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MEMORIE STORICHE 1993

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STATO MAGGIORE DELL'ESERCITO UFFICIO STORICO

STUDI STORICO-MILITl\RI

1993

ROMA 1996


PROPRIETÀ LETTERAR IA Tutti i diritti risen1ati. Vietata la riproduzione anche J>fl r..inlr senza autorizz.azinne. Hy SME - Ufficio Storico - Roma 19%

G RAFIC A Z AMPINI s rl - Via A. Brunetti , I I - ROMA


SOMMARIO

Giancarlo BOERI

Bandiere e uniformi del Reggimento di Guardia del Duca di Savoia negli anni 1970

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Ascanio Sobrero - Il dimenticato scopritore della nitroglicerina

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Luigi Emilio LONGO

Esperienze di una guerra coloniale

29

Antonio BAGNAIA

Il servizio controllo Russi - La missione Caprini (1919-1923)

71

I Generali italiani e il problea dei coraz zati: la riunione tenuta del Generale Parini il 23 e 24 novembre 1937 sul carro armato ed i suoi riflessi

195

Cronache di guerriglia in Jugoslavia: Parte 2'. Gennaio-giugno 1942

245

Il carro armato M.13/40 e derivati - I semoventi - l carri comando di batteria e per osservatorio - I prototipi

303

TI Don degli Italiani

373

Renato ARTESI

Ferruccio BOTTI

Francesco FATUTTA

Roberto BARTOLINI

Giuseppe TNAUDI


Giancarlo Boeri disegni Roberto Vela BANDIERE E UNIFORMI DEL REGGIMENTO DI GUARDIA DEL DUCA DI SAVOIA NEGLI ANNI 1670

Nonostante che nel passato nello studio delle vicende militari degli stati in cui era suddivisa l'Italia prima dell'unità si sia rivolta particolare attenzione all'esercito sabaudo gli elementi certi sulle uniformi e sulle bandiere di questo esercito risalgono a tempi re lativamente «tardi». Per quanto riguarda le bandiere Gerbaix de Sonnaz nel 1911 svolse un'analisi accurata delle informazioni allora disponibili , valide ancora oggi, a cui si sono aggiunti i nuovi studi di Enrico Ricchiardi con nuovi elementi provenienti dalle sue ricerche condotte nei fondi dell' Archivio <li Stato <li Torino.

In base a tali elementi le prime bandiere sicuramente attribuibili a precisi corpi militari sabaudi risalgono agli anni 1690, quando durante le guerre contro la Prancia alcune bandiere furono catturate dai francesi ed essendo state esposte a Nòtre Dame, come era costume dell'epoca, furono riprodotte da anonimi artisti e sono tutt'oggi disponibili nelle raccolte della Bibliothéque Nationale di Parigi. Un fortunato ritrovamento in alcune carte all'Archivio di Stato di Torino (Sez. ID) del dettaglio delle spese e dei generi occorrenti per la realizzazione di alcune bandiere (all. 1) ci permette oggi di fornire la rappresentazione (tramite una ricostruzione effettuata con la collaborazione di S. Ales e le tavole a colori di R. Vela) della bandiera colonnella e quella di battaglione de l reggimento di Guardia (o delle Guardie come verrà anche chiamato, l'antenato degli odierni Granatieri di Sardegna) ri salente a due decenni prima di quelle note e in assoluto la prima bandiera di reggimento nota dell'esercito piemontese. Le bandiere così descritte rispettano da un Iato i canoni generali validi per il seguito, e cioè che le bandiere colonnelle avevano il fondo bleu turchino (colore dei Savoia) con una croce bianca centrale e quelle di ordinanza erano a fondo rosso cremisi con croce bianca e variamente fregiate. Rispetto a quelle dei periodi successivi però la bandiera colonnella è maggiormente ricca, presentando a l centro, insolitamente, una Madonna sovrapposta alla croce e un bordo a scacchi attorno alla bandiera, motivo questo non del tutto sconosciuto anche in epoche posteriori. Le bandiere di ordinanza sono invece rosse cremisi con il campo disseminalo di piccole croci bianche, come saranno per lungo tempo i tamburi della fante-


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Ciancarlo Bo eri

na. Altro elemento insolito è rapprcsc nlato dal la frecc ia dell' asta de lla bandiera, che era costituita da un gig lio dorato. Sul reggimento di guardia, anlecessorc degli atlua li Granatieri di Sardegna, molto è già stato scritto, s ia sulla o rig ine e «antichità», come veniva detta l'anzianità del corpo. Anche sulle uniformi si è scritlo molto, ma le informazioni certe fino ad ora risa li vano solo ag li ultimi an ni de l Seicento. Si supponeva che le prime uniformi de l reggimento fossero bleu a mostre rosse (ad imitazione dell e Guardie rram:csi del Re Sole ), ma senza alcuna certezza. Vi era a nche il dato fornito da l Manoscritto de l Genta (Biblioteca Reale di Torino ms. mii.) che disegnato ve rso la fine del Settecento attribuiva alle Guardie un ta l ge nere di vestiario. S ulla base di tali dati erano state ne l passato fornit e di verse inte rpretazioni de ll' uniforme del reggimento delle Guardie. Abbiamo rintracciato anche pe r le un if"ormi le note pe r le spese sostenute relativamente al vestiario distribuito in di w rsc occ.1siPni tr.i il 167:1 ed il 1679 al reggimento delle Guardie (v. /\ Il. Il ). Da queste infonnazioni si deduce che effettivamente i soldati de l n..:ggi1 11c nlo di ( iuardia indossavano un giustacorpo di panno bleu fode rato di cadi s rosso c.:on paramani rossi , bottoni probabilmente di stagno, cordone al cappe llo d' argento falso. Non vengono specificati i colo ri de i cal1,on i (c he in Pie monte veni vano detti «calze») e delle calze (dett i «cal 1.e11 i» ), ma è proba bi le che fossero entrambi di colore rosso, come sicurame nte e rano qualche anno dopo. È da notare che non vi erano ga ll on i nè alamari al giustacorpo dei soldati (solo molto tempo d opo venne ro apposti a l vestiario de lle Guardie i galloni). I ta mburi portavano, come del resto prescritto pe r tutti i corpi di fanteria nazionale, la livrea ducale cioè giuslacorpo rosso con paramani e fodera bleu gallonato con gallone di livrea bianco argento e blcu a catenella. I calzoni e le calze non sono specificali , ma è probabile c he rosscro di colore bleu. Infine una nota, ricavata dalle stesse fo nti docu111c ntarie sopra cilatc, in merito alla introduzione della specialità de i gra natieri ne lla fa nte ria di linea dell'esercito sabaudo. La maggior parte de lle font i fanno risalire l'origine dei granatieri ne ll'eserc ito elc i duca di Savoia a ll ' anno 1685, quando vennero formate nella maggior parte dei reggi menti di fa nteria le compagnie granatieri. In realtà g ià ne l 168 1 - come riporta un (<Avviso» contemporaneo (Archivio Segre to Vaticano Avvisi 53) da Tòrino - venne decisa la formazione di 6 - 8 g ranatieri per ogni compagnia del reggimento di guardia, e poco dopo per gli altri reggime nti. Ma già nel 1673 venne stipendiato un Capo Bombardie re , ne i ruoli del reggimento di Guardia, perché istruisse ne ll ' a rte del lancio della granata alcuni soldati dell ' esercito del duca. Pochi anni dopo tale incarico venne affidato ad un


Bandiere e unifonni del reggimento di Guardia del Duca di Savoia negli anni 1670

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altro Bombardiere col grado di capitano (Archivio di Stato di Torino Patenti Controllo F inanze 1678): «27/1/1678 Gio Bartolomeo Bartella Capitano Granatiero nello Stato Maggiore del Reggimento di Guardia. Stabilito l' undici novembre 1673 un Capo Granatiero (nello stato maggiore de.I reggimento di Guardia) coll 'obbligo di ammaestrare in tutte le compagnie delle Truppe di S.A.R. quakhe soldato in tal professione ... lsi da tale incarico a Gio Bartolomeo Bartella Bombardicrel».

L' autore è riconoscente al personale dell ' Archivio di Stato di Torino per l'assistenza prestata e l'aiuto fornito nella ricerca di nuove fonti per la storia dell 'esercito sabaudo. Tn partico lare desidera ringraziare la dott.ssa Paola Briantc e la don.ssa Maria Paola Niccoli senza la cui collaborazione non sarebbe stato possihile real in.are il presente studio.


BIBLIOGRAFIA BRANCACCIO Nicola, L'Esercito del Vecchio Piemonte dal 1540 al 1861, Ufficio Storico S.M.E., Roma 1923. GERBAIX DE SoNNAZ C.A., Bandiere, Stendardi e Vessilli di Casa Savoia dai conti di Moriana ai Re d'Italia 1200-1861, Tonno 1911. RtCCHIARDI Enrico, Le prime uniformi dell'esercito ducale sabaudo 1671-1713, in Armi Antiche Bollettino Accademia S. Marciano 1982. RICCHIARDI Enrico, Bandiere della fanteria di linea nazionale sabauda 1690-1773, in Studi Piemontesi, Novembre 1988. vol. XVII.

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llandiere e u11ifom1i del reggimento di Guardia del Duca di Savoia negli anni 1670

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ALLEGATO I Archivio di Stato di Torino Sez. III Patenti Controllo Finanze 1673 1673 Per far un 'Impresa per il Reggimento delle Guardie di S.A.R.: r LrasiJ 5 ormesino bianco per la croce e per le fiamme r 9 detto hleù carico per li 4 campi r IO detto di 4 colori, cioè negro, bleu , bianco fra quali r 2 cremesino per li frcggi r I detto pe r la nena c. 2 seta pe r cogire colorata n. I asta di legno con suo piombo foderata a l Lanzano @ fonciel 3/8 seta de sudetti colori per fare r 2 cordone e 2 fiochi @ 3/8 filo d ' argento per detti @ 2/8 filo oro [per detti] - fattura delli sudetti fiochi e cordone - fattura della Pittura dell ' Immagine della Sant.ma Vergine Per doratura della punta di ferro fatta a giglio al Bompiede r 2 bindello bleu per il sudello Slendardo spedilo al Tapizziern Negro r 1/6 veluto di Lione per cuoprire il rnanigho Per 2 altre Insegne per il sudetto Reggimento rasi 9 om1esino biancho per le 2 croci r 36 1/2 detto crernesito per li 8 campi & per le 2 nene @ 2 seta colorata @ I de lta cremesila n. 2 Aste con suo piomhop ferrata a l L anzaro r 305 bindello bianco da 40 per le croci piccole @ 7/8 seta per 4 cordoni & 4 fiochi @ 6/8 filo d ' argento per detti @4/8 filo d'oro di Milano per detti - fattura di delli cordoni e fiochi Al Pittore Musso per haver dipinto con suo lazzi con lettere per le suddette 2 bandiere Fattura dal Tapiu ,icre Negro de lle sudctte 3 Insegne con il freggio fatto à scachi introno e due seminate di croci bianche r 150 bindello largo d. 40 per le croci picciole Per la doratura delle 2 Ponte di ferro fatte a gig lio r 4 Bindello da 35 cremesito per li sudetti stendardi


Giancarlo Boeri

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ALLEGATO II

Archivio di Stato di Torino Sez. III Patenti Controllo Finanze 1672 in 1673 id. 1675 id. 1677 id. 1679

3/1/1673 Mercati Bergli a e Amaud Per il Reggimento di Guardia vestiti n. 28, cioè g iustacorpa di panno bleu fodrato tutto di cadiso rosso, spada con suo hod ri cn; di vat:chctta, cappello con suo cordone e hordato d'argento fal so, calzcllc e scarpe nove ... 16/2/1675 Al Mercante Giu seppe Arnaud la somma di li re 30 .900 d 'argento per il prezzo di giustacorpi n. 1220 panno hlcu con altrctanti bodricri , cappe lli grandi hordati, n. 1220 para scarpe ... consig nati a l Marchese Parella per darli alli Soldati del nostro Regimenlo di G uardia. 23/1/1 677 Ricevuta di vestiti per il Reggimento di G ua rdia : 1433 giustacorpi bleu fodrati di bleu, con altrettanto numero di cappelli bordati , para di scarpe, bodricri di coramc e porta Tamhorri di livrea che ha provisto per vestire li Sargenti , Soldati, Tamburri, Cromarne e Piffaro de l Regimento di Guardia di S.A.R. (secondo il partito accordato il 4 agosto 1676) come da lle fedi del M archese di Parella Maresciale di Campo e Colonnello di detto regimento ...

Partito o sia memoriale a cappi Desiderando Giuseppe Arnaud di continuare il suo servitio a lla Real Corona e di proveder li giustacor, scarpe, Capelli e Bodrieri alli Soldati del Regimento di Guardia di V.A.R. afferisce il seguente Partito: l) Primo provederà n. 1399 giustacour Bleu di panno di pont di Royano, bello buono, e sufficiente, foderati di Cadis del pui rosso, n. 34 gi ustacor rossi fodrati di cadis bleu della sudetta qualità, n. 1433 cape lli con sua bordura e guarnitura ord inaria, n. 1433 para scarpa buone da soldato, n. 1433 bodrieri di vacchetta et n. 22 porta tamhor di Livrea da serv ir per li Sargenti, Soldati, Tamburri, Cromarne e Piffer di detto Regimento, e di guarnire il Tambor Maggiore et alle quatro muscttc li vestiti con li bottoni di li vrea e doppi a lla mari e provederli calze e calzetti et à quelli delli Tamhor e Piffer la guarnitura di bottoni di Livrea e gallon al giustacorpo, come anco à Sargcnti bottoni da pcrtutlo, alli sci Cromornc


Bandiere e u11if01mi del reggimento di Guardia del Duca di Savoia 11egli anni 1670

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compresi 2 <li Maroles giustacor rosso fodra bleu guarniti di livrea e bottoni et allamari alle mostre delle maniche. 2) Che per tutto il mese di ottobre dell'anno corrente provederà e darà finiti li sudetti Giustacor, Cappe11o, scarpe, bodrieri e vestiti della detta qualità mediante il prezzo di f 25 caduno l'uno ... Joseph Amaud a Torino 4 Agosto 1676 26/3/1679 Pagare al Mercante Giuseppe Amaud la somma di lire 31766 e soldi 18 d' argento per il prezzo di «1203 giustacorpi bleu fodrati di rosso, compresi alcuni rossi fodrati di bleu con altro tanto numero di cappelli bordati, di para scarpe, bo<lrieri di coramc [di vacchettal et f231 porta tamburi di livrea, ch'ha provisti e rimessi per vistire li Sargenti, Soldati, Tamburi, Cromorno e Piffaro del Reggimento <li Guardia di S.A.R. in conformità del partito da Noi accordato sotto li 12/6/1678 come dalla fede qui gionta del Marchese di Parella Mareschial di Campo et Colonnello de l detto Regi mento delli 30/12/1678 (se ne sono dati 1203 anzichè 141 8 per essersi ridotte le compagnie) Partito di vestiti di Arnaud . .. 141 8 giustacor bleu di panno di pont di Royano bello, buono e sufficiente, fodrati di cadis del Pù rosso, 30 giustacori rossi fodrati di eadis del Pù bleu della sudetta qualità, 1448 cappelli con sua bordura et guarnitura ordinaria, 1448 para scarpe buone da soldato, 1448 bodrieri di vacchetta, 22 porta tambor di livrea ... et di guarnire al Tambor Maggiore e alli 4 Musicanti li vestiti con li bottoni di livrea e doppi allamari et à quelli <.ielli Tambor e Piffaro la guarnitura di bottoni di livrea et galon al giustacor ...


BANDIERA COLONNELLA (ricostruzione)


BANDIERA D'ORDINANZA (ricostruzione)


SOLDATO DEL REGGIMENTO DI GUARDIA - GIUSTACORPO DA TAMBURO


ASCAN IO SOBRERO Casale Monferrato, 1812 Torino, 1888


Renato Artesi ASCANIO SOBRERO TL DIMENTICATO SCOPRITORE DELLA NITROGLICERINA

TI 26 maggio 1888, si spegneva in Torino uno dei maggiori chimici italiani del secolo scorso, Ascanio SoBRERO, nolo anc he ai non addetti ai lavori come il primo che sintetizzò la nitroglicerina. Strano destino quello della chimica piemontese dell' ottocento: i due personaggi che diedero maggior lustro alla scienza italjana del periodo furono un medico e un avvocato: il primo, So1rnEKO, appunto laureato in medicina, il secondo, unico italiano a legare il suo nome a una costante universale, Amedeo AVOGADRO. La chimica è ben presente nel contesto culturale piemontese de11a fine del settecento : stato di frontiera, il Pie monte sente maggiormente l' inrlucn za della cultura transalpina ed è sensibile al vento d' innovazione culturale che soffia da oltralpe. L' Accade mia delle Scienze di Torino, l' Accade mia di Ag ricoltura, l'Arsena le ( legato alle necessità belliche dello stato sabaudo sempre immischlato nei grandi conflitti degli stati europei) erano i poli della chimica torinese e contribui vano a creare una situazione estremamente stimolante per i numerosi cultori della materia. Ascanio SODRERO nasce il 12 ottobre 18 12 a Casale Monferrato, ove il padre, professore di matematica, si è trasferito dalla natia Cavallermaggiore, in provincia di Cuneo: terminati in Casale i primi studi, si trasferisce a Torino ove si laurea nel 1833 in medic ina. Abilitato a lla professione, nel 1836 sostiene l'esame di aggregazione alla Università di Torino, ma invidie e intrighi di colleghl ne determjnano un esito negativo: profondamcnlc amareggiato decide di abbandonare gli studi medici e, accettando i consigli dello zio barone generale Carlo Raffaele SOBRERO, direttore del!' Arsenale e studioso di problemi chimici relativi alle polveri da sparo e leghe per armi da fuoco , si dedica alla chimica. Dopo alcuni anni di tirocinio in Torino, sotto la g uida di MICHELOTII e LAVINI, si trasferisce a Parigi nei laboratori di due noti chimici francesi : DUMA S e PELOUZE. Con questo ultimo anzi imzia a lavorare seguendo il filone di ricerca della azione dell 'acido nitrico sulle sostanze organiche: era il periodo sperimentale in cui, con il rigorismo della iterazione delle esperienze, si cercava di accumulare dati da cui dedurre teorie. So BRERO frequenta le lezioni della Sorbona, non solo in chinùca e,


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Renaio Artesi

nei tre anni di permanenza parigina, oltre ad approfondire le sue conoscenze teoriche, perteziona la sua manualità di sperimentatore e trova il tempo di tradurre dal tedesco un trattato di chimica analitica e di pubblicare un saggio sulle analisi c himiche. All ' inizio del 1843 termina il suo tirocinio francese e si reca a G iessen, in Germania, ove il grande chimico tedesco LIEBIG aveva fondato una scuola di chimica alla quale si formeranno i tec nici che costituiranno il nerbo della chimica e della industria chimica tedesca. A Giessen, SoBRERO perfeziona e completa le sue conoscenze, traendo grande giovamento anche dai consigli de l maestro, cui sarf1 legato da amicizia e da reciproca stima, come già con il PELOUZE, come appare da un caiteggio estremamente interessante. A l rientro a Torino, all a fine del 1843, S013KEKO poteva coniare su un bagaglio vastissimo di conoscenze teoric he e pratiche . Riprende la collaborazione con il LAV INI e final111c11lc ne l 1845 gli viene assegnata la cattedra di chimica nella scuo la cli meccanica e di chimica applicata al le arti, creata dalla Regia Camera di Agricoltura e Commercio, con finalità più spiccatamente applicati ve, pe r dare impulso alle industrie piemontesi . Nel 1848, diviene professore applicato cli chimica genera le all a Università di Torino e poi professore c ffc lli vo di chimica applicata alle arti, nei locali di via San Francesco da Paola. Nel 1857 si rende li bera la cattedra cli chimica generale dell'Università cui il SoBRERO aspirava anc he per libcrai·si dal gravoso e noioso lavoro di analisi legato alla eh.i mica applicata che la sua carica comportava e che la burocrazia dell 'epoca g li imponeva. Gli fu prc[crito Raffaele Prn.IA, peraltro uno dei più valenti chi mici italiani dell'epoca, il cui nome è legato a interessanti reazioni della chimica organica, fuoriuscito cala brese, comandante del battaglione studenti alla battaglia di Curtatone: il SOBRERO ebbe un'altra grossa delusione di cui fece carico all' amico G iovanni LANZA, con il quale si riconciliò solo dopo oltre vent'anni. Finalmente nel 1859, a seguito di una legge della pubblica istmzione, l' iter scolastico degli ingegneri fu diviso in due stadi: il primo, di carattere teorico e propedeutico, ancora legato all'Università, il secondo, più applicativo ad una scuola di applicazione per ingegneri, che venne insediata a palazzo del Valentino e che costituirà il nucleo iniziale del Poli tecnico. Nell'ambito di questa scuola fu creata la cattedra tli chimica docimastica che fu affidata appunto a l SOBRERO, e che la mantenne, tra il generale plauso e consenso, sino al 1882. Nel 1887, fu fondata dal municipio di Torino, a seguito di un lascito, la cosidctta scuola CAVOUR per l'insegnamento della chimica ad ope ra i ed artigiani , che SoBRERO organizzò e di cui fu il primo presidente. Fu membro della Accademia delle Scienze di Torino dal 1844 e ne di-


Ascanio Sobreru

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venne segretario aggiunto e poi segretario perpetuo, membro e poi presidente della Accademia di Agricoltura nel 1851, consigliere comunale nel 1879 e assessore all'igiene: in tale veste, contribuì in modo determinante a dare un assetto al servizio chimico presso l'uflìcio di igiene (esiste un suo studio sulla rete fognaria di Torino estremamente interessante): ebbe inoltre l' incarico di insegnare la chimica a UMBERTO l e al DUCA n' AoSTA.

Come membro della Accademia delle Scienze, fece parte di mo1te commissioni per i giudizi preventivi sul valore e sulla convenicn:t,a di molte richieste di «privilegio», come allora si chiamavano i brevetti, cui l'Accademia era deputata come compito istituzionale. Fece parte delle commissioni per la pubblica esposizione dei prodotti delle industrie nazionali nel 1844 e nel 1850 e per quella universale di Londra nel 1851: fu presidente della commissione delle industrie chimiche alla esposizione nazionale di Torino nel 1884. Numerosi furono i riconoscimenti al suo operato da patte di accademie e società scientifiche nazionali e straniere: nell'ambito della sua atlività didattica è doverso ricordare, oltre le già citate, la traduzione dal tedesco di un celebre trattato di chimica analitica del FRESENIUS; un suo «Trattato di chimica applicata alle arti» in quattro volumi; le «Lezioni di chimica docimastica», tenute alla scuola per ingegneri; «Memorie sull'applica:t,ione della dinamite in agricoltura»; «Teoria chimica della composizione delle polveri a fuoco»; «Di alcuni nuovi composti ottenuti col mezzo dell' azione dell'acido nitrico»: le sue «Memorie scelte» furono riunite in un volume da I. GmsALnERTI nel 1914,

E veniamo al SOBRERO sperimentale: i suoi numerosi lavori furono pubblicati principalmente nelle «Memorie» e negli «Atti» delle Accademie delle scienze e di agricoltura di Torino e in molti importanti giornali chimici francesi e tedeschi. Il principale filone di ricerca è senza dubbio quello relativo alla nitroglicerina e ai nitroderivati: pur tuttavia, anche se di minore peso, la scoperta del guaiacolo e la sintesi del sobrerolo presentano un notevole interesse. L'eterogeneità, facilmente evidenziabile della sua produzione scientifica, è indicativa del temperamento del ricercatore, interessato e attento a diversi settori della chimica e dell ' epoca, improntate alla filosofia dell'accumulo di dati sperimentali. Che l'acido nitrico reagisse con sostanze organiche, talvolta con esiti esplosi vi, era noto: l' acido pi crico era stato sintetizzato nel 1771 da WoULFE: G10BEKr nel 1793 aveva osservato una energica esplosione facendo agire l'acido nitrico sull'alcool e tilico: altri avevano preparato diversi derivali nitrici di composti organici vari, per lo più osservando energiche ossidazioni: molta incertezza peraltro rimaneva soprallullo nel


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Renato Arresi

definire i prodotti che da tali reazioni si ottenevano. L'ambiente in cui si era trovato a operare SoBRERO a Parigi nel laboratorio di PELOUZE era un ambiente «nitrico», come ebbe a definirlo GUARESCHJ. Si nitrava un pò di tutto: a mido, legno, cotone, lino, canapa, resine, gomme: da questa sorta di antro di V ULCANO si irradiarono in Europa i chimici che ivi avevano iniziato le loro ricerche. Fu abbastanza determinante il fatto che uno di essi, SCHùNBEIN, a Basi lea nel 1846 realizzasse, per azione de ll 'acido nitrico in presenza di acido solforico sul cotone, un procedimento esplodente, il fulmicotone: ScHùNBEIN brevettò il procedimento, dandone poi comunicazione alla Accademia delle scienze francese. SOBRERO era a conoscenza del fatto che l' acido nitrico agisse sulla glicerina ossidandola ad acido ossalico, come aveva dimostrato il suo maestro PELOUZE, e ino ltre egli stesso aveva già s perimentato l'azione dell' acido nitrico su sostanze organiche sin dal 1842 (in particolare sull'olio volatile di hetuHa) e poi nel 1844 e 1845 a Torino, come risulta da due «comunicazioni» alla Accademia de lle scienze di Torino nel 1845. L'esperienza nel campo specifico e la scoperta di S c 11òNUElN furono evidente mente lo stimolo per l'ulteriore passo avanti: la sperimentazione di miscele nitranti di acido nitrico e acido solfori co in varie condizioni portarono (riteniamo sul fi ne del 1846 o ai primi del 1847), a ottenere la «glicerina fulminante» o «piroglicerina», c hiamata, infine, comunemente in tutto il mondo «nitroglicerina» e una serie di altri prodotti esplodenti, come la nitromannite, il nitrosaccarosio, il nitrolattosio: non è chiaro se le sintesi anzidette siano state eseguite nei laboratori dell' arsena le o in quelli della scuola di meccanizzazione e chimica applicala alle arti. Della nitroglicerina preparò addirittura un campione di 300 grammi senza inconvenienti, che egli presentò fra la generale titubanza ai colleghi della Accade mia: il fatto che non si verificarono esplosioni durante la preparazione e la manipo lazione del prodotto è chiaramente indicativo di quanto fosse ottima e accurata la sua tecnica di s perimentatore. Della scopetta SoBRF.RO diede noti zia in una lettera a PELOUZE, riportata nel «Comptes Rendus» della Accademia di !-<rancia, che può essere considerata l' atto di nascita di questo esplosivo. TI grande merito di SOBRERO non sta soltanto ne ll ' aver reali zzato la sintesi de l prodotto, ma di averne anche definito la natura di estere dcli' acido nitrico e non di nitrode rivato e, inoltre, di rilevare (come evidenzia già nella comunica7.ione a PELOUZE e ripre nde con ri gore medico in altre pubblicazioni) l'effetto sull ' organismo, e ffetto che fu ripreso e studiato già sin dalla metà de l secolo scorso e che portò a ll ' utilizzo, in terapia della nitroglicerina, per uso esclusivamente medico, date le proprietà di vasodilatatore: e ancora oggi se ne fa largo uso in questo campo. A queste prime notizie fa seguito una nota più completa, apparsa nel 1847, nelle «Memorie» della Acc;idemia delle scienze di Torino, in cui ,


Ascanio Sobrero

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indicando il nuovo composto con il termine di «piroglicerina» o «glicerina fulminante», ne descrive con estrema accuratezza le caratteristiche e il comportamento. ll te ma nitrazione è ripreso dal SoBRERO in alcune altre comunicazioni in cui si riportano .piccole modifiche del metodo di preparazione e si descrivono altri esteri nitrici con caratteristiche esplodenti: in effetti, come succedeva in occasione di scoperte importanti, anche per le difficoltà di comunicazione tra i vari centri di cultura chimica, molte inesattezze furono riportate a proposito della sintesi del SOBRERO. li prodotto, liquido oleoso, risultava talmente esplosivo da essere pericoloso quando si fosse trattato di produrlo su scala industriale. Non si deve credere che SOBRERO pensasse solo ad un prodotto esplosivo a vantaggio della guerra: egli riteneva che queste materie, che andava man mano scoprendo, sarebbero servite alla industria e a ll a tecnica in generale, per scavare gallerie, aprire canali , demolire ostacoli che diversamente non avrebbero potuto essere rimossi. Più tardi il SoBRERO, dato che ormai si facevano esperimenti e ricerche in tutti i grandi laboratori uni versitari e governativi, al fine di rendere praticamente sfruttahile la sua scoperta, seguì ancora alcuni sviluppi industriali ne lla produzione della nitroglicerina, ma, purtroppo, si verificarono a ripetizione gravissimi e luttuosi incidenti. Intere fabbric he saltarono in aria e il governo di allora intervenne, proibendo ulteriori sperimentazioni s u scala industriale. Fu un vero peccato non aver compreso appieno l'importanza di tale scoperta, che poteva essere applicata sul piano bellico e che avrebbe portato, di conseguenza, lo stato sabaudo tra le più importanti nazioni su un piano militare. Ciò nonostante, SOBRERO restò sempre del parere che si sarebbe un giorno trovato un correttivo per rendere sicuro e affidabile quel potenti ssimo esplosivo da lui escogitato. Chi fu sempre corretto nel riconoscere a SoBRERO i suoi giu sti meriti sarebbe stato Alfred NOBEL che, nel 1866, trattando la nitrog licerina di SOBRERO, per caso trovò il modo di imbrigliare l' alto potere esplosivo, miscelandola con polvere inerte, creando così la «dinamite» (dal greco dunamis = forza) e , da questa, la «balistite» esplosivo quattro volte più potente della vecchia «polvere nera».

Se il lavoro sui nitroderivati è senza dubbio quello di maggior peso per le conseguenze cui dette origine, sotto il profilo più squisitamente chimico, la sintesi del «sobrerolo» è certamente di grande rilievo. ll lavoro descritto in una nota apparsa nel 1851 nei «Comptes Rendus» della Accademia di Francia e negli «Annales» si riferisce all'ottenimento di un composto nuovo, mediante l'azione della luce sull'essenza di trementina.


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Renato Artesi

È una nota di due pagine in cui si descrivono l'esperimento e i risultati: la tecnica è senza dubbio di avanguardia cd estremamente raffinata cd

elegante: SOBRERO studia l'azione dell' ossigeno puro sull'essenza di trementina sollo l'effetto della luce solare: si tratta di uno dei primi lavori di fotochimica. Il composto ottenuto, l'idrato di pinolo e i suoi derivati furono, poi , oggetto di studio da parte del chimico ing lese ARMSTRONG, che nel 1891 propose di chiamare l'idrato di pinolo «sobrcrolo» in onore dello scopritore. Al sobrcrolo iJ destino riservò un posto di rilievo, anche se non paragonabile a quello della nitroglicerina, visto che a ncora oggi è impiegato largamente come broncodilatatore e stimolante respiratorio. Infine, la separazione del g uajacolo pe r di stillazione secca della resina dj guajaco fu fatta all'epoca della pe nna11c11/.a di SoBRERO a Giessen e rientra nella tematica più generale di isolame nto e definizione di composti chimici da sostanze naturali allora mo lto in voga tra i chimici organici: anche il guajacolo ha avuto per molti anni applica/.ione nelle affezioni polmonari. Numerose allre pubblicazioni di So13R ERO sono indicative della varietà dei suoi interessi: dalle sostanze naturali ad argomenti di chimica applicata, l'idraulicità della giobertite, le porcellane magnesiache di Vi novo, i metodi di conserva/.ione dei legnami , argomenti di chimica inorganica, molti dei quali in collaborazione con SELMI, altro grande nome della chimica italiana dell ' ottocento, anch'esso fuoriuscito da Modena, che aveva trovato in Torino asilo e possibilità di lavoro.

L'esame delle pubblicazioni di SOBRERO fornisce un quadro interessante, non solo della persona, ma del momento. Purtroppo egli non fu aiutato dall ' ambiente in cui operava: fu certamente un peccato che fosse di stratto dal seguire i suoi filoni di ricerca dalle incombenze analitiche c he la burocrazia del tempo gli imponevano, relegandolo, ingiustamente, con danno del paese e della scienza, a un ruolo di servizi poco gratificante e mal sopportato: con tutto ciò egli operò sempre con grande correttezza professionale e abnegazione. È indubbio che l'opera del SOBRERO va oltre il valore delle sue scoperte: se la chimica app)jcata s i sviluppò in Piemonte, con grande vantaggio dell' industri a, il merito è in gran parte attribuibile a SOl3KEKO: il suo «Manuale di chimica applicala alle arti» fu il primo nel suo genere pubblicato in Italia e tra i pochi pubblicati anche all'estero. Ascanio SOBREKO non volle mai ammettere di aver inventato terribili mezzi di distruzione e, prima dell a sua morte, volle ancora puntualizzare «che non è il mezzo usato dall'uomo al servizio della sua cattiveria da Caino in poi che andava condannato, ma la cattiveria stessa dell ' animo u,nano».


Ascanio Sobrero

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Per celebrarne degnamente il centenario della nascita, l'Associazione c himica industriale di Torino commi ssionò agli scultori B1scARRA e CERAGIOLI il monumento che fu inaugurato con solenne cerimonia di fronte a Porta Susa, raccogliendo i fondi con pubblica sottoscrizione cui aderirono i più bei nomi della c ultura e della imprenditoria (gli credi NOBEL contribuirono con 5.000 di allora): fu coniata una medaglia conunemorativa e nella sede della Accademia delle scienze di Torino fu tenuta una solenne commemorazione nel maggio del 1914. Dai documenti consultati, emerge una figura di studioso e gentiluomo al quale la chimica italiana è fortemente debitrice del progredire sul cammino irrinunciabile del divenire umano civile, economico, sociale e militare .


Luigi Emilio Longo

ESPERIENZE DI UNA GUERRA COLON IALE

Nel corso dell 'esame di una serie di carte facenti parte dell 'archivio familiare degli eredi del generale Grazioli, è stato possibile accedere ad un documento che ri sul ta essere di particolare interesse sia per il contenuto che per la figura dell' estensore. Si tratta di una monografi a dal titolo «La guerra di Libia» a firm a di Gug lielmo Nasi, priva di data ma riferibile al periodo fra il nove mbre 1925 ed il novembre 1928, allorc hé l' autore , con il grado di colonnello, si trovava a Parigi q uale addetto militare presso l'ambasciata d' Italia, così come attestato dal timbro apposto sulla prima pagina dell'elaborato. Guglielmo Nasi è stata una delle figure mig liori de ll 'alta ufficialità italiana a cavallo fra le due guerre, sia sotto l' aspetto morale e comportamentale che sotto quello professionale. Un hrcvc profilo biografico ne lumeggia la figura cd i trascorsi: nato a Civitavec<.'hia il 21 febbra io I 879. dopo a ver frequentato l'Accademia Militare conseguiva la nomina a sottotenente d'arliglieria nel /898. Partecipava con il grado di capitano alla guerra italo-turca guadagnando una medaglia d'argen/o al V.M. Prendeva parte alla 111 guerra mondiale nel corso della quale era promosso maggiore e tenente colonnello e trasferito nel Corpo di Stato Maggiore coprendo, nell'ultimo anno del conJlillo, l'incarico di Capo di S.M. della 14" Divisione. Era insignito di altre tre medaglie d'Argento al V.M. e della croce di Cavaliere deU-0.M.S. - Veniva trasferito a domanda nel /9/9 nel Regio Corpo Truppe Coloniali della Tripolitania, dapprima quale Capo di S.M. del/'8la Divi.i-ione di Jèmteria e poi del Comando Truppe Tripolitania. Si distingueva particolarmenle nella condolla delle operazioni contro i ribelli fra il 1922 ed il 1923, guadagnando la croce di U.f]ìciale dell'O. M.S. - Rimpatriato nel 1925, era prorrwsso colonnello per meriti e<.'cezionali ed inviato a Parigi come addetto militare. Rientrato in Italia nel l92R, assumeva il comando del 3° Reggimento artiglieria da campagna. Nel febbraio 193.l era inviato in Cirenaica a disposizione del Ministero d elle Colonie. Il I gennaio 1933 veniva promosso generale di brigala p er meriti eccezionali. Il 28 maf?f?io 1934 era nominato comandante del R.C. T.C. della Cirenaica ed il 23 aprile / 935 di quello della Libia. Partecipava alla campagna d't."tiopia al romando della Divisione di.fanteria coloniale «Libia», impegnala nella conquista dell'Ogaden e dell'llarrarino, pervenendo il 15 aprile 1936 alla nomina a generale di divisione per merito di guerra. Governatore dell 'Harrar dal /937 al 1939. era insignito della Commenda dell'O.M.S. e nel giugno 1938 veniva promosso generale d i corpo d'armata per meriti eccezionali. Nominato sen atore del Regno nel 1939. Ne llo stesso anno di veni va Vi ce C ove rnatore dell'A.U.I. e Governatore dello St:ioa. Allo .1-u,ppio della za guerra mondiale era posto dapprima al comando dello scacchiere Est dell'A.0.1. e successivamente anche dello scacchiere Ovest. Dirigeva le operazioni che portavano alla conquista della Somalia britannica e, il 27 novembre /941 , ammainava per ultimo la bandiera italiana in Africa Orientale f?uùfando l'estrema resistenza nel ridotto di Gondar, eventi che gli comportavano la promozione li generale d'armntn" la no-


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Luigi Emilio longo mina a Grande Ufficiale dell 'O.M.S. - Condotto in pri!{ionia nel Kenia, la condivideva con il Duca d 'Aosta, del quale era stato il più stretto collaboratore, assi.\·tendolo sino alla fine. Decedeva a Modena il 21 settembre 197 1.

La monografia compilata da Nasi, frullo dell 'esperienza maturata in Libia al comando per lo più di truppe indigene, testimonia la sua diversa impostazione intelletti va e professionale rispetto alla mentalità media dei suoi colleghi. Nelle lunghe e dure operazioni protrattesi in Libia quasi senza interm zione fra il 1911 cd il 1932, nacquero e presero solido piede una mentalità ed un corpo di ufficiali che sarebbero stati poi il «motore» delle nostre successive imprese e che vi avrebbero portato l'abitudine, quasi la presunzione, che nulla fosse possibile in guerra senza l'uso della forza. Fra la Ghibla ed il Gebel, in centinaia di implacabili scontri con un fantomatico av versario sempre battuto e mai vinto, risorgente alle spalle nel momento del sudato riposo, essi, i «libici», appresero da una guerra che fu anche un «caso limite» (in nessuna parte dcli ' Africa le atrocità, da una parte e dall' altra, raggiunsero il vertice cui si perven ne in Libia) quelle nonne di condotta che avre bbero trasportato in Etiopia, alcuni anni dopo, nella fase di repressione della guerriglia attivatasi al termine delle operazioni belliche vere e proprie. Nasi costituì sicuramente l'unica eccezione, ne lla prima come nella seconda circostanza. li suo criterio operativo di fondo fu sempre que ll o di «mostrare la forza per non adoperarla». Seppe essere generoso e giusto, determinato ed inflessibile in funzione delle diverse circostanze. Privilegiò sempre la complementarità dell' azione militare con quella politica, dando il dovuto spazio all'attività su base intelligence, ed ai loro presupposti culturali e conoscitivi. Durante il periodo dell ' A.O ., era uno dei pochi, se non l' unico, ad avere le idee chiare, in contrasto con Cavallero c he, assunta nel 1937 la carica di Comandante Superiore delle Forze Armate in A.O.I., aveva accentrato su sè stesso tutta la direzione delle operazioni militari contro i ribelli, il che era illogico in un Paese grande ci nque vo lte I' ltalia e dove, di conseguenza, del tutlo inutili risultavano operazioni di guerriglia difensiva in grande stile, guidate da un comando troppo lontano per poterne fronteggiare duttilmente gli eventi . Ben più idonei sarebbero risultati, come sostenuto ripetutame nte anche se vanam ente da Nasi, reparti speciali più dimensionati, agili, ben diretti, fomiti in numero sufficiente ai comandanti militari di ciascuna delle sei circoscrizioni politico-amministrative nelle quali era stato di viso il territorio, e lasciandoli poi operare di loro iniziativa. Introdotta da 6 aforismi che ne connotano incisivamente l'essenza concettuale, la «memoria» è sudilivisa in 10 paragrafi. per un totale di 57 pagine. In ordine di esposizione, essi sono così presentati:


Esperienze di una guerra coloniale

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IV V VT VII Vlll TX

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Il Paese Il nemico La politica La strategia La tattica TI gruppo mobile L'aviazione l carri armati e gli autotrasporti tattici L' organizzazione militare del territorio L'organizzazione dei servizi per la preparazione ed attuazione di un 'operazione militare in colonia.

I vari concetti sono espressi in forma schematica sotto fonna di enunciati brevi e concisi, veri e propri precetti, contrassegnati da una successione numerica per un totale di 89. Solo gli argomenti dell'ultimo paragrafo non sono distinti secondo un ordinamento numerico bensì sono riportati con una titolazione tematica corrispondente ai rispettivi contenuti. Ne è risultato un massimario di guerra colonia le che, se pur frutto dell'esperienza maturata dall'autore nello scenario libico, ha una sua validità concettuale in assoluto, sempre naturalmente se riportata all' epoca della compilazione. Di tale riferimento temporale va anche tenuto conto nel valutare la brevità e la genericità dei paragrafi VU (L'aviazione) cd VTTT (I carri armati e gli autotrasporti tattici) anche se, specie in merito al secondo argomento, è presumibile che Nasi avesse potuto disporre di un più specifico aggiornamento. L'incarico di addetto militare a Parigi fra il 1925 ed il 1928, infatti, doveva avergli certamente offerto l'opportunità di approfondire maggiormente il pensiero del colonnello e poi generale Estienne, direttore degli studi sui carri da l 1921 al 1926 ed ispiratore del progetto di divisione blindata elaborato nello stesso 1926 dal colonnello Doumenc. Particolarmente significativi i paragrafi concernenti la strategia e la tattica. Vi sono compendiati alcuni principi essenziali della guerriglia difensiva, come neutralizzare cioé una forma di guerriglia offensiva, promossa alle spalle delle proprie forze regolari impegnate a vario titolo in operazioni di riconquista di territori o di «grande polizia». Sempre non perdendo di vista l'epoca della sua stesura, al lavoro di Nasi va attribuita una adeguata attenzione poiché il problema della guerriglia, pur non essendo essa mai stata in effetti ~na forma di guerra minore, era pur sempre riguardata con una buona dosa di rilullanza da parte degli ambienti militari più ortodossi, come una forma di vera e propria dissacrazione nei confronti de i tradizionali e convenzionali concetti, metodi e strumenti di guerra.


GUERRA DI LIBIA

AFORISMI 1° - IL PRESTIGIO È TUTTO: SI RIASSUME NEL GOVERN ATORE E VALE UN CORPO D ' ARMATA. 2° - LA FORZA NON PUÒ SOSTITUIRSI AL TEMPO E AL METODO. 3° - IL SUCCESSO NON È DATO DAL NUMERO DEG LI UOMI NI CH E HAI UCCISO, MA BENSÌ DA QUELLI CU I I IAI MESSO PAURA . 4° - LA SETE. ECCO IL NEMICO. 5° - orvrm~RSl PER BERE E PER COMBATTERE 6° - CAVALLERIA: SEMPRE E OVUNQUE.


I TL PAESE

l Ad eccezione della grande Sirte propriamente detta ove il deserto libico viene a costeggiare le rive del mediterraneo, la Libia è costituita da un altipiano stretto fra il deserto e il mare, da cui è separata qua e là da una cimosa piana più o meno profonda. O

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2° - La cimosa littoranea è una pianura mammelonata, cosparsa di oasi e palme dattilifcre (specie sulla costa) ed oliveti, di zone sabbiose, di zone prative o a cereali. Tranne che nelle oasi (e di grandi vi sono soltanto le costiere), il campo di vista è sempre esteso, il terreno è ovunque accessibile, con qualche piccola limitazione per la sola artiglieria da campagna. L'acqua nel sottosuolo è abbondante, e pozzi si trovano ovunque. Le tragedie del la sete, anche in questa regione accadute, sono dovute alla poca conoscenza del paese, non certo alla mancanza d'acqua. Combustibile per la necessità di truppe indigene ovunque. Nessuna risorsa che permetta a truppa in marcia di vivere sul paese. Nell'inverno e primavera discreti pascoli per i quadrupedi. 3° - L'altipiano elevato in media 500/600 metri, ha carattere aspro, solo dove cade in mare o sull a pianura costiera. Nel resto è una pianura dai caratteri morfologici analoghi a quelli sopra descritti, rotta soltanto dagli uadi, che corrono verso il mare o verso il deserto. L'acqua si trova solo nelle sorgenti in fondo ai valloni, o in pochi pozzi scavati in genere nel letto degli uadi. 4° - Deserto libico: ha carattere prettamente sahariano; qualche rara oasi e sorgente nel fondo dei grandi uadi. Accessibile a sole truppe speciali camellate o auto-portate.

5° - Clima mediterraneo, temperato nell'inverno, comunque brevissimo (20/30 giorni). Le alte temperature sono eccezionali, e limitate ai pochi giorni nei quali spira il ghibli (vento di sud) una decina di volte in tutto nel periodo estivo. Comunque per la asciuttezza dell' aria anche temperature inconcepibili in Europa sono là sopportabili , e si è marciato, manovrato, combattuto con termometro a 45 gradi. Naturalmente questi caratteri sono più accentuati nella zona desertica propriamente detta, per la quale non valgono quindi le considerazioni sopradette.


II IL NEMICO

6° - Gli organizzatori delle ri volte libiche, non sono caduti ancora nell'errore di creare in scala ridotta un esercito di tipo europeo. Mancando dei mezzi necessari, e giudiziosamente tenendo conto delle loro condizioni speciali, essi hanno sempre preferito inquadrare e armare delle tribù, costringendole con tutti i mezzi a difendere il loro territorio, limitandosi a costituire solo qualche unità regolare destinate sia a combattere, sia e soprattutto a forzare all'obbedienza le tribù renitenti. 7° - I regolari sono pagati, armati, equipaggiati dagli organizzatori della rivolta, e dallo pseudo governo o comitato che si costituisce. Sono nutriti a spese delle popolazioni presso le quali stazionano. Gli armati delle tribù invece, in genere non sono pagati, ma hanno uniforme, e sono fomiti di armi a spese della tribù. Il capo dcJla tribù è in genere anche il comandante dei suoi armati. Buoni guerrieri quando difendono il loro territorio, perdono del 50 per cento almeno del loro valore, quando sono inviati altrove. 8° - Queste forze sono impiegate in base ad un criterio, in genere molto razionale, che ha per base la situazione politica. L'esecuzione è affidata ai comandanti delle mehalle, o ai capi politici e militari della regione interessata - qui si arresta l'organizzazione del comando, e stabi lito il cri terio generale, la ripartizione e il coordinamento dei compiti non è assicurato da ordini successivi, come in un esercito regolare . Il combattimento si svolge per iniziati ve individuali, ma comunque, per una mentalità guerriera atavicamente comune, i procedimenti sono identici in tutto il paese. L' automatismo di questo insie me, non consente naturalmente l' organizzazione in profondità e la manovra. 9° - La grande superiorità dell ' arabo, sta nella s ua logistica che si li mita al rifornimento di ca1tucce. Muove senza bagaglio, e allenato alla marcia e al clima, non conosce la difficoltà del terreno e delle distanze. Di fronte alle nostre pesanti colonne è di una mobilità sorpre nde nte. S'infiltra a piccoli gruppi e lo sentiamo (specie i cavalieri) dovunque intorno a noi, legati dalle nostre inevitabili impedimenta. 10° - Molto prudente, non arrischia il combattimento che a colpo sicuro, evitando l'azione decisiva. Suo scopo guadagnare tempo, logorandoci. Contro un tale nemico che non agisce mai a massa, spesso è inutile


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cercare la battaglia, meglio vale proseguire diritti sull' obiettivo topografico che ragioni politiche o logistiche hanno consigliato.


m POLITICA

11 ° - Una politica realistica e in piena conoscenza della psicologia e della storia di queste popolazioni non comporta che l' esercizio pieno e completo della sovranità in tutti i suoi attributi; deve parlare da padrona e farsi obbedire, guardandosi da perniciose utopie democratiche. 12° - L'arabo potrà stimarci, ma giammai, almeno collettivamente, amarci. Vedrà sempre in noi non solo il dominatore, ma anche e specialmente l'infedele, c he la religione gli prescrive di combattere. Soprattutto egli rispetta la forza come un articolo di fede. Un linguaggio fermo seguito al più pres to, se necessario, da una azione e nergica hanno solo presa su di lui. 13° - Le rivolte originate in una regione, soprattutto quando il paese non è completamente pacificato, e disarmato, si propagano come: fuoco, molto rapidamente. Occorre quindi, al primo intorbidarsi della situaz ione, colpire sodo e presto, là dove l'incendio cova o si è mani restato. Arresto e punizione esempl are dei capi, sequestro del bestiame, de i cereali, dei cavalli, e altre rappresaglie. Oggi può essere ancora questione di una piccola operazione di polizia. Fra una settimana, domani forse sarà invece una grande operazione militare, e soprattutto non troveremo più quegli obiettivi che costituiscono gli unici pegni in paese nomadi. I capi, i validi, gli armenti avranno sgombrato, e non troveremo più chi colpire. 14° - 1 sintomi precursori de lla rivolta latente, sono sempre gli stessi, ma immancahili. Taglio di linee telegrafiche, costruzioni sulle ferrovie e sulle strade, attacco proditorio <li qualche autocarro, cavaliere o pedone isolato, razzie a danno delle cahi le più tranquille. Non interpretare quei fatti alla stregua di vandalismo europeo. Non farsi nessuna illusione; pensare subito alla rivolta e intervenire con provvedimenti di ordine attivo, e non già di solo ordfoe passivo. 15° - L'azione militare non esclude que lla politica. L' impiego armonico anzi dell' una e dell 'altra solamente, può portare, ad isolare la rivolta e al la pacificazione completa. In questi paese non esiste sentimento nazionale, e le tribù si battono per i loro interessi, per difendere la loro indipendenza. Quasi nulli i sentimenti che possono cementare l'unione anche nella difesa, se si eccettua l'rnlio atavico contro il cristiano.


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Ma sapendo trarre partito dalle secolari rivalità tra tribù e tribù, tra arabi e berberi là dove le due razze coesistono, si può giungere alla disgregazione del blocco ribelle, ed a sfruttare largamente ai margini, gli effetti centrali determinati dall'azione militare, e talora solamente anche dalla forza effettivamente in potenza. I 6° - Ricordare che se godiamo il prestigio, cioé a dire il predominio morale che è conseguenza della forza vittoriosa, la politica può far mollo. Se abbiamo perduto il prestigio, la politica non farà nulla e l'arabo apparentemente solo vi abboccherà per guadagnar tempo, e comunque ai suoi lini.

17° - La politica e l'azione militare tendono, insieme o separate, ad un ultimo scopo essenziale, quello del di sarmo delle popolazioni. Tolte le armi, la pacificazione è assicurata e il governo è facile. Può darsi però che in via temporanea convenga lasciare armate le popolazioni sottomesse ai margini della rivolta o per difendersi dagli attacchi e razzie delle tribù residenti, o anche più per costituire l'occupazione avanzata delle truppe del governo. A tribù fedeli da lunga data si può dare una certa affidanza. Di tribù di recente sottomesse, si deve invece diffidare e rinunciare piuttosto ai vantaggi politico militari della loro sottomissione piuttosto che fornire loro armi, e lasciar loro quelle che possiedono. Meglio un nemico conosciuto, che un amico infido. Comunque la decisione, che riveste una gravissima responsabilità, va presa in base ad un vaglio sereno del pro e del contro, e sempre assicurandosi le guarantigie possibili. Fra queste, è quella di fornire armi di un calibro per il quale il rifornimento di cartucce sia impossibile.


TV STRATEGIA

18° - Non abbiamo di fronte un esercito regolare che applica i classici principi dell'arte della guerra, ma una popolazione in armi, divisa in tribù di cui ciascuna in genere difende il proprio territorio. Il concetto della massa per battere l'invasore sullo scacchiere più vulnerabile, se è sentito, e però praticamente inattuabi le per ragioni psicologiche e logistiche. l 9° Quando la rivolta ha dilagato in un vasto territorio e molte tribù diverse sono passate alla dissidenza, non si può sperare di finirla con uno o più combattimenti, sia pure nel cuore della rivolta. Bisogna attaccarsi alle tribù l' una dopo l'altra e sottometterle successivamente. 20° - T.'.ivanzata militare si accompagna sempre con una azione politica. Una tribù sottomessa è per questo fatto stesso esposta agli attacchi delle sue vicine, ma non cessa perciò tutte le relazioni di commercio o di amicizia con esse. Bisogna metter in valore queste relazioni per crearci anche noi delle amicizie tra i nostri prossimi avversari, e cercare di impedire ai vicini di partecipare alla lotta. Questo è il lavoro politico che non deve finire mai: prima delle operazioni bisogna preparare le file della penetrazione; durante la lotta stessa bisogna tendere a disgregare i contingenti dirigendosi nascostamente verso le buone volontà latenti. Dopo il combattimento si cerca di riunire i dissidenti facendo loro comprendere quali sono i loro veri interessi. 21 ° - Non è un esercito inesistente che dobbiamo battere, ma è una popolazione in armi che dobbiamo sottomettere e pacificare. 22° - È a questi presupposti c he devesi informare il piano di operazione o più propriamente il piano di sottomissione. Contro un nemico che non agisce mai a massa ed elude l'azione decisiva, non si può cercare la battag lia generale e decisiva. È preferibile di lavorare alla disgregazione più lenta ma più sicura dell'organizzazione, sottomettendo successivamente ciascuna tribù. 23° - Questo risultato non può essere ottenuto che con una combinazione intima di azione politica, e colpi di forza, sfruttando tutte le occas10ne. L'atto di forza in un punto ben scelto, sfrntt;1to poi dalla politica, pro-


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paga la sua inOucnza concentricamente in un tempo più o meno lungo, così come una goccia d'olio su della carta assorbente. 24 ° Di fronte ad una estesa insurrezione occorre quindi determinare la zona d ' azione che permetterà di realizzare il massimo delle sottomissioni, ed in quella menare il primo colpo. 25° - L' insurrezione può trovare la sua ragione in molte cause diverse anche giustificate, ma avverrà solo quando il prestigio politico-militare è perduto dal governo, e conseguentemente quel predominio morale che è funzione di fattori numerosi e imponderabili. 26° - È il predomini morale che occorre prima di tullo ristabilire con una atto di forza, la sola che conta in questi paesi. Il resto verrà molto più facilmente e più presto di quello che non succede in paese europeo. 27° - Iniziando una campagna di riconquista è indispensabile che la prima azione ci sia in modo certo e pienamente favorevole. Una mezza vittoria, se non una sconfitta, avrebbe effetti disastrosi agli effetti di quel predominio mora le che andiamo ricercando. Effetti disastrosi nel duplice confronto delle nostre truppe (specie indigene), e dei ribelli. 28° - Piuttosto quindi che iniziare una campagna con mezzi insufficienti per quantità e qualità, vale meglio ritardarla a costo anche di sacrifici di territorio. Ma una volta partiti dobbi amo essere sicuri di proseguire a fondo. 29° - Una volta iniziate le operazioni qualunque fermata, e peggio ancora qualunque ripiegamento anche quelli giustificati alla stregua del1' arte militare, costituiscono per l' arabo una confessione di impotenza e suscitano in lui nuove forze di resiste nza. 30° - Determinata la zona d'azione in base a considerazioni politiche etnografiche e militari, occorre concretare l' obiettivo. Tn fondo l' obiettivo è in Africa, come ovunque in guerra, la distruzione delle forze vive del nemico. Ma queste forze vive sono costituite in Africa non solo dalle forze armate più o meno organizzate, e che d'altra parte per la loro piccola entità, per la loro mobilità in uno scacchiere enorme, è difficile raggiungere e tanto me no battere, quanto e più dalla popolazione intera che le spalleggia e le vettovaglia, dal bestiame, dai silos, dai posti d'acqua, dai mercati e centri politici, religiosi e morali. L' obbietti vo sarà quindi da principio geografico o politico.


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luigi Emilio longo

Tanto meglio se sulla nostra strada incontreremo forze organizzate. 3 1° - La manovra strateg ica per il raggiungimento dell'obbiettivo può essere concepita su una sola colonna che punta direttamente e per la via più breve, ovvero su più colonne convergenti. In altri termini la manovra centrale, o la manovra per linee esterne. 32° - Molte considerazioni slanno a consigliare, nella generalità dei casi, la manovra per colonne convergenti seguenti gli itinerari più impreveduti e imprevedibili. Dice un proverbio arabo: «la vittoria non è data lanlo dal numero dei nemici uccisi, quanto dal numero di quelli che si spaventa». La manovra per linee esterne produce ripercussioni morali su tutta la zona d ' operazione, perché nella fantasia popolare il nos tro numero è multiplicato. Dà maggiori probabilità di incontrare le forze armate. disorienta il nemico, lo obbliga a divide rsi. Infine è la scarsità d'acqua c he impone di dividersi per bere. 33° - La divisione delle forze che può costituire un pericolo in Europa di fronte a un esercito manovriero, non offre in Africa inconvenienti. r capi indigeni non possiedono né l'organizzazione, né l'abi lità per profittare del nostro frazionamento e manovrare per lince interne. 34° - Non sopravvalutiamo le forze numeri che dei ribelli . La massima forza di una colonna, che tale possa chiamarsi (checché si sia detto o pensato), non ha mai raggiunto i tre mila uomini . Se non vi fossero mille a ltre ragioni , per impedire loro la formazione di una grossa unità, vi è quella della impossibilità logistica. 35° - Del resto non è detto che tutte le nostre colonne debbano avere una missione a fondo. Taluna può e deve avere compilo dimostrativo, e può pertanto avere una forza anche di molto infe riore al massimo di ne mici che può incontrare sul suo itinerario. Colla nostra organizzazione, le nostre armi, il nostro munizionamento abbondante, una piccola colonna sulla difensiva, può reggere ad un nemico dieci volte superiore. La relativa scarsità di forze disponibili, non è quindi ragione sufficiente per riunirle tutte in una sola colonna, e ripetere la solita marcia per il solito itinerario sul solito obbiettivo conosciuto anche dalle pietre, che fende il deserlo, come la nave fende l'acqua senza lasciar traccia. 36° - Questo principio della manovra convergente affermato da tutti i grandi coloniali da Bugeaud in poi, ha oggi due capitali fattori di succes


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so. Essi sono la radiotelegrafia e l'aviazione. Con essi è possibile al Comandante in capo quel coordinamento dell'azione in ogni luogo e in ogni momento, c he prima d' ora era lasciato alla fortuna e all ' iniziativa dei singoli comandanti.

Esempi più caratteristici della manovra a più colonne convergenti, sono costituiti dalla rioccupazione di 7àrhuna - gennaio-f ebbraio 1923, e dalla rioccupazione di Beni Ulid (Orfella) dicembre 1923 (vedi monogn~fia pagina 194 - Tarhuna - e pagina 204 Orfella). 35° - ln un solo caso può essere conveniente l'azione a massa su una sola colonna. Quando le circostanze politic he e miLilari consigLiano la massima prudenza. Così ad esempio quando per effetto di precedenti rovesci, il nostro predominio morale è andato perduto, la lì<lucia nei capi e nella truppa è diminuita, occorre la certezza assoluta che in qualunque caso il primo scontro ci sia favorevole, il primo ohbietti vo sia raggiunto senza esitaziom. Assicuriamoci pure allora, a scapito anche dei risultati immediatamente raggiungibili, la più schiacciante superiorità <li forze, che appunto per essere tale farà il vuoto dinnanzi a sè.

Esempio: - La prima operazione per la riconquista della Tripolitania (dopo Lo sbarco di Misurata) fu lo sblocco di 'Za via e di Azizia. Una dopo l'a/Jra le due località fu rono sbloccate e rioccupate con l 'impiego di tutte le truppe disponibili (600 fucili, mille cavalli), operanti a massa. (Vedi monografia pagina 192). Tutte le altre operazioni.furono condotte su più colonne. 36° - In contrapposto a principio della divisione delle forze per conseguire l'obbiettivo nello scacchiere delle operazioni attive, applicare, ali ' intero teatro, il principio più assoluto della massa. Riunire quindi lutte le forze mobili disponibili, là dove si cerca il ri sultato, a costo di sguarnire altri scacchieri minacciati, ma che per intanto sono di secondaria importanza. Resistere a lle pressioni particolariste dei vari comandi di zona, che nella loro giurisdizione vedano il centro del mondo. Sacrificare interessi particolari politici e mil itari, sgombrare i punti che non sono vitali, ma che assorbono forza. Mettersi sulla difensiva ovunque non è possibile altrimenti, ma crearsi una larga disponibilità di forze attive e di riserve nello scacchiere inlcressato. Lo spostamento delle forze che si rendono così disponibili, sia fatto


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Luigi t:milio Longo

però all'ultimo momento, col massimo segreto, e colla maggiore celerità. 37° - TI segreto è principale coefficiente di successo. Nulla sia trascurato perché gli obbiettivi, gli itinerari, le date, restino sconosciuti, all'infuori di quei pochissimi cui spetta l'organizzazione e la preparazione. Specialmente quando si debba occupare un punto della costa con uno sbarco da mare, il segreto è importantissimo. Se arriviamo di sorpresa sbarcheremo senza una fucilata. Se siamo prevenuti, dovremo farlo di viva forza con mollo rischio e forti perdite. Non è esagerato dire che val meglio duecento uomini armati di giavellotto che arrivino di sorpresa e costituiscano una prima testa di sbarco, che una divisione organizzata di tutto punto, quando questo comporti di fare sapere a tutto il mondo che un'operazione di sbarco è in preparaz10ne. o

Esempio: quale valore possa avere il segreto e la sorpresa è dimostra to dallo sbarco di Misurata - gennaio 1922 - preparato ed attuato in 24 ore (vedi monografia pag ina 190).

38° - Conseguito l' obhicttivo, non è a credersi che l'operazione sia terminata. Questo anzi si può dire che è lo sforzo minimo. Di qui comincia quell' azione comhinata politico e militare che deve sfruttare il colpo di forza. Il fine ultimo, sine qua non, è la sottomissione cioé il disarmo.


V

TATIICA

39° - Caratteristiche dei nostri nemici sono: - gli scarsi bisogni che rendono minima, per essi, la necessità di previdenze logistiche; - la celerità di marcia e la grande mobilità nel campo tattico; - l'abilità nel fronteggiare ed impegnare in forme rade, forze assai supenon; - un istintivo e fine senso militare, che li guida ad evitare, molto abilmente, i nostri attacchi diretti, per cercare di avvolgerci e attaccare all'improvviso, accerchiandoli, reparti isolati o mal collegati; - indurci spesso ad avanzare oltre il necessario per protrarre l'azione fino al mome nto in cui la stanchezza e il clima, esaurendo le nostre truppe, potranno essere loro favorevoli , nella fase risolutiva. 40° - L'offensiva ben preparata, rapidamente e vigorosame11le condotta, può solo dare buoni risultati. Tutta que lla tattica negativa che prede il nome di azioni dimostrative e ricognizioni offensive, deve essere assolutamente proscritta, perché si traduce in va e vieni che sono prova di esitazione, di lentezza o di debolezza, che hanno il peggiore e ffetto nei riguardi de l particolare ne mico. Se non abbiamo i mezzi, se non siamo pronti, meglio tenerci sulla stretta difensiva, che adottare palliativi che de ll'offensiva non hanno che il nome. De l resto l'aviazione può ora supplire a quegli scopi che si ripromettevano le suddette azioni, senza averne gli inconvenienti.

Esempio: i piccoli tentativi per ristabilire le comunicazioni con Azizia bloccata nella primavera del 1922, senza averne i mezzi, per mantenerle, rientrano in quest'ordine di idee. 500 - Nel campo tattico applicare lo stesso crite rio (in raggio più stretto), del campo strategico, e cioé la marcia su più colonne. La vecchia losanga concepita a nche come formazione tattica, annulla o rende diffic ile la possibilità di manovra, non lascia dubbi sulla direttrice di marcia e sull'obiettivo, offre buon gioco alla tradi zionale tattica avvolgente del ne mico.

Esempio: l 'operazione per lo sblocco di Azizia 29- 30 aprile 1922. Ma rcia in tre colonne. 51 ° - In attesa di poter iniziare

u11' opera:.r.ionc,

o negli intervalli fra


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Luig i Emilio T,0ngo

una operazione e un'altra, mentre non si vogliono o non si possono impiegare truppe per azioni a fondo, e d ' altra parte conviene rintuzzare i ribelli, che mirano ad infiltrarsi nel territorio sottomesso, la tattica più redditizia può essere quella della contro-guerriglia o contro- razzia. Questa contro-guerriglia c he mira a combattere l'avversario coi suoi stessi sistemi, deve farsi con piccole bande irregolari da cento e duecento uomini a cavallo, reclutati fra i sottomessi, al comando di ufficiali che abbiano particolari attitudini e talora anche di qualche capo-indigeno di assoluta fiducia. Paghe buone, e proprietà intera delle razzie effettuate deve essere la molla per questa gente scelta senza scrupoli. Lanciati allo sbaraglio oltre la linea marginale, compiono razzie a danno dei dissidenti . ln moto sempre, appostati or qua or là nel territorio sottomesso, cercano di sorprendere e catturare, e quanto meno di respingere gli analoghi gruppi di ribelli che si infiltrano in casa nostra. Esempio: le bande Pizzolato, Pi.w :opello, Gritly che operarono la contro-razzia nell'intervallo Ira l'operazione di Tarhuna e quella di Beni Ulid.

52° - Il vantaggio principale dell' attacco su più colonne è nel campo tattico, come nel campo strategico l' effetto morale che esse producono. Gli arabi non vi sono pre parati, e temono soprallullo di essere attaccati simultaneamente da più colonne, di cui le estreme minacciano il loro tergo e la possibilità delJa ritirata. Tenuto presente come si è già detto, che la massima forza che s i può incontrare, non supera mai i 3000 fucili, il dispositivo su tre colonne, per esempio, anche di soli 1000 uomini ciascuna, annulla o diminuisce la possibi lità per il nemico di diluirsi su tutto il fronte. Nessuna preoccupazione per i piccoli nuclei che potranno, (più che volutamente infiltrarsi) venirsi a trovare tra colonna e colonna. Nessuna preoccupazione per le rade fuci late che arriveranno per questa ragione sui fianchi e quasi nel tergo delle colonne. Questi piccoli nuclei non appena si sentiranno sorpassati non cercheranno a ltro che di guadagnare una via di ritirata, e di tenersi nascosti finché la colonna sia tutta sfi lata, per raggiungere poi sicuramente la loro mehalla. La protezione delle impedimenta, c he è lo scopo principale che si ripromette la formazione a losanga, va ricercata in un altro dispositivo meno rigido. Così ad esempio: la grossa carovana e cioé tutto ciò che non è vera e propria salmeria di combattimento, può essere lasciato indietro alla base di partenza, facendola poi raggiungere, ad obbiettivo conquistato; ovvero può incolonnarsi <.li<.: Lro la colo1111a slessa. Le colonne laterali, dato l'am-


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pio fronte su cui si marcia costituiranno protezione più che sufficiente ai fianchi della carovana. Tutto ciò, ben inteso, va riferito al caso in cui l' obbiettivo è a due tappe o al massimo tre dalla base di partenza, e in c ui si ha il modo di formare più colonne etc .. Il caso di una colonna isolata lanciata su un obbiettivo a grande distanza, e che taglia i ponti dietro di sè, va considerato come caso particolare e viene trattato in un altro capitolo. 52° - Si tratta <li marciare più che di combattere. Il dispositivo in marcia, è molto più temuto dall 'arabo che il disposi tivo di fuoco che ba sempre scarsi effetti per le formazioni inverosimilmente rade che ha di fronte. Evitare quindi per poche fucilate, (e sono sempre inc redibilmente poche) di arrestarsi, spiegarsi parallelamente al nemico, e cercare di costringerlo a cedere col fuoco. Marciare invece, marciare sempre dritti all ' obbiettivo geografico prefissato, e vedremo l' avversario dileguarsi e fuggire in tutte le direzioni. Resta sempre vero il precetto del Marescialle Bugeaud «La miglior

manovra, è di prendere un obbiettivo e marciarvi dritto e risolutamente». La ricerca del successo decisivo, col combattimento classico è in generale una c himera, a meno di favore voli ssime condi zioni date dalla sorpresa completa. Molte volte quando crediamo di avere inchiodato il nemico con una lunga azione di fuoco, di avergli inflitto gravi perdite, e travolgerlo poi coll'attacco classico, ci accorgiamo, avanzando, c he di fronte non avevamo più nessuno, abbiamo perduto il contatto, perduto un tempo prezioso, stancate le truppe. L' obbiettivo è raggi unto troppo tardi , l'indomani la marcia, non può essere ripresa, e l'arabo si attribuisce la vittoria. 53° - Naturalmente questo è un principio generale c he serve di regola per operazioni a tema obbligato e predisposto, e che nulla deve togliere al le ini ziative dei comandanti, per battere quando l'occasione si presenti , (e l' occasione deve essere ricercata) con una buona battaglia il grosso nucleo delle forze nemiche. Un buon servi zio di informazioni, la esplorazione aerea, etc. possono talora far conoscere la dislocazione di un campo nemico insospettato a portata tattica di uno dei nostri gruppi mobili, in piena sicurezza (derivante da di verse ragioni) di non essere attaccato. Sono queste occasioni eccezionali che non si deve lasciar sfuggire, ed occorre che il comandante del gruppo mobile <li sua iniziativa, l'afferri con intuito e dec isione. Marcia forzata e notturna, se necessario, organizzazione leggera e sciolta del !,,'TUppo mobile, impiego di quanto più uomini montati (anche se non è cavalleria propriamente detta) riuniti in un gruppo celere che


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Luigi Emilio Longo

precede, hanno procurato la sorpresa e grossi successi insperati anche in condi zioni numeriche sfavorevoli. L' effetto morale di tali successi è enorme e capovolge talora una situazione.

Esempio: I° - sorpresa del campo ribelle di Bir Carrarin (13 ottobre 1923) ad opera del gruppo Mezzetti dislocato a Misurata (pagina 203). 2° - La sorpresa del campo ribelle a Gars Bu Hadi per opera del gruppo Mezzetti che, occupato Sirte il 23 novembre 1924 a mezzvgiomo, e trovatolo quasi sgombro, prosegue con marcia forzata e sorprende all'imbrunire il campo ribelle di Gars Bu Hadi (vedi pagina 2 10 della monografia). 54° - TI successo si consegue facendo que llo che l'araho meno facilmente suppone eseguibile da parte nostra. Alle truppe indigene si possono chiedere sforzi che hanno dell'inverosimi le. Mareic di 40 km . con te mperature di 40° non sono fatti eccezionali. Un tale sforzo ci può portare non attesi all ' obbiettivo. Se per conseguire queste so rprese è necessario lasciare indietro la gente stanca, lo si faccia senza li lubanza. Valgono più mille uomini ogg i che arrivano di sorpresa che duemila domani che siano aspettati.

Esempio: Per lo sblocco di Azizia, partendo dal mare (40 km) furono previste due tappe, di cui la prima a Suani Beni Adem. 1l 29 aprile 1922 alle 10 le colonne avevano raggiunto questo obbiettivo con un facile combattimento. Malgrado il terribile ghibli e i 40° di temperatura, si poteva proseguire su Azizia il giorno stesso. li successo sarebbe stato maggiore. Forse le mehalle ribelli non avrebbero fatto in tempo a ripiegare su Bir Ghanem da una parte, e Sidi Sahia dall 'altra, che ci costarono poi due altri combattimenli. 55°- Se una colonna è attaccata da forze superiori e non può assolutamente proseguire, ( che è sempre la migliore soluzione) si aggrappi al terreno e si metta sulla difensiva. L'esaurimento della resiste nza per mancanza di munizioni , per sete o per fame, Lutto è preferibile ad un ripiegamento in quelle condizioni. La ritirata inevitabilmente, per la baldanza che infonde agli inseguitori, per le loro innegabili attitudini a l combattimento in queste condi zioni , per le difficoltà del terreno e del clima, si muta sempre, salvo eccezionali circostanze derivanti da truppa solida e capi di altissimo valore, in una fuga che ha talora del tragico, sempre del disonorante.


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Esempio: Il I° luglio 1913 una colonna composta di due capitani di Fanteria, due capitani del genio, meuo squadrone di cavalleria, una sezione di artixlieria da campagna ( al comando del capitano Nasi) mentre attendeva a lavori stradali sulla carovaniera Cirene - 'Zavia - Feidia a 1512.0 km. da Cirene fu improvvisamente attaccala. Il comandante della colonna ordinò il ripiegamento su Cirene. Sotto la pressione dei ribelli che quasi accerchiavano la colonna, perduti i vincoli tattici, la ritirata divenne fuga e il si salvi chi può in ogni direzione 1_ A sera solo il 50% dexLi uomini erano rientrati a Cirene, tutti gli altri furono massacrati. Ebbi la precisa sensazione che se la colonna fosse rimasta sulla posizione, pure a costo di xravi perdite, ma non certo a preu o dell'onore, avrebbe potuto tenere fino all'arrivo di rinforzi da Cirene e da Ghegab, che chiamati dal cannone non potevano mancare di giungere. Tutta la storia della Libia è piena del resto di esempi più o meno gravi di qucslo genere.

1

Eccettuato per la sezione di artiglieria che ripiegò da sola ordinatamente prendendo

<.:i114ue posizioni in ritirata, e saJvando numerosi feriti e dispersi.


VJ IL GRUPPO MOBILE

56° - L'insieme delle truppe riunite per un'azione di guerra è desi gnato co] nome di gruppo mobile. La forza del gruppo mobile varia secondo gli effettivi lotali dei quali si dispone, le resistenze che si prevedono, e la natura del terreno specie in rapporto alle risorse idriche. In Libia, si può stimare che un gruppo mobile di 5 battag lioni e proporzione adeguata delle altre armi, può bastare in ogni eventualità. Salvo casi speciali (compiti assolutame nte dimostrativi a non grande distanza dalle basi, in concorso con altri gruppi) non è opportuno scendere al di sotto di due battaglioni. 56° - Il nemico che abbiamo di fronte, ha sempre una forte percentuale di cavalieri. I cavalli sono mediocri ssimi ma gli uomini hanno attitudini speciali e meravigliose per il comballimcnlo a cavallo. D' altra parte ci troviamo sempre nelle condizioni di ave re la nostra cavalleria stanca cd assetata per la lunga tappa percorsa e il servizio <li protezione e collegamento prestato, di fronte ai cavalieri nemici che sono freschi perché ci attendevano in posizione. La cavalleria di un gruppo mobile non è pertanto mai troppa. Uno squadrone per battaglione non è proporzione esagerata. Un gruppo mobile che ha buona e numerosa cavalleria e che può tenere sempre qualche squadrone fresco, uscirà sempre con successo da qualsiasi eventualità. 57° - Per quanto è possibile impiegare nei servizi di sicurezza, esplorazione e collegamento durante la marcia, cavalieri irregolari o fanteria montata su muletti, per modo da conservare riunita e fresca la cavalleria regolare pronta per l'impiego in combattimento e per l'i nseguimento. 58° - TI gruppo mobile deve essere possibilmente composto di sole unità di colore indigene od eritree, salvo i piccoli drappelli bianchi specialisti che è opportuno siano allora montati od autoportati. Data l'educazione e l'impiego del tutto ancora africano che hanno avuto le nostre truppe indigene, noi non abbiamo la preoccupazione che sentono altre potenze coloniali di assegnare unità nazionali onde le truppe indigene non abbiano la sensazione che ad essi soli sono attribuiti i pericoli e le fatiche. Qualora per ragioni d' ordine morale nei nostri riguardi, si voglia impiegare anche truppa bianca, la si assegni a lle colonne che hanno l' itinerario più breve, tanto meglio se il terreno permetterà di autoportarle.


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Di massima le unità bianche sono una palla al piede per un comandante di colonna. Preferibile un'intera colonna di truppe bianche, che una mista di bianchi e indigeni. 59° - Al gru ppo mobile possono assegnarsi con grande profitto e vantaggio sia pel combattimento come in marcia e stazioni, unità di truppe irregolari o scmircgolari (regolarizzati). Naturalmente i capi indigeni di queste truppe devono dare assoluto affidamento e comunque la forza loro non deve eccedere una certa proporzione. 60° - Tutto quanto porta con sè il gruppo mobile deve essere someggiato su muli o camelli. Le ruote sono il più grave freno alla mobilità e capacità manovriera di una colonna. 1n rare circostanze di terreno, può fare eccezione l'autocarro leggero. Solo quando la tecnica ci avrà fornito un autoveicolo che possa seguire ovunque le truppe (la chenille Citroen-Kegresse segna già un inizio della soluzione del problema), potremo c on grande vantaggio sostituire

l'automezzo all'animale da basto, per molti trasporti nel campo tattico. 61 ° - Le scarse risorse idriche del paese impongono spesso la riduzione della cavalleria assegnata ai grnppi mobili. Si ricordi però che ad ecce1.ione dei terreni desertici prop1iamentc detti, l'acqua è molto più abbondante di quello che si creda. Occorre però andarla a cercare, ed anche perciò la cavalleria potrà essere molto utile.

62° - Le mitragliatrici hanno grande effetto morale, ma salvo rarissime c ircostanze, dato il bersaglio tutto speciale, hanno scarso effetto materiale. D'altra parte per la natura sabbiosa del terreno sono soggette ad inceppamenti continui. Una sezione di mitragliatrici per battaglione è più che sufficiente, in tutte le eventualità. Assicurare però molto materiale di ricambio per modo che il funzionamento delle due armi sia sempre garantito. 63° - L'artiglieria ha un grande effetto morale dal duplice punto di vista nostro e del nemico. Gli effetti materiali sono scarsi per le formazioni radissime in c ui si presenta l'avversario. Comunque è opportuno che l'artiglieria sia sempre assegnata ad ogni colonna anche la più piccola. Una sezione da 65 montagna per i gruppi mobi li fino a tre battaglioni. Una batteria per gruppi mobili di forza maggiore. Tale proporzione che può sembrare piccola è giustificata anche dal fatto che una sezione a tiro rapido, ci consente largamente g li effetti, per i quali si richiedeva prima una intera batteria.


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Luigi Emilio /,ongo

Invece di aumentare il numero dei pezzi , aumentiamo la dotazione di colpi o le parti di ricambio, per modo che il funzionamento dei due cannoni sia sempre assicurato. 64° - Per quanto possibile il gruppo mobile deve essere costituito in permanenza colle tre anni almeno, salvo ad assegnare al momento dell'impiego le aliquote di servizi necessari. Evitare la formazione di gruppi di circostanza, dove manca la coesione e la fiducia reciproca, l'allenamento e l' istru;.,,ione. 65° - La scelta dei comandanti di gruppo è di una importanza grandissima. Ovunque, ma soprattutto in colonia dove l' isolamento esercita anche sugli animi più forti una influenza conside revole, il successo dipende al 90% dalla qualità dei capi. - robusto e resistente alle fatiche e ai disag i cui sari"1 ine vitabi lmente sottoposto in lunghe marce a cavallo, sollo un c lima torrido, senza possibilità di agi e comodità a lle tappe. - mente organizzatrice nel grande come nel piccolo, perché tutto è import1mte per 11na colonm1 isoh1t:1, l:inci:11~, :1 dislanzc che rendono difficile e escludono talora ogni possibilità di rimedio. - temperamento fortissimo che trovi in sè solo le e ne rgie per prendere e sopportare le più gravi rcsponsabilit:i , senza esitazione, coll ' ottimismo che deriva dalla fiducia in sè stesso, nel proprio strumento, ne l proprio metodo. - spirito d'iniziativa, che g li consenta di a ffe rrare fulmineamente le occasioni che gli si presentano, cambia re il piano primitivo d' operazione, se la situazione generale si è modificata. - energico senza durezza, per modo da i111porre la più severa disciplina sostanziale, la stretta esecuz ione di tulle le prescri zioni tattiche elogistiche, senza di che poco a poco l' indi viduo p1·ima c le unità dopo, si lasciano andare, e trascurano quei principi c he ne costituiscono la coesione, e la garantiscono contro lo sfasciamento di fronte alle difficoltà inevitabili che si presenteranno sul cammino. Non è esagerato dire che in un ottimo comandante di gruppo mobile si prepara (e la storia ce lo insegna) un futuro condottiero di armate e di eserciti. Nel deserto avrà affinato, se non la c ultura tecnica, certamente tutti gli altri attributi (e non sono secondari) dell ' arte del comando. 66° - Formazione tattica del gruppo mobile. Il gruppo mobile quando marcia in territorio ribe lle od anche sempliceme nte sospetto, adotta formazioni di marcia che gli consentano di coprire il convogli o e di combattere in qualunque mome nto ed in qualsiasi direzione. Non si possono stabilire regole tassative pe r queste formazioni di marcia e combattimento, perché dipendono dal terreno, dalla probabilità


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maggiore o minore di incontrare il nemico, dal trovarsi il gruppo mobile isolato o meno, dalla distanza a cui si trova dall' obiettivo e dalla base di partenza, dalle impedimenta che porta con sè. Queste formazioni possono andare quindi dalla rigida losanga ne l caso estremo del !,rruppo mobile lanc iato a grande di stanza e che taglia i ponti dietro di sè, alle più sciolte formazioni, nel caso che il gruppo mobile parta per un obbiettivo vicino in condizioni ben definite, libero da impedimenta, che vengono lasciate alla base di partenza e raggiungeranno ad obiettivo raggiunto, ovvero formano uno scaglione speciale che marcia a qualche distanza dal gruppo di combattimento. 67° - Caso nel quale il comando non ha sicuri e precisi elementi per valutare la p osizione esatta degli obbiettivi, la lunghezza del tragitto, le difficoltà del percorso. Le truppe sono ripartite in avanguardia, fiancheggiatori, retroguardia e grosso. Ognuno di questi scaglioni costitui sce un piccolo gruppo di manovra, con uno speciale comandante, che ha ai suoi ordini tutte le truppe: fanteria, cava11eria ed eventualmente artiglieria. TI grosso costituisce la riserva ed ha normalmente l'artiglieria e il nucleo maggiore della cavalleria. Il comandante de l !,rruppo mobile sta in generale col grosso, che gli permette di intervenire nel combattimento in appoggio a que l gruppo o a quei gruppi di manovra per quali lo giudica necessario, per sfruttare il successo etc. etc ..

68° - TI gruppo di avanguardia deve coprire l'insieme del gruppo mobile in marc ia e infrangere le resistenze. Certa di essere sostenuta, essa avanza francamente nella maggior parte delle circostanze. Marcia su un fronte largo per sventare le minaccie ai fianchi, e per avere più probabilità di sopravanzare automaticamente le posizioni occupate dal nemico. Tutte le volte che sarà possibile si formerà una forte prima linea di compagnia in linea di plotoni per uno, con circa 300 metri di spazio tra le compagnie, 50 metri tra i plotoni, e dietro questa prima linea un e lemento di riserva che inquadri l'artiglieria se questa (nel caso il gruppo disponga di due sezioni almeno) è assegnata all'avanguardia. l plotoni di avanguardia non devono mai spiegarsi prematuramente. Da principio spiegare soltanto degli elementi. In una compagnia specialmente alle ali, non far spiegare che uno o due plotoni. Le compagnie spiegate per intero troppo presto, perdono da quel momento tutta la loro possibilità di manovra e diventano vulnerabilissime ai fianchi . Utilizzare le sezioni mitragliatrici, farle marciare in modo che restino indipendenti . Esse occupano di preferenza i punti dominanti, sparano qualche raffica su11e creste successive e riprendono subito la marcia. La cavalleria esplora in avanti, caccia i piccoli nuc lei nemici, oppure lascia libero il campo alla fanteria, se vi è una forte resistenza, e si patta sui lati pronta a intervenire.


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Luigi /<,'milio Longo

M ettere l'artiglieria in batteria appena si vede o si prevede la resistenza. In genere la si impiega sempre troppo tardi. 69° - 11 gruppo fiancheggiatore deve tenere il ncrrùco a distanza dal grosso e dal convoglio, e mantenere il collegamento avanti con l'avanguardia. La cavalleria forma una prima rete di protezione. Il comandante del gruppo fiancheggiatore ripartisce il compito fra le sue unità di fanteria; ad esempio una compagnia si collegherà coll'avanguardia e coprirà la testa del grosso; una seconda compagnia coprirà il fianco del convoglio; una terza compagnia coprirà la coda del convoglio e si co11egherà con la retroguardia; la quarta compagnia marcerà sul centro, diclro al dispositivo. La marcia deve essere fatta in maniera continua, e ciascun comandante di compagnia deve rendersi conto della situazione dell 'elemento che deve proteggere, aumentando o diminuendo, secondo i I bisogno, gli intervalli. L'insieme dei fiancheggiatori funziona da regolatore e se gli elementi da coprire si alhmg;mo troppo, il comandante del gruppo fiancheggiatore intercala uno o due dei ploto ni che gli rimangono. Se vi è combattimento, l'elemento attaccato continua ad avanzare se gli è possibile; ovvero resiste da fermo sostenuto dal resto della sua compagnia. Nella più pa11e dei casi, il movimento generale deve continuare. La cavalleria non abbandona mai la fanteria e protegge ai fi anchi ogni unità che si ritira. È soprattutto essenziale che la compagnia di coda si preoccupi in modo particolare della retroguardia. Se il gruppo fiancheggiatore ha artiglieria, questa marcerà un po' in avanti per potersi mettere in batteria fin dal mome nto in cui si presenta una minaccia e lavorare il più a lungo possihilc in aiuto delle unità impegnate. 7D° - La manovra del gruppo di retroguardia è particolarmente delicata. ln generale marcia in due scaglioni di linee di plotoni, tenendo in larghez:t,a un grande spazio di terreno. Quando si è attaccati, procedere a sbalzi, di posizione in posizione in guisa che uno scaglione protegga l' altro. Appena il convoglio ha lasciato spazio suflì ciente, disimpegnarsi celermente senza indugio, guadagnando magari qualche po' di spazio sui fianchi del convoglio. Se il combattimento è grave, informare subi to il comandante del gruppo mobile, affinché faccia rallentare o si fermi addirittura. Le compagnie delle ali devono preoccuparsi delle compagnie di coda del reparto fiancheggiato ri. Se la rclroguardia ha artiglieria, questa deve sempre guadagnare terreno in avanti per prendere posizione al primo allarme.


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In generale il Comandante del gruppo mobile, tempestivamente prevenuto, fa arrestare un elemento dell 'artiglieria di cui dispone, che si ri mette poi subito in movimento per riguadagnare terreno in avanti, quando sta per essere raggiunto dal la retroguardia. La cavalleria protegge i fi anchi del dispositivo della retroguardia; tiene per ultima il terreno, manovrando al galoppo di posizione in posizione. 7 1° - Questi sono i principi generali di manovra deg li clementi del grnppo mobile. JI collegame nto fra elemento ed elemento e nell' interno di ciasc un elemento, ha la massima importanza. Una compagnia non deve muoversi se il comandante di battaglione non è informato sulla situazione delle altre. Il com andante del gruppo mobile deve personalmente assicurarsi che l' intero dispositi vo sia ordinato e non lasciar mai uno dei suoi gruppi di manovra fuori possibilità di essere sostenute dagli altri, malgrado la lentezza che ne risulterà per la progressione. Egli però a mezzo degli ufficiali del suo S.M. deve pront,imente intervenire e spingere perché non si imbastiscano combattimenti inutili , e si persegua sempre il successo pi ù col movimento che col fuoco. 72° - Caso nel quale il gruppo mobile marcia su un ohhielfivo vicino e in condizioni ben de.finite, o comunque trovasi, guardato sui jìanchi da altri gruppi che marciano sullo stesso o obbiettivi viciniori. In questo caso una formazione consigliabile di marcia e combattimento può essere quella di schierare il gruppo in una prima linea costituita di forti avanguardie, e una seconda linea costituita da un grosso o riserva unica centrale. Le avanguardie che sono altrettanti gruppi mobili di manovra possono e devono marciare risolutamente sull' obbiettivo, applicando il principio più volte detto che il successo è ne l movimento più che nel fuoco. La riserva è nelle mani del comandante , per sostene re il gruppo di manovra che possa averne bisogno o per sfruttare il successo ottenuto. 73° - LI gruppo mobile in stazione costituisce un campo chiuso, che prende una forma adatta al terre no. Le unità di fanteria occupano i lati, scavano una valle, mitragli atrici e cannoni sulla linea nei punti opportun.i, cavalleria, artiglieria e servizi nell' interno del campo.


VII L'AVIA ZIONE

74° - L'aviazione in colonia comprende: a) - squadriglie di settore; b) - un gruppo di bombardame nto; c) - aeroplani per servizio sani tario, folografico, etc .. 75° - Ciascun commissarialo, o settore, o regione, dispone permanentemente di una squadriglia che opera in colJegamento col gmppo mobile, riconoscendo in precedenza il terreno delle fu ture operazioni esplorando lontano sul fronte delle colonne in modo da segnalare tempestivamcnle l' arrivo di contingenti nemici, partecipando al combattimento, attaccando il nemico con spezzoni , bombe e mitragliatrici, inseguendo se in ritirata, e finalmente collaborando con l'artiglieria per regolarne il tiro. Tutti gli apparecchi devono potere comunicare per telegrafo senza filo con l'antenna del grnppo mobile, e quanto meno cogli altri mezzi di segnalazione più primitivi. 76° - Il gruppo di hombardamenlo costituisce nelle mani del comandante delle truppe della colonia una potente riserva che può essere portata in poche ore anche sui punti più avanzati della fronte. li suo intervento può talvol ta ristabilire una situazione delicata o pericolosa in seguito a sorpresa o a soluzione di continuità del fronte per irruzione di gruppi ribelli. Le squadriglie di bombarda mento prendono per obbiettivi i raggruppamenti di ribelli segnalati dalle squadriglie di settore, e soprattutto gli armenti dei dissidenti , i mercati, le messi (bombe incendiarie). Per essere efficace il bombardamento deve essere ripetuto per più giorni di seguito sempre a ore diverse. 77° - In generale le carte topografiche che possediamo sono incomplete e scarse di dettagli, anche importanti, del terreno. In vista di un'operazione è opportuno stabilire una carta del terreno col la fotografia aerea, integrata da quanto ha raccolto il servizio informazioni. 78° - Aeroplani appositamente attrezzati permettono lo sgombero dei malati e feriti gravi dei posti avanzati, lontani od a nc he bloccati dai ribelli Se necessario, coi trasporti aerei si può anche vettovagliare o portare generi di conforto e medicazione, materiali di ricambio etc. alle truppe in colonna o posti bloccati, e talora anche rinforzi, se non considerevoli, per


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lo meno freschi. Esempio: vettovagliamento del presidio di A zizia durante il blocco marzo-aprile 1922, e trasporto di una compagnia eritrea, sgombero delle bocche inutili.


VIII

CARRI ARMATI E AUTOTRASPORTI TATTICI

79° - T carri d'assalto per il loro raggio d'azione limitato, per il debole rendimento in relazione al consumo di benzina e pc7.7.i di ricambio, non sono pratici in colonia, e d' altra parte non vi sono obbiettivi che valgano la pena di mobilizzare tale costoso materiale. Comunque sarà utile disporre di qualche esemplare da custodire gelosamente per i casi eccezionali (come ad esempio operazioni nelle oasi) nei quali l'impiego di tali macchine posa risparmiare i nostri soldati 2. 80° - Per contro con la soluzione non lontana che le autochcni lles ed altri tipi lasciano prevedere de ll ' autotrasporto in terreno sabbioso, l ' impiego di autocannoni, automitragliatrici, autospeciali per trasporto, stazioni radio, ambulanze al segu ito dei gruppi mobili deve essere moltiplicato e generali zzato. Questi moderni apparecchi apporteranno alle truppe un accrescimento di forze molto apprc,-.zabile, tanto più che permetteranno di diminuire gl i effettivi delle truppe montate e soprattutto il numero delle salmerie che portano oggi.

2 Operazioni dopo lo sbarco a Misurata - Mari_na gc1U1aio 1922. Operazioni nell 'oasi di Misurata scttcmhre 1923.


IX ORGANIZZAZIONE MILITARE DEL TERRITORIO

81 ° - In margine alle tribù sottomesse e in seno a queste per una certa profondità un dispositivo deve essere organizzato per modo da coprire le tribù stesse, e da impedire loro in qualsiasi evenienza di ripassare alla rivolta. 82° - Due principi possono essere applicati: quello dei posti allineati sul fronte e scaglionati nel paese; quello dei gruppi mobili riuniti nei centri più importanti e pronti a muovere in tutti i sensi. Principio prevalentemente statico il primo, essenzialmente dinamico il secondo. 83° - Tn paese in genere dove non vi sono punti obbligati di passaggio, il posto isolato non può avere alcuna di quelle finzioni tattiche che assolvono i forti in Europa, né per virtù intrinseca della guarnigione che ospita, né per l'appoggio c he può fornire alle forze mobili. Concepito il principio come una linea di fuochi incrociantisi, per piccolo c he sia il territorio da coprire, il disperdimento di forze con compito passivo, diviene tale che anche il più grosso corpo di occupazione si polvenzza. 84° - La funzione morale del posto è più apparente che reale, perché è funzione del prestigio generale che godiamo nel paese. Quando cessa questo prestigio, cessa anche la funzione morale dei posti, che invece di tenere il paese, ne sono da questi, per lo meno virtualmente, assediati. TI loro vettovagliamento, o lo sblocco costituiscono un lavoro negativo per le truppe mobili. La loro caduta rappresenta un fatto morale grandissimo, di ordine negativo per noi, positivo per la rivolta.

Esempio: I posti hanno «tenuto il Marocco» secondo la frase del Maresciallo Lyautey, cioé circoscritto le dissidenze finché il prestigio francese fu alto. Perduto questo dopo un primo rovescio, i posti furono bloccati e caddero o furono abbandonati uno dopo l'altro. 85 ° - La copertura del fronte, e l'apertura del territorio va ricercata invece nel movimento della truppa con un sistema di gruppi mohili che battono il paese a cavallo della linea marginale, cercando e prevenendo, nel raggio <l' azione loro consentito, le formazioni ribelli in costituzione.


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86° - I gruppi mobili, dovendo spostarsi con facilità e celerità, in un paese senza risorse, e da altra parte dovendo evitare di appesantirli con un grosso convoglio che gli toglierebbe ogni qualità manovriera, hanno necessità di appoggiarsi per il loro rifornimento in viveri e munizioni a basi log istiche preventivamente costituite. 87° - Queste basi che non hanno alcuna funzione tattica, devono essere nel minor numero possibile per non cadere negli inconvenienti sopradctli dei posti. Si può ritenere che una rete di basi intervallate di tre a quattro giornate di marcia, sia sufficiente ad assicurare il movimento dei gruppi mobili. Praticamente queste basi saranno costituite nei capoluoghi di regione che in genere coincidono con nodi carovanieri, posti d' acqua, centri economici e politici, e dove in genere preesistono vecchi castelli cd altri locali per la sistemazione più conveniente anche daJ punto di vista difensivo della base. 88° - I ,a guarnigione delle hasi logistiche è costituita: a) - dai nazionali dei vari servizi permanentemente e momentaneamente dislocati, radiotelegraf.ìs li, automobilisti , personale dell'aviazione, personale della sussistenza, personale d'ufficio del commissariato, v1cc-commissariato od altro eventualmente di sede; b) - possibilmente da un p lotone organico di cacciatori; c) - da una sc:1.ione di artiglieria da posizione indigena; d) - dagli inabili a lle marce e comunque minorati che i gruppi mobili lasciano temporaneamente a riposo. La cinta reticolata della base deve avere un perimetro minimo, in modo da consentirne la difesa, con una guarnigione ridotta anche a 50 uorniru.

Deve contenere un mese di viveri e foraggi per i gruppi mobili che possono appoggiarvisi, e sei mes i di viveri per la guarnigione. Un campo d ' atterraggio (e possibilmente hangar entro la cinta reticolata) deve sempre, se il terreno lo consente, essere predisposto nelle immediate vicinanze e comunque battuto dalle artiglierie della base. Munizioni di fanteria e artiglieria, anni e parti di ricambio, materiale sanitario, e lutto quanto può interessare il rifornimento del gruppo mobile. Quanto riguarda il servizio idrico e radiotelegrafico della base deve essere particolarmente assicurato. 1n nessuna eventualità la base deve restare senza acqua e senza radio (vedasi organizzazione idrica di Beni Ulid). 89° - L' organizzazione del territorio dovrà essere progressivamente completata: da una rete stradale e carovaniera che consenta il rapido spostamento di riserve autoportate;


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da una re te ili campi d' atterraggio permanente e di fortuna; da una rete di posti d ' acqua (escavazione di pozzi e di cisterne).


X ORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI PER LA PREPARAZIONE E LA ATTUAZIONE DI UNA OPERAZIONE MILITARE TN COLONIA

Premessa

L'organizzazione dei servizi in colonia non esige mai, si può dire, imponente impiego di mezzi, paragonabile anche lontanamente a quanto si richiederebbe per una grande unità metropolitana che dovesse agire su teatro di guerra europeo, poiché in Colonia la lotta non si svolge sotto forma di lotta di masse, né le normali «colonne» cui sono affidale operazion i coloniali, hanno effettivi paragonabili a quelli delle grandi uni tà metropolitane. Tuttavia, l'organizzazione dei servizi in Colonia presenta caratteristiche e difficoltà alle volte notevoli per le particolari condizioni di ambiente in cui le operazioni si svolgono, difficoltà che si possono inquadrare nei seguenti punti essenziali: I Mancanza (o, nel caso migliore limitatissima disponibilità) di risorse locali; quindi necessità di ricorrere in ogni caso al sistema del vettovagliamento da tergo. 2° - Risorse idriche, in ogni caso, limitatissime nello spazio e nella quantità; il che riflette soprattutto sul movimento di truppe montate, vincolate (come del resto le truppe a piedi) ai posti d 'acqua. 3° - Mancanza, in ge nere, di una rete stradale rotabile che consenta ovunque, in ogni caso, il trasporto di approvvigionamenti di materiali etc. a mezzo di veicoli o, preferibilmente e più rapidamente - a mezzo autocolonne. 4° - Necessità quindi di ricorrere al pesante ed ingombrante sistema dei trasporti a soma, che costituiscono «la palla di piombo a1 piede» de1le colonne. 5° - Influenze nocive, più o meno rilevanti, a seconda delle circostanze, dovute al clima (calori estivi) - venti (ghibli) ed al terreno (sabbie) plaghe desertiche (Serir - Hammada etc) che impongono provvidenze speciali nel regime di alimentazione (essenzialmente per truppa bianca), ne1l 'equipaggiamento etc .. Qui di seguito si tratterà brevemente della organizzazione dei servizi in vista di una operazione coloniale. Quanto è detto varrà naturalmente con opportuni adattamenti - anche nei casi più semplici di organizzazione dei servizi in settori coloniali già conquistati, o di pacifica occupazione, e via dicendo, poiché anche in questi casi permangono le caratteristiche peculiari cui si è più sopra fatto cenno. Le provvidenze logistiche da attuare per una operazione coloniale, si possono scindere in due momenti, corrispondenti: O

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a) - il primo, alla raccolta delle vettovaglie, materiali, mc:ai varii etc. alla base di partenza della colonna operante; h) - il secondo, al trasporto delle vettovaglie, etc. sia al seguito della colonna operante, sia immediatamente dopo compiuto il movimento, quando l'operazione tenda - fra l'altro - alla occupazione stabile di una determinata località. Integrano questi due momenti lo studio e l' attuazione di ogni provvidenza intesa alla sistemazione difensiva e logistica della nuova base, intendendo per nuova base la località o le località che in seguito alla operazione debbano rimanere permanentemente occupale e costituire punto di appo1otio loxistico per ulteriori movimenti.

- Raccolta delle vettovaglie, materiali, Mezzi ½:1rii, etc. etc., alla hase di partenza della colonna operante. I quantitativi occorrenti vanno computati non solo in relazione alle effettive giornate cd alle necessità richieste dalla attuazione della operazione, ed alla forza (uomini e quadrnpedi) della colonna, operante, ma anche in reh1zione a congnm periodo (10-40-60 o più giorni, a seconda della distanza) susseguente alla operazione stessa, periodo in cui, occupata la nuova località, vi si debbano sistemare truppe e magazzini, e si presuma (criterio prudenziale) di non avere immediala e completa libertà di transito lungo la linea di comunicazione. Nel calcolo dei quantitativi, è criterio fondamentale di ridurre tulio al minimo indispensabile. La snellezza e leggerezza dei rifornimenti, è coefficiente di mobilità, di tranquillità, di efficienza stessa per la colonna operante. Essenzialmente si dovrà provvedere: Servizio sanitario, medicinali e materiali sanitari varii, mezzi di disinfezione, mezzi di potabiljzzazionc chimica o meccanica. Ove la base di partenza sia già provvista di infermeria locale, sarà utile disporre l'ampliamento (te nde di sanità, quando non si possa adottare a tale scopo in muratura o baracche). Ove non sia provvista, provvedere con impianto cx novo. Servizio di Commissariato. Il problema si semplifica quando la colonna operante debba essere costituita da sole truppe di colore (farina, invece di pane o gallette, carne in piedi, scatolame (tonno o sardine). Per contro, la presenza di truppa bianca aggrava gli approvvigionamenti (panificazione, ranci calili etc.). Ricorrere a lle verdure essiccate, di poco peso e di lunga conservazione. generi di conforto (correttivi dell'acqua, tabacco) Niente foraggio al seguito della colonna. Mezzi per il trasporto dell ' acqua (barili o ghirbe) preventivamente ed accuratamente provati (calcolare questa necessità con qualche larghezza). Vestiario ed equipaggiamento - limitatissime quantità. Non sarà mai abbastanza raccomandata la robustezza e la accuratezza


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degli imballaggi . La maggior spesa che potrà derivarne, sarà largamente ricompensata dai minori cali, minori avarie, facilità di carico e di trasporto etc. etc. Servizio artiglieria. - Munizionamento, anni di riserva, materiali per la pulizia armi etc. Calcolo rigidissimo dei quantitativi, in relazione alle presumibili necessità immediate. Altrimenti ci si trova di rronle a quintalati enormi, intrasportabili. Servizio genio. Importanza capitale ha il servizio idrico. Farà parte della colonna un drappello idrico (al comando di un ufficiale del Genio) costituito da personale specializzato e provvisto essenzialmente di mezzi di estrazione acqua (pompe comuni, pompe per pozzi profondi, ghirbe o secchioni di tela con relative funi da pozzo, carrucole a treppiede, eventualmente pozzi Morthon), mezzi di distribuzione acqua (secchielli, abbeveratoi pieghevoli, manichette di distribuzione etc.) mezzi di purificazione e di potabilizzazione (in concorso col servii.io sanitario). Il drappello idrico è il naturale ed esclusivo custode e consegnatario del posto o dei posti d'acqua (pozzi, cisterne, stagni, eventualmente sorgenti etc.) cui appoggia la colonna durante i suoi movimenti e le sue soste, e provvede - sotto le direttive elci comandante la colonna - alla distribuzione razionata dell'acqua disponibile a tutti gli elementi della colonna stessa. Il servizio del drappello idrico deve essere inquadrato - nell' interesse di tutti - in rigide norme disciplinari ed in disposizioni di dettaglio che rasentino, sia pure, l'esasperazione. Solo in questo modo esso potrà rispondere pienamente al suo scopo e costituire elemento <li incalcolabile utilità. Il servizio del genio, comprenderà, inoltre, fra i materiali da riunire alla base di partenza, serie di attrezzi da falegname e da muratore, strumenti da guastatore, piccoli quantitativi di legname vario, cemento, calce, ferramenta minute, carburanti e lubrificanti per la stazione R.T. della colonna 3; petrolio per illuminazione, fari ad acetilene, tendoni e copertoni impermeabili etc. materiali di rafforzamento per una embrionale prima sistemazione a difesa della località occupata, ad obbiettivo raggiunto. Servizio veterinario. Non occorrono - generalmente - speciali provvidenze. Sarà sufficiente impiantare, alla base di partenza (ove non siavi infermeria quadrupedi) un piccolo «posto di medicazione» o di «sosta» per il successivo sgombero alla infermeria quadrupedi viciniore. Servizio aviazione. La base di partenza sarà generalmente già provvi sta di un campo di atterraggio con relativo hangar, e l'impiego dei veli-

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la stazione R.T. al seguito delle colonne operanti è ormai da considerarsi come ele-

mento intri.t1se.co, inscindibile, indispensabile alle colonne stesse.


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voli - analogamente all'impiego della stazione R.T. costituirà elemento di primaria importanza nello svolgime nto della operazione. Occorrerà pertanto raccogliere alla bac;e di partenza: l tutti mezzi necessari al servizio aviazione nel corso della operazione; 2° - tutti i mezzi (lubrificanti e carburanti , parti di ricambio vario magneti - ruote di can-elli etc.) che possono occorrere ai velivoli negli eventuali atterraggi presso la colonna operante e ne lla località di arrivo della colonna stessa. Generalmente, un ufficiale del l'arma aeronautica è assegnato per la durata de ll'operazione - al comando della colonna operante quale consulente per la scelta dei campi di fortuna, per l' impiego dei mezzi aerei, per l'impianto ed il funzionamento del «posto a terra» etc. A questo stesso ufficiale vengono dati in consegna i materiali di cui al n. 2, da trasportarsi al seguito della colonna. Servizio postale per la colonna operante. È bene sia esclusivamente disimpegnato - nel corso dell ' operazione - dall 'aviazione. La corrispondenza di ufficio e privata è avviata - per via aerea - dall' ufficio principale di smistame nto alla base di partenza (ufficio postale - ove esista - altrimenti comando di presidio) . Di qui alla colonna a mezzo degli stessi velivoli di impiego inerenti a lla operazione (ricogni zione, bombardamento, sgomberi sanitari etc.). TI regolare funzionamento di questo servizio è coefficiente morale di indubbio valore. O

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Servizio dei trasporti. Trw,porti marittimi. Quando la base di partenza sia un approdo marino, in previsione dell'afflusso di derrate e materiali necessari per l'operazione, occorre provvedersi (noleggio temporaneo) d i uno o più mezzi di tras porto marittimo a completa disposizione, e non fidare sui soli servizi periodici costieri delle Società sovvenzionate, ché talvolta - specie nella stagione inverna le - mancano gli approdi. Poiché tali a pprodi non sono - nella generalità dei casi - forniti di pontili di sbarco , né di numerosi e rapidi mezzi di scarico, occorre inviare in tempo maone e chiatte o bettoline etc. squadre di amonieri e semicatori, e istituirvi - ove non siavi un ufficio imbarchi e, all'occorrenza, un ufficio di porto. Trasporti u somu. Costituiscono la parte più complessa de l servizio dei trasporti. Si traducono nella formazione e ne l funzionamento delle «carovane». Le carovane «a l seguito della colonna operante» e quelle altre «di rifornimento » che - come si vedrà successivamente - necessitano per assicurare l'afflue nza di materiali e derrate nella o nelle località di occupazione nuova di una colonna possono essere:


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I carovane di imprese private; 2° - carovane di requisizione. Conviene servirsi delle carovane di imprese private nel solo caso si tratti di imprese a solide basi finanziarie e veramente organizzate. Ove manchino queste condizioni sostanziali, l'affidare il servizio dei trasporti a cammello alle imprese private, è fonte di infiniti e gravi disappunti. Le carovane di requisizione si formano traendo da lle varie regioni con provvedimento di imperio - i cammelli necessari, preferibilmente in misura proporzionale alle ri sorse cammellarie de11e singole regioni. Occorre dar loro un assetto organico, o piuttosto un inquadramento, ossia: a) - ripartire le carovane in gruppi e sotto gruppi, preferibilmente le regioni di provenienza dei cammelli. Assegnare un capo carovana indigeno per ciascun gruppo (ogni gruppo da 300 a 400 cammelli, generalmente un cammelliere ogni 2 cammelli); un sotto capo carovana indigeno per ciascun sotto gruppo (ogni sottogruppo da 50 a 75 cammelli). b) - costituire un comando della carovana, scegliendo un ufficiale esperto, energico, coadiuvato - a seconda della importanza della carovana - da uno o due ufficiali o sottufficiali. c) - assegnare a l comando della carova na un nucleo di po lizia (CC.RR. e zaptiè) per la polizia interna della carovana. d) - assegnare ad ogni gruppo della carovana un graduato e due e tre ascari (preferibi lmente eritrei) per la disciplina del gruppo, in marcia ed in stazione. TI personale indigeno di cui alla lettera a) non deve essere armato. 11 personale di cui all a lettera b) - e) - d) - armato e montato. I cavalli di requi sizione sono generalmente provvi sti di basto (auia- adda) ma raramente si presentano muniti di reti di carico, di funi di carico, di guinzagli. Occorre provvedervi, come pure occone provvedere ai teli da tenda per i cammellieri ed ai teloni impermeabili per i caric hi (almeno per le derrate più facilmente deteriorabili, come farina, pasta, thé, zucchero, caffé, etc.) se le operazioni si fanno nella stagione delle piogge. (ottobre - marzo). Contribui scono efficacemente al buon andamento delle carovane di requisizione il trattamento energico, si, ma equo, e la regolarità e puntualità delle somministrazioni in natura ed in contanti ai cammellieri (generalmente, ai carovanieri al seguito delle colonne operanti, si concede oltre alla paga - una razione giornaliera di farina di 500 grammi, ed ai cammelli - ove molto difetti il pascolo - 2 kg. di orzo). Trasporti a trazione meccanica. É ovvio che là, ove le condizioni delle piste carovaniere e del terreno in genere lo consentano - l'impiego degli automezzi sostituisce con incalcolabile vantaggio - se pure parzialmente - il lento e pesante trasporto a soma. Verificandosi questa situazione favorevole, si predisporranno alla base di partenza una o due o più autosezioni (automezzi leggeri) cd inoltre O

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adeguato numero di automezzi speciali, ossia: autoambulanze, per gli sgomberi sanitari in concorso coi velivoli portaferiti ; autobotti od autotanke, per eventuali riforn imenti idrici, autofrigoriferi etc .. Le autosezioni, gli autodrappelli, ambulanze etc. ricevono un «inquadramento di sicurezza» dalle sezioni autoblindomitrag liatrici, che ne costituiscono il necessario mezzo di protezione diretta ed inunediata. Ufficio servizi, distaccato alla base di partenza. Quando l'operazione, per la massa di truppe destinatavi, per la imponenza dei mezzi logistici che richiede, per la distanza a cui si deve svolgere, sia ris petto alla base principale di rifornimento, sia rispetto alla base di partenza, assume carattere di qualche complessità, è molto opportuno distaccare alla base di partenza un organo del Comando delle truppe, incaricato della direzione e del funzionamento dei servizi inerenti alla operazione. Tale organo, c he potrà chiamarsi «Ufficio ,\·Laccato servizi» avrà carattere temporaneo; si costituirà cioé nell'ultima fase del periodo di preparazione della operazione, per cessare di funzionare ad operazione ultimata, intendendo per operazione ultimata l'avvenuto completamento di tutte le provvidenze di carattere logistico inerenti al primo impianto dei servizi nella o nelle località di nuova occupazione. A capo di tale ufficio sarà conveniente mettere uno degli ufficiali del comando de lle truppe che - per avere coadiuvato il Comando stesso nello studio e nella preparazione della operazione - sia già perfettamente orientato su tutto quanto ha attinenza alla operazione stessa, sia dal punto di vista lattico, sia dal punto di vista logistico. Si acce,ta che i vari magazzini della base di partenza abbiano pronti per la distribuzione ai riparti della colonna di operazione e per il carico de lle carovane e delle autocolonne, derrate e materiali come previsto dal progetto di operazione, e fa del caso le necessarie proposte e richieste al comando truppe; provvede alla formazione de lle carovane e delle autocolonne di rifornimento e ne regola il movimento, sia in fase preparatoria, sia in fase esecutiva. Nel corso della operazione è il vero «relais» fra comando della colonna e comando delle truppe: del primo soddisfa diretta mente, sempreché possibile, le richieste e le necessità, ragguagliandone poi il comando truppe, sollecitando provvedimenti quando occorra; appianando e superando difficoltà ove se ne presentino, regolando insomma il fun zionamento dei servizi in modo da dare, sia al comandante della colonna, sia al comandante delle truppe, sensazione di ordine, di regolarità, di previdenza per tutto quanto ha tratto alle provvidcn:t,c logistiche di ogni specie. È necessario che la sfera d'azione e la competenza dell'Ufficio Servizi siano chiaramente fissali ncll' «Ordine dei servi zi» . 92° - Trasporto delle vettovaglie, dei materiali vari, etc. al seguito della colonna operante ed immediatamente dopo la operazione, per la prima sistemazione della o delle località di nuova occupazione.


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Due casi tipici rappresentano e fi ssano i termini estremi del problema: I caso) - Trasporto al seguito della colonna operante non solo di tutto il quintalato (vettovaglie, munizioni, acqua) occorrente durante lo svolgimento vero e proprio dell ' operazione, ma anche di tutte le derrate cd i materiali di ogni specie occorrenti per la prima sistemazione della o delle località di nuova occupazione. Questo caso può essere, per esempio, imposto dalla grande distanza intercedente fra base di partenza e località di nuova occupazione, per cui la linea di comunicazione fra i due punti si preveda non possa essere sicura, o non si possa provvedere alla sua sicurezza od alla scorta dirella di successive carovane ed autocolonne di rifornimento per scarsa disponibilità di truppa. È certamente il caso più sfavorevole, poiché la mole deJle impedimcnta vincola allora, tanto o poco, il movimento della colonna, e costituisce una preoccupazione continua per il comandante della colonna stessa. 2° caso) - Trasporto al seguito della colonna operante del solo quintalato direttamente occorrente per vivere e combattere fino ad obbiettivo raggiunto, e successivo immediato graduale trasporto di tutte le altre vettovaglie, materiali, etc. necessari per la prima sistemazione delle località di nuova occupazione. Questo caso potrà verificarsi, per esempio, quando trartisi di operazioni a raggio limitato, in cui la linea di comunicazione fra base di partenza e località di arrivo sia breve, o comunque possa essere agevolmente vigilata, o di per sè stessa sicura, o non si difetti di truppe per le scorte dei successivi rifornimenti . È i I caso più favorevole, poiché riduce le impedimenta della colonna operante (condizione a cui bi sogna tendere con ogni sforzo, sempre) rendendola più leggera e più libera nei suoi movimenti . Comunque, fra questi due casi estremi, è tutta una serie di casi intermedi, a11'uno od all' altro dei quali dovrà essere data la preferenza a seconda delle circostanze contingenti che accompagneranno la preparazione e lo svolgimento della operazione. Quantunque i vari casi ma le si prestino ad essere fissati ed inquadrati in scherni preconcetti, tuttavia, a titolo di semplificazione, si esaminerà un caso intermedio che presenta frequenti possibilità di attuazione. Esso si basa sulle seguenti circostanze: a) - raggio della operazione: 100-150 km. dalla base di partenza; b) - sicurez;,.a delia linea di comunicazione nel periodo immediatamente seguente alla operazione; c) - camionabilità della linea di comutùcazione ; d) - disponibilità - senza ristrettezze - di cammelli e di autocarri leggen; e) - possibilità o convenienze di rifornire la colonna solo alcuni gior0


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ni dopo raggiunto l'obbiettivo. Converrà allora costituire: l una carovana al seguito della colonna; 2° - una grossa carovana di rifornimento; 3° - una o più autocolonne di rifornimento. O

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La carovana al seKuito comprenderà: - viveri (in parti ordinari, in parte di riserva) per le prevedibili effettive giornate della operazione, più le giornate occorrenti per ricevere il primo rifornimento da tergo (vedi comma e) - più un prudente eccesso di due o tre giornate; - munizioni ed acqua nei ristretti limiti dell'indispensabile dopo vagliate accuratamente le possibilità di combattimento e le risorse idriche delle zone in cui si svolge il movimento delle colonne.

/,a Kro,,·sa carovana di r(fornimento compre nderà a lme no 20 - 25 giornate di vettovaglie, od anche più, nonché la maggior patte (la rimanenza sarà trasportata sulle autocolonne di cui si dirà appresso) dei materiali occorrenti pd primo impianto dei vari servizi, e c he furono in precedenza raccolti alla base di partenza. L'autocolonna o le autocolonne di rifornimento, che dovranno preferibilmente precedere il movimento della carovana di rifornimento, devono essere in un primo tempo impiegate per il trasporlo dei materiali non cammellabili, o di difficile someggio, di materiali sanitari per primo impianto di piccole infermerie, di materiali del genio fragili o delicati (materiale radio - fotoelettrici etc.) cd anche di quel personale sussidiario che, se pur non è necessario facda parte della colonna durante il suo movimento, è però indispensabile sia prontamente disponibile nella località di arrivo, per l' impianto ed il primo funzionamento dei servizi; per esempio: drappelli sanità, sussistenza, zappatori , avieri etc .. La prima autocolonna comprenderà inoltre sempre un autodrappeJlo sanitario (autoambulanze ed autocarri attrezzati) per lo sgombero immediato dei malati o feriti più gravi, in concorso coll ' analogo servizio disimpegnato dai velivoli porta feriti .

- Sistemazione della nuova base . Ma oltre alle previdenze logistiche necessarie per la preparazione e per l'attuazione del!' operazione, è indispensabile, quando l'operazione stessa abhia anche come ohhiettivo l'occupazione stabile di una determinata località avanzata, predisporre di lunga mano quanto può occorrere per la sistemazione sia difensiva sia logistica della località stessa, in rapporto colla funzione che essa è destinata ad avere nel quadro generale politico-militare della Colonia.


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È necessario - in altri termini - che prima assai dell ' inizio dell'operazione, sia già stato bene studiato e vagliato e concertato un piano organico di sistemazione complessiva della nuova «base» e che, in corrispondenza di questo piano (da attuarsi sia pure gradatamente, ma colla maggior celerità possibile) siano stati approntati i mezzi necessari per condurlo a termine. Tale piano va preparato, ovviamente, con larghezza di vedute. li 1idursi alle sistemazioni di circostanza, occasionali, provvisorie: a quanto abbia carattere di provvisazione e di temporaneità ed assuma la parvenza della sistemazione tuttavia accettabile sol perché potre bbe «a suo tempo» essere completata, migliorata, ampliata, e vi a dicendo, è criterio da scartarsi senz'altro, perché pieno di pericoli e sicuro apportatore di amare disillusioni finanziarie. E ciò tanto più sarà da tener presente, quanto più difficili saranno, sia le condi zioni di vita della nuova base per risorse, per clima etc, sia le conrnnicazioni di queste colle basi arretrate di rifornimento. Sulla base di questo concetto, di una sistemazione - cioé razionale, defi nitiva, completa, «ah initio», lo studio relativo e la preparazione dei mezzi occorrenti per tradurlo in atto, dovranno tener conto delle seguenti necessità principali: l Costruzione di una cinta, difensiva, o di elementi fortificatori, di varia specie, completali da di rese passi ve; 2° - Costruzione, raccolta in un nocciolo centrale, di fabbricato o fabbricati comprendenti : magazzino viveri; deposito munizioni; stazione R.T. 3° - Sistemazione idrica, racchiusa entro la c inta difensiva o nella peggiore delle ipotesi - se fuori, almeno sicuramente dominata dagli elementi fortificatori di cui al N .1. Per sistemazione idrica devesi intende re l 'adozione di ogni provvidenza atta ad assicurare l'acqua potabile, e anche non potabile, nella più larga e costante misura, e cioé: completamento, rifacimento, ripu litura di pozzi o c isterne già esistenti, escavazione di nuovi pozzi o cosu1.1zione di nuove c isterne o comunque di riserve di acqua; impianti per distribuzione (ed eventualmente di sollevamento) etc. etc. 4 ° - Costrnzioni varie: a) - infermeria di presidio, largamente dotala di mezzi; b) - a lloggiamenti per ufficiali e per truppa e tettoie; scuderia; c) - forno per panificazione; d) - hangar; e) - garage; t) - de posito carburanti e lubrificanti per d) - e). g) - impianti di carattere completivo, quali: illuminazione, fri gorifori, etc. O

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Questo complesso di lavori (che non devono essere considerati di carattere sussidiario, ma che devono - per contro - rappresentare un corollario stesso della operazione, e rientrare perciò nel campo delle necessità vere e proprie) richiede tempo e mezzi in abbondanza. Ma quanto più e meglio si saprà fare e si potrà fare , tanto più ne trarrà vantagg io I' andamento complessivo dei servizi , poiché questi rappresentano forse - nelle colonie - il ramo più complesso e più de licato e più vulnerabile della organizzazione militare.


Antonio Bagnaia IL SERVIZIO CONTROLLO RUSSI LA MISSIONE CAPRINI 1919-1923

Un sincero ringraziamenlo va al Comando Generale dcli' Anna dei Carabinieri che ha permesso questa ricerca.

FONTI Premesso che questo lavoro nasce nell'ambito delle ricerche a carattere culturale promosse dal Museo Storico dell'Arma dei Carabinieri, l'intero testo è stato sviluppato unicamente in base alla documentazione conservata presso gli archivi del predetto Museo. Tale documentazione è costituita dai rapporti informativi compilati d'ufficio dai militari responsabili e da originali e traduzioni di articoli apparsi sulla stampa internazionale dell'epoca. Escluso: Edward H. Carr, «La rivoluzione bolscevica 1917-1923», Ed. Einaudi 1964. Non sono state consultate altre fonti di informazioni. Ci si è pertanto limitati a sintetizzare e par;;tfrasare i raccoglitori etichettati «Missione Caprini 1919-1923», in posizione «277-385-386-387388-389-390-391-392» della «Raccolta di documenti storici». Nel testo la fonte di informazioni è sempre segnalata in nota dove vengono inoltre citati i numeri dei rispettivi raccoglitori (R).


FONETICA (per i nomi turchi) C = Come la «g» della parola «genio»

ç = Come la «e» della parola «cena» G = Come la «g» della parola «gara» = Prolunga il suono della vocale che precede

~

1 = Come la «e» muta francese. b = Come la «eu» francese S = Sempre dura S = Come «se» della parola «scia» Z = Sempre dolce come nella parola «rosa»

ABBREVIAZIONI USATE NEL TESTO

cc

Comitato Centrale Comitato Esecutivo Centrale Panrnsso CE Comitato Esecutivo Cm = Comitato militare FIUP = Federazione internazionale delle unioni professionali OKA = Armata Autonoma del Caucaso Pc = Partilo comunista UP = Unioni Professionali

CECP

Per Posd REO

= Partito comunista russo

= Partito operaio soc ialdemocratico = Repubblica Estremo orientale

RSFSR = Repubbli ca Socialista Federativa Sovietica Russa SCCR = Servizio controllo cittadini rusi NEP = Nuova economia politica = Socialisti rivoluzionari Sr TL

= Lira turca


INDICE Int roduzione _ _ _ _ _ _ _ _ __ _ __ _ __ __ _ _ _ _ _ __

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Capitolo I PROFILO DELL' URSS Gli antecedenti ri voluzionari _ __ __ _ _ __ _ __ _ _ _ _ __ _ La guerra _ _ _ _ __ _ _ _ _ _ _ __ _ _ _ _ _ __ _ __ _ _ Il Governo Provvisorio, _ __ _ __ _ _ _ _ _ _ __ _ _ __ _ __ Il mantemmento del potere _ _ _ __ _ __ _ _ _ _ _ _ _ __ _ _ _ I Tribunali _ _ _ _ _ _ __ _ _ __ _ __ __ _ _ _ _ _ _ __ _ Il Partito Comunista Russo_ __ _ _ __ __ _ _ _ _ _ _ _ _ _ __ Le Uni oni Professionali _ _ _ _ _ __ _ __ _ __ _ _ _ _ _ _ __ I,' Armata Rossa _ __ _ __ _ _ _ _ __ _ _ _ _ __ _ _ _ _ __ La Ceka _ _ _ _ __ _ _ __ __ _ _ _ __ _ _ _ _ _ __ _ 11 centralismo democratico _ _ _ _ _ __ _ _ _ _ _ __ _ __ _ __ La NEP _ _ _ _ _ _ _ _ __ _ _ _ __ _ _ _ _ __ _ _ _ __ li Vnectorg _ _ _ _ _ _ _ _ __ _ _ __ _ _ _ _ _ __ _ _ _ __ TI X Congresso Pan russo de i Soviet ( 1922) _ _ __ _ __ _ _ __ _ _ _ Il Xli Congresso del Per ( 17/25 aprile 1923) _ _ _ _ __ _ __ _ __ L' Internazionale russa _ _ __ __ _ _ _ __ _ _ _ __ __ __ _ Il movime nto Pcìruv ___ _ __ _ _ _ _ _ __ _ _ _ _ __ __ _ Gli intcrna7.ionalisti _ _ _ _ _ __ __ _ _ _ _ __ _ _ _ _ _ __

79 80 82 84 85 86 87

89 90 92

93 96 97 99 101

103 103

Capitolo Il ALCUNI CENN I SULLA SOVIETIZZJ\ZIONE DELI ,' IMPERO ORIENTJ\ LE La Transcaucasia _ _ __ __ _ _ _ _ _ _ _ __ _ __ __ __ _ La Georgia _ _ _ __ _ _ __ _ _ _ _ _ _ __ _ _ _ __ _ __ _ L' Azeirbaigian _ _ _ _ __ _ _ _ __ _ _ _ _ _ __ _ _ _ _ __ L' Armen ia _ _ _ _ __ _ _ __ _ __ _ _ _ _ _ _ _ __ __ __ L' Ucraina _ __ _ _ __ _ _ __ _ _ __ _ _ _ _ _ _ _ _ __ _ La Siberia _ _ __ _ __ _ _ _ _ __ _ _ _ _ _ _ _ __ _ _ __ Il Turchestan _ __ _ __ _ __ __ _ __ __ _ _ _ _ __ __ _ l monarchici m ssi _ _ _ _ __ __ _ __ __ __ _ _ _ _ _ _ __

105 105 I IO lii 111

I 13 11 7 124

Capitolo lii Li\ RIVOLUZIONE MONDIALE l,a La La La

rivoluzione mo ndia le _ _ _ __ __ __ __ _ _ __ _ _ _ __ flul gari a _ __ __ _ _ __ _ __ _ _ __ __ _ _ __ _ __ _ Romani a _ _ __ __ _ _ _ __ __ _ _ _ __ __ _ _ _ __ Gem1ania _ _ _ _ __ __ _ __ __ _ _ _ __ __ _ _ _ __

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130 135 135

Capitolo IV LA Rl VOLUZIONE TURCA L' ascesa del bolscevismo in Turchia ___ __ _ __ __ __ _ __ _ La propaganda bolscevica in Turchia. _ _ _ _ _ __ _ _ _ __ __ _ _ li fallimento de l bolscevismo in Turchia _ _ _ _ _ __ _ __ _ _ __ _ La Conferenza di Losanna _ _ __ _ _ _ _ _ __ _ _ _ __ _ __ _ Le e lezioni del 1923 _ _ _ _ __ __ _ _ _ _ __ __ _ __ __ Le opinioni del Col. Caprini _ _ _ _ __ _ _ _ _ _ __ __ _ __ __

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Indice dei nomi_ _ _ _ _ _ _ __ __ _ __ __ _ _ __ __ _ _

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INTRODUZIONE Alla fine della prima guerra mondiale, dopo la firma dell'armistizio con la Turchia ottomana avvenuta i I 30 ottobre 191 8 a Mondros (isola di Lemno), le truppe italiane, per diritti di guerra e di vittoria, furono impegnate ad Istanbul e nell'Anatolia occidentale al fme di garantire la pace e salvaguardare g li interessi della nazione nel Vicino Oriente di fronte alle conquiste franco-inglesi. L'Arma dei Carabinieri, facente parte del Corpo di Spedizione Italiano nel Mediterraneo Orientale in seno alle forze interalleate d 'occupazione, si adoperò particolarmente nell'opera di riorganizzazione della Gendarmeria imperiale Ottomana distinguendosi per serietà, spirito di giustizia, aiuto concesso alle popolazioni. Grazie anche alla sapiente linea politica adottata dal conte Sforza nei confronti dei Turchi, l'Arnia, rappresentata da uf(ìc iali capaci e da una truppa ben disciplinata, seppe cattivarsi quelle simpatie popolari che tornarono utili durante il seguente periodo di nonnal izzazione e sviluppo c he la Repubblica di Turchia traver-

sò dopo la rivoluzione nazionalista. L'azio ne svolta dall'Arma in quell'occasione, venne denominata «Missione Caprini»: dal nome del colonnello dei Carabinieri Reali che la guidò. 11 Col. Caprini conte Balduino nobile di Viterbo, nel 1919, in base alle sue esperienze professionali e culturali, fu nominato delegato italiano presso la «Conunissione interalleata di riorganizzazione e controllo della Gendarmeria imperiale ottomana». Pluridecorato 1, grande conoscitore degl i usi costumi religione e psi1 Medaxlia d 'Arxento al Va/or Militare. Motivazione: «Alla testa di pochi dipendenti fece fronte ad una Lurha lii tumultuosi t:on slanc io, granlle energia, t:oraggio. Sehhene ferito lievemente al capo e.la un mattone lanciatog li contro, rimase sul posto fino a che l'ordine non venne ristabili to. Voghera (Pavia), 6 maggio ] 89 8.». Medaglia di Bronzo al Va/o r Militare. Motivazione: «Ricevuto ordine di recarsi sulla linea delle trincee a fare una inchiesta per l'arresto di arabi, giungeva, fra il crepitare della fu cileria, alla polveriera turca, dove ne trovò rinchiusi circa 200. Sotlrauili agli avamposti nemici con armi alla mano, sebbene la rivo lta perduras se, provvelleva a tradurre gl.i arrestati a Tripoli con piccolissima scorta. Compiva il mandato passando sotto il fuoco ncmjco, dando prova di calma, fermezza e coraggio. Tripoli, 23 ottobre 19 11 .». Medaglia d 'A rgento al Va/or Civile. Motivazione: «Per l'atto coraggioso compiuto il 23 settembre 1898 in Voghera (Pavia), riuscendo, con manifesto rischio della vita, a salvare una donna geltata~i, a scopo suicillio, in un pozzo profondo 25 metri con 7 <.l' acqua.». Medaglia di Rron.w al Va/or Civile. Motivazione: «TI 26 gennaio 1891, in piazza Armerina (Caltani setta) s i adoperò al salvataggio di otto persone sepolte dalle macerie di quattro casupole rovinate, dalle quali soltanto un bambino potè essere estratto vivo.». *Uffic iale dell ' Ordine di S. Maurizio e Lazzaro. *Ufficiale dell' Ordine della Corona d' Italia. *Medaglia Commemorativa per la Campag na cl' Africa. *Mellag li a Commemorativa per la Campag na di Libia. *Croce d ' Oro per anzianità di servizio.


