m ano a chi impugnava le armi, percuoteva, feriva od ingiuriava un militare presente in quartiere o di guardia; altri, la corda e pene maggiori estendendo la incriminazione a tutti quelli che si rendevano colpevoli di tale reato nel raggio di 40 passi dai quartieri o dai corpi di guardia. li di sertore veniva solitamente punito con la morte e con la confisca elci beni, i quali ultimi andavano a rimpinguare le casse dello Stato, mentre altre leggi penali, più miti, comminavano la galera e l'infamia, aggiungendo le verghe e il cavalletto con le armi ai piedi a quelli che disertavano con la scalata o se in servizio di sentinella. Un bando speciale contro i disertori, del 1708, comminava la fucilazione per la diserzione semplice e la forca per il passaggio al nemico. Per essere considerato disertore, bastava allontanarsi dalla g uarnigione per una certa dista nza, per almeno tre sere consecutive di assenza dal reparto. Chi non rientrava dalla licenza nel tempo stabilito, o vi si trovava indebitamente, incorreva nelle stesse pene ri servate ai disertori. La resa prematura d'una piazza, fortezza o guarnigione, comportava la punizione con la morte del comandante e la decimazione o l'esposizione nei siti più pericolosi, per i soldati. li rifiuto di combattere e qualunque atto di codardia di un s ingolo soldato importava ad esso la morte ignominiosa ed all'ufficiale la perdita dell'onore, con la cancellazione dal ruolo. Le spie ed i traditori erano puniti sempre di morte infame. Per i duellanti ed i loro padrini, era sancita la pena cli morte alla quale si aggiungeva, talvolta, l'infamia. Le istruzioni del Gen. Caprara punivano il duello con l'arresto in fortezza, con la perdita della carica, e in ce11i casi con la decapitazione. Più miti erano invece le leggi penali applicate in Castel S. Angelo. Quelle del 1600, comminavano bensì sette anni di galera allo sfidante e la morte ai duellanti, ma solo ne l caso che si battessero nel castello o nelle prossimità di esso.
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La resistenza e gli insulti alle autorità costituite od alla forza pubblica, importavano la pena capitale. Chi rivelava il "motto" od il "nome", l'equi valente del "Santo" per il Regno delle Due Sici lie, (l'alluale formula di riconoscimento) della ronda o faceva entrare in un quartiere militare alcuno di notte, senza "motto" o il "Santo", andava incontro alla pena capitale. La sentinella c he non chiamava iJ graduato di muta, se qualcuno tentava di avvicinarsi o che abbandonava il posto o si sedeva poteva essere giustiziato. La sentine lla di Castel S. Angelo, che permetteva di giorno l'ingresso ad estranei senza permesso .dell'ufficiale comandante e senza far loro deporre le armi, veniva punita soltanto con la corda. L'ufficiale eh~ sorprendeva la sentinella in flagranza di reato, aveva la facoltà di punirla, e se la sorprendeva addormentata poteva persino uccider! a sul posto. Se il militare punito, si ribellava era passibile di morte. La pena, che si infliggeva alla sentinella addormentata andava dalla galera a vita sino alla morte. Mentre per i ~olda.ti di ronda, trovati addormentati, fermi o seduti, si applicava il castigo dell a corda. I1 regolamento di Bologna prevedeva una punizione severa all'ufficiale o capoposto, che stando di guardia si uhriacava: se in tempo di pace, veniva comminalo il carcere, se in tempo di guerra, la morte infame. li soldato usufruiva nel primo caso del carcere a pane ed acqua, nel secondo, della punizione delle verghe per dodic i volte. Sempre con la riforma istituita dal Gen . Caprara, chi veniva sorpreso ubriaco durante il servizio di guardia veniva punito con la catena, con la perdita dell'onore e con pene corporali severiss ime secondo la gravità del caso; chi essendo di guardia, accettava regali dai passanti, era passibile di sette anni di galera cd anche della forca, e chi, stando in servizio, ne profittava per esercitare vendette private, era punito con la morte. Il caporale, che non rassegnava ogni sera la sua squadra e non denunziava gli assenti al contrappello, veniva cassato. Chi non si presentava senza legitti mo motivo ad una adunata, era punito di corda, e, se recidivo, incorreva nella cassazione. TI soldato che teneva in quartiere altra persona che non fosse il suo attendente, era punito di corda e con altre pene, e se il ricoverato era un bandito od inquisito capitale, gli si applicava la pena di morte. Se s i trattava di una mcritricc, si infliggeva la corda al soldato e si toglieva la carica al graduato. Il regolamento di Bologna del 1783, minacciava in tal caso al soldato carcere e verghe, ed alla donna la frusta. Da 5 a 1O anni di prigione e la morte si applicavano al soldato, che forniva false generalità o passava alla "banca" di due compagnie al passavolante (individuo qualunque che figurava da soldato, durante le rassegne, per frodare la paga) ed all ' ufficiale connjvente. Erano proibiti in servizio, nel modo assoluto, tutti i giochi di carte, dadi, torrette, biribissi ed altri, nonché le scommesse palesi od occulte, sotto pene gravi anche corporali, oltre alla restituzione del denaro e delle cose, oggetti del contendere.
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Il soldato di cavalleria, che prestava o cambiava il cavallo, senza permesso, si puniva ad arhitrio. I soldati che buttavano immondizie nel quartiere, venivano castigati ad arbitrio, e quelli che servivano come domestici dei borghesi si cassavano, dopo aver inflitto loro la corda. Al soldato, che senza permesso sortiva dalle mura della città della sua guarnigione, rimanendo fu01i dal quartiere dopo l'Ave Maria o non vi dormiva, si dava la corda. L' ufficiale, che non pernottava nel quartiere, andava incontro alla perdita del grado. L'avvicinarsi a meno di un miglio, dai confini dello Stato o l'oltrepassare il quartiere, se questo stava più vicino al confine, comportava la pena capitale. Chi girava la sera, dopo il " nome", fuori dai quartieri e sui haluardi, entro Castel S. Angelo, andava incontro a sette anni di galera. Qualche bando equiparava il salto della barra, con scalata o rottura di p011e e finestre, alla diserzione. Allo scopo di prevenire reati contro i cittadini, i bandi limitavano il numero di soldati che andavano a diporto. Nei primi anni del 1600, non potevano girare più di sei soldati insieme, pena la corda, ma, più tardi, si ridusse il numero a quattro se di giorno e due se di notte, ed alcuni anni dopo, a tre, tanto di giorno che di notte. Il bando generale, del 1643, arrivava al punto di cmmninare la corda, la galera e la morte se giravano in più di tre se di giorno cd più di due se di notte. Era vietato ai soldati di portare stiletti, arch ibugietti a ruota e pi stola sotto pena di morte. Sempre a i primi del 1600, il soldato, che, fuori servizio, metteva mano alla spada, purché non fosse per mettere ordine fra rissanti, riceveva la corda, e, se lo faceva in piazza di S. Pie tro, veni va impiccato. L'omicidio, a riserva del caso di legitti ma difesa, veniva punito dal regolamento di Bologna con la morte, e, se commesso con premeditazione e con circostanze aggravanti, con la morte ignominiosa. Nel regolamento di Castel S. Angelo del 1787, si applicava la pena del taglione a chi commetteva un omicidio nell ' interno del castello. L'omicidio involontario, comportava di soli to la galera. I bandi del 1600, comminavano al soldato che entrava con la forza in casa cli una donna onesta o la violentava, la morte e, se lo faceva con una me retrice, cinque anni di galera, cd in certi casi anche la morte. La minaccia semplice veniva punita, nei bandi del 1600, con c inque anni di galera; l'impiego di male parole a donne per la strada, con tre tratti di corda, e l'accompagnarsi a cortigiane in osteria, con la galera. Nella riforn1a del Caprara non s i facevano distinzioni fra furti militari e comuni: veniva innitti la forca tanto a chi rubava al padrone che al camerata, e per i piccoli furti (insieme alla restituzione dell'oggetto rubato) le verghe, il violone o lo stretto arresto, secondo i casi. Altro editto del 1668, cu111111i11ava la ùegraùazium; cd altre pene corporali e pecuniarie ad ;u-bitrio agli ufficiali che vendevano vestiario ai soldati o
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ricevevano donatjvi per "raccomandazioni" finalizzale ad esimerli dal servizio, e cinque anni di galera al soldato, che faceva regali all' ufficiale o aveva comunque corrotto il superiore per trarne beneficio per se o per un terzo. Il regolamento di Ancona, del 1775, stabiliva che il soldato che commetteva un delitto infame, veni sse espulso dalla città, a cassa scordata, subito dopo il castigo. La pena di morte era considerata la pena esemplare per eccellenza. Le sentenze di morte comminate dal Consiglio di guerra si eseguivano per fucilaz ione. La lettura della sentenza veniva resa pubblica da un fori ere, alla presenza dell ' attuario e di due testimoni ; il condannalo veniva quindi consegnato ai confratelli di S. Giovanni decollato, che assistevano ali' esecuzione, insieme alle rappresentanze rnililmi di tutti i corpi am,ati del presidio. Il picchetto di esecuzione si componeva di sci vice caporali, tre del corpo del reo e tre di altri corpi. La "litur,?ia" di morte aveva urizio con l' avviso alla Confraternita della sentenza di morte. La pena crudele, per essere efficace e, quindi, svolgere funzione deterrente, doveva essere eseguila sollo gli occhi di tutti; in larghi spazi e pi azze d' arme o del mercato, dove poter fare affluire numeroso pubblico. Le puni zioni corporali, col bastone sulla barca o con le verghe, le dcgra<la:r,ioni con strappo delle mostrine, le perquisizioni personali ai militari e l'applicazione delle catene, venivano fatte in alcuni presidi dai tamburi meno anziani. i quali non potevano in alcuno modo esimersi. Al tempo del Caprara il bastone era dato ai caporali che non eseguivano bene il compito: ricevevano altrettante bastonate dal sergente, mentre le verghe si davano facendo passare più volte il condannato davanti ad un certo numeri di soldati muniti di bacchette. Generalmente, si applicava il bastone sui calzoni, ma alle volte, nei casi più gravi, sulle mutande. Riguardo le infrazioni disciplinari , le punizioni variavano da presidio a presidio; si ricordano: l'arresto, il violone, guardie e mezze guardie di piantone, la cate na, i ceppi, il bastone ed altre. L' arresto, di solito, si cercava di linritarlo in Castel S. Angelo a tre giorni per non danneggiare il soldato, il quale non poteva fare le guardie proprie, o per conto altrui. Le pene disciplinari restrittive della li bertà individuale, con o senza ceppi e catene , si scontavano nel violone o nel profosso, che era tenuto da un sergente profosso o caporale, il quale aveva un garzone al suo servizio. Nel presidio di Bologna il detenuto doveva pagare un baiocco, mentre il punito ai ceppi, due per i servizi che ricevevano (pulizia del carcere, acqua ecc.) . 11 soldato recalcitrante poteva essere subito punito dal superiore, cominciando dal caporale, con una o più bastonate sulle spalle inferte con molta "di scretezza" . 11 soldato in servizio a Castel S. Angelo, cassato per le sue mancanze, veniva trattenuto in servizio finché avesse estinto il debito di massa. Doveva montare di guardia ogni giorno, per sé e per gli altri, e poteva essere bastonato a volontà!
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La bastonatura non era ammessa per i graduati di truppa, i quali non potevano essere rimproverati pubblicamente. La puni zione per l' ufficiale consisteva negli arresti : quando intimati, egli aveva l'obbligo di costituirsi subito e di mandare, entro 24 ore, un compagno a chiedere perdono a chi glieli aveva inflitti; al termine della punizione, era tenuto a ringraziare tutti e due. Se veniva arrestato una seconda volta, senza aver ringraziato, come detto, andava incontro a sanzioni più severe. TI Gen . Caprara, con ordine del g iorno 5 novembre 1793, mi se ordine alla materia, piuttosto confusa; in particolare, per impedire che comandanti di corpo bastonassero i soldati senza alcuna ragione, abitudine invalsa in tutti gli eserciti preunitari dove gli ufficiali erano ritenuti d' indole malvagia, i quali credendosi al pari del Re picchiavano di santa ragione i soldati, alimentando, in tal contesto, la diserzione e le malattie da alimentazione e da stress. Con l'occupazione e l'amministrazione francese di Roma e degli Stati Pontifici, venivano emanate nuove norme relative ad ogni settore della vita pubblica, ivi compresa quell a militare e penitenziaria. Tra i primi provvedimenti, la Consulta straordinaria presieduta dal Governatore generale diramava le disposizioni relative alla riorganizzazio-
ne del personale di polizia e di custodia delle carceri (seduta dell'8 luglio 1809), non senza una malcelata soddisfazione del ceto popolare, verso il quale i "birri " pontifici avevano commesso sopraffazione d' ogni sorta. li loro inquadramento in formazione soggette alla disciplina militm·e offriva infatti ai popolani una maggiore garanzia di legalità e di giu stizia. Dopo altra ordinanza del 15 luglio 1809, che limitava il trasferimento dei prigionie1i in segreto ai casi di contingenza punitiva, disponendo però che venisse loro somministrato il normale " nutrimento", la Consulta straordinaria il 25 emetteva un decreto relativo alla cosiddetta "tassa di passeggio" che non trova riscontro nelle norme carcerarie degli Sta ti italiani e che dobbiamo perciò ritenere come in uso solo nelle prigioni dello Stato pontificio. Nel 1870, con l'annessione dei territori dello Stato Pontificio, l'Unità d' Italia poteva ritenersi finalmente compiuta. Cosicché anche quei territori venivano assoggettati alle leggi italiane prima fra tutte quelle riguardanti le Fort.e Armate e penitenziarie . Nei primi tempi le carceri militari e civili conobbero afflussi consistenti essendo divenuti facile e comodo rifugio tanto dei malviventi comuni e dei briganti, provenienti d'ogni parte d ' Italia, quanto dei numerosi disertori ed evasi dei vari stati preunitari . Si pensi che a partire dal 20 settembre di quell' anno in appena dieci giorni i carabinieri entrati in Roma al Comando del Generale Cadorna, operarono quasi duecento arresti, tutti per brigantaggio o reati contro la persona e la proprietà. L'ordinamento Carcerario militare nazionale veniva quindi sollecitamente esteso anche alla Città di Roma e all' intera regione, con la conseguente presa di possesso delle carceri locali ivi esistenti da parte de l Corpo Moschettieri.
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Ordinamento Penitenziario militare nel Regno delle due Sicilie Per questo studio mi sono avvalso delle pubblicazioni di Alessio Saris ("Codice delle leggi del Regno di Napoli: Libro Vll. Napoli, 1795 "della Ragione Militare ") e dei tre volumi editi per conto dell'Ufficio Storico dello SME (C. Boeri, P. Crociani e M. Fiorentino. "L'Esercito Borbonico dal 1806 al I 86 I "). Re Ferdinando IV (1751-1825) ancora minorenne, sale sul trono delle Due Sicilie 1'11 settembre 1759 dopo che suo padre Carlo ITT Cl 716-1788) era stato chiamato a Madrid, per aver creclitato la Corona di Spagna. Carlo III non aveva mai avuto visione di un vero Esercito Nazionale. Eg li era e rimase un principe straniero in una terra di conquista, pur dimostrando sollecitudine ed amore per essa. L' "Ordinanza di Sua. Maestà sulla giurisdizione militare e sopra i delitti e le pene della gente di guerra", del 22 maggio 1789, rappresentava la soluzione aggiornata nel quadro delle riforme propugnate dal Ministro della Guerra, Giovanni Acton, al problema dell'ordinamento giuridicopenitenziario militare nel Regno delle Due Sicilie. Essa regolamentava l'intera materia, poiché le nonne in essa contenute contemplavano tutti i casi prcvisli dai codici penali militari di pace e di guerra : essa rcslerà in vigore fino alla costituzione della Repubblica Napoletana (1815). Si trattava di riordinare in maniera organica tutti i principi ordinativi e i vari istituti g iuridici che nel campo della giustizia militare, come negli altri campi, erano stati importati dalla Spagna mezzo secolo prima. Venivano sottoposti al "foro militare" i militari di qual sias i grado, specialità e corpo dell ' Esercito di Terra e di Mare, l'intero Corpo della Milizia provinciale del Regno di Napoli e delle Milizie Urbane della Sicilia, come pure dei Presidi milila1i della Toscana e della Giurisdizione di Longone. Tali norme venivano estese ai Tesorieri, ai percettori provinciali, in qualità di pagatori Militari, come pure ai costruttori, agli artigiani, alle maestranze e agli impiegati dell 'Esercito, nei cantieri, negli arsenali, nei porti, nelle Fabbriche d' Armi e in ,ùtri lavori Reali Militari; i fornai, i macellai, i carrettieri , i vivandieri, i mulauieri, gli albergatori, ecc. al seguito dell'Esercito o del quartiere militare. Erano altresì soggetti all'ordinamento giuridico militare anche le vedove dei mil itari e i figli fino all'età di diciollo anni. Nessun tribunale civile poteva inserirsi nelle cause attinenti il foro della guerra e nella complicità di civili e militari; il foro militare procedeva contro tutti , eccetto alcuni casi. Se durante il Regno di Ferdinando rv le istituzioni civili lasciavano alquanto desiderare, quelle militari non erano senz'altro delle migliori. Difatti, scriveva Pietro Colletta nella "Storia del Regno di Napoli dal 1754 sino al 1825 (Canton Ticino, 7838, pp. 61-62), "... si usavano per levar soldati tutti i modi illegittimi: i gaggi, La seduzione, la scelta dei condannati giustiziati, la pena dei vagabondi, l'arbitrario comando de ' baroni, il solo mezzo giusto della sorte non era usato.
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I pessimi delle città erano quindi eletti al più nobile uffizio dei cittadini, e si mandavano per guerre lontane in Italia, o più sovenle in hpagna, dove con abito spagnolo, sotto la propria insegna per nome e gloria d'altri combattevano. Napoli intorpidiva in servitù scioperata, i Napoletani stavano in guerra continua ed ingloriosa. Non erano nello interno ordini di milizia: milizie straniere obbedivano alle non proprie ordinanze: le arti di guerra imparate allrove non .facevano la gloria nostra. Così che mancavano ordini, usi, esercizi, tradizione, fama, sentimento di milizia: e questo nome onorevole negli altri Stati era per Napoli doloroso ed ahhorrito ". In realtà, l'Esercito e la Marina allravcrsavano una seria crisi di crescita e cli sbandamento morale. A mettere ordine nelle Forze Armate napoletane veniva incaricato John Francis Edward Acton (Besancos, 1746 Palermo 18 I 1), con fama di esperto di arti marineresche e guerriere, al servizio del Granducato di Toscana, chiamato dall'amhiziosa Regina Maria Carolina, figlia di Maria Teresa d' Austria, su proposta del Principe di Caramanico, fiduciario della Regina, con il compito precipuo di p otenziare e modernizzare l'Esercito e la Marina, sottratte all'ingerenza spagnola e passate, dopo il Trattato del 3 ottobre 1759, a firma congiunta del Tanucci e dell'Ambasciatore Austriaco Conte di Neipperg, sotto l' influenza del! ' Impero Asburgico. Così Acton, venuto in Napoli dal 1779, bene accolto dalla regina, della quale diventerà confidente ed amante, svagatamente dal re, lodato dai grandi, veniva chiamato a dirigere il ministero della Marina. Egli si metteva subito al lavoro, affrontando una situazione milita re veramente fallimentare. Aclon non perdeva tempo e ottenuta senza fatiche carta bianca dal Re, passava subito alla reali zzazione di progetti ambiziosi che finiranno per conqui stare anche il Sovrano. La prima vera riforma veniva compendiata ncll' "Ordinanza di sua Maestà per servizio delle piazze de ' suoi reali domini dell'anno 1788", consistente in una poderosa opera mai fino ad allora pubblicala nel Regno. L'Ordinanza, per quanto cli nostro specifico interesse, stabiliva che le prigioni militari di una Piazza dovessero essere sempre separate dalle prigioni civiche, ed a questo effetto se ne sarebbero costruite in numero confacente nei luoghi ove non ne esistevano, (Art. I). Le prigioni militari dovevano essere disposte in maniera che le camere o le sale di esse, destinale pe' soldati , pe' Tamburi e pe' Trombelti non dovessero avere alcuna comunicazione con quelle, in cui dovevano collocare i sottufficiali, né queste con le camere destinate agli ufficiali (Art. 11). Anche ogni carcere criminale doveva essere separato e senza veruna comunicazione ne con le altre carceri criminali, ne con le sale o camere della prigione. Tn ogni cella doveva prevedersi una finestra o apertura qualunque
con ferrate, per permettere il rinnovo dell'aria, e la costruzione di un
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tavolato onde i carcerati non fossero mai ohbligati di dormire sul suolo (Art. IV). Le camere destinate per la restrizione degli ufficiali dovevano prevedere un letto guarnito, una tavola, una sedia, un candeliere, una hrocca pulita ed un bicchiere per acqua, e gli utensili necessari (Art. VI) . Qualunque ufficiale arrestato non poteva essere visitato da alcuno senza il permesso in iscritto del Comandante del Corpo col V.B. di quello della Piazza (Art. VII). Le camere dei sottufficiali, degli ufficiali e dei soldati prevedevano tavolati con paglia; una tina, ed una hrocca con acqua; soltanto la paglia, doveva essere rinnovata ogni mese a spese del cm-ceriere (Art. VIII). JJ detenuto militare da ricoverare in ospedale, essendo reo criminale, veniva scortato da un caporale e tre fucilieri del reggimento; custodito e consegnalo nell'Ospedale ad una sentinella, che provvedeva al piantonamento al lato del suo letto, con cambio orario (Art. Xl). A spese del Reggimento erano pagate al Cm·ceriere due grana al giorno per la paglia e per la presenza di ciascun carcerato (Art. XII). TI carceriere teneva un registro, cifrato foglio per foglio dal Maggiore della Piazza, per annotarvi i prigionieri, in entrata ed uscita e obbligato giornalmente a mandare allo stesso Maggiore una relazione di essi.
Al primo giorno di ogni mese, il suddetto Maggiore poi faceva un estratto (Art. XIII). TI carceriere regolava l'uscita ogni giorno dalle came re o dalle sale i prigionieri per la passeggiata e presa d'aria nel cortile o giardino della prigione per la durata di un'ora. A ciascheduna camera o sala veniva assegnata un'ora diversa affinché i sottufficiali non s'incontrassero giammai nel passeggio con i soldati. TI carceriere era inoltre obbligato di tenere le prigioni e le carceri criminali nella maggior pulizia, ''.facendole spazzare ogni giorno, e facendo vuotare sera e mattina i vasi e le tine" (Art. XIV). Ogni giorno veniva nominato, per turno di fatica un ufficiale subalterno, il quale alternativamente con tutta la Guarigione a far visita della prigione per verificarne il buon governo e la pulizia e rilevare se il Carceriere eseguiva bene il suo compito (Art. XV). L' "Ordinanza" risentiva dei nuovi lumi del secolo e, così ad esempio, erano proibite negli interrogatori, le torture e le minacce; i processi si tenevano in lingua Italiana e non più in latino. La p,u-te p1ima (19° Capitolo) fissa va il numero dei Tribunali Militari in tempo di Pace con la riserva del conveniente in tempo di guerra; del Consiglio Supremo di Guerra e dell ' Udienza Generale di Guerra e Casa Reale, delle Udienze e Corti Militmi delle Piazze, dei Castelli del Regno di Napoli ecc .. ; dei Consigli di guerra che potevano essere: Gen. di Brigata e di reggimento, straordinari; delle modalità processuali e così via; nei Tribunali militari del Regno di Napoli e della Sicilia, della Toscana e di Longone. La parte seconda, che è poi quella che più ci interessa da vicino, comprendeva 13 Capito! i e uno conclusivo dal titolo: " De' delitti e delle pene ".
