STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO UFFICIO STORICO
Autori vari
STUDI STORICO-MILITARI
1998
ROMA 2000
PROPRIETÀ Ll,TltRARIA
Tutti i dirilli riseroali. Vietata la riproduzione anche parziale senza autorizzaz ione. Hy SME - Ufficio Storico - Roma 2000
ISBN 88-87940-07-X
C.S.R. - Via di Pietralata, 157 - Roma
SOMMARIO
tuigi Emilio tONGO (NOTA INTI!< >I >trlì1VA)
Alessandro GlONfRIDA
Nicola PIGNATO
T.uigi Emilio LONGO
Renato
A RTESI
La battaglia di Vittorio Veneto: Un contributo d(K.umentale per la cdehrazionc del 80° anniversario
Pag.
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Le fonti archivistiche relative alla
Prima Guerra Mondiale conse rvate pn.:st,;o l'Ufficio Storico
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La partecipazione italiana alla Gmnde Guerra negli scritti degli osservatori stranieri
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Le "quaJità" del comandante ed i loro riferimenti storit:i
127
I ranc.i militari nel set:olo del
risorgimento
205
Paulo Fambri da patriota a scrittore di opere militari (1848-1897)
223
Massimo IACOPI
11 brigantaggio in Umbria
433
flavio RUSSO
Nascita dell'Esercito Italiano
445
Carlo VICENTINI
Le perdite della divisio ne a lpina "Cuneense" sul fronte russo
467
Operazione "Albatros": considcra7.ioni sulla missione italiana in Mozamhico
491
Federit:o Guglielmo MARIAN l
Enrico PONTANA
Saggi contenuti nella pubblicazione "Memorie storico militari" "Studi storico militari" dal 1977 al 1997
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LUJGl EMILIO LONGO
LA 13ATIAGLIA DI VIITORIO VENETO: UN C:ONTRII3UTO DOCUMENTALE PER LA CELEBRAZIONE DELL'80° ANNIVERSARIO
NOTA INTRODUTTIVA:
La battaglia cli Villorio Veneto è stata sempre correntemente cons ide rata come <]Uella determinante e risolutiva della Grande <~uerra 1915 1918 sul fronte italiano, anche se sul piano storiografico risultere bbe forse più corretto, al <li là de lle imprescindibili esigenze di carattere celebra tivo, interpretarla solo come quella conclusiva. Nel quadro di questa battaglia, il nostro piano generale si prefiggeva la rottura del fronte nemico nel punto cli suturn fra le due armale sul Piave, la 5\ detta anche Armata dell'Isonzo, e la 6~, con l'intento di scindere in due tronconi le forze austroungariche del settore partendo dal Montello e puntando su Vittorio Veneto, modesto centro urbano ma impo11ante nodo di comunicazioni, aggirando così da sud la 6"- Armata ed irnpedcmlone il ripiegamento. Di conserva, il piano italiano prevedeva un attacco sul Grappa con la 4"- Armata, con lo scopo diversivo cli attirare in quel settore le riserve avversarie. 11 presupposto strntegico 01iginario del Comando Supremo, in effetti, mirava a realizzare non più che una situazione tesa ad estendere il nostro controllo verso Est nella pianura veneta e ad allargare l'area in nostro possesso così da garantire s icurezza e buone prospeWve cli riuscila ad operazioni offensive a più ampio raggio che, per essere risolutive, si riteneva non potessero essere attuabili prima della primavera 1919. Alla formulazione operativa di tale presupposto, inoltre, il Comando Supremo era pervenuto un po' rilullante
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Luig i ~·milio Long o
solo fra l'ultjma dee.ade di sette mbre e la prima di ottobre cld 19 18, forzosamente indottovi da lle insistenze del Presidente del Consiglio Orlando a sua volta fatto oggetto delle pressioni polit ico-milit,1ri degli alleati, alla luce degli sviluppi che la s ituazione sul fronte occidentale aveva comincialo a presentare sin dalla primavera. Il fron te tedesco, inJattj , se pur in maniera contenuta, dava se g ni di cedime nto: le offensive di Ludendu rlf d i fine marzo sulla Somme, d i aprik nelle Fiandre, di fine maggio sull'Aisne cd in1ìne cli mc t:1 luglio ne lla zona di Reims, se aveva no inflitto ai franco-inglesi perd il e notevoli ne avevano comportalo per gli attaccanti moltiss ime l'<i :1 ncor;1 più grnvi e, soprattutto , l'avevano resi consapevoli dc ll\ _·11<>rn K' qu:111ti1:'1 di mezzi e rifornimenti di ogni genere di cui po teva disporre 1';1vvcrsa1io . 11 serbatoio industriale americano si era ;1JKTl< > in 11111:1 l:1 s11;1 capacità, ed il Busso stava dive ne ndo inconte nibi le. Sulla base di questa evoluz ione positi va , che l1 U V<) il suo ac me nell 'agosto allorché le armale alle ate ave vano vibrato co lpi impro vvisi e veloci all e line e ne miche ad o ttando un'effi ca ce 1;1ll ic 1 d i attacco, grazie anche al primo impiego in m;iss,.1 ddl.1 l llll>Va arma rapJ>resent:at.a dai carri armati, che portava la pn._:ssi<>nl· n >111 ro i lo ro punti deboli anz.ich é contro q ue lli forti , g li e spon1:nli politici francesi e htitannici iniziarono una pressante azio ne s 11 quelli italiani. In parte essa e ra condotta attraverso una sapie nte e nfa1izz,1zione del fallimento ddl'offen siva austriaca di metà g iug no sul nosLro fronte, attribuita a nostro pie n o ed escl usivo m erito, ccl in pa rte altraverso esplicite minacce di ritorsione a l tavolo d e lla pace ne i co nfronti del pe rdurare d ella nostra inazione proprio ne l mo me nto nel quale essi stavano producendo il massimo sforzo. Orland o ed il suo ministro d egli este ri Sonnino e rano o ssessionati da lla paura c he la pace potesse sorprend e re l'ltalia co n le armale nemiche ancorn in casa. come era avvenuto a Custo za nel 1866, e dopo la villoriosa baltaglia difensiva sul Piave di metà g iugno avevano com inciato a lo ro volta a prem ere s u Dia z e s u l Sottocapo d i Stato Maggiore iladoglio affi n c h é aderisse ro a lle richieste alle ate e sfruttassero il successo gettandosi all'inseg uime nto del ne mico in ritirata, con buo ne probabilità di provocarne il crollo e ntro il 1918. E quì il Comando Supremo italiano, attraverso la decisa o pposizione dei suo i due massimi espo ne nti, ave va posto
l,u battaglia di Vittorio Veneto
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la seconda premessa fondamentale - dopo la prima, cost1tu1ta dall'arresto dell'o ffensiva nemica - pe r l'esito vittotioso del conflitto, entrambe, nel loro irn;ierne, certamente più determinanti di quanto no n lo siano state le giornate di Vitt01io Veneto . L'attribuire ai nostri esclusivi meriti il successo della battaglia difensiva sul Piave non ci regalava molto di più cli q uanto ci competesse, perché in realtà i demeriti a ustriaci, che pure vi furono, non inficiavano la bontà dell a nostra conduzione opera tiva e, ancor prima, della predisposizio ne con cettuale ed o rganizzativa della stessa. Ambe due costituivano l'espressione , da parte del la dirigenza militare italiana , cli un salto di qualit,ì nelJa gestione di una g uerra nella quale la hrilla ntezz,1 ideativa degli organi di comando non era ce,ro stata . sino allo ra. una ca ratteristica frequente . Da parte austroungarica, l'ultima grande offens iva sul nostro fronte , mirante a varcare il Piave cd a metterci clefiniti va111c11Le fuori gioco, es primeva la reali:aazio n e dell'antico sogno dello stato maggiore imperiale cli un 'operazione strategica combinata. Era un bel progetto, ed i pianificatori ne avevano curato con scrnpolo ogni aspetto, consapevoli di essere alle corde tanto sul piano rrùlitare qua nto ancor più su q ue llo interno e che questo poteva rappresenta re veramente l'estremo colpo d i cod a. Se questo signi fi cato d i "ultima spiaggia " rivestito cb ll'offensiva aveva fatto sì ch e essa fosse quindi preparata al meglio da pane austriaca , d,1 quella italiana no n si era stati da meno, in quanto dopo le drammatiche vicende del novembre del 1917 l' l•:scrcito era stato sottoposto ad un ·~,:tione rapida ed e nergica d i ricostruzione e ,iordinamenlo, con uno sforzo vera mcnre notevole imposto alla nazione, alle industrie, a lla popolazione per riconferirgli la sua piena capacità operativa. I due sforzi pri ncipa li austriaci, a cava liere del Brenta e sul basso Piave, erano stati condotti con forze pressoché equivalenti, ma il comando su premo im peri ale non aveva sa puto effettu a re q uella indispensabile concentrazione degli sforzi là dove intendeva o ltenere il successo decisivo. Inoltre, !'impiego delle nostre artig lierie s i era dimostralo finalmenre congruo e razionale, in quanto il fuoco era s tato dire tto ad inchiodare e distruggere le fa nterie nemiche sulle loro stesse basi di partenza, a s ma ntellare con metodo ponti e passerel le, a d impedire il consolidamento delle posizioni
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Luigi Jim ilio Longo
conquis ta te evitando ne così la rioccu pa zione a caro prezzo d a parte delle nostre truppe; il ma nte nime nto d i uno schie ram ento spiccatam e nte offen sivo , poi, con una dislocazione la pit't avan zata possibile, aveva consentito di b attere proficu amente in profondità le retrovie avversarie, le riserve cd i cent1i logistici. Infine, un altro fattore aveva giocato negativamente impedendo agli a ustroungarici di ripete re il successo del novembre precedente a Caporetto: q ue sta volta le di visioni te des che, ch e in que ll 'o ccasio ne ave va no pesato e come sulla bilancia d e ll'efficacia pene trati va , no n c'e rano essendo rientrate sul fronte occide ntale. Gli err01i di conduzio ne avversaria no n inl"irma rono asso lutame nte i meriti di qu ella italiana . In un d ocume nto rise rvatiss imo sulle "Esp e rie nze derivanti d ai combattimenti d e l g iug no 19 18 " p rod otto dallo Stato Maggiore austrou ngarico è testua lme nte affermat o: "l e rwslre lruppe .fiJrono assolutamente d isnrirnlate <' scrm volte dalle resistenze che incontrarono e dai comhallimenli cfw dovettero sostenere nella zona in termedia fo rtfficata ". 1 In effe tti, in vista dell'offe nsiva, il Comando Supremo avcv<1 realizzato un'org<1ni1/.1/.a1/.io nc difens iva in profondità s ulla ri va destra del Piave, articolata su più linee susseguentisi di un tipo c lastico resa possibile dal terreno adiacente al Piave, ottemperante ad una dispos iz io ne di C:adorna risalente ai gio rni successivi a Capore tto e che costituiva uno tra i suoi non pochi m eriti. La pianura, infatti, offriva un'ambiente favorevole a questa organizzazio ne difensiva profonda sul retro delle prime lince. La fascia mo ntana che a Nord cingeva la pianura, da una profondità massima di 14 km . si rid uceva , in co11'isponden1/.a de l Grappa , a meno di 5, per cui lo SGlfclinamcnto del fro nte mo ntano avrebbe posto in crisi tutto lo schieramento in pianura. Pe r questo cm stata spostata a Nord la riserva ge nerale (delle 19 divisio ni in proposito, 10 erano a diretta disp osizio ne de l Comando Supremo, che si ma nteneva così in condizioni di di1igere le operazio ni), e nel conte mpo era stato a llestito uno schierame nto strategico aTTctrato in pianura per parare un eventuale sfondamento nel settore del Piave .
1 "L' Esercito italiano n d la Grand e Guena 11) 15- 1918" , vol. V (Le o perazio ni ciel 19J8), T orno I ( (jli avvenimenti da genn aio ;1 g iugn o - narrazio ne ),
Koma, USSME, 1980, pag. 728.
La hattaglia di Vittorio Veneto
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Com e a bbiamo già accennalo in p recedenza, la seconda premessa di fondo pe r la condusio ne vittoriosa d e lla guerra va individuata ne lla resistenza opposta da Diaz e 13adoglio alle pressioni d e l Capo del Governo affinché si procedesse s ubito in chiave controffensiva contro l'avversario in ritirata. Si trattava di un rifiuto c he rispondeva ad una logica di carattere più tattico che strategico, alla b ase della quale vi erano consid erazioni indubbiamente fondate. insistere ne lla b attaglia, infatti, avrebbe significalo, nella situazio ne in allo, intraprendere una vera e propria operazione offensiva a la rgo raggio che implicava anche il rafforzamento di una linea flu viale di grosso impegno, che già si era dimostrata un arduo ostacolo per il nemico bench é si fosse dilige nte me n te e lungam e nte pre pa rato a superarlo. Avre bbe dovuto fare immediatamente seguilo l'attacco a posizioni dife ns ive intatte - perché tali in effetti erano rimas te quelle sulla riva sinistra del Piave - bene o rganizzate, sufficie ntemente presidiate da truppe che, se pur scosse dal combattime n to, sarebbero s ta te sostenute da un notevole schieramento d 'artiglieria la cui gran massa era rimasta del tutto inde nne, perché so lo un limitato numero di batterie leggere aveva attraversato il fium e p e r accompagna re le colonne d 'attacco. Né d 'altro canto sarebbe stato poss ibile il p assaggio immediato di tutto il nostro schie ramento, nelle s ue varie componenti d'arma, tecniche e log istiche , da una configurazione pre ttame nte difensiva ad una spiccatamente offensiva. Ed infine non poteva essere sottovalutato l'aspetto psicolog ico: un eventuale, probabile ins uccesso, pagato con forti perdite e sen za alcun consistente vantaggio te rritoriale , rieccheggiante ciò che era avvenuto nei tre anni di guerra s ino a llo ra combattuta , avrebbe potuto avere un impa llo pericolo samente negativo sulla labilità emotiva di un'opinione pubblica pe r la quale il contenimento d e lla minaccia dopo Caporetto, e per ultima la recente vittoriosa d ifesa sul Piave, avevano invece rapprese n tato una be ne fi ca e provvidenzia le misura compe nsativa. Diaz e Badoglio ebbero ragione nell 'opporsi in quel momento ad O rlando, privilegiando la d ecisione, ch e del resto competeva loro del tutto legittimame nte, di continuare a mettere a punto lo strume nto al fìne cli conseguire la netta supe rio rità e di esercitarla
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Luigi Emilio LortftO
nei termini topografici e temporali 1itenuti affidabilmcntc garanti di successo. Pe r contro, Orlando e bbe ragione, quattro mesi dopo, di opporsi alle loro tergiversazioni allorché i medesimi d imostravan o di non riuscire a cogliere il sign ificato p o litico, e le conseguenti implièazioni militari , di tutta una serie di eventi che avevano un inconfondibile carattere di "indicatori" altamente e lo<1uenti. Il 26 settembre, sul fronte occidentale, gli inglesi erano riusciti a sfondare la "linea Hindcrburg" inducendo Ludendorff ad insiste re p er un armistizio imme diato nel timore che lo sfondame nto di ventasse totale e definitivo; il 29 dello stesso mese la Bulga ria cl'.deva le armi, sotto la spallata de ll'Armala d 'O riente del gene rale fra ncese Franchc t d'Esperey sul fronte di Salonicco; il 3 ottobre l' l Jng hc ria proclamava la sua indip e nde n za, altrettanto stavano fa cend o le minoranze na zion ali dell'Impero (cechi, croati, slove ni), ed il gio rno successivo b Germania chiedeva infine uffìcialmcntc a Wilson di trattare l'arrrùstizio sulla base dei s uo i famosi 1li punti. Cc n'era abbastan za per una valut.azio nc politica degli avvenime nti tale d a indurre a passare il più rapidame n te possibile alle attuazioni <li o n line militare, evitando di farsi trovare fuori gioco proprio nel mo me nto in cui i gioc hi venivano fattj_ l1u questo ch e ci portò a Vittorio Veneto, e Vittorio Vene to fu la grossa operazione di riscossio ne di quegli interessi operativi k cui pre m esse erano state poste sempre sul Piave, sì, m a nel giug no preced e nte. Lì avevamo vinto la nostra guerra, ancor p rima ed ancor più che nel corso de ll 'offe nsiva c he, iniziata il 26 o tto brl'. sullo stesso fiume, avrebbe incontrato le più grosse difficoltà iniziali non ta nto n ella conlrnpposizione nemica , pur presente ed efficace soprallulto nel tiro di inte rdizione de lle a ,t ig lic ric ccl in alcuni centri di resistenza accanita lungo la s ponda occide ntale, quanto invece nelle sue condizio ni di piena che in alcuni punti prescelti per il traghettamento aveva travolto uomini , ponti, p asserelle e teleferiche. Sup eratolo comunque in più tratti, anche se in tempi diversi, il 29 ottobre le tes te di ponte o ltre Piave erano riunite, e nello stesso giorno aveva inizio l'ultima fase della battaglia, quella ciel completame nto del successo attraverso la rottura pie na de l fronte nemico . Nelle prime o re del mattino del 30, una colo nna celere costituita da repatti de ll'YI11 Corpo d 'Armata e del Corpo
La battup,liu di ViUorio Veneto
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d'Armata d 'Assalto faceva il suo ingresso a Villo rio Veneto , con il che s i re,iliaava la scissio ne in due tronconi delle armale nemich e dislocale in montagna. I s uccessivi primi gio rni cli novembre non dovevano risultare che una grossa o p e razio n e d i inca lzamento e tallo na me nto del nemico, con l'estensio ne delle o perazion i a tutto il fronte, d iminuendo alqua nto , sul pi,mo strategico e ta ttico, la valenza risolutiva della ballagk1 di Vittorio Ve n eto. *
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Ah h ia mo ritenuto opportu na q uesta pre messa prima di presenta re al lettore u n docum ento d i indubbio interesse sotto l'aspe tto s toriog rafico mili tare. Tra ttasi d i una relazione del Com a ndo Supre mo re lativa a lla battaglia d i ViLtorio Vene to, p riva di data (così come di destinatario e fin m.t) !Ila d 1c è p resumib ilmente riferib ile a i mesi immediatamente s uccessivi a ll 'even to in q uestio ne, m o lto p robabilmente non oltre la fine dello stesso 1918, come è possibile des umere da alcuni da ti di riferimento d i o rd ine temporale ch e compaiono nel testo. TI docu mento consta di 40 p agine cd è suddiviso in tre parti, la p reparazio ne, la battaglia e gli artdki della v ittoria, integrate d a una sintetica a ppendice riservata all'impiego delle truppe ita lia ne negli a ltri scacchie ri de lla g u e rra (Franc ia, Alba ni a, Macedo nia, Palestina) . La forma espressiva, il lessico adoperato, le moda lità di riporto dei dati numerici, d e lla ripartizione cronologica de gli avvenime nti e de lle ind icazioni to p ogra1ìch c - stran a me nte no n corredate d a ca rtine o schizzi esplicativi -, il to no di soffuso com p iacimento c he trasp a re, tutto l' insieme elci vari cleme nti scature nti da ll'analis i de l testo d ep o rre bbero infine per una stesura de llo stesso ad uso resocontistico gene ra le, una specie cli "su mm a" p er d estinat,1.r'ì tanto interni a ll'ambito militare 4 uanto, sop rattutto, esterni (cen tri p o litico-istituzionali e d organi cli stamp a in p articol are) red atta "a caldo" p e r lascia re una subitanea testimon ian za d e lla sagacia e dell'effi cienza de l Comando Supremo e cli tutta la strnttura milita re ad esso facente capo, peraltro rispondenti alla re altà de i fatti.
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l u~~i Rmilio Longo
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REGIO ESERCITO ITALIANO COMANDO SUPREMO
LA BATTAGLIA 01
VITTORIO VENETO 24
O TTOBRE
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N OVEMBRE
191 8
La batta,~liu di Vittorio Veneto
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O O O O .O O O O O Op Q O O O O Ò O O O O O;D
PREMESSA
La
convinzione che lo scioglimento più rapido del conflitto mondiale si sarebbe ottenuto col mettere fuori causa l'esercito austriaco, in modo da isolare militarmente la Germania e costringerla alla resa. aveva sempre costituito il fulcro del pensiero del Comando Supremo e ne aveva ispiralo l'opera fin dallo scorso inverno cioè anche quando, ricostituita a prezzo di stoni, che parvero sovrumani, la compagine dell'Esercito, poteva sembrare che il problema più grave, ·se non l'unico, fosse quello di assicurare l'integrità, tuttora minacciata, della nuova fronte tra l' Astico ed il Mare. E mentre a garantire l'inviolabilità della fronte si provvedeva moltiplicando e rafforzando le d ifese, attuando uno schieramento delle forze che consentisse di fronteggiare ogni prevedibile allacco, gli animi, gli studi e le allivilà erano rivolti alla preparazione morale e materiale di un potente organismo offensivo, gigantesca molla pronta a scattare non appena fosse scoccata la sua ora. Requisito essenziale di questa preparazione, attuata mediante la più diligente organizzazione tecnica unita alla pi~ sollecita c:ura pel benessere spirituale e fisico del soldato, doveva essere la conquista dell'ascendente morale sull'avversario, in modo da dominarlo, imporgli la coscienza della nostra superiorità; e ciò si ottenne mediante azioni parziali, colpi di mano, svolti senza tregua su tutta la fronte, col ris ultato costante di ringagliardire lo spirito delle nostre truppe e di dtprimere quello delle truppe nemiche. Parallelamente, il Coma1ìdo Supremo s tudiava come si potessero creare le condizioni favorevoli per dar sviluppo, non appena fa situazione lo rendesse possibile, alla desiderata azione a fondo con carattere decisivo. li suo concetto, di risolvere la guerra battendo l' Austria, era fondato sul principio di conc<"ntrare g li sforzi contro il nemico più debole. Ma, se dei due principali avversari deli' Intesa I' Austria poteva, in tesi relativa, considerarsi come il meno forte, il suo esercito si presentava tuttavia, in principio di primavera del 1918, in piena efficienza numerica, appoggiato a posizioni solidis.sime per natura e per arte, e sopratutto ben saldo, come rimase fino alt' ultimo, nella sua compagine mo"rale, negli armamenti • nelle risorse. Allaccare il nemico a fondo per metterlo fu ori causa non era dunque ancora Possibile, se non mediante un ~l!e.:iore concorso d i forze e di artiglierie alleate che ci •ssicurasse la superiorità materiai:, necessaria, al duplice scopo di poter spingere l'azione lno in fondo e di non riman~.:-e, ad azione compiuta, con ft>rze logore, su posizioni non Preparale, esposti ad un po!<nte ritorno offensivo che l'Austria potesse tentare con rinforzi 't,rmanici; ipotesi questa ben probabile, tenuto conto delle forze tedesche disponibili sulla
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luigi Hmilio Longo
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fronte occidentale e della possibile rapidilà dèl loro trasferimento dall'uno all'altro scacchiere, rapidità quasi doppia di quella possibile per gli alleati. E poid1è per esigenze in più vasto campo su di un ulteriore concorso alleato non era ·possibile coniare - che anzi a fine marzo, in seguito agli avvenimenti della fronte occidenlllle, le forzè alleate in Italia subivano una semeibile diminuzione - il nostro progetto offensivo dovette forzatamente limitarsi ad una azione di minor raggio, per la quale bastas~ero le forze presenti in Italia, ed i cui risultati, pur calcolali secondo le ipotesi meno rosee, rappresentassero tuttavia una tappa sicura verso la grande offensiva, da prepararsi e maturarsi in segreto, con tutte le forze della mente e dcli' anima, n ell'attesa ckll' ora suprema. Fu prescelto come settore per quesl' azione l'altipiano d'Asiago; e ciò n ell' ir1tento di acquistare spazio in una delle direzioni più vitali per il n emico, di liberarci dalla minaccia che là ci incombeva per la scarsa profondità di quelle nostre posizioni montane, e di raggiungere così una nuo~a fronte che fosse più farle e alla a servire di base p er un nuovo sforzo, ed anche più ristretta, così da permetterci di ottenere economia di forze e di accrescere la riserva per le operazioni finali. In concreto, quest'azione doveva: darci il possesso del margine della val Sugana, e perciò il dominio dell'arroccamento Trento-Feltre, principale arteria di collegamento fra la massa austriaca delle Alpi e quella della pianufa; consentirci una economia di parecchie divisioni nello schieramento; dare profo ndità alla prote~ione del fianco sinistro delle nostre truppe . schierate fra Brenta e Mare ; ed assicurarci piena libertà di movimento e di manovra in ogni direzione, quando con slorzi ulteriori vole;simo, sia puntare in direzione di Trento, sia operare attraverso il Piave. L' offensiva, preparata d' accordo con gli .alleati, fu pronta a sferrarsi verso la fine di maggio. Ma non poté essere sviluppata. Giungevano g ià dalla metà di maggio, sicure notizie che ·g li austriaci si disponevano a compiere un poderoso , d isperato sforzo contro di noi. Veniva anche sicuramente indicato il settore di attacco, fra Astico e Mare. Il Comando Supremo si trovò di fronte al dilemma: a11accare per prevenire il nemico ? oppure attendere l'urto per rinluuarlo? La prima soluzione appariva la più seducente. Ma, ponderandola, risultava anche la meno opporluna e conveniente. li nemico era già superiore in forze; nuove divisioni gli erano ancora sopravvenute, cosi a raggiungere UIJ totale di circa 60, presto aumentate in seguito a 65, di contro a 56 nostre ed alleate; inoltre esso era pronto con tutte le energie tese per uno sforzo di intendimento decisivo. lt nostro attacco, sebb ene fosse di certa riuscila, ci avrebbe però costretti a sguernire tratti delicati della fronte, lasciandoli esposti ali' offesa nemica; e la vittoria sull'altipiano non ci avrebbe salvati, data la superiorità delle forze avversarie, dallo sfondamento della fronte in direzioni pericolose. Nè dagli alleali, già fortemente provati nelle azioni di marzo, ed ora nuovamente provati. a fine di maggio,. era poss ibile attendere rinforzi. Chè anzi già ai primi di giugno l'Imminente attacco austriaco appariva, secondo notizie pienamente attendibili; strategica mente collegato con un nuovo poderoso sforzo che g li ,1lleali si apprestavano a ripetere sulla fronte occidentale· per spezzare, prima che le nos tre difese fossero efficienti e speculando sull'effetto morale di una nostra sconfitta, risolutamente la barriera che i nostri valorosi alleati erano riusciti ad opporre alle loro precedenti azio11i offensive. Convenne dunque attendere l' attacco. La nostra azione venne sospesa, e parte .delle forze e delle artiglierie che vi erano destinale furono spostate a rinforzo dei settori meno muniti. Nello spazio di otto giorni il nostro apparecchio offensivo si trovò trasformato in
l.a hallaRlia di Vittorio Ve ne/o
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potente· organismo difensivo e controffensivo, con · forti riserve per la manovra. Ma la nostra difesa strategica fu nel campo tattico, attacco violento, fulmineo, ostinato, incessante, attacco che prevenne· la preparaziòne di fuoco di artiglieria del. nemico mediante una. poderos~ contro-prèparazionc destinata a recidere i nervi allo sforzo avversario prima ancora che si sviluppasse, e fu proseguito poscia senza tregua; fu urto contro urto. Le truppe lungamente preparate ad offendere, si difesero attaccando. L'offensiva austriaca si sferrò il 15 giugno; fu arrestata nettamente sull'altipiano e quasi nettamente s ul Grappa; dove sfondò, come sul Montello e sul Basso Piave, il nemico si trovò immediatamente, nel giorno stesso, attanagliato da cento contrattacchi, preso alla gola, costretlo a retrocedere, a ripassare in disordine il Piave. L'effetto di questa nostra poderosa reazione fu tale, che i rapporti austriaci ufficiali affermarono essersi l' attacco incontrato con una offensiva italiana in corso di sviluppo. Il nemico, che si era ritenuto certo di invadere la pianura veneta, che aveva lutto preparato per predarne le belle città e per giungere al Pò, a Milano, retrocedette sconfitto, disfatto, senza speranza di rivincita. Così ebbero principio sul Piave le nuove sorti della guerra del mondo.
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Luigi F.mi lio Longo
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PARTE I.
LA PREPARAZIONE t• -
La situazione dopo I' offeòsiva nemica del · giugno.
Al principio di luglio le condizioni del nemico, ricaccialo e demoralizzato, erano tali, che la guerra sarebbe stata probabilmente deci~ 5e, dalla dileoa vittoriosa _avessimo potuto passare immediatamente all'offesa. Il Comando Supremo considerò questa possibilità. Ma Io sforzo sostenuto, se era valso ad infliggere al nemico perdite valutate ad oltre 200.000 uomini, aveva però imposto anche a noi un logoramento notevole. Il Comando Supremo aveva fallo il più accorto ed economico impiego delle riserve, così da disporre, a battaglia finita; ancora di 6 divisioni non ·Impiegate ; ma, di queste, la czeco-slovacca non era ancora pienamente organizzata, e due italiàrie erano giunte da altri settori, ma apperà ritratte dalla linea, e perciò non riposate. Inoltre i mezzi logistici, già scarsi, che grazie a miracoli di oculatezu e di previdenza eran bastati ad alimentare la difesa cd a consentire Il difficile e delicatissimo gioco di riserve che èi aveva dato la vittoria, avevano però subito un forte logoramento ed anche per questo erano · ins ufficienti per nuove operazioni di vasto raggio. E nemmeno di mezzi di alcun éenere potevamo attendere concorso dagli alleali che avcvan·o ingentissime forze da frontcggiarc.-Non_,lii_potè quindi sfruttare con un'Immediata offensiva il successo conseguito nella battaglia dife~siva ; il programma di azione, pur sempre aggTessivo, si limitò ad operazioni locali per riprendere, come fu fatto, i pochi tratti di terreno che nella zona montana erano rimasti al nemico; riuscimmo però anche, con una brillante avanzata in un terreno tcnacemcÌttc difeso cd irto d' insidie, a liberare la zona ,tra Silc e Piave Nuovo. Per l' attuazione dì un più vasto disegno operativo, diretto a -prepara~ la rlsoluzio~ délla guerra, bisognava dunque addivenire· ad una nuova preparazione di uomini e dì mezzi. E questa fu intraprésa senza indugio. Il rifacìmcnto delle unità logore era già stato iniziato rnen_tre ancora durava il ripiegamento nemico oltre Piave. Per· riordinare ed accriscerc I mezzi IOfistici, _ripristinare il munizionamento, aumentare al massimo I mezzi di offesa, fu fatto appello a tutte· le energie dcli' esercito e del paese, che corrisposero mirabilme~te, In una 11obllt gara di sforzi per U r~ungimento dello scopo supremo. Frattanto alla nostra vii· !orla del Piave seguiva la brillante controffensiva francese di metà luglio ; sulla Marna, come già s ul Piave, si ap~iva una nt!bva fase della lotta; croilavano per la Germania le ultlm~ speranze dl vittoria sulla fronte occidentale. La situazione eh~ nasceva da questi avvenimenti era piena di promesse, ma grave di incognite 'specialmente per la fronte italiana.
La hattag lia di Vittorio Vimeto
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_-n rivolgimento prodottosi nelle sorti della guerra ne faceva sperare ravvicinala la soluzione ; ma per raggiungerla occorreva prepararsi saldamente ed a fondo, colpire a tempo ~ ~$lo, ~ilare ogni mossà falsa, che, in quel momento in cui tl eq11ilibrio delle opposte forze· appariva rag&iunto e prossimo ad essere da noi superato, avrebbe potuto compromettei-e, e_·chissà per quanto tempo, il risultalo final~ Complesso e delicatissimo fu pertanto il compito da assolvere. Battuto _sul Piave e sulla ·Marna, perduta la speranza di ottenere sulla fronte,o«idenlale quella rapida dedsione che gli era necessaria, poteva ora il nemico tentare un' ultimo sforzo ~oncentrando tutti I sucii mezzi contro _quello degli eserciti dell'Intesa che era numericamente meno forte, cl~ contro di noi. La possibilità di un rapido concentramento di forze tedesche sulla nostra fronte, favorito da una rde ferroviaria capace di rendi.mento quasi doppio. di quella congiungente gli scacchieri occidentali ed italiano, i' gravi e decisivi risultati che potevano derivarne, rendeva questa Ipotesi logica, verosimile e pericolosa. Ad avvalorare questa _ipotesi giungevano informazioni, dalle qu_ali risultava che il nemico orientava app\lnto in tal senso la sua preparazione. Il Comando Supremo doveva dunque, pur preparandosi ad offendere, non perdere mai di vista la necessità della difesa. 2° -
Il programma offensivo.
li prognmma offensivo, considerato in sè, doveva proporsi dì portare allo sforzo complessivo degli alleati U più- efficace concorso secondo· due diverse soluzioni possibili: attacco a fondo~ con tutte le forze, buttando nella bilancia lino ali' ultimo uomo, nel caso che si delineasse sulle fronti dell'_lntesa la possibilità di superare veramente l'equilibrio delle forze e raggiungere d' un sol colpo la decisione ; oppure .attacco di preparazione quale prima fase di uno sforzo più complesso nel caso che il nemico, sebbene già battuto, riuscisse a stabilire una solida fronte difensiva In tutti gli scacchieri. _Ora questa situazione delicata, promettente e grave nello stesso tempo, ci coglieva in _ crisi di complementi. La battagHa del giugno ci era costata circa 90 mila uomini; e con ciò la miglior parte delle nostre riserve era staia assorbita. La classe del 1900 era in corso di istruzione, ma il Comando Supremo, aveva già fermamente deciso di risparmiare questa classe almeno sino alla primavera del 1919 per impiegarla Rei solo caso che la guerra dovesse prolungarsi per un' altro anno, ciò che in quel momento non si poteva escludere. Rimaneva perciò, in fatto di complementi, poco più dello stretto necessario per soppe· rire alle normali perdite delle unità mobilitate durante il secondo se111estre del 1918. Ciò non sorprende, se si pensa ali' énorme sforzo già d.a noi sopportato, alle nuove ·unità man mano ricostituite durinte i mesi di rifacimento dell'esercito dopo i'ottobre 1917, alla entità dd nostri tontinecnti in Albania (circa 100.000 uomini), in Macedonia (55.000 uomini,; del nostro il corpo in Francia (48.000 uomini) ed alla permanenza, pure in Francia, per lavori sulle retrovie di quelr esercito allealo, di circa 70.000 lavoratori militari italiani; senza contare altri contingenti nelle colonie, in Russia e financo in Paleslina. fu questa, nel momento forse decisivo per le sorti dC.:'l guerra, una gravissima preoccupazione del Comando Supremo; e ciò proprio ·quando sarebbe stato necusario avere la pru larp disponibilità di uomini e ·di mézzi per poter 'a gire senza ritardo, nel modo e nella misura che la situazione poteva da un momento ali' altro rendere necessario.
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Luigi Emilio l.on,~o
Per· ~cèrescerè _1e· riserve _di ·còmplsmèntl _si resero _disponibili, nell'esercito e nel paese, 11 . maggior .'numero di uomini attj ~ combattere e .sino .allora impiega)i ,In altri S;Ni~ ;_ e . si . . provvide rapidamente a completarne l'Istruzione. f prescelti accorsero volonterosi; ed ·esercito . : .e pae$1! gareggiarono di abnegazione ·e di ;pirlto di sacrificio per sopperire con minor numero di uomini ad esigenze,_ la cui misura, nella prossimità di "n' azione decisiva, anzld,~ ridu~i si veniva moltiplicando, cosi nel campo della produzione bellica, come in quello della preparazione immediata, Contemporaneamente a questi· provvedlmetlti orgaajci, il Comando Su_premo riprei:ideva fin dal primi di luglio la preparazione dell'attacco sull'altipiano '1:11 Asiago. Però ~ disegno offensivo, grazie alla maggiore disponibilità di md; specie d' artiglierie, ottenuta frattanto dalla produzione nazionale, fu integrato èon un progetto di attacco _sussidiario, da sviluppare alla regione del Pa!ubio, pèr tendere alla conquista del Col Santo e puntare verso l'altipiano di Folgaria, che difende l'arteria della Val Sugana. Questa minore operazione, da compiersi In pnmo tempo, doveva alleggerire l'attacco principale, quello ·dcli' altipiano. Ma .parallelamente a tale progetto di operazioni, di raggio limitato; concordato con gli AÙeati, altro e più vasto disegno si veniva silenziosamente maturando nell'interno del Comando, affidato allo studio di pochi · uomini. custodito nel segreio più rigoroso. Era questo il disegno tenuto pronto per il caso che un deciso mutamento neHa situazione generale rendesse possibile e logico di tutto osare per risolvere COIJ uno sforzo decisivo la guerra, lanciando in supremo impeto tutte le nostre forze in una direzione vitale per l'avversario, fosse ·pure a costo delle perdite più gravi, ma in modo da spezzarne la fronte e travolgerlo in .unà rotta definitiva. In tal èaso la preparazione, che ~empre si sarebbe effettivamente compiuta sul!' allÌç\ano d' Asiago e in regione · Pasubio, avrebbe servito con una forma più evidente ad incatenare I' attenzione del nemico e la massa delle sue forze in un settore diverso dà quello prescelto, mentre truppe, artiglierie e servizi si sarebbero colla massima celerità concentrate nel nuovo settore d' attacco, realizzando cosi un essenziale fattore del successo : la sorpresa. E, frattanto, truppe e comandi si venivano febbrilmente addestrando e preparando, per essere pronti a passare, al momento voluto, dalla.guerra di triACCa alla guecra di movimento. Mentre, attraverso le più gravi difficoltà, si predisponeva felicemente l'attuazione dei provvedimenti logistici più complessi affinchè nessuna imprevista esigenza potessé coglierci impreparati, le unità erano alacremente allenate a l_unghe marcic, al pa,saggio · di corsi d'acqua, al diverso impiego delle artiglierie cd a tutti gli sforzi della guerra manovrata. Preparazione questa che risultò grandemente facilitata dalla scioltezza conferita alla eompaglne organica dell' esercito durante i mesi del suo riordinamento, dalla inscindibilità strettamente os.servata dell' unità divisione e d~lla possibilità di periodici cambi della divisione in linea, ottenuta grazie al razionale schier~mento adottato.. · Ma, durante l' intero mese di agosto, la situazione militare eenerale, sebbene In 'conllriuo miglioramento, non si delineò in guisa ·da preseRlare e fa r prevedere prossimo un m_uta'mento decisivo, quale era indispensa_bne .perch~ _I'_Italia j,oÌesse finalmente giuocare tutto per tutto, Proseguirono dunque senza interruzioni i preparativi per I' attacc:o sul!' altipiano di Asiago e sul Pasubio. Anche per· questa operazione, che sebbene 'Ili raggfo relativamente limitato impegnava tuttavia metà del!' esercito: occorreva però assicurarsi tutte le probabilità di successo con la scelta _del momento. Si trattava di attaccare un nemic;o ancora superiore in forze, saldissimo nella sua compagine, In posizioni fortissimamente preparale. Dopo la nostra vittoria
La ha ttag lia di Villorio Veneto
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- t1> del Piave, che la mancania di ·1orze e di mezzi non Ei aveva consentito di sfruttare, l'esercito !iUslriaco, sotto la guidl e col conco;so degli aliuti germaJ'!ic~ si era riavuto . dalla demoralizzazione ed aveva riparato al suo disordine. La pronta riorgai;iizzazione nel comandi, il solÌecito riordi~amento delle forze; .ottenuto co"11a sostltuzione e c~i rifacimento delle. imiti log~rè e mediante una rigorosa sele1iorÌe degÌI elementi meno solidi ; fa piÌI sollecita cura del benessere delle truppe · combattenti, raggiunta Imponendo i più duri sacrifici alle popolazioni dell"'intemo ; tutto ciò aveva ridato ordine e forza ali' esercito nemico. Cosicchè, ·se 'nell' inlèm.o · della Monarchia le lotte d~lle nazioria,lità, sempre più vive, producevano i IÒro :é&ttl disgregatori, la compagine· morale e- materiale dell' avverurio rimaneva però intatta o _qu.asl, àccanifl sopratutto si dimostravano, e tali si dimostrarono poi anche durante ia ~ttag1ià· di Vittorio Veneto, ungheresi, croati, sloveni : quegli elementi appunto sui quali s~brava dovessero avere · magg_ior pre~a i dissidi di nazionalità. Ciò ribadiva il convincimeiito. che nessun importante effetto.poteva aspettarsi da tale azione disgregatrice se non dopQ ~n decisivo scacco militàre inflitto al l)emico. Dell' immutato spirito i:ombattiv~ delle truppe a~ersarie si ebbero" la sensazione e la misura in piccole azioni ·parziali, svilupp~te q11a · e Il efuJJa fronte dallé truppe nbstre éd alleate, e specialmente in un attacco da noi tentato neUa regione del Tonale. il 13 agoslo, attacco che incontrò la più accanita i!elle resistenze èd una sapiente e perfezionata organizzazione del tiro d' artiglieria avversario. Cosi esse,ndo, data la nostra _Inferiorità numerica e la C,eficenza dei complementi, e I' impossibilità di provvedere con le nostre sole risorse, la scelta del momento ·per l' attacco sufi' altipiano diveniva compito assai delicato. Bisognava quindi seguire la situazione con occhio vigile, ed agire senza esitazione al primo accenno di mutamento propizio. -. Mai il Comando Supremo si san,bbe indotto ad uno slcrile sacrificio di uotnini, menlre si teneva in grado .di tutto os~e n~n appena la situazione lo rendesse utile o necessario. I preparativi per l' azione progettata furono spinti in modo da essere pronti per la rnetà di settembre. Ma nuovi avvenimenti si svolgevano. A metà settembre infaì1i si iniziava sulla fronte bai• canica il vittorioso attacco dell'esercito alleato d'oriente, ivi compresà la nostra 35° divisione e fin _lbi P,rimissimi giorni si ebbe la precisa sensazione del successo, Inopinatamente la fronte bulgara crollava, cedendo a pezzo a pezzo sotto la pressione delle truppe alleale. Sebhene superiori per numero di combattenti, sebbene favoriti da ·posizioni munitissime e rivelatesi per lungo tempo quasi inattaccabili, le truppe bulgare cedevano. Una vasla breccia · stava cosi per aprirsi, sul fianco dell' impero austro-ungarico ; per chiuderla, sia .pure t_em· pora11CJ1mcnte, il nemico avrebbe do.v uto distrarre forze dalla nostra fronte e rinunciare alla soverchiante Jrnperiorità numerica fino allora conservata. Ciò poteva forse creare la situazione sperata, da. tanto tempo auguràta, che cl consentisse di lanciare all! attacco lutte le nostre forze, ne11a· direzio_ne più rischiosa ma decisiva, per risolyere finalmente la guerra I S ituazione questa che, beninteso; non poteva maturare in un sol giorno. Bisognava · seguire ogni mossa del nemico con occhiÒ ancor piÌI attento, sentirne il polso ora per ora, per poter passare all'attuazione del' progettato piìf vasto disegno di manovra nel preciso roomento voluto. Tutti i particolari del progetto op~rativo, segretamente maturatò, erano stati intanto rapidamente dèfinili ; ·u 25 .settembre, 4 giorni prima della conclusione . del l'armistizio bulgaro, venivano dati gH ordini per il rapido concentramento delle artiglierie ·e del mezzi tecnici nel settore · d'attacco prescelto: non più sull' allipiano, ma in corrispondenza · del Medio Piave. Vittorio · Veneto doveva essere , prima tappa_dell' avanzata In .cui a~e'!1':"o gettato tutte le nostre- forze e tutte le., nostre anime, per strappare, mèritatamcnte, la vittoria I
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Luigi Rmilio Lonr~o
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Il piano s trategico della battaglia.
Concetto fondamentale del!' azione ideala dal Comando Supremo era di separare con deciso· sfondamento la massa austriaca del Trentino da quella del Piave, indi con azione avvolgente produrre la caduta dcli' intera fronte montana, ciò che, di riflesso, avrebbe determinato anche il completo cediment9 della. fronte nemica del piano. Per attuare questo concetto, si tenne c'?nlo che delle due armale austriache (6• e 5·) schierate fra il Grappa e il Ma.re, quella più settentrionale, la 6', aveva la propria linea di rifornimento svolgentesi nell' ultimo tratto sul fianco sinistro, cioè nella situazione strategica più pericolosa. fronte di questa armata: dalla conca di Alano (destra Piave) al Ponte della Priula; linea di rifornimento : Viltorio-Concgliano-Sacile. Raggiungere Vittorio significava adunque per noi recidere questa arteria vitale, impedire ogni rifornimento di viveri e munizioni, e perciò ridurre la 6" Armala austriaca a nostra co~pleia discrezione. Per rendere poss ibile la puntata su Vittorio si decise di rompere la Ironie nemica nel punto latticamenle più debole, cioè alla giunzione tra le due armale aus lriach~ del Piave. Raggiunto Vittorio, il Comando Supremo si proponeva di concentrare il massimo sforzo verso l' alto, nel duplice intento: 1° di puntare con azione avvolgente su Fellre e cioè s ul ,ergo del Grappa in modo da far cadere per manovra la difrsa di q·uesto imponente balu·a rdo, col concorso dell' azione frontale delle truppe ivi schierate; 2') di raggiungere la · convallc bellunese per puntare di qui prr le vie del Cadore e dell'Agordino, mentre le truppe avanzanti s u f~ltrc e quelle scendenti dal Grappa avrebbero puntato per la via di \/al Cismon e d ella Val Sugana portando cosl una decisa irreparabile minaccia a tulio lo schieramento austriaco della Ironie tridentina. La riuscita d i questa vasta manovra· era fondata essenzialmente sulla sorpresa e sulla rapidità dcli' azione. Per ottenere la necessaria c decisa rapidità di s fondamento il Comando Supremo sapeva di poi" contare . non solo sull'accurato addestramento delle truppe co,,;. piuto di lunga mano e sulla perfetta preparazione, ma anche e sopratullo sulla convinzione trasfusa nei capi e nei gregari che lo sfon<lamenlo risoluto della fronte nemica ci avrebbe dato la villoria definitiva. Quanto alla sorpresa, questa ci era assicurala dal carattere stesso .della manovra che intendevamo svolgere, la quale si scostava, nel cortcello, nelle forme e nei modi, da tulle quelle fino allora eseguile nella guerra ; cosicchè, pur ammette~do che al nemico, pci mp lti sintomi che difficilmente sfuggono, non sarebbe mancata la sensazione del!' attacco Imminente, però la direzione e gli obiettivi del nostro sforzo principale non potevano essere da lui intuiti ; ciò che gli avrebbe reso impossibile di parare adeguatamente ed in jempo, e lo avrebbe perlanto costretto, quando avessimo porlato vittoriosamente il primo urto e sfondato la sua fronte, a subire interamente la nostra volontà. Previsione questa che •gli avvenimenti dimostrarono essere pienamente giustificata; tani' è vero che le riserve del nemico nel piano furon o tenute fino all' ultimo raccolte in corrispondenza del Basso Piave, cioè lontane dalla direzione principale del nostro immediato attacco, ciò che fu pel Comando Supremo sicura conferma della bontà della manovra concepita. D'altro fato, pur nutrendo assoluta fiducia nel successo completo e definitivo dcli' attacco progettato, il Comando Supremo no n aveva trascurato di atlµ are le previdenze rese neces. sarie dalla considerazione che il passaggio di un fiume a regime to rrentizio durante la
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stagione dcllc pioggie, è soggetto ad imprevisti che le piìÌ accurate osservazioni c le p,u_ oculate cautele non riescono ad escludere ; mentre la prescnu del fiume è di per sè elemento che può, col favore di circostanze anche di minor c-onto, valorizzare talvolta in modo impreveduto la resistenza del difensore. A tuttociò fu proyveduto da un lato moltiplicando i punii d i passaggio e dall'allro .regolando l'azione in modo da po ter graduare il passaggio . delle truppe; mentre la costruzione di teleferiche attraverso il fiume predisposta in ' tutti i particolari e la preponderante massa d·e lle artiglierie operanti sulla riva destra d ovevano assicurare, anche nel caso peggiore, per quanto probabile, il saldo mantenimento di grosse teste di ponle sulla riva sinistra, evitandoci nel modo più sicuro di dover ripassare il fiume disastrosamente, come gli austriaci nel giu gno. Fu inoltre disposto che le truppe ricevessero .tre giornate di viveri e che cinque giornate di viveri di riserva e di cartuc_ce per fucile fossero accumulate in prossimità d ei passaggi e delle teleferiche per essere passati al di là dal fiume subito dopo le truppe. . Per· conferire elasticità ali' azione ed assicurare a ciascuno degli atti fondamentali dçlla manovra unità di direzione e di impulso, fu anche stabililo di rend ere maggiormente arli· colato lo schieramento fra Brenta e mare (Armata 4", 8• e J ' ) inserendovi due nuove armate, la 12' e la I O-. La 12· Armata, inserita fra 4" e 8\ tra il M. Tomba e il Pederobba, avrebbe -avuto per compito le puntate su feltre per il rovescio del Orappa, operando a cavallo del Piave dopo espugnate le d ifese della conca d i Alano e le alture di Valdobbiadene; la ·Hl", fra 8• e J•, d oveva passare il· Piave in corrispondenza delle Orave di Papad opoli e puntare alla Livenza, costituendo fianco difensivo a copertura e prote1.ione d ella manovra principale d ell' 8' Armata in direzione d i Vittorio, e attirando su di sè le riserve nemiche raccolte nelle parti più basse della pianura. la effettiva costituzione di queste due armale non richiedendo per altro lunghe predisposizioni logistiche a causa della fun1.ione pura mente tattica delle armate 111edesime, venne per ragioni di segretezza. differita quanto più possibile ; i preavvisi ai comandanti destinati furo no dati per la IO• Armala il giorno 6 ottobre e per la 12' il giorno 11 ; la costituzione delle due armate fu attuata il 14 ottobre. Il Comando della l O' Armata fu affidalo al Gene· raie Conte di Cavan, comanda.nte le forze britanniche in Italia, quello d ella 12' al Generale Oraziani, comandante delle forze fran cesi sulla nost(a fron te.
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Le predisposizioni.
Oli ordini per concentrare le forze e i mezzi necessari per l'azione, emanati il giorno 25, ebbero inizio di esecuzione il 26. Nello spazio d i l 5 giorni, fra il 26 settembre e il JO ottobre, circa 800 pezzi di medio e grosso calibro, altri 800 $J piccolo calibro, pi ù 500 bombarde si trasferirono sulla nuova fronte, in piccola parte dalla Riserva generale, ~,a per la maggior parte da lontane ed elevate posizioni d i montagna : scelsero le loro posizioni, vi s i installarono, p repararono i loro tiri ; e colle artiglierie si concentrarono anche nello stesso periodo circa 2.400.000 colpi; tuttociò sotto una pioggia torrenziale e continua, in difficili condizioni sanitarie delle truppe; e ben 21 divisioni si concentrarono in pari tempo, per la maggior parte con marcie a piedi e di notte, sulla nuova fronte, provenendo da dislocazioni arretrate o da altri settori. S ull' Altopiano, per non fo rnire all' avversario indizi che avrebbero potuto riuscirgli preziosi, si dispose perchè, pur sottraendo forze ed artiglierie,
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LuiR i J:) 11 ilio Longo
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lo schieramento .delle unità sulla prim.. uuc.., c,uc .. ~ontatto col nemico, rimanesse costantemente immutato ed attivo. Tutti i movimenti do.vev~no, seco.ndo gli ordini, essere ultimati pel I O ottobre : e tali movimenti complessi, eseguiti quasi esdusivamenle di notte, resi difficili dal maltempo, furono esattamente compiuti grazie alle più oculale previdenze ed alla cooperazione dì tutti i comandi e· delle Intendenze. Compiutasi' cosi ordinatamente e rapidamente la preparazione, l'azione avrebbe potuto iniziarsi, come si voleva, il giorno 16. Ma la pioggia nuovamente sopravvenuta e la piena del Piave Imposero un ritardo; il giorno t s essendo peggiorate ancora le condizioni atmosferiche, si ebbe. la certezza che il .ritardo si sarebbe prolungato forzatamente per almeno una settimana, mentre dalla situazione militare generale, pienamente delineatasi nella prima quindicina di ottobre, appariva ormai evidente che il nostro sforzo, se bene condotto, avrebbe ineluttabilmente portato alla decisione della guerra. Bisognava veramente, e sì poteva; giocare tutto per tutto. Ogni altro settore poteva e doveva ormai essere sguernito al massimo, per tutto de· s!inare a quello d'attacco. Ciò implicava una grande responsabilità: ma il Comando non esitò ad assumersela. Con un supremo sforzo potevano ancora essere resi disponibili altri 400 pezzi; e polchè lo schieramento ·d'artiglieria sulla fro nte del Piav~ appariva sufficiente per ottenere lo sfondamento decisivo, il Comando Supremo stabiliva di rinvigorire con questi nuovi mezzi l'azione. delle truppe schierate fra BrenlJ e Piave, secondo un progetto che il Comando della 4• Armata aveva studialo fin dall'agosto e in relazione al quale sì erano fatte sin d'allora predispdrre la postazione delle artiglierie di rinforzo occorrenti. Cosi la 4' Armata, che avrebbe dovuto semplicemente cooperare alla azione principale svolta dall' 8• Armata e dalla 12·, ricevette il compito di operare essa pure a fondo, ed in modo da precedere l'attacco prin~ipale e prepararlo, col richiamare in quella direzione le riserve nemiche dislocate nel solco Arten-Feltre e mirando a raggiungere, come obbiettivo finale, il solco medesimo, ciò che avrebbe grandemente facilitato il conseguimento degli- obiettivi fissati . I 400 pezzi resi disponibili furo no, tra il 9 e il 23 ottobre, celerissimamente trasportati s ulla fronte del Orappa da settori lontani, persino dalle Giudicarie; giunsero, s_i appostarono, aggiustarono i loro tiri, mentre venivano in pari tempo concentrale le munizioni d'artiglieria necessarie.
La sera del giorno 23 l' attacco era pronto a sferrarsi a fondo anche sulla fronte del Grappa. Di un altro aspetto della nostra preparazio ne importa fare cenno perchè si possa comprendere il valore dello sforzo compiuto. ·Il nostro progetto d' attacco contemplava, come si è detto, in primo tempo il passaggio del Piave, corso d'acqua importante, impetuoso e rapido, soggetto, specialmente nell'autunno, a piene che vietano qualsiasi gittamenlo di ponti. La scelta del momento per e!fettuarc il passaggio non p0leva dunque essere lasciata al caso. Essa fu fondala sui dati forniti dallo studio accurato del regime del fiume durante una lunga serie di a~nì e sopra osservazioni dirette, minute e prolungate circa l'andamento e. le mutazioni del ·filone, la v~locità della corrente, i punti di men difficile passaggio. Per cffetluare il passaggio, si provvide ~Il' allestimento ed alla racco!ta dcli' ingente materiale necessario, Ingente sopratulto perchè l' impeto della corrente e la facilità pel nemico di di~truggere con artiglierie e con bombe d' acr~plani i ponti gittati imp~ncva di avere alla mano cospicue riserve per le inevitabili continue sostituzioni. Una parte di questo materiale era stato costruii.o da tempo; nuove compagnie pontieri erano state organi2Zate e un'aliquota di esse trasformata dal traino animale ·a quello meccanico per ottenere maggiore rapidità di
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-1 4 spostamento; a preparazione compiuta, grazie agli ·s forzi delle officine militari e private, si ebbero pronti oltre 20 equipaggi da ponte regolamentari, ben 4500 metri di passerella tubolare di tipo sp eciale su barche appositamente costruite, più materiale regolamentare (barconi, impalcate) per altri 4500 metri di ponte. Vennero inolt re costruite nella laguna e nei fiumi e canali dcli' alta Halia centinaia di barche e di barchetii; si provvide alle àncorc per migliaia di galleggianti, calcolando che la v io lenza dellà corrente avrebbe richiesto l' impie.go di due àncorc ·anzich.è di una, per ogni barca da ponte o da passerella. Nè basta; già nei giorni della preparazione si ~anizzò quanto occorreva per il sollecifo ripristino dei ponti stabili sul Piave e s u altri corsi d'acqua nei territori da liberare, concentrando nella regione di Treviso e di Mestre ·oltre 20.000 metri cubi di legname da ponte, che vennero solÌecitamenle .lavorati e preparali sul posto, ferramenta ed accessori. Tutto, nel prodigioso sforzi> che ci apprestavamo a compiere, doveva essere preveduto nei particolari più . minuti, tutto doveva essere, ed era, pro,'l(o· per sfruttare interamente la vittoria nelle sue conseguenze più grandiose e più lontane.
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Le forze contrapposte.
Il nemico leneva,J.a.,fronlc dallo Stelvio al Mare con 63 divisioni e mezza, delle quali ali' inizio d ena ballaglia 39 '/, erano in prima linea, 13 '/, in seconda e 10 '/, in riserva. Nel settore da noi scelto per I' attacco, dal Brenta al Ponte di Piave, erano schierale 23_ divisioni nemiche (18 in prima linea, 5 in - seconda); e precisamente: _8 divisioni in prime linea e 3 in seconda dal Brenta a Pederobba ; 'l in prima linea e 2 in seconda linea da Pederobba ai Ponti della Priula; 3 in prima linea dai Ponti della Priula a Ponte di Piave. Nelle retrovie nemiche erano disponibili l O e mezza divisioni di "riserva, falle avvicinare alla fronte in previsione del nostro allacco, di cui qualche indizio era, all'ultimo, inevitabilmenle pervenuto al nemìco, e facilmente spostabili dall'uno ali' altro· settore grazie alla via d' arroc· camento Trento-Fellre-Belluno. Complessivamente il Comando austro-ungarico poteva opporre direttamente e immediatamente alla nostra offensiva una massa di 33 divisioni e mezza, senza indebolire alcun settore d ella fronte conservando nei settori n on attaccali un complesso di 30 e mezz.a · divisioni. Divisioni eccellenti, in prevalenza costituite di elementi tedeschi e magiari, guernivano i"capisaldi, i pilastri della fronte d' allacco: tali erano la 40' divisione H onved (Col Caprile), la 42* H onved (PrassoÌan), la 13' Schutzen e la 17' (Solarolo), la 50' (Spinoncia), la 20'. Honved e la 31• (Stretta di Quero), la 41• Honved (Alture di Su segana), la 29' e la 7' (Regione delle Grave), la (>4' Honved e la 70• Honved (a nord d i Ponte di Piave). La sistemazione difensiva nemica era formidabile : a linee successive nella regi_one del Grappa, dov'era favorita anche da posizioni dominanti ; a fascie di combattimento, secondo il sistema dello • della difesa elastica • , lungo il Piave. Tali fascie di combattimento, formate da centri di resistenza disseminati secondo le accidentalità del terreno e in modo da appoggiarsi a vicenda, si raggruppavano in due posizioni successive : la prima, profonda circa due Km. a partire dalla sponda sinistra del Piave, coperta da trinceramenti avanzati i uÌle Grave di Papadopoli, aveva il nome di _Kai_~erstellung (posizione del l' Imperatore) : la seconda, situata a circa ·3 Km. più indietro, si chiamava Konigstellung (posizio_n e del Re). Mitragliatrici, cannoncini da trincea, bombarde · in grandissima quantità costituivano insieme con gli altri mezzi d'offesa del fante - il fucile e le bombe a mano - l'armamento e la difesa immediata delle opere nemiche.
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Potenti masse di artiglierie - in totale oltre 2000 pezzi - pronte àd eseguire fuochi preparati e contiòl!ati di s barramento, di interdizione, di controbatteria, erano addensate ai lianchi e dietro i singoli ·settori 'della difesa, cosi da sviluppare azioni di . massima efficacia sia frontalmente, sia· d' :infilata. Tre distinte masse di artiglieri;>, difendevano la regione a nord del Orappa, in complt:sso 1200 pezzi; la [>rima massa, posta!~ s,;I margine orientale dell' altopiano di Asiago, ad ocddente del Brenta, comprendeva oltre 400 peni ; la seconda, distribuita a cavallo del val di Seren, contava circa 600 bocche da fuoco ; la terza, ad orie11te del Piave nella zona ·Segusino.Valdobbiadene, noverava circa 200 pezzi. A queste tre ma.~se noi contrapponevamo complessivamente circa ·1soo pezzi, di cui circa 500 sul margine orientale del!' allopiano d'Asiago, circa 800 nella zona del Grappa, e 500 nella regione Monfenera-Pederobba. · · Di fronte al nostro settore Pederobba-Palazzon erano raggruppati in tre distinti ammas,. sàmenti, circa 500 pezzi; il primo sulle colline tra Valdobbiadene e Colbertaldo, il secondo nella piana di Sernaglia, il terzo nella zona Collalto-Susegana-S. Lucia di Piave-Mandre. A queste artiglierie erano contrapposte una nostra massa di circa 450 pezzi uella zona di Cornuda e 1700 pci.zi uclla zona Montcllo-Palazzon, conlro la_ fronte principale di sfo ndamento. Finalmente, , circa 350 bocche da fuoco potevano essere impiegale dal ne_mico ~ulla fronte delle Grave di Papadopolì, dove erano schierati drca 800 pezzi italiani. Complessivamente, da parte nostra, oltre 4750 pezzi di artiglieria di ogni calibro, ivi compresi circa 600 .grosse bombarde, potevano corlCentrare il loro tiro ùistmttore s ulla fro nte d'attacco, Vennero accum~!a_ti presso la fronte, per l'azione, 5,700.000 colpi (8 giornate di . fuoco), La .front,; era da noi tenuta complessivamente con SI divisioni di fanteria italiana, 3 britanniche, 2 francesi, 1 czeco-s lovacca ed il 332° reggimento di fanteria Americano. L,a massa d~stinata a rompere la fronte nemica nella fase iniziale della lotta e a sfruttare il successo venne composta di 22 divisioni di . fanteria di prima linea, delle quali d ue britanniche e una france se (Armate: 4• Tcn. Oen. Giardino; 12' Generale Oraziani del!' Esercito francese, 8' Ten. Oen. Caviglia; T-0" Generale Conte di Cavan del!' esercito Britannico), Diciannove divisioni ilaliane p5 di fa nteria e 4 di cavalleria) e la divlsione czeco-slovacca erano tenute in seconda linea quale riserva e potente massa di manovra ; di queste, O divis ioni costituenti la. 9• Armata (Ten. Oen. Morrone) ed il Corpo di Cavalleria (S. A. R. il Conle di Torino) erano alle dirette dipendenze del Comando Supremo. Conscio della gravità e della grandiosità dello sforzo che stava per richiedere ali' esercito, il Comando' Supremo, dopo avere atteso con fermena il momento propilio, si apprestava ormai a lanciare tutte le sue truppe nella lotta, di cui intravvedeva i risultati decis ivj per l' Italia e per la causa comune degli Alleati, E la manovra lungamente meditata, maturala, v_oluta, dovevà, come avvenne, svilupparsi esattamente secondo il disegno prefissato, colpire l' avversario di sorpresa nella direzione più vitale e produrr~. senza più rimedio, il crollo dell' intera sua fronte.
La battag lia di Villorio Veneto
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PARTE Il.
LA BA T.TA GLI A t· -
L'azione preparatoria.
Fu deciso che la battaglia si iniziasse all'alba del 24 Ottobre con l'attacco della 4• Armata nella reeione del G ra ppa, da effettuarsi col concorso del!' ala sinistra della 12• e con l' ap· poggio dcli' azione d' artiglieria della o• Armatà (allopiano d' Asiagb). La 6• Armata aveva anche ricevuto ordine di eseguire, a scopo diversivo, importanti colpi d i mano su tutta la propria fronte ; mentre la 10' Armata avrebbe preso possesso delle G rave di Papadopoli, superando cosi, con questo alto preliminare, il lilon~ 1nincipale della corrente. T ra Brenta e Piave il nostro fuoco d'artiglieria s' iniziò alle ore 3 del 24; alle 7.15 le fanterl~ mossero all'attacco. Una fitta nebbia, trasformatasi poi in pioggia dirotta, venne presto a limitare l'efficacia delle o pposte artiglierie, ma non impedì la lotta vicina delle fanterie e delle mitragliatrici, che assunse subitq carattere di grande accanimento. L' Asolone, occupato di slancio, dovette essere abbandonato sotto una tempesta d i fuoco di mitragliatrici incavernate e sotto la pressione di violenti contrattacchi. u. brigata Pesaro (239"-240") espugnò il Pertica e il XXIII riparto d 'assalto e altri elementi conquistarono q . 1484 del Prassolan ; ma, flagellati e decimati dal fuoco avversario, furono anch'essi costretti a ripiegare a ridosso d elle posizioni rag-i;:iunte, d ove resistettero fortemente, annidati nelle buche dei proietti. La Brigata Lombardia (73°- 74') attanagliò con le sue colonne d' attacco le vette di Solarolo e occupò quella di q. 1671. La b rigata Aosta (5"·6"} strappò al nemico in aspra lotta il Valderoa, catturando I resti del presidio. Vano fu l' attacco allo Spinoncia che svelava mi, tragliatrici in ogni roccia e oppo neva ai nostri l'ostacolo di pareti quasi a picco. Più ad oriente il Il battaglione del 96° Fanteria (Brigata Udine) con ardite puntale s' impadronl del Col di Vaial e iniziò la scalata di punta di Zoe. L' ala sinistra della 12• Armata, appoggiando l'azione della 4', $cese da Monte Tomba e dal Monfenera nella conca d i Alano e riusd a stabilirsi sulla sponda no rd del torrente Ornic. · Nelle .sanguinose azioni venivano catturati 1300 prig ionieri e numerose · mitragliatrici. Nel tempo sksso pattuglie d'assalto della I' Armata in Val d ' Astice e sul ciglione sud d i Val d' Assa, speciali colonne d'attacco della 6' Armata sul!' altopiano d'Asiago, irrompevano nei posti avanzati del Redento re (Val d' Astico) e di Cima Tre Pezzi (Val d' Assa), nel trinceramenti d i Canovc, del Sisemol, di Stcnfle e del Comonè allo scopo di allarmare l' avversario: e di impegnarlo in quei setlori impedendogli di spostar forze verso la regione del Grappa, e, dopo mischie violente, ne ripo rtavano prigionieri. li Sisemol, sp2zzato da una
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luigi Emilio lonp,o
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colonna francese, che catturò l'intero presidio, fu mantenuto per l'intera giornata allo scopo di accentuare l' azione dimostrotiva. La resistenza accanita incontrata nella regione del Grappa non fece mutare i propositi del Comando S11premo, c.he ordinò di insistervi per fiaccare la resistenza del n~mico ed assorbirne le riserve; intanto il forzamento del medio Piave, stabilito per la notte sul 25, doveva ancora, per le avverse condizioni atmosferiche nuovamente sopravvenute, essere differito di qualche giQtno. Le acque del fiume, gonfie nei giorni precedenti, erano venute lentamente decrel'cendo, tanto che nelle prime ore è.lei 24 truppe della 12' Armata, britanniche ed italiane, avevano potuto, secondo gli ordini, occupare nella regione delle Grave d i Papadopuli le isole di Cosenza, Lido, Grave e Caserta. Ma poco dopo, nello stesso giorno, scatenatasi repentinamente .una diroltissima pioggia nella zo na montana e ntlla pianura, si manifestava un nuovo aumento, tanto che nella zona stabilila per il gittamcnto dei ponti Ira Pederohba e Sant' Andrea di Barbarana, anche nei punti di minor profondità, ai guadi, il livello dell'acqua era salito già fino ad 1.55 e la velocità della corrente s uperava in più punii i tre metri àl secondo; per altro le osservaiioni precc:denli facevano prevedere che questa fase di aumento sarehhe stata di breve durata. Fu perciò deciso di rimandare il passaggio del fiume alla sera del 26, e nell'attesa si continuò, col massimo vigore, l'azione preparatoria. Il 25 Ottobre mentre la 10" Armala consolidava il possesso delle Grave, la 4• Armata, riordinale le sue ·truppe e rinnovala la preparazione di artii:lieria, insislette dovunque nel!' azione concentrando gli sforzi sui punii pi~ accanitamenle difesi dal nemico, Col della Berretta, Asolon, Pertica, Solarolo, e lendendo ad allargare la conquista del Valderoa. Il IX reparto d'assalto, irrompendo -dall' Jlsolone, riusci a giungere di slancio al Col . della Berretta catturando 600 prigionieri; il nemico, riavulosi dalla sorpresa dell'arditissima incursione, contrallaccò. da ogni parie cercando di circunda,e gli • arditi•, ma questi, apertasi bravamente la strada attraverso le forze ostili, rientrarono coi prigionieri nella linea di partenza. Il XVIII riparlo d'assalto ed elementi della brigala Pesaro (239° 240"), dopo sei ore di lolla accanila, subendo perdite gravi nia infliggend one maggiori al ·nemico, si affermarono sul Pertica, catturando i pochi superstiti del presidio, e più di 40 mitragliatrici che difcn· devano 1:t munitissima Cima. L• b rigata Bologna (39" 40') espugnò Monte Forccllctta, e si portò sotto !a vetta di Col del Cuc prendendo prigionieri e m.ateriali. Fanti della Brigala Lombardia (73' 74•) e alpini dei battaglioni Val Toce e Levanna rinnovarono assalti su assalti contro le velie nude e lonnen!ate di Solarolo, senza riuscire a cenquis!arne il po~sesso. Oltre 1400 prigionieri vennero calttsrali nella dura giornata_ Lolla 'disperala su tutta la fronte, ma ·non vana: oltre ad aver perduto posizioni dì capitale importanza (Monte Pertica e M. forcellelta) il nemico, profondamente scosso dalla potenza e dalla violenza degli attacchi, sentendo aculrsi il pericolo dello sfondamento verso la conca di Feìfre, impegnava nella d ifesa della /egionc del Grappa non solo le sue riserve immediate, ma anche quelle che teneva nelle re trovie del feltrino e del Bellunese. Veniva cosl a privarsi delle forze che a noi premeva appunlo fossero neulralit· zate, pèr impedirne lo spuslamrnto vorso la fronte delia nostra s• Annata. Nella giornata del 26, la ballaglia sul Orappa prosegul serrala, ac:canita con fluttuazioni continue; .1200 prigionieri vennero catturati. Due delle divisioni di· riserva e le artiglierie di terza rincalzavano la fronte del nemico il quale av.e,a cosi in linea, fra Brenta e Piave, 9 divisioni contro le 7 italiane che assalivano e che proseguivano instancabili la loro durissima azione di logoramento.
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La battaglia di Vittorio Vene/o
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La rottura della fronte nemica.
Il fon.nmeoto d el Piave. Migliorate le condizioni atmosferiche e scemata la violenza della corrente, la sera d_e l 26 s' iniziarono i lavori per gittare i ponti attraverso il Piave: uno sulla fronte della 12' Armata al Molinelio (Pedcrobbaì, sette sulla fron te dcli' B', tra f ontana del Buo ro (Montello) e gli ex Ponti della Priula; tre su lla fronte della 10• Armata alle Grave_ di Papadopoli. Di questi passaggi, pe/' l' aggiustato tiro del!' artiglieria nemica e per la violenza d ella corrente, sei soltanto poterono essere portati a compime nto e cioè quello del Molinetlo, due tra fontana del fl uoro e il saliente di Falzè, tre alle Grave Papadopoli. Attraverso i passaggi st.,bilili e con l'ausilio di lraghetli e <ji barche, i primi riparti toccarono la sponda sinistra del iiume, e, accompagnali con mirabile efficacia dal tiro delle nostre artiglierie di riva destra, si slanciarono sulle linee nemiche e le conquistarono. La crisi.
A giorno, le truppe passale oltre il Piave formavano tre teste di ponte. I.o. prima testa di po11t,, nei pressi di Valdobbiadene, era tenula da tre battaglioni del 107• Reggi111enlo Fanteria francese e tre baUaglioni alpini italiani, tutti de!la 12• Armata; e da un reggimento della Brigata Campania, appartenente ali' s• Armata (XXVII Corpo) e passato esso pure sul poule del t,·\olineuo giUato dalla 12• Armata. Verso sera queste truppe avevano raggiunto combattendo la linea Osteria Nuova · S. Vilo - Madonna d i Caravaggio •
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funer - Ca' Settolo. La seconda testa di ponte, nella p iana di Semaglia, era formata da truppe del!' 8' Armata ; a sinislra la Brigata Cuneo (7· e s··) e altri elementi del XXVII Corpo il quale non aveva potuto stabilire ponti propri; al e.entro la maggior parte della 57• Divisione, e a destra la !'-Divisione d'assaho e il 72' Reparto d' assalto, del XXII· C. d' A., accompagnati~· Ire batterie da montagna. A destra d el XX.Il', I' VIII' Corpo per la violenza del fiume e per il tiro preciso delle batterie avversarie che lravolgevano di continuo il ponte, non riu scl a stabilire alcun passaggio nel proprio settore, tra fallè e Nervesa. Mentre le valorose truppe d ell' s· Armata passate. olt,e il fiume lottavano aspramente, conquistando l'una dopo l' altra, soito raffiche violente di fuoco, le difese nemiche, lutti i punti alle loro spalle si spezzavano colpili d all' artiglieria o tra volli dalla corrente. Nonostanle questa situa'zione diffidlissirria " ch e poteva da un momento all'altro divenire tr\gica, queste !rupi)(' proseguiro110 i_mpavide l'azione per l'inlera giornata allargando la loro occupazione, resistendo a vigorosi conlrattacchi. Con risolu10 allacco verso nord ~ verso est la I' Divisione d' assallo occupò falzè e Chiesuola: la 57' Divisione, schierata alla sinistra della t· d'assalto, avanzò verso nord; la Brig,,ta Cuneo, ancora più a sinistra, appoggiata al fiume, resistette validamente ai violentissimi contrattacchi lanciati dal nemico. Il LXXII Reparto d 'assalto, attaccato presso C. Mira. e Boaria del Magazzino da forze tre volte superiori, le respinse, le contrattaccò, :1e avvolse, le catturò. Nella notte vennero respinti allri contrattacchi verso Scrnaglia, menlre violente azioni di fanteria nemica verso falzè costringevano la 1· Divisione d' assalto a ripiegare leggermente. La situazione generale rimase p erò immutata. La terza lesta di ponte venne formai~ dalla 10· Armata che, passato il secondo filone
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del Piave fra le Orave dì Papadopoli e la sponda sinisira del fiume, sfondate le difese nemiche, dilagò nella piana di Cimadolmo. Aspra resistcnu inconlrò ncll' avanzata l' Xl Corpo d'Armata italiano (ala destra della I O' Armata) che, contrattaccato verso sera, dovette ripiegare lìevementè alla propria destra. Nello stesso tempo il XIV Corpo. d'Armata britannico (ala sinistra della 10- Armai.i) combatteva strenuamente attorno a Borgo Malanotte, che, dopo averlo momentaneamente abbandonato sotto violento attacco nemico, rioccupava subito con impeluoso contrattacco. Oltre 5000 prigionieri e 24 cannoni venivano complessivamente cattura!i dalla I O' Armata. Nella notte sul ·28 si lavorò senu posa a ·riattare I ponti interrotti lottando contro tulle le difficoltà create dalla pioggia che aumentava il volume e la velocità delle acque, e dal nemico che aveva intensificato il fuoco delle propriç artiglierie ed il tiro con proietti a gas ed a iprite. Anche in questa s«onda notte I' VIII Corpo d' Armata non riusci a gittare alcun ponte sulla sua fronte fra falzè e Nervua. Veniva cosi a prodursi una vasta soluzione d j continullà oltre fiume_fra le !ruppe dcli' s• Armata e quelle della IO'. Per colmarla, e per agevolare il passaggio dcli' Vili" corpo, al quale era affidata l'azione risolutiva su Vittorio, il Comando dcli' 8' Armata aveva già disposto che un altro Corpo d'Armata, il XVIII, della propria riserva, passasse Il Piave sui ponti della 10' Armata, per op erare nella gfoma1a del 28 dal fiam:o sinistro di questa in direzione sud-nord, puntando su Conegliano e venendo cosi a liberare in gran parte la fronte dcli' VIU, in modo che questo potesse a sua volta dfettuare sicuramente il passaggio nella notte successiva. L~ maltim1 del 28 il XVIII Corpo initiava il passaggio a Salettuol sui ponti della 10, Armata pure interrottisi durante la notte e riattati a fatica; e contemporaneamente nuove truppe della 12• e dcli' Sa Am1ata (XXVII Corpo e la 6(), Divisione - Brigata Piemonte e Porto Maurizio - def XXJI corpo d'Armai.i) passavano il fiume fra Pederobba e f alzè. L'azione riprendeva su tutla· la fronte. Tutta la 12' Armata attaccava a cavallo del Piave verso nord; espuitnava Alano sulla destra del fiume e le alture di Valdobbiadene (M. Planar e M. Pcrlo) sulla sinistra, e catturava qualche migliaio di prigionieri. Intanto sulla fronte dell' 8• Armata le truppe del XXVII e del XXII Corpo, passate per le prime oltre il fiume e rimaste ancora isolate per nuova rottura dei ponti, resistevano impavide a continui contrattacchi : le instancabili nostre artiglierie le proteggevano dalla riva destra fulminando il nemico, e gli areoplani le rifornivano di viveri, di cartucce, di coptrte, Ma la tenacia di tutti vincevà la crisi. li XVllt Corpo, riuscito a far passare oJlll' fiume soltanto · la Brigata Comò (23'- 24' ) e un reggimento della Brigata Bisagno, (209' - 210') lanciava queste truppe .impetuosamente ali' attacco risalendo la sinistra del Piave, e a sera, rovesciata ogni resistenza nemica, aveva oltrepassata la ferrovia di Susegana in corrispondenza dri ponti della Priula, aprendo cosi la via di sbocco ali' VIII Corpo d'Armata. Più a sud, il XIV Corpo britannico e l' Xl Corpo ilaliano della l()• _Armata, allargando la brcçcia già aperta nella e Kaiserstcllung ., dilagavano a oriente attraverso la pianura, e raggiungevano la linea del Montiano. Lo schieramento dell'avversario sulla riva sinistra del Piave era ormai spezzato in d ue tron. coni; quello meridionale vèniva immobilizzato dalla l()" Armata, e quello settentrionale, ancora aggrapp.ato alle colline di Conegti.ano,minacciato di avvolgimento dall'VIII Corpo d·Armata; doveva cedere. L' &- Armata ripigliava la sua libertà d'azione, e la manovra il suo pertinace svolg imento.
In hattaglia di Vittorio Veneto
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Il suèccsso si delinea.
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Nelle prime ore del 29, infatti, ·., Vlll Corpo, gittati .i ponli della Pri~la, sì slanciò su_i, volla all'attacco; superata la linea nemica dì Marcalellì, s' ìmpaélronl dì Susegana, e mentre il XVlll Corpo occupava Coneglìanò, spingeva innanzi con fu lminea mossa -una colonna· celere, . (lancieri di Firenze e bersaglieri ciclisti) ad o ccupare Vittorio, che venne raggiunto a sera.
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Nel tempo stesso le truppe della 12• Armata, alpini della 52• Divisione. fanti ·della 2:J. Divisione francese e del I Corpo italiano {70' Divis io ne); conquistavano M. Cesen, posizione i~portanlìssima per il dominio cbe essa ha sulla stretta di Quero e verso la conca di f eltre; occupavano Segusin~ e raggim1gevano Quero. Parlicolarmente no tevole fu la avanzata della 52• Divisione, per la conquista di M. Ceser1, compiuta vincendo asprissime difficoltà del terreno, rese anche più gravi dalla tenace resistenza nemica. Successivamente, colonne del!' S• Armala irrom pevano nel solco S. Pielro di Barbpna: . Serravalle e oltrepassavano Follina. La IO- Armata varc~va il Monticano su ampia fron te. Oltre 8000 prigionieri e un centinaio di cannoni venivano complessivamente c.1tturatì, il giorno 31, dalle Armate 12•, 8• e 10-.
Fraltanlo sulla Ironie d ella 4• Armala, il nemico, sempre più impegnandosi nella lotta, era il giorno 27 passato alla conlroffesa ; o1to attacchi sferrava contro il Pe rtica, tutti respinti; per sei o,e il combattimento infuriò intorno alla velia; i cadaveri s'ammucchiarono sulle sassose pendici. Sul Valderoa, la Brigata Aosla {5" e 6"), benchè soverchiala da forze prepòitdera nti, s' abbrancò alla cima, e non piegò. 'un' implacabile azione d'artiglieria si svolse da parte nostra il 28; il 29 s ì riaccese la lotta delle ar1iglieric sull' Asolone e in Val Ccsìlla; le colo nne Ìb lìane tendevano dall' Asolone al Col della Berrella, per favorire l'ampliamento dell'occupazione d el Pertica e l'espugnazione del Prassolan e del Solarolo e per slandarsi alla conquista della conca di Feltre lungo i contrafforti del Roncone e del Tomalico. Il nemico oppose una rèsislenza accanila, contrailaccò instancabile, gettò nella lolla le sue ultime riserve, portando ad 11 le divisioni in linea. Così la 4• Armata, pur non polendo raggiungere sul terreno l'obiettivo final e assegnatole, dì interrompere malerialmente le comunicazioni fra le truppe nemiche della zona alpina e quelle del p iano, riusciva con la sua tenacia nel eompito ·di cooperazione immediata logorando le riserve che l' avversario leneva nella conca di feltre, ed impedendo loro di poter essere lam:iate nella pianura ad ll{ginare la breccia ormai aperta dalle truppe del_l' 8', della IO• e della 12• Armata.
u disfatta nemica, già d elineatasi fi11 dal giorno 28, decisa il 29, precipilava il 30. So tto l' irresistibile pression e combinata d:ille tre acmate dì manovra, là frònle fretto(osamenle rinsaldala dal nemico s u p osizioni ·relroslanlì veniva d ì nuovo sfondata in più punii. L' 8• Armata, svolgendo brillanlemenle il compito assegnatole, convergeva a sinislra con rapida avanzata, si slanciava sulla dorsale delle Prealpi ad oriente · del M. Ccsen, contro la si retta dì Fadalto e sul Cansiglio, e punlava all a convalle bellunese. La I• Divisione di cavalleria
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luigi Emilio l ongo
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veniva !andata innanzi tra l' S, Armala e la oltre. il Tagliamento.
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obiettivo la Livenza a nord di Sacire; e più ·
Cosi delineatasi la situazione, il Comando Supremo ritenne giunto· il momento di far entrare in azione anche le truppe schierale sul basso Piave, La 3• Armala, che, agli ordini di S. A. R. il Duca d'Aosta aveva fortemente impel('llalo il nemico di fronte ed attendeva vibrante la sua ora, ebbe l'_ordine pùr essa di attaccare. Con l'appoggio di una divisione, fatta passare attraverso i ponti della 10• Armata e spinta verso il sud, lungo il Piave, forzò in aspra lotta gli sbocchi di Ponte di Piave; di Salgareda, di Romanziol, di S. Donà ed avanzò decisamente nella piana, sebbene fÒrtemenle ostacolata dall' avversario, che si accaniva in tenaci~sima resistenza di retroguardie per coprire il ripiegamento delle proprie artiglierie. O ltre 3000 prigionieri furono catturati in quella giornata. A ser.i, dopo vivaci combattimenti, le truppe della 12• Armata s i erano aperta ia stretl;l di Quero ed. avevano allargalo la loro occupazione del massiccio del Cesen; l' s• Armala, raggiunta la eresia della dorsale prealpina da M. Cesen a M. Pezza, combatteva al passo di San Soldo. Pii, -ad oriente aveva forzalo la stretta d i Serravalle, a nord di Vit!orio, oltrepassalo Breda Fregosa, Sannede e Caneva. La 1()> e la 3' Armata avanzavano verso la linea della Livenza. Cosl la battaglia si svolgeva con esalto ritmo cresce_nte secondo il disegno prestabilito. Il Comando austro-ungarico, tratto in inganno dai nostri due sfor2i .Ìlle ali, sul Grappa ed alle Grave di Papadopoli, si era lascialo assorbire verso il Grappa le riserve deÌ feltrino, e verso la 1O* Arrnata, che aveva compito d i fianco difensivo, la più gran parte delle riserve del piano; cosicchè ogni sforzo per contenere la nostra rapida irruzione da Vfttorio verso la convalle bellunese non poteva più giungere che tardivo, e la rnanovra di aggiramento pel rovescio d el Grappa si presentava ormai promettente dei maggiori risultali.
Il crollo del fronte del Grappa.
La rninaccia che la 12' Armata, superala il 30 la stretta di Quero, già portava in direzione di feltre, subilo valutata anche negli effetti lo ntani, fece deliberare il movimento decisivo per il settore del Grappa.
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Infatti nella notte dal 30 al 31 il grosso delle forze nemiche, ricevutone improvvisamente !'.ordine, aveva, col favore delle tenebre, inizialo il ripiegamento sulla front e Fonzaso- feltre, per coprire, col concorso delle difese organizzate_più ad oriente al passo di S. Boldo e alla stretta· di Fadalto, le linee di co111unica2ion/ dell' alto Piave. 1.1 Comando della 4• Annata, tenuto sull' avviso di quanto acc.adeva negli altri seltori, ebbe la sensazione di questo movimenlo, e ordinò alle sue truppe di riprendere l'avanzata. li° ripiegamento del nemico si compieva sotto la protezione di retroguardie .forti per numero, pet il valore d elle posizioni occupate, per l' appoggio di centinaia di mitragliatrici e di numerosissime bocche da fuoco rimaste in posizione. Tali retroguardie dovevano resistere lungamente per dar tempo al grosso delle lr~ppe di ripiegare in ordine sulla linea scelta per la difesa arretrata, di sgombrare la enorme massa · di cannoni, di munizioni, di materiali d' ogni sorta accumulali sulle montagne. Con uno sforzo vigoroso le colonne d'attacco della 4" Armata, travolsero le retroguardie nemiche, superarono le posizioni lunga~enle contese e si slanciarono innanzi, sulla conca di Feltre, per i contraÌforti del Tomatico Roncone e per la valle intermedia di Sercn.
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La ·brigata Ancona (69"-7(/') della 6" Armata', appoggiando a sinistra il movimento della 4;, avan.zò celermente in Val di Brenta ed· oc.cupò Cismon sorprendendo· ' .. ., intero comando ·di reggimento nemico e catturando J(X)O uomini e Q ~annoni da 152, che s .. ,u ali' ultimo sl erano ciecamente accaniti a tirare su Bassano. A sera la 4' Armata, vinte s uccessive ostinate resistenze, teneva con l'ala sinlstra il M. Roncone e spingeva pattuglie nel solco Arsiè-ATten; il 91' fan teria (Brigata Basilicata) bloccava e catturava a Corlo, in Val di Cismon, un' intiera brigata nemica. Al centro le Brigate Bologna (39'- 4(/') è Lombard ia (73"-74°) per la Val di Seren, gli alpini dei battaglioni M. Pelmo, Exilles e Pieve d i Cadore per la montagn~, piombarono nel solco Artenfeltre; i battaglioni Exilles e Pieve di Cadore entrarono primi in Feltre alle 17.30 fra I' entu• siasmo della popolazione, scacciandone il nemico disorientato. Sopraggiungevano poco dopo la brigata Bo!Ògna e il battaglione alpini M. Pelmo. Vennero catturali oltre 2C()O prigionieri, compresa la compagnia del Genio incaricata d i far saltare i ponti, che rimasero intatti. Il l ' Gruppo Squadroni del reggimento cavalleggeri di Padova (21'1 che era in piano, la11ciato all'inseguimento, sorpassò di notte la vetta d el Orappa, e con mirabile m,rcia per difficili mulattiere, si lanciò in val di Seren donde sboccò la mattina del i" novembre pu11tando verso Belluno, carican do e disperdendo per via un re~gimento bosniaco. _Sulla deslra, te brigate Aosta (5° e 6j e Udine (95' e 96") gettandosi per la val Calcino e per la val Cinespa attraverso il contrafforte· dello S~'~"ncia e di M. Zoe, bloccarono nelle gole d i Schievenin quante forze rimanevano a fronteggiare il l ' Corpo d'Armata (ala sinistra della 12' Armata). Il r aggiu ngimento della Lìvc n za. ·Nello stesso giorno 31 la 12' Armata, proseguendo la sua avanzata oltre la strelta di Quero e la dorsal~ prealpina, raggiunse la sera il Piave tra Lentiai e Mel. L' 8' Armata, compiendo la propria co nversione a sinistra, vinta do po 10 ·ore d i lotta la resistenza avversaria al passo di S. Soldo, scese pur essa al Piave a oriente di Mel, con· quistò la stretta di Fadalto, lanciò avanguardie verso Ponte delle Alpi, occupò con colonne celeri il Pian del Cansìglio. Fin dal giorno 29 ìl Comando Supr~mo, delineatosi lo sfondamento della fronte nemica, aveva ordinato il passaggio sulla sinistra d el Piave del Corpo di Cavalleria (Div. 2• 3' e 4') assegnando ad esso il compilo di prevenire il nemico ai passaggi del Tagliamento da Pinzano al mare, sia per precedervi le colonne avversarie in ritirata, sia per impedire ra distruz.iòne dei ponti. 11 giorno 31 il Corpo di Cavalleria agli ordini di S.A.R. il Conte di Torino, vinte ostinate resistenze di reparti avversari, si irradiava nella pianura oltre la fronte della l()o Armata. Oià ali' alba del 31, palluglie dei lancieri Vittorio Emanuele (IO') e Milano (7') entravano in Oderzo. Contempou'neamente la I• Div. (alla diretta dipendenza del Comando dell' 8• Armata) sor-, preso il nemico presso fiaschetti, gli impediva di distruggere il ponte sulla Livenza, varcava il fiume e caricava col reggimento Oenova (4') retroguardie appostate sul!' opposta rivà, travolgendole ed inseguendole per la strada di Vigonovo, catturando prigiortieri e mitragliatrici. A notte occupava Vigonovo è: Cordignano. Sulle, orme della !• Divisione di cavalleria, la J• Divisione passala la Livenza al ponte di Fiaschetti, si spingeva celeremente su Polcenigo, ne espugava la stretta saJdamcnle tenuta dal nemico, mercè l'azione decisa delle batterie a cavallo del 3° gruppo di artiglieria e d ei
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ciclisti del reggimento lancieri di Montebello (8") e dei cavalleggeri di Vicenza (24·) e ~pingeva palluglie al Tagliamento. Ricognizioni spinte alla U,•enza a valle di Sacile dalla 4• Divisione trovarono la riva sinistra occupata _dai nemico e tutti i ponti distrutti. Un gmppo del reggimento cavalleggeri Guide (19") attaccava Sacile fortemente difeso e se ne impadroniva col concorso di fa nteria britannica, d opo lolla ostinata di casa in casa. La l(J, Annata raggiunse la Livcnza da Sacile a Molta; la 3• Armata vi allestò le proprie avanguardie da Motta al mare, superando con tenace, ardore numerose interruzioni stradali, ·sbarramenti, rèticolati, e vasti allagamenti.
L ' a:,;ione sull'altipiano. di Asiago. 11 cedimento della fronte nemica, dopo lo sfondamento di Vittorio e il crollo del settore del Grappa, si propagava Inesorabilmente da oriente verso occidente. Con I' occnpazione della conca di Feltre il settore nemico dcli' altipiano di _· Asiago · vacillava. fin dal 24 ottobre, còme è stato detto, la 6' Armata, che aveva nelle proprie file la 48D ivisio ne britannica e la 24~ Divi!'tiOne franc(: se. aveva ùatU alla 4• Armata r appoggio fr:t· terno e. direlto di lutle le sue batlerie aventi effi.;,cia nella r.egione del Grappa e I' appo\!:gio indiretto, ma imporlante, di una energica pressione sulla propria fronte mediante parziali ma continue ed ardite azioni di fante rie. Il ;28 ottobre, premuto da q ueste nostre azioni, e preoccupato degli avvenimenti che si svolgevano sulla sua sinistra, il nemico si ritiri> sulla , winterstellung, (posi,ione invernale) già predisp osta, ai margini del bosco di Gallio e sulle falde di M. Rasta e di M. Interrotto, abband onando la conca di Asiago che fu subito occupata dalle nostre vigili truppe della 6• Arl)lata. Il 30 ottobre, manifestandosi sull'altipiano indizi che il nemico si apprestava ad altuare un ripiegamento più vasto (incendi e scoppi di .munizioni nelle retrovie) fu deciso che anc he la 6' Armata, sebbene già depauperata di fo rze a vant.ggio dell'azione principale, si lanciasse ali' atlacco sulla fronte M. Mosciagh-Stenfle-Portecche. L' azione, preparata il mattino del 3 l dall'espugnazione delle posizioni nemiche d' ala (Melaghetto all'estrema destra, Cima Tre Pe2zi · Fortino Stella - Canove a sinistra), fu pro: seguita a seta col compito di puntare, in p ri mo tempo, su Levico e Caldon;.zzo per inlcrcettare la rotabile e la ferrovia di Valsugana, e chiudere così la principale via di scampo alle truppe che cedevano di fronte alle nostre Armate 4", 12· e 8".
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L' inseguimento.
La percezione esatta del definitivo cedimento dell'intera fronle nemica si era avuta sin dal mattino del giorno 31. Il crollo, giii neltamenfe delineato, dell'intera fronte del Grappa, e t' avanzata dell' 8' Armata verso la convalle bellunese ci ·aprivano ormai con certezza le vie dei' Cadore, dell' Agordino, della Val Cismon e ci consentivano quindi di attuare la seconda fase del concetto informativo della grande manovra, portando irreparabile mi.naccia 0 allo schieramento austriaco del Trentino. In breve tutte queste truppe nemiche sarebbero state tagliate fuori senza scampo. L'arretramento, delineatosi il mattino del 31 anche sull' altipiano, fu ch_iaro segno che il nemièo aveva percepito tulta la gravità della situazione .e tentava di ripiegare per sal\'arsi almeno in parte, e che presto perciò il movimento si sarebbe
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esteso a tutta la fronte sino allo Stelvio. La vittoria era dunque decisiva e bisognava sfruttarla. Bisognava che tutto l'esercito, dallo Stelvio al mare, avanzasse come una poderosa valanga per travolgere ovunque il nemico, puntando colle maggiori . forze nelle direzioni ulili per tagliare Je· linee di ritirata ali' avversario _e d annientarlo. Oli ordini furono diramati il mattino del I' Novembre. Essi furono : per la 1• Armata avanzare su Trento; per la 6• Armata puntare verso la fronte Egna - Trento ; per la 4• Armata puntare verso la fronte Bolzano-Egna ; per l' 8• Armata puntare decisamente oltre la convalle bellunese per la via del Cadore (alto Piave) e per quella di Agordo fra Bruneck e· Bolzano, spingendo un distaccamento a Toblacco; per la 7• Armata puntare verso la fronte · · MezolombardÒ- Bolzano. In sostanza si prescriveva a tutti di puntare rapidamente cd energicamente verso l'origine delle comunicazioni avversarie per produrne lo strozzamento, ed in pari tempo si ordinava d i evitare finchè possibile combattimenti frontali fuori delle linee d i avvolgimento, i quali avrebbero causato inutili perdite, mentre risultati più vasti e decisivi si sarebbero ottenuti per l'effetto naturale e previslo dalla manovra. La 12' Armala, che aveva assolto il suo compito e non trovava spazio per avanzare ulteriormente, ebbe ordine di raccogliersi nella conca d i Fe.lfre in allesa di ordini; le Armate 10' e 3• ebbero ordine di avanzare al Tagliamento, e il Corpo di cavalleria di spingersi oltre per prevenire il nemico ai ponti dell' lso1_tzo, Frattanto lo stesso 1° Novembre, I' s• Armata proseguiva la sua avanzata vigorosamente. Alle ore 11 , essendo stata completata oramai dalle colonne della 4•, della 12' Armata e del1' s• l'occupazione delle conche di Fonsazo e di Feltre mediante il possesso delle alture sovrastanti a nord, riparti della brigata Porto Maurizio (253"-254' fanteria), dopo aver sostenuto quattro combattimenti notturni, entravano in Belluno tagliando le comunicazioni con l'alto Piave a truppe nemiche in rilirata da Feltre, che erano così costrette ad incanalarsi nella valle dél Cordevole. Un'altra colonna dell'S• Armata da Fadalto piombava ·su ponte nelle Alpi e puntava immediatamente su Longaryne e Pieve di Cadore. La 4' Armata, procedendo rapidamente per Val Brenta colla sua ala sinistra (21 ' Divisione), oltrepassò Grigno, rovesciando l' ostinata resistenza che il nemico vi oppon~v~ e chiudendo così lo sbocco della rotabile detta della Marcesina, che dall'altopiano d i Asiago scende appunto a Grigno.
La riconquista degli altipiani.
La perdila di questa comunicazione veniva cosi a rendere ancor più critica la situaziùne delle truppe nemiche dell'altopiano di Asiago. Quivi le truppe italiane, vincendo tenad ssime resislenze, avevano nello stesso giorno 1• l!Ovembre conq~istato Importantissimi vantaggi. Le truppe del Xlii corpo ilaliano precedute dai riparti -d, assalto LII e LXX, che sfondavano la linea M. Ferràgh-pendici nord Sisemol-Stenfle-Melaghetto e Gheipach-Eck-CovolaVal Ronchi, e la 24' Divisione francese avevano raggiunto il mattino del 1° Novembre M. Longara e al meriggio la linea M. Nos- Casera Meletta-Ristecco, aprendo uno squarcio enorme nella compagine della fronte nemica. la favorevole situazione ven'ne subito sfruttata s pingendo la 24' Divisione francese per M. Nos, M. Cimo ne e M. Baldo a occupare la. strada d i arroccamento Campomulo- Val di Nos e lanciando truppe italiane ali' inseguimento sulla direttrice M. Sbarbatal- Fiara-Colombara- Val Oalmarara allo scopo di agevolare sulla loro
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sinistra . l'avanz.ata alla 4_8• Divisione britannica (Xli Corpo d'Armata italiano) che, urtatasi contro insormontabile resistenza sulle posizioni Camporovere-Rasta-lnlerrotto-sbarramcnto della Val d' Assa (linea principale di ritirata per il nemico), manovrava per wenderlo sul fianco e di rovescio per M. Mosciagh. le vàlorose truppe britanniche, combattendo tutta la notte, riuscirono a impadronirsi di M, Mosciagh e di M. Interrotto, congiungendosi con l'altra Divisione (20' italiana) del Corpo d'Armata, che aveva forzato il passaggio <kll' Assa Ira Rotzo e Roana, al margine occidentale dcli' Altopiano. Al margine orientale di questo, hi truppe italiane avevano nella stessa giornata espugnato a prezzo di durissimi sforzi il poderoso sistema fortificato delle Meldte, il M. Bedenecche, il M. lambara e il Sasso Rosso, e con fulminea mossa si erano affermate su M. lisser. Sull'orlo di Val Brenta, riparti del 70" Fanteria (Brigata Ancona) scalando faticosamente, per mezzo di cordate, le impervie pendici di M. Spitz e di M. Chior su cui il nemico tentava un'ostinata resistenza, erano riusciti ad impadronirsi dei pianori terminaÌi, catturandovi 35 cannoni di tutti i calibri, subilo rivolti contro in nemico in fuga verso Enego. Alcune· decine di migliaia di prigionieri e le artiglierie dell'altopiano d'Asiago quasi al completo erano state il cospicuo bottino della 6' Armata in questa prima sua giornata di lotla. Nella pianura, la 3' Divisione di cavalleria, infranta dopo lunga lotta e abile manovra la resistenza di grosse retroguardie avversarie appoggiate da artiglierie sulla linea S. Martino - Sedrano - S. Quirino - Nogaredo, proseguiva verso il Tagliamento raggiungendo la piana a nord della città di Pordenone, già occupala alle ore 14 dalla 4' Divisione che oltrepassò ·il Meduna. La I O' e la 3• Armata impiegarono la giornata del I• Novembre ad assicurarsi i paS· saggi sulla Livenza. la 10' Armata riusciva a superare la Livenza fra Sacile e Motta. La 3• Armata si impadroniva delle teste di ponte di Motta di Livenza e di Tezze, difese tutlora con disperata tenacia dalle retroguardie avversarie.
L' occupatione di Trento. la manovra ordinata il I° Novembre, fedelmente tradotla in atto dal Comandi delle armate ed eseguita ·con slancio dalle truppe, si delineò nella sua ampiezza il giorno 2 per raggiungere interamente i suoi effetti nella giornata del 3. la I' Armata preavvisata sin dal 30 ottobre - sebbene ridotta a sole cinque divisioni, più un gruppo alpino, su 60 km. di fronte . aveva provveduto a raccogliere nella Val laga· rina u na massa d'urto sufficiente per dare un colpo netto e decisivo nella direiione assegnatale: quella di Trento. Occupar~ Trento fulmineamente significava tagliare al nemi~o tutte le sue retrovie dal Brenta al Garda, minacciare anche quelle dei settori ad occidente del lago, troncare d_' un colpo la possibilità di combattimenti di retroguardie dalle gole montan~. Ai fianchi della massa d'urto, sulle pendici dell'Altissimo e sul Pasubio, le truppe laterali dovevano impegnare con vigorose azioni il nemico. Frattanto alla estrema destra dcli' Armata il X" Corpo, accompagnando il movimento in avanti della 6' Armata sull'Altopiano di Asiago, aveva attaccato la notte sul 2 in Val d' Astico, con I' obietlivo di risalire la valle stessa, minacciando di aggiramento le forze nemiche.. degli altipiani di Tonezza-Folgaria per ~pararle da quelle de~li altipiani di Asiago- Lavarone,
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Il primo attacco falll contro la difesa nemica; il secondo ne rovesciò la resistenza. Una colonna puntò rapidamente su per Val d'Àstico fino a Lastebasse agevolando l'avanzata di altre truppe sull'Altipiano di Tonczza e costituendo un profondo saliente minaccioso per le truppe avversarie fronteggianti l'armata. Il giorno 2 il momento era dunque propizio all'attuazione della manovra di Val Lagarina. Verso le ore 15, il riparto d'assalto con uno ·sbalzo fu lmineo si slanciò sullo sbarramento di Serravalle, ne annientò il presidio in · fiera lotta a corpo a corpo, si gettò impe· tuosamente nella a_ngusta breccia aperta, subito seguito dal IV0 Oruppo Alpino (battaglioni M. Arvenis e feltre). Alle ore 20.45, superate nuove successive difese· nemiche, gli arditi e gli alpini entravano in Rovereto e l'occupavano catturando varie centinaia di prigionieri e decidendo per avvolgimento anche la sorte d elle forze avversarie, che sebbene sloggiate dal Pasubio dal Passo della Borcola mercè l'impeto delle nostre colonne d' attacco del V' C. d'A., ancora si difendevano accanitamente in Val Terragnolo ed in Vallarsa. Squadroni di Cavalleggieri d' Alessandria (14") vennero immediatamente lanciati sulla via di Trento, dove entravano per primi il J alle ore 1~15, insieme con gli infaticabiji arditi <lei XXIX Reparto d'assallo,_ con g li arditi del IV Gruppo alpini e con gli artiglieri del IO" Gruppo da montagna. Tra il delirante entusiasmo della popolazione, dinanzi a una turba immensa di soldati austriaci sorp resi nella città, il tricolore italiano venne issato sul Castello del buon Consiglio.
Le e s tre1ne resistenzé del neanico. All'es lrema deslra della fronte di manovra colonne dell' s• Armata travolte le difese nemiche a Mis in Val Cordevole e a Ponte delle Alpi, sul pianoro di Vodola, a fortogna e a Longarone, irruppero nella conca d 'Agordo raggiungendo Cencenighe, dilagaròno nell"alta Valle del Piave e in Val Boite occupando Domegge, Chiapuua e Selva. Avanguardie della 12" Armata che si venivano raccogliendo nella conca di feltre cooperavano intanto_ colle truppe della 4' Armata a vincere la resistenza al Ponte della Serra, sconfiggevano retroguardie a nord ovest di Pedavena, allargavano l'occupazione nei monti a nord di feltre. Sulla tronte della 4' Armata aspre lotte vennero combaltute e vinte il 2 ed il 3. In Valsugana, rovesciata presso Castelnuovo la resistenza del nemico che tentava di sbarrare la via di Trento e di cop rire la ritirata delle sue colonne da Borgo verso la _Val d'Avisio, le nostre avanguardie vennero spinte innanzi. Alle ore 18 del J il primo squadrone del cavalleggieri di Padova entrò in Levico; alle ore 20 in Pergine; alle 22 a Trenio dove si unì alle avanguardie della I' Armata. Una colonna occupò il 2 ed il J la conca del Tesino. Alla stretta di Fonzaso, l'avversario, appoggiato a salde sistemazioni in caverne, dif(se accanitamente il ponte della Serra durant~ la giornata del 2 per coprire il deflusso delle sue truppe lungo la val di Cismon. Fu travolto. Fonzaso era stata occupata prima di meuogiorno ;_i suoi abitanti avevano aiutato e guidato le truppe italiane contro le retroguardie austriache che si ·difendevano d isperatamente ; alcuni di essi, uomini e donne, pagarono con la vita il patriottico ardimento. Colonne lanciate attraverso le montagne raggiunsero alle ore 14 del giorno 4 fiera di Primiero, dove bloccarono e catturarono 10.000 prigionieri, 00 cannoni e tutto il carreggio del XXVI" C. d'A. austriaco, e occuparono Canal S. Bovo.
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Sugli altipiani, la 6' Armata, dopo accaniti combattimenti sostenuti 'nelle giornate del 2 e del 3 con forti retroguardie avversarie, compiendo marcie faticosissime, con dislivelli continui, raggiunse il 3 ùldonazzo e Levico e il 4 Roncegno. La 7' Armala, entrata nella lotta nel pomeriggio del 2 con una violentissima azione d' ariiglieria dallo Stelvio al Oarda, aveva iniziato la notte sul 3 la scalata di M. Pari, per scavalcarlo e scendere di là nella conca di Riva a dar la mano ali' ala sinistra della t • Armata che vi puntava dall' Allissimo. Nella giornata del 3, infranti gli sbarramenti di Val Chiese e d_cl Tonale, dove i presidi sorpresi vennero catturati al completo, con le armi alla mano, vinta anche l'accanita resistenza allo Stelvio, lè truppe della 7• Armata traboccarono nella Val Giudicarla, in Val Vermiglio, e in Val Trafoi; scesero in Val di Sarca e a Riva, raggiunta attraverso il lago di Oarda d a riparti dalla t • Armata col concorso di mezzi della R. Marina. Con celerissl~a avanzata, dalla Val Vermiglio, alpini in autocarri, cavalleggeri ed artiglieri montali, superando fatiche sovrumane e gravi ostacoli di terreno oltrepassarono Mal~, sbarrarono a Dimaro lo sbo~co della strada della Mad_o nna di Campiglio alle truppe nemiche in ritirata dalle Giudicarie, procurando cosi la cattura dcli' intero comando del XX Corpo d'Armala e della 49" Divisione al completo di !ruppe e servizi, raggiunsero Cles e il colle della Mendala a 15 km. da _Bolzano. Una colonna scesa dallo Stelvio in Val Venusta, vi intercettò le comunicazioni In l'allo Adige e il Tirolo per la porta Rezfa (Passo di Reschen). Altre avanguardie, lanciale innanzi ·dalle Giudicarie con mezzi celerissimi, raggiunsero la mattina del 4 Mezzolombardo, branca sinistra della grande morsa di manovra che con la deslra aveva afferralo Trento, chiudendo cosi in una ferrea stretta l'esercito nemico del Trentino, al quale veniva tagliata anche la ritirala per Val d'Adige su Merano e su Bolzano. Anche nel piano l'avversario, incalzato senza tregua dalle truppe della 1O' e della 3" Armata, batteva in frettolosa ritirata lasciando un grande bottino nelle nostre mani e parecchi~ migliaia di prigionieri. · Ormai tutto l'esercito austro-ungarico era in pieno sfaccio, sull'intera fronte dallo Stelvio al mare; le sue colonne erano in fuga, dovunque inseguite, sopravanzate, bloccate dalle nostre celeri avanguardie. Lo s barco a Tries te.
li giorno 3, quasi alla stessa ora in cui pattuglie di cavalleria italiana entravano a Trento e a Udine, ·nostri bersaglieri sbarcavano a Triçste ed Il tricolore italiano veniva issato sulla torre di San Giusto. Già da tempo il Comando Supremo, d' accordo con la R. Marina, aveva studiato un audace progetto di sbarco sulla costa istriana e aveva scelto il promontorio di Pirano, per costituirvi una testa di sbarco da cui partire al momento opportuno per avanzare su Trieste. · Un contingente di forze scelte doveva essere concentrato a Venezia per tale scopo e tutte le predisposizioni per · lo sbarco erano già state completamente attuate. M:Ì, determinatos i il crollo della fronte nemica, il piano primitivo fu trasformato ; fu deciso di efféltuare lo sbarco direttamente a Trieste, fulgida meta, ·insieme con Trento, di ogni cuore italiano. Rapidamente, il 1° e 2 novembre, fu concentrato a ·venezia un corpo di spedizione composto della 2• Brigata Bersaglieri (7° e 11 • Regg.) cd altri minori elementi di armi s peciali. La R. Marina, superando difficoltà d'ogni genere_, fu pronta ad cffettuamè il trasporto. .
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-29Il convoglio_ delle imbarcazioni italiane ~ecanli i liberatori partl il mattino del 3 novembre · Alle ore 16 dello slesso .giorno, un battaglione di bersaglieri -ed una compagnia di. milragJieri della R. Marina meltevano il piede : nella città redenta, accolti dati' entusiasmo imponente di tutti i cilladini che si erant~rivers{lli sul molo ad accogliere i liberatori.
e giunse nel pomeriggio davanti al porto di Trieste.
La cavalleria oell' inseguimento. La cavalleria assolse brillantemente, con valore e con slancio pari alle s ue tradizioni,
il compilo di inseguire il nemico, di disperderne e catturarne le colonne. in fuga, di assicurare i passaggi dei fiumi alle fanterie avanzanti sollo la sua protezione. La 1• Divisione, che era alle d ipendenze dell' 8> Armata, era stata avviata a Vittorio il 1• Novembre, quando le giunse l'ordine di passare alle dipendenze del Corpo di Cavalleria, di occu pare, puntandovi per Maniago e Pinzano, il nodo stradale di Stazione per la Carnia, e di bloccare le provenienze del Passo della Mauria con una colonna che per la valle del Meduna scendesse al Tagliamento fra Ampezzo e Tolmezzo. La 3• Divisione ebbe ordine di inseguire il nemico puntando su Udine e Cividale, per intercettare le strade del bacino del Natisone; la 4' di puntare per Pozzuolo e Cormons verso Gorizia; la 2" di inseguire sulla diretÌrice Palmanova-Monfalcone. Superata breve resistenza al Meduna, una colonna della P Divisione occupò Maniago e Travesio (sera del 2 Novembre); rovesciate nuove d ifese nemiche,· prese Pinzano e ·le · alture di Campeis (3 Novembre), raggiunse l'indomani, d opo altri scontri vivaci Tolmezzo e Stazione per la Carnia sorprendendovi il comando e gran parte della 34" divisione austriaca. Alle 15 le auto-mitragliatrici della colonna (Vili squadriglia), catturato un comandanle di Corpo d'Armata, mitraglialo e arrestalo un treno in movimento verso Pontebba, entrarono a Chiusaforte. Una pattuglia giunse a Pontebba. Alla slessa ora arrivò a Tolmezzo la colonna proveniente dalla valle del Meduna. Tra Gemona e Venzone rimasero bloccale tre divisioni austriache (41 H onved, 51 Honved e 12 cavalleria appiedala) che per concessione del Comando Su premo ebbero poi il passo libero per la Pontebba, lasciando però · cannoni e fucili. La 3• Divisione di cavalleria, informata dalle proprie palluglie che due colonne nemiche si erano dirette nella nolte rispettivamente al ponte di Pinzano ed a quello di Bonzicco, da Tauriano spiccò la maltina del 2 Novembre il reggimento cavalleggeri Sa.luzzo (12') su Pinzano e il reggimento lancieri di Monlebello (8'') su Bonzkco. Il reggimento Saluzzo, caricala e dispersa presso lslrago la colonna che inseguiva e catturali prigionieri e cannoni, raggiunse Pinzano. 1 lancieri di Montebello, appoggiali da una batteria a cavallo, trovato il nemico ~ gli avanzi di una divisione - nei caseggiali di Barbeano e Provesano, appiedarono e impegnarono combatlimcnto, sopraffecero ogni resislenza e catturarono prigionieri. li resto della 3' divisione, occupata a viva forza Spilimbergo, difesa da retroguardie con mitrag)ialrici e cannoni, spinse il reggimento Savoia Cavalleria al Tagliamento. Il grosso della divisione guadò il Tagliamento la mattina del 3 novembre pressò S. Odorico, e trovò la sinistra del fiume difesa da un· intera d ivisione austriaca (la 44') con 20 batterie; si aperse di sorpresa il varco fra le fanterie, piombò sulle artiglierie e costrinse il nemico alla resa. Uno squadrone del r.eggimento Savoia, galoppando innanzi, enlrò alle 13.30 in Udine.
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l ui.fii Emilio Longo
- 30L' indomani alle 11 tutta la 3• divisione di cavalleria raggiunse Udioe, prosegui su Cividale. Alle 1~ suoi elementi avanzali erano a Robic. La 4• Divisione all'alba del 2 novembre occupò Cordenons dopo vivace azione, raggiunse il ponte di Bonzicco disJrutto dal nemico, spinse i bersaglieri ciclisti del 3° Or11ppo (battaglioni I - VII · VIII) verso i · ponti della D' ,izia. Il nemico li aveva fatti saltare e si difendeva In una ·tesia di ponte IÌià predisposta. 11 3 novembre la divisione guadò il fiume presso S. Odorico, contribui al disarmo della 44• divis ione austriaca, irradiò le proprie co- · !onne nella pianura, assali e catturò un forte reparto nemico schierato con artiglierie e mitragliatrici presso · il cimitero di Galleria.no e altri nuclei che resistevano a f lÙmignacco, impose la resa a ·truppe ed a Comandi nemici nella zona di Pozzuolo del fri.;li. Allé 15 del 4 novembre clementi celeri erano a Cormons, Manzano, e Buttrio. La ? Divisione da Pordenone raggiunse con la lii Brigata il Tagliamento (4 novembre) lo guadò, puntò per Codroipo su Palmanova, vinse la tenace resistenza di una retroguardia nemica · asserragliata in Mo rsano, entrò alle 15 in Mortegliano.· El.ementi avanzati avevano oltrepassato Palmanov.a, raggiungendo JoanniL . Un'altra colonna della divisione (IV Brigata) espugnò il 3 a viva forza Bagnara, Cordovado, Saccudello, varcò Il Tagliam~nlo a ulisana (4 novembre}; il reggimento lancieri di Mantova (25') caricò ripetutamente il nemico presso Palazzolo dello Stella e a Talmassons, prendendo prigionieri. Il reggimento lancieri d'Aosta (6') catturò due colonne neiniche presso Pocenia, entrò in Cerniolo alle 15 caricando al galoppo, collo stendardo in testa, retroguardie nemiche. Una colonna celere che precedeva la IV Brig'ata ciclisti di cavalleria, bersaglicrf ciclisti, autonìitragliafrici e più tardi due squadroni di Piemonte Reale Cavalleria (2°) - vinte successive resistenze, occupò prima delle I 5 del 4 novembre Cervignano e Grado. . Cosi, con ardite cariche, con brillanti ra:ds di guerra, compiendo sforzi notevoliss imi (fra cui specialmente le marce delle Div. 1• e 3') avanzando dal 29 ottobrt al 4 novembre per profo_ndità varianti dal 200 ai 250 km., spesso non ricevendo, per la celerità della marcia, n~ viveri nè foraggi, il Corpo di Cavalleria assolse brillanfemen te il suo compito.
L ' armistizio. Alle ore 15 del 4 Novembre su tutta la fronte le ostilità vennero sospese in forza det, l'arrnislii.io firmato la sera del 3 Novembre"• ,Villa Giusti. La linea raggiunta dallo Stelvio al mare era la seguente : Sluderno, Spondigna e Prato ·di Venosta in Val Venosta - Malè e Cles nelle Giudicarie - Passo della Mendola, Rovare della Luna e Salorno in Val d' Adige - Cembra in Val d' Avisio - M. Panarotta in Val Sugana - Conca di Tesino - fiera di Primiero - Chiapuua - Domegge - Pontebba ·_ Robic ' - Cormons - Cervignano - Aquileja - Grado. L' !!Sercito austriaco era così annientato. Mentre gli ultimi resti del nemico si disperdevano in disordine, lasciando nelÌe nostre mani prigionieri a centinaia di migliaia e bottino per un valore di miliardi, l'esercito italiano serrava le sue file per volgersi con1ro l'unico nemico ancora in piedi; ma per il precipitare degli avvenim.enti, fa Oerrnania, premuta senza tregua dagli eserciti dcli' Intesa sulla fronte occidentale, era costretta achiedere anch' essa l'arrnis_tizio. L' 11 Novembre le· operazioni avevano termine su tutte le fronti .
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Un anno addietro, in seguito agli avvenimenti dcli' ottobre-novembre 1917, lo Stato Maggiore auslriilco aveva potuto iUudersi che la nostra ritirata al Piave avesse_ segnalo ·1a sconfitta irreparabile delle armi italiane. E la relazione ufficiale austriaca su quegli avveni· menti così chiudeva la giornata del 31 Ollobre : • La dimostrazione di forze eh.e le potenze centrali alleate diedero ai loro popoli nel ,• corso di quelle 8 giornale • {24-31 Ottobre) • dimostrò che le potenze centrali sono mili· • tarmenle invincibili. E quanti videro il campo della ritirata a oriente del Tagliamento • dovettero riportarne l'impressione che qui non era staio perduto soltanto un combatlimenlo, • una battaglia, era stata perduta una campagna• . Affrettalo giudizio espresso da chi ignorava la tempra dcli' anima italiana! li nostro esercito aveva saputo fiss are sul Piave la sua incrollabile difesa ; dietro il Piave si era raccolto, riordinato, ritempralo ; aveva infranto con gagliardo impeto la tracotanza del nemico che credeva di poterne superare la resistenza ; mentre in un crescendo di forza, di volontà e di fede, tendeva muscoli e nervi nell'attesa della grande ora, nella certezza della riscossa. Un anno dopo, la riscossa si compieva, a fondo, in una gloria luminosa ; un anno dopo, entrambi gli eserciti degli imperi centrali erano costretti a deporre le armi ed a sollomel· tersi alle condizioni di armistizio loro imposte dagli eserciti dcli' Intesa 1
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Luigi Emiliu longo
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PARTE Ili.
Oli artefici della vittoria
La vittoria decisiva, frutto della lunga preparazione, della tenace volontà e della fede incrollabile da cui erano inspirati Comandi e truppe, fu potuta raggiungere e sfruttare in tutta la sua vasta estensione grazie alla esattezza, alla prontezza ed al vigore con cui i dipendenti Comandi tradussero in atto le direttive e gli ordini del Comando Supremo, alla perfetta armonia ottenuta nel funzionamento d i questo come di tutti i Comandi deHe grandi unità, alla concordia che animò gli sforzi di .tulti, facendone un sicuro strumento di azipne vittoriosa. Una cosa sopratutto fu chiara, nello svolgimento dell' epica lotta: che, come i principi fondamentali della guerra sono rimasti immutati attraverso al continuo evolversi e perfezionarsi dei mezzi bellici, così immutato rimane l'elemento fondamentale, il fattore essenziale della lotta, cioè l' uomo. Il Soldato italiano ha offerto il più fulgido esempio d_i quanto possano il suo animo ed il suo braccio, temprati alla durezza dei cimenti, sorretti dal!' ardore della sua ftde. La Fanteria italiana fu, nella supreÌlla' battaglia, mirabile per valore ed ardimento. Oià nei lunghi mesi di resistenza e di lotta, nella dura vita di lavoro e di fatica trascorsa fra I.e nevi e le rocce, negli indicibili sàcrifici della guerra di trincea, nelle gagliarde imprese· alpine, nelle memorabili battaglie d'oltre Isonzo e del Piave, i nostri f~nti avevano. dato indimenticabili prove di tenace eroismo e di stoka paziente abnegazione: finalmente chiamata alla guerra di movimento, la Fanteria ha saputo conquistare un nuovo titolo di gloria slancian· dosi a travolgente manovra con irresistibile impeto e insuperabile entusiasmo. A buon diritto la nazione esalta nel fiero nome di Fante d' Italia il simbolo delle più alte virtù del_ Popolo nostro. L'Artiglieria ha dato, ancora una volta, prova ·di tutta la sua perizia e di tutto il suo valore. La necessità di duplicare le nostre bocche da fuoco aveva costretto .ad improvvisare gli artiglieri; la genialità della nostra razza, anche in questo taso, ha saputo superare le difficoltà · di Ofdine tecnico e supplire alle imperfezioni di un addestramento affrettato. In questa battaglia, come in tutte le altre, gli artiglieri italiani ed i bombardieri hanno mirabilmente assolto il loro compito. A fianco delle due grandi armi che. armonicamente fuse in intima cooperazione, seppero conquistare la vittoria, le altre armi sorelle ebbero meriti non minori : li Genio fu , come sempre, tenace ed eroico nelle sue dure laboriose fatiche; sopratutto
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rjfulse l'opera dei pontieri (4°_ Reggim.), la cui abnegazione fu parte essenziale nella riuscita della battaglia. la Cavalleria pot~ dimostrare come ànche nella guerra moderna molteplici occasioni si presentano per l'impiego di un'arma celere, ben addestrata, ben allenata, in perfetta efficienza. A- cavallo cd a piedi i cavalieri italiani, talvolta tramutati in . fanti, in mitraglieri, in bombar• dieri, avevano già dato generoso contributo di sa~gue :_nella battaglia. di Vittorio Veneto, la nostra c.ivalleria poi~ èoronare le sue imprese di guerra svolgendo il più brillante dei suoi compiti : l' inseguimento del nemico. L' Aerconautica cooperò possentemente alla vittoria prodigando uomini, energie, . mezzi. I velivoli, raccolti in masse organiche da bombardamento e da caccia, ovunque parteciparono direttamente alla lotta e, resisi padroni del cielo della battaglia, si slanciaron.o a forti stormi nel comb~ttimento portando viveri e munizioni alle truppe di primissima linea, rovesciando tonnellate di esplosivi sui centri di vita dell'esercito avversario, bombardando e mitragliando a bassa quota il nemico travolto dall' ardore dei nostri. l' Intendenza generale, le lntenden ze d'armata, ed i servizi dipendenti, chiamati dal funzionamento metodico e regolare della guerra di posizione al tumulto della guerra di movimento. si mostrarono pari ali' arduo compito loro affidato : tutti ben meritarono; in modo superiore ad ogni elogio, funzionarono le ferrovie .cd i servizi automobilistici. Alla grande battaglia che coronò di vittoria l'eroico sforzo del popolo italiano, l'intera compagine dcli' Esercito fu partecipe con mirabile fervore. Capi e gregari compresero la grandezza dell'ora e vollero, e seppero compiere totalmente il loro dovere. I Comandi diedero ·prova di avere pienamente inteso il concetto e le finalità della manovra, si addimostrarono bene affiatati, di agile funzionamento, e sempre rapidi ad intuire le complesse e mutevoli esigenze di così vasta impresa: le nostre truppe insieme con le valorose divisioni alleate, gareggiarono ovunque d'infaticabile ardimento e furono sempre pronte a sfruttare con estrema audacia i vantaggi della travolgente azione.
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UN ELENCO GLORIOSO
Meritano I' onore di speciale menzione : La gagliarda 1• Armata. - Il XXIX Corpo d'Armata, per l'energica e pronta azione esplicala nello svolgimento della manovra di Trento, ed in particolar modo la 32' Divisione di Fanteria - Brigata Acqui (17° - 18") , Volturno (217"·218·'), 9' e 32·• Reggimenti Artiglieria da campagna, 416' Batteria Bombarde, 'Z' battaglione Zapralori del Genio e 133' Compagnia telegrafisti - il IV Oruppo Alpino (BaUaglioni Mo nte Arvenis, Monte Pavione, feltre e X Oruppo Artiglieria da monlagna) ed il XXIX Rirarto J' assalto, che, in fiera lotta a corpo a corpo, an~ientò . il presidio nemico a SerravaIle, ed aprì la via di Rovereto e di Trento. La Brigala Liguria del V Corpo d' armata, che superò ~roicamente le formidabili difese del Pozzacchio ed apri la strada della Vallarsa. Il X Corpo d'Armata, che con la 6' Divisione - Brig ata Valtellina (65' -66' ) Brigata Chieti (123' - 124'), 16" Reggimento Artiglieria da campagna, 108·' Batteria -Bombarde, 66" Battaglione del Oenio, 1()6» Compagnia Telegrafisti - primo iniziò in Val d' Astico l'avanzata generale su T renio.
L'invitta 3• Armata. - Le truppe della 3' Armata furono pari alle loro nobili !radi· zioni. Vanno ricordate: la 23" Divisio ne - VI Brigata Bersaglieri (8"-13'), VII Brigata Bersag lieri (2'-3"), 40" Reggimento Artiglieria da tampagna, 238" Batteria Bombarde, 5' battaglione zappato ri, 123' Compagnia Telegrafisti - ; la 54• Divisione - Brigata Granatieri (l '-2') e Brigata Novara (153"-154'), 6' Reggimento Artiglieria da campagna, 258• Batteria Bombarde, 7T' Battaglione Zappatori, 154' Compagnia Telegrafisti - ; il Reggimento Marina; il XXVI Bat. taglione d' assalto, per l' ardimento e lo slancio dimostralo - ; il reggimento Cavalleggeri Aquila (27"i; la 25· Divisione con la Brigata Avellino (231",232"), il 4 7" Reggimento fanteria (B~igata Ferrara), il XXVIII" Battaglione d_' assalto, la 26' compagnia pontieri e il 90' Batta· glionc genio Zappatori; la 53' Divisione col 221° Reggimen.t o fanteria (Brigata Jonio), I' 8·- compagnia pontieri, il 58'' Battaglione Zappatori. La tenace 4• Armata. - La Brigata Pesaro (239"-240"), il XVlll e il XXIII Riparto d'assalto del VI Corpo d' Armata per te alte prove di valore date nelle cruente azioni del Monte Pertica. La 21' Divisione - Brigata Siena (31··.32·) e Brigata Forli (-13"-44'), 28° Reggimento Artiglieria da campagna. 367' BattNia Bo mbarde, 34• battaglione zappatori, 121' Compagnia Telegrafisti - ; il 91' Reggimento Fanteria (Brigata Basilicata), il lii Battaglione del 58' Fanleria (Brig ata Abruzzi), il IX Riparto d' assalto del IX Corpo d' Armata, per i sacrifici eroi·
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. camente compiuti nel settore Asolane-Col della Berretta e per la celere marcia d' inseguimento. Fra le truppe del XXX Corpo d'Armala, la Brigata Aosta (5.·6") che conquistò il Valderoa, la Brigata Bologna {39>-40") che conquistò il Col del Cuc e rapidamen.te marciò verso Feltre, unitamente al Il Ballaglione del 9t>• Fanteria (Brigata Udine) e ai Ballaglioni Alpini Exilles e Pieve di Cadore (primi enlr_ati a feltre), Val Toce, Levanna e Monte Antelao.
La prode 6• Armata. - Le truppe italiane dei Corpi d' Arm.1ta Xli, Xlii e XX, unitamente a quelle alleate della 48• divisione britannica ed alla 24• francese; gareggiarono di slancio e di celerità nel rapido inseguimento; part,colarmente si distinsero i tre reggi menti di lanteria della 24' Divisione. Francese (50°-108°-126j, la 143' e la 145' brigata britannica, le brigate Pinerolo (13"-14") e Lecce (265°- 200°) ed il 24° Reggimento Artiglieria da c.impagna della 14' divisione; la Brigata Ancona (69'-70'), il I battaglione ed il plotone d'assalto del 234" fanteria (Brigata Lario), il 25· Reggimento Fanteria (Brigala Bergamo), il LII ed il LXX Riparto d'assalto.
La costante 7• ,\rmata. - Le !ruppe Alpine della 5' e della 75' divisione del lii Corpo, i battaglioni Tolmezzo e Mo nte Rosa (che celeremente marciarono su Bolzano, b loccando la 49' di visione a. u.), i Ballaglioni Cuneo, Saluuo, i bersaglieri della lll Brigata (l 7·- J3·) del XIV Corpo d' Armata, e le Artiglierie dell'Armata meritano spcc.iale menzione per la celere fra.volgente avanzata da essi · compiuta.
La \·a1orosissiina 8• Annata. -
Vanno segnalati alla griltitudine nazionale tuhi i
Comandi e tutte le grandi Unità della 8• Armata. L' Vili Corpo d ' Armata, che, col conco·rso d el Corpo d'Armata ti' assalto, ronquislò Vittorio Veneto e forzò la stretta di fadalt o; il XXII, che per primo passò il Piave, resistette eroicamente colle sue truppe isolate ol!re il fiume ai più violenti contrattacchi e cooperò con slancio alla liberazione della conca bellunese; il XXVII che, superate con gr.1nde valore le difficol!à del passaggio del Piave, si spinse vigorosamente nella valle del Cordevole, vincendo aspre resistenze. Particolarmt'nfe sono da notare:
dell'VIII Corpo d'Armata: la brigata Tevere (215'·-216·); il 112' Reggimento fanteria (brigala Piacenza); il V e il XXV Riparto d' assal!o; il lii e Xl battaglione bersaglieri ciclis ti ; il 52" reggimento artiglieria da campagna e il XXIII Gruppo a rtiglieria da montagna ; il Il gruppo squadroni del Reggimento Lancieri di Firenze (9°) ed il fi0 squadrone dei Cavalleggeri di Piacenza (l S")·; il 73• e il 92' battaglione zappatori del g-enio; la 140' Compagnia Telegrafisti; del XXII corpo d'armata: la 1' d ivisione d'assalto (l Raggruppamento d'assalto, Ili battaglione bersaglieri ciclisti, 5' squadrone Cavalleggeri di Piaren,a, IX gruppo artiglieria da mon'tagna, 9l " battaglione zappatori, 122' compagnia 1clcgrafisti). Le brigate Pisa {29•-30") e Mantova (113' -114") della 57• divisione; Piemonte (3'-4') e Porlo Maurizio (253'-254') della 60,. divisione_ Il LXXII Riparto d'assalto; tutta I' artiglieria da campagna e da montagna del Corpo d ' Annata; la 32' compagnia telegrafisti, che, sotto il tiro nemico e contro la violenza del
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fiume, lavorò 24 ore per tentare di collegare telefonicamente le due opposte r.ive del Piave finchè riuscl nell'intento; del XXVII Corpo d'Armata: le brigate Cuneo (7' -8'), Reggio (45· -.46j e Campania (135'-136'). La fida 9• Armata. - La 9" a rmala, costituente la riserva, che per ragioni di schieramento non aveva potuto trovar posto sulla p rima linea, concorse sempre efficacemente ali' azione inviando alle Armate avanzate i suoi valorosi reparti, splendidamente addestrati.
L'audace 10- Armata. - Tuili i Corpi di questa Armata assolsero mirabilmente il loro compito e meritarono pertanto l'onore della citazione sul bollettino di guerra: il valoroso XIV Corpo d'Armala britannico (7• e 23• di visione) già gloriosamente partecipe alla battaglia svollasi nello scorso giugno sull' altipiano di Asiago, e I' Xl Corpo d'Armata llaliano con la sua 37• divisione e con la 23' divisione, che conquistarono le Grave di Papadopoli, sfondarono la , Kaise rstellung , sulla sinistra d el •Piave dilagando ardilamente nella pianura; il XVIII Corpo d'Armata Italiano (33• e 51>' divisione), che inviato dal Comando dell'B• Armata a rafforzare la I o• Armata allo scopo di aprire gli sbocchi della Priula ali' Vili Corpo d'Armata, eseguì con mirabile impelo il mandato affidatogli. La brigata Como (7.3"··24°) e l' Xl Ripa rto d' assalto si distinsero ,per il loro slancio. li giovane e ardito 332" Americano affermò il suo valore gareggiando in bravura con le nos lre fanterie. La ferrea 12• Armata. ·- Vanno ricordate, per l'ardimento e il valore dimostrato nella gagliarda lotta vittoriosamente sostenuta, superando g ravi dih"icoltà ed aspre resistenze, la 23• Divisione francese che coi suoi reggimenti 78", 107", t3S", conquistò le alture a nord ovest _di Valdobbiadene; la 70·' divisione italiana con le brigate Re (l·-2·) e Trapani (149· -150"), ché in selte giorni di aspri, cruenti combattimenti espugnarono sulla destra del Piave il sislema lortificatorio costruito a difesa della stre~a di Quero, catturando numerosi nemico perdite gravissime ; la prigion ieri, molti cannoni e mitragliatrici e infliggendo 52' divisione, e segnatamente. i battaglioni Bassano, Verona, Stelvio, Tirano, Morbegno, M. Baldo, Sette Comuni del I Raggrupparnenlo ; i battaglioni Vestone, Spluga, Valtellina del 11 Raggruppamento; la 742' compagnia mitragliatrici, che, fianco a fianco con la 23' divisione franc~se, varcarono il Piave, respinsero il nemico dalle fortissime posizioni di riva sinistra, espugnarono M. Cesen, difeso da ostinate retroguardie, ridiscesero al Piave a monte di feltre, e, trovato il ponte di Busche distrutto, varcarono il fiume con passerelle improvvisale, continuando instancabili a incalzare il nemico.
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li vigile e fiero Corpo di cavalleria. - Tutte le truppe componenti il corpo di cavalleria merilano essere segnalate. Degni di particolare menzione sono i seguenti reparti : Il' brigata, coi suoi reggimenti Oenova Cavalleria ( 4") e Lancieri di Novara (5·); i reggimenti: Savoia Cavalleria (3°), Lancieri Vittorio Emanuele (IO"), Cavalleggéri di Saluzzo (12j, di Monferrato (13") e Guide (19') ; Lancieri di Mantova (25") e di Vercelli (26·) ; le batterie a cavallo, e segnatamente la 2• e la 4' batteria, il 1• gruppo bersaglieri ciclisti (battaglioni IV, V e Xli); la 7• e I' 8·' squadrighil autoblindomitragliatrici;
la 1·, 2' e 3' Sezione da p onte per cavalleria.
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I fedeli e snidi Carabinieri Reali. - Impavidi, come sempre, al loro posto di dovere, nel!' infuriare della battaglia, forti delle loro eroiche tradizioni i carabinieri reali furono costante esempio di alto senso di abnegazione e, cogliendo con entusiasmo I' occasione di partecipare direttamente al combattimento, diedero prove dì fulgido valore. I gloriosi rappresentanti dei popoli oppress i. - Il reggimento Esploratori Czecoslovacchi (39°), fin dal Marzo impiegato in prima linea· a nuclei dalle varie armale italiane, combattè valorosamente anche in questa battaglia. La Compagnia volontari romeni, aggregala alla 8• Armata, meritò encomio solenne pe; le magnifiche prove di bravura date, concorrendo alla rotta del comune nemico.
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APPENDICE LE TRUPPE ITALIANE SUGLI ALTRI CAMPI DEUA GUERRA MONDIALE
Mentre sul suolo d'Italia, il nostro Esercito si preparava alla vittoria, su altri campi della guerra europea nostre valide truppe testimoniarono in aspte battaglie la loro bravura e l'intima comunanza di sentimenti e d' azione che ci unisce alle nazioni alleate.
FRANCIA. Un Corpo d'Armata italiano, il Il, che già dallo scorso aprile era stato inviato sulla fronte francese, ebbe l'occasione di far rifulgere le sue alte qualità militari e il suo purissimo valore : schierato a cavallo dell'Ardre, ove il 15 luglio doveva sferrarsi la 5• offensiva tedesca, il Il Corpo venne a trovarsi proprio nel punto che il nemico voleva sfondare per occupare Epernay e Reims. L'attacco si svolse furibondo: per due giornate, dal 15 al 17, i nostri sostennero un urlo di violenza senza precedenti ; alla terza giornata il valoroso ·corpo di armata italiano, non stanco da due giorni d i combattimento senza posa, si slanciava· al contrattacco, e, combattendo contro l'affluire ininterrotto di divisioni fresche nemiche, riusciva, · col concorso di Corpi d' Armata alleati, e frenare I' invasione avversaria. Al valoroso contegno degli italiani nella battaglia fu giusto compenso la gioia di poter inseguire il nemico; infatti reparti del Il Corpo, ancora in grado di poter combattere, operarono infaticabilmente con la 2' Divisione coloniale francese dal 21 al 24 Luglio. Quando gli alleali passarono alla controffensiva che doveva costringere l'esercito germanico alla ritirata, il Il Corpo d'armata italiano fu nuovamente chiamato al posto d'onore e combattè il 10 Ottobre a fianco delle più eroiche divisioni francesi per . la conquista dello Chcmin des Dames. Il 14 ottobre, dopo aver in aspri combattimenti preso e oltrepassato Sissonnc, iniziava per non più interromperlo, l'inseguimento del nemico; e, ristabilito il 4 novembre il contatto con quest' ultimo, prendeva nuovamente I' offensiva conquistando, dopo due giorni di lotta accanita, Rozoi sur Serre. L'Armistizio colla Germania segnava per il IJ Corpo la fine delle operazioni sul fronte occidentale. Generoso sangue italiano fu versato eroicamente in terra di f rancia _per la vittoria comune.
ALBANIA. Nel luglio scorso un'importanza notevole assunsero le operazioni militari in Albania. Varcala di sorpresa la Vojussa il 6 Luglio, e vinta I' accanita resistenza nemica in aspri c~mbattimenti, le truppe italiane espugnarono le formidabili posizioni della Malakastra e si spinsero fino a fieri e a Berai. Le operazioni, svoltesi intensamente durante tulto il mese di luglio, e continuate con carattere di piccole azioni locali, ripresero con nuova vivacità il
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1• Ottobre. Si iniziò allora un'energica avan:uta nel settore lr:a il mare e l' Osum. La marcia delle nostre brave truppe, ostacolata dal maltempo, condotta ·su di un terreno particolarmente difficile, prosegui ininterrotta : s inch~ il 6 Ottobre, infranta la. resistenra nemièa, en· trarono in Elbassan, dove furono raggiunte da colonne di truppe alleate provenienti dalla Macedonia. Senza dar tregua al nemico, i nostri rij>resero subito l' avanzata conquistando. il 12 Ottobre, Kavala, il 14 Durazzo e Tirana. li 18 Ottobre gli aus1riaci pre~uti dai nostri, si ritirarono sul fiume lsmi e, incalzati dalla cavalleria che operava sul!' ala · sinistra, ripiegarono il 23 sul Mathi. Le bande albanesi, alzata la bandiera italiana, cooperarono con noi molestando il nemico che tentava un' ultima rcsistcnu. Tuttavia il mattino del 27 le avanguardie italiane entrarono in Alessio e, proseguendo la loro marcia, occuparono il 28 S. Giovanni di Medua dopo di aver sostenuto un combattimento viltorioso corÌlro le ultime retroguardie avversarie, che avrebbero voluto far resisten.za sulle forti posizioni del Tarabosc e d i Brdiza, tentando la difesa di Scutari. Le nostre truppe ebbero ragioné anche di questo estremo baluardo nemico, ed il 31 ottobre coll'occupaz.ione di Scutari, e, col valido contri. buio della R. Marina che con una serie di ardile operazioni e di sbarchi aveva nel frattempo preso possesso della costa, portavano a compimento la liberazione dell'Albania, dando cosl bella prova di alto valore, di costante tenacia, di forti virtù militari.
MACEDONIA. Le forze italiane che in Macedonia combattevano al fianco degli Alleati, hanno il vanto di aver difeso con fi era pertinacia, per due anni, le d ifficili posizioui nell'arco della Cerna e di aver brillantemente partecipalo alla fortunata offensiva che condusse al crollo della fronte bulgara. Il Corpo di spedizione llaliano, dopo aver impegnalo il nemico per impedirgli di spostare le sue truppe nel settore compreso fra la Cerna e il Vardar prescelto dagli· alleali per I' attacco principale, il 22 Settembre attaccò a fondo il nemico che tentava di ritirarsi ordinatamente, e dopo aver vinto I• resistenza dei nùclei di copertura ed aver superato gravi difficoltà di terreno, conquistò 16 villaggi e si impadronl della forte posi· zione di Monte Bobiste, caposaldo della sistemazione d ifensiva nemica. Proseguendo instancabili attraverso l' aspro massiccio d i Monte Baba, gli italiani compirono una marcia strategica di grande importanza per tagliare la ritirata delle truppe nemiche ripieganti dalla regione di Monastir. Occupato Krusevo il 26 Settembre, le nostre truppe s pezz.arono il giorno successivo la resistenza nemica sulle creste di Stramol e di Saba, ed in cooperazione con i francesi, si apprestavano ad espugnare le formidabili posizioni di Sop, quando il comballimenlo venne sospeso in seguito all'armistizio di Salonicco. Le truppe bulgare, per mancanza di ordini, s tettero contro di noi in armi dal 30 Sellembre al 3 Ottobre; avvenuta la resa che ci fruttò un numero ragguardevole di prigionieri e di armi, il generale bulgaro comandante il settore di Sop, fatto prigioniero dai nostri, espresse la sua viva ammirazione per l'audacia dimost.rata d ai fanti italiani nel lanciarsi all'altacco, pure essendo inferiori di numero e di mezzi, sotto violento fuoco di artiglieria e mitragliatrici. A completare infine il breve quadro della nostra valorosa attività nei vari campi della guerra mondiale, va ricordato che un ardilo contingente d i truppe italiane partecipò anche alle operazioni che hanno condollo alla disfatta dell'esercito musulmano in Palestina ed _a lla liberazione di q uelle tcrre,ove l'antico valore italiano già un tempo cosi eroicamente rifu lse.
ALESSANDRO GJONrRTf)A
LE FONTI ARCHIVISTICHE RELATlVE ALIA PRIMA GUERRA MONDIALE CONSERVATE PRESSO L'UFFICIO STORICO
ll 4 nove mbre 1998 sono trascors i ottanta anni dalla ballaglia di Vittorio Veneto. Questa importante ricorrenza, al di là di ogni intento celebrativo, è stata l'occasione p e r organizzare nume rosi convegni di studio sulla grande guerra. Il prese nte lavoro , n ato com e intervento per uno di questi convegni 1 , e qui ampiamente rielaborato, vuol e modestamente contribuire a que lle giornate di studio, con una sintetica guida alle fonti archivistiche, conservate presso l' l![ficiu Storico dello Stato Mapgiore dell'Esercito, re lative, a ppunto, alla prima gu e rra mondiale.
1. L'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell'Esercito e il suo archivio dalle origini alla prima guerra mondiale J: 'Ufficio Militare del Corpo Reale d ellu Stato Maggiore d ell'Arma ta del Regno di Sardegna, d a cui nacque l'attuale Ufficio 1 Convegno o rganizzato dalla Soprintenden:t.a Scolastica del Ve neto e dell'Insae d el Vt:m:to: 2~ g iornata regio nale di s tudio sulla d idattica musealt:, storia del novecento e prima guerra mondiale, Vittorio Veneto - St:minario Vescovile, 15 novembre 1998. Tm i numerosi convegni sulla prima guerra m ondiale ricordiamo l'Incontro di Studio a Vittorio Vendo il 3 novembre 1998, cfr. Conunissio ne llaliana di Storia Milita re, Stato Maggiore Esercito - Ufficio Sto rico, 1° Comando Forze Difesa. Atti dell 'incontro di studio: "Vìttorio Veneto nel/'80° Anniversario " Vittorio Veneto, 3 novembre 1998, Roma 1999.
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Ale:...~,andro G'ionfrida
Storico, fu costituito dal comandante del Corpo di Stato Maggiore, il generale Enrico Morozzo della Kocca, con l'ordine del giorno n. 712, in data 16 luglio 1853 e dislocato a Torino2 . li 1 ° luglio 1856 lo stesso gene rale Morozzo della Rocca, secondo quanto disposto con l'ordine del giorno n. 712, emanò un' Istruz ione sull'{!ffiz io Militare dei Regio é.orpo di Stato Maggiore e sull'ordinamento dell'Archivio dei medesimo, define ndone i compiti speci fi ci3 . Nell 'articolo I , infatti, si st.abiliva che l' Ufficio Militare doveva: "(. . .)raccogliere ed ordinare i documenti e le notizie atte a presentare una conoscenza esatta e completa dello stato dell'Armata e delle istituz ioni militari dei Regno e di compilare, dietro i documenti autentici raccolti nell'archivio del Cotpo od a ltrove, la storia delle campagne deili aovenimenli militari del paese oppure anche memorie relative alle guerre contemporanee (..) ,,1 . A questo particolare compito, che sost:rnzialmente è rimasto invariato fino ad oggi, era destinata la sezione ''.'>tori.a militare", una delle quattro sezioni che costituivano l'ufficio. Le altre tre sezioni si occupavano, invece, di lavori di tattica e logistica , di statistica e di po litica militare. Gli articoli 8 e 9 stabilivano, invece, le attribuzioni df'll'archivio, il quale, considerato come una frazio ne staccata dell 'archivio ge nerale del Corpo di Stato Maggiore, inizialme nte era formato dalle
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Sull'TJftìcio Storico cfr.: Ministero de lla (,uerra - Comando del Corpo d i Stato Maggiore, f,'/fjficio Storico-cenni monografici, a cura di C. Cesari, Roma 1930; O. tlovio, L'[![ficio Storico de/l'l~w>rcito - un secolo di storiografia militare, Stato MaggiorL'. clell'F.sercito - Uflìcio Storico, Roma 1987; A. Brugio ni - M. Saporiti, Manuale delle rice rche ne/l'Ufficio Storico d ello Stato Maggiore dell 'Esercito, Stato Maggiore de ll 'Esercito - Uffìcio Storico, Ro ma 1989; E. Lodolini, Organizzazione e legislazione archivistica italiana, Oologna 1989, pp. 155- 156; l'. B<.:rtina,ia , t: tJfjìciu Storico dello Stato MafWiore dell'Esercito, in Le funti per la storia mi/ilare italiana in età conremporunea, Atti del 111 seminario, Roma 16- 17 dicembre l <JH8, Ministero pe r i Be ni Culturali e Ambientali - I Jftìcio C<.:ntrale pe r i Beni Archivistici, Città <li castello 1993, pp. 33-36. 5 A. Brugioni - M. Sa poriti, Manuale delle ricerche cit., p. 9. 1 P. Be,tinaria, cil., p . 35. llna copia dell'e poca ddl 'istru zione è com,ervata nell'Archivio de ll' Ufficio Sto rico de llo Stato Maggio re <ldl'Esercito (da adesso in poi abbreviato in A.U.S.S.M.F..), fondo (dal punto di vista prop,iamentc archivistico è una raccolta) L3, Studi particolari, busta n. :-305. Il colo nnello Enrico Giustiniani fu messo a capo ddl'Uffkio Militar<.:.
I.e fonti arcbi1.1istiche relative alla Prima Guerra Mondiale
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carte delle c.ampagne del 1848-49 e della guerra cli Crimea, da raccolte di monografie geografiche de lle va,ie regioni d 'Italia e eia rapporti che i vati comanlhmti compilavano dopo i campi cl'islrnzione 5. Le o rigini ide ologiche dell 'U llicio Militare si riconne ttevano a llo storicismo romantico, che apriva una nuova stagione dedicata a llo studio delle pall"ie tradi7.ioni e della storia nazionale , ma erano anche conseguenza cli 4uel diffic ile clima sorto dal fallimento de lla prima guerra cl'inc.lipenden7.a, in cui si awertiva una fotte esigenza di analizzare e capire le cause de lla sconfitta. Ricordiamo, infine, che, nella seconda metà clcll'ollocento, la sto ria militare, s ull'esempio dello Stato Maggiore Gencr,1lc prussiano, era divenuta oggetto di studio di particola ri ufiìci degli stati maggiori dei principali eserc iti europei. Qucsli uffici o istituii e rano stati creati appositamente, come l'Ufficio Militare, per indagare le principali operazioni militari delle più impo ttanti guerre ne lla lo ro evoluz ione storica e , in particolare, per compilare le relazio ni ufficiali sulle campagne condo ue dal proprio esercito nazionalé. 11 25 marzo 1860, dopo la seconda g uerra d 'indipendenza e
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O . 13ovio, op. c ir., p . 23. S ull 'orga ni n.az ionl: dello St:ito Maggiore (i e n e rak p ru ss iamo nell 'Ottocent o (1816-1867) e , in panicolare, s ulla Divisione (/4"), in seguito Dipartimento, poi Rl:parto, che si occupava della Storia 1nilitare e che sareblx: rimasta uno dei maggiori ele ml:nti dello Stato Maggiore (jenerale, cfr. E. Cecchini , Le 1\tituz irmi militari, S.M.E. - Uffic io Storico, l~oma 1986; pp. 134, 158-159, 164- 165, 168-169 , 175. Ricurdiamo , infine, c he il Minis te ro della Guerra con il dispaccio n. 6958 del 24 ouobrc 1874 disposl: che alcuni ufficiali fos.~f'ro inviati presso i ()ilÌ importa nti Archivi d i Stato dd Hegno con l'incarico di compilare " un inventario poss ihilme nte completo e d esatto dei docume nti riguardanti il periodo più recente della storia militare d 'ltil lia ". Questo inventario dovev;r riferirsi alle fonti :Hchi vistiche da lla rivoluzione francese :-i1la fondaz ione del Reg no d' Italia e doveva comprende re andu.: notizie su event ua li manoscritti di opere inedite relative alla storia militare, conse rvati nelle bihlioted re italiane. Le ricerdtl: furono estese agli Archivi d i Stato di Milano, To rino , Napoli, Palermo, Venezia, Pa rma , Genova, Modena, Firl:nze e all'Arc:hivio del Ministero della Gue rra , ancora a Firenze, fì no al 1880; in A. l l.S.S.M.E., fondo !,], "Studi pm1icolari'', busta n. 306, fascicolo n . 8, relazio ne anonima daLLilo scritla di 15 pp., senza d ata, prohahi lrnentl: nella prima me tà degli anni trenrn, intitolata "/.i11 eamenli ed artiuità dell'Uj]ìcio Storico'; pp. 2-3 . 6
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l'annessione d e ll'Emilia e d e lla Lo mbardia , furono istituiti i cinque Grandi Comandi di Dipartimento, ch e avevano rispettivamente sede a Torino, Alessandria, 11rescia , Parma e Bologna. Presso ciascuna di quelle sedi furono creati dei pa1ticolari archivi, indipende nti d a ll'archivio principale dell'Ufficio Militare del Reale Corpo di St:Ho Maggiore. ln questo archiv io, sempre con sede a Torino , o ltre alle catte già conse1vate, er<1 allora stata versata la doCL1mentazio ne rdativa a lla campagna del 1859. e l 1861 con la nascita del Hegno d 'Italia , dopo l'annessio ne del Regno delle due Sicilie, fu istituito a Napoli il VI Gran Com a ndo e nel 1862 il VII, con sede a Palermo. Nei rispettivi archivi furono versate le carte milita ri re lative a ll e provin ce me ridiona li e a lla Sicilia. Se mpre nel 1861, con il R.D. de l 24 gennaio, fu riordinato il Corpo di Stato Maggiore, compresa la sezio ne s torica del Corpo stesso, con la costitu zione di un U.f/ìcio Superiore. Questo ufficio comprendeva, a sua volta, un Uj]ìcio Militare la cui 2° sezione si occupava degli archivi e de lle bib lioteca. Con il HD. dell'll marzo 1867 l'Ufficio Militare fu diviso in quattro sezioni, di cui la seconda fu chiamata "storico militare" e comprendeva l'archivio e la biblioteca. Sempre nel 1867, gli archivi speciali de i Gra ndi Dipattimenti furono sostituiti eia que lli de lle singole Divisioni militari territoriali, che dipe ndevano dai tre Corpi dell'h~mrcito7 . Una patte del carteggio rimase presso i comandi di divisione e una parte passò ai comandi dei Corpi dell'Esercito8 . Oopo il trasferime nto della capitale da Firenze a Roma , I' l!/ficiu Superiore dello Stato Mag,giure dispose che nel suo archivio si concentrassero, no n solo lutti i carteggi relativi a lle guerre risorgimentali, ma anche que lli dei vecchi comandi cli clipa1timento, escluse le pra tiche a carattere amministrativo, lasciate in deposito presso la quarta sezione dell'Archivio di Stato di Tori no. Al riordino del mate1iaJe documenta1io fu assegnato l'archivista Novaro e, alla sua morte , iJ generale Bariola , capo in seconda del Co1po di Stato Maggiore, destinò a que ll'incarico, il tenente Dupuy Samadei, che aveva già prestato seivizio presso l'Archivio di Stato di Firenze. La
7 Erano le ripartizioni dell' Esercito cu nispondenti ai corpi di armala teITitori::ili che custitu iv:mo k circoscri zio n i m ilitari d el Hegno aJlurn in fun zione. 8 l.'l!ffìciu Storico - cenni monograf ici, op. cil., pp. 9-10, p . 14.
f.ejimti archivistich e relative a lla Prima Guerra Mondiale
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sede dell'archivio e della biblio teca militare e rano allora a Palazzo Cini. Inoltre, il generale Bariola, nominò a c.apo della sezione storica il colonnello Carlo CorsP. Con il R. D. del 30 sette m bre 1873 il Comando de l Corpo di sta to Maggiore fu diviso in Ufficio del cap o e I O e 2° R ep arto. Q uest'u ltimo, a s ua volta , compre n deva l'i n tendenza, I' Uffìcio Storico e gli archivi. Nel 1874 l'archivio d e ll 'Uffi cio Storico fu trasfe rito a p a lazzo Giustiniani, dove fu compilato il primo inventario generale, un "catalogo sistematico" e d , infine, una ruhtica alfab etica con sch ed ario. Nel 1884 l'archivio fu p o rtato a lla /Jilotta, in attesa di essere trasferito, definitivame nte, a lla nuova sede del Ministero della GueJTa, in via XX settembre. Poiché quei locali tardavano ad esser p ronti, lo stesso Ministero decise di o rdinare u n altro trasferimento, sceg lie ndo, questa volta, un piccolo locale in via d clb T.11113:-ir:-1 . Nel g iugno 1888 l'Uflk io Sto rico fu definitivame nte trasferito a via XX sette mbre e ne i nuovi locali il s uo a rchivio, dopo aver ricevuto p ,111c de lle carte relative a ll a h'UCtTa d'Africa , conservò l'ordine che gli era stato dato, preccdc ntc rncnle, in via della Lu ngara 10.
2. L'Ufficio Storico e il suo archivio durante la prima guerra mondiale e l'immediato dopoguerra Il 17 ottobre 1911 il gene rale Cad o rna , capo d i Stato Maggio re dell ' Esercito, con o rdine d e l g iorno n. /i l 11 , disponeva il te mpo ra-
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!hid, rP- I 1- 12. Il colonndlo Corsi fu caro I Jfficio Storico d al maggio 1872 ;i l ;igosto 1877. IO fbid, pp. 15-16. 11 Jn A.I J.S.S.M.F.., fondo L 3, "Studipurticolari" , b usta n. 30 1, fascicolo n. 1: registro rlegli ordini ciel g iorno dd Capo d i Stato Maggiore dell'Esercito , vo lume IV (dal 1° agoslo 1913 al 17 marzo 1918), Ordine del Giorno del 1 7 ottobre 1914 n . 11, " Nella attuale sin1azione, e~l:ndo necessario rid urre il personale di (]Uesto Comando al p uro indispl:nsahile per le necessità del servizio e in pari tempo contribuire a porre i corpi e comandi nelle migliori condizioni di funzionam ento h o d etermi nato che in via temporanc,1 sian o d iscio lti l'Uffic io Istruzioni e Manovre e l'Ufficio Storico e che Lai uni a ltri l Jftìci d el Comand o riducano il nume ro degli uffic iali. (.. ..)"
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neo scioglimento dell'Ufficio Storico pe r le immine nti necessita belliche. Tutti i lavori furono sospesi e gli ufficiali che vi erano addetti furono inviati nei rep arti, ricollocati in con gedo o impiegati a ll 'interno dello Stato Maggiore. Solamente il capitano Cesare Cesari12 , c he fino allora e ra stato segreta rio de Il 'Officio Storico, rimase consegnatario dell'arc hivio fino allo scoppio del primo conflitto mondiale, quando lasciò Roma per Treviso, dovendosi occupare del nascente "Archivio di Guerra" 13 . Infatti il Cesari, promosso maggiore e poi te ne nte colo nne llo, fu messo a capo della sezione e del re lativo archivio d eU'Uffi cio storico mobilitato al seguito del Comando Supremo . Questa sezione , pe rò, non fu organizzala prima d e ll 'estate d e l 19 15. Il 26 giugno, il gene rale Porro, sottocapo di Stato Maggiore, con circolare n. 2741 1, dispose
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Nacque a Modena ne l 1870. fu insegnante alla Scuola Mil itare cl i Modena e , nel 1925, libero d ocente di Storia coloniale ne ll 'll n ivers ità di Koma . Passa to nel Corro di Stato Maggiore, fu assegnalo a ll 'Ufficio Storico e raggiu nse nel 1919 il grado d i colonnello in posizio ne ausiliaria. Nel 1924 fu richiamato all'Ufficio Storico dove si occupò della rivista di quell'Istituto intitolata "Me morie Storiche Militari". Tra le sue pubblicazio ni ricordiamo g li articoli ne lle s tesse "Memorie": l 'assedio di Amantea, la difesa di Noma, /.'a ssedio di Gaeta, I.a spedizione inglese in Egitto nel 1882. Pubblicò ino ltre alrnne monografie: Corpi uolontarl italiani dal 1R4R al 1H70, le tn,ppe italiane nell'isola di Gàndia, Colonie e possedimenti coloniali, due volumi s ulle questioni del medio ed estremo o riente , uno studio s ul b rigantaggio, ecc. 13 Relazione ..i nonima "Lineamenti ed attività dell'lJj}ìcio Storico" cit. , r 5, in i\.l J.S.S.M.E. , fondo I.3 , "Studipa,tiwlari", busta n. :506, fase. n . 8. 11 Circola re del Regio Esercito Italiano - Comando Supremo - Wparlo O perazioni - I Jfflcio Affari Vari, n. 274 di rrot., in d ata 26 giugno 191 5, ogg.: documenti riflettenti la storia della campagna: " In conforrnil,'ì delle dis pos izioni contenute ne l Capo IV delle Norme generali per la costituzione ed il funzionamento del Comando Supremo mobiJilato, spetta a ll' I Jfficio Affari Vari cli tenere l'archivio e cli raccoglie re in esso, periodicame nte elencati, i documenti e le relazioni che dovr,mno se1vire alla storia d ella campagna. Ad evirare r e rtanto lìn eia plinci pio che dannose d ispersioni o un e ccessivo frazionamento di piccoli arch ivi, naturalmente sk gati fra loro, p ossan o procurare difficoltà che riusci re h hero insolubili in seguito, è opportuno stabilire a lcune norme di carattere generale in tese soprattutto a coordinare l'azione dei vati uffici in armonia alla funzio ne de ll'archivio generale ciel Comando Supremo. (. .. ) Poiché, dopo un mese dall'inizio delle ostilità ,
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che l' Ufiìcio Affari Vari del Comando Supre mo dovesse te ne re l'archivio pe r raccogliere "(. ..) i documenti e le relaz ioni che dovranno servire alla storia della campagna ( ..)". All 'interno di quell'ufficio veniva anche costituita un a Sezione Storica che, secondo quelle dis posizioni, funzionava come "(. ..) l'ente unico destinato a sistemare il materiale documentario con quefl 'ordine crunolugico e sistematico che deve rappresentare fin d'ora l'ossatura di una completa raccolta jìnale (. ..) ". All'archivio dell 'lJfficio Affari Vari doveva essere versala tutta la doc ume ntazione prodotta da comandi cd unità che aveva p erduto il carattere di immediata e quotidiana consultazione. In particolare dovevano essere versati i documenti che si riferivano alla radunata, alle d islocazioni iniziali, alle varie situazioni della forza, alle op erazioni che avevano avuto il loro comple to svolgimento, alle perdite e ricompense. L' ultima
no n pochi cartc:ggi hanno ce11.amente pe rduto il car&ttlT<.: di immediata e (JllOtidiana consultazione, (JUesti debbon o essc.:rc: versati all 'archivio, dove saranno disposti in modo tale da parersi sc:rnpre e prontame nte 1intracciare e prendere in esame. Così, mentre nuovi allegati o nuovi docume nti g iungeranno, in seguito , a co rro bo t~lre cd integrare avvenime nti trascorsi, essi non intralce ranno il lavoro corrente dei singoli uffìci, ma troveranno, invece:, il lo ro naturale collocamc.:nto presso la sezione storica , enle unico d estinato a sistemare il materiale docume ntario con quell'ordine cronologico e siste matico che deve r.1pprcsentare, tìn d 'ora, l'ossaturn di una completa rnccolta finale . Potranno pcrciù essere versati all 'archivio alcuni docume nti che si rife riscono: alla radunat.a, alle dislocazio ni iniziali, a lle varie s itua zio ni J d la forza , a que lle o pe razio ni che e bbero completo svolg imento, alle perdile e ricompense ed alle d isposizioni emanate per il funzio namento dei singoli servizi, nonché quelle relazioni , quei proclami, bollettini, o rdini del giorno, circolari, da cui si possano fc.:ddmente e sicuramen te trarre, (JUando sarà il mom ento, gli d em e nti positivi pe r la storia della presente campagna cli guerra. (. .. ) E po iché ogni uffìcio attende a redigere.: il p roprio diario , sar.ì opportuno che questo importan te documento non venga versato solamente alla tìne della campagna, ma sia consegnato mensilme nte e ne i primi g iorni d el mese successivo, in allrc.:ttanti fasc icoli , direttamente all'tJftìcio Affari Vari (. ..) Dall'insieme di questi e le menti me nsilmente raccolti, riuscirà evidentemente più facile il coordiname nto ed il completamento delle diverse notizie e la ricostruzione d ei fatti. Si rau .:omanda, pertanto, agli uffici s tessi, di vc.:rsare gli originali manosctilli o stampati (. .. ) perc hé questi soltanto costituiscono, di fatto, l'unica e duratura docu mentazio ne di una relazione ufficia le"; in A.U.S.S.M.E., fondo L3 cit., husta n. 305, fase. n. 3.