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cologia dei popoli islamici. Aveva già partecipato, oltre che alla Campagna d' Africa (1896) e alla guerra italo-turca di Libia ( 1913), a nche all a riorganizzazione delle gendarmerie di Creta (1900) e Macedonia (1904). Dunque: un tecnico sperimentato che, nella sua missione in quell' area a cavallo tra Occidente ed Oriente, seppe onorare l'Arma e rendere gran servigio alla Patria. TI Col. Caprini giunse ad Istanbul I' 8 febhraio 1919 per ricoprire il suo incarico. Dal 25 aprile 1921 fino al 9 giugno, sostituì interina lmente il presidente Col. Ballard della Gendarmeria Inglese. Quindi, dal novembre 1922, fu presidente della Commissione di Controllo, ruolo che mantenne fino al 24 settembre, data dello scioglimento della stessa. Sotto la sua presidenza avven ne l' evacuazione della Tracia orientale e di Tstanbul. Episodi che segnavano anche la fine del controllo interalleato: momenti difficili che il Colonnello seppe gestire con la dovuta diplomazia e la necessaria fermezza. TI Controllo Interalleato di Polizia Ottomana, che sul principio ebbe il solo scopo riorgani7.zativo, man mano si andò trasformando in un vero e proprio servizio di poli zia: processo avviato con la repressione delle ribellioni attuate dall'elemento c ristiano-ortodosso di Istanbul. La trasformazione fu completata alla fine dcJ 1921, quando il governo francese, a causa della propaganda comunista proveniente dall'URSS attraverso il Mar Nero, chiese all'alto commissario M. de Laforcade di prendere i dovuti provvedimenti d' intesa con 1' Alto Commissario inglese, per mettere fine alla cosa. Dai colloqui franco-inglesi emerse la necessità di istituire nella città di Istanbul, per misure di sicurezza militari, un servizio che controllasse l'attività dei profughi russi. L'iniziativa non suscitò obiezioni da parte del governo italiano. Nel gennaio 1922, l'addetto militare presso l'ufficio dell'Alto Commissario Vitale, informò il Col. Caprini delle istruzioni pervenute: «Istituire un Servizio di Controllo sui Cittadini Russi (SCCR) di passaggio ad Istanbul, al fine di evitare contrabbando di stampa e corrispondenza a carattere propagandistico rivoluzionario diretto in Italia». Il SCCR, affidato a l Col. Caprini, fu abbinato alla Sezione Italiana Passaporti con sede a Galata-Yeniçar~i. cd ebbe carattere interalleato. I posti di controllo affidati aJJ' Arma furono i moli di Kava k e Galata. Grazie a questo servizio si iniziò a raccogliere una vasta documentazione dalla quale emerge, con una certa continuità storica che va dal 1917 fino al 1923, un profilo generale dell'URSS e della situazione internazionale legata alla sua politica. Anni segnati dalla guerra civile e dal tentativo sovietico di esportare il comunismo in altri Paesi. Infatti, la Russia, nell 'edificare il comunismo, per ottenere aree di influenza politico-economiche che semhravano indispensabili alla sua sopravvivenza storica, tentò due vie: la repress ione dei movimenti controrivoluzionari per riunificare l'Impero sotto un'unica bandiera politica; l'esportazione della rivoluzione sovietica nel resto <lei mondo. A quest' ultimo scopo la-


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vorò il "Comintcrn", o TII Internazionale di Mosca, con la parola d' ordine rivoluzione mondiale per il trionfo della dillatura del proletariato. La propaganda, organizzata e diretta dal "Comintem ", si diffondeva attraverso due sezioni principali: orientale e occidentale. Presente in tutte le maggiori città, mirava a tirare le fila del malcontento popolare, fomentando manifestazioni e scioperi. L' opera svolta dal Com.intem fu efficace, in quanto predicava una fratellanza socio-umanitaria che andava al di là di frontiere e religioni, unita in una sola lotta contro il capitalismo. Il clima rivoluzionario vissuto dalla Germania, Bulgaria e Turchia nell' immediato dopo guerra, creò terreni fertili per la propaganda bolscevica che giocò in queste aree le sue mig liori carte. L' Intesa reagì, stabilendo nei confronti di Mosca un isolamento politico-economico c he creò difficoltà di vario genere alla nascente società comunista. Il tentativo sovietico per rompere tale isolamento, si fece più incisivo durante gli anni 1922-23. Il regime, nel 1922, per volere di Lenin, adottò la formula della nuova economia politica (la NEP) che, con la sua apertura ad una certa fonna di proprietà pri vata, rappresentò un tentativo di rilancio economico-industria.le basato sulla speranza di una partecipazione del capitale straniero alle imprese sovietiche. Tale scelta politica di apertura, secondo il pensiero sovietico, avrebbe dovuto facilitare un riconoscimento ufficiale dell'URSS da parte di vari Stati occidentali . Avrebbe inoltre permesso un aumento degli scambi con l'Occidente e, di conseguenza, un ' espansione della propaganda bo lscevica mirata a destabilizzare i governi borghesi, ricorrendo, per raggiungere lo scopo, anche al terrorismo. Gli sviluppi internazionali , però, non permisero un successo euroasiatico del comunismo. In effetti l' Intesa, le aspirazioni nazionaliste tc<.lesche, l' ineffi cacia del Pa1tito Agrario Bulgaro e l' insuccesso di altri tentativi ri voluzionari in Europa, decretarono in quell'area l'insuccesso del bolscevis mo. Sul fronte orie ntale, quelle tendenze turche ad una via islamica al socialismo si dimostrarono incompatibili nei confronti della dottrina comunista, in quanto naziona li ste e turaniche. Gli sforzi sovietici nei confronti delle popolazioni turche subirono una battuta d'aiTesto, non solo con gli avvenimenti anatolici che videro trionfare il nazionalis mo kemalista ma, anche, nella rivolu zione luranica enverista che, nel Turchestan, rappresentò un'aperta ribellione contro le linee dell ' Internazionale bo lscevica. Mosca non seppe comprendere il carattere dei Turchi e il loro liberalismo di principio che respingeva qualsiasi sottomissione politica. Le armi vendute da Mosca non comperavano il cuore della popo lazione turca: servivano a combattere un nemico aggressore in nome della libertà nazionale. Con la Conferenza di Losanna si spe nsero le ultime speranze sovietiche di una politica d'espansione al di fuori del vecchio Impero. Il potere


78 sovietico restò limitato alla sola URSS.

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CAPITOLO

l

PROFILO DELL'URSS

1. Gli antecedenti rivoluzionari l leaders dell'egemonia del proletariato rivoluzionario russo furono Plechanov 2 e Lenin 3 . Plechanov apparse sulla scena pofoica prima di Lenin, ma tradì la sua idea proprio nel momento della rivoluzione. Lenin, invece, rimase fedele all ' idea e formò un partito. Plechanov, memhro del Partito Operaio Socialdemocratico Russo (Posdr) e capo riconosciuto di tutti i marxisti di quel Paese, al congresso della JJ Internazionale di Parigi nel 1889 4 , asserì che la causa de lla classe operaia avrebbe potuto trionfare solo sotto forma di rivoluzione armata, guidata <lal proletariato. In quel momento le sue parole furono una scoperta, non solo per il socialismo internazionale, ma anche per il movimento russo di fine secolo. F u Plechanov che, con Marx 5 e Engels, studiò il ruolo della classe operaia nei Paesi capitalisti europei. Prima della dichiarazione di Plechanov, l' idea di proletariato e di rivoluzione erano basate esclusivamente sui contadini. La classe operaia era ancora incipiente. Al n Congresso del Posdr, nel 1903, Plechanov dichiarò che se un Parlamento fosse stato ostile alle richieste della classe operaia, questa avrebbe deciso di rovesciarlo al più presto, senza aspettare nuove elezioni:

2 Plechanov, uno dei maggiori teorici del marxi smo, nel 1883, in Svizzera, fondò l'associazione L iberazione dal Lavoro. Secondo P. la rivoluzione in Russia avrebbe potuto aver luogo solo in una situazione di capitalis mo avanzalo ad opera del proletariato industriale (R. 385). 3 Lenin, nel 1895, si recò in Svizzera per incontrare Plcchanov considerandolo suo maestro. Le nin, nel 1900, tornò da Plechanov e, insie me, presero, tra le altre, la decisione di pubblicare un settimanale denominato l skra (Scintilla, che uscl il 1/1 2/ 1900) e un periodico Znrja (Aurora, che uscì il 1/4/1901). Lo pseudonimo Lenin apparse per la prima volta sullo Znrja del dicembre 190 1 (R. 385). 4 La II Internazionale (1890-1914) fu la sola organizzazione che avesse preparalo effetti vamente il terreno allo sviluppo socialista nei diversi Paesi. Dopo il Congresso di Parigi, la Germania divenne un centro organizzatjvo ma, nel 1904, i socialisti russi fecero la loro apparizione, divenendo la forza motrice rivoluzionaria. Alla 11 Internazionale segul, nel .I 9 14 , il Congresso di Vienna ma, me no numeroso e raggruppante forze mediocri del proletariato, fu de nominato: li Intema~.ionale e mezza (R. 385). 5 l lntcm az.i onale ( 1864-1872), organizzala con la collaborazione di Marx cd Engels. Convocata il 28 settembre 1864 in St. Martens Hall a Lond ra, Marx vi gettò le fondamenta dell 'organizzazione mondiale degli operai al fine di preparare la classe operaia alla lotta co11lru il capitalism o ( R. 385).


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Anlonio llagnaia

« ... Gli interessi della c lasse operaia costituiscono una legge suprema ... ». Il suo discorso venne fischiato da coloro che furono in seguito chiamati menscevichi 6 . Plechanov restò fedele a ll 'idea della formula «rivoluzione indispensabile per la classe operaia» fino al 1904, tradendola, quindi, nel 1905 7 : momento in cui si andava concretizzando la prima rivoluzione russa. Lenin formulò l'idea dell'egemonia operaia e del suo molo nel 1894 8: « ... TI capilalismo opprime. La lotta della classe operaia ha per fine la soddisfazione dei bisogni economici più elementari; utili al miglioramento della qualità della vita. Simile lolla esige un' organizzazione solida e decisa, in quanto non è diretta contro personaggi isolati, ma contro un'intera classe che ne opprime un' altra. L'operaio è il rappresentante di tulle le masse sfruttate. La borghesia non opprime solo nelle fabbriche ma ovunque. L' operaio si deve mettere alla testa degli oppressi e prendere l'egemonia nella lotta rivoluzionaria: questo gli appartiene. Quando tali idee saranno propagandale tra le masse, si creeranno organizzazioni che trasfonneranno la lotta disorganizzala in lotta di classe organizzata. Vedremo, allora, il prole tariato ru sso, assecondato dal proletariato mondiale,

elevarsi alla testa degli elemc nli democratici per rovesciare l'assoluti smo e far lrionfare la rivoluzione comunista attraverso le grandi arene dei combattimenti politici ... » 9 .

2. La guerra

All'inizio della guerra, il partito di Lenin svolse in Germania un' impo11ante attività anti-zarisla, grazie alla quale ottenne forti sovvenzioni dal governo tedesco. Lenin , dalla Germania, nel 1914, decise d'entrare in contatto con il governo tedesco e, nel mese di g iugno, espose al ministero deg li Affari Esteri di quel Paese la sua idea di acccllerare la sconfitta russa attraverso un'intensa propaganda antizarista. Ma, per la caduta del l'esercito russo, Lenin chiese fo11i somme: le sue proposte furono rifiutate per ben due 6 La divisione tra bolscevichi e m enscevichi si produsse durante i lavori del li Congresso dd Posdr (luglio agosto 1903 - Bmxelles, Londra) che, svolto sotto la presidenza di Plechanov, era stato convocato per redigere lo statuto del partito. 7 Plcchanov, ormai schierato nell'ala menscevica, nel 1905, non fu invitalo ai lavori del U1 Congresso del partito (I A.mdra 1905). li Posdr aveva ormai assunto tendenze chiaramente bolsceviche. I principali luogotenenti di Lenin in quell ' occasione furono Hogdanov (pseudonimo di Aleksandr AJcksandrovich Malinivskij) e Anatolij Vasil'cvich Lunacarskij. Nel 1906 vi fu un Congresso dell'Unità con vocato a Stoccolma (IV Congresso). Un V Congresso fu convocato a Londra nell' apri le de l 1907. 8 Lenin nel 1894 , era impegnato ne lla polemica contro i narodniki l:he s i rifacevan o alla teoria della rivoluzione contadina cd al terrorismo indi viduale. 9 Dallu Pravda n. 56 del 14 marzo 1923, 11. di prol. l/462 del 6/5/192'.l (R. 385).


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volte. Dopo tali rifiuti , Lenin si rivolse a Parvus 10 e a l suo collaboratore Furstenberg 11 , entrambi agenti politic i tedeschi. Sotto la spinta di Parvus, il governo tedesco, acquistò il tradimento <li Lenin. La Reichs Bank info1mò lutti i rappresentanti delle banche tedesche in Svizzera, che la somma messa a disposizione dei bolscevichi potesse essere ritirata da Lenin, Zino'ev, Trockij ed altri membri <lei partito. Subito dopo la dichiarazione di guerra, Lenin si stabilì in Svizzera <love formò un centro bolscevico dal quale venivano diramate le istruzioni che guidavano l'azione del proletariato russo e internazionale. Verso la fine del 1914, il gruppo di Lenin cominciò a stampare, a Ginevra, il giornale Il Comunista, nel quale veniva espressa l'idea che una disfalla de lla Russia nella guerra avrebbe significato un proseguime nto della lotta contro il governo zarista. Fu in questo contesto che Lenin enunciò: « ... Occorre trasformare la guerra imperialista in guerra civile che dovrà terminare eon una rivoluzione antigovernativa ...». Durante la g uerra mondia le, l'attività comunista si lanciò grazie a una conferenza convocata, per volere di Lenin, da Rosenfel<l L ew Borisovich, alias Kamenev 12 , in Finlandia. AJla conferenza presero parte 14 capi bolscevichi i quali decisero che la tattica esatta del Posdr durante il conflitto, fosse la lotta alla guerra per ottenere la pace. Dopo qualc he mese una nuova conferenza fu convocata a Ozerki. Questa volta Kamenev insistette sulJa necessità <li riprendere la propaganda rivoluzionaria sul teatro <le Jlc operazioni be lliche, in quanto era indispensabile convincere le truppe dell' inutilità di combattere tra fratelli . Kamenev propose, inoltre, di formare gruppi illegali tra le truppe al fine di propagandare una stabilità politica tra Russia, Germania, Polonia, etc. L a seduta non ebbe termine per l' intervento della polizia 13 • IO Filosofo de lla socialdemocrazia. Originario di M insk, ehreo. Prese parte, nel 1886, ai lavori dei c ircoli rivoluzionari di Odessa. rilogcrmanico, si iscrisse nello stesso anno al partito socialdemoc:ratico tedesco. Con la rivoluzio ne del 1905, prese parte al primo Con siglio dei Deputati O perai. Esiliato in Siberia, riuscì a fuggire in Germania ed entrò al servizio d i quel governo. Allo scoppio della g uerra, fu inv iato a Istanbul per occuparsi di una fornitura di armi per la Turchia. Più tardi , svolse un lavoro di propaganda nei Balcani fi n quando non fu ele tto a Ginevra, dove stabilì un ufficio economic:o per coprire atti vità di propaganda e spionaggio in favore de lla Germania. A G inevra entrò in contallo con Purstcnbcrg c he divenne suo slrello collaboratore (R. 385). 11 Origi nario di Varsavia, proveniente d a una fami glia della piccola borghesia. Esiliato , nel 1907 , per la sua attività politic:a ne lla provincia d i Vologa e posto sotto sorveglianza. Quindi, inviato. nel 1909, come delegato polacco, alla conferenza del Posdr che ebbe luogo a Parigi. Quindi inviato in Germa nia in qualità di agente politico (R. 385). 12 Nato a Tinis nel 1883 da r icca famiglia di comme rcianti ebrei. Soggiorni) princ:ipalm cntc a Mosca dove si isc:risse al Posdr. Nel 1908 fu espulso dalla Russia per attività politica. Durante la g ue rra mondiale fu al serv izio dello Stato Maggiore tedesco e considcrnto uno dei massimi agitatori. E ntrò in contatto c:on Lenin. Arri vò in Russia ( 19 17) con il treno piombato. Nel 1920 fu capo della missione sovietic:a a Londrn. Nel 1923 fu nominato presidente del Consiglio dei Commissaria ti (R. 385). U Notizie tratte dal volume scritto dal Gen. de ll'ex Gendarmeria Zarista Spiridovich , La storia de l Do lscevismo (R. 385).


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3. Il Governo Provvisorio Quando Nicola II, il 2 marzo 1917, abdicò, il potere passò nelle manj di un Governo Provvisorio che, scaturito da un accordo tra Duma 1.4 e Soviet, si propose di eleggere un'Assemblea Costituente. In questo governo solo Kerenskij era della sinistra e membro, al tempo stesso, dei Soviet di Pietrogrado. 1n seguito a tali avvenimenti, il governo tedesco decise di inviare Lenin, Zino'ev e<l altri trenta compagni in Russia. Così, nel marzo 1917 (treno piombato) un gruppo di emigrati russi si mosse verso la Russia, passando per la Svezia. A Stoccolma ebbe luogo una conferenza sotto la presidenza di Fustenberg. Fu elaborato un piano dettagliato i cui termini principali erano: fine immediata del Governo Provviso1io, scioglimento dell'esercito, pace separata con la Germania. All'arrivo <li Lenin in Russia la propaganda si sviluppò intensamente 1s. Durante il primo periodo della ri voluzione e il crollo della monarchia, il governo tedesco con la Rcichs Bank, vennero di nuovo in aiuto dei bolscevichi, inviando loro un grosso credito per la propaganda politica. Kamenev più volte ebbe l'incarico di prelevare capitali 16_ Per stabilire un potere sovietico, nel mese <li luglio dello stesso anno, Lenin voleva tentare un colpo di Stato ma, vista la resistenza popolare e <li più reggimenti , restò fede le al governo. In quel momento, gli organi d'informazione militare e il ministero della Giustizia russo avevano raccolto prove che accusavano Lenin, Zinov'ev, Trockij e Kamenev di tradimento della patria per un 'attività in favore della Germania. Fu spiccato contro di loro un mandato di cattura ma, latitanti, continuarono a svolgere attività politica clandestina. Tuttavia, il movimento bolscevico, trovandosi sotto la protezione di Kerensk.ij e di altri ministri che non ammettevano in una libera Repubblica l'oppressione delle idee politiche, potè continuare a svolgere la propria azione. Una simile tolleranza giuocò un ruolo colossale nella storia 17_ Il Governo Provvisorio non fu all' altezza di svolgere il suo compito. Prese piede un' altra organizzazione influente sulle masse che controllava, tra l' altro, la guarnigione dei soldati <li Pietrogrado: i Soviet dei Deputati Operai. La loro origine risaliva al 14 ottobre 1905, quando furono

14 Assemblea legislativa istituita da Nicola U (1905) nel tentati vo di un rinnovamento politico. Era composta da 524 membri . Nell'estate del 191 5, la D11ma , in una sua riunione, chiese, visto l' incapacità del regime di vincere la guerra, la costituzione di un governo di fiducia: precursore di un regime parlamentare. Lo Zar di risposta sciolse la Duma. 15 Spiridovich, Storia del Bolscevismo (R.385). 1 6 Poslednia Novosti, n.745 del 23 settembre 1922, n. di prot. 1n 17 del 27 settembre 1922 (R. 385). 17 Da un promemoria del Col. Caprini del 22/12/1922, n. prot. 1024 (I< . 385).


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fondati dalle società rivoluzionarie russe come comitati speci ali per l' organizzazione degli scioperi 18 • Durante la rivolu7.ione del 1917, i Soviet si di stinsero particolarmente neJI' organi zzare la lotta di classe. Compresero, fin dai primi giorni della rivoluzione, che la loro formula, avendo i soldati a loro fianco, favoriva l' este nsione delle conquiste rivoluzionarie. Su questa concezione, il I maggio, da Pictrogrado venne emanato il famoso ordine n. i con il quale si cambiò la concezione della disciplina, del dovere militare, delle relazioni tra ufficiali e soldati (i capi militari venivano eletti dalla truppa). Nella nuova Repubblica i bolscevichi inizialmente aderirono ad un'unica piattafom1a politica di coalizione con i sociaJdemocratic i ed i socialisti rivoluzionari 19, avanzando richieste di pace e la convocazione dell' Asscmhlea Costituente. Solo più tardi, lanciando la parola d' ordine «Pace senza annessioni 20, basata sull'autodecisione dei popoli », cercarono di prendere il potere. Non riconoscendo ,ù governo le capacità politiche atte a garantire la pace e l'online, c hiesero la trasmissione del potere ai Soviet, cioè: al popolo lavoratore con completa eguagli anza sociale 2 1. Lenin, nell' ottobre 1917, andò dalla Finlandia a Pietrogrado dove convocò una conferenza clandestina che nominò un coJlettjvo di 5 persone destinato a dirigere il movime nto rivoluzionario. La mattina de l 25 ottobre 1917, giorno della convocazione del li Congresso Panrusso dei Soviet, i bolscevichi occuparono i punti strategici della città di Pietrogrado. Al mome nto delle elezioni del Consiglio, i canditati bolcevichi presero il sopravvento: rccero un colpo di Stato prendendo il potere. Vennero effelluati numerosi arresti tra i membri del governo e, la sera, fu annun,r.iato a ll a nazione che tutto il potere era passato nelle mani dei Soviet dei De putati degli Operai, de i Sodati e dei Contadini : detentori di una forza di massa e di un'organizzazione capace di conquistare tutto e di condurre il prole tariato alla vittoria della rivolu-

I 8 Nel 1905 i holscevichi non ebbero un ruolo importante in tale organizzazione. Lenin stesso si espresse in un primo momento in modo sfavorevole nei suoi confronti. 19 A U' inizio di giugno l 917, fu con vocato il I Congresso Panrusso <lei Soviet al quale parteciparono 822 delegati: 285 sociali sti ri volu1.ionari (SR), 248 menscevichi, I05 holsccvichi, 149 a l:,'Tuppi minori, 45 senza partito. Trockij e Lunacharski.j face vano parte della delegazione di 10 membri dei socialdemocratici uniti che, 11d luglio 1917, si assimi larono ai bolscevichi. Lenin, durante il suo discorso, fu duramente contestato. li Congresso si pronunciò a favore del Governo Provvisorio e costituì il Comitato Esecuti vo Centrale Panrusso (CECP), le cui decisioni erano vincolanti negli intervalli tra i congressi. TI CECP era composto di 250 membri di cui 35 bo lscevichi. 20 TI Governo Provvisorio, nei primi giorni di luglio, lanciò un 'o ffensiva militare su larga scala in Galizia. Tn Russia si ebbero varie mani festazioni bolsceviche. li governo reagì effettu ando arresti e sopprimendo la stam pa antigovernativa <li estrema sinistra. L'offensiva in Galizia fa llì. Alla fine di luglio, a Pietrogrado, fu tenuto il VI Congresso <lei partilo d ove Stalin e Bukarin presentarono i rapporti più importanti. 2 1 Dal promemoria del Col. Caprini, L"oligarchia sovietica, 16 agosto 1922, n. prot.

1/Y B (K. 385) .


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zione mondiale. ll Congresso, il 26 ottobre, dopo aver varato i decreti sulla pace e sulla terra, approvò la composizione del Consiglio dei Commissariati del Popolo (Sovnarkom) ed elesse i suoi 108 componenti. Lenin fu nominato primo ministro, Trockij ministro della Guerra e capo dcli' Esercito. I soldati cd i bolscevichi erano ovunque d'accordo tra loro e si impossessarono di quasi lulta la Russia senza trovare seria opposizione da parte de l governo Kerenskij. Per i bolscevichi, dal momento che facevano leva su un esercito stanco di combattere, fu facile prendere il potere. I bolscevichi ricevettero dal governo un'eredità massicci a consistente in un' organizzazione dello Stato che non corri spondeva al modello socialista e doveva essere smantellata per rifondarla secondo l'ottica del nuovo sistema politico economico 22. 4. Il mantenimento del Potere I bolscevichi iniziarono a lavorare per mettere in pratica le parole d'ordine. Il Comitato Esecutivo Centrale Panrusso (CECP). il 3 gennaio, approvò la Dichiarazione dei Popoli Oppressi e Sfruttati compilata da Lenin e convocò l' Assemblea Costituente per il 5 gennaio 191 8. L'Assemblea, dopo aver vagliato la «dichiarazione)), la respinse con 237 voti contrari e 138 favorevoli. Lenin, il 6 gennaio, sciolse l'Assemblea convocando, per I ' 8 gennaio 19 l 8, il Congresso Pan russo dei Soviet che approvò la «dichiarazione»: si andava modellando la nuova organizzazione dello Stato che avrebbe dato ai bolscevichi la possibilità di mantenere il potere 2 3. Inoltre, il Congresso, diede istruzioni al CECP di preparare il progetto di una Carta Costituzionale 24 . Tale progetto fu presentato al V Congresso (3 luglio 191 8) e, con la sua approvazione fu varata la Costituzione della Repubblica Socia lista Federativa Sovietica Russa (RSFSR). L' art. 57 prevedeva la formazione dei Soviet di c ittà e di vi llaggio che 22

Le e lezioni per l' Assemhlea Costitue nte, che il Governo Provvisorio aveva ri ssalo per il 12 novembre 191 7, furono rispettate dai bolscevic hi . Dei 707 eletti solo 175 risulta rono bolscevic hi gli altri seggi andaro no: 41 O ai socialisti rivoluzionari (Sr), 86 ai movime nti nazionali , 17 ai cadetti, 16 ai menscevichi. Ma i social-rivoluz ionari giunsero, appena dopo le e lezioni, ad una scissione, :no membri di sinistra fecero un accordo di coalizio ne con i bolscevichi. Dopo questi fatti l'Assemblea Costitue nte non fu eletta e, il CECP, il 15 novembre, fu portalo a 366 membri: 108 eletti dal Congresso de i contadini , 100 delegati dell 'esercito e de lla marina, 50 delegati dei sindacati . Ai Sr furon o a ffi dati i ministeri delI' Af,'Ticoltura, della Giustizia e de lle Poste e T e legrafi. Il Partilo dei Cadetti, accusato di fome ntare l'insurrezione c ontrorivoluzionaria che andava profila ndosi ne lla Russia meridionale intorno a generali ;.-.aristi , fu sciolto e i suoi me mbri arrestati (R. 385). 23 Nella Dichiarazione de i DiriU.i d el Popolo Oppresso e Sfruttato si affermava c he il compito fondamentale del potere sovietico dovesse essere l' organizzazione socialista de lla socie tà e la vittoria del socialismo in tutti i Paes i. 24 Redattori: Sverdlov (preside nte della Commissione), Stalin (Commissario del Popolo per le Nazionalità), Bucarin e Pokrovsk.ij (intelle ttuali bolscevic hi), Stcklov (direttore delle lzvcstija) cd altri conunissari.


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rappresentavano le fondamenta del potere bol scevico. Furono istituiti congressi di vari gradi, utili al runzionamento della nuova Repubblica 25 • Conformemente alla Costituzione, il potere giudiziario, legislativo ed esecutivo, appartenevano al Congresso Panrusso dei Soviet. Ma, nel periodo tra un congresso e l'altro, i I potere era rappresentato dal CECP: organo supremo legislativo, amministrativo e di controllo. 11 CECP eleggeva i Commissari del Popolo, scegliendoli tra i suoi membri. I Commissari del Popolo erano responsabili davanti al Congresso Pamusso dei Soviet e davanti al CECP. Si occupavano dell'amministrazio ne generale della Repubblica e si rivolgevano al CECP solo per l'approvazione di questioni di grande importanza politica. Il reale potere nel Paese era rappresentato dal CECP e dai Commissariati del Popolo. TI diritto di pubblicare leggi appa.tteneva al CECP (o a l Congresso dei Soviet) e ai Soviet dei Commissariati del Popolo che disponevano di un apparato governativo di 17 comm issari. I diritti e i doveri dei Soviet e dei loro congressi e rano: esecuzione di tutte le risoluzioni del governo sovietico; adozione di tutte le mis ure necessarie a innescare un processo evolutivo nella vita economica cd intellettuale del Paese; risoluzione de lle questioni di importanza locale; unificazione del lavoro dei congressi 26_

5. I tribunali Il Tribunale era formato da giudici di Pace, giudici Istruttori, Procuratori. Le avvocature furono abolite e furono istituite diverse forme di giudicature. Il Tribunale del Popolo a carattere locale, composto da un presidente e due membri eletti dal Soviet locale. Il Tribunale Popolare di di partimento, eletto anch'esso dai Soviet locali. I processi civili svolti da questo tribunale erano assistiti da 4 assessori del popolo e, quelli criminali, da 12. Contro le decisioni de i tribunali di dipartimento non c'era diritto di appe llo. I Tribunali di Regione , i membri dei quali erano eletti ne lle assemblee generali dei memhri fissi dei tribunali di dipartimento. Controllo dei Tribunali Popolari : formato da rappresentanti dei trihunali popolari della regione. Questa ultima istituzione ehhe il diritto di com25 Congressi Comunali: un depulalo ogni 10 membri dei Soviet dei vi llaggi. Congressi di Dipartimento: l deputato ogni IOmila abitanti per le campagne, 1 deputalo ogni 2mila abitanti per le c ittà. Congresso dei So viel Regionali : I deputato ogni 25mi la abitanti. Congresso Nazionale dei Soviet: i rapprcscntanli dei diparlimenli si riunivano in una proporzione di I deputato ogni 125mila elettori dei villaggi e, I depulalo ogni 25mila abitanti de lle città. I SovieL dei villaggi veniv ano eletti da tutti gli a bitanti del LerriLorio mentre, i Soviet dcUa città erano ammessi secondo un calcolo della classe pri vilegiata della popolazione. li diritto di farsi eleggere, indipendentemente d alla religione e nazionalità, apparleneva a tutti i cittadini dei due sessi con età minima 18 anni. li diritto di convalidare le elezioni apparteneva ad un organo superiore del governo sovietico ed in ultima istanza: al CECP (R. 385). 26 R. 385.


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mentare le leggi e cassare, o annullare, le decisioni dei tribunali popolari regionali. Le sue sentenze potevano essere annullate dal CECP nelle cui mani era accentrata la giustizia con i I diritto di abolire qualsiasi sentenza. La legislazione sovietica rimase indefinita: nell'applicare le sentenze i giudici dovevano applicare la legge rivoluzionaria. Per stabilire la sentenza occorreva individuare il grado del crimine, relazionandolo agli interessi della rivoluzione e del potere sovietico 27.

6. Il Partito Comunista Russo (Per)

Dopo la rivoluzione di ottobre, con la conseguente proclamazione della dittatura del proletariato e dei contadini, si ammisero, a posti di responsabilità, solo coloro che condividevano il punto di vista del Per, oltre che qualche intellettuale borghese. Ncll' autunno del 1917 nacque il Partito Bolscevico Comunista ma, vedendo che larghe fascie di proletariato e contadini restavano antibolsceviche, il partito fu rifondato e denominato semplicemente comunista. TI fatto venne comunque bollato dalle opposizioni nazionalistiche che definirono il Per un prodotto culturale di origine straniera. Prima della rivoluzione il Per comprendeva un piccolo gruppo di rivoluzionari, alcuni intellettuali , studenti ed operai. Quando scoppiò larivoluzione contava poco più di 4mila membri; nel novembre del 191 7 erano diventati 14mila. Solo dopo la rivoluzione, nel 1920, i suoi membri raggiunsero le 800mila unità. Durante il 1921 vi fu un'epurazione di gran parte degli intellettuali (che rappresentavano il 5% della popolazione) e di altri elementi non ortodossi. Tra i membri del Per il 25% erano operai, il resto, contadini e borghesi. Al capo del Per si trovava il Congresso dei Comunisti che formava il Comitato Centrale (CC) del Per. il Per era un organo governativo che estendeva il suo controllo a tutte le organizzazioni governative. Il Per governò con sistemi rigidi e la dittatura al suo interno fu più severa di quella applicata nel Paese. A questo scopo, ebbero grande importanza le cellule, o frazioni, comuniste. Organizzate in seno ad ogni Soviet, commissariato o altra organizzazione governativa, riunivano tutti i lavoratori delle singole organizzazioni . Alle cellule comuniste spettava il compito di mantenere stretti legami con i simpatizzanti de l Per e di esigere dai membri una disciplina severa, in modo che eventuali diverbi si risolvessero in un senso favorevole al partito. Ogni frazione comunista, per adempiere il proprio dovere, disponeva di un Comitato Esecutivo (CE) e di una commissione di controllo sui lavoratori, la quale liquidava sul nascere ogni tentativo controrivoluziona27 R. 385.


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rio, punendo g li errori contro la disciplina di partito. Ogni frazione comunista fu tenuta ad organizzare al suo interno, commissioni di vettovagliamento, istruzione, lavoro, etc. Doveva inoltre: orientare il lavoro dei Soviet a favore delle idee del Per e promuovere a posti di responsabilità i compagni di partito; mantenere la disciplina nei ranghi comunisti e controllare che il lavoro dei Soviet non si burocratizzasse_ La cellula comunista non doveva rompere con le masse ma, al contrario, legarsi con esse per fortificare il mutuo contratto_ Si formarono del le cellule comuniste anche all'interno dell 'esercito, della marina, dell'aviazione ed in altre organizzazioni come le Unioni .Professionali (UP). 11 Per conosceva infatti l'importanza delle UP e sentiva il bisogno di averle dalla sua parte 28_

7. Le Unioni P rofessionali Le Unioni Professionali , o organizzazioni sindacali , durante la guerra erano in mano al Posdr, ma svolsero un lavoro inefficiente a causa della mancanza di preparazione culturale e di esperienza dei componenti. Con la l rivoluzione bolscevica, le UP, furono sussidiate dal Per con il compito di mantenere le masse operaie senza partito sotto l' influenza bolscevica_ Dopo la rivoluzione d'ottobre, il f Congresso Pamusso delle UP del Pc, stabilì che tali organizzazioni dovessero dedicare i loro sforzi principali alla riorganizzazione economica del Paese, sostenendo le forze produttive. Inoltre, dovevano partecipare all'attività dei centri di organizzazione e controllo operaio. Dopo le decisioni del III e IV Congresso del Per, le UP furono incaricate di riorganizzare il proletariato, onde rigenerare la direzione del partito stesso e formare delle organizzazioni professionali «aggiuntive», c he potessero condizionare le masse senza partito, o apolitiche, mantenendole sotto l'innuenza bolscevica. Dopo il IV Congresso Panrusso delle UP, il Per chiese loro di sacrificare gli interessi professionali a profitto del potere operaio: a l fine di risanare l' economia nazionale e rafforzare il capitalismo di Stato che aveva nelle sue mani fabbriche, miniere, ferrovie, etc_ A titolo di ricompensa il Per promise loro: 1) autorizzazione a pattecipare alle conferenze del1'organizzazione capitalistica di Stato; 2) partecipazione all'elaborazione dei piani di produzione; 3) situazione di privilegio in rapporto alle altre classi sociali; 4) diritto di controllo sulle concessioni economico commerciali straniere e le imprese russe private. Non s i potè arrivare ad un accordo, malgrado che alla guida del consiglio centrale delle UP vi fossero dei veri comunisti come Tomsky e Sljapnikov, a causa del prevalere di certe tendenze d' autonomia, che suggerivano di tenersi lontani dai piani governativi concernenti la ristrutturazione economica ed industriale.


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TI Per, con una circolare del CC elaborata dallo stesso Lenin nel mese di novembre, fu costretto a riconoscere alle UP una certa autonomia ma, per garantire l'economia di Stato, vietò g li scioperi, che venivano considerati promossi dalla propaganda controrivoluzionaria. Gli operai potevano iscriversi alle UP le quali, comunque, non dovevano e non potevano inuniscruarsi in questioni politico-religiose. Inoltre, con la concessa autonomia, le UP non usufruirono più di sussidi governativi e, non potendo raccogliere tra gli operai la cifra necessaria alla loro esistenza, attraversarono una crisi finanziaria. Ve nendo meno il sussidio governativo, che rappresentava il 95,5% del loro budget, le UP persero la loro indipendenza. Al V Congresso Panrusso delle UP, i rappresentanti del CC, confermarono un aumento degl i scioperi in Russia per rivendicare un aumento di salario. Dalla raggiunta autonomia, le UP iniziarono a sostenere il movimento operaio e a sancire scioperi anche senza l'approvazione dei dirigenti comunisti. Questo fatto provocò inquietudine nel Per che sentiva così sminuire la sua influe nza sulle masse operaie. Tomsky presentò, al CC del Per, rapporti continui nei quali sottolineava le interferenze e le deviazioni c he s ubiva il movimento professionale a causa della situazione finan ziaria. Pe r superare questa s ituazione si auspicava che i I Per sostenesse moralmente e materialmente le UP sen:r,a, tuttavia, interferire nella loro autonomia. li CC del Per, ad eccezione dell' estrema sinistra, si pronunciò contrario alla concessione di una sovvenzione alle UP, specificando che tale decisione era dovuta alla carenza di possibilità finanziarie del momento. Inoltre, lo stesso CC non nascose la sua avversità alla condotta politica delle UP soggiungendo c he, anche se vi fossero stati i mezzi, sarebbe stato meglio non concederli : li avrebbero destinati alla causa degli scioperanti. Dopo il rapporto Preobrajenskij, il CC del Per, decise di escludere la competenza delle UP sulla dete rminazione dei livelli salariali. TI motivo fu che le UP si ostinavano a non prendere in considerazione le possibilità economiche dello Stato di soddisfare ta le esigenza. Questa fu una delle tante misure prese da un governo operaio, in uno Stato operaio, dirello contro gli interessi fondamentali degli operai, privati dei loro diritti dal capitalismo di Stato. L'organizzazione del Per ne lle campagne ebbe un altro carattere: influenzava il lavoro dei Soviet comunali ed impediva ad elementi ricchi o controrivoluzionari di fame parte; riuniva gli elementi poveri in collettività organizzate; cercava di unificare gruppi di vi I[aggi dello stesso co mune in modo da convogliarli in una stessa organizzazione comunale comunista che potesse inviare delegati al congresso del Pc della comune. 1 comitati comunali erano in contatto con i comitati comunisti della provincia e dei dipartimenti di tutte le Russie ed avevano delegati nelle or-


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ganizzazioni comuniste del distretto

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8. L'Armata Rossa a) L'esercito Le truppe di stanza nei grandi centri erano ben equipaggiate e ben nutrite. L'apparato militare metteva a loro disposizione vari mea.i di svago (clubs, teatri, concerti, cinema). TI vitto era sufficie nte, tanto da far scrivere al cronista: «È difficile che un soldato, da civile, mangi così bene». Le truppe, per quanto ben disciplinate, erano però poco allenate. TI morale era soddisfacente e, malgrado nella nazione aleggiasse una tendenza anti semita, rimanevano fedeli a Trockij . Tra gli ufficiali, invece, si notava una certa freddezza nei suoi riguardi. Verso l'inizio del 1923 l'effettivo dell ' esercito fu ridotto a 800mila unità di cui l80mila di truppe irregolari. Le maggiori attenzioni, riguardo alla modernizzazione degli armamenti, erano riservate alla costruzione di un carro armato che potesse viaggiare sia su rotaie che su terreno e alla costituzione, in ogni brigata, di una sezione speciale «antigas» . Tl materiale tecnico era assicurato dai tedeschi che prendevano parte attiva alla ristrutturazione. L' esercito si trovava come si trovava lo Stato: in trasformazione e organizzazione. b) La Marina La marina rimaneva l 'apparato più debole dell ' URSS. Durante il 1922 Trockij, l' ammiraglio Mimi tz e il capo della flotta Pantze1janskij decisero un aumento della stazza, soprattutto per quelle unità di marina dislocate nel Baltico e Mar Nero. La difesa delle coste si decise di effettuarla tramite mine e sottomarini , c he era anche il metodo meno dispe ndioso. e) L' Aviazione L' aviazione era l'Arma più evoluta e strategicamente considerata la più importante forza d' urto per una guerra moderna. Durante il 19221923 vi fu una ristrutturazione di tutti i cantieri aerei 30 ed un notevole am pliamento di quelli di Mosca e Pie trogrado. Specialmente a Mosca, alla fine del 1922, si contavano I I officine, di cui 7 appartenevano a società tedesche. Si calcolò che entro il 1923 le officine sovietiche potesse-

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R. 385. R. 385. 30 L' industria aereonautica in Russia nac4ue nel 1909 quando, in occasione della settiman a dell' aviazione patrocinata dal duca Alcxandre Michailovitch, si diede ini zio al e/uh aeronautico di P ietrogn1do in collaborazione con il ministero della Guerra rappresentato dal!' Amministrazione <lei Genio (R. 386). 29


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ro produrre 1.500 apparecchi al mese: numero comunque insufficiente ai fabbi sogni della flotta aerea sovietica. Un'altra decisione importante dell'epoca, fu quella di uni formare i modelli fabbricati per porre fine al caos della moltitudine presente fino a<l allora. La varietà dei modelli aerei fino a quel momento utilizzati, richiedeva un grande dispendio <li energie nella riparazione, in quanto le parti di ricambio erano, per certi tipi di aereo, difficili da reperire. Si iniziarono a costruire 4 modelli standard: J) ricognizione, 2) bombardamento, 3) aero pesante, 4) volo notturno. La stessa concezione d'uniformità venne applicata nella costruzione di motori. Dato strategico molto impo1tante risultò il propellente c he venne modificato e migliorato in modo che pennettesse una maggiore durata delle varie parti componenti il motore. Nel maggio 1922, l'aviazione russa raggiunse un grande successo tecnico-strategico: il telefono per aereo. Sperimentato a Khodinka ed inventato dall'aviatore Parkhovtchikov. Nell'estate del 1922, l' ingegnere Kovalenko provò a piazzare una bobina di 7 libbre su un aereo per aumentare il raggio di trasmissione telefonica. La voce del pilota arrivò nitida fino all'altezza di 15 Km. I ,'aviazione sovietica disponeva <li treni per riparaz ione <li aere i 1 1.

9. La Ceka L comunisti istituirono presso i Soviet di città delle Commissioni Straordinarie con il compito di reprimere ogni atto controrivoluzionario, di speculazione, di sabotaggio: la Cek.a :n _ li Per, con l'aiuto della Ceka e dei distaccamenti dei soldati disciplinari a sua disposizione, terroriz.zò la popolazione e rese difficile ogni forma d'opposizione. La formula Ceka, Soviet e Per rappresentò di fatto il pilastro portante della politica comunista. 'làle Commissione si dimostrò utilissima al regime, soprattutto dopo il VTI Congresso del Per (marzo 1918) riunitosi per ratificare il trattato di Brest-Litovsk, nella repressione delle opinioni politiche contrarie alle decisioni prese dal partito in sede congressuale 33. 3 1 R. 386. 32 La Ccka (Commissione Straordinaria) fu un ' emanazione del Comitato militare rivoluzionario di Pietrog rado (annesso al CECP dopo la rivoluz ione). Ebbe l' incarico di consolidare la vittoria, reprimendo l'operato controrivoluzionario. Quando la g uerra civile ormai era g ià in atto, con decreto del Sovnarkom (7 dicembre 1917) fu organi zzata in Commiss ione Straordinaria, composta d a un presidente (Dzcrzinskij) e 8 memhri . Più tardi , nell ' ag osto 1922, cambi<'! il suo nome in Polithuro (Ufficio Politico). La Ceka fu dominata da Lenin che, con il suo ascendente, ebbe sempre ragione su gli altri membri (ai quali non cedette mai ) magari servendos i della minaccia di scomunica. Soprattutto nei primi due anni tale Commissione perpretò strag i in nome del comunismo militante (R. 385). 33 T menscevichi condannarono il trattato di BresL-Litovsk. l socialisti ri voluzionar i che al Congresso avevano votato contro il trallalu, ritirarono i propri membri dal Sovnar-


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La Ceka si sviluppò particolarmente nel 19 19 4uando i suoi membri furono fatti entrare nell'ufficio di propaganda del CC del CE. Da quel momenlo la Ceka allungò i suoi tentacoli ovun4ue, anche all'inle m o di se stessa. La repressione fu minuziosa e proseguì fino al 1921, quando si registrò una tolleranza bolscevica nei confronti dei menscevichi e dei socialisti rivoluzionari 34 . Allora i poteri di tale organizzazione vennero indeboliti, ma solo sulla carta. Nel dicembre 1921 al IX Congresso Panrusso dei Soviet, visto che la guerra civile era finita, Smirnov propose di modificare cd indebolire la Ceka. U Congresso acconsentì e delegò il CECP di riformare lo statuto di simile organizzazione. A capo dell' organizzazione si trovava un certo Dzerzinskij 35 , che stabilì il suo Quartier generale negli ex locali di una !::,Yfandc compagnia di assicurazioni sita in piazza Lubjanka. Oltre che in sezioni per gli affari interni , la Ceka era suddivisa in sezioni speciali che operavano in due zone geografiche distinte: occidentale e orientale. Le sezioni speciali avevano tre sottosezioni: militare, informativa, di propaganda. Ogni sottosezione aveva i suoi agenti all' estero, principalmente scelti tra comunisti locali in modo da poter svi luppare una valida azione di propaganda. I suoi agenti erano presenti in tutte le principali città delle aree interessate e spiavano soprattutto le attività di privati cittadini e di organizzazioni che, all'estero, lavorano contro i sovietici. Erano incaricali anche di fare atti di terrorismo contro elementi pericolosi per i sovietici. In Europa il loro centro era Berlino e, da lì , inviavano il materiale a Mosca, dove e ra esaminato da una sezione segreta

com alla ratifica dello stesso. L<1 destra Sr, in una conferenza di partito tenutasi nel mese <li maggio, auspicando una ripresa della guerra conlro la Germania. espresse il desiderio di uno sviluppo politico tendente al rovesciamento della <liuatura e al ripristino dell' Assemblea Costituente. Dopo la condanna a morte dell' ammiraglio Sca~tnj , la sinistra Sr, che si opponcv<1 al fatto, entrò in conflitto con i bolscevichi. ll CECP, in <lata 14 giugno 19 18, escluse dal suo seno i due partiti co me controrivoluzionari . 34 Il V Congresso Panrusso dei Soviet fu convocato il 4 luglio 1918 a Mosca. Parteciparono 11 32 delegati: 745 bosccvichi, 352 Sr <li s inistra, 35 senza partito. Si aprì una polemica improntata attorno alle condizioni del tratt<1to di Rrest-Litovsk, nella quale si accus<1va il governo <li docilità nei confronti delJa Germania. Il 6 lug lio fu assassinalo l' ambasciatore tedesco Mirb<1ch. 11 fallo fu seguito da insurrezioni in vari centri di provincia e da un tentativo di colpo di Swto a Mosca. La maggior parte dei delegati del C P dei Soviet, di te ndenza Sr, fu rono arrestati, e 13 di essi, cx m embri Ceka, fucilati. Il IO luglio 1918 fu approvala la Costituzione della R SFSR , da un ' Assemblea a partito unico. Il Vil Congresso (ottobre 191 8) approvò un provvedimento di amnistia in favore <lei menscevichi e Sr a meno che non impuWLi <li specifiche attività controrivoluzionarie. Il 30 novembre 19 18, il CECP abolì il decreto di esclusione emesso contro i menscevichi e, il 25 febbraio 19 ·19, riammisero anche i Sr. Nel dicembre I 9 19, i menscevichi e i Sr, parteciparono al VII Con1,,rresso Panrusso dei Soviet come invitati. Nel di cembre 1920 all ' Vlll Congresso. menscevichi e Sr non ebbero ancora diritto al voto. 35 Fcliks Dzer/.inskij . Polacco, nato da una fanli glia nobile di modeste risorse, ebbe da giovane slanci mistici e sembra abbia chiesto di divenire prete cattolico. Venne sostituito nella sua carica da un'altro polacco: Vj<1ceslav Menzinskij , studioso di lingue straniere (R. 385).


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del Comintern nella quale Zinov' ev e Dzerzinsky controllano le questioni politiche e, Kursky, quelle militari. Per la propaganda all'estero il centro era a Rcval, comodo per la corrispondenza con l'Europa. Quest'ultima direzione era affidata a Litvinov che si interessava soprattutto della propaganda per l'Europa del Nord e per i Paesi balcanici 36 . Durante g li anni bui la Ceka era diventata così potente che il suo massimo dirigente, il Commissario degli Interni e presidente del Dipartimento politico Dzerzinskij, divenne l'uomo forte dello Stato; possihile successore di Lenin. Dzerzinskij, disponendo di una organizzazione informativa capillare, si era dimostrato tra i membri più potenti del partito. Riconosceva come sola autorità Lenin e, con la malattia di quest'ultimo, più nessuno: agiva senza controllo e con autorità. li suo collaboratore Zinov' ev non aveva ugua l ascendente nel partito, in quanto, come Trockij, era un ebreo :n.

I O. Il centralismo democratico Sebbene il regime si sostenesse s11 di un vasto controllo disciplinare, nel marzo 1920, durante i lavori del IX Congresso del Per, a causa di una fotte depressione economi ca, in seno ai Soviet si aprì una polemica tra i capi per instaurare un maggiore centralismo democratico. In quell'occasione Preobrajenskij, facendo notare che i lavori dei comitati erano stati sospesi, sostenne che l'attività del Per si era indebolita così come la disciplina interna. Occorreva, secondo Preobrajenskij, prendere misure adatte per fermare la dannosa disgregazione del partito dovuta alle correnti interne che non erano coalizzate su un unico programma. Di qui la necessità di un centralismo <.: hc potesse rivitalizzare il discorso governativo, rendendolo omogeneo. Inoltre, l'oratore fece presente che i vari tentativi fatti per fermare l'emorragia di quadri del partito, come l'istituzione della «gioventù comunista» o la «sezione femminile» 38, non avevano dato i risultati sperati . Con il IX Congresso del Per si formarono 4 correnti politiche principali, scaturite dall'opposizione tra i capi: A) Specialisti - Guidati d a Trockij . Chiedevano una completa centralizzazione e la nomina di funzionari ai posti più responsabili. Proponevano, inoltre, di abolire i consigli e sostituirli con un triumvirato. Il gruppo rappresentava il 20% dei membri del partito. B) Opposizione Operaia - Componenti: Sljapnikov, Sofronov, Preobrajenskij, Sokolnikov, Kollontai, Smidt, Bukarin. Volevano la realizzazione della Costituzione dei Soviet, restaurazione dei di36 R. 385. 37 38

R. 386. Nelle città le donne rappresentavano il 12% degli iscritti; nelle campagne appena il

9 % ( H. 385).


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ritti supremi al CEC Panrusso, l'annullamento della dittatura del proletariato e una vasta partecipazione operaia nel governo. Chiedevano libertà di commercio e l'abolizione della Ccka. TI gruppo, formatosi durante i lavori dell' Vlli Congresso, trovò l'opposizione di Lenin che lo definl una demagogia senza principi: fazione controrivoluzionaria da combattere. C) Opportunisti - Componenti: Lenin, Zinov' ev, Steklov, D zerzinskij . Opportunisti in quanto approfittavano del disaccordo degli altri due gruppi per conservare a tutti i costi la loro supremazia. Rappresentavano il 65 % degli iscritti al partito. D) Raggruppamento Ig'natiev, poco numeroso, schierato soprattutto contro la classe intellettuale, sostenendo che i I Per dovesse essere formato esclusivamente dall 'elemento operaio 39.

11 . La nuova economia Politica (NEP)

Lo Stato, avendo nazionalizzato imprese, industrie, miniere e colture, era diventato il solo proprietario e il solo consumatore. Doveva gestire industrie, pagare operai e impiegali, oltre che provvedere a tutto il resto. Verso il 1920, lo Stato era debitore di fortissime somme agli operai e la produzione non era sufficiente ai fabhisogni del Paese. La rovina del settore industriale portava, automaticamente, la crisi anche in altre branche produttive. Molte fabbriche non potevano fun zionare per mancanza di combustibile; le regioni petrolifere (Bacino del Don) non producevano più per assenza di tecnici e a causa dell ' accumularsi del l'olio che non poteva essere trasportato in altre regioni . L'industri a era in fallimento. Per uscire da questa situazione, durante i lavori del X Congresso del Per (8 marzo 1921) si presero tre provvedimenti: 1) rivolgersi a Paesi stranieri per ottenere prestiti (Ginevra, Le Haye). 2) Cercare l'appoggio tedesco (Rapallo). 3) Stabilire una «nuova economia politica» (NEP). TI Per, sotto l'influenza dell'ammutinamento di Cronstad e l' attività di altri movimenti sediziosi, si era reso conto del fallimento economico del Paese. Costretto a cambiare bruscamente di condotta, denazionali,r.1.ò alcune imprese e concesse la possibilità <li lavoro nel settore privato. I lavori del X Congresso del Per iniziarono a plasmare la nuova fase economica in base alle seguenti considerazioni: A) la spera nza di una prossima rivoluzione nei Paesi europei doveva essere abbandonata e sarebbe stata una follia aspettarsi l'aiuto da una rivoluzione in Oriente; B) Le difficoltà di instaurare il comunismo in un Paese arretrato, dove la classe contadina aveva una preponderanza assoluta 40; 39 Dalla Petrog rad.~kaya Pravda del 18/5/1921 (R.385). 40 Nelle fasi prcri voluzionarie le teorie di Lenin, come quelle di altri membri del partito, erano basate sul fatto che non si poteva raggiungere una dittatura del proletariato scn;,.a passare attraverso una dittatura della borgh esia, la quale, per poter sviluppare se stessa, avrebbe trasformato la classe contadina in operai dell'industria, dando vitu così ad una va


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C) Senza una classe industria le cd una grande produzione dcJl'economia agricola la trasformazione sociale comunista era impossibile; O) 11 proletariato russo era in minoranza nelle campagne, dove era permeato anche da tendenze piccolo borghesi; E) Necessità di aumentare la produzione; F) La classe contadina era scontenta della politica sovietica, era quindi indispensabile soddisfarne i desideri lasciando loro una certa lihertà di circolazione dei prodotti: questo era un avvicinamento al capitalismo. L'opera di disgregazione del Per si acutizzò con l'inaugurazione della NEP. Non appena i metodi e le idee capitalistici cominciarono a manife starsi, si ravvivarono gli istinti borghesi delle masse.Si ebbe uno slancio de lla borghesia di una volta verso la conquista di nuove ricchezze. C'era da aspettarsi che i giovani membri del Per si rivoltassero contro la NEP e tentassero di costringere Le nin a ritornare a l comunismo puro. Lenin, con una mossa ingegnosa, iniziò un ' epurazione nel partito per effetto della quale, arrivisti, avventurieri ed elementi scade nti furono espulsi. Al X Congresso comunista, Lenin, esortò i comunisti ad imparare a gestire henc gli affari. Essere un buon uomo d' affari era diventata una virtù comunista, come prima lo era opprimere coloro che si occupavano di affari commerciali. La NEP mise il Paese davanti a 3 grandi doveri da compiere: A) creare un programma unico economico e metterlo in pratica; B) Stabilire nuove norme per regolare la vita sociale e i rapporti privati 41 ; C) Stabilire nuovi metodi di governo del Paese in re lazione all'influenza sociale della NEP nei confronti della politica del Per. TI programma unico economico fu basato sulle dichiarazioni fatte da Lenin in occasione della conferenza del CC del Per nel luglio 1922, nelle quali indicava le cause della rovina economica ne l modo seguente: « . ..In seguito alla nazionalizzazione dcll'im\ustria la borghesia lasciò la Russia. I tecnici abbandonarono tutto e furono sostituiti da operai, non capaci di svolgere mansioni direttive ed amministrative. Le imprese rimasero, perciò, senza né tecnici né amministratori. Di conseguenza è necessaria una nuova posta coscienza proletaria tra le masse. Solo allora il socialismo avrebbe potuto trionfare (R . 385). 41 Il dipartimento politico del CC del Pc, il CCE, il Consiglio d ei commissariati, durante il 1922 furono occupati ne ll' elaborazione di nuove norme di diritto per rego lare la vita privata e le relazioni sociali. Risultati: I) Codice Civile c he regolava, da una parte, le relazioni del governo e della società, dall'altra, le relazioni private. U valore dei be ni privati non poteva superare i IOmila rubli così come le eredità. 2) Nuova legge sulla terra che divideva terren i in terreni di Stato, comunali e privati. Quest' ultima forma fu concessa dal governo a lungo tenninc. Si poteva vendere un terreno a condizione di versare allo Stato un' imposta. 3) Regolamento delle questioni giuridiche. Si dovevano e ffettuare modifiche nell 'organizzazione delle proced ure dei tribunali progettando nuove riforme. Questo comportò ulteriori camhiament.i nel Codice Criminale, l'introduz.i onc di punizioni fisse per i diffe renti tipi di reato e ap ertura de i p rocessi al pubblico (R. 385).


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litica economica, non ancora formata definiti vamente, basata sul capitalismo governativo ... ». I principi della NEP erano: 1) animare la vita economica del Paese, mantenendo nelle mani del Per i vari mezzi commerciali ed economici ; 2) incoraggiare nel partito e ne lle Repubblic he comuniste lo spirito d' iniziativa d ' organizzazione e l' arte di gestire il commercio e la produzione. Il Per, desiderando mantenere nelle sue mani il massimo delle risorse de l Paese (industria, commercio, trasporti), vo lle tentare un rilancio economico (decisioni dell' XT e XII Congresso) basato: sull ' abbandono dei metodi economici rivoluzionari pe r adotlare schemi in voga nei Paesi capitalistici e borghesi 42 ; ciò comportava l'ammissione ili capitale straniero privato in Russia (decisioni dell' XI Congresso) al fine di animare la produzione cd acqui sire competenze tecniche e nuove tecnologie 43 . inoltre, il XIT Congresso, decise di fare delle concessioni alla partecipazione di capitale straniero nella gestione di miniere, imprese, etc., in regioni lontane dalla Russia e a patto che il governo ne traesse vantaggio. Tali decisioni ve ni vano adottate ne ll a speranza che la libera atti vità, concessa al piccolo commercio ed alle cooperative 44, potesse soddisfare i bisogni delle classi contadine e, in generale, della popolazione, favorendo la ripresa della produzione. La NEP diede qualche risultato positi vo nell ' industria e nei trasporti, ma diede a nc he risultati negati vi. La situazione nelle industrie, quando nacque la NEP, era critica e non si poteva salvare nessun complesso industriale a causa delle enormi spese ili ri strutturazione. I bolscevichi autori zzarono le imprese a vende re que llo che era in loro possesso per far fronte alle spese di ristrutturazione. L'incapacità e la mancanza di scrupoli da parte di alcuni dirigenti sovietici di imprese ed industrie, le tende nze a ve ndere a tutti i costi cd entro tempi prestabiliti, l'aggrav io delle tasse che forzava le imprese a fornire al governo prodotti a prezzo inferiore a quello di produzione, fecero maggiori danni economici. li Paese di venne 5 volte più povero di prima. L' industria sovietica si ristabilì al 10-12%, ma il pubblico non consumò questi prodotti perché non fu in grado di farlo. Per questo moti vo, molte industrie che si erano ri attivate 42 Trasferim ento delle imprese, soppressione dell' amministrazione operaia, creazione di banche e la concessione di crediti . 4 3 Da q uesto processo si esclusero gli elementi della vecchia borghesia rnssa cd i loro capitali poiché questi nnn si sarebbero accontcntatj del ruolo di commissari economici, ma avrebbero cercato di prendere nelle loro m ani le leve del commercio e della produzione, finendo col voler dominare anche nella politica. li capitale straniero, invece, avrebbe svolto un solo ruolo: quello econo mico (decisioni dell'XI Congresso). Inoltre, il capitale straniero sare bbe stato ammesso secondo schemi defini ti e in regioni ben lontane da Mosca per eliminare ogni concorrenza con il capitale governati vo. Mosca all'estero, accettava la sola cooperazione con capitale straniero al fi ne di formare società azionarie utili al ritmovamento dei m ezzi tecnici e per una nuova energia d'iniziativa (R. 385). 44 L'XT e il Xll Congresso decisero di denazionalizzare il piccolo commercio, la piccola industria e il lavoro delle coopcratjve accordando loro la libertà di produzione e di commercio (R. 385).


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furono costrette a richiudere per assenza di acquirenti. La circolazione dell'oro diminuì di 5 o 6 volte. La vita economica russa continuò a concentrarsi solo a Mosca. In seguito agli sviluppi delle operazioni commerciali il governo creò una Banca di Stato e dei gruppi finanziari. Alle imprese private era comunque vietata qualsiasi attività commerciale con l'estero e il solo organo che poteva gestire tali operazioni era il Narkomvnechtorg (Conunissariato per il Commercio Estero): solo acquirente sul mercato interno di merci da esportazione e viceversa 45.

12. Il Vnectorg li Vnectorg, o «Monopolio governativo sul commercio estero», era l'unica organizzazione competente nello scambio commerciale con altri Paesi. Tale organizzazione fu formata anche in quei Paesi che non riconoscevano politicamente la RSFSR. li suo scopo era duplice: promuovere le relazioni commerciali e la propaganda comunista 4 6. Nell'aprile del 1921, le Autorità finlandesi sequestrarono un documento bolscevico indirizzato ai V nectorg contenente le seguenti istruzioni: « ... 1) Il commercio <leve servire come mezzo d'agitazione e di propaganda mirata a fomentare i I malcontento tra gli operai e tra i soldati al fine di organizzare scioperi e provocare ribellioni. 2) Il governo di Mosca deve essere informalo sulle imprese con le quali può entrare in rela7.Ìone per trarne vantaggi economici. Una volta che Mosca avrà avvialo trattative con queste imprese è necessario che gli agenti sovietici conducano un'attività di propaganda tra gli impiegati cercando <li aumentare i partigiani dei Soviet, che potrebbero, un domani, influenzare i loro governi e spingerli verso il riconoscimento dell ' URSS. 3) È indispensabile agire in funzione di un peggioramento dei problemi economici onde fomentare il malcontento delle masse. 4) l membri delle missioni commerciali devono fare il possibile per mantenere un tenore di vita brillante. È necessario affittare appartamenti eleganti al fine di produrre impressioni favorevoli nelle sfere capitaliste. 5) È indispe nsabile fondare ovunque organizzazioni del Pc e influenzare la stampa estera che potrebbe essere favorevole ai comunisti. 6) Gli agenti devono propagandare il comunismo tra marinai e soldati, fomentando il malcontento della truppa in modo da mettere i soldati contro gli ufficiali. 7) Bisogna formare «consigli operai» che sappiano, a l momento opportuno, stabilire la dittatura <lei proletariato. 8) Gli operai devono essere armati. 9) Occorre diffondere l' agitazione contro il governo tra i soldati smobilitati e propagare l'idea del passaggio delle fabbriche agli operai; diffondere voci di una prassi45

R. 385.

46 Col. Caprini, promemoria del 9/8/1922, n. prot. 1/503 (R. 385).


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ma guerra ed utilizzare, nella lotta antigovernativa, atti di terrorismo. 1O) l Ynechtorg devono organizzare servizi segreti di propaganda ... » 4 7 . Tale documento era la ripetizione di una circolare emanata nella primavera 1922 da Mosca (firmata Buk.arin, Bcrczinc, Pav lov e Westmann) ed indirizzala alle rappresentanze commerc iali sovietiche all'estero. Una seconda circolare, del capo dell'ufficio informazione per il commissariato degli Esteri Krajnitsk.ij e del capo della sezione politica Bleichner, raccomandava di arruolare agenti tra i profughi russi che frequentavano ambienti "bianchi" al fine di scoprire gli autori di un'eventuale attività antibolscevica. Una tct7,a c ircolare, de l 3 maggio 1922, dava istruzioni relative all' attività di propaganda tra i popoli d' Oriente 48 •

13. IL X Congresso Panrusso ( 1922) Al X Congresso Panrusso dei Soviet, convocato nel dicembre 1922, Stalin, che aveva preso la guida del Per dopo la grave ma lattia di Lenin, rlichiarò che la situazione economica delle Repubbliche socialiste esigeva una pronta unione, una sola legge, una sola amministrazione. TI progetto di una Unione de lle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS) fu approvato dal Congresso, che indisse una conferenza speciale delle Repubbliche federative per elaborare le fasi de ll' unione 49 . Le cause determinanti di tale decisione furono chiarite da Stalin nella seduta del 26 dicembre: 1) La critica situazione economica causata dalJa guerra, di cui risenti vano anche le altre Repubbliche Sovietiche, richiedeva, per essere superata, di una unione di tutte le Repubbliche al fine di utilizzare nel modo più proficuo sforzi e risorse. Tale unione mirava a sviluppare i rami fondamentali dell'economia nazionale, riassestare le vie di comunicazione e creare un solo forte organismo economico. 2) Rafforzare l' apparato militare. 3) Necessità morale proveniente dalla fede internazionabsta del potere sovietico. T commissariati del Commerc io Estero, Guerra, Marina, Affari Esteri, Poste e Telegrafi, vie di Comunicazione fu rono unificati presso il Consiglio Fed erale dei Commissariati de l Popolo. l commissariati de lle Finanze, Economia, Vettovaglie, etc . conser varono, sebbene dovessero seguire le istmzioni del governo centrale, una loro autonomia all'interno de lJc varie Repubbliche contraenti . Affari Interni, Giusti zia, Istruzione Pubblica, Agricoltura furono collegati a i Comitati Esecutivi (CE) e ai Consigli delle R epubbliche.

47 R.

387 .

48 R. 387.

49 Il 30 dicembre 1922 si costituì il J Congresso dei Soviet dell'URSS. Stalin <lichi an'> che questo sig nificava la vittoria della nuova Russia sulla vecchia, repressiva cd impcrialistu (R. 385).


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Di tale unione, secondo la stampa russa, furono fautrici le Repubbliche transcaucasiche (Georgia, Armenia, Azeirbaigian) assecondate dall' Ucraina e dalla Russia Bianca nonché dalla RSFSR. Non fecero parte dell'URSS le Repubbliche indipendenti del Koresm e di Bukara, in quanto popolari e non socialiste so. TI Col Caprini, vagliando la situazione econonùca sovietica, si espresse, in un suo prome mori a dell' agosto 1923, nel modo segue nte: « . . .In Ucraina della superficie coltivabile viene sfruttata solame nte il 33%. l contadini temono che il loro raccolto venga sequestrato dalle Autorità o dalle truppe. Le semenze sono scarse, bestiame ed attrcz:r.aturc troppo care. Due cavalli costano 60 m iliardi di rubli carta, una carrozza 15 miliardi. Non è rara Ia morte per avvelenamento dovuta a semi malig ni mischiati a quelli del grano per fare il pane. Tutti i trasporti agricoli si effettuano con mezzi primitivi. L' industria di Stato è mediocre, sia per l'incapacità degli addetti ai lavori sia per assenza di materie prime. L' industria privata, che è stata avviata con la NEP, aveva iniziato di nuovo a produrre ma, dall'inizio de l 1923, fu colpita da imposte troppo elevate ed a poco a poco è stata costretta ad una nuova serrata. Ad Odessa. prima della rivoluzione, lavornvano 50 fabbriche, ora, solo 7. L' industria nel suo complesso è ridotta al 25% del potenziale. La guerra civile ha distrutto in modo volontario o in combattimento circa il 12% delle fabbriche. l furti e le esazioni perpetrati da fun zionari, impiegati, operai ed in genere da parie de lla popolazione, hanno messo fuori uso il 18% dell' industria; l'usura e la perdita dei materiali ne hanno messo fuori uso un'altro buon 10%. A questa dispersione "vandalica" dell'industria, si aggiunse un altrettanto grave sbaglio di programma. L' industria del ferro, secondo un piano governativo, doveva essere trasferita nel Bacino del Don a causa della presenza di ferro ne lla zona. Questo trasferimento ebbe inizio ma, non arrivando alla fine, i macchinari che erano stati spediti per ferrovi a rimasero in depositi senza arrivare a desti nazione: intemperie e furti rovinarono parte di questi macchinari. l treni sono ridotti al 40%, un biglie tto Odessa-Kiev costa 600mi la rubli, ino ltre, bisogna passare, al momento del suo acquisto, una specie di interrogatorio sullo scopo del viaggio; tale interrogatorio può essere evitato facendo acquistare il biglietto ad un funzionario e lasciandog li un beneficio del 100% sul prezzo ... » s 1.

°Col. Caprini, promemoria del 15 giugno 1923, n. prot. 1/594 (R. 385).

5

5 1 R. 385.


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14. XII Congresso del Per. 17125 aprile 1923

I lavori del XII Congresso del Per affrontarono le varie questioni che incidevano sulla vita politica del momento: lotta alle opposizioni governative, bisogno di pace per ristrutturare la nazione, validità della rivoluzione mondiale, la situazione delle <.:ampagnc, la NEP. Ma, al di là dei vari problemi toccati dai lavori congressuali, apparsero, tra i membri del CC, evidenti dissidenze riassumibili in lre correnti: destra esclusivamente russa, in cui militavano Krasin, Rikov, Bogdanov, desiderosa di un 'apertura verso i Paesi occidentali. La corrente di deslra, che durante il Congresso subì una dura sconfitla politica ad opera della sinistra, rappresentata da Dzerzinsk.ij e Bukarin, sostenitori della rivoluzione mondiale e di una lotta accanita contro il capitalismo. Effettivamente restò al potere il centro con Kamenev, Trnckij, Zinov 'ev, Apfelbain e Radek sostenitori della NEP 52 . Lenin, ormai gravemente ammalato, durante i lavori preparativi del Congresso diede indicazioni dettagliate sulla questione nazionale. TI suo punto cli vist;1 corrispondeva perrcttamente a quello di Stalin e del CC: « ... Naturalmente per noi la questione nazionale non esiste. Noi siamo internazionalisti, quindi non possiamo dire " noi siamo una patria borghese!", ma la dobbiamo difendere dal momento che è socialista. Se noi non combattiamo lo sciovinismo, in due o lre anni, avremo una situazione peggiore deU'attuale. Quando le classi contadine si convinceranno che il Per lavora per aiutare gli oppressi, queste passeranno dalla nostra parte. Il nostro dovere principale è guidare l'attività de l governo; in caso contrario, malgrado che il nostro potere sia sovietico, potremo avere gravi conseguenze. Si tratta dell'egemonia del proletariato ... » 53 . AI Congresso furono presenti 19 membri onorari in rappresentanza di 5 nazioni: Germania, Francia, Italia 54, Belgio, USA. Il discorso d'apertura fu dedicato a Lenin. Zinov'ev aprì il suo rapporto dicendo: <e.Dopo il momento di stasi del 1922, il Per ha ripreso la sua avanzata. l nostri avversari, che hanno già sentito il nostro colpo di ferro, non si arrischieranno mai più di attaccarci direttamente. Ai fini del nostro riconoscimento, il nostro grano e le nostre foreste sono la carta migliore. Già ci hanno riconosciuto 12 governi, altri de facto ed altri per nulla. Bisogna essere pronti a tutte le eventualità di guerra. È impossibile prevedere quando scoppierà, ma ripeto: è imminente. La nostra strategia è rinviarla. Nel momento in cui saremo forzati a prendere una decisione, prenderemo parte attiva alla nuova conlesa universale. Ma, nel momento attuale, la pace è indispensabile per il 52 R. 385. 53 Presse du Soir (Istanbul), 2 maggio 1923 (R. 385). 54 Borùiga, Serrati, La:a.ari, Greco, Lea.ndri, Colano ( R. 385).


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nostro Paese che esige un ristabilimento economico... ». rnoltre Zino'ev individuò nella Francia il principale ostacolo alla rivoluzione mondiale, in quanto refrattari a ad ogni penetrazione propagandistica. Affermò quindi, che era necessario entrare in relazioni commerciali con quella nazione al fine di seminare idee rivoluzionarie. L'oratore concluse che con il cambio del nome alla Ceka 55 , con l'ammissione degli elementi senza partito all'elezione dei Soviet, con la nuova legislazione e con l' aver concesso la libertà di circolazione delle merci, il Per si stava sforzando di dare alla Russia un volto europeo affinché fosse riconosciuta dai vari Paesi occidentali. Bukarin nel suo discorso criticò il CC del Per, in quanto, negli ultimi tempi, si era lasciato trascinare dalla politica della NEP che indeboliva la ditlalura del proletariato. Circa la politica estera si espresse sullo stato di salute dei Pc europei, che contavano due milioni di membri, e sullo sviluppo delle UP rivoluziona.rie integrate nel Profintem: « ... Nei Paesi europei si nota un incremento degli aderenti ai partiti comunisti e una decrescita socialdemocratica. Questa tendenza può essere spiegata: 1) con la questione della Ruhr; 2) con gli effetti del sistema propagandistico dell'URSS; 3) con il miglioramento della qualità della vita registratosi in URSS. li movimento operaio internazionale è sotto la nostra influenza, la storia ci porla in primo piano ... » . Bukarin proseguì: « ... Il mondo non si trova in una situazione tranquilla. Nelle relazioni internazionali sono presenti vari conflitti: questo dipende dallo sviluppo del militarismo. L' URSS si trova chiusa tra le masse orientali e le Potenze europee. In Oriente è in corso una lolla rivoluzionaria tra le masse contadine: in Cina la guerra civile continua; la rivoluzione in Turchia rappresenta lo strume nto che distruggerà il sistem a imperialistico occidentale. In Africa le colonie francesi, olandesi, italiane attraversano un periodo di rivolta. In Oriente è iniziato un movimento contadino che si riallaccia al movimento operaio ma anche a quello borghese. li principale ostacolo al movimento rivoluzionario, oltre che da lle organizzazioni fasciste, è rappresentato dal Partito Socialdemocratico, legato all'Internazionale di Amsterdam, sostenuta dalla maggior parte degli operai europei ed americani, che imbriglia le masse operaie impedendo l'attività rivoluzionaria ... » . Stalin affrontò il problema dei rapporti tra civiltà urbana e rurale: « ...Non c'è più alcun legame tra le masse operaie e i contadini. I villaggi si sono allontanati da noi da molto tempo. Nelle ultime elezioni dei Co-

55 Il CECP abolì, 1'8 febbraio 1922, la Ceka, trnsfercndo le sue funzioni al Commissariato ùd Popolo per gl i Affari Interni, creando in seno a questo un 'amministrazione politica ùi Stato (GPU) con sezioni diramate ovunque nella RSFSR. Ebbe più potere della Ceka per quello che riguardava le funzioni semigiudiziarie nei riguarùi ùei ùeliui politici (R.

385).


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mitati Esecutivi, soltanto 1/8 dei membri eletti sono stati comunisti. Le collette, effettuate con lo scopo di migliorare le vie di comunicazione per lo sviluppo delle economie rurali, fatte nelle scuole di villaggi agricoli, se sono organizzate da comunisti si rermano subito. Viceversa, i contadini mettono volentieri mezzi a disposizione dove non sono presenti membri del Per. Il commercio che si svolge tra contadini , malgrado che i prodotti governativi costino il 20% in meno, si trova all '85% nelle mani di privati. I contadini rifiutano qual siasi relazione con il governo. Essi non vogliono profittare del credito messo a disposizione dallo Stato. La classe rurale potrebbe trasformarsi in un nostro alleato se noi sapremo prestarle la dovuta atte nzione. Dobbiamo ricordarci che solo raccogliendo il sovrappiù agricolo potremo procedere al risanamento della nostra industria rovinata. Dobbiamo saper concedere più atte nzione e nuove energie alla classe contadina, di conseguenza, studiare un nuovo sistema che non faccia dire ai contadini che il proletariato sia s ulle loro spalle ...» . Krasin propose di riservare delle concessioni ai capitali stranieri al fine di stabilire un avvicinamento con l'Europa e, inoltre, propose l'assistenza di tecnici stranieri nella direzione delle grandi imprese della Repubblica sovie tica. La magg ioranza rige ttò la proposta. Kamenev, con il suo discorso, intervenne a favore di un accentramento del potere nelle mani del Per dichi arando impossibile accettare la separazione tra l'apparato sovietico ed il partito: «Coloro che chiedono questa separazione vogliono imporre le stesse regole del sistema borghese ... ». Il Congresso, oltre che accettare la proposta concernente la trasmissione del controllo generale del Paese al Per, decise di conservare il monopolio governativo sul commercio estero, aumentare le espottazioni di cereali e rinforzare ed alzare il livello intelle ttuale dell' Armata Rossa temendo un intervento militare dei paesi capitali stici. Inoltre, il Congresso prese la decisione di sostenere, materialmente e moralmente, tutti quei movimenti politici che, con la loro attività, si oppone vano al sistema capitali stico 56 .

15. L'Internazionale rossa La più forte organizzazione di diffusione di propaganda bolscevica a ll' estero era rappresentata dalla TTI Internazionale, con sede a Mosca, che contava 17 milioni di iscritti. Una delle principali strategie dell' lntemazionalc rossa era quella di attirare dall a sua parte gli iscritti delle unioni professionali riformiste

56 R. 385.


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(FTUP) che contavano decine di migliaia di membri 57 . La conquista di queste forze alla causa della rivoluzione universale avrebbe assicurato il successo di quest'ultima. La lii Internazionale semhrava una grande piovra che distendeva i suoi tentacoli ovunque. Aveva fondato varie scuole per formare agenti di propaganda ed istruttori da inviare all'estero. Tale organizzazione estendeva la sua attività nelle diverse branche della diplomazia e del commercio sovietico in modo da assicurare la sua presenza ovunque. L' Internazionale rossa, al di fuori dcli' Asia e dell ' Europa, era presente in 22 Paesi (tra i più importanti Australia, Usa, Canada, Uruguay, Brasile, Argentina, Indonesia, Cina, ln<lia, Giappone, Corea, Tran, Turchia, Egitto, Messico). All'Internazionale rossa erano inoltre legati 13 comitati internazionali di propaganda delle differenti branche dell'indu stria. ll Congresso internazionale delle UP decise <li formare unioni permanenti internazionali rivoluzionarie con il fine di: I) organizzare le masse operaie per abbattere il capitalismo e liberare i lavoratori dal giogo dello sfruttamento, stabilendo un regime socialista. 2) Portare la propaganda rivolu:1.ionaria tra le masse al fine di abbattere il capitalismo e lo Stato borghese. 3) Lottare contro un'eventuale conciliazione hasata sull ' idea della collaborazione di classe e contro la borghesia che cercava di corrompere il movimento del proletariato. 4) Rendere compatti gli elementi rivoluzionari e portare avanti una lotta contro l' Ufficio del Lavoro presso la Lega delle Nazioni e contro la FIUP che, con il loro programma, rappresentavano la borghesia. 5) Coordinare la lotta operaia in tutti i Paesi. 6) Prendere l' iniziativa nei fatti importanti riguardanti la lotta di classe. 7) Fare collette per assistere gli scioperanti nel caso che il conflitto risultasse di lunga durata. I membri non si distinguevano, né per nazionalità, né per religione. I loro interessi erano identici, il loro scopo era far crollare il potere borghese, la loro religione era una sola: il comunismo. TI Per forniva le direttive al movimento professionale il quale doveva fungere da cinghia di trasmissione del comunismo daJ partito alle masse. 11 loro credo era che nessuna forza al mondo potesse salvare il capitalismo dal suo fallimento con la conseguente vittoria della classe operaia sulla borghesia 58_

57 La Federazione Internazionale delle UP (Amsterdam): nel 1922 era unita ad organizzazioni professionali di altri 24 Paesi, 4 dei quali extraeurope i (Argentina, Canada, Perù, Africa Meridionale). J membri dichiarati erano 2 Imilioni di c ui 8.400.000 in Germania e 6.500.000 in Inghilterra. Cifre però gonfiate in quanto gli iscritti dovrebbero essere slali 15milioni. Alla FIUP erano legate anche le 29 internazionali corrisponde nti a diverse branche dell ' industria. Gli operni che aderivano alle 29 sono 20milioni ma al di fuori di qualsiasi azione militante. Amsterdam e le confederazioni rappresentavano la grande forza riformista (R. 3 85). SR R. 385.


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16. Il movimento Petrov Tra il 1921 e il 1923, all'interno dell 'ideologia comunista, si registrarono due eresie principali: quella di Petrov e quella di Bela Kun. Alla fine del 1921, un certo Miasnikov, bolscevico, fu radiato dal partito ed esiliato in Siberia a causa di certe sue dic hiarazioni. Miasnikov si stabilì negli Urali dove iniziò una propaganda diretta contro la burocrazia del governo. Fondò nella regione un «N uo vo comitato comunista centrale» che si rifiutò di sottomettersi a Mosca. TI movimento Pctrov ebbe origine dalla costituzione di tale comitato. Durante il mese di agosto 1922, le milizie del soldato Petrov, insieme con i minatori degli Urali, occuparono tratti della ferrovia siberiana. Pctrov indirizzò un ultimatum al governo di Mosca, esigendo: a) La convocazione di un ' Assemhlea generale. b) La proc lamazione di libere elezioni e la concessione della libertà di stampa. c) Il funzionamento reale delle miniere degli Urali . d) La possibilità di stipulare trattati commerciali con Potenze straniere per ristrutturare l'industria russa. e) 11 migliorame nto della vita militare. 11 governo spedì contro g li in sorti una divi sione di 24mjla uomini; L.000 di loro passarono subito con i rivoltosi ed un altro nutrito nucleo vi passò durante i sopravvenuti colloqui tra le due parti. Il governo di Mosca accettò l'ultimatum e il movimento Petrov sospese le sue attività militari nella provincia di Niji Novgorod. Nel mese di settembre il movimento Petrov arrivò ad un armistizio con Mosca 59.

17. Gli Internazionalisti

Una particolare opposizione a Mosca venne perpetrata dal Movimento Internazionalista guidato da Bela Kun che pretendeva lo scioglimento del Consiglio dei Commissariati e la dichiarazione di una dittatura de l comumsmo internazionale. Gittis si trovò ad essere dirigente del nuovo movime nto e del complotto antibolscevico. Il gru ppo internazionalista fu scoperto dalla Ceka ne ll' estate de l 1923. 1 suoi membri volevano rovesciare Lenin e Trockij per stabilire al loro posto un direttorio di 12 persone, tutte straniere. A Ila testa di tale direttorio doveva essere Bela Kun (anziano leader del Pc ungherese e comandante in capo del distretto militare di Pietrogrado). Gittis e Bela Kun avevano formato un partito autonomo che non approvava la politica di Lenin c he secondo loro aveva concesso troppe opportunità ai capita li sti con l'introduzione della NE P. 11 Per doveva essere rovesciato in quanto

.'i'/ I{ _ 387.


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aveva perso la fiducia delle masse allontanandosi daj principi comunisti. LI potere, secondo l'organizzazione internazionalista, doveva passare nelle sue mani, poiché non essendo i suoi membri penetrati dalle idee nazionaliste, sarebbero stati capaci di governare la Russia secondo il comunismo ortodosso. Sicuramente del gruppo facevano parte anche degli spioni, perché i sovietici diedero l'ordine di arrestare Bela Kun a Mosca e Gittis a Pietrogrado. Bela Kun fu avvertito e riuscì a scappare in Ucraina, mentre, Gittis, invece, fu arrestato ed accusato, onde screditare la s ua fede di estremista comunista, di essere in combutta con i bianchi e la stampa lo tacciò di controrivoluzionario 60_

60 R. 387.


C APITOLO

II

ALCUNI CENNI SULLA SOVIETIZZAZJONE DELL' IMPERO ORTENTALE

l . La Transcaucasia

A ) La Georgia

La Georgia, 66.359 verste2 1 con 2.800.000 abitanti (19 17) comprendeva: il governo di Tiflis, il governo di Koutaiss, la provincia di Batum, la circoscri zio ne di S ukhum . La maggiore ricchezza della Georgia era rappresentata dal manganese. In seguito a rl inc ide nti verifi c;1tisi all a fro ntie ra a rme no-georgiana , i

bolscevic hi, che accusavano il governo di Zordanija 2 di persecuzioni contro i comunisti, il 2 1 febbraio 192 1, entrarono in Georgia; il 25 cadde Tiflis e fu proclamata la Repubbli ca Socialista Sovietica di Georgia. TI governo borghese andò in esilio a Parigi (Zordanija, in seguito, fu accusalo dai comunisti di essere fuggilo con i soldi dello S tato) e, le truppe inglesi, che ancora occupavano Batum, alla fine del mese di luglio 192 1, l'evacuarono. 1 Misura

di lunghezza russa. Una ve rsta corrisponde a m. 1.066,79. A T ifli s, il 15 novembre 1917, dopo c he Georg ia Armenia cd Azcirbaigian si erano costituite in una Confederazione di Re pubbliche Transca uc as iche, al pote re si insed iò un Commissariato di coal izio ne il cui preside nte era Gegeckori. Seg uì la fondazione di un centro regionale dei Soviet, con a capo Zordanija. Qua ndo s i sc iolse I' Assemhlea Costitue nte di Pie lrogrado, i Soviet di T inis no n riconohhero il gove rno d i M osca. li seguente trattato di B rcst-Litovsk, del 3 marzo 1918, alla c ui stipulazione la Transcaucasia non prese parte, im pegnò la Russia a concedere Batum, Kars e il distretto armeno d i J\.rdhan alla Turc hia. Gli Ottomani occ uparono Batum, il 15 aprile 19 18, quindi la Repubblica Fede rati va de lla Transcaucasia non c o mprese le provincie occ upale dai Turchi e Ilaku. Ta le R epuhhlica si sciolse, il 26 maggio, poich é, all a Conferenza per la Pace di R atum con la Turc hia, né I ' Azeirba igian, né l' Arme ni a, sostennero la Georgia ne lla ric hiesta d i restituzione di B atum. Lo stesso giorno, la Geor gia si proclam ò Repubblic a indipendente. L ' J\..rme nia e l 'J\.zeirbaigian, il 28, fecero lo stesso. Q ualche g io rno dopo le forze turche occuparono quasi interame nte i territori arme ni ed azerbaigiani . La Georgia, per evitare la stessa sorte, il 28 maggio 19 18, firmr>un a ccordo con la Germania. Un lrallato d i pace con la Turc hia fu fi rmato il 4 giugno 1918 e, lo stesso mese, fu no minato il menscevico Zordanija a lla dirigenza del partito e alla presidenza del Sov.iet. Ne ll 'autunno 19 18, con la sconfitta degli Imperi centra li, gli Inglesi si sostituirono alle truppe d 'occu pazione turche e vi imposero un controllo a lleato . Le forze inglesi occuparono , il 15 settembre 19 18, anche Ila ku che m antennero fi no a lla fi ne de l 19 19 lasciando la poi alle truppe russe. 2


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Dopo che Mosca ebbe rimpiazzato i sedicenti nazionalisti bolscevichi con uomini a lei fedeli (Orjonikidze, Orak-belaschvi li, Eliava), tutto il potere in Georgia passò nelle mani dell'OKA (Armata Autonoma del Caucaso), nella quale Orjonikidze giocò un ruolo eminente. Quando i bolscevichi ebbero stabililo il loro potere in Georgia, i menscevichi fecero un'analisi delle cause che avevano portato alla caduta del governo di Zordanija. Ne11e loro riunioni, tenute segrete, stabilirono che il crollo fu dovuto all'inefficacia del governo, che non aveva saputo unificare la lotta antibolscevica dei vari partiti . Una spinta verso l'unità controrivoluzionaria si ebbe, secondo Niko Karzivadze, durante i I 1921, quando iniziarono delle trattative a cinque (Posdg, Partito Nazional-Democratico, P. Socialista Federativo, P. Socialista Indipendente, Socialisti Rivoluzionari) sostenute dal governo in esilio. 1 nuovi abboccamenti si svolsero alla presenza della Croce Rossa e del Comitato Finanziario e diedero vita ad un Comitato militare (Cm) che disponeva di un ser vizio di controspionaggio il quale trasmetteva notizie sull'OKA a ll ' Intesa 3• Quando, sulla base delle elezioni dei Soviet di Georgia, Azerbaigian, Armenia fu formalo il Consiglio transcaucasico che, il IO marzo 1922, prodamò la Federazione delle Repubbliche Sovietiche della Transcaucasia varando una Costituzione, si ebbe la prima riunione del Comitato militare. 11 CC di tale organismo si prefisse il compito di dirigere eventuali operazioni militari in caso di sommossa antibolscevica. Ma, sebbene i vari partiti in tali abboccamenti avessero assunto una linea unitaria, le discordie continuavano: faUore negativo che fece ri sultare la lotta antigovernativa eterogenea e mal coordinata. La Ceka venne a sapere, nello stesso mese di marzo, dell'esistenza di tale comitato e iniziò a combatterlo. Dopo l'arresto del Gen. Zulukidze (aprile 1922) e del Col. Khimschiev (maggio), i lavori del Cm si indebolirono. Solo dopo il rientro del Gen. Andronikov e il rilascio del Gcn. Zulukidze si rivitalizzarono. Si formarono gruppi combattenti e il Cm iniziò a preparare piani per una rivolta generale 4 • Le milizie mensceviche 5 di Kakheti e Kartalin si

3 Il Comitato Centrale del Cm era composto dal cinquantasellenne Gen. Zulukidze principe Warden Gregorievitch, dal Geo. Andronikov Alcxandrc, dal trentunenne Col. Khimchiev conte Georgi Nikolaievitch, dal trentacinquenne Col. Muskhclov conte Rostom Uitch (R. 388). 4 li piano prevedeva che: Tchclokaicv (P. Nazionaldemocratico) doveva iniziare l' insurrezione nei distretti di Douchct e di Khcvsuret.i. Pavlenov e Lachkarachvili (menscevichi) dovevano attaccare con le loro milizie i rossi inviati contro Tchelokaiev. Quindi iniziare le rivolte secondo un ordine prestabilito: Gori, Mingrcli, Akhalzikh, Kartalin in , Mangliss e per ultima Kakheti (R. '.188). 5 A Kakheti bande di Krazachvili e di Matiachvi li , a Borjom bandito Poria e a Kartalin bandito K.asradze (R. 388).


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mossero nel giugno 1922. Di conseguenza, lo stesso fecero quelle di Khevsurcli. TI Cm in una lettera, diramata il 26 luglio l 922, impartiva le seguenti informazioni per il Quartier generale dei partigiani: « ... L'Intesa sta preparando un intervento nella Russia sovietica c he potrebbe effettuarsi in autunno; si raccomanda alla popolazione di prendere parte attiva alle sommosse antigovernative. La data per la liberazione della Georgia è fissala tra il 27 scltcmbrc e il 15 ottobre... ». Tchckolaiev, dopo aver stabi lito quali e quante erano le forze disponibili tra i montanari e i tartari di Mugan e di Kazakh, verso la fine di agosto iniziò a dimostrare una certa attività e le s ue milizie fecero apparizione nel la regione di Douchet. Nello stesso tempo, il Col. Muskelov, si recò colà in qualità di capo di Stato Maggiore del distaccamento disciplinare. li suo compito era di trasmeltere al Cm gli spostamenti dcli' Armata Rossa e informarlo sulla disposizione di spirito dei montanari. All'inizio del mese di settembre, il Col. Bagration principe Mukhransij Semen Levanovitc ed un gruppo di ufficiali, si recarono nel distretto di Gori per occupare posti di comando nelle milizie di Aklisa Mtisartevi Lachkarachvili. Le bande di Tchecolaiev furono però di strutte. Durante gli ultimi giorni del mese di settembre, un

repa110 delle milizie di Lachkarachvili, guidato dal Col. Bagration, ricevette l'ordine di unirsi alle bande di Pavlenov. Si mossero in gruppi di 50. Durante il tragitto alcuni di queste formazioni andarono disperse. Mentre tale azione di spostamento perdurava, Lachk:arachvili fu informato dallo Stato Maggiore menscevico che le milizie di Pavlenov erano state distrutte e che le sue dovevano sciogliersi. Durante lo sbando, piccole formazioni perpetrarono ruberie a danni di contadini ; in alcuni casi, massacrarono e incendiarono interi villaggi. Alla fine di settembre, i contadini, che fino a quel momento si erano dimostrati indifferenti nei confronti dei menscevichi, reagirono e presero ad eliminare quelle formazioni di sbandati cd affamati divenute ormai pericolose per le classi rurali. M a, un fenomeno simile, benché moralmente opposto, si andò profilando in quei comprensori agricoli che avevano partecipato in qualche modo a lle sommosse: le truppe rosse, rioccupando quelle provincie, effettuarono fucilazioni di massa tra le popolazioni dei villaggi sospetti di essere stati i.n contatto con gli insorti. Dopo questi avvenimenti, all'interno del Cm si produsse una scissione e la maggioranza votò la sospensione dell'offensiva. Ma, il Partito Nazional-democratico (Pnd), che si era dimostrato intransigente, nel mese di dicembre discusse nuovamente la questione di una rivolta e Abkhazi ne consig liò un inizio immediato. Nel gennaio 1923, Narkiladze, presidente del Pnd, entrò in contatto con un ufficiale inglese che gli promise aiuti esortandolo a continuare la lotta. Ma, durante tali preparativi , la Ceka smorzò il tutto: i tribunali sovietic i spiccarono 17 pene capitali subito eseguite nelle prigioni di Yaroslav. Le organizzazioni provinciali cominciarono a ristabilirsi eccetto che a


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Gori, considerata roccaforte menscevica. Nel 1922, tra i bolscevichi della Georgia, si formarono due correnti: i colonizzatori, che continuavano a considerare il Paese come una colonia russa, e i deviatori, che ammettevano concessioni alla popolazione. I più forti erano i colonizzatori che portavano avanti una energica politica di russificazione. L'industria era completamente distrutta e l'attività estrattiva di manganese ed oli i era paralizzata. I senza lavoro erano in aumento, e la paga era troppo bassa nei confronti del costo della vita. La Ceka aveva conservato il suo potere e si era trasformata in Ccka comune. I bolscevichi, individuando nelle religioni un nemico dell' internazionalismo, le accusarono di dividere le masse fomentando attriti socioumanitari tra i componenti dei diversi credo. Iniziarono una lotta contro il clero ed in generale contro ogni forma di culto. Verso la fine del 1922 le cattedrali di Batum e di Tiflis furono consegnate alla Gioventù comunista. Le chiese 011odosse vennero requisite, ma non quella cattolica di Batum, che aveva issato la bandiera italiana 6 • l bolscevichi dovettero rinunciare a requisire le moschee per intervento della popolazione musulmana che iniziò a reagire. Se non scoppiò un' insurrezione nazionale fu dovuto al fatto che gli insorti non avevano aiuti materiali esterni. In ogni caso, le rappresaglie presero grande sviluppo e la lotta clandestina si intensificò. La Ccka svolse un lavoro fchhrilc. Gli agenti kemalisti approfittarono del malcontento degli islamici per svolgere la loro propaganda. Ankara, dopo l'espulsione di soggetti greci ed armeni, era restata con una popolazione priva di tradizione industriale e commerciale. I kemalisti pensavano che i quadri di una nuova borghesia potessero essere forni ti dai tartari russi, più avanzati di loro nella strada de1la civilizzazione europea. Infatti, nella provincia di Batum, dove erano ammassati i Tartari, la propaganda kemalista era ben sviluppata 7 • Le autorità sovietiche erano soprattutto preoccupate per il malcontento che tale propaganda aveva sviluppato nell ' interland di Batum e soprattutto tra le popolazioni tartare dcli ' Agiaristan dove si era andato sviluppando un movimento panturco, il quale rivendicava l' unione con

li Sull 'argomento della profanazione delle chiese è interessante il promemoria che il Col. Caprini stese nel luglio 1923: « .. .I bolscevichi stanno profanando le chiese, insultano i religiosi e perpetrano violenze su fedeli. Qualche settimana fa , i cckisti hanno occupato l'abitazione del capo supremo della chiesa cattolica georgiana, Ambroise, per obbligarlo, sia a smentire quello che aveva affermato alla conferenza di Ginevra (occupaz ione della Georgia <la parte <li una potenza straniera), sia per ottenere una dichiarazione scritta che certificasse la libertà <li culto in Georgia...» . Ambroise si rifiutì, e fu condotlo in prigione a Meteki. Internato insieme ad altri vescovi, di lui non si seppe più nu.lla (R. 388). 7

K. 388.


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Ankara. Le l zvestia, del 2 febbraio 1922, pubblicarono che a causa delle conti nue sommosse che interessavano la Transcaucasia, tale regi one si avvicinava sempre più all'economia turca. Infatti, la moneta turca a Batum c ircolava regolannente e rimpiazzava sia la moneta sovietica sia quella georgiana, che erano sottoposte ad una continua e massiccia svalutazione s. Dal mese di gennaio 1923, il Pc georgiano scatenò un accanita lotta contro il P. Socialdemocratico (PsdR). G01i fu invasa in modo cruento. Nel febbraio 1923, Orjonikidze ordinò di sterminare i membri del Psdg. Le repressioni divennero assai violente, specialmente dopo una visita di Zinov'ev a Tiflis 9. Oboladze, incaricato di missioni speciali a Gori, iniziò ad agire in modo repressivo e fu eliminato dall'opposizione con un attentato. 11 suo sostituto, Talakhadzc, agì in modo ancora più vio lento del suo precedessore. Furono compiuti arresti in massa ed in molti casi si procedette alla fucilazione immediata. l prigionieri, circa 20.000, erano tenuti senza Luce, all'umido e sotto la continua minaccia di una prossima fucilazione se non avessero collaborato. Il P sdg divenne clandestino come lo era ai tempi d e llo Zar. In febbraio 1923 , la Ceka, trasformata in ufficio politico diretto da Kvantaliani (cx ''fuorilegge"), lamentò il fatto che, nonostante i richiami ai " banditi" controrivoluzionari di sospendere la loro attività criminale, questa non andava cessando. Infatti, il 10 febbraio 1923, presso Ozurghcti, furono uccisi un commi ssario de l popolo e 2 ufficia li rossi. TI provvedimento preso dalla Ceka, in quell'occasione, fu la fucilazione di 91 persone tra cui 2 donne. La Ceka fece sapere, con una circolare firmata da Kvantaliani , Mikclad;,,c, Breria, Pankatov, Nassaaridzc, Kangaradze, che le persone arrestate per azioni di banditism o o controrivoluzionarie, potevano considerarsi come ostaggi e sarebbero state fucilate per rappresaglia nel momento in cui si fossero ripetuti atti come quelli del I O febbraio. Tra febbraio e marzo furono fucilate oltre 300 persone in tutta la Georgia (Tiflis, Batum, Kutais, Gori , Borjom, etc.). In quel tentativo di eliminazione fisica del movimento menscevico il numero delle vittime fu elevatissimo . lJ Pc si rese comunque conto dell' impossibilità dell'impresa e prese a di struggerlo moralmente. Si facevano firmare dichiarazioni di rigetto del Psdg da parte di suoi membri

8 R. 385. 9 Tn quell ' occasione, Zi nov'ev, parlando alla Conrerenza del Consig lio dei Deputati Operai di Tinis, disse che la Russia non poteva sosl.e nere una g uerra avendo hisogno di Lre anni di preparazione. Chiudendo il suo discorso Zinov'ev, parlò della crisi deJla Ruhr esprimendosi che i sov ietici dovevano considerare quell' occupazione come una violazione perpetrata contro la Germania. Dalla platea si alzò una voce «Allora perché si ammette la viuht:tium: de lla Geu1g ia?» (R. 388).


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perché, onnai diventato un organizzazione di banditi. La Cck.a comunque non riuscì ad eliminare l'organizzazione centrale del partito e solo alcuni influenti membri caddero neJle sue reti, tra quali Victor Tevzaia 10. Tcvzaia firmò una dichiarazione di abiura dal partito e fu lasciato Libero senza che avesse detto nuHa de]]'organizzazione. Il caso Tevzaia fu sfruttato dai Bolscevichi, facendolo apparire davanti al popolo come il sintomo di una nuova alleanza: « ... Perché farsi fucilare quando i capi sposano la causa bolscevica? ... ». Un comunicato del CC del Psdg, elaborato per evitare il ripetersi di certi avvenimenti, annunziò indulgenza verso quei nuovi membri firmatari del foglio di abiura, ma intransigenza verso i vecchi membri. Nel maggio-giugno 1923 vi furono 300 fucilazioni e 80 deportazioni 11 .

B) L 'Azeirbaigian Alla fine della guerra civile si formò un Comitato nazionale, presieduto da un ufficiale kematista e diretto contro i bolscevichi. l distaccamenti di Hasan Ali rappresentavano l'ala armata di tale organizzazione. Ma, il Pc azeri (Gummet o Gumbat) di Baguir Rizev, con l'aiuto delle baionette sovietiche governò dal 1922 I' Azeirbaigian, eliminando cruentemente le opposizioni. Tuttavia, nell'agosto 1923 iniziò un movimento insurrezionale antibolscevico che, sotto le bandiere azere, proclamò l' indipendenza. I bolscevichi inviarono da Baku un treno blindato, due aerei e un reggimento di fanteria. Dopo sci ore di combattimenti, gli insorti furono costretti a ritirare sulle montagne di Kurdemi r. I bolscevichi in quell 'occasione distrussero 29 villaggi. Più tardi eliminarono completamente ogni resistenza 12.

10 Victor Tevzaia, memhro del CC del Psdg, rappresentante dell ' Ucraina e della Georgia, era malato di nervi. Nella sua clandestinità si fidò ciecamente di un certo Bendeliani , che teneva per lui i contatti con il mondo esterno . Bcndcliani risultò agente della Ccka. Quando gli amici del partito scoprirono Bendeliani, lo denunciarono a Tevzaia che cadde in preda ad una crisi nervosa e chiese di parlare con Elia.va. Fu ricevuto immediatamente. El ia.va era in compagnia di Orak-helashvili. Tevzaia firrn() la dichiarazione di ahiura. L' agente Bendeliani non polè fornire grandi informazioni alla Ceka, riuscì, comunque, a denunciare 2 tipografie. II cadavere di B cndcliani fu restituito dal fiume Kura, presso Tiflis (R. 388). Il R. 388. 12 R. 388.


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C) L'Armenia La prima seduta dell' Armentzik (CE armeno), che ebbe luogo il 5 febbraio 1922, stabilì la composizione del nuovo governo bolscevico, varò una lotta alla fame e decise la partecipazione dcli' Armenia alla conferenza di Ginevra. La Gant riconohhe l'Armenia sovietica nel corso del 1922. Tn Arme nia, si era fom1ata un 'organizzazione nazional holscevica denonùnata Genchak, che chiese, i I 24 marzo 191 9, di essere affiliata alla Hl Internazionale. La sua richiesta fu rifiutata da Mosca, in quanto dal suo programma traspariva un principio di autonomia nazionale. L' organizzazione fu riconosciuta solo nel marzo 1923, quando i suoi membri aderirono a l Pc cd ahhandonarono l'idea dell ' ambita autonomia. Una filiale di tale organizzazione che agiva sotto la sigla GMBH era nata per eliminare, a scopo di vendetta, i principali personaggi <li Unione e Progresso, a cui venivano imputati massacri armeni. La sede dell'organi zzazione all'estero fu prima a Leipzig (Germania), quindi fu spostata a Parigi. Le furono atlribuiti vari atti terroristici ed omicidi avvenuti aJ di fuori dell' Armenia 13.

2.L'Ucraina Nell 'Agosto 192 1, in Ucraina, le classi rura li rappresentavano la maggioranza di una popolazione composta da 25 milioni di abitanti distribuiti s u una superficie di 408.000 verste2 • L' industria, seppure poco sviluppata, produceva prodotti di qualità superiore di quella m ssa 14 . Il veicolo culturale della relig ione ortodossa legava la popolazione ucraina alla Russia. Il loro nazionalismo era più antisemitico ed antipolacco che non antim sso. Il bolscevismo, comunque, incontrò opposizione tra le masse, essendo considerato un movimento prevalentemente straniero e legato ad un processo sociale urbano ts.

l3 R. 385. 14

15

R . 388.

Il Mov. naz. ucraino ricevette forte impulso dalla rivoluzio ne di febbraio e, nd marzo 1917, s i costin1ì , sotto la presi<len,.a <li Hrusevskij in una Rada (o Soviet) di coalizione (Sr, Posdu, Social-fedcralisti e rrrinoran7.t: nazionali) che, il 13 giugno 1917, proclamìi la Repubblica Autonoma d ' Ucraina. Do po la rivoluzione <l' ouohre, il 17 novembre 19 17, la Repuhhlica diveru1e Popolare Ucraina e, la Rada si costituì in un governo regolare guidato <lll Yinnicenko. Quando nel novembre 19 17, l'Ataman dei cosacchi del Don, Aleksej Mak:simovich Kale<lin, coadiuvato dal Gen. Korlino v proclamò un governo cosacco, Mosca acc usò la Rada di aver organizzalo gli eserciti bianchi e di aver disannato le unità sovietiche della Guardia Rossa in territorio ucrnino. Mosca, il 4 dicembre 1917. inviò u11 ultim atum alla Rada nel quale si chiedeva assistenza per le truppe russe impegnate


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Il Pc ucraino, il 30 agosto 1922, constava di 45.000 iscritti e mostrava, nella sua attività politica, una strategia differente da quella di Mosca 16

Il movimento insurrezionale, nell' agosto 1922, si estese a tutto i I governo di Podol. 11 Col. Katcharovski; con le sue milizie distrnsse un distaccamento disciplinare 17. Per ordine di Dzerzinskij, la Ceka ucranina formò dei treni adibiti a tribunaLi rivoluzionari con il compito di effettuare esecuzioni senza formalità processuali. Tale provvedimento fu motivato con la lotta al banditismo che, con la sua azione, minacciava zone di frontiera e perpetrava frequenti assalti ai treni. LI movimento fu così domato. Nel frattempo la propaganda di Ankara nella Crimea era in crescendo e il governo ucraino pensò bene di instaurare un'amicizia politica con la Turchia kemalista. Nel marzo 1922 venne firmato nella capitale anatolica un trattato tra i due Paesi. Dopo la vittoria kemalista e l' affermarsi di una tensione politica con il governo di Ankara, il presidente del Consiglio dei commissariati d'Ucraina, Rakovskij, si affrettò a dichiarare che le relazioni con la Turchia rimanevano invariate, improntate su un ' amicizia reciproca: « ... Noi siamo leg}1ti alla Turchia da inte ressi vitali e comuni. Ci appoggiamo reciprocamente nella lotta ... ». Tali dichiarazioni non furono però sufficienti a fermare l'attività di quei movimenti panislamici formatisi al Sud del Paese. nella lotta controrivoluzionaria. Se tale richiesta non fosse stata accettata in 24 ore. la Rada, poteva considerarsi in guerra con Mosca. La missione militare francese di Kiev, guidata dal Gen. Tabouis, il 5 dicembre, propose un accordo francoucraino. Tabouis, il 29 d icembre, dichiarò che la -rram;ia avrebbe appoggiato l' Ucraina con tutte le forze. La Rada, il 9 gennaio 19 18, proclamù la Repubblica Ucraina «Stato sovrano, libero cd indipcndcnle». La Germania, il 19 gennaio, la riconobbe. Le truppe bolsceviche, il 26 gennaio 19 18. entrarono a Kiev proclamando la fi ne della Rada. Ma. il 2 marzo. dovettero a bbandonarla a causa di una rapida avanzata delle truppe tedesche coadiuvate dai radisti capeggiati <la Petljura. A lla fine di aprile, la Rada fu spaz~.ala via da un governo militarista fi lote<lesco guidato da Skoropadskij. Nel novembre 19 18, con il collasso tedesco, Skoropadskij , dovette di nuovo lasciare il potere al la Rada che vi stabilì un direttorio ucraino sotto la prcsidem.a di Vinnicen.ko: Pctljura fu nominato comandante in capo. A Kursk (Nord del Paese), invece, fu formato un Governo Provvisorio degli Operai e Contadini, sotto la presidenza di l'jatakov. A Char'kov, al principio di dicembre, il potere fu assunto da un Soviet formato da bolscevichi e Sr. Nello slesso mese i hols.:evichi iniziarono una marcia verso Sud e, nel mese di febbraio 19 19, rioccuparono Kiev. L a capitale venne portata a Char'kov e Rakovskij fu messo a capo <lei nuovo governo. Le truppe di Dcnikin, nel mese di luglio, sostenute dagli alleati, presero ad avanzare verso nord. Nel mese di settembre Kiev ricadeva, prima, nelle mani di Petljura, quindi, di Denikin. L 'anarchico Nestor l vanovich Machno, nell' Ucraina orientale, con il suo Movimento di Liberazione, conduceva una lotta particolare attaccando tulli e cercando compromessi ed alleanze con tutti. Dcnikin, fu scon fitto nel dicembre 19 19 e i rossi rientrarono a Kiev. Radovskij riprese il potere. Pelljura, sbaraglialO dai rossi, c hiese aiuti alla Polonia. Le truppe polacche, nel maggio 1920, occuparono Kiev m a nel giugno ne furono scacciate. Machno continuò a combattere ma. nell' agosto del 192 1, fuggì in Romania. 16 R. 385. 17 R. 388.


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Infatti, in Crimea, nel febbraio 1923, milizie verdi panturche, fecero la loro apparizione operando soprattutto nei dintorni di Sebastopoli e di Simferopol. I funzionari sovietici arrestati furono immedialamentc fucilati e si procedette a vari linciaggi. Frunzc inviò contro i rihe lli una divisione di cavalleria speciale che sedò la rivolta. Vi furono ripercussioni ad Odessa, ma i manifestanti vennero arrestati 18 • 11 7 marm 1923, il distaccamento del Col. Pavlosky attaccò però la stazione ferroviaria di Yarmolin, nella provincia di Volinsk dove operavano tre dis taccamenti al comando de l Col. B ezrulchko. Durante otto giorni di attività, avanzando verso Jitomir, catturarono 4 cannoni, 18 mitragliatrici, 700 fucili. I rivoltosi operavano nelle provincie di Kamenetz, Podolsk, Proskurovo, Staro-Kostantinovka, Yinnitza, Litinc. Frunze si vide costretto, per arginare la rivolta, a richiamare dei contingenti dal confine rumeno. Dopo un attimo di stasi, verso la metà di marm 1923, l' insurrezione riprese con intensità e si andò rafforzando soprattutto nelle provincie di Volinsk e Podolsk. I ranghi dei rivoltosi vennero completati da contadini cfisertori. li Comando di Frunzc, Armata Ucraina, dichiarò, nella regione destra de l Dniepr, lo stato di guerra. A fine marzo 1923 si tenne una conferenza nella quale si decise di prendere misure rigorose contro i menscevichi. Fu formato un trium virato con a capo Frinovskij ; membri Litvinov e Kravetz (agenti Ceka). Questi introdussero la pena capitale e perpetrarono vari arresti fra gli intellettuali. Frunze formò, a Berdicev, un corpo di destinazione speciale, richiamando truppe dalla frontiera polacca. Nel mese di aprile del 1923 fu Pechino a dare l'informazione che i bolscevichi, per sedare una rivolta nella provincia ucrain a di Volinsk, avevano fuci lato 340 persone. Nel lo stesso mese bande nazionalsocialiste 19 occuparono Chepetova e Staro-Kostantinovka nel Nord-Est de l Paese. Anche in questo caso Frunze seppe isolare ed e liminare le opposi zioni armale 20.

3. La Siberia Durante il 1918 la Siberia orientale fu tagliata fuori dal dominio sovietico. In quelle estreme regioni due fenomeni storici andarono saldandosi in un' unica vicenda : l'azione dell'eserc ito controrivolu zionario

IR R.

387. Movimento composto da 60.000 memhri, handiera rossa con camicia grigia e svastica. Le loro parole d'ordine erano nazionaliste e volevano stabi lire nella regione una loro dittatura. Le direttive venivano da Monaco di Baviera (R. 388). 20 R. 388. 19


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bianco e l'aggressione giapponese. Il 5 apri le 19 18, le truppe giapponesi sbarcarono a Vladivostok avanzando fino al lago di Bajkal. TI go verno sovietico accusò i Giapponesi di rmanziare le organizzazioni bianche di Diderichs, Barishkikov, Mazievskij, Semenov 21 che minacciavano le frontiere sovieti che da oriente creando le basi di un movimento monarchico 22. Tn e ffetti, l'occupazione giapponese delle coste si heriane dell' Oceano Pacifico, che aveva lo scopo <li rigettare nell' entroterra i Russi, aveva iniziato a finanziare la guardia hianca al fine <li formare piccoli statarelli fan toccio, come la Manciuria, Cita 23 , Samara 24 , Omsk 25 e la Prirnorskaia, che dovevano essere di ostacolo al governo sovietico. Tale politica era dovuta al fatto che il Giappone, non avendo trovato il consenso americano all'occupazione siberiana, era rimasto solo a<l affrontare economicamente la spedizione. L'Intesa, che in un primo momento soprattutto con mezzi inglesi aveva sostenuto il Giappone, dopo la presa di posizione americana, si estraniò da qualsiasi intervento. TI sostenere la lotta bianca rappresentava per il Giappone una guerra a basso co sto e con poco dispendio di forze umane. Tale strategia, però, non diede i frutti sperati. I bolscevichi, ndl'olto bre 1918 riconquistarono Samara e, il IO novembre 1919, Omsk, facendo ritirare le armate bianche verso lrkutsk. Kolchak, che guidava tali truppe, trasferì con sé il governo ma, il 5 gennaio 1920, fu rovesciato da un colpo di Stato Sr. Kolchak trasferì il suo potere politico a Denikin e l'autorità militare a Semenov 26. Le truppe giapponesi, in seguito a ll'avanzata sovietica, iniziarono ad evacuare la regione. Cita, a poco a poco, cadde ne l le mani bolsceviche. Sebbene nelle regioni estremo-orientali di Cita e di Khabarovsk non vi fossero le motivazioni cultural i, territoriali o nazionali per giustificare una indipendenza, queste, nella primavera del 1920, dopo c he le truppe bianche ebbero la,;;ciato l'entroterra siberiano e le provincie del lago di

2I Ataman dei cosacchi dell'U ssuri. l cosacchi della Russia meridionale costitui vano il nudeo dell 'esercito volontario bianco di Kornilov, quindi , del <ìen. Denikin. 22 R. 386. 23 Il Gen. Semenov , in buoni rapporti con il principe della Manciuria Tchanc Dzo Lin, da Harbin, dove era accampato con i suoi 33mila uomini, nel marzo 19 18, passò in Siberia e si insediò, con l'aiuto dei Giapponesi, a Cita formando un governo bianco. 24 Nel maggio dello stesso anno , le legioni cecoslovacche che venivano fatte evacuare da Vladivostok, si scontrarono con i bolscevichi e gli eventi le portarono a conquistare Samara (8 giugno 1918) dove si formò un governo provvisorio socialdemocratico. 25 Nella primavera del 19 18 si fonn arono vari governi borghesi come quelli di Omsk, Kakzako, turco-tartaro e baschiro. Tal i governi si costituirono, il 23 settembre 19 18, in un governo panrusso con sede a Omsk: governo che ebbe vita dalla conferenza di Ufa, boicottala dal governo di Scmcnov. Nel novembre 191 8, l'ammiraglio Kolchak lo depose cd assunse personalmente la direzione. Nell 'estate 1919, anche Sem enov riconobbe in Kolchak un'autorità suprema. 26 R. 3 88.


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Bajkal, si costituirono in Repubbliche Estremo-Orientale (REO) che venne subito riconosciuta da Mosca. Il governo di coalizione scelse come capitale della repubblica Khabaruvsk e non Cita, perché quest'ultima si trovava ancora sotto l'influenza delle armate bianche. Solo più tardi , quando nell' ottobre 1920 Semenov fu completamente sbaragliato, il governo si riunì a Cita e, il 17 apri le 1921, emanò una Costituzione che prevedeva la formazione di un'Assemblea Nazionale 27 . Tn effetti la REO era guidata da un collegio a 7 (4 comunisti c 3 agrari). Nella Repubblica era presente un ufficio di controllo della RSFSR. La nuova Repubblica aveva un' espansione territoria le di 450.000 miglia2 , con 2.000.000 di abitanti. L'assenza del proletariato non permise una stretta sovietizzazione 28_ A Vladivostok, conquistata dall' Annata Rossa dopo lo scacco subito da Vrangcl e Semenov, si fonnò un governo bolscevico guidato da Antonov che, il 26 maggio 1921, fu sciolto con un colpo di Stato eseguito dal Geo Kappe lev del comando Kolchak. li potere fu trasmesso a un «Comitato ri voluzionario» e, da quest'ultimo, a un «Consiglio di partiti non comunisti» il cui presidente era Mcrkulov. 11 21 luglio 1921 fu convocata un ' Assemblea Nazionale, la cui maggioranza era rappresentata dai contadini senza partito di Mcrkulov (70% dei componenti). La Repubblica si chiamò Primorskaia. Questa Repubblica, come si è dello, era sostenuta dai Giapponesi i quali ne traevano grande vantaggio impiegando pochi uomini e mezzi. Per questo, i Giapponesi promisero a Mcrkulov che, al momento della loro evacuazione, avrebbero lasciato alla Primorskaia una quanlilà adeguata di anni e munizioni. Merkulov, non avendo fiducia nell' Assemblea Nazionale, fu coadiuvato nel gestire il potere da un collegio a cinque che nominò un «Consi glio d'anuninistrazionc dei dipartimenti» con a capo un certo lvanov, politico di Kazan, appartenente al Partito dei Cadetti e membro dell ' ex governo Kolchak. 11 governo Mcrkulov, all ' inizio, mentre sognava che in altri Paesi potessero avvenire colpi di stato paralle li al suo con governi pronti ad unirsi alla Primorskaia, mantenne una politica di tolleranza verso il Pc. Tale condotta permise ai bolscevichi di concentrarsi a Tman e convocare un' Assemblea Nazionale comunista c he iniziò una propaganda agguerrita contro il governo. Merkulov, fidando nei Giapponesi che con l' 11 A divisione davano respiro e sicurezza al suo go verno, non rispose decisamente. Tale politica passiva fu criticala sia dai seguaci di Semenov che da quelli di Kappelev. A seguito di questo indebolimento politi-

27 L'Assemblea Nazionale, che veniva eletta a suffragio universale con limile minimo di elà a 18 ann i, si riuniva 2 volte l'anno e restava in carica per 2 anni. 28 R. 385 .


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co, Merkulov abbandonò la condotta passiva ed iniziò a perseguitare i comunisti , portando avanti una lotta attiva contro la REO. Le truppe d'occupazione g iapponesi concedettero le armi e i kappelevtz passarono all 'attacco avanzando velocemente fino a Khabarovsk. Ma, la mancanza di materiale bellico (6.000 baionette), il freddo intenso e l'esercito rosso, guidato da Ubarevitch, fermò la loro azione. I sovietici passarono all'offensi va; le truppe di Merkulov s i ritirarono subendo varie perdite. Approfittando della supremazia militare, i bolscevichi sferrarono un attacco contro le provincie de lla Primorskaia. Durante la loro marci a d' inseguimento entrarono, malgrado gl i avvertimenti giapponesi, nella zona ne utrale del fiume Ussuri, dove, secondo la conve nzione russo-giapponese 29 non dovevano trovarsi truppe rosse esclusa la milizia. TI 27 maggio, le truppe bolsceviche attaccarono i giapponesi e si avvicinarono a Spask. T primi di aprile le truppe giapponesi respinsero i bolscevichi al di fuo ri della zona neutrale fino ad Ussuri. Le truppe rosse s i concentrarono a Iman e Bikinc. Al loro rientro, le truppe del Gen. Kappelv furono disarmate e i Giapponesi presero provvedimenti atti alla difesa della reg io ne. Nella primavera 1922, la situazione della Primorskaya, sia economica che alimentare, era terribile. L' Assemblea Costituente obbligò Mcrkulov a dimissionare e a fissare per il 15 sette mbre 1922, con decreto 3 1 maggio, le elezioni: quindi fu arrestato. I golpisti volevano a capo della Primorskaia il Gen. Diderichs e il suo stretto collaboratore Gen. Gurko. Dopo due giorni di piena anarchia il Gen. Verbitskij, il 2 giugno, eliminò i golpisti ristabilendo Mcrkulov. Nel luglio 1922, il coma ndo giapponese annunciò la volontà del governo di effettuare l'evacuazione delle truppe dal distretto del litorale siberiano, dividendola in quattro momenti, il cui inizio era da stabilire. Una conferenza msso-giapponesc, per discutere le date dell'evacuazione delle truppe nipponiche, fu aperta i I 26 agosto 192 1 a Dairan e , sebbene continuasse fino a ll' aprile 1922, non portò a nessun risultato conc reto. Poco dopo, però, il Giappone fece sapere c he avrebbe ritiralo le sue truppe dalla Siberia orientale entro il 1° novembre. Una seconda conferenza russo-nipponica, sullo stesso tema, ebbe così luogo a Changchun (Corea). I lavori, c he si aprirono il 4 settembre 1922, furono quasi immediatamente interrotti per il ritiro della delegazione russa g uidata da loffe, ambasciatore a Pechino, in quanto i rappresentanti giapponesi non volevano determinare la data dell'evacuazione di Sakalin e si rifiutavano di riconoscere il governo sovietico. Comunque il Giappone, mantenendo la sua dichiarazione di evacuazio ne, in iziò a ritirare le proprie truppe. Le torpediniere giapponesi lasciarono la baia di Niko-

29 Accordo di Cìongotta, del 17 giugno 1920, c he slahili va una zona neutrale nella T ra nsbaikalia.


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laievsk il 19 ottobre 1922. Poco dopo, le autorità di Cita annunciarono che nella città di Vladivostok una rivolta aveva rovescialo il governo di Merkulov e il polere era passalo nelle mani di un comitato comunale con Lcndeni'.e bolsceviche. Nel corso del 1922, la Primorskaia adetì alla REO che, il 10 novembre 1922, si autoproclamò decadula fondendosi con la RSFSR.

A quella data, tra le regioni orientali, solo la Kamchakla era reslala fuori dal dominio sovietico. Essa era controllala dal generale hianco Pepelaev che disponeva di un piccolo esercito composto da soldati ed ufficiali del vecc hio regime zarista. Pepelaev riceveva aiuti dall'estero grazie alla flotta dell'ammiraglio Slark. La sua resistenza venne eliminata daU' Armala Rossa nel corso del 1923. Nell ' apri le 1923, i Sovietici lamentarono una crescente allivilà mili lare delle organizzazioni bianche nell'ex. Primorskaia dove, a Ghezan, si andavano formando contingenti armati. A questo scopo il Gen. Lebedev, si recò da Ghenzan a Nagasaki, dove si intratte nne con l'ataman dei cosacchi Semenov per elabonue piani comuni di ri volta. Poco dopo, il Rul, quotidiano di Berlino (n. 720 del 13/4/1923), diede notizia dell ' occupazione bianca di Vb1<livostok . A la le articolo fece eco il Poslednia Novosti di Parigi che diramò un dispaccio proveniente <la Cita, nel quale si proclamava lo scacco subito dai rossi da parle delle truppe bianche con l'aiuto della Dotta dcli ' Ammiraglio Stark. Ben presto, però, anche questo tentativo fu represso nel sangue dall' Armata Rossa. Nel maggio 1923, il governo giapponese, ri servandosi il diritto di stabilire una iliJta per inii'.iare i colloqui inerenti la cessione di Sakalin alla Russia, consentì una ripresa dei colloqui con Mosca alle seguenti condizioni: 1) Mosca doveva rinunciare a continuare la propria propaganda in Giappone. 2) I soviclici dovevano riconoscere la loro responsabilità nel!' assassinio di cittadini giapponesi a Nikolaie vsk. 3) 1 Sovielici dovevano riconoscere la convenzione sulla pesca che già era stata stipulata nel tratlato precedente 30_

4. Il Turcheslan

Al momento dell' Unione delle Rcpuhhlic he dell' Asia Centrale

3l

la

30 R. 388.

A Taskenl, nel scttcmhre 1917, con un colpo di Stato. venne instaurato un Soviet non bolscevico sostenuto dalla colonia russa. Una mozione , del 19 novembre 1917. escluse da incarichi governativi i musulmani cht:, <li conseguenza, indissero il Congresso di Kokand (nella Ferghiana) con il quale proclam::irono l' autonomia <ld Turchestan. Il governo di Taskent d istrusse il governo rivale e attaccò Bukara, dove contava avere l' appoggio dei fi lo-turchi del partito dei G iovani di Bukara che. pe rò. venne meno. T::iskcnt, il 25 marzo 191 8, raggiunse un acconJo con Ilukara. A Merv, nel giugno 1918. si formò un governo Sr con l'aiuto di un piccolo distaccamento ingle~e venuto dall' Iran. Mosca chiese a 1I


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situazione economica ed alimentare era catastrofica. 11 governo trovava molte difficoltà nel riscuotere le imposte. Bukara disponeva di un fondo in merci, oro, argento e titoli pari a 7 milioni di rubli oro che, per decisione di Mosca, furono investiti in una società cotoniera. Nel Koresm la popolazione viveva in una situazione ancora più dif{ìci lc. L' unica speranza era la prossima raccolta di cotone e l'unica via di comunicazione era I' Amu Daria su cui navigava una flotta da demolizione. Per Mosca, il Turchestan, oltre che un' importanza economica per la ricchezza del sottosuolo, rivestiva anche un'importanza politico-strategica, in quanto rappresentava una testa di ponte per esportare la rivoluzione, oltre che ndl' Asia centrale, anche nelle Indie e Cina. La propaganda sovietica verso questi Paesi aveva centro a Taskent e non aveva rapporti con l'amministrazione locale guidala da Zaks, ma era diretta da Stalin personalmente. Nella Bukara orientale, nel mese di febbraio 1922, scoppiò una rivolta di ispirazione islamica tendente a ristabilire l'Emiro. I rivoltosi furono immedi atamente coadiuvati dagli Inglesi. All'inizio del mese di marzo, un distaccamento di insorti, guidato dal Mollah Kagor, avanzò verso la capitale. TI distaccamento fu disperso dalla cavalleria rossa e si divise in tre fonnazioni legate tra loro da uno Stato Maggiore. Il primo gruppo, guidato da Kurchiran1at aveva carattere religioso ed era sostenuto dalle truppe inglesi presenti in Afghanistan. Il secondo gruppo, comandato da lslamkul, agiva nella regione di Kokand ed era suddiviso in piccoli distaccamenti di 20 o 30 persone. Il terzo gruppo era comandato da Muhittin Bey, ed era composto da nomadi kirghisi e karakirghisi; agiva nella Ferghiana montagnosa. Rappresentava l' unità più numerosa delle truppe insurrezionali. L'insurrezione, provocata dalla fame, iniziò nella provincia di Samarcanda dove la popolazione si unì ai banditi basmaci. ln seguito ai rivoltosi si unirono i Sarti di Mohamad bey (coadiuvato da ufficiali del comando del Gen. Tkatchev), la provincia di Khiwa e la Repubblica Kirghisa. Le Repubbliche tartare e baschire, che avevano perso il 40% della popolazione per fame, non appoggiarono il movimento. Mosca, nel mese di marzo, inviò Enver Pa$U 32, che era stato espulso dal Caucaso, nella Bukara orientale con lo scopo di riconciliare i rivolto-

Taskent di abbandonare il suo atleggiamcnto antislamico e di sradicare le tracce dell'imperialismo. Taskent, nell'ottobre 1919, accettò i piani di Mosca che, per sostenere questo sforH> politico, nel mese di gennaio, inviò propaganda e ag itatori . La conseguenza fu il rovesciamento del Khan di Chiva e l'instaurazione del Soviet non bo lscevico del Koresm (antico nome di Chiva). All' Vlll Con!,>Tesso Panrusso dei Soviet, nel dicembre 1920, un delegato d i Bukara portò il saluto di Bukara socialista. Una RSS del Turcheslan fu proclamata l' 11 apri le 1921. 32 Principale fautore dell' intervento turco a fianco della Germania nella prima guerra mondiale. AIJa fine della guerra, il 2 novembre, fuggì ad Odessa da dove raggiunse Berlino. Sotto la minaccia dcll 'cstradiziom: fuggì a Mosca, dove giunse nel luglio 1920. Prese


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si in nome del potere sovietico 3 3 . Enver, dopo aver valutato le forze ribelli e quelle sovietiche, passò con le prime prendendone i I comando. Questa decisione sconvolse i piani sovietici che vedevano in Enver la guida suprema dell' esercito rosso musulmano da lanciare contro Ankara nel momento in cui Mustafa Kemal avesse sottoscritto un accordo antisovietico con l'Intesa. Nel mese di maggio, le truppe insurrezionali panturciche, presero a muovere verso due direzioni: Marghellan e Bukara. Riuscirono, anche grazie a nuclei di soldati rossi ribelli, a far evacuare i bolscevichi da Termel e Karij. Conquistarono, inoltre, gran parte dei territori del Turchestan meridionale e delle regioni centrali (Samarcanda e Taskent). Ccmal Pasa, escludendo ogni interferenza straniera nella regione, sostenne che l'attività di Envcr non era né ispirata, né sostenuta, da alcun gruppo turco: « ...li suo fare proviene dall' istinto... » . l bolscevichi, a seguito dell' azione militare envcrista, furono costretti ad evacuare parte dell'Asia centrale. A Khiva, per sedare la rivolta, promisero d i reintegrare il vecchio Khan Zumand, purché svolgesse le funzioni di presidente della Repubblica. Queste mano vre non ebbero successo, e la debolezza sovietica nella regione causò l'attenzione dell' Afghanistan 34 che, desideroso di espandersi fino a Merv e ne l Turchcslan, dichiarò g uerra ai bolscevichi 35 . Enver fu un personaggio chiave della tentata penetrazione holscevica in Turchia. Anch'esso, come Kemal, non accettando lo smembramento della nazio ne prese a combattere l' Intesa. A questo fine Enver, nel Caucaso, disponeva di 25mila uomini, musulmani di origine turca, componenti la Guardia Rossa. Inoltre, mante neva stretti contatti con Talat a Berlino. Venne confermato dal Col. Caprini che Enver, già dal giugno 1919, aveva iniziato a stringere rapporti con il governo bo lscevico al fine di far convergere le sue truppe, dalla Crimea dal Caucaso, verso l'Anatolia per sostenere la causa nazionalista. In questo suo piano fu coadiuvato dallo zio, Halil Pa$a, e da Ki.içi.ik Talat oltre che da Cemal Pa$a 36, Talat Pa~a, Nazim Bey, Yusuf Kemal cd altri 37_

conlalli con Lenin e fondò la Società Ri voluzionaria Islamica. Quindi, la fil iale turca ùel Partilo dei Consigli Popolari. Già dal 1918 aveva iniziato a formare milizie islamiche d ' ispirazione bolscevica nella regione di Frenke (R. 39 1) . 33 Questa missione ru discussa in seno alla conferenza ùel Comitato di propaganda Ira i popoli d'oriente sotto la presidenza di Stalin (R. 388). 34 L'Afghanistan ottenne l'indipendenza con la pace di Rawalpindi, agosto 19 19, che sanciva, anche, la fi ne della guerra anglo-arghana. 35 R. 388. 36 Durnnte gli anni 1915-17 comandò le forze turche in Siria, Palestina e Arabia occidentale. Guidò la spedizione contro Suez e si occupava dcll'organiz;,.azione militare del!' Afghanistan. 37 R. 391.