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I delitti e le pene venivano considerati separatamente ad iniziare dai reati commessi dagli ufficiali e a seguire, dai sottufficiali e dai militari di truppa. l delitti venivano ripartiti per materia. Così, per parlare degli ufficiali, erano previsti delitti in materia di servizi (capitolo T), di subordinazione (capitolo Il), di peculato (capitolo III), di violenza (capitolo IV), di costumi e di condotta (capitolo V), verso gli inferiori (capitolo VI). La stessa ripartizione avveniva per i " bassi Utfiziali" e soldati, con la sola differenza che i loro reati, in materia economica, venivano definiti in "materia di furto", anziché "peculato" come era previsto per gli ufficiali. Per i soldati l' "Ordinanza " ripo,tava ben sette articoli (capitoli XV-XXI) dedicati alla "diserzione" esaminata in tutti i suoi aspetti con ogni inapplicazionc di aggravamenti e di complicità - dalla diserzione co mmessa in tempo di pace a quel la sul "piede di guerra"; che di sertando avesse portato con se le armi ovvero scalato le mura del castello ovvero stando di sentinella, c cc .. La di serzione - (" Reale Ordinanza intorno a disertori delle Reali Truppe", 13 agosto 1791, capitoli 1 e V1) era considerato uno dei delitti più gravi contro lo Stato, specie se commesso in tempo di guerra. Pertanto i colpevoli di tale reato venivano puniti con la morte, con il carcere o con la fustigazione (con giri di bacchetta), a seconda della gravità. A lai proposito si ricorda c he essendo lo scopo de i "castighi" que llo di correggere i colpevoli e ricondurli sull a retta via, una volta scontata la punizione, il comandante dell' Unità, nel reintegrare il militare punito schierava la truppa e ad alta voce ordinava: "Soldati, avendo (tal dei tali) sofferta la pena da lui meritata per la sua mancanza, siate avvertiti ch'è proibito ad ognuno di rinfacciargli il gastigo sofferto, sotto pena d 'incorrere nel gastigo medesimo". Per diserzione non accompagnata da ci rcostanze aggravanti , si procedeva alla punizione con le bacchette o con il prolungamento della durata del serviz io militare per altrettanti anni in base ai mesi di diserzione (ad es. : dopo tre mesi di assenza dal reparto doveva servire sei anni di più, se in tempo di pace, dodici se in tempo di guerra). Il di sertore arrestato in tempo di guerra veniva condannato a venti anni di galera, dopo venti giri di bacchette di duecento uomini ; se di sentinella, impiccato; il di sertore arrestato con le armi in pugno nel territorio nemico o soltanto arruol ato, veniva impiccato, col success ivo taglio della mano nel primo caso, senza tale esacerbazione nel secondo. Chi aveva favorito la diserzione di un soldato da un carcere o fortezza, veniva condannato a cenlo ducati di ammenda o, in caso non avesse come pagare, veniva condannato a sei mesi di prigione. Per evitare che avvenisse la diserz ione da un quartiere o fortezza, nessun cittadino o mercante, poteva acquistare liberamente o prestare della corda o molto spago se non in presenza di un ufficiale del reparto acquartierato in quella piazza o quartiere.
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Nella circostanza piace ricordare l'atto di clemenza emanato da Re Carlo III l' 1 febbraio 1759, riferito sempre al reato e.li "diserzione". Si tratta dell'indulto concesso con la Prammatica XLIV - "De Abolitionibus" secondo una glossa a margine "Desertores ah exercitu revocat datis conditionibus" . Le prammatiche consistevano in disposizioni e.li carattere generale emanate dal sovrano, generalmente dietro richiesta di alti funzionari e.lei tempo. Sulla diserzione, oltre alla citata, ne e rano state emanate diverse altre (Prammatiche del 22 aprile 1563, del 6 maggio 1580 e del 12 luglio 1639) . La Prammatica in riferimento si componeva di sei articoli ed esordiva in questo modo, motivando il provvedimento : "/ continui ricorsi a noi pervenuti di molti disertori delle nostre Reali truppe, i quali detestando, e pentendosi del delitto commesso della diserzione; hanno implorata La grazia di essere assoluti dal meritato gastigo, e restituiti al nostro Real servigio; sono stati in tantaforza nel Nostro Real animo inclinalo sempre alla clemenza, che mossi a compassione dello stato infelice, in cui la colpa gli ha ridolli, ci siamo determinati di deferire alle di loro suppliche, e di concedere, come col mezza del presente nostro indulto concediamo perdono generale". Di detta remissione potevano beneficiare tutti i di sertori, anche recidivi, fino aJ grado di sergente :" ... de' nostri Reggimenti d'Jnfanteria Italiana, Provinciale, Vallona e Svizzeri" e dei Reggimenti di cavalleria e dragoni, senza alcuna eccezione. Il provvedimento s'i ntendeva automaticamente attuato al momento in cui i c.lise1tori, fuggiti in altri Stati o resi latitanti nel reame o passati al soldo di altri sovrani , si fossero presentati con " ... animo di servire ove Noi giudicheremo bene di applicarli per lo spazio di cinque anni" . La presentazione doveva aver luogo nel termine massimo di quattro mesi dalla data di emanazione c.lella Prammatica alle autorità militari comandanti delle piazze, castelli e prcsidii. li "generai perdono" veniva esteso anche a coloro che sotto fal so nome erano passati ad altro reparto per motivi di opp01tunità e.li servizio o economici. Una prammatica del 2 luglio 1639, considerato che " ... molti soldati(. .. )lasciano le proprie, e vanno ad assentarsi in altre compa[?nie con grande disservizio di Sua Maestà", comminava a carico dei rei la pena capitale e , nei confronti del comandante che aveva accolto i trasfughi, la pere.lita del comando della compagnia. La stessa remissione veniva, altrcsì, estesa ai casi di recidi va mentre ne erano esclusi "quelli, i quali oltre del delillo di diserzione avessero commesso incendi" (o altri aggravi di violenza). Trascorsi i quattro mesi concessi per la presentazione, chi non s'era avvalso del beneficio restava nella posizione di contumace. La Prammatica concludeva con l'ordine a tulle le autorità di dare la massima diffusione e.lei provvedimento affinché " ... questo suddetto nostro perdono generale possa giungere a notizia di quelli, che vorranno approfitta rsene ". I reati più gravi commessi dagli ufficiali in materia ili servizio riguardavano l'inadempienza del loro dovere per pigrizia, trascuratezza (sotto il
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duplice aspetto di colposo o doloso), l'insufficienza, la cattiva volontà nel fare con negligenza il proprio dovere, la rivelazione o puhhlicazione di ordini o notizie sottoposti a segreti di ufficio, l'ubriachezza, la congiura contro il Real Servizio o contro la Sicurezza e la conservazione del Real Esercito, delle Piazze ecc., la diserzione in tempo di pace o di guerra, ed infine la codardia. Erano considerati delitti in materia di servizio anche l'infermità o la vecchiaia da non poter disimpegnare con la dovuta energia le funzioni del suo impiego. I reati in "materia di suhordina z ione" comprendevano diverse ipotesi di inosservanza degli ordini ricevuti dovuti a negligenza, leggerezz a o a difetto di attività. Rientravano in questo tipo di reati anche il prendere moglie sen za il previsto assenso Reale o aver contratto matrimonio "vergognoso", I' insubordinazione vera e propria, l'uso di espressioni poco rispettose verso i superiori, le minacce fino all'eccesso di attendere alla vita e all 'onore del suo dircllo superiore " ... col tradimento, con la sorpresa, con l'appostamento o con altro modo infame da se stesso o tramite altrui o appostata a tal.fine ". Era considerato reato mi li Lare i I contran-e matrimonio senza autorizzazione. 11 soldato che aveva violato l'ordine veniva obbligato ad assol vere il servizio militare per altri quindici anni senza possibilità di promozione, mentre la moglie veniva fatta rinchiudere, per lo stesso periodo, in un convento; al di lei mantenimento si provvedeva trattenendo al marito da un terzo ad un quinto della paga con l' aggiunta cli altri dodici carlini da parte dell'amministrazione militare. Ma i guai non finiscono qui! TI padre della sposa che non avesse ostacolato il matrimonio, veniva relegato per due anni al confino ad Ustica; mentre la madre veniva rinchiusa per il medesimo periodo in un convento, se la sposa era orfana di padre. Alle stesse pene soggiacevano anche i tutori cui era affidata la sposa in assenza dei genitori, mentre il prete che aveva celebrato il matrimonio veniva relegato a quattro an ni di confino a Favignana e, infine, tre anni venivano comminati ai superiori e al cappellano che avessero tenuto nascosto il fatto. Da questo schema si poteva uscire con opportuni aggiustamenti come ad esempio, regolarizzare l'unione matrimoniale e bloccare nell a progressione di carriera. ln ogni modo l'ufficiale che vo leva contrarre matrimonio era soggetto al " regio permesso" con una sposa proba e provvista di adeguata dote, in funzione del grado e dello sviluppo cli carriera dello sposo, spesso scoraggiato dall'applicazione di esose "tariffe", ricavate da un rigido tariffario. L' ultima curiosità era quella del debito di gioco d'azzardo o per acquisti vari . Era per l'ufficiale naturale motivo di riprovazione, ma accettato fino all 'ammontare di una mensilità di stipendio, da restituire entro il mese
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successivo; il mancato assolvimento del debito comportava per l'ufficiale la restrizione nel "castello" e per il credito la vigilanza all ' ingresso dell'eserci zio o della casa da gioco o dell'abitazione per vietare che gli altri ufficiali reiterassero negli stessi reati . I reati in "materia di peculato" consistevano in tutti quei reati commessi contro la proprietà pubblica c privata producendo " .. .pretensioni in modo venoso e irragionevoli di denaro, o robe contro i militari, o contro Pagani ". Il concetto di reato in materia di peculato veni va esteso fino a comprendere comportamenti da considerarsi, come imprudenti quale il contrarre debiti o accompagnali da frodi, lrnffa e falsità. Rientrava altresì, nello stesso reato l'arricchimento illecito di provenien za da commissione o da contrabbando, o da concussione, da rapine o da furto di strada pubblica in campagna, ovvero di furti nei luoghi abitati in campagna o di ricatto, o di ricettazione. Le ·· frodi" durante le visite, vale a dire quelle commesse durante le riviste nel fare figurare presunti uomini o cavalli del reparto ispezionato non risultati sul " Ref?io conto", allo scopo di ricevere una maggiorazione di paga e foraggio. Di gravità superiore era rilenulo il furto perpelralu dagli ufficiali nei confronti dei soldati per privarli di tutta o parte della paga o dei generi spettanti e dei loro averi. Qualunque furto non qualificato commesso dagli ufficiali, comportava la cassazione con infamia; la stessa pena, aumentata di venti anni di reclus ione veniva comminata all'ufficiale che si fosse reso responsabile di falsificazione di moneta e, infine, se con violenza ohhligasse il padrone dell'alloggio, a somministrargli più del dovuto, stabilito dalle ordinanze, o ne malmenassero e distruggessero i mobili e le provvisioni domestiche. A proposito di furto o danneggiamenti, chi veniva sorpreso a rubare agnelli o capretti, o facesse qualunque altro furto domestico veniva impiccato; analoga pena era riservata a qualsiasi ladrone di bottega. Il soldato sorpreso a mbare nelle chiese o in luoghi sacri , in guerra o in qual siasi altra forma, vrniva condannalo a morte; se il furto era accompagnato dalla morte di qualcuno, il ladro - omicida veniva squartato; la violenza sessuale veniva punita con impiccagione. T delitti "in materia di violenza" costituivano una categoria di reati diversi che andavano dai "discorsi inf?iusti o llfensivi contro i propri compagni", la calunnia, l'insulto, la minaccia, le percosse, il duello, il porto abusivo di anni proibite, l'omicidio (volontario o premeditalo), il ferimento, la rissa, le offese verso gli inferiori , gl'insulti fatti alle sentinelle, il procuralo incendio, il rapimento e la violenza carnale, gl' insulti o violenze ai Sindaci e gli incaricati delle gabelle e dogane, ai Ministeri ed esecutori della Giustizia Ordinaria. Durante il periodo borbonico (e non solo in quello), i servizi generali di caserma venivano assicurati dai ''presidiari'', ossia dai detenuti ristretti ucgli stabilime nti di pena generalmente ubicati nelle stesse sedi dei reparti.
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In cambio della loro prestazione, d'opera e manovalanza, veniva corrisposta una "mercede". I compiti dovevano limitarsi alla pulizia dei locali di uso generale, nel provvedere all ' illuminazione esterna e nell'assicurare la provvista di legna per riscaldamento e di acqua per i quartieri della cavalleria, non sempre servili di acqua corrente. Nel 1854, nel territorio "al di fuori del faro" (locuzione che indicava il territorio continentale, per distinguerlo da quello insulare, "al di la"), si contavano circa 500 detenuti addetti ai servizi dei quartieri militari. Che poi la pulizia e l' igiene regnassero sovrane nelle caserme non ce la sentiremo di dirlo. Si ha ampia confenna di ciò dalla consultazione di diversi documenti d' archivio e, in particolare, dalla lettura del saggio storico al servizio dell 'Esercito del sergente svizzero H. Gauter del Regno delle Due Sicilie (" Histoire du service militaire des regiments à la solde du Roi dex Deux Siciles". Geneve, 1896). L'Autore ci ricorda come molti soldati condividessero pacificamente con cimici, pulci e blatte e come per combatterle venissero frequentemente imbiancate le camerate facendo largo uso di " latte di calce". Inoltre per combattere gli insetti le camerate e gli effetti letterecci venivano spesso disinfettate con soluzioni di suffumigi al1o zolfo o con emulsioni di creolina o di soluzioni a hase di pelrolio, il lulto poi risciacqualo con acqua bollente saponata. Nelle latrine veniva gettata della calce viva per evitare che fetori e tlautolenze ammorbassero l'area c ircostante. li risultato finale era quello che, sebbene cimici , piattole e scarafaggi riuscissero per qualche te mpo a non fare la loro pubblica apparizione, lasciavano nelle camerate un tanfo nauseante, a motivo delle sgradevoli esalazioni di vapori e profumi. Per garantire il rinnovo dell'aria pura e una adeguata ventilazione era giocoforza tenere porte e finestre spalancate per tutta la mattinata, da chiudersi quando la truppa rientrava in quartiere, al termine dell' attività addestrativa o di servizio. Lo "Statuto Penale Militare", emanato nel 1819, rimase in vigore fino alla caduta del regno con minime modifiche. Nel 1837 venne nominata una commiss ione per la sua revisione, ma le sue osservazioni e proposte, semmai ve ne furono, non ebbero alcuna conseguenza. Le modifiche apportate si limitarono a sostituire la pena dei lavori forzati a vita con quella dei lavori forzati dai 26 ai 30 anni (decreto 25 febbraio 1836), la m011e per forca a quella per fucilazione da irrogare ai rei di insubordinazione con vie di fatto verso i superiori (decreto 25 gennaio 1842). In occasione, poi, dell'emanazione di norme contro il duello, vennero aumentate le pene previste dallo Statuto Penale Militare (decreto 21 luglio 1838). Alcuni reati erano assoggettati al giudizio di apposite commissioni militari, che potevano essere anche normali Consigli di Guerra di Guarnigione. Ciò si verificava, appunto, in occasione di eventi di particolari gravità e quando era necessario emettere un giudizio immediato cd esemplare.
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Così vennero demandati a quelle Commissioni i reati di violazione del cordone sanitario nel 1831 e nel 1835-36, le indagini per i moti e.li Penne nel 1837, il gi udjzio de' misfatti e scorrerie in comitiva armata nelle provincie della Sicilia occidentale tra il 1838 ed il 1842, i reati commessi dai forzali nei bagni siciliani nel 1844, gli insulli e le aggressioni alle senlinelle e l'invito alla diserzione nel 1834 e nel 1849 e, infine, alcune fattispecie di reati contro la sicurezza dello Stato nel 1858. Tali Commissioni erano islituite con apposito decreto che ne fi ssava composizione e competenze ed operavano al di fuori dell ' ambito della giustizia militare vera e propria, che si interessava quasi esclusivamente dei reati commessi in servizio o all'inlerno di inslallazioni militari da appartenenti al le forze armate. Per i reggimenti svizzeri, sino al 1859, rimasero invece in vigore le norme del proprio codice militare, derivalo da quello in uso presso i reggimenti svizzeri al servizio francese sino al 1830, che in 16 capitoli e 169 articoli esamina vano ogni tipo e.li reato commesso in servizio e fuori servizio. Le sentenze emesse dai Consigli di guerra svizzeri dovevano essere immediatamente confennate o modificate, e.lai consiglio supremo composto da un colonnello, da ufficiali s uperiori e da capitani del corpo.
li Consiglio Supremo poteva anche graziare il condannato, non era invece prevista la possibilità di inoltrare richiesta di grazia al re. La disciplina nei reggimenti sv izzeri e ra mantenuta con polso fermo ec.l i consigli di guerra amministravano la giustizia con estrema decisione. Per quanto riguarda la concreta applicazione alle truppe napoletane delle norme dello "Statuto Penale Militare" in grado di fornire soltanto qualche spunto; essendo il campo di applicazione troppo vasto e, per giunta, ignote le perdite fisiologiche e, soprattutto, belliche, subite dagli archivi napoletani che hanno pregiudicato il risuhato di future possibili ma ardue, ricerche. Tratterò perciò dell'applicazione della pena di morte, del reato militare più tipico, la diserzione, e ili qualche allro aspetto di cui il controllo del funzionamento dei "consigli di guerra" da parte dell'Alta Corte Militare. Secondo i e.lati fornitici c.lall' Archivio di Stato e.li Napoli, nel periodo in esame vennero pronunciate dai Consigli di Guerra 85 condanne a morte, alle quali si deve aggiungere quella di Agesilao Milano, l' attentatore del re, e due altri casi con più imputati, uno per cospirazione a Nola, nel 1833, l'altro, nel 1840 per complotto cd evasione di "presidiari" con la complicità di personale militare. I 15 giustiziati degli 85 condannati erano stati riconosciuti colpevoli e.li insubordinazione ed omicidio di un superiore in sette casi, di insubordinazione e ferimento di un superiore in due casi, e di omicidio con stupro, diserzione e.li fronte al nemico, furto sacrilego e insubordinazione, un caso per ciascuna fattispecie, e c'è da notare che l'ultimo caso d' insubordinazione doveva aver avuto notevole rilevanza se era stato giud icato da un Consiglio di Guerra Subitaneo.
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I reati per i quali veniva erogata la pena di morte erano, nell'ordine, l' insubordinazione se sfociava nel ferimenlo o nell' uccisione di un superiore, la diserzione qualificata e l'omicidio, oltre al caso partjcolarc di complouo a fini polilici. Per altri reati le pene appaiono più mili (nel 1844): 25 mesi di ".servizi ignobili," 3 anni di esilio correzionale, conunutati in "servizi ignobili", nel 1831 un duello rusticano, a coltellate, tra due soldati e ugualmente punito con i servizi ignobili per 12 mesi, ridotti poi ad 8. Le diverse figure dei reati commessi per la casistica delle pene inflitte sarebbero assai lunghe e difficili da esporre e meriterebbero forse, un apposito studio. Ora ci limiteremo ad accennare alle pene erogate per quello che era, forse, insieme all'insubordinazione, il più tipico reato militare, la diserzione, per prevenire la quale !"'Ordinanza di Piazza" del 1831 dellava disposizioni minuziose, che andavano dai premi al soldato che denunciava un complotto per disertare, alla leUera P aHa !re pollici, del colore delle mostre, da porre sul braccio destro di quanti sembrassero inclini alla diserzione. Per la diserzione semplice la pena tipica consisteva in 5 giri di bacchette per cento uomini, di cui spesso un paio condonati su ricorso al re, pena sostituita in pruticolare circostanze da un prolungamento di tre anni del periodo di servizio. Per le diserzioni qualificate come per esempio con asporlazione di fucile, c'erano 10 giri di "bacchette" per I00 uomini, e poi via, via a salire - 5 giri per 100 uomini ed 11 anni di ferri per un disertore che ne ha indotti altri 2 - sino alla pena di morte - quasi mai effettivamente applicata, lo si è vislo - a seconda delle circostanze aggravanti. Di particolare efficacia era la pena delle bacchette. Essa consisteva nel far marciare il reo, preventivamente denudato dell' abito e della camicia, accompagnato da rulli di tamburi, tra due ali di soldati muniti di bacchette, di compos izione variabile a seconda della senlenza emessa, e picchiato, proseguendo la marcia per il numero di passaggi stabilito dalla sente nza. In genere, le bacchette erano ricavate da alberi di nocciola, lunghe tre palmi e mezzo, della grossezza del dito mignolo, tagliale uno o due giorni prima dell'esecuzione, tenute in acqua per mantenerle elastiche in modo da non rompersi facilmente. Tenninata l'esecuzione, i soldati gettavano le bacchette, mentre il reo veniva rivestito degli abiti e condotto in ospedale per le cure del caso. Dimess o dal luogo di cura, il reo veniva dal Capitano presentato al suo reparto schierato con voce alta e stentorea: "Soldati, avendo ... sofferta la pena da Lui meritata per la sua mancanza, siate avvertiti eh 'è proibito ad ognuno di rinfacciarli il castigo medesimo". L' esecuzione cessava al suono di altro rullo di tamburi. Il reo veniva quindi riportato in ospedale e, ad idoneità riacquistala, faceva rientro alla compagnia. L'esecuzione poteva durare più giorni, nel qual caso ad ogni sospensione, a giudizio del Prevosto, il reo veniva trattenuto in ospedale, vigilato eia una sentinella, e riportato su I Iuogo del l'esecuzione per scontarvi l'intera pena. Siccome era un reato in cui si incorreva anche più di una volta la "tariffa", per la secon-
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da diserzione, comportava in genere un maggior numero di giri e di bacc helte, IO per I 00 o addirittura 15 per 200, una parte dei quali, in genere, condonata. Come si vede assai di rado la diserzione era punita con la pena del carcere - che sarebbe stata scontata nei penitenziari civili - questo perché la si riteneva inutile come pena deterrente e perché si preferi va, finché possibile, che il soldato fosse tenuto a completare il proprio periodo di ferma. M olto severe erano le punizioni inflitte agli ufficiaJi che maltrattavano la truppa. A titolo d ' esempio, il 28 aprile 1841 un ufficiale che aveva schiaffeggiato un soldato venne sospeso dal grado ed inviato per un anno a ser vire da soldato semplice sotto un severo comandante. Una specie di "tar!ffa di punizioni" del 2" Reggimento Svizzero regolava così l'intera materia delle punizioni per ubriachezza: per chi era trovato leggermente ubriaco fuori della caserma c'erano otto g iorni di consegna, che diventavano quindici per c hi era "abbastanza ubriaco", venti per chi era "ubriaco forte " e venti giorni di prigione con in più i servizi ignobili per chi era "ubriaco fradicio". L'ubriachezza in caserma era punita con due giorni di consegna, che diventavano quattro di prigione se si era di piantone alla camerata ed ollo se si era o si doveva montare di sentinella. Ancor più severe le punizioni per chi era di servizio in città: quattro, ollo, dieci, quindic i g iorni cli rigore a seconda ciel grado di ubriachezza e una maggior puni zio ne a discrezione, se s i e ra uhriachi durante il turno di sentinella. Era inoltre possibile per l'ubriachezza durante il servizio in città, aggiu ngere la "savalle" a seconda delle aggravanti e della recidività. La prigione di 1igore, in questi casi, prevedeva il pane ed acq ua a giorni alternali e, se del caso, anche i ferri. T soldati espuls i dai reggimenti svizzeri venivano affidati alla Gendarmeria che, di lappa in lappa, li scorta va per l'cslraclizionc fino alla frontiera. Gli espul si dei reparti napoletani, invece, dopo le fonnalità previste dall'art. 1892 dell'"Ordinanza di Piazw", potevano essere affidati alla polizia o, se reclutati nei luoghi di pe na - come spesso si verificava per gli espul si dei reggimenti siciliani reclutati tra la feccia della popolazione potevano essere rinviali in prigione a finire di scontare la loro pena, magari dopo aver subito qualche giro di bacchette. Su disposizione ministeriale del 3 1 ottobre 1845 venne infine disposto che tulli gli espulsi venissero inviati in un luogo di punizio ne - nelle isole minori del Regno - s ino al termi ne del loro periodo di ferma. Le motivazioni del provvedimento non sono in genere esaurienti: "incorregibile o di pessima condotta o di depravati costumi", soltanto in qualche caso s i p rec isa che si tratta di un ladro, di un espulso arruolatosi di nuovo sotto falso nome ed in quallro casi per " .. . vizio nefando passivo o vizio che il pudore sdegna a nominare". Con il Decreto 2 giugno 1846, (n. 392) veniva approvato il regolamento per il trasporto dei giudicati li dall'una al l' a ltra parte de' " reali domini".