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parte della circolare lrattava dei diari slorici e d e l loro versamento all' Ufficio Affari vari. Con la circolare n. 518 del 14 luglio 19 15 15 veniva ulteriorme nte regolamentato il versamenlo e la conservazione dei diari storici. Durante il conflitto tutte le unità, sino a livello di reggimento, e lulle le direzioni dovevano lenere un diario in cui, giorno per giorno, era descritta la vita del coma ndo e del reparto, la situazione propria e del nemico, gli ordini ricevuti e dati, le operazioni e i combattimenti effettuali, le perdite subite , ecc. ln breve "(. . .) il diario storico, riporla la circolare n . 518, non deve essere una semplice ed arida registrazione di notiz ie, spesso di scarso interesse, ma piuttosto la narrazione sintetica e jèdele dep,li avvenimenti che si sono svolti giorno per giorno; avvalorata laddove occorra, da una completa documentazione, riunita e riparlita con ordine, nei relativi allegati . 'f'utti gli allegali numerati e conseroali in buste a parte, dovranno essere in originale(. ..)". Questi diari, sempre secondo la circolare citata, riuniti in fascicoli bimestrali , dovevano essere raccolti dai comandi di divisione per lutti i reparti dipendenti e inviati nella prima decade del bimestre s uccessivo alla Sezion e Storica del Comando Supremo. Gli altri comandi, supe ri01i a quelli di divisione, dovevano provvedere a lla spedizione di tali documenti d irettamente al m edesimo indirizzo 16 . Inoltre, per meglio cloclltnentare le
15 Circola re del Regio Es<.:rcito Italiano - Comando Supremo - Riparto O p<.:razioni - Ufficio Affari Vari, n. di prot. 518, in data 14 luglio 1915, ogg.: diari storici; in A.U.S.S.M.E. , fondo Lj cit, busta n. 305, fase. n. 3. 1 <• Circolare n. 518 cit.: "Allo scopo di all<.:ggerire pe r ciuanto possibile, il cart<.:ggio de i Comandi mobilitati e di p rovved<.:r<.: a llo s tesso tempo p <.:rché nessun doc ume nto riguardant<.: l'attuale ca mpagna di g u<.:rra possa a ndar<.: dispe rso, qu<.:sto Comando dispo ne eh<.: (. ..) i d iari storici <.:d i relativi allegati, non sia no ve rsati a campagna ultimata al Com a ndo del Corpo cli Sta to Maggiore, ma s iano inv<.:c<.: spediti, in a ltrettanti fa scicoli bimes trali , a l Comando Supre mo. T1 primo di tali fascicoli compre nd<.:rà pertanto la cronaca degli avvenimenti che s i svolsero dal giorno in cui venne indella la mo bilitaz ione fino al 31 luglio 1915: m e ntre gli altri fascicoli re g istreranno gli avveni m<.:nti s uccessivi a questa data , segue ndosi per bimestri d al I O agosto, 1 ° ottobre, 1° dic<.:mbre (. ..) così di s<.:guito . Per maggiore sp<.:dit<.:zza e semplicità d i
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funzioni e le attività esercitate dai repatti durante il conflitto, con la circolare n. 1045 del 23 agosto 1915, si diedero istruzioni ai vati comandi per raccogliere e conservare tutti i handi, le ordinanze e i manifesti emanati dalle autorità militari in zona di guerra17 . Il generale Porro non si occupò solo di regolamentare l'ordinamento e il versamento della documentazione ufficiale (diari storici, circola ri, corrispondenza ordinaria e riservata e altra documentaLione dei vari comandi al fronte) ma , con la circolare n. 538 ciel 14 gennaio 1916, diede ampie disposiLioni affinché fossero inviate alla SeLione Storica del Comando Supremo le testimoniame scritte, vagliate ed accertate da ufficiali a c iò designati, di episodi "nei quali emergano sopra tutte le virtù patriottiche e militari dei nostri soldati (. . .)". Queste testimonianze dovevano essere trasmesse "( . .) senza rifacimenti e senza commenti di sorta, nella loro franca e talvolta mde spontaneitd popolaresca che meP,lio ne esprima l 'e.[ficacia e il sapore. ( .. .) E quando occorra il racconto sia accompagnato da rapide descrizioni di luoghi, da schizzi e disegni ( .. .) ". Nella circolare si manifestava anche l'intento dello stesso Comando Supremo di costituire "una ricca e varia collez ione fotografica che renda la narrazione più viva ed evidente" e, pertanto,
trasm1ss1one, i Comandi di Divis ione riuniranno , nei primi giorn i del mese s uccessivo al bimestre scaduto , i vari diari dei coqJi da essi dipendenti e li invieranno entro la prima dcG1dc, unil,1mc nlc ,il p roprio diario, alla Scziom: Sto ri ca del Coma ndo Su premo. Gli a ltri Comandi, su p eriori a quelli di D ivis io ne , provvederanno a lla spedizione di tali doc ume nti direttamente a l me desimo indirizzo. (. ... )". Rigu::irdo, poi, :-dia compil::izione dei diari, la stessa circolare precisava clic questi d ovevano "essere scrilli a penna, e non dallilografati, costituendo p e r se stessi elementi della maggiore importanza, destinati a ri mane re per sempre in a rc hivio, come fonti essenziali e pe rmane nti dell::i document::izione ufficiale di una ca mpagna di gue1Ta". 17 Circola re~ del Regio Esercito - Comand o Supre mo - Rep;irlo Operazioni - Ufficio Affari Vari, n . 1015 di prot, in data 23 agosto 1915, ogg.:handi, ordinanze e manifesti: "Questo Comando inte ressa tutte le autorità militari mohilitate perché di ciascun bando, ordinanza o 1n;.1nifesto , vengano d'ora in avanti inviale cinque copie al Comando Supremo (Ufficio Affari Vari). ( ... )"; in A.U .S.S.M .E. , fondo M 7, circolari vari ujfici, busta n. 21 , fasc. "Comando Supremo (circola1i), agosto 19 15".
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si davan o istruzioni affinché '~li ufficiali i quali abbiano.fotografie di un certo interesse, relativo alle operazioni e al teatro di !{Uerra, le trasm etta no in triplice cop ia, col nome dell'autore e con le opportune indicazioni di tempo, di luogo e d i reparto "18 . Il Comando Supremo, cosciente delle cattive condizioni d ella ten uta degli archivi da p atte dei vari comandi a l fronte, cercò <li regola m e ntare il versam ento del carteggio o rdinario e riservato prodotto dai comandi di armata, d i corpo d i a rmata e di divisione mobilita ti 19 . Con circolare n . 670 del 1 ° marzo 1916 dispose ch e
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Circolare del Coma ndo Supremo - Heparto O perazion i - Ufficio Affari Vati e Segre telia, n . 538 di prot, in data 14 gennaio 19 16, ogg.: Storia episodica detl'attu.ate campagna di guerra:" Con severa obiettività e sulla scrnt a dei documenti ufficiali, la storia narrerà, un giorno, gli avven irm;nti ddl'o<lierna campagna di guerra; ma nessu na relazione potrebbe accogliere questa folra messe d i episodi che, senza assurgere alle proporzioni dd fauo sto rico, costituiscono nel loro insie me come lo sfondo ciel <Jnaòro; danno ai fatti e alle figu re risalto, lucc, co lorito e ne po rgono, a un tempo, la sp iegazione um;i na . Così, pure, rimarrebbero ignorati tanti episodi individuali e colie llivi che, p ur non costitue ndo veri e propri atti di valore( ...) hanno una importan za morale e st01ica fors'anche più gran de (. ..). /\ impedire che (]Uest.a preziosa mate ria vada perd uta , come avverrebbe se non se ne ten esse n ota giorno per giorno, il Comando Supre mo si rivolge a tulli i comandami di corpo e ai capi d i servizio perché raccolgano dai loro dipe ndenti, di qualunque grado, narrazio ni di ep isodi ai q ua li assisterono( ... )"; in /\.l J.S.S.M.E., fondo M 7 cit., busta n. 1, fase. n. 6: opuscolo a stampa del Regio Esercito Italiano - Com;indo Supremo - Ufficio Affari Vari e St.:gn;Laria, Raccolta delle disposiziuni in vigore per l'r~,ercito m.ohilitato - sesto gntppo: circolari di carattere vario. 19 Le notizie e g li st11òi re lativi agli archivi m ilitari durante il conflitto 1915-19 18 sono scarsissimi, un breve cenno su ll'argomento vie ne fa tto da Eugenio Casanova nel suo man uale, che riporla l'esempio d i alcuni titolari utilizzati d a i coma ndi d'artiglieria: "(. ..) Egli Ili dr. Curti au tore de ll'articolo su l'ordinamento del servizio archivistico in un comando al fronte! asserisce che il titolario cl i arch ivio per il com ando cli raggrupp amento d i a1tiglierie d 'assed io irt zona di g uerra fu sirto al 31 d icembre 1916 4 ucllo indicato dai seguenti titoli: I - !Jfficial i; Il - Tru p pa; li i - Pe rio d ich e; IV - Varit.:; V Materiale; VI - Circola ri; nei quali n 1tta la materia si disgregava, s i confo ndeva ( ...). Senonch6 l'archivista Giuseppe Galli, mandato a l fronte pro prio in uno di quei comand i, accortosi di que i d ifelli, sostituì quel titolario nel seguente più organico e scientifico: I - Comandi, organi e servizi; Il - 'l'ccnica d i artig lieria ; III - Attiglieria; IV - Mu nizioni; V - Mezzi di comunicazio ne; VI - l )iverse
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queste carte, riunite in pacchi e chiuse in casse, fossero spe dite alle risp e ttive sedi territoriali per le unità d i vecchia formazione , me ntre per q u e lle di nuova formazione fossero invia te al Comando del Corpo di Stato Maggiore Territoriale a Roma 20 . Con questi provvedime nti fu salvato in gran parte il patrimonio storico-documenta rio dell' Esercito Italia no. Anc he in seguito, dopo l'a rmistizio di Villa Giusti, il Comando Supremo e poi lo Stato Maggiore de l Regio Esercito continuaron o l'azione di recupero de lla docume ntazio ne prodotta dai comandi ed unità mobilitate nella grdnde gu em1. li gen e ra le Diaz, con la circola-
ed estranee; suddivkkndo ogni titolo in classi, che tutte effetti va me nte nel loro insie me compre ndono l'attività di quel comando e tutte le possibilità che in tempo di guerra si presentino ad esso. Approvato que l tito lario, il Galli fu inviato a form ulare tm Tito lario per Comando d 'Artiglieria di Setto re in zona di guerra ed egli lo divise nei segue nti tito li, ognuno dei quali fu parimenti ripa rtito in parecchie classi: T - Comandi, organi, servizi; II - Uffi cia li e trnppa; TTT - Impiego tattico; I V - Se1vizio informazioni; V - Servizio d'osservazione; VT - Mezzi di trasmissio ne, comunicazio ni; VII - Av iazione; Vlll - Materia li; IX Munizioni; X - Quadr uped i; Xl - Vettovagliamento; Xli - Baraccame nti e alloggiamenti; Unica - Materie diverse e d estranee. La lettura sola d i quel titolario clice a sufficienza la profonda trasformazione falla s ubire a quegli archivi, d al semplice m odo d 'imposta rne l'ordinamento e l'impressione falla sull'intelligen za del Com ando, che non lo rite n ne più vile materia da abbandona re alla trascuranza di bassi piantoni, ma elaborazio ne degn a cli uffic ia li ( ... ) ", E. Casanova, Archiuistica, Sie na 1928, (ristampa anastatica, Torino 1966), pp. 246-247. 2 Circolare de l Regio Esercito Ita lian o - Comanclo Supremo - Hiparto Operazioni - Ufficio Segreteria, n . 670 cli prot., in d ata I O marzo 19Hi, ogg.:C:arteggio eccedente da versar.,·i:" Nella considerazione di rende re meno ingombranti gli archivi de ll e grandi unità mobilitate, questo Comando stabilisce che i comandi d 'annata, cli c01vo d 'armata e d i d ivis ione, riuniscano in pacchi e chiudano in casse i cartcggi o rdinari e rise1vati che giudicano non dovers i più richiamare o consultare c li spediscano alla rispettive sedi territo riali. Le unità d i nuova fo rmazio ne, le quali a ll'atto della loro costi tuzione ebbero sed i occasio n ali, invieranno invece ta li ca rteggi a l Coma ndo del Corpo di Stato Maggiore in Roma, d ove è già stato disposto un apposito locale, in attesa del versamento definitivo o dd ritiro dei singoli archivi p resso nuove sed i, a seconda d i ()Uanto verrà stabilito alla fine della campagna (. .. )", in A.U.S.S.M.E., fond o M7 cit, busta n. 25, fase. "Comando Supremo (circola ri) marzo 1916".
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re n. 601 del 3 ottobre 19 19, prescrisse, a Lulli i com andi d elle grandi unità tenito riali, di disporre perché fossero "(. . .) esam inati ed ordi-
nati i carte..!!J?i provenienti dai comandi mobilitati per assicurare la conservazione di tutto quanto poteva riuscire utile alla documentazione della storia della nostra guerra (. ..) ". In particolare doveva essere ordinata, in modo d a poterla facilmente consultare , la documentazio ne relativa alle o perazio n i d i guerra offe nsive e difensive, alla costituzione delle va1ie unità, alla disciplina de lle truppe ed a i servizi; d ovevano, anche, essere sistemale le fotografi e, le puhhlicazioni interne e di propaganda ed eventuali docume nti tolti al nemico. Infine, la circolare disp oneva che i comandi d 'armala, cli corpo d'armala cd i comand i gene rali inviassero all'Ufficio Storico un e le nco sommari o d i q uei documenti, conservati p resso i me d esimi comandi 21 . Anche il generale Bad oglio, divenuto cap o d ello Stato Maggiore de ll' Esercito, con la circolare n. 712 cle ll'S aprile 1920, d isponeva che tutta la documentazione relativa alla gra nde gu erra fosse con servata, con particolare cura, dai vari comandi territoriali e
21 Ci rcolare del Comando del Corpo cli Stato Maggiore - Reparto Operazioni - I Jftìcio Storico, n. 601 d i prol., in data 3 ottobre 1919, ogg.:con-
servazione dei documenti della guerra e trasmissione dei relativi elenchi: "l'cr assicurare la conservazione d i tutto quanto può riuscire utile alla don.1mentazionc della storia della nostra guerra, ciuesto Coma ndo prega le autoIità , a lle q uali la p resente è d irclla , di disporre perché siano esam inati cd ordinati i ca1teggi proven ienti dai comandi mobilitati. Dovranno esser particolarmente classificati in modo da poterli faci lmente co nsultare: a) il c utegg io e i documcnli relativi alle operazioni di guerra, a ll 'organizzazione difensiva, alla costitu zione d elle grandi unità e dei s ingoli re parti, le prat iche inerenti alla istruzione ed a lla d isciplina delle uuppc, alla costituzione e d al fun zionamento dei servizi (compresi quelli re lativi a lle popolazioni civili); b) le fotografie della guerra, comp rese 4 uelle eseguite dagli aere i; c) le p ubb licazioni effettuate dai singoli comandi ( istruzioni e regolame nti, monografie dei lavori cli difesa e cli speciali im pianti, ecc.); d) pubblicazioni aven ti carattere di propaganda (opuscoli, manifesti, g iornali del soldato, relazioni di conferenze, ecc.); e) eventualmcn lc, documenti to lti al nemico. ( .. .) Si p regano i comand i cli armata, di corpo di armata c d i comandi generali corrispondenti di trasmettere entro il 31 corrente, ele nco sommario dei documenti sopra indicati, conservali presso i comandi stessi, indicando da quale unità essi pervengano, l'epoca e l'oggetto. (. ..)", in A.U.S.S.M .E., fondo r3 cit. , b usta n. 305, fase. n. 3.
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progressivamente versata all'archivio dell'Ufficio Slo rico22 . Il ministro della G uerra Ruclinò, con circolare n. 319 del 2 giugno 1921 23, confermava le disposizioni delle precedenti circola ri dello Stato Maggiore del Regio Esercito (Comando del Corpo di Stato Maggiore)
22 Circolare dello Stato Maggiore del Regio Esercito - Reparto Operazioni -
lJttìcio Storico, n. 712 di prot. R. , in data 8 aprile 1920, ogg.:consemazione ed ordinamento degli archivi di guerra: " (. ..) Ora ris ulta che presso quakhe comando i documenti stessi sono tenuti in locali poco a<lalli, come baracche e canline. J d ocumenti relativi alb nostra guerra costituiscono un malcrialc prezioso che occorre conserv,tre con ogni cura, e possihilmente nei locali <lei com andi territorial i relegando, se <ld caso, negli ambienti meno adatti l'ordi nario carteggio dei comandi stessi. Assicurata così la conservazione, i comandi potranno poi procederc, grndatamente, all'ordinamento del proprio archivio di guerm, avve11enclo che, per ora, nulla dovrà esser <listn.1llo. Mi riservo poi di trasterire, man mano che sarà possibile all'archivio del l'l Jffìcio Storico <li queslo Stato Maggiore, i documenLi più imporlanli dei s ingoli archivi di guerra dei comandi territoriali.( ... )", in A.ll.S.S.M.E., fondo L3 cil., busla n. 305, fase. n. 3. 23 Circolare ciel Ministero dell~1 c;11em1 - Divis ione Stato Maggiore, n . 3·19, in <lata 2 giugno 1921 , ogg ..Disposizioni varie - riordina.mento e conservaziune del carteggio di guerra: " A confl:rma delle disposizioni impa11ite con le circola1i n . 6o1 ciel 3 ottobre 1919 e n.712 <ldl'8 aprile 1920 dello Stato Maggiore ùd Regio Esercito (Ufficio Storico) si impa rtiscono le seguenLi norme per il riordinamento e la conservazione del ca11eggio di guen-a. Tali carteggi costituiscono un materiale p rezioso, che occo1Te conservare con ogni cura nei locali dove possono essere facilmente sorvegliati dai comandi che li hanno in consegna, e s iano non deteriorabili dall'111nidit.à o dai topi. Ogni comando dovrà procede re all 'orùinamenlo dei carteggi di gue1Ta che ha in consegna, compresi quelli d e lle unità <lisciollc, ordinandoli in cartelle d 'archivio, a ciascuna delle quali s i,1 unito un elenco sommario <ldk pmliche contenute, così da poter essere facilmente consultati. Dat-:i la necess ità di conservare non solo quanto riguarda le operazioni rnilila1i propriamente elette , ma anche ciò che serve a docume ntare e ricostruire la vita dd soklalo, iJ carteggio delle grandi unità e delle inte ndenze dovrà essere integralmenle conservalo. Per i comandi cli brigala e di reggimento e pei minori re parti , potranno essere invece dislrulle le pratiche <li mino re imporLanza quali quelle riguarda nti la concessione di licenze, punizioni, trasterimenti <li militari, ccc., e saranno invece conseivate, oltre al c;111eggio relativo alle o perazion i, alla dislocazione, ,dia disciplin;i della trnppa, lulle le pratiche cli carattere tecnico ed amministrativo di qualche importanza, i contraui, i documenti riguardanti acquisti e riforn imenti materiali. (. ..)"; Giornale Militare l!/Jìciale 1921, p . 374.
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e aggiungeva che ''i comandi di corpo d 'armata invieranno pel 3 1 agosto prossimo alla Stato Maggiore del Regio Esercito (Ufficio Storico) un elenco indicante per ciascun corpo e comando quale carteggio abbia in conseF,na ,;.24 . Queste disposizioni venivano successivamente ribadite, con la circolare n. 3040 del 17 aprile 192525, in cui il ministro della Guerra invitava i corpi di armata territoriali a verificare se, presso i comandi od enti dipendenti, esistessero ancora "carteggi di carattere u:ffìciale o di carattere storico" riguardanti la prima guerra mondiale. Questi documenti dovevano essere conservati e no n sottoposti a distmzio ne, inoltre "essi, secondo la circolare, saranno sempre a disposizione dell'{Jjjìcio Storico dello Stato Mag.giore Centratt?-6 u nico ente ujjìcialmente incaricato della cunseroaziune dei carteggi di guerra". Nella stessa circolare si precisava che la documentazione storica no n doveva essere dispersa nei muse i milit.a1i u nei musei privati , a nche se avessero assunto il carallere di archivi di guerra27 , anzi, le autorità militati avevano il preciso dovere di "injòrrnare l'[!f/ìcio Storico dell'esistenza di documenti ufficiali in
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lhidem , "(.. .) Partico lare cura dovr;'ì esser<: posta ne lle indicazioni rdative a i c 11teggi ddle intendenze, precisando a quale d irezio ne d 'intendenza esso appartenga e l'epoca relativa. Pd 31 d icemb re prossimo poi verrà dai comandi di corpo d 'armala trasmessa copia degli elenchi sommari dei ca rtegg i riordinati presso i comandi dipende nti, e l'elenco delle pubblicazioni, cd eventualmente ddle raccolte fotografiche eseguite durante la guerra dai s ingoli comandi, di cui fossero rinvenute copie". 25 Ci rco lare del Ministero de ll a C,uerra - Ga binetto del Ministro Segrete ri a Militare, n . 3010 Hi se rv atissimo, in d a ta 17 a prile 1925,
ogg.: Riordinamentu e conservazione del carteggio d i guerra. Documenti di carattere uj}ìciale e i carattere storicu, in A.IJ.S.S.M.E., fondo Lj cit., hu sta n. 305, fase. n. :-S. 26
Era allo ra la d<:nominazione ufficiale dello Stato Maggiore rlell 'Escrcilo . Circola re n . 3010 cit., "(. ..) Mentre si puù consentire che taluni documenti trovino acconcia sede in particolari musei militari ( ... ) occorre ev itare chl'. altri d ocumenti ufficial i siano d is pe rsi in mus<:i di caratte re priva to anche se questi assumano il carattere di archivi di guerra presso m usei comunali, o simili. Ai muse i privati, che n on sono sorvegliati dalle au torità militari, potranno inv<:ce affluire i cimeli di g u<:rrn, ed i documenti di caratt<:rc privato, d 1c possono acquistare un'importanza storica, od un particolare rilievo per le pe rsone o gli avvenirn<:nti a cui si riferiscono. Sarà anzi o pportuno e h<: le 27
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sede nun competente". L'lJftìcio Storico e il suo archivio divennero, quindi, la naturale sede di conservazione di tutto il materiale documenta1io militare, relativo alla grande guerra. Già nel 1917, a causa del versamento de lla documentazione di guerra, l'ufficio e l'archivio vennero trasfe riti in alcuni ampi locali a p alazzo Baracchini, che però nel 1921 risultarono insufficienti di fronte a ll 'arrivo di 1500 casse, provenienti dalle grandi unità mobilitate durante il conflitto e da poco sciolte. Una pa1te delle carte fu mandata in una casamatta de lla Ba tte ria Nome ntana e, soltanto sette anni do po, ne l giugno 1928, compiuta una prima revisione di quell'enorme materiale documentario, furono trnsferite 8000 cartelle alla nuova sede dell'ufficio a palazzo Baracchini28 . Nel ottobre 1919, dopo che il Comando Supremo era stato trasferito da Abano a Homa , l'Uffic io Storico riprese tutte le sue attività istituzion:-11i de l tempo <li pace. li nuovo capo Jell'ufficio, il colonne llo Adrianu Alherti29 , dis pose che l'Ufficio Storico fosse organizzato su una segreteria e 5 sezioni, <li cui una archivi e biblioteche. Tutte le sezioni furono incarica te dello studio <lei documenti relativi alla grande guerra per la compilazio ne di importanti stuc.H storico-militari e so prattutto per la stesura de lla relazione ufficiale sulle
autorit;'ì militari contribuiscano , per quanto riguarda, a facilitare l'opera a llamente benemerita svolta dagli ordinatori de i muse i, o delle ::nnminislrazioni comuna li e provincia li.(. ..)". Sui vari proge tti che durante e s ubito dopo il primo co nflillo mondiale si occuparono di cos titui re g li " Archivi de lla (jueJTa " cfr. E. Casanova, Archiuistica cit., pp. 248-249, in cui l'auto re critica da l punto di vista de lla dottrina ardlivistica il progtllo di cos tituirt I.lii complessi d ocume ntari, de finiti co me "una raccolta inorganica di atti ". 28 !.'l!fficiu Storico - cen ni monoirafici op. cit., p p. 16-17. 'l9 Nato a Milano nd 1870. Sotto te nente del ge1lio nd 1890, fu promosso capitano a sce lta nl'i 190:i e fu a.ssegnato a l Cor po d i Stato Maggiore . Pa rtecipò a ll a campagna di gue rra 19 15-1918, prima co me tenente colonnello, commissario milita re per k strade ferrate, poi da colo nne llo nel 1916, come capo di stato maggiore de ll a 46° Divisione , ciel V e del X Corpo d 'armata . Coma ndò in o pcrazioni di g uerra (agosto-novcmhre 1918) la Brigata Pi.sto ia e , clopo l',irmistizio, fece parte della Mhsio ne italiam1 a Vienna . Capo Ufficio Storico, dal novembre 1919 al giugno 1924, fu autore di importanti monografie sulla prima g uerra mondiale ed ite da ll 'Ufficio Storico stesso. Pro mos.so maggio re genernle nel 192-1 comandò la Brigata Pavia.
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o perazione dell'faiercito Ita liano nel 1915-191830 . L'impegnativo lavoro di riordinamento dei numerosi fondi archivistici fu cominciato dal colo nnello C:esati subito dopo l'armistizio di Villa Giusti; inizialmente fu ordinato il materia le documentario prodotto dai comandi e dalle unità dell'Ese rcito , poi, quello prodotto dai vari uffici del Comando Supremo , infine, le carte provenienti dall'Archivio di guerra di Vienna e la documentazione proveniente da Berlino e f3udapest1 1. L'organizzazione su 5 sezioni (di cui una archivio) e i compiti istituzionali dell'Ufficio Storico furono riconfermati con il R.D n. 1394 del 1925 32 , in cui all'Ufficio venivano appunto assegnati i compiti di: "raccolta e studio dei documenti militari. Storia della guerra italo-austriaca 1915-19/R. Cumpletamentu della storia delle campaf!,ne per l'indipendenza e l 'unità d 'Ttalia. Storia delle campagne colun iali italiane. Propaganda culturale. Jndirfz.zo tecnico ed amministrativo delle
biblioteche militari. Tenuta degli archivi".
3. I fondi documentari relativi alla prima guerra mondiale conservati nell'archivio dell'Ufficio Storico. Come abbiamo detto sopra, l'archivio dell'Ufficio Sto rico conserva una 1icca e preziosa serie di fondi relativi alla prima guerra
30 Sull 'impo11anle allività editoriale dell'Ufficio Storico liguardante la prima guerra mondiale e sulla relaz ione ufficiale: L'Esercita italiano nella Grande (iuerra, cfr. Stato Maggiore dell'Esercito - Ufficio Slorico, Gùntributo dell'[!/)k iu Storico dello S. M. dell'P.sercito alla storia della prima guerra mondiale, Trento 913 o llobrc 1963, XLI Congresso dell'Istituto per la s toria del Risorgimento Italiano; O. Bovio, L't!Jjìcio Storica un secolo di storiugrajìa militare op.ci!., pp. 69-80; Stato Maggiore Esercito - lJftìcio Storico, Catalogo hibliograjìco - Le upere edite dall'U{ficio Storico.fino al 1990, Roma 1990, pp. 52-51; E. Pino , Vittorio Veneto e fa relaz ione u:fficiale della grande g uerra, in Atti dell'incontro di Studio "Vittorio Verte/o nell80° Anniversaria" Vil/uriu Veneto, j novembre 1998, cil. 3l Questo immenso lavoro p urtroppo non fu sempre condotto con criteri 1igo rosamente archivistici, ne l risp e tto d el me todo storico. 32 R.D. n. 1394, Attribuz ioni parlicolari degli uffici dello Stato Maggiore del J<egio fisercito, in dala 26 luglio 1925, Giornale Militare [!/)ìciale 1925, p. 1668-74.
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mo ndiale. La denomina:Lione di tali fondi, utilizzata nel presente la voro, è quella in uso, ne l Manuale delle ricerche nell'Ujjìcio Storico dello Stato Maggiore de/l'Esercito'3. Riguardo a i diversi mez:li di corredo per la consultazione31 , tutti i fondi, che citeremo, hanno degli elenchi di vario livello di ana liticità (in gene re sono abbasta n za somma ri) ch e comunque p e rmettono di effettuare ricerche sulla documentazione. Purtroppo non sono rintracciabili, quasi mai , registri di protocollo, titolari, rnbriche, prontuari, ecc. coevi a lla formazio n e de i docume nti. Ino ltre, pe r chiarezza di esposizione, tenendo conto dei principi dell'Archivistica35 e della Diplo matica contemporanea36, abbiamo raggruppato i vari fondi, raccolte e miscellanee in tre gruppi principali. Il primo si basa sulla tipologia documentaria e raggruppa, appunto , due impottanti raccolte, formate da docume nti tutti di uno stesso tipo: i diari storici e le circolari. Le due raccolte furono costituite d allo stesso Ufficio Storico a cui venivano periodicamente versati ta li documenti. Secondo il Serviz io di guerra tutti i comandi, fino a quelli di reggimen to, comprese le intende n ze e le direzio ne dei servizi, dovevano tenere un diario storico-militare, dal giorno de ll'ordine di mobilitazione fino a quello in cui si fosse compiuto il rinvio in congedo de lle classi richiamate sotto le armi. Nel diario dovevano essere descritti, giorno pe r giorno, gli ordini ricevuti e dati , le operazioni eseguite, le tmppe effe ttivamente impegnate, lo stato atmosferico, compresa la te mpe ratura 37 . Al diario dovevano essere a lle-
.n A. I3rugioni e M. Saporili, Manuale delle ricerche nell'l!f(icio Storico delle Sta to MaP,Riore dell'Esercito o r . cit., Ro ma 1989. 34 Per la definizio ne degli strumenti di ricerca ( inventari, ele nC'h i, guidt:, ecc.) d r., P. Carucci, I.e fonti archivistiche: ordinamento e conservazione, Roma 1983, pr. 169-195 . .35 Cfr.:E. Lodolini, Archivistica - principi e pmhlemi, Milano 1995; P. Carucci, I.e.fonti archivistiche: ordinamento e conseroaz ion.ecit. 36 P. Carucci, Documento contemporaneo - diplomatica e criteri di ediz ione, Roma 1987. 37 lln h reve cenno sullo stato atmosferico chiudeva la narrazione degli avvenimenti in ciascuna giornata. Il Comando Surremo, i comandi cli grand i unità e le inte ndenze dovevano registrare a nche la temperatura dell'aiia, nùsurata in cenlih>rà<li, in 1111 punto esposto a nord ed aU'omhrn, a lle 7, alle 15, alle 22.
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gati gli ordini e i rapporti scritti e ricevuti, gli appunli presi su ordini impattanti ricevuli verbalmente, le minule degli ordini impartili e le ricevute cli que lli che si ricevevano. Le frazioni ùel reparto distaccato dovevano tenere il diario per lutta la durata del loro distaccamento. 11 diario doveva essere scritto a penna, verifìcato e firmato ogni giorno (dal capo di stato maggiore nei comandi di grandi unità e intende nze, dai comandanti e direttori ùi servizio negli altri casi). Inoltre in ogni grande unità il capo cli stato maggiore, sotto la propria responsabilità, doveva far tenere nota, da uno degli ufficiali, degli ordini e elci rappotti, scritti o verbali, c he il comandante mandava e riceveva, affinché ne rimanesse traccia, facendo segnare anche il nome del pottaordini, l'orn di sp edizione e ricevuta. Lo stesso uffìciale teneva nola delle ore nelle quali si erano svolle le principali fasi di combattimento. Queste note, in seguito, dovevano essere annesse al diario. T <liari, come abbiamo vislo, dovevano essere versati all'Officio Storico 38 . La raccolta , denominata Bl, diari storici prima guerra mondiale (1915-1919) comprende 11.200 volumi rilegati, quasi tutti manoscritti. Nella raccolta Bl sono, quindi, riuniti tutti i diari storici dei p1incipali uffici del Comando Supremo ( [[fficio del capo di Stato Maggiore, l![ficio lnjòrmazioni, Sezione Cifra, Comando generale di Artiglieria e Comando Generale del Genio, Comando C7enerale dell'Arma dei Carahinieri Reali del Comando Supremo, Quartier Generale, [[fficio dell'ispettore capo del seroizio telegrafico militare, vari uffici, ccc.) i diari storici delle Armate, d e lla Zona di Gorizia, del Comando Generale di cavalleria, dei c01pi d 'armata (compreso il cotpo d 'armata speciale e d 'assalto),delle divisioni (fanteria, d 'assalto, cavalleria, bersaglieri), di Unità diverse ( Corpi di spedizione e d'occupazione, Comando Truppe in Albania, Reparti dell'Egeo, Settori, Sottosettori, Sbarramenti, Zone, Comandi d'Artiglieria, Comandi Dijèsa, Fortezze, Piazze), i diari storici cli Armi e Copi (reggimenti e battaglioni carabinieri reali; brigate e reXMimenti
38 Ministero della Guerra, Seroiz io in f!.Uerra (/'uh. rt. 103). Parte I. Servizio delle tmppe, Roma 19 12, Diariu-117 (collegamento fra cum,mdi e truppe) pp. 57-57a.
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.fanteria di linea; brigate, remimenti e battaglioni ciclisti hersaglieri; brigate, ra!!J!,ruppamenti, reggimenti e hattaglioni alpini; raggruppamenti, gruppi, reggimenti e hattaglioni delle truppe d 'assalto; hrigate e reggimenti fanteria di marcia; brif!,ate, reggimenti e battaglioni mili.zia territoriale; brif!,ate, reggimenti, gruppi e squadroni di cavalleria; regiimenti artiglieria a cavallo, da campaf!,na e da montagna; brif!,ate, raggruppamenti, f!,ruppi, hatterie e compagnie artif!,lieria d 'assedio; rapgmppamenti artiglieria mista in Albania; raggruppamenti, f!,ruppi, hatterie, sezioni bombardieri; reggimenti, batlaf!,lioni e compagnie f!,enio zappatori, telegrajìsti, pontieri e minatori), dell'Intendenza Generale e delle Intendenze delle singole armate, dell'Intendenza ~ona Retrovie, dell'Intendenza Speciale Tm,ppe Carnia, dell'Intendenza dei Corpi a Disposizione, dell 'Intendenza 1'ruppe Alhania e Macedonia, dell 'Intendenza Ujjìcio Serviz i lluliuni in Francia, dei Comandi artiglieria divisionale, dei comandi genio divisionale. Sono anche conservate le Situazioni della Forza delle varie grandi unità, alcune importanti relazioni, tra c ui quelle del servizio .sanitario duranle la guerra, la formazione e la dislocazione delle Armate, del Comando Truppe Carnia, la situazione e dislocazione delle artiglierie e del genio. In ultimo ricordiamo i bollettini di guerra. La circolare è un enunciazione di determina le disposizioni amministrative o di legge che vengono inviate dai comandi militari superiori per farle conoscere e d applicare ai comandi .sottoposti. Es.sa è contraddistinta da 4 elementi principali: l'ente che l'ha diramata, numero, data e oggetto. Tutte le circolari versate all'Ufficio Storico hanno costituito un comple.s.so di raccolte denominato M7, circolari vari ujjìci 1915-1990, composto da 890 buste; quelle riguardanti il conflitto 1915-18, sono in 48 buste. In queste 48 bu.sle sono quindi comprese: una raccolta di c irco lari del Cumane.lo Supremo, s uddivise in libretti, a carattere tattico, tecnico, organico, riguardanti la di.sciplina, il personale e di carattere vario (cartogratìa, corri.spondenza, memorie storiche, indennità, mortai, quadrupedi); una raccolta di alcune circolari del Ministero della GuetTa Sottosegretaria to Armi e munizioni (elenco degli stabilimenti dichiarati "ausiliari"), una raccolta del Comando Supremo (norme
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relative agli operai borghesi in zona di guerra, scuole nei terTitori occupati, corsi allievi ufficiali) e dell'Intendenza Generale - Ufficio del Capo di Stato Maggiore (servizio degli ispellori delle retrovie, gas asfissianti , servizio postale, telegrafico e telefonico), disposizioni varie della rntendenza Generale - Sezione Veterinaria, Sezione di Commissariato, Sezione di A11iglieria; una raccolta di circolari di vari uffici del Comando Supremo suddivise per argomento (Albania, servizi aeronautici , alpini, batterie someggiale, bersaglieri, bombardieri, campi di riordinamento, cavalleria, carabinieri, centurie lavoratori, collegamenti , compagnie presidiarie , corsi , croce rossa, disciplina, gas, genio, giustizia militare, guardia di finanza, lanciafiamme, impiego, licenze, Marina, mitraglieri, prigionieri di guerra, profughi, requisizioni edifici monumentali, scuole, smobilitazione, telegrafisti e guardiafili, volontari irredenti, ecc.); una raccolt:-i per cbt:-1 ddk circolari dd Ministero della Guerra e del Comando Supremo, dal 19 giugno 1915 al 10 luglio 1920; un' ultima raccolta per data dell e ci rcolari dell'Ufficio Ordinament o e Mobilitazione del Comando Supremo, dal febbraio 1915 al dicembre 1919. Il secondo gruppo, nella descrizione del complesso documentario39, segue la tipologia utilizzata nella Guida Generale agli
.w Nella descrizione dei fondi si è tenuto conto delle norme I.S.A.D.(C), cfr.: La traduzione italiana delle I.S.A.D.(G) in "Rassegna degli Archivi di Staio", anno LV (1995) - n. 2-3; Archivio di Stato cli Ilologna - Scuola di archivistica paleografia e diplomatica e A.N.A.I. - Sezione regionale EmiliaRornagna, Cli standard internazionali per la descrizione archivistica.- te regole ISAD - incontro seminariale sulle proposte di revisione elaborate dal f!.ruppo di lavoro ANAJ (Bologna, 11 febbraio 1998), a cura di A. Campanin i e I. Germani, Bologna 1998, in cui si fa il punto della situazione sul dibattito ddk norme ISAD nell'ambito della comunità archivistica italiana; E. Lodo lini, Le ISAD: norme da condividere, norme da discutere, in -Hassegna degli Archivi di Stato•, LVI 0996), 3, pp. 552-561; M. Caciolli, Giornata di Studio: •Standard di descrizione archi1J'istica e sistemi informativi•, Roma, 21 giugno 1996; ibid., pp. 579-583; S. Vitali, il wuppo di lavoro ANA1 sulle norme JSAD, ibid., pp. 606-620; A. Mul<\ In vista della revisione delle norme JSAJ..), in •Rassegna degli Archivi di Stato• LVII (1997), 2-3, pp. 456-462; S. Vitali, le proposte italiane per la revisione dell 'JSAlJ (G), in •Rassegna degli Archivi di Stato• LVII (1998), 1, pp. 89-95 e 114- 121.
Le fonti archivistiche relati-ve alla Prima Guerra Mondiale
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Archivi di Stato40 . In q uesto gruppo sono q uind i comprese le p1ime d ue categorie cli fond i individuate ne lla Guida Generale11, cioè quella in cui il nome del soggetto produttore è mutato d uran te il tempo ma è rimasto unitario l'archivio da questo p rodotto, p oiché, in sostanza, non sono cam b iate le competen ze; e que lla in cui la p luralità dei soggetti prod uttori (Comandi di grandi unità, u ffici del Comando Supremo, ecc.) delle carte è confluita a costituire un complesso cli docume nti anche di archivi d iversi che, presso l'ente di conservazione, in questo caso l'Ufficio Storico, ha tradizionalme nte assunto il no me di "fond o"42 . Ricord iamo le serie d ell'archivio della Divisione Stato Maggiore del Segretariato Generale del Ministero della Guerra, che costituiscono il fondo d i 27 bu ste, den ominato , appunto, G9, Ministero della Guerra - Divisione di Stato Maggiore (1914- 1918). Con il R.D. del 9 maggio 1860 il Ministero della G uerra del Regn o d i Sardegna fu organizzato su u n Segretariato Generale e tre direzio ni. Dopo l'unità, nel 1861, l'organizzazione d el Min istero d ella
40 Ministero per i 13<.:n i Culturali e Ambientali - Ufficio C<.:ntrale per i Beni Archivistici, Guida Generale degli Archivi di Stato llaliani, voi.I. A - E, Roma 1981, pp. 1-31. 1 1 Ibid., pp. 20-22:"(. ..) La p ri ma [categoria] comprende k numerose situazioni in cu i il nom<.: dell'istituto o ufficio è ,,ambiato nd corso degli anni ma è rimasto unitario l'archivio eia esso prodotto, anch<.: pe rc hé spesso no n c-ambiavanu soslanzialme nte i<: competenze (. ..). La second1 categoria riguarda. i casi in cui la p\uraliLà degli uffici che hanno prodotto le carte confl uite a costituir<.: quello che ha Lradizio na lmenlc assunto il nom<.: di "fondo " o " archivio", e che com<.: i.aie è stato rec<.:pilo ne lla Guida, non è legata dalla successione sopr,1 consider.:ita.(. ..)". 42 Sul concetto di fondo cfr. P. Carucci, Le fonti archivisliche: ordinamento e conservazione, op.cit., p. 201:" Si usa il termine a rchivio(. ..) e anche fondu ( ...) per indicare, a ll'interno di un Archivio di SLaLU (...) ciascun complesso clocum<.:nlario che abbia un carattere di uniwrietà, sia ne l L·aso si tratti dell'a rchivio d i un determinato ente (archivio in senso proprio), sia ch e si tralli di u n complesso di d ocu menti prodotti da e nti cliv<.:rsi ma confluiti p<.:r ragioni varie nell'<.:nl<.: che ha e ffelluato il versame nto o il deposito, sia eh<.: si u·atti cli u n complesso di documen ti che sia il ris ultato cli smernbramenti, fusio ni e riordinamenti es<.:guiti in Arch ivi di concentrazione, sia che si tratti di miscdlanee o raccolt<.:.C...)".
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Gue rra rimase praticamente invariata (fu aggiunta una direzione della leva , basse forLc e m atricola) e solo nel 1873, con il R.D. n. 1725 del 14 <licembre , fu creata la Divisione di Statu Maggiore che, con il decreto ministeriaJc d e l 4 dicembre 1875, vide definite, com plessivamente, le proprie compete nze. La D iv isione di Stato Maggiore del Segre tariato Generale e ra competente s u lle più importanti queslioni militari: o rdiname nto dell'Esercito, istruzione, addestramento , mobilitazione, movimenti di truppa ed operazioni militari. La divisione fu sciolta nel 1906 e ricostituita nel 1911, con il d ecreto ministeriale del 18 marLo, praticamente con le stesse comp etenze stabilite ne l 1875, competenze che d urarono per tutto il primo conflitto mondiale e d anche oltre 43. Il fondo C9 è costituito , essen 7. ia lme nle , dall a corrisponden za tra q u esta <li vis io ne e l' Officio O rdinamento e Mobilitazione elc i Comando Supremo s ui provvedimenti riguardanti le varie s pecialità dell'Esercito, la chiamata alle anni , i territori in stato di gue rra , il servizio di p olizia mil itare, lo spionaggio, la censu ra e la stampa , la s ituazione inte rnazionale, le opera7.ioni navali, le requis izioni, i trasporli marittimi, le informa7.io ni politico-militari sui va1·i paesi, i porti di rifugio , i sc,v izi d i intendenza , l'Ae ronautica e la difesa antiaerea, le piaZ7:eforti, i battaglio ni di milizia territo riale e di mili7.ia mobile, i corsi di formazione ·p er gli ufficiali, specchi cli forze a lle arm i, la costituzione di nuovi reparti d i fanteria, a1tiglie ria e genio. Una impo rtantissimo soggello produttore, le cui serie archiv is tic he sono rintracciabili in m o lti fondi de ll 'a rc hivio dcll ' l Jfficio Storico, è il Comando Supremo del Regio Esercito. 11 coman<lante s upre mo dell 'Esercito mobilitato, aveva la resp o nsabilità della condotta della gue rra, ai sensi del regolamento d e i servizi in gue rra dd 1912. Alle sue dipendente venne creato il Comando Supremo che, in pratica, era il Comando del Corpo di Stato Maggiore mobilitato e riorganizzato per la direzione de lla guerra 44 . Il Comando Supremo
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Guida Generale agli Archivi di Stato cit., voi. I , pp. 11 9-126. Stato M;iggiorc & crcito-Ufficio Storico, Il problema dell'alto comando dell'Hsercito italiano dal risurgime11to al pattu atlantico, Alli del convegn o indetto dalla società Solfe rino e SMartino, IH - 19 settembre 1982, Ro ma 1982.
I,efonti archivistiche relative alla Prima Guerra Mondiale
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e ra organizzato su reparti ed uffici45; in partico lare vi erano g li uffici alla diretta dipendenza del cap o di Stato Maggiore come l 'Ufficio Segreteria, competente per la riunione e il coordinamento degli elementi che dovevano essere sottoposti al capo e al sottocapo cli Stato Maggiore e del genera le addetto, per la s uccessiva trasmissione delle disposizioni del capo e del sottocapo, per le istruzioni e l'impiego tattico dei 4uadri e delle truppe (Sezione istruz ioni). L' Uflìcio Segreteria trattava anche la parte re lativa a lle operazioni di guerra alla diretta dipendenza de l capo d i Stato Maggiore. Il 1 ° agosto 19 17 prese la denominazione di Ufficio Operazioni di Guerra e Affari Generali. Nel febbraio 1918 vennero costituiti due uffici distinti: l' f!J}ìcio Segreteria e Ufficio Operazioni, quest'ultimo dopo un ulteriore trasformazio ne del Comando Supremo, ereditò anche le competenze dell'Ufficio Situaz ioni, Co municati di r:;uerra e Mi_,.;sioni all'Estero del Reparlo Opera.z:ioni. Le serie archiv istiche di questi due uffic i (Ufficio Segr etaria e l'Officio Operazioni) costituiscono il fondo di 128 huste, denominato H2, Comando Corpo di Stato Maggiore - Carteggio Guerra Mondiale (1914-1 9 18)46 , e la raccolta di 25 vol umi, denominata E4, Carteggio Guerra Mondiale del Comando Supremo (1917-1918), che appunto riunisce una scelta di d ocumenti rilegati, probabilmente selezionati dallo stesso Ufficio Operazioni di Guerra e Affari Generali, riguardanti, essen zialme nte, le operazioni ne l 19 17 e, in particola re , i fatti di Caporetto, la successiva ,i unio ne di Rapallo (56 novembre 1917) e l'interve nto alleato. An c h e l' l!jjìcio Ordinamento e Mobilitaz ione e l' Ufficio Personale d ipcscro per un certo periodo direttamente dal capo di 45
Sull'organizzazione de l Comando Supremo cfr. Ministero della G uerra - Stato Maggiore del R. Esercito - Ufficio Storico, Le grandi unità nella guerra italo-austriaca 1915-1918, Roma 1926, voi. l, pp. 13-20. Per le specifiche competenze <ld singoli uffici de l Coma ndo Supremo: circo la re rise1vatissima del Regio Esercito Italiano - Comando Supremo - Ufficio Segretaria, n . 363 di prot. , in data 31 agosto 1918, ogg. :con "ispundenza diretla al Comando Supremo, in A.U.S.S.M.E. , fondo Fl, Comando Supremo - vari uffici, busta n . 272, fase. n. 2. 46 Purtroppo è stato o rdin ato per materie , probabilmente quando fu versato a ll 'Ufficio Storico.
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Ale.<:;sandro Gionfrida
Stato Maggiore. L'Ufficio O rdinamento e Mobilitazione era competente sulla truppa (redulamento, c hiamate, assegnazioni, avanzamento, perdite, recuperi, licenze, eson eri, conged amenti , armamento, equipaggiamento) sui quadrupedi e il carreggio ordinario cd automo bile, s ulle form azioni di gucna delle grandi unità e d ei loro clementi (organizzazione, coslituzion e, nuove formazio ni , assegnazioni, ricostituzione, spostamenli non originati da n ecessità operative), sull 'organizzazione ed impiego dei ptigionieri cli guerra, sui d ocumenti riservali cli m obilitazione, s ulle sp ese (economie, indennità di caratte re generale). L'Ufficio Personale era competente, a sua volta , s ulle questioni generali e pratiche individuali relative agli ufficiali (destinazioni, avanzamento, avvicendamenti, esoneri, ricuperi), sui Bollettini speciali e varianti , sui Ruolini ufficiali , sui rapporti informativi, sugli ufficiali di stato maggiore e a disposizione (reclutame nto e impiego) . La ciocum~ntazione dell'archivio dell'Ufficio Ordinamento e Mobilitazione costituisce il fondo di 423 buste, denominato F4, studi, carteg!Ì,io e circolari dell'UJficio Ordinamento e Mobilitazione ( IR98-1963), in particolare 268 buste (dalla busta 9 alla busta 277) contengono C:-ll"tc del periodo dal 1915 al 1919. Le serie a rchivistiche di quest'ufficio sono rintracciabili an che nel fondo denominalo Fl, Comando Supremo - Vari Uffici (1914-1920), in particolare in 80 buste e nel fondo di 37 buste, denominato FJO, tabelle complessive perdite](~ G.M. (armate - corpi di armata - divisioni - intendenze - reparti minori, 1915-18), costituito, app unto , da lla serie omogenea di queste tabelle , trasmesse, periodicame nte , dalle unità mobilitate a ll'Ufficio Ordinamento e Mobilitazio n e. Infine, il fondo di 44 buste, denominato F 17, Stato Maggiore Regio .t'sercito, Ufficio R. ed l !fficiu I (19 1 5-1919) è formato se mpre dalle ca rte dell ' Uffici o Ordinamento e Mobilitazione e da alcuni fascicoli del 1919 quando, quest'ufficio, fu diviso a sua volta in altri due uffici: Ufficio M. (mobilitazione) e l' Ufficio R. (reclutamento) dipendenti d al Reparto Ordinamento e Seruizi47 . L'Ufficio M. era competente sulla costitu-
47 Circolare del R<:gio Esercito Italiano - Comando Supremo - Reparto Ordinammlo e Se1vizi, n. 9458 di prot. R.S., in data 9 agosto 1919, ogg.: riordinamento del Comando Supremo, in A. lJ.S.S.M.E., fondo 13 cit., busla n.48, fase. n. 1.
Le fonti
archivistiche relative alla Prima Guerra Mondiale
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zione di grandi unità in guerra e dei loro eleme nti (truppe e servizi), sull'ordinamento, armamento ed equipaggiamento dell'Esercito in Lempo di pace e di guerra, sui bilanci e sui documenti di mobilitazione ; l'Ufficio R. era invece compete nte sul reclutamento in generale , sulla tipattizione e l'assegnazione di ufficiali e truppa alle varie unità e servizi, sulla precettazione d e l personale, sulla d isciplina e avanzamento per gli ufficiali e la truppa. Le ultime 10 buste (dalla n. 34 alla n. 44) del fondo Fl 7 contengono invece documentnione di natura informativa prodotta da diversi uffici, con competenze affini sulla raccolta di informazioni all'estero, sulla censura, sulla polizia militare e il controspionaggio: l' [!fficio Informazioni; l'Ufficio situazione ed Operazioni di guerra, poi l!ffìcin situazioni, Comunicati di guerra e Missioni all'estero (Sez. Informazioni), infine nel 1918-19 l!Jjìcio Operazioni; l' [!fficio Armate e l'Ufficio Affari Vari (.S'ez. l'itruzione e Disciplina). Le carte dell'Ufficio Personale, comprese in 6 buste, fanno parte anch'esse del fondo Fl. llicordiamo , infine, che il complesso documentario Fl è costituilo anche da alcune serie archivistiche di impottanti uffici del Reparto Operazioni del Comando Supremo: Ufficio Operaz ioni, Ajfari Vari, Serviz i, [!fficio Stampa e Propaganda. In particola re risultano abbastanza consistenti (217 buste) le serie dell' 'Ufficio Situazione ed Operazioni di Guerra (su due sezioni: sezione nazionale e sezione internazionale), divenuto nel 1916 Ufficio Situaz ioni, Comunicati di Guerra e Missioni all'Rstero e nel 1918-19 [!ffìcio Operazioni. Questo ufficio, sempre con le stesse competenze dal 1915 al 1919, si occupava dello studio e lo sviluppo delle operazioni, dell'assegnazione d i forze, artiglierie e munizioni, movimenli di grandi unità e cli piccoli reparti se origin ate da necessità operative, sistemazioni difensive, principali avvenimenti bellici sul fronte italo-austriaco e sugli altri fronti, elaborazione dati sul nemico, corrisponde nza con le nostre missioni militari all'estero. Le serie dell' [!{ficio Affari Vari (su due sezioni: sezione cartografica e sezione istruzione e disciplina nel 1915; poi nel 1916 su tre sezioni: sezione istruzione, sezione disciplina, sezione varie) dal 1915 al 1916, poi [!fficio SeRreteria e Affari Vari nel 1917 e, infine, Ujjìcio Affari Generali nel 1918-19
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comprendono 25 busle. L'Unìcio Affari Vari era competente sulle questioni di indole generale, sulla disciplina (provvedimenti ed inchieste, consigli di disciplina, divisa degli ufficiali), ricompense ed onorificenze, licenze individuali, norme per la circolazione nella zona di guerra, se1vizio cattografico, rapporli gerarchici coi reparti direttamente dipendenti dal Comando Supremo e sul servizio cifra. I.e carte dell' [!Jficio Servizi, che si occupava appunto dell'organizzazione di tutti i servizi logistici, sul loro impianlo e funzionamento in relazione alle operazioni progettate, sulla precellazione, requisizione e rifornimento dei quadrupedi e m ezzi, sono comprese in 3 buste. Infine citiamo le carte dell' Ufficio Stampa e Propaganda comprese, invece, in 13 buste. Questo ufficio era compelente s ulla stampa O)ollettini di guerra, comunicati, corrispondenti di guerra , censura e stampa fotografica) , s ulla propaganda fra le nostre truppe e il nemico, sulla Commissione cenlrale interalleata, sulle questioni politiche relative ai prigionie ri di guerra nemici, sul concorso alla propaganda all'interno ed eslera, su pubblicazioni varie, s ul servizio fotografico, cinematografico ed arlislico, sulle missioni degli stati neutrali e le missioni non militari 48 . Sempre nel Comando Supremo due importanti organismi militari si occupavano delle queslioni re lative all'artigl.ieria e, secondariamente, di altre questioni: I' [!Jficio Tecnico, alle dirette dipende n ze del capo di Slato Maggiore, e il Comando Generale d'Artiglieria. L'Ufficio Tecnico si occupava delle costru zioni e produzione di artiglieria, bombarde, armi pattatili da trincea, loro munizioni e parti accessorie, del lraino m eccanico dell'artiglieria, de ll 'esame d elle questioni stradali, ferrov iarie, navigaz ione interna, delle costruzioni e produzione materiali del genio, dei gas asfissianti, del servizio lanciafiamme , dei colombi viaggiatori, e del servizio meteorologico. 11 Comando Generale d 'Artiglieria aveva, invece, funzioni di consulenza lecnica, ispettiva circa l'impiego dell'artiglieria cd una eventuale azione di comando sui reparti tenuti a
48 Cfr. N. della Volpe:, Esercito e Propaganda nella grande guerra, Stato Maggiore Esercito - Ufficio Storico, Roma 1989.
le.J,mti archivistiche relative alla JJrima Guerra Mondiale
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disposizione dello stesso Comando Supre mo. La documentazione, o meglio alcune serie del loro archivio e singoli fascicoli, di questi due e nti militari costituiscon o il fondo di 98 huste, denominato E6, c:artegv,io dei Comando Generate d'Artiglieria - r!{ficio TecnicoBombardieri ( 1908- I 9 I 9). Un a ltro importante complesso docu m e ntario, conservalo presso l' Uffi cio Storico, che riunisce le carte, prodotte dalle varie intendenze, riguardanti i servizi logistici durante la grande gucrra19, è il fondo B3, Intendenza Generale ed intendenza Armate (1913. 1919), composto di 75 huste. L'Intendenza Generale (21 maggio 19 15 - 1°maggio 1919), poi l'i ntendenza Zona delle Retrovie (1 °maggio - 1°settemhre 1919), era comandata da un intende nte generale, con il grado di m aggiore o tenente gen erale, ed aveva alle su e dipendenze uno sta to maggiore con relativo ufficio (ufficio clf'.I capo <li stato maggiore), d iverse sezioni che si occupavan o dei servizi (sanità, commissariato, artiglieria, genio, tappe, auto mo bilistico, veterinaria, case del soldato, censura) e alcune direzioni (trasporti, genio civile, poste, curia castrense, ccc.). Nel fondo IJ3 son o anche conservate le ca1t e dell' Intendenza Corpi a Di!!,posizione, da c ui dipe ndevan o l'Ufficio Servizi italiani in Prancia (I.F.) e l'Ufficio Seruizi truppe alleate in Italia, le carte delle i ntendenze delle varie Armate (2°, 3°, /f 0 , 5°, 6°, 8° Armata, Truppe Carnia, Armata del Grappa e degli Altipiani) e quelle dell ' Tntendenza Albania e Macedon ia, c he si occupavano dei servizi per i n ostri corpi di s pedizione in quei territori. Nell 'archivio dell'Ufficio Storico sono anche conservate le carte delle missioni militari ita liane presso gli alleati. Durante il conflitto 1915-1918, il nostro Comando Supremo inviò numerose missioni militari presso i gabinetti cli guem1 alleati a Parigi e Londra e presso i quartieri generali delle truppe francesi, inglesi, russe ed americane al fronte, con il compito di tenere i collegamenti con gli eserciti alleati, coordinare le op e razioni fra i diversi fronti , scambiare informazioni sul nemico e partecipare all 'attivit.à degli organismi intera!-
49 F. Doni, La LogLçtica dell' f~-;ercito italiano, Stato Maggiore Esercito l Jftìcio Storico, Roma 1991, vol. II (186 1- 1918), pp. 679-950.
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leati di rifornimento. Nel fondo di 131 buste, denominato Hl 7, Missioni militari varie presso gli alleati e Missioni militari italiane all'estero (1913- 1925), sono rintracciabili alcune setie archivistiche della Missione Militare in Francia - [!{ficio del capo missione, della Missione Militare Italiana presso il (7ran Quartier Generale anglo - belga, della Missione Militare Italiana presso il Gran Quartier generale americano in Francia, della Missione Militare Italiana presso lo Stato Maggiore del Maresciallo Foch, della Missione Militare Italiana a Londra, della Missione Militare di Controllo in Grecia, dell'Addetto militare di sua maestà il re d'Italia presso il governo serbo - capo della Missione Militare Italiana a Corfù, della Missione militare italiana in Russia e le serie corrispondenti degli archivi di alcuni uffici d el Comando Suprem o da cui dipende vano queste stesse missioni: l' Ufficio Situazione ed Operaz ioni di Guerra, poi divenuto U.ffìcio Situazioni, Comunù;ati di (;uerra e Missioni all'estero e in ultimo Ufficio Operazioni. Ricordiam o anc he le carte del Capo Gruppo T{fficiali a Disposizione poi Gruppo Missioni Eserciti Alleati, cioè l'ufficio del Comando Supremo che si occupava delle missioni m ilitari alleate presso il nostro fronte. Poche ca1te50 della Sezione Italiana del Consiglio Supremo di Guerra a Versailles (14 buste), riguardanti i rappotti con gli alleati in relazione al coordinamento delle operazioni dal dicembre 1917 al novembre 1918, si trovano ne l fondo ES, Commissione interalleata di Parigi (1917-1935). Il Consiglio Supremo di Guerra traeva le sue origini dall'esito del convegno cli Rapallo del 5-6 novembre 1917 e rappresentò il primo passo verso un comando unico interalleato51 . Lo formarono i primi ministri degli stati belligeranti, assistiti da un Comitato Militare che risultò ini zia lme nte composto dai generali Foch per la Francia , Wilson per la Gran nretagna e
50 Sono esscnzialmcnl<: i verbali delle 1iunioni dei rappresentanti nùlit<1ri permanenti del Consiglio Supremo di Guerra. 51 Cfr. G. Cmcle loro, Storia dell'Italia Muderna - la prima w1erra mondiale, il dupogu.erra, l'avvento del.fascismo, Vol. VIII, pp. 191-194; B .1-1. T.id<lel Ha1t, la prima guerra mondiale 1914- l<J/8, Milano 1968 (l" edizione 1930), pp. 395, 467-469.
Le fonti archivistiche relative alla Prima Guerra Mòndiale
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Cadorna per l'Italia, dopo Cadorna furono nominati il generale Giardino e il gene rale Di Robilant. Ricordiamo, infine, le carte prodotte dalla grandi unità: armate, corpi di armata e divisioni 52 dal 1915 a l 1919 sul fronte italo austriaco e fuori del territorio nazionale. L'armata continuò ad essere, per tutta la durata della guerra la vera grande unità di manovra, con costituzione variabile, secondo il compito assegnatole e forza oscillante da 2 a 5 e più corpi d'armata. L'annata venne considerata, ne l 1915-1918, come "la grande unità complessa di manovra e lof!,islica, protagonista della battaglia, sede del coordinamento e dell'a limentazione tattica e logistica di uno o più sjòrzi da condurre unitariamente in un quadro topografico de/ìnito, per il raggiungimento od il mantenimento di un obiettivo strategico 'fo _ Il comando di armata italiano era costituito, ollre che dal comandante, dal capo di .stato maggiore che aveva alle sue dipendenze una setie di uffici, tra c ui l'ufficio operazioni e l'ufficio informazioni; il comandante d'attiglieria e quello del genio, anch'essi con relativi uffici dipendenti. La documentazione prodotta dai comandi d e lle varie arm,1te si trova nel fondo cli 281 buste, denominato 1n, carteggio sussidiario armate ( 19 14-1919) e nel fondo di 379 buste, denominato 1•'2, carteggio sussidiario armate (1914-1919}, in patticolare la 1°, la 2°, la 3°, la 1°, la 5°, 1'8°, e la 9° Annata nel fondo El; la 1°, la 2°, la 3°, la 4°, la 5°, la 6° (Comando truppe altipiani), la 7°, 8°, e 9° Armata, Comando Occupazione Avanzata Frontiera Nord nel fondo Fl. Inoltre, le carte della 3°Armala costituiscono un fondo a parte di 135 buste, denominalo B2, Corpo d 'occupazione interalleato di Fiume e attività 3° Armata.fino al suo scioglimento il 22 luglio 19 19 (19151919)54.
52 Sull'impiego ddk grandi unità nella prima guerra mondiale cfr. F. Stcfani, Storia della dottrirw e degli ordinamenti de/l'Esercito italiano, Stato Maggiore &crcito - Ufficio Storico, Roma 1984, voi. I, pp. 689-693. 53 lvi, p. 690. 5-i Questo fondo è slalo ceduto a ll 'IJfficio Storico dal Museo della 3° Armala che lo ricevette, a sua volta, ne ll'ago.sto 1956 dal generale di C. A. Ni no Villa S,mta segretario panicolarc cli Emanue le Filihcrlo di Savoia, d uca d'Aosta, comandante della 3°/\rmata.
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I corpi d 'armata nella guerra di pos1z1one erano una grande unità complessa legata al terreno, ad un dete rminato settore operativo s ul quale si succedevano p er l'impiego le divisioni. Tn pratica, durante il conflitto, i corpi d'armata dive nnero un raggmppamento tattico di divisioni quasi uniformi. I.e carte dei comandi di corp o d'armata, i quali erano costituiti, ollre che dal comandante, dal capo d i stato maggiore, dal comandante di artiglieria e del genio, con relativi uffici dipendenti , sono conservate nel fondo d i 266 buste, denominato li-5, Carte{!J!,iO sussidiario dei empi d'armata (19//i-19). Nel fondo si trovano le carte prodotte dal II, VT, VTT, VIII, IX, X, XI, XIT, XJJl, XIV, XVIII, XX, XXI, XXll, XXlll, XXV, XXVI , XXY JI , XXVIII, XXIX, XXX Corpo d'Armata, dal Corpo
d'Armata Assalto e di quello cecoslovacco. La divisione di fanteria fu la grande unità che dal 1916 divenne l'unità di misura d ella capacità operativa di un esercito. Essa era formata da "un certo numero di battaglioni di .fanteria, raggruppati in reggimenti ed in brigate, e di !.!,ruppi di batterie di artiglieria, con una dotazione di mezzi di vita sufficienti ad assicurarne la vita e l'azione in modo autonomo per un tempo limitato, in relazione alla sua intrinseca capacità operativa'F55 . L1 divisione di fanteria italiana aveva in organ ico 1 reggimenti di fante ria, 1 reggimento di artiglie ria da campagna e un battaglione del genio. Il comando divisione era costituito o ltre che dal comandante, dal capo cli s tato maggiore con relativo ufficio, articolato su più sc7.ioni, dal comando artiglieria divisionale, dall 'ufficio del genio, di sanità , di commissariato, veterinario cd altri uffici. La documentazione prodotta dai comandi divisione costituisce il fondo di 614 buste , denominato B4, carteggio sussidiario divisioni (19141919). In particolare, in questo fondo, si trova la docume ntazione prodotta dai comandi della 1°, 2°, 3°, 4°, 5°, 6°, 7°, 8°, 9°, 10°, 11°, 12°, 13°, 14°, 15°, 16°, 17°, 18°, 19°, 20°, 21°, 22°, 23°, 24°, 25°, 26° , 27°, 28°, 29°, 30°, 31°, 32°, 33°, 34°, 35°, 36°, 37°, 38°, 13°, 14°, 45° , 46°, 47°, 18°, 49°, 50°, 51°, 52°, 53°, 54°, 55°, 56°, 57°, 58°, 59°, 60° ,
55 P. Maravigna, storia dell'arte militare moderna, To1ino, 1928, vul. N , tomo Il, p. 86.
!.e.fonti archivistiche relative alla Prima Guerra Mondiale
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61°, 62°, 63°, 64°, 65°, 66°, 67°, 68°, 69°, 70°, 75°, 78° , 80° Div isione di fanteria , e poc h e carte del Com ando Generale dell'Arma di Cavalleria e della 1°, 2°, 3°, 4° divisione di cavalleria. Le carte dei corpi di spedizione italiani in Macedonia, Alhania, Palestina e Francia, durante il conflitto 1915- 1918, sono stati riuniti nel fondo, di 198 buste, denominato E3, empi di spedizione e di occupazione (1897- 1922). Alla fine del 1915 fu costituito, agli ordini del generale francese Serrai! , un corpo interalleato, che occ upò la Macedonia per impedire agli impeli centrali di arrivare dire ttame nte sul medite rraneo. Nell'agosto 1916 TI Comando Supremo italiano inviò la 35° Divisione, po i denominata Corpo di Spedizione italiano d 'Oriente, a fianco degli all eati. Nel nove mbre 1916 la divisio ne riuscì ad occupare la conca di Monastir e, in seguito, rimase sulle posizioni con4uistate sul Krusa 11alcan, dove lottò contro gli Austro-Hulgari fino al 1918. Nel se ttembre dello stesso anno prese patte all'ultima offensiva che doveva de cidere il crollo d ell'esercito bulgaro. Dopo l'arnùstiz io di Salonicco con la Bulgaria, le truppe italiane furono inviate con le unità alleate, parte in Bulgaria, parte in Serbia e il 31 luglio 1919 il C:01110 di spedizione fu rimpatriato 56 . Le ca,te della 35° D ivisione in Macedonia, poi Corpo di Sp ediz ione italiano in Oriente sono comprese in 37 buste del fondo E3. Tra il 29 dice mbre 1914 e i primi giorni del gennaio 1915 l'Italia occupò, con un piccolo contingente cli truppe , l'Isola di Saseno, Valona ed il suo retroterrn. Il 24 dicembre 1915 si costituì il C01po Speciale d 'Albania e il 20 marzo il Corpo speciale assunse l' ordinativo di XVJ Corpo d 'armata, costituito dalla 38 °, 43° e 41° Divisione, ch e contrastò a lle forze austro-tedesche il possesso dei porti a lbanesi e li mantenne saldamente, dal dicembre 1915 al febbraio 1916, per p erm e tte re al la nos tra Marina il salvataggio dell'Esercito serbo. 11 20 giugno 1916, il XVI Corpo <l'Armata, assunse la de nominazion e di Comando Truppe Occupazione
56 Cfr. Ministero della Difesa - Stato Maggior<.: dell'Esercito - Ufficio Storico, L'Esercito italiano nella (;rande Guerra (1915-1918), voi. VII, le operazioni fuori d el territorio nazio nale: Alhania - Macedonia - Medio Oriente, T o mo 3°, Narraz ione, Roma 1983, pp. 179-343.
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Albania, costituito praticamente solo dalla 38° Divisione. Nel
maggio 1917 le truppe in Albania ripresero l'ordinativo di XVI Corpo d 'Armata e, nell'ottobre 1918, vennero rafforzate con altre due divisioni la 13° e la 36°. Il 27 ottobre dello s tesso anno venne costituito il Comando Superiore Forze Italiane nei Balcani ch e unificò i comandi delle truppe italiane in Albania e in Macedonia . Il 1° aprile 1919 il Comando Superiore Forze Italiane nei Balcani venne sciolto e si ricostituì il Comando Truppe Albania formato, a sua volta, dalla 13° e 36° Divisione 57 . La documentazione del Comando Truppe Albania, formata essenzialmente dalle carte prodotte dal Comando della 36° Div isione, è compresa in 10 buste d el fondo E3. Nel 1917 il corpo inglese operante in Palestina fu trasformato in un corpo interalle ato, in esso l'Italia fu rappresentata d a una compagnia di bersaglieri e da una sezione di carabinieri ( 11 ufficiali e 444 uomini di truppa al com ando del maggiore Francesco D'Agostino), le quali presero parte alle operazioni del 1917 per la conquista di Gerusalemme, ne l 1918, alle operazioni su Damasco, Beirut, Aleppo, che furono inte tTotte dall 'armistizio di Mudros con la Turchia 58 . Nel fondo E3 esiste una sola busta con alcune serie dell'archivio del Ministero della Guerra - Segretariato Generale Divi5ione Stato Maggiore (sezione 3), riguardanti appunto il corpo di sp edizione italiano in Palestina. L'Intendenza Generale, per provvede re ai tifornimenti p er il TT Corpo d'Armata italiano operante in Francia e alla gestione amministrativa dei relativi materiali, dispose pe rché fosse impiantata in territorio francese una apposita intendenza, costituit"l da uno st"lto maggiore, dai se,vizi di a rtiglie ria, genio, sanità, commissariato, veterinario, trasporti per via ordinaria e ferroviari, posta militare, telegrafico, di polizia militare e, in un secondo tempo, il servizio delle noti:Lie e que llo della revisione dei conti alleati. Nell'aprile 1918, infatti, venne costituito, con base a Lione, l' Ujjìcio Seroizi l .F
57
Cfr. M. Montanati, l.e truppe italiane in Albania (anni 1914- 1920 e 1939), Stato Maggiore Esercito - Ufficio Storico, Roma 1978, pp. 7-174. 58 Cfr. L'Esercito Italiano nella Grande Guerra op. cit., voi. VII cil., pp . .'347-.'350.
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(intendenza in Francia) che fu sciolto nel marzo 1919. Il funzionamento dell'Ufficio venne previsto come quello di una normale intendenza. Esso ehbe un proprio deposito a Casal Monferrato e svolse la sua attività alle dipendenze tecniche dell'Intendenza Generale e a quelle disciplinari del Comando II Corpo d'Armata. Per tutti i rifornimenti di competenza delle autorità francesi fece capo alla Direction de l'Arrière; per le questioni che interessavano stabilimenti o enti tenitoriali, ai competenti ministeri francesi; per i piccoli materiali occoTTenti ai servizi propri della hase, al generale comandante la XTV regione (Lione)59 . Per far fronte alle varie esigenze, l'Ufficio Servizi l.f., ebbe a disposizione un batt.aglione cli milizia mobile, alcune compagnie di scaricatori e centurie lavoratori. La documentazione prodotta dall'Ufficio Servizi T.F. è conservata in 17 buste del fondo E3. La convenzione ufficiale per l'invio in Francia di altri 60000 lavoratori militari italiani, stabilita tra il delegato del Governo italiano e il commissario accreditato del governo francese fu firmata a Roma il 19 gennaio 1918. In essa erano determinate tune le fondamentali disposizioni riguardanti la formazione organica, le anribuzioni, il trattamento e l'impiego del contingente di mano d 'opera militare italiana, che, per essere destinato a lavorare in diretto ausilio dei re parti combattenti sul fronte occidentale, venne contraddistinto con la denominazione di Truppe Ausiliarie Ttaliane in Francìa ( TA.T.F.). Il contingente era formato da 200 compagnie, de nominate "compagnie ausiliarie F", ciascuna suddivisa in 3 centurie di 100 uo mini ccl inquadrata da 4 uffic iali. Le compagnie erano riunite in 20 nuclei di 10 compagnie. I 20 nuclei e rano riuniti a loro volta in 4 raggruppamenti di 5 nuclei, comandati ciascuno da un colonne llo d 'artiglieria o del genio. Tutte queste unità erano comandate da un generale (maggiore generale Giuseppe 'l'arditi), con la qualilìca di Ispettore Generale delle Truppe A usiliari/JO. Le carte dell'archivio dcll'lspettoratu Generale delle Truppe ausiliarie
59 Cfr. Ministero della Guerra - Stato Maggiore faercito - I Jftkio Storic:o, l 'Hsercito Italiano nella Grande Guerra (1915 -1918), voi. Vll , I.e operazioni fuori del territorio naziurtale, Tomo 2° narrazione, Soldati in terra di Francia, Roma 1951 , pp. 227-285.
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Italiane in Francia (poi l[fficio Stralcio a l Ministero della Guerra) sono conseivate in 14 buste. Infine, nel secondo gruppo di complessi documentari, ricordiamo due fondi che conseivano le carte della commissione relativa ai prigionieri di guerra e della commissio n e su Caporetto. Le carte della Negia Commissione Interrogatrice dei Prigionieri di guerra Rimpatriati (ci rcolare del Ministero della G u e rra Segrelariato generale n . 13670 del 15 luglio 1918) formano il fondo di 138 buste, denominato Fl 1, commissione per l'lnterroxatorio dei prigionieri di guerra (deposizioni ufficiali) - vario, riguardante i prigionieri di guerra delta 1 ° guerra mondiale (1.9 15-194J). Nel fondo le carte, riguardanti gli intcn-ogatori d i molti dei nostri prigionie ri (soprattutto ufficia li) al momento del rimpatrio, si trovano suddivise, approssimativamente, per arma e sua specialità, corpo e unità di appa rte ne nza del prigionif'.ro inte rrogato (alpini; hersaglieri; genio e aeronautica; grnnatieri ; fanteria; reggimenti di marcia e allievi ufficiali, batt.aglioni di milizia territoriale, compagnie presidiarie ed ausiliarie, battaglioni Guardia di Finanza, centurie lavoratori; mitraglieri; artiglie ria; bombardieri; automobilisti; autotrattrici; cavalleria; sanità, dirigibilisti, Regia Marina, unità in Francia e in Albania); in una raccolta di rapporti personali d i ufficiali prigionie ri nume rati dal n. 1 al n. 15.600 e in una raccolta di relazioni di generali e colonnelli suddivise per grado e ordine alfabe tico. Nelle ultime 39 buste si trovano, invece, alcune serie archivistiche d i uffici d el Coma ndo Su premo (soprattutto )'CJffic io O rdinamen to e Mobilitazione), riguardanti i nostri prigionieri e quelli austrungarici e germanici. Con il R.D. n . 35 del 12 gennaio 191 8 6 1 venne istituita una commissione di inchiesta pe r indagare e rife rire sulle cause e le eventuali responsabilità n egli avvenimenti che p ortarono al ripiegamento dell 'Esercito italiano dall'Isonzo al Piave e sul modo di
60 Jbid., pp. 289-419. 61 Circolar<.: n. 310. DISPOSIZIONI VARIE - Regio Decreto n. 35, che istitui-
sce una commissione d'inchiesta per l'accertamento delle cause e delle eventuali responsabilità degli avvenimenti militari determinanti il ripiegamento sul f'iave - 12 ge1ma io 19 18, in Giornale Militare Ufficiale, anno 1918, p . 544.
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come fu condotta la stessa nlmtta dagli a lti comandi italiani 62 . La Commissione d 'i nchiesta sul ripiegamento dall'Isonzo al JJiave e ra pres ieduta dal gen erale de ll 'Esercito Carlo Caneva, dal generale Ottavio Ragni (morto il 21 maggio 1919 e non sostituito) , dal viceammiraglio Alberto De Orestis di Castelnuovo (in sostituzione del vice am miraglio Na poleone Canevaro dimessosi per ragio ni di salute nel maggio 1918), dall 'avvocato generale militare lenente genera le Donato Anto nio Tomm asi, dal sen a to re Paolo Emilio Bensa , d ai deputati Alessandro Stoppati e Orazio Raimondo. La Commissio ne aveva un compito di vera e propria istruzione, ma senza essere obbligata a seguire le norme di procedura stabilile per le is tru zioni giudiz iarie, inoltre la richiesta di revisione di atti e documenti militari e la citazione dei testimoni che facevano pa,te dell 'Esercito doveva avvenire per il tramite del Mini stero d e ll a (-;uerr;1 o cld Comando Suprc rno, secondo le rispettive competenze. Essa condusse le sue indagini e formulò i suoi giudizi conclusivi basandosi s u 6 punti fondame ntali: relazio ni tra governo e Comando Supremo, organizzaz ione militare, condo tta della gue rra, impiego delle truppe e dei servizi e loro addestramento, governo degli uom ini, cause estranee all ' l•:sercito. La Commissio ne, dopo la sua ultima seduta, te nuta il 25 giugno 19 19, il 24 luglio presentò a l governo le sue conclusioni adottate a ll 'unanimità. La relazione finale compre ndeva lre volumi , la c ui red azion e fu affidata a l colo nne llo Fulvio Zugaro, segretario generale, coadiuvato dal magg iore Efi s io Marras. L'e di zio n e dell 'opera fu eseguila dallo Stabilimento poligrafico per l'Amminis trazione della Guerra. On volume (voi. 11) , quello conclusivo, il quale fu il primo ad essere consegnato al governo, conteneva le considerazioni , i giudizi e le
62
Cfr., Cenno riassuntivo sulla Relaz ione della Commissione d 'inch iesta sul ripiegamento dall'Jsun:z:o al f'ia1Je, Roma - Stabilimento poligrafico per l'Amministrazione della <,ue rra - 1919. Vedi anche<,. l{och~lt, L'Fsercitu italiano da Vittorio Veneto a Mussolini, Bari 1967, pp. 67-119; Ministero della Difesa - Stato Maggiore dell'Esercito - Ufficio Storico L 'E,·ercito italiano nella Grande guerra (1915- 19 18) - Voi. N Le operazioni del /91 7 Tomo 3° - Cli avvenimenti dall'ottob re al dicembre (narraz ione), Roma 1967, pp. 20-21.
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conclus ion i sulle cause e le res po nsabiJità degli avvenimenti , gli altri due (voi. I e III) trattavano d e lla narra7.ione sommaria, con relalivi schini e documenti a llegati, degli avvenimenti 1rulitari63 . Le carte procione da questa commissione costinliscono il fondo di 102 huste, denom inato H4, Commissione di inchiesta - Caporetto (191 7-1919). Nelle prime 31 buste sono conservate varie deposi7.ioni. Dalla b usta n. 32 alla b usta n . 102 si trovano i documenti64 del Comando Supre mo e dei diversi comandi cd unità coinvolti nelle operazioni di ripiegamento dall'Isonzo al Piave, in particolare le ca rte d ella 2° Am1ata, m e morie e docume nti prodotti dal generale Cape llo , la prntica d e l gene rale 11rusati e e.lei co lonnell o Boccacci, l'inchiesta del generale Zoppi , le relazioni cli Oe lla Noce, To mrnasi, Negri, Cavaciocc hi , ecc. Dalla busta n. 103 alla n . 111 s i trovano ancora delle deposi7.ione di vari ufficia li. Altre .1 -/4 ca1te lle rig u a rdano le carte prodo tte direllarnentc dalla commissio n e durante la sua attività istitu zionale (costituzione e no mina d e lla corrunissione, verbali, testimonianze raccolte, corrispondc n7.a della segrc.:ta1ia de lla commissione e contal>ilit;'i, prome moria e riassunti sulle opcra7.ioni delle unità coinvolte, carteggio dell'ufficio stralcio de lla commissione, ecc.). Le ultime selle buste contengono diverse copie delle bo7.ze della rcla 7.ione finale. 11 terzo cd ultimo gruppo di tipo logie di complessi documentari è quello rappresentato d alle miscellanee, ovverossia "un complesso di documenti provenienti o da serie diverse di uno stesso archivia o da archivi diversi, talora relativi a m aterie a;/(ini, talora relativi a materie eteroJ!,enee·65 .
<,5 Relazione della Commissione d'Inchiesta - ltD. 12 ge1ma io 1918, n. 35 , Dall 'Isonzo al Piave - 24 ottobre - 9 novem bre 1917, Ro ma 19 19 , Stabilimenlu Po ligrafico per l'Ammin istrazione della Gu erra; voi. I, cenno schematico degli aVlJenimenli; voi. II, le cause e le responsabilità degli avvenimenti; voi. 111, tavole fu.ori testo. 61 In gen ere sono copie de ll'epoca. Nella nume raz ione delle buste cie l fondo alcuni numeri saltano. 65 P. Ca rucci, Lefonti archivi:iticbe: ordinamento ed iuventariazione, up. cit., p . 216:" <. ..) La miscella nea può essersi formaw per cause varie, spesso cunn1c:sse alle vice nde occorse ::igli archivi degli enti da cui provt.:ngon o i docu me nLi cht.: la compo ngono; oppure può essersi fonnata per l'incapacità da p::i rte
f,efonti archivistiche relative alla Prima Guerra Mondiale
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La miscellanea di 132 buste , denominata F3, Ca rteggio Sussidiario 1 ° guerra mondiale ( 1900-1926), è composta da carte d e i più diversi soggetti produttori. In pa1ticolare, ricordiamo tra i principali, le carte d i a lcuni ufiìci del Comando del Corpo di Stato Maggiore prima della grande guerra; le carte del) ' Ufficio Operaz ioni di guerra ed Affari generali e dell ' l(/jìcio Operazioni del Comando Supremo nel 1918-1919; le carte della Segreteria, clell' [!fficio Operazioni e del I' ry-Jìcio Hsteri dello Stato Ma!!giure del Negio Esercito nel 1920-1926 (poi Stato Maggiore Centrale); le carte del Consiglio Supremo di Guerra - Sez ione Italiana; le carte dell'Ispettorato Generale '!'ruppe Ausiliarie Italiane in Francia; le carte del Comando Artiglieria 5 ° Armata; le ca,te del Comando !) Armata e del Comando Artiglieria 9 ° Armata. A causa delle diverse comp e tenze dei soggetti produttori, che formano F3, la docurne11laz io11e è quanlo mai varia , comunque la serie più consiste nze rimane quella dell'Officio Operazioni ciel Comando Supremo, poi Sta to Maggiore del Regio Esercito riguarda nte il riordinamento dell ' Es ercito e l'assetto d e ll'Europa a lla fine del primo conflitto mondialé 6. La miscellanea di 12 buste, denominata Fl 2, Carteggio 10°, 11 °, 12° bauaglia del/ 'Isonzo, battaglie dell 'Ortigara, Piave, Vittorio Veneto (19 17-1925), è una raccolla, composta direttamente dall'Ufficio Storico, nel primo dopogueTTa, d i copie cd originali d i documenti del Comando Supremo e d e lle unità che presero parte a quelle battaglie. Ricordiamo, inoltre, anche la miscellanea d i 54 buste, denominata ll5, S.M.N.H. - Classijìcato "R.R. " (18781948), con documentazione riguardante la prima guerra mo ndiale 0
d i chi si occupava de ll'archivio di ricollocare i docume nti nelle serie o nei fondi d i provenienza. T.a miscellanea può c~ere una aggregazione meramente estrinseca cli documenti vari riuniti per cause accident.ali; ma può invece essersi formata in seguito a riordinamenti per mate1ia , alla sedimentazione più o meno inte nzionale di documenti 11011 ricollocati nelle serie di provenienza, alla riagg regazione un po' sonunaria di documenti appartenenti ad archivi diversi andati in disordine per cause belliche o per calamità naturali , e co sì via. (. .. )". 66 Presso l'Ufficio Storico, oltre ad 1111 e lenco sommario, esiste anche un indice per materie re lative alla miscellanea F3.
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( 16 buste), relativa a C:aporetto, alla battaglia del Montello, ai rap-
porti con gli alleati, all'armis tizio di Villa Giusti. Sono comprese a n c h e a lcun e carte di importanti personalità (Cadorna, Dia z, Giardino, Dallolio, ccc.) . lJn discorso a parte merita la miscellanea di 167 buste, d en o minata E12, Documenti dei comandi, corpi ed unità austrungariche e germaniche (1915 - 19 18). Subito do po l'armistizio di Villa Giusti il gene rale Ro be,to Segre, capo della Missione militare italiana per l 'a rmistiziu67 a Vie nna , dispose prontamente le più accurate ricerche negli arch ivi militari de ll'Austria e potè, così, far giungere, in breve tempo, a Roma, una prima raccolta di copie di documenti nemici relativi a lla battaglia del Piave. Inollre, nell'ollobre 1919, fu no minato capo dell'Ufficio Statico il colo nne ll o Adriano Alberti, c he proveniva appunto dalla Missione di Vienna e, tramite i coni.alti d iretti con il nuovo capo missione generale Goggia , fece in modo di ottenere ulte riori versamenti di copie di doc urrienti austrungarici. Dopo una serie di laboriose trallative, il governo italiano o ttenne ch e il nuovo governo del la Hcpubhl ica aust1iaca permettesse a due ufficiali d e lla s tessa Missione militare italiana a Vienna, il ten e nte co lonne llo f ra n c hini-Stappo ed il tenente Chastel, di ricercare e copiare nel Kriegsarchiv (Archivio della Guerra), tutti i documenti utili per ricostruire le operazioni sul fronte italo -austriaco. Con una da uso la in serita n e lla conven zione riguardante l'applicazione del trattato di Saint Gerrnain, stipulata a Roma il 6 ,1prilc 1922, il governo austriaco doveva consegnare ai governi alleati e d associati gli archivi, i registri, i titoli, e d i documenti di qualsiasi tipo appa ,te nenti alle amministrazioni civili e militari de i territori ceduti. Questa convenzione fu seguita dalla firma del re lativo protocollo del 31 ottobre 1924, che assicurava alle autorità italiane la facoltà di prendere visione dei docume nti d e lle a mministrazioni centrali, cioè di tutti quei documenti dei quali, nel trattato di Saint Germain e nella conve nzione di Ro ma , no n si era fatto cenno, in modo da pe rme ttere l'étcquisizione cli
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1928.
Cfr. R. Segre, I.a Missinne Militare Italiana per l 'Armistizio, Bo logna
l,e fonti archivistiche relative alla Prima Guerra Mon diale
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ulte rio re docume ntazione da parte dell'Uffìdo Sto rico . Ll prolocollo fu clab o ralO da una commissione interministe ria le di c ui face va pa,te anche il colonnello Cesare Cesari . L'Ufficio Storico k ce anche in mo d o di otte ne re i doc ume nti da parte ung he rese e ledesca, inte ressando per questo le Commissioni Inle ralleate di Conlrollo di fk rlino e Budapest. Ve nne ro così, in s uo possesso, molli diari d i guerra. d elle unità ungheresi e germaniche ch e combauerono sul fronte italiano e va ri altri documenti tratti dagli Archivi cli Po tsda m, Mo naco e Budapest68 . In particola re, ricordiamo nella documentazion e (copie, spesso tradotte, di diari storici, di rapporti, di re lazioni , d e lla corri s p o ndenza, di schizzi to p ogra fi c i ecc.) dell a Miscellan ea El 2, proveniente d agli Archivi di Vienna e Budapest e pro do tta d ai comandi e d unità d e lle forze a rmate austrungariche, i d ocume nti del Comando Supre mo asburg ico rig uardanti soprattutto il fronte sudovest, del Gruppo e.l'Armata del gene mlc Ro hr, del ma resciallo Conrad e Boroevic, d el Gruppo de ll'arciduca Eugenio, dell 'arciduca Fe rdinando ecc.; i documenti e i dia li della 1°, 2°, 3°, -1°, 5°, 6°, 10°, 11 ° Arma ta, dell'Armata d e i Ba lcani e de lle unità d ipe nde nti (corpi d 'armata , divisioni, brigate, reggimc nli) , d e l coma ndo difesa te l1'itoriale de l Tiro lo e de i diversi Settori tattici (sucl-tirolo, Adame llo, ecc.), studi e pubb licazio ni sull'aviazio ne, a,tiglieria, genio, cavalleria, mobilitazione, reclutamento, addestrame nto, ecc. , a cura d e i comand i a ustriaci. Invece, pe r qu a nto rigu arda i docume nti provenienti d agli archivi di Be rlino e a ppartene nti a i comandi ed unità de ll 'esercito te desco, ricordiamo le copie dei diari e del carteggio d e lla 11° Arma ta, d e l corpo d 'Armata Alpino, del Co1110 Tulsch eck, d e l 3° Corpo d 'Armata Bavarese, de l 6° Corpo di Riserva, d el 51° Corpo d 'Armata e de lle unità da questi d ipe ndenti (divisiorti, brigate, reggime nti).
<>H Cfr. A. Tosti, i documenti storici sulla nostra guerra tratti dagli a rchivi eslctri, in " Bollettino J<:ll 'Uftìcio Storico", anno I - 1926, pp. 31-35.
NICOLA PTGNATO
LA PARTECIPAZIONE ITALIANA ALLA GRANDE GUERRA NEGLI SCRITT1 DEGLI OSSERVATORI STRANIERI
Sono trascorsi ormai ottanl'anni da quel novembre 1918 che vide la conclusione della guerra italiana contro l'Austria-Ungheria. Si può dire che tutti gli aspetti e le vicende di quella campagna (tranne forse quello dei nostri e quipaggiamenti 1) sono stati oggetto di innumerevoli studi che hanno portato alle conclusioni più disparate. Va aggiunto inoltre che spesso, con la compiacenza autolesionistica che ci ha sempre carallerizzato, ci si è soffermati più sugli episodi particolarmente negativi (leggasi Caporetto) e non su quelli che prepararono, come le due vittoriose battaglie dife nsive sul Piave, la riscossa di Vittorio Veneto. Vi è stato, e vi è ancora, chi sostiene, con molta superficialità, che si sarebbero ottenuti gli stessi vantaggi territoriali restando neutri, visti gli e normi sacrifici c he oltre tre anni di guerra costarono al Paese e i non esaltanti compensi ottenuti alla Conferenza della Pace. Senza te ner conto poi della scarsa consiclera;àone, in cui erano tenuti, sia prima che dopo gli avvenimenti del novembre 1917, i nostri rappresentanti e l'impegno del nostro Esercito presso i comandi Interalleati.
1 È ~lato recentemente pubblicato un volume concerne nte le nostre artiglierie del periodo. L'Artiglieria ilaliana nella li Guerra Mondiale, a cura di Curami e Massig nani, Hossato editor<: Navak (VI) 1998. Manca ancora, però, uno studio sistematjco delle armi e dei mezzi della fanteria, anche se alcuni interventi divulgativi anche in questo settore sono apparsi negli ultimi anni.
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Nicola Pignato
Ciò non è assolutamente vero, e per due ordini di ragioni. lnnanzi tutto, l'Austria, dopo lunghi mesi di negoziati e la denuncia del trattato della Triplice Alleanza fatta il 3 maggio, aveva offerto 2 : I) Tirolo meridionale di nazionalità italiana; 2) Tutta la riva occidentale dell'Isonzo che è cli nazionalità italiana (con Gradisca). 3) Piena autonomia municipale, università italiana e porto franco per Trieste, che sarebbe stata una città libera (Kaiserliche Freistadt); 4) Valona; 5) Disinteressamento completo dell'Austria-Ungheria in Albania; 6) Salvaguardia per gli interessi nazionali dei sudditi italiani in Austria-Ungheria; 7) Esame benevolo <lei voti che l'Italia emettesse ancora su tutto l'insieme delle questioni che formano l'oggetto dei negoziati (specialmente Gorizia e le isole); 8) l'impero di Germania avrebbe assunto ogni garanzia per l'esecuzione fedele e reale dell'accordo che sarebbe sta to concluso tra l'Italia e l'Austria-Ungheria. Le tratt'ltive, come del resto è noto, si arenarono sulla cosiddetta mise en e.ffet, giacché l'Italia chiedeva, in deroga dell'art. 7 del Tratt.ato, compensi nei territori "che facevano parte integrante della Monarchia", con esecuzione immediata dell'accordo invece che del rinvio alla fine della guerra in corso, come pretendeva la controparte. L'atteggiamento dell 'Austria-Ungheria era motivato sia dalla nota impreparazione militare italiana, sia dalla scarsa considerazione in cui erano tenute le sue armate. Vivo era ancora il ricordo di Adua, nonostante la complessiva buona prova appena data nella breve guerra italo-turca. Questa aveva dimostrato che i nostri sapevano battersi, ma - si diceva - una cosa è combattere contro orde relativamente indisciplinate ancorché aggressive, quasi sprovviste di artiglierie e mitragliattici, un'altra affrontare un esercito europeo
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Reggio, Isidoro, Sturia della Grande Guerra d 'Italia-I.a preparazione
diplomatica, pp. 155 e 156-159.
La parlecipazione italiana alla grande guerra
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Q uesto caporale del 4° Alpini, attende di essere rraspo11ato a<l un v icino ospedale da campo sotto lo sguardo rreoccupalo dei s uoi commilitoni. Fronte della C:arni a, 1916.
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Nicola P(~nato
fornito dei più moderni mezzi bellici, con alle spalle un'adeguata industria e "avvantaggiato dalla più favorevole condizione di luoghi, fo1ti per natura e muniti di lunga mano". l•:ra risaputo che ne i mesi della neutralità, la preparazion e aveva di certo avuto un vigoroso impulso, sebbene molti si chiedessero, di fronte allo smisurato fabbisogno cli armi e munizioni che le prime battaglie sul fronte occidentale avevano dimostrato, se l'industria italiana sarebbe s tata all'altezza, date le modeste possibilità finanziarie e tecnologiche del momento. Non dobbiamo dimenticare che la Vittoria del 1918 ci lasciò indebitati per anni ed anni nei confronti di coloro che ci avevano spinto ad entrare nel conflitto con promesse poi non mantenute e che ci avevano aiutato soltanto nei limiti dei loro stretti interessi. Ce1to, ai nostri governanti d 'allora era sfuggita un'altra considerazione: le conseguenze imprevedibili che poteva avere sull'equilibrio europeo la repentina dehellatio dell'impero asburgico, conseguenze che purtroppo, specialmente nei Balcani, s i fanno sentire ancor oggi. Ma, al di là <li tutto, era evidente che un prolungarsi della nostra neutralità avrebbe potuto recare enormi vantaggi soltanto se fossimo riusciti a poten:liare adeguatamente l'Esercito e l'Armata navale, in modo <la rappresentare davvero l'ago della bilancia. Ma già si ern partiti, nel febbraio 1914, con il piede sbagliato: Salandra, incaricato di formare un nuovo governo nel febbraio 1914, aveva scelto come Ministro della Guerra il Generale Porro. Tuttavia, poiché questi aveva posto come condizione uno stanziamento di 600 milioni di lire (oltre 1.000 miliardi di oggi), gli fu preferito il Generale Grandi, che si accontentò di 200. E quest'ultimo, allo scoppio della guerra (e fino al 30 settembre, quando fu costretto a lasciare l'incarico) non soltanto non chiese fondi straordinari ma non accelerò nemmeno le forniture del vestiario invernale. L'ipotesi non è quindi azzardata, pure ammettendo che un qualsiasi governo, che sempre deve rispondere alla massa degli elettori, fosse in grado di anteporre le esigenze militari ad altre, considerate in base alla situazione generale del paese più o meno prioritarie. Per di più, la nostra industria - indipendentemente dalla benevolenza dei paesi più progrediti, difficilmente avrebbe potuto
La partecipazione italiana alla grande guerra
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Postazione d i obice da 305 a Dogna, nelle Alpi, (1915). "Oggigiorno i cannoni non "dominano" più - scriveva Powell. Invece di minacciare il nemico all'allo, lìssano da ciechi il cielo dietro una parte di montagne".
reali:t'.Lélfe a breve termine armamenti sofisticati e avrebbe lrovalo allo stesso tempo molte difficolt.à a rifornirsi di materie prime. Ricordiamo che quasi tutte le a ,tig lie rie in servizio erano di modello straniero, pur se costruite in Italia e che per una d elle armi nuove - le mitragliatrici - fummo, inizialmente tributari all'estero (e tali rimanemmo - per quelle s incronizzate degli aerei da caccia per tulla la durala della guerra). E, infine , il Paese non avrebbe accettato senza protestare una econ omia cli guerra, qualora no n fosse stato deciso l'intervento. Va però ricordalo che , una volta entrati ne l conflitto, fu mobilitata al massimo tu tta l'economia na:tionale (il ch e - sia detto per inciso non fu possibile duranle la Seconda Guerra Mondiale). Alla luce di quanto sopra, non ci si deve me ravigliare se all'estero, s p ecie nelle Nazioni alleate, n on v i fosse n é interesse né compre ns ione per quanlo si faceva in Italia, all'inte rno e al fronte .
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Nicola Pignato
l·:ppure, come vedremo da qualche esempio, vi fu qualcuno che imparò ad apprezzarlo e cercò, con la .sua testimonianza, di sfatare i luoghi comuni .sugli ilaliani , tanto diffusi qu anto ingiustificali.
La guerra al fronte italiano vista da Kipling
Rudyard Kipling, campione inglese dell 'impe rialismo mililanle, giunge in Italia come con-ispondente di guerra nell'anno cmciale, il 1917, e visita dapprima il fronte dell'Isonzo, p e r poi passare a q uello trentino. Lo impressiona specialmente la guerra alle alte quote, un epico scontro tra montanari e che, per tutta la durata dei conflitto, non vedrà n é vincilori n é vinti. Pure, tutta la guetTa d el 19 17 s i combatte in te rritotio montagn oso: anch e nel settore i:;ontino essa si svolge tra le Alpi Ciulic e l'a ltopiano del Carso. Se le fanterie debbono attaccare in salila, la cavalle ria a ppie da e le armi tecn iche devono adallar.si ad un nuovo tipo d i ambie nte che no n .sempre ne consente l'azione ; si tralla d i un di verso modo di gueffeggiare . Kipling n e è affascinato: la guerra delle pie tre, le pie tre che impediscono lo scavo delle trincee, le pietre che moltiplicano, con le lo ro .sch egge, gli e ffetti delle gran ate n e miche, le pie tre, c he abbagliano gli attaccanti e le rocce che nascondo no le armi più micidiali e riparano nel loro ventre interi reggimenti. "I veri padroni de lla situazione" egli .scrive 3 intorno a GoTizia sono i monti cli 1200-1500 m etri, ammassati g li uni dietro l'allro, ciascun angolo più re moto dei quali, ciascun a llipiano e ciasc una vallata presenta e nasconde la morte. " E così continua, descrivendo le trincee del Monle Nero: "Queste son o scavate n e lla n eve ch e di sgela , n e ll a n eve amm assata che non s i ammorbidisce mai e, quando questa non può posar.si .sulle nude rocce, esse son o scava le d entro e fuori a forza di esplosioni nei de triti rin.saldati dal gelo che si trovano s ulle
-~ Kipling, Xudyard, l a iuerra nelle montagne - Impressioni dal fronte italiano, mvist.a Mil itare, Roma 1988 p .36
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creste della montagna. Lassù, gli uomini combattono con cannoni da montagna, con mitragliatrici, con fucili e con mezzi più mortali ancora, cioè con valanghe di sassi accumulati, lanciati assieme e mandati a rotolare giù per il monte al momento opportuno. Se lassù un soldato è ferito e il suo sangue sgorgasse lievemente, prima di essere preso e trasportato è ucciso dal freddo in pochi minuti, non in ore. Compagnie intere possono essere vittime de l congelamento e i soldati restar mutilati; le ondate di vento della montagna afferrano le sentinelle riparate dietro le rocce, mentre attendono il cambio, e le lanciano nello spazio». L'ammirazione passa quindi dai combattenti ai costruttori di strade, baraccamenti e, soprattutto, all'ingegnosità dei trasporti a mezzo teleferica , "la ferrovia aerea " che rifornisce le truppe nei posti più inaccessibili, in quel mondo di "nidi d'aquila", dove operano gli Alpini. E non dimentica i minatori, che fanno saltare in ada le cime delle montagne, come il famoso Castelle tto. A proposito di strade, chiede all'Ufficiale che l'accompagna: "Sono assolutamente necessarie queste opere formidabili? Credetemi, noi non mettiamo ,1 posto um1 pietra più elci necessario. Adesso voi osservate le strade in primavera. Ma, sulle montagne noi le costruiamo per l'inverno; e devono essere strade capaci di resistere a tutto. "Esse si avviticchiavano, egli continua, al versante del m onte su archi pendenti fatti in calcestruzzo; erano rivestite e foderate, per 90-120 metri in giù, da opere di muratura a punta; protette in alto da scarpate, che spuntavano fuori dalla roccia stessa e ancor più in alto, a 400 metri, da muri ad ala, per dividere o far deviare le incette frane di neve ed i ciottoli rotolanti dall'alto. Queste strade erano attraversate da solidi ponti o da acquedotti in ogni punto ove le acque potessero radunars i; o fiancheggiate da lunghi tivestimenti e da incanalature di pietra, incassate laddove il fianco della montagna, infradiciatosi, potrebbe scivolare a grandi masse a ventaglio, composte di macerie, che quando le nevi si sciolgono, scaraventano in basso valanghe di pietre ruzzolanti e acqua "·1.
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ihidem, p. 69
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Una sc'.liont: di cannoni da 149 A pronta ad cntrart: in azione a Pietratagliata, nel 1916.
Non manca un accenno agli automobilisti: "Gli autocarri straordinari apparivano ora più numerosi - sulla strada anche più straordinaria - di quello che erano stati finora . La nostra guida ce ne fece gli elogi. Vedete - ci disse - in questi ultimi giorni siamo dovuti passare da qui per trasportare molte cose al fronte. - Ma che fòrse lutti gli Italiani nascono col volante di una aulomobile nelle mani? - Chiesi io, - mentre la lunga fila di carri, dalle alte coperture, discendevano sulla curva che noi salivamo, girando su se stessi come un perno e con l'avantreno quasi librantesi su un precipizio di 120 metri di profondità, strisciavano rasenti alla nostra automobile, lasciando appena meno cli dieci centimetri di distanza. No, - 1ispose. - Ma anche noi ci siamo lungamente addestrali a questo sport. Anzi, immagino che gli d1auffeur inabili siano tutti mo1ti"5.
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ibidem, p. 41.
T.a partecipazione italiana alla grande guerra
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C'è senza dubbio della retorica e della propaganda, nelle pagine cli Kipling, se allude spesso ai sacrilìci che gli italiani hanno sopportato e soppo1tano. Non è andato in prima linea, e non ha potuto rendersi conto della glotia e della miseria della trincea. Tia visto però i cimiteri: "Lungo tutta la sua base [di una montagnola], indifferenti oramai alle migliaia di soldati che erano lì intorno, allo stridio dei muli, al rauco tossir elci motori, al fracasso delle macchine e al calpestio delle carrette, giacevano, in teorie innumerevoli nei cimiteri, quei motti italiani che, per i primi, avevano resa accessibile la via alle maggiori altezze. - Li abbiamo trasportali giù e li abbiamo seppelliti dopo ogni battaglia - disse l'Ufficiale. Vi furono molte battaglie .. Reggimenti interi giacciono li, là e ... là!" 6 Non entra in particolari sugli armamenti, che forse non lo impressionano quanto l'ostilità della natura. Apprezza lo sforzo logistico e la fatica che a lui, evidentemente uomo abituato alla pianura, sembra addirittura sovrumana. Sa ce1ta.mente delle immani s tragi conseguenti alle "spallate sull'Isonzo, sa dei pericoli delle montagne e della in1prevedibilità delle valanghe. Non vuole - forse - spaventare i suoi lettori con la cronaca di un quotidiano macello e sorvola s ulla barbarie de lle mazze fem,te e dei gas. È comunque consapevole e riconoscente di quanto fa l'Esercito italiano e testimonia la serena tranquillità con la quale i nostri compiono il loro dovere e la tenacia che dimostra il nostro popolo in grigioverde. Una presenza tra i soldati suscita pe rò l'interesse del giornalista: "Uno scoppio o due risuonarono in qualche punto lungo la strada nascosta , costruita cli recente, che avevamo percorso e i rimbombi echeggiarono la vallata .. Poscia la tromba di un'automobile squillò ben distintamente, con un tono impetuoso e stridente. - 1:: la tromba dei Re - disse qualcuno. Forse viene qui. Udite! No: Egli passa altrove, per ispezionare qualcuna delle nuove batterie. Nessuno può dirci quando capiti in mezzo a noi; ma Egli si trova sempre su qualche punto lungo la linea, e nulla si fa che egli non vegga". E aggiunge poi:
(, ibidem, p . 17.
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"I Re e i depositi di munizioni sono eccellenti bersagli per i velivoli; ma se l'aneddoto è vero e certamente collima con altri del genere - vi è almeno un Ke che spara di rimando e, colpisce giusto. Nessun equipaggiamento o séguito speciale lo distingue da qualsiasi altro generale, in tenuta di guerra, fìno al semplice nastrino che indica un anno di servizio in guerra. Egli incede sohrio, leale, pronto con una rigida semplicità tra i suoi soldati e fra i molli pericoli della guerra"7 .
Il fronte italiano visto da Nuova York
Tra i giornalisti americani in visita al fronte italiano e che hanno avuto modo di confrontarlo con quello occidentale, merita una cilaziunc parlicularc R. Akxamkr Puwdl, aut.ore di u11 volumeno piunosto raro - almeno da noi: lta~y at War8. L'opera, 255 pagine, di cui 120 dedicate all'Italia e nella quale, con un occhio anche alla propaganda filo-Intesa, si mette in rilievo l'impo1tantissimo ruolo giocato dall'Italia, si basa essenzialmente s ull'anno di g uem1 1916. L'incipit riassume in breve il contributo dell'Tt.alia alla causa Alleata e semhra opportuno riportarlo per intero: "Quando informai i miei amici che mi stavo recando al fronte italiano, essi sorrisero con sprezzo. - Andrai a perder tempo - uno di loro mi avvertì; - non c'è nulla da fare, lì - disse un altro. E quando tornai, essi mi salutarono con un - Non hai visto un gran che, vero? - e - Che fanno gli italiani, comunque? Se avessi tempo, risponderci loro che l'Italia tiene un fronte che è più lungo di quelli dei Francesi, degli Inglesi e dei Belgi messi insieme (controllate sulla carta e vedrete che supera la lunghezza di 600 miglia [965 km]); che unico tra gli Alleati, combatte
7 lhidem, pag. 65. Si allude alle fotografie dei Re che, impugnato un fucile 91 e spostata l;1 visiera sulla nuca , s para contro un aeroplano austriaco. 8 Powdl E. Alcxander, Italy al War and tbe Allies in tbe, West, Charles Scrihners Sons, New Yòrk, 1917.
La partecipaz ione italiana alla grunde guerra
Una delle bombarde da 400 che aprirono la strada a Vittorio Veneto.
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per lo più su suolo nemico e che sta affrontando un esercito che era quarto in Europa per effettivi, terzo per qualità e probabilmente secondo per armamento; che in ciascuna hanaglia ha perso più uomini di quanti ne caddero da entrambe le patti a Gettyshurg; che ha catturato centomila prigionieri; che per opporsi all'offensiva austriaca nel Trentino essa ha organizzato ed equipaggiato una nuova armat.a di mezzo milione di uomini e l'ha spostata su quel fronte in soli sette giorni; che se le sue linee trincerate fossero "stirate", si estenderebbero da New York a Salt Lake City; che, anziché scavare trincee, ha dovuto ricavarle con l'esplosivo in gran parte nella vita roccia, che ha portato pezzi d 'a1tiglieria pesante a 3.200 m di quota su costoni ghiacciati in posizioni alle quali un esperto alpinista troverebbe p e ricoloso accedere l.. J e, soprattutto, che ha impegnato una quarantina di divisioni austriache (circa 750.000 uomini) - forza bastevole a far pendere la bilancia in favore degli impe ti Centrali su qualsias i altro fronte. Ho di solito aggiunto: - Dopo quanto ho visto lagg iù - sono propenso a togliermi il cappello in rispetto e d ammirazione , di fronte al ptimo Italiano che vedo". L'opinione del giorna lista, testimone ancora formalmente neutrale, giacché il libro fu ultimato nell 'april e 1917, proprio nel momento dell'entrata in guerra degli Stati Uniti, sembra sincera: egli imputa agli stessi italiani, per la loro chiusurn agli stranieti e per la loro ritrosia, la scarsa conoscenza della gue rra italiana. Non sono ancora convinti che It pays to advertise, la pubblicità re nde. L'Autore, proveniente da Parigi, narra il suo viaggio verso il Veneto, registrando numerose impressioni sulle città e le regioni che attraversa. "Mentre il treno cotTe verso il meridione, in Toscana tu cominci a scorgere, in rapide apparizioni, coloro che hanno reso possibile l'improvvisa prosperità dei fabbricanti ldei fabbri canti d 'armi] gli uomini che adoperano gli autocarri, le granate ed i cannoni. Essi, al contrario, non appaiono molto fo1tunati o felici. Talvolta li vedi condotti sui marciapiedi delle stazioni ferroviarie, rabbrividendo sotto le loro mantelline al freddo di un'alba italiana. Di solito vi è uno sfondo di donne dagli occhi umidi, con gli scialli in capo, e quasi sempre con bimbi fra le braccia. E sui lati, lunghe, teotie di
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carri merci, con il fondo cope rto di paglia e a ffollati di questi om etti robusti, da l volto bruno, in unifonne grigio-to po , mandati fre tto losam e nte a combattere al n ord. Mi ricord a di que i lunghi treni bestiame che si ved on o nel Middle West; destina ti ai m attato i d i Ch icago". Chi si interessa a quegli om etti? Forse il Re, che, sta a Udine , "in una modesta villa a poca distan za dalla città e che sta al fronte qu a s i sen ;.,.a inte rruzio n e d a q u ando è c o m in ciata la g u e rra? Ben ché , come Cap o dello Stato, sia il Comandante in Capo de lle Armate, non interviene se n on su richiesta e non interferisce con le decis io ni del Com ando Supre mo. Passa difficilme nte un g io rno senza che egli no n visiti qua lche settore de lla zon a di o pe ra;.,.ioni. Ufficiali e tmp pa in qualcuno degli sperduti comandi di mo ntagna mi h anno riferito che l'unico gen erale che è andato a trovarli è il Re". Se nza sco1ta alcuna, aggiungiamo noi. L'autore p assa quindi a d esaminare i motivi p e r cui l'Italia sarebbe entrata in guerra. Ricorda qua nto da noi g ià accennato in premessa , e d ossetva lucidamente che un accordo di que l gen ere avrebbe lasc iato a ll 'Austria l'in tera Istria , Fiume e Po la , la Costa Dalmata, e la maggior pa1te de lle isole. Si rend e comunque conto delle d ifficoltà di stabilire un conveniente confine orie nta le ch e tenga conto de lle giuste rivendicazioni d i Ro ma , entrando in pa1tico la1i che è inte ressante riportare pe r quanto riguarda le "te rre irred ente" : "Il Tre ntino , che gli austriaci chia mano Siid 'l'irol, per ragioni a mm inistrative forma un'unica p rovinc ia con il Tirolo. Pe r tale unione , non esisto no presupposti né ge ografici, né etnici, né sto rico -econ omici. Su 370.000 abita nti del Tre ntino , 338.000 sono ita liani. T cinquecentomila abitanti d e l Tirolo sono, d 'altronde , tutti tedeschi. Le due regio ni sono se p arate d a una form idabile p arete di montagne, ne lla quale l'unico varco è rap prese ntato d al Bre nnero." E q ui , dopo aver seve ra m e nte criticato il co mportame nto de lle a utorità austriache verso gli italiani - ne i confronti de i quali, egli scrive - "que llo accordato dai Boeri agli inglesi del Transvaal e ra premuroso e gentile", si sofferma sugli aspetti militari del problem a, osservando che "il p ossesso de i Tre ntino da p arte d ell'Aus tria non è soltanto un'anomalia geografica e d etnologica , ma una pisto-
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Crate ri di granata, trincee e relicolari sconvolti. Ecco come appariva il Monte Sanlo - "palazzo delle rocce" - all'obiettivo di un fotografo militare.
f,a
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la puntata al capo dell'ltalia". In possesso dell'Austria, aggiunge, essendo lo stesso Trentino null 'altro che il prolungamento delle valli della Lombardia e del Veneto, "è come un grande campo trincerato nel cuore dell'Italia Settentrionale, che minaccia la Valle del Po - una delle più vitali arterie del Regno e che funge da collegamento tra le città più ricche e produttive. Dal Trentino, con la sua catena di forti, l'Austria può sempre minacciare e invadere la sua vicina. Presidia le montagne, con la pianura sotto di lei. Può sempre dilagarvi, ma gli italiani non possono seriamente invadere le montagne, dal momento che pur se potessero forzarne i ben difesi passi, ne troverebbero al di là un altro labirinto. Quando, nell'estate de l l 916, l'Arciduca Pederico lanciò la sua grande offensiva nel Tre ntino, appoggiato eia un distruttivo fuoco d 'artiglieria, anelò peric o losamente vicino - molto più vicino di quanto al mondo fu concesso <li sapere - al taglio della linea di uJ111unicazioni est-ovest, il che avrebbe portato all'isolamento delle armate italiane sull'Isonzo". A ciuesto proposito, non possiamo non riportare la descrizione che la il Powel della contromossa di Cadorna: "All'inizio dell 'ultima settimana di giugno, lo Stato Maggiore austriaco , riconoscendo che il suo piano per l'invasione dell'Italia del Nord era disastrosamente fallito, diede ordine cli ritirata generale. Nel mentre si sarebbe effettuato il trasferimento delle divisioni nei Carpazi, gli austriaci avevano progeltato di ripiegare sulle posizioni che erano state organizzate in anticipo, trasformandole, sebbene presidiate da forze assai ridotte, in una linea praticamente inespugnabile. Ma il Generai Cadorna non aveva ak:una intenzione di lasciar fuggire g li austriaci in modo così facile. In meno di una settimana aveva riunito, traendoli dalle guarnigioni, dai campi di addestramento e dai battaglioni di riserva, mezzo milione di uomini. Fu il più notevole successo della guetTa. Da tutte le parti d'Italia egli concentrò quest'armata sul fronte del Trentino e - nonostante l'enorme sfor'L:o cui furono sottoposte le ferrovie italiane per il rapido spostamento di una massa così ingente di truppe - il normale servizio passeggeri non fu interrotto che per tre giorni. [. ..] Egli organ izzò quest'armata in brigate e divisioni, ciascuna completa di comandi e colonne sussistenza e munizioni. Predispose nuovi
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punti di rifornimento, ivi compresi quelli per l'acqua, che manca sull'altopiano di Asiago. Assicurò la fornitura dell'incredibile quantità di materiali, equipaggiamenti e munizioni che un tale contingente richiede (si è saputo che l'intendente di Cadorna telegrafò alla Società Fiat di Torino che gli servivano entro una settimana altri 515 automezzi, e che la grande dilla ottemperò mandandone 546 - uno in più per buona misura). Quasi in una sola notte fece trasformare le aspre mulattiere dell'altipiano in splendide strade militari, larghe e con fondo sufficientemente sodo da sopportare l'intenso trailìco che improvvisamente si riversò su di loro.l. .. J Così subitaneo ed aggressivo fu il sopraggiungere dei rinforzi italiani che gli Austriaci non osarono spostare un solo uomo o un solo pezzo d'artiglieria sul fronte est - e in particolare nei giorni in cui l'Armata moscovita premeva verso il Dniester. Non è esagerato affermare che il successo dell'offensiva sferrata da I3russiloff in Galizia fu dovuto in gran parte alla controffensiva italiana nel Trentino, costata agli austriaci almeno centomila perdite tra morti e feriti" 9 . Particolarmente interessante è l'analisi di quanto riguarda la frontiera orientale. Oopo aver rilevato che "pur dopo più di cinque secoli di dominazione asburgica, Trieste restava una città italiana per lingua, costumi, architetlurn, nomi, etnologia", riconosceva che nel retroterra la situazione era diversa: sulla costa prevalevano gli italiani, fra le montagne dell'interno, gli slavi. Ma in Istria, in quella penisola a forma di freccia in cima all'Adriatico, la popolazione è quasi tutta italiana. Sebhene alternativamente oggetto di conuzione e cli derisione, attirati con lusinghe oppure soggetto a coercizioni, persiste, tanto fra i contadini del Trentino e dell 'Istria quanto fra i gelidi uomini d 'affari di Trieste il più profondo e inestinguibile attaccamento per la patria italiana". Gli argomenti addotti dall'Italia per assicurarsi la Dalmazia non sono, senza dubbio - continua Powell - basati su fondamenti etnici come per 'l'tieste e per il Trentino. La percentuale italiana della popolazione - a suo avviso - non supera il tre per cento. Ma questo
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Ibidem, p. 94.
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'l'rnppe autotraspo1tate sui pesanti carri Fiat 18 tlL attraversano un ponte nel Vendo. Siamo nel maggio del 1916.
non vuol dire che la Oalmazia non sia italiana per spirito, lingua e tradizioni. Percorrete le sue spiagge, parlate con la sua gente, guardate le architetture di Ragusa, di Zara, di Spalato e non dovrete fatvi ricordare da nessuno che la Dalmazia fu veneziana 1ìno a che, poco più di un secolo fa, Napoleone la consegnò all 'Austria con la Pace cli Campoform io, in cambio del riconoscimento della Repubblica Cisalpina e di quella Cispadana. Si può affermare che la guerra non provocherà problemi difficilissimi come quello della Dalmazia , che, come già dimostrato, non può essere risolto su basi puramente etnologiche. 'J'utti coloro che l'hanno studiato conveng<mo che sarebbe ben poco saggio l'escludere completamente dal mare l'Austria -Ungheria e che questo potrebbe gettare i senti di fututi conflitti. E questo io penso che sia condiviso dagli italiani più riflessivi .. L'italianizzazione della sponda orientale dell'Adriatico porterebbe per di più ad e rigere una banicra contro le legittime pretese di espansione degli slavi balcanici e del sogno serbo di sbocco sul mare. Comunque, gli statisti che stanno delineando la politica
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dell'Italia - ne sono convinto - sono tropp o sens ibili e troppo lungirniranti per commette re un tale errore»10 . Non è poi trascurata la questione albanese. L'Eu ropa avrà un debito di gratitudine se l' Italia riuscirà a p o ,t.ar o rdine in Albania ", scrive Powell, e così continua: "Gli eventi nei più remoti teatri cli guerra l1a nn o impedito che l'occupazio n e ita liana d e ll 'Alba ni a suscitasse l'attenzione che merita. Le operazioni in quella regione sono, per di più, avvolte nel m istero; gli stranie ri che vogliono visitare quel Paese si son o scontrati con co1tesi ma te nni tifiuti ; i rapporti pubblicati sui progressi della spedizion e in Albania - ch e, tra parentesi, ha una forza maggiore d i quanto genericamente si supponga - sono scarsi e insoddisfacenti. Gli italiani si aspettano - io immagino - di rendere la loro occupazione il più estesa e stabile possibile prima che la question e sia pronta per una discuss ione internazio nale. Se l'ambizio ne dell'Italia in Dalrnazia si scontra con
l'opposizione degli slavi, i suoi piani per l'espansione in Albania sono destinati a su scitare l'ostilità dei greci. Le tmppe italia ne ad Argirocastro presidiano territori che i greci considerano chiaramente entro la loro sfera d 'influenza. E sebbene l'Italia abbia avve11ito che la s ua occupazione dell'Albania non deve esser considerata com e p ermanente, essa si trova - molto probabilmente - sulla sponda orientale per rimanerci, p oiché i suoi interessi politico-comme rciali non permettono di avere un'Haiti o un Messico .sul portone di casa. lo prevedo piuttosto che, quando le delegazioni di pace metteranno le carte sul tavolo verde, l'Albania diventerà italiana di nome se non di fatto, sotto un contro llo simile a quello che i francesi esercitano in Marocco e gli inglesi in Egitto. F sarà del tutto natura le, per gl i albanesi, perché c'è in Albania una forte presenza italiana» 11 . Ma torniamo all e sue testimonianze. Pagine ammirate Powell dedica ai nostri soldati. "Arrivammo, attraverso il fango, al fiume Judrio, che segnava la vecchia fro ntie ra. L'attraversa mmo su un ponte di barche, p oiché gli austriaci avevano distrutto l'altro ritirandosi.
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Ibidem, p. 43. Jhidern, p. 13-11.
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- Siamo in Austria adesso, credo? Notai. - Nell'Italia redenta mi corresse il mio accompagnatore. - Questa re gione è sempre .stata italiana in tutto se non nel nome, e d ora lo è anche in questo. L'occupazione delle truppe italiane, proprio all'inizio della gue rra, di qu es ta stri.sc ia di territo rio tra lo Judrio e l' Isonzo, con Monfalco ne, Cervignano, Cormons e Gradisca - tutte città già italiane - ha accresciuto di molto nel popolo italiano la fiducia ne ll'efficienza de lle sue armate e nelle capacità dei loro capi. Ora, le strade erano occupate dall'enorme materiale di un esercito che avanza. Ogni paese è invaso dai grigi soldati. Superammo inte rminabili colo nne di autocarri, di carrette trainate da muli, carri carichi di fieno, cli legname, di botti di vino, di farina, di granate, di corda .spinosa, casse cli munizioni , equipaggi da ponte, palloni osservato ri, proiettori autocarrati, nere officine mobili, uffici postali su ruote, cucine da campo, buoi e montoni in piedi, giganteschi obic i e cannoni d 'assedio trainati da trattrici ansimanti, stridenti e sona nti batterie da campagna, e fanti dagli occhi accesi, dalla pelle abbronzata e dal berretto verdastro, a battaglioni , a reggime nti e brigate in lenta marcia sotto spioventi linee d 'acciaio. Tutte le risorse dell'lta li a sembravano con centra rsi per fare buon uso dell e recenti conquiste e approntar.si a nuovi attacchi. Uno d eve vedere un grande esercito in marcia per appre zzare com e sia meraviglioso il compito di tifa mi.re di cibo uomini affamati e cannoni ancor più affamati, e come questo assorba al massimo tutte le risorse industriali di una n azione." ' l'utto ciò gli fa intuire una splendid industriai organization nata da lla guerra. Ed e cco le trin cee. Siamo alla vigilia d e lla presa di Gorizia . "'J'utte le trincee italiane che ho vi.sto mostravano un'altissima capacità di realizzazione. Invece di rivestirle di graticci , gli italiani, a dil'fe re nza di quanto si fa sul fronte occidentale, usano reti metalliche più facili a mettersi in opera e meno sensibili al fuoco nemico. Altre trincee, non sul Carso naturalme nte , erano in cemento, con scudetti d 'acciaio per i tiratori fissati ai parapetti". E i soldati? "Non si può guardare alle truppe italiane .senza accorgersi che lo spirito degli uomini è e levato e che hanno fiducia nella vittoria" ... "Fanteria di linea, g iovani robusti e di bassa statura con man-
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telline grigiove rdi ed elm etti in m etallo verrnoato; alpini, efori e mobili come le capre d elle loro montagne, con i loro calzonj aderenti e d i cappelli di feltro verdogno lo con la pe nna d 'aquila in p osizio n e obliqua , come i seguaci di Robin H o od , bersaglieri, che hanno conservato le trnclizioni d el famoso corpo mantenendo, sul loro cappello a fald e larg he , il 1icco p iu metto l.. J Tutto cons ide rato le truppe italian e no n sfig urano affa tto, anz i, il contrario, rispetto a qu a ls iasi altro esercito e u ropeo. Gli uo mini son o in maggioranza bassotti , robusti e brucia ti dal sole lìno a l colore di una vecch ia sella. Mi aspettavo cli trova re più facilme nte ind ividui barbu ti e trascura ti, invece li ho trovati ben rasati e straordinariame nte lindi. I.e au torità militari it.alia nc non vedono di b uo n occhio i poilu12 . Sebbe ne carichi com e muli da son-ia, marcian o a passo svelto l..J. Mi h anno rifetito c he sebben e le tru p pe reclutate a l Nord pos seggano v igore e co sl~m z:-1, i m1poletani ed i siciliani ma nifestano più élan e sono i mig liori com battenti; q uesti figli del Sud si sono lanciati ripe tutam e nte a ll 'assalto attraverso tempeste di fu oco c hl'. i piemontesi dal sangue fre d do rifiu tarono di affrontare. Si è d ello ch e l'uniform e italia na è allo stesso te mpo la più b rulla e la me no v isibile d 'Europa. Chi l'indossa no n fa ne ppure ombra, no tava un mio antico". "Le au torità militari it.alia ne furono tra le prime a fare uno stud io scientifico d ei colori per le uniformi. Non scelsero, pe r esempio, il bleu horizon ado ttato d ai fra ncesi perché, m e ntre questo è meno visibile sulle strad e e s ulle p ian ure di una regio ne p iatta e soleggia ta, essa si dimostre rebbe fata lme nte disting uibile s ulle montagn e boscose dove combattono g li italiani . Il colore è ufficialme nte d e nominato com e "grigioverde ", ma la d escrizio ne migliore è qu e lla fatta da un ufficia le b ri tan nico: - Pre nde te del fango dal Nilo Azzurro, mischiatevi due libbre di pelo di topo, dipingete con questo u n cavallo roano e ca pirete perché g li a ustriaci non riescono a ved ere i soldati ita liani in piena luce a 15 m e tri di distan za. La sua inv isibilità è infatti sic uramente sconcerta nte . Viaggiando in
12 Nomigno lo - corrisponcle nl<.: all 'italiano "peloso" dato ::ii fanti francesi per il loro :1spetto trascurato.
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11 Corpo AeronauLico Militare fu costretto ad a rmare i propri reparti eia caccia con mall:riali di concezione strnnie ra. Q ui un 1Ic1u-iot di costru zione n azio nale (Macchi) .
a uto in zona di gue rra , ho incontrato molto s pesso gruppi e.li soldati ch e ri p osavano ai bordi della strada, e ppure, se non si richiamava la mia atte nzio ne s u di loro, li av re i superali senza n otarli, tanto le lo r o unifo rmi s i c onfondevano con l ' ambiente c ircostante. L'uniforme degli uffic iali è dello stesso identico taglio e in apparenza de lla stessa stoffa e.lei soldati, e po iché no n di rado essi fanno a meno delle lo ro insegne di g rado, è sp esso difficile distingu e rli. G li ufficiali italiani , p articolarmente 4uelli di cavall eria, sono sempre stati tra i più e leganti d 'Europa m a le uniformi sgargianti d e i g io rni fe lici e s pe nsierati di prima della gue1Ta che aggiungevan o , una brillante nota cli colore a i mo menti s ul Corso o a lle Cascine, sono state sostituite d a un'unifo rme semplice quanto pratica" 13.
13
pp. 66-69.
JTO
Nicola l'ignato
Anche Powell non è arrivato proprio sulle prime linee. Ma è rimasto impressionato d a lle pietraie d e l Carso, da come cc le descrive: "Qu esto gran tavolie re di rocce, c he comincia a Gorizia, si avvicina alle rive dell'Adriatico tra Monfalcone e Trieste e si estende verso il Sud in Tstria, collega il sistema alpino con le calene de i Balcani. La sua superfìcie di nudi sassi spogliati dal sole è inteTTotta qua e là da giganleschi mucchi di pietre, con grotte e caverne, con acquitrini scuri che talvolta diventano laghi tenebrosi e re pellenti, con depressioni caralleristiche a forma di cratere, formate da secoli di erosione: le cosiddette doline. La scarsa vegetazione csislente è confinata a queste doline, che costituiscono le sole oasi di questa nuda cd assetata landa. L'intera regione è spazzata d alla nora, un vento ne mico sia dell'uomo che delle piante. Salvo p e r le lucerto le c he si crogiolano su queste rocce arroventate, il Carso è sen za vita, come manca d 'alberi e d 'acqua [ ... ]. Il Carso è stato forse la più formidabile fortezza naturale dd mondo. Qualunque cosa che, nell 'ottica di un'opera difensiva, la natura abbia trascurata, è stata completala dagli austriaci. Pe r a nni , prima ch e comin c iasse la guerra, i genieri della Monarchia si misero al lavoro per rinfo rzare un luogo che aveva già in sé la massima capacità difens iva. L'intero altipiano e ra u n a lveare di lrinc e e, gallerie e ricoveri; postazioni p e r artig lierie erano slale ricavate nella roccia con macchinari del gen ere di quelli impiegati per il Sempione e il San Gottardo. I posli per i cecchini e rano provvisli di scudetti da due cenlime tri e m ezzo cem entati nella roccia; le doline con vertite in nidi per mitragliatrici e ricoveri alla prova. Tn uno di questi vidi qualcosa com e una caverna sotterranea, con luce elettrica e pare ti imbiancate, in grado di ospitare un migliaio di uomini. Per rifornire d 'acqua queste opere, vi e rano apposite motopompe e canalizza7.ioni che gli austriaci avevano distrutto al rnomento della loro ritirata". Ma meritano di essere riportati anche akuni passi relativi alla conquista d i Gorizia (agosto 1916). "I.a battaglia di Gorizia non fu assolutamente combattuta a Corizia. Quello che accadde fu una sanguinosa ed abbagliante tempesta s ulle posizioni austriache del Podgora e del Monte Sabotino, un simultaneo forzamento d e ll'Isonzo davanti a
La partecijJazione italiana alla gmnde guerra
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Gori:Lia e a Sagrado, e uno splendido assalto fino all 'altipiano del Carso, portato al di là e ch e culminò con la presa del Mo nte San Michele. Go1izia in sé non era organizzata a difesa, e la sua guarnigione fu talmente scioccata per la caduta in rapida succession e delle posizioni che la dife ndevan o, considerate inespugnabili , da non oppoiTe alcuna resistenza 1/4. Dopo aver e logiato il tiro selettivo della nostra artiglieria, ch e non volle distrnggere la città e che invece concentrò il suo fuoco su ohbiettivi ben individuati, Powell rievoca la conquista del Sabotino: " La fase p iù difficile e p iù spettacolare dell'attacco fu l'assalto al Sabotino, una m ontagna a lta 600 metri che, come si credeva, non si sarebbe potuto espugnare alla baionetta. Gli italiani, con sapevoli che nessun re parto al mo ndo avrebbe potuto raggiungere la sommità di quelle pendici scoscese superando i reticolati e il tiro di fucili e mitragliatrici, aveva - in barba al nemico - scavato una galleria lunga quasi due c hilometri, proprio verso il cuore della posizione. Quando si ordinò l'assalto, perciò, i fanti italiani s bucarono improvvisamente dal terreno a pochi p assi dalle trincee austriache. Fra una tempesta di evviva, la grigia ondata, con la sua cresta brillante d'acciaio, s upe rò i pochi metri di dislivello e balzò sul parapetto, sopraffacendo i difensori." Nel libro di Powell, nulla si scrive circa l'armamento del nostro Esercito, il che fa suppotTe che non dovesse essere un gran che diverso da qu e llo impiegato sul fronte occidentale. Particolare ammirazione è rivolta però a co,pi speciali, come gli Alpini , nel capitolo "Sul tetto dell 'Europa" e d a tutti coloro che avevano reso possibile, costruendo strade, baraccamenti e teleferiche, le operazioni in alta montagna, come del resto si legge nel reportage di Kipling. Non vengono però dimenticati i Bombardieri: "viene a ttribuila dagli Italiani un'impo rtanza così notevole al mortaio da trincea che è slala costituita un'appos ita specialità, del tutto indipendente dall'artiglieria. Gli ufficiali delle batte rie bombarde son o tratti dalla cavalle ria ed addeslrati in una scuola particolare l4uclla Bombardieri di Suscganal.
14
ibidem, p. 107.
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L'a ulore dimostra una conoscenza del nostro Esercito ben più approfondita di quella dimos trata dal Kipling, con il quale tuttavia condivide non poche valutazioni e giudizi. A queste aggiunge un,1 notevole compete nza storico-politica ed esprime delle previsioni che troveranno puntuale conferma nelle vicende d ell'immediato periodo poslbellico, e che sono, per certi versi, condivisibili ancor oggi. Vogliamo 1ipo1tarc le s ue ultime parole del capitolo "la via di Trieste", che riassumono l'opinione che egli s i era falla della nostra guerra: "Piovve a torrenti durante il mio soggiorno a Gotizia, ma, mentre ripassavamo l'Isonzo verso la pianura friulana , il sole calante fece capolino allraverso uno squarcio delle plumbee nubi e mutò in grosso blocco di corallo roseo le rosse pendici del Carso. Al di là di quel baluardo, a una ventina di miglia in linea aerea, ma a più volte la distanza percorribile da un proiettile di cannone, si lrova Trieste. Sarà lunga e dura la strada per arrivarci, una strada insanguinata che gli italiani dovranno percorrere p e r raggiungere la Città del des iderio. Prima che il v iaggio p ossa finire, le rosse rocce del Carso saranno ancor più rosse. Ma credo che esso si conclude rà. Pe rché questi italiani duri come il ferro e dal volto bruno, ricordate, sono della stessa sloffa di cui eran fatti quelle legioni sempre vittoriose dell'impe ro romano, cd è il sogno di fondare un altro impero che continua ad attrarli".
Politici e militari Accanlo a queste due importanli testimonianze, se ne devono registrare altre, sia cli giornalisti, sia di ben più cminenli protagonisti dell'immane tragedia, e ta nto di parle amica che avversaria. Scrisse Macaulay George Trcvilyan in Scene della Guerra d1talia, a proposito di un 'azione sull'Isonzo del 19 17: "Dall'altra parte del fiume, la battaglia su Monte Kuk proce d eva bene. Il fianco scosceso della montagna, insuperato per due anni, finalmente cadeva. Il bombardamento preliminare italiano aveva dis trutto in poche ore i reticolati e le trincee austriache , come l'anno prima sul Sabotino. La fanteria, lanciata all'attacco, si
La, partecipazione
italiana alla grande !!,Uerra
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Nella puhhlicazio ne a ustria ca "Esperienze della battaglia de l giu gn o 1918" si legge.:: "L'aero na utica d a combal.timento e le squad re.: da bo mba rda me nto a ttaccaro no le nostre.: linee avanzate, le riserve e spe cia lmente i ronti e resero senza dubbio al lo ro pe rdite di apparecchi e<l a lla detìcenza di 1ifornimenti, l'aviazione ita liana poté svolgere q uasi indisturbata le ricogniz io ni lontane e vicine <livent.ando mo lto mo lesta a lla fanteria". Qui uno S.V.A. 6 (Savoia-Verclu zio-Ansalclo), ra m e r oco nota versione <lei celebre aereo eia ricognizione lo nta na, insie me con il suo pilota .
atTa mpicava in ordine sp arso s ul Lra tto più e ,to del lungo pe ndio, e, raggiun la la vetta, si impegnava in a ttacch i e conlrattacchi. Tutte le armi: fanteria, genio, artiglie ria, gareggiavano in bravura ... " Ancor prima, la scrittrice a ustriaca Scha le k, nel suo volume Am lsonzu, a prop osito della conquista de l Mo nte Nero - p er la storia i primi a raggiungerne la cima sare bbero ::;tali gli a lpini dell'84a com pagnia del Battaglione "l•:xillcs" - co::;ì si era espressa: "Quando si p arla di qu esto sple nd ido allacco che, ne lla storia della gueTTa, vien e annoverato senza rc::;trizio ni com e un s ucce::;::;o del nemico, ognuno aggiunge ::;ubito: Giù il cap pello d avanti agli a lpini!"
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Nel diario <li g ue rra del tenen te Fc li x Ha chel vo n I Tele.fa , com a ndante di un a sezio ne di mitragli a trici Schwarzlo.se elc i Kai.serjager 15 sul Corno cli Cavento e caduto il 15 giugno 1917, gli alpini italiani .sono chiamati "le tig ri ". Scrive .sul s uo taccuino, ritrovato dagli ita liani dopo la co nquista della s ua postazione, questi vers i: "C:avento! To rre di fedeltà/ inigidità nel ghiaccio profondo / a te d 'intorno bruciano i fuoch i/selvaggi del fiero nem ico./ln a lto tu stai , Corno di Cavcnto g rido di mo rte ai vili!". Un altro te ne nte a ustriaco d'artiglieria , Fritz Weber 16, ne l suo vol ume "La fine di un esercito", divenuto, in Italia, "Ta ppe d ella disfatta", ci natTa come eravamo vicini a vincere la guerra con la battaglia della Bainsizza (agosto-settembre 1917): "Le nostre truppe sono rimaste aggrnppatc a l suo o rlo orie ntale, 1ìnitc senza la possibilità di avanzare di un metro [. ..] Sap piamo che gli italia ni trn.sportarH> febbrilmente carri e munizion i, in attesa di sferrare l'attacco decisivo. Undici battaglie non hanno pe rmesso loro di raggiu ngere lo scopo: se ora p erò attacche ranno p e r la dodicesima volta, p asseranno certamente. " Ma a nche gli italiani e rano stanchi, l'offensiva era .stata sospesa col progetto di ripre nderla in o tto bre in direzio n e di Ternova. Per il transitorio p assaggio alla difensiva gli inglesi e i francesi si fecero restituire i 201 pezzi di artiglieria ( 16 batte rie di obici britannici e i 137 canno ni france.si, 102 dei quali, giunti durante la battag lia della 11a ins izza) no nosta nte vi fosse ro g ià le avvisag lie de ll' offensiva austro-tedesca. A distanza di pochi mes i il ben più nolo, cd allora Tenente Colonnello, E1win Romme l descrive nel s uo diario cli guerra, po i pubblicato col tito lo Infanterie greift an (La fanteria attacca), com e il battaglione c he comandava sia arrivato stre mato, alla fine de ll'avanzata, a ridosso de lle ricostituite linee italiane: "l soldati ripo.sano, dispersi in p iccoli g ruppi, nelle zone d 'ombra c reate dalle case e d agli albe ri. T colpi d ell'artiglieria pesante
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Alcune de lle sale ud Museo dei Cacciatori imperiali a Inrn;bruck sono in realtà un omaggio ::il valore ddlc nostre truppe da monrngna. 16 Weher, Fritz, Tappe della di:>jùtta, Co1tide lli, Milano, 1934.
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esplodono pericolosamente v1cmo. Sch egge di granata fendo no ululando l'aria e su di noi si abbatte una pioggia di wlle e sassi. Il bombardamento mette a dura prova i nostri nervi. Vengono mandale pattuglie munite cli telefono in tutte le direzioni, lra cui una agli ordini del tene nte Walz nella direzione di Monte Spinuccia [il reparto ha appena a ttraversalo il Piave]. Ormai mi rendo conto che non è più il caso di parlare di sfonclamenlo attrave rso il Monte Grappa nella direzione di 11assano. TI fronte nemico è sbarrato e fortc "17 . È Il 17 novembre 1917. La ballaglia d 'arresto volge al lermine. Gli Alleati che sono slati chiamati pe r tamponare un eventuale cd, ulteriore cedimento italiano, p erò si manlengono ancora, pruclenlemente , a l di là dell'Adige. Soltanto in dicembre, unilà inglesi e franc.esi danno il cambio ai re patti ita lia n i più provati, in qualche settore del fronte. Ma ormai l'a zione austro-tedesca si è esaurita e lo confe rmano due autorevoli leslimonianze, il Ge nerale francese Mangin e il Gen erale ledesco von Kuhl , entrambe riportate in un interessante volume "Testimonianze slranie re sulla guerra italiana 191 5-18", edito in Roma nel 193.3 a cura d e l Generale Adriano Albetti dal Comando del Corpo di Stato Maggiore 18. Tale pubblicazione - sia detto per inciso - era slata imme diatamente preceduta da quel la del Genera le Caracciolo C!talia e i suui alleati durante la Grande Guerra (1932). Ins ieme con l' uscita de l libro dei primi due volumi del l'llfficio Storico del nostro S.M. , questo segnò l'inizio di un processo di revis ione s ulla migliore stampa straniera circa lo sforzo militare ita liano in quel conflitto. Come altri scrisse, all'inizio degli anni Trenla ad o perare (}Uesta revisione contribuirono due fatti: uno, il natura le processo di esegesi storica che si andava compie ndo dappcrtullo col passar degli anni fuori dalle accese e non sempre limpide passio ni dell'immediato dopogue rra; l'a ltro , l'animoso lavoro di storici e scrillori nostri i (}uali riuscirono ad aprire il varco alla verilà s lorica attraverso le nume rose incompre n sioni stranie re .
17 Ronunel , Ir1(anterie greifi an, Hoggenzeiler, Potsd am, 19.'36. 18 V. a p . 171.
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Ma vedia mo anche come quel particolare periodo fu visto dalle più a lte personalità che ne furono protagoniste. Winston Churchili, nelle sue me morie di guetTa, n el 1933 n on ancora pubblicate in Ttalia 19 , così lo ricorda: "La nazione italiana dimostrò in quest'ora la stessa forza d'animo dei Romani all'indomani d ella battaglia di Canne. Il disfattismo s i dileguava davanti al vigore ed alla decis io ne della n a:lionc. Per quanto considerevoli fossero state le pe rdite subite a Caporetto, lo sforzo militare dell' Italia si affermò, a partire da questo momento, molto maggiore c he nel periodo precedente". Giudizio lusinghiero da una parte e ingeneroso dall'altro, se s i ricordano, p e r fare solo qua lche esempio, le costose o p cra:,doni sull 'Ortigara e quella vittoriosa battaglia clcll,i f1ainsizza c he ci aveva portalo a un passo dallo sfondamento appena qualche mese p1ima. Interessante è rilevare come molti d i questi autorevoli scrittori e me moria listi si soffe rmino sugli avvenimenti di fine 1917, ria ffermando, se ve ne fosse ancora bisogno, la stre nua resiste nza degli italiani dopo la pe rdita del Friuli. Il Generale Konopicky in Vom Isonzo zu Piave (Dall'Isunzo al PiaveJ0 ricorda che "Per il giorno 16 [novembre 1917] era stabilita la prosecuzione dell'offensiva nel senso che le armate sul Piave avrebbero dovu to forzare nuovam ente il passaggio, mentre il Gruppo Krauss doveva rovesciare il nemico s ul Grappa. l tentativi d i passaggio del Piave fallirono". T.a tenacia di cui gli italiani avevano dato prova in quegli epici scontri - ci si perdoni in questo caso la re torica - fu riconosciuta , indirettamente, come si vede, dallo stesso nemico. Non cm comunque la prima volta; l'abnegazione dei nostri soldati aveva suscitato l'ammirazione dell'Arciduca Giuseppe cl' As burgo, che nel suo dia rio ("La guetTa mondiale come io l'ho vista") già il 24 ottobre 1915 scrive: "E gli italiani? Giù il cappello! Non posso q ui no n liconosce-
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Ch urchill , Winston,
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l'ubblicalo dallo Schwarle in Der grosse Krief!, l<J/4- 18, Lipsia, 1922,
!,a crise Mondiale, l'aris, Payol, 1930. Voi. IV p.
363. Voi. V, p. 448.
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Non se mpre l'aviazio ne a11stro ungarica era assente . Q ui un Caproni 450 eia bomh:ircbmcnLo accuratame nte mascheralo e vigilato da d ue carabinie ri dalla carn rre ristica "lucerna".
re l'immenso lavoro compiuto dagli italiani, i quali, gettandosi quo tidiana mente contro il cerc hio <l'acciaio d e i m.ici eroi, con inaudito sprezzo d e lla morte e s ube ndo perdite te rribili, soltanto pe r poco no n riuscirono ad avere ragione della nostra resiste nza e roica . Ciò che qui hanno fatto gli italiani va scritto , a caratteri immortali nel libro d 'o ro de lla sto ria". Ed ancora (settembre 1916): "G iudicando imparzialme nte, dobbiamo notare come degni di ammirazion e il g rande ardire e lo slancio d egli italia ni. Un coraggio meraviglioso che - a nch e se ne mici - si deve rico rda re col più profondo rispetto ". To rna ndo alla ritirata s ul Piave, va ricordato come alcuni espone nti francesi avessero manifestato l'or inio ne che solo con un lo ro comando l'l·:sercito italiano avre bbe po tuto te ne re con successo la linea del Piave. Ma , riconobbe il Generale ame ricano Pe rshing, la nostra riscossa ebbe luogo senza c he venissero prese neppure in esame tali proposte. inoltre, sempre per quanto concerne il contri-
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buto degli Alleati, da tutti i documenti pervenutici si evince, che gli aiuti immediati di carattere strettamente militare (prestiti di batterie e cessioni o prestiti di armi portatili) si limitarono al minimo indispensabile per la sopravvivenza nel periodo più delicato. Notiamo altresì che questo atteggiamento non migliorò in seguito: perfìno a lla vigilia della battaglia , decisiva, nell 'agosto 1918, ci furono negati quei pochi carri armati promessici dal 1917 tanto dagli inglesi quanto dai francesi. Naturalmente, accanto agli elogi, non mancarono ad alto livello critiche nei confronti d ell'Italia e del suo Esercito. Vi fu notevole incomprensione, salvo forse da patte di Wilson, che registrava con inte resse i nostri s uccessi s ino a Caporetto 2 1 . È incontestabile, peraltro, l'altetigia di Foch e di Haig verso i n ostri capi militari e numerosi furono i tentativi di costante svalutazione del nostro operato, specie <la parte <lel Comando Supremo francese Pure , il comando unico che chiedevano gli stessi francesi dopo la ritirata sul Piave, non fu attuato, nel marzo 1918, che per la sola fronte , Occidentale, dopo lo sfonda mento tedesco verso Amiens, ins uccesso che mise in serio pericolo entrambi i contingenti alleati. Del resto, la opportunità del comando unico sulla fronte italiana era s tat a riconosciuta s ponta neam e nte fin dall' ago s to dal Generalissimo Foche le forze francesi del Generale fayolle spostate in Italia e rano state subito m esse agli ordini del Generale Oiaz. Sulle vicende finali che po1tarono al crollo dell'Esercito austroungarico nel novembre 1918, molto è stato scritto. Si è insinuato che esso fosse stato dovuto alla carenza di generi alimentari e 1x:rfìno agli sperperi dd tardo 1917, quando gran pa1te dei de positi italiani <lclle retrovie, pieni di ogni ge nere di rifornime nti , vennero saccheggiali d·1lle lo ro stesse truppe. Ciò, in base a testimonianze da patte ungherese riportate nel citato volume di Alhe rti, non e ra del tullo vero, a ncorché, specie in Austria non si potesse più parlare di abbondanza. Certo, l'Armata Impe ria! Regia era ormai esausta e si poteva ritiparmiare qualche mese di guemt, ma i 1itardi nell'attacco italiano s u Vittorio Veneto furono principalmente dovuti a llo scarso inte res-
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Wilson, Hcnry, Juurnu/, Paris, Payo t, 1929, p. 255.
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se d el Comando Supre mo Alleato nei con fronti del fronte italiano cd a certi mezzi di gu e rra concessi con eccessiva p arsimonia (o non concessi affatto come i Livens Proj ector per l'ypritc e i già cita ti tank). Pe r di più, le cifre d elle fo17.c contrapp oste, concerne nti l'ultima d ecade d ell'ottobre 191 8, evide nzia no ancora una notevole infe riorità italia na, e no n solo per le due divisioni in meno. Approfonde ndo la questio ne, :;i a ppre nde ch e le fa nterie di Diaz avevano, per ciascun reggime nto , solo 24 mitragliatrici p esanti (più a ltre 3 a livello di brigata), a p a,tc le 18 pistole mitragliatrici di relativa e fficacia, contro le 72 Schwarzlose tra pesanti e leggere (tra l'altro di calibro superiore, 8 rrun contro i 6,5 della maggior parte di que lle italiane) d elle corrisponde nti unità avversarie. 11 nostro "battaglione nuovo tipo" era ancora teorico, g iacché i moschetti automatici e le mitragliatrici leggere S.I.A. erano p roprio a llom entrate in produzione. AvrdJbe av uto I O mitragliat1ici pesanti, 9 leggere e 18 moschetti au tomatici, a fro nte de lle 20 a ustriache , più 2 cannoncini da 37 e 4 la nciabombe e in più !f lanciafiamme. Ma i cannonc ini da trin cea dell 'avversario e rano ben 34 per d ivisione, contro i nostri 16. Eno rmemente s uperio re e d assai migliore dal punto di vista q ua lita tivo e ra p o i la compo ne nte artig lieresca (108 bocche da fuoco d i p iccolo e medio c.alibro cioè ben d ue reggimenti ck1 campagna cd uno pesante campale pe r ogni divisione austriaca contro i nostri 32 cannoni eia 75). Anche le bombarde, ( 12 cli grosso e medio calibro, p iù 12 tra bomba rde di piccolo ca libro e lan ciabombe), erano p iù numerose e cli maggior c:ilibro ris petto ai nostri Stokcs ina ug ura li ne l giugno 1918 (con una sezione per a lcuni dei battaglio n i) e per i quali gli Alleati ci lesinavano il m unizio name nto. Nessuna gratitud ine fu espressa per il contributo del nostro corpo d 'armata sul fronle fra ncese, forte d i oltre 50.000 uo rnini e dalla presenza sempre sul s uo lo francese cli 61.000 nostti lavorato ri. Naturalmente, d opo la vitto ria, in q uanto nelle ultime fasi d e lla gucm1 i capi militari fra ncesi e rano stati prodighi di elogi pe r q ues te truppe e p e r il lo ro c oma nd a nte , il Gen e ra le Albricc i. Ricordiamo il te legramma inviato da Mangio (che, sia detto a suo me rito, non aveva alcun pregiudizio per i cugini d 'oltr'Alpe) 1'11 o ttobre 1918, allo stesso Albricci: "Felicitale il mio nome le vostre valorose tmppe che sotto il
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vostro energico comando hanno conquistato la pos1z1one dello Chemin d es Dames su tutta la larghezza della fronte loro assegnata e d'un solo slancio raggiungono ed anche sorpassano l'Ailctte". Ed è altrettanto nota anche la lettera indirizzata dal Maresciallo Pétain ancora al <~enerale Albricci - il 19 gennaio 1919: "Al momento in cui vi apprestate a 1itornare in Italia, tengo ad esprimervi la soddisfazione che ho provalo ad avere ai miei ordini il II C.A. Italiano. Quando, nell'aprile del 1918, il 11 Corpo d'Armata italiano giunse in Francia, la sua reputazione di valore era già consacrata dai nomi gloriosi di Plava, Monte Kuk , Vodice, Monte Santo, llainsizza, Montello. Sapevo che molto potevo domandare a simili truppe. Esse furono fra quelle che il 15 luglio, contribuirono a respingere gli assalti furiosi del nemico. Furono poi chiamate a riprendere le fa1110:-;e creste dello Chemin des Damcs e pa1tcciparono ardentemente con le truppe francesi all'inseguimento che spinse il nemico fuori dalla Francia. In nome dell'esercito francese io le 1ingrazio. Saluto le vostre gloriose bandiere. Saluto pure i vostri eroi caduti sul campo dell'onore. La Francia onorerà con la stessa devozione tutti coloro che sono caduti sul suo suolo per la più nobile delle cause. L'Italia può essere fiera del generale Alhricci e delle truppe che al suo comando hanno combattuto vittoriosamente sul suolo di Francia". Tn sostanza, l'aiuto franco-inglese sul fronte del Piave fu ben presto ricambiato - appena le circostanze lo permisero - e 4uincli non è vero che l'Italia abbia peccato d 'ingratitudine, come del resto il Nelson Page chiarisce senza reticenze 22 : "Fu pubblicato nei paesi alleati che l'ltalia era stata salvata da contingenti britannici e francesi inviati in suo soccorso, e questa divenne la storia generalmente accolta. Questa non è l'esatta esposizione dei fatti. Che l'aiuto promesso e mandato all'Italia abbia
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3 17- 18.
Pagc, Nelson, Italyand tbe World War, London, Chapman, 1n1 , pp.
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Batte1ia da 149 A in caverna a Monte Force.
avuto un effetto morale grande nel sostenere il morale italiano è fuori duhhio e, probabilmente, ciò non è stato abbastanLa riconosciuto in Italia . Ma il fatto è che i combattimenti avvenuti allora sul Piave furono opera d egli italiani stessi". E aggiunge, dopo queste n0Lazioni che non p ossono non essere da noi condivise: "l 'a!Testo [dell'offensiva austro-tedesca] fu deciso il 1° dicembre. Le operazioni s ugli altipiani e s ul Grappa dovevano continuare solo per rettificare le posizioni. Il 4 dicembre, cioè dopo l'ordine della sospens ion e, entrarono in linea sul Montello [dove già gli scontri erano cessatil gli inglesi e lo stesso giorno sul Monfenera e monte Tomba i francesi". Questi ultimi, s i ricorda, entrarono pe rò in aLione solo il 30 dicembre. Ma quello che ci amareggia ancor oggi, ricordando i n ostri 533.000 caduti (tra i quali ben 45.000 ufficiali) e i 919.000 tra feriti e m utila li, è il mancato ticonoscimento del fatto che la nostra s ia pur tardiva offensiva del 24 ollobre 1918 a hhia contribuito a provocare senza alcun duhbio il crollo della Germania assai prima del previsto. Determinante fu la Vittoria italiana, facilitala , è vero, dall'inizio
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della dissoluzione d e ll'Impero e dalla d efezio ne della Bulgaria e della Turchia, e questo è riconosciuto d a una fonte insospellabile, e cioè d a l (;.enerale Tlindemburg, il q uale lasciò scritto nelle sue memorie che, con l'accettazione dell'armistizio, "... l'Austria ced eva non solo sé stessa m a an che le nostre frontiere":l:5. Ed infatti, l'ambasciatore germanico a Vienna, il conte Wedel, non appe na venuto a conoscenza de lle nostre condizioni d'armistizio così aveva telegrafalo al suo Governo: "Le condizioni imposte rappresentano una capito lazio ne pura e semplice, e no n c'è dubbio un istante che sia formulata in mo do da attaccare la Germania da questa patte". Il suo parere, a quanto pare, era condiviso dai più, se alla riunione dei Ministri tedeschi tenutasi a Berlino il 5 novembre, il rappresentante dell'Alto Comando, Generale Groener - che aveva sostituito Lundendorff - concluse il suo esame della situazione con queste parole: "La resistenza, non pucì essere che <li breve <lur,1la; pe rché l'Esercito non può far fronte all'urto dei nerrùci esterni data la loro superiorità schiacciante e la minaccia che può venire ora anche dal Tirolo". Non a caso Diaz, a Villa Giusti, aveva incluso a tale scopo una clausola (art. 4) che garantiva libero transito alle tmppe italiane cd alleale attraverso il territorio a ustro-ungarico verso il confine meridionale della Gennania. Lo stesso Generale, dopo aver avve1tito il Capo del Governo, fece seguire 1'8 novembre i primi ordini esecutivi. Era quindi già in corso l'occupazione della valle dell'lnn, tra. Landcck cd Innsbruck, e, più avanti ancora , della gola di Kufatein, de i punti cioè necessari ad ,1ssicurare la progettata manovra contro h1 Germania . Sva lutando la Vittoria ita liana gli al leati dime nticavan o c he nella riunione del Comitato Supremo di G uerra (29 o ttobre-3 novem bre 1918) era stata prevista una ulteriore durata de lla g uerra eia 3 a 5 mesi. Vittorio Veneto aveva fallo quindi loro risparmiare, per restare ne i soli termini materiali, a lme no 50 miliardi di lire oro dell'epoca. La loro gratitudine fu dimostrata a Versailles21 . Ci sia consentito - a questo proposito - di ricordare come il crollo
Z3 lvi , p. 298. 21
Scipione, Pietro, L 1/afia netla Guerra Mundiale, Vallecchi, Firenze,
1930, p. 305-309.
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dell'Austria fu una diretta conseguenza della delusione per la fallita offensiva sul fronte ita lia no del 11-21 giugno. La sta mpa nemica e quella n eutrale (ma simpatizzante per g li Imperi Centrali) appariva certa non soltanto della vittoria, ma del carattere "decisivo" che avrebbe assunto l'offensiva. Quando le cose cominciarono a volgere al peggio per gli attaccanti, cd era ormai svanito l'obiettivo "di distmggere le forze nemiche schierate in Italia" (come aveva scritto imprudentemen te il De ut'ìche Zeitung), si cercò di giustilìc.are l'ins uccesso riconoscen do, in un primo tempo, che "l'allacco in montagna e ra stato paralizzato dalle contromisure preparate in grande stile dal nemico mentre l'altra branca della tenaglia, c h e stava per vibrare il colpo mortale sul Piave, fu bloccat,1 soltanto dalla piena del fiume ", per poi ridimensiona rne gli scopi iniziali, ridotti ad "obiettivi !oc.ali e limitati". Si scrisse petfino che il tenta to forzamento del fìume da parte degli Impe riali aveva preve11ulo una g ra11<lc offensiva italiana e che l'episodio, d a considerarsi "un'offensiva interrotta" potesse configurarsi sì un insuccesso tattico ma una v ittoria in campo strategico, vittoria che aveva avuto in realtà l'effetto di incatenare le lruppe italiane sul Piave e quindi conseguito risuhati altamente positivi. Soltanto molti a nni più tardi , con un articolo pubblicato nel maggio 1932 sul Militawissenscha.ftliche Mitteilun11,en, lo scrittore militare a ustriaco Riedl mise in evidenza come g li a ustro-ungarici avessero concentrato le loro artiglierie in m odo da avere un p ezzo ogni 21, 16 e perfino 11 m di fronte, fino ad a vere proble mi nel farvi a mui re ad eguati rifornime nti di munizioni , com'ebbe a vetificarsi presso il 2° e il 24° C:01vo. A tali ditlìcoltà, sia detto per inciso, contribuì no n poco il nostro formidabile tiro di contropreparazione e l'intervento dei nostri aere i. La difesa, egli ricon obbe, rivelò una superiorità cli organizzazio ne decisiva: "i contrattacchi venivano esegu iti con interi battaglioni; il morale, d e presso prima del n ostro attacco, s i era poi sollevato; e ra n o a disposizioni truppe fresche, mentre la numerosa artiglieria possedeva abbondanti scorte di munizioni". Si può aggiungere c h e l'offensiva ita liana in preparazione era una favola, e che di q uesta s i cominciò a discutere ben piL1 tardi, e cioè n el successivo luglio, 4uando s i richiesero agli alleati alcuni materiali che sfortunatamente non ci furo n o concessi. Solo in set-
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Palun, 1917. La guerra nelle monlagne, come la <.kscrissc Kipling ai suoi lettori, è ben rappresentata da questa immagine. Ormai gli alpini hanno abbandonato il cappello con la penna per l'elmeno A<lrian. TI "91" è sempre punt.at.o sul nemico.
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tembre Oiaz decise di agire con quanlo a disposizione; nel frattempo il fronte avversario rimaneva solido e tutt'altro che in disfacimento. Come ricorda il RiedJ, la battaglia di Vittorio Veneto, con l'applica:lione sapiente - da patte dell 'attaccante - dei princìpi della massa (quasi la metà delle divisioni e la metà di lulli i suoi pezzi su un quinto dell 'intero fronte) e delJa sorpresa ("la 10" e la 12,i Armata furono da noi percepile appena il 28 ottobre") ne fanno un vero e proprio capolavoro dell'arte militare. la situazione era divenuta così grave che l'indomani Vienna fu indotta a chiedere l'armistizio. La resa e bbe l'effetto di scoprire buona parle della Germania meridionale gettando nel panico il Comando tedesco. Forse non tutti sanno che il 5 novembre il Generale Konrad Krafft von Dellmisingen mosse - non si sa se pe r propria iniziativa - da Monaco di Baviera con 2000 uomini per invadere il Tirolo meridionale25 . Le sue avanguardie raggiunsero il giorno 7 Fortez;,.a, ma non si arrivò a scontri con gli italiani. Costoro, che avevano occupato lo stesso giorno Bolzano , il 10 raggiunsero il Brennero (e Fortezza) ed il 23 Tnnsbrnck. La resa tedesca fece sgomberare pacificamente i 2000 che peraltro ben poco avrebbero potuto fare più di un'azione simbolica - ma, come doveva avvenire in Germania con le conseguenze a lutti note, questa drammatica successione cli avvenimenti favorì pole miche anche in Austria. Si cercò in ogni modo di sminuire il successo italiano e di salvare il prestigio dei propri soldati , alimentando le leggende meno credibi1i 26 . La Commissione d 'inchiesta insediata nel 1920 individuò le responsabilità storiche cli Carlo 1° e un certo R. Huldschien e r, ex ufficiale, arrivò ad accusare l'Imperatore di aver volutamente anticipalo l'ordine di cessare il fuoco alle 3.35 del giorno 3 novembre per far catturare il maggior numero di soldati austriaci. Questo in quanto temeva moti rivoluzionari a Vienna che avrebbero potuto costargli il trono ... 27
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Kae r, C. II., Der V6lkerkrieg, Stoccarda 1923. Walter Knl'.idal, nel suo Uer I. Weltkrief!,, nega del resto che a Villa G iusti vi sia stata slealtà da parte italiana, come pure Mario Piconl'. Chiodo in "L1tuliu nellu Grande (/uerra, la controstoria ': Milano 1988. 27 La. Conu11issione d 'Inchiesta è.: ricordata dallo Schulthess Huropi.iischer GeschichtLskalenderdcl 1922, Wilhelm Stahl, Monaco di Baviera. 26
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Vogliamo perciò concludere questo breve saggio con le parole scritte dal Kipling - alla fine dal suo volumetto "La guerra n e lle montagne" sul valore d ei nostri soldati del 1917: "L'ardente giovinezza, la pienezza di energia, il lieto disprezzo, quasi l'insolenza di fronte ad ogni pericolo e, infine, la loro sincera cottesia giovanile saranno per me i ricordi più cari e imperituri. Ma, dietro ad ogni altra cosa, sottile come i cavi d 'acciaio, implacabile come la montagna, si sentiva tutta la tenacia della loro razza indomita. Nessun o sembra troppo affrettarsi, nessuno è pressato oltre misura e la leggenda del "latino eccitabile" non appare affatto vera. Invece trasparisce da ciascuno e da ogni cosa, un s istema elastico e bene equilibrato, messo in pratica dalla più fervida devozione che, me ntre con ta nta prndenza 1ispa1111ia ed economizza fino ai piccoli patticolari, con altrettanta ticd1ezza di vedute sa bagnare con il sang ue di 20.000 nomini una posizione che si <leve con(]uistare. Agisce sempliceme nte come g li italiani, o come il pugnale quando penetra pian piano, quasi insensibilme nte fino al manico. Forse la temperanza naturale; forse la vita all'aria apetta del popolo, le sue rigide abitudini e la sua facilit.à di arrischiar la vita per (]Uestioni personali hanno fatto evolvere questo s istema; forse il suo istinto secolare all 'ordinamento amministrativo si è ridestato sotto la spada. Ove s i consideri tutta ins ie me l'opera loro, si è inclini a lla prima di queste opinioni ; alla seconda, se s i osservano i volti di quei loro gen era li, quas i cesell ati dalla guerra e che fanno ricordare l'impronta de i cammei dei loro antenati sotto l'aquila romana. [... l Aggiungete a ciò b coscienza della nuova Italia , creata dai suoi stessi immensi sforzi e dalle sue stesse ncccssit;ì, e si potrà avere un'idea approssimativa del grande avvenire che è tisetvato a questa, che è la più vecchia e la più giovane fra le nazioni. Con l'economia, con il valore, con la temperanza e con un principio saldo si va lontano. [. ..] Molte sono le lWficoltà generali e p:uticola ri . Ma l' Italia accetta questi gravami cd altri ancora, con lo spesso spirito col quale affronta g li altipiani incavati cli caverne, le montagne, le nevi instabili, le rocce e la fatica inconcepibile che tutto ciò porta ai soldati. Queste cose sono b en dure, ma l'Italia è più dura e resistente :-m cora". 28
Kipling R. , op. cit., pag. 122.