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Enver e Cemal iniziarono a formare milizie bolscevico-islamiche nella regione del Caucaso e, nel luglio del 1920, si recarono a Mosca per prendere accordi con il governo sovietico in merito all'azione da loro diretta. Nel frattempo 1-Ialil Pa~a riusciva a portare al successo il movimento islamico-bolscevico nella Georgia e nell' Azeirbaigian. Un'ulteriore conseguenza de lla politica svolta da Enver fu la rivolta di Rize, nel Lagistan, dove la popolazione, dopo aver ucciso i gendarmi ed imprigionato le Autorità, si diede uno governo bolscevico. Grazie ai servigi resi da Enver e Halil, il governo sovietico promise loro di concedere a Mustafa Kemal un aiuto materiale, appena si risolvesse la guerra con la Polonia e 1'Armenia. 1n seguito a queste promesse e visto l'andamento della guerra anatolica, in certi ambienti di Ankara si ini ziò a lavorare per favorire un intervento militare sovietico. Nel gennaio 1921, Halil Pasa, per formare milizie da inviare in Turchia, procedette ad arruolamenti volontari nel Turchestan e nell'area caucasica. Dopo che un patto d ' amici:1.ia era stato firmato tra Mosca ed Ankara nella capitale anatolica, Enver si recò a Berlino dove era si.alo preceduto dal fratello Nuri 38_ Per opera di Enver e di Yusuf Kcmal, la questione degli Stretti sembrava diventato un problema puramente russo-turco: gli enveristi promettevano al la Russia un controllo turco sui Dardanelli che vietasse il transito a qualsiasi marina militare. Nel maggio 21, 1-Ialil Pa~ si recò a Trebisonda ma non ottenne una calorosa accoglienza. 1 nazionalisti temevano che una discesa delle truppe enveriste in Anatolia significasse il tramonto di Kemal. Halil ed Enver rappresentavano la mentalità tedesca, non più imperialista, ma bolscevica. Enve r, nel mese di maggio 2 1, dal Caucaso mantenne un rappo110 epistolare con il governo di Ankara, al quale espresse le sue simpatie per le scelte politiche adottate. Non nascondendo delle mire egemoniche sulla regione, sottolineò il fatto di aver già inviato 20mi la uomini in Anatolia e di disporne di altri 60mila nel Caucaso 39. Al fine di organizzare milizie rosse da inviare sul fronte anatolico su eventuale richiesta di Ankara, all'inizio di giugno, E nver si recò a Mosca. Nello stesso mese Nuri si recò ad Erzurum e Halil Bey a Novorossiski. L'alleanza con i Soviet permi se ad Enver di far sbarcare, nel giugno 1921, ad Jnebolu, 5.000 bolscevichi musulmani azeri. Giunse inoltre notizia che 20.000 cosacchi russi erano penetrati nella provincia di Erzurum e 20 divisioni sovietiche, di 4 .000-5.000 uomini , erano pronte ad en38 L' azione di Nuri Pasa, frate llo di Enver, invece, prese una piega di versa, in quanto, dalla frontiera persiana conduceva un movimento antibolscevico (R. 390). 19 Le truppe enveriste nel Caucaso erano 60.000-80.000 uomini, suddi visi in 2 armate, e s i andavano formando ulterio ri contingenti (R. 390).


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trare in Anatolia. Dopo questi avvenimenti , la posizione di Enver in Turchia si andò rafforzando. Enver, Nuri e Halil Pasa, alla fine di giugno, erano atti vi nel Caucaso, dove, Halil Pa~a iniziò a formare milizie circasse che raggiunsero le 35mila unità. Nello stesso mese, il Geo. Karabekir, che aveva al suo comando 30mi la uomini dislocati nell'Anatolia orientale, dopo aver preso contatti con Enver, si rifiutò di eseguire l'ordine impartito da Kemal di portarsi sul fronte occidentale. Nel mese di luglio Karabekir si recò da Mustafa Kemal. L' opinione pubblica internazionale vide profilarsi il principio di una massiccia influenza enverista sugli affari di Ankara: dopo J'avanzata ellenica verso la capitale nazionalista, i due generali esami narono se non fosse il caso di risolvere la questione con un intervento bolscevico. 1n tale incontro prevalse la linea moderata kemalista la quale escludeva qual siasi intervento straniero sugli affari interni d'Anatolia; a Karabekir non restò che rinnovare la propria fiducia a l leader nazionalista. Uno de i primi effetti dell'ascesa enverista a nche all ' interno de11a Gant fu rappresentato dall'arrivo ad Ankara, ne l mese di luglio, del Gcn. Bassilov, rappresentante alleato alla direzione degli affari politico-nùlitari di Turchia. Questa presenza, in qualche modo, ostacolava il potere politico dec isionale di Kemal ma, nel contempo, g aranti va un nutrito rifornimento bellico. Gli Inglesi, dopo aver valutato l' importanza che aveva assunto il movimento enverista in Anatolia, cercarono di prendere contatti con Enver e vi riuscirono. L' Inghilterra con tale azione politica cercava di spezzare i legami esistenti tra Mosca e l'ideale turanico di Enver. Di tali colloqui diede notizia Cemal Pa$U, ex ministro delle Finanze ottomano il quale, nel mese di luglio 192 1, scrisse al comitato e nverista di Istanbul di essere in cordiali rapporti con il Cap. Bennet 4 0, de l!' lntellixence inglese, il

4 0 Anima dell ' lmelligence inglese, ottenne straordinari successi personali e politici. J\veva una perfetta conoscen:1.a d ella lingua turca e sosteneva la pol itica anglofila di Damat Ferit. Grazie ad un notevole credito messo a sua di sposizione dal governo inglese, riuscì a corrompere varie personalità turche e farne suoi strumenti. U Cap. Bcnncl, durante la sua presenza in Egitto, studiò alla celebre Uni versità di Cami -ul-Ezher. Venne a conoscenza di molli segreti turchi e, in base a queste qualità, ehhe l' incarico di fonnarc un servizio d' informazioni a Istanbul. Fu ricevuto dal Sultano dal quale ricevette preziosissimi doni. Non contento dei vantaggi politici, volle trarre profitto anche negli affari. Approfittando del prestigio che godeva presso Darnal Perii, gl i fu facil e poter consultare gli archivi della lista civile e, quindi, dare informazioni rilevanti per facilitare sudditi inglesi nelle concessioni di grossi affari. Fu nemico acerrimo della politica francese che esprimeva apcrn1rc verso i nazionalisti. Si prefisse di impedire il contrahhando di armi che si effettuava dalla fab brica di Zei tin Burnu (Makri K oy) e da quella del Como d ' Oro (Karagaç). Nella polizia turca ebbe, come suo massimo collaborato re , il direttore Hasan Ta~in Bey di origine albanese. Altri suo i collaboratori furono: Nurredin Bey e la moglie di SadTk Sahri Bcy. Quando fu scoperto, lo scandalo che scoppiò fu tale che il Cap. Bennet fu costretto a lasciare I stanbul (R. 390).


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quale era, a sua volta, in contatto con Enver. Ccmal ne concludeva che tali re lazioni indicassero la particolare posizione decisionale che Enver andava acquisendo sulla scena politica anatolica. Ne l novemhrc 192 l , giunse la notizia che Ha iiI Pa:;;a era ricoverato a Sam sun gravemente malato di tuhercolosi e che Enver, dal Caucaso, esprimeva propositi cli affermarsi, con un'insurrezione armata, a Kars e Batum. ll Gen. Kazim Karabekir, venuto a conoscenza delle intenzioni enverist.c, si dimostrò fedele al " patto na,.ionale": prese accordi con Kemal e impedì qualsiasi movimento unionista in quelle provi ncie. Grazie ai provvedime nti presi dai nazionalisti l'azione militare enverista non ebbe luogo. 11 governo di Ankara inviò una nota di protesta a Mosca che non aveva fatto nulla per impedire l'azione istigatrice di Enver che radunava truppe ne l Caucaso per intervenire negli affari interni della Turchia. Kc mal preoccupato di essere accusato dalle Potenze occidentali di tollerare l'azione politica di E nver, lasciando così una porta aperta al bolscevismo, prese ad allontanare vari c lementi comunisti da Ankara e fece mettere sotto stretta sorveglianza gli amhienti unionisti 41 • Nello stesso mese le autorità di Batum comun icarono ad Envcr, al dr. Nazim hey, a Kiiçiik Talat, e ad Halil Pa~ l'obbligo di ahhandonarc la regione entro il 31 dicembre: dec isione p resa a nc he a causa delle pressioni del governo di Ankara che era desideroso di veder u lteriorme nte allontanato dati ' Anatolia il pericolo della propaganda bolscevicoturanica. L' Intesa, e soprattutto gli Tnglesi che avevano sempre tenuto sotto controllo gli avvenimenti della regione, considerando il momento politico favorevole ad una loro penetrazione nell'arca geografica in questione, tentarono un secondo approccio con Enver. Nel g iugno de l 1922, un certo Col. Bell, dell 'Tntelligence inglese che viaggiava con un fal so passaporto russo verso le Indie, riuscì a parlare con lui . Tale Col. Beli dovrebhc essere stato il padre dell'insurrezione nel Turchcstan. L'Inghilterra, pur di spezzare le pressioni sovietiche nell ' area orie ntale, promise ad Enver un riconoscimento politico al suo disegno 42_ 11 turanismo di Enver, ovvero la federazione c he doveva unire, non più i popoli islamici ma quelli di razza e lingua turca (come Bukara, Khi wa, il Turchestan, le popola:t,ioni tartare de l Volga e della Sihcria occidentale, l' Azeirbaigian, l'Afghanistan, etc.) in un unico Impero fu un grande sogno che urtò tanto contro la storia, quanto contro la geografia: era destinato a fallire 43_ Enver, nella qualità di capo delle forze annate di Bukara e Chiva e de l Turc hcstan, sostenendo che a causa di un sentimento d'amicizia con il popo lo russo il Consiglio Superiore Musulmano non aveva iniziato su-

4 1 R.

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bito un conflitto con Mosca, consegnò, nel luglio 1922, al commissario del popolo Narimanov un ultimatum nel quale si concedevano 2 settimane di tempo alle trnppe sovietiche per evacuare totalmenlc dalle menzionate provincie. Il 21 luglio 1922, Cemal Pa~a, braccio destro di Enver che operava nell'Afghanistan, venne ucciso a Tiflis mentre faceva ritorno in Turchia. Il suo Stato Maggiore, riuscito a scampare al l'attentato, fuggì portando con sé importanti documenti. L' omicidio fu attribuito al Partito Armeno Socialista Rivoluzionario ma, in realtà, fu commesso dalla Ceka. La morte fu voluta tla Dzcrzinskij stesso, in quanto temeva che sotto il panislamismo di Enver si nascondesse una politica d ' intesa con Ankara. La delegazione kemalista era al corrente di ciò, ma fu impossibilitata a chiarire velocemente la cosa perché, per farlo, doveva inviare un emissario ad Ankara. Le truppe di Enver, che disponeva della cavalleria e di un numero insignificante di mitragliatrici con qualche cannone da montagna, dal punto di vista militare non rappresentavano una forza reale. Il loro vantaggio era ne lla conoscenza del lerritorio e nell'aiuto offerto dalla popolazione. Il Gen. Kamencv, che aveva stud iato insieme ad Enver presso l'accademia militare di Berlino, fu inviato agli inizi di luglio in Turchestan, nel tentativo di far cambiare opinione ai ribc lJi musulmani; tornò a Mosca senza risultati positivi 44 . Dopo i primi tentativi politici , per annullare questo movimento, il governo di Mosca inviò nel Turchestan formazioni della VA Armata al comando di Chalva Eliava che nel 1921 aveva collaborato con Enver, alfine di formare una coscienza bolscevica tra i mus ulmani . Di contro Envcr si proclamò generalissimo delle forze islamiche dcl1' Asia centrale, Emiro tlel Turchestan e del Transcaucaso decidendo di tener fede all'ultimatum consegnato a Narimanov 45 . li movimento di Enver inferse un grave colpo alla propaganda bolscevica in Turchia orientale, in lran e in generale nel Vicino Oriente. Quelle organizzazioni rivoluzionarie antikemaliste che erano state formate grazie all'iniziativa di Eliava e Enver non seppero più cosa fare. l kcmalisti iniziarono a spiare le organizzazioni enveriste. Il 24 luglio le truppe panturche occuparono Mangichlak e il porto di Alexandrovsky sul Mar Caspio. T Sovietici, che impegnarono 100.000 uomini, iniziarono l' offensiva contro Enver nell'agosto de] 1922 occupando Bulab, Baldjouan e vari villaggi a Nord-Est di Kafirnigan. I Basmaci subirono molte perdile. E nver, in un ultimo atto di riflessione, cercò di riconciliarsi con Mosca dichiarando in una sua missiva che non aveva nulla contro i Soviet,

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ma che voleva guidare un governo autonomo, hcn disposto nei confronti della loro politica e, nemico del colonialismo ing lese. A questa le ttera non ricevette risposta. Le truppe sovicliche si scontrarono, presso Jrganci, con 800 uomini guidati dallo stesso Envcr. In quell'occasione i partigiani filoturchi perdettero 160 uomini e si ritirarono in 2 direzioni opposte. Jn un successivo scontro, il 4 agoslo 1922 vicino a Baldjouan (Bukara Orientale), Enver fu ucciso. La morte sul campo di battaglia corrispose perfettamente al desiderio di Enver che aveva sempre ricercalo l'onore islamico-turco di morire in guerra. Con la sua morlc il movimento insurrezionale a Bukara potè dirsi chiuso. I Basmaci, dopo la morte di Enver, consegnarono le armi . Perdurò solo un piccolo focolaio di resistenza nella provincia di Aburzen, c he fu espugnala dai bolscevichi il 17 aprile 1923 46. La popolazione musulmana, non credendo alla mo1te di Envcr, lo attese riapparire di nuovo sulla scena, marciante verso il Caucaso o le Indie 47. ll governo di Mosca, il 14 agosto, firmò un armistizio con il Turchestan, nel quale quel gove rno asiatico si impegnava a non firmare accordi separati con altre nazioni che potessero danneggiare gli interessi russi. Tra le altre cose, fu deciso l'invio di uf!iciali russi al fine di riorganizzare l'esercito 48 .

5. I monarchici russi Le organizzazioni monarchiche russe all'estero si andarono stringendo intorno ad un Consiglio Supremo presieduto da Markov. Tale Consiglio elesse a sua capitale Pari gi cd era diviso in sezioni operative. Tra queste sezioni una delle più interessanti era quella segreta, che comprendeva due sottosezioni: politica ed informativa. Alla testa della prima si trovava l'ex Gen. della guardia imperiale Lev Gheorchievich Davidov, residente in un sobborgo di Berlino. Alla lesta della seconda era il Col. di Stato Maggiore Zinevich, reside nte a Praga. T loro collaboratori erano ex agenti di gendarmeria zarista ed erano presenti in lulte quelle città dove l'immigrazione russa era mass iccia 49. Nell'agosto 1922, il granduca Kyrill Vl adimirovich, nipote di Alessandro Il e cugino di Nicola Il, per diritto di primogenitura, essendo il più a nziano della famig lia Romanov, si dichiarò erede al Trono di Rus-

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R. 388.

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sia. Il Granduca riconosceva un solo partito: quello dei palrioti su_ Con le sue dichiarazioni, il Granduca riapri le polemiche sulla successione a l Trono di Russia e le speran ze monarchiche di una rivincita, anche armata, sui sovietici. Nel marLo 1923, a Istanbul si formò un'organizzazione monarchica sostenuta da Londra tramite l'Imperatrice Maria Fedorovna. Si voleva formare un esercito nelle regioni del Don e Kuban e.la mettere agli ordini di Nicolas Nicolaievich. Il 4 marzo, 400 ufficiali prestarono giuramento cli fedeltà ai Romanov e partirono per l'URSS via Sofia. Nella primavera del 1923, in URSS si ebbe una notevole ripresa delle sommosse a carattere monarchico. Durante il mese di aprile, nella regione di Bielokalitvenskaia un'insurrezione de i Cosacchi del Don fu duramente repressa: 300 persone furono fucilale e 4 70 fatte prigionie re. Tuttavia, il movimento prese un'estensione considerevole in Ucraina e, a Karkov e Kiev, si sosteneva il granduca Kyrill Vladimirovich. Nel mese di maggio, sulla scia de lle rivolte cosacche nelle provincie orientali del Paese, elementi conservatori andarono nuovamente organizzandos i in milizie e ingaggiarono vari combattimenti che in Altay furono molto c rue nti. L e milizie monarc hiche scagliarono un allacco contro Biysk, che occuparono dopo g iorni di combattimenti. La situazione divenne più grave quando i distaccamenti rossi, inviati da Semipalatinsk ne lla Repubblica Kirghisa, si ammutinarono e, uccidendo comandanti e commissari, passarono dalla parte dei rivoltosi. TI Comitato rivoluzionario siberi ano dichiarò l' Altay in stato d'assedio e iniziò a formare un distaccamento militare disciplinare per riconquistare le posizioni. Nel mese di gi ugno furono arrestati alla frontiera russo-polacca tre comandanti rossi che cercavano di attraversarl a. Sembra che fossero diretti a Parigi per dichiarare a uno dei Romanov che le loro truppe erano pronte a marciare su Mosca se la monarchia lo a vesse desiderato. Nello stesso mese, a Patigi, vi fu una riunione delle organizzazioni monarchiche che, sotto la presidenza di N.E. Markov, di scussero sul loro futuro orizzonte politico. I monarchici stimarono c he loro compito era liberare la patria ed identificarono nella persona del granduca Nicolas Nicolaievtch, incaricato già da Nicola II al comando dell'esercito, la guida suprema capace di condurre a buon fine l'azione. Tra le altre decisioni prese dall ' Assemblea delle organizzai.ioni monarchiche, vi fu 4uella del la pubblicazione di una dichiarazione sulla questione della successione al Trono di Russia. ln sintesi, tale dichiarazione ri conosceva, una volta che la legge fosse stata tistabilita, legittimo il diritto di successione della famiglia Romanov non specificando su quale membro andavano le prefere nze de l congresso. I possibili prelen-

so R. 385.


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denti restavano i due granduchi: Nicolas Nicolaievich e Kyrill Vladimirovich. Nicolaievich oppose però resistenza, in quanto non voleva legare il suo nome a gruppi politici, soprattutto se diretti da persone poco popolari. II Granduca d ichiarò che prima di avv iare qualsiasi attività politica non bisognava hasarsi solo sul sentimento degli emigrati russi, ma conoscere esattamente quello che succedeva in patria. Il Gen. Miller, rappresentante del Gen. Vrangcl, dichiarò che ufficiali e soldati dell'esercito erano pronti a difendere il granduca Nicolaievich. Lo stesso Gen. Vrangcl dichiarò a Srcmsky-Karlovitzi (Belgrado) la sua convi nzione che i suoi soldati 5 1, ide ntificabili in una piccola armata russa dispersa in vari paesi, erano ancora disposti a marciare contro i bolscevichi. Non nascose, com unque, il fallimento dei suoi tentativi politici, effettuati nell'arco di tre anni, di convincere i prorughi a riunirsi all 'esercito volontario antisovietico. Aggiunse, inoltre, che se l' iniziativa era presa dal granduca Nicolaievch era pronto ad appoggiarla ma, nel caso fosse presa dal G.D. Kyrill Vladimirovich, non sarebbe stato disposto a sostenerlo. Nicolaicvich, in seguito alle decisioni prese dal Consiglio monarchico che voleva pubblicare un manifesto nel quale si invitava il popolo russo alla ribe llione, si recò a Parigi dove incontrò Millcr, Kutepov, Chatilov. A Mosca, dove gli avvenimenti di Pa rigi ve nivano tenuti continuamente sotto controllo, si iniziarono a temere disordini e D:,,,er.t.inskij dichiarò, in una conferenza a Presna, che la propaganda monarchica si faceva sempre più massiccia e fece presenti i pericoli di tal cosa. A Mosca, Morozov, ru incaricato dalla Ccka di sorvegliare gli emigrati russi e formare, a tale scopo, un comitato. L'ordine arrivò da Trockij e da Dzerzinskij. Il comitato ru denominato Commissione d'inchiesta d 'attività controrivoluzionaria. La Commissione aveva succursali a Berlino, Parigi, Belgrado, Varsavia ed in altri grandi cenu·i europei. La Ccka effettuò numerosi arresti 52.

5 1 L'esercilo <li Vrangcl in Bulgaria rappresentava un gruppo di rifug iati che conservando l'organi~.zazionc militare, cercavano di inserirsi nella società bulgara. Erano disarmati, ad i::ccezionc della guardia dello Stato Maggiore <lei Gcn Vrangel, che li dirigeva dalla Serbia, cercando di aiutarli nell'inserimento sociale. 1 membri <lei P. comunista bulgaro facevano di lui.Lo per screditarli. 52 R. 387.


CAPITOLO

III

LA SITUAZIONE INTERNAZIONALE

l. La rivoluzione mondiale

La rivoluzione mondiale era considerata condizione primaria per l'edificazione del socialismo e per la sua stessa sopravvivenza. Il Sovnarkom, il 13 dicembre· 1921, stabilì <li porre a disposizione dei rappresentanti sovietici all'estero per le necessità del movimento rivoluzionario la sonuna di 2.000.000 di rubli oro 1• Nei primi giorni di gennaio si istituì una sezione per la propaganda internazionale la cui direzione fu affidata a Radek. Al IV Congresso del Comintern, il presidente Zinov'cv 2, dopo aver attirato l'attenzione della sjmhiosi tra la data di morte di K. Marx e quella della fomla:1.ione della III Internazionale, enunciò la sua idea: « ...La via per arrivare alla rivoluzione nei vari Paesi, consiste nel dare una fisionomia socialista alla classe operaia e fomentare un mak:ontcnto generale contro i dirigenti che la opprimono. Questo lavoro necessita di una conoscenza approfondita delle condi zioni economico-sociali nei vari Paesi. A questo fine bisogna estendere e perfezionare il servizio informaz1oru ... ».

L'attività bolscevica all'estero che iniziò verso primi mesi del 1922, era diretta dall' ufficio centrale dell' internazionale comunista composto da Zinov ' ev, Radek, Lunat, Litvinov, Cicerin. Essi costituivano un comitato speciale che agiva tramite commissioni: a) Commissione di propa1

Cambio de l Rublo nei confronti <li altre monete: l f Sterlina= 63 milioni <li Ruhli, I l Rublo oro= 8 milioni di Rubli carta. Durante il 1922 fu messo in circolazione un nuovo Rublo «pesante». La vecch ia carta moneta fu abrogata a partire dal 1° gennaio 1923. La Banca di Stato, ne l luglio 1922, stabilì il valore della nuova e miss io ne in l $ = 230 Rubli . Questo valore, nel corso del 1923, venne modificato e nel mese di marw l $ equivalse a 45 Rubli (R. 386). 2 Radomilsky O vsey Grcrchon Aronovitch (a/im Chatzky. Z inov·cv, Grigori, Gregoriev) nacque ne l 1883 da una famiglia ebr ea della piccola borghesia di Novimir Gorod. U 30 marzo 1908, Radornilsky fu arrestato e messo sotto sorveglianza speciale della polizia di Elisabcthgrad. Nell'autunno dello stesso anno. fuggì a ll 'estero ed entrìi in contatto con Lenin. Militò nell ' ala estremista del Pos<l. All' inizio della g ue rra partecipò, insieme a Lenin, alla propaganda antirnssa. Scrisse <la Ginevra un articolo pubblicato sul giornale Comunista, titolato Il socialìsnw sciovinista c he aveva per te ma la disfatta russa. Nel suo articolo invitava le masse a continuare la lotta contro il regime zarista se, quest'ultimo, fosse stato sconfitto nella guerra. Con il colpo di Stato dcli' ottobre 1917, Radomilsky, fece parte d el governo bolscevico e fu incaricalo di dirigere il «servizio di informazione e sorveglianza» (R. 385). $

= 14 milioni di Rubli,


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ganda nei Paesi occidentali. b) Commissione di propaganda per i popoli d ' Oriente. La Commissione di Propaganda Per i Popoli d'Oriente era divisa in 8 sezioni: Cina, Corea, Giappone, Indie, Afghanistan, Iran, Turchia, Caucaso. Dal punto di vista militare non era subordinata ai Consigli dei Commissariati del Popolo, ma istituita come un' organizzazione della massima autonomia, che svolgeva un'intensa attività anche terroristica. La rete di spionaggio, come que lla della propaganda, aveva rappresentanze all'estero, indi vi<luabili sia nelle sezioni <li ricensimento e deg li addetti militari, sia nell ' ufficio politico del commissariato del popolo per gli Affari Esteri. Le due sezioni precisate si trovavano in stretto contatto tra loro, con il CC del Per e dell' Internaziona le comunista. Organi ausiliari di tali sezioni erano: l' Istituto di Scienze Orientali <li Mosca, l'Associazione Scientifica Panrussa per lo Studio dei Paesi Orientali <li Mosca, l'Istituto Scientifico Orientale di Pietrogrado, l' Università Comunista degli Operai d' Oriente. Quella più importante era l' Università che aveva 5 filiali : Trkoutzk, Orenbourg, Taskent, Ufa, Baku. In una circolare segreta del segret;1rio del CC del Pc Operaio di Russia, Kubicev, si legge: « ... La direzione dell' attività di propaganda in Oriente è ripartita tra due istituzioni centrali: a) la IV sezione orientale, b) i commissari del popolo per gli Affari Esteri. Queste istituzioni svolgono inchieste nei vari Paesi e si occupano di organizzare conferenze, dibattiti e pubblicare periodici, predicando l' eliminazione delle frontiere etniche ... ». L' idea di rivoluzione mondiale restò la pietra angolare sulla quale si basò il Pc. Radek e Zinov'ev continuarono per anni a dichiarare che larivoluz ione in Europa era all'ordine del giorno e che sarebbe scoppiata al più presto. A seguito di queste continue dichiarazioni , Preobrajenski interpellò, il 22 nove mbre 1922, il CC del IV Congresso della III Internazionale sulla necessità di mettere fine alle informazioni prcmeditamente false diramate dalla Rosta e dalla RTA (agenzie telegrafiche dirette da Radek), in quanto dissimulavano la realtà internazionale agli occhi del Pc. Radek e Zinov'ev si difesero dicendo che tali informazioni erano dovute ai capi del proletariato nei diversi Paesi. 11 CC non prestò attenzione alla loro difesa : decise di pre nde re provvedimenti atti a perfezionare il sistema informativo all'estero. Bukarin, lo stesso giorno dichiarò: « ...L'opera del proletariato potrà trionfare solo nel caso in cui il Pc sostituisca lo slogan delle " teo rie rivoluzionarie" con quello de l "comunismo militante" . L' Armata Rossa è pronta a sostenere non importa quale movimento co munista a ll'estero ...». Il piano di Bukarin era di formare nei Paesi limitrofi movimenti sediziosi e in segui to, quando il malconte nto popolare avesse raggiunto l'apice della sommossa, sostenerlj con l'esercito sovietico. Il rapporto di Trockij fu un' analisi politica dell a situazione in Europa


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ed in America. « . .. La situazione nella quale s i trovava la Russia nel 1905-07, somiglia a quella attuale dell ' Europa: caratterizzata dal movimento rivoluzionario. La differenza tra queste due epoche consiste ncJ mutamento economico mondiale. Inoltre, c' è un ' aJtra differenza: TI Per è divenuto un fattore reaJe così come la TIJ Internazionale, che assicurano lo svi luppo del Pc in Europa. Quest'analisi non si può estendere all' America, dove i benefici del capitalismo non sono ancora venuti meno. L' America continua a conqui stare i mercati internazionali e riesce ad esportare i suoi prodotti soprattutto in Europa. Nel primo dopo guerra, l'industria americana subì un crollo momentaneo dovuto ad una minore richiesta di materiale bellico. Ma il capitalismo americano ha saputo approfittare velocemente di altri mercati europei, soprattutto di quello tedesco e inglese. Le condizioni del sociali smo in America sono difficili e il prole tariato americano è per tradizione, organizzazione e politica, più lontano dal comunismo di quello europeo. La rivoluzione in Europa arrive rà prima ancora che la composizione di un grande Pc in America 3 ___ » _ Sulla situazione orientale si espresse: « .. _L' apertura della Camera del Commercio Orientale 4 è il primo sforzo effettuato per mettere in atto i nostri piani in Asia centrnle ed in India, progettati durante il III congresso, definitivamente adottati dal IV e ampliati con l' Uflìcio Politico. Un errore è stato commesso daJl'lntcmazionalc comunista in questi sui primi sfor:t,i: la ri voluzione nelle Indie. Abbiamo dato troppa fiducia a delegati di un piccolo Pc orientale. Attualmente è stato stabilito che il comunismo è inaccettabile presso g li lndu nello stato attuale del loro sviluppo: l'indipende nza deve precedere il comunismo. I nostri agenti di propaganda ancora non hanno capito questo e continuano ad agire in un modo sbagliato. L'Asia central e e tutti g li Stati che circondano l' India sono, per la Russia, degli avamposti da dove le autorità sovietiche possono minacciare l'Inghilterra ... ». Ritornando all'Europa, accusò il Pc francese di non aver fatto sforzi sufficienti , mirati alla libertà delle colonie. Quindi, analizzando la situazione in Italia parlò della lezione politica saputa dare da Mussolini, che: « ... vale tanto quanto quella saputa dare, nel gennaio 1918, dai comunisti in Russia, cacciando l'Assemblea costituente. Mussolini poteva benissimo cacciare il Parlamento, e questo lo ha anc he dichiarato in una sua 3 La Federazione Americ.:ana <lei Lavoro, presieduta da Gompers, rappresentava un movime nto borghese e l'organizzazione operaia più reazionaria del mondo. Alcuni e le m enti. sotto la s pinta della propaganda comunista, a vevano iniziato a fonnare sindacati indipende nti ma, visto il successo limitato d ell 'inizia tiva, rie ntrarono a far parte dei sindacati tradizionali. L ' I I dicembre 1922, fu comunque convocata una conferenza operaia a c ui presero parte 125 delegati che discussero in merito ad una prossima fo ndazione di un Labour Party. Nello stesso anno, un secondo partito operaio si costituì a Cigago e fu denominato Partito Agrario. Alcun.i comunisti furono eletti a rap pre.~entare il Lahour Party ma il loro successo politico restò stagnante ( R. 385). 4 Strinse relazioni econo mic he a M osca con Khiwa, Bu kara, Ira n, Turchia, Afghanistan, Indie.


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conferenza ma, ha anche aggiunto «Io so che anche così, Voi non sarete sottomessi ... » . L'oratore concluse: « ...La TTT Tnternazionale 5 ha il fine di organizzare e concentrare tra le sue mani la direzione di tutti i movimenti comunisti e socialisti rivoluzionari del mondo e di preparare la lotta armata per conquistare il potere. Questa lotta è impossibile nel mondo attuale e quindi il fine dell'lnternazionale consiste nel fomentare nei vari Paesi un 'atmosfera che possa favorire l'avvento del comunismo. Una della agenzie commerciali ha ricevuto recentemente le seguenti istruzioni: è indi spensabile creare malcontento nella classe operaia e tra i soldati, proclamare scioperi ed infiltrare uomini fedeli al partito in ogni settore produttivo ... » 6_

2. La HulKaria Re Ferdinando di Bulgaria, che con la sconfitta nella I guerra mondiale aveva visto fallire le sue mire espansionistiche 7 , dopo l'armistizio firmato con l'Intesa fu costretto ad abdicare a favore di suo figlio Boris Hl. Si formò un nuovo governo guidato da Stambolijski, appoggiato dal Partito Agrario e dal Pc di Bulgaria s. Tale governo strinse un' alleanza con i sovietici, che si adoperarono immediatamente per consolidare la loro propaganda politica 9. Innanzi tutto, i Sovietici chiesero al governo di Stambolijski un aiuto legale al fine di disorganizzare l'emigrazione russa che, del resto, infastidiva sia il Partito Agrario sia il Pcb IO. In effetti, i membri del vecchio governo hulgaro, con l' aiuto del servizio informazioni di Yrangel a Sofia diretto dal Col. Samokhvalov, avevano scoperto un complotto, orchestrato da Mosca, che si sviluppava sotto il protettorato tedesco tra Sofia ed Ankara. Lo stesso Col. Samokhvalov era entrato in possesso di documenti compromettenti il governo bui5 F u convocata, il 4 marzo I 919, con sede a Mosca: proclamò la dittatura del proletariato e si denominò, nel suo manifesto, «Internazionale d 'Azione» . Alcuni gruppi, come i Giovani di Berna e di Amsterdam, non s i riconobbero in tale manifesto (R. 385). 6 R.385 7 La Bulgaria, approfillando d egli errori politici turchi nelle guerre balcaniche, si ingrandì e, a poco a poco, iniziò a pensar e seriamente ad una possibile conquista di Istanbul. Con la Grande Guerra si impadronì delle regioni turche di Karagaç e di Dimotika trasferendo le sue fronti ere ad Est del Maritza e avvicinandosi alla città sultani ale. La sconfitta e l'idea venizelista di una magna Grecia, fece crollare i sogni hulgari. I ,a Conferenza di T,0sanna restituì alla Turchia Karagaç e la delegazione bulgara, per reazione, tentò di ottenere in cambio di quel territorio uno sbocco sul mare (R. 392). 8 TI Pc bulgaro, nel 1923, contava 40.000 iscritti e con 200.000 voti disponeva di 40 deputati su 2 16 alla Camera. Rappresentava il primo partito in vaste aree urbane e il secondo nelJe campagne. Ambiva al potere e a questo scopo si era coaliu.ato con il P. Agrario costituendo un blocco antihorghese (R. 389). 9 R. 392.

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garo nei confronti degli alleati. TI controspionaggio sovietico-bulgaro, che aveva decifrato il lavoro del Colonnello, iniziò una campagna diffamatoria contro di lui e contro Vrangel. Samokhvalov fu arrestato dalla polizia bulgara; insieme a lui arrestarono Kutepov ed altri comanda nti vrangeliani. Il giornale Pobieda, organo ufficiale governativo, annunciò che era stata scoperta una pote nte organizzazione di spionaggio, formata da agenti zaristi che minacciava la Bulgaria. Il governo desiderava un ' espulsione in massa ed era desideroso che l'esercito vrangeliano fosse complctamcnlc disarmato. In seguito a nuove disposizioni governative, il 15 giugno 1922, tutte le truppe agli ordini de l Gen. Vrangel furono espulse da città e villaggi , in gruppi di 50. Contro coloro c he si rilìularono furono prese misure coercitive. Il governo bulgaro, I' lJ agosto 1922, vietò ad uffic iali e soldati mssi di indossare uni formi :t,ariste, minacciando di espulsione coloro che avessero continuato a farlo. ln tutta la Bulgaria si effettuarono numerosi arresti e, nei commissariati d i po li :t,ia, si procedette a llo schcdamcnto dei cittadini russi fermali. Nel contempo la Ceka, che chiese un rinforzo del controllo dei gruppi monarchici a ll 'estero, compilava a sua volta li ste di dissidenti da e liminare. Dopo la partenza del Gen. Kutepov, il Gen . Vitkovsky, comandante del la l" di vis ione, prese il comando delle truppe bianche in Bulgatia 11 . Mosca, dopo aver dato un primo colpo alle organizzazioni bianche, riuscì a creare in Bulgaria un servizio di controllo se!:,TTeto che sorvegliava i funz ionari governativi ed e liminava pericolosi avversati poli tici . M olti attentati terrori stici politici furono perpetrati da agenti di Mosca c he istigavano la popolazione alla ri voluzione armata. Nel novembre 1922, fu arrestato a Sofia l'agente sovietico Tchaikine e furono trovati su di lui alcuni documenti che progettavano l'organizza:t.ione di una polizia bolsce vica in Bulgaria ed altri che parlavano di una certa attiv ità di propaganda svolta dalla Croce Rossa Sovietica. I Sovietic i, inoltre, sovvenzionando Stambolijski e i comunisti, erano riusciti a formare a Sofia un centro di attivi tà mollo valido che riuscì , lra l' a1tro, a raggiungere anche risultati favorevoli per lo sviluppo della rivoluzione in Medio Oriente. Le principali organi7,1,azioni bo lsceviche in Hulgaria erano: 1) l'organizzazione del Gen. Kommissarov, in relazione con M osca via Varna. 2) L'organizzazione del Gen. Ansimov, in relazione con Mosca via Berlino. La prima organizzazione lavorava al fine di climjnare i gruppi antiboscevichi senza distinzioni di partito. Per raggiungere lo scopo si avvalsero di una rete di spionaggio, produssero documenti falsi, procedettero ad

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arresti ed espulsioni. La seconda aveva come scopo la decomposizione morale dei contingenti militari bianchi presenti in Bulgaria. Il suo organo esecutivo era l'Unione di Rimpatrio. Le due organizzazioni erano appoggiate al Pc bulgaro 12. Gli obiettivi sovietici in Bulgaria erano: a) formare un centro sovietico nei Balcani onde rendere più agevole la propaganda in Oriente. b) E liminare l'erni!:,1rnzione politica russa, che ancora rappresentava un gruppo alquanto organ izzato. d) Armare gruppi di azione. e) Appoggiare per questi scopi il Pc bulgaro. e) Effettuare un colpo di Stato. Per raggiungere questi fini il Komintern e il Consiglio mi litare rivoluzionario erano strettamente collegati e svolgevano un capillare lavoro di propaganda e di informazione. 11 capo della propaganda bol scevica in Bulgaria era un certo Bontch Bruevitc, residente a Sofia sotto falso nome 13. Contrariamente alle aspettative di Mosca in Bulgaria, il 9 giugno 1923, alle tre di notte, si ebbe un colpo di Stato da parte degli ufficiali di riserva guidati da Beliozar Lazarev, nominato, in seguito, comandante della regione di Sofia. Quel sahato notte i militari entrarono a forza nel palazzo governativo ed arrestarono tutti i membri del gabinetto che si trovavano a Sofia. TI colpo di Stato fu sferrato da tutti i partiti d' opposizione. Stambolij ski quella notte non era a Sofia perché stava compiendo un giro di lavoro nelle campagne. La Bulgaria che aveva avuto un governo di larghe vedute democratiche per 40 anni, non potè tollerare un governo che manifestava un disprezzo crescente per la legalità, eccellendo in vio lenza per risolvere le cause interne. Tutti gli agenti sovietici conosciuti , che erano oltre 400 14, dopo il colpo di Stato, furono arrestati cd espulsi: l' Unione di Rimpatrio fu eliminata 15_ Malgrado le proteste di Koretzkij 16 , stessa sorte toccò alla missione della Croce Rossa Sovietica, che fu costretta a spostarsi in Ser12 R.

389. R. 385. 14 Gli agenti Mosca, fin Il tollerati cd anche aiutati dal vecchio governo, appoggiandosi su etichette umanitarie come la Croce Rossa, organizzavano grnppi segreti che, in nome della rivolta e della g uerra civile, pronunciavano sentenze e commettevano omicidi ( R. 389). 15 L' Unione di Rimpatrio in Rulgaria ern un 'organ ia.azione di spionaggio. Le istruzioni inviate dalla direzione generale consistevano nella forma zione di un ufficio di contro llo (KKOM) che era tenuto ad avere agenti segreti in tutte le organizzazione economiche, politiche e militari bianche a fini informativi. l nemici della Russia dovevano essere continuamente controllati e schedati. A questo scopo, Ozol a Sofia e Yinogradov a Varna, avevano a loro disposizione 60 agenti. J Pc local i presentavano al Comitato centrale liste di antibolsccvichi che a loro volta erano g irnte a Ozol , il 4uale, con i suoi agenti, se il nel caso lo richiedeva, agiva in modo energico eliminando fi sicamente i nemici del socialismo (R. 389). 16 Negli un;hj vi della Croce rossa Sovie tic a di Pbilippo poli furo no trovate sentenze 13


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bia. Stessa sorte toccò a molti altri agenti e, in quest' ultimo Paese balcanico si notarono immediatamente sintomi rivoluzionari 17 . li colpo di Stato fu necessario per evitare che il primo ministro Stambolijski , a sua volta, ne facesse un altro <li stampo bolscevico. Stambolijski voleva proclamare in Bulgaria una Repubblica democratica, nella quale egli stesso occupasse il posto di presidente. A questo scopo stava formando la "Guardia Arancione", con un effettivo di 20.000 uomini. li piano rientrava in un programma destabilizzante più vasto e seguiva gli ordini di Mosca: « .. .In Bulgaria, Serbia e Romania in ottobre deve essere preparato il terreno per un colpo di Stato. La propaganda deve svilupparsi al massimo e i Pc di tali Paesi devono mettere ordine nei piani <li mobilitazione... » 18. JI colpo era Stato preparato per il giorno della consacrazione della cattedrale di Alexandre Nevsky, che doveva aver luogo nel 25° anniversario dell'attività politica di Stambolijski. Stambo lijski ignorava che tra i membri del "Comitato generale ri voluzionario" c'era un traditore che avvisava lo Zar Boris: il Cap. di riserva Siklunev, aiutante di campo del governatore di Sofia, Aplodiv. Stambolijski, nel mese di giugno, invitò lo zar Boris a passare qualche g iorno nella sua villa a Slivovitzi. Fu durante questo soggiorno in campagna c he Stamholijski cercò di prendere il potere in modo apparentemente legale agli occhi della popolazione: cercò di convincere lo Zar ad abdicare. Ma, lo Zar, <li ritorno a Sofia, 1'8 giugno, avvisò Kalkov, leader delle opposizioni. Kalkov, che già aveva raccolto intorno a sé un nutrito gruppo di ufticiali pronti a combattere il governo <li Stambolij ski costituendo un blocco di coalizione naziona le, fece un colpo di Stato sorprende ndo il piano rivoluzionario di Stambolijski. Varie personalità politiche furono arrestate e Stambolijski ucciso. TI governo passò nelle mani di Tzankov 19 che si proponeva di dare al paese la pace necessaria allo sviluppo economico. l collaboratori di Tzankov in questa difficile impresa furono: il prof Mollo f, Kazassov, Stocnitcheg e Boboc hevskij 20 . Tzankov, che prima del colpo di Stato si era dimostrato moderato avendo consigliato a Stambolijski di adottare una politica di riconciliazione tra c lassi sociali, mantenne fede a lla sua idea e fondò la Narodni Zgowor: organizzazione degli intellettuali bulgari senza distinzione di partilo la q uale si proponeva <li trovare una via comune per ristabilire

pronunciate contro avversari politici. La mattina del 2 1 luglio 1923, si procedette all 'arTesto degli agenti sovietici che turono, in parte, espulsi via Varna in URSS (R. 389). 17 R. 389. 18 R. 385. 19 Alcksandr Tzankov, quarantenne, professore di economia all'Università di Sofia, francofilo. Godeva della stima della classe dirigente e della popolazione. ?OR. 389.


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l'ordine e la legalità. TI governo sovietico, dopo lo scacco subito, riprese duramente i comunisti bulgari che non avevano difeso validamente il potere del Partito Agrario. Di contro, i comunisti bulgari, con un dispaccio del 18 giugno inviato a Mosca, declinarono ogni responsabilità, accusando gli agrari di non aver offerto adeguate resistenza. Mosca non credette a tale versione e tacciò il Pc bulgaro di tradimento 2 1. L'Internazionale comunista, nel mese di luglio, indiriz;,.ò un appello ai contadini ed operai bulgari, invitandoli all'insurrezione contro il governo golpista. istigava inoltre i comunisti yugoslavi, rumeni, greci e persino quelli dell'Europa centrale, a portare avanti una lotta contro il regime di Tzankov, ma tutto era perso. Zinov'cv, sull a Pravda, continuò ad accusare i comunisti di viltà per aver capitolato davanti al nuovo governo bulgaro. L comunisti bulgari, secondo Zinov'ev, si erano dimostrati teorici senza energia. Non avevano accettato il combattimento e, nella loro neutralità, avevano dimostrato le loro tendenze alla capitolazione. Ma anche Mosca, in effetti, aveva fatto i suoi errori politici: non era riuscita a conquistare alla causa bolscevica quelle tendenze autonome macedoni che erano largamente presenti nella regione. Dopo i primi approcci avuti dal Gen. Kommisarov con il leader macedone Todor Aleksandrov, la propaganda comunista fallì i propri obiettivi. Gli autonomisti macedoni, che vedevano in Stambolijski un nemico dei loro interessi nazionali, dittidarono dei Sovietici e della loro politica internazionalista che cozzava con i loro ideali di autodeterminazione: aderirono al blocco borghese 22. Con i loro comitagi diedero man forte per eliminare le sacche di resi stenza offerte dagli agrari nel Sud-Ovest del Paese. Nei loro proclami affermarono, però, che non avrebbero preso patte attiva al nuovo governo se questo non avesse riconosciuto i loro diritti. La lotta rivoluzionaria per l' indipendenza macedone aveva una lunga tradi;,,ionc che durava da oltre 25 anni. Non v'era famiglia che non annoverasse uno o più caduti per la causa. Durante il 1922 si formò un " Alto commissariato macedone", che dipendeva dall'" Organizzazione interna rivo luzionaria macedone" 2 3. Ebbe dapprima sede in Bulgaria, quindi in Macedonia (Veles). Ogni membro prestava giuramento sul triplice em-

21 R. 392.

22 R . 389. 2 3 Era chiamata interna perchè reclutava i suoi membri in Macedonia dove s i configurava anche la sua lotta di liberazione. TI Comitato macedone aveva anche varie di.ramazioni in Europa e, nel marzo 1923, ottenne l'autorizzazione di pubhlicare un giornale bilingue nella città di Istanbul (R. 39 1).


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blema: handiera e pistola poggiate sul Vangelo. Nei primi mesi del 1923, i cornitagi macedoni g uidati da Todor Alexan<lrov, sul cui capo pendevano 250.000 dinari di taglia, e da Barlio Volvode eseguirono numerosi attacchi tenendo in scacco i Serbi. Le Autorità bulgare, a seguito di un decre to del 7 maggio firmato da Stoyvanov, effettuarono ollrc 1.500 arresti tra i s impatizzanti ed attivisti macedoni che avevano agito in modo illegale. Inoltre, vennero sospese le pubblicazioni di Epoka, Slavo, Dinden e Makedonia Autonoma 24

3. La Romania Nel 1923, la propaganda bolscevica in Romania non dette risultali e la sua azione fu repressa pronlarncntc dal Comando militare o altri organi governati vi. I Sovietici, considerando la Romania un Paese saldamente legato all' Intesa che svolgeva una politica prettamente anticomunista 25, meditavano una punizione esemplare. Mosca, prendendo a pretesto la questione della Bessarabia 2 6, inviò nella regione alcuni suoi agenti alfi ne di perpretare atti di terrorismo contro la ferrovia e contro i militari . rl governo rumeno, da patte sua, dopo varie conferenze segrete che si tennero nel 1922, decise che, in caso di scontro armato con i sovietici, le sue truppe do vessero occupare la regione di Odessa e la c ittà di Nikolaiev. La Romania, alla Conferenza di Losanna appoggiò la tesi Curzon e, opponendosi alla tesi bolscevica della chiusura degli Stretti alle navi da guerra, si rifiutò di avviare una conferenza degli stati rivieraschi del Mar Nero sul problema 27_

4. La Germania Trockij , nell ' agosto 1922, al congresso degli istruttori della gioventù comunista, insistette sull' argomento della ri voluzione mondiale, auspicando un 1itorno agli antichi obietti vi: « ...Le circostanze volgono a nostro favore. La Germania è in agonia. Tra non molto il governo dei traditori filosocialisti tramonterà (i socialtraditori: Ebert e compagni) e il potere passerà nelle mani dei nostri amici. Le sorti della ri voluzione mondiale si decidono a Berlino ... ».

24H.. 39l.

25 11 governo rumeno aveva già dichiarato, il 1° agosto 1919, <.:he: « ... L'avvenire dell' Europa civile in questo momento dipende esclus ivamente dal valore della resistenza dell' eser<.: ilo rumeno, forte di 400.000 uomini ...» (R. 389). 26 La Bcssarabia fu occupata dai rumeni nel gennaio 1918 che ne proclamarono l'atto di annessione il I O maggio 1918 (R . 389).


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I Russi, dal momento che stabilirono un'alleanza con la Germania, inizjarono, sotto le pressionj de llo Stato Maggiore tedesco, una stretta collaborazione ne l settore de ll ' industria militare. Durante il 1921 si e bbe informazione dell'arrivo a Pietrogrado di una commissione di esperti militari tedeschi che andava ispezionando le fabbriche belliche, non solo di Pietrogrado ma anche di Mosca. La Germania, non potendo formare una forza militare nel suo territorio 28, contava di formare un'esercito, una flotta e un' industria militare in territorio russo con l'aiuto bolscevico. La missione comme rciale tedesca a Mosca fu fortemente incrementata soprattutto con tecnici dell' industria metallurgica e meccanica. A seguito di un notevole contributo finanziario concesso dalla Germania, le fabbriche di armi e cannoni di Obukhovsky, Sestroretzky e Putilovsky ripresero un lavoro intensivo. Il controllo interalleato in Germania era particolarmente severo ed escludeva la fabbricazione di armi: motivo per cui la Germania stipulò un trattato segreto con l' URSS grazie al quale poteva fabbricare armi in territorio sovietico. Questo patto venne rafforzato dalla formazione a Mosca di una commissione tecnico-militare, con a capo il Gen. Kame nev, la quale era coadiuvata da un'altra tedesca, guidata da Rittich ed esclusivamente composta da ufficiali dello Stato M aggiore e del genio. Altra convenzione simile fu firmata con la Finlandia 29 : nazione che serviva da ponte per il contrabbando militare 30_ Tn un rapporto di un ufficiale tedesco si legge: « ... Sebbene i nostri ingegneri lavorino in condizioni difficili, forse paragonabili al periodo di guerra 31 , la Germania si è fortemente stabilita in URSS e non te me la concorre nza straniera. La nostra attività è di visa in alcune branche prin cipali: tecniche, metallurgiche, agronome ed economico-finanziarie. Nel Caucaso abbiamo ottenuto la concessione dello sfrnttamento del manganese per 33 anni , qualche giacimento petrolifero e la concessione de lle foreste in Transcaucasia. La lentezza della nostra attività nel Caucaso s i spiega a causa della presenza della missione italiana in Georgia ... ». Nel momento in cui le intenzioni de ll a Francia di occupare la Ruh.r furono evidenti, in Germania iniziò a correre la voce che i Russi sarebbe27 R.389 28 Secondo il trattalo <li Versailles, la Germania, poteva disporre <li un esercito non cccedente a 4.000 ufficiali c 66.000 soldati (R. 389.) 29 La Finlandia chiese l'indipendenza da Pictrogrado dopo la rivoluzione sociale d i febbraio. Al Congresso del Psd finlandese di Helsinki (14 novembre 1917), Stalin fece il suo primo discorso pubblico come "commissario del popolo per le nazio nalità" enunciandovi il principio di autodecisione. La Pinlan<lia fu riconosciuta indipendente con risoluzione del Sovnarkom 18 dicembre 191 7, e confermata dal CC esecutivo del partito il 22 dello stesso mese. T socialdemocratici finlandesi, nel gennaio 1918, tentarono un colpo di mano a cui seguì una guerra civile. ln Finlandia si formarono due governi, uno borghese a Helsinlci e l' altro socialista coadiuvato dalle truppe russe restate nel Paese. Helsinki chiamò in aiuto la Germania che con le sue truppe ristabilì un unico potere go vernativo (R. 385). 3o R. 385. 3 l Gli operai russi avevano già ucciso 3 ingegneri tedeschi : Richter, Juss, Pusberg.


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ro venuti in loro soccorso. Il piano sovietico era: occupazione della regione baltica, la traversata della Polonia e la rivolta dei Paesi dell'Est europeo. Esperti militari tedeschi, andarono in Russia e tornarono con rapporti poco ottimistici: « ... L'Annata Rossa non solo non è in grado di occupare la Polonia ma nemmeno di e ntrare nella regione baltica... ». I russi, per agire, chiedevano forti sovvenzioni al lo Stato tedesco. Nel dicembre 1922, il Consiglio dei commissariati di Mosca minacciò i rappresentanti dell' Intesa: nel caso di un' occupazione della Ruhr tutti i cittadini alleati presenti Russia sarebbero stati arrestati. A sostegno delle minacce orali, le tmppe m sse, con una nuova artiglieria proveniente dalla Germania, si ammassarono minacciose al confine polacco 32 . Le truppe francesi, I' 11 gennaio 1923 , entrarono nella Rurh 33. In una seduta straordinaria dei Commissari del Popolo, tenuta a Mosca il 14 dello stesso mese, l'ala sinistra insistette sull' indispensabilità di sostenere la causa tedesca 34 _ Il CE lanciò il seguente appello: « .. . Le truppe imperialiste francesi sono entrate nella Rurh gettando l'Europa sotto la minaccia di un 'altra guerra. T Sovietici non resteranno in silenzio, la Russia protesta contro il trattato di Versailles e il comportamento della Francia ricadrà anche sugli altri membri dell ' Intesa ... ». I bolscevichi, che considerarono l'intervento nella Rurh un' usurpazione borghese da parte francese a1 fine di distruggere un popolo amico pronto a sta bilire nella regione il comunismo, reagirono 35 _ A Mosca furono formati agenti speciali d' agitazione ed inviati in Germania. Questi agitatori raccomandavano agli operai della Ruhr di pazie ntare fino aprimavera, c ioè: fin quando non giungesse l'Armata Rossa a liberarli 36_ Iniziarono febbrili preparativi per mettere in grado l'esercito di iniziare un' offensiva per il 1° maggio 1923. Alla rinc del mese di gennaio, 80 ufficiali dello Stato Maggiore tedesco partirono per Mosca con lo scopo di organizzare l'esercito in vista di un 'eventuale guerra con la Francia. Con l' occasione partì anche un gruppo di ingegneri cx dipendenti delle

32 R. 386.

33 L' occupazione del Bacino della Ruhr da parte della Francia, scaturita dal problema delle riparazioni di guerra, fu il più grave episodio postbellico accaduto in Europa. Francia e Belg io , accusando la Germania di aver mancato deliberatamente alcune forniture di carbone, decisero di inviare nella Ruhr una commissione <li controllo e delle truppe per proteggere la missio ne stessa. La Germania protestò cd ini ziò una resistenza passiva. T fnmco-belgi in risposta occuparono le miniere e imposero il lo ro mo nopolio sull'amministrazione d elle ferrovie tedesche locali. L 'occupazione militare proseguì fino al 3 agosto 1925. 34 R. 385. 35 LI d irettore delle miniere Hcinan dichiarò che agitatori bolscevichi erano arrivati nella Ruhr già prima dell'invasione fran cese e g li operai erano solidali con loro (R. 387). 36 R. 387.


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acciaierie Krupp per lavorare nelle fabbriche sovietiche 37 • Nei primi mesi del 1923, la Germania si dichiarò definitivamente contraria ad un eventuale intervento sovietico contro la Francia per la questione della Rurh, in quanto, i tecnici militari tedeschi, che avevano visitato la Russia per ispezionare i vari contingenti componenti l' Armala Rossa, di ritorno a Berlino dichiararono che tale esercito era incapace di intraprendere serie azioni militari . Queste "delusioni" contribui rono a risvegliare il nazionali smo della popolazione tedesca. In Baviera si istituì un movimento nazionale 38 che si era andato particolarmente sviluppando in Alta Slesia con l'adesione di l 2mila minatori. TI movimento, che sosteneva il capitale privato e aveva una fisionomia di destra, si schierò contro gli scioperi (rovina dell'economia nazionale) e contro le associazioni operaie di tipo marxista. Nell'organizzazione non venivano ammessi comunisti, democratici , ebrei 3 9 .

37 R. 386. 38 I punti più importanti contenuti nel manifesto di tale movimento erano: I ) Lotta contro il capitale internazionale cd ebraico. 2) Le unioni professionali popolari di idee nazionali ste. 3) Lotta alle unioni marxiste e separazione dalle organi~zazioni internazionali. 4) Lotta contro gli scioperi, il boicottaggio, il regime di terrore (R. 388). 39 R. 388.


CAPITOI .O TV

LA RIVOLUZIONE TURCA

t . L 'ascesa del bolscevismo in Turchia La disfatta turca nella prima guena mondiaJc provocò la caduta del triumvirato I e del suo sistema politico. Con l'annisti:,,,io, firmato il 30 ottobre 1918 dal primo ministro ottomano Tzzet Pa~a 2 e dall' ammiraglio Galthorpc dell a marina inglese, si ebbe la conseguente occupazione interalleata di Istanbul. Quando in seno ai lavori della Conferenza de lla Pace di Versai lles (18 gennaio 19 I 9) si iniziò a "bisticciare" sul come doveva essere spartita l'immine nte occupazione interalleata di alcuni territori amitolic i, i Turchi , in seguito al discorso tenuto da Venizelos 3, te mendo per la loro indipendenza nazionale, presero a formare gruppi pattigiani di resistenza armata. Gli unionisti, concentrati ne i reparti dell'esercito ottomano di stanza a Trabzon comandati da Sevkct Pa~a e dal fratello di Enver, Nuri Pa~a, furono g li iniziatori di un movimento di difesa naziona le c he convocò le sue prime assemblee a Nazirn e Vali Rcssik. D a tali lavori scaturì la creazione di un "Comitato di lotta" che decise di intraprendere una guerra di liberazione nazionale 4 . In realtà, la mente organizzatrice del movimento fu Talat Pa~a 5 che dirigeva l'organizzazione per mezzo di sette islamiche anglofobe. Tale accentramento era coadiuvato dai Giovani Turch i, E nvcr compreso. Nuri Pa~a, Sevket Pa~a e Nail bcy, disponevano di 15.000 uomini, già 1 Formatosi il 22 giugno 191 3, era la guida politica del Paese. Il triumvirato era composto u a: Enver (ministro della Guerra), Talat (ministro uegli Interni) e Cemal (ministro dell a Marina). Tale governo, che sig1ùficava la vittoria dei costitu7.ionalisti <lel Comitato di Unione e Progresso (o movimento dei Giovani Turch i), esprimeva una politica laiconazionali sta. Il triumvirato incarnava le tendenze fil.ogermanicbe che trascinarono la Turchia nella Grande GucJTa. 2 lzzet Pa~a guidò un governo di transizione forma to per il solo scopo di firmare l'armistizio. L'8 novembre, il governo dimissionò e, I' 11 dello stesso mese, se ne formò uno guidato dal mouerato Tevfik Pa~a. 3 Vcnizelos, il 9 ft:hhrnio, alla Conferenza per la Pace espose la sua grande i<lea, consistente in una Grecia comprendente la T racia e l'Anato lia occidentali, nonché le isole esclusa Cipro. 4 R. 388. 5 Talat finanziù il movimento con tutte le sue risorse e quando morì in un allentato a Uerlino (15 marzo 1921) era n:alrncntc povero. La sua opera fu continuutu du Rumi Bey.


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costituenti l'cscn:ito imperiale ottomano e fedeli alla causa. Tale movimento prestò il fianco, fin dal suo sorgere, ad una penetrazione politica bolscevica fomentata dalla presenza di numerosi agitatori che, nel tentativo di far degenerare la lotta nazionalista in comunista, mantene vano stretti contatti con Mosca 6_ Poco dopo, il Partito di Unione e Progresso, al rinc di stringere intorno alle sue bandiere i più vasti consensi popolari, cambiò nome in Rinnovamento e Restaurazione. 1 capi di Restaurazione, che in quel momento rappresentavano la maggioranza ne] Comitato di lotta, coscienti del fatto che gli Inglesi non li avrebbero aiutati a conquistare il potere, appoggiati dagli ebrei, cercarono aiuti dal loro alleato naturale: la Germania. Di rincsso, iniziarono a consolidare un' amicizia con la Russia sovietica. TI Sultano Mchmet Vl, intenzionato a reprimere i] movimento, il 4 marzo, dopo che il moderato Tcvfik Pasa ebbe dato le dimissioni da primo ministro, affidò l'incarico all' anglofilo Damat Ferit. Verso la fine di marzo, un agente bolscevico proveniente da Berlino, in accordo con Unione e Progresso e con la Lega degli Ufficiali, consegnò due missive: una al Sultano e l'altra al Vezir. Le lettere contenevano l' invito a non precipitare g1i eve nti politici c a non compromettersi con l' Intesa, in quanto, entro un mese, le cose avrebbero potuto cambiare, visto che i bolscevichi russi e rano in stretto contatto con gli unionisti . Il panorama politico anatolico si venne a complicare quando, il 29 mar:.r.o , dietro richiesta della popolazione locale, truppe italiane, in contrapposizione a quelle alleate, sbarcarono ad Adalia. Inoltre, la delegazione italiana, non condividendo il programma della Conferenza di Versailles sulle risoluzioni riguardanti la provincia di Smirne, per protesta, il 24 aprile, abbandonò i lavori. ll 26 aprile, la Conferenza assegnò il vilayet di Smirne alla Grecia. Ta li avvenimenti preludevano ad uno smembramento dell' Impero ravorendo ]a politica espansionistica occide ntale, processo che accelle rò l'avvicinamento turco alla Russia sovietica . Mchmcl Vl, temendo una sommossa m:llc provincie orie ntali, che gli avrebbe creato maggiori problemi con gli alleati, diede ordine all'ispettore della IXA armata, Mustafa Kemal, di recarsi a Samsun per controllare il disarmo cd eliminare eventuali resistenze. Kemal sbarcò a Samsun il 5 maggio; le truppe greche, 10 giorni dopo, sbarcarono a Smirne con spargimento di sangue. Mustafa Kemal, dopo aver vagliato ]a situazione politica e gli umori popolari aderì, con La sua ala nazionalista, al movimento rivoluzionario. Il ministero della Guerra, informato degli avvenimenti , con ordine telegrafico richiamò Kemal a Istanbul dovendo rispondere all'accusa di formazione di bande armale.

6

R. 391.


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Durante il mese di giugno, Kcmal telegrafò al Sultano giurandogli devozione e dic hiarandosi pronto ad ubbidire ad i suoi ordini ma, specificò, di non riconoscere l'autorità del governo. Gli interalleati, comprendendo la pericolosità degli avvenimenti, tentarono di ottenere un colloquio con M. Kemal, ma inutilmente. Ormai M. Kemal , superando per amor patrio vecchi di ssidi politici, aveva già instaurato, dagli inizi di giugno, rapporti con Enver a Mosca, che avevano dato vita ad una strategia politica intransigente nei confronti dell'Occidente. In quel momento, tra i collaboratori più attivi di Kemal c'erano: il comandante del lll" Corpo d'Armata, ed amico di Enver, Col. Rcfct Bcle, che dirigeva il movimento a Smirne; Rauf Orbay, già ministro della Marina; Ki.içiik Cemal, già comandante d' Armata in Siria, che dirigeva il movimento nella provincia di Konya. Il Comitato di lotta decise di convocare un congresso ad Erzurum che aprì i lavori, sotto la presidenza di Mustafa Kemal, il 10 luglio 1919 7 • Da tali lavori scaturì la volontà popolare di costituirsi in un Comitato d i difesa dei diritti dell'Anatolia orientale: pronto a comhattere, in nome de l sultano-califfo per l'integralità dcll' Tmpero, contro ogni tutela straniera. Dopo il Congresso di Erzurum e l'insuccesso della delegazione turca alla Conferenza per la Pace di Parigi , gli unionisti, contrari alle decisioni prese dall ' Occidente in sede conierenziale, pensarono più seriamente di volgere lo sguardo verso la politica bol scev ica, che aveva dimostralo un' attitudine militare e diplomatica non imperialista nei confronti della Turchia. Avviarono quindi stretti legami politico-economici con Mosca, che ben presto divenne il principale partner nella fornitura d'anni e munizioni 8 . TI Partito di Unione e Progresso, onn ai ric ostituito con tendenze sovietiste, inviò un emissario a Mosca per prendere accordi con Lenin ed Enver 9 • Queste alleanze mutarono il corso della vita politica turca, che acquisì una coscienza rivoluzion a1;a ed accesero una certa discordja tra le fazioni che componevano Restaurazione, discordia c he perdurò per tutto il tempo della guerra di liberazione 10• Fin dal Congresso di Erzurum, la sinistra iniziò a svolgere una politica antikemalista, in quanto considerava il kemalismo troppo filoccidentale e transigente. Gli unionisti vedevano l'avvenire turco proiettalo verso l' A sia, c onservatore delle tradizioni nazionali ed islamiche. Gli amici di Kemal , respingendo l' idea di una egemonia turca sul mondo musulmano,

7 Al congresso aderirono wn folle rappresentanze i vilayet di Sivas, Trahzon, Van, come quelli nei dintorni di Smirne. li R. 388. 9

R.39 1.

IOR. 388.


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adottarono un ' altra strada: rifondazione di una Turchia nella quale la maggioranza della popolazione fosse turca. Questo significava la disponibilità a concedere l'indipendenza alla Siria, Mesopotamia, Yemen e Tracia occidentale. Inoltre, i nazionalisti, essendo nel fondo più monarchici e conservatori delle tradizioni religiose che rivoluzionari, accettavano sì un accordo con Mosca, ma non una dipendenza. M. Kema l, alla fine del mese di luglio, telegrafò alle autorità inglesi comunicando loro le dec is ioni congressuali: I) risentimento per l' occ upazione ellenica di Smirne che veniva considerata una violazione alle condizioni dcll'armist.izio con la Turchia; 2) il territorio anatolico orientale si doveva considerare indipendente da Istanbul ; 3) necessità di intraprendere una lotta per difendere la nazione contro lo straniero. TI Sultano accusò Kcmal di voler formare un governo che intendeva convocare una Costituente per dar vita ad una politica d'autonomia turca al di fuori della volontà governativa: questo era contrario alle dichiarazioni di fedeltà espresse poc' an zi. Nell' agosto 1919, M. Kemal, l'ex ministro della Marina Rauf Orbay e il vali di Bitlis, Mazhar Fuat Pa~ con una missiva invitarono tutti i notabili de ll'Anatolia a partecipare ad un congresso da tenere a Sivas, indetto dalla «Società di difesa dei diritti dell'Anatolia orientale» per salvaguardare gli interessi turchi 11 . Verso la fine di agosto, Ki.içiik Talat ed Halil Pa~a, zio di Enver, riuscirono a fuggire di prigione e ripararono nel Turchestan, da dove si tennero in contatto con i congressisti. li Congresso, che sotto la presidenza di M . Kemal iniziò i lavori il 4 settembre 1919, tra le altre cose, riconfermò il desiderio turco di un' indipendenza senza mandati stranieri. T congressisti, dimostrando ancora una vaga intenzione di fedeltà alla casa Osman, decisero di scrivere al Sultano chiedendo la sua bencdi ;,.ionc per la lotta a venire . Mehemet Vl non rispose e , il movimento, a seguito di questi fatti , iniziò a formare comitati di lotta in ogni provincia, dandosi una propria fisionomia politica che prescindeva dal governo sultaniale 12_ La c ittà di Istanbul, occupata dalle forze alleate, non restò immune a l fascino rivoluzionario che andò preparando un terreno fertile alla propaganda sovietica. Infatti , verso il mese di maggio 1919, si costituì un'organi zzazione bolscevica denominata Comitato sovietista per la propaganda a Istanbul fondato da Malinkov 13. Tale comitato svolgeva una propaganda negli ambienti turchi, stigmatizzando l'occupazione greca in Anatolia ed alimentando un sentimento ostile agli alleati 14 •

11 R. 391. 12 R. 388. l 3 Malinkov, in seguito, fu arrestato dai fra ncesi ma riuscì a fu ggire oltre le linee kemaliste (R. 390). 14 R. 390.


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Il Comitato sovietista, nel luglio 1919, non fu certo estraneo allo sviluppo di quel malcontento generale che sfociò poi in manifestazioni popolari che chiedevano la deposizione di alcuni ministri. Il governo, che era controllato soprattutto dagli inglesi, tentò di reprimere le manifestai.ioni opponendo anche resistenza armata ma, senza successo: la polizia si rifiutò di sparare sui dimostranti. Ne l luglio 1919 il Col. Caprini, preoccupato per il diffondersi delle idee rivoluzionarie nella città imperiale, annotò: « . ..TI vero rimedio per vincere il bolscevismo è quello di affrontare la pace con l'Austria, con la Bulgaria, con la Turchia. Questo consiglio d ' antico dovrebbe essere preso in considerazione dagli alleati, i quali, con le loro attitudini intransigenti riguardo alle soluzioni già proposte, ritardano, nell'Europa centrale ed orientale, la soluzione definitiva alle questioni pendenti ... ». In seguito alle mani festazioni, si ottennero le dimissioni di alcuni ministri del gabinetto di Damat Ferit, tra le quali quelle del presidente del Partito di Intesa Liberale: l'ex colonnello dell'esercito ottomano Sad"ik Bey e del direttore della polizia Halil Bey. Damat Ferit, il 20 luglio 1919, fu costretto a dimettersi ma, al dimi ssionario fu rinnovato l'incarico. Il nuovo governo fu compnsto soprattutto da ministri assolutisti, non aderenti ai partiti liherali. Fu notevole il fatto che in tale gabinetto erano presenti Adii Bey (ministro degli Interni) e di Tevfik Pa~a, ambedue anglofili moderati 15• A seguito dei successi militari ottenuti dal movimento di liberazione nazionale e del malcontento popolare che chiedeva le dimissioni dei ministri Naz"in1 Pa\,a (Guerra), Mustafa Efendi (Giustizia) e Abuli Pa~a (Lavori Pubblici), ad Istanbul si formò un nuovo gabinetto guidato dal moderato Ali Riza Pa~a, che fissò nuove elezioni per i I mese di gennaio 1920. ll governo di Ali Pa\,a rappresentava il tentativo sultaniale di riassorbire nella vita democratica del Paese quelle tendenze rivoluzionarie che adombravano l'mizzonte politico di Istanbul svilendo l'operato del governo. Del Parlamento, scaturito dalla consultazione elettorale di gennaio, fece parte anche un folto gruppo di deputati nazionalisti. La cosa non piacque agli Inglesi che, in accordo con il Sultano, il quale vedeva nel nazionalismo la rovina della dinastia Osman e del Califfato, il 16 marzo 1920, occuparono di fatto Istanbul, sciolsero il Parlamento ed elessero, il 4 apri le, un gabinetto nuovamente guidato dall'anglofilo D amat Ferit. Il 18 marzo, Mustafa Kemal invitò i deputati e i senatori del deposto governo a riunirsi ad Ankara. Ma gli interalleati impedirono a molti parlamentari di lasciare la città imperiale.

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R. 39 1.


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Il Sultano, il 13 aprile, ascoltando i consigli del primo ministro e dello Seik-ul islam Duri Zade Abdulakham, lanciò una fetva I6 contro M. Kemal che, il 23 aprile, riunì ad Ankara la Grande Assemblea Nazionale di Turchia (Gant). L' Assemblea, poco dopo, dichiarò guerra ali ' Jnghilterra. TI nuovo governo turco promulgò una Carta Costituzionale ed elesse alla presidenza M. Kemal. Si promisero nuove elezioni e si proccdetlc ad organizzare truppe regolari, le quali, oltre che contro il corpo di spedizione greco, furono impegnate anche contro le opposizioni armate turche antikemaliste. Kemal sapeva che gli unioni sti erano pericolosi per lui e per i suoi scopi , in quanto cercavano di creare un'organizzazione governativa sperando di ottenere la vittoria aUc prossime elezioni e prendere il potere. Kemal conosceva il problema e, all ' inizio, si rifiutò di indirle, quindi , cercò di rinviarle. Ma la situazione che si era venuta a creare ad Istanbul e le pressioni unioniste, lo obbligarono ad indirle. Il gruppo di sinistra, comprendente il Pc che aveva succursali in tutta l'Anatolia 17 , riuscì ad inserire nella Ganl vari suoi candidati: Kemal vide realizzare i suoi timori. ll gruppo nazionalista era poco numeroso e non aveva strette rclaziotlÌ, né con le masse, né con l'esercito: non era popolare. Del gruppo nazionalista facevano parte Kaz'im Karabekir, Bekir Sami, Fevzi Pa~a, lsmet Pa$a e i generali Zakia B ey, Rauf Bey, Ferit Bey; questi ultinti al di fuori degli intrighi politici. La Gant originariamente fu costituita da deputati eletti in 5 provincie (sangiak) con sistema elettorale doppio e da alcuni deputati del Parlamento di Istanbul fuggiti ad Ankara. Fin dall'inizio della sua formazione 18 , si svilupparono tre correnti politiche: kemalista 19, socialista musul-

16 Venne spiccata la conda nna a mo ,1e contro Ke mal e i kema listi messi al bando della religione come rivoluzionari. 17 T,' organizzazione comunista in Turchia constava di 18.000 iscritti e possedeva 4 testate giornalistiche (Erkir, Tavres, Ner S erou11d, Payer). li l'ct era legale ad Ankara e<l aveva sezioni in tutta l' Anatolia. Fu sciolto dal governo quando iniziò a svolgere una forte attività di propaganda. T.e principali correnti del Pct si dividevano in locali e russi. li primo raggruppamento comprendeva: socialisti, internazionali sti aggan ciati al Pst, sindacati . Il secondo raggruppame nto comprendeva: raggruppamenti russi, musulmani comunisti, azeri, tart ari di Crimea. Esisteva anche un' organizzazione lazi, guidata da un certo Mehmct Arovzov, che lavorava insieme ai comunisti. La g ioventù greca, armena e turca ave va organizzazioni particolari (R. 385). 18 Formazione iniziale della Gant= estrema sinistra: 30 deputati; unionisti e sinistra: 80 deputati; opposizione di destra, senza partilo, centro: 130 deputati, per un totale di 240. Sehhene, non vi fosse una chiara m aggioranza, il cen tro, sul quale Kc mal poteva contare, deteneva una forza decisiva. In un secondo momento tale Assemblea raggiun se i 350 membri. 19 Aveva la rnaggiora n7.a relativa nel Parlamento. Il suo programma fu chia m ato Halkçilik (Diritti del Popolo) e prevedeva la fomiazione di un governo nazionale con tendenze laich e.


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mana 20, comunista 21 . Queste tre correnti, durante la lotta contro le truppe greche sostenute dall'Intesa, adottarono una politica detta Kuva-i-milliye: forza nazionale o, Patto nazionale . Tale politica si basava esclusivamente sull'obiettivo di cacciare lo straniero dalla nazione cd era di fatto una coalizione di tutti i partiti e movimenti turchi . Tn questo tentativo, in tutta l'Anatolia furono formati comitati politici senza partito chiamati Società per la difesa dei diritti nazionali: di quì la denominazione di nazionalisti. Le correnti politiche che si erano andate formando nella Gant non erano presenti nelle provincie, dove non era ammessa alcuna ripartizione fra partiti . T "comitati" erano una semplice unione di uomini desiderosi di mantenere una loro dignità na7,ionale. In og ni regione anatolica i Turchi, anche quelli più influe nti, erano entrati a far parte di qucsU comitati. TI nuovo governo istituito dalla Gant, il lO maggio 1920, affidando il dicastero degli Lntcmi ad Hattat Pa~a e quello degli Esteri a Bck.ir Sami 22 presentava una fi sionomia politica di tipo transigente-occidentalista; rispecchiava idee kemaliste di una Turchia pronta ad un colloquio onorevole con l' lntesa. Ma, Francia ed Inghilterra rimasero sorde davanti le legittime richieste turche. Le truppe kcmaliste iniziarono un violento attacco contro la guarnigione francese di Mara~. Il 20 maggio 1920, dopo aver liberato la cittadina, obbligarono i Francesi a firmare un armistizio di cui Bekir Sami ne fu l'artefice . L' armisti zio segnò di fatto il riconoscimento politico di Ankara da parte francese. Da quel momento le posizioni del governo di Parigi nei confronti dei kcmalisti cambiarono progressivamente, assumendo una linea politica improntata al dialogo che si avvici nava alla posizione moder~ta tenuta sin lì dall' Italia. L'Ing hi Iterra, nella sua ostinazione, rimase politicamente immobile e continuò ad aiutare le truppe gn.:chc nel tentativo di smorzare le velleità della popolazione turca. Con l' incalzare delle truppe greche e con l' allargarsi del fronte, la quantità di armi e munizioni fornite dai Sovietici ai nazionalisti risultò insufficiente. Le fabbriche sovietic he, impegnate in uno sforzo di modernizzazione interna, non erano capaci di soddisfare una richiesta così massiccia come quell a turca. Ma il governo rnsso, rimanendo fedele aJl ' idca di combattere l' Occidente anche appoggiando Je rivoluzioni che potesse-

20 Ha lk Ziimresi, che raccoglieva 15 d eputati. Originariamente questo grnppo si chiamava Yesil Ordu ed era guid ato dal deputato di Bursa, Seik Efendi e da Yunus Nadi (rcr..laLLore del Yeni Giin). Partito di orientamento is lamico che si opponeva all'occidentalizzazione r..lel paese. Ino ltre, l' H.Z. cercò di mettersi al di sopra delle classi, considerando coloro che vivevano di lavoro sia mentale che fi sico servitori dell'umanità che meritavano protezione e difesa. 2 1 ll Pct aveva 10 de putati e ini;,.ii:J a sviluppare un' intensa attività solo dopo l'occupazione bolscevica di Baku e del litorale del Mar Nero. 22 F unzionario di carriera diplomatica. E x Consigliere d 'ambasciata, ex Vali di Beirut, di Trebisonda e di Van . Ex deputato di Tokat.


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ro intaccare in qualche modo il sistema capitalistico, concesse al governo di Ankara una sovvenzione di 450mila TL oro. Ankara si vide costretta a trovare altri partner.\' che la rifornissero; tra g li altri, si rivolse anche dall'Italia. Gli Italiani, che nella loro diplomazia avevano sempre sosten uto l'integrità della Turchia e non avevano mai nascosto le loro simpatie per i nazionalisti, presero a rifornire il governo di Ankara 23. Il Sultano, sotto le pressioni inglesi firmò, il lO agosto 1920, i I trattato di Sèvres che, di fatto, rappresentava lo smembramento della Turchia. La reazione politico-militare di Kemal fu violenta. 11 2 1 ottobre 1920, mentre il Sultano, dinastico ed anglofilo, avrebbe preferito il reazionario Damat Ferit, il governo di Istanbul passò nelle mani di Ahmet Tevfik Pa~a. La scelta di Tevfik Pa~a rappresentava la vittoria degli ambienti politici pronti ad intavolare una discussione costruttiva con i nazionalisti c segnava un ' ulteriore sconfitta della politica inglese in quel!' area. Nel novembre 1920, il rappresentante di Ankara a Berlino, Kiza Nuri, che si trovava di passaggio nella capitale anatoli ca, in una missiva indirizzata al Sultano, espresse la sua soddisfazione personale e quella della Gant nei confronti del nuovo gabinetto guidato da 'lcvfik Pa~a. Riza si dichiarò sicuro che Tevfik Pa~a, essendo un uomo di larghe vedute e un moderato, si potesse mettere d'accordo con il governo di Ankara «in modo da marciare mano ne lla mano per salvare la patria dal tranello nel quale è caduta». Alla fine del 1920, altri avvenimenti vennero a complicare l'orizzonte politico della città imperiale . l greci di Istanbul, impressionati ed indignati per la restaurazione di re Costantino, si andarono coagulando, sotto gli auspici del Patriarcato greco , in un Comitato per il risorgimento dell'Impero bizantino. Questo raggruppamento, con il tempo, si dimostrò una montatura ben orchestrata, in quanto la vera colonia greca non aderì alle manifestazioni. Uno dei capi del movimento era l'ex Gen. Mazarichis; il presidente, Venizelos. Al Comitato aderirono ufficiali e militari dell'esercito e della marina ellenica di stanza in Turchia. Durante una manffestazione promossa da questo gruppo si vide uno stendardo con l'effige di Yenizelos sull ' aquila imperiale bizantina. Uno degli slogan dei "bizanLini" era: «S e Smirne passa ai Turchi, Costantinopoli e la Tracia devono restare alla

23 Il 7 g iugno 1920 , un circasso giunto a Ista nbul da Adalia. esternò , ad un confidente del Col. Caprini , le sue intenzioni di reca rsi presso l'ambasciata ing lese per consegnare un prome moria nel quale denunciava di aver visto, ne l po110 di Adalia, sharcarc da un piroscafo italia no 75mila fuc ili e varie c asse di munizioni desti nale a i nazionalisti. Il circasso , dichiaratosi c ittadino albanese prote tto dall ' Italia, fu rimproverato dal nostro agente, in quanto, non era c on tale denuncia che ricompensava la protez ione italiana. T1 c ircasso c omprese e strappò la missiva (da un p1u111e111uria del Col. Caprini in data 12/06/ 1920 ).


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Grecia» 24 . Gli interalleati, nel febbraio 1921, a causa della forte resistenza kemalista e per le pressioni diplomatiche italiane, furono obbligati ad indire una conferenza a Londra 25 per revisionare il trattato di Sèvrcs. Alla Conferenza il governo ottomano chiese, tra le altre cose, che i I controllo interalleato fosse regolato in modo da assegnare ad ogni potenza un unico settore. Cioè: affidare al controllo italiano la gendarmeria, a quello inglese la polizia, al francese l'esercito. Il delegato na;,,ionalista, Bekir Sami, rivendicò l' integrità della Turchia. Tn sede extraconferenzialc, B ckir Sami riuscì a far passare l'idea che la scelta cli una politica distensiva avrebbe permesso una cooperazione pacifica con l'Occidente, la cui base era costituita dai probabili futuri trattati con Italia e Francia. Trattati che non vennero però ratificati per un «incidente di percorso». Mustafa Kemal, dopo che Bckir Sami non era riuscito ad ottenere concessioni favorevoli da Londra, ma solo da Roma e Parigi, non potè resistere alle pressioni della sinistra che chiedeva le dimissioni del minislro. Bckir Sami fu violentemente attaccato: venne accusato di aver firmato trattati con Italia e Francia nei quali s i facevano concessioni circa le zone d ' influenza. La Ganl era intransigente su questi punti e su ogni altra clausola che ledesse la sovranità turca. La posizione transigente di Bekir Santi a Londra fu notata anche da Mosca c he, in un telegramma alle Autorità di Ankara, espresse il desiderio di veder allontanato tal ministro 26 . Bck_ir Sami fu sostituto da Yusuf Kcmal 27 , il 16 marzo 1921, firmò un accordo con Mosca, ostile all'Intesa 28 . La firma dell'accordo di Mosca rappresentò l'apice del successo della politica unionista filobolscevica. Ankara iniziò a sovietizzarsi e i mcmhri del governo furono chiamati commissari.

24 R. 390.

25 All a Conferenza di Londra furono presenti le delegazioni de lle due turchie, pur senza poteri decisionali , così come que lla greca. Durante il m ese di febbraio 192 1 una persona degna di fede fece sapere al Col. Caprini che la missione del go verno di Istanbul, prima di partire per Londrn, si era messa d ' accordo con quella di Ankara c irc a la linea di condotta da tenere alla Conferenza. TI far cn:dere che tra le due delegazioni no n si fosse raggiunto un accordo era solo questione di carallere politico (R. 390). 26 R. 390. 27 Francofilo, uomo legato alla politica di Mosca, desiderava una Turchia senza controlli e rifiutava qualsia~i coll aborazione con l'Oc cidente. Stipule', oltre che con Mosca, trattati con l'lrnn e l'Afghanistan. Non nutri va una particolare s impatia per l' Italia. 28 I punti principali del tranato prevedevano un' alleanza milita re, il riconoscimento delle frontiere turche così com e erano a l momento dell'armistizio, la sovranità turca sull a Tracia occ identale, Sm irne, Cilicia e pa rte della Mesopot.ami a; aiuto militare per la riconquista delle provincie in questione, riconoscimento della città <li Tsl.anbul come capitale libera, abolizione delle capitola,.ioni e abbuono da parte russa, del debito pubblico ottomano (R . 388).


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Sebbene l'art. 5 dell'accordo parlasse di una somiglianza tra kemalismo e socialismo, la cosa non era esatta, in quanto, la lotta di classe non aveva nulla a che vedere con il naziona lismo turco e la sua lotta di liberazione nazionale. T Sovietici lo sapevano, e avevano sempre invitato i loro agenti in Anatolia a me ttere in primo piano, nella loro propaganda, la questione nazionale. In ogni caso la ri voluzione kemalista era una rivoluzione borghese e non poteva rispondere alla paro la d 'ordine «proletari di tutto il mondo unitevi» perché a quello slogan potevano rispondere solo i proletari . Nel mese di maggio la presidenza del gabinetto nazionalista passò nelle mani di Refet Bele 2 9 che però era impegnato al fronte. L' incarico passò al Gen. Feni çakmak Pa~a che già lo dirigeva ad interim. Fevzi ç akmak era considerato più moderato di Refet 30_

2. La propaganda bolscevica in Turchia Dopo la ratifica della firma della Pace con la Turchia, quest' ultima divenne 11n nodo per la propaganda bolscevica in Oriente. L'arri vo di agenti di Mosca e il soggiorno di ufficiali bulgari e tedeschi ad Ankara, restati dopo la fine della guerra, avevano fatto sì che la Gant si volgesse sempre più verso la politica sovie tica. Anche a Istanbul g li agenti sovietic i, che erano in stretto contatto con gli unionisti e soprattutto con il gruppo di sinistra, svolgevano una propaganda attiva tra le masse operaie 3 1_ A causa di queste sollecitazioni, nei primi mesi del 1921 nella città imperiale si formò il Partito Socialista Turco di Hi.isein Hilrni Bey (ex giornalista), che rappresentava il primo vero partito operaio riconosciuto dall a Sublime Porta 32 . Segretario onorario del partito fu nominato il direttore dell a gendarmeria imperia le Tasin Bey 33; come segretari o e ffetti29 Refol Pa~a, intransigente ed ang lo foho. Ex comandante della gendarmeria imperiale prima di Ali Kcmal l'asa. li Col. Caprini lo e bbe a Salonicco nella scuola di gendanncria e mantenne con lui rapporti amichevoli che poteva sicuramente riallacciare se il governo italiano lo avesse chiesto. 30 R. 388. 3! R. 388. 32 TI Pst con stava di 4mila iscritti. Intorno alle sue bandiere s i strinsero soprattutto gran parte degli operai delle Società dei t:ramvai, del tunnel e dell ' azienda elettrica. LI Pst e bbe una crescita rapida e, nell'ottobre del 1921, raggiunse i 14 .300 iscritti. Il Pst assorbì, nel corso dello stesso anno, il Partito d ei Facchini che rappresentava l' organizzazione proletaria più forte di Istanbul (R. 390). 33 Ex capitano, già aiutante in campo del principe egiziano Aziz. In Egiuo rese grandi favori agli ing lesi. La sua nomina fu dovuta al fatto che società poliliche e apolitiche in Turchia nominavano, per consuetudine , funzion ari e personaggi innuenti come soci onorari, quindi, tale nomina non rivestiva un' importanza particolar e; rappresentava un controllo da parte dell ' inteligence inglese, essendo inoltre, il direttore della polizia membro della s le ssu organizzazione (R. 390).


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vo Sevket Bey (senza fisso lavoro). La sinistra, sempre piì:1 attiva ad Ankara, meditava di prendere il potere politico scalzando Kemal. Forse a questo fine la Gant invitò agli ini zi del mese <li maggio 192 1 Envcr e Talat a visitare l' Anatoli a ad ispezionare l'eserc ito. Enver declinò l' invito giudicandolo inopportuno, visto il momento politico vissuto dall'Europa, e deleterio ai fini dell 'azione da lui <liretta nel Caucaso mirata a l la formazione di un movimento panturco. TI v iaggio ad Ankara del Gen. Karabekir Pa~a fu inteso come un secondo tentativo della sinistra per sostituirsi a Kemal. M a Karabckir, che fino a quel m omento aveva rifiutato di inviare rinforzi verso l'Anatolia occidentale coltivando una politica e nverista e filosultaniale, rinnovò la sua fedeltà al patto nazionale. Si temette che un disaccordo tra i due avrebbe potuto modificare l'assetto politico-militare anatolico. A Karahekir no n mancavano di certo i mezzi per imporsi a Kemal e sostituirsi a lu i ne l comando supremo dell'eserc ito. Karabckir, che rappresentava l'avanguardia di Envcr dal quale aveva g ià ricevuto rinforzi dal Caucaso di truppe islamico-bolsceviche sbarcate a Trabzon (20mila uomini), disponeva di 35mila uomini a cui andavano aggiunti numerosi clementi curdi. Un ullcriorc successo della sinistra ad Ankara fu rappresentato dalle dimissioni del ministro degli lntcrni Hattat P a~m, c he avvennero nel lug lio 192 1. La causa fu la sua intransigenza nei confronti di Enver. Fu sostituito da Refet Bele: ainico personale di Enver che, con lui, aveva preso parte al movimento dei Giovani Turchi a Salonicco 34 . Dietro tutte queste manovre politiche, la mano di M osca era onnipresente. In quel momento la propaganda bolscevica in Turchia, il cui focolaio d' atti vità era concentrato uffici almente nelle mani di Aralov, m a realme nte in que l le del principe C hakhovskoij 35 , era m olto attiva. I Sovietici sostenevano mate rialmente e moralmente la Turchia in quanto, secondo i loro piani, non solo poteva essere la guardiana degli Stretti smilitari zzati, ma anche la princ ipale protagonista della 1ivoluzione in Oriente 36. Tali piani erano favoriti non solo da ll ' alleanza militare con Ankara e dall'influe nza politica di Mosca sulla Bulgaria, ma anche dall' assenza di una politica fem1a in Europa improntata alla discordia, soprattutto sulla questione anatolica. L' alleanza russo-turca fu confermata con il trattato di Mosca del I 6

34 R.

390. 35 Pri ncipe Chakhovskoy. Finì g li studi al liceo imperiale e qui11di frequentò l' Istituto Orientale di Pietrogrado. Prese parte a varie missioni diplomatiche in Oriente. Prima della guerra fu capo de l Di partimento orientale degli Affari Esteri di Pielrogrado. Dopo la rivoluzione bolscevica del 1917 restò in quel mini stero. Fu invialo nel Tun;heslan e quindi ad Ankara. li eonsig Uere di Chakhovskoy era il Col. Pogorclov, che svolgeva anche gli affari militari (R.39 1). 36 R. 385.


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maggio 1921, nel quale fu messa in evidenza una solidarietà comune, mossa dal desiderio di mantenere un' amicizia basata su interessi reciproci. I due contraenti rifiutarono di acccllarc il trattalo di Versailles e si impegnarono a difendersi reciprocamente da qualsiasi atto internazionale che potesse essere imposto ali' altro. All'inizio del 1921 , in Turc hia erano presenti 95.000 profughi m ssi, <li cui circa 35.000 a Istanbul 37_ Di conseguenza, nella città imperiale si andò organizzando, soprattutto in quelle zone dove erano presenti clementi delle armate del Geo. Vrangel, un Partito Comunista Russo, la cui direzione era affidata a Serguey Kolhanovskij e la segreteria a Villier Sophie. Tale organizzazione cercava di attirare verso il bolscevismo la grande m assa dei profughi. Ad Istanbul, occupata dagli alleati, la propaganda bolscevica non ottenne grandi successi. J rappresentanti ufficiali di Mosca, tra i quali l' agente del Comintern commi ssario Kudish 38 , non poterono lavorare apertamente ma solo c1andestinamente 39_ Prima dell'arrivo di Kudi sh, l'attiviuì bolscevica ad Istanbul era assai debole e, sia gli agenti inviati da Mosca, sia le cellule comuniste facevano il loro lavoro separatame nte, senza avere né un centro cli coordinamento né un programma di lavoro prestabilito. Kudish apportò forti risorse materiali e riuscì a coordinare il lavoro degli agenti ottenendo maggiori risultati nella propaganda. Assecondato dai Turchi per s pirito di opposizione agli alleati, Kudish potè ottenere qualche successo 40 . Grazie a lui fu organizzata l'Unione comunista degli operai turchi c he aderì ali' Internazionale rossa. Quindi, riuscì a formare, con l'aiuto di H amid Bey, una regolare struttura del Pct e vari centri di propaganda come le birrerie Maxime Gorki a Calata, Polonia e Kemeralfi, nonché l' Unione internazionale dei marinai, anch'essa legata al Vnectorg per la mediazione di Sukhodol. Risultò che in seno a tale movimento vi erano delle connivenze con marinai inglesi e france37 R. 390. 38 Bronislav Kudish aU' inizio del bo lscevismo era pro prietario di un grande magazzino a Rostov cd intratteneva relazioni commerciali con il Caucaso. Durante la lolla dell' Armata volo ntaria contro i bolscevichi, Kudish lavorì> per le due pari.i. Costretto a fu ggire, durante la lotta di Crimea fu arrestalo a Ya lla come membro di un'organizzazione bolscevica. Ma, grazie ai servigi resi all ' Armata volontaria, fu liberato. Verso la fine del 1920 , fece sua appariziom: a Istanbul. Kudish , che al suo arri vo ad Istanbul fu segnalato con il nome di Carichct, prese alloggio al Pera Palace Hotel, occupando le stanze 98 e 99. Restava grande tempo nei suoi alloggi ricevendo persone di di versa nazionali1.à, Ira le quali anche ufficiali inglesi. Viveva con larghezza di meu .i (R. 390). 39 L' ufficio bolscevirn di Istanbul formava gruppi di collaborazione attiva che dovevano ag ire congiuntamente con i gruppi kcmalisti a l momento d ell'occupazione della ciuà. A Eyup e Bebck furono organizzate scuo le che insegnavano le tattiche della g uerriglia urbana (R.388). 40 Zo lotariev, che sostituì Kudish, dovette la~ciare Istanbul per Ank.ara e, il Vncchtorg, non fu riconosciuto come organo statale ma come struttura commerciale, quindi soggetta al pagamento delle lasse (R. 388).


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Sl.

Nelle liste sequestrate non erano presenti nominativi di marinai italiani. Kudish aveva rcla:.r.ioni anche con gli agenti sovietici in Bulgaria. Nel corso dcli ' aprile 1921, perquisizioni cd arresti effettuati dagli intcral lcati portarono alla luce gli sforzi che gli agenti bolscevichi facevano per attirare dalla loro parte i resti delle annate di Vrangel 41 . La delegazione conunerciale sovietica (Vecnetorg) arrivò a Istanbul, nel maggio 192 1, prendendo alloggio al Karakoy Palace, con i seguenti fini: controllare la navigazione commerciale; partecipare agli affari commerciali con la Russia 42; svolgere lavoro politico segreto. Quest'ultima mansione fu affidata prima a Mare Kuznetsov, quindi a Kudish, entrambi ebrei. Kudish, più tardi, fu coadiuvato da un a ltro ebreo: Zolotarev, comunista d 'estre ma sinistra. TI Vnechtorg era ufficialmente riconosciuto come organo commerciale del potere sovietico ma, essendo legato al Consiglio dei commissariati e al Comitato esecutivo dell' lntcrna1.ionale rossa, era di fatto un cardine dello spionaggio sovietico 43. Ad ogni sezione del Vnectorg erano legati infatti agenti appaitenenti sia aJla III Internazionale, sia alla cellula di spionaggio militare che era in contalto diretto con il Comitato rivoluzionario. Kudish organizzò la sezione di propaganda del Vnectorg legandola alle cellule di spionaggio militare e politico, ed assicurò. grazie all 'agente Olcha, stre tti rapporti organizzativi con l' Unione comwùsta degli operai turchi. La più interessante di queste cellule era que lla mi litare, alla cui testa si trovava Tukhlo, legato direttamente con il Consiglio militare rivoluzionario di M osca. Oltre che dello spionaggio militare, questa sezione era anche incaricata di reclutare ex ufficiali bianchi per l'Armata Rossa. 1 suoi agenti collaboravano con lo spionaggio tedesco dell' organi1.zazione di Indendorv e Ku<lish aveva relazioni con Gertz, Ockra, Reizik, ed altri 44 . Lo spionaggio militare vero e proprio però, sfuggiva alle competenze

4 1 Proclama dell'organizzazione di Istanbul del Partito Comunista Russo alle armate di Vranghel : «Proletari di tultn il mondo unitevi! voi, i senza rifugio, affamati, frodati da generali ed ufficiali che vi hanno lasciato in un paese stranjcro promellen<lovi LUI rientro glorioso. Questo è fal so! Vi hanno ingannalo! Vi hanno fatto c redere che l' Armata Rossa fosse dehole. Non è così . Al momento del trionfo del proletariato russo noi vi richiamiamo in patria per lavorare alla sua ricostrnzione ed alla sua difesa... Con le armi c l' aiuto delle masse turche noi rientreremo in Russia. Tutti coloro che credono nella ri voluzione sono invitati a formare i nostri ranghi e a stringersi sotto le nostre bandiere, a fondersi con il proletariato russo, a formare la fami glia comunista (R. 390)». 42 Tra le al u·e cose la delegazione si occupò di due spediz ioni di abbigliamento milita re in Russia meridionale, fatta in grande parte su navi italiane (R .388).

43 R.

388.

44 l T edeschi avevano stahililo ad Istanbul una vasta organizzazione di spionaggio politico-militare direLto <la ex uffici,ili tedeschi e diplomatic i austriaci. L 'organizzazione si


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di Kudi sh, era, infatti, svolto da ufficiali di Stato M aggiore appositamente inviati dalla Russia, i quali avevano a loro disposizione: la Sezione di ricensim,1nto e l'Ufficio politico del commissariato del popolo dell '!nternazionale. Uno dei membri più importanti della ] A sci.. era Jean Jablonsky Elsi, che aveva relazioni con il Col. di S.M. Jean Ansimov il quale era andato ad Istanbul al fine di organizzare un gruppo di agenti. TI lavoro militare ad Ankara era concentrato nelle mani de l Col. di Stato M aggiore Jean Pogorelov, alias Milanov. La sua organizzazione aveva una succursale ad Istanbul , diretta dal Cap. Kalatevskij Vladimir Kostantinovitch che conosceva molto bene la lingua turca. Tra i collaboratori di quest'ultimo figuravano un certo Sipiagin (alias Lanskij, Egor, Yuri , Petroviteh) e sua moglie residenti a Pera, che avevano, tra l'altro, stretto amicizia con alcuni ufficiali italiani. Ad Tstanbul , durante il soggiorno di Kudish fu segnalata la presenza di un certo Barutchantz, che cercava di ottenere informazioni militari entrando anche in relazione con g li alleati. L'agente aveva a sua di sposizione un gruppo di uomini, tra i quali figurava il Cap. 1.vanitzkij . Le questioni di diretta competenza della sezione politica d'informazione erano: a) affari relativi ai controrivoluzionari. b) Controllo degli emigrati russi. c) Controllo delle organizzazioni zari ste. d) Sorveglianza della stampa estera. e) Sorveglianza dei viaggiatori che si recavano in Russia. La sezione politica di informazione aveva formato un gruppo speciale che, legato al Vnechtorg, era incaricato di studiare la situazione di mercato ad Istanbul: la sua attività principale consisteva nell'acquistare e vendere munizioni cd equipaggiamenti militari. Sempre per scopi informativi, tale sezione lavorava congiuntamente con l'organizzazione tedesca Mennomites, con sede ad Istanbul, Rue Tatvla, 5 - Yenikoy. Alla testa di questa sezione particolare era un certo Burngol z, membro del Vncctorg che tra l'altro, ave va rapporti con un certo Zuss a Berlino e con il gruppo Spartal<. La propaganda creò un'organizzazione, il cui agente principale e ra Kafarov; ma, visti gli scarsi risultati e il ristretto numero di operai organizzati, l'Internazionale rossa gli ordinò di lavorare meglio 45. Le relazioni politiche del Vnectorg con le rappresentanze socialiste e comuniste della città era no mantenute trami te Hamid Bey ed Ali Bey, impiegati dell'organizzazione. La missione commerciale sovietica di lstanbul era considerata uno dei centri più importanti per la diffusione della propaganda comuni sta in 0 1iente. Oltre che dal Vnectorg, essa era rappresentala dal Zentrosoyuz (organizzazione delle cooperative sovietiche) e dall' Arkos (che disponeavvaleva an che del sostegno di cittadini di Paesi neutrali come: olandesi, e brei, ucraini ( R. 388). 45 R. 385.


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va di 3 sottosezioni: commercio, lrasporti, contabilità). Le sezioni e sottosezioni erano strettamente legate fra loro e il Vnectorg ne conlrollava l'attività operativa. Personaggio chiave dell ' organizzazione fu Kuznetsov 4 6 che, seppure partigiano <lei decentramento, lavorava in n1tte e tre le organizzazioni. Grazie al suo lavoro potè ottenere dalla Banca Ottomana, che aveva aperto una succursale in Transcaucasia, un credito di 25.000 TL in oro. Sebhene l' intero apparato della propaganda fosse fortemente collegato e strettamente controllato, esisteva una certa ostilità tra le varie sezioni dovuta ad accuse di speculazione reciproca. li successo di Kuznetsov acutizzò le polemiche. Le sezioni presentavano una differenza sostanziale anche nell'organizzazione interna. Infatti, mentre nell' Arkos e nel Zcntrosoyuz si respirava un'aria di libertà apparente, l'organizzazione del Vnectorg era basata su metodi ccchisti. Per farsi ricevere da un funzionario occorreva riempire un questionario e solo dopo un'interrogatoria inquisizionalc, svolto da un'ebrea di nome Ida Samuilovna Revzina, si poteva parlare con la persona desiderata. Il Vnectorg disponeva di una sezione speciale che controllava i suoi stessi impiegati; alla testa di tale gruppo era un certo Avner. La sezione economica era guidata da un inglese: Haskinson, di estrema sinistra. Kuznetsov si occupava <li affari commerciali che non avevano nulla di politico. Nel Vnectorg lavoravano 47 persone. Un altro veicolo di propaganda era la stampa. Ad Istanbul arrivavano la Pravda, la Rabotchaia Gazeta, il Gudok, e il Nakanun di Berlino. Tra i giornali di Istanbul di tendenza bolscevica si segnalavano: l' lleri 47, il Tanin 48, e il 1èvhid-i-Ejkar 49 che invitava gli immigrati russi al ritorno in patria. Fra quelli provenienti dall'Anatolica I' Hakimiyet-i-Milliye (Potere del Popolo): giornale ufficiale di Ankara. Tra i giornali commerciali si distingueva il Courier Commerciai. Gruppi comunisti particolarmente nutrili si erano formati in tutte le città che registravano la presenza <li una missione diplomatica sovietica.

46 K. Mark Feodorovitch. Non apparteneva al Pc ma era piuttosto un socialista rivoluzionario. ingegnere, d ' ori gine piccolo ru ssa, ucranofilo. 4 7 I/eri: giomaJc talvolta irruente. versatile cd erudito. Fondato dai frntelli Celai (deputati di Gallipoli) e da Subhi Nuri (pubblicista). 4 8 Liquidato dai nazionalisti con l'accusa di essere un organo di stampa straniero. Giornale che ispirandosi al patriottismo veni va letto con panicolare interesse. 4'> Proprietario della testata era un certo Velid Ebuzia, il più diffamato giornalista di Istanbul. Venne processato più volte per calunnie e imposture. Personaggio estremamente xenofobo.


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3. Il fallimento del bolscevismo in Turchia Durante il corso de l 192 1, negli atteggiamcnli diplomatici francesi ed italiani si potè notare una disposi zione al dialogo nei confronli dei kemalisti. Gli Italiani, accorlisi del sempre crescente pericolo bolscevico c he serpeggiava tra le milizie nazionalisle, considerando il fenomeno nato e sviluppatosi grazie all'assistenza materiale offerta da Mosca, tentarono la carta dell'avvicinamcnlo politico per spezzare le lcndenze filosovietic he basate su un aiuto militare unil alcrale: quello sovietico. Una missione diplomatica italiana guidata dal conu11issario per l'Anatolia, console Tuozzi, partì l' 11 giugno 1921 da Rodi per poter incontrare Mustafa Kemal. Quando g iunse ad Adalia, il Console venne informato del rifiulo kemalista di ricevere la missione. Il rifiuto fu motivato dal perdurare dell 'occupazione italiana, che ancora non aveva evacuato Adali a. La missione fu costretta a rientrare a Rodi il 12. G li Inglesi, invece, che non erano intenzionati a subire una sconfitta politica, non intrapresero la strada del dialogo ma continuarono una strategia antinazionali sta mirata a ristabilire il potere sullaniale ne l Paese. Il Sultano, che era di venuto un fantoccio nel le mani di Lloyd George, avrebbe a sua volta garantito un egemonia britannica nel la regione. l servizi inglesi 50 di Harbiye (Istanbul), non erano rimasti con le mani in mano. In accordo con il governo sultaniale, deci sero di far eliminare M . Kemal , ritenuto, se non il fautore, il maggior responsabile delle scelte filosovietiche di Ankara. TI compito fu affidato all'i ndiano Mustafa Saghir 5 1 c he fu coadiuvato dal Cap. Be nncl, dal Col. Nelson, da l Cap. Simsak, dal Dr. Frou (cappellano militare), dal Com. Monfor e dal direttore della gcmlann eria ottomana Ta!;,in Bey. 11 piano di S ag hir, che richiese un anno prima di essere messo in atto, incontrò varie difficoltà ne l reperire gli esecutori 52 e si risolse con l'arresto dell'attentatore. Saghir, durante il processo a suo carico che si svolse ad Ankara, accusò Darnat Ferit di essere a conoscenza del piano e, Ta~i n Bcy come suo complice. Fu giustiziato nella città anatolica nel giugno 1921; Ta!;,in Bey e Damat Ferit furono condannati a morte in contumacia. La diplomazia inglese, sebbene non con gli stessi metodi, si mosse a nche nei confronti di Enver, ne l mese di luglio, un emissario britannico 50 I Servizi di sicurezza inglesi si dividevano in due sezioni principali: informazionj militari e informazioni polilichc. U primo era dirello dal Gen. Wilson ed il secondo dal Col. G rieben . Le due sezion i avevano rapporti rispelli vamentc co n il mirustero della Guerra e quello degli Esleri, tramite il comandante del Quartier generale inglese Gen. Harington. Uno dei c;ipi dello spionaggio inglese era un certo Aronaki, is raelita, già informatore del sullano Abdii lhamid. 51 Organizzatore del ri uscii.o attentato contro l' E miro dell 'Afgh anistan. Agente dei scrvi:r.i segre ti inglesi e legato al Cap. R ennct (R.390).


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prese contatti con lo strntega al fine di ricondurlo su posizioni transigenti, atte a riconsolidare un ' amicizia con l' Occidente. La missione, che non ebbe successo apparente, ottenne comunque lo scopo di mettere l'Inghilterra sotto una luce diversa da quella che aveva ri vestito fino a que l momento agli occhi di Enver. Un ulteriore tentativo inglese per riprendere una certa influenza ad Istan bul fu fatto dal primo interprete dell ' ambasciata inglese. Jl funzionario, durante il mese di ottobre, si recò più volte ne lla casa del presidente del Partito d ' Intesa Liberale: Sadi'k Bey. Oggetto dei loro collocui fu il progetto di far confluire i due partiti liberali e l' Associazione Amici del l' Inghilterra in un unico movimento politico, che rappresentasse un blocco compatto, capace di rivitalizzare le forze conservatrici cittadine al fine di far ritornare al potere l'anglofilo Damal Fcrit. Ma Ismail GUmUlcine, membro del P. d' rntesa Liberale Moderata 53, rifiutò qual siasi forma di fusione con le altre correnti che erano invece disposte ad attuarla. Gli anglo li li , dopo il rifiuto di Tsmail GùmUlcinc, furono costretti a cercare un altro alleato e lo trovarono nel Partito d 'Elevazione della Patria fondato da Serif Yahya con carattere semi-segreto. Per iscriversi ~ tale partito occorreva un giuramento speciale. Polizia e governo stavano indagando su di esso. Tali colloqui risultarono però vani. T vari partiti liberali , non raggiungendo un' intesa omogenea, mantennero ognuno una propria fisionomia politica 54 • Ne l scttcmhre 192 1, la Gant, in seguito alle ultime vittorie riportate sulle truppe greche, conferì a Mustafa Kcmal il titolo di Gazi 55 e il grado di Mucir 56. Più costruttiva fu la missione condotta ad Ankara, nell'ottobre 1921 , da Franklin Bouillon 57 , accompagnato dal Tcn. Col. Sarou. ~2 Veramente se ne trovarono tre, due musulmani ed un armeno. U primo, Ali Bey, nato a Monastir, fu presentato a Saghir grazie a Ta&in Hcy. Chiese 10.000 TL per agire. Gli e ae diedero 1.000 ma non fece null a: sparì. TI secondo era un ufficiale contabile turco, un certo Fehmi Efendi di Adrianopoli, ma anch'esso era in malafede. Fu presentalo a Saghir sempre graz ie all'inlercessione di Tas in Hcy. TI terzo era un uft1cialc inglese di origine armena che rispondeva al nome di Papazian e fu il Cap. Simsak che lo prcscnlù ma, dopo aver sentilo il p iano, viste le difficoltà, si rifiutò di attuarlo (R . 390). SJ Movimento anglotilo fondato I' .11 luglio 1920 . Sviluppò un 'attività anliministcrialc ed antinazionalista. li presidente era Mu stafa Sahri, ex Seyb-ii l- lslam, già appartenente al ministero d i Damat Fcril a cui era restato devotissimo. Le s ue mire erano <li ahhaltere l'attuale gahinetlo (settembre 192 1), se necessario anche con un atto di violenza politica. Disponeva di un com itato armato composto da 50 persone che voleva tentare un colpo di Stato. li piano era molto semplice. Avrebbe inserito partigiani alla Suhlime Porta che g li avrebbero permesso, armi alla mano. di sorpremlere il gabinetto in riunione per deporlo (R. 390). 54 R. 390. 5.5 Negli ultimi tempi l' Impero ottomano aveva avuto tre Cìazi: Osman Pasa (difensore di Plevna 1877), Muhlar Pasa (Caucaso 1877), Adem Pa&a (vinci tore dei greci 1889). Il titolo di Gazi però spellava al Sultano concederlo, quello di Kemal er a staio concesso dalla Ganl (R. 390). 56 R. 390. M ucir = Maresciallo.


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La Francia proponeva ai nazionalisti la restituzione della Cilicia e del vilayet di Diyarbakir. Tramite queste rinuncie il governo francese sperava di ottenere un'influenza economico-politica in Anatolia. Tra le altre cose, Frank.lin Bouillon, offerse una collaborazione militare, sotto forma di riorganizzazione della gendarmeria, effettuata esclusivame nte da uffi ciali francesi. Nello stesso mese la Francia concluse importanti affari concernenti i rifornimenti di armi di piccolo e grosso calibro, munizioni 58, autocarri, automobili, cavalli, coperte, baracche e quanto potesse essere utile all'esercito nazionalista. Negli stessi colloqui si gettarono le basi per un accordo militare franco-turco che venne tenuto segreto. I punti principali di tale accordo erano: rifornimento di materia le bellico per un ammontare di 17 milioni di franchi francesi e la promessa d 'aiuto per far smobilitare le truppe greche dalla Trac ia orientale e Anatolia occidentale. La Turchia, da parte sua, si impegnava ad accettare un nucleo di uffi ciali francesi nel ruolo di ispettori cd organizzatori della gendarmeria, dell'aviazione, dell'esercito. A livello internazionale, la Turchia avrebbe fatto il possibile per spegnere eventuali animosità russe dirette contro la Francia o contro suoi domini in Asia. Molto probabilmente Frank.Jin Bouillon, ad Ankara, ebbe un colloquio con il sovietico Cicerin , anch' esso in viaggio politico nella città anatolica. Dopo questo incontro, più tardi, Frank.lin Bouillon si recò a Mosca 59 . Sebbene i colloqui con gli occidentali non fossero coronati da un successo diplomatico immediato, M . Kemal sapeva che un accordo onorevole poteva essere stipulato solo con rappresentanti dcli' lntesa. Nel novembre 192 1, Mustafa Kcmal era fortemente preoccupato a causa dell' attività di Envcr, che al soldo di Mosca, tentava di otte nere spazi capaci di trascinare la Turchia nel bolscevismo. Gli cnveristi andavano svolgendo una propaganda sempre più agguerrita e diffondevano la notizia che l'Armata Rossa sarebbe venuta in loro appoggio. Kemal, che vedeva un qualsiasi intervento straniero in Anatolia come un' ingerenza negli affari interni della Turchia, si opponeva a queste teorie. Pensava, inoltre, che tale azione di propaganda potesse portare discapito alla politica turca di fronte agli occidentali . A seguito di ta li considerazioni avrebbe ordinato l' espulsione di vari cnveristi da Ankara e dal l' Anatolia, nonché messo sotto stretta vigilanza i comitati unionisti. U na seconda missione diplo matica italiana, sempre guidata dal con-

57 F.B. nel 1890 era insegnante alla scuola di Kadi"koy (Istanbul). Rimase in quella città per akuni anni e conosceva bene il Paese. Rientrato in Francia fu eletto deputato, 4uin<li presidente della Commissione Esteri al Parlamento (R. 390). 58 150 milioni di pez~.i tra piccolo e grosso calibro. I kemalisti non comperarono fuci li perché disponevano <li 70mila Mauser nuovi di ri serva. 59 R. 391.


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sole Tuozzi , si recò ad Ankara giu ngendovi il 21 novem bre. Restò nella città analolica per un mese, ma non ottenne nessun risultato pratico. I turchi, oltre a non voler far concessioni in quell' area, temevano un 'infiltrazione di mano d'opera rurale allravcrso l'immi grazione. In ogni caso, il lavoro dip lomatico svolto dal Console fu utile per conoscere gli umori e le richieste politiche dei Turchi . Contemporaneamente al fal li mento de lla missione Tuozzi si ebbe un ric hiamo ad Ankara di Carni Bey, rappresentante nazionalista a Roma 60. Il governo di Ankara, nel dicembre 1921, firmò un accordo con l'Ucraina che ri vesti va anche importanza militare, in quanto era diretto a neutralizzare un'eventuale entrata in guerra della Romania a fianco della Grecia 6 1. Nel dicembre 1921 , si ebbero i colloqui ang lonazionalisti di Inebolu nei quali si sarebbe parlato dell'eventualità dello sgombero delle truppe greche dall' Anatolia e dalla Tracia. In quell'occasione si parlò anche della disponibilità inglese di concedere Adrianopoli alla Turchia. Inoltre gli Inglesi, a l fine di garantire una evacuazione pacifi ca per le comunità cristiane locali, proposero una loro occupazione dei territori già occupati dai Greci 62. Il ministro degli Affari Esteri del gabinetlo di Tevfik Pa~a, Izzet Pa~a 6'.l, personaggio noto per le sue si mpatie per il governo nazionalista, tentò una missio ne ad Ankara, mirata alla riunificazio ne dei due poteri turchi. La missione di lzzet fallì, e l'accordo <li Ankara con la Francia fece vac illare il governo di Istanbul, che era stato formato per raggiungere tal scopo. Gli anglofili di Intesa liberale, sente ndo sempre più vicina la loro catastrofe e non essendo riusciti a ri stabilire politicamente il loro potere iniziarono ad elaborare piani per effettuare un colpo di Slalo. li governo, venuto a conoscenza de lla trama, i I 9 gennaio 1922, la sventò. Nel febbraio 1922, Yusuf Kemal, in missione ad Istanbul, confermando ancora una certa fiducia nei confronti del ministro degli Esleri I zzct Pa~a, gli restituì la visita. Ma, poco dopo, le simpatie del governo di Ankara per Izzet Pa~a vennero meno, in quanto ligio ai voleri del Sultano, molto spesso impartì direttive in contrasto con le scellc di Ankara 64 . Durante il mese di feb braio 1922, i kemal isti acquistarono 2.400

60 R. 390. 6l R. 39 1. 62 R. 390. 63 rz,.et PaJia, nella qualità di ministro degli Affari Esteri del gabinetto di Tcvfik Pa~a, stipulò, tra l' altro, con il marchese Garroni un accordo economico-commerciale con gli italiani della durata di 5 anni per i segue nti sellori: I) carbone di Eraclea, 2) costruzione di una stazione elettrica ad Eraclea per il rifornimento <li Istanbul, 3) costruzioni navali nell a regione del Menderes, 4) ferrovie . L' accordo sarebbe stato vaHdo solo nel <.:aso <.:he la pa<.:e fos se finnata da quel gabinetto turco. Essendo decaduto il governo della Sublime Porta,

anc he d etto accordo fu considerato nullo (R. 358).


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uniformi e 2 aerei dall' ltaJia e 30 dalla Francia. Avviarono inoltre con Roma trattative per l'acquisto di altri 30 aerei. Tali trattative furono mediate dall'ufficiale d'aviazione Cap. Colombo. 1 contratti che Ankara stipulò con le due nazioni occidentali raggiunsero un volume d'affari in forniture belliche di poco inferiore a quello sovietico. li Partito d'lntesa Liberale, temendo che il governo raggiungesse un accordo con Ankara, nel mart:o 1922, andò organizzando una lega militare alla cui presidenza figurava il Gcn. di Div. Kiraz Hamdi Pa:;;a. Scopo della lega era combattere, se necessario, contro le truppe nazionaliste di /\.nkara. A tale lega aderirono anche elementi dell'associazione Amici dell'fnghillcrra (fondata nel maggio 1919, con 60mila memhri) guidata da Seyfeddin Bey, cx vali di Scutari, che ebbe già un ruolo importantissimo nella decisione presa dal Comitato centrale dell'Associazione di formare bande di circassi , lazi e curdi per aiutare l'azione greca contro Ankara. Dopo che il Pst, nel mese di febbraio 1922, aveva organizzato diversi scioperi, il presidente del partito, Huscyin Hilmi Bey, fu arrestato dagli agenti del Servizio di controllo francese con l'accusa di danneggiamento al funzionamento delle lince dei tramvai: venne condannato a tre mesi di reclusione con la conseguente depo11azione in Tunisia. çaklr Ras"im 65 divenne il nuovo presidente del partito. La sua nomina, però, fu illegale, in quanto non era suddito ottomano e, secondo lo statuto del partito riconosciuto dal governo oltomano, Hilmi Bcy era inamovibile. çakir, di conseguenza, per ovviare questo secondo punto, convocò la direzione del pa11ito e fece votare un nuovo statuto che non fu riconosciuto dal governo; il Pst continuò a svolgere la sua attività politica in modo illegale. Hilrni Bey, quando uscì di prigione senza aver scontalo l'intera pena, rivendicò il vecchio incarico di presidente del Pst. çakir si rifiutò di dimissionare e Hilmi Bcy si rivolse alle Autorità ottomane. li ministro deg li Interni diede disposizioni in modo da portare la questione davanti alla Commissione di controllo interalleata. TI Col. Caprini, che ne era il presidente, con l'assenso delle delegazioni francese cd inglese, accettò che Hilrni bcy fosse re integrato a l suo posto e specificò che se çak"ir si fosse ribellato, la polizia oUomana, per far eseguire l'ordine, avrebbe potuto ri volgersi al settore interalleato competente per giurisdizione e per nazionalità. çakfr, pensando di essere sotto la protezione italiana, non abbandonò immediatamente la presidenza: la polizia ottomana riccvclle dalle Autorità alleale l'ordine di agire. Quando çaklr fu rimosso, venne espulso dal Pst, in quanto colpevole di aver modificato lo statuto riconosciuto dal

64 R. 391. 65 Nato :-i Tripoli , cittad ino italiano, cx capode posito dei lram vai di Aksaray (R. 385).


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governo. TI partito fu rifondato secondo il veccbio statuto e riprese la normale attività 66. Sulla scena internazionale, ali' inizio della primavera 1922, apparì violenta la ribellione di Enver nei confronti <li Mosca. Durante il mese di marzo, Kcmal, preoccupato per la massiccia propaganda e nvcrista che in alcune provincie orientali raccoglieva intorno a sé sempre più vasti consensi, diede ordine di far arrestare i maggiori agitatori. Venne ro così impiccati tre ufficiali a Trebisonda. Da parte interalleata si iniziò a smantellare in modo decisivo le strutture della propaganda sovietica colpendo i suoi agenti. li 22 aprile venne arrestato, al molo di Kavak (Istanbul), un certo Gordcnko G eorges Vassilievtch 6 7 , agente di informazione per i Balcani, segretario del gruppo comunista Prigionieri kemalisti, rifugiati in Yugoslavia. Aveva con sé numerosi documenti di propaganda da distribuire lungo il viaggio. La cellula Prigionieri kemalisti era composta da combattenti georgiani cd a;,.cri passati nelle armate kemaliste, e quindi catturati dalle truppe greche in Anatolia; già internati in Tracia quali prigionieri di gue rrn . Gordcnko, che si rifiutò o non poteva dare informazioni precise su questa cellula, citò, tuttavia, come direttori Kovatchevitch e Volkov. Inoltre, specificò che tale organizzazione aveva inviato numerosi agenti in Turchia, i quali e rano sempre riusciti ad eludere i controlli di frontiera. Gordenko stesso attJjbuì il suo arresto al caso: doveva incontrare un certo Kolesnikov 68 che però non si era fatto trovare sul molo. Go rdenko, tra l' altro, doveva consegnare alla missione sovietica il processo ve rbale n. 15 del gruppo PriKùmieri kemalisti stilato il 12 aprile 1922, nel quale si ringraziava Mosca degli aiuti malcriali e morali concessi, soprattutto a partire dal mese di febbraio. Un altro scopo della sua missione ad l sLanbul era informa re il Vnectorg della situazione dei profughi in Bulgaria ed intervenire presso Kudish per ottene re l' affiliazione alla 111 Internazionale di Mosca de ll'anzidetto gruppo e dell' Orgruskom. Tra i documenti di Gordenko fu trovata una lista di l 22 nomi di prigionieri ke malisti aggiornata al 22 giugno 1921.

66 R. 385. 61 J\ lias Volrov, Apollon Moissccv, Athanase Volkov. Suddito russo, nato il 20 aprile 1890 a Poltava; ,·esidenza abitu ale: Burgas, Hotel M arevelov, Bulgaria. Comunista dal 191 5, pro pagandista. Pu trovalo in possesso di un lasc iapass are bul garo (n. 74 - rilascialo il 4/2/1922 a no me di Athanase Volkov dalla delegazione svedese ad Istanbul). Dal 191 8 soggiornò in Georgia quindi , alla fine del 1920, fu mandato in missione nei Balcani. Due mesi dopo, passò in Serbia, dove fondò il g ruppo dei Prigionieri k.emalisli. Fu arrestato nel gennaio 192 1 dalla polizia serba cd internato a Monastir (Er1.egnvina), per propaganda comunista. Quindi espulso in Bulgaria dove continuò le sue funzioni ù i segretario dei Pri gionieri da Burgas. 6 K I ntlue nte personaggio dd Per in Dulgaria distaccato ad Is tanbul.


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La slampa sovietica, dalla primavera 1922, iniziò ad invitare la Turchia ad abbandonare la politica filo-occidentale minacciandola, in caso contrario, di abbandonarla a se stessa. Dal canto suo, la Turchia rispose all ' invito con l'arresto di comunisti turchi e con dichiarazioni stampa. I turchi sostennero che il loro territorio non era un terreno adatto per esperimenti bolscevichi e che il governo si sarebbe opposto con b forza ad ogni tentativo <li propaganda sovversiva. La Turchi a non voleva alienarsi le potenze che potevano offrirgli ai uti economici e morali 69_ Tuttavia, la Gant, nel maggio 1922, riconobbe l'indipendenza del1' Armenia sovietica, con frontiere da definire 70, che dovevano restare a] di là del confine turco sovietico già esistente. Inoltre, le truppe kemalistc ricevettero da Mosca 50 pezzi di artiglieria da montagna tipo automatico 71

Gli operai di Istanbul, nel 1922, nonostante il veto imposto dagli a lleati, decisero di festeggiare il l O maggio dei lavoratori. Da Ank.ara, dove la festa del Lavoro era legale, arrivarono vari messaggi di felicitazioni e solidarietà per gli operai che rivendicavano i propri diritli. Tra gli altri , quello inviato da Nu man, deputato della sinistra, che aveva toni spiccatamente rivoluzionari 72 . Gli operai di Istanbul rcsteggiarono il I maggio del 1922 a KagHhane ascoltando oratori socialisti senza provocare incidenti . I cartelli degli operai in quell 'occa~ione rivendicavano: 8 ore di lavoro, 8 ore di riposo, 8 ore di sonno - Vogliamo Pane. Tra i membri principali della Società Internazionale dei Lavoratori che presero la parola v i ru anche un certo Dr. Scvki Hiiseyin, autore di un discorso inneggiante al comuni smo violento. TI Pst, il 12 maggio 1922, prese le seguenti risoluzioni di programma: l ) soppressione delle differenze di classe e della proprietà privata (qucsla risoluzione, visto che il Pst aderiva a lla Il Internazionale <li Londra, non era ammessa). 2) Aumento dei salari. 3) Otto ore di lavoro giornaliere. 4) Espul sione dei profughi russi che conti nuavano a disturbare l'ordine pubblico. 5) Fine della guerra in Asia Minore. 6) Riacqui sizione da parte del governo dei capitali investiti nelle banche da gruppi privati. 7) Oiritto di costituire sindacati e associazioni. 8) Istruzione primaria gratuita ed obbligatoria; scuole serali per anziani operai. 9) Blocco dei fitti per i locatari no n ricchi, che prima della guerra pagavano 30 TL per un appartamento, e che dopo, ne dovevano pagare al massimo 60. Intorno all' articolo I del programma si aprì un dibattito dal quale scaturì una scissione. O

O

69 R. 388.

70 Su questo tema Kaz'im Karabckir ebbe a Ka~, un colloquio con il Commissario degli Esteri della Repubblica Anncna. 71 R. 39 1. 72 R. 385.