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Gli espuls i per non "convenire al R. servizio", che dal 1845 erano destinati in luoghi di punizione sino alla scadenza della loro ferma , vennero riuniti nel 1852 - con ordine del giorno del 23 sette mbre - in una "Compaf?nia di punizione", nell'isola cli Ventotene, agli ordini di un ufficiale dei Sedentari ed inquadrati da sottufficiali della Pubblica S icurezza. In un certo senso questa compagnia era l'erede di un' altra unità di punizione, la "Compaf?nia ausiliaria" dcll' 11 ° Reggimento, cli stanza a Capri lra il 183 L ed il 1844, nella quale però affluivm10 non gli espulsi, ma gli incorreggibili. Nel 1853 veniva poi precisalo c he nella compagnia di Ventotene dovevano essere ammessi soltanto coloro che erano stati espulsi come indisc iplinati, camonisti, dediti al complotto e di sentime nti non retti, gl i altri invece, sarebbero stati ristretti, sino alla scadenza del periodo di ferma nel carcere della provinc ia d 'origine, poss ibilmente con il "sistema cellulare" - cioè in isolamento - se espulsi per "vizio nefando passivo"~ Un decreto del 17 novembre 1855 prevedeva che una nuova compagnia a Ponza sostitui sse quel la di Ventotene. Un capitano e due o più su balterni, tratti sempre dalla classe dei sedentari, e " buoni sottufficiali" elci veterani, uno per ogni 20 puniti, prov vedevano all'inquadramento. Gli espu lsi av rebbero dovuto prestare la loro opera negli opifici e nelle sale di lavoro previsti per i confinati nell'isola (per motivi politici o per ragioni di indole morale) e avrebbero dovuto essere addetti a lavori di puhhlica utilità. Era prevista una speciale un iforme verde scuro con berretto cli panno dello stesso colore come apprendiamo dal "Giornale del Regno delle Due Sicilie" del 5 gi ugno dello stesso anno. Dopo l'incursione di Carlo Pisacane a Ponza nel g iug no del 1857 una decisione ministeriale del 12 agosto successivo prevedeva che, anziché a Ponza, i destinati a lla compagnia di puniz ione termi nassero il loro periodo di servizio al Castello di Ischia. La spesa per il trasporto dai rea li domini a quelli oltre il Faro, e viceversa, de i detenuti e degli individui di loro scorta veniva anticipata, come tulle le al tre indennità di gi ustizia. Tanto per dete nuti giudicabili, come per gl'individui di loro scoria venivano noleggiati i posti più ignobili ; eccetto che se a lcuno de' prinù fosse ecclesiastica, nel qual caso veniva noleggiato un posto in seconda classe. Indipe ndentemente dalla spesa per il trasporlo, col mezzo del vapore postale, de' detenuti giudicabili, c iascuna di essi aveva diritto alla sussistenza di grana 12 al g iorno, durante il viaggio, compresa fra le spese di g iustiz ia, ed a norma degli stabilimenti in vigore.
Ordinamento Penitenzia rio militare nel R egno Sabaudo, poi Reg no
D' Italia A premessa del presente e dei successivi capitoli, riguardanti g li avvenimenti storici dcll'O.P.M. fino ai nostri giorni, mi sono avvalso delle
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"Memorie Storiche" dell'Ente e della raccolta del "Giomale Militare" (annate 1831-1 R60). La reclusione militare nel Regno Sabaudo, trae origine neJla città di Genova, disposta con Regio Viglietto del 16 ottobre 1822, sotto la denominazione di "Catena Militare" e quale istituto autonomo rispetto alle "Carceri degli Stati di Sua Maestà". Nella "Catena" il servizio di custodia era affidata alla compagnia di gendarmi genovesi e l'intera organizzazione operava alle dipendenze del Comando in Capo della Marina e questo probabilmente perché, proprio in quegli anni, veniva condotto nel Regno un riordinamento della componente navale, specie di quella militare e, pertanto era molto sentita l'esigenza di poter di sporre negli arse nali di mano d'opera a costi contenuti. Nel 1832 la " Calena Militare" passava sotto l'Amministrazione dell 'Azienda Centrale di Guena e si trasferiva prima ad Alessandria e, poi, a Savona. I reclusi, raggru ppati in reparti , erano affidati a "guardagiurme" cd "aguzzini" e tra i compili di questi ultimi vi era quello di "togliere e rimettere le catene ai galeotti, nonché di vegliarli per impedirne la.fuga ". La prima riforma in Italia aveva luogo nel 1840 con l' emanazione del nuovo "Codice penale militare", a seg11i10 del quale veniva mutata la denom inazione di "catena" in quella di "reclusione ". Con Regio Decreto 11 sellembrc 1852 inserito a pagina 377 del Giornale Militare (parte l "); subentrava un nuovo ordinamento della Reclusione Militare, il cui governo ed amministrazione aveva affidato a: • 1 Ufficiale Superiore, Comandante; • 1 Capitano, Aiutante Maggiore; • I Capitano; • 4 Luogotenenti; • J Sottotenente; • I Cappellano; • l Ufficiale di Sanità. • 1 Furiere Maggiore; • 4 Purieri; • I O Sergenti; • 18 Caporali; • 4 7 Moschettieri. Con il detto Decreto venivano stabilite: • le nuove competenze del personale; • la di visa, il coITcdo, e il relativo armamento; • le diverse attribuzioni.
formanti una => Compagnia Moschettie ri
Il Regio Decreto 2 dicembre 1852 stabiliva nuove norme in ordine alla dipendenza della Reclusione militare, del personale di servizio, dell'arruolamento nella Compagnia elci Moschettieri, del consi glio di disciplina e castighi dcll'arruninistrazione, degli effetti di corredo ed armamen1n e varie. In particolare l'art. 4 sanciva la formazione della Compagnia
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Moschettieri, con il passaggio di individui g ià scritti ad altri corpi con l'arruolamento volontario per una durata non inferiore a sei anni. A tale arruolamento volontario venivano ammessi anche i congedati di età inferiore a 40 anni , benché fossero riconosciuti idonei a prestare servizio per la durata dell a ferma così detta. L' articolo 5 prescriveva la composizione e i compili del consiglio di discirlina per i reclusi che si rendessero colpevoli di gravi mancanze. comminando loro un grato castjgo esemplare. Alla "R eclusione Militare" veni vano subito dopo annessi laboratori (tipografia, sartoria, calzoleria, tessitura, lattoneria, falegnameria e fabbro) per la produzione di oggetti di corredo, suppellettili (da vendere anche a privati) e stampati ; con l'attivazione del lavoro qualificante veniva introdotta la "mercede" e previsti premi di produzione quale stimolo a ben operare. Nello stesso anno veniva varato un nuovo ordinamento che sostituiva i moschettieri (così chi ama ti perché armati di moschetto) al personale che fino ad al lora aveva governato i detenuti. Scompariva così l'aguzzino e prendeva l'avvio una nuova concezione che muterà il "haxno penale" in "luogo di rieducazione". Con Regio Decreto 9 aprile 1860 veniva adottata una nuova divisa per il personale addetto all a Reclu sione militare in tutto conforme a quella della fanteria di linea, ad eccezione dei bottoni, i quali portavano come simholo la "granata". Con success ivo dispaccio ministeriale 14 giugno 1860, n. 1922, veniva ulteriormente modificata la divi sa, ordinando che il colJetto della tuta fosse di panno celestino, con alamaii d' argento e veniva introdotto l'uso della cravatta nera in sostituzione di quella rossa. Con Regio Decreto 17 novemhre 1860, vcrùva istituita una Seconda Compagnia Moschettieri e veni vano ampliati i "quadri" dello Stato Maggiore, essendo stahilita una Succursale della Reclusione Milita re nel Fo1te del Castellaccio di Genova, e , successivamente, un'altra nel Forte Bormida in Alessandria in aggiunta alla custodia interna delle Carceri Militaii stanziate nella Cittadella di eletta Città. nel Castello di Mila no e nel Lazzaretto S. Leopoldo in Livorno. Con Regio Decreto del 18 agosto 1861 , veniva abolita la misura coercitiva della catena per g li individui condannat i alla Reclusione Militare. Il I maggio 1862 il Comando della Recl us io ne Militare, veniva assunto dal Tenente Colonnello Mi chele Bcjlis poi affidato, dal 16 settembre successivo, al Maggiore Buongiorni. Con Regio Decreto 30 ottobre 1862, si disponeva il riordino ciel personale addetto alla Reclusione Militare, con la denominazione di "Corpo di Moschettieri", composto di uno Stato Maggiore c di tre Compagnie Moschettieri essendosi istituite le due nuove Succursali di: Fossano con laboratori annessi, ed una nel forte di Bard (Aosta), senza lahoratori , pi ù la custodia delle Carceri Militari nel Castello di S. Leo. Il 19 gennaio 1863 veniva istituita una succursale nel Forte di Vado, a mente del Dispaccio Ministeriale 8 novembre 1862, n. 11697, mentre O
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nello stesso torno di tempo s i costruiva in Gaeta una Succursale, (Dispaccio Ministeriale l O aprile 1863, n. 3115) con annessi laboratori cli tipografia, fabbro, sartoria, calzoleria, falegnameria, tessitura, lattoniere. Il 22 agosto si costitui va la succursale di Savona, occupando il dismesso Convento di S. Giacomo con i laboratori di sartoria e tessitura. L'anno successivo, ai sensi del Regio Decreto 18 dicembre, il Corpo dei Moschettieri veniva 1idotto ad una sola compagnia ed uno Stato Maggiore. Alla fine di quell'anno veniva soppressa la succursale di Bard (Aosta), il cui personale di governo veniva trasferito a Gaeta. Con dispaccio 11 febbraio 1865, n. 961 , si formava una Compagnia reclusi nel Forte Regato, dipendendo dalla Succ ursale de l Forte Castellaccio (Genova). Con altro dispaccio 12 luglio, n. 429, veniva istituita una Succursale nel Forte di Bardi (Piacenza). All' indomani de ll ' ingloriosa sconfitta di Custoza ed esattamente 1'8 maggio 1866, venivano soppresse le succursal i de l Forte Bormida (Alessandria), e quelle di Fmie Castellaccio, Rcgato e Lazzaretto di S. Leopoldo in Livorno, il cui il personale recluso veniva rispettivamente trasferito alle Succursali di Fossano e Gaeta. li 24 maggio veni va soppressa anche la Succursale del Forte di Bardi (Piacenza) cd i reclusi passavano alla Succursale di Fossano. Con Di spaccio Ministeriale n. 2272 del 16 marzo (con decorrenza I aprile 1867) si costituiva un'altra Compagnia Moschettieri che prendeva la denominazi one di "Seconda Compagnia Provvisoria". Sotto la stessa data si costitui va una succursale nell 'ex-Convento di S. Teresa in Savona (disp.n. 3299, del 16 giugno 1866 de l Ministero della Guerra), annettendovi i laboratori di sartoria, tessitura e cal zoleria. Sempre a far data I O aprile venivano istituite le "Carceri Militari Centrali" ciel Forte Bormida (Piacenza), di Barletta (Bari), cli Bard (Aosta), di Bergamo, di Prato, di Milano, di S. Elmo (Napoli), di S. Leo e di Palenno, amministrale dalla Reclusione Militare, ai sensi di apposito regolamento provvisorio approvato con di spaccio 26 maggio, n. 2448 del prefato Decreto. ll 23 ed il 25 aprile 1868 venivano rispettivamente soppresse le Carceri Militari Centrale di Forte Bormida (Alessandria), i cui detenuti venivano trasferiti nella Rocca di Bergamo e nel Castello di Barletta. Mentre 1' 8 maggio si provvedeva alla provvisoria soppressione della Succursale del Forte di Vado ed il personale recluso trasferito alla JA compagnia del Deposito Principale in Savona. Per disposto de l dispaccio ministeriale 22 maggio, n.4538 (Div. Gabinetto) veniva soppresso il Carcere Militare Centrale esistente nel Fo11e Bardi (Piacenza) ed il personale detenuto veniva tradotto neJla "Rocca" di Bergamo. In seguito ad altro dispaccio 19 giugno n . 5262 (Div. Gabinetto) veniva soppressa la l 3A Compagnia Reclusi facente pa,te della succursale di Fossano, ed il relativo personale trasferito nella 7A Compagni a. 0
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Dietro autorizzazione contenuta nel Dispaccio Ministeriale del I O luglio veniva soppressa la 14/\ Compagnia Reclusi nella succursale di Gaeta e i reclusi tra-;feriti nella 4\ 8/\ e 9/\ Compagnia facenti parte di detta succursale. Venivano pure soppresse le Carceri Militari Centrali esistenti nel Forte di Bard (Aosta) e quelle di San Leo (Rimini ) ed i detenuti tradotti alle Carceri Militari di Bergamo. Con autorizzazione contenuta in dispaccio dell' 11 novembre 1868, n. 8334, a far data dal 1 ° gennaio 1869 ven iva ricostituita la 13/\ Compagnia Reclusi nella succursale di Fossano. Con Regio Decreto del 18 aprile, il 1° maggio il Corpo Moschetti eri veniva ridotto ad uno Stato Maggiore e ad una sola Compagnia Moschettieri , giusto il riordinamento previsto dall'altro Regio Decre to 18 dicembre 1864. In seguito al dispaccio ministeriale del!' 11 maggio, n. 3184, il Carcere Militare di Verona, il 1° giugno passava sotto la dipe ndenz a dell ' Amministrazione della Reclus ione Militare. Pe r altro dispaccio del 17 settembre, n. 4978, venivano aboliti gli zoccoli per i reclusi e sostituiti con le scarpe di dotazione alla fanteria. Dietro autorizzazione contenuta nel dispaccio de l 7 ottobre, n. 6881 , il 1° novembre veniva soppressa la 7/\ Compagn ia Reclusi nclh1 Succursale di Fossano, il personale veniva trasferito nelle alt.re due Compagnie es is tenti nella stessa succursale. Con Dispaccio Ministeriale del 2 febbraio 1870, n. 862, venivano soppresse le Carceri Militari Centrali di Salerno, Bergamo e Verona ed i detenuti in forza nelle prime, venivano fatti passare in quelle del Forte S. Elmo (Napoli) e quelli di Bergamo e Verona nel Carcere Militme di Milano. Con altro dispaccio del 26 febbraio, n. 1514, veniva a utorizzata la soppressione di due Compagnie Reclusi, una nel Deposito Principale di Savona (seconda Compagnia), la forza de lla quale veniva trasferita nella terza, e della nona Compagnia nella succursale di Gaeta, in c ui reclusi veni vano ripartiti fra la quarta c l'ottava. Per Regio Decreto del 30 marzo il Corpo Mosehellieri veniva ridotto a 42 Ufficial i ed a 429 militari in Bassa forza. Con Determinazione Ministeriale conte nuta nel dispaccio del 13 giugno n. 4039, veniva soppressa la Succ ursale di Fossano ed il personale reclusi o ripartito fra le Succ ursali di S. Giacomo e Santa Teresa in Savona e in quella di Gaeta. Il numero dei condannati esistenti nei Reclusori Militari e Succursali al 1° gennaio 187 1, ascendeva a 1798 unità, di v ise come segue: • al Deposito Principale (Savona):
• aUa Succursale di Sant.a Teresa (Savona):
289 per diserzione, J55 per insubordinazione, 18 per prevaii cazione, 22 per furto e 24 per reati di versi , in totale 508. 114 per diserzione, 63 per insubOJdinaz ione, I rer prevmicaziune., 30 per furto e 22 per reati diversi, in totale 230.
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• alla Succursale di S. Giacomo (Savona): IO I per diserzione, 52 per insubordinazione, 2 per prevaricazione, 23 per furto e 30 per reati di versi, in totale 208. 487 per diserzione, 195 per insubordi• alla Succursale di Gaeta: nazione, 8 per prevaricazione, 89 per furto e 73 per reati diversi, in totale 852. 200 per diserzione, 150 per insubordi• a Milano: nazione, 101 per prevaricazione, 55 per fu110 e 285 per reati diversi, in totale 791. 253 per diserzione, 168 per in subordi • a Prato: nazione, 27 per prevaricazione, 79 per furto, 379 per reati diversi, in totale 906. 193 per diserzione, 99 per insubordi• a Napoli: nazione, 53 per furto, 255 per reati diversi, in totale 600. N~ 11scirono nell'anno 2122, cioè: 155 per diserzione, 138 per insuhonJi• da Milano: nazione, 8 per prevaricazione, 57 per furto c 283 per reati di versi, in totale 641. 277 per diser1.ionc, 168 per insubordi• da Prato: nazione, 6 per prevaricazione, 25 per furto, 496 per reati diversi, in Lolale 964-. 125 per diser1.ione, 115 per insubordi• da Napoli: nazione, 2 per prevaricazione, 33 per fm10, 222 per reati di versi, in lolaJe 517.
I condannali a lla reclusione Militare venivano giornalmente ripartiti nei vari laboratori come segue : Tipografia 168, Sarti 359, Calzolai 37, Lattai 57, Falegnami 18, Ferrai 11, Tessitori 436, Lavandai 12, Materassai 11, Muratori 30, Ortolani 6, "Scrivanelli" 47, ed il rimanente non impiegabile per defici enza di locali e di commissiorù. Sotto la data del 1° gennaio 1874 (in esecuzione dell' allo min.lc 12 dicembre 1873, n. 242) si costituiva in Roma il "Comando degli Stabilimenti militari di pena" con la funzione di direzione di tutti i distaccamenti della "Reclusione Militare", nel frattempo attivati in varie parti d' Italia, comprendenti reclusori, compagnie di reclusi, di carcerali e compagnie di disciplina. Ai reclusori erano destinati condannati a pene superiori a due anni; alle compagnie di reclusione i condannati a pene sino ai due anni; alle compagnie di carcerati i condannati per i reali minori; le compagnie di disciplina, di stinte in "speciali" e di "punizione", inquadravano, rispettivamente, i militari che :wevano terminato l'espiazione di pene e quelli incorsi per mancanze disciplinari di rilievo.
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L' istituzione di quel Comando mirava alla riorganizzazione dei sottonotati Stabilimenti Militari Penali, Compagnie di Disciplina e Personale di governo con i compiti dinanzi accennati: • n. 2 Reclusori; • n. 6 Compagnie Reclusi ; • n. 3 Compagnie Carcerati; • n. 6 Compagnie di Di sciplina; • personale di governo. In conseguenza di ciò veniva prescritto che: • la 1" e la 5" Compagnia denominate di "punizione" fossero destinate ad incorporare definitivamente i soldati che per semplici mancanze disciplinari incorressero nei rigori della legge; • la 3" Compagnia fosse designata ad incorporare le guardie di pubblica sicurezza, doganali, daziarie, e carcerarie; • la 2", 4" e 6" Compagnie, denominate di "disciplina speciale" fossero destinate ad incorporare i pederasti e di quegli altri che dopo aver espiata la pena in carcere militare, dovessero passare alle compagnie di disciplina, essendo stati colpiti da condanna per reato di fu,to non potevano più entrare nei Corpi. Al 'Epoca della formazione del Comando esisteva pure la 8" cmnp,1g nia di disciplina, la qu,ùe sarà sciolta con nota ministeriale del 20 dicembre. Lo stesso provvedimento mini steriale prevedeva la costituzione dei due reclusmi di Gaeta e di Savona ed una delle sci compagnie di reclusi, riservandosi altresì, di formare in seguito le rimanenti (con numero progressivo da l a 6). Per la sorveglianza, direzione ed amministrazione elci suddetti puniti veniva istituito un particohffe personale denominato "Persnrwle di Governo". Al l O gennaio dell'anno in riferimento i condannati esistenti nei reclusori erano 1579 così ripa,titi: 607 per diserzione, 348 per insubordinazione, 56 per prevaricazione, 127 per furto, 441 per reati diversi. Ne aumentavano nell'anno : 180 per diserzione, 64 per insuhordinazione, 17 per prevaricazione, 77 per furto e 2 1O per reati di versi. Ne diminuivano: 314 già condannati per diserzione, 11 2 per insubordinazione, 50 per prevaricazioni , 96 per furto e 428 per reati di versi. Per cui il numero totale dei rimasti nei reclusori al l O gennaio 1875 risultava essere 1097 di cui: 443 per discrLione, 300 per insubordinazione, 23 per prevaricazione, I08 per furto e 223 per reali diversi. Con il successivo atto mini steriale n.243, ven iva altresì stabilito come l' assegno di detenzione per gli appartenenti alla marina, alle guardie di pubblica sicurezza, alle guardie doganali e daziarie in forza presso la compagnia disciplinare e gli stahilimenti militari di pena dovessero essere rimborsate dai rispettivi Dicasteri di appartenenza dei detenuti al Ministero della Guerra eliminando, così, il corrispondente credi to di bilancio. Alla fine del 1875 le tre compagnie di disciplina speciale (2", 4A e 6") vennero soppresse; la 6" compagnia cambiò denominazione in compagnia di "disciplina di punizione". 11 personale detenuto delle soppresse compagnie ru ritrasferito ai corpi di appmtenenza, ad eccezione dei condannati
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per recidività dei reati di furto e per quelli ancora in attesa di giudizio e infine quelli transitati nelle cp. speciali. La 3" compagnia Reclusi venne trasferita da Alessandria a Savona, nella Caserma "S. Giacomo" (IO giugno 1875), essendosi sviluppati nella prima sede vari casi dj "scorbuto" <·1• Con Dispaccio ministeriale 24 marzo 1887, n. 1935 del Segretario Gen., la 2" cp. Reclusi da Taranto si trasferì nel Forte "Granatello" in Portici, imbarcandosi sul Regio Piroscafo "La Staffetta" . Con Dispaccio ministeriale del 20 luglio 1889 n. 3 102, la 2" Compagnia di disciplina speciale trasferì la sua sede nel!' isola della Maddalena, con partenza da Chioggia, il 20 agosto successivo, e arrivo a La Spezia il 2 1 detto; lo stesso giorno s'imbarcò sul Regio Trasporto "Volta". Con altrn Di spaccio ministeriale (2 agosto 1889, n.3409), il Reparto degli uomini da assegnarsi alle compagnie di Disciplina di puni zione - I" e 5" - fu stabilito come segue: • 1" Compagnia. Lido :camorristi, pederasti, colpevoli di tentato furto, colpevoli di indelicatezza, truffatori e falsari, colpevol i di puhhlica mendicazione, simulatori d'infermità, colpevoli pusillanimitù, individui che tennero cattiva condotta nello scontare pene al Carcere o alla Reclu sione militare; individui eh~ per la natura del reato commesso erano ritenuti immeritevoli di rientrare al Corpo dopo scontata la pena a l Carcere o alla Reclusione Militare (lettera d § 51) del Regolamento di Disciplina • 5" Compagnia. Capri: incorregihili, sovversivi, individui assegnati alle Compagnie di Punizione per cause eccezionali , come i tmffatori e i falsmi. Nell'anno I 890, non avven nero fatti speciali di importanza tale che potessero interessare la stima del Corpo. Non è superfluo comunque riferire che per effetto della legge 21 dicembre 1890, n. 732 1 cessarono di esscn.: assegnate alla 3" Compagnia di Disciplina le guardie di pubblica sicurezza, dalla stessa data denominale di "Città". In seguito ad accordi intercorsi fra i Dicasteri della Guemt e quello della Marina, i marinai venivano dal!' I ottobre 1981 nuovamcnle incorporati ne lle compagnie di disciplina del Regio Esercito, in compenso di che il Ministero della Marina s i obbli gava di corrispondere, a risarcimento dell'apposito capitolo del hilancio della guerra, o ltre agli assegni per marinai incorporati nelle dette compagnie anche quelli per il personale di Governo assegnato in organico (atto 182 del 1891) ad una compagnia di disciplina di punizione (atto 213 del 16 Novembre 1891). In questa occasione la 4" compagnia di disciplina speciale, si trasformava in compagnia cli punizione. In seguito ad ordine di S. E. il Signor comandante il V corpo d'armata, la I" compagnia di disciplina di punizione si trasferi va il 15 Gennaio
,., rnalallia dovuta a care11za alimeniare o ad ins ufficiente assorhirncnto intestinale <li vitm11ina
"C", (;araueri/.?'..ala da
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della cute. delle mucose e degli organi inte rni (dal lat. Sc icnt. "scorhuthis" <li origine olandese).