LlJIGT EMlLIO LONGO
LE "QUALITÀ" DEL COMANDANTE ED I LORO RIFERIMENTI STORICI
Non è a tulti noto come, accanto alla socio logia militare, esista anche una filosofi a militare quale sistema nell'ambito della filosofia gene rale 1. Quest'ultima ha o fferto, dell'essere umano, varie tipologie descrittive. Schopenaue r lo ha visto caratte rizzato da una "volont,1 di vita ", Nietzche da una "volontà di potenza", ccl in quest'ordine di idee è possibile altribu ire a ll 'uomo-so ldato l'emblema di una "volontà di sopravvivenza", di salvaguardia della collettività; volontà che da un lato conduce all'accettazione della negazione della p ropria esistenza per questo intento protettivo, e dall'altro sorpassa sia la volontà di vita che di potere. Queste d ue categorie diventano e ntrambi scopi intermedi ne i confronti di fini ulteriori eticamente più importanti quali la tutela dei valori ed interessi essenziali di un popolo contro i pericoli generati dalle situazioni cli conflittualità. AJtri gruppi, ne l contesto sociale, svolgono fì.m'.l,iuni protettivi e tutelatrici: le forze dell'ordine, i medici e le organizzazioni di soccorso, le strullure di protezione civica, ecc. Ma i valoti in gioco e l'ambiente sono diversi. Aspetti come l'accettazione della mo tte per l'onore della nazione o della forza annata, le responsabilità implic ite in ordini come "la difesa ad oltra nza e fino a ll 'ultimo, uomo", l'adesione e il ricorso a valori astratti che possono anche no n essere
1
Cfr. Acca m e F., "Introduzione ad u n a filosofia militare", Ri v ista Aeronau rica 7-8/ 1973, pagg. 55-68; e "L'influsso della filosofia militare nelle concezioni st ratl'.giche, fo rmative , metodologiche", Riv ista Aeronautica , 9-10/ 197/4 , pagg. 75-103.
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maggioritariame nte compresi o condivisi (la b andiera, il culto dei caduti, il nominativo o il numero od il mollo del re parto, le sue connotazioni emblematico-figurative) son o caratteristiche esclusive della professio ne militare. Per gli altri, la morte è un'eccezione; pe r TI soldato è norma, può diventare routine. L'uomo-soldato è il solo, nella società, pronto ad assumersi la responsabilità di uccidere, di impartire ordini ch e possono implicare la m01tc e cli accettarla per sé stesso, indipendentemente d alle proprie convinzioni, per l'esecuzione di disposizioni impa1titc da a ltri ai fini della difesa o della promozione d egli interessi della propria cormmità e d ei principi che la presiedono. Q ues ta peculiarità dell'uomo-soldato è qu e lla che, in termini filosofici potrebbe denominarsi la sua "te rza dimensione", il potere che deriva dalla negazion e dell'esiste nza. In una società a "du e dimensioni", che agisce unicamente e ntro le variabili della propria esistenza e dei poteri ad essa conn essi, l'uomo-soldato opera in effetti a n che in una terza climcnsione. Il sacrificio correntemente accettato della sua vita e le responsabilità collegate ad ordini ricevuti od impattiti, implicanti le coordinate della morte, sono significativi a questo riguardo. ln ultima an alisi, il ruolo dell'uomo-soldato è caratterizzato d.,11 trasferimento su sé stesso dei rischi ultimi della comunità. Gemeinnutz vor Rigennutz, afferma un antico de tto gerrnarùco: il bene comune prima di quello prupriu. Una messa in disporùbilità della propria esistenza; in una parola, il coraggio, n e lla sua fo nnulazione più attuale, felice simbiosi fra l'aristotelico concetto eroico ed a1istocratico e la socratica concezione razionale. Come per tutti gli altri concetti, anche per il coraggio no n é facile poter proced ere ad una definizione. Essa comporta una serie d i difficoltà sia perché dal punto di vista caratterologico non è ben situabile in uno degli ambiti classici della personalità, sia perché dal punto di vista feno me nico-descrittivo è difficile ricondurne il polimorfismo ad un'unica matrice: timica, quella cioè delle tend enze pulsionali ed istintuali e del sentime nto, o noetica, quella dell'appre ndime nto intuitivo c d immediato. Ad ogni modo, il coraggio può essere definito come una s pinta motivata all'attuazione di uno scopo, di un fine, dei q uali s i percepisce il valore, compiuta superando una serie di dil-lìcoltà cd ostacoli oggettivi ovvero "inte riori",
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legati cioè alle proprie tende n ze egoistich e, e che, nella s ua espress ione, rivela una struttura inte nzionale 2. 11 coraggio quindi, prima di essere un comportamento, è una scelta profonda di tutta la personalità. Il momento della sua realizzazio ne comporta la rinuncia ad una s icurezza esiste nziale p e r abbracciare un rischio calcolato s ul parametro di valori giudicali superiori , s ia sul p ia no individu a le che su quello extraindividuale. I punti nodali del coraggio sono costituiti dalla capacità di occultarsi per il bene altrui , aderendo ad una scelta di valori e superando in modo rad icale i legami con il proprio egoismo. È di essenzia le necessità c he i militati considerino nel giusto valo re le implicazioni delle afferma zioni cli Cla usewitz secondo cui la guetTa non è altro che un'estensione della politica piuttosto che una s ua sostituzione, e che la guerra possiede una propria grammatica m a no n una sua logica. La grammatica d e lla guerra continua
ad essere la conduzio ne delle operazio ni belliche. Tn una dimensione storica univers,ile è: ineluttabilmente dimostrato come fa maggior patte dei gruppi od e ntità .sociopolitiche s i siano, o siano stati, organi1/.'.l.ati in fun'.l.ione della capacità di intraprendere una g uerra, il che ha comportato con seguenze tali da ridurre ad una posizione di secondo piano le strutture politiche e socia li. La guerra diventa di per sé un siste ma - o meglio, il sistema - sociale di base, nell'ambito del quale altri modi seconda ri di o rganizzazione sociale possono combattersi od arm onizzare. È il sistema che, piaccia o non p iaccia, ha governato la maggior patte dei gruppi sociali dei quali s i conosce la storia e che sembra pe rsiste re a nche ai giorni d'oggi. L"'anuninistrnzion e della forza " nei rapporti fra i vari Stati è la funzione prettamente milita re c he costituisce il fu lcro concettuale della professione marziale. Né s i può dire che tale attribuzione sia mutata n e ll'era nucleare, che ta nta enfasi pone sulla deterrenza e sul controllo delle operazio ni b elliche: per godere d i credibilità, u na forza dissuasiva deve essere in grado di adempie re al compito
2 Ca lli<.:ri I3. , Castdlani A ., " Asp<.:lli knom<.:nologici <.: cl inici dd coraggio", l{ iv ista Srerimentale <li Freniatria, XC II, VI, 1%8, ragg. lfril-1686.
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militare per il quale è st.ata designata, e deve essere pronta pe r un impiego immediato. Ma specialm e nte in un'era di dete rren 7.a nucleare, come faceva rilevare quasi 10 anni fa Janowitz, al quale va il me rito dell'atttibuzion e di un crisma di reale scientificità alla sociologia dell'istituzione militare , la sempre più pressante esigenza da p a tte di questa di possedere le tecnologie più avan zate e maggiormente efficaci l'aveva spinta a fare ricorso a strutture, sche mi e d atteggiamenti tipici del mondo industriale ad essa esterno. Il modello tradizionale faceva rife rime nto a lle virtù tipiche d el "gu erriero" (l'ardimento, il coraggio, la lealtà, lo s pirito di sacrificio, il senso dell'onore militare, ecc.), me ntre il m odello manageriale si fondava sulle caratteristiche di razionalità gestionale c d organizzativa tipiche del responsabile dell'azienda civile, sul rischio calco lato s ulla ricerca d e ll 'impiego e ffi ciente delle risorse. Questi due momenti, entrambi presenti, manifestavano p e rò evidenti caratte ri di contraddittorietà traducentisi nei soggetti protagonisti , gli ufficiali, in una sorta di duplicazio ne dell'immagine di sé, in una tensione nel ruolo tra modelli culturali divergenti e correlate, contrastanti aspettative 3_ Esaminando p oi l'insopprimibile esigenza di tutti gli eserciti di mantenersi tecnologicamente aggio rnati, Janowitz osse ,vava com e essa avesse contribuito all 'innovazione anch e in campo do ttrinario ed organiz1.ativo. L'innovazione aveva portato radicali modifiche negli atteggiame nti e ne lla me ntalità de i milita ri, quali risultavano significativame nte espresse dal radicale cambiamento de ll 'orma i superalo concetto di obbedienza che aveva ceduto il passo a quello del consenso e della partecipazione, certame nte più aggiornato e produttivo an che se, va aggiunto, non esente da equivoci rischiosi sul piano della disciplina che, dell'obbedie nza , rappresenta la p arte normativa. E già 25 anni or sono Ristoti aveva messo in evidenza 4uella specie di complesso di inferio rità ingeneratosi progressivamente ai più alti livelli militari attraverso il clesicletio, alimentato dalla suggestione
j Janowilz M., "Thc Profcssional Soldier"', New York , Free Press, 1960, pag. 36.
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indolla da nebulose sollecitazioni politiche, d i veder riconosciuto alla spese belliche, eufemisticamenle denominate "p er la difesa", un cetto carattere di produttività. Ne sarebbe conseguita la tendenza ad assimilare l'organizzazione militare all'organizzazione imprenditoriale, ad un'impresa, vale a dire ad una struttura il cui fine ultimo e condizionante è il "profitto" che, nella fattispecie, avrebbe dovuto essere rappresentato dalla "produzione di sicurezza". Ma i militari, contestava giustamente l'autore, sono e debbono essere di per sé stessi la "sicurezza" della società della quale fanno patte 4 . È da tempo in alto, d 'altra patte, la tendenza alla burocratizzazione degli eserciti determinata dal sempre crescente appotto, al loro interno, di persone dedite ad attività di tipo arruninistrativo-logistico e quindi assimilabili a quelle tipiche di qualsiasi impresa civile. Da qui l'orientamento, quasi na hiralc, a porre in ombra la componente operativa, cioè la parte comhauente , quella del militare "eroico" di Janowitz. Un pericolo non trascurabile, perché risulta piuttosto evidente c he esso può condurre con estrema facilità verso il puro modello occupazionale nelle forLe armate, con perdita di tutti o quasi tulli i valori istituziona li. Ma se per Janowitz, in un'epoca di possibile conflitto nucleare, il compito principale delle forze annate era quello di prevenirlo, e ciò veniva a modificare il rapporto tra "comandante eroico" e "comandante manager" in favore di ques t'ultimo - oggigiorno ciò non è più ipotizzabile. Con la prevedibile rimozione del p e ricolo di un o loca usto nucleare e con la fine della g uerra fredda , siamo gi,ì tornati a confrontarci con un'intera ganuna di possihili conflitti convem:ion::1li per i quali il ruolo dei militari, di tutti i milit.ati, ritorna ad essere quello combattente e non più deterrente , anche nell'ipotesi (aus picabile e verosimile pur se ognora verificabile) che gli eserciti delle principali nazioni tendano a configurarsi sempre più quali constabulary forces, ovvero custodi della sicurez;,.a interna7.ionale 5 .
4
Rist01i F. , "Il complesso dell'impres;:i ", Rivi:;La Aeronautica, I 0- 11 / 1973, pagg. 57-61 . - - 5 Caltabiano M., "Comandanti e dirigenti", Mi lano, edi'.Lioni Il Sole 24 Ore, 1992, pag. 286.
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T,uigi Rmilio /,ongo
Per l'isliluL'.ione militare, ccl in pa1ticolarc quella italiana, il proble m a non é da poco. In tutto il mondo occide ntale, ma nel n ostro Paese con an cora maggiore e strumenta lizzata accentuazione , s i professa un antimilitarism o ch e oscilla lra connotali di maniera di sostanza. Si prende in conside razio ne e si ac.c.etta soltanto ciò che esprime "utilità", rendimento o , con lermine m e no grndevole ma più reale, to rnaconto. Og ni cosa deve avere il suo posto ne l siste ma e svolgere una s ua funL'.ion c che sia in rapporto organico con le riman en ti atti vir.à socia li il cui fine u ltimo, o mnicondizio nante, è il benessere. In q uesto clima cli utilitarismo e di vuoto ideologico, ma l s i pone un organismo il cui principio ispiratore e propulsore, come s i e detto all'inizio, è di chiara natura ideale. Se è vero, come è vero, quanto emerso dall 'analisi di Prand<;tralle r sugli ufficiali dell 'Esercito italiano circa l'esigenza sentita <la i mondo militare di una maggiore autonomia d a quello civ.ile , con conseguente maggio re considerazione e valori7.zazion c dell a profess ione6 , diventa n ecessa ri o abband onare posizioni mentali spesso s upinamente intru iellate dall 'ambiente esterno e ri velates i, s ia pure con cens urabile ritardo , incongrue, incompatibili e sovente controproducenti, e trasfe rirsi su a ltre in linea con il mutare de i te mpi e con una resi piscienza no n ulte riormente dila:.c.ion a bile. To rnando per un momento al parallellisrno con la reall::Ì industriale , è certo che ne ll 'azie nda i nuovi assunti hanno tutto il tempo necessario per imparare e quindi possono non solo sviluppare le conoscenze tecnich e e p rofessionali ma a nche maturare nell'ambito delle rda:.c.ioni interpersonali. Per gli ufficiali, tale fase cli apprendistato si effettua a ll 'inte rno degli istituti di formazione , lontano dall'atmosfera operativa dei reparti presso i quali si troveranno ad essere protagonisti d e lla loro prima esp e rie nza di servizio; in questa circostanza, p e rtanto, n e lla g ra n maggioran za si troveranno coinvolti in una serie di problematiche sociopsicologiche, a livello individuale e collettivo, pe r la gestio ne delle quali è indispensabile
6 Prandstra ller (;_11 ., " La rrofessione militare in Italia", M ilano, Franco
Angeli, 1985.
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che vengano adeguatame nte preparati. Preparati pe r esercitare una lead ers hip, per essere dei capi, dei comandanti. Ca ltahiano, nel suo innovativo lavoro s ul manageme nt rnililare, ha definito l'esercizio di una le adership come l'essere in grado di propo tTe a i pro pTi uomini un o rizzonte più vasto cli quello che essi sono di per sé stessi capaci di osservare, come il sap er innalzare le prestazio ni di ciascuno pe r porta rle ad uno standa rd al 4uale egli m ai sarebbe stato in grado di pervenire d a solo. Tutto ciò p o tta a dover conside ra re la p ossibilità d i u n s u peramento d ei norma li limiti p s icofisici di ogni singolo individuo ; an cora una volta ci s i trova in un ambito che, se non proprio igno to , quanto rneno è poco no to, perché prescinde dalle normali leggi e regole de lla biofisica e de lla ps icosociologia q ua li con osciamo e s iamo abituati ad a pplica~ re7. Secondo Van Doorn, l'impresa e l'Istituzio ne militare rappresentano le d ue strutture sociali fondam entali, a ttraverso le quali si cerca di ottim izzare le a ttiv ità d i ogni singolo a ppa1t e ne nte all o scopo di conseguire de te rminati obietti vi8 . Fatta salva la validità de ll'affermazione nella sua essenza, no n va p e rò ne mmeno trascurato ci11e llo che rappresenta l'ele m ento cli concorda nza d ella so ciologia milita re , e cioè che l'esercito è un organismo impro ntato a princip i collettivistici, il che lo po ne in netta contrapposizion e con la socie tà industriale caratte rizzata, invece, d a ll'individua lismo. Su lla base d i tale assunto l'importa n za d ella fig ura del comandante diviene predo minante, e d è bene c he le idee in prop osito siano ver.1 mente chiare , riaffe rmando verità che la diffusa demagogia degli ultimi tre decenni h a fatto di tutto per sep pellire sotto una coltre d i stucchevole insipie n za. Molti civili e non pochi milita ri ha nno soste nuto la tesi che la figura de l comanda nte p oteva conside rars i tra mo ntata e che do veva essere sostituita da 4u ella del manager; è parso a molti ch e, so stitue ndo la sciabola con la valigetta "exec.utive", e de no minando tutte le attivit,ì elc i quadri militari
7 8
Caltabiano M ., op. c.it., p ag. 37 1.
Va n Doo rn J., "The Solclier ami Socia! Cha ngl:", Ikvl:rly Hills, Sagc l'ubblicatiuns, 1975, pag. 58.
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allività manageriali anzich é cli comando, s i potesse realizzare un e ffettivo salto di qualità9. Ma sarebbe un grosso e rrore assimilare la figura del comandante a quella del dirigente, ed a questo proposito risulta quanto mai appropriata la sintesi operata da Lord Slim oltre 40 aruù fa: ''Esiste una differenza fm il comandare ed il dirigere. li comandante e coloro che lo seguono rappresentano una relazùmefra le più antiche, naturali ed efficaci esistenti nel genere umano. Ti diri,~ente e coloro che vengono diretti costituiscono un più recente Jrrodotto, il quale non ha una leggenda egualmente romantica ed i.'>/Jiratrice. li comando appartiene al regno dello spirito, frammisto a j,ersonalità ed intuizione: la sua pratica appartiene al regno dell'arte. T,a direzione è un fatto cerebrale, é più una questione d ì calcoli accurati, statistiche, metodi, programmi e routine :la sua pratica appartiene al regno della scienza. i dirigenti sono necessari, i capi sono essenziali "10 .
E, aggiungiamo noi, essenzia li soprattutto nel costituire un modello di rife rime nto. Non s i possono pretendere sacrific i e rinunce se per primi non si è disposti a darne l'esempio; occotTe "dar fuoco alle proprie tende"11 . Ne discend e un problema morale che sta a monte cli ogni altro problema operativo, economico, di mezzi o di risorse, tutti sovrastandoli e condizionandoli, cd è l'efficienza spirituale del personale o, ancor meglio, la sua motivazione. Questa è un elemento intin1istico, frullo dì componenti conscie ed inconscic, una vaTiabilc c he si configura come una categoria dello s pirito e promana dall'assunzione incondizio nata di uno specifico
9 Ostellino P., C:aligaris L. , "I nuovi militari", Milano, Mornfadori, 1983, pagg. 96-97. 10 Lord Slimp, "Leadership in Manageme nt", in "t\u s tralian Arm y Journal", novemhre 1957. 11 Ci si rife risce all'episod io occorso durante la campagna com.lolla dai russi nel 1845 per d ebe llare i montanari del Caucaso condotti da Sciami!, allorch6 il principc Alcssandro d 'Assia , il comandante in capo e la maggior parte dei generali tcccro incendia rc le loro lcndc onde poter dare lo stesso ordine alle truppe.
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ha bitus mentale e dall 'adesio ne altrettanto incondaionata e d inde fettibile ciel rela ti vo codice comportamentale, un bino mio c he si compendia in due p arole : e tica militare. 11 concetto di etica m ilitare si coniuga indissolubilmente con quello di atte del comando, e d a q ueste due stmtture po1tanti dell'architettura deontologica clcll'uffìcialc il Comando dell'Accad e mia Militare cli Modena, res ponsabilmente consapevole dell'essere questo Istituto la fucina prima p e r la germin azione del "prodotto" secondo le direttrici accennate, nel 1996 ha elaborato una sinossi destinala agli allievi (dalla fase del tirocinio iniziale a tutto il 2° anno di corso) a tticolata in due patti , una di "testo" vero e proprio e l'altra com prendente una serie cli "allegati" nei quali sono forniti gli elementi utili per quel metodo didattico dì tipo dialogico, proprio del seminario partecipativo, nella fattispecie giustamente privilegiato rispe tto a lle forme di insegname nto tradizion ale. Nella "sch eda" riferita alla figura cd al ruolo del comandante , fruibile e.la patte degli allievi dell'ultimo anno di corso, la pane finale riproduce le "voci" compo ne nti la scheda valut.ativa per ufficiali (fino a l g rado d i colonn ello), il modello cli documentazione caratteristica attraverso il quale si procede al giudizio complessivo di ciasnrno con una periodicità a nnuale ovvero variabile in tì.mzionc di trasferime nti d i sede o di funzioni. Ogni "voce", inserita nel q uadro di q ua lità ad ampio spettro (fis iche , morali e caratte riali, culturali ed intellettive, professionali , s peci fi che) ed accompagnata d alla gamma di giudizi formulabili, è sinteticam ente analizzata nella sua de finizione semantica e nell'essenza psicologica e compoltamentale, ed è altresì cotTed ata, o ltre che da un afo,isma pe rtinente e di fonte a utorevole, da alcune s timolazioni sotto forma e.Li riflessioni personali indotte, esercizi guidati e temi d i conversazione proposti. Ma oltre a ciò, ne ll'intento di esplicitare ulte rio rmente la valenza di ogni "voce" nell'ambito della globale pe rsonalità del comanda nte, il Comando c.l ell'Accac.lemia Milita re h a voluto associarvi anche un riferimento storico, ed in tal senso ha attivato la collabo razione del l' Ufficio Storico d ello Stato Maggiore Esercito. Incaricali a nostra volta e.li soddisfare alla richiesta, a bbiamo cercato di farlo a l meglio con il solo ra mma rico di no n poter disporre, causa il
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ri s petto di impresc indibili esigenze e ditoriali e didattic h e dell'Accademia, di un maggio r lasso di tempo per una più medita ta scelta degli esempi da a llegare. Per alcune d elle "voci" é stato possibile il ricorso ad e pisodi e fatti , mentre per a ltre, data la loro essenza ed il loro intrirn;eco sig nificato, ciò è risultato m e no attuabile, ed a llora ne è conseg uita la necessità di propotTe il "profilo" di un personaggio che più significativa me nte risultasse ade rente al parametro in esame, presenta to ne lla su a sp ecifica inte rezza e ne ll 'osse1van za d e i limiti di uno spa'.lio n ecessariamente commisurato a quello g lobalmente riservato alla "vo ce" in oggetto. Ne sono risultati 35 esempi storici corrispondenti alle relative "qualit;,'1" previste nella sch eda valutativa - de lla Patte TV ("Qua lità specifiche"), le due di possibile fattibilità son o state riunite in una sola, con esdusionc delle altre due riferite rispettivamente a "specifi ch e o scarse attitudini a p articola ri incarichi" in quanto troppo personalizzate e di dovuta compilazio ne solo in casi di spiccata e provata caratterizzazione in pos itivo od in negativo - che vengono pertanto riportati secondo l'ordine di collocazione ne lla stessa.
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PARTE l
Q1 JALITÀ FISICHE, MORALI E Dl CARATIERE
A) QUALITÀ FISICHE 1. - Prestanza e portainento
Esempio storico Uno degli espon enti del mondo milita re caratterizzato da maggior prestanza fisica e da eleganza di p o 1ta mento è stato certame nte il Maresciallo finlandese Cari Gustar Emil von Mannerheim, la cui notorie tà è soprattutto legata all'epica guerra contro la Russia condo tta, fra il novc111l ne 1939 ed il marzo 1940, dal piccolo ma agguetTito esercito del quale e ra a capo. Nato a Turku nel 1867, discendente d a una nobil e famiglia svedese, entrò ne l 1882 nel Corpo dei Cadetti; cinque anni dopo si trasferì a Pietroburgo prestando scrvi:,-.io nell'Esercito zarista e p ercorre ndo una brillante carrie ra ch e lo po,tò d a Ufficiale de lla Guardia a cavallo al grado di (-;enerale nel 1910 e ad Aiutante di Campo dello Zar Nicola II nel 19 12. All'inizio d ella p rima g ue rra mondiale dive nne Comandante della Guardia a Varsavia e m e mbro del Consiglio di (-;uerra, combattendo sino a ll'autunno 1917 al comando di un Corpo di cavalleria s ul fronte austro-russo. Al termine del conflitto, si battè per il riconoscimento de ll'indipende nza finlandese, divenendo Reggente ne l d icembre 1918. Nel 1931 fu nominato Presidente del Consiglio di Difesa, ed in questo incarico diede vita alla "linea Mannerheim" un importante s istema d ife nsivo nella frontie ra meridionale della Finla ndia che, sull'istmo cli Care lia, la divideva dalla Russia. Nel 1933 fu no minato Maresciallo di rinlandia e Comandante supremo delle Forze Armate, Dopo la guerra 1939-1 940, riprese la lotta contro i russi nel 194 1 a fianco della Germania. Dal 1944 al 1946 fu anch e Presidente della Repuhblica. Anche in età avanzata, la s ua immagine fu sempre quella di un
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uomo snello e diritto, il volto liscio e regolarissimo, appena incrinato dal tempo e dalle guerre. Sembrava disceso allora dal quadro di un pittore aulico d'altri tempi , suscitava ricordi g iovanili di Michele Strogoff e visioni immaginilìche di balli alla corte di Pietroburgo. Gran cavali ere, montava stando in sella a busto e retto , il monocolo e i g uanti bianchi , come una figura scesa da una stampa di battaglia dell'Ottocento, espressione antica e p erenne de lle vittù cli una razza guerriera. Oltre che per le sue benemerenze militari, il suo nome era celebre nell'ambiente ippico internazionale; aveva preso parte , infatti, a numerosi concorsi, figurando fra i protagonisti in assoluto e assicurandosi una so lida fama in quell'ambiente. Vestiva con distin'.Lione e disinvolta prestanza le uniformi più varie, que lla di r,ala come quella da campo o da gara, così come l'abito da sera .sot tolineava una volta di più l'armonia di un fisico asciutto e ginnaslicato e la gran signorilità di tutto il portamento. Era dotato di un fa scino connaturato, inteso nella sua sobrietà, che promanava da ogni atteggiamento e che lo rendeva oltremodo gradevole tanto agli uomini quanto alle donne, presso le quali riscuoteva ancora maggiori favori. Nell e ispe:Lioni alle truppe, primeggiava anche fra gli ufficiali più giovani per l' aplomh di freschezza e sciolte;,,;,:a, senza forzature ma con istintiva naturalc'.L'.La, riuscendo a connotare di una nota di eleganza anche le ruvide buffetterie da campo che indossava con la stessa distinzione degli accessori da cerimonia. I sovietici, soprattutto dopo la campagna 1939-1940 che li aveva tenuti in scacco di fronte a tutta l'opinione pubblica mondiale, lo chiamavano "Garibaldi da salotto". Quel barone di antica origine baltica tedesca, nato e vissuto in Finlandia, appariva ai loro occhi la più perfetta reincarnazione della _Russia antirivoluzionaria del distrutto gran mondo moscovita. Egli impersonificava per loro l'ultimo degli Zaristi, l'alfiere delle libe11.à cd indipendenza delle provincie finniche, l'unico lembo di Kussia sfuggilo, grazie a lui, alla marea bolscevica, e che anche con il suo portamento conlribuiva a consolidare questa immagine d ì dignitosa fcrrnezza.
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2. - Salu te e resistenza fisica
Esempio storico Sin da giovane Leandro Frnnchi aveva messo in luce no tevoli doli fisic he, dedicandosi al pugilato. Nel 1937, d iciassellennc, vinse il trofeo novizi ne lla categoria de i pesi gallo, sostenendo su ccessiv,unente una quarantina di inconlri la maggior parte de i quali vinti; passato tra i professionisti della categoria d e i piuma , si dimostrò fra i più quolali rappresentanli dei pugilato nazionale. Dopo aver partecipa to come bersaglie re alla campagn a sul fronlc alpino occidenlalc nel giugno 1940, si anuolò ne i paracadutisti e nel luglio 1942 raggiunse l'Affica Setlenlrionale con il VII battaglione del 186° l{eggime nto d e lla Divis io ne "Folgo re". Nella notte del 23 ottobre 1942, quando s i scate nò la violenta pre parazione dell'a1tig lie ria inglese che d ava inizio alla battaglia di El Alamein, Franchi rimase ferito ad una gamba e ad un braccio, lesio ni nonoslanle le quali continuò a dare il proprio contributo all'organi7.7.a7.ione difensiva della propria postazione. TI giorno segue nte questa fu sopraffatta dagli inglesi, e Franchi fu fatto prigioniero con gli altri conunilitoni . Durante la notte su ccessiva tentò di evadere. Vincendo il dolore provenientegli dalle ferite solo sommariamente medicate, eliminò tre senlinelle colpe ndole con iJ pugnale sollratto alla prima di esse e s i awiò verso le nostre linee caricandosi sulle spalle un capitano graveme nte ferilo e trascinando con una c ing hia un colo nne llo colpilo agli occhi. Dopo lrc ore di spasmoclica marcia nella s,1bbi,1, il g ruppello pervenne ad un caposa ldo italia no dal quale però, per mancato riconoscime nto, verùvano sparate a lcune raHìche di mitraglialrice; Franchi venne nuovamente colpilo di striscio al pelto cd un'altra pa llo ttola gli attraversò una coscia. Mentre giaceva a te rra in allcsa di essere inollrato verso un ospedale da campo, si sviluppò un allacco ne mico; un solda to australiano gli affondò per lre volte il pugnale nel capo, e l'ullimu colpo rnppe la lama che restò conficcata nella tes la del giovane paracadutista. Con.fuso fra i caduti di ambo le pa1ti, restò esanime pe r ore ed ore.
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Q ua ndo iinvenne, e ra in grado di vede re solo alcuni paitic.olari, con1e attraverso una benda nera. Sottrasse comunque la pistola dalla fondina de l cadavere di un uffic iale accanto a lui , s parò sulle d ue sentine lle inglesi presenti e, camminando carponi e seguendo l'itinerario suggeritogli da un filo te lefonico che si era ritrovato fra le mani, iniziò una nuova marcia verso le lince italiane, sem pre più c he mai deciso a sopravvivere anche se percepiva la vita sfuggirgli lentamente dal corpo martoriato. Pervenuto infine in una nostra postazio ne, nessun medico e bbe il coraggio di estrargli dalla testa il pug nale conficcato nel timore di provocare danni irreversibili . Sarebbe ro state necessarie , nel te mpo, due trapa nazio ni d e l cranio ed una serie di a ltri interventi delicati e dolorosi pe r d ichiarare il paziente in condizioni di pote r continua re a vedere, parlare e muoversi, in ciò indubbiamente aiutato da una struttura fisica , oltre che morale, decisamente lì.10ri del comune.
B ) QUAUTÀ MORALI E 0T CARA.TfERE
I. - Energia
E,empio storico Per i reduci del Corpo d 'Annata Alpino che, nel gennaio 1943, effe ttuò il ri piegamento da lle postazioni te nute sino allora sul Do n e cercò di forza re i con1ìni d ella sacca entro la quale e ra stato racchiuso d ai sovietici, il nome d i ikolajewka è rinrnsto, anch e pe r coloro c he presero parte dire tta alla battaglia c cl a parte il grande significato morale che vi è connesso, solame nte un nome. essuno, in quei mome nti, vi fece più caso che agli altri villaggi supe rati fino a llora. Nessuno pensava che la proptia sorte sarebbe dipesa dal conquistare o meno un decina di ishe w.nto simili a lle centinaia di a ltre incontrate in Russia. Così nessuno fece caso a iko lajewka , arrivandovi; e piL1 Lardi non ebbe certo tempo di osservarla, trascinato dall'impeto dell'ultima battaglia, fino a sera. Nikolajewka è quindi sempre rimasta, nella me moria dei testimoni, come il paese della linea fe rrovia ria, o
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della c hiesa, o del tunnel; e questo pe rché lungo la linea ferroviaria, e davanti alla chiesa cd all'imboccatura del tunnel si combattè con maggiore asprezza e con maggio r furore, al punto da fermare quelle inunagini negli angoli più occulti d e lla m e nte . .Ed infine nessuno, sul mome nto, e bbe consap evolezza che la pagina scritta a Niko lajewka era destinata a restare militarmente la p iù importante d ell'intera campagna del Corpo d 'Armata Alpino. Il mo mento decis ivo giunse verso la sera quando la lotta, iniziata all'alba, continuava sen za esito . .Era evidente che sia i reparti combatte nti che la grande folla degli sbandati, nella quale si trovavano migliaia di feriti, di con gelati e di ammalati, no n avrebbero potuto passare all'aperto la lunga notte alla quale , all'offesa nemica, s i sa re bbe agg iunto il gelo: bisogna va passare, occupare il paese a qualunque costo. Ma per fare ciò, oc.correva il concorso d i tutti, bisognava che tutti que lli che avevano ancora un fucile cd una bomba a mano li impiegassero al meglio. Ma i russi erano troppo forti. Fu al lora che gli alp ini d e lla Tri.dt>n fina compirono l'ultimo sforzo e to rnaron o sotto. Tra essi c'era il comandante della Divisio ne, gen e rale Luig i Keverberi, detto per il s uo te mpe rame nto "d generai ne,vous". Nell'infuriare della mischia , resosi conto che era necessario stimola re a l massimo le residue e ne rgie fis iche e psichi che d egli uomini, salì su uno dei semoventi tedeschi fe rmi presso la fe rrovia, ordinò al condutto re di mettere in moto cd avanzò verso l'abitato urlando "Tridentina, avanti!". Il g rido cd il gesto furono visti cd intes i forse da pochi vicini, ma questi rilanciarono l'incitame nto ai più lo nt.ani, e con la rapidità del la m po, d ie tro a l gen erale ritto su l corazzato germa nico , s i mosse con la forza de lla disperazione tutto il resto degli uo mini a rmati, mentre, giù d al pendio nevoso, s ul quale era rimasta in attesa, si p recipitava urlando la massa strabocchevole ed incontenibile degli sbandati. Il nem.ico, se pur e no rme mente più forte pe r uomini, artiglic1ia, mo ,tai ed armi automatiche di ogni tipo, di fronte a tale impeto cominciò a cedere te rren o per volgere p oco dopo in precipitosa e disordinala fuga .
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Con Reve rbe ,i , anche un a ltro gencrnle s i distinse in modo particolarmente e nergico . 11 Ca po di Stato Maggiore d el Corpo d'Armata Alpino, Giulio Marlinat, ciuanclo si rese conto che le so,ti de lla ballaglia e rano quanto rnai inccrle, si unì ad un gruppo di :c1lpini cie li' F:dolo, il battaglio ne dei lo ntani anni della sua g iovinezza: "Ho cominciato con l'Edo/o, voglio finire con l 'fldolo ", disse e s i lanciò all'attacco alla lesta d e lla palluglia imbracciando un mitra, affamato come gli altri, travolto come gli altri dall'esaltante furore della mischia. Avanzò correndo, col suo tìsico minuto, contro il fuoco ne mico , finc hé una granata lo schianlò pe r sempre.
2. - Decisione fl.c;empio storico Il capitano Eltore Vio la rappresenta, ne ll a sloria militare italiana , una fra le più prestigiose figure d cll'aris locrazia ciel valore, un saldalo di ra7.7:a, un vero "spa,tiata ". Sottote ne nte cli comple me nto cli fante tia allo sco ppio della ptima gue ITa mondiale , s i era messo subito in luce offrendosi più volte volo ntario per tischiosc azioni di pattuglia ne l corso d elle quali aveva dimostrato parlicolare spi1ito di iniziativa e de le rminazione, consegue n do il passaggio nel servizio p e rmane nle effettivo per "merito di guerrd". Nel maggio 1916, in meno di 10 giorni, gua dagnava due me da glie d 'argento a l VM .. 1Jn anno dopo, promosso capita no , chiedeva ed otteneva di essere assegnato a i rcparli d 'assa lto. I )ali i precedenti e la struttura del personaggio , s i trattava dell'uomo giusto nel posto g iusto. Il Lemperamenlo e l'inte ra p ersonalità del Vio la lo rendevano specificamenle ido neo per militare in queste formazioni ne lle quali spirito e.li iniziativa, decisione , spregiudicatezza, impe lo offe ns ivo e s p rezzo assoluto del pe ricolo e rano connotazioni di fondo. Il 16 settembre 1918, d o po che quattro mes i prima e ra stalo insignito della Croce di Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia pe r un brillanle colpo di mano su l massiccio del Grappa, guidò nuovame nle la s ua compagnia alla riconquista di un'impottantc quola
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ne lla stessa zona. Mentre, nel corso della notte, effettuava un giro di ispezione su un versante, veniva circondato da un grnppo di austriaci, fatto prigioniero cd avviato lungo un sentiero che scendeva in direzione di Feltre con la scorta e.li un paio di soldati. Lasciamo alle parole dello stesso Viola il prosieguo del racconto: "Pensai agli orrori della prigionia, e soprattullo che non valeva la pena di a,;er.fallo tanta fatica su quella tremenda quota /Jer poi cadere stu/Jidamente nelle mani del nemico. Frano le due del mattino. Voltandomi di tanto in tanto con aria rasse,_~nata, al chiarore della dehole luce lunare cercavo di studiare la fisionomia dell'uomo che, armato di una p,rossa pistola jèrmata alla cintura, rni seguiva a due /;assi di distanza. l'altro uomo era un j)() ' più avanti, e pareva che s'interessasse del carico di una barella che due portaferiti re!{~evano faticosamente. Disarmato e malandato, con il solo elmetto che stesse ancora a testimoniare la mia qualità di combattente, mi trascinavo con passo stanco, dando sovente l'impressione di non potermi /Jiù re,~gere in piedi; e tulle le volte che cùì a ccadeva ricevevo uno spintone a guisa di avvertimento. Ma ecco che arriviamo in un punto difficile del /Jercorso: dinanzi a n oi barelle e uomini alle prese con gente che procede in senso inverso; dietro di me, il solito angelo custode. 'O tenti il tuo col/Jo o sei perduto' pensai, mentre il sangue, irromp endo f,iù .forte nelle vene, mi raddrizzò tutto . Afferrare il mio uomo per la vita e rovesciarlo nel precipiz io ji,1, una questione di un secondo, dopodichi! un urlo disperato, al qualefecero riscontro grida di compagni, echeg.qiò nella vallata. Protetto da una oscurità che la deholissima luna interromjJeva solo a tratti, mi dileguavo intanto nel hosco soprastante"' 2 .
11 comportamento tenuto ne lla circostanza, espressione e.li una notevole capaci~) decisionale, e l'azione di guerra che l'aveva preceduto guadagnarono al Viola la medaglia d'oro al v.m., riconoscimento che al di là dell'inttinseco ~ignilìcato c he già di per sé stesso lo caratterizza, assume un notevole rilievo quando si te nga conto che,
1 z Viola
E., "Vita <li guerra", Roma, Oancsi, 1952, pagg. 125-127.
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nella prima gue rrn mondiale, le medaglie d'oro concesse a viventi furono in tutto 79 a fronte d elle 279 concesse "alla memoria". La sua importanza riveste un aspett o anco ra maggiore qualo ra si consideri che il tito lare di un siffatto med agliere era un capitano appena ventiquattre nne, uno d e i soli 5 ufficiali in feriori insigniti in quella g ue1Ta della medaglia d'oro e dell'Ordi ne Milita re di Savoia insie me.
3. - Iniziativa Esempio storico Nell'ottobre 1917 il ventiseie nne tenente Erwin Ro mmel co mandava una compa g ni a del Konigliche Wiirttenherg Gehirgsbataillvn, un re parto alpino che facc:v:-1 p :-1rte cli una de lle sette div isioni inviate dai te d eschi s ul fro nte italia no in a iuto d ell'Austria in vista dell'o ffe nsiva sul fro nte isontino. Il fiume costituiva la linea avanzata italiana, c cl alle sue spalle ce n'era una intermedi~, c:d una terza s ulle a lte creste montuose de l Kuk e del Matajur. Il compito del Corpo a lpino tedesco era d i prendere quest'ultimo ed importante o biettivo. A Romme l vennero affidate 3 compagnie d a mo ntagna ed una di mitraglic ri, con l'ordine di seguire le truppe di Lesta ne lla prima fase dell'azio ne e, una volta superato l'Isonzo ed o ltre passata la prin1a linea ita liana , manovrare come re p a rt o <l'avanguardia. TI fatto che ad un tenente fosse affi dato il comando d i così ta nte compagnie non era insolito nell'esercito te desco, d ove si dava p e r scontato che ogni ufficiale si comportasse a seconda delle pro prie capacità, per cu i gli ufficia li (come a nche i suuuffic iali) disponevan o cl i un'auton omia e avevano resp o nsa bilità magg iori di q uanto accadeva nelle forze armate d i allri Paesi. L'attacco austro-tedesco prese il via il 24 o ttobre, preceduto <la una grande pre parnzione di a rtiglieria. Romme l si era infiltrato ne l dispositivo italiano incuneandosi ne i va lichi ciel fondova lle, non apre ndo il fuoco se non per necessità, con gli uomini che procede-
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vano veloci e sile nziosi rasenti ai d irupi cd alle pareti, tipo Sioux, spingendosi talmente in profondità sino a rischiare di incappare nel fuoco dell'artiglieria tedesca. La prima mossa di Ro mme l fu quell a di sopraffare diversi avamposti e sen tinelle che sorvegliavano il fronle italiano molto più giù , verso l'Isonzo. Il giorno successivo sviluppò un'al'..ione offensiva particolarmente brillante, basa ta s ul fattore sorpresa , portandosi sulla catena montuosa del Kolovrat dalla quale reiterò un'altra bella e spregiudicata manovra sfruttando lo smaITimento provocato nel nemico da un attacco condo llo da una <.lirezione inaspettata. D ecise dunque di "ig no rare" l'altura che aveva occupato, il picco Kuk , e d i spingersi in avanti, facendo scendere più distante ed il più rapidamente possibile il suo distaccamento sul sentiero in costa. I suoi uomini cominciarono a corre re lungo e dietro le lince avversarie, travolgendo sbigottiti nucle i di truppe, po,t.andosi con la punta più avan;,.a ta a circa 3 km. oltre quello che il nemico considerava il proprio fronte . Continuando a sfruttare il fattore sorpresa e svi luppando la massima aggressivit;} intimidatoria , pervenne s ulla cima del Mrl'..li cattu randone gli occupanti. Ma proprio allora vi fu un po' di con fusione e sorse qualche difficoltà, in quanto Romme l ricevette l'ordine dì 1itirarsi dal s uo comanJante di battaglione, magg. Sprosser. QueMi infatti, vedendo l'enorme numero di prigionie ri fatti dal proprio dipendente, aveva dedotto ch e l'obiettivo principale, il Matajur, fosse già del tutto in mani tedesche. Ino ltre, le compagnie che si trovavano più ad Esl, ricevuto l'ordine, cominciarono ad eseguirlo , per cui Romme l s i ritrovò con soli 100 uomini e 6 mitragliatrici. ln quelle conclil'..ioni, d ecise cli contravvenire agli ordini. Il magg. Spròsser, rifle ttè, non conosceva la situazione reale, c he cioè il Matajur era an cora in ma no italiana, p e r cui concluse che un ordine impartito da un comandante che non sapeva come stavano esattamente le cose poteva essere trasgredito da un subalterno meglio informato. Pe ,tanto, sotto la copertura cli un violento fuoco di mitragliatrici, riprese con estrema decisione l'avanl'..ata verso la vetta del Matajur che fu raggiunta poco prima di m ezzogio rno del 26.
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Aveva marcialo e comb allulo per 52 ore, catturando oltre 8.000 prig io nieti con perdite limitate a 6 mo 1ti e 30 fe riti. Aveva trovato la propria dimensione impa rando a sfruttare situazioni improvvisale, allaccanclo l'avversario anche se numericame nte supe riore, convinto che l'iniziativa avrehhe fatto premio su ogni altro fatto re incide ndo soprattutto s ul tono morale cli chi gli stava di fronte .
4 . - Costanza e perseveranza
Esempio storico Di Luigi Cadorna un aspetto saliente fu certamente la slalura caratteriale, della quale uno degli clementi po1tanti era rappresentato dalla costanza di atteggiamenti e cornporl.arnent.i, sostenuta da convinzioni personali oggellivamente più o meno condivisibili ma fondate su una indubbia onestà di intenti. Aveva intrapreso la caniera militare com e una missione, una scelta di vita. Per lui, le fondamenta di un esercito erano disciplina ed autorità, con ruoli ben precisi: agli ufficiali spettava di comandare, ai soldati cli o bbedire. Ed in questo e ra, d'altra parte , pienamente in aderenza con il modello sociale de ll' e p oca, c he riecheggiava tali pres upposti anch e al di fuori dell'ambito militare. 11 concetto sacerdotale del dovere lo re ndeva inflessibile anche con sé s tesso, e ra immune da camorre e favoriti smi , poco propenso ai gioc hi cli potere, e com e tale av ulso e sprezzante nei confronti del mo ndo po litico e delle su e sottigliezze. Divenuto Capo di Stato Maggiore ne l luglio 1914, d op o aver ere ditalo un esercito d ecisam ente scadente lo potenziò sotto ogni aspetto, fra il maggio 1915 e l'ottobre 1917, specie nel parco artiglie ria ed aeroplani , senza peraltro elaborare una dottrina tattica adeguata che compensasse il mediocre addestramento. Elemento, quest'ultimo, del quale,fu una vittima più che un responsabile , dal mome nto ch e lo aveva ereditato d a i s uoi predecessori né poteva, g uerra durante, sopperire più cli tanto a m anchevolezze cli decenni.
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Orgoglioso e perseverante, conv into de lla sacra lità del la propria missio ne , esulò sé stesso, ogni s uo p ensiero, ogni s ua a'.Lione eia tutto quanto lo circondava, quasi temesse una profanazione, senza rendersi conto del pe ricolo di questo su o isolamento che trasformava, a tutto suo danno, la gu erra italiana 1915- 1918 nella guerra di Caclorna. Ciò che non gli si può accreditare è la fantasia (aveva concezioni s trategiche chiare ma semplici, forse troppo) e la capacità cli attribuire all'av versario qualsias i altra mossa che non fosse la più logica . A Caporetto timase s o11')reso dall'attacco te desco, salvo poi affrontarlo con una ferme7.7.a c cl un dominio de i propri ne rvi ch e costituirono il presupposto per fronteggiare adeguatamente la situazione. G lie ne dette atto lo stesso nemico , attraverso le parole del gen. Krauss, uno dei comandanti tedeschi che aveva condotto l'offens iva: "... una mente .fredda, tenace, che non subisce gli impulsi del cuore, che non soggiace a queg,li smarrimenti e a quelle depressioni che nella sventura carallerlzzano il ternperamento dei/i italiani: JJiù che un italiano egli è un longobardo ". Guidò infatti il ripiegame nto, portando in salvo il grosso delle forze, con la stessa costanza e pcrscvcran'.La con le quali aveva condo tto le operazioni offensive dei precedenti due anni e mezzo di guetTa, a proposito de lle quali le critic he sempre addebitategli risultano superficia li e tecnicamente prive di fondamento, perch é con il s istema di fronti di prolungata continuità come e ra all'epoca su tutti gl i scacchie ri operativi , no n e ra p ossibile altra forma di attacco (il problema e ra caso n1ai un altro , di o rdine metodologico, e cioè rip udia re il sistema delle ondate successive contro i punti più fotti a vantaggio de ll a pressione puntiforme ne i setto ri più deboli per aggirare i primi). Costa n za e perseveranza che furono essen ziali anche n e l do minare gli aspe ui disciplina ti di una situazione che, sotto questo profilo , presentò grossi rischi. Cadorna fu energico, duro e re pressivo come q ue l certo tipo di circostanze - confus ione, sbandamento, sacch eggi, tumultuosità irrazionale, panico - necessari.unente richie d eva.
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5. - Fiducia e sicurezza in sé stesso Jisernpio storico Faccia dura cd implacabile, color mattone, grandi ombre sul viso angoloso, fronte imponente e ca pelli argentati, una bocca come un fortilizio , sdegn ata ed irosa, occhi azzurri , acciglia li e genialmente espressivi: così si presentava George Patton , il genera le più originale e spericolato della seconda g uerra mondiale. Primo della classe a West Point agli inizi del Novecento, fortissimo atleta, sarebbe diventalo famoso a 60 anni dopo averne passati 25 a macerarsi ne lla ruggine routLnaria della vita di guarnigione. D i te mperamento focoso, portato ad idealizzare il lato roma ntico cd avventu roso della vita , spaccone, turbole nto, salace e grossolano, un rodomonte impuls ivo, ambizioso e vanitoso, poco incline ad occuparsi di questioni di politic.a e cli strategia, aveva sempre ignorato la massima secondo la quale le g ue rre n on vengono combattute per la gloria pe rsonale dei comandanti ma per raggiungere obiettivi che gli uomini politici non sono riusciti a realizzare. Considerò sempre, infalli, la seconda guerra mondiale come una questione personale fra lui ed TTitle r. Sapeva essere inventivo cd innovativo, e nel s ile nzio degli a lloggiamenti m editava circa il modo di migliorare le prestazioni e la combattività dei suoi uomini e mezzi. Sosteneva che ogni essere umano ha una resistenza innata all'obbedienza, e che la d isciplina gliela toglie. Spremeva i suoi soldati nell 'addestrame nto, affermando che
una pinta di sudore spesso risparmia un gallone di sangue. Aveva una qualità che Eisenh ower definiva "una straordinaria capacità cli trascinamento" che gli derivava dalla grande fiducia e sicurezza in sé stesso. Spronava la propria Grande Unità come se fosse u n cavallo da polo. Lui stesso era iìsicainente coraggioso, e sapeva il valore che ha l'esempio sui soldati, i quali gli avevano attribuito il soprannome di old blood and guts ("vecchio sangue e fegato"). In e ffetti, la pa ura lo d isgustava: quando il nemico iniziava il fuoco, si controllava il polso e se il ritmo e ra accelerato si rampo -
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gnava aspramente. Sapeva che non s i ode mai la pallottola ch e ti uccide, pe r cui aveva allenato i propti riflessi a l punto cli non battere c iglio quando i proiettili c ominc iavano a fioccare. Conlinuava a parlare me ntre into rno esplodevano le granate, e provava un maligno piacere nel vedere g li a ltri uffìciali che lrasalivano . Se la sua colo nna era arresla la da un campo minato, fa ceva partire l'attacco camminando fra i mezzi motorizzati e corazzali ed avviandosi sul lerreno minato dal nemico, sempre oltremodo fiducioso che il destino non lo avrebbe lradito. Al comando della 7"- ,Vmata americana in Sicilia con un compito cli coperlurn pe r 1'8a inglese di Montgome ry, di fronte agli indug i di quest'ultimo ne l proseguire l'avanzata riuscì ad avere libertà d'azione e scatenò la propria unità in una serie cli marce forzate, comhat.t.e ndo ed impiegando la propria arma di sempre, la mobilità, perdendo più soldati per il m al di s tomaco c he per il nemi co, secondo il commento di alcuni osservatori. Comandanle della 3a Annata in Francia nel 1944, impresse anche in questo setto re una formidabile spinta , entrando però prcslo in contrasto con le veclulc di Eisenhower e degli alti responsa bili militari e polilici della coaliz ione anglo-americana. Sempre estremamente sicuro di sé, affermò c he con i suoi corazzati avreb be potuto invadere la Germania e conquistare Be rlino precede ndo l'ava nzata russa da oriente , ipolesi ch e fu res pinta per ragioni politiche. Ripeteva spesso che la 1suerra è una cosa molto semplice,
diretta e spietata; per condurla, ci vuole un uomu semplice e spietato e che non ahhia paura di avere .fiducia nelle sue qualità, se neha.
6. - Autocontrollo Esempio storico Nella notte fra il 18 cd il 19 dicembre 1941 alcuni mezzi cl'assallo della Marina penetrarono nel potto di Alessandria d'Egillo per pottare l'attacco alle navi da battaglia inglesi ch e vi erano a lla fonda.
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A cavalcioni dei "maiali", piccole torpedini semoventi la cui testa, contenente circa 3 quintali di esplosivo, veniva st'lccata ed applicata alla carena del be rsaglio una volta riusciti a giungere a contatto con questo, tre equipaggi costituiti ciascuno da due operatori furono rilasciati in mare aperto dal sommergibile traspo1tatorc in prossimit-ì della costa cgi:liana ccl iniziarono la navigazione di avvicinamento che li avrebbe condotti, una volta forzati i vari sistemi di ostruzione, all 'interno della base navale. L'operazione fu coronata eia pieno s uccesso: due corazzate, la Valiant e la Queen Elisaheth, riportarono squarci nelle rispettive ca rene tali da obbligare la prima ad un laborioso recupero e ad una lunga permanenza in bacino per oltre un anno e mezzo, mentre la seconda, nonostante le operazioni di rabberciamento, n on sarebbe stata più utilizzabile in se,vizi di guerra. Di gran rilievo, sopraU.ull.o, l'implicazione stJ·ategica che d e rivò dall'azione, dal momento che l'equilibrio navale nel Mediterraneo fu s postato nettame nte a favore degli italo-tedeschi che peraltro non seppero sfruttare questa grande occasione. Fra i tre equipaggi impegnati, quello preposto all'attacco alla Valiant era costituito dal Tenente di Vascello Luigi Durand De La Penne e dal Capo palombaro Emilio llianchi. Piazzata la carica con notevoli sforzi, per un malesse re di Bianchi conseguente ad esaurimento dell'autorespiratore alimentato da bombole di ossigeno puro ad alta pressione che lo costrinse a portarsi rapiclamente in superficie lasciando De La Penne a lavorare da solo, i due assaltatori si ritrovarono sistemati sulla boa di prna della corazzata da dove, individuati dal personale di guardia , furono Lradoui a bordo. Sottoposti a serrato interrogatorio. si rifiutarono ovviamente di rivelare dove avevano piazzato la carica, e furono rinchiusi in un a ngusto locale nella parte infe riore d ella nave. Quando mancavano circa 10 minuti all'esplosione, De La Pe nne chiese di parlare con il Comandante, notificandogli che fra poco la corazzata sarebbe saltala in aria e che, se voleva, era ancora in tempo per mettere in salvo l'equipaggio. L'ufficiale ing lese ins istette ancora per sapere l' ubicazione della carica, e non avendo avuto risposta fece rinchiudere nuovamente De La Penne nella piccola cala su l bassofondo della nave .
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T due incursori italiani si resero conto che, a quel punto, la loro sorte era segnata, ma non persero il controllo dei propri nervi e si dissero l'un l'altro soddisfatti per aver po1tato a termine con successo la missione. Allorché awenne l'esplosione, i due riuscirono fortunosamente ad u scire nonostante il forte s bandame nto della corazzata, appoggiatasi sul fondo, grazie ,1cl un ponello aperto dall'esplosione stessa e nonostante il fumo che aveva invaso il locale. Salito in coperta e direttosi verso poppa, dove si era riunita la gran p arte dell'equipaggio, quasi tutti i marinai inglesi si alzarono istintivamente in piedi al passaggio dell 'ufficiale italiano. La permanenza in campo di concentrame nto sarebbe stata lunga e dura, ma ad alleviarla contribuì ampiamente la soddisfatta consapevole:aa non solo di aver inflitto per primi da soli con le proprie m ani, il più duro colpo ch e la Marina inglese avesse m a i incassato, ma anc he l'orgoglio di aver contrapposto a l self conlru! britannico un altrettanto autocontrollo di marca prettamente italica.
7. - Capacità di giudizio e spirito critico
Eçempio storicu Paolo Caccia Oominioni di Sillave ngo rappresenta uno dei più significativi personaggi della storia militare e culturale italiana, in quanto è stato, quale ufficiale di compleme nto del Genio, un valoroso combattente d elle du e guerre mondiali e del la campagna d'Etiopia più volte decorato a l v .m. , mentre ne lla vita civile ha lavorato con s uccesso come ingegnere ed architetto scrivendo altresì una serie di libri di carattere storico-militare, di grande godibilità anche dal punto di vista umano e letterario. rt s uo nome è soprattutto legato alla ideazione e costruzione del Sacrario Militare italiano ad El Alamein. Comandante del XXXI 11attaglione Guastatori, prese parte attiva al le varie operazioni sul fronte de ll 'Africa Sellentrionale e soprallutto, tra il giugno ed il novembre 1942, in quella fase dei combattimenti che fecero da preludio alla grande battaglia di El
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Ala me in e d a lla manovra di sganciamento delle forze dell 'Asse verso la Tunisia. Una settimana d opo l'in izio della battaglia, Caccia Dorninioni redasse una relazio ne sullo spirito della truppa ai suo i o rdini, che dimostra la propria capacità critico-valutativa. Se n e riporta no alcuni fra i brani più sig nificativi, che mettevano in luce sem'.a remore lacune e manch evolezze: ''... a) il nostro sfi1rzo lo,~istico di ri/òrnirnento alle linee, assai gra1;oso f,er le accresciute distanze, non è proporzionato alle necessità, specialmente in presenz a della schiacciante suf,eriorità numerica nemica in ogni materiale terrestre ed aereo; b) l'(!/}fmsiua aerea, divenuta nelle ultime settimane assillante e umtinua, non trova affatto ritorsione, almeno nelle nostre z one avanzate, dalle forze aeree dell'Asse; nessuna di/esa, se non dalle scarse armi seminate nel deserto, abbiamo contro le masse im/)() nenti che giorno e notte ci rovesciano addosso esf,losivo e mitrag lia. c) i 1;ù;eri sorw sf,esso avariali. insufficienti e perfi.no disgustosi. Il vino, ad esempio, la cui distribuzione si fa sempre f,iù rara, ha cessato di costituire un desiderio f,er la truppa, perché ci perviene do/)() incomf,rensihili soste in recipienti che con ogni evidenza avevano pri ma contenuto ogni sorta di liquidi e fors'anche carhu ranti; d) non riceviamo posta da hen 13 giorni, malgrado ricerche ed invio di sta/fette in ogni d irez ione. Ciò è imputato a com/m)l)a/a incuria delle Poste militari in generale, e /1articolarrnente della 96, per la quale mi riseruo di in1)()care una severa, irfflessibile inchiesta. Non è necessario insistere sopra lo stato di esasperazione al quale si riduce la truppa in un periodo, come l'attuale, di q/fensiva nemica che ci infligge continue f1erdite, e di eccezionali fatiche, quando le viene nep,ato anche il conforto della posta, o quando si prevede che tale conforto sarà assai diminuito dall'invecchiamento dei messaggi che ci giun,~erarmo dopo aver perduto ogni attualità; e) è assai deplorato l'impiego del nostro battaglione ( che ormai tutti considerano come un repa1to prezioso, da usarsi con il contagocce e jJer soli com/1ili d'assalto) in lavori estenuanti e deprimenti quali la posa di campi minati, pur se ad esso da 40 giorni ci assoggettiamo con disciplinato fervore, consci dell'indiscutihile,
f,e
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necessità del mom ento e della g(~antesca offensiva nemica in corso; f) oggetto di particolari commenti nel nostro ambiente è il confronto dell'esig ua .forza dei reparti del Gen io in linea (mno f requenti le wm/Ja,~nie rido /le a poche decine di u omini, wn uno o due ujJìciali) e la ricchezza di quadri e di uomini dei Comandi atTetrati .. .; Ecco le osservazioni più frequenti. Sono del resto cose arcinote, ma fin dove! 1:; non sempre si osa melterle per iscrillo. Una firma richiede talvolta coraggio, m a noi guastatori n on ne manchiamo'15.
8. -Tatto
.Hsemp io storico Q ua ndo il gene rale D w ig hL David Ei:,enhowcr arrivò a Londra il 15 g e nna io 1944 p e r a ssume re il com a ndo d e llo S. H.A.E.F. (Supre me Hcadqua rte rs Allie d Expedilio nary Force), il s uprem o organismo preposlo allo sb a rco sulle coste fra ncesi, in Inghilte rra c'erano g ià qualcosa come 870 .000 militari a me ricani. Una battuta ricorre nte era quella che se ma i si fossero lolli i palloni aerostatici di sbarrame nto gonfiali di elio , l'isola sarebbe affo nda ta sollo il peso degli yankees. Nel Reg no Unilo era un concetto d iffuso il fallo che questi fossero d egli sbruffo ni , gonfi di sp occhia e di p rosopopea ma all'a tto pratico capaci solo di fiaschi militari, come alcuni episodi d ella campagna di Tunisia avevano dimo s tralo. Eise nhower aveva p,1ssato due anni ne ll'are a medilemmea cercando d i d imostrare che inglesi c cl ame ticani po tevano comballe re come un solo esercito, ma la sfiducia re ciproca era dura da dissipare . Assunto il nuo vo incarico , fece d e l su o meglio pe r raggiungere questo sco po , impiegando fra le altre sue d oti soprallullo il tatto . Egli s i rendeva perfellame nle conto d el fatto c he gli america ni aveva no ricevuto dagli ing lesi il palrim o nio pre zioso dell'esp erie n-
13 " U n IJ o m o , l'aolo
Militar<:", 1988, pa g. 11 5.
Caccia Dominioni ", Ro m a, e di z io n i "Ri vis l<1
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za del combattimento, trasfusa attraverso le lezioni che i veterani britannici avevano a loro volta appreso con elevato prezzo di sacrifici e di perdite. Sulla carta, si trattava di una coalizione imbattibile, con il temperamento e l'esperienza ing le s i abbinali alle risorse umane ed industriali americane. Ma la Germania avrebbe potuto essere sconfilta solo se la coalizione avesse polulo lavorare in armonia fino alla vittoria finale. Su 4ueslo presupposto, Eisenhowe r non e ra disposlo a nessun compromesso. Ad uno dei comanda nti americani più anglofobi disse duramente che se lui o chiunque altro avesse persistito in tale atteggiamento lo avrebbe immediatamente rimosso dall'incarico. Ed effettivame nte fu sempre un leale alleato dell'Inghilterra senza per questo essere meno am ciicano . F.i.senhower, che nel corso di tre armi era salito d al grado cli colonnello a quello di Comandante in capo delle forze d'invasione in Europa cd aveva a stento sentito il rumore di uno sparo s ul campo di ballaglia, e ra destinalo a vedersi riconosciute, anche da parle dei critici più severi, grandi doti di coordina zione e di mediazione, ta li da con!ìgurarlo come un vero e proprio campione della cooperazione interalleata. Ogni analisi storica ha infatti confe rmato come, pur ammesse le sue scarse benemerenze qu ale condolliero sul campo di balla glia, nessun altro avrebbe p o tuto essere alla sua altezza in 4ualità di Comandante Supremo. Nel periodo 1944-45 Eisenhower rivelò una capacità di gestire i tutt'altro ch e facili rappotti fra i capi degli eserc iti alleati che non fu comune a nessu n altro dei generali protagonisli della seconda guerra mondiale . Su Eisenhower ricadde la responsabilità di riuscire a fondere in un'unica frate llan:t.a d 'armi le vatie forze armate dalle quali dipendeva il successo delle fasi di pianilkazione del progetto d 'invasione e la slessa intera operazione offens iva. La situazione era seria. Molto sarebbe dipeso dal caratlere e dal comportamenlo del Comandante Supremo in persona, in patticolar modo dal tatto c he avrebbe saputo e voluto usare nell'armonizzare i rappotti fra gli
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a lleati. Vi riuscì molto be ne, p erché be n di rado l'astio delle rivalit{i nazio na li o personali riuscì ad arrivare fin dentro lo S.H.A.E.F., che s i tivelò tuno sommalo un luogo relativam ente tranquillo , senza la fre netica tensio ne d i tutti i preced e nti com andi internazionali.
9. - Ascenden te
Esernpio storico Allo scoppio della seconda guerra m ondiale, il 4° Reggime nto Bersaglieri fu im piegato d a pprima sul fro n te occidentale , per la b reve campagna cont ro la Fra ncia, e q u in di ve n ne inviato in Alha n ia per le o pe razioni contro la Grecia. Fu pa1ticolarmente in questa fase della gu e rra che rifulsero le doti dei bersaglieri <lei /i", s ui quali un grande ascendente esercii.<> la figu ra del coman da nte, colo nne llo Scogn amiglio, decorato d i medaglia d 'oro al v.m . così come la bandiera del reggimento. A lumeggiarne il prestigio e l'immagine che proiettava s ui suoi soldati, cli particolare efficacia risulta no le parole d i un bersagliere : "L'ultima uolta che ho visto il mio colonnello è stato a Hregu j Hresave, montagna nervosa e selvaggia, che abbiamo rag~iunto nella Mokra, ripiegando da Corcia, do/m giorni e giorni senza riposo. Fravamo come uhriacbi; ubriachi di stanchezza, il J,egp,ior veleno per un soldato, peggiore ancora della paura .. . Stavano dunque così stanchi e gettali a terra i bersaglieri, quando dall'uno all 'altro è corsa una voce che risuscitava: 'Viene il nostro colonnello!'. A quella voce, ognuno d i colf)() si è ripreso. Causa la sera, non si vedeva bene fra le querce del bosco. Ma ecw che compare davvero il colonnello! Solo col suo fedele bastone, il solito cappotto corto, il caratteristico berrettino con la f iamma nera nera, che faceva più, luccicare il numero d'uro: 1°, il numero del suo reggimento. Camminava lento, come affaticato, ma J1rocedeva sempre col suo solito portamento n obile e .fiero e rideva, luminoso, aperto e chiaro, come rideva sempre lu i, con la bocca ed anche coi suoi ma,~ni_jìci occhi azz u rri e con tutto il suo grande cuore.
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Felici al solo vederlo, scalliamo su/l'attenti e Lo salutiamo con gioia! Lui, sem/>re pronto a k7.!,gerci negli occhi e ad ascoltare ogni desiderio, spesso anche una sola conjìdenz a, cip,uarda, risponde, ci />aria: 'Hersap,lieri - dice - ho saj)l(to che avete.fatto molta guerra e molta strada e siete stati bravi; ho saputo anche che siete stanchi e avete fame. Ma questa sera ... il rancio non c 'è' Per questo sono uenuto io a trouami. Ho pensato: non />osso portare niente ai miei bersaglieri - ma />osso andare io da Loro; ./(>rse anche wsì li farò contenti. Venite q1ti, _figlioli, venite qui, al/orno a me. Accendete wt ji,w co, facciamoci un p oco wmpagnia e ra,~ioniamo fra noi .. .'. Così, ed ancora a lu.nP,O, parlò il colonnello, cordiale. incisivo, vibrato, con tutta l'anima sua. Mentre />urlava, tutti i bersaP,LiPri s 'era.no riuniti al/orno. Stavano a terra, in piedi, arram/>icati. Nessuno si muoveva />er rum perdere una sola parola. Il jìwco illuminaua quella faccia nobile e fiera <' swppiaua come la sua voce; ma Le sue pamle rilucevano e riscaldavano più di quella jìammata. Mentre />urlava, noi ci ricordavamo di altre scene come quella: al Piccolo Moncenisio, a !.e f'lanaj, alla Madonna del Uvran ce, a JJraman.\ sempre in mezzo a noi. Quando .fini di parlare si a/zii: 'Hersaglieri disse - abbiamo conswnato il nostro rancio! Cinghia, eh! Perr.J, stando così insieme, ci siamo rinfrancali, anche se11za toccare pane. Ora andate e cercale dt dorm,:re: il oostro co/01mello rimane in mezzo a voi'. Il comandante di battaglione era riuscito (4 pre/>arargli una specie di tenda, appog_qiata ad una roccia. 'No - ba gridato lui appena l'ha uMa - non vo.rtlio, sono venuto qui p er stare in mezzo ai miei bersaglieri, con loro e come loro·. 1:.· s'è bullato a terra e subito s'è addormentato o ba.Jìnto di dormire. Noi abbiamo vegliato il sito sonno wmmossi ed ammirali; poi abbia1no ri/)()sato davvero, />er la sicurezza che ci dava il sapere che in mezzo a noi c'era tu i ..i 4 .
11 Uerti:~ B.E., " Racconti brevi <lei tempu dì guerra", Ro 111a, l'alomhi ,
pagg. J39-1·/4:i .
1943,
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10. - Amor proprio e dignità personale
Esempio storico Nei drammatici gio rni seguiti all '8 sette mbre 1943, il gene rale d i divis ione Nicola Bellomo era preposto alla Difesa 'J'e1Titorialc di Bari n e ll'a mbito d ei Corpo d 'Armala di que lla cillà . 1)i fronte al te ntativo dei ted eschi d i impadronirsi d el porto , radunò fe bbrilmente tutte le forze disponibili , armando a ncl1e scritturali , piantoni e conva lescenti de lJ'ospedale mililare, e le condusse al combattime nto distingue ndosi in testa a tutti e rima nendo a nche ferito. Questo contegno fe rmo e dete rminalo non vabe, comunque, a preservarlo dall'essere v ittima di un profondo atto di ingiustizia d a parte di un lribunale militare ing lese. li 20 genna io 1944 il generale fu arrestato dalla polizia militare britannica sotto l'accusa di essere responsabile della morte e del ferimento cli due ufficiali inglesi prig ionieri che il 30 novembre 1941 avevano tenlato di evadere dal campo di concentrnmenlo d i Torre Tresca , presso Rati. Rellomo, in quell'occasione, si era recalo personalmente sul posto per rende rsi conto dire tta me nte de i patticolari di un altro tentativo di fuga messo in allo e.lai due nel pomeriggio. Approlìllando de ll'oscutità sopraggiunta a l momento de l sopra lluogo e d elJa ricostru zion e dei fatti, i due prigionie ri effettuarono un secondo tentativo, frustralo dalla pronla, e ne rgica e del tutto legittima reazio ne della scona e della quale era stato a nimatore lo stesso Be llo mo. Da rilevare com e, durante le o perazioni di cattura di un re pa rto inglese paracadutato nella zo na d el Vulture circa 9 mesi prima , un sottotene nte aveva ucciso due civili italiani in uno scontro a fu oco, e pisodio per il quale il com a ndante d e l Pres idio di n a ri aveva o rdinato al Be llomo di passare per le arm i l'ufficiale e d il grnppe tto del quale e ra alla testa. Bellomo si e ra rifiutato di eseguire l'ordine , non ritenendo violate le leggi cli gu e rra dal mo me nto c h e i due civ ili dovevano considerarsi bellige ranti in quanlo parte cipava n o all 'op e razio ne in forma volo ntaria ed arma ti. La Corte militare britannica , d opo un procedime nto profondam e nte falsato da ele m e nti d 'accusa inconsistenti e dalla mancata ricerca c d a mmissio ne di testimoni e doc ume n ti in grado di prova-
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Luip,i Hmilio l .ongo
re l'assoluta legittimità de lla condotta del gene rale , e ad onla della pe rple ssità ma nifestata d a llo stesso Pu bblico Ministe ro ne l corso dell 'arrin ga finale, emise il 28 luglio 1945 una conda nna alla fu cila '.lione ch e fu eseguita l'll settembre success ivo. Nicola Bello mo rifiutò di inoltrare al Marescia ll o Alexander, Com andante Supre mo allealo dello scacchiere mediterraneo, quella d om anda di grazia che p robabil mente avre b be p otuto salvarlo p erch é "convinto di aver adempiuto al mio dovere e persuaso ancor oggi delle condizioni d i doverlo compiere ", come e bbe a scrive re pochi giorni prima cli morire, e quind i cli non dove r fare cosa ch e avrebbe leso il proprio o nore. l•:d aggiunse: "Non essendo consentito l'app ello, e cioè n on potendosi aspirare al ri:facimento meno arbitrario ed unilaterale dell'intero processo, la domanda di g razia m i appare avvilente in sommo grado, quasi riconoscimento della giustezzu della sentenz a e quindi della mia colpevolezza ". Chiuse il suo scritto ria ffe rmando "la perfetta serenità di spirito, la tranquillità della coscienza, la j ìducia che il m io sacrificio, placand o la volontà di vendetta del vincitore, p ossa giovare in qualche modo al mio Paese''15. Era l'ad egua lo sugge llo d i u na vita nella qu a le il senso dell'amor pro prio e d e lla dignità avevano se mp re occupato un p os to prioritario. Uomo inflessibile con g li altri ma soprattutto con se stesso, aveva sempre creduto nel dovere da compiere e nella co e renza dei sentime nti e de i comp o1tamenti, certo che fosse giu sto mo rire per rimanere fedele a tali presupposti.
11. - Sincerità, lealtà e rettitudine
Hsernpio storico Subito dopo l'occupazio n e cli Fiume d a p a rte cli Gabrie le O'Ann unz io il 12 settembre 1919 , u n a ma nifcsta'.lion e di vivo
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Bellomo N., "Memo riale su l.l 'armistizio e autod ifesa", Milano , Mursia , 1978, pagg. 139 e 25.
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patriottis mo ma attuatasi attraverso una vera e propria ribeJlione milita re , fu istituita la carica d i Commissa,io Straordinario Militare per la Venezia c-;iulia, ricop erta sino alla fine d ell'anno dal generale Radoglio e per tutto il 1920, s ino alla definitiva risoluzione d ella questio ne fiumana, da l gene rale Emico Caviglia. Questi, pur convinto sostenitore dell'italianità di Piume e della necessità di unirla all'Tt.alia contro le mene di Francia, Inghilterra e Stati Uniti a favore d egli slavi, s i prefisse subito come obiettivo principale quello di ripristinare l'o rdine e la disciplina fra le truppe stan ziate in Venezia Giulia , zona di frontie ra estremamente delicata, e di richiamare all'osservan za dei suddetti principi anche il resto dell'Ese rcito non mobilitato, inquadralo n ei vari Corpi d 'Armata sul te rritorio nazionale, c h e nella g ran de m aggioranza n on faceva mistero delle proptie simpatie n e i confronti dei commilito ni c he, ind ividua lmente o con il rep arto di appa1tcncnza, aveva no defezionato per unirsi a D 'Annunzio. Caviglia, fa tti tacere sentimenti e idealità personali, si occupò direttame nte dell'azio ne di risanamento disciplinare. Con gli ufficiali di grado più elevato s i espresse senza mezzi termini, affermando come tutti loro, lui per ptimo, non avrebbero avuto il d iritto d i rimanere a i 1is pettivi posti se le truppe non avessero eseguito gli ordini impartiti, invitandoli pe rciò a mettersi in condizione d i eseguire quelli c he avrebbero a loro volta ricevuto; qualora n on si fossero sentiti in grado di fa rlo , non c'e ra altra via che la ric hiesta d i co llocame nto in posizione a usiliaria. Con gli ufficiali di grado infe riore e di più giovane età, u sò tematich e e parole più suad e nti, 1ichiamanclosi al sen so dell'onore e de l dovere e fa cendo risaltare il contrasto fra tali va lori ed il comportame nto dei dannunziani. Firmatosi a metà novembre 1920 il Trattato di Rapallo con la Jugoslavia , in base al quale venne sanc ita l'esclusione di Fiume dall'Ita lia , Caviglia visse un mo m ento di vera e propria crisi, da lui stesso così descritta nelle sue m erno1ie: "Nell'animo mio v'era un conflitto fra i miei sentimenti ed il mio dovere. Hbbi un momento l'idea di andare in Senato a combattere il 'J 'rauato, quando ne fosse venuta la discussione. Questo mio atto
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a v rebbe dovuto essere /Jreceduto dalle mie dim issioni dal Comando delle Tmppe della Venezia G'iulia. Abbandonai subito tale idea. Avrei scosso la discif,lina delle truppe, ed il mio successore difficilmente avrehhe potuto guidarle all'atto(inale. La questione principale stava sempre nella necessità di ristahilire l 'autorità dello Stato e la disciplina vacillante nelle Forze A n nate, costringendole a compiere il loro dovere.fino all'ultimo. Adunque un /Jiìi duro comf,ito m 'im/)()neva d i rimanere al mio posto nel momento decisivo. Sarei stato vile ritirandomi. Mi assunsi quel peso e le responsabilità inerenti, pur sapendo che allontanavo per sempre da me la gioventù italiana ,,i<,.
Allorch è D 'Annunzio ribadì la ferma determinazione di non sgomberare Fiume con i suoi legio nari, il governo decise di ricorrere a lla forza. Ca viglia non ebbe esitazioni ad affrontare questo aspetto prettam ente militare con la necessaria e ne rgia, e ne sarebbe ro seguiti 5 giorni di aspri combattimenti fra truppe regolari e dannunziane c:onclus is i con l'abbandono d ella città da parte di queste. Caviglia rappresentò, in tutta la vicenda di Fiume, un esempio di comportamento sincero, leale e re tto, pur consapevole che il ruo lo di deciso liquidatore della vicenda stessa gli avrebbe sollevato contro l'ira e lo sdegno di molti. Baste rà ricordare che i combattenti , c he g li avevano offerto una spada d'onore in lic:ordo de lla hatt.a.glia di Vittorio Veneto della (]Ua le e ra stato uno dei protagonisti, ne pre tesero la restitu zio n e per nrnnifcstargli sconfessio ne e ripudio.
12. - Riservatezza
Bernpio storico È ormai comunemente n o to come sotto il nome di ULTRA sono s tati genericamente indicati sia l'organi zzazione brita nn ica
16 Caviglia E. , "Il conflillo <li fiume", Milano, Garzanti, 19/48, pagg. 222-223.
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costituita durante la seconda guerra mondiale, preposta all'acquisizione di notizie attraverso la decrittazione dei radiogrammi nemici, e sia il 1is ultato cli tale lavoro, cioè le informazioni. Lo strumento con il quale pervenire a tale obiettivo fu rappresentato da una macchina pensante che facesse della raccolta delle notizie un fenomeno costante e non occasionale, considerata l'incrementata variabilità delle chiavi dei codici garantiti da avanzati apparati cifranti dei quali il massimo era rappresentato dall'apparato tedesco detto ENIGMA. Dopo la battaglia aerea d ' Inghilte rra dell'estate 1940, la Luftwaffe, nel tentativo di ottenere la s upe riorità aerea nei cieli inglesi, cambiò presto tattica e si dedicò sempre più ai bombardamenti notturni. ULTRA aveva contribuito ad evitare l' invasione tedesca, ma sarebbe ben preslo giunto il momento in cu i gli inglesi avrebbero dovuto pagare a caro prezzo il suo grande valore informativo. Q u e l caro prezzo fu una c ittà di n o me Covcntry, cli c irca 250.000 abitanti, a 110 Km. ,1 Nord-Ovest di Londra, importante centro industriale e corredato di imp01tanti opere architettonich e di valore storico. La mattina del 12 dicembre 1940 il Quartier Generale della Lujiwaf!e cominciò a diramare una serie di ordini ai comandi delle varie flotte aeree dell 'Europa occidentale. ULTRA li decifrò imme diatamente, e si delineò il piano dettagliato della "Sonata al chiar di luna ", la colossale incursione su Covent.ry prevista p e r la notte del 15 successivo, avente un c hiaro s ignificato ritorsivo contro un bomba rda me nto notturno effettuato dalla RAF s u Monaco una settimana prima. Le intercettazioni dettero a Churchill cd i suoi consiglie ri almeno 48 ore, forse anche 60, cli preavviso. Quando i messaggi giunsero a l Primo Ministro, questi diede o rdine che il contenuto dei cifrati fosse reso noto al minor numero di persone possibile, mentre venivano discusse le possibilità di difesa. I problemi sul tappeto erano molti e le soluzioni anche; ma fin dalle prime discussioni apparve chiaro un punto della massima importanza: non si poteva compromettere la sicurezza cli ULTRA.
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Luigi Hmilio Longo
Tutti sapevano che, se si fossero presi provvedimenti più ampi delle consuete mis ure difensive ad o ttate per la protezione di C:oventry, i tedeschi avrebbero potuto sospettare che gli inglesi fossero sta6 preavvisati dell 'incursione , anche se sempliceme nte grazie alla criptoanalisi: un sosp etto del gene re avrebbe potuto permettere di dedurre che il segreto di ENIGMA era stato violato, cd i ted eschi avrebbero mutato s istema d i cifratura. Quale importanza aveva dunque ULTRA? Era superiore a quella della sicurezza di una grossa città industriale? Spettava a Churchill soltanto d i decidere. Anche se le difese contro le incursio ni aeree notturne e rano all 'e poca piuttosto rudimentali, i provvedimenti che si potevano prende re a difesa di Covcntty avrebb ero potuto essere diversi; ma ammesso che non si po tessero ado ttare tali mis ure p ena il compromettere la sicurezza di ULTRA, sarebbe forse stato possibile pmn ~d c rc allo sfollame nto di bambini, an ziani e ricoverati negli ospedali. Ma anche a tutte queste eventualità Churchill oppose il suo no: non dovevano esservi né preavvisi né evacuazioni, pe rché si sarebbe fatto trapelare al servizio segreto tedesco che g li inglesi avevano saputo in tempo de ll'incursio ne. La decisione che Churchill dovette prendere fu indubbiamente drammatica, ma fu l' unico modo per proteggere il segreto di lJLTRA, dal momento c he non si poteva con sentire di correre il rischio cli perdere que lla ch e sarebbe diventata, come era già palese, una de lle armi principali per il l>uon esito della guerra. L'incursione durò dieci ore, la città fu pressoch è totalmente devastata, con oltre 5.000 vittime fra morti e fe riti, e ne derivò il verbo "coventrizzare" come massima espressione di d istruzione.
13. - Comportamento nella vita privata
Esempio storico Bernard L. Montgomery nacque a Londra nel 1887, fig lio d i un pastore anglicano che quando Bemard ed i suoi sei tra fratelli e sorelle si raccoglievano in preghiera prima di cena usava dire loro:
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"Qualunque pro.fessiune dohhiate scegliere un g iorno, metlete sempre Dio avanti a tutto e fate il possibile p er servire l 1mperu ". L'uomo ch e n ell'estate 1942, ne ll 'afa sfibrante della calura egiziana, sa re bbe diventato per tutti "Monty", avrebbe ottemperato a l meglio al monito paterno, facendo emergere in ogni circostan za della propria vita pubblica e priva ta il carattere moralistico della propria e ducazione e l'attitudine a vivere come un missio nario laico, la Patria in cuore e la Bibbia in pugno, cominciando e c hiudendo la giornata con un pensiero rivolto all 'Onnipotente. Tutto ciò, pe r altro, non in chiave quacchera o bigotta, ma condito d 'una nota spregiudicata e molto britannica di anticonformis m o per cui non gli importava d ella disciplina esteriore, delle apparenze e dei pennacchi purché fosse solida e radicata la sintonia vern del soldato con il suo capo, la sola che consenta ad un esercito di funzionare con efficacia. Rimasto vedovo poco tempo dopo il matrimonio, si curò dell'unico figlio Oavid con intensa partecipazione affettiva ma sempre con la semplicità e la concretezza d el figlio del pastore protestante. Possedeva un irresistibile fascino che, tuttavia, non esercit<> mai con le donne anche se, allorchè il suo no me divenne famoso, non gliene sarebbero certo mancate le occasioni. Sotto questo aspetto le cronache della sua vita privata risultano estremamente scarse, anche se forse non si trattava di vera e propria misoginia ma solo di una cliilìcoltà all'instaurarsi di rapporti interpersonali inclini allo scambio intimistico. Sono noti, invece, i suoi commenti sarc.astici e sovente taglienti nei confronti cli alcuni colleghi, sp ecie americani (Eisenhower, Patton, Hughes, ecc.) dei quali erano ricorrenti le vicende amatorie con rappresenta nti d ei servizio ausiliario femminile. Fu un uomo tutto d'un pezzo, duro, intrans ige nte ed onesto, caratterizzalo da una vit.a privata che può senz'altro ddìnirsi tras parente e d adamantina, tetragono alle sollecitazioni dei politici, sordo ad ogni lusinga ed allettamento anche se era dotato di un elevato grado d i ambizione, ne l senso però di onori e ticonoscirnenti che astraessero da interessi e profitti materiali. Anche dopo la conclusione della s ua carrie ra quale Vice-Co-
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Luigi Emilio T,ongo
mandante della NATO in Europa, continuò a mantenere invaliato il proprio stile di vita, quello al quale era sempre stato abituato. Trascorse i suoi ultimi anni in una vecchia casa di campagna. Andava a letto presto, non oltre le 22, e conlinuava ad alzarsi alle 5 del mattino. Per l'intera giornata, se non usciva , restava chiuso in una stanza dove conservava i suoi cimeli: le insegne dei reggimenti e de lle divisioni ch e aveva comandato, i ritratti con dedica elci colleghi e dei gen erali ex nemici. Alle pareti, due disegni lo raillg uravano in divisa da campo, con il celebre basco nero e l'ancor più famoso cappotto allacciato con spaghi. In quella stanza, il generale scrisse le sue memorie, pie ne di considerazioni e spunti polemici e fuori dai denti, com'era nel suo stile, così che spiacquero a tutti, vincitori e vinti, amici e n e m ici. Fu in effetti sempre un volenteroso ed impenite nte s piritaccio, rompiscatole e dispotico. Ai difetti cd a i pregi , comunque, aggiungeva le qualità n aturali dei p opoli che hanno vissuto la Riforma : il senso storico, l'empitismo, la libertà del pregiudizio, la mancanza di chius ure ideologiche. Aspettò la morte con indifferenza , volendo dimostrare come, ne ll'epoca dei Rolling Stones, di Carnaby Street e della società lassista e permissiva, pre ndeva congedo dalla vita un soldato di Sua Maestà.
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PARTE II QUALITÀ CULTURALI ED TNTELLETTIJALI
1. - Rapidità di processi mentali
Fsempiu storico Se è vero, come è vero, che il segreto del successo cli un comand ante si basa s ulla capacità <li adattarsi rapidamente ai continui mutamenti che si verificano sul campo <li battaglia, Walter Model rappresenta <li tale presupposto uno fra gli esempi più significativi. e ll 'esercito tedesco fra le <lu e guerre mondiali , pur non appartenendo alla nobiltà, riuscì a raggiungere i gradi più elevati c he erano per gran parte appannaggio dei membri de lla vecchia a ristocrazia milita re. Nell'am bito <li un esercito rigidamente organizzato, Model non fu solo re fra ttario a lle sofisticate regole sociali dell'aristocrazia prussiana ma si dimostrò altrettanto estraneo al retroterra contadino ed operaio di molti fr<1 i personaggi di spicco del regime nazionalsocia lista. La sua indipendenza intellettuale, unita alla capacità professionale, costituiscono esempi pressochè perfetti cli quelle che dovevano essere, secondo il concetto cli von Seec kt ( il Comandante in Capo che ricostruì al meglio l'esercito germanico <lopo la prima guerra mondiale), le <loti dell'u!Iìciale tedesco non corrotto dalla politica. Promosso ge ne rale nel 1938, nonostante provenisse dalla fanteria, e pur non avendo una profonda pre parazione nel settore tecnico, fu uno dei primi sostenitori del la motorizzazione e delle p o tenzialità elci mezzi aerei e corazzati. Di carattere e temperame nto non facili, guidò gli uomini alle s ue dipendenze con estrema energia. La s ua volontà di ferro si rispecchiava nella filosofia di comando - chi guida le trnppe non deve pensare a se stessu - , e mettendo in pratica tale concezione: dormiva poco, condivideva in prima persona le fatiche d i guerra, si muoveva instancabile su e giù per il fronte, sp esso su un p iccolo aereo da ricognizione, diramando
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Luigi Hmilio lonp,o
o rdini in funzione dell'evolversi immediato delle s ituazioni con uno stile di comando improntato al dinamismo ed alla m assima sin ergia dei processi m en tali. Ciò em e rse soprattutto nelle varie situazioni di emergenza , nelle quali la sua cocciuta determinazione a non considerare mai una circostanza senza vie d 'uscita si associò ad un elevato talento p er l'improvvisazione, dando lungo a soluzioni a ltrimenti impensabili; se non fu un grande strategia del livello e dello spessore di un von Manste in, fu certamente un tattico ecceziona le. Nel corso del secondo conflitto m ondiale, diede ampie p rove di ciò sui diversi fronti. Su quello orientale s i distinse nella guida della 9a Armata in un momento di grave crisi, quando l'Armata Rossa stava cominciando a riorganizzarsi ed a riprendere l'iniziativa. Durante i contrattacchi sovie tici nell'inverno 1911-1 9/42, destò gran de impressione la sua capacità di re nde rsi rapidamente conto d e lle reali situazioni d i emergenza, spesso prefigurandole, e d i fronteggiarle con la massima duttilità, s postando le unità e m odifi cando g li ordini con un ritmo tale da sottoporre i collaboratori ad una costante e notevole tension e. Da questo suo modo di gestire la realtà op e rativa derivò la realizzazione di una personale configurazione, in termini ordinativi e di impiego, dei kampfgrnppen, unità di combattime nto e s upporto o rganizzate in maniera n o n rigida così da raggiunge re più facilmente gli obiettivi tanto in chiave difensiva che o ffen siva. Nel marzo 1944, divenuto a 53 anni il più giovane Feldmaresciallo della Wermacht, riuscì a s istemare nuovamente la linea del fronte sfondata dalla grande offensiva sovietica nel saliente bielomsso assumendo, oltre al comando del Gmppo d 'Armate Nord già attribuitogli, anche quello del Gruppo d'Armate n el settore centrale, mettendo in evide nza pure in questa circostanza la proptia capacità di affrontare problemi estremamente critici utilizzando il dinamismo dei propri processi m entali. Della stessa dote avrebbe fruito durante la s uccessiva campagna difensiva in Occidente, dopo lo sbarco alleato in Normandia , nel corso dell a quale non esitò in più occasioni a modificare gli ordini dello stesso Hitle r per adattarli a lle circostanze, dimostrando
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oltre alle qua lità professionali a nche una no n comune autonomia comrortamentale.
2. - Memoria F.sempiu storico
Il Principe di Napoli Vittorio Emanuele di Savoia, dive nuto nel 1900 Re d'Italia come Vittorio Emanuele 111, aveva imparalo ad educare la memoria s in dagli anni giovanili, allorchè all'età di 12 anni gli fu assegnato come.: precetto re il col. Osio , un uomo duro e d imperioso ma culturnlmente dotalo e nutrito di buone letture. La severa educazione impartitagli dal colo nne llo p ortò il giovinetto , durante gli otto anni attraverso i quali il loro rappo1to ebbe luogo, a<l w1 impe grn, assoluto in tutto ciò che tiguan.b va la sua preparazio ne ai fututi compiti che lo allendevano quale e rede al trono. Il discepolo mostrò subito una attitudine finan co eccessiva allo studio, mentre la no n felice struttura fisica g li rendeva più ostici gli esercizi sportivi, in pa11icolar modo il cavalcare. Divenne ben pres to un assiduo utente di biblio teche cd archivi, immagazzina ndo una vasta quantità di nozioni ed esercitandosi a collegarle fra loro in base a meccanismi mn e monici che s i divertiva a creare secondo un codice del tutto personale. Si appassionò a lla n umis matica , ma de lle monete ciò ch e lo attraeva non e rano gli ele me nti estetici bensì il fatto che gli consentissero d i ricostruirne i dati caratteristici relativi a ll'epoca, al Paese di emissione e d a i dati geografici, sto rico-po litici e sociali di questo, anch 'essi da immagazzinare in que lla forrrùdahile strutt ura e la borativa che stava diventa ndo 1a sua memoria. Ournnte i viaggi di istruzio ne in Europa compiuti con O sio a comple tamento della sua edu cazione , dietro incarico del precettore ma seguendo anche una naturnle predisposizione prese l'abitudine di s te nde re per iscritto ogni sera un resoconto di qua nto aveva visto, corredato lli tutti i particolari, anche quelli meno importanti (dati sulla te mperatura, orari, prezzi, ccc.), che aveva acquis ito a vista e ch e o ra, scnl'.a l'a us ilio di appunti o note, ricostruiva de ttagliata m ente.
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T,uigi Rmilio lon.~o
Il trascorrere degli anni, ancorchè indebolire questa notevole capacità mnemonica, la rese ancora più solida . Durante il primo conflitto mondiale, due g iorni dopo l'inizio de lle operazioni, il sovrano si trasferì in zona di guerra affidando la luogotenenza del regno allo zio Tommaso di Savoia. Si accasò in un paes ino nei d into rni di Udine, sede del Comando Supremo, e tutte le mattine partiva all'alba pe r visitare le linee, munito di macchina fotografica e di mappe, rilevando con la solita minuzia tutti i particolari di ciò che vedeva. Di ogni settore visitato, conosceva alla p e rfezione i d a ti to pografici, me ttendo spesso in imbarazzo gli ufficiali presenti che non erano in grado di essere all'altezza de lla sua m emoria in fatto di quote, distanze e connessioni stradali. Nei colloqui con i civili sp esso ricordava e pisodi ed eventi anche minori relativi a ll a località vis itata, s tupendo e lus ingando insieme gli interlocutori. A quasi tutti i militari chiedeva il luogo di n ascita , sofferm a ndosi a n che con loro s u dettag li rie vocativi impensabili. Con gli unìcia li, in particolare, si intratteneva su pre gresse vicende di se rvizio, s ia personali che dei reparti di appa,tene nza, dimostrando una memoria capillare di fatti anche remoti. Pure in seguito, negli anni Trenta e Quaranta, allorchè era già in e tà avanzata , mise in evidenza un'efficien za mnem onica di raro riscontro. Incontrando u11ìciali che avevano preso p a tte a lla ptima guerra mondiale, ad esempio, stupiva al massimo alcuni cli essi dimostrand o di ricordare senza fallo di averli già incontrati 10 o 20 anni prima al fronte, nella tal località e me ntre facevano p arte del tal reggimento, e citava loro anche la provincia cli appartenenza cosi come la aveva appresa dura nte quel primo incontro.
3. - Patrimonio culturale F.sempio storico 11 generale Francesco Save,io Grazioli ha rappresentato, nella storia militare italiana, una delle figure di livello culturalmente più elevato, espressa attraverso una vasta attività pubblicistica tanto nel
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settore specificame nte professio nale q uanto in que llo storico-le tte rario . Essa si riassume in qu attro libri e d o ltre trenta fra articoli, saggi e lavori mon ografici. A parte gli argomenti di ordine pr ofession a le legati a lle fasi evolutive de lla carrie ra, il g rosso della produzio ne è di carattere storico, ed in particolare storico-militare, tematica che, con pittura e scultura, costituiva la gamma degli interessi pre do minanti ne lla componente umanistico-artistica della sua persona lità, ch e non era infe riore a quella militare ma de lla quale costituiva presupposto e completamento ins iem e. Com e orig inato rc di pensie ro militare, sepp e produrne e d esprime rne una forma in linea con tre parametri essenziali: le esp e rienze del passato , i requis iti del presente e le p revedibili esigen ze del futuro. Nella p ri, 1,a g ue rra m o ndiale , fu tra i prim i a cogliere la necessità ind iJazionabile di una tota le revisione d e i criteri o perativi, sp e cie 4 uelli offensivi, contribuendo ad id eare e patrocina ndo la realizzazione dei reparti d 'a ssalto e defin e ndo gli orientame nti di impiego d i Grandi Unità speciali a ltam ente man ovriere, pre p oste a lla pene trazio ne veloce a fondo n e llo schierame nto ne m ico ed alla su a rottura. Fra le d ue guerre mo nd ia li , fu il primo in Italia a gettare il sasso n ello s tagno del p roble ma d ella meccanizzazione delle forze te rrestri e d e lla sua radicale divers ità rispetto a l p roblema d ella mo torizzazione, stimolando le prime concrete applicazioni in ambito tecnico, dottrina rio ed ordina tivo. E fu anche il p rimo a s posare sen za incertezze la tesi d e lla meccanizzazione com e soluz ione del problema della mobilità op erativa de lle forze terrestri , c cl a concepire qu est'u ltima com e stre ttamente cotTclata alla coope razione con forze aeree specificame nte a ciò preposte. Fu , in u ltima analis i, il p rimo espo ne nte di rango della classe milita re ita liana a d uscire d a lla mo rta gora d i un cronic izzato immobilismo intellettivo e culturale cd a sprovincializ zare di fatto il pensiero militare ita liano fra gli anni Venti e gli anni Quaranta. Q ua le atte nto analista e scrittore di eventi storici, uno d egli argomenti più graditi a l Grazia li fu quello relativo alle gue rre com-
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ballute dall 'antica Roma e<l ai loro principali protagonisti, così come attrassero il suo inte resse gli aspetti, non solo militari, della personalità di Napoleone ai 4uali dedicò alcune fra le sue pagine migliori. La sua prosa era chiara, fluida e scorrevole, con un periodare lungo, tipico dell 'epoca, in alcuni casi rice rcato ma più nel senso d ella tende nza al bello scrivere, connaturato nelle persone di un certo livello intellettivo la cui maturazione culturale si era sviluppata. tra la fine dell'Ottocento ed i primi del Novecento, che n on in quella di una compiaciuta leziosità fine a se stessa. Un'altra attività c he lo aveva sempre attratto e nella quale aveva dimostrato patticolari altitudini fu la pittura, consentendog li <li produrre una serie di pregevoli lavori che trovarono il loro apice in una grande ritratto di Napoleone Bonapa,te dipinto a te mpera che orna tuttora una :-;ala <ld Circolo Ufficiali <li Palazzo Barberini a Roma. Tn vittù di questa sua sp ecific.a competenza, alla fine del 19.33 fu chiamalo dalla Regina Elena a presiedere una giuria destinata ad organizzare una grande mostra di pittura, scultura ed incisioni s u temi tratti dalla storia de lla prima gue rra mondiale, ape1ta a tulli gli artisti d 'Italia. Nel 1936 fu nominato presidente di una commissione artistica per il monumento da erigere a Napoli ad Armando Diaz.
4. - Capacità di espressione (scritta e orale)
Esempio storico Ottobre 1854, guerra di Crimea: l'annientamento della Brigata di Cavalleria Leggera a Balaklava fu determinalo dalla peggiore interpretazione cli ordini fra i me no chiari che fossero stati mai impa1titi nella lunga storia degli eserciti. Il porto di Thlaklava e ra l'unico approdo che assicurava i rifornimenti all'esercito ing lese ne lla penisola. Incassato fra alte p endici, comunicava con l'inte rno grazie all 'unica strada, la quale sboccava in una piana ondulata, tuua un su ccedersi di hasse colline e vallette. Sull'orlo della piana sorgeva un rilievo di modesta
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a ltezza, ma lungo ci rca 5 Km., che era difeso d a sei ridotte, a rmate da grossi pezzi navali e collegate da una strada. Ai suoi piedi, si stendeva una valle larga non più di 500 m. , circondata da altri modesti rilievi. Deboli forze ing lesi presidiavano gli accessi al porto e di ciò approfittarono i russi che, in forze, occuparono le ridotte e puntarono s u Balaklava. A opporvisi v'era solo un reggimento inglese e, affluita in gran fretta, la divisione di cavalletia la cui brigata pesante intervenne nel combattimento e la legge ra fu tenuta in rise rva. Rigettati a fati ca gli attaccanti, verso Bala klava vennero avviate unità di fanteria, in attesa delle quali si te ntò di ristabilire una linea di difesa. Poiché i russi in ritirata rifluivano dalla collina delle ridotte, il Comandante in C:apo inglese, Lord Raglan, inviò il seguente ordine a Lord Lucan, Comandante della divisione di cavalleria: "La cavalleria deve avanzare e sfruttare ogni occasione per riconquistare fa strada della collina. Sarà appoggiata dalla .fanteria che ha ricevuto l'ordine d 'avanzare su due .fronti".
Era evide nte che Raglan: - te me ndo un ritorno offen sivo de i russi contro le provatissime difese di Balaklava, voleva 1ioccuparc a l più presto le ridotte, quindi usando la cavalleria; - si p remurava d 'assicurare Lucan c he la fante ria era in marcia per sosten erlo e sostituirlo sulla posizio ne. Il d estinatario dell'ordine non brillava per qualità intellettuali e professio nali, in più e ra d e l tutto ignaro del dove fosse la fanteria, e dalla s u a posizione n on vedeva il colle d e lle rid otte né le forze russe che si stavano organizzando in fondo alla valletta ai piedi di questo. Tutto ciò era ben noto a Raglan, ma il suo ordine non era cetto un m odello di c hia rezza ch e potesse ravvivare g li scarsi lumi del suo sottoposto. Questi interpretò l'ordine a modo s uo e cioè che la cavalleria dovesse agire solo dopo l'arrivo della fanteria , ch e egli suppose o rmai vicinissima . T.ucan non pensò ch e , se ciò fosse sta to vero,
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non vi sarebbe stato bisogno della cavalleria e che, ordinandone l'impiego, Raglan era costretto a ricorrere all'unico elemento che po tesse subito occupare la collina delle ridotte. Meglio sarebbe stato se si fosse detto "La cavalleria deve avanzare subito -" e "SaI<Ì in seguito sostituita ... ", che era p oi quello che Raglan voleva. Nel frattempo, fermi gli inglesi, i mssi tornarono alle ridotte per spogliarle dei cannoni e Raglan reagì inviando a Lucan questi ordini: "Lord Raglan desidera che la cavalleria avanzi rapidamente, segua il nemico e cerchi di impedire che porti via cannoni. lisecuz ione immediata".
Quali c annoni e qual e era il nemico da seguire? Ciò s i domandò Lucan, che non vedeva né g li uni né l'altro, trovandosi in un valloncello a 250 m . di quota sotto Raglan. Quest'ultimo riteneva logico ed evidente c he il secondo ordine fosse il seguito c!cl p rimo, al quale non era stata data esecuzione. Per Lucan, si trattava d 'ordini distinti per situazioni dive rse. La formula "esecuzio ne immediata" non concedev,1 il te mpo p er indugi o ricognizioni ed egli mosse verso i ptimi cannoni che gli vennero indicati: que lli russi in batteria in fondo alla vallella sotto il colle delle ridotte e ordinò alla Brigata Leggera di caricare.
5. - Capacità di analisi Esempio storico Sir Basil Hcnry Liddell H all è stato uno dei più valenti studiosi di dottrina militare ed uno dei maggiori storici della seconda guerra mondiale. Pubblicò i suoi primi lavo1i di tecnica militare mentre s i trovava sul fronte francese durante il primo conflitto mondiale; uno di essi, Neiu Methods qf Tnfantry 'J'raininP,, venne subito adottato dal Ministero della Guerra. Do po la fine delle ostilità, pubblicò diversi articoli e saggi su riv iste militari cd andò progressivamente formulando le proprie
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teo rie sull'impiego della fanteria e delle forze corazzate ne lla gu e rra moderna, compiendo allo stesso te mpo studi sto rici retros pe ttivi e divene ndo corrisponde nte militare pe r il Daifr Tele,graph e poi per il Times. Dalle teorie cli Licldcll Hart nacque la concezione della Blitzkrieg (guerra-lampo), adottata soprattutto dai tedeschi e che trovò discepoli a nche nell'Unio ne Sovie tica ed in Francia. Di lui sono state pubblicate in lingua italiana alcune fra le s ue o pe re più significative, fra le quali meritano una particolare me nzione Storia militare della seconda guerra mondiale (Mondadori, 1970) e Storia di una sconfitta: parlano i generali del 3° Reich (Rizzoli, 1971) . Sono d ue volumi dai quali , a pa rte l'interesse pe r la rievocazione sto rica degli avvenimenti effettuata con una sostanzialità priva di tido ndanze tipicamente a ng losassone, e merge a tutto campo la particolare capacità di analisi dell'autore che, sotto questo asp e tto, d imostra un tale nto verame nte fuori d e l comune. Il primo libro può con siderarsi il fiore all'occhiello della sua brillante e doviziosa attività sto1iografica sull'età contemporanea. G li costò 22 anni d i lavoro, dura nte i quali prese in esame sempre n uovi documenti, corresse punti di vista , modificò valutazioni rite nute immutabili, compì sopralluoghi sul principali teatri d e lle operazio ni , esaminò le più dive rse testimo nianze che g li perve nivano da fonti pubbliche e private dei Paesi ex belligeranti. Ne è scaturita un'ana lis i capillare de l secondo conflitto m ondiale attraverso la quale vien e messa a fuoco la complessa contradditto rie tà dei suo i sviluppi militari, in un q u adro o nnicompre ns ivo d e lle moltep lic i componenti che ne d e terminarono l'esito fin a le dall ' Europa all'Estremo Oriente. La scomposizione d e ll'argome nto è tale che la ricostru zione cronologica d egli avvenime nti si integra armo niosamente con l'esame critico e comparativo della tattica e della strategia di vincitori e vinti, delle potenzialità indus triali, della validità o meno delle scelte tecnic he e de lle applicazioni te cno logiche nel settore degli armamenti , delle dottrine o ffe nsive e difens ive, della consistenza delle strutture logistiche. Il tutto con un'attenzione costante verso il fattore umano , da cui deriva un'ana lis i a ltrettanto accurata circa le capa-
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cità degli opposti Stati Maggiori, dei singoli generali e delle truppe combattenti. l1 secondo volume citato rappresenta un'altra notevole espressione della valentia analitica di Liclclell Hart. In esso vengono esposti i retroscena politici e militari che condussero la Germania alla sconfitta ciel 1945, attraverso una serie di colloqui effettuati con i principali generali tedeschi avvicinati subito dopo la fine della guerra, prima che la memoria si affievolisse o si colorisse sempre più di postume giustificazioni. TI prodotto è stato un'interpretazione analiticamente condotta avendo come base di osservazione il punto di vista dei vertici dell'esercito sconfitto.
6. - Capacità di sintesi
Esempio storico Le testimonianze scritte dai reduci ùi vicende belliche possono indulgere, in non pochi casi, alla ricostruzione troppo cronachistica e minuziosa, talora dispersiva, di episodi anche di ridotta rilevanza generale, ovvero tendere a lla rievocazione ridondante degli eventi in ternùni che possono andare dall'epico, al retorico. al sentimentale attraverso una gamma espositiva aderente, naturalmente, alla personalità del rievocatore ed alle sue componenti emotive cd espressive. Tali sbilanciamenti pe r eccesso, d 'altra parte, rappresentano spesso anche la manifestazione di un radicato senso di appartenenza e ùi identificazione orgogliosa con quella stmttura militare (la Compagnia, il Battaglione, il Reggimento, la Brigata, la Divisione) nella quale si è militato, una parentesi fra le più signitìcanti della propria vita e per la quale fa capolino, più o m eno inconsciamente, anche la nostalgia cli una irripetibile giovinezza. Ris ultano pertanto ancor più apprezzabili quelle testimonianze che hanno il pregio della sintesi, nelle quali lo scrivente riesce a dare in breve un'idea del tutto, a ricostruire un'atmosfera, a comp endiare dati concreti e sen sazioni personali in una globalità quanto mai incisiva.
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Esempio tipico di tale e ffi cacia riassuntiva può essere considerato il brano che segue, redatto dall'avv. Giuseppe Prisco, noto avvocato milanese ed appassionato dirigente cli una grande società calcistica , d e dicato a l l-3attaglione L'Aquila del 9° Reggimento Alpini della Divisione Julia con il quale prese parte alla campagna di Russia con il grado di sottotenente: "Facevo parte di un battaglione costituito in g ran maggiomnz a di alpini abruzzesi, che avevcmo lasciato i loro monti con ben scarse cognizioni di OJ?,ni J?,enere ma /)()riava no entro di sé hen chiara e precisa la volontà di.fare.fino in .fondo il loro dovere di soldati e di uomini. Essendo oltre 1600 in parten za dall' Ttalia, cominciarono la ritirata in circa 3 00, gli altri erano rimasti tutti o.feriti o morti o dispersi durante il mese precedente, quando il battaglione dovette tenere la linea schierato fra il resto della Julia e i tedeschi, sul settore di
.fronte antistante il quadrivio di Seleny Jar. Tali cifre dovrebbero parlare un loro linguaggio assai eloquente, ma da sole non rendono l'idea della continua agonia e dello ~forz o so/intmano ai quali si sotto/)()Sero gli a/JJini de L'Aquila che {tfi stessi tedeschi guardavano con sguardi trasecolati ed ammirati al termine degli assalti violentissimi, delle a z ioni svolte con l'appoggio dei loro carri armati, o delle strenu e d[fese dagli attacchi nissi protratte per giorni e giorni a sbarrare quel velo di trincea sul quale gli alpini non mollarono mai, anche se di volta in volta si ritrovavano sempre più esausti e semp re più in Jmchi. OJ?,gi sono considerate alla stregua di qualunque altro ritaglio di metallo, ma allora avevano un senso le Croci di .ferro con le quali il g enerale tedesco Eibl d ecorava sul camp o g li umili alpini della Maiella per il loro eccezionale valore dimostrato in combattimento. Non potr6 mai descrivere adeguatamente i sentimenti che in quel momento mi suscitò il dividere la mia vita con quella di quei montanari, e la commoz ione che me ne veniva nel constatare l'infinita ricchezza di virtù, gli slanci silenziosi ed esemplari di cui quotidianamente davano prova uomini tanto semplici; dapprima per me fu meraviglia, poi quasi incredulità, poi un indicibile ajjètto misto all 'ammiraz ione che tuttora p e rdurano nel ricordo e nella mia vita d'og,::i. Peccato che la maggior parte m orì, p er eccesso di altruismo, di valore e di dediz ione al senso del dovere: l'Italia ha p erduto in
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/uro una grande ricchezza incalcolabile e non riproducibile. Dio voglia che se ne salTJi almeno il ricordo esemplare. Quando cominciò la ritirata eravamo rimasti in pochi, ma quei pochi aj/ronta rono ancora con coraggio la sorte, e mai si tirarono indietro quando si trattò ancora di combaltere, anzi non conobbero esitazione al/archè nelle battaglie dei primi giorni nella sacca si trattò di bullarsi avanti contro le enormi .forze russe nel tentatiTJO di aprirsi un varco verso l'Italia. 1 più morirono .~iorno per giorno, uno due o tre per volta, j,er una pallollola o una rosa di schep,p,e, lasciando la loro macchia di sangue sulla neve e diventando su quella un piccolo mucchietto d i stracci, tutto ciò che restava dei miei cari comj,agni. Uscimmo dalla sacca in 763 alpini e 3 uj/ìciali, tutto ciò che de L'Aquila sopraV1Jisse. Oltre l'onore, si intende, è l 'esemj,ù1 che ha un suo j,cm, p oiché arricchisce per sempre la storia di u.n intP.ro popolo "17 .
7. - Capacità di ideazione
Esempio storico La figura-c hiave d el pensie ro militare italiano ne l pe rio do fra le due guerre, e perfino de l secondo dopogue rra, è sicuramente rappresentata da Ciulio Douhe t, pe r il qu ale sareb be p ettanto riduttivo attribuirgli un m o lo di p rim o piano solo ne ll'ambito della dottrina aeronau tica anche se d i q uesta fu sicurame nte un antesignano a live llo m ondiale. Certa me nte Douhet, ufficiale cli artiglieria n ato a Caserta nel 1869, non fu il "ptimo" a p arlare di molo indipendente e strategico dell'aviazio ne, dal mo me nto che l'argomento e ra tale da calamitare di per sé, senza bisogno di una vera circolazion e di in formazio n i, gli ingegni naturalmente predisp osti al profetismo, alla futurologia ccl a lla stessa fant.ascienza. fu tuttavia il primo a dare compiuta veste teorica a quelle che
17 Ill'.<.lcsch i C~ . (a cura di), "Nikola jewka: c'ero anth 'io", Milano, Murs ia , 1972, pagg. 79-80.
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fino allora - ci si riferisce al primo decennio del secolo, tenendo conto che il suo primo saggio sulle p ossibililà dell'aeronavigazione risale a l 1910 - e rano state, più che me ditate deduzioni e convinzioni su solida base tecnica, aspirazioni e speranze quando adcliriltura sogni o fantasie. Il pensiero aeronautico di Douhel si inseriva in una più vasta concezio ne dei problemi della gue rra e de lle istiluzioni militari. 'l'ra il 1921 ed il 1923 pubblicò due volumi d i grande importanza, Il dominio dell'aria e la difesa nazionale, ne i quali e ra no espresse le proprie idee che si basavano sull'individuazione dell'aviazione da bombardame nto come l'arma più economica e decisiva in grado di piegare l'avversario colpe ndone i centri demografìci ed industriali. Un quadro teo1ico ch e sare bbe poi stato approfondito in un altro libro , Guerra integrale, edito 11d 1929. In queste s ue opere fondamenlali , Giulio Douhe t stabiliva inna nzitutto una differenza fra i conceni di "guerra totale" e "guerra integra le ". La prima era infatti ancora basata sul pregiudizio che le ostilità sa re hlx:ro state condotte prevale nteme nte contro obie ttivi militati e lungo i confini ; in questo contesto la popolazione civile assumeva un ruolo attivo, sì, ma non quale diretto pro tagonis ta, vene ndo impegnala soprattutto nello sforzo proclullivo ed in compiti ausiliari. La "guerra integrale" teorizzata dall' ufficiale case,tano era invece qualcosa di completame nte diverso, in <1uanto le popol azio ni diventavan o il vero soggetto (attivo e passivo) de lla lo tta; dal momento che e rano il centro propulsore delle forze mate riali e spiritua li d e lla nazione in g ue rra, esse costituiva no anche il vero o biettivo della vio lenza bellica. Di conseguenza, la struttura delle forze militari e l'intera organizzazione dello sforzo bellico naz io nale dovevano essere riordinate secondo questa nuova prosp e ttiva; un comando unico ed un'unica struttura d e lla difesa nazionale d ovevano accompagnarsi ad un'un ica dottrina di gu em1. Scom pa riva così la tradizionale dis tinzione fra "guerra terrestre" e "guerra navale", sostanzialmente ma ntenuta anche du rante il primo conflino mo ndiale. La gue rra diventava infatti "integrale", e questa inregra zio ne di due aspetti che e ra n o rimasti fino a llora
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separati e distinti era la conseguenza del potere aereo e d ell'insidia subacqu ea. Da queste premesse teoriche , no n solo inattaccabili ma o rig inali e lu cide, Douhet derivava la teoria del "dominio d e ll 'aria ", espost.a per la prima volta in forma organica e completa nella sua opera più nota pubblicata ne l 1921 e che portava appunto il sud detto titolo. Essa si può riassumere in una duplice capacità: disporre liberamente dello s pazio aereo, e d al te mpo s tesso essere in grado di impedire all'avversario di svolgere operazioni "di grande rilievo". Nella concezio ne ideativa di Douhet, il dominio dell'aria n on era la meta finale de lla guerra aerea, ma soltanto il mezzo per poter poi raggiungere dall'alto, con il bombardamento, il vero o biettivo strategico, fino a quel momento 1ispanniato dal concentra rsi della violenza bellica lungo le fro ntiere terrc~tri, c ioè i ga ngli vitali della vita nazionale e della produzione cd il morale della popolazione civile, o rma i direttamente protagonista de lla lotta . Tn questo modo si sarebbe evitata , con colpi rapidi e decisivi, la sanguinosa g uerra di logorame nto. C:ontrast.ato d a quegli ambienti, militari e non, che sarebbero stati penalizzati nelle rispettive autonomie cli settore, le idee di Douhet avrebbero trovato la più ampia conferm a della loro validità nel corso della seconda g uerra mondiale.
8. - Buon senso Esempio storico Della questione fiumana sviluppar.asi fra il 19 19 ccl il 1920 s'è già fatto cenno ne l precedente paragrafo B-11. In quella questione, così importa nte e p a rticolare per l'esercito italiano che, p e r la prima volta nella sua storia e sia pure in forma ridotta, si era reso protagonista di un clamoroso episodio di 1ibellione alle istituzioni, un ruolo importante fu riservato al gene rale Guglielmo Pccori Giraldi. Questi,· già comandante della P Annata alla testa de lla quale era entrato a Trento il 3 novembre 1918 e primo governatore del
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Tre ntino-Alto Adige, poco dopo il colpo di mano dannunziano su Fiume era stato incarica to dai generali Albricci, Ministro d e ll a (Tuem1, e Diaz, Capo di Stato Maggiore dell'E.,;ercito, di procedere ad un'inchiesta s ugli avvenimenti, richiesta alla quale l'interessato o tte mpe rò consegnando, dopo circa 8 mesi, una dettagliata relazione frutto di una cospicua se1ie di indagini, interrogatori, confronti e d esami docume ntali e tanto più me ritoria q uando si tenga conto che si trattava di acce,tamenti fatti forzatamente "a caldo", nel me ntre la stessa vicenda fiumana era tuttora in corso, una pregiudiziale questa che avrebbe potuto incide re non di poco sulla completezza e s ulla obiettività dei giudizi. La serenità d 'animo e l'equilibrio, caratte ristiche insite nella pe rsonalità del generale Pecari Giraldi e delle qua li aveva dato più volte dimostrazio ne nel corso de lla s ua o rma i lunga carrie ra , si rivelarono invece ùeterminanti nel ùarc luogo ad una serie di valutazioni is pirate soprattutto a l buon senso. Il compilatore prese in esame i vati aspetti dell'intera q uestion e. Uno di essi riguarcl.-1va l'influenza esercitata sui giovani ufficiali e s ulle truppe dalla propaganda di guerra così come e ra stata messa in atto d opo Cap o re tto , certamente illuminata e positiva sotto vari punti d i vista e per la quale il "soldato" era diventato il "combatte nte" ma che aveva d ete rminato u na nuova forma cli discip lina , d i stampo più pate rnalistico che di rigorosa osservanza ed in g rado di rendere i giovani militari meno disavvezzi alla discussione politica. I giovani ufficiali (la maggior parte di complemento) che aveva no segu ilo D' Annunzio a Fium e defezionando dai rispe ttiv i reparti si erano formati pe r la q uasi totalità durante la gue rra, ricevendo una preparazioi1e disciplinare piuttosto sommaria. Era venuto me no, soprattutto, l'adeguato indottriname nto c la cons uetudine metodica e controllata capaci di far acquisire loro una n ozione pie namente assinillata de l concetto <li disciplina come p resupposto e compendio di tutti i doveri militari, vera e propria pietra angolare nel profilo etico e professionale d 'ogni ufficiale e quindi d i tutto l'Esercito. Non ci si poteva pertanto meravigliare più di tanto se questi giovani, che pur avevano d imostralo di pote r essere un valido stru-
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mento di guerra, non e rano a ppa rsi tetragoni ai rich iami di un ideale patriottico nel quale si risp e cchiavano q uegli stessi sentime nti che avevan o rappresentato du rante il conflitto il loro nutrime nto spirituale, e se a tali richiami non erano stati in grado di contrapporre una salda concezio ne del dovere militare n é del tene r conto delle imp licazioni c he sare bbero derivate all'Esercito sotto l'aspetto della p ropria compattezza disciplinare. Un a ltro signitìcativo aspetto preso in esame da Pecori Girakli era quello rig uardante le responsabilità d ei com a nda nti di grad o più elevato. Lo apriva una premessa ne lla quale, dop o aver dato per scontate la lealtà e la rettitud ine d i tutti i protagonis ti, il com p ila tore esternava un concetto ch e confermava in pien o il buon senso che ne aveva ispirato la globale valutazione d i uo mini e fatti: "Nel considerare la loro opera, nel complesso come nei particolari, reputo necessario ·m ettersi in guardia contro l'errore di giudizio di misurare gli altri col proprio com/HJsso e di a/JfJrezzare gli atteggiamenti spirituali e le intenz ioni, e perciò anche le o/Jere altrui, alla stregua della propria personalità; ciò che conduce, talvolta, a /Jerdere di TJistu tu jìf!,ura dell'uomo medio, al quale soltanto può r[ferirsi la valutazione etica deifutti u muni"18 .
9. - Resistenza al lavoro mentale Esempio storico TI 22 lug li o 1933 Mussoli ni c hi amò il gen erale Federico Baistro cch i a s u ccedere a l generale Pie tro G a zzera qu ale Sottosegretario alla G ue rra , carica alla q uale si assoc iò d aI1 '1 ottobre 1934 an che quella di Capo di Stato Maggio re d e ll'Esercito (l'abbinamento dei due incarichi si sarebbe protratto s ino al 1938 con la gestio ne Pariani). TI temperamento entusiasta cd esuberante del generale n apole-
18 Longu L E. , "L'Esercito llaliano e la q uestione fiumana (1918- 1921)", Roma, U.S.S.M. E., 1996, ragg. 581 -582.
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tano fu come una ventata d'aria nuova per g li uffici di via XX Settembre a Roma, liberandoli dall'immobilismo dell'ultimo decennio. TI suo substrato inte llettuale e temperamentale, già messo in luce durante la prima guem1 mondia le nella quale si era dimostrato uno dei migliori comandanti di artiglieria di Grandi lJnità, aggiornatissimo sui nuovi criteri d i impiego dell'Arma e famoso per la sua inesauribile attività sul terreno, lo portò subito ad operare col massimo fervore per migliorare l'effic.iem:a dell'Esercito, avendo come obiettivo fondamenta le lo svecchiamento e la libera'.lione delle strullure militati dal bagaglio di teotie ed indiri'.l'.li del primo dopog uerra. Promosse un rinnovato ordinamento, frenato in parte soltanto dalle limitazioni d i bilancio, emanando anche una nuova legge sull'avanzamento per <lare sbocco a lle carriere rimaste penalizzate dalle prorno7.ioni in massa avvenute nella prima guen-a mondiale. Migliorò di molto la dotazione delle armi e del muni;,:ionamento: alla fanteria furono assegn ate armi più moderne, la trasformazione delle artiglierie si realizzò soprattutto attraverso le categorie leggere" mentre per quelle "pesanti" il progranrn1a avrebbe dovuto e ssere completato entro il 1939. l e unità cli bersaglieri e d i cavalleria furon o inquadra te in Crandi Unità celeri ed autotrasportate. Petvenne a lla costituzione del Corpo Automobilistico e della Guardia alla Frontiera, un nuovo Corpo tendente ad affrancare le GG.UU. operative dai compiti della difesa statica. Curò con particolare competenza e passione l'addestram e nto. sgombrando gli ufficiali dalle scrivanie affinch é fossero educati presso le truppe a lle responsabilità del comando. Presiedette mirabilmente a lla fase d i preparazione e di alimentazione logistica della campagna d 'Etiopia, alla vigilia della quale fu s ul punto di sostituire nella carica di Capo di Stato Maggiore il generale Badoglio, cosa che gli procurò l'os tilità di questi, deciso ad a llo ntanare dall'Esercito un uomo che non apparteneva al suo clan ccl un pericoloso rivale: le pressioni esercitate in Lai senso su Mussolini so,tirono infatti l'effe tto des iderato. L'a lacrità con la quale portò avanti i programmi prefissi e la
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loro mole, nonché la complessità dei molteplici problemi connessi, .sotto po.se Bai.slrocchi ad un rilmo di lavoro della rnas.sima inle n.silà, .senza alcun ri.sparmio fi.sico ed ancor più m enlale. Le le.stimonianze dire tle di 4uanli lo affiancarono ai dive rs i livelli depongono per una in.slancabililà che la.sciava .slupefatti lulli i collaboratori, che il più de lle volte accu.savano la falica di un .siffatto impegno .soprattutto inte llettivo mentre il ca po dimo.strava di di.sporre ancora di lanta fre.schezza ed energia. Per.sonalmente, non si pose mai limiti di orario; costretto, ad esempio, a trattare con gli ufficiali preposti ai diversi incarichi i relativi problemi a lla fine d e lla giornata, quando tutti, lui compreso, avevano alle spalle 10 o 12 ore di intenso lavoro, non esitava a protrarre la propria permanenza in ufficio sino alle più avanzate o re notturne per esaminare i vati inca1tamenti e prendere le necessarie decisioni. Tale rilmo fu una coslanle duranle i lre anni di Baislrocchi in via XX Settembre, con ulterio re incremento all'epoca della campagna in Africa Orientale al cui svolgime nto, come si è detto, sovrintese al massimo grado, andando a fondo di ogni problema tanto sotto l'aspe tto operativo ch e sotto que llo o rdinativo e logislico, ed abbinando nella manie ra più produttiva le componenti intellettive acquisite, esperienziali , con que lle frutto d e ll 'immaginazio ne e creativ ità del momento , esprimendo a l meglio una "ginnastica mentale" ce rtame nte fuori del comune.
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PARTE III QUALITÀ PROFESSIONALI
I. - Preparazione tecnico-professionale
Esempio storico 1' 11 novembre 1882 fu varata la legge che istituiva sin dal te mpo di pace la carica di C:apo di Stato Maggiore dell 'Esercito, cd il primo chiamalo a ricoprirla fu Enrico Cosenz, che aveva militato nei ranghi dell'Esercito borbonico e di quello garibaldino e che nel 1862 era e ntrato a far parle di que llo italiano con il grado di Tene nte Gene rale. Cominciò al lora uno straordinario pe tiodo di attività professionale , ricco di s u ccessi presligiosi e d i intime soddis fazioni. Intelligente e colto, sorretto da molte plici esperienze di vita, universalme nte stimalo, fornì intera la misura d ella propria preparazion e tecnico-professionale che toccò il c ulmine proprio negli undici anni durante i quali fu Capo cli Sla lo Maggiore dcll'Escrcilo. Rammodern are, consolidare e potenziare questo organismo militare fu un compito eslremamente oneroso, che il Cosenz a dempì ne lla maniera migliore, in quanto allorch è lasciò l'incarico a domanda alla fine del 1893 l'Esercito disponeva finalme nte di una pia nificazione di mobilitazio ne cd o perativa comple ta, esaurie nte e fallibile, nonché di una slrullura dottrinaria moderna , rispondenle agli armamenti c d alle con cezio ni dell 'epoca, elaborata dallo stesso C:osenz. Pe r ptima cosa riordinò lo Stato Maggiore, chiamando attorno a sé un g rnppo di ufficiali pre parati ed intclligenli che, sotto la sua guida esperta cd e quilibrata , cominciarono progressivamente a creare le basi di quello che da semplice o rga no di studio e di cons ulenza per il Ministro de lla Gucm1 dive ntò il centro propulsore di tullo l'Esercito nell'arco di solo un ventennio. Altra iniziativa importanle di Cosenz fu la subitanea islituzione, sempre in seno allo Stalo Maggiore, d e l Kcparto lnlendenza, preposto agli studi relalivi al funzionamento d e i servizi logistici in
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gu en-a la cui connessione con la branca operativa, duranle le cam pagne del Risorgime nlo, si era dimostrata oltre mo do precaria. T.a lacu na più p e ricolosa d e ll 'o rgan izzazio ne militare e ra, ad ogni modo, la assoluta mancan za di validi progetti per la mobililazion e e per la radunala, e verso quesla pianificazio ne fu prioritatiame nte orientata d al Capo di Stato Maggiore l'attività dei nuovo organism o . li settore di a ttività nel quale l'impronta e l'ope ra di Enrico Cosem si sarebbe dirnoslralo p iù incisivo e duraturo fu comun(}ue que llo d ottrinario. Allo rc hè egli assu nse l'incarico, il com plesso delle norme e d e i regola m e nti in vigore n e ll'Esercito risuitava ampiamente supe rato d alle più recenti esperie nze b e llich e. Nonosta nte un congruo te ntativo di aggiornam ento messo in atto negli anni preced enti dal Ministro della Gu erra, Cesare Ricotti Magnani, il "corpo dottrina le " d e ll'Esercito italia no e ra ancora ben lontano d al possedere quelle camtterisliche e.li a rmonia, e.li o rgan i cità e di coere nza senza le qu ali non è possibile pervenire a quella disciplina d elle intelligenze che, sola, consente d i far raduna re , muovere e combatte re un esercito. Esigenza che, se indispe nsabile per tutti gli eserciti, lo e ra ancor più per quello ita liano, ai vertici del quale la recente config urazione unitaria del lo Stato aveva fatto confluire generali di diverse p roven ienze ed esp e rien ze. Cosen z fu p erfettamente con sapevole ch e la dottrina avre bbe dovuto sviluppare negli ufficia li l'abitudine a p e nsare e ad agire con coere nza ne ll'ambito di un più gene rale disegn o strategico. Si dedicò p e1ta nto con grande ene rgia e compete nza al rinnovamento di essa, procedendo peraltro con gradu alità e valutando con atte n zione su ggerimenti e cons igl i e soprattutto l'esito d e lle acc ura te sperime ntazioni s ul campo, solo dopo le q uali, infatti, procedette alla ed izion e definitiva di norme e procedure. Caratte ristica salie nte di tu tta la regolam entazio ne derivalan e , ed in p a rticolare di que lla tattica , fu la notevole e las tic ità, d a l momento che fu decisame nte bandito il precedente orientame nto rigido e precettistico che imbrigliava l'azion e dei comandanti, preferendo em an are nonne gen erali orien tative intese ad indicare gli scopi piuttosto che le vie ed i mezzi per raggiungerli.
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2. - Capacità organizzativa
Esempiu sturicu Il gene rale te d esco c he esercitò la maggiore influenza sull'andamento della seconda guerra mondiale morì tre anni prima che questa cominciasse, quando era già a riposo da dieci anni. Era llans von Seeckt, l'uomo ch e dopo il conflitto 1914-1918 riuscì a ricostruire un esercito e fficie nte ed a gettare le fondamenta s ulle quali sarebbe sorto un organismo militare molto più grande. La s ua azione organizzativa fu tanto più meritoria quando si conside ri che era stato costretto a tracciare ed a mettere in ano i propti programmi in condizioni irte di ostacoli, q uelle della pace eie ttata dai vincito ri che miravano appunto a rendere impossibile la ricostrnzione di un consistente esercito tedesco. La maggior parte d ei brill a nti ri su ltat i ottenuti dall a Wehrmacht, specialmente nella fase iniziale della seconda guerra m ondiale, fu dovuta a l modo con il quale Se eckt aveva p lasmato la Reichswehr, il piccolo Esercito di 100.000 uomini tra ufficiali e sold ati a l quale la Germa nia e ra stata ridona dal trattato cli pace, nel decennio successivo alla prima. Seeckt, innanzitutto, tenne l'esercito assolutamente fuori dalla p o litica e fu così in g rado di dissimulare i s uoi piani di sviluppo militare m eglio di quanto gli sarebbe stato possibile se avesse svolto le semivelate attiv ità p o litiche a lle quali , ne l nu ovo regime re pubblicano, si dedicavano molti uffìciali d ella vecchia scuola . Nei termini entro i quali lo consentivano ce1ti interessi costituiti, ottenne che i quadri della nuova Reichsweh r venissero formati con il fior fiore degli uftìciali e dei sottufficiali che avevano subito il collaud o della g uerra. Egli si dedicò comple tame nte a l compito di trasform are questo piccolo co ntingente di 1000 ullìciali e 96.000 uomini di truppa in un Corpo di comand a n ti e di istruttori qualificati, in grado di costituire la strnttura di base per una rapida espansione dell'eserc ito qua ndo ciò fosse risultato possibile. Il loro addestramen to venne sviluppato a livello altissimo e secondo nuovi metodi , in modo che acquis issero una mentalità cd
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un'efficienza profest:iionali superiori a quelle che avevano carattclizzato in passato l'esercito a coscri:Lione obbligatoria. Molti ufficiali di Stato Maggiore e mo lti specialisti trovarono temporane o impiego in Giappone, in Cina, negli Stati baltici e sudamericani, ne lla Russia sovietica dove potevano fare esperienza con i can-i armati. Altri ufficiali maturarono un'esperienza di volo sulle lince civili. Una parte considerevole dell'esercito smobilitato potè continuare ad addestrarsi in organizzazioni paramilitari non ufficiali sotte all'interno della Germania, e si ricort:ie a vari espedienti per conservare le armi indispensabili a tale attività. Ma il successo ancor più rimarchevole di Sccckt fu di aver messo in moto una corrente di idee che ridiede all'esercito tedesco vitalità, lo fece progredire verso nuovi traguardi di efficienza e lo mise in grado di aggiungere una superiotità qualitativa a quel recupero quantitativo che l'inerzia dei vincitori p,li permise di compiere. Egli dette alla Reichswehr un vangelo di mobilità, fondato sull'idea che un esercito di truppe sce lte che si muova e colpisca rapidamente può assicurarsi una superiorità incomparabile su un esercito <li massa all'antica. la t:iorpresa e la flessibilità divennero elementi dominanti d e lla nuova dottrina b ellica ; per acquisire soprattutto la flessibilità, la Reichswehr si affrettò a sviluppare nuovi mezzi di comunicazione e vi dedicò gran parte delle sue limitate risorse, senz'altro proporzionalmente superiore a quella impiegata nello stesso dopoguerra da qualunque altro esercito. Seeckt insistè in modo particolare perché i comandanti di ogni grado stabilissero il loro quartier generale più avanti di quella che era allora la consuetudine, così ch e potessero tenere il dito s ul polso de lla battaglia cd intervenire più rapidamente.
3. - Capacità didattica, educativa, addestrativa
.Hsempio storico La Scuola Paracadulit;Li di Tarquinia fu la prima di tali strutture addestrative creata sul te rritotio nazionale (t:iul piano strettamente cronologico, la primoge nitura t:ipetta invece al Campo Scuola
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Paracadutisti della Libia di Castel Benito, nei pressi di Tripoli), istituita il 15 ottobre 1939. A comandarla, secondo la normati va vigente che prevedeva la dipende n za tecnica, territoriale, disciplina re ed amministrativa dallo Stato Maggiore Aeronautica e quella relativa a ll 'addestramento terrestre individuale e di reparto ccl all'impiego tattico dallo Stato Maggio re Esercito, fu chiamato un colonnello de l Ruo lo Naviganti d ell'Aeronautica ne lla persona di G iuseppe Baudoin, una figura che si ide ntificò in forma piena cd assoluta con l'organismo da lui diretto (ed in buona parte creato) al punto tale da divenire l'uno espressione dell'altro e viceversa. Tran sitato dall 'Esercito nell'Aeronautica nel 1924, aveva prestato servizio in c..iuasi tulle le s pecialità d e lla nuova Forza Armata. ricoprendo anche diversi incarichi di Stato Maggiore. Nel 1927 aveva effettuato il primo la nc io coi paracadute, acquisendo anche in quel settore un'esperie nza ed una risonanza degne di rilievo, culminale nel 1930 con il lancio di tutto il personale navigante della 25l! Squadriglia da ricognizione con alla testa il s uo comandante, capitano llaudoin, che proprio c..iuel giorno festeggiava così il s uo compleanno. Grazie a lui, la Scuola Paracadutisti raggiunse fra il 1940 cd il 19./42 un'efficienza molto elevata , c..iuantilativamente e qualitativamente. Il comandante infuse agli uomini, istruttori cd allievi, passione e volontà, entusiasmo e sprez:.w dei pericolo; dette egli stesso l'esempio in ogni frangente, partecipando alla ginnastica, alle marce, ai tiri, a lle fasi di preparazione al lancio, creando le basi per la mig lio re tradizione paracadutistica. Chiamalo "papà" dai subordinati , vestiva nei modi più disinvolti, calzoncini cotti, bustina e camicia col collo aperto, rifuggiva da ogni inutile formalismo e da ogni perdita di tempo, correva in motocicletta per il campo, seguiva da vicino le fasi dei lanci con un suo piccolo aereo, scopriva sul volto degli allievi ogni emozione, ansia e preoccupazione, li incoraggiava e li sosteneva così come li premiava e li puniva con la stessa indifferente semplicità. Generoso ed a ltruista, non ammetteva però tentennamenti o rilassam enti, no n era un uomo che andasse pe r il sottile né l'innata
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signorilità gli impediva di essere determinato e duro quando riteneva che fosse necessario esserlo. Gli episodi che lo riguardano sono numerosi e tutti contribuiscono a dare un'idea dei personaggio. Fra i tanti, notissimo quello dell'autista di un'ambulanza che si e ra messo a ridere guardando la scena di un paracadutista che , dopo l'atterraggio, veniva trascinato dal vento. Baudoin o rdinò seduta stante di mettergli un paracadute addosso, di portarlo per aria e poi cli buttarlo giù. Allorchè il neo-paracadutista suo malgrado tornò a contatto con la madre terra, lo avvicinò e con tono secco che accentuò ancor più il pallore d ei malcapitato, gli disse "Così imparerai a non ridere più quando un paracadutista si truva in dij]ìcoltà!". TI 30 aprile 1941, una compagnia del 2° nattaglione fu lanciata sull'isola <li Cefalonia per occuparla insieme alle contigue Zante ed Itaca, operazione che si svolse incmentemente contribue ndo a consolidare l'oc.c:upazione d ell'intero arcipelago ionico. A Lecce, ,1ll'atlo dell'imbarco sugli SM 82, i paracadutisti trovarono il col. Baudoin che era giunto a Tarquinia per consegnare loro alcune bandiere nazionali ed il suo abbraccio commosso, viatico per questo primo lancio di guerra della sp ecialic'i. Non dimenticarono mai , negli anni, questo episodio, uno dei più significativi fra i tanti attraverso i quali il comandante d e lla Scuola seppe trasfondere quello "spirito di Tarquinia" ciel quale era sta to il primo attivatore.
4. - Capacità amministrativa e cura del materiale
Hsempio storico Per quanto riguarda la campagna d'Etiopia 1935-1936, è accertato che il maggior merito della rapida e decisiva vittoria italiana, senza nulla togliere all'impegno ed a l valore de i combattenti, è soprattutto da ascrivere alla organizzazione generale, alla dovizia dei mezzi ed alla costanza dei rifornimenti d i ogni genere dalla madre Patria. L'organizzazione elci servizi, delle basi e delle strade superò
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qualsiasi prev1s10ne e rispose sempre pienamente alle esigenze operative. La dovizia dei m ezzi e delle pote nzialità (la campagna avrebbe avuto un costo complessivo s uperiore ai 12 miliardi di lire dell'epoca) fu messa a disposizione de i militari dal potere politico, che di esso furono pe11.anto lo strnmento, ma n ella storia dell' Italia unita mai questo strumento ern stato s ino allora così ben forgiato ed impiegato. TI successo della campagna destò la sorpresa e la meraviglia di numerosi esperti militari stranie ri, i quali avevano preventivato che proprio le enormi difficoltà logistiche , per il superamento delle quali non ritenevano gli italiani assolut.amente idonei, non avrebbero consentito il conseguimento di ris ultati rapidi e brillanti, ed avevano anzi preconizzato che le operazioni si sarebbero stabilizzate chissà per quanto tempo e si sarebbero concluse per esaurimento se non a<l<liritt.ura con la nostra sconfitta .
La ragione prima del successo, come già detto, fu invece proprio l'organizzazione logistica che, iniziata nel gennaio 1935, procedette su vastissima scala fino al maggio 1936, sia s ul territorio nazionale che nelle colonie, in tempi serrati ma con estremo ordine, a lacrità e regolarità. Oltre al Sottosegretario alla Guerra e Capo di Stato Maggiore dell'Esercito generale Baistrocchi, dei cui ruolo nell'alimentazione logistica della campagna s'è già fatto cenno nel paragrafo TI-9, un protagonista di primo piano fu il generale Dall'Ora, lntendente Generale dei Corpo di Spedizione in Africa Orientale, che seppe portare la capacità di ticezione del porto di Massatia da 200 a 3500 tonnel la te giornaliere di mezzi. Dal febbraio 1935 al febbraio 936 si concretizzò l'enorme sforzo logistico dello Stato Maggiore Esercito per organizzare e trasportare in Etiopia 15 Divisioni (9 dell'Esercito e 6 cli Camicie Nere) più un numero notevole cli reparti non indivisionati ai quali andavano sommati anche 80.000 appattenenti ai repatti indigeni. Quello dei materiali fu uno dei principali problemi eia risolvere. Le molteplici e spesso improvvise esigenze del Corpo di Spedizione, la qualità e la varietà dei mezzi da predisporre in zone prive di risorse tecniche e le difficili condi:,,.ioni politiche, specie dopo l'applicazione delle sanzioni, portarono ad e ffettuare studi
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per realizzare nuovi materiali di produzione nazionale e ad escogitare nuovi sistemi applicativi in tutti quei casi nei quali i materiali preesistenti non dava no i risultati voluti. Anche in questo ambito l'Intendente c-;encrale dette prova di una particolare sagacia amministrativa re lativam e nte al congrno impiego delle risorse finan ziarie (cercando di ridurre al minimo l'esodo di valuta), programmando al meglio la gestione dei fondi e valutando attentamente le priorità e la conseguente riparti zione temporale delle spese. Ne trasse beneficio tutto il complesso dei provvedimenti adottati riguardanti i diversi aspetti logistici, dal vestiario ed equipaggiamento alle materie prime, dai viveri al rifornimento idrico, dai materiali sanitari a quelli necessari al Genio militare in loco. l Jno dei problerrù più ardui fu quello dei trasporti, tenendo conto dell'aspre zza del territorio e dei clima e del conseguente, mpi<lo logorio degli automezzi per i quali furono approntate ccl inviate oltre 3000 tonnellate di parti di ricambio. Imponente fu anche lo sforzo per l'approntamento e l'attuazione degli inge nti lavori edilizi e stradali indispensabili alle esigenze logistiche ed operative.
5. - Governo del personale lisempio sturico Armando Oiaz cominciò a manifestare le proprie particolari attitudini al governo del personale, a parte i comandi di repatto nel corso della carrie ra, allorchè nel gennaio 1913 assunse l'incarico, nel grado di colonnello, di capo della segreteria del Capo di Stato Maggiore Alberto Pollio, con servato anche per un ce,to tempo sotto la gestione Cadorna. La delicatezza elci posto e la molteplicit.-1 delle mansioni da svolgere comportavano la necessità di stabilire relazioni ottimali con i collaboratori , evitando al massimo dissapori e frizioni che avrebbero reso o ltremodo difficoltosa la funzionalità di un siffatto ufficio. Uiaz seppe trattare ne ll a maniera più acconcia gli uomini del proprio staff, dando luogo ad una coll aborazione spontanea e foriera dei migliori risultati.
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Tali positivi criteri cli governo del personale dipendente trovarono an cora più ampia espressione quando, a ll'inizio della ptima guerra m o ndiale , dive nne capo del Reparto Operazioni d e l Comando Supremo, che coordinava tutti gli uffici ed i servizi del Comando stesso e che poteva essere ben diretto solo da un capo ch e n o n solo avesse una v is io ne compl eta dei problemi dell'Esercito ma fosse in grado di affrontarli ottimizzando le risorse umane più direttamente connesse con un incarico di così elevata responsabilità. Dimostrò anche in esso indubbie capacità professionali, presiedend o con m e todo raz iona le agli adempimenti operativi ma soprattutto mettendo in evidenza una attenta cura de l b enessere dei propri soldati del cui sangue fu sempre avaro. Sinceramente convinto che la migliore azione di comando fosse que lla esercitata con il cuore, con la persuasione e con l'esempio, Diaz mise in pratica tale de ttame meritando così il comando de l XX IIl Corpo d'Armata sul Carso, incarico nel quale anche si distinse s pecialmente per il buon governo del personale. Ma la sua fama in questo senso fu soprattutto legata alla nomina a Capo di Stato Maggiore d e ll ' Eserc ito in sostitu zione di Cadorna, dopo il crollo del fro nte isontino nel novembre 1917 a Capo retto. In contrasto con le tendenze accentratric i del s uo predecessore, ta li da impedirgli spesso di controllare i dettagli della pianificazione e l'esecuzion e dei s uoi ordini, Diaz si dimostrò p ortatore di una vis ione p iù a perla de lle esigenze be lliche riorganizzando il lavoro degli uffici dei Comando Supremo con l'attribuire ad ognuno respon sabilità definite e concrete, senza clam ori né scosse, mantene ndo anzi al loro posto quasi tutti i collaboratori di Cadorna e favorendo la nascita di un clima cli squadra pur nel rispetto dei diversi compiti. Poten ziò, ad esempio, il ruolo degli ufficiali di collegame nto con le varie Armate, avendo però cura cli no n scavalcarne i comandi con i quali furono anzi c urati rapporti molto stretti così eia superare o comunque attenuare distacchi ed incomprensioni Seppe valorizzare l'opera de i s uoi collaboratori delegando loro importanti compiti esecutivi, di preparazione e di controllo pur
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riservandosi sempre la decis ione finale e l'intervento personale nelle situazioni più complesse. 11 riscontro ancora più manifesto della sua politica cli governo del personale si ebbe però nei confronti della truppa. La sua pacata umanità lo portò a risparmiarla il più possibile, riservando l'impiego in massa solo in quei casi nei quali la battaglia si fosse dimostrata decisiva. Furono soprattutto evitate le azioni dimostrative e gli attacchi fini a sé stessi, causa di us ura nervosa e di un autentico stillicidio di perdile. Infuse nei soldati un senso di calma che originò un rafforzamento degli spiriti e dei fisici; si resero conto che non si chiedevano sacrifici inutili ma solo quelli necessari. Furono introdotti notevoli miglioramenti per la vita delle trnppe: turni di riposo regolari e più lung hi, licenze anch'esse più rego1,iri ~ di m:1ggior durata, miglioramen to del vitto in qualità, una polizza di a ssicurazione gratuita, maggiori s ussidi alle famiglie, promozioni e ricompense attribuite con maggiore obiettività e rapidità. Fu eliminata la drammatica pratica della "decimazione", ed il ricorso alla fucilazione - d o loroso ma purtroppo talvolta necessario, nelle circostanze di una guerra - scese di circa la me tà ris petto al periodo antecedente Caporetto.
6. - Esecuzione degli ordini Fsempio storico Alle prime omhre della sera del 25 luglio 1941 un gruppo navale d'assalto della Marina italiana, formato dall 'intero reparto cli s uperficie e da due mezzi del reparto s ubacqueo della X" flottiglia MAS, si mosse dalla base navale e.li Augusta per tentare il forzamento del po1to principale dell'isola di Malta, La Valletta. Un'impresa oltremodo difficile, perché alle difficoh~l legate alla stessa conformazione morfologica della rada (ampie e frast.agliatissi me insenature s usseguentisi per c hilometri sui due lati di una penisola centrale) si sommavano quelle relative alle numerose postazioni d'armi disposte sui pendii sovrastanti, che fornivano
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una tot.alc copettura di fuoco sui passaggi obbligati, a i molti dis positivi di avvistamento ed ascolto aerofonici ed infine ad un robusto sistema di ostruzioni a reti m ultiple. L'unica tecnica di forzamento rimaneva pertanto quella cli un'azione di forza, aprendo un varco altra.verso le ostrnzioni principali nel quale i "barchini esplosivi" si sarebbero poi lanciati per dirigersi a raggiera verso i bersagli rappresentati dalle navi da guerra e mercantili. L'attacco doveva necessariamente essere condotto alle ptimc luci de ll'a lba, al di fuori cioè delle fasi lunari, non essendo possibile nel buio d e lla notte ind ividuare l'accesso a La Valletta, molto stretto e situato fra rocce a picco. L'ingresso nel po1to principale ern formato da due dig he fra le quali si estendevano altrettante ostruzioni giudicate invalicabili con i barchini. Una di esse, però, terminava alla hasc della diga settentrionale, sotto il ro1tc di S. Elmo, e sotto il viadotto che univa il mo lo cli S. Elmo con la teffaferma c'era un piccolo passaggio di ci rca 40 metti . Il viadotto cm costituito eia un ponte metallico sostenuto da tre piloni, s ufficientemente alto d a pe rmettere il passaggio di piccoli natanti; dal ponte pendeva una rete me tallica parasiluri che si prolungava sott'acqua, molto probabilmente sino al fondo. Questo era il passaggio che bisognava forzare per entrare nel po1to. Pe r fa r saltare l'ostruzione a rete met.allica , e ra previsto l'impiego cli un "maiale" (la stessa piccola torpedine semovente, la cui testata conteneva la ca rica esplosiva) mentre un altro avrebbe dovuto penetrare ne lla contigua mc.la di Marsa Muscetto, sede de lla base sommergibili, e collocare la carica sotto uno cli essi con la s peran za d i affonda rne più d ' uno d a ta la consuetudine d e lla Marina inglese di ormeggiarli affiancati. A segu ito cli alcuni incon venienti e per la con entc contraria, si d e terminò un'ora di rita rdo sui tempi previsti. L'ostruzione del ponte cli S. Elmo doveva saltare alle 4.30, termine massimo perché i barchini potessero approfittare del le ultime frasi di osrn rità per penetrare attraverso il varco. TI pilota del "maiale", maggiore de i Genio Navale Teseo Tesei , mise a questo p unto in atto il credo di tutta la sua vita, l'adempimento d egli ordini nella forma più complet.a e d a qualunque costo.
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Invitò il tenente di vascello Costa, pilota dell'altro "maiale" che presentava avarie tali da ridurne irrimediabilmente le capacità operative, a tornare indietro e si accomiatò da lui con queste testuali parole: Presumo che non Jarò in tempo altro che a portare a rete il mio apparecchio. Alle 4.30 la rete df.:,"'Ve saltare e salterà. Se sarà tardi..\paletterò al minuto. E così fece. La carica di trito lo scoppiò contro l'ostru zione investita anche, tre minuti dopo, da uno elci barchini esplosivi che tentava di passare attraverso il varco; sfortunatamente, ciò provocò il crollo della travata me tallica che ostruì completamente l'entrata, determinando così un 'ostruzione ancora più ingombrante della prima. D 'altra patte, la sorte della missione non sarebbe mutata, poiché grazie al radar gli inglesi avevano avvistato il piccolo convoglio in avvicinamento già a 20 miglia da Malta. l Jn insuccesso, ma che· per la componente e tica che lo caratterizzò qualunque Marina sarebbe fiera cli. pote r annoverare nella propria storia.
7. - Atteggiamento verso superiori, colleghi ed inferiori
Esempio storico Il Conte Alessandro Ilcttoni-C:azzago si era già fatto ampiamente benvolere come vice comandante d e l Reggimento "Savoia Cavalleria" durante la campagna di Russia. I colleghi lo appre:aavano per una certa s ua arte di non essere invadente e di non far pesare le sue amicizie altolocate, particolarmente quelle con i componenti della Casa Reale alcuni dei quali aveva "messo a cavallo". Era infatti un grosso nome nel campo degli spott equestri: gran parte della propria vita militare l'aveva trascorsa a Pine rolo alla Scuola di Cavalleria, dedicandosi alla preparazione dei concorsi nei quali aveva ottenuto sempre risultati di primo piano, oltre ad una quarantina di fratture più o meno gravi. T subalterni, a loro volta, erano abituati a tivolgersi a Bettoni come ad un fratello maggiore , e spesso lo avevano c hiamato in
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causa pe r cLirirne re anche le beghe a livello persona le che nascevano in quel periodo di forzala convive nza. I soldati, infine , lo guardavano quasi con de vozione, sente ndolo vicino a loro a causa di certi suoi ame ni dilc tli (come que llo di essere pe rmane nte mente alla caccia di una lazza di caflè , o di no n sa per vivere senza sigare tte a l punlo che ne i periocLi di magra era divenuto cre ditore anche con i più umili fra gli uomini di tmppa) e me tte ndo lo al tempo stesso su un piedista llo p e r quella grande fa ma di cavaliere che lo circondava come un'aureola, resa ancora più tangibile dal suo smisurato amore pe r i cavalli e dalla simbiosi stabilitasi fra lui e la sella. Divenuto coma ndante d e l reggime nto n e lla primavera del 1942 , il colo nnello Re ttoni vide ancor pi ù valorizzata la propria inunagine d i uomo e di capo presso lulli qua nti , ai vari livel1i, avevano rapponi di servi:do con lui. Di med ia stalura, magro, pallido, dotato d i un gran naso aquilino e d i man i sottili e nod ose, non aveva certo un aspe tto "guerresco", ma i suoi modi di fare da gran signo re , ne i quali no n c'era nulla di affettato, ma caratte ri7.7.ati invece d a molta disinvolta amabilità, riuscivano a fargli otte nere anche mo lto di più di quanto no n chie desse. Con i s u peri o ri sapeva essere con v in cente , cortesemente fermo ne lle proprie convinzio ni ma sen7.a irrigidime nti oltranzisti e controproduce nti; con i colle ghi signorilme nte partecipe e cordia lme nte impegnato a smussare , nella cruda realtà de lla guen-a , certe antic he rivalità di natura sportiva nate con alcuni di essi sui camp i ad o slacoli d i mezzo mondo; con i s uballerni ed i soldali pate m ame nle compre nsivo, adattando alle circostan7.e, con umana flessibilità, norme e regolamenti. Vi fu un caso, a questo proposito , emble matico e ch e commosse lutto il reggimc nlo. l Jna ragazza russa gli si e ra prese ntata pe r ottenere il consenso al ma trimo nio con un cava liere del 3° Sq u adro ne , frutto di un amo re reciprocame nte corrisposlo. Non ern una cosa p ossibile, a mente cLi una recente dispo sizione ministeriale, il che rese il coll oquio estre ma me nte do loroso , con la be lla ragazza piangente, inconsolabile, il soldato che pativa in
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silenzio, l'aiutante maggiore ch e scuoteva amaramente la testa e Bettoni che, intenerito, se la prendeva con il Ministe ro e la burocra:r,ia. Ad un certo punto, prese da patte la ragazza e le suggerì di seguire il reggimento, certo con i dovuti riguardi. "Sai, Piero - confessò poi all'aiutante maggiore - mi faceva
proprio pena. E pui quella ragazza è talmente bellina ...". E da quella volta l'ostacolo della circolare fu s uperato da altri senza troppe diflìcoltà; alcuni si sposarono egualmente, di nascosto, con i riti più disparati, da quello copto a quello zingaresco. Il colonnello comandante faceva finta di non sapere e di non vedere, anche se poi gli stessi soldati rendevano vano questo s uo espedie nte con il renderlo depositario di confidenze molto p ersonali e con il richiedergli consigli ed inte,venti che andavano ben al di là d e lle attribu zioni di un comandante ch e non fosse inteso aTJche come un padre o<l u n saggio amico di fam iglia. Proiettò comunque il s uo catisma anche sul piano strettame nte militare, che raggi un se il culmine durante il fatto d 'a nni di lsbuschenskij, allorchè, com e è noto, il "Savoia Cavalleria " caricò con tre squadroni ingenti reparti russi. Mentre l'azione si sviluppava, l:3e ttoni aveva ordinato che gli si portasse il cavallo, rinunciando a malincuore a caricare anch'egli solo dopo gli insiste nti appelli dell 'a iutante maggiore affi nc h é restasse a dirigere le operazioni.
8. - Capacità di giudicare i dipendenti
Esempio storico Un a fra le figure miglio ri dell'alta ufficialità italiana a cavallo fra le due guerre mondiali, sia sotto l'aspetto morale e compo1tamentale che sotto que llo professionale, è stata quella di Guglielmo Nasi. 11 suo nome è legalo all'epica resiste nza nel ridotto di Gondar, estremo lembo della presen za italiana in Africa Orientale e della quale, nel grado di gen erale di corpo d 'armat'l e comandante d egli scacchie ri Est e Ovest, fu l'animatore ammainando p er ultimo la bandiera il 27 nove mbre 1941.
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Promosso dopo tale evento generale d 'armata, condivise la prigionia in Kenia con il Duca Amedeo d'Aosta, del quale era stato il più strello collaboratore durante il vicereame di questi, assistendolo sino alla fine. La camera di Nasi, brillante e ricca di soddisfazioni e benemeren ze ( 4 medaglie d'argento al v.m., tutte le "Croci" dell 'Ordine Militare di Savoia, 2 promozioni per "meriti eccezionali" - colonne llo e generale cli brigata - e 2 per "meriti di guerra" - generale di divisione e di corpo d'armata). si svolse d a un certo periodo in poi in ambito africano. Pu infatti in Cirenaica ed in Libia quale comandante dei rispettivi Corpi di Truppe Coloniali nella prima metà degli anni Trent'l. e partecipò durante la campagna d'Etiopia alla conquista dei territori dell 'Ogaden e dell'Harrar; di quest'ultima regione fu anche governatore <lal 1937 al 1939, e successivamente anche dello Scioa, mentre sempre nel 1939 fu nominato vice governatore di tutta l'Africa Orientale. Ia propria azione di comando e di governo fu sempre ispirata al uilerio di "mostrare la forza per non adoperarla". Seppe essere generoso e g iusto, d e terminato ed inflessibile nell e diverse circostanze, e privilegiò sempre la complementarità dell'azione militare con quella politica. Queste sue doti cli illuminata gestione di uomini e situazioni si proiettò anche nella capacità di giudicare i dipendenti per i quali , tene ndo conto d e lla variegata carriera e d ei particolari contesti ambientali nei quali la stessa ebbe a svolgersi, potè disporre di una vast.a tipologia umana e psicologica. Le testimonianze dirette ed indirette d elle quali è possibile fruire mettono in evidenza una specitìca attitudine a formulare veri e propri "profili" attraverso i quali la pe rsonalità del giudicato emergeva in tutta la propria globalità. Se questa è una capacità che, a certi livelli di grado, di età, di maturità e di incarichi ricoperti dovrebbe ritenersi come scontata, è certo che nel Nasi essa assunse sempre una tonalit.ì. di armonioso compendio fra le variabili costitutive della dimensione tìsica, caratteriale, intellettiva, morale e tecnico-professionale d ei vari soggetti. Compendio che era il fmtto di un'analisi fine mente valutativa
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di ciascuna delle predette componenti, esaminate a fondo nella loro essenzialità, cercando di individuarne l'origine e l'eventuale colle gamento con lo schema biografico - evolutivo dell'interessato , approfondendo per quanto possibile la loro reciproca interrelazio ne e mettendo a fuoco, soprattutto, il "quantum" motivazionale de i soggetto nel far sì che questa s i potesse realizzare. Particolarmente apprezzabili e godibili , anche sotto il profilo socio-psicologico, i giudizi e le valutazioni relativi al personale coloniale, che deponevano per la approfondita conoscenza ch e Nasi aveva acquisito durante gli anni trascorsi a stretto contatto con l'ambiente. Ciò valeva sia per i dipe ndenti nazionali di stanza lhl molto o da poco tempo nelle colonie, con tutti i relativi processi di adattamento e le connesse modificazioni caratteriali e compo1tamentali, sia per quelli indigeni, pottatori di una slntllura emotiva e temperamentale del tutto particolare che connotava l'inte ra gamma d elle loro prestazioni e che comportava, per il giudicante che volesse adempiere al meglio al proprio compito, il possesso non solo di conoscenze ma anche di una n on comune sensibilità discriminatrice. Il generale Nasi, sotto questo aspetto, rappresentò veramente un esempio illuminante di come esercitare qu e lla delicatissima funzione ch e è il conoscere e giudicare l'uomo.
9. - Senso del dovere e della responsabilità Rsempio storico Nel dicembre 1941, durante la seconda grande offe ns iva lxitannica in Africa Settentrionale, do po che la pressione avversaria era stata validamente contenuta sulla linea d i Ain e l Gazala, furono iniziate le predisposizioni per reiterare la rollura dei contatto con gli inglesi ed intrapre ndere il ripiegamento su nuove linee di resistenza. Il presupposto di base era che, al fine di permettere alle nostre divisioni di fanteria , sprovviste dei necessati mezzi di trasporto, cli effettuare con ordine lo sganciamento, n ei punti chiave dei percor-
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so si dovevano dispotTe reparti di retroguardia per impegnare le unità nemiche avanzanti e contenerne la penetrazione. Uno d e i reparti preposti a tale compito fu il 1° Baltaglione Carabinieri Paracadutisti, giunto in Africa nel luglio precedente e fino allora impegnato, con frazionamento delle tre compagnie s ulle quali era articolato, in attività di protezione contro le infiltrazioni dei commando britannici e di copertura costiera. Il battaglione assolse l'incatico nel migliore dei modi, battendos i valorosamente contro soverchianti forze blindate e corazzate ad Eulet e! Asel ed al bivio di LamJuda, perdendo ben 282 dei su o i 400 effettivi e guadagnando la medaglia d 'argento al v.m. alla bandie ra dell'Arma. Quando giunse l'ordine di ripiegamento s u Agedabia, un plotcme della 3;1 compagnia rimase sul posto con l'ordine di continuare a sparnre ad intermittcm~a per un certo tempo in modo da non alle1tare il nemico circa lo sganciamento dei resto del ballaglione. Venuta meno, dato il protrarsi d e lla pressione inglese, la possibilità di ricongiungersi con questo, a l comandante del plotone, tenente l·:nrico Mollo, non restò quindi che tentare d i attuare un'infiltrazione fra le maglie dello schieramento avversario cercando di sottrarsi in q ualche modo alla cattura. Nelle prime ore del mattino successivo, con una trentina di carabinieri, raggiu nse il villaggio "Luigi di Savoia", uno de i comprensori agricoli della zona, abitato da circa 800 persone terrorizzate dalle ricorrenti scorrerie di bande di razziatori arabi, per fronteggiare le quali s i erano rifugiate a l centro d e i villaggio a ridosso degli edifici pubblici più importanti. Mollo prese contatto con il capo zona, che gli fece un quadro della situazio ne realmente critica della comunità, obera ta dal continuo e massiccio afflusso di coloni dai centri periferici dei comprensorio e di militari sbandati. Nonostante la mole cli difficoltà, aggravate dal trovarsi in territorio occupato dal nemico, il senso de i dovere e della responsabilità associate alla spregiudicatezza del paracadutista fecero sì ch e il venticinquenne ufficiale non esitasse a prendere in mano la situ azione ed a gestirla nel modo migliore possibile. Provvide ad occultare armi, munizioni ed uni formi facendo indossare ai suoi uomini abiti civili forniti dai coloni, consapevole
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dei rischio di essere p assati per le armi in caso di cattura da parte degli inglesi, e mise a punto un piano p e r il recupero ed il ricovero dei militari sbandati ; nel contempo, predispose una serie d i azioni di sabotaggio contro linee telefoniche e c ollegamenti strada li a danno degli inglesi. Ma l'a:Lione più energica fu quella contro le razzie degli arabi, dando luogo a conflitti a fuoco durante i quali si ebbero un morto ed alc uni feriti tra i carabinieri. Tutto ciò determinò la reazione dei Comando Militare britannico, attraverso ripetuti rastrellamenti che costrinsero Mollo ed i suoi uomini ad un occultame nto sempre più difficoltoso. Ai primi di febbraio 1942, al sentore di un'offensiva italo-tedesca, essi cominciarono a mette re in atto interve nti di riattazione ai ponti stradali fatti saltare dagli inglesi per ostacolare l'avanzata delle colonne dell'Asse. Anche <lopo il sopraggiungere di queste, i carabinieri del tcn. Mollo continuarono a proteggere di propria iniziativa le popolazioni delle località limitrofe tuttora esposte alle violenze arabe. Fu p er tutti un'esperienza indimenticabile, questa presen za clandestina di pochi giovani carahinie1i che, anche in zona occupata dal nemico, conservarono immutato il senso dei valori dei quali e rano portatori - il dovere, la responsabilità, lo Stato, la Legge o ffre ndo ai connazionali in piena cris i m ateriale e morale il contributo prezioso de lla loro immagine rassic urante e tute latrice.