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Molti operai si dimisero dal partito di Hilmi Bey e si andarono unificando sotto le bandiere de l Partilo Socialista Indipendente di Turchia, eleggendo un proprio CC con sede a Beyazid. Quel giorno, nella loro sede, abbeI1ita con bandiere rosse e con ritratti di Marx, erano presenti oltre 1000 operai 73. Intanto i rapporti dei kemali sti con l'Intesa andavano stringendosi sempre più e il giornale Le Matin, dell'8 giugno 1922, riportò la notizia ( Che l' Italia aveva firmato un trattato militare segreto con i nazionalisti . Nel contempo la Francia andava perfezionando il rifornimento di armi ai kemalisti facendole pervenire, oltre che tramite la Siria, anche via Mersin. TI Col. Mongin fu incaricato di ritirare e smi stare il materiale bellico che il governo francese spediva ad Ankara 74. Ali Fuad, rappresentante di Ankara a Mosca, di rientro nella città anatolica, durante i primi del mese di giugno, ammise che nelle re lazioni tra i due Paesi era avvenuta una battuta d'arresto. La causa era da ricercare nell' azio ne militare enverista. Assicurò, comunque, che i rapporti con Mosca restavano sostanzialmente buoni. Il 13 luglio arrivò ad Istanbul Anikeeff, rappresentante dell 'estre ma sini stra che non tardò ad influenzare considerevolmente l'attività del Vnectorg. 1n special modo, profughi russi incrementarono l'attività di propaganda comunista. TI governo ottomano, impressionato, nel luglio 1922, diede istruzioni per la formazione di una "Sezione segreta di sorveglianza" con a capo Rasim Mahmud 7 s_ Nell'estate del 1922, il Ge n. Towsend 76 si recò ad Ankara in missione non ufficiale. Affrontò, insieme a Rauf Orbay (presidente del Consiglio dei commissariati turchi) la questione della pace in Oriente per capire quali fossero le condizioni poste dai kemalisti per a ffrontare un colloquio internazionale sul riassetto del Vicino Oriente. La missione Towsend, anche se non rivestì carattere ufficiale, significò un cambio di rotta nella politica inglese per l' Oriente. Di ritorno da Ankara, il Gen. Towsend, nel mese di agosto, dichiarò che era conveniente per l' lnghillerra modificare la politica estera riguardante la Turchia, in quanto costava troppo cara, sia finanziariamente, sia moralme nte. 73 R. 385. 74 R. 391.

75 R. 385. 76 Prese parte alla guerra 19 14/ 18 a Tkara nella Mesopotam ia. Nei primi mesi del 19 16 fu circondato a Kut el-Amcr e obbligato alla resa. Fatto prigion iero, fu trasportato aa Istanbul, dove studiò attentamente la vita politica cd economica n1rca. Fu protagonista, dopo la d isfatta turca, dei colloqui interalleati con il governo ottomano. Turcofilo riconosciuto, fu sempre ostile alla politica inglese per l' Anatolia. T. nel lug lio 1922, fece un di scorso alla Camera dei Com uni nel quale sostenne l' imlispensahilità per l' Tnghilterra di mantenere relazioni amichevoli con la Turchia, al fine di rompere la morsa dell'influenza bol scevica in loco ( R. 388).


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Fece notare che in Analolia si andavano rafforzando, a spese inglesi, le influenze francesi, americane ed italiane. lns islclte sul fatto c he i kemalisli avevano formato una strnttura governativa solida e capace 77 . Nel frattempo, Ankara contin uava a sviluppare le sue rcJa;,,ioni diplomatiche e, verso l'ini zio de l mese di agosto, inviò una delegazione a Sofia. I colloqui di Sofia furono mirati alla soluzione del disaccordo bulgaro-turco circa "desiderata" bulgari nei riguardi delle fronlicrc. T colloqui rimasero però, per quello che riguardava la cillà di Adrianopoli, su un punto morlo: ambo le parti la pretendevano. Nel mese di agosto 1922, Riza N uri , rappresentan te kcmalista a Mosca, rie ntrò ad Ankara co n un 'offerta in denaro e aiuti militari. Il governo soviclico sharcò 24 aerei a Samsun 78 . Durante il corso del 1922, l'Occidente accusò i sovietici di inviare truppe regolari a sostegno dei kemalisti, ma l'accusa risullò infondata. In ogni caso, molli gruppi partigiani erano formati da russi. Un esempio fu l'a;,.ione, effettuata nei pressi del lìurne Sakarya dai cosacchi di Terek, muniti di mitragliella russa e guidati da un colonncl lo holscevico, che inflisse pesanti perdite alle truppe elleniche. Kemal stesso concedette onori e ri compense ad elementi russi . li Ten. Col. Sarou 79, ispettore della Gendarmeria Imperiale Ollomana, inviò, nel mese di agosto 1922, una mi ssiva ad Ankara, conte ne nte un piano dettagliato per la riorganizzazione della gendarmeria nazionalista, che doveva essere diretta dal medesimo uflìcialc, coadiuvato da soli uflìciali francesi 8U_ Nell'agoslo 1922, con la sconfitta greca sul Sakarya 81 la politica turca di difesa na;,.ionale incontrò le prime palesi discordie. Nacquero orientamenti politici di tipo orientale cd occidentale. Molti membri influe nti di U nione e Progresso furono espulsi al primo cenno d ' opposizione politica rea le. Gli e nveristi presero una slrada antioccidentalista che collimava sempre più con quella bolscevica. Inoltre vi erano comunisti che svolgevano una battaglia, sia parl amentare, sia clandestina. Il progetto di dclronizzazione del Sultano presentato dal Partito di Difesa del Diritto 82 causò com plicazio ni po lilichc a Kem al, in quanto l'oppos izione 83 trova-

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R. 388. R. 386. 79 A ven<lo partecipato alle precedenti riorganizzazioni di Creta e Macedonia, il Col. Sarou era conosci uto pt:rsonalmente dal Col. Caprini . Proveniente dalla bassa forza, raggi unse per anzianità il grado <li Maggiore. Nativo di Atene, <li madre greca e padre francese levantino, fece i suoi studi ad Tstanhul alla scuola di S. B cncdeUn a Pera. Poi, come Tenente in Macedonia quindi ad Istanbul con il Cìen. Foulon. dove si dc<licù particolarmente al servizio informazioni. Carattere opportunista, cultura limitata, ambizioso, intrigante, arrivista. Mal visto d all' elemento locale francese. Accompagnò e facilitò la missione di Franklin Bouillon e, per il suo operato, ebbe una promozione. so R . 39 1. 81 Pu una battaglia che durò 10 giorni e fu risolutiva per le truppe kernaliste che riuscirono a resµi11ge1c i Greci fin o a Smirne. 78


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va che ciò potesse significare una diminuzione dell'importanza turca in seno ali ' Islam. L' opposizione accusò Kemal di fare una politica dittatoriale e si dimostrò agguerrita. Molte de libere kemaliste furono bocciate, soprattutto per assenza dei deputati centristi impegnati sotto le armi o in missione. Kemal, a seguito di questi avvenimenti che dimostravano un ' ingovernabilità dovuta all 'eterogeneità della politica di coalizione basata sul Patto nazionale, pensò di mantenere il potere mediante la forrna;,.ionc di_un gruppo politico ben definito e non di partigiani. Una conseguenza di quelle riflessioni fu la fondazione del Halk Partisi «Partito Popolare», guidato da Mustafa Kemal. Vista la popolarità che andava ottenendo Kcmal tra le masse rurali e la piccola borghesia, si pensò che il paitito potesse formare un governo stabile. Nel frattempo l'offensiva kemalista continuava rapidamente verso Ovest. T KcmaJi sti , utilizzando tra gli altri mezzi, am.:he akuni aerei giunti da poco dall' Italia, e ntrarono a Smirne il 9 settembre 1922. La Grecia, che dopo il colpo di Stato e la sconfitta di Sakarya fu guidata da un Comitato composto d a 12 militari, cmj se un proclama nel quale si annunciava che scopo de11a rivoluzione era formare un esercito capace d i conservare alla Grecia La Tracia, dove in quel momento, le truppe ellene erano disorganizzate e demoralizzate. Il popolo non vide di buon occhio questa nuova avventura, temendo che aggravasse il disastro già in atto. TI Gen. Nider fu nominato Comandante in Capo. Ad Istanbul la propaganda comunista non si arrese e la polizia ottomana di Fcncr trovò, alla fine dell' estate del 1922, un manifestino incollato sul tronco di un albero che spronava a lla formazione di nuclei comurusti 84. Dopo Ja violenta avanzata nazionalista in Asia Minore, i circoli bolscevichi di Istanbul approfittando dell ' eccitamento generale della popo82 Difesa del Diritto (nazionalisti intransigenti), presidente: M . Kemal; vice presidenti : Ilasan Rauf Bey e Azmi Bey. La sua politica estera, nei primi mesi del 1922, era strettamente fran co fil a. Era avverso a<l ogni polil.ica inglese e a concessioni economiche all 'TLali a. Possedeva la maggioranza nella GanL ed aveva dalla s ua parte lutt.i i comandanti delle armate nazionaliste ad eccezione di Karabckir. li suo programma prevedeva l'abolizione del Sultanato mantenendo in vita l'istituzione del Califfato in forma elettiva (R. 391). 83 Unionisti moderati: partigiani di Enver, lottavano contro l' Intesa no n solo in Turchia ma in lutti i Paesi islamici. Avevano un programma panturanico che ahhracciava le popolazioni turche <lai Caucaso fi no all a Mongolia. Confinavano ne ll'appoggio delle popolazioni de ll 'interlan.d asiatico. Un ionisti estremisti: speravano nell' introduzione di un s is te ma bolscevico nei Paes i islamici. Parligiani di Kliziin Karabekir: segui va le idee generali del gruppo «Difesa del Diritto», ma sollo l' autorità <lei Sultano Califfo di Istanbul e con garan7.ie costituzionali . A questo movimento partecipava la grande maggionrnza del le popolazioni curde. Ebbe grande importanza per numero di partigiani, inferiore solo a quelli di M. Kcmal (R. 391). 84 «A tutti i lavoratori e poveri. Gli o nesti lavoratori e contadini turchi , a mezzo dell'ingegno di M . Kemal, dopo aver fatto un patto con il governo bolscevico russo, protettore e padre di tutti gli operai e poveri del mondo, hanno distrutto il piano sang uinoso delle nostre nemiche secolari: I'Europa e l'America. Hanno fatto conoscere il necessario ai Re e


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!azione musulmana e dei bassi fondi , esplicarono una forte attività politica. Nelle manifestazioni del 10 settembre la polizia italiana notò peggiori agenti propagandistici bolscevichi che istigavano i manifestanti a commettere eccessi. Un altro tipo di propaganda era quella che svolgeva il Cap. Maikov 85, fautore dell'Ufficio rimpatrio cittadini russi e suo unico responsabile. Con tale ufficio, sito presso la camera n. 11 dell'Hotel Osman - Serif Efendi sokak, 48 - çemberlita~. i sovietici cercavano di convincere a rimpatriare in particolare ex ufficiali e soldati validi, offrendo loro il trasporto gratuito su battelli appositamente approntati dal Vnectorg. Il numero di coloro che accettarono tali condizioni fu nutrito. Maikov, inoltre, inviava informazioni a Mosca sulla situazione generale dei profughi e spedì, tra l'altro, una lista di 250 nominativi di cittadini sovietici che avevano svolto propaganda anti-bolscevica ad Tstanbul 86. L'agente era in contatto con il governatore generale della città, Adnan Bey, e con la lega delle Nazioni. Tuttavia, nonostante la massiccia propaganda comunista, tra le masse della città imperiale prevaleva l'impeto della febbre kemalista. Ben presto le organizzazioni bolsceviche di Istanbul dovettero svolgere un'attività di propaganda diretta soprattutto verso gli stranieri o i non turchi. Le organizzazioni locali erano poco numerose ed avevano un carattere nazionalista, più che socialista o comunista. T gruppi comunisti musulmani erano composti soprattutto da tartari di Crimea e azeri.

ai generali della Grecia che non erano altro che pedine nelle mani di questi imperialisti, ladri e adoratori dell'oro... Compagni! Questo non ci basta. Se i lavoratori e i c.;ontadini del1' Anatolia si sono salvati, noi ancora siamo sollo la schiavitù. M olti di noi lavorano per un boccone di pane e riempiono le casseforti dei ricchi e delle Società di Istanbul... Compagni! E' venuto il tempo di aprire gli occhi ! Quando c.;i sveglieremo? Quando andremo a iscriverci ai comitati dei lavoratori rossi bolsevichi? Quando porteremo come vessillo la bandiera sacra dei lavoratori? Quando ci libereremo del giogo di sc.;hi avitù di questa società barbara? Compagni! Svegliamoci, uniamoci. Muoriamo assieme, lavoriamo assieme! Viva i lavoratori e i poveri di tutto il mondo!. Viva l'onesto proletariato dell'Anatolia! Viva il governo dei Commissariati russi socialisti! Lavoratori di Lutto il mondo unitevi». 85 Ex Ufficiale delle truppe del Don; agente bolscevico, si occupava di spionaggio cd informazione: inviava rapporti a Mosca sulla situazione dei profughi e conservava i documenti più segreti in una cartella rossa. Era in contatto con il governatore generale di Turchia, Adnan Bey. Contava di lasciare Istanbul per Parigi. Giovane di 25 anni , di bell ' aspetto, rasato, vestiva abitualmente di nero; qualche volta calzava scarpe bianche e cappello (R. 387). 86 Nel 1922 si era instaurato a Mosca un Comitato speciale che, sotto la presidenza del membro della Ceka Morozov, era incaricato di sorveglfarc g li emigrati russi. Tale Comitato fu voluto da Dzerzinskij e Trockij. Aveva succursali a Berlino, Parigi, Belgrado, Vienna, Varsavia ed in altri centri europei dove era presente una massiccia enùgrazione russa.


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Durante l ' avanzata kemalista verso gli Stretti, il Vnectorg assunse uno spiccato carattere politico; iniziò a stendere, con tutta urgenza, una lista di elementi russi che si trovavano nei territori liberati dai kcmalisti ed aprì una Commissione d'inchiesta. Con la vittoria sulle armate greche, M. Kemal aumentò la sua notorietà e iniziò a condurre una politica volta verso l' Intesa. Nella Gant l' ala sinistra, sostenuta da Aralov, era ormai una minoranza inconsistente 87 . Alla lìne di settembre del 1922, iniziò un contatto telegrafico tra M. Kemal e il Gen. Harington. I risultati furono evidenti: le navi da guerra greche presenti ad Istanbul vennero allontanate e vi fu l'ordine di Kemal a lle sue truppe di stanza a Gcbze (44 km da Kadikoy) di astenersi da qualsiasi attacco. Nel mese di ottobre, con il riaffermarsi dell' amicizia franco-nazionalista, la Francia rifornì Ankara di 260 pezzi d ' artiglieria <li grosso calibro e di cannoni antiaerei. Automaticamente, gli ufficiali francesi di gendarmeria della missione Sarou presenti a Brussa e sui Dardanelli, furono riconosciuti e utilizzati dal comando nazionalista 88 . Kemal assunse l' offensiva contro le opposizioni portando il primo colpo ai comunisti: chiu"e il loro comitato e fece attuare arresti.

Il governo sovietico incaricò il suo rappresentante ad Ankara di attirare l'attenzione della Gant sul fatto che ogni accordo con altre potenze sul problema degli Stretti sarebbe stato considerato come una violazione del trattato di KARS avrebbe avuto gravi conseguenze sull'amicizia dei due Paesi 89 . L' 11 ottobre 1922 i generali Tsmet Pa~a. Charpy, Harington e Mombelli firmarono a Mudanya un armistizio che i rappresentanti greci si rilìutarono di sottoscrivere. L'armistizio di Mudanya segnò l' inizio di una penetrazione pacifica a scopi commerciali di Francia, Italia e USA. Questi ultimi, interessati alle esportazioni di grezzo via Anatolia e Mar Nero, con il piano Chester promisero di impegnare grossi capitali per lo sviluppo della rete ferroviaria (e anche su questo argomento nacquero delle polemiche con Mosca che pretendeva il monopolio ferroviario nella regione del Mar Nero); di avviare opere di bonifica e opere pubbliche. I nazionalisti avrebbero preferito la cooperazione economica italo-francese, ma i loro capitali erano limitati. Benché le aspirazioni occidentaliste della Turchia si andassero ormai paJesando, l'Inghilterra, fedele alla politica di Lloyd George, continuò ad ostacolare i kemalisti, mantenendo le sue truppe a difesa degli Stretti .

87 R. 388. 88 R. 39 1. 89 R . 388.


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I nazionalisti attaccarono diplomaticamente, l'Inghilterra minacciandola di creargli fastidi in M esopotamia, Palestina, Arabia e di promuovere azioni antinglesi nelle Indie e in Egitto. Inoltre, alzando il tiro, si proclamarono pronti ad un'aperta ostilità: soluzione nella quale la Turchia avrebbe avuto al suo fianco l'Armata Rossa. Queste erano gli ultimi colpi di coda del commissario degli Esteri Yusuf Kemal. I Turchi ormai non si preoccupavano più di un 'eventuale infiltrazione bol scevica, in quanto ritenevano l' Is lam refrattario a tale dottrina. Inoltre, in un eventuale scontro militare con Mosca, si consideravano all'altezza di poter fronteggiare le truppe rosse con successo: reputavano l'Armata Rossa totalme nte stremata, capace di aiutare ma non di offendere. Questa sicurezza militare turca pennise un ulteriore distacco della politica kemalista da quella di Mosca. Yusuf Kemal, ne ll'ottobre del 1922, fu costretto alle dimissioni e il suo incarico fu ricoperto, il 26 ottobre, da Ismct Pa~a già firmatario del!' armistizio di Mudanya 90_ La stessa cattiva sorte toccò al presidente del gabinetto ing lese Lloyd George, istigatore di una politica nircofoha a favore di un 'egemonia greca nell' Oriente. La nomina di lsmet Pa~a al mi nistero degli Affari esteri fu considerata come una vittoria della diplomazia francese, essendo il nuovo ministro francofilo. Questa nomina rappresentò un ulteriore raffreddamento dei rapporti con Mosca. Il Daily Telegraph comunicò che i nuovi orientamenti della Turchia antibolscevica erano basati sul fatto che i turchi fossero sufficientemente forti per poter agire, ormai, senza l'aiuto bolscevico. La Francia, approfittando della solida amicizia rifiorita tra i due Paesi, sempre per tramite di Franklin Bouillon arrivò a promettere alla Turchia un aiuto materiale per conquistare la Transcaucasia. In compenso la Francia chiedeva un' interruzione delle relazioni turco-sovietiche. Le nuove tendenze antibolsceviche furono determinate dai seguenti motivi: la Gant comprese che, dopo la vittoria, la Turchia sarebbe sta ta sufficientemente forte da potersi sganc iare da Mosca; l'aiuto materiale della Francia; le promesse di egemonia sulla Transcaucasia 91 • 11 governo sovietico, da parte sua, decise di evitare ogni rottura con Ankara, in quanto temeva la ripresa di una lotta politica con i musulmani sovietici. La strategia adottata da Mosca fu un proseguimento della lotta a l nazionalismo turco-sovietico ed alla sua propaganda tra i musulmani russi. Inoltre, lo Stato Maggiore sovietico, temendo un capovolgime nto di fronte in Anatolia, diede ordine di rinforzare le truppe di stanza nel Caucaso portando quel contingente ad un effettivo di 100.000 uomini.

9o R. 391. 91 R. 386.


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Tale disposizione ebbe vari significali politici e dimostrava i forti dubbi sovietici sulla lealtà di Ankara. Le truppe si stavano ammassando per vari motivi : per poter lottare con successo contro eventuali rivolte interne a carattere turco-islamico; per difendere la nazione di fronte ad una eventuale aggressione kemalista; per intervenire in Anatolia se gli Inglesi avessero aperto le ostilità sugli Stretti 92_ Nel contempo, i Sovietici, per sminuire la tensione con Ankara, non tacciarono i Turchi di tradimento politico ma iniziarono ad accusare l'Occidente. TI commissario degli Affari Esteri Karak.han affermò che i malintesi russo-turchi erano dovuti agli intrighi delle Potenze imperialistiche mirati a danneggiare tale amicizia 93 . Al discorso di Karakhan fece eco quello di Trockji, dal quale trasparì la volontà sovietica di appoggiare militarmente la Turchia. Trockij, dopo aver sostenuto che il mondo musulmano era sensibile alla propaganda comunista a causa del comune odio per la cultura occidentale che facilitava il compito, chiamò in causa l'aiuto offerto da Mosca ad Ankara. Affermò, soste nendo che i sovietici non si tiravano indietro dalle scelte fatte, che l' Armata Rossa aveva 500.000 uomini da mandare nel Vicino Orie nte per appoggiare Kemal cd elaborare piani comuni per liberare i musulmani dal giogo franco-inglese. Trockij non nascose il fatto che i sovietici si sentivano in pericolo fino a che Bosforo e Dardanelli fossero restati nelle mani degli occidentali. Questo era il motivo per cui la Russia aveva intrapreso varie guerre e minacciava di intraprenderne altre se la regione non fosse stata sotto il dominio turco '>4. Mentre si andava preparando la Conferenza di Losanna Nuri Bey 95, a Berlino, fece delle dichiarazioni che contrastavano con gli avvenimenti di Ankara. Dopo aver sostenuto che il sistema turco somigliava a que llo sovietico, in quanto in Tmchia il potere apparteneva al popolo rappresentato dalla Gant, disse che Mustafa Kemal non era il preside nte della Repubblica ma capo della Gant e capo dell 'esercito 96 . Durante la conferenza chiarì che le scelte di Ankara riguardo all'accordo di Mosca non furono dovute ad una simpatia particolare per il comunismo, ma al fatto che il governo sovietico era stato il primo governo russo che non avesse dimostrato interessi imperialistici verso i Dardanelli . Quindi , esortò a non credere alla propaganda inglese, in quanto la presenza della delegazione russa a Losanna per la questione degli Stretti , non poteva che favorire il compito turco, visto che gli interessi russi e

92 R. 388. 93 R. 385. 94 R. 388. 95 Mchmet Nuri Bcy, rappresentante ufficiale della Turchia a Berlino, Kemalista. '>6 R. 386.


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turchi nella regione erano identici. Nella stessa occasione, Nuri Bey, ricordando che Ankara, con lo stesso trattato si era impegnata a non ammettere organizzazioni politic he in Turchia dirette contro il potere sovietico, espresse l'opinione che il suo governo avrebbe mantenuto fede ali' impegno preso 97. Hamid Bey, nell'ottobre 1922, dichiarò ai rappresentanti stampa sovietici Maximov e Varschavskij che il governo di Ankara voleva un'evacuazione totale dei cittadini russi presenti ad Istanbul. 11 rappresentante diplomatico sovietico, Neratov, fece un rapporto dettagliato di protesta contro le dichiarazioni di Hamid Bey indirizzandolo agli alleati, oltre che al Giappone, agli Stati Uniti e al Comitato della Lega delle Na:1.ioni . Sul prohlema dei profug hi russi di Istanbul , che nell'autunno del 1922 erano 9 8 ancora 25.000, di cui 7.000 senza lavoro, 1.500 uomini, 4.500 donne, il resto bambini, Hamid Bey precisò che i nazionalisti non chiedevano l' espulsione in massa dei cittadini russi, ma stimavano necessario l'allontanamento dei senza lavoro. Ribadì le preoccupazioni del governo di Ankara basale sul fallo che con l'entrata kcmali sta ne lla città veni sse a mancare l'assistenza internazionale 99_ Nell'ottobre del 1922, gli Inglesi, ne l tentativo di rafforzarsi ad lst:mbul, nonostante un invito alla neutralità fatto dall' agente militare vrangheliano Tchertkov, proposero a soldati russi di entrare al loro servizio 100

In effetti, la propaganda occidentale aveva già attirato da anni dalla sua parte quelli che erano divenuti utili informatori. Tra loro possiamo ricordare Vladimir Amoldov, 39 anni . Nel novembre 1922 si trasferì prima in Bulgaria, quindi in Romania per continuare il suo lavoro politico e di informazione. Per due anni lavorò con le organizzazioni antibolscevii;he ad Istanbul. Brukhatov Rostovs kij , di 30 a nni, ucraino, ortodosso, laureato in legge alla facoltà di Kiev, giudice istruttore militare nel governo di Denikin, ex capitano di cavalleria nell'esercito russo; ne l novembre del 1922 si recò in Bulgaria e fu informatore italiano per sette mesi. Arrivò ad Istanbul nel 1920 come avvocato e giornalista. Intanto la Francia continuava a rifornire armi ai nazionalisti: tra il settembre e l'ottobre 1922 fece pervenire al governo di Ankara 260 pezzi di grosso calibro capaci di lanciare da terra siluri contro le navi, nonché alcuni aerei; inviò inoltre tecnici specializzali neJla lotta contro i gas asfis-

97 R . 386. 98 Nel gennaio 1922, molti soldati dell ' armata di Vrangel che stavano a Istanbul furono inviati in Yugoslavia, dove erano già presenti reparti dello stesso esercito che operavano nella repressione dei moti insurrezionali (R. 391). 99 L' ARA (A merica Relief Administration), che nutri va 9.000 persone, aveva promesso di ridurre, dal 1° novembre 1922, gli aiuti (R. 387).

HK>R. 387.


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sianti 101 . Il 27 ottobre gli alleati invitarono alla Conferenza di Losanna i due governi turchi. Ma, la Ganl, su mozione di M. Kemal, dichiarò l'abolizione del sultanato: provvedimento che precludeva al governo di Istanbul ogni possibilità di intervenire alla Conferenza. Nelle mani della dinastia Osman rimaneva il Califfalo, privo di ogni potere temporale. La Gant nella stessa seduta approvò anche la richiesta di Refet Pa~a riguardante il nuovo ruolo di Istanbul nei confronti della Turchia: doveva diventare un vilayet amminislralo da un vali. La Gant il I novembre 1922 dichiarò la nascita della Repubblica di Turchia con capitale Ankara 102 . Refet Pa~a fu nominato vali di Istanbul, e, il 4 novembre, con un proclama, rilevò l'amminislrazione cittadina. Il 5 novembre 1922, Mehmet Ali, ex ministro del gabinetto di Damat Ferit, e tutte le maggiori personalità dell' Intesa liberale chiesero asilo politico presso l' ambasciata inglese. Ali Kemal 103, però, fu calturato dalle Autorità turche e tradotto ad Izmit. Il 6 novembre, la folla che assisteva al processo conlro Ali Kemal se ne impossessò massacrandolo ed impiccandolo vicino alla ferrovia 104_ Hilmi Bey. del Pst. fu trovato morto alle ore 22 del 16 novembre 1922, presso la municipalità del Fati h. TI suo corpo era slato trivellalo da vari colpi di rivoltella t 05. li Sultano, che era rimasto sotto la protezione inglese nel suo palazzo di Yildiz, meditava la fuga. TI piano, molto laborioso, fu progettato dalla solita intelligence. Fu ordinato ad una compagnia di granatieri inglesi di effettuare esercizi ginnici alla Corte di Yild1z, tutte le mattine a partire dal 14 novembre. La compagnia, durante le sue esercitazioni era assistita dalla presenza di un automobile della Croce Rossa. Mehemel vr, il 17 novembre, entrò nell' automobile della Croce Rossa che, preceduta da 2 autocarri militari adibiti al trasporto della compagnia, uscì dal palazzo alle 8 del mattino. Gli autocarri si fermarono, prima uno poi l' altro, vicino ai due posti di polizia turca che era necessario passare per raggiungere il molo, con la scusa di una rottura al motore, ma in realtà per sorvegliare i gendarmi turchi. Il Sultano si imbarcò sulla supercacciatorpediniera Malaya, che salpò verso le 11 106 . Dopo l'introduzione dell' Amministrazione civile ad Istanbul, con la conseguente diminuzione del controllo alleato, nella città giunsero molti O

IO! R . 391.

l02 Si dovrà però attendere il 29 ottobre 1923 per una proclamazione uffi ciak l03 Redattore del giornale Peyam Sahah. Il gil1rnale che sospese le sue puhblica;,.ione

subilo dopo il lrallato di Mu<lanya, in quanto aveva criticalo il sistema assembleare, mettendo in g uard ia il popolo contro le pretese di Ankara. 104 Il cadavere appeso fu visto anche dal nostro Alto Commissario Maissa (R. 391). 105 R. 391. 106 R. 388.


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agenti sovietici tra i quali Golub. Anche Golub, come tanti altri, prese inizialmente alloggio al Pera Palace Hotel. Golub aveva un grande ascendente sul Vnectorg. Al Karakèiy palace iniziarono varie riunioni segrete a cui parteciparono Zolotarev, Anikeetf, Kuznetsov, Avner, Folzi. Golub inviava rapporti cifrati a Mosca indipendentemente dal Vnecturg. Una delle soluzioni prese nel corso di queste riunioni fu che per mancanza di mezzi materiali il Vnectorg dovesse diminuire il personale. TI segretario Kostantinvskij, per consultarsi con Yorovsky, andò a Roma e in un suo messaggio lamentò la continua presenza di un individuo che lo controllava fin dalla sua partenza dal Bosforo. L'attività del controspionaggio italiano in patria era efficcntissimo, tanto che Vorovskij aveva scritto, alla fine del 1922, al rappresentante sovietico a Berlino, Krestinskij, c he il soggiorno della missione sovietica in Italia era divenuto impossibile a causa dell ' attitudine delle autorità locali 107

Nel mese di dicembre l'Obvnechtorg (rappresentanza del commercio estero delle Repubbliche Transcaucasiche) si sciolse, rimettendo i propri affari al Vnectorg russo. Nel contempo Mosca comunicò la propria volontà di veder smantellate le organizzazioni conm1erciali all'estero. Alla fine del 1922, una missione diplomatica sovietica si recò ad Ankara e nel mese di dicembre fu firmata una nuova convenzione militare J08 . Nel dicembre 1922, la polizia polacca scoprì un traffico di armi che, proveniente dalla Germania, era diretto ad Ankara. Le armi venivano prodotte in una fabbrica di Glewitz in Alta Slesia.Usi trovava una grande officina, dedita alla trasformazione di armamenti in macchine agricole. In realtà era una fabbrica di armi, che riceveva parti da tutta la nazione e le spediva smontate in Turchia via Polonia. Si calcolò che tale fabbrica rifornì i kemalisti di materiale bellico per una cifra di 90.000 TL oro 109 . I bolscevichi all'inizio del 1923 organizzarono un complotto nell 'esercito kemalista. Agitatori cercarono di persuadere i soldati n1rchi che Kemal, prendendo accordi con l'Tntesa, voleva portare la Turchia ad una pace disonorevole. Per evitare questo bisognava formare un governo fi losovietico. Kemal scoprì il piano e oltre 500 persone furono fucilate 11 0. T sindacati vennero sciolti e le organizzazioni proletarie perseguitate. I comunisti arrestati vennero processati da tribunali speciali con l'accusa

lO? TI 16 novembre 1922, Vorovsk.ij aveva ricevuto una nota uffieiaJc nella quale si chjedeva una diminuzione de] personale del Vncetorg, in quanto il governo Mussolini no n poteva ammettere sul territorio italiano un numero di impiegati sovietici che superasse quello necessario per svolgere il lavoro commerciale ad esso destinato.

108 R. 390. 109 R. 389. 1 IOR. 388.


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di tradimento verso lo Stato. Mosca ammonì: « ... Senza l'aiuto del proletariato mondiale verrete sconfitti nella vostra lotta ... ». Nel maggio 1923, ne lle mani del Servizio Controllo Russi, cadde una lettera circolare proveniente da Mosca, con finna illeggibile, datata LO febbraio 1923, della sez. orientale del Profintern (professioni internazionali). Nella missiva, lamentando l' in sufficienza dell'attività del movimento operaio in Turchia e il bisog no di Mosca di conoscere informazioni più precise circa l' unione internazionale dei lavoratori, si rilevava l' interesse dei comunisti ad organi ,.zare, ad Istanbul, un partito consimile. Inoltre, Mosca.voleva sapere: 1) il numero degli effettivo dell'unione dei lavoratori e il suo orientamento politico. 2) Il suo frazionamento. 3) Su quali organizzazioni professionali il Pct esercitava influenza. 4) Quali erano le unioni create per suo tramite. 5) La descrizione dei caratteri dei dirigenti de ll ' unione internazionale dei lavoratori . Nello stesso tempo Mosca chiedeva ai sostenitori della causa socialista in Turchia, maggiore lavoro di preparazione e propaganda, considerando il momento politico favorevole. Inoltre, si avvisava che per coordinare ed unire l'intero movimento professionale del Vicino Oriente, il Profìntern intendeva stabilire u11 uffi c io a Baturn, porlo legato non solo ad Istanbul ma anche con il Mediterraneo. Nella stessa circolare si chiedeva di procedere alla registrazione de lle organizzazioni politiche che svolgevano attività antisovietica o antikemalista. Le registrazioni dovevano essere divise in tre categorie: 1) organizzazioni c persone che lavoravano contro l'URSS (bianchi, menscevichi, monarchici, organizzazioni armene di destra). 2) Organizzazioni greco-armene contrarie al governo di Ankara. 3) Personalità turche antikemali stc. Le liste dovevano essere corredate di foto e contemplare g li eventuali membri della famig lia lll _ 1 sovietici andavano diffondendo la voce che sul Caucaso si stavano concentrando truppe destinale ad aiutare la Turchia nel caso che Kemal iniziasse un' offensiva su Istanbu l 112_ li Col. Troitzkij 11 '.l, da poco nominato addetto militare presso la rappresentanza sovietica ad Ankara, il 17 maggio giunse ad Istanbul da Batum 114.

R. 385. R. 388. 113 Il Col. Caprini, con promemoria 1/530 del 30 maggio 1923, diede al ministero degli Esteri le seguenti informazioni: « ... Prima dellll ri volu zione Troitzkij era il Col. di Stato Maggiore nel di strello militare <li Mosca, in qualità di professore della scuola militare Alesandrovi tch . Dopo il colpo di stato occupò un posto agli ordini del comandante delle truppe, Gen. Mrllzovskij e quindi Muralov. All'inizio del 1918 si recò a Rostov, sul Don, per sondare gli umori in ambienti cosacchi. Quindi fu commissario della Guardia Rossa nelJa regione del Volga. Di qui, non abbiamo più notizie sulla sua attività. Dovrebbe aver e 40 anni... (R . 387)». I 14R, 387. 111 112


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4. La Conferenza di Losanna A Mosca si iniziò a dubitare che la Turchia avesse difeso con energia la presenza della delegazione sovietica a Losanna 115. Per dissolvere tali dubbi, i Sovietici decisero di rafforzare lo spionaggio e nominarono il Col. Pogorelov agente militare ad Ankara 111\, In una conferenza, che ebbe luogo aJ Cremlino sotto la presidenza di Lenin, fu deciso, tra le altre cose, che la delegazione sovietica a Losanna dovesse insistere per ottenere la neutralizzazione degli Stretti, con il conseguente veto al passaggio delle marine militari dei Paesi non rivieraschi del Mar Nero. Altro problema che stava a cuore a Mosca era la restituzione di tutte le navi da guerra e commerciali battenti bandiera sovietica, che avevano lasciato il Mar Nero al momento dell ' evacuazione dei generali Denik.inc e Vranghel 117. I Sovietici si proposero, inoltre, <li sostenere tutte le richieste turche 118 _ Ma l'Intesa, pur accettando la partecipazione sovietica alla Conferenza di Losanna limitatamente alla questione degli Stretti, si rifiutò però di ammettere la presenza della delegazione russa come membro effettivo. L'esclusione della Russia fu motivata dal fatto che tale conferenza era puramente politica e le Potenze che vi prendevano parte erano considerate membri effettivi che godevano di egual diritto e avevano una voce decisiva in proposito. La Russia non poteva godere di tali requisiti perché non era riconosciuta dagli altri membri. Gli Interalleati, sostenendo la questione degli Stretti non sarebbe stata risolta in modo sfavorevole ai russi, specificarono che l'esclusione dalla Conferenza era dovuto al fatto che il regime della TTT Internazionale aveva portato la nazione alla rovina; affermarono pertanto che, vista la situazione, la questione sarebbe stata risolta provvisoriamente, in attesa della restaurazione politica della vera Russia. l Sovietici rivendicarono una proibizione assoluta all' accesso di navi da guerra negli Stretti. Intesa e Turchia si opposero. Aralov dichiarò a Smirne che l'alleanza russa con le nazioni orientali aveva cre ato una tal forza contro la quale l'Intesa non pote va lottare, questo era anche il motivo principale per cui l'Intesa ancora non aveva dichiarato guerra alla Turchia. Ino ltre rassicurò Ankara che i sovietici sarebbero rimasti fedeli alle promesse, accordando nel momento opportuno l'appoggio necessario e l'aiuto militare. Karakhan, in una nota in viata alle potenze dell' Intesa, protestò per

115 R. 386. 11 6 R. 388. 117 Molte navi servite all 'evacuazione son state vendute dai generali zaristi ad armatori e uropei. 118

R. 385.


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l'esclusione dell'URSS dalla Conferenza, asserendo che si voleva nuocere materialmente e moralmente agli interessi russi, isolando la Turchia. A questo punto i Sovietici insistettero presso Ankara chiedendo che la Turchia non prendesse parte alla Conferenza 11 9. Più tardi, Cicerin affermò che se anche l'URSS non era stata invitata alla Conferenza di Losanna , non avrebbe cambiato la sua tattica. Secondo la Russia, i Turchi dovevano conservare il diritto di controllo degli Stretti per difendere la loro sovranità. A questo Lme, la Turchia doveva avere a disposizione navi da guerra, sommergibili ed aerei. li governo sovietico, ribadì Cicerin, non aveva ambizioni imperialiste sulla Turchia: era questo il moti vo per cui sovietici c hiedevano gli Stretti aperti al traffico commerciale e chiuso a quello militare, ad eccezione per il turco 120• Prima dell'arrivo della delegazione sovietica a Losanna, Vorovskij 12 1 lanciò, su lla stampa elvetica, quasi un ultimatum all ' Europa: l'URSS si sarebbe opposta alle risoluzioni di tale conferenza se la Turchia avesse accettato una commissione interalleata per il <.:ontrollo degli Stretti. Non si capì se tali parole fossero ufficiali, in quanto il progetto di Ankara, approvato anche dal Consiglio dei commissari del popolo a Mosca, prevedeva una tale commissione (Italia, Francia, Inghilterra, Russia, Romania, Bulgari a sotto la presidenza della Turchia). Ribadì, inoltre che la chiusura degli Stretti doveva dipendere dalla Turchia 122. Vorovskij I 23 cadde poco dopo in un attentato. Mosca reagì duramente. Radck dichiarò: «La morte di Vorovskij è un risultato indiretto della propaganda ufficiale antisovietica inglese. TI governo svizzero, che ha centinaia di spioni per sorvegliare i cittadini russi sospetti, non ha trovato il modo per controllare il nostro rappresentante ufficiale contro il quale

11 9 R. 388. 120 R. 385.

12 1 Spiri<lovitt:h Bovovskij, alias Vorovskij. Visse un certo periodo sotto il nome di Mikhail Sc hwar e sotto lo pseudonimo di Orlovskij . Nacque ne l 1872 a Mosca. Nel 1896 prese parte al circolo Kolo di tendenze rivoluzionarie. Durante la festa che ebbe luogo a Mosca nel 1896, per l'incoronamento di Nicola n , fu espulso dalla città per Lre mesi e messo sollo sorveglianza nel govemalorato <li Vologda. Un anno dopo, fu fermato a Mosca per propaganda social<lemot:rali ca e sottomesso ad un interrogatorio; arrestato cd esilialo, nel 1898 fu inviato ad Orcl, dove rimase per tre anni sotto sorveglianza. Quindi scontata la pena, fu tenuto sotto sorveglia nza segreta. Lasciò Mosca, viaggiò all'estero e, nel l 917, era con Fustenberg a Stoccolma. Vorovskij prese parte ai piani elaborali da Lenin per far cadere il governo provvisorio. Ex rappresentante sovietit:o a Roma, aveva tentalo di sviluppare la sua organin,azione in Macedonia ed A lha nia ma senza grandi successi. 122 R. 385. 123 Vorovskij, tra l'altro, concesse vari aiuti materiali ad un'organizzazione clandesti-

na che lavorava a Vienna svolgendo allività antifascista in Tlalia. La succursale più attiva era quella di Tnnshruk , g uidala ùa un t:erlo Zagoni, cittadino italiano forzato all'espatrio (R. 387).


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vengono fatte aperte minacce? L' Inghilterra ci aci:usa di fare propaganda, ma la nostra propaganda non ha nuociuto ai rappresentanti inglesi, mentre Vorovskij è morto a Losanna a causa della propaganda "innocente" diramata da Curson 124». Dopo la morte di Vorovskij , a Mosca e Pietrogrado, vennero arrestati vari cittadini svizzeri ed ad Odessa ne furono uccisi tre 12:5. La conferenza di Losanna iniziò i lavori il 2 novembre 1922. Ismet Pa~a 12 6, parlando alla Conferenza, dopo aver enunciato l'inamissibilità della formazione della nazione curda 127, in quanto quella popolazione era da considerare parte integrante della confederazione turca, dichiarò che la Turchia non avrebbe ceduto Mossul 128 agli Arabi, in quanto parte integrante deUa Turchia. Mossul si riteneva abitata in prevalenza da curdi e turchi che professavano gli stessi sentimenti religiosi e, per i quali, i benesseri e i malesseri della nazione erano comuni. Questa tesi fu letteralmente gridata in piena conferenza e sottolineata da violenti pugni dati sul tavolino 129 _ I Turchi rivendicarono anche la restituzione del comprensorio di Karaga~ considerandolo un sobborgo di Adrianopoli, quindi territorio turco. R eclamarono un plebiscito per la Tracia occidentale, sostenendo che la maggioran:,.a della popolazione era turco-musulmana. Riguardo i

124 R. 385. 125 R. 387. 126 Izmet Pa~a tra le a ltre cose propose: i confini turchi in Tracia dovevano tornare a quelli del 1915; le truppe turc he in Trac ia dovevano essere di numero illimitato. Ismet accettava che il territorio di Anzak fosse di proprietà inglese; rinunciava a l Dodecanneso; accettava che la questione di Mossul fosse discussa in ulteriori colloqui ; c hiedeva un risarcimento dei danni di guerra alla Grecia e l'abolizione de lJe capitolazioni giudiziarie (R. 392). 127 L ' Inghilterra, c he non aveva mai ahhandonato l'idea di formare un Kurdistan indipendente, aveva rifornito a llo $eik Mahmud, considerato dal governo di Londra re del Kurdistan: !Omila fucili, 4 cannoni da 9 cm., 6 caru10ni da 6 cm., mitragliatric i ed a ltro materiale bellico. Alla fine del dicembre 1921, Mahamud si rivolse al governo persiano con una nota nelJa quale si enunciava la volontà de lla formazione di un Kurdistan indipendente, sollo la sovranità della Pers ia, comprendente quelle regioni persiane, mesopota miche e turche a hitate in prevalenza da curdi. Tale nota provocò la reazione turca che concentrò le proprie truppe su Mossul e Sulcmaniye e qucJJc del Khan curdo Bcdir Han c he rafforzò le proprie milizie nella provincia di Erbile (R. 388). Ne lle provincie orientali del1' Anatolia la popolazione curda aveva aderito al movimento kemalista e, soprattutto le tribù di Bayezil e di Hakul offrirono volontari per l'eserc ito nazionalista. La tribù di Sulimaniye combaltè da sempre, a fianco dei nazionalisti , l'innuenza inglese sul vilayet di Bagda<l. Alla fine di gennaio 1923, dopo la pacificazione delle popolazioni c urde dovuta alla missione del Gran Scnusso, Elias Samy, dcpntato di M ara~, dichiarò davanti alla Gant che Turchi e Curdi avevano versato il loro sangue per la difesa di una patria comune. Se i Curdi avessero avuto tendenze separatiste non avrebbero partecipato allo sforzo patriottico fallo dalla Ganl (R. 392). 128 G li Inglesi avam.avano su Mossul il dirillo <li conquista ma i turchi lo rigettavano, in quanto l'esercito del Regno Unito era entrato sì, a Bagh dad durante la guerra, ma a Mossnl dopo l'armistizio. 129 K .3lJ I .


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problemi orientali, il delegato dichiarò che la Turchia non avrebbe riconosciuto una Armenia al di fuori di quella del governo di Erivan e rifiutavano la proposta americana tendente a stabilire nella zona un controllo interalleato. Una polemica sorse anche intorno allo Yemen che i Turchi continuavano a considerare una loro provincia. Per quello che riguardava la provincia di Mossul, la contro-proposta di Curson a Losanna fu di portare la questione davanti alla Società delle Nazioni 130. Il 3 gennaio 1923, mentre gli Tnglcsi continuavano a fortificare çanakkale, Hiiseyin Rauf Bey, presidente del Consiglio dei commissariati, dichiarò che i lavori della conferenza andavano a vanti da più di 40 giorni senza approdare a nessun risultato positivo. Le proposte italiane alla Conferenza di Losanna furono: una frontiera turco-greca in Tracia sul fiume Maritza; Adrianopoli e Karagaç dovevano restare a l la Turchia. Per quanto riguardava il Dodecanneso, l'Italia sostenne che non era oggetto da discutere in quella sede. 11 delegato Montagna si battè per mantenere nelle mani de l governo italiano l' isola di Castellorizo 131 , tanto che sembrò la cosa più importante della conferenza per il rappresentante italiano. I Turchi richiedevano la restituzione di Castel lorizo, in quanto parte integrante ed inseparabile dell' Anatolia. L' Italia aveva accettato la restitu zione dell'isola e del Dodecanneso alla Turchia nel trattato di Guchy, con il quale ebbe termine la guerra di tripolitania. Secondo lsmet Pa~a, Castellorizo poteva essere una base d'attacco contro Tekke, Mente~, Adalia. Il diniego della restituzione da parte italiana era argomentato con il pretesto che la magg ioranza della popolazione era greca. «Con questo? L' Italia non è Grecia», ribatterono i Turchi. Nonostante questa polemica basata su uno «scoglio», la Turchia continuava a vedere di buon occhio la diplomazia italiana. bmer Riza, corrispondente stampa a Rom.a, pubblicò il 15 ge nnaio 1923, s ul Tevhdi-i-Efk.iar un ' intervista con Celaleddin Arif: « .. .Io ho sempre lavorato per rafforzare le buone re lazioni con l'Italia. L' appoggio che c i è stato concesso durante il ministero del conte Carlo Sforza subì qualche modifica con i ministeri che lo seguirono, ma con il ministro Schanzer e specialmente dopo la nostra vittoria, la politica italiana si è nuovamente a vvicinata a quella di Sforza. Conoscevo Mussolini prima n o R. 392. Bl Castellorizo (Castello Rosso - Megiste - l'embckalc): Circonfcrcnz11 15 migli11 marine. Non v' erano né laghi né sorgenti: si beveva l'acqua di una c isterna . L 'economia locale ern hasala su mandorli, oliv i, fichi, carrubo, pesca e sul commercio di spugne. La popolazione cm di 8.000 unità di cui 260 musulmani. C 'erano una moschea, 15 chiese, 3 mulini da grano. L"isola, dopo 1'11rmistizio, venne cedutll all ' halia dalla Francia. Su Castcllorizo venne raggiunto un accordo e dal 4 giugno 1923, l'isola non appartenne più alla Turchia ma ali 'Italia.


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che prendesse il potere ed era un fautore convinto della nostra causa. Sono sic.:uro che un personaggio come lui non può cambiare idea... » . La Conferenza venne interrotta verso la fine di gennaio 1923 per un ' incomprensione della Francia che non voleva diminuire il suo contingente di stanza in Siria ultimamente rafforzato. Ismet Pa~a accusò gli alleati di cattiva volontà: « ... L'Europa vuole fare di noi un popolo schiavo economicamente. Che vale la libertà senza economia? ... ». L' 8 febbraio alcune navi inglesi che incrociavano davanti a Smirne furono fatte segno di alcune cannonate turche. Gli Inglesi risposero al fuoco facendo tacere le batterie ncmic.:he 132. La sospensione dei lavori della Conferenza di Losanna poteva significare un proseguimento della guerra. I nazionalisti, per sostenere le dichiarazioni politiche di Ismet, disponevano di un esercito con un potenziale di 120mila uomini, comprese le riserve. Erano ripartiti in 4 armate. La 1" e la 2" sul fronte occidentale già guidate da Ismet, ora rimpiazzato provvisoriamente da Kaz'im Karabckir. La 1" Armata con 60mila uomini era concentrata sul fronte di Istanbul e la 2\ con 30mila uomini , tra Smirne e gli Stretti. La 3" Armata, al comando di Cavid Pa$a, contava 6mila uomini. La 4" era nel Caucaso, con un effettivo di IOmila uomini. La riserva era all'interno dcll' Anatolia e sul Mar Nero. Inoltre i nazionalisti, durante la loro avanzata, avevano calturato ai greci IOOmila fucili, 150 cannoni pesanti, 100 cannoni Schneider da 75 mm cd o ltre mille automezzi. Gli inglesi, che avevano JOmila uomini a çanakk.ale e 15mila nella zona di Istanbul, intenzionati a proteggere gli Stretti, aumentarono il contingente di çanakkale. Nell'ap1;Je 1923 la Gant accettò il progclto dell'ammiraglio americano Chester che riguardava la costruzione di ferrovie per 4.J85 km e di alcuni porti in Asia Minore. T concessionari potevano sfrnttare le ricchezze minerarie dei territori attraversati dalla ferrovia fino ad una distanza di 20km dai binari. TI progetto ferroviario doveva unire il Mediterraneo wn il Mar Nero. Il passaggio delle concessioni agli americani era la soluzione più vantaggiosa per la Turchia, in quanto gli Stati Uniti promette vano non ingerenza nella politica interna della nazione. Durante il mese di marzo 1923, M. Kemal inviò al Vnectorg di Istanbul un doc.:umento segreto nel quale si esprimeva il desiderio di Ankara di veder eliminate tutte le strutture sovietiche prima dell' entrata delle mi lizie kemaliste in città 133_ T Sovietici, dopo aver vagliato la situazione politica della regione e constatato l'inefficacia della loro propaganda dovuta ad una diminuzione di personale del Vnectorg decisero di smantellare la sezione politica. Ma, per aggirare i problemi incontrati nelle nazioni europee che si rifiutavano 132 R .

392.

133 R. 3 88.


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di riconoscere il governo sovietico, Mosca, che aveva già riconosciuto il governo di Ankara, decise di aprire un consolato ad Istanbul, in modo da mettere il blocco occidentale davanti ad un fatto compiuto. Già alla fine del 1922, Mosca aveva provveduto ad inviare nella città il personale incaricato di svolgere le funzioni diplomatiche. La decisione colse di sorpresa gli alleati che, riconoscendo come capitale turca Istanbul, non intendevano spostare le loro ambasciate ad Ankara. Il consolato sovietico prese residenza a çi li e non come si supponeva, a Karakoy Palace. TI console Zalkind arrivò ad Istanbul il 21 febbraio 1923. La prima cosa che fece fu inviare un rapporto al commissariato degli Esteri lamentando le difficoltà incontrate nel suo tragitto da Mosca ad Tstanhul via Ankara. Le Autorità turche gli avevano creato vari impedimenti sia per i visti sia con minuziose perquisizioni . Il consolato russo, che subentrò nelle funzioni di propaganda politica prima svolte dal Vnectorg, era diviso in: 1) sezione infonnazioni -Naidenov e Vinberg-. 2) Sezione sorveg lian za profughi -Rosenberg e Anikeeff-. 3) Sezione stampa -Pachkovsky-. Come istruttore per l'organizzazione della sezione d' infom1azione fu nominato il Cap. Tchestnoij, ex impiegato del dipartimento politico. L'addetto militare era il Cap. Boris Novikov 134_ A Smirne, i 15 aprile 1923, in un banchetto dato in onore di Aralov 135 che aveva lasciato Ankara per far ritorno a Mosca, l'Ambasciatore parlò delle relazioni russoturche sotto l'ottica di un tradimento turco nei confronti della Russia sovietica, che li aveva aiutati ad intraprendere il 60-70% dei loro sforzi bellici. Si pensò di essere vicini ad un conflitto russo-turco 136. I bolscevichi concentrarono lungo la frontiera turca forze considerevoli con molta artiglieria 137 . Questo preoccupò i Turchi a tal punto che M. Kemal partì per la frontiera turco-russa 138_ La Conferenza di Losanna si ap!Ì, per la seconda fase dei lavori, il 23 aprile 1923, anniversario della costituzione della Gant 139 . Il 1° maggio, ad Istanbul, le mani fcstazioni della sinistra si celebrarono senza incidenti. La polizia turca arrestò comunque qualche persona, che accusò di complotto bolscevico nella città. l denunziati furono deferiti alla Corte marziale e processali. La stampa locale diede largo spazio agli avvenimenti. T complottatori, secondo il regime, sarebbero stati due operai, uno di nome Kazim (musulmano) e l'altro Stavridis (ortodosso). 134 R . 385.

135 Aralov fu richiamalo a Mosca perché accusato del fallimento della diplomazia sovietica a Losanna. 136 R. 388. 137 Alla frontiera turca erano concentrati nonnalmente "12 mila soldati, in quel momento , ques to numero salì a 30 mila unità (R. 386). BKR. 386. 139 R. 392.


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Il Col. Caprini, in un promemoria del 4 maggio, scrivendo sull ' argomento annotò: « ... Uomini senza istruzione e incapaci di organizzare un movimento sovversivo. Ritengo la cosa senza fondamento ... ». Il processo si svolse con estrema celerità. L' acc usa fece emergere le prove di propaganda ma non quelle del complotto. Le udienze si conclusero il 6 giugno con l'assoluzione degli imputati. Avendo avuto notizia che Novikov, membro della missione diplomatica sovietica era in possesso di documenti sottratti all'ufficio politico turco riguardanti l'attività del servizio d' informazione francese, il 6 giugno 1923 il contro spionaggio francese permise alle autorità turche di arrestarlo. Il Cap. Novikov confessò che doveva consegnare documenti al console Zalkind che li avrebbe trasmessi a Mosca. Dopo 2 giorni il Capitano fu messo agli arresti domiciliari, quindi, durante l'estate, espulso dalla Turchia. Tale condotta del governo turco causò la ritorsione sovietica di creare difficoltà nelle formalità doganali tra i due Paesi. L' ambasciatore Suritz 140, prendendo il posto di Aralov ad Ankara, 1' 8 giugno 1923, dichiarò in un' intervista che il suo compito principale era raggiungere un accordo economico. Ma, i colloqui che svolse con il commissario per gli Affari E steri, Suad Bey, in merito ad una convenzione commerciale 141 , rimasero ad un punto fermo, in quanto l' URSS pretendeva il riconoscimento dei suoi agenti commerciali mentre, Ankara, visto che il governo turco non aveva il corrispetlivo all'estero, si rifiutava. l Sovietici, in base a questi avvenimenti, videro sempre più allontanarsi la possibilità di risolvere la questione degli Stretti tramite l'amicizia con la 1\1rchia. La tesi sovietica della smilitari zzazione totale degli Stretti non trovò successo, sebbene questi, dopo un controllo interalleato, passassero all'unica responsabilità turca. La Conferenza di Losanna sancì la reintegrazione della Turchia ; fi ssò i confini turco-siriani e turco-iracheni; incluse Armeni e Curdi nella Turchia senza un'autonomia particolare; riconobbe la sovranità italiana sul Dodecanneso; abolì le capitolazioni ; si decise infine uno scambio di popolazioni tra Turchia e Grecia: in base a quest' ultimo articolo, i musulmani che volevano rientrare in Turchia dalla Grecia potevano farlo e viceversa; g li ortodossi residenti in Anatolia potevano rientrare in Elladc. Oltre un milione di greci abbandonarono l'Asia Minore 142.

!40 Ex impiegalo della rappresentanza russa a Kabul , quindi , a capo della missione sovietica a Cristiania. 14 1 La Turchia aveva bisogno dei prodotti russi ma non riconosceva alcuna delegazione ru ssa se non quella diplomatica. Questa circostanza ostacolò la ripresa commerciale tra i due Paesi. Le difficoltà stavano nel conciliare il principio dell 'economia di stato con il sistem a del libe1u eu11m1ercio praticato in T urchia.


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5. Le elezioni del 1923 Quando si dovette deliberare sulle indicazioni della Conferenza di Losanna, l'ala kemalista ottenne una stretta maggioranza e molte sue mozioni furono bocciate 143 . La destra accusava Kemal di attuare riforme che cambiavano radicalmente le tradizioni turche. Kemal, che già aveva formato un partito di tendenze democratiche ispirato sul consenso delle masse rurali, non temeva nuove elezioni. li suo e ra un partito, ed il primo in Turchia, con un programma chiaro, che rispecchiava le aspirazioni della cJassc sociale che voleva rappresentare 144

Così con la sospensione della Conferenza di Losanna, nel gennaio 1923, su proposta dei populisti, fu deciso lo scioglimento della Gant. li partito d i maggioranza, dopo aver rilevato con preoccupazione che gli unionisti cominciavano a rappresentare un serio pericolo per la firma del trattato di Pace, comprese che il modo migliore per ovviare tale inconveniente fosse indire nuove d ezioni, al fine di costituire un ' Assemblea con una maggioranza omogenea. Lo scioglimento del la prima leg islatura fu dovuto al fatto che, essendo questa basata sul " Patto nazionale" sottoscritto da tutti i partiti e correnti , M. Kemal non poteva arrivare alla firma della Pace, perché, nel progetto conferenziale, la nuova Turchia non avrebbe compreso la regione di M ossul come richiesto dal Patto. Il Partito Popolare, per evitare che gli altri gruppi politici potessero inserire nel loro programma la reintegrazione del sultanato, emanò la pena di morte per coloro che includessero ne l loro programma elettorale tale rivendi cazione. Le nuove elezioni furono fissate per il luglio 1923. Elezioni a doppio turno, a suffragio maschile con linùte minimo di età 18 anni . La legge elettorale prevedeva un deputato ogni 10.000 abi tanti . Il territorio turco fu diviso in 63 zone che eleggevano 285 deputati, numero ridotto nei confronti de lla legislatura uscente. Agli inizi di marzo 1923, a Snùrne ebbe luogo un' importante "Conferenza econonùca", che fece il punto sul bilancio del primo periodo della lotta nazionale. La conferenza, tra l'altro, riconoscendo i diritti della classe operaia, introdusse le 8 ore lavorative g iornaliere, la paga doppia per il lavoro supplementare e la possibilità di costituire organizzazioni operaie legali . Si vietò, nella stessa sede, l'importaz.ione di carbone in-

142 R. 388. 143 Si ehhe una vittoria transigente all' ultimo momt:nlo perché il gruppo guidato dal Huscyin Havni Bt:y appoggiò i kemalisti. 144

R. 388.


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glese 145 , si concessero agevolazioni sulle tariffe del traffico ferroviario merci e si insistette sull' importanza della tassa d' importazjone. La Conferenza si fermò davanti alla necessità urgente di concedere la libcrlà alle donne turche. La proposta fu applaudita, in quanto la "schiavitù" della donna era di impedimento al futuro assetto della nuova borghesia turca. La conferenza applaudì anche l'abolizione del sultanato. Di idee opposte alle conclusioni tirate dalla conferenza, risultò il Movimento Tslamico che si andò costituendo in un'organizzazione segreta che aveva per scopo l'abbattimento de l regime nazionalista e il ripristino del sultanato. Questa organizzazione era disposta a finnare il trattato di Pace così come era stato proposto dall'Intesa senza modifiche rilevanti. Contestava ai nazionalisti l'abbandono delle tradizione islamiche e la grave scelta dell'emancipazione femminile che poteva mettere in crisi la famiglia. Il 14 marzo, la polizia nazionalista arrestò il capo del comunismo turco, Salih Bey 146, per aver te ntato d{ organizzare il bolscevismo in Anatolia. Questo fu un ulteriore colpo assestato all'estrema sinistra attiva in Turchia. Durante il mese di marzo, i partiti turchi si costituirono in due liste. La prima, quella di Kcmal, presentò subito il suo programma 147, mentre la seconda tardò 148_ Alla prima lista aderirono: populisti, indipendenti, socialisti, bolscevichi e alcune organizzazioni armene. Alla seconda li sta aderirono: opposizioni intransigenti 149, unionisti iso, alcuni indipendenti. La propaganda populista fu affidata aJlc testate Ak$am 1s1 e lkdam 152. 14

s Le importazioni nel settembre vedevano al primo posLo gli USA con 836.550 TL oro, quindi l'lnghilterra con 746.25 1 TL oro, la Germania con 569.757 TL, la Fram;ia e a l quinto posto l'Italia. 146 Uomo suUa quarantina, ex maggiore <li fanteria dell'Esercito OUomano. Nel 1921. fu condannato a 15 anni di lavori forzati ma riuscl a fuggire. Rientrò souo falso nome ad Istanbul. Rasim Mahmud, quando venne arrestato come Salih Rey, non oppose resistenze e non nascose né la sua vera ide ntità né il suo credo politico. Da I stanbul fu tradotto a<l Ankara (R. 392). 147 Tra gli esponenti di questa lista si trovavano, oltre c he M. Kernal, Fehti B cy e Rauf Pasa. fl programma del partito e ra basato sulla sovranità nazionale, il cui unico g arante era la Gant; reputava inamovibile la decisione della decadenza del sultano, pur accettando il proseguimento della sacra missione del califfato; prevedeva una riforma de l siste ma delle imposte, dell ' istruzione, del s istema legislativo e giuridico, delle istituzioni finanziarie e del servizio militare. Tali riforme mirava no a modernizzare e ad occidentalizzare la nazione (R. 392). 148 Era noto che la seconda lista voleva inserire nel suo programma la reintegrazione <lei sultanato, ma non poteva farlo e attendeva quindi per present;ire il suo programma. 14 9 Aveva un programma basato sul rispetto assoluto e contro ogni modifica del «Patto nazionale». Portava avanti una politica filo-russa, ma non bolscevica, basata sulla collaborazione militare al fine di contrastare l' imperiali smo inglese e francese. Partigiano del gruppo militarista, c riticava le posizioni kemalistc che auspicavano una pace di transizione. 150 Era il gruppo che maggiormente sosteneva la restaurazione de l sultanato. Prima


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Alla fine di febbraio, Cukri Bey, deputato della Gant di origine albanese membro della lista n. 2, in una conferenza segreta attaccò Kemal accusandolo di dittatura, di tradimento, di viltà. Precisamente l'accusa rivolta a Mustafa era di aver tenuto segreta, invece di comunicarla, una lettera amichevole inviatagli da Lord Curson nella quale si invitava lo statista turco ad ordinare moderazione a lsmet Pa~a. Kemal, trasportato dall' ira, estrasse la pistola e g liela puntò contro. Intervenne un certo Abidin, deputato del secondo gruppo, il quale, anch'esso pistola alla mano si mi se tra i due. Il 1° marzo, Molla çukri, mentre si recava nel villaggio di Jlovitza per svolgere propaganda elettorale, cadde in un' imboscata e fu ucciso. Il mandante, un certo Osrnan Aga, capo di un reggimento di irregolari, fu a sua volta ucciso per tener nascosto i I fatto. Durante il mese di giugno le elezioni si svolsero tranquillamente, ma in modo coatto in favore della prima lista. Gli elettori ricevevano una scheda sigillata che, sotto la pressione della polizia, della gendarmeria e dei bravacci della prima li sta, deponevano nell' urna senza discussione. [nota: R. 3921 L a Gant fu convocata nel mese di agosto e presentava una maggioranza omogenea di tipo kemalista. Nel nuovo governo 153 non fu presente Rauf Bey che si proclamò capo delle opposizioni e, nel tentativo politico di unificarle, fece viaggi a Sivas, Konya e Smirne. Rauf Bey ottenne da M. Kemal la promessa di un'amnistia per tutti quei militari che sospettati di reati po.litici furono allontanati dall'esercito, ma non riuscì ad opporsi a quel progetto di riforma della Gant 154 , presentato dai populisti , che sancì di fatto una dittatura kemalista. Le truppe kemaliste entrarono ad Istanbul il 26 ottobre 1923 e, il 29 dello stesso mese, fu proclamata ufficialmente la Repubblica <li Turchja_

de lle e lezioni aveva minacciato d.i non presentare alcun candidato. 15 1 Giornale nato sulla scia della politica nazionalista. 15 2 Al 30° anno di pubblicazione era il più vecchio giornale <li Tslanbul. Il suo proprietario era un certo Ahmel Cevdet, persona facoltosa c he viveva da molli anni in Svizzera o in Germania. Il giornale conservò sempre un atteggiamento politico o pporlunislico e cercò di guadagnarsi le simpatie de i vari partili e di lutti i governi succedutisi al 1908. 153 Presidente della Repubblica M . Kemal, Pethi Bey presidente del Consiglio e ministro degli Tnlemi, lsmet Pa$a ministro degli Esteri, Ri za Nuri Mini stro dell' Igiene, Hasan Fcbmi ministro delle Finanze, lsmail Sefa ministro dell'I struzione Pubblica, Fevzi Pal;a ministro dei I ,avori Pubblici (R. 392). 154 La Gant avrebbe dovuto avere una legislatura de lla durata di 4 anni legiferando .'i mesi l'anno. 2) Il presidente, nominalo dalla Ganl, avrebbe a sua volta scelto un collegio di com missari collaboratori. 3) Durante il periodo <li chiusura de lla Gant il preside nte e i commi ssari a vrebbero diretto gli affari de l paese. 4) L'ordine <li convocazione della Gant sarebbe spellalo al i.m:s i1.k11lc stesso.


182

Antonio Bagnaia

6. Le opinioni del Col. Caprini Per quel che riguarda il comportamento del "Corpo di spedizione itali.mo in Anatolia", documento di grande interesse è il promemoria 1/955, dalalo 7 dicemhrc 1922, redatto dal Col. Caprini e indirizzato a S.E. l'Alto Commissario italiano: « ... All' inizio dell'armistizio venne stabilito ad Istanbul un controllo interallcalo sulla Gendarmeria Imperiale Ottomana composto da tre delegati. La presidenza del controllo venne assunta dal Gcn. Fuller (Capo di Slato Maggiore del Gen . Wilson comandante in capo del corpo di occupazione inglese, ed in seguito alla sua partenza, assunto dal Col. Ballard). La polizia inglese, però, agì ad Istanbul sovente in modo illegale, vessatorio e violento. Per tali causali e per le costanti esorbitanze nelle perquisizioni, nelle ammende e nelle condanne, si attirò l'odio e la reazione della grande parte della popolazione. Quando gli umori locali cambiarono, anche da parte del Quartier generale inglese si impose un cambiamento di uomini e di sistemi. Ecco il rimpatrio del Col. Ba llanl, capo della presidenza del controllo della Gendarmeri a oUomana con il conseguente passaggio di tal nomina da un uffici;1le ing lese ad un ufficiale italiano ... » . Oltre a questo, il Col. Caprin i ritenne che il Quartier generale ing lese avesse tenuto conto, nella circostanza, dei migliori risultali ottenuti dal1' Arma dei carabinieri: fallo non trascura bile dal momento in cui si affidava alla tulela dei CC.RR. il controllo dell' evacuazione della polizia interalleata da Istanbul. TI Colonnello concluse esprimendo la sua soddisfazione personale, visto che al momento della cessazione del sistema di controllo non risultò nessuna pendenza in atto da parte della Giudicatura Penale nei confronti di militari italiani o di persone comprese tra g li interpreti o age nti civili, addetti al servi:1.io. Inoltre, nessun componente del Corpo di spedizio ne italiano risultò detenuto per ragioni di polizia nelle prigioni alleate. Rilevò infi ne che l'opinione pubblica di Istanbul fu sempre favorevo le agli ltaliani e ritenne che simile affermazione non fosse possibile applicare agli altri controlli alleati. Giugno 1991


INDICE DEr NOMI


184

Anlonio llagnaia

A

Abidin Ahk.hazi Abuli Pa:;;a Adil Bey Adnan Bey Alessandro il di Russia Alexandrov Todor Ali Bey Ali Fuad Ali Kemal Ali Riza Andronikov Alexandr Anikeeff Ansimov Jean Anlonov Apfelbaim Aplodiv Aralov Arnoldov Yladimir Avner

171 107

143 143 164 124 134, 135 152 16 1 169

143 161 , 170, 177 131,152 115 99

153 149, 165, 172, 177, 178

168

153, 170

B

Bagration Mukhransij Lcvanovich Baguir Rizcv Ballard 76, Barishkikov Barutchantz Bassilov Bekir Sami 144, 145, Bela Kun 102, Be1iozar Lazarev Bell Bcnnet 121, Berezinc Bezrutchko Blcichner Bobochcvskij Bogdanov Alexandr Aleksandrovich Malinovskij

107 I IO 182 114

152 12 1 147 l03 132

122 154 97 11 3 97

133 99


185

Il servizio controllo Russi 1919- 1923

132

Bontch Bruevitch Boris Ill Breria Brukhatov Rostovslùj Bukarin Nikolaj Jvanovich Burngolz

130,133 109

168 92, 97, 99, 100,128 152

c Carni Bey Caprini Balduino Cavid Pa~a Celaleddin Ari f CemaJ Pa$a Chakohoskoij Charpy Chatilov

157 75, 76, 98, 119, 143, 158,178,182

175 119, 120, 121, 122, 123 149 165 126 165, 176 Chester 127, 156, 173 Cicerin Georgij Vasil'cvich 158 Colombo 146 Costantino di Grecia 135, 175, 181 Cur/,(_m of Kedleston Gcorge Nathaniel

ç çakir Ras·im çukri Bey

158, 159 181

D Damat Ferit de Laforcade Dcnikin Anton lvanovich Diderichs Djugachvili, (vedi Stalin) Duri Zade Abdulakham Dzerzinslùj Feliks Edmundovich

140,143, 154,169 76 114, 168, 172 114, 116

144

92, 93, 99, 112, 123, 126

E Ebert Friedrich Elia va Chalva Zurabovch

135 106, 123


186

Antonio Hagnaia

E ngels Pricdich 79 EnvcrPa$a I l8-9, 120- 1-2-3-4, 139, 141 -2, 149, 155, 159

F Fcdorovna Maria Perdinando di Bulgm;a Ferit Bcy Fe vzi çakmak Pa$a Folzi Franklin Bouillon Frinovsk ij Prou Frunze Mikael Vasil'evich Fu ller Fustcnberg Ganct:t.kij Yakov Stanislavovic h

125 130 144 l44, 148 170 159, 166 11 3 154 11 3 182 82

G Galtorpe Arthur Ge1tz Ghcorchjev ich T,cv Davidov Gittis Golub GonJenko Georgij Vassilievtch Gurko Gi.imtilcine Tsmail

139 151 124 103 170 159, 160 11 6 155

H

Halil Bey Halil Pa$a Hamid Bey Hamid Pa$a Harington Haskinson Hasan Ali Hattat Pa$a Hilmi Hiiseyin Bey

120, 122, 143, 169 119, 120- 1-2, 142 150, 152, 168 165 153 110 145,149 148, 158, 161 , 169


187

Il servizio con/rollo Russi 1919-/923

Inderdorv loffe Adolf Abramovich Tslamkul Ivani tzkij lvanov Tsmet Pa$a Izzet Pa~a

151 118 152 115 144, 165, 166, 174, 175, 176, 181 139, 157

J

Jablonskij Jean

152

K

Kafarov 152 Kagor 118 Kalatevskijj Vladimir Kostantinovich 152 Kalkov 133 Kamenev Lev Borisovich Roscnfcld 8 1, 82, 99, 101 Kamenev Sergej Scrgccvich 123, 136 Kangardze 109 115, 116 Kappelcv 12 1, 122, 144, 149, 176 Karabekir Kaz"im Pa~a Karakhan Lcv Mikalovich 167, 172 KarL.ivadze Niko 106 Katcharovskij I 12 Kazassov 133 Kazim Bey 178 Kemal MustafaPa:;;a 11 9, 120-1-2, 140-1 -2-3-4-6-7-9 154-5-6-9, 162-35-7-9, l 70- 16-7-9-180-1 82, 84 Kerenskij Alexandr Fedorovich 106 Khimschiev Georgij Nikolaievich 158 Kiraz Hamdi Pa$a 150 Kolbanovskij Sergeij 114, 115 Kolchak Aleksandr Vas il 'evich 159 Kolesnikov 92 Kollontai Aleksandra Mi chajlovna 13 1, 134 Kommissarov 132 Koretzk.ij 170 Kostantinvskij 90 Kovalenko


188

Antonio Bagnaia

Kovatchevich Krajnitskij Nikolaj Nikolaevich Krasin Leonid Borisovich Kravetz Kubicev Kudish Bronislav Kurchiramat Kursky Kutepov Kuznctsov Mark Kiiçiik Cemal Kiiçiik Talat Kvantaliani

159 97,170 99, 101 11 3 128 150,151 , 152, 159 t 18 126, 131 151, 153, 170 141 119, 122, 142 109

L Lachkarachvili Aklisa Mitisartevi 107 Lebcdcy 117 Lenin Nikolaj Vladimir 77, 79, 80-1-2-3-4, 92-3-4-7-9 103, 171 Litvinov Maksim Maksimovich 113, 127 Lloyd George David 165, 166 Lunat 127

M

Maikov Malinkov Markov Marx Karl Heinrich Maximov Mazhar Fuat Mazarichis Mazievskij Mehmet Ali Mehemct VI Merkulov Miasnikov Mikeladze Miller Mirnitz Mohamad Bey Mollov

164 142 124, 125 79,127 168 142 146 114

169 140,142, 169 115, 116, 117 102

109 126 89 118 133


189

IL .\'ervizio controllo Rus.\'i /9/9- 1923

Mombelli Ernesto Monfor Mongin Montagna Morozov Muskclov Rostom llich Mussolini Benito Mustafa Efendi Mustafa Kemal (vedi Kcmal Mustafa) Miihittin Bey

165

154 161 175

126 107 129, 175 143 I 18

N Naidenov Nail Bey Narkiladzc Narimanov N assaaridze Naz·im Bey Nazim Pa~a Nelson Ncratov, Nevskij i\Jcksandr Nicola 11 di Russia Nidcr Nicolaievich Nicolas Novikov Boris Numan Nuri Pa~a

177

139 107 123 109 119,1 22

143 154

168 72, 124, 125 125, 126 177, 178 160 120, 12 1,139, 167, 168

o Oboladze Ockra Olcha Orakhelashvili Orjonikidze Grigorij Kostantinovic h Osman Aga

109 151 151

106 106, 109

181

p Pachkovskij Pankat.ov

177 109


190

Antonio Baf{naia

Pantzerjanskij Parkhovtchikov Parvus Gelfanl lsrael Lazarevitch Pavlov Pavlcnov Pavlosky Pepelaev Petrov Plechanv Gcorgij Yalentinovich Pogorelov Jean Preohrajcnskij Evgenij Alekseevich

89,92 90 81 97 107 113 117

102, 103 79, 80 152, 182 88, 92

R

Radck Karl Berngardovich Rakovskij Christian Georgievich Ras1m Mahmut Rauf Hiiseyin Orbay Refet Bele Pa~a Reizik Revzina Tda Samuilovna Rikov Rillid1 R1za bmer Riza Nuri Rosenbcrg Rosenfeld

99, 127, 128, 173 112 161 141-2-4, 161 , 175, 181 141, 148, 149, 169 151

153 99

136 175 162 177

81

s Sadi"k Sahri Bcy Sarou Saficddin Bey Saghir Muslafa Salih Bey Samokhvalov Semenov Grigorij Michajlovich Seyfeddin Bey Sforza Carlo Shanzer Carlo Siklunev Simsak Sipiagin

143, 155 156, 162, 165 158 154 180 130, 13 1 114, 115

75, 175

175 154 152


191

li servizio controllo Russi 1919- 1923

Sljapnikov Aleksandr Gavrilovich 87, 92 Smidt Vasilij Vladimirovich 92 Smimov 91 Sofronov 92 92 Sokolnikov Grigorij Jakovlevich Stalin Joscf Vissarionovich Djougachvili 97, 99, 118 Stambolij ski Aleksandr 130, 13 1, 132, 133, 134 Stark 117 Steklov Jurij Mich~jlovich 93 Stravridis 178 Stocnitchcg 133 135 Stoyvanov Suad Bey 178 Sukhodol 150 Suritz 178

s Serif Yahya Sevket Pa\,a Sevkcl Bcy Sevki Hi.iseyin

155 139 149

160

T Talakhadze Talat Pa~a Ta~in Hasan Bcy Tchaikine Tchang Dzolin Tchelokaicv Tchertkov Tchestnoj Tevfik Pa~a Tevzaia Vietar Tkalchev Tomsky Mikai I Pavlovich Towsend Trockij Lcv Davidovich (Leiba Brostein) 99, 103, 12~ 128, 135, 167 Troitzkij T ukhlo Tuozzi

109 11 9, 139, 149 148, 154 131 107

168 177

140, 143, 146, 157 110 118

87,88

161 81,82, 84,89, 92 171

151 154, 157


192

Antonio Bagnaia

Tzank.ov

133

u Ubarevitch Ieronim Petrovich

116

V

Varschavskij 168 Venizelos Eleuterio Ciriaco 139, 156 Verbitskij 116 Villier Sophie 150 Vinberg 177 Vitale 76 Vitkovskij 131 Vladimirovich Kyrill 124, 125, 126 Volkov 159 Volvode Barlio 135 Vorovskij Vaclav Vaclanovich 170, 173, 174 Vrangel Petr Nikolacvich 115, 126, 130, 131, 150, 151, 172

w Westmann Wilson

97 182

y YusufKemal

119,120,147,157, 166

z Zakia Bey

144

Zaks

118

Zalkind Zinevich Zinov'ev Gregorij Evsee vich (Radomysl'skij) 99,109, 127,128,134 Zolotarev Zordanija Noijnikolaevitch

177, 178 124

81,82,92,93 151, 170 105, 106


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li servizio cont[ollo Russi 1919-1923

Zulukidze Zumand Khan Zuss

106 119 152


Ferruccio Botti I GENERALI ITALIANI E IL PROBLEMA DEI CORAZZATI: LA RIUNIONE TENUTA DAL GENERALE PARIANI IL 23 E 24 NOVEMBRE 1937 SUL CARRO ARMATO E 1 SUOI RIFLESSI

I. Premessa La più seria lacuna che l' Esercito Italiano ri vela fin dall 'estate 1940 è la mancanza di un' élite di unità corazzate in grado di reggere i] confronto con quelle tedesche e di competere, in Afri ca Settentriona le, con quelle inglesi. Tale mancata competitività alla quale, nel prosieguo delJa guerra, non si riesce mai a trovare soddisfacente rimedio 11011 è dovuta solo a i carri e alle artiglierie - notoriamente inferiori - ma riguarda l'intera gamma dei fattori che determinano l'efficienza di una compagine militare terrestre in un dato momento: criteri d ' impiego, sistemi di comando. ordiname nti, inquadramento, addestramento, collegamenti e trasmissio ni, supporto logistico (inteso sia come quantità e qualità dei rifornimenti e ricambi, sia come organi zza:1.ium: per o tte nere l'aderenza e te mpesti vità de i rifornimenti stessi), concorso aereo diretto e indiretto 1• La fis ionomia di un organismo militare non si cambia ipso facto, ma è il risultato di una serie di e lementi concorrenti , inte rni ed «esterni», di vario segno e <li una complessa gestazione che dura - in pace - parecchi anni e che gli eventi bellici possono accelerare o migliorare, ma raramente azzerare nei suoi incvitabi li effetti. La tematica dottrinale di base che si pone per l'Esercito Italiano fin dagli anni Venti è il superamento della guerra di posizione tipica del ' 15-' I 8 e la ricerca di nuove forme di guerra offe nsiva, obiettivo strategico comune - fin da allora - con la Reichswehr (e poi con la Wehrmacht). In merito, abbiamo già avuto modo di osservare c he la ripresa della guerra di movimento nel 1918, cui minata con la riuscita manovra di 1 C fr. M. MoNT/\NARI, Le operazioni in Africa Settentrionale - Vol. I Sidi F:l Rarrani, Roma, SME, - Uf. Storico 1985 e R. GRAZIANI, Africa Sellenlrionale 1940 - 1941, Roma , Danes i 1948. [n partjcolare, in una riunione convocata da Graziani il 18 agosto 1940 i generali in Africa Settentriona le si dichiarano unanimemente contrari all' offensiva voluta da Mussolini e rilevano che la fanteria è esuberante, mentre i me;,zi meccanici sono «inferiori per numero e qualità a quelli avversari , salvo i carri M idonei ai propri <.:ompili , ma tuttora defi<.:ienti di mez;,.ì di trasporto, mezzi di collegamento e d i riparazione; nel complesso insufficiente organizzazione l.e cni<.:a llt:i reparti. Si provvede ad ovviare con sistemazioni di ripiego delle armi anticarro , artiglierie cc<.:.» (R. GR AZ IANI, Op. cit., pp. 268-269).


196

Ferruccio Botti

stampo napoleonico di Vittorio Veneto, lascia aperto il problema de l sempre faticoso e precario equilibrio tra potenza e mobilità (con la correlata ricerca di macchine capaci di assicurarle ambedue) e di una nuova organizzazione logistica idonea ad assicurare l' ,ùimcntazione di colonne rapidamente avanzanti 2 . Vale anche la pena di rammentare, a tal proposito, che nella grande guerra le macchine e i materiali avevano g ià assunto un ruolo determinante, anche se finalizzato alle esigenze della guerra di posizione e non di quella di movimento. Il problema che si pone per tutti g li eserciti fin dagli an ni Venti è, quindi, non quello delle macchine, ma quello di macchine di nuova concezione capaci di ridare respiro alla manovra conciliando potenza e mobilità (com' erano i carri armati). Vent'anni non sono molti per mutamenti così radicali nella strategia e nell'organizzazione delle forze. Dal 1919 al 1939 ovunque, anche in Francia, pur con diversi accenti si individua nella motorizzazione e/o meccanizzazione 3 la chiave delle nuove forme di guerra: la stessa linea Maginot non aveva una funzione puramente difensiva, ma in un secondo tempo - secondo il ruolo classico della fortificazione - avrebbe dovuto n.:ndcre possibile la controffensiva a forze rese mobili appunto dal motore e/o dal cingolo. I nodi vengono al pettine negli anni 30, f!Hando dal 1934 al 1938 i principali eserc iti europei compiono scelte in materia di meccanizzazione, che faranno sentire i loro effetti almeno fino al I 9401941. Se nel campo italiano tali scelte si ri velano inadeguate alle esigenze della futura guerra e denotano poca chiarezza d' idee nell' impostazione dei nuovi ordinamenti e materiali, non va dime nticato che - come testimoniano gli scritti dell'Ogorkiewicz e di Liddell Hart 4 - anche in Inghilterra, in Russia, negli Stati Uniti e nella stessa Germania, e non solo in Francia, si devono fare i conti con forti resistenze conservatrici e sono adottati criteri d' impiego e/o indirizzi costruttivi per i mezzi corazzati 5 spesso contraddittori e poco lungimiranti, ai qua li solo l' incommcnsura2 F. RoTil, Lt., logistica dell'faercito Italiano - Voi. Il, Roma, SME - Uf. Storico 1991, pp. 845 - 846. 3 Per maggiore chiarezza di esposi1:ione, adotteremo lt: de finizioni di Nomendulori Militari 1962 e 1964, <lislinguendo tra unità carri (unità il cui annamento principale è cosliluilo da carri armati), unità meccanizzata (unilà d otata principalmente di veicoli proteui dai quali il personale può eventualmente combattere; oppure unità costiluila d a unità carri e mcccani:a.ate, con prcvaJen7.a <li queste ultime; oppure unilà costituita da soli meccanizzati), unità corazzu/u (unità costiluit;i da unità carri e meccanizzate, con prevalt:nza delle prime o in pari mi sura) e unità motorin atu (unità che ha in proprio i veicoli ruolali necessari per l'integrale aulolraspo1to e/o autotrnino di truppe e materiali). In Francia (e anche in Jt;il ia, dopo l'esperienza <ldla campagna d'Eliopia) alcuni sostengono la motorizzazione an zich6 la meccanizzazione (Cfr. gen. A. PuGNANI, La motorizzozione dell'Esercito e la conquista dell 'Etiopia, Ro ma, Ed. Rivista Trasporti e lavori pubblici, 1936 e La moto riu.azione degli eserciti, «Rivista di Fanteria» n. 6 - 7/1934). 4 Cfr. R.M. OGORKIEWIC:.l. I cora:u.ati, Parte il e Hl, Roma, Tsl. Divulgaz. della Storia Mili Lare 1964, e 8 .H. Li<l<lell Hart, L 'arte della guerra nel XX secolo (Memorie di .. .), Milano, Mondadori 1965. 5 Per «mezzo cora:r.:r.alll» si iutt:11dc non solo un carro armato ma un veicolo protetto e


La riunione de~generuli sul carro armato (23 -24 Nov. 1937)

197

bile superiorità industriale e tecnica di questi Paesi avrebbe consentito di porre rapidamente rimedio dopo I' ini:.r.io della guerra (ad esempio, fino al 1937-1938 anche l' esercito USA conserva l' artiglieria da campagna ippotrainata). Sulla preparazione dell'Esercito Italiano nella seconda metà degli anni Trenta, sui criteri ordinativi che vi prevalgono , sulla costituzione delle nuove unità corazzate, sulla produzione dei mezzi corazzati ecc. sono di recente comparsi numerosi studi c he forniscono un'approfondita panoramica <lella materia 6 . Tn particolare, il 22 novembre 1937 il Capo di Stato M aggiore dell ' Esercito e Sottosegretario alla guerra generale Pariani tiene una riunione di generali durante la qua le ciascuno di essi - sia pure quando onnai tutto era stato deciso - è chiamato ad esprimersi sulJa Divisione binaria, cioè sulla Grande Unità di fanteria di base dell'Esercito che si voleva «alleggerire» e c he doveva sostituire quella della formula 1926, su tre reggimenti di fanteria e uno di artiglieria 7 • Ma l' altro problema - di pari e fors' anchc di superiore importanza a fine 1937 - è quello dcJJa costituzione o meno d i Divisioni corazzate e, in gene re, de l concreto ruolo da assegnare alle forze corazzate nella futura «guerra di rapido corso». Anche su questo argomento il 23 e 24 novembre 1937 - c ioè i giorni che seguono la ormai famosa e ben nota riunione su11a Divisione binaria - il Capo di Stato Maggiore dell 'Esercito generale Pariani tiene una riunione, il cui resoconto stenografico - custodito dall' Archivio dello Ufficio Storico SME - risulta finora (settembre 1992) inedito e non citato da alcuno 8• Si possono valutare correttamente le posizioni e gli orientamenti che emergono ne lla riunione solo ricostruendo il quadro generale nel quale essa si svolge e le decisioni e gli avvenimenti in materia di corazzati che la precedono. Di conseguenza, si rende ora necessario riunire insieme i vari pezzi del mosaico sparsi in diverse pubblicazioni e documenti, che se presi in esame a sè stanti potrebbero fornire un'immagine deformata o inesatta di una situazione estremamente complessa e fluida, qual' è - sotto tutti gli aspetti - quella del 1937-1938.

frequentemente armato, scmi cingolatn o c ingo lato per il trasporlo di tutti gli elementi (fanteria, genio ecc.) delle unità corazzate. 6 Cfr. in particolare F. Born - V. ILARI, // pensiero militare italiano dal primo al seco 11do dopoguerra (19 19 - 1949), Roma, SME - Uf. Storico, 1985; M . M ONTAN ARI , /,'Esercito Ita liano a lla vigilia della seconda guerra mondiale, Roma, SME - Uf. Storico 1982; L. Ci::vA - A. CURAMI, La meccanizzazione dell' faercito fino al 1943 (2 Voi.), Roma, SME - Uf .Storico 1989; SME - Uf. Storico, L'Esercito flaliano tra la l " e la 2" guerra mondiale, Roma 1954, e L. Ceva, Le forze Annate, Turino UTET 198 1, Ali. 19 e 20. 7 SME - Uf. Storico, L'Esercito Ttaliano ... (Cit.), Ali. 29 pp. 240 - 259. 8 Resoconto stenografico delle riunioni del 23 novembre 1937 e del 24 novembre 1937 - A USSME, Rep. M/7, Racc. 404.


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Ferruccio Rotti

2. La riunione sulla divisione coraz;w ta del 23 e 24 novembre 1937: antecedenti e quadro generale Comunemente viene fatto carico all a leadership militare italiana degli anni 30 (e non solo a quella italiana) di non aver avuto una mentalità corazzata e di essere stata scettica sulle possibilità de l carro armato. Ci sembra perciò superfluo sotto lineare l' importanza di tale riunione, anche se in casi del genere - e c iò vale anche per la Divi sione binaria - la genuinità delle opinioni espresse in una sede così importante e di fronte al Capo di Stato Maggiore è inevitabilmente influenzata - sia pure non per tutti i partecipanti - da calcoli di opportunità e convenienza e, in genere, dalle personali esperienze di ognuno: anche un ottimo generale - cosl come, ad esempio, un ottimo manager a proposito di un'autovettura - può non possedere l'esperienza e la preparazione tecnica necessarie per esprimersi su un argomento così controverso, e su un nuovo mezzo di fatto non ancora ben coll audato. Anche per questo, giova ricordare molto brevemente gli aspetti salienli del problema e le soluzioni italiane a partire dagli anni 30. Nel 1930 sono costituite due Divisioni celeri, Grandi U ni tà destinate a sviluppare, all'inizio della guerra, una manovra offensiva basata sulla rapidità e sulla sorpresa. Si parte, infatti, dal principio (rivelatosi ottimi stico) che non ci saranno più dichiarazioni di guerra, e c he l' impiego a massa delle forze aeree avrebbe assestato un primo e decisivo colpo all'avversario, riducendo il compito delle forze terrestri ad occupare con la massima rapidità possibile ciò che l'aviazione avrebbe di per sè già conquistato. Di qui la composizione della Grande Unità, non idonea ad azioni di forza ma composta da un poco felice mixage di reparti e mezzi «celeri» con caratteristiche diverse, che ne rende difficile il coordinamento e l'alimentazione logistica (ciclisti e motociclisti, cavalleria, carri veloci, unità a utoportate, artiglierie motorizzate da 75/27) 9 • Soluzione non solo italiana (anche l' esercito francese aveva qu,ùcosa di simile) e basata sulla leggerezza organica, con l'occhio rivolto a l terreno di confine, alla «sorpresa» (ma com'era possibile, contro le fortificazioni francesi delle Alpi?) e ancor più a quanto già disponibile per rag9 C fr. , in merito, gen. O. ZOPPI. Ari.:omenti militari di oggi - I celeri, Zanichelli, Bologna, 1933. Il generale Zoppi in yuesla occasione rite neva la guerra di posizione del '15 18 dovuta esse nzialmente a rasse gnazione e scarso spirito offensivo dei Comand i e de lle truppe e quindi esaltava le possibilità c he ai nuovi «celeri» avrebbero conferito sia lo spirito offensivo e levato. sia la sorpresa, sia lo sfruttamento degli effetti del preve ntivo impiego offensivo dell'aviazione. li gene rale Zoppi ha comunque il merito <li ritenere neces sario che il nostro Esercito sia dotato dei mezzi più mode rni . perché «non bisogna ma i c he il so ldato possa pensare c he possiede mezzi me no potenti ed efficaci de U'a vvcrsario» (p. 13).


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giungere la maggior velocità di spostamento possibile (che non coincide affatto - va precisato - con la mobilità operativa). Non c'è dubbio che la nuova Grande Unità risente sia de lle limitate risorse finanziarie (che incoraggiano la ricerca di soluzioni solo apparentemente «economiche» e senz' altro troppo ottimistiche al problema della guerra di movimento) sia dell 'orientame nto c he prevale a ll ' inizio deg li a nni Tre nta e fino alla guerra d ' Etiopia compresa (priorità alla motorizzazione; motorizzazione e meccanizzazione con caratteristiche «di montagna»). In questo quadro, il tanto criticato carro veloce (CV 33) dell ' inizio degli anni 30 è solo un carro da montagna (ne hanno di questo tipo anche i francesi) concepito per l'impiego sulle Alpi e per appoggiare con il suo fuoco le fanterie durante l'attacco, precedendole e investendo l'obiettivo nell' ultima fase de ll'attacco (cioè nell'assalto). Di qui la sua leggerezza, il suo armamento solo con mitragliatrice, la sua stretta carreggiata (che per a ltro verso ne facilita il ribaltamento) e la sua scarsa autonomia (in terreno montano, non sono prevedibili grosse penetrazioni in profondità) 10. Una formula sostam.ialmente riduttiva c he risponde a concetti di hase hen esposti da l1'autorevole critico militare «ufficioso» Dario Valori nel 1930 e riferiti a una sit11~1zione rlove non è ancorn comparsa la prospettiva di una g uerra mediterranea contro l'Inghilterra. Secondo il Valori l'Italia non ha i mezzi per co struire grandi navi, e comunque non dovrà combattere da sola nel Mediterraneo. Analogamente, per quanto ri guarda i carri armati egl i, dopo aver definito a ragione «puramente accademica» la questione se debbano csscn: i carri ad accompagnare la fanteria o viceversa, indica due cri teri c he avranno, anche dopo la guerra d ' Etiopia, immeritata e pericolosa influenza. PRIMO: il com:clto della guerra meccanizzata sostenuto da taluni studiosi specie in Inghilterra e negli Stati U1ùti, è tipico dei popoli ricchi e ampiamente dotati di macchine e carburanti . Di conseguenza, tale concetto «no n è fascista e non è neppure, in certo senso, ita li ano». SECONDO: per il nostro Esercito, la costituzione di un robusto organismo carrista trova dei limiti ben precisi ne lle possibilitiì fina nziarie: Lasciamo dunque che in taluni paesi s i meccanizzi l'Esercito, moltiplicando i reparti carri d'assalto in modo da fame non g ià utili clementi di sostegno per la fanteria, ma addirittura un fattore preminente che dovrebbe col tempo sostituire tutte le armi, o quasi. Da noi, per molte e buone ragioni, questo criterio non prevarrà: il compito dell a macchina viene ancora considerato come ausili ario [... ]. Ad ogni modo è certo che nei nostri Capi non manca la visione aggiornata delle condizioni in cui potrà svolgersi la guerra di domani, ma non esiste neppure quella mentalità futurista, in grazia della quale si vorrebbe preparare una guena tutta meccanica, com battuta tra immensi stuoli d i apparecchi aerei da una parte e colossali schiere di carri coraz7.ati d all 'altra... 11.

IO A. P UGNANI, Op. cii. e Art. cit.. 11 A. V /\LORI, LLl ricostruzione mi/ilare,

88.

Roma, Libreria del Littorio 1930, pp. 84 -


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Sfortunatamente, ambedue le guerre «limitate» che impegnano l' Esercito Italiano dal 1935 al l 939 aggravano in misura senza precedenti l'eterno problema delle disponibilità di risorse proprio quando le principaJi Nazioni europee - Francia compresa - stanno impostando massicci programmi di riarmo, e anche per questo facilitano la sopravvivenza di queste idee anzichè provocare mutamenti in senso positivo. La guerra d'Etiopia del 1935-1936 rappresenta il primo caso di impiego in terreno prevalentemente montano di un certo numero di carri (naturalmente del tipo veloce), peraltro contro un avversario che non ne possiede. Ne l corso delle operazioni emergono parecchi limiti meccanici del carro veloce (insufficiente autonomia, sospensioni fragili, scarsa visibilità, mancanza di difesa a tergo dovuta anche a torretta non girevole ecc.) 12 , ma non ne viene compromessa - per le specifiche nostre esigenze - la formula del carro leggero e veloce, i cui difetti sono dai più ritenuti (a torto) eliminabili. Ciò avviene anche perchè nella guerra d'Etiopia in parecchie occasioni - e specie nelle più favorevoli condizioni di terreno e operative dello scacchiere somalo - il carro CV 33 e la sua versione ] 935 forniscono buoni risultati. In quanto all 'episodio di Dembcguinà (località dello scacchiere eritreo dove il 15 dicembre 1935 viene distrutta dagli abissi ni una compagnia carri veloci mandata avanti senza fanteria al seguito e in terreno difficile che fraziona il reparto, rallenta la marcia e provoca lo scingolamento di alcuni mezzi), tutto ciò non pare dovuto ai difetti della formula del carro veloce ma soprattutto al suo errato impiego, che nel caso specifico - tanto più in relazione ai ben noti limiti del mezzo - trascura un caposaldo elementare sempre ribadito dalla nostra regolamentazione a cominciare dal 1918, quando il Comando Supremo, pur digiuno dell 'esperienza dell' impiego di carri, già prescriveva che l'attacco dei carri d 'assalto deve essere preparato con molta accuratezza cd eseguito a massa, di sorpresa e in terreno adatto alla manovra delle macchine, riconosciuto quanto meglio è possibile [... J impiegare i carri in stretlll cooperazione con la fanteria, con l' artiglieria e con l'aviazione 13.

Mentre la guerra d'Etiopia è ancora in corso, con Circ. n. 7050 in <lata 30 gennaio 1936 lo SME ordina la costituzione - completata entro il 10 giugno dello stesso anno - di una Brigata motomeccunizzata composta da Comando, I reggimento bersaglieri autotrasportato, 2 battaglioni carri d ' assalto su 2 compagnie (62 carri CV 33/35), 2 gruppi artiglieria moto-

12 L. CEYA - A. CIJRAMI, Op. cit., Voi. I pp. 19 1 - 194 c P. PF.TRll .1.1, La guerra d 'Etiopia e le prime esperienze italiane dei corazzati, in «Studi Storico-Militari 1988», Roma, SME - Uf. Storico 1990, pp. 174 - 177. IJ Cii. in F. BOTII - V. li.ARI, Op. cii. , pp. 189 - 190.


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rizzati da 75/27 mod 1911 (su 2 btr. ciascuno) 14, 1 plotone misto genio. Si tratta evidentemente, di una soluzione molto diversa dalla pesante Brigata corazzata di livello per così dire «europeo» proposta nel 1934 dal tenente colonnello di artiglieria Adolfo Infante (già addetto militare a Londra) e composta da circa 230 cani armati (dei quali una settantina medi , 9 «artiglieri», cioè semoventi con cannoni da 75/13, e 9 «antiaerei» con pezzo da 20 mm, più un cent.inaio di automezzi) 15 • Infante ha il merito di capire che i «veicoli corazzati [non solo i cani - n.d.a.J costituiranno l'elemento decisivo per la guerra futura», che questa guerra dovrà essere condotta dall'Italia non solo sulle Alpi ma anche in alt1i teatri d ' operazione europei e coloniali, e che la fanteria deve essere almeno in parte dotata di veicoli cingolati sul modello dell ' Universal Carrier Carden - Lloyd inglese, per il rapido movimento fuori strada sia degli uomini che delle armi d' accompagnamento e relative munizioni. Inoltre - e non è poco dato il clima dell'epoca - egli condanna apertamente le superficiali tesi, care ad Aldo Valori, sui pericoli dello sviluppo del materiale: «oggi affiorano purtroppo nella nostra letteratura militare scritti tendenti a dimostrare che lo sviluppo del materi ale minaccia di deprimere i fattori morali . Noi affermiamo invece che lo sviluppo dei mezzi tecnici stimola ed esalta le qualità morali dei combattenti». Peraltro, taluni aspe tti delle concrete soluzioni da lui indicate presentano seri limiti finora non messi in rilievo: la sua Brigata non è una ve ra e propria G.U. elementare (come tale a costituzione organica fissa e predeterminata) ma assomiglia al «raggruppamento tattico» del dopoguerra, da costituire ad hoc e al momento del bisogno, con ovvi e negativi riflessi - specie in questo caso - sull'addestramento e sull'affiatamento e omogeneità del complesso ; la dosatura di artiglieria da lui prevista è troppo scarsa

14 Per «artiglieria motorizzaw» intendiamo artiglieria trainata da appositi trattori, con pezzi con ruote fornite di pneumatici di gomma piena tipo eleclron (come nel caso del vecchio pezzo da 7 5/27 mod. 1911 ). Specie per le artig lierie pesanti campali autotrainate di vecchio modello, negli anni 30 si adotta uno speciale carrello pt:r l'autotrasporto, senza sostitu ire rno te e a mmortizzatori (che rimang ono quelli progcn ati nella prima guerra mondiale per il traino animale). Le artiglierie di piccolo calibro d i accompagnamento e c/c (pezzo da 65/ 17 ; che è anche somcggiabiie o a traino animale; pezzo da 47/32; pezzo e/a <la 20/54) sono invece normalmente autoportate (o aulocarreggiate), cioé trasportate sul cassone di autocarri con munizioni e serventi, con ovvi negativi riflessi sulla vulnerabilità e sulla tempesti vi Là <li entrata in azione o di spostamento in Africa Settentrionale (gli inglesi dispongono , invece, come trattore del celebre Universal Ca rrier; i tedeschi <li me~.zi similari). Per «artiglieria semovente» , infine, si intende un pezzo d ' artiglieria da campa1;,ma, pesante campale o controcarri montato in casamatta a cielo aperto sullo scafo di un mezzo corazzato, in modo che il mezzo che ne risulta ahbia la stessa mobilità fuori strada del ca.rro armato, anche se privo di corazzatura. l 5 A. INFANTE, Nuovi oriefllamenli della guerra terreslre, «Rivista di Artiglieria e Genio», giugno 1934. Cfr. anche F. R01TI - V. ILARI , Op. cii.. p p. 193 - 198 e F . BOTTI - N . PiG NATO, Le Grandi Un ità corazzale in Ita lia: dieci anni d i guerra e dieci armi di pace (1 936 - 1952), «Rivista Milit:ire» n. :'i/1Q84 .


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per le azioni isolate a carattere strategico che vorrebbe affidare alla nuova unità; essa è basata sulla formula del solo carri, soluzione di tipo inglese che lascia perplessi su qualsiasi terreno. Infine, le caratteristiche di aimamento e protezione da lui indicate per i futuri carri armati italjani non si discostano di molto da quelle poi adottate nella seconda metà dcgl i anni 30, e comunque in esse prevalgono valutazioni derivanti dalle caratteristiche del territorio nazionale, senza tener conto delle esigenze della guerra in altri teatri d' operazione da lui stesso sottolineate, e senza considerare che - come si afferma in altra parte dell'articolo - «per opporsi effettivamente all'avanzata di altri reparti meccani zzati, occorrono reparti c he abbiano mobilità e potenza analoga». Per tutte queste ragioni , non condividiamo del tutto i facili crucijìge di molti autori contro la nuova Brigata motomeccanizzata 1936: nell'ottica odierna è facile condannare, ma se - come deve fare lo storico - ci si cala nella realtà del tempo e se si considerano le caratteristiche dei mezzi effettivamente disponibili al momento, si deve riconoscere che essa è pur sempre un primo passo in avanti, e che le sue caratteristiche abbastanza equilibrate - fanteria, artiglieria, carri - creano le premesse per una buona cooperazione tra i vari elementi componenti e per futuri svi luppi sulla base dell' esperienza, rendendola preferibile a lla formula inglese. I suoi veri limiti sono due, e sono senza dubbio destinati a far sentire sempre più i loro e ffetti nel prosieguo di quegli annj crnciali: caratteristiche generali della G.U. che la rendono idonea ad agire solo nel territorio nazionale; mancanza di semoventi di artiglieria e di cingolati protetti idone i al movimento fuoristrada per la fanteria (ma, al momento, nemmeno le G.U. tedesche hanno questi mezzi). A questo punto, il problema più che gli ordinamenti riguardava i loro concreti contenuti, cioé le caratteristiche e le modalità d' impiego dei mezzi motorizzati e corazzati, da rendere idonei anche alla guerra in teatri d' operazione al ili fuori del territorio nazionale, e comunque competi tivi in ambito europeo. Sia per i criteri ordinativi sia per i mezzi - base, la Bri gata 1936 è perfettamente in linea con Ja dottrina italiana del momento, che indica chiarainente l'opzione a favore dei carri leggeri e veloci. Infatti il para. 54 delle Direttive per l'impiego delle G. U. (1935) recita, dimostrando di risentire fin troppo della veccrua, ottimistica fonnula dei «celeri>> : Il carro annato sfida e supera le resistenze passive e attive della zona di attacco. Tl motore risolve prohlemi di traino e di traspot1o, in continuo vct1iginoso progresso. Ma tutti questi mezzi, ormai comuni a tutti gl i eserciti, potranno rappresentare un formidabi le ausilio solo per chi riuscirà a sfruttare potenza e rapidità onde sorprendere l'avversario. / carri armati - che per i nostri /erreni e la nostra guerra devono essere leggeri e veloci [nostra sottoli neatura - N.d.a.l non vanno considerati solo com e mezzi di lotta, operanti intercalati e seguiti da fanti e da celeri ; occorre anche averne la visione come massa che sorprende, sfonda e passa oltre, decisamente. La sorpresa e la massa saranno - nella guerra di domani - gli elementi primi per la vittoria decis iva.


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In linea generale, con queste parole le nuove prospettive che offrono le tmppe motorizzate e corazzate sono abbastanza ben delineate: ciò che manca è un' idea pertinente delle concrete, specifiche esigenze ordinative e dei mezzi che comportava la nostra situazione strategica. Le fasi decisive della guerra futura avrebbe avuto come teatro d ' operazioni i terreni oltremare e non quelli domestici, terreni ove occorrevano prima di tutto carri - o, meglio, complessi meccanizzati e corazzati - competitivi con quelli degli avversari. ln quanto aJla massa, a poco sarebbe servita una massa di piccoli carri , pcrallro numericamente insufficiente nella Brigata 1936 e nelle G.U. corazzate successive. E di lì a qualche anno, a fine 1940, la sorpresa sarebbe stata realizzata in Africa Settentrionale, ma dalle forze corazzate ing lesi e a tutto danno delle nostre numerose ma male armate e addestrate fanterie sprovviste di una valida reattività controcarri, e dei nostri carri male impiegati e poco efficienti. Più o meno lo stesso avviene per l'aviazione. li para. 55 delle Direttive 1935, pur precisando che il concorso dcli ' Arma aerea a favore delle forze terrestri è «subordinato ad altri compiti che essa assolve indipendentemente», accenna alle possibilità d' intervento di aliquote di forze aeree che dovrebbero «piombare improvvisamente sul campo e nelle retrovie, con unità d'assalto destinate a sorprendere, arrestare, sgominare reparti in marcia e in combattimento». In queste parole, almeno in nuce vi è il binomio carro-aereo: ma per questo impiego l' Aeronautica non ha e non ha mai avuto durante la guerra aerei adatti, e a parte questo mancano valide procedure comuni per la cooperazione aero- terrestre e manca anche quel minimo di affiatamento, di addestramento comune e di coesione tra Comandi di Forze Armate diverse, senza il quale è vano sperare nel re ndimento dell'insieme, in battaglie che già nel 1940 sono aerotcrrcstri e non solo terrestri 16. In si ntesi, con le Direttive per l 'impiego delle G.U. del 1935 e con la nuova Brigata 1936 l'Esercito italiano imbocca - con oltre un anno d'anticipo rispetto alla Divisione binmia - una strada ri velatasi senza ritorno: quella dell a inadeguatezza degli ordinamenti, delle procedure e dei materiali rispetto ai pur condivisibili nuovi criteri dottrinali, e quella dell ' «alleggerimento» delle G.U. elementari. Provvedimento che dovrebbe renderle più rispondenti alle esigenze della guerra di rapido corso, ma in realtà taJe da confondere l'azione offensiva - che richiede grande supe16 Sui retroscena teorici e dottrinali della mancala unità d' azione tra Aeronaut.ica ed Esercito - c he specie in Africa Sellenlrionale e in Grecia amplifi ca i riflessi negativi de ll' inadegualezza dei mezzi, <lei carri armali e delle procedure de lla guerra terrestre - si rimanda a F. Rorr1 - M. CF.RMELU, La teoria della guerra aerea dalle origini alla seconda guerra. mondiale (1884 - 1939), Roma, Uf. Storico J\.ereonautica 1989, Parte V. Cfr. anc he F. Born, La guerra aerea - s/rategia d'impiego: concezioni contra.wanti in «L'Italia in guerra - 1940», Roma, Uf. Storico Marina Militare 199 1 (a cur;i Commissione Italiana di Storia Militare), pp. 2 15 - 243.


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riorit.ì di forLe e di fuoco per rompere lo schieramento difensivo avversario - con il semplice movimento che ne è solo l'aspetto conclusivo, e che comunque richiede anch'esso adeguata e costante alimentazione di fuoco e logistica, per poter reagire ai contrattacchi avversari. Per quanto riguarda la dottrina d' impiego, il para_ 15 della Circ. SME n. 10000 in data 23 luglio 1936 Ammaestramenti tratti dalle grandi esercitazioni del 1935 - XIII dice già quanto basta per evitare errori e sopravvalutazioni delle possibilità del carro, che non deve mai agire da solo come invece era avvenuto a De mheguinà: TI carro armato è arma oggi indispensabile e redditizia se ad erente al terreno dove si combatte e se ben impiegata. Si rileva ancora la tendenza dei carri ad agire <la soli e a manovrare allo scoperto, bersagli sicuri dell'artiglieria nemica. Si è più desiderosi di compiere atti d 'ardimento che di realizzare la sorpresa. Non è perciò fuori luogo ripetere che grande perizia, slancio e ardimento non bastano e non danno alcun risultalo se l'azione del carro non si mantiene aderente aJ complesso delle operazioni da svolgere. I carri veloci e d' assalto - impiegali con criterio e in relazione alle loro possibilità - sono ollimi mezzi di cooperazione; caso contrario saranno nobil i viuime ùi un ' incosciente ardimento. Il loro impiego dev' essere a massa, con compiti e obiettivi ben definiti, adeguati alle loro possibilità, e µreviu studio del terreno. Il loro successo rimane sterile se non è immediatamente sfmttato da celeri (c. veloci) o da fanti (c. d'assalto).

Nel frattempo la Germania aveva già costituito - nel 1935 - Divisioni corazzate nel senso moderno del termine, con mezzi e materiali ancora insufficienti ma in corso di rapido e promettente sviluppo, e soprattutto con criteri d ' impiego c costituzione organica che - come del resto le normali Divisioni di fanteria - rinunciavano aJl'crrato concetto di «mobilità» intesa come alleggerimento di mezzi di fuoco e logistici e, al contrario, affidavano la capacità di penetrazione delle nuove formazioni corazzate all a possibilità di sviluppare su fronti ristretti una terrificante potenza di fuoco e a un efficiente, tempestivo concorso dell' aviazione, con mezzi delle trasmissioni e procedure ad hoc perfettamente messi a punto e in grado di assicurare la continuità del sostegno di fuoco anche quando l'artiglieria era insufficiente e/o si stava spostando 17• Al contrario, la formula della Brigata motomeccanizzata 1936 è basata sulla leggerezza degli ordinamenti e - più che sulla leggerezza - sulla mancanza di un efficiente supporto logistico, quindi senza sufficiente autonomia logistica. Su di essa influisce tutta una serie di fattori negativi, di pregiudizi e di errate previsioni : le caratteristiche prevalenti del terreno di confine e del territorio nazionale, che secondo la communis opinio

17 La Panzer - Divisione tedesca 1935 - 1939 comprendeva una Brigata carri su 6 btg . carri di 3 compagnie, un reggimento cacciatori motorizzato, un gruppo esplorante con compagnia motociclisti e compagnia autoblindo, un battaglione di artiglieria, un ballaglione genio pionieri, un battaglione trasmissioni, Serv izi divisionali, con un totale di 320 carri leggeri e m cdi e 24 obici da I05.


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rendevano poco agevole l'impiego dei mezzi pesanti ; il drenaggio di risorse provocato dalla guerra d'Etiopia; la scarsa chiarezza di idee dei vertici militari ; la mancanza di tecnici militari di vaglia; la farraginosità burocratica e l'eccessiva complessità delle procedure per lo studio, la progettazione e il collaudo dei nuovi materiali; le scarse capacità tecniche e lo scarso spirito innovativo dell'industria nazionale. In questo poco consolante panorama, né nel 1936, né negli anni successivi, né nel corso de lla guerra viene risolto in modo soddisfacente un problema solo apparentemente di dettaglio, che ha in realtà importanza non inferiore a quella delle prestazioni e dell'annamento dei carri: quello de l trasporto e della protezione delle fanterie destinate a cooperare con i carri e soprattutto delle relative armi di accompagnamenlo, ben risolto da inglesi e tedeschi, nella seconda melà degli anni 30 , con mezzi di trasporlo e Lrallori cingolati e/o semic ingolati che fanno la differenza rispetto alla nostra fanteria. Buoni invece - anche se immessi in servizio tardi , guerra durante e in numero insufficiente - i semoventi di artiglieria. Purtroppo, l' intervento in Spagna e l'impiego di carri dalle due parti nel corso del 1937 non contribuiscono - come avrebbero polulo - a chiarire definiti vamente le idee. Ciò avviene anche perché i carri russi T 26 B da 9 t e BT- 5 da 11,5 t, armati con un ottimo pezzo da 45 mm, pur rivelandosi ovviamente molto superiori ai nostri carri L3 sono spesso male impiegati e rivelano difetti meccanici e affidabilità anche inferiore ai nostri piccoli mezzi. Le truppe repubblicane non mettono mai in campo vere e proprie G.U. corazzate, mentre con tutti i loro lirniti le nostre unità carri (impiegate normalmente riunite, e con equipaggi meglio addestrati di quelli repubblicani) nel corso del 1937 riportano significativi successi riconosciuti anche dall'Ogorkiewicz 18• Tutto ciò finisce con il favorire le tesi di coloro che in Italia sostengono la perduranle validità - magari con opportuni miglioramenti - del carro veloce: d'altro canto, questo mezzo in Spagna mette ancor più in evidenza seri limiti che sono evidenziati ne lle relazioni 19. E di fronte alla scarsa mobilità e a l non eccelso rendi mento dei carri russi e ai difetti di corazzatura, di armamento ecc. dimostrati da i nostri carri, non manca c hi - come il colonnello Canevari - par18 R.M. OGORKIEWJCZ, Op. cit., p. 226 . Per inciso, Ogorkicwicz riconosce che anc he nella guerrn <l'Etiopia il CV 33 «si dimostrò utile perché poteva accompagnare la fanteria quasi ovunque» (p. 225). 19 L. CEVA - A. CURAMl, Op. cit., Voi. TT, Documenti 32 e 33. Da notare che non mancano in queste relazioni - accanto all'indicazione degli inconvenienti e limiti de l carro - le esaltazioni dell' «alto rendime nto» del carro veloce, rispetto al quale, a d esempio, «i carri tedeschi e russi non reggono, al confronto, in vivacità, in maneggevolezza, in presta zion i; in rendi mento Lattico... » . Anc he le sue ridotte dime nsioni sono rite nute da taluni un vantaggio, perché lo rendono «un vero proiettile animato che procede rapidamente e minutame nte sul terreno - indifferente alla quasi totalità degli ostacoli naturali - falciandolo e battendo palmo a palmo fino all 'obiettivo... » (Doc. n . 33, pp. 17 1-1 72). Queste valutazioni del comandante di raggruppamento carristi in Spagna c olonne llo Bal,iui uuu µussu11u essere interamente attribuite a puro confonni smo, oppure a incompe-


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la addirittura di fallimento del carro armato, ritenendo i carri pesanti con la formula russa validi solo come artiglierie semoventi, non come mezzi offensivi da impiegare come forza d' urlo 20. Numerosi e autorevoli critici militari stranieri , comunque, g ià nel 1937 ritengono il carro veloce italiano nettamente superato: in effetti - in questo campo come in quello dcli' «al leggerime nto» della Divi sione - nessun esercito straniero adotta soluzioni analoghe a quelle italiane, e si verifica ovunque una corsa a ll'aumento dell' armamento, del peso e della potenza. Nel corso dello stesso anno 1937, con Circ. SME n. 44150 in data 6 luglio 1937 sono costituite due nuove Brigate corazzate (delle quali una per trasformazione della vecchia Brigata motomeccanizzata). Tali Brigate dovrehhero avere il loro punto di forza nel nuovo carro armato «di rottura» da 8 tonnellate (poi M 11 ) ancora in corso di sperimentazione e destinato a entrare in servizio, in quantità insignificante, solo alla vigilia della guerra, con pezzo da 37/40 in casamatta, 2 mitragliatrici, peso 11 t e motore diesel di insufficiente potenza. Esse sono composte da: Comando, reggimento di fanteria carrista su un btg. carri leggeri e 2 btg carri medi «di rottura» (134 carri in totale), reggimento bersaglieri su 2 btg. autoportati e un autoreparto (che dovrebbe avere in dotazione - ma non avrà mai - 68 autospeciali dovunque), 2 compagnie pcui c/c da 47 aulocareggiati (cioé trasportati su autocarri), 1 compagnia cannoni c/a da 20 anch'essi autocarreggiati, I compagnia mista genio autocarreggiata (2 pl. artieri e 1 pi. radio). Questo ordiname nto denota un indubbio progresso: raddoppio del numero dei carri della Brigata (da 62 a 134) e loro incremento qualitativo (86 carri medi di rottura accanto a 48 leggeri), disponibilità di armi e/e e e/a, aumento del genio, assegnazione ai bersaglieri di «autospeciali dovunque» (cioé di automezzi idonei al movimento fuori strada al seguito dei carri, anche se non blindati). Ma a parte la scarsa rispondenza dei mezzi esistenti e/o allo studio a quanto l' organico presuppone, la Brigata non ha né l'autonomia di fuoco (manca - diversamente da quella del 1936 - di artig li erie in proprio) né l'autonomia logistica che sono necessarie per condurre azioni manovrate in profondità anche senza il sostegno delle G.U. laterali. Di questi limiti prende atto la nuova regolamentazione d' impiego emanata contestualmente alJa costituzione della Brigata corazzata (Circ. SME n. 10600 in data 20 lug lio 1937), la quale le assegna il compito

lenza. Da notare che nelle relazioni si mettono in luce gli inconvenienti dell ' impiego del nuovo pezzo e/e da 47/32 mod. 36, che o ltre a non poter controbattere per ragioni di g ittata i pezzi da 47 111111 dei carri russi non può essere autotrainato e non può seguire i carri, ma deve essere trainato a braccia o autotra~portato su autocarri o autocarrette coa le muni~.ioni (in qualche caso il pezzo è stato trainato dai carri stessi, con presumibile logorio del!' affusto). 20 Cil. m F. Horn - V . li.ARI, Up. cit., pp. 235 - 236.


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normale di aprire una breccia nelle difese avversarie, su un fronte ristretto e con una penetrazione di limilata profondità, che re nde quindi possibile il sostegno di fuoco da parte delle artiglierie delle G.U. laterali e/o del Corpo d 'Armata. Tuttavia, la Circolare 10600 apre la porta ad altri compiti, prevedendo in subordine che la Brigata, integrala dall'assegnazione eventuale di altre unità e mezzi di azione, possa essere impiegata anche per azioni più autonome di urto sul fianco nemico o per cooperare con altre Divisioni speciali (che, al momento, sono le Divisioni celeri e/o le Di visioni motorizzate). La nuova G.U. viene collaudata nelle grandi manovre in Sicilia dell'agosto 1937, dove fa parte del «Partito rosso» invasore. ln data 2 novembre 1937, cioé pochi giorni prima della riunione sulla Divisione corazzata alla quale abbiamo accennato, il Comando di Corpo d'Armata della Sicilia (retto dal gen . Ambrosio) trasmette al Mi ni stero della Guerra una relazione signiricativamcnte intitolata «Alcune considerazioni e proposte sulla costituzione e sull'impiego della divisione corazzata», nella quale si mette in rilievo che: a) la Brigata effettivamente impiegata nelle esercitazioni aveva organici largamente incompleti e solo 20 carri di rottura (di vecchio model1o) invece di 86; h) essa è stata impiegata isolata, «come unità celere motorizzata», e non nel compito normale - previsto anche dalla Circ. I 0600 - della rottura delle difese avversarie; c) comunque, per risultare veramente efficace la rottura dovrebbe essere profonda (10 - 12 Km) e raggiungere il margine posteriore della pos izione di resistenza avversaria... Per tale azione «la G.U. corazzata va dapprima sostenuta dallo schieramento delle G.U. in linea, guidata e sorretta da mezzi aerei e seguita da G.U. idonea a seguirla da vicino».

Nonostante l'accenno aJla profondità della penetrazione, nel documento si ritiene che l'organico della G.U. «corrisponde abbastanza bene al compito di apri re una hreccia (1500 m) in un solido dispositivo avversario»; è però necessario un altro battaglione di carri d'assalto (se ne deduce che i carri di rottura bastano). Non viene invece ritenuta necessaria, per questo compito, l'assegnazione di rutiglierie, sia perché si conta su quelle delle G.U. laterali, sia perché «tale assegnazione appesantirebbe eccessivame nte questa G.U. già pesante» fpreoccupazione infondata, che dimostra quanto sia radicato, al momento, un errato concetto della mobilità e dell'autonomia - N.d.a.J. Non mancano accenni assai poco velati ali' insuffic iente mobilità fuori strada dimostrata dai carri impiegati, all'insufficienza dei collegamenti e agli inconve nienti provocati dal la mancanza di un trattore per il nuovo pezzo c/c da 47/32, pur buono: i pezzi anticarro da 47, purché possano dare utile rendimenLo, <lovn:hhero disporre di adeg uali mez:i:i cingolati di traino, perché il trasporto a braccia è fati coso, lento, visihi le e vnl-


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Ferruccio B otti

nerabile [ ...l Migliorarne i collegam enti. Ma più importante di ogni cosa è la continua perfezione tecnica dei carri, per renderli sempre più capaci di agire su qualsiasi terreno. Oggi le loro possi bilità sono ancora limitate, specie per agire sui nostri terreni di frontiera. Certo queste possibilità aume ntano su un terreno quale quello de l confine franco-tedesco; però i canali ivi esistenti costitui scono ostacolo <li fficilmenle superahile.

La prospclliva d'impiego considerala nella relazione è dunque ferma al terreno montano e al territorio europeo, e di questo non si può fargliene colpa. M eno condivisibile appare la proposta di aumentare i carri d' assallo (cioé il mezzo meno ri spondenle della Bri gala) e que lla di non assegnarle in organico le artiglierie, che la profondità della rottura ipotizzata (10-12 Km) rendeva già di per sé indispensabili. Per il resto, la relazione considera sempre la rollura (non cffclluata nell 'esercitazione) come compito principale. Nel caso invece che - come nell 'esercitazione la Brigata svolga compiti di manovra, la relazione non fa che ribadire i conte nuti della Circ. n. 10600 del luglio 1937, e afferma c he occorre integrarla con altri e le me nti che le consentano la manovra. le diano sicurezza in terra e per aria e le permettano <li esplicare una propria azione <l.i artiglie ria (reparti motomitraglieri, reparti autotrasportati, alme no due gruppi di artiglieria da I ()()/17 e da I05/28, mezzi aerei).

Va sottolineato, in proposito, che sia la Ci rc. 10600 sia la relazione del Corpo d'Annata della Sicilia accennano a un rinforzo temporaneo e ad hoc della Brigata con artiglierie, fanteria ecc. solo in caso che essa riceva compiti di manovra, e quindi considerano il suo organico idoneo alle n01mali esigenze d ' impiego. Con questi orientamenti, la relazione ollrc a ritenere sempre prioritario il compito di rottura esprime parere contrario alla trasformazione della Brigata corazzata in Divisione con l'assegnazione di artiglierie in proprio. Contemporaneamente o quasi alla diffusione della relazione, sulla Rivista di Fanteria dell'ottobre 1937 viene pubblicato - fatto non casuale - un articolo del titolo Questioni militari d'attualità, il cui autore (con og ni probabilità genera le di Corpo d ' Armata) usa lo pseudonimo «Tre Stelle». Dopo aver messo in rilievo l'importanza del fuoco e di mezzi e di materiali adeguati per conseguire gli obiettivi della «guerra di movimento e di rapida decisione», l' Autore dell' articolo avanza forti dubbi sulla rispondenza della formula della Divisione «bimu-ia», perché riduce proprio l'Arma che si logora più rapidamente nell'offe nsiva, cioè la fanteria. Al contrario, la Brigata corazzata - anche per il solo compito della rottura - ha bisogno di arliglicric in proprio per arri vare sull' obiettivo, perché il vero nemico dei corazzati è il cannone, quindi la G.U. deve avere sempre con sé artiglierie (per esempio un grnppo da 100/ 17 e uno da 105/28) che per potenza e gittata siano in hrrado di controbattere quelle avversa-


La riu11io11e dç_i generali sul carro armalo (23-24 Nov. 1937)

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rie: Ciò porta a concludere che non già una hrigata ma una divisione corazzata dovrebbe costituire l' ariete sfondante, né è da escludersi che in dati casi questa Grande Unità possa ricevere altre artiglierie dal!' Annata ...

Questo articolo a ragione sottolinea le difficoltà della rottura e giunge a conclusioni assai diverse sia dalla Circ. 10600 che dalla relazione del Corpo d' Armata della Sici li a, proponendo l'assegnazione orKanica alla Divisione stessa di artiglierie pesanti campali (calibro 100 e 105) e non divisionali o da campagna (erano tali, all'epoca, il 75/13 e il 75/27). Mettendo insieme i vari tasselli che caratterizzano l'anno 1937, si arriva a concludere che a fine novembre, quando avvengono le riunioni che ora esamineremo, i giochi sono ancora aperti ma si intravede un autorevole orientamento a rafforzare la Brigata con artiglierie, e a trasformarla in Divisione anche mantenendo come compito principale quello sostanzialmente antiquato e ereditato dalla prima guerra mondiale - della rottura delle posizioni dife nsive avversarie, per aprire la strada al altre G.U .. . 1n tulli i casi, rimane da raggiungere un obiettivo immediato e non soggetto a dubbi o discussioni : accelerare l'entrata in servizio del carro medio di rottura, dotare i bersaglieri di una buona capacità di movimento fuori strada, studiare artiglierie idonee a seguire i carri. T problemi reali che sul momento sono ancora da ritenersi soggetti a discussione e verifica sono invece due: l'alternativa tra miglioramento radicale e sostituzione del carro C V/33/35, e la possibile estensione dei compiti della Brigata o Divisione alla manovra in profondità. Va da sè che il grado di importanza da attribuire a quest'ultimi compiti poteva influenzare la costituzione organica della G.U., s uggerendone o meno il potenziame nto in via permanente non solo con mezzi esploranti e di fuoco, ma anche - se non soprattutto - con mezzi logistici: questi ultimi potevano essere leggeri e ridotti al minimo, solo se l'azione della Brigata fosse stata come sempre limitata a una «rottura» e a una penetrazione di qualche chilometro.