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1891 dal quartiere Serraglio nel forte Lido Venezia, in quello di "S. Nicolò" nello stesso forte, perché la caserma Serraglio veniva riconosciuta in condizioni di precaria stabilità, quindi pericolosa. Lo stesso giorno la 6" compagnia di disciplina speciale che occupava il quartiere "S. Nicolò" si trasferiva provvisoriamente in Chioggia. Essendosi poi il 28 Luglio trasferito in Portofe1Taio (Isola d'Elba) la 1/1. Compagnia disciplina di punizione, la 6" speciale lasciò Chioggia ritornando ad occupare nel forte Lido Venezia la caserma "S. Nicolò", il giorno 28 Luglio. Nel precedente anno poi, e precisamente il 7 Gennaio il comando del Corpo, si era trasferito dal Quartiere "S. Callisto" in Roma nel locale Demaniale, denominato "S. Carlo a Catinari". In applicazione della legge 18 febbraio 1892, n. 47, che modificava l 'ordinamento del Regio Esercito e dei servizi dipendenti dell ' Amministrazione deUa Guerra, la 3" Compagnia carcerati, di stanza a Napoli, assunse alla data 10 maggio 1892 la numerazione 2"; la 2" di sette compagnie con sede in Pistoia, venne sollo la stessa data soppressa; la 3" Compagnia Reclusi in Savona venne soppressa a partire dal 31 maggio 1892. La 4" compagnia di di sciplina di punizione il 16 maggio si trasferì da Osoppo a Pistoia, ove occupò i locali già in consegna alla soppressa 2" compagnia Carcerati. Il Reclusorio militare di Gaeta, già di due sezioni venne ridotto ad 11na sezione sola dal I giugno 1892. Con dispaccio ministeriale 22 maggio 1893, n. 3337, la 2" compagnia di disciplina speciale si trasferì da Caprara a Palau (Sassari), acquartierandosi dentro baraccamenti e tende modello "Roma", in allesa della costruzione di alloggi stabili che furono in parte ultimati durante l'anno. Per effetto di tale prec,u-ia sistemazione, il personale di governo ehhe a lamentare nei mesi di ottobre e novembre ricoveri frequenti presso il locale ospedale, in quanto affetti da febbri persistenti, mentre nel Carcere cli Peschiera, durante la stagione estiva s'era manifestato il tifo, attribuito mollo probabilmente all'inquinamento dell'acqua del pozzo. Dal 21 al 22 sette mbre 1897, 1'8 " compagni a di disciplfoa di stanza in Francavilla Fontana (4 U ., 7 SU e 60 Tr.) si recò in Ori a per soccorrere la popolazione colpita dall'immane disastro causato da un ciclone. Cooperò per il salvataggio cd il dissotterramento dei morti con esemplare condotta, meritando alti elogi dal Comandante dell' XI Corpo cl' Armata. Pel disposto dall ' atto I00, riportalo nel Giornale mi Iitare anno 1897, il servizio delle Carceri militari preventive, ad eccezione di quelle di 13ari, Hologna, Genova e Torino, dal 1° luglio passarono alla dipendenza del Comando degli Stabilimenti nùlitari cli pena. Così pure venne passato alle dipendenze dello stesso comando il servizio di custodia degli ufficiali detenuti in attesa di giudizio e di quelli condannati al carcere ed alla reclusione nùlitare non assegnati ai reparti di pena. Con Regio decreto 23 Agosto 1847 veillle stabilila a Francavilla Fontana una nuova Compagnia di disciplina di punizione. Con allo 186, tale compagnia venne destinata per l'incorporazione definitiva degli agenti di Finanza, marinai e degli inrlividui dei Corpi ordinati militam1enle. O
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Ai sensi della circolare ministe1iale 16 novembre 1901 , n. 165, il Comando degli Stabilimenti Militari di pena, sotto la data del 3 1 dicembre, si trasferì da Roma a Gaeta. Per determinazione ministeriale contenuta nel dispaccio in data 3 maggio 1901 n. 2918, fu sciolta la 3/\ Compagnia di disciplina in Prato, ed il personale punito fu incorporato nel!' SA Compagnia di disciplina in Francavilla Fontana. In esecuzione della legge n. 285 del 7 luglio 1901 , che modificava il testo unico delle leggi sull 'ordinamento del Regio Esercito, col l O Dicembre, le compagnie di disciplina o gli stabilimenti militari di pena assunsero le numerazioni, le denominazioni e le dislocaz ioni qui appresso indicate:
I. Compagnia di disciplina Il. III. IV. V.
"
"
" " "
VI. "
"
=> di punizione in => speciaJe in
Portoferraio; Portici ; Francavilla Fontana ; Maddalena; Milazzo; Venezia;
Carceri Militari in Napoli; I O Reclusorio Militare in Peschiera del Garda; 2° " " in Gaeta; con un distaccamento in Savona per la tipografia. La 4/\ Compagnia di disciplina speciale stanziata alla Maddalena, ven ne soppressa ed i soldati trasferiti alla 5/\ ed alla 6/\ compagnia. Il 2 aprile 1906 , il Comando del Carcere preventivo di Bologna trasferì la sua sede a Verona. Il 1" febbraio 1907 il I Reclusorio militare di Peschiera si trasferì a Gaeta fondendosi col 2° Reclusorio. Lo stesso giorno, la IA e la 2" Compagnia di punizione, stanziate rispettivamente a Portoferraio e a Portici furono fusi insieme e la compagnia risultante fu denominata I" Compagnia di disciplina di punizione con la sede a Peschiera. Il 28 febbraio J907 la 6" Compagn ia di disciplina speciale trasferì la sua sede da Venezia (Lido) a Peschiera. Per effetto dclJa fus ione della IA e 2" Compagnia di disciplina di punizione in una sola con la denominazione di l" Compagnia di disciplina di punizione a Peschiera; la 3/\ Compagnia di punizione stanziata a Franca villa Fontana, assunse la denominazione di 2/\ Compagnia di disciplina di punizione.; la 5/\ Compagnia di disciplina speciale stanziata a Milazzo assunse quella di 3/\ Compagnia speciale e la 6A stanziata a Peschiera assunse quella di 4" Compagnia speciale. lJ l O maggio 1907 il Carcere militare provvisorio di Messina wnnc soppresso. Il 23 gennaio 1909 la 3" Compagnia cli disciplina speciale venne trasferita da Milazzo a Gaeta, mentre dal 28 novembre l 910 la 4" Compagnia di disciplina speciale da Peschiera venne trasferita a Fenestrelle. O
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Il I O marzo 1911 la l" Compagnia di disc iplina di punmone da Peschiera venne trasferita a S. Leo (circondario di Urbino) per poi , dal 1° g iug no 1914, ritrasferita a Francavilla Fontana. Sotto la s tessa data la 3" Compagnia di disc iplina speciale veni va trasferita da G aeta a S. Leo. Lo sta lo sanitario della truppa durante l'anno 1912, si mantenne a bbastanza soddisfacente in tutti i reparti. Nel Reclusorio per la incleme nza del clima e per le speciali condizioni di vita dei reclusi, predominarono a secondo de lle stagioni, le ma lattie mediche sotto forma cli fe bbri effimere e disturbi dell ' apparato digerente e respiratorio. Vennero inviati al manicomio Interprovinci ale di Aversa, due reclusi perché affetti da demenza precoce e vennero ambedue riformati. Si verifi carono tre decessi in persona di reclus i e se ne ebbe a deplorare un altro pe r impiccamento a scopo s uicida, mentre trovavasi a riposo in una cella. Nessun caso di malattie epidemico-contagiose si ebbe a verificare nel personale militare dello Stabilimento. Nel Carcere Militare vi fu un caso di febbre tifoide con complicanze polmonari e re nali dopo circa quattro mesi di decenza, uscì dall ' infermeria completamente guarito . Al Preventivo di Bari il 1O otto bre 1912 s i ebbe a deplorare la morte cie l soldato detenuto Romeo Rocco, ne l locale Ospedale Militare per cistite non venerea bradicandia. A l Preventivo di Tripoli nel gennaio 19 I 2 si ebbe un caso di tifo nella persona de] caporalmaggiore ne l Personale di Governo San Carlo. Per il maggior affl usso de i militari reclusi fu necessario costru ire altri due Redus01i, uno in Gaeta - che prese il nome di Recl usorio Succursale, alla dipe nde nza de l Comando de l Reclusori o principale (Caserma S. Angelo) occupando la Caserma Angioina - ex Bagno Penale; l'altro fu costituito in Aversa, occupando l'ex Penitenziario Criminale. Il Reclusorio Succursale in Gae ta com inciò a funzionare il 21 agosto 1915, que llo di Ave rsa il giorno 14 novembre 191 5. La l" Compagnia di Disc iplina il 6 giugno 1915, si trasferì da Francavi ll a Fontana a Taranto; ed il g iorno 11 g iugno dello stesso anno, per ordine di S.E. l' Ammiraglio Comandante la Piazza Forte di Taranto si trasferì eia Taranto a Leporano. La 4" Compagnia cli Disciplina il 29 giugno s i mobilitò e fu trasferita alla Piazza Forte di Messina quale Presidio di Guerra. 11 3 luglio si trasferì nel Forte cli Monle dei Centri facente parte alla medesima Piazza Forte.
Ordinamento Penitenziario militare tra le due Guerre Mondiali A causa della continua affluenza elci reclusi, provenienti dal ''.fronte di guerra" sempre più infuocato e compromesso, si clovellcro sostituire altri selle nuovi Reclusori , oltre que llo in Aversa (14-X l-9 15) e cioè: C ivitaca ste Uana (I giugno 1916), Poggiore ale (Napoli) ( 1° giugno 1916), Amelia (23 giugno 1916), Fenestre lle(29 giugno 1916), Bard (Aosta) (6 luglio 1916), Raia (1 ° sette mbre 1916) e Savona (29 dice mbre 1916). O
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Il Reclusorio di Gaeta fornì di reclusi tutti gli altri nuovi costituiti , eccetto quello di Bard. Le carceri preventive,a motivo della guerra in atto, aumentarono di altre due: Torino e Narni. Con la crescente affluenza di detenuti, oltre il Reclusorio di Gaeta e quelli di Civitacastellana, Poggioreale, Amelia, Fenestre lle, Bard, Baia, Savona, se ne dovettero costituire altri due e cioè : Forte Ratti e Vinadio; mentre venne soppresso quello di Aversa (disp. Min.le 19065/18433 del 11 agosto 1917). In seguito a proposta del Comando degli Stabilimenti Militari di Pena, il Ministero della Guerra determinò che, per tutta la durata della guerra, i militari in attesa di giudizio anziché passare effettivi agli Stabilimenti Militari di Pena, continuassero invece a rimanere effettivi ai Corpi (circ. 789 del G.M. del 10 dicembre 1916, disp. 79). Soppresse la 3" e 4" Compagnia di disciplina, quest' ultima venne fusa con la prima ci pochi uomini rimasti in forza vennero rinviati ai rispellivi corpi. Nell'anno successivo, perdurando la maggiore aftluenza dei militari reclusi, venne costituito il Reclusorio militare di Aversa (25 novembre 1918), occupando l'ex Penitenziario Criminale di quella cillà. Ma il vero capostipite dell::i nonn::iliv::i penitenziaria militare rimane il D.Lgt. 27 ottobre 1918, "Regolamento per gli stabilimenti militari di pena e per le compagnie di disciplina " ; costituente, di fatto, "reperto archeologico" anche per la sua pressoché totale scomparsa delle raccolte di norme a carattere militare. Nonostante la ormai consolidata disapplicazione delle norme in esso contenute, il Decreto in argomento è tuttora vigente anche perché il legislatore ha provveduto, in alcuni casi , volta per volta a modificarne qualche paragrafo. Scopo del " Rer,olamento 1918" è quello di mettere a disposizione degli ufficiali e del personale di governo tutto un sistema punitivo atto a reprimere qualunque violazione all'ordine e alla disciplina. "Si deve anzitutto però ricordare - si legge neUa "Premessa " - che lo scopo da raggiungere non è tanto quello di punire quanto l'altro hen più elevato ed importante di educare e di riahilitare. A rar,r,iungere questo scopo altissimo, cui deve costantemente tendere ogni azione degli ufficiali e del personale di governo, valgano assai più delle punizioni, la parola amorevole e persuasiva, il contegno riservato e sostenuto, ma lontano da ogni asprezza e da ogni disprezw. la piena.fiducia nella efficacia della propria missione e soprallutto il huon esempio in qualunque circostanza ed in qualunque tempo. Dovrà essere quindi norma costante quella di ricorrere alle punizione soltanto quando tutti gli altri mezzi siano riusciti inefficaci ". 11 Regolamento di cui trattasi (senza numero) non ri sulta s ia mai stato puhhlicato nella Gazzetta Ufficiale, né riportato dalle usuali raccolte delle leggi e decreti ; si tratta senz'altro di un provvedimento avente natura di fonte normativa secondaria. Questa osservazione g iu stifica l'crrnta interpretazione de lla Corte Costituzionale secondo la quale il
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"Regolamento 1918" sarebbe .stato approvato come D. Lgt. N.201 del 1918; emanato il 31 gennaio dello stesso anno e pubblicato sulla G.U. 28 febbraio 1918. l riferimenti sono senz' altro errati e il decreto pubblicato riguarda ben altra materia, non certamente quella penitenziaria militare. L'errore materiale compiuto dalla Corte sugli estremi del provvedimento potrebbe, ingenerando un equivoco sulla natura del suddetto "Regolamento", aver viziato anche l' affermazione sulla validità di tale atto normativo. Da ciò il dubbio sull'ammissione o meno del nostro discusso "Regolamento" considerato fonte normativa secondaria, in contTasto, perciò con l'art. 13 della Carta Costituzionale in materia di "libertà personale" che recita:" ... Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dall'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge " . Nella materia di nostro interesse può trovare legittimazione solo un regolamento esecutivo o di attuazione - come il 431 /1976 : "Regolarnento di esecuzione della legge 26 luglio 1975, n.354 " - ma non un regolamento " indipendente" come quello oggetto del contendere. ln ogni modo, tale "Regolamento" è espressamente richiamato dall'art. 20 del R.D. IO febbraio 1943, n.306. Tuttavia quest' 11 ltimn articolo non ha affidato al regolamento la disciplina di alcuni aspetti della reclusione rnilitare sulla base di criteri determinati -ciò che sarebbe stato ammissibile - ma ha invece effettuato un rinvio tout court che suona come deroga inammisibile alla riserva di legge stahilita dal precitato art. 13 della Carta Costituzionale. È ovvio che il principio di legalità non può ritenersi valido se una legge stabilisce la rilevanza di una fonte secondari a di produzione normativa : ciò è pregiudizievole ai fini garantisti della riserva di legge. Nonostante le critiche e la vetustà del "Regolamento 1918", molte norme sono da prendere ancora per huone, essendo intervenute, col tempo, soltanto piccole modifiche di secondaria importanza. Questo ha causato, però, qualche disarmonia tra i due Ordinamenti penitenziari ordinario e militare - e i suoi principi ispiratori non esenti da sospetti di illegillimità costituzionale, copraUullo in riferimento al " Principio fondamentale di uguaglianza", previsto dall'art. 3 della Carta Costituzionale ("Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge sensa distinzione ... "). Infatti i I trattamento praticabile nei riguardi dei militari detenuti negli stabilimenti militari si presenta, talvolta senza ragione, più sfavorevole di quello praticabile verso i detenuti ristretti negli stabilimenti ordinari. Si ricorda a tal proposito che la normativa muove dal presupposto che il soggetto ristretto in un carcere militare - imputato o condannato - sia un "militare-detenuto" e, quindi, il complesso del trattamento a lui 1iservato è essenz ialmente di carallere militare; così espressamente recita il paragrafo 620 del " Regolamento" cli cui stiamo argomentando : " ... tutte le regole di ~:ubordinazione, di obbedienza e di disciplina previste per tutti i militari dal regolamento di disciplina e dal codice penale militarP., .wmo applicabili ai condannati col più stretto rigore, appunto per lo stato speciale di militari in e~piazione di pena".
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Ciò assicura l'automatico adattamento dell'Ordinamento penitenziario militare ai principali referenti dell ' Ordinamento penale e disciplinare delle Forze Annate : "Codice Penale Militare di Pace" (RD. 20 febhraio 194 1, n.303) e "Regolamento di Disciplina Militare per l'Esercito" (pubblicazione n.1959 , circ. 514 G.U. 1929), modificato dal vigente " Regolamento di disciplina militare" (Legge 11 luglio 1978, n. 382). Sotto la denominazione generica di "Stabi limento militari di pena" si comprendevano: • il Comando degli stabilimenti mi litari di pena: autorità superiore dirigente per l'andamento tecnico, disciplinare ed anuninistrati vo di tutti i reparti; • il corpo disciplinare: costituito da compagn ie di disciplina di punizione e da compagnie di disciplina speciale; • le cause penali militari, e cioè reclusorio militare e le carceri militari preventive. Le compagnie di disciplina di punizione, incorporavano i militari del Regio Esercito incorsi nelle mancanze previste dal Regolamento di disciplina, nonché, i militari della Regia Marina e gli individui dei corpi ordinati militarmente, incorsi in mancanze per cui era prevista la incorporazione dai rispetti vi regolamenti, ed i militari, infine, di cattiva condotta che anche dopo esauriti a suo riguardo tutti i mezzi di sciplinari , continuassero a dare prova di non essere suscettibili di ravvedimenti. Venivano altresì trasferiti nelle compagnie di disciplina i soldati che: • si erano macchiati di colpe aventi carattere indecoroso, come la pederastia, il tentativo di stupro, la camorra, l'indelicatezza, la pubblica men~ dicazione, l' infermità simulata ai fini del riconoscimenti della riforma; • si erano resi colpevoli di propositi, di propaganda sovversiva contro le patrie istituzioni , o partecipalo direttamente o indirettamente a qualche associazione sovverti va; • dopo aver scontato la condanna al can.:crc, aJla reclus ione militare, si fossero resi indegni per la natura del reato commesso, di rientrare nel corpo di appartenenza . Nelle compagnie di disciplina speciali venivano incorporati, fino al termine della ferma sotto le anni, i militari dell'Esercito e della Marina condannati per furto commesso in servizio. Il carcere mi lita re riceveva i condannati alla pena militare, per scontare una pena superiore ai quallro mesi al momento in cui la sentenza diventava esecutiva, gli ufficiali ed ex ufficiali condannati tanto al carcere, quanto alla reclusione militare. Tl reclusorio militare riceveva i condannati alla reclusione militare. In casi speciali di conso1teria tra condannati o di gravi offese rese al personale di governo, il comando degli stabil imenti militari di pena poteva trasferire qualche recluso da una ad altra casa di pena purché però tali trasferimenti non comportassero in alcun modo pregiudi zio in ordine alla tranquillità degli stabilimenti in cui i condannati venivano condotti. Analoga facoltà era riservata allorché il numero dei detenuti condannati nel reclusorio militare superava la rice ttività massima consentila dai dormitori.