10. - Senso della disciplina
Uno degli ultimi episodi della p rima gu erra mondiale fu scritto dal 27° Reggimento "Cavalle!lJ!,eri di Aquila " . Dura nte tutta 1;,i campagna era stato mobilitato per squadroni decentrati ad altre unità, tranne ne lla offensiva finale di Vittorio Veneto nella quale ope rò riunito ne ll' inseguime nto delle truppe austroungariche in ritirata. Alle ore 15.00 ciel 4 novembre 1918, in base agli accordi intercorsi con i rappresentanti nemici, le truppe italiane dovevano cessare ogni azion e bellica ed arrestarsi con le armi al piede per il sopravvenuto armistizio. Fino a quell 'ora, però, esse dovevano proced ere alla rioccupazione del nos tro territorio, stroncando qualsiasi tenta -
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tivo di resistenza. Questi erano p revedibili , dal mo mento che g li austriaci sapevano bene come da parte italiana sussistesse il massimo interesse a farsi trovare, al momento della cessazione del fuoco, il più avanzati possibile onde legitti mare rivendicazioni e richieste territoriali attraverso un'occupazione effettiva rnilitannente conseguita. G li austriaci, pertanto , cercavano in tutti i modi, nonostante le caratteristiche d1 vera e propria rotta assunte dalla loro ritirata, di attivare focolai di res iste nza os tinata q uale effetto arginante delle implicazioni politiche legate alle trattative annistiziali. Fra le 14 e le 15 del 4 novembre 1918, i "Cavalleggeri di Aquila " scrissero in località Paradiso la più bella pagina della loro storia, e dettero la p iù fulgida dimostrazione del vero significato d ella disciplina militare quale valore etico che , ne i singoli come nei gruppi, presuppone l'acquis izione ed il consolidamento di una specifica forma m enti.'>. Fu dato ordine al reggimento, in quell' ultima ora di g uerra, di e limina re una forte postazione difensiva munita di mitragliatrici posta al termine di un lungo v iale della picco la località friulana che la conforma:lione del terreno ai lati, interrotto da fossati e paludi, impediva di aggirare. Non si potrebbe non ritenere più che legittima, a questo punto, ed umanamente comprens ibile l'insorgenza di uno s t,ctlo d 'animo, in uomini fortunosan1ente sopravvissuti ai tre anni di una guerra che sapevano essere o rmai finita , che li avesse indotti ad una condotta di prude nte salvaguardia. Ma, al di sopra d e ll'is tinto di a utoconservazione , preva lse invece il particolare habitus mentale di un contesto nel quale il senso della disciplina e ra un ciualcosa di compiutamente interiorizzato. Vista la rabbiosa resistenza austriaca il reggimento, con il 1° squadrone in testa con lo stendardo al vento e gli altri due più indi etro e sui fianchi , partì decisamente alla carica alcuni minuti dopo le 14. Giunti a circa 500 metri d alle mitragliatrici nemiche che continuavano un nutrito fuoco di sbarramento, mentre i cavalieri dei due squ adroni laterali obbedivano all'ordine di uno dei comandanti cli cercare riparo in una fattoria per appiedare e poi cercare di avanzare progressivamente in linea, tene ndosi comunque defilati p er quanto e ra possibile, il com andante de l 4° squadrone o biettava
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all'affettuosa pre mura del collega che lo invitava a fare altrettanto che lui aveva avuto l'ordine di sfondare e ch e intendeva eseguirlo sino in fondo . Erano le 14.50. Lo squadrone ripartì al galo ppo, suddiviso in due gruppi a pochi second i l'uno d all'altro, sotto l'imperversare d e lle ra ffiche . Nel breve tratto di 300 m etri che li separava dalla p ost.azio n e austriaca, q uasi tutti i cavalli roto larono colpiti trascin ando sotto di essi i cava lieri morti o feriti; solo una d ecina di uomini giunsero sciabolando a ridosso del caposaldo, con alla testa du e sotto ten enti della classe 1899, il romano Augusto Pie rsanti cd il n ap oletano Achille Balsamo, che fu rono colpiti in siem e, con le braccia protese in avanti, verso il "più oltre ".
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PARTE TV
QUALITÀ SPECIFICHE
Capacità di impiegare uomini e mezzi e capacità di risolvere problemi e studi affidatigli Fra il 1928 ed il 1933 furono effe ttuate una serie di crociere aeree ne lla progettazione e nella conduzione delle quali un ruolo primario fu quello rivestito da Italo Balbo, prima sottosegretario e poi ministro clell' Aeronautica con il grado cli generale di squadra aerea . Le 4 crociere più famose attraversarono il mare: le prime due, nel 1928 e nel 1929, si spinsero fìno alle estremità orientali ed occid entali del Mediterrane o , meni.re que lle a più ampio mggio e ch e riscossero anche la maggiore notorie tà furono transatlantiche. La prima di esse s i svolse nel 1931, attraverso l'Atlantico meridionale con 12 aerei, da Orbetello a Rio d a Janeiro su una distama cli 10.400 km.; la seconda e bbe luogo nel 1933 e si trattò di una doppia trasvolar.a de ll'Atlantico settentrionale d a Orbetello a Chicago e rito rno , una distanza di 19.000 km. percorsa da 25 aerei. I problemi da affrontare per l'effettuazione di trasvolate atlantiche di tale portata furono no tevoli e complessi. L'aereo prescelto fu l'idrovolante Savoia Marche tti S.55, già panialmente impiegato ne lle due crociere mediterranee, alquanto modificato; dispone va cli una velocità massima di 215 km. orari (165 quella di crociera) e di un'a utonomia di 3.100 km. Balbo predispose con la massima cura le modifiche migliorative, seguendo personalmente il lavoro dei tecnici nel biennio cli preparazione che fu rise1vato a ciascuna delle due crociere. Gli strumenti cli n avigazione e rano, visti ai te mpi d 'oggi, piuttosto sommar'ì, tenendo con to che solo nell'ultima trasvolata fu possibile impiegare giroscopi ed o rizzonti artificiali; in e ffe tti i mezzi aerei, all'epoca, potevano essere considerati come vere e proprie "imbarcazioni volanti" in quanto navigavano nell'aria ~<.:com.lo le tecniche e g li standard navali. Ma il settore al quale la meticolosa atten zione d i Balbo fu ancor più rivolta fu quello degli e quipaggi. Sino allora il volare era
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stato con s iderato più una question e di "is tinto" e di coraggiose imprese individuali, ed i p iloti venivano giudicati per la loro audacia e p er l'eleganza delle m an ovre acrobatiche . Balbo comprese invece chiarame nte che lo sviluppo de ll'aviazione dipendeva sì dal miglioramento delle apparecchiature tecniche ma anche dalla contem porane a creazione di pilo ti più disciplinati e specializzati ,con una mentalità profession a le p roiettata verso un futuro c he non poteva ch e andare in que lla direzione. La sele zione e l'addestrame nto fu rono molto severi. L'idroscalo di O rbete llo, prescelto com e base p e r la pre parazione e già di per sé stesso abbastanza isolato via te rra, non concedeva a lcuna distrazione mo ndana: C3albo ne parlava come d 'una comunità quasi religiosa, tale da non consentire intralci alla concentrazione ideale e profession ale. Ai compon e nti d egli equipaggi veniva concesso un pe rmesso solame nte ogni due settimane. Oltre alla pre p arazio n e teorica a terra (matematica, fisica, aerodina m ica, te rmodina m ic:a, n av iga zione, mate rie tecnich e speci fich e p e r gli s pecia lis ti di bordo), venivano e ffe ttuati numerosi voli di a ddestrame nto, a lcuni de i quali notturni , in formazio ne , su lunghe distanze, e decolli con carichi progressivamente crescenti. La disciplina e la selezio ne furono ispirate al massimo rigore: per quanto rig uardava la seconda de lle due crociere, q uella che ,iscosse la più elevata risonanza ed il maggior prestigio, la me tà dei 70 cand idati originali fu boccia ta e venne sostituita. La n otevole capacità di impiego di uomini e mezzi dimostrata da Ba lbo diede i s uoi frutti. Alla vigilia della parte nza, gli equipaggi avevano la massima fiducia ne lle proprio possibilità, ne i mezzi loro affidati e nell'organizzazio n e. L'accurato addestrame nto e l'altre ttanto accurata programmazio ne ridussero al minimo gli incidenti: durante la dop pia trasvolata d e l 1933, Balbo pe rse solo 2 aere i e 2 membri dcll'equipaggio,ed anche questo fu un ris ultato cli rilievo. Le trasvolate atlantiche no n furono avven ture d a primato, com piute d a piloti eccezio na li d o tati di coraggio e capacità eccezio nali, ma fu rono una sorta di sp a tt iacq ue tra la fase pionie ristico-s portiva dell 'aviazion e e la nuova e ra ind ustriale e comme rciale che comp rovò il valore dell'organizzazione, del m eto do e d el sagace im piego d i u omini e m ezzi.
RENATO ARTEST
TRANCI MILITARI NEL SECOLO DEL RISORGIMENTO
Sono note le condizioni sociali ed economiche del l'Italia del secolo ciel Risorgime nto. Cosa mangiavano gli abbienti, "chi po teva" che erano pochi: di cosa s i s ostentavan o a l limite della sopravviven za i poveri, ch e erano i più, che vivevano nella più nera miseria , con la più gran parle della popolazione analfabeta , sovente sen za scarpe ch e, pressoché ignorava il vitto a base di carne, no n perché nei secoli passati non se ne facesse consumo anc he ne lle classi popolari, ma per lo stato di gene rale indige nza, in un paese l'Italia, con gu sti e tradiz io ni alimentari eslremarnenle differenziate ne ll e due grosse aree nazionali. In quella del nord , dalle nebbie, del freddo e elci sudati raccolti insidiati d alle avversità atmosferiche: la cu cin a delle minestre e zuppe calde, della pole nta e della pellagra 1 ; dall'altra , 4ue lla ciel sud e d e lle isole, del sole, d ell'eterna primavera, dell 'olio, del pomo d oro e delle tante verdure anche sp o ntanee: la cucina del pane, dei broccoli e cime lessate e della paslasciulla . Gusti e abitudini regionali così diverse, ta nto da originare ne l
1 Pdlagra - Grave m alattia dovu ta a mancanza di acido nicolinico (vitamina PI'), che provoca disturbi a carico dell'apparato d igere nte, s to matite, dispeps ia e degenerazioni nervose e psichiche. Essa colpì le po polazioni che s i n utriva no, in maniera prevalente di polenta (tu tta l'arca padana, in pa tticolarc Lornbardia e Veneto). Ben 100 mila ammalati nel 1881 e ancora 200 nel 1910. De hdlata solo con l'avvenuta migliore alimen tazione.
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corso del secolo XIX, trasformatosi nel 1861 l'esercito piemontese in quello nazionale, non pochi p roblemi, prima di giungere ad un rancio2, ma che fosse il più vicino possibile a soddisfare il gusto medio della collettività militare italiana. Come era dunque il rancio militare in quei periodi per soddisfare abitudini culinarie così diverse? Con quali modalità, accorgimenti e attrez;.:ature di cucina si manipolavano, c uocevano, disttibuivano e consumavano le refezioni? Rappresentavano esse l'evoluzione di antiche consuetudini culinarie milit.ari? TI rancio nell'esercito sardo del primo Risorgimento (18/i8/19: forza in tempo di pace fra i 30/ mila e i 46/ mila uomini) non era che la versione piemontese della maniera di fare il rancio comune agli eserciti dell'epoca. Rancio basato sulla robusta razione giornaliera di pane: monotono s usseguirsi di brodo e carne lessa, ;.:uppa di cavoli, riso pasta, legumi e, in talune e gravose occasioni , anch e acquavite, vino, rhum, anice. Con quali modalità veniva preparato? Evoluzioni di antiche pratiche? Ritorneremo sulle modalità: circa l'evolu ;.:ione ne i tempi è da dire che la composizione delle refezioni fornite a ll e mili;.:ie nei secoli passati era, ovviamente, in quanto a gusti, composizione e modalità di cottura, corrispondente a quella della cucina povera dei diversi tempi: refezione preparata ìndividua lmente 3 che si modificava in parallelo con l'evolversi della società. Mantenimento delle milizie: sempre a catico delle comunità. "T.a
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Rancio - (dallo spagnolo "rancho"). Riunione di persone, camerata di so ldati. Tratto anch<.: dal francese "se rang<.:r", mette rsi in fila. 3 I romani vivevano negli accampamenti e nei "castri" e si cibavano in maniera prevalente di cereali, sotto forma di focacc<.: cotte sulla brace: cipolle arrostite e minestre dei citati cereal i cotte ndla "olula ", specie di gavetta di terracotta. Consumavano inoltre carne di montone e di maiak, sale, formaggi e legumi: p<.:r bevanda, aceto diluito in acqua. Tutt'altro c he episodidw k integrazioni di vitto con prodotti da razzie e pen1uisizioni. L<.: derrate seguivano con i caniaggi e la dotazione giornaliera di competenza era distribuita ai singoli legionari che provvedevano individualmente alla cottura dd cibo due volte al giorno: al mattino e verso la 5 della sera.
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guc,i-a d eve v ivere d e lla gue1Ta": flage llo drammaticamente ricorrente nelle nostre contrade 4 . L'autentica innova:Lio ne, che orienterà il servizio di cu cina nei tempi moderni, è l'istituzione (flne d e l secolo XVII) del servizio del rancio collettivo c on l'o hbligo, come già avveniva s ulle n avi della ma,ina, di consumare i pasti in caserma 5 .
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Ecco una delle ricorrenti imposizioni: anno 1632: " ... avendo destinato p er l'a lloggia1m.:nlo di una compagnia d'infante ria d e lle truppe francesi il luogo d i Cremolino e suo casldlo, perciò stando all'ordine, mandiamo alli consoli e consiglie ri e huornini del medesimo luogo d 'alloggia re delta compagnia e somministrare alli soldati la comodità di dormire, i semplici utensili de ll'alloggiamento: oltre la leg na la comunità ma ntenga il pane in 21 once per razione, provvedendosi n el rimane nte il soldato con il soldo che gli viene dalo <lai S.M. Dalo in Casale li 24 gennaio 1632. A questo dfcllo hanno deputa to uno che provveda pe r la legna del corpo di guardia , conce1tato con l'ufficiale di essa compag nia, di fascine 80 e 40 aslcllc, quali dovd p rovvede re Domenico Can no bbio , e detto Cannohhio le porterà in castello. Hanno tassalo le nzuoli 60, cop e rte 6o p er li soldati. Inoltre perché si dà un boccale di vino per soldato, hanno impermutato una botte di vino d a messer Antonio Spinelli". Ma il 1638 sarà peggio: "li 12 novembre sono venuti senza ordine alcuno in Cremo lino 6 compagnie di cavalle ria del reggime nto del signor colonnello r emm do Dei Monti i quali entrati ne ll a terra v io le ntemente, sono entrali nelle case <lei p articolari e nelle cascine della terra e o ltre il mangia re e il bere per loro e i cavalli, hanno asportato la vettovaglia ... Più dalle liste dei particolari si è ricavalo che oltre l'alloggio hanno aspottato bestiame, grassi, pollami, bianche ria, a rgento, oro, mobili cli dive rse sorti, consuma to fie no e altre vettovaglie. In totale corone di Spagna 1934: crosuni di Spag na 1634, per un totale di li re 18. 170 di Milano: ducatoni 2.907 ." ,; Le taverne ne i secoli XVI e XVII erano l'irresistibile richiamo d ei mercenari, riba ldi di ogni gene re e di tutte le lingue. Qui, violenti, bivaccavano, dilapidando in vivande, vino, giochi e d onne, le paghe e il frutto di saccheggi e rapine. Ponte di disordine, risse e gravi contagi vene re i (il "male francese", la Lerribilc lue, p ortala in Europa fin da l primo viaggio dai marinai di Colombo: diffusa dai mercenari cli Carlo VII a Napoli in occasio ne della sua calata in Ita lia nel 1498: e per questo motivo chiamato anche "mal napole t.ano") preoccupavano i sovrani. Co.sì al fine di a vere le milizie più alla mano, pe r meglio nutrire i soldati sottraendoli agli esosi osti, controllarne disciplina e salute , il re Luigi XlV nel 1688 ordina, la o bbligatorietà di confezionare e consumare il rancio in caserma. Ma pe r il vero, già nel 1673, in Piemonte il duca Carlo Emanuele II aveva ordinato che i ,.apitan i dovessero raggruppare i soldati de lla compagnia, quattro a quattro "... sceglie re fra i quattro il più
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Pratica rapidamente diffusa nel .secolo xvn6 e poi generalizzata negli eserciti della rivoluzione francese e del periodo napoleonico7.
discreto il quale facci le provvigioni per il vivere senza che abbino occasione di andare p er cabaretti ... per l'a b uso che s iamo informati essere introdotto di fare pagare al soldato il doppio di 4uello che v~1le la roba che le danno ... ". 6 Ecco come erano reclutali e come vivevano in Francia i soldati alla vigilia della Rivoluzione: si prevede una campagna? Occorrono molte compagnie e squadroni sul piede di guerra per aumentare gli dktlivi? Si intensifica il reclutamento a mezzo degli ufficiali o sergenti arruolatori che operano nel paese, principalmente nei giorni di fiera e di mercato e, sovente, facendo appello agli arn10lamenti forzati per ingaggiare giov;in.i dai diciasette ai trentacinque anni , talune volte fino a q uaranta, purché di buona apparenza e con il fis ico richiesto (statura in pollici corrispondente a mt. 1.65-1.75 circ.a). Non si guarda tanto per il sonile nell'a!Tuolare: si sorvola tranquillamente sulla moralità delle redut.e che troppo sovente hanno qualche delitto o peccato di ladrocinio sulla coscienza, che prcfe riscono imascare subito qualche scudo, ocre alla salute ciel re, mettere il cappello del reggimenl<> - che significa lìrmare l'arn1olamento per otto anni - piu ttosto che esporsi alla curiosit;'ì della genda rmeria. Del reslo il loro prestigio doveva essere ben modesto se i ca11dli agli ingressi delle pubbliche passeggiate e giarcli ni, ammonivano: "Ni chiens, ni tìlles ne soldats, ni laquais". La maggior parte dei soldati sono analfabeti e v ivono ne lle fatiscenti caserme, tre per l<.tto. La paga 6 di sei soldi e quattro de nari al g iorno pe r i fanti (al grn natiere competono sette soldi - il soldo di granala), soldo leggermente superiorc compete all'a1tigliere e al sold1to di cavalleria. Il fante con i sei soldi, deve lasciare a l c::i pnrale c inque soldi per la "grenuille", ossia la piccola massa <lcl fondo comu nc destinata a compcrarc carne, legumi e la ca ndela. Il sesto soldo è versato alla cassa de l reggimcnto e sconlato al soldato ogni trimestre - quattro franchi e dieci soldi, una piccola fortuna : ma su questa sorruna s i fanno le ritcnute per le e,ilzature, lc camicie e le ca lze. Cosicché, quando ha ancorn dato un soldo pe r sellimana al.la lava nderia e a ltrettanto al panucchie re res ta giusto con appena il necessario per compe r;ue la cipria per i suoi capelli, la cera e il bianchcllo per il s110 equipaggiamento c 1c buffette rie. Ciascuno a turno deve "graisscr la mannite" e farc cucina pe r la squadra. fa zuppa se1vita, il caporale cd i s uoi uomini (7/ 8) per rango di anzianità, tuffano il cucchiaio nella gamella comune fmo a che questa è vuota, poi s i riceve su di una fetta di pane di munizione (oppu re cii galletta) la razione chc spett.a d i carne. Lc distribuzioni di vino sono rare ed il più sovcnte questo è rimpiazzato con l'acqua limpida della brocca. 7 Tutt'altro chc perfetto il vettovagliamento delle truppc napoleonich e. In teoria i vivcri dovevano essere assicu rati dalla Intendenza, ma molto comune era il caso dover provvcdcrc dirett.amente con rc4uisizioni.
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Tramontata la stella di Napoleone, si consoliderà ancor di più la già radicala usanza.
Il rancio nell'esercito pieinontcse È noto c he la ricostitu zione de ll ' e sercito piemontese, al m omento della restaurazione fu , pe r miopia e gre tto spirito conservatore dei reggitori, l'occasione mancata p er provvedere a un scrio e radicale rinnovamento cultura le e organizzativo de ll 'annata. Nulla, nessuna incisiva innovazione: tuno com e prima della rivoluzio n e e peggio d i prima: claJ ripristinato uso delle parrucche alle nomine de i g radi militari con cesse ai nobili p er sovrana grazia, come se nulla fosse avvenuto e camhiato nel mondo in tutti (Jncgli ann i: naturale che anche i servizi ne fossero condiz ionati.
Ortim o il servizio di ranifi c:1 zione d u rante: i movimen ti dell'armala: r a ne fo rn ito attraverso la creazione di maga zzini d i grano, presso mulini, muniti di forn i dislocali ogni cento chilometri lungo l'asse di marcia. Molto leggern la organizzazione di cucina: otto marmitte rer compagnia e grand i b idoni, ma il 1na wriale era ingombrante e gli uo mini , tìn clai primi giorni di c.ampagna, se ne: sbarazzavano, costretti poi a cuocere con m ezzi cli fortuna: zuppe a volte ndk corazze o ne lle scatole a m iu-aglia: comune carne e palale, a rrostite infilare su lla p unta de lle baionette e sciabole. Durante la ca mpagna le truppe consumavano i viveri po1tati nel pesa nte zaino, che, a parte il fuc ile e la sciabola, pesava 30 ch ili, contenente oggetti cli corredo, 60 ca1tucce, i viveri (ai due lati d ell o zaino), quattro ga llette eia 450 gr. ciascuna: al cli sotto di q_ueste e sul fondo un lungo e stretto sacchetto di lda di lino riempito con chili 4,5 d i farina: ino ltre, in un sacco di tela di lino appesa a traco lla , con altre due form e di pane da l dlilo e 300 grammi ciascu na , che consentiva d'essere fornili di pane pe r quattro giorni: ù i gallette per 4uallro: farina per sette. In d otazione, una borraccia , pinta d a 0,93. La carne seguiva "viva" (la cosiddet.t.a ca rne in piedi) e a volte ne lle sere che seguivano i combattimenti , si consumavano, in mancan za di meg lio , anche le carni dei cavalli uccisi in ballaglia. Per rei ntegrare i viveri, se i d e positi non potevano provvedervi, c i si "arrangiava" con requisizioni o saccheggi e rapine, fonte di eccessi, indiscipline che s uscitavano makonte nlo n elle popolazion i civili. Poco efficiente il se1vizio d e i trasporti affidato a civili: saranno sostituiti (anno 1809) da battaglioni cli carriaggi, i futuri "treni di proviamla" ma con mo lto modesti migl ioramenti.
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Periodo 1815/1850 È pressoché inesislenle una vera e propria sussislenza: numericamenle insufficienle, ha 7 ufficiali (fra ufficiali superiori e inferiori), 60 impiegati civili, 130 fra sottufficiali e soldati, che salgono a 230 unità sul piede di guetTa: è male servita da un servizio dei traspo,ti dei ,ifornime nti dal "treno d i provianda"8 con fiacco personale civile di volta in volt.a precettato. Non sempre in grado cli provvedere a tempestivi rifornimenti per gravi imprevidenze e disservizi, sarà il Lallone di Achille dell'esercilo piemonlese e, in parte, anche dirella causa della infelice conclu sione delle campagne del 1848 e 1849 della prima guerra d 'indipendenza 9.
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Pruvianda (dall'olandese "proviand"): incrocio lra il Ialino "prdJenda", con il francese "viande" (carne e, nel francese antico "vivanda"). Nome noto nella terminologia militare d'a1lora, dato ai re pa1ti cli salmerie o GJJTiaggi ch e portavano le vetlovaglie p er gli uomini e i foraggi per i q uadrupedi. Nell 'anno 1841, il corpo ''Lreno di provianda" dell'armala sarda, risullava incrementato e portato a 4 divisioni, in tempo d i pace, della forza di 316 uomini , 310 cavalli , cli cui 256 da tiro e 54 da sella: più i carri, 68: Go da bagaglio e 8 di riserva. In guerra, la forza ascendeva a 1.531 uomini e 314 cavalli da sella e a 1.920 da tiro con un numero proporzionaLo di carri. 9 Novara: "A pancia vuota non si combatte". Di seguito la cruda cronaca di un e pisodio di que lla batta.glia: "... appe na il soldato giunto in Novara fu mi della pressione nemica, cedendo ai prepotenti stimoli della fame si pose in cerca di cibo, e vedendo come i cilLadini, ndl'incaniLo loro egoismo, asseragliate avessero le porte delle loro case, imbestialiti impressero a sfondarle e non pochi di essi, quando furon o satolli ed e hhri di vino, dalle cibarie passarono a por mano alle robe, percuotendo e ferendo chi opporre volle resistenza. Ne' ebbero tali enormezze breve durata, perché a i già scesi ne succnkvano a ltri, li <iuali ancora più imbestialiti da l timore d i no n trovare più generi, più infe rocivano, e maggior da nno cagio navano, trascorre ndo alcuni be n anco all'incendio per abbattere le porte: scellerati eccessi non mai abbastanza vituperaU, ma a cui ebbero in certo mcx.lo dato causa tanlo gli amministratori militari che il municipio, (lUanto i generali non conducendo le truppe fu ori dell'abitato immediatamente, dopo la loro entrata in città, come p1~Hicossi per la brigata Solaroli, la quale, quasi intana, spedita venne quella stessa notte a Cameri, luogo a 6 km, a greco di Novara. Finalmente, il duca di Genova, testimonio di tanta efferatezza, pur volendo ne termine, ordinava ai dragoni di
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I soldati vivono in ca::;erme decrepite, p e r lo più cx conventi presi agli ordini religiosi nel p e tiodo napoleonico, prive sovente dei più ele mentari servizi: dormono ancora 2 o 3 per letto, e solo nel 1836 verra nno disttibuiti letti me tallici individua li e l'assapanc 10 . Si cu cina con attrezzature fornite d agli "assuntori" (imprenditoti) elc i servizi reggimentali e la re fezione è cons umata nella gamella di ferro 11 : la cottura dei cibi è fatta per compagnia ma molte volte si cucina d irettamente su fornelli nelle camerate.
scorrere k vie e d i fa r d i que i forsenna ti aspro governo ... (misura) tuttavia improvvida, perché no n a d anno lki colpevoli ricadde, i quali app iallati ndl'inte rno delle case contin uavano a pe rpetrare gli iniqui loro misfatti: poterono a n:Li d ai balconi s parare hen an co sui cavalieri, m a hensì dei h11oni , che rnenlre in tanta oscurit.'ì e disordine aggiravansi per le vie in cerca del proprio corpo venivano percossi dai lancieri, i quali irritali <lai colpi di fu oco contro loro d iretti, inclistintame nte trafora vano colle la nde chiunque in loro s'imbatteva .... ", (da Ferdinando A. Pinclli : "Storia Militare del Pie m onte" - Voi. :-3 Pag. 897). 10 Assapa ne: deciso passo ava nti nell'anno 18.'36: a comple mento cld letto meta llico individuale distribuito, appare l'"assapane" dove s i doveva d isporre, secondo un prestabilito ordine, regobme ntare e fisso, il corredo e il pane (le due pag notte) de l soldato , nonché cinque uncinj di terro, la cosiddetta "rastre llie ra hisaccia" su c ui appendere copricapo scaq)e, sciabola e m armitta individ11:1 IP. di rerro. 11 Gamella (dallo spagno lo "game lla "): recipiente a fondo rl'.ttangolare a bordi rialzati ùi origine marinara: prima in tetracotta o legno, poi in ferro o latta, falla pe r co nte nere le vivande per 7/8 uomini serviva pe r distribuire la retezione alla squadra. Così, attorno all'a nno 1650, si se,viva il rancio a bordo ùdk navi reali francesi: la gametla per 7/ 8 marinai e ra prntata d al "mousse" (term ine fiam m ingo corrispond ente al nostro " m o:L:Lo" e, più precisa mente al "m oco" s pag no lo = ::id o lescente, raga:ao) giovinetti che iniziavano la vita del mare (età 14-18 anru) che , tra le altre, avevano a nche questa incombema. Prelevavano, inoltre dal qt1a1tier m astro il cestello ùd pane e il bido ne con s idro abhondante me nte annacquato. Terminato il pasto, pulivano la game lla che restituivano alla cucina per ripre nderla e ridarla ai marinai per l'or::i cli cena. Dato in dotazione ind ividua le uno spiedo (con contrassegno): cucchiaio di legno o stagno a cura e cli proprietà dei marina i: tutti possed evano un colte llo. Sono eia n otare le moda lità dd servizio e confro ntarle con quelle in uso nella caserml'. deU'ese rcito: u nica diffe re n z::i: il servizio al piatto, è fatto ;:i turno dai soldati de lla squa dra.
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La re fezione giornaliern è basata sulla robusta razione di pane o galle tta (800 gr.) e la distribuzione di carne lessata: rancio ripetitivo, monotono, ma nutrie nte e s ano: brodo e zuppe, zuppe e brodo , brodo per inzupparvi il pane, zuppe di cavoli, riso, lenticchie e patate: solo, a volte, la bella razion e di carne e anche di lardo. Rare le distribuzioni di vino e alcoolici: acquav ite, rhurn, anice, distribuiti solo in particolari o ccasioni (marce gravose, combattimenti): sconosciuto nell'e sercito piemontese, in questo periodo l'uso del caffè come genere di conforto, distribuito la prima volta ai militari dai francesi durante la guerra d 'Algeria, nel 1830. Non esiste la forchetta , in dotazione solo cucchiaio e coltello. Ranci distribuiti: (é la tromba che chiama a raccolta): - al la sveglia: pane - primo rancio: 10 - 11 - secondo rancio: 16 - 17. Il pane è buono e la razio ne abb o ndante: inoltre carne, lardo, riso, le_6'llmi vari forniscon o un nu trime nto completo, certame nte ben al di sopra di que llo che i soldati consumavano nei loro poveri casolari in quei te mpi cli miseria ne ra. Appare nel 1828 la marmitta individuale di fe rro (l 'antenata della gavetta distribuita poi nel 1872) 12 che s i porta sullo zaino affardellato: cd ogni soldato h a la borraccia che dal 1851 sarà quella cli legno la "GuglieJmjne tti", s pecie di bariletto da pottare a tra colla, con una patte piana c he poggia sul fia nco del soldato. Fissa è la composizione della razione fornita e dis tribuita dire ttame nte a i corpi d e i magazzini militari secondo il dettagliato minuziosissimo regolamento de ll'anno 1833: più va riate e gradite le refe zioni ai e.ampi o nei trasferimenti, per la possibilità di comprare dire ttamente dai privati le d errate che le singole zone potevano otfrire.
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Gavella (dal latino "gahato "): "scod e ll a ": sostituisce ne ll'esercito la gamella : prima di fe rro, poi d i himiera zin cata e, infine, cli alluminio. Nella versio ne di ferro (usata fino al 1872) si portava già affardellata sullo zaino: è stata la fedele compagna di tante generazioni di soldati italiani che l'aveva n o in dotazione per consuma 1v i il ra ncio; fornita di cop e rchio m obile (p er chiuderla e, staccato, pe r se1vire com e piatto) poteva an ch e essere utilizzata per cuocervi direttamente la refezione.
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I soldati convivevano al ra ncio ed i sottufficiali alla "cantina", geslita dal vivandie re 15 al quale pagavano lo scotto-mensa. Nel Reg no Sardo, la raz ione giornalie ra - nel 1835 - era la segu e nte: - pane da munizione g r. 775 - carne di bue gr. 185 - riso e pasta gr. 185 - lardo gr. 15 - vino ml. 350 Le razioni , non sommuuslrate in natura, erano pagale in contanti ed e ra già allora prevista la possibilità di economizzare sul riso, destinando il controvalore a patate e fagioli: in seguito, venne aggiunta , alla razione vive ri , una quantità di pane d a zuppa. ln g uarnigione, i tipi di razione variavano a seconda dei re parli e la cottura avveniva nelle s1esse c:-imerate mediante appos iti fornelli: gi<ì esistevano rudime ntali "ca pitolati" d elle merci d-i approvv igionare e regolari colla udi venivano fatti sulle d e rrate acq uis ta te. Durante la sped izione piemontese in Crimea ( 1855/56), a causa delle diverse condizionj climatiche e de l gravoso impegno psico-fisico richiesto ai combattenti , la razione viveri venne modificata secondo la seguente tabe Ila: - pane gr. 750 - galletta (distribuita con il pane) g r. 185 (ogni due gio rni) in sostituzione del p ane, galletta gr. 735 -
13 Viva ndie re: carattern;llca fig u ra di piccolo imprenditore, presente a l seguito degli eserciti di tutti i tempi pe r vendere cibarie e generi di confoit o a i soldati. Seguiva con i carriaggi e sovente e ra coinvolto nei comlx 1ttimenti. Simpatica la figura della vivandie ra napoleonica, per lo più mogli o arnanli di soldati e veterani. Ilanno preso parte con coraggio e valore alla campagna affatto re to rica la Joru m eritata fama. Fin ita l'epopea napoleonica le v iva ndiere gr,1dualmente sparirono: p resenti nelle file garibaldine dove non disdegnavano imbracciare il fucile. Il viva ndiere ndl'cscrcilo piemontese era il gestore de lla "cantina" reggimentale , sona di mensa sottufficia li e spaccio: sparir,1nno definitivamente ne ll'anno 1920 con la costituzione degli spacci cooperativi reggimentali direttam ente gestiti.
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- carne fresca - carne di bue salata - carne di maiale - farina di me liga (mais) - riso - pasta - legumi secchi - formaggio - lardo - p e pe - caffè - zucchero - vino -
gr. 300 (domenica, m a rte dì e giovedì) g r. 240 (lunedì e vene rdì) gr. 210 (mercoledì e sabato) gr. 150 (lune dì e venerdì) g r. 80 (me rcoledì e sab ato) gr. 120 (dornenica,marledì e giovedì) gr. 40 (lunedì, me rcoledì, venerdì e sabato) gr. 50 (escluso il sabato) gr. 15 gr. 0,5 gr. 16 gr. 21 -
cl. 25 -
Periodo 1850 - fine secolo
Subito dopo l'infausta giornata di Novara, già a pa,tire dagli anni '50 inizia la riorganizza'.lione dell'esercito: generali quali La Mannora, Fanti, Ricotti-Magnani, che si su ccedono come ministri della guerra, incidono profonda me nte sulle strutture militari dando vita a diverso riforme organiche, organi'.l'.lative, s trutturali e culturali, nel giro di pochi decenni, tempo minimo p e r assorbire uomini e quadri degli eserciti pre -unitari. Per quanto concerne la vita, il vivere del soldato, è da osservare il quasi immedialo riordino dei servizi (dice mbre 1853) con la creazione d e l "Corpo d'Intendenza Militare" di fatto una vera intendenza destinata a coordinare e disciplinare il funzionamento dei servi'.li di sussislen'.la, tanlo carenti nella passata campagna: Corpo d'Inte ndenza semimilitarizzato, po i soppresso nel dicembre 1873 per dare vita al nuovo "Corpo cli Commissarialo Militare": corpo to la lmente militare, i cui ufficiali acquisirono grado effettivo, con diritti e obblighi pati a quelli d egli a ltri ufficiali dell'esercito. Già con KD. 30 clic. 1865 erano slale impartite nuove disposi-
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zioni relative all a somministra:lione d ei viveri alla truppa, ma ancora alla presa di Roma 14 il soldato in g uerra aveva ancora carne e brodo, come all'inizio del secolo.
Alcune norme che regolavano la sussistenza del soldato nella seconda metà del secolo XIX - Pane (detto anche pane di muni7.ione): è ancora la più robusta componente della razione viveri. Prima del riordino della s ussistenza, era acquistato dai privati: poi, prelevato dai p anifici militari, operanti nei grossi presidi : è fatto p er due giorni e nel pome1iggio a ntecedente a quello in c ui si deve incominci:cu e la consumazione. Norme analoghe vigono per l'acciuisto dal commercio per le località prive del panificio militare. La razione g io rnaliera è: gr. 750 di pane: gr. 560 se galletta. Se la razione pane, in taluni casi, si dirnostrasse insufficiente, il coma ndante di compagnia può proporre al comandante di corpo la concessione di un supplemento (su dichiarazione medica) per determinazione del supple mento che p uò essere di: 1/ 4, 1/ 2, 3/ 4 di una rnzione intera. Per i reclusi, carcerati e per i de tenuti in carcere preventivo, la razione pane e galletta è aumentata di un quarto (il che significa: ra zione pane ed acqua): reclus i, si noti, a ncora tenuti alla catena, fino a lla e manazione del R.D. de ll'agosto 1861.
14 Stralcio clell'orcline ciel gio rno n. 21 dd gene.raie Cadorna del g. 19 sette mbre 1870: "Domani 20 si darà l'attacco a l{oma. Apriranno il fuoco alle 5 e un qua1to antimeridiam.: le divisioni... Nel levare i campi, si abbia cura di non dar<.: la svcglia ai difensori. Si lascino i caITeggi agli accarnpamcnli, <.: solo le ambula nze devono seguire le truppe che prima di muovere debbono avere fatto il rancio, trasportando seco la carne e il resto." Di seguilo , la razion<.: di guerra dell'epoca (_ge n. Di Pettinengo - R.D.2 g iugno 1866): Pane 750 gr. (compresi biscotti per la truppa) oppure, galletta g r. 560, c..arne gr. 300, sale 15, caffè 10. In sosliluzio ne della razione di ca rne fresca , la scato letta cli gr. 200.
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Renato A rtesi
Composizione del rancio Parte fondamentale: carne di bue gr. 200 - lardo gr. 15. Sono previste nel corso de ll'anno 200 distribuzioni cli caffè o vino. Parte completiva: sale gr.25/ 30 e gli altri generi dì condime nto pari a 3 centesimi per razione (ora in più ora in meno) purché, e sempre a llo scopo cli variare il rancio, non si sorpassi nel trimestre, la s pes a complessiva corrispondente ai 3 centesimi al giorno. Inoltre i comandanti cli corpo hanno facoltà di spendere nell'anno, per miglioramento del rancio, s pecialmente nelle stagion i delle maggiori fatiche (aprile-ottobre), un lerzo dell 'avanzo netto risultalo alla massa rancio: trallamento p atticolarc previsto in occasione di festcggi:unenti ed altre simili circostanze. V iene data facoltà , dove non è possibile avere la carne <li bue in alcuni luoghi del le province meridionali , di provvedere co n carne di montone, castralo, capreuo, agn ello , aumentando la razione a 250 grammi. La razione di caffè è composta di gr. 10 di ca ffè tot;lalo e gr. 15 di zucchero: la razione di vino di 25 cl.: una raccomandazione (che confermerebbe l'introduzione dell'uso del caffè su mode llo francese): "Si darà preferenza al caffè sul vino ed il caHè sarà possibilmente fatto con la caffettiera filtro". I generi di condimento, o ltre il sale, sono: legumi , o ,taggi, formaggio, pepe, spe zie cd altri generi: pe r il miglioramento del rancio sono previsti suppleme nti de i generi s uddetti e altri s imilari: sono previste razioni speciali alle truppe sogge ue a maggiori fatich e : apparte nenti a lle compagnie pontieri (poi , costiluile, anche alle truppe da montagna). Non s i consumava pesce.
llrancio Il vitto per gli uomini, Lrnppe e caporali, è approntato in comune : i sottufficiali convivono nella "cantina ". Il rancio è ordinaria mente distribuito in due pas ti gio rna lieri e c omincia ad e ssere abbastanza vario.
i ranci militari nel secolo del risorgim ento
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O ltre al solito brodo e carne si cons uma riso, pasta, minestre di pasta e fagioli, pastasciutta (lubi) e , graditissimo a tutti, lo spezzatino di carne e patate. Ma è difficile acconte nta re tutti : il soldato del sud vuole pastasciutta , quello del nord mines tra: g ue rra secolare vinta dalla p astasciutta, ora gradita a tutti. Se le esigenze di servizio lo re ndono necessario "potrà anche essere somministrato in un pasto solo, m a in tal caso sarà conveniente fare una distribuzione di caffè ne ll'ora ch e si ritenga più opportuna, per abituare il soldato al modo di vivere in campagna": può essere fatto distribuire un solo pasto distribuendo caffè in luogo de ll'altro pasto. _ Il rancio è fatto per compagnia, ma se il comandante lo ravvisa necessa1io o conveniente, per due o più compagnie. Sono previste: VETTOVAGLIE DI RISERVA:
- viveri a secco di riserva (galletle e scatolame di carne di bue in conserva); - fiaschella di brodo concentrato. VIVERI OKDlNAKI DI RISERVA:
- pasta, riso, lardo, olio per condime nto sale, rhum, acquavite, caffè, zucchero. La razion e viveri di riser-va è formata da : gallette da 200 gr. l' una e una scatola di carne eia 200 gr. È a l comandante di corpo ch e spe tta provvede re ch e il vitto sia il più confacente alla nutrizione e di vig ila re e disporre ch e venga prepardto ora in un modo ora in altra maniera (ma la mancanza di s tovig lie , il solo uso della gave tta, definitivamente adottata nel 1872, poco spazio lasceran no alla inventiva culinaria) per modo che riesca convenienteme nte variato e p iù gradito. T comandanti p ossono disporre, per assicurare quanto sopra, ch e la cucina sia provvista di tegami, cassem o le e utensili adatti, conte nendo in ogni modo le p rovviste nel limite del puro necessario. Nelle marce o campi sono sempre da usarsi oggetti di cucina
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Renato Artesi
del modello regolame nta re che fanno parte delle dotazio ni di mobililazione, con nello div ieto di comprarne di diversi dal commercio. Non è stato facile far vivere e convivere, nel noslro Risorgimento, i soklati di prove nienze così dive rse; condizionati: - da incomunicahilità nelle relazioni person a li dovuta all'uso esclusivo dei dialetti, la impossihilità di dialogare e conoscersi. La bassissima a lfabetizzazione, la reciproca diffide nza verso chi parla un'a ltra "lingua ", che hanno reso lento e non facile, al di fuori del "clan paesano", il nascere e il consolidarsi delle amicizie e del cameratismo: - dal rancio "che non lega al desco": infatti è sano , ahhondante e nutrie nte, ma non soddisfa contemporaneamente i gusti dei soldati delle due grosse aree nazionali. Il soldato de lla padania non può rin11nci~1re ;.ille minestre, ma nemmeno il soldato del mezzogiorno sa rinunciare a lla pastasciulta: così nella ripe tizione giorna lie ra d ei pasli, pur a lternando pastasciutte e minestre, per soddisfare le duplici esige nze, non si otterrà c.hc tiepido gradimento della referen zio ne, da una parte gradita, dall'a ltra no. Né ciel resto , la modalità del ranc io da cons umarsi esclusivamente in gave tta lo favoriva: sia il tipo cli stoviglia c he non consentiva varietà di confezioni, sia per il pasto , consumato poveramente, estate e inverno, sotto i porticati o s ui gradini degli androni o ne i bui corridoi de lle caserme. b: vero che le norme tendevano a pre parare il soldato alla vita dura di una campagna , ma è comprensib ile c he un soldato d i cava lleria (ferma di 5 anni), ch e avrà cons umato durante la s ua ferma 3.600 pasti e lavato altrettante volte la gavetta con mezzi di fortuna, sabbia e "olio di gomito", non abbia serbato i più gradevoli dei ricordi. Numerose furono le prescrizion i, in materia a limc nlare, ne lla fase di transizion e e fino a lla comple ta unificazione del regno d 'Italia. L'esercito italiano, che adottò quesla de no minnione con il decre to di Manfredo Fanti del 1 maggio 1861 , nel febbraio 1862, addottò, per esigenze di unifo rmità, due tipi di forno per la panificazione, capac.i di 130 e 340 razioni.
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La razio ne viveri p er le truppe, durante i periodi di istruLione,
era composta da 200 gr. di carne, distribuita tutti i giorni, di 150 gr. di pasta o liso, distribuita a g io rni alterni, di 15 gr. d i caffè, 20 di zucchero e da 25 centilitri di vino: le dis tribuzioni di caffè e zucch ero avvenivano in gen ere di domenica e quelle d i vino il giovedì. Il 31 maggio 1865 furono emanate dis posizio ni relative al rancio dei ca porali e dei soldati al fine d i re ndere uguale e uniforme p e r tutti i corpi e le armi la razione viveri d istribuita in tutto il te TTitorio n aLionale. Essa risultò costituita da 200 gr. di carne, 150 d i pasta o riso nei gio rni di "grasso" oppure da 300 gr. di pasta o riso nei giorni di "magro": alla pasta e al riso potevano essere sostituiti altri generi a seconda d elle stagioni o de lle regioni. A questi generi si aggiungevano ·15 gr. <li caffè, 20 di zucch ero e 26 cl. di vino distribuiti una volta la settimana nel periodo com preso tra il 1 gennaio e il 30 aprile e dal 10 novembre al 31 dicembre, tre volte la settimana d al 1 ° maggio al 15 g iug no e dal 1° ottobre al 31 , tutti i giorni dal 16 giugno al 30 sellc mlm.:. Condimenti cd erbaggi no n dovevano incidere per più di 10 centesimi ne i giorni di "magro" e di 5 in quel li di "grasso". Nel primo decennio su ccessivo l'unificaLione, furono sp erimentati numerosi forni p er la p anificazione. Ad un primo tipo mobile, studiato e realizzato dal gen erale del genio Pie tro Bordino, seguì quello idealo dal direttore d e l p an ificio militare di 'l'o rino, contabil e Capo Bianchi e, quindi un forno portatile , realizzato da ll'aiutante del genio militare francese Lespinasse. Fu proprio q uesto forno a d essere adottato e , con opportune mo difiche stud iato dal capo contabile de lle sussistenze militari italiane. Rossi, fu utilizzato fino a l 1897, panificando per la campagna del 1866 e , s uccessivamente ne lle .spedizioni in Africa, dalla occupazione di Massaua (febbraio 1885) alla campagna del 1895/ 96. Due furono i tipi di razio n e alime ntare adottali per la campagna del 1866: la prima, d e tto di tipo "A", e ra composta da 750 grammi di pane o 550 di biscotto, 300 granuni di carne fresca, 120 di riso o 100 di pasta, 15 di lardo e di sale, mezzo grarruno cli pepe,
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15 di caffè, 20 di zucch ero, 25 centilitri di vino e 6 cli acquavite: la seconda, detta di tipo "R" erd costituita da 550 grarruni cli biscotto, 150 di formaggio o, in sostituzione, da 200 grammi d i carne in conserva e, quindi, caffè , zucchero e vino nelle stesse quantità della razione precedente. Con l'atto n. 124, sul "Giornale Militare" del 1872, venne adottata, per tutti i corpi dell'esercito, una gavetta di lamiera resistente al fu oco, adatta alla cottura del rancio quando, pe r ci rcostanze eccezionali, non era possibile adoperare le marmitte da campagna: oltre al rancio pe r due o tre persone vi si potevano preparare sei razioni di caffè. Da prove pratiche eseguite ri:mltò che era possibile ottenere l'ebollizio ne dell 'acqua (due litri e mezzo) dopo quindici minuti e la cotturn di tre razioni di carne dopo un'ora e mezzo: estracr.a la c une e introdotti 450 grammi di riso e la quantità d i patate currispondenti a tre razioni, dopo circa qu indici minuti era pronto il rancio per tre soldati. Pur rispondendo a motivi d i estrema praticità, il sistema presentava numerosi inconvenie nti ove si consideri la molteplicità dei piccoli fuochi e la confusione che inevatibilmente si gene rava. La nota n. 42, pubb licata sul "Giornale Militare" del 1873, prescriveva nuovi oggetti di an-edo, di attendamento e di cucina: fra questi, il macincllo da caffè con borsa di cuoio e la cucina per sei persone. In quegli anni, e fino allo scoppio della prima guerra mondiale, il Ministero della Guerra si avvalse, per questo settore, di e minenti studiosi la cui collaborazione scientifica era rite nuta indispensabile. Nel 1886 venne perciò adottata una nuova razione viveri comprendente 750 grammi di pane, 220 d i carne , 225 cli pasta o riso, 20 di lardo e sale, 10 di cat1è, 15 d i zucchero e 25 centilitri di vino: la razione d i carne, ne i periodi di esercitazioni al campo, raggiunse i 240 grammi e quelli di marcia i 300. el 1893 la razione tornò ad essere di tipo antico con un supplemento di pane e una quota d i miglioramento rancio per le truppe in alta montagna. Da tale ricerca si possono trarre le seguenti conclusioni che molto lenti furono lo sviluppo e la organizzazione dell'intero servi-
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zio di vettovagliamento nel corso di lutto l'Ottocento, dal piccolo esercito piemontese all'esercito nnionale, contemperando le esigenze del sud con quelle del nord e che la vigilanza, la sovraintendenza e la supervisione affidate a una ufficialità, rimasta a lungo ancorata a una mentalità di casta, non sempre furono adeguate alla evoluzione dei tempi , dei nuovi modi de l vivere e del mangiare di una popolazione militare frammista sempre più a quella civile.
FEDERICO GUGLIELMO MARlANl
PAULO FAMI3fil DA PATRIOTA A SCRIITORE DT OPERE MILITARI
( 1848-1897)
Introduzione La rivoluzione veneziana del marzo 1818 inizia con la liberazione di Daniele Manin e Nicolò Tommaseo, assurti a simboli dell'opposizione all'Austria, un'azione cui partecipa da protagonista un giovane ventenne, Paulo Pambri: assieme alla folla in tumulto, irrompe nelle carceri di ponte della Paglia dove sono tenuti prigionieri e , dopo aver costretto il direttore a liberarli , issa sulle spalle Tommaseo e lo porta in trionfo sino in piazza San Marco. Il gesto trasforma Fambri in un personaggio noto ed ammirato in tutta la città. La sua esistenza è estremamente ricca di avvenimenti, seppur non esistano studi approfonditi s u di lui: volontario
Abbreviazioni - ACS - A.P.
- ARlVSLA -ASV - IlNCF - l.R. - USMM - USSME
Archivio Centrale dello Stato, Roma Atti parlamentari Atli Reale fatituto Veneto di Scienze Lettere cd Arti Archivio di Stato, Venezia Biblioteca Nazionale Centrale, Firenze Imperia! Regio Ufficio storico della Ma,ina Militare Ufficio storico Stato Maggiore Esercito
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Federico Guglielmo Mariani
Ritratto di Paulo Fambri, listato a lutto, fatto stampare q uasi certamente in occasione de lla sua morte (ACS, Carte Paulo Famhri, b. 31, fase. 27).
Paulo Fambri da patriota a scrittore di opere militari
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ne lla difesa di Venezia d e l 1848-1849 e ne lla seconda e terza guerra d 'indipenden za, scrittore di comme die e tragedie, gio rnalista, ufficiale d el genio ne ll 'esercito italiano, ingegne re, deputalo al Pa rlamento pe r quattro legislatu re, au tore d i un gran numero di pubblica zioni sug li argome nti più svariati, si d edica alla rinascita de ll'industria dei merle tti d i n urano e Pellestrina, perd e n dovi me tà d e l su o patrimonio . L'eclettismo e la singolarità del person aggio c he eme rgon o da lle scarne notizie reperibili in dizionari b iografici ci hanno spinto ad approfondirne la conoscenza cercando di delinearne l'evoluzion e. La n otevole mole di scritti d a lui p ubblicati - c irca 6.300 pagine ed oltre 130 opere edite - ci h anno indotto a restrin gere l'analisi ai lavori militari. Lo studio cerca quind i d i analizzare e d intc1pretare l'evoluzio ne di Fa mbri da giovane patriota a compete nte scrittore di opere attin enti al mo ndo m.ilitare, passando attraverso l'espetiem.a di ufficiale effettivo ne ll'esercito. Il lavoro non si p uò conside rare una biografia nel senso cano nico d el termine, in qua nto foca lizza essenzialmente u no degli aspetti di questo poliedrico perso naggio. Il su o contributo al dibattito riguardante l'o rgani zzazion e definitiva dell'esercito italian o è importante e degno di essere rivalutato: partecipa attivamente alle riforme militari attua te d a l ministro della gu e rra Cesare Rico tti Magnani, c he forniscono a ll'esercito una struttura c he mante rrà quasi ina lterata sino a lla Grande guerra. 1 primi vent'anni di vita de ll 'esercito italiano sono Lultora un periodo poco stud iato dalla storiografia mil itare, e i lavori realizzati sono settoriali e limitati, seppure n on manchino di spu nti ed idee interessanti 1. Le fon ti costante me nte utilizzate per tutto il lavoro sono le com memorazioni funebri stila te in occasio n e della su a morte e
1
Dopo i classici lavori di P. PIHRI , f.e forze urmate n ell'età della Destra, G iuffrè, Milano 1962, e Storia militare del J<isorgimento, Einaud i, To rino 1962, vedi P. DEL NEG HO , T-.sercito, stato, società. Saggi di storia militare, Cappelli, Oologna 1979; f. 'esercito italiano da/L'Unità alla Grande guerra (1861-1918), LJSSMF., Roma 198/4; J.( iOOCII, Esercito, stato e società in Italia 1870-1915, Franco Angdi, Milano 1994; F. M I NNl'n, Esercito e politica da Porta Pia alla Triplice alleanza, Oonacci, Homa 1984.
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due biografie inserite in altrettanti diziona1i biografici 2. Importante quella scritta recentemente d a Nicola Labanca che ci ha fornito utili indicazioni archivistiche. La fonte principale è il fondo Carte Paulo Farnbri nell'Archivio Centrale d ello Stato di Roma, costituito da tutte le ca,te personali e familiari donate nel 1954 dalla fig lia Elena: rappresenta una miniera cli notizie, nonostante siano pochi i documenti antecedenti il 1864. Il fondo è stato ordinato sommariamente e consta di 38 scatole ricolme di docume nti , appunti, quaderni, le ttere, diplomi, articoli di g iornale, riviste, libri, opuscoli. Importante la prese n za di numerosi manoscritti e dattiloscritti di abbozzi autobiografici d e ttati a lla se.c onda moglie Rita, indicati nelle note con la dizione Memorie autohiograjìche dettate alla
moglie Rita Levi. Dopo l'esperienza della risorta Repubblica di Venezia, Famb,i rimane in cillà assumendo un atteggiamento di opposizione più culturale ed ideale che pratica all'Austria, che lo p o1ta a subire tre processi dai quali riesce sempre a salvarsi, fino alla decisione di emigrare in Piemonte. Frammentarie le fonti utilizzate per questo periodo: nell'Archivio di Stato d i Venezia sono state consultate numerose buste e registri de i fondi Governo Provvisorio di Venez ia
TR48-1819, Atti restituiti dall 'Austria 1849-1866, Presidenza di Luo!{otenenz a 1852-1856, Luogotenenz a delle province venete I 849-1866 che raccolgono notizie sparse sul pe riodo vene ziano di Fambri; impo,t.ante la busta 2 del fo ndo Processi politici vari 18581859, contenente parte d egli atti relativi al processo s ubìto n el 1859, ma puttroppo quasi inutilizzabili in quanto redatti in tedesco fraktur. Sono stati consultati i fondi Carte,ggi vari, Martini, De Guhernatis, I.e Monnier, Tommaseo conservati ne lla "Biblioteca Nazio nale Centrale di Firenze". La seconda parte descrive la carriera militare come ufficiale del genio prima ne ll'esercito dell'Italia centrale e poi in quello italiano ,
2 M. ROSI (a cura di), f'au/n Fambri, "Dizionario del Risorgimento nazio nale", III, Vallardi , Milano 1931-37, pp.33- 3/4; N. Li\Ki\NCA, Pau!o Fumhrl, "Dizionario biografico degli Italiani", XLIV, Istituto d ell'Enciclopedia Italiana , Homa 1994, pp. 510-515.
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un periodo ricostruito mediante ricordi auto biografici successivi cd alcuni d ocume nli presenti nel fondo Carie JJaulu Farnhri. I.a terL.:ct parte è la più consistente e raccoglie la produzione militare fambriana dal periodo successivo le d imissioni dall 'esercito sino a lla Ane della sua vita. Si è preferito abbandonare il metodo cronologico delle prime due parti per adoltare una divisione per argomenti al fin e di raziona lizzare la produzione lette ra ri a di Fambri caratterizzala da una certa intermitte nza e frammentarietà. La bibliografia finale conte nente le opere di Fambri è fmtto di una ricerca condotta nelle bihl iotcche delle l Jnivcrsil~l di Venezia e cli Padova, al "Museo Correr" di Venezia, a lla "Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze", alla "Biblioteca Comuna le" d i Padova, a lla "iliblioteca della Camera d e i Deputali" ed a lla "Biblioteca militare centrale" di Roma, a ll'lstit:uto Veneto di Scie nze Lette re cd Arti" ed alla "Fonda zio ne Querini -Sta rnpalia" di Venezia; anche il fond o Carte Paulu Famhri nell'Archivi o Ccnlrale dello Sta to contiene un'ampia scelta d elle sue opere. Si è ritenuto opportuno dividere l'ele nco delle o pe re d i Fambri in due parti. La prima elenca cronologicame nLe 135 opere certe scritte da Fambri o in collaborazio ne con altri, e risulta la più completa fino ad ora apparsa, integrando in maniera soslanzia le l'unica esistente inserila ne l Catalogo lihri Italiani dell'Ottocento che annove ra solo 52 titoli. La seconda pa rt e racchiude 28 titoli di opere mancanti totalme nte o parzialme nte di rife rime nti ccl indicazioni tipografiche, son o opere citate dallo stesso Fambri o da su o i contemporanei che non siamo riusciti a rintracciare: in parte potrebbero essere rimaste allo stadio di manoscritto e in parle pubblicate pe r o ccasioni particolari - discorsi comme mora tivi e celebrativi - in opuscoli a bassa tiratura presso piccole slampe rie. Siamo certi che una ricerca ad am pio s pettro in tutte le principa li biblioteche italiane potrebbe po rtare ad un ulte riore amplia me nlO di questa bibliografia. Il prese nte lavo ro riproduce quasi integralme nte l'omonima tesi di laurea d iscussa dall'autore ne ll'anno accademico 1995-96, presso l'Universit.à Ca' Foscari di Venezia, Corso di Storia, Facoltà cli Le lte re e Filosofia, relatore il Prof Piero nruncllo e corre latore il Prof Piero del Negro. Le poc he modifiche apportate sono esclusivamente e.li natura formale.
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Note biografiche Paulo Fambri nacq_ue a Venezia la notte dell'll novembre 1827 da Lorenzo, negoziante di te rraglie in Barbaria de le Tole, ed Elena Correnti, figlia di un agiato p ossidente; venne battezzato il 18 novembre nella chiesa cli San Marcuola coi nomi e.li Paolo Luigi Girolamo, ma poi si fece chiamare Paulo, un vezzo che manteffà per tutta la vita, non spiegando mai il motivo di tale scelta, Si arTabbierà quando Angelo Dc Gubcrnatis, editore del periodico "Natu ra ed Arte", scrivercì il nome con la 'o' sulle bozze di una sua pubblicazione, giustificandosi in questo modo: "Rieccovi le hozze. Ho messo l'u al Paolo, potete metter l'o ma allora hisogna aggiungere che l'u è un 'ubbia mia, se uolete, sebben e sia una tradiziune di famiglia piena di memurie per me'0 .
Fin da ragazzino si rivelò un carattere vivace e turbolento. A 10 anni "venne espulso da Jacopo Filiasi da tutti i ginnasi dell'impero per insubordinaz io n e "4 . La famiglia lo collocò in una casa di educazione mi lita re m ar ittim a, diretta da tale Ilolubanovich, che in realtà era un collegio per ragazzi difficili. Qui Fambri apprese dal maestro Ploner l'arte della scherma , imparando a maneggiare la sciabola con la mano sinistra e il fioretto con la destra. I3en presto divenne un abile s padaccino, ma il suo carattere eccessivamente vivace lo portò ad avere due duelli consecutivi con ragazzi più vecchi di lui e fu fe rito g ravemente alla mano sinistra. Dopo essere stato a pane cd acqua per quindici giorni in punizio n e per il primo duello ed altri trenta per il secondo, Bolubanovich scrisse ai genitori pregandoli di riprendersi il ragazzo e consigliando di imbarcarlo come mozzo in una nave. Ma i genitori preferirono riportarlo a casa ed affi-
'~ kllL:ra di Paulo Fambri ad Angelo De G uhe rnatis, s.d., in RNCF, Carte lJe Gubernatis, cass./49, n.66; il fascicolo che contiene i documenti sul frontespizio presenta la scritta "data congetturata 1879". 1 Note biografiche raccolte dalla figlia Ekna, in ACS, Carte I'aulu Fambri, b.31, fasc.27, n ,n.
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darlo a istitutori privati quali Niccolò Tommaseo per il greco e 1:3. Cocconi , zio di Fambri, per la matematica e le scienze esatte. L'influe n za di Cocconi si dimostrò profic ua: durante l'adolescenza Fambri attenuò la sua vivacità e dimoslrò una notevole intelligenza unita a una precoce versatilità. Forse fu proprio Cocconi a farlo accetta re nel liceo Santa Caterina dove divenne subito popolare soprattutto per le burle, ma anche per la nolevole corp o ratura che incuteva timore. A 17 anni, assieme a Vitlorio Salmini, Luigi Salvadori, Pietro Zanichelli, Federico Gabelli, Saverio Scolari, fondò "uno di quei giornali manoscritti fra studenti fondati a sfogo di retorica sentimentale o antisentimenlale secondo i casi e il momento" 5. Il giornale cessò nella seconda metà del 1846 dopo otto numeri, a causa di problemi economici. Famb1i uJminciò a mostrare un ostentalo anticonformismo nei confronti dei regime asburgico che lo s pinse a poco a poco lra gli oppositori liberali, ma più per vie letterarie ed ideali che politiche. Nel dibattito che contrappose in quegl'anni i grecisli di Venezia, egli si schierò con Tommaseo e gli itacisti contro Carrer e gli etacisti6: Farnbri considerò sempre il Tommaseo come suo maestro e mantenne sempre con lui una fitta corrispondenza. Il 17 marzo 1848 Fambri fu tra coloro che liberarono Manin e Tommaseo dalla prigione: abbattuta a spallale la cancellata delle carceri c riminali di Ponte d e lla Paglia , issò s ulle spa lle Tommaseo, portandolo qu asi come un trofeo in Piazza San Marco. Questo episodio renderà Fambri famoso in tutta Venezia e degno di rispello. Dagli studenti ciel liceo Santa Caterina fu eletto capitano della legione studentesca, ma poco dopo preferì partire come soldato sem plice al seguito della Prima Crociata Veneziana che difese Palmanova fino alla sua caduta nel giugno 1848. Tornato a Venezia entrò n e lla Legione d 'artiglieria
5
Memorie autobiografiche dettate alla moglie Kita Levi, in ACS, Carte
l'auto Fambri, b.3 1, fasc.27, n.n. 6
La dis puta era prettamente filologica e si fondava s ulla pronuncia de lla sesta leltcra dell 'alfabeto greco, ma divideva nettam(.'.nle gli studiosi in due fazioni irriducibili.
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Bandiera e Muru, e.love, il 24 ottobre 1848, raggiunse il grado di tenente. Nel marzo 1849 rinunciò al grado e passò come sole.lato semplice nella coorte dei Veliti Italiani dove prestò servizio si no alla capitolazione di Venezia. Col ritorno degli Austriaci, riprese gli studi e nel 1852 sposò Kosina dc Toth, nobildonna di origine ungherese. Nel dicembre 1853 riuscì a laurearsi in ingegneria alla facoltà di matematica dell'Università di Padova, sebbene sottoposto alle particolari attenzioni della polizia: in due occasioni fu espulso per motivi politici dall' unive rsità, numerose volte fu perquisita la s ua casa, gli fu annullata la nomina prima a professore di matematica a Trento, poi a ingegnere nella Società per le strade ferrate dell'Italia centrale. Venne inoltre processato due volte, ma non condannato grazie anche alle intromissioni dello zio Paolo Correnti. T.a sua attività politica s i esplicava soprattutto ne lla provocazione contro gli Austriaci e contro tutti coloro che li appoggiavano, e si svolse nel campo giornalistico; nell'aprile 1856 fondò "La Rivista Veneta" , e nel luglio 1858 "L'Età presente", che ebbero comunque vita breve non solo a cau sa delle pressioni della censura austriaca, ma anche per motivi finanziari. Dopo il 1852 riprese l'amicizia con Vittorio Salmini e scrisse in collaborazione con questi commedie, drammi e tragedie; tre di esse vennero rappresentate con discre to s uccesso e pubblicate tra il 1855 e il 1857: Il Galanluumu, Riabilitazione, Agrippa postu-
mo. Nel gennaio 1859 venne processato per alto tradimento, ma ancora una volta riuscì a salvarsi, e in maggio emigrò in Piemonte. Si arruolò come soldato nel 20° Reggimento fanteria, e ben pres to venne promosso sottotenente. Entralo nell'esercito dell'Italia centrale si fece notare soprattutto come giornalist,a dirigendo il quotidiano "Le Romagne" da lui stesso fondato e nel quale incitava i liberali a ll 'unione e alla guerra contro l'Austria. In nove mbre passò nel Corpo del genio. Con l'Unità d'Italia si trasferì ad Alessandria e poi a Torino ne l Comitato del Genio. Lavorò col generale Menabrea e fu re latore della sottocommissione per la Difesa dello Stato, incaricata di studi are e pianificare le difese marittime dell'Italia meridionale.
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Approfondì sempre più la conoscenza d e lle questio ni militari, ma spesso il carattere focoso lo pottò ad esprimere libe ramente le proprie opinioni in contrasto con quelle delle alte gerarchie militari. Il ministro d e lla guerra Della Rove re non apprezzò le idee di Farnbri espresse in alcuni articoli e propose cli allontanarlo da Torino. Fambri s i dimise immediatamente dall'esercito (25 luglio 1864) riprende ndo la carrie rn di giornalista e di ingegnere. Potè quindi continua re gli studi militari con indipendenza, non essendo più vincolato d a dove ri gerarchici . Diede alle stampe /,a questione dei depositi (1864) e I Ministeri della Guerra e i consigli di disciplina
(1865). Con Ruggiero Bonghi diresse "La Stampa" di 'l'orino. Nel settembre 1864 criticò asprnmente le reazioni torinesi alla decisione di spostare la capitale a Firenze. Se la popolarità di Fambri a Torino crollò, in tutta Italia a u111e1 1tù la s ua fama di polemista vivace e cli critico sprezzante. Di fronte alle reazioni provenienti da Sinistra, egli accentuò il suo orie ntamento verso la destra, attenuando molto le s ue spinte progressiste. ln seguitò si trasferì a Napoli dove diresse "La Pat1ia". Al giornalismo affiancò la redditizia attività di ingegnere, sfruttando le conoscenze del mondo della politica e deg li affari. Ebbe così rappo,ti con una Società anglo-inglese di costruzioni, lavorò per la Società veneta per imprese e costm.ziuni puhhliche e a Firenze si inse rì nel giro d'affari sorti intorno ai progetti di sistemazione urbana de ll a nuova capitale del Regno, lavorando per la Società Inglese del boulevard. l{ito rnò al teatro, sua antica passione, scrivendo nel 1865 una commedia di ambientazione milita re ch e o tte nne un grande s uccesso di pubblico e c)j critica, Il Caporale di settimana, rappresentata a Firenze il 14 dicembre 1865. Il 4 giugno 1866, in vista della guerra con l'Austria , chiese di tornare in servizio come volontario senza stipendio nell'arma del genio. Gli fu riconosciuto il grado cd ebbe incarichi di studio di un certo rilievo. Posto in congedo alla fine de lle ostilità, Fambri s i presentò candidato al collegio elettorale di Venezia II: fu eletto deputato, proie ttandosi così su uno scenario politico nazionale e n on più locale. Negli anni settanta diverrà uno dei personaggi più rappresentativi della destra e Giosuè Carducci conie rà su di lui una
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incisiva definizione che diverrà famosa nel Canto dell'Italia che va in Campiduxlio7 :
Evo' l'umiltà mia gualdrappare Di stil manzoniano, E recitar l'uffizio militare D'Bdmondo il capitano Per non cader in tentazion. La prosa Di Pau.lo Fambri, il grosso Voltèr de le lagune, è .\jJiritosa Troppo per il mio dosso.
Iniziò un periodo proficuo per Fambri, durante il quale l'impegno e il s uccesso politico si unirono ad un' intensa produzione letteraria. Tra esse, qualitativamente e per inclinazione personale dell'au tore, prevalsero qu elle militari8 . Non mancarono comunque studi di ingegneria, matematica, idraulica9. Negli anni sessanta, e poi verso la fine della sua vita, si fece conoscere ed apprezzare per alcuni scritti sulle virtù cavalleresche della spada, e del duello e sulla ginnastica 10.
7
e.CARDUCCI, Poesie 1850-1900, 7.;rniche lli , Kologn a 1910 , pp.471 -474. 8 Questioni di iuerra e finanza. Memoria, Amminislrazion<.: ci el Politecnico, Milano 1866; ta questione dei bersaglieri, Gaclano Brigola, Milano 1871, Le nostre frontiere marittime e la Spezia, "Nuova Antologia" (agosto 1872), rr- 225-255. 9 I merletti una volta e oggi Memoria, "Atti Ateneo Venelo", voi.XI (1874), p . 16; Intorno ad alcuni recenti studi sul moto delle acque, le sue leggi e i suoi ej}ètti, "ARIVSLA", atti 35, s.V, voi.III (1876- 1877), pp-S-60; Udo e Hrenta. Nisposte a quesiti palpitanti di attualità, Naratovich, Venezia, 1877. 10 L:1 giurisprudenza del duello, Barhera, Firenze 1869; Il duello e la riforma del codice penale, "Nuova Antologia" (agosto 1874), pp. 887-926; intorno ai veri swpi tecnici ed educativi della ginnastica ed alla necessità di rinnovarne l'indirizzo, Fontana, Venezia 1882; Ginnastica bellica, "Nuova Antologia" ( 16 luglio 1892), pp. 24 1-261; Ginnastica bellica, "Nuova Antologia" (16 agosto 1892), pp.660-688.
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TI largo p ubblico lo conobbe soprattutto com e conferenziere e cultore di varia umanità; si tenne informato su tutti i temi culturali e fil osofici in voga nell'opinio n e pubblica borghese dei tempo. Questa vastit.à di interessi spesso non fu bilanciata dalla qualilà e suo i scritti notevoli non furono molti. Scrisse almeno 135 opere ·elenca te crono logicamente alla fine del nostro lavoro - spesso riproposte in volume dopo essere state pubblicate su riviste letterarie come la "Nuova Antologia" - 38 articoli -, g li "Atti del Reale Istituto veneto di scien ze lettere ed arti" - 19 articoli - , l'"Ate neo Ven elo " - 13 a1ticoli; è difficile comunque compilare una bibliografi a esaustiva, e nessuno, compreso Fambri, lo ha mai fatto fino ad ora 11 . Numerose sono le opere che non riuscì a completare, rimaste a vari livelli di slesura, e con servate tra le carte di famiglia presenli nell'Archivio Centrale d e llo Slalo. Imp ossibile è a l momento stilare una bibliog rafia d e i su o i inte1venti su giornali quo tidia ni e settima nal i, sp esso non firmati o apparsi con lo pseudonimo di Molosso e Terremoto - uno dei personaggi p rincipali de lla fottunata comm edia TI caporale di settimana - co l quale e ra conosciuto: quasi tutti i giornali dell'epoca ospilarono almeno un att icolo di Fambri, m a scrisse soprallutto su "L'Avvenire ", "Il Fanfulla", "L'Italia militare", "La Venezia", "Capitan Fracassa" , "Il Rinnovamento", "La Nazione ". Entrò alla Camera dei Deputati nella 9a legislatura (novem bre 1866-m a rzo 1867). Nominato m embro d e lla commissio ne generale p e r il b ilancio e questore della Camera, intervenne spesso con compe te n za ne lle discussioni militari , a ppoggiando crilicam cnte il governo Menabrca. Venne rieletto nella 10a legislatura (22 ma rzo 1867-2 novembre 1870), ma fu coinvolto ne llo scandalo de lla Regia cointeressata dei tabacchi, espressio ne della collusione fra politica ed affarismo che rappre se ntò uno dei punti più bassi della politica lihe rale post-unitaria. Pe r accrescere le e ntrate dopo la g uerra del 1866, lo Stato
11 La bibilografia più compl eta di Famb ri fino ad o ra pubblicata è in Catalof!,O lihri italiani dell'ottocento, III, Editrice Bibliografica, Milano 199 1,
pp. 1779-1780: a nnovera 52 titoli.
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aveva affidato la privativa dei tabacchi ad una società. ll progetlo fu approvato dalla destra governaliva , tra cui l 1ambri. "Il Gazzettino rosa" scrisse che i 1ìnanzieri avevano compralo il voto dei de putati; furono fatti i nomi di Brenna, Civinini, e Fambri. Venne istituita una commissione d'inchiesta e i tre provarono che la loro partecipazione all a società era s uccessiva all'approvazione parlamentare. La relazione finale della commissione lasciò cadere le accuse della stampa, ma biasimò il comportamento dei tre deputati. Questa riprovazione pesò a lungo su Fambri; fu un momento difficile: d isertò il Parlame nto, scrisse pochissimo, tranne il volume Voluntarii e regolari (1870), che gli dette però grande notorietà cd è forse la sua opera più importante e riuscila. Venne nuovamente eletto nella 11" legislatura (5 dicemhre 1870-24 settembre 1874) acquisendo una rinnovata notorietà, affian cando - sempre in modo c ritico le fondamentali riforme militari del m inistro della gue tTa Ricotli Magnani. Pu relatore del progetto di legge sugli stipendi militari (1872), ma perorò anche interessi locali veneziani e intervenne in materia di pubblica is truzione. Nelle elezioni del novembre 1874 fu però sconfitto al ballottaggio, ma riuscì ad essere eletto p er la quarta volta nel novembre 1876. Nella g a legislatura (20 novembre 1876-1 febbraio 1880) rappresentò il collegio di Portogruaro (Venezia). In questo periodo continuarono i suoi interve nti s ulle materie militari e si fece notare per la accanita ostilità nei confronti de lle idee del ministro d ella guerra Luigi Mczzacapo. Cominciò ad interessarsi del confine 01ientalc con una serie di studi s ull'Istria e sull a Venezia Giulia. Si ripresentò agli e le ttori cli Portogruaro ne l maggio 1880, ma fu sconfitto da naccarini, un noto candidato della sinistra. Economicamente non era più in buone acque; spregiudicato, ma con poca accortezza negli affari, perse metà del suo patrimonio familiare - ben 223.000 lire - nel progetto, svi luppatosi negli anni sellanta e nei primi ottanla , di riportare in a uge l'industria del merletto ad ago a Burano e d i quello a fu sello a Pellestrina. Famhri si era interessato per la prima volta alle misere condizioni nelle quali vivevano gli abitanli di Burano - peggioratesi con una
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serie di eventi naturali sfavorevoli - il 9 gennaio 1871, con un suo articolo s ul "Rinnovamenlo". L'atteggiamenlo filantropico si unì alla possibilità di ottenere lauti guadagni , qualora fosse riuscito ad organizzare una scuola che insegnasse a lle ragazze l'a1te del merletto. Fambri si recò personalmenle a 13urano, rintracciando l' ullima operaia rimasta, oramai ultrasettantenne, ben disposla a fare da insegnante. Iniziò una campagna per l'apertura di una sottoscrizione "a beneficio e.lei poveri di Burano", e lo stesso Pio IX inviò parecchie migliaia di lire. Il reclutamento delle ragazze venne affidato a du e nobili sue amiche , la contessa Andriana Zon-Marcello e la principessa Maria Chigi Giovanelli. la scuola cominciò con sei ragazze: nel 1879 - quando scrive un opuscolo riguardanle i mcrletti 12 - e rano circa trecento, anche se le spese aumentavano progressivamente e vi sopperivano le due signore e Farnbri. Se questo prodotto venne rilanc iato dopo oltre mezzo secolo di oblio, lo si dovette a Fambri, che però non n e ebbe alcun rientro economico. L'unica con solazione fu quella di ricevere dal Ministero dell'agricoltura, industria e c ommercio una medaglia d 'oro di prima classe al merito industriale per aver dato <>/1era, col grave dispendio di oltre 200.000 lire, e sen z a jìne di lucro, alla risurrezione dell'industria veneziana dei merletti e delle trine. Koma 18 marzo 1886 ''13.
Il 22 settembre 1880, a 51 anni, g li m o rì la moglie, non solo compagna ma anche preziosa collaboratrice. I Fambri non erano riusciti ad avere figli: l 'unica gravidanza c h e Rosina de Toth ebbe si era conclusa con la nascita prematura di una bimba morta 1'8 marzo 1853 14 . Si aprì un altro periodo difficile che si attenuò il 26 maggio 1885 quando sposò Rita Levi, una giovane ebrea veneziana di 23 anni che finalmente gli diede dei figli; dall'unione nacquero infatti quattro figlie: Elena, Debora, Rosa,
12 P.FAMBRI, La storia della conquista di due medaglie d 'oro (i merletti di Venezia nel 1878), La Nazione, Firenze 1879. n Diploma, 18 marzo 1886, in ACS, Carte Pau/o Farnbri, h.:·31, fase. 27. 14 In ACS, Carte f'aulo Fambri, b.23, fasc.. 23.
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Paola. Inc re mentò la sua produz io ne puhhlicistica, oramai la su a più importante fonte di re ddito; scrisse comme morazioni , arti coli d'occasio n e, monog rafie m a tematiche e scientifiche; si interessò di storia veneta e di critica letteraria, e dal 1885 a l 1890 fu preside nte d e ll"'Ateneo Ve n eto". Innumerevoli fu rono i s u o i discors i: la s ua prosa v ivace e la sua o ratoria piacque alla borghesia del tempo. Numerosi gli attestati di beneficenza rilasciali da associazioni cultura li e cariche onorifiche, come la nomina a "Cavaliere dell'o rdine di Leopoldo" con cessa d a l re del Belgio Leopoldo II in o ccasi one d e ll a partecipazion e di Fam bri a ll 'Esposizione universale di Anversa del 1885, o il titolo di "Comme ndatore dell'O rdine de lla Corona d 'Italia" di c ui e ra mo lto fiero15. Le precarie condizioni economiche lo costrinsero agli inizi del 189 1 a chie dere una pensio ne di guerra per ave r partecipato a q u ella del 1848-49 e prevista d a ll a legge 4 dicembre 1879. Il minis tro della gue rra Luig i Pe lloux deluse tulle le sue aspetta tive: g li rispedì la doma nda e la documentazione prndotta in quanto e rano scaduti i termini pe r la presenta z ione d e lla domanda 16 . Dell'ultimo Fambri sono inte ressanti soprattutto i lavori tende nti a rivalutare la ginnastica; ne l 1895 pubblicò /,a g innastica hetlica, che raccoglieva e ampliava alcuni scritti u sciti precedentemente. Negli u ltimi anni de lla s u a v ita , s ebbene ma lato, mante nne inalterata la sua grande forza spirituale, continua ndo a scrivere fino all'uilimo g iorno e cercando, ma con sempre più difficollà, <li trova re un e ditore dis po nibile a p ubb lica re i suo i nume rosi scritti a ncora inediti. Morì a Venezia il 5 aprile 1897 per complicazio ni cardiache: il suo ultimo scritto, la commemo razione d i Giacinto Gallina , e ra stato pubblicato a m a rzo ne lla " Nuova Antologia ". Moriva, così, povero e quasi dimenticato, uno degli ultimi rappre sentanti della d estra italia na. Le numerose comme morazio ni fune bri, utilizzate in parte pe r la compilazio ne di queste no te biog rafi-
15 Concessio m: o noretkenza, Roma, 24 dicembre 1871 , in ACS, Carte l 'aulo Fambri, b.23, fasc.lj. i<, Lt:ucra del gene rale Luigi Pelloux, Roma, 20 marzo 1891, in ACS, Cmt e Pa11/u Famhri, h. 10, fasc.4.
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che 17 , riportarono in auge per un breve momento il suo nome che verrà dimenticato pe r alcuni decenn i. Nel 1928 la rivalutazione - spesso in chiave retorica - operat--i dal fascismo nei confronti del Risorgimento, fece ,inascere un ce,to interesse verso Fambri. Angelo Flavio Guidi pubblicò ne lla "Nuova Antologia" tre articoli nei quali analizzava alcune lettere appartenenti all 'archivio privato della famiglia Fambri 18. Una .sua succinta biografia a cura di G. Zimolo apparve qualche anno dopo 19. Nel 1940 venne pubblicata Londra e Calcutta, una commedia inedita scritta in collaborazione con Vinorio lmhriani alla metà degli anni ottanta: fu l'ultimo sussulto di un interesse effimero e il suo nome verrà presto dimenticato. Solo recentemente è apparsa, a cura di Nicola Labanca, una stringata biografia - sicuramente la migliore apparsa sino ad ora - che ha il pregio d i indicare alcuni fondi a rchivistici indispensabili pe r ricostrnire la vita e le molteplici attività di Fa mbri e che abbiamo profic uame nte utilizzato 20 .
17 P.MOI.ME TI,
Pa11/o Famhri, "Nuova Antologia" (1 maggio 1897), pp.
15 I - l3R; T.MART01TI , Commemorazione di Paulo Famhri, "Rivista Militare l1:1 li:111a" (1897), estratto; M.DIENA, Paulo Fambri, "Ateneo Vcn<.:lo", s.X X, voi.I (1897), pp-129-130; (j_SECRETA T, f'au/o Fambri (commemorazione
le/fa ali Associazione della stampa periodica italiana di Rorna il 15 giugno 1897), " Atc.:neo Veneto", s. X:Xl , voi. 1, 1898, pp. 189-204; G. SECRE TANT, In memoria di Pa11/o Famhri, "L'Illustrazione Italiana" (8 gennaio 1899), p. 27; l'.CASSANl, Comrnernorazione del m .e. Paulo Fambri, ARNSI.J\, atti 'i6, s .VTT, voi.IX (1897-1898), pp.319-3:15; ltBARilERA , f'aulo Fambri, !.'illustrazione Italiana·· ( 11 apriJe 1897). 18 A.F.GUIOI, L'archivio inedito di 1-'aulo Fambri, "Nuova Antolog ia", fase. 16 giugno 1928, pp.454-471; 1 luglio 1928, p p.91-104; 1 agosto 1928, f)f).330-35 l. 19 HOSI (a cur::i d i), l'auto ..., pp. :i:i-31. 20
I.M~ANCA, Paulo ..., pf). 510-515.
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PlliMA PARTE IL PATRIOTA
CAPITOLO 1 11 QUARAN1'0TTO A VENEZIA
Venezia, 17 mar.lo 1848: la città è in fermento in seguito alle notizie che giungono da Milano e rimbalzano da un sestiere all'altro. Fra i molti che scendono nelle piazze, i più esagitati sono gli studenti del liceo Sant-i Caterina: si riversano ne lle calli e nei campi , schiamazzano, cantano, imprecano, bloccano le imbarcazioni, apostrofano i passanti. Capo riconosciuto degli studenti è il ventenne Paulo Fambri che si staglia su tutti grazie alla sua corporatura-pesa o ltre 11 O chilogrnmmi- e alla sua statura. Col gilè variopinto, con la giacca e il colletto della camicia sbottonato , con un cappellaccio sugli occhi è un personaggio c]jetro al quale si accodano non solo stude nti , ma anche ragazzini, arsenalotti, barcaioli, commessi di negozio, osti. Oramai la passeggiata assomiglia sempre più a una dimostrazione. L'a tmosfera diventa e lettrica quando si sparge la voce che a Vie nna è stata concessa la Costituzione: Venezia no n può essere eia meno di Vienna! Subito si pe nsa a i detenuti politici, primi fra tutti Daniele Manin e Niccolò Tommaseo. La folla si incanala pe r le Me rcerie, dilaga in Piazza San Marco, per giungere sulla Riva degli Schiavoni: lì vi sono le carceri criminali di Ponte della Paglia. Ma le e no rmi cancellate sono già state sbam1te e gli u omini e.li gu ardia sono in allarme, anche se non hanno o rdini precisi. Spronato dalla folla, si fa avanti Fam bri: due vio lente spallate e la cance llata vie ne quasi scardi nata; poi afferra le sbarre e le scuo te tanto violenteme nte che gli rimangon o in ma no; du e pedate ben assestate e me:aa cancellata si s pa la nca me ntre l'altra crolla di fianco. L,1 folla si riversa a ll'inte rno; il personale è smarrito. Vie ne annunciata la li berazione di Manin . Tommaseo si lascia issare s ulle spa lle di Fambri e tutti si dirigono verso Piazza San Marco dove, salito su un
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tavolo di cucina, parla Manin. Alcuni giorni d o po To mmaseo acceller.:1 in dono da Fambri una delle sbatTe divelte d al po1tone d 'ingresso de l carcere 21. Inizia in queslo modo uno degli avve nime nti più importanti del Risorgime nto, la risorta Kepubblica cli Venezia che, dopo ave r cacciato gli Austriaci, si opporrà pe r circa diciassette mesi al loro ritorno, in una resiste nza lanto eroica qua nto vana. Ma è anche l'occasione che re nde famoso Famhri , ricordato per tutta la vita come il liheralore di Tommaseo. L'impresa galvanizza gli studenli che propongono di costituire un ballaglione di volonlari per affrontare la prevedibile reazione austriaca. È Zantedeschi - probabilmente il preside del liceo - che soive al Minislro ciel culto e dell'istruzione 22 , pro ponendo che gli studenti, "desiderosi di vestire l'abilo della c-;uardia Civica", formino un battaglione di circa 150 uomini - 4 compagnie di 37 uomini l'una - comandato da un capitano, ed indica le cariche da attribuire: il comando spetta a Fambri e tra i norni proposti per ufficiali e sottufficiali vi sono suoi amici d i infanzia e di liceo, come Carlo Zanichclli, i fratelli Aristide e Federico Gabelli, Keheschini, Scolari, De Tolh - di cui sposedì la sorella Rosina nel 1853. L'esperienza livoluzionaria salderà ancor più questi vincoli di slirna recipr<X,a e cli amicizia. Zanlcdeschi consiglia anche d i concedere alla bandier.:1 del battaglione una medaglia d'argento col motto "Valore e Studio", "ricordando così come nelle gloriose giornate alcuni di essi si opposero fiernme nte al nemico". Fambri, esaltato dai recenti avvenime nti, è impazienle cli b atte rsi e rilienc che a Venezia non si faccia abbastanza: ad aprile
21 li racconto dell'azione t: in ACS, (.'arte Pau/o Famhri, h . 31, fase. 27, n.n.: è un inizio di biografia, composta di 23 pagine dattiloscritte, re<lallo dalla fig lia F.le na sulla base di a ppunti autobiografici di Fambri, molti dd quali però non sono presenti ne l fondo. Elena Pa mhri comindò a scrivere questa biografia quas i certarm.:nte in occasiom: di una le ttera inviata a lla madre dall 'lJftkio de lle fo,t ificazioni di Venezia che aveva inte nzione di dedicare una casamatta alla memoria del padre e p er ciuesto richiedeva alcune no tizie; vedi le ttera 24 aprile 1941 , in J\CS, Carte Pau/o Famhri, b. 31, fase. 27, n .n . a Copia di docume nto conservalo presso l'ASY - risultato pe rò mancante - in ACS, Carte l'au/u Fambri, h. 23, fase. 23, n.n.
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rinuncia al grado e parte come soldato semplice p e r Palmanova al seguito della Prima Crociata Veneziana, che, coma ndata dal Colonnello !·: mesto Grondoni, vi giunge il giorno 10. La Crociata i;>artecipa attivamente alla difesa della fortezza fino a lla capitolazione avvenuta il 24 giugno 2·\ Secondo Fambri essa e ra comunque destinata a cadere in breve tempo: "Nonostante i suoi nuovi bas tioni, i suoi diciotto rivellini, e i s uoi settanta cannoni, non potrà reggere, non reggerà, perché bastano due reggimenti a tagliarla fuori, mentre è inutile sperare che essa possa impegnare e trallenere un esercito" 21 . È questa la sua prima rifless ione riguardante le fortificazioni e la poliorcetica25 , che solo durante le successive esperienze militari svilu pperà ampiamente. In seguito alla resa, la Crociata - e con essa Fambri - parte pe r Ferrara il 26 giugno dove i 160 uomini superstiti permangono s ino al1'8 luglio; il giorno dopo partono per VP-nezia. li 18 luglio viene sciolta dal Governo Provvisorio c he sta lrnsformando i corpi franc hi in truppe regolari: 75 uomini su ] 50 giurano per il servizio obbligatorio, gli a ltri prcferiscono congeda rs i26 . Non sappiamo quale sia stata b scelta di 1'ambri, ma lo ritroviamo il 2!f agosto n e i ranghi della 2,. Compagnia della /,egione di Artiglieria Veneta Bandiera e Moro, col grado di "comune ", l'e quivale nte cli sold ato semplice 27 . ll 12 giu gno era stato compilato lo statulo di un "corpo scelto militare di artiglieria da destinarsi ai fo rti dell 'Estuario di Ve nezia", che prende rà il nome di Artiglieria Veneta volontaria Handiera e Muro, in memoria dei fralelli Attilio ed Em ili o Bandiera e di Dome nico Moro, fucilati a Cosenza il 25 luglio 1844. I.o sta tuto viene cambiato dal Comitato Centrale di guerra ed approvato il 23
23 E. .JAEGER, Sturia documentu tu dei corpi militari 1Jeneti e di alcuni al/euti negli armi J818- JH49, Venezia 1880, p. 6. 24 Note biografiche rau.:olte dalla figlia Ele na, in ACS, Carte Pau/u Fambri, b. 31, fase. 27, n .n. 25 La polio rcetica riguarda l'assedio e l'espugnazione di città e <li fortificazioni; fìno a tutto il 19° sec. indicava l'ane degli assedi. 26 JAEGER, Storia documentata .. ., pp. 88-91. 27 ASV, Governo Provvisorio di Venezia JH48-1849, registro 955.
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luglio: massimo 120 uomini, p iù gli ufficiali, volontari della sola città di Venezia. Al comando è posto l'artigliere Luigi Tolotti, e 1'8 agosto il Corpo si trasforma in Legione. TI 14 agosto si chiede di istituire una seconda compagnia, ufficialmente formata il 24 successivo. Famhri s i anuola, quindi, dopo oltre un mese dal suo rientro a Venezia, forse perché non era riuscito a farsi accettare all'atto di costituzione della Legione. La decisione di e ntrare nella Bandiera e Muro può essere vista come una continuazione della sua espe rien za a Palmanova: essa infatti è posta a presidio elci forti ed o pera a Marghera e ne lla zona di Chioggia. Famhri, in autunno, combatte a Marghera e, and1c se non vi sono docume nti che provino la sua pa,tecipazion c alla "sortita" de l 27 ottobre, ha sicurame nte modo di farsi notare dato che il giorno dopo viene nominato tenente; due giorni prima due tenenti avevano rinunciai.o al grado tornando soldati semplici: al loro posto vengono nominati il sergente Pi etro rontcbasso e il comune Paulo Fambri 28. Anali7.zanclo i ruoli de i mil itari dei vari corpi c he difesero Vcnc:àa, si notano fre quenti rinuncic a l grado, dimissioni a domand a, continui trasferimenti d a un reparto all'altro, brevi p eriodi cli congedo. I motivi non sono mai riportati , ma s i possono tentare alcune s piegazioni . I volo ntari sono cli difficile compresio ne dal punto di vista dell'esercito stanziale; non vogliono essere paragonati ai militari in servizio effettivo, ma s i cons iderano uomini che combattono qualora il proprio paese, o la propria città , sia in pericolo. Non appena si ablxissa il livello di pericolo, s i sentono in dovere cli tornare alle normali occupazioni ; ecco il perché elci congedi durante i periodi di re lativa calma - n onostante Venezia fosse sottoposta a un duro assedio - e la richiesta di riassunzione in servizio quando l'azione austriaca si faceva pressante. li volontario come ben rappresenta Famhri - non sopporta i periodi di quiete durante i quali la no ia lo assale: s i è arruolato per combattere, non pe r languire in una caserma e consumars i in tutta una serie di attività tipiche della vita militare , ma da lui considerate inutili .
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ASV, Governo Provvisorio
di Venezia 1848- IH4Y, regi stro 1061.
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Federico Guglielmo M ariani
Altro asp etto c he desta curiosità è la rinuncia alla paga di numerosi ufficiali superiori , come nel caso di Carlo Mezzacapo, nap o le tano, comandante della Legione Bandiera e Muru dal 20 giugno 1849 e rimasto a difendere Venezia s ino all 'ultimo. T motivi p ossono essere materiali: gli ufficiali - tranne quelli promossi s ul campo o per meriti speciali - provengono in massima parte dalla nobilità e dall'alta borghesia e, non avendo in genere proble mi economici, rinunciano alla paga. Ma non si può n egare a priori una motivazione ideale: l'intenzione di non aggravare la già pesante situazione economica cui deve far fronte il Governo Provvisorio. Forse un po' inge nuamenle si cre de ch e tale esempio di abnegazio ne e sacrificio possa esser seguito dai volontari e che si abbia in tal modo un considerevole ris parmio in denaro. fla mbri , sempre impaziente di co mpie re nuove esperie nze, matura la d ecisione <li cambiare reparto. Non gli impo1ta rinunciare al grado, in quanlo rilie ne che i gradi si debbano g uadagnare sul campo . Coglie l'occasione qua ndo , all'inizio del 1849, il Governo Provvisorio decide di ristrutlurare le proprie forze a nnate; si sciolg<mo numerosi co1vi e si cerca di utilizzare il numero abbondante di ufficiali e sottufficiali creati n e i primi mesi di guerra. Con un decreto del 3 fe bbraio si annuncia l'istituzione di una Coorte dei Veliti Italiani, composta da due centurie di 100 ve liti ognuna, oltre gli ufficiali e sottufficiali. Al comando vien e p osto il Colo nne llo Angelo Mengaldo, già Aiutante Maggiore dei Veliti del napoleonico Regno d 'Italia. Il 16 marzo l'organico è fissato in quattro centurie , in tutto 515 uomini 29 . È proprio ne lla Coorte che Fambri si arruola agli inizi di aprile come soldato semplice , inquadrato nella jil centuria con a capo il Capitano - poi Maggiore - Teodoro Bosa. Il 3 maggio la Coorte combatte a Marghera, e a lla sua caduta vie ne dislocata in va1ie postazioni: la 11! centuria a Malamocco, la 2a e la ja al Lido, la 1;i e lo Stato Maggiore a Venezia. Il 22 giugno la Coorte vie ne riunita e trasferita a Chioggia dove rimane sino alla fine dell'o stilità.
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JAEGER, Sturiu documentata ... , pp. 367-376, e ASV, Governo
f'rn11uisorio di Venezia 1848- 1819, registri 973, 1031, 1035.
Pa1,do Farnhn: da /Jatriotu a scrittore di opere militari
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Durante questo periodo Farnhri scrive un diario di cui sono giunte a noi solo delle trascrizioni ef1etluate dalla figlia Elena, relative a lle giornate che vanno dal 3 al 13 aprile 1849, oltre a stralci di a ltti giorn i che essa ha utilizzato per una biografia del padre, rimasta però a livello di manosctitto30 . Legge ndo le poche pagine pervenuteci, si notano alcune peculiarità che permarranno in Fambri: lo scrivere fluido e vivace, le invettive polemiche, l'ironia e il sarcasmo che non scadono mai nel cinismo, il parlare di sè stesso non esaltando i lati positivi , ma anzi spesso rimproverandosi i difetti. Annotazioni s ulla propria vita si intersecano a commenti politici durante questi ultimi mesi di lotta ; giorno dopo giorno cresce in Fambri la consa pevolezza c he Venezia cadrà, nonostante le molleplici prove di eroismo fornite non solo da militari e volontari, ma da tutta la popolazione. 11 3 aprile è appena stato dimesso dall'o spedale di San Giorgio ed a nnota s ul diario: "Dei fatti polilici rum ne /Jurliarno, ier l 'a ltro abbiamo progettata l 'emiP,raz ione e parlato al console francese; tutto non è perduto, né io abbandonerò la mia patria se non quando non potrà più rimanemi un soldato di onore".
Il giorno dopo spiega in q ueslo modo il suo passaggio alla Coorte dei Veliti: "4 aprile ... lo passerò fra pocbi giorni nella coorte dei veliti, sono stanco di vivere.fra gente servile e stupida, di sentimenti brutali, di pensieri hassi, e tutta Austriaca se non d 'affetti certo di abitudini quantunque rivestita delle assise d 'Italia. I,a pedanteria, l 'ignoranz a , e la bassezz a dei soldati vecchi è intollerabile. To ho /Jassato delle ore d 'inferno, e ho sojjèrto assai ".
Qui Fambri sembra amareggiato dalla perm anenza di atteggiamenti e modi di pensare tipici d e lla dominazione austriaca, e che
:w Nule biografiche ra ccolte <lalla figlia Elena, in ACS, Carte f'au lo Fambri, h. 31 , fase. "27, n.n.
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sperava fossero stati eliminati dopo un anno di lotta. Ma vi è anche la sensazione che non sia stato fatto e non si faccia tuttora ahhastanza per cacciare gli Austriaci: "6 aprile ... G'li austriaci hanno un bel combattere in ltalia - essi non hanno a temere in ogni uomo un nemico, in ogni cibo un veleno; finora essi non sanno che sia essere in un paese dove tutto è contrario, dove la tazza che si porge al milite arso di sete /JU<J coprire una mina; le case degli italiani porsero loro un asilo sicuro. L'italiano non ha ancora imparato né a ferire né ad odiare; la sua mitezza lo tradisce. Rppure c'è mille mezzi di distnigp,ere il nemico nelle {Jrn{Jrie terre; se tutti quelli che vanno la mattina a here acquavite j)er le caserme un .~iorno l'avvelenassero tutta non ucciderehhero in un .~iorno un eserci/o? Non sarebbe ciò più facile che un vesj)ro siciliano e più sicuro? Non sono infamie, non tradimenti codesti, tutto è lecito per 1·espingere l'assassino r:hP 1;unlP sf!P-
gnerti".
Kicorda le sofferenze patite durante i mesi passati, i turni .di guardi:-1 prolungati nel tempo che sfiancano anche persone dotate dei più nobili sentimenti: "R aprile. I disa,~i sono senza confronto pitl terribili che il pericolo, come la fatica durevole domanda assai maggiore energia Jìsica che lo sforzo, quantunque grande di pochi momenti - quell'entusiasmo chefa anelare alla pugna, e mostra il periglio bello quando la gloria che lo segue, quell'entusiasmo sì potente ad ahhellir tutto non sa resistere all'azione lenta e continua dei disagio, e,~li non si sgomenta davanti ad una batteria che .fulmina e cede allo scoramento tra le torture dell 'i ncertezza e i trava,~li della ve,~lia e dei digiuni. Quanto è JJiù df(ici/e tollerare la vita sq[(rendo, che in un imj,elo .~eneroso arrischiare di perderla! La seconda di tali virlù non domanda che cuore, la prima domanda fredda ragione e dominio sopra sè stessi".
Traspare una vena di pessimismo, quasi ritenga esservi pochi uomini che abbiano la predisposizione d'animo adaua a superare prove così dure. Lo sconforto aumenta giorno dopo g iorno, alimentato dalla
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conslalazione che Venezia è sempre p iù sola. Vi è anche un insieme d i disperazione e speranza che sfoga nel su o diario, continuan do comunque a compiere il proprio dove re e aspettando gli eventi, quasi con atteggiame nto fatalistico: "1 1 aprile ... Manin va rij,etendo con tutta sicurezza ed a tutti che Venezia non sarà j,iù austriaca ... lo non ne so più nulla, diffido di tutto, sono convinto che tutto è perduto, ma non dispero " .
Lo stesso giorno si ha la notizia della re pressione della sommossa cli Genova da parte d ell'esercito piemontese, e ironizza amaramen te facendo il raffronto tra la recente sconfilla di Novara e questo esempio cli lolla fralricida: "17 aJJrile. Quei soldati che non hanno saputo sostenere due ore di fuoco contro gli Austriaci, quei soldati medesimi battono da quattro giorni Genova con un ji.1.rore ed un 'audacia che si ride dei /Jericoli e della morte! Orribile a dirsi - sembra che a tante sciagure noi vogliamo aggiungere quest'ultima di doverci ver.~<>gnare del nome di Italiani".
L'e pisodio lo amareggia e deprime ulleriormente: "12 aprile. Ora ho verarnente perduto ogni sj,eranza, ora che le guerre civili risorgono in llalia j,iii violente che mai, ora che G'enova ed il Piemonte, Napoli, la Nomagna e la Sicilia sono irnplacahili nemici, che il fratello versa il sangue del fratello, con una rahhia che ci renderà l 'orrore dell'umanità ... !>finiti ora dai disagi ed affranti dalle jèbbri, a vent'anni abbiamo sof/erto assai, ma l 'avvenire che ci si prepara è più orribile ... a trent'anni i nostri capelli saranno incanutiti".
Poco ci rimane d egli appunli slilati fino al 17 agosto quando lermina il d iario, ma si nota c he scrive con minore assiduilà ; si ammala nuovamente e le febbri lo perseguitano, anche se non se la sente di darsi convalescente , continua ndo a prestare servizio nella Coorte dei Veliti. L' ullimo mese è particolarmente duro: il colera avanza, scar-
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seggiano sia i viveti che l'acqua potabile, il blocco navale si fa sempre più soffocante. Fambti non ha più speranza e già il 18 luglio ritiene che la capitolazione della città sia questione di pochi giorni. Ai primi di agosto Venezia è allo stremo; il bombardamento aumenta di intens ità e si fa più sen-ato; viene abbandonala la poslaL'.ione avanzata di 11rondolo. La resa è imminente; Fambri compren<le la situaL'.ione e si prepara ad emigrare: 'Tutto perduto. Le parole di Manin sono state ieri magnijìche, ma scon solanti. Non so se jr-a pochi giorni partinì, il JJassa/)()r/o inglese non mi manca e il nonno è contento".
Il 22 agosto vie n e firmata una conven zion e tra le autorilà austriache e quelle veneziane che definisce le modalità de!Ja resa ; il 24 il Governo Provvisorio e Radetzky la approvano e gli Austriaci rie ntrano in città dopo diciassette mesi. Manin parle col piroscafo francese Pluton assieme a trentanove cittadini che avevano parlecipato alla difesa della cinà-11 . Ma Fambri rinuncia all 'esilio, nonostante s ia consapevole di possibili rappresaglie nel suoi confronti da parte delle aulorilà austriache. L-i decisione p otre bbe essere ticercata in motivazioni di carattere privato, dato che ha cominciato a frequentare Rosina De Toth, sorella cli Guglielmo, amico e compagno d 'arme, conosciuta nel 1817 quando era andata a far v isita al fratello al liceo S. Caterina 32 : non è da escludere c he proprio negli ultimi mesi di guerra si sia instaurato un legarne affettivo che gli impedisca di emigrare. Ma questo atteggiamento è a nche in sintonia col personaggio, incline a gesti provocatori e di aperta sfida alle autorità cosliluile.
3l G. C/\NDELOHO, Storia dell'Italia moderna, III, Fdtrinclli, Milano 1970, p . 470. ~2
Funeraria Rosa De Toth Fam bri - XXTT ottobre
Cecchini, Venezia 1880.
Ml)(,'(,'(,'/,XXX ,
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CAPITOLO 2 IL PERIODO DELLE "SCTOPERATEZZE"
Il ritorno degli Austriaci non impedisce a Fambri di condrnTe una vita abbastanza s pensierata e tranquilla. Alcuni anni dopo, in una lunga lette ra a Niccolò Tommaseo33 , ricorde rà questo periodo com e qu e llo in cui visse, una "scioperatissima vita". Dedito al gioco, con un'intensa vita notturna, incomincia a firmare cambiali che il padre Lorenzo non è in grado di pagare: in seguito a speculaziorù sbagliate ha perduto quasi tutti i s uoi averi e l'intera dote dell a m oglie, ridu cendosi ad a ccettare un m o des to lavoro da impiegalo alla stazione di Mestre. Le condizioni economiche d e lla famiglia non sono c.iuindi floride, m a r a mbri trova nello zio Paolo Correnti ch e gli vuole bene come a un figlio, un sicuro aiuto; "il mio avo materno" - come lo chiama affettuosamente - non si rifiuta mai di saldare i suoi debiti. Aume nta progressivame nte l'affetto e l'attaccamento allo zio, mentre diminuisce sempre più la considerazione e la stima nei confronti d e l padre. La sua vita trascon-e tra bische, biliardi, amori di poco conto, anche se continua ad inti-attenere la s ua relazione con Rosina De 'l'oth. 11 s uo caralle re focoso, intransige nte , attaccabrighe lo porta spesso ad usare le mani contro coloro ch e lo avversano per un qua lsiasi mo ti vo. Negli ultimi mesi del 1849 è coinvolto in una rissa durante la quale vengono gravemente ferite due persone: non ci sono petvenuti gli atti del processo cui viene sotto posto, ma solo una sonunaria ricostruz ione che lo stesso Fambri riporta in alcuni frammenti autobiografici31. li procuratore generale Cav. Della Rosa chiede
33
Le tte ra di Paulo rambri a Niccolò Tommaseo, 28 settembre 1856, in
HNCF, CarteRf?io Tommaseo, cass. 175, n . 6. 31 Mcm~~it: autobiografiche d ettate alla moglie Rita Levi, in ACS, Carte Paulo Famhri, h. 3 1, fase . 27, n .n .
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ch e vengan o inflitti tre anni di b agno p en ale. Durante il dibattimento si riesce a dimostrare c he non solo è stato provocato, m a che ha inferto le ferile con le n ude mani e non con oggetti contundenti; inoltre i feriti sono due "malfattori lestofanti" già noli alla polizia. Viene assolto, ma o bbligato a pagare un'indennità di li25 fio ,ini come risarcimento a lle famiglie. Nel 1850 il padre riesce ad iscriverlo alla facoltà di matematica dell'università di Padova35_ Non s i sa molto cli questo p eriodo studentesco che non h a lasciato tracce docume ntali. È lo stesso Fambri che racconta essere stato allontanalo pe r due volle d all'Universilà, ma non specifica i mo tivi. Anche lo studio, condono con intermittenza, n on riesce a sta bilizzare la su a vita ch e continua a condurre in maniera assai leggera e spensierata. Non manca comunqu e di stringere rappotti con persone che appartengono all'op posizione clandestina che si sta ricostituendo a Venezia. La po lizia comincia a inte ressarsi a lui e nel 1851 riesce a sapere, forse in seguito alle rivelazioni di un delatore, che a casa sua si organizzano riunioni segre te cui partecipano "giovani di dubbia fama" 36 : viene pe rquisita la casa ma sen za trovare nulla cli verame nte compromettente, anch e se g li ven gono sequestrati attrezzi per esercitarsi ne lla sche rma e ne lla ginnastica. L'attività cospirativa di Fambri non sembra travalicare i limiti di una ideale opposizione all'Austria, senza però essere dire ttamente coinvolto in azioni eversive cli un qualche rilievo. Ha un caratte re g iovia le ed aperto c he lo porta a intrattenere rapporti di amicizia o di semplice conoscenza con un gran numero di persone; frequ e nta assiduam e nte caffè, osterie, biliardi , sale da gioco, dove n on h a remore n e ll'esporre le s ue idee anch e a voce a lta che posson o essere recepite da informatoti. Nulla impedisce di pe nsare che le riunioni in casa Fambri siano ritrovi cli amici che si incontrano p er scambia re le proprie opinioni sugli argomenti più vari: sicuramente
35
ASV, Luugutenenza delle Provincie Venete 1849-1866, b . 47, rubrica
3(,
ASV, Presidenza di Luogotenenza 1852-1856, b. 97, fase. 11 /69.
i66.
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si parla anche di politica e questo provoca l'intervento della polizia, sempre sospettosa e guardinga qualora ce1ti argomenti vengano affrontati da combattenti del '48. Nel 1852 è protagonista di uno s trano episodio 37 . Essendo molto sbadato, dimentica sopra un tavolo del gabinetto di lettura dell 'Ateneo Veneto numerose carte e volantini di propaganda mazziniana. Se ne accorge il conte Giambattista Giustiniani - patriota e futuro ptimo sindaco di Venezia italiana nel 1866 - che le raccoglie prontamente e gira da un capo all'altro della città finché non lo trova, gli riconsegna le carte ammonendolo cli custodirle con maggior attenzione. Ancora una volta si salva da una sicura condanna, ma questo episodio coincide con l'inizio di un graduale cambiam ento nella sua vita. li punto di svolta è il 1852, quando sposa Rosina. Il matrimonio lo costringe a mettere ordine ndhl s11a vita: si mette a studiare con rinnovato impegno; riallaccia la sua amic izia con Villoria Saln1ini risalente a quando erano ragaz:.li; lascia "da un canto carte e bigliardo"38. Lo zio accoglie i due sposi nella propria casa; benestante, è l'unico della famiglia che possa mantenerli in quanto la coppia non ha alcuna rendita e Fambti deve ancora la urearsi. Himangono però i debiti contratti al gioco che cerca di ridurre attingendo anche al patrimonio della suocera, ma tutto è inutile. Solo l'intervento dello zio, che gli dona la ragguardevole somma di 10.000 fiorini, ai'.zera i debiti e lo salva da una possibile incarcerazione per debiti; è strano comunque che egli abbia contratto un debito così elevato: probabilmente la cifra iniziale era molto inferiore, ma era cresciuta a dismisura in seguito a prestiti concessi da usurai. L'8 mar.to 1853 un grave lutto li colpisce: Rosina da a lla luce u n a bimba morta 39. I due non riusciranno ad avere altri figli, a causa della incapacità fisica della moglie di po1tare a termine le gravidanze. Non sembra comunque che Fambri soffra particolar-
37
Memorie autobiografiche dettate alla moglie Rita I.evi, in AC:S, Carte
Paulo Fambri, b. 31, fase. 27, n.n. 38 Lettera di Paulo Fambri a Niccolò Tommaseo, 28 settembre 1856, in IlNCI', Cartef!RiO Tommaseo, cass. 175, n. 6. 39 ACS, Carte Pau.lo Famhri, h. 31, fase. 27, n .n.
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mente nel non avere figli , forse per una tie pidezza nei loro confronti. Nel dicembre 1853 si laurea dottore in matcrnalica all 'Università di Padova10 . Incomincia a cercare un lavoro come ingegnere, ma non trova nulla di soddisfacenle, forse a causa della sua reputazione, cd è costretto perciò a continuare a vivere a tutte spese dello zio. Ha lempo per approfondire ulteriormcnle gli studi in campo matcmalico. Le ptirnc opere che pubblica sono due brevi dissertazioni scientifiche, edite quasi sicurame nte nel 1853, e che riproducono suoi appunti e considerazioni elaborale durante gli studi universitari: Intorno alle teorie del Wronski, e Intorno alla teoria generale delle equazioni41 . Nonostante questa favorevole circostanza, Fambri non riesce a inserirsi nel circuito accademico e capisce che solo dimostrandosi un fedele suddito può sperare di migliorare la propria condizione; ma ciò è contrario alle s ue personali convinzioni e non accetla questo mai espresso ma irnplicilo consiglio. Questo atteggiamento lo porta ad acuire ultetiormentc i dissidi col padre, un convinto austriacantc il cui sogno è quello di vedere Radetzky insieme al rroprio cane, riuscendovi poco prima cli rnorire42 .
10
La tesi è conse1vata in ACS, Carte Paulo Farnbri, b. 31, fase. 27, n.n. Memorie autobiografiche <lettate alla rnoglic Hita Levi, in ACS, Gltrte f'aulo Pambri, b. 31, fase. 27, n.n. NonoMante accurate ricerche in numerose biblioteche , non siamo riusciti a reperire <1ueste due pubblicazioni. L'opuscolo sul Wronski sappiamo essere stato presentato e letto dal prof I3<.:Uavitis, insigne matematico, a ll 'Is tituto di Scienze 42 R. l3ARilERA, l'auto f!ambri, "L'Illustrazione Jt;~liana" (11 aprile 1897). 41
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CAPITOLO 3 FAMI3Rl AUTORE DI TEATRO E GIORNALISTA
Le d ifficoltà s01te nel cercare di utilizzare la laurea gli impediscono di trovare un 'occupazione e, dopo l'esperienza non certo entusiasmante delle sue prime pubblicazioni, comincia a tralasciare gli studi scientifici; instaura invece un'amici:àa sempre più stre tta con Vittorio Salmini ed è lui probabilmente che gli instilla la passione pe r il teatro, anche se Farnbri ha sempre posseduto per indole naturale una certa vena istrionica . I due amici scrivono numc:rose commedie e dranuni, alcune delle quali vengono rappresenta te con discreto s uccesso. Per la prima volta in Italia introducono la co nsuetu dine, di origine francese, della collaborazione drammatica a due: si deve a Salmini la componente rcto1i ca, mentre Fambri contribuisce non .solo con la vis comica, ma anche con lo spirito polemico tipico del suo carattere43. Il primo la voro è Un galantuomo. Commedia, seguito, in un bre ve arco di tempo da Riabilitazione! Tragedia civile, 'J'orquato 'l 'asso, Agrippa postumo, i l.etterati, Teucrazia. Alcune di queste o pere vc:ngono stampate nel 1855 e 1857: se ne de duce che sia no questi gli anni durante i quali è più inten sa la produzione drammatica di Fambri, anche se no n siamo riusciti a trovare alcuna edizione di numerose commedie/4/4 _ La coppia Fambri-Salmini cominc ia ad c:ssere conosciuta ed apprezzata per il prolifico e gradevole lavoro drammaturgico. Ma la forma francesizzante di questi drammi no n piace ad alcuni critici di provata fede austriaca. Uno di essi è Felice Yianello, redattore del
4 -~
L. SQUARZTNA - O. Al~ICELLA, Fambri Paulo, "Encidopcdia dello spettacolo", IV, Roma 1954, pp. 1822- 1823. 11 l!n guluntuumu . Commedia, Pe rini, Vcnczia 1855; Riahilitaz ione! Tragedia civile, Perini , Vcnczia 1855; /1f!,rippa postumu, Cecchini, Venezia 1857. Numerosi i manoscritti di commed ie in e dite o solo iniziatc in ACS, Carte f'aulo Fumbri, bb. 1-8, fase. I.
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periodico "L'Orfeo" che nella critica letteraria attacca una delle loro commedie. Quando Fambri lo incontra per strada n on sa placare la rabbia e lo insulta pesantemente. In seguito alla d e nu ncia presentata dal malcapitato Viane llo , su hisce un n uovo p rocesso, del q uale non ci son o pervenuti gli atti relativi, ma solo delle n ote stilate succcssivamente45: il 20 settembre 1855 viene condannato a sci giorni di arresto "p e r contravve n zione contro la sicurezza dell'ono re mediante insulti e minaccie" 46. Ma Fambri, com'è in suo diritto, fa ricorso a ll'f.R. Tribunale d 'Appello che il 29 settembre riceve tutti gli incartamen ti, comp rese le in formazioni politic he, e il giorno s uccessivo decide cli confermare la scntenza d i colpevolezza, ma di com mutare la pe na limitandola a una multa di 30 fiorini. Queste notizie provengono da una relazion e scritta d all'I.R. 1° Consiglie re Crespini il 15 dicembre 1855, interessante in quan to conticnc alcune brevi r10Lc biografiche rigu ardanti la p artecipazione di Famhri alla rivoluzione del 1818-49 e la su a cond otta morale e politica negli anni successivi. Viene tratteggiato in manie ra negativa, an c h e se non man can o affermazioni veri tie re, soprattutto quelle riguardanti il su o carattere difficile: "I termini di torbido, violento, accattabrighe ecc. di cui il Commissario del sestiere di C.àstello si serviva <![/rendo informazioni a questa Giudicatura /1enale sul conto dello scrittore drammatico Paolo Fambri ... li desumeva dagli atti del /mJjJrio ufficio, dalla -~favorevole.fama che il Fambri tiene in puhhlico, e dal fatto recente/Jer cui veniva processato ... ".
Segue un com pendio hiografico: ''1.!,'g/i è un ltiouine di circa 2 7 anni, non senza talenti, ma scostumato, amante della compagnia e dei divertimenti. Se si eccettua alcune opere drammatiche che scrive il Fambri in unione al suo
45 ASV, Presidenza di luogotenenza 1852- 1856, b. 97, fase. 11/69: il fascicolo consta di sei fogli manoscritti ed ha come intestazio ne "Informaz ioni politiche sul conto del Dr. Paolo Pam bri". 46 J\SV, Presidenza di !.UOf!.Otenenza 1852- l85G, b. 97, fase. 11/ 69.
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amico Vittorio Sa/mini egli è affatto privo d 'occu/)azione e passa la sua vita oziando nei caffè. Come osseroa nel suo gravame esso esercitavasi tempo addietro m olto in ginnastica, e tanto da ciò acquistò rinomanza di hraveria come pel suo comportarsi ardito derivante anche dalla sua trascurata educazione, come la sua uita oziosa trova un 'opportuno incentivo nella debolezza dello zio, il ricco proprietario Paolo Correnti, il quale per l'ajfetto che porta ciecamente a questo nif,ote và poi disfacendo ognora i suoi debiti, e Jàvorendo così indirettamente le sue male abitudini. w violenza del suo carattere si man[(esta in lui fin nel conver-sare tranquillo, ove, ostinato nei suoi f,roposili sorgono a cagion sua sempre dispute calorose".
Oa llo scrillo emerge l'interesse della polizia nei confronli cli Fambri e la sensazione che il fascicolo sia stato ape1to be n prima del 1855, anche se non vi sono documenti che la sostengano. Il processo appena subito non lo impe ns ierisce e continua a scrivere commedie, an che se comincia a interessarsi di giornalismo, dimostrando ancora una volta la poliedricilà insita in lui e che lo porterà nella vita a spaziare da un settore a ll'altro del sapere. ln q uesto atteggiamento s i può ravvisare una continua ricerca cli nuove espe,ie nze e nuove conoscenze, ma anche un motivo merame nte economico: il trovare finalmente un lavoro ch e dia non solo prestig io, ma anche LUl rientro economico. Lo scrivere commedie no n gli garantisce regolari entrate, come si intuisce da una le ttera che il 17 febbraio 1856 scrive a Giovanni Tnternari, capo comico di una compagnia teatrale d i c-;.orizia 47: Fambri gli offre gratuitamente d i poter rappresentare Un Galantuomo, m e ntre chie de almeno 150 lire per Riabilitazione/. Si nota fìn da o ra uno scarso senso d egli affari c he lo caratterizzerà per tutta la vita . Risale probabilmente a questo pe riodo l'ennesima prova di come sia molto difficile per lui trovare una sistemazione in quanto gli vie ne annullata la nomina a professore di matematica all'Università cli Trento, che lo costringe a intraprendere nuove es pe rienze. Assieme ad a ltri suoi coetanei, tutti provenie nti d a famiglie
47 Lettera <li Pa ulo fambri a Giovanni Internari, 17 fehhraio 1856, in UNCF, Carte[?Ri vari, cass. 206, n . 28.
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borghesi e con difficoltà ad inserirsi ne l mondo del lavoro, Farnbri riesce a convincere il nobile G iovanni Querinj Slampalia ad assumersi l'incatico di redattore responsabile di una rivista letteraria ed artistica. L'inte nlo è chiaro: si sfrutta il rappresentante di una delle famiglie più note e rispettate di Venezia per cercare di ottene re le necessarie autorizzazioni, viste le rigide norme che regolano la stampa austtiaca. Querini Stampalia risulta essere un semplice prestanome, dietro al quale operano personaggi cui la censura austriaca non permetterebbe mai di d irigere un giornale; il nobile veneziano non pattecipa alla vita del giornale e non riusciamo a immaginare per quale motivo abbia accettato tale incarico, se non per un possibile rientro economico. Il primo numero de "La Rivista Veneta" esce il :w aprile 1856 e lo slesso giorno Marzio l'in , il dirigente della censura della stampa addetto alla rev isirn ,e, scrive a l Dircllore della polizia18: "Questa mattina è comparso in luce il primo numero del nuovo giornale 'Rivista Veneta '.foglio ,~rande di 24 colonne di testo compatto. Se per la sua estensione questo periodico assorbe più tempo alla 1·evisione, molto più ne reclama nell'esame un 'accurata attenzione, perché non tanto mostra di essere una Rivista letteraria ed artistica, quanto che si volge con larga parte alle dottrine speculative trascendentali, a concetti ed intendimenti italiani civili: fa appello all'unità delle a.\jJiraz ioni, e per dirne del suo 3pirito .. . rivela, fra mezzo a reticenz e, la bandiera del progresso civile, della libertà del f,ensiero , dell 'associaz ione degli intelletti. Accenna pure ad uomini come illustri perché dell'emigrazione in causa di rivo(~imenti /)()litici, quali lierchet, Rossetti, Tornrnaseo, Manicani, Pecchi<>, ecc., queste tinte più o meno allusive ... sono bastevoli ad insinuare nei lettori impressioni a favore dell 'intendimento italiano, e del nazionale progresso a maniera dei liherali ". La censura è quindi attenta e vigile s in dall'inizio delle pubblicazioni in quanto è a conoscenza delle idee libe rali dei collaboratori; lale preoccupazione viene ribadita il 4 maggio dallo stesso
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ASV, f'residenza di Luogotenenza 1852 1856, h . :ao, fase. XIV 4/16.
Puulo Famhri da fJatriuta a scrittore di opere militari
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Oirettore d e ll a Polizia che informa la pr esidenza dell ' I.R. Luogotene n za cli sottoporre a speciale attenzion e tutti i nume1i d e l settimanale: già si nota infatti una "pronunciata tendenza perniciosa e contraria al retto e tranquillo pensamento", ispirata sicuramente dai "noti" Fambri e Salmini. La nota informativa rivela esplicitamente ch e sono loro i redattori di fatto, mentre Querini-Stampalia non è altro che un prestanome. La rivista cerca di tifarsi al modello del "Cre puscolo" e riesce ad ottenere la collaborazione di personaggi di rilievo come Camillo Iloito, Niccolò Tommaseo ed Atistide Gabelli49 . È lo stesso Fambri che c i informa che la redazione della rivista - in totale dicci pe rsone - è costituita da giovani quasi tutti laureati: o ltre a lui, vi sono altri due ingegn e ri, Cristiano Rebeschini e 'l'reves, due medici , n e niamino Fano ed Albe1to Errera, due awocati , Saverio Scolari e Filippo Filippi, e infìnc Luigi Salvadori, Eugenio I3albi - espe1to di geografia - e Vittorio Salmini50 . Vengono pubblicati articoli di agricoltura e statistica de lle province venete , linguistica , letteratura, geografia . Particolarmente interessanti cd innovative le conispondenze da To tino - con gli interventi di Tommaseo, Giuseppe Vollo e Giuseppe Re vere - , Lugano e Parigi , che ampliano l'angusto orizzo nte reg io nal e. Ma altri sono i colla boratori di pres tigio: Dall'Ongaro da Ilruxelles, Gabriele Rosa da Bergamo, De Castro da Milano, Paolo Marzolo da Tre viso , Carlo Cocelletti da Brescia, Paci fico Va lussi e la Perento da Udine , M.A. Canini prima dalla Grecia e po i da Costantinopoli. Molti anni do po, conunemorando Aristide Gabelli , fambri ricorderà altri collaboratori occasionali51 : Lodovico e Valentino Pasini , Saveri o Scola ri , Arnaldo Fusinato , Ippolito N ievo, G.B. Tenani, Erasmo Locatelli, Carlo Wulten ,
49 La stampa italiana del risorgimento, a cu ra di V. C ASTRON OVO ~ N. Tl{A NFAGLIA, Late rza, Bari 1979, p . 533. ~o HN CF, ( ,'art.e[?RiO 'tommaseo, cass. 175, n. 6; da giugno 1856 si infilliscc la corris p o ndenza tra Pambri e Tommaseo, recapitata mediante amici fidati mai ulilizz.ando la posla auslriaG t, proprio in segu ito a lla collaborazione di quest'ultimo alla "Kivista Veneta". 51 P. FAMHRI, Commemorazione del m.e. Aristide Gabelli, ARlVSLA, alli 55, s. V11, voi. V1II (1896-1897), pp. 635-636.
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Domenico Fadiga, Antonio Berti , Antonio D a ll'Acqua Giusti , Eugenio Pavia Gentilomo. È soprattutto il nome di Tommaseo a decretare il discreto successo che ha la rivista, e ad attirarsi parallelamente i sospetti della censura austriaca. Non mancano ripetuti attacchi condotti da giornali antiliberali o iìlogovernativi come "La Civiltà Cattolica", che ammette comunque alcuni meriti letterari e scientifici , "La Bilancia", "La Sferza"52 . Purtroppo, alla fine del n ovembre 1856, Querini Stampalia muore venendo così a mancare l'autorizzazione alla pubblicazione del giornale. l due redattori Fambri e Filippi danno l'assicurazion e di tiuscire a trovare un altro direttore responsabile, al fine di non interrompere la pubblicazione della rivista, naturalmente dopo aver ottenuto l'assenso della Direzione di Polizia. li 12 dicembre è Franceschini - probabilmente l' ufficiale di polizia addetto alla revisione - che scrive alla Presidenza dell a Luogotenenza una relazione nella quale spiega le preoccupazioni che ha sempre suscitato la "Rivista Veneta" 53 . Ogni numero del giornale è stato attentamente vagliato, scoprendo "tendenze non favorevoli alla causa dell'ordine sociale e della religione" e spesso la Direzione di polizia ha inviato alla redazione delle "avvertenze revisionali", senza ottenere però risultati apprezzabili. Nella rivista trovano ampio spazio critiche positive a lle opere postume di Gioberti, ma soprattutto si accusano i redattori di ispirarsi al "tristo giornale" "La Ragione" di 'l'orino ne lla quale si sostiene apertamente la supremazia della ragione sulla fede. Anche gli studi st01ici premessi al dramma Intolleranza, sc1itto da Fambri e Salmini, vengono aspramente criticati in quanto si usa il tema della 1iforma protestante per d ileggiare la chiesa cattolica. Le corrispondenze dall'estero provengono tutte da fuoriusciti politici ben noti alla polizia ed ostili al governo austriaco, al p ari di molti altri collaboratori che hanno frequenti contatti con giornali e giornalisti già censurati e difficlati. Il rapporto si conclude con la speranza che la pubblicazione della rivista cessi definitivamente, dato che ora la legge lo consente.
52 ASV,
!'residenza di Luogotenenz a 1852-1856, b. 270, fase. XIV 1/ 16. 53 ASV, Presidenza di luogotenenza 1852-1856, b. 270, fase. XIV 4/ 16.
Paulo Famhri da f)(Atriota a scrittore di opere militari
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La ricerca di un nuovo re d attore resp o nsabile , n o nostante gli sforzi dei d ue red atto ri r a mb ri e Filippi, non ha esito positivo: que llo dell'ultima settimana di n ovembre è probabilmente l'ultimo nu mero della "Rivista Ven ela ". Fam bri rimane nuovame nte senza occupazione, m a nell 'aprile 1857 g li viene offerto a Mo de na un p osto di ingegne re alla d irezio ne generale presso la Socie tà d e lle strade fe rrate dell'Italia Centrale; non conosciamo le mo dalità di questa offerta di lavoro, se no n tramite alcu ne lettere che scrive a To mmaseo54 e n elle q uali esptime tutta la sua eccitazion e: fin almente sembra essere giun ta l'occasion e ch e aspettava, d o p o lung hi anni vissuti nell a precarie t à. L'assunzio ne è d ala per imminente , ma Fam bri no n riceverà a lcuna comu nicazione e nessuno g li d a rà s p iegazio n i. Un commento amaro e sconsolato chiude l'inte ra vicend a:
"Del mio impiego rum f,iù f,arola. A Vienna con un tratto d i penna m 'han portalo via mille e ottocento .fìorini, e un gra nde avvenire. Ho buttato via compassi e squadri".
Non p uò sap e re d 1e il suo n ome è inserito ne ll' Elen co d e i compromessi politici de lle p rovince vene te" - compre nde nte 191 no minativi - stilato dalla "Direzio ne Veneta de lla Po lizia" il 3 agosto 1857 e che contiene le segue nti annotazioni : "Compromissione f JOlitica: era graduato in un corpo armato, ed in relaz ione coi /)rincif,a li .(autori della rivoluz ione. r:ra inoltre colonnello della guardia civica . Osservazioni: come sopra ( =non diede prova di mutamento) in ispecialità per le p roduzioni drammatiche con allusioni pericolose in politica "55 .
Ab bando na le mate rie e g li studi scientifici e capisce ch e n on riuscirà ma i a lavorare com e ingegn ere. Si dedica perciò alla ricerca di un d irettore respo nsabile p er fondare una n u ova rivista e lo
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55
BNCF, Carteggio 'i<Jmm.aseo, cass. 175, n . 5. ASV, Atti r-estituiti dall'A ustria 1849-1866, b. 61.
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trova in Antonio Dall 'Acqua Giusti, disposto a versare le 15.000 lire di cauzione come impone la legge a tutti i giornali periodici che intendano trattare argomenti di carattere politico56. La nuova rivista, intitolata "L'Età Presente", esce a Venezia il 3 luglio 1858 e mantiene, oltre a Fambri, alcuni redattori della "Rivista Veneta", come Gabriele Rosa e Valussi; intervengono quali nuovi collaboratori 'l'. Ciconi, Giovanni Dc Castro, Franco Mistrali , T. Roberti, Giacomo Collotta. "L'Età Presente" dedica una particolare attenzione ai problemi dell 'agricoltura veneta, ma viene apprezzata dai suoi lettori soprattutto per le corrispondenze dal Piemonte, un'analogia con la "l{ivista Veneta" che si può spiegare col fatto che probabilmente il pubblico dei due giornali è lo stesso. nella vita di questa rivista sappiamo molto poco, ma è probabile che subisca anch 't-'.ssa intimidazioni censorie: le pubblicazioni cessano il 23 aprile 1859; ma Fambri già da alcuni mesi non vi lavora più in quanto sta attraversando il periodo forse più diflìcilc della sua vita.
56 I3NCF,
Carteggio Tommaseo, cass. 175, n. 5.
Paulo Fambri da patriota a scrittore di opere militari
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CAfJffOLO 4 IL PROCESSO DEL 1859
r ambri viene arrestato p er la terza volta probabilmente tra la fine del 1858 e l'ini'.lio del 1859; la moglie Rita sclive che "nel 58 fu carcerato e sottoposto a Consiglio di Guerra" 57 , notizia riportata eia tutti i suoi biografi e ripresa da una recente pubblicazione c he descrive le modalità dell'arresto senza però citare la fonte 58 : ".. . Maisner, arrestato_/ìn dal 1858, assieme al.farmacista Reali, a Paulo Famhri e ad altri per 'jJetturhaziune dell'ordine pubhlico '. L'operazione era stata condotta in grande: JOO soldati si erano radunati nel cortile di Palaz zo Ducale e di là, alle due di notte, si erano messi in marcia per eseguire gli arresti, precedute le pattuglie da un commL,sario f,erlustratore, conoscitore dei luoghi e delle persone che si dovevano arrestare '".
Esistono comunque dei dubbi circa la dar.a d e ll'arresto in qua nto ci sono pervenute q u attro le ttere s pedite dal carcere di San Gio rgio in Venezia indirizzate a lla famiglia, la prima recante la data 27 genna io, l'ultima 27 fcbbraio 59 . È ancora la m oglie che ci informa, sebbene in maniera vagam ente adulatoria, ch e: "egli jì.1 deferito all'autorità m ilitare e tenuto 46 giorni in cella nel Gàstello di S. Giorgio dove non solo l'idea del giudizio statario non lo sgomentò, ma gli sviluppò un tJigore cosf epigrammatico e hurlone che le sue lettere settimanali alla moglie dovute vistare dall'audilore inquirente e dal Presidente empivano il primo di una ammirazione divenuta quasi detJoz ione'60 .
57 Memorie aut.obiografich<.: dettate alla moglie Rila Levi, in AC:S, Carte
Paulo Fambri, b. 3 1, fase. 27, n. n. 58 A. ZOKZI, Venezia austriaca, Latcrza, Dari 1985, p. 126. 59 ACS, (,'arte Pau.lu Fambri, b. 31, fase. 27, n .n. 60
Dalle me morie (pagin<.: dettate) come giornalisla, in ACS, Carte Paulo
Famhri, b. 31, fase. 27, n.n.
Paulo Fambri da patriota a scrittore di opere militari
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Sicuramente non possediamo tutte le lettere spedite da Farnbri, ma il fatto che una cli esse sia datata 27 fehhraio rende molto probabile che la data dell'arresto sia da collocarsi nei primi giorni dell'anno. Non ci sembra inoltre attendibile l'affermazione di Gilhe1to Secretant - contenuta in una commemorazione postuma di Fambri - secondo la quale fu tenuto in prigione per dieci mesi, rischiando la pena cli morte61 : il tono del discorso è chiaramente agiografico, tendente spesso ad amplificare le qualità e i meriti di uno dei suoi migliori amici. T motivi dell'arresto non sono ben chiari e i suoi biografi sono stranamente avari nel dare notizie a riguardo62 : certamente l'attività cli Fambri come giornalista non è he n vista dalle autorità austriache, ma anche le sue commedie possono aver insospettito la censura, soprattutto Teocrazia che tratta il tema della riforma protestante con un atteggiamento molto accondiscendente. Secondo la moglie Rita è Luigi Salvaclori, suo amico fin dall'adolescenza, che lo denuncia6 3, anche se non vi sono prove di questa accusa: i due vengon o comunque arrestati insieme. fombri fu rinchiuso nella prigione di San Giorgio Maggiore a Venezia, in attesa di essere sottoposto al giudizio del tribunale militare. Ci sono pervenuti parte degli atti relativi agli interrogatori e d a l processo64: sono redatti in le clesco gotico e quindi per noi quasi d el tutto inutilizzabili. Nonostante la difficolt.,ì d i intrrpretare le carte, si riesce comunque ad ottenere alcune notizie. Nel primo documento datato 29 gennaio 185965 si informa il
61 SECRETANT, Paulo Fambri .... pp. 189-204. 62 /\. DE C, l JBERNA'J'IS, Dizionario biografico degli scrittori contemporanei, Firenze 1879, pp. 426-428; HOSI (a curn di), Paulo ... , pp. 33-34; LABANCA, Paulo .. ., pp. 510-515. 63 Memorie: autobiogr.ifiche dettate alla moglie Rita Le vi , in ACS, Carte
Pa u/o Famhri, h. 3 1, fase. 27, n .n. 6~ ASV, Processi politici 1Jari, h. 1, h. 2; queste fondo raccoglie numerosi atli proce~uali che sono stati divisi in due buste ed è stato analizzato sommariamente solo da M. BRUNETTI, I d ocumenti del Risor{?imento n ell'Archiuio dei Frari di Venezia, Zanichelli, Bologna 1933. 6 5 Lettera dal Consig lie re Mayer all'l.lt 'l'rihunalc della Delegazione provin ciale, 29 gennaio 1859, in ASV, Processi politici vari, h. 2, n.n.
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Tribunale dell'I.R. Dclcga:.donc Militare che, essa deve assumersi la responsabilità di occupars i cli alcuni "individui controllati", e ne fornisce l'elenco: "Luigi Reali, Paolo Fam bri, Vincenzo Va.~lianetti, Ambrosia J'isciutta, Carlo T.omhardini, Luigi Molena, G'iulio flergonzoli, agli arresti nell'isola di S. G'iorgio Maggiore; Venzenzo Maisner, Ambrogio Anniballi agli arresti nella caserma di S. Salvadore, infine Alexander Roscollo agli arresti nella caserma di S. Se/)()lcro".
li 30 gennaio e il 1° febbraio Fambri viene inlerrogato, ma il verbale è illcggibilé<\ si intuisce comunque che gli viene conlcstaLa non solo la sua attività drammaturgica e giornalistica - in special modo la linea edilorialc dc "L' Età Presente" -, ma anche i suoi trascorsi come volo ntario nell a Legione di artiglieria Bandiera e Moro. Il verba le dcll'intcn-ogatorio è costituito da tre ntadue pagine, vergale con una grafia sottile; la cattiva conservazio ne complica ulteriormente la comprensione. L'unico in tervento difensivo di Fambri è redatlo in italiano e ci sembra interessante proporlo nella sua interezza in quanto rappresenta un amaro bilancio dei s uoi primi trent'anni 67: "Sua Maestà l'imperatore a un bel rijJetere che {Jerdona e dimentica il passato, la Polizia non perdona e non dimentica mai. lo a trent 'un anno e dopo molti study che hanno reso il mio nome abastanza noto a queste provinz ie, sono costretto a vivere a tutto carico del mio avo materno. Quando io ho esternato al Sig. Cavaliere Franceschini attuale direttore di polizia il mio desiderio di concorrere in qualità di professore di scienze esatte in qualche ,f.{ymnasio per così avviarmi ad una cattedra su/Jeriore egli mi assicurò che io aurei .~ettato i ho/li ed il tempo di scrivere l'istanza e che per me non vi potevano essere posti disponibili. Quando io concorsi quale ingeniere presso la Direzione di queste strade ferrate italiane repli-
66 /\SV, 67
f'rocessi politici vari, b. 2, n.n.
ASV, Processi politici uari, b. :L, n.n.
l-'aulo Famhri da patriota a scrittore di oj,ere militari
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cate lettere della Direzione mi assicurarono che la società mi avrebbe assunto con molto jJiacere, e l'inp,eniere in capo delle strade di Modena Sig. Rllero Giarola mi notificò avermi non solo suo presto ma domandato intensamente come suo ! Assistente. In seguito un altra lettera di un Segretario della Direzione mi awisa a tenermi pronto p erché da un ,~iorno all'altro sarei chiamato al servizio. in seguito a così rassicuranti n otizie io spendevo m olti danari in equ ipaggi ed in istromenti di JJn!fèssione, ma la lettera di nomina non venne mai ed io mi rimasi assai tristemente col danno e la delusione, T,a Polizia si è messa in testa che io mi sia dedicato alla letteratura unicamente per avversare in tutto Le mire dei governo; io posso molto evidentemente provare che i miei scritti non sono improntati che di quel desiderio di p rogresso civile a cui non si vollero mostrare estranei neppure gli uomini p iil seruilmente governativi. D 'altronde ne' anche alfa cattedra letteraria mi parve di e.\:\·ere ahhastanz a attaccato; una volta che nel bel mezzo d'essa apertosi un concorso per una catedra di mechanica a 'J 'rento io mi contentava di farla j ìnita coi giornalismo e colla poesia e non tralasciava nessun mezzo per ritirarmi in parte a coltivare Le scienze che ho sempre j,rediletto. Così un po' fifo rtunato e un po' perseguitato in non posso amare un tale ordine di cose, che mette l'avvenire dep,fi uomini più intelligenti in mano di tali, che non sono nè più intelligenti nè più onesti. Tutto ciò costituisce un malcontento per così dire sj,eculativo; perché lo non ho mai cmj,irato contro il presente governo e ne sia una prova l'aver j)a.\:mto undici armi senza nessuna censura politica quando tutti sanno, che io non sono dissimulatore e j,arlo sempre franchissimo quello che penso. lo non ho mui stampato una riga di mio al di la dei confini dell'impero, j,er cui i miei diritti furono semjwe sanzionati dal consenso delle Autorità austriache, una sola eccezione ne da al presente il drama '1 letterati ' che si stampa a 'l'orino, tale e quale fu vistato dall'l.R. Censura di Venezia; tanto è vero che la su.a introduz ione ne,~li stat i di Su.a Maestà non incontrò nessun oslacolo". 0
Questo atto di difesa v ie ne condollo con notevole equilibrio, se consideriamo il carattere inuento di Fambri: si rende conto che sare bbe non solo sconveniente irritare gli auditori militari Neupanettz e fangarolli, ma addirittura farebbe precipitare la s ua situazio ne già diffic ile. Sa che potrebbe essere condannato a una lunga pena
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detentiva e cerca quindi di presentarsi come un onesto cittadino perseguitato in maniera eccessiva dalla sfortuna; nonostante s ia noto alla Polizia, non è mai stato condannato a pene detentive cd anche i suoi lavori letterari circolano liberamente con il consenso della censura austriaca. Possediamo una notevole mole di documenti - tutti redatti in tedesco - riguardanti probabilmente la fase pre liminare del processo, iniziata l'8 gennaio e terminata il 4 febbraio 68 . Non sappiamo cosa accade, ma da alcune note autohiografiche69 - non suffragate purtroppo da altri riscontri - apprendiamo che "Il Cons([ilio di Guerra per potenti intromissioni diplomatiche fu convertilo in ,~iudizio civile".
Forse è lo zio Paolo Correnti che, ancora una volta, salva il nipote prediletto sfruttando le proprie conoscenze. Il 12 marzo, Fambri e gli altri undici detenuti vengono consegnati alle T.R. Carceri Criminali di Venezia "per tenerli a disposizione dcll'l.R. Tribunale Provinciale Sc'.l.ionc Pcnalc"70 . 11 giorno seguente il capitano Ignaz Loebl, comandante l'I.R. Tribunale della Delegazione Militare, viene informato dell 'avvenuto passaggio dei dodici "inquisiti politici" alle Carceri Criminali: probabilmente è in questi giorni che il procedimento da militare passa civile. È verosimile quindi che tutti i dodici inquisiti abbiano avuto convertito il giudizio. Mancano ulteriori documenti s ul destino cli Fambri: l'unica citazione è nei ricordi autobiografici dove racconta di non aver subito alcuna condanna e di essere stato rilasciato per mancanza di prove71 .
68 Fascicolo compuslu Ji 32 fogli prulucollu, in lullu 128 pagirn:, in ASV, Processi politici uari, h. 2. Ci9 Memorie autobiografich e d ettate alla moglie Rita Levi, in t\CS, Carte
PauJo Fambri, Li. 3 1, fase. 27, n.n. 70
Riu:vula, 12 marzo 1859, in ASV, Processi pulilici vari, Li. 2, n. n.
7 1 Memorie autohiogratìche dettate alla moglie Rita Levi, in ACS,
Paulo Fambri, b . 31, fase. 27, n.n.
Carte
Paulo Fambri da patriota a scrittore di opere militari
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Ancora una volta riesce a superare un mo me nto difficile senza conseguenze negative. Decide di fare ciò che n on aveva avuto il coraggio di compie re all'indomani della caduta di Venezia: lascia - probabilmente ad aprile - la città cd il Lombardo-Veneto per am1olarsi nell'esercito piemontese ch e si sta preparando per l'imminente guerra contro l'Austria. Questa decisione è certamente dolorosa, ma è consapevole che le autorità austriache potrebbero riuscire a trovare quelle prove decisive per condannarlo Iìnalmcntc a una pena detentiva. La pa ura cli un nuovo processo lo spinge q uindi all'esilio ed a lla forzala separazione dalla moglie che continua a vivere a casa d ello zio.
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CAPITOLO 5 VOLONTAIUO NELLA SECONDA GUERRA D 'INDIPENDENZA
11 23 aprile 1859 gli invia ti austriaci presentano a Cavour un u ltimatum del loro governo il quale chiede di potTe l'esercito p iemontese s ul piede di pace e cli sciogliere le truppe volontarie che si stanno o rganizzando al di là del Ticino. Dopo la risposta negativa di Torino, il 26 aprile i due paesi entrano in guerra 72 . Fambti probabilmente si trova fra i volontari giunti dagli stati italia ni, attirati soprattutto dal carisma di Gi useppe Garibaldi che a marzo riesce ad ottenere il con senso da Cavour di porsi a capo della hrigata Cacciatori delle Alpi, col grado cli maggiore generale. Dal 15 gennaio al 25 marzo sono 19.895 i volontari affluiti in Piemo nte: è questa la cifra - secondo alcu ni eccessiva73 - che Cavour comunica a Napoleone Ill durante il suo viaggio a Parigi teso a scongiurare una soluzione diplomatica del problema italiano. Ma l'imperatore è ostile ai corpi franchi e Cavour è costre tto - per non contrastare l'alJeato - a utilizzare s ul campo solo una parte dei volontari a disposi:,l'.ione74 . 'J'ra gennaio e luglio vengono inglobati n elle file de ll 'esercito pie montese 9.692 volontari, d e i quali 4.250 prove nienti da l Lombardo-Ven e to 75 . Nei Cacciatori de lle Alpi ven gono arruolati 76 ,i .164 volontari; i provenienti dal Lombardo-Veneto sono 2.103 , Una parte consistente d ei volontari rimane inutilizzata durante le ostilità, nonostante la palese infe riorità numeri ca d e ll'esercito piemontese rispetto a quello austriaco 77 . Fambri chiede insistentemente di arruolars i in a rtiglieria, il co1po nel q u ale ha a cquisito una certa esperie nza durante la difesa di 72 CANDEl.Ol{O, Storia dell'Italia ... , IV, p. 51/4. n A.M . TSASTIA , Il volon tariato milita re nel Risorgimento, l JSSM E,
Roma, 1990, p. 195. 7~ CANDELOl{O, Storia del11talia ..., IV, p. 318. 7 5 ISASTIA, Il volontariato militare ... , p . 200. 76
ISASTlA, Il volontariato militare ... , p. 228.
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PIERJ, Storia militare ..., pp. 589-59 1.
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Venezia; solo il 11 luglio - dopo la cessazione delle ostilità - il Ministero della Guerra lo accetta come sottotenente ma nel 20° reggimento fanteria, di stanza a Bologna, in quanto nell 'arma da lui prescclt.a non vi sono posti disponibili78 . il 20° fa patte - assieme al 19°, 21 ° e 22° - dei nuovi reggimenti costituiti nelle Legazioni ed organizzati efficientemente durante l'estate da alcuni ufficiali piemontesi con a capo il generale Luigi Mez7acapo, inviati da Cavour a regolarizzare la nuova situazione venutasi a creare 79 . Ai diciotto reggimenti originari dell'esercito piemontese - numerati progressivamente - si aggiungono i quattro organizzati da Mezzacapo. il 19° e il 20° costituiscono la brigata Ravenna, cui appartiene Fambri, mentre il 21 ° e il 22° formano la brigata Bologna: entramhe sono dislocate nella zona di nologna. Analoga è la situazione in Toscana e nei Ducati di Modena e Parma: alla fine di agosto giunge a Modena il generale Manfre<lo Fanti: lascia tc1nporaneamente l'esercito piP-mnntcsc per dedicarsi all'organizzazione delle formazioni emiliane e toscane che prenderanno il nome di "Esercito dell'Italia centrale". Il lavoro svolto dal generale Fanti fra l'ottobre 1859 e il gennaio 1860 è di fondamentale importanza per la nascita dei futuro esercito italiano: non solo le forze regolari toscane, ma anche quelle eterogenee delle Rornagne e dei Ducati possono entrare a far parte dell'esercito piemontese80 . La vita al reggimento non deve essere particolarmente impegnativa se Fambri Lrova il tempo di fondare e dirigere un giornale, "I.e Romagne-Giornale politico quotidiano", c he esce dal 24 agosto al 14 settembre: in tutto 18 numeri nei quali dà sfogo alla sua vis polemica nei confronti dei dirigenti del governo provvisorio81 . Non ci sembrano attendibili le notizie riportate in una commemorazione postuma: secondo l'autorc8 2, Fambri - dopo Villafranca - avrebbe rassegnato le dimissioni, rifiutate dai generali Valfrè e Menabrea
78 Lettera del Ministero della Guerra a Paulo Famhri, 14 luglio 1859, in ACS, Carte Paulo Fambri, h. 23, fase. 23, n .n. 79 PIER!, Storia militare ... , pp. 627-6:m. 80 PIEH.1, Storia militare .. ., pp. 629-630. 8 1 L'intera raccolta dc Le Romagne in ACS, Carte Pauln Fa.mhri, b. 30, fase. 26. 82 CASSANI, Gòrnmemorazione ..., pp. 322, 327-328.
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che non potevano rinunciare a lla sua opera preziosa. Gli viene invece concessa "una lice nza perché potesse fondare a bologna un giornale politico 'Le Romagne' che suscitò immense tempeste". Lo scritto è indubbiamente celebrativo e lascia molti dubbi sulla proptia veridicità: è assai improbabile che un semplice sottotenente con pochi mesi di servizio sia consideralo dalle alte gerarchie un elemento indispensabile , e gli venga addirittura concessa una licenza per fondare un giornale. Tali affermazioni - riferite quasi certamente dallo stesso Fambri negli ultimi anni di vita - non sono inoltre suffragate eia alcuna prova. 11 giornale affronta innanzitutto i problemi politici, legati a lla situazione in continua evoluzione di cui è spettatore, ma ben presto si concentra sulla questione del recl utamento militare: è convi nto c he l' imposizione, di una leva ampia anche se non generale possa condurre alla costituzione di un saldo esercito. Ritiene che la vit,i militare s ia un potente elern.enlo di unione m1zionalc e soprattutto un catalizzatore delle forze liberali moderate. Si nota una progressiva ma decisa virata di Fambri su posizioni moderate: il venire a contatto con ufficiali piemontesizzati di idee decisamente moderate - come i fratelli Luigi e Carlo Mezzacapo, napoletani, e Manfredo Fanti, modenese può avere influito in maniera determinante. Alcuni anni dopo ricorderà così questa esperie n za : "1-'assata l'ora delle battaglie ripresi la penna e scrissi un f.!.iorna/e cbe ruppe i sonni dei tmf,fJo moderati eleggitori di quelle 1-'rovincie non percbé jéisse meno monarchico di loro, ma perché voleva correre più spiccio all 'unità, militarizzare le fJOpofa.z ioni, disporle a ricevere un nemico cbe come si era spinto a Perup,ia poteva venire anche a trovare Bologna ,R.3.
Ma le idee espresse sul quotidiano non piacciono al governatore dell'Italia centrale, il colonnello 1.eonetto Cipriani, anche se non sappiamo in che misura tale dissidio abbia iniluito s ulla deci-
85
ACS, Carte f'aulo Famhn:, b. 2 1, fa~c. 17, n. n.
Paulo Fambri da patriota a scriUore di opere militari
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s io ne di Fambri di sospendere la pu bblicazion e dei giornale . Sull' ultimo numero appare un laconico messaggio: ·'Le pubblicazioni del giornale cessano per ora col p n:.~ente numero, essendo il direttore destinato dal ,~overno ad assumere altre funzioni" 8 ~.
Fambri torna a condurre la vila di caserma presso la brigata Ravenna, dislocata ora a Rimini. Il 4 novembre viene promosso luogotenente nel corpo d e l genio, in segu ito a d ecre to del Governatore Gen e rale delle Romagne e d inviato alla Oirezione generale delle fortificazioni di Rologna85 . Non sappiamo se il passaggio nell'arma "dotta" del genio s ia voluto o s ubito da Fa mbri, ma pro pendiamo per la prima ipotesi in quanto il nuovo incarico è attinente agli sludi da lui intrapresi. Conte mporan eamente si attiva per fondare un nuovo giornale; a dicembre i su o i sforz i hanno esito posilivo e rifonda "L'Et::'ì Presente" d i cui no n conosciamo i contenuti in quanlo non s iamo riusciti a reperire ~1kun numero. Nei ricordi autobiografici vi è solo un accen no riguardo questa nuova esperienza g iorna listica 86 : g li gi ungono dalla famiglia dei soldi in aspetta li , e grazie a questa somrna riesce a mellersi d 'accordo con l'editore Monti per far uscire il giornale. In una lettera del 28 dic.cmbre87 direll:-1 a To mmaseo ammette pe rò che "L'Età Presente " esce gra:lie a ll'inte ressamento di · alcuni maggiorenti bolognesi, quali il principe Sirnonctti, l'ingegnere Canevaì'.zi e il conle Sassa te lli: sono loro che in realtà garantiscono la copertura finanzia ria pe rmettendo in tal modo l:-1 stampa del giornale.
84 " Le l{om agne-giorn::ile po lilico quoticli,1110", a. 1, n, 18, 14 settembre
1859. 85 falrano ruo lo malricolare, To rino, 9 novembre 1860, in ACS,
Carte
Pauln Famhri, b. 23, fasc.. 15, n.n. x<, Memorie aulobiogrnfkhe det1.1tc alla moglie Hita L<.:vi , in ACS, (.'arte Puulo Famb1'i, b ..31, fase. 27, n.n. 87 L<.:llera di Pau lo Farnbri a Niccolò Tommas<.:o, Uologna, 18 uic<.:rnbre 1859, in BNCF, CarlelJ.RiO '/'ommaseu, GlSS. 175, n. 6.
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Federico Guglielmo Mariani
Nella medesima lettera rambri allega il programma del neonato giornale e chiede a Tommaseo di inviargli qualche s uo scritto da pubblicare; desidererebbe inoltre avere al più presto un "attestalo dei servigi da me prestati a Venezia": è lo Stato Maggiore del Genio c he probabilme nte gli h a richiesto dì presentare d e i documenti comprovanti la sua pa1tecipazion e alla cw·esa cli Ve nezia, al fine di registrarli nei propri documenti carntte ristici. È in atto una regolarizzazione di tutti i militari facenti parte d e ll'esercito dell 'Italia Centrale. Nell'imminenza del transito nell'esercito piemontese, si cerca di selezionare i quadri, eliminando eventualmente i pe rsonaggi più estremisti e turbolenti. Lo stesso Fanti preferisce ele me nti di scarto dell'esercito piemontese ad altri improvvisati di cui non ha fiducia; si prese nta fin da ora la questione delle numerose e rapide promozioni, che caratterizza tu tte le formazioni volontarie, ma che dive nterà fonte di aspri dibattiti quando si tratterà di tisolvere il nodo dei quadri dell 'esercito meridionale guidato da Gatihaldi. Agli inizi del 1860 Fambri è trasferito a Torino: per lui è un notevole salto di qualità. Torino non è solo la capitale del regno, ma soprattutto è la sede di tutti gli organi centrali militari: è l'occasione che aspetta da tempo per mostrare ciò che vale.
Paulo Fambri da patriota a scrittore di opere militari
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SECONDA PARTE IL MILITARE CAPITOLO 6 UFFICIALE DEL GENIO (1859-1864)
TI trasferimento a Torino inaugura un periodo breve ma importante della sua vita. Lascia Bologna e il giornale da lui fonda to che - in mancanza di ulte riori n otizie - riteniamo cessi le sue pubblicazioni con la sua partenza: per alcuni anni no n si interessa più di giornalismo, ma si impegna a fondo negli studi militari, e in modo particola re tutto ciò che 1iguarda l'arma del genio. ln seguito a i plebisciti de ll'll e 12 ma rzo 1860, le regio ni Em ili a e Toscana dive ntano parte integrante d e l Reg n o di Sardegna 88; i regi decreti del 18 e 22 marzo regolarizzano la nuova situazione. I loro eserciti - circa 50.000 uomini - e ntrano a far pa tte ddl'escrcito pie montese col Regio Decreto 25 marzo 1860, che ne stabilisce anche il nuovo o rganigramma: viene ripartito in tre dici d iv isioni a ttive - comprendenti le sette divisioni del l'esercito dell'Italia centrale - riunite in cinque comandi militati, che in caso di guerra si sarebbero tramutati in a ltrettanti comandi di corpo d 'a rmata. TI giorno stesso Famhri vie ne ammesso nel Corpo Keale del ge nio89 e viene inviato alla Direzione generale delle fortificazioni d i Alessa ndria. In seguito ad alcuni lavo ri eseguiti al campo di S. MauriLio , si fa notare e vie ne trasferito a 'l'orino presso il Comitato del genio, il più alto consesso dell 'arma allo ra esislente 90. Di questo periodo sappiamo poco, ad ecce7.ione delle promozioni 91 : il 4
88
CANDELORO, Storia dell'Italia .., . IV, p. 405. 89 Estratto ruolo matricola re, Turino, 9 novemhrc 1860, in ACS, C:arte Paufo Famhri, b. 23, fase. 2:1, n.n. 90 ACS, Carte Paulo Famhri, b. 21 , fase. 17, n.n . 91 EstralLo ruolo matricola re, Turino, 9 novembre 1860, in i\CS, Carte Paulo Famhri, b. 23, fase. 2:-S, n.n.
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luglio è promosso luogotenente d i I;! classe, e il 6 g ennaio 1861 capir.ano. Il 17 marzo nasce il Kegno d 'Italia , ma il processo di formazione dell'esercito nazionale è ancora in atto: è in pie no svolgimento un acceso dibattito sul destino delle forze armate gatibaldine e borboniche, condotto principalmente nelle aule parlamentari ma che coinvolgerà l'intera opinione pubblica nazionale. Con la nota n. 76 datata 1 m aggio, il ministro della guerra Manfredo Fanti annuncia che la nuova de nominazione d e ll'esercito piemontese è Esercito Italiano; nel 1879 cambierà nuovamente per assumere quella destinata a perdurare sino al 1946 - di Regio Esercito lt.aliano92 . Tn base alla ristrutturazione dell'esercito attuata col Regio Decreto 24 gennaio 1861 , il corpo del genio dispone di due reggimenti zappatori - I0 e 2° - di tre battaglio ni , ciascuno s u sei compagnic95: al capitano Fambri viene affidato il com a ndo della 16° compagnia del I 0 reggime nto94 . Ma ciò ch e lo impegna maggiormente è la sua attività di studioso. Nel 1861 è il segretario re latore della Sottocommissione della difesa dello Stato: scrive una dettagliata relazione sulla stotia degli stu d i militari in Italia che - secondo quanto ricorda nelle note autobiografiche 95 "fece veramente ep oca". Non siamo riusciti a rintracciare questo scritto, al pari di un 'altra voluminosa e impo1tantc relazione, citata - a differenza della prima - da tutti i suoi biografi, Intorno al sistema di difesa delle coste meridionali del ReP, nu, per conto di un a Sottocommiss ione di difesa dello Stato presieduta dal generale Pozzo96 . Ulteriori notizie prove ngono da un successivo lavoro nel
92 L. CF.Vi\, Storia della società italiana dall 'Unità ad oggi. I.e forze armale, llTET, To rino 1981 , p. 25. 9., CEVA, Sfuria della società italiana .... pp. 30-3 1. 94 Huolo tascabi le tenuto da l Comanda nte la Compagnia, I maggio 1861 , in i\C\ Carte Paulo Fambri, b. 36, fase. 29, n . I. 95 Memo1ie autobiogrnfichc d ettate alla mogl ie Rita Levi, in ACS, Carte Paulu Fambri, b. 31, fase. 27, n.n. 96 L'archivio dell' I JSSMF. potrebbe possedere queste due relazioni, ma ci è stato impossibile verificarlo, in quanto l'auualc lavoro di informatizzazione dello stesso limita notcvolmcnlc lo svolgimento dell'attività. di ricerca .
Paulo Famhri da /Jatriota
a scrittore di opere militari
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quale cita i nomi degli a ltri memhri - il colonn e llo d 'artiglieria l{olandi e il contrammiraglio Zambelli - e le conclusioni dell'indagine97. Scop o cli qu esla commissione - cui partecipano uffi ciali di varie armi - è studia re la natura e la difcndibilità de lle cosle mericlionali e proporre i luoghi più opportuni per inst.allare delle basi n avali , cons iderando sia le difese a lerra c h e queJle a mare. Parle ndo dal presupposto che le piazze m arittime dehbano potersi difendere autonomamente senza l'a usilio della flotta , si ritiene di fortificare comunque certi punti della cost.a, da usare come basi di opera1/.ione, arsenali e depositi. Le piazzeforti considerate di importa n za capita le s i riducono a I.a Spezia, Ven ezia e alla "piazza bifronte" cli Taranlo-Brindisi; come stazio ni intermedie e punti di raccordo si p ropongono Genova, An cona e Civi lavecchia98 _ La Commissio ne <li difesa dello Stato accoglie rà positivamente il lavoro, adottandone tutte le soluzioni tecniche9'-J_ La sottocommissione si imbarca sulla nave Sesia100 e compie nel 1863 un lungo viaggio nel Me zzogiorno, soffermandosi soprallullo a Napoli e Palermo. In quesl'ulli.ma città Fambri viene coinvolto in un grave incidente che - forse p er non sminuire la s ua !ìgura - non viene riportalo dai suoi biografi; è lui stesso che ce ne parla in alcune note autobiografiche dettate molti anni dopo alla moglie101 :
97 P. f'AMilRI, La parte della marineria nella difesa degli stati, "/\HI VSLA", alli 31, s. IV, voi. Il (1872- 187:S), f)J). 507-535. 98 FAM t-m l , /,a pane della marineria ..., pp. 520-532. 99 /\C\ Carte Paulo Fa mbri, b. 21, fase. 17, n.n . HX> La navl: ha un <lis lucaml:nlo di 161 tonn.; varata in Inghilterra ne l 1830, e nlra prima nella marina mercantile inglese col no m e Costantin, e poi nella m a rina merca ntile napoletana col nome Etna. Affondala a Cada durante il bo m bardamento dei 28 gennaio 1861 , vic nc rl:cupcrala l'anno dopo; il 20 gennaio 1863 l:rllr.t in sl:rviziu nella Regia Marina Italiana e registrata come A vviso di 2 " ordine a due ruote. Il 1° luglio 1877 è declassificata a Nave sussidiaria di 3" classe e radiata il l 5 agosto 1905. La descri.zionl: della nave in F. BARGONI, Tutte le navi militari d1talia 1861-1986; USMM, Homa 1987, p. 216. 101 La d esc riz io ne del viaggio e d e ll'e pisodio in i\CS, Carte Pardo Fam hri, b. 5 1, fase. 27, n .n.
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"Nel suo giro dell'Ttalia Meridionale ebhe una grave vicenda per la quale venne espulm da Palermo dal generale Calderini. ligli colpì a morte un Jé>rmidahile capo ma.ffioso che aveva insultato un ujjìciale al suo jìanco. Ricusatosi a tenere ,~li arresti di rigore in:flittigli dal generale Pozzo protestando di douer tutelare la dignità del corpo girando /Jer Palermo e sfidando le vendette della Majjìa, [l'allora maggiore/ Rolandi e /l'allora cajJitano di.fregata} 7,ambelli appoggiarono le sue istanze presso il ,~enerale perché gli arresti f ossero di.fferiti purché desse la parola d 'onore di girare quella sera soltanto accanto a questi due eminenti i~[(iciali pronti a correre con lui tutte le eventualità della vendetta settaria che si astenne quantunque tra la .fotla corressero le voci della morte del! 'individuo ".
Quando torna a Torino il generale Albetti gli infligge gli arresti di rigore; quine.li il tribunale milita re lo condanna a due mesi di
reclusione al forte di Fenestrelle. Il ministro della guerra gli condona la pena, elogiane.loto addirittura per il coraggio e l'elevato spirito di corpo. L'episodio, estremame nte grave:, soprattutto se commesso da un militare, dimostra non tanto il carattere esube rante di Fambri che ben conosciamo, quanto l'insofferenza a sottos tare a rigidi regolamenti: sostanzialmente rimane un volo nta rio, incapace di comprendere a fondo le svariate, apparenti contraddizioni della vita militare. L'indossare le s te llette ini zia a diventare per lui un onere e si rende conto di n on poter esprimere liberamente le proprie idee e convinzioni; soprattutto non può criticare l'ope rato e.lei superiori - anche se palesemente incompetenti - senza incorrere in dure sanzioni disciplinari se non penali. Si rifugia negli studi e riesce a farsi pubblicare nella "Rivista Militare Italiana" un breve studio - in tutto 23 pagine - Intorno al seruizio tecnico-amministrativo del Geniu Militare, scritto prima di partire per il meridione 102 . Lo scritto, pubblicato anonimo, è preceduto dalla seguente nota:
102 P. FAMBRJ, Intorno al semizio tecnicu-arnrninistratù;o del genio militare, "Rivista Militare ILaliana", a , VII, val. Ili , Cassone, Turino 1863.
f'aulo Fambri da patriota a scrittore di opere militari
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"Un i~l7ìciale del genio pregavaci di inserire il seguente articolo nella Rivista; credemmo di aderimi sebbene per nulla intendiamo associarci a quanto in esso è espresso, tale essendo il caraltere di questo giornale. La Direzione".