3. Le. riunioni del 23 e 24 novembre 1937: oggetto, partecipanti e orientamenti espressi dal gen. Pariani

Nel contesto prima tracciato avvengono la riunione del 23 e 24 novembre 1937, che seguono quella de] 22 nella quale la maggioranza dei generali avalla la scelta - peraltro già in atto - della Divisione binaria. Lo stesso avviene per la Divisione corazzata? Una risposta affermativa non può essere esclusa, perché la pubblicazione dell 'articolo (anonimo) prima indicato, che dà luogo a un dibattito anche nei primi mesi del


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Ferruccio Bulli

1938, non può essere casuale. Per quale motivo il generale Pariani ha convocato le riunioni? Si tratta ili una procedura piuttosto insolita: dopo la sconfitta del 1866 (dovuta prima di tutto a disaccordi e non unifonnità di vedute tra generali) era stata prassi costante dei Capi di Stato Maggiore Italiani evitare il più possibile riunioni di generali o, peggio ancora, Consigli di guerra. È anche noto che nella prima guerra mondiale il generale Cadorna, pur avendo il suo Comando abbastanza vicino ai Comandi di armata, mollo di rado parlava direttamente ai generali suoi diretti sottoposti, e quando lo faceva, sempre singol armente. Non era solo una fisima di Cadorna: anche Federico Il era contrario ai consigli di guerra, ai quali ricorrevano - a suo giudi:t.io - solo i generali che non volevano intraprendere nulla e del lo stesso parere era Napoleone. Nella fattispecie, intervengono (ne ll ' ordine) nella discussione i seguenti general i: Mancra (Ispettore de lla Motorizzazione); Laviano; Tua; Stirpe; Arisio; Vecchi ; Bracco; Nasci; Rossi; Robotti; Zanghieri ; Balocco; Visconti Prasca; Pafundi; Mercalli ; Zingales; Bachi; Roluti ; Vccdùarc lli; Gamalcri; Dalmazzo; Calcagno; Garavelli; Fautilli; Rovere; Canale; Villasanta; Soddu; Cona; Gamcrra; De Michelis; Trezzani ; Dall'Ora; Murari ; Negri; Bcrtini; Pignetti; Rossi; Vercellino; Siciliani; Nicolosi; De Pignier; Guzzoni; Moi zo; Monti ; Maravigna; Guidi; Ambrosia; Scala; Grassi ; Giuliano; Bastico (appena rien trato dalla Spagna); Grossi; Marinetti; Guillct; Gabba; Bobbio; Ago. In totale partecipano alla discussione 58 generali, contro i 4 7 che prendono la parola a proposito della «binaria». Forse perché semplici brigadieri, non vi partecipano «tecnici» di valore come i generali di Brigata Edoardo Quarra (comandante del reggimento carri armati dal 1930 a l 1936), Carlo De Simone (comandante della neo-costituita 2" Brigata corazzata) e Paolo Berardi (comandante dell'artiglieria del I corpo d'armata), che esprimeranno più tardi la loro opinione sulla Rivista di Fanteria 2 1_ Il generale Pariani chiede l' opinione dei presenti sui seguenti c inque punti: l 0 ) fiducia personale nell ' impiego dei i:arri ; 2°) se i nostri c arri d' assalto e di rottura, rispondono - come tipo, armamento, g randezza, ecc. - allo scopo; 3°) se c onviene impiegare questi carri in piccole unità, per la cooperazione tanica; 4°) se si è fautori de l loro impiego a massa (in merito il P c hiarisce che «quando parlo di I00 carri parlo di una piccola massa») 22_ 5°) se i fa utori di questo impiego a massa ritengono o no che convenga assegnare alla massa stessa una propria artig lieria. Q uest' ultima domanda è forse la più importante, perché si deve dire se dobbiamo rimanere all'attuale brigata o passare alla divisione corazzata. 21

ivi, pp. 204 - 205 e F. Bo Tn - N. Pt(jNATO, Art. cii.. p. 15.

22 R esoconto stenogn1jico ... (C it),


La riunione d'f_i J?enerali sul carro armato (23-24 No v. / 937)

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La stessa fomrnlazione dei quesiti fa pensare. La regolamentazione dottrinale di base del 1935, come si è visto, già indicava per i carri - se impiegati a massa e di sorpresa - un ruolo decisivo: e nonostante la costituzione recentissin1a di una Brigata corazzata con i problemi prima indicati, Pariani chiede ancora ai generali di dire se hanno fiducia o non nel carro, e se il loro impiego a massa è conveniente. Il 1 °, 3° e 4° quesito - formulati quando i carri sono già stati impiegati in buon numero in Etiopia e stanno partecipando alle operazioni in Spagna - mettono perciò in discussione la dottrina ufficiale del 1935 (compilata da Baistrocchi e non dallo stesso Pariani) e non possono che dimostrare, di per sè, l'esistenza tra i Quadri di numerosi dubbi e perplessità sul rendimento del mezzo, e in particolare di quel mezw, proprio in base all' esperienza di guerra. Inoltre, «massa» è un termine vago: quanti carri, di quale tipo, per quale unità; come, dove? Circa gli altri due quesiti (il 2° e il 5°), ci sembra che il discorso si polarizzi troppo su carri armati e artiglierie come ingredienti della Grande Unità: e tutti il resto, dosatura e me:1.:1.i della fanteria, mezzi logistici, anni controcarri e loro tipo, caratteristiche dei mezzi di trasporto ecc? Una Grande Unità non è tale solo per la presenza di artiglierie (ma quante e quali artiglierie? semoventi o autotrainate? di che calibro?). Il generale Pariani indica le caratteristiche dei carri che al momento sono previsti , già in dotazione o allo studio: - carro veloce: è quello che tutti conoscono lcioè il C.V. 33- N.d.a.]; - carro d ' assalto: viene ad avere un peso sui 3300; lunghezza m. 3,20, larghezza 1,40 armamento di 2 mitragliatrici [Dreda) da 8 o di una mitragliatrice cd 1. lanciafiamme. È il carro veloce con poche modificazioni [cioè il mo<l. 1935 - N.d.a.]. Il nuovo tipo peserebbe 7000 kg; altezza 2, I O; lunghezza 3,80, larghezza 1,40; velocità 25 k.m orari , in luogo dei 40 del carro veloce; annarncnto: come il precedente; - caJTo di rottura: peso 11 tonnellate; alto m 2; lungo 2.60. velocità: 30 km, 2 mitragliatrici in torrella e il cannone in casamatta [è il carro M 11 /39 ancora in corso di sperimentazione - N .d.a.J. Alcuni vorrebbero le mitragliatrici in casamatta e il cannone in torretta. In quest'ultimo caso, il carro verre bbe ad avere una carreggiala maggiore. Sono stati fatti esperimenti di t.iio in marcia ma con risultati c he non possono essere presi in considerazione. Tn terreno piano il tiro va bene; non altreUanto può dirsi in terreno movimentato . Ci sono quelli che vorrehhero col tiro in marcia raggiungere effetti morali. Io dico c he, se vogliamo tirare contro dei be rsagli, bisogna fermarsi 23 .

Nel prosieguo de lJa riunione Pariani accenna anche al progetto di costituire 3 Divisioni corazzate su 70, tenendo presente che La divisione coran.ata [sernhra che egli si riferisca a un modello allo studio - N.d.a.] ha circa 400 carri e un' aliquota di fanteria. Può agire inquadrata o no. Non ha che carri e fanteria; niente cavalleria e qualche artiglieria per concorrere allo sviluppo dell 'azione 24 . 21 ivi, pp. I I - 12. 2~ i vi, pp. 8 e 75.


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Ferruccio Rotti

Circa l'artiglieria, Pariani insiste su una dosatura minima di artiglierie da campagna per la futura Divisione corazzata, in quanto i carri devono avere con loro «una ce1ta aliquota di artiglieria unicamente per rimuovere le piccole resistenze che possono incontrare durante il loro spostamento»: il resto lo fanno le artiglierie delle G.U. laterali o di Corpo d' Annata, perché «nessuno ha mai preteso che la divisione corazzata debba avere i mezzi necessari per sfondare in un settore dove agiscono altre artiglierie» 25. Che dire di queste idee oggi? Senza trascurare le possibilità di ricorso a rinfort.i di fuoco da decidere azione durante, non vi è dubbio che una Divisione corazzata sul modello tedesco, cioé in grado di manovrare e penetrare in profondità, doveva avere adeguata autonomja operativa. Quindi, doveva essergli data la possibilità di neutralizzare prontamente in proprio anche resistenze di una certa consistenza, e comunque di facilitare con un maglio di fuoco sempre aderente e consistente l'avanzata dei carri, destinati a opporsi a improvvisi contrattacchi. Se ne deduce che - checché ne dica la regolamentazione del momento - la Divisione corazzata alla quale nel novembre 1937 pensa Pariani ili fatto è ancora e sempre una Brigata con maggior numero di carri e in genere più robusta di que lla collaudata nell'estate 1937, e con una minima quantità di artiglierie in organico che non fanno molta differenza, perché rispondono anche (come afferma lo stesso Pariani) a finalità addestrative e presuppongono scarse e sporadiche resistenze alla progressione della Divisione, con una valutazione assai ottimistica. In tal modo, per ragioni logistiche e di supporto di fuoco la Grande Unità di Pariani - sempre a prescindere dalla regolamentazione - rimane di fatto idonea solo ad azioni rigidamente inquadrate di rotn1ra di posizioni scarsamente organizzate e con poche armi controcarri, ma non a manovrare in profondità e al di fuori del raggio d 'azione utile de lle artig lierie delle G.U. laterali (che è solo di qualche km). E anche se l' Allegato 4 a lla Circ. SME n. I0600 in data IO luglio 1937 prevedeva l' impiego della Brigata corazzata, o ltre che in azioni di rottura, per azioni d' urto sul lìanco nemico e per cooperare con altre G.U. speciali , Pariani al momento sembra escluderne qualsiasi possibilità d' impiego indipendente e/o a largo raggio sul modeJlo tedesco, e precisa che mentre è inammissibile Lnostra souolineanira - N.d.a.] l' impiego della Brigata corazzata per compiti strategici, è ancora meno ammissibile impiegarla in esplorazione, perché la Brigata corazzata ha pochi occhi. Può essere data in appogg io a G .U . incaricate della esplorazione, ma in ogni modo, questo non è il suo impiego normale 26.

25

ivi, p . 36.

26 ivi, p. 24.


La riunione de_i generali sul carro armato (23-24 Nov. 1937)

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Anche in questo caso prevale un errato concetto di «leggerezza», tanto più che la modestia dell'armamento e della corazzatura dei carri previsti avrebbe imposto di rimediare nei limiti del possibile a questo inconveniente con un forte supporto di fuoco di artiglieria e magari anche aereo, e che - comunque - la prevista azione di «rottura» (ma contro che tipo di organizzazione difensiva? Era importante precisarlo) esigeva un'azione <li forza, quindi una massa di fuoco a tutti i livelli. Ciononostante, la visione che il generale Pariani ha della guerra futu ra appare tutt' altro che provinciale e non è affatto ancorata - secondo un cliché ormai affermato - al confine alpino, al mulo ecc .. Nel corso della riunione egli precisa chiaramente che le nuove unità corazzate dovranno essere idonee soprullutto (e non anche) all'impiego al di fuori del territorio nazionale e delle Alpi: non è un mistero per nessuno che doveri di alleanza ci impongono di portare la massa del nostro eserc ito in teatri di opcra7.ione ove la lotta dovrà concludersi. La difesa delle Alpi ormai è inquadrata con la guardia alla frontiera , con unità di immediato rincalzo e unità di manovra r... J. Questo complesso di copertura dovrà agire al più prcslO perché è risaputo che, d 'ora in poi, non si avranno più dichiarazioni di guerra [... ] In montaw1,a è inutile pensare ai carri perché là i carri poco possorw fare [nostrn sottolineatura- N.ù.a.J. Si potrà a vere qualche nucleo per mandarlo a fare quak:he ricognizione, qualche puntala ecc. ; ma questi sono dettagli. Non si potrà mai avere un impiego in grande. Il grande impiego a ma.~.m i: destinato altrove (in colonia. in teatri europei ove non esisrono grandi o,çt(l(:oli montani) rNostra sottolineatura - N.d.a.l 27 .

Questi orientamenti del generale Pariani, senz'altro chiari e preveggenl.i (nella campagna <l' llalia del 1943-1945, i carri avranno un ruolo tutto sommato non preminente) vanno però confrontati con le caratteri stiche dei carri allo studio da lui dian zi chiaramente indicate, che purtroppo non ci sembrano tali da tenerne conto, così come non sono certo aderenti alle esigenze della guerra del deserto su vasti spazi contro unità similari, i criteri d'impiego della Divisione corazzata che egli mostra di preferire. In particolare, Pariani accenna a tre tipi di carro, due leggeri (veloce e d ' assalto) e uno medio. li «carro veloce» dovrebbe servire per i celeri; il «carro d'assalto» per aprire la strada alla fanteria nell ' ultima fase dell'attacco. Il nuovo carro d'assalto e il nuovo carro di rottura non sono ancora entrati in servizio: l'unico carro che al momento ha potuto mostrare le sue possibilità anche in combattimento è il soliti CV 33, usato sia come carro veloce sia - con le lievi modifiche del 1935 - come carro d'assalto. Va anche notato che, secondo Pariani, il carro M 11 con il cannone in torretta avrebbe - come si è visto - una carreggiata maggiore. Poiché questa possibilità viene successivamente scartata e anzi l'orientamento del momento è quello di mantenere il cannone in casamatta, se ne può legittimamente dedurre che, nella formula del carro, 27 ivi, pp. 7 - 8.


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Ferruccio Botti

prevalgono sempre le esigenze d ' impiego sul territorio nazionale, dove la carreggiata stretta poteva trovare qualche giustificazione e dove gli sc.:ontri tra formazioni di carri in terreno libero, che rendevano indispensahile e vantaggiosa al massimo la torretta girevole, non erano ritenuti molto probabili. A questo primo limite della formula del carro medio per la guerra nel deserto si deve aggi ungere anche il problema dei mezzi di trasporto per la fanteria della Divisione corazzata: bl indata o non, questa fanteria per poter seguire i carri avrebbe dovuto avere automezzi idonei a lla marcia fuori strada e nel deserto e non semplici a utocarri come invece ebbe. A questo punto, l' unica giustificazione possibile per la introduzione in servizio nel 1939 di carri M 11 con pezzo in casamatta e per il loro invio nel 1940 in Africa Settentrionale, rimane quella che l' installazione della torretta avrebbe richiesto un ulteriore prol.ungamento de lla gestazione de l mezzo, già fin troppo annosa. Probabilmente, è prevalsa la massima «meglio un cattivo mezzo che nessun mezzo»; e in quanto alle unità esploranti, autoblindo e camionette nel 1940 erano ancora e sempre allo studio ... Eppure il generale Pariani al momento è bene a conoscenza di ciò che stanno face ndo gli altri eserciti e uropei: dal verbale risulta che ha assistito di persona alle recenti grandi manovre tedesche con impiego di Divisioni corazzate, è informalo delle esercitazioni che in Egitto stanno conducendo potenti forze corauate inxlesi, cita gli orientamenti francesi. Ma se dimostra fiducia nel carro e nel suo impiego a massa, le deduz ioni che trae da questo concetto e da come viene realizzato all'estero non sono molto lungimiranti . M ostra di c redere ancora nel CV 33/35 e nella possibilità di migliorarlo ritenendo valida la sua formula (che vorrebbe ottenere la miglior protezione del carro con la velocità e l'impiego a massa), e infine è scettico sulla convenienza di aume ntare la corazzatura e l'armame nto principale del carro oltre i 40 - 50 mm. Egli accenna alle manovre del la Divis ione corazzata tedesca, c he, «con una massa di circa 900 carri (SIC), sviluppava un 'azione indipendente da quella di altre G .U.». L' idea dominante in Germania - eg li afferma - è quella di impiegare grandi masse di carri con molte artiglierie in proprio per neutralizzare le artiglierie avversarie. E dalle modalità d'azione dell a Divisione corazzata tedesca (su 3 scaglioni uno dietro l'altro, molto distanziati tra di loro) trae l' orientamento ad assegnare artiglie rie in proprio alla Divisione corazzata 28. Nessun accenno, da parte sua, al ruolo fondamen tale del binomio carro - aereo e alle caratteristiche avanzate dei mezzi che già allora i corazzati tedeschi venivano introducendo in servizio: in lui prevale, anzi, una visione ridutti va dell' etlicacia anche morale dell'offesa aerea (rive latasi

28 ivi, pp.7 e 46.


La riunione dei J:enerali sul carro armato (23 -24 No v. 1937)

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in Spagna) e una visione ottimistica delle varie possibilità di arrestare i carri avversari. A tal fine, ritiene utili anche «dosi minime <li arsina rgas lacrimogeno e stamutorio - N.d.a.l compatibili con l' incolumità del personale». Peraltro questo sia pur limitato impiego di gas deve essere ben predisposto, e «in guerra può mancare il tempo e il materiale». In quanto all' offesa aerea a bassa quota esercitata sulle truppe o (corazzate e non), egli rimanda l'argomento a una delle prossime riunioni. Comunque, egli afferrna «a tutte le cose si trova un rimedio. Si troverà anche per i carri, che pure sono vulnerabilis simi [... ]. Il volo rasente impressiona se la gente non vi è preparata [...]. Quindi se oltre ad addestrare i carristi si daranno loro delle armi contro aerei il pericolo non è tanto grande». In quanto all ' osservazione aerea, sempre in base ai risultati delle manovre tedesche egli prevede che sarà molto difficoltosa 2'>. Mollo interessanti le sue osservazioni sulle manovre inglesi: in una manovra falla 4uest'anno dagli ing lesi in Egitto (manovra che non è sta lo possibile segui re) un osservatore capitato in me1.zo a una brigata, ha potuto vedere rapidamente 120 carri armati di cannone che costituivano soltanto una parte della brigata stessa. L' osservato re non ha po lulo ved ere tutto, perché probabilmente altri due grnppi simili si trovavano a poca dis tanza [ ... ] Cìli inglesi banno dei carri pochissimo corazzati ma armali di cannone e impiegano questi mezzi con quasi niente fanteria 30.

A suo giudizio, questo dimostra che gli altri hanno già adottato dei sistemi che noi stiamo ancora discutendo. Senza aspettare (come suggerisce il generale Nicolosi) l'esperienza dirclla, si deve prendere in considerazione quello che fanno gli altri sia per difendersi, sia per vedere le resistenze da superare se dovessimo attaccarli; occorre, anzi, cercare di prevenire gli altri. Al momento, è certo che la questione dei carri è dibattuta fra chi vuo l diminuire la corazza a favore della mobilità e chi vuol costituire delle fortezze poco mobili. Fra queste due tendenze, abbi amo da scegliere. Vorrei dire che se noi vorremo seguire una do ttrina offensiva, starà a noi scegliere dei carri che ri spondano a queste carattt:ri sliche o ffensive.

Tuttavia, l'alternativa nel caso italiano per Pariani non si pone: a suo giudizio la tendenza ad aumentare la potenza dei carri fino a dotarli di un cannone di medio calibro «porla a fare dei carri una marina terrestre», con risvo lti finanziari che l'Italia non può sostene re: Quindi noi no n possiamo pensare che a piccole masse di carri che - per restare in tema di marina - possono paragonarsi ris petto alle corazzale di altri, a dei sommergibili 3 1.

29 ivi, pp.10 - 11 e21 - 22. :io ivi, pp. 59 - 60. J I i vi, p. 26.


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Ferruccio flotti

Ma come poleva l'offensiva di queste «piccole masse» di ultraleggeri carri poco armati e con poche artiglierie conseguire dei risultati importanti, in quei leatri d'operazione europe i dove si era ormai iniziata la corsa all'aumento dei calibri e de l peso dei carri, dove la torretta girevole e ra ormai generalizzala, e dove ormai prevalevano ovunque - nota lo stesso Pariani - dei concetti marcata mente offensivi ? S econdo il generale Visconti Prasca - già addetto mili tare in Francia e invitalo da Pariani ariferire sulle ultime lince di tendenza francesi - anche I' Armeé de terre orma.i si era convertita dalla conlroffensiva all 'offensiva. Le ultime manovre francesi e rano state essenzialmenle offensive, e lo SM. lfrancese - N.d.a.J dice: «DaLe le grandi d isponibili Là fin anziarie della Francia, noi possiamo lanciare conLro la Germania delle migliaia di carri l ...J». Da qualche mese poi, le tendenze verso l'offensiva ad oltranza si vanno accenluando, basandosi oltre che su una larga disponibilità di carri, sulla convinzione che nè la Germania, nè l'Italia non potranno mai, per rag ioni economiche, allesti rne un ugual numero 32 .

Evidentemente, le remore economiche valevano solo per l'Italia e non per la Germania, e il prohlcma era se mai qualitativo e non quantitativo, perché costruire dei mezzi o coslituirt: degl i strumenti militari non idonei ai compiti che si intendeva loro assegnare rappresentava una falsa economia e peggiorava i riflessi de lle carenti disponibi li tà di risorse, senza utilizzare bene almeno il poco disponibile. Da questi poco centrati gi udi zi sull' efficienza delle unità carri francesi e sulla tendenza all'offensiva dell'Esercito francese, così come dalla preferenza per piccoli mezzi e piccole masse manifestata da Parian.i , già emergono ambedue i principa li difetti della preparazione militare italiana di allora: la sopravvalutazione de l modello francese e la speculare sottovalutazione ili quello tedesco, e insieme la tendenza a ricercare sempre sia per ragioni di «economia» c he per le caratteristic he del territorio nazionale - il «piccolo», il «leggero» ecc .. Di fronte a quesli orientamenti quasi aulomatici ed epidermici, a ben poco servono i richiami a lle possibilità d'azione al <li fuori dei confini . Riguardo alle possibilità <l' impiego dei carri italiani ne l deserto, Pariani precisa che «c i sono dei tipi di carro f ma quali? - N.d.a.l c he vanno bene anche ne i terreni sabbiosi. Noi non li abbiamo, ma il problema è già stato slu<liato. E non soltanto per i carri, ma anche per le artig lierie» 33 (Non si hanno concrete noti zie di questi studi ne l periodo L937 - 1938). Ma, dove le affermazioni di Pariani si dimostrano meno felic i è a proposito della «blindatura» per tutti gli elementi della G.U. corazzala e del-

32 ivi. p. 78. 33 ivi, pp. 37 - 38.


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le possibilità dei concentramenti di artiglieria contro i carri. Pariani ritiene che l'artiglieria debba servire solo per aprire la strada ai carri attraverso il dispositivo avversario e non - all ' occorrenza - come arma difensiva contro i carri stessi (ruolo riservato ai pezzi controcarri da 47 «riuniti in reparti che non hanno nemmeno il nome di hatteria»). E pur riconoscendo che il nome di «Brigata corazzata» è improprio per una Grande Unità dove la corazza l' hanno solo i carri («è stato adottato pe rc hé quello di motomeccanizzata non piaceva a nessuno»), Pariani contesta senza incertezze l'opportunità di adottare veicoli blindati trasporto truppe. Questo suo orientame nto risente forse della vecchia teoria - secondo taluni (come Canevari) avvalorata anche daJl a battaglia di Guadalajara in Spagna - che gli automezzi devono essere tenuti lontani dal campo di battag li a (ciò andava bene, ma solo per gli automezzi normali , e non per i mezzi da combattimento speciali, blindati e cingolati desti nati a seguire da vicino i carri e/o a precederli): in quanto alla blindatura degli autocarri, questo è praticato so lamente in Germania e presso g li inglesi, per le truppe coloniali. Gli altri non l'hanno adottata perché si fa sempre pi ù strada il com:euo che i mezzi d.i trasporto debbano fennars i lontano <lai terreno della lotta, per non fare confusione. Questo anche per il tiro contraereo. perché è mollo difficile proteggere delle colonne in marcia [riflesso dell'esperienza di Guadalajara? - N.d.a.l. Inoltre gli autocarri, per essere lontani dal tiro delle mitragliatrici dovrebbero essere appesantiti di molto. Del resto, la bLindatura adottata dai tedeschi ha più che altro un effetto morale, perché è così leggera che un proiettile di carahina Floben può passarl a 34 •

Per contro, l'esperienza spagnola viene letta da Pariani in modo più corretto di quanto fa il Canevari e sostanzialmente favorevole alle possibilità del carro armato. 1n merito, egli accenna a un articolo della France Militaire sugli avvenimenti spagnoli, «in cui è stato fatto l' esperimento di piccole masse il cui impiego ha provocato molte discussioni ». Contro il parere di coloro che - come Canevari - ritengono sorpassato il periodo <lei carri, l' autore dell 'articolo - ricorda Pariani - dichiara che il carro è ancora l'arma dell'avvenire e della sorpresa; e anche il Ministro della guerra francese - egli osserva - lungi dal pensare a una soppressione dei carri [ma pe rché mai avrebbe dovuto farlo? - N.d.a.l ne ha decretato un forte aumento 35_ A proposito dell'esperienza della guerra di Spagna e dell ' effettivo rendimento deJ CV 33/35, tra i presenti vi è il generale Bastico, le cui opinioni sono a parer nostro le più interessanti per almeno due buone ragioni: oltre ad essere l' unico dei presenti ad aver impiegato in guerra, e contro un nemico fornito di mezzi notoriamente più potenti, il CV 33/35, Bastico è stato - giova ricordarlo - il maggior scrittore militare «terrestre» del periodo tra le due guerre, i I più attrezzato avversario «terrestre » 14 ivi, p. 90. 3~

ivi. p. 5 1.


Ferru,:cio l:Jotti

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di Giulio Do uhet 36 e l' autore di vari articoli e saggi sulle riviste militari del Lcmpo e di una ancor utile opera in tre volumi su l' Evoluzione dell'arte della gue rra 37 . Per completare il quadro, ne lla seconda guerra mondiale Bastico è anche stato il Comandante Superiore Italiano in Africa Sette ntrionale nel periodo cruciale, a fi anco di Ro nu11el. Bastico si dichiara rc<.:isamente contro il carro veloce e ritiene c he in un te rre no europeo - la massa dei carri de bba trovare dei limiti precisi nella sua comandahilità e nei collegamenti , pur ammette ndo le g randi possibilità di impiego dei mezzi corazzati che offrono i te rreni desertici. La sua preferenza va a una Brigata piccola (100 - 150 carri) e manovrabile. La sua posizione è per mo lti aspetti opposta a quella di Pariani: ritiene vulnerabile il carro veloce anche se impiegato a massa, giudica le sue ridotte dimensioni un d ifetto e non un pregio, non è molto favorevole alla Di visione coraz:1.ata. Ri portiamo integralmente in allegato le sue dichi arazioni, che vanno anche al di là del problema de l carro armato e danno giusto rilievo ali 'apporto della fanteria, all 'addestramento e alla qualità dell ' inquadramento. Tn defi nitiva per Bastico gli osanna nella guerra di Spagna non vanno ri volti al carro ma al fante e al mu lo, protago nisti am:hc là dove il carro non poteva passare. li che per la guerra d i Spagna, è vero: ciò non toglie che la sua visione delle possibilità delle fo rze corazzate in gene re e la sua tiepidezza per l' impiego a massa sono tutt' altro che lungimiranti e si mante ngono molto lontane dal concetto di Divisio ne corazzata sul modello tedesco e dalla realtà della futu ra guerra del deserto che avre bbe conosciuto a sue spese. E come avviene anche per i generali russi che avevano partecipato alla guerra di Spagna, le caratteristiche di quei terreni e le circostanze del tutto particolari nelle qual i si svolge quella gue rra lo po,tano a preferi re un impiego frazionato dei carri, almeno sui terreni e uropei. TI gene rale Pariani non contraddice per nulla Bastico (invece, come meglio si vedrà in seguilo, si sforza di rintuzzare - <.:urne può - le numerose critiche di altri genera li al carro veloce). Ma rifacendosi alle sue dichiarazioni e, più in generale, all 'esperienza spagnola, in altra parte della ri unione egli afferma: anchi: il Gcn. Bastico ha dcno che in Spagna ci sono stati dei carri che non hanno funzionato ma che ci: nt: sono stati anchi: di quell i che qualcosa han fallo. Del resto, non è un mistero per nessuno che in Spagna xli unici mezzi che preoccupano suno gli aerei e i carri !Nostra sollolineatura - N.d.a. l. lo credo che i carri, quando c'è ch i sappia impiegarli, siano temibi li e che perciò debbano essere presi in considerazione. Se qualche tipo d i carro non risponde si può studiare il modo di sostituirlo; ma io sono dcll'opi.niont: che nell'animo degli ufficiali non debba nasci:re la sfiducia in questo mezzo [Evidente il riferimento all'allt:ggiamcnto ufficiali: da prendere nd confronti del carro veloce - N.<l.a.] 38 36 Cfr. F. Born - M. Ct,;KMt:::LLI, Op. cit., Parte quarta, pp. 428 - 429. 3? CARPIGNANI E Z IPOLI, Fi rt:nze 1924. 18 Resoconto stenogrnjìcu... (CiL), p. 95.


La riunione dei generali su.I carro armato (23-24 Nov. 1937)

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Accanto al generale Bastico, la maggiore autorità «tecnica» presente e il primo a intervenire è il generale Mancra, Ispettore della Motorizzazione, che tende ad evitare posizioni nette e precise e costringe Pariani a metterlo con le spalle al muro per indurlo a rispondere con ch.iare,.za ai quesiti. In sintesi, per il Mancra il carro d' assal to come tale «di massima va hene ma hisogna sfruttare tutte le possibilità di miglioramento» indicando genericamente tali miglioramenti come «meccanici». Inoltre «per le costruzioni future bisog ne rà tener conto delle possibilità dell ' offesa per avere dei dati in fatto di protezione». (Il che potrebbe significare: il carro al momento è troppo vulnerabile). Alle successive sollecitazioni di Pariani , Mancra risponde che bisogna migliorare l'armamento, non nel senso dell' aumento della potenza di fuoco e del calibro delle armi ma semplicemente «nel senso di avere un più sicuro funzionamento delle armi» (che devono rimanere que lle esistenti). Nessun accenno , invece, ad altri particolari meccanici. Per il carro di rottura, il Mancra ritiene più util e mettere in torretta il cannone e abbinare le armi automatiche, «con possibilità di doppia installazione in caccia e in ritirata». È inoltre dell ' avviso che i carri d'assalto debbano essere impiegati a massa (il loro frazionamento in piccoli nuclei dovrebbe essere eccezionale), e che la G.U. debba essere dotala di artiglieria in l:,'Tado di appoggiarli e serrar sollo fin che è possihile, «motori zzata o su affusti semoventi» (si tratta evidentemente di due soluzioni molto diverse; anche qui, il generale Manera non indica una scelta precisa). TI generale Bastico non è il solo a ritenere superato il carro veloce. II generale Robotti Io definisce «una scatoletta che presenta una serie di in convenienti». lJ generaJe Carra esclude l' impiego de i carri in terreni sabbiosi e non ritiene idonei gli attuali carri d' assalto e veloci, poco efficac i anche contro le mitragliatrici in postazione e con limitato settore di tiro che li espone all'offesa di uomini anche disarmati come è avvenuto in Africa. Il generale Gamerra preferisce la collocazione delle anni in torretta girevole, quindi a suo giudizio il carro veloce non dovre bbe essere più costruito. TI generale Bertini ritiene il carro veloce sorpassato, «in ogni modo finché c'è va adoperato». Giudica pe ricolosa l' alimentazione a benzina per il pericolo d 'incendio se il carro viene colpito; inoltre basta tirare un sasso contro le mitragliatrici per re nderle inutilizzabili, e il radiatore, collocato allo scoperto e costruito in semplice lamierino, può essere perforato con una pugnalata. Anche il generale Rossi ritiene superato il carro veloce. TI generale Guillet ha scarsa fiducia nel carro in generale (i cui principali nemici sono, a suo giudizio, l'artiglieria e - come affennano i polacchi - il terreno) e lo definisce «un mezzo sussidi ario che può servire in qualche caso». In quanto al carro veloce «vale poco; speriamo che se ne possa realizzare un tipo che vale di più ». 11 generale Moizo ritiene necessario sospenderne le ordinazioni perché il carro ahhisogna di nu merosi perfezionamenti.


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Altri generali pronunciano un «no» al carro veloce opportunamente edulcorato. TI generale Visconti Prasca, già addetto militare il Francia, esprime la sua preferenza per i carri pesanti di lipo francese armati di cannone, e parla di carri francesi giganteschi. In quanto al carro italiano CV 33, «date le sue caratteristiche di leggerezza qualche compito può assolverlo. Dato poi che dovremo farne di tutti i tipi, conviene lasciarlo» (il che significa: utilizziamo quelli che ci sono ma non produciamone più). il generale De Michelis ritiene che sui carri attuali (che sono solo i CV 33- 35) non si possa esprimere un giudizio definitivo e li giudica «un po' fragili, un po' delicati», ritenendo necessario aumentarne il volume (il che equivale a dire che occorre un nuovo tipo di carro). Parecchi altri generali (come De Pignier, Guzzoni, Moizo, Terziani, Marinetti, Murari , Scala... ) ritengono che il carro veloce sia ancora utile solo se impiegato nell'ambito delle unità celeri e non lo giudi cano idoneo come carro <l' assalto. Ciò equivale ad escluderlo dalle nuove G.U. corazzate, quindi ad ammettere che può essere confinato solo ad impieghi particolari e che non è più necessario produrlo, visto che per le sole Divisioni celeri ve n' è ormai un numero sufficiente. A parte i giudizi più o meno categorici sulla sua residua utilità o meno, anche tra i generali più ben disposti vi è un vero coro di critiche al carro veloce: corazzatura insufficie nte che non resiste al tipo delle mitrag liatrici ed eccessivo logoramento dei cin goli nei percorsi su strada (Trezzani); rottura dei cingoli, frequente scingolamcnto, scarsa visibilità e conseguente frequente ribaltamento, necessità di re ndere motrici tutte e quattro le ruote in modo da migliorare la capacità di superamento deg li ostacoli (Terziani); non importa che la corazzatura de l carro resista al cannone anticarro ma deve poter resistere almeno al cannone da 13,2 francese (De Pignier); «dcficentissima» visibilità e mancanza di mezzi di collegamento radio, perché il «il carro radio e il famoso dischetto che sporge in fuori, servono a poco o niente. Senza collegamento non si può parlare di comandabilità» (Grassi) ; frequente scingolamento, vulnerabilità al tiro delle mitragliatrici e ino ltre «nel fango i carri si fermano ; sono vulnerabili nel radiatore; hanno poca visibilità; rendono penosa la vita al personale» (Moizo); necessità di sostituire le mitragliatrici con un cannone e di dotarli di periscopio per migliorare la visibilità (Roluli); corazzatura troppo leggera che non resiste al cannoncino (Laviano); elevatissime temperature - fino a 58° - all'interno del carro nei climi africani e necessità, per lunghi percorsi su strada, di «mettere il carro su ruote per impedire che il materiale si guasti e che il personale si affatichi eccessivamente» (Gabba - su quest'ultimo punto si associa anche il generale Bobbio); scarsa velocità fuori strada (Guidi, Ambrosia). ln compenso vi è anche chi, come il generale Rovere, afferma: «non penso di aumentare il grado di protezione dei carri nonché ad un aumento di armamento, perché queste mi sembrano questioni secondarie. li car-


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La riunione dei 1:enera/i sul carro arma to ( 23-24 No v. 1937)

ro è un mezzo a sè in virtù delle sue possibilità di movimento e non un mezzo di fuoco» 39. E anche il generale Rossi riliene che il carro d' assalto «risponde allo scopo» e che la sua corazzatura resiste alle mitragliatric1.

Su questo concetto che (soltolineando le possibi lità del semplice urto) è l' unico a g iustificare ancora l'impiego del CV 33, sostanzi almente con-

corda lo stesso generale Pariani, il quale, replicando al generale Robotti, precisa che il carro veloce è un'arma per sè stesso. È quel lo che iJ cavaUo è per il cavaliere. La mitragliatrice, per il carro non è l'arma, come l'arma del cavaliere no n è il moschetto. La mitragliatrice servirà al carro per la s ua difesa quando dovrà fermarsi 40.

E rispondendo all' obiezione di Robotli («a 25 - 30 metri la mitragliatrice non colpisce nessuno, perché non vede»), il ge nerale Pariani aggiunge che per questo sono state praticale:! le feritoie cd è stato armato di pistola il personale

41 •

Rispondendo al generale Roluli , il ge nerale Paria11i assicura che da tempo ci si è preoccupati di migliorare la visibi lità dei carri, e «sono stati studiati vari s istemi ed alcun i rispondono bene». Al generale Bertini, che, come si è vislo, lamenta la vulnerabilità del radiatore e delle canne delle mitragliatrici all 'offesa di personale armato di sassi e pugnali, Pariani replica che «quello che è stato detto può valere per il carro iso lato. Se il carro è impiegato a masso io vedo poco la gente che si ferma per tirargli i sassi o le pugnal ate» 42 . E a proposito della scarsa corazzatura che non resiste al cannoncino lamentata dal generale Laviano, egli osserva: L'artiglieria anticarro attuale opera con una velocità iniziale di 1400 rn. Qujnd i, volendo avere una corazza che resista a un tiro simile si dovrebbe ricorrere a uno spessore tale ùa doverci rinunciare subito. Visto che la resistenza ;il tiro con cannoncino non è possibile domando, se dovremo sopprimere il carro o mantenerlo 43.

Infine, sulla necessità di installare il cannone del nuovo carro di rottura M 11 (al momento ancora aUo studio) in torretta g irevole e non in casamatta, il generale Pariani è per lo meno dubbioso, e all'orientamento del ge nerale Manera favorevole, come si è visto, al cannone in torretta e all'abbiname nto delle armi automatiche egli replica che «secondo il tipo ungherese mi è parso poco stabile» ral momento, era in corso di valutazione presso gli organi tecnici un tipo di carro medio ungherese 3'1

ivi, p. 34.

40 ivi, p . 19. 41 ivi. 42 ivi, p . 53. 43

ivi, pp . 5-6.


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Ferruccio Bolli

N.d.a.l . Nella discussione vengono alla luce anche le valutazioni sull'episodio di Dembeguinà e sulle manovre estive della neo-costituita Brigata corazzata in Sicili a. TI generale Maravigna, che in Etiopia comandava il Corpo d' Armata al quale appartenevano i reparti carri protagoni sti dello sfortunato episodio (che peraltro solo tale rimane), ritiene che i carri d ' assalto debbano essere migliorati nel campo dell'armamento, della velocità e de lla protezione, esprime fiducia nell' impiego del carro in tutte le occasioni (pre feribilmente al livello di compagnia) e aggiunge che non sarà certamente il disgraziato e gonfialo, per quanto microscopico, episodio di Dembeguinà a farmela perdere. Non è un e pisodio al quale hanno preso parte due semplici ploloni , quello che può influire sull'impiego dei carri 44 .

Anche il generale Pariani si riferisce esplicitamente all'episodio per avvalorare la sua tesi su11'impicgo dei carri veloci in «piccole masse» di circa 100 carri: se si impiegano i carri alla spicciolala molto distanziati l' uno dall'altro, puc'> avvenire quel che è avvenuto a Dembeguinà, ove si sono avuti episodi di e roismo ma non degli esempi di buon impiego dei carri. La difesa laterale non si può certamente ottenere con le armi della torretta. L' appoggio del carro non viene da questo, ma dal reciproco appoggio fra i carri le la fanteria? N.d.a.J. Se si mandano avanti i carri isolati tutto put'i succede re ; non deve accadere invece impiegando que lle masse minime ch e - a quanto ho sentito dire dovrebbero aggirarsi sugli 80 - I 00 carri 45.

Il generale Ambrosio - comandante del Corpo d ' Armata di Palermo fa esplicito riferimento alle manovre in Sicilia dell'estate precedente nelle quali egli comandava il Pmtito Azzurro, c contesta l'opinione corrente, che i carri si sono trovati ad operare in un terreno difficile e non adatto al loro impiego: Durante il recente impiego della Brigata corazzata in Sicilia [inquadrala nel Partito rosso - N.d.a.] ho fallo generosame nte dono all'avversario di un te rreno molto facile. Ebbe ne, avendo i carri inconlralo notevoli difficoltà mi sono sentito dire c;he il terre no era mollo difficile. Io mi appello a quelli c he sono slali presenti all 'episodio, al bi vio di Rapinze ri ! Laggiù la brigala corazzata, più c he dalla artiglieria, è stata fermata dal te rre no 46.

Di conseguen:t.a, il genera le ribadisce g li orientamenti già espressi nella relazione: bisogna migliorare la mobilità di tutti i tipi di carro in terreni di media difficoltà, e la Brigata corazzata dovrebbe avere solo compiti di rottura (per consentire di gettare nella breccia, in un secondo tempo, le Divisioni celeri). Per questi compiti, a suo giudizio basta l'arti44 ivi. 45 ivi,

p. 68. p . 38.

46 ivi, p. 7 1. Cfr. a nc he L. CEVA

A. CURAMI, Op. r.it., pp. 221-222 e 254- 256.


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riunione dei generali sul carro armalo (23-24 Nov. 1937)

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glicri a de lle G.U. laterali, perché «la Brigata com'è oggi è già molto pesante», e si dovrebbero aumentare solo i carri d' assalto (una novantina di carri di rottura sono sufficienti). TI generale Ambrosia ammette anche la possibilità di costituire - magari abbinando due Brigate - delle Divisioni corazzate con compiti di manovra (che in questo caso dovrehhero avere artiglierie semoventi in proprio): comunque, dovendo scegliere la sua preferenza rimane sempre per la Brigata senza artiglieria. AlJc sue affermazioni sulle limitate possibilità di movimento fuori strada dei carri, il generale Pa.riani sente però il hisogno di precisare che per non shagliarsi nei giudizi è bene ricordare che la brigata corazzata vista in Sicilia era stata costituita con vecchi carri di rottura fuori uso. Quindi non si può <lare un giudi~.io affrettato 47 .

Anche il generale Nicolosi, c he ha comandato il Partito Rosso nelle recenti manovre di Sicilia, si dichiara favorevole all' impiego frazionato dei carri ed è più o meno dello stesso avviso del generale Ambrosio. Giudica troppo pesante, sia in terreni europei che in terreni coloniali , la Divisione di 400 carri alla quale accenna Pariani: a suo giudizio, masse di carri più grandi di quelle che comprende la Brigata corazzata potranno essere ottenute riunendo - solo se e quando si rivelasse necessario - due o più Brigate insieme. Il Nicolosi esprime, infine, fiducia ne l «carro celere» (cioé il C V 33) e nel carro di rottura, ma non ne l futuro carro d'assalto, «perché temo che non debba ris pondere a caratteristiche di mobilità e pote nza eppoi perché non ho grande fiducia nel carro d'assa lto di fanteria, cioé ne l carro che precede il fante, mentre ho fede nel carro che l'accompagna» 48 . Per il resto, la grande maggioranza dei generali intervenuti esprime fiducia nel carro e si dichiara favorevole alla costituzione di una Divisione corazzata con arti glieria in proprio. Non manca, però, chi non è favorevole alla costituzione di Divisioni corazzale. Oltre ad Amhrosio e Nic.:olosi: il generale Laviano, sia pure solo nel caso che si debba combattere sul territorio nazionale; il gene rale Grassi, che nega il ruolo decisivo del carro, non ritiene necessarie artig lierie per la Bri gata e afferma che «il fante dec ide molte cose che il carro non decide»; il generale Tua, che in deternùnati casi invece dell 'artiglieria ritiene utili i mortai da 8 1, «artiglieria de l povero»; il generale Calcagno, che ritiene necessario assegnare l'arti gl ieria in proprio solo a masse di carri dell 'ordine del Corpo d' Armata.

47

Resoconto stenografico... (Cit.), p. 72.

48 ;v;, p . 58.


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Ferruccio Rotti

Oltre al generale Bastico, esprimono limitata o tiepida fiducia nel carro il generale Bobbio, il generale Ago (che non lo ritiene un mezzo dec isivo ed esalta il ruolo deJla fanteria), il generale Guillet, il generale Grassi (per il quale il carro non decide nulla; «è un elemento del successo e basta»), il generale Monti (che ritiene prioritario il rinnovamento dell'artiglieria, incontrando la recisa opposizione di Pariani); il generale Nicolosi ( «ho una ragionevole fiduci a nei carri; ma credo che non si debba esagerare»), il generale Rovere, il generale Fautilli. Comunque nessuno contesta - in senso assoluto - l'utilità del carro, e si deve anche registrare che le critiche sono rivolte soprattutto alle modeste prestazioni dell'unico carro conosciuto. Se sono numerosi coloro che non hanno fiducia nel carro veloce, sono numerosi anche coloro che non esprimono critiche a questo o a altri tipi di carro, che non accennano alla necessità di miglioramenti o che dichiarano esplicitamente che il carro veloce è idoneo all ' impiego al quale è destinato (Arisio, Vecchi, Nasci, Rossi, Mercalli , Zingales, Bachi, Vecchiarelli, D almazzo, Calcagno, Canale, Soddu, Dall'Ora, Negri, Pignetti, Siciliani, Monti, Ambrosio, Tua, Gabba, Bobbio; il generale Nicolosi, come si è visto. ritiene accettahi le i I carro veloce e critica solo il carro d'assalto). Nonostante le previsioni d i Pariani, la !,rrande maggioranza dei presenti dimostra di avere lo sguardo quasi esclusivamente rivolto alle caratteristiche del territorio nazionale: di qui la frequente preferenza per un impiego frazionato dei carri (fino al li vello <li plotone) e per l'assegnazione di unità carri a ciascun Corpo d'Armata di fanteria (la maggioranza propende per un battag lione carri veloci). Soluzione, questa, teoricamente criticabile perché divide la massa corazzata, nella quale però influiscono, oltre c he il terreno nazionale generalmente poco adatto all'impiego esteso dei mezzi corazzati, le modeste caratteristiche del carro veloce, e ffettivamente ormai utile solo come mitragliatrice semovente per la fanteria. Il pur modesto - già allora - tonnellaggio del carro di rottura viene da tutti ritenuto soddisfacente: solo il generale Arisio accenna alla necessità di mettere allo studio un carro di 30 tonnell ate con corazzatura capace di resistere ai pezzi controcarri al momento previsti . Circa l'autonomia dei carri e il loro impiego in campo strategico, il generale Bertini vedrebbe con favore mezzi corazzati ruotati: «si rinuncerebbe così ad una maggiore auto nomia fuori strada, per avere la possibilità di celeri e grandi spostamenti». Sono numerosi i sostenitori delle artiglierie semoventi da dare in organico alle G.U. corazzate, per ragioni di aderenza al rapido movimento dei carri ; molto pochi, invece, coloro che intravedono la necessità di aumentare la potenza di fuoco dei carri stessi e/o di collocare almeno le mitragliatrici in torretta (Laviano, Bracco, Balocco, Visconti Prasca, Bachi, Calcagno, De Michelis). Solo il generale Guillct pone il problema della blindatura per tutti gli elementi della G .U. corazzata, problema c he, come si è visto, non fa peraltro parte dei quesiti e che il gene-


la riu11io11e dei generali .m l carro armato (23 -24 Nov. 1937)

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raie Pariani non ritiene importante: in quanto alla mobilità fuori strada degli elementi della G.U. corazzata, nessuno ne parla. Nessuno, infine, accenna al ruolo determinante dell'aviazione in cooperazione con i carri, almeno secondo il concetto del generale Guderian. Comunque, il generale Laviano oltre a «molta artiglieria» ritiene necessari per la Brigata corazzata molti aerei da osservazione e da bombardamento, e «auspica la costituzione del famoso binomio aereo - gruppo fdi artiglieria - N.d.a.]». Per il generale Roluti occorre dell'aviazione che abbia il dominio del ciclo, e per il generale Vecchiarelli nello sfruttamento del successo l'aviazione dovrebbe sostituire l'artiglieria. TI generale Maravigna ritiene indispensabile il concorso dell' aviazione, e vorrebbe arrivare «al binomio carro-aviazione d' assalto». Ma questo problema cruciale, come si è visto, è rimandato dal generale Pariani ad altra riunione come se si trattasse di argomento accessorio. Un' ultima notazione riguarda la mancanza di una preventiva e chiara definizione - prima di tutto da parte dello stesso Pariani - dei compiti che la nuova Divisione corazzala avrchhe dovuto svolgere: evidentemente, è in base al compito e alle caratteristiche prevalenti del terreno di più probabile azione che vanno dimensionati gli organici e i mezzi di qualsiasi unità. ln tal modo mancano riferimenti precisi a fallor comune, per decidere con cognizione di causa la natura e composizione della «massa», termine continuamente ricorrente ma che assume le più varie e vaghe connotazioni quantitative e qualitative. E tra coloro che intervengono nella discussione, vi è chi prevede sia funzioni di rottura che di sfruttamento del successo (Pafundi, Vecchiarelli, Gamaleri che parla solo di «azioni a contatto con altre G.U.» ), chi accenna a una capacità di penetrazione limitata alla gittata utile delle artiglierie delle G.U. laterali che possono appoggiare la Brigata corazzata (fino a un massimo di 4-5 km), chi come il generale Ambrosio vede l'azione della Brigata «riassumersi nel compito della rottura (problema questo veramente assillante, perché se non si rompe non si potranno mai incanalare le divisioni celeri per la guerra di movimento)», e chi come il generale Fauti l li parla di «rullo compressore» e di «mezzo di rottura molto potente (contro una sistemazione più o meno stabilizzata)». Da notare, in questa occasione. le posizionj assunte dal generale Ambrosia e dal generale Nicolosi, protagonisti delle fin troppo celebri manovre in Sicilia. Ambedue i generali hanno una visione del le possibilità dei carri e delle forze corazzate sostanzialmente ridutti va e irrealistica e strettamente legata all'ambiente naturale nazionale. Come si è visto, Ambrosio vede la Brigata impiegata preferibilmente solo in compiti di rottura [anche contro posizioni saldamente organizzate? - N .d.a.] e rigidamente inquadrata, né è favorevole ad assegnare artiglierie in organico alla Brigala stessa. Non ritiene necessario nemmeno l'aumento dell 'armamento e alla corazzatura, perché a suo giudizio bisogna aumentare solo i carri d'assalto della Brigata (e non quelli di rottura). 11 generale Nicolosi


Ferruccio Bolli

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dichiara di «avere nei carri una ragionevoJc fiducia», ma crede che «non si debba esagerare». Come si è visto, ritiene la massa di 400 carri per la Divisione (alla quale accenna Pariani) troppo pesante anche in terreni coloniali e oltre confine, e infine è assai tiepido sulla assegnazione de ll' artiglieria alla Brigata corazzata (che comunque, chissà perché, non dovrebbe superare i 65 mm di calibro). In conclusione, in ambedue questi generali l'esperienza delle manovre rafforza dubbi e diffidenze e favorisce giudizi non certo preveggenti. Nelle posizioni che essi sostengono in questa occasione, non troviamo traccia di conformismi e atteggiamenti entusiastici, né tanto meno di opinioni favorevoli a un ampliamento dei compiti e a un rafforzamento della Brigata, che non sia l'aumento dei carri d'assalto: per sfondare una «consiste nte organizzazione nemica», ci voJcva ben altro 4 9. Anche per questa ragione, nonostante gli accenni di Pariani all'impiego di forze corazzate al di fuori dei confini (ma egli sembra pensare più che altro al Centro Europa) nel corso della discussione rimane piuttosto evanescente la prospettiva d 'impiego di forze corau.atc in azioni manovrate e a largo raggio nel deserto, contro quelle masse corazzate inglesi che Pari ani pur descrive come già forti e preparate. Vi è, su 4ucsto punto, se mai un passo indietro rispetto a quanto il 23 novembre 1937, un g iorno o due prima, Pariani aveva dichiarato per far accettare la formula della divisione binaria: «la conquista dell' Impero fa sì che, con ogni probabilità, le future guerre saranno svolte su campi essenzialmente coloniali ove occorrerà trasportare numerose masse» so_ A questo punto, le conclusioni che il Capo di Stato Maggiore trae dal di battito sono abbastanza scontate 5 I . Egli constata che «la massa» degli intervenuti ha fiducia nei carri, non parla di sospendere Ja produzione del carro veloce ma solo di mig liorarlo, non accenna - anche in relazione a quanto fanno gli altri eserciti - alla necessità di accelerare la produzione dei nuovi carri, sui quali ammette di «non poter pretendere un giudizio su ciò c he non si è visto». Circa i miglioramenti alla visibilità e i collegame nti, deve ammettere che in ambedue i casi i ri sultati raggiunti fino a quel momento sono stati poco soddi sfacenti . ln particolare, per i collegamenti «si sono sperimentate delle stazioni radio che però non hanno dato buona prova». Si è deci so di lasciare le mitragliatrici ai carri veloci e d'assalto e di creare insieme a questi carri am1ati di miLrag liat:rice altri carri in grado di esercitare una azione anti carro (semoventi) ed armati con mitragliatrke da 13 e cannoncino da 20. Il wrro di rottura avrà invece 2 mitragliatrici in torretta ed un cannoncino in casamatta.

L. CEVA - A . CURAMI, Op. cit.. Vol. J, pp. 254-257. L't :sercito Ttaliano ... (Cit.), AJL 29 p. 244 . Resoconto stenografico ... (Cit), pp. 97 100.

49 Cfr.

50 SMR - !Jf. Storico, .'il


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Per 4uest'ultimo tipo di carro, però, Pariani non manca di constatare che «non abbiamo per ora che un campione suscettibile di miglioramenti». La maggioranza degJi intervenuti - egli prosegue - è d'accordo nell'assegnare un'aliquota di carri per le piccole operazioni al livello <li Corpo d ' Armata e di Armata. Dopo aver rilevato che il punto sul quale vi è più discordanza è la costituzione delle Grandi Unità, egli prende atto che la maggioranza «è per una G.U. [Brigata - N .d.a.J comprendente un numero di carri che va dai 100 ai 250 Lban<la di oscillazione molto larga! - N.d.a.J. Due <li queste unità raggruppate dovrebbero costituire una Grande Unità di ordine superiore rcioé la Divisione - N.d.a.J». Per le artiglierie, Pariani prende atto che la maggioranza è «per un ' organizzazione di artiglierie di piccolo calibro destinate all ' appoggio contro le batterie anticarro [solo quelle? - N.d.a.l, in più delle armi semoventi e dei carri di rottura». Un' ultima significativa constatazione è che, «quasi tutti» ritengono difficile «l'impiego della massa>> sui nostri te rreni, e propendono per l'assegnazione di piccole unità di carri ai Corpi d ' Armata: «Però, qualora il nostro orientamento non sia di restare nella cerchia alpina ma di operare altrove, tutti sono d ' accordo per la massa (brigata a divisione». In tal modo la prospettiva d'impiego dei carri sul territorio nazionale, che Pariani voleva cacciare dalla finestra, rie ntra dalla porta e anzi rer la maggior parte degli intervenuti è il classico faro che illumina soluzioni altrimenti non ammissibili e tali da risentire assai delle vecchie idee di Aldo Valori negli anni 30. Per ultimo, Pariani dichiara di ritenere esaurito il dibattito sulla Divisione corazzata ma non sulla Divisione binaria, «che formerà oggetto di ulteriore disc ussione». Sulla Divisione binaria, finora si è sempre saputo solo della riunione del 22 novembre 1937: vi è s tata, dunque, un'altra riunione? O quest'ultima è stata poi annullata, per ragioni non note? Interrogativi ai quali, al momento, non siamo in grado di rispondere .

4. Riflessi deg li orientamenti emersi nelle riunioni dijìne 1937: la nuova

regolamentazione e la costituzione della divisione corazzata nel 1938 Quali sbocchi concreti ha la riunione di fine 1937? L'anno successi vo, il 1938, segna una svolta cruciale nel la storia delle forze corazzate italiane. Nel corso di quest' anno, infatti, emergono orientamenti e sono adottate decisioni in gran parte irreversibili, che mantengono la loro validità per buona parte della g uerra e risentono visibilmente di talune idee affiorate nella riunione. Altre idee, assai interessanti ancorché non <lei tutto nuove ri spetto a quelle già espresse nella riunione, emergono all'inizio del 1938 dal dibattilo al quale già si è accennato sulla Rivista di Fanteria. Sul numero di gennaio 1938, il generale Quan-a riprende parecchi punti della citata rel,1zione ciel C.orpo di Armata della Sicilia_ In particolare, egli concorda


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con il generale Ambrosio sulla profondità della penetrazione da prevedere (10-15 km) e, visto che la Circ. 10600 assegna alla Brigata anche eventuali compiti di manovra, pur escludendo la possibilità di un'assegnazione organica alla G.U. di artiglierie «di una certa potenza» (cioé da 100 o 105 mm), ritiene necessaria l'assegnazione di artiglierie «speciali» (1 gruppo semovente, 1 gruppo e/a da 20 mm, 1 gruppo e/e di pezzi da 47/32). Inoltre, i bersaglieri dovrebbero disporre di automezzi del tipo dovunque e occorrerebbe un battaglione di carri d' assalto in più. La sua fiducia in questi carri è senz'altro eccessiva: «mobilissimi, veloci, protetti, adatti a muovere in terreno sconvolto, consentono di procedere rapidamente avanti, distruggere, disorgani zzare le difese arretrate, allargando in ampiezza e in profondità gli effetti conseguiti dai carri di rottura». Molto diverso il pensiero del generale De Simone sul numero di febbraio 1938: a suo giudizio, il compito principale della Brigata dovrebbe essere lo sfruttamento del successo e non la rottura; quindi sarebbero necessari veicoli tipo dovunque protetti per la fanteria e il sostegno di una squadriglia di aerei da combattimento, perché il binomio carro-aereo è da ritenersi più redditizio di ogni altra combinazione; inoltre la Brigala dovrehhe raddoppiare il numero dei carri e disporre di artiglierie semoventi. E poiché i nuovi mezzi da lui auspicati al momento non sono ancora disponibili, a suo giudizio prima di costituire la Divisione corazzata si dovrebbe aspettare la loro entrata in servizio, «per non intaccare profondamente quella fiducia che, come in ogni altro mezzo nuovo, è anche in questo caso indispensabile per progredire». Infine il generale Berardi - il cui articolo è preceduto da una nota redazionale dove si prendono le distanze dalle sue tesi - esprime perplessità sullo sviluppo delle forze corazzate e ritiene anch'egli necessario dotare le nuove Grandi Unità corazzate - da impiegare nello sfruttamento del successo - ili veicoli blindati per tutte le Armi. Con questi interessanti apporti aggiuntivi, all'inizio del 1938 non mancano certo, allo Stato Maggiore, contributi di idee assai diverse tra le quali scegliere: in questo senso, il problema delle unità corazzate è l'unico di quelli degli anni 30 ad essere dibattuto con relativa libertà e numerosi interventi. Un documento dello Stato Maggiore in data IO maggio 1938 con il titolo Stralcio sulla Divisione corazzata non solo recepisce il meglio di quanto emerso nella riunione di fine novembre 1937 prima citata, ma anzi va molto più in là. Due i suoi pregi principali: in relazione alla crescente efficacia delle armi anticarro si esclude che la G.U. corazzata sia in grado di compiere azioni di rottura di robuste organizzazioni difensive (alle quali nel novembre precedente erano ancora fenni i generali Pariani, Ambrosia e altri) e si sostiene che occorre« dare la massima importanza alla azione di manovra, specie in fase di sfruttamento del successo». anuncttcndo che la rottura possa essere esercitata solo di fron-


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te a posizioni nemiche scarsame nte organizzate e dotate <li scarsa reattività anticarro, oppure in particolari condizioni ne lle quali è possibile cog liere il nemico di sorpresa. A questa corretta e realistica impostazione dei compiti della G.U. corazzata corrisponde, sempre nel citato documento de l maggio 1938, una filosofia organica che finalmente privilegia le esigenze di chiarificazione della situazione, <li potenza di fuoco e d' urto dei mezzi corazzati e di sostegno di fuoco di artiglieria (anche se prevede - come s pesso è avvenuto e avviene - materiali non ancora entrati in servizio e non assegna veicoli protetti e idonei al movimento fuori strada ai bersaglieri). L a futura Divisione corazzata dovrebbe avere 4 battag lio ni carri medi e I battaglione carri pesanti, per un totale di 200 carri tutti medi o pesanti (nell'organico defini tivo sono quindi eliminati i carri veloci e d 'assalto), 2 battaglioni bersaglieri motociclisti, artiglierie semoventi e pesanti campali, I compagni autoblindo, l compagni genio, 1 compagnia c/c da 47/32 e 2 batterie c/a da 20 mm, e infine - per la prima volta - i Servizi di visiona li (sezione sanità, sezione sussistenza, autogruppo). Naturalmente i carri Me P, non ancora e ntrati in servizio, sono temporaneamente sostituiti dai carri L 3. Questi nuovi orientamenti non possono non essere approvati dal Capo di Stato M aggiore generale Pariani, che dunque modifica le sue opinioni rispetto al novembre 1937 e - come ri sulta da un suo appunto per il Generale Soddu in data 1° maggio 1938 - oltre a indicare le formule di base per i nuovi carri leggeri, medi e pesanti prescri ve di «togliere il concetto che carro armato sia elemento di rottura nel senso di abbattere ostacoli, e sviluppare il concetto che esso è elemento essenziale di manovra a massa». Lo Schema di riordinamento de ll'Esercito dell'autunno 1938 indica 2 Divisioni corazzate (di cui una sdoppiabile, come avevano sostenuto molti ne l corso della riunione), da impiegare a mac;sa come mezzo di manovra o di rottura, ciascuna composta da 4 btg. carri , 3 btg. bersaglieri, 2 gr di artiglieria da 75/27 (dei quali fanno parte anche 2 btr. da 20 mm antiaeree), compagnia mista genio, 1 sz. sanità, 1 sz. sussistenza, 1 autoreparto misto 52 • 1n data 28 ottobre 1938 si dispone la costituzione a partire dall' 11 novembre dell'Armata del Po, definita ne l documento istitutivo «Grande U nità di immediato impiego, che riunisce alle dipendenze di un unico Comando Gradi Unità celeri, motorizzate, corazzate e autotrasportabili». Caso strano, l'Armata del Po è al comando del generale Bastico, che nella riunione citata si era dimostrato ben conscio dei limiti dei carri e aveva duramente criticato il carro L 3, cioè l'unico tipo di carro del quale al momento poteva disporre la sua Armata. Primo Capo di Stato Maggiore dell'Armata è proprio il generale De Simone, che qualche mese prima, sulla Rivista di Fanteria, aveva propo52 SME - Uf. Storico, / ,' F;sercito

flaliuno... (Cit.), p. 128.


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sto di non costituire nemmeno Divisioni corazzate, perché mancavano i mezzi adatti, e non si doveva indurre i I personale a perdere fiducia nei mezzi stessi ... Obiezione, evidentemente, ancor più consislenlc ne l caso della coslituzione di un Corpo d 'Armata corazzato! Per quanto riguarda la regolamentazione, a fine anno viene diramata la Pub. n. 3446 in data 1° dicembre 1938 Impiego delle unità carriste, che si riferisce ai carri L (leggeri), M (medi) e P (pesanti), dei quali il tipo L «è l'attuale L 35», il tipo M «è in corso d'allestimento» e il tipo P solo «in progetto». 11 carro M dovrebbe avere, secondo la pubblicazione, 2 mitr. da 8 e un cannone da 37 o 47 in casamatta; il carro P e dovrebbe avere una velocità di 32 km/h, un'autonomia in terreno vario di 10 ore, 3 mitr. da 8 in torretta o casamatta e un cannone da 47/32 in torretta. Il carro L viene definito «veloce, agile e maneggevole, di limitata potenza e protezione». Criterio base per l'impiego dei carri è «l'azione a massa e di sorpresa». rcarri M sono destinati ad agire: a) in cooperazione con la fanteria, nell'offensiva e nella difensiva. Sono assegnati ai Corpi d' Armata e alle Armate; b) in modo indipendente, inquadrati in unità corazzate delle quali costituiscono l'elemento sostanziale: - per azioni di manovra in profondità o a largo raggio, confro forze non saldamente organizzate [nostra sottolinean1ra - N.d.a.J; - eventualmente, per azioni di forza intese a superare robuste organizzazioni difensive. I carri armati P invece sono definiti «mezzi idonei, inquadrati nelle G.U. corazzate, per costituire potenti centri mobili di fuoco essenzialmente destinati a rinforzare l'azione dei carri M». Queste norme dottrinali capovolgono definitivamente l'indirizzo prevalente fino all'estate 1937 (unità corazzate destinate principa lmente a compiti di rottura), mettono fine a dubbi e perplessità e indicano correttamente come caso normale e più frequente d' impiego l'azione di manovra in profondità contro posizioni scarsamente organizzate a dffesa (che poi insieme con il contrattacco è sempre stato, da allora, il compito principale delle forze corazzate, in relazione ai progressi delle difese controcarri). Da notare, tra l'altro, la corretta distinzione dei carri in leggeri, mcdi e pesanti (di questi ultimi, solo qualche mese prima, Pariani non parlava durante la riunione). Da allora in poi, è stata questa in tutti i Paesi la classificazione dei carri, durata praticamente fino ai nostri giorni con la sola variante di armamento, peso e potenza maggiorati. Anche se vi mancano espliciti accenni al ruolo fondamentale dell ' aviazione e al combattimento in terreno libero contro forze similari, esse tutto sommato vanno giudicate positivame nte e rimangono pienamente valide fino all'agosto 1941, quando sulla base dell' esperienza della guerra nel deserto viene emanata la Circolare 18000. Le nuove norme per la prima volta nel titolo si riferiscono all'impiego delle G. U. corazzate e non dei carri armati, e «aggiornano e riassumono» (dunque non abrogano del tutto) il te-


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sto delJc norme del 1938. Nel frattempo, dopo l'approvazione a fine 1938 dell' «ordinamento Pariani», dal febbraio all'aprile 1939 sono costituite le Divisioni corazzate «Ariete» e «Centauro», seguite nel settembre dello stesso anno dalla «Littorio». Tutte e tre le Divisioni sono riunite in un Corpo d'Armata corazzato facente parte dell ' Armata del Po; la Littorio prima dell'iniz io de lla guerra viene inviata in Albania. Il Corpo d 'Armata Corazzato viene affidato al generale Fidenzio Dall'Ora, apprezzato e capace Intendente in Etiopia al fianco di Badoglio, che anziché essere utilizzato ancora in un settore dove erano molto rari gli esperti, viene preposto senza averne alcuna esperienza specifica alla nuova G.U. complessa. La Divisione corazzata 1940 dispone di 4 btg. carri (sempre del tipo L/3 e sempre in attesa dei carri tipo M e P), 2 btg. bersaglieri sempre autoportati, l btg. bersaglieri motociclisti, 1 compagnia c/c con 8 pezzi da 47/32, 2 gruppi da 75/27 autotrainati e 2 btr. e/a da 200 mm autoportate di 8 pezzi ciascuna, 1 compagnia mista genio, sezioni di sanità e sussistenza e autoreparto. In totale 184 carri, 24 pezzi autotrainati da 7 5/27, 8 pezzi autoportati da 47/32, 16 pezzi autoportati da 20 mm , 48 trattori, 581 automezzi, 11 70 motomezzi 53. Questo organico non significa che non sono ritenuti necessari semoventi , autoblindo, veicoli protetti ecc.; semplicemente, non si può prevedere ciò che non esiste se non allo stato di studio e di progetto, e già una notevole forzatura viene fatta definendo - contro l'assennato parere del generale De Simone - Divisione corazzata una Divisione con carri L 3, vecchie artiglierie della prima guerra mondiale autotrainate e con la fanteria e i pezzi da 47 e 20 autoportati (evidente la sproporzione tra i nuovi compiti e non tanto la quantità, ma e soprattutto la qualità dei mezzi e materiali). Tn sintesi, nel corso del 1938 prevalgono orientamenti assai diversi da quelli espressi da Pariani durante le riunioni prima esaminate: come voleva Pariani viene costituita la Di visione corazzata con poche artiglierie, ma essa ha circa 200 carri (e non i 400 ai quali accennava Pariani) ed è destinata non a compiti di rottura e limitata penetrazione con l'appoggio delle artig lierie delle G. con termini , ma alla manovra autonoma in profondità. Poiché non si parla nemmeno di aviazione, di fatto prevale un orientam ento opposto a quello tedesco : come nel caso delle Divisione binaria si ritiene fattore positivo l'antica pregiudiziale della leggerezza (che - almeno su terreni non montani - è un difetto) e non si applica, nel concreto, ciò che affermano le stesse Direttive per l'impiego delle G. U.

53 ivi, AlJ. 57 p. 3 12.


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del 1935: «senza fuoco non si avanza».

5. Considerazioni conclusive Ci è parso indispensabile inserire la riunione dei generali di fine 1937 nel contesto generale degli avvenimenti che la precedono e la seguono, contesto che solo può consentire di cogliere tutti gli aspetti degli orientamenti emersi. Abbiamo anche cercato di rendere il più fedelmente possibile il pensiero dei presenti alle riunjoni, con citazioni letterali dei passi più significativi e dando maggiore spazio alle voci più autorevoli (o comunque tali da distaccarsi, per una ragione o per l'altra, dalla communis opinio). Possiamo ora rispondere alla domanda che ci siamo posti all' inizio: perché Pariani ha indetto quelle riunioni mettendo a verbale i vari pareri? Una risposta la dà lui stesso: «per scambiarci delle opinioni e per giungere a delle conclusioni pratiche», aggiungendo che «questo sistema delle riunioni diventerà normale» 54 . Ma perché «giungere a conclusioni pratiche», visto che era lecito ritenere ormai prevalente anche nello Stato Maggiore l'orientamento di massima a rafforzare la Brigata? Probabilmente, Pariani aveva bisogno di chiarirsi le idee e insieme di tastare il polso ai divisionari su taluni problemi. Ma contemporaneamente, voleva anche chiarire le idee di coloro che intervenivano e conquistarli alle nuove soluzioni che si stavano preparando. Cc n'era bisogno, visto che egli afferma: il 2° e 3° quesito sono appunto intesi a questo: se si intende ùi utilizzare questi carri quas i isolati per l'accompagnamento della fanteria. C' è chi ci crede. l o voglio sentire le varie opinioni 55 .

In effetti, come già si è accennato, accanto agli innovatori (meno numerosi in Italia che altrove) vi era anche chi di fronte ai difetti delle soluzioni del momento, riteneva il carro - se non un mezzo ormai superato un mezzo non suscettibile di largo sviluppo e comunque non in grado di conseguire risultati decisivi . Le esperienze delle guerre di Spagna e d' Etiopia avevano senza dubbio dimostrato che il mezzo risentiva oltre il previsto dei vincoli del terreno, mentre i continui progressi dclJe armi controcarri non inducevano all 'ottimismo sulle sue possibilità in terreni favorevoli. Non contribuisce a chiarire le idee una linea di tendenza sostanzialmente errata, e accolta non solo dalla regolamentazione italiana che precede e segue il dicembre 1937: l'impiego dei termini «carri armati» o «unità carriste» e non «unità corazzate», «corazzati» ccc., questi ultimi a 54 Resoconlo sleno,::rajico... (Cit.), p. 10. 55 ivi, pp. 14-15.


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significare che il carro è solo un elemento - s ia pure principale - di un complesso di forze (fanteria, genio, artiglieria, armi c/a e c/c) dalle quali molte volte dipende il suo rendimento. Questa visione ostacola nel nostro Esercito quella simbiosi fanteria - carri in complessi tattici misti realizzata dai tedeschi già nel 1940 - 1941 , e favorisce un altro concetto d'impiego antiquato contenuto nelle Circolari n. 47000 del 18 giugno 1936 e n. I0500 del 15 agosto dello stesso anno, che assegna al carro fondamentalmente il compito di aprire la strada alle fanterie (di qui, in particolare, il concetto di carro d'assalto) e non ammette da nessuna parte il contrario, né prevede la costituzione di veri e propri complessi misti fanteria carri (non_ostante la frequente percezione delle difficoltà create dal terreno che affiora anche nel le riunioni). L'episodio di Dembeguinà è figlio di una visione antiquata e ottimistica del ruolo del carro, della quale si hanno vistosi esempi anche sul Fronte Occidentale (giugno 1940) e in Grecia (novembre 1940 - aprile 1941), quando i carri - anche su terreni difficili, o che comunque richiederchhero tmppe in grado di aprire la strada ai carri stessi eliminando ostacoli naturali e artificiali o forti resistenze - vanno avanti da soli, senza fanteria e senza appoggio di artiglieria, in base all'antic:1 presunzione che, con il solo loro effetto d'urto, riescano ad ottenere ciò che nella guerra del ' 15 - 18 la fanteria non otteneva, oppure otteneva al_ prc1.1.o di gravissime perdite 56 . La massa che, invece, avrebbe dovuto essere realizzata non era di carri, ma di corazzati. E la capacità di penetrazione di questa massa, così come la sua capacità di manovra, dipendevano da tre fattori: fuoco di artiglieria e aereo, supporto logistico, capacità di fanteria, genio e artiglieria di mantenere la stessa velocità operativa dei carri, il che significava G.U. tutta su cingoli, a pa1te taluni mezzi di trasporto per officine, dotazioni di riserva ecc .. A questo proposito, non era tanto e solo questione di blindatura per tutti gli clementi della Brigata, come sembrava credere Pariani: ma si trattava di conferire agli altri clementi della Brigata la stessa capacità di movimento in terreno vario dei carri, e ciò poteva essere fatto solo con il cingolo. In definitiva, la più volte richiamata pretesa che il carro sia in grado di agire da solo precedendo e/o sostituendo le fanterie favorisce il diffondersi dei dubbi sulle sue effettive possibilità, dei quali si fanno interpreti parecc hi generali nel corso delle riunioni. Con ogni probabilità, i dubbi sarebbero stati molli di meno se si fosse maggiormente affermata l'idea che, aJ contrario, il carro aveva spesso bisogno che la fanteria gli aprisse la strada e che tutte le altre Armi facilitassero la sua azione. E la logistica? l corazzati chiedono molto sollo questo aspetto, sia per il tipo di rifornimenti (carburanti, munizioni, pezzi di ricambio) sia perché occorre un meccanismo logistico capace di far giungere tempestiva56 Cfr. ad esempio le memorie del gen. De Lorenzis comandante di reggimento carri sul fronte francese e greco (U. DE T.ORENZIS, Dal primo all'ultimo giomo - Ricordi di guerru I 939 - 1945, Milano, I ..onganesi (1971).


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mente loro quanto occorre anche in occasione di rapidi e profondi movimenti, pena il rapido esaurimento della loro azione offensiva. Come scrive il colonnello Moravec, nel 1941 , il Comando tedesco nel 1939 - 1940 oltre a creare una nuova tattica dei corazzati era riuscito a risolvere il problema del rifornimento di grandi corpi motorizzati di carburanti, munizioni e pezzi di ricambio a grandi distanze in modo così perfetto, che le colonne di testa, che nel frattempo si erano allontanate considerevolmente d alle loro basi di partenza, avevano pienamente conservalo la loro forza di allacco 57 .

Ebbene, nel corso delle riunioni e <lei ilibattito sulla Rivista di Fanteria questo fondamentale aspetto è completamente trascurato. Affiora qua e là una fiducia eccessiva e miracolistica nella «sorpresa», che non si sa come e dove avrebbe dovuto essere ottenuta, insieme con il culto de lla «massa», che per essere tale non può non essere accompagnata da accurate predisposizioni logistiche (già Jomini soleva affermare che non ha tanto importanza la quantità di forze c he si riesce a riunire in un dato punto, bensì la quantità di forze effettivamente in grado di agire). Solo il generale Bachi si preoccupa unicamente del rifornimento di munizioni, che non è certo l' unico problema logistico: mi sembra che le Cì.U. di carri, per godere di una certa autonomia debbano avere delle artiglierie in proprio non solo. ma anche i mezzi per un notevole rifornimento munizioni [in parte anche cingolati! - N.d .a.l 58.

Ma qual' era l'organizzazione logistica prevista? La regolamentazione dottrinale logistica in atto nel 1937 - 1938 - che conserva inalterate le sue caratteristiche anche durante la guerra - sotto parecchi aspetti non è adatta alla guerra di movimento, e alla guerra di movimento nel deserto in particolar modo 59 : in merito il Generale Giuseppe Mancinclli, poi Capo di Stato Maggiore della Difesa nel dopoguerra, ha scritto pagine illuminanti 60 . Essa risente fin troppo dei criteri adottati per la guerra di posizione in terreno montano nel 19 I 5 - 1918, quando si trattava di rifornire quotidianamente truppe ferme in trincea, che dunque non avevano bisogno di mezzi di trasporto in proprio e pote vano essere alimentate dagli organi retrostanti dimensionando giorno per giorno i rifornimenti sul la base de11e richieste, e i mezzi di trasporto sulla base del terreno e della viabilità. Di qui il criterio essenziale dell ' accentramento dei mezzi di tra-

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E. MORA VEC , La strategia attua le, Firenze, C Y A 1941. p. 2 11. Resoconto sterwv aJico... (Cit.), p. 28. 59 Cfr. MINISTERO DELLA GUERRA, Norme generali per l 'o rga nizzazione e fun zionamento dei Servizi in guerra - Ed. 1932 ( Ristampa 19 38). 6 Cfr. G. MANCINELLI, Dal Fronte all'Africa Settentrionale ( 1942 IY43 ), Milano, R rzz nu 1970, con particolare riguardo al le pp. 46-50. 58

°


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sporto, degli organi logistici e delle dotazioni di riserva ai livelli superiori all a Div isione - e in particolare a l livello di Annata - e del massimo «alleggerimento» de!Ja Divisione stessa. La Divisione binaria non ha dotazioni di riserva, ma distribuisce giorno per giorno ciò che le invia, da lcrgo, l'Intendenza d'annata con mezzi di trasporto dell' Intendenza stessa o del Corpo d'Armata (e se un giorno, per uno dei soliti e prevedibili imprevisti in guerra, i rifornimenti non arrivano?). Sistema solo all'apparenza «cconom ico», la cui larga applicazione nella guerra J940 - 1943 nel deserto anche al di là de!Je norme dottrinali è favorita sia dalla deficienza di mezzi di trasporto rispetto ai pur esigui livelli organici previsti, sia dalla scarsità o mancanza dei cosiddetti «autospeciali» come sempre previsti dall'organico ma spesso non disponibili (autoambulanze, autocisterne, autobotti, autofrigoriferi, autofficine ... ). Si tratta di un'organizzazione basala sull a staticità delle operazioni e sulla prevedibilità dei consumi : non adatta, quindi, alla moderna guerra meccanizzata e alle operazioni dinamiche, con rapidi s postamenti e consumi imprevisti che rendono indispensabile un 'elevata autonomia logistica per le Grandi Unità avanzate (tanto più se corazzate) e la disponibilità in proprio da prute delle stesse di organi logistici, riserve di 2° grado e mezzi di trasporto per rifornirsi da sè presso gli organi d' Intendenza nella fase più opportuna del combattimento. Solo i I comandante della stessa Grande Unità poteva stabilire di volta in volta quanto rifornirsi e come (era questo il sistema tedesco in Africa Settentrionale, che dunque era antitetico a quello italiano, con ciò stesso creando problemi di coordinamento). Siamo g iunti al nocciolo della problematica dibattuta e sperimentata nel 1937 e avviata a soluzione nel 1938. Un' indiscussa autorità nel campo dei corazzati come l' Ogorkiewicz mette in rilievo che, in Africa settentrionale, i rovesci subiti dalle truppe inglesi ad opera delr «Afrika Korps» non tlipesero dalla superiorità di armamento dei carri ma da superiore abilità tattica. Mentre i tedeschi avcv:ino concentrato i loro carri nelle due divisioni corazzate e li appoggiavano da presso con le altre anni , i carri britannici mantenevano la suddi visione nelle categorie Cruiser e per fanteria anche in battaglia e partecipavano separati alla lotta. inoltre le brigate corazzate delle divisioni cornzzate inglesi tendevano a un impiego indipendente, secondo i primordiali concetti del «solo carri», invece di partecipare al combattimento in formazioni divisionali ben composte 6 1.

Il carro ingelese da fanteria Matilda aveva il vantaggio della torretta girevole cd era molto corazzato per resistere ai pezzi controcarri da 37, ma era poco mobile e aveva un pezzo da 40 che sparava proietti solo perforanti; anche il carro Cruiser aveva questo armamento. Sempre secondo l' Ogorkiewicz, il carro M 11 sotto parecchi aspetti «poteva sostefil

R.N.

0GORKTEWCZ, Op.

cii., p. 155.


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nere il confronto con altri carri medio-leggeri contemporanei», anche se la disposizione del cannone in casamatta annullava la maggior parte dei suoi pregi. Egli aggiunge che «in teoria, le Divisioni corazzate italiane del 1939 erano unità meccanizzate ben equilibrate. Praticamente, però, erano debolissime in carri efficienti [anche per deficienze di organi di manutenzione - N.d.a.] e questo problema ha continuato a perseguitare tutte le unità corazzate italiane nella 2a guerra mondiale» 62. A parer nostro, questi giudizi già indicano, in nuce, pregi e limiti delle varie posizioni emerse nel dibattito del 1937 - 1938 (l'unico verificatosi nell'Esercito tra le due guerre) e delle soluzioni - o non soluzioni che lo accompagnano: con tutti i suoi limiti, se la G.U. corazzata italiana 1938-1939 avesse avuto materiali e mezzi competitivi, sarebbe stata a sua volta competitiva, perché la struttura organica di base era ben equilibrata. Una volta adottata la decisione di costituire Divisioni corazzate come avevano fatto o stavano facendo i principali eserciti europei del momento (e su questa decisione, la maggioranza dei generali era d'accordo), e una volta previsto di assegnarle anche compiti di manovra e non solo di rottura, il problema per l'Esercito Italiano non era più di credere o non credere nel carro armato, ma di studiare, sperimentare e costruire mezzi e materiali in grado di competere in tutti i particolari con quelli altrui e di . fare della Divisione corazzata, appunto una Divisione corazzata. E va da sè che mezzi validi dovevano essere accompagnati anche da un idoneo inquadramento, da un'organizzazione logistica, di comando, delle trasmi ssioni , adeguata alle specifiche esigenze dei corazzati e infine da un addestramento severo. È su questi aspetti solo apparentemente di dettaglio che emergono deficienze e ritardi tali, da non consentire di sfruttare appieno - in Africa Settentrionale nel 1940 - 1941 - i pochi carri mcdi (circa 70) colà inviati a spizzico, che non erano poi molto inferiori rispetto a quelli inglesi. E viene anche da chiedersi perché, invece di inviare una Divisione corazzata in Albania, prima del giugno 1940 non si è inviata una G.U. corazzata in Africa Settentrionale. Eppure non era un mistero per nessuno che come nota Pariani - in Egitto esistevano fin dal 1937 cospicue forze corazzate inglesi sottoposte a intenso addestramento. Per di più alla fine delle riunioni del 1937 Pariani constata che se si deve operare al di fuori del territorio nazionale, tutti sono d' accordo nell'impiegare i carri riuniti in divisioni o Brigate. Persistente convinzione, nel 1939 - 1940, che i giochi si sarebbero pur sempre decisi in Europa Continentale (e questo spiegherebbe anche la costituzione dell'Armata del Po?) Oppure timore sotterraneo di esporre le nostre poche forze corazzate, ritenendole non ancora competitive per ragioni di mezzi, a una certa sconfitta e distruzione? ln ogni caso, si 62 ivi, p. 228.


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<leve convenire con il generale Fal<lella quando esprime la propria meraviglia perché, in una riunione di mezz' ora tenuta dal Maresciallo Badoglio ai Capi di Stato Maggiore il 5 maggio 1940 sul rafforzamento delle for/.e in Libia, si parlò soltanto di inviare in Libia «uomini »; non furono nemmeno pronunziate le parole autocarro, carro am1ato, cannone 63 .

E ha ragione anche il generale Francesco Rossi (già Sotto Capo di SM Intendente durante la guerra) quando osserva: Una osservazione particolare deve essere falla per la Libia: poiché vi si prevedeva nientemeno c he «la decisione» della guerra, perché non si è messo gradatamente tale scacchiere in condizioni logistiche idonee a ricercare tale deci sione? [ ... ] TI nostro Esercito non era organizzato per la guerra oltremare f...] Le Grandi Unità che Lncl 1940 - N.d.a.l erano in Libia f... ] erano anemiche e insufficientemente armate, del resto come quelle in territorio, praticamente senza carri, con pochissime artiglierie, per giunta non idonee al trnino nel dcseno, con un numero insig nifica nte di mezzi automobil.i stici, alti solo per strade asfaltale. Ahhiamo finito la gueirn con p ochissimi automezzi idonei al movimento nel deserto 64 .

A tal proposito, nel dibattito del 1937 - 1938 non manca qua lche sia pur raro e breve accenno alle esigenze della guerra nel deserto, ma lascia perplessi la mancata valutazione di ciò che sarebbe avvenuto - nel deserto o in Europa - in caso di combattimento d' incontro in terreno libero tra le nostre unità corazzate e quelle altrui: prospettiva questa discendente, in linea di stretta logica, dai compiti di manovra chiaramente attribuiti dopo il 1937 alla Divisione corazzata. A che cosa sarebbero serviti, in questo caso, i carri «veloci» e/o «<l'assalto»? Anche i] mancato approfondimento dei riflessi di questa prospettiva porta sempre ne lla stessa direzione: non è negli ordinamenti, nella dottrina d' impiego o nella definizione delle caratteristiche fondamentali dei nuovi mezzi che vanno ricercate le carenze principali delle unità corazzale italiane dal 1937 in poi, ma nella mancata e tempestiva introduzione in servizio - con le prestazioni previste - dei mezzi e materiali teoricamente ritenuti necessari, e nella mancata accelerazione di procedure di studio e collaudo che rimangono defatiganti 65 . Su questo punto, due recenti opere dell'Ufficio Storico SME contribuiscono notevolmente a fare

6 :l

L'lwlù.1 e la seconda guerra mondiale - revisione di giudiz i, Bolo1967, p. 9 1. 64 F. Rossi, Mussolini e lo Stato Maggiore - Avvenimenti del 1940, Roma, Tip. Regionale 1951 , pp. 19c 27. 65 Sulla cattiva organizzazione degli org ani di studio, sperimentazione e collaudo dei nuovi maLeriali - con particolare riguardo ai carri armati - e s ulla pletoricità degli Enti e organi interessali, si veda la testimonianza di M. Carncciolo di Feroleto in E poi? La tragedia de/l't;sercito llaliano, Roma, Casa Ed. Libraria Corso 1946.

gna,

E.

FAI.DEI.LA,

CAPPELLI


238

Ferruccio Rotti

chiarezza: ad esse rimandiamo, non senza richiamare l'attenzione sui riflessi che può avere la cattiva impostazione dei rapporti Difesa - industria e il cattivo funzionamento degli organi logistico-amministrativi centrali 66 , riflessi non meno dannosi della mancanza di risorse. Una cosa è certa: nel periodo 1937 - 1940 si verificano nella produzione di mezzi corazzati (e ciò coinvolge anche responsabilità politiche e del!' industria) gravi ritardi non attribuibili solo alla carenza di risorse e materia prime, ritardi che provocano - con immancabili conseguenze specie nel 1940 - 1941 - un fenomeno non circoscritto solo a quel periodo, ma che si ripete anche nel dopoguerra: la mancata, concreta reali zzazione dei progranuni di ammodernamento e degli obiettivi che il quadro dottrinale e i conseguenti ordinamenti avrebbero imposto. Per il resto, le idee antiquate o poco centrate di taluni generali sono tipiche di tutti gli Eserciti e né le laboriose disquisizioni dottrinali, né i confronti tra gli ordinamenti della Divisione corazzata dei vari Paesi possono fornire risultati realmente probanti, se non altro perché conta molto anche ciò che è «sopra», «intorno» e «dietro» la Divisione ... Ciò che avviene dal 1937 al 1940 è un caso esemplare, perché dimostra, sul piano generale, che 1c norme dottrinali e gli organici che ne discendono - sempre che siano aderenti alla realtà - non sono di per sé il cambiamento ma solo l' inizio del cambiamento. Per dare tutti i loro effetti benefici, devono essere accompagnati da un duro e non breve lavoro di dettaglio che consenta di avere uomini addestrati, mezzi e materi ali efficienti sotto tutti gli aspetti, supporto logistico tale da rendere possibile a ciascuna unità l'effettivo esercizio dell'autonomia operativa che si intenderebbe conferirgli. È sotto questi aspetti che le for1,e corazzate italiane nel periodo considerato rivelano le maggiori lacune (si pensi, ad esempio, alla carenza o mancanza o lontananza di organi di riparazione, e alla mancanza di torretta girevole e di radio per i carri M 11 e/o di radio capaci di funzionare anche in movimento per i Comandi, lacuna quest' ultima lamentata <lai generale Mancinelli). Da questo discende che gli organici di ciascuna unità devono essere valutati non solo sotto l' aspetto del numero di uomini e del tipo e numero delle amli e mezzi principali, ma anche considerando l'effettivo apporto di fuoco dei livelli superiori, le dotazioni logistiche e il sistema di rifornimento, i mezzi di collegamento e di trasporto, le effettive prestazioni e i limiti delle armi previste (e naturalmente, la lo ro effettiva disponibilità). Applicando questo tipo di approccio al caso delle nuovo Divisioni (binaria e corazzata) costituite dopo le riunioni dei generali di fine 1937, si può constatare che le lacune maggiori della Divisione binaria non erano - checché ne dicano gli studiosi che finora hanno trattato l'argomento 66 Cfr. L. CEvA - A. C URAMI , Op. cii., Voi. I, pp. 177- 278 dell'Esercito Italiano, Voi. ili (1919 - 1940) e Voi. TV, Tomo

SME-UL Storico 1994 - 1995.

e

P. Ilorn, T,a logistica

r (1940 - 1943), Roma,


La riunione dei f{enerali sul carro armalo (23 -24 Nov. 1937)

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- nella scarsità di fanteria o di artiglieria, ma nel supporto logistico che non le consentiva un minimo di autonomia operativa e funzionale, nei collegamenti e nella mancala, effettiva disponibilità dei mezzi di trasporto e dei materiali previsti. A maggior ragione questo si verifica per l'organico della Divi sione corazzata 1938 e per la sua doltrina d' impiego, che nonosta nte tutto avrebbero potuto validamente competere con le soluzioni inglesi del 1940 - 1941, naturalmente a condizione che i mezzi e materiali fossero quelli previsti dagli organici, che l'addestramento fosse curato e capillare, che il supporto logistico fosse valido, e che in Africa Settentrionale si fosse impiegato - come gli inglesi - il meglio . .. In questa prospettiva, il documento inedito che qui abbiamo riassunto e inquadrato costituisce - riteniamo - un contributo non trascurabile per una visione più equilibrata del problema dei corazzati negli anni Trenta, e per la ricerca delle cause vicine e lontane che hanno portato i carristi italiani a brillare più per eroismo e ingegnosità, che per rendimento dei mezzi sul campo di battaglia.


APPENDICE IL PUNTO DT VISTA DEL GENERALE BASTICO SUL PROBLEMA DEI CORAZZATT (23 novembre 1937) (da l resoconto stenografico della riunione del 23 novembre 1937 XVI, pp. 79 - 84)

Gen. BASTICO - L' abolizione del carro sarebbe una follia. Bisogna averci fiducia. Ma la fiducia in questo mcz:1.0, per mio conto va limitata alle reali possibilità del mezzo che forse sono molto inferiori a quelle prati c,i m en te ammissihili. Io ho avuto la fortuna, molto grande per me, di impiegare i carri in guerra e di assistere di persona a questo impiego. Il nostro carro veloce in Spagna non ha fatto buona prova. Non vedeva, non camminava perché basta un po' d 'acqua per fermarlo, dava un tormento enorme ai piloti. S i è dimostrato vulnerabilissimo, anche se impiegato a massa perché non ha corazzatura. Non ha grande velocità e la sua autonomia è piccoli ssima. Desta quindi grandi preoccupazion i. Se è stato impiegato ciò devesi alla virtù dei nostri piloti. Parlo della occupazione di Rcinosa che è stata fatta - per la storia da due sole compagnie di carri, che precedevano la brigata Navarra. Ciononostante lo dichiaro sorpassato. TI carro veloce è piccolo; ma questo più che una virtù e una deficienza. Questi carri piccoli piccoli non fanno impressionare a nessuno, mentre ne fanno i carri più pesanti . Ho visto i carri russi guidati molto male e pieni di difetti; ciononostante ho constatato che impressionavano. Mi associo poi a quanto hanno detti i generali MONTI e GRASSI. È avvenuto che i carri russi a Belcite, venendo avanti si sono staccati dal1a fanteria; si son fatti sotto da soli e nessuno ha potuto sfruttare i I successo.


La riunione dei generali .ml carro armato (23 -24 Nov. 1937)

24 1

I nazionali sono senza artiglieria (chiedevano a me il 65 [il pezzo da 65/17 di fanteria, - N.d.a.] che è l' unico pezzo che può fermare il carro) ma poterono fermare i carri perché questi non erano seguiti dalla fanteria. Il carro è un mezzo potente che non dobbiamo disconoscere; ma non gridiamogli osanna. L'osanna riserviamolo per il fante e per i] mulo. Si, anche per il mulo, perché durante l'avanzata su Santander è stato quello che ha permesso di superare le interrnzioni che i cari minatori asturiani avevano eseguito lungo le strade quasi ad ogni metro. In quella circostanza i carri passarono alla retroguardia. S.E. il SS. di S. - Ha detto che il 65 è l' unico pezzo per arrestare i cam. Ma il 47 [il monopezzo da 47/32 -N.d.a.] non l' aveva? Gen. BASTICO - Non lo avevo. Non lo conosco. ma ho visto in Spagna che per arrestare i carri il 65 era unico ... S.E il SS. di S. fgen. PARlANl - N.d.a.l - Ma era unico perché non ne aveva altri! Gen. BASTlCO - Per le grandi masse mi associo a quanto ha già detto il Gen. MOlZO [impiego a massa solo se lo consente iJ terreno N.d.a.l . Bisogna vedere le situazioni e lo scopo. I carri io li bo impiegati a piccole masse perché ne avevo pochi . Ma propendo sempre per questa forma d' impiego e credo che sarebbe utile assegnare un btg. a ciascun C. d' A. M a con una avvertenza. Se la guerra di Spagna ha dimostrato qualcosa è questo: in futuro I' esercito che vincerà non sarà quello meglio armato ma quello meglio ad-


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Ferruccio Botti

dcstrato e comandato. Truppa addestrata ha maggiori possibilità di una truppa impreparata e comandata da ufficiali improvvisati. lo ho visto un comandante di compagnia che se ne stava inerte in un momento decisivo. Avendogli domandato perché non si muoveva esso mi rispose: Mah! Dove devo andare? E quel comandante non stava fermo perché avesse pa ura, perché quando gli venne data una direzione partì come una freccia! Perché i carri agiscano bisogna che siano in perfetto accordo con i fanti ; se no, ognuno va per conto suo e accade que l che accade per altre armi di accompagname nto c he, se si sanno impiegare, sono magnifiche ma se non si sanno impiegare diventano un peso morto. Il quatto quesito può impostarsi così: massa. Massa; ma per che cosa? Io ho avuto la fortuna di trovarmi in Spagna col Fuller, l'apostolo della meccanizzazione. Ebbene: posso dirvi che ha messo molt'acqua sul fuoco! Mi ha detto che, se avesse potuto fare una vera esperienza, avrebbe concluso di versamente. Io ho sentito parlare di teatri di guerra desertici ccc. Lì 10.000 carri potranno trovare impiego cd essere ben comandabili. Ma altro è riportarsi ad altri terreni! Per questo, ritengo che noi dovremo limitarci alla costituzione di unità che, di volta in volta, ri spondano alle varie esigenze. Perciò mi associo a c hi ha detto che la massa maggiore debba aggirarsi sui 150 carri che rappresentano già un peso e sono difficilmente comandabili. Perché se io ho una grande unità penso che questa debba rispondere a qualche concetto di manovra. Altrimenti si andrà avanti per poco. Ma la massa non si fa senza collegamenti : ed io non so se il Gen. GIULIANO potrà trovare i mezzi per guidare tanti carri! Vedrei bene una brigata piccola costituita da un numero di battaglioni e da una aliquota di artiglieria da fissare dopo studi molto sereni. Con pochissima artiglieria, per appoggiare l'avanzata dei carri. Una volta costituita qualche brigata non dovrà esser difficile riunirle in divisione. Tutto sta a trovare il comandante. S.E. il SS. di S. - Data una formaz ione sui 150 carri, quanta artiglie -


l ,a riunione dei generali c ui carro armalo (2 3-24 Nov. 1937)

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ria dovrebbe esserle assegnata? Gen. BASTICO- Non mi pronuncio, occorrerebbe fare uno studio ... S.E. il SS. di S. - Ma hai detto che tutto dipende dalla situazione e dal compito. Ce11amente non potremo considerare né tutte le situazioni, né tutti i compiti. Ci sarà pme un minimo ... Gcn. BASTICO - Vedrei un gruppo per brigata da 65 + 75 semovente.


Francesco Fatutta CRONACHE DI GUERRlGLlA TN IUGOSLAVIA Parte 2a Gennaio-Giugno 1942 Prosegue, con il primo semeslrc del 1942, la disamina degli avvenimenti che hanno coinvolto le unità del Regio Esercito sul fronte balcanico, redatta in base ad alcune fonti utltciali iugoslave e confutata, ove era possibile, con precisazioni e puntualizzazio,ù dedotte da diverse puhhlicazioni italiane, scelta, quest'ultima, resa necessaria dall'impossibilità di accettare incondi zionatamente le tesi presentate dalle fonti iugoslave, troppo attente per motivazioni di varia natura, a fornire una loro versione dei fatti. TI concetto ispiratore di questo studio rimane comunque quello di presentare, in maniera sintetica e cronologica, l'evolversi di questa campagna della Seconda Guerra Mondiale, atipica quanto sanguinosa nel succedersi di eventi bellici piccoli e grandi che sono alla base del suo svolgimento.

Principali avvenimenti del semestre La situazione in Iugoslavia all'inizio del 1942 era piuttosto complessa. Nel paese esistevano precise aree geografiche controllate quasi totalmente dalle forze partigiane, aree che le fonti ufficiali iugoslave definiscono «territori liberi». Le principali di queste erano localizzate in Croazia e Bosnia (tra Udbina, Biha:.:, Bosanski Novi, Sanski Most, Mrkonjié Grad, Donji Vakuf, Glamoé, Drvar e Srb, tanto per indicarne grossomodo l'ampiezza e la delimitazione territoriale), nella Bosnia Orientale (tra Tuzia e Bijcljina), in un'ampia regione a sud-ovest di Sarajevo, nel Montenegro (tra Niksié, Maglié, Plcvlja e Kolasin) e nella Serbia Meridionale (tra Krusevae, Prokuplje e Leskovac). Piccole aree libere esistevano anche nel massiccio dei Velebiti, in quello della Vela Kapela in Croazia cd a nord di Mostar in Erzegovina, mentre altri territori detti «semi-liberi» esistevano in varie zone del territorio iugoslavo. Per e liminare la presenza di questi «territori liberi » ne!Ja Bosnia Orientale e Meridionale, il Comando tedesco organizzò quella che gli iugoslavi definiscono la «seconda offensiva», la quale si sviluppò a partire dalla fine cli Gennaio e vide impiegate sia unità tedesche che forze colla-


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Francesco Fatutta

borazioniste. Si trattò della più inutile delle offensive finali zzate a combattere le formazioni partigiane, in quanto queste ultime riuscirono aprevenire le mosse tedesche e ad evitare il contatto diretto. Muovendosi con rapidità i contingenti partigiani ripiegarono, pronti però a riprendere il controllo del territorio non appena le forze tedesche lo avessero abbandonato, oppure dilagarono in aree limitrofe. La situazione pertanto degenerò ulteriormente, specie nel Montenegro dove si erano rifugiale parte delle forze partigiane, le quali si unirono a quelle locali ed aumentarono la pressione sui presidi italiani. Anche in altre zone l'iniziativa era in mano alle forze ribelli, aiutate in ciò dalla limitatezza delle vie di comunicazione e da un inverno piuttosto inclemente. Tipico fu il caso del presidio di Korenica, difeso dal 2° Reggimento della Divisione di fanteria RE, che rimase isolato per ollre 100 giorni ed il cui sblocco costò pesanti perdite causa i numerosi agguati cui furono sottoposte le colonne di soccorso che ripetutamente tentarono di raggiungerlo. Visto che il fenomeno partigiano, anziché diminuire, diveniva giorno dopo giorno più preoccupante, i responsabili dell'Asse decisero di organi zzare una nuova operazione a vasto raggio, denominata in codice «Trio» e che le fonti iugoslave definiscono «terza offensiva». Concepita dal generale Mario Roatta, l'operazione si svi luppò tra il 20 Aprile ed il 15 Maggio con l'obiettivo di rioccupare un vasto territorio dell' alta valle della Drina 1, ove erano concentrate le più agguerrite forze partigiane e lo stesso Stato Maggiore Supremo di Tito. Alle operazioni concorsero sia reparti italiani che tedeschi e, per volere di questi ultimi, anche contingenti di «domobrani» e «ustasci », i quali con le loro intemperanze nei riguardi della popol azione civile finirono per vanificare in parte i successi ottenuti. Da un punto di vista globale l'offensiva fu un successo in quanto le perdite subite dai partigiani iugoslavi furono estremamente pesanti e molto ampi risultarono i territori che essi dovettero abbandonare. Sfumò però l'obiettivo primario in quanto il vertice delle forze partigiane era riuscilo a sfuggire alla cattura e si era rifugiato nel Montenegro con le forze migliori, mentre numerosi e lementi sbandati si erano frammischiati alla popolazione civile ed erano pronti a riprendere le anni non appena la situazione generale lo avesse consentito. Per quanto riguardava l'evolversi degli avvenimenti nelle altre regioni della Iugoslavia annesse o occupate dall ' Italia, l'attività partigiana era in continuo aumento lungo la costa dalmata, mentre anche il territorio sloveno, ove sino a quel momento il fenomeno partigiano era stato re lati-

1 Cfr. SALVATORE Lo! - Le operazioni delle unità italiane in Iugoslavia (1941-1 943) Uf. Storico Stato Maggio,e Esen.:ilu - Roma 1978, pag. 204.


Cronache di guerriglia in Iugoslavia

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vamente contenuto, iniziava a presentare preoccupanti fenomeni di ribellione sia nelle aree urba ne (Lubiana) che in que lle rurali . Il quadro d ' insie me, relativo alla prima me tà de l 1942, era quindi sconfo rtante: le forze italiane erano chiamate ad un impegno sempre maggiore e nuovi reparti, sia a livello divisionale che a livello organico inferiore 2 erano in affluenza. Contemporaneame nte, però, il fe nomeno della ribellione traeva nuova linfa ed energia dallo scontento popolare, quest' ultimo spesso innescato da una cinica politica di «coinvolgimento diretto», propugnata dai vertici del movimento partigiano, che finiva per interessare, direttamente quanto sanguinosamente, le popolazioni civili .

Evoluzione delle forma zioni partigiane iugoslave Lo sviluppo del fenomeno della guerriglia organizzata sul territorio iugoslavo portò, di pari passo all' estensione delle operazioni, anche ad una evoluzione nel tipo di reparti combattenti . Infatti, la necessità da parte del Comando Supremo partig iano di poter disporre di unità mobili, capaci di condurre l' azione offensiva in località lontane dalla propria zona di reclutamento e pe11anto anche d ' interesse, favorì la costituzione di un nuovo tipo di unità operativa: la Brigata. Organicamente si trattava di un comando che riuniva un numero vario di Battaglioni (solitamente da un minimo di tre ad un massimo di sei, ma la norma divenne ben presto quattro), fomiti da «Odred» di versi e scelti fra quelli che presentavano migliori caratteristic he di combattività e coesione. Le prime unità furono formate con personale proveniente da diverse aree geografiche, nell 'i ntento di costituire Brigate ad etnia mista, in maniera da uffìcializzare e propagandare l'imposlaz.ione unitaria del movimento di liberazione na1.iona le ed evitare pericolose quanto sempre possi hili ri valità e tniche. Sempre pe r le prime Brigate, la cui fedeltà ideologica doveva essere fuori discussione, furono adottati particolari criteri di scelta riguardo agli e ffettivi inquadrati ; non deve pertanto meravigliare la decisione di assegnare loro il titolo onorifico di «Proletaria», una scelta di tipo propagandistico che portò ad un notevole coinvolgimento emozionale da parte degli effettivi, decisamente politicizzati, e ad un forte spirito di emul azione, tanto che in seguito il 6 toJo fu assegnato a quelle Brigate che si erano distinte in maniera particolare 3 •

2 Si veda a tale riguardo l' Allegato Nr. l che elenca i re parti Territoriali-Mobili e t>rcs idiari assegnati di riDforzo alla 2" Armata italiana. 3 Proprio per questa ragione alcune delle Brigate riceveuero il titolo d i «Proletaria» e la rinumerazionc soltanto nel dopoguerra; questo fu iJ caso , ad esempio, della 10" Brigata Hercegovucka, che J' I I Luglio 1952 ricevette il titolo di « 17a Proletaria», oppure della l a 1.$rigata Voivodanska d ivenuta « 18° Proletaria» il IO Aµ, ile 1953.


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Francesco Fatutta

Per il grosso delle unità, comunque, il reclutamento geografico continuò ad essere adottato, e pertanto le Brigate furono identificate con un numero progressivo ed un nome geografico che indicava la regione di provenienza degli effettivi 4 • Per quanto riguarda la consistenza organica, le Brigate nel J942 potevano contare mediamente su circa 500-1.000 effettivi, che salirono ad almeno 1.500 nel 1943 e a quasi il doppio nelle ultime fasi del conOitto. La struttura della Brigata prevedeva un comando, quattro Battaglioni d' assalto, ciascuno su tre o quattro Compagnie, una Compagnia armi da accompagnamento (mitragliatrici e mortai), una aliquota di artiglieria e servizi, questi ultimi a livello di Plotone. Ai vertici della Brigata c' erano il comandante, il commissario politico, i loro aiutanti ed una apposita struttura responsabile dell'inquadramento politico degli effettivi e delle popolazioni che entravano in contatto con la Brigata stessa. Rapida fu la crescita numerica delle Brigata: dalla prima unità costituita negli ultimi giorni del 1941, si passò alle 36 del 1942, alle 74 del 1943 e addirittura alle 145 del 1944. Complessivamente, durante l'intero conflitto, furono costituite ben 277 Brigate, escludendo da questo computo quelle formate da personale non iugoslavo. Di queste Brigate 46 appartenevano alle specialità e cioè, 12 erano di artiglieria, 8 del genio, 2 corazzate, 2 di cavalleria, 1 ferroviaria ed 1 da trasporto. Nelle rimanenti 23 1 Brigate, tralasciando le 20 unità wsiddette «proletarie» e le 6 costituite con elementi di nazionalità iugoslava residenti o rifugiati all'estero (5 in Italia e 1 in Unione Sovietica), la ripartizione etnica era la seguente: 60 Brigate risultavano composte da Serbi, 53 da Croati, 29 da Bosniaci, 28 da Sloveni , 27 da Macedoni e 8 da Montenegrini. Per quanto ri guarda invece l'organizzazione del territorio, in vista di una costante estensione del fenomeno insurrezionale, i I Comando Supremo partigiano favorì la suddivisione <lei Comandi regionali in precise zone operative 5, c iò nell ' intento di poter coordinare con maggior efficacia le azioni offensive delle singole unità combattenti. Ad esempio la Bosnia venne suddivisa in tre zone operative (Bosnia Orientale, Bosni a Occidentale, Erzegovina), la Slovenia in sei ed in altrettante zone la Croazia, tre delle quali (Lika-Kordun-Banija, Dalmazia, Gorski Kotar-Litorale Croato) coincidevano grossomodo con parte dei territori di pertinenza della 2a Annata itali ana.

4 Le denominazioni assegnate erano ad esempio: Ba nijska (della Banija), C.mogorska (del Montenegro), Oalmatinska (della Dalmazia), He reegoval::ka (dell 'Er~.egovina), Hrvatska (della Croazia), Ko rdunaska (del Kordun), Krajiska (della Krajina), Licka (della Lika), Makedonska (della Macedonia), Sandzacka (del Sangiaccato), Slavonsk.a (della S lavonia), Slovenal::ka (della Slovenia), Srednjobosanska (de lla Ilosnia centrale), Srpska (della Serbia), Vojvodanska (dell a Voivodina). 5 Cfr. V 1.MJO STRUGAR - }uf?oslavija 1941 - 1945 - Vojnoizdavacki 'Zavod (lslituto Edilori iùe Militare) - Be lg rado 1970, pag. 72.


RASSEGNA CRONOLOGICA DEGLI AVVENIMENTI ANNO 1942: MESE DI GENNAIO 6

BOSNIA

6 Gennaio: A Klenak, lungo la rotabile Trebinje-Bilcéa, una Compagnia del Battag lione LUKA VUKALOVIé («Odred» HERCEGOVACKI) distrugge una autocolonna di rifornimenti composta da 7 automezzi, appartenente alla Divisione di fanteria MARCHE, scortata da una Compagnia rinforzata 7 . 15 Gennaio: Nei pressi di Plana tre Battaglioni partigiani appartenenti all' «Odred» HERCEGOVACKI attaccano un Battaglione della Divisione di fanteria MARCHE. Avuta notizia dell' attacco, viene immediatamente inviato da Bileéa un Battaglione in rinforzo e, pertanto, l'azione partigiana fallisce. Un Battaglione <lella Divisione alpina PUSTERIA opera quale rinforzo al 698° Reggimento appartenente alla 342a Divisione di fanteria tedesca durante l' offensiva nella Bosnia Orientale, lungo la direttrice Visegrad-Rogatica-Zljebovi-Han Pijesak. A questa operazione avrebbero dovuto partecipare forze italiane più consistenti che, schierate lungo la linea Pale-Gorazde, avrebbero dovuto sbarrare la strada alle unità partigiane in direzione della linea di demarcazione italo-tedesca. Il Comando della 2a Armata italiana annullò però tale intervento, adducendo quale motivazione il fatto di non poter trasferire in zona, entro termini concordati, la Div isione di fanteria RAVENNA. 23 Gennaio: A Kolunié, nei pressi di Bosanski Petrovac, unità partigiane appartenenti al 3° Battaglione (1 ° «Odred» KRAJINSK.l) prendono pri-

6 Come precisalo nel paragrafo «Criteri d'Impostazione, Considerazioni e Precisazioni», inserito ne lla 1a Parte di questa ricerca, pubblicata negli «Studi Storico-Militari 1992» i testi base iugoslavi sui quali sono state effettuate le ricerche sono: - AA.VV. - Oslobodilacki rat narodajugoslavije 1941-1945 (La guerra di liberazione del popolo iugoslavo) - Vojnoistorijski Institut (Istituto di Storia Militare) - 2 Volumi Belgrado 1958-1963. D'ora in avanti fonte citata come O.R.N.J. - AA.VV. - 1-lronologija oslobodiLacke borbe naroda jugoslavije 1941-1945 (Cronologia de lla guerra di liberazione del popolo iugoslavo) - Voj noistorij.fki lmtitul (Istituto di Storia Militare) - Belgrado 1964. D'ora in avanti fonte citata come Hronologija. 7 Cfr. O.R.N.J., Op. cit., Volume J, p ag. 203. Si precisa che nell'azione muoiono 14 soldati italiani ed altri 101 vengono presi prig ionieri.


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Francesco Fatutta

gionicri 2 1 soldati italiani 8_ A Vraéevica, lungo la rotabile Trebinje-Bilcéa, unità partigiane apparte ne nti ai Battaglio ni BlLECKJ («Odred » H E RCEGOVAC Kl) e BANJSKO-VUéEDOLSKJ («Odred» NJKSfé K.l), attaccano la Compagnia armi d' accompagnamento de l 56° Reggimento fanteria MARCHE, catturando tra l' altro 2 cannoni.

24 Gennaio: Nella zona di Medeno Polje, nei pressi di Bosanski Petrovac, unità del 3° Battag lione ( «Odred» KRAJINSKI), attaccano una Compa!,,'llia rinfor1.ata appartenente alla Divisione di fanteria SASSARI, insieme al la quale operavano circa 300 «cetnici». Nell' azione cadono o rimangono feriti 80 tra ufficiali e soldati, 2 ufficiali vengono presi prigionieri , cd i pattigiani si impossessano di una mitragliatrice, 2 fucili mitragliatori, 80 fucili e 2 cannoni da 65 mm 9 •

CROAZIA I Gennaio: Nella località di Poglcdalo, nel pressi di Korenica, unità partigiane del Battaglione MARKO ORESKOVlé attaccano una colonna italiana forte di circa 250 uomini 10; circa la metà ve ngono presi prig ionieri, men tre cadono in mano ai part igiani 7 mi trag liatrici, 8 fucili mitragliatori, 80 fucili c 50 bomhc a mano.

3 Gennaio : Nei pressi di Bijeli Brig, lungo la rotabile Sinj-Livno, la Compagnia partigiana KAMESNlé KA attacca una colonna composta da una autocorriera e 4 autocarri, prendendo prigionieri IO soldati italiani . 8 C fr. OnOONE T ALPO - Dalmazia una crunarn per la storia ( / 942) - Uf. Storico Stai.o Maggiore Esercito - Roma 1990 - Volume TI, pag. 4 1. A quanto indicato si trattava di un reparto della Divisione di fanteria SASSARI, composi.o da 2 sottufficiali e 19 soldati, i 4uali con 8 muli erano usciti. dal pn:sidi o allo scopo d i fare legna. 9 Cfr. O. T Ai.PO, Op. cit., pag. 42. Alla ricerca degli uomini presi prigionieri a Kolunié, mosse da 13osanski Pel.rovac un reparto forte di 1O ufficiali e 280 soldati, appoggiati da 2 pezzi di artiglieria da 65/ 17 someggiati . Non viene indicata invece la presenza di «cetnid » come affennalo dalle fonti slave. Il reparto entrcì in contatto con le formazioni partigiane che riuscirono ad accerchiarlo. La decisa azione del comandante, capitano Brandolin, consentì al reparto di disimpeg narsi e di far rientro a Bosanski l'etrovac. Le perdite subite furono 4 morti, 11 feriti, una ventina di prigionieri e 24 dispersi; dopo alcuni giorni vennero però rilasciali 8 soldati italiani feriti o congelati che diedero notizia dell'esistenza di altri 11 prig ionieri; il capitano Brando lin, ferito durante le prime fasi dell' accerchiamento, spirò a Bosanski Petrovac e fu decorato di M .O.V.M . alla memoria. È interessante rilevare come le fonti iugoslave non fa cciano alcun riferimento alle loro perdite mentre il «Notiziario Gio rnaliero», redatto a cura del comando della Divisione cli fanteria SASSARI indica in circa 200 unità le perdite avute dalle formazioni partigiane. IO Cfr. 0 .R.N.J., Op. cit., Volume J, pag. 244. ViP.nP. invee.e indicato trattarsi di una colonna forte di circa 500 uomini, guidata dal


Cronache di guerriglia in Iugoslavia

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6-7 Gennaio: Nella località di Ploéanski Klanac, tra Gospié e Udbina, unità paitigiane del 1° «Odred» LICK.l attaccano una colonna motorizzata italiana; vengono presi prigionieri 40 soldati, catturati 40 fucili, 4 fuci li mitragliatori, 24 pistole, 30 hombe a mano, me ntre 6 autocarri rimangono distmtti. 18 Gennaio: Un gruppo partigiano appartenente all '«Odred» SOLTNSKI, lancia alcune bombe in una mensa ufficiali a Salona (Solin) 11 , uccidendo 2 ufficiali italiani e ferendone 14. Per rappresaglia vengono fucilali a Spalalo (Split) 12 ostaggi e arrestati 200 sospetti . 19 Gennaio: A Babin Potok, nei pressi di Yrhovine, unità partigiane attaccano un reparto italiano. Nello scontro rimangono uccisi 18 soldati, mentre i partigiani hanno avuto 3 feriti .

20 Gennaio: Forti contingenti partigiani della Lika attaccano il presidio italiano di Korenica, conquistando alcune posizioni alla periferia del paese, ma non riescono a proseguire data la tenace resiste nza opposta dai difensori. 23 Gennaio: Due colonne italiane tentano di sbloccare il presidio di Korenica: la colonna principale (composta dal 1/73 ° e Jr/74 ° Battaglione della Divi sio ne di fante1;a LOMBARDIA, dal XVI e XXXIII Battaglione CC.NN ., due Batterie di artiglieria, una Compagnia carri leggeri ed una carri lanciafiamme) muove dalle località di Cma Vlast e Babin Potok lungo la direttrice Turjanski-Trnovac-Vrclo-Korenica, mentre la colonna di supporto (composta dal I e daJ TT/2° Battaglione della Divisione

comandante del I O Reggimento della Divisione d i fanteria RE, che da Otocac cercava di portare so<.:corso al presidio isolato di Korenica. Nel corso di violenti combattimenti, avvenuti a Ho moljanski Klanac, Pogledalo e Yre lo , gli Italiani perdono 88 uo mini fra morti e feriti e 220 prigionieri, ma comun4ue circa 200 uomini riescono a raggiungere Korenica. Cfr. O . T Ai.PO, 0/J. cit., pag. 36. Si conferma <.:he la colonna era comandata dal colonnello Giuseppe Angelini, comandante del 1° Reggimento della Divisione di fanteria RE; per quanto riguarda le perdite si precisa che: « ...La Compagnia di retroguardia pagò un alto tributo di sangue; si salvarono 3 ufficiali e 63 soldati. Altre gravissime perdite subì una Compagnia di CC.NN. che, con un Plotone esploratori e due Plotoni mitraglieri, al mattino del 1° Gennaio era partita da Vrhovinc ...» . Cfr. ETroRE L UCAS e GtORUIO Y!iCCHI - Storia delle unità combattenti della M. V.S.N. - Giovanni Volpe Editore - Roma 1976 - pag. 475. T reparti coinvolti nel comballimento di Homoljanski Klanac, e praticamente annientati dopo duri scontri, appartenevano al LXI Battaglione CC.NN. «Fiume»; in tale contesto sono da ricordare i Capimanipolo R enato Gregorich e Salvatore Venere d ecorati di M.O.Y .M. alla memoria per l'eroico comportamento tenuto nel corso dello scontro. 11 I nomi di località sono stati indicati nella forma italiana, sempre che la stessa esista. In ogni caso, al fin e di facilitarne il reperime nto su cart.e geografiche attuali , è stata indicata tra parentesi anche l'equivalente forma s lava, l:i prim:i volta <.:he un nome compare.


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Fruncesco Fatutta

di fanteria RE, dalla Compagnia mortai, dalla Batteria d'accompagnamento del 2° Reigimento fanteria e da un Plotone carri leggeri) muove dalla regione di Siroka Kula lungo la direttrice Bunié-Debelo Brdo-Bjelo Polje-Korenica. Nella zona di Ljubovo, lungo la rotabile Gospié-Korenica, iniziano g li scontri durati due giorni fra reparti della Divisione di fanteria RE 12 ed unità partigiane appartenenti al 2° Battaglione ( «Odred» VELEBIT) e al Battaglione OGN.TEN PRiéA. Fallisce il tentativo di raggiungere il presidio assediato ed i reparti della Divisione RE subiscono le seguenti perdite: 37 caduti, 64 feriti, 278 congelati e 43 prigionieri 13 . I partigiani si impossessano di 4 cannonj con 450 granate, 2 cani armati, 4 mortai con 300 colpi, 5 mitragliatrici , 5 fucili mitragliatori, 63 fucili e numerose munizioni. Da notare che con i 2 carri armati verrà poi costituita la Sezione carri del Gruppo «Odred» della Lika.

24 Gennaio: A K lanac, una località tra i villaggi di Turjanski e Crna Vlast, unità partigiane del Battaglione MARKO ORESKOVTé attaccano un reparto della Divisione di fanteria LOMBARDIA 14• 27 Gennaio: Nei pressi dei villaggi di Podgmje e Pema, unità partigiane del 3° «Odred» KORDUNAS.K1 attaccano reparti italiani ed «ustasci>>, costringendoli a ripiegare su Topusko. Nel corso dei combattimenti rimangono distrutte o danneggiate per incendio 18 case a Podgorje e 30 a Blatusa. 29 Gennaio: Unità partigiane dell' «Odred» VELEBIT attaccano il presidio italiano di Raduc, nei pressi di Gospié. L'attacco viene respinto in quanto i I presidio era in stato di allerta su segnalazione dei «cetnici» locali.

12 Cfr. 0.R.N.J., Op. cit., Volume T, pag. 245. Precisa trattarsi della colonna di supporto che si era mossa il giorno 23, per tentare di raggiungere il presidio di Korenica e c he. a seguito di 4uesti scontri, viene sbaragliata. Aggiunge inoltre che le perdite partigiane sono siate di l morto e 2 feriti. 13 Cfr. GIUSEPPE ANGtLINI - Fuochi di bivacco in Croazia - Editrice Tipografi a Regionale - Roma 1946 - pag. 108. Vengono confermate le perdite subite da parte italiana che si riferiscono ad una delle due colonne impiegate, e cioè a quella di supporto comandata dal maggiore Giuffrida; quadrano i valori per ciò che rig uarda i caduti, i feriti ed i congelati , me ntre i dispersi risulterebbero 40. 14 Cfr. O.R.N.J., Volume I, pag. 245. Precisa trattarsi della colonna principa le che si era mossa anch 'essa il giorno 23 per tentare di raggiungere il presidio di Korenica e che, a segui to di questa azione, fu costretra a ripiegare, rientrando alle g uarnigioni di partenza.


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MONTENEGRO

2-3 Gennaio: Conlingcnti italiani provenienti dalla guarnigione di Cetinje rastre llano il territorio compreso fra Cetinje e Koséele. Durante questa azione vengono arrestati 20 abitanti. 3 Gennaio: A Raskovo Guvno, lungo la rotabile Kolasin-Podgorica, due

Compagnie partigiane <lell' «Odred» KOMSK1, attaccano una autocolonna italiana causandole, dopo un breve combattimento, perdite valulabili a 25 morti , 10 feriti e 6 prigionieri. A seguito dell' azione, i partigiani , che hanno avuto un morto ed un ferito, si impossessano di 2 fucili mitragliatori, 8 fucili, altro materiale bellico, e distruggono 8 autocarri. 4 Gennaio: Unità partigiane del Battaglione ORJENSKI («Odred»

NIKSiéKl) attaccano un repmto italiano farle di 60 uomini, in trasfcrimenlo <la Kameno a Mokrine. Dopo due ore di combattimenti gli Italiani vengono sopraffatti: cadono 7 soldati, 4 rimangono feriti e 49 vengono presi prigionieri . 5 Gennaio: Nel tentativo di alleggerire la pressione su Niksié, unità del 207° Reggimento della Divisione di fanteria TARO muovono verso il monte Zirovnica. A circa J km da Niksié, il reparto cade vittima di una imboscata tesa da contingenti dell' «Odrcd» partig iano NIKSléKJ. Nello scontro cadono 54 soldati italiani cd un numero maggiore rimane ferito. I partigiani, che hanno avuto J feriti, catturano 1 fucile mitragliatore, 8 fu cili e numerose munizioni. 5 Gennaio: Forti contingenti partigiani del Battaglione ORJENSKl ( «Odre<l» NTKSiéKI), attaccano una colonna 15 forte di circa 250 soldati italiani che, appoggiati dall'artiglieria navale, avanzavano in direzione del villaggio di Kameno. Dopo 6 ore di combattimenti la colonna è costretta a ripiegare dopo aver perduto 18 uomini . Sotto la pressione partigiana vengono evacuati i presidi italiani di Kolasin, Lijeva Rijeka e M atesevo, i cui effettivi ripiegano su Berane e Andrijevica. Reparti del 207° Reggimento della Divisione di fanteria TARO attaccano il villaggio di Rubeza, nei pressi di Niksié, incendiando alcune case. Unità partigiane dell' «Odred» NIKSiéKI contrattaccano, costringendo i reparti al ripiegamento.

15 Cfr. O.R.N.J., Volume I, pag. 191. Precisa che la colon na apparteneva alla Divisione di fanteria MESSINA.


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Francesco Fatutta

6 Gennaio: A Klobuk, lungo la rotabile Trebinjc-Bileéa, unità partigiane del Battaglione BANJSKO-VUCEDOLSKI attaccano una colonna italiana, prendendo prigionieri , dopo un breve combattimento, 66 uomini e catturando 2 mitragliatrici, 8 fuc ili mitragliatoti e 6 autocarri. 14 Gennaio: Lungo la rotabile Bijelo Po lje-Ravna Rijeka, unità partigiane appartenenti ali' «Odred» CR NOGORSKI-SANDZACKI attaccano una colonna italiana forte di circa 500 uomini costringendola al ripiegamento. Nel corso del combattimento, da Berane muove una seconda colonna italiana, la quale cade in una imboscata. Nel violento combaltimento che segue, muoiono 24 soldati ed un numero ancora maggiore rimane ferito. 15 Gennaio: Un piccolo contingente italiano, appoggiato da «cetnici» e dalla milizia musulmana attacca una Compagnia partigiana nei pressi de l villaggio di Polica. Dopo diverse ore di combattimenti , i partigiani vengono sopraffatti ed il paese viene strappato al loro controllo. 16 Gennaio: Nella regione di Podgotica g iungono da Danilovgrad circa 2.000 soldati ilaliani appartenenti alla Divisione di ranteria TARO con il compito di sbloccare il presidio di Ni k.sié che dal Dicembre precedente vie ne stretto d' assedi o dall' «Odred» parti giano NIKSiéKI. 17 Gennaio: Forti aliquote della Divisione di fanteria TARO con supporto di artiglieria, muovono da Danilovgrad in direzione di Niksié, nel tenta tivo di sbloccare la guarni gione assediata. Nel la zona compresa fra Zuta Greda, Obadov Brijeg e Zagreda, tali forze vengono attaccate dalle forma zio ni partigiane a ppartene nti ag li «Odred » BIJELT PAVLE , NIKSiéKI e LOVéENSKI, e dopo un giorno di violenti combatti me nti sono costrette al ripiegamento, avendo subito perdite valutabili a circa 300 uomini. I partigiani , che ne ll 'azione hanno avuto 9 morti e 10 feriti, si impossessano di 3 mitraglia trici, 7 fucili nùtragliatori, l mortaio leggero con oltre 200 colpi, un gran numero di fucili, 2 pistole e munizionamento in quantità. Nello stesso giorno il presidio di Niksié tenta una sortita per rompere l'accerchiamento cd unirsi alle colonne di soccorso, ma il tentativo fallisce. 26 Gennaio: Uni tà dell ' «Odred» ZETSKI entrano a Bioce dopo che il presidio italiano ha evacuato la località, ripiegando su Podgorica. 16 C fr. O .R.N.J ., Volume I , pag. 203. Precisa r.:he in queste azioni le truppe italiane hanno avuto 8 morti, 2 feriti e 115 prigionieri.

Cfr. G 1u uo BEDESC.HJ - Fronte iuf?oslavo-halcanico: c'ero anch 'io - Ugo Mursia edi tore - Milano 1985 - pag . 183- 190. Nella s ua testimonianza il capi tano Dante Buonagurelli del 52° ~ ~ggimento della Di-


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Cronache di guerriglia in Tugoslavia

SLOVENIA

13 Gennaio: 11 comandante della Divisione di fanteria ISONZO emette direttive per l ' impiego della sua unità in azioni ·antipartigiane, nell' eventualità fosse necessario bloccare possibili movimenti verso occidente da parte di unità partigiane provenienti dalla Croazia. /6 Gennaio: A Kozlj ck, nei pressi di Cerkniea, si scontrano unità partigiane appartenenti al 3° Battaglione LJUBO SERCER con pattuglie del II Battaglione del 21° Settore G.A.F. 18 Gennaio: A Otave, nei pressi di Cerknica, unità partigiane appartenenti al 3° Battaglione UUBO SERCER si scontrano con circa 500 soldati italiani, riuscendo a bloccare la loro azione. 19 Gennaio: Mussolini lìrma il decreto con il quale la provincia di Lubiana v iene posta sotto l'autorità militare. Il decreto entra in vigor,e il giorno successivo.

v isione <li fonteria CACCIA TORT DELLE ALPT precisa che il contingente inviato in soccorso era un reparto di formazione <lell a forza di 50 uomini e che le perdite suhite furono di 2 caduti e 3 feriti. Aggiunge inoltre ch e successivam ente vi ru uno scambio di prigionieri fra le parti ma non ne precisa l' entità; in ogni caso, considerando l'episodio, il numero di prigionieri indicato d,ùle fonti slave sc.mhra essere inesatto per eccesso.