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ln tal caso i detenuti "ribelli" veni vano trasfcliti al carcere, dando la precedenza a quelli che riportavano un~t minore condanna (fino a due anni). T1 trattamenlo disciplinare di questi reclusi era conforme a quello stabilito per il reclusolio. Le carce1i militari preventive ricevevano i detenuti in attesa di giudizio, i quali dovevano scontare uria pena non supe1iore ai quattro mesi dal momento in cui la sentenza era divenuta esecutiva. Il comando degli Stabilimenti mililari di pena, in caso di assolula necessita e deficienza di locali, poteva effettuare spostamenti di detenuti fra le carceri preventive e fra queste le carceri militari, limilatamente ai detenuti in espiazione di pena, principiando da quelli condannati a pena superiore ai due mesi. Lo scopo degli stabilimenti militari era espressamente enunciato nel paragrafo 8: " . .. i reparti di punizione e di pena avevano un carattere prevalente di istituti di correzione. La rifonna morale dei militari incotporati e detenuti era cosa della mas sima imp011anza e costituiva essere il fine a cui costantemente tendere. li la voro, l ' istruzione, l'educazione a i principi morali ed ai doveri d eJ?li uomini onesti, accompagnata dall 'esempio di una condotta esemplare del p ersonale di f?OVerno, la vigilanza continua, inflessibile St)Veritù verso i tristi e la repressione di qualunque infrazione alle regole stabilite, dovevano costituire i mezzi da adoperarsi per conseguire il.fine ora detto". Gli ufficiali da transitare nel personale di governo degli stabilimenti militari di pena e delle compagnie di disciplina venivano selezionati fra gli ufficiali di qualsiasi anna in servizio cffetlivo ed idonei a tale servi zio, su base volontaria. Qualora non fossero sufficicnli le domande degli idonei per la copertura dei pos6 vi1canli, era data facoltà al Minislero della g uerra di valersi di ufficiali di qualsiasi Arma da richiamarsi dalla posizione dell'ausiliaria. Anche gli ufficiali della riserva e quelli in congedo provvisorio allontanati , questi ultimi, dal servizio attivo pcrmanenle solo per deficienza di qualilù pre ttamente professionali in campagna, potevano essere interpel lati sul gradimento o meno di essere richiamati, a domanda, a prestare servizio presso gli Stabilimenli Militari di Pena. Condizione indispensabile per la scelta del personale di governo era quella di avere, fra le altre, ripoctato la classifica di huono o sufficienle almeno negli ultimi due anni di servizio. Gli ufficiali (escluso il cornandanle per il quale non vi erano limilazioni) potevano permanere negli stabilimenti militari di pena e compagnie di discipl ina sino all'anno precedente a quello della loro iscrizione in quadro di avanzamento, a meno di esplicita rinunzia all 'avanzamcnlo slesso secondo le norme vigenti ; ad ogni modo i capilani non potevano rimanervi più di sei ann i, i tenenti non più di sette anni. Gl i ufficiali in servi zio attivo permanente prossimi al collocamenlo nella pos izione di servizio ausiliario, qualora chiedessero di essere ri clùamati nello stesso personale di governo, avevano precedenza su quelli da richiamarsi dalle calegorie in congedo dinanzi accennate.
Storia della Reclusione Militare e corpo Muschellieri
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Qualora fra gli ufficiali invalidi di guerra si trovassero elementi atti ad essere trasferiti nel personale di governo, potevano essere assegnati per essere impiegati soltanto agl i uffici. Gli ufficiali degli stabilimenti militari di pena, vestivano l'unifonne del corpo di provenienza con le varianti indicate in allegalo al
" Regolamento". Potevano altresì essere ammessi nel personale di governo degli stabilimenti militari di pena i milìtari alle anni, eccettuati i carabinieri reali, sino al grado cli sergente incluso. Potevano ottenere la riammissione in servizio coloro col grado nel personale di governo degli stabilimenti militari di pena, i sottufficiali ed i militari cli truppa di tutte le armi e corpi che si trovassero nelle condizioni stabilite per la riammissione in servizio dalle leggi vigenti, in possesso dei requisiti previsti. Il personale di governo godeva di un'uscita giornaliera (salvo, ben s'intende, per i puniti e comandati di servizio) della durata di almeno tre ore, indipendentemente dall'ora della ritirata fissata dal comando di presidio. Ai raffermati, inoltre, era concessa una mezza giornata d i libertà ogni quindicina, purché non si rendessero immeritevoli per cattiva condotta. I sottufficiali godevano, quando liberi dal servizio, di un ' uscita serale dopo il silenzio delle 23, estesa ai sergenti maggiori sino alle 24, purché, non se ne rendessero immeritevol i per cattiva eone.lolla; in quel caso veniva loro sospesa la lihera uscita per un periodo variabi le da quindici giorni a due mesi. I marescialli potevano uscire dalla caserma, liberi da ogni servizio, senza che occorresse per essi presentarsi ad alcuno per fare constatare il loro rientro in caserma. Il personale truppa di governo disimpegnava le operazioni ordinarie di sorvegl ianza, di custodia, d ' istruzione e di servizio richieste dal regolare funzionamento del corpo disciplinare delle case penali militari. Dato il carattere speciale delle case penali militari e del corpo disciplinare e le finalità, ai graduati venivano attribuiti altri obblighi disciplinari speciali, la cui osservanza era indispensabile perché il personale di governo potesse contribuire col suo contegno autorevole, rigido e corretto al buon andamento disciplinare degli stabili menti stessi, e riuscire mezzo efficace per oltenere l'elevazione del tono morale dei militari puniti. Ogni militare appartenente al personale di governo mentre doveva dare costantemente prova ùi vero esempio a1 suo contegno verso i soldati detenuti doveva osservare scrupolosamente i seguenti obblighi special i: • trattare amorevolmente i puniti o' detenuti, mantenendo tuttavia con essi un contegno riservato senza arroganza astenendosi nel modo più assoluto a prestars i a procurare loro lettere, stampe, denaro, oggetti e relazioni qualsiasi con l'esterno; • non rinfacciare m,ù ai puniti o detenuti le mancanze o le colpe passate; evilare di tenere in presenza dei puniti o detenuti discorsi di avveni menti politici, o di qualsiasi altro fatto accaduto all' esterno;
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• cercare con una sorveglianza attiva e vigile, ma in nessun caso molesta o provocante verso i puniti o detenuti , d i mantenere lo stretto adempimento di ogni dovere la osservanza rigorosa delle regole di disciplina e di polizia, di prevenire e di impedire le evasioni, e di reprimere infine ogni disordine. Esercitare insomma una tale sagace ed indefessa sorvegli anza che nessuna irregolarità potesse rimanere occulta; • agire immediatamente in caso di sommosse, ammutinamenti o gravi disordini con tutta l'energia, la prontezza e il coraggio che la gravità richiesti dal caso per soffocare si n dal suo nascere il disordine, tenendo sempre presente che in simili casi l' opera pronta e coraggiosa anche di un solo graduato può evitare gravi falli. Un'azione per l'opposto, fiacca ed indecisa nei primi momenti di disordini, può essere causa di gravissime e dolorose conseguenze, delle quali è pur tenuto responsabile colui che ha contribuito al dilagare del disordine con la sua insufficienza ed indecisione; • non valersi mai e sotto nessun aspetto dell'opera e della industria dei detenuti o dei puniti per proprio servizio o di interesse; • coloro che usassero verso puniti o detenuti modi insultanti o provocanti o peggio ancora vie di fatto, venivano loro riservati severi provvedimenti disciplinari. In seguito a disposizioni del Ministero della Guerra n. 143 del I8 Gennaio 1919 si costituì, in via provvisoria, un "Comando Superiore degli Tstituti Militari di Correzione" con sede a Firenze, al quale furono devo lute le attribuzioni assegnate al Comando degli Stabi limenti Mi litari di Pena e per le Compagnie di Di sc iplina, che incominciò a funzionare col 1° febbraio 1919 ccl ebbe allribuzioni e rango di Comando cli Divisione. Dello Comando era coadiuvato da lre Ispettori, i quali vennero rispettivamente collocali a Torino, Firenze e Napoli prendendo la denominazione di: "Ispettorato Istituti Militari di Correzione dell'Italia Settentrionale, Centrale e Meridionale" con il conflitto di ispezionare i Reparti seguenti per ciascuna zona sottosegnata. A reggere gli Ispettorati ora detti ven nero destina6 i colonnelli: Borasi:o cav. Francesco, Italia Settentrionale. Capra cav. Gualtiero, Italia Centrale. Borrelli cav. Francesco, Italia Meridionale. In conseguenza del R. D. d'Amnistia del 2 settembre l 919 n. I 502 e previa autorizzazione del Ministero della Guerra (Dispaccio n. 27388 del 25 ottobre 19 19) vennero soppressi, nella prima quindicina di novembre i seguenti Reparti dipendenti, creati durante la guerra: - Reclusori Militari: Amelia, Bard, Civitacastellana, Orvieto, Fenestrelle, Forte Ratti, Savona, Vinadio e Pizzighettone; l'esiguo numero dei detenuti rima5ti furono tradotti al 1° e 2° Reclusorio Militare di Gaeta. - Carceri Militari Preventive: Livorno, Pi stoia, Caserta, Salerno, Cosenza, Lecce, Monteleonc Calabro, Taranto, Caltanissetta, Messina, Bologna, Catania e Genova, provvedendo alla traùuzium: ùci ùe lenuti rimasti ai Carceri Militari Preventivi dei rispettivi Corpi d' Armata.
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In considerazione delle mutate esigenze militari e della larga amnistia sopra indicata, il 30 novembre 1919 venne soppresso il "Comando Superiore degli Stabilimenti di Correzione" di Firenze e gli Uffici dei Colonnelli ispettori. Detto Comando, si trasferì nuovamente a Gaeta riprendendo la denominazione di "Comando degli Stabilimenti di Militari di Pena", al quale venne assegnato, come Comandante, il colonnello Borrelli. Gli altri due Ispettori vennero trasferiti come segue: colonnello Gualtiero Capra al 92° Reggimento Fanteria e colonnello Francesco Borasio al Comando Truppe 38° Reggimento Fanteria. Per maggiore affluenza di detenuti condannati rinchiusi nei due reclt1sori militari di Gaeta il Ministero della Guerra (con telegramma n. 8055/22 del 21 luglio 1920) autorizzò la costituzione di altri due Reclusori in Aversa e Pizzighettone, che cominciarono a funzionare sotto la data del 31 agosto 1920. Nei due nuovi Reclusori vennero tradotti i detenuti condannati definitivamente in attesa di ricorso. Per ordine del Ministero della Guerra passarono alla dipendenza del Comando degli Stabilimenti Militari di Pena, anche i Carceri Militari Preventivi di Zara e Trento, rispettivamente sotto la data del 20 settembre e del 1° ottobre 1920. Cui giorno 31 ottobre 1920, essendo cessato lo stato di Guerra, i mi litari che venjvano tradotti ai Carceri Militari Preventivi ven nero nuovamente assunti in forza effettiva agli Stabilimenti Militari di Pena. Con successive modifiche all'ordinamento penitenziario militare attuate nell'arco dei settant'anni, le compagnie di reclusi e quelle di carcerati venivano unificate e le compagnie di disciplina soppresse. Gli eventi bellici del 2° conflitto mondiale portarono, nel settembre 1943, alla sospensione dell'attività del Comando degli Stabilimenti ed al conferimento dell'autonomia delle singole Carceri Militari. L'autonomia durerà sino al I 0 gennaio 1949, data sotto la quale verrà ricostituito in Gaeta il Comando e posti sotto la sua giurisdizione tutti gli stabilimenti di detenzione. Qualche innovazione al più volte citato "Regolamento 1918" si era intanto avuta con la promulgazione del R.D. 10 febbraio 1943, n. 306, riguardante disposizioni sull'esecuzione della pena detentiva e attribuzione ai giudici militari di sorveglianza. Essa era scaturita dall'entrata in vigore del "Codice Penale militare <li Pace e di Guerra" (R.D. 20 febbraio 1941, n.303). Alcune norme particolari , rimandavano ad appositi Regolamenti militari approvati con decreto reale , vuoi per l'esecuzione delle sentenze di condanne a pene detentive, pronunciate dagli organi giudiziari militari, " .. .secondo che il condannato sia libero o detenuto, si trovi in servizio alle anni o in coniedo, sia militare di truppa, sottufjìciale o ufficiale, si trovi nel territorio dello Stato, sia imbarcato su navi militari, o appartenga a forze militari 5pedite all'estero" (art. 405_c.p.m.p.). Con tale legislazione si veniva ad avere una prima apertura all'Ordinamento penitenziario militare nei confronti dell 'Ordinamento penitenziario comu11c, ormai decisamente avanzato rispetto al primo. Si trattava, in effetti, di una novità molto importante in quanto permetteva
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l'irrunissione di principi dell' Ordinamento penitenziario comune in quello militare. Nell ' articolo 20 del R.D. 306/ 1943 veni va sanzionato, tanto per gli stabilimenti militari cli pena che per l'espiazione delle pene detentive, do vessero osservarsi i principi presenti nelle disposizioni regolamentari per l' esecuzione del "Codice di Procedura Penale" (R.D. 28 maggio 193 1, n. 603) e nel "Regolamento per gli Istituti di prevenzione e di pena" (R.D. 18 giugno 1931 , n.787), sostituendo le competenti autoriti:t militari a quelle indicate nella legge. Tale normativa era applicabile, con rilevanti limitazioni e cioè solo " ... in quanto non (era) espressamente previsto dalla legge penale militare o dalle disposizioni di questo (stesso) decreto o da quelle del regolamento per gli stabilimenti militari di pena approvato con decreto luog. 27 ottobre 191 8, e in quanto non (ostative) le norme relative all'ordinamento e al funzionamento di questi". Con l'entrala in vigore della legge sull' " Ordinamento Penitenziario e sull'esecuzione delle misure privative e limitative della Libertà" e del suo Regolamento d'esecuzione (D.P.R. 29 Aprile 1976, n. 431), il R.D. n .. 787 /193 1 veniva abrogato. Sorgeva quindi il problema di come andava letto il citato art. 20, ovvero se era possibile ritenere che il regolamento avesse sernpliccmcntc voluto rimandare alla normativa comune sul tema e dunque , cadute le norme segnalate, il richiamo andava fatto a quelle a l momento vigenti. Molto probabilmente chi sosteneva tale tesi Io faceva anche sulla base del principio di complemcntari et~ ciel dirillo penale militme al diritto penale comune . Va comunque osservato che il diritto penitenziario è cosa ben di versa dal diritto penale e che la legge sulla riforma peniten ziaria non contiene alcuna norma simile all'art. 16 c.p. (Leggi penali speciali). Il preciso tiferimento ad un testo normati vo non più in vigore, rappresenterebbe dunque un ben arduo ostacolo per l'interprete, se non che, caduto il richiamo inserito nell'art. 20, soccorre l' art. 12 delle disposizioni sulla legge in generale permettendo la recezione per via analogica de lle norme poste dalla legge sulla riforma penitenziatia, che all'uopo recita : "Se una controversia non puà essere decisa con una p recisa disposizione, si ha riguardo alle di~posizioni che regolano casi simili o materie analoghe : se il caso rimane ancora dubbio, si decide secondo i principi f?erierali del/ 'ordinamento giuridico dello Stato". Sempre in tema di applicabilità dell'ordinamento carcerario comune l'art. 20 deferiva al Ministro della Difesa - sentito il parere del Procuratore Generale della Repubblica - il potere cli risolvere insindacabilmente ogni dubbio eventualmente sorto. Tale nonna aveva una sua ratio nel quadro generale. Allora si era in falli di fronte a norme provenienti unicamente dal potere esecutivo e d al dettato del citato art. 20, il quale non prevedeva la cli.retta applicazione delle nonne comuni, bensì unicamente "in linea di massima" dei principi da esse ricavabili. All'esecutivo veniva così affidato il compito di risolvere le incertezze sulla "militariz.zaziune" <lei principi da <.:sso posti; una sorta di interpretazione autentica.
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L'entrata in vigore della legge 354/1975 e la sua validità nell'ordinamento penitenziario militare ai sensi dell ' art. 12 delle Di sposizioni sull a legge in generale non lasciava più ovviamente alcuno spazio a tale potere. L'Autorità militm·e gi udiziaria esprimeva parere favorevole all'applicazione, negli stabilime nti penitenziari militari, di taluni principi innovativi in essa contenuti , concernenti specificamente i colloqui, la corrispondenza epistolare e telefonic.;a, gli strumenti d' informazione pubblicistica. La magistratura militare di sorveglianza favoriva la più ampia introduzione nell 'ordiname nto penitenziario militare dei nuovi e più evoluti istituii dell'ordinamento penitenziario comune, andando spesso ollre il limite imposto dal più volte citato articolo 20.
Ordinamento Penitenziario militare dall'entrata rn vigore della Costituzione Repubblicana Dopo il secondo Conflitto Mondiale i sistemi penitenziari si indirizzano non più verso la "punizione del reo", né verso I' "emenda " in senso religioso o etico, quanto verso il fine del "reinserimento sociale". Negli ordini di riforma che si succedono negli anni ' 60 e ' 70 si parla di veri e propri diritti dei dete nuti, primo dei quali è il diritto al trattamento rieducativo. Peraltro il passaggio dalla rieducazione al reinserimento non è rapido né hrusco. Continuano intanto ad operare le vecchie pratiche: la finalità del reinserimento sociale si consegue attraverso un' appli cazione differenziata della pena detentiva. Il principio, che poi non è affatto nuovo nella storia dell'Organizzazione Penitenziaria, continua ad essere applicato attraverso sistemi scientifici di osservanza della personalità del detenuto. Per domare g li impeti della solitudine e correggere le abitudini viziose e l'ozio, viene inserito il lavoro retribuito, cercando di rischiarare gli spiriti afflitti e l'ignoranza con l'istruzione. Il sistema penitenziario ha richiesto sempre in se l' es igenza <li una sua riforma: nella lelleratura specifica non vi è momento della storia del carcere, sin dalle origini , in cui non sia presente la problematica della riforma penitenziaria. Nel secondo dopoguerra peraltro la questione risorge in modo del tutto nuovo e vigoroso. Nei Paesi che hanno conosciuto la repressione politica e le prigioni di guerra, molti dei nuovi leader politici hanno avuto diretta esperienza del regime carcerario: anche per questo motivo la riforma penitenziaria diventa in tal senso una questione centrale nel momento del ri stahilimento nelle forme democratiche e <li un ritorno alle riforme con finalità preminentemente sociali e umanitarie. Praticamente in tutti i Paesi i sistemi penitenziari, nonostante le risistema7.ioni dottrinali degli anni '30, avevano mantenuto un aspetto strutturale ed intimidatorio. Negli an.ni immediatamente precedenti e durante il secondo conflitto mondiale, il carcere era stato usato - assieme agli altri strumenti di repressione penaJc - anche in chiave di difesa dello stato totalitario e per perseguitare gli avversari politici e i ribelli di qualsiasi specie e fazione.
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Il Ministero della Difesa S.M.E., con dispaccio in data 18 dicembre 1948, disponeva la costituzione del Comando degli Stabilimenti Militari di Pena, alla dipendenza del quale passavano i seguenti Enti: - Reclusorio Militare di Gaeta su: • Carcere Giudiziario Principale, di Peschiera; • Carcere Giudiziario tipo A, di Roma; • Carcere Giudiziario tipo B di Torino, Padova, Bologna, Firenze , Cagliari, Barletta, Napoli, Palermo, Catania; • Compagnia Correzione di Vestone. Il Comando degli Stabilimenti Militari di Pena, veniva assunto dal Ten. Col. Valerio Schisa. Mentre l'Officina Grafica e Laboratori, veniva affidata al Cap. Giovanni Imparato. A questo proposito, si ricorda che l'Officina Grafica provvedeva alla stampa della modulistica in uso nelle Forze Armate, avvalendosi dell'opera dei detenuti , nonché alla spedizione degli stampati, al ricevimento della carta da stampa, alla rispedizione degli stampati per la Sardegna, alla ricezione e spedizione ai vari magazzini regionali di parte degl i stampati prodotti dal Po ligrafico dello Stato. Il Reclusorio Militare comprendeva: l O Reparto: reclusi con un reparto ex ufficiali ed un cellulare; 2° Reparto_;_ reclusi con una sezione speciale per detenuti di abituale cattiva condotta; 3° Reparto: (annesso all' Officina Grafica e destinato a fornire detenuti per la mano d'opera necessaria all'Officina stessa). Presso quel Reclusorio vennero istituiti, in osservanza alle disposizioni impartite dallo S.M.P. Ufficio Add.to e dal Ministero della P.I., due corsi di scuole elementari; uno di prima per gl i analfabeti cd un altro per i semi analfabeti che pur avendo frequentalo la 3" classe, desideravano completare la loro istruzione e lementare. Nel 1966, dopo un provvedimento di amnistia, che ridurrà a poche unità il numero dei reclusi, cesserà definitivamente l'attività dei laboratori (circ. n. 400/125 del 2 novembre). Nel 1979 il Ministero della Difesa decretava il passaggio di dipendenza all' Organizzazione Penitenziaria, dell'Area tecnico - amministrativa (Direzione Generale Sottufficiali e militari di Truppa dell' Esercito) a quella dello Stato Maggiore dell'Esercito che, a sua volta, la ripart iva tra i Comandi di Regione Militare, mantenendo funzioni di coordinamento nonché di collegamento con la Magistratura militare e con gli organi centrali deJla Difesa. In questa situazione il Comando degli Stabilimenti vedeva ridotta la sua funzione a quella di "Centro Amministrativo e Matricolare" conservando, però, alle dirette dipendenze, le carceri dislocate nella Regione Militare Centrale, nonché la funz io ne di istruire i militari di leva destinati quali "vigilatori e custodi" a tutta l'Organizzazione Penitenz iaria Militare (0.P.M.). Con decreto rnin.le del 16-12-1980, si costituiva a Sora Io Stabilimento Militare di Pe na sperimentale presso la Caserma "S. Simoni " a decorrere dall ' 1 marzo 1981. All'Ente venivano avviati, di norma, i condannati dai Tribunali Militari che non avevano precedenti
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penali e che non erano stati riconosciuti responsabili di reati che, per motivazione o indole, non denotavano pericolosità. Lo Stabilimento era improntato, in via sperimentale ai criteri di autodisciplina e autocontrollo. Con l'entrata in vigore della legge I O apri le 1981 , n.121 (riferita all '"Ordinamento dell 'Amministrazione della Pubblica Sicurezza " ), veniva sancita anche la possibilità che nelle carceri militari potessero essere custoditi, a loro richiesta, gli appartenenti alle Forze di Polizia sottoposti a privazione della Iihertà per reati ordinari. Tale estensione veni va esplicitamente contemplata dal combinato disposto degli artt. 16 e 79 della predetta legge, laddove il primo articolo definiva le ''.forze di polizia" e il secondo l" 'opzione" da parte di queste ultime "ricevibili" negli istituti penitenziari militari. Definiva forze di polizia (a1t. I 6): la Polizia di Stato, l' Arma dei Carabinieri , il Corpo della Guardia di Finanza, il Corpo della Polizia Penitenziaria, il Corpo Forestale dello Stato. Di concerto, l'art. 79 consentiva che " ... a richiesta del condannato, la pena detentiva inflitta per qualsiasi reato agli appartenenti alle forze di polizia di cui all 'art. 16 è scontata negli stabilimenti penali militari". Nel formulare quet' ultimo articolo, certamente il legislatore, dando prova di lungimiranza e civiltà, aveva tenuto saggiamente in considerazione l'opportunità di togliere coloro i quali erano preposti a combattere la delinquenza alle possibili ritorsioni cui sarebbero andati sicuramente incontro, in caso cli loro detenzione in carceri normali , da parte dei ristretti che avevano gioco facile per esercitare le loro comprensibili, seppure condannabili vendette nei Loro confronti. E in secondo luogo, imporre una vita carceraria consona cd inerente allo stato giuridico ri vestito fino al momento dell'arresto dell 'appartenente alle Forze di Polizia. Lo scopo della norma trovava la sua ragion d'essere nel fatto che il sistema penitenziario comune trovava difficoltà sempre maggimi nel tutelare un appartenente alle forze dell'ordine, nei cui confronti sussisteva un concreto e costante pericolo di vendetta maturato in seno al delinquente comune imbattutosi, per malaugurata avventura, durante l'espletamento del suo normale servizio. Lo Stato aveva indubbiamente il dovere di garantire a tutti i detenuti l'integrità fisica e morale; e questo suonava ancora più doveroso verso coloro che vanno maggiormente esposti, proprio a motivo del servizio prestalo allo Stato. La facoltà richiesta, di cui all'art. 79, non riguardava dunque la natura della pena da scontare, ma un quid che era estraneo alla pena stessa, vale a dire una più concreta assicurazione che la stessa venisse turbata da illeciti attacchi alla integrità fisica e morale del detenuto appartenuto alle forze di polizia. Per questi motivi, l'art. 79 era dunque una norma veramente innovativa. Va detto, inoltre, che l'applicazione dello stesso a favore degli appartenenti alle forze di poi izia sottoposti a pena detentiva, si poneva in una virtuale pendant con l'art. 90 della legge 353/1975 che, a sua volta, prevedeva nel sistema penitenziario ordinario, ]a creazione delle cosiddette "carceri di massima sicurezza" , quando, cioè, ricorrevano gravi ed eccezionali moti vi di ordine e di sicurezza.