L'annotazione riflette la linea editoriale seguita dalla "Rivista" fin dalla sua fondazione nel 1856 ad o pera di Luigi e Carlo Mezzacapo che intendevano fornire un punto di riferimento e dì confro nto su tutte le questioni inerenti il mondo militare - s ul modello di riviste simili esislenli in Europa - a prescindere dalle opinioni espresse. Non risulta essere stata ancora compiuta una atte nta disamina dei contenuti di quella che diviene in pochi anni la più autorevole pubblicazione militare italiana: nei primi venticinque anni di vita - da noi consultali mollo sommariamente - vengono pubblicati atticoli non solo di tattica e strategia, ma anche cli organica e ordinamento, imp01tanti per comprendere le motivazioni ch e stanno alla base della profonda ristrutturazione dell 'esercito operata negli a nni settanta dal ministro della guerra Ricotti Magnani; vengono a nalizzali i più recenti conflitti e gli insegnamenti che se ne possono trarre - d alla seconda guerra d 'indipend enza, alla guerra civile americana, alla guerra austro-tedesca del 1866; ampie recensioni informano sulle pubblicazioni a carattere militare edite in tutto il mondo; vengono divulgate le più recenti scoperte ed invenzioni riguardanti le nuove armi - mitragliatrici, fu cili a ripe tizione, artiglierie rigate, navi corazzale, nuovi tipi di polve re da sparo e di proiettili. La "Rivista" diventa uno strumento di conoscenza cd approfondimento indispensabile per chiunque appartenga alle forze armate o si interessi ad esse e vi intervengono i più preparati ufficiali italiani come il capitano Niccola Marselli. Fambri scrive sette articoli per la "Rivista", diluiti durante l'arco della sua vita, e l'esordio a vviene con lo studio citato sopra. Nell'estratto che venne pubblicato fu aggiunto il sottotitolo Appunti polemici p er Paolo Fambri - Capitano del genio. Il lavoro nasce dall'esigenza di confutare le idee esposte in due opuscoli pubblicati nel 1862 dal comrnissario di Ji! classe del ge nio Michele Perralone. Il primo riguarda essenzialmente proposte di risparmi da realizzarsi sull 'organico e sulle attribuzioni degli ufficia-
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li generali; il secondo propo ne alcune riforme d a attuare. Entra mbi mirano ad ampliare le prerogative di controllo del corpo contabile - costituito da civili - nei confro nti degli ufficiali del genio . Fambri no n a pprezza le idee espresse e d ecide di scrivere una memoria c he faccia luce sull'ordinamento tecnico-amministrativo del genio, in mo do eia re nderne edono il pubblico , fuorviato dalle teorie formulate d a Perratone. Fornisce innanzitutto una sintetica descrizio n e d ella struttura e delle fun zio ni proprie del "Corpo reale del genio militare, le cui attribuzioni consistono ne/I 'applicazione dell'arte dell'ingegnere alle varie esigenze del servizio di pace e di guerra "103 .
Il
c orpo
si cnmpn nc. di :
a) un comitato, ch e è il consiglio superiore d e ll'arma ;
b) 15 direzio ni te rritoria li; e) 34 sotto -direzio ni , ognuna delle q uali divisa in sezio ni , a
seconda de lla natu ra d el compilo s pecifico da svolgere; d) 2 reggimenti di zappa tori. TI territo rio nazionale è diviso in 15 direzio ni con a capo un d irettore; ciascun genera le me mbro del comitato funge da ispe ttore su d ue o più direzioni. Ogni d irezione è ulteriorme nte divisa in due o p iù sotto-direzio ni. Si crea una struttura piramida le nella quale i generali e.Id comitato , i di rettori e i sotto -dire ttori fungono da ispetto ri nel confronti de i d iretti inferiori . ' l'alc asp eno è di fondamenta le irnport.a n za avendo il corpo come scopo istitu 7.iona le non solo i miglioramenti e la manutenzio n e di op e re già costruite, ma anche progettarne e realizzarne d i n uove. "L'iniziativa d elle o pere nuove e de lle g randi migliorie" è presa dal ministro della guerra, qu e lla rela ti va a lla conservazio ne d i fabb1icati e fortificazioni dai dire tto ri. Su ccessivamente vengono esaminati i p rogetti: sulla base d i norme fissate da un d ispaccio ministe1i ale , il capo di una sezion e studia il progetto per po i passarlo al
103 FA MBHI ,
Intorno al servizio .... pp. 5-7.
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sollo-direllore; quesli lo invia al direttore che - dopo averlo approvato - lo present.a a l comitato che stila un'apposita deliberazione. L'esecuzione pralica viene autorizzata dal ministero della guerra solo dopo l'assenso del Consiglio di Stato. I lavori devono essere eseguiti dalle ditte secondo quanto pattuito e registrato nel contratto stipulato tra l'impresa e il corpo; ne sono direllamenle responsabili: il cap o della sezione cui sono affidati i lavori, il sono-direttore che ne effettua la supervisione, e il diretto re. L'impresario riceverà il saldo solo quando lo stato dei lavori sia stato verificato dal generale ispettore. Questo sistema è difeso da fambri, in quanto ha fornito buoni risultali. L'istituzione di un vero corpo di controllo ri - secondo la proposta di Perratone - inserire bbe un deleterio e dis pendioso dualismo burocratico; soprallulto non si può accettare che un funzionario civile - qual'è il conunissario - abbia il potere di conlrollare un ufficiale ingegnere che ha già per legge de lle responsabililà ben definile. I sotto-commissari allora venivano reclutati per il 25% tra i soltufficiali e a riguardo Fambri annota causticamente: "non l! il sergente di ieri, ogr;i sotto-commissario, che può chiamare in qualche modo al redde rationem il capitano capo-sezione''10lt.
Gli ufficiali del genio sono preparati e molli laureali in ingegneria: non sarebbe certo gratitìc:ante essere controllati o, peggio, comandati dal proprio ex-sergente. D'altra parle è assurdo voler inserire ulteriori controlli che a ppesantirebbero le funzioni da svolgere. L'ufficiale del genio si occupa della qualità del lavoro da svolgere, mentre il commissario è competente per ciò che riguarda i conti: e ntrambi devono lavorare a stre tlo contatto e nel limite delle proprie competenze, ma l'uno non deve essere il controllore dell'altro105. Considerando che la parte contabile è una consegu e nza di quel la tecnica, quest' ultim a ha un ' importanza preminente.
104
I bid., p. 11. p. 16.
IOS l bic.l. ,
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Quindi i commissari del genio d evono rimanere una mera "spe cialità amministrativa" e dipe nde re dagli ufficiali, nonostante vi siano d e ll e note emanate dal minis tero della guerra - cui si ispira Pen-atone - che sembrerebbero affìdare a l corpo contabile alcune funzioni di controllo. Fambri difend e il sistema in atto ed è favorevole a una netta preminenza del militare sul civile. Non si comprende quindi la ragione della nota della re dazione della "Rivista" che precede lo scritto: forse si vuo l mantenere le distanze da affermazioni molto polemiche e che rasentano l'offesa personale nei confronti cli un dirigente dello stato qual'è Pen-atone. Il breve scritto provoca molto fermento all'interno del corpo e il ministero è costretto a nominare un'apposita commissione che s i oriente rà a seguire i consigli espressi da Fambri: dopo un lungo iter e portando alle estreme conseguen ze le sue proposte, il ministro della guerra Agostino Petitti di Roreto sopprime rà i commissari del genio, decisione sancita col Regio Decreto 5 giugno 1865.
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CAPITOLO 7 I DISSIDI COL MINISTRO DELLA GUERRA E LE DIMISSIONI DALL'ESERCITO
Fambri si dedica all'approfondimento di questioni militari riguardanti soprattutto l'organica, e nel primi mesi del 1864 pubblica nella "Rivista Militare Ita liana" a ltri due studi. TI primo, Delle parole e dei fatti del generale Menahrea-nozioni e digressioni hiu?,raficbe1°6 , è una biografia di 56 pagine s ul Direttore del Corvo del genio, uno dei pe rsonaggi più in vista del neonato regno e che in anni successivi guide rà tre governi. Farnbri lo conosce già da tempo: sicuramente da quando Menabrea fu chiamato a Bologna nell'autunno 1859 per predisporre le fortifica zioni di quella città. Nominato direllore in capo del genio, ha modo di apprezzare Fambri e il lavoro svolto all'interno del Comitato del genio: fra i due si inst,1ur,1 nn sentimento di profonda stima reciproca che permarrà negli anni. Fambri dichiara in apertura di voler riportare solo i fatti107 , ma ciò nonostante si nota sovente un sottofondo di adulazione, motivato da un insieme di stima e devozione che ha nei confronti del diretto s uperiore. L'infanzia di Luigi Federico Menabrea - nato a Chambery da un'agiata famiglia - viene descritta utilizzando ampiamente una biografia, scritta forse dalla stessa madre, che lo rappresenta come un bambino estremamente dotato, particolarmente versato nelle mate rie scientifiche. Prima a l collegio di Chambery e poi all 'università di Torino eccelle nella matematica, e a diciott'anni è !"'allievo di predilezione dell'illustre Piana" 108. La passione per tutte le materie scientifiche lo induce a scrivere numerosi trattati di matematica
106 P. PAMBK1 , JJelle parule e d ei fatti del (;enerale Menahrea . Nuziuni e digressioni biografiche, "!Uvisla Mililan: ILaliana", a. VIJI, 1864, estr. 107 Ibicl., p. G. 108 lbi<l., p . 10.
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e fisica ed a lcuni vengono brevemente anali:aati. 11 periodo compreso tra l'università e lo scoppio della prima g uerra d 'indipendenza - circa 25 anni - è completamente ignornlo da Fambri: probabilmente Menabrea - affuolatosi nell'arma del genio - dedica il suo tempo agli studi cd è noto solo alla ristretta cerchia di persone ch e leggono i suoi trattati nelle riviste scientifiche ed accademiche. Nel 1848 Menabrea è ancora capitano109 ma gli viene affidata dal go verno l'importante missio ne - portata a te rmine brillantemente - cli recarsi ne.i ducali di Parma, e Modena p e r indurre quei governi ad unirsi al Piemonte. Dopo l'armistizio di Milano ticopre n umerosi incarichi: primo ufficiale al ministero d ella guerra sotto le amministrazioni del Collegno e poi del Dabormida, quindi al ministero degli esteri col ge ne rale Ferrone. Formatosi il governo democratico di Vincenzo Giobetti , rassegna le dimissio ni , ma col genera le De Launay torna agli este ri e vi rimane anch e col s uccessivo ministero D'Azeglio. Ele tto d e putalo, è contrario alla legge Siccardi sull'abolizio ne del foro ecclesiastico: Fambri - sebbene di idea contraria - ris petta l'opinio ne di Mena brea ch e peraltro si fonda su presupposti condi visibili. La sua decisa o ppos izione lo re nde impopolare e i libe rali cominciano a considerarlo clericale e reazionario 1 rn, no nostante il suo appoggio al minis tero Cavour. ram b ri difende l'operato di Menabrea c he fin dal 1848 aveva appoggiato lealme nte la causa nazionale .italiana: la sua fed e ltà a ll'Ita lia è provata dal rifiuto di entrare a far patte de ll'esercito francese all 'indomani della cession e della Savoia, nonosta nte gli venisse offerto un posto di altissimo rango con un notevole stipe ndio 111 . La patte into lata T,e cose dell'Arma 112 è indubbiame nte la più impottante ed illustra in maniera cflìcace il contributo di Menabrea a ll'opera di fortificazion e a ttu ato durante le campagne del 1859-1860. Nel 1859 - in prosp ettiva di una guerra contro l'Austria - si
109
lhid ., p . 21. p. 24. 111 Ibicl. , p. 26. 112 Ibi<l. , pp. 26-56. llO lhid. ,
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cominciano a pianificare fortificazioni che proteggano Torino: "l'Austria a Torino" significherebbe una v ia aperta all 'invasione della Francia. L'obie ttivo primatio è titardare l'invasione austriaca attestandosi non sulla Sesia - indifendibile per lunghezza e n atura - ma s ulla Dora Baltea e sulla linea che va da Genova a Bard: in questo modo si abbandona al nemico il Novarese e il Vercellese, ma si ha il vantaggio di appoggiarsi saldamente a destrn sul Po e a s inistra s ulle a lpi elvetiche. L'incarico di fortificare la linea viene allìclato al Menabrea che il 14 aptile comincia ad ispezionare i luoghi dando immediatamente le istruzioni per i primi lavori. La fortificazione del corso della Dora Baltei viene attuata dal 20 a l 30 aprile, utilizzando la 6° e 7° compagnia zappatori e circa tremila opera i. I lavori e ffettuati si possono sintetizzare in · "adattare lefort[(icazioni al terreno, apprujìttare delle irregolarità della riva formando coi punti salienti e rientranti hastùmi e cortine - coronare con batterie i punti essenziali /1er la difesa - collegarle con spalleggiamenti per.fanteria1 U.
Il letto ciel fiume forma il fosso delle fottificazioni; si preparano le mine per far salt.are i ponti in muratura e fascine catramate per bruciare quelli in legno; si libera il terreno antistante le batterie d 'artiglieria; si stabilisce di fortificare i punti dove fatmo capo le tre strade principali. Menabrea svolge l'incarico con competenza e celetità, a nche se le vicende belliche volgeranno in manie ra tale da non mellere alla prova il suo lavoro. Dopo l'armistizio di Villafranca, il gene rale Manfredo Fanti lo chiama presso dì sè e gli affida l'incarico di fortificare la zona di 13ologna entro la primavera del 1860: la città è l'unico ostacolo che può impedire agli Austriaci - attestati saldamente sul Po - di dilagare nell'Italia centrale. La difesa è complicata dall'essere la città posta in una pianura popolata e Ella di ostacoli. Si decide p erciò di circondarla di opere fottificate , poste a una certa distanza da essa e
ll3 lhid., f). 50.
Federico Guglielm o Mariani
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collegate con una "strada di ronda" destinata a coprire le mosse delle truppe . In due mesi di lavoro, utilizzando ottomila operai e quattro milioni di lire, Bologna diviene non certo una fattezza inespugnabile, ma un ostacolo c he può rallentare nolevolmenle l'avanzata nemica. Fambri è in disaccordo con coloro che criticano i progelli e le realizzazioni di Menahrea, in quanto non si rendono conto del particolare momento in cui ci si trovava, con una guerra latente che poteva scoppiare in hreve tempo. l 'ultima impresa di Menabrea anali:aata riguarda la fottezza di Gaeta che i garibaldini dimostrano di n o n essere in grado di espugnare: Fambri li ritiene fondamentali in una guerra di movimento basata sulla carabina e la baionetta, ma qualor.:1 si trovino di fronte una fortezza , il loro entusiasm o si sgretola contro i bastioni, poiché "contro una piozza forte, buona o triste che sia, bene o male difesa, ci vuole l'arte, la quale nel campo dei volontari moncava, e ci jòsse anc(! stata, mancavano i m ezzi "1 l-1.
Solo un esercito regolare può espugnare una fortezza qu:-1 k Gaeta, posta su un promontorio che si eleva sino a 167 m. , circondato dal mare ed unito alla te rra da un istmo. La fortezza è dotata di "quattro ordini di fuochi" che durante l'assedio diventano cinque. Il promontorio, itto di casematte, è inaccessibile e il collegamento con la terraferma è battuto dalle artiglierie. Le bocche da fuoco sono 495: "266 sul fronte di lerrn e 229 verso mare con inol tre 206 di riserva". La guarnigione al mo me nto della resa assomma a 11.000 uomini. Farnbri cita ampiamente la dettag liata relazione scritta da Menabrea - che stava p er essere pubblicata - riguardante le operazioni del genio durante le campagne di Ancona e d ell'Italia meridionale. La presenza della s qu adra na vale francese impedisce il blocco marittimo: l'assedio viene pertanto portato solo dalla parte terrestre, e in ritardo, quando orama i la piazza è già pronta ad affronta rlo. La strada litoran ea è impraticabile, essendo ballula
I J/4
lbi<l., p. 39.
Paulo Fambri da p atriota a scrittore di opere militari
283
dalle artiglierie, ma si è costretti ug ualmente a posizionare le batterie sotto il fuoco nemico: il genio riesce - grazie all'opera di 1.700 zappato ri - a costruire un reticolo d i 22 chil ometri di strade che portano a venti hatterie. Si posizionano 166 cannoni, infe rio ri dunque a quelli degli assediali, ma che riescono comu nque ad infliggere da nni alla fottezza. La parte nza delle navi fra ncesi permette di bloccarla anche dalla parte del mare: la piazza, ch e ha già suhito notevoli danni, no n riesce a soppo 1tare un duplice assedio e l' 11 febbraio 1861 - dopo novanta giorni di resiste nza - è costretta a cap ito la re . Fambri nota che nella campagna del 1860-1861 si fa uso per la prima volta negli assedi dei cannoni tigati: a Gaeta vengono usati s ia dagli assediati ch e dagli assedianti che ne constatano le o ttime caratteristiche quali la precisione e l'aumento della g ittata ris pe tto q uelli ad anima liscia. Se quest'ope ra passa quasi inosservata , lo stesso n on si può d ire ,iguardo il secondo opuscolo, /,a questione dei deposili115 , ch e diventerà la causa principale delle su e dimissioni dall 'esercito. L'occasione dello scritto è lo s tudio Questioni militari del generale e deputato bolognese Pine lli c he a ffronta numerose problematiche concernenti la tattica, l'organica, l'arruninistrazione e si inserisce nel vasto dibattito post unitario - a ncora in pie no svolgime nto - sull'organizzazione definitiva c he deve assumere l'esercito. La prima e più importante questione affro ntala da Pinelli è quella "dei battaglioni d i depositi" d1e g iudica "no n solo inutili ma clannosi1 1C'. I depositi sono stati istituiti col preciso scopo di ricevere le reclute, vestirle, armarl e, istruirle ed inv ia rle al b attaglioni. Spesso le due e nlil~l militari non sono acquartierate nel me desimo luogo, e si ha un evidente spreco cli tempo e denaro; così come son o strutturati i d e positi non funzio nano e diventano un intralcio alla m obilitazione rapida d elle truppe in tempo cli g ue rra. Pinelli n e propone l'aholizione totale in tempo di pace che compotterehhe
11 5 P. FAM BR I, (,'uerra e.finanza -appunti e p roposte. l. depositi, "Rivista Militare Italiana", a. VIII, 1864, <:~lr. ll 6 Il>id., p 12.
f1J.
questione dei
Federico Guglielmo Mariani
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un notevole risparmio economico, innanzitutto nella paga del p ersonale preposto ai d epositi, e poi nell'utilizzo da patte dell'esercito dei locali ad essi destinati, evitando le notevoli somme erogate dal governo a municipi e privati p e r alloggiare le truppe; propone inoltre c he in ciascuno dei tre battaglioni che formano un reggimento venga creata una compagnia autonoma costituita dagli elementi meno idonei al servizio, cedendo in cambio i rnigliori 117. Le tre compagnie distaccate dai rispettivi battaglioni formerebbero il deposito, c.lotato di un a pposito stato maggiore. Fambri è fermamente contrario a questa proposta che porterebbe alla formazione di un nucleo di soldati mediocri , separati dalla vit.a del reggimento e inadatti a qualsiasi compito bellico, Ai fine di avvalorare la con vim'.ione riguardo l'abolizione dei depositi in tempo di pace, Fambri cita l'opera del generale Manfredo Fanti Ossemazioni sull'esercito dirette al Senato del Reww118: la loro esistenza viene giustificata - non approvata - solo in St.ati molto estesi al fine di mante ne re un'elevata mobilità delle truppe. Egli cita l'esempio dell'Austria che necess ita dei depositi in tempo di pace per fini politici: un reggimento italiano di stanza in Galizia deve necessariamente avere i d epositi in Italia per accoglie re, vestire, armare ed istruire le reclute. In un paese omogeneo come il nostro non esistono tali esigenze e i depositi fissi - in cons ide razio ne de lla celerità degli spostamenti mediante ferrovia o nave - sono un anacronis mo. Fambri approva invece le osservazioni di Fanti sui depositi p e raltro condivise ·da altri ufficiali - , ma nota che nell'organico da lui previsto li ha mantenuti, forse pe r non creare esuheranze ne l quadri difficilmente assorbibili. Vien e ricordata la mobilitazione p e r la g uerra de l 1859: le reclute furono mandate ai de positi - distanti anche decine di miglia dal proprio reggimento - arrivandovi tutte assieme e provocando un disordine totale. Le operazioni cli vestizione cd armamento non poterono essere svolte correttamente, causa il rifornimento ins uffi-
117
Ibid., p . 13.
118
lhid., pp. 11-15.
Paulo Famhri da p atriota a scrittore di opere militari
285
cienle d a parte de i magazzini. Fambri fornisce una rappresentazio ne incis iva di queste re clute c he dalla propria d in1ora si recano a l deposito dove vengon o somma1iamente vestite e quindi "caricate" sul Lren o pe r raggiungere il pro p rio battaglione: "Tizio con un cappotto ind osso e un altro affardellato sullo z aino, Caio in giacchetta di tela; questi con due paia di calzoni di panno, quello vestito tuttavia dei suoi borghesi; l'un z aino turg ido, duro e a doppia p rova di palla, l'altro rientrante e }lascio per cento pieghe, quasi pallone sgonjìato; ( ... ) a quel tale che andava jèirnito perjìno di due keppy, l 'uno in capo, l'altro pendente alla cintola, mancauano p oi, a cagion d 'esemj,i<i, berretto, sacco a />ane, scarpe, mutande, e jìn anco camicie"11 9.
La confusione e la disorgan izzazione, osserva Fambri, provocano ahusi: vi sono reclute che prendono più capi d 'abbigliamenlo, cd al tri che vi tinunciano sp ernndo - in quanto ptivi di divisa - di ritard are l'invio al battaglione. La prima consegue nza tangibile è che le seconde categorie arrivano ai corpi a guerra finita. Per avere una mobil itazione re p e ntin a e d efficace, le classi d evono essere avviate immediatam ente alle rispe ttive comp agnie. Ne consegue l'esigenza che de positi e battaglioni risiedan o nel medesimo luogo: si eviterà lo spreco di ufficiali e sottuffic ia li d estinati ad accompagnare le reclute, oltre ad abbreviare la b urocrazia e l'amministra zione. Resta da affronta re l'obiezione principale: "Se il deposito non c'è d i g ià come _(<,rmarlo in .i-tiorni irtevitahilmente agitati come quelli che /Jrecedono la guerra?"1 LO.
La risposta di Fambri è semp lice: tutto ciò ch e costituisce l'essenza del deposito - come il direttore dei conti, l'ufficiale adde tto alla matricola, i sottufficiali d'amministrazione - esiste già presso il corpo . Si tratta un icame nte di cancellare il pe rsona le dall'orga-
119
120
lbiù., p. 20. lhid., p. 24 .
286
Federico G'uglielmo Mariani
nico dello stato maggiore d el reggimento c d inserirlo in qu e llo del deposito, poiché non verrebbe inviato comunque in prima linea e quindi può essere profic ua m ente utilizzato durante la mobilitazione. Le cifre - desunte dal bilancio del ministe ro d e lla guerra forniscono le dimensio ni reali del problema 121 : i depositi impie gano circa 30.000 persone e costano 20 milioni l'anno. 11 pe rsonale è dis tinto in due categorie: la prima - ci rca 6.000 person e s i occ upa di amministraz ione e svolge un incessante la voro burocratico; la seconda - quasi 25.000 persone - è costituita dagli a dde tti alle compagnie le quali, non esse ndo ope rative, non svolgono n è eserci tazioni n è servizi: vivono in un ozio qu asi compl eto, assumendo un disamore profondo verso il lavoro e l'ese rcito. Famhri gi1111g<-: ~111" conclusione che no n si può parlare di riforma dell'organigramma d ell'esercito senza partire dalla soppressione dei de positi - dannosi in te mpo di pace, ma anche in casi speciali di g uerra: no n furono formati per la Crimea, la camp agna m eglio org:-rnizzala , n è p er le spedizioni c ontro i briganti in Sardegna - e ritiene che "il deposito non ha da essere nè hattaglione, nè compagnia, ma un aggregato di individui concorrenti al disimpegno delle .,j,eciali attribuzioni loro assegnate, e j,erciò ci riserbiamo di proporre la sua formazione sotto il generico titolo di dej,osito "122 .
La sua proposta si hasa sul presupposto d e ll 'abolizio n e in tempo di pace e sullo sne llime nto delle operazio ni svolte in tempo di gu erra, riducendo il pe rson ale, eliminando il cumulo di funzio ni de legate a un unica persona , evitando le complicazioni de rivate da i continui movimenti tra depos ito e co mp ag ni e atti ve 125 . Quando l'annata torna s ul "pie de di pace", i de positi s i riuniranno ai battaglioni attivi e verranno sciolti.
12 1
Jbid., pp. 25-26 . lhid., p. 28. ii 5 Ibicl. , pp. 29-32.
122
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Lo scioglimento dei depositi in tempo di pace determina un consistente risparmio economico 124 : dalla tabella 1 che segue si nota come dalla drastica contrazione del personale da 156 a 16 deriva un risparmio di oltre J,. 72.000. L'esercito italiano allora era costituito da 84 reggime nti di fanteria, 7 di bersaglieri, 2 di '.lappatori del genio, 28 di cavalleria, 3 ciel treno, 11 di artiglieria. L'aboli'.lione cli lutti i depositi avrebbe dato il notevole risparmio di o ltre dieci milioni di lire. Fambri calcola un ulteriore risparmio derivante da trasporti, affitti di locali, casermaggi, cancelleria - di .t. 15.000 annue per coq)o, che dava un totale di oltre due milioni. li risparmio globale così sarebbe ammontato a circa k. 12.200.000 annue. Nella tabclb 2 sono invece eviclenà-1te le ridu'.lioni di personale in tempo cli guerra che Fambri stima in circa !i. 64.000 per ciascun deposito: da questa contrazione si aveva un risparmio di circa à,. 8.600.000 125 .
La ris trullura'.lione dei depositi in base alle proposte di Fambri, portava un risparmio al bilancio dei ministero della guerra di oltre venti milioni annui. Lo scritto si chiude con un ironico cons iglio diretto ai parlamentari affinché si diano da fare e studino una questione che non è ce,to complicata:
"Ci valse l'aiuto di qualche /J<J ' d 'e.\jJerienza nostra e della molta altrui che crediamo di avere accettata a occhi aperti, ma soprattutto quella di quattro incensurabili anzi infallibili amiche nostre e nimicissime di tutte indistintamente le locuste dello Stato, vogliamo dire le quattro o/Jerazùmi dell'aritmetica "126 .
Sottolinea l'importante aspetto cli essere riuscito a dimostrare il modo di risparmiare una notevole somma senza "detrarre una sola baionetta dall'esercito di camp<Ctgna". Nell'ultima pagina - non numerata - annuncia che
12 "
Ibicl., pp. 36-37. Ibid., p. 10. 126 lhid., p. 41. 125
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Federico Guglielmo Mariani
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Tabella 2
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"tutto ciò non è se non un quadernuccio strappato da un librone di appunti, di proposte e di conti intitolato guerra e _finanze che ho quasi in pronto, e nel quale non demolisco mai senza ricostruire, nè censuro senza.formulare chiaro l 'emendamento ".
Probabilme nte sono le affermazioni finali a d aver irritato il ministro della guerra Alessandro Della Rovere: in effetti l'atteggiamento di Fambri può apparire talvolta altezzoso e supponen te, anche se riesce a dimostrare in poche pagine il modo di ottenere consistenti risparmi sen za togliere nulla alle truppe combattenti. Non riteniamo quindi attendibile l'affermazione riportata nelle memorie raccolte d alla sua seconda moglie parecchi anni dopo e riportate in una recente biografia 127 '1ll Della Rovere/ si cornKciò f orte con lui in seguito ad una sua polemica sull'organtzzaz tone delia fanteria e lo volle allontanato dal Comitato /del P,eniol e da Torino "128 .
Non abbiamo infatti rintracciato alcun scritto risalente a questo periodo e riguardante la fanteria: propendiamo perciò ad un erTore di trascrizione da parte della moglie. L'opuscolo viene pubblicato in un momento di contrazione dei bilanci del ministero della g uerra: se nel 1864 il bilancio prevede 256 milioni di lire, l'anno dopo scende bruscamente a 192,7 129 . Il ministero si attiva per operare un rispannio ispirato dall'ottica della riduzione di personale, più che a nuovi criteri per migliorare l'efficienza complessiva d ell'esercito, assumendo come pres upposlo il non dover intaccare l'efficicn:w c.ldk: truppe operative, concello che - come si è potuto constatare - vie ne fatto proprio da Fambri. Le contrazioni maggiori avvengono tra il 1864 e il 1865 e riguardano innanzitutto la riduzione e la graduale soppressione dei deposi-
127
LABANCA, Paulo, p. 51 1. Memorie autobiografiche dettate alla moglie Hita Levi, in ACS, Carte l'aulo Famhri, b. 31, fase. 27, n.n. 129 (;. ROCH/\T - G . MASSOBRIO, Breve storia dell'esercito italiano dal 1861 al 1943, Eina udi, Torino 1978 , pp. 66-69. 128
Paulo Fambri da patriota a scrittore di ofiure militari
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ti: sono mantenuti solo i depositi di artiglieria e cavalletia per salvaguardare la prontezza operativa. Con una serie di importanti decreti datati 18 dicembre 186/i si modificano sia gli organici di pace ch e quelli di guerra, il treno d'armata, il corpo di amministrazione e la logistica dell'artiglietia e del genio. Un'altra serie di decreti reca la data 30 dicembre 1865; l'ottica prevalente è a ncora quella del risparmio economico, ottenuto mediante ulteriori riduzioni nell'organico di pace dei corpi. Le riduzioni vengono comunque attuale nei confronti di corpi non combattenti: treno d 'armata, amministrazione e contabilità, stati maggiori, intendenza e servizi in genere. Si ha la definitiva soppressione dei depositi anche per cavalleria e bersaglieri, in quanto la prontezza operativa di tali corpi è ritenuta utile ma non indispensabile130 . I principi e le proposte di Famhri vengono ancora una volta accettati dopo essere stati aspramente criticati, consolaz ione che non lo ripaga degli al.lacchi subiti. Rendendosi conto di non potere più esprimere le proprie idee in libertà, Fambri prende la decisione - forse iniziata a maturare qualche tempo prima in seguito alla pubblicazione dello scritto sul genio - di lasciare l'esercito, nonostante la decisa opposizione della moglie Rosina che tiene molto a lla carrie ra militare del marito 131 . TI 25 luglio 1864 presenta domanda di dimissioni, accettata il 29 successivo con effetto irnmediato 13L.
l 30 F. I30ffi, La logistica dell'esercito italiano (1831-1981), Il , IJSSME, Ruma 1991 , pp. 50-52. 1 1 3 Funeraria Rosa ..., p . 13. 1 2 3 Foglio della Direzione dd genio di Firenze n. 2442, 29 luglio 1861, in AC\: Carte Paulu Famhri, h. 23, fas e. 23, n .n .
292
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CAPITOLO 8 VOLONTARIO NELLA CAMPAGNA DEL 1866
Lasciato l'esercito, Fambri viene chiamato da Ruggiero Bonghi ad assumere la codirezione della "Stampa" di Torino133. Il giornale - di cui Ronghi è direttore dal 1861 - si contrappone alla "Gazzetta di 'l'orino" ed all a "Discussione " di Pier Carlo Boggio, accesamente filocavouriani e favorevoli ad una predominanza dell'elemento piemontese nella nuova compagine statale. "La Stampa" di Bonghi, Fambri e Silvio Spaventa rappresenta il tentativo di neutralizzare l'influenza s ubalpina nel governo e nell'amministrazione, anche se provoca una spaccatura ai vertici del b locco moderato 134. Le forze locali 11or1 s i rassegr1a110 a l ùeclino delle proprie posizioni cli prestigio e cli influenza conseguente alla convenzione stipulata il 15 settembre 1864 tra Francia e Italia. La decisione di trasferire la capitale del regno eia Torino a Firenze provoca violente manifestazioni di piazza che causano una ln.:ntina di m01ti e più <li cento feriti 135 . La stampa torinese, con in testa "La Gazzetta del Popolo", contribuisce ad eccitare la piazza, "soffiando sul jiwco di uno stato d 'animo mantenutosi sino ad ora in termini di un vap,o malcontento contro l'ascesa politica della 'consorteria tosco-emiliana ', senza giungere a punte eversive e di dissidenza civile'136 .
"La Stampa" rimane l'unica voce schierata a difesa del trasferimento della capitale e contro l'opinione predominante dei torinesi; Fambri si fa notare per i violenti attacchi contro la popolazione cit-
l33 Me morie autohiogratìche dettate alla moglie Rila Levi, in ACS, Carte Pardo Fambri, b. 31, fase. 27, n.n. 134 La stampa italiana nell'età liberale, a cura di V. CASTRONOVO - N. TRAN FAG LlA, Laterza, Bari 1979, p . 20. 1 35 Ci\NDELORO, Storia dell'Italia ..., V, p. 2 10. 136 La stampa italiana nell'età liberale, a cura di V. CAS'J'HONOVO - N. TRANFAGLIA, p. 20.
Pau!o Famhri da patriota a scrittore di opere militari
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tadina, avendo - come anni dopo ammetterà lui stesso - ".spe.s.so torto nella sostanza e sempre nella forma"137. La violenta campagna condotta lo rende particolarmente odiato dall'opinione pubblica torinese che non lo perdona neppure quando compie un "atto di vigore e di coraggio titanico in via Dora Crossa a Torino arrestando due cavalli ji1,riosi e salvando la vita a tre persone non senza riportare cinque .ferite due delle quali alla mano destra di cui perdette quasi interamente l'uso •1:-38 .
Poco dopo il trasferimento della capitale, Fambri lascia il giornale e s i reca a Napoli, chiamato a dirigere "La Patria". Non sappiamo il motivo cli tale .scelta, ma riteniamo s ia da collegare all 'intenzione cli intraprendere Ja carriera di ingegnere: ha conosciuto l'ingegnere napoletano Abate, a capo di un progetto per la reali:aazione dell'acquedotto di Napoli, cui partecipa anche Fambri e che si concluderà solo vent'anni dopo139 . Si inserisce nell'ambiente di ingegneri e co.strultori interessati alle p romettenti prospettive finanziarie aperte.si con lo spostamento della capir.aie: iniziano i progelti p e r la sistemazione architettonica ed urba nisti ca del centro cli Fire nze . Fambri entra a far parte di una Società inglese del boulevard40 e la .speculazion e edilizia connessa ai lavori da svolgere .si rivelerà un buon affare econ omico, forse l'unico della .sua vita. Rimane alla direzione della "Patria" sino ai primi giorni del gennaio 1866: in una lettera ad una s ua arnica, afferma di essere molto orgoglioso del lavoro svolto a Napoli, e.s.sendo riuscito a moltipli care le vendite elci giornale portandolo da 800 a 3.000 copie , ed ora può dedicarsi completamente al lavoro di ingegnere a rire nze 141.
13 7
i\CS, Carte Pau!o Farnbri, b. 31, fase. 27, n .n. Memorie autobiografiche dettate alla moglie Rit.a Levi, in ACS, Carte Paulu Famhri, h. 31, fase. 27, n.n. l39 ACS, Carte Paulo Fambri, b. 31, fase. 27, n.n. 140 T.ettera di Paulo Fambri a d una donna, 18 gennaio 118661, in i\CS, Carte Paulo Farnbri, b . 10, fase. -1. 141 Lctlcra di Paulo Parnhri ad una donna, 18 gennaio [1866), in ACS, Carte l'auto Fambri, b. 10, fase. 4. 138
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Federico r.uglielmo Mariani
In aprile peggiorano le relazioni austro-italiane; in seguito al trattato di alleanza lra Ilalia e Prussia firmato 1'8 aprile, l'Au stria concentra truppe nel Veneto, mossa controbilanciata dal ministero La Marmora che decide il richiamo di 130.000 uomini 112 . Fambri ritiene che sia giunta l'ora della liberazione dei Veneto e non vuol mancare l'occasione: il 4 giugno abbandona i propri affari e chiede di essere riammesso come capitano del genio. La risposla positiva giunge il 6 successivo, a firma del ministro della guerra; Fambri "è ammesso a prestar servizio collo stesso grado per la durata della guerra nell'arma del Genio senza stipendio e colle sole competenze in natura dovute al suo !!,rado f 1er viveri e .foragf!,i a Jar tempo dall'l 1 corrente giugno 'Vi3_
A quasi quarant'anni e con un'attività professionale avviata , non esita dunque a indossare nuovamente la divisa e partire - con l'entusiasmo di sempre - per un'altra guerra: la speranza di vedere sventolare il tricolore a Venezia gli fa abbandonare ogni altività. L'accettare di non essere retribuito contribuirà a rafforzare il mito di uomo integerrimo, mosso unicamente da nobili ideali. Al lorquando il 20 giugno l'Austria dichiara guerra all'Italia , Fambri è allo stato maggiore del genio, nuovamente a lle dipende nze del generale Luigi Federico Menabrea. Tla l'occasione di lavorare col capitano Niccola Marselli durante gli studi per il campo trincerato di Iloara in provincia di Rovigo14 4, ma il servizio nelle retrovie non lo soddisfa completamente: è impaziente e vorrebbe essere inviato in prima linea, forse coll'ingenua speranza di contribuire a riscattare gli insuccessi di Custoza e Lissa. Il 22 luglio scrive pettanto una le ttera a Mcnabrca: "lo sottoscritto giudicando come una immobilizzazione di fatto la propria destinazione ai lavori difensivi della prouincia di Rovigo e
112 CANDELORO,
Storia dell'Italia ..., V, pp. 28 1- 282.
143 Lettera di Ignazio dc Gen ova di Pettinengo a Paulo rambri, Firen7.e, 6
giugno 1866, in ACS, Carte I'aulo Fambri, b. 23, fase. 23, n.n. 144 Memo1ie autobiografiche dettate a lla moglie Hita Levi, in ACS, Carte Paulo Farnbri., b. 3 1, fase. 27, n.n.
l'auto Fambri da patriota a scrittore di opere militari
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ciò essendo al tutto opposto allo scopo prefisso col riprendere semiz io senza sti/Jendio, prega l'H!ccellenz a/ V/astrai a volergli accordare il passaggio ad uno dei corjJi di fanteria in campagna. Il sottoscritto crede di avere sufficientemente provata l'idoneità propria al comando di una comJJagnia di fanti col proprio lungo e bene accetto serviz io presso il 1 ° Reggimento z a/)/Jatori '145 .
Non vi è traccia di una risposta da parte di Menabrea, ma quasi certamente la tregua d'armi stipulata il 26 luglio rende inutile prendere in conside razione la domanda. TI 12 agosto viene firmato a Cormons l'armistizio e il 17 il comando generale del genio accorda a Fam bri una licenza per tutta la sua durata 146 . La pace firmata a Praga il 23 agosto fra Pmssia cd Austria contempla la cessione del Veneto all 'Italia tramite Na poleone III. La pace tra Austria ed Ttalia vie ne invece fìnnata a Vienna il 3 ottobre, dal plenipotenziario generale Menahrea e dal ministro degli esteri aus triaco conte Wimpffen 147 . Si conclude la terza guetTa d 'indipendenza che provoca non solo roventi polemiche riguardo la condo tta delle operazioni, ma soprattutto un bilancio in forte passivo che - unito alla recessione economica in atto - costringe i successivi governi ad adottare una serie di tagli a lle spese e l'introduzione di imposte dirette, ptima fra tutte la tassa sul macinato. L'epilogo d e ll'ultima esperienza di Fambri come soldato è una lettera del nuovo ministro della gue tTa, generale Efisio Cugia, s ucceduto il 22 agosto a Pettine ngo, travolto dalle polemiche s ul comportamento dell'esercito: in b ase al Regio Decreto 27 sellembre 1866, lo informa che dal 1° ottobre sarà esonera to da ogni ulteriore servizio militare 148 .
145
I.enera di Paulo Pambri al "Lu ogote m ;ntc Gcncrak Conte Menahrea", Rovigo, 22 luglio 1866, in ACS, Carte I'aulo Famm-i, h. 23, fase. 23, n.n. 146 Lettera diretta a Paulo Famhri, 17 agosto 1866, in ACS, Carte Paulo Famhri, h. 23, fase. 23, n.n. 147 CANDF.LORO, Storia dell'Italia ..., V, p. 292. HH Lene ra dd gcncrnlc Efisio Cugia a Paulo Fa mhri, Firenze, 27 settembrc 1866, in ACS, Carte l'auto Famhri, h. 23, fase. 23, n .n .
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Federico Guglielmo Mariani
TERZA PARTE LO SCRI1TORE DI OPERE MILITARI
CAPITOLO 9 FAMBRI ESPONENTE ATIPICO DELLA DESTRA
Con la cessione del Veneto all'Italia, inizia per Fambri un periodo estremamente attivo ed importante. Si presenta candidato alle e lezioni politiche - appoggiato fortemente da giornali quali "La vita nuova", "Il Rinnovamento", "ll corriere della Venezia" - che si svolgono il 5 novembre 1866; presentatosi nel colleg io Venezia TI batte nettamente - 352 voti contro 148 - il conte Pier Luigi Bembo, "campione e simbolo degli amministratori austriacanti riciclati o ricreduti" 119. Diventare deputato lo proietta in una dimensione nazionale; già molto noto a Venezia, comincerà ad essere apprezzato in tutta Italia per i suoi appassionati interventi in Parlamento - sempre ricchi di vis comica e polemica - riguardanti soprattutto le prohlematiche inerenti l'esercito e la difesa del paese, ma non dimenticando gli interessi locali veneziani. Politicamente non h a duhhi n e llo schierarsi con la des tra modernta. Non siamo d'accordo con Nicola Labanca quando afferma 150 che Farnbri si 01ienta decisamente verso la destra in occasione delle tumultuose giornate torinesi del settembre 186/i, in quanto attaccato violentemente dai giornali della sinistra. Lo smorzarsi delle posizioni democratiche e progressiste comincia con la fre quentazione di ufficiali "pie montesizzati" durante l'estate del 1859 e riflette una tendenza generale: numerosi democratici mutano idee schierandosi coi liberali moderati rappresentati da Cavour e la
14 9
ISO
E. FRANZINA, Venezia, Laterza, Bari 1985, p. 34. LABANCA, I'aulu, p. 512.
Paulo Fambri da patriota a scrittore di opere militari
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soluz io ne monarchico-unitaria risulta quella vincente. Gli avvenime nti del settembre 1864 rappresentano quindi l'epilogo di un lungo processo evolutivo del suo pensiero politico e lo convincono della necessità di un forte stato unita rio. Viene confermato de putato nella X , XI e XIII legislatura, permanendo alla Camera per oltre dodici anni durante i quali si tivela uno dei pe rsonaggi più rappresenlalivi della destra, anche se non p er questo fra i più influenti. Non viene riconfe rmato nella XLI legislat:ura: alle d e:àoni clell'8 e 15 novembre 1874 gli elettori di Venezia gli preferiscono G.R. Varè . All e su ccessive elezioni del 5 n ovembre 1876 si trasferisce nel collegio di Portogrnaro dove viene e letto. Sarà la sua ultima legislatura alla camera , poiché nelle elezioni del 16 e 23 maggio 1880 viene sconfitto dal can didato della sinistra Alfre d o n accarini. Forse intuisce ch e non riuscirà più a conquistare la fiducia degli elettori e rinuncia a presentarsi alle s uccessive elezioni. Numerosissimi g li interventi, le p roposte, le precisa zioni, le reh1zioni che gli permellono di dare libero sfogo alla sua dialettica. Riguardo a l contributo alle numerose leggi di riforma militare attuate dal generale Cesare Ricolti Magnani, parleremo ampiame nte ne l capitolo 13, ma ci preme sottolineare che Fambri - pur non facendo mai mancare il suo appoggio alla compagine governativa - s pesso interviene in modo critico anche nel confronti del governo, attingendo più volte alla sue p ersonali esperienze di patriota, militare , giornalista, letterato e ingegnere. Il 1 5 gennaio 1867 vien e procla m a t o m e mbro della "Commissione generale del bilancio"15 1, ma ha poche occasioni di parteciparvi: l'acceso dibattito conseguente la presentazione alla Camera del progetto di legge s ulla "liquidazione d ell'asse ecclesiastico ", potta allo scioglimento del Parla mento e a nuove elezioni indette per il 10 marzo 152 . Fambri si ripresenta nel medesimo collegio e batte nuovame nte il conte Pie r Luigi n embo. Riconfermato membro de lla "Commiss ione generale del Bilancio"153 , diventa
151 AP. Camera.
JJiscussioni, IXl legislatura, 2 ° sessione, p. 12 1.
1 52 Ci\NDET.ORO, Storia dell'Italia ..., V, pp. 3 16-3 18. 153 A.P. Camera, X Legislatura, Ii sessione , p . 198.
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segretario della 4° sotto-commissio ne che si occupa del bilancio della guerra, che ha come presidente Ilrignone e come membri Cotte, Bixio e Parini: agli ini;,.i del 1870 non verrà riconfermato, forse in seguito alla faccenda della "regìa cointeressata dei tabacchi ". I.a guerra del 1866 aveva portato ad un forte aumento delle spese straordinarie, facendo lievitare pericolosamente il disavanzo statale. Il dinamico ministro delle finanze Cambray-Digny per eliminare almeno in patte il deficit, propone vari provvedimenti quali la tassa sul macinato e il passaggio del monopolio dei tabacchi dalla gestione diretta dello Stato ad una regia cointeressata costituita da una società di capitalisti privati: ritiene che lo Stato possa ticavare dalla concessione del m o nopo lio a privati una cospicua anticipazione, utile per colmare una patte del disavanzo. La convenzione - conclusa il 23 giugno 1868 - viene presentai.a alla Camera che nomina una commissione per esaminarla; il 15 luglio passa all'esame della Carnera in assemblea plenaria. ln agosto viene discussa prima alla Camera e poi al Senato, per diventare legge il 24 agosto. Contraenti sono da un lato il ministero delle finanze e dall'altro un gmppo italiano e due stranieri. La convenz ione prevede l'istituzione di una società anonima per la regia cointeressata dei tabacchi che assume l'esercizio del monopolio per un p e riodo di quindici anni 151 . In pratica "la convenzione su.Ila regia rafforzò i !<;~ami tra lo Stato italiano e il capitalismo hancario ed affaristico proprio nel momento in cui si.faceva più pesante la pressione .fìscale dello Stato sulle masse popolari"155 .
Ben presto comincia a circolare la voce che numerosi d e putati hanno votato a favore de lla convenzione perché corrotti dai banchie ri interessati all'operazione. Le voci si fanno sempre più insistenti e ne l novembre 1868 la stampa di sinistra accusa apertamente tre deputati di de.stra: Fambri, suo cognato Raimondo Bre nna -
l 5/4 155
CANDF.l.ORO, Storia dell'Italia, V, pp. 337-343. IbiJ., p. 349.
I'aulo Fambri da patriota a scrittore di <>/Jere militari
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aveva sposato la sorella di Rosina - direttore della "Nazione" di Firen7.e, e Giuseppe Civinini . A dicemhre appaiono sul "Gazzettino rosa" di Milano due viole nti a1ticoli di Fe lice Cavalloni contro i tre deputati. La Camera è costretta ad aprire un'inchiesta per far luce sull'eventuale fondate7.7.a delle accuse: i tre hanno ottenuto de lle p artecipazioni alla società della regia, ma dopo che la convenzione è stata approvata. Non si riesce a provare che il loro voto sia stato comprato dagli uomini inte ressati all'opera7.ione, e quindi si può parlare solo di affarismo, non cetto di co,ru7.ione. Solo 1'11 giugno 1869 si decide di nominare la commissione d 'inchiesta che il successivo 12 luglio presenta la relazione. Riguardo la pa,te cipa7.ione di Fambri e Brenna alla società della regia, la commissione 1itiene che essa - avvenuta dopo la votazione - non può essere considerata illecita ed inoltre "è facile avvertire a quanti sospetti possa dar luogo una partecipaz ione assunta da un deputato pochi giorni dopo la votaz ione di una legge, e come im/)()r/i riprovare questi .(atti affinché non si ahhiano a rinnovare in nessun rnodo ''15(,.
Finisce con questa "riprovazione" la questione della regia cointeressata: le accuse de lla sinistra si sono rivelate esagerate e non suffragate da prove ce1te. Sicuramente vi è una stretta compenetrazione d ' interessi tra gruppi bancari ed affaristici e celo dirigente che però non viene intaccata: chi alla fine paga - soprattutto nei confronti dell'opinione puhhlica - son o pers onaggi di secondo pia no. Fambri attraversa uno d e i periodi peggiori della sua vita: per circa un biennio limita drasticamente la propria attività letteraria; partecipa poco e distrattamente all'attività parlamentare. Le ntamente riuscirà a scrollarsi di dosso l'amarezza e la rahbia per le calunnie subite e ripre nderà con rinnovata passione gli studi militari, ma non dimenticherà mai quella "riprovazione ".
l5(,
Ibicl., p. 349.
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CAPITOLO 10 IL CAPORALE Di SETTIMANA (1865), COMMEDIA AUTOBIOGRAFICA
Nel bie nnio che intercorre tra le dimissioni dall'esercito e la partenza come volontario n e lla guetTa del 1866, Fambri - o ltre a dedicarsi alle attività di giornalista ed ingegnere - scrive alcune opere ch e s i possono definire autobiografiche, in quanto basate sulle esperienze acquisite durante i cinque anni di vita militare. Nel 1864 pubblica s ulla "Perseveranza" alcuni articoli incentrati s u vari as petti e mome nti d e lla v ita milita re; riprodo tti nel "Gio rna le di Napoli" - g razie all 'interessam ento d e l dire ttore Angelo Chiaradia - vengon o raccolti in volume col titolo In caserma eJiwri-bozzetti militari157 . Probabilme nte è la ptima volta che viene coniata questa definizione per indicare brevi racconti, spesso in forma romanzata, che illus trano la vita quotidiana di caserma , manten endosi su toni garba ti , umo ristici o patetici: lo scopo è chiarame nte pedagogico e tendente all'affe rmazione d e i v incoli che debbono stringere l'esercito alla nazione, e allo s coprire sotto la divisa del militare e tra le durezze de lla disciplina il cuore dell'uomo e del cittadino. È un espediente usato pe r rendere più accettabile l'istituto della coscrizione obbligatoria a popolazioni no n abituate a sopportare tale o nere. I bozzetti militari diventa no un gene re p opolare di grande successo con Edmondo D e Amicis che il 11 febbra io 1867 pubblica sull "'Ttalia Militare" il primo racconto di questo tipo, La marcia158 . Nel 1868 pubblica la sua prima raccolta cli bozzetti, La vita militare, successivamente amplia ta sino a compre n dere venti racconti ne ll'edizione de finitiva del 1880. Diviene ben presto uno de i libri
157 P. FAMBRI, In caserma e .fuori bozzetti militari, Tipografia del c;iornale di Napoli, Napoli 1864. 158 hamondo n e Amicis. l'aginc militari, a c ura di O. IlOVTO, USSME, Roma 1988, p. 16.
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più letti: l'edizione definitiva del 1880 conosce 48 ristampe in 22 anni ed altre 10 tra il 1908 ed iJ 1922. La raccolta deamicisiana è stata attentamente studiala in un breve ma acuto saggio di Piero del Negro, e contrapposta a l romanzo antimilitarista Una nobile follia di Igino l Jgo Tarchetti, uno dei principali rappresentanti del movimento sca pigliato15 9. De Amicis conosce i bozzetti di Farnbri e lo considera un maestro: nel 1868 gli spedisce l'ultimo suo lavoro, Il campo - pubblicato nell'"ltalia Militare" - recante sul frontespizio un'affettuosa dedica: "Pregiatissimo Sig. Fambri, mandare un lavoro di questo genere a lei è un dovere e un 'audacia nello stesso tempo. (7olla reverenza di un disce/J<J!o (e mi perdoni la superbia). Suo ossequi..\~,imo R. ne Amicis "160 .
Dc Amicis, poco più che ventenne 161 , acqms1sce in breve tempo una grande notorietà , unita a l successo commerciale. Ambito dagli intellettuali di tutta Italia , nella Fire nze capita le del regn o ha modo di incontrarne parecchi - Kuggiero Bonghi, Silvio Spaventa , Pasquale Villari , Carlo Tenca - senza contare i più noti rappresentanti della destra 162 : 4uasi certamente è nei salotti fiorentini che ha l'opportunità di conoscere personalmente Farnbri, che però non è riuscito ad ottenere coi bozzetti un successo paragonabile al suo. La rag ione della tiepida accoglie nza riservatagli risiede forse nella persistenza di una prosa dotta, rise,vata ad un pubblico di iniziali già edotto sulla vita militare, aspetto che De Amicis eliminerà, sostituendovi uno scrivere sempli ce e lineare, comprensibile da chiunque; crea una serie di personaggi e situazioni legati al m o ndo
159
De Amicis versus Tarchetti. /,etteraturu e militari al tramonto del Risorgimento, in P. DEL NEGRO, Esercito, stato, società. Suggi di storia milita re, Cappelli, Bologna 1979, pp. 127-166. 160 ACS, Cai1e Paulo Famhri, h. 30, fase. 26. 161
Nato ad Oneglia il 3 1 luglio 1816, muon: a Bordighera l'll marzo 1908. La hiogrntìa in Edmondo D e Amicis ..., pp. 9-15. i<i2 !!dmondo !)e Amicis ... , p. 17.
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militare che diventano molto popo lari: l'affetto contenuto e profondo tra un ufficiale e un soldato semplice, la tenera immagine della madre del soklato, il contegno duro ed aspro dei superiori che in fondo però amano i loro sold a ti, l'opera pie tosa dell'eserc ito durante il colera dei 1867. Nel hozzetto deamicis iano s i ha una coppia di protagonisti: il narra tore è generalme nte ''un 1,1;ffìciale inferiore (si spaz ia dal sottotenente al capitano), il quale s'incarica di legittimare ideologicamente la vicenda; all'altro polo è collocato in qualche caso un borghese (. . .), ma più spesso un soldato, il quale ultimo, essendo di leva, appartiene sempre al mondo non militare"163.
De Amicis raffigura ne i hozzetti il percorso morale e pratico che tutti gli Ttaliani devono p e rcorrere per diventare buoni cd on e sti cittadini e che ha nel se1vizio militare il punto focale. T.a militarizzazione del p aese - ch e si unisce strettamente alla picmontesi'.l'.la'.lione - assume ritmi accelerati negli anni sessanta, grazie soprattutto all'estensione dell'istituto d ella coscrizione obbligatoria in tutto il te rritorio nazionale. Esercito e famiglia e ntrano in simbiosi, diventando parte del me desimo s istema ideologico ed istituzionale. De Amicis "risolve il problema evitando di ricorrere all 'onore e alla gloria, idee- guida aristocratiche riseroate agli ufficiali, e puntando invece sulla coscienza di aver fatto il proprio dovere. In tal modo l'ordine del superiore e la norma morale coincidono perfettamente.- la gratificazione implica e premia un 'integrazione senza residui"H;,i.
Sul piano formale si h a il trittico: società civile - società militare - società rnilitari'.lzata, un ins ieme che fa da sfondo a lulli i boz'.lelli: l'intento deamicisiano è dimostrare la compatibilità fra i tre e leme nti, ma soprattutto la supe riorità della società milita re sulla società civile.
Esercito ... , pp. 139-140. P. DEL NEGRO, Esenilu ... , p . 150.
Hi:5 P. DEL NEGRO, 164
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Meno sottil e l'ideologia di base presente nei bozzetti di rarnhri. Nel primo bozzetto - 1 volontari e la volontà165 - focalizza la sua attenzione sui volontari , criticando coloro che si arruolano attirati unicamente dai segni esteriori del militare, illudendosi che l'andare soldato sia un mestiere come tanti altri: "Non è la volontà, ma la velleità che noi .fàcciamo scappare. Il mestiere delle armi bisogna pensarci tre volte ad imf,renderlo"1(j(,.
L'Italia ha bisogno di volontari che si arruolino non per seguire una moda, ma per servire generosamente e fino in fondo il paese, animati da principi saldi che gli permettano di superare ogni ostacolo ; precisa che "lontani dal respingere il volontarin, nnn prntendiamo j,er accop,lierlo a braccia aperte che una sola cosa, quella da cui s'intitola: la volontà "167 .
volontari sono disponibili a grandi sacrifici: ahhandonano la casa e gli affetti, affrontano la fame, la sete, i pericoli, non hanno paura della motte. Tutto ciò è tipico dell 'esaltazione di cui sono imbevuti, ma Fambri ritiene c he essi non riescano a s uperare le quotidiane piccole "miserie" della vita militare ed appronta un decalogo destinato a coloro che intendano arruolarsi: "(7hi vuole alzarsi prima del sole e coricarsi, per amore o per forza, con esso a guisa dei polli; sentirsi comandare a bacchetta da qualche 11illano r!fatto che tenda a ricattarsi su di lui di b(![/è e burle lungamente patite; sentire schernito il suo sentimento o f ,er lo meno franteso ...; ricevere lezioni da ignoranti, paternali da cretini, e trovarsi una qualche sellimana consep,nato tutti i sette giorni in caserma, e, ilio non vo,~lia, in qualche ambiente più stretto; chi vuol da ultimo essere inappellabilmente comandato alla cuci-
l <ì5 FJ\MHHI, In 166 167
Ibid. p. 9. Ibi<l. p. 11.
caserma ... , pp. 7-18.
304
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na o ai carri nel giorno in cui forse poteva e saziare la sua lunga sete politico-m ilita re e guadagnarsi il nastro a zzurro, si arroli "168 .
Amme tte lui stesso di avere foiLato la realtà, po iché sp esso si incon tran o utììciali e sottuffic iali compre nsivi ne i confronti degli inferiori, m a non bisogna comunque crearsi fal se illus ioni e vane sperame s u una vita che compo rta p iccoli e continui sacritìci. La volon tà di un volontario è il secondo hozzetto 169, dedicato alle vicende di un volontario, rico noscibile c hiara me nte in Famb ri stesso. Il personaggio princip a le è G iovanni , un g iovane conte, appassionato di scienze che n e l m arzo 1859 lascia Ven ezia e si reca a To rino, con al seguito il cam e rie re G iacomo 170 . Giovanni, ans io so di combatte re, s i a nuola in fanteria, l'unica arma ch e "d o po venti g io rni di d eposito mi p o rta al camp o"17 1, Giacom o n o n è e ntusiasta d e lla scelta del p adrone, m a - pur di non tornare a Venezia - si arruola anch'esso, p e rò in un a ltro reggimento, po iché il conte no n vuole farsi vede re con un domestico, quasi se lo po rti per farsi a iutare ne i se1v izi più gravosi. Affivato a l reggime nto, il conte ha mod o di conoscere gli ufficiali, di me diocre levatura; m a si arrabbia sopraltulto verso i compagni , sempre pronti a lam e ntarsi dei servizi c ui sono destinati , no n cap e ndo la ragione delle corvées e ritenendosi già p ronti al com battime nto 172 . c-;.iova nni vie ne ferito d a un colpo di baion e tta nella battaglia di Palestro e durante la con valescenza in osped ale riceve la visita della m adre e dello zio: cercano in tutti i m odi di convincerlo a lasciare l'esercito, ma inutilme nte. Solo a lcuni mesi d op o si congeda e va a Bologna dove il 5 dicembre 1859 fonda "L'Et.à presente" ':~iornale p olitico letterario, incredibilmente a udace, che si stampava a Venezia nel 1858, dove aveva sostituito ai neghittosi più
168 lh i<l., pp. 15- 14; il nastrino azzurro, indossalo ndla p arte sinistra della
divisa, indica la concessione di una medaglia al valor milita re. 169 Ibid., p p. 19-11. 170 Ibid., p. 29. 171 Ihid., p . 52. m Ibid. , pp. 34-35.
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che magnanimi riserbi, la parola militante e saf>ulo destreggiarsi tra mille difficoltà. Ucciso nelle Lagune, risorgeva a far novelle prove su.I Reno d'Emilia"17 ·3 . La rivista n on rispetta "né papà Napoleone né mamma diploma:lia" e quindi è costre tta a chiudere: i redatto ri comprendono che i te mpi no n sono maturi e tornano a combattere al seguito di Garibaldi nel meridione. G iovanni combatte a Milazzo e su l Volturno e riporta due ferite; torna luogote ne nte, ma per un anno deve sopp ortare i postumi d elle ferite, orgoglioso comunque di portare il nastrino concessogli 174 . Le analogie con la vita di Fambri - tranne che nell'epilogo sono esplicite e chiaramente riconoscibili, ma diventano ancor più stre tte nel terzo bozzetto, intitolato T,e opinioni 175 , un'appendice alla storia del conte Ciovanni tcnclc n1 P- ,1 spiei,1rne idee e concezioni rigu ardo il se,vizio militare. ln quest'ultima parte Fambri e il conte Giovanni diventan o un 'unica persona , e l'autore ha modo di enuclear e in brevi capitoli akune delle idee basilari d alle quali si svilupperà la s ua particolare riflessione s ulle truppe volo ntarie e su que lle regolari. Giovanni odia il campanilismo e ritien e giusto che gli uffi cia li piemontesi siano alla testa delle unità militari : l'esercito piemontese è il nucleo e il modello attorno al quale si sta formando quello italiano, e così d eve essere in con siderazio ne de lle glo1iose e antiche tradizio ni 176 . In un altro passo divide gli "uomini di guerra" in due s pecie: "La prima, di quelli che con quattro uomini e un ca/)()rale attaccheranno due imperi, la seconda, che con mezzo milione di armati si starebbe cheta se mancassero le spazzole di /)()tizia "177 .
173 174
lhid. p. 42. Jhid. , pp . 43-44. 17 5 Ibid., pp. 45-60. 176 Ibid., p. /49. 177 lhid., p. 5.1.
Federico Gup,fielmo Mariani
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Non approva i primi che schiamazzano guadagnandosi a buon mercato la reputazione di coraggiosi, rimproverando loro la mancanza di un'an alis i della situazione contingente; ma ancor più disprezza i secondi che si lasciano andare ad un perenne immobilismo, sempre in attesa delle condizioni ideali per prendere determinate decisioni. Non titiene corre tte le accu se rivolte al sistema militare di le dere la dignità e i diritti umani, e d essendo anzi convinto de lla necessità ch e le libe ttà concesse al soldato debbano essere inversamente proporzionali a quelle di un cittadino qualunq ue, in consid erazione delle particolari caratte ristiche del servizio 178 . Infine l'ultimo p ensie ro è dedicato a esercito e volontari che devono essere due forze no n solo parallele, ma soprattutto dirette nel medesimo senso, afiìnch é "la tisu ltante su cui conta la n azione sia uguale alla somma an ziché alla differenza" 17 9. L'oper:-i non ri s ,ilt ~, 11m1 delle migliori di Fambri , scivolando molto spesso nella retorica e ne lla celebrazione delle gesta dell'autore; è comunque degna d i essere ricordata in quanto inizia l'inte ressamento nel confronti de i volontari, approfondito in maniera esemplare n elle opere successive. Fambri decide di cambiare gene re letterario: torna al teatro sua passione giovanile - e scrive una commedia, TI caporale di settimana, ambientata in una caserma. Scritta n el 1865, ottiene il pe rmesso dalla Prefettura <li Firenze il 3 clicemhrc 180, e il 14 successivo v ie ne rappresentata al Teatro Nicolini dalla compagnia More lli , ottenendo un inaspettato successo 181. Pochi giorni dopo l'autorità prefettizia proibisce la re plica de lla commedia a causa della "opportunità de ll'argomento cd alla convenie nza di certe massime ed apprezzazioni", in quanto titiene che ''J)ossa esserle attribuito molto jàcilmente uno scopo hen diverso da quello che certo em nella mente del suo autore "182 •
178
Ibid., p. 55. Ibid., p. 60. 180 ACS, Carte PauJo Farnbri, b. 2, fase. 1, n.n . 181 SQ l JARZINA - APICELLA, Enciclopedia, pp. 1822-1823. rnz Lette ra d el Prefetto di Firenze, 17 <liccmlm: 18[661, in ACS, Carte Pa u.lv Fambri, b. 2, fase. 1, n.n. 179
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La commedia non può essere quindi rappresentata a Firenze e il divieto permarrà per alcuni mes i; ma in altre città - Mila no, 11ologna , Napoli, Torino, Siena, Brescia, Mantova - va regolarme nte in scena ollenendo uno strepitoso successo e Fambri verrà ticordato per molti anni come l'auto re del Caporale di settimana. La commedia tratta la vita cli caserma e principali personaggi sono il capitano Terremoto, esponente del tipico ufficiale piemontese , il tenente Giberna, il caporale di settimana Giovanni, un nobile proveniente dal corpo volontario dei Cacciatori delle Alpi e che Fambri riprende dal lavoro precedente, e il suo fedele natocio, un ex-gondoliere, eterno scontento, e che si esprime in dialetto veneziano. Il caporale che dà il titolo alla commedia è Giovanni , un giovane veneto che per setvire la patria abbandona la famiglia e va ad arn1olarsi in Pit'.mnnt~. 11 s~rvizio è duro, i superiori sono brntali;
sopra tutti spicca il capitano Terremoto. Ai suoi occhi tutto va male: brontola, sgrida e strapazza i sottoposti , avendo come uniche soluzioni g li arresti, le punizioni, la destituzione. Suo aiutante maggiore è il tenente Giberna: oppresso dai debiti, pensa solo alle "gratificazioni", e incarcera Giovanni, in quanto innamorati entrambi della giovane cantiniera Gin. 11 personaggio più caratteristico è il tamburino Batocio, un tempo gondoliere al servizio della famiglia di Giovanni, che ha seguito il padroncino arruolandosi anch'esso. Vero esemplare cli poltrone, parla male cli lutti, pensa solo a mangiare e a bere, ma è una macchietta estremamente godibile: è a lle sue battute sarcastiche in diale tto veneziano che si deve la parte umoristica presente nella commedia. Il padre e la madre di Giovanni si presentano in caserma proptio ciuando il figlio ha iniziato il gravoso servizio di caporale di settimana: vorrebbero convincerlo a tornare a casa, ma invano. Giovanni è impegnato nel suo se1vizio e non può dedicare ai genitori tutte le attenzioni che vorrebbe, e deve sopportare tacendo Terremoto che li insulta brutalmente, in quanto non vuol vedere borghesi in caserma . In queste situazione si aggiunge il tenente Giberna che - innamorato anch'esso di Gin - provoca Giovanni con pesanti ingiurie. Punto sul vivo il caporale questa volta non si
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trattie ne e risponde, ma suhito viene accusato di insuhordinazione e pottato in ptigione. L'accusa è grave e preved e a lmeno tre anni di reclusione milita re, m a improvvisamente tutto s i ri so lve: Te rremoto comunica, con un misto di soddisfazio ne: e commozione, che gli è appena anivata la nomina di Giovanni a luogote nente, e q uindi l'accusa di insubordinazione decade essendosi trattato di un diverbio lra pari grado. La commedia viene considerala eia alcuni una satira antimilitarista, soprallullo a causa del capitano Terremoto, rappresentalo in modo caricaturale, col linguaggio tipico dei militari di carriera, e provoca azioni repressive come quella di Firenze. Ad Ancona invece vengon o usati altri metodi p e r impedirne la recita: un capo comico scrive a Famhti : "Consip,liato non comandato dal Pr~(etto ho dovuto rinunziare alla ra/J/,resentazione del Vi,stro Ca/ )()rale "185.
La conuneclia viene pubblicata nel 1866 - molto probabilmente a marzo - e nell'occasio ne Farnbri vi abbina come premessa la rie dizione d ei bozzelli rnilitari181 ed una prefazione n ella quale illustra le ragioni delle polerrùche provocate all'uscita del Caporale-. "llanno osato dire che era stato offeso l'esercito ( ... ) Ojfeso l 'esercito? e da chi? da tale che ne ha vestito /Jer cinque armi l'unt(orrne, che si onora di averla vestila, che non aspella che il santo giorno di tornarla a vestire in seguito ad un patrio appello, e che pure andandosene bruscamen,te restii legato della più cordiale amiciz ia con tutti ,~li antichi colleghi, compresi i più eminenti capi dell'arma sua! ( ... ) Attentato alla disciplina! e da chi! da tale che durante il serviz io l'ha tenuta con una gelosia poco dissimile da quella del caj,ilano Ten-emolo della commedia, e che, .\j)()gliato poi l'abito militare, n e ha conservato tanto l'abitudine, i
18 ~ Lcllcra <li Luigi Capo<laglio a Paulo Fambri, Ancona, 5 aprile 1866, in AC',, Carte l'aulo Famhri, b. 10, fase. 4, n.n. 184 P. Fi\MK l{I , I hozzetti militari e il caporale di settimana - con uno scritto polemico-critico di P Ferrari e una prefaz ione dell'autore, San vito, Milano 1866.
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sentimenti, i g usti e le vedute da non dubitare di farsi ilj,iù energ ico fra i difensori di un ministro della guerra che rum ammira di certo'iJR5 .
Le accuse rivoltegli sono ingiuste ed infondate: lo provano i numerosi segrù di plauso ed i complimenti ricevuti da molti ufficiali, e l"'Ttalia Militare" scrive esplicitamente che i personaggi sono "militarmente accettabili" 186 . Non considera la sua commedia una satira poiché non vi è l'intenzione di ironizzare sull'esercito nel s uo complesso, ma solo s u alcuni aspetti dell'amnùnistrazione militare. Farnbri si schiera nettamente dalla parte del capit.ano 'l'crrcmoto, nonostante ne rilevi qualche lato paradossale: la sua speranza è che esistano molti ufficiali come lui, uomini di buon senso, amanti dell'Italia, rappresentanti di quell'esercito piemontese cli cui ha la massima stima. ' J'c:rrc:moto rnpprl".St-'. nl :-1 1'11fficiale integerrimo, ligio ai regolamenti - che conosce a memoria - e che non si lascia mai sorpre nde re in atteggiamenti compassionevoli e pietistici che lascia ai borghesi; estremamente rigido e duro, come indica il suo cognome, è il prototipo del cornanc.Jante "duro .m a con un cuore d'oro", che si preoccupa della salute dei suoi uo mini , fondamentale affinché compiano il proprio dovere: "l o voglio che il soldato adempia a tulli i suoi doveri, ma goda di tutti i suoi diritti e sia trattato, per Dio, con tutta la prernura e i rig uardi che menta ,;J87 . "La prima cosa è il servizio, e poi vien subito la salute del soldato "18H.
Convinto che solo la disciplina possa forgiare il vero soldato, e non il coraggio - caratteristica presente anche in molti borghesi solo nell 'epilogo la sua durezza si attenua. La commedia si chiude con un 'affermazione sibillina cli Terremoto:
185
lhid., pp. 7-8.
186 Tbid., p. 14. 187
188
Ibid., p. 104 . Ihid., p. 12.3.
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"Nel militare, il superiore ha sempre ragione, ma specialissimamente /)()i quando ha torto. f.a è una massima peri> di cui l'inferiore deve ricordarsi sempre, e il superiore mai "189 .
Forse è un invito affinché supe,iori ed infe riori svolgano i propri compiti senza discutere, come richiede una strnttura gerarchica piramidale qual'è l'esercito, che si basa sull'ordine e s ulla disciplina . Il me rito del Caporale di settimana risiede nell'avere rivelato al grande pubblico i vizi, le assurdità, le miserie, le s uperbie, le durezze della vita dì caserma. Il teatro ha svelato vizi e virtù dì pre ti, magistrati, nobili, principi, ma non si è mai permesso fino ad ora cli m e tte re in scena la vita militare: Fambri ha avuto questo coraggio, come sottolinea Angelo Broffe rio in una critica apparsa s ulla "Nuova Antologià"190 . Broffe rio - esponente della sinistra democratica - è un suo acceso oppositore, soprattutto tiguardo le idee militari, da democratico ritiene l'esercito stanziale un pe ricolo per la libertà che non ha sen so di esistere in te mpo di pace. Ma rig uardo Il caporale di settimana stila una critica estremamente benevola, ringraziando l'autore p e r aver sollevato la cappa di piombo che copriva la vita ne lle casem1e, e conclude: "noi speriamo che avrà contribuito questo ardito ed inge,~noso lavoro del Fambri a introdurre nelle caserme, a promuovere, anche sollo le tende quelle saggie e liberali r{/<>rme che stanno ormai nell'animo di tutti gl 'ltaliani"19 1 .
Il successo della commedia no n è solo di pubblico e critica, m a anche economico: e Fambti cerca di sfruttare il momento favorevole e scrive un'altra commedia, Un consiglio di disciplina - di cui non siamo riusciti a rintracciare né l'edizione a stampa pronta già nel gennaio 1866, né alcuna critica 192 . Jl nuovo lavoro non ha il
189
Ibid., p. 192.
190 A. KHOFFEHIO ,
l.etteratura drammatica. 'li caporale di settimana ' di Paolo Fambri, "Nuova Antologia" (mao:o 1866), pp. 552-567. 191
Ibicl., p . 567.
192 kltcra di Paulo Fambri ad una do nna, Firenze, 18 gennaio 181661, in
ACS, Carte f'aulo Famhri, b . 10, fase. 4, n .n.
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successo sperato: quasi certam ente offuscato dal Capotale di settimana Fambri riceverà fìno al marzo 1867 richieste da parte di compagnie teatrali di poter rappresentare la comme dia l 93 . Dopo l'insuccesso dell a seconda commedia a sfondo militare , abbandona momentaneamente il teatro e dà alle stampe nel marzo 1866 un breve studio militare - in tutto 38 pagine - che intitola semplicemente Questioni di guerra e finan za19 4, riallacciandosi idealme n te all'opuscolo s ui depositi reggimentali di due a nni prima. Farnbri si è deciso a scrivere questa "me moria" pressato dall'insiste nza di amici e conoscenti, indignati dal neo-ministro della guerra Ignazio de Genova di Pettinengo - nominato il 30 dicembre 1865 - contrario alle riforme intraprese dal predecessore Agostino Petilti di Roreto. Pe ttinengo è convinto ch e l'unica maniera per effelluare economie nel bilan cio della guerra sia quella di ridurre gli effettivi: per Fambri questo non è altro che il "disarmo" dell'e sercito195. Continua a rite n e re che no n s i p ossa raggiungere il pareggio del bilancio attraverso ridu:l ioni del pe rsonale operativo: "non è questione di abbattere, ma di potare ", di modo che la pianta guadagni forza e ,igoglio ne l te mpo 196. Non è peraltro da prendere in cons iderazio ne la pro posta di abo lire la leva in te mpo di p ace: oltre ad una effettiva riduzione della forza, si avrebbe un p ericoloso arresto dell'educazione m orale e civile di tutti gli ita liani. L'esercito esiste essen zialmente p e r controbattere le minacce este rne e l'utilizzo contro "l'anormalità dolorosa ciel bligantaggio" è un caso eccezio nale reclamato da lla sicurezza pubblica e tale deve rimanere 197. Non appare e ntusiasta de ll 'utilizzo dell 'esercito come strumen to di repressione inte rna, una p o litica attu ata n ormal m e nte d a i governi italiani. L'esercito
193
Le ttera di Antonio Stacchini, direttore drammatico di Siena, Siena, 21 m arzo 1867, in ACS, Carte Paulo Famhri, b . 10, fasc.. 4, n .n. 194 P. FAMilRI, Questioni di guerra e finan za, Amministrazione del "l'o litccnico", Milano 1866. l 95 lhid. , p. 5. l 9<, Ibid., p. 6. 197 Jbid., p. 8-9.
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sostiene il suo ruolo repressivo senza problemi di coscienza, m a con poco entusiasmo; le operazioni d i_ o rdine pubblico non p o ,tano in gen ere ricomp ense né gratificazioni. L'impiego delle truppe contro i nemici interni è considerato normale dall'opinione pubblica e dagli stessi regolamenti militari 198 _ Fambri giunge alla conclu sione che "un paese ha disarmato quando ahhia ridotte le sue.forze ut disotto di quella misura stimata necessaria da.~li uomini /Jiù com/Jetenti al conseguimento del suo ohhiettivo militure"1'>') _
L'Italia non si trova certo nelle condizioni proporzionate al proprio obiettivo, e perciò vi è una situazione di disarmo reale, aggravalo dalla constatazione che il nemico - l'Austria - è più forte militarmente e non abbassa 1a guardia. Il dilemma di tutti i fautori del disarmo tisiede nell 'alternativa tra il fare la guerra al più presto possibile, o mandare a casa i solda ti. Non si considera l'assurdità di tale ragionamento: tutte le nazioni mantengono eserciti poderosi che restano inattivi per anni e ch e vengono usati in battaglie come Jena , Waterloo, Solferino, decidendo il destino del paese in pochi attimi. Una buona ragione per non disarmare è "ch e armati non siamo"200 , e l'Italia, se considerian10 il numero di abitanti, ha tuttora meno soldati rispetto ad altri stati e uropei. Esercito e marina no n devono essere più o me no forti in proporzione alla superficie od alla prosperità della nazione, ma in rapporto alla popolazione ed al probabile obiettivo delle proprie operazioni militari, come "il Belgio agognato per l'idea fissa di rifare la Gallia di Giulio Cesare /che} tiene esercito fortissimo comparativamente alla sua popolazione; mentre l'Inghilterra, alla quale è schermo e campo l'Oceano, tiene piccolissimo esercito e strapotente marineria "201 .
198
MASSOBR10 - llOCHAT, Breve storia ... , pp. 38-39. PAM BHI, Questioni di f!,Uerra ..., p. 9. 2rx) Ibid., pp. 11-12. 201 Ibid., p. 13. 199
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L'Italia ha come ne mico dichiaralo la seconda potenza militare europea, confini aperti, deboli linee di difesa, piazzeforti appena ini ziate e non può permettersi di mandare soldati e marinai a casa. D 'altra parte non si può confidare ne ll'a lleanza francese: è ora ch e l'llalia dia prova d i poter condurre e vincere da sola una guerra che - o ltre a cementare l'unità nazionale - ne a umenti la considerazione fra le grandi potenze202 . I favorevoli ad un esercito minimo in te mpo di pace non si re ndono conto che l'unico sistema per attuarlo è la riduzione della leva. l cinque anni stabiliti attualmenle dalla legge sono sufficienti per la fanteria, m a baslano appena per la cavalleria e le armi speciali: n on è l' istruzione del soldato, ma la sua educazione - forza morale dell'esercito - c he impiega la maggior parte del tempo trascorso sotto le a nni. Fambri è a favore d ell'esercito perma ne nte e di una certa consistf'.n i'.:-1, :rn che se a1nmette che c 'è del buono nella teoria della nazione armata; purtroppo la sua realizzazione è destinata ad un remoto avvenire, non potendosi o ra ridurre drasticamente l'organico dell'esercito coi pericoli sempre presenti dell'Austria e del brigantaggio. Le riduzioni proposte sono "disarmi di generali, disarmi di burocratici, disarmi di tecnici e di industriali spostati su per delle officine che non banno senso né economico, né militare, n é amministrativo, disarmi di professori e di cappellani; disarmi, infine, di tutti quegli esseri di parassiti che cam/Jano sull'esercito vero; vogliamo sgomherare dei palazzi, dei magazzini, degli ujjìci, ma n on delle caserme, non delle navi, n on delle fortezze ,;2a5 .
Fambri tibadisce la s ua pro posla di ottenere sensibili risparmi senza diminuire di un sol uomo il pe rsonale operativo. Anche nell'esercito è stato applicalo un rigoroso accentramento ch e ha fatto e me rgere una polente burocrazia. Nell 'amministrazione militare si assis le ad un'inte rminabile ed assurda s ovrapposizione di controlli
202 203
lhid., pp. 16- 17. Ibid., p. 20.
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tendenti solo a dimostrare - mediante una moltitudine di cifre - l'utilità della propria esistenza 204 . La proposta conclusiva si condensa in poche parole: "TJisarmo rw, perché non vi ha una sola buona ragione per venirci (. . .) Invece risparmi si~ perché possibili e giusti ,,zo5 .
Nella parte conclusiva vengono analizzati dettagliatamente i cospicui risparmi che si possono ottenere operando sulla contrazione del numero degli ufficiali gene rali de ll'esercito, indicando i relativi stipendi e le "potature" proposte206 . L'esercito dispone di 165 ufficiali generali in servizio attivo, considerati ben al di sopra delle rea li necessità. TI numero esuberante ha causato la creazione di posti e calich e inutili, non preoccupandosi del sacrificio economico imposto al paese e delle complicazioni nel servizio. Fambri propone l'abolizione di una cospicua parte di essi, razionalizzando a llo stesso tempo il servizio. Degne di nota alcune delle proposte che - se attuate - lidurrebbero gli ufficiali generali da 165 a 88, con un risparmio annuo di oltre 2.300.000 lire: - abolire i grandi comandi e i comandanti dipattimentali d'attiglieria; - abolire l'indennità d 'alloggio e mobilia ai comandanti cli divisione; - abolire i sei comitati d 'arma, istituiti nel 1860; sono palese mente inutili ed infatti si riuniscono raramente; la proposta è che il ministro nomini di volta in volta una commissione specifica per analizzare un dato problema o questione; si creerebbero quattro "Comandi generali" p e r le armi specifiche: Stato Maggiore , Artiglieria, Genio, Carabinieri Reali; - abolire sette degli otto "Comandanti di Circondario": rimarre bbe solo quello di Roma; - abolire i comandanti di "Brigata Fissa";
Ibicl., p. 22. Ib id., p. 23. 206 lhid. , pp. 25-38. w,i 205
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- abolire uno dei due comandanti dei veterani invalidi; - destinare generali giubilati, invece che in .servizio, al tribunale supre mo di guerra; - limitare il foraggio che non deve essere pre.slabilito, ma variare con la natura del servizio. Le proposte non vengono recepite dalle alte gerarchie militari e l'opuscolo sembra passare ino.s.servalo; .solo negli anni settanta le ,iforme dei generale Ricotti Magnani ne realizzeranno alcune.
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CAPITOLO 11 IL DIBATTITO SU VOLONTARI E REGOLARI (1870)
Oopo la guerra del 1866 esercito e paese si interrogano sulle cause che hanno pottato a Custoza e Lissa, tentando di eliminarle pur tra notevoli ince1tezze. La situazione finanziaria è ulteriormente peggiorata e al nuovo ministro, gene ra le Efisio Cugia, spetta il compito di arrestare il potenz iamento n umerico dell'esercito in atto, e dar corso ad una rapida smobilitazion e. Il bilancio pe r il 1867 viene ridotto a circa 135 milioni, adottando contemporaneamente misure tende nti ad econ omizzare sulle spese: congedi anticipati, scioglimento dei quarti battaglioni dei reggime nti di fantetia, abolizione di comandi territoria li di vario livello. Si fa più serrato il dibattito sul futuro riordiname nto dell'esercito, con proposte com e la costituzione di una grand e struttura quadro da completare in tempo di guerra, o il mante nimento in tempo di pace cli un o rganismo piccolo, mobile e be n equipaggiato207 . Si continua comunque ad affermare la validità del mode llo francese, n onostante la folgorante v itto ria prussiana ne lle guerre contro la Danimarca per la conquista dello Schleswig-H o lstcin e contro l'Austria. 11 modello francese 208 prevede un esercito permanente relativame nte piccolo , ma agile, ben armato c d addestrato, composto da professionisti a lunga fe rma e rafforzato in caso di guerra da aliquote di riservisti. Dato che la ferma in Francia dura cinque anni , far prestare se1v izio a cinque intere classi significh erebbe dotarsi di un esercito numeroso, con gravi ripercussioni di ordine economico e sociale. Così si escogita un compromesso tra il principio rivoluzionario del cittadino-soldato e la predilizione d e lla classe dirigente nei confronti dell'esercito di mestiere: l'esercito d i case rma - o di qualità - non è
207 V. ( ~ALLTNARI, / primi quindici anni, in L'esercito italiano dall 'Unilà alla Grand e Guerra (1861 -1918), USSME, Homa 1984, pp. 67-68. 208 MASSOTIRIO - ROCHAT, Breve storia ... , pp. 15-16; PIERJ, Storia militare .. ., pp. 166-168.
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altro che l'ultima trasformazione del vecchio esercito di mestiere. Delle singole classi di leva solo una piccola aliquota viene aITuolata ogni anno mediante estrazione a sorte; un'altra aliquota, piccola anch'essa, rimane a disposizio ne come riserva d a richiamare in caso di guerra. In questo modo un piccolo numero di riservisti anche se non istruito, ma imme rso tra veri soldati, iìnirà con l'assorbire ben preslo l'esprit militaire. Il maggior inconveniente del modello francese è il n on curare adeguatamente le riserve e per tutto il 19° sec. carallerislica dell'esercito di caserma sarà quella di costare moltissimo e di risultare insufficie nte al momento del bisogno, in quanlo scarso sia di soldati che di quadri. Il Regno d'Italia eredit.a dal Piem onte l'ordinamento dell'esercito209, ba sato s ulla legge 20 marzo 1854, presentata dal minis tro della guetTa gene rale Alfonso La Marmara, che si ispira al modello fra n cese. V iene ma nte nuta la lunga fcnna - dcna di ordinanza per volontari e carabinie ri, e fissato in cinque a nni il periodo di leva. Di ciascuna classe u na piccola aliquota - scelta m ediante sorteggio - costituisce la "prima categoria" e presta cinque anni di servizio; i rimanenti , se riconosciuti idonei, fanno parte della "seconda categoria", ricevono un addestramento sommario di quaranta giorni e costituiscon o la riserva da richiamare in tempo di guerra. L'ordinamento La Marmora viene mantenuto n e lle linee di principio, ma l'ascesa dell'esercito p russiano impone una profonda re visione d egli ordinamenti militari, della tattica, e de lla strategia. TI modello prussiano210 - o esercito di quantità - nasce dalle esigen ze d ella pace imposta da Napoleone nel 1808. Si basa sulla ferma breve - due o tre anni di se,vizio - e sull'incorporam ento cli gran parte degli idonei, senza possibilità d ì sostituzioni a pagamento, e con una casistica di motivi di esenzione cla1 servizio molto limitala. L'esercito è relativamente piccolo e a ra nghi ridotti in tempo di pace; in caso di guerra, completa i propri organici coi riservisti più giovani a umentando notevolmente la propria con sistenza numeri-
209 PTF.RI, Storia militare..., pp. 573-575. 2 10 MASS013RIO - ROCHAT, Breve sfuria ... , pp. 16-17; PlEl{J , Storia militare ... , pp. 168-170.
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ca. Altri cittadini compiono solo poche settimane di addestramento e costituiscono la Landwehr, o Milizia Te nitoriale, c he può comunque essere impiegata in ptima linea come accadde nella guerra del 1866. In caso di estrema necessità si può c hiamare anche la Landsturm, la leva di massa di tutti i cittadini di e tà compresa tra i 17 e i 20 anni e superiori a 40. L'ordinamento si caratterizza per il reclutamento territoriale: ogni reggimento è stanziato permanentemente nella regione da cui trae i propri soldati, in modo da assicurare l'affiatamento delle truppe, la rapidità della mobilitazione e il massimo decentramento burocratico. Non crea problemi in una nazio ne come la Prussia priva cli tensioni sociali interne e che presenta una classe dirigente unita, patriottica, clisciplinata, e masse di contadini obbedienti. Proprio il reclutamento territoriale non viene ritenuto idoneo ad un paese come l'Italia, che presenta forti tensioni interne: si preferisce l'esercito di caserma, meno efficiente in guerra, "ma sicuro puntello per una politica governativa priva di consenso p opolare"21 1. Su questo sfondo si inserisce la riflessione fambriana sull'esercito, unione di volontari e regolari e da questi comandati: il punto d 'ani vo sarà un ponderoso volume di 569 pagine edito nel 1870, Questioni di guerra e finanza. Volontarii e re?,ulari2 12 , in realtà una raccolta cli numerosi saggi, alcuni dei quali pubblicati precedente m ente ed inseriti con minimi adattamenti. Faremo rife rimento all'edizione del 1870, fornendo di volta in volta le indicazioni tipografiche de i singoli saggi. Fambri inizia a d e dicars i alla questione ne ll 'arco di tempo in tercorso tra il suo ingre sso alla Camera e lo scandalo della regia cointe ressata dei tabacchi che lo priva mome ntaneame nte della volontà di scrivere. Nella lunga introd uzione - intitolata /,e cagioni e le uccasiuni del lihnl-1 3 - tipo1ta quasi integralme nte il suo intervento alla Camera del dice rnhre 1867 durante la discussione con segt1ente i fatti di Mentana e il fallimento de lla sp e dizione garibaldi-
211
MASSO BRIO - ROCHAT, .Hreve storia ... , p. 17. P. FAMBRI , Questioni di f?Uerra e finanza. Volontarii e regolar·i, Le Monnie r, Firenze 1870. n 5 PAMilRI, Volontarii e regolari ..., pp. I-XLII. 212
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na : comincia a pre ndere forma a llora l'idea cli una grande opera riguarda nte l'esercito. Nell'intetvento in aula critica durame nte l'organizzazione della .spedizione appronta ta per dirigersi su Roma, poco numerosa, e quindi d estinata alla sconfitta: quando si attacca p er primi bisogna cercare d 'essere superiori al ne mico sia in uorrùni s ia in mezzi214. D'altra patte, in considerazione della popolazione e dedotte le forze regolari, l'ltalia non può schierare attualmente "più di 5.000 a 6.000 volo ntari b uoni, utili "2 1 5 : a Mentana e Monterotondo hanno pa,tecipato agli .scontri solo 3.000 dei 10.000 volontari che hanno oltrepassato il confine p ontificio. Se ne deduce che i restanti due terzi vi sono andati per altri motivi: "la gran m assa della hordagJia faceva coda e ala", non combattendo e badando ai propti affari. La conseguenza logica è che "i corj,i volontari, di faccia ai corj,i regolari, oltre a tutti gli suantap,gi tecnici, ne hanno uno grandissimo disciplinare e morale ... Nei corj,i regolari i buon i soldati tengono in freno i malvagi, i quali talvolta, quando vedono di non potersi impunemente sbizz a1Tire, pigliano il loro f,artito, si rassegnano a far hene il serviz io, e riescono a nche utili al p aese Nei empi volontari invece la cosa procede all'inversa: i tristi imbarazzano, neutralizzano, invertono p erjìno l'azione dei huoni"216 .
Rammenta che cosa è accaduto ne lla campagna d el 1866 quand o coi "buoni" volontari ne sono giunti anche molti "tristi" e alla ,icerca di avventure , al punto che i comandanti sono stati costretti - a detta degli onorevoli Corte e Nicotera - ad epurarne qua.si il cinquanta per cento. Ma in un'operazione "estralcgale" come quella appe n a conclusasi, le epurazioni .sono ineseguibili e i comandanti le trn ppe volontarie non vengono scelti e vagliati accuratame nte come nel 1866: non essendovi un filtro che elimini i cattivi ele me nti, simili operazioni .saranno sempre destinale al fa llimento217. Si augura soprattutto che no n si facciano più campagne come
zl/4 215
Tbid. , p. XX I.
217
! b ici. ,
Ibi<l., p. XXI. 216 lhid. , p. XXIV.
p. XXVI-X.XV II .
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quella di Mentana e che i volontari vengano usati m modo total mente diverso, inseriti stabilmente nell'esercito regolare. L'ideale fambriano è "un solo Re, un solo Parlamento, un solo Esercito nel quale debbano e possano trovare il loro posto tutti i buoni elementi volontari'i218_
È ormai riconosciuta l'inefficienza militare e l'impossibilità politica d i avere due eserciti; il governo può e deve ricorrere a Garibaldi, facendolo entrare nell'esercito regolare e dandogli il comando di un corpo d 'armata - come La Marmara e Cialdini - , e la stessa possibilità si può estendere ai suoi ufficiali e volontari. Conclude con una frase che - rimbalzando dalle aule parlamentati alle pagine elci giornali - lo renderà noto all'opinione pubblica e odiato dalla sinistra:
"Per me la camicia rossa gli è il caso di mandarla oramai al Rargello . . . Sì, al Rargello, fra le più illustri anticaglie, accanto alla spada di Dante da Casti,~Lione'i2 19 .
Da parecchi anni la questione dei volontari è all'ordine del giorno ma - secondo Fambri - è sempre stata affrontata con reticenza e ristrettezza mentale. Per ovviare a queste mancanze e per far luce sull 'argomento, focalizza la sua attenzione quasi esclusivamente s ulla maniera più dlìcacc di ottenere la fusione delle forLe regolari e volontarie in un esercito perfezionato a dovere. La prima parte si intitola / volontari e riguarda coloro che Fambri chiama "soldati per amore", contrappone ndoli ai "soldati per forza" che sono di leva cd appartengono all'esercito regolare. 1 volontari possono entrare a far parte sia in un corpo regolare sia in uno irregolare. Esistono di conseguenza tre diverse combinazioni fra soldati e corpi: volontari in un co1po volontario, volontari in un
218
219
Ibicl., p. XL. Ibi<.I., p. XL. Il palazzo dd Bargello a Firenze è sede dal 1865 dd
Museo Nazionale.
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corpo regolare, regolari in un corpo regolare. Un soldato - per essere considerato tale - deve possedere cinque doti: tre di esse "fierezza, forza e lena, occhio e destrezza" - sono innate. In breve tempo si acquisiscono le altre due, una morale, l'altra materiale: la "manovra" e cioè l'u so delle armi e l'insieme degli esercizi s volti da l soldato, e la disciplina, vera religione mo rale, che comprende la subordinazione, la fermezza, la capacità dell'obbedienza e quella del comando 220 . Ma Fambri non ritiene che il cittadino italiano medio possieda - al pari di quello svizzero o francese - qualità morali e fisiche tali che lo trasformino in poch e settimane in un b uon soldato. L'italiano ha forza fisica, ma si esaurisce be n presto a ca usa di svariati motivi: mang ia poca carne, l'elemento che fornisce e ne rgia, non si esercir.a nella ginnastica e nell'uso de lle armi, la caccia è praticata da pochissimi. Per quanto riguarda la forza morale è triste ammettere la manc~rnz:-i di fierezza e dignità poiché "non vi è che una cosa di amata davvero in Italia, ed è la comodità propria, e reciprocamente non ve n 'è che una d 'intensarnenle odiata, la .fatica "221 .
Si ritiene perciò ch e per forgiare dei huoni soldati occorrano almeno due anni, sempre che vi siano dei comandanti capaci che 1iescano ad educarli alla disciplina. È qu esta la dote più difficile da instillare, poiché implica due significati: il "soldato ch e comanda a sè medesimo e [il] supe riore c he coman da al soldato". Ma è proprio la disciplina che è carente n e i volontari in quanto gli inferiori non sono ragionevoli ed a i superiori manca il coraggio di essere repress ivi nei confronti dei sottoposti; si chiamano "volontarii perch é fanno quello che vogliono loro" 222 , non ritenend o indispensabile quel forte senso dì disciplina che per Fa.mori non deve mai venir meno in un soldato. Tempo e disciplina sono i due fattori ch e riescono a trasformare un uomo mediocre in un soldato, a patto che entri in un corpo regolare, mentre accade l'opposto se si arruola in
uo Ibicl., p. 5. Ibid., p. 8. 222 lhid., p. 12. 221
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una formazione volontaria per enlrare in guerra in breve tempo senza istruzione né educazione, male armato e diretto da comandanli che hanno un valore prettamente politico 225 . L'unica soluzione rimane quella di regolari:a.are i volontari, con alla testa i capi migliori - possibilmente tratti dall'esercito regolare - e "regolarmente armati, vestiti e nutriti, accuratamente epurati come nel 1866, almeno del cinquanta per cento. Io credo ancora shaP,liare di poco che essi costeranno al paese almeno due tanti d i un corpo regolare di egual forza, mentre daranno difficilmente la metà di risultati militari"22~ .
Nonostante ammetta le gesta eroiche compiute dai volontari nelle guerre di liberazione nazionale, fa nolare la spropor:lione tra le nume rose forze impiegate e i miseri risultati ottenuti, soprattutto tenendo conto dei troppi insuccessi di cui l'azione "estralegale" di Mentana è solo l'ultimo esempio. Si continua ad ammirare Garibaldi, ma non si ha più eccessiva fidu cia nei volontari e per mostrare i tisultati che può ottenere un popolo in armi non si cila l'Italia, ma la Spagna, la Francia e gli Stati Uniti. Fambri inserisce un saggio, pubblicato precedentcme nte 225 , riguardante i volontari francesi che nel 1792 accorsero nell'esercilo repubblicano riuscendo a fermare le forze controrivoluzionarie. In genere si afferma che a vincere furono le idee, in uno scontro fra due concezioni diverse; non riliene sufficie nte questa spiegazione , in quanto coi principii non si vincono le battaglie, e riprende invece le idee espresse dallo studioso francese nourgoing in Storia diplomatica d'Europa duranLe la rivoluzione francese. La Francia riesce ad utilizzare p er la difesa dai nemici eslerni il nucleo dell'e sercito regolare formato durante la monarchia e costituito da eccellenli sollufficiali che non emigrano , andando ad occupare i posti di res ponsabilità lasciati liberi dai numerosi ufficiali di estrazione ari-
22 3
lhid., pp. 15-20. 1hid., r. 2s. 225 P. FAMBRI, I volontari della rivoluz ione e quelli della controrivoluzione (1792), "Rivi~la Militar<: Italiana" (giugno 1869), pp. 506-523. 224
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stocratica fuggiti all'estero e arruolalis i nelle truppe dei duc a di I3runswick. A Valmy le perdite delle due p arti sono poche e si bilanciano, ma l'effetto morale è enorme: le truppe della rivoluzione riprendono coraggio ed animo dall 'aver fe rmato i controrivoluzionari, sorpresi dalla constata:Lione cli "trovarsi a fronte un esercito mediocremente regolare anzicbé la scomposta e vile accozzaglia che si credeva e sperava "226 .
Per quanto riguarda la gue rriglia spagnola o rganizzatasi durante l' invasione napoleonica tra il 1809 e il 1813, i c011)i volontari sono b en lonlani dall'aver compiuto le gesta eroiche abbondantemente mitizzate dalla storiografia s uccessiva , caratterizzata da un eccessivo patriottismo. Farnbri ripre nde le idee del generale belgà Bria lmont, uno dei massimi esponenti del pensiero militare europeo o ttocentesco227 . Le mediocri truppe spagnole devono acconte nta rs i di una guerriglia difensiva, lasciando alle truppe inglesi guidate brillantemente da Wellington - quella attiva. 1:: lo stesso Welling ton che si lamenta dei generali spagnoli, troppo spesso divis i da rivalità personali e immisc hiati in intrighi politici. Brialmont elogia comunque l'entus iasmo degli spagnoli e il loro furore per i francesi, giungendo alla conclusione che siano utili unicamente come ausiliari alle truppe inglesi. Anche presso il
226
1-iAMKHl, Volontarii e regolari ..., p. 42. Maggiore generale He nri Alc..:xis Brialmo n t, scrittore militare belga nato il 25 maggio 1821 a Vanloo e morto il 21 g iugno 1903 a 13ruxelles. Dopo gli s lu<li alla scuola milit.are di Hrnxelles, entra n el g<:nio <: vi<:n<: impiegato nella costmzione de lle fortezze. In Ingrandimento generale d 'Anversa, 1858, rifiuta il sistema dei baslioni adottando quello d i una fo1tezza di grande sviluppo con campo Lrinccrato e torri girevoli, seco ndo i p rincipi d ella nuova scuo la L<:<l<:sca. Autore di un gran numero di scritti riguardanli l'organizzazione d egli eserciti, le fortificazioni, la difosa <l<:gli s tati. La hiogratìa in /\. DE GUHERNATIS, Dizionario biogrujìco.. ., p. 203; Grande d izionario enciclopedico, III, lITET, Torino, 1973, p. 457. Sulla questio ne d e lle fortificazio ni <:siste un 'ampia hihliografia in P. KHUNF.LLO, La deterrenz a impossibile: i campi trincerati in Furopa (18 70-1915), in "Movimcnlo operaio e socialista", n.s., Xl ( 1988), 2, pp. 249-270. 227
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popolo più eccitabile - com'è considerato q ue llo spagnolo - l'entusiasm o non serve a creare una resiste nza capace cli lottare con successo contro truppe regolari e d isciplinate come quelle francesi. Nell 'Ita lia de l 1848-49 gli avvenime nti di Ro ma, Venezia e Brescia avrebbe ro avuto una soluzione d iversa q ua lo ra ci fosse stato un n ucleo cli forze regolari, un uomo come Wellington per com andarlo, e riserve finanziarie com e quelle inglesi p er p agarlo 228 . Riguardo i volontari ame ricani arruolatisi ne i due eserciti contrapposti durante la gu erra civile del 1861-65 229 , l'inten zion e di Famb ri è dimostrare la superiorità dei volo nta ri italiani su quell i americani, e di Garibaldi che s urclassa i più fam osi generali quali Lee, Grant, "Stonewall" Jack son. La gran de fortuna che riscuotono gli am ericani de riva dai vantaggi riscontrati ne lla loro politica militare: innan zituno una forza industriale in continua espansione che ha agito da suppo tto indispensabile a lla continua richiesta di arm ame nti ed e quipaggiame nti; quindi la mancanza di ogni pregiu dizio u n ita alla p ronta accenazione d i qu alsiasi mezzo utile p er la guerra; ccl iniìne la compattezza del partito liberale m oderato, disposto a qualsiasi sacrificio per la clifes:-1 dell' unit:ì 230 . Si:-1 l'esercito confederato che soprattutto que llo unionista presentan o una forte com ponente volontaria; Brialmont osserva che l'Ame rica può fare a meno di un esercito permanente p e r tre onimi mo tiv i: politico, in quanto la democrazia ame ricana no n permenerebbe l'esistenza di masse di uomini subordinati alla discip lina militare, u n asp etto inconci liabile colle libertà e colle istituzioni repubblican e; econ omico, poiché gli eserciti permane nti costano troppo e le braccia si preferisce utilizzarle in altra maniera in un paese sempre a pe rto all'operosità ed a ll 'ini ziativa; morale in considerazione d ell'illimitata fidu cia in sè stessi ch e prnta alla conv inzio ne che ogni am ericano ben vestito e ben armato valga e renda q uanto un soldato regolare di un qua lsiasi altro paese. Fambri è m olto scettico e con sidera le argomenta:r.io-
liR
FAMBRI, Vo/ontarii e reP,olari.. ., p. 53.
229
Col len nine America Fambri - al pari cli altri sciittori del pe riodo indica gli alluali SLali Unili <l'America, così come per americani intende statunitensi.
i:w FAMBRI, Volontarii e regolari..., pp. 55-56.
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ni de] generale belga non convincenti. Il nord riuscì a piegare il sud incorporando quasi il doppio di ·u omini - quasi tutti volont.ari e spendendo una cifra enorme in armamenti, mezzi ed equipaggiamenti, grazie alla sua potente industria. Cita il caso della ritirata del generale Mac Dowell, neJla quale 15.000 confederati misero in fuga 35.000 unionisti 231 al fine di avvalorare la sua tesi che i volontari - a parità di numero - valgono la metà, e forse anche meno, dei regolari. Non è quindi ammissibile un paragone serio con la situazione italiana, in quanto l'Unione è riuscita a prevalere per motivi economici - una industria conve1titasi in breve tempo alla produzione bellica e demograAci - un nord più popoloso e la presenza di molti volontari stranieri desiderosi di combattere il sud schiavista. Un ampio capitolo - pubblicato podù mesi prima 23 2 - riguarda le condizioni militari dell'Inghilterra che si maschera dietro il tanto vantato volontarismo, nascondendo misere condizioni militari: in caso di guerra pochi sono gli uomirù ch e riesce ad inviare in prima lin ea. T governanti inglesi s i oppongono all'introduzione della coscri7.ione e sperano che il volontarismo dia una spinta al popolo verso la vita militare, costituendo in futuro un vivaio per l'esercito. I volontari diventano così parte integrante deJl'esercito e non solo truppe a usiliarie o di rincalzo. L'Inghilte rra ha sempre curato poco le fof'Le terrestri, confidando totalmente nella potente fl otta e nella condizione di isola protetta naturalmente: dal 1830 a l 1850 la forza del suo esercito - sparso in tutto il mondo - è oscillata tra le 90.000 e Le 100.000 unità. Con la guerra di Crimea cominciano ad aumentare sia le spese militari sia gli effettivi dell'esercito, che si attestano nei primi anni sessanta a circa 220.000/ 230.900 uomini, dei quali oltre 60.000 stanziati in India per reprimere l'insurrezione scoppiata nel 1858233 . L'Inghilterra deve proteggere e fortificare i porti e la capitale essendo di fondamentale importam:a la salvaguardia della marina. flamhri è in perfctt,1 sintonia con un articolo apparso su una 1ivista militare inglese:
23 1 lbid.,
p. 71. 232 P. Fi\MBRl, Volontari inglesi. Una po/emica franco-ingle:;e :sulle con-
dizioni militari del/1nghilterra, "Rivista Militare Italiana" (aprile 1870), estr. 233 FAMBRI, Volontarii e regolari ... , {J/J . 102- 105.
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]26
"Potevamo perdere a Waterloo e sopravvivere, ma chi j,wì t,revedere le come._!~uenze se fossimo stati rotti a 'J 'rajalgar?"234 .
ln un capito lo successivo - intitolato I vuluntari inglesi - spiega le ragioni storiche del rifiuto della coscri:Lione obbligatoria 235. In Inghilterra gli eserciti p e rmanenti cominciano con Carlo 11 236 il quale - richiamato dall'esilio - pensa in questo modo di raffo rzare il tron o, attirandosi l'ostilità e la diffiden'.la popolare. In seguito viene affidato alle Camere il pieno controllo s ulle questioni militari, facendo scemare patte de lla diffide nza: "vada dunque per l'esercito, dice ora l'Inglese, purchè senza leva" 237. Famosi sono gli ufficiali reclutatori, presenti in tulle le grandi città, che ha nno il compito di a nuolare i soldati, u sando i mc'.lzi più disparati e facendo leva soprattutto sul miraggio di una vita migliore. li "serge nte reclutatore" è un personaggio gu arda to con
sospetto e diffidenza: colui che viene irretito d eve trascorre re alme no dicci anni in fanteria, oppure dodici in cavalleria ed artiglie ria . Lo stato p er reclutare fa leva sul patriottismo, s ull'inclinazione personale, e soprattutto sul bisogno econ om ico . La prospettiva di avere un ricovero, cibo, d ei vestiti spinge all'arruolamento numerosi appatte nenti alle classi meno abbienti, o provenienti <la regioni povere come l'Irlanda - vivaio di soldati - e la Sco:Lia. I volon tari inglesi sono quindi patrioti, avventurieri, ma in gran patte disperati arruola tisi per bisogno. Questo spiega la n ella divisione esistente fra le due categorie degli ufficiali e dei gregari. La legge non impedisce al soldato <li diventare ufficiale, m a gli ostacoli risiedono nelle abitudini e nelle consue tudini; il sergente promosso si trova
251
Ibicl., p. 107. Jbid., p p. 477-535. 2 6 3 Carlo Il (16:-30-1685) prese parte a Ila guena civile, e alla mo1te ciel padre Carlo T orga nizzò la resistenza in Scozia, v<:m:ndo incoronalo re nd 1651; sconfitto da Olivcr Crumw<:11, riparò in Francia. Con la resta urazione rientrò in Inghilterra e fu proclamato re a Westminster nel l (iCiO. Instaurò un regime assolutistico, sostenuto dall 'aiuto finanziario della Prancia, non volendo più convoc:ue il Parlamento. 257 fAMI3RJ, Volontarii e regolari. p. 1Wi. Z.iS
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traspottato in un a ltro m ondo, fra gentlemen coi quali non sa stare per nascita, educazione e mezzi finan ziari ed è preferibil e quindi rimane re un buon sottufflcialc. Si crea un profondo solco e "un gallone da sergente è un bastone di maresciallo"238 , un'ambizione cui tutti i soldati aspirano: la conseguenza è la formazione di una classe di eccelle nti sottufficiali c ui spetta il merito della perfetta disciplina esistente n ell'esercito. Gli ufficiali formano un'aristocrazia, nonostante non appartengano alla no biltà ma allo strato superiore del ceto medio, essend o figli di ecclesiastici, negozianti, industriali, grandi agricoltori, professio nisti. L'a ppartenenza a classi socia li dive rse crea una barriera tra i commissioned e i non- commissioned officer.i'- 39 . Tsoldati cons iderano i propri uffìciali come persone dotati di educazione e capacità superiore e li seguono con venerazione ed entusiasmo. La classe dirige nte ha com e principio ch e un uo mo ben pagato, be n nutrito e ben mantenuto valga il doppio; il paese h a pochi soldati ma li paga bene. Una legge del 1806 dà diritto all'assistenza gratuita dello stato a chi abbia servito p er almeno ventun anni o sia stato m utilato. Il solda to ha diritto a tre pasti al giorno e 1iceve più carne che in altri eserciti, anche se la cucina lasciava - fino alla g ue rra di Crimea - molto a desiderare. Da a llora le cose son o miglio rate sensibilmente: è il governo ch e s tabilisce direttamente i contratti coi fornitori, risparmiando ed e liminando gli abusi p e rpetuati dagli intermediari. L'esercito in Inghilterra costa p iù c he in altri stati, conseguenza dell'arruolamento volontario e del principio, esistente s in dai te mpi di Cromwell: "Meglio pochi ben trattati e a llegri che molti mal tenuti e malcontenti". Si è pensato inoltre al miglioramento intellettuale del soldato istituendo biblioteche e gabinetti di lettura nelle caserme, anche se Fambti nota con rammarico la man canza cli str umenti ginnici, utili a mantenere il corpo allenato.
238 239
lhid., p. 493. l\ncor oggi nell'ambito della NATO ~i indicano con l'acronimo NCO avente il m<.:d<.:~irno ~ignificalo - i souufficiali.
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La disciplina è dura cd è contemplato dai regolamenti l'uso della sferza - lash - che i soldati chiamano gatto a nove code - cat o' nine tails. Negli ultimi tempi se ne è limitato gradualmente l'u so, in seguito alle critiche di larga parte dell'opinione pubblica. Fambri prevede la sua totale abolizione entro breve tempo, ma non ritiene di dover condannare tale s istema di punizione ch e può servire ad educare gente pigra, turbolenta o fiera. Oltre all'esercito regolare, vi sono coloro che Fambri chiama i "volontari paganti" 240 che rappresentano la "devozione" poiché non ricevono alcun compenso e sono spinti esclusivamente dall'abnegazione. Si situano tra l'esercito regolare e la milizia: sono corpi volontari cui possono partecipare tutti liberamente e ch e servono alla difesa interna - soprattutto nelle campagne - in caso di invasione stranie ra. All'indomani del trattato di Campoformido, l'Tnghillerra res la sola a fronleggiare la Francia: in previsione <li
uno sbarco francese si invitano i cittadini aventi una rendita fondiaria di almeno cinquanta sterline annuo a creare formazioni volontarie spontanee, aventi lo scopo di ostacolare l'avanzata sul suolo inglese. Dopo la sconfitta di Napoleone, i corpi volontari vengono quasi tutti smobilitati, mancando la ragione principa le della loro esistenza. Alla fine degli anni cinquanta i governanti inglesi mutano opinione , preoccupati dalla marina francese in continuo aumento, dalle fortificazioni di Ch erbourg, dall'invenzione delle navi corazzate e dall'atteggiamento bellicoso del paese d'oltre Manica. Si pensa di aumentare la consistenza d e lle truppe, idea subito abbandonata p e r l'ostilità ad un sistema difensivo basato su un numeroso cscrcilo permanente. Nel 1860 si costituiscono molte formazioni di carabinieri - riflemen - corpi volontari, distinti secondo le professioni, sostenuti dall'opinione pubblica liberale, anch'essa preoccupata dall'espansionismo francese. Non vi fanno parte gli agricoltori, che appartengono in gen ere alla milizia, e gli operai, non rifiutati aprioristicamente, ma esclusi implicitamente dalle condizioni materiali dell'istituzione che prevede che ognuno acquisti il proprio equipaggiamento. I riflemen adottano come
°
24 FAMKRl, Volontarii e ref!,olari..., pp. 5 18-535.
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arma la carabina 241 particolarmente idonea a lla guerriglia e si addestrano alla scuola di moschetteria di Hythe, istituita negli anni cinquanta per insegnare ai soldati - e in seguito anche ai volontari - il su o uso. Non vi è antagonismo tra soldati e volontari come si temeva: gli appa,tenenti a ll 'esercito regolare ammirano e rispettano questi cittadini ch e si equipaggiano a proprie spese e si eserc itano nelle anni. L'Inghilterra divenne un popolo temuto di arcieri grazie all'invenzione de ll'arco lungo - il Ioni!, buw- ed ora vuol "divenire una nazione di carabinieri". In pochi anni si è riusciti a riforma re numerosi corpi volontari: "Quantunque l'u/(icialità de' volontari non sia ancora J,ari all'alto incarico, quest'esercito civile è il nocciolo d 'una gran .forza. Per ora sono 150.000; in tempo di guerra potrebbero ascendere a 550.000 P. con una talP. difP.sa la (.;ran HrP.taRna non dP-VP. temere
più nulla "212 .
In caso d 'invasione ness uno pensa a_separare l'azione dei carabinieri da quella dell'esercito regolare, e dovlèÌ essere di ausilio attivo, opponendo ogni sorta di ostacoli all'invasore. In pace costituiscono una forza distinta e del tutto indipendente dall 'esercito ; Fambri li considera "una compagnia d 'assicurazione mutua contro l'invasione stra nie ra"243_ TI s istema inglese sembra funzionare, ma per Fambri pecca n ella sua premessa b asilare, non ammettendo la coscrizione obbligatoria , che consid era l'unico sistema adottabile in Italia. G li italiani sono quelli c he comunque forniscono i maggiori
241 Arma lunga con canna rigata. Nata come arma da caccia e poi cli tmppe scelte a cavallo, ebbe un particolare impulso a partire dalla seconda rnclù del settecento anche come arma di fanteria. In Au::;lria furono chiamale carabine k arm.i lunghe di alcuni reparti s peciali, indipendentemente dalla caratteristica della canna, lunga o corta, liscia o rigata; in Italia per un ce1to periodo il termine fu adoperato solo per definire l'arma de i bersaglieri picmonle::;i (S. MASINI - G. ROTASSO, Dall 'archibugio al kalashnikov-sette secoli dì armi dufuoco, Mondadori, MiJano 1992, p . 330). 242 FAMKHI , Volontarii e ref?olari ..., p. 534. z/4 3 lb.id., p. 535.
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argomenti a favore del s istema volontario. Nel caso di una guerra si presenterebbe ro numerosi, come già accadde in altre occasioni. Nel 1866 si presentarono alme no in 80.000: un 4uarto di essi fu scattato subito e di quelli ammessi cd inviati a i reggimenti il c.iuaranta per cento venne epurato. Al 12 agosto le forze effettive dei volontari al comando di Garibaldi erano pari a 1.080 ufficiali e 37.404 soldati, meno della metà di quanti si erano presentati, ma per Fambri ancora troppi. Ritiene che la massima cifra di volontari che si possa affidare a Garibaldi - ma solo a lui nominativamente e non ad altri - oscilli tra i 25 e i 30.000 uomini, cioè un ventesimo delle forze occorrenti alla difesa dello stato tra forze mobili, presidi e riserve. I volontari in Italia sono corpi sia politici che militari, nei quali una delle due componenti surclassa l'altra a seconda delle situazioni: ''in aspettazione della guerra principalmente politici; a p,uen-a guerreggiata principalmente militari; a guerra sospesa o finita, tutti politici" l 44 .
T comandanti sono s p esso capi politici , anche nel caso d i (-;aribaldi che rappresenta cd incarna il programma di tulle le proteste e le emarginazioni. Nella seconda parte - intitolala Le questioni pregiudiz ia!i245 affronta alcune questioni di principio inerenti il sistema militare. L'esordio rivela efficacemente il s uo pensiero: "li concetto di affidare la difesa della patria a/l'eventuale e più o meno imj,reparato sollevarsi delle moltitudini, è tale assurda cosa da non potervisi fermar sopra seriamente se rum da sellari, che abbiano in tutto postergato il sentimento del pubblico berte, o da dottrinarii che ne abbiano smarrito il discernimento '1246 .
Non crede quindi alle rivoluzioni popolari, e non ha ne ppure eccessiva fiducia ne lla nazione armata che si pone "tra il sistema
244
Tbid., p . 76. Ibid., pp. 115-201 . 246 Ihid., p. 115.
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dei volontari accozzati m fretta e furia e quello degli eserciti stanziali", di cui è acceso faulore Carlo Callaneo217 . Per nazione armala Cattaneo - ispirandosi al modello svizzero ed americano - intende la parlecipazione di tullo il paese alla difesa , negando contemporaneamente l'esistenza degli eserciti permanenti: tutti i cittadini devono essere educati al servizio militare fin dai primi anni di vita, e poi nei licci , nelle accademie, ne lle università. T combattenti non devono essere né soldati, né servitori del potere e neppure impiegati per reprimere le libe1tà interne, ma esclusivamente difensori dell'indipendenza e della libertà del paese. Catlaneo condensa in poche parole la sua proposta: militari tutti e soldati nessuno. È il sislema svizzero ad altirarlo maggiormente: lulti i cittadini sono obbligati a compiere il servizio militare, ma non vengono allontanati dalle proprie case e dalle occupazioni abiluali, bensì addeslrali nell'uso delle anni fin da giovani e richiamati frequentemente per brevi periodi. L'esercito permanente è costituito da un ristretto nume ro di ufficiali e sottufficiali, necessari per mantenere in efficienza e perfezionare i servizi specializzati, quali il genio, la sanità, l'artiglieria. Lo scopo da raggiungere è quello di armare grandi masse di cittadini, addestrate con pochissima spesa, avendo minime forze assoldate permanentemente. Fambri rifiuta l'idea che il modello svizzero possa essere applicato all'Italia, ed accusa Catlaneo di volere il caos rnililare: lasciar partecipare tutto il popolo a lla difesa del paese porta a lla confusione, a ll'impotenza, allo scoraggiamento, al disinganno. Lo si è potuto verificare con la guardia nazionale - · tanto esaltata da Cattaneo nella guerra del 1866, allorquando solo pochi si presentarono all'atto della mobilitazione. In base a lla sua esperienza personale, ha potuto verificare il valore e la rendila infinilamenle maggiore dì un battaglione dell'esercito regolare rispetto ad uno della guardia nazionale. Tullorn vi sono medici compiacenli che slilano certificati falsi per evitare il se,vizio; numerosissime poi le richieste e le istan-
247 C. CA'ITANEO,
Le piii belle pagine scelte da Gaetano Salvemini,
Donzelli, Roma 1995, pp. 79- 97; PIF.RI, Storia militare... , pp. 165- H>S; PIERI,
Le forze armate... , pp. 264-269.
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ze tendenti ad ottenere esenzioni. Famhri ne d educe il rifiuto da parte del popolo italiano della guardia nazionale, che d'altra parte ebbe ragione di esistere in un determinato periodo storico - all'e poca della rivoluzione francese - come garanzia della costituzione e difesa contro eserciti dispotici formati da stranie ri. In realtà la classe dirigente italiana è riuscita ad evitare la creazione cli una guardia nazionale efficiente da affiancare all'esercito regolare . Solo n egli stati sardi la guardia nazionale - organizzata dalle leggi 4 marzo 1848 e 27 febbraio J859 - e l'esercito avevano profonde radici nel tessuto sociale, me ntre nel resto del regno erano considerate istitu zioni portatrici di pesanti oneri.. L'istituzione deJl a "G uardia nazionale mobile" venne sancita con la legge 4 agosto 1861, presentata da Gariba ld i, ma snaturata del suo inte nto fondamentale di renderla vero esercito popolare che portasse a compimento l'unità nazionale e no n una semplice appen dice <lcll'cscrcito regola re: i previsti 220 battaglioni mobili con un totale di 650.000 uo mini resteranno praticamente inattuati. La campagna del 1866 forn isce l'occasione per veritìcarne l'affidabilità e l'dEcienza; viene decretata la mobilitazion e di n umerosi battag lioni della guanlia n azionale destinati a rimpiazzare i reparti dell'esercito inviati al fronte. Ma dei 48 battaglioni mobilitati solo due - il 44° e il 45° battaglione valte llinesi - sostengono il combattimento, fornendo comunque una bu o na prova , agg regati a l Corpo Vo lo ntari Nazion a li di Garibaldi, m e ntre gli altri vengono adibiti a compiti presidiari; numerosi battaglioni sostituiscono nel meridione i reparti dell'esercito inviati al fronte comportandosi in ma niera clignitosa248. Non siamo quindi d'accordo con le critiche cli Fambri, c he non analizza con rigore la questione, volendo dimostrare l'assoluta necessità per l'Ita li a d e lla coscrizione obbligatoria . La guardia nazion a le no n riesce ad in1porsi soprattutto a causa dell'aperto boicottaggio da parte de lla destra governativa che stravolge il progetto originario di (-;.aribaldi, tende nte a creare una struttura modellata sulla /,andwehr prussiana. Dop o il 1866 si aggiunge un raffreddars i
248 S. J\LF.S, La Guardia Nazionale italiana (1861 - 1876), USSME, Roma
1994, pp. 7-53.
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dell'entusiasmo popolare e l'aperto disinteresse delle aulorità militari che porterà all'inesorabile declino della guardia nazionale, abolita e sostituita dalla nuova struttura della "Milizia Territoriale" con la legge 7 giugno 1875, patte integrante della ristrntturazione delle forze armate operata dal ministro Cesare Ricotti Magnani 219 . L' unica soluzione per Fambri è la leva che mediante l'ordine, la serietà e la disciplina - tutte qualità carenti nei volontari - può trasformare tutti in buoni soldati. TI processo di formazione sarà lungo e laborioso, poiché bisogna prima creare un buon cittadino e solo in un secondo tempo ci si troverà nelle condizioni ottimali di procedere alla formazione di un buon soldato. Sbaglia chi afferma che per fare il soldato bisogna disfare il cittadino e si c hiede "Quale infatti è l'ottimo citladino e quale l 'ottimo su/dato? Non temo di trovare contraddizioni, se definisco f Jer ollimo fra i cilladini èolui che più rispetta la lettera e lo spirito delle leggi . ... Qual'è il huon soldato? Colui che rispetta e all'uopo fa rispettare dentro e · jìwri le leggi e i diritti dello Stato •.! 5U.
li buon soldato che si impegna cli persona rispettando e facendo ris pettare sia le leggi generali sia quelle inerenti il suo particolare status, è un cittadino perfezionato. Gli oppressori ed i tiranni devono temere gli eserciti p ermanenti - formati da cittadini liberi e non i popoli. 1 tiranni confidano s ulla corruzione delle classi medie ed alte e s ull'ignoranza di quelle inferiori: con la formazione di un buon cittadino-soldato s i elimina gradualmente questo pericolo. La coscrizione ohhligatoria riman e quindi l'unico siste ma attuabile in Italia: dopo il servizio milita re ognuno torna a casa più con sapevole del proprio dovere, più is lruito, più attivo. La s ua analisi lo s pinge ad affermare: "Il fatto sta che l'esperienz a storica e, che più vale, la contemporanea, quella dei nostri occhi, ci dimostra che gli eserciti regolari anche creati dal dispotismo e p el d ispotisrno, hanno dato alla
2~9 Ibicl., pp. 53-54. 25 FAMBRI, Volontarii
°
e regolari ... , p. 165.
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libertà il più numeroso e serio continp,ente di dijènsori; egre,~io di qualità e superiore di quantità a quello fornito da una cijra decupla di jJOpolazione giovane e valida. 'lutto ciò provanu ampiamente le d((ese di Venezia, del Cadore e di Roma '251 .
In pochi anni la coscri:Lione obhligato1ia , dopo il disagio iniziale, è stata accettata senza eccessivi problemj e nella stessa Sicilia dove la leva era sconosciuta sino al 1861 - renitenti e disertori sono calali drasticamente. Ne trae la conclusione - sicuramente affrettata - che l'unione tra paese ed esercito si fa sempre più stretta, e traccia un quadro idilliaco della vita militare quando afferma che ''i soldati se la /Jassano di buon umore e scrivono alle proprie case in modo da non isgomentare i genitori di coloro che sono cbiamati a farsi soldati "252 .
Raggiunge una vera apologia del servizio di leva quando conia una delle sue tante frasi ad effetto: "J servigi di un esercito regolare sono la rendita ordinaria di un capitale sicuramente consolidato; quelli invece di un generoso moto nazionale rappresen tano un subito e inaspettato guadagno "255 .
Ritiene superiore il regolare anche nell 'aspetto esteriore , come ha modo di affermare in un capitolo che tiporta - col titolo La logica del Capitano 'J'erremotv ed ampliato - uno scritto apparso precedentemente dove ricompare la caratteristica figura cli ufficiale creata per il Caporale di settimana251 . Secondo Terremoto l'uniforme è "la più democratica cosa del mondo", in quanto annulla esteriormente tutte le differenze, formando un'uguaglianza visiva:
25 1
IbicL , p. 172. Ibiù., p. 174. 250~ Ibid., p. 179. 254 P. FAMllRI, Diporti militari. !.a logica di un capitano, "Nuova Antologia" (novembre 1868), pp. 447-485. 252
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"Una parte vi ha sulla quale, per ragioni morali e disci/Jlinari, non si deve transigere, e questa è l 'unijiJrmità ... L'uniforme il quale (sic) da a tutti il medesimo a spetto per appunto come vuole il j,rinci/Jù) dell'eguaglianza è antiartistico si: ma liberale"255 .
La terza cd ultima patte riguarda I volontari - anch'essa apparsa in preceden za 256 - n ella quale riaffe rma il suo ideale di esercito, basato sulla coscrizione obbligatoria e con l'eventuale presenza cli volo ntari, ammessi a servire il paese solo dopo averne vagliato sc rupo losame nte le motivazioni. De fin isce tre termini usati troppo s pesso a spropos ito : la scienza, l'a,te e il mestiere militare. Il significato esatto di scienza militare riguarda direttamente la strategia che comprende l'insieme delle azio n i pratiche attuate per attaccare il nemico o difendersi eia esso. Cita al riguardo un articolo - a pparso sulla "Rivista Militare Italiana" - del maggiore Niccola Ma rselli che riassume in breve i princ ipi su c ui s i basa la strategia: "1 ° Operare concentrato in guisa da opporre la massa del jJrojJrio esercito alle frazioni dell'inimico. 2 ° Operare sulle comunicazioni dell 'inimico senz a esporre le proprie. Questo princif,ù, contiene tre gradaz ioni, che sono: formarsi una hase-tenervisi in comunicazione-tenervisi in comunicazione minacciando quelle dell'inimico. 3° Operare per linee interne. N. R. Il primo è il principio supremo ed assoluto per conseguire la vittoria; il secondo è un complemento acconcio a cop,liere il mag~ior frutto di essa, il terzo è la forma, la direz ione che deve avere il movimento d 'un esercito, perché si rechino ad atto i primi due '257 .
L'arte militare comprende invece s ia la tattica che la logistica e si interessa degli s postame nti cli grandi masse di uomini, supportate da un idoneo servi.zio di ril"ornimcnto.
255 FAMBRI, Volontarii e reP,olari... , p. 246. 256 l'. FAMBRI, Volontari e regolari. Parte
seconda. I regolari, "N uova
Anto logia" (maggio 1868), pp. 109-154. 2 57 PAMI3RI,
Volontarii e reiolari... , pp. 309-310.
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Il termine mestiere militare assume sfum ature diverse a seconda ch e si riferisca alla bassa forza - sottufficiali, graduati e soldati o agli ufficiali. Per la bassa forza signilìca conoscere bene la propria arma, saper marciare, conoscere le abitudini e gli usi della propria caserma. L'ufficiale è anch'esso soldato, ma possiede - o dovrebbe possedere - l'arte del comando, un carisma p ersonale ed un ascendente morale che facciano presa sui sottoposti. Fambri chiama la categoria degli ufficiali "l'aristocrazia dell'ingegno, d e ll 'onore e del contegno", dichiarandosi ape1tamente a favore della .separazione nei confronti della bassa forza . Considera senza senso la proposta avanzata da alcuni che un sottufficiale dopo un certo numero di anni passi ufficiale e annota sarcasticamente: è come se un muratore dopo vent'anni di mestiere fosse nominato ingegnere! Un'aristocrazia esiste in quals ias i organizzazione e ne ll'esercito essa è rappresentata dagli ufficiali che devono essere nominati per le cognizioni acquisite e per il p01tamento da gentiluomo. Critica l'operazione effettuata n e i primi anni sessanta quando furono immessi numerosi ufficiali provenienti dalle nuove province, n on tutti idonei a rivestire il grado concessogli: "Se l'esercito piemontese, divenuto italiano, avesse /wr tempo fallo criterio ca/Jitale, se non unico, di ammissione e di /1romozione il valore tecnico, quelle ammissioni sarebbero avvenute in una scala incomparabilmente minot·e di numero, e incomparahilmente maggiore di merito. Parecchi tra i più _(<>rti ed alti caratteri che si trovavano tra gli ufficiali dell'esercito meridionale farebbero tutti parte dell'odierno, perché non avrebbero rinunziato i loro diritti, p iuttosto che restare lun,~amente nello stato di a.,JJettativa con sussidio, che fu mantenuto col fine ingeneroso e direi quasi subdolo di stancarli e j,rovocarne le dimissioni. E dimissioni ne vennero di fatto, ma vennero le temibili, non le desiderabili ';258 .
L'esplicito rikrimento a lle vicessitudini degli ufficiali garibaldini ci ripo1ta al biennio 1861-62, allorquando le a lte gerarchie militari e la classe dirigente del neonato regno osteggiarono il loro pas-
258
Ihid., p. 317.
Puulo Fambri du j,utriota a scriUore di opere militari
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saggio n e lle tìlc dell'esercito italiano 259 . il problema no n rigu a rdava i gregari, in quanto si Jite neva che si sarebb ero dissolti come in realtà avvenne: solo 76 tra soldati e sottufficia li entraron o a far p a rt e del n eonato esercito . La consistenza degli ufficiali ga ribaldini e ra s proporzionata rispetto a lla bassa forza : 7.}i3 su 45.496, men tre l'esercito italian o ne aveva 7.346 su circa 180.000 frd soldati e sottufficiali. Si imponeva quindi una selezione, indispensabile pe r una forza in formazion e come l'esercito italiano c he non dis poneva d i quadli omogene i ma con gravosi compiti da assolvere quali l'o stilità permanente dell 'Austria e l'inizio del b ligantaggio meridio nale. "L'odissea degli ufficiali garibaldini" si trascinò stancamente per più di un anno. Furono u sati tutti i mezzi pe r scoraggiare ed e lim inare il maggior numero possibile di persone: 159 pre fe rirono addirittura far valere i loro diritti di appa rte ne nti al d iscio lto esercito bo rbonico per e ntrare più agevo lme nte in qu ello ita liano. Do po oltre un anno cli aspettativa, 1.997 ufficia li entrarono come e ffettivi, in base al Regio Decre to 28 maf'LO 1862. o nostante q uesta controversa vice nda e la modesta prova del 1866, Fambri considera l'esercito saldo e robusto , grazie alla frate llanza e allo spirito di corpo d e lla bassa forza , e all'onore degli ufficia li. Una rap presentazio ne forse eccessivamente idealistica ed ottim istica d elle condizio ni de ll'esercito che n on co nsidera le aspre rivalità esistenti nelle alte gerarchie e il tra uma causato da lla coscrizio ne obbligato ria. È soprattutto ve rs o le basse gerarchie ch e s i indirizzano le critiche. L'ufficiale troppo spesso è incapace di ed ucare il soldato , ch e d eve essere reso consapevole d elle pro prie capacità, invece di considern rlo u na macchina, incapace di p e nsare e adatto ad ubbidire sup inamente agli ordini. La situazione attua le è comunq ue mig lio rata rispetto a que lla esiste nte ne ll'esercito pie montese, caratterizzato da a lme no tre categorie d i ufficia li: una ristretta cerchia d i ricchi aristo cratici con a ntic he tra dizio ni di fa mi-
259
I.a sinlclica ricostruziu m: de lle vicemh; de g li ufficiali garihald ini si basa essenzialmente su M. MAZZrTn, Dagli eserciti _pre-unitari a ll'esercito italiano, in L'esercito italiano dall'Uni/ii alla (;rande Guerra, USSME, Roma 1984, pp. 11 -48.
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glia; un 'atistocrazia più modesta e di recente formazione ch e indirizzava i propri iìgli n elle accademie e nei collegi; l'ultima, costituita da ufficiali provenienti dai sottufficiali - detti in gergo militaresco "giberne" -, si ingrosserà notevolmente dopo il 1859. Guarda con fiducia e speranza non solo al presente, ma anche al futuro: "Solidità ce n'è di molta; al passato doloroso ci si ripensa col proposito, colla certezza di ricattarsene nell'avvenire. C'è disciplina consociata all 'aspirazione e al patriottismo, c 'è annegaz ione, c 'è onore"260 .
Per creare un esercito nazionale è fondamentale l'educazione del soldato, insistendo in modo particolare sulla storia e sulla geografia. Singolari e curiose alcune de lle sue proposte: "Bisogna sem/)!i{icare la scuola individuale e il maneggio dell'arma, abituare il soldato alla marcia colla musica, renderlo desto cotta ginnastica, doj>o i />rimi tre mesi di una istruzione />iù razionale c'è da alternarne l'applicazione e per masse e per ordine .\j)arso, riproducendo, in iscala ridotta di cifre, qualche fa z ione storica, di cui si dovrebbero prima raccontare per filo e per segno al soldati l'origine e le vicende. Ci vogliono frequenti le passeggiate militari, più frequente il tiro al bersaglio; in caserma, anziché la morta lettura dei regolamen ti .. ., ne occorre una lucida spiegazione fatta da sotto-ujjìcicdi, .\J>exm, non sempre, in presenza di ufficiali. La sera, dopo l'appello, ci uoglùmo lezioni popolari di storia militare raccontata così alla buona per via di aneddoti"261 .
L'immedesimazione dell'esercito con la nazione si otterrà unicamente con l'eliminazione di qualsiasi tipo di riscatto, liberazione e surrogazione: tutti devono ottemperare agli obblighi di leva anche se la durnta della ferma può variare a seconda delle capacità e della volontà ad imparare del singolo. Ritorna il concetto di nazione armata con un s ignificato radicalmente diverso da quello
°FAMI3RI, Volontarii e regolari ..., p. 336.
26
261
lhi<l., pp. 349-350.
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attribu itogli da Cattaneo; la na7.ione e l'eserc ito devono diventare un'u nica entità e Fam bri conia appositamente - parafrasando una celebre frase del pensatore milanese - il motto: "so ldati nessuno, ma tutti"262 . Si re nde conto de lle d ifficoltà economiche e sociali c he si avrebbero arruolando le classi di leva al comple to pe r un perio d o d i quattro o cinque anni, ma la d urata della ferma d eve essere fissata in relazio ne "! 0 con la cifra minima di forze, mediante la quale lo Staio f )()SSa
soddisfare a tutti i suoi problemi di sicurezz a dentro e fuo ri, ed alle f Jresenti sue condizioni sialiche; 1!0 colla cifra m inima di tempo e di spesa, media nte la quale lo Stato possa moralmente e materialmente fòrmare la ca/Jacità militare de~l 'individui "2fo .
Sono ragioni politiche e tecniche c he lo spingono comunque a riten ere eccessivi quattro o cinque a nni ùi fe rma, soprattutto p e r motivi economici. 11 capitolo conclusivo racchiude un sunto delle idee esposte ne ll'intero vohune e ne rappresenta forse la parte più importante: viene a mancare la frammentarietà e la tendenza alla ripetizio ne causata d a l riproporre a rticoli pu bblicati in epoch e div erse s ui medQ;imi argomenti - che sono i due d ifetti p rincipali dell'opera. Il proble ma tecnico dei volontari immessi ne ll'esercito regola re si può risolvere chiama ndoli dieci settimane p rima dell'entra ta in guerra, anche se "Restano le dijjìcoltà morali delle b iz ze dei volontarii da una parte, dei pre!!,iudiz i dei rep,olari dall'altra •Q64 .
Il volontario quando e ntnt ne ll'esercito ne accetta le regole e i vin coli, e deve convincersi ch e i su o i diritti n on sono annullati, ma vanno temperati "con senno e d iscrezione grandissima". Massima
262
!bici., p. 359. lbiu. , p. 361. 264 Ibid., p. 372.
,Ud
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deve essere la le altà e l'obbedien za nei confronti dei regolari, i quali hanno l'obbligo morale di rispettare questi cittadini volenterosi. Si nota chiaramente l'intento di potTe i volontari sotto il p ieno controllo dei regolari, come è avvenuto nella campagna del 1866 e n on a caso Fambri si ispira ad essi, ritenendo que lli del 1859 imbevuti di retorica e di ideologia. In definitiva la sua intenzione è regolarizzare al massimo i volontari, imbrigliandone le velleità rivoluziona1i e ed annullandone i caratteri antimilitari. L'epilogo è l'essenza del s uo pensiero: "Non voglio volontarii chefacciano da sé: perché i volontarii dei corpi irreP,olari non sono abbastanza soldati. 11°. perché i soldati dei corpi regolari non sono abbastanza regolari. Nei volontari separati dall 'esercito c'è pochi.freni. Nei soldati separali dall'elemento volontario c'è poco motore. Voglio umtemperati questi due preziosi elementi della regolarità e potenza della meccanica militare. Il volontario perfetto è quello che f! istruito dal soldato. Il perfetto regolare è quello che è scaldato dal volontario. Quindi per la perfezione del coscritto e per quella del volontario voglio che questi due preziosi elementi s 'i ncrocino in un esercito solo, il quale compie le mie tre aristoteliche unità di re, di parlamento e di esercito "265 . /
0
•
11 volume è concepito come un'opera s ull'organizzazione dell'esercito, ma serve soprattutto a divulgare un concello comune a larghi settori dello schierame nto politico, dagli uomini d e lla destra a que lli d ella sinistra de mocratica; tutti temono che le formazioni volontarie possano convog liare rivendicazioni di carattere sociale e politico. Fambri vi ripone la speranza di un successo commerciale e l'ambizione di entrare ne lla cerch ia degli scrittori militari considerati a live llo mondiale. Non sappiamo se commercialmente il libro abbia successo. Le sue condizioni finanzia,ie sono più che agiate, probabilmente in seguito ai notevoli introiti del Caporale di settimana: nel giugno 1869 possiede beni immobili per 350.000 lire e
265
Ibi<l. , pp. 377-378.
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c irca 66.500 lire "in effetti pubblic i e d altri titoli creditori 266 . Secondo uno scritto aulOhiografico - non suffragato da altre testimonianze - l'opera viene apprc7.7.ata <la tutti i giornali militari italiani e stranieri e Brialmo nt la elogia d efinendo la "sapiente"267 . I.e s ue idee hanno modo di essere conosciute e d ivulgate: inizia un pe riodo di notorietà e di rinnovata a ttività sia lcttcrnria che p arlamentare dopo l'esperienza n egati va della regia cointeressata.
266 Atto del notaio Anto nio de Toni, Venezia, 30 g iugno 1869, in ACS, Carte f'aulo Fambri, b . 2.3, fase. 23, n .n. 267 Memorie autobiogra fiche d ettate a lla m oglie Rita Levi, in ACS, Carte Pmtlo Famhri, b . 3 1, fase. 27, n.n.
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CAPITOLO 12 LA QUESTIONE D.b'J B.b'RSAGJJ.b'Rl (1871)
La notorietà e la considerazione raggiunta stimola ancor pm Fambri a procedere nei suo i slucli militari, contribuendo alle importanti riforme proposte cd attuate dal ministro della guerra Cesare Ricotti Magnani. La su a partecipazione alle discussioni alla Camera dei Depulali sarà costante e numerosi i s uoi interventi. Prima di a ffrontare dettagliatamente la ,istrutturazione ope rata ne lle forze armate, ci preme analizzare un opuscolo polemico scritto da Fambri - probabilmente n e i primi mesi del 1871 - p er confutare la decisione del ministro di riordinare i reggimenti de i be rsaglieri. Come spiega nella conclusione2'58 , è sconce,tato dall 'insie me delle con cezioni militari e nunciate dal ministro riguardo la nalura e l'impiego della fanteria leggera, e si decide quindi a mettere per iscritto e a divulgare le su e idee in proposito: il ris ultato è un libretto di 88 pagine nel quale spiega le sceile allora operale da Ricotti e i motivi ciel proprio disaccordo. Non presenta le caratte ,istiche di una re lazione preparata per una commissione parlamentare o per la lettura in aula - diretta quindi ad un pubblico di iniziati - e p er questo si è ritenuto opportuno dedicargli u n apposito capitolo. I bersaglieri vengono istituiti con regio brevetto il 18 giugno 1836 su proposla del capitano d ei granatieri Alessandro La Marmora 269 che
268
P. fAMI3RI , La questione dei bersaglieri, Brigola, Milano 187 J , pp.
76-77. 269 Al essandro Ferrero cavalie re di I.a Marmora 0799-1855): coi suoi ber-
saglieri prese patte come colo nne llo all a prima gu e rra d'indipendenza e venne ferito nell'aprile 1848 al forte di Goito. Nel 1849 fu capo di stato maggiore d e ll 'esercito sotto Chrzanowsky cd ottenne - in seguito alla cessazione delle ostilità - il comando della divis ione militare di Genova d o po aver represso l'insurrezio ne scoppi;:it;:i in citt;'i. Nel 1855 p ;:irte cipò ;:illa spedizione in Crimea come comandante de lla 2° divisione dove morì di colera. La biog rafia in Grande dizionario enciclopedico, X, UTET, Turino 1973, pp. 888-889.
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ha notato l'assenza di cacciatori ne ll'esercito sardo e forma una compagnia costituita da soldati di professione scelti per la loro prestanza fisica . Detti "fanti piumati" dal loro caratteristico cappello con piumctto cli gallo cedrone, vengono addestrati alla tecnica di combattimento dell'ordine sparso pe r essere utilizzati in azioni dove lo slancio , l'impeto e l'irrue nza sono determinanti 270 . Il corpo viene inizialme nte costituito su uno stato maggiore e due compagnie; cresce rapidamente fino a raggiungere 3 battaglio ni e s i comporta hene durante la prima guerra d 'indipendenza , nella quale ha il battesimo dei fuoco a Goito 1'8 aprile 1848. Nel 1852 è riorganizzato su un unico battaglione composto cli dieci compagnie. Tn Crimea viene inviato un reggimento su 5 battaglioni. Tra il 1859 e il 1860 in seguilo all'accrescime nto dell'esercito - i battaglioni da 16 vengcm o p01tati a 27, e quindi a 36 e a 10; in ultimo, ed "esageratame nte " sottolinea Fambri 27 1 , ne l 1866, a 50. Col regio decreto 21 gennaio 1861 il coqJo viene scisso in 6 reggime nti di 6 battaglioni, in seguito 5 di 8 . Poco ptima della guerra del 1866, i battaglioni cli ciascun reggimento salgono a 10, ridotti a 9 con la cessazione delle ostilità. La situazione al 31 dicembre 1870 vede i bersaglieri organizzati in 5 reggimenti s u 9 battaglioni d i 1 compagnie. Ricotti ritiene un reggim ento s u 9 battaglioni eccessivamente grande per essere istruito e dire tto. Col regio decreto 15 novembre 1870 a umenta a 10 il nume ro dei reggimenti, ognuno ordinato su 4 battagli o ni , sopprime ndone 5: in ques to modo i coma ndanti potranno esercitare protìcuamente il loro compito, dovendo con trollare unità più compatte. Mo lto s pesso i battaglioni hanno la pro pria caserma in una sede diversa e.la quella del reggimento cui d ipe ndono gerarchicamente. Fambti si sorprende che nessuno in Parlamento abbia sollevato qualche obiezione o si sia lagnato delle riduzioni organiche. Solo quando viene pubblicato il decreto, da più parti si sollevano aspre critid 1e , esagerandone il significato e la portata; a lcuni, sia privala-
°
27
F. STEFANI, I.a storia della dottrina e degli ordinamenti dell 'esercito italiano, I, l JSSMF., Roma 1984, pp. 37-38. 271 FAMI3RI, La questione... , p. 11.
344
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mente che sulle pagine dei giornali, giungono a parlare di "annienta mento dei bersaglieri". L'episodio più grave lo commettono gli uomini de l 17° ballaglione che - rasentando l'insubordinazione - indirizzano una lettera contenenti critiche all'operato del ministro al generale e deputato Nino Bixio, augurandosi che anche gli alai "44 battaglioni fratelli" facciano altrettanto. Pochi seguono l'invito, ma l'ostilità nel confronti di Ricotti è comune a tutti i bersaglieri 272. Le inteq)ellanze alla C:amera ed al Senato - svoltesi nel dicembre 1870 - sono avanzate da due p arlamentari, Chiesi e Civinini, non preparati in materia e Ricotti non ha eccessive difficoltà nel difendere il suo operato273 . Quando i bersaglieri vennero istituiti si clifferem~iavano dalla fanteria di linea per tre prerogative essenziali: l'arma particolare - la carabina - a lunga portata e precisa rispetto a quella fornita alla fanteria di linea; il diverso modo di operare; la scelta rigorosa degli uomini. Attualmente ai bersaglieri è rimasta solo l' ultima peculiarità , pe rdendo il carattere di truppe speciali dotate di armamento speciale. Nelle recenti campagne le unità no n agiscono più autonomamente, ben sì organizzate tatticame nte in grandi masse di uomini: vi è la necessità che anche le truppe scelte - come Ricotti considera i b ersaglieri - agiscano a livello cli reggimento e sappiano combattere aggregate ad unità ancora più nume rose, al pari de lla fanteria di linea. L'istru zione di quest'ultima è progredita rapidamente, mentre i bersaglieri lasciano molto a desiderare a causa soprallutto dell'inettitudine dei comandanti lasciati isolati ed autonomi. Ricotti ritiene inoltre che l'utilità dei bersaglieri sia cessata poiché "ordini fdi combattime nto] ed armi " sono patrimonio anche della fanteria di linea: invece di sopprimerli, in considerazione delle benemerenze acqu is ite e della popolarità di c ui gode il corpo, ne propone la trasformazione "dando al corj,o quell'indirizzo tattico che valesse a conservare i
bersaglieri come fanteria scelta dacché come.fanteria speciale, l'istituzione aveva finito il suo tempo "271 .
m Ibid., pp. 13-14. 273 Ibid., pp. 15-26. 274 Ihid., p. LL
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L' impiego tattico si sta ra pidame nte invertendo rispetto alle origini ed è preferibile che vengano usati in masse compatte invece che in ordine sparso. La situazione è quindi mutata rispetto al tempo in cui Alessandro La Marmora creò il corpo: era convinto che la guerrn si facesse innan:titutto con uomini veloci, addestrati a correre ed a saltare. Le decisioni e le conce:tioni di Ricotti in merito ai bersaglieri vengono criticate puntigliosamente da Fambri. Le accuse di "tirare" e marciare male rivolte all'intero corpo non hanno molto senso: se esistono dei problemi la colpa principale ricade sui comandanti che non compiono il proprio dovere, ma anche sul ministro che non effettua alcuna azione di controllo. In merito all'affermazione che i bersaglieri sparano male, ricorda il pochissimo tempo dedicalo alle esercita:tioni al poligono di tiro. Rammenta l'esperienza di un battaglione che, al ritorno in sede dopo alcuni anni passati a reprimere il brigantaggio, non riusciva ad esercitarsi in quanto il poligono era permanentemente occupato da unità di fanteria. Ricotti considera i bersaglieri indisciplinati , un 'accusa che Fambri rigetta totalmente: "Il lettore ... interroghi Prqfetture e Municipii, corf,orazioni e individui risponderanno tulli che a qualunque truppa antepongono per la strettissima disci/1/ina, per la squisita convenienza, per la fesu:vole ma discreta cavalleria il bersar~liere'i275 .
TI ministro non può lanciare su di essi l'accusa - non vera - di essere indisciplinati: il corpo non presenta in proporzione un numero di reclusi, carcerati e disertori superiore a quello delle altre unità dell'esercito. Anche l'episodio del 17° rivela non l'indisciplina, ma l'eccessivo spirito di corpo, che si esprime ulteriormente nelle proteste alla decisione di llicotti di variare la numerazione dei battaglioni. Il numero rappresenta per i bersaglieri la storia, le tradi:tioni, le gesta eroiche compiute, e ad esso sono attaccatissimi. Per i non militari la questione del numero può apparire ridicola o
275
Ibi<l., p. 43.
Federico Guglielmo Mariani
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di poca importanza, ma è fondamentale per la formazione dello spirito militare del paese. "li numero dei battaglioni era bandiera, storia, tradizione. N 'erano or.~op,fiosi tutti sino all'ultimo soldato; e più che orgoglio ci aveuano a:/fett<> 'ò!.76 .
Ugualmente accade nella cavalleria, ma Ricotti non si è azzardato a cambiarle i nomi come ha fatto con la numerazione dei battaglioni dei bersaglieri, variata per motivi pratici, per non avere numeri disparati raggruppati nello stesso reggimento. L'ultima decisione che li ha indispettiti è l'aver ridotto - con la motivazione di supposti risparmi - da sette a tre i trombettieri che non hanno una mera funzione coreografica, ma quella di incitare alla lotta e di atterrire il nemico. Fambri reputa i bersaglieri i soldati più "gai" e più seri di tutto l'esercito e si rammarica per le decisioni prese dal ministro: "Ciò secca di per sè, e />oi indis/>ettisce e scoraggia />erché si vede creata l'instahilità in alto e in hasso, j,erché o,~ni cosa è minacciato, l 'autorità del comandante, le spalline del suhalterno, i 5 centesimi del trombettiere, perché injìne la è una serie non interrotta d 'arbitrii ministeriali e di indijferenze parlamentari"277 .
Controbatte le concezioni d i Ricotti anche dal punto di vista tecnico. Il fucile de lla fanteria di linea è più lungo e pesante di quello dei bersaglieri, munito di baionetta utile nelle atnmpicate o per disbrigarsi in situazioni particolari. Sottolinea la differenza fra truppe scelte e truppe speciali, come devono essere considerati i bersaglieri, e che devono operare principalmente in piccole unità, paragonandoli ai veliti 278 dell'antica Roma. È convinto che l'esercito debba continuare ad avere unità di fanteria leggera da u sare
276
Thid. , p. 49.
v 7 lbid., p. 52. 278
I vditi c:ranu ndl 'antica Roma le milizie formate dalle reclute più povere, armate alla leggera con lancia, spada c.:<l un piccolo scu<lu.
Paulo Fambri da patriota a scrittore di oj,ere militari
347
come "arma di sharaglio", essendo impo rtante mantenere le distinzio ni e le differenze di funzioni tra i vari corpi, da sfruttare p e r a ffrontare le molteplici e varie situazioni che si p resentan o : "Artiglieria, cavalleria, genio, bersaglieri sono tutti.fatti per la fanteria di linea. Non a.\jJirano punto a /Jassarle innanzi ma ad esserle buoni ed utili seroitori •il.79 .
Ricolti considera invece i hersaglie ri truppe scelte, paragonandoli alla fanteria di linea, e s n aturandoli di patticolari caratteristich e tattiche . Fambri focalizza in alcuni punti le conclu s ioni di carattere tecnico cui e giunto : O
Vi debbono essere in un esercito bene ordinato due specie di fanteria, ordinaria e speciale. 2 ° La fanteria sj,eciale debbe es,;ere armata ed esercitata per Jìni d'iniziativa .... 3° L'imf,iego in massa della fanteria speciale (ifjende le legittime suscettività dell 'arma veramente d 'insieme che è la .fanteria mentre .\jJreca i migliori elementi delle fazioni d 'iniz iativa. 4 ° L'ordinamento pil1 logico del corpo nel tempo stesso il solo conjòrme alla tradizione, è il battaglione. ... "280 . "J
Chiude la trattazione a ugurandosi che il ministro rime diti il decreto relativo ai be rsaglieri, consideri le s ue proposte seriamente e s i renda conto dell'errore commesso. Fambri valuta negativame nte la p rima impo rtante riforma attuata dal ministro Ricolti, e tem e per l'immine nte ristrulturazione dell'intero apparato militare ita lia no che sta per essere intrapresa, m a verrà clamorosamente smentito.
'1.7 9 280
fAMBRI, /,a questione .. ., p. 72. Ibid., r. 77.
318
Federico Cup,lielmo Mariani
CAPITOLO 13 INTERVENTI PARLAMENTARI SULLE RIFORME RICOTTI MAGN ANI
L'attivismo fambriano nel campo della pubblicistica militare si esplica in un periodo cruciale per le forze annate italiane. Alla lìnc degli anni sessanta l'esercito italiano è diviso da rivalità e d ambizioni personali: la possibilità di ricoprire cariche trasforma i generali in uomini politici ch e, p er ottenere il favore regio, si trasformano in co1tigiani , creando un ambiente favorevole alle discordie. L'esercito è caratterizzato dalia mancanza di coesione e dalla sfiducia provocala dalla deludente guerra de i 1866, nonostante permanga un forte sentimento di le altà nei confronti della monarchia 281 . In questo contesto si inserisce l'operato del tenente gen erale Cesare Ricotti Magnani, che assume la ca1ica di ministro de ll a guerra il 7 settembre 1870, rimane ndovi ininterrottamente sino al 25 marLo 1876. La s ua figura è di fondamentale impo 1tam:a p e r seguire l'evoluzione dell'esercito italiano dall 'unità sino a fine secolo , ma è ancora in larga parte da studiare. Il primo a valorizzarla è stato Pie ro Picri 282 , ma solo recente mente è apparso un ottimo studio di Nicola Lab an ca 283 c h e purtroppo restringe l'analisi alla seconda esperienza ministeriale di Ricolti. Mancan o studi biografici cli amp io respiro e soprattutto no n è stata analizzata compiutame nte la sua ope ra di riforma n egli anni 1870-1876, se non in un breve saggio cli Vincenzo Gallinari281 . Ci sembra oppo1tuno ripottare alcune brevi note biografiche
281 J. GOOCII, Esercito, stato e società in Italia 1870-1915, Franco Angdi, Milano 1991, pp. 38-39. 282 PIEHI, /,e/orze armate... , pp. 82-85. 283 N. LAHANCA, li generale Cesare Ricotti e la politica militare italiana dal 1884 al 1887, USSME, Roma 1986. 284 V. GALLINARI, Le riforme militari di Cesare Ricotti, "Memorie stori-
che militari 1978", l JSSME, Ro m a 1978, pp. 11- 33.
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tratte dal volume di Lahanca, una delle poche fonti docurnent.ate disponibili285 . Cesare Ricotti Magnani nasce presso Novara il 30 gennaio 1822, da una famiglia agiata - il padre è avvocato - ma non nobile. Entra prestissimo nella Regia Accademia di Torino, da cui esce ufficiale n e l 184 1, per ritornarvi tre anni dopo come insegnante e restarvi fino al 1848 quando partecipa alla guerra. Le sue qualità più apprezzate sono quelle inerenti la conoscenza dell'a1te militare che insegna dal 1851 al 1853 a lla Scuola Complementare d'artiglie1ia e genio. Non tralascia comunque la caTTiera o perativa e pa1tecipa alla guerra di Crimea, ottenendo la promozione a maggiore per meriti di guem1. Tornato in patria viene nominato direttore della Scuo la Complementare d'artiglieria e genio, ma nel 1859 è nuovamente al fronte come capo di stato maggiore della 3;! divisione . Dal 1859 al 1861 è un susseguirsi di cariche.:, fino a diventare Jircttore generale delle armi speciali, dopo e ssere stato nominato maggiore generale a soli trentotto anni: è un posto che gli permette di osservare e dirigere il riarmo dell'esercito attuato nella ptima metà degli anni sessanta. Nella guerra del 1866 gli viene aftìdato il comando della 12;i divisione nel TV 0 corpo d'armata di Cialdini. Durante l'alternarsi di cariche amministrative ed operative ha l'occasione di sviluppare una sua concezione di come organizzare le istitu;,.ioni militari. Ritiene che le battaglie si vincano con l'ulto di grandi masse di uomini, anche se osserva attentamente le esperienze militari pmssiane. Dell'ordinamento pruss iano lo colpisce soprattutto l'imponente numero di truppa mobilitabile e la p erfetta cooperazione degli eserciti di ptima, seconda e terza linea. Solo organiz;,.ando imponenti riserve e militarizzando la società si possono costituire battaglioni più fotti e numerosi, pronti p er essere schierati in battaglia. Ricotti espone questa intetprcta;,.ione del modello prussiano nell'ambito cli una commissione segreta di generali convocata nei primi mesi del 1867 dal ministro Efisio Cugia, all'interno della quale si scontrano due concezioni: rinnovare l'efficienza dello strumento militare,
28
5 LAI3ANCA,
Il P,enerale Cesare Ricotti... , pp. 51-61.
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continuando a basarsi sull'esercito di qualit.à ispirato al mode llo francese; oppure ricorrere all'intera na:tionc, inquadrandola cd insere ndola in un nuovo ordiname nto militare, rifacendosi al rnoclello prussiano. Il progetto di legge di riordinamento d ell'esercito avanzalo da Cugia e che recepisce solo in patte le proposte de lla commissione, si arena e i successivi ministri non riescono ad accelle rarne l'ite r parlamentare. Anch e Ricotti smorza l'entusiasmo e l'attivismo riguardo la tiforma dell'esercito. Questo pericx.lo di calma lo fa apparire idon eo a rivestire la c.aiica di ministro nel settembre 1870 e d inizia immediatamente la sua opera basata s u precise idee: riformare il meccanismo della leva, ampliare il contingente, organizzare un esercito di seconda e terza linea, mantenere l'armonia nel rapporto tra bisogni militari e disponibilità flnanziarie. Durante il periodo della destra storica , sono le ristrettezze economiche derivanti dal pesante passivo del bilancio statale - la "battaglia per il bilancio" - a pregiudicare e limitare le intenzioni di spesa cli tutti i ministeri. Si riesce comunque a d estinare alle forze armate una consistente percentuale del bilancio annuale. Tabella n.
MARINA
GUERRA
ANNO
1861 1862 1863 186/4 1865 1866 1867 1868 1869 1870 187 1 1872 1873 1874 1875 1876 1877 1878 1879 1880
j
305 294,5 252,5 256 192,7 5 10,8 145 167,4 149,5 183 151, 1 166,1 176,7 183,2 180 186,1 207,3 208,2 188,6 211,5
51 87,2 183,9 61 ,9 48,3 68,4 11,6 34,9 35,2 52, 1 26,8 30,8 32,6 55,9 38,2 37,8 42,9 45,2 42,1 15,1
T O TALE
356 383,7 336-4 3 17 ,9 241 579,2 189,6 202,2 184,7 215,1 177,9 196,9 209,5 217,1 218,2 222,9 250,2 251,1 231 256,6
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3 57
Nella tabella 3 si ripottano le spese effettive dei ministeri della guerra e della marina, espressi in milioni 286 . In questo contesto si inserisce l'attività parlamentare svolta <la Fambti, in gran parte attinente questioni militari. TI 1870 è un anno di frenetica attività: completa e pubblica Volontarii e re?,ulari, in cui ripone molte speranze, e il 26 maggio partecipa alla discussione su di un progetto di legge per il riordinamento dell 'esercito presentato dal ministro Giuseppe Govone287 . Il 30 maggio si associa all'ordine del giorno dei deputali Cortesi e Guerzoni per la presentazione di un progetto simile, che reputa migliore del proprio; il giorno successivo interviene su una proposta relativa l'assoldamento dei carabinieri e la condizione degli ufficiali subalterni 288 . T discorsi e gli interventi relativi a queste giornate vengono raccolti e pubblicati con adattamenti minimi in un opuscolo dal titolo Sui provvedimentì fincmziari militari289. TI progetto presentato dal ministro Govone non intacca la struttura d e ll'esercito e contiene essenzialmente misure finanziarie e progetti di spesa relativi al triennio 1871 -1873. Nel discorso del 26 maggio Fambri noW l'assenza di un disegno riformatore e innovatore di ampia portata, ma ribadisce la necessità per un paese di avere un esercito "senza di che un bel giorno tutto potrebbe essere rimesso in questione dal plehiscito alla libertà, dalla libe1tà alla proprietà e all'esistenza ,;290 .
286 MASSOilRIO - ROCHAT, nreve storia ..., pp. 66-74; L. DE ROSA, Incidenz a delle spese militari sullo sviluppo economico italiano, in L'esercito italiano dall'Unità alla Grande Guerra, l JSSME, Roma 1981, appendice 2-7. 287 AP Camera. Discussioni, X 0 legisla tura, 2° sessione, tornata del 26
maggio 1870, p. 1875. 288 A.P. Camera. l)iscussioni, X0 legislatura, 2° sessione, tornata del j() maggio 1870, p. 1946; tornata dd 1° giugno 1870, p. 2010. 289 P. FAMHRT, Sui provvedimenti .fìnanziari militari. Di'>Corsi di Paulo Fumhri nelle tornate del 26 maMiO e 1 ° giugno 1870, Eredi Botta, Firenze 1870. 290 Ibid., p . 15.
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Qualora si ammetta la necessilà di dotarsi di un apparato miliLare, esso deve essere "buono militarmente", il che vuol dire istruilo e disciplinato, e "buono politicamente", che implica il non parleggiare per una determinata fazione politica. Di primaria impor-. tanza attualmente è, a parere di Fambri, la pregiudiziale economica che impone il contenimento delle spese; per questo egli propone di partire dalla cifra di cui si ha bisogno per mantenere efficiente l'esercito e quindi trovare i finanziamenti necessari, inve1tendo il metodo usato fino ad ora di destinare preventivamente i fondi senza conoscere le reali esigenze. Collegata ai problemi finanziari è la proposta del ministro Govone di ridurre la ferma dagli attuali cinque a tre anni e tre mesi che .Fambri appoggia decisamente, ritenendoli più che sttf1ìcienti a formare un soldato sia militarmente sia moralmente. Non è comunque un mero problema economico in quanto più lunga è la ferma, meno sono gli arruolati e minore è la militarizzazione dei paese, ch e rimane l'obiettivo principale da raggiungere. La ferma troppo lunga - come Farnbri considera quella a cinque anni - è doppiamente dannosa: da una parte colui che rimane un lungo periodo sotto le armi disimpara il proprio mestiere; cfall'altra vi sono coloro che non vengono neppure arruolali. È consapevole - come ha già spiegalo in Volontarii e reP,ulari - del lungo percorso da intraprendere prima di giungere alla "nazion e armata": "Rinunzio per un gran pez zo alla nazione armata, ma alla nazione armahile no. Ora la nazione armabile non si jà mica strillando al teatro diurno, ma passando tutti o quasi attraverso all'esercito"291 .