ANNO 1942: MESE DI FEBBRAIO

BOSNIA

I Febbraio: Nei pressi di Drijen, lungo la rotabile Ragusa (Duhrovnjk)Trebinje, due Compagnie del Battaglione SUMA attaccano una Compagnia italiana. 9 Febbraio: Muovendo da Trcbinje, il grosso della Divisione di fanteria MARCHE inizia le operazioni per liberare la guarnigione assediata di Bileéa. Dopo quattro giomj di violenti combattimenti contro le locali unità partigiane, i reparti divisionali, pur subendo pesanti perdite, riescono a raggiungere Bileéa ma non hanno forze sufficienti per mantenere l'iniziativa e pertanto la guarnigione rimane nuovamente bloccata. Nella stazione ferroviaria di Glavska, lungo la linea Uskoplje-Zelenika, unità pa1tigianc distruggono un convoglio e annientano un Plotone italiano. 13 Febbraio: Nei pressi di Dol, unità partigiane appartenenti al Battaglione STOLACKI sorprendono il presidio dell' acquedotto locale e successivamente attaccano una Compagnia del 1/52° Reggimento della Divisione di fanteria CACCIATORI DELLE ALPI che stava intervenendo in soccorso da Stoée 16_ 23 Febbraio: Unità partigia ne entrano a Velika Kla<lusa, dopo che il locale presidio italiano si era ritirato su Slunj. 25 Febbraio: A Mrkonjé Grad, presidiata da un Battaglione della Divisione di fanteria SASSARI e da due Compagnie di «domobrani», ha inizio l' attacco, durato quattro giorni e condotto <la unità partigiane del 3° «Odred» KRAJlNSKI. Durante le fasi iniziali, gli attaccanti riescono a raggiungere il centro della località, ma l'azione di reparti «cctnici» consente un ripiegamento dei difensori su posizioni più arretrate, dalle quali, con un successivo contrattacco, riescono a respingere l'assalto 17 _

17 Cfr. O . T ALPO, Op. cii., pag. 49. Si precisa che l' azione si sarebbe svolta il giorno 15 Febbraio e che il presidio era composto da un Battaglione Bersaglieri del 4° Reggimento, da una Batteria da 75/13, o ltre che da aJcune Compagnie di «domobrani», quasi privi però di equipaggiamento e mun izionamento. Le forze italiane furono avvisate da un capo «celnico» dell ' imminenza del l'attacco cd in tal modo poterono organizzarsi a difesa. L 'azione. condotta da circa 2.000


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Cronache di guerriglia in luf?oslavia

27 Febbraio: Ne lla località di Bratac, nei pressi di Nevesinje, unità partigiane appartenenti al 1 ° Battaglione d ' Assalto HERCEGOVACKl e al Battaglione NEVESlNJSKA PUSKA, attaccano un reparto del 3° Reggimento alpini appartenente alla Divi sione TA URTNENSE, forte di c irca 300 uomini, a ppoggiato da 200 «cetnici», causando 40 morti 18 • Febbraio d.i.: Fra le località di Ravno e Donje Vukovsko, nei pressi di Kupres, unità partigiane appartenenti agli «Odred» LIVANJSKI e 3° KRAJISKl attaccano una colonna motorizzata italiana, distruggendo 2 cannoni e 2 autocarri e impossessandosi di 30 fuc ili .

CROAZIA

9 Febbraio: Nel vi llaggio di Batnoge, nei pressi di Cetingrad, unità partigiane appartenenti al 2° Battaglione del 2° «Odred» KORDUNASKl, attaccano una colonna italiana: cadono 7 uomini, mentre 42 tra ufficiali e soldati vengono presi prigionieri 19_

c:omhaltenli , durò due giorni e costò pesanti perdile alle formazioni partigiane slave, dalo che sul terreno furono contati almeno 40 corpi . Se si considera l'abitudine delle forma~.ioni partigiane di portarsi dietro i caduti nelle fa si di ripiegamento, allo scopo di impedire precise valutazioni delle loro perdite da parte avversaria, sarà facile comprendere com e l'entità di queste u ltime debba essere stata elevata. Non sfu gge anche la diversa dinamica dei fatti tra le due versioni , fenomeno mollo frequente quando ad aver la peggio sono le fo rze partig iane. 18 Cfr. G. IlEDESCIU, Op. cit., pag. 344-347. ln realtà le cose andarono molto d iversamente, come è possibile rilevare dalla testimonianza del capitano Carlo Ranieri , comandante della 32a Compagnia d el Battaglione EXILLES. Ad attaccare il vi ll aggio di Bratac, ove si trovavano un comando e consistenti forze partigiane. furono gli alpini e non viceversa. L' azione fu decisa per contrastare la virulenza del feno meno partigiano nella regione e per rinsaldare il morale delle for/.e «cetnichc», il cui comandante era stato di recente ucciso nel corso di una imboscata. All 'azione presero parte il Bauaglione FENESTRELLE, con la 28• e la 3oa Compagnia, rinforzato dalla 323 Compagnia dell'EXTLLES e dalla l a Batteria del Gruppo SUSA. L 'azione riuscì ed il nemico, dopo un iniziale tentativo di resistenza, fu costretto ad abhandonare Bratac, che fu in seguito rastrellato dai reparti alpini . Nel corso dello scontro le perdite italiane risultarono d i 9 caduti e 15 fe riti, mentre i p artigiani ebbero circa 40 morti ed un numero imprecisato di feriti. Ecco pertanto un classico esempio di inversione d elle perdite, caso tutt'altro che isolal o e teoricamente comprensibile considerando l'atipicità del conflillo in atto, ma che «curiosamente» risulta sempre a sfavore delle Anni italiane (o tedesche , hnlgare, ungheresi o collahorazioniste) e mai a sfavore di quell e partigiane. 19 C fr. E. L ucAs E G. DE YECCHl, Op. cit., pag. 463. Si precisa che la colonna appaiteneva alla 137a T,egione M.V.S.N. d 'Assalto inquadrata nella Divisione di fanteria LOMBARDIA ed era composta da 11 slitte che trasportavano 2 ufficiali, 55 militi, rifornimenti e viveri destinati a l presidio di Velika Kladusa. Le


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Francesco Fatutta

12 Febbraio: Nella località di Vablje, tra Dugi Rat e Almissa (Omis), unità partigiane attaccano mj litari italiani che stavano scortando alcuni prigionieri; nello scontro 2 Italian i rimangono feriti mentre 4 prigionieri vengono liberati. 2 1 Febbraio: Nei pressi di Brinje, unità del 1° Battaglione MAR KO TRBOVIé ( «Odred» PRIMORSKO-GORANSK.l) attaccano un distaccamento misto: cadono 10 soldati italiani e 12 «ustasci». 22 Febbraio: Lungo la rotabile Slunj-Primislje, unità partigiane appartenenti aJI' «Odrcd» KORDUNASKT attaccano una colonna militare italiana, prendendo prigionieri 50 soldati 20 e catturando 2 mitragliatrici, 2 fucili mitragliatori e 70 fucili. Nella pianura di Svilaja, una Compagni a partigiana attacca contingenti italiani appartenenti al presidio di Sieno (Sinj). 23 Febbraio: Unità partigiane si insediano a Velika Kladusa dopo che la località è stata abbandonata dal presidio italiano e dai gendarmi croati.

24 Febbraio: La località di Primislje viene attaccata <la unità partigiane del 2° «Odred» KORDUNASK.l che vi si attestano dopo che il presidio italiano cd i gendarmi croati hanno completato il ripiegan1ento su Ogulin. 27 Febbraio: Forti contingenti partigiani 2 1 attaccano Donji Lapac, riuscendo a conquistarlo. Il presidio italiano subisce perdite indicate in 23 morti, 27 feriti e 150 prigionieri. I partigi ani, che nell' azione hanno avuto 14 morti e 23 feriti , si impossessano di 4 mitragliatrici, 12 fucili mitragliatori, 135 fucili, 3 mortai, 350 bombe a mano, munizioni cd altro materiale beJlico.

perdite vengono grossomodo confermate in quanto si parla di 2 ufficiali ed alcuni militi caduti e di una quarantina di uomini catturati. 2 Cfr. E. L!Jc.AS E Cì. DE VEccm, Op. cit., pag. 465 . La colonna di slitte soggetta all'attacco era composta da 58 lra artig lieri e camicie nere, queste ultime appartenenti al CXXXIV Battaglione «Larino» della 137a Legione; riescono a rientrare a Slunj un uffic iale, 18 artiglieri e 17 camicie nere, g li altri 22 sono da considerare caduti o dispersi. Sempre nella medesima giornata, una Compagnia di formazione in viata a rastrellare il luogo dell ' agguato cade in una nuova imboscata, perdendo altri uomini : complessivamente nella giornata del 22 f'ehhraio la 137 3 Leg ione ha perduto 27 uomini, tra cui 3 ufficiali . 2 ! Cfr. O.R.N.J., Volume T, pag. 245. Elenca inn anzi tutto le forze pa rtigiane attacca nti , indicandole nel Bauag lione M ARKO 0RE~KOVté (meno la 3" Compagni a), nella 2" Compag nia del Rallagl ione OGN.IEN PRICA e in una Compagnia del Battaglione LAPACK I. Indica in 22 il numero dei morti fra i difensori, precisando però che non s i trattava unicamente. <li Itali ani ma

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Cronac he di guerriglia in [uf?oslavia

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MONTENEGRO

I Febbraio: Unità partigiane appartenenti al Battaglione 13 JULJ, bloccano una autocorriera in servizio fra le localilà di Cctinje e Budva e prendono prigionieri un alto ufficiale italiano, 2 sottufficiali, 3 soldati cd un «cetnico» 4 /<'ebbraio: Piccoli contingenti itaJiani tentano nuovame nte di sbloccare

il presidio di Niksié, ma vengono respinti su Danilovgrad da unità pa11igiane appartenenti ai Battaglioni BJELI PAVLE e PLJESIVACKI. Unità paitigiane appartenenti al Battaglione CAREV LAZ («Odrcd» LOVéENSK.l) tendono una imboscata ad un autocarro militare che da Rijeka Cmojevica si stava dirigendo a Podgorica. Vengono presi prigionieri 3 soldati e catturato tutto il materiale trasportato.

6 Febbraio: Un Battaglione italiano proveniente da Budva, con l'appoggio di artiglieria, attacca il comando dell' «Odred» T.OVC.RNSKI nei villaggi di Kuljace e Manastir Duljevo, ma dopo brevi combattimenti viene respinto. 7 Febbraio: Lungo la rotabile Rijeka Crnojevica-Podgorica, gruppi <li partigiani appartenenti al I' «Odred» LOVéENSK.l allaccano una piccola colonna italia na. Vengono distrutti un autocarro cd una autovettura mentre i partigiani si impossessano dei materiali trasportati, tra i quali 800 litri di benzina. 8 Febbraio: L' artiglieria italiana bersaglia da Budva i villaggi di Kuljace

e Manastir Duljevo, ove sono attestate unità partigiane appartenenti ali' «Odrcd» LOVéENSKI, distruggendo diverse case.

10 Febbraio: Nei pressi di Podi, lungo la rotabile He rceg Novi-Kameno, unità partigiane appartenenti al Battaglione ORJENSKI («Odrcd» NIKSiéKI) attaccano una colonna di salmerie italiane: cadono 4 soldati

anche di «cetni e i» e gendarmi croati , correggendo nel contempo i m orti partigiani che risulterebbero 15. C fr. O. T t.LPO. Op. cii., pag. 53. Si precisa che il presidio italiano di l)onji Lapac era composto da una Compagnia, rin forzata da un Plotone mitraglieri e da una Co mpagnia di «domobrani ». Questi ultimi defezionarono e la popolazione fece causa.comune con le unità partig ian e, pertanto le for~.e italiane furono sopraffatte: i cadu1i furono 23, i fe riti 22 e gli altri furono dati per dispers i.


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Francesco Fatutta

ed uno rimane ferito.

I 1 Febbraio: A Ora hovo , nei pressi di Virpazar, co ntin gen t i dell' «Odrcd» partigiano LOVéENSKT si scontrano con una grossa pattuglia di soldati italiani. Nei successivi combattimenti durati alcune ore cadono 2 soldati ed altri 4 rimangono feriti , mentre i partigiani non subiscono perdite. 12 Febbraio: Ne lla stretta di Rudina, alla foce della Rijeka Cmojevica sul lago di Scutari, unità partigiane d el Battaglione CAREV LAZ ( «Odred» LOVéENSKT) attaccano il più grande battello in servizio sul lago, lo «Skanderbeg». In breve riescono a sopraffare l'equipaggio formato da 15 marinai italiani e a liberare 19 detenuti che dalle carceri albanesi venivano trasferiti a Cetinje per il processo, e successivame nte affondano i I battello. A Sopot, nei pressi di Risan, unità partigiane del Battaglione ORJENSKI attaccano il locale presidio. Nell'azione, perdono la vita 2 soldati italiani. U na forte colonna italiana muove da Virpazar in direzione del villaggio di Orahovo ove è schierato il Battagl ione JOVAN TOMASEVTé appartenente all' «Odred» LOVéENSKI. Dopo una giornata di combattimenti, la colonna che ha subito perdite valutabi li a 20 caduti ed un numero maggiore di feriti, ripiega su Virpazar. Negli scontri i partigiani hanno avuto 3 feriti. TI giorno successivo, per rappresaglia, aerei italiani bombardano Gluhi Do, ove si trovava il comando del Battaglione partigiano; viene distrutta la scuola ove aveva sede il diretti vo del movimento giovanile, muoiono 4 me mbri di tale movimento cd altri 2 rimangono feriti. 13 Febbraio: Nella regione di Pavlova Strana, nei pressi di Rijeka Crnojevica, avviene uno scontro tra una cinquantina di soldati italiani ed unità partigiane appartenenti all' «Odred» LOVéENSKI. Nello scontro, al quale prendono successivamente parte rinforzi sia italiani che partigiani, cadono 12 soldati ed un numero imprecisato di altri rimangono feriti. 14 Febbraio: A Orahovac, nella zona delle Bocche di Cattaro (Boka Kotorska), il Battaglione partigi ano CUCKO-CEKLICKJ attacca il presidio italiano, riuscendo a sopraffarlo dopo una giornata di combattimenti . Perdono la vita o rimangono feriti 16 soldati italiani, mentre 47 vengono presi prigionieri. I partigiani, che nello scontro hanno avuto 3 morti e 6 feriti, catturano 5 fucili mitragliatori, 60 fucili ed un grosso quantitativo di munizioni. Dopo diversi tentati vi falliti di raggiungere il presidio assediato di Niksié e sbloccare il 207° Reggimento de lla Divisione fanteria TARO, forti aliquote italiane (47 ° Reggimento fanteria della Divisione ALPI


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Cronache di f:Uerri,:lia in lu,?oslavia

GRAIE 22, 2° e 4° Gruppo Alpini Valle e 2 Gruppi di artiglieria) rinforzate da unità di «cetnici», muovono da Danilvgrad. Dopo 5 giorni di violenti combattimenti, il giorno 19 Febbraio, le forze italiane r~g~iungono Niksié, sopraffacendo le unità partigiane dell' «Odrcd» NTKSICKI. Nel!'azione, le forze italiane hanno avuto 30 morti ed un numero imprecisato di feriti , mentre le perdite partigiane sono definite lievi.

17 Febbraio: Una Compagnia italiana, in azione di rastrellamento da Rijcka Crnojevica in direzione di Podgorica, viene intercettata da unità partigiane appartenenti al Battaglione CAREV LAZ, e costretta al ripiegamento. Nei combattimenti perdono la vita un ufficiale italiano ed un partigiano. 19 Febbraio: Avendo scoperto che a Zabljak si trovava un centro di soccorso clandestino delle forze partigiane, aerei italiani attaccano la cittadina, distruggendo alcune case e ferendo 2 partigiani. Il giorno dopo l' azione viene ripetuta e questa volta vengono distrutte 7 case, causando la morte di 2 partigiani che vi si trovavano. 28 Febbraio: Provenienti dai villaggi di Duriéi, Verige e Markova Greda, forti contingenti italiani, appoggiati da artiglieria, attaccano nei pressi di Sv. Jcrcmija, sulle Bocche di Cattaro, aliquote di partigiani appartenenti ali' «Odred» ORJENSKI. Lo scontro dura diverse ore e le forze italiane sono costrette a ripiegare dopo aver subito sensibili perdite. l partigiani hanno avuto 1 morto e 2 feriti .

SLOVENIA

3 Febbraio: La Compagnia partigiana PNéANSKA annienta la guardia alla galleria ferroviaria di Stanjel, lungo la linea ferroviaria Gorizia-Trieste. 6 Febbraio: Il comando dell' Xl Corpo d' Armata elabora il piano «Primavera» destinato a contenere la probabile offensiva primaverile delle formazioni partigiane slovene. Il piano prevede l'abbandono dei presidi minori ed il concentramento delle forze nelle guarnigioni più importanti.

22 Il 47 ° Reggimento appa11eneva organicamente alla Divisione di fanteria FERRA RA ma le fonti Iugoslave erroneamente lo assegnano alla Divisione alpina ALPI GRATE, alla quale era stato aggregato per questa operazione. Cfr. O.R.N.J., Volume T, pag. 192. Ripete l'errore ùi assegnare il 47° Reggimento alla Divisione Alpina ALPI GRAIE invece che alla Divisione di fanteria FERRARA, e indica in aggiunta anche altri tre Battaglioni cli f:rntP.ria , sP.n7.:i specificarne l a ciipcnclen7.a.


Francesco Fallltta

262

7 Febbraio: In un combattimento a Velike Blokc, nei pressi di Cerknica, in uno scontro con pattuglie del Wl Reggimento della Divisione GRAN ATTERI DI SARDEGNA, cade Milos Zidansek, eroe nazionale. O

10 Febbraio: Nella regione compresa fra Logatec, Rakek, Ccrknica e Borovnica, unità del 2° Reggimento della Divisione GRANATIERI DI SARDEGNA iniziano un'azione offensiva contro reparti del Battag lione partigiano LJUBO SERCER. Dopo tre giorni di duri combattimenti l'unità partigiana, suddivisa in piccoli nuclei, ripiega verso la pianura <li Mokrec e la valle Loska. 15 Febbraio: A Lubiana, un nucleo partigiano attacca l'edificio sede dcli ' Alto Commissariato per la Provincia, uccidendo una guardia.


ANNO 1942: MESE DI MARZO

BOSNIA 11 Marzo: Dopo diversi giorni di combattimenti, il 3° Battaglione del 3° «Odred» KRAJlNSK.l riesce a sopraffare il presidio misto italiano e «domobrano» di Radaslije, nei pressi di Glamoc, avente la forza di una Compagnia . A seguito della press ione effettuata dalle unità partigiane dell' «Odrcd» KALTNOVICKI, il presidio italiano ed i gcndanni croati di Ulog, abbandonano la località e ripiegano su Nevesinje. 12 Marza: Unità partigiane del 3° Battaglione appartenente al l

0

«Odred>) KRATISKI, dopo 3 ore di comhaUimcnti, respingono l'attacco portato da c lementi del III/1 ° Reggimento della Divisione di fanteria RE, nei pressi di Veliki Radié.

15 Marza: Nella località di Brani Do (nei pressi di Bilcéa), il Battaglione partigiano LJUBOMIRSK.l annienta una Compagnia della Divisione di fanteria MARCHE. A Berkoviéi, nei pressi di Stoca, viene istituito un campo di concentramento per prigionieri italiani e tedeschi, che rimarrà attivo sino al mese di Maggio. 27 Marzo: A Vlahinja, nei pressi di Bileéa, due Battaglioni partigiani appartenenti ali' «Odred» JUZNOHERCEGOVACKI ed uno appartenente ali' «Odred>) NIKSiéKI, contrastano l'attacco portato dal 56° Reggimento della Divisione di fanteria MARCHE, appoggiato da 4 carri armati e unità di «cctnici». Dopo 10 ore di combattimenti, l'unità italiana è costretta a ripiegare, avendo subito perdite valutabili ad una settantina di uonuru.

CROAZIA 5 Marz o : Unitvà partii;iam: appartenenti ai Battaglioni LAPACKJ ,

MARKO ORESKOVTC e ad alcune Compagnie de ll' «Odrcd» KRAJTSKT, iniziano ad operare nella regione di Srb, ove si trova dislocato il XLIV Battaglione CC.NN., appoggiato da aliquote di «cetnici» e gendarmi croati. Gli scontri durano una decina di giorni , ma la località non vie-


Francesco Fatutta

264

ne conquistata 23.

8 Marzo: Reparti del l Battaglione MARKO TRBOVIé («Odred» PRlO

MORSKO-GORANSKJ), attaccano un magazzino a Hreljin, nei pressi di Ogulin. L'azione permette ai partigiani <li impossessarsi di 2 fucili mitragliatori, 15 fucili e 307 bombe a mano. A Vitunj, nei pressi di Ogulin, unità partigiane appartenenti al 1° Battaglione MARKO TRBOVIé attaccano una colonna italiana, causandole 35 fra morti e feriti. Per rappresaglia viene rastrellato l'abitato di Yitunj, ove vengono bruciate 32 case. A Klanac, nei pressi di Gracac, uni tà partigiane appartenenti al Battaglione GAVRILO PRTNCTP, tendono una imboscata ad una colonna italiana forte di circa 1.000 uomini, causandole pesanti perdite.

Il Marw: A Ugljane, nei pressi di Sieno, unità partigiane appartenenti a lla Compagnia KAMESNICKA, tendono un agguato ad un reparto italiano, provocando 4 morti e 9 feriti. 15 Marza: Nei pressi di Ljubovo, reparti italiani appartenenti ai presidi di Gospic e Siroka Kula, attaccano elementi partigiani. Dopo violenti combattimenti, le unità italiane rientrano alle guarnigioni di partenza. Lungo la rotabile Mrkopalj-Lokvc, unità partigiane appartenenti al 2° Battaglione MATIJA GUBEC («Odred» PRIMORSKO-GORANSKT) attaccano reparti di carabinieri e «domobrani », causando 11 morti. Vengono catturati 14 fucili, 66 bombe a mano e munizioni. 16 Marzn: A Cmo, nei pressi di Novi (Novi Vinodolski), la 2a Compagnia del l Battag lione MARKO TRBOVIé ( «Odred» PRIMORS KOGORANSKI) attacca un reparto italiano che rastrellava la zona, interrompendone l'azione ed impedendone i movimenti verso l'area controllata dai partigiani. O

17 Marzo: Nella località di Al an, ne i pressi di Segna (Senj), unità del Battaglione partigiano MARKO TRBOVIé attaccano reparti itali ani e «domobrani». Nello scontro cadono 2 soldati e 3 rimangono feriti. 23 Ma rzu: Nella regione di Plocanski Klanac inizia un'azione offensiva

italiana della durata di sei giorni, con obiettivo le unità partigiane della Lika. Muovendo dalle località di Raduc, Metalc e Pocitelj (nei pressi di GoL3 Cfr. O. TALPO, Op. cii., pag. 53. Viene umfermalo che il presidio di Srb era tenuto dal XLIV Battaglione «Schio » della 73a Legione M.V.S.N. L' unità nei giorni dell 'assedio e bbe 20 caduti, 50 feriti, 2 dispersi e 19 congelati; non fu possibile accertare le perdile dei partigiani. 111:1 queste non furono sicuramente lievi, considerando che durante l' ultimo attacco avvenuto tra il 25 ed il 26 Marzo, essi lusciarono sul campo una c inqu antina di cadaveri .


Cronache di guerriglia in Iugoslavia

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spié), Zrmanja e Velika Popina (nei pressi di Gracac), le forze italiane 24, entro il 28 marzo, si assicurano il controllo di Ploéa, Udbina, Srb e Korenica. Il 15 l Reggimenlo fanleria SASSA RT 25 , muove dalle zone di Zrmanja e Otrié in direzione di Srb, che raggiunge due giorni dopo, respingendo unità partigiane appartenenti al Battaglione GAVRILO PRINCTP. ln seguito vengono rastrellate alcune frazioni nei dintorni, ed il giorno 27 il Reggimento rientra a Zrmanja scortando le unità che avevano fatto parte della guarnigione di Srb. O

29 Marza: Dopo aver subito per diversi mesi un duro assedio, il presidio italiano di Korenica 26 lascia la località, porlandosi a Udbina e Ploéa.

MONTENEGRO I Marza: A Cetinje avviene lo scambio tra 32 prigionieri italiani ed altrettanti partigiani precedentemente inlemati. Muovendo da Podgorica, due Battaglioni italiani tentano di ristabilire i collegamenti con Rijeka Cmojcvica, interrotti dai continui attacchi portati dall ' «Odred» partigiano LOVCENSKI. Nel corso di combattimenti durati due giorni i reparti italiani riescono nell ' intento; di particolare intensità gli scontri nei villaggi di Podstrana e Komct, ove vengono fucilati alcuni fiancheggiatori dei partigiani e incendiate alcune case. Nei combattimenti gli Italiani perdono 60 uomini tra caduti e feriti, mentre i partigiani, che hanno perduto 5 uomini, si impossessano di una mitragliatri ce, un fuc ile mitragliatore, numerosi fucili e munizionamento vario.

C fr. S. Lm, op. cit. , pag. 202-203. Si precisa che il presidio <li Srh era rimasto a~sediato per tre settimane, ma era sempre riuscito a respingere gli attacchi portati <la oltre 1.500 partigiani. 2 4 Cfr. O.R.N.J., Volume I, pag. 246. Precisa l'entità delle forze italiane, riportando in sei o sette i Battaglioni di fanteria appoggiati da 12 carri leggeri e circa 40 cannoni, e indica che il g iorno 25 viene ripreso il controllo di Udbina. 25 Cfr. O. T ALPO, Op. cit., pag. 106. Viene forn ita una più precisa situazione delle forze italiane impiegate che comprendevano: il l e II/151 ° Reggimento della Divisione di fanteria Sassari, un Battaglione di formazione del 152° Sassari, una Compagnia del XLIV Bauag lione CC.NN. , una Compagna cannoni da 47/32 con 4 pezzi, una Batteria da 65/1 7 cd un Plotone lanciafiamme. 26 Crr. 0. TALPO, Op. cit., pag. 201. Il presidio di Korenica, composto da tre Compagnie del I/ I O Reggimento della Divisione di fanteria RE, una Compagnia ed un Plotone mitraglieri, una Compagnia mo11ai da 8 1 e da pochi carabinieri, era rimasto assediato per tre mesi . Risulta piuttosto curioso che le fonti iugoslave non indichino le perdite subite dalle forze italiane durante l' assedio di Korenica; per la precisione, comunque, queste furono: 58 caduti (8 dei quali ufficiali), 94 feriti (4 dei quali ufficiali), 8 di spersi (3 dei quali ufficiali ) e -1 3 congelati.


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8 Marza: Nei pressi della località di Limljani, unità appattenenti al Battaglione JOYAN TOMASEVIé («Odred» LOVCENSKJ) attaccano una colonna mista composta da Italiani e «celnici» della forza di un Battaglione, che dopo cinque ore di combattimenti era riuscita a raggiungere Limljani partendo da Antivari (Bar). Nello stesso giorno circa 60 soldati italiani provenienti da Virpazar, tentano <li raggiungere la medesima località in supporto alla colonna proveniente da Antivari, ma nei pressi di Boljevici vengono attaccati e costretti e ripiegare su Virpazar. Tn questi combattimenti cadono 12 soldati e<l un numero maggiore rimane ferito, mentre i partigiani lamentano 2 feriti. L' indomani la colonna principale, supportata dalle aitiglierie, raggiunge anch'essa Virpazar. 11 Marzo: Nel villaggio di Vis, nei pressi di Danilovgrad, bombardato dalle artiglierie italian~, cadono 13 partigiani appartenenti ali' «Odred» BIJELI PAVLE, tra i quali il comandante del 1° Battaglione d'Assalto.

13 Marzo: Un numero imprecisato di soldati appartenenti alla Divisione di fanteria MESSINA, circa 2.000-3.000 uomini, appoggiati da artiglierie e carri armati 27, iniziano le operazioni nella regione delle Bocche di Cattaro, contro le unità partigiane del Battaglione ORJENSKI ( «Odred» NlKSiéKJ). fl grosso delle forze italiane è schierato a sud-ovest delle località di Morinj, Zlijebi e Sv. Jeremija; in queste zone i combattimenti durano quattro giorni, durante i quali le forze partigiane lasciate di retroguardia, riescono a tenere le località sopra citate, mentre il resto dell ' unità ripiega verso zone più sicure. Durante i combattimenti vengono fucilati 20 fiancheggiatori e rastrellati i villaggi di Bakoéi, Bjelska Kruscvica, Bunovici, Gornj Morinj, Repaje, Sasoviéi, Presjeka, Lastva e Kuti. Le perdite italiane vengono stimale in 400-450 tra caduti e feriti, mentre i partigiani lamentano 5 morti e 20 feriti.

16 Marzo: Reparti italiani e «cetnici», provenienti da Virpazar, supportati da artiglierie, attaccano su due colonne (una in direzione di Sotoniéi, l'altra di Soko) unità partigiane dell'«Odred» LOVCENSKI, attestate nei pressi di Gomja Crmnica. Dopo violenti combattimenti i Battaglioni JOYAN TOMASEVTé e STEVAN STILJANOVlé respingono l' attacco, infliggendo ai reparti italiani pesanti perdite. I partigiani, che negli scontri hanno perduto 5 uomini , si impossessano di 1 fucile mitragliatore, numerosi fuci li, 2 pistole, 100 bombe a mano e munizionamento vario. 17 Marzo: A Stubica, nei pressi di Niksié, la 2a Compagnia del Battaglione partigiano PJESIVACKI attacca un Plotone composto da 54 soldati 27 Cfr. O.R.N.J., Volume I. pag . 196 . Rileva che l' operazione durò dal 13 al 22 Marzo, che vi parteciparono 17 carri armati

'"'°' :i liqnote <li artiglieria.


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Cronache d i g uerriglia in Jugoslavia

italiani. Nello scontro i partigiani, che non subiscono perdite, uccidono 25 soldati italiani c ne feriscono una decina, catturando una mitragliatrice , 1 fucile mitragliatore, 11 fucili ed altro mate riale bellico. 26 Marw : Ini,r.ia un rastrellamento condotto da forze italiane e «cetnici»

da Cetinje, attraverso i monti Simunja e Cmi Vrh, in direzione di Cevo. Unità partigiane dell' «Odred» LOVCENSKl, dopo cruenti combattimenti sul Monte Simunja riescono ad impedire l'avanzata delle forze italiane e collaborazioniste. Negli scontri gli Italiani pe rdono 15 uomini tra morti e feriti, mentre partigiani lamentano 3 feriti. 27 Marzo: Unità partigiane dell ' «Odred» NIKSiéKJ attaccano il presidio «cetnico» di Ozriniò, nei pressi di Niksié . T «cctnici>>, che perdono 27 uomini, riescono a resistere grazie all' intervento di artiglierie e carri armati italiani. I partigiani ripiegano dopo aver avuto 2 morti e 27 feriti.

SLOVENIA 13 Marzo: A Visnja Gora, nei pressi di Lubiana, una colonna di autoveico li che scortava il comandante de lla Mi ssione Militare Italiana a Zagabria, in rienu·o a Roma, cade in una imboscata tesa dai pai1igiani della 3a Compagnia del 2° Battaglione STAJERSK1. Rimangono uccisi 2 ufficiali italiani.

18 Marzo: Sul Monte Mokrcc, nei pressi di Lubiana, unità della Divisione di fanteria GRANATIERI DI SARDEGNA 2 8 sorprendono repai1i del 3° Battaglione LJUBO SERCER. Sfruttando i tempi di riordino del reparto italiano prima dell'attacco, i partigiani riescono a ripiegare in piccoli nuclei portandosi su Zala, nei pressi di Cerknica. 23 Marza: Nel le boscaglie nei dintorni di Lipoglav, nei pressi di Grosu-

plje, forti contingenti italiani 2 9 attaccano il 2° Battaglione partigiano STAJERSK1. Dopo furiosi combattimenti durati più di sci ore, i partigiani riescono a rompere l'accerchiamento e a fuggire.

28 Cfr. O.R.N.J., Volume l, pag. 265. Indica invece che l'operazione si protrasse sino al 2 1 Mar/.O e che vi prese parle anche il IV Battaglione CC. NN. 29 Cfr. O .R .N.J ., Volume 1, pag. 265. Precisa trattarsi di unità appartenenti alla Divisione di fanleria GRANATIERI DI SARDEGNA.


ANNO 1942: MESE DI APRILE BOSNIA 7 Aprile: Hanno inizio le operazioni, durale tre giorni e destinate allo sblocco del presidio di Drvar, condotte dalla Divisione di fanteria SASSARI e dalla Divisione DINARSKA composta da «celnici», con l' appoggio di carri armati, artiglierie ed aviazione. Operando da Bosanski Grahovo e Bosanski Petrovac, le unità italiane e collaborazioniste respingono i partigiani appartenenti al 5° «Odred» KRAJINSKI , rastrellano una decina di villaggi e ristabiliscono i collegamenti con il presidio di Drvar.

10-11 Aprile: Due Battaglioni dell ' «Odred» JUZNO-HERCEGOVACKI conducono un attacco dimostrativo contro il presidio italiano e «domobrano» di Trebinje. 15 Aprile: Unità della Divisione Alpina TAURINENSE appoggiate da circa 300 «cetnici», iniziano una operazione di rastrellamento nella regione a nord di Nevesinje. In tre giorni di combattimenti cadono 11 soldati italiani e 43 rimangono feriti 30 ; una decina di villaggi vengono rastrellati ed incendiati, 70 sospetti vengono fucilati e parte della popolazione avviata all'internamento. A Mostar un gruppo d'azione partigiana appartenente al Battaglione KONJICK.1 asporta da una casenna, che ospita un presidio misto italiano e «domobrano», un rilevante quantitativo di munizioni. 22 Aprile : Forze italiane

3 1,

tedesche e croate iniziano l'operazione

30 Cfr. EMILIO FAJ.T)F.1.1.A - Storia delle truppe alpine - Cavallotti editore - Milano 1972 - Volume II - pag. 1325. Vi si afferma che razione era stata condotta dal 3° Reggimento alpini (Battaglioni PINEROLO, FENESTRELLE, EXILLES) ma si era svolta tra il I O ed il 16 Aprile. I fatti citati dalla fonte iugoslava sembrano riferirsi prevalentemente all'azione del Battaglione PINEROLO (25a, 26a e 278 Compagnia), che risultava rinforzato da una trentina di «cetnici» (e non da 300 come riportalo), i quali, al primo contatto con i partigiani , ritennem opportuno d efilarsi. Le perdite complessive del Battaglione furono di 9 alpini morti e 31 feriti; fra i caduti, all'alpino Luigi Caviglià fu concessa la M.O.V.M. alla memoria. Per ciò che concerne i villaggi incendiati, la fonte italiana preci sa che furono date alle fiamme le abitazioni di coloro che avevano ospitato clementi partigiani. Nel villaggio di Sopot venne rilevala la presenza di aliquote partigiane e pertanto la località fu sottoposta a bombardamenlo da parte delle artiglierie del Gruppo SUSA. Non vengono riportati dali riguardo eventuali fucilazioni e arresti di simpatizzanti del movimento partigiano. 31 Cfr. O.R.N .J., Volume I, pag. 207. Fornisce informazioni supplementari, indicando le forze italiane impegnate e le località di raduno dalle quali esse si erano mosse durante la prima delle tre fasi nella quale l'operazione era stata suddivisa:


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Cronache di gu erriglia in Iugoslavia

«Trio», destinata a protrarsi sino al 12 Maggio. Negli scontri contro le formazioni partigiane della Bosnia e del Sangiaccato, rafforzate dalla 1a e dalla 2a Brigata Proletaria, le forze dcli' Asse si assicurano il controllo <li Cajnice, Gorazdc, Foéa, Kalinovik, Trnovo e Ulog, sbloccando i presidi di Praca e Rogatica. Durante l 'operazione , grazie alla propaganda svolta dai «cetnici» si dissolvono alcuni Battaglioni volontari partigiani appartenenti agli «Odred» ROMANIJSKI e KALINOVICKI. Il Comando Supremo Partigiano decide allora di ritirare le Brigate Proletarie, avviandole verso il Montenegro e l'ErLegovina.

23 Aprile: Unità della Divisione alpina PUSTERlA e aliquote di «cctnici» sorprendono contingenti partigiani e liberano Cajnice. 24 Aprile: R eparti della Divisione alpina PUSTERlA si attestano sulla riva destra del fiume Orina, conqui stando un a parte della cittadina di Gora?de. 25 Aprile: Reparti <lel 9° Reggimento fanteria «domobrano», provenienti da Jajce, attaccano unità partigiane del 3° <<Odred» KRAJISKT, riuscen-

do a sbloccare il presidio di Mrkonji é Grad, tenuto da un Battaglione della Div isione di fanteria BERGAMO. Dopo questa operazione, l'unità italiana viene ritirata ed il presidio è assunto <lai «domobrani» e dai «cetmc1» . A Slivlje, lungo la rotabile Nevesinje-Gacko, il I Battaglione <l' Assalto HERCEGOVACK.l tende una imboscata all ' avanguardia del 260° Reggimento della Divisione di fanteria MURGE. Cadono 18 soldati italiani, 42 rimangono feriti e 57 vengono presi prigionieri. I partigiani si impossessano di 2 milragliatriei, 5 fucili mitrag liatori , 60 fucili ed altro materiale bellico. O

- Di visione alpina PUSTERlA, da Visegrad e Pljevlja; - Di visione di fanteria CACCIATORI DELLE ALPI, dall'Erzegovina; - Divisione alpina TAURTNENSE, da Sarajevo. Non deve meravigliare la laconicità con la quale viene liquidata l'operazione «Trio» la quale, pur se penalizzata da reciproche diflidenze ed incomprensioni nell 'ambito delle forze dell' Asse, riuscì a mettere in grave crisi lo schieramento partigiano; ed è proprio per questo motivo che l'argomento perdite viene quasi tralascialo, a costo di ignorare quelle dei reparti dell ' Asse tutt'altro che insignificanti. Cfr. O. T Ai.PO, Op. dt., pag . 86. Proprio riguardo le perdile suhite da entrambe le parti durante le varie fasi dell 'operazione «Trio», tra il 20 Aprile ed il 13 Maggio, vengono fornite le seguenti cifre: - Forze italiane: 220 caduti, 556 feriti, 173 dispersi ; - Forze tedesche: 11 caduti, 15 fe riti , 1 disperso; - Forze croate: 82 caduti, 149 feriti, 12 1 dispersi; - Forze partigiane: 1.720 caduti, 821 feriti, 600 prigionieri, mentre altri 1.310 uomi ni s i erano arresi spontaneamente.


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28 Aprile: Ha inizio l 'az ione offensiv a condotta da 4 Ballag lioni del I' «Odred» partigiano JUZNO-HERCEGOVACKT lungo la direttrice Stolac-Ljubinje, in direzione del fiume Narenta (Neretva). Nel corso dei combattimenti durati si no il 4 Maggio, i partigiani riescono a sopraffare numerosi piccoli presidi italiani ed «ustasci», forzano la Nare nta ed interrompono la linea ferroviaria Mostar-R agusa per circa 30 km, assicurandosi i I controllo di oltre 80 villaggi. Inutili risultano i contrattacchi condotti dalle Divisioni di fanteria MARCHE e MESSTNA.

CROAZIA 3 Aprile: Unità partigiane attaccano reparti italiani a Visuc.: nei pressi di

Udbina. 4 Aprile: Nei pressi di Srednja Gora, unità partigiane tendono un agguato

ad una fotte colonna italiana composta da circa 2.000 uomini, in movime11to ùa Uùbi11a. Nell' azione cadono circa 50 soldati itali ani , mentre i partigiani riescono ad impossessarsi di una mitragliatrice, un fucile mitragliatore, 12 fucili, un autocarro e 3 motociclette. 6 Aprile: Nella località di Pl:wca, nei pressi di Plaski, unità partigiane del 1° «Odrcd» KORDUNASKI tendono un agguato ad una colonna italiana:

vengono presi prigionieri 36 soldati e catturati 6 fucili mitragliatori e 35 fucili. 7 Aprile : Lungo la rotabile Sieno-Vrlika, unità partigiane attaccano una colonna motorizzata italiana, causando gravi perdite 3 2 •

8 Aprile: Tra le località di Udbina e Ploéa, unità pa1tigiane appartenenti al Battaglione GAVRTLO PRINCIP attaccano u na colonna motorizzata italia na. Nell ' azione cadono circa 50 soldati italiani, vengono incendiati 4 autocarri e catturati 2 fucili mitragliatori, 3 fucili ed altro materiale bellico. Nella località di Zasiok, nei pressi d i Sicno, contingenti italiani ed «ustasci» prendono d'assalto la zona di bivacco della Compagnia partigiana DTNARSKA e dalla 1a Compagnia del Battaglione STARAC VUJADIN. Nel corso dei combattimenti durati sino a notte inoltrata, le unità italiane hanno avuto 25 morti. Tra i prigionieri vi è il comandante Cfr. G. BEDESCHI, Op. cit., pag. 45-50. Una testimonianza del tenente Ido Ziliani appartenente al XCVTT Battaglione CC.NN. c.lell '89a Legione M.V.S.N. aggregata alla Divisione BERGAMO, consente e.li stimare le perdile suhite dal suo Battaglione nell' imboscata in una sessantina di uomini, dei quali 1 I mo ,ti ed una ventina di feriti ne l secondo giorno di combatlirnenlo, c ioè 1'8 Aprile. 32


27 1

Cronache di guerriglia in Iugoslavia

del XCVll Battaglione CC. NN.

33.

10 Aprile: A Skrad, nei pressi di Delnice, unità del 3° Battaglione, appartenente all' «Odred» PRIMORSKO-GORANSKT, attaccano il presidio italiano e riescono ad impossessarsi di 2 fucili mitragliatori, 12 fucili, 15 bombe a mano ed altro materiale bellico. 12 Aprile: Nella località di Mogorié, forti contingenti italiani attaccano reparti del l «Odred» LTCKI. Nel corso dei combattimenti durati l'intera giornata cadono circa 100 soldati italiani. T partigiani hanno invece avuto 7 morti, tra i quali Stevan Lola Korica, eroe nazionale, e 3 feriti. O

14 Aprile: Tra le località di Brinje e Prokike, unità partigiane appartenenti al I «Odred» PR1MORSKO-GORANSKI, tendono una imboscata ad una colonna italiana: cadono 20 soldati ed altri 24 rimangono feriti. O

O

21 Aprile: Nella località di Vera, nei pressi di Ogulin, il I Battaglione MARKO TRBOVTéattacca il presidio italiano, costringendolo a ripiegare verso Plask.i. Il presidio nell'altacco ha avu to 4 feriti e circa .'iO prigionieri. Dopo questa azione i partigiani distruggono 4 km di linea ferroviari a. Tra le località di Plaski e Blato, unità partigiane attaccano la linea ferroviaria 34, prendendo prigionieri 46 soldati italiani 35 . I partigiani si impossessano di una mitragliatrice, 2 fucili mitragliatori, 40 fucili e nume33 L' affermazione riguardante la presunta cattura del comandante del XCVII Baltag lione CC.NN. lascia piultoslo perplessi in quanto mancano totalmente conferme da fonti italiane. Cfr. E. LUCAS E G. YECCtn, Op. cit. , pag. 450. Viene citato proprio il comandante di queslo Battag lione. Seniorc Carlo degli Oddi. per la cacatteristica di essere rirnaslo sempre alla testa <ldla sua unità durante l'intera campagna <li Iugoslavia. Sembra poco prohabile che un particolare così evidente ed importante, quale la sua cattura, sia sfuggito agli Autori, pertanto è probabile che il prigioniero sia stato un ufficiale della Milizia, magari appartenente all' XCYll B attaglione CC.NN .• erroneamente scambialo dagli Slavi per il comandante del re parto. 34 Si ha l'impressione che si tratti della medesima azione descritta due volle, in quanto la zona delJ 'attacco è la medesima ed il numero dei prigionieri è molto simile. Errori del gem:rn possono essere imputati a rapporti imprecisi redatti tla unità partigiane diverse che avevano preso parte ad una stessa azione. D' altra parte, anche se inquadrati in unità organiche, i p artigiani costituivano pur sempre delle formazioni irregolari che ben poco avevano da spartire con le sinùlari unità di un vero esercito, specie per tutlo ciò che rig uardava l'organizzazione e l' ammi1ùstrazionc. 35 Cfr. G. BEDESCHJ, Op. cit., pag. 134-139. TI Lenente Antonio fiore del 4 ° Reggimento GENOVA CAV ALLERTA nella sua testimonianza afferma che il presidio dei caselli N. 16 e 17 della linea ferroviaria era formato da una cinquantina <li dragoni del XlX Gruppo appiedato. Di essi sollanlO 4 feriti riuscirono a salvarsi mentre altri 44 furono massacrati a colpi di pugnale ed i loro corpi furono rin venuti soltanto in tempi s uccessivi. Dalla testimoni;m;,.a si apprende che i partigiani dovevano aver subito pesanti perdite a causa della resistenza opposta dai dragoni ma che, come spesso accadeva, avevano portato via i loro caduti.


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Francesco Fatutta

rose munizioni.

24 Aprile: Unità partigiane appartenenti a l 2° Battaglione dcli' «Odred» PRIMORSKO-GORANSKI tendono un agguato ad uno Squadrone di cavalleria in trasferimento da Tribalj a Lié, nei pressi di Cirquenizza (Crikvenica), provocando la morte di 6 soldati cd il ferimento di altri 30. 28 Aprile: Tra le localilà di Brinje e Prokike, unilà partigiane appartenenti al 1° Battaglione e alla Compagnia PROLETERSKA dell' «Odred» PRIMORSKO-GORANSKI tendono una imboscata ad una colonna motorizzata italiana, causando perdite per circa 350 uomini 36 .

MACEDONTA 22 Aprile: A Kicevo, la Pubblica Sicurezza arresta 9 membri del locale PCJ e li trasferisce a Tirana.

MONTENEGRO

12 Aprile: Reparti appartenenti al 47° Reggimento della Divisione di fanteria FERRARA provenienti da Niksié e unità di «cetnici» da Podgorica e Danilovgrad ini ziano un raslrcllamcnlo nella regione di Niksié. Le unità partigiane appartenenti agli «Odred» BIJELI PAVLE, ZETSKI e NlKSl é Kl tentano di opporre resistenza, ma sono ben presto costretti al ripiegamento. Durante i combaLLimcnti vengono bruciati i villaggi d i Brsno e Laz e avvengono casi di saccheggio 37. 15 Aprile: Forti contingenti ita liani provenienti da Pljevlja, rafforzati d a reparti «cetnici », mu ovono all'assalto della regione compresa fra Golovusa e Boljaniéi, ove operano i Battaglioni partigiani 2° ZL/\T/\RSKI e 2° PLJEVACKI. L'azione riesce nelle sue fasi iniziali ma nella notte un contrattacco partigiano impone il ripiegamento su Pljevlja. Nell'azione i partigiani non hanno subito perdile. 36 Permane qualche dubbio circa questa azione in quanto risulta troppo simi le a quella già descritta il g iorno 14 Aprile e avvenuta proprio nella medesima località. Non è stato purtroppo possibile effettuare verifiche da parte italiana, ma il fatto stesso che O.R .N.J. non riporti alcuna nota relativa ad una azione di questo genere (che peraltro a vrebbe causato perdite per circa 350 uomini) lascia supporre c he questo avvenimento s ia fruito di un errore e c he l'uni ca azione veni sia stata quella già ricordata il giorno 14. 37 Quando nelle operazioni intervenivano le unità collaborazioniste ed in particolar modo le formazioni composte da «cetnici» e «ustasci», le violenze sulla popolazione civile ed i saccheggi erano pressoché immancabili e spesso di difficile controllo da parte dei reparti regolari . Le fonti iugoslave non sempre attribuiscono con precisione le responsabilità dei singoli fatti e spesso preferiscono lanciare accuse generiche.


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Cronache di guerri!(lia in Iugoslavia

Forti aliquote partigiane appartenenti agli «Odred» NIKSiéKT, ZETSKI E BUELI PAYLE, effettuano un contrattacco contro le forze italiane ed i «cctnici» operanti nella regione di Niksié. Dopo violenti combattimenti i partigiani hanno la meglio, respingendo i reparti avversari e riprendendo il controllo del territorio che avevano appena abbandonato. Le perdite maggiori vengono subite dai «cetnici». I partigiani, che in tre giorni di scontri hanno avuto 12 morti e 35 feriti, si impossessano di 4 mitragliatrici, 12 fucili mitragliatori, 70 fucili e 2 mortai.

24 Aprile: Reparti italiani e «cetnici» provenienti da Niksié, appoggiati da 12 carri armati, tentano di raggiungere Trebinje, ma nei pressi di Stcdi m e Ridani vengono attaccati da unità partigiane appartenenti all'«Odred» NlKSiéKT e, dopo combattimenti durati l' intera giornata, sono costretti a ripiegare, dopo aver subito pesanti perdite. I partigiani nell'azione lamentano 4 feriti. 29 Aprile: Reparti italiani provenienti da Bjelo Polje rastreJlano i villaggi di Kukulje e Gornje Selo, causando perdite tra la popolazione civile. Successivamente unità del 5° Battaglione d' Assalto dell' «Odred)) BJELOPOLJSKI effettuano un contrattacco che costa ai reparti italiani 8 morti ed un numero imprecisato di feriti, tra i quali un ufficiale.

SLOVENIA 4 Aprile: A Kosana, nei pressi di Divaccia (Divaéa), un gruppo partigiano attacca una pattuglia di carabinieri, uccidendo un ufficiale e 3 militi. 11 Aprile: Nella località di Blatni K.lanac, nei pressi di Trebnje, reparti

italiani attaccano di sorpresa la 2a Compagnia del 2° Battaglione partigiano. Gli effettivi di quest'ultima riescono a disimpegnarsi sfruttando le difficoltà del terreno. Perdite pesanti da ambo le parti 38_

18 Aprile: A Bojanski Borst, reparti italiani provenienti da Sticna, Trebnje, Stari Vid, Visnja Gora e Lubiana, attaccano un accampamento partigiano ove si trovavano acquartierate alcune Compagnie del 2° Gruppo «Odred~> sloveno. Sul Monte Nanos, forti contingenti italiani sorprendono le Compagnie partigiane PIVCANSKA c SPACAPANOVA. Dopo furiosi combattimenti divampati sino al 21 Aprile, i resti delle unità partigiane riescono a dilcguarsi a piccoli nuclei. 38 Il fatto che le fonti iugoslave ammettano che le perdite fossero « ...pesanti da ambo le parli ... » è molto significativo; di solito si tratta di una ammissione destinata a sfumare la realtà di una sconfitta sanguinosamente pagata <!alle formazioni partigiane.


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Francesco Falutta

19 Aprile: Nella località di Majer, nei pressi di Cabar, la Ja Compagnia del 3° Battaglione LJUBO SERCER attacca una colonna motorizzata italiana uccidendo 25 carabinieri 39 , ferendone 28 e distruggendo 4 autocarn.

:i9 Cfr. / carabinieri 18 /4 -1980 - Ente Editoriale per l'Arma dei carahinieri - Roma 1980 - pag. 476. La cifra indicata e relati va alle perdite subite dai carabinieri in questa azione pare ec cessiva, specie in consideraz.io ne del fatto che durante i 2 8 mesi di guerra in cui il XIV Battaglione Carabinieri operò in Slo venia, le sue perdite furono di 40 caduti e 72 feriti . Forse le fonti iugoslave hanno computato nelle perdite anche elementi appartenenti ad altre Armi o Corpo, considerandoli tutti carahinieri .


ANNO 1942: MESE DI MAGGIO

BOSNIA I Magg io: Nella località di Po<l.kamen (nei pressi di Cajnice), due Battaglioni della 2a Brigata Proletaria ed uno della l a attaccano una Compagnia della Di visione Alpina PUSTERlA. La resistenza opposta dagli alpini ed il rapido intervento di rinforzi da Cajnice impediscono la riuscita dell' operazione.

4 Maggio: Un Battaglione rinforzato della Div isione di fanteria BERGA-

MO inizia l'attacco contro Vukovsko, contrastato da unità partigiane degli «Odred» LIVANJSKI e 3° KRAJlSKI c he, passati al contrattacco riescono a bloccare l' azione e a catturare 2 cannoni. L' indomani le for:1.c italiane impiegano altri due Battaglioni, appoggiati da carri armati e riescono a conquistare Vukovsko, ove a seguilo de l rastrellamento effettuato vengono incendiate circa 400 case. Reparti italiani appartenenti alla Divisione di fanteria SASSARI e alle TRUPPE Dl ZARA (circa due Reggimenti rinforzati, oltre a contingenti «cclnici») muovono da Drvar e KJjuc in direzione di Bosanski Petrovac 40. Unità partigiane appartenenti a l I O e 5° «Odred» KRAJlSKl affrontano questi reparti infliggendo loro perdite valutabili ad alcune centinaia di uomini, ma l'azione prosegue cd il giorno successivo viene rotto l'assedio a Bosanski Petrovac. 5 Magg io: Nella località di Bravsko, lungo la rotabile Kljuc-Bosanski Petrovac, forn1azioni partigiane appartenenti al l e 5° «Odred» KRAJTSK.1, provocano gravi perdite al 7° Battaglione «fascista» 41 della Divisione di fanteria SASSARI. Durante g li scontri cade il commissario poliO

40 Cfr. O. TALPO, Op. cit., pag . 411. Si precisa che l'o perazione fu condona dal comando della Divisione SASSARI che suddi vise le forze a sua disposizione in due colonne: la prima, operante da Kljuè', era comandata dal maggiore Barnabò ed era composta daJ XXXI Bauag lione bersag lieri, dal V ll Battaglione CC.NN. «Milano», da una Sezione da 65/17 della 258a Compagnia cannoni e da una Sezione da 75/13 <lella 9a Batteria del 34° Reggim ento Artig lieria divisionale. mentre la seco nda, operante da Orvar, era comandata dal colonnello Zanotli e comprendeva il I ed il Ili Battaglione del 15 1° Reggimento della Div isione di fanteria SASSA RI , una Batteria d 'accompagnamento, una Compagnia mortai da 8 1 mm, la 12" Compagnia canno ni da 47/32 divisionale ed era appogg iata dal TGruppo <lei 34 ° Reggimento Artiglieri a e da una Batteria da I 05/32. All'azione presero parte anche una Compagnia carri «L» cd il Il Battag lio ne del 152° Reggimento fanteria, sempre della Divisione SASSARI. 41 Non ha senso alcuno parla.re di « ...7° Battaglione fasc ista della Divisione SASSARI...», ma le fonti Iugoslave, a volte, facendo riferimento alle unità della M. Y.S.N. amano utilizzare espressioni ideologicamente enfatiche piutloslo che fare ricorso alle denomina-


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tico Duro Pecanac, eroe nazionale. 6 Maggio: A Miljcno, lungo la rotabile Cajnicc-Gorazde, due Battaglioni della 2a Brigata Proletaria cd uno della 1a, dopo uno scontro durato 5 ore,

annientano un piccolo reparto della Divisione Alpina PUSTERTA 42. Cadono circa 100 soldati italiani, mentre i partigiani si impossessano di 5 fucili mitragliatori, un mortaio ed altro materiale bellico. Il grosso della Divisione di fanteria CACCIATORI DELLE ALPI (circa 6.000 uomini e 278 veicoli) inizia a muovere da Nevesinje in direzione di Kalinovik, che raggiungerà il giorno 12, congiungendosi a reparti della Divisione Alpina TAURINENSE. 7 Maggio: Unità partigiane appartenenti al Battaglione GATACKI dell' «Odred» SEVERNOHERCEGOVACKJ e al 4° Battaglione d' Assalto, conducono un attacco, durato oltre 13 ore, contro il 52° Reggimento della Divisione di fanteria CACCIATORI DELLE ALPI, in movimento da Autovac a Lipnik 4'.l. Nello scontro cadono 23 soldati italiani, 42 rimangono feriti e 4 prigionjcri. zioni ufficiali . Meglio ayrebbero fatto pertanto a definirli «Battaglioni Squadristi « come in realtà si chiamavano. Cfr. TEODORO FRANCE~CONI, Le bande V.A .C: in Dalmazia 1942/43, Editrice militare italiana, Milano 1992, pag. 16. Si ricavano alcune precisazioni riguardo al Yll Battaglione CC.NN. «Pavia»: l'unità aveva preso parte alle operazioni in Albania c he erano costale perdile molto elevate, pertanto era stata successivamente compleme ntata con effeuivi milanesi , da ciò la nuova denominazione di «Milano». li Battaglione, assieme ad altri tre reparti analoghi (LXVm «Toscano», CXII «Tevere» e CLXX «Vespri Siciliani»), furono posti a disposizione del Governatorato della Dalmazia agli inizi del 1942, c he li utilizzò come reparti mobili nelle operazioni cli controguerriglia. Cfr. O . TALPO, Op. cit. , pag. 41 l. Si preci sa che il VTJ Battaglione, non appena attestatosi a Bravsko, fu attaccato da un migliaio di partigiani e c he un Plotone, allontanatosi per effettuare rifornime nto idrico, fu 4uasi a nnientalo dai partigiani, i quali uccisero 24 militi e ne fe rirono 19, accanendosi poi su di loro in ogni maniera. Da Bosa nski Pc trovac e da Drvar furono immedia tame nte inviati rinforzi che aggam:iarono e sgominarono la formazione partigiana. Come frequenteme nte accade, le fonti iugoslave tralasciano questa particolare circostanza, anche se l'accenno alla morte del commissario politico Duro Pecanac sollointendc c he non si sia trattato unicamente di un semplice agguato . 4 2 Cfr. E. FALOELLA, Op. cit., pag. 1330. Vengono precisate le perdite subite a Miljcno dalla 64a e 668 Compagnia del Rattaglione FELTRE e dalla 248 Balleria del Gruppo BELLUNO, e cioè 22 morti e 40 feriti. Non si trattava quindi di un «...piccolo reparto ... » ma di alcune unità alpine che no n furono assolutamente « ...annientale ... » come invece affennano le fonti Iugoslave. Queste ultime, inoltre, tralasciano di parlare delle loro perdite, le quali dovette ro essere sensibili dato che gli alpini, inseguendo il nemico messo in fuga, rilevarono la presenza di numerose tombe e tracce del passaggio di molti feriti. 43 Cfr. O.R.N.J., Volume T, p ag. 2 11. Precisa che il 52° Reggimento della Divisione di fanteria CACCIATORI DELLE ALPI si era mosso da Gacko insieme al ll/260° MURGE, ad una Batteria del 154° Reggimento Artiglieria MURGE, alla 9 3 Balleria del 6° Reggime nto Artiglieria ISONZO e ad unità di «cetnici», per rastrellare il circondario cii qrn~st:i loc:ilità.


Cronache di guerriglia in luKoslavia

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Reparti della Divisione Alpina TAURINENSE, rafforzati da unità di «cetnici» (ex appartenenti ai Battaglioni partigiani TREBEYlCKI e JNGMANSKI 44 dell' «Odred» KALINOVICK.l), raggiungono Trnovo, ma nella vicina località di Rogoj vengono bloccati dall'azione di cinque Battaglioni partigiani appartenenti agli « Odred» FOCANSKT e KALINOVICK.l. Nell'azione, le unità italiane subiscono perdite valutabili ad un centinaio di uomini 4 5. 8 Maggio: A Morine, reparti della Divisione <li fanteria CACCIATORI

DELLE ALPT vincono la resistenza opposta da unità partigiane degli «Odred» FOCANSK.l e KALTNOYICKI, raggiungendo Ulog. A seguito di c10 il Battaglione volontario 46 OBALJSKI («Odred » KALTNOVTCKI), passa dalla parte italiana. IO Maggio: Reparti della Divisione Alpina PUSTERIA provenienti da

Gora?.de, raggiungono Foca, <la poco evacuata da forti contingenti ribelli, fra i quali il Comando Supremo Partigiano, la Ia e 2a Brigata Proletaria e gli «Odre<l» ROMANTJSKI e FOCANSKI. 12 Maggio: Nei pressi di Drazljevo , unità partigiane appartenenti ali' «Odred» SEVERNOHERCEGOVACKI attaccano il 52° Reggimento 44 li fenomeno della diserzione era piuttosto frequente in questa fase <lei conflitto. quando il movimento «celnico», di ispirazione monarchica, era ancora in gra<lo di fare opera di proselitismo. 45 Cfr. E. FALDELLA, Op. cit., pag. 1332. Si precisa che la 37a Compagnia del Battaglione TNTRA, attestata in prossimità del M . Vidcs (località Rogoi) fu attaccata da circa 2.000 partigiani. Dopo quattro assalti le formazioni slave si ritirarono, mentre sopraggiungevano in rinforzo altre unità del Battaglione lNTRA e del Gruppo di artiglieria AOSTA. La 37" Compagnia in quell'azione ehbe 20 tra morti e feriti, cifra ben lontana <la quella riportata dalle fonti iugoslave. 4 6 L ' uso del termine «volontario» merita un necessario approfondime nto. Bisogna rilevare, innanzi tutto, che non ha senso alcuno parlare di volontari nell' ambito del movimento partigiano, ove lo erano necessariamente tutti. Le fonti ufficiali Iugoslave hanno sempre cercato di dare alle formazioni partigiane un molo di esercito regolare che nella realtà esse no n avevano, in una visione retorica e propagandistica che traspare in tulle le relazioni, specie quelle risalenti agli anni Cinquanta e Sessanta. Nella realtà per gli Iugoslavi, i veri combattenti erano unicame nte i membri del Partito Comunista, inquadrati , organizzati in ha.~e a schemi ben precisi, con l'obiettivo dic hiarato di liherare il paese dagli occupatori ma in realtà con un fine molto più ambizioso e neppure tanto nascosto: quello di conquistare il potere una volta terminato il conflitto. Pe rtanto se alle formazioni di fed e comunista se ne aggiungevano altre ideologicamente estranee. i loro me mbri dovevano in qualche modo essere identificati , cd ecco sorgere il termine «volontari» . Questi ultimi potevano anche esser stati costretti, con la forza o con le minacce, a raggiungere alla macc hia, le formazioni combattenti, oppure lo avevano fatto di loro scelta, per una precisa convinzione c he denotava spesso sfumature nazional istiche. Ovviamente quando si verificavano diserzioni, erano soltanto i «volontari» a compierle, come sempre erano i Battaglioni non comunisti a defezionare, in una riparti i.ione palesemente semplicistica degli avvenimenti , c he vede il «bene» e il «male » identificati con estrema precisione nei due di versi schicrnmenti.


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della Divisione di fanlcria CACCIATORI DELLE ALPI che da Gacko, attraverso Cememo, era in movimenlo verso Foca. Dopo scontri durati 3 giorni, nei quali le forze italiane banno avuto 9 morti e 22 feriti, viene raggiunto il vil1aggio di Vrba. 13 Maggio: A Bisina, lungo la rotabile Nevesinje-Mostar, unità partigiane appa11enenti al 2° e 3° Battaglione d' Assalto e al Baltaglione B1S1NA, lendono una imboscata ad una colonna motorizzata (76 veicoli) che scortava il Comando della Divisione di fanteria MURGE e i Delegati «cetnici>> distaccati presso il Comando del VI Corpo d' Armala. Nello scontro seguito vengono uccisi 7 uffici ali cd una ventina di soldati, mentre molti veicoli rimangono distrutti.

/6 Maxxio : Nella località di Pribilovci, due Compagnie partigiane appartenenti ali' «Odred» JUZNOHERCEGOVACKI attaccano due Ballaglioni ilaliani, appoggiati da carri armati cd arliglierie, in movimento da Capljina. Nello scontro viene quasi annientata una Compagnia italiana che era riuscita a forzare il fiume Bregava, mentre il resto delle unilà ripiegano su11e posizioni di partenza. 17 Maggio: A Kolunié, nei pressi di Bosanski Petrovac, unità apparlcnenti al 5° «Odred» KRAJISKI attaccano due Compagnie del 4 ° Reggimento bersaglieri causando loro gravi perdite 47 e catturando 2 cannoni, 2 milragliatrici, 2 fucili mitragliatori e 30 fucili. Dopo questa azione il presidio di Bosansk_i Petrovac rimane nuovamente bloccato. JR Maggio : L' «Odred» ROMANJSKT, composto da circa 400 comhaltenti ai quali si erano aggiunti un centinaio di fuggiasdù, inizia il ripiegamento verso il Monte Zelengora. 1n una serie di combattimenti conlro reparti italiani e «cetnici» che presidiano le linee di collegamento FocaKalinovik-Trnovo, I' «Odred» subisce pesanti perdite. Successivamente si porta attraverso il Monte Jahorina sul Monte Romanja, ove il 25 Maggio viene disciolto a causa dell' esiguo numero di effettivi rimasto. IR- 19 Maggio: In un attacco noUurno a posizioni avanzate a Kruscica, nei pressi di Foca, unità della 2a Brigata Prolelaria sbaragliano la 14 1a Compagnia del Battaglione Alpino BOLZANO della Divisione PUSTERJA 48_ 47

Cfr. O. TALl'O, Op. cii., pag. 41.4. Le perdite subile dalle due Compagnie bersaglieri furono <li 3 caduti, 16 feriti e 17 dispe rsi; o ltre ai 2 pezzi da 75/1 3 i partigiani si impadronirono anc he di 12 muli. 4 8 Cfr. E. rAIDF.LLA, Op. cii., pag. 1332. Viene <:onfermato che una Com pagnia del Bauaglione BOLZANO, rinforzata con la 16a Balleria del Grnppo LANZO, soste nne uno scontro con unità partigiane nei pressi di Foca. Lo scontro si risolse v ittoriosamente per le armi italiane, grazie anche all ' intervento della 2 1" Batteria del Gruppo L ANZO. Risulta pe11anto inesatta l' affermazione di fonte iugoslava che vedeva la 1413 Compag nia « ... sbarag liata».


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Cronache di guerriglia in luJ.:oslavia

21 Maggio: La Divi sione di fanteria CACCIATORI DELLE ALPI e forli aliquote delle Divisioni ili fante ria MARCHE e MURGE, oltre a reparti

«cetnici» degli «Odrcd» NEVESINSKI e GATACK.l, iniziano un attacco concentrico muovendo dalle locaJità di Nevesinje, Pluzine, Gack.o, Hutovo, Capljina e Mostar, nell 'ambito dell'ope razione «Stolac» 49 . Nel corso di violcnli combattimenli durati otto giorni , reparti italiani riescono a sbaragliare il grosso degli «Odreù» partigiani JUZNOHERCEGOVACKT e SEVERNOHERCEGOYACKT ed il 28 Maggio s i riuruscono a Stolac, sbloccandone il presidio. Nel corso <lei le operazioni, in 25 villaggi, vengono bruciate un migliaio di case. 25 Magg io: A causa delle pressione offensiva e ffe ttuata dal 1° e 5°

«Odred» KRAnSKI, urutà della Divisione di fanteria SASSARI e reparti collaborazionisti, abbandonano comballcndo Bosanski Petrovac e ripiegano su Drvar. Nei pressi di Pribilovci, reparti dell' «Odrcd» partigiano JU ZNOHERCEGOVACKI sbarag li ano un Battaglione della 49a Legione M.V.S.N., aggregato alla Divisione di fanteria M ARCH E, causando perdite per oltre 200 uomini , tra i quali 50 prigionieri. 26 Magiio: Forti aliquolc di «cetnici», supportate da reparli della Divisione di fanteria MARCHE muovono da Trebinje, riuscendo a conquistare Lastva e, proseguendo nell'azione sino al 3 1 M aggio, anche buona parte del territorio compreso fra Bileéa e Trebinje. Le unità partigiane dcli ' «Odred» JUZNOHERCEGOYACKI si disperdono dopo aver opposto una limitala resistenza. 3 1 M aggio: Reparti della Divisione di fanteria MARCHE e MESS INA,

affiancati da «cetnici» appartenenti all' «Odrcd» TREBlNJSKT, iniziano un altacco concentrico contro le posi zioni tenute dall ' «Odred» partigiano JUZNOHERCEGOVACKI. Nell ' azione dlnata sino a l 2 Giugno viene rastrellato Lutto il territorio compreso fra Trc binje, Ragusa e Hcrceg Novi. TI grosso del reparto partig iano è costretto alla resa e gran parte dei suoi effettivi viene imprigionata.

CROAZIA

r, Maggio: Nella località di Boéina, nei pressi di Mctkovic, la Compagnia partigiana BTOKOVSKA tende una in1boscata ad una colonna italiana: cadono 3 soldati, una decina rimangono feriti e 19 vengono presi prigio-

49 li nome in cod ice «Stolac» (dall'o monima località nei pressi di Mostar) venne dato ad una fa:;c uffcn~iva minore c he si :;volse nell'ambito de ll 'operazio ne «Triu».


Francesco Fatulla

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nieri. l partigiani si impossessano di un autocarro, 2 1 fucili , 50 bombe a mano ed altro materiale bellico. 8 Maggio: Tra le località di Delnice e Lokve, unità partigiane del 2° Bat-

taglio ne PRlMORSKO-GORANSKT, Lcndono un agguato ad una colonna motorizzata italiana infliggendole perdite sensibili, tra le quali almeno 30 morti. 9 M aggio: Aliquote del Battag lione partigiano BUDE BORJAN , conquistano il villaggio di Bruska, ne i pressi di Benkovac, difeso dai carabinieri, le cui perdite assommano ad I caduto e 5 feriti so. Jl M af:gio: Lungo la rotabile Gerovo-Trsée, reparti del 5° Battaglione PRIMORSKO-GORANSKl tendono un agguato ad una colonna motori z,r.ata italiana, inniggendole perdite valutabili a circa 20 tra morti e feriti. I 3 M aggio: Formazioni partigiane inquadrate ncll' «Odred» KOMBINOVANI, attaccano la galleria di Bcnder, nei pressi <li Tcnin (Knin), ma vengono respinti dal presidio italiano e «cetnico» 51 • Durante l'attacco i difensori subiscono perdite molto elevate fra le qua li 35 mo1ti, mentre i partigiani , che hanno avuto 2 morti e IO rcrili 5 2, riescono ad impossessarsi di 2 mitragliatrici e 30 fucili .

13-14 Maggio: Nei pressi di Gospié, tra le località di Raduc e Matka, la 2 3 Compagnia del 1° Battaglione dell' «Odred» VELEBIT, attacca una colonna italiana, causando le perdite valutabili a circa 30 morti. 16 Maf:f:ÌO: Tra le località di Lokve e Delnice, il 2° Battaglione partigia-

no dell' «Odred» PRIMORSKO-GORANSKl, provoca il deragliamento di un convoglio ferroviario. Rimangono uccisi 8 fra soldati italiani e ferrovieri, 5 vagoni vengono seriamente danneggiati , mentre la linea rimane interrotta per almeno 40 ore.

°

5

Cfr. O. T Ai.PO, Op. cit.. pag . 230. Si confermano le perdite italiane con la morte del carabiniere Gelasio Bellocchio ed il feri mento di altri 5, mentre viene in dicato in una 4uarantina il numero degli attaccanti . 51 Cfr. O.R.N.J., Volume T, pag. 256. Preci sa la composizione del pres idi o: reparti de l 211 ° Battaglione, aliquote del In/15 1° Reggimento della Uivisione <li Fanteria SASSART, una Compagnia carabinieri e un numero imprecisato di «cetnici», indicato tra 30 e 50. 52 Cfr. O. T ALPO, Op. cii., pag. 230 . Sostanziali differenze vengono rilevate circa le perdite da amho le parti; quelle italiane sarehbero state di 3 caduti, fra cui un capitano, e 21 feriti, mentre le perdite degli attaccanti vengono indicate in circa una quarantina di uom ini . Non vi è traccia in vece della prescn7,~ di un contingente di «celnici».


Cronache di g uerriKlia in Jugoslavia

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18 Maggio : Tn un violento scontro nei pressi di Tenin, avven uto tra l' «Odred» KOMBlNOVANI ed unità italiane, «ustasci» e «cetnici», viene annientata una Batteria dotata di 4 cannoni. Le perdite italiane risultano di 2 ufficiali e 29 soldati caduti, 3 ufficiali e 39 soldati feriti, oltre a 3 dispersi 53.

19 M ag,:io: Nella località di Mataje, aliquote del 4 ° Battaglione PRIMORSKO-GORANSKI, attaccano una colonna italiana rinforzata da carri armati. 20 Maggio: Unità italiane, nonostante la resistenza opposta dal 2° Battaglione PRlMORSKO-GORANSKI, riprendono il controllo de lla località di Mrkopalj. Unità partigiane appartenenti al Battaglione BUDE BORJAN, attaccano la guarnig ione italiana di Ervenico (Erve ni k), nei pressi di Benkovac, ma sono costretti a desistere a causa del sopraggiungere di rinforzi prove nienti da quest'ultima località. Negli scontri le forze italiane suhiscono perdite valutabili a circa 100 uomini, mentre i partigiani hanno avuto 2 morti e 2 feriti 54. 21 Maggio: Nella località di Dolac nei pressi di Tenin, contingenti italia-

ni, «ustasci» e «cetnici» attaccano il Battaglione partigiano BUDE BORJAN cd aliquote del Battag lione MARKO ORESKOY Ié. Nei combattimenti, durati alcune ore, le perdite italiane assommano a circa 80 tra morti e feriti , o ltre a 55 prigionieri, tra i quali 3 uffic iali . I partigiani, che hanno a vuto 3 morti e 2 feriti , riescono ad impossessarsi di 3 mortai con 80 colpi, 4 mitragliatrici, 6 fucili mitragliatori e 40 fuci li. 23 Maxgio: Reparti de l 3° Battaglione dell' «Odred» PRTMOSKO-GORANSKI, supportati da elementi sloveni, conducono con successo un at-

tacco al presidio italiano di Brod na Kupi.

53 Cfr. O . TALPO, Op. cii., pag. 230 . Si precisa che si trattò <li agguato teso ad una colo nna composta <la un Battaglio ne di Fanteria rinforzato da una Batteria di ru1iglieria da 75n7. Le perdite italiane furono di 28 caduti e 45 feriti, quelle partigiane ùi 62 morti accertati s ul terreno. La fonte italiana 11011 ripo11a la presen/.a di forze collaboraz io niste ma precisa che il giorno successivo, durante un rastrcllamenlo dell'altipiano di Plavno ove si era svol ta l'azione, vennero cauurati 150 armati che furono poi portati a Tenin, particolare ignorato dalle fonti iugoslave. 54 Cfr. O. T ALPC>, Op. cii., pag. 230. Si precisa che il presidio <li Ervenico era composto dalla 504" Compagnia mitraglicri G.A.F. e da due Plotoni della 5478 , mentre i rinforLi comprendevano tra l'altro la 16a Compagnia <lei Battaglione CA DORNA e la 4" Compagnia d ell'LXXXV Battaglione «M». Nei combattimenti durati tre giorni le perdite italiane assommarono a 12 ca<luli , 22 feriti e 50 dispersi. Le perdite iugoslave furono sicuramente maggiori di quelle indieate dalle loro fonti, e a riprova ùi ciò basterà ricordare che nelle ultime fasi <li sganciamento i partigiuni persero una trentina di uomini.


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Franr.esco Fatui/a

26 Maggio: Lungo la rotabile Zegar-Ervenico, la la Compagnia del Battaglione partigiano BUDE BORJAN tende una imboscata ad una automobile scortata da un autocarro militare. Nell'attacco muore il prefetto di Zara (Zadar), Vezio Orazi , il suo segretario, un ufficiale dei carabinieri, un agente di polizia e 5 soldati. Rimangono feriti un ufficiale, il segretario del prefetto e 3 soldati. Tra le località di Krivi Put cd Alan, ne i pressi di Segna, reparti italiani attaccano aliquote del 4 ° Battag lione dell'«Odred» PRlMORSKO-GORANSKT, costringendole al ripiegamento. Successivamente le truppe entrano ad Alan, compiendovi un rastrellamento. 27 Maggio: Tra Ogulin e O starije, unità del 1° Battaglione dcli ' «Odred» PRlMORSKO-GORANSKI, tendono un agguato ad una colonna italiana, causandole 4 morti cd altrettanti feriti. Nell'azione i partigiani si impossessano <li un fucile mitragliatore, 6 fuci li , 28 bombe a mano, una pistola ed un migliaio di proiettil i . 27 Maggio: Lungo la rotabi le Prokike-Brinjc, aliquote partigiane appartenenti al 4° Battaglione dell' «Odrcd» PRTMORSKO-GORANSKI, tendono una imboscata ad una colonna motorizzata italiana, infliggendole perdile pari a 60 morti e 5 feriti, e distruggendo 2 autocarri.

29 Maggio: Unità partigiane appartenenti al 5° Battaglione del I' «Odred» PRIMORSKO-GORANSK.l, attaccano il presidio di Gcrovo, nei pressi di De lnice. Dopo un breve combattimento i partigiani ripiegano, avendo distrutto tutte le linee di comunicazione che facevano capo a Gerovo. 3 1 Maggio: Tra le località di Lié e Fuzi ne, aliquote apprutenenti al 2° Battaglione dell ' «Odred» PRIMORSKO-GORANSKT attaccano un convogli o italiano: cadono 7 soldati ed altri 30 rimangono feriti .

MONTENEGRO

4 Maggio: Un migliaio di soldati italiani , appoggiati da a liquote cetniche, attaccano tra le località di Meoce ed Ubli distaccamenti partigiani apparte ne nti all' «O<lrcd» LOVCENSK1 e al 2° Battag lione d ' Assalto dell' «Odrcd» NlKSiéKT. Dopo furiosi combattimenti i partigiani sono costretti al ritiro verso le loca lità di Ligunar, Gornja Bresnica e Roku6, avendo subito perdite pari a 7 morti e 17 feriti 55. 5-~ Rimane curioso il fauo che in determinali eventi le fo nti iugoslave tralasciano d i cilare le perdite avversarie. Purtroppo manaino informazioni da parte italiana ma semhrercbbe quantomeno improbabile che in una operazione del genere, che vedeva impegnati almeno mille uomini, non vi sia slata perdita alcuna. La ragione ai questa «<lisallenzione» sarehhe da ricercare ancora una volta nel rovescio subito dalle formazioni part.igianc.


Cronache di guerriRlia in Iugoslavia

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li 2° Battaglione d'Assalto dcli ' «Odred» ZETSKT attacca nella regione di Bjelopavliéi, spingendosi sulla linea Ostrog-Dolovi-Kovaccvica e raggiungendo Taras. Nei combatlimenti le forze italiane cd i «cetnici» presenti nel settore hanno avuto 60 morti, un aJto numero di feriti e 48 prigionieri. I partigiani, c he lame ntano 3 morti ed 11 feriti, si impossessano di 20 bombe a mano, un fucil e mitragliatore, 60 fucili , cd altro materiale bellico. 5 M aggio: Forze italiane e «cetnici» provenienti da Niksié attaccano le posizioni difese dal 1° Battaglione d'Assalto delI' «Odred» NIKSléKJ,

sul Monte Uzdomir. Dopo un violento scontro durato 3 ore riescono a snidare i partigiani e, a prezzo di pesanti perdite, a conquistare il monte. Nell'azione i partigiani hanno perduto 6 uomjni ed altri 18 sono rimasti feriti. A Pljvija l' autorità italiana condanna alla fucilazione 30 appartenenti alle formazioni partigiane. 9 M aggio: Unità partigiane appartenenti al 4 ° Battaglione d'Assalto (<<Odred>> NIKSl éK I) e al 2° d'Assalto («Odred» ZETSKI). premute dai reparti della Divisione Alpina ALPI GRAIE e da contingenti «cetnici», ripiegano da Zirovnica, Kablena Glava, Kunak, Medede, in direzione di Ponikvica e Niksiéka Z upa. Durante il ripiegamento cadono 4 pa1tigiani e 3 rimangono feriti. 12 Maggio: La Compagnia autonoma dell ' «Odred» LOYéENSKI impegna pe r due giorni contingenti italiani nei pressi di Niksié. Durante gli scontri, le forze italiane perdono circa 100 uomini tra morti e feriti, me ntre i partigia ni hanno avuto 5 morti e 12 feriti.

27 Maggio: Contingenti italiani e «cetnici>> provenienti da Niksié, riprendono il controllo di Savnik, mentre reparti «cetnici» mossisi da Kolazin raggiungono Zabljak. A loro si oppongono unità partigiane appartenenti agli «Odred» DURMTTORSKI, KOMSKT, NIKSiéKI e aliquote della l a Brigata Proletaria.

2R M aggio: Nella :,,ona compresa fra Jc località di Kosanica e Glibaci, lungo la rotabile che da Pljev lja conduce al fiume Tara, unità eartigiane dcll '«Odred» BJELOPOLJSKI e del Ballag lione MILESEVACKI fronteggiano per due giorn i unità italiane e contingenti «cetnici» provenienti da Pljevlja.


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Francesco Fatutta

SLOVENIA 7 Maggio: Nella regione compresa fra Kljuc, Skodlar e Hrib, nei pressi di Lubiana, reparti della Divi sione di fanteria GRANATIERI DI SARDEGNA 56 attaccano una Compagnia del Battaglione partigiano UUBO SERCER. Dopo 2 giorni di violenti combattimenti dur;mte i quali le forze italiane hanno subito perdite valutabili a 35 morti e 82 feriti, le unità partigiane ripiegano verso le montagne di Kozljek. Nella gola di Pekel, nei pressi di Kocevje, la 3a Compagnia del 2° Battaglione («Odred» NOTRANJSKl), tende una imboscata ad una colonna italiana forte di 35 autocarri, 3 carri armati e 40 motociclette, costringendola a rientrare alla base di partenza. Per rappresaglia le forze italiane rastrellano quattro villaggi nei quali vengono bruciate alcune case.

12 Maggio: Sottoposto a continui attacchi da parte del 3° Battaglione MILOS ZIDANSEK ( «Odred » NOTRANJSKl), il presidio italia no <li Stari Trg abbandona la località, consentendo in tal modo alle unità partigiane di ampliare il controllo su diverse frazioni nei dintorni. 15 Maggio: La 1a Compagnia del Battaglione pru1igiano LWBO SERCER («Odred» NOTRANJSKI), attacca il presidio italiano di Ig, ma è costretta a desistere a causa dell'intervento di una colonna di soccorso da Lubiana.

17 Maggio: Nell'intento di ampliare le zone sotto il loro controllo, unità partigiane appartenenti al l Battaglione dcli' «Odred» NOTRANJSK.1 occupano l g (nei pressi di Lubiana) e diverse frazioni vicine. Dopo cinque giorni di violenti combattimenti contro forti contingenti della Divisione di fanteria GRANATIERI DI SARDE GNA, il l Battaglione partigiano è costretto ad abbandonare la regione e a ripiegare verso la zona montana Krim-Mokrec, dopo aver inflitto alle forze italiane sensibili perdite. O

O

20 Maggio: Nel villaggio di Rasica, ne i pressi di Lasce, la 2a Compagnia del 5° battaglione («Odrcd» NOTRANJSKJ) si scontra con consistenti

Cfr. O.R.N.J., Volume T, pag. 265. Indica, con maggiore precisione, che le unità appartenevano al «gruppo mobile» de l 2° Reggimento e al II/1 ° Reggimento della Divisione di fanteria GRANATIERI Dl SARDEGNA e al 1/22° Settore G.A.P. e quelle partigiane alla 4a Compagnia del Battaglione UUBO SERCER, alla «scuola partigiana» di Veliki Hrib (170 uomini) e a circa 200 uomini appartenenti alla «Narodna ZMtita» (protezione popolare), l'organizzazione para-militare che in Slovenia si affiancava alle formazioni partigiane. 56


Cronache di guerriglia in lu,::os/avia

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forze italiane. Pesanti le perdite da ambo le parti 57 • 22 Maggio: Forti contingenti italiani iniziano ad attaccare il territorio oc-

cupato dai partigiani nella zona di Ig. Il Battaglione partigiano LJUBO SERCER e aliquote dell' «Odred» NOTRANJSKI vengono coinvolti nei combattimenti e, dopo aver inflitto al le forze italiane sensibili perdite, iniziano a ripiegare. 23 Magg io: Un attacco portato dal 2° Battaglione dell' «Odred» DO-

LENJSKI costringe i carabinieri ad abbandonare il presidio di Skocjan, nei pressi <li Novo Mesto. 3 1 M aggio: A Novo Mesto, il comandante della Divisione di fanteria

ISONZO, sottoscrive un accordo di collaborazione, in funzione antipartigiana con l'organizzazione «Bela Garda» 5 8.

57 Valgono le considerazioni espresse alla nota Nr. 37. La laconicità della fonte Jugoslava, sempre co s1 dettagliata nell 'indicare le perdite, risulta quantomeno curiosa se non sospeua! .'ili La «Bela Garda» (Guardia Bianca) era una formazione p aramilitare anticomunista di vocazione cattolica costituita in Slovenia. Organi zzala in Compagnie presidiarie (la prima delle quali fu costituita nel Maggio 1942) e Battaglioni mobili d' assalto, ebbe il suo battesimo del fuoco durante la prima fase della massiccia opernzione di rastrellamento messa in atto dall'Xl Corpo <l' Annata durante l' estate del 1942.


ANNO 1942: MESE DI GIUGNO

BOSNIA

5 Giuxno: Dalle località di Bileéa e Gacko, unità italiane appartenenti alla Divi sione di fanteria MARCHE e alla Divisione Alpina TAURINENSE oltre a forti contingenti di collaborazionisti (in tutlo 7 Battaglioni italiani e 6 <li «cctnici»), iniziano una manovra di accerchiamento con l' intento di annientare il Comando Operativo partigiano per l'Erzegovina e la bassa Dalmazia, che era stato localizzato nella regione compresa fra le località di Fatnica e Plana. Le unità partigiane, forti di tre Battag lioni e della Compagnia di protezione de l Comando Operativo, tentano di ripiegare verso la regione di Piva, ma il giorno successivo, nei pressi di Hodziéi, vengono intercettate e disperse, subendo gravi perdite. 9 Giugno: Nella località di Koricna, lungo la rotabile Glarnoc-Livno, il Battaglione Partigiano VOJTN ZTROJEV[é annienta, in parte, una colonna italiana che rientrava a Livno. Le perdite risultano di 56 uomini fra morti e feriti . 12 Giuxno: Unità appartene nti alle Divisioni MARCHE e TAURINENSE e contingenti «cetnici» appartene nti agli «Odred » 59 GATACKI e NEVESINJSKI provenienti da Gacko, attaccano in direzione di Cememo. Unità partigiane valutabili a tre Battaglioni e due Compagnie, alle quali in seguito si aggiungeranno altri sei Battaglioni, coordinati dal comando della 2a Brigata Proletaria, riescono a trattenere i reparti avanzanti e a ritardare la capitolazione di Cemem o sino al giorno 15, per poi riti rarsi a stento. Pesanti le perdite da entrambe le parti; le unità italiane ed i collaborazionisti hanno avuto 36 mo11i e 64 feriti, per la maggior parte «cetnici».

CROAZIA

4 Giugno: Lungo la rotabile Novi-Ledenice, contingenti partigiani apparte nenti al 2° Ballaglione del 1° «Odred» PRIMORSKO-GORANSKT attaccano una colonna motorizzata italiana. Cadono Il soldati, i partigiani

59 La denominazione di «odred» non deve meravigliare in quanto questa unilà, tipi<.:a dell'organi zzazione nùlitar e iugoslava, oltre che dai p artigiani era stata ovviamente adottala anche dai «cctnici».


Cronache di guerriglia in Iugoslavia

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si impossessano di una mitragliatrice, 7 fucili e distruggono tutti gli automezzi. Lungo la rotahile Tenin-Kistanje, unità partigiane appartenenti all' «Odred» SEVERNODALMATTNSKI, tendono un agguato ad una colonna motorizzata italiana 60, causando 9 morti, tra i quali 2 ufficiali, 9 feriti e 3 prigionieri, e la distruzione di 2 autocarri. A seguito dello scontro, i partigiani, che hanno avuto 2 morti e 3 feriti , si impossessano di 2 fucili mitragliatori, l 8 fucili, 27 bombe a mano e munizionamento vario. 6 GiuJ?no : Lungo la rotabile Brinje-Segna, unità partigi ane del 1° «Odred» PR1MORSKO-GORANSK1 attaccano una colonna italiana composta da 4 autocarri. Cadono 15 soldati ed altri 30 rimangono feriti , mentre 2 autocarri vengono distrutti. Nell'azione i partigiani hanno avuto 4 morti e 3 feriti. 7 Giugno: Unità partigiane appa1tene nti al Battaglione BUDE BORJAN attaccano i presidi italiani a Nunié e Bijelina, nei pressi di Ki stanje, causando perdite valutabili a 47 morti , 41 feriti e 10 dispersi 6 1• Nei pressi di Grobnico (Grohnik). unità partigiane appartenenti al 2° «Odred» PRIMORSKO-GORANSKI attaccano il presidio italiano, ma dopo 8 ore di combattime nti sono costretti a ripiegare in direzione di Jelenje. Nel corso di questi combattimenti le forze italiane hanno avuto 32 fra morti e feriti mentre partigiani lamentano un ferito. 11 GùtKno: Tra le località di Delniec e Kupjak, lungo la linea ferroviaria Fiume (Rijeka)-Ogulin, aliquote partigiane appartenenti al 2° «Odred » PRIMORSKO-GORANSKI attaccano un con voglio italiano composto da una locomotiva e 8 vagoni, causando 60 feriti ed un numero imprecisato di morti . Dopo l' azione la linea rimane interrotta per 4 g iorni.

12 Giugno: Nei pressi di Delnicc unità partigiane del 2° «Odrcd» PRIMORSKO-GORANSKT, attaccano una colonna italiana causando 5 morti e 17 feriti. 60 Cfr. O . T ALPO, Op. cit., pag. 245. Si trattava di due autocarri che trasportavano 24 soldati ed un ufficiale a ppartenenti al 129° Reggimento della Divisione di fanteria PERUUlA, che da Mokropolje si recavano a Kistanje e che lì.lrono attaccali ne i pressi di Rudcle da una ottantina d i partigiani. I ,e perdite italiane fu rono di 9 caduti , 3 feriti, 13 dispersi cd un superstite che riuscì a dare l' all arme. 6 1 Cfr. O. T ALPO, Op. cit., pag. 248. lnd.ica le perdite subite durante la giornata dalle forne italiane in 106 uomini; di questi 46 caduti e 49 feriti appartenevano alla colonna inviala in soccorso. mentre I caduto e IO dispersi s i e bbero fra i carabinieri del presidio di Nun ié. È uno dei rari casi nel quale le perdite indicate da fonti italiane ri sultano lievemente superiori a 4uelle rip01tate dalle fonti slave, che comunque ometton o di indicare le lo ro perdite , valutate in un a cinquantina d i morti.


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Frartcesco Fatui/a

Nella regione compresa fra le località di Tijesno e Vodice, nei pressi di Sebenico (Sibenik), unità partigiane attaccano un reparto italiano. Nel!' azione i partigiani riescono ad impossessarsi di un fucile mitragliatore, 9 fucili, 25 bombe a mano e munizionamento vario. Dopo questa azione le unità italiane rastrellano i villaggi di Vodice e Mali Cisti.

13 Giugno: Lungo la rotabile Prieboj-Plitvicki Leskovac, unità partigiane attaccano una colonna italiana causando perdite pari a 20 morti e 4 prig ionieri , impossessandosi di un fucile mitragliatore, 11 fucili , un mi gliaio di cartucce, 2 motocic lette cd altro materiale vario. Nell'azione i partigiani hanno avuto un morto ed un ferito. Tra le località di Tornin Gaj e Derin Gaj , nei pressi di Gracac, unità partigiane del Battaglione STOJAN MATIC e del 2° Battaglione del 2° «Odred» LICKI, attaccano una colonna di italiani e «cctnici» in movimento da Gracac. A seguito de llo scontro i partigiani si impossessano di 2 fucili mitragliatori, 8 fucili , 1 pistola, 15 bombe a mano ed altro materiale bellico. 14 GiuJ?no: Nella località di Brlog, nei pressi <li Yrhovine, unità partigiane del Battaglione BOZTDAR ADZIJA, attaccano un concentramento di soldati italiani, «ustasci», e «cetnici», causando loro pesanti per<lite. 16 Giugno: Nella località di K.lokocevica, lungo la rotabile PrijebojLicko Pe trovo Selo, il Battaglione partigiano MARKO ORESKOVIé e la I a e 3a Compagnia del Battaglione OGNJEN PRICA attaccano una colonna mista composta da italiani e «ustasci». Nel corso dei combattimenti cadono 60-70 italiani e 18 «ustasci», mentre i partigiani si impossessano di 2 mitragliatrici, 3 fucili mitragliatori ed altro materiale bellico. Tra le località di Zlobin e Brdo, nei pressi di Porto Re (Kraljevica), unità partigiane appartenenti al 2° «Odred» PRIMORSKO-GORANSKJ attaccano una colonna ita liana infliggendole, dopo un breve ma viole nto combattimento, perdite pari a I O morti e 20 feriti . 18 Giugno: Tra Tenin e Drnis, unità del I O Battaglione d'Assalto DALMATINSK1 attaccano una colonna italiana causandole 7 morti, catturando 2 prigionieri ed impossessandosi di l fucile mitragliatore e 7 fucili. 19 Giugno: Nella regione di Brlog, nei pressi di Otocac, contingenti italiani , «cetnici» e «ustasci», iniziano un'azione di rastrellamento contro il Battaglione partigiano BOZJDAR ADZIJA e reparti del 1° «Odred» PRIMORSKO-GORANSKI, azione che non porterà ad alcun ri sultato. 20 Giugno: Tra le località di Gerovo e Cmi Lug, nei pressi di Delnice, aliquote partigiane del 2° «Odred» PRIMORSKO-GORANSKJ attaccano una colonna italiana, causandole sensibili perdite.


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Cronache di guerriglia in Iugoslavia

21 Giugno: Reparti del 2° «Odred» PRlMOSKO-GORANSK.l e aliquote dell' «Odred» KOCEVSKT attaccano il presidio italiano di Banja Loka, nei pressi di Kocevje, ma vengono respinti dato il sopraggiungere di rinforzi. Unità partigiane del 1° «Odred» PRTMOSKO-GORANSKT, dopo violenti combattimenti riescono a sopraffare i presidi misti italiani ed «ustasci» di Krivi Put, Primorski Vcljun e Podbilo, nei pressi di Segna, uccidendo 35 soldati fra italiani, «ustasci» e gendarmi croati e prendendone prigionieri una trentina. A seguito di queste azioni i partigiani riescono ad impossessarsi di un fucile mitragliatore e 180 fucili. 23 Giugno: Soldati italiani e «cetnici»i dopo due &_iomi di combattimenti contro i partigiani del Battaglione BOZTDAR ADZIJA, riescono a riconquistare la località di Skare, nei pressi di Otocac. 24 Giugno: Unità italiane 62 provenienti da Mctkovié, Omise Makarska, appoggiate da aerei ed unità navali, iniziano un ciclo di operazioni durato 8 giorni sul massiccio del Biokovo, contro il Battaglione partigiano JOZO JURCEVIé. Le forze pattigiane, combattendo, riescono però a sganciarsi, causando ai reparti italiani perdite valutabili a circa 300 tra morti e feriti. Nei pressi di Krivi Put (Segna), unità partigiane del l «Odred» PRIMORSKO-GORANSKI attaccano una colonna italiana e, dopo diverse ore di combattimenti, la costringono a ripiegare su Segna, infliggendole pesanti perdite. Tra le località di Kamcnjak e Kikovica, nelle vicinanze di Fiume, unità partigiane del 2° «Odred>> PRIMORSKO GORANSKT attaccano un autocarro italiano uccidendo I ufficiale, 9 soldati ed impossessandosi di un fucile mitragliatore e 9 fucili. Nelle boscaglie di Kobiljak, nei pressi di Ogulin , unità partigiane del I Battaglione dell '«Odred» KORDUNASKI sorprendono soldati italiani intenti ad opere di disboscamento: 4 rimangono uccisi , 6 feriti e 20 vengono presi png1omen. O

O

25 Giugno: Nelle zone di Kosovo e Svilaja tre Battaglioni italiani, rinforzati da un Gruppo di artiglieria e da reparti «ustasci», «domobrani» e «cctnici » , provenienti da Tcnin e Drnis, attaccano i partigiani dell' «Odred» SREDNJODALMATTNSKT, i quali ripiegano immediatamente verso i monti Dinara. L'azione prosegue nei giorni successivi, nella zona di Promina, contro il Battaglione partigiano BUDE BORJAN , il 62 Cfr. O.R.N.J., Volume T, pag. 266. Precisa che si trattava di unità delle Di visioni di fanteria MARCHE e MESSINA, le quali avevano circondato la regione compresa fra Mctkovié . Plocc. Drvcnik e Vrgorac.


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Francesco Falul/a

quale riesce a ripiegare nella notte fra il Kistanje.

ed il 2 Luglio nella regione di

26 Giugno: Lungo la rotabile Segna-Novi, unità parligiane apparte nenti al 1° «Odrcd» PRIMORSKO-GORANSKI attaccano 2 auloearri italiani , uccidendo circa 60 soldati. Unità parligiane apparlenenti al Ballaglione BOZIDAR ADZTJA e al Battaglione d'Assalto LlCKl, atlaccano, senza alcun successo, alcuni presidi misti italiani e «cetnici» nella regione di Otoca<.:. 27 Giugno: A Brlog, nei pressi di Vrhovine, unità partigiane del Battaglione BOZIDAR ADZIJA attaccano una colonna italiana ca usandole pesanti perdile.

MONTENEGRO 3 Giugno: Nella regione compresa fra Javorak ed il Monte Vojnik, ha ini.l io uno scontro della <.lurata di tre giorn i fra unità partigiane 1iegli «Odred» NlKSréKI e ZETSKI e reparti italiani e «cetn ici» che da Niksié avanzano in direzione del fiume Piva. Nei pressi del villaggio di Praga i partigiani riescono a trattenere le forze avanzanti e su<.:<.:essivamente a re·pingerle, infliggendo loro perdite pari a 15 morti e 28 prigionieri. A seguito di questa azione i pattigiani si impossessano di un autocarro carico di rifornimenti, un mortaio ed una mitragliatrice con relativo munizioname nto. Negli scontri an<.:he le forze partigiane hanno subito se nsibili perdite.

26 Giugno: U n simpati zzante del movimento partigiano lancia una bomba a mano all'interno dell' holel «America» di Niksié. Muoiono 2 ufficiali italiani ed un numero imprecisato rimane feri lo. L'attentatore viene catturato e successivamente fucilato.

SLOVENIA 2 Giugno: Unità pattigiane del 1° Battaglione «Odred» NOTRANJSKT contratlaccano reparti italiani che tentano di raggiungere Preserje, Kamnik, Gornja e Do lnja Brezovica, costringendoli a ripiegare verso il fiume Ljubljanica, dopo aver subito pesanti perdite.

4 Giug no: La '.P Compagnia del 3° B attaglione parti giano MILOS ZTDANSEK, porta a termine un allacco contro il pres idio italiano di Stari Trg, nella Kupa.


Cronache di guerriglia in lugo.1·/avia

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O

5 Giugno: Ali4uote del I Battaglione dell' «Odred» NOTRANJSK.l operano contro una colonna italiana forte di circa 100 uomini che tentava di raggiungere Vrblene, costringendola a ripiegare su Ig. IO Giugno: Nei pressi di Yrhnika, a Rovte, unità del 4 ° Battaglione («Odred» NOTRANJSK.1) attaccano 2 autoblindo italiane: una viene distrutta, l'altra danneggiata. 28 Giugno: Il 2° Battaglione dcli' «Odred» POHORSKI attacca un convoglio che trasportava elementi sospetti da Lubiana ai campi di internamento in Italia, riuscendo a provocare la fuga di circa 300 prigionieri 63 . Fine Giugno: Le Divisioni di fanteria CACCIATORI DELLE ALPI e MACERATA vengono trasferite daJl 'Erzegovina nella regione slovena del Dolenjsko.

C fr. O.R.N.J., Volume I, pag. 266. Precisa che l'azione viene compiuta anche da elementi del Ilauaglione KRTMSKI («Odred» LJUBO SEl{CER) e che ha luogo nei press i della località di Verd. 63


ALLEGATO n° I REPARTI TERRITORlALI-MOBILI E PRESTDIARI ASSEGNATI ALLA 23 ARMATA NEL CORSO DEL 1942 Le esigenze presidiarie e la lotta alle formazioni partigiane coinvolsero pesantemente tutte le unità divisionali ed i reparti di supporto organicamente dipendenti dalla 2 3 Annata. Ovviamente s i rese necessario l'invio dall'Italia di un gran numero di unità autonome a vario livello (Reggimento, BaLLaglione, Gruppo o Compagnia) per rafforzare gli organici delle singole unità e per soddisfare le continue richieste dei diversi presidi. Allo scopo di rendere più evidente lo sforzo del Regio Esercito in questo particolare campo, abbiamo ritenuto opportuno fornire un elenco di reparti presenti sul territorio di pertinenza della 2 3 Armata nel corso del 1942, con relative dipendenza e di slocazione geografica. Per non rendere troppo tediosa l'elencazione, ci siamo limitati alle sole unjtà Territoriali-Mobili e Presidiarie ma sarà bene ricordare c he, per avere un quadro complessivo della situazione «rinforzi», ad essi sono da aggiungere numerosissime altre uni ta a vario livello di alpini, bersaglieri, camicie ne re, oltre che Gruppi Appiedati di cavalleria e Gruppi di artiglieria 64 •

UNITÀ ASSEGNATE 1N RINFORZO REGGIMENTI -

154° TM (V Corpo d'Armata, in Croazia) 155° TM (V Corpo d ' Armata, in Croazia) 156° TM (XVIU Corpo d ' Armata, in Dalmazia) 157° TM (XVJJJ Corpo d'Armata, in Dalmazia) 158° TM (V Corpo d'Annata, in Dalmazia per difesa costiera) 159° TM (XYlll Corpo d ' Armata, in Dalmazia pe r difesa costiera)

64 Per stilare l'clenw è stato utilizzato lo studio Nemacke, italianske, buRarske i madarske snuge na teritorijijugosluvije u toku rata 194/-1945 (Composizione e dislocazione delle fur/.e armate tedesche, italiane, bulgare e ungheresi sul territorio iugoslavo lll'I corso del conflitto 1941-1945) pubblicato sul Vojnoistorijski glasnik (Bollettino di Stori a Militure), edito a Belgrado tra il 1952 ed il 1953.


Cronache di guerriglia in Tugo.vlavia

BATIAGLIONI - 211 ° TM (VI e XVTII Corpo d' Armata, in Dalmazia) - 220° TM (VI e XVIII Corpo d ' Armata, in Dalmazia) - 221 ° TM (Xl Corpo d'Annata, in Slovenia) - 223° TM (V Corpo d ' Armata, in Croazia) - 227° TM (V Corpo d'Armata, in Croazia) - 228° TM (VI e XVlll Corpo d ' Armata, in Dalmazia) - 229° TM (VI e XVIII Corpo d ' Armata, in Dalmazia) - 239° TM (XI Corpo d'Annata, in Slovenia) - 248° TM (XI Corpo d'Armata, in Slovenia) - 249° TM (23 Armata, in Croazia) - 301 ° TM (XI Corpo d'Armata, in Slovenia) - 305° TM (VI e XVTII Corpo d'Armata, in Dalmazia) - 306° TM (VI e XVIII Corpo d ' Armata, in Dalmazia) - 307° TM (Xl Corpo d'Armata, in Slovenia) - 328° TM (VI e XVIII Corpo d ' Armata, in Dalmazia) - 342° TM (VI Corpo d'Armata, in Dalmazia ed Erzegovina) - 2° Presidiario (23 Armata, in Croazia) - 3° Presidiario (2a Armata, in Croazia) - 5° Presidiar.i o (V Corpo d' Armata, dislocazione non nota) - 6° Presidiario (V Corpo d'Armata, in Croazia) - 8° Presidiario (Vl e XVIII Corpo d'Armata, in Dalmazia) - 9° Presidiano (V Corpo d'Annata, in Croazia) - 10° Presidiario (VI e XVII Corpo d' Armata, in Dalmazia) - 12° Presidiano (V Corpo d'Armata, in Croazia) - 13° Presidiano (VI e XVIII Corpo d'Armata, in Dalmazia) - l 8° Presidiario (2a Armata, in Croazia) - 22° Prcsidiario (23 Armata, dislocazione non nota)

COMPAGNIE - 1a Presidiaria (Vl Corpo d'Armata, in Dalmazia) - 3 3 Presidiaria (V Corpo d ' Annata, in Croazia) - 12a Presidiaria (V Corpo d' Armata, in Croazia) - 25 3 Presidiaria (V 1 Corpo d' Armata, in Dalmazia) - 263 Presidiaria (VI Corpo d'Armata, in Dalmazia) - 3oa Presidiaria (V Corpo d' Armata, in Croazia) - 363 Presidiaria (V Corpo d'Armata, in Croazia) - 41 a Presidiaria (VI Corpo d' Armata, in Dalmazia) - 52a Presidiaria (V Corpo d'Armata, in Croazia) - 55 3 Prcsidiaria (VI Corpo d' Armata, in Dalmazia) - 57 3 Presidiaria (V Corpo d' Armata, in Croazia)

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Fran ces(.'o Falulla

- 71 a Presidiaria (V Corpo d'Armata, in Croazia) - 74a Presidiaria (Vl Corpo d ' Armata, in Dalmazia) - 78a Presidiaria (V Corpo d ' Armata, in Croazia) - 81 a Presidi aria (V Corpo d ' Armata, in Croazia, poi XI Corpo d ' Armata in Slovenia) - g7a Presidi aria (V Corpo d' Armala, in Croazia) - 33a Prcsidiaria (VI Corpo d ' Armata, in Dalmazia) - 93a Presidiaria (VI Corpo d ' Armata, in Dalmazia) - 128a Presidi aria (V Corpo d' Armata, in Croazia) - ISP Prcsidiaria (VI Cmpo d'Armata, in Dalmazia) - 152a Presidiaria (VI Corpo d' Armata, in Dalmazia) - 232a Presidi aria (XI Corpo d'Annata, in Slovenia) - 244a Presidiaria (VI Corpo d ' Armata, in Dalmazia) - 288a Presidiaria (VI Corpo d' Armata, in Croazia) - 29 la Presidi aria (VI Corpo d' Armata, in Dalmazia) - 2943 Presidiaria (V[ Corpo d ' Armata, in Erzegovina) - 303a Presidiaria (VI Corpo d' Armata, in Dalmazia) - 334a Presidi aria (V Corpo d ' Armata, in Croazia) - JJ6a Presidiaria (V Corpo d' Armata, in Croazia) - 3383 Presidiaria (VI Corpo d ' Armata, prima in Erzegovina poi in Dalmazia) - 339a Presidiaria (VI Corpo d ' Armata, in Dalma;,.ia) - 343a Prcsidiaria (2a Armata, dislocazione non nota) - 403a Presidiaria (Xl Corpo d ' Armata, in Slovenia) - 404a Prcsidiaria (XI Corpo d' Armata, in Slovenia) - 450a Presidiaria (VI Corpo d' Armata, in Dalmazia)


ALLEGATO n° 2 PRTNCTPALI «ODRED» PARTIGIANI COSTTTUTTT TRA TL GENNAIO E TL GIUGNO 1942 BOSNIA JUZNOHERCEGOVACKI: Costituito all' inizio del Febbraio 1943 per scissione dell' «Odred» HERCEGOVACKI, operò autonomamente solo per alcuni mesi e nel Giugno successivo confluì nuovamente nell ' «Odred» HERCEGOVACKI. Fu poi ricostituito alla fine del Marzo 1943 per trasfonnazione del Battaglione «Sloboda» e di alcuni gruppi partigiani autonomi . Alla metà di Aprile l'unità fu ri strutturata ed i suoi effettivi permisero di complementare il 2° ed il 5° Battaglione della 10a Brigata HERCEGOVACKA, oltre che di costituirne il 6° Battaglione. Nel s uo ambito operarono i Battaglioni: «Bilecki», «Liuhin ski », Sitnicki, «Stolacki», «Luka Vukalovic», «Suma», 6°, 7° e 8° d'Assalto. 4 ° KRAJTSKT «Novak Pivasevié»: Costituito il 6 Febbraio 1942 nella Bosnia centrale, con elementi provenienti dal 3° «Odred» KRAJISKI, fu sciolto nel Maggio successivo. Ricostituito il 3 Febbraio 1943, fu nuovamente disciolto alla metà di Maggio ed suoi effettivi furono ripartiti fra i reparti della 5a Divisione d' Assalto e del neocostituito «Odred» BANJALUCKI. Nel suo am hito operarono i Battaglioni: «Cemernicki», «Crnovrski», «Manjacki» , «Prnjavorski», I 2° e 3°. 5° KRAJISKT: Costituito all'inizio del Marzo 1942; nell'Agosto successivo parte dei suoi effettivi costituirono la 3a e la 4a Brigata KRAilSKA, altri confluirono nel 6° «Odred» KRAJISKI. Nel suo ambito operarono i Battaglioni: «Buducnost», «Starac Vujadin», I 2° e Battaglione d'Assalto. 6° KRAJISKI «Zmijanje»: Costituito il 1° Maggio 1942 a Manjaca, fu sciolto il successivo giorno 20; venne ricostituito il 17 Agosto 1942 riunendo due Battaglioni forniti rispettivamente dagli «Odred» 3° e 5° KRAJTSKI, ed il Battaglione «Manjacki» di nuova formazione. l1 22 Ottobre dello stesso anno uno dei suoi B attaglioni entrò a far parte della 3a Brigata KRAJISKA, mentre gli altri due costituirono la M ezza Brigata 65 KRAHSKA, che successivamente diede vita alla 7a Brigata KRAJISKA. O

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65 La denominazione «Mezza Brigata» deriva letteralmente dal termine «Polu-Brigada» con il 4uale l' unità ~ stata descriLLa dalle fonti iugo slave. Si tratta di una definizion e atipica nel panorama militare iugoslavo e che probabilmente è stata utilizzata per identifi care un reparto con organici ridotti , tali da non consentii-e la più comune denominazione cli «hri gata» .


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Francesco Fatutta

SEYERNOHERCEGOVACKI: Costituito all'inizio del Febbraio 1942 per scissione dell' «Odred» HERCEGOYACKT, operò autonomamente solo per alcuni mesi e nel Giugno successivo cedette buona parte degli effettivi all' «Odred» HERCEGOYACKI nuovamente ricostituito. Ricevuti nuovi complementi, il 23 Novembre 1942 l'unità ritornò ancora operativa. Tra le unità da esso dipendenti è stato possibile rintracciare il Battaglione «Konjicki», interessato nel Giugno 1942 da una rivolta interna fomentata da clementi di ispirazione monarchica la quale causò complessivamente perdite valutabi li ad una cinquantina di uomini. TRAVNTCKI: Costituito alla fine dcli ' Aprile 1942 sul Monte Ylasié, fu sciolto il 15 Maggio successivo; ricostituito nella prima metà del Maggio 1943, entrò poi a far parte della l {)a Divisione d 'Assalto.

CROAZIA DUKOVICKI : Costituito il 6 Gennaio 1942 nei pressi di Kistanjc, il 26 Febbraio successivo si trasformò nel Battaglione «Sjcvernodalmatinski». JUZNODALMATINSKl: Costituito il 23 Giugno 1942 sul massiccio del Biokovo; il 4 Settembre I 942 si trasformò nel 3° Odrcd della 4a Zona Operativa, che a sua volta all ' inizio del Novembre 1942 suddivise i suoi effettivi tra la 5a Brigata CRNOGORSKA e la 1oa Brigata HERCEGOYACKA. KNINSKl: Costituito il 7 Gennaio 1942 sulle Alpi Dinarichc, il 21 Maggio successivo fu assorbito nell' ambito del Battaglione «Branko Yladusié». L' unità venne poi ricostituita il 13 Agosto 1942. KOMBlNOVANI: Costituito nella metà del Maggio 1942 con il Battaglione Proletario della Croazia, i Battaglioni «Bude Borjan» e «Marko Oreskovié» e la Compagnia Tecnica del Gruppo di «Odred» per la Lika. L'unità, come si deduce anche dalla denominazione che letteralmente significa «di formazione», aveva il compito specifico e limitato nel tempo di condurre la lotta contro le formazioni di «cetnici» operanti nell 'Alta Dalmazia e nella Lika meridionale 66_

66 Tl potenziale pericolo rappresentato dalle fonnazioni mo narchiche dei «cetnici», appoggiate dal Governo iugoslavo in esilio a Londra e pertanto s upportate militarmente d agli Inglesi, fu immediatamente recepito dai responsabi li comunisti che guidavano la lona partigiana. Essi pertanto puntarono all 'eliminazione del pericolo «monarchico» in quelle zone ove il fenomeno presentava allarmanti percentuali di consenso. Per fare ciò non esitarono a distogliere intere unità dalle operazioni contro le forze dell' /\ssc o ne costituirono appositamente altre, con l'obiettivo di combattere sul campo la struttura militare dei «cet-

nici».


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Cronache di guerriglia in Tugoslavia

1° KORDUNASK.1: Costituito all'ini zio del Febbraio 1942 nel Kordun, con il 1° ed il 4 ° Battaglione dell' «Odred» KORDUNASKI; il 16 Settembre successivo i suoi effettivi confluirono nella 5a Brigata HRVATSKA. Nel suo ambito operarono i Battaglioni: 1°, 2°, 3° e 4°. 2° KORDUNASKI: Costituito all'inizio del Febbraio 1942 nel Kordun, con il 2° ed il 3° Battaglione <lell' «Odred» KORDUNASKT; il 16 Settembre successivo i suoi effettivi confluirono nella 5a Brigata HRVATSKA. 2° LICKI: Costituito alla metà dell'Aprile 1942 nella regione di Korenica; nella metà del Settembre successivo buona parte dei suoi effettivi confluirono nella 93 Brigata HRVATSKA. Nel suo ambito operarono i Battaglioni: «Krbava», «Miko Radakovié», «Ognjen Priéa» (poi divenuto Battaglione d ' Assalto), «Stojan Matié», 1° e 2°. 3 ° LlCKI: Costituito alla metà dell ' Aprile 1942 nella regione di Gracac ; nel Settembre successivo parte dei suoi effettivi confluirono nella 9 3 Brigata HRVATSKA. Nel suo ambito operarono i Battaglioni: «Biko Kesic», «Gavri lo Princip», «Marko Oreskovié», 1° e 2°. MOSORSKT: Costituito il 12 Marzo 1942 sui Monti Mosor, fu sciolto nell'Aprile successivo. 1° PRIMORSKO-GORANSKI: Costituito il 30 Maggio 1942 nella regione di Dreznica, con il 1°, 2° e 4 ° Battaglione delJ' «Odred» PRTMORSKO-GORANSKT; il 26 Novembre 1942 entrò a far parte della 143 Brigata HRVATSKA. Fu poi ricostituito il l Gennaio 1943. Nel suo ambito operarono i Battag lioni: 1° «Marko Trbovic», 2° «Matija Gubec», 3°, 4° e 5°. 2° PRIMORSKO-GORANSKI: Costituito il 30 Maggio 1942 nel Gorski Kotar, con il 3° c 5° Battaglione dell ' «Odred» PRIMORSKOGORANSKI ; il 26 Novembre 1942 entrò a far parte della 143 Brigata HRVATSKA. Fu poi ricostituito il 1° Gennaio 1943. Nel suo ambito operarono i Battaglioni: 1°, 2° e 3° d ' Assalto. SEVERNODALMATINSKI: Costituito il 24 Maggio 1942 nella Dalmazia Settentrionale; all'inizio dell'Ottobre successivo e ntrò a far parte della 2a Bri gata DALMATTNSKA. Fu ricostituito alrinizio del Giugno 1943. Nel suo ambito operarono i Battaglioni: «Bude Borjan», «Branko Vladusic» e I SREDNJODALMATINSKI: Costituito il 23 Giugno 1942 a Markovac, nei pressi di Tenin, per trasformazione dell' Odred DALMATINSKO-DINARSK1; il 6 Settembre successivo entrò a far parte della 1a Brigata DALMATTNSKA. Nel suo ambito operarono i Battaglioni: 1° e 20. ZUMBERACKO-POPUNSKI (poi ZUMBERACKI): Costituito all'inizio del Luglio 1942 nella regione dello Zumberak, riunendo quattro Compagnie ( «Zumberacka», «Kljuka» e le Compagnie d' Assalto del l O e 2° «Oclred » KORD! JNASKT); il 7 Novemhre 1942, gli effettivi dell ' unità O

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Francesco Fatui/a

confluirono nella 13a Brigata IIRVATSKA. Nel s uo ambito operarono i B a ttaglioni : I «Kljuka».

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«J os ip K ras» e 2°

MACEDONIA BTTOLSKl-PREPANSKl «Damjan Grnev»: Il primo nucleo di q uesta unità fu costituito il 24 Aprile 1942 s ui Monti Kurbinska, nei pressi di Resno, ma ufficialmente I' «Odred» sorse il 6 Giugno 1942 nella regione di Zl atari. Fu sciolto il 22 Maggio 1943 in quando fu decisa la sua scissione negli «Odred» BlTOLJSKI e PRES PANSKI.

MONTENEGRO BJELOPOLJSKl: Costituito nel Pebbraio 1942 nella regio ne di Bijc lo Polje, per trasfonnazione de ll 'omonimo Battaglione; il 5 Giug no 1942 i suoi effettivi furono assorbiti dalla 3a Brigata Proletaria. Nel suo amhi to o perarono ein4uc Battaglioni, tra i quali il 3°, il 4 ° ed il Batlaglione Giovanile d' Assalto. PLJEVALSKJ: Costituito il 20 Fehbraio 1942 ne i dinto rni di Pljevlja; il 5 Giugno successivo, buona parte dei suoi e ffe ttivi entrarono a far parte della 3a Brigata Proletaria. Nel suo ambito ope rarono i Battaglioni: l 2°, 3° e 4°. «RADOMTR MITROVlO >: Si trattava di un a unità di formazione costituita nel Febbraio 1942 ne lla regione di Kolasin con una forza di c irca 450 uomini. L' uni tà e ra stata specificatamente c reata per contrastare il movimento «cetnico» presente nella regione e pe1tanto fu sciolta il 23 Marzo successivo, al termine di un cic lo di operazioni 67 . 0

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SLOVENIA BELOKRANJSKJ: Cos tituito il 20 G iug no 1942 ne lla Bela Krajna; ne lla seconda metà del Settem bre s ucce ssivo entrò a far parte de lla 5a Brigata SLOV ENACKA. Tra le unità c he operarono nel suo ambito è stato possibile rintracciare il 1 ° Battaglione. DOLENJSKJ: Costituito il 24 Aprile 1942 nell a reg ione del Dolenjsko; alla fine de l Giugno successivo, riorganizzato, assunse la deno mina67 Vulgano le me desime conside raz io ni g ià espresse ulln no ta Nr. 66.


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Cronache di g uerriglia in Iugoslavia

zionc di ZA HODNODOLENJSKT. Nel suo ambito operarono i Battaglioni: 1° e 2°. GORENJSK.l: Costituito nella seconda metà del Giugno 1942 nella regione de l l' Alta Camiola (Gorcnjsko), per trasformazione di preesistenti unità. Il 12 Luglio 1943 l' «Odred» venne ristrutturato: tre Battaglioni diedero vita all'8a (poi 7a) Btigata SLOVENAC KA, un Battaglione i] «Korski», divenne autonomo e gli altri rimasero in forza all'unità originana. Nel suo ambito operarono i Battaglioni: «Korski», 1°, 2°, 3°, 4°, 5°, 6° e 7°. KOCEYSKI: Costituito alla fine del Giugno J 942 nella regione di Koccvic per scissione dcll'«O<lrcd» NOTRANJSKJ; fu sciolto nel Settembre successivo in quanto i suoi effettivi furono ripartiti fra la 2a e la 5a Brigata S LOYENACKA e gli «Odred» NOTRANJSKI e SOSKI. Fu poi ricostituito nel Settembre 1943. KOKRSKI: Costituito il 18 Giugno 1942 nella regione del Gorenjsko; fu sciolto nel Gennaio 1943. KRTMSKT: Costituito all'ini:1.io del Giugno 1942 nella regione del Notranjsko per scissione dell '«Odred» NOTRANJSKI; fu sciolto nella metà del Settembre successivo cd i suoi effettivi ven nero ripartiti fra l' «Odred» NOTRANJSKI e la 2 3 Brigata SLOVENACKA. Nel suo ambito operarono i Battaglioni : I 2°, 3°e 4° . KRSKT: Costitui to nella seconda metà del Giugno 1942 ne lla regione del DoJenjsko; fu sciolto tra la fine d' Agosto e l ' inizio del Settembre 1942 cd i suoi effettivi confluirono nella 4a Brigata SLOVENACKA e nell '«Odred» VZODNODOLENJSKT. Nel suo ambito operarono i Battaglioni: 1°, 2° e 3 ° . NOTRANJSKI: Costituito il 24 Aprile 1942 ne lla regione del Notranjsko su cinque Compagnie; nel Giugno successivo si scisse negli «Odred» KRIMSK.l e KOCEYSKI. Ricostituito in data 16 Settembre 1942, cedette ad altra unità il suo 2° Battaglione nell ' Ottobre successivo e fu nuovamente disciolto 1'8 Aprile 1943 quando i suoi effettivi confluirono ne lla za Brigala SLOYENACKA. Nel suo ambito operarono i Battaglioni: I «Ljuho Sercer», 2°, 3° «Milos Zidansek», 4° , 5° ed una Compagnia Ciclisti. POHORSK.l: Costituito il 1° Maggio 1942 nella località di Sticna; fu sciolto nel Giugno successivo ed i suoi effettivi confluirono nella costituenda 4a Brigata SLOYENACKA e nell ' «Odred» ZAHODNODOLENSKJ. SAVINSKI: Costituito il 1° Maggio 1942 nella locai ità di Sticna; fu sciolto nella metà del Settembre successivo ed i suoi effettivi vennero ripartiti tra i Battaglioni «Savinski », «Pohorski », «Moravski » e «Ko?janski». Fra le unità che operarono nel suo ambito è stato possibile rintracciare il 1° Battaglione. ZAHODNODOLENJSKI (ZAPADNODOLENJSKI): Costituito alla 0

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fine del Giugno 1942 nella regione del Dolenjsko per trasformazione dell'«Odred» DOLENJSKI e di parte dell'«Odred» POHORSK1. All'inizio del Settembre successivo due suoi Battaglioni entrarono a far parte della 43 Brigata SLOVENACK.A, mentre il 3° Battaglione rimase autonomo sino al 16 Settembre 1942, data di ricostituzione dell' «Odred». Nel suo ambito operarono i Battaglioni: I 2° e 3°. O

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BRIGATE PROLETARIE COSTITUITE TRA IL GENNAIO ED IL GIUGNO 1942 Nell'intento di rendere il più completo possibile il panorama relativo alle forze partigiane iugoslave, riteniamo opportuno, come già fallo per gli «Odred», fornire brevi cenni organici riguardanti le principali unità a livello di Brigata che hanno operato contro il Regio Esercito. Anche in questo caso, per ciò che riguarda i criteri di elencazione e scelta, valgono le considerazioni espresse nell'Allegato Nr. 2 della prima parte di questo studio. ia PROLETARIA: Costituita negli ultimi giorni del Dicembre 1941 a Rudo, con una forza organica di l.199 effettivi ; concorsero alla sua formazione tre Battaglioni ceduti rispettivamente dagli «Odrcd» KRAGUJEYACK.l, KRALJEYACKI e SUMADTSKT (i quali assunsero rispettivamente tali denominazioni), il Battaglione «Beogradski» dell' «Odred» POSAYSKI , il 1° Battaglione «Lovce nski» e il 2° Battaglione dcli' «Odred» CRONOGORSKI. Tutte queste unità assunsero la nuova numerazione progressiva di 1°, 2°, 3°, 4°, 5° e 6°. Nel Novembre 1942 la Brigata entrò a far parte della 1a Divisione Proletaria d' Assalto. Complessivamente, durante la sua vita operativa, furono circa 20.000 i combattenti che si alternarono nei suoi organici, mentre le perdite complessive fra caduti, dispersi e feriti assommarono ad almeno 7 .500 uomini. 23 PROLETARIA: Costituita il 1° Marzo 1942 a Cajnice, con una forza organica di circa 1.000 effettivi; concorsero alla sua costituzione i B attagl ioni 1° e 4° del I' «Odred» UZICKI, il 2° dell' «Odred» CACANSKI e il 3° Battaglione del 2° «Odred» SUMADISK.l, i quali assunsero la nuova numerazione progressiva di 1°, 2°, 3° e 4 °. Nel Novembre 1942 la Brigata entrò a far parte della 2 3 Divisione Proletaria d ' Assalto. Complessivamente, durante la sua vita operativa, furono circa 15.000 i combattenti che si alternarono nei suoi organici, mentre le perdite complessive ammontarono a circa 5.000 uomini . 13 KRAJISKA (poi 163 PROLETARIA): Costituita il 21 Maggio 1942 a Larnovita, con una forza complessiva di 1.186 effettivi; concorsero alla sua formazione i Battaglioni 1°, 2° e 5° d'Assalto appartenenti ali' «Odred» KRAJ1SK.l, ai quali in tempi successivi se ne aggiunse un quarto. Tali Battaglioni assunsero la nuova numerazione progressiva di 1°, 2°, 3° e 4°. Nel Novembre 1942 entrò a far parte della 5a Divisione d'Assalto. Da notare che il 22 Dicembre 1951 all ' unità fu concessa la denominazione onori fica di « 16a Brigata Proletaria». 3a PROLETARIA (SANDZACKA): Costituita il 5 Giugno 1942 nella regione di Scepan Polje, nei pressi di Foca, con una forza organica di 743


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uomini. Concorsero alla sua formazione i Ballaglioni 1° «Zlatarsk.i», 2° e 5° «Pljevaljesk.i», 3° «Bjelopoljsk.i-Milesevski» e 4 ° «Bje lopoljsk.i», i quali assunsero la nuova numerazione progressiva di I 2°, 3°, 4° e 5°. Nel Novembre 1942 la Brigata entrò a far parte della la Divisione Proletaria d ' Assalto. 4a PROLETARIA (CRNOGORSKA): Costituita il 10 Giugno 1942 a Lj ubina, sul Monte Zelcngora, ebbe una forza originaria di l .080 effettivi; concorsero aJla sua formazione due Battaglioni ceduti dell' «Odred» LOVCENSKT ed uno rispettivamente ceduto dag li «Odred » DURMTTORSKI, KOMSKl e ZETSKI, i quali assunsero la nuova numerazione progressiva di l 2°, 3°, 4° e 5°. Ncll ' Agosto 1942, a causa delle perdite subite, fu riorganizzata su quattro Battaglioni in quanto il 2° ed il 4° si erano fusi. Nel Novembre 1942 la Brigata entrò a far parte dell a 2a Divisione Proletaria d' Assalto. 5a PROLETARIA (CRNOGORSKA): Costituita il 12 Giugno 1942 a Smrijecna, nei pressi di Savnik, ebbe una forza iniziale di circa 1.100 combattenti; concorsero alla sua formazione i Battag lioni ceduti dagli «Odred» NTKSiéKI e ZETSKJ, i quali assunsero la nuova numerazione progressiva di 1°, 2°, 3° e 4 °. Nel Novembre 1942 la Brigata entrò a far parte della 33 Divisione d' Assalto ed assorbì, in qualità di complementi, parte degli effettivi dcli' «Odred» JUZNODALMATINSK.l, che consentirono la costituzione di un 5° Battagli one. Durante la battaglia sul fiume Narenta, del Febbraio-Marzo 1943, l' unità subì perdite valutabili a circa 600 uomini e per tale motivo il suo 5° Battaglione dovette essere disciolto e nell'Aprile successivo assorbì g li effettivi del Battaglione «BanjskoVucedolski», costituito il mese precedente, per complementare gli organici. 0

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ABBREVIAZIONI UTILIZZATE AA. VV. = Autori Vari CC.NN. = Camicie Nere Cfr. = Confronta d.i. = Data imprecisata M.V.S.N. = Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale op. cil. = Opera citata pag. = Pagina P.C.J . = Partito Comunista Iugoslavo TM = Territoriale Mobile


Roherto Bartolini IL CARRO ARMATO M.13/40 E DERIVATI. I SEMOVENTI. I CARRI COMANDO DI BATTERIA E PER OSSERVATORlO. I PROTOTIPI

Sommario: l. Testo: introduzione - L'evoluzione dei carri medi e dei semoventi. - Descrizione dei carri armati M. 13/40, M.14/41 e M .15/42 - Le varianti e i semoventi. - Conclusioni. 2. Allegati: 1) Carro Armato M . 13/40. 2) Carro Armalo M.14/41. 3) Carro Armato M.15/42. 4) Semovente da 75/18. 5) Semovente da 90/53. 6) Semovente da 105/25. 3. Bibliogralìa.