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Si attivava in questo contesto una nuova funzione per gli Stabilimenti Militari e, nel contempo, sorgeva una serie di problemi circa le modalità di custodia e trattamento di persone prive di status militare e che, in linea non soltanto teorica, potrebbero essere di sesso femminile, nulla precisando al riguardo le legge sull 'ammissibilità delle Forze di Polizia a lla detenzione militare. La necessità di attuare il trattamento rieducativo dei militari condannati in Stabilimenti diversi da quelli ordinari deriva, sia dalla struttura soggettiva ed oggettiva del reato militare, sia dalla finalità della pena militare che è quella della rieducazione dell' interessato non esclusivamente nella sua qualità di cittadino ma, essenzialmente, di militare da poter reinserire nei ranghi delle Forze Armate. Per attuare tutto ciò, il personale di governo deve essere in condizione di disimpegnare il servizio d ' istituto non soltanto per garantire l'ordine e la sicurezza ma, soprattutto, per sviluppare l' addestrame nto e la rieducazione del detenuto, in vista del suo reimpiego, immediato o futuro, nell'ambito militare, oltre che sociale. Questa esigenza impone che i militari di leva e quelli del Quadro permanente di c iascun Stabilimento, svolgano un apposito corso per il disimpegno non soltanto delle ordinarie operazioni di vigilanza e custodia ma, anche, per quelle d'istruzione e di osservazione, specie per i riflessi che quest' ultirne hanno sulla poss ibilità di applicare al condan nato l'istituto dell' affidamento in prova, atteso che l'osservazione da svolgere a premessa di esso richiede la presenza nel gruppo cli esperti prepostovi, dell'educatore militare. La legge IO agosto 1981, n. 475, giunge di proposito a regolare il serv izio di dette funzioni, attribuendo, nel contempo, indennità particolari . Così all'art. l recita: "agli ufficiali, ai sottufficiali, ai graduati e militari di truppa in ferma volontaria o rafferma dell'Esercito (escluso gli appartenenti all'Arma dei carabinieri), della Marina e dell 'Aemnautica in servizio presso gli stabilimenti militari di pena con diretta responsabilità di vigilanza e custodia su detenuti, è estesa, a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge, l'indennità per i servizi d'istituto prevista dalla lef?f?e 23 dicembre 1970, n. 1054, e successive modificazioni ". Mentre all 'a,t. 3 si precisa che gli ufficiali, i sottufficiali, i graduati e i militari di truppa impiegati nelle Carceri vengano scelti previo accertamenlo psico-fisico delle attitudinj e dopo specifici corsi di preparazione della durata non inferiore a due mesi. La dipendenza degli Stabilimenti di detenzione da un unico comando, rende possibile migliorare l'iter formativo dei "vigilatori e custodi" anche perché, quest' ultimi non possono avere una formazione inferiore a que lla di caporale istruttore presso un battaglione reclute, onde essere in condizione di svolgere il trattamento ried ucativo essenzialmente attraverso l'attività addestrativa, ora che le possibilità di adibire i detenuti a quelle lavorative sono divenute aleatorie, fatta eccezione per il disimpegno de i servizi giornalieri di fatica, di pulizia e di minuto mantenimento delle infrastrullure.
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Con s uccessive circolari ministeriali degli anni '80, su proposta dello Stato Maggiore dell'Esercito, in considerazione del compito, altamente gravoso assolto dai Sottufficiali con incarico di "vi[?ilatori e custodia", si stabilisce che gli stessi potessero essere avvicendati dopo aver compiuto un periodo minimo di permanenza di almeno quattro anni presso gli istituti militari di pena. Negli Stabilimenti militari di detenzione, oltre alle attività educative, sono svolte quelle culturali, sportive, ricreative; operano lutti gli altri interventi che concorrono al trattamento penitenziario (inteso nella più vasta e comprensiva accezione del termine), quali le pratiche religiosi, i contatti con il mondo esterno, i rapporti con la famiglia, la scelta delle rappresentanze. Tali attività sono articolate in modo da favorire possibilità di espressioni differenziate; le stesse vengono organizzate per favorire la partecipazione dei detenuti in genere e di quelli interessati allo studio. Il "lavoro dietro le sbarre", sia ben chiaro, non più concepito come nel suo offrirsi come esercizio maniacale per riempire il tempo della sofferenza al di fuori di ogni intenzionalità utilitaristica (in cella da soli a fare lo scialle o a dipingere fiori di cartapesta o altro) , di lavori socialmente utili per soddisfare la fornitura penitenziaria e/o commesse della puhhlica amministrazione, in cambio di una giusta "mercede" (costruzione mobili, sm1oria, rilegatoria) privilegiando, di regola, le lavorazioni penitenziarie per la fornitura di vestiario e corredo o di parti di equipaggiamento militare come il rivestimento delle borracce con stoffa, stampa e rilegatura di modulistica regolamentare, riparazione calzature, ecc. Tutte queste attività sono sancite in un "Regolamento Interno di Servizio" (R.l.S.), approvato dal Ministro della Difesa, messo a disposizione dei detenuti, che riepiloga i doveri ed i diritti di ciascuno. Tale Regolamento dà la possibilità al Comandante del carcere di proporre aggiunte e varianti allo stesso, al fine di renderlo maggiormente aderente alla realtà dello stabilimento di pena. Inoltre, qualora sussistano straordinarie esigenze di ordine o di sicurezza, il Comandante ha facoltà di sospendere in tutto o in parte le disposizioni contenute nel Regolamento, ove in contraslo con tali esigenze. Di tali sospensioni o modifiche adottate all'occorrenza e conseguente ripristino, deve essere data comunicazione, entro ventiquattro ore, agli Enti gerarchicamente s uperiori (SME, Gabinetto del Ministro e Magistrato Militare di Sorvegliana). Il trattamento penitenziario è, in particolare, sottoposto alla vigilanza del "Magistrato militare di sorveglianza", sia per quanto attiene alle esigenze dei vari servizi, sia per il trattamento rieducativo, a:ffinchè, l'esecuzione della custodia venga attuata in conformità delle leggi e dei regolamenti.Il controllo e la vigilanza sulla esecuzione delle misure privative e/o limitative della libertà degli appartenenti alle forze di polizia sono, invece, devoluti al " Maf?istrato di sorveglianza ordinario " competente per giurisdizione (con esclusione dei Carabinieri e dei Finanzieri ristretti per reati militari); al Giudice per le indagini preliminari (G.J.P.) per i soggetti sottoposti a cu stodia cautelare.
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Questa innovazione, vista alla luce della possibilità in precedenza accennata di dover detenere - negli stabilimenti militari - persone di sesso femminile, fornisce lo spunto per non trascurare la previsione delle esigenze che da tale possibili là derivano, in vista della definizione del se, dei tempi e dei modi per l'accesso delle donne nelle Forze Annate. Ad oggi, è precluso ai militari di carriera in servizio attivo, posti in custodia o in carcerazione preventiva per reati comuni, di esercitare l'opzione di essere ristretti in una struttura militare al pari degli appartenenti alle forze di polizia. L'esigenza di una disciplina più completa sull'argomento, ha portalo alla nascita di varie iniziative volte ad estendere tale facoltà di scelta anche per gli appartenenti alle Forze Armate. Un recente disegno di legge recante "Modifica dell'art. 79 della legge 1 aprile 1981, n. 121, sull'esecuzione delle pene detentive per le forze di polizia e i militari", è stato comunicato alla Presidenza del Senato il 26 gennaio 1999 con il quale verrebbe esteso anche ai militari il beneficio finora riservato alle sole forze di polizia (cx art. 16 1. 121 / 198 I), di scegliere la restrizione presso un carcere militare. La "Catena Militare", originariamente attivata per impiegare i reclusori sollo la custodia degli aguzzini nei lavori presso gli arsenali ed i porti, ha subito nel corso di due secoli profonde trasformazioni, e l' attuale Organizzazione Penitenziaria Militare (O.P.M.) ha e dovrà in futuro assolvere, essenzialmente, ad una funzione addestraliva rivolta a far considerare il periodo di detenzione equivalente, sotto tutti gl i aspetti, a quello trascorso dagli altri militari nei reparti preposti all'addestramento di base. Si dovrà tendere, in sostanza, a formare degli istruttori - educatori capaci di ollenere che il detenuto possa essere restituito alla Società ispirandosi ai principi di umanità e socializzazione, nel pieno rispetto di quanto sancito dall' art. 27 della Carta Costituzionale che prevede, quale funzione primaria per la pena detentiva, quella di tendere alla effettiva rieducazione del condannato. Da ciò discende che l'esistenza degli stabilimenti mrntari di pena trova la sua ragion d ' essere nella duplice finalità di rieducare moralmente i militari reclusi che sono incappati nei rigori della legge e di restituirli emendati alle Forze Armale per il completamento degli obblighi di leva ed al Paese. Tali finalità, tanto nobili quanto difficili da perseguire, possono, e vengono, raggiunte attraverso il lavoro e l'opera paziente, meticolosa, costante e diuturna di tutto il "personale di governo" ed in particolare, dai "vigilatori e custodi". La rieducazione - intesa come "processo di modificazione degli atteggiamenti che sono di ostacolo ad una costruttiva partecipazione sociale" - ha una gamma di significati che spaziano da un minimo ad un massimo di contenuti morali, da accezioni interiorizzate ad altre proiettate verso l'esterno. A ben osservare, sembra riaffermarsi dietro la rieducazione, il dibattito tra dottrine preventive e retributive. li concetto d'interesse è che la rieducazione non debba tendere tanto ad ottenere dal soggetto una "nuova moralità", quanto e soprattutto una "buona condotta" e il mero rispetto della legge penale e delle regole della pacifica convivenza. È
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opportuno a questo punto aprire una breve parentesi per meglio specificare un concetto basilare e cioè che essendo la libertà un valore tutelato dalla Carta Costituzionale, parlando di privazione della libertà e di tutela di diritti eventualmente lesi, si viene a considerare due valori, entrambi costituzionalmente garantiti. Corollario di questo mio dire è che la funzione dell'esecuzione penale non può ricercarsi altrove se non nella tutela di beni costituzionalmente e penalmente protetti. La rieducazione , in prospettiva garantista, ha perciò limiti ben definiti imposti dal riconoscimento della pari dignità di tutti i cittadini, e quindi anche di coloro che hanno commesso reati, e dal di vieto di trattamento inumano sancito dall' art. 27 della Costituzione e dall ' art. 1 dell'Ordinamento Penitenziario. Tramite l'esecuzione penale la Società non deve mirare alla manipolaz ione del soggetto ovvero alla interiorizzazione dei precetti penali; quello cui la Società deve tendere tramite la rieducazione è che il soggetto, mediante I' "indimidazione-ammonimento" della sanzione penale, possa rispettare la legge, essere cioè reinserito nel contesto sociale con la possibilità di parteciparvi attivamente. L'ades io ne del condannato ai valori dell' ordinamento è un passo importante, ma eventuale ed accessorio. Accanto all"'inlimidaàone-ammonimento", però, nella nozione <li rieducazione subentra il concetto di "risocializzazione", inteso quale modificazione degli atteggiamenti di un soggetto che ne elimini ogni tendenza predisponente alla criminalità, sicuramente di difficile attuazione. Infatti, già l'esecuzione penale può avere effetti desocializzanti, creando ostacoli al reinserimento del soggetto nel contesto sociale prima detto. Parecchi studiosi hanno dimostrato come la pena detentiva abbia fallito nel suo intento creando una nuova criminalità, anziché sconfiggerla; detenuti con lunghe carriere criminali sulle spalle, creano nuovi "gruppi criminali" in seno ai quali ciascuno di essi trova considerazione, solidarietà, sicurezza ed aiuto nella necessità. L' altro termine dell'Ordinamento Penitenziario militare è il "trattamento", a proposito dell' "osservazione scientifica della personalità", finalizzala all'"affidamento in prova del condannato militare" (legge 29 aprile 1983, n.167). Tn questa opera lesa al riadattamento sociale ed alla rieducazione militare dei detenuti, il personale di governo delle Carceri si prodiga con encomiabile passione ed abnegazione. Ta ntè che la vita carceraria, oggi, può considerarsi per i detenuti militari analoga a quella di caserma, con l'unica differenza della privazione della libertà personale. ln parole povere, le condizioni ambientali, per quanto concerne i dormitori e gli altri locali di uso generale, come il vitto, l'igiene, l'assistenza sanitaria e religiosa, i periodici spettacoli, le riunioni culturaH, le competizioni sportive e le altre attività, rispondono appieno ai criteri moderni applicati per le caserme. Con la ricostituzione di una dipendenza accentrata degli Stabilimenti, sarà possibile conferire ai Quadri una preparazione uniforme e migliorare, attingendo alk esperienze sino ad ora maturate, la preparazione dei vigilatori e custodi ora che lo Stato Maggiore dell'Esercito li ha inseriti tra
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coloro che debbono svolgere un addestramento tecnico e non operativo, cd ha loro affiancato "volontari in ferma prolungata" con la slessa special izzazione. Sempre con l'entrata in vigore della citata legge 12 1/ 1981, (riferita all"'Ordinamento dell'Amministrazione nella Pubblica Sicurezza"), tanto negl i stabilimenti militari che in quelli civili, viene garantita la separazione degli imputali dai condannati , dei giovani, al di sotto di 25 anni dagli adulti, di quelli in espiazione di pena da quelli in custodia cautelare (art. 14 legge 354/1975). Analogamente, l' istituto dell'isolamento viene adottato: • quando è imposto da ragioni sanitarie (isolamento sanilario); • durante l'esecuzione della sanzione di esclusione dall ' attività m comune (isolamento disciplinare); • quando disposto dal!' Autorità giudiziaria (isolamento giudiziario). L'"isolamento sanitario" è deciso dall'Uffic iale medico. Durante l'isolamento sanitario, speciale cura viene dedicata al personale "isolato", specie per sostenerlo moralmenle. L' "isolamento disciplinare" è eseguito in una camera ordinaria, a meno che il comportamento del detenuto sia tale da arrecare dislurbo o costituire pregiudizio per l'ordine o la di sciplina. In quest'ultimo caso si esegue presso appos ito settore dello Stabilimento, in una camera avente le stesse caratteristiche delle allre (igienicamente idonea; dotata di letto, materasso, cuscino e coperta necessaria, nonché di tavole e sgabello). Al detenuto in isolamento disciplinare non è consentito comunicare con gli altri detenuti, ne' avere corrispondenza telefon ica o colloqui. I colloqui sono peraltro concedibili (ancorchè limitati ai familiari ed ai conviventi) quando ricorrono circostanza eccezionali. Al detenulo in isolamento è consentito tenere quotidiani, periodici e libri. L' isolamento disciplinare ha luogo sotto costante controllo del!' Ufficiale medico. {;"isolamento giudiziario", infine, differisce dall'isolamento disciplinare per le limitazioni disposte ali' Autorità giudi ziaria che dispone l'isolamento. Al riguardo specifica richiesta viene, di volta in volta, formulata dal Comandante dello Stabilimenlo ali' Aulorità giudiziaria che ha disposlo che il provvedimento rappresentando, nel contempo, le eventuali lirnitazioni imposte dalle possibilità offerte dalle infrastrutlure di cui lo stabilimento dispone. Anche l'isolamento giudiziario ha luogo sotto costante controllo dell' Ufficiale medico. Anche in questo particolare e delicato seltore, i "vigilatori e custodi" si sono sempre dimoslrati all' altezza del compito, assicurando una funzionalità ottimale delle Carceri. Il personale preposto si appassiona a questa Istituzione dove si svolge prevalentemente una importante costante funzione sociale ed educativa. Le esercitazioni pratiche - spiega ancora il citato Decreto - riguardano l' istruzione individuale, di plotone e di compagnia, ginnastica militare, il servizio terriloriale, la pratica del fucile; quelle teoriche riguardano il servizio di sicurezza delle truppe in campagna, il regolamento di disciplina e quello pcnitcnziaiio, il codi<:e p enale militare, l' igiene e la scuola di contegno, l' affardellamento, i doveri dei
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soldati in congedo illimitato ed in occasione di chiamata alle armi. Inoltre nelle carceri militari, per le istruzioni, si impiegano armi senza sciabolabaionetta ed in condizioni tali inidonee all 'offesa. Le citate attività sono le uniche caratterizzazioni delle finalità militari della rieducazione del militare in espiazione di pena allo scopo evidente di un suo recupero al serviz io alle armi , una volta cessato il periodo di detenzione. Queste sono le differenze sostanziali per descrivere la specialità della reclusione militare rispetto alla reclusione ordimuia. I fini della rieducazione per il condannato militare si differenziano da quelli per il comune per il prevalente recupero al servizio mi litare per il primo, per il reinserimento sociale per il secondo. T1 "trattamento rieducativo", ossia l'insie me delle operazioni sopra descritte ai militari condannati nelle carceri è affidato ai militari "vigilatori e custodi", reclutati dai militari in servizio di leva, opportunamente prescelti tra quelli in possesso di profilo psico-fisico e culturale di livello elevato. Dal giugno 1990 l'Organi zzazione Penitenziaria Militare si è evoluta, in sostanza, verso una solu zione che vede la presenza di: • un Comando a livello Brigadiere Generale, con sede in Sulmona; • tre Carceri militari principali (Peschiera del Garda, Roma, S. Mari a C.V.), destinati, c iascuna, sia alla custodia cautelare, sia all'espiazione di pene detenli ve; • quattro Se zioni di Carcere "Quadro" (distaccate dalle Carceri principali); • un battaglione di fanteria (57° "Abruzz i") preposto all' addestramento di specializzazione dei militari di truppa con l'incarico <li "vigilatore e custode", nonché alla qualificazione dei Quadri destinati a prestare servizio negli Stabilimenti militari di detenzione. L'osservanza dei disposti legislativi riferiti alla detenzione negli Istituti penitenziari ordinari, impone l'esigenza di individuare la "corrispondenza funzionale " tra alcuni organi e organismi previsti in detti istituti ed il personale militare addetto agli Stabilimenti militari. In particolare, al Direttore di Istituto di detenzione ordinario corrisponde il Comandante dello Stabilimento militare di detenzione (incarico equipollente al Comandante di Battaglione); al Consiglio di disciplina previsto dalla più volte menzionata legge 354/1975 corrisponde, per l' irrogazione della sanzione disciplinare della "consegna di rigore", la Commissione consultiva di cui all 'art. 67 del "Regolamento di disciplina militare" e con le modalità di cui al combinato disposto degli a11t. 14 e 15 delle "Norme di principio sulla disciplina militare" ( Legge 11 luglio 1978, n. 382). Per la valutazione degli altri provvedimenti, la Commissione corrispondente al Consiglio è costituita dal Comandante dello Stabilimento, dal Dirigente del Servizio Sanitario e dal Comandante del Reparto detenuti. 11 "trattamento penitenziario" è, in pa11icolare, sottoposto alla vigilanza incisiva e continua del Magistrato militare di Sorveglianza, del Tribunale di sorveglianza e del Presidente dello stesso a nonna delle leggi vigenti (n. 897/1986, n. 180/1986 e n. 354/1975), sia per quanto attiene alle esigenze dei vari servizi, sia per il trattamL:utu rii;;ducativo, affinché l'esecuzione della custodia venga attuata dagli operatori penitenziari in
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conformità delle leggi e delle direttive impartite, offrendo la possibilità ai detenuti stessi di entrare direttamente in contatto con lui in occasione delle periodiche visite ispettive ed indipendentemente da una loro espressa richiesta. In questi ultimi tempi si è venuta sviluppando l'es igenza d' instaurare misure preventive, oggetto della nuova concezione europea contro la tortura e i trattamenti inumani e degradanti e si palesa la necessità di instaurare strumenti di controllo esterni e neutrali sull a legalità della esecuzione delle pene. Una importante novità epocale è intervenuta con la sentenza 28 luglio 1993, n. 343, della Corte Costituzionale, con la quale viene dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 8 della legge 15 dicembre 1972, n. 772 ( "Norme per il riconoscimento dell 'obiezione di coscienza"), " ... in connessione con l'art. 148 c.p.m.p., nella parte in cui non prevede l 'esonero dalla prestazione dal servizio milita re di leva a favore di coloro che, a vendo rifiutato totalmente in tempo di pace la prestazione del servizio stesso dopo aver addotto motivi diversi da quelli indicati nell'art. 1 della legge 772/1972 o senza aver addotto alcun motivo, abbiano espiato per quel comportamento la pena della reclusione in misura complessivamente non inferiore a quella del servizio di leva ". Con tale provvedimento si è inteso legittimare "il r~fìuto di leva per motivi di coscienza" non più considerato reato militare, in quanto - secondo il giudice rimettente - " . .. la sottoponibilità di una persona, che rifiuti di svolgere il sen,izio militare per motivi diversi da quelli previsti dalla Legge sull'obiezione di coscienza, ad una serie indeterminata di condanne contrasterebbe anche con l'art. 27, terzo comma, della Costituzione. u:1 pena, infatti, diviene un trattamento contrario al senso di umanità nel momento in cui tende alla coartazione morale della persona. Né - continua lo stesso giudice - può essere ravvisata alcuna finalità rieducativa in una sorta di 'sfida ' o 'di prova di forza' tra la volontà dello Stato e quella dell'individuo, che potrebbe portare a 'piegare' quest'ultima volontà dopo averne negato il valore come persona umana .. ." . Per gli effetti della prefata legge, i detenuti militari reclusi per fatti di "coscienza", non possono essere più ristretti nelle carceri militari in quanto non più "ricevibili", ma in una Casa di reclusione ordinaria. Pertanto, in esecuzione della legge, gli ultimi detenuti ristretti, al momento, nelle carceri militari per motivi di "coscienza", venivano trasferiti nella Casa Circondariale di Sulmona, rimanendo nella forza matricolare dell'O.P.M.