Per migliorare lo stato atluale dell'esercito si deve provvedere tecnicamente, amrninislralivamente e moralmente292 . Tra le proposte amministrative, importante è la riduzione dei servizi armati ed ordinari che non devono essere più di due alla settimana: sottoporre il soldato a frequenti e prolungati· setvizi - come le guardie -
r-
291 1hid., 25_ 292 Ibid., pp. 33-38.
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significa averlo "malato ed ignorante". Da riformare anche l'istruzione e la ginnastica, cui Fambri comincia ad interessarsi, sviluppando negli anni s uccessivi una person ale teoria riguardo il s uo insegname nto nelle caserme. Indispensabile la rifo1ma ciel "servizio merci", dato che il vestiario fornito a i militari non solo è scadente, ma ha un costo eccessivo per l'amministrazione. Fra i provvedimenti morali, auspica un ordinamento che garantisca i diritti di tulli e che pe rmetta il "ristauro della disciplina ", carente attualmente a causa della mancanza di forza e di coraggio nei superiori. Fambri chiude il discorso invitando il ministro a presentare un progetto di legge per l'ordinamento d ell'esercito. Il 30 maggio si associa alla "mozione" dei deputati Cortesi e G uerzoni che prevede l'obbligo per il ministro di presentare entro la fine della sessione parla mentare una proposta di ordinamento293. Il 1° giugno Fambri si sofferma sull'a rt.. 2 de lla proposta ministe riale riguardante il corpo d e i reali carabinieri 294, giudicando la loro paga bassa e poco a llettante. e consegue la diffi coltà di arruolamento che ostacola il ripristino de lle pe rdite che annua lmente il corpo subisce a causa d ei numerosi individui congeda ti, rifo rmati , morti e d espulsi. Ogni a nno una parte consistente d e i carabinieri cui scade la fe r1T1a non chie dono il rinnovo. TI reclutamento non riesce a supplire neppure alla metà delle perdite e si devono quindi adottare altri sistemi. Si potrebbe riassokJare i congedati offrendo un premio di raffe rma, ma soprattutto i carabinieri dovrebbero sceglie re - per quanto pos::;ibile - la sed e dove svolgere il servizio, e che non siano più trasferiti se non per motivi disciplinari. Il problema de i continui trasferime nti di sed e d ei carabinieri permarrà, nonostante l'assic urazione del ministro Govone di inte ressarsi della questione m ediante contatti con l'Arma: a ncor oggi, ad o ltre cent'anni da questo dibattito, i carabinie ri sono il corpo armato col maggio r indice di mobilità fra il persona le . Pambri propone inoltre di rende re meno rigide le disposizioni ch e regolano il matrimonio d e i carab inie ri, rammentando come un
29 3
Z94
lhid., p. 41. (bici., pp. 11-/46.
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uomo sposato non si lasci andare facilmente a leggerezze, e compia il proprio dovere con maggior setietà. Farnbri anali:cLa infine la situazione degli ufficiali infcriori295 venutasi a creare in seguito all'arruolamento indiscriminato - seppur dettato da esigenze oggettive - degli anni 1859-1861: solo una parte minoritaria ha raggiunto il grado cli capitano, mentre i restanti rimarranno luogotenenti ancora per molti anni, essendo stati riempiti i ruoli, in una condizione sconfortante e degradante. Spesso hanno una preparazione s uperficiale e inidonea, provenendo non dalle scuole militati, ma dalle truppe volontarie incorporate nell'esercito piemontese. Non sono previsti incatichi di un certo rilievo per gli uJlìciali subalterni - sottotenenti e luogotenenti - e Fambri si chiede: "Ora può /orse il paese, nelle presenti strettezze finanziarie, appagare questi bisogni e soddi..efare queste asr,irazinni r:hP. r,ur son o
legittime? No di certo: bi..mgna dirlo, e francamente. Riso,~na _finirla coll'antico sistema di creare numti gradi ed uffici non richiesti dalle nece.,:,ità del semizio, ma.falli /Jer dure -~fu.~<> all'avanzamento o /Je!!J!,Ù> />er soddi.~/ure /Jretese immoderate, <> solleticare le grandi ambizioni. Bisogna limitare i quadri e p,li avanzamenti ai bisottni delle istituzioni ,.196 .
Per far cessare questa deprecabile situazione, Fambri propone al ministro di concedere un premio di congedamento agli ufficiali subalte rni con almeno dieci anni di servizio, con la speranza di liberarsi di essi: l'alternativa è restare sotto le anni permanendo nel grado attuale per lunghi anni, aumentando lo scontento e il malessere esistente in loro. In estate il ministro Govone viene improvvisamente colpito da una gravissima malattia mentale che lo costringe alle dimissioni. Giovanni Lanza, presidente del consiglio, nomina suo successore sembra su segnalazione cli Alfonso La Marmora, tuttora il più influente personaggio nell'ambiente rnilitare 297 - Cesare Ricotti Magnani.
295 lhid., pp. 47-60. i% Ibid., p. 53. 297
GALLINARI, Le riforme militari.. ., p. 12.
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L'esercito che Kicotti è chiamato a dirige re ha una intelaiatura tenitoriale basata su 23 divis ioni , più due comandi autonomi di "città e fortezza " a Venezia e a Mantova ; in ogni provincia esiste un comando militare e numerosi comandi di piazza destinati a ufficiali anziani o inidonei a dirige re reparti attivi. La struttura organica è rappresentata da 80 reggimenti tra fanteria di linea e granatieri, su 4 hattaglioni, riuniti in 40 brigate; 19 reggimenti di cavalleria ognuno su 6 squadroni, 45 battaglioni di bersaglieri ,iuniti in 5 reggimenti; 5 reggimenti di a,tiglieria da campagna su 16 batterie; 3 reggimenti di a,tiglieria da piazza su 17 compagnie; un reggimento di pontieri. Ino ltre vi sono i carabinie ri, il corpo del genio, il corpo di amministrazione298. la dilTicile situazione finanzia,ia non pennette di tenere sotto le anni più di 160.000 uomini - esclusa l'arma dei c.:1rabinie1i - che provoca un'estrema debolezza delle unità tattiche fondamentali, come la compagnia e il battaglione, ma i a ranghi completi. Lo :-;cup pio della gucmt franco-prussiana evidenzia la c,isi orgarùzzativa dell'esercito, incapace d i assicurare la sollecita mobilitazione dell'annata che il re von-ebbe inviare in aiuto alla Frnncia; anche la prepara'.t'.ione del modesto contingente destinato a conquistate Roma incontra notevoli difficoltà299 . La folgo rante villoria prussiana a Sedan - 1 settembre 1870 - e il crollo della Francia in seguito alla resa della fortezza di Metz dove si era rifugiato parte dell'esercito, dimostra no all 'inte rn Europa la s uperiorità dell'esercito di kva su quello (li caserma, ed insegnano a n o n temere eccessivamente le mobilitazio ni estese ch e non sono servite a fermare l'invasore300. Le notizie provenienti dal fronte francese convincono Ricotti ad accellcrare la ristmtturazione, attuata non mediante un unico provvedimento legislativo , ma con una serie di modilìd1e sostanziali a precedenti leggi e col ricorso allo strumento più sbrigativo del regio decreto. Son o tre le scelte fondam e nta li su c ui s i basa l'ope ra di Ricotti 30 1: il mode ll o prussiano, adattalo ad esigenze e tradizioni tipiche dell'esercito italiano; la ferma breve estesa a tutti e integrata
298 1hid., p . 12. 299
MJ\.SSOI3R10 - ROCIIAT, JJreve storia ... , p . 85. ;m CEVA, Storia della società italiana ..., p. 88 . .SO i MASSOHR10 - ROCHAT, Breve storia ... , p . 86.
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dal volontariato di un anno; ~i:l reclutamento nazionale, non reputando idoneo all'Italia quello territoriale, basilare nell'ordinamento prussiano. ll reclutamento territoriale viene riiìutato dall'intera classe politica italiana: per quanto ti risulta, solo una voce si leverà durante le discussioni parlamentari, quella di Giuseppe Sirtori , che la ritiene utile per una ra pida mobilitazione e p e r l'addestramento iniziale delle reclute3°2. A poche settimane d alla sua nomina, il 13 novembre il nuo vo ministro present.a cinque decreti alla firma del sovrano, riguardanti essenzialme nte i tagli e le rid uzioni possihili3o3: - diminuzione da 25 a 16 divisioni territoriali; soppressione dei 69 comandi militari cli provincia ed istituzione di 45 comandi di clist retto militare ; riduzione degli organici degli ufficiali dello stato mag giore delle piazze adde tti ai comandi di fo1tezza; - riduzione de gli ufficiali generali da 153 a 126;
- articolazione del corpo dei bersaglieri in 10, anziché 5, reggim enti; - scioglimento del corpo del treno e riordinamento dei reggim enti di attiglie ria e del corpo :t.appatori del genio; - soppressione d el co11)0 di amministrazione e riordinamento degli ospedali militari e costituzione p resso di essi delle compagnie infermieri. Fondamentale in questo primo gruppo d i 1iforme è l'istituzione dei distretti militari ch e d iverranno il cardine di tutte le operazioni di reclutamento e mobilitazione, e ch e permangono tuttora dopo oltre cent'anni. Le funzioni affidate ai 45 distre tti sono logistiche, addestrative ed amministrative ed assorbono patte de lle competenze d ei reggimenti che p ossono concentrarsi su compili prettamente operativi. I distretti provvedono all'acklcstramento iniz iale delle reclute di prima categoria che vengono successivamente inviate ai reggimenti; soprattutto è delegato a loro l'intero addestramento della seconda categoria ch e svolge poche settimane di servi:t.io, ma
:wz F MINNITI, T'.Sercito e politica da Purta Pia alla Triplice II lleanza, Bonacci, Roma 1984, p. 27. 303 STEFAN I, La storia della dottrina ..., pp. 33 1-332.
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che intralcia notevo lme nte la normale a ttività d e i reggimenti. In caso di mobilitazione devono provved e re all'armamento dei richiamati e a l loro immediato invio a i reggimenti. Il nuovo sistema riclL1ce no tevolmente i te mpi della mobilitazione in quanto si fa in modo che i reggime nti non distino eccessivamente dal proprio distretto; è p er questo motivo che negli anni successivi si assisterà ad Lm au mento dei distretti militari, fino ad averne uno per prov incia. Sia il corpo dei bersaglieri - di cu i si è dello ampiamente nel capitolo 12 - sia l'artiglieria vengon o riorganizzati ognuno s u dieci reggimenti: Ricotti pensa cli assegnare, a l momento della mobilitazione , ad ognuno dei dieci corpi d'armata un reggime nto di bersaglie ri cd uno di artiglieria. Abolisce il corpo di amminis trazione, comprendente infermieri e pane ttieri , e istituisce 16 direzioni degli ospedali militari - una per ogni divisione territoriale - ponend o alle lo ro Jipendenze altrettante compagnie di infe rmieri militari3°4 . A dicembre il ministro presenta il progetto per il riordinamento generale del l'esercito che costituisce il fondamento di tutte le su e riforme e che va a sostituire la legge 20 m arzo 1854 su cui si basava ancorn il reclutame nto e il servizio militare. La s ucu.:ssiva discussione in Parlamento no n apporterà modifiche sostanziali agli elementi essenziali che si possono sintetizzare nei segu e nti punti: - riduzione de lla ferma, che non deve superare i quattro anni, in m o d o da a umentare il contingente annuo di prima categoria senza aggravio di spesa; - istituzione della "Milizia provincia le ", da usare sia come ausilio p er l'esercito permanente sia come difesa territoriale; - is tituzion e del volontaria to eh un anno a pagamento d estinato a lle classi benestanti e dal quale s i possono trarre gli ufficiali di complemento, categoria fino ad ora inesistente; - ab olizione della s urrogazione, ad eccezione cli quella del fratello, tendente ad estendere il più p ossib ile il servizio militare anche fra i ceti abbienti. Lo scopo di Ricotti è quello di ottenere - senza ulteriori spese - un aumento elci riservisti in modo eia schierare in guerra un eser-
304 GALLI NAHI ,
f.e riforme militari... , pp.
15- L7 .
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cito di prima linea di 300.000 uomini, pari a venti divis ioni di 15.000 uomini, costituire con la seconda categotia un rincalzo di 100-120.000 uomini, e formare un secondo esercilo con le classi più anziane della ptima categoria destinato al la difesa terrilorialc: ne l complesso bisogna riuscire a contare su circa 750.000 uo mini305 _ La discussione alla Carnera cd al Senato de lla proposta cli legge Ricolti dura alcuni mesi e regislra anche la partecipazione di Fambri, nonostante egli appaia meno combattivo ed appassionato del solilo. L' unico inte1v ento di un certo rilievo è del 19 g iugno 1871 riguardante l'isliluzionc del volontariato di un anno, "uno degli elementi fondamentali del sislema prussiano e uno de i cardini delle riforme da inlrodurre nei nostri ordini militari"3°6. Una simile innovazione , affe rma Fambri, deve essere attuata con idee chiare. In11a11zil.ullo vi deve essere un severo e:-;ame iniziale, seguito da un servizio che impegni continuamente il volontario, dato il poco tempo - 12 mes i - a disposizione. J•:gli ritiene opportuno che i volontari inizino il servizio a 17 oppure a 24 anni, cioè prima o dopo l'università in modo da non inte rro mpe re gli sludi. A suo parere sarebbe auspicabile attuare le condizioni esistenti in Prussia nella quale i g iovani volontari di un anno riescono a conciliare il se1vizio e fre quentare l' unive rsit.à: ma dimenlica di dire che l'ordinamento prussiano si basava s ul reclutamento regionale, rifiutato in quanto considerato non idoneo alla situazione italiana. L'istituto del volontariato di un anno dà la possibilità cli ritardare il servizio fino al 26° anno d 'elà per chi - o ltre a dimoslrare patticolari molivi di lavoro o d i studio - paghi una tassa di 2.000 lire. Il volontario presta servizio in un reggimento di sua sceila e può concludere l'anno con un esame di nomina a sergente o a sottotenente in congedo. Secondo Fambri il meccanismo dovrebbe assicurare sen za spesa i quadti infetiori, ma fallisce nel s uo scopo, poiché la borg hesia - privata della s urrogazio ne - ne sfrutta e ne
505 Tbi<l., pp. 17-18. ->06 A.P. Carnera. l)i,scussioni,
g iugno 187 1, pp. 3059-3060.
XI 0 k:gislarura , P sessione, tornata <ld 19
Paulo rambri da patriota a scrittore di opere militari
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esasp era solo g li asp etti di privilegio: oltre ad essere esen tati da molti servizi gravosi, quasi tutti i volo ntari non s uperano l'esame finale o preferiscono conge darsi da sottufficiali o caporali, convinti di corre re me no rischi in caso di g ue rra, un'ulte riore conferma del la scarsa volo ntà di servire il p roprio paese da parte dei celi mcdi italiaru307 . Dal comportame nto di Farnhri durante la discussione di una legge così impottante si può de durre solo una sua totale adesione a lla politica militare iniziata da Ricotti, confermata da un breve inte rvento nel quale egli plaude all'ope ra riformatrice che si sta attuando sul m odello prussiano, e ahh a ndo nando per sempre il mode llo francese, nonostante vi sia qu alcuno - il riferimento è a La Marm ora, strenuo difensore clcll'orcliname nlo del 1854 - che continui a farlo 308 . Il progeno - votato al Senato il 22 marzo 1871 - viene approvato definitivamente il 19 luglio, dopo un dibattito impegnativo che no n ne alte ra le linee essen ziali, e diventa la legge n . 349 pubblicata nella "Gazzetta Ufficiale" del 24 s uccessivo3°9. Mentre procede l'iter parlamentare della legge, Ricotti riordina le formazioni organiche di pace e di gue rra me diante nove regi decreti , firmati dal sovrano fra marzo e n ovcmbre 310 : - riordino dei reggimenli di fanteria, fissati ad 80, ognuno su 3 battaglioni di 4 compagnie, più un deposito, con una diminuzione dei battaglioni da _:;20 a 240; a umento d e lle compagnie distrettuali per l'istruzio ne degli uomini cli seconda categoria - 250.000 circa da ordinare in caso di guerra in 160 battaglioni su 6 compagnie ciascuno; - trasformazione di 6 reggime nti granatie ri in altrettanti cli fantelia; rimangono solo i due reggimenti Granatieri di Sarde!!,na; - fissala a 160.000 uomini la forza complessiva in tempo di
3o7 CF.VA, Storia della società italiana ... , pp. 90-91; MASSOBRIO ROCHAT, Breve storia ... , pp. 88-89. 308 A.P. Camera . /Jiscussioni, X J0 legislatma, F session e, torn::it~1 de l 19 giug no 1871, r- 51 10. 309 STEPANI, La storia della doUrina ..., p. 333. ] IO Ibic..l ., p . 332.
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pace, esclusi carabinieri, moschettieri, istituti, corpo dei veteranj ed invalidi; - nuovo quadro o rganico del person ale del ministero d ella gu erra; - costituzione cli un nuovo reggimento di cavalleria - 20° Roma - e o rdinamento dei 20 reggimenti , ognuno su 6 squadroni ed un deposito - trasformate 1O compagnie cli artiglieria da piazza e 2 batterie di artiglieria a cavallo in 12 batterie da battaglia, elevando ne così il totale a 90, per un totale di 720 hocche da fuoco; - formazione d ella milizia mob ile per un totale di 960 compag nie di fanteria di linea, 60 compagnie bersaglieri, 10 comp agnie del genio zappatori; - costituzio n e di appositi reparti d'ìstm zione per l'addestramento de i sottufficiali. Importante il riordiname nto dei reggimenti cli fanteria che, nonostante perdano un battaglione, mantengono la forza complessiva, ottenendo un duplice vantaggio: il battaglione raggiunge la consistenza numerica - da 404 uomini in pace a 99:5 in guerra ritenuta idonea a ma novrare e ffi cacemente, e si ha un ris parmio d i ufficiali da destinare ai distretti militari3 11 . Le riforme iniziate d al dinamico ministro provocan o un incremento nella pubblicazione di opuscoli, saggi, a rticoli s ul modo di organizzare la difesa permane nte e d i riformare la legge d i reclutame nto: g li anni 1870-73 sono forse g li anni più prolifici riguardo la pubblicistica militare3 12 . Nel 1871 esce il primo volume sulla guerra franco-prussiana ad o pera del maggiore Niccola Marselli , che si impone come il massimo teorico militare italiano. Nella sua opera - completata l'anno successivo 313 - Marselli appoggia le idee di Ricotti e chiede esplici-
3ll GALLINAHI , I.e r[(orme militari... , pp. 18-19. 3 12 MTNNITI , Esercito e politica ..., pp. 16-17. 313 N. MARSEW, Gli avvenimenti del 1870-71 . Studio politico e militare, Locschcr, Torino-Roma-Firenze, 1871 -72. Niccola (o Nicola) Marselli nasce a Napoli il 5 novemhre 1832 e muore a Roma il 26 aprilc 1899. A dicci anni entra ne ll 'accademia della Num:iatdla. Nominato alfiere del genio nel 1850,
Paulo Fambri da patriota a scrittore di opere militari
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tame nte l'applicazione in Italia de lle lince principali de ll'ordinamento prussiano , ma non i suoi aspetti secondari, ricordando ch e k differen7.e ne lla struttura sociale e politica n on consentono cli applicare un servizio militare universale314 . Sulla "Nuova Antologia" appare poi un saggio a firma C.F., in realtà o pera di Farnbri e <li Clemente Corte, intitolato Le riforme militari e la legp,e del 19 lugliu 18713 15 . Lo scritto, di natura divulgativa, riassume le riforme altuate da Ricotti fino ad o ra e non aggiunge alcun elemento nuovo a qu anto è già stato detto. Verrà risla mpato come premessa ad un importante volume intitolato Relazioni alla Camera dei deputati Clemente Corte e Paulo Fambri sui tre progetti di legge presentati dal ministro delta guerra nella tornata del 15 gennaio 1877' 16. I Lre progetti di legge consolidano e perfezionano l'inlera intelaiatu ra ordinativa ccl ore:-inica dell'apparato milita re, conferendole un aspetto definitivo. Farnbri entra a far parte d ella giunla governativa che elabora i progelli di legge riguarda nti il ministero della gu erra, pn:,,bahilme n-
passa nel wrpo del genio clell'<.:sercito italiano col grado di capitano nd 1860. Partecipa a lla guen-a ciel 1866 e l'a nno dopo è; insegnate di storia generale e militare ne ll a neonata scuola di guerr.1. Nd 187 1 viene trnsforito ne l corpo di stato maggiore. Tra il 1882 e il 1884 comanda, da colonnello, il 1° e il 4° reggime nto fa nteria, da gene ra le vie ne chiamato all'incarico d i sottosegn.:tario di stato p resso il ministro Ricotti, pe r po i prosegu ire la sua ca rTie rn presso grandi coman d i operativi. Deputato dal 1874 in poi per c inque legislature, scrive numerosi scritti di argome nto militare e per 11n certo periodo diJige an che la "Hivista Militare italia na". La Slla opera fondame ntale rimane l.a guerra e la sua storia. Famhri recensisce il secondo volume dell'opern cli Marselli sulla guerra franco-prnssiana in I.a critica militare e la storica, "Nuova Anto logia" (ottohre 1871), pp. 364-375. 3 1/4 GOOCH, lisercito, statu ... , p . 47 . .rn C. CO lffF. - P. FAMBm , /,e riforme militari e la legge del 19 luRliO 1871, "Nuova Antologia" (sette mbre 1871), pp. 82- 116; incompleta l'indicazione che atlribuisce il saggio al solo Famhri contenu ta in M INNITI, Esercito e politica ..., p. 201. 3 16 c. CORTE- P. FAMBfil, Relazioni a/la Camera dei deputati Clemente
Curie e Paulo Farnbri sui tre progetti di legge presentali dal ministro della guerra nella tornata del 15 gennaio IH72, Eredi Botta, Homa 1873, pp. ITl-XXXV.
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Federico é',up,fielrno Mariani
te il 27 novembre 1871 con l'inizio della 2° sessione d ella XT 0 legislatura: rimane il dubbio che ne abbia fatto p arte anche durnnte la 1~ sessione e ciò spieghe re bbe la scarsa partecipa:t.ion c al dibattito riguardo la legge approvata il 19 luglio. Oltre a lui, ne fanno patte i deputati: Be rtolè Vialc31 7, 11onuso, Corte, Cosenz318, Farini, Giani, Giudici, Malenchini, Murini, Tasca. Il ministro abbandona momentaneamente, l'utilizzo dei decreti e decide di presentare in aula i tre progetti319, forse galvanizzato dalla inaspettata abilità dimostrata nel far fronte ai dibattiti parlamentari. È probabile che con 4uesta decisione Ricotti voglia anche sottolineare il carattere politico delle principali decisioni riguardanti l'ese rcito , me diante un provvedimento legislativo che eviti riforme parziali e fornisca un indirizzo omogeneo 320. li ptimo disegno di legge 1iguarda l'"Orclinamcnto dell'Esercito e dei servizi dipendenti dall'Anuninistrazione della guerra" e viene presentato e illustrato il 15 o ttobre 187 2 dal re latore Clemente Corte321 . In sostanza vengono conferm ate le riforme di carattere o rganico già adottate coi recenti provvedimenti, m a il p rogetto affronterà un lungo percorso parlamentare. La commission e d i cui fa parte Fambri apporta alcune modifiche al testo originario ch e
3 17 Etlore ilertolè Viale, nato nd 1829 e morto nel 1892, i;: intendente generale duranl<: la gu erra del 1866. Dt:putato dal 1867 al 1880 t: senatore dal 1882, è designato ministro dell a guerra in dut: periodi c1itici, ma importanti pt:r l'esercito italiano: dal 1867 al 1869, e dal 1887 al 1891. (STEPANl , I.a storia della dottrina .. ., p. 233). 318 Enrico Cost:nz, nato nel 1820 e morto nel 1898, esce ne l 1810 dal collegio della Nunzialdla cli Na poli col g rado di alfiere cl'attiglie ria. Nel 1848 lascia il se1vizio pe r seguirt: Guglielmo Pepe a Venezia, dove raggiunge il g rado di colonnello. Nel 1859 o rganizza e co manda il 1° reggime nto Cacciatori delle Alpi; l'anno dopo porla rinforzi a Garibaldi in Sicilia . In seguito è a capo della 16° d ivisio ne di Napoli. Nel 1866 comanda la 6° divisione, nel 1870 I' 11 ° e poi la divisione militare di !{orna. Nel 1877 ha il comando del I0 corpo d'armata e dal 1882 al 1893 è il primo capo di stato maggiore d ell 'esercito. Dcpulalo dalla VTl 0 a ll' Xl0 legislatura , ne l 187.i vie ne nominato senatore. (STEPANI , La storia della dottrina ... , p. 344). -~ 19 A .P. Camera. U ocurnenti, XI 0 le gislatura , 2• session e, 187 1- 1873, s tampato n . 53. 3ZO CìAllINARI, Le riforme militari.. ., p. 20. :m CORTE - rAMBRI , Relazioni alla Camera ..., pp. 1-30.
Puulo Famhri da patriota a scrittore di o/Jere militari
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viene presentato dal ministro alla Camera il 5 febbraio 1873; il 10 marzo inizia la discussione che lo vede inte rvenire a difesa della proposta legislativa. Il progetto passa quindi al Senato e viene approvato solo il 30 settembre 1873, diventando la legge n. 1591. In questo disegno di legge la struttura centrale dell 'esercito comprende quattro comitati d 'arma - d 'artiglieria e genio, dell 'arma dei carabinieri , delle armi di linea, d ella sanità - , organi consultivi che si occupano di problemi riguardanti le armi specifiche. Ispirandosi a l "Grande Stato Maggiore" prussiano, viene creato il "Comitato di Stato Maggiore Generale" d1e il governo può interpellare s ulle grandi questioni militari e destinato n elle intenzioni a diventare punto di collegamento e di confronto tra gli alti comandi, i comitati d 'arma e il ministro. L'artico lazione dell'esercito in tempo di pace risulta perciò essere la seguente: - arma d'artjglieria: uno stato maggiore, 10 reggimenti d 'artiglieria d a campagna e 4 da fortezza, quest'ultimi da costituirsi in tempi successivi; - arma del genio: uno stato maggiore, 2 reggimenti ognuno s u uno stato maggiore, 4 compagnie pontie,i, 15 compagnie zappatori , 3 compagnie del treno, un deposito; - fanteria di linea: 80 reggimenti, ognuno formato da uno stato magg iore, 3 battaglioni a 4 compagnie, un deposito; - bersaglieri: 10 reggimenti, ognuno composto da uno stato maggiore, 4 battaglioni a 4 compagnie, un deposito; - arma di cavalleria: 20 reggimenti, ognuno composto da uno stato maggiore, 6 squadroni, un deposito ; - amu de i carabinieri: 11 legioni territoriali e una legione aJlicvi; ed ino ltre: - corpo invalidi e veterani, corpo sanitario, corpo del commissariato militare, corpo contabile militare, corpo veterinario militare. Le tabelle organiche annesse a lla legge prevedono una forza totale in te mpo di pace di circa 12.000 ufficiali e 185.000 sottufficiali e truppa. Viene istituzionalizzata la creazione di compagnie alpine, già prevista con un reale decreto del 15 ottobre 1872322, da uti-
322 STEFANl, Lu ~furia della dottrina ..., p . 3.'33, GALLINARI, Le riforme
militari.. ., p. 2 1.
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lizzarsi nella difesa di tutto l'arco montano italiano, ma diretto soprattutto a contrastare l'ostilità e le intenzioni bellicose della Francia. Per gli alpini viene adottato eccezionalmente il reclutamento territoriale: provengono tutti dalla fascia alpina e prealpina - più alcune zone appenniniche -, prestano se1vizio in blocchi omogenei, in modo ch e una compagnia riunisca individui della stessa zona, ed in genere sono s tanziati nelle terre di origine. L'adottare questo sistema d eriva soprattutto dalla convenienza di impiegare uomini abituati alla montagna e conoscitori dei posti 323 . Un articolo della legge assimila agli altri ufficiali i medici, i veterinari, i commissari d 'intendenza, i contabili, fino ad allora in uno stato intermedio tra il militare cd il civile. È un provvedimento che assicura maggiore compattezza e funzionalità ai vari se1vizi dipendenti dai comitati di divisione, anche se provoca un ce1to malumore negli uftìciali d elle varie armi che non ritengono giusto essere e<.juiparati in grado e carriera a individui non destinati alla prima linea324 . Il secondo progetto riguarda la "Circoscrizione militare territoriale del regno", e viene presentato anch'esso il 15 ottobre 1872 da Clemente Corte325 , subendo il medesimo percorso parlamentare: il 30 settembre 1873 viene approvato diventando la legge n. 1592. TI territorio del regno viene diviso in 7 comandi generali, 16 comandi
3 z3
Non 1iteniamo a questo propos ito di avvalorare per questo p eriodo iniziale la tesi avanzata da Hochat che lo sviluppo degli alpini viene incoragg iato da u na ragione prettamente politica: "Le zone di reclutamento alpino sono tutte saldamente conservatrici, catto lich e e monarchiche, caratterizzate da una piccola proprietà contadina poverissima, ma incapace di ribellarsi. Il Cuneese, la Valle e.l 'Aos ta , la Valtellina, il Tre ntino, il Cadore, il Friuli, le prealpi venete forniscono così una serie di solidi battaglioni, buoni per la difesa dei confini come per la repressione antiopera ia (e infatti ne vengono schie rati anch e a Milano e Torino), cui la classe dirigente italiana dedica sempre molta atten zione". Questa spiegnione - riportata in MASSOBl{IO - HOCHAT, Rreve storia ... , pp. 94-95 - può essere accettata solo per il pe riodo successivo quando il corpo assume una propria identità e la classe dirigente capisce l'impo rtanza di avere a disposizione elementi di sicura affidabilità. 3 24 <,ALLINART, [e riforme militari..., p. 21. 325 CORTE - fAMI3RI, Relazioni alla Camera ... , pp. 121-128.
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di divisione territoriale, e vengono aumentati a 62 i comandi di distretto militare. Il tef'LO progetto conclude le grandi riforme attuate da Ricotti e riguarda "Stipendi ed assegnamenti fissi degli ufficiali della truppa e degli impiegati dipendenti dall'amministrazione della guerra"; viene presentato il 30 novembre 1872 e relatore è Farnbri 326 . L'annessa relazione è quasi certamente scrilla da lui e costituisce un volume di ben 401 pagine che '.'fa tale di cui non si era mai avuto esem/JÙJ, né se n 'ehhero /Jiù ... l /)()lmoni tisici ne criticarono, fors 'unco ne derisero la mole; ma i
polmoni sani e robusti che amino rifarsi con una larga boccata d 'aria di modernità, di orip,inalità, di cose e di forme geniali, potranno molto utilmente ricercare quella relaz ione'327 .
Non concordiamo con questa affermazione, dettata da un ammirazione postuma per l'autore tendente ad esaltarne ac,itica mente l'opera. Il volume analizza fin troppo dellagliatarnente l'argomento degli stipendi militari, considerando non solo la situazione italiana, ma anche <]uella esistente in quasi tutti i paesi europei, utilizzando decine di tabelle e specchi che ne fanno un'opera per specialisti, risultando eccessivamente prolissa per i non iniziati. Fambri vi ha s icuramente profuso molti mesi d i lavoro, al fine di presentare un'opera che spieghi i modesti a umenti concessi agli uftìciali. La patte più interessante per la nostra trallazione risulla l'introduzione nella quale affronta il tanto dibattuto proble ma delle spese militari che condizionano direttamente la retribuzione dei militari. Dopo aver analizzato e confrontato tra loro le spese militari dei paes i europe i, compila una tabella 328 , riferita all'anno 1864-65, con le spese militari e la percentuale di incidenza sul bilancio dello stato, riport:-1to nella seconda colonna (tabella n. 4) che riteniamo utile riprodurre.
:i26 A .P. Camera . Documenti, X T0 legisl;:itur;:i, 2~ sessione, 187 1- 1873,
s larnpalo n . 53-c. 327 MAKIO'ITI,
Commemoruzione... , p. 10. 328 C. CORTF., P. FAMHRI , Relaz ioni alla Camera ... , Il parte, p. 10.
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Tabella n . /4 STATI
Franc ia Gran Or<..:Lag n a Russia Italia Austria Prussia Spagna Turchia Paesi Bass i Svezia Odgio B aviera Annover
HILANCIO
2.081.000.000 1.661.500.000 1.520.374.056 87;;.635.606 860.000.000 557.2 16.906 397.500.000 234.632. 500 217.030.959 179.687.500 151.375.000 116.000.000 76.767.600
SPESE MHJTARI
PR< )PORZIONE ALLA CTPRA DEL BIL/\ NCTO
392.000.000 360.000.000 5 11.090.656 192.406. 102 225.000.000 152.723.275 lLU00.000 82. 131.250 26.617.500 52.935.650 35.000.000 28.537.500 10.027.000
19% 22% 33% 22% 38% 28% 28% 35% 12% 30%> 23% 2/4% 14%
Fambri ammen e, utilizza ndo un recente studio del generale Brialmont, che negli ultimi anni le spese militari in Europa stanno aume ntando, tranne in Italia e in Belgio dove sono scese al d i sollo de l venti pe r cento dei bilancio statale. Il prohle ma vero consiste ne l saper mantenere un esercito sul piede di pace senza sprechi, agendo soprattutto s ui quadri - ufficiali e sottufficiali - che devono essere di una certa consiste n7.a numerica: in caso di guerra i ruo li ve rre bbero riempiti dai ric hiamati senza eccessivo bisogn o di nuovi quadri 329 . La discussione alla C:amera del progetto inizia il 25 marzo 1873 e il 28 viene approvato dall'assemblea e inviato a l Senato dove re latore è Luigi Mezzacapo. ll 16 g iugno v ie ne approvato con moditìch e dall'assemblea, annullando di fatto la precede nte decisione della Came ra e re ndendo necessario un nuovo iter parlamentare. Fambri relaziona il 20 giugno, ma l'imminente fine de lla sessione parlamentare e le mo difiche introdotte dal Senato, inducon o il ministro a non ripresenta re la legge. Il 22 novembre il medesimo
329 Ibid., Il parte, pp. 14-16.
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progetto viene ripresentato alla Camera3-'SO e il 29 Fambri - per la terza volta - svolge la funzione di relatore. Nel mese di dicembre la propos ta riesce ad essere discussa ed approvata alla Camera, mentre a l Senalo è Enrico Cosenza fungere da relatore. Il 2 marzo 1874 il progetto viene definitivamente approvato senza ulteriori modifiche, e diventerà la legge 19 marzo 187'1 n . 1857-'13 1. L'essere il relatore per ben tre volte di una legge importante e l'avere compilato gli studi preparatori lo rende un personaggio con sideralo nelle aule parlamentari. La sua ope ra all'interno della commissione è stata sicuramente impottante - al pari di altri me mbri competenti come Bettolè Viale, Cose nz e Cotte - anche se il me,ito delle riforme andrà al ministro Ricotti. È un'esperie nza che comunque lo situa fra la ristretta cerchia di persone che hanno la responsabililà di fornire al paese l'intelaiatura sulla quale s i baserà l'esercito, seppur con accrescimenti s u ccessivi, almeno s ino alla
prima guerra mondiale. L'attività parlamentare e la presunzione di avere una riconferma plehiscitaria gli fanno trascurare la campagna elettorale e nelle e lezioni de11'8 e 15 novembre 187'1 viene sconfitto. Rimarrà lontano dal Pa rlamento per un biennio fìno al 5 novembre 1876 quando viene eletto a Porlogruaro, abbandonando il collegio Venezia Il, forse amareggiato dalla sua precedente bocciatura332. Pattecipa alla stesura dell'ultima impattante legge ricottia na sul reclutamento e sul servizio militare che modifica la legge del 19 luglio 1871 estendendo ancor più l'obbligo del servizio. Presentata poco prima delle elezioni, non riesce ad essere discussa; ripresenlala viene approvata divenendo la legge 7 giugno 1875, n. 25323 33. La legge abolisce del tutto l'affrnncazione, cioè la possibilità di passare dalla prima alla seconda catego,ia mediante il pagamento di una somma; istituisce una terza categoria nella quale vengono
330 A.I'. Camera. /.Jocumenti, XI 0 legi slatura, Y sessione, 1873- 1874, stampato n. 19-a. 33l TI percorso parlamentare della legge è in Indice generale degli atti
parlamentari (1848-1897), Roma 1898. 332 Ibid. ; il Parlamento italiano, IV, Nuova CEI, Milano 1989, p. 514. 333 STEFANl , /,a storia della dottrina ..., p . 333.
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iscritti tutti i cittadini fisicamente idonei non insetiti nelle precedenti categorie per motivi di famiglia o di carattere sociale; estende gli obblighi del servizio sino al 39° anno d'età; riduce la durata della ferma a cinque anni pe r la cavalleria e a tre p e r Lulte le altre anni, in reallà già raggiunta con l'anticipo elci congedamenti. L'esercilo viene articolato - in Lempo di guerra - s u tre linee: la prima linea, o esercito attivo o di campagna, composta dalle classi in servizio alle armi e dai congedati più g iovani; la seconda linea, o milizia mobile, formata da risetvisti meno giovani e destinata ad operare come rincalzo dell'esercito attivo; la terza linea, o milizia territoriale, costituita dalle classi più anziane, destinata alla sicurezza interna , subentrando alla vecchia guardia nazionale e alla milizia provinciale, prevista dalla legge del 1871 , ma rimasta sulla carta33 4. Lo spirito pratico di Ricotti si esplicit_a anche nell'ammoderna mento dei mezzi, nei programmi di fortilìcazione, e persino n ella razionalizzazione delle divise, ma che purtroppo non poss iamo affrontare compiutamente. Ci preme sottolineare due episodi che rivelano la massima atlenzione nel rispettare i rigidi limiti finanziari e la praticità insita nel personaggio. Nel 1874 non esita a cambiare da turchino a nero il colore dei guanti dei b e rsaglieri quando s i accorge che quelli neri costano meno e durano di più. Nel 1872 inizia ad introdurre uniformi di foggia analoga per le varie armi, e abolisce le mostrine della fanteria, sostituite dalla stellette che in breve tempo diverranno - anche dopo la re introduzione delle mostrine - il segno distintivo della condizione militare335. Fambri non ha la possibilità di dare il suo contributo durante gli ultirni sedici mesi d el ministero Ricotti, ma continua ad occuparsi di questioni militari, intensificando la sua attività le tteraria. Nel maggio 1875 pubblica un breve saggio336 nel quale intende riassumere le novità introdotte dalle leggi approvate recentemente , in realtà riproponendo senza ulteriori elaborazioni le idee espresse in
4
:n GALLIN/\RT, Le riforme militari..., pp. 22-24; STEr/\NT, la storia della dvttrina ..., pp. 288-289.
335 GAllINARI, Le riforme militari..., p. 25. 356 P. FAMBR1, /,a società e la chiesa. A proposito della nuova legge d i reclutamento, "Nuova Antologia" (maggio 1875), pp. 135-171.
l'auto Fa mbri da patriota a scrittore di oJ,ere militari
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precede n za nell'introduzione al volume cu rato assieme a Cleme nte Crnt c. Lo soitto simboleggia la tìne de lla s ua profic ua attivitiì' parlamentare. Allorquando tornerà alla Camera , s iederà sul banchi de ll'opposizio ne, poiché a gove rnare è la s inistra, in seguito alla "rivoluz ione parlamentare" che il 18 marzo 1876 fa cadere il governo Minghetti ; nonostante la foga oratoria e l'an .ivismo non venga no me no, è consapevole che si è ch iuso un ciclo e sa che un governo formato da uo mini della sini stra difficilme nte lo chiamerà a far parte della commissio ne de l ministero della guerra.
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CAPITOLO 14 NUOVI STRUMENTI DI GUERRA: IL FUCILE A RETROCARICA , LA FERROVIA, LE NAVI CORAZZATE, L'INGEGNERIA MILITARE
Negli anni sessanta e settanta i responsabili della difesa italiana non hanno solo il compito di creare un esercito nazionale , ma anch e dotarlo dei nuovi strumenti bellici. La sanguinosa guerra civile americana - combattulasi nel pe riodo 1861-65 - è considerata dagli storici il primo conflitto moderno, in quanto presenta delle cara tteristiche anìni alle g uerre che h anno scon volto il mondo nella prit11a metà del 20° secolo , 1na che non vennero :1mdizz:-i te dag li osservatori di allora. Il massimo storico italiano di quesla guerra commenta amaramente: "Il mondo (e specialmente l'Europa) seppero imparare ben p oco dalla tragica e terribile esperienz a americana. Anche gli insegnamenti bellici andarono in gran parte perduti: nulla fu appreso circa la mobilitazione militare e industriale di tutte le risorse di un grande popolo ai fini della vittoria; nulla circa l'uso del blocco navale su larga scala e la resistenz a ad esso; nulla soprattutto circa la rivoluz ione tattica generata dall'avvento del ji.Jcile rigato: in questo campo l'incapacità a imparare, generata sia da ig noranza che da presunz ione, raggiunse un livello inaudito ,fx'>7 .
Una certa sottovaluta'.l.ione s i è notat,1 anche negli scritti di Fambri riguardanti i volontari americani, ma riteniamo ch e sia da considerare anche l'igno ra nza derivata fo rse da una scarsa conoscenza degli avvenimenti. Nonostante q ueste carenze, fambri riconosce la supe riorità di alcune innovazioni tecniche, come la d efinitiva consacrnione elci fu cile rigato, e una particolare a tte nzione
.H7 R. UJRAG HT, Storia della f?Uerra ciuile americana, Hizzo li, Milano
1994, pp. 1279-1280.
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per le armi a ripetizione come l'Tlenry e lo Spen cer, d iretti prcùecessori ù el Winchester 66 m itizzato dalla filmografia western; non compre nde invece l'importanza d i un nuovo strumento di mo rte che fa ora la sua timida comparsa, ma diverrà t1istemente famoso nella Grande gue rra: la mitragliatrice. "Il fu cile rigato viene inventa lo probabilmente g ià nd XVI1 ° sec., quando si scopre c he l'imprimere a lla palla un mov ime n to rotatorio s piraliforme rniglio ra la penetrazione e la stabilizzazio ne n ell'aria , a ume ntando d i conseguenza la precisio ne nel tiro. La parte interna della canna vie ne q uind i lavorata con solchi in rilievo d i forma più o meno elicoidale. Agli inizi del XVIII 0 sec. solo alcuni repa,ti cli cavalleria e di truppe specia li vengono dotate di fu cili a canna rigata, me ntre cominciano a diffondersi fra le tru ppe di fan teria clurnnte la gue rra cli successione austriaca ( 1740-1748)338 . Occorre più di un secolo affinché il fuci le rigato si imponga de finitivamente negli eserciti, assieme a lla lenta evoluzione della ca1tuccia - in ventata da Gustavo Ado lfo di Svezia durante la gue t1'a dei Tre nt'anni - che assume l'aspetto attuale grazie all'inven zione de l francese Ho uille r che ne l 1846 progella un revolver che spara mu nizio n i con bossolo mctallico339 . La necessità di a umentare la cele rità del tiro porta alla creazione di cartucce affidabili e ai primi fucili a re troc-arica, ne i quali il sistema di caricame nto avviene dalla c ulatta e no n più d alla bocca d ella canna, una vera rivoluzione che avviene poco dopo la metà del secolo, impo nendo a tulli g li eserciti un celere rinnovo dei propri arsenali c he dipende strellame nte d alle capacità industriali e tecniche possedute da u na nazione. In llalia - dove l'industria li7.zazio ne è agli inizi - la fabbricazione cli armi del neonato regno ~i concentra in tre stabilimenti govern ativi dislocati a Torino, Brescia e Torre Annunziata. Il lavoro è ancora d i tipo a,tigianale in q uanto si preferisce mante nere l'ingente manod opera d is ponibile con un regime sa la riale conte nuto a fro nte d e ll'ingente s pesa n ecessaria pe r una ristrutturazione e
538 MASINI - RO'l'/\SSO, Dall'arcbibug io al Kalasbnikuv, pp. 159-160. W) G. ROTASSO - M.RllrFO, L'armamento individuale dell'esercito ilaliano dal 1861 al /943, lJSSME, Roma 1995, pp. ;12-37.
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u n 'ammodernamento dei macchinari. Solo ne lla seconda me tà degli ann i sessanta inizia una decisa trasformazione per giungere alla costruzione in serie d e lle parti componenti l'arma. Vengono migliorate le tecniche di fusione e nel 1865-66 è possibile la costruzione delle prime canne in acciaio , dotate di una maggiore resistenza e durata, attenuando la d ipendenza dai paesi tedeschi 340 . L'esercito italiano mantiene fino a lla metà degli anni sessanta un arm ame nto e terogeneo dovuto a situaLioni oggettive verificatesi durante la seconda guetTa d 'indipendenza. Nel 1860 viene adottata come arm a d 'ordinanza dell'armata sard a un fucile derivato dal modello 184/i cotto cui vengono appo1tate alcune mo difiche, in particolare la rigatura della canna . Fino a questa data sono i bersaglieri gli unici a possedere un 'arma a canna rigata , la carabina modello 1856. L'esercito distribuisce un gran numero di fucili con caratteristiche diverse cJj cui il Piemonte fa incclt.a nel 1859, soprattutto in Francia, da destinare essenzialmente all'equipaggiamento dei corpi volontari. Questo stato di cose si unisce a ll a ristrutturazione delle fabbriche di armi esistenti negli stati preunitari e che porterà alla concenlraLionc nei Lrc soli centri citati precedentemente e controllati direttam enti dallo s tato. La s ituaLione provoca gravi conseguenze ne lla campagna del 1866, n e lla quale parte dell'esercito è ancora e quipaggiato con armi cli vecchio tipo ad avanca1ica, me ntre i principali stati e uropei - come Austria, Prussia e Francia - h anno provveduto da tempo all'anunoclernamento dei propri arsenali, passando ai fu cili a retrocarica dotati e.li maggior celerità cli tiro. L'esercito ita liano - a cau sa della cronica ristre ttezza d i fondi - prende in con siclera7,ione solo nel 1867 un sistema a retrocarica inve ntato e p roposto e.la Salvatore Carcano che propone la trasformazione de lle vecchie armi. Pe r sottolineare il ritardo italiano, s i p e ns i c he l'esercito p russiano è il pri mo al m ondo ad essere dotato dei nuovi fucili a retrocarica fin da l 1848, un arma inventata nel 1828 da Joh ann Niko la us Von Dreyse341 . Nel 1866 viene nominata dal ministero d ella guerra una
YIO
Ib id., pp. 27-28.
141 Il.Jid., p.
14.
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commission e ch e decide di trasformare i fucili modello 1860 m ediante il sistema inventato d a Carcano. La d ecisione è quas i obbligata considerale le ristre ttezze finanziarie: mentre la trasform azione costa 10 lire, per un fu cile modello 1860 - oramai supe rato - occorro no 43,50 lire, pe r non parlare di un'arma a re trocarica i c ui prezzi di costrnzione sono superiori di a lmeno un terzo. La priorità viene data alla fanteria e solo tra il 1870 e il 1871 la trasformazione riguarded le armi cli carabinieri cd a1tiglie rfH 2 _ La commissione incaricata di esaminare i vari modelli cli fucile decide di adottare un fucile a ripetizione, il primo di una certa affidabilità costruito in Europa, op era dell 'arm aiolo svizzero Federico Vetterli. Indicato com e Vetterli modello 1870, viene scelto come a rma d 'ordinanza dell'esercito. Si ritiene tuttavia opportuno non adottare il sistema a ripetizione, in quanto il congegno di alimenta:-:ionc del caricatore è assai d elicato. D 'alti-a parte anche altri si.ali, com e Francia e Germania , continuano ad usare armi monocolpo; lo stesso esercito am e ricano ha come fucile d 'ordinanza un'arma s imile, lo springfield-A llin m odello 1866; rimasto in servizio fino al 1892~43_ Il Vetterli, con s uccessive modifiche , rima rrà l'arma d 'ordinanza dell'esercito italiano sino all'introdu:,:ione del fucile modello 1891. Della commissio ne incarica ta di esaminare i vari m o delli di fucile fanno parte il generale l{ico t:ti e Fambri. Esistono due volumi di verbali relativi ai periodi 6 giu gno-10 lug lio 1867 il primo, e 13-18 maggio 1871 il secondo, ma no n vi sono contenute discussioni riguardanti le armi 344 . La commissio ne se ne occupa probabilmente ne l biennio 1868-69, ma di questo periodo non siamo riusciti a rintra cciare alcuna documentazione se non una lettera di Ricolli il quale avvisa Farnbri che non s i è ritenuto o ppo1tuno accettare le sue proposte relative alla trasformaz ione a re trocarica cli 30.000
3'1 2
Ibicl., pp. 7-20. Ibiù ., pp . 85-86. Durante la battaglia d i T.ittle Hig Horn - giugno 1876 nella qu ale viene sterminato il 7° reggimento cavalleria con a capo il colonnello (;.eorge i\.Custer, numerosi gu errieri Sioux so no dotati cli moderni fu cili a ripetizione Wincbesterche la cavalleria a mericana non riceverà mai. 344 ACS, G:trle Paulo Fambri, b . 2 1, fase. I 7, n.n. 343
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fucili ad o ttando il sistema Terssen 345 , motivan dole n el m odo seguente: "1 °. Le armi di nuova .fabbricaz ione sono notevolmente superiori a quelle trasformate. 2 °. il tempo richiesto dalle nostre fabbriche d 'armi per ridurre 3 0 m ila .fucili al sistema Terssen sarebbe maggiore od almeno uguale a quello richiesto per costruire up,ual numero d 'armi nuove . .1°. La diversità di spesa per un'arma nuova di ottimo servigio e quella trasformata 'J'erssen di mediocre servigio risulterebbe di circa lire 30, ma devesi notare che costnwndo le armi nuove rimangono le vecchie, le quali trasformate a retrocanca col sistenw da noi adottato ed una spesa di lire 11 circa per arma costituiscono una riserva d 'armi le quali se non perfette utilissime e che saranno certamente di grande risorsa per lo stato per molti anni
ancora '046 .
La p a rtecip azione a i · lavori della commissio n e fa n ascere in Fambri un certo interesse per le armi da fuoco, a nche se e gli no n dimentica la p assione, coltivata per tutta la vita, per Jc armj b ianche, sciabola e Iìoretto in particolare. Mancano ulteriori prove relative a questo campo di interesse. La s ua unica pubblicazione è u n breve intervento in un volu m e collettivo e dito p er l'Esposizione naziona le svoltasi a Milano ne l 1881, nel quale rivela comunque una discre ta competenza in m a te ria 347 . In q uesto scritto Fambri non rinuncia ad eviden zia re - con u na certa com piacenza - la bontà della scelta, operata dalla commissione di c ui faceva parte, di ado tlan.: il Vetterli, in qua nto rispond cnlc ai requisiti che un fu cile di fanteria deve possede re per assolvere nu merosi compiti. Innanzitutto deve essere robusto senza eccedere ne l peso, poiché dalla s ua ma neggevolezza d ipe nde la p otenza sia
345 Probabilme nte è uno de i molteplici sistemi di trasformazione a retroc.a ric.a b revettati in q uesto periodo da numerosi arm aio li europ ei. 316 Lettera di Cesare Ricotti a Paulo Fambri, Milano, IO marzo 1869, in AG"'S, Carie Pardo Farnbri, b .20, fase. 17, n.n . 347 P. FAMBHJ, Armi portatili, loro fabbricazione ed uso, in Conferenze sull'Hsposizione Nazionale del 1881, H oepli, M ilan o 1881, pp. 295-321.
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come arma da fuoco sia come arma di punta, qualora venga inastata la baione tta. Il Vetterli pesa meno di cinque chilogrammi , ha un calibro infe rio re rispetto ad altri fucili. La s ua muni:lione p e sa meno, ma quest' ultimo vantaggio no n favrnisce il soldato, dato che gli vengono fornite fino a 130 cartucce, mentre fino ad allora ne aveva 40 o al massimo 60318. La decisione di adottare il Vetterli comporta una trasformazione a livello industriale. l tre stabilimenti governativi sono riusciti a trasformare tra il 1868 e il 1870 ben 600.000 fucili, senza dotarsi cli particolari macchinari, continuando un sistema di lavoro quasi artigianale, che però ha il difetto di non permette re l'intercambiabilità dei pezzi: ogni arma è praticamente diversa l'una dall 'altra349 . Con l'adozione de l Vetterli invece inizia un periodo di fabbricazione e non più di trasformazione. I tre stabilimenti sono obbligati a camhiare macchinari e ad abbandonare il siste ma attigianale. Ora il fucile viene costmito completamente a macchina ad eccezione dell'ultima finitura , e le parli sono intercambia bili, nel senso che non occorre uno speciale adattamento. Tn questo modo si o ttengono solo parti intercambiabili, in quanto l'intero ciclo di produzione avviene all'interno dello stabilimento e si è rinunciato ai collimisti esterni. L'adozione di una produzione di tipo industriale infine contribuisce a mantene re ad un livello acce ttabile - 45 lire - il prezzo unitario del fuciie3 50 . Usando il Vetterli, scrive Fambri, "un buon soldato punta e tira cinque colpi al minuto", anche se l'importante a suo parere non è la ccle1i tà di tiro, ma come si tira. Fambri tuttavia non è un accanito sostenitore del fucile a ripetizione in quanto presenta i seguenti svantaggi: favorisce lo spreco di munizioni; esaurito il caricatore, c'è bisogno di un congruo perio do di tempo p er essere nelle condizioni di far nuovamente fuoco; infine è un'arma delicata poiché oltre ai due meccanismi dell'otturatore e dello scatto ve ne sono altri due per la spinta e l'elevazione della cartuccia. È soprattutto
348 lhid., p. 301. 3/49 lbid., pp. 303-304. 350 II.Jid., p. 3o6.
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quest'ultima ragione a rallentare -l'adozione del fucile a ripetizione in molti paesi fino a quando i migliorame nti tecnici non pe rme ttano meccanismi di alimentazione più robusti ed affidabili. Fambri ritiene il fucile a ripetizione idoneo solo per tre categorie di soldaLi351: per i carabinieri, che spesso sparano a distanza ravvicinata, hanno un vantaggio a non dover ricaricare frequentemente; p e r la sentinella che debba contrastare più aggressori; ai marinai inlìne durante gli arrembaggi o qualora vengano utilizzati come truppe da sbarco. Fambri presenta inoltre alcuni dati significativi riguardanti la gittata e la celerità di tiro dei tre diversi tipi di fucile adottati dall'esercito picmonlese, ricavati probabilmente dagli studi della comrnissione352. Pl JCILE Hl(,i\TO AVANCARICA g ittar.a massima
gittata utile cc.;k;rilà normale (colpVminuto) celerità m assima (colpi/minuto)
1200 metri 600 metri
H J(]l.F. TRASFORMA'J'O
1600 metri 800 mclri
VF.lTFRLI 1870 2700 metri 1600 metri
1
3
5
I e mezzo
6
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ln base a quesli dati, Fambri ritiene quindi il Vetterli adatto a quasi tutte le situazioni, in quanto uno dei migliori fucili disponibili, com e e ra stato dimostrato dal capitano d 'artiglieria Ippolito Viglezzi in un suo lavoro de i 1876 sulle armi della fanteria. r suoi preg i ris iedono soprattutto nel piccolo calibro - 10,35 millimetti uguale a quello delle altre armi in dotazione all 'esercito, e nel rinculo minore che ne rende più agevole il tiro prolungato. In conclusione Fambti presenta i dati tecnici riguardanti nove diversi fucili per evidenziare alcune affinità con altre ottime armi quali il Maw;er tedesco o il Gras francese353.
lhid. , p. 310. Ibicl. , p . 317-318. 353 Ibi<l., pp. 320-321. 3Sl
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La guerra civile americana mostrò inoltre l'uso a fini bellici della ferrovia, un sistema di comunicazione che e bbe uno sviluppo impetuoso durante il secolo e che si rivelò la principale arma di penetrazione attraverso le grandi praterie. Ma gli osservatori europei iniziano ad occuparsi dell'uso strategico della ferrov ia soprattutto in occasione della guerra franco-pruss iana, nel corso della quale i prussiani sfruttano le potenzialità delle proprie linee ferroviarie per effettuare una rapida mobilitaz ione. L'avanzata in territorio francese viene accellerata dall 'uso dei treni che forniscono un ausilio indispensabile per il tras porto di materiali munizioni, approvvigionamenti, ma anche tmppe. Nel dibattilo sorto s ul binomio ferrovia-guerra s i inserisce anche Farnb1i con un discorso pronunciato i1 14 luglio 1879 alla scuola per agenti fcrroviari 35-1 _ Egli parte dalla convinzione che vi debba essere una stretta collaborazione tra il ministero dei lavori pubblici e quello della guerra, in modo da pianificare la costruzione di nuovi tratti ferroviari. Come primo esempio Farnbri considera l'impero tedesco, <love esistono appositi ufficiali de legati a rappre sentare il ministro della guerra con il compito di occuparsi della revisione tecnico-militare dei progetti ferroviari ed intervenire anche quando si redigono gli studi preliminari. Un'apposita disposizione del 22 gennaio 1877 prescrive infatti "le forme dell'ingerenza militare" che hanno codificato una situazione esistente precedentemcntc355. Su quest.a base l'ufficiale c he interviene alla revisione tecnico-militare di un traccialo ferroviario deve salvaguardare esclusiva mente gli interessi militari, cercando di non lederne eccessivamente altri come quelli commerciali. La disposizione suggerisce prescrizioni dettagliate qualora il tracciato costeggi un fiume o una strada militare importante. Nel primo cas o la ferrovia deve percorre re la 1iva meno esposta e, qualora si tratti di un grande corso d 'acqua navigabile, ad una distanza s uffìciente per non essere col-
351 P. PAM13R1, La ferrovia e la f!,Uerra, "Arc hivio di statistica", a. IV
(1879), c slr. 355
Ihid. , pp. 7-8 .
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pita dall'artiglieri a. Se la line a ferroviaria corre lungo il m are,va tenuta lo ntana dalla spiaggia p er no n rie ntrare nel raggio d 'azione del tiro delle navi nemiche. Negli incroci con strade milita ri importanti bisogna cercare di evitare i passaggi a livello ch e intralciano i mov ime nti e si pre fe riscono cli gran lunga i sottopassaggi e d i cavalcavia. Le esigenze militati impongono anch e la dislanza tra i rifornitori d 'acqua e le fermale. Nelle stazioni di una ce1ta importan za vi d evono essere due binari libe ri per il transilo e lrovar posto tre convogli di servizio; in quelle molto importanti adiacenti, ad esempio, a fortezze, devono trovar posto da quallro a sei tre ni di servizio a seconda della p endenza d ella linea. Laddove si presuma possano essere caricati materiali da guerra e truppe devono esistere piani d i carico e scarico fissi di varia lung hezza pe r permettere le relative operazioni 556 . Le stazioni più vicine alle piazzeforti è preferibile vengano coslruile a ll'interno delle fortificazioni; q ualora ciò non sia p ossibile, d evon o essere comunque s ituate nel raggio d 'azione delle a ttig lie rie in modo da po te rle distrugge re in caso di occupazione nemica. Si prevede anc he la distn.17.ione, in caso di necessità, di opere murarie come ponti e viadotti. Le amministrazio ni ferroviarie inviano al genio militare tutti i piani e le descrizioni patticola reggiate che vengano loro richiesli357 . Anch e il regolamento au s triaco558 impone v incoli alle socielà s ia di cos truzione sia di eser cizio d e ll e lin ee fe rrovi a ri e. Nell 'impero austriaco, osserva Fambti, le amministrazioni cli tulle le ferrovie - tranne quelle diramazioni che servono a scopi locali o industriali - sono infatti obbligate a comprendere nei loro orari un certo numero di tre ni militari in tulle le direzioni e sulle d iverse lince, in modo da corrisponde re ai bisogni dell'esercito. Gli orari e le fe rmate vanno fissati con lo stalo maggiore g e ne rale ed i tre ni militari hanno la preced enza s u quelli m erci e m isti. Sugli orari militari - a diffe renza dell'ltalia d ove non vi è mai stata alcuna deliberazione o discussion e in m e rito - il regolamento a us lriaco è
356 fbid., p. 9. ::s57
Ibicl., p. 10. pp. 1 O- 12.
358 l bid.,
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mollo cleltagliato. Per caricare le me rci e far salire uomini e cavalli sono predisposte rampe, sia iìssc che mobili. In Francia - continua Fambri - si è iniziato negli ultimi anni a provvedere e<l a preoccuparsi della ferrovia , soprattutto in seguito ad accordi stipulati tra il governo e le sci compagnie fe rroviarie nazionali 359 . L' importanza riconosciuta alla ferrovia in questi paesi deriva dalla constatazione che la guerra moderna implica la "traslazione", il saper spostare rapidamente masse di uomini e materiali e la sua buona riuscir.a dipende dall'essere stati o meno previdenti e<l aver provveduto ad un'idonea preparazione. Le operazioni iniziali <li una guerra - la mobilitazione, l'adunata e lo schieramento - dipendono perciò essenzialmente da lle ferrovie che impongono la preventiva risoluzione di alcuni problemi: " 1. Saj,erle tracciare efare. 2. Ordinare ed esercitare. 3. Riparare prontamente. 4. All'occon-enz a sa/>erle già Jmmlamenle mettere .fuori di servizio'160_
Per adempiere a queste esigenze - ribadisce Fambti - necessita perciò una stretta collaborazione tra a mministrazione militare e civile e l' in1piego di ingenti finanziamenti per la costruzione e la manutenzione delle linee ferroviarie. A pare re di Fambri la situazione italiana non era paragonabile a que lla esistente nei più avanzati stati e uropei. L'esercito disponeva di un'unica brigata fe rroviaria formata da uomini ciel genio militare e strutturata su quattro compagnie. Es is teva inoltre una Direzione generale dei trasporti che faceva parte ciel comando di stato maggiore. Mancava una figura intermediaria fra il comando dell'esercito cd il personale ferroviario: a questo avrebbero dovuto sc1virc quegli ufficiali che, dopo aver frequentato appositi corsi, sapevano coordinare le richieste e spiegarle al personale ferrovia rio civile , m a non si era ancora riusciti a sfruttarli adeguatamente.
359
Ibiu ., pp. 12-13.
360 lhid., p. Jli.
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La deprecabile situazione ferroviaria italiana è dovuta innanzitutto ai materiali, poiché nel nostro paese - accusa Fambri - "le ferrovie sono ogni cosa fuorché militari"361 . Le piazzefo1ti di Genova e La Spezia non hanno stazioni dotate di allestimenti per poter accogliere più convogli: la medesima situazione esiste in a ltre città strategicamente importanti come Pavia, Alessandria, Napoli, Cremona che hanno stazioni ferrovia rie inidonee ad accogliere co ntemporan eamente convogli numerosi. Si è costruita l a Vicenza-Treviso senza ingrandire le stazioni e senza consultare il ministero della guerra. D eleteria è la mancanza di collaborazione tra i ministeri dei lavori pubblici e della guerra, evidente ne l caso di Firenze. Si voleva aumentare la linea per Bologna e potenziare la stazione di Firenze, nel caso la prima città venisse investita dal nemico: l'unico ridotto da c ui rifornirla è Firenze che diverrebbe in tal modo "la Bologna cisappenninica". Ebbene, no n se ne è fatto nulla per l'opposizione del ministero dei lavori pubblici. L'accordo e l'armonia tra amministrnzioni civili e militari è d i fondamentale importanza, sostiene Farnbri, laddove - come in Italia - sia più scarsa la rete e maggiore il p ericolo di intenuzione delle lince di comunicazione. Non bisogna scordare infine le esigenze tipiche del servizio ferroviario militare che si può condensare in una sola : "affrettare gli arrivi propri e impedire gli altri". Fambri ammonisce sull 'irnp01tanza di "guastare", cli distruggere le comunicazioni. Una delle ragioni della rapida avanzata prnssiana nel 1870 risiede ne ll 'in capacità francese di distruggere bene le vie di comunicazione. Qualora un esercito non abbia preparato i piani di difesa e gli ordini da impartire e non abbia preparato i piani di difesa e gli ordini da impartire e non abbia previsto i mezzi da impiegare, è destinato - come quello francese - alla catastrofe362 . Anche la marina vien e rivoluzionata dalle scoperte tecnologiche c h e s i succedono nella prima metà del XTX0 secolo. In un ristretto lasso di tempo si passa dai velieri alle navi a vapore ali-
361 362
Ihid., p . 19. Ibid., pp. 26-29.
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mentate a carbone. Si riducono drasticamente i vascelli lignei dotati di impone nti alberature per lasciare il posto ad imbarcazioni di tonne llaggio s upe riore, costruite in ferro e con poderose artiglierie poste in torrelte. Alla fine degli anni cinquanta nascono le prime navi corazzate ch e present.ano un robusto scafo - sp esso dai 9 ai 22 cm - adatto a resistere a colpi di una certa entità. I res ponsabili deUe m a rine europee - ad eccezione d egli inglesi - sono inizialme nte scelti.ci sulla reale utilità delle navi cora:t:tate, ma l'esito incoraggia nte de lla battaglia di Tfampton Roads avvenuta il 9 marzo 1862 fra il Virginia della marina confe d e rata e il Monitor della marina federale, scioglie ogni dubbio e resistenza e sbalordisce il mondo intero. L'Inghilterra scopre cli non aver che due sole navi capaci di far fronte al Monitor che sorpre nde per le innovazioni tecnologiche utili:t:tate: di forma ovoidale allungata e dalla linea pulita , terminata a punta sia a prua che a poppa, il ponte è comple ta mente sgombro ad eccezione di una torretta girevole dotata di due potenti cannoni eia 11 pollici, equivalenti a 279,4 mm.. È quest'ultima l'innovazione più rivoluzionaria e la nave a torri diventerà la d oininatrice elci mari relegando p er sempre tra gli oggetti da museo le vecchie navi da guerra ad alberi363. La marina militare italiana364 si costituisce in quest'epoca rivoluzionata dai progressi tecnologici, sorta dall'incorporazione nella Marina Sarda delle fl otte appartenute agli stati preunitari: la Real Marina delle Due Sicilie, la Marina Siciliana garibaldina, la Marina Toscana e la Marina Pontificia. La marina sarda e quella borbonica - le uniche di una certa con sis ten:ta - rappresen tano i due cleme nti fondamentali sia qualitativamente sia quantitativ ame nte d e lla nuova m arina italiana, in quanto hanno ottime tradizioni marinare e presentano equipaggi ben addestrati. All'atto della sua formazion e la Regia Marina italiana comprende 7 1 navi a vapore - delle quali 31 ad elica e 40 a ruote - e 24 a vela: una flotta tutt'altro che trascurabile, ma priva di coesione negli u o mini, divisi da ant.agonismi regionalistici e profonde inimicizie personali.
:S63 LURAGHI,
Storia della guerra civile, pp. 448-452.
364 BARGONI, Tutte le navi, pp. 9-11 .
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Nel marzo 1860 Cavour costituisce il ministero della marina, staccandolo da quello della guerra, segno di un cetto inte resse p er una possibile espansione nel MeditetTaneo. I ministti della marina dei primi anni sessanta - Luigi Federico Menabrea e Carlo Pellio n di Persano - riescono ad ottenere fondi consistenti p er l'amrnoclernamenlo della flotta e a vincere resistenze e perplessità riguardo la costruzio ne di navi corazzale: vengono o rdinate due navi in America, sei in Francia ed una in Inghilte rra. La marina italiana si presenta a llo scontro con quella austriaca con una buona flotta corazzala, che viene affidata all'a mmiraglio Persano che fallisce come comandante in capo della flo lta. La battaglia di Lissa del 20 luglio 1866 rappresenta una de lle pagine più cleprimenli della marina italiana, lacerata da recriminazioni negli a lti comandi che si trascineranno per an ni , unita a l malcontento <legl i equipaggi indignati dalla condotta <lell e operazioni e dal comportamento dei propri comanclanti 365 . Solo nella prima metà d egli a nni settanta la marina si risolleva moralmente e mate rialmente in seguilo all'ope ra a bile ed intelligente cli ministri quali Augusto Riboty e Simone Antuniu Pacorel de Saint-Bon. Fambri affronta in questo petiodo la qu estione relativa le navi corazzate36<\ ripre ndendo alcune idee espresse in una confe re nza dall 'ingegnere Barnaby, uno de i massimi costruttori navali mo ndiale e responsabile della ristmtturazione operata d alla marina inglese alla fìne degli anni cinquanta. L'l l maggio 1859 cominc ia la costruzione della prima nave corazzat.-1 inglese, il Warriur; seguita in breve te mpo da altre tre: è l'inizio di una nuova marina nella quale i vascelli ligne i sono destinati ad un inesorabile de clino. L'anno su ccessivo sono gi,ì pronte le prime due corazzate francesi, la G!uire e l'Jnvincih!e. Entrambi i paesi h anno nei cantieri numerose navi in legno in fase avanzata di costruz ione, oramai superate dalla rapida evoluzione tecnica, che
.% 5 MASSOB1{10 - HOCH AT,
Rreoe storia, pp. 58-61. 366 P. PAMKRI , !.a teoria d el Barnaby e il bilancio militare marittimo, " A HTVSLA", atti 33, s.V, voi.I ( 1871 -1875), pp. 469-495, pp. 65 1-680.
f'aulo Famhri da patriota a seri/lare di opere militari
383
vengono in pa11e smantellate, in parte completate adattandole alle nuove tecnologie: tlarnaby è convinto che la marina inglese possa m ante n e re la sua supe riorità non tanlo a ume ntando il naviglio, quanto applicando ogni nuovo progresso tecnico al materiale da guerra marittimo. La classe dirigente inglese ha intrapreso senza remo re la costruzione di una flotta di moderne corazzate, poste a d ifesa de lla madrepatria e indispensabili per il controllo delle vie di comunicazion e con le co lonie , cosciente che il d es tino dell'Inghilte rra si gioca su l mare. Dotarsi di navi di questo tipo comporta un notevole sforzo finanziario, compensato da una serie di vantaggi: occupano meno p ersonale; possono imbarcare artiglierie più pesanti e <1uindi di calibro maggiore; grazie alla corazzatura, resistono a colpi cli una certa entità. Gli studi, le sperimentazioni e le esperienze ac<1uisite hanno pe rmesso di aumentare progressivamente la co razzatura - c he h a raggiunto i 30 c m . n e ll'il'lg lese Devastatiun - e i calibri elc i cannoni imba rcati367 . Diversa è la situazione dell'Italia che non ha un impero coloniale e lunghe vie di comunicazione da salvaguardare e non dispon e delle ind ustr ie e d e lle risorse finan z ia rie possedute c.lall'Inghilterra ; d 'altra p arte l'avere circa diecimila chilometri di coste non significa essere una potenza marittima, ma preoccuparsi della loro difesa. 11 ministro Saint-Ron è consap evole ch e col bilancio annuale della marina non si può attualme nte provved ere adeguatamente al rinnovo del navig lio; la maggior parte del bilan cio vie ne spesa per mantenere e conservare navi di tipo anti<1uato di scarso o nessun valore in tempo di gu erra. Un'apposita commissione del minis tero de lla marina368 ha esaminato le possibili solu zioni giungendo a lla proposta di alienare una parte consistente non solo de i vecchi bastimenti lignei ad elica, ma anche di navi più recenti oramai supe rate. Le cause sono contingenti e legate alla situazione creatasi negli a nni s uccessivi al 1860 quando, in previsione di una guerra con l'Austria, si attua una febbrile opera di costmzione e la media de lla
367
368
Ibicl., pp. 469-474 Ibid ., pp. 481-485.
384
Federirn Guglielmo Mariani
spesa è di 65 milioni l'anno. Dopo il 1865 - quando viene messa in cantiere l'ultima delle navi a disposizione della marina - segue un decennio di quiete assoluta e il bilancio scende drasticamente a soli 35 milioni, appena s ufficie nti a lla manutenzione delle navi disponibili e al complelamento di quelle già imposlale 369. La marina italiana è di conseguenza composta in parte di naviglio antiquato e di valore militare modesto. Di fronte a tale situazione la commissione propone la radiazione di almeno 26 navi, alcune delle quali non completate, ma il cui adattamento viene ritenuto antieconomico. Le navi verrebbero vendute ad un prezzo molto inferiore rispetto al loro valore, risparmiando comunque sulle ingenti spese di manutenzione, conservazione e migliorie ed investendo in nuove costruzioni. Lo stesso ministro è in accordo con le proposte della commissione e ritiene una "sciagurata illusione" mantenere delle squadre cli navi incapaci sia di comb attere sia di evadere, in quanto verrci.Jbero facilmente raggiunte dalle moderne navi; anche l'idea dì inviarle ugualmente nei mari a protezione della marina mercanlile o pe r dar "lustro alla bandiera" è insensata e priva di logica. Una marina militare degna cli queslo nome deve possedere un congruo numero di navi dedicale alla "guerra al largo", al pari dell'esercito che dedica tutti gli sforzi a perfezionare ed aumentare le truppe di prima linea 370. Delratte le navi da radiare, la marina rimarrebbe con 52 navi: cli queste 16 sono corazzate ccl assolvono bene i propri compiti e sono paragonabili a quelle inglesi e francesi per spessore della corazza ed a1tiglie1ie·'S71, ma è comunque urgente l'ammodernamento de lla flotta, reperendo finanziamenti adeguati. Fambri dal canto suo è concorde con le soluzioni proposte e conclude cilando l'ammiraglio inglese Spencer: "L)ata una congerie di materiale costoso, ma inutile, come lo si tra.eforma in macchine da guerra nuove e necessarie? La risposta è ovvia: vendete meno male che potete tutto cù] che è inutile, ed
369 lhid., pp. 674-675. 37o Ibid., pp. 488-190. :m Ibid., pp. 660-661.
Paulo Fambri da patriota a scrittore di opere militari
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impiegate il ricavato a comperare ciò che è utile non solo, ma assolutamente necessario ,fin .
Com e ultimo argomento ci è sembrato opportuno inserire alcune considerazioni - espresse da Famhri all'ini:lio degli anni novanta373 _ riguardanti Ja categoria degli ufficiali del genio che definisce "ingegneri militari", il cui ruolo egli giudica determinante nell'assalto e nella conquista di fo1tilìcazioni, soprattutto in conseguenza dd perfezionamento delJe armi di cui si è giovata più la difesa che l'offesa. Attualmente è necessario attaccare in ordine sparso poiché l'uso di fucili rigati p otenziati creerebbe numerosi vuoti ne ll e tìlc compatte, essendoci la possibilità di "rimanere feriti dai proiettili che hanno già trapassato un pello di prima linea". Fambri ne deduce l'assurdit,-ì di "un assalto di viva forza alJa luce <lei sole " ad una quabiasi postazione fortificata anche sommariamente, e riporta i clali di un ufficiale del genio inglese che, considerata la media annuale del tiro dei soldati che si esercitano a l poligono di Aldershot, giunge alla seguente conclusione; "data una posizione elevata di 4 o 5 metri difesa da una compagnia cope11a da un parapetto non più alto di metri 1, 50 un battaglione di 120 uomini rnovendo non coperto da 400 metri di di.wanza arriverebbe ai piedi del parapetto con 25 uomini'i:>7 /4.
A questa laltica suicida, Fambri preferisce un attacco condotto da pochi uomini, tulli abili tirat01i , che avanzino in ordine sparso e cerc hino di colpire gli avversari con tiri diretti e precisi. È un'affermazio ne che appare quasi una premonizione di quello che avverrà ne i campi di battaglia della Grande guena, quando si continuerà con ostinazione a lanciare estenuanti allacchi - spesso alla luce dd
.m Ibid., p. 678. 373 P. FAMI3Rl, La ingegner·ia e la guerra, "l{ivista Militare Italiana " (1892), ests.; vien<: ristampato poco dopo col titolo va 1iato, Tntornu alla ingeRneria militare e la sua trattaz ione nelle scuole d 'applicaz ione, "AH I VSLA ",
atti 50, s . VII , voi. ITT (1891-1892), pp. 1647- 1674. 374 FAMHRI, La ingegneria ..., p. 13.
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sole - contro p ostazioni fortificate e munite di mitragliatrici, un'a rma rivoluzionaria già nota ai tempi <li Fambri <li c ui non vi è traccia nei suoi sc1itti: ci semhra strana la sua ignoranza riguardo questa nuova inve nzione che costringerà gli eserciti a modilìcare radica lmente le t:.-1.ttiche da applica re in battaglia.
Paulo Fambri da /Jatriota a scrittore di opere ·m ilitari
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CAPITOLO 15 GLl STUDI SUL CONFINE O RIENTALE E SULLA VENEZIA GIULIA
Fambri comincia ad inte ressarsi all'Istria cd alla Venezia Giulia dur<1nle la seconda metà degli a nni scllanta quando riprende consistenza il movimento irredentista tendente alla libe razione de ll e terre conside rate italiane ancora sollo il d ominio a ustriaco, La rivolta contro l'impero otto mano scoppia la n e l lu glio 1875 in Bosnia-Erzegovina , riapre la questione de i Balcani, contrapponendo le due pote nze - Austria e Russia - interessate ad impo,v i la p ropria egemonia, lo alcuni ambie nti p o liLici italiani la possibile conqu ista austriaca della Bosnia-Erzegovina viene immediatamente collegata a lla s peranza che l'Austria conceda qualche compenso territoriale a ll'Italia: viene riproposta la teoria di Cesare Balbo esposta ne lle Speranz e d'Italia di favorire lo spostamento del baricentro dell'impe ro austriaco verso i 11alcani, o tte ne ndo n e in cambio la rinunc ia ai te rritori italiani375_ La successiva gue rra rnsso-turca si chiude il 3 marzo 1878 quando la Turchia è costre lta a firmare la pace di Santo Stefano che stabilisce di fatto un predominio russo ne l Balcani La Bosnia-Erzegovina diventa un tenitotio autonomo sotto il contro llo msso -austriaco , ma la situazione balcanica continua a preoccupare le diplomazie europee, Vie n e accettala la proposta dd cance llie re tedesco Bismarck di riunirsi in un co ngresso a Be rlino pe r siste mare la questione d 'Oriente. li congresso si svolge dal 13 giugno al 13 luglio 1878 e l'Ltalia si presenta in una rosizione di isolame nto, a diffe renza d e ll'Austria, sostenuta dalla Ge rmania, e forte d e ll'atteggiamento ben evolo d i Tnghiltern1 e Russia con le qua li ha stretto degli accordi. La rivendicazione delle terre irredente che il rappresentante italiano Luigi Corti inte nde presentare per conto dd governo retto da
375 CANDELOHO, Storia dell1talia, VI, pp, 125-128.
Federico G'uglielmo Mariani
I1ened e tto Cairoli non ha p e rciò alcuna spe ra nza di successo. Le decisio ni prese al congresso po tenzia no la presen za austria ca ne l Balcani: la I1osnia-Erzegovina rin1ane formalm e nte sotto la sovranit.à turca, ma v ie ne occupata militarme nte dall 'Aus tria che ne controlla a nc he l'amministrazione. Non vie ne presa alcuna decisione rigu ardo i territori richiesti dall'Italia e il congresso si chiude con una sostanziale vittoria dell'Austria che è riuscita a rafforzare note volme nte le proprie posizio ni n e i Ra lcani senza ced e re nulla a li 'Italia. Al suo ritorno Corti vie n e accolto da vivaci manifest..tzioni d i protesta che p roseguo no d urante l'estate e l'autunno assume ndo be n presto toni spiccata me nte irred entisti376 . L'inte resse di Famh1i n ei confro nti dell'irredentismo è d ettato essenzialme nte dalla situazio ne internazionale venutasi a c:reare col con g resso d i He rlino e d a ll 'indignazione provo cata dall 'atteggiame nto eccessivame nte cauto de l governo di sinistra, di cui è accanito opp ositore. Gli scritti sull'Istria e sulla Venezia Giulia rappresentan o una critica al.la po litica attu ala d alla sinistra più che una manifestazio ne di fede irredenrista. Nel 1879 Fambri scrive per la "Nuova Antologia " un lungo saggio - diviso in tre parti - da l tito lo L'Istria e il nostro conj ìne orientale...,77 , c he ristampa l'anno seguente, notevolmente incrementato , nel volume La Venezia Giulia , cui fa remo rife rimento ne lla nostra an alisi. La prefazio ne è costituita da una lunga lette ra di Ru ggiero Bo nghi - grande amico di l•ambri fin dalla lo ro cotUrezio ne del.la "Stampa" di To rino - ricca di c:ontenuti ch e verranno ripresi e d ampliati da Fambri378 . Ronghi espone le ragio ni de lla inaccellabilità de l confine italo-austriaco lungo l'Isonzo: le Alpi Giulie e il Carso
376 Jbid., pp . 139-142. , 77 P. FAMBRI, L 1stria e il nostro co11fine orientale. I, "Nuova Antologia" (1 g<.:n naio 1879), pp. 5-36; f'lçtria e il nostro con:fìne orientale. Il, "Nuova Antologia" (15 marzo 1879), pp. 193-228; L'Istria e il nostro confine orientale. Ill, "Nuo va Anto logia" ( 1 g iugno 1879), pp. 516-551. 78 ' P. FAMBRI, La Venezia Giulia . Studii polilico-militat'i, Naratovich,
Vent:zia 1880, 18852 .
Paulo Fambri da patriota a scrittore di opere militari
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sono il confine naturale italiano, e non questo fiume ch e pone l'Italia in una posizione di insicurezza e di inferiorità strategica. Lo stesso Bonghi enuclea due . degli argomenti che diverranno parte integrante dell'irredentismo. T1 primo rig uarda la sicurezza dell' ltalia: il territorio al di là dell 'attuale confine è parte della "re1:ione Italica e, se si aggiungesse allo Stato italiano, gli darebbe modo di d(fendersi, quando fosse offeso, senza ahhandonare all'inimico nessuna parte del /1rn/Jrio territorio, e d'altra parte rum leverebbe all 'inimico il modo di difendersi del pari sul suo, quando l 'offesa /Jartis~,e dall 'Jtalia . Ora una terra cosi[/àtta deve, secondo ragione, essere sogr,,eua al potere sovrano di qua dell'Alpi o a quello di là? La risposta pare ovvia '179 .
TI secondo argomento riguarda il ptincipio cli nazionalità che si basa sulla legittima aspirazione di ogni stato a ricercare il confine naturale adatto a garantirgli l'esi.stenza nonnale e la propria difesa. I problemi sorgono quando si analizzano i dati e si scopre che nei territori al di là dell'Isonzo non vivono solo italiani. Per la Contea di Gorizia e Gradisca vengono citati i seguenti dati lralli dal censimento del 1851·180 : SLOVENI FRIULANI ITALIANI TEDESCHI ISRAELITI
130.148 17.841 15.134 2.150 403
Bong hi cons idera italiani anche i friulani - termine nel quale si comprendano i ladini - ma anche con quest'artifizio non si raggiunge neppure la metà degli s loveni. Diversa invece la situazione dell'lstria dove - i dati risalgon o al 1859 - vivono 160.000 italiani e 112.000 slavi, con la presenza cli una minoranza rumena di 3.000 pe rsone. A Trieste infine, secondo i recenti dati del 1875, gli italiani rappresentano il 75,7% della popolazione, mentre "sloveni e affi ni"
379 Tbid. , p . VIII. 380
Ibiu., pp. X-Xl.
Federico Guglielmo Mariani
390
raggiungono solo il 19,7%381 . Sia la contea gon ztana che l'Istria sono quindi italiane da l punto cli vista geografico, m a non lo sono completame nte dal punto d i vista etnografico e sto rico, non ostante Bonghi n oti negli ultimi anni una continua progressione de ll'elemento ita lia no c cl un cedimento numerico e p e rcentua le d egli slavi. È da notare infine la m ancanza di dati ch e suppo1tino le consid erazioni di Bo nghf582 che profetizza u n ulte rio re espansion e dell'eleme nto italiano in qu este regioni contese. Bonghi ritie ne risolvibili p acificamente le diatribe esiste nti tra Italia e d Austria, evitando d i incrinare la pote n za asburg ica ch e svolge l'importante funzion e di bloccare l'espan sio ne di Germania e Russia: qualo ra queste due pote nze giu ngessero sulle sponde dell'Adria tico, l'Italia vedrebbe ridotta la propria importanza e la propria libe1tà d 'azione. I d ue paesi possono così atTivare, ad un comprom esso p acifico ch e s istemi le fro ntiere cos"ì ma lame n te decise nel 1866, e pe r o ttene re risultati concreti n o n servono ce1to i "clamori dell'Italia irredenta ". A parere di 11onghi , al recente congresso di Berlino l'Italia non ha saputo ap profittare dell 'occasione favorevole e de ll'atteggiamento benevolo dell'Inghilterra, no n riuscendo ad imporre - a ca usa del basso profilo cultura le ed ideologico dell'attuale classe d irigente - una delle soluzio ni possibili "Tutto l'oriente Id 'Ruro/Ja/, a similitudine e molto phi dell'oriente nostro, non può restare come sta. A noi P,iova, che se, come tutto indica, l'Impero ottomano deve continuare a dissolversi, l'Austria continui a distender-si uerso il mezzogiln-no della regione occidentale di quello. Cosi mantiene rispetto alla Russia la sua posizione di _fianco, e le fa barriera a/l'Adriatico: e cresce di forza ri.\JJetlo alla Germania. Noi pox,iamo aiutarla a cùì; a un patto, che, s'essa s'allarga nelle regioni a ridosso della l)almazia, e scende all 'Rgeo, e si prolunga nell'Adriatico, ci riconosca su questo mare, che è stato una volta in tutto nostro, una più !a~~a e migliore parte che rum abbiamo ora '383_
581
Th id., pp. XI<.: XXI. Ibid., pp . X IV-XXV. 383 IbiJ., p . XXXTTI .
->82
Paulo Fambri da patriota a scrittore di opere militari
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Anche in Bonghi fa breccia l'idea propagandala dai moderati e.li convincere l'Austria a cedere i territori italiani in cambio e.li una compensazione nei Balcani. Il saggio di Fambri, che prende lo spunto da quello di Bonghi, è un insieme e.li politica, geografia, sloria, unito dalle questioni strategiche inerenti il confine orientale. La prima parte ha carattere storico e descrive dettagliatamente le vicende di queste regioni nel corso dei secoli, con una particolare attenzione alla colonizzazione romana e agli insediamenti veneziani, tendente a dimostrare - in maniera comunque non esplicita - l' italianità della Venezia Giulia 384 . La geografia della regione viene trattata nella seconda parte che presenta una hreve ma illuminante spiegazione riguardante il concetto di confine che può essere idenlificato con "un'alpe, un foune, un lago, un mare, un fosso, ovvero una linea di paracarri con una stanga dipinla <lai colori nazionali, ed una garritta pe1 la guardia", ma che per Fambri deve avere determinate caratteristiche ''I. Non s1,pari, cbe è quanto dire non spezzi, dei sentimenti e degli
interessi naturali e rispettabili; sia una disarticolazione, rum un colpo di scure. II. Per converso non avvinca elementi fra loro di nece.\~,ità ripugnanti, nel qual caso non sarehhe una tutela, ma una ritorta, un capestro. III. Non lasci da nessuna delle due parti libertà di fmmte e non rintuzzabili iniz iative di p,randi operaz ioni di guerra, imperocchè l'z.~f(icio di un confine dehha in ogni caso essere quello di una robusta f,011a, la quale, anche -~fondabile, assicuri in ogni modo il temf,o a chi abita la casa di mettersi sulle d((ese quando possa e sa/,f,ia fame, o per lo meno di trattare senza essere già vinto e col nemico dentro '385 .
Un confine viene generalmente definito in base a criteri topografici, geografici e idrologici. Fambri preferisce invece quelli mili-
:i&i
Ibid. , pp. 1-52.
385 lhid. , pp. 79-80.
392
Federico Cup,lielmo Mariani
tari che cercano di ridurre i vantaggi offensivi di una delle parti aumentando le posizioni dife nsive dell'allra, e riducono le possihilità di sorpresa e di sopraffazione , assicurando ad ognuno il tempo d i mobilitarsi. Per questo egli rammenta ch e per i Romani le Alpi non erano un confine naturale, un baluardo difensivo, ma solo un ostacolo che titardava le comunicazioni tra l'Italia e le altre provin ce. Solo con le invasioni d ei p opoli barbarici le Alpi Giulie sono viste come difesa, ed è proprio dalla frontiera orientale che "vengono i maggiori danni" rappresentati dagli Unni di AttiJa386 . La terza patte del saggio è dedicata specificatame nte alle questioni militari inerenti il confine orientale che iniziano ad essere dibattute nella seconda met.à degli anni sessanta. Il prof. C.A.Combi era il maggior studioso di quesle regioni iìn dagli anni cin(Juanta quando aveva pubblicato una serie di opere storiche. Nell'aprile 1866 la "Rivista co ntempora nea " aveva presentato un suo articolo d al titolo
Importanza dell'Alpe Giulia e dellistria per la difesa dell'Italia orientale - riportalo in appendice da rambri 387 - probabilmente scritto per indicare ai dirigenti po litici e militari italiani gli o biettivi da raggiungere nell'incombente conflitto contro l'Austria. Per Combi è assiomatica la coincidenza della frontiera orientale ita liana con le Alpi (;iulie c he si distendono dal Monte Canino al Camaro, lungo una linea di circa 250 Km ., comprendente anche la penisola istriana, considerata presidio e baluardo cWcnsivo della linea dell'Isonzo. A suo parere l'Italia no n può petmettersi di stabilirsi sull'Isonzo in chiara infe riorità difensiva, in quanto l'abbandono d i questa linea lascerebbe tutto il Veneto sino all'Adige in mano al nemico e a ben poco van-ebbero le eventuali difese ere tte lungo iJ b asso corso del fiume. La soluzione ideale rimane il possesso de ll'Istria "baltula e.bi mare per quasi due te rzi del suo ambito, è vasto campo asserragliato dalla natura"388, e consente anche un 'efAcace difesa marittima qualora si considerino le condizioni geomorfoligiche della cost.-"1 orientale italiana da Aquileia a S. Maria di Lcuca c he
386 lhid., pp. 103-111. 58 7 :~ 88
Tbid., pp. 20.i-221. P. PAMURI, La Vénezia Giulia ... , pp. 210-215.
Paulo Fambr'i, da patriota a scrittore di opere militari
393
"né ha, né /Jucì avere porto di guerra, basso com 'è, f Jiano e sabbioso , con rade malsicure ed ancoraggi pochi ed infidi, incerto, instabile, prqj<mdamente corroso e smarginato da gran co/Jia di fiumi, di canali e di stagni'889.
Gli unici po rti m ilitari italiani sono Ancona e Venezia , entrambe inadatte: la prima solo con ingentissime spese potrebbe esser migliora ta diventando un porto di "secondo ordine" , me ntre la seconda ha buone forze cli difesa ma è comunque inferiore a Pola, la miglio r hase militare navale di tutto l'Adriatico. L' Italia ferma sull'Isonzo non solo non avre bbe una fro ntiera te rrestre difendihile, ma ne ppure una marittima. L'impo rtanza del porto di Pola era no ta ai Veneziani che avevano stimato condi:.l io ne essenziale al dominio sul mare il possederla: essa controlla il golfo di Venezia ed il Carna ro , e se l'T1 :1li:1 vi tenesse una squadra navale - pur non con.seguendo il dominio dell'Adriatico - assicurerebbe da aggression i este rne i propri lidi. Pola in mano italiana assic urn un avvenire di pace e la chiusura è un sintetico prog ramma d egli obiettivi da r::iggiungere ne ll'imminente guerra ne lla convinzione che "n on si compie l'Ita lia a Venezia, ma ne i p orti d e ll'Is tria e sui va rchi d ell'Alpe Giulia "39°. Le idee espresse da Cambi e l'uscita di alcuni articoli riguardanti la dif6a de lle regioni orientali nella "Rivista Militare Italiana"391, offrono l'occas ione a l1ambri di riba dire l'attuale posizione offensiva dell'Austria determinatasi in seguito ai confini tracciati nel 1866. La barriera alpina d1e separa pe r un lungo tratto i due paesi presenta tre comodi varchi in mano all 'Aus tria che compromeuono le posizioni italiane: Villach sulla Drava, Lubiana sul l.ubiano e , all'estremo meridione, Fiume sul Carnaro392 _ La valle della Drava è nelle salde mani austriache che controllano di conseguenza l'alto Tagliamento e non vi è p ossibilità di opporsi ad un'eventuale invasione che patti dall a Carinzia , non avendo Tarvisio idonee cap acità difensive. Dai monti
389 P. f-AMDRI, FAMBRJ, 1 39 p_FAMBHI, 2 39 P. F/\MBRI, 5'>0 P.
La Venezia Giulia. ... , p . 217. La Venezia Giulia ... , p . 220. r.a Venezia Giulia ... , p. 114.
La Venezia Giulia .. ., pp. 129-134.
394
Federico Gup,lie/1110 Mariani
de lla Stiria, convergendo verso Lubiana, si apre il secondo varco che, attraverso Postumia , permette re bbe la discesa lungo l'alto corso de l Timavo pe r raggiungere Aquile ia. U terzo varco è Lippa nell'entrote rra lìwnano, posi'.lionc dalla quale si controlla la zona del Carso e di conseguen za il basso corso dell'Iso nw. rn conclusione i varchi giuliani rappresentano un notevole be neficio per l'Austria, possedendo caratte ristiche offensive che risulte rebbero dete rminanti in uno scontro con l'Ita Lia. L'Austria possiede inoltre i capisaldo cli Gorizia e Gradisca che permettono il supe rnmento dell'Isonzo, l'invasione de lla pianura e la marcia verso il Tagliamento. In questa situazione di evidente infe rio rità italiana Fam bri si chiede se l'Italia ha delle "lince interne", un concetto che implica l'esiste n za ne lle retrovie di s uccessive linee di ostacoli e opere dife nsive su cui attestarsi pe r difendere il te rrito rio retrostante d all'invasio ne ne mica qualora no n regga la prima lim:a. L'Ison zo no n può certo rappresentare una linea interna, in qua nto l'Italia no n ne controlla che una pa,te e ra ppresenta invece la via principale dell'o ffe nsiva austriaca attraverso i capisaldo di Gorizia e Gradisca. Neppure il Tagliamento ra ppresenta una buona difesa, se n on con l'aiuto di piogge abbondanti. Q uanto al l.ivenza il pia no generale di difesa dello stato, - probabilme nte quando ministro d ella gue rra e ra il gene rale Ettore Ue1to lè Viale - conte mplava un rafforza me nto de lle ope re dife nsive nella zona d i Sacile e una do ppia testa d i ponte a Mo lla, ma la Camera a veva rifiutato il progello. Dalle pagine de lla "Rivista Militare Ita liana" arriva la pro posta di attestarsi sul Piave39:\ fo1tificanclo conte mporaneamente Treviso, nodo di comunicazione inte rna e posizio nata strategicamente, ma gli a rgomenti addotti no n convincono Fa mbri : il fiume non è un baluardo d ifensivo in quanto aggira bile e for7.ahile a causa d e lla p ortata delle acque che varia a seconda d elle piogge394 . Fa mbri
3?3 P. FAMBHI , La Venezia Giulia ... , p p. 140-145 .394 Gli avvenim e nti succ<.:ssivi alla rotta di Caporetto dd 24 ottohre 1917 smentiscono solo parzialment<.: la titu banza e lo scetticismo di Fa111bri ne l ritener<.: il Piave 1111 haluarclo di fe nsivo: gli austriaci vengo no fermali in un periodo riovoso, ma sor rattullo a ltri fattori in tervengono a fa r sì che la prorompente avanzala si esaurisca lungo la sponda sinistra dei l'iav<.:.
PauJo Fambri da f ,atriota a scritlore di opere militari
395
preferisce una linea lungo il Livenza che presenta a destra condizioni difensive idonee e relega il nemico sulla sponda opposta me no favorevole. La successiva è l'Adige, vera e propria linea militare, nonostante possa essere presa alle spalle da un'offensiva nemica ch e scenda dal Tirolo. In definiliva - a me no di un'improbabile successo italiano sul fiume Torre - Friuli e Veneto cadrebbero in mano austriaco e l'invasione potrebbe essere arreslata solo s ull'Adige. Un improvviso allacco dal 'J'irolo provocherebbe a parere di Fambri la caduta di tutte le linee difensive interne dall'Isonzo alI'Adige395. La frontiera orienlale rimane apetta - e quindi a rischio anche dalla patte del mare poiché "la nostra s/Jiagr:_:ia veneta non vale che in quanto ahhia amica e promiscua la sua vicina e fronteggiante. TJa sola, essa mal difende i suoi legni dagli insulti del mare, e peggio i suoi approdi dalle aggressioni del nemico ,;:,96.
L' Italia sarà sempre in condizioni di infe,iotità sino a quando il saliente istriano timarrà austriaco, poid1é il ne mico può "a grado proprio lanciare e distribuire le offese da Chioggia a Sinigallia". Per attenuare questa condizione sfavorevole il governo ha deciso la costruzione di un terzo grande arsenale marittimo a Taranto, equidistante dalle basi d i La Spezia e Venezia. 1~ lo stesso Fambri acl aver presentato alla Camera il 5 giugno 1878 una proposta di legge riguardante l'Ordinamento degli arsenali della Regia Marina, m a non si è ancora riusciti ad approvarla 397 . L'attuale confine non ha quindi alcun senso, continua Fambri, essendo "lo scotto di due giornate infelici: Custoza e Lissa": se è giusto che il perdente paghi, lo si può fare senza privarlo dell'integrità etnica che allontana la possibilità di una tranquilla convivenza lra i popoli. Fambri precisa di non volere la rovina e il crollo
395 P. rAMBR1, La Venezia Giulia ..., pp. 147- 148. 3% P. FAMHHI, la Venezia Giulia ... , p. J4<J. ,~97 A.P. Camera. f)ncumenti, XIII 0 kgislatura , 2° sessione, stampato
n.72.
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dell'Austria, che signifi cherehhe "Germania a Trieste e Russia sul Bosforo", allineandosi comple tamente alle idee moderale ed auspicando un futuro cli pace fra i due po poli confinanti 398 . L'intenzione ines pressa , ma intuibile in più patti, è il non allarmare eccessivamente i governanti austriaci cercando di attenuare le intempe ram'.e irrede ntiste che nuocciono alla risolu zione de l problema. L'attrito esistente fra i due stati può essere superato per Fambri solo sostitue ndovi l'unità di vedute e la convergenza d 'inte ressi, per giungere fino ad una possibile a:done militare e politica comune 399 . Questo passaggio è s tato con sidera to dai s uoi conte mporanei un'anticipazione del riavvicinamento italo-austriaco ed è valso a r ambri la palma di antesignano della Triplice Alleanza firmata il 20 maggio 1882; non riteniamo del tutto accettabile questa spiegazio ne e concordiamo piuttosto con una recente biografia nella quale si affe rma che g li scritti sul confine orientale, "sono da mettersi in relazione con una critica al comportamer,Jo di/J/ornaJico italiano al convegno di 11erlino del 1878, /JiuJ/osto che allo smacco di 'li.misi d el 7887 ed al tra/lato del 1882'1ioo.
398 P. FAMBRJ, La Venezia
Giulia ..., pp. 15:i- 160
399 P. FAMRl{l , La Venezia Giulia ..., pp. 162- 164 /4m
N. LABANCt\, l)iz ionario hiograficu., p. 513
Paulo Fambri da patriota a scrittore di opere militari
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CAPITOLO 16 BIOGRAFIE E SCRI'l11 COMMEMORATIVI SU MTLTTART: RTXTO, LA MARMORA, GARIBALDI
Il s uccesso di Volontarii e regolari e il consenso ottenuto alla Camera con la presentazione d e lla relazione sugli stipendi permetto no a Fambri di diventare uno dei personaggi più noti cd apprezzati pe r le sue qualità oratorie. Egli increme nta la sua produzione letteraria ed inizia una lunga serie di discorsi sugli argome nti più svariati , divent.ando uno dei màitre a p en ser più ambiti dall 'aristoc razia e dall'alta borghesia italiana. In seguito alla sconJiu~1 nelle elezioni del 1880 e ai noti problemi fina nziari causati dalla scuola d ei m erle tti da lui rifondata, i discorsi occasiona li e commemorativi costituiscono una delle sue più importanti fonti di reddito. Alcuni di essi sono riportati nella bibliografia , ma riteniamo sia quas i impossibile stilarne un e len co completo. Due di essi rih-'1.1ardano personaggi militari che hanno contribuito in maniera determinante all'unità d ' Italia. Rite nia mo opportuno ana lizzarli congiuntamente ad un'ampia recensione di Fambri riguardante un volume biografico s u Nino Dixio40 1 - opera di G iuseppe Gue rzoni 40 2 - in considerazione d ell'omogeneità del tema trattato e de llo stile usato che scivola spesso nell'agiografia d e ttato d all 'e ssere commemorazioni
40 1
Gerolamo Bixio, dello Nino , nasce a Genova nel 1821. Pre nde parte ;:illa p rim::t guen-a d'indipe ndenza e ne l 1849 accorre a lla difesa d i l{oma; nel 1859 combatte in Valte llina col g rado di m;:iggiore ne i Cacciatori d elle Alpi; l'anno dopo è fra gli organizzatori ddla sped izione dei Mille e fa p arte d ello stato m aggiore di Garihak.li durante tulla la cam pagna. Passalo ndl'es<.:rcito regol::ire , combatte nel 1866 come comandante d e lla 7° divisione e partecipa alla s uccessiva campagna per la conquista di Roma a capo de lla 2° divisio ne distaccata. Ele llo più volte deputa lo, muore nl'I 1873 (STEFANI, La storia della dottrina ... , p. 2:-S.i). /ooz P. FAMHRl , !)a soldato a ,generale. Note hiografiche a proposito della vita di Nino Bix io scritta da C. Cuerz oni, "Nuova Anto logia" (aprile 1875), pp,937-966.
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postume. La conoscenza diretta de i personaggi commemorati e la mitizzazione del loro contributo a ll'unità italiana contribuiscono ad evitare qual s iasi critica, esallandone esclus iv amente gli aspetti positivi e patriottici. La figura di Nino nixi o è una delle più cara tteris tich e del Risorgimento. Di carallere ribelle e ai limiti del violento, ha un'infan:lia diftìcile in una famiglia dominata da una burbera matrigna che arriva a farlo atTestare pe r essere scappato da casa: avvicinatosi hen presto alle idee m azziniane , non sopporta l'idea di partire in marina p e r il servizio militare cd è il fratello che lo riscatta, pe rmettend ogli di condurre una vita avventurosa in Francia403 . Il 1848 lo vede partire volontario e la sua vita, scrive Fambri, "si confonde e si perde in que lla di tutta intera la nazione"; l'anno dopo è uno dei valorosi difensori ch e fino a ll'ultimo si battono pe r la Rep11hhlica romana 404 . Riesce ad imbarc-.arsi su una nave che lo conduce a Genova dove conosce Mazzini. Alle speranze di un rinnovato molo na:lionalc seguono purtroppo le disillusioni e i fallimenti della po litica mazziniana che lo spingon o ad imbarcarsi p e r l'America settentrio nale: dal 1852 al 1858 no n fa che naviga re e commerciare, quasi imitando Garibaldi. Nel 1859 è al coma ndo di un battaglione dei Cacciatori delle Alpi e l'anno dopo è al fianco di Garibaldi durante i preparativi de lla spedizione de i Mille: delle due navi a disposizio ne dei volontari, il Lombardo ed il Piemunte, Bixio comanda la seconda. Durante la campagna nel meridione ha modo di fa rsi notare per l'alto senso della disciplina e il carattere talvolta violento, s piegato da Fambri come espressione di un 'alta rettitudine morale: "Era il culto sovrano del .fine che lo portava ad im/JOrne i me.zz i con ogni mezzo più .fiero, era il sentimento di u n capitale dovere che lo faceva saltare, sia pure condannabilmente, sopra a tutte le forme dei doveri minori ... Fu p ertanto esagerando, se mai, il dovere, ma in omaggio e non in disprezzo di esso che egli fu a volte violento ,,1o 5.
403
lhid., pp. 938-940. Ibid ., pp. 942-944 . 405 I!Jid., pp. 952-953. 4ll4
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.199
Il dovere e la disciplina al di sopra di tutto è un concetto che Fambri ha fatto proprio già da lempo e ritiene peccati veniali la violenza di certi alli compiuti da I1ixio. L'episodio di Bronle106 rivela la spietatezza di Bixio che non esita ad ordinare la repressione delle agita zioni contadine che rivendicano l'a pplicazione della legge sulla divisione delle terre demaniali, decisa da Garibaldi per ottenere l'appoggio del ceto contadino. Quasi certamenle Fambri non è a conoscenza della repressione, ma avrebbe probabilmente inte rprelalo la rivolta come una sobillazione attuala dalle forze borboniche ne l tentativo di bloccare il movimento garibaldino. Anche Rixio - così come accade a Fambri in maniera più marcata - attenua i propri sentimenli democratici, soprattutto in seguito al suo ingresso nell'esercito regolare: una piemontesizzazione veriHcatasi in numerosi ufficiali provenienli dai corpi volontari spiegabile col rico nosciment.o Jella linea politica libera1-mo<lerata, impersonata da Cavour, rivelala.si vincente. Lo stesso Fambri si compiace della buona riuscita degli ufficiali dei corpi volonlari, primi fra tutti Rixio, Medici e Cosenz, ma anche Dezza e Sacchi; diventano otlimi e leali comandanti, nonostante - tranne Cosenz - nun abbiano un'educazione militare, formalasi esclusivamente sul campo di ballaglia. Il 5 febbraio 1878 è lo stesso Fambri a leggere la commemorazione funebre407 tenutasi nell'ossario di San Martino in onore del generale Alfonso La Marmora 408 , occasione per esaltarne l'opera
406 CANDt:LORO, Sloria dell'Jtalia ..., IV, rr- 460-461. -1o7
P. FAMl:HU, li Generale Alfonso La Marrnora. Commemorazione jìmebre detta nell'ossario di S.Martirto il di 5 febbraio 1878, Salmin, Padova, 1878, 1878. 408 Alfonso Ferrero La Marmora (1804- 1878). Ministro della guerra e della m arina nel 1848 nel gahinetto Pindli, dal dicembre 1848 al fehhraio 1Wi9 nd Giobe rti e successiva mente dal noveml.Jre 1849 al l 85CJ n e i gahinetti D'Azeglio c Cavour. A capo della sredizione in Crin1ca, durante la quale il ministero d e lla guerra viene assunto da I)' Azeglio, rirre nde subilo dopo le funzioni di ministro che esercila fino al gennaio 1860. Dal 28 settemhre 1861. al 20 giugno 1866 è a capo di due governi. Stipula il LrJltato di alleanza con la Prussia, ma dopo l'armistizio cli Cormons conseguenlc alla guerra ciel 1866 durante la quale viene poslo a capo d ell'esercito - v iene esoneralo (STEFANI, La storia della dottrina, r- 88).
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rinnovatrice da lui attuata nell'ordinamento dell'esercito piemontese. La Marmora riesce a far approvare, dopo un lungo dibattito parlamentare durato oltre tre anni , la legge 20 ma rzo J 851 n. 1676 che ristrutt ura l 'ordiname nto e il recl utamento dell'esercito piemontesc109 adeguandolo al modello francese: viene mantenuta la lunga ferma - de tta "di ordinanza" - per volo nta ri e carabinieri, e si istituisce la "fe rma de i provinciali", divisa in prima e seconda categoria. Di ciascuna classe d i leva solo una piccola aliquota viene incorporata nella prima categoria e svolge il servizio di leva elevato a cinque anni. Gli appartenenti alla seconda categoria ricevono un 'istruzione sommaria di circa quaranta giorni , rimangono per cinque anni in congedo illirrùtato e costituiscono la riserva in caso di guerra. Il J 3 novembre 1853 vie ne approvata la legge riguardan te il reclutamento e l'avanzame nto degli ufficiali c he prevede un terzo dei posti riservati a i sottufficiali, un provvedimento che solleverà aspre critiche da parte de ll'aristocrazia che lo cons idera una grave compromissione d ella propria egemo nia nei quadri dirigenti. rambri ha espresso in Volontarii e regolari la sua ferma opposizione ad aprire eccessivamente la catego ria degli ufficiali all 'ingresso elci sottufficiali, ma ritiene estre mamente importa nte questo provvedimento legislativo ch e ha infranto l'esclusivo appannaggio dei nobili : "senza blasone niente spalline [da ufficiale]" era la consuetudine prima di questa legge che sottrae gli u fficiali a l regio beneplacito sia p er l'arruolamento sia pe r l'avan zamento 110. Il merito de lle riforme di La Marmara risiede nel suo carattere imbevuto di un fotte senso d e l dovere e di una convinta abnegazio ne che lo porta a conside rare "il contegno e le altitudini" pe rsonali gli urùci titoli per progredire nella carrie ra militare. Si chiede l'autore "chi aveva la sua autorità, il suo carattere, le sue idee, il suo puLm, lutto quell'insieme di qualità e di condizioni, senza le quali la riuscita sarehhe stata al tutto irnf,ussihile?'4 11 .
,o
9 MASSOBRIO - ROCHAT, Hreve storia, pp. 17-20; PIERI , re forze a rmate, pp. 28-55. 410 FAMHRI, Il Generale Alfonso la Marmara, pp. 16- 17. 11 ' Ibicl., p. 19.
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Un carattere forte quindi, e che tale rimane anche in seguilo alla prova del 1866, nonostante venga ritenuto il responsabile del deludente comportamenlo delJ'esercito. Fambri assolve completamente I.a Marmora che si trova a dover dirigere le trnppe congiuntamente al re ed a Cialdini: la sfortunata g iornata di Custoza - una battaglia quasi vinla secondo nismarck - è il risultato della mancan za di un comando unitario, in un contesto che vede le trnppc ballersi hene e sulle quali nessuno riuscirà a scaricare le responsabi lità dell'insuccesso. È della m e desima opinione lo storico Giorgio Rochat quando considera pessima la prova fornita dai comandanti supre mi, compreso L'l Marmora: "Il re e i /Jiù noti generali q[frirono un triste spettacolo di rivalità personali e di mancanza di quel sen so dello stato, così spesso riconosciuto ai protap,onisti dell'unUù-:a z ione. IL contrasto tra la Marmara e Cialdini per il comando supremo fu risolto nel modo p eggiore, cioè con la rinuncia alla creaz ione di un comando unicu e con la divisione dell'esercito i n due tronconi separati. Poiché le mosse successive di entrambi non furono felici e gli altri comandanti di corpo d 'armata si dimostrarono ancor meno ejjìcienli, non c 'è da meravigliarsi se L'esercito austriaco, sebbene assai inferiore per numero, ma g uidato da un solo, energico comandante, riuscì a sorf,rendere alcune divisioni di La Marmora e a hatterle l'una dopo l'altra, mentre il comandu italiano entrava in pieno collasso , ,1 i 2 .
Famhri non arriva a tali g iudizi e s tremi su I.a Marmora che ritie ne non abbia potuto svolgere compiuta m ente un comando s u premo c he gli spellava di diritto; hanno comunque contribuilo allo sc.acco subito a ltre concause come ripicche person ali, equivoci, malintesi , disaccordi, "in questo p eriodo realmente anarchico" che precede Cusloza 41 5. Nulla viene riferito rig uardo l'accanita e solitaria o pposizione di La Marmora alle riform e Ricotti: La Marmora cons idera va la legi-
4 12 MASSOHRIO - ROCHAT, Breve storia, pp. 55-56. 413 FAMI3RJ , Il Generale Alfonso La Marmara, p. :iO.
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slazion e v igenle la m igliore p ossibile e continue rà a difende re l'ordimu nento d e l 1854, rimanendo ben preslo isolato in Pa rlamenlo ed a p paren do agli occhi del paese un u ltra conservatore incap ace d i comprend e re l'urgente necessità cli una ristrutturazione dell'apparato militare 414 . La reticen za di Fambri è comprensibile qualo ra s i conside ri il caratte re d ello scritto che non ammette critic he o polemich e, e le circostanze in cu i avviene, un discors o funebre nei pressi de lla "fossa venerata" c he accoglie "uno dei tre u omini ch e fecero l'Ita lia", poiché "il La Marmara faceva il Le rzo con Vittorio Eman uele e il Cavour"415 . Un a frase sim ile, imbevuta di retorica e patriottism o, viene usata d a Fa mhri a lla fine della commemorazio ne ufficiale <li Giusep pe Garibaldi presso i1 "Reale Istituto Ven eto di Scie nze Le lte re cd Arti "416 : "Cun Cavour, con Vittorio Emanuele, con Garibaldi è sparito tutto ciò che poteva dire: io ho f atto l'Italia. Noi altri siamo tutti uguali, tutti nulla og~i"117 .
Fambti sostituisce il nom e <li Garibald i a quello <li J,a Ma rmora ottenendo una triade che verrà consid e rata l'artefice dell'unità italiana, con sapevole dell a rilevanle importanza sto rica d ell'eroe <lei d ue m o ndi . Sa di dover comme m orare u na gloria nazionale, amata e stimala a nche d a coloro - come Fambti - che n o n ne hanno condiviso le idee p olitiche, m a la s ua non è unicam ente un'adulazio ne dettata dalla parlicolarc occasione, in qua nto h a già esp resso in Vulontarii e regola ri la profonda stima nei confro nti d i c;.ariha ld i, p iuttosto che nei su o i volontari. La carrie ra cospirativa di Garibald i, ricorda Fambri, inizia p reslissimo. Si arruo la nella m arina sarda per propagandare iniziative rivolu z io n arie, ma l' in surre z ion e prep a rata no n ha lu ogo ed è costretto a disertare e ad emigrare: finisce ing lo riosam ente la vita di
414
GAUINART , I.e t1f'orme militari ..., pp. 13-17. Il Generale Alfonso la Marmora, p . .i.i. ~Hi P. FAMBRI, Giuseppe Garihaldi. Commemorazione, "AKI VSLA", atti 40, s.V, vol.VTll (1882-1883), pp. 1217- 1249. 417 Ibicl., p. 1249. 41 5 l<AMBRI,
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cospira tore, e diventa "il soldato di tutte le riscosse, perché il suo concetto di libertà è univ e r sale" 418 . Le s ue n o te vice nd e ne ll'America meridionale lo trasformano in so ldato e condottiero, aJfinandone le qualità che applicherà per tutta la vita nelle imprese militari: "audacia senza cecità né, quasi mai, eccesso; tenacità senza cocciutaggine; fierez:z:a senza affatto f erocia . Vigore, insomma, e metodo, e intelletto "119 .
Garibaldi riesce ad ottenere il meglio dai s uoi uomm1 con p ochi m e zzi, usando tecniche da guerriglia e puntando molto sull'attacco più che sulla difesa: avanzare molto veloceme nte verso il nemico e in ordine sparso; approfittare cli tutte le asperità offerte dal terreno; agire rapidamente su lle s ingole unità nemiche per impedirne il congiungime nto; cercare di sferrdre l'attacco soprattutto sui fianchi e alle spalle del n emico; resistere frontalmente solo se vi è la poss ibilità di difendersi su posizioni adeguatamente protette, altrimenti ritirarsi. Applicando questi principi tattici natj dall'esp e rienza sudamerica na , riesce ad ottenere numerosi risullati, utilizzando fu cili spesso antiquati , p oca artiglieria, pochissimi mezzi p er fortificare le posizioni, e in genere disponendo di forze inferiori rispetto al nemico420. L'ottima riuscita dei gariba ldini non dimostra affatto la superiorità dei vo lonta ri rispetto ai soldati regolari: rambri, riprendendo le co nsiderazioni fatte in Vòlontarii e regolari, li conside ra "riuscili moralmente e militarmente superiori ai volontari francesi della rivoluzione e a quelli della controrivoluzione della jìne del secolo scorso, nonché ai volontari spagnoli del /)rinci/ Jio del presente e agli americani di pochi lustri fa "121 .
4 18
~ 19 420 421
Ibid., pp. 1223-122/4 . Ibid., p . 122/4. Ihid. , pp. 1226- 1227. lhid., p . 1231.
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Ma l'unica ragione risiede per Fambri nelle capacità eccezion ali di Garibaldi che ha compiuto un vero miracolo nella spedizione dei Mille, riuscendo ad amalgamare un insieme eterogeneo di individui - appartenenti a ceti sociali , opinioni, e provenienze diverse - otten e ndo "il più glorioso fra i gruppi dei volontari di tutti i tempi". Non solo crea de i veri soldati , che rinunciano alla propria volo ntà per seguire la sua , ma anche dei veri comandanti come 0 • • . Mect·1c1,. Sacc I11,. ,r ,01te , C,anz10 . 422 . 1>1x10, <~ ,osenz,,s·uton, L'incontro e.li Teano fra i "due re d 'Ita lia" - come definisce Fambri i du e protagonisti - rappresenta la massima espressio ne del patriottismo di un Garibaldi "repubblicano e buono" che accetta la mon archia per il bene supremo del paese, e ntrando con ogni diritto in quella triade di persone c ui s'accennava poc'an zi e che hanno permesso all'Italia di redimersi "Un grand'uomo di stato capace d 'imporsi ai gabinetti, un gran princitJe ca/){JCe di comprenderlo, seguirlo ed amarlo, quantunque ,~li p roponesse di giocarsi jìgli e corona, ed una spada famosa ed avventurosa la quale rinunziasse ai frutti della vittoria vincendo '423 _
Un livello di re torica e di istrionismo forse eccessivo per noi, ma 1ispondcnte alla creazione del mito risorgime nta le - tene.lente a rafforzare un sentime nto nazionale non a ncora formato - e di cui Garibaldi e le sue imprese ra ppresenta no una patte impottante.
122 423
Ibid., p . 1245. Ibid., p. 1234.
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CAPITOLO 17 I.A GINNAS77CA flF.'LLJCA (1892)
La passione di Fambri per l'educazione fisica risale aJla sua infanzia quando il maestro Ploner gli insegna a maneggiare il fioretto con la mano destra e la sciabola con la sinistra; un duello con un suo compagno gli impedisce di continuare a tirare con la sinistra424 . Continua comunque ad aJlenarsi con la destra e a disputare numerosi duelli fino a quando non perde and1c l'uso di questa mano in seguito all'episodio eroico compiuto a Torino nel 1861425 e d cscrillo precedentemente. L'amore per la scherma lo spinge a riprendere g li allenamenti con la sinistra, diventando nuovamente un bravo schermido re. Tutti i biografi a lui contemporanei rip01t.ano la fama di sp adaccino e duellatore che circonda Fambri fino ad età avanzar.a; ecco il modo in cui descrive la sua sala d 'anni Temistocle Mariolli: "ilo ancora innanzi agli occhi della mente lo studio del Farnbri ... una stanza molto vasta con tre par·eti guernite di scansie /)iene di libri sin verso il s<!f/itto, che però era piuttosto basso; nella J>arete a sinistra, entrando, un trofeo d 'armi in cui fip,uravarw le lame piil pregiate, che il Famhri si a:.Urettava con la massima comf,iacenza a fare ammirare agli amici e agli ospiti, fiorelli, sciabole, maschere, guanti, ,~uantoni, ecc., in buona quantità; a/J/)()gg,iata nell'angolo sinistro, in faccia di chi entra, una mazza di jàro alta un huon metro e mezzo e del peso di circa 50 chilogrammi ... Fambri a seconda dei uisitatori, ora presenta una novità lihraria indicandone i pregi, ora a gambe spalancate a:f/e1n.,t a metà dell 'asta l'anz idetta mazza e la porta orizzontale dinanzi a sè facendola a poco a poco roteare con {!,rande shalordimento degli astanti, ora invita a scambiarsi due stoccate '426 .
424 Note hiogr:1 fi che ran:ultc dalla figlia Elena, in AC.S , Carte Pau.lu
Famhri, h.31, fasc.27, n .n. 125 ACS, Carte Paulo Famhri, h.31 , fasc.27, n .n : 426 MAl{ICYITI, (,'nmmemorozione di .. ., p . 12.
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Questa passione lo induce ad approfondire la materia e ad allargarne le basi sino a considerare l'insieme deUe discipline ginniche, ritenute indispe nsabili per l'educazione militare d ei paese. Probabilmente è all'inizio degli anni ottanta che giungono a maturazio n e le riflessioni sull'educazione fisica . 11 26 agosto 188 1 durante il congresso p edagogico che si svolge a Venezia - Farnbri propone all'assemblea un ordine del giorno - approvato a ll 'unanimità - contenente alcune considerazioni riguardanti gli obiettivi che deve perseguire la ginnastica; ne riproduciamo ampi brani che conte ngono le linee di pensiero basilari delle s ue riflessioni sull'educazione fisica: "Intese e valutate le rag ioni p er le quali gli attuali corsi di ginnastica non possono rispondere al loro jìne !>JJec{(ico di creare alle membra e agli animali le massime attitudini all'attacco ed alla difesa(. . .); attesochè questi non sieno al j,resente che un mediocre ed unilaterale a vviamento al comj,lesso dei lavori occm-renti per la aeaz ione e lo sviluppo di tali attitudini, né va{ctano ad esercitare alcuna a z ione ejjìcacemente conducevo/e al.fine pratico, finché non vengano completati con una vera ginnastica di combattimento; attesoché questa non dehha né possa cercarsi in alcuno degli antichi cimenti della palest ra ~reco-romana (lotta, pugilato o pancraz io) e ancora meno in quelli della moderna (box) per motivi di sicurezza, dignità e benevola educativa convenienza; attesoché considerazioni ed esperienze di ogni maniera provino che la duplice attitudine di membra e d 'intelletto e d 'animo p ossa invece venire al j,iù alto ,~rado sviluppata dall'esercizio della scherma ove questa ( ... ) si informi ai più liber'i ed ejjèttivi criteri di combattimento; i convenuti esj,rimono il parere: 1. Che una Rinnastica ohhligatoria, per rispondere (secondo l'interesse diretto della persona ed indiretto dello Stato) all'essenziale uj)ìcio suo di(ensiV<H?[(ensivo, debba completarsi colla scherma pura obbligatoria, precedendola a scopo di preparare e quindi costantemente accompagnandola a fine di mantenere e approvvigionare al giovane il vigore necessario all'esercizio serio e potente di questa; 11. Gne ciò dehha cominciare dai corsi elementari, cioè dai primi
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anni, cogli esercizi preparatori senz'arma (. . .) per quindi nelle classi superiori progredire ad armi im/mgnate ( ... ); 111. Che l 'insegnamento pratico della scherma uenga accompagnato dalle più chiare ed ovvie nozioni sull 'importanza dei gradi della lama ( ... ) e in genere la legge meccanica delle leue, dalle quali conoscenze facilmente assimilabili, il giovane indurrà da sè la necessità dei movimenti sobri e composti, dell'economia dei tempi e a /mw a /mrn di quei molteplici aVlJedim.enti, i quali educano l'intell(rtenza e rnmf,letano e rendono utilizzabili ad un fine unico le più opposte attitudini '427 .
La competenza cli Farnbri nelle malerie ginniche e nella scherma viene così notata e viene chiamato a far patte della commissione inca ricata dal min istero della guerra cli scegliere il trallato di scherma da adottare nelle scuole militari e presso i corpi del l'esercito. Nella "(~azzetta ufficiale" del 6 ottobre 1883 è pubblicata la composizione della commissione di cui - oltre a Famb1i - fanno parte: i.I generale della riseiva Achille Angelini , designato presidente, il generale Giuseppe Colli cli Felizzano, O ttavio Anzani, il colonne llo Francesco C3oselli, Domenico Cariolato, Emilio Conti , Luigi Coscnz, il maggiore Ippolito Ma1tin di Montù Beccaria, e il colo nnello Adelchi Pierantoni. Per la competenza dimostrata durante i lavori della commiss ione, il re, "motu proprio ", .lo nomina "Cava li e re dell'ordine equestre dei SS.Maurizio e Lazzaro", un 'onorcfìccm:a che Fambri gradisce andandosi ad aggiungere alle numerose e.li cui si può fregiare 428 . rambri solo dopo alcuni anni pubblica - forse a causa di difficoltà nel trovare un editore - due saggi su quella che definisce la "ginnas tica bellica" 429 , riprodotti nel 1895 in un volume e conte-
427 P. FAMHRI, Intorno ai veri scopi tecnici ed educativi della ginnastica ed alla necessità di rinnovarne l'indirizzo, Fontana, Venezia 1882, pp. 18- 19.
428
Lettera del min istro della guerra generale Emilio Perrero a Paulo Famhri , Roma, 191 gennaio 1884, in ACS, Carte Paufo Fambri, b.10, fase. li, n.n. 129 P. f'AMilRI, Ginnastica bellica, "Nu ova Antologia" ( 16 luglio 1892), pp. 211-261; Ginnastica bellica, " Nuova Antologia" (16 agosto 1892), pp.
660-688.
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nente un vero e proprio manuale di esercizi ginnici e scherrnistici430_ La ginnastica è stata introdotta nelle scuole, ma Fambri enuclea tre gravi mancanze che ne hanno stravolto il senso: è errato ciò che si insegna, il metodo di insegnamento ed anche gli insegnanti non hanno una preparazione sp eci fica, non essendoci alcuna scuola che li formi. Questa constatazionc431 lo stimola ad affrontare il problema, facendo partecipe l'opinione pubblica delle sue riflessioni in materia ginnica. Gli esercizi agli attrezzi che si insegnano nelle scuole sono considera li innaturali e contro natura: le parallele, la sbarra, gli anelli impongono esercizi faticosi che non hanno alcuno scopo pratico e no n servono nella vita 132. Un tale insegnamento 1ientra nel campo di quella che gli antichi chiamavano ginnastica atletica - siue histrionica - , differenziandola da quella medica sive sapiens - e da quella bellica - sive putriutica. La ginnastica che Fambri predilige è quella bellica il cui insegname nto dovrebbe essere concertato unitamente dai ministri dell 'istruzione e della guerra, con lo scopo di formare "nervi, muscoli , intelletto e volontà"433 . L'educazione fisica deve sviluppare innan:Litutto la forza, poiché l'uomo non si può definire tale se non è forte; quindi addestrarsi in ma nie ra appropriata ed intelligente; ed infine fortificare anche il carattere, cercando di eliminare le paure. Questi fini non vengono certo raggiunti dall'attuale g innastica insegnata nelle scuole, illogica ed incompleta che non può fornire al paese altro che "acrobati equilibristi e downs", mentre "la Rinnastica di un grande p op olo non deve a parte le mediche, avere altre ragioni che di seroiz io e comhattimento. Deve essere cioè cosa da vero non da burla, inseP,nare che a tempo bisogna invertire il motto benevolo sostituendo il .forte 'ledere non tudere ' al molle 'tudere non ledere "' /4:,,/4 .
43° P. F/\MKRI,
/,a ginnastica bellica, Casa Editrice Italiana, Ro m a 1895,
pp. 153-246. 43 1 Ibid., pp. 12-13. 432 lhi<l., pp. 33-35. /433 Tbid., pp. 47-48. 4:,,4 !bici., p. 59.
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L'a ttitudine bellica deve essere stimo lata edu cando l'intuito offensivo-dife n sivo e preparando sia la mente che il corpo ad affrontare una lotta. Per conseguire i s uoi scopi, la ginnastica b e llica deve fornire all'individuo "vigore e le na non che intuito e carattere" utilizzando come m ezzi la corsa, il tiro e soprattutto la sch erma , l'unica ad educare armoniosamente le virtù sia offensive ch e dife nsive. Mediante la scherm a si acquisiscono, oltre allo sviluppo fisic.o, intuito e carattere: qualo ra insegnata appropriatamente, presenta un riscontro pratico col combattimento vero; esercita tutte le facoltà fisiche e mentali; rende familiare l'impression e di un assalto vero e "fa conoscere il pericolo senza mettere proprio mai in pericolo "; no n lascia rancori nell'animo d el vinto anche per gli obblighi di cortesia che le regole impongono al vincito rc135 . Le regole cavalleresche forniscono una prerogativa essenziale nella sche rma, e la sala d 'arm i abitua all a lealtà, a lla cortes ia ed all'onore: "Spetta al cavaliere colpito il conjic1ssare colla mano e colla voce il buon successo dell'avversario dicendo: Son toccato. Se invece chi diede la botta dicesse egli: Vi ho toccato.' farebbe cosa giudicata villana e ne sarebbe, da chi dirige ! 'assalto, acerbamente ripreso •436 _
Questo dovere di defere nte sincerità eia una parte e cli modesto ritegno dall'altra è presente solo nella scherma , che migliora e tempra non solo il fisico, ma anche la me nte ed il carnttere, climostrandos i il fondamento primario della ginnastica bellica. La pre parazione ricevuta in sala d 'armi torna utilissima ne llo svolgimento di eserciz i ad hella gerenda - come diceva no gli antichi - affrontati durante il servizio militare; la marcia , la corsa ora libe ra, ora con anni e bagagli, senza o con ostacoli , il salto, il nuoto, sono difficoltà che si possono s uperare graduando con inte lligenza lo sforzo senza compiere fatich e inutili. Chi h a praticato la sche rma è ino ltre avvantaggiato nel tiro, poich é
4·35 4 36
Ibid., p. 66. lhiò., p. 70.
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"dal/'o_ffesa diretla a/l'offesa a distanza, dal colpo portato al colpo lanciato può dirsi che la differenza sia piuttosto di misura che di natura ,437 .
Il tiro a segno fa anch 'esso parte a pieno diritto d ella ginnastica bellica, n onostante si obbietti - a sproposito - le difficoltà di questo esercizio a causa de lle ingenti spese da soste ne re p er armi e · munizioni e soprattutto p er l'appronta mento dei poligoni; si può ovviare in maniera semplice istruendo preventivamente i giovani in spazi chiusi o negli stadi utilizzando armi di tipo ridotto, e solo in un secondo tempo portarli al p oligono, e "re nderli con due settimane di bersaglio normale, dei medii fucilieti da gueffa"438 . La ginnastica bellica è quindi un insieme di esercizi che non hanno nulla a che fare con l'atletica moderna. Le corse ad ostacoli, le marce, i salti, le arram/Jicute con mezzi propri, la scherma, il tiro a segno .forniscono un conte,~rw ed una /Jre/Jarazùme .fìsica idonea, ma si possono agp,iun,~ere altri esercizi di origine antica: il lancio del disco e del giavellotto; l'uso dell'arco, della balestra, della .fìonda, preparatori e comple mentari del tiro a segno; la lotta purché privata delle rewJ!e illogiche a~iunteui recentemente; il pugilato a mano aperta riveslila di guantoni '" 59 .
Mediante quest'opera singolare e atip ica, Fambri propone una esplicita milita rizzazione d e lle masse, nella convinzione che la nazione militarmente più forte sia quella che arruola il soldato già parzialmente istruito; è la scuo la - in sintonia con gli apparati militari - ch e dovrebbe incaricarsi dell'educazione militare forne ndo quindi all'esercito un cittadino quasi soldato che "presenti le massime altitudini di velocità e resistenza /Jer tem/Jestivamente arrivare, e di fierezza e valore tecnico per, dopo l'arrivo, tempestosamente combattere'440 .
437
438 /439 440
lh id., p. 87. lhid. , p. 11 5. Ibid., p. 144-145. Ibid., p. 150.
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4 11
Riteniamo incompleta l 'interpretazione fornita da Nicola Labanca riguardo le riflessioni fambriane s ulla ginnastica stimolate dal "clima ideologico e politico crispino, predisposto al culto della forza e dcll'azionc" 44 1. La passione per la schema e la ginnastica lo accompagna per tutta la vita, e se solo tardivamente vi si dedica in modo p a,t icolare, probabilmente lo fa anche alla ricerca di un ritorno di popolarità e di sperabili rientri economici , in un ambiente favorevole al mito dell'uomo forte. 'falc inte rpretazione deliva dall'affettuo.sa de dica al generale Oreste 11a ratieti 442 che Fambri inserisce all'inizio del volume:
44 1
lAilANCA, Paulo., p. 514. O reste Baraticri - o l3arallicri - nato a Conclino presso Trento il I j novembre 1841, si arruola tra i volontari gatibaldini e pa,tecipa alla spedizione dei Mille. Il 16 giugno 1860 è soltolcncnlc d 'a1tiglieria e il 16 novembre è capitano d i cav:illeria; viene d ecorato con medaglia ù'argcnlo al valor militare per i co1111.Jattimenti di Capua. Jl 16 a prile 1862 e ntra nell'esercito italiano come capitano di fanteria, iniziando una c irriera regobre e coltivando amiciz ie e legami politici. Deputalo per sci k:gislature consecutive - da l 1876 al 1895 - m ilita sempre nella s inis tra, progredendo contemporaneame nte da maggiore a generale. Intensa la s ua attività puhhlicistica che si esplica in numerosi volumi di sloria militare, tattica, geografia . Dal 1876 al 1885 dirige la "Rivis ta Militare Italiana". Nell'autunno 1887 partecipa alla s pedi zione San Marzano in F.riJrea, permanendo in Africa per un lungo periodo, fino a diventare coma ndante delle truppe ne l 189 1 e governatore della colonia l'anno succe ssivo. Nel gennaio 1895 inizia la penetra zione ne lla zona del 'l'igrè 1ipo1tando akuni limit.ati successi che gli fruttano a marzo la promozione a tenente ge ne ra le . Pu1troppo non dimostra di possedere le 4ualità essenziali di un comandante rivelando un carattere estre mamente prudente cd incerto. Queste carenze sono alla I.Ja se di una serie di ins uccessi milit;Jri it.aliani in Africa o ,ie ntale - il massacro del l'Amba Alagi nel diC(:ml>re 1895 e 1a resa di Macallè nel genna io 189G - che cu lminano nella disastrosa battaglia di Adua il I 0 mart:o 1896. L1 gravissima sconfitta p011a a ll e dimissioni di Crispi, mcnlre Baratie ri viene deferito al lril>unale militare di Asmara per "omissioni, negligenze ahha ndono di comando in guerra". Viene assolto per inesistenza di realo, m a abbandona il servizi o ritirandosi in Trentino. Muore a Vipiteno il 9 agosto 1901. La figura controversa e problematica di Haratieri è tuttora oggetto di studi e numerose sono le opere dedicate alla cam pagna d'Africa del 1895-<.>6. La biografia in O .BOVIO, Storia dell'Esercito llaliano (1861-1990), USSME, Roma 1996, pp. 587-588. 442
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"Caro Rarattieri, Non l 'ho riscritto do/Jo la lua Zama. A che ri/Jelere sul luo conto (/Jer quanto con un epico coefficiente) quello che in sostanza avevo detto e stampato di te un buon quarto di secolo .fa come Molosso nel Fanfulla e come Terremoto non ricordo bene in quale altro posto? T'avevo conosciuto subito per seno pensatore, quanto allegro e famoso soldato, cose allora ignote e fors'anco ostiche a molti e che oggi sono risapute in Cielo dove è volato a raccontarle il Sanguinetti, in terra, dove peregrinando pentito le attesta il Mangascià, e all'infe rno dove, travolto lì per l~ le avrà ripetute il Rat Agos ai suoi amici. Ma son cose ormai della storia e tiriamo via. Ora dehho scriverti davuern /Jer /JaP,are un dehito indirizzandoti questa C7innastica hellica che ti a/J/Jartiene sia /Jerci<> che in essa mi sono socialisticamenle ajJjJrojJriato qualche jJensiero tuo come t'ho francamente dichiarato: sia soprattutto perché: 1. Non ci fu mai nulla piil ginnasticamente bellico o bellicamente g innastico di quella tua volata da Coatit a Senajè. 11. J'erché io non conosco fazione militare nella quale siasi phì brillantemente veri/ìcato l'ideale e.,1m,.••;so dal mio ca/Jitan Terremoto. Infatti quando mai.fu /Jiù tem/Je.,tiuo l'arrivare e /Jiù tem/Je.,toso il comhattere? Pigliali dunque questo uolume che contiene di tuo rum poche.frasi, idee ed opere. E riama il tuo Farnbri"i/4 5 .
Abbiamo voluto riprodurre integralmente la de dica cli Fambri in quanto din1ostra chiaramente una freque ntazione non certo recente nei confronti di Raratie1i che nel 1895 è una delle p ersone più conosciute cd ammirate d'Italia: la conquista di alcune località della regione abissina del Tigrè - Coalil, Senafè, Adigral, Macallè, Adua, Axum - lo fanno apparire come il principale rappresentante della politica coloniale crispina. Grazie a I1aratie ri l'Italia sembra avviata ad una poderosa espansione in terra d 'Africa , un sogno che verrà miseramente infranto dal disastro di Adua. Ma nell'anno in cui Famhti pubblica il volume sulla ginnastica, il governatore della colonia Eritrea è
44 3 P. J<AMfil{l, la ginnastica., pp. 74.
Paulo Famhri da /Jatriota a scrillore di O/Jere militari
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a ll'apice del successo e forse p er questo ha voluto inserire una dedic.a a Baratieri, quasi una legittimazione a lla sua opera e una d imostrazione cli possed ere ancora amicizie d1c contano. I due si erano sic uramente conosciuti n elle aule parlame ntari ed avevano intessuto una profonda amicizia, d erivante soprattutto dal comune inte resse ne i confro nti delle materie militari. Entrambi competenti scrittori cli argomenti militari, anche il carteggio epistolare intercorso fra i due deve esser stato sicuramente cospicuo ccl inte ressante, ma a noi sono p e rve nute solo tre lettere. Nella prima 444 Fambri rive la a Baratieri che sta curando la pubblicazione del volume sulla ginnastica: "(. . .) pubblico fra breve un volume intitolato Ginnastica bellica nel quale lasciando tutta ai medici la ginnastica medica colle sue sentimentalità e le sue /Jaure, e ap,li Oherdanisti e com/Jagni loro la ginnastica atletica con tutte le sue p agliacciate impotenti, io propugno una g innastica bellica animata da un injìnito spirito offensivo cioè tendente a darle e non a prenderle. lo avevo adoperato nell'Antologia, ragionando di ciò, la parola comhattivitù hrulla e straniera (. . .). Aggradisci te mie congratulazioni caro Oreste Africano, che bella cosa potersi chiamare Africani, te e l'Arimond(1/4 5, in questi tempi nei quali viene così frequentemen te e violentemente la tentazione di offrire le proprie dimissioni da Ita liani".
444
Trascrizione dattiloscritta di una lettera di Paulo ramhri dire tta ad Oreste Harattieri, 2 set.temhre 1894, in t\C\ <:arte Pau.lo Famhri, h ..i l , fase. 27. /4/4S G iuseppe Arimondi nasce a Savigliano il 26 aprile 1846. Esce dalla Scuola Militare di Modena nel 1865 com e sottotenente dei bersaglic ri . Pa1tec.ipa alla campag na del 1866 ed alla s pedizione per la conquista di Koma nel 1870. Nel 1887 viene inviato in Eritrea, riman e ndovi per tre anni ed acquisendo una buona conoscenza d ell'ambiente particolare. Promosso colo rn1ello, ritorna in Africa nel 1892 c gli vicnc affo.lato l'incarico di comamla nlc d c llc truppe d e lla colo nia. Nel dicemhre 189:5, in seguito alla vittoriosa hattaglia d i Agordat, viene promosso maggior generale per meriti d i guetTa. Nella successiva campagna del Tigre'. - gennaio 1894 - merita una medaglia d 'arge nto. Successivame nte c ntra in gravc conlraslu con Bara ticri: l'incomprcnsionc fra i d ue gene rali è al la hase del l'episodio dell'Amha Alagi, dove il 7 dicemhre 1895 il maggiore Toselli cade con quasi tutto il suo battaglione. Gli alterchi e
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Il legame che unisce scritta da Raraticri446 :
due si evidenzia nella seconda lettera,
"(. . .) Io ho semf,re conosciuto in te le magnffi.che qualità virili - la forza e l'erwr,~ia jìsica e morale - coi più elevati sentimenti patriottici e morali; io ti sono sempre stato grato per la tua henevolenza, ma non sem/Jre ho saputo dimostrartela ( ... ). Ho letto a suo tempo nella Nuova Antologia un tuo a1·ticolo sulla Ginnastica ed ho applaudito. Sincerità e forza in tutto ciò: ecco ciò di cui manca l'ltalia, ecco il vero grande dqfi.cit del suo bilancio ( ... )".
L'ultima leltera è di poco successiva alla battaglia di Adua447 e rivela l'estrema prostrazione in cui è caduto Baratieri in seguito alla decisione del le autorità militari di processarlo; uno dei pochi conforti rimane lo scrivere al "Caro Famhri" che non lo ha abbandonato o rinn~w110 in un momento tanto delicato: "(. ..) Io cerco di tenermi su come posso; ma ci vuole la tua fantasia per .fìp,urarti le mie sofferenze morali pel lutto della 1-'atria e dell'Esercito, per la rovina di tutto ciò che io avevo creato, per la calunnia la ingratitudine che ho dovuto subire. Io posso ben dire: nessun dolore eguaglia il mio dolore. Frattanto serberò sempre /m!fimda gratitudine pel carattere alto e fi-1rte che non ha voluto come tanti altri abbandonarmi e che ha voluto essere il vero amico mio e non della fortuna ".
Riteniamo che solo la morte di Fambri - avvenuta neppure un anno dopo questa lettera - abbia interrotto quest'amicizia, fondata su una profonda e reciproca stima.
le incomprensioni conlinuano nei m esi successivi: Arimondi i:; per una condotta offensiva <ldla campagna, e forse sono le sue insistenze a spingere I3aratieri a<l avanzare su Adua il l O mar.w 1896. Arimoncli, al comando della Ji! brigata, viene inchiodato dalle preponderanti forze abissine e cade combaltendo: alla sua m emoria viene concessa la medaglia d 'oro al valor militare . La biografia in O.BOVJO, Storia dell'/7.sercito ... , pp. 577-578. 446 Lettera di Oreste Baratieri a P,1ulo Fambri, Asmara, 25 settembre (1895], in AC:S, Carte Paulo Fambri, b. 10, fasc.4. 447 Lettera di Oresle Baratieri a Paulo Fambri, Massaua, 2 maggio 1896, in ACS, Carte Paulo Famhri, h. 1O, fase. 4.
Paulo Famhri da patriota a scrillore di opere militari
Caricatura di Paulo Pambri risalente alla m e tà degli anni novanta ("L'lllustrazione Jtaliana ", 8 gennaio 1899, p. 27).
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CONCLUSIONI
11 volume sulla ginnastica bellica è l'ultimo pubblicato d a Pambri, nonostante la frenetica attività lo porti a scrivere fino all'ultimo: poche settimane prima di morire, esce su ll a "Nu ova Antologia" l'ultimo suo scritto c he commemo ra l'amico da poco scomparso Giacinto Gallina 448 . l titoli cli alcuni scritti che ha inlen:.'.ione cli raccogliere in volume vengono citati da Pompeo Molmenti, suo amico nonché estensore di una commemora:.'.ionc funebre nella "Nuova Antologia": "Conferenze e discorsi, Paradossi, I Cahelli, La satira, Cladiu.\~ L 'inReR neria e la RUerra_, L'onore, Dizio nario cavalleresco,
Biografi.e: Lupali, Luciano Manara, Nicolò Tommaseo, Gallina, ecc. ecc. (forse due v olumi), Memorie e bozzetti p e rsonali, Sermoni, EjJigramm i, Sellario (romanzo), l cinque: Vittorio Emanuele, Carihaldi, La Marmora, D'Azeglio, Cavour'449.
Un altro biografo ritie ne che sarebbero stati pubblicati alme no in parte per "spargere dintorno quei tesori di acutezza e di genialità che anche in esse il Fambri ha sparso" 450 , ma verr::ì smentito. Gli scritti rimarranno inediti tra le carte di famiglia mentre l'autore vernì ben presto dimenticato. La vastità dell'intera opera letteraria fambriana d enota l'incapacit.à di approfondire un argomento s pecifico in manie ra esauriente ccl adeguata. La sua produzione consta di almeno 135 titoli , per un totale di circa 6.300 pagine , ma pochi sono i volumi cli una certa consistenza, che risultan o ino ltre essere lutti raccolte e rielabora:.'.ioni di scritti precedenti. Questa carenza deriva dall 'aver un carattere e d una mente curiosa e desiderosa di conoscen ze ch e lo sti-
448
P. FAMBRI,
Giacinto Gallina, " Nuova Antologia" ( 16 marzo 1897),
pp. 193-231 449 MOLMF.N11,
Paulo... , p . 132. /i5o SECRETANT, In memoria <li.... p. 27 .
l'aula Fambri da patriota a scrittore di opere militari
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mola e lo spinge ad interessarsi di argomenti di natura diversa. I1 risultato è un lavoro estremame nte vario e copioso quantitativamente ma dotato di scarsa profondità. Concordiamo con Gilberto Secretant che, commemorandolo, commenta nel m odo seguente la sua versatilità: "gli nocque la poliedricità dell'ingegno, la molteplicità delle occupaz ioni, onde si può dire che .fu deficiente per eccesso, e, quasi, che se avesse fatto meno avrehhe.fauo di più ,4 5i .
Anche le opere militari presentano questa carenza cli fondo , nonostante siano le più interessanti e sulle quali si è focalizzala la nostra attenzione: a loro Famhri deve gran parte della notorietà. Voluntarii e regolari rimane l'opera migliore e sintetizza il suo pen siero sulle lince cli eone.lolla da attuare nell'organizzazione dell'esercito. Le conclusioni verranno solo in parte recepite dalle riforme operate dal ministro Ricotti. Nonostante ciò il suo contributo rimane importante, anche se troppo presto dimenticalo dalla storiogra. fia militare. Il mantenersi sempre s u posizioni rigorosamente cli destra lo ha reso inviso alla nuova classe di1igente che sorge in Italia negli anni o ttanta e novanta. L'allontanamento dal Parlamento fa svanire prog ressivamente i vincoli d1e lo univano a uomini politici, militari d 'alto rango, intellettuali. L'epistolario di rambri conserva centinaia cli lettere di personaggi impo1ta nti cldl'ltalia della seconda metà dell'ottocento452, un patrimonio che non è ancora stato compiutamente ed organicamente an;:tlizzato. L'unico tentativo cornpiuto s ino ad ora - limitato seppur interessante - è quello di Angelo Flavio Guidi che ha analizzato 70 lettere, s uddividendole per argom enti453. Sono in contatto e pistolare con Fambri: militari, come i ministri della guerra Cesare Ricotti Magnani , Luigi Pelloux ed
-1 5 i
Ibid., p. 27. La BNCF consetva 248 fra kttcn.:, biglietti e can o line a lui diretti; 53 lettere in pa1te n?;1 e 343 in atTivo sono in ACS, Carte Paulo Fambri, b. 10, fasc.4. /4,.~ A.F. GUIDI, L'archivio inedito .. . 452
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Emilio Fe rre ro, ed i ge nera li Luigi Federico Me nabrea, Ach ille An ge lini ed Oreste Ba rat ieri ; gli edito ri Felice Le Mo nnie r e Gasp aro Barbe ra; Francesco Proto n otari, p e r un lungo p e rio d o dire ttore della "Nuova Anto logia"; l'attrice Eleono ra Du se; la scrittrice Matilde Se rao; no bili come la contessa: Andriana Marcello, il conte Malia ni, il conte Tie po lo, il conte e la contessa Bastogi; lette ra ti c d inte llettua li co m e Niccolò T o mmaseo, I.e one Fo rt is , Edmo ndo De Amicis, Temistocle Mario tti, Giacinto <~a llina, Angelo D c Gube rn a ti s, T e re n z io Ma m iani ; uom ini politi c i co m e Ferdinando Ma ttini, Giuseppe Guerzoni e D om e nico Fa rini. La sua scompa rsa è pianta da molti - forse in manie ra anche ipocTita - ma viene dimenticato in breve tempo, essendo conside rato un re litto di tempi oram ai p assati come quelli della d estra storica. Ci è sembrato comunque di particolare interesse racconta re e cercare di interpre ta re il lavoro sulle questioni militari svolto da Fambri n e ll'arco di un trente nnio , un contributo ad una com prensio n e a pprofondita d e i primi decenni di vita dell'esercito italiano che no n è stata ancora affrontala in manie ra organica e de finiti va.
f'aulo Farnbri da patriota a scrittore di opere militari
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BIBLIOGRAFIA OPERE DI PAULO FAMBRT
I dati di alcune opere pubblicale s u riviste sono lacunosi perché non è stato possibile verificarli direttame nte. Per quanto riguarda gli scritti di Fambti pubblicati sulla "Rassegna nazionale", si è utilizzato un catalogo presente nella Hiblioleca Nazionale Centrale di Firenze che non riporla i nurneti delle pag ine. - con VITTORIO SALMf Nl , Riabilita-Zione! Tragedia civile, Perini, Ve nezia 1855. - con VTTIOR IO SALMINI, Un w,1,/antuomo. Commedia, Perirù, Venezia 1855. - con Vl'l'l'ORIO SALMTNT, Agrippa postumo, Cecchini, Ve nezia 1857. - Intorno al seruiz io tecnico-amministrativo del Genio militare. Appunti polemici, "Rivista Militare Italiana" (1863), voi. TTT, estr. - D elle parole e dei fatti d el Generale Menabrea. Noz ioni e digressioni bioP,rafìche, "Rivista Militare Italiana" ( 1864), estr. - Guerra e Jìnanza-appunti e proposte. 1 ° La questione dei d epositi, "Rivista Militare Italiana" (1864), estr. - In caserma efuori. Bozzetti militari, Tipogr.c1fia del Giornale di Na poli, Napoli 1864. - I Ministeri della guerra e i consig li di disciplina . Appunti e proposte di g iurisprudenza militare, Cavour, Firenze 1865. - Questioni di guerra e Jìnanza. Memoria, Amministrazione del Politecnico, Milano 1866. - I bozzetti militari e il Caporale di settimana, Sanvito, Milano 1866. - Degli studi idraulici in Italia. A proposito di un nuovo libro, "Nuova Antologia " (ottobre 1867), pp. 360-371. - Del moderno nell'a rte, "Nuova Antologia" (dicembre 1867), pp. 661-685. - Volontari e reiolari. Parte I 0 . l volontari, "Nuova Antologia" (gennaio 1868), pp. 50-87. - Volontari e regolari. Parte 2 °. I regolari, "Nuova Antologia" (febbraio 1868), pp. 308-338.
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- Volontari e regolari. Farte 3° ed ultima, "Nuova Antologia" (maggio 1868), pp, 109-154. - Diporti militari. La logica di un capitano, "N uova Antologia" (novembre 1868), pp. 417-181. - n iporti militari. Nuove armi e nuova guerra. DialoP,o, "Nuova Antologia" (aprile 1869), pp. 799-833. - I volontari della rivoluzione e quelli della controrivoluzione (1792), "Kivista Militare Italiana" (giugno 1869), pp. 506-523. - La giurispmdenza del duello, Barbera, Firenze 1869. - Volontari inglesi, "Rivista Militare Italian a" (genn aio 1870), et;lr.
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nuuvu trattato di tattica di C. Corsi, " uova Antologia" (giugno 1873), pp. 380-399. - Discorso pronunciato dall'onor. Paulo Fambri dinnanzi alta commissione d 'inchiesta in Venezia, "Tl Gaspa re Gozzi" (28 febbra io 1871). - Il duello e la rijòrrna del codice penale, "Nuova Antologia" (agosto 1874), pp. 8 87-926. - I merletti una volta e oggi. Memoria, "Atti Ateneo Veneto", voi.XI (1874), p. 16. - Da soldato a generale. Note hiograficbe a proposito della vita di Nino Ri.xio scritta da G. (7uerzoni, "Nuova Antologia" (aprile 1875), pp. 937-966. - La società e la Chiesa. A proposito della nuova legge di rechttamento, "Nuova Antologia" (maggio 1875), pp. 135-171. - T.u teoria del Barnahy e il bilancio militare marittimo, "ARIVSLA", atti 33, s.V, vol.l (1874-1875), pp. li69-493, pp. 651-680. - Sull'avanzamento nelle armi sp eciali. Interrogaz ione del deputato Fambri al Ministro della guerra nella tornata parlamentare del 5.fehhraio 1877, Eredi Botta, Roma 1877. - Intorno ad alcuni recenti studi sul moto delle acque, le sue leggi e i suoi t:ffetti, "ARTVSLA", atti 35, s.V, voi. m (1876-1877), pp. 5-60. - Lido e Hrenta. Risposte a quesiti palpitanti di attualità, Naratovich, Venezia 1877. - Intorno alle condizioni idrauliche del Oanubio a Buda-Pest dopo i lavori di rettificazione del 1872, Salviucci, Ro ma 1877. - Il Generale A/fonso J,a Marmara . Commemorazione ji.,1,nebre della nell'ossario di S.Martino il df 5 febbraio 18 78, Salrnin , Padova 1878. - L'avvenire di Venezia, "N uova Antologia" (1 maggio 1878), pp. 132-162. - con J .J. REVY, Rappresentaz ione, per mezzo di una cuma parabolica, delle velocità subacquee, "Atti Accademia Lincei", s. III (1877-1878), pp. 119-15 1. - La storia della conquista di due medaglie d'oro: i merletti di Venez ia nel 1878, Salmin , Pad ova, 1878; La Nazione, Firenze 1879. - Le ferrovie e la guerra, "Archivio dì Statistica", a .IV (1879), estr.
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Federico G'uglielmo Mariani
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Paulo Famhri da patriota a scrittore di opere militari
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- Intorno ai veri scopi tecnici ed educativi della ginnastica ed alla necessità di rinnovarne l'indirizzo, Fontana , Venezia 1882.
- Maria '/'udor sotto la penna dell'IIugo e del 7'ennyson, "Nuova Antologia" (16 aprile 1882), pp. 585-636,
- Discorso recitato sulla tomba del m. e. prqf comm. Rafaele Serafino Minich, nel giorno 31 maggio 1883, "ARlVSLA", alli 41, s. Vl, vol.I (1882-1883), pp. 975-982. - (,ritiche parallele. /, 'a more di tre barbari (Otello - Omsmane - Maometto Il). Hloody Mary (Marte Tudor-Queen Mary), Salrrùn, Padova 1884. - La satira, "Ateneo Veneto", s. VIII, vol.1 (188'1), pp. 320-347. - l~ietro Magrini (ricordo), "Ateneo Veneto", s.VTTT, vol. I (1884), p. 608.
- Sulle /unzioni continue le quali in un dato intervallo non ammettono derivate, "ARIVSLA", atti 43, s.Vl, voi.lii ( 1884- 1885), pp. 823-831.
- Udienze aretine, "Nuova Antologia" (16 gennaio 1886), pp. 334-342. - /,e acque del Serino una volta e oggi, "La rassegna nazionale" (1886). - A Rosa Breda (Flogio alla compianta s(gnora Angela Breda), Stabilimento della Gazzetta, Venezia 1886. - L 'avv. Leone fìorti,s, "Ateneo Veneto", s.X, vol-1 (1886), pp. 75-91. - Pasquale Gabelli. Commemorazione, "Ateneo Veneto", s.X, voi. 1 ( 1886), pp. 209- 233. - L'industria dei merletti a Venezia, "Giornale degli economisti", 1886. - Fietro Aretinu. Dramma in versi, 11crnardoni, Milano 1887. - La conquista di due medaglie d 'oro, Sante Possato, n assano 1887. - Nel secondo girone, "Ateneo Veneto", s.Xl , voi.I (1887), pp. 293-315.
- Intorno al mondo. Memorie di viaggio di FSantini medico di Marina, "Ateneo Veneto", s.XT, vol.1 (1887), pp. 398-402.
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- l)iscorso inaugurale Gabinetto di lellura presso l'Ateneo Veneto. ReP,olamento ed elenco dei periodici e rivL,te, Venezia 1887. - L'America a/ponte di Brenta, "La rassegna n azionale" ( 1887). - Le missioni. I )i.scorso, Celi in i, firenze, 1888. - Le corti d'onore, "N uo va Antologia" ( 16 lug lio 1888), pp. 234-269.
- I letterali e la legge (a proposito dell'XJ Congresso letterario ed artistico tenuto in Venezia), " uova Antologia" ( 16 novembre 1888), pp. 314-341. - Novelle cavalleresche, Locscher, Torino 1888. - TI Congresso per la proprietà letteraria in Venezia, "Ateneo Veneto", s.Xll, vol.11 (1888), pp. 133-149. - con PIE' l'RO C:ASSANT, Intorno al nuovo corso d'analisi injìnitesimale del prof Pietro Gilbert, "Al{I VSLA, atti 47, s.VT, voi.VII ( 1888-1889), pp. 589-601.
- Sincerità autohiograjìca (il proposito della pubblicazione dei "Drammi e prefazioni " cli Leone Fortis), "Nuova Anto logia " (16 gennaio 1889), pp. 386-396.
- Studi sul nostro conjìne orientale, "Esercito Italiano" (18 89). - Fra bimbi. Commedia in un atto, Fontana, Venezia 1889. - La camorra a Venezia, Cellini, Firenze 1889. - In morte del cav. Antonio dott. Lavezzari, Fontana, Venezia 1889.
- Considerazioni intorno all'arte drammatica (a proposito d ì un recente libro su JJaolo Ferrari, cioè 'Paolo Ferrari, ricordi e note di Leone Furti~), "N uova Antologia" (16 novemb re 1889), pp. 211 -263.
- J,,'lisabetta Michiel-Giustinian, "Ateneo Veneto", s.:X111, vol.I (1889), pp. 116-119. - I Jiscorso pronunciato da Paulo Fambri nel Riorno 20 marzo 1889 sulla bara di Bartolomeo Cecchetti, "Ateneo Veneto", s.XIII,
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- Notiz ia letteraria - Fisica sociale (a proposito di un lihro di G. Celoria), "Nuova Antologia" (1 maggio 189 ]), pp. 122-1 3 5. - Ginnastica bellica, "Nuova Antologia" (16 luglio 1892), pp. 24 1-261.
- Ginnastica bellica, "N uova Antologia" (]6 agosto 1892), pp. 660-688.
- Intorno alla ingegneria militare e la sua trattaz ione nelle scuole d 'applicaz ione, "ARIVSLA", alli 50, s .Vll, vo l.IIl (1891-1892), pp. 1647- 1674. - La ingegneria e la guerra, "Rivista Militare Italiana" (1892), e str.
- Il patriarca A[!,ostini, "Nalura ed arle" (1 febbraio 1892). - Il positivismo nella scienz a e nella vita. Discorsu tenuta il 29 maggio 1892, " ARNSLA", s. Vl, voi.TV (1 892). - Fra terra e mare. Appunti di idraulica ueneziana, "Note marinare ", Fontana, Venezia 1892.
- Intorno alla utilità ed alla possihilità del tradurre. Considera z ioni e di[!,ressioni intorno una pubblicaz ione di J,;_ Tez a, "ARIVSLA", atti 51, s. VII, voi.IV (1892-1893), pp. I-XV. - I.a contessa Andriana Marcello, " La rassegna nazionale" (1893).
- Le missioni. Discorso di Paulo Fam.bri letta all'Ateneo Veneto il 2 5febbraio 1889, " I.a rassegna nazionale" ( 16 febbraio 1893). - Principe dei buontemponi, "Nuova Antologia" (16 ouobre 1893), pp. 660-685 .
- Giuseppe Hattaglini. Parole commemorative, " ARTVST.A", atti 52, s .VII, voi.V (1893-1894), pp. 1419-1420 . - Isacco Pesaro Maurogonato, "La rasseg na nazionale " (15 maggio 189/4).
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- Conferenza tenuta nel 27 dicembre 1893 nella scuola di S. Gio. flvangeli,ta, Nodari, Ven e:lia 1894. - Paolo Sarpi. Studi veneziani, "Nuova Anlologia" (1 sette mbre 1894), pp. 46- 69. - con l!MIUO TEZA, Saverio Scolari. Parole commemorative, "ARIVSI.A ", atti 5:5, S.Vll, vol.VI (1894-1895), pp. 674-677. - 1 Veneziani Scarsellini e Zambelli, "Natura ed Atte" (1 gennaio 1895). - ALilERTO COUGNET, La scienza delle armi nell'epopea del 'l'asso, con pn?fazione di Paulo Famhri, Reggio Emilia 1895. - La ginnastica bellica, Casa editrice italiana, Ro ma 1895. - co n CADEL, CONTINI , MANETTT , MTNTO , PADOA , Regolamento lagunare-sue hasi scientijìche e suoi limiti amministrativi, Ferrari, Venezia 1895. - La scienza del punto d 'onore, "Nuova Antologia" (l giugno 1895), pp. 120-156. - Arnaldo Fusinato. Il j.JUeta e l'uomo, "Nuova Anto logia " (16 settembre 1895), pp. 223-259 . - Commiato dalla Presidenza dell'Ateneo Veneto-22 dicemhre 1895, fontana, Ve nezia 1895. - 1 banditi della Repuhh!ica veneta, "Nuova Antolog ia" ( 16 gennaio 1896), pp. 243-251. - Notizia artistica. Relazione dell'f(flìcio regionale per la conservazione dei monumenti nel Veneto per r:ederico Herchet, "Nuova Anlologia" (1 luglio 1896), p , 140. - Intorno a Niccolò Tommaseo. Ricordi personali di I'aulo Fambri, Tipografia di S.A1ta le , 7.ara 1897. - Intorno a Giacinto Gallina, "ARTVSLA", atti 55, s.Vll, vol.VIII (1896-1897), f)f). 292-294. - Commemorazione del m.e. Aristide Gabelli, "ARIVSLA", alti 55, s.VII, vol.VTTT (1896-1897), pp. 619-657. -Giacinto Gallina, "N uova Antologia " (]6 marzo 1897), pp. 193-231. - con VTTTORTO TMfil{IANI, /,ondra e Calcutta, Roma 1940.
Paulo Fambri da patriota a scrittore di opere militari
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- Relazione all'associazione della stampa sui trihunali d 'onore - Relaz ione al Ministero della guerra sul concorso per la scelta di un metodo e di un trattato di scherma per la fondazione di una scuola magistrale per l'esercito - Rapporto fra l'altezza del rigurgito e la grandezza della luce viva nelle botti sotterranee - Statica ed estetica delle costmzioni, 1882 - Del suicidio - Teocrazia
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- I tribunali d 'onore nell'esercitu, 1883 - Venezia in Francia - Volgarizzamento delle scienze, 1886
FONTI INEDITE - ACS, Carte Paulo Fambri, bb. 1-3 8, fase. 1-29. - ASV, c;.overno provvisorio di Venezia 1818-1849, reg.955 , 972, 973, 1031 , 1035, 1061, 11 20; b.211, fasc.211 -230; b.246, fasc..279-298. - ASV, Atti resliluiti dall'Austtia 78-19-1866, b.61, reg. 56, 150, 153. - ASY, Presidenza di Luogotenenza 1852-1856, bb. 97, 270. - ASV, Luogotenenza delle province vene te 1849-1866, b. 47, rubr. 266. - ASV, Processi politici vari 1858-1859, bb. 1 e 2. - BNCF, Ca1teggio f)e Gubernatis, 49, n.66. - BNCF, Carteggio Le Monnier, 13, n . 195-197. - BNCf, Carteggio N.A., 885, XIV, 24. - BNCF, Catteggio Martini, 12, n.2-5. - BNCF, Carteggio Tommaseo, 109, n.23; 175, n.5-7, 201 , n.32. - nNCF, Carteggi vari, 10,n.52; 3/i, n . l 16-117; 47, n .237; 13 1, n. 13-57; 164, n . 165-171; 206, n.25-Yi; /i/i l , n.78; 487, n.61 ; 490, n. 29.