Introduzione Fino a pochi anni fa mancava uno studio completo del processo di concezione, progettazione e produzione dei mezzi corazzati italiani impiegati durante la seconda guerra mondiale; solo ncll '89 gli studiosi Lucio Ceva ed Andrea Curami, sulla base di una vasta documentazione di ori1:,rine militare ed industriale, hanno riempito questa lacuna, fornendo a chi, come noi, si occupa dell'argomento, un sicuro punto di riferimento. Manca ancora uno studio che forni sca una dettagliata descrizione tecnica ed un quadro esaustivo dell' intera famiglia di corazzati hasati sullo schassis dell' M.13/40. Grazie ad una paziente opera di ricerca su manuali d ' uso e manutenzione de ll 'epoca e sui documenti conservati presso l' Archivio dell' Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell 'Esercito e presso l'Archivio Storico Ansaldo, tenteremo, per la prima volta, di colmare questo vuoto, dando un quadro molto dettagliato ed attendibile dell'organizzazione meccanica dei modelli standard di carri da comhattimento e di semoventi in dotazione a l R.E.l.. Va tenuto presente che, impostando questo studio ci siamo fissati dei limiti ben definiti e pertanto trascureremo sia l' aspetto tattico, sia le vicende operative; cercheremo invece di individuare e descri vere i numerosi prototipi , hasati sullo scafo dei carri medi, dei quali poco o nulla si dice in molte delle pubblicazioni esistenti. Per far intendere il senso di questo lavoro sarà necessario specificare al-


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cune caratteristiche; strutturalmente risulta diviso in più parti. Nella prima parte tentere mo di ricostruire le varie fasi dello sviluppo tecnico del carro annato M.13/40 e dei suoi derivati. La storia di questi mezzi corazzati è già stata trattata in numerose pubblicazioni, più o meno valide, ma riteniamo ugualmente utile riproporla anche se la mancanza di molta documentazione andata distrutta e la scomparsa di numerosi protagonisti rendono difficile una rigorosa ricostruzione. Negli anni cruciali che ci interessano, protezionismo, autarchia e combinazione tra industria privata e pubblica avevano favorito una concentrazione monopolistica nella progettazione e costruzione di mezzi corazzati. Alcuni studiosi, come Lucio Ceva ed Andrea Curami, hanno affcnnato che Ansaldo e Fiat hanno esercitato il loro monopolio secondo una logica di controllo politico e non di efficienza produttiva. Seguendo questa ottica di profitto, le due aziende non avrebbero cercato di produrre mezzi rispondenti alle sempre nuove esigenze emerse dai campi di battaglia, ma si sarebbero impegnate tenacemente a mantenere in produzione i modelli per cui gli impianti erano ormai in parte o del tutto ammortizzali. Altri hanno difeso le scelte tecniche di Ansaldo e Fiat ritenendole congeniali alle capacità produttive dell'industria meccanica italiana di quel periodo. Altri ancora, riprendendo la vecchia linea difensiva dell' industria, hanno attribuilo tutte le colpe all' indecisionismo degli Enti Tecnici Militari che, a loro dire, avrebbero rallentato c bloccato le iniziative proposte dal!' Ansaldo e dalla Fiat. Dai documenti che abbiamo visionato traspare un comportamento alquanto ambiguo, da parte dell' industria, riguardo alla prospettiva di produrre nuovi modelli, ma con questo, sia ben chiaro, non vogliamo certo scagionare la parte militare dalle sue responsabilità. A partire dai primi anni trenta, tutta la meccanizzazione del R.E.I. era stata impostata, senza mezzi termini, in funzione della «guerra alpina»; da qui nascono tutti quei fattori negativi, scarsa velocità, dimensioni contenute, corazzatura leggera, che in seguito condizioneranno lo sviluppo de ll'intera famiglia basata sullo scafo M .. Prodotto dal!' Ansaldo di Genova con organi meccanici di costruzione Fiat, il primo carro medio italiano era il frutto di una specifica, emanata nel 1936, per dotare il R.E.I. di un carro, di dimensioni e peso limitati, capace di operare nelle zone alpine di confine. Un primo modello entrato in produzione nel '39, con la denominazione di M.11/39, era lento, inaffidabile e con l'annamento principale in casamatta, ma servì da base per lo sviluppo dell ' M.13/40, destinato a diventare il modello standard di carro da combattimento italiano per tutto il conflitto. Una delle caratteristiche dei corazzati è che, quasi subito dopo la progettazione, essi vengono trasformati in modo da poter svolgere innumerevoli campiti particolari. L' M.13/40 non è certo sfuggito alla rego la; sul suo chassis sono stati basati un ' intera famiglia di derivati, comprendenti semo-


Il carro armato M. 13/40 e derivati

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venti, carri comando e molti altri veicoli speciali. Fin dal '40 i carristi italiani si erano trovati ad affrontare il Matilda, un carro invulnerabile, nella parte frontale, ai loro cannoni, e a partire dal '42, con la comparsa dei carri americani M.3 Lee/Grant ed M.4 Sherman, i nostri carri erano ormai inimediabilmente superati. Il problema principale che i progettisti italiani si trovavano ad affrontare era rappresentato dal cerchio di rotolamento della torretta dell'M.13/40, che assorbiva la maggior parte della forza di rinculo del cannone. Il cannone da 47/32 era del calibro massimo consentito dalle dimensioni del diametro del cerchio di rotolamento e l'unico modo per montare un cannone più potente, era quello di produrre un carro più grande. Lo studio del carro pesante, denominato P.26/40, era iniziato nel '40 e nel '42 il progetto era quasi pronto, ma la messa a punto del motore Fiat andava a rilento; sarebbe bastato adottare un motore d ' aviazione già in produzione per la Regia Areonautica, ma avendo l'Ansaldo un accordo con la Fiat, non si è potuto, o voluto, superare la difficoltà. È evidente che la soluzione più rapida e sicura per dotare il R.E.L di un mezzo idoneo, sarebbe stata quella di standardizzare la nostra produzione s11 modelli germanici; in effetti vengono fatti dei tentativi in questa direzione, ma, come vedremo più avanti, senza approdare a nulla. Nel dopoguerra la «parte industriale» ha attribuito all'indecisionismo dei vertici militari la mancata produzione di un carro pesante, ma le fonti esistenti rivelano che in alcune occasioni fu proprio la «pressione» degli industri ali sul mondo politico ad imporre, nonostante il parere contrario dei militari, di continuare lo sviluppo e la produzione dei carri mcdi , anche quando questi erano ormai chiaramente superati. Qualcuno potrà obiettare che in questa situazione si sarebbero dovuti ridurre al minimo i tempi morti, mentre progettazione, adozione ed av vio della produzione coinvolgevano troppi enti ed uffici militari che, richiedendo modifiche, ritardavano ulteriormente l'entrata in servizio dei nuovi mezzi. Tutto questo ha sicuramente del vero, ma riguardò solo alcune modifiche marginali, mentre furono soprattutto non meglio precisati «problemi tecnici» dell' industria a fermare i progetti per dotare il R.E.T. di un carro pesante. Stando così la cose, gli unici provvedimenti presi nel corso della guerra, sono stati la modifica dell' M.13/40 e la produzione di semoventi sullo stesso scafo. Questi semoventi erano in effetti dei carri medi nei quali, al fine di poter installare pezzi d'artiglieria (da campagna e controcarro) di maggior calibro, si era rinunciato alla torretta girevole, per montare in casamatta un'anna molto più potente, ma con limitato settore di brandeggio. Dal punto di vista della produzione, i semoventi erano molto più economici e facili da costruire rispetto ai carri normali e permettevano di mantenere le stesse linee di produzione.


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Roberto Burlolini

Nel R.E.T. i semoventi venivano spesso impiegati nel ruolo inizialmente previsto per il P.26/40, (ancora a llo stadio di prototipo al momento dell' armistizio), ma i due mezzi erano in realtà completamente diversi. TI P.26/40 per la sua equilibrata combinazione di potenza di fuoco, mobilità e protezione avrebbe avuto una versatilità molto superiore; le formazioni di semoventi non potevano quindi avere la stessa forza d' urto di quelle basate su carri pesanti e il potenziale operativo delle divisioni corazzate italiane ne risentì in proporzione. Nonostante la loro inferiorità quantitativa e qualitativa rispetto agli Alleati, per tutta la durata del conflitto in Africa settentrionale, furono le formazioni corazzate di carri medi e di semoventi a sostenere il peso maggiore degli scontri terrestri relegando le altre armi a compiti più o meno gravosi di supporto. l carri M.13/40 e i semoventi vennero quindi impiegati in una impressionante gamma di compiti che spaziavano dalla classica azione di neutralizzazione del dispositivo difensivo nemico, all ' azione di retroguardia del grosso delle forze in riti rata fino alla copertu ra di una postazione difensiva lissa. Nella seconda parte, vero nucleo di questo studio, descriveremo dettagliatamente tutti questi mezzi; ci è impossibile in questa introduzione, accennare, sia pure per sommi capi qualcosa, perché il problema è molto complesso e merita di essere visto nel suo insieme. Il carro M.13/40 e i suoi numerosi derivati hanno sollevato sempre giudizi contrastanti, perplessità e denigrazioni a volte feroci da parte di molti studiosi itali ani e stranieri della materia. Sarebbe sicuramente molto interessante rivedere i mille elementi di accusa e le mille tesi di difesa che hanno costellato questo fitto dibattito, ma ciò esulerebbe dagli obiettivi che ci siamo prefissati con questo breve studio. C i basti ricordare che l'M.13/40 era scarsamente affidabi le e carente per mobilità e protezione . La torretta e lo scafo erano in corazze d'acciaio completamente imbullonate che fornivano protezione totale solo a l fuoco delle armi portatili e alle schegge; il motore era un diesel di scarsa potenza che rendeva il carro poco brillante in manovra. Tutti questi difetti erano in parte derivanti dall'idea di contenere il tonnellaggio di tutti i carri entro la portala dei ponti militari in dotazione al genio. La «parte industriale» si è sempre difesa affermando che non era suo compito prevedere che la guerra sarebbe stata desertica e non alpina e di aver prodotto carri rispondenti a lle specifiche richieste. In pratica ha addossato a lla miopia dei ve1tici militari la mancala progettazione di un mezzo adatto all' impiego nel territorio africano, dove, tra l 'altro, erano stati costante mente impiegati mezzi blindati italiani fino dal lontano 1911. Tutto questo ha sicuramente un fondo di verità, ma nella realtà i nostri corazzati non arrivavano neppure all' insufficentissimo rapporto peso/po-


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tenza dichiarato dalla Fiat e la corazzatura non si sarebbe certamente dimostrata più resistente se il carro fosse stato impiegato, come inizialmente previsto, sul fronte alpino. In ogni caso l'esercito aveva richiesto nuo vi carri fin dal '40, ma durante quattro anni di guerra l'industria non riuscì a mettere in produzione ili serie qualcosa di veramente nuovo. Pur essendo alleati del paese più avanzato nella progettazione e nell'impiego dei me1.zi corazzati, durante tutto il periodo di belligeranza, ci trovammo costantemente in una situazione di inferiorità quantitativa e qualitativa rispetto agli Angloamericani . Le limitate potenzialità produttive della nostra industria, cronicamente inferiori a quelle degli Alleati, avrebbe almeno dovuto stimolare la ricerca, nel tentati vo di trovare nella superiorità tecnica il rimedio equilibratore, ma tutto questo non avvenne. Al di fuori di ogni polemica, che preferiamo rimandare ad altre sedi cd occasioni, passiamo ad esaminare l'M.13/40 nella sua storia, nelle sue caratteristiche e nei suoi numerosi derivati. Cogliamo l'occasione per ringraziare il prof. Raimondo Luraghi, che dovrehhe in rea ltà essere indicato come coautore di questo studio data l'importanza e l'insostituibilità del suo aiuto; il prof. Carlo Maccagni e l'ing. Andrea Curami che con estrema competenza e gentilezza ci ha aiutato a chiarire molti punti.


L'EVOLUZIONE DEI CARRI MEDI E DEI SEMOVENTI SU SCAFO M.

Le origini: i Carri Di Rottura da 8 ton.

La nascita del primo carro medio italiano va fatta risalire a una specifica del 1936 dello Stato Maggiore Esercito per un «carro di rottura» di dimensioni e peso limitati (8 ton. secondo la specifica iniziale poi variata) adatto all'impiego in zona alpina. Un primo prototipo, presentato nel '37, utilizzava un sistema di sospensioni a carrelli analogo a quello del carro leggero L.3 ; con 6 ruote portanti da ciascun Iato, un ruotino tendicingolo tra l'ultima ruota del carrello e la ruota di rinvio, mentre il cingolo poggiava superiormente su tre rulli equidistanti. La torretta, a facce sagomate con doppie feritoie laterali per la visione esterna, era spostata sulla sini stra rispetto alla mezzeria longitudinale del carro per la posizione dell'armamento principale in casamatta a destra. Per breve tempo fu provato il motore a ci lindri in linea dell' autocarro FIAT 634, ma questa soluzione non fu ritenuta soddisfacente. TI carro fu sottoposto ad una intensa serie di prove valutative che portarono alla realizzazione di un secondo prototipo che, sul piano tecnico, presentava una interessante soluzione: utilizzava sospensioni Vickers che i tecnici dell'Ansaldo avevano studiato su un carro Yickers da 6 ton. acquistato anni prima a scopo valutativo. In questo sistema il treno di rotolamento, costituito da complessi di carrello a ruote di scorrimento di piccolo diametro, consentiva di mantenere una buona aderenza nella marcia su terreni impervi. Questo sistema di sospensioni si dimostrò molto valido e venne ripreso su lutti i corazzati (escluso l'unico prototipo del Carro Celere) prodotti dopo quella data. Nel '39, questo secondo prototipo, con leggere modifiche alla casamatta, fu esibito presso gli stabilimenti Ansaldo a Mussolini, con la denominazione di «Carro Armato M.11 (8t)». Gli esemplari di pre-serie subirono ulteriori trasform azioni alla torretta girevole che divenne di forma circolare per offrire una maggiore resistenza balistica. Erano questi gli anni della Guerra Civile Spagnola. I pur modesti T.26 sovietici, impiegati dalle truppe governative, grazie ai loro cannoncini da 37 e 45 mm. in torretta girevole, surclassavano i nostri C.V. per potenza di fuoco e protezione. Questa esperienza avrebbe dovuto cancellare ogni dubbio sull' inutilità dei carri leggeri e far concentrare tutti gli sforzi sul Carro di Rottura, ma invece, per necessità «sociali» dell' industria, nel biennio 1937-38 vengono costruiti altri 295 superatissimi L.'.1/18.


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Se il problema fosse stato recepito in tempo dagli organi competenti, si sarebbe potuto evitare il ripetersi, nell' inverno 1940-41, dell'ecatombe di carri L., o per lo meno si sarebbe anticipata di almeno un anno la messa a punto, e l' immediata constatazione del fallimento, dell' M . 11/39.

L 'M. /1/39

Dopo estesi collaudi il carro di rottura fu omologato come M.11/39 (o più semplicemente M.39) all'inizio del 1939 e i primi 8 (secondo altri 12) esemplari, manovrati da personale dell ' Ansaldo, partec iparono alle «Manovre in Piemonte» nell'estate dello stesso anno. Lo scafo, di configurazione convenzionale con vano motore posteriore e camera di combattimento e guida avanti, era in lamiera di acciaio saldata e imbullonata. L'armamento principale comprendeva un cannone da 37/40 a destra, in casamatta, quello secondario 2 Breda calibro 8 sistemate in torretta girevole di 360°. L'equipaggio ern composto di '.1 uomini. Il capocarro disponeva di un peri scopio e il pilota di un iposcopio. Le armi erano dotate di cannocchiale di puntamento. Lo scafo era sostenuto da otto ruote portanti per fiancata raggruppate in carrelli di quattro; ciascun carrello era composto di un bilanciere centrale oscillante, alla cui estremità erano uniti e oscillavano due bilancieri portarulli ciascuno con due ruote portanti gommate. Su ogni lato vi erano anche tre rulli reggicingolo. Le due ruote motrici erano quelle anteriori, mentre le ruote di rinvio e i relativi gruppi tcndicingolo erano situati posteriormente. I c ingoli comprendevano 84 maglie collegate mediante spinotti. Il motore, un diesel SPA 8 T (11.140 cm3 ) iniezione, a otto cilindri a V, sviluppava una potenza di 105 CV. Il cambio era a quattro velocità e retromarcia, munito di riduttore, con dispositivo di arresto indietreggio, la frizione era a disco unico incorporato nel volano de l motore, la trasmissione avveniva tramite un albero a due giunti cardanici. Del carro, il cui prezzo si aggirava sulle 200.000 lire, furono prodotti soltanto i 100 esemplari del primo lotto, commissionati nel '39. Completata nel maggio '40 questa prìma commessa, si preferì avviare la produzione dell'M.13/40 che rappresentava il naturale svi luppo e un notevole miglioramento ri spetto all'M. 11 /39. «Sebbene dotato di un eccellente treno di rotolamento che consentiva buone prestazioni anche con un motore di soli 11O HP, i I carro riportò modesti risultati sia per la scarsa potenza del pezzo che per la poca flessibilità dell'installazione in casamatta» 1• 1 Nicola P!GNATO, Atlante mondiale dei mezzi corazzati. 1 mezzi dell'Asse, Albcrtclli, Parma, 1983 , p. 118.


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Roberto Bartolini

La mancanza di una radio unita a deficien ze meccaniche, all' imperfetto addestramento degli equipaggi e ad un cattivo impiego tallico limitarono ulteriormente le già mediocri prestazioni del carro. Nonostante i molti difetti «la sua esperie nza fu comunque positiva» 2 perché da esso derivò il definitivo modello standard di carro da batlaglia italiano: l'M.13/40.

L'M.13/40

Quando J'M.11/39 era ancora allo stadio di prototipo, responsahili militari erano già ben consapevoli dell'insufficicn:1.a dell' arma principale installata in casamatta, che rendeva molto lento e difficoltoso il puntamento, perché si doveva mettere il carro in asse con il bersaglio. Il 13 febbraio del '37 il ministero autorizzò l' Ansaldo a derivare dalJ'M.11/39 un carro, con cannone da 47 mm. in torretta girevole di 360°, adatto all'impiego su terreni mediamente accidentati. Il prototipo del nuovo carro, che stranamente assunse la denominazione di «Cannone semovente da 47/12», fo spedito al Centro studi della Motorizzazione il 15 ottobre del '39 e il 16 novemhre fu passala una prima ordinazione di 400 esemplari. Divergenze tra i tecnici della commissione di omologazione e I' Ansaldo provocarono continui ritardi all' avvio della produ:1.ione di serie. Il generale Caracciolo (capo dell'Tspctlorato superiore dei sevizi tecnici) dovette intervenire personalmente perché il carro venisse finalmente adattato il 14 febbraio 1940. Nello stesso mese a Bracciano il nuovo carro fu presentato alla stampa con la denominazione ufficiale di M.13 mod. 40 o più semplicemente M.40. l primi 15 esemplari di serie iniziarono i collaudi nel mese di luglio. Entro la fine del mese ne vennero completati altri 5, a cui se ne sommarono 24 in agosto e '.B a settembre. Con questi primi carri furono immediatamente costituiti due battaglioni. Le direttive iniziali dello S.M.E. prevedevano di equipaggiare con l' M. 13/40 tre sole compagnie di ogni battaglione carri, mentre la quarta doveva essere dotata di un carro pesante, ma, come vedremo in seguito, a l momento dell'armistizio il P.40 era ancora allo stadio di prototipo. li contratto stipulato tra l'esercito e l'Ansaldo per l'M.13/40 prevedeva la consegna cli 90 esemplari entro la fine de ll 'anno, ma grazie a un notevole sforzo organizzativo, l'industria genovese riuscì a produrne 43 a ottobre , 64 a novembre e 52 a dicembre, raggiungendo la rispettabile cifra di 236 carri prodotti , 212 dei quali erano già stati consegnali ai reparti.

2 Bruno BENVENtJTI e Fulvio MIGLIA, Guida ai carri armati, Milano, 198 1. , p. 11 8.


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Andava invece a rilcnlo la messa a punto di un apposilo carrello di trasporto, la cui adozione avrebbe permesso di sopperire, almeno in parte, alla scarsa affidabilità del carro. L' M.13/40 venne poi prodotto in tre varianti molto simili tra loro per 710 esemplari complessivi. La prima serie presentava una corazza frontale ricavata da un solo pezzo, nuovi e più semplici montanti sui parafanghi, il marlinetto di sollevamento fi ssato sul parafango anteriore sinislro e una doppia copia di rulli di riserva. Dalla fine del '40 fu prodotta la seconda serie che aveva i parafanghi nella sola sezione anteriore; il martinetto era spostato sul retro del carro, in posizione affiancata a una singola coppia di rulli di riserva. La terza e ultima serie presentava parafanghi lunghi, una differente sagomalura dello scatolotto di protezione del filtro dell 'aria. Alcuni M.13 di questa serie ebbero i fari sche rmali ; la schermatura dei fari divenne comune su tutti i carri prodotti a partire dal '42.

La p rova del fuoco

Quando in 10 giugno del '40 l'Italia entrò in guerra i nostri reparti corazzali potevano contare su un centinaio di carri M.11/39 e su circa 1400 carri leggeri. L' M.11/39 era stato progettato per la «guerra alpina», ma curiosamente non venne impiegato neIJe operazioni contro la Francia perché i mezzi disponibili in Madrepatria stavano per essere trasferiti in A.S.I .. I carri M. nelle varie versioni e i semoventi <la essi derivati, furono impiegati in A.O.I, in Grecia, in Jugoslavia e, dal '43, in Italia, ma nel complesso gli scontri avvenuti su questi fronti non diedero alcun contributo all'evoluzione dei corazzati e pertanto non dedicheremo loro altro spazio. Sono invece intrinsecamente legate alla evoluzione dei nostri cora:1.zati, le vicende belliche che dal '40 al '43 videro, in Africa Settentrionale, le truppe dcli ' Asse fronteggiare, con alterna forluna, gli Alleati. Lo scacchiere libico-egiziano appariva ideale per l'impiego delle formazioni corazzate; le possibilità di movimento e manovra erano assai ampie e il terreno, privo di apprezzabili rilievi montani e di ostacoli naturali , offriva poche possibilità di difesa. Era in sostanza il terreno ideale per mettere in atto le teorie di Fuller che soste nevano che in una guerra di movimento le unità motocorazzalc avrebbero avuto il sopravvento su quelle costituite da truppe appiedate anche molto più consistenti. I. problemi principali erano piuttosto di carattere logistico; questo genere di operazioni belliche richiedeva enormi quan tità di carburante, una grande disponibilità di autocarri e soprattutto un capillare sistema di assistenza motoristica, assolutamente indispensabile per mantenere in efficicn-


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Roberto Ranolini

za dei mezzi soggetti a pesanlc logorio. In poche parole si prospettava un tipo di guerra, opposto a quello per cui era stato concepito l' M.11/39, al quale il R.E.T. non era assolutamente preparato. All'inizio del conflitto erano presenti in A.S .l. circa 320 carri L. e 7 vetuste autoblindo, ma anche gli Inglesi, non disponevano certo degli ultinù rilrovati della tecnologia carrista. La «Forza Mobile Britannica» comprendeva un calendoscopio di carri leggeri e di autoblindo residuati della Grande Guerra o derivate da autocarri civili adattati alle esigenze militari, ma impiegandoli in audaci incursioni nelle retrovie, ri uscì, fin dalla notte tra il 10 e 1' 11 giugno, a sconvolgere le nostre linee di collegamenlo. L'armata italiana era ancorata su posizioni difensive, protette da mine e dall'artiglieria, e poco poteva contro un nemico così sfuggente. I 72 M.11/39 del I e n battaglione della divisione Ariete, sbarcarono a Bengasi nella prima settimana di luglio e durante il trasferimento al fronte si scoprì che i rcparli «erano dotati di rimorchi di vario tipo, di portata inte riore al tonnellaggio del carro: la maggior parte dei rimorchi, appena caricati ha ceduto «imh,irc:mdosi» 3_ il 5 agosto gli M. l 1/39 ebbero il loro battesimo di fuoco e, sebbene I' esito dello scontro non sia stato sfavorevole, emersero subito molti difetti. È stato confermato dai fatti l'errata sistemazione del cannone in casamatta. Il cam> armato individuato l' obiettivo ha dovuto marciare direttamente su questo per poterlo colpire col cannone; cioè è sta to costretto a procedere direttamente sulle armi anticarro senza potersi vale re della manovrabilità del carro, diventando in Lai modo facile bersaglio dell 'avversario. Benché temperati dalla polvere, i colori mimetici del carro M.11 non sono adatti all'ambiente in cui opera ... i nostri carri armati, che pur nelle forme hanno un grado elevato di imperceuihililà, sono molto bene individuabili anche a notevoli distanze. L'esperienza ha dimostrata necessari ssima l'assegnazione di un buon binocolo ... che renderebbe anche meno grave la mancanza di mezzi di collegamento tra i vari elementi della compagnia 4.

Già in questo primo scontro emergono tutti quei problcnù logistici che per tutta la durata del conflitto affliggeranno i reparti di carri M. li milan<lone notevolmente le capacità operative . ...L 'autofficina non è frazionabile. La squadra recupero non ha i mezzi per compiere alcun recupero. Per il recupero di carri in avaria si dovrebbe impiegare la trattrice Breda 35, che è il trattore di adozione al traino del carro armato sul carello. Il reggimento non ne ha neppure una e non ha neppure un trattore similare che possa sostituirla ... Dopo il 3 Rinaldo GR/\ZI/\NJ, Africa settentrionale 1940-41, Danesi, Roma, 1948, p. 56. 4 Pietro ARESCA, Relazione sul comportamento dei carri M.11 ed L3 nei primi

scontri con gli Inglesi, s.l. , 7 agosto 1940, ACS carte Graziani b.59 f.47 sf.344, n. 208 Op., in Lucio CEvA e Andrea CURAMI, Ln meccaniz.z.azione dell'esercito Jirw al /943, 2 voli. , Stato Maggiore Esercito Ufficio S torico, Roma, 1989, vol.11 °, pp. 2 11-6.


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combattimento del 5 corrente la compagnia, che aveva combattuto, aveva ben 6 carri in avaria (tre in conseguenza del combattimento, tre per gua~ti di carattere meccanico) per trainare i quali occorsero altri 6 carri. È evidente che la compagnia non era più in grado di combattere. ... T1 combattimento è avvenuto il g iorno 5, i carri in avaria erano 6; oggi (giorno 7) sono ancora sei. Se il reggimento avesse disposto della squadra di specializzati, il giorno 6 avrebbe almeno rimesso in efficienza 4 carri e il giorno 7 un 'altro di questi. Per il sesto occorrono le piastre e il cannone di ricambio. In sostanza al reggimento carri M. occorre un'organizzazione simile a quella dell 'aviazione: ottimi equipaggi per combattere, ottime squadre di operai per la riparazione e messa a punto dei carri 5 •

Il 29 agosto 1940 tutti gli M.11/39 passavano sotto il Comando Carri Armati della Libia, agli ordini del generale Babini, ma m ancava completamente una tattica d' impiego e si continuavano a trascurare l'addestramento degli equipaggi e la messa a punto dei mezzi. L' offensiva su Sidi el-Barrani del 13/18 settembre dello stesso anno non lascia dubbi al riguardo. Graziani, succeduto a Balbo dopo l'incidente de l 28 giugno, attacca con 7 divisioni e raggiunge l'obbiettivo, ma la sua avanzata è un modcJlo di arretratezza militare. I carri M .11/39 (del 32° Reggimento Fanteria carrista della 132° D.C. Ariete) invece di essere impiegati in un'unica formazione molto mobile, vengono dispersi in tre diversi raggruppamenti. l mez.zi sono così costretti a una logorante marcia di avvicinamento, alla velocità delle truppe appiedate, con temperature interne di oltre 50° C; r,ur no n venendo impegnati in scontri di grande entità con il nemico, i carri rivelano gravi deficienze ai filtri e ai freni, e il I battaglione ne perde, per guasti meccanici, ben 23 su un totale di 32 partiti. Gli M .11/39 si erano dimostrati di scarsissima efficienza bellica, e i comandi decisero di inviare in Africa i primi esemplari del nuovo modello M.13/40. A quella data erano ormai disponibili due battaglioni di M.13/40, TI primo fu inviato in Libia, all'inizio di ottobre, con un organico di 37 carri, ancora molto deficienti, per la messa a punto troppo affrettata, e con equipaggi solo sommariamente addestrati. Tutti questi mezzi erano anche privi di radio e, per ragioni economiche, si pensava di dotare di una stazione completa solo i carri dei comandanti. Anche i I secondo battaglione di M .13/40 stava per essere inviato a Graziani, quando la campagna di Grecia lo fece dirottare in quello scacchiere . Il 18 novembre, Graziani, nel tentativo di ovviare all'estrema lentezza di manovra emersa durante l'offensiva di Sidi el-Barrani, ordinava di costituire nella zona di Marsa Lucch una Brigata Corauata Speciale che raggruppasse insieme al I e II Battaglione carri M.11 anche il lll M.13 e quasi tutti i carri L. disponibili.

5

Ibidem.


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Roberto Hartolini

Nonostanlc questi buoni propositi, i vertici militari italiani non avevano ancora assimilato le tecniche d ' impiego, teorizzale dal Fuller e utilizzate dai Tedeschi in Polonia e Francia, che esaltavano l' uso di forze corazzate altamente mobili, ma continuavano a ragionare, come trenta anni prima, in lcrmini di uomini di sponibili . Gli Inglesi, al contrario, fin dalla famosa manovra di Salisbury Plain, avevano compreso alcune nozioni di fondamentale importanza per la guerra lii corazzati; L'importanza dell'uso della radio per coordinare l'azione dei vari mezzi, che si poteva ottenere una discreta precisione di tiro solo sparando da fermo e soprattutto che i cani armati, nella loro azione, necessitano dell 'appoggio delle altre forze come l'artiglieria, la fanteria e l'aereonautica. È proprio in questi fattori, uniti al lmon li vello di addestramento degli equipaggi, piuttosto che in una presunta superiori tà tecnica, che va ricercata l' iniziale superiorità dei mezzi corazzati britannici sui nostri . Infatti, fino all'cstalc del '42, gli Inglesi, grazie al loro potenziale industria le, riuscirono ad inviare sul fronte africano molti mezzi, ma la base delle loro formazioni corazzate rimase la stessa della campagna di Francia; pe1i:mto durante questo periodo i nostri M.13/40 non furono tecnicamente molto inferiori ai loro rivali britan nici. I carri standard ing lesi di questo periodo erano Cruiser presenti in vari modelli e versioni; grazie a i loro pote nti motori , spesso di derivaz ione areonautica, questi carri erano molto più veloci degli M . 13/40, cd avevano torrette a tre posti molto funzionali, ma erano cronicamente inaffidabili , scarsamente protetti e non avevano nessuna cupola di osservazione per il capocarro. Si trattava nel complesso di carri mediocri, c he furono impiegati in questa fase del rnnllitto, solo per far fronte alle esigenze più impellenti, in attesa di carri più efficienti. r carri leggeri Mark V e Vl, da 6 ton. , armati di mitragliatrici e con corazzature massime di 14 mm. erano stali progettati per la ricognizione; la scarsità di Cruiser Tank costrinse invece gli Inglesi ad impiegarli per fronteggiare carri come l'M.1 3/40, compito che andava ben al di là di quello a cui era stato originariamente destinato. L' unico carro con una corazzatura sufficiente a resistere ai colpi da 47 mm. era il famoso Matilda, ma la torretta a due posti, e la velocità massima su terreno vario di soli 12 Km/h, lo rendevano vulnerabile agli attacchi manovrati. Nel dopoguerra si è spesso paragonato l'effetto che l' appari zione de i poderosi Matilda ha avuto sulle nostre truppe, a quello che gli e lefanti di Pirro avevano avuto sulla spaurita fa nteria romana. In realtà le cose stanno diversamente e «gli artiglieri ita liani, superato lo sgomento iniziale, individuarono prestissimo i punti deboli del mostruoso Matilda: treno di rotolamento delicato e vulnerabilità de ll'anello di torre che poteva essere blocca-


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lo anche da una minima scheggia» r,. Le guerre però non vengono combattute sui dati riportati dalle pubblicazioni edite dalle case costruttrici, dati che sono in genere riferiti a condizioni ottimali. Le reali prestazioni dei corazzati sono condizionate, oltre ovviamente all'azione nemica, dall 'affidabilità meccanica, dall'abilità degli equipaggi , dalle tecniche <l' impiego e da tanti altri fattori. Proprio in questa direzione bisogna muoversi per capire i perché di tante sconfitte, patite nei primi due anni di guerra, difficilmente spiegabili per chi affronti il problema sotto il solo profilo tecnico. TI fattore umano, in particolare, non va trascurato. Lo scarso addestramento degli equipaggi all' impiego e alla manutenzione dei mezzi fu spesso la ragione prima della scarsa efficienza bellica dei nostri carri ri spetto a quelli britannici; inoltre le prime sconfitte furono di dimensioni tali che spesso minarono il morale e la combattività dei carristi. Solo così si può spiegare l' enorme numero di carri che furono abbandonati pressoché intatti a Beda From e in tante altre occasioni. Ci è impossibile in questa sede vedere dettagliatamente i molti problemi che affli ggevano I' M .13/40; ci basti rilevare che il rendimento del carro non ern ritenuto soddisfacente dagli alti comandi . Giudizi negativi giungevano dal fronte balcanico, e nel l'aprile del '41 veniva inviala in Libia una missione dello S.T.A.M., allo scopo di studiare il reale rendimento dell'M.13/40. I poco lusinghieri risultati di questa missione furono poi riassunti nel rapporto del generale Luigi Sarracino, che è conservato presso l'Archivio Storico dello Stato Maggiore dell' Esercito.

I progetti per costruire carri tedeschi su licenza: occasioni sprecate?

Il progetto dell ' M.1 3/40 non offriva grandi possibilità di sviluppo ed occorreva muoversi subito per poter disporre, a tempo debito, di un carro in grado di competere con le futura generazione di corazzati Inglesi. Nell 'estate del '41, il Ministero della guerra, ormai diffidente nei confronti delle progettazioni e costruzioni nazionali, decise di vagliare alcuni carri in dotazione all'esercito tedesco, prima di adottare un nuovo modello. A quella data nei vertici militari si era ormai diffusa l' idea che una delle cause dei nostri continui rovesci, in netto contrasto con i grandi successi tedeschi, fosse da ricercare nel gap tecnologico che separava i nostri carri da quelli dell' alleato. L' esercito tedesco aveva in dotazione mode lli nazionali e cecoslovacchi e in queste due direzioni si mosse anche lo Stato Maggiore, ne l te ntativo di trovare una valida alternativa ai vari «M. 13 Potenziato», Carro Celere Sahariano e P.26/40 che ingombravano i tavoli dei progettisti dell' Ansaldo.

6 Luc io

CEvA

e Andrea

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m eccanizzazione ecc. c.it. , vol.T 0 , p '.l 16.


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Gli studiosi Lucio Ceva ed Andrea Curami sono riusciti a ricostruire la fitta serie di intrecci tra industrie ed esercito che portarono prima all'illusione di poter dotare le formazioni corazzate di alcuni dei migliori carri dell'epoca e poi al definitivo abbandono dell'intero progetto per non meglio precisate «ragioni tecniche». Tralasciamo di seguirne le orme ripercorrendo le varie tappe di questa, sotto tanti aspetti biasimevole, vicenda e ci limitiamo a constatare che ogni qual volta, il R.E.l., prospettò la possibilità di affiancare o sostituire alla produzione di Carri M. quella, su licenza, di modelli cecoslovacchi o tedeschi (Skoda T.21; Pz.Kpfw III; Pz.Kpfw TV e Panther), il monopolio Ansaldo-FJAT mise in atto una strategia protezionistica. Una strategia fatta di grandi promesse di un' immediata avvio della produzione di un nuovo modello, sempre perfettamente rispondente alle esigenze di volta in volta avanzate dal R.E.I., da riprodurre in breve tempo in un numero elevatissimo di esemplari. Scampato il pericolo, il «monopolio salvato» poteva continuare a produrre l' ennesima variante al tema carri M. senza doversi minimamente preoccupare per le tante promesse fatte e mai mantenute. Detto questo, è forse superfluo sottolineare, che, ad esempio, l'M.15 del quale, nel '41, Agostino Rocca, amministratore delegato dell'Ansaldo, prospetta l'imminente entrata in servizio, verrà messo in produzione solo nel '43, quando ormai ben altre saranno la esigenze dettate dal campo di battaglia. A questo punto è facile comprendere come i vari «Celere Sahariano», P.26/40, o Cannone semovente da 149/40, fossero tutti ancora allo stadio di prototipo al momento dell'armistizio. Se non servirono alla causa della guerra, essi. furono però molto utili ai loro costruttori, o forse sarebbe meglio dire progettisti, ai quali in ripetute occasioni bastò evocare la loro esistenza per scacciare lo spettro della concorrenza che turbava la tranquillità dei loro sonni. Non vogliamo però essere fraintesi; è molto difficile stabilire se i carri cecoslovacco e tedeschi potessero essere soluzione realmente conveniente perché i tempi di riconversione degli impianti sarebbero stati molto lunghi ed i ritmi produttivi molto inferiori a quelli prospettati da Agostino Rocca per prevenire un'eventuale concorrenza di altre industrie italiane. Durante il conflitto fu anche prospettata la possibilità di ottenere dai tedeschi esemplari completi del Tiger. Tn realtà l'iniziativa non prese mai realmente corpo, ma fu la lontana origine dell'errata convinzione che il poderoso carro tedesco Tiger sia stato in dotazione a qualche reparto Italiano. Gli unici corazzati tedeschi in uso a repaiti italiaili furono 12 Pz.Kpfv m N, 12 Pz.Kpfv TV H e altrettanti Stug. lll G entrati in dotazione al Gruppo Leonessa della D.C. «M » della M.V.S.N .. Nessuno di questi mezzi partecipò a qualche azione di guerra e furono restituiti agli ex alleati dopo 1'8 settembre.


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L'M./4/41

Come era prevedibile, tutti questi tentativi per cercare un valido sostituto deU' M.13/40 non sortirono alcun risultato. Alla fine il Ministero del la Guerra dovette approvare nuove ordinazioni del carro, dopo avervi apportato le sole modifiche essenziali, per renderlo più idoneo all'impiego nel deserto, che erano possibili conservando lo stesso scafo. Tutte le relazioni sull'impiego degli M.13/40 provenienti dall'A.S.I. erano concordi nel ritenere che la potenza del motore era insufficiente e che i filtri erano inadeguati per fronteggiare le difficili condizioni ambientali del deserto. Già nel giugno del '40 presso il Centro Studi Motorizzazione si era aumentato l'alessaggio di un motore per ottenere maggiore potemra. Alla fine del '41 un certo numero di carri, che erano stati modificati con nuovi filtri dell'aria a olio e con un doppio filtro del gasolio, furono dotati del nuovo motore. Partendo dall' 711 ° esemplare, il carro, dotato del motore da 145 CV. e dei nuovi filtri, entrò in produzione di serie con la denominazione di M.14/41. Occorre però precisare che alcunj M.13/40 con motore originale venneru prodotti anche nel '42. L'M.14/4 1 era in effetti un M.13/40 «tropicalizzato» ma le sue prestazioni non furono mai del tutto soddisfacenti. In effetti gli equipaggi erano soliti aumentare la protezione dei carri con sacchetti di sabbia ed elementi di cingolo (ognuno dei quali pesava Kg. 5,95) che si andavano ad aggiungere alle numerose taniche di combustibile ed acqua. li modesto incremento di velocità, ottenuto grazie al nuovo motore, veniva così annullato.

li Carro Medio Celere Sahariano Precedentemente abbiamo incidentalmente accennato al carro M. Celere Sahariano. Questo corazzato era in sostanza la risposta dell'Ansaldo alle nuove esigenze emerse dalla guerra nel deserto. In Africa Settentrionale, i carri incrociatori (cruiser) inglesi, che compensavano la scarsa protezione con una sagoma bassa e con una grande mobilità, riuscirono molto spesso ad avere la meglio sui lenti carri italiani. L'elevata velocità permetteva ai carri inglesi ili prendere contatto con il nemico e di disimpegnarsi a loro piacimento, mentre gli italiani erano impossibilitati sia a sganciarsi sia ad inseguire gli Inglesi in difficoltà. I nostri carri erano stati progettati per operare nella zona alpina, dove


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velocità ed autonomia avrebbero avuto una importanza relativa, mentre nelle piatte distese desertiche queste prerogative erano fondamentali . Ispirandosi al Cruiser Tank Crusader inglese, si decise di reaJiz1.arc un carro per l'impiego in A.S.T.. La documentazione relativa al nuovo carro, denominato M. Celere Sahariano~ è pressoché inesistente; pertanto ci si è dovuti basare sulle scarse informazioni riportate da alcune puhhlicazioni specialistiche. Un primo prototipo fu ottenuto modificando un normale carro M.41. La casamatta era a piastre notevolmente inclinate ed era priva del complesso binato; Ja torretta era profilata più bassa e manteneva il cannone da 47 nun. (prima nella versione da 32 calibri e poi in quella da 40). 11 prototipo definitivo presentava diverse innovazioni interessanti. Per la prima, e unica, volta, si ahhandonò il sistema di rotolamento a carrelli, sostituendolo, sul modello del Crusader, con uno di tipo Christie, che prevedeva 4 grandi ruote portanti e sospensioni a barre di torsione (queste ultime erano già state adottate sull ' L.3/38 e sull' L.40). Nuovi anche i cingoli che erano del tipo ad elementi singoli. 11 motore, a benzina, era del tipo 228 a 8 cilindri a V di 11300 cm 3. La potenza, di 275 CV., era più c he doppia rispetto a quella dell'M.14/4 1, e permetteva al carro di raggiungere l'eccellente velocità massima di 55-60 Km/h. Di sagoma bassa, scafo piuttosto largo, e dotato di grande mobili tà, il carro prometteva bene e, a lla luce de l progressivo aumento della corazzatura dei carri alleati, si pensò di derivarne un semovente da 75 mm. Quando il prototipo del «Celere Sahariano», fu pronto, la guerra in Africa era onnai persa.

I Semoventi, i Carri Comando e gli altri derivati Insieme con l'esigenza di nuovi carri, le grandi sconfitte de ll 'i nverno 1940/41 avevano anche messo in luce la necessità di nuove tattiche d' impiego. Il 19 agosto 1941, una circol are dello S.M. sanciva le nuove direttive sull ' impiego delle unità corazzate, che presentava alcune innovazioni di fondamentale impo11anza. Quelle che interessano a noi sono le moda lità della cooperazione con le altre armi (artiglieria, fanteria ecc.). Si era finalmente compreso che i carri armati, pur avendo delle enormi potenzialità, non possono operare efficacemente senza l' appoggio delle altre forze come l'artiglieria, la fanteri a e il genio. Se queste forze collaborano in stretta simbiosi, hanno la possibilità di sfruttare al meglio il loro potenziale, ma se operano indipendentemente l'una dalle altre, esse vengono a trovarsi nella situazione ideale per il nenùco che può così isolarli ed affrontarli separatamente. Tralasciamo completamente ogni considerazione lattica, che esulerebbe


Il carro armato M .13/40 e derivati

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dalle finalità del presente studio, per limitarci a segnalare che queste nuove direttive prevedevano l'esistenza e l'uso di tutta una serie di nuovi corazzati. Infatti, l'unico modo per le altre armi, di tenere il passo con i carri era quello di acquisire pari mobilità e velocità. Veniva così richiesto all' Ansaldo di derivare dallo chassis <lcll'M.13/40 un' intera famiglia <li veicoli corazzati, comprendente: Obici Semoventi di vario calibro, un Carro Centro Radio, un Carro Comando per Batterie Semoventi, un Carro Comando per l'aereocooperazione, ed un Carro Contraerei. Furono invece frutto di trasformazioni campali, dettate da esigenze immediate: il Carro per assistenza motoristica in combattimento, il Carro Ambulanza e l'M.13 trasformalo a benzina. Tutti questi mezzi verranno dettagliatamente descritti nella seconda parte e pertanto, per non appesantire il testo con inutili ripetizioni, rimandiamo il lettore ad essa. Premesso questo, per il momento ci limitiamo, ad offrire un sommario quadro dei problemi che i progettisti dell'Ansaldo si trovarono ad affrontare e delle soluzioni tecniche che misero a punto per risolverli . Erano stati gli Inglesi ed i Francesi , durante la Grande Guerrn, i primi ad intuire le enormi potenzialità offerte dall'artiglieria semovente e ad individuare nei mezzi cingolati, l'unica soluzione valida per metterle in atto. Nel periodo tra le due guerre mondiali in Italia si lavorò molto poco nella progettazione di artiglierie semoventi e nel '39 l'artiglieria era ancora largamente ippotrainata. L'Ansaldo per la costruzione di semoventi, negli anni dell a guerra, ha seguito due diversi orientamenti. Il p1imo prevedeva progetti specifici, nati fin dall'inizio come tali , e di caratteristiche spesso avanzate, come il 149/40, ma nessuno di questi andò oltre la stadio di simulacro in legno o, nella migliore delle ipotesi, di prototipo. L'altro era basato semplicemente sui carri esistenti, resi idonei, previa rimozione della torretta girevole, all'installazione in casamatta di pezzi d 'artiglieria campale come il 75/18. Le truppe italiane, sul modello di quelle tedesche, impiegarono i semoventi come arma a tiro diretto a hreve distanza per il sostegno ravvicinato dei mezzi corazzati, mentre le caratteristiche bali stiche degli obici da 75/1 8, avrebbero dovuto farli considerare un complemento di quella campale, da usare per il supporto di fuoco a tiro indiretto secondo la concezione tradizionale.

i Semoventi Controcarro Nell'inverno '41 -42 i nuovi carri M .14/41, sebbene afOitti da difficoltà logistiche e da manutenzioni carenti, si dimoslrarono nel complesso ancora competitivi contro i carri inglesi, ma dopo pochi mesi si trovarono inesorabilmente superati e, quel che è peggio, senza alcuna concreta possibilità di


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recupero. Cosa era successo? Una nuova generazione di carri americani aveva fatto la sua comparsa sui campi di battaglia. Come abbiamo visto il suo arrivo era stato previsto da oltre un anno, ma, per le note vicende, poco o nulla si era concretamente fatto per dotare il R.E.I. di mezzi idonei ad affrontarli. Obbligati a contrastare una superiorità tecnica tedesca sempre crescente, gli Angloamericani avevano speso molto nella ricerca per la tecnologia carrista e nella razionalizzazione dei cicli produttivi; il tutto allo scopo di sfruttare al meglio le enormi risorse dell'industria automobilistica americana. Ora si preparavano a raccogliere i frutti dei loro sforzi. I risultati non furono sufficienti a colmare i I gap tecnologico che li separava dai tedeschi, ma bastarono a mettere i nostri carri in una situazione di netta inferiorità. I Tedeschi aveva infatti un altro grande vantaggio su di noi; grazie all'abbondante spazio interno disponibile e all'ampiezza del cerchio di rotolamento della torretta poterono montare sui loro Pz.Kpfw. III e TV corazze più spesse e cannoni più potenti, senza per questo dover stravolgere i progetti di base. I carri M.13/14 non avevano queste possihilit;ì e non c'era nessuna speranza di disporre a breve termine del P.26/40 o di qualsiasi altro carro pesante. I carri M.3 Lee e Grant e gli M.4 Shcrman, pesantemente corazzati ed armati con cannoni da 75 mm., erano decisamente superiori ai loro predecessori e potevano ingaggiare i nostri carri restando ben al di fuori della gittata utile del 47/32. Quando ci si rese conto che il cerchio di rotolamento della torretta dcll'M.14 non consentiva più di montare un cannone di potenza adeguata alla protezione dei mezzi avversari, si pensò che l'unica soluzione per utilizzare gli scafi esistenti e per mantenere la stessa catena di produzione era quella di trasformare il complesso in un cacciacarri . In pratica questo semovente, sacrificando flessibilità d' impiego e protezione, permetteva di installare su uno scafo derivato da quello dei carri in produzione un cannone di calibro di gran lunga superiore. Si tratlava evidentemente di una soluzione tampone, prodotta dalle esigenze particolari della guerra e pertanto dettata quasi esclusivamente da motivi economici e di produzione, ma era l' unica possibile. Sulla base dell'esperienza maturata sul fronte orientale, dove tra l'altro non venne mai impiegato nessun carro M ., fin dal dicembre del '41 si era iniziato lo studio di un Semovente Controcarro da 90/53 (si veda paragrafo ad esso dedicato), ma era già chiaro che i risultati non sarebbero stati soddisfacenti. Gli obici semoventi da 75/18 si erano dimostrati in grado di perforare le corazze dei carri M.3 Lee/Grant e M.4 Sherman ed era evidente che montando cannoni a più alta velocità iniziale sullo stesso scafo, si sarebbero ottenuti dei semoventi controcarro molto efficaci .


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Nascevano così i Semoventi Controcarro da 75/32, 75/34 e 75/46~ sui quali ritorneremo prossimamente con alcuni paragrafi a loro specificatamente dedicati, e ai quali fin da ora rimandiamo il lettore. Questi semoventi controcarro avevano una sagoma bassa cd un potente armamento, ma il settore di tiro limitato e la corazzatura incompleta, li mettevano in una situazione di inferiorità rispetto ai carri M.4 Sherman che si giovavano di una maggiore flessibilità.

L'M.15/42 Per ovviare alle carenze tecniche dcll'M.13/M.14 (inadeguata resistenza ai proiettili di calibro superiore ai 20 mm. insufficiente potenza dei motori diesel, limitata efficacia del cannone da 47/32 a distanze superiori ai 500 metri) verso la metà del '42 venne avviato un limitalo programma ili rielaborazione del progetto. Dopo molte discussioni tra i tecnici dell' Ansaldo/Fiat e quelli dell'esercito si decise di utilizzare un motore a benzina SPA 15 TB (11.980 cm3) che sviluppava 195 CV. Il motore, di maggiore potenza, rendeva il carro, omologato come M.15/42, più veloce e vi erano anche altre piccole modifiche derivate da suggerimenti del personale. L' armamento principale fu potenziato con l'installazione del cannone da 47/40, di calibro analogo al precedente, ma con velocità iniziale aumentata di oltre il 30%. Fin dall'inizio fu prevista l'utilizzazione di munizionamento E .P. (effetto pronto), cioè a carica cava. Venne montato un comando elettrico per il movimento della torretta. La protezione fu aumentata con l'adozione di una corazza di spessore variabile da 14 a 42 mm., con un massimo di 45 mm. nella parte frontale e di uno scudo, ricavato per fusione, di 50 mm .. Per allogg iare il nuovo complesso a benzina il vano motore dell'M.14 fu modificato e allungato, furono aggiunte delle ventole di raffreddamento nella parte superiore del comparto motore mentre le marmitte di scarico furono coperte da corazza. Il cambio venne sostituito da uno di nuovo tipo ad ingranaggi sempre in presa (sprovvisto quindi di riduttore) con 5 marce in avanti, retromarcia e trasmissione del gruppo epicicloidale mediante coppia conica. Il sistema di rotolamento era uguale a quello degli altri carri M., ma con il cingolo allungato di due maglie. Esternamente il carro M.42 si distingueva per il portello laterale di accesso alla camera di combattimento, che venne spostato da sinistra a destra, e per la parte posteriore completamente ridisegnata. Sul retro riapparvero i due rulli di scorta che avevano caratterizzato i primi M.13/40, ma in posizione diversa. 1n seguito una di queste ruote venne sostituita da una cassetta sgancia fumogeni.


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Sul lato destro del carro fu anche installato un motogeneratore Garelli. Sul fianco sinistro de lla torretta li ssa furono sistemati g li allacchi per yuattro fustini di comhustibile ed a prua quelli per altri due, allo scopo di aumentare l'autonomia del carro. Entralo in servizio nell'estate del '43, l'M.42 prese parte agli avvenimenti dell'8 settembre, e la produzione continuò fino al L944 per le truppe di occupazione tedesche. Il carro era, per l'epoca, decisamente superato, ma J'industria non offriva altre alternative. Per la cronaca, il lanlo atteso P.26/40, entrò in produzione solo dopo l'armistizio e ne vennero consegnati 101 esemplari (40 de i quali senza moto re) alle truppe di occupazione tedesche 7 .

7 Fondaziont: Einaudi Torino - Archivio Rocca 62.70, Produzione artiglierie e automezzi coraz.zali. s.l., s.<l., in Lucio CEV/\ e Andrea CURAMI. La meccanizzazione ccc. cit., voi. Il, p. 482.


DESCRIZIONE DEI CARRI ARMATI M.13/40, M. 14/41 E M.15/42

Premessa Le descrizioni tecniche e i dati tabulari che compaiono nelle pagine seguenti sono stati desunti da manuali d'uso e manutenzione dell ' epoca. Abbiamo deciso di riprodun-e il più fedelmente possibile detti manuali nella convinzione che essi rappresentino una fonte di primaria importanza per qualsiasi studio. Prima di addentrarci nel vivo della narrazione, è necessario dare qualche spiegazione sui criteri di classificazione adottati dal R.E.J.. La circolare n. 8800 del 24 giugno '38, disponeva di denominare i can-i in relazione al peso (L. fino a 5 t.; M. da 5 a 15t.; P. oltre le 15 T.), e all'anno di adozione: ad esempio L.33. Con l'inizio delle ostilità, quando era già d' abitudine includere nella denominazione anche l'elemento peso, M.13/40 ecc., una nuova circolare stabilì di classificare come L. i mezzi fino a 8 t .. A partire dall'agosto del '42 (circolare n. 14350) venne definitivamente soppressa l' indicazione del peso, limitandosi all'uso delle due ultime cifre dell'anno di adozione. I tedeschi diedero una loro denominazione ai mezzi di cui vennero in possesso dopo 1'8 settembre; il sistema manteneva la sigla originale, aggiungendo un numero a tre cifre (Kennummer) e una (i). Il semovente da 75/18 divenne così lo Sturmgeschuz M.42 mit 7,5 KwK L.18 (850) (i).

Descrizione Lo scafo era costituito da lamiere di acciaio speciale, che ne formano la corazzatura, rigidamente collegate all'interno da una robusta intelaiatura di profilati e rinforzata da traverse, così da ottenere una cassa indeformabile e resistente agli urti e agli sforzi più violenti. Nella parte inferiore dello scafo l'unione delle lamiere all'intelaiatura era fatta a mezzo di chiodi con l'interposizione di tela imbevuta di minio per ottenere la tenuta stagna. Nella pa1te superiore dello scafo detta unione era realizzata mediante bulloni con lesta a forma conica per ridurne la vulnerabilità. L' imbullonatura rendeva possibile il facile smontaggio delle lamiere per eventuali revisioni o verifiche dei gruppi interni. Le lamiere costituenti la corazzatura avevano spessori diversi in modo da assicurare la massima protezione a lle parti maggionnente esposte al tiro frontale. La durezza delle piastre variava dai 245 Brinnel de ll a piastra frontale dello scafo ai 210 di quelle della torretta gi revole. All' interno lo scafo era diviso in due parti da una parati:1 verticale me-


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tallica: una camera motore e una camera di combattimento e guida. Nella camera motore erano contenuti il motore con i radiatori e i due serbatoi del combustibile (principale a sinistra e di riserva a destra). La camera motore era coperta da un cofano e al disopra del radiatore erano sistemati due grigliati per lo scarico dell'aria soffiata dalle ventole. Il cofano era a due sportelli (grigliati sull'M.42) fissati esternamente con dadi a galletto, attraverso i quali si accedeva a l motore. Per estrarre il gruppo motore si poteva facilmente smontare ed asportare il cofano. Anteriormente una paratia munita di apposite aperture separava 1a camera motore da quella di combattimento, mentre tra il motore ed i radiatori era posta superiormente una traversa prolungantesi all'interno dello scafo, fino all'altezza del cofano. La Camera di combattimento e guida comprendeva la parte centrale e quella anteriore dello scafo e conteneva gli organi di trasmissione (cambio, meccanismo di trasmissione, sterzo e frenatura), e batterie, parte dell 'armamento e del munizionamento, l'apparecchio radio e l' equipaggio. La camera di combattimento nella parte centrale, al disopra dei cingoli, si allargava venendo a costituire la cosiddetta torretta fissa. Il tetto della torretta fissa aveva una grande apern1rn circolare in corrispondenza della torretta girevole. La torretta girevole era costituita da lamiere di corazza, collegate all'interno da angolari, da uno scudo frontale, che su pportava tutto il 6'!"uppo cannone e mitragliatrice coassiale, e da un piano di rotolamento poggiante su una serie di sfere rotolanti nella gola di una corona a dentatura interna, inchiodata sul cielo della torretta fissa. La torretta girevole era tenuta ancorata a quella fissa da 6 denti sporgenti dalla corona dentata che andavano a far presa su un bordo portato dal piano di rotolamento La rotazione della torretta poteva essere comandata a mano, oppure a mezzo di un congegno oleodinamico. La rotazione a mano si otleneva agendo su un volantino che comandava una coppia a vite e ruota e licoidale contenuta in una scatola solidale alla torretta stessa ed ingranante nella corona dentata dello scafo. Il congegno oleodinamico, tipo «Calzoni» era costituito da una pompa rotativa (comandata da una coppia conica che prendeva il moto dall'albero di trasmissione), da un distributore e da un servomotore, applicato al cielo della torretta fissa, lato destro. Girando un volantino, l'olio posto in pressione dalla pompa, attraverso il distributore, andava ad azionare il servomotore che faceva ruotare la torretta. li pavimento della torretta non ruotava con essa, ma posteriormente questa portava un braccio cui erano fi ssati due seggiolini ribaltabili, uno a destra per il tiratore e uno a sinistra per il porgitore. L'accesso era facilitato da un porte llo laterale sinistro (destro sull'M.42) incernierato anteriormente e da due portelli incernierati lateralmente ne] cielo della torretta girevole.


li carro annato M.13/40 e derivati

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La parte frontale della torretta fi ssa era costituita a sinistra da una lamiera piana nella quale era ricavata una apertura rettangolare con portellino per la guida; a destra da una casamatta fusa dove trovava posto l'abbinamento delle mitragliatrici. La lamiera posteriore deUa torretta fissa aveva una feritoia, protetta ali ' esterno attraverso la quale passava l'aria aspirata dalle ventole del motore. Nella parte anteriore del carnera di combattimento e guida era chiusa superiormente da una lamiera inchiodata con due sportelli in corrispondenza dei freni. Gli sportelli, con guarnizioni a tenuta stagna, potevano essere tenuti più o meno aperti, in modo da dosare la ventilazione per il raffreddamento dei freni, oppure bloccati agendo su un congegno manovrato dal mitragliere dall ' interno del carro. Lateralmente, nella parte anteriore, i due fianchi dello scafo portavano due aperture circolari per il passaggio degli organi di trasmissione fino alle ruote motrici. Per la guida il pilota disponeva di un portellino, sulla lamiera frontale della torretta fissa, incernierato e comandato da una leva con arresto a settore dentato. Con il portellino chiuso era ancora possibile vedere attraverso una feritoia longitudinale praticata nel portellino stesso, chiudibile dall'interno a rubinetto e protetta da un cristallo. Alla visibibtà posteriore e laterale provvedevano delle feritoie circolari nella torretta fissa (due sulla lamiera posteriore, una nello sportello di accesso del pilota e una sul lato opposto), protette da piastre girevoli manovrate dall' interno. Queste feritoie erano tali da permettere, oltre alla visibilità, anche il passaggio di canne di armi portatili per la difesa vicina dall'interno del carro. Il motore dell ' M.13/40 era uno SPA 8 t ad iniezione, alimentato a nafta, con 8 cilindri a V, una ci lindrata di 11.140 cm3 ed erogava una potenza massima di 130 CV. a 1800 giri al minuto. Il motore dell'M. 13/40, come ricordato, era stato modificato durante la produzione; a partire dal 1941 si erano adottati due fi Itri per l'aria a bagno d'olio, invece dei quattro originali a secco. Un' altra innovazione riguardava il montaggio di due dinamo, anziché una, e di un piccolo radiatore dell' olio. Denominato SPA 15t il nuovo motore, montato sull'M.1 4/41, erogava la potenza di 145 HP a 1900 giri al minuto. L'M.15/40 aveva un motore tipo 15 TB a benzina con 8 cilindri a V., 11.980 cm 3 di cilindrata ed una potenza di 194 HP a 2400 giri al minuto. Sui carri M. il complesso motore appoggiava ed era fissato tramite, un telaio di sostegno, a due traverse sul fondo dello scafo. L'avviamento del motore poteva avvenire elettricamente, oppure a mano, mediante un avviatore ad inerzia, dall' interno o daJl'esterno del carro. L' accensione era data da un «Magnete Marelli», situato nella parte me-


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diana <lei motore, con candele schermate e anticipo automatico. Le schermature al magnete e alle candele servivano per evitare disturbi ali' apparecchio radio. li carburante (henzina o nafta) era contenuto in due serbatoi, di lamiera piombata, muniti di sfiatatoi e di tappi di scarico, disposti ai due lati del motore e inchiodati all' interno dello scafo. l bocchettoni per il 1ifornimento dei serbatoi erano posti uno nella camera motore e l'altro nella camera di combattimento. li contenuto dei serhatoi era di 190 lilri (250 per l' M.15/40) così suddivisi: 150 I. (1 70) nel serbatoio principale e 40 1. (181 compresa la riserva di 40 1.) in quello ausiliario. L' afnusso del combustibile alla pompa di alimentazione era regolato da un rubinetto situato all'interno della camera di combattimento. Girando il ruhinetto si entrava in contatto prima con il serbatoio principale, poi con quello ausiliario e infine con la riserva. L'autonomia media del carro, con i serbatoi pieni era di circa 200 Km. (220) su strada o 12 ore (1 O) in terreno vario; il pilota poteva controllare la quantità di carburante contenuta nei serbatoi per mezzo di due indicatori di li vello. La lubrificazione era a circolazione d'olio forzata da tre pompe ad ingranaggi, di cui una di mandata e due di recupero, riunite in un gruppo solo. L'olio veniva aspirato dalla pompa di mandata e, dopo aver attraversalo il filtro, veniva mandato a luhrificare i vari organi del motore. TI motore era raffreddato ad acqua, mediante due ventilatori e due pompe centrifughe, comandate da una doppia cinghia trapezoidale. L' avviamento era elettrico, con motorino d' avviamento comandato da un pulsante posto sul 4uadro strumenti. Solo in caso di necessità, con le batte rie scariche, si usava l' avviatore a iner1.ia con l'apposita manovella in dotazione. La tra,;missione. Il gruppo cambio <lc ll 'M. 13/M. I 4 aveva quattro marce in avanti e una indietro; ad esso era unito un gruppo riduttore che raddoppiava il numero dei rapporti disponibil i. Sull ' M.15 il cambio di velocità era del tipo ad ingranaggi sempre in presa. Il numero di velocità era cinque in avanti e una retromarcia. Non vi era quindi nessun riduttore. li gruppo camhio, con frizione a disco unico incorporato nel volano del motore, era posto sull'asse longitudinale del carro nella patte anteriore della camera di combattimento. Posteriormente al cambio, sull'albero primario, a destra, era applicata una coppia conica innestabile mediante una leva che serviva a dare il moto alla pompa Calzoni destinata a comandare idraulicamente i movimenti della torretta girevole. L' inserimento del riduttore era comandato da una leva. I ruotismj del cambio e il gruppo epicicloidale erano posti in una mede-


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sima scatola. La trasmissione dalla frizione al cambio era del tipo a giunti cardanici; il cambio era co!Jegato al gruppo epicicloidale da un pignone e da una corona. I due gruppi epicicloidali oltre a trasmettere il moto, permettevano la sterzatura del carro. Due tam buri muniti di freni a ganascia interni, agenti ad espansione permettevano di fermare il carro. Le due leve di guida erano poste una a destra e l'altra a sinistra del pilota. Il siste ma di leve di rinvio era tale che per ogni coppia di tamburi, 4uando era fissalo il tamburo di reazione, que Uo di guida risultava libero e viceversa. Per far procedere il carro, occorreva tenere frenati e quindi fermi i tamburi di reazione, lasciando invece liberi di girare i tambu1; di guida, bisognava cioè spingere entrambe le leve di guida completamente avanti. Per ottenere la sterzatura del carro occorreva frenare più o meno, a seconda del raggio di sterzatura che si voleva ottenere, il cingolo (cioè la ruota motrice) posto dalla parte verso cui si voleva sterzare, lasciando così libero il movimento delJ ' illtro cingolo. Tirando contemporaneamente aJl' indietro le due leve di guida si frenavano i due cingoli e di conseguenza il carro. Gli organi di rotolamento erano sostenuti da supporti fissati ai lati de l carro; essi comprendevano due ruote motric i, situate anteriom1ente, due ruote di rinvio con tcndicingoli, poste alle estremità posteriori e due cingoli avvolgentisi sulle ruote motrici e di rinvio, i cui rami inferiori appoggiavano a terra, sotto 16 rulli af>binati che supportavano il carro, e i superiori su 6 rulli gommati giranti su perni lìssati allo scafo. Attraverso due pignoni dentati il moto veniva trasmesso dai gruppi interni alle ruote motrici. Ciascun cingolo era composto da 84 maglie (86 per l' M.42) ugua li tra loro e unite a cerniera mediante perni. I due cingoli , t:he anteriormente si avvolgono sulle ruote motrici i cui denti andavano ad incastrarsi nei fori de lle maglie, posteriormente appoggiavano sulle due ruote di rinvio i cui perni erano portati da bracci spostabili in senso longitudinale Tale s postamento si otteneva svitando e avvitando il manicotto, si provocava così l'aumento di tensione o l 'allentamento del cingolo. Gli apparecchi ottici. L'iposcopio che consentiva la condotta del carro, quando durante il combattimento era necessario tenere chiuso il portellino, era essenzialmente composto di due prismi, di c ui uno superiore, obbiettjvo, sporgente dal tetto della torretta fissa e uno inferiore, ocul are, siste mato all' interno all 'altezza degli occhi del pilota. Il prisma oculare e.d un forte spessore di vetro ottico, che serviva ad au-


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mentare il campo visivo, erano a lloggiate in un supporto fissato a l cielo e alla lamiera della torrelta fissa. L'iposcopio, oscillando attorno ad un asse orizzontale entro il suo supporto, permellcva un ampio campo visivo verticale. Nelle condi zioni normali di guida, con visibilità diretla, l' iposcopio poteva essere sfilato e posto nell' apposita cassettina; il pilota veniva così ad usufrnire della completa visibilità permessa dal portellino. l due cannocchiali panoramici o periscopi permettevano, dall' interno e mantenendo fissa la torretta, di esplorare il terreno circostante per 360°. Questi cannocchiali erano sistemati uno a destra e l'altro a sini stra, sospesi al tetto della torretta girevole, atlraverso un collegamento elastico, che attutiva le vibrazioni e gli urti durante la marcia. La parte superiore del periscopio era protetta da un riparo in acciaio speciale dal quale usciva il solo· obbiettivo. Sulla testina poteva anche essere applicato un cappuccio che serviva anche da parapioggia. Il cannocchiale, con ingrandimenti 1,25 e campo di 30°, aveva un oculare con cuscino poggiafronte e un anello di gamma per l' occhio. TI campo oculare aveva quallro posizioni che corrispondevano a lle direzioni d i visuale a 0° (di fronte al carro), a 90° (a sinistra), a 90° (a destra), cd a 180° (dielro). Il periscopio poteva essere fi ssato con inclinazione di più o meno 8° a seconda delle esigenze. Per il puntamento dell'arma principale si usava l'alzo a cannocchiale che era supporlalo da una slitla sistemata sulla scatola porta ruotismi del cannone, e si spostava orizzontalmente insieme al cannone stesso. Il movimento di elevazione era seguito dal solo obbiettivo, menlre il resto del cannocchiale (ingrandimenti 1,25, campo visivo 30°) reslava fermo, in modo che il puntatore potesse orientare l'oculare nella posizione più comoda indipendentemente dal grado di e levazione dell'arma. Per il puntamento si usava un reticolo, graduato in funzione della distanza, posto sul piano focale dell'oculare. Se mpre sul piano focale era incisa una linea orizzontale che poteva essere spostata in senso verticale, in corrispondenza della distan za dal bersaglio, agendo su un bottone situato sopra l'oculare. U na volta che si erano calibrali l'alzo e la derivazione, rimaneva indiv iduato il punlo di campo in c ui bisognava eseguire la mira. L'oculare era munilo di cuscino poggia fronte e di anello di gamma per l' occhio. Il cannocchiale collimalore per il complesso binato di mitragliatrici era posto lTa le due armi, sostenuto da una culla fissa alla mensola di cui seguiva i movimenti sia di direzione che di elevazione. L' obbiettivo veniva alloggiato in un tubo di protezione con foro di mira al centro. L'oculare era sistemato in una testina a movimento verticale che poteva essere portato nella posizione più comoda per eseguire il puntamento; a questo punto bastava allineare il bersaglio al crocicchio per Ja mira.


Il carro armato M .13/40 e derivati

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L'armamento del carro comprendeva un cannone semiautomatico «Ansaldo» da 47/32 e quattro mitragliatrici «Breda» calibro 8 mod. 38. Una delle mitragliatrici era coassiale al cannone, due erano abbinate in casamatta e una quarta era sul tetto della torretta girevole in posizione antiaerea. L' M.15/42 montava un cannone da 47/40 e in postazione antiaerea utilizzava l'arma abbinata al cannone. Il cannone che armava gli M.13/M.14, derivato direttamente dal 47/32 mod. 35 in uso alla fanteria, era un arma anticarri di discreta efficacia che veniva anche utilizzata come pezzo d 'accompagnamento. La bocca da fuoco era d'acciaio in un unico pezzo. TI congegno di chiusura era formato da un otturatore trasversale fornito di riarmo del percussore, senza bisogno di riaprire l'otturatore. Le mitragliatrici usate sul carro erano le Breda mod. 38. Derivata dal modello 37, in uso alla fanteria, era un'arma automatica con movimenti a sottrazione di gas. La canna era fissa, con rigature elicoidali destrorse, ed aveva una durata normale di circa 16.000-20.000 colpi. Nel castello erano inseriti i congegni di scatto, l'otturatore a prisma scorrevole, il congegno di sicurezza e quello di alimentazione. Il percussore era solidale al pistone mentre il manicotto era a presa di gas regolabile, per dosare la cadenza di tiro. L'anna era costruita del tipo destro o sinistro a seconda della sua posizione nel complesso binato. L'alimentazione era a caricatori semilunari, di 24 colpi, da inserire superiormente; il caricatore vuoto veniva espulso lasciando l'arma aperta per l'inserimento di uno carico. L'espulsione dei bossoli avveniva nella parte inferiore del castello per farli cadere in un apposito sacchetto. L' impugnatura era del tipo a pistola per ridurre l' ingombro e facilitare il puntamento. Il cannone, con la sua culla, il freno di rinculo, e rccupcratori a molla, appoggiava, mediante gli orecchioni della staffa anteriore della culla, su un supporto rigidamente collegato allo scudo frontale della torretta girevole. Rispetto a tale supporto tutto i I gruppo cannone poteva ruotare in senso verticale attorno all'asse degli orecchioni sino ad assumere 20° di elevazione e 10° di depressione. La mitragliatrice, supportata da una mensola, era fissata con viti al fianco sinistro della culla del cannone, di cui seguiva i movimenti di elevazione e di depressione. Per la protezione delle feritoie, praticate nello scudo fi sso della torretta girevole, per consentire gli spostamenti verticale e il passaggio della volata del cannone, dell'estremità anteriore della mitragliatrice e della visuale dell'alzo a cannocchiale, sulla parte anteriore della culla era applicato uno


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scudo girevole che segui va i movimenti del cannone stesso. Il brandeggio del gruppo cannone-mitragliatrice si otteneva con la rota1/.ione della torretta girevole. Il congegno cii elevazione era manovrato a mano mediante un volantino. Il comando di sparo del complesso cannone-mitragliatrice poteva essere azionato a mano oppure a pedale. Il comando a mano del cannone era costituito da un cavetto, posto sul lato destro della culatta, che andava ad agire sulla leva di scatto. Per azionare la mitragliatrice bastava premere il grilletto. li comando a pedale era azionato da due flessibili collegati a due leve a pedale, poste all'estremi tà inferiore di un' asta tubol are sostenuta da un supporto fissato alla torretta girevole. Due molle ancorate alla pedana avevano il campito di richiamare le leve in posizione normale, non appena cessata la pressione del piede. li complesso binato era alloggiato in una casamatta sporgente dalla parete frontale de11a torretta fissa cd aveva un movimento contenuto in un settore sferico, i cui limiti erano dati dagli angoli di e levazione (20°), di depressione ( I00) e di brandeggio ( 15° a sinistra e 15° a destrn). Il complesso binato e l'obbiettivo del cannocchia le di puntamento erano protetti, in corrispondenza dell'apertura de lla casamatta, da uno scudo sferico e i movimenti di elevazione e brandeggio del complesso binato si eseguivano agendo sulla impugnatura delle armi. La mitragliatrice antiaerea era imperniata sopra un supporto a force11a che, all 'atto dell'impiego, veniva infilato in un sostegno applicato nel cielo della torretta girevole, anteriormente allo sportello; questo sistema consenti va un ampio settore di tiro e un rapido puntamento sul bersaglio. Nella sua posizione di riposo l'arma era sistemata orizzontalmente su due staffe portate dalla parete interna destra della camera di combattimento. S ul l'M.42 veniva utilizzata l'arma abbinata al cannone. Durante la marcia, quando non era necessario l'impiego, la torretta girevole, il gruppo cannone e l'abbinamento delle mitragliatrici venivano bloccati mediante i relativi congegni. Il munizionamento del cannone compre ndeva 85 ( ll L per l' M.42) proiettili , granate perforanti o dirompenti , sistemati in due scaffali ed in una cassa posta nella carnera di combattimento, a sinistra sul fo ndo dello scafo. Giudicando insufficienti queste dotazioni molti equipaggi avevano l' abitudine di caricare una cassetta di munizioni in più e di sistemarla sotto i piedi del caricatore. TI munizionamento de lle mitragliatrici comprendeva 3048 (2640 per J'M.42) colpi contenuti in 127 (110) caricatori di 24 colpi ciascuno. l caricatori venivano alloggiati in scaffalelli di legno situati in parte in torretta girevole e in parte nella camera di combattimento.


li carro armcllo M. 13/40 e derivati

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I caricatori erano fermali da un congegno a molla che impediva la loro fuoriuscita per i sobbalzi e gli shandamcnli del carro in movimento su terreno vario.

L'impianto elettrico assicurava l'illuminazione interna ed esterna, l'avviamento del motore, il funzionamento del quadro e di vari indicatori di livello, l'alimentazione della radio. Ali' alimentazione provvedevano quattro balterie Marelli 3 MF 15 da 6 volts e due dinamo 300/24 F da 24 volts. Le batterie erano collegate tra loro in serie allo scopo di ottenere i 24 V. necessari per il motorino di avviamento. lJ peso complessivo era di Kg.120. Sull ' M.42 era montato un «Motogeneratore Garelli» per la ricarica delle batterie e per la alimentazione d'emergenza della radio. Le due dinamo provvedevano alla ricarica automatica delle batterie. Esse erano poste una sul lato sinistro e una sul lato destro del motore, ed erano azionate da questo per mezzo di due cingruc elastiche. L'illuminazione interna era assicurata da due faretti da 5 W. All' illuminazione esterna provvedevano due fari, orientabili a mano dall'esterno del carro, sistemati sulla piastra anteriore della camera di combattimento e da un fanalino catarifrangente posteriore, per l'illuminazione della targa. T carri erano provvisti di una radio R.F.C.A.I, con portata fino a 2 Km. in fonia, che era fissata a lla parete inlema destra della camera di comhattimcnto; il carro era anche munito di interfono. Caricamenti interni ed esterni. l caricamenti interni del carro M .13 comprendevano: - sedile pilota, a sinistra sul telaio sostegno gmppo cambio-ponte. - sedile mitragliere, a destra sul telaio sostegno gruppo-cambio ponte. - sedile cannoniere, a destra sostenuto da un braccio portato dalla torretta girevole. - sedile servente, a sinistra sostenuto da un braccio portato dalla torretta girevole. - custodia per strumenti ollici, applicata internamen te sulla sporgenza della torretta fissa. - cassette e vani per i caricatori da 24 colpi delle mitragliatrici. - cassette e vani per i colpi da 47 mm. - un apparecchio radio trasmittente e ricevente R.F.l.C.A. - estintore. I caricamenti esterni comprendevano: - un hadile, una gravina, una mazza di ferro di Kg.3,5 e un palanchino di ferro sulla cope1tura del la camera motore. - quattro ganci di manovra: due anteriori e due posteriori.


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- un occhione di traino, anteriore al centro. - una cassetta porta attrezzi, sui parafanghi, lateralmente alla camera motore. - un cavo metallico con ganci, fissato ai ganci anteriori di traino. - due ruote portanti di scorta fissate sul retro dello scafo (solo sui carri della prima serie). - in Africa Settentrionale, gli M.13 adottavano taniche di carburante supplementari per aumentare l' autonomia.

Dotazioni. Ogni carro era munito di una dotazione di chiavi, accessori e parti di ricambio per la manutenzione e per le riparazioni da effettuarsi durante la marcia. Ogni gruppo di 4 carri era inoltre munito di una dotazione di plotone, di chiavi e accessori, per quelle riparazioni che si potevano effettuare nelle officine di reparto. Generalmente i mezzi uscivano d i fabbrica con una verniciatura uniforme applicata con pistola a spruzzo e lo stesso sistema veniva utilizzato anche per applicare la mimetica Tutti i carri M . avevano la camera di combattimento verniciata all ' interno con smalto bianco ininfiammabile, tranne il pavimento e l' interno degli sportelli; che era in tinta mimetica. Per il vano motore si era soliti usare vernici protetti ve antiruggine al minio. I veicoli a cielo scoperto conservavano anche all'interno il colore esterno. I contrassegni distintivi. La targa (cm.23x25) era bianca con sigla di riconoscimenti Ro Eto in rosso, affiancata da granata con fiamma, sempre in rosso; nella parte inferiore de lJa targa si trovava il numero progressivo in cifre arabe nere . Inizialmente la targa veniva montata posteriore, ma a partire dal ' 41 viene riportata anche sulla corazza fronta le. Il Distintivo di Nazionalitài per il riconoscimento da parte degli aerei, era verniciato sul cic lo della torretta; nel primo anno di guerra veniva adottata la Croce Bianca di Savoia, ma già nell' autunno questa viene sostituita, o spesso affiancata, da un disco bianco. A partire dal '42 sulle fi ancate o nella corazza frontale dei carri delle tre D.C. Ariete, Centauro e Littorio, venivano stampigliati i Distintivi Divisionali. Questa pratica sarà poi ripresa anche per i corazzati della R.S.T .. I ContrasseKni Tattici erano così stati fissati da una circolare dell' Ispettorato dell ' Arma di Fanteria datata 8 settembre 1940: 1° I segni distintivi dei carri armati e degli autoblindo per forma e dimensioni sono.. ., rettangoli di cm. 20 di base e cm. 12 di altezza, dipinti in vernice del colore della compagnia. 2° Colori delle compagnie: rosso - 1° compagnia; azzurro - 2° compagnia; giallo - 3° compagnia; verde - 4° compagnia; nero - 5° compagnia; bi an-


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co con strisce distintive di colore nero - compagnia di comando di reggimento. 3° Carro comando <li battaglione: i rettangoli riportano tutti i colori delle dipendenti compagnie (esclusa la compagnia comando) sormontati dal numero romano del battaglione colorato in bianco. 4 ° l carri di uno stesso plotone portano i rettangoli del colore della compagnia divisi da una (1 ° plotone), due (2° plotone), tre (3° plotone) striscie di colore bianco (nere per i plotoni della compagnia comando di reggimento) che tagliano in senso verticale i rettangoli stessi. Le striscie sono di cm. 2 di spessore. 5° l rettangoli dei carri del plotone sono sormontati da un numero arabo (del colore della compagnia) indicativo del carro nella formazione organica del plotone (n. 1 carro comandante del plotone) 6° l numeri romani ed arabi che integrano i distintivi dei carri sono di cm 10 di altezza e di cm. 1,5 di spessore e posti al centro del lato superiore del rettangolo a cm. 2 di distanza. 7° Tutti i carri portano posteriormente a destra ed a sinistra rispettivamente il numero (romano) del battaglione e quello (arabo) del reggimento - dipinti in bianco. 8° I carri di riserva, se di battaglione, portano i soli numeri di battaglione; se di reggimento, portano solo quelli di reggimento. 9° Posto dei distintivi sui carri: - Segno distintivo: in torretta al centro <li figura della lamiera posteriore e lateralmente, a destra ed a sinistra, al centro di figura delle due lamiere adiacenti alla lamiera anteriore. - Numeri, romano ed arabo, indicativi del btg. e del rgt.: rispettivamente nell'angolo posteriore destro e sinistro della camera di combattimento, al centro di figura della lamiera posteriore. Talvolta questi contrassegni non venivano stampigliati come previsto.


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LE VARIANTI E I SEMOVENTI SU SCAFO DI CARRO M. Oltre agli esemplari di serie furono realizzati, utilizzando scafi e meccanica dei carri M. le seguenti varianti: - carro centro radio M.40 e M.42 - carro osservatorio per l'artiglieria M.40 - carro ricambi M.40 per assistenza motoristica - carro ambulanza - carro M.40 trasformato a benzina - carro comando per semoventi M.40, M.41 e M.42 - carro per l'aereo cooperazione M.42 - semovente antiaereo quadrinato da 20 mm . M.42 - semovente da 75/18 M.40, M.41 e M.42 - semovente da 90/53 M.41 mod. - semovente da 75/34 M.42 e M.43 - semovente da 75/46 M.43 - semovente da 105/25 M.-1 3 Pur essendo-dei semplici derivati dei carri armati, sui quali, per installare un pezzo di artiglieria di maggior calibro, si rinunciò alla torretta girevole a brandeggio completo, montando l' arma in casamatta, con limitato settore di tiro oriu.ontale, i semoventi fornirono buone prestazioni . Denominati in base all'armamento principale, que::;ti mezzi vengono generalmente suddivisi nelle due categorie di «Artiglieria Semovente» e «Cacciacarri», ma nella realtà essi venivano impiegati in entrambi i ruoli a seconda delle necessità. Secondo i criteri itaJiani, venivano classificati come obici le artiglierie con lunghezza di anima compresa tra i dodici ed i ventidue calibri e come cannoni le anni di lunghezza superiore: Alcune di queste varianti furono costruite in serie mentre altre rimasero allo stadio di prototipo.

Carro M.40 Ambulanza (Prototipo)

_L a relazione del colonnello Mario Bizzi, sulla missione tecnica in A.S. del marzo 1942, fa riferimento a un carro ambulam.a, per lo sgombero dei feriti , in allestimento presso il 12° Autoraggruppamento. Consta. di un carro M.1 3 sul quale la Lorre è stata sostituita da una torre allungala, specie di cassone metallico sul quale vengono posli e trasportati i feriti (2-3 per volta). 11 primo es~mplare è tuttora in lavorazione. Nel carro prenderà posto un medico e un porta feriti e vi sarà sistemato materiale da medicazione. È evidente la neccssi_tà di poter tra~portare rapidamente indietro i fer iti c he , ne l carro, sono sempre


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molto gravi. Ciò non è possibile se il personale di Sanità non ha un mezzo motorizzato e protetto per spingersi tra i carri combattenti a svolgere il loro compito. La soluzione di impiegare un carro armato non è brillante; forse con J'autoprotetto sarà più pratica 8_

Carro Ricambi M.40 per assisfenza motoristica in combattimento. (Prototipo)

fl recupero dei carri danneggiati o in avaria dalle zone di combattimento è un aspetto molto importante della guerra dei corazzati, ma spesso questa operazione veniva effettuata sotto il fuoco nemico e il personale addetto ad essa sentiva la necessità di avere in dotazione veicoli protetti con la stessa mobilità dei carri. TI 12° Autoragruppamcnto aveva trasformato due M.1 3 in carri recupero. Consta di un carro M.13 nel quale la torretta è stata sostituita da un cassoncino estèrnamente di forma analoga e al quale è rimasto l' abbinamento mitra. Nell ' interno sono sistemale parti di ricambio e specialmente quelle che i carri non hanno perchè raramente utili (radiatori, pompe, raccord i, molle, ecc.), nonchè una serie di chiav i e attrezzi vari e morsa, in modo da poter eseguire questi lavori. Vi prendono posto il pilota e 2 meccanici motoristi. L' utilità che i meccanici motoristi possano giungere ai carri in avaria talora per piccole inconvenienze, è sen tila da Lulli i reparti e la soluzione (utilizzando vecchi carri) potrà essere utile 9 •

In realtà queste due trasfom1azioni non ebbero seguito perchè sembrò un grande spreco trasformare in questo modo un carro, la cui disponihilità era o ltre tutto assai scarsa.

Carro Centro Radio su scafi M.40 e M.42

Per questo mezzo, veniva utili:r.:r.ato un carro normale con torretta girevole. L' apparecchiatura radio comprendeva: Una stazione radio RFl ca del tipo normale, che serviva per le comunicazioni tra Centro Radio e carri. Una stazione radio RF2 ca di maggiore porlata che serviva per k comunicazioni fra Centro Radio e Comando a terra. Queste due stazioni potevano lavorare in traslazione, ossia ricevere comunicazioni dai carri e ritrasmetterle direllamentc al Comando e viceversa.

8 Mario B1zz1, Relazione sulle missioni /emiche in A.S. (marzo 1942), AUSSME Racc.2179, in Lucio CEVA e Andrea CURAMI, I.a meccanizzazione dell'esercito ecc., voi. Il, pp. 305-352. 9 Ibide m.


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Le caratteristiche e le prestazioni di questo veicolo erano identiche a quelle del carro normale. Anche l'annamcnto era Io stesso degli altri carri ad eccezione dell'abbinamento Breda cal.8 in casamatta che sull ' M.42 era stato soppresso e sostituito, come ingombro, dal cofano della stazione RF2 ca. TI munizionamento del cannone da 47 mm. era quello del carro normale, mentre le cartucce per mitragliatrice erano state ridotte.

Carro Osservatorio per Artiglieria su scafo M.40 I carri non potevano operare senza l'appoggio e la copertura di fuoco dell'artiglieria pesante e dei semoventi, perchè pur essendo dotato di molte caratteristiche positive, il carro era, ed è ancora oggi, di limitata efficacia contro capisaldi pesantemente protetti e ben difesi. I cannoni pesanti, a loro volta, erano dislocati parecchi chilometri dietro le lince e perciò le informazioni sugli obbiettivi dovevano essere trasmesse da osservatori avanzati. Per la direzione del tiro d 'artiglieria si era deciso di sperimentare un M.40 con attrezzatura telemetrica in torretta girevole. 11 mezzo, rimasto prototipo, avrebbe dovuto trasmettere per radio la posizione dell'obbiettivo al comando di batteria, su carro o a terra, e, una volta effettuato il tiro, controllarne la precisione e correggerne i dati .

Carro Comando per Semoventi su scafi M.40, M.41 e M.42 Durante le esercitazioni prebelliche, ci si rese conto che una notevole massa di carri avrebbe presentato considerevoli problemi di comando e di controllo. Tn particolare, fu avvertita l'esigenza di un qualche carro riservato esclusivamente ai comandanti per lo svolgimento dei loro compiti. Nell'aprile del '40 l'Ispettorato Superiore dei Servizi Tecnici fissava le specifiche dell'Osservatorio mobile corazzato. Nel '41, al momento della definizione del semovente da 75/18, si decise, per ottenere la ma<;si ma utilizzazione delle artiglierie, di allestire un carro comando, ottenuto dalla trasformazione, relativamente semplice, del carro base M. 13. Per poter operare efficacemente i semoventi, come tutte le artiglierie, avevano bisogno di un osservatore avanzato per il rilevamento di obbiettivi e per il controllo del tiro. L'osservatore mobile a bordo del carro comando aveva a disposizione gli strumenti per determinare rapidamente la sua posizione. Il veicolo possedeva dispositivi che gli assicuravano la massi ma precisione e sicurezza nel rilevamento degli obbiettivi; era anche dotato di apparecchiature radio per trasmettere le notizie alle batterie al fine di un rapido intervento. Il primo prototipo, denominato Carro Comando M.13, consisteva in un


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carro normale, privato della torretta girevole, e con l' apertura superiore chiusa da due portelli. L'equipaggio era di 3/4 uomini ed era sprovvisto di apparecchiatura radio. Con leggere modifiche ed apparecchiature radio, il mezzo entrò in produzione nel '41 e fu coslruilo in tre serie che si differenziavano tra loro principalmente per il tipo di scafo su cui si basavano. A tutto luglio del '43 risultavano consegnati i seguenti carri comando per semoventi da 75/18: 30 su scafo M.40, 34 su scafo M.41 e 45 su scafo M.42. A questi carri andavano aggiunti 15 carri comando M.41 per le batterie di semoventi da 90/53 10. Fu anche sperimentato un Carro osservatorio per artiglieria con attrezzatura telemetrica in torretta girevole che verrà trattato più avanti. «Con l' armistizio, le FF.AA. germaniche si impossessarono di 16 carri comando M.41 e M.42, che ribattezzarono Panzerbe.felswagen M.41 (771) (i) e M.42 (772) (i) rispettivamente ... almeno due M.42, già del Regio Esercito, rimasero in servizio nella R.S.L >> 11• TI Carro Comando per Semoventi, variava dal carro base per essere sprovvisto della torretta girevole e di tutti gli organi ad essa inerenti (armamento, congegni oleodinamico e a mano per il brandeggio della torretta

mobile, ecc.). Per il resto lo scafo del carro comando era identico a quello degli altri carri. Nella parte centrale dello scafo, per chiudere il vano della torretta girevole, era sistemato un portello ribaltabile a quattro ante, fermato dall'inlcrno a mezzo di un chiavistello. L' armamento dell 'M.40 comprendeva il complesso binato da 8 mm. e il muni zionamento era sistemalo in 5 apposilc scaffalature di legno; in un altro scaffale erano custodite 45 cartucce per la pistola da segnalazione. Sull' M.41 e M.42, per dare al mezzo una maggiore capacità contro i mezzi avversari leggermente protetti, il complesso binato era stato sostituito da una mitragliatrice Breda da 13,2 mm., sistemata in uno snodo cardanico con protezione sferica, in casamatta. Nella camera di combattimento era pure alloggiata una mitragliatrice Breda da 8 mm. con supporto speciale per tiro contraerea. Per la guida il pilota aveva a disposizione un portellino e un iposcopio del tutto simili a quelli del carro normale. Per l'esplorazione del terreno circostante, la visibilità diretta avveniva attraverso 4 feritoie circolari situata una sul fianco destro, una sullo sportello di accesso del pilota (il carro comando M.42 conservava lo sportello a sinistra, a differenza del carro normale), e due lateralmente sulla parete poIO Fondazione Einaudi Torino - Archivio Rocca 14.27.5., Produzione automezzi corazzati negli stabilimenti Ansaldo, in Lucio Ci;v A e Andrea C URAMI, La meccanizzazione ecc. cit., voi. I, p . 474. 11 Nicola PIGNATO, A tlante mond iale ecc., cii., p . 61


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Robe rto R arto lini

steriore della camera di combattimento. Ogni feritoia era chiudibile mediante una piastra di protezione con foro eccentrico, girevole entro un anello di supporto, manovrata dall' interno a mezzo di una maniglia bloccabile. Le feritoie erano costruite in modo da permettere, oltre la visibilità per l' esplorazione, anche il passaggio di canne di armi portatili per la difesa vic ina. Per la visibilità indiretta si usava un cannocchiale panoramico, identico a quello del carro normale, sistemato sul tetto della camera di combattimento suU'angolo posteriore sinistro. La mitragliatrice aveva in dotazione un cannocchiale collimatore. L' apparecchiatura radio si componeva come segue: I Stazione RFI Ca del tipo norn1ale, per le comunicazioni con gli altri cani . 2° Stazione RF2 Ca di maggiore portata che serviva per le comunicazioni con il comando a terra. O

Carro M.40 Trasformato a benzina Verso la fine del ' 41 , presso il 12° Autoraggruppamento due M.40 erano stati trasformati a henzina, nel tentativo di dotare il carro di maggiore mobilità. Per la trasformazione si era adottata una nuova testata messa a punto dalla S.I.A.T.A., una ditta che aveva accumulato una notevole esperienza trasfonnando autovetture di serie. [I colonnello Mario Bizzi così commentava i risultati ottenuti: favorevoli - aumenlo polenza a 135 cavalli-motore - aumento ripresa del motore - velocità massima aumentata di un paio di Km/h - eliminato l' inconvenie nte del filtro gasolio - più facile avviamento <lei molore contrari - potenza inferiore a quella del motore maggiorato 14/4 1 - autonomia r idotta alla me tà - quasi sicuro incendio a carro colpilo - spesa <li trasformazione <li almeno L. 30.000 ciascuno I due carri sono ora inviati al 132° carristi per l' impiego. L ' insuffìcienle aumento <li pole nza e la <limez;r,ata autono mia consentono di esprime re un giudizio contrario all'applicazione 12

12

Mario

81zz1,

Relwione eu:. cit., voi. II, p. 320.


I/ ,·arro annato M.13/40 e derivati

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Il capitano Trainello, in una relazione del marzo del '42, esprime questo giudi zio: In c.:onsiùerazione della forte diminuz ione di autonomia, degli inconvenienti relativi alla sic.:urez711, derivati ù all' irnpiego ùella benz ina e del fatto che col carro M. 14 e meglio ancora col carro M.15, la questione della potenza ùel motore è ormai superata , ritengo che la soluzione con testa Siata possa essere presa in considerazio ne unicamente ed eventualme nte sotto il punto di vista d cU'cconorrùa de i trasporti , in quanto con tale impiego sarebbe possibile migliorare le prestazioni dei carri M . 13 inviando in A.S. unicamente motori completi. Tener presente che per la trasformazione d i c ui trattasi è necess,trio provvedere alla schem iatura dell'impianto di accensione 13

Carro Comando per l'Aereo-Cooperazione su scafo M.42 Questo veicolo era un normale carro comando s u cui erano state sistemate le seguenti stazioni radio: Una RF I ca normale per il collegamento tra i carri. Una RF3 M2 di grande portata ed a due gamme d'onda, che consentiva sia il collegam e nto con un comando a terra, sia il collegamento con aerei in volo. Queste due stai.ioni non potevano funzionare in traslazione. La stazione RF3 M2 si componeva di due cofani distinti , uno per la trasmissione e l'altro per la ricezione. il cofano ricevitore era sistemato di fi anco cd a destra della stazione RFI ca, mentre quello trasmettitore era montato, sul lato sinistro della torretta fissa, in prossimità del gruppo ribaltamento antenna. Fra il cofano trasmettitore e il gruppo ribaltamento era piazzato il sintonizzatore d ' antenna. L'armamento del carro era identico a quello del Carro Comando normale. Il munizionamento per mitragliatrice cal. 8 in postazione antiaerea era pure invariato, e cioè di 22 caricatori da 24 colpi mentre il numero dei caricatori da 12 colpi per ]a mitragliatrice cal. 13,2 si riducevano a 29 contro 37 del Carro Comando normale. Dopo l ' 8 settembre i tedeschi confiscarono qualche mezzo che ribattezzarono Fliegerleitpanzer M.42.

l 3 G . TRAJNELLLO, Relazione sulla missione tecnica in A.S. (ma r m 1942), AUSSME Racc.2 179, in L UCIO CEV /\ e ANDREA CURAMI, ui meccanizzazione ecc. cit, voi. Il, p. 295.


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Roberto Bartolini

Cannone Contraerei Semovente da 20 mm. Quadrinato M.42. (Prototi-

po) Nei primi anni di guerra, la difesa ravvicinata delle formazioni corazzate era attuata con le mitragliatrici installate sopra veicoli (dai carri agli autocarri) ed anche da singoli soldati che sparavano in aria con un iucile o una mitragliatrice, in quanto lo scopo primario era quello di saturare lo spazio aereo con il massimo volume di fuoco possibile. Poiché il modo migliore per distruggere il bersaglio era quello di aumentare il numero di proiettili con cui colpirlo, e dato che incidere sulla celerità di tiro avrebbe comportato una grossa modifica del progetto, si pensò di aumentare la celerità di tiro mettendo più armi sullo stesso affusto. Nel 1943 si decise di montare un complesso quadrinato da 20 mm. sullo scafo di un carro M.42 centro radio. Le mitragliere Scotti e Breda da 20 mm. erano largamente impiegate dall'esercito, e il nuovo mezzo sarebbe stato perfettamente idoneo, per mobilità e protezione, ad operare con i carri M. Purono realizzati due esemplari: uno fu inviato in Tunisia per prove in ambiente reale con un gruppo di tecnici dell' Ansaldo e non si è più saputo che fine fece; l' altro fu requisito dai Tedeschi dopo 1' 8 settembre e sembra sia servito come base per la realizzazione del Wiberlwind 14 .

Semoventi M.40, M.41 e M.42 da 75118

L'esercito tedesco fu il primo a fare una richiesta specifica per un cannone semovente corazzato che potesse seguire da presso i carri armati in attaceo e fornire loro il sostegno e la potenza di fuoco per distruggere capisaldi e ricoveri protetti. Alla fine degli anni trenta, utilizzando lo chassis del Panzerkampfwagen Il/, i tedeschi svilupparono lo Sturmgeschutz III (cannone d'assalto mod.TTT). I successi ottenuti dallo StuC. Il/ convinsero gli italiani a produrre un mezzo analogo sullo scafo del carro M.13/40. Molte pubblicazioni attribuiscono l' ideazione del semovente da 75/18 al colonnello Berlesc, ma questa ipotesi non trova conferma nei documenti conservati presso la Fondazione Einaudi di Torino.

14 CESARE PALESSI e BENEDEl~ro PAFJ, Veicoli da combattimento dell'esercito ilaliano dal 1939 al 1945, Genova, lntyrama Books, 1976 , p .81.


Tl carro armalo M.13/40 e derivati

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T1 problema postoci nel mese di gennaio (1941) era il seguente: I 0 ) Sistemazione di compromesso. per ragioni inderogabili di urgenza, del cannone da 75/ I 8 sull 'autotelaio del rnrro armato M.13. 2°) Compatibilmente con le altre esigenze, aumento di corazzatura de!Ja piastra frontale dell'M.13 da ottenersi, a somiglian za di quanto fatto in Germania, con la sistemazione di una piastra aggiuntiva imbullonata o saldata sulla piastni esistente, in modo da raggiungere uno spessore prossimo ai 50 mm. 3°) Sistemazione di uno scudo emisferico fuso per la direzione ed elevazione del c annone, del massimo spessore consentito dall'insta!Jazione e possibilmente di 50 mm. 4°) L' affusto semovente così realizzato avrebhe dovuto essere riprodotto in un numero limitato di esemplari (circa una trentina a titolo di orientamento) ed essere impiegato principalmente a gruppi di 4 o più unità come batterie mobili ; per tale scopo ci fu anche ric hiesto di Lrasfonnare un certo numero di M.13 per renderli idonei alla funzione di carro comando ... 5°) In casi del tutto eccezionali detti affusti semoventi avrebbero potuto essere impiegati unitamente agli M.13 per azioni di appoggio e accompagnamento. 6°) A parte tale soluzione di emergenza, avrebbe dovuto essere messo allo studio un nuovo affusto semovente definitivo più veloce, armato con cannone da 75/34. Ciò premesso, in relazione all'urgenza fattaci per questo primo nucleo di affusti semoventi, il nostro Stabilimento Fossati ha disposto con tutta sollecitudine per la costru:r.ione delle piastre frontali in due spessori da mm. 25 e cioè in totale mm. 50, prelevando le piastre dalle disponibilità M.13, mentre lo Stabilimento Artiglierie di Cornigliano ha subito proceduto alla costruzione delle sfere in acciaio fuso con basso tenore di nichel, unico acciaio legato disponibile. Contemporaneamente lo Stahilimcnto Artiglierie cli Pozzuoli ha allestito le masse oscillanti, apportando aJJc bocche da fuoco 1t: opportune varianti per consentirne l'installazione. Il 10/4/41..., presentavamo al tiro il primo esemplare di obice da 75/18 sistemato sul carro M.1 3 ... Lo studio di questo allestimento era stato da noi intrapreso ai primi di settembre del 1940 a seguito di contatti avuti al riguardo con il nostro confratello Fossati. L 'ordine ufficiale di eseguire il progetto ci fu trasmesso il 16 gennaio ed a seguito dell'esito favorevole delle prove eseguite il 10/2 ne mettemmo in costruzione 30 unità. L'ordinazione ufficiale ci fu passata il 10/3/41; però solo per 15 complessi; venne poi portata a 60 unità il 25 maggio 41 ; a 144 il 5/12/41 ed a 200 il 17/1/42. I primi 15 furono consegnali entro il mese di maggio '4 1 15

I semoventi da 75/18 erano derivati direttamente dai carri annali M. delle varie serie e cioè, successivamente, M.13/40, M.14/41 e M. I 5/42. Fino a luglio del '43 risultano consegnati 60 semoventi su M.40, 162 su scafo M.41 e 190 su scafo M.42 16_ Dopo l'armistizio, altri 55 semoventi su scafo M.42 furono consegnate alle truppa tedesche e a quelle della R.S.T. 17. Dei carri mantenevano inalterati il gruppo motore, la trasmissione, gli

15 Fondazione Einaudi Torino - Archivio Rocca 12.28. 16 Fondazione Einaudi Torino - Archivio Rocca 14.27.5., Produzione automezzi corazzati negli stabilimenti Anmldo, in Lucio CEVA e Andrea CURAMI, La meccanizzazione ecc. cit., voi. I, p. 474. 17 Fondazione Einaudi Torino - Archivio Rocca 62.70., Produzione artiglierie e automezzi corazzati. s.l., s.d., in Lucio CEVA e Andrea CURAMI, La meccanizzazione cit. , voi. l. p. 482.


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Roberto n artoli11i

organi per lo sterzo, i cingoli e buona parte dello scafo. «La durezza de lle piastre variava <la 250 a 270 brinnel c<l era inferiore a quella riscontrabile sugli allri corazzati italiani» tR. Lo scafo del semovente differiva sostanzialmente <la quello del carro armalo, dal quale deri vava, nella camera di combattime nto. Questa era infatti predisposta in modo <la poter contenere l'obice da 75/1 8, i serventi <lei pezzo e tutti i relativi congegni di manovra. Inoltre era sprovvista della torretta girevole e di quanto ad essa inerente (armamento, congegno oleodinamico e a mano per il coman<lo del brandeggio ecc.). La camera di combattimento conteneva l'equipaggio, l' annamento, il munizionamento, gli apparecchi ottici, g li strumenti di controllo e gli organi per la guida del veicolo. L'obice era sistemato leggermente a destra della mezzaria, per lasciare in variato il posto guida. La pa rete centrale della camera di combattimento era costituita da una lamiera scudo piana nella quale era ricavata a sinistra, una parete rettangolare con portellino di visuale per la guida, a destra, un'apertura circolare nella quale lrovava alloggiamento lo scudo de l pezzo. Le pareti laterali erano costituite da lamiere piane sprovviste di aperture, e l'equipaggio per entrare nella camera di combattimento, passava da una larga apertura sul tetto. T.'apertura era protetta da due portelli ri baltabili, che potevano anche assumere u na posizione di parziale apertura, o essere c hiusi medi ante un c hiavistello bloceabi le dall' interno. Sull' angolo destro anteriore del tetto, in corrispondenza dell ' aJzo, vi era un porte llino ribaltabile per permettere alla tesla de11 'alzo, quando era montato sul pezzo, di fuornscire. S ul lato sinistro del tetto era sistemato il supporto per l' antenna R.T.; sul lato destro il supporto del periscopio. L'armamento principale era costituito da un obice da 75/1 8 collegato, attraverso gli orecchioni portati daJla slitta, con uno scudo a calotta sferica provvisto di due robusti perni verticali. Lo scudo a calotta sferica trovava alloggiamento sul lato destro della lamiera verticale anteriore della camera d i combattime nto ed era fissato a questa mediante due supporti imbullonati che reggevano i due perni verticali dello scudo stesso. A llo scudo sferico erano pure applicate le scatole della manovra provviste dei volantini per i congegni di elevazione e di direzione della bocca da fuoco. Il congegno dell'alzo veni va applicato in un apposito supporto sistemato sullo scudo sferico, a destra.

18

Ni~nln

P1cNATO.

Atlante ecc. c i t ., p. 52


TI carro a nnato M.13/40 e derivati

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Allo scopo di evitare anomale sollecitazioni su vari organi del pezzo, durante la marcia, la bocca da fuoco veniva bloccata da una barra di collegamento, posta anteriormente, a mezzo di cerniera, sul supporto dello scudo sferico. Al puntamento del cannone provvedeva un apposito alzo; il settore verticale di tiro andava da -12° a +22°; il settore orizzontale era di 20° asinistra e 16° a destra. L'obice da 75/18 mod.34 in uso alla fanteria, aveva un rinculo eccessivo per l' installazione in una angusta casamatta; per risolvere questo inconveniente, si era applicato alla volata un freno di bocca mentre un freno idraulico venne inserito neU ' affusto. Grazie a questi dispositivi, il rinculo era limitato a soli 35 centimetri. L'obice usava tre tipi di proiettili: la granata mod.32 in acciaio con carica di tritolo fuso, una granata perforante di tipo normale e una perforante E.P. (a carica cava). Per l'adattamento al semovente era stata aumentata, rispetto all' alzo normale dello stesso tipo, la lunghezza dell'asse verticale portante la testa del cannocchiale ed i congegni di parallelismo e direzione. TI munizionamento comprendeva n. 44 proiettili che venivano alloggiati in appositi scaffali. La difesa vicina era assicurata da una mitragliatrice Breda cal. 6,5, che veniva sistemata su una forcella di sostegno sul tetto. Tn posizione di riposo, l' arma era sistemata nell'interno della camera di combattimento. Sui modelli M.40 e M.41 si preferì montare una Breda cal.8 al posto quella cal. 6,5. La riserva per l'arma era di circa n. 1104 cartucce. Per la visibilità diretta ed indiretta il pilota aveva a disposizione un portellino e un iposcopio analoghi a quelli in uso sul carro armato. Per la visibilità diretta l'equipaggio usava due feritoie circolari, protette da piastre gire voli , manovrabili e bloccabili dall' interno, situate lateralmente sulla lamiera posteriore della camera di combattimento. Per la visibilità indiretta veniva usato un cannocchiale panoramico o periscopio, con un reticolo a graduazione in mi llesimi per il tiro, identico a quello montato sui carri normali. Con il passare del tempo si constatò la convenienza di produrre un semovente al posto di un carro, che richiedeva più tempo e maggiore impegno dell' industria; d' altronde sullo stesso chassis, il semovente poteva trasportare un armamento più pesante e la sua sagoma era più bassa di quella di un carro. Di conseguenza, al semovente venne conferita elevata priorità di produz10ne. Sebbene l' obice da 75/18 fosse in grado di distruggere quasi tutti i corazzati avversari, il mezzo non era un vero sostituto del carro: non aveva l'armamento principale in torretta girevole e nei combattimenti tra carri non aveva la capacità di spostare rapidamente il tiro da un bersaglio all 'al-


SEMOVENTE 75/ 18 su M 13 /40

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----===-----------Disegno tratto dal libro di Giulio Benussi: Armi portatili, artiglierie e semoventi del Regio Esercito Italiano. 1900-1943.


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Roberto Bartolini

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tro. Ad ogni modo, «il semovente da 75/18 fu il miglior veicolo da combattimento prodotto dall' industria nazionale» 19 ; esso fu anche relativamente economico e facile da produrre, requisiti, questi, che contavano molto per economia bellica italiana.

Semovente M.41/1 da 75/32 Alla fine degli anni trenta, l'OTO-Terni, iniziò gli studi per derivare dall' obice mod.34 un cannone paricaJibro, con maggiore velocità ini:1.iale, che ne ricalcasse tutte le caratteristiche tecniche di costruzione. Il nuovo pezzo d'artiglieria, venne omologato con la denominazione di Cannone da 75/32 mod.37. La bocca da fuoco, in acciaio monoblocco, era munita di un freno di bocca a tulipano forellato, ed aveva una gittata e una capacità controcarro su periori a quelle dell' obice da 75/18. Per migliorare le prestazioni dei semoventi, nel '42, si decise di armare alcuni scafi, già previsti pe r l' insta llaz ione del 75/18, con il canno ne.

Per l' adozione del 75/32, fu sufficiente modificare la slitta, senza alcun altro intervento sullo scafo che era pressoché identico a quello degli altri semoventi . l1 cannone aveva una velocità iniziale di 610 m/s; oltre alla solita granata da 75/27 usava una granata da 75/32 con tre cariche di lancio che permettevano di dosare la gittata e ntro un limite di 12500 metri. Il semovente fu un semplice adattamento, in attesa del 75/34, ma forn1 buone prestazioni. Dalla documentazione conservata nell'Archivio Ansaldo, non è possibile accertare quanti veicoli siano stati prodotti, ma sic uramente si trattò di pochi esemplari. «Gli esemplari pronti per essere avv iati ai reparti furono intercettati quasi tutti dai tedeschi, che li impiegarono saltuariamente o li cedettero in qualche caso ai reparti della Repubblica Sociale» 20 .

Semovente M.4 I M da 90/53 Nel '41, sul fronte russo, i pezzi anticarro da 47/32 si dimostrarono del tutto inadeguati per fronteggiare il T.34. Fu constatato che gli unici cannoni in grado di distruggere i carri pesanti erano quelli antiaerei da 90/53 e da 75/46.

!9 Lucio CEVA e Andrea ClJRAMI, La meccanizzazione ecc. c it., voi. I, p. 329.

°Cesare

2

FALESSJ

e Benedetto P AH. Veicoli ecc. cit.. p. 112.


IL carro amwto M.13/40 e derivati

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Questi cannoni erano di grosso calibro e<l avevano una canna lunga per poter spingere un proiettile contraereo a lla sua quota operativa in brevissimo tempo. Il proiettile veniva propulso da una polente carica di lancio e grazie alla sua elevatissima velocità iniziale i I cannone poteva perforare la corazza di qualsiasi carro, anche impiegando una semplice granala H.E .. Si decise quindi di produrre un semovente controcarri armato con il 90/53, destinalo all ' impiego in Russia cd, eventualmente, in A.S.l .. Jl complesso cannone-affusto era molto pesante ed ingombrante e solo lo scafo previsto per il P.40 avrebbe potuto ospitarlo adeguatamente. I tempi lunghi previsti per l'avvio della produzione del nuovo scafo erano però incompatibili con le impellenti necessità della guerra e così si dovette utilizzare lo scafo, ampiamente modificato, del carro M.14/41. Una commessa iniziale prevedeva la produzione di 90 semoventi, ma lo scafo non fu ritenuto adegualo a sostenere e far muovere con la dovuta agilità il peso dell'installazione, pertanto il mezzo non fu giudicato idoneo e la produzione arrestata dopo i primi 30 esemplari. Tn una lettera, datata 6 apri le 1942, Agostino Rocca, informava lo Stato Maggiore, nella persona del generale Ugo Carac.:ciolo, circa l'approntamento <li :m complessi da 90/53. Tenuto conto del brevissimo tempo a disposizione (l'ordine di studio fu del 29 dicembre 1941, l'approvazione del progello a fine gennaio, le prove del primo esemplare e il «via» definitivo il 5 marzo), e delle caratteristiche principali del cannone da 90 e del carro M.14 già esistenti e che non si potevano più modificare, si è dovuto ricorrere a diversi compromessi, previsti fin dall'ini1.io, onde realizzare un complesso per quanto possibile armonico ed efficiente . ... , Per quanto riguarda l'artiglieria, del complesso da 90/53 e.a. mod. 4 1, si è utiliz;,.ata soltanto la massa rinculante,... Per quanto riguarda lo scafo del carro M.14 sono rimaste praticamente inalterate solo poche piastre. Infatti lo scafo è stato al lungato di circa 17 cm. e la sospensione è stata spostata indietro in modo da assicurare una migliore ripartizione dei pesi. U motore, che sull'M. 14 è sistemato nella parte posteriore, è stato portato in avanti in modo da lasciare libera la piazzola per il cannone. La circolazione acqua ed olio ha subito notevoli varianti per necessità di diminuire gli ingombri . ... , Per quanto riguarda le dotazioni .i ndividuali il semovente deve fare affidamento anche sul trattore po1ta munizioni (carro 1..6 trasformato). che va considerato un complemento inscindihile del complesso come il cassone rispetto al cannone. Ricorrendo a vari accorgimenti , il peso del semovente rifornito, con equipaggio e sei colpi a hordo, è stato contenuto in 15300/15400 Kg. e cioè circa 800 Kg. in meno di quanto previsto all' inizio dello sn1dio. Tuttavia esso pesa circa una tonnellata in più del carro normale M.14/41. Le prestazioni complessive istantanee su strada e su terre no sono però ancora sufficientemente buone e prossime a queUe delr M.14. Naturalmente le prestazioni massime non devono essere richieste che in casi assolutamente eccezionali e per breve durata, per evitare surriscaldamenti del motore, avarie alle tra.\missioni e fusion e delle guarnizion i dei rulli portanti . ln pratica si dovre bbe con siderare come velocità m assima su strada i 20/25 Km/h anziché i 35 Km/h quali si possono effettivamente raggiungere in piano rettilineo. Tenendo presenti le Vostre precise direttive, ci siamo preoccupali d i approntare tempestivamente


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Roberto Bartoli11i

non soltanto complessi, ma tutta l' unità combattente, e cioè il semovente 90/53, il trattore porta munizioni (carro L 6 trasformato) cd i relativi rimorchi , nonché 15 carri comando.. .identici a quelli dei semoventi 75/18, ... 2 1.

Alla decisione di sospendere la produzione deve aver contribuito anche l'esigenza, sempre più sentita, di impiegare tutti i cannoni da 90/53 per la difesa contraerei delle installazioni militari e degli impianti industriali del paese. In realtà, durante le prove di tiro, il cannone aveva confermato le sue potenzialità, ma per far fuoco, stante la limitata disponibilità di spazio, il violento rinculo del cannone e l'esigua riserva di soli sei colpi, i serventi dovevano scendere a terra «pertanto più che un semovente classico è bene classificarlo come un cannone autopropulso» 22. Lo scudo offriva una limitata protezione all'eq uipaggio, ma la grande potenza de cannone permetteva di impegnare l'avversario a distanza superiore alla gittata dell'armamento principale e delle armi portatili che armavano i carri alleati dell 'epoca. Le qualità balistiche della bocca da fuoco, la mancanza di protezione laterale e la possibilità di poter aprire il fuoco solo dopo una serie di manovre laboriose, il munizionamento perforante (era previsto anche il proietto E. P.), rendevano il materiale particolarmente adatto ad agire contro obiettivi terrestri e contro masse di carri alle maggiori distanze e, sotto i 2000 metri , contro i mezzi corazzati avversari più protetti. l trenta semoventi vennero distribuiti a tre gruppi, ciascuno di due batterie di quattro semoventi e di quattro carri porta munizioni . T restanti sei esemplari vennero impiegati per l'addestramento e come veicoli di riserva. Durante l'addestramento degli equipaggi, nel poligono di Nelluno, emerse che la limitata mobilità del semovente, lo rendeva inadeguato per l'impiego in teatri , come quelli sovietico e africano, nei quali la mobilità su vasti spazi era <li fondamentale importanza. Si decise così di trattenere tutti gli esemplari in Italia; fu un vero peccato perché nelle piatte distese desertiche il cannone avrebbe potuto sfruttare al meglio la sua lunga gittata. Nell'imminenza dello sbarco degli alleati in Sicilia, tre gruppi armati con i M.41 M da 90/53, il 161°, il 162° e il 163°, costituirono il 10° Raggruppamento, dislocato nell' isola. Negli scontri contro gli alleati i gruppi di semoventi opposero una strenua resistenza prima <li essere travolti.

2 1 Fondazione Einaudi Torino - Archi vio Rocca 22 Pierangelo CAITI, / mezzi corazzati del Regio

spense nella rivista «Difesa», p. 44.

12.28. Esercito 1912- /943, pubblicazione a di-


Il carro annato M.13/40 e derivali

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Dopo l' armistizio alcuni M.41 M entrarono a far parte dell'arsenale tedesco con la designazione di Gepanzerte Selbstfahrlafette fiir 90/53 (801) ( i).

Sul terreno italiano, prevalentemente montuoso, i carri armati alleati non trovarono grandi possibilità di impiego; perciò i semoventi vennero prevalentemente usati come artiglierie a lunga gittata, contro obiettivi distanti fino a quindici chilometri. In realtà il mezzo non era part.icolarmcnte idoneo per questo compito perché, come anticarro, il cannone aveva un'elevazione di soli 19° e per raggiungere la gittata massima il semovente doveva essere posizionato in salita o in postazioni appositamente preparate. Attualmente, a quanto ci è dato sapere, esiste un solo esemplare di M.41 M da 90/53, quello conservato all'Aberdeen Proving Ground.

Semoventi M.42 e M.43 da 75134

Quando, nel '42, fu presentato il prototipo del P.40 ci si rese conto che il pezzo da 75/18, installato in torretta girevole, non era più adeguato. Si decise, quindi , di armarlo con un nuovo cannone, dello stesso calibro, ma con maggiore gittata e soprattutto con migliori capacità controcarro. Fu così che l'Ansaldo iniziò gli studi che portarono alla realizzazione del 75/34. Il cannone era a funzionamento semiautomatico con freni e recuperatori disposti ai lati. 11 75/34 aveva lo stesso profilo interno, la stessa velocità iniziale e impiegava lo stesso munizionamento del cannone da 75/32. Le due armi avevano prestazioni pn.:ssoché identiche, ma il 75/34 presentava una archjtcttura particolarmente atta all'installazione in torre tta ed era dotato di otturatore automatico. Alla fine del 1942, i cannoni da 47 mm. che armavano i carri, erano di scarsa efficacia contro i corazzati alleati più pesanti ed, in attesa del P.40, si decise di produrre un semovente controcarro che abbinasse allo scafo M.42 il pezzo da 75/34. Lo scafo tipo M.43 era inizialmente destinato al 105/25, ma, per l'insufficiente disponibilità di cannoni di quel calibro, alcuni esemplari furono armati con il 75/34. Fino a luglio del ' 43 furono costruiti 60 esemplari su scafo M.42 e l su M.43 su un totale di 253 e 247 ordinati per armare i battaglioni controcar-


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ro 23_ Dopo l'armistizio altri 80 M.42 e 29 M.43 24 furono prodotti per i tedeschi e per le truppe della R.S.I.. TI semovente da 75/34 su scafo M.42, era identico nel suo complesso al 75/18, ad eccezione dell'annamento e del munizionamento. Variava pure nella lamiera anteriore della casamatta, la quale, rispetto al 75/18, era spostata in avanti di mm. 11 O, per l'opportuna sistemazione del nuovo cannone. Le caratteristiche e le prestazioni del veicolo erano uguali a quelle del 75/18, e si rimanda a quanto specificalo per detto veicolo, anche per la parte descrittiva dcHo scafo, delle postazioni, della sistemazione delle armi e degli apparecchi ottici. TI cannone aveva una elevazione cli +22°, una depressione di - 12° e un settore orizzontale di 18° a destra e a sinistra. I proiettili disponibili erano n. 45. Per la difesa vicina, l'equipaggio aveva a disposizione una mitragliatrice Breda cal.8 mod.38 in postazione antiaerea; la riserva era di 1344 cartucce.

Semovente M.43 da 105125 Nel 1942 l'Ansaldo iniziò lo sviluppo di un obice da 105 mm., appositamente studiato per l'impiego sullo scafo del carro P.40. Con il passare dei mesi, l'avvio della produzione del carro, inizialmente prevista per il '40, venne continuamente rimandato e la possihilità di derivarne un semovente diventò sempre più chimerica. Nel settemhre del lo stesso anno l'Ansaldo, su richiesta dell'esercito, si accordò con la OTO, sua concorrente, per una brevè e infruttuosa collaborazione all a produzione di un semovente di 100- 105 mm. Nessuno di questi due progetti ebbe segu ito, ma partendo dalla loro esperienza, la ditta genovese, avviò la progettazione di un scmovcnle che utilizzasse gruppi e complessi analoghi a quelli in produzione per l' M.42. li primo pezzo fu ultimalo il 16 gennaio del ' 43 e per il 28 dello stesso mese venne approntato un prototipo del semovente per farlo esaminare dagli organi militari competenti. li collaudo risultò positivo e il 25 febbraio ven ne ordinato un primo lotto di 30 esemplari. Le ordinazioni si susseguirono nei mesi seguenti; il 10 aprile l'ordinazione fu aumentata a 130 esemplari, il 10 maggio a 200, nel

23 f'ondazion c Einaudi Torino - Archi vio Rocca 14.27.5., Produzione auJomezzi corazzati negli stabilimenti Ansaldo, in Lucio C EVA e Andrea C URAMI, La mea:aniz.z.azione ecc.. cit., vol. I, p.474. 24 Fondazione Einaudi Torino - Archivio Rocca 62.70 ., Produzione artiglierie e au/omezzi corazzati, s.1., s.d. , in Lucio C E VA e Andrea CI JRAMJ, La meccanizzazione ecc cii. , voi. I , p . 482.


TI carro annato M.13/40 e derivati

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mese di giugno prima a 260 e poi a 454 (secondo i dati dcli ' Ansaldo 494). Queste richieste rispondevano alle impellenti necessità dell'esercito, ma erano enormemente superiori alle reali possibilità produttive delle industrie, che oltre tutto erano sottoposte a pesanti bombardamenti aerei. Il semovente utilizzava i gruppi motopropulsori del carro armato M.42, sistemandoli in uno scafo convenientemente modificato sia nelle dimensioni che negli spessori. Lo scafo era stato allargato di 190 mm. e la lamiera anteriore curva era stata sostituita con due lamiere piane; la paratia tra camera motore e camera di combattimento era stata spostata lato motore per 200 mm. e ciò allo scopo di avere una camera di combattimento più spaziosa. Lo spessore delle corazze laterali della torretta fissa era stato notevolmente aumentato e, particolare molto interessante, l'unione era stata fatta a saldatura elettrica. Il soprannome di «Bassotto» deriva va dall'altezza totale del veicolo che, per la minore altezza dello scafo vero e proprio e per la minore luce da fondo scafo a terra, era sensibilmente ridotta rispetto a quella degli altri semoventi su scafo M. Per il resto, gli apparecchi ottici, di comando e controllo e la sistemazione dell'armamento erano sostanzialmente uguali a 4uelle <lei semoventi da 75/18. I primi 30 esemplari vennero consegnati a luglio del '43 e servirono a costituire due primi grnppi completi, il 600 e il 601, e un terzo incompleto, il 602. Ogni gruppo era articolato in tre batterie di quattro semoventi e un carro comando ciascuna e da un carro comando gruppo. L' unico reparto <lei R.E. ad impiegare il mezzo in combattimento fu il 600 che, distaccato nel 235° reggimento dcli' Ariete, partecipò alla difesa di Roma. I tedeschi si impossessarono degli esemplari superstiti, ma almeno uno fu impiegato dalla R.S.T .. Dopo l '8 settembre, la produzione continuò per le truppe di occupazione, con la nuova denominazione di Stunmgeschutz M.43 mii 105/25 (R53) (i); altri 23 esemplari vennero completati entro la fine del '43, mentre nel ' 44 ne vennero consegnati 67 25 _ La produzione complessiva dei pezzi da 105 mm. fu molto limitata erisultò insufficiente per armare i pochi scafi M.43 prodotti. Tn tutto furono costruiti 30 semoventi per il R.E. e 9 1 per i tedeschi, che li impiegarono in Ttalia e nei Balcani . Il semovente da 105/25 fu il più potente mezzo corazzato entrato in servià> nel R.E.; il suo compito principale era l'appoggio ai cani P.40 e P.43, di prevista produzione, ma il pezzo era perfettamente idoneo anche per

25 lbi<lern.


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Roberto Ra rtoli11i

svolgere azioni di controbatteria. Dotato di un potente armamento, il mezzo si dimostrò in grado di affrontare tutti i carri armati in servizio all' epoca, specialmente quando vennero impiegati i nuovi tipi di munizionamento E.P. a carica cava.

Semovente M.43 da 75/46 Nel 1926 l'Ansaldo progettò un cannone da 75/46 C.A. (contra aerei) e nel '34 furono consegnati i primi esemplari . .Impiegato su tutti i fronti italiani, il cannone fornì buone prestazioni, ma non poté essere prodotto nelle quantità necessarie. In Russia e più sporadicamente in A.S. i cannoni vennero anche impiegati come pezzi controcarro, riuscendo a distruggere tutti i carri alleati compreso il T.34. Sulla base di questi precedenti, stanle la disponibilità di scafi M.43, si decise di sperimentare un semovente cacciacarri armato con questo cannone. Questo veicolo differiva dal semovente da 105/25 per l'armamento e per avere all'esterno della torretta fissa una scudatura supplementare che era stata richiesta dai tecnici tedeschi per migliorare la protezione contro le anni a carica cava. Il cannone da 75/46 era intercambiabile con quello da 105/25 e i due mezzi erano sostanzialmente uguali ad eccezione dell' armamento, del munizionamento e dello scudo sferico che sul 75/46 era stato abolito. Nella camera di combattimento erano alloggiati in tre distinti scaffali n. 42 proiettili per cannone e circa 500 cartucce per la mitragliatrice antiaerea. Mentre la variante annata con il 75/34 era essenzialmente un adattamento, quella da 75/46 fu il primo (e unico) esempio di cacciacarri di una certa effi cacia per tipo di bocca da fuoco installata, in grado di perforare 70 mm. di corazza a 500 m. , con impatto di 60° 26.

Dopo averne avviato la produzione nel ' 44, l'Ansaldo ne produsse 11 esemplari con la denominazione germanica di Strumgeschutz M.43 mit 75/46 (852) (i). La soluzione fu comunque giudicata molto buona, e soltanto la carenza sia di veicoli che di bocche da fu oco impedì che si procedesse a una produzione più ampia

26 Nicola P IGNATO, Atlante ecc. c it, p. 59


Il carro armato M .13/40 e derivati

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di questo interessante eacciacarri 27.

I dati caratteristici, ad esclusione di quelli relativi al cannone e alle munizioni, erano identici a quelli del semovente da 105/25; pertanto per tutte le indicazioni, si rimanda a quanto specificato per quest'ultimo.

27 Cesare FALESSI e Benedello PAPI, Veicoli ecc. cit. , p. 123.


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RoberJo Barlolini

Conclusioni Speriamo di aver dato un quadro esaur iente dell'organizzazione meccanica di tutti questi corazzati. Sarebbe interessante dire qualcosa sulla loro reale efficienza bellica, ma in questa sede, da parte nostra, dare una risposta equ ivarrcbbe a scri vere un altro articolo e un giudizio sintetico non potrebbe aggi ungere nulla di signi ricativo. Riteniamo invece mollo più proficuo abbandonare il fattore qualitativo per dedicare qualche ri ga a que llo 4uantitativo. Si è soliti giustificare la disastrosa insuffic ienza de i nostri corazzati su scafo M. attribuendola allo scarso nu mero di esemplari prodotti per la carenza di materie prime. Non siamo molto concordi con queste ipotesi perché in molti casi i problemi non riguardarono la quantità, ma altri fattori come l'addestramento degli equipaggi e le modalità d' impiego. È noto che lo sforzo bellico del paese durante tutto il connitto non fu neanche lontanamente paragonabile alla mobilitazio ne realizzata nel corso della Grande Guerra ed è parimenti palese l' enorme di vario che separava l' industria bellica italiana da que lla di tanti altri be lligeranti. Tuttavia dobbiamo tener presente che nello scacchiere africano non si verificarono quasi mai enormi concentrazioni di mezzi avversari. Come ahhiamo visto alla costruzione dei carri e dei relativi complessi da 47/32 provvedeva l'Ansaldo, che faceva ricorso a subforni tori di parti indispensabili per il completamento de i carri stessi. La Fiat fo rni va i gruppi propulsori, la Breda le mitragliatrici, la San Giorgio gli apparecchi ottici, la Pirelli i rulli gommati. Sempre presso l' Ansaldo veni vano effettuati tutti i coll audi : su strada ed in terreno vario, di tiro per una corretta sistemazione dell' armamento e per la rettifica degli apparecchi ottici. Superati questi coll audi i carri venivano generalmente consegnati direttamente ai reparti , che molto spesso veni vano immediatamente in viati in zona di operazioni, senza aver completato il normale ciclo addcstrati vo. Da una tabe lla dell' Ansaldo 28, relativa alle consegne di mezzi corazzati fino al luglio de l '43, risulta che a quella data erano entrati in servizio 7 1O M. I 3, 695 M.14, 220 M.1 5; 30 carri comando su scafo M. 13, 49 su M.14 e 45 su M . 15; 4 12 semoventi da 75/18; 62 da 75/34; 30 da 90/53 e 30 da 105/25.