Edilizia carceraria e carceri L'edilizia carcerari a militare non conosce succedersi di eventi radicali e significativi nell ' arco della sua storia: a testimonianza di ciò basti la circostanza che l' esecuzione delle pene detentive militari si è data sovente nei medesimi spazi ricavati nelle preesistl:nli l:ast:rrne, originariamente edificate per altre funzioni (convento o quartiere). Riguardo, infine, le
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strutture penitenziarie militari, si è già sottolineato lo stretto legame esistente tra l'edificio penitenziario e la filosofia penitenziaria, se non sempre con l'attuazione concreta dei singoli regimi penitenziari. Questo implica naturalmente una serie di prohlemi di adeguatezza delle condizioni e.li vita ai diritti fondamentali deJJ'individuo. È questo proprio il caso delle strutture carcerarie militari, derivate da edifici demaniali opportunamente adattati in stabilimenti penitenziari, con l'utilizzo cli manufatti di brutto gusto "grigio-cemento" e cristaJlo antisfondamento, con decametri di grate di ferro sagomate a maglia quadrettata, insta11ate all'interno e al l'esterno di esso. Gli edifici tuttora esistenti adibiti a carceri militari sono tutti derivati dal riuso di quelli dismessi dall'uso originario per il quale erano stati concepiti, scelti tra quelli ubicati preferibilmente in posizioni decentrate rispetto ai centri abitati, mediante l'aggiunta di alcuni manufatti di supporto, come pocanzi accennato, suggeriti anche dalla pericolosità della popolazione carceraria, come la creazione di specifiche "aree attive" (aJJ'intemo delle quali sono state ubicate le celle di detenzione) o la costruzione di appositi camminamenti attrezzati con altrettante antiestetiche garitte (di muratura o di ferro) per la vigilanza c difesa da eventuali aggrt:ssioni provenienti dall'esterno o volte a prevenire e impedire evasioni o agire per sedare gravi disordini interni o sommosse. Con la locuzione "area attiva" s'intende indicare la porzione del carcere destinata alla custodia e al trattamento dei detenuti e nella quale possono accedere, senza specifica autorizzazione, soltanto gli operatori penitenziari, il Magistrato militare di sorveglianza, il personale del Comando O.P.M. direttamente responsabile della vigil anza e de11a c ustodia sui detenuti (nonché della sicurezza esterna ed interna dello Stabilimento), nel quadro dei rispettivi compiti ed attribuzioni.
Caserme e carceri: sedi e denominazjoni Dall' aprile 1991 il Comando dell'Organizzazione Penitenziaria Militare (0.P.M.)si è trasferito dalla sede di Gaeta in quella di Sulmona, ove attualmente è presente, occupando il Complesso " U. Pace L. De Amicis".
Cenni storici di Sulmona. Sulmona, Città d' arte, di cultura e di tradizioni militari, ha origini molto antiche. Sulla sua fondazione sono varie le leggende: la più diffusa narra che sia sorta per volere di Solimo, compagno di Enea, scampato alla distruzione Troia; altre le attribui scono origini più remote di quelle di Roma. Originariamente, denominata "Solymon", muta nel corso dei secoli il suo nome in "Sulmo" (cui significato di località ricca di acqua), "Sulimona" e "Solmona".
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Da piccolo agglomerato rurale, Essa assurge a Capitale della terza provincia della Lega Italica, costituita, nel 90 a. C., per combattere lo strapotere di Roma. Con il declino della fortuna e della notorietà del l'illustre Poeta Ovidio nel 9 d.C., decade anche l'importanza della sua Cittit natale. Ad iniziare dall'antico accampamento romano che caratterizza il primo nucleo urbano sino ai nostri giorni, la storia di Sulmona è stata caratterizzata, senza soluzione di continuità, dalla presenza di un consistente Presidio Militare. È importante città durante il M edioevo ed il Rinascimento. Sotto i Normanni, prima, e sotto gli S vevi, poi, Sulmona risorge più forte che mai, mentre altri maggiori centri dei Peligni, andranno man mano perdendo cl' importanza. È prediletta da Federico Il che la gratifica come una delle Città più illustri e nobi li del Regno, qualificandola degna sede della Cattedra Universitaria cli Diritto Cano1ùco. Con Carlo di Durazzo e con Ladislao, le vengono accordati considerevoli privilegi, tra i quali quello di battere moncta(Diplorna 28 dicembre 1406) e di concessione del sigillo-sisternrna (Diploma 2 settembre 1410). Più volte assediata dagli Angioini, parteggiando essa per Casa d ' Aragona, riesce sempre a ritornare a nuovi splendori. Nel 1526, viene eretta da Carlo V a Principato in favore di Carlo Lannoy e, alla morte di questi , del fratello Orazio, Marchese di Pescara. Da Filippo III cli Spagna viene donata a D.M. Borghese, famiglia che conserva, il Principato fino all' Unità d' Italia. Durante il Regno dei Borboni, Sulmona assurge a Città di primaria importanza. Oggi la Città rimane sempre degna di essere visitata possedendo ancora integro un notevole patrimonio naturale, artistico e culturale, anche per i dintorni assai interessanti sotto 1' aspetto storico-turistico. T1 suo centro storico, infatti, offre una molteplicità di spunti e di temi artistici pregevoli di varie epoche e stili: dal romanico al rinascimentale, dal barocco al moderno. Oltre Sulmona, questa meravigliosa Conca, racchiude altrettanti splenditi centri (Corfinio, Popoli, Roccacasale, Pacentro, Roccapia, Pettorano sul Gizio, Cansano, Introdacqua, Anversa degli Abruzzi, Bugnara, Prezza, Pratola Peligna, Raiano e Vittorito), che ancorchè piccoli , sono tutti operosi ed interessanti.
Caserma "Umberto PACE" È ubicata nel centro storico della città ed occupa l'immobile g ià sede del soppresso Convento, sede dell' Ordine dei Predicatori annesso alla Chiesa parrocchiale di "S. Domenico", edificato intorno al 1280 sotto Carlo I D'Angiò. Già sede universitaria durante Federi co 11, ha subito, nel corso dei secoli , molti rimaneggiamenti e trasformazioni artistico-funzionale a causa di ricorrenti e micidiali catastrofe
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sismiche ( 1349, 1456, 1706) di cui è rinomato la città di Sulmona. Sicché, dopo quei terribili disastri, il complesso si è ripreso , ma senza alcuna rifinitura, tantè che la facciata della Chiesa è rimas ta a tutt' oggi incompiuta. Diventa sede di alloggiamento di reparti del Reggimento "Real Napoli", negli anni 1796/99, epoca nefasta che porta dietro di sé la fatale decennale invasione francese. Questa fa del convento la sua caserma violando ogni cosa, col disperdere, bruciare sacrilegamente ogni cosa relativa al culto. Il terremoto del 13 gennaio 1915 le procura sensibili danni. Crollano la volta della Chiesa e pa1te del convento attiguo, costringendo i soldati del L3" Fanteria "Pinerolo", ivi alloggiati a trasferirsi nella Caserma "Umberto l", allora sede del 18" Artiglieria "Gran Sasso" e oggi del 57° "Abruzzi". Sin dalla soppressione degli Ordini Monastici avvenute nel 1809, il Convento è stato adibito senza soluzioni di continuità a qua1tiere militare, ospitanto negli anni a seguire, Enti militari diversi, tra cui 1" '88° Distretto Militare", il "XIV Deposito Territoriale" e il " 12° Comando Militare di Zona", funzione c he continua ad assolvere egregiamente ancora oggi per il Comando Orga1ùzzazione Penilem.iaria Militare (dal 1991 ), con la denominazione della Medaglia d'Oro al V. M. "Umberto Pace" di Petlorano sul Gi zio (AQ), morto durante la Prima Guerra Mondiale su M. Sleme il 14 agosto 1915. Caserma "J,uiRi DE AMICIS "
È intitolata al Maggiore dei bersaglieri nativo di Alfedena (AQ) e morto nella battaglia di Abba Carima (Adua) l' I marzo 1896. Viene edificata sul finire de l XIII secolo con l'originaria destinazione a Monastero di "S. Monica" (Tagaste, 331-0stia, 387), dell ' Ordine delle Agostiniane. Dopo l'Unità d' Italia, il complesso conosce momenti di decadenza, mentre si viene affermando l' uso civico del luogo. Viene adibito a Carcere giudiziario fino al 1891 e, dal J 896, in poi, è stato adibito essenzialmente ad usi militari, alloggiando il "7° Bersaglieri", poi il "36° Fanteria 'Pistoia"', la " 131A Legione Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale 'Monte Morrone"', il Comando del "46° Fanteria ' Reggio"' (] 959) e, a seguire, il Comando " 17° Reggimento Fanteria ' Acqui " ' ccl infine a uffici ed archivio del Comando O.P.M., rnmpito che tuttora assolve.. Caserma "Cesare HAITJSTI "
Attuale sede del 57° Battaglione Fanteria "Abruzzi" , è l'unica infrastrnttura di Sulmona appositamente progettala e costmita nell ' età " umbertina" (1891) per s pecifiche finalità militari. Nel corso degli anni ha ospitato Reparti stranieri e italiani. Inizialmente intitolata "Vicenna", dalla località omonima ove era stata costruita, vuene poi proposta la variante di "Caserma Isabella" che, però, non è presa in considerazione.
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Viene, invece, qualche anno dopo intitolata " Umberto I" per onorare il "Re Buono", che sar~1 assassinato <li lì a poco (25 luglio 1900) .. A datare dal gennaio 1894, la Caserma accoglie il Comando di Distaccamento del I 8° Reggimento Artiglieria "Gran Sasso", rimanendovi fino al 1926, anno della sua soppressione. Negli anni a cavallo della Prima Guerra Mondiale, la Caserma continua la sua funzione per la quale era stata progettata c coslruita. Eccetto qualche piccolo lavoro di adeguamento strutturale, la Caserma non ha subito sostanziali modifiche fino al 1938. Dalla soppressione del gruppo di artiglieria è stata adibita a magazzini dell' 88° Distretto Militare di Sulmona. Nell'intento di ospitare la guarnigione, promessa dal Ministero della Guerra, nel giugno 1938 si provvede ad eseguire l'ampliamento della Caserma. A lavori ultimati, essa viene occupata da un Distaccamento del Reggimento Chimico. Al termine del 2° Conflitto Mondiale, la Caserma ospita uomini e mezzi delle Truppe Alleate Polacche e della Scuola della RAF inglese. Nell'agosto del 1948 la Caserma viene denominala "C. Battisti" a ricordo del Ten. Cesare Battisti, M. <l' O. al V. M., Caduto durante la Prima Guerra MomJiale (Monte Corno di Valla.rsa, 10 luglio 1916). Dal 20 settembre 1949 la Caserma diviene sede, sin dal suo insediamento a Sulmona, ciel I Battaglione del 46° Reggimento Fanteria "Reggio". Successivamente, a decorrere dal 5 febbraio 1959, si insedia il I Btg. del 17° Reggimento Fanteria "Acqui" , trasformato nel 1975 in 17° Battaglione Fanteria "S. Martino" ed, infine, in 57° Battaglione Fanteria " Abruzzi" dal 2 marzo 1991, come a tutt'oggi è presente. Seppure di ridotte dimensioni, dispone di tutti i confo1ti richiesti per rendere più consono e decoroso il te mpo lihero dei giovani di leva, e in particolare, dei frequentatori dei Corsi "vigilatori e custodi", con frequenza bimestrale, destinati alle Carceri militari.
Carcere militare di Peschiera del Garda Peschiera del Garda è oggi la più importante stazione turistica dell 'omonimo Lago. La struttura del paese, sorto su un sito abitato da tempi antichissimi, ha subito nel tempo l'evoluzione tipica del "Centro Fortificato" da cui il suo antico nome "Arilica". Luogo sicuramente fortificalo in epoca romana è stato dapprima rafforzato in epoca comunale-scaligera ( I I 001300) con la costruzione d i un castello e di una cinta di cortine e poi completamente rivoluzionato dalla Repubblica di Venezia con la realizzazione, nella attuale configurazione, della cinta bastionata (1545-1608) a forma di una stella a cinque punte. Nel periodo risorgimentale, infine, la fortezza, vertice nord-orientale del famoso "Quadrilatero", ulteriormente potenziata dagli Austriaci con la realizzazione di una cortina di ben dodici forti potentemente armati, ha influenzato sicuramente le sorti delle importanti ballaglie di San MarLinu e Solferino (24 giug110 1859) e di Custoza (24 giugno 1866).
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La Caserma XXX Maggio (la sede del Carcere vero e proprio) è stata costruita dagli Austriaci tra il 1859 ed il 1866 quale Ospedale militare a prova di bomba. Con la cessione del Veneto al Regno d' ltalia (22 ottobre 1866) sin daJl'inizio è stata utilizzata come sede di una Compagnia di Disciplina. Durante la 1° Guerra Mondiale è stata usata quale convalescen ziario di retrovia e dal 191 8 al 1939, la struttura è tornata ad ospitare una Compagnia di Disciplina. All'inizio della 2° Guerra Mondiale diventa sede di un centro d' addestramento per truppe alpine sino alla seconda metà del 1943 quando i tedeschi la attrezzano a carcere e la usano quale centro di raccolta e s mistamento di prigionieri di guerra. F inita la guerra diventa sede del Carcere Militare, funzione che, attraverso diversi passaggi ordinativi e di dipendenza, mantiene sino ad oggi. La Caserma La Rocca (la zona servizi) è composta da due edifici: quello a sud è la sede della Compagnia Comando e Servizi, quella nord ospita alloggi di servizio demaniale, la palestra e magazzini. Racchiude altresì nelle sue pertinenze la p,u-te "storica" della fortificazione medioevale di Peschiera del Garda (Castello Scaligero inglobato nel Cavaliere della Fortezza Veneziana). Nel quadro della ristrutturazione della Forza Annata, il Carcere ha cessato la sua attività istituzionale alla fine di luglio 2000, col trasferimento dei detenuti nel Carcere di S. Maria Capua Vctcre e ridotta a Sezione Quadro, a decorrere dal 200 I, organicamente alle dipendenze dello stesso stabi limento militare del Casertano, attualmente in via di ampl iamento per ricevere anche detenute di sesso femminile.
Carcere militare di Forte Boccea Il Carcere Militare di Roma ha sede nel Forte Boccea sito in via di Boccea al numero civico 251. La costruzione del Forte è iniziata nel novemhre dell' anno 1878, in concomitanza con la costruzione dei forti di M. Mario, Braschi , Aurelia Antica, Bra vetta, Portuense ed Appia Antica. Esso fa pa1te di una cinta di opere permanenti di 15 forti staccati, edificati per mettere al copetto la Capitale dai bombardamenti e che, con un limitato presidio (in massima parte composto da milizie mobili e territoriale), avrehbero permesso di opporsi ai tentativi nemici di impadronirsi della città. Questa cerchia di Fo1ti legati gli uni agli altri sia coi fuochi delle proprie batterie e con strade di comunicazione e cunicoli sotterranei, forma un poligono di circa 40 Km. di circonferenza. Tutta la struttura è ispirata dal principio di presentare azione frontale potente e realizzare sottili e calibrate interazioni di interventi tra l'opera cd il settore esterno di competenza. Per analogia con gli allri Forti, s i può ipotizzare che anche Fo1te "Boccea" fosse armato con 4 obici da 210, 10 cannoni da 149-G e 2 obici da 149 disposti sul fronte principale e sui fianchi, con un Presidio di 500600 uomini , per lo sbarramento dell'antica via Cornelia, oggi detta di Boccea, contigua alla via Aurelia.
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Carcere Militare di S. Maria Capua Vetere li Carcere Militare è ubicato ne ll ' interno della Caserma "Andolfato" sito all ' altezza del Km. 203 della S.S. 7 "Appia". La Caserma, inizialmente chiamala "Fomaci-Parisi", in quanto si indicavano le fornaci di mattoni ivi ubicate ed il nome del proprietario del suolo, è stata costruita nel periodo 1935- 1940. Ha ospitato come primo Reparto il Battaglione Genio "P ionieri " del 10° Reggimento Genio e successivamente il 47° Reggimento di Artiglieria. Nel 1958 sfruttando la sua vastità, circa 25 ettari, è slala utilizzata dal Btg. E.ME.COR. de11a Scuola Truppe Corazzate di Caserta per l'addestramento al pilotaggio dei mezzi corazzati . Il 22. 11.1975, a seguito della ristrutturazione deU' Esercito, la Scuola Truppe Corazzale lascia l'infrastruttura che successivamente viene destinala, nella restante parte, alla sistemazione del Raggruppamento Autonomo della Protezione Civile. Il Carcere è slalo allivalo il 26 novembre 1981.
Distintivo dell'Organizzazione Penitenziario Militare /\<l accentuare l' importanza rico nosciuta all'O.P.M., in seno aJla Forza Annata, lo Stato Maggiore dell' Esercito, ha disposto l'adozione cli un distintivo cli appartenenza a scudetto, omerale in plastica: • a forma di scudo sanni tico bordato color oro, interzato in sbarra e diviso in tre parti da due diagonali da sinistra e sovrastato da una lista al naturale, in materia pl asti ca stampata; • con tre sbarre, di colore bianco, verde e azzurro, caricale in c uore dell' Aquila dello SME color oro; • riportante al centro della lista, scritta in carattere gotico color nero, O.P.M., sig la dell'Organizzazione.
Castello di Gaeta, sede del reclusorio militare. Sotto il nome di Castello di Gaeta si comprende una va<;tissima infrastruttura che si eleva nella parte più alta che delimita a sud il golfo omonimo. li Castello è costituito da due edifici distinti : uno superiore, cli pianta rellangolare e l'altro inferiore, cli pianta irregolare. Quest' ultimo costituisce il castello"antico", denominato " Angioino", mentre l'edificio superiore rappresenta i1 castello " nuovo" o " Aragonese", noto anche come " Alfonsino". Il castello " nuovo" (edificio supe riore) è munito in tre angoli di torri cilindriche : quella a sud-ovesl è mollo elevata delle altre due ccl è la torre che svetta sull ' intera infrastruttura. Il castello "antico" è, anch'esso ( negli angoli esterni) sormontalo eia tre torrioni a forma di cono tronco : di essi uno è guarnito cli una cupola. T due edifici sono in collegamento tra di loro in corri spondenza del rispettivo angolo interno (quello sprovvisto di torre), ma possono essere considerati funzionalme nte indipendenti.
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La prima notizia certa sul Ca-;teilo di Gaeta è da ricondurre al tempo della dominazione sveva ( 1197-1287). Federico Il non edificò l' infra-;truttura dalle fondame nta, ma si limitò a rafforzare, ampliare e guarnire una precedente opera fortificata eretta dagli stessi cittadini di Gaeta, forse alla fine del secolo decimo. Il Castello venne ricostruito (nell ' attuale parte "antica") intorno al 1279 nel periodo della dominazione angioina, che successe alla sveva dopo un breve periodo in cui Gaeta era stata accolta nel demanio della Chiesa. La parte aragonese del Castello viene realizzata da Alfonso nel pe riodo 1436- 1443 con lo scopo di farne ad un te mpo "forte arnese di guerra e fastosa reggia". Non è possibile stabilire con esattezza la destinazione e gli usi delle singole parti della infrastruttura ai tempi di Alfonso. Essa compre nde nella parte " nuova" oltre agli appartamenti reali, la sala elci trono. Ai te mpi di Carlo V (1538) nuove fortificaz ioni vengono realizzate a Gaeta ed il Castello cede gran parte delle sue funzioni di fensive e comincia ad avere quella di edificio militare pe r l'accasermame nto di truppe perdendo a mano a mano il fasto di regia dimora. N el 1798 viene trasformato in bagno civile. Dal 18 15 (durante l'assedio di Gaeta) e successivamente, i locali del Castello vengono di nuovo utilizzali quale caserma. Nel l 875 è installato nell'edificio superiore un grande panific io militare e durante la g uerra libica ( 19 11-12) quello inferiore viene adihito a " ricovero" per prigionieri di gue rra. Nel 1915 l'edificio inferiore (o CasteJlo " Ang io ino") cli viene Reclusorio militare e, con diverse denominazioni , conserverà tale funzione s ino al I 990. Attualmente il Castello continua ad essere impiegato da Enti militari per altre finalità. Negli anni passali, nel Castello di Gaeta (oltre a militari itali ani condannati a pene militari) sono stati ristretti : • dall ' agosto 1648 al giugno 1649: Enrico cli Lorena duca di Guisa (per essersi fatto acclamare "Lihe ratore " di Napoli); • nel 1798: moltissimi napoletani accusati di voler rovesciare il Regno di r erdinando IV; • nel 1799: il cav. Luigi de' Medic i (per aver parteggiato per la Repubblica napole tana); • nel 1860: oltre millecento garihaldini ; • nel 1870: Giuseppe Mazzini (la stanza ove venne ristretto è ne lla parte " nuova" del Castello, ora in uso alla Sc uola Nautica della Guardia di Finanza); • dopo la 2" Guerra Mondiale: alcuni prigionieri di gue rra tedeschi , tra i quali il Te n. Col. Herbert Kappler ed il Magg. Walte r Reder. Sezione Carcere Militare di Torino. J\ fattor comune, per le Sezioni Carceri Militari di Torino, Cagliari , Bari Palese e Palermo, si precisa c he la loro attiviti'i è cessata dal!' 1 dicembre 1992 e, ridotte a "Quadro" dal 31 dicemhre deUo stesso anno. Dal
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Luigi Torres
1999, mentre quelle di Torino e Bari Palese sono state definitivamente soppresse, quelle di Cagliari e di Palermo pennangono come Sezioni "Quadro", rispettivamente alle dipendenze delle Carceri militari di Roma e Santa Maria Capua Vetere. Inizialmente il Carcere Militare di Torino era alloggato in un vecchio, robusto e vasto fabbricato costruito dai frati "Trappisti" nel sec. XVII, dell'Ordine Religioso dei Benedettini Cistercensi. Nel 1779 il Convento passa ai Padri della Missione Soc. D. Pauli o da questi costruito per uso dei Padri Spirituali. Dal momento in cui i ''Trappisti" si trasferiscono a Lanzo Torinese, lo stahile viene acquistato dal Regio Governo per farne un ritiro dei giovani vagabondi o oziosi; in seguito, durante la dominazione francese, viene trasformato in deposito di mendicità e, finalmente col ritorno dei Reali di Savoia, viene restituito per il ritiro dei giovani vagabondi e delinquenti. In occasione della riforma delle carceri, il Re vuole che l'edificio fosse ridotto per metà ad ospizio delle sifilitiche e la rimanente parte a correzionale delle donne di "mala vita" . Nel 1838 diventa reclusorio femminile, affidato alle suore della cari tà, mentre la custodia, l'ammini strazione e il servizio religioso vengono affidati ad uomini di un caseggiato a parte, attiguo allo stahilimento. Il nome primitivo dello stabile è !'" Ergastolo", poi denominato semplicemente "Carcere Milit,u-e di Via Ormea". Nel 1961 lo stabile viene ceduto al Comune di Torino, per essere abbattuto, previsto da modifiche del nuovo piano regolatore della Città e, in sua vece, la Sezione di Cu-cere viene trasferita nella Caserma "Monte Grappa", funzione che ha continuato ad assolvere fino alla sua soppressione.
Sezione Carcere Militare di Cagliari. La Sezione assume tale denominazione nell'anno 1957. Si ha però notizia dell 'esistenza in Oristano già nel 1943 di un Carcere Giudiziario Militare Autonomo. Nel 1949 tale carcere viene trasferito a Cagliari , utilizzando la sede ultima, che già in origine era stato luogo di detenzione non militare. Con il noto provvedimento riordinativo disposto dallo Stato Maggiore dell' Esercito nel 1949, il Carcere militare di Cagliari passa alle dipendenze del Comando Stabilimenti Militari di Pena di Gaeta perdendo la piena autonomia di cui aveva fino allora goduto. Le infrastrutture utilizzate dalla Sezione carcere militare nascono come parte di un complesso di una casa di pena nel secolo scorso e molto probabilmente verso il 1848 sino al 1918 circa, destinate ad ospitare i detenuti civili condannati per gravi reati a lunghe pene detentive ed ai lavori forzati. Essi infatti vengono impiegati, per lungo tempo, nelle saline circostanti al Carcere, nel duro lavoro di estrazione e trasporto del sale di cui restano testimonianza del loro lavoro, le saline che circondano la zona antistante la Caserma "Gcn. A. Cascino". Serve successivamente come accasermamento provvisorio di truppe partenti per l'Africa e come deposito di materiali.