FONTI EDITE - Atti parlamentari. Camera. Discussioni, IX Legislatura, 1865-1867, 2° sessione- X Legislatura , 1867-1870, 1° e 2° sessione; Xl Legisla tura , 1870-1873, 1° e 2° sessione; XIII Legislatma , 1876-1880, 1° e 2° sessione. - KBARBERA, Paulo Fambri, '1.'illustrazione italiana" ( 11 aprile 1897). - M.BRUNEn'I, I documenti del Risorgimento nell'Archiviu dei Frari di Venezia, ~anichdli, Bologna 1933. - P. CASSANI, Comrnemuraz ione del m. e. I'aulu Famhri, "ARTVSLA", atti 56, s.VIII, vol.IX (1897-1898), pp. 3 19-335.
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MASSIMO IACOl'J
IL RRLGANTAGGIO IN UMBRIA
el 1400 in l Jmbria, quasi conte mporaneamente alla fiotitura della eccezionale epo pea dei Capitani di Ventura , prende corpo e si sviluppa un altro fenomeno, quello de i Banditismo (o brigantaggio ), certamente m eno glorioso, ma non per q u esto meno sig nificativo, sia per il tasso di <liffus ionc sia , e soprattutto, per la sua longevità. Il Brigantaggio in Umbria , ce rtamente endemico a partire d alla fine dei lliOO, prospera con a lte rne vicend e fino alla fine d el 1800, quando il moderno sta to unitatio rius cirà finalme nte a stabilire , co n l'impiego di tutti i suoi 1nczzi, un soddisfacente controllo d ei territorio. Scopo di q uesto lavoro è dunque que llo di tracciare un profilo storico geografico d ei brigantaggio in Umbria e di ricorda re qualche p e rsonaggio di s picco che, specie in epoca o ttocentesca , ha vellicato non poco l'immaginario colle ttivo delle masse econorrùca me nte subalte rne, individuandone le cause del s uo insorgere e del successivo sviluppo, n o nché le aree ptincipali di diffusione n e l territorio della region e . Prima di procedere è fo rse op portuno effe ttuare una puntualizzazio ne sul significato dei termini "bandito " e "btigante" che, sebben e semanticamente distinti, sono oggi comunemente assimilati p er definire la condizione de i "fuori legge". Il Bandito e rn quel p e rsonaggio che, colpilo da Avviso Pubblico ("Bando"), veniva allontanato d alla Comunità o volontariamente se ne a llo ntanava per motivi giudiziari od a seguito d eJJa sconfitta della propria fa zione. Dunque il Bandito (fuoriuscito o confinato politico), il p iù delle volte condannato in contumacia, re ietto dalla società, senza alcun diritto politico e civile ec.l anche ricercato, era co~lrello a v ivere ai margini della
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Comunità e non cli rado, per pura sopravvivenza oppure p er desiderio di rivincita e per rec upe rare la propria dignità, diventava "Brigante". Da qui l'assimilazio ne nel tempo de i due termirù. Temporalmente il fenomeno de i banditismo umbro si situa fra la fine dei 1400 (te rmine dell'epopea d e i Capitani cli Ventura e dell'inizio elci consolidame nto de lla Stato d e lla Chiesa) e la fine del secolo scorso, allorché l'Amminis trazione del giovane Regno d 'Italia riesce ad este nde re capillarmente il controllo su tutto il te rritorio della regione. Caduto a l'Aquila nel 1424 il sogno del consolidamento di uno stato "braccesco" con centro Perugia, lo Stato della Chiesa inizia sis tematicamente una capillare azione per il recupe ro delle terre storicamente ad esso soggette ed in tale quadro procede al metodico smantellame nto delle invero sparute signorie che avevano attecchito in Umbria (i Baglion.i a Perugia, i Trinci a Foligno, i Vitelli a Citt;:ì di Castello, i Bandini a Città della Pieve, gli Alviano nel sud della regione, pe r citare i più significativi) e tale a zione, pur tra mille difficoltà, si può conside rare completata solo verso la fine del 1500. Concomilantemente prende vigore e si stabilisce in maniera p atologica il fenome no dei brigantaggio in Umbria le cui cause primarie possono essere ri condotte sostanzialme nte alle segue nti, distinte per periodo storico. Nel periodo delle autonomie locali e delle Compagnie di Ventura (secolo XV) il brigant.aggio viene a limentato da: - contadini cacciati dalle loro case (saccheggiate e bruciate <lai venturie ri) che diventano briganti o solda ti di ventura p er n ecessitJ e per sopravvivenza; - ex venturieri, non più abili a servire nelle compagnie, che si riducono ad un brigantaggio "di passo", poco rischioso e m olto redditizio, sostanziato essenzialmente da rapine, grassazioni e fu11i; - banditi (confinali politici o fuoriusciti), pieni di odio e di rancore che effettuano azioni di saccheggio o da pre doni s ulle poche vie di comunicazione allora esistenti ; - elementi, avidi di ricchezza e di denaro, che si accodavano agli eserciti regolari nei saccheggi (Saccardi), allralli dalla prospettiva di fa cili g uadagni e dalla possibilit.à di modificare sostanzia lmente la loro condizione sociale.
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cl periodo d ei governo tempo rale della Chiesa (secoli XYl, XVII e XVIII), mentre tendono a scomparire le prime due categorie sop rae le ncate, s i d eterminano u lterio ri ca use che alimentano sosta nz ialmente il fenomeno dei brigantaggio: - nobili spodestati dalla Chiesa che mal si adattano al con trollo del potere centrale e soprattutto alla p erdita dei propri privilegi; - l'applicazione da parte di Papa Paolo TTT della Tassa sul Sale (1539), che dà origine ad una serie di violente reazioni ed a conseguenti sanguinose repressioni; - il malgoverno ed il pesante fiscalismo pontificio che riducono alla fame il celo legato a lla te rra. Va sottolineato il fatto ch e con Papa Paolo III inizia ( 1510), con il recupero "ma nu militari " al p o te re p o ntific io d e ll a città di Pe rng ia , l'azinnr'. sislem:1tica per il contro llo <le i territorio, ma tale iniz iativa provoca una gene rale violentissima reazione. Con Papa Pio V, a partire dal 1570, vengon o adottate iniziative più effica ci nella lo tta co ntro il brigantaggio fino alla n o mina di un Commi ssario Stra ordinario ne lla p e rsona dei nursino Candido Zitelli. La successiva e nergica azione di Papa Sisto V e specialme nte que lla di Papa Clemente VIII, sul finire d ei 1500, ottengono un soddisfacente controllo de l tenitorio c d una drastica riduzione del f"cnomeno. Nel periodo post-unitario il banditismo umbro ha un' ulte riore recrudescenza le c ui cause d i base, oltre ad alcune storicamente intrinsech e già e le ncate, son o basicam e nte legate a: - introduzione da parte dei governo nazionale - do po 400 anni circ.a - della coscrizione obbligatoria che d ete rmina l'insorgere di un considerevo le k :n o rneno d i re nitenza alla leva e che costituisce "humus" favorevole alla ripresa dei banditismo endemi co; li fen om eno d ella renitenza alla leva, che preoccupe rà non poco le autorità provinciali di allora, sarà decisame nte combattuto con tutti i mezzi e la sua n o rma lizzazione a livelli d ecisamente accettabili sarà una delle concau se del declino definitivo dei k:nome no dei brigantaggio nella regione ; - eccessiva pressione flscale sulle classi più deboli; - reflusso post-unitario rappresentato da eleme nti ex-gari-
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baldini non integrati (per motivi di indegnità o penale) ne ll'Esercito regolare ed ex-papalini venu tisi a trovare nelle condizioni di disoccupati. - comparsa di una forma di banditismo dalla lahile connotazione "sociale" che ottiene inizial me nte un certo s uccesso psico logico nelle masse diseredate. Ma il brigantaggio in l Jmbria, nonostante le cause sopraelencate, no n avrebbe avuto alcuna possibilità di attecchire e proliferare se non ci fossero state le condizio ni storiche e geograf-ìche per il s uo sviluppo. Per dirla con le parole cli Mao Tse Dong "il guerrigliero si deve confondere con il mezzo in cui vive e d eve essere com e il pesce nel suo elemento naturale (l'ac<Jua)"; questo significa che l'uo mo c he "vive alla macchia" deve essere "omogeneo" con l'ambiente in n 1i vive (condizione per mimetizzarvisi) e deve sapere utilizzare al meglio le risorse favorevoli che lo stesso mezzo offre. Ebbene il b a nditi s m o t rova in Umbria le con dizioni storico-ambientali ideali, perché il brigante è un'autoctono e di norma proveniente dal ceto sociale subalterno con condizioni geografich e estremame nte favorevoli. Jlino in tempi recenti, infatti , la regione e ra attrnversata da poche vie di comunicazione principali e la maggior parte de i territo rio era rappresentata da zone montuose o di alta collina, fittame nte boscose, disabitate e di difficile percorribilità. Per completare il favorevole quadro geografico si aggiunga che sollo lo Stato della Chiesa l'Umhria confinava, ne lla zon a di Gua ldo-('iubhio (almeno fino alla m e t,ì de i 1600) con il Ducato d ' l lrhino; nella 1.ona di Norcia-Cascia con il Regno di Napoli; nella zona del Tifernate con il Granducato d i Toscana cd il Marchesato indipende nte dei 11ourbon dei Monte Santa Maria; nella zona del Perugino -Orvietano con il Grand ucato di Toscana . In sosta n za il terreno m ontuoso della regione, impervio e boscoso, favorevole all 'occultamento, coniugato con la vicinanza a confini con stati limitrofi verso i quali fuggire in caso di ncccssit,1, rappresenta il substrato ideale per lo sviluppo c d il mantenimento di attività "illegali ". ln ta le contesto le zon e sto riche umbre legate al banditismo sono sostanzialmente le segu e nti:
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- l'area montuosa dello spoletino-nursino, verso l'Abruzzo; - l 'area preappenninica della montagna di Assisi ed appenninica dei gualdese-eugubino e di Pietralunga, verso le Marche, finitima al Ducato d ' Urhino; - l'area collinare tifernate-perugina, verso la Toscana, finiti m a allo Stato d e i 13ourbon del Mo nte e d a l G ra ndu cato di Tosca na ; - l'area montuosa e boscosa a sud del Trasimeno e dell'orvietano, verso Lazio e Toscana, perché finitima al Cranducato cli Toscana e quella boscosa dell'Alfina nell'orvietano dopo l'Unità d 'Italia, perché vicina allo Stato della Chiesa; - l'arca montuosa del complesso dei Monti Martani (di minore impo1tan1.a ris petto a lle a ltre). L'a rca cli gran lunga più importante per il brigantaggio umbro, specie ne l XVI e XVll secolo, è quella spoletioo-nursina d1e, isolata dalle principali vie di comunicazio ne , care nte di strade cli arroccame nto e d i penetrazion e, mo ntuosa, fittamente boscosa, inaccessibile ed a volte inospita le, ha ra ppresenr.ato per almeno due secoli una grossa spina ne l f'ianco de ll'amministrazione papale. Pe r ottenere il controllo dell'area il Governo pontific io sarà costrett o ad utilizzare a p iC1 riprese forze dell'Esercito e ad aprire numerose strade di accesso, di cui l'ultima, in ordine di tempo, è la via Nurs ina ne l 1855. lJn notevole rilievo ass umono pe r l'ampiezza de l fenomeno brigantaggio, rispettivamente ne l XV IL e nel XVTIT, l'arca o rvietana e que lla gualdese-e ug ubina per il concomita nte fenomeno de lla renitenza alla leva; Vale la pena, p er s tigmatizzare l'ampiezza di qu est'ultimo aspe tto , citare i dati desunti d'11la Gazzetta dell' Umbria del novemhre 1869 dove, a seguito dell'intervento d ell'Esercito ne lla zona di C,ubbio, Montone, Pie tra lunga p er l'atTes to de i nume rosi renitenti alla leva , viene sgominata la Thnda di Sante (-;ra nci detto "Zigo" e vengono più o m e no assic urati alla giustizia ben 453 renitenti alla leva, secondo q u esta sign ificativa SClju e nza: 283 arrestati il 4 novembre 1869, 386 il giorno 8 seguente e 453 il 20 dello stesso mese, alla conclusione delle operazioni. Esaminati g li aspetti genera li d e i fe no meno brig antaggio e
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opportuno ora fornire qualche cenno biografico sui p rincipali capi delle bande umbri, suddividendoli per arca geografica di azion e. Dell'arca tifcrnato-perugina vanno ricordati di un certo interesse i briganti Francesco Alfani ed Alfonso Piccolomini, operanti entrambi verso la fine dei 1500. Francesco AHani, rampollo di una buona famiglia perngina, spadaccino di prim 'ordine e riabilitato una prima volta n el 1582 per intercessione d el Generale Diomede della Corgna , percorre inizialmente una discreta carriera militare. Dopo un po' riprende la sua vita errabonda e ponendo il suo rifugio nella zon a di Castel d 'Arno, nei pressi cli Perugia , cominc ia nuovamente a molestare e devastare, con la compiacenza di altolocati protettori, il contado perugino. Catturato e messo in catene nel settembre dei 1600 nella fortezza di Perugia , con1cssa ben 78 omicidi, oltre ad una innumerevole setie di rapine ed incendi. Sta per essere impiccato dal Cardim1l f k:g :-110 Bevilacqua ma, straname nte ptima dell'esecuzione, riesce a fuggire con una fune attraverso una ca nnoniera d e lla fortezza (Rocca Paolina) ed a trovare rifug io prima presso i Bourbon dei Monte e quindi in Toscana, dove viene arruolato nelle galere m edicee. Perdon ato nuovame nte dal Papa , per intercessione dei Granduca e del Duca di Montmorency, passa poi a l servizio di Venezia e muore nel suo letto a Cottona a 72 a nn i nel 1635. Il secondo brigante, Alfonso Piccolomini, ribaldo della peggiore specie, è il classico esempio della tracotan za e dell 'impunità d ei banditi dell o Stato della Chiesa verso la fine d e i 1500. f)'altronde una tale situazione non deve poi m e ravigliare più di tanto se, da stime dell'epoca , risulterebbero oltre 27000 persone nella condiz ione di "fuori legge" ch e, se solo si fossero potute minimamente collegare, avrebbero inevitabilme nte determinato la fine prematura del potere temporale. Questa situazione spiega sufficientemente il compo rta m ento a pparentemente contraddittorio tenuto con i briganti dai governanti d ello Stato de lla Chiesa di a llora. Di fatto Papa G regotio XTTT, davanti ad un p ersonaggio terribilmente scomo do come il Piccolomini, scende a patti concedendogli il perdono civile e giudiziale. Il Piccolomini, che aveva la sua hase operativa ne ll'area di Citerna nel tife rnate, b racca to senza tregua , ma anche senza effetto, dai Vitelli di Città di Caste llo ad un con-
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g iunto de i quali (Giacomo) ave va mozzato la testa nel 1582, confessa candidamente al Papa che a 25 anni p o teva già vantare un c urriculum di lutto rispetto, comprend ente be n 370 omicidi. Lo stesso Papa, che lo aveva ricevuto nel 1583 a Ro ma p er l'udienza di pe rdo n o, rimasto inorridito dall 'inte rmina bile ele nco di ta nte nefandcae, resta alquanto titubante s ull'opportunità di conced ergli la g razia; ma alla fine d ecide in sen so p ositivo anche, a quanto semb ra, pe rché fu minacciosamente redarg uito dal Picc ol o mini , ricordandogli ch e in re lazio n e alla lis ta d e i d e litti "o bisognava assolverli oppure adattarsi a vede re assassinato il lìglio!". Dell'area spoletino-nursina e martana, più ricca di vicende e d i p ersonaggi e più a lungo de lle a lLre in atti vità, vale la pena ricordare g li Ahnmamonti o Brunamo nti, i Capi Banda Petrone e Picozza, o pe ranti a cavallo fra il 1100 ed il 1500 e sopra ttu tt o Leoncilli ed il su o coevo Antrn 1io Ma rlani, in azione ne lla seconda me tà elci 1500; quasi tutti proven ienti d a ra mi di famiglie no bili s podestate o che mal si ada ttavano a i nuovi tempi. I Brunamonti, signori d i Chia van o , un castello ne i pressi di Cascia, fa miglia cospicua spoletin a d ì pa rte ghibe llina, nel 1390 sono g li a lfie ri della r esisten za de ll a loro pa rte ne lla rocca di Sp o leto. Alleali de i Trinci di Fo ligno, vengono banditi da Sp oleto e si ritirano nel lo ro fe udo di P escia, vicino Norcia ne i pressi de i confine con il Regno di Napoli. Il caste llo di Pescia, ritrovo di disertori , ricercati e banditi che fugg ivano da l Reame (p er q uesto motivo ven ivan o chiamati "regnicoli"), d ivie ne così per lungo tempo il capoluogo di un fe udo, praticame nte indipende nte dalla Chiesa, sotto l'egid a di a lcuni ra mi d e i 11nmamonti, che per l'occas ione si trasformano in fe roci e temuti capi banda. Petrone di Vallo di Nera, opera essenzialmente in Valne rina, a lleato di Pico zzo , che ag iva sulle montagne a nord di Spoleto, è ricorda to d al Sansi com e un uomo fiero, imp lacabile e spie tato. Divie ne in breve il capo della ribe llio ne contro Spoleto, impossessandosi d i Sellano e conducendo n ume rosi scontri con le forze regola ri po ntifici e nelle zone di Sch eggino, Civite lla , Cerre to, Mo nteleone e C:ascia. Nel 152.3 giunge persino ad uccidere a Vall o d i Nera il giovane Governa tore di Spoleto Alfonso di Cardona c d il s uo seguito. Braccato a lungo dalle milizie p o ntificie e dai "birri di
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campagna" (sorta di poliz ia rurale, da cui Sbirro), vie ne e liminato bmciato vivo in u na casa dal Capitano spoletino Mincrvio. Girolamo-Brancaleoni detto Picozzo, personaggio ironicamenle celebrato nel film )'"Armata Bran caleon e", è il genero del ventu riero umbro Picrsan tc Ccciii detto Saccoccio, morto n el 1509 al seguilo dell'Alviano nella battaglia di Ghiara d'Adda e per breve temp o signore di Sp o leto. n a ndito nel 1505 dal Comune cli Spoleto, pone la su a b ase nel castello di Pissignano, n e i pressi di Carnpello sul Clil urnno, da dove per lungo tempo devasta per vendetta il contad o. Cacciato dalla zona di Campcllo con la forza, si p orta nel]'arca cli Sellano, alleandosi con Petrone e partecipa con q uesti all'uccisione de i Governa tore di Spoleto. Porta tosi p oco dopo a Monteleone, si disloca su ccessivamente in Val di Narca e q uindi a Cascia dove vien e respinlo. Braccalo a lungo dalle truppe pontificie, la sua fottun a entra in declino alla morte di Petrone fino a cadere ne ll'oblio . Petrino l .eoncilli, nob ile spoletino nato nel 1559 nell'area di Castel Ritaldi, è il classico caso di nobiltà rio ttosa al nuovo ordine. Nel 1577 è già famoso ne l contado spoletino quale capo di una grossa banda che scotTcva tutta la regione, allea to od in contrasto, a seconda delle circoslanze, con altri due Capi Banda della stessa risma, q u a li Anto nio d ei Marran i e Kai mo n do dei 13cncdetti. Stabili sce a n c h e lu i la s u a base di operazioni n el caste llo di Pissignano e, d opo una felice incursione per liberare i suo i amici nella rocca d i Sp o leto, e ffettua una audace scorre ria a Terni nel 1579 e persino il sacco della cillà di Cascia nel corso dello stesso anno, cattu ra ndovi anche il governatore pontificio. Battuto a Castel di Lago dalle forze regolari condotte dal Card ina le Gu ido Ascanio Sforza, riesce a sfuggire a lla cattura e dopo un inu lile serrato tentaLivo d i catturarlo, il 25 agosto 1580 ottiene, a ppa re nte me nte in modo inspiegabile come per altri briganti, il p e rdono papale insieme ai s uoi amici nemici Antonio Ma1tani e Raimondo Benedetti. Antonio Martani, d iscendente dalla famosa famiglia spoletina, esord isce nell a su a carriera d i bandito uccidend o il fra te llo Tommaso e di venendo signore dei caste llo d i Monte Marrano. Divenuto pad ron e incontrastato dell'area d e i m o nti martani , ne l 1578 è tanto po tente da tentare persino un'incursione a Spoleto pe r
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regolare alcuni conti privati con dei cittadini dei luogo. Esce quasi indisturbato dalla citt.à dopo il misfatto, perché le guardie non se la sentono di inseguirlo. Anche lui ollerrà il pe rdono papale nel 1580. Dell'arca orvietana, particolarmente attiva dalla fine del 1700 a tutto il 1800, specie nel territorio dcll'Allìna , vanno menzionati i briganti Biscarino e Tiburzi. Il primo, feroce bandito della fine dei 1800 che, con il suo non meno noto fedele e cmdele aiutante Fioravanti, si annida n ei fittissimi boschi orvietani di Villanova dell'Alfina da dove patte per le sue spietate scorribande. Gli sono attribuiti numerosi dkrati fatti di sangue, tanto che i loro nomi evocano ancor oggi orrore e paura . Dei pari di Biscarino s i impone all'attenzione l'attività di un a ltro Capo Banda, operante nell 'orvietano, c hiamato Tiburzi. Questi darà scrio filo da torcere alle forLe dell'ordine che nell'ottobre 1877 1iescorn, rir1alr11enlc aJ inLcrccuarlo e ad ucciderlo dopo un combattimento durato 40 minuti. Dell'area gualdese-eugubina, sebbene sempre in discreto fermento, solo nella metà dei 1800 alcune bande raggiungono una certa notorietà cd un certo peso operativo ed espansione, facilitate in ciò dal fenomeno tutto nuovo della reniten7.a alla leva. Fra queste vanno ricordate la banda di Cinicchio o Cinicchia e quella di Zigo-Magrini, la prima operante nell'area assisana-gualdesc-marchigiana e la seconda attiva ne ll'eugubino. La banda di Nazareno Guaglielmi di Assisi eletto Cinicchio (perché basso e tarchiato) e dei suo aiutante Luigi Lupparelli detto il "Moro", dopo una prima esperienza fallita nel 1861 nelle Marche, si impianta nell'area montana assisano-guaklese, sovrapponendosi cd in un certo senso inglobando la "Banda dei Moranesi" (noti fra questi i Maccabei), operante sullo stesso territorio. Qucsla banda, forse per la capacità cd il comportamento dei suo capo, è probabilmente l'unica ad assumere nell'Umbria vaghe connotazioni di tipo "sociale ". Nella tradizione orale rimasta, Cinicchia acquisla agli ocdù della popolazione meno abbiente socialmente ed economicamente i tralti dei Bandilo buono alla "Robin Hood della foresta di Shetwoocl" ch e sottrae ai ricchi per dare ai poveri e che difende i deboli dai potenti e dai prepotenti. indubbiamente Cinicchio si muove in un ambiente familiare, ma la sua astuzia è quella di intessere una iìtta
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rete di collegamenti con i possidenti e l'autorità locali, tali da prefigurare rappotti dei tipo connivenza-protezione di stampo pre-mafioso. Sta di fatto che 1a banda di Cinicchia non deve rispondere alla giustizia di particolari efferatezze, oltre le normali grassazioni ed estorsio ni, ma a lcuni passi falsi compiuti gli fanno però p e rdere il favore dei protettori e determinano forse prematuramente la fine della sua banda. Il primo episodio si tiferiscc ad una rapina a manu armata effettuata il 29 luglio 1862 vicino ad Assisi nella zona di Capitan Loreto ai danni della diligenza in servizio fra Foligno e Pemgia e cli altre vetture private. In tale occasione, dopo uno scontro a fuoco, viene derubato al completo lo Stato Maggiore dei 54° Reggimento di Fanteria di stanza a Spoleto (il colonnello Antonio Delirala, i capitani, rimasti feriti nello scontro, Francesco Quintavalle e Salvatore Macaluso, il cappellano Don Alessandro nesso cd il Dottor Vincenzo ne M:1rchis) ed il fatto suscita no n poco scalpore ne ll 'opinione pub blic.a. Il secondo episodio, be n più grave nelle ripercussioni, riguarda una rapina cli 150 mila lire oro effettuata nel 1861 alb cassa della Società straniera York, appaltatrice della costruzione de lla ferrovia Foligno Ancona. Le implicazio ni inte rnazionali, certamente non valutate appieno, provocano la immediata reazione dei governo centrale che intensifica l'allività repressiva ccl i protettoti locali di Cinicchia, per evitare possibili peticolose delazioni, sono costretti ad o rganizzare per il bandito una onorevole via di fuga nell'America d el Sud, presumibilmente in Argentina. C:he il fatto sia ve ro è provato dalla recente tichicsta all'archivio della Curia vescovile cli Assisi, da patte di una sua probabile pronipote (Ana Ma1ia Guglielmi, abitante a Buenos Aires, Avenicla Sucre n. 235), elci dali anagrafic i di tale Gaetano Guglidmi di Assisi, appunto il figlio di Cinicchia , nato ad Assisi il 22 febbraio 1858 da Nazareno Guglie lmi (appunto Cinicchia) e da Teresa Bacchi o Bucchi. Scompare così, ormai non più tanto misteriosamente, Cinicchia, solleticando ancora una volta la fantasia popolare (conferma del suo alone di invulne rabilità e di irnprendibilit~ì) ed il suo avvocato perugino , tale Bianchi, colpito da .... improvvisa ricchezza, intraprende numerose costose iniziative, acquistando, tra l'altro, con patte della refurtiva di Cinicchia (almeno così si d ice) la villa-castello dell'Oscano a Cenerentc clj Penigia. La banda guidata invece da Santo Granci detto "Zigo" e da
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Ercole Magrini detto "Peppino lo Zingaro" si carallerizza per aspetti di particolare violenza e fra le le sue allività, diligentemente trascritte da uno scrivano giudi:.àario, spiccano azioni di normale grassazione, o lt1·e a numerosi ferimenti, omicidi e stupri. Ingrossata pe ricolosamente e divenuta potente e temuta nel territorio, guadagna in breve l'attenzione dell'autorità della provincia, già seriam ente preoccupate dall'ampiezza dei fenomeno dei renite nti a lla leva. A tal fine nel n ovembre 1869 viene disposto l' interven to dell'Esercito che partecipa all'operazio ne, congiuntamente a ll a G uardie di Pubblica Sicurezza ed ai Carabinieri , con hen tre battaglioni, di cui uno di bersaglieri. La manovra , basala a Gubbio ed alla guida dei colonnello piemontese conte Ponza di San Ma1tino, vie ne preannunciata il 2"[ ollobre 1869 con una ordinanza prefettizia ed ottiene in meno cli un mese (oltre ai risultati già precedenteme nte menzionati) la completa distruzione della banda, che 1'8 novembre vede catturati 12 vecchi ricercati e 4 fa mosi grassatori (Ubaldo Procani , Luig i Rettelli detto Rossetto, Francesco Stocchi e Salvatore Grelli), mentre il giorno 20 dello stesso mese la stessa sorte tocca anche allo "Zigo, sorpreso in una casa colonica con altri 15 briganti da una pattuglia di Rea li Carabinieri del maresciallo Bucchio. Con la eliminazione della Banda di "Zigo" nell'eugubino e la s uccessiva distruzione di quella di Tiburzi n e ll 'otvietano (1877), h a inizio la fine dei banditismo in Umbria e n e l marzo 190 1 a Coccorano di Valfabbrica viene catturato, in una stalla, da una pattuglia di 14 carabinieri, quello che per la cronaca è l'ultimo dei briganti della regione.
FT.,\VTO RI JSSO
NASCITA DELL'ESERCITO ITALIANO
Dopo la prima melà del XIX secolo in tulte le maggiori nazioni e uropee si assiste ad una crescente iclenlificazione lra slalo ed esercito, quasi che quest'ultimo ne fosse la materializzazione pratica e tangibile 1. Potrebbe fondatamente ravvisarsi nella società una vera corrispondenza biunivoca tr..-1 l'istituzione nazionale e quella militare, i cui vertici non a caso confluivano nell'unica persona del sovrano. Quasi a voler ulteriormente e continuamente evidenziare siffalta impostazion e, tutti i monarchi apparivano in pubblico indossando l'uniforme del proprio esercilo. Nessuna deroga, nessuna contestazione. La prassi del resto non ris ullava priva di valenza oggelliva in (Jll::mto ,on l'adozione gcnerali:1.1.at,1 della coscrii'.ionc obblig,lloria2, ogni abitante idoneo, per età e per requisiti p sico-attitudinali,
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Osserva acutamente M. f-loward, /,a guerra e le armi nella storia d Huropa. Hari 11)78, pp. 212-214: "Verso b fine dell'Ottocento la società europea era stata militarizzata in grado veramente notevole. La guerra non era più considerala una faccenda propria della classe feudale dominante, orrmre di una minoranza di militari di professione, ma coinvolgeva l'intera popobzione. Si conside ravano le forze amiate, non più come pane integrante della Casa militare ciel sovrano, ma come la persona lizzazione della naziom:... Più si diffondeva la panecipazione agli affari dello stato, tanto più esso veniva considerato il simhòlo vive nte di quegli ideali altissimi e preziosi che l'avevano genernto , e altrettanto cresceva lo slancio a difenderlo e a servirlo. Inoltre la nazione appariva un polo delJ'idealismo popolare in un'epoca in cui slava declinando il potere della religione organizzata. Essa forniva uno scopo, illusioni, emozioni e dignità a masse che avevano lasciato dietro di sé l'e poca dei miracoli...". 2 La coscrizione obbligato1ia si trova già adottata nelle disposizioni prussiam.'. del 181/i, ma senza un effettivo riscontro <li rigida applicazione . Fu soltanto dopo il 1858 che con Guglielmo I la norma trovò una severissima atu1azio ne. Il servizio si protraeva pe r be n sette anni, d i cui tre alle armi e quattro nella 1ise1va. A tale c1iterio in breve si adeguarono anche le altn: potenze europee. 1
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era in pratica un soldato. L'esercito perciò costituiva giustamente la sintesi sociale, priva al suo interno di qu a ls iasi incrinatura sulla legittim ità rappresentativa. Per l'Italia disgra:Liatamente la situazione n o n fu affatto ide ntica, poiché l'istituzio ne de ll 'esercito postunita tio avvenne in un contesto estremamente ambiguo e carente di effettiva fus ione nazio na le. TI che compo 1tò te mpi di con d ivisione e d i accctta:1.io ne o mogenea molto a mpi , privi dell'accennata biunivocit,ì sociale, che soltanto nel corso d el primo confl itto mondia le si riuscì a gu adagnare . .È basilare p tima di tracciare una brevissima sintesi storica del nostro Esercito fornire al riguardo un minimo d i chiarimento, per meglio compre ndere l'imme nso ruolo unificatore e~, esso svolto. Allorquando, il 14 settembre de l 1860, c-;.ariha ld i iniziò il concentramento dei suoi volontari - circa 27.000 uomini con 22 pezzi di artiglie ria - presso Caserta in vista dello scontro finale con l'esercito napole tano3, iniziò pure a manifestarsi il p rogressivo e preoccupante esauri me nto delle sue capacità offensive. Per contro invece, i soldati borbonici sembravano aver ritrovato una insospettata combattività, forse incrementata dai p rodromi dilaganti della reazio ne contadina 4. Con sagace valutazione della criticità della situazio ne s i reputò indispen sab ile, l' interven to d e ll'esercito regolare p iemontese\ anche, o forse soprallutto, in caso d i successo gariba ldino. Ma un minimo d i p a rvenza legale ne i con fronti delle n azioni este re si
:S Al riguardo cfr. G. Garibaldi Junior, La hattaglia del Volturno, Hom a 1981, pp. 15 e: sgg. 4 Le p ri me avvisaglie dell 'esplodere della reazione contadina si ebbero già ne i primi giorni di settembre. Puntualizza F. narra, li hrigantaggio in Campania, in Ard1. Stor. Prov. Nap., lii serie a nno XX II , Napoli 1983, p . 77: ''Le: posizioni garihaldi ne e rano a ll ora a ncora debolissim e, anzi pressoché inconsiste nti, tra Sale rno e Napo li, dove Garibaldi ern entrato, solo il 7 sette mbre. L'estrema pericolosità ddla situazione: no n sfuggi a l dire ttore ...". 5 Cfr. F. Molfese, Storia del hrif!,a nlaf!J!,iO dopo l'Unità, Milano 1966, p. 21 e sgg. Lo stesso autore, in ra repressione del brigantaggio pustu.nitariu nel mezzop,iorno continentale, in Ardi. Stor. Prov. Nap., n. CI, cit., p. 33, p recisa il concc:llo in 4uesti termini: "La storica decisione di varca re il confine d e l Tronto con l'esercito 'sardo' venne adotta ta ne ll'ottobre del 1860 dal governo
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imponeva, persino in quei frcne lici giorni. Lo scontro d 'inusitata, cd inedita , violenza divampò lungo la linea del Vo llurno per due giorni, il 1° ed il 2 ottobre, sancendo il successo di Garibaldi, ma, al conte mpo, il suo irreversibile logoramento militare . L'inlervento d ivenne perciò indispensabile, nonostante l'esigenza di farlo apparire s u bordinato ad una inequivocabile volontà popolare. Quale fosse la gravità della situazione lo si ricava dal costatare ch e appena il 13 ottobre l'esercito regolare sardo varcava la fronliera con il Regno di Napoli , cd avviava la s ua azione di conquista, non solo senza atlendere l'esito della consultazione popolare, comunque rite nuto scontato e di n1arginale impo1tanza, ma senza ncrnmcno aver imposlo la data della stessa! Oopo una sctlirnana di operazioni militari, sembrando ormai insostenibile il prosieguo dell'impresa senza una parvenza di copettura giuridica, si indisse finalmente il re ferendum. li 21 ollohre i sudditi del Regno delle Due Sicilie verinero chiamati alle urne per il plebiscito: ed infatti si ebbe un risullato degno di tale nome, con oltre il 99% de i votanti favorevoli a ll 'annessione. Sotto il profilo puramente numetico la consultazione si dimostrò un fallimento tota le: soltanto il 18,15% in media della popolazione andò a votare6. Ma anche questo dato deve considerarsi inatte ndibile per eccesso, a causa dell'enorme numero di brogli e lettora li. Per avere del resto una idea di come s i compì quella farsesca volazione, basti pensare che i seggi si aprirono sotto il 'controllo' dei reparti garibaldini soltanto nei centri presidiati e ch e così l'ordinanza dittatoriale d e ll'8 ottobre ne prescrisse il funzionamento:
ovouriano e dalla monarchia s abauda rer preminenti co n sidera zioni di caratte re internazio nale, ma con l'obiettivo immediato cli tagliare la via alla 'rivoluzione' democratica (ma zziniana , garibaldina, libera liberal-autonom ista) nel Sud, anche a costo cli una guerra civile". <, Il cbto fu stigmatizzato con questo ra ppo tto al suo governo dall 'ambasciatore inglese a Napoli, Elliot: "... [le percentuali] in Napoli e Sicilia rappresentano appena i dicia nnove fra cento votanti disignati, e ciò ad onta di tutti g li artifici e violenze usate ... ", da G. Buttà, Un viaggio da Rocca di jàlco a Gaeta, memorie della rivoluzione dal IH60 al 1861, Napoli, rist. 1961, p . 320.
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"Si troveranno ne' luop,hi destinati alla votazione, su di un a/J/)()sito banco, tre urne, una vuota nel mezzo, e due laterali, in una delle quali saranno preparati i hollellini col s~ e nell'altra quelli del no, perché ciascun votante prenda quello che gli aggrada e lo deponga nell'urna vuota "7.
La concezione democratic.a garibaldina lasciava alquanto a desiderare, e nonostante tutto ci furono 10.238 votanti che ebbero l'ardire di optare per il no: ma costituirono la esigua minoranza, owiamente dei sì, pari a 1.302.724. La 'maggioranza' quindi volle l'annessione, e la ebbe in pochissimi giorni. Va rilevato che an che negli altri stati, quali la Lombardia e la Toscana che a loro volla volarono l'annessione circa un mese dopo, si registrarono reazioni negative, ma non si ebbero però fenomeni di resistenza armata, mancando p era ltro un vero e proprio militare regolare cli m oderna concentrazione . Poste queste pre messe il 20 dicembre dello stesso anno Vittorio Emanuele, promulga va il decre to di arruolamento nel suo esercito - ancora definito Armata Sarda - che così recitava: " Vl7TOR!O EMANUELE Re di Sardegna, ec. ec. ec. Sulla proposizione del Nostro Ministro Segretario di Stato per gli affari della Guerra . Abbiamo decretato, e decretiamo quanto segue: Art. 7 - Sono chiamati sotto le Armi a far parte del Nostro lisercito allivo tutti gl'individui delle Provincie Napolitane, i quali f11..rono ohhligati a marciare /Jer le leue degli anni 1857, 1858, 1859 e 1860 per il .i~ià esercito delle Due Sicilie . .Questa chiamata comprende henanche {tl'individui che ohhligati a marciare per conto delle Leve dep,li armi anzidelli, non si siano ancora presentati. Art. 2 - 'fotti gli altri individui appartenenti al già Esercito delle nue Sicilie non com.presi nelle Leve indicate nello articolo precedente, i quali non hanno compito il loro impeg no, o che auendolo
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TI decreto è riportato in Atti governativi. Regno costituzionale di Francesco Il. Dittatura di Ciu.sl.ppe Cttribaldi. Italia una ed indivisibile cun Vittorio Emanuele re cost-ituzionale, s. n.t. , Naroli 1861 , rp. 186-89.
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espletato rum possono legalmente comprovarlo, sono tenuti alla continuazione del servizio, ma saranno rinviati nelle rispettive loro Patrie con licenza illimitata, coll'obblif?O però di douer marciare a qualche chiamata . Qualora in qualche provincia o comune si manifestassero mene ostili al Nostro Governo, tutti i militari di cui è caso appartenenti a quella provincia o comune, saranno immediatamente chiamati sotto le armi. Art. j - Tutti gl'individui che a te-mtine dello articolo 1 ° sono chiamati a marciare, dovranno entro tutto il mese di gennaio 1861, essersi presentati al deposito Generale di Napoli, e qualora non vi adempissero, verranno le reclute dichiarate refrattarie, ed i soldati disertori, e quindi puniti secondo le leggi vigenti in queste Provincie Meridionali. llrt. 4 - Per gl'indiuidui i quali trovinsi Riii nelle antiche provinciP. dP.l Regno, u riuniti in deposi/i speciali, provvederà in cunfor milà direttamente il Noslro Ministro Segretario di Stato per la Guerra. Ari. 5 - Rimane a cura de ' Go1Jerna.tori, e de' Cornandanti militari lo esatto e sollecito adernpimenlo delle prescrizioni che r[/lettono i militari tu.lii i quali si trovano sparsi in queste Provincie Meridionali. Il Nostro Ministro Segretario di Stato per gli affari della c;uerra incaricato del presente Decreto che sarà registrato alla Corte de ' Conti. Da Na/)()/i addì 20 dicembre 7860 Firmato Vittorio Emanuele'13
La reazione nell'ex regno fu tragica: al di hì de lla condivisione della neonat.a realtà politica, la durata d e lla ferma di ben otto anrù poneva intere famiglie contadine nella miseria, e categorie fino ad allora per ragioni diverse esentate si titrovarono incluse9 . La re ni-
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Il bando è trauo da Hriganla!{!!,io sul Malese, Catalogo della moslra storiG1 promossa dall'amministrazione provinciale di He nevento, tavola 2' . 9 Ferdinando Il con la legge del l8J4 consentiva l\:senzione dal se1vizio miliLare ai figli unici e ,1gli ammogliati. Le famiglic con due o tre figli clovcvano fornire un solo soldato e le più 1111rnerosc due . .Era inoltre permesso il o unbio con l'esbo~o di 210 ducati: la stessa concessione fu da Vittorio Emanuele portata a 729, cifra praticamente i1Taggiungihile. - Sull'a1gomenlo cfr. (;. Piorentino, G. Boeri, !.'esercito napoletano del IHJ2, Napoli, 1983, p. 10.
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tenza alla leva si moltiplicò a dismisura ince ntivando le fila del nascente brigantaggio. Come se non bastasse le piazzeforti di Gaeta, Messina e Civitella del Tronto ancora respingevan o con le loro guarnigioni ogni offe,ta di resa , fornendo con la disperata resistenza la inconfutabile con ferma di una aggressione straniera. In particolare Gaeta nella quale s i era rifugiato Fra ncesco Il di 11orbone e dove erano confluiti molti suoi soldati, e molti altri ancora dovettero essere a llontanati. Dopo diversi mesi d i assedio, contraddistinto da episodi di notevole valore in entrambi gli schieramenti, a lla fine l'ultimo re di Napoli fu costretto a prendere la via dell'esilio s u di Lina nave francese appositamente inviata. La piazza si arrese poche ore dopo. li 14 febbraio del 1861 il ge nerale Cialdini, rinunciando almeno pe r una volta ad atteggiamenti retorici e sprezzanti si 1ivolse alle sue tmppe con queste significative parole: "Soldati! Noi combattemmo contro Italiani e .fu questo necessario ma doloroso i4fìcio, percùì rum j)()frei invitarvi a dimostrazione di gioia, non f,otrei invitarvi ap,li insultanti tripudi del vincitore. Stimo più degno di voi e di m e il radunarvi quest'oggi sollo le mura di G'aeta, dove verrà celebrata una gran messa jìmehre. Là pregheremo pace ai prodi che durante questo merrwrabile assed io perirono combattendo tan to nelle nostre linee, quanto sui baluardi nemici. f,a morte copre di un mesto velo le discordie umane e ,~li estinti sono tutti up,ua!i agli occhi dei generosi ... "10 .
In cffclli lo scontTo appena concluso non era stato un conflitto di Italiani contro Italiani, ma cli soldati regolari di uno degli stati sovrani italiani, che avevano difeso le loro istituzioni e la lo ro patria, contro i soldati regolari di un altro stato sovrano italiano che, senza una formale dichiarazione di guerra, li avevano allaccati e vinti, e la diffe renza non era da poco. Mancava, e gli eventi successivi non tardarono a dimostrarlo dolorosamente, un vero e diffuso spirito nazionale , che soltanto molto più tare.li e proprio p er
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Il brano è citato in, !.'flsercito e i suoi corpi, voi. I, l{oma 1971 , p. 77.
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l'indefessa azio ne formatrice dell'Esercito si trasformò in indisc ussa realtà. L'esercito Italiano fu ufficia lmente istituito alcuni mesi dopo, sancito dalla fin troppo laconica 'no ta' del ministro Fanti, per l'esatteaa la n° 76 del /i maggio 1861 che così annunciava: "Vista la l.egge in data 17 marzo 1861, colla quale S.M. ha assunto il titolo di re d 'Italia, il sottoscritto rende noto a tulle le Autorità, Corpi ed ll{/ìci militari che d'ora in poi il Regio faercito dovrà prendere il nome di Bsercilo Italiano, rimanendo aholila l'antica denominazione di Armata Sarda. Tutte le relative iscrizioni ed intestazioni, che d 'ora in avanti occorra di fare o di rinnovare, saranno modificate in questo senso. li ministro della G'u.erra M. Fanti. la presente inserz ione serve di parteci/1azione ufficiale "11 .
Un evento auspicato e d atteso per quasi 1400 anni fu pubblicato con tale incredibile cettificato di nascita, consono, al massimo, ad un cambio di intest.a zioni sui moduli regolamentari! Forse l'inconcepibile irrilevanza può ascrive rsi alla pura nominalità <lel provvedime nto, in quanto l'ente che avrebbe dovuto sostituire l'armata sarda non dimostrava a ffatto una s piccata novità informatrice, e me no che mai s i qualifìcava come la risultan te della fusion e fra gli apparati militari pre unitari. Non si trattò, per a llora, di un neonato esercito nazionale ma semplicemente di un ampliam e nto, con diversa definizione della pur sempre vitale annata sarda. A dimostra rlo basta la costatazione che nessuna modifica struttural e si appo rtò alla s ua precedente su ddivisione, tanto che gli o rganici acquis iti con l'annessione venn ero ripartiti in quattro divisioni i cui nume ri, 15\ 16''-, 17''- e 1S;i continu avano semplicemente le 14 già esistenti nella stessa annata. Q u ale potesse essere lo spirito nazionale presente in una forza armat2 ottenuta innesta ndo s u di un co1110 maggioritario, mora!-
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lhidem, p. 83.
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mente compallo e d orgoglioso del recentissimo s uccesso, con ferma cli una tradizione militarista, un segmento proveniente da una cultura assoluta mente diversa, umiliato e discriminato, spesso nemmen o in grado di comprendere la parlata dei nuovi comandanti, e meno ch e mai la finalità d ell'arruolamento, è immaginabile. Da un punto d i vista storico qualcosa di molto simile dovette g ià awenire nella Penisola allorquando le legioni romane inquadravano coattivamente gli sconfitti italici nelle formazioni dei 'soci', senza peraltro gratificarle cli una pari dig nità militare e civica. E già allora si osservò scaturire dal crogliolo del la commilitanza la p resa di coscienza s ull 'apparentenza ad una istituzione statale superiore e qu alificante, che istigò in breve a lla generalizzata am b izione, e quindi concessione di piena e paritetica cittadinanza. Dopo i primi travagliatissin1i anni, infatti, sebbene in maniera molto gradu ale, le reciproche diffidenze e g li atavici precon cetti iniziarono a scomparire: l' Esercito si avviò a divenire l'unica compagine sociale italiana realmente coesa. In realtà difeuava soprattutto, come accenn,110 inna nz i, un'amp ia identificazione e condivisio ne popolare nei confronti dell'istituzione militare, riguardata per lo più alla stsegua di un su pporto d inastico antinsurrezionale, piuttosto che di difesa nazio na le. E se a ll'interno dell'Esercito l'ardua opera di arna lgamazione cd omogenizzazione de lle disparatissime componenti umane pre ndeva a fornire i primi positivi riscontri, dal punto di vista dirigenzial e il contesto appariva ancora afflitto dalle specificità originali e dalle serpeggianti rivalse conseguenti. La fondatezza di tale risch io si coglie neUa prima prova concreta del nuovo Esercito. Il 19 giugno del 1866 l'Italia entrava in guerra a fianco della Prussia contro l'Austria: il 2:5 avevano inizio le operazioni. Ad onta elci numerosi episodi di eroismo, per l'assenza di un univoco e con d iviso piano cli combattimento le operazioni, c he coinvolsero appe n a una frazione delle fo rze mobilitate ampiame nte ecced enti le nemiche - si caratterizzarono con una deficitaria confusione che culn1inò nella sconfitta di Custoza. Pur riuscendo facile la diagnos i, la mancata coesione venne su perficialmente imputata alla inadeguatezza militare dei 'non piemontesi',
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secondo un classico e relorico repertorio propagandistico, che preferiva non indagare la causa condannandone, con rozzi pregiudizi , le innegahili manifestazioni. Così ad esempio il Montù: ''.A questi inconvenienti, assai gravi, altri sono da aggiungere, fra cui uno imj)()rtantissimo: quantunque il Fanti ed il T,a Marmara si fossero tenacemente adoperati ad amalgamare ed omogeneizzare tu.tte le forze militari successivamente annesse al Piemonte, sussisteva una dijferenza non colmata e non facilmente colmabile fra le truppe f ,iemontesi, forgiate da secoli di ininterrotta disciplina e di gloriose tradizioni militari e quelle delle altre re,gioni, dotate di non minore entusiasmo patriottico, ma divezzate a sani criteri di discij,lina dall'opera nq(asta di dominaz ioni straniere... ''' 2 .
È e mblcrnalico che una delle più brillanti inizialive di quella brevissima e sfortunata compagna venga attribuita al generale Piane! !, già mini.slro della Guerra nel Regno delle Due Sicilie, in assoluta disobbedienza ai tassativi ordini impartitigli. Custoza passò a lla s toria come una disfatta, ma evidenziò la epidermicità della ricostituzione. Nonostante lullo la conclusione del conflitto sancita dall'arrnislizio di Cormons, gratificò la na;.:io ne deH'annessione della Venezia Euganea, sancita dai plebisciti del 21 e 22 ottobre. Sulla delusione de1l'insucc.esso mililare si diffuse una ingiusta sfidu cia verso l'istitu;.:ione e s oltanto un più sereno giudizio riuscì a ristabilire la esalta interpreta:done degli avvenimenli. Così già in quello steso sellembre scriveva il Villari. '·.. . l'F.sercito ha riunito tutti gli Italiani sotto l'onore della stessa Bandiera e di tutte le forze morali, unificatrici e civilizzatrici del Paese, è divenuta la più. efficace... Il nostro Esercito ii la Nazione p erfez ionata, esso é il meglio amministrato, meglio ordinato, pi11. discif)linato e murale di tutte le nostre istituzioni ... il nostro Esercito é un miracolo del valore e de/l'ingegno italiano, perché la
12 C. Moulù, Storia dell'11rtiglierla Jtaliana, Roma 1937, vul. lll, r atte TI, [)._.!.>92. È dimostrativo cogliere 1;; valutazione dispregiativa insita nella definizion<.: di 'altre regioni' supponente forze armate di matrice rurarnente rniliziana, con la chiara allusione all' Ese rcito del R<.:gno de lle Due Sicilie.
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disLanza che lo separa dai primi d 'Europa, è infinitamente minore di quella che sej,ara la Nazione dalle alLre piìt civili. Ma esso è giunto ora ud un /Junto, che a volerlo mi,~liorare ancora, bisogna che il Paese pensi sul serio a mip,liorare se stesso ... "u.
Al di là però delle lusinghie re asserzioni la costatazione di una carenza di equivalenza professionale tra l'Esercito llaliano e gli altri e uropei, costituiva un gravissimo segnale d 'allarme. Quel ritardo infatti, anche se infinitame nte minore al più generale ritardo civile della nazione, poteva, se non s uperato, travolgere l'intera società così faticosamente riunita. Una arretratezza culturale, economica, politica della società civile è colmabile in tempi più o meno brevi, comunque autonomamente scelti, senza che mai ne sia pregiudicala la s ua .sovranità nazionale. Una arretratezza militare, invece, si risolve nei casi peggiori con la completa perdita di li bertà, e nei minori con una vistosa decurtazione di identità, come sia pur larvatamente l'episodio di Custoza aveva dimostrato. La stessa validiss ima disobbedienza del Pianell non poteva non riguardarsi come una ulteriore .spia della contrapposizione interna di concezioni tattiche, e forse anche strategiche, e di un deleterio antagonismo imperante tra gli alti gradi. L'es ito del gesto gravissimo del Pianell, quand'anche coronato da ampio successo, non avrebbe costitu ito in nessun altro esercito coevo motivo di orgoglio, uscendo iTTeparabilmente infranto il principio cardine di ogni forza armata. E purtroppo quella divaricazione lungi dall'atlcnuarsi si esasperò, complice la instabilità poli tica e quella degli ordinamenti. Il morale interno toccò verso la fine degli anni '60 il s uo minimo storico, caratterizzato da un sensibile esodo volontario di elementi di provata capacità professionale. La endemica ristrettezza economica nazionale non consentiva peraltro sostanziali innovazioni , imponendo anzi una dolorosa contrazione d egli organici. Unico evento positivo in quel contesto cli frnstrazioni fu la conquista di Roma , avvenuta approfittando delle difficoltà france.si conseguenti alla sconfitta e caduta di Napoleone lii ad opera della Prnssia. TI 20 set-
13 Il brano è citato in,
L'Esercito ...., cil., p. 97 .
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tem bre con il forzamento di Po,ta Pia l'Italia ebbe la sua capitale e l'epopea risorgimentale la sua conclusio ne . Si 1itennero allora, indis pe nsabili grand i p rogetti pe r la dffesa della nazio ne , secondo ottiche fort ificaton e coeve ma che ancora una volta lasciaron o intraved e re la divergente matrice cultura le de i piani fica to ri. È sintomatico che in tale circostanza tra il Cosenz, d i o rigine napoletana ma con un passato militare n ei Cacciatori d e lle Al pi, ed il Mezzacapo, an ch 'esso merid ionale ma s tudioso di strateg ia si sco ntrassero le due divergenti concezioni d ifensive tipic he d e i due maggiori s tati preunita ri . Ancora nel 1881 la ciuestio ne appariva irrisolta: "La Tensione tra l'Italia e La Francia non mostrava segni di allen tamento per quanto riguardava i pia ni militari e nell'af,rile 1880 sia Crispi cbe Ni1.,utera ritenevano che la g uerra sarebbe sco/1/Jiata entro due anni al massimo. Nel luglio 1881.fu riunita una commi\~\·ione sotto la j,n,.siden z a di Luigi MezzacajJo per esaminare il prohli:ma di unafortificaz ione del/'Jtalia contro l'attacco.francese; Ira i suoi memhri vi era Enrico 0Jsenz ... Ben presto i due uomini si scontrarono sui /1ericoli di uno sbarco francese ... !I Mezzacap o continuava a /JOrre l'accento sui pericoli di sbarchi a sud o in Toscana, ma il Cosenz, era sostenuto dal Berl<>lè- Via/e il qua le sottolineava il hiso1-:no di migliorare le tntppe e le difese Alpine... +i .
Si trattava in de finitiva della estrema riela hornzione degli schemi dife nsivi precipui de i Savoia e de i 11orboni, gli uni mina cciati dalle Alpi gli altri dal mare! 1n q uegli stessi anni lo scenario inte rnazio nale su cui o peravano le grand i potenze eu ropee fu contraddisti nto dal diffo nd e rsi de lla co lonizzazio ne verso ogni area del pianeta. Il fe nome no in sé non costituiva una eccezio nale novità, ma lo divenne per la sistematic ità e per la d inamic ità aninta. L'Ingh ilte tTa eia secoli operava
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.J . <iooch , L Italia contro la Francia i piani di p,uerm difensivi ed ojfens itJi 18 70-19 14, in Memorie Storiche Militari 1980, pp. 160-161. Per ul terio ri a pprofoncl imenli su ll 'a rgoml'nlo cfr F. Minnili , Il secoudu piano
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in taJc direzione, come pure la Spagna e la Francia: quest' ultima in particolare polarizzò verso il nord Africa le attenzioni europee. Inizialmente, ne l 1830, la sua azione fu determinata dalla esigenza , o dal pretesto, comunque da secoli invocali, di stroncare con una decisa azione militare il flagello della corsa barbaresca e de lla tratta di schiavi cristiani dalle regioni rivierasche dell'Europa, in particolare dal mezzogiorno d 'Italia e dalle sue isolc 15 . Algeti in quanto c.apofila del sordido traffico fu il b ersaglio elettivo di una so,ta di moderna crociala, alla quale concorsero sollo la bandiera francese innumerevoli volontari di ogni nazionalità occidentale. L' lnghilte tTa diffidò sin dall'inizio dell'operazione ravvisandovi, in spregio alle divulgatissime intenzioni di pura spedizione poliziesca, la recondita aspira:.,.ione cli uno stabile possesso, ch e cli fatti avvenne. In breve l'intera Algeria finì tra i posse dime nti coloniali francesi, seguita dal Senegal e quindi da parte della costa del mar Rosso. Dal canto suo l' lnghiltc1Ta aveva ampliato i suoi possedimenti africani, e con la migliore conoscenza del conlinenle si intravidero più distintamente i corrispettivi economici derivanti dallo sfruttamento sistematico delle s ue ricchezze minerarie. Con l'apertu ra del Canale di Suez tali opportunità sembrarono ancora più remunerative e vantaggiose, affiancandovisi n uovi s bocchi commerciali e nuovi potenziali mercati. Pertanto verso gli inizi degli anni '80 la costa mediterranea nordafricana, e quella della penisola araba risu ltavano in buona sostanze ripartite in area occidentale di ling ua francese ed in area orientale cli lingua inglese.
generale delle furti/icuzioni Studi e progetti ( 1880-1885), in Memorie Storiche Militari !!)80, pp. 91 e sgg .. Più in dettaglio sulle fo1tiflcazioni alpine dr. F.. Castellano, Hunluzione della Fort~fica zione Permanente sulle 11/pi Occidenlali dall'Epoca Post N apoleonica al Secondo Conflitto Mondiale, in Memorie Storiche Militari 1983, pp. 559 e sgg. Vi Sull'a rgomento cfr. F. Russo, I.a dffesa costiera nel Regno di Napoli dai XVT al XTX secolo, Roma 1989, ed ancora T.a d!fesa costiera del ReP,no di Sardegna dal XVI al XIX secolo, Roma 1991, e quindi La dijèsa costiera del Regno di Sicilia, Roma 1993. Più in generale sul problema Guerra di Corsa, Roma 1998.
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Seguì l'accaparrame nto di altre regioni africane, quali il Sudan, il Congo ed il Niger, inserendosi anche il Belgio tra i grandi colonizzatori. Il restare fuori d alla colonizzazione parve precludere sia i presunti cospicui introiti, sia sop rattullo l'inclusione nel novero delle maggiori potenze mondiali, ambito dal q uale la Germania e l'Ita lia non seppero rinunciare. Pe r quesl'ullima in particolare l'opp ortunità sembrava fornire il m ezzo per il superam e nto d i molte incong ruenze interne. Non a caso e ra stato osservato che: "Chiusa la fase delle co.\jJirazioni, degli esili, delle battaglie, gli antichi patrioti si guardavano attorno come in cerca di nuove attività che non solofornissero i mezzi d i vivere, ma anche riempissero moralmente la vita e appagassero quell'ardore e quell'attesa r.he il Risorgimento aveva alimentato ... "16 .
Pe 11anto , senza alcuna accurata valutazione strategica, senza alcuna altrettanto app rofondita stima economica e milit.are circa la effettiva convenicn:,,.a di una politica coloniale, si avviò sulla scia de lla Germania, l'avventura a fricana . Tra i ferventi soste nitori i fau to ri più attivi de ll'unità nazionale: "I.e p rime imprese d'Africa - scrive il Nardi - sono ancora ,i.testa del Risorgimen to, sono iniziative di gente che prova dolore ad appendere il fucile al muro. Gli avventurosi che salpano verso il Mar Rosso e rip,ano d 'itinerari Le prime carte del Sudan e dell'l 'tiopia sono stati quasi tutti n elle file di Carihaldi. Vanno ... p er levarsi dal ca.J/è, ci.all'im/>iego governativo o dalla vita di guarnig ione: sono patrizi, che sentono il mutamento dei tem/>i, u/fìciali che piantano la carriera, ingegneri, medici, commercianti, artieri. Partono e stanno via per anni... "17 . La cliagno.si non è affatto supcd ìcialc osservadosi che p roprio
dalle fi le degli ex garibaldini sciamaron o innumerevoli figure di
•<, G. Volpe, Italia moderna (ft>/5- 1915) , in L'Esercito ... , cit. , 17
Ibidem, p. 108.
r- 108.
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csploralori - avventurieri a ttratti dal Sudan e dall'Etiopia, dove ben presto trovarono una valida ragione mordlc cd elica d 'azio ne: l'estirpazione della tratta, scop o non dissimile eia quello che aveva indotto tanti europei ad anuolarsi volontari nella spedizione francese contro Algeri nel 1830. Figure come Romolo Gessi, come il capitano Gaet.ano Casati, o come il s uo contemporaneo Gust.avo manchi sembrano ben rappresentare l'archetipo di geografo-combattcntc-iìlantropo cd aspiranle commerciante, sia pure nei limiti dell'epoca. Non casuale neppure c h e proprio la Società di Navigazione del Rubattino, celebre per il molo di appoggio al Pisacane ed allo stesso Garibaldi, avesse impiantata una sua base carbonifera nella baia di Assab, rilevata poi dal governo nel 1882. Ancora decenni dopo nelle parole della celebre 'Faccetta nera' riecheggierà questa reminiscenza tra le causali d ella colonizzazione italiana, prioritaria rispetto alle mire ccnnnrnidw, per:-1ltro mai disgiunte. Del resto anche dalle parole del (;.essi emerge una ingenua ambizione commerciale: "... Faccio tutte le investigazioni possibili per gli a_f/ari della casa Carlo Erha di Milano ... lo voglio piantar·e (se la casa Erha mi affida i suoi interessi) una casa su basi solide e il mio unico desiderio è che noi altri ftalia ni possiamo auere nell'Africa dei compratori dei nostri prodotti. Tutte le case qui si sono arricchite, perché noi non potremmo fare altrettanto?. .. ''18 .
Il 17 gennaio del 1885 meno di mille uomini inquadrali in un battaglione di bersaglieri , salpò da Nap o li alla volla di Massaua, dove vi sbarcò il 5 febbraio. Inutile ricercare una esplicita motivazion e ufficiale od una minuziosa pianificazione militare: per contro l'opinione pubblica appariva enlusiasta dell'iniziativa. Nel frattempo da Massaua si tentò una lenta pen e trazione verso l'interno, che si risolse un paio di anni dopo nell 'eccidio di Oogali: in Italia il conlraccolpo fu violentissimo, tanto da provocare la caduta del governo e l'ascesa di C:rispi a capo del successivo.
18
165.
K C'"iessi, Sette anni nel Sudan Egiziano:
Mernurie, rist. Milano 1989,
r.
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L'imp resa coloniale ricevette così nuovo impulso, con un coinvolgimento militare di e ccezion ale porta ta. Ma l'acquisizione della colon ia si trasformò ben presto in un increm e nto de lle sp ese, sen za nessu n utiJc di so1ta. Pochi anni dopo anche Crispi dovrà lasciare la presidenza e.Id governo p er alcuni rovesci negli scontri colo niali : soltanto ne l 1909 si riuscì a conseguire un assetto geografico sta bile per l'Eritrea. Ma a ll'indomani dello s barco a Massaua, si e ra avviata a nche un 'altra im presa coloniale, sebbe ne inizialmen te caratterizzata d alla semplice veste commerciale : quella de lla Som alia. In essa tuttavia l'impegno milita re rimase sempre estre ma me nte mod esto, p e r lo p iù p uramente d irigen ziale, organizzandosi appositam ente rep a rti indigen i. Le regio ni tanto lontane così faticosamente acquisite consentivan o a ll 'Italia di a ffaccia rsi su l mar Rosso e sull'Oceano Indiano, ma per molti osservato ri politici d ell'e p oca la su a naturale arca di espans ione doveva ricerc arsi nella s ponda sud del Mediterra neo , p rima che l'accap arra m e nto e uropeo d i Fra nc ia e Ing hilterra n e avesse del tutto e saurita la possibilità. In realtà agli inizi del 1900 soltanto la Libia poteva rite nersi an cora esente dall'occupazion e o ccidentale . In que lla direzio ne p oi spingevano seco lari rivendica zioni ed insulti, perpetrati Jìno al 1830 co n la cop e rtura giuridica e militare dell'Impero O ttoman o. Se infatti Algeri era slala la princip a le c.apitale dei corsari barbareschi, Tripo li n e lla nefasta g raduato ria cli rilevanza occupava il tcrLo posto dopo Tu nisi, con la facile previsione che sare bbe rientrata nella sfe ra d 'inte resse nazio nale a lla prima circostan za . A far precip ita re le estre me titubanze sopraggiunse l'ap propriazione francese del Marocco, e la cessio ne alla Germania, quale ricompensa per il consenso, di una vasta frazio ne del Congo fran cese. Disgraziatame nte p erò le m ire ita lian e no n sfuggirono a lla Turchia , che all'indomani della sua rivoluzio ne, sfociala nel regime dei G iovani Turchi cercava disp eratam ente d i con servare gli estre mi lembi del s uo antico impero, tra i qu a li in pti mo posto appunto la Libia. La situazione progressivam ente precipitò, ed il 27 settembre d e l 1911 l'Italia trasme tteva alla Turchia un u ltimatum e d inizia-
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va la mobilitazione speciale dell 'Esercito, premessa per una mobilita:àone generale , nel malaugurato caso di difficoltà militari. Le previsioni operati ve su pponevano una e ntità nemica ammontante ad un massimo di 5.000 uomini in Tripolitania e circa 2.000 in Cirenaica, resti dell 'esercito imperiale turco: l'invio q uindi d i Yi.000 soldati con 6.300 quadrupedi, 1000 carri, 48 cannoni da campagn,1 e 24 da montagna sembravano forze assolutamen te eccedenti qualsiasi p ossibile reazione nemica e foriere di una rapid issima conquista, in particolare di Tripoli e della baia di Tobruk. Da un punto di vista psicologico ci si arrendeva ino ltre una accoglie nza e ntusiastica, in veste di liberatori, da patte degli indigeni. Lo sbarco ,1vvcnnc, in effelli , senza incontrare alcuna ostilità : i turchi si erano ritirati verso l'interno; g li arabi non sembravano per nulla interessati alla riucstionc, m,1 solo inn iriosili tbi nll(wi venu ti, peraltro non del tutto estra nei , dati i secolari rapporti imposti dalla gucna di corsa lx1rbaresca. Tobruk fu occupata il 4 o ttobre del 19 11 , ' l'ripo li il 5, il 18 Derna, il 20 fkngasi, il 2 1 Horns: le pilÌ rosee previsioni sembravano concretizzarsi puntualmente. Quello che nessuno però si e ra minimamente preoccupato di valutare ne lla sua valenza strategica fu il ruolo della relig ione: eppure non occorreva una eccessiva cultura storica per ricordare che da sempre nelle rappresaglie di contro-corsa in nord-Africa si era assistito alla coalizione di tutte le fra zioni e le tribù di fede islamica contro l'invasore cristiano, nei cui confronti passavano in seconda linea le discordie intestine endemiche. Sarebbe bastato del resto aggiornarsi sulle difficoltà incontrate dalla Francia nella confinante Algeria per configurarsi agevolmente quello che ci attendeva al di là del Mediterraneo. G ià il 23 ottobre la reazione d ivampò con insospcttat,1 vio le nza: fu necessario incrementare l'inizi:cilc corpo di spedizione di altri 55.000 uomini, 8.300 quadrupedi, 1.500 carri ed oltre 120 bocche da fuoco. E non finì , lì, poiché nel 1912 si dovettero aggiungere ancora 1 battaglioni alpini, 7 battaglioni ascari eritrei, ed alcuni reparti aerei, dotali persino di dirigibili. Il conflitto ostentò connotazioni paradossali: da una parte infalli riassunse nella violenza cd efferatezza fanatica degli scontri le areai-
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che connota:doni d elle battaglie crociate, dall'altro pe r l'esasperata mobilità imposta dalle o perazioni altinsc caratteristiche che diverranno peculiari de lla be lligenza futura. La eccezionale e leggendaria mobilità degli indigeni, frazio nati in mitiadi di piccole quanto sfuggenti bande a cavallo, determinò il ricorso ad una altrettanto incessante mobilità di pe rlustrazio ni e di inte rcettazione, baltendos i l'irnmenso territorio nell'estenuante compito in lungo ed in largo. Inutile ed assolutamente sterile la condolt,1 tracli:Lionalc delle operazio ni di bonifica antiguenigliera. TI singolare ne mico infalli, non disponendo di vere basi stabili, cli approvvigionamenti mediante linee di rifornime nti, di insediame nti e presidi ide ntificabili non offriva appigli per a7.io ni fro nt.ali o decisive. On ico parallelo militare poteva affelluarsi con la guerra navale, nella quale no n si persegue a lcuna conquista te nito ,iale, in quanto inutile - ed in ciò il d escito non dil'ktiva cbl mare altrettanto ostile e d inabitabile - ma semplicemente il fm111ilo contatto con un avversario sfuggente pe r distruggerlo fo;icarnente. Fu chiaro ben presto ch e soltanto sostituendo a ll a spossante e vel le itaria guerra di movimento quella , indubbia mente più a lie nante e frustrante d i g ua rnig io ne , perseguendo contemporanea me n te il dissang uamento econo mico d e ll'avversario con rigid i b locchi comm e rciali ed a li me ntari - come appunto ne ll a mig liore tra dizione navale - si s arebbe a lla lunga piegata la gu e rriglia triba le. In pratica occorse meno tempo dd previsto , tanto ch e la pace cli Losa nna del 18 ottobre del 1912 sancì la sostan ziale pacificazio ne. on eliminò però lo stillicidio d i p rovocazio ni incursive, contro le quali s i potette solo intra pre ndere un'azione incessante di contenimento e rappresaglia. Nonostante la gravissima prova, e la ancora più grave d e lusione , l'Esercito Ita liano aveva Lrallo da quel lcatro particolarissimo cli g ucn-a, insegna me nti tattici e strategic i assolutamente rivoluzio nari, tanto da porsi all'avanguardia della tecno logia applicata . Nei continui spostamenti rapidi i mezzi meccanici avev,1110 di mostrato il loro insostituibile pregio, ed ancora di più il mezzo aereo, per la prima volta impiegato in battaglia , non solo aveva fornito un suppo1to ricognitivo basilare ma aveva lascialo intravedere la s ua prossima stravolgente p01tata be llica.
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La situazione politica europea ne l frattempo iniziò a d estabilizzarsi rapidamente, n o n ta nto per una sorta di ricorrente ed inevitabile iattura, quanto piuttosto per il riaffiorare di tutte le controve rs ie connesse con questioni di assetto territoriale ed e tnico mai risolte. Le rivendicazioni mercantili e nazionalistiche sopraggiunsero a formare la miscela esplos iva: Sarajevo divenne così la scintilla che innescò l'esplosione d e l primo conflitto m o ndiale. La guerra che immediatamente si .scatenò poteva rite nersi p er molti aspetti assolutamente inedita n ella storia dell'umanità. Nuova era ad esempio la massa dei soldati , praticamente quasi la totalità de lla popolazione maschile. Nuova pure la pa1tecipazion e dell'intera nazione con funzioni di supp orto produttivo industriale, ru olo in cui la mano d 'op era fe mminile sostenne il suo combattimento, ricavandone forse p er la prima volta la con sapevolezza della sua parità sociale. Nuova la vulnerabilità d ei civili, che in quanto combattenti aus iliari ne l settore degli approvvigionamenti divennero he rsaglio indiscriminato, eq uiparati ai soldati propriamente d etti. Nuovo il coinvolgimento della te rza dimensione negli scontri: dagli aerei nel cielo ai sommergibili negli oceani , la gu etTa non era più una questione di 'fronte' ma anche di 'sopra' e 'sotto'. Praticamen te nuovi i mezzi meccanizzati, le trasmissioni radio, e l'intero arma me ntario tecnol ogico asservito alla guerra. Più che uno scontro tra combattenti il conflitto agli esordi si tendeva a configurare come uno scontro di apparati industriali e cli capacità produttive. Alla forza della distruzione s i stav,1 sostituend o quale fattore di vittoria la forza della produzione: se il suo apporto fosse riuscito superiore a quello dei danni inflitti dal nemico l'esito degli scontri sarebhe stato necessariamente positivo. "Nell'industria, il cambiamento generale più importante fu l 'avvento di metodi di produzione di massa nella fabbricazione di involucri di granata, così come in pratica, di ogni componente dell'equipaggiamento dellafanten:a. Oggetti di mag~iori dimensioni rum si J,restavano alla produzione di massa, eppure, alla .fine delta guerra, le linee di J,roduzione di automobili camion e motori d'aereo erano già standardizzate.. . Con questi metodi, divenne tecnicamente possibile una radicale
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dirninu.zione di prezzo degli articoli Jahhricati per il consumo su larga scala. Come tante l}()lle eru avvenulo in f,assalo, la domanda dei militari spianò in tal modo la via a tecniche nuove, e su un fronte assai vasto, dalle spolette, ai telqfoni, ai mortai da trincea, agli orolo,~i da JJO!so ... Chiunque consideri le attrezzatu re installate in una casa moderna non j)()/rà non riconoscere f,rontamente in quale misura noi che viviamo alla .fìne del ventesimo secolo siamo debitori delle innovazioni industriali introdotte in circostanze assai f,rossime al f ,anico, quando un numero sempre maggiore di granate, di mitragliatrici e una sempre maggiore quantità di polvere da sjJaro diventarono im/Jr<>11uisamente il prezzo della sopramJiueza come Stato srmrano ... "1') _
lJno scontro così stravo lgente e così totalizzante originò oltre alla emancipaz ione femminile , o llre a lla esplosione <lella pro<lu
:t:ione industriale, oltre alla esasperala ap plica:t:ione della tecnologia ava nzata una inedita ed inusitata conseguenza socia le. TI doversi servire cli sistemi cl'anna sempre più complessi e solhticati, di mezzi meccanici elaborati, di apparecchiature avveniristiche impose un notevole salto culturale sulle masse in anni. L' Esercito che era entralo nel conflitto pralicamenle formalo da contadini, in buona patte semianalfabeti, ne uscì con un numero rilevante di specialisti nei diversi sellori, e soprattutto con la percezione in tutti gli strati sociali deJla necessità della cultura. Sull'onda lunga dell ' interdipendenza tra esigenze militari e produttività indus triale .si intensificò anche 1a stretta collaborazione tra le due componenti della nazione. Unitamente all'accelerazione della diffusione della cultura ciò produsse un vistoso incremento della ricerca scientifica di punta. Un coinvolgimento tanto ampio, tanto indifferenziato, tanto .sentito non poleva non creare anche entusiastiche ed eccezionali condiv isioni della realtà nazionale: forse per la prima volta l'intera na:t:ione dopo l'unità geografica, con.seguì l'unità spirituale, o.sten-
l? W.H. Mc Ncill, Caccia al potere, tecnologia, armi, i'ealtà sociale dall'anno Mille, Varese 1984, p. 271.
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tata s p e cialmente nel m o m ento della suprem a prova militare: b rolla di Caporetto. È probabile tuttavia ch e la così recente acquisizione del concetto di nazione fu alla b ase d ella sua tras formazio ne in quello retorico e rive ndicativo di n azio n alismo, fa c ile da inculca re in p opola zioni esasperate d a c ris i econ o mich e e frustrate p e rs ino nelle più intime s peranze . Tale fu il contesto del primo d o pogue rra , che vide ad onta de lle sp era nze riposte ne lla villoria , il precipitare de ll'economia n on più sorretta dalle commesse be lliche, ed una crisi occupazio nale di p ortata d evastante . La demagogia trovò buon gioco in simili circostan ze a s uggerire visioni di vittorie svendute, mutile o peggio tradite, di eroismi inutili , e di vittù nazio nali re presse da alleali ingordi o invidiosi. Pe r l'esercito la s mob ilita zione rappresentò un problema anche maggio re della mo bilitazio ne e radu nata. Tanti uomini p erfettame nte padroni delle tecn iche di combattime nto, privi di qualsiasi s pe ranza di lavoro e privi di ogni risorsa economica, conte mporaneame nte immess i ne lla vita civile costituivano un fatto re squilibrante gra vissimo. Senza conta re il probl e ma, più S(JL1is itamente m ilita re, de ll'allontaname nto dei q uadri ufficiali ormai altamente specializzati e validissimi, di cui una rilevante aliquo ta avrebbe dovuto essere invece mante nuta p e r scongiurare future incolmabili caren ze, già dolorosam e nte sperime ntate a ll'inizio del conflitto. Sare bbe ro o ccorse pe rò d isp o nibilità economiche di gra n lunga eccede nti i miseri stanziamenti concessi. Gli anni successivi, caratte rizzati d ~1lla stringente crisi econo m ica vide ro tuttavia imporsi un programma di riammode rna mento dell 'intero Esercito, se condo le tendenze e le necessità affio rate e pienamente re cepite ne l corso della g uerra . Ed al pari delle altre nazioni, solo con una maggiore lentezza , s i intraprese il tita nico compilo. L'avvento del fascismo, con la sua ondata emotiva e rivendicativa innestata s ulle endemic he povertà sembrò far bale nare nuove po te nzialità e cono miche e nuove spinte dinamiche effe llivamenle ca paci di ope rare una ra dicale rivoluzio ne anche materiale. Alle ric hieste militari venne riconosciuta una significativa prio rità cd, alme no ufficialmente, le c roniche restrizio ni parvero s upe rarsi. In
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realtà però, e non poteva essere altrimenti , si operò soprattutto sulla facciata piuttosto ch e s ulla sostanza, perseguendo dei traguard i elitari invece che d 'innalzamento delle medie. Al di là di quella ris trettissima apparenza ristagnavano arretratezze per cett i versi anche peggiori del passato, solt:m to ammantate da patetiche pretenziosità, condite con una tronfia retorica militarista assolutamente sprop o rzionata alle concrete poten zialità del momento. In poche parole potrebbe definirsi quella corsa al riarmo una sorta di bluff, se no n fosse s tata la p remessa d i una immensa traged ia , i cui prodromi presero ad affiorare d urante la gueri-a civile spa gnola. Senza voler entrare nella questione va ricordato che molte gra ndi poten ze dell 'epoca, cin icamente, individuarono, al di là delle motivazion i ideologiche contra pposte, ne l dramma spagnolo 11n o ttimo banco di prova pe r i loro armamenti avanzati, necessitanti di riscontri pratici cd oggettiv i non conseguibili in prove s imulai-e. Che un prossimo con flitto fosse alle porte o rmai cm scontato, e non di rado auspicato. La Spagna sembrò l'occasione ultimale per c redibili verifiche. Pe r il fascismo significò anche l'occasione di distrarre migliaia di 'volo nta ri' dalla atavica miseria e disoccupazione. Forse nessuno supponeva ch e l'esplodere del nuovo conflitto sarebbe avven uto tanto presto, forse s i pensava di potersene in q ualche modo tener fuori o di e ntrarvi più Lardi dopo aver superato le maggiori deficie nze: di certo l'esordio a fianco delle Germania mostrò le grav issime carenze che a ffli ggevano l'Esercito, senza o rma i piL1 nessuna pietosa copertura . Come se non bastasse anch e ne lla scelta dei teatri di interesse vitale pe r la nazione vi fu una succube s udditanza alla volont~t de l tracotante alleato. I.a sponda sud del Mediterraneo, per noi di vitale interesse, fu in pra tica ritenuta seconda ria, e recu perata soltanto in un secondo mome nto quando ormai s i rilevò troppo tardi. I rovesci militari di Grecia e di Russia annientarono ogni velleità combattiva: la nostra industria non solo non riusciva a compensare le perdite del materiale ma nemmeno a colmare le carenze iniziali, costringend o le nostre unità ad una s01ta d i accatto naggio militare. E mentre per le a ltre potenze si assisteva ad un potenziarsi
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espone nziale di mezzi e di qualità, per il n ostro Esercito alle insignifica nti migliorie del m a le riale fece riscontro una rapidissima contrazione de lle quantilà. Ed in breve, ammesso che pure vi fosse sta to, crollò anche il consenso socia le a ll'impresa. A diffe re n za de lla prima gue rra, nella seconda gli insuccessi parvero alienare irrimediabilme nte la po po lazione, coslre lla ad una sua sp ossante battag lia quotidiana pe r procacciarsi un minimo di cibo e di sicurezza. L'armistizio d ell'8 settembre non segnò la fine della guerra m a solo qu e lla d e lla n ostra a llean za co n la Ge rma nia c d il Giappon e. Appe na un mese d o p o, infatti, superando inimmaginabili sacrifici, difficoltà, umiliazio ni e frustrazio ni, il ne oricosliluilo Esercito Italia no si schierava in combattime nto a fianco delle forze a lleale, con il 1° Raggruppa mento Moto rizzato, ne i pressi di Mig na no Montclungo. Si trattò di un intervento e mine nte me nte simbolico, che comunque costò molle allre giovani vite, ma d 'immenso significato politico. E rappresentò la scelta di campo ch e l'Italia non avrebbe più mutato nei su ccessivi anni.
CARLO VICENTI T
LE PERDITE DELLA DMSIONE ALPINA "CUNEENSE" SUL FRONTE RUSSO
Premessa In seguito al nuovo corso instaurato da Gorbaciov nell ' Unione Sovietica, il governo italiano otteneva nel 1991 di poter accedere agli archivi del KC-n e venire così in possesso cli una notevole quantità cli documenti relativi ai prigionieri iLaliani catturati sul fronte russo. Il Ministero della Difesa oggi dispone de lla copia cli circa 50.000 schede, redatte dai mssi, relative a soldati dcll'ARMIR censiti nei lager sovietici. Pur trattandosi di materiale non d e l tutto decifrabile ed in buona parte incompleto, esso ha permesso di infrangere quella cortina di mistero che per 50 anni aveva volto questa vicenda. Le schede contengono, oltre alle generalit,ì del militare, dati fondamentali come la data e la località di morte (89% dei casi), la data e la località di calturn (47% dei casi), la s uccessione dei vari lager in cui il prigioniero è stato rinchiuso (20% dei casi). Le schede riguardano 38.000 prigionieri deceduti nei campi, 10.000 prigionieri rirnpat,iati e 2000 casi senza indicazione se morti , o rimpatriati. Le difficoltà di tradu7.ionc, ma .soprattutto, l'incomple tezza (un buo n terzo de lle schede mancano de i ,iJcrimenti indispensabili p er l'ide ntilìcazione s icura del soldato, come anno e luogo di nascila o re parto di appartenenza), nonché una no tevole imprecisione e superficialità , d a parte dei russi, nel regis trare i cognomi, hanno reso o ltremodo difficile l'attribuzione delle schede a nostri soldati che risultavano cli.spersi.
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Carlo Vicentini
Finora il la voro di traduzione e cli s poglio, ha permesso cli conoscere data e lager di decesso d i circa 23.000 nostri soldati . Il lavoro continua, ma n on c'è da aspettarsi ulteriori risultali così impo1tanti, a causa delle difficoltà di allribuzione di cui si è d ello. TI materiale msso comu nque, ha contribuito sul piano documentale e sto1ico, a completare o modificare i dati sulle perdite delle singole Divisioni, a colmare lacune o correggere opinioni sulle vicende della ritirata, a dare grandezze numeriche più atte ndibili alle, finora incomplete o esagerate, testimonianze dei sopravvissuti. Per d are un'idea di co1ne questa documentazione - naturalmente integrata con fonti già presenti nei nostri archivi militari possa a iutare alla ricostruzione cli cosa avvenne nella ritirata e successiva me nte in prigionia , s i è condotta la seguente indagine s ulle vicende della Divisione Cuneense. Forza della Divisione Cuneense
L'abbandono o la d istruzione di tutti i doc umenti, d a patte del comand o divisionale e dei comandi elci singoli Battaglioni a ccerchiati , non pennette cli conoscere con esattezza quale fosse fa cons istenza n umerica della Div is ione all'inizio ddla ritirata. Tuttavia , in atti presso l'Ufficio Storico dello Stato Maggiore, esiste un prospetto che riporla i dati di presenza al 1 novembre 1942. In quella data, la forza della Divisione era di circa 17.000 uomini. (Tabella 1). 1~ noto che, tra il 12 ed il 14 gennaio 1943, giunse a Hossosc un battagli one di comp lementi destinati a lla Cu neense, forte di 1300 uomini , avanguardia di un secondo, di pari forza, frntu natamente fermato nelle retrovie, prima che venisse ingh iottito dall 'accerchiamento. Questa robusta iniezione nell 'organico della Divis io ne e ra stata disposta, sia per integrare i vuoti dovuti ai feriti , ai congelati , ammalati e soldati riman dati in Italia per altre cause, sia per 1icquil ibra rne la consistenza ris petto a lla Tridentina cd alla .Julia che dis ponevano di circa mille uomi ni in più. Il mancalo arrivo del secondo scaglione di com plementi non ha permesso l'aumento di organico ed i 1300 di Rossosc harmo potuto, al massimo, ripiana re le diminuzioni verificatesi dopo il 1 novembre . Ripianamento Leori-
Le /){Jrdite della divisione alpina "Cuneense" sul fro nte russo 469
co perché questi uo mm1 no n raggiunsero mai la Divisione in linea e furono quasi tutti immediat,a.m e nte catturati. Si può ritenere pertanto, che la consisteULa d e lla Divisione non sia variata di molto rispetto il novembre '42 e la cifra di 17.000 uomini è quella che è stata presa in considerazione nel presente stud io. Tabella n.
Div i-.ione Cuneense consis te nza nume rica al 1/ 11/ 4 2 ufficia li
sottuff.
Comando Divisione 1° Rg t. Alpin i 2° Rgl. Alpini li 0 Rgr. A11. Alpina IV Btg . Misto Genio 14 (' Wi Cr . Cannoni d <~ lffO 64 e 116 htr. <./aerea 306 Sez. Sanità 613/ 6 14/ 616/ 617 Osp . cb Carnpu 107 Sez. Sussistenza 2° Rep. Sa lme rie 201 Autogrnppn 63 Sq. Panecteri
rer,11to
30 153 150 120
40 217 193
18
21 22 15
5 7 2
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6 23 2
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49(, 5.222 5. l28 j .705 709 174 208 163 276 26 .i 13 218 205
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17 .133
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6 15 3 H
386 4.852 1.785 3.443 667 4:$7 l ?j
l 51 238 :l l
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prospetto originai<.: presso I Jrlkiu Storico Stato Maggiore.
Perdite complessive subite dalla Cuneen se Secondo i dati pubblicati n el 1946 dall' Ufficio Storico dello S.M. , le perdire di questa Divisione pe r caduti e dispers i am monta vano a 13./470 uomini . In base alla documentazione oggi esistente p resso l'Albo d 'Oro (sezione del Ministero della Difesa che ha le funzio ni di a nagrak d i tutti i militari morti o comLmque non tornati dai vari fro nti cli gue rrn) 1 , le perdite della Cuneense sommano a 11.804 uomini, dei
1 L'archivio è informatizzalo cd a ci:-1scu na scheda conispom lc un fascicolo cun la doc11m\:'11taziune ine re nlc. Comprende .120.000 sdn.:de rih>1.1ard :mti la 2a guerra mondiale , delle (] t1ali 90.000 relative al fronLc· rnsso.
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Carlo Vicentini
quali 12 morti prima dell'ini:.lio della litirata. Quesla cifra si 1ife1isce ai militari che oggi risultano mancanti , non comprende quindi i 9 28 uomini che catturati, sono sopravvissuti e sono stati resliluili dai m ssi; essi a pieno titolo, fanno parte delle pe rdite de lla ritirala. In definitiva, secondo l'Albo d 'Oro, le perdile sono cli 12.690 uomini (11 .804 meno 42 più 928). Per stabilire quale delle due cifre s ia quella esalla, sarebhe necessario un controllo cap illare presso Comuni e Distretti Mililari. Per correntezza, nella presente indagine si è prefe rito adottare quest'ultima cifra che o ffre il vantaggio di una docume ntazione ricca di particolari ch e permettono ricerche di dettaglio. La gravità delle perdite subite dalla Cuneense risalta se queste sono messe a confronto con quelle subile dalle altre Div ision i dcll'ARMTR e se sono rapportate ai rispettivi organici come è stato indicato ne lla Tabe lla 2. Ris ulta infatti che è quella che ha avuto il maggior numero di perdite in uomini, sia in valore assoluto che in pro porzione alla forza presente all'inizio della ritirata, con una percentuale del 74% che arriva a11'81% e 85% nei rispettivi reggime nti. La minore incide nza di pe rdite nei Servizi divisionali è dovuta al fatto che questi, in particolare le salme1ie, erano dislocali in retrovia, più ad ovest di Rossosc , e fecero in te mpo a sottrarsi all'accerchia mento.
Analisi delle perdite In base alla docume ntaz io ne oggi dis ponibile, si può fare la seguente classificazione di massima: 239 caduti nei combattimenti e morti per a ltre cause nella ritirata 3.719 catturati dai russi 2.791 2 dei quali: m o rli in prigionia 926 vivi in prigionia 8.732 dispersi 12.690
2 Dato provvisorio, riferito al :51.8.97. L'<.:same d egli ele nchi russi non è stato completato e, sicuram<.:nte tra le mig lia ia di nominativi ancora non decifrali , vi saranno altri appart<.:n<.:nli a questa l )iv is ionc. Pri1m1 di disp o rre della docum entazione russa, i nom i noti d<.:gli alpini della C:unecns<.: multi in ptigionia erano appena 894.
Le p erdile della dil!isione alpina "Cuneense" sul fronte msso 4 71
Perdite nella ritirata - confronto con le altre Divisioni
'tabella n ° 2
Divisiom:
ror~a (1)
Perdite (2)
%
Cuneense Julia Tridcntina Celere l'a.suhio Torino Sforzesca Cosseria l{avenna Vicenza
17.000 18.000 18.000 13.000 14 .000 15.000 12.000 16.000 15.000 10.000
12.690 10. 150 7. !04 6.047 8.362 10.150 7.604 2.392 3.198 6.496
74,5% 56,3% 39,50!<> 16,5% 59,7% 67,7% 63,/4% 15,0% 23,3% 65,0%
148.000
74.452
50,3%
5.222 5. 128 3.705 3.078
3.982 4.382 2.994 1.332
76,5% 85,5% 80,8% 13,3%
17.133
12.690
74,1%
totali
Cuneense 1° Al pini 2° Alpini
4° Att. Alpina Comando c Servizi totali
(l ) Ve<li "Servizi Logisrici d elle U nità it;aliane sul fronrc nisso" - U flicio SLorico <lello Stato Maggiore· 1975 pag ..,0/4
(2) Le pcrùite inùicale riguard ano solo quelle ~uccessi ve al 11. 12./42, data assunta ùall' Uffìcio Storico come inizio della ririmta. F.sse comprendo no anche gli uo mini catlurati che, sop r.wvissuti alla prigio nia, sono 1impat.riati.
li pros[)CtrO non contempla le per<lite <lei Comand i e d ei Rep,1rti ùireuamentc dipendenti ù all'Am1ata e dai tre Corpi d'Armata.
È subito evidente che queste cifre non possono rispecchiare la sorte s ubita dagli uomini della Cuneense. Non è ammissibile infatti ,
che nella ritirata essa abbia avuto solo 239 morti e non corrisponde aJle innumerevoli testimonianze sulla m o1talità dei prigionieri, la cifra di circa 2800 mrnti in prigionia. Entrambi male corrispondo no ad una assenza di più di dodicimila uomini.
4 72
C'arlo Vicentini
Pe r quanto riguarda i caduti ed i m orti nella ritirata, la spiegazione sta nel fatto che i mo tti inseriti ne ll 'archi vio de ll 'Albo d'Oro, sono solo quelli accertati ufficialmente, cioè que lli per i quali esiste un atto di motte redatto da l cappellano o dal s uperio re oppure la d e p osizio n e cli un testimo ne ocula re, resa con i do vuti crismi. Qu esti adempime nti hanno avuto be n scarse possibilità cli essere attuati durante la titirata. Si deve tener presente che , mentre ne lla gue rra di p osizio ne no n vi sono difficoltà p er contare ed identificare i caduti al termine cli una battaglia, non è così nei ripiegame nti , dove chi si ritira è costre tto ad abbandonare - talora mollo rapidamente - il teatro dello scontro. Le notizie su c hi è caduto, in la i caso, dipe ndo no dalle testimo nian ze, sovente vaghe, di chi è riuscito a sganciarsi e no n vengo no immediatam ente verbalizzale, pe r c ui se questi cade a s ua volta o muo re in prigionia ogni notizia va perduta. Sul fronte rnsso queste condizio ni si sono verificate in mod o 1nacroscop1co. Rig u a rdo alla cifra d e i cattura ti e d e i morti in prig ionia , la caren za di inJorma i'.io ni è imputabile a i russi p e rché è accertato che solo una parte de i prigio nieri è stata censita . Nel p eriodo de i trasfe rime nti da l fro nte a lle retrovie, sia a piedi che in treno, n essuno si preoccupò d i registrare i no mi dei prig ionieri e d è proprio in questa fase che i soldati della Cuneense cc<lettero alla fatica ed a lla de nutrizione in misura be n maggio re degli ap parte ne nti alle divisio ni di fanteria c1 tt1.1rati un mese prima. fn una relazion e ai su o i superiori, un colonne llo del la NKVD (precede nte d e no minazio ne del KG R) , a p ropos ito del lager 81 scrive. "Nei m esi di ge nnaio e febbra io 1913, un numero inca lco labile d i prigionieri sono mo tti mentre venivano sgombe ra li. a pied i dal fro nte verso i centri cli raccolta cd i campi d i prigio nia . T prigionieri e ran o costretti a percorre re a piedi 200/ 300 km con te mpcrah ire di 35° sotto zero, sen za ricevere al cun cibo per 7/ 8 gio rni3. La circoslanza è: riferib ile princip a lme nte a i compo ne nti del C:orpo d 'Armata Alpino e d in particolare a que lli de lla Cuneense ,
·' Vlad imir Galitzki - Il tragico Don - Suga reo Milano - 1995. Pag. 5 1.
le perdite della divisione alpina "Cuneense" sul fronte russo 47.1
catturati a fine gennaio a Valujkj, di cui una buonapaite fu condotta a piedi a l lager 81 di Khrinovoje. Perlanlo, anche pote ndo decifrare tutte le schede non ancora attribuite (tra le quali ci saranno sicuramente rnolti altri soldati della Cuneense, oltre quelli già trovali), resteranno sempre sconosciuti tutti quelli che sono morti prima di arrivare nei lager. La conferma che i dati ufficiali sulle perdite non sono accettabili, risulta chiaramente se si separano le perdite d egli ufficiali da quelle dei soldati. Nella Tabella 3 i due dati sono messi a confronto e le proporzioni sono nettamente diverse . Negli ufficiali, i caduti ed i morti in prigionia cosliluiscono il 62% del totale, mentre tra i soldati essi arrivano appena al 22%. Di consegu e nza, solo il 20% degli ufficiali risult.a disperso contro il 70% elci soldati. Naturalmente non si tratta affatto di un diverso compottame nto; non c'è stata una maggiore mortalità tra g li unìciali, né questi si sono arres i più facilmente dei soldati, solo che per essi esiste una
Tahella n . .3 Confronto tra le perdite degli ufficiali e quelle dei soldati
DIVISIONE CUNEENSE
ufficiali Caduti Morti in p rigio ni::t
Vivi in prigionia Dispersi
soldati
tot.aie
55 12% 220 50% 8 1 18% 89 20°/ci
184 2% 2.57 1 20% 817 8% 8.64:-S 70%
445 100%
12.245 100%
UFFICIALI
239 2.791 928 8.732
SOLDATI (:'.adul.ì
12.690
174
Carlo Vicentini
più ampia e circostan zia ta d ocumentazione, sia rigua rdo ai caduti n e lla titira ta che ai mo rti in prigionia. La ragione è abbastanza semp lice. Durante la ritirata, la n otizia de lla morte di un ufficiale aveva una diffusione e d una risonan za maggiore che non que Ua di un soldato, che rimaneva nell'a mbito del s uperiore diretto, dei compagni di plo ton e o de i p aesani, in un cerchio leggermente più vasto. La morte di un ufficiale aveva risona nza proporzionale al suo grado ed infatti è raro ch e un colonnello od un maggiore risultino dispersi. In definitiva, la notizia della morte di un ufficiale h a avuto maggiore possibilità cli arrivare in Italia perché: conosciuta d a molte più persone che non quella di un soldato. Cosa analoga è s uccessa in prigionia. Questa vistosa discordanza di composizione delle pe rdite degli ufficiali rispe tto a quelle d e i soldati è dovuta dunque, esd 11sivarrwnle a difetto d i rilevazio ne . Bisogna ammettere che ufficiali e soldati di uno stesso rep arto abbiano avuto più o meno le ste sse vicissitudini. Abbiano combattuto insieme c d insieme s iano stati catturati e sappiamo, che ins ieme hanno compiuto le m arce cd i trasporti in treno, in quanto nessuna separazione, degli ufficiali d a i soldati, venne fatta prima dell'ing resso ne i lager. Questo è tanto più vero, quanto più si scende nella gerarc hia dei re parti. In conclusione, n on si ritie ne azzardato supporre che an che le perdite dei soldati siano ripa rtite nei tre g ruppi in proporzione analoga a quella d egli ufficiali , salvo forse una maggiore pe rcentuale di morti in combattimento, Si avrebbe così, per il complesso della Div isione, la segue nte ripartizione molto probabilmente più vicina al vero: - m o tti nella ritirata - catturati - dispers i
2.500 8.700
1.500
20% 68% 12%
La tragicità di questi da ti è aggra vala dalla constatazione ch e , dei stimati 2.500 caduti conosciamo l'identità di soli 239 e che d egli altti 10.200 assenti, nonosta nte l'importante apporto della recente documentazione russa, sappiamo il nome di appena 3.73 1.
Le perdite della division e alpina "Cuneense" su/ fronte russo 475
Caduti in combattimento Pur riconoscend o che i 239 caduti in combattime nto, che risultano d ai docume nti ufficia li, costituiscono un 'infima pa rte d e lla cifra e ffe ttiva, può esse re inte ressante l'an alisi di questa esigua dis po nibilità: Nella Tabella 4 sono state 1ipo1tate le cifre dei caduti in ciascuno dei tre reggime nti e nel comando divis io nale e annessi servi:li e sono stati d istintj nei tre p e rio di in cui s i suo le sud divide re l'attività de lle Divisioni alpine. Questo perché il Corpo d 'Armata Alpino, a diffe ren za degli altri due, d op o l'offe ns iva russa che aveva travolto quest'u ltimi, è rimasto un inte ro mese a difesa del Don , subendo alme no per qua nto riguarda la Julia - pe rdite molto ingenti. Tali perdite, ne lla Hclazionc de ll'U ffic io Sto rico, sono considerate p e rdite della ritirata (p e rché avvenute d opo I' I 1. 12.-1 2), ma a rigore no n lo sono. Hanno ino ltre, una pa nicolarità: i militari caduti in q uel m ese sono s tati diligentem ente registrati, h anno avuto tutti regolare sep oltura e nel 1995 le lo ro salme sono st.ate riesumate e ripo n ate in Italia. Q uesta tabella confe rma che a fro nte fe rmo, prima della ritirata, q uando la registrazione d e i caduti avveniva diligentem ente, il rnppo rto delle perdite tra ufficiali e solda ti rispecchiava il rapporto organico, che nei reggimenti a lpini é di un u fficiale ogni tre nta
Tabella n .4
DIVISIONE CUNEENSE Caduti accertati nominativamente
1° Alpini 2° Alpini 4° Artiglie ria Alpina Com ando e se1v izi Repa1to non in dicato
Prima de i 12.1 2.42
15. 12.42
15.1.43
ritirata dal 16.1.43
totale 1
lJ ff
Sol
Uff Sol
Uff Sol
Uff Sol
2
22 2
15
1
1
2
40
8 14
21
66
:n
89
22
25
79
6
6 5
43 22
6 5
30
4
1
32
lj
18
8
8
54 152
57 224
176
Carlo Vicentini
u omini. Nella terza colonna, quella che si riferisce alla ritirala , que sto rappo ,to è completam e nte sballato: risu lta che al 1° a lp ini è c.aduto un ufficia le ogni tre soldati ed al 2° alp ini, addirittura uno ogni due. Qu esta incon gruenza e ancora più evidente se si esaminano le p erdite in ord ine cronologico esposte nella Tabella 5.
Caduti della Divisione Cuneense durante la ritirata in ordine cronologico Ufficiali 1° Alp in i '2° alpini 4°Att. Alpina Comand o e Setvizi
1° Alpini 2° alpini 4° An. Alpina Comando e Se1vizi
1° Alpini 2° alp ini li 0 Art. Alpina Comando e Servizi
12
15 4
1° Alpini 2° alpi ni 4° Alpini ( :amando e Servizi Reparto no n ident.
Soldati 29 11 9
Nella hattaglia di Popovka e Novo Postojalovka 19,20,21 ge nnaio
1943
1
32
49
2
16
1 1
8
4
32
6 2
7
IG
6
13
I
'I
1
51 1° Alp ini 2° ;ilpini 4° Arl. Alpina Comando e Servizi
Tahella n. 5
7
5 3
23
21
6G
2'2
43 22 13 8
54
Dopo Va luiki. Si riferiscono ;ii motti negli ospedali tedesch i o in Italia per fe rite o congelamenti
4
.)
G 5
Nel Lentativo d i sfondarnenlo davanti a Valuiki 27/31 genna io 1945
40~
11 j
Nella marcia di circa mo km. da Novo Poslojaiovka ;1 Valuiki 22/26 gennaio 1943
152
Tolalc
T,e perdite della divisione alpina "Cuneense " su/fronte russo 4 77
Nella prima seria battaglia sostenuta dalla Cuneense, quella contro lo sbarramento russo di Nova Postojalovka, durata due interi giorni e nella quale furon o messi fu ori combattime nto il Btg. Ceva de i I0 Alpini ed il J3tg . Saluzzo del 2°, gli ufficiali caduti ri.<mltano 32 e gli alpini 49. Ancora più illogico il dato isolato del 2° Alpini d ove gli ufficiali caduti sono 15 e gli a lpini solo 11. Da credere che i battaglioni alpini fossero formati da metà soldati e m età ufficiali! Quando si parl a di perdite, si dovrebbe accennare anche a i feriti , ma avere un ordine di grandezza dei feriti de lla ritirata di l{ussia è impossibile. Nella relazione dell' l Jfficio Storico si parla di 30.000 feriti sgomberati all'indomani dell'uscila dall'accerchiamento, ma nulla si sa delle migliaia di feriti intraspottabili e di quelli, in un p runo momento caricati sulle slitte, ma poi dovuti abbandonare p e r cedime nto dei muli o pe rché tra volti <lai ca rri mssi. Eccettuati i feriti più leggeti e d i congelati che furono rastre llati e fatti prigionie t"i, deg li altri nessuno potrà e.lare notizie e fatalmente sono anelati ad a urnenlare il numero de i caduti. I.a Cuneense no n fa eccezion e a questo stato d i fatto per c ui non è pos.sibile fornire alcun dato a l rigua rdo.
Il numero dei tlrigionieri La stima di cui si è fatto cenno a pag. 3, fa salire a circa 8700 g li
u o mini della Cuneense ch e sono stati fatti prigio nie ri , dei quali, te nuto conto dei prigionie ri restituiti , circa 7700 sono morti in prigionia. Questo dato è molto lo ntano da quello e.li 2791 indicato ne lla Tabella 3. Questa differenza tra la suddetta stima e la cifra rilevata da i documenti russi, è dovuta essenzia lme nte a due fattori . Primo - Degli innumerevoli d ecessi avvenuti nel corso dei tras ferime nti a p iedi, cd ancor pjù durante i trasponi in fe rrovia, non è rimasta alcuna traccia pe rché nessun m sso si preoccupò di annotare i n o mi dei prigio nieri, essi veniva no semplice mente contati, senza distinzio ne tra uf1ìciali e soldati. I pochissimi dati d isponibili sono frullo di testimonianze da patte di compagni rito rnali vivi. Secondo - Nel p e riodo critico inizia le, quando i prigionie ri
47&
Carlo Vicentini
affluivano giornalmente nei lager di smistamento a tre ni mte n , 1 russi in parte per indifferenza, in patte p erché travolti dalla massa inaspellata di prigionieri , per un certo periodo continuarono a non effettuare nessun rilevamento nominativo. Successivamente si limitarono a rilevare le generalità solo di quelli che morivano; generalilà che ovviamente, potevano esser fornile solo dai compagni (se c'erano) ch e non sempre le conoscevano in modo esatto. Quesle rilevazioni inollre , e di con seguenza le schede d ell'archivio di Mosca, sono prive di altri dati di supporlo, come data e luogo di nascita o reparto di appartenenza, che ne faciliterebbero l'idenlificazione. In definitiva, i prigionie ri che non vennero censiti perché morirono durante le marce, sulle tradolle e nel caos dei centri cli raccolta, dovrebbero essere più di 4000. È un numero impressionante, ma non irragionevole se si tiene conlo delle particolari circostanze in cui avvenne la caltura e lo sgombero verso le retrovie dei soldati di (]Uesta Divisione. Se ne da un accenno nei capitoli che seguono.
Date e luoghi della cattura Conosciamo la data e la località di cattura di buona parte de i prigionieri cens ili perché dichiarate dagli inte ressati cd annotate s ulle schede deJla NKVO. Anch e quando mancanti, è stato possibile risalire ad esse, almeno per un impottante numero cli casi, in base al lager di decesso. Si è trovata, infatti una relazione abbastanza costante tra luogo di cattura, din.:Lti-ice di sgombero e lager di destinazione. Un primo gruppo di soldati della Cuneen se fu catturato a Rossosc il 15 gennaio 1913. Erano gli uomini del battaglione comple menti appena arrivati d a ll'llalia. Erano ptivi di armi pesanti, non avevano munizioni, mezzi di trasporto, radio per il collegamento; le avrebbero trovate solo dopo il loro .inserime nto n e i rispettivi repa,ti dislocati in linea sul Don. Colti alla sprovvista dalla colonna corazzata che aveva invaso Kossosc, non ebbero vera possibilità di difendersi. Una seconda notevole quantità cadde prigioniera nel corso dei violenti combattimenti avvenuti a Novo Poslojalovka ,
Le /)erri.ile della divisione alpina "Cuneense " sul.frunle russo 1 79
preceduti e seguiti da scontri minori a Popovka , Postojali e Lesniscianski. La lerza conclus iva re lala avvenne davanli a Valuikj, caposaldo dell'ormai invalicabile perimetro della sacc.a, dove tra il 27 ed il 31 gennaio, i resti della Divisione arrivarono sen za artig lierie, spossati da 160 km di ritirata. Non era immaginabile nessuna ballaglia ed al generale Ballisli non rimaneva che ordinare la resa. Dallo spoglio della doc umentazione russa , è stato possibile stabilire il luogo di cattura di tutti gli ufficia li mentre, per i soldati, lo s i conosce solo p er circa la metà dei casi. I d ati son o esp osti nella seguenle Tabella 6, dove si rileva che il 25% degli ufficiali è stato preso nella 1/.ona di Novo Postojali cd il restante 75% a Valuikj. T dati dei soldati , rife,iti ai soli casi noti, indicano per le due zone un rapporto di 30 a 70, sostanzialmente a na logo a quello degli ufficiali.
Il trasferimento dei prigionieri nelle retrovie russe prigionieri catturati nella zona di Popovka - Novo Postoja li furon o avvia ti a piedi a Rossosc e, con quelli fatti prigionieri in ques la cillà- apparlenenti ad altri reparli d el Corpo d 'Armala Alpino - fatti proseguire per Novo Kalitva dove, attraversato il Don g hiacciato, proseguirono fino a Kalac, capolinea di una ferrovia a semplice binario. Caricati sui treni furono distribuiti in diversi lager de lle province cenlrali a s ud-esl di Mosca (Tamb ov, Miciurinsk, 'l'iomnikov). I
'/'a.bella n. 6
DlVISIONE CUNEENSE
Zone di cattura dei prigioni eri Ufficiali
Solda ti
Ro.ssosc
]()
.'3%
24
Popovb , N. Postojalik::i
65 231 5
20% 76% 1%
5 13 1192
1689
301
100%,
3/418
Valuikj Non indicala
] 01c, 30% 69%
48()
Carlo Vicentini
La rilirata di questi soldati fu abbastanza breve: partiti dalle posizioni sul Don , tra Novo Kalitva e Karabut, la sera dei 17 ge nnaio, la concludevano tre g iorni dopo avend o pe rcorso dai 30 ai 40 km. Certamente fu più lunga la marcia a ritroso fino alla stazione di Kalac, durata dai 1O ai 15 giorni a seconda delle colonne , pur essendo il tragitlo sempre il medesimo (circa 170 km). La distanza ferroviaria tra Kalac ed i suddetti lager varia dai 500 ai 600 km, m a i tempi di percorrenza d elle tradotte non furono assol.utamenle in relazione alla lunghezza del p ercorso, ma alle esigenze d ell'intensissimo traffico che doveva alimenlare l'offensiva. Vi furo no prigionieri che per arrivare allo stesso lager viaggiarono 15 giorni ed altri che se la cavarono con otto. I prig ionieri catturati a Valuikj, pur pa1te ndo da questo stesso luogo, ebbero vicende m o lto differenti. La loro ritirala iniziata, come per gli altti, il 17 sera, si cnncl 11st-: 12 8 iorni dopo alla periferia della suddetta città, dopo ave r pestalo neve per quasi 160 km. I resti dell a Divisione vi arrivarono in pessime condizioni iìsiche, con moltissimi congelati. I russi li linchiusero in un grande edificio diroccato dai bombardamenti cd in due capannoni. In entrambi i prigionieri erano ammassati all'inverosimile :sul pavimento dei locali , nei corridoi, sulle scale . Si tenga presente che insieme a lla Cuneen se, furono fatti prigionieri anche i resti della Juli a , della Vice nza nonché di altri reparti di appoggio a l Corpo <l'Arma la Alpino. Dopo qualche gio rno , i prigionieri ancora in grado d i cam mi11are, furono incolonnali e c ondotti a piedi a Rossosc, ind i a Pavlosk al di là del Don e fatti proseguire Iìno a Khrinovoje - un lager improvvisato in una vecchia caserma della cavalleria cosacca - dove g iunsero tra il 16 ed il 18 fe bbraio . Questa marcia di circa 300 km, che s i sommavano a quelli della ritirala, fu disastrosa pe r uomini dal fisico durame nte provalo da un mese di marce, di notti passate praticamente all'a perlo , da un m ese di progressiv,1 sottoalimentazione. Furono mo ltissimi coloro che stroncati, rimasero per sempre ai margini della pista , sovente sbrigativamente finiti dai soldati della scorta. l percorsi della ritirata e delle successive marce soppottate da questi due scaglioni sono evidenziati nella cartina seguente.
1-vorr. DIVISIONE CUNEENSE
~
PERCORSI DELLA RITIRATA E DELLE MARCE DEI PRIGIONIERI
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Ribratl
~
~ ~·
km. 160
Marce d~ devai: V•lu/k; - Khrinoi,Qit N. Pos1o;,a - 1<11,c • • • •
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482
<-:Urlo Vicentini
Panila la colonna avviata a piedi ver-;o Khri Jì(JvDjc , g li a ltri rimasero a Val11ikj ancora diverse setti mane ndle condizioni che si è de llo, - con il risult-,1to cbc i morti s i mo ltiplica rono e d I prigionieri de lla Cuneense ne costituirono la percentuale m;1ggio re. A fin e fe hhraio i russi riattivarono la fe rrovia Valuikj- Ostrogos k prima gestita da i tedeschi :1 scarrnmcnto eu ropeo, e la ricollegarono con la rete al di là del D on. Poterono così sgomberare con tra dotte i prigionieri rim asti a Valuikj. I congelati ed i feriti furono fatti partire per primi cd avvi,lti, passando per Mosca e <~orki , verso i lager-ospedale della provincia di Kirov, ai piedi degli Urali. Q uello che n e ha ospitato il maggior numero fu Piniug ma molti altri furono distribuiti a Fosforitnj. llistria g hi, Vict l.uzkj, fkla ja Kolun iza, Pitzalj. Un altro grosso scaglione venne mandato ad Ak Bubk a l confine con il Ka'!:;1kistan e molti a ltri ancora in lager a struttura norn1:~le c ome T:1mh ov, Tiomnikov o Nck rilovo e quando questo
venne chiuso a rnet~ì rnarzo, trasferiti oltre gli Ura li a l~osia novka in provincia di Svercllovsk. Questi trasferimenti avven ne ro tutti a cavallo tra febbraio e marzo , dunqu c in pieno in vc rno russo, s u carri me rc i pri vi di attrezzature interne e qu ind i con i prigionieri anunucc.:hiati s ul pavimento, con clistrihu1.ioni sa ltuarie di vitto asciutto, senza la minima assiste nza sanitaria pu r trattandosi di feriti c congelati. Le tradotte coprirono distanze e normi tra Va luikj e Piniug o Fosforitnj c i sono più cli 2500 km, tra Valuikj ccl Ak B11lak sono 2000 ed altrettanti ne pe rcorsero coloro ch e da Nekrilovo fu rono tn1sfcriti a llos iano vka . Cons iderando che le tradorre dei prigion ie ri non avevano di certo i tempi di pcrcorrcn1.a dei i-reni viaggiatori , la p e rmane nza ne i carri chiusi si protrasse per due o tre settimane, con immagin,1bili conscgucn 7.c sulla sopravvivenza degli occupanti. T flu ssi lungo i quali i prigionieri sono stati smistati verso i lager, sono indicati nella cartina seguente. Si tratta di una clistribul'.ionc iniziale pe rché ne l corso dei tre anni cli prigio nia furono trasferiti più e più volte. Quantiricarc questi flussi non i.· possibile perché, se sapp iamo quanti prigionieri sono motti nel singoli lager e quanti i sopravvissuti, non si ha nessun daro riguardante i molti sui tre ni . Solo pe r g li ufficiali si ha un quadro ahbasta nl'.a cldinito gra7.ic ad un maggiore impegno e disponibilità d e i colleghi tornati a fornire notizie.
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Le perdile della divisione alJ,ina ''Cuneense., sulJi-onle ru.\:\·o 483
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181
Carlo Vicentini
Dei 23 1 uffici ali della Cunee nse, sicuramenle presi a Val uikj, 12 .sono rnorli in attesa d ei trasporti. I partiti a piedi verso Khrinovo je furon o 176, di questi 3 m orirono duranle il lragitto e 17 moriro n o in detto lager, i superstiti , a metà marzo, furono lra.sferili nel lager per ufficiali di Oranki. Tra i feriti e congelati partiti in treno da Val uikj p er gli ospedali d egli Urali vi erano 40 ufficiali: n e moriron o 19; mentre i 75 ufficia li cattu ra ti ne ll a zon a d i Rossosc furono avviali in numero.si campi de lle provincie centrali e v i lasciarono circa 60 morti. Alla fine di m arzo furono mandali ad Oranki anche i s u pe r.slili degli altri campi e g li ufficiali d e lla Cuneense p resenti in questo lage r e rano 182. Un me.se dopo a ca usa dell'epidemia di tifo pe tecchiale e ran o ridotti ad 83 . Es.si in novembre, venn ero rnancb ti assieme a que lli de lle altre Div is io ni ne l camp o di Su zda l da dove so n o s ta ti rimpatria li nell'ago.slo del 1946. Dopo il 19/iJ non s i ebbero a lamentare altri dece ssi salvo quello d e l c:-1 pit:m o F:-1s:m o n el maggio del 194(, a Kames kovo e del te nente Slagno nel .se tte m bre del 1947 nd fa ger di punizio ne di Kiev.
La mortalità nei lager
Nella Tabella7, .si è m esso in e videnza com e la mo ,talità si s ia co n centrata n e i primi tre me.si del 1943, durante i quali è m o rto 1'81% degli a lpini della Cu n e e ns e c he e ra n o arrivati nei lag e r. Ovviamenle , le c ifre di febbraio e mar:to dovrebbero e s s ere a ume ntate delle mig liaia di m orti durante la fa.se d ei lra.sfcrirnc nti che, come si è detto, i russi non hanno registrato. I decessi dei componenti la Cuneense, registrati dai russi n e i singoli lager, sono evidenzia ti n e lla Tabella 8. Preme osservare, che il dato relativo al lager di Khrinovoje è be n poco attendibile; prova ne s ia che, elci 17 ufficiali della Cune e nse ivi sicuram e nte motti , secondo le testimonia nze dei colleghi rilornati, .solo 4 .sono rnen:tionati nell'elenco m sso d i q u e l campo . Quasi cettamente la stessa cosa è avvenuta per i .soldati. La spiegazione sta ne l fatto c h e n ell e prime settima ne dopo l'ing resso nel campo, n o n ru fatta n essuna registrazione. Può sembrare paradossale che nei g ra ndi
Le p erdite della divisio n e ai/Jina "Cuneense ·· sul fronte russo 485
DIVISIONE CUNEENSE
Tabella n . 7
Andamento mensile della 111.ortalità nei lager Morli 1945
gennaio rd,braio ma rzo
%
.i
301 1076 607
aprile
12 11i
25
ma ggio g iugno
188
7
65
lug lio 1 d icem b re
118
3 5
1944 1945
68 5(,
.i l
1946
3 1
1917
~ s e n ;.,.a Jata
66
100
32">
279 1
lage r la presenza di uomini d ell a Cuneen se sia slala così modesta , infatti su circa 8000 ita liani mo tti a Tambov, so lo 317 a ppattengo no a questa Divisio ne e Slt liOOO m orti a Tio mnikov so lo 79. Questi lager a me tà febbraio , erano slracolmi d i prigionieri it.aliani e rume ni presi a d icernlffe , pe r cui i cattura ti a Valuikj ve nnero dirolla li verso allri campi. Le cifre de i p assati p e r le a nni alla cattura e dei morti nelle marce e sulle trado tte , s i rife riscono so lo alle pochiss ime testimonianze no minative rese dai redu ci dalla prigionia .
I rimpatriati
Secondo i dati russi, i prig io nieri della Cunee nse che sono stati res tituiti, so no 928 di cui 8 1 ufficiali. Que s to da lo no n coincide con altre fonti e prob ab ilmente non è esatto . Si è trovato infatti , c he be n qua ttro dei venli reduci d e lla Cuneense inte rvistati da Nuto Revelli 1 non so no inseriti nei tabulati ru ss i.
4
N u to Revelli - "I.a str~K la de l da vai " Einaudi - 1966.
486
Carlo Vice11tiui
Tabella n. 8
DIVISIONE CUNEENSE
Numero di prigionieri morti nei singoli lager: Uciosto je Piniug Tamhov Khrinovoje Ak I3ulak Bosianovka Nekrilovo Ornnki Tio mnikov Taliza Bistri aghi Arsk Il<:iaja Kholuni7.:1 Alcksin Pakta Arai Pitza lj Fosfnrilnj Va luikj lJslà Kameskovo Mosg~1 Volks Kokand Zuhova Po lj:rna Kirs:rnov Giamhul Borovojc Kocìe t Rudnici As biest Loino C,uhaka Suzdai
13
Rl·ni Sciumika ova I Jada G uriev Morsciansk Balasciov Scir1goisk Scciucinsk Slavgorod Taganrog Usman Vakhtan Varna vino Vier Lu zki Volgogr:iù ov:1 Ta vdà Ka raganclJ Minsk Nis nj Taghi Hie lovoisk Ciu an:i Frolovo
12 12
Orsk Kjev
11
Gelse ndorf Loca lità ignota
399 347 317 211
172 160
140 I17 79 58 54 '18 /i6
46 45 45
36
35 24 22
13
11
5 5
4 I(
4
3
3 2 2
2 2
2 2 2 2
I
I l
l (d
11
27'17
10
9 9 6
fuc ilati alla cattura 111ort i du r:mlc lt" m arce morti sulle trado tte
!.
15 29
6 6
1791
Contrariame nte a quanto si rite neva , cioè c he (]Uasi tutti gli italiani fossero stati trasferiti , alla fine del I 9ii3, nel lage r cli Pakta Arai ne l Kazakistan meridionale , adibit i al la coltivazione cie l cotone, risulta che mollissimi a l mome nto del rimpatrio, s i trovavano disseminati in innumerevoli lager. D ,1 n otare c he non tutti gli ufficiali
re perdite della divisione alpina ''Cuneense" sul jronte russo 487
DMSIONE CUNEENSE Lager di provenienza dei prigionieri rimpatriati Pakta Arai Luino
'tabella n. 9
372 76
Ciminà Tiom nikov Suzdal (solo ufficia li) Taliza
T2
l'iniug
25
Kobnd
17 11
GurÌL'V
Vladimir Krasnogorsk (scuol a antifascista) /\Itri lager
68 60 55
ii 7
153
928
erano detenuti a Suzdal; 21 di loro, in rxu1icolare gli ufficiali medici, presta va no servizio sanitario nei campi dei s o lda ti.
Conclusione I.a ricerca fin q11i condotta, ha n1csso in luce alcuni aspetti che me rita no di essere segnalati. I dati o llenuli dall'archivio dei KGB, ha nno dissirato solo parzialmente il buio che avvolge la sorte delle rnigliaia di alpini della C11ncensc non l'ornati dal l"ronte russo. Conoscia mo il nome di 2800 prigionie ri morti nei lager - che probabilmente arriveranno intorno ai 3000 dopo più approfondite ricerche s ui no minativi segnalati ma non identificali - mentre prima i no mi no li cranu appcna 8<)/i. Cli archivi russi pcrò non ci hanno eletto, né p otevano dirci nulla, de i prigio nie ri mo rti ne lle marce e s ul treni e d e i molti che nei primi tempi non furono ce ns iti nemmeno dopo entrati nei lager. Secondo le nostre ipotesi dovrebbero essere c irca 1700. Non poteva mo aspettarci dai russi dati s ul numero dei caduti nelle battaglie e que ll o dei morti pe r esaurime nto n e lla ritirata;
188
Carlo Vicentini
spettava a lle nostre autorità militari il compilo cli organizzare, a l momento del rientro elci resti dell 'ARMTR e dei reduci dalla prigionia, un servizio d'indagine conoscitiva meno superfici ale. Basta leggere le inte rviste di Revelli a quella ve nlina cli reduci d e lla Cuneense, per convincersi quale miniera di notizie e di nomi c 'era nel loro an cor freschi ricordi. Dalla documentazione russa si è potuto avere, per conlro, una v isione abbaslanza definita del perché tra i p rig ionieri della Cuneense si è verificata una mortalità molto più e levata che non nelle altre Divisioni clcll 'A KMIR. Sono due i fatlori che h anno influito in modo particolarmente pesante. In p rimo luogo, i suoi uomini si sono arresi per ultimi, alla fine di gennaio, dopo una lunghissima ritirata cli circa 160 km, per cui già al momento della cattura , una gran pa rte di loro era in pessime condizioni fisiche. L'essersi a llontanali lanlo dal Don poi, ha reso molto più gravose le marce dei cfavaj , allungandone percorso e durata con la conseguenza di una drastica e liminazio ne dei più deboli. L'altro fatlore estremamente negativo, fu che a fine genna io , tutti i lager alle spalle del fronle dell'Annir, cr,1110 g ià intasati da più di duecentomila prigionie ri italiani e rumeni ,callurali nella prim,1 fase dell'offern;iva russa. I soldati del Corpo d 'Armata Alpino pertanto, in particolare quelli della Cuneense, furono rinchiusi in strutture cli fortuna, improvvisate, rudimentali e disorga nizzale oppure furono compressi in lager sup eraffollati , con immaginabili conseguenze s ull e loro condizioni di vita e cli sopravvivenza. Oppure furono dirottati verso lager ed. ospedali lontanissimi , con viaggi inte rminabili, in condizioni dis umane , c he furono cli sicuro più letali della p ermanenza ne i lager peggiori. È evidente che l'epidemia di lifo petecchiale che fece seguito, trovò in questi individui, debilitati, denutrili, con malattie polmonari e deficie nze cardiache in atto, l'habitat ideale alla loro virulenza dislrulliva . Dai dali s ulle località cli cattura, è emerso che la Cuneense ha marcia to abbastanza compalla e g uidata da tutti i suo i comandanti fino a Valuikj dove è atTivata solo parzialmenle provata dalle durissime giornale di Nova Postojalovka. Infatti se, come s i è già fallo , si
Le perdite della divisione alpina "Cuneense" sul fronte
ru.WJ
189
adottano come metro di valulazione le vicende degli ufficiali, risulta che a Valuikj c'era il 76% di quelli partiti dal D o n. C'era il generale comandanle della Divisione con i comandanti dei tre reggimenti (1 ° e 2° alpini e 4° arliglieria alpina); c'erano. i comandanti dei battaglioni Pieve di Teco, Saluzzo, Borgo S. Dalmazzo e Dronero con 21 comandanti di Compagnia. Erano presenti i comandanti dei tre Gruppi di artiglieria, Pinerolo, Mondovì e Valpò con sette dei nove comandanti di batteria. Ciò fa supporre che, lungo i 100 km di ritirata seguiti ai com battime nti del 19 gennaio, la Divisione non abbia incontrato seri ostacoli, ma solo azioni di disturbo. Verosimilme nte, i russi concentrarono i loro inte rve nti su ll a Tridentin a , preve d e ndo c he la Cunee nse poteva essere fermata senza difficoltà a Valuikj, in loro saldissim o possesso fin dal 19 gennaio. Infatti qua ndo la Ctmce nsc, a lla fine di gennaio, g i1msc cbv:mti a Valuikj, c 'erano bensì tutti que lli ufficiali e mig liaia di uomini, ma non c'era un cannone, non un mortaio, non una m itragliatrice e nemmeno lutti i fucili. Non c 'erano gli automezzi, distrutti dai catTi a Popov ka o presto abbandonati sen za bt>nzina e m a n c;1v~mo (Jllas i Lulle le salmerie, fatte dislocare , fin dal novembre, n e ll e lontane re trov ie e re11anto, salvate sì, dall 'accerchiamento, ma indisponibili quando la loro presenza era indi spensabile . La Divis io n e quindi, chi d ieci giorni era senza munizioni e senza v iveri. Ecco perché , esclusa la poss ibilità di una battaglia cli sfonclamento, n é pensabile una [Juals iasi resistr nza, l'unica alternativa fu la resa , ne lla spt>ranza di sa lva re al mvno l;i vita ,1 migli,1ia di soldati. Spe ranza amaramentl~ delusa cb q11dlo che s 11cccssl· d opu.
ENRICO FONTANA
OPERAZIONE "ALBATROS": CONSIDERAZIONI SULLA MISSIONE ITALIANA IN MOZAMBICO
Introduzione Alla luce ddl'cvoluz.ione dd panorama geo-strategico interna;,.icmale, le relazioni rra le maggiori poten;,.e sono orma i impostate in modo nuovo, per cc1ti versi quasi rivoluzio nario, basato sulla collaborazione al fin e di ottenei-e, da un lato, una pace solida e duratura , dall'a ltro, contenere e spegnere i confliui, potenziali o attual i, accesi altrove. Gli allori principali di que::;to nuovo concerto internazionale si possono sinteticamente racchiudere in tre categorie di Stati: la prinla è costituita dai due più importanti "reduci" della "Guerra fredda", cioè gli Stati Uniti, con i propri alleati, e l'ex Unione Sovietica, oggi disintegrata e ridotta ad una moltitudine di l{epubbliche più o meno democratiche ed indipendenti; la seconda comprende i Paesi in via di sviluppo che, negli ultimi anni, h anno 1x1rtecipato alle molteplici iniziative militari multinazional i gestite dall'ONU in modo sem pre più massiccio; la terza e ultima categoria è costituita dai Paesi dell'Europa orie ntale, già appartenuti a ll'ex Patto di Varsavia. li loro recente attivismo internazionale , espresso per lo più in termini di proposte di cooperazione politica, economica e militare con i Paesi membri dell'Alleanza Atlantica, mira , da un lato, a favori re una maggiore integrazione di\ quest'arca politico-geografica nel mercato mondiale e , dall 'altro, que !Jo di farla divenlare attore di tutto rispetto nella politic.a mondiale contemporanea . Nasce così una nuova '.'fùrmulct pulitù.:a ·, chiamata Partnership .Jàrpeace, approvata dal Summit di Bruxelles (tenutosi il 10 e 1'11 gennaio 1994), che prevede una sona di interoperabilità degli strumenti
492
Hnrico Fontana
militari, nonché la loro integra7.ione nel contesto di Forze multina:àonali da costituire ad hoc in occasione cli operazion i di peace support 1. Individuati i protagonisti del nuovo ordine mondiale, ne l pre sente e laborato saranno presi in esame i divers i tipi di missione a sostegno della pace oggi esis tenti, no nché la loro "copertura" giuridico interna7.ionale. Dopo alcuni brevi cenni s ulla geografia, sulla stori a d e i Mo7.ambico (dal J 975 ad oggi), s ulle s ue condizioni socio-economiche e politiche, si passerà ad analiz7.are i principali alti emanati dalle Nazioni Unite e dal Governo italiano (che consentirono l'csccu7.ione rispe ttivame nte dell'operazione ONUMOZ e della missione "Albatros"), gli aspetti più s ignifica tivi del dibattito parlamentare, no nché le principali problematiche inere nti le rorze militari messe a disposi7.ione dell 'O NU. Ci s i occuperà, infine, dei rappotti inte rcorsi tra gli Alpini e gli altri coni.ingenti nazionali, o la p opola zione c ivil~ lnc:-1lc , delle posizioni assunte dagli organi d 'informazione e dall 'opinione pubblica na7.ionale circa il nostro impegno Ali·ica australe e del bilancio globale della missione (sotto i profili politico , sociale, militare, umanitario cd economico).
1 Cfr. Vili., N/1TO N!?W'S, 'Hiv ista Milita re ", n .l, gennaio-febbraio 19 1)4, p.111. L'idea 0 4uella di costituire de lla "comhinedjuinl taskforces '', cioè complessi di forze multinazio nali ad hoc, idone i a svolge re missio ni di pae<.: sullo l'egida delle Nazioni lJ niLe, gcslilc dai collaudati o rg,111i di comando della NATO e s upportate log isti,amente e operaliva1nenle dall'Alleanza stessa. ()ueste taskifurces in4uadre re hhe ro anche re parti provenienti dall'Europa cle ll;est; tali unità non farebbero parte organic;-1111ente dell 'Alleanza ALlanlica, ma coopere rebbero con essa prop rio in virtù de lla cita ta partnership nel caso di inLervenli di peace support.
Operazionf! "Alhatros "
49.1
CAPITOLO l
l. Significato e scopi delle peace support operations 1.1 Tipologia delle operazioni di sostep,no della pace Se, da un lato, la fine della "Guerra fredda " ha av uto l'innegabile pregio di porre Lerrnine alla divisione dei mo ndo in due "blocchi" contrapposti , dall'altro ha dato però l'avvio, seppur involontariamente, all'esplosione di nuove confliuualità, sia inlerslalali che interne. Ciò ha obbligato le Nazioni Unite a confro ntarsi con problemi del Lutlo nuovi sono i profili s ia quantitativo che qualitativo, tanto po litico quanto strategico-operativo. Sorge così, ormai sempre più spesso, l'esigenza di far ricorso alle così d ette missioni di p ace; queste vengono o rganizzate e rese o p e rative a seguito delle risolu zioni e ma nate d a l Cons iglio d ì Sicurezza sulla base dei capitoli VI e VII de lla Carta 2 . Secondo una classificazione un po' più auuale ed "evolula" e ormai ~omuneme nte accettata, Lali operazioni s i definiscono di peace suppor/ (a sostegno d e lla pace) e sono articolate, in base agli specifici scopi, in operazioni cli m a nte nime nto della pace (JJeace keeping operations), di imposizione della pace (peace enforcing operations), di formazione d ella pace (peace making operations), cli e dificazio ne della p ace (JJeace building operations); infine , ricordiamo an che i cosiddetti interventi umanitari (per esempio l'o pe razione svoltasi in Kurdist,m o quella in Albania agli inizi degli anni '90) 3 . T vari t ipi e.li peace suppor! operations sì differenziano essenzialme nte per la diversa enfasi p osta o s ulle attiv ità po litiche o su quelle miliLa ri per ripristinare la pace. Infatti, menlre quelle di
2 Cfr, Statuto delle Nazioni lJnitc, Cap. VI c Cap . VII, ARTI, 39 scgg. 3 Cfr. P. G ianna tt asio , Quando la pa ce iJ minacciala, "Re lazioni Inte rnazionali ", aprile 1995, pp. 1 8 segg.
494
linrico Fontana
peace making e µeace building hanno una connotazione e mine nte me nte politica, que lle di peace keeping e peace erffnrcinP, h anno una connotazione più spiccatam e nte m ilita re . In particola re, le operazioni di formazio ne della pace comprendono prevalentemente attività diplomatiche di mediazione e negoziato; 4uellc di edificazione della pace sono norma lmente svolte al te rmine cli un conf1illo per ra fforzare la pace e s i concretizzano nel concorso a lla ricostruzione delle strutture a mministrative, economich e e sociali dei Paesi ch e n e son o priv i4 . D 'a ltro canto, quando p a rliamo di mantenimento della pace, facciamo riferimento a tutte quelle operazio ni militari ch e l1anno lo scop o di p revenire, contenere, eliminare la conflittualità fra o all 'inte rno di Stati, al fine di mantene re o ristabilire 1a pace. ln certe s ituazioni , però, q uand o non è possibile attendere l'accettazione di un piano di pace tr,1 le parti in lotta o il lx:ncstarc delle autorità locali per inte rvenire , si può dare il via ad un'operazione di imposizione della pace. Questa è u n'azio ne mili lare che ha lo scopo di imporre con la forza a ll e parti in conflitto l'attuai.ione delle misure cli controllo/ riduzione d e lla conflittualità decise dell 'ONU". Circa i cosiddelli interuenti u.numitari, q uelle operazioni, cioè. condotte sempre sotto l'egida d elle azioni Unite e che si ri prome ttono di fornire assistenza a lle popolazioni vittime di si1l1a zio ni
i
Cfr. Vili., NATO NEWS, " Rivista Militare ", n. J , genna io febb raio 1994 ,
p. 116 . ~ Se le artiv it,ì di peace r11/'orci11f!, so11n :rn ivi1;ì helli clw a !lilli g li effetti, que lle di peace keef>ing sono opera:,,ioni 111ilitari strctta1 rn.:ntc cclllcgat c con attiv it,ì di carallcrc politico-diplomatico cd economico; inolt.re, le operazioni d i pcace keeping devon o esse re rigoros:1 men1 e imposl:lfl' e sviluppal e entro i limiti indicati cl:-i lle " reguie cl"ing;1ggio·· e dal mandato imer11azionalc d i voga i n volti stahi.liti . Infine, m entre il succes~o di una pcacc l!nfurcittg upc ration dipendi...', tra l'altro, dalla condotta tattico-strategica de ll"inte1vento stesso, b buona riuscita d i 11m1 J1eace keepinf!, nprratio n è dovurn p rin cip:ilnwntc :i tre fatro ri: a. avvio i111111cdiato ddlc alliv it,ì di distribu zione degli aiuti umanitari nelle arcc i n cu i vcngon o disl ocate le tru ppe; b. equ id i sta nza, eciuità e fermezza nei rapponi con Jc, fazio ni locali ; c . consenso delle pani in causa .
Operazione "Albatro:::··
495
conflittuali (ma anche di ca laslrofi ambientali o di calamità naturali) , essi si differenziano concettualme nte dalle a ltre operazioni di peace ,mppurt in quanlo sono inle rvcnli che di per sé no n implicano l'impiego delle armi, anche se vengono condolle da unilà miliLari, e sono no rmalmente sviluppate nell 'a mbito di a ltre peace support operations.
1.2 Giustificazione giuridico-internaz ionale delle operazioni di sostegno della pace Sotto il profilo giuridico-intt::rnazion,1lc, quando parliamo di peace suppcrrt opcrations facciamo riferime nto ad intervenli che, pur no n esplicitamenle previsli dallo Statuto d elle Nazioni Unite, di l'atto, sono attivati su decisione dei Consiglio di Sicurezz:-1 e f:mno ca po al Segretario C e ne rale. Le operazioni di µeace support ve ngono poste in essere mercé le risoluz.ioni del Consiglio cli Sicurezza, compe tente ai sensi dell'articolo 24 della Carla in materia di pace e s icurezza internazionale . Come no to, gli atti di quest'Organo non sono fonte normativa internazionale. Essi servono piuttosto a commina re sanzioni a tutti quei soggetti del diritto inte rnazionale rei di aver contravvenuto a norme di tale d iritto, rischiando di recare (o recando) pregiudizio alla pace o alla sirnrezza internaz ionale. Possono, h1ttavia, contribuire alla nascita cli norme consuetudinarie che, se non modificate, possono senz 'altro integrare il Trattato istitutivo per la patte relativa alle missioni di pace. Come nolo, le norme consuetudinarie (alle quali spetta, tra le fonti dei diritto internazionale, il rango più alto) sono caratlerizzate da due elemenli: la diuturnilas (cioè la prass i oggetto della norma) e l'opinio iuris sive necessitatis (ciuè la convinzione che tale comportame nto corrisponda ad un preciso dovere/i_ Nel caso delle peace support operations sono presenli entrambi gli clementi: da
6 Cfr. B. Conforti, Diritto Internaz ionale, Edizione Scientifica, Narol i 1992, pp. ]4 segg.
4%
Rnrico Fontana
un lato, in quanto quesli inlervcnti si stanno allargando a macchia d 'olio s ia sotto il profilo quantitativo sia sollo quello qualitativo, dall'altro, perché a livello dei Cove rni e delle opinioni pubbliche nazionali ormai esisle la convin:Lione (appunto stimolata dalle risoluzioni dei Consiglio di Sicurezza) che tali operazioni rispondano ad un preciso dovere morale e g iuridico-internazionale. D 'allra parte, siffatte risoluzioni sono giuridicamente valide per il fatto di essere e manate ai sensi dei capitoli VI e VII della Carla. Menlre le peace keeping, le peace huilding e le peace making operations, vengono solitamente stabilile ai sens i del capitolo VT (che tratta le procedure di arbitraggio e mediazione, cioè la risoluzione normalmente pacij-ìca delle controversie), le operazioni di peace enforcing sono effettuale ai sens i degli articoli 39-/42 dei capilolo Yll della Catta. Ma non basta. Come gi:1 in pr~n-'. d~nz,i ,1cccnnato, il /Jeace keeping ed il peace en:furcing si differenziano da l peace making e dal peace building per il fatto di avere una connotazione prettamente militare; a loro volta le operazioni di mantenimento della pace si differen ziano da quelle di imposizione della stessa in quanto non implicano necessariamente una vera e propria allivit:ì b e llica. Si è'. pe rò anche visto che, con il passaggio dalle peace keejJing di "pri1na " a quelle di "seconda generazione" (post "G uerra fredda " per intendeffi), l'impiego de lla forza te nde a no n essere più limitato ai soli casi di autodifesa; ora, pm a ll 'inte rno dei rigorosi limili imposti di volta in volta dal mandato e n ei modi previsti dall e "regole d 'ingaggio ", l'impiego d e lle armi può avvenire anc he s u "iniziativa" delle Forze di 1x1cc, qualora la situazione lo dovesse richiedere. In q uesto senso, collocare il peace kc>eping unicame nte a ll 'interno elci capito lo VT della C:atta dell'O U se111bra indebito. Al conLrario, la dollrina intcrna:t.ionalistica più rece nte sostie ne che le peace heeping uperutfons trovino la propria leg ittimi tà giuriclico-intern,1zio na le proprio a i sen si del combinato disposto dai capitoli VI e, entro i limiti imposti da ciascun m andato, VII del Trattato istitutivo. A q uesto plinto, p erò, si p one un allro problema: come si conciliano quesle operazioni con il p rincipio di no n inge re nza negli affari interni di uno Stato, sancito dall'articolo 2 (commi /i e 7) d e lla
497
0 />eraz ùme "A l hatros"
Carta , ch e v ie ta la minaccia o l'uso d ella forza n e i rapporti internazion ali e c h e pone in primo pian o proprio la n ecessità d i p roteggere "l'inteRrità terriloriale" degli Stali7? Con si d e ra ndo c h e le operazioni d i µeace keep inµ,, peace makin{,!, e peace building n o n p ossono aver luogo se n o n sull a base d i un p reventivo accordo tra le p a rti rivali (si rie ntra, quindi, nel capitolo VI d ella Carta), le o p erazio n i d i peace enforcing implicano per la loro stessa n a tura l'uso de lla forza. Ciò costituirebbe un'apparente contraddizione con il princip io d i n o n in gere n za. In rea ltà, l'u nica eccezion e a tale regola è d ata dal capitolo Vll dello Statuto. Il diritto-d overe d i in gere n za umanitaria s i è cli fa tto concretizzato, qua le n uova fil osofi a delle peace enforcing oj)erations, p rop rio g razie a Jl'a p p licazio n e d el s uddetto capitolo (posto ch e il comma 7 del citato articolo 2 sottolinea ch e la sua a p plic:1zion e " ... n o n pregiudi ca l'u t ilizzo delle misure coercitive a norma dei capitolo VII"). Il passa ggio logico ch e collega il diritto d 'inge renza allo Statuto dell 'ONU ris iede nella possibilità , a d opera dei Consig lio d i Sicurezza, d i d efinire que i casi in c ui la pace e la s ic u rezza in te rnazio n a le s iano in pericolo o siano state v io late (a l di fuo ri d ei classici casi d i aggressio n e da pa tte d i uno Stato a i da nni di un a ltro e d e lla conseguente possibile applicazione d e ll'articolo 5 1)8. Bisogna poi ammettere, perché q uesto passaggio lo gico poss a s ussistere, c h e la sa lvaguardia d e i diritti degli individui e delle m ino ra nze all'inte rno di uno Stato s ia un elellle nto irn:.lispcnsahilc per il m an te nimen to del la pace inte rnaz io na le . D'altro canto, il legame tra rispetto dei diritti civili (e quindi la politica inte rna) e pace inte rna ziona le è evidente . In linea d i p rinc ipio, inf'atli , un Paese che non rispetti o non sia in g rad o d i far rispettare i diritti c ivili all'interno dei suoi confini , non solo appare antidem ocratico ma, per estens ione, a nc he portato a non risp ettare i diritti e le prerogative degli a ltri Stati . Il passag-
7 Cft. Stalulo udi<.: Na zioni Un ill', Cap. 1, ART. 2, 8
IVI. Cap. VI I, A lff.
51.
c un1111;1
4.
498
Hnrico Fontana
g io logico ii dunque dive ntato il seguente: violazione dei diritti umani e civili uguale minaccia alla pace quindi interve nto della Comunità internazionale.
1.3 Le forze armate delle Nazioni l1Hite
Per condurre in modo rapido e proficuo una o più operazioni di peace support in qualsias i possib ile teatro di intervento, l'ONU ha sempre più bisogno di Forze militari preparate, efficienti e ben organizzate. L'impiego di contingenti militari è: disciplinato, come nolo, ai sensi dello Statuto d e lle Nazioni Unite, nei limiti e modi previsti dal capito lo VlJ cd è co mp e tenza del Consig li o di Sicurezza . Diverse circostanze che n egli anni :;i sum> verificate, di fatto , hanno permesso il passaggio a l Segretario Generale di talune competenze per quanto concerne la direzione politico- strategica delle peace support operalion:.P. Le Forze militari di cu i può disporre il Segretario Generale sono di tre categorie: la prima è costituita dalle Forze dei s ingoli Paesi m embri, che ricevono una precisa delega dal Consiglio di Sicurezza. Tali unità non operano sotto il diretto comando strategico delle Nazioni Unite cd ino ltre agiscono sotto le Insegne nazionali; la seconda categoria comprende le forze poste sotto il diretto comando e controllo d el l'ONU (i veri e propri casch i blu) che esercita tali funzioni attraverso il Segretario Genera le; infine, l ' ultima categoria è cost ituita dalle Forze di Organ izzazioni o Accordi regionali (ollenutc sempre in virtù di un 'a pposita delega e che consentono al le Nazioni Unite di disporre di sistemi e procedure di Comando e Controllo collau date ed efficienti) 10 (Allegato A).
9 Cfr. C. Jean , Quali Forze Armate per le Nazioni Unite?, "Affari Esteri",
autunno 1993, p. 317. 10 ( :fr. C. Jcan, Quali Forze Armate per le Nazioni Unite?, op.cit., p. 311 .
499
Operazione "Alhatros "
2. Il Mozambico
2. I Cen ni geografici, sturici e socio-econmnici Situato sulla costa o rientale de ll 'Africa a ustrale, il Mozambico h ,1 una lung hezza di circa 2.000 c hilometri e d una la rg hezza massima cli 680 chilometri al nord e di 80 all'estre mo sud , con una superficie cli 799.380 chilometri quadrati: circa due volte e mezzo l'Italia . Confina con la Tanzania e lo Zamhi,1 a nord , con il Ma lawi lo Zimbabwe e il Sudafrica a ovest, con lo Swazi hlncl e il Sudafrica a sud e con l'O ceano Indiano ad est. Sotto i profili orografico e fluviale , il Paese(' c mlttc ri7.zato eia una cate na montuosa dliam,1ta l{ift Valley che d emarca il confine occide nta le e c he degrada verso oriente fino al ma re. Longitudi nalme nte il Mozambico è carauerizzatu da tre regioni orografiche (che a grandi lince corrispondono alle tre Kegioni militari di cui si parlerà in seguito) delimitale da alcuni grandi fiumi che scorrono da ovest verso csr. La regione selle ntriun alc è~ costituita da un a ltopiano compreso tra il fiume Ro yuma (660 chilo me tri , c he demarca il confine se ttentriona le con la Tanzania) cd il fiume Zambesi (2.660 c hilometri, di c ui b e n 820 in te rritorio moza mbicano); la regio ne centrale, compresa tra lo Za mbesi e d il Rio Sa vc (3:$0 chilo metri ), è prevale nteme nte m ontuosa (la quota massima i: il m o nte Rìnga, a lto 2.436 metri s.1.m .); la regio ne me ridionale , in preva le n za pianeggiante, è compresa tra il l{io Save ed il bacino irnbifcro elci sistema de i rii Changa ne -Limpop o (All egato B ). La vegetazion e è costifl1ita d a fo resta fitta a nord , da fo resta rada e savana al centro e prevale nte me nte dalla sava na ,11 sud. Sono il profilo climatico, lt~ stagioni sono essenzialrncntc due: da aprile a ottobre, la prima, ca ratte rizzata da clima fresco e secco; d a noYcmhre a marzo b seconda, con clima caldo umido . Le precipitazioni, a regime monsonico, sono concentrate tra il 21 dicembre e il 2 1 m,1 17.o , pe riodo corrispondente alla loca le stagione estiva. Dal '91 al '93 si ;:_. ,1vuto il più lungo period o dì siccità degli ultimi cinquant'anni 11 .
11 Cfr. 11 1 lk parto-Ufficio Operazio ni . Ordine di Maggiore Eserciro , Ho ma , 1993.
Op eraziu,1e
11.
1, Stato
500
Enrico Fontana
La popolazio ne è di circa 16 milioni e mezzo di abitanti, con una densità media di 19 abitanti per chilometro quadralo. Le densità maggiori s i hanno nelle regioni rivierasche del nord, a n che se , durante la Guerra ci vile , s i verificò un sovra ppopolame nto d e lle aree urbane (19% della popolazione) a danno de lle zone agricole. (-;.li a utoctoni apparte ngono, p e r la maggior parte, a l ceppo dei Bantu , anche se esiston o minoranze di meticci (.)00 mila indiani e circa 15 mila bianchi). La lingua ufficiale è il Portoghese; la religione dominante è q ue lla cristia na (36% di praticanti); seguono le credenze animiste (31%) e la religione mussulmana (30%) (Allegato C). Le principali città son o Maputo, la capitale, con 1 milione di abitanti , fk ira con 300 mil a abitanti , Na mpula con 200 mila abitanti, Quel inarne con 80 mila abitanti e, infine, Chimoio con 60 mila abitanti; ritrovere mo molti d i questi centri urba ni più avanti, in quanto sedi dei Comandi e dei reparti di ON UMOZ. Nel corso della G uerra civile si ammassaron o ai marg ini delle città profughi e sbandati per circa 1 milione e mezzo di persone alle quali , durante l'intervento di ONlJMOZ, s i sare hbero aggiunti i 4 mi lioni e mezzo di sfollati in rientro dai Paesi vicini 12 . "Scoperto" nel 1498 da Vas co DE GAMJ\, il Mozarnl>ico rimase sotto l'amministrazione dell a Società del le Tndie Portoghesi fino a l 1752. A pa rtire da qu esta data , entrò ufficialmente a far parte dell 'Ultramer ponoghese. Nel 1962, con l'appoggio della guerrig lia c he o perava ne lla confinante colonia ing lese dei Tanganika (odierna Tanzania ), si sviluppò, nel nord elci Paese, la lotta armata contro il potere co lo nial e ad ope ra d e i Fronte di Liheruzivne dei Mnzamhicn, il l"KEI.IMO, di is pirazione marxista-le ninista. Il 25 aprile 1974, la raclicalizz,1zion e della lo tta armata e, soprattutto, la caduta de i regime fascista d i Salazar in Portogallo ("llivoluzione dei garofani") indussero il Govern o di Lisbona a proclamare il Mozambico te rritorio me tropolitano, nella sp eran za ch e i benefici derivanti da tale status (che preve deva , fra l'a ltro, il rico noscimento dei pari diritti dell a Madrepatria) facessero scomparire o, quantomeno, scemare la lolla armala. L'ulte rio re d egrado della
12
Cfr. lta!fo r Alhatros, Brigata Alpina "Julia" , lJdine 1995, p. li.
Opera:zione "Albatros .,
501
situazione, nonché il salasso econo mico d el Po rtogallo , coslrinsero Lisbo na a proclamare l'indipe nde nza ciel Moza mbico il 25 giugn o ·1975. Il Frclimo ass un se così la g u ida d e ll o Sla lo, c retto a Re pu bb lica po po lare a caratte re presidenziale con il sisle ma a partito u n ico. Tale sistema n acque ufficialmente nel febbraio d e l 1977 qu ando il Terzo Co ng resso d e l Fre limo trasfo rmò il Fronte di Libe razione in partilo d 'a vang ua rd ia ma rxista-le ninista. All ' indomani dell'indipende nza, la n uo va classe d irigente si trovò di fronte a due e no rmi pro ble mi: il crollo p rodullivo, d ovuto a lla fuga in massa d e i lecnici portoghesi, da un lato, e un tess uto sociale comp le ta me nte dis trutlo dalla G uerra c ivil e e dai lunghi d ecenni di dominazione colonia le , dall'altro. Nel le nla livo cli ricc)s trui re il Paese secondo i principi del socia lis m o rea le venne decre ta ta la nazio na lizzazio n e di ogni slrullura sociale, econo mica c pro<lul.l.iva. TI C ovcrno , ino ltre, proced e tte a lla s ist.e n1atica confisca d e i beni privati o app a rte n e nti ad is lilu z io ni quali la Chiesa catto lica. In p olitica este ra, pur dic hiarandosi "Paese no n allineato ", s i impegnò a sosten ere i movime nti di g ue rriglia pe r l'indipende n za della Ro d esia del Sud e la lolla contrn l'a partheid in Sudafrica . Le classi b e nesta nti del p e riodo colo niale , non ch é mo lti ex com batle nli della Guerra di libe razione, insoddisfalli pe r gli sca d enti ris ultati d i un mode llo sociale e pro d u ttivo mutuato dai Paesi del socialis mo reale , cominciaro no così ad alimenta re e a sostenere un nu ovo mov imento d i o pposiz io n e , c hiama lo Resis tenza Naz ionale Moz u m hica nu, la RENAJ\110. Nata come creatu ra d e i servizi segreli rod esia ni nel 1976, p o i "adollala" dai sucbfricani ne l 1980, sempre soste nula d ai Portoghesi "nostalgic i", la Renamo, per almeno un decennio , venne "etero-dire lla ". Dietro le quinte i registi e g li spunsurerano stranieri. Di fatto, la Re nam o rimase una forza au s ilia ria de lle t ruppe regolari Rodesia ne negli attacchi al Mozambico a lmeno 1ìno a l 1980 q u ando, con l'a vvic inarsi d ell 'ind ipe nden za d e llo Zimbabwe, i sudafrica ni del CIO (Centrai Intetliience Orga n iz a tio n) assunsero la d ire z io ne del movim e nto. La Re namo, il c ui princip a le scopo politico e ra l' in s la ura ;,,ione dell a d e m ocraz ia e d e i rnu llipartitisrno ne l P aese , diventò un ingredie nte fonda m e nta le della "strategia glo bale" di
'i()2
l:nrico Folllana
destabi lizzazione regiona le, qua le ris posta suda fri cana a ll'avanzata nera e socialista n e i Paesi vicin io ri . Le riforme promosse dal Governo a partire dalla me t,ì degli a nni '80 (che lra l'a ltro prevedevano il ridimen s io name nto d ei grandi progetti di sviluppo e delle imprese statali di grandi di me nsio ni a favo re della piccola produ zio ne fam ili are) vennero, di fatto, appl icate solo limitatamente . Ciò anche a ca usa d e i deterioramento della situazio ne conseguente all'este ns ione della Guerra civil e c he, durante il 1986, conobbe una escalation senza precede nti: ve nnero distrutte le maggiori infr,1strutture economiche cd ene rgetic he del Paese, le scuole , gli ospeda li , massacrati migliaia cli civili e g ran parte del territorio d ive nne impralical>ilc ,1 causa della gue rra. Verso la fine d egli anni '80, la cessazio nc degli a iuti di Unione Sovietica e Sudafrica ai ris pe llivi partne r, nonché l'app rodo ad ttna politica moderata , che privileg iav,1 sempre più le riforme economiche ed i rappo rti con l'Occide nte, fecero pe rde re ogni dina micit,ì alla Cuerra civile; essa s i ridusse al semplice rn <rnte nime nro de i presidi ne lle zone di rispettivo controllo (le città p e r il Frclim o e le campagne pe r la Renamo). Tuttavia, la profonda cris i socio-econo m ica inte rna e l'intra nsigenza d e lla guerriglia fecero capire al Governo di Mapu to ch e l'u nico modo p er fa r cessare la g ue rra sare bbe st,Jto ciue llo di concedere ,dia l{e namo lo spazio p o lirico che da te mpo reclamava insistente m cnte. li 30 novembre 1990 e ntrò in vigore b Costituzione che e bbe non solo il me ri to di aprire le po1te al m ult ipartitis mo , ma , sebbene no n fosse stat;1 subito ricon osciuta cla ll:1 Re namo in 4 u,rnto atto unil atera le dei Frelimo , anc he quello di contribuire ad accelera re i co lloqui di p ace fra le pa rl i c h e, g razie a lla 111c dia1.ionc d e ll a Comunità di Sant'Fgicl io e a l p atrocinio de i Governo italiano, e rano stati avviati a Ro rna g ià qua lche mese prima . T utto c i<'> portò, il 4 ottobre 1992, a ll a finua ci c li ' Acco rdo Gen e rale di pace. li '.'j dicembre , il Consiglio di Sicurezza delle Na1.ionc Unite istituì l'upc rn7.ione ONlJMOZ a tutela d e ll 'Accordo di pace e a garanzia del p erio d o di tra nsizione pre-clctto rale. In e ffetti , il 27, 28 e 29 ottobre 1994 e bbero regolarmente luogo le p rime cle?.ioni pluripartitich e, i cui esiti decre tarono la vittoria di
O/ XJraz ione "11 lbatros ··
50. i
Albe rto C h issa no pe r la carica d i Presid e n te e co n fe rmaro no il Frdi mo come forza po litica di governo . T.'8 dice mbre de llo s tesso an no s i insediò il n uovo Parlame nto moz:-1m hica no , mentre , il 16 dice mbre, il neo e letto Pres ide nte nominò il p rop rio Governo. Tnlanlo , il 9 dice mbre, il Con siglio di Sicu rezza aveva g i;'1 d ic hiara lo esaurito il mandato assegn a lo a lla m issio ne ON l JMOzu.
2. 2 Strutlura milita re d el Frelimo e della Re nan10 Dura nte la Cu e rra civile le Forze Arma te governative aveva no urrn consisten za di circa 67 mila e ffe ttivi, i q uali pre stavano servizio d i leva (Quad ri esclusi) p e r due anni. ·111 p a rLicoh1re , l'Esercito era costituito da c irca 61 mila uomin i, d i cui il 75% e ra no coscritti. J rm.:zzi principali in dotazione pro veni va no da ll'Est e urop eo e comprendevano c irec1 250 carri da combattimento ('J'-54/ 55 e Tj li), 2-300 veicoli corazzati per la fa nte ria (B KDM 1 e 2, 8M P e RTR) e artig lie rie di va rio tipo e calibro. Pe r qua nto rig u,in.Ja 1'A1:"rom1ulica , essa dis p one va di u n centi na io tra vel ivoli eia co mbattime nto ed elicotteri, ripa rtiti in 5 sq uadro ni d 'a ttacco al suo lo (Mig-17 e Mig-21), 2 g n1p pi elicotte ri (s u Mi-8 e Mi-24/25), 1 re pa rto tras po rlo e 1 re p a110 addestrame nto . La Marina co ntava su c irca 1.500 d fr:trivi distribuiti in unità d ì pa ttuglia mento a largo ragg io e unità di p a lluglia me nto costiero. A queste Forze a ndava no po i aggjunti i c irca 30 mila uom ini dell a Miliz ia provinciale e me tro po litana. La m aggio r p a rte d e i m e z zi indi cati h a gia c iuto pe r anni in p an e inutilizzabile e in p a tte "cannibali zzata" pe r care nza di pezzi d i rica mbio . Le Fo rze g o ve rnative deno ta va no p e rtanto rido tta capacità o pe rativa , care nte supporto logis tico, indisciplina e morale basso . Oa l canto suo, la Re nam o possede va una struttura militare di comando a l cui vertice s i trovava lo Stato Maggio re c d era arlicolata su più Co mandi , cia scuno dei quali a ve va sp ecifiche fun zioni e
1.:1
Ibid.
504
Hn rico Fontana
godeva di ampia au tonomia o p e rativa. Sare hhe stato attivo anche l ballaglione "ope razio ni speciali", il cui person ale, partico larme nte selezionato c d addestralo, avre bbe agito in picco li g ruppi (3-5 uomini) p e r azio ni di incurs io ne e sab otaggio. La forza complessiva dei Movim e nto era cos tit u ita da c irca 90 b a tta glio ni (o unità C<Juivale nti) p er u n to ta le stima to tra 18 e 2/i mila uomini 14.
3. L'inte rve nto delle Nazioni Unite
3. 1 I p rincipali atti dei cun sig lin di sicurezza La s upe rvis io n e cd il co ntro llo della co rre tta a ll u a1.io n e de ll'Accorcio Cìe neralc di pace, firmato, unne g ià d e llo, a llo ma il -i o llo brc 1992 tra il .Frc limo e la Rc namo, vennero a ffida li a ll'ONI J15. TI 12 ollobre 1992 le Na zio ni Un ite vota rono b risol11zione 782 con la quale il Cons iglio d i Sicurezza d ispose l'invio in Mozambico cli 25 osserva tori c d a pprovò hl n o mina di un rappresen tante speciale ad interim (che sa rà l'ita liano Aldo Ajd lo) d a p an e di Ilutros Gh ali. li 1 novembre venne ro così costituite quattro Commissio n i di attuazione dell'Accordo d i pace (p reviste dal tra ttalo stesso). Esse e rano: I ) La Curnrnissinne di Superoisione e Controllo ( CSC), con il compito d i gara nti re l "udempimenlu dell 'Accordu, assu mere la resj.)unsabilità di garantirne II n "i11INJJretaziune a1ttenlica, sedare qualsiasi di::iputa che /)ossa sOJgere tra le parti e g uidare nonchl; coordinare le attivìlà delle a ltre Cu111111issinni "JC>_
1
' Cfr. l)irelliva ministeriale jJer il co11co1-so 111ililar(' italia110 ulf'u/1/1/ica zio11e della /?isoh 1z io11e 797 (1()9.l) del C(ll1sip,fio di Si c11r<-'ZZ(I delle Naz ioni Unite, Stato Maggiore Esercito. R()ma 1993. 1 "' Cfr. /Ji~bhtraz iolle co11gi1111ta del ! 'residente d<'lla RejJ11bblica del Muz <-1111bico e del l'reside111<• della I<ENAMO, 7 agosto 19 1)2. Con questo don1mento, le p;11ti ;.1,ceLtaro110 il ruo lo ddlc azioni l Jnitc di c()ntrollo e garanzia dcll':ittuazio11e d ell'Accordo Gener:ile di pace. i<, Cfr. A frican-Europcan l11stit111 c:> , Ge11eral l'f'ace Agree111r111 o/ Moza111bùfll<'.,'I'. I lans111a, AWEPAA , A 111ste rcl:1m 1993, pp . 52 s<:>gg.
Operazione "Albatro.,·"
505
2) La Commissione p er il Cessate il Fuoco (CCI'); 3) La Commissione Con~iunta per la formazione delle Forze
Armate di Difesa del Mozambico (CCFADM); 4) La Commissione di Reintegrazione degli smobilitati (Co Re); Il 17 novembre il Segretario Genende inviò un a le u era a l nostro Presidente del Consig lio, Gi uli a n o Amato , con la q u a le richiedeva a ll 'Italia l'invio in Mozam bico cl i un continge nte clell'cntif i approssimativa cli 2 battaglion i. li 3 d icembre Bo utros Ghali p resentò a lle Nazion i Unite u n rapporto nel q ua le venivano d e finiti i termini del costituendo contingente ONUMOZ. ln pa ,ticolare, la relazio ne indicava la "struttura p,enerale" d e ll'o perazio ne, d e fine ndone il ma nda lo e· i princ ipali aspetti militari ( "ineuitabilmente legati agli -"!forzi umanitari") quali il numero delle unità da impiegare, il livel lo ord inativo dei loro comandi (ern no ric hieste Fo rze a livello di reggimento), la loro dislocazione, armam e nto c d equipaggiamento 17 . Così, il 1(i d icembre , il Consiglio cli Sicurca.a e manò la rboluz ionc 797 con cui sa ncì uffi cialme n te la nascita dell 'ON I JMOZ, l' Operazion e delle Nazioni Unite in Mozambico. 11 18 genna io 199::i, il Preside nte dei Consiglio d i Sic urezza, Yoshio I latano, invi<> alle Nazio ni Unite una lettern con cu i veniva approv:Ha la partec:ipazione a ll'ON UMOZ cli reparti appartenenti a lle segue nti Nazioni : Argentina, Bang lad esh, Brasile, C:ap o Verde, Egirto, Ilalia, Malesia, Svezia e Uruguay. D ue g iorni d opo Boutros Ghali inviava a ll'ilalia l'invito formale cli partecipazione alla missione18_ Verso la fine del m ese di gen naio d e i 1993, il Cons ig lio d i Sicurcz7.a approvo la d irettiva "Linee p,uida per i Gouerni che forn iscono personale militare a ll 'ONUMOZ". Con esso si defin irono le fasi nelk: quali lo schie ramen to del dispositivo si sarebbe svil uppato e q u ali sarebbero dov ute essere le caratteristic he linguistich e (" ...
17 Cfr. J<elaz inne del Segretario (/enerale delle Nazion i Unile sul Mozambico, 5 dicembre 1992. 18 Cfr. l3. ( ,hali, Lettere del Segretario Generale delle Nazioni lJnile relative alla richiesta.formale di 1,artecipazion e italiana allDNUMOZ, New Yurk 20 gennaio 1993.
h'11rico Fo11/a11a
an ahiWy to speal..i either Portuguese or Spanish wo11ld be heif?/it! ') e professiona li del p ersonale impiegato; la costitu zione, in termin i di organ ico, 111czzi, armam ento ed equi paggiam ento , d ei rep:1rti e dei Comandi; l'organizzazione di Comando e Controllo; inJ'i,w, le d irettive amminis lr:nive 19.
_-$.2 TI malldato e te ·Regole di in,({aggio "
l i com b ina to disposto delb ri soluzione 797 dei Consigl io di Sic mezza e della d irettiva ·'L inee g uida per i Governi cbejòr11isco1w />ersonale militare al/'ONUMOZ" pose in essere il manclaro del l'orer:1'.l.ionc ONU in Mozambi co, cnn ri feriment o a c iasntna delle quarrro dil'i.\ioni (elette anche dijJartt111cnti) in cu i la missione risultava artico lata : m ilitare, ektroralc , politica e uma nitaria 20 1el febbraio dei 1993, sulla l>asc elci 111andato e del tenore dell'operazio ne, la direlli va No. 0 1 del Crn 11ando ONUMOZ stabilì le '·regole cli ingaggio " (l{OE, rttles <~le11gugeme11t ). li q u adro leg islati vo sull a base d e l quale le ROE vennero d efinite era il docu m ento ONU "Guidelines slalldard uperaliltg pmced11res for peace keeping operatirms ". Esso, alla sc'.l.ione A , paragrafi 21- 22, stabiliva c he " ... le .forze saranno fornite di urmi di carut-
/ere dijènsiuo ~ 1l(>n dooranno usare la /orza se non in cuso di a11tod(/csa ... . la/orz a può esser(> usata solo r e r difendersi con tro a/lacchi e mina.cce indirelle alla vita del personale ONU o qua11 do, in generale, la sic11rezz a è minacciata ". Il p ri ncipio prilll<> cu i
19
Cfr. U11 iled Nations O/)eralio11 in Mu.z:u111hique. Guidl'l111es for
Go11en1111e11/s co11 lrih11li11f!. mililt11:1• j)t•rso1111<,f o.f ONUM.01/., l 'orl \ ' ,
l1d111i11islrati11e (,'11ideli1ws, 28 genn:1 io 1993. 20 Clr. !)in•lli1 1a 111inist,•riale per il co1Ko1-so 111ililare itolia11,, al/'a/>j)lica zio11e della t<iso/1tz io11e 7. 97 dt•I Consiglio di Sic:11rezza d elle Naz io11i l'11ilt'. Scato Maggiore Eserci10, Ho111a J<J<J:'1. L, mi ssione ONI IMOZ, pnlirica111c1Ht· di rè l la e conrro llata d:11 Co n sig l io di Sic u rf"ZZa allr:1ver so il Scg rc t;iri o Ge rwralc (che :t su a volJa ese r c irnva le proprie f u nzioni tra111i1e i l suo Rapp res1· ntanle Speciale per il Moza111bico, dollor J\jello ), 1:ra ,1nicobla :-.11 4 diparti111en1i e dispurwva di altrertantè Commissioni.
Operaz ion e "Alhatros ..
50 7
attenersi stn..:llarnente neJl'applicazione ddlc KOE era quello d ella m inima forza'' 2 1. Per quanto riguarda le forze n azionali, .secondo le diretlive dello Stat o Ma ggiore dell'Eserc ito , esse avrebb ero cl u . o p erare in Mozambico sempre in modo manifesto nelle intenzioni e palese ndl'arruazione, conferendo alla propria presenza la necessaria visihilità 22 . Dato il tenore ed il sen so delle ROE, vista la tolale assenza di arm ame nto pesante in dota zione ai vari contingenti na zio nali e, infine, considera ndo il contenuto dei mandato nel conte.sto delle p eace s 1tpport opemtions, l'o perazion e ONUMOZ rientrò a pien o tito lo nel novero d elle peace keef.Ji1lf:!, ope rations. di Clii , tra l'altro , dimostrò fin eia subito umi delle ca ratteristiche princ ipali : l'accordo cldl{· patti in lotta.
4. l.'intervento italiano. L'operazione "Albatros"
4. I L'accordo generule di p ace La pro mu lgazio n e della Costitu zione d el 1990 e la conseguente timid a apert ur;1 al pl u ra lisllln p o litico c d economico favorirono l'avvio d e l processo di pace, c ulminato con il già citato Accordo di Ro 111a fra il Governo mozambiu1no e la Ren:11110. l colloqui tra k due parti , svolti si in un lo lalc cli I O sessioni , tra 1'8 luglio 1990 ed il 7 ;1gosto l 992 (Allcgaro D ).furono favoriti d,111.i partecip~1zio nc d e ll 'allorn Minisl ro p er g li Affa ri Este ri Emi li o Colo m bo ( coa diu v ato da I Sottosegrc t a n o ag li Esteri Mari o R,i ffaell i), co n la mediazione clcll 'Arcive.scnvo di Bei ra , Mo nsignor Jai111c Concalves , elci Professor An drea Ricrn rcli e di Don M~1treo Zllppi ( qu esti ultimi du e appart e n e nti a ll a co mu ni tiì cl i Sant' Egiclio)2i_ Gli o lJiclti vi che t ali accordi si p refi ggevano erano:
21
Cfr. Force Cu111111ander Dirl!cli11r No . 0 1, R11l<'s <!/' E11,l!,t1~ 1!111e111, Mapulo. febbrai o 1993. 22 Cfr. 111 lk pan o-Ufficiu Operazioni , u p . c it. ~\ La Co111wlit:'1 di S. Egidio è un g ruppo l'cclesi:ile so rto circa 25 a nni fa e clil' fa cipo a lla parro cd1 ia romana di S:111ta Maria in Trastt:'vc rc.
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h'nrico Fo11rana
a. la cessazione delle ostilità tra le Forze governative e le forrna:lioni della Renamo; b. il rico noscimento della forma zione di nuovi partiti politici, l'emanazione di una legge e lettorale e lo svolgimento di libere elezioni da effe ttuarsi entro il 199:5 (poi rinviate all 'o ttobre del 1994); c. il ritiro de lle Fo rze stranie re; cl. la crea:,,.ione di nuove Forze Armate apolitiche (fA DM, Forze Armate di Difesa dei Mozambico), con volontari provenienti da lle forze governati ve e d alle formazio ni della Renamo; e. il reinserimento socia le ccl economico degli smobilitati. Entrato in vigore il 15 ottobre 1992, l'Accord o di pace consta di 7 Protomi li, 4 Atti e 4 Allegati. 1 Protocolli si articolano come seg ue: T. Protocollo, principi di hase. Firmalo il 18 o ttobre 1991. 11. JJrotocollo: criteri e rnodalità per la formazione ed il riconoscimento dei partiti politici. Firmato il 13 novembre 199"1. III. Prutvcultv: principi della legge elettorale. Firmato il 12 marzo 1992. IV. Protocollo: questioni rnilitari. V. Prutvwllu: le garanzie. V I. J-Jrotocollo: il "cessate il fuoco ". VII. Protocollo: cor{ferenza d.e i Donatori21 . Q uesti ultimi 4 protocolli vennero firmati lo stesso 4 ottobre 1992. Pe r qu a nto rigu arda gli Atti , si tratta di documenti preced e ntemente ru bricati dalle parti e compre ndenti: un Comunicato ujjìciale congiunto dei IO luglio 1990; un Accordo sul parziale "cessate il fuoco" che, firmato il 1 ° di cembre 1990, impo n eva una sorta di "armistiz io" tra i due contendenti nei corrido i di 8cira e d ei l.im popo (due fasce di v ita le importa n za p e r l'economia d e i Mozambico e de llo Zimbawe) ; la Dichiarazione del Governo della Repuhhlica dei Mo.zumhicu e della RENAM.O sui µriru.:ijJi di wndotta dell'assistenza umanitaria, del 16 luglio 1992, relativa a ll'invio e a lla distribuz ione degli a iuti umanitari d'emergenza ; infine u na Dichiarazione congiunta, del 7 agosto 1992.
24 Cfr. African-Europcan Im lilutc, u p.cil. , p. 12.
Opera.ziorw "Alhatros "
L'Accordo Generale di pace si ch iude con quattro Allegati c he constano d i un Prutocollo per un 'agenda dettagliata dei rwgoziati, del 28 maggio 1991; un Accordo dettagliato circa possibili modijìche de!l 'aP,enda, del 28 maggio 1992; u na Dichiarazione, del ~') novembre 1992 (documento eviden temen te aggiunto all 'Accordo originale , firmato, come noto, un mese prima) e, infine, un doc umen to intitolato Composiz ione delle Commissioni, con particolare riferim e nto alle citate CSC, ccr, ccrA DM e Col{c 25 .
4.2 /,'invito di partecipazione all 'Onumoz Stante l'arriva parteci pa z io ne italian,1 alla composizione della <~ ue rra civile in Mozambico, il Sl'grctariu Gl'ncrale de ll e Nazioni l Jni tc , come precedentemente :c1cccnnato, in da ta 17 novembre 1992 c h iese al Governo ita lia no l' invio mgentc (entro d ue o tre settimane) di u n battaglion e di fa n te ria e cli u n o dei genio. Infatti , nella sua le ttc r,1 a l l'wside ntc dei Consigli() G iu liano Amato, Boutros C ha li metteva in evidenza ch e il "co rridoio di
Beira ... contiene infrastrutture altamente vulnerabili, compresi una linea ferroviaria ed un oleodouo . Inoltre, i corridoi (di Be ira e Naca la) sono d i enorme imporlanza logistica per lv stesso Mozambico ed in parlicolare per i tra:iporti di aiuti umanitari da cui dipende la soprawivcnza di milioni di persone, sia civili che militari. Questo influisce, a sua volta, direttamente sul successo del 'intera operazione volta a .(avorire il processo di pace ,;26 . T u t ta v ia , l' in vi t o fo r male ed ufficia le d i pa rtecipazio n e all'ONUMOZ giunse in Italia solo il 20 gennaio 1993, qua ndo g ià il Parlamento aveva a p provalo il nostro intervento in Africa australe (il 10 dicembre precede nte) in altri te rm in i: - un Colo nne llo, destina to a ricoprire l'incarico di Comandante d i Regio n e, e q u attro Uffi cial i s u periori d a inserire n egli Stati Maggiori dei Coma n do ONUMOZ e dei Comandi d i Regio n e ;
25 Ivi p. 94. 26
Cfr. B. Ghali, lettera del Segretario Generale delle Nazioni Unite al !'residente del C'onsif!Jio, New York 17 novembr e 1992.
5 10
Hnrico Fontana
- un battaglione di fante ria articolato s u tre compagnie motorizzate, una compagnia blindata ed una compagnia rifornimenti , per un to tale d i 710 uomini; - una compagnia di s uppo rto logis tico, per un ammontare compl essivo cli 370 uomini, idonea a fornire sostegno anche ad un eventuale altro battaglione; - una compo nente sanitaria , per un to ta le cli 11 0 uomini; - una com po n e nte acrc:-1 ( n o n a spese d e ll e Na7.ioni Unite) provvista di cinque Ail 205, tre CH 47 "Ch inook" e due aerei da ricogniz io ne a d ab fissa SM 101 9, per un totale di 90 uomin i tra p il oti e tecnici 27 . Lo scopo della miss io ne assegnata a l nostro contingente cr:-1 q uello di co n corre re, in ,lttua Lio ne d e lla risoluzione 797 del Consiglio di Sicm czz,1, all 'ope razione d i peace keeping defini ta dal mandato d c ll 'ONUMOZ . In particolarc , s i tratta va di favori re la pacificazione e la tr;.i nsa1/.ionc ve rso la democrazia elci Paese; fornire sostegno sa nita rio a l personale nazionale c c.I ONU o pe rante nella Kcgione centrak ; fornire il medesimo aiu to alla popolazione loca le; infine, garantire pro tezione e sic urezza a l person,Jlc e ,li militari italiani 28 .
4.3 Gli alti f!.Ouernatiui e parlamentari I.a richic.sta di inte rvento clell' lt;11ia in Mozambico, :ivanz;1ta dal St'grcla ri o Generale dcllc Naz ioni Un it e, venrw approv~1l;1 dal noslro Parlame nto contcslualrnente a lla decisione e.l i intervento in Somalia. fn pa rtico lare, il <) d icembre 1992 il Consiglio c.ki Ministri, come s i legge dal comunicato stamp:1 c-mcssu a l termine dell a s ua riunione , "si esprimeva fauore1Jolmenle alla richiesta formulata dal Segrel(lrfu Generale delle Naz io11i Unite di una part(>cipaz icme
27
Cfr. B. Ghali , lei/ere del Se,~rl'lario G!-'1wrale delle Nuzioni /J11ile re/a -
/ il'(' alla ricbie:;tujiJrmafe di parlecipuz ùme ilafimw al/ '()Nl !M()1/., New York
20 gennaio 1995. 2 ~ Cfr. Serv izil l di Pubblica Informazione, Nota di lù1,t1,11ug1<io. Ministero della Difes;1, Roma 17 dicembre 1<)94, P. I.
5ll
Operaz ione ";l lhatms "
italiana in Moz amhico ''. 11 Parlamento , dal ca nro su o ne lla seduta dei 1O dicembre, n e ll'ambito della risoluzione :1pp rov,1ta per l'invio cli un contingente italia n o in Somalia , "condit idcndo le inienz ioni manifestate dal Governo in meriio ali invio di una forz a di pace in Moz ambico ... irnpegna il Governo ad inlensijìcare e accelerare 1
/ 'inuiu di aiuti umanita ri e le a!liuilà di suslegnu alle j.Juj.Julaziuni ... ad assistere il Paese nella ricustruziun E' delle sue strutture statali, nelf'amhitu delle decisioni dell 'ONU e a contribuire ultrE'si al mantenimento detta pace cd sensi degli accordi" del 4 ottobre prccec.lente29. Così , a rartire dal genn ai o dei '93, c--;overn o e Parlam ento com inc iaron o a emanare u n a seri e d i atti ( 11 d ecreti legge e tre leggi cli con versio ne), c he consentiro no l'attiia zione della missione e la rvla ti va copt:rtura finan7.iari a. D,1 notare ch e tal i prov vedim enti
di fatto suppliron() a ll a carcn:.,a di norml· gcnn,di "srancbrdizz.,irc" di natura g iu ridica ed econom ica applicabili in caso di em ergenze intern azi ona li che richiedano l'impi ego cl i person e e m ezzi militar i o ltrv i con f in i naziona li" 0 Cron o logicamente parla nel<>, possiamo suddividere l'opcra1.i onc " Albatros" in due principali periodi : dal febbrai o del '93 all 'aprilc-m,iggi o clcll ';111nn successi vo, il primo ( "A I.IJATHOS 1" - che per comoclit,ì chiame re mo sunpliccrne ntc '·Alb :c1lros" - ). dal maggio al
dicembre dei 1994, il secondo (ALHATROS 2) . Durante 4 uesl'ultirna fase b strullura genera le di com ando l' controllo (come s i vedrà più avanti ). ivi compresi g li Uffi c iali assegnal i ai va ri Cornandi ONU di Be ira e di Mapu to , rimasero inva riate : il contingente, inve ce, venne drastica mente ridotto e sosta nz ialme nte rico nfigurato sul re pano di San.it:ì della brigala Alpina ..Taurine nse", già presente in zona d i ope razioni fin dall'iniz io d e lla missione. La ragi o ne prin cipale di questo nostro pa rzia le ritiro fu l'impossibilità di rorer continuare a sostenere p iù a lungo un o nere fin an ziario pari a circa 12 m i lioni cli dollari al m ese a rota le carico del
n lvi, p . 6. W Cfr. E. ~ontana, Op erazione "A!barros ": co11sideraz ùmi s11//a missione iluliww i n /lluz a 111hù:o , T esto integr; tk , SMT'-Uffic io Storic o , Ro ma lug lio
1996, pp. 72 scgg.
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Enrico Fontana
bilancio del nostro Paese, tra l'altro l'unico, tra quelli partecipanti a ONUMOZ, ad impegnarsi in p erdita. Per quanto riguarda i costi economici de lla missione, in p articolare, se ne parlerà più approfonditamente in sede di bilancio a l termine del presente e labo ra to.
5. Il dibattito parlamentare su "Albatros" Come: sì è già detto, alla fin e della seduta del 9 dicembre 1992 il Consiglio d e i Ministri si c:spresse favorevolme nte all'invio d i un contingente m ilitare sia in Somalia che in Moza mbico e, il g iorno successivo, Camera dl:i Deputati e Senato della Repubblica s i riun irono per discute re circa la decisione dd Coverno. Iniziò così il dibattilo parlamentare relativo a lle mission i "This" e "Albatros". l~ necessario sottolinea re subito che le missio ni ita liane in Sornali,1 e in Mozambico venn e ro prese in esame contempora neamente, in un'unica seduta. Presso Mo ntecitorio, la seduta iniziò alle: 1O precise con l'intervento del Ministro degli Esteri , .Emilio Colombo, il q ua le comunicò c he: " ... il c;overno ha deciso di rispondere positivam ente alla richiesta rivolta dai Consiglio di Sicurezza ... per la partecipazione alla sp edizione umanitaria in Somalia ... " cd "è a ltresì orientato a rispondere positivamente alla richiesta del Segretario generale dell 'Onu per un intervento militare in Mozambico ... •B1• Il Ministro d e lla Difesa, Salvatore Andò, ricordando che "la qualità dell'intervento (in Africa) ... è indiscutibilmente umanitaria ", informò la Carnera che i reparti a ttivati erano in possesso d i un e levato livello di preparazione, i cui componenti e rano stati scelti su base volo ntariai 2. Ricordò inoltre che l'impegn o italia no ris p o ndeva "ad un
:11 Cfr. Resoco nto summ;Hio, Sed uta di g iovedì 10 dice mbre 1992, Ca mera dei Deputati, intervento di E. Colo mho, pp. 3-4. 31. Come è noto, le truppe auivate in occasione del duplice impegno africa no sono state i Paracadutisti della ··fulgore" e gli Alpini de lla "Taurinense" (seguiti pui da CJ11e lli della "Julia") rispettivamente per le opcrazioni "lhis" c "Alhatros''.
Operazione ''Albatros"
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dovere d i solidarietà umana nei confronti di popolazioni sofferenti... " e sotto lineò come "si sta consolidando un concetto di sicurezza allargato, secondo cui un paese è sicuro solo se lo è il quadro in cui si situa.- e la fame rappresenta oggi una grave m inaccia •ò3. Nella stessa giornata, a Palazzo Madama, il dibattito ebb e inizio con l'intervento introduttivo del Ministro della Difesa. In merito alle missioni italiane in Africa, Andò sottoJineò come, nel mutato contesto internazionale, "il concetto di sicurezza n on è più. legato unicamente alla tutela dell'integrità nazionale bensf alla esigenza della stabilità complessiva di un sistema, stabilità assicurata da un meccanismo articolato di garanzie, fondato sul reciproco sostegno delle istituzioni internazionali. In tale quadro le Forze armate possono svolp,ere un molo peculiare e son o lo strumento che rappresenta il modo migliore per realizzare interventi ispirali ai jJ'rincipi di sicurezza e di solidarietà internazioriale' 64 .
Le posizioni salienti dei vari partiti politici, già individuate nel dibattito svoltosi lo stesso giorno presso la Camera dei Deputati, si riproposero, nella sostanza, anche in Senato. Dur,,u1te il dibattiti,, a causa dei "ristretto tenlj'JO a disposizione" per approfondire entrambi gli impegni africani dell'ltalia, si parlò in modo particolare della missione in Somalia sia per l'intrinseca pericolosità dell'intervento sia per le responsa bi lità politiche dell'ItaHa in quel Paese sia anche per il fatto che tale missione era già stata oggetto di una specifica risoluzione ONU. Ma, come ebbe a precisare il Ministro Colombo, "è implicito che la votazione" avrehhe riguardato ··non soitcmto la missione in Somalia ma anche quella in Mozamhico'f>5. La parte più consistente delle forze politiche si e spresse a favore delle due missioni africane; le eccezioni più significative furono
33 Cfr. Resoconto sommario, op.cit.. intervento <li S. Andò, p. 5. Per ulteriori ed approfondite delucidazioni sull'a rgomento cfr. inoltre E. Fontana, op. cit., pp. 79 ~gg. 34 Cfr. 81 * e 82* Resoconto sommario, Comunicaz ioni dei Governo sulla missione umanitaria in Africa e conseguente <liscussione, 10 dicembre 1992, intervento dei Ministro della Difesa S. Andò, p 18, 35 M , intervento dei Ministro degli Esteri E. Colombo, p . 30.
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f:11rico Fo11ta11a
quelle d i Rifo ndazio ne Co111unisra e d e Li Here ch e votaro no con Lro il coinvolgimento italiano in So malia , m a a f avore di quello in Mo;r.ambico. Da l canto lo ro , Verd i e Pidiessini si astennero da l v oto nd primo caso e votaron o a favore d c ll'intervenlo nel secondo . L'o pera zio ne "Albatros" fu dunque votata ::11J 'unanimit~r~6 .
5•• In Sc:11,110 , i l gruppo d l'i Yl·rdi c1~1 unii( , ,1 q11 ell o d c: L,1 Rete. I l g ruppo "Vl'r cl i -l.:1 Rete " lllani fvsto voto c o111rario all 'i nterven to m i li tare ital ian o in Somalia: tutt avia volò a l :1vo rc di que llo i n Mozambico
operazione "Albatros"
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CAPITOLO Il
1. La forza multinazionale J .1 Il dispositivo militare multinaz ionale e l 'attribuzione degli incarichi Onu Com e già accennato, que llo militare fu solo uno dei 4 dipartime nti da cui la missione ONUMOZ risultava costituita. Tale dipartimento era imperniato s u di 1 Comando in capo, affidato ad un Generale cli Divisione , il brasiliano Lelio Goncalves Rodriguez dc Silva (Puree Cummander - FC'), dislocato a Maputo, e su 3 Com amli regionali da c ui dipendevano le unità o perarive (Allegato E). Esse e rano fornite dallo Zambia (circa un migliaio di uomini, servizi e supporti compresi, s u 5 battaglioni di fanteria leggera), Uruguay (850 uomini), Botswana (circa 800 unità), Bangladesh (un migliaio cli fanti) e, infine, Italia (con il contingente "Albatros", forte di un organico di 1.030 tra alpini, elicotteristi, trasmettitori, genieri e medici). Q ueste unità vennero, ino ltre, rinforzate da reparti di supporto tecnico, logistico e sanitario india ni (circa 370 uomini), portoghesi (300 tra parà e trasmettitori), a rgentini (intervenuti con una s truttura sanitaria forte di qualche decina tra medici, infermie ri e personale di sicurezza) e giapponesi (una c inquantina di militari addetti ai movimenti ed al traffico aereo). Paesi Bassi, Norvegia e Svezia, dal canto loro, finanziarono l'opera di sminamento delle strade dei Paese con circa 8 milioni di dollari. Alle Forze in armi si devono aggiungere i 350 osservatori militari, appartenenti a 22 differenti Paesi e competenti per il monitoraggio delle varie fasi dei processo di pace. In tutto, l'ONUMOZ comprendeva poco più cli 6.500 militari; di q uesti, circa un terzo vennero impiegati nella Regione centrale assegnata alla compe te nza delle truppe italiane e del Botswana e cli cui si parlerà tra poco. Sotto i profili territoria le ed operativo, esigenze di coma ndo e controllo della Forza multinazionale suggerirono la suddivisione
' ·Enrico Jlontana '
del -Mo.zambfoo in tre atee principali:- la. ReAione militare meridionale, la Regione militare €entrale, la·Regione 1rn ilitare settentrional<t, i cui>Goma:ndi vennero rispettivainente·ubicati a Matola, a Beira ed a .Nampu:b (Aflegato R). Nella Regione centrale venncro disloçati ìl.oon:tiingente. italiano e quello botswan0, per un ammontare complessivo di 2 battaglioni di fanteria più i rispettivi sopporti e servizi. A questi'·rèparti vanno aggiunte alcune unità tecnico-logistiche fornite da India, Portogallo è Giappone. Al contingente italiano fu affidato il corridoio di Beira; ai r:epaìti ·del ·Botswana venne assegnato il corridoio di Tete (che mette in comunicazione lo Zimhabwe ·con il Malawi, attraverso il Mozambico): li settore intero fu posto solto il comando di un Generale italiano e non di un Colonnello, come le Nazioni Unite avevano inizialmente richiesto. Infatti, la preponderante importanza della Regione centrale, sia sotto il profilo dell'ordine pubblico, in quanto comprendeva la tradizionale roccaforte della guerriglia anti-govemativa (cioè il parco deU.a,6-0rongosaJ, sia sotto quello strategico-economico, in quanto il corridoio·di <Bei:ra• che la attraversa mette ·in collegamento lo Zimbabwe aU'Oc::eano Indiano consentendone i rifornimenti via mare-,.,rurfatto -sì che .il-Governo italiano ottenesse l'affidamento di tale.rsettore ad ·uffGenerale di Brigata3'?. · Volendo' fare un•pal!Ziale bilancio della,situazione, nell'ambito deUa componente militare di ONUMOZ, ai nostro Paese furono assè'gnàti complessivamente 38 posti ONU di cui 1 a livello di Generale <lì Brigata , 1 a livello di Colonnello, 1 di Tenente Colonnello e 35 a livello di Maggiore-Capitano; tutto ciò a fronte der 195fncaricht ONU disponibili38. .. · -· · 0
: ~7 n coftidoi9 di 'Beira, con ·i suoi 3 elementi (rotabile, ferrovia,· oleodotto) era:lfdnka struttu.ra .preduttiw rlei P-Jese, su.14 quale sUncentravah.6 gli interessi -non ,solo .mo-z.ambic;:;ini e.zimbabwani, ma al(fesì. qµ~lli di·molti Paesi occid~~ tra ·Q\i la Gran Bretagna (dominatrice econ,oÌnica. deJJ:;uea, tramite la · m~onale Lonrho) ed il consorzi<? <lei Paesi BaJti<?i. in prati~ g~ore dei termfr\àfi: .fèrroviàri.o:..petrolifero e portuale ,di &ira. tfr: .s. ·Matiaroli, Dalla guetra tilia-speranzà.,•ConferentA, Hellòno-11 rtovembre 1994., j:>p'. 1 1~12.-
38 E· Fon.t.arut+ {)p.•d t., p-p. 96 segg.
-. , ,·~1,
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Operazione "Alhatros"
· Un.lultima considerazione circa il comindo, il contmllo·e la dipehclèn7.a getatdùca neWopèrazion""é " ' ~ ", ., · · • · ~. · n ~po di tS1:aro1Maggf6re dell'Ese'rciWmàbtenne ,'fil' ·c omattdo pieno del Cònitngente itaUano iryzor,a di~operazroniYe ne ~legò il Comando: operatJtJi> al -FCapo ilèl l:>Jj>aftime'nto ·mtlitdre:.ill 'dNUMOZ"'; il titbl.are del .Comandò operaT:i\>'o deUa Forza·rt\oltinaz-iofl'ale era, 1nfatti;il·F@...,...., .,- ! ,·. · , : .. . , • n èontrollo of}eratirxJ, cioè "l!tiutorità e responsabilit4r,oonferi. te ad un Comandan'te dt tmpiega,.e leforze assegnateglf, ,,a./fine di assolvere mission1 -o compiti", venne delegato dal FC ai Comandanti delle tre Regioni militafi39. ·I Comandanti dei singoli contingenti nazionali erano titolari del Comando tattico delle proprie unità. Nel caso particolare delle Forze italiane, il comando del contingente "Alhatros" ed il coman~ do della Regione centrale vennero a'>Solti dalla stessa· persona. Il Comandante .del contingente jtaliano aveva quindi una "doppia dipendenz a ": dal Comando ONU, in quanto Comandante della Regione centrale (cioè di tutti i caschi blu, italiani e non, presenti nell'area); direttamente dal capo di Stato Maggiore dell'Esercito, in quanto Com.andante di "Albatros". · ··" ;. -.. ·. . ,ll,,ContmlkJ -tattico dei nostri. reparti, infine, era ro:mpetenz-a dei Comandanti subordinati ·(Comandante di battaglioll"e, Comandanti ili oompagnia, ecc..). ··· · :· . '
1.2 Le unità ilaliane: ."ltalfor Albatros"
..
Inizialmente, l'ordmamento di "Albatrns" venne strutturato-a
39 Sècondo l'ormai standar~ta tèttninologia NATO, quàndo si.parla di Comando operativo, si fa riferunento alla "aator.ltà e responsamltlà co~érlta ad un Comandante di ~gnare compiti a Comandi subordinati, schierare unità, rlassegnàre leforze., mantenere o défegare il controllo operativo o tattico. Non t omp<>.rta l 'eserciz-io del cotnanào in campo logistid, ". Sull'atgomento·c.fr. fil<Repartò-Uffi.cio Regòlamenti, Manuale per le: operàzioni dt mantenimento della pace e per tnterventi umanilari, S.ME, Ròma 191)2, pp. 10-11. .
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Enrico Fontana
livello di brigata ma, dato ch e le Nazioni Unite richiedevano contingenti a livello di reggimento, fu necessario adeguare il dispositivo. Ciò avvenne senza grossi problemi il 26 luglio 1993, consente ndo una riduzione degli Ufficiali (21 in meno), l'aumento dei Sottufficiali e, cosa più importante ai fini operativi, della Trnppa (rispettivamente 7 e 14 in più), dando vita anche a un plotone autonomo cli riserva: l'aliquota "operativa" di "Albatros" risultò così potenziata (3 compagnie ed un plotone fucilieri) 40 . "Albatros" venne articolato su un Comando <li reggimento (di brigata, fino a luglio '93), un battaglione Logistico (ITALOG), un reparto di Sanità (ITALSAN), un gruppo sq uadroni mi s to dell'Aviazione dell'Esercito (ITALAVES), un re parto Comando e Supporti tattici e, infine, un battaglione Alpini (TTAI.AI.P); tutto ciò per un ammontare complessivo di 1030 uomini11 . ITALOG , l'fALSAN, TTALAVES , ITALALP, i Supponi e<l il Comando di reggimento costituivano TTALFOR42 (Forza italiana in Mozambico). Tn particolare: - ITALOG: era l'aliquota deputata al sostegno logistico di tutte
le Forze ONU uperanli n e lla Regione militare centrale, sia italiane sia straniere; - TTALSAN : aliquota sanitaria di "Alhatros" costituita dal reparto aviotrasportabile di Sanità della "Taurinense", era preposta al sostegno di tutti i reparti presenti nelJa regione, nazion ali e non; - ITALAVES : era una componente non richiesta dalle Nazioni Unite, in quanto eccessivamente costosa, ma fortemente voluta dall'Italia, con totale assunzione degli o neri di spesa, a ca usa della scarsissima affidabilità degli e licotteri messi a disposizione
°Cfr. Ilalfor Alhatros, brigata Alpina ~Julia", Udine 1995, pp. 17 segg.
4
41
Cfr. Ufficio Operazioni e Adde~lrnmento, 0.P. n. I 11, Norme su.Ile operazioni di peace keeping in Moz ambico, 4° Corpo d 'Armata, Bolzano 19<)3, p . 42
9.
Per essere precisi, ITALFOR era il nome che indicava la Forza militare italiana schierata in Mozambico, mentre "Alhatros", più propriamente, tTd il nome de lla missione svolta da questa forza. In via di prassi e per comodità ITALFOR veni va anc he comune mente us ato al poslu di "contingente Albatros" o, più semplicemente, di "Albatros".
Operazione "Alhatros"
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dall'ONU . In termini di organico, il g ruppo s quadroni misto de ll'AVES (provenie nte dal raggruppam e nto "Altair" di Bolzano) comprendeva 3 CH- 47 "C HINOOK", 5 AR-205 e, p e r la prima volta, 3 piccoli ve livoli da ricognizione SM-1019, a lla loro prima u scita in campo inte rnazional e d o po quasi vent'anni dalla loro e ntrata in servizio. - ITALALP: era , infine , la componente "operativa" di ITALFOR costituita da 1 battaglione AJpini inizialme n te incentrato s u 3 compagnie fuci lieri: due blindate, s u blindo 6614. c d 1 motoriz7.ata, s u VM-90, gli orm ai no ti "gipponi " di recente acquisizione; in un secondo tempo, a partire dal lug lio dei '93, com e già detto, a l dispositivo si aggiunse un p lotone di riserva, non inserito in alcuna compagnia. il 4 novembre 1993, qua ndo la "Julia" aveva o rmai sostituito la "Taurinense", si aggiunse una quarta compagnia, fucilie ri, originata dalla ridis tribuzione di p arte dei personale del continge nte, se n za c he il totale della for7.a dfe tLiva venisse variato43. L'unità di fante ria leggera impiegata fino a ll'o ttobre- novembre dei ·93 apparteneva , com e il resto di lTALFO R, all a brigala ''Taurinense" (battaglione Alpini "Susa", con il rinforzo d ella compagnia AJpini paracadutisti "Monte Cervino"). Tra il 10 ottobre ed il 14 nove mbre 1993 e bbe luogo l'avvicen dame nto tra le unità della "Taurine nse" e quelle della "Julia". Tale avvice ndamento riguardò soprattutto ITALOG (tant'è che il battag lione l.ogistico de ll a "Julia " so stituì in lo to qu e ll o d e ll a "Taurinense"), il persona le dei Comando reggimento (150 Alpini di Chiusaforte) e l'aliquota ITALALP. Quest'ultimo risultava costituito dal battaglione Alpini "Tolmezzo" di formazio ne, da un Comando e da 1 compagnie fucilieri, apparte nenti ciascuna ad un diverso battaglione d e lla "Julia". La scelta o perata dal 4° Corpo d 'Armata alpino, risultò "obbligata" in ragione de lla struttura organizzativa e a ddestrativa esistente nell'Esercito Ita lia no in quel pe riodo e valida per quasi tutti i re parti di leva . Ogni reggime n to compre nde va, infatti , compagnie
13
Cfr. JlaJforA/batros, op.cit., p. 19.
520
Enrico Fontana
formate da personale di diversa anziarùtà di servizio e, di conseguenza, dotato di un diverso grado di operatività; solo quelle che avevano completato il secondo ciclo ad<lestrativo potevano essere impiegate in operazione (normalmente due per battaglionc)44 . 11 sistema si dimostrò, comunque, sostanzialmente valido (analogo criterio fu contemporaneamente adottato per la missione ONU50M in Somalia), ma non scevro dai limiti insiti proprio ne lla necessità di amalgamare velocemente reparti provenienti da unità diverse.
2. Attivazione e assunzione delle responsabilità
2.1 L1llivazione dei repani Il preavviso di predisporre rutti gli organici del battaglione "Susa" "in vista di una missione all'estero " venne inviato dallo Stato Maggiore dell'Esercito alla <.:lèScnna "Berar<li" <li Pinerolo nel pomeriggio del 4 dicembre 1992. Inizialmente, la comunk.-azionc di "all'erla" indicava genericamente l'Africa quale regione d 'intervento e, in particolare, la Somalia. Successive comunicaziorù variarono la destinazione e il 7 dic~Ìnbre giunse la comunicazione ufficiale che il "Susa" e gli altri reparti della "Taurinense" sarebbero stati destinati in Mozambico45 . La <lata di partenza <lel contingente italiano, che all'epoca non si sapeva ancora dovesse operare con i colori delle Nazioni Unite, venne fissata per il 7 gennaio d el '93. Attendendo l'arrivo del fatidico' giorno, le compagnie allertate iniLiarono e<l approfondirono l'addestramento specifico previsto per le peace support operations, mentre l'aliquota logistica del battaglione "Susa" e d il battaglione Logistico "Taurinense" cominciarono a preparare i mezzi ed i mate-
44 Cfr. G.P. Bianco e C-. Graziano, Soldati Blu (2" parte), Edizioni Martini, Borgo San Dalma1.zo (CN) 1995, p. 64_ 45 Cfr. G.P. Bianco, C. Graziano, M. Risi, Soldati Blu, Edizioni Martini, Borgo San Dalma7.Zo (CN) 1994, p . 17.
Operazione "Albatros"
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riali, nonché a prende re in consegna le nuove dotazioni ed equipaggiamenti, individuali e di reparto. Pochi giorni prima di Natale giunse la comunicazione cne, in Mozambico, gli Alpini non avrebbero operato come Esercito Italiano, ma come caschi blu, esibendo le insegne azzurre delle Nazioni Unite. Si giunse così al 7 gennaio, ma il "disco verde" alla missione "Albatros", ancora non arrivava16. TI ritardo con cui l'operazione italiana in Mozambico prese il via fu dovuto sostanzialmente ad un triplice ordine di motivi. Innanzitutto si trattava di chiarire un punto molto delicato, quello che l'allora Ministro della Difesa Salvo Andò c hiamava "coordinamento all'interno della catena di comando" del contingente multinazionale, non solo per una questione di prestigio, ma soprattuno per una esigen za <li funziuualit.à, al fine di garantire il miglior esito possibile della missione17 . 11 secondo motivo dd ritardo era dovuto alla ma ncanza di un'adeguata coperturn finanziaria della missione, che inizialmente preved eva un onere di circa 200 miliardi che avrdJberu dov uto essere prelevati dal Fondo di Cooperazione del Ministero degli Esteri. Ciò non risultava possibile ai sensi d ell'articolo 1 della Legge vigente sulla Cooperazione, il quale escludeva che i fondi da ·~ssa istituiti venissero utilizzati per "scopi militari". Il problema, comuµque, si risolse temporaneamente in seguito al Decreto Legge varato il 1° marzo 1993, grazie al quale furono stanziati 553 miliardi"di lire per i primi sei mesi48. L'ultimo ostacolo alla partenza ufficiale di "Albatros" era costituito dal fatto eh.e, fino alla mattina d el 2 marzo, non era ancora stato approvato il numero preciso del personale militare ~he avrebbe partecipato all'operazio ne 49.
46 Cfr. G.P. Hianco e C. Graziano, op.cit., p . 24. 47 Cfr. A. di Robilan, Soldati in Africa, dalle mamme il dietro:front, "La Stampa", e gennaio 1993. 18 Cfr. P. Pctrucci, Mozambico, il piatto piange, "li Giorno", 19 febbraio 1993. 49 Cfr. G.F. Bianco, C. Graziano, M . Risi, op.cit., p . 26.
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Fnrico Fonia /la
Intanto, il Comando del 1° Corpo d ' Arma ta Alpino, incaricato d a llo Stato Maggiore d e lla gestione della missio ne "Albatros", già dalla fine di fe bbraio cominciò ad a ll e rta re anche la brigala a lpina "Julia ", in v ista dell' eventuale av v ice nda m e nto d e ll a "Ta urinense". Pa rall e la mente, si procedelle all 'elabora:òone di uno squadrario <lei contingente (elenco dei no minativi su d divisi per incarichi) con il personale dispon ibile in brigata e venne inviato un Ufficiale <li collegamento tra la "Juli a " e d il nucleo s iluazionc della "Taurinense", presso la sede <li Torino 50 . Il personale impiegato in Mozambico, tulli militari di leva ad eccezione dei Quadri e d e i tecnici dcll 'AVES, fu scelto esclus iva mente s u base volontaria , come previs to da un' appos ita circolare ministeriale datala 12 dicembre 1992 che recitava: " ... tutti i militari vengono interpellati circa la /uro disponibilità a parti-
re '01. Ve rificati i re4 uis ili n ecessari , il controllo d e ll ' idone ità i,s icofisica del personale fu effettuato in se<le di colloqui , me ntre le vis ite mediche e analisi furono reali zzate presso s lrullure sanilarie militari (Ospedali militari di Udine c Padova p e r la "Julia" e di Torino pe r la "'l'a urin e n se") e c ivili (il Centro di Medicina s portiva di Torino). Nella previs ione de ll a parte nza vennero avviali i cicli v,1ccinali atti a coprire lulle le s p ecifici tà batte ri c he e d infe ttive d e ll 'Africa austral e. TI c icl o p o teva sv iluppars i in un a rco cli tempo di 70 giorni (completabile ,inche in zona d ' impiego) o di 28 giorni (da completarsi pe r inlero prima della p arte nza). Esso prevedeva una serie di inocul azion i contro la fe bbre g ia lla, la difterite, il tetano , il tifo , la poliomielite o l' e patit e " B". Nell'imminenza della partenza, ino ltre, fu praticata anche la vacci nazione contro l'epatite "A " e d iniziata la profilassi a ntima larica (da continuarsi durante la p e rmane nza o llrernare e pe r un mese d o po il de ntro in Patria).
50 5l
Cfr. Jta!for!llhatms, op.cit., p. 10. Cfr. A. cli Robilan, op.cit.
Operazione "Alhatros"
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2.2 L'addestramento di contingenza Le attività che un contingente militare è chiamato a svolgere nell'ambito di un'operazione di peace support sono, di solito, molto diverse da quelle per c ui un rcpatto nonnalmente si addestra. Al fine di preparare tutto il personale all'espletamento del proprio compito in zona di operazioni, presso le sedi stanziali dei repatti a llettati della "Taurinense" e della "Julia" furono allestiti dei veri e propri centri di addestramento per l'operazione di peace keeping in Mozambico. L'area addestrativa utilizzata dalle unità della brigala "Taurinense" comprendeva la caserma "Berarcli" di Pinerolo (sede del "Susa"), il poligono cli Coi Maurin , impiegato per l'ad<leslramento al tiro con i si.sterni d 'arma 11.pilas e Milan, ed il poligono di Gad, utilizzato per g li esercizi di tiro con le armi individuali e <li reparto; ino ltre, come stabilito eia specifiche direttive impartite dalla brigata "Taurinense" , presso il battaglione "Saluzzo" (2° reggimento Alpini) venne allestito un centro cli completamento ed addestramento che consentisse al personale del battaglione "Susa" di affi nare la preparazione tecnico-tattica finalizzata allo specifico impiego52 . Dal canto suo, il dispositivo adde.strativo adottato dalla "Julia " venne impe rniato .su di una standing area appositamente costituita e situata in prossimità d ella riva de.stra del fiume Tagliamento, tra i paesini di Cavazzo e Osoppo. Le allre zone impiegate, oltre alle sedi dei ballaglioni "Tolmezzo'' (14° reggimento Alpini di Ven:wne) e "Cividale'' (15° Alpini di Chiusaforte), furono i poligoni di Mulino Ra inis, Rivoli lJian chi ed Artegna, sede di un mode rnissimo poligono per il comhattimento in centri abitati. I Lre principali crite ri cui .si i.spirò l'addestramento delle nostre unità furono q uelli della 'p rogressività nell'a ttività addestrativa " e della 'polivalenza degli ohùdtivi, al .fine di conferire al personale
ia capacità di f ar fronte ad esigenze diversfficate in relazione alla possibile m issione'' ( multispecializza zione)- terzo e ultimo criterio
52 Cft. lJftìcio OAI, Ordine di Operazione, Operaz ione Albatro.o;, brigala Alp ina "Tauriqe nse ··. To rino 1992.
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Enrico Fontana
di riferimento era quello della "diversificazione dell'addestramento·: prevedendo "attività specijìche finalizzate alla preparazione del personale destinato a rivestire particolari incarichi", ma sempre con l'obiettivo di fornirgli una preparazione il più possibile polivalente53. A tutto ciò si aggiunse un corso accelerato, necessario quanto utile, di lingua portoghese. A conclusione dell'attività preparntoria, una serie di conferenze e lezioni informative istruirono il personale circa gli usi, i costumi, le tradizioni del Mozambico affinché potesse svolgere il proprio compito di soldati di pace nel modo più consapevole e, quindi, più efficace possibile. A queste nozioni di base si aggiunsero le lezioni sulle norme comportamentali igienico-sanitarie da adottare nelle aree subtropicali, sugli scopi, i compiti e l'organizzazione della Forza di pace dell'ONU. L'azione morale ed educativa sul personale comprese anche l'indicazione denagliata delle principali norme di comportamento insegnate sotto forma di "cose da fa re" e di "cose da non fare''. Inoltre il Comando del 4° Corpo d'Annata stabilì che ogni militare dovesse esser fornito di una scheda plastificata, da portare sempre àl segu~to, sulla quale fossero trascritte le "regole d'ingaggio", oltre alle altre normali consegne. · I due mesi e mezzo che separarono l'attivazione dei reparti dalla partenza furono caratterizzati, oltreché dall'addestrnmento, da un'attività logistica febbrile; c'era infatti ''Pochissimo tempo per provvedere ai bisogni di mille uomini per tanto tempo dall'altra pa,:te del globo 'M. Cambiò innanzitutto l'equipaggiamento individùale: furono distribuiti, a titolo individuale, giubbetti antiframmentazione; ad ogni Alpino venne raddoppiato il corredo; fecero comparsa, accanto all'ordinario "pacchetto di medicazione", anche i potabilizzatori individuali.
53 Cfr.
III Reparto-Ufficio Regolamenti, op. cit., p. 46. 54 Cfr. G.F. Bianco e C. Graziano, op.cit., p. 24.
operazione ''Albatros"
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2 .3 Schieramento ed assunzione delle responsabilità Il 22 fehhraio del '93, in mattinata, atterrò a Beira un "quadrimotore ll-76 affittato dall 'ONU e proveniente da Torino. Ospita a bordo il così detto Advanced Party'fj5 , costituito da 17 Ufficiali, 3 Sottufficiali e 4 Alpini, con il compito di controllare porto e aeroporto, prendendo accordi con le Autorità locali e con gli osservatori dell'ONU già presenti in zona; ciò al fine dì preparare l'arrivo delle 2 navi e dei 7 aerei civili, adihiti al trasporto in zona del personale, e occuparsi dell'organizzazione de11e aree di schieramento che dovevano essere individuate lungo 200 chilo metri ne l corridoio di Beira (per un ammontare complessivo di 7 tra accampamenti e accantonamenti, ridotti poi a soH 4 a partire dal luglio del '93). Il 2 marzo parti dall'aeroporto di Caselle il primo Boeing 767 delle lam, le Linee aeree mozambicane, con a burdo il così detto Key Party, il comitato d i ricevimento. Nucleo a livello di compagnia rinforzata, il Key Party comprendeva 180 Alpini: 60 della 36!! compagnia Alpini del "Susa" e 120 del battaglione Logistico, del reparto di Sanità e del reparto Comando e Supporti tattici della ·, "Taurinense". U suo compito era q uello di garantire l'effettuazione qelle operazioni di scarico dalle.navi da trasporto, nel frattempo afflµite_n,c l porto di Beira, dei mezzi e dei materiali del contingente; doveva inoltre provvedere allo spiegamento delle avanguardic.logjstkhe .e all'allestimento dei primi campi. Gli Alpini della "36", dal canto loro, avevano il compito di fornire un'adeguata cornice di sicurezza alle operazioni e, se del caso, di "dare una mano" ai logisti. · Tra il 22 ed il 30 marzo, un gigantesco ponte aereo.dellç La.m prelevò da Caselle e scadcò a Beirn il grosso del contingente, il così detto Main Body, in tutto 850 caschi blu, per un ammontare complessivo di 1030 uomini. Missione durante, d efinite le modalità di avvicendamento tra la "Taurinense" e la "Julia" (solo ITALALP e ITALOG come abbiamo
55
Cfr. G.F. Bianco e C. Graziano, op. cit., p. 21.
52G
1:nrico Fontana
d etto), il 10 sette mbre 1993 g iunse in Mozambico il nucleo ricogni7.ione della "Julia ''. Il suo cornpiro e ra quello di ricognire le infraslrutture alloggiative e la :,,.orni di responsabilità , di pre nde re visione delle procedure di impiego e de lla normariva logistico-ammin istrati.va , cli concordare le m odalità di avvicendamento e, infine , di quantificare l'entità d ei materiali d a sostituire. Il Mozambico presenta insediame nti umani così come li avevano voluti i Portoghesi , i (]Uali a vevan o rip<:.lulo nel Paese africa no il modello d e ll a Madre palria: le principali c ittà costruite s ulla costa da c ui s i s la ccano assi di p e ne trazione verso l' interno . Q ues ti assi sono i fam os i corridui, c h e tra l'a ltro col legano all 'Oceano g li Stati confinanli dello Zimbab we , dello Zambi a e dei Malawi. I princ ipali son o (}lle ll i di lampula, di Tete, di Beira e d ei Limropo ( All egato F). l!bbcne: lTALfOR avre bbe clovuro opt:rarc , :ilmc no pe r i primi .3 m esi, proprio lungo il più impo rtanre d i questi, il corridoio di Bcira, su una fascia di te rre no lunga circ;,1 300 chilometri e a mpia s ino a 40 c he cb He ira p o rla al confin e montagnos o co n lo 7.imlxihwc f'ino a Machipanda . E p e r 519 uoinini (a LanLo ammo nt:-iva l'aliquota prettame nte "operativa" di ITALFOR ) , distribuiti in poco riù di 3 co1npagnie operalive , non e ra davve ro cosa da poco, tenuto conto ch e il corrido io è cararrcrina to n o n solo d alla strada che collega Beira con lo /.iml>ab we. m a anche da una linea fe rro via ria "ad un solo binario a scartam ento ridotto '"\ ,tdihita al trasrortu m erci, nonc h é d a un olco d<>tlo , ges ti to dalla Cpm z (Cu mpagnia petro liJ<'ra 111 0::::a 111 b ica/la e: z imhafw·a 11a )
Nell 'ins ie m e un f';iscio d i co m unicazio ni di im p()rtanza st rate g ica per due Na zioni: il Moza m hico t· lo / .irnhal>wc. L'assu nzio ne de lla rcsp u n sal>il itù n~ra e proprL1 avvL·nr11_· tra 1'8 apri k , giorno d el la prima p:muglr:l hli nclara , e il l ei aprile. data J r ini:,,.io del presid io elci purni Sl.'llsihili lungo l'oleodon0 (le oit re jO ,·a]volc d i a linwnta ziun c , obietLi, i privi legia ti della g unngll:: cimant e b Guerra c ivile'. Negli stessi giorni, k ulti111e uni t,ì c.lè ll:t b rigata zimhabwua na p rcsl'Clli in zona sarebbe ro partile lasciand <>
,;r, Cfr. G .r. Bi,mco, C. Crazia no , M. l{isi, op. c it. , p . 53.
Operaz i one "Alhut ros "
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d efin iti vamente, com e previsto da ll'Accordo di pace , il corrido io di I3eira ed il Mo7.amhico. In un primo tempo, fin o al 26 luglio del '93, la com pag nia Alpini Paracadutisti "Monte Cc,v ino" s i insediò a Do ndo, dove venn e ro s ituati anc he il Com ando del contingente "Albalros" c d il re pa rto Comando e Suppo rti tattic i. A Ch imoio, presso la loca lit,ì 'J'ahacch(/ìc:iu, furono realizzati d ue a ccam pa me nti contig ui , occupa ti d a l ba ttaglione "Susa " e dal re parto di Sanit~ì, il Ke pasa n , con il s uo o s p e dale da campo. A circa 12 chilo me tri d a l campo princ ipa le si trova va l'a e roporto d i Cbirnu io . ·rutt'attorno e rano accampati il battaglione Log istico e d il g ruppo squadroni misto dell'AVES; una p a rte d ei piazza li d ei te rmina i vennero occ upati dai ve livoli e dalle rel ative o ffic ine. Successivamente , a partire dal 26 luglio , in seguito a lla già c ilara riduzione dd Com ando di continge nte da l livello originario di brigata a ciuello di reggimento , cominc iò la ridi.slocazione di alc uni re parti . I Pmà d e lla "Monte Cervino" ve nnero s itua ti presso l'accanto name nto de i te rminali d c ll 'oleodotlo di lleira e il Comando di contingente s i s postò nella 7.ona de ll'a eropo rto di Chimoio. La 36''e la 34" compagnia Alpini vennero sostituite ris pe lliva me ntc dall a 133" compagn ia Armi cli sostegno e dalla 35;! compagnia Alpini; la prima ve nne dislocata presso l'accantona me nto di Maforga (località .situata él qualche decina di chilometri da Chimo io , in direzione est, verso D o ndo) e la seco nd a ne ll' a cca mpa mento principale di Chimoio. A partire dal 24 sette mbre 1993, iniziò la sostituzione d e l pe rsona le in avvicendame nto tra le brigate 'Taurinense" e "Julia"; la cessio ne de lle respo nsabilità tra i Comandanti cli ITALFOR avvenne il 26 o llobre; infine, il 15 novembre , l'ultima a liq uo ta di Forze della "Taurine nse" abbandonò definitivame nte il Mozambico. La brigata "Julia" occupò le stesse aree già sedi della brigata "Tau rincnse". Un 'ultima considerazione c irca l'organizzazio ne delle tra.smiss ion i. Gli o rdinari collega me nti tra le unità in operazione di ITALFOR e rano efficacemente garantiti dai normali apparati radio in d o tazione alle mino ri unità , e, per m aggior sicurezza, ogni vei-
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colo fu dotato di un apparato SRT 178, "cioè una radio a m odulazione di ampiezza con centinaia di chilometri di portata '57 . Con l'Italia venne realizzata a nche tutta una serie di collegamenti via INTELSAT da Beira e da Chimoio, sia telefonici (tramite l'apparato satellitare), sia via fax e radiofonici (tramite le stazioni radio RH-61/000). Erano infine possibili anche telefonate p rivate con l'Italia; queste potevano essere realizzate sia tramite il già citato apparato radio RH sia grazie alle cabine telefoniche, dell'allora SIP, appositamente sistemate e collegate in loco per l'intera durata della missione.
3. I compiti e le attività 3.1 1 compiti e gli ordini di operazione Assunta la responsahilità <lel settore, sulla base del ma ndato generale, stabilito dalle Nazioni Unite per la componente militare di ONUMOZ (1 6 dicembre 1992), il contingente "Albatros" ricevette i propri compiti. Le unità blindate e motorizzate di lTALALP ebbero l'incarico di provvedere alla scorta a rmata dei convogli stradali e ferroviari, oltreché di garantire il controllo del territorio e la protezione delle comunicazioni mediante il pattugliamento terrestre ed aereo e dei punti sensibili di volta in volta individuati. Tra questi, due erano considerati particolarmenle delicati e, quindi, a rischio: il terminal dell'oleodotto di Beira e la stazione principale di pompaggio a Maforga. Per quanto riguarda le modalità attuative del controllo di punti e aree sensibili , è inte ressante notare che il nostro contingente basava la sua azione sull'utilizzo di Forze numericamente più 1imitate ·d i quelle precedenteme nte presenti in zona (le Forze zimbabwane erano, infatti, mediamente 5 volte più numerose delle nostre, anche se molto meno dotate di automezzi e p raticamente
57 Cfr.
G.F.. Rianco e C. Graziano, op. cit., p. 53.
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prive d i elicotteri), ma munite di una notevole mobilità, consentita dall'impiego di aliquote eliportate di fucilieri, che, giunte sull'obiettivo, sbarcavano cd effettuavano i controlli previsti per poi reimbarcarsi e tornare alla base. ITALALP dovette, inoltre, provvedere al trasporto e alla scorta di materiali per l'allestimento delle Assembly Areas, località organizzate dagli osse1vatori dell'ONU in cui, secondo quanto previsto dall'Accordo Generale <li pace, sarebbero poi state concentrate le unità governative e della Renamo, in attesa della smobilitazione. Non potevano inoltre mancare i compiti di sostegno logistico (grazie a JTALOG) e sanitario (con l'ospedale <la campo di ITALSAN) a tutte le unità delle Nazioni Unite dislocate nella Regione centrale (di queste due componenti si parlerà più avanti). Tn realtà. il sostegno sanitario venne esteso anche ai molteplici bisogni della popolazione loc°'ale. A tutto ciò si aggiunsero per i nostri Alpini n umerose a ltre anività "mino ri", connesse con la sicurezza degli accamp:unenti, la protezione delle personalità di p.:1ssaggio nell'arca di competenza , la vigilanza delle sedi ONU, il conuollo ùi parte àeile sr.atali n. 1, nd trntlo lnchope-Rio Save, n. 102, nel trntto Chimo io-Calandica, la scorta d i movimenti di varia n atura lungo tutto il corridoio (statale n. 6, tratto Beira-Mach i panda) e , intìne, il concorso al trasporto di viveri e aiuti umanitari58 . Decisivo per la riuscita dell'operazio ne fu, inoltre, l'impie~o delle Trasmissioni, del Genio e di lTAIAVES. L'aliquota delle Trasmissioni garantì i collegame nti tra le varie unità consentendo q uindi l'azione di comando su cli esse , ma anche gli indispe nsabili collegamenti con la Madrepatria sia per esigenze operative sia per il benessere del personale. Il Genio, in particolare la squadr.:1. "bonifica ordigni esplosivi", il così detto nucleo BOE, consenti di scx:ldisfare le esigenze fondamentali cli ITALFOR connesse essenzialmente con problemi di mobilità, contromobilità e protezione (rimozione delle ostruzioni , ripristino
58 Servizio Pubblica Informazione , Nola di LinRttagg io. ONUM07., Mini51:ero della Difesa, Roma 19<)4.
'iJO
f_i11rico Fo11{(11w
dell:t viabilitil, alll'Stimento di passaggi rer il superamento di evenru~di osta coli , costruzione, ove necessario, di strisce di atterraggio per aerei leggeri c d aree di atrcrraggio per elicotteri, lavori di rafforzaml'nto delle difese degli accampamenti, lavori di mascheramento d ei posti com ando, eventuale sminam ento dei tratti di terreno chi perlustrare e pattug liare e delle ,tltre zone di interesse). Per quanto riguarda ITAL/\VES, infine , esso fu di fondamental e impo 1tanza per ogni allività : "patL11~/ie eliportate, guida conuo.e,li;
cullegarnenti; attività di cumaudo e cuntrollo; traspurtu di personale; intementi dei plotoni di pro11to illl/Jiego, occupaz ione prew ntiua di punti sensibili, sgomheri sani/ari, 1·1 /urnimenti di viveri, az ioui d ete rrenti. Di tutto ,,:;9. A1 finl' di consentire lo sv iluppo della fase o rganizzativa e d i quella esecutiva furon o emanati divers i O rdini di Operazione. f principali furon o tre: l'O rdin e di O p c r:i;,.io ne n . l , del febbraio 1993, emanato dal Ili l{eparto dello Stato Maggiore dell ' Esercito (Ufficio Opl'razio ni); l 'OrdinC' di O r c ra'.l.ione delb brigata A lpina "Taurin cnse", del dicembre del '92 (Uffi c io O AT - Operazioni , Add estra111c nto e Infor mazioni); l'O rdine cli Opcn1'.l.io ne del l>altaglione Alpini "Susa", del febbraio 1993 (Sezione O J\I) . Con tali doc umenti venivano disciplinale l'organizzazio ne, la condotta e l 'esecuzione d e lla missione , mediante disposizioni generali e di dettaglio su organic i e composizione delle Forze, crite ri di sce lta delle a r ee di sc hi e rame nt o, orga ni zza7.ion e log istico-~:cmitaria , d egli acca mramenti , delle tra smissioni , d el b enessere del personale, ecc., n onché ancht: brevi cenni sulla situazione sto rico-politica, economica e geogr:cdka del Mozambico e quella delle Forze militari rresenti in loco.
j.2 /,a
deterrenza e la nurmalizza.ziune ( filfàse)
G li o ltre 17 m esi di "Alhatros" furono caratteriz:t.ati eia tre principali fasi, la cui esecuzione e conclusione scandì i tempi dell 'intera
59 Cfr. G.F. Hianca, C. Gra zi:rno , M. Risi, o p . , it., p . 53-54.
Upera:zùme "Alhatros··
o p er azione. Per utili1.zar e un a terminologia coniata da l second o Coman danre di lTALFOH, il (-;eneralc Sil vio Mazzaroli , la prima fase fu q11 c ll,1 "dellu deterrenza e delta normalizzazione "; la secon cb f11 q uell a ''della smilitarizzazion e del /Jaese·;- la terza, infine, fu la f a.se d e lle "d(//icoltà j.Jreelettorali ··. I.a fase dd la c.lerern~n 1.a L' de lla norm al iz1.azi o ne si protrasse da ll'iniz io e.li marzo (assunzio ne delle responsabilità) sino alla fin e di ottobre del 199:$. Si è parlato di deterren za in quanto, in quei primi m esi , lo .schi eram e nto ·'dell 'a pparato militare hu dato 1t n
chiaro segno della serietà dcli 'impeg n o ass u nto dalle Ninìuni Unite e delle sue ca/Jacità operative ( dim ostr ate almeno in Moza mbico) , prevenen do il riaccendersi di qu.a,/siasi serio focolaio di c01~/7illuulità tra le /)(fr/i i Jf causa ". Si è parl ato anche di norm alizzazion e p erch (· , g r:1zie a ll a su ;t presen za in armi , l 'ONU ha creato "le p remesse e dato a11ui o a quel J,rocesso di ritorno alle normali
condiz ioni di uita che cer1r1111e11/e {, stato il risultalo più atJliertito ed apprezzol o dalla /><>/mlr1z io11e locaf(>_.. ·<>0 D urante qul'st:1 pri111a fa se i principali problemi che le Nazioni U nite dovet tero affrontare lùrono soprattutto di c ar attere p u litico (contra sti tra le pa ri i circ1 l \ 1rn111in is1ra7.io n l' del te rritorio posto .sott o il rispe11i vo con tro llo , d enunce cli violazio ne degli ,iccordi di pace , sfor zi dip lo ma1i c i e finan ziari volri a convincere il leader della lknamo ad uscire dall a b oscaglia e di:t logare con il Ciovernu , prete.se della gt1L"rr igl ia d i pa ri d ig nir,ì d i v ita a Maptll o con i corrisp o nd e nt i rapprese ntanti del Fre l im o. t ra sfo rm azione dell a l-k n;1n1<> d ,1 rno viinenlu di g uerriglia a panito pol itico vero e propri o. richicstv d ('I Prcsiden ll' Chi ss:1110 irn.: re nti sopratru t to agl i im·estimc nti L' :tgli :11uti uma n itari ). punt o <.1 1 v 1-;r;.1 opcr:tl ivo . i n o stri repart i si trova rono a dover superare di\'l'l".'->L' ne~cenri cliff1 cnlt:·1 <lirnpi egu . Inr ztal n w nlL·. inratli. il 14 aprile . in occasio n e dcll:1 prillla rxmu glta b li ndata di JTALALP, si poL<:· toccare con m :m o u n d1111a l \ ' So v l);il
cld1c:tlP. stante Li minaccia c.lellc unit:ì zimbab wane di rioccupare
111.i.litarme nt e il corridoio q u alor,1 le Forze ON! ; - nella fa n ispecic
<~J Cfr. :-i. Ma 1.1.,1roli. op.cil., p. 1 5.
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Enrico Fontana
quelle italiane - non fossero riuscite a mantenerlo ape1to al traffico ed a prevenire, lungo i suoi quasi 300 chilometri, il temutissimo fenomeno dei banditismo. Successivamente, con l'inizio vero e proprio delle attività (controlli al terminale cli Ileira, scorte ai convogli ferroviari e stradali e pattugliamenti stradali), cominciarono le prime cW1ìcoltà nella scorta, in particolare ai convogli ferroviari, soprattutto nei pressi di alcune stazioni, quali quelle <li Namathanda, lnc ho pe o Mazigno , dove aumentando la pendenza del tratto ferroviario, poteva capitare che, viaggio durante, il tr<::no venisse spezzato in più tronconi. Questa situazione avrebbe potuto richiedere fort:c 2 o 3 volte superiori a quelle normalmente impiegate. L'escamotage individuato fu quello di aumentare il numero dei plotoni di scorta, riducendo però l'organico delle squadre. La cosa fu resa possibile, fra l'altro, dall'ampia <lisµunibilità di mezzi: "Pochi uomini, armi e mezzi numerosi, ottimi collegamenti", questo è spesso il segreto dei suc-
cesso <li molte operazioni militari61. Nel mese di giugno, con i ritardi che la mancanza di fiducia tra le parti continu ava a pro<lurr<::, iniziù la costruzione delle prime zone <li raccolta sbandati, le cosiddette Assembly Areas (aree organi:aate dagli osservatori dell'ONU per accogliere circa 80 mila soldati in via di smobilitazione). Nel settore del "Susa", cominciarono a sorgere le prime 4 Assemb~y Areas. Katandica, Chimo io, Chibava per le unità governative; Magunde per quelle della Rcnamo. Tutte località, Chimoio a parte, situate decisamente al di fuori dei corrid oio di Beira: .Katandica 120 chilometri a n o rd, ve rso Tete; Mag unde e Chibava 150 chi lometri a sud di Inchope, verso Maputo, la capitale. A sostegno delle attività svolte dagli osservatori dell'ONU per la costituzione delle citate aree, le pattuglie di JTALFOR iniziarono ad effettuare le prime scorte di viveri e <li materiali diretti alle Assemb~y Area.s, cominciando così a percorrere nuove zone del Mozambico. In partico lare verno Tete, uno dei settori più caldi del Paese. Si trattò di missioni sempre più impeg native, poiché svolte a
61 Cfr. G.F. Bianco, C. Graziano , M . Risi, op. dl. , p . 60.
0 /)erazione "Albatros"
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clis t:anLe c.,Tescenti, prolungate per più giorni, con un considerevole peso logistico per garantire il sostegno del personale e la manutenzione di mezzi, armi e materiali. Tutto ciò in zone poco conosciute, spesso isolate, "ricche" di mine sparse ed altri lrappolamenti esplosivi; l'attività di bonifica e di raccolta di tali ordigni, resa difficile dalla mancanza di un benché minimo documento di registra:àone, fu affid ata sia al nucleo BOE d el plotone Genio (che a partire dalla riduzione dei Comando di contingente venne inquadrato nella compagnia Comando di ITALALP) sia ad a liquote Genio dei Gurka nepalesi. In a gosto e settembre, in aggiunta alla n orm ale attività, si svolsero due opernzioni fuori dai n onnali settori di competenza , i così <letti, pattugliamenti a lungo raggio, che. a d ifferenza delle normali pattuglie preposte alle scorte stradali o ferroviarie e pattugliamenti di itinerali lungo il corridoio (25 tra Ufficiali, Sottufficiali e Truppa oltre a 4 mezzi , VM-90 o blindo 6614), e rano molto più consistenti. Risultavano normalmente costituite da u n p lotone blindato , due S<.tuadre scout su VM-90 (avan guardia dd dispositivo), il nucleo BOE, un nucleo dì collegamento con <1pp<1rato radio SRT 478, un nucleo logistico ed uno sanitario. Nel complesso dai 12 ai 14 meui e circa 50 u o mini agli ord in i di un Cap itano o di ·un Tenente in servizio perman e nte. Per "Agosto Caldo" e "Settembre Neru", così furono denominate in codice quelle operazioni, furono costituite 4 pattuglie a lungo raggio, a livello di co mplesso minore (cioè di compagnia o dr plo tone rinforzati), in grndo di operare autonomamente per un-periodo continuativo di più giorni. "Agosto Caldo" nacque dall'esigenza <li completa re il più rapidamente possibile le varie Assemh(v Areas e si tradusse nell'organizzazione di due autocolonne, una del battaglione Logistico e l'altra di ITALALP, da Beira a Maputo e rito rno: "Un viaggio di circa 2.800 Km net mato mozambicano, con una strada che a sud di Riu Save diventa di diffìcile percorribilità, consentendu velocità non superiori a 10Kmlora '02 .
62
Ivi. p. 63.
.531
E111ico Fo11tm1a
Nel complesso si trallò cli un ciclo ope rativo durato ininterro ttame nte per piC1 di 20 giorni . Sempre ad agosto, venne e ffettuat,i anche un'a ltra piccob o p e razione; nome in cod ice ''Moana ·~ la cui fase esecutiva durò solo poche ore con l'impi ego di una com pagnia Alpini per il tras fe ri me nto del leader della Rena mo, Alfonso Dhlakama , dal parco della Gorongosa (santuario de lla guerriglia ) a Maputo . A settembre si sviluppò un altro ciclo ope rativo, come que llo cli "Agosto Caldu ", denominato "Seft<;•mbre Nero". L'unica differenza tra le due missioni fu che le nostre unità di scorta s i spinsero fin o alla località di Vilanculos , 200 d 1ilnmetri più a sud di qt1anto no n si fosse mai fatto prima .
_')._') La smilitarizza z ione del paese (2"/as<>ì
Tra il 10 o no hre ed il 14 novembre 1993 e bbe luogl >il cambio, nel contingente "Alhatros", tra le unit~ì della "'l'aurinense" e quelle della "Julia ", che e re ditù un co rridoio per co sì dire '·normalizza to'·. Po té così cleclicarsi , a partire dal mese di novembre, alla fase più p ropriame nte operati va d e l processo di p ace, que lla de lla concentrazione dell e Forze, de l loro disarmo e smobilitazione (circa 100 mila uo mini cli cui 62 mila governativi e 20 mila guerriglieri) e d e ll a costitu zione delle nuove Fo rze An na LL' cli Difesa del Mozambico (FADM ), ridon e a 30 rnib sold:11i , a cui av re hhno d ovuto partec ipare . in pe rcenlllali u guali. militari cli l'ntramhe le fa;,,io ni Tra nove rnhrc L' dicembre furono appronr:11c 49 a ret' di r:1ecoì 1a (Assernhl)' AreasJ: di queste be n 25 ricadc:vano sott o la g iurisdi1.ione d e lb Rcgionv rniliure cenlrak i.;J re ali zza;,,ionc e la ;-;u cce:-.siva :dit1K·nt,J1.ione del le aree fu un prol)k- m :1 orgarnzzativo notevole, sopralllllto per rnoti vt d i vial>i11\à spet-su rncsistc nt e D ad ek\'a lo risch io a causa ddk prl.~senza cli rn in e . Per tale motivo, sop rattuno ali .inizi o, le nu ovi: zone d i 1ntervcnlu eran o raggiung ibili solo via elico ttero. Dei nosln oltre 1000 soldati , i c irca (>()() operati vi di ffAI.ALP, non essendo più vincolati a l solo corrido io di Be ira , cominc iarono ad o perare sistemat1camen tc s u un te rrirorio a mpio quanto l'lralia ,
Operaz ione ·'Alhatros '"
5:Vi
pruseguendo pera ltro l'ordinaria attività di pattug liame nto e scorta convog li. G li a ltri 400 provvedevano a lle esigem:c lugistico-sa nitaric del contingente. L'a tti vit:ì opera tiv a di ITJ\LALP, o ltre c he da ll e diffico lt,) ambie ntali , e ra resa a ncora più complicata dalla pericolos it::ì ins ita nelle o per,11.iuni di smo bilita:...: ione di sold a ti orma i in g uerra da molto tempo. rn questa s itu azione delicata "hasta un al/imo per a ccende re la scintilla della manijt?staz ione '6 3. Nelle zone s ulle qu;i li avre bheru dovu to sorgere (o s tavano già so rgendo) le aree d i racco lta s i inte nsificò, così, l'attività di show the jlag. Alla routine e a lle ordinarie aUjvità programmate si aggiunse ro hcn pre sto le e mergenze dovute alle molte ribe llio ni c he si veri ficava no a inte rvalli sempre più regolari nelle Assernh~y Areas. l motivi elci ma lumori cr:mo molteplici: le condiz ioni di vita trovate dai so ldal i governar ivi e dai g uerrig lie ri, be n di verse da quelle c h e i rispetti vi leaders avevan o loro rrecedente mente promesso; ra7.io ni vive ri distribt1itc ritenute, "a rag ione ", ins ufficienti; rifo rnimen ti non sem pre tempestivi; frequente mancanza d 'acqua, la permanenza nei campi di raccolta, pre vista inizialme nte per poche scttima 11e , sa rebbe poi s[ara prolungata per più cli 7 mesi. Nel frattempo, g ià a lla fine di dicembre d e l '93, aveva preso il via e s i era sviluppata l'ultima delle principa li attività previste d:ctl mandato a ffidato a lla componente militare cli ONUMOZ: il dis armo delle fa '.Lioni in contrasto, che fortunatamente, grazie agli "inte rve nti tampo ne " dei caschi blu, no n portò in nessun caso ,l interventi armati. "Armi in cambio di cibo ", ossia lo s logan coniato rer l'opera zione, nel pe riod o indicato trovava pratica applicazio n e per impedire che la fame, fattore decisivo per la fine delle ostiliL,ì, potesse compromettere il p rocesso di pace. Il disarmo e la raccolta delle armi si protrassero s ino a tutto arrile dei '94 e co mporta rono un lavoro d' équipe, svolto in stre tta collabora'.Lione tra il contingente italiano, gli osservatori ONU presenti ne lla Regione centra le ed i rappresentanti delle due fazioni contrapposte. L'inte ra attività era sorvegliala e protella dalle pattu-
63 Cfr. G .F. Bianco e C. Grazia n o, o r . cit. , i,. 67.
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Enrico fontana
glie di caschi blu che, tra l'altro, provvedevano al trasporto e alla scorta dei materiali d 'armame nto a Chimoio. In questa sede ogni pezzo veniva registrato, contabilizzato e stoccato in un'area appòsitamente attrezzata e sorvegliata; a cura dei nuclei BOE si provvedeva poi alla distruzione del munizionamento.
3.4 "Albatros 2 " le dffficoltà preelettorali Gg.fase) A partire dal mese d i maggio del 1994, il contingente "Albatros" ve nne riconfigurato sul reparto di Sanità, ITALSAN, cui si affiancarono una compagnia di sicurezza ed un reparto Comando e sostegno logistico, per un ammontare complessivo di 220 uomini tra Ufficiali, Sottufficiali e Militari <li truppa. Furono lutti concentrati a Heira, nei pressi del terminal d ell'oleodotto. Con capacità operativa del 93% iniziò in Mozambico la missione "Albatros 2"64 . Le operazioni di rientro in Patria del contingente "Alhatros 1" si svolsero nell'arco di circa 20 giorni, dal 14 aprile (giorno, del rientro de lla prima aliquota d el personale con volo wm) ed il 2 maggio (giorno dell'abbandono definitivo dell'accampamento di Chimoio · e dell'imbarco dell'ultima aliquota di personale di "Albatros l "). Durante questo periodo, parallelamente al graduale rientro d el personale in Italia, si realizzò il definitivo disimpegno di ITALFOR dai compiti operativi e logistici, la cessione degli accampaìne ntr e degli accantoname nti d i Chimoio e Maforga al battaglione botswano in trasferimento da Tete (ove comunque avrebbe lasciato una compagnia fucilieri) e la sostituzione in alcune attività dà parte della stessa unità botswana. 1,a struttura generale di comando e controllo dell'ONUMOZ, ivi compresi gli Ufficiali italiani assegnali ai Comandi ONU di Maputo (sede del Quartier Generale dell'operazione) e di Beira (sede del Comandò della Regione centrale), rimase sostanzialmente invariat.à; al contingente "Albatros 2" vennero aftìdati compiti di "sostegno sanitario al personale nazionale e ONU operante nella Regione
64 Cfr. !taifo rAlbatros, op.dt., p . 88.
Operazione "A lbatros"
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Centrale e, quando necessario, alla popolazione locale, in base aRli accordi definiti con i responsabili ONU; protezione e sicurezza del personale e dei materiali italiani'6 5 _ La riduzione del contingente nazionale coincì:,.. n'n un pe riodo in a pparenza fortunato del processo di pace: fmalmente, anche in funzione d e lle forti pressioni internazionali, le parti in cau sa, almeno a livello delle leadership, raggiunsero un accordo definitivo per l'effettiva smobilitazione, raccolta delle armi e contestuale costituzio ne delle Forze Armate unitarie. Tra il giugno e l'agos to tulle queste opernzioni subirono una brusca accelerazione a1 fine di portare il Paese alle elezioni fissate improrogabilmente p er il 27 e 28 ottobre. · Nonostante la partenza di ITALFOR, la Regione centrale ri mase sost<1nzialmente sono controllo . r1 contingente botswano, sia purç
co n maglie m o lto allargate, avendo accettato di continuare a se.rvirc sotto Comando italiano, riempiva i vuoti lasciati dagli Alpini. Alla
fine di giugno sarebbero arrivati a "dare una mano" an che 170 -parà brasiliani che con grande rapidità si schierarono nel cuore della Zambesia, provincia i.mportantbsima p0iché non solo era (cd è) i;;, provincia potenzialmente più ricca dei Paese ma era anche la più "calda" in quanto rimasta sino a quel momento sguarnita di Forze ONU.
Ad eccezione della Regione centrale, ove, tra l'altro, contj-nuava a farsi sentire la "benejìca " presenza cd il quotidiano impegno dell'ospedale <la campo a favore della popolazione civile, nel ·r.e~to del Paese questo periodo, solo in apparenza fortunato, fu in rcaìtfa. tutt'altro che tranquillo. Molti problemi, prima sottovalutali, finirono col venire "al pettine": gli smobilitandi non volevano p1ù saperne di rimanere segregati a ll'interno delle Assembly Areas,- i pochi militari già smobilitati troppo s pesso non ricevevano quanto era stato loro promesso; molti tra .soldati e guerriglieri, selezionati dalle parti per entrare a far parte d elle nuove Forze Armate, rifiutavf1no l'arruolamento; i mutilati e gli invalidi esigevano sempre più insistentemente di essere assistiti ; tutti avevano qualcosa da chiedere o
65 Ibid .
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F:nricu Fontm ,a
da ri vendicare e né il Go verno, né l a Ren arno avevano ormai più il contro llo sui propri c x comballenli. Fo rtunatam ente, con la fine d e lla smol>ilita1.ione ( ne i p r imi g iorni di settembre) , con la d e finiti va rinuncia agli arruolam e nt i coatti n elle nuove Forze Armate e con una magg iore allenzione e tempesti v ità delle N azioni Unite ne ll'elargi zio ne elc i b enefi ci p rom essi , la situ azione andò gradatamente calmandosi un po' in ttltto il Paese . Nello stesso p eriodo, l 'ONU avviò finalme nte la macchina eletto rale con le operazioni cli censim ento degli elettori , l 'isti tu zio ne d ei centri cli informazione elello rnlc, c cc. . ch e diedero una sensazione di gene rale ritorno alla no rmalitù e fecero intravedere il traguard o de lla ormai prossima sc1dc nza e letto rale6<,.
4. I.a logistica 1 . 1 I w mJJil i del/"atlività lnpJstica di ··Afbalrus·· Mentre J';1sp crto op erati vo fu alih astan7.a chiaro fin dall"ini1.io , !"organi zzazio ne logi stica d ella missio ne prese il v ia e si sviluppò senza ch e si ,1vcsse l a per fella conoscenza d el p unto di p arten za , cioè qual e sard>he stato il compito da svolgere . In altre parole , no n era suffic ie ntem ente chiaro se, in zon a di o perazioni , l 'o rganizzaz io ne l ogistica di " Albatros" sarehhc stara ri volta alle sole esi gen ze del contingente italiano, o ppure se avrel>l>c dnv uro essere in grado di soddisfare anc he quelle di tutti i repa rti O N ll disl oc1ti n e ll a Regio ne centrale. Come è n o to, si vcrif"id ) (]\lest a seconda i potesi : o lrre al compilo pri1mirio , infarti, che fu quello cli assic urare, innanzi tutt o , cl ovun(J ue e con ogni tempo , il sostegno l ogisti co e sanitar io al co nt ingente italiano , l 'o rgani zzazi o n e log i sri ca di ITJ\LFOR ebbe anc h e il cornp ilu cli suppo rtare il p erson ale mililare ONU d isl oc:1lo nclLt l{egione militare centr,tk ; rifornire d i v iveri l ' c 1rh11 ran t i tutti i reparti O N l J o p e ran ti n e ll a sudderta l,{t>gio n e ( pi ù d1 2.100 u o min i ), g arant ire l 'assi sten za sanitaria a tutto il pc-rson a le
r,<, <:tr. S. Mazz,1roli, up.cit. , p p .
:w scgg.
Operaz ion e ''/l lhatros ··
5.59
mil ita re e c iv ile ( ON I J o locale) , a ssicur:.mclo lo sgomb e ro sa nitario d 'emergenza a m ezzo dicollc ro o :1lllbula n za ; in.fine, trasportare, p e r conto dell 'ONlJMOZ, persona le e materiali sia a ll 'intern o c h e a ll'e ste rn o d e lla Kegione ce nrra le. A l fine d i consentire l 'assulv ime nlo d i s iffatti co rnp it i e con lo scopo e.li o ttimizza re il flusso e.lei r ifornime nti , venne rea lizzato un dispositiv o c h e si c stcndcv;i <.1:-ilb Madrcpatri,1 al Moza mbico e c h e compren d eva t re pr inc i p :ili o rgan i s llli esec u t i v i 0 7 : Log isti c o
cli Contingen za
il reparto
< HEI.OCO), c o stituito pe r l 'esigen za; il
batr,1g lio n c Logistico , "T :1uri11c nsc " , priiua . e "_Ju lia " , pui, (ITJ\.LOG ); infine , H reparto di Sanit;ì d c ll:1 "Taurine n se '' (ITALSAN). Tutti organismi già sper imen tali con s11ccvsso in occasio ne cldlc o perazion i ·' Pe llica n o '' in A llx inia e " J\ iro 11c " in K u rdista n . o della conle 1nporan e a mission e ·' [b is" in Srnn ili:1.
li RELOCO :1vc v :1 il nn1 1pi l o d i attiv~1rc l 'area lup,islicu d i lransitn. cioè q uc ll;i zo n :1 dov (· v (·n iv: 1no sto ccati . ca r,ilog,1ti, confe zion at i e i n ventaria li i 111c zi'.i e i mate ri a li da i n v iare p resso l' area d i o p e ra z io n i . l:sso si compon eva d i d ue distacc ame nti : 11110 clis lo c aro in lta li:1. i l rcp:1rto d i Mov i11 1<.-r1lo e C:irie,1111<.·nto ( HEMOCA) , e !'a l tro in Moza 111hico.
11 RFMO CA . con C o rn ,1nclo ne ll a sede d e ll a b r igata ·'J11lia " e con ali q u o t e s pcc i:il i;,,z:1lc d is l :1c ca l e presso i porti di La Spezia e Li vorn o e g l i ae roporti d i Trieste , Rivo lto e To r in o , riceveva ì rifornime n ti. i m ezzi
l' 1
m ,1 tcrbli
l~
prov v ed eva
ad all estire e stocca re i la correll:1 compila-
et rid 1i, co ntmll:111do, :1i fini dei rimborsi Oì\U,
z i o n e d ella rcl :111 va docume ntaz ione; a cu n fe z iun a rc i cari c hi e :tpporrc i co nlT;1ssl'gni pvr la rapida idcntific v.ionc d c lll' llll'rci ( p er ese111pio e ti c lt l'lt :i b lu pe r I TJ\.LALP, rossa per lTJ\LOG , ecc .. ); :1 compila re le liste d escritrive partico la r e ggiate d e i co ntenuti dei conr:1i n ers co n l'indica i'.intl<.' dei rqxi r ri clesrin ,1rnri ; a disbriga re le prat ic he c ont:iliili e dogana li dei materiali e dei 111e zzi in tra n sito , i nfine , a sp ed ire i caric hi per via ae rea o nava le. 1·a tiquot:1 dei KELOCO sc hier:ll,l in Moz:1mhi co. inve ce, ave va il p ro p r io Coman do a C hirnoio ed e ra ubicata p resso il porto e l 'ae -
·,- Ved i 11u1:1~ 1.
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Enrico Fontana
roporto di Beira. ·Essa, per parte sua, si occupava prevalentemente dello sdoganamento delle merci in arrivo, della ricezione dei materiali e dei loro smistamento agli utilizzatori. Aveva inoltre il compito di preparare i documenti di viaggio e doganali per· passeggeri e materiali in rientro in Patria68 . Le attività Jogistiche svolte in zona di operazioni prevedevano i rifornimenti, il mantenimento dei mezzi e dei materiali, i recuperi e sgomberi degli stessi, i trasporti e, infine, le attività sanitarie (di cui si parlerà più avanti). La responsabilità del corretto espletamento delle attività logistiche risaliva al Comando di ITALFOR in Mozambico e al Comando della Regione Militare Nord Est in Italia. Ad eccezione di-alcuni componenti di vestiario, q uali i baschi azzurri, i foulards, gli stemmi ed i fregi O NU (che furono forniti direttame nte <fai Comando 01\'lJMOZ di Maputo), le dotazioni dei mezzi e dei materiali del contingente vennero costituite in Patria, utilizzando prodotti nazionali in servizio. Le normali dota:cioni, individuali e di reparto, vennero incrementate per conferire al ,ontingeme la necessaria prolungata capacità operativa. Per far fronte al problema della distan7.a, che, pe r criteri di economia, -imponeva rifornimenti quindicinali aerei (con velivoli G-222 e C-130 dell'Aeronautica Militare) o navali, il contingente venne ·forriilo di un'elevata autonomia logistica. Mediamente vennero forniti in più circa 60 giorni di viveri di risetva (15 con ra7.ioni da combattimento e 45 con razioni ordinarie), 30 g iorni di carbolubtilìcanti, 40 giorni di ricamhistica varia. Unìci problemi: k: condizioni sanitarie del luogo e la possibilità di conservazione dei generi: il primo fu risolto avvalendosi della collaborazione dell'organizzazione sanitaria del contingente (nel senso che 4'Ufficialc veterinario si occupò del controllo, qualitativo del cibo , verificandone la ·genuinità). La soluzione del secondo comportò 1a messa in opera di un'organizzazione campale diversa da quella abituale, basata totalmente su containers, utilizzati sia per il tTasporto che per la conse1vazionc dei generi, alimentari e non. Vennero anche acquistati due grossi generatori di corrente per assi-
68 Jbi<l.
Operazione "Albatros"
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curnre l'alimentazione dei containers ftigo che, per motivi di voltaggio, non potevano utilizzare i gruppi elettrogeni in dotazione. Nel settore dei carbolubrificanti e in quello del munizionamento le cose furono più semplici (grazie alle autocisterne in dota:lione che setvirono perfettamente sia come me'.6ZO per il solo trasporto, sia come deposito, sia come stazione d i servizio). Per quanto riguarda, infine, i mezzi di trasporto, essi furono ridotti all'essenziale. in relazione alla capacità di carico consentita dalle due navi noleggiate dalle Nazioni Unite, l'Arcade Eagle e la Kintapo.
Il periodo relativo ai primi 2-3 cicli operativi, fino alla fine di giugno 1993 per intenderci, dal punto di vista logistico fu caratterizzato da una certa lranquillità; il contingente "Alhatros" era l'Lmico reparto ONU presente nella Hcgione ccntr<1le; i generi di ogni tipo, quotidianamente consumati, erano quelli portati al seguito dall'Italia. Non esistevano ancora esigenze esterne <la soddisfare. Qualche difficol tà si ehhe in un successivo momento, quando l'ONU stipulò un contratto d'appaltu con una 1..1itla australiana che effettuò la prima fornitura utilizzando un container da 40 piedi, al cui interno, alla slessa tempernlura, erano stati stipati alimenti surgelati, verdura, frutta, formaggi, ecc., con il risultato ch e -la gran parte dei viveri fu gi udicata non idonea e, quindi, rifiutata. Per "approssimazioni successive" si arrivò ad ottenere risultati più soddisfacenti. La farina e, in genere i ricamhi di ogni tipo, rim4Scro però sempre neni di provenienza nazionale. Le cose andarono megho nel set.ture dei carboiubrificanti in quamo ia dirra fornitrice disponeva di un deposito a Chimoio. -Il problema principale connesso con il sostegno logistico dtgli altri contingenti rimase, per tutta la durala dell'operazione; q~1ello dei viveri . Si dovette coniugare infatti i'aspetto quantitativo con iJ_ gusto, le credenze, la possibilità di conservazione dei genert . (il contingente italiano era infatti l'unico ad avere celle frigo) 69. . ·._ Non dimentichiamo, poi, che uno sforzo analogo era contcmpor<meamente sostenuto in Somalia.
69 Cfr. G.F. Bianco e C. Graziano, op.cit., pp. 144-145.
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H11rico Fo11/ana
4 .2 L 'atliuitù sanitaria di ''Albatros " L'organi zzazi o n e sa nita ri ,1 p re di spo st a p e r l 'operaz i o n e ·'A lbatros" aveva il com p ilo principale di assi c urnrc al contingen te italiano il sostegno sanitario d i 1° e d i 2 ° anellu, rispellivarnenle attraverso l ' impiego d e i posti di medicaz ione, esi stenti in ogni co mpagnia , e d ell 'osp eda le d a c:c1mpo, inqu:1dral o ,ill ' inte rn o di l'l'ALSAN, che era artico lato su un nucleo c hirurgico , un nucleo m edicina, due squadre disin festa zione, u na sezio n e veterinaria ed u n plotone Comando e Servi z i70 . A ll 'indo mani dell 'arri vo in M o zambico, ne l marzo de l '93, di lutto TTA LFO R, il primo ad e nrrn rc in ai'.iorw f11 proprio l'ospedale cb campo. Avrebbe ammainalo la ba ndie ra solta nto il 17 di cem bre dei 1991: v:1lc a dire che f11 l'unico reparto italiano che v isse p rop r io p e r i nte ro l'opcrnzion c " A lhatros".
La rea lt;-ì sa nitari a d i q u el l \ 1ese che si trovò ,Hl affrontare il co ntin ge nte ONU era caratteri zzata dalla di ffu si o n e d i nu m cTosc m :datli e: il colera. l'epa tite oirule d i " tipo A ", dov u ta al contagio alimentare, e di Tipo B " c:1usa ta d ,1 r:tpporti sessuali , l'A IDS, la sifilide t· la p,01wtrl!a , la meningi/e, nella maggio ranza dei casi d i Tipo \V c. infine, b più diffus,i e , q u indi temu ta, la malaria. La ca r enza di adegua l e strullu tT sa n i tari e luu ili, nonch(' k dram mariche condiz i o ni ig i enico-sa ni tarie d i quelle esiste nti :1 C:hirnoio , Dondo e Lkir;1 . co ntribuiron o a re nde re il repa rto d i San ità, pe r quanto fosse una sl rullura calllpalc . un punto di riferi men to se mpre piÌI impo rtan te e di g ran lunga p iù e fficace de lla reah~1 ospnblin a luc tl e. ITA I.SA N p o ssed eva , i nfatti , un 'équipe medica idonea ad affrontare t u lle le possibili c mergcnZL'. l·: rano prL'SL'nti due chirnrghi . u n analista . un rianim atore aneslesist;1, un r~1diologo, u n o rtoped ico , un inl c rnisu ccl un Ltrmac ist,1. Su 11n·a111h ulanza ;\ parte, era sistemalo anche uno stu dio denti stico con un o dontoiatrn . A q uesti :111da van o aggiunti un tecnico di radio logia. u na dec ina d i in f'ern1ic ri :1iuta nti di sa nit,'1 e q uattro infe rmi e re ,·o lo ntarie d ella Croce Rossa Ita liana.
-:-o C fr. 111 Repano-Uffici() O pn:tzio ni. o p .cir.
Operazio11e "AI/Jatros ··
I ) urnntc i 21 mesi trascors i 111 Africa austra le , si maneggiarono qu,1lcosa com e j 1niliarcli di materiali sa nita ri , tra m edicinali , rc,1g cnti, sie ri. v,iccini, plasma e san gue. Ogni 15 giorni , un volo in p,11rc n za eia To rino o da l'isa p01r,1v,1 a Bcir,1 del s,m g uc fresco. 11 giorno prim,1, un automeno m ilir,1re furn ilo e.li frig orikro prelevava chllla B,rnca ciel sangue cli Firenze il sa ngue necessa rio, che veniva così tra s portalo all'aeropuno . Sull 'aereo, l"Ali1ali,1 faceva regolanncnrc insrnlh1re un frigorifcr() , '·a/ posto d i due sedili dello husiness-c!ass ". in modo che il liquido potesse g iungere pcrkllamentc conserva lo a Beirn e.love un cli col Lero di ITAL/\VES sa rebbe sla to p ro nlo u recapitarlo a Clii111oio. Pres so l'acc;1 111rx 1111e nto del REPASAN. pe r 111eL'.l'.(-) -c.ld- "Tifone ". un a lo rni zzalo re ca mpale , una SlJU~Klra pro v,oec.lcva a c.lisinfeslarc e disinfe11are lJUOlidianamente J"in1e ra s1ruuura ospedaliera camralc e le s ue va rie componenti sanitarie. Q uando rermin ù la missione "Alharrus 1··, il T i, 28 e 29 ,1prilc del 1994 tre poderose a utocolonne rrnskrin 1110 g li shelters, i cont;1i11crs e le tc1H.lc e.li 11ALSAN presso b 11u< iva dcstin ;u .ionl'. TI nuovo c:c1111p() e.l i JTALSAN divenlii ben presto una "base" inlcr n azionale, s i,1 perché·. nel li·,mempn, crebbe il numero degli ;issisriri c.lcll~1 Reg ione centrale, tra cui s piccavano gli uomini dd Bangladesh ( prove nie nti dalla zona dei Qel inarric), gli indiani (di slan za :1 Beira), i bots wani (che ci avevano sostituiti a Chirnoio) e i 200 Pad brasilia ni, sia perd1é', all'inte rno e.Id suo pnirnctro. lrovmuno posto , alcune aliquole di casch i blu (india ni , hrasilia ni, g iapponesi. portoghesi). L'a 11i vit{1 sanila ri o-osredaliera proseguì in llloc.lo f"rc nclico s ino alla fine d e ll 'anno. A parle i già ci lati interventi di o rdi na ria arrn ninisl ra z io ne. s i lraltav,1 di d e be llare i Sl'111pre presenli casi di m ala ri a , infe zioni e malattie della pelle . Purlroppo. tra l'agoslo e l'o llo hre d e l ·94 , la "malania " più diffusa s i cl1iamcì mina . lnfaui, a seguito del la normalizzazio ne d e lla vita socia le . finalme nte raggiunta , grazie anche all 'aui vità bi e nnale d e i casch i bl u di ONU MO Z. in mo lte zone c i si comin ciò a muove re con lroppa imprude nte dis involt u ra e le virtime fu rono numerose .
71
crr. C .F.
lk lllU J l'
c.
(~ ra ziarH J. o p . c i l. , p . 10(1.
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Enrico Fontana
CAPITOLO III
i;·,,.·.
1.11 contt:lt# tra "Albatros" e gli altri·contingenU nazionali - Uno dei tanti vantaggi· di un'operazione multinazionale è quello di offrire, alle varie Forze partecipanti, la possibilità di confrontarsi le une con le altre, studiando i pregi e i difetti reciproci, oppure le modalità operatiie, te soluzioni logistico-organizzative e la mentalità di ciascun "alleato". Durante la missione "Albatros", il contingente italiano ebbe modo di entrare in contatto e di cooperare con truppe ·e unità appartenenti ad altri eserciti, spesso non europei, depositari di mentalità e tradizioni talvolta molto diverse dalle proprie. I rappbrti più frequenti si ebbero, soprattutto all'inizio deU'operazione, con i soldati dello Zimbabwe, con quelli dei Botswana e dell'Uruguay; non bisogna però tralasciare i contatti, forse più episodici, avuti .con :il,contingente indiano ( costituito per lo più da unità logistiche e · del:.Genio) e, soprattutto durante l'ultimo periodo, brasiliano, ·g iapponese e .del Bangladesh. .;. ' , L'iimp.ressione suscit~ta sui nostri Alpini ·dai soldati dello ·Zimbabwe fu quella di "... ottimi combattenti., spartani, abituati a dormire per terra, bene addestrati, agguerriti e disciplinati. Un esercito di guerra che aveva assistito e ttissuto anni di guerra': ma che.-rwn {'vedeva l'ora di andarsene';r1:_ . Per· quanto riguarda i casehi blu dei Botswana,· l'opinione comune .era ·che, "sul,piano operativo", fosseto un esercito "bqn attrezzato, efficierite ed altamente collaborativo", .tanto da consentire una perfetta vicendevole integrazione;- anche se privo delle aliquote logistica, sanitaria ed.dicolteristica73 . ,,
72
73
Cfr. G.F. Dianco, C. Graziano, M. Risi, op.cit., p. 56. Cfr. S. Mazzaroli, op.cit., p . 17. ·
Operazione "Alhatros"
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Duranle le operazioni logistiche di trasporto elci materiali destinati all 'allestimento e alla costruzione delle Assembf:y Areas, nei mesi di agoslo, settembre e dicembre dei '93, molto intensi furono i contatti con il conlingente uruguayano, responsabile della Regione sud. Le poche pause lungo il tragitto, oppure la sera dopo cena , e rano i momenti "liberi" normalmente riempiti dai racconti e dagli scambi di opinione "sulla vita militare". Gli Alpini cli "Albatros" vennero così a scoprire che l'Uruguay possiede un esercito di professionisti e che "esporta" le proprie Forze Annate: " ... Mentre il battaglione Uruguay 2 partiva per il Moz ambico, l'Uruguay 1 rientrava ... dalla Camhogia". I nostri venne ro anche a sapere che "In patria la paga è bassa: 100 dollari al mese per un Su/dato; 350 per un Capitano ", quindi, " ... quasi tutti i militari svolgono un secondo la voro per arrotondare lo stipen dio " .E la missione in Mozambico avrebbe reso circa 1.000 dollari al mese in più per ciascuno di loro71 . l rapporti con i caschi blu indiani furono episodici e molto "formali ": ciò curnunque non impedì ai nostri Alpini di giudicarli ''[>iù tosti dei previstu ". Durante la miss ione "Alhatros 2", frequenti contatti si ebbero anche con il "conlingentino" giapponese, un piccolu nucleo del livello cli squadra rinforzala (rncno di una ventina di uomini) addetto alla regulamcntazione del traffico aereo e terrestre, che face va "vita appartata " nelle proprie "case-shelters". "Il ghiaccio con i "nostri" è rotto grazie alle arti marziali; quella dozz ina di nipponici si allenanu u~ni rnallina nelle ore libere, sullo una palestra, invidiati e ammirati dagli alpini. La curiosità è a portata di mano. I giapponesi si t.![fruno ... di dare suggerimenti e lezioni. In cambio suno invitati spesso a spartire spaghetti o carne alla brace'il 5 .
74 Cfr. G.F. Ikmco, C. Graziano, M. Risi, op.cit., pp. 62 segg. 75 Cfr. (j_F. Bianco e C. Gra:l'.iano, op. cit., pp. 107-108.
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Rnrico Fontana
1.2 1 rapporti con la popolazione civile "Il Mozamhico vive una situazione politica e sociale in via di sviluppo che, in quanto tale, assume una caratteristica di incertezza. Per questo è necessario considerare che anche il più insignijìca nte atteggiamento pubhlicv e comportamento nell'ambiente lucale può essere male interpretato e stru.me ntatizzato "76 . Cosi l'Ordine Permanenlc n. 111 del 4° Coq10 d 'Annata Alpino esordi va a prop osito del comporlamento che i nostri caschi blu avrebbero dovulu tenere nei confronti de lla popolazione civile locale. Abiluata a più di 16 a nni di lo tte fratricide e a ll'occupazione militare de llo Zimbabwe (e del Ma lawi con riferimento a lle zone cli Te le e ;1mpula), la ''gente del corridoio " si d imostrò ini:.,.ialmente molto diffidente nei confronti degli Alpini. Si Lratta di un "con centrato di gntppi tribali " appa11encnti allo slesso ceppo elnico dei Bantu. 'l'ra i vari gruppi è soprat111tto quello degli Shuna a popobrc il corridoio di Beira . La g uerra aveva provoca to l'abbandono dei vilh1ggi a l nord e la concentrazione della popola7.ione a llorno ai corridoi dife si dai soldati. Secondo le iniziali testimonian7.c del personale di "Albatros", ai la ti d e lle strade tutto appariva posticcio e provvisorio. La gente coslruiva "abitazioni " c he avrebbero dovuto servire solo da rifugio temporaneo, nell'allesa che la fine della guerrn avesse consentito il rito rno ai villaggi. Non ern ne ppure pe nsabile avviare coltivazion i agricole. d i un qualche respiro, me ntre i piccoli campicelli presenti qua e là consentivano a m a la pena una te mporanea sopravvivenza. A tutto ciò si devono aggiungere le presunte angherie perpetrate ai danni della popola7.ione locale dalle "Lruppe di occupazione". Era log ica, in questo conlesto, una naluralc diffidenza ne i confronti de i nos tri Militari. L'attività svolta sin dai primi g iorni dall'ospedale da campo, l'interve nto elci Cappellani militari di "AlbaLros" (come vedremo utilissimi nella gestione de i rapporti con la Chiesa callo lica locale e, di riflesso, con la popolazione), i pattugliamenti professiom1 lmente
76 Cfr. Ufficio Operazioni e i\rldesLrnrnento , op.cil., pp. 75 segg.
Operazione "Alhatros"
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ma 'discretamente" eseguiti dagli Alpini conlrib uirono a "rompere il ghiaccio". Questa situazione , tuttavia, non impedì che, tra la fine del '93 e l'inizio del '91, venisse mosso al contin gente italiano un "odioso e strumentale attacco", culminato nell'accusa di s frnttamento della prostituzione minorilc77 . Le accuse si rivelarono di lì a poco prive di qualsiasi fonda mento in ([Uanto non suppo1tate da a lcuna prova; tanto c he le due Commissioni d 'inchiesta , nominate ris pettivamenle dalle Nazioni Unite e dallo Stato Maggiore di Roma per far luce sulla vicenda, giunsero a lla conclusione "Che nun si era in presenza di alcun jènomenu urµ,aniz zato che favorisse la prostituzione", quanlunque n on s i sarebbe polulo escludere l'esisten'.La di isolati episodi di degenerazio ne morale in un qnadro, endemico in Mozambico, di prostituzione anche minorile78 . Promotrice di ques ta iniziativa d e nig raloria era una piccola Organi'.Lzazio ne umanitaria norvegese, la Red Barna, legata a ll a nota Save the Children e situala proprio a Chimoio79 . Ma quali furono i m otivi di tale manovra? Le ipotesi formulate sono molteplici. Innanzi lulto l'esige nza di sminu ire l'importanza de i ruolo svolto dal continge nte ilaliano, anche in vista di un possibile tornaconto economico in te rmini di investimenti da effettuarsi nell'area al te rmine dell'Operazione80 , inoltre la possibile "vendetta" del direttore di tale organizzazione, il signor Shade, per il presunto "sgarbo" subito in occasione di un interv e nto dei nostri Alpini in un a "Assemh(y Area ", dove egli pretese l'u so d ella forza per liberare la c a rra bil e , provocando un ' ovvia "ma la risposta" da parte clcll' Uffic.iale italiano respon sabile , il cui compito e ra proprio quello di evitare inutili spargimenti cli sang u e o l'espansio ne della rivolta alle altre zone cli raccolta, il tutto nell 'attesa che la nostra diplomazia acquietasse gli animi (come poi accadde); infine, ed è questa
77 Cfr. S. Mazzaroli, op.cit. , p. 17. 78 Cfr. G.f. Bianco e C. Graziano, up.cit., p. 74. 79 Cfr. M. Gabriell i, Quel cfocutibi/e polverone su. uno scandalo inesistente, "Il (jiorno", novembre 1994. 8 Cfr. C. De Ris io, 'Jtuliu graz ie e ciao': ' L'informazione", 5 giugno 199/4 .
°
F.nrico Fontana
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la versio ne più accreditata, la manovra di Red Ha rna volta a 'JJrurnuovere (per se stessa .) ... nuovi finanz iamenti internaz ionali che stavano venendo meno con il ritorno atta normalità nel Paese ... ··. In virtù di quest'ultima chiave di le ttu ra , la Red Harna av rebbe tentato di di mostrare la propria utilità (e qu ind i l'esige nLa di ave re più fondi) gioca ndo s ulla pelle de i nostri so ldati, accusandoli proprio di quei crimini che l'O rganizzazion e s tessa si prefigge di dehellare81_ Simili accuse, infatt i, fu rono formulate a nch e ai da nni dei continge nti bo t<;wano e urugua yano , accuse che regolarme nte cadde ro nel vuoto. Pe r co mpletezza d 'info rmazio ne , bisogna aggiungere c he la pole mica relativa al co ntingente italiano ven ne alim e ntata ancl1e da rnolti esponenti della classe dirigen te del Frelirno, nell'estre mo te ntativo di comprome tte re il processo d i pace e qu indi di salvaguardare i propri p rivilegi (des tinati a scomp arire in caso di elci.ioni e della v ittoria di a ltre forze politiche) . .L'o ffesa fatta agli Alpin i d ella d.Julia" ve nne co munque "vendicata " da un'iniLiativa umanitaria ''a fa vore della derelitta infanz ia moz ambicana " so rta in se no ad "Alhatros '2.", il piccolo contingente italiano rimasto in terra d ' Africa a pa rtire d al maggio d ei '94: l'orfan otrofio "Oau Italia" di Beira. L'ide a fu di don Sand ro Capraro, il Cappellano militare d e ll a Brigata alpina "Cadore ".
1.3 Il ntulu dei cappellani militari Sollo il p rofilo gerarc hico, il Carre llano militare e ra pos to a Il e dirette dirende nze d el Comanda nte del contingente , svolgeva l'o rdinaria attività di Assistenza spi ri tuale p er i reparti d i fTALFOH, ma soprattutto fun geva da "m e mbra na osmo tica" tra il contingente m ilitare italiano e la popolazione civile locale . Agli occhi de i mozambicani, un pop olo in c ui il 36% dei cittadini è cristiano e, di questi, alme no il 18% professa la religione cat-
81
Cfr. M. Gabrielii, u p.cit.
Operaz ione 'A lhut ros"
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tolica , infatti, la presenza de i sacerdo ti in d ivisa, "soldati tra i sutdati ", all'interno di un reparto militare ve ni va recepita com e un segno dei favore e d ell'app oggio divino n e i confronti d i qu ell'unità. E se la Divinità stava d alla parte dei soldati italian i, rie ntrava nell ' interesse dei locali fo rnire il proprio più genuino appoggio. I freq ue nti contatti tra i Cappe ll a ni e i rapp resenta nti della Cl1iesa cattolica locale, n o n solo durante le grandi celebra zioni liturg ic he, ma a n ch e in occa s io ne delle o pere di b e ne fi cen za a fa vore dei bisognosi d ei luogo, contribuirono a d incrementare sempre p iù il fav ore d e lle di ocesi d e l corrido io (e quindi d e lle masse dei fedeli ivi situate) nei confro nti <lei n ostri caschi blu. Sig nificativi momenti cli incontro tra i nostri soldati ed i c ivili locali furono ind u bbiame nte le grandi festività religiose , come per esempio la Pas4ua dd '93, app e na 15 g io rni d opo l'arrivo d egli Alpini in zona di o perazio ni (a Chimoio), e la cele brazione d e i S. Nata le . Non solo : durante la notte d i Capodanno s i approfittò per fare un p o ' cli festa an che con la gente del lu ogo "invitata per dare un m omento di serenità dupo aver troppo so/fertd' 82 .
2. "'Albatros" e la pubblica informazione 2. 1 I rapporti con la stampa Nelle o pe razio ni militari, belli ch e o umanitarie ch e siano, la gestione d ella pubblica informazione è una questione molto delica ta; n o n solo e n o n tanto p e r ovvii moti vi cli riservatezza d e lle p rocedure operative a dotta te o delle m o d a lità esecutive, quanto per l'intrinseca connotazione po litico diplomatica ch e, quas i sempre, l'operazio ne militare stessa può a vere. Nel caso d ell'ONUMOZ s i trat tava di agire nel territorio d e l P aese più povero del Contin ente Nero c he, in 4u anto tal e, ris ultava tutt'altro che s icuro. La carta v incente in ogni t ipo cli situazio n e n on e ra certo 4u e lla
Hl Cfr. C. <,iaccon c, Quel panettone a trenta gradi, "Sol<lati Blu ( 21 , parte), up.cit., p. ')2.
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1':nrico Fon tana
delle armi. Non si trattava di impo rre la pacifica convivenza tra le parti contrapposte: si trattava "solo" di metterle nelle condizioni di rispettare la tregua sancita d al Trattato Generale di pace , libe ramente e consapevolmente sottoscritto dalle parti stesse. In un contesto del genere, anche il più insignificante atteggiamento pubblico poteva essere strumenta li zzato o mal inte rpretato. Era quindi necessario rare m olta attenzione a non innescare o a limentare polemiche, critiche o scoop giornalistici che avrebbero potuto mettere in imbarazzo il "Palazzo di vetro" e, di riflesso, almeno per quanto riguardava il contingente "Albatros", il Governo italiano. Lo scandalo scoppiato nell'inverno del '94, di cui si è sopra accennato, è un valido esempio di quanto facilmente l'attivil:à elci contingenti ONU può essere oggetto di strumentalizzazione d a parte di enti o fazioni che di volta in volta possono Lrarre beneficio dal sabo taggio di tali attività. A tal fine presso il Comando generale di Maputo, le Nazioni lJnite istituirono un servizio di Pubblica Informazione che, facente capo al "Public lnformation Q[{icer", aveva il compito di disciplinare i rapporti tra la stampa internazionale cd i re parti dei contingente ONU e in seno al contingente itali ano , una "cellula" DAP (Documentazione e Attività Promozionale) che operava alle dirette dipendenze del Comandante del contingente e in stretto coordinamento con il Centro Stampa del Comando ONUMOZ83 .
2.2 Il parere della stampa nazionale, considerazioni sull'ar,gumento Quando si è parlato del dibattilo parlamentare relativo all'approvazione de lle operazioni "Ibis" e d "Albatros", si è de llo che praticamente tutte le forze politiche italiane furono favorevoli ad un nostro impegno militare umanitario in Mozambico. Ebbene, anche le principali testate giornalistiche nazionali si dimostrarono, sin dal-
83 Cfr.
m Re p ,11to- l Jfficio Op<.:rd:òo ni, op.cit.
0 /Je ruzi<me ''Alhatros"
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l'a llestimento de ll'ope ra zio n e (dicembre 1992) consenzie nti ad un impegno italiano in Africa australe. Anch e la Stampa di "sinistra", contra riamente a lle posi;,.ioni te nute in occasio n e della conte mpo ranea missio ne in Soma lia , s i dimostrò sosta nzialme nte favorevole all'o pe razio n e umanitaria nell 'ex colonia portogh ese81 . Q u alch e ecce7.io ne, p e r la ve rità, s i e bbe in occasio n e de l re clu ta mento (avvenuto tra il nove m bre e il dicembre de i '92) d el perso nale ch e sa rebbe po i stato in viato in Mozambico . Auto re de lle pesanti cri tic he fu tal Paolo Griseri; in u n a rticolo a pparso su "Il Manifesto " del 7 gennaio 1993, il gio rnalista d e nunciava il s upposto "gigantesco ricatto att uato dag li ujjìciali p er trasfo rma re in Vòlontari gran /)atte dei soldati di leva '8 '5. L'articolo in ciuestione tentava d i d imostrare ch e, non riuscendo a tro vare i volo ntari necessari a form,1rc il co ntingente e d "in barba" ad una precisa d irc lliv,1 ministc ri,ilc ci el 12 dicemb re 1992 (la (]Uale prevedeva ch e i caschi b lu ita lia ni , ancorché milita ri d i leva , sare bbero stati re clutati su base esclus iva me nte volo ntaria ), i Comandanti delle un it,ì a llert:He avrebbero ricattato mo lti Alpini al fine di far lo ro accettare la p recettazione, com e s i dice in gergo militare, "spon tane amente". Nel caso in cui i Militari n on avessero acce ttato, sostie ne <~riseri , i "generali" si sare bbero ri vals i o sulle imminenti licenze natalizie o direttame nte sul personale a ttra verso trasfe rimenti d 'ufficio "all'altro cap o dell'Ita lia ". Sotto accusa sare b be stato il meto do, d efinito p lebiscitario, u tilizzato pe r reclutare gli Alp ini, meto do ch e avre bbe imped ito ai sold ati di poter scegliere liberame nte secondo coscien za. C li Alpin i sarebbe ro infatti stati inten-ogati , a compagnie riunite , dal proprio Comandante dire tto: intimoriti da questa figura d 'a lto rango gera rch ico sarebbero s tati impossibilitati a rifiutare. Innanzi tutto la dire ttiv a e ma nata d a l Ministe ro della Difesa, per ciuanlo esigesse l' assolut,1 volontarie tà del p c rsona k di leva pa,tecip ante ad "Albatrns", non stabiliva alcuna s pecifica modalità
84 Cfr. V l{cparto- Ufficio DAl', Rasseg na stampa, missiune A lbatros: dicembre l !JY2-dicembre 1994, SME l{om a 1995. 85 Cfr. P. G rise ri , Involontari in Mozambico, " li Manifesto", 7 gennaio
1993.
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per accertare l' intenzionaliL"Ì de lle singole adesio ni; inoltre, come forse a taluni è noto, ne i re parti particola rme nte o perativi, e quind i a malgamati , s i è soliti em a nare le cornunicazioni impo rtanti o discute re le principali problematiche relative al plotone, alla compagnia, a l battaglio ne, a re p arto riunito. Jl Comandante dell'unità in questio ne, lungi d all'essere il nemico da cui g uarda rsi, è un costante e insostituibile punto di riferime nto (soprattullo quando si vie ne posti in stato di "alle tta"). E questa non è pate tica retorica , m a valutazio ne b asata sull'esperie n za p ersonale, diretta e indiretta. Nel caso de lla mission e in Mozambico era possibile rifiuta rsi di p a ttire. Chi aveva proble mi personali, infatti, non diede la propria adesione 86 , ch e peraltro s i dava apponend o una firma individualmente (nulla di plebiscitario e ocean ico quindi). E no n ris ulta c he sia stato, per questo, oggetto d i alcu na ritorsion e: tutti, come consuetudine e secondo i turni stabilili, a ndarono in lice nza nel pe rio do natalizio e nessun Alpino venne trasfe rito in seguito alla p ropria defezio ne 87 . Tn occasione della seduta, svoltasi presso fa Ca me ra dei De putali il 13 gennaio 1993, inoltre , il Ministro della Difesa , Salvato re Andò , ebbe modo di precisare i te rmini e le mod a lità a dottale pe r individuare e selezionare il p ersona le di leva d estinato al Mozambico, a seg uito di una pre cisa d o m a n da p osta dall 'Onorev ole Ma rtino Dorigo (Rifondazio ne Comunista)88 . Tn buona so stanza , n o n solo non vi era alcuna prova che qua l-
86 Circa il 15% del battaglio ne. 87 Colloqu io con il Colon ne llo<,. Marizza , Roma 11 genn aio 1996. 88 Cfr. J\tti Parlame n ta ri , Seduta d i m e rco ledì 13 genna io J<J93 , I V Commissione, A ud izione del Ministro della D(fesa, Onorevole Salvatore 11ndò, sull 'impiego di reparti militari ilalùmi ne/l'amhitn della missione umanitaria a fa vure della Somalia, p. 123. In ta le sed e il Ministro ebbe mod o d i p recisare che: "La questione è stata f?ià approfun dita e in due occasioni hu dato per iscritto disposizioni ai reparti, ch ia rend o cume andava acquisita la loro eventuale indisponihilità. Mi è stato riferito che ci si è attenuti alla lettera a lle mie indicazioni e che, anzi .. .. si è registrata ... una mag giore disponibilità da parte di giovani in procinto d i congedarsi; 12 0 f?iovani hannu cbieslo di differire la data del congedo, perché desiderosi di partecipare alla missione".
Operaz ione ''Albatros"
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che ricatto fosse s tato effettivamente perpetrato ai danni degli Alpini di "Alhatros", ma, al contrario, ci fu la testimonianza utlìciale dell'allora Ministro della Difesa a proposito del desiderio di molli giovani che, in procinto di congedarsi, fecero esplicita domanda di "ferma prolungata". Per completezza d'informazione, è necessario aggiungere anche l'atteggiamento abbastanza scettico n ei confronti del nos tro impegno in Mozambico tenuto dal settimanale "Epoca". Titoli quali
"lira meglio se ce ne restavamo a casa", "Ma noi serviremo a qualcosa?", Moz ambico, ci siamo infilati in una trappola. Ne usciremo mai?", per citare solo i più significativi, erano imlicalivi della scarsa fiducia con cui, almeno inizia lmente , il settimanale affrontò il tema89 . In generale, comunque, l'attenzione dedicala dalle varie testate giornalistiche all 'operazione "J\lbatros" conobbe fasi, per così dire, alterne. ln pmticolare, è possibile individuare due periodi che, missione durante, interessarono maggiorme nte la stampa nazionale. Ll primo periodo durò circa quattro mesi: dal dicembre del '92 al nrnrzo-aprilc dell'anno successivo. Erano i giorni d ella decisione di fornire due contingenti militari per far fronte al duplice impegno in Somalia e in Mozambico; erano i mesi dell'attivazione dei reparti della "Folgore" e della "Taurinense", dei freneti ci preparativi, degli ordi ni e, spesso, degli irnmedial:uncnlc s uccess ivi contrordini; erano i mesi, soprattutto quelli di febbraio e di marzo, in cui più acute fu rono le polemiche, in ambito parlamentare, circa il finanziame nto delle operazioni africane. Quelli cli marzo erano, infine, i g io rni della soffe1ta patte nza alla volta del Mozambico, dello schieramento delle unità lungo il settore di competenza e dell'assunzione delle responsabilità. 11 secondo periodo in cui si concentrò l'attenzione della stamp a nazionale (e purtroppo anche internazionale), fu quello dei primi due mesi del 1994, quando scoppiò il già citato scandalo del presunto sfruttame nto della prostituzione minorile addebitato ad alcuni contingenti di caschi blu, tra cui quello italiano. La maggior
89 <Jt. V Reparto-Ufficio DAI', op, cit.
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patte de i giornali si limitò a ripottare le notizie sotto forma d i "fredda cronaca", astenend osi da commenti di parte o illazioni; alcune testate (per esempio " li ' l'empo", "Il Giornale", "Il Gazzettino") presero norma lme nte le difese elci nostri soldati, dimostrando di dubitare circa un loro coinvolgimento nello scandalo 90 . Con la conclusione dell'operazione "Albatros V' ed il rientro in Patria del Main Hody de l contingente, tra la fin e di aprile e l'inizio dì m aggio del '94, l'atten zione de lla pubblica inforrna7.ion e nei confronti del nostro impegno in Mozambico scem ò quasi definitivamente. Ben poco interesse destò il fatto che, per i restanti sette mesi e rnez7.o dell 'anno, la missione itali a n a in Africa a us trale sare bbe proseguita , anche se con un contingente notevolmente ridotto (ci rca 220 uomini) e con una denominazione diversa (cio è "Albatros 2") .
2.3 L'opinione pubblica ed il parere degli Alpini Le scene melodrammatic he di mamme, pap à, fidanzate, frate lli e sorell e in lacrime, aggrappati ai cancelli dell'aeroporto cli Caselle o di Ronchi dei Legionari, esternazione ciel così detto fenomeno del "mammismo", non ris parmiarono l'op erazione "Albatros". L'episodio dei pianti e degli strilli, che vide come protagonisti a lcuni familiari di Alpini in procinto di partire a lla volta d ei Mozambico, ebb e, in effetti, una certa eco su m o lte importanti testate nazionali. Nel complesso, si trattò di articoli che si limitarono a ripottare la semplice cronaca dei fatti, sen za lasciarsi andare a pa1ticolari considerazio ni "p ro o contro" il fenomeno91 . rurono tuttavia espressione di un'opinione pubblica refrattaria ad accettare un qualunque impegno internazionale ch e avesse implicato sacrificio personale, economico o umano c he fosse. Si trallò (e pwtroppo s i tratta tutt'oggi, n o nostante i volontari) d e lla concretizzazione del vecchio adagio "armiamoci e p attite". Non si discute sulla sai-
90 91
Ibid. Ibicl.
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tuaria necessità di inviare reparti militari in missione, se del caso anche all'estero, p e r esempio in Mozambico: l'impo,tante è che, a partire, no n siano i propri figli. A t~l proposito dovre bbe far rifle tte re il conte nuto di un articolo apparso s u "La Stampa", ne l genn a io del '93: "A una madre dispiace veder partire il fig lio per una missione all'estero che ... , comporta qualche rischio. Una madre è sempre protettiva. Ma non hisuRna esagerare: l'amore non puù diventare egoismo. Se ognunu pensasse solo ai prupri cari la società sarebbe ancor più meschina ... . La vita richiede responsabilità e coraggio '92 . Ma, d o po tutto, cosa ne p e ns avano i dire tti interessati , gli Alpini? Si è già de tto clic, in o ccasio ne del re clutamento del pe rsonale d a inviare in Afric a , e.li tutto il battaglione "Susa", chiese di rima nere in Patria circa il 15% d e ll 'unità . Percentuale abbastanza b assa, se con side ri:,11110 c he si tratta va di militari di leva, dovuta principa lme nte a motivi pe rsonali o di famiglia. Tuttavi :1 la gra n p a rte dei militari intervistati appatve sostanzial me nte favorevole alla partenza (n on solo , ed erano tanti , per rende rsi utili ne i confronti del prossimo bisognoso, ma anche per guadagnare circa 80 dollari al giorno)9 3. Certamente non mancarono pesanti critiche, come quel la di un militare prossimo al congedo: "Siamo in molti ad avere paura. Non tanto p er le pallottole quantu per le malattie. Se ti prende la malaria non te la togli piil e prendersi la malaria per con sentire
92
Cfr. Il Conte Verde, Al cuur nun si comanda, "T.a Stampa", 12 genm1io
1993. 9 3 Presso le se<li <lei repa rti della "Ta urine nse" attivati per l'operazio ne d i pace in Moz;1mhic.o , venne distribuito alla Tru p pa 1111 ()Uestionario. Tra l'altro e sso ch icdcva q uali fossero stati i motivi chc aveva no s pinto i Militari a firmare per partire; tra le possibi li ris poste ve ne era no tre. L1 p rima poneva l'acce nto s ul fatto re denaro, la se conda sul fa tto re avventura (esigenza di "nuove e~perienze") e la te rza su quello umanitario (''per solidarietà ") . Ebbe ne , allo "spoglio " dei test risultò c.he il l 5% degli Alpini motivò la propria scelta sulla base di ragioni econ omic he, il 35% sotto lineando l'esigenza di nuo ve e sper ie n ze , in fin e, ben il 55% s ull a ba se d ei desiderio cli so li dari e tà Sull'argoment:o dr, M. Travaglio, rìg lio unico di madre vedova; 'Parlo, là c'è hisugnu d i me; "Il Giornale", 11 marzo 1993.
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all'uf/ìciale della cumpaµ,nia di torna re con una promozione dal Moz amhico non è certo divertente'91 (per inciso, non risulta c he alcun l Jffic:iale sia stato mai promosso a seguito di un'operazio ne umanitaria). Vorrei, comunque, conclude re citane.lo, a titolo d 'esempio, quello di uno dei tanti Alpini che, in procinto di congedarsi, chiesero di prolungare la fe rma per partecipare all'operazione in Mozambico. Si trattò del ventic inquenne Roberto Forneris, ch e , figlio unico di madre vedova e laureando in scienze politiche (gli mancava un esame e la tesi) , c hiese ed ottenne e.li ff1r parte di "Alhatros". Venne premiato e promosso "sul campo" e.lai Ministro d ella Difesa in occasione d e lla ce1imon ia svoltasi a Pinerolo il giorno precedente alla partenza del continge nte95_
3. Il bilancio della missione 3 .1 Il contributo operativo, log istico e sanitario di Ita(for "Albatros" Il 17 dicembre 1994, a l te rmin e dell a cerimoni a tenutasi a Torino presso la caserma "Monte Grappa" in occasione del rientro in Patria d ell 'ultima aliquota di "Albatros '.2", venne ufficialmente e definitivamente anunainata la Bandiera delle Nazioni l Jnite, issata assieme a que lla italiana quasi due anni prima, il 10 marzo 1993 , giorno della partenza e.lei co ntinge nte "Albatros" alla volta d el Mozambico. Durante i 21 mesi e.li permane nza degli Alpini nell'ex colo nia poitoghese, l'opera di ITALFOR, svolta con "assiduità e intelligenza", consentì il ripristino de lla viabilità stradale e ferroviaria lungo il noto corridoio, la funzionalità del parallelo oleodotto, h1 smobilitazione delle opposte fazioni presenti nel settore di competenza, il
94
Ui:. F. Giannantoni, "Cara mamma in Mozambico io devo andare ". Pronti alla missione di pace in 1200, tutti di leva, "li G iorno•, 9 gennai o 1993. 95 Cfr. M. Travaglio, op. cit.
Operazione "Albatros"
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pacifico svo lgime nto del primo, libero processo elettorale. Non solo: i nostri soldati sorvegliarono e controllarono l'applicazione ciel "cessate il fuoco", verificarono lo scioglimento dei gruppi irregolari armati, ne raccolse ro le armi e ne distrussero il munizioname nto , il tutto costituendo una 'presenza rassicurante per la pupulazione". In sostan za resero possibile il ritorno a lla vita normale dell'intera Regione centrale, fra le più colpite e devastate dai 16 anni di Cuerra civile96 . Volendo citare qualche dato indicativo delle attività operative svolte nel corso della missione, bisogna innan;,:itutto dire c he il persona le avvicenda tosi in Mozambico ammontò a 4.460 uomini (appa rtenenti ad unità prevalentemente tratte da l 4° Corpo d 'Armata Alpino). ln poco me no di due anni vennero e ffe ttuate 158 sc011e armate a convogli ferroviari e 41 ad autocolonne di riforn ime nti, 1.386 pattuglie, 349 giorni d i pres idio a l terminale Ji Hcira e 350 giorni d i presidio a lla stazione di pompaggio di Maforg,1. A tutto ciò vanno aggiu nti i 6 c.lelirn.1uenti comuni e i 3 spacciatori catturati e consegnati all'Autorità giudiziaria locale , i 117 grammi di droga sequestrati, i 12 o rdigni esplosivi sequestrati e fatti brillare, le 25 ispezioni tecnico-militari esegu ite , i circa 4.442.000 chilo metri percorsi dai veicoli, le 3.000 ore d i volo effettuate dai mezzi de ll'AVES, le oltre 6.500 tonnellate di viveri ed ac4ua distribuiti. Nella fase di "conce ntra m e nto " e smobi lita z ion e nelle Assemb~y Areas delle truppe mozambicane (governative e della gu errig lia), vennero raccolte 19.000 armi leggere e d oltre 100.000 materiali vari d 'armamento, tutti stoccati e custoditi presso il RAD (Regional Army n apnt) di Ch imoio , gestito dal continge n te italiano 97 .
96 Cft. A. Molin:ui , Cronaca dal Moz amhicu, "Affari Esteri", n. l , gennaio fehhraio 1995, p . 135. 97 Cfr. E. C,ardumi , Ghali all1talia: - "Restate ancora in Mozamhico", '·L'Unità", 31 agosto 1993, C,. Modolo, Italiani, restate in Moz ambico, "l .a l{epubblica", 31 agosto 1993 ; F Rizzi, !)a Hutrns Ghali rinnovata Jìducia all'!ta lù:1, "Il Messaggero", 31 agosto 1993; E. Ga lli naro , Mozamhicu, i mediatori chiedono all'Italia di restare, "Il Manifr:s to", 25 febbr;:i io 1994; C,. Coccia, L 'I talia deve rimanere in Mozamhico, "Il Giornale", 19 febbraio 1994; ecc ..
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Da sottolineare che questi risultati sono stati ottenuti senza mai ricorre re a lle a rmi , segn o di un'opera di dissuasione e, soprattutto, di prevenzione indubbiamente dlìcacc. Molto si è già detto sul REPASAN, ma vale la pena ricordare ancora una volta come l'ospedale da campo, dotato di équipes mediche eterogenee in termini di specializzazione, sia interve nuto a favore elci militari italiani e degli altri caschi blu presenti nella Regione centrale (in particolare cli quelli elci 13otswana, privi di una struttura sanitaria analoga), e anche, cosa forse più importante, in soccorso della popolazione civile del luogo. In generale, tra le patologie più comunemente riscontrale, pre valse di gran lunga la malaria , segu ita da quella traumatologica (dovuta spesso a lle mine o agli incidenti stradali); non mancarono però anche interventi chirurgici di "ordinaria amministrazione" come le appendiciti, le tonsillc.:ctom ie, l'asportazione di tumori benigni, l'effettuazione di molti parli cesarei, ecc .. Volendo citare qualche dato numerico, il personale medico dei REPASAN effettuò 7.000 visite ambulatoriali e 862 tra ricoveri e c ure nei confronti del personale militare e civile c.lell'ONUMOZ; con rife rimento alla popola zione civile mozambicana, invece, le visite ambulatoriali salirono a 22.974, m e ntre 619 furono i civili ricoverati all'interno della s tru ttura o che ricevettero una qualc he cura. I.' équipe chirurgica de ll'ospedale e.la campo effcttuò, inoltre, 11 interventi chirurgici definiti "di rilievo'98 .
3.2 Le elezioni di ottobre Secondo quanto previ s to dal lll Protocollo dei Trattato Generale cli pace, le e lezioni politiche (le prime in un Paese che , all'epoca, deteneva ancora il triste primato di essere il più povero al mondo) avrebbero dovuto avere corso entro un anno dalla firma dell'accordo di Roma. l contrasti vcrifk.atisi tra i leaders delle oppo-
98 Cfr. D. L'.ampa, Alhutrus 2 ovvero l'ospedale, "Albatros Graffiti", s upplemento al n 48 di "Famiglia Cristiana", 7 dicemhn: 1991, p. 17.
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ste fazioni nel corso elc i s u ccessivo a nno e m ezzo, la difficile gestione dei disarmo e della raccolta ne lle Assemh~y Areas dei militari mozambicani in via di smobilitazio ne , la mancata costitu zione in tempo utile delle nuove For:te Armate (di cui si parlerà più avanti) e ra no solo alcuni d ei problemi che provocarono lo slittamento delle e lezio ni a lla fine di ottobre del 1994. Le molte difficoltà incontrale avevano un carattere tanto p o litico quanto tecni co-procedurale. I punti salienti e ra no: s tabilire chi avre bbe dovuto gestire il s is tema informatico c h e, donato dal Governo italiano, av re bbe e laborato i ris ultati; definire come si sarebbe dovuta verifi care la fondatezza delle reciproche accuse, "lanciate prima, durante e dopo le eiezioni da tulle le p arti':· risolvere alcuni più concreti proble mi, come quello di insegnare agli scrntatori, nel più breve tempo possib ile , "a svu{f!,ere il !uro nwlo sen za parzialità o incertezze" e far capire ad una p opolazio ne che vantava un tasso cli analfabetismo prossimo al 90% come esercitare il diritto di volo corretta mente, evitando di re ndere nulla la schccla99 . Il processo elettoral e iniziò con le o perazioni cli censimento elettorale su sc,:ila n a:tion alc: a ogni cittadin o veniva con segnato il "cartau eleitoral" (il certificato e le ttorale} In tutto il Paese, e rano all 'opera le cosiddette "brigate elettorali". Loro delicalo e fondamentale compito era quello di insegnare a lla popolazione le m o d alità di espressione del volo: compito tutt'altro che facile , considerando che si trattava di raggiungere cd "erudire " anche i villaggi più sperduti. TI metodo didattico scello eia questi grnppi di civili mozambicani, per quanto potesse colpire gli osservatori ' per la sua primitiva ingenuità ", s i dimostrò "altamente ejjìcace": tali gruppi di civili, detti b rigate, infatti, agirono come compagnie teatrali c he m ettevano in scena la "rappresentazion e d e lle consu ltazioni e lettorali". Tutto l'uditori o veniva così e d otto s ulle procedure e sulle regole previste pe r le votazioni 10°.
99 Cfr. M . 7.11ppi, /,e ore cruciali, "Soldati Illu (2a p a1te)", op.cit. ," pp. 120-121. 100 Cfr. G . Marizza, La briRata elettorale, "Soldati Blu (2a parte)", pp. 122 segg.
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La d ata ufficiale dell'appuntame nto e leuorale del Paese venne fissata p e r i giorni 27 e 28 ottobre; fino all'ultimo momento tutto sembrava a ndare, anche se con fatica, p e r il meglio. Me ntre, da un lato, gli osservatori inte rnazionali ( in tutto circa 2.000 unità, appartene nti a lle Nazioni Unile e all'Unione Europea) si distribuivano tra gli oltre 6.400 seggi, dall 'altro, si registravano "le ultime battute di una campagna elettorale dai Ioni duri, ma sostanzialmente corretti". In questo contesto si inserirono due episodi, tanto inasp ettati quanto inopportuni: l'accusa ch e il Presidente Chiassano, appe n a 24 ore prima dell'apertura uffic iale de i seggi, lanciò contro l'ambasciatore ita liano in Mozambico, Manfredo Incisa di Carnerana , insinuando c h e il diplomatico s tesse o rdendo una tra ma al fine di manipola re i risultati d elle imminenti elezion i (la spiegazione più accredita la d i queste calunnie risultò essere quella secondo cui Chissan o, temendo di non o l.lc ncrc il s uccesso desiderato, come s i s uol dire "mise le mani avanti", precostituendosi un "valido" alibi) e l'episodio che ebbe come protagonista il leader dell'ex guerriglia , Alfonso Dhiakama, il quale, all'apertura de i seggi, annunciò il ritiro della Re namo dalla cumpcti'.l.ione e lettorale, perché la Rc namo no n si sentiva sufficienteme nte sicura d ei controlli e ffe ttuati sulle operazioni di voto 101 . Grazie a lle pressioni d e ll 'O ccidente cd a quelle assai più minacciose del Presidente d e llo Zimbabwe (che minacciò un a ltro intervento milit,are ne lla regione per eliminare ulteriori elementi di d estabilizzazione nell'arca) tutto rientrò e, il 27, 28 e 29 ottobre (giorno, quest'ultimo, aggiunto il 28 con decreto di Chissano), si effettuarono le ele zio ni 102 . I ris ultati elettorali , nonostante il sopra citato s istema informatico, si conobbero solo il 19 novembre, ben 20 giorni dopo. 11 33,7% delle preferenze andò a Dhlakama; il 53,3% a Chi ssano . Cinque gio rni dopo i due rivali si sare b bero incontrali presso il p a lazzo presiden ziale e il risultato forse più sorprendente del "vertice" fu la
101 C:fr. H. Es., Mu.z:ambico, colpo di scena alle prime ele.ziuni: l'opp osizione boicotta, TI Messaggero", 28 o llo b r<.: 1994.
102
Cfr. G.I'. I3ian co e C. Graziano, op.cit., p. 127.
0/)erazùme "Alhatros"
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rinuncia di Dhlakama a chiedere la pres enza della Re namo nel nuovo Governo.
3.3 Le nuove.forze armate moz ambicane A questo punto, pe r porta re a termine la pro pria missione , all'ONUMOZ non rimaneva c he un ultimo, delicato p asso da com pie re: quello della formazio ne delle nu ove Forze Armate. Il processo di formazione di nuove Forze militari apolitiche e apartitiche fu , p erò , tutt'altro c he faci le . Innanzitutto in con side razione della "cris i vocazio nale" nei confro nti cli un mestiere , que llo de lle armi, c he dopo più di 16 anni di Guerra civi le e ra privo di ogni attrattiva; ino ltre anche pe r la difficoltà di smobilitazione dei governativi e dei g ue rriglieri "rinchius i" ne lle Assembly Areas; infine, per Ja man can za di fondi e istruttori n ecessa ri per il raggiungimento di un organico complessivo di .30.000 uomini (24.000 per J'l,:sercito, 1.000 per l'Aeronautica e 2.000 p e r la Ma1ina). I.a caren;,.a di fondi, nonché la volontà dei tre Paesi, che secondo g li accordi sottoscritti a Lisbona erano inte ressati a tale ricos truzione (Francia, Portogallo e G ra n C3retag n a), cli non fornire un contributo maggiore di que llo inizialmente fissato, né sotto il profilo economico né sotto quello del persona le e dei meni (anche perché era estremame nte d iffi c il e pensa re c h e la Comunità Inte rnazionale si sarebbe assunta eccessivi o ne ri nel settore militare), po rtò in sostanza alla conseguenza che dei 30.000 soldati previs ti per l'inizio delle consulta7.ioni elettorali ne venne ro m essi insieme non più di 7.000103_ Sotto il profilo de lla struttura di Comando, ancora in sede di neg oziati di p ace le parti concordarono la creazione di una Commissione Congiunta p e r la Formazio ne d e lle nuove Forze Armate (la già citata CCFADM) che, a lle dire tte dipe nde nze della C:SC:, si sarebbe occupata della direzione dei processo di formazione delle FA.DM. A partire dall 'insediamento del nuovo Governo, come
I03
Cfr. S. Mazzaroli, op.cit. ,
r- 22.
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Hnrico Folltana
si legge ne l no lo lV Protoco llo , "le FADM saranno suburdinate al.. . Ministero della Df{esa o ad altro organo che... il Governu stabilirà". Sotto il profilo d egli organ ici del le Forze terre stri , esse risultano articolate in 15 battaglioni di Fante ria (mo torizzata , meccani,.zata e corazzata), 3 batlaglio ni di Forze spec ia li, circa 1 battaglione di Polizia Militare, 4 compagnie Esplorato ri, 4 compagnie blindate, 3 gruppi di Artiglieria te rrestre , 5 battctie d i Artiglieria contrae re i, 3 compagnie (-;e nio e 3 compagnie Trasmission i. ln tutto 5 brigate più i Su pporti vari. T reparti c ita ti son o di s tribuiti in 3 Region i Milita ri (Nord , Centro e Sud), ricalcando così la ripartizio ne te rri toriale di ONUMOZ. Da ciascuno di tali Co ma ndi dipe nde uno Stato Maggiore, il Tribuna le Militare Territoriale , il Carce re Militare Regio na le e un Centro di Addestrame nto Regio na le . Per quanto riguarcb l'Ae ro nautic~1, s11I rcrrito rio mozambicano sono presenti ,/4 basi aeree (Maputo , Na<.-:ala , Be ira e Te te) do ta le di velivoli vetusti, spesso semi d istrutti, residuati dalla Gue rra civile. De i 2.000 uomini della Marina (praticame nte priva di naviglio d'altura), 250 costituiscono un b attaglio ne truppe anfibie (.Fante ria di Ma rina) 104 .
3.4 Gli unerijìnanziari di "A/hatrus" I d a ti previsio nali relativi al finan ziam e nto dell 'operazio n e "Albatros" vennero calcolati, almeno inizialmente, su lla base dei limitati clementi di s ituazione allora d isp onibili c d in funzione d i un impegno di breve durata (come n oto , in un primo momento s i p e nsava ch e l'operazione in Mozambico s i sare bbe conclu sa nell'ottobre del 1993, quando, a i sensi dell'Accordo di pace, avre bbero dovuto ten ers i le prime elezioni libere) 105 .
l<Yi Cfr. Re lazione Delegazio ne Inte rforze, l{oma 105
1994.
TL1lli i dari e le informazioni co nte nuti ne l pn::;c nte sorto-paragrafo, sa lvo divcr:;e no te esplicative, provengon o da 11n 'un ica funte: c:fr. Ufficio Generale Pianificazione e l'rogra11um1zione Finanziaria , Missiune ''/1 /ha tros " in Muzambico (Feb. 1993 -dic. 1,994), Relazione per la Corte dei Conti, SME Roma 3 ki.>braio 1995.
Operazione "Albatros"
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Si fece così ricorso a 'parametri prudenziali" che te nevan o conto di un'elevata situazione di rischi o e di condi:Lio ni ambientali ed o p e ra tive decisame nte c ritic he. I dati vennero calcolati sulla b ase delle "es(genze di massima operatività" de i reparti, imi,iegati in un contesto altamente i,ericoloso p e r la sicurezza dei personale e l'usura de i mate riali. Vediamo ora le previsioni di spesa con riferimento a ciascuna esigen za da soddisfare: ESIGENZE
trattamento economico personale: assicura'.lio ni personale: traspo1ti, rifo rnimenti e rimpatrio: avviccndan1eflli: funzioname nto: appro ntarn . e condiz io na m . materiali: ' l'o talc:
ONERI PREVISTI
112,584 m ld. 7, 100 mld. 61,880 mld. 26,300 mld. 181,166 mld. 7,000 rnld. 396,030 mld.
Su lla base di tali dati previsio na li venne attivata la procedura per l'ottenime nto della copertura finanziaria , che veniva p osta a carico dei Ministe ri degli Affari Esteri, del Tesoro e della Difesa per e ntrambe le opcra'.lioni "Ibis" e "Albatros". Nelle su ccessive previsioni di spesa s i tenne conto dei dati di esperienza nel fratte mpo raccolti e delle esigen'.lc cli carattere logistico o rgani'.l'.lativo di volta in volta rapp resentate dai Comandi impegn ati. Le s pese realmente soste nute ( ri fe rite a i beni cd ai servizi acquistati ex novo per la specifica esigen za) vennero effe ttuate per soddisfare le esigenze riass unte schematicamente nel seguente sp ecchio 6 :
1°
JO(, Tale grafico è s lalo com pilato sulla base dei dati forniti , per la parte di rispettiva competenza, <la: Stato Maggiore Aero n;:1utica, Direzione: Generale dei Se r vizi General i, l Jffi c io Amm inistrazioni Spec iali, brigate Al p ine 'Taurine nse" e 'Julia", Sezione Amrninislrazio n c d ello SM E.
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r:nrico Fontana
ESJ<-;-ENZE tra tta me nto econ omico p erson ale: 107 assicurazione persona le trasporli, rifornime nti, avvicendamenti e rimpalrio 108 ru nzionamc nto Tota le
SPESE (rnld.) 100,940 5,496 31,li06 3,720 144.562
Per q11anto riguarda i costi, le principali categorie di m ate riali che e bbero un maggio re peso finanzia rio sono le segue nti: - vestiario, equipaggiamento ed igiene (5,899 m iliardi) come p e r esempio le uniforrrù da combattime nto "descrtkhe ", gli indume nti imr,e rme,ihili e i sacchi a p elo, i m aterassini a utogonfiabili, materiali vari per l'igiene p ersona le , ecc .. La maggior pa,te di Lali m ate riali ris ultò e ssere totalme nte irrecuperabile; - m e:z.z i ruotati (28,755 milia rdi) quali gli ACP, gli ACM, gli ACL, i VM-90, le AR-76, le blindo modello 6614, ecc.. l mezzi ri.tT1patriarono al te rrrùne d e ll'operazio ne; - velivoli (26,803 miliardi) come i già cilali 5 e licotteri AB-205, 3 e licotteri Cl 1-47 e 3 aere i leggeri SM-101 9, tutti ,1ppa1te nenli al raggruppamento "Altair" di 13olza no;
H>? Stirx:nùio , assegno di lunga permam:nza all 'estero - dur~1nte la ~ola pe rmane n 7.a all 'eMeru - inde nnità di missio ne naziona le - in adck:~trame nto in Italia e durante i rrasfcrim t:nti s ul suolo naziona le. 108 1 traspo1ti erano a~icurati sulla base di a ppositi cuntr;itri, stipulati con d itte c ivili e dd va lo re complessivo di 11,245 miliardi. A tale cifra a ndava p e rò a gg iunto il costo relativo a l tra s p o rli t:ffe t t11ati co n i ve livoli cle ll'Aerona utica Militare per conto ddl'Eserc iro, per l'a mmo ntare complessivo de i citati 34 miliardi e mezzo. Tale impo rlo, peraltro, ris ulta decisamente: alto. La s pic:gazio ne va riu: rcata nd fano c he , ~e eia un lato le predisposizioni logistiche adollate in zona cli opera zio ni , la possibili t;ì cli avvicendame nto di parte de i mezzi d opo il primo semestre: cLi attività , il ricorso a manult:nzio ni s pecializza te con pc:rsonale tecnico (all'occorre nza pruve nie nre d alla M;1 drepatria) conse nti rono di conlcnere le cosiddette spese di funzio namento (p e r ese mpio le: attività di m::i nute n zione e di acqu i~izio ne cli materiali e di parli di ric::imbio), dall 'altro, provocarono un ce1to aggravio s u q 11e lle ùi trasp o ,to.
Opera.zùme "Alhatros"
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- aurezzutu re e mezzi mohili campali (3,268 m iliardi) come le tende (di varia tipologia), il panificio ca mpale, i rimorchi cu cina, i siste m i di protezione p erirne lra le, le numerose celle o i containers frigorifero, i serbalo i, le lava nderie ca mpa li , ccc .. Le particolari condizioni d 'impiego (eleva te escursioni Le rrniche lra il giorno e la notte c d alto grado di umi d ilà) , l'u so prolungato ed i numerosi carnbi <li schie rame nto com po rta rono un 'ecce:.,.ionale usura <lei materiali di attenda mc nfo e campali in genere; - materiali delle trasmL\siuni (3,22 miliardi) come le citate staLioni radio, g li accum ulatori, i ponti radio, i telefoni da campo, i materiali informatici , l'<"C.. In rdaàune alle condizioni d ' impiego ven n e valutat,1 un'usu ra dei "materiale radio e jìlo " de ll'ordine del 50%;
- materiali di sanità (6,714 miliardi) come il noto osped a le da campo , il n udco c hirurg ico diportato, gli sbelters farmacia e analis i, l'amhubu1 z;1 odonloialrica , il centro mohile rianimazione, l'ecografo, mate riale sa nitario vario come i medicinali, i vaccini, i sieri, ecc. .. Detto materiale è'. s tato rimpa triato con l'ultima a liquota di ITAI.FOR a fine dicembre 1994; - materiali del genio (3,22 milia rd i) q uali g li escava lori, gli "apri pista ", i cingolati, i mezzi per il masch e ramento , i complessi d 'illuminazione campale, il materiale per la fortificazione campale, ecc..); - materiali d 'armamento (11,064 miliardi) come le armi portatili (individuali e di reparto), a rmi c/ c ( Apilas e Milan), i mortai da 81 , gli elmetti in kevlar, i giubbe tti antiframmcntazione e anliproiettile , ecc. ; - vettovagliamento (280 milioni): le razioni viveri da combattimento, le razioni v iveri ordinarie e l'acqua minerale; - materiali ceduti a fine esiMenza a titolo gratuito ad Istituzioni operanti in Muzamhico, per un totale di 108 milioni tra maleriale vario per accampam e nto e carburante per velivoli. e l complesso, i costi di "Alualros" (almeno que lli rilevati fin o al 20 gennaio 1995) ammontavano a 93,996 miliardi di lire. Per meglio comprende re la difficoltà di poter disporre di un esaurie nte consuntivo della missione in Mozambico, è n ecessario tenere presenle ch e sono tutto ra in corso attività di carattere tecni-
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Enrico Fontana
co-amministrativo (di pagame nto, di controllo , di verifica e di recu pero) i cui riscontri , a tutt'oggi, non sono d isponibili. A questo si deve aggiungere ch e il "processo logistico correlato ad un'operazione dei tipo e de lla d urata di "Albatros" ha uno sviluppo temporale molto s uperiore a quello dell 'operazione stessa. Pe r questo motivo è assolutamente normale che gli oneri per le manutenzioni, il ripristino dell'efficien:t.a ope rativa, i ripiana me nti (sopratlutlo delle scorte) continuino a gravare a nc he dopo il te rmine ufficiale d elle operazio ni, in relazio ne a i te mpi di accertamento delle esigenze di intervento (sui materia li "superstiti") e a quelli imposti dalle attività contrattuali p e r nuove acquisizioni. Vole ndo fare un bi la ncio tra i dati previsio nali (comprensivi dei rimborsi O NlJ, peraltro ricevuti solo parzia lme nte) cd i dati consuntivi (spese e costi), può essere d 'aiuto il segu e nte s pecchio riepilogativo:
Voci d i s pesa
Pre visio ne
(c ifre in miliardi) Differenza Costi Totale
C:on.sunlivo
Spese
112,584
100,940
100,940
+11,644
7,100
5,196
5,196
+ 1,60/i
Trasporti, avvicenda menti, rimpatrio
88,180
34,406
54,406
+53,774
Funzicman1e nro , a ppronlamenro, co ndizionam. dei mate ria li
188,166
5,720
93,996
97,716
+90,450
306.030
144,562
93,996
Trattame nto \.'.COllOlll iCO
i\s.sicurazio ne
Totale
238,558 + 157,472
li bilancio indica quindi un saldo attivo rari a 157,472 miliardi di lire. Tn concl usione , ritengo vada sottolinea lo ch e , come si legge nella Re lazione per la Corte dei Conti rela tiva a lla miss ione "Albatros", "il contenimento delle spese e dei costi va visto come con-
seguenza della corretta ed economica gestione delle risorse da parte
Operazione "Alhul ros "
567
delle Unità in posto (cioè in Mozambico) e del <7omando del Corpo d 'Armata che ne ha coordinato l'attività .... Tn tale contesto, è stata di determinante importanza la mentalità propria delle tmppe alpine, tradizionalmente idonee ad operare autonomamente in condizioni di isolamento, e l'uso di procedure standardizzate derivanti dalla comune ori.gine e dipendenza "1o9.
1 09 Cfr. Ufficio Generak: Pianificazione e Progra mmazio ne Finanziaria, op.cit. , pp. 1 5-16.
568
J.:.'nrico J<òntana
CONCLUSIONI
L'opera'.Lionc in Mozambico è stata frutto di un'abile condu zion e dip lo m atica e militare della s itu a'.Lione. Infatti , la paziente mediazion e che ebbe come principale protagonis ta il n ostro Paese, da un la to, e l'attenta e precisa attività operativa svolta con d edizione e profess ionalità da rutti i contingenti nazionali di ONUM07., dall 'a ltro, hanno consentito il raggiungimento di lusing hieri obiellivi sia in campo intermt'.Lion alc s ia in quello nazionale e, no n ultimo, in quello militare. Sul piano internazionale, per la prima volta nella storia delle Na'.Lioni Unite un'opera'.Lione cli peace keepinP, è riuscita a "centrare il proprio obiettivo": mantenere la pace. Sul piano nazionale, l'operazio ne si è dimostrata un successo principalmente per 3 ragioni: in primo luogo perché, come già eletto, dell'intero processo di pace noi Italiani sia mo stati i promotori; in seco ndo lu ogo poi c h é , di tutti i contingenti militari , ITALFOR "Albatros" si è dimostrato , per organizzazione e p o tenzialità, il più sign ificativo; infine , e questa è un po' la conseguen'.La dei primi due motivi, per il con s istente "ritorno d 'immagine" che, in seguito a ll 'ottima riuscila dell'operazione, il nostro Paese ha avuto a livello m ondiale. Sotto il profilo p rettamente militare, l'operazione si è dimostrata un'esperienza impareggiabile; no n solo si sono potuti mettere alla prova, in un ambiente o perativo reale, i nostri militari di leva (che, a detta di tulti gli Uffici ali e Sottufficiali cli "Alhatros" con cui ho avuto modo di parlare, si sono d imostrati motivati, pre parati e perfettamente a ll'altezza d ei compiti assegnati), ma, soprattutto, si è avuto modo di testare l'efficie nza d e lla nostra organizzazion e logistica e di C:31 (comando, controllo, comunicazione e info1mazione). Volendo, p er una volta soltanto, ragionare in termini di real pulitik, l'unica cosa di cui forse ram maricarsi è la mancata valorizzazione del nostro impegno militare com e efficace s trumento di politica estera del Paese. Infatti, né l'impegno politico, n é quello finanziario, né quello militare sono stati, non dico finalizzati , ma
Operazione ''Albatros"
569
almeno orientati (una volta ottenuta la pace ed esaurito il mandato internazionale) ad un q ualche tornaconto economico. Cià in Albania 110 qualche anno fa, a fronte d e ll 'impegno d e i nostri militari n e lla dis tribu zio ne d i centina ia di migliaia cli tonnellate cli generi di prima necessità, a m e ricani, tedeschi e francesi , oltre ad assicurarsi g li investime nti, si proposero in settori c hiave come quello c reditizio , comme rciale e d estrattivo. Oggi, g iappo ne si e nord-europe i, avvalendos i d i quel necessario supporto cli politica estera ch e ,1 noi (:111cora una volta) è mancato, sono presenti e a ttivi nella Regione ce ntrale del Mozambico , proprio d ove il Comando mjJitare e ra s tat o affidato al n ostro contjngente. Per quanto rigu arcl a la situ;1zione in quel Paese, s i pu ò dire c he il successo om·rn1t () in Mo1.ambico d a lla Comunità inte rnaziona le h a discrete poss ihilit :ì di durare. Non tanto perc h é Chissano e Dhlakama hanno d ic hiarato di non vole r più far ricorso a lle armi , quanto pcrch<· la p<>p<>b zio ne, veramente stanca de lla g u e rra, è p oco clis ponihilc a fa rs i ulte riormente strume nta li zzare. Inoltre, caso pili unico clte raro in Africa, ne l Paese non esisto no forti animos it :cì triba li , e tni c h e o re li g io se s fruttab ili per aizzare i Mozambicani gli uni contro g li altri. In1ìne , il tempo de lle contrapposte ideologie totali zzanti sembra d e finitivamente tramontato. Se da 1111 la to è finita l'emergenza, d a ll'altro continua a farsi sentire p e rò la ncce.ssit:cì di un impegno generoso della Comunità internazionale a .sostegno del Popolo mozambicano. Se infatti questo dove.sse venir me no, principalmente due sono i pe ricoli concreti: un dilaga nte banditismo, com e unica forma di sopravvivenza per decine di migliaia di d isere d ati (gi:cì peraltro avvezzi all'u so d e lle a rmi), o l'instaurazione di un governo totalitario retto dai milita ri , classe c he pili di ogni altra ha pagato gli sviluppi in atto. Infatti, pur essendo la p ili acculturata , è que lla c he h a le minori prospettive di in.scrirne nlo nel futuro apparato produttivo del Paese.
110 Mi riferisco alla missione uman itaria effettuata da un nostro contingente agli inizi degli anni '90 e c he venne ch iamarn operazione "Pd licano"; yuesta non va confusa con l'operazione "Alba" che vid e protagonista la Forza Militare d i Pace (posta sotto il nostro Comando operativo) e che si sviluppò come peace keeping uperatiun nella primavera del 1997.
570
Hnrico Fontana
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Operazione "Albatros ··
'> 73
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"Affari Esteri ". "Rela7.ioni Interna'.l.ionali" . "La Ci viltà Cattolica" . " Survival". "Sviluppo e coop erazione" . " Albatros graffiti" , Supplem ento a "Fa miglia Cri stiana". "Armi & ti ro". "L 'A lpino". " L'Espresso ". "Alisei". "Europeo". "Oggi".
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Enrico Fonlana
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Rassegna stampa, missione Alhatrus; dicembre 7992-dicembre 1994, a cura dello Stato Maggiore Ese rc ito, V Reparto-Ufficio DA P (Docurnenta7.ione e Attività Promozionale) , Ro ma 1996. Sono stati consu ltati artico li vari tratti d a lle seguenti testate: "La Repubblica", "Corriere della Sera ", "L'Un ità ", "La Stampa", " TI Tempo", " JI Messaggero", "La Gazzetta <lcl Sud", "Messagge ro Veneto", "Unione Sa rda " , " 11 G io rn a le ", "L' Opini o ne " , "11 Seco lo d ' It a li a" , "Avvenimenti ", "L' Indipende nte", "Il Mattino", "Avvenire", " Jl Gazzettino ", "La Nazione", "Il Giorno ", "Il Popolo" "La Gazzetta del Mezzogiorno", "Il Re sto d el Carlino ", "G iornale di Sic ilia " "11 Manifesto ", "Il Piccolo", "La Voce repubblicana ", "li Sole 24 ore".
Of,eruzione ''Albatros"
575
(Sopr;i) Gli Alpini sh:11T:1110 in Mozambi co: l':terop o tto cli lkira. (Sollo) Il GL' llL'ralc Gitto FONTANA (a sinis lra ) assieme al collega Silvio MAZZARO LI (:t dcstr:1).
576
Enrico Fontana
(Soprn) Squadra m otorizzata (su VM-90) della C:p. "Monte Ce1vino" in perlustrazione presso il terminal o leo<loLLo <li Ucira. (Sotto) Alpino Paracadutista <li vigilanza presso il citato terminal.
Oj,erazione ''A/batros"
577
(Sopra) AB-205 di ITALAVES in fast: di atterraggio: la squadra fucilieri è pronta a re imbarcasi. (Sotto) Rl inc..lo 6614 in pa ttuglia. Ogni veicolo di questo tipo Lras portava una squadra fucilie ri (ordinata normalmente su 6 uomini)
578
A'nrico Fo11tana
(Sopra) Gli Alpini cdebrano la S. Pasqua 0993) assieme alla popolazione loca le. (Sotro) Il Force (7ommandercli O UMOZ, Maggior Generale Lelio GOi\' CALVES (.Hrnsile), passa in rassegna un piccheno a rrn:-tto di ITALAT.P.
Operazione "Alhalros "
579
(Sopra ) Fuciliere alpino di vigilanza presso l'aeroporto di C:himoio: sullo sfondo due AB-20"i cl i TTALAVES. (Sotto ) Post;izione per MG-42/ 59 montata su Lreppiede: postazione fissa.
5&0
F.nrico Fo1t/ana
(So p ra ) " Cor po d i G u a rdi a '· presso l 'a ccam p ame n to <l ei lk p a ~a1 1 ( Chirno io). (Sotto) Alcuni m ezz i <li l 'J'A LA LP in sos t a p re sso la sta z i o n e di
Machipa nda , al co nfìne co n lo Zimbabwe ( b lindo 661-1 a sin istra e VM-90 a <l<.:sl rn ).
Operaz ione 'Alhatros''
58 1
Al.LEGATO A (Brigala Alpi na "Julia ") TTALFOR ALilATROS
CARATTERISTICHE POSITIVE E NEGATIVE DELLE FORZE NELLE DIVERSE POSIZIONI Tipo di forze
Vantaggi
A d isposizione del Ottimizzazione e .do ONU ma non potenzialità C31 direttamente sottoposte Cons. Sicurezza Annullamento lungaggini per accordi internazionali Oneri a carico dei Paesi partecipanti e non dell'ONU Appartenenti all'ONU (Caschi Blu)
Svantaggi
Ciascun contingente agisce secondo propri interessi Possibile carenza di procedure standard
Gestione diretta da Lentezza di impiego in zona per parte dell'ONU esigenza accordi bilaterali Oneri a carico dell'ONU (1500 dollari mese/uomo) Scarsa organizzazione di comando e controllo (mancata applicazione degli artt. 44 e seguenti del VII capitolo del Trattato istitutivo) Quasi totale mancanza di accordi di standardizzazione (sia delle procedure operative che degli equipaggiamenti) tra i vari contingenti impiegati
582
Hnrico Fontana
AllEGATOA
(Briga ta Alpina "Julia") lTALFOR ,\IJ\ATROS
CARATTERISTICHE POSITVE E NEGATIVE DELLE FORZE NELLE DIVERSE POSIZIONI ( segue)
Tipo di forze Forze appartenenti ad Organizzazioni regionali, in generale, e alla NATO, in particolare
Vantaggi Contingenti militarmente, operativamente e logisticamente integrati ed abituati a lavorare insieme (non sono quindi necessari i lunghi e poco proficui accordi di standardizzazione) Garanzia di una relativa ma pur sempre preziosa oggettività e imparzialità nell'azione internazionale, svincolandola dall'interesse nazionale dei singoli Stati
Svantaggi
Operaz ione ''A lhatros"
58.3
ALLF.GATOB
(Brigata Alpina ''J11lia ") ITAT.FOR AL8A'l'R0S
MOZAMBICO
~
Popolazione (in migliaia)
24000
12103
1~113
15808
~
-· 16535
·-
22654 _
18000
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1989
1990
1991
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2000
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. Aumento annuo popolazione: 4.6% Tempo raddopp,o popolazoone 15 anni
. Densità popolazione 19 abitanti/Km ' Urbanizzazione 23.0%
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MOZAMBICO Risorse naturali Carbone Minerale di ferro Gas naturale
Rame Bauxite Titanio Diamanti Sale Calce Bentonite
Granito Pesce
Prodotti agricoli l\tianioca Canna da zucchero Noci di cocco Granoturco
Sorgo Banane Acajou Tè Cotone Copra Sisal
Riso
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Maiali Pecore
Industrie princip~ tli Prodotti alimentari Prod. a base di pese e Tessuti Tabacco Macchinari Veicoli Prodotti elettrici Scarpe Abbigliamento Alcolici Prodotti chimici Bevande Analcolich e Prodotti del petroli<
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587
Operazione "A lhulros "
AllEGATOD
(Brigata Alpina "Julia ") ITALfOR AL13ATROS
CRONOLOGIA DEI NEGOZIATI 1. Prima sessione (8-10 luglio 1990)
Le parti concordan o taluni crite ri di massima pe r il cessate il fu oco e individuano le co ndizioni di base (politiche, economiche e sociali) pe r una pace durevole. 2. Seconda sessione ( 11-14 agosto 1990) La sessio ne si conclude senza a lcun accordo, pe r divergen ze relative a ll'agenda de i co1lo 4ui. 3. Terza sessione (8 novembre-I dicembre 1990) Le parti concordano il ritiro delle trnppe zimbawane all'inte rno dei corridoi di BETl{A. e d e l 1.IMPOPO e si impegnano a rispettare il cessa te il fuoc o parz iale in tali zon e. Si cos tituisce un a Co mmi ssio n e di c ontrollo internazio n a le dell 'Accordo (Commissio ne Mista di Vetifica). 4. Quarta sessione (18-23 dice mbre 1990) Si esaminano e concordan o tempi e m odalità d 'intervento d e lla Commissione Mis ta di Ve rifica. S. Quinta sessione ( 24-30 gennaio 1991) La RENAMO chiede il ritiro delle tnippe d ello ZIMl1AWE a ll 'interno dei corridoi e.li BEIRA e de l LIMPO PO , m inacciando , in caso contrario, la ripresa delle ostilità. 6. Sesta sessione (2-28 gennaio 1991) Definizio ne dell 'agenda d e i negoziati . proroga a te mpo inde te rrrùna to de ll'accordo di p a rziale s ul ce::;sate il fuoco . 7. Settima sessione (1 agos tu-18 ottobre 1991) Firma del I Protoco llo re lativo ai principi ge n erali de ll'Accordo e.li Pace. 8. Ottava sessione (22 ottobre-13 novemhrc) Firma elci II Protocollo relativo alla formaz ione dei partiti politici. Il Governo sottoscrive una clausola in cui si impegna a ricon o scere la RENAMO qu ale p artito politico a ll 'atto d e lla firma de ll 'Accordo Generale di pace.
588
Enrico Fontana
9. Nona sessione (17 dice mhre 1991-12 m arzo 1992) Firma del ITT Protocollo re la tivo a i p rincipi ispiratori dell a legge elettora le . Si conclude la disamina d egli asp etti politici del negoziato . 10. Decima sessione O giug no -7 agosto 1992) Disamina degli a rgome nti in agenda relati vi a : questio ni milit,ui, gara n zie e cessate il fuoco. Dichiarazio ne congiunta delle p arti re lativa all'invio e alla distribuzione degli aiuti umanitari d 'em ergenza ( 16 luglio) . Vertice CHlSSANO-DHLAKAMA e loro impe g no a conclude re entro il 1° ottobre 1992 l'accordo gen erale d i p ace, da ndo m andato alle rispettive delegazioni di dirime re le rimanenti controversie. Fir m a dc ll 'Accor<lo gen eral e <li Pace ( 4 o t.1.o bre 1992) .
Organization of Mission SPECIAL AEPAESENTATIVE OF THE SECAETAAY GENERAL (SASG)
CHIEF MILITARY DIVISION
CHIEF HUMANITAAIAN DIVISION
CHIEF ADMINISTRATIVE DIVISION
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Organization of Military Division
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