Storia della Reclusione Mi/ilare e corpo Moschettieri
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Pur essendo adibito a diversi usi nel tempo, l'immobile conse rva le caratteristiche principali originarie di Casa di pena . L' inunobile poggia su un terreno perennemente umido a causa della zona di origine paJudosa. Tali strutture, però, nel 1972 si rivelano inadeguate agli scopi che la legislazione del tempo attribuiva al trattamento del detenuto, ai fini del suo recupero nel tessuto sociale. Vìene perciò proposto a chi di dovere di avviare l'iter tecnico-amministrativo, per l'esecuzione di lavori di ammodernamento dell' intero complesso, lavori ad oggi non ancora realizzati.
Sezione Carcere Militare di Bari Palese. La Sezione Carcere militare di Bari Palese trae origini dal Carcere mililare cli Taranto. Dimesso da detta località nell ' anno 1975, perché ubicato in una angusta forlezza della Marina Mililare viene in pari tempo trasferito nell ' Aeroporto Mil itare pugliese, sotto la responsabilità disciplinare del Comando TTT Regione Aerea dj Bari e con il soslegno logistico-amministrativo del Reparto Logistico Presidiario dell'Aero nautica Mililare. Nel lempo, la Sezione ha subilo ulteriori cambi di dipendenza e variazioni ordi native: • 26 febbraio 1980, a segu ito del riordinamento dell ' O .P.M., lo Stato Maggiore dell' Esercito dispone il passaggio del Carcere Giudiziario Militare di Bari Palese sotto la giurisdizione del Comando Regione Mililare Meridionale, a datare dall' I marzo 1980; • 15 aprile 1982, l' Isli luto passa sotto la giurisdi zione del Comando 22" Zona Militare, il cui Comandanlc cliventa Comandanle di Corpo del Comandante del Carcere; • 3 1 ottobre 1986, il Comanda nte di Corpo di venta il Vice Comandante della 22" Zona Militare; • 7 giugno 1990, passa alle dipende nze del Comando degli Stabilimenti Militari di Custoclia P reventi va e Pena di Gaeta, Comandante di Corpo del Comandante del Carcere diventa il Vi ce Comandante degli S.M .P.; • 1 ottobre 1990, inizia la fase di contrazione del Carcere militare in Sezione di Carcere, passando, a provvedimenti ultimati , alle dipendenze del Carcere Mi litare di Santa Mari a Capua Vete re.
Sezione Carcere Militare di Palemw. L a Sezione Carcere militare di Palermo, ubicata in Corso Pisani , trova sede nell'ex Convento dei Padri Domenicani Scalzi , espropriato nel 1802 da Ferdinando I di Borbo ne, per pubblica utilità, destinato ad "O spedale per Pazzi" . Solo da pochi anni è stato ridotto a Sezione Quadro, alle dipende nze del Carcere militare di Santa Maria Capua Velerc. In tale contesto parte dell'infrastruttura e specificatam ente il piano terra prospiciente l'ingresso, tutto il primo piano e le mura perimetrali sono state assegnate al Distretto Militare, menlre u n corti le ed un;ci stanza a l primo piano sono stati ce duti all' adiacente Parrocchia di "S. Giacomo de i Militari".
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Luigi 'J'orres
Conclusioni La "Catena militare" attivata per impiegare i reclusi sotto la custodia degli aguzzini nei lavori presso gli Arsenali cd i porti , ha s ubito nel corso degli ultimi due secoli profonde e radicali trasformazionj fino a giungere all ' attuale Organizzazione Penitenziaria Militare. Gli Stabilimenti militari di pena, sono stati, per qualche tempo, immeritatamente considerati come la cenerentola delle Forze Armate. ln tutto il personale dipendente era, fino a qualche anno fa, diffusa la sensazione che le Autorità ger,u-chiche ad ogni livello nutrissero per loro poca stima e scarsa considerazione. In verità tale opinione, abbastanza diffusa, sugli stabilimenti militari di pena scaturiva più da convinzio ni aprioristiche che da sperimentata conoscenza della struttura del funzionamento e delle loro finalità. Se è vero -come è vero- che il "Regolamento di disciplina militare" attribuisce molta importanza e rilevanza alla funzione educativa del cittadino alle armi, gli Stabilimenti militari di pena hanno diritto e titolo per essere collocati ad un posto comparati vo con gli altri Enti militari più ,ùto di quello che in atto ricoprono. In questi Enti, infatti, l'azione di comando trova la sua piena e completa applicazione in tutti i campi e soprattutto nel campo umano con il rilevamento spirituale, l'avvicinamento degli elementi meno dotati o negletti a quelli che sono più in ,ùto per intelletto, moralità, condi zione sociale. Permane, per fortuna ancora pochi, la vecchia credenza del Cill·cere quale triste luogo di sofferenza e di privazione, ove viene soffocala ogni p,u-venza spirituale; e spesso alla figura del "moschettiere" di un tempo, come del "vigilatore e custode" di oggi, viene associata quella del disprezzato "a~uzz.irw" (col significato di togliere e rimettere le catene ai galeotti nonché di vegliarli per impedirne la fuga) . Oggi un nuovo soffio di modernità è penetrato ovunque e l'ombra sinistra del vecchio reclusorio ha conquistato nuova luce: le Carceri militari sono di ventate scuole di rieducazione e recupero nei confronti di militari detenuti in espiazione di pena in vista del loro reinserimento nella Società (il r.n otto, in tal senso, è mutato da "vigilando-reprimere" in "vigilando-redimere"). E il "vigilatore e custode", da aguzzino, quale era prima considerato, è divenuto un vigilatore intelligente, un esemplare educatore ed istruttore grazie al suo diuturno lavoro fatto di pazienza, di tenacia e di sacrificio a favore dei detenuti , per restituirli alle ForLe Armate, alla Nazione e alle loro famiglie recuperati nel fi sico e nella mente. Ne sono prova di ciò anche le molte lettere scritte dagli ex detenuti o dai loro familiari, attestanti la stima e la riconoscenza verso l'Organizzazione che ha contribuito al loro ravvedimento per il recupero sociale. Tutto ciò, mentre costituisce motivo di soddisfazione e di orgoglio per il lavoro compiuto, incoraggia e conferma, senza ombra di dubbio, che il risultato fi nale dell'opera di redenzione assolto dalle Carceri può considerarsi positivamente raggiunto. L' Organizzazione Penitenziaria Militare, nonostante abbia percorso tanta strada, rimane materia sempre attuale e, perciò, soggetta a continui adattamenti e modificazioni per adeguarla ai tempi , all e allre normative penitenziarie e alle indicazioni internazionali.
Storia della Reclusione Militare e corpo Moschettieri
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È da qualche anno, infatti, all o studio la bozza del nuovo "Regolamento di esecuzione della legge 26 luglio 1975, n. 353", redatto allo scopo di abrogare e sostuire l'ormai obsoleto DPR 29 aprile 1976, n. 43 1, alla luce delle leggi e disposizioni emanate dagli anni '70 in poi, nonché delle "Regole minime per il trattamento dei detenuti ", adottate dall'ONU nel 1955, della "Convenzione europea per la salvaf?uardia dei dirilti dell'uomo e delle libertà fondamentali" del 1950, dalle "Regole europee sulle sanzioni e misure alternative alla detenzione" del Consiglio d'Europa del 1973 (e successivo aggiornamento del 1987), della risoluzione adottata dal Parlamento Europeo il 18 dicembre 1998 sulle condizioni carcerarie ne ll ' Unione Europea, ristrutturazioni e pene sostitutive. li nuovo " Ref?olamento recante norme sull'Ordinamento penitenziario e sulle misure privative e limitative della libertà" (DPR 30 giugno 2000, n. 230, pubblicato sulla G.U. 195 del 22 agosto 2000) - in vigore dal 6 settembre 2000 - introduce nuove regole, più chiare e moderne, e, in particolare, aggiorna tutte quelle riguardanti la caratteristica degli Istituti penitenziari, degli ambienti di restrizio ne, delle modalità del trattamento e dei regimi di vita negli stessi. Esso rappresenta una svolta molto importante per la regolamentazione della vita carceraria tanto negli Istituti ordinari che in quelli militari.
Luigi Torres
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ANDAMENTO DELLE OPERAZIONI CARCERAZIONI/SCARCERAZIONI (riferito al periodo 1914- 1921)
1914 REATI Diserzione Insubordinazione Prevaricazine Furto Reati diversi Codardia Abbandono di posto
TOTALI
1915 01-gen durante
182 180 32 74 126
246 154 29 73 125
o o
o 17
1589 744 108 265 316 969 336
596
644
4327
1916
1917
1918
1919
1920
1921
1922
770 536 60 168 281 553 173
426 270 23
2287 1472 61 357 3476
3987 2372 51 457 5456
477 1867 26 57 2498
731 1552 30 94 1523
457 1080 25 86 863
190
o o
o o
o o
o o
o o
2541
1536
7653
12323
4925
3930
2511
141
126 360
...:: ...::
SlTAZIONE DETENUTI MILITARJ (riferita al l" gennaio 19 16) (*)
Reclusori Militari
Codardia
Amelia
553 54 14 7 166
Fenestrelle
116
B"rd
476 60 58 2
Gaeta Civitacastellana Poggioreale
Baia (Napoli) Avers" C<Jste/ S.Angelo C"rc. Preventive
TOTALI
o
1632
Reati diversi
TOTALE
168 68
o
o
281 52 850
5
37
106
25
2541 739 1461 673 903 1284 442 487 507
/)iser
Insuhordi
zione
nazione
536 280
60
o 121
66
770 201 464 165 189 288 177 125 19 244
691
2643
Abbando no posto
173 81
o
73 41 132 35 87 3
Prevari ca;.ione
3
Furto
101
o
293 96 149 165 157
o
1 2 40
224
431 54 51 40 195 419
1898
Hl
734
2479
o
41 23 27 121
1150
10187
(*) Dal maggio 1916, per ordine del Gen.Cadoma, fu adottata la fucilazione per i "rei di cedimento". Dei cinque milioni di soldati coinvolti nel conflitto,
il 6% fu oggetto di denuncia ai tribunali militari: 210.000 furono le condanne, 100.000 pcr disezione (di cui 2000 con passaggio al nemico e 5000 gli sbandamenti difronte al nemico), 15.000 le condanne all'ergastro, 4.000 le sentenze di morte (di cui 1.000 eseguite) e 100.000 i renitenti alla leva.
Storia della Reclusione Militare e corpo Moschettieri
501
SITUAZIONE CARCERI MlLITARI (rifeiita all'anno 19 L9)
:wna
Reclusori
D,istana.menti
Carc«i
Distacctimenti
ispezione ltalia
Ùrttl"Ì C
181,'(H•ttorÌ
P.-c.vcntive
traò:sitaoti
compag.nif'di
Rq,uti di custodi.a deJ / °C.Q.
SETTENTRIONALE
CENTRALE
Ml!.IUOIONAJ..E
dd 9"c.a. del //!'e.a. del J/0 c.a.
502
Luigi Torres
ATllVITA' 0'1STl1Vf0 (riferita al 1994)
Situa:.i<me
Tipologia detemai
All'I. I . /99./
Carcera:ion, Sct1rcera:iun i Al 3/./ 2. /99./ nell'anno
nell'unno
o o o
5
5
5 2
5 2
o o o
38
289
248
79
In custodia cautelare a disposizione: dell'A.G . militare : -Ufficiali - S0t1uffic 1al, - Trumx,
dell'A.G. ordinaria: IAppartenenll alle For:e di Poliz ia In espiazione di pena .• ri/ìuto del servi::iu di leva
107 ( •)
r.2s
r•J
53 7 (")
/95 (') ./9
- diserzione
-12
229
222
• altri rea11
10
55
57
8
197
12IO
1076
331
TOTALE
(') I dele nuti ristretti nelle Carceri Mifiterl per motivi di "coscienza·. non essendo più considerali "ric8111bili" per effetto della sentenza n 343 del 28 /ugl,o 1993 della Corte Gos/Jtuz,onale, vengono trasferiti nella Casa Cirrondariale d,
Sulmona rimanendo nella Forza Matricolare dell'O.P.M
Storia della Reclusione Milif(lre e co,p" Moxl'lll'llw, i
Militari dcstitiati a Guardiani presso le carceri. (&gl'ttnrialo g~utral,. - Oivisioue llrclulomtulo; Scz. :J' ).
NOTA {N° 23) 2 l<'ebbraio l 855 . Dopochè ru promulgala e posla in \'igore la Le.gge 20 nnrzo nessun Mil itare potendo conseguire l'assolulo suo congedo, lranne per i casi speci6cali dalla L~ge slessa, il Ministero della Guerra, dovendo avvisare al modo di variare le disposizioni della Nola ·1° gennaio 1853, relativamente al rilascio del congedo assoluto ai lltilitari che, terminalo il prescrillo esperimento, devono essere nominali Guardiani effeltivi cli carcere e coordinarle in modo cbe, concorrendo ad assicu rare l'essenziale servizio dell a custodia dei carcerali , fossero pure consone colle prescrizioni della precilala Legge, pres i gli opportuni concerti col Dicastero <lell'folerno , ha determinalo quanlo segue, derogando al prescritto della preci lata Nota : I l'!lililari dcslinati a Guardiani di carcere saranno d'ora in poi considerali comandali, colla privazione lolale della paga e di ogni competenza militare, non so lo pel tempo cbc dura lo esperimenlo cui devono essere assoggellali , ma eziandio dopo il loro passaggio a Guardiani elTelliYi , e sino al preciso termine della obbligatoria loro ferma mililare, a qual!: epoca i Corpi, senza ullcriore autorizza1.ione, faranno ad essi pervenire, per mezzo dei Comandanti militari di provincia dei luoghi rispettivi ove esercitano il loro impiego, I' assolulo cong1'.do , previo aggiustamento di ogni loro conto col Corpo. l soll' ufficiali e cc1porali, non sì loslo superalo con rei ice successo lo esperimento , ~aranno, 11ell'i11lere~sc della disciplina e del regolare andamento del servii.io, tosto rimpiazzati al Corpo, a seguilo dell'aHi;:o clic in proposito ricenranno da queslo llli nislcro. Nulla è innoYalo a quanlo è disposto in Dispaccio 25 luglio 1851, pel caso , cessa ndo per qualsiasi r,w~a àa lale dc;:linazionr, dovessero i )lilitari di cni si lralla far ritorno al Corpo ancbr dopo la rITdli\',t loro uomina a Guardiani e prima ilei lt•rmim' dl'lla rn11tralla frrm~ , ma in 1p1anl11 ai ,oll' unil'iah r capo rali saranuo loro applicate l per analogia quanto ai primi ) le prescrizioni del § .\.7 del l\cgolamenlo 5 giugno ultimo scorso prr la esecuzione della Legge sull' ,l\·anzamenlo nell'Esercito. Dopo che ru adollala la massima di non ammellere a Guardiani cbc quei soli individui, i quali sarebbero entrali nell' ul timo anno della conlralla rerma, potendo facilm ente succedere che alcuno dei presi in nota per un tale impiego si togliesse· congedo assoluto per fine di ferma, i Comandanti di Corpo, conformemeule eziandio a <Juanlo è prescrillo dall'art. 8 dell' lstru~ione 15 apri le 4850 , ne darauno tosto avviso al Ministero della Guerra, aggiungendovi il luogo del domlcilio prescelto dal congedato, nel caso, dopo d' a, crio interpellato in proposi lo, abbia dichiar.110 persistere nella inlcn1.ione d' intraprendere la carriera di Guardiano. li Mi11 ist1·0 Segrelaria di Sinio A. LA ll1A1UIORA. 1854. sul Reclulamenlo dell'Esercilo,
~O.I
504
/,uigi Torres
Uniforme degli Ufficiali e dei graduati di truppa del personale di governo, degli incorporati nel corpo disciplinare e dei detenuti nelle case penali militari. I -, Personale di governo 1. Ufficiali - Vestono l'uniforme del corpo da cui provengono con l'awertenza che nel disco del regio del°chepì, cappello o colbacco è costituita la corona reale di argento in rilievo al numero del reggimento od alla croce di Savoia e che nel disco del fregio del berretto. è del pari sostituita la corona reale in argento su campo di panno nero. 2. Graduati di truppa - Vestono l'uniforme stabilita per reggimenti di fanteria di linea con le seguenti varianti: a) il berretto da campagna ha la nappina di lana rossa interamente ellissoidale e la stella di metallo bianco con disco mobile avente al centro la corona reale, la relativa copertura dì tela ha il fregio di corona reale in nero; b) il berretto di fatica dei sottufficiali ha la stella in ricamo d'argento con cerchio in oro e con corona reale in argento su fondo nero; c) il berretto di fatica dei caporali ha la stella in panno rosso con cerchio e corona reale ricamati in lana rossa; d) la giubba di panno è fornita di filettature di panno scarlatto agli spallini e alle manopole. Sul davanti del bavero sono applicate due mostrine di velluto, filettate di panno scarlatto; e) il cappotto è fornito sul davanti del bavero di due mostrine di panno nero filettante di panno scarlatto; f) tanto la giubba che il cappotto sono privi di fregi per spallini. Il - Soldati incorporati nelle compagnie di disciplina. a) Berretto speciale per le compagnie di disciplina di panno azzurrato con soggolo e visiera di cuoio dritta. Il fregio del berretto è costituito da un disco di panno turchino con cerchio e numero della compagnia, ricamati con lana gialla per le compagnie di punizione ed in lana bianca per quelle speciali.
Storia della Reclusione Militare e corpo Mo,çchettieri
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I berretti per gli iscritti alla 2" classe nelle compagnie di punizione sono forniti di un cordoncino di lana gialla applicata intorno al tondino; b) giubba di panno della stessa foggia di quella della fanteria ma fornita di nastrino, di filettatura e di grefi per spallini; c) mantellina di panno azzurrato; d) pantaloni di panno bigio con filettatura di panno azzurro; e) giubba di tela di tipo regolamentare, fornita di contraspalline di tela biglia; f) pantaloni di tela di tipo regolamentare; g) scarpe o cose della foggia di quella della fanteria di linea.
lii ~ Carcerati e reclusi 1. I carcerati e i reclusi vestono dal 1° ottobre al 15 aprile: a) berretto di fatica dell'ordinaria foggia regolamentare, senza filettatura, senza fregio e senza bottoni; b) giubba di panno turchina senza alcuna filettatura, senza fregi e spallini, colle stellate; e) pantaloni di panno bigio senza filettatura; d) calzature di qualsiasi foggia, con uose. Dal 16 aprile al 30 settembre: La giubba ed i pantaloni di panno sono costituiti da pantaloni e giubba di tela, quest'ultima fornita di controspallini di tela bigia (omissis).
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Luig i To rres
COMANDANTI Ten. Col. Ten. Col. Ten. Col. Col. Col. Ten. Col. Col. Col. Col. Col. Col. Col. Col. ('o/. Col. Col. Col. Col. Col. Gen. 13. Col. Col. Col. Col. Col. Col. Col. Ten. Col. Col. Col. Col. Col. Col. Col. Col. Col. ('o/.
Giuseppe B UGLIONI:: di MONAU: Giovanni Michele Bt,'YLJS Tommaso B UONG10RNI Roberto Agostino U VEZZERI Ferdinando ROSSI Francesco GIORDA NJNO (int.} Aniello SOLOFRA Vincenzo CJ::JU?A Leopoldo DALL 'Ol/0 1'110 PRATESI Pietro VERNE' Domenico 81!..'SSON G irolamo ZUCCHJ Leopoldo !,OMBARDJ Raffaele CASTELLAN I / ,uigi BORDO' Pietro TERZIANI Raffaele BARBEITA Federico DE MARIA Emanuele P UGLJESE Francesco BORRELLJ Antonio PALUMBO Ugo PASQUINELLJ Augusto SC.ARABONE Filippo LEONHLI Davide DUSME1' N ,colò l?ATAZZI Valentino SCHISA Michele PAPALE Michele DI CEREO Mario GlORDANO Salvatore DI BJASE Enrico FALCONI MarioNUCCI Ernesto SA VARESE Arcangelo ESPOSJlV J::gidioMEO
Ten. Col. Col. Col. Gen. D. Brig. Gen. Brtg Gen. Brig. Gen. Brig. Gen.
Pasquale /,AVF:CCH!A (in s. v.) Espedito SORT/Nl G iuseppe Dt.: C'ARO Claudio CORSETTI Nunzio FONTECCH/0 A llilio MJLESJ Romano ANGELELLJ Celeste ROSSI
1853 - 1862 I mag. / 862 - 15 set. /862 16 set. 1862 - 2 1 011. 1874 22 011. / 874 - 21 feb. 1877 22/eb. / 877 - I 2 Oli. UJ77 13 ott. 1877 - 3 1 dic. 1877 I gen. 1878 - 23 giu. 1880 2./ giu. 1880 - 3/ dic. 1884 1 gen. 1885 . 3 nov. 1889 4 nov. 1889 - 28 nov. / 891 29 nov. /891 - 12/eb. 1896 /3/eb. /896 - 1 mag. 1897 2 mag. /897 - 3 giu. 1899 4 giu. 1899 - 25 gen. 1902 26 gen. /902 - 23 mar. /904 24 mar. 1904 - 21 dic. 1907 22 d,c. /907 - 4 mag. 1910 5 mag. 19/0 - 3 1 ago. 1914 I sei. /914 - 3 1 gen. 19/9 1 feb. 1919 - 30 nov. 1919 1 d ,c. 1919 - IO mag. / 924 11 mag. 1924 - 30 nov. 1928 I . D,c. 1928 - 8/eb. 1933 9 feb. 1933 - 2 7 mar. /935 28 mar. 1935 - 19 mag. / 937 20 mag. 1937 - 3 1 aJw 1938 I set. 1938 - 26 mar. 1941 I gen. 1948 - 31 dic. / 953 1 gen. 1954 - 9 dic. / 955 10 dic. 1955 - 7 dic. 1957 8 set. 1957 - 10 o/1. 1958 1 I 011. 1958 - 29 g iu. 1960 30 g iu. 1960 - 3 1 ago. /964 1 set. /964 - 3 I mar 1970 I apr. 1970 - 30 nov. /973 I vii. 1973 - 15 mag. 1976 16 mag. 1976 - 3 1 dic. 1978 I gen. 1979 - 4 nov. I 979 5 nov. 1979 - 4 mag. 1986 5 mag. 1986 - 6 giu. 1990 7 giu. 1990 - l set. 1993 2 set. 1993 - 2 lug. 1999 3 lug. 1999 - 6 set. 2000 7 set. 2000 - 21 ago. 2003 22 ago. 2003 - In rnrirn
VICE COMANDANTI Col.. Col .. Col. Col.
Cvi. Col.
G iuseppe OUVIF:Rl Gabriele S USI italo GJAMMARCO Giuseppe PERR011'A Luigi TORRES G iordano CAVALIERE
I apr. 1991 - 5 lug. 1991 6 lug. /991 - 31 mar. /993 23 apr. 1993 - 24 gìu. 1994 25 giu. 1994 - 17 lug. 1997 /8 lug. 1997 - 16 lug. 2001 8 set. 2003 - In carica