28 Pondazionc Eina udi Torino - Archivio Rocca 14.27 .5., Produzione auJomP~Zi corazCEV/\ e A ndrea CURAMI, La meccanizzazione ecc. cit., voi. r, p. 474

zati negli stabilimenli Ansaldo, in Luc io


Il carro armato M.13/40 e derivati

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Tn particolare le consegne annuali erano state le seguenti:

1940: 235 M.13 1941 : 475 M.1 3; 376 M.14; l M.15; 30 carri comando M.13; 60 semoventi da 75/18. 1942: 319 M.14; 104 M.15; 49 e.e. M.14; 162 semoventi da 75/18 M.41 ; 2 da 75/18 M.42; I da 75/34 M.42; 30 M.41 M. da 90/53. VII 1943: 115 M.15; 45 e.e. M.15; 188 M.42 da 75/18; 60 M.42 da 75/34; 1 M.43 da 75/34; 30 M.43 da 105/25. Lucio Ccva ed Andrea Curami , basandosi su di un documento dell' Ansaldo 2 9, ipotizzano, sia pur con alcune perplessità, che dopo 1'8 settembre, siano stati prodotti per tedeschi, G .N.R. e Brigate Nere non meno di 28 M.15; 41 carri comando; 55 semoventi M.42 da 75/18; 80 semoventi M.42 da 75/34; 29 M.43 da 75/34; 11 M.43 da 75/46; 91 M.43 da 105/25; 41 e.e. M.42.

29 ronùazionc Einaudi Torino - Art:hivio Rocca 62.70., Produzione automezzi corazzati negli stabilimenti Ansaldo, in Lut:io CEVA e Andrea C!JRAMI, La meccanizzazione ect:. cit., voi. I0 , p. 4X2


ALLEGATO 1

Carro annato M.13/40. Scafo. peso in assetto di marcia: circa Kg. 14.000 ingombro: longitudinale: m. 4,915 // trasversale: m. 2,200 // verticale con periscopio: m. 2,370 // verticale senza periscopio: m. 2,250 // verticale senza torretta: m. 1,630 carreggiata: m. 2,150 altezza minima da terra: m. 0,41 O tipo dello scafo: in lamiera scudo con spessori variabili a seconda della loro posizione. Corazza. frontale scafo: mm. 30 /11 ° laterale: mm. 25 /9° posteriore: mm. 25 /9° fondo scafo: mm. 14 frontale torretta: mm. 40 / l 6° laterale e posteriore: mm. 25 /22° cielo: mm. 14 /85° Armamento. 1 cannone Ansaldo da 47/32 in torretta girevole. 4 mitragliatrici Breda cal.8 C .A. mod.38: 1 abbinata al cannone 2 abbinate in casamatta ne lla torretta fissa 1 di riserva per la postazione antiaerea brandeggio cannone e mitragliatrice abbinata: 360° orizzontale, 20° di elevazione, 10° di depressione. brandeggio mitragliatrici abbinate: 15° a destra e a sinistra, elevazione 20°, Depressione 10°. proiettili per cannone: n. 85 proiettili per mitragliatrice: n . 3048 Apparecchi ottici. 1 alzo a cannocchiale per puntamento armi in torretta girevole. 1 cannocchiale per puntamento mitragliatrici abbinate in casamatta. 2 cannocchiali panoramici in torretta girevole. 1 iposcopio per la guida. Apparati radio. interfono per comunicazioni interne.


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Il c arro armato M.13140 e derivati

1 radio Marelli RF 1 CA. Sistema elettrico. 8 batterie Marelli 3 MF in parallelo. 2 generatori FIAT da 300 watt. 2 motorini d' avviamento FIAT 24. Caratteristiche. motore: tipo 8 t potenza massima: CV. 130 regime corrispondente: 1800 giri al minuto primo numero dei cilindri: 8 a V alessaggio: mm. l 08 corsa: mm. 152 cilindrata totale: cm3 11140 capacità del serbatoio principa le: lt. 150 capacità del serbatoio ausiliario: lt. 40 maglie ad elemento unico: n. 84 per cingolo maglia del cingolo: 260 X 126 mm. rulli portanti a doppio anello gommato: n. 16 lunghezza tratto del cingolo e contatto del terreno: m.2,88 pressione unitaria a carico completo su terreno non cedevole: Kg./cm2 5,850 pressione unitaria a carico completo su terreno cedevole: Kg./cm2 0,930 Prestazioni . veloci tà massima: Km/h 31,800 autonomia: 200 km. su strada o l 2 ore fuori strada pendenza superabile: 40° scalino: m. 0,80 trincea superabile: m. 2,10 guado: m. 1 diametro minimo di volta: m. 6,10 stabilità trasversale statica: 45° stabilità trasversale dinamica: 40° Equipaggio. pilota: cannoruere mitragliere: servente: totale uomini

n. I n. l n. 1 n. l n.4


ALLEGAT02

Carro armato M.14/41. Scafo. peso in assetto di marcia: circa Kg. 14.000 ingombro: longitudinale: m. 4,915 // trasversale: m. 2,200 // verticale con periscopio: m. 2,370 // verticale senza periscopio: m. 2,250 // verticale senza torretta: m. 1,630 carreggiata: m. 2, 150 altezza minima da terra: m. 0,410 tipo dello scafo: in lamiera scudo con spessori variabili a seconda de11a loro posizione. Corazza. frontale scafo: mm. 30 / l l laterale: mm. 25 /9° posteriore: mm. 25 /9° fondo scafo: mm. 14 frontale torretta: mm. 40 /16° laterale e posteriore: mm. 25 /22° cielo: mm. 14 /85° 0

Armamento. 1 cannone Ansaldo da 47/32 in torrette girevole. 4 mitragliatrici Breda cal.8 C.A. mod.38: I abbinata al cannone 2 abbinate in casamatta nella torretta fissa 1 di riserva per la postazione antiaerea brandeggio cannone e mitragliatrice abbinata: 360° orizzontale, 20° di elevazione, 10° di depressione. brandeggio mitragliatrici abbinate: 15° a destra e a sinistra, elevazione 20°, Depressione 10°. proiettili per cannone: n. 85 proiettili per mitragliatrice: n. 3048 Apparecchi ottici. 1 alzo a cannocchiale per puntamento armi in torretta girevole 1 cannocchiale per puntamento mitragliatrici abbinate in casamatta. 2 cannocchiali panoramici in torretta girevole. 1 iposcopio per la guida. Apparati radio. intcrt·ono per comunicazioni interne.


Il carro armato M.13/40 e derivati

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l radio Marelli RF I CA. Sistema elettrico. 8 batterie Marelli 3 MF in parallelo. 2 generatori FIAT da 300 watt. 2 motorini d'avviamento FIAT 24. Caratteristiche. motore: tipo 15 t a nafta potenza massima: HP. 145 regime corrispondente: 1900 giri al minuto primo numero dei cilindri: 8 a V alessaggio: mm. 112 corsa: mm. 152 cilindrata totale: cm3 11920 capacità del serbatoio principale: lt. 150 capacità del serbatoio ausiliario: lt. 40 maglie ed elemento unico: n. 84 per cingolo maglia del cingolo: 260 X 126 mm. rulli portanti a doppio anello gommato: N° . 16 lunghezza tratto del cingolo a contatto del terreno: m.2,88 pressione unitaria a carico completo su terreno non cedevole: Kg./cm2 5,850 pressione unitaria a carico completo su terreno cedevole: Kg./cm2 0,930 Prestazioni. velocità ma<;sima: km/h 32 autonomia: 200 km. su strada o 12 ore fuori strada pendenza superabile: 45% scalino: m. 0,80 trincea superabile: m. 2, 1O guado: m. l diametro minimo di volta: m. 6,10 stabilità trasversale statica: 45° stabilità trasversale dinamica: 40° Equipaggio. pilota: cannoniere: mitragliere: servente: totale uomini

n. 1

n. I n. 1 11.

1

n.4


ALLEGAT03

Carro armato M.15/42. Scafo. peso in assetto di marcia: circa Kg. 15.000 ingombro: longitudinale: m. 5,043 // trasversale: m. 2,230 // verticale con periscopio: m. 2,385 // verticale senza periscopio: m. 2,302 // verticale senza torretta: m. 1,635 carreggiata: m. 2, 150 altezza mfoima da terra: m. 0,410 tipo dello scafo: in lamiera scudo con spessori variabili a seconda della loro posizione. Corazza. frontale scafo: mm. 42 laterale: mm. 25 /9° laterale inferiore: mm. 25 /0° posteriore: mm. 25 /9° fondo scafo: mm. 14 frontale torretta: mm. 45 laterale e posteriore: mm. 25 /22° cielo: mm. 14 /85° scudo: mm.50 Armamento. I cannone Ansaldo da 47/40 in torretta girevole. 4 mitragliatrici Breda cal.8 C.A. mod .38: 1 abbinata al cannone, usata anche per la postazione antiaerea 2 abbinate in casamatta nella torretta fissa brandeggio cannone e mitragliatrice abbi nata: 360° orizzontale, 20° di elevazione , 10° di depressione. brandeggio mitragliatrici abbinate: 15° a destra e a sinistra, elevazione 20°, Depressione 10°. proiettili per cannone: n. 111 proiettili per mitragliatrice: n. 2640 circa Apparecchi ottici. 1 alzo a cannocchiale per puntamento armi in torretta girevole 1 cannocchiale per puntamento mitragliatrici abbinate in cesamatta. 2 cannocchiali panoramici in torretta girevole. 1 iposcopio per la g uida.


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Il carro armato M.13/40 e derivati

Apparati radio. intetfono per comunicazioni interne. 1 radio Marelli RF 1 CA. Sistema elettrico. 8 batterie Marelli 3 MF in parallelo. 2 generatori FlAT da 300 watt. 2 motorini d'avviamento FlAT 24. Caratteristiche. motore: tipo 15 T8 mod. M.42 potenza massima: CV. 190 regime corrispondente: 2400 giri al minuto primo numero dei cilindri: 8 alessaggio: mm. 112 corsa: mm. 152 cilindrata totale: cm3 11.980 capacità del serbatoio principale: lt. 250 capacità del serbatoio ausiliario: lt. 181 maglie ad elemento unico: N°. 86 per cingolo maglia del cingolo: 260 X 126 mm. rulli portanti a doppio anello gommato: N°.l6 lunghezza tratto del cingolo a contatto del terreno: m.3,005 pressione unitaria a carico completo su terreno non cedevole: Kg./cm2 6,10 pressione unitaria a carico completo su terreno cedevole: Kg./cm2 0,960 Prestazioni. velocità massima: km/h. 31,800 autonomia: 200 km. su strada o 12 ore fuori strada pendenza superabile: 100% scalino: m. 0,80 trincea superabile: m. 2,00 guado: m. 1 circa diametro minimo di volta: m. 6, 1O stabilità trasversale statica: 40° Equipaggio. pilota: n. 1 cannoniere: n. 1 mitragliere: n. 1 servente: n. 1 totale uomini

n.4


ALLEGAT04 Semovente da 75118 su scafo M.42.

Scafo. peso in assetto di marcia: circa Kg. 13.250 ingombro: longitudinale: 5,043 m. trasversale: 2,230 m. Il verticale con periscopio: 1,850 m. Il carreggiata: 2,150 m. altezza minima da terra: 0,41 O m. tipo dello scafo: in lamiera scudo con spessori variabili a seconde della loro posizione. Corazza. frontale scafo: circa 42 mm. laterale: 25 mm. posteriore: 25 mm. fondo scafo: 14 mm. cielo: 14 mm./85° scudo: 50 mm. Armamento. l obice da 75118 in casamatta. l mitragliatrice Breda cal.8 C.A. mod.38 in postazione antiaerea. brandeggio obice: settore orizzontale: a destra 16° a sinistra 20° settore verticale: elevazione +20° depressione -10°. proiettili per obice: N°. 44 proiettili per mitragliatrice: N°. 1104 circa Apparecchi ottici. 1 alzo per puntamento obice 1 cannocchiale panoramico. l iposcopio per la guida. Apparati radio. l radio Marelli RF 1 CA. Sistema elettrico. 8 batterie MarelJi 3 MF in parallelo. 2 generatori FlAT da 300 watt. 2 motorini d'avviamento FIAT 24.


Il carro amwto M. I 3/40 e derivati

363

Caratteristiche. motore: tipo 15 T8 mod. m.42 potenza massima: 190 CV. regime corrispondente: 2400 giri al minuto primo numero dei cilindri: 8 alessaggio: 112 mm. corsa: 152 mm. cilindrata totale: 11 .980 cm3 capacità serbatoi combustibile: 338 lt. maglie ad elemento unico: n. 86 per cingolo maglia del cingolo: 260 X 126 mm. rulli portanti a doppio anello gommato: n. L6 lunghezza tratto del cingolo a contatto del terreno: m. 3,005 pressione unitaria a carico completo su terreno non cedevole: 5,450 Kg./cm2 pressione unitaria à carico completo su terreno cedevole: 0,840 Kg./cm 2 Prestazioni. velocità massima: 38,400 Km/h autonomia: 150 km. su strada o IO ore fuori strada pendenza superabile: 40° scalino: 0,80 m. trincea superabile: 2, 10 m. guado: l m. circa diametro minimo di volta: 6, 1O m. stabilità trasversale statica: 45° Equipaggio. pilota: puntatore: servente e radiotelegrafista: totale uomini

n. 1 n. 1 n. 1 n. 3


ALLEGAT05

Semovente M.41 M da 90/53. Scafo. peso in assetto di marcia: circa 17.000 kg. ingombro: longitudinale: 5,205 m. // trasversale: 2,200 m. // verticale massimo: 2,150 m. carreggiata: 2,150 m. altezza minima da terra: 0,410 m. tipo dello scafo: in lamiera scudo con spessori variabili a seconda della loro posizione. Corazzatura. anteriore: 40 mm. laterale: 10 mm. posteriore: 25 mm. fondo scafo: I O mm. cielo: 1O mm. Armamento. 1 cannone da 90/53 brandeggio cannone: 90° orizzontale, 19° di elevazione, 5° di depressione. proiettili per cannone: n. 6 Apparati radio. I radio Marelli RF I CA. Sistema elettrico. 8 batterie Marelli 3 MF in parallelo. 2 generatori FIA, da 300 watt. 2 motorini d' avviamento FIAT 24. Caratteristiche. motore: tipo 15 t a nafta potenza massima: 145 HP. regime corrispondente: 1900 giri al minuto primo numero dei cilindri : 8 a V alessaggio: 112 mm. corsa: 152 mm. cilindrata totale: 11920 cm3 capacità del serbatoio principale: 150 lt. capacità del serbatoio ausiliario: 40 lt. maglie ad elemento unico: n. 88 per cingolo


Il carro arTTU1to M.13/40 e derivati

365

maglia del cingolo: 280 X 126 mm. rulli portanti a doppio anello gommato: n. 16 pressione specifica su terreno: 0,980 Kg./cm2 Prestazioni. velocità massima: 35,5 Km/h autonomia: 150 km. su strada o 8 ore fuori strada pendenza superabile: 80% scalino: 0,90 m. trincea superabile: 2,10 m. guado: 1 m. diametro minimo di volta: 6,00 m. Equipaggio. pilota: capopezzo tiratore: marconista: servente: totale uomini

n. 1 n. 1 Il.

1

n. 1

n.4


ALLEGAT06 Semovente da 105125 su scafo M.43.

Scafo. peso in assetto di marcia: circa I 5.700 kg. ingombro: longitudinale: 5,070 m. // trasversale: 2,400 m. // verticale con periscopio: 1,740 m. carreggiata: 2,340 m. altezza minima da terra: 0,350 m. tipo dello scafo: in lamiera scudo con spessori variabili a seconda della loro posizione. Armamento. 1 cannone da 105/25 in torretta fissa. 1 mitragliatrice Breda cal.8 C.A. mod.38 per sistemazione antiaerea brandeggio cannone: settore vetticale: elevazione +16° depressione -10° settore orizzontale: a destra 18° a sinistra 18° proiettili per cannone: n. 48 proiettili per mitragliatrice: n. 846 Apparecchi ottici. t alzo a cannocchiale per puntamento cannone. 1 cannocchiale panoramico. 1 iposcopio per la guida. Apparati radio. 1 radio Marelli RF 1 CA. Sistema elettrico. 8 batterie Marelli 3 MF in parallelo. 2 generatori FIAT da 300 watt. 2 motorini d'avviamento FIAT 24. Caratteristiche. motore: tipo 15 T8 mod. M.42 potenza massima: 190 CV. regime corrispondente: 2400 giri al minuto primo numero dei cilindri: 8 alessaggio: 112 mm. corsa: 152 mm. cilindrata totale: 11.980 cm3


367

Tl carro annato M.13/40 e derivati

capacità del serbatoio principale: 250 ll. capacità del serbatoio ausiliario: 181 lt. maglie ad elemento unico: n. 86 per cingolo maglia del cingolo: 260 X 126 mm. rulli portanti a doppio anello gommalo: n. 16 lunghezza tratto del cingolo a contatto del terreno: m . 3,005 pressione unitaria a carico completo su terreno non cedevole: 6, 1O Kg./cm2 pressio ne unitaria a carico completo su terreno cedevole: 0,960 Kg./cm 2 Prestazioni. autonomia: circa 150 km. su strada o 10 ore fuori strada pendenza superabile: 40° scalino: 0,80 m. trincea superabile: 2, 1O m. g uado: 1 m. circa diametro minimo di volta: 6,50 m. stabilità trasversale statica: 45° Veloc ità re lative alle varie marcie al regime 2400 giri. Km/ora 1° velocità Il 2° velocità Il 3° velocità Il 4° velocità Il 5° velocità Il Retromarcia Equipaggio. pilota: puntatore: servente e radiotelegrafista: totale uomini

m assimo del motore di 3,34

7,70 15,50 27,50 38,40 3,34 n. 1

n. t n. t

n. 3


BIBLIOGRAFIA. Fonti archivistiche.

ARCHIVIO STORICO ANSALDO GENOVA: Fondo Perrone; Fondo Gamba; Fondo Yecoli; Fondo Ansaldo; Fondo Rocca (riproduzione paniale dall'Archivio Rocca in Fondazione Einaudi, Torino). CENTRO STORICO FIAT TORINO: Nel periodo di redazione di questo studio è in corso una complessa opera di riordino ed inventariazione di tutto il materiale dell'Archivio Storico, con conseguente ridimensionamento dei servizi; pertanto non abbiamo potuto consultare la documentazione ivi conservata. STATO M AGGIORR 11RI J ,'ESERCITO UFFICIO STORICO-ARCHIVTO: I documenti più significativi riguardanti i carri M. e i semoventi sono stati recentemente pubblicali da Lucio Ceva ed Andrea Curami e pertanto rimandiamo ad essi il lettore.

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Il carro armato M.13/40 e derivati

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Giuseppe lnaudi

IL DON DEGLI ITALIANI

Cronistoria della Campagna di Russia, rievocata da un reduce novantenne, con la intelligente e fattiva collaborazione del Tenente Colonnello Roberto Di Rosa. Nel lungo corso di 130 anni di Storia militare (1812-1942), le sorti del soldato italiano si sono giocate sui fiumi della Grande Russia (Beresina - Ccmaya - Don) per ben tre volte ... Giocate, in definitiva (in analogia con quelle della Madrepatria), nella eco del «mormorio» delle acque (Isonzo, Piave) o nei «riflessi» delle superfici ghiacciate (Beresina, Cemaya, Don) del loro tormentato corso ... Con una non irrilevante differenza tuttavia ... , dal momento che, nel caso della Grande Russia sovietica, HitJer - bontà sua - aveva destinato agli italiani «solo» un tratto del lungo fiume, limitato a circa 200 Km: 200 Km ripartiti, equamente, fra i 227.000 uomini dell' Armir: con una densità media di 1_OOQ uomini per ogni chilometro di Fronte!! 1

Consegna: «difesa rigida della riva destra del fiume (sviluppata lungo le innumeri sue anse) ... : una difesa a tempo determinato ... ; determinato dall'arrivo della primavera o, in alternativa, dallo sfondamento del Volga, a Stalingrado, e del Caucaso, a Bakù ... » 2

1 Una «densità» riferita, indiscriminatamente, agli uomini dei comandi, delle truppe e dei servizi (senza escludere, cioè tra questi ultimi, i «conduttori» dei 22.000 automezzi e i «conducenti» dei 25.000 quadrupedi. 2 «Possiamo permettercelo - aveva sollinteso lo «stratega» HitJer - dal momento che i sovietici, ciechi e sordi come sono, non si accorgeranno neppure che sul Don, durante tutto l'inverno, staremo con le armi al piede!». li tutto spendendo le poche riserve a disposizione (62° Df e 22° Ocr), non già per contenere possibili cedimeHti della predetta fronte del Don, ma per alimentare sul Volga, la «fornace» di Stalingrado!


37 5

Il Don degli italiani

IND1CE DEL TESTO (cartine incluse c numerate nel testo)

Presentazione _ __ _ _ _ _ _ _ __ _ _ _ _ _ __ _ _ I

377

Nel cinquantenario della guerra all'Est

III

Scopo del presente Saggio

IV

381 382

Parte I La Steppa Napoleone e Hitler in Russia Operazione «Barbarossa» _ _ _ _ _ _ _ _ __ _ _ _ __ Le tre sorprese dell ' ambiente _ _ __ _ _ __ _ __ _ _ _ Anomalie della Storia militare _ _ _ __ _ __ _ _ __ _ 11 prohlema razza TI problema provenienza _ _ _ _ __ _ _ __ _ __ _ _ _ li problema mentalità ____ _ _ __ _ _ _ __ _ _ __ I d(fetti degli italiani _ _ _ _ _ __ _ __ _ _ _ _ _ _ _ I pregi degli italiani _ _ _ _ _ __ _ _ __ _ __ _ _ __ L'umanità

384 405 413

421 427 436

440 444

451 452 453

Parte II Episodica: - «C'è inferno ed inferno» _ _ _ __ _ _ _ _ _ __ _ - «La scala della ferocia» - «Fronte russo, ottobre l 942» - «La difesa sul Don» - «Il secondo inverno» - «Fronte russo, febbraio l 943» - «P.G. in mano italiana» _ _ _ _ __ _ _ _ _ _ __ _ - «Italiani brava gente?» _ _ __ _ _ __ _ __ _ _ _ La propaganda sovietica ed i relativi volantini avio-lanciati che la illustrano _ _ _ __ _ _ _ _ __ _ _ _ _ _ __ _

459 461 464

467 472 473

485 486 493


376

li Don degli italiani

Parte m Il perché degli iLaJiani in Russia _ _ _ __ __ _ __ _ _ _ Il come gli Italiani in Russia (con l cartina) _ __ __ _ __ I fattori materiali: - le armi - i mezzi di trasporto - mezzi corazzati italiani e URSS - Vestiario ed equipaggiamento - Vettovagliamento I fattori morali: - gli errori di Mussolini - gli errori di Hitler

518

Cronache del valore Rendimenlo operativo degli italiani _ _ _ _ __ _ _ _ __

551

555

Bibliografia _ __ _ _ __ __ __ __ __ __ _ __

559

521


Il Don degli italiani

377

Presentazione A cura del Presidente della ACCADEMIA CASENTINESE DT LETIERE, ARTI, SCIENZE ED ECONOMIA (Prof. Vittorio VF.TIORI) In sede di premessa al precedente Saggio Storico sulla Operazione «Barbarossa», l'autore ha tenuto a precisare che il suo esame critico di quegli avvenimenti bellici, si sarebbe ispirato ai principi dell'arte militare. In tutta evidenza, quindi, un senno del poi di stampo tecnico. Tale proposito è da ritenere non possa e non debba destare stupore dal mome nto che ogni indagine critica su operazioni militari di guerra, non può essere razionalmente valutata se non alla luce della corretta, o distorta, applicazione di tali principi. Che è quanto C:ire ad opera di uno specialista in materia; tanto meglio se tale specialista, avendo partecipato alle operazioni, ha tutti i numeri per farlo! C he l ' lnaudi sia uno specialista ne l campo del!' Arte militare - e quindi uno storico militare competente - è ùifficilmeule contestabile; quanto meno se si tengono presenti le molteplici esperienze, di pace e di guerra (russa inclusa), da lui maturate in tale campo. Eccole sintetizzate in breve:

- esperienze culturali acquisite in più istituti nazionali e stranieri (Accademia di Modena, Scuola di Applicazione di Parma, Scuola di guerra, Centro Alti Studi Militari, Collegio di Difesa NATO); - esperienze umane approfondite al comando di uomini in ogni gradino de lla gerarchia delle Truppe Alpine (dal plotone all a Brigata). Non certo ultime quelle acquisite durante gli anni trascorsi alla Scuola Militare Alpina di Aosta, in veste di «Istruttore di sci e di Alpinismo», tra il 1934 (anno di fondazione della Scuola) ed il 1940, inizio della guerra: esperienze preziose essendo, notoriamente, «la montagna insuperabile maestra di vita». Un incarico, quello specifico c itato, volontariamente lasciato in base al principio - da lui ritenuto irrinunciabile - secondo cui, dal mome nto in cui il governo costituzionale di un Paese, si dichiara in guerra, è preciso dovere di ogni militare di mestiere, di combattere: se non altro per evitare c he, a guerra finita, un militare non di mestiere possa rimproverargli di aver combattuto al suo posto! Sempre sul tema del la montagna, addirittura eccezionale il di lui «curriculum» alpinistico, che non esclude le Montagne R occiose statuni tensi e quelle balcaniche.


378

Giuseppe lnaudi

Notevolissimo quello che intere. sa le alpi : quelle Occidentali e le Dolomitic he. ln quelle Occidentali, merita citazioni il M. Bianco salito alla Lesta di un ità alpine, successivame nte lungo 5 distinte vie: - la normale del Bionassay (Cap. Gonella), - que lla dei Rochcrs (Cap. Sella), - la via «Moore», della Brenva (dal Biv. «Alberico e Borgna»), - quella della «Sentinella rossa di destra», pure dcHa Brenva, - l'altra del M. Maudit (Ghiacciaio del Gi gante). Ma non escl ude il Dente del Gigante (salito «a piedi» a. e r. 1, ne l 1940, da Courmayeur, in 11 ore), le «Gran .lorasses», il Dolent; e neppure il M. Rosa (Zumstein), versante Macugnaga, lungo il «canale M arinelli» (al la testa di 15 alpini). In que ll e dolomitic he, le La va redo (la «picco li ssima per la via «Pre uss» ), le torri del Sei la e quelle di Cortina. U na siffatta attività gli è valsa, nel 1941, la nom ina ad «Accademico del CAl»: (una «èlitc» del Sodalizio limitat a, com' è noto, ad c lementi scelti tra i «non professionisti») ed il conferimento del PREMIO "SERVAJS" per SALVATAGGI JN MONTAGNA - esperienze all'estero emerse allraverso vari incarichi portati a termine in Europa ed in America: - «M ountain Training Comm::md» in Colorado (I 950); - «Addetto militare» presso le Ambasciate italiane di Washi ngton, Cuba, Panama e Messico (1954-55-56); - «Ufficiale di collegame nto (fra «Centro» e «Sud») presso il Comando «fo rze alleale del Centro Europa» a Fontainebleau ( I 958); - «Rappresentante Militare Italiano» in seno allo SH APE de lla NATO a Parigi ( 1963-66); - esperienze di Guerra attivamente acquisite negli «ambienti operati vi più diflìcili»: - il Fronl<i occidentale quale Com.te del «Reparto Valligiani Monte Bianco» (un reparto costituito da circa 300 eleme nti tratti tra gli «Accade mici», le «Guide» ed i «Portatori» del CAl): repruto schierato lungo i 35 Km della frontiera italo-francese che corrono fra il Col dc la Seignc e quello del ~erret, nel massiccio del M . Bianco (1940); - il Fronte greco-albanese, qua le Com.te della I a comp. del «Battaglione sciatori M. Rosa»; battaglione schi erato sul più elevato contrafforte dell'Alhania, il M. Tumori, tra le valli del Devoli e della Tomorezza ( 1941); - il Fronte russo, dapprima quale uffi ciale «1» del Comando Df «Cosseria» cd infine quale «Comandante la Retroguardia» del TI Corpo d ' Armala, durante il ripiegamento dal Don ( 1942-43). In quest' ultima, 1 Andata e ritorno "a piedi" dal momento che a quel tt:mpo ancora non esisteva la funivia del Colle del Gigante!

I


379

li Don degli italiani

delicata missione, riesce - con 150 militari «raccoglilicci» e 4 carri armati «leggeri»: (le famigcralc «scatole di sardine») a dare un tempo di arresto alla «marea» avversaria, imbaldanzita dal successo, permettendo così a non poche nostre unifa, ovviamente appiedate, di ripiegare su Kantemirowka ed lvanowka; evitando quindi la temuta cattura. Per tale episodio l' ufficiale viene proposto per una medaglia d 'argento «sul campo>> ed una «croce di ferro di 2" classe» tedesca. L'episodio è citato nel libro «Il Tragico Don» di Portuna e Uboldi: un libro che, in parte almeno, plagia l'opera dcll ' lnaudi (senza neppure citarlo nella Bibliografia e ne sbaglia addirittura il nome IN ARDI, anziché INAUDI) !

Da " Casa del Landino", Borgo alla Collina (Ar), I marzo J993 (Vittorio VETTORI)


Il Don degli italiani

381

CINQUANTENARIO DELLA GUERRA ALL'EST

Jn poco più di un secolo gli italiani sono tornati a combattere in Rus-

sia. È destino che a rammentarcelo come già si è accennalo, siano sempre le «superfici speculari» (o il «mormorìo», com'è il caso del Piave!) dei grandi fiumi: la Beresina, la Cemaia ed il Don. Per essi - con la sola eccezione della Crimea - parlare di decimazione non ha senso. Non ha senso per i 27.000 che, nel 1812 al comando del Viceré Eugenio di Beauharnais, erano schierati con la «Grande Armée» e, a maggior ragione, non ha senso per i 227 .000 dell' «Armir» impegnati, nel 194143, a fianco della «Wehrmacht», nell'Operazione «Barbarossa». In effetti se sono contestati i dati sulle perdite italiane della Campagna napoleonica, sono per contro accertate quelle della guerra hitleriana. Le quali ascendono infatti a: - 90.000 queJle dei morti e dei dispersi, - 43.000 quelle dei feriti e dei congelati! Perdite, in tutta evidenza, spaventose, subìte in un ambiente spaventosamente osti le! Val quindi la pena, ma è soprattutto doveroso, tentare di ripercorrere - a Cinquant'anni dall'olocausto - la via del loro lungo e sofferto calvario. Anche per riportarci, ed alimentare con la più alta malinconia, il vero e profondo senso della nostra vita; queJla che un ignoto Fante italiano del Don, ha racchiuso in pochi, disadorni versi:

«Aspettami, tornerò, aspetta.mi tanto, però, aspettami quando gli altri, dimenticando il passato, non aspetteranno più!»


382

Giuseppe Jnaudi

SCOPO DEL PRESENTE SAGGIO: Rendimento operativo degli italiani impef!,nati su/fronte Est.

In sede di premessa ad una precedente pubblicazione («La notte più lunga, la battaglia del solstizio d 'inverno sul Don» edita, nel 1979, dall' Ufficio Storico dello SME), l'autore si era ripromesso di «r~ffrontare e soppesare il singolo, specifico rendimento operativo di uomini diversi per razza, provenienza e mentalità su quel lontano fronte», con particolare riguardo al soldato italiano. La sede più opportuna per condurre tale indagine sarebbe stata, in tutta evidenza, quella che tratta degli uomini coinvolti nel conflitto (il capitolo XIX della parte IV). La complessità dell' argomento ha tuttavia consigliato all' autore di soprassedere per trattare a patte que l tema. È quanto egli si ac1,;inge a fare i questa sede 3. Poiché tuttavia, ad innucnzare gli sv iluppi e l' esito di ogni connit to concorrono, di nonna, oltre agli uomini (con le loro armi, i loro mezzi e la loro tecnica d'impiego), l' ambiente, si è ritenuto utile, se non proprio necessario, prendere le mosse da quest'ultimo. Segnatamente perché tale ambiente, nel caso specifico della S!eppa, non si limita ad influenzare le operazioni, ma addirittura le condiziona! Specie durante l'inverno, con tutte le sue componenti (oltre a lla stagione, il clima ed il terreno). Da cui la opportunità di prendere in esame, prima del contenuto (e cioè la storia), il contenitore (e cioè la geografia). Un «contenuto» che, prendendo le mosse dalla precedente impresa quella napoleonica non può non riproporre, quale suo naturale seguito, quella hitleriana; una «Ope razione», quest' ultima, che si è cercato di delineare in una sintetica rassegna degli avvenimenti. È a questo punto che si è riten uto necessario riprendere ancora il tema ambiente per dar corso alla dettagliata elencazione delle sorprese che esso ha opposto all' aggressione, e più precisamente: - il generale «inverno», - gli ampi spazi, - il.fiato residuo delle forze.

3 Approfittando dell'occasione per rendere più abbordabile (a profitto del «grande pubbl ico» e, sopra1tutto, dei reduci da quel fron te, tutti o rmai in età matura), il tema sviluppandolo in forma rn~no tecnica e cioè più piana e di.«:o rsiva.


PARTE PRIMA


384

Giuseppe lnaudi

La steppa: l'ambiente naturale dell'Operazione «Barbarossa» (inquadrato nel vasto contesto dell' URSS); visto «a volo d'uccello», attraverso alcune cartine, illustrate da (più o meno) succinte didascalie.


L'URSS. Un Paese la cui superficie sembra non finire mai!! È infatti pari a: - due volte e mezza quella degli USA - settantatre volte quella dell'Italia!


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L'URSS. Un Paese sul quale il sole sembra non tramontare mai. Copre infatti ben l l dei 24 fusi orari del nostro Pianeta. :'via. per Stalin. il sol dell'av1·e11ire era quello che gli avrebbe consentito di coprirli 1u11i e ventiqua11ro!


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L'URSS dal punto di vista militare. l) Situazione terrestre: - un territorio che si estende per 15.000 Km da est ad ovest ed è sbarrato dalla catena degli Urali: - scarse le vie di comunicazione stradali e ferroviarie. Conseguenza : necessità di due distinti strumenti militari da dislocare ad Occidente ed in Estremo Oriente! 2) Situazione marittima: - nessun mare «libero» (il Baltico per via dei ghiacci. il Caspio perché mare chi uso. il Mar Nero per via degli stretti): -tutt'attorno 3 distinti oceani (l'Atlantico. il Pacifico, l'Indiano). Conseguenza: necessità di attivare almeno du distinte Flotte.

L'URSS dal punto di vista polético. Cno Stato la cui capitale (Mosca che. con l'avvento della «rivoluzione di ottobre,,, aveva spodestato Pietroburgo, ribattezzata Leningrado), era tutto fuorché baricentrica. Ma oltre a non essere baricenrrica. era anche situata sulla tradizionale «via d'invasione>> del Paese ! Una circostanza che acuiva l'ossessione della sicure::a militare.


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L 'URSS.

Un Paese situato per circa la rnelà oltre il 60" parallelo. e quindi incoltivabile. Incoltivabile perché l'insufficiente innevamento e la rigid ità della temperatura concorrono a mantenere gelato in profondità tutto l'anno il terreno. Un ins11.fficie11te i1111evamento che può forse stupire, ma è reale. In effetti il biancore che earatteri1.2a il paesaggio è da imputare alle basse temperature che, gelando in superficie l' inconsistente slralo nevoso, possono illudere sulla sua effettiva consistenza. Una illusione alimentata dalla presenza delle «gonfie» provocate dal venLo (di tramontana) che, spirando raso terra, tende ad ammonticchiare la neve. Terreno - quello oltre il 60" parallelo - che gli abitanti locali definiscono «merzlota». lJn terreno che elude, quindi, il popolare slogan secondo cui «sotto la neve, pane».


Mare di s•,ents

Vento .freddo del nord

!!URSS. I Carpazi da una parte e gli Urali dall'altra concorrono a formare una e norrnc tramoggia, aperta a nord sull'Artico e dclimilala a sud dal Caucaso. Una tramoggia che, durante l" inverno, convogli a verso sud i freddi venti di tramontana. Coin volge lui/a la piana, anche a dispetto della la1i1.uùine locale! (ùa Lu Keogmjia di van LooN)


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Il Don de,::li italiani

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La steppa vera e propia

Giunti a questo punto, un interrogativo si pone ed impone; spontaneo e giustificato . Eccolo: è possibile sapere che cosa esallamcntc sia la Steppa? Che cosa csallamcntc rappresenti nel contesto geografico? Quale sia la sua influenza sulle esigenze della vita vegetativa, sulle atti vità dell ' uomo'? Dell ' uomo, in tempo di pace ed in tempo di guerra? Saperlo, dato e non concesso, sia possibile trarre una risposta esauriente dalle, sia pure fedeli , rappresentai.ioni cartografiche! Rappresentai.ioni cartografiche che, fatalmente, si richiamano ad una sola delle tre componenti dell'ambiente, il terreno, trascurando, o addirittura escludendo, le restanti due, e cioè il clima c le sta~ioni. Restanti componenti che, - nel caso specifico della Steppa - non si limitano ad influenzarlo ma, addirittura lo condizionano! È quindi doveroso ammcllcrc che, fino a questo punto, ci si è limitati a costruire la «cornice», ad inquadrare la tela da cui manca ancora il «dipinto» 1 È quindi da ritenere che per dare una risposta all'interrogativo che ci siamo posti, sia necessaria, anzitullo, l'esperienza derivante da una permanenza in loco. Neppure limitata soltanto nel tempo; anche se estesa ai 365 giorni dell'anno, ma maturata in tempo di pace cd in quello di guerra! La risposta più esauriente e definitiva è quindi da ritenere possa essere data soltanto da chi, nelJa Steppa, abbia avuto la ventura (o la sventura?), di nascere, vivere e soffrire, a lungo; possihilmente anche in guerra! Nel caso che qui ricorre, un qualcuno che l'esperienza in materia sappia ri specchiarla con fedeltà ed efficacia. In altre parole un Leone Tolstoi, attraverso le auliche pagine di Guerra e pace o , più rcccntcmcntc, un Victor Maksimov con quelle de/ sette giorni della creazione. È quindi dalle pagine delJ ' uno e dell'altro c he attingeremo clementi per dare una risposta all' importante interrogativo. Farlo parafrasando le loro parole, o riportandole testualmente. Integrando così le generiche indicazioni che sarà possihile trarre dalle nostre rappresentazioni cartografiche. l i tutto per riprendere e completare - anatomizzandola - la troppo semplicistica definizione della Ste ppa offerta dagli Agronomi; secondo cui la Steppa verrehhe ad essere soltanto «il manto più o meno erboso, a chiazze cespugliose, discontinuo, che caratterizza de te rminali territori , non necessariamente solo quelli eurasiatici». È appena il caso di sottolineare la validità dei caratteri in precedenza già posti in rilievo graficamente e, più precisamente:


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Giuseppe lnaudi

- gli spazi smisurati le cui possibili linee di riferimento sono rappresentate dalle stelle del firmamento e dai corsi d' acqua della terra; la lontanan za dai mari «Liberi » che n e de te rmina l a continentalità; - l'estrema latitudine. Fin qui, dunque, i caratteri più salienti della componente terreno. Non certo meno importanti e decisivi quelli delle stagioni e del clima che, spesso, come già si è rilevato, o ltre ad influenzarlo, addirittura lo condizionano! Eccoli in breve!

Le stagioni

A condizionare maggiom1ente la Steppa è sopratlutlo l'inverno, allorché: - le bionde messi non ondeggiano più sui campi, i maestosi girasoli non occhieggiano più dall' alto dei loro steli, le api cessano di vagabondare di fìorc in fiore. - la coltre nevosa livella ogni cosa e tutta la piana - con la sola eccezione delle zone boscose - s i appresta a trasformarsi in una sola, immensa steppa. · A questo punto vale la pena di osservare che tanto la primavera quanto l'autunno costituiscono solo fuggevoli vie di transizione fra estate ed inverno. Caratterizzata la prima dai fiumi che straripano ed entrambi d al fango che ostacola ogni movimento e dalle «strade- piste» che diventano impraticabi li.

L'estate - complice un sole sempre più altro all'orizzonte e ogni giorno più implacabile - giunge quasi all' improvviso, ma non tarda ad arroventare l' atmosfera, facendola ristagnare, appiccicaticcia, sugli uomini , sugli animali e su ognj cosa.

Il Clima

È il clima della Steppa che ne spiega e giustifica g li estremis mi più disparati : - il freddo siderale, l'afosa arsura e la gelida umidità; - l' esasperata luce accecante o le tenebre paurose (intcm1inabili l' una e le altre); - le di stese disperatamente deserte al cospetto di un cielo sempre più popolato;


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Il Don degli italiani

- una potenza divina che si rivela ancora più eccelsa ed una miseria umana c.:he, nel contrasto, appare sempre più nera !

La Steppa nella letteratura tolstoiana e maksimova

4

Aprile I 807: «Siamo a Bartenstein, in Prussia, a 54° 55' di latitudine; è il disgelo: fango, freddo, [i umi c he straripano, strade impraticabili.

Dopo il disgelo, le piogge. Quando piove il cielo si gonfia di plumbea umidità. Tutto attorno appare schiac.:c.:iato, sprofondato; si direbbe che al di là della spessa coltre grigia non vi sia più nulla da una infinità di tempo. Né sole, né stelle, né cielo, ma soltanto il vuo to, torbido e viscido come la pioggia c.:he cade!»

4 Le one Tolstoi , «Guerra e pace». V. Maksimov, «l sene giorni della c.:rea~.10m:», Ml 1973.


Gennaio 1943: la temperatura è sui meno 40° e la fotografia -

almeno per gli esperti -

dà netta la sensazione del freddo («il freddo è nell 'aria!») .


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T1 freddo della Alpi ser.:ondo Samivel e quello della Steppa secondo Van Loon.


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0 Millerovo Grafico dimoslralivo delle effeme ridi e della temperatura hauaglia durante.

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400

(;iuseppe lnaudi

Agosto 1812,

sulla grande strada per Mosca, oltre Smolensk. «Caldo e siccità durano da più di tre settimane. Tutti i giorni passano in cielo nubi arricciate e a tratti coprono il sole, anche se verso sera torna il sereno e il sole tramonta in una caligine rosso-brunastra. Solo l'abbondante rugiada, nella notte, raffresca la terra. r grani rimasti in piedi s'avvampano e perdono il seme. Gli stagni si sono prosciugati. li bestiame mugge dalla fame, non trovando di che brucare sui pascoli riarsi dal sole. La rugiada passa inosservata sul sabbione polverulento della strada, profondo e smosso per più di un palmo. Una parte di questo sahhioso polverone resta pestato sotto i piedi, l' altra si leva e ristagna come una nuvola, appiccicandosi agli occhi, ai capelli, alle orecchie, alle narici, e, soprattutto, ai polmoni. Quanto più alto si leva il sole, tanto più alta si leva la nuvola di polverone e attraverso quella calda, minutissima polvere, il sole, anche quando le nuvole non lo coprono, si lascia scorgere ad occhio nudo. Appare, il sole, come un grande globo paonazzo. Non c'è aria e la genle si sente soffocare in quell'atmosfera stagna. Si cammina lenendo imbavagliati naso e bocca nel fazzoletto. Quando si arriva ad un villaggio, tutti si slanciano ai pozzi; s'azzuffano per l'acqua e la succhiano fino alla melma». Dicembre 1942. «La ton11enta soffia per ogni dove violenta, rabbiosa, turbinante. La coltre di neve livella ogni cosa, cancellando ogni traccia di movimento e di vita. L' uniformità dello strato è resa vana dal vento che tende ad ammonticchiarla nelle cosiddette «gonfie». Il freddo diventa pungente e il calore prezioso de]Je membra, disperso dal respiro sempre più affannoso, si condensa in grigie nuvolette sulle cig lia. In quei lunghi momenti la gola, attanagliata dal gelo, sembra paralizzarsi, la sensibilità del naso, delle orecchie viene meno, un dolore pungente vi preme sulla nuca e la vita stessa sembra volersi arrestare. È allora che cercate, inutilmente, di districare le ciglia appiccicale dal gelo, frenando il moto istint.ivo delle palpehre. In quei momenti interminabili, colmi di silenzio, di solitudine e di disperazione, unica incombente realtà è il buio della notte e l'oppressione della fantasia eccitata.


Il firmamento in URSS quale appare dal Don, fronte al Nord, nell'inverno 1942- 1943 .

Sopra di voi sovrasta il firmamento veramente infinito. È allora, soprattutto allora, che avete la misura concreta della vostra propria miseria, della vostra indicibile impotenza, della vostra estrema


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Giuseppe lnaudi

fragilità. È allora che vi sentite veramente indifeso e nudo come un verme; un verme della terra; quella terra di cui è impastalo l'uomo!»

ESCURSIONI TERMICA, INVERNALE lD ESTIVA - nel deserto libico (in alto)

- nella steppa russa Cin basso)

Escursione Lid ia le m pernlura nella s teppa e nd <kserlu.


Il non degli iwliani

Inverno di guerra sul Don. Nelle vicine retrovie i motori devono essere tenuti accesi m pennanenza. T quadrupedi devono essere sostenuti dai conducenti. Le ruote s littano e sui pendii l'abbrivio diviene irrefrenabile. l carichi si scompongono e si rovesc.:iano. La fatica finisce per degenerare in spossatezza. In Linea l'estrema aridit~, e rarefa,..ione dell ' aria congestiona i polmom.

Le mani si rattrappiscono sui grilletti e sulle leve di sparo. li torpore del congelamento invade gli arti ; le sofferenze diventano

inenarrabili. Di fronte hai ancora il fiume, ma non ostacola più nulla. Anche le mine sono sempre lf, ma non scoppiano più. La notte sembra non aver mai fine. Il buio è fitto per sedici ore consecutive. Anche la luna ti ha abbandonato. La temperatura stenta a raggiungere i IO gradi sotto lo ,,,e ro in pieno giorno, nelle ore «più calde». Ed è c.:osì breve il giorno, così stentata la luce del sole! La notte arriva d'improvviso, resa artica dal l' estrema ampiezza del suo arco; i I termometro, a mano a mano che essa avanza, crolla. li freddo penetra nelle ossa, ti rattrappisce le membra. Gli occhi tentano invano di bucare le tenebre; non riescono ad aprirsi un varco tra le ciglia; tenti invano di districarle dai ghiaccioli che le incollano l'una all'altra. In un ambiente siffatto la guerra si svolge, per forza di cose, prevalentemente nelle ore notturne, se non altro perché viene a mancare una valida aJternativa. In quelle ore le difese naturali dell'organismo sono fatalmente des\jnatc ad indebolirsi sempre più, a nche se cerchl di pote nziarle con un equipaggiamento adatto cd una dieta razionale. Ma tu non hai né l'uno né l'altra! Sono destinate ad indebolirsi sempre più per via della fatica resa inevitabile da una impossibile inazione. È in queste condizioni che attendi la fine dell ' incubo. Un' attesa vana; vana perché nella guerra invernale della Steppa, l'alba non segna mai la fine dell'incubo. Segna soltanto la fine del suo primo tempo; il primo tempo di un dramma che, con alterne vicende, tende fatalmente a protrarsi oltre ogni ragionevole limite della tua resistenza fisica. Un giorno dopo l'altro. Tn una lotta ad oltranza combattuta non già per eroismo, ma semplicemente perché arrendersi equivale a morire. Morire in un ambiente nel quale ogni possibile aiuto è quello che ciascuno deve ricercare in se stesso.


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Ciuseppc lnaudi

TI lullo in una siluazione che, ovviamente, non è micidiale soltanto per le avverse condizioni del clima e della stagione, ma anche, e sopraltutto, per le offese terrestri ed aeree inflitte dall'avversario. Verso l'alba, quando proprio non ce la fai più, l'allarme. Il nemico attacca; attacca a massa al di qua de l fiume, che non è più un fiume ma un ponte continuo di ghiaccio! Hai voglia a rncU.crccla lulla, slringere i denti, prima difende rti e poi contrattaccare. Una volta in linea e la successiva di rincalzo. Poi ancora in Jinca ed ancora di rincalzo, decimati dal fuoco, indeboliti dal freddo. Giunge inevitabile il momento in cui la bilancia della tua tenacia, da una parte, e de lla slrapolcnza avversaria, dall'altra, finisce per equilibrarsi: col risultato che basta un niente per farla traboccare!


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Il Don d egli italiani

NAPOLEONE E HITLER 1N RUSSIA: ANALOGIH E CONTRASTI l. Analog ie:

il «dominium mundi » è il fine cui aspirano e ntrambi; all'ini zio dell ' impresa essi de tengono il potere da un ugual numero di an ni (undici) e alla stessa età (dai 35 ai 46 anni); entrambi si avval gono di forze alleate, dal momento c he: - la «G rande Armée» include tedeschi (della Baviera, del Baden, del Wuertenherg, della Prussia), austriaci, olandesi, polacchi, croati cd italiani 5 ; - la « Wehrmacht» coinvolge j ìnlandesi, ung heresi, romeni, spagnoli e illlliani .. . . . . (vedi al riguardo le due ca1tine annesse); entrambi affronta no l' impresa con un rapporto di for/,C inadeguato rispetto all a dottrina operativa del tempo; e ntrambi iniziano l'invasione del territorio avversario ad una data pressoc hé ide ntica: - Napo leone il 24 giugno (corrispondente al 13 del calendario «Giuliano» allora in vigore); - Hitler il 22. entrambi trascurano la Capita le dello Stato (rispettivamente Pietroburgo e Mosca), puntando più o meno decisamente su altro obiettivo (rispetti vamc.ntc Mosca e Len ingrado) 6; e ntrambi subiscono, come già si è accennato , la sorpresa del «gcn. Inverno»: sottovalutano cioè l'influenza della stagione e del clima (condizionali dalla latitudine e dalla contincntalilà del territorio). entrambi falliscono l'impresa; con una differenza tullavia cd è che: - Napoleone vi rinuncia a soli sei mesi di distanza dal suo inizio, nonostante la vittoria (sia pure risicata) di Borodino. - Hitler vi è costretto, dopo la sconfitta di Stalingrado, a distanza di quattro anni dall ' invasione. 2. Contrasti:

per Napoleone la Russia è solo un obiettivo inten nedio, essendo la Gran Bretagna quello.finale; per Hitler, invece, obiettivo inte rmedio è la Gran Bretagna, essendo la Russia quello f inale 7 ; Entambi, infaUi, cercano di adeguarsi a quello c he g li artiglieri definiscono " tiro a puntamento indiretto!" .'i Com' è noto. questi ultimi ascendono a 27.000 e sono inquadrati nel IV Corpo del Vi ceré Euge nio di Beauharnais. 6 Com' è noto, Mosca, ùa semplice «capitale religiosa» diverrà «pnlilica» solo dopo r a v~ vento del regime sovietico (più precisamente, il 14 gennaio 19 18). 7 Non irrilevante rammentare che la sorte - beffarda ha voluto che Napoleone morisse nelle mani degli inglesi e Hitler, per non cadere in quelle dei russi, si vedesse costrclto a darsi la rnmte con le proprie 1


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Giuseppe fnaudi

Napoleone è un soldato , la guerra è il suo «mestiere», si adegua perciò ai "Principi deJl' Arte Militare". Un 'Arte, quella militare, sulla intma essenza della quale è forse utile se non proprio necessario - mettere in luce alcuni punti chiave. h,'ccoli! 8 Anzitutto quello - sia pure generico - che contraddistingue ogni arte, l'essere cioè costituita da "elementi strutturali suoi propri liberamente scelti e liberamente coordinati". Il tutto a d(fferenza di quanto avviene in ogni scienza, dove, invece, gli "elementi stutturali propri di ciascuna sono sempre strettamente consequenziali". Forse superfiuo, a questo punto, precisare che nel nostro caso, l 'Arte cui ci si riferisce è quella della guerra; una guerra definita "procesuzione della Politica armi alla mano; in altri termini il "passaxxio di un Rubicone attuato, o subìto, dopo la distruzione del ponte che ne collegava le opposte sponde". 9 Un "ponte" rappresentato dalla Diplomazia. Un ''.forzamento" che avviene facendo ricorso ai suggerimenti dell'arte militare. Un 'arte i cui elementi strutturali sono costituiti dai noti sette principi: Obiettivo, Offensiva, Difen.-.iva, Massa, Manovra, Sorpresa, Sicurezza; sette come le note dell'Arte musicale. Principi "ben noti" perché xià posti in luce, nella Cina di Sun Tzu,fin dal V secolo a.C.. Non solo "ben noti", ma anche immutabili; un immutabilità che ancor oggi caratterizza le dottrine delle FF.AA. di ogni Paese! Altrellanto superfluo, forse, mettere di fronte tale loro immutabilità con quella invece mutabilissima dei procedimenti che i citati principi influenzano e talora addirittura condizionano. "Mutabilissima " perché determinata dalle armi e dai mezzi che la tecnologia - di volta in volta - pone a loro disposizione. Soggetti, cioè, alla naturale evoluzione di tale Tecnoloxia. Una evoluzione - rileviamolo subito - che negli anni Quaranta è divenuta talmente frenetica nella sua corsa e talmente micidiale nei suoi effetti, da giustijìcare il nuovo attributo dell'Arte della Guerra, quello di Arte "Sepolcrale "! Ma non precorriamo gli eventi.

8 Superfluo precisare che i punti chiave accennati vengono offerti "ad esclusivo uso e con.rnmo" dei pochi superstiti dell'ARMIR di più modesto grado gerarchico; quelli stessi cui è dedicato il presente Saggio storico; Gli altri - i "Tecnici " - polranno sorvolare su 1ali nozioni pmpedeuche, agevolati dal diverso carattere di stampa che le caralterizza. 9 "J\lluato e suhìto" in base al detto popolare secondo cui ··ta colpa morì fanciulla perché m:ssunu la volle ".


Il Don degli italiani

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Segnatamente in quanto concerne le cause e gli effetti di una siffatta rivoluzione, (perché di vera e propria rivoluzione si latta). Per f arlo è indispensabile riportarci indietro nel tempo; riportarci addirittura al secolo scorso e alla dottrina militare fino ad allora imperante, quella cioè del Klausewitz, secondo cui il "il fine ultimo della guerra, la vittoria, dev'essere conseguito battendo le forze avversarie sul campo di battaglia". Un "campo di bataglia" sul quale ancor oggi sarà possibile giocare l'atto finale della guerra, ma forse non più quello esclusivo. Inutile aggiungere che le cause di un siffatto voltafaccia non potran no essere addebitate ai principi della guerra - di per sé ancora e sempre immutabili, anche se ridimensionati nel numero - ma unicamente ai procedimenti; per l'appunto quei procedimenti rivoluzionati dall 'avvento delle nuove a rmi e dei nuovi mezzi. Rivoluzionati da una guerra nella quale, al terrorismo che definiremo "convenzionale" è venuto ad affiancarsi quello "nucleare". IO Un nuovo terrorismo che - "riflettendosi" sulle Forze militari schierate sul Campo di hallaglia - non può non determinare la resa; com'è avvenuto in Giappone, nd 1945, dopo lo sgancio delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki! È perciò che dianzi si è parlato di atto finale della guerra non più necessariamente esclusivo del campo di battaglia! Se La Lunga disquisizione sin qui condotta sulla guerra dovesse trova r riscontro nella realtà, le conclusioni da trame sarebbero, purtroppo, terrificanti; terrificanti per la loro: - in eluttabilità, quanto meno se sono da ritenere attendibili le opinioni di Freud, sulla guerra, 11 secondo cui "la tendenza a tutto distruggere è già nell'infanzia, sin dai primi anni di vita "; - fatale ricorrenza, dimostrata dalla storia che "negli ultimi 4.000 anni ha registrato un massimo di 20 anni immuni da conflitti"; - biblica calamità, almeno se è verosimile quanto ha affermato Einstein (in risposta ad analogo quesito) sul "futuro delle nuove armi",: "Già l'impiego di quelle attua-

IO Terrosi.mw "convenziorwle" rappresenta/o, com'è ben noto, da quei bombardamenti indiscriminati che, nel cor.l'o de/L'ultima guerra, hanno seminato la morte nelle nostre città; bombardamenti attuati non .rnlo dagli anglo-americani e neppure esclusivamellte nella 2" g.m., dal momento che già nella l": · gli austro-ungarici avevano hombardalo la città di Milano ( 14 febbraio 1916), - i tedeschi, rnn i loro Dirigibili " ! , 59" &, avevarro sganciato su Napoli 6.4 tonnellate di bombe; ( atti terroristici, quelli citati, cui gli italiani avevano risposto lasciando cadere su Vienna ifamosi volantini dannunziani). I I Opinioni scambiate, in 111w corrispondenzn privnta, tra Einslen e Freud.


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li sarebbe destinato a segnare la fine della nostra umanità, una umanità i cui pochi superstiti - i Sem, Cam e Jafet della nuova biblica calamità continuerebbero a battersi con le armi primordiali a loro disposizione, e cioè i sassi e le clave "!; Se le citate conclusioni sulla guerra a venire, fossero'.ritenute attendibili - come l'autorità delle fonti citate indurrebbe a credere - le ultime speranze dell' umanità sarebbero da riporre unicamente sul miracolo. Quel miracolo, suprema, esclusiva, prerogativa di Dio. Il solo in grado di dominare gli evenli. Quello stesso Dio che, da tempo immemorabile, i /,ucchesi, con la saggezza tipica di molti antichi proverbi, richiamano affermando "se Dio non vuole, il Santo non puole "! Una speranza riposta dunque nella misericordia di Oio; accompagnata, o meglio preceduta, da que/l"'aiutati che Dio ti aiuta " che sempre ha ispirato l'operosa allività dei loro avi. In sostanza una spes ultima invocata solo dopo aver esaurito tutte le iniziati,,e e le pìevidenze loro suggerite! Ma anche e soprattutto una jìducia basata sulla "infinita misericordia" di Dio e subordinata all'osservanza delle Sue leggi. Leggi che, guarda caso, ricalcano esattamente, i naturali antidoti alla guerra, che è quanto dire la concordia e la pace tra gli uomini. Quelle stesse leggi e quegli stessi comandamenti che carallerizzano il substrato di tutte le religioni monoteiste professate nel mondo; precorrendo in tal modo quell'ecumenismo auspicato da tempo. /2 Delineata così - sia pure p er sommi capi - l'estrema possibilità di mantenere la pace nel mondo (riponendo cioè Le speranze nell'intervento

12 Com'è 11ossihile dimo.~trare ('Oli /p ci/azioni proprie delle selle principali religioni (qui elent:ale nel loro ordine alfabetico): Rramanesimo: "Questa è la somma dei doveri: 11011 far nulla agli altri che polrebbe causare dolore se.fà!to a le" (Ma lwhharare 5-1517) Buddis mo: "rum ojf'e11dere gli altri ('Oll modi che /11 s tesso giudicheresti o,ff'ensivi (Unadavarga 5-IRJ Cmifi,cianesinw: "vi è una massima che dovrebbe essere messa in pratica tu/la la vita? Certamellle 1 t,· la massima della bonlà che nasce dall 'amore: 11011 fare agli altri quello che 11011 vorresti essifa(.'essero a le., (Anale/li 115-23) Cristianesimo : ''./t1te agli altri ciù (.'he vorresti g li altri facessero a voi, perché questa i: la legge ed i profeti " (Matteo, 7- 12) Ebraismo: "non fare al tuo simile ciò che ti è odioso: questa i: tu/la la legge; il resto è solo commenlo ·· (Talmud, Shubhat 31 J\) Islamismo: "nessuno di noi è rm credente .finché 11011 desidererà per il fratello ciò che desidera [Jer sé" (Suman) Taoismo: "t:onsidera il profitto del 1110 vicino come un pro,/illo tuo e la 11erdi1a del tuo vicino come perdita tua·· ( Kan- l'ing-P'iert).


IL Don degli italiani

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Divino), è forse più agevole, ora, richiamarsi alle vie percorribili p er raggiungere l'intento del/ '" aiutati che il ciel ti aiuta"! Soprattutto ed anzituLto la via diplomatica: quella del "Mutuo a,·cordo" tra le pa rti in causa, da conseguire con o senza il concorso di "paesi terzi ". Paesi terzi riuniti in consessi internazionali preposti alla tutela della pace; una pace ispirala alla saggia e lungimirante politica della non violenza. Quella stessa praticata, con originale preveggenza, da Gandhi nella sua Patria. Al riguardo corre l'obbligo di rammentare che tentativi in tal senso sono stati posti in atto alla fine del / ° Conflitto mondiale con l'istituzione della "Soci.età delle Na zioni" : un tentativo purlroppo fallito dal momento che la S.d.N. non è riuscita ad evitare lo scoppio della 2 a g.m.! È appena il caso di precisare che il secondo tentativo - quello dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (l 'ONU), attualmente in atto - è da considerare "meno peggio riuscito", nonostante l'insuccesso nei conflitti Coreano e Vietnamita. Meno peggio per essere riuscito a bloccare, nel Medio Oriente, l'agg ressione dell'Irak al Kuwait. Tutta una somma di esperienze - quelle del Medio ed Estremo Oriente - che hanno concorso a mettere in luce i Difelli Organici dell'ONU e, soprattutto, ad addilarne i possibili rimedi. Non certo ultimi quelli relativi alla necessità: - dell 'osservanza dei Trattati sul disarmo nucleare e della non proliferazione delle armi nucleari; - della libera disponibilità di una propria fnrw militare in grado .fallito ogni tentativo diplomatico di tutelare la pace - di imporla armi alla mano 13 una Forza analoga, quindi, a quella della NA TO, l'Organizzazione Difensiva che, da oltre 50 anni, è riuscita ad evitare ogni conflitto armato, sia pure solo nell'ambito della propria giurisdizione ( quella dei 14 Paesi aderenti, 12 dei quali in Europa ed in restanti 2 nel Nord America).

È ora gan tempo - dopo la lunga, quasi interminabile di vagazione - di "tornare a bomba". Di ripre ndere cioè l'interrotto "discorso" sui contrasti, nell a condotta delle rispettive "Campagne", fra Napoleone ed Hitler. Come forse ancora si ranunenterà, dicevamo del primo:

13

Una necessità - quella di imporre Ùl pace, ricorrendo eventualmente anche alla vio-

/enz.a - riconosciuta dallo sie.u n Pontefice nd caso specijicn de lla Ex Ju~oslavia.


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Giuseppe bwudi

Napoleone è un soldato, la guerra è il suo «mestiere»; si adegua perciò ai principi dell'arte militare. Scontato quello della s01presa e risolutivo quello della offensiva, anche tutli gli altri: - quello della massa, che persegue lenendo unite tutte le sue forze; - quello del l'obiettivo, puntando direttamente su Mosca, l'ohieUivo «militare» per eccellenza; - quello della manovra, res,-, possibile dalla costante disponibilità di tutte le forze gravitanti lungo un unico asse. Sempre Napoleone, si adegua non solo ai principi (immutabili), ma anche ai procedimenti 14. Hitler è un politico; sfrulla quindi, e solo per istinto, i principi del1' offensiva e della sorpresa. Trascura quello della massa, disperdendo le proprie forze su di un fronte di oltre 1.000 Km (la distanza che intercorre fra Leningrado e Kiev) che gli preclude la manovra; un principio, quest'ultimo, che sempre egli misconosce. Ignora, soprattutto, il vero obiettivo di ogni guerra: «battere le forze avversarie sul campo di battaglia» (Klausewitz). Lo ignora dal momento che considera ultimo, in ordine di importanza e di priorità, Mosca! Hitler punta in effetti decisamente su: - Leningrado e cioè su di un obiettivo che è solo politico-ideologico (suo dichiarato intento, «distruggere la culla del Comunismo»); - Kiev e l'Ucraina, semplici obiettivi economici! 15 E non basta ancora, dal momento che inquadra l' Operazione «Barbarossa» nell'ambito politico anziché in quello militare! 16 Da non dimenticare, inoltre che: - nella mentalità latina di Napoleone, la lotta ha termine allorché l'avversario «è fuori combattimento». - in quella teutonica di Hitler, la lotta «non ha praticamente mai fi ne», trattandosi di quella guerra di annientamento che i giudici di Norimberga definiranno criminale!

14 Quei procedimellti caratterizzati da una «mutahilità» che evolve in fun zione delle armi e dei mezzi a disposizione. 15 Un errore che non è solo militare ma anche politico, dal momento che, in ogni regime dittatoriale, la «stanza dei holloni » è situata, di norma, nella Capita le dello Stato; e non può, quindi , non costituire l'obiettivo principe dell'Operazione! l6 Che lo in4uadri neU'ambito politico, è dimostrato anche dalla direttiva n. 21, che egli dirama fin dal dicembre 1940 (quella che praticamente dà il via all'Operaz.ione). Una direttiva che spiega le inevitabili distorsioni nei confronti dei principi e dei procedimenti deU' Arte Militare: distorsioni che i suoi generali dovranno poi, per forza, subirc 1 ( «attaccare l'asino dove vuole il padrone»).


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Il Don de,?li italiani

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SINTESI DELL' lNTZTO, DELLO SVILUPPO E DELLA CONCLUSIONE DELL' OPERAZIONE « BARBAROSSA».

1° tempo: la «guerra-lampo»

L' aggress ione tedesca avviene il 22 giugno del 1941. Sfrutta la sorpresa ed i procedimenti della !{Uerra-lampo già collaudata, con successo, in Occidente. A favorirla concune la Stawka che ha praticamente sguarnito le opere difensive del la «linea Stalin», senza presidiare (almeno con forze di «copertura») quelle avanzate raggiunte nel settembre 1939, con l' aggressione all a Polonia. Dopo l'avvenuta rollura del fronte, l'operazione tedesca persegue tre distin ta.finalità (affidate a tre ben d istinti organismi): - occupare (compito della Wehrmacht), - epurare (compito delle «SS » di HimmJcr), - :,fruttare (compito della «Oldcnburg» di Goering e Bache). Nei calcoli di Hitler, i tempi della Operazione <iovevano essere i seguenti: - 2 mes i per battere l'avversario, - 4 mesi per occupare il territorio. Tre gli obiettivi perseguiti dalla Wehrmacht di von Brauchitsch, da nord a sud : - Leningrado, - Mosca, - Kie11, e l'Ucraina. Leningrado non cade: resisterà 900 giorni e cioè fino alla liberazione; Mosca, attaccata alle soglie dell ' inverno, costerà ai tedeschi una pesante sconfitta ed un notevole a rretramento del fronte; Kiev, un pau.iale successo vanificato dall'insuccesso di Mosca, consideraru ultimo dei tre obiettivi.

Conclusione: con la fine del 1941 cessa, per i tedeschi, la «guem1lampo» cd ha inizio quella di «usura». Una guerra, quest'ultima, gravata da un bilancio oltre modo pesante. Segnatamente alla luce delle perdite tedesche c he: - limi tate a 68.000 uomini fino alla conquista di Smolensk (dato emerso dal colloquio Hitler-Mussolini del 25 luglio 1941 ) - salgono - dopo la sconfitta davanti a M osca - ad un terrificante totale: 946.000 uomini (dato risultante dal diario di Halder). Perdite aggravate dalla dispersione delle forze ; non certo irrilevanti quelle d i occupazione lasciate a presidiare i Paesi de ll ' Occidente!


~-- - - - --- --- - «Operazione Barbarossa» La disp t>rsione del/e.fi,rze tedt'.\'f'he ad occiden te, alla Ùa l a d 'inizio dell'aggressione: o ltre 4 milioni ùi uomini,nonostante la collahorazionc dei vari «Quisling»!


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Ciuseppe lnaudi

2° tempo: la «Guerra di usura». Tramontato il «sogno» hitleriano dei 2 mesi di g uerra e dei 4 di occupazione, il «risveglio» è duro per i tedeschi e per i loro all eati. Duro per un complesso di ragioni: - perché i sovietici sono ora in grado di sfruttare l'industria bellica (trasferita oltre gli Urali) e, completando la rnohi lita:1.ionc, avvalersi delle loro immense risorse demografiche; - perché gli aiuti (inglesi, ma soprattutto americani), cominciano ad affluire, copios i, da nord e da sud del terri torio; - perché tanto i tedeschi, quanto i loro alleati, non essendo aulosuffì.cienti, cominciano ad accusare la penuria delle materie prime, non certo ultima quella del petrolio (que llo romeno è appena «una goccia nel mare dei fabbisogni»!) ; - perché le esigenze derivanti dall'occupazione dei Paesi invasi dell'Occidente (nonostante l' utile apporto dei vari «Quisling»), de terminano una crisi di effettivi militari, destinata ancora ad aggravarsi a causa de lla sempre immane nte minaccia di sbarchi avversari c he, obbligando a rafforzare il «Vallo Atlantico», a spese degli effett ivi impP-enati s nl fronte Est, ne pregi udica l'effi cienza! Queste, fra le altre, le ragioni che condizionano i Piani operati vi tedeschi del secondo anno di guerra. Piani intesi a: - raggiungere i pozzi petroliferi del Caucaso (Bakù); - intercettare la via acquea del Volga che alimenta soprattutto il Fronte sovietico centrale (quello nord essendo alimentato dall' Artico) ; - tener duro sui restanti 2.500 Km del fronte e, in particolare, sul Don. Nel frattempo Hitler c he, fino al dicembre 194 1 - pur detenendo il Comando Supremo delle Forze, si era li mitato ad avocare a sé la condotta della guerra (nelle su e branche politico-economico-militare-finan ziaria-socia le), lasciando via libera all ' iniziativa dei suo i generali - esautora improvvisamente von Bra uchitsc h ed assume la diretta , personale condotta delle operazioni. In definitiva, non si accontenta più di diramare direttive, ma impartisce ordini che non possono non essere perentori, lassati vi; com'è nel suo carattere! E tutto ciò in un momento evidentemente difficile per i tedeschi; difficile anche dal punto di vista delle armi perché: - è in corso di distribuzione a tutti i fanti sovietici un ottimo rno schctlo automatico, il famoso «parabellum PPSh», cali bro 7,62 (il Kalashnikov); - il continuo potenziamento del carro armato sovietico della serie «T» (il T-34) m eUe in crescente difficoltà il «Tigre» tedesco; - le artiglierie sovietiche, riunite in intere, organiche divisioni, con-


IL fJon degli italiani

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trappongono ai tradizionali pezzi da 75 e I05 tedeschi , i loro 105 e 155, di maggiore potenza e gittata, obbligando i tedeschi ad adeguarsi; con evidente, notevole ritardo, ovviamente; - le terrificanti «Katiusce», apparse già nel luglio 1941 sul rronte di Smolcnsk, si sono nel rratte mpo moltiplicate e diversificate (Katiusce BM-8 - BM-13 e Vaniusce M -30). Nonostante tutte le difficoltà accennate, nel corso dell 'estate 1942 le truppe tedesche ed alleate avanzano rapidamente, si attestano sulla riva destra del Don e minacciano da vicino il Volga in corrisponden1,a di StéJlingrado. Anche s ul nuovo fronte del Caucaso - dove, dall'autunno, opera un intero Gruppo di A1mate (il Gruppo «A») - sembra profilarsi un rapido successo. Ma si tratta solo di una pia illusione! D' improvviso infatti - tanto sul fronte di Stali ngrado quanto su quello del Caucaso - la resistenza sovietica si irrig idisce. Agevolata, tale resisten:1,a, da una superiorilà di forze e di mezzi che ha consentito alla Stawka d i approntare, per ogni evenienza, una riserva strategica di formidabile potenza 17. L'ofte nsiva tedesca del secondo anno di gue n-a è quindi alle sue ultime ballute. Si concluderà infatti allorché i sovietici - con una manovra di aggiramento a largo raggio - riusciranno, dapprima ad isolare Stalingrado c, subito dopo, ad espugnare la città, deternùnando così la resa delle truppe che la presidia no. II tutto nonostante i tentativi: di Goering, intesi ad assicurare, per via aerea, il loro rifornimento; - di von Manstein di rompere l'accerc hi amento! Sarà in seguito lo stesso von M anstei n a tenere aperto un varco, nei pressi di Rostov, per consentire l'ord inato ripiegame nto dell e forze impegnate ne l Caucaso. U n ripiegamento riuscito solo «in extremis» (febbraio 1943), per la cocciuta insiste nza di Hitler, dapprima per impedirlo e in seguito pe r procrasUnarlo! È il principio dell a fine!

17 Costituita, in fatti, da 25 divisioni di PanLeri a. 13 Corpi corazzati e mecc;mizzati, 7 brigate a utono 1ne di Pante.ria e Corazzale.


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Giuseppe lnaudi

ESTATE 1942 Forze tedesche ed alleate impegnate sul fronte Est da Murmansk al Mar Nero. Sui 4.400 Km del fronte, sono impegnate 260 divisioni, di cui: -

183 germaniche (oltre le 46 che combattono in Africa, o sono dislocapatria); 3 1 romene; 18 finlandesi; 17 ungheresi; 9 italiane; (manca ancora la "Vicenza"); 2 slovacche.

le in

1n media, una divisione ogni l 7 Km. di fronte, dato e non concesso, siano tutte in linea!


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3° lempo: la riJirata.

Nel 1943 la crisi lcdcsca conlinua ad aggravarsi. Ha praticamente inizio la ritirata. Sul morale delle trnppe incide anche la rinuncia degli iLa li ani : 1'8 sclternbre! Nel 1944, a quella degli italiani si aggiunge quella dei restanti aJJeali: - il 6 settembre è la volta dei romeni; - il 19 dei finlandesi; - nel successivo dicembre degli ungheresi; - infine quella degli slovacchi! È comunque doveroso sottolineare che l'Operazione «Barbarossa» si avvia alla conclusione con una ritirata «da manuale» ! Attuata fra il 2 febbraio del 1943 (resa di Stalingrado) ed il 2 maggio del 1945 (ingresso de i sovietici a Berlino), tale ritirata si svolge, lungo i 3.000 Km che intercorrono tra le due cillà, nel corso di 27 mesi di dura lotta. Una dura, epica lotta! Cui hanno dato il loro eroico contributo gli adolescenti incorporati ne lle unità tedesche: adolescenti cui Hitler aveva commesso I' «alto onore» dell 'estremo sacrific io ! Hanno così inizio, con l' occupazione, le ben note, inevitabili, dure rilorsioni dell'Armata Rossa. Non certo ultime que lle scatenate dalle truppe siberiane. È un mome nto cruciale durante il quale è forse anche la pratica del1' aborto c he ev ita alla ru zza eletfa, la «contaminaz ione» con l'altra. Quella c h e Hitler inte nd ev a «res titui re al suo secola re stato di schiavitù!» Ritorsioni (in un certo senso) giustificate dal comportamento dei Capi e delle Truppe tedesche guerra dura nte. Riferito, tale comportamento, a lla «forma me ntis» hitleriana e al conseguente operato de i dipendenti civili e militari . Un operato che, non contravviene soltanto alle Convenzioni internaziona li sulla guerra (e, in particolare, al traUamenlo delle popolazioni c iv ili e dei prigionieri di guerra) ma, addi rittura, ai più elementari principi di c iviltà e di umanità. Si è parlato d i ritorsioni (sia pure «solo in un certo senso», da noi definite giustificate ... ). Semplic i illazioni? Solo calunnie? Oppure realtù innegabili? Difficile negare si tratti di realtà innegabili dal momento che a suffragarle sussistono prove più che evidenti e quindi inconfutabili. Quelle c itate qui di seguito sono solo due, ma rese significati ve dalla personalità de i responsabili: due tra i J?erarchi più in vista del regime. Un civile ed un militare. Eccole!


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Gius<'ppe lnaudi

Himmler: «Ciò che può accadere ai russi e ai cechi non mi interessa affatto; che tali popoli vivano o muo iano e.li fame, m' interessa solo nella nùsura in cui essi sono necessari, come schiavi, alla nostra cultura ... » . Keitel:

«Le persone russe sospettate di atti delittuosi, saranno condotte al cospett o di un ufficiale: l'uflìcia le deciderà se debbano essere, o no, fuci late: non è obbligatoria l'azione penale per reati conrn1essi da appartenenti alla Wehrmacht ai danni di civili nemici». Una direttiva, quella di cui sopra, riaffermata daJJo stesso Keitcl in un «Ordine de l gio rno» datato 16 sett.emhre 1941: « ... in queste nostre azioni dobbiamo te nere presente che la vita umana in questi Paesi non vale assolutamente nulla e che l' azione intinùdatoria è possibile solo se mettiamo in pratica una ferocia inusitata . . . ».

Conseguente l' atteggiame nto delle popolazioni dei territori invasi, c ui già si è accennato, e le conseguenti reazioni sui piani della guerriglia e <lei sabotaggio. U na guerriglia ed un sabotaggio destinati a rendere sempre più dura l'occupazione tedesca.


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LE TRE SORPRESE DELL' AMBIENTE

Premessa All' inizio del presente saggio si è rilevato che l'ambiente naturale non si è limitato ad inf],uenzare le operazioni, ma si è spinto fino a condizionarle. E tutto ciò in quanto l'ambiente naturale come' è ben noto, non è costituito solo dal terreno, ma anche e soprattutto dal clima e dalle .,·tagioni. Ecco perché appare utile, se non proprio indispensabile, riferire tali condizionamenti a ciascuna delle sue componenti e più precisamente: - pe r quanto riguarda il clima e le stagioni, al Generale inverno; - per quanto riguarda il terreno, oltre alla sua continentalità, la sua ampiez,z,a sconfinata cd il.fiato residuo di coloro che debbono percorrerlo com battendo.

I. Il «generale Inverno». Di flìcilc evidentemente negare che l'inverno russo ahhia costituito un' amara sorpresa per i tedeschi! Che lo sia stato per Hitler è, in un certo senso, spiegabile dal momento che egli (ig noranza o calcolo?), ha definito l'offen siva del 1941 contro Mosca, «campagna autunnale». li che induce a prendere atto della valutazione di un politico indotto a considerare l' inverno rnsso con il «metro» della latitudine , ignorando quello della continentalità 1s. Un e rroneo apprezzamento che, attribuito, p er contro , ai suoi f?Cnera li, non può essere in alcun modo giustificato. Non può esserlo soprattutto per quelli di una certa età, che è quanto dire dei capi. Per essi il «generale Inverno» non avrebbe più dovuto essere all'esclusivo servizio dei russi. E non lo sarebbe stato se essi avessero messo a frutto l' esperienza maturala sul posto allorché occuparono, con le loro truppe, g ran parte di quei territori situati, grosso modo, fra il Golfo di Narva (non lungi quindi da Leningrado) e l' allineamento Pinsk-Cernigov 19. 18 Tn effetti Mosca è situata, grosso modo, ad una latitudine c he non differisce molto da quella dello Jutland. I? Più precisamente fra il dicembre del I9 I7 ed il marzo del 19 18. a seguito del Trattato di Ilrest-Litowsk. conseguente alla vittoriosa bau aglia di Tannenberg e de i Laghi Masuri : una battagl ia vinta sono la guida del «duo» Hinllenburg-Lude11durf.


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GiuseppP lnaudi

Queg li stessi territori ricalc.:ati , a distanza di soli 23 anni, con l'operazione «Barbarossa>>. Che una siffatta esperienza non sia stata messa a frutto è dimostralo, del resi.o, da una pagina di alla drammaticità (contenuta negli archivi del processo di Norinberga), nell a quale il generale Heinz Guderian, com.te del Il Gruppo Corazzato, descrive, con efficace sintesi, l'esito della battaglia per Mosca combattuta nel primo inverno di guerra: quella stessa battaglia che Hitler si era ostinato a de finire «autunna le»! Ma ecco la pagina: «Jl giorno d ' ini:1.io dell ' offensiva, il 4 dicembre, il termometro scende dai -20 ai -40 gradi centigradi ... Le sofferenze delle truppe di vengono inenarrabili ... li solo complemento aJle normali uniformi è limitai.o ad una sciarpa e ad un paio di guanti. .. Tutte le armi automatiche s'inceppano a causa del congelamento dell' olio ... TI motore dei carri armati dev'essere riscaldato per ore ed ore prima di andare in moto . .. Nelle retrovie le caldaie delle locomoti ve scoppiano .. . Molli uomini muoiono per congestione dell 'ano men tre cercano di soddisfare i loro bisogni corporei ... Anche i russi soffrono, ma essi di spongono di pellicce e di calzari di feltro; speciali dispositivi proteggono le loro armi ed il loro mezzi dag li effetti del gelo ... ». Fin qui la testimonianza di Guderian (costre tto a ritirarsi a piedi , dopo la totale distru:1.ione della sua Grande Uni tà). Si è accennato dianzi ad una esperienza non messa a fruito, segnatamente perché Guderian - pur essendo il più giovane dei capi che hanno dato il via all 'operazione «Barbarossa» - è nato nel 1888 e , conseguente mente, ai tempi della occupazione della Polonia, dei Paesi Baltici e dell ' Ucraina (i nverno J917-18), era già un ufficiale trentenne e doveva quindi essere edotto - per esperienza diretta o riflessa - di ciò che lo avrebbe atteso d' inverno nella Steppa 20.

20 Gli allri ufficiali general i di grado elevato erano infa1ti : - Ucrard Rundstedt, classe 1875 (Com.le Gr. /\1111. «Sud») - Wilhem / ,eeb , 1876 (Com.te Gr. Ann. «Nord») - r edor Hock, 1880 (Com.te Gr. Arm. «Centro») - Wilhem Hrauchitsch. 188 1 (Com.le della Wehrmacht) Wilhem Keitel, 1882 (Capo SM della Wehrmachl) - Franz Halder, 1884 (Capo dello S M Generale) - Erich Mmwein , 1887 (dal 1942 sostituisce Dock) Nessuna at1Pmu111te, quindi, per i generali le<leschi !


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Un territorio nel quale, anche a parità di latitudine, il clima è sovverlito dalla continentalità. In definitiva corre l'obbligo di constatare c he, come già ai tempi di Napoleone, anche in quel li di Hitler, il «generale Inverno» continua ad essere a l servizio dei russi!

2. Gli «ampi spazi». A dodici mesi dall'ini;r.io della Operazione «Barbarossa» i tedeschi c ome già Napoleone 130 anni prima - sono riusciti a penetrare in profondità nel territorio avversm;o per ben 1.500 Km. Ma, a differenza di Napoleone, hanno anche dilagato sulla fronte per oltre 1.700! 21 I problemi che una siffatta anomala situazione pone ed impone, sono complessi e delicati perché interessano a volta a volta: - l'atteggiamento delle popolazioni invase; - il fattore lattico; - quello logistico . Non irrilevante, forse, soffermarci ad esamina re il primo di essi, per i riflessi che esso ingenera sui restanti due. L'atteggiamento de lle popolazioni dei territori invasi, è così definito da l Dallin : - giugno 1941 ... entusiasmo ; - novemhre 1942 ... ostilità! 22 Come appare evidente, si tratta di un trapasso dai sentimenti ai risentimenti che, ne lle sue molteplic i implicazioni, è da imputare a varie cause; non ultime, in ogni caso, le segue nti : - il crudele comportamento nei confronti delle popolazioni civili e la consegue nte convinzione - fattasi strada a poco a poco - secondo cui lo «stalinismo non era poi la p eggiore delle tirannidi» ! - il bestiale trattamento dei prigionieri di guerra; - il genocidio degli ebrei; - le razzie indiscriminate; - la mancata distribuzione delle terre ai contadini. Un mutamento di opinioni cui non sono certo né casuali e tanto meno estranee le «strane direttive» impartite dai Capi politici e militari del regime nazista.

21 «A differe nza <li Napoleone» perché i tedeschi, anziché pene trare in profondità lungo un solo asse. so no dilagati lungo tre; e per giunta tre assi diverl{en1i: sempre_più diverge nti 1 22 A. Da!Lin, «Oenna n m ie in Russia», L ondon, 1957.


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Giuseppe Tnaudi

Due di esse sono già state da noi illustrale, ma eccone una terza, resa nota a Ciano nell'otlobre del 1941 da un au torevole interloculore, Goering: «Quest'anno moriranno di fame, in Russia, da 20 a 30 milioni di persone; forse è hene che sia così perché certe nazioni vanno decimale! » Conseguenze dell 'ostilità: - il sorgere e l'affermarsi della guerriglia e del sabotaggio; - la convinzione che, a poco a poco, si fa slrada fra i comandi e le truppe tedesche, secondo cui: - conquistare è compito difficile; - manlenere, ollre ad essere altrettanto difficile, è anche più oneroso in uomini e mezzi! Non per nulla già all ' inizio del 1942, tali esigenze hanno implicato l'impiego di 13 divisioni, destinate ad essere raddoppiate l' anno successivo.


Misure antiguerriglia.

Misure antiguerriglia.


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Giuseppe lnaudi

3. TI «Fiato residuo».

Un «fiato residuo» deslinato ad esaurirsi sugJi ampi spazi di fronle all'ultimo duplice oslacolo, il.fiume (il Volga) e l'abitato (Stalingrado). Un «fialo residuo» tattico che si esaurisce soverchialo, oltreché dal fallorc quantitativo, anche da quello qualitativo di un avversario che costringe l'aggressore, dapprima a segnare il passo, poi a relroccdcre ed infine ad arrendersi 2'.l. Un «fiato residuo» logistico che contrappone l'uno all'altro due distinti ed opposti «cordoni o mbelicali»: - quello tedesco che, allontanandosi sempre più dalla «placenta», è falalmente destinato ad esaurirsi; - quello sovietico che, avvicinandosi sempre più alla propria, non può non acquistare efficienza e vigore: un vigore polcnziato dall 'aiuto alleato che si va inlensi ricando ogni giorno <.li più! Si è ritenulo di fare riferimento al .fiato residuo tattico-ioRistù:o dei tedeschi, nella convinzione che a bloccare la loro frenclica corsa attraverso: - i grandi fiumi (Dniester - Bug - Dnicpr - Donez), - gli estesi cenlri abitanti (Minsk - Kiev - Odessa- Charkov), non sia slala soltanto l'imponenza degli ultimi due ostacoli operativi (il corso del fiume Volga e l'abilato di Stalingrado) ma, soprattutto, l'inevitahile stremarsi delle forze ; uno stremarsi delle forze accentualo da1la crisi degli e.ffetLivi ledeschi. 11 lulto senza evidentemenlc escludere il progressivo rafforzamento delle difese su quella che, per i sovietici, rappresentava onnai l'ultima spiaggia! Sarebbe accaduto insomm a ai tedeschi ciò che probabilmente accadrebbe ad un «purosangue», impegnato su di un percorso «ad ostacoli », ne] caso in cui il percorso, dalla sua versione «standard», venisse ulteriormenlc prolungato. Accadrebbe cioè anche al «purosangue» di rovinare sul più difficile ostacolo, per J' appunto la «riviera» ! 24

23 Sarà Io stesso gen. Jo<ll - nella sua conferen za <lei novembre 1943 di Monaco - ariconoscere l'inferiorità tedesca in entrambi i campi: non solo que llo quantitativo, ma anche quello qualilalivo. Quello «quantitativo» reso sempre più evidente: - dalla sproporzione tra il pote nziale de mografico tedesco e quello URSS ; - dalle esigenze di occupazione dei Paesi Occidentali ; - da l progressivo accentuarsi della minaccia di invasione allraverso la M anica, c he obbliga a potenziare sempre più il «Vallo Atlantico». 24 Nella più <lirfic ile «corsa ad ostacoli,, <lei mondo (la «National Steapple Chease» in glese. che si corre ogni anno sui 7.000 m), i parten ti sono decine e decine, ma gli arrivati sempre meno ùi ùieci' !


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Il Don degli iwliani

GLTUOMTNT

Premessa Dopo aver illustrato, più o meno esaurientemente, l'ambiente operativo della g uerra ali ' Est, dovremmo ora entrare nel vivo del Saggio, aJfrontando i prohle mi che riguardano gli uomini impeg nati in quel conflitto, dal punto di vista della razza, della provenienza e della mentalità. Prima di farlo ci sia consentito, tuttavia, di enumerare al riguardo, alcune delle strane anomalie che caratte ri zzano, in generale, la 2a guerra mondiale e, in modo del tutto particolare, il Teatro di guerra dell'Est.

ANOMALIE DELLA STORLA MLLlTARE

Ia anomalia. C he la g uerra continui ad essere la «continuazione della politica armi alla mano», è sempre vero ma ... Percorrendo a ritroso, attraverso i secoli, la Storia militare può accadere - e in effetti accade - di riscontrare non poche strane anomalie. Ci si avvede, ad esempio, che nei più antichi te mpi - quelli nei quali le armi a di sposizione erano ridotte all a più semplice espressione - a mettere La carne al.fuoco erano esclusivamente uomini d 'armi. Il tutto a differenza di quanto avviene nei tempi che corrono; tempi nei quali - a capo di cscn:iti dotali delle armi e de i me:,,.zi più sofisticati e micidiali - non sono affatto uomini d'armi, ma «altri» che nulla hanno a che vedere con i militari di mestiere ! 2 5 Si tratta infatti nel campo del I' «asse», di avventurieri che, approdati in campo politico nelle più disparate circosta nze, sono successivamente transitati, «motu proprio», in que llo militare; talora semplici «caporali di complemento» (più o meno «d'onore» !) senza neppure escludere i «seminaristi». 2 6

25 Nel campo «alleato» Churchill da una parie e Truman dell ' allra: un Truman che, personalmente, decide l' adozione e l'impiego dell'arma atomica. 26 Si è parlato di mettere la carne al fuoco. G iova, al riguardo, r icordare a noi italiani che Mussolini ha messo al fuoco anche la «carne» d i c u i non disponeva!

-

a differenz a di Hitler e di Stalin -


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Giu.wq1pe lnaudi

Qualche esempio? - quello di Hitler che, in giovane età, ha frequentato il CoJJeg io vescovile di Salisburgo; - l'altro di Stalin, reduce dal Seminario georgiano; - senza neppure escludere quello di Mu ssolini che (forse per non essere da meno) ha frequentato, a Faenza, il loca le Collegio salesiano.

2a anomalia. A ccingendosi ad esaminare l' operato de i Capi che si fronteggiano ne lla 2a guerra mondiale, riesce diffic ile farl o senza aver prima delineato - sia pure solo tentativamente - la loro sinistra personalità. «Sinistra» come dimostrano g li eccidi di massa che con la guerra vera e propria, almeno direttame nte, nulla hanno a che vedere ! Ci si riferi sce, com 'è evidente, al !{enocidio degli ebrei (6 milioni di vittime attribuite a Hitler) e ai massacri indiscriminati di Stalin: valutati, questi ultimi, a 20 milioni fra kulaki, funzionari del Partito, esponenti deJlc Arti e delle Scienze, dipto malici e militari (propri e d avversari ). Carneficine - le une e le altre - iniziate già prima dello scoppio del conflitto. Comune ad entrambi il carattere autoritario, capriccioso, irascibile, lo spirito demagogico, 4uc ll a stessa presunzione che li induce a disprc:1.:1.are, più o meno apertamente, tutti coloro che li attorniano e a monopolizzare og ni iniziativa e decisione. Notevoli tuttavia le differenze nel loro modo di agire: - Hitler, infatti, prima di colpire riesce a montare l'opinione pubblica e, da quell'istrione che è, non manca di avvincerla, renderla partecipe: la compartecipazione ; - Stalin, per contro, si limita a colpire (sia pure «indirettamente», come precisa la figlia Alliluieva): la sua arma è sempre la stessa, il terrore ! A faltor comune la convinzione che solo la forza è in grado di affermare i I diritto! Le loro conquiste vengono realizzate: - da Hitler quasi esclusivamente con la forza delle armi; - da StaJin, preferibilmente, con gli altri meu i. l Paesi «satelliti>> hanno compreso a loro spese il vero significato di quest' ultima espressione. Ecco, comunque e almeno in linea di massima, le fasi di sviluppo di tali mezzi: 1) - Introdu zione rurti va di uno o più uova sotto la chioccia, aJJ' interno del nido.


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La spin/a «slalellizzatrice» dell'URSS.

fora il 1938 ed il 1947, Stalin riesce a «satellizzare» IO Paesi, 1.225.000 Kmq di territorio e 103 milioni di abitanti .


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Le prime conquiste del lii Reiche. In soli tre anni -fra il 1939 e il 1942- Hitler si appropria di 12 Paesi, 2.12 7.000 Kmq cli territorio e 157 milioni di abitanti.


Il U o11 degli italiani

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2) - Cova e conseguente maturazione delle uova; quelle «legittime» e le altre, le «cuculiane». 3) - Rottura del RUscio (con l'aiuto «esterno», se necessario) e conseguente schiusa di tutta la covata. 4) - Sostituzione della chioccia cd estromissione dei pulcini legittimi.

Nell'esercitare la loro particolare pesca: - Hitler usa la rete, nel senso che, localizzato il banco, egli non ha difficoltà ad irretire il pesce. - Stalin preferi sce in vece la canna ; sceg lie conseguenteme nte l'esca , di volta in volta più appropriata , atte nd e ndo poi , «con impazienza», che il pesce abbocchi per allamarlo ! I due di versi procedimenti si prestano, forse, a dare una risposta ad al cuni perché. Spiegano, fra l'altro, la rapidità del le conquiste hitleriane che, in soli tre anni, gli consente di asSORRella re 12 Paesi e con essi 150 milioni di abitanti . A differe nza di Stalin che ne impiega ben 11 per satellizzarne «solo» IO, con «so li» 101 milioni di abitanti! Vedansi, al riguardo le due qui unite cartine. Non me no notevoli le di ffcrcn ze nella loro azione di comando. Nel senso che mentre Hitler comanda dalla tolda , Stalin si riduce a farlo dalla sala macchine; che è quanto dire in campo organizzativo, anziché in quello operativo vero e proprio. li perché di una così diversa procedura, sembra non presentare dubbi di interpretazione; quanlo rm:no se In si esamina dal punto di vista degli strumenti a disposizione.

Gli strumenti a di'>posizione

Lo strumento militare tedesco è uno strumento predisposto di lunga mano, be n organiz,.ato e quindi saldo: saldo da sempre! Non diffici le, quindi, l'azione di comando di Hitler che ha così modo di esibire dalla plancia una sua «supposta» competenza anche in campo operativo. Di farlo, dapprima attraverso la direzione strategica della guerra e, successivamente, addirittura con la d iretta condotta delle operazioni! Che la sua competenza sia sol o «supposta», saranno g li avvenimenti stessi a dimostrarlo ma, soprattutto, il sarcastico g iudizio espresso, guerra durante, dal suo Capo di SM. , F. Halder, in un colloquio con l'amico Furtwaengler, direttore dell'Orchestra Filarmonica di Berlino.


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Ma ecco il giudizio: «Se Hitler sapesse appena suonare lo zufolo, credi che continueresti ad essere ancora Direttore della Filarmonica?». Non meno ingenerosi quelli espressi dai general i tedeschi coinvolti nel processo di Norimberga del 1946 27 .

Diverso, sostanzialmente diverso, lo strumento militare sovietico. «Sostanzialmente» perché si tratta di uno strumento che, a differem.a di quello tedesco, è gravato da una pesante ipoteca. Alludiamo, ovviamente, al piatto freddo che, nell' inverno 1939-40, il gigantesco Mannerheim, a capo della minuscola Armata bianca finl andese, è riuscito a servire alla gigantesca Armata rossa del Mar. Timoshenko. Una ipoteca di lunga e difficile cancellazione. Segnatamente in un organismo (l'Armata rossa), falcidiato dalle «purghe» dei Quadri, operata a massa fin dal 1934 ! È appunto allo scopo di spingere i tecnici militari a «mettere a punto» il loro strumento, che Stalin si accinge ad esercitare, dalla sala macchine, la sua azione di stimolo; i «tecnici» sono quelli della Stawka, lo Stato Maggiore dell' Annata rossa. È ad essi che lo «Zar rosso» commette, se non proprio la condotta della guerra (funzione politico-militare), almeno la condotta delle operazioni (funzione squisitamente militare). La propria azione di comando - quella alla quale egli non rinuncia, anche se non è la sola - è quella di Governo del personale; un ' azione di comando cui egli si dedica con un pugno di ferro, la disciplina delle minacce! Sua, tra le altre, l'iniziativa della costituzione dei ramigerati «distaccamenti di sicurezza»: forze (costituite da uomini di «sicura fede») schierate a ridosso delle lruppe operanti, pronte ad arginarne ogni possibile ripiegamento. Non certo ultime quelle poste dietro le forze schierate a difesa del Don e del Volga: le due ultime grandi spùigge! Corre l'obbligo di precisare che la difesa di Mosca dell ' inverno 1941 42 è forse merito politico di Stalin, per non avere rinunciato a lasciare la capitale nonostante l'imminente, minacciosa avanzala tedesca, anche se il merito militare è da attribuire a Zukov, richiamato per l'occasione da Leningrado.

27 Anche se concorrono ad avvalorare - essendo espressi «a cose fatte» scano secondo cui «la colpa morì fanciulla perché nessuno la volle» !

i l detto to -


M annerhe irn


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3a anomalia.

Fra le strane anomalie della nuova guerra, addirittura paradossale quella che vede:

Un Hitler: - rivendicare, in escl usiva, ai soli tedeschi (a cose «fai.le», ovviamente) il diritto di conlinuare a portare le armi; rivendicare tale «diritto» proprio lui che tedesco non è: «il caporale Boemo» lo ha infatti definito Hindenburg che, essendo prussiano, di tedeschi non può non inte ndersene! - auspicare la soluzione finale (sottinteso quella del popolo ebraico), proprio lui che, secondo voci attendibili (H . Frank, «lm Angesicht des Galgens», Monaco 1953), avrebbe origini ebraiche per via della nonna paterna il cui figlio Alois - padre di Adolph - sarebbe stato concepito ai tempi in c ui la madre era in servizio di domestica presso una famiglia ehrea (che avrebbe poi contribuito al suo mantenimento con un «indennizzo riparatore»); il tutto senza tuttavia escludere che il suo odio per gli ebrei sia proprio da imputare a tale anomala circostanza! Uno Stalin: - procrastinare l'intervento armato inteso a lihe rare gli ebrei - asserragliati dall'agosto 1944 nella città di Varsavia - consentendo così il loro massacro; farlo proprio lui che non può non essere ebreo essendo la di lui famiglia originaria di D zu, un' isola popolata nella sua quasi totalità da ebrei! - schierarsi «a difesa della Santa Madre Russia» e ricacciarne i tedeschi (il cui proposito era di ridurre al loro secolare staio di schiavitù gli slavi!), proprio lui che, essendo nativo della Georgia, non è né slavo, né tanto meno russo 1 In definitiva, quindi, una contraddizione in termini da parte di Capi che si combaUono, nonostante siano affratell ati daJla stessa etnia, in un con nitto cui sono, e dovrebbero essere, del tutlo estranei. Si è dianzi affermato che Hitler è soprattutto spietato con gli ebrei e con gli slavi. Cade acconcio rilevare, in proposito, c he Stalin, per contro, non fa alcuna distinzione del genere; non la fa per la semplice ragione che è spietato con tulli! In effetti egli attua una singolare Kiustizia «distributiva», che lo induce a colpire, dopo le vittime i carnefici, dopo i carnefici i delatori e , infine, gli stessi «g iudici di parte». «Spietato con tutti », come del resto dimostrano le fosse di Katin con i loro 4.143 corpi identificati di ufficiali polacchi prigio11ieri di guerra, trucidati nc11 a primavera del


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1941. Come dimostreranno - se si riuscirà a reperirne le spoglie - i restanti IO. 988, già racchiusi nei «lagers» di Ostashkev e di Starobielesk 1

4° anomalia: i «capri espiatori». Da che mondo è mondo, è sempre prevalsa la tendenza a ricercare - in ogni calamità umana - un capro espiatorio da consegnare alla storia 28 . Sempre uno ed uno solo! La seconda guerra mondiale (una calamità non certo trascurabile), non ha fatto eccezione alla regola. Jn questo caso, com'è ben noto, il capro espiatorio è stato Hitler. Hitler, dimenticando (o, se si preferisce, trascurando) che, ad incentivare la guerra non è stato solo H itlcr, ma anche: - Stalin, con la duplice aggressione alla Finlandia e alla Polonia; - il «Te nno» con Pearl Ilarbor e l'aggressione agli USA; - Mussolini, con «le coup dc poignard dans le dos» alla Francia ed il concorso nelle incursioni aeree sull a Gran Rretagna. C he il capro espiatorio sia sempre stato uno ed uno solo , lo ha dimostrato - inequivocabilmente del resto il processo di Norimberga; un processo ai «crim inali di guerra» nel quale: - Hirohito e Mussolini non figurano Ira gli imputati. - Heisenhowcr e Churchill neppure, nonostante i bombardamenti indiscriminati sulle popolazioni civili dei territori avversari! 29 E non basta! Non basta dal momento che dal processo erano assenti i due principali imputati - Hitler e StaJin - dei quali solo il primo assente giustificato. Uno «strano» processo nel quale i lexali rappresentanti <lei due imputati sedevano su opposti seggi: - su que llo degli impulati i tedeschi; - su que l lo dell'accusa i sovietici! E ora, finalmente, dopo la lunga digressione, è gran tempo di dare il via ai tre problemi a lungo sbandierati: quelli della razza, della provenienza e della mentalità! 28 Secondo la tradizione ehraica, ne l giorno dcll' cspiaz i<>ne («Kippur»), il Sommo Sacerdote caricava simbolicamen te un caprone di tutti i peccali c ommessi dal po polo ne ll 'anno precedente e quindi lo lasciava libero nel deserto. È da questa an1ica usanza che derivò l' espressione «capro e.1piatorio». 29 Bombardamenti - è forse opportuno rammentarlo - che no n hanno caratterizzato solo la 2a G.M ., dal momento che g ià nella I a i tedeschi a vevano lasciato cadere su Napoli (!lai <li.rig il,ilc L 59) hen 6,4 tonnellatt: di bombe!


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Problema razza Premessa Partendo dal presupposto secondo cui a definire una vera e propria razza, concorrono caraUeri biologici, linguistici, sociali e culturali - c aratteri che implicano una necessaria omogeneità - è doveroso ammettere c he, con il trascorrere dei secoli , le continue migrazioni ed i frequenti sommovi menti delle masse, hanno co mpromesso la salvaguardia de lle antiche razze divenute perciò piuttosto rare: almeno al loro stato puro. Per cui in Europa ed in Asia, esse si sono ormai ridotte a due sole, la caucasica e l'asiatica. La prima prop,ia degli europei con le sole eccezioni dei samoiedi. dei .finlandesi, dei lapponi e dei mag iari. La seconda circoscritta, in definiti va, ai mongoli e agli esquimesi. Se poi si volesse estendere l'indagine anche all ' Africa, si finire bbe per g iungen~ - molto semplicisticame nte - a raggruppare il gene re umano in tre grandi razze, la bianca, la gialla e la negra . C iò che appare indubbio è che bianchi, gialli e negri sono stati coinvolti in toto ne lle due ultime Grandi guerre. Per convincersene è suffic iente ranunentare alcune cifre relative alla «seconda» che ha interessato 50 Paesi e 92 milioni di combattenti (62 delle «Nazioni unite» e 30 de ll' «Asse»). Novantadue milioni di uomini che, in rappo,to alla popolazione della Terra (che ne contava, allora, 2 .1 25.000.000) veni vano a costituire: - il 43% di 4uclla «assoluta», - il 15 % di quella «atti va». Pre messo guanto sopra, è appena il caso di osservare che il problema razza - circoscritto, nel nostro caso, alla guerra sul fronte Est - non interessa i tedeschi e, tanto meno, gli ita liani. Neppure i tedeschi essendo senz'altro da rifiutare la teoria nazista d i una razza ariana, «la sol a (secondo il «Mein Kampf») c he avrebbe meritato di sopravvivere, dal momento c he Iuli.e le altre sarebbero state più o meno inferiori; da quella ebraica, da sterminare, a lla slava, da restituire a l suo secolare stato, la schiavitù» 30 .

.lO Sembra leeilo ritenere che - se Hitler avesse vinto la guerra - ad essere da lui incriminali, oltre agli ebrei e agli ~lavi, sare bbero siate ane be i popoli latini e, in particolare, gli italiani ... questi ultimi con una frontiera del Brennero considernla non piì1 frontiera. ma semplice "via di t'.omunicazione" tra il "T irolo del nord" e "quello del sud" . .. avvalorando così la noia espressione a suo tempo coniata da Metterniek, seconto cui l' Italia altro non sa-

rebbe stata se non una "scrnplicc espressione geografica"!


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Quello della razza è invece un problema che si pone per l'avversario e per i suoi alleati Occidentali. All ' epoca l'URSS contava infatti , com'è noto, 170 milioni di abitanti raccolti (o meglio «sparsi») per circa 2/3 in Europa e per il restante terzo in Asia; abitanti il cui insediamento si estendeva: - per hen 15.000 Km nel senso dei paralleli, - per oltre 5.000 in quello dei meridiani; 5.000 Km che, in larga misura, debordano sull' A1tico (il mitico regno degli iperborei), e si spingono a sud verso il Tropico, nelle estese regioni del Transcaucaso e del Transcaspio. In breve un immenso territo1;0 i cui abitanti fanno parte di almeno 1O di verse etnie e nazionalità, parlano 150 lingue di più ce ppi , 60 delle quali riconosciute ufficialmente dal regime e 40 impiegate da11e stesse reti radiofoniche sovietiche. In definitiva un complesso crocevia di razze e di religioni confluenti - dopo la rivoluzione dell'ottobre 191 7 - in una strana patria, la patria comunista. Una «patria» tenuta assieme da un particolare «cemento», la cui «presa» doveva essere in tutti i modi assicurata1 Assicurata, ove necessario, facendo ricorso al «ferro», molto ferro! Un cemento che, conseguentemente, non poteva non essere «armato» ! Sembra quindi lecito dedurne che il problema razza interessa escl usivamente l' URSS e, solo per i suoi inevitabili riflessi, l'aggresrnre! 31 Si è dianzi accennato alla "strana patria comunista" . C he si trattasse di una "strana patria", è dimostralo dalla disarticolazione da essa subila oggi, ad oltre cinquanta anni dalla conclusione della guerra. Una di sarticolazione che ha dato vita a tutta una serie di Paesi di-

J I Accennando all'URSS non si può non chiamare in causa almeno due dei suoi più potenti alleati: la Gran Bretagna e gli USA. La Gran Bretagna a causa del suo variegato «Common wealth» e gli USA per i suoi «colored pcople». Segnatamente il secondo per l' ingente aiuto in armi e mezzi o fferto guerra durante. In proposito ci sia consentito , anche solo per rompere la monotonia del discorso, richiamare due peregrine considerazioni. Ecco la prima: riferendosi. in modo specifico, ai noli pregiudizi razziali , l'cmincnlc sociologo americano W . Graharn ha affermato: «cerchiamo <li non dimenticare che nel nostro Paese, se si vuole suonare al pianoforte l' inno nazionale, occorrono tanto i tasti bianc hi quanto quelli neri» Ed ceco la seconda: in USA, «chi si picca» di conosce re gli italiani, è indotto a ritenere che «anche gli italiani hanno il loro problenw del Sud». Il che rispo nde senz' altro alla realtà; ciò che non risponde all a realtà è l'analoga essenza dei 2 problemi; quello nostro essendo economico-sociale, a differem.a di quello statunitense che è invece politico-razziale ' In Italia non è mancato chi ha suffragato ta le realtà precisando che: - d ietro il più meridionale degli italiani continuano a farsi sentire millenni di civilti1; - dietro il pif1 nt'.gro degli americani non è da escludere si ar,ra la foresta!


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versi per storia, lingua e costumi . Per cui - all'interno della Grande madre di tutte le Russie - si contano oggi: - una Federazione russa popolata da 120 milioni di <.:ittadini che occupano i 2/3 dell'intero territorio; - sei distinte Repubbliche indipendenti (Ucraina, Bielorussia, Lituania, Lettonia, Estonia, Moldavia). E ancora non basta, dal momento che - incorporati nell'anzidetta Federazione - esistono tuttora 25 milioni di cittadini (i cosiddetti "Piedi rossi"), lasciati fuori, che vivono su di un proprio territorio, con una propria lingua, tradizione, storia, usi, e costumi : e si tratta di hen 16 distinte popolazioni! Una " patria" che, ai suoi tempi, Stalin con il miraggio del "sol dell' avvenire", si ripometteva di estendere dagli 11 fusi orari che già ricopriva, ai restanti 13 dell' intero globo terracqueo. 32 ln ultima analisi un Paese sconfinato che ancor oggi, nonostante l'avvenuta disarticolazione e l'inevitabile rivolgimento interno - continua a costituire una potenziale minaccia per l' Occidente a causa del suo più potente esercito del mondo: - 3.800.000 militari dipendenti dal Ministero deHa Guerra (di cui il 60% di leva). - 140.000 uomini agli ordini del Ministero degli Interni . - 230.000 guardie, facenti parte delle Forze paramilitari del Kgh, impiegati nella Polizia di fronti era!

32 Un «miraggio» propagandato in ogni Paese e con ogni mezzo ... Non esduso quello delle banconote sulle quali - tra il 19 17 ed il 19 - campeggiava la sc.:rilla, ripetuta in sei d(fferenli lingue: «Proletari di 111110 il mondo, unitevi» 1 Una forma di propaganda, quella citata, cui Lenin rinunciò non appena si rese conto che era inutilmente dispendioso e soprattutto vano. ri volgersi, direttamente, alle «pecore» anziché ai loro <ipJ.{ftori». - ~ - - - -- -- - - - - fnlendendo: ovviamente, per pasturi, i professori nelle scuole, i magistrati nei tribunali , gli ufficiali nelle Forze Armale ... (Vds al riguardo fotocopia delle banconote «prima e dopo la cura», qui a nnessa ). Una «patria», 4uelh1 sovietica, c he tendeva in siffatto modo a superare tutte le barriere tradizionali proprie di ogni vera patria; fra le altre quelle: - rID".ziali ; - linguistiche; - religiose (perseguile «ufficializzando» l' ateismo); - storiche lradi,:ionali.


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Il Don dcf(li italiani

Il Rublo con la scritta inc riminata ai primordi dd leninismo ...

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i ... e lo stesso Rublo, senza la scritta. dal 1919, dopo che la «Nomenclatura» ci avi:va pensalo su!

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Problema provenienza (l'insediamento geografico) Gli islandesi, con una punta di orgog lio nazionalistico, sogliono dire che il meglio viene dal nord! Dal canto loro i _finlandesi - dopo aver tenuto in i scacco per ben tre mesi e con sole 15 di visioni le oltre I00 aggue rritissime sovietiche hanno affermalo, con legittimo orgoglio di essere riusciti a servire un piatto freddo all'af?gressore, confermando così, in un certo senso almeno, la versione islandese del meglio che viene dal nord! Che il grado di latitudine - più segnatament e nel nostro emis fero e segnatamente ai nostri tempi - eserciti una certa innuenza sul carallere dei popoli che vi sono insediati , è fenomeno difficilmente contestabile. Quello che appare verosimile è che la diuturna lotta contro le avversità naturali del clima e del1e stagioni non possono, alla lunga, non raffor7.are la tenace volontà degli aborigeni, intesa a superare le diffi coltà della vita e, in qualche caso, addirittura della sopravvivenza ... Soprattutto nel corso della stagione invernale nella quale le ore dd la notte sem brano non avere mai fine. A questo punto corre l'obbligo di precisare che a rendere necessaria tale diuturna lotta, non è solo la latitudine, ma anche l'allitudin.e; in particolare misura quella pit1 elevala in quota. TI che concorre a spiegare, in parte almeno, il favore di cui godono, in ogni esercito, le truppe reclutale in montagna; in ogni esercito essendo tipici i disagi e talora anche i rischi che caratteri1.;,,ano la vita ad alta quota: disagi e rischi non molto di ssimili da quelli propri della vita militare, segnatamente di guerra. Che l' estrema latitudine e l' estrema altitudine non costiluiscano I' ideale «habitat» dell' uomo, è dimostrato, del resto, dalla storia dei primi insediamenti ; insediamenti ambie ntali , fin dove possibi le, nelle regioni a clima te mperato. Come dimostrano, sin dagli antichi tempi, le frct1uenti calate delle orde barbariche e, nei tempi che corrono, di 1icorrenti flussi delle correnti turistiche 33_ Con una importante differenza tuttavia. Ed è che le invasioni del passato non avevano, come quelle odierne, carattere temporaneo, con la conseguenza di influenzare, non raramente, la razza, la mcntalitI!, gli usi e costumi locali. In effetti, gli invasori dei tempi andati - fossero essi apportatori di civiltà o di barbarie - lasciavano in eredi là ai popoli invasi, molte delle impronte che, ancor oggi caratterizzano non poche regioni del Meridione; non certo ultime quelle italiane. :n Una ricerca dei climi temperati non esclusiva degli esseri umani , essendo comune a non poc.hi nnimali con le loro migrazioni stag io nali .


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Così ad esempio, per l' Italia: ----' la vacua verbosità dei greci 34; - la scaltra malafede dei saraceni; - lo sp irito vendicativo dei normanni ; - l'orgoglio campanilistico dei francesi; - la volubilità e la Relosia degli spagnoli. Si è accennato, dianzi, al caral.lcrc temporaneo delle attua li invasioni. Una temporaneità che, tuttavia, non è sempre ricorrente neppure oggi! Non lo è in ltalia e neppure in altri Paesi, fra i quali la vicina Svizzera. ln Itali a pe r via dell'Alto J\digc dove - a causa delle continue, massicce infiltrazioni austro-tedesche - gli invasori si sono spinti fino a definire la regione con il termine Sud Tiro/; un termine geograficamente inesistente e, comunque, totalmente errato. Inesistente e comum1uc errato dal momento c he: - il Tirolo ( «nord» o «sud» c he sia), individua escl usivamente il bacino del fiume lnn e non cerio quello dell 'Adige e dei suoi affl uenti Ricnza ed Isarco. - La frontiera oroidrografica alpina (a parte i trnttati post 1° G .M .) separa nettamente le acque tributarie dell 'Adriatico (lsarco, Rienza, Adige) da quelle tributarie del Mar Nero (lnn, Danubio). Si trat ta, comunque, di una frontiera (quella del «Brennero») che, come ogn i frontiera montana, tende a separare; a separare naturalmente, Paesi diversi uno dall 'altro: diversi per lingua, tradizioni , mentalità. t\. differe nza delle frontiere marillime che , per contro, tendono a congiun}{ere!

34 Una verbosità sorretta ed incoraggiata da un ' ininterrotto gestire; que llo stesso che fino a ieri ( no nostante i progressi di una tecnica c ui è riusc ito d i riunire in un lutto 1111ico le due distinte pa11i dell"apparato) aveva drasticame nte limita to l' uso de l 1efefo110 nel nostro S ud . Una limitazione giustificata - a lmeno a parere de i locali - dal fatto c he «la sola parola senza l'ausilio del geslo, non consentiva (e 11011 c oTJsente) d i esprimere appieno tulle le sfumat11re del pensie ro!».


GERMANIA

Veneto

I

A

L

I

li Tirolo ne lla versione austro-tedes1.:a.

A


ll non degli italiani

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A proposito delle attuali invasioni, si è accennato a quella che interessa la vicina Svizzera; una «invasione», in un certo senso analoga a que lla del nostro Alto Adige. Analoga in quanto i «compatrioti» dei Cantoni di lingua tedesca, da tempo calano in massa nel Canton Ticino tendendo ad installarvisi stabilmente. A farlo, acquistando proprietà fondiarie (industrie ed abitazioni) cd impone ndovi , gradualmente, il loro «dutch» 35 . Che l'insediamento !{CO!{rt1fico rivesta un ruolo non sottovalutabile sul carattere degli ahitanti, lo ha affermato, non senza una punta di alterigia, il Montesquieu già nel Settecento, scri vendo c he: «L'equilibrio e uropeo riposa sulla lahoriosità del Nord e la pigrizia del Sud! ». Un concetto, quello citato, ribadito più elegantemente e più obiettivamente dal nostro Gobetti , là dove asserisce che «L' Italia ha i piedi in Africa cd il capo in Europa!». Ma, a proposito della diversità fra le genti del Nord e quelle del Sud, a differenza di quanto comunemente si ritiene - tale di versità non è affatto esclusiva dell' Italia, avendo carattere "uni versale". Come praticamente dimostrano, in Europa: - i tedeschi, allorché oppongono a lla Prussia la Baviera; - i belxi, nettamente divisi frajìamminghi e valloni; - gli svizzeri che contrappongono gli abitanti dei Cantoni di lingua tedesca a quelli del Ticino; - i .francesi, allorc hé accennano al loro «midi»; - i britannici, indotti addirittura a considerare «un altro mondo» tutto ciò che è situato «South <>{ the Channel»; - gli olande.vi delle isole Frisone allorché parlano dei connazional i della «Terraferma»! Mai insomma come in questo caso, il mondo è Paese! è oppor1uno snltolineare che -

35 Raffrontando le antiche <:alate de i barbari con que lle odierne dei /uristi, non è mancato chi ha voluto porre in rilievo - in chiave umori.~tica, ovviamente - le supposte d ifferenze ... Ec.:c.:ole! Le calale dei barbari si traducevano, di norma, in spof!,liazio11i c he avvenivano lungo la strada e si c.:onc.:ludevano ali' arrivo, ma sem11re a spese delle popolazioni locali ... Le allre, quelle odierne de finite «tu rùtiche» (anche se, essendo opera di invasori c he, parlando una diversa lingua, giustificherebbero il signi fi c alo originale del vocabolo «barbariche» ), si di stinguono dalle prime perc hé le spogliazioni non avvengono più lungo la strada, ma esc.:lusivamenle all'arrivo e. in questo caso, no n pitì a danno, ma a favore delle po110lazinr1i Inca/i!!


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Problema mentalità. Dopo il rapido, generico, cenno dato ai prohlcmi della razza e della provenienza, val forse la pena di soffermarci più a lungo (scendendo quindi in profondità), s u quel lo della mentalità; riferendolo, ancora e sempre, agli uomini del le Porze che, più o meno direttamente, interessano il nostro Studio. È tuttavia opportuno pre me ttere che è già impresa di per sé ardua tentare di classificare singoli individui, «incasellandoli» in base al loro temperamento, alla loro cultura, educazione, volontà, sensibilità, personali tà, carattere: in una parola alla loro specifica mentalità! Per convincersene è forse sufficiente tenere ne l debito conto quanto già sia impresa di per sé improba conos(.'ere a fondo se stessi, come dimostrano certe nostre azioni e reazioni le quali, p1;ma ancora degli altri, stupiscono noi stessi! Ci stupiscono ad ogni età, anche la più avanzata ed in ogni circostanza. A cominciare dal coraggio e dalla paura di fronte al pericolo; azioni e reazioni, quelle citate, che lungi dal costituire una costante (come alcuni ritengono), sono suscettibili di mutare, mutare rino, addirittura, a capovolgersi in funzione del tempo spaziale, dell'ambiente e delJc disposizionifisi(.'he e morali del momento! Ed essendo suscettibili di mutare in così di sparate circostanze, non possono non influenzare il rendimento operativo di cui stiamo occupandoci! È appena il caso di sottolineare che si è ci tato di proposito il coraggio e la paura, trattandosi di stati d 'animo che nella vita militare - soprattutto quella di guerra - ricorrono con una cetta frequem.a, interessano il nostro più intimo io e costituiscono quindi le più tipiche manifestazioni della nostra personalità. Ciò che, in definitiva, s i tende qui ad affermare è che, essendo già estremamente difficile classificare, incasellare individui singoli, diviene impresa quasi disperata tentare di farlo nei confronti di una collettività, . sia pure militare; anche se, nel caso specifico, si tratta di una collettività accomunata da vincoli di razza, insediamento, tradizioni, costumi, linguaggio. Una impresa che tuttavia val la pena di tentare; tentare alla luce delle condizioni materiali e morali di vita, movimento e combattimento: condizioni da suhire in un ambiente di ostacolo - la Steppa - destinato a diventare proibitivo a causa delle avversità del terreno, de l clima e delle stagioni. Un ambiente, quello citato, comune a tutte le Forze che vi hanno ope-


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rato, al di qua e al di là della «barricata»! Val la pena di tentarla anche se il compJesso mosaico da noi definito mentalità, verrà ad essere costituito da tanti tasselli: forse dai più importanti, ma non certo dalla loro totalità! Al cuni di questi tasselli si riferiscono a due distinte ma nifestazioni della mentalità di c ui trattasi: - una originale, perché tramandata di generazione in generai.ione; - l'altra acquisita a seguito degli eventi bellici. La prima caratterizza quei popoli che la detengono in conseguem.a: - di una naturale bellicosità, - di un particolare.fanatismo, - di que l senso cli umanità che, in maggiore o minore misura, alherga in seno alle masse. Tendenze, quelle di cui sopra, che la molte plicità dei mass-media odierni, ri versa dai popoli agli eserciti che li rappresentano; specie là dove vige la «coscrizione militare» ! La seconda tende ad esprimersi allraverso la professionalità degli eserciti. Una prc>{<!.uionalità che non può non essere influenzata daHa fiducia che gli uomini ripongono nei loro capi: capi politici e capi militari 36 .

È appena i I caso di osservare che si tratta di argomenti che val la pena di approfondire, segnatamente perché toccano da v ic ino importanti aspetti della mentalità.

La bellicosità. Le origini della bellicosità vengono, in genere, ricercate - tendenzialmente almeno - in una specie di ribellione alla sorte: la ribellione che oppone il povero al ricco! Una naturale reazione che darebbe un perché alle incessanti lotte condotte da alcune società tribali (quelle appunto considerate bellicose), contro altre società, favorite dalla natura ed indotte, conseguentemente, ad essere pacifiste. Una ribellione alla sorte che, in definiti va, verrebbe a spiegare, pur senza gi ustificarle, le ricorrenti calate dei barbari che hanno caratteriz1.ato un passato ormai lontano. Orde di barbari impegnate nell a ricerca di terre solatie, ubertose, favorite da condii.ioni climatiche a loro negate.

36 Che è poi il caso di Hitler e di SLali11, soprallullu ùd I-'' imo .


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Calate proprie, soprattutto, delle popolazioni stanziate nel Nord; non ultime quelle gennanichc (e ci si riferisce, ovviamente, al nostro Emisfero).

Calate non più ricorrenti in virtù degli incessanti progressi raggiunti dalla moderna tecnologia: quella che è riuscita ad introdurre preziosi correttivi alle intemperanze dei fenomeni naturali, causati dalle avverse condizioni stagionali.

Il fanatismo.

È senz'altro il più minaccioso e pericoloso degli stati d' animo (sentimenti e risentimenti) suscettibili di alhergare nei popoli e negli eserciti di tutti i tempi; non certo esclusi quelli odierni. Può trovare origini in cause di vario genere: -razziali, - religiose, - ideologiche. Cause talora anche solo pretestuose! Pericoloso soprattutto perché i popoli e gli eserciti che ne sono affetti, tendono ad ignorare ogni senso di giustizia e di umanità. lJna minaccia ed un pericolo cui ha cercato e cerca di opporsi il sorgere e l'affermarsi di talune istituzioni internazionali (quale, ad esempio, la CRI) e le varie Convenzioni sulla guerra, il cui scopo è appunto quello di arginare gli eccessi di og ni confronto ostile, per riportarlo entro limiti accettabili : quello appunto della giustizia e del rispetto della personalità umana; correttivi indispensabili in tempi come quelli odierni nei quali la guerra ha decisamente tralignato, trasformandosi da guerra di ese rciti in guerra di p opoli; popoli ed eserciti c he i mass-media tendono ad influe nzarsi l'un l' altro. Tempi ne i quali riesce sempre più difficile discriminare il terrorismo dalla guerra tradizionalmente intesa.

!! umanità. L'amore e l' odio sono insiti nella natura stessa di ogni essere animato; che è quanto dire in due (regno animale, senza tuttavia escl udere quello vegetaJc) dei tre regni della natura. Solo l' umanità, tuttavia, è sentimento proprio, esclusivo, dell' uomo: una seconda natura, quella spirituale, c he tende ad identificarsi con la civiltà. Allorché tale sentimento suhi sce una degradai.ione o, addirittura, viene meno, ad essa subentra l'istinto e con l'istinto, la barbarie.


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Di elro l'uomo appare, insomma, la bestia! Al riguardo ha affermato la contessa de Flavigny (più nota sotto lo pseudonimo di Daniel Stern): «L'umanità è l' ultimo sentimento cui si eleva l'umanità !». Un sentimento, quello citato, la cui intima essenza è stata felicemente messa a nudo da non poche grandiflrme. Testimonianze che ci ripromettiamo di riportare testualmente quanto prima e alle quali, più tardi, faremo riferimento nel contesto di una rubrica intitolata «épisodica».

La «professionalità» degli eserciti 37 È opportuno premettere che, a definire nella sua interezza tale professionalità - almeno ai nostri tempi - non sono soltanto le «forme di rec lutamento» (la coscrizione, o il volontariato), ma un qualcosa di diverso cui è votato, istintivamcnle, il combattente. Non quindi sollanto la giusta causa (com'è stato il caso citato dei finlandesi aggrediti dai sovietici). ma anche quando essa rimane del tutto estranea. È appena il caso di precisare, al riguardo, che tale professionalitù si presta ad essere, in maggiore o minore misura: - effettiva, - solo presunta, - o, addirittura inesi stente. Prima di affrontare una siffatta materia, ci si consenta la digressione che segue, anche se, a prima vista almeno, essa non sembra avere attinenza diretta con il tema che ci si accinge a trattare: A parte, ovviamente, la grande differenza di fondo, sono fonte di giustificata sorpresa alcuni punti che accomunano, da una parte lo sport e dall'altra la ~uerra. Quella, ad esempio, che si riferisce alla curiosa conve nzione secondo cui sono definiti : - sportivi, non solo coloro che competono nell'arena, ma anche quelli (e sono i più! ) che vociano dagli spalti; - combattenti, non solo coloro che si battono in prima linea (e cioè i meno!), ma anche tutti gli altri che popola no le retrovie vicine e

37 Profe ssionalità intesa 4uale spiri/o militare più o me no campanilistico, più o meno comhallivo, se non addirittura aggressivo, che anima i combattenti nel loro assieme. Un modo di essere che, in ogni tempo e in ogni Forza armala, ha caratterizzato , in maggiore o mi-

nore misuru, le forrnazioni nUljtari .


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Giuseppe !na11di

lontane ! 38 li tutto a prescindere daJ fatto che, in genere, sono coloro che vociano dagli spalti a continuare il vocio dai microfoni e dalla stampa «a parti ta conci usa» ! Forse anche perché gli altri, i veri combattenti, non hanno pi ù alcun des iderio di farlo! Almeno altrettanto sorprendente - fra le due attività - quella c he nello sport distingue nettamente i pr<fessionisti dai dilettanti e, nell ' ambito di ognuna delle categorie citate, raggruppa le parti in lizza sulla base delle natura li , o acqui site, specifiche intrinseche possibilità: come, ad esempio, il peso per i pugili. È a ppena il caso di sottolineare che nulla di tutto questo avviene in campo militare; del tutto ignorata, in fatti, in guerra, tra gli avversari che si fronteggiano, ogni analoga distinzione, discriminazione. Per cui può avvenire - e nella realtà avviene - che: - un pnf essionista si batta contro un dilettante (com' è avvenuto negli anni 1939-40 fra l'URSS e la Finlandia); - un peso massimo cerc hi il confronto con un peso piuma (come analogo è stato il caso fra Ge rmania e Polonia da pprima e, suhito Llopo, fra l'URSS e la stessa Polon ia). È appc.:na il caso di sottoli neare che anomaJie de l genere si verificano in campo militare perché una qualsiasi discriminazione fra professionisti c.: dilettanti, non è statuita e tanto meno disciplinata da akune delle tante convenzioni inlemazionali sulla guerra attualmente in vigore, o prese in esame nel passato. E ta nto meno è previsto, e quindi disciplinato, il peso degli strumenti militari dc.:i vari Paesi. Anche se si tratta di un parametro che, a grandi linee almeno, potrebbe essere desunto dal potenziale bellico di ognuno di essi ... Ma, in una siffatta situazione, desunto a che pro? Premesso quanto sopra, è da ri te nere possa essere lecito sotto lineare c he la definizione di professionisti della ~uerra be ne si addica ai giapponesi e ai tedeschi. Pi:ofc.:ssioni sti «della prima ora» c ui sono venuti ad ag-

3X A 1i tolo di semplice curiosità, può esseri:: di qualche interesse sottolinean:: almeno due sostanziali differenze fra i citali sportivi ed i citati comba//e11ti, «fasulli» entrambi; l'u na e l'altra a fa vore dei pri mi: - anzitutto per dare alto a eletti «sportivi » della circostanza in base alla q uale essi - a prescindere dai requisiti di idoneità fi sica - sarebbero fieri e fe lici di comballere nell' arena; - in secom.lo luogo per osservare che la loro am missione sugli spalti solo ecceLionalmente è concessa a titolo graluilo. Il tutto a diffen:n,.a di quanto ahitualmentc avviene per i combal/enti fu.mlii i qua li - a pan e la circostanza di non avere, in genere. alcuna velleità di scendere in campo - ottengono, «più lardi e cioè a cose falle», non irri levanti benefici economici a titolo di «pensione cli guerra». Seni.a neppure escl udere, sempre «a cose fatte», riconoscimenti (e rclal ivi emolu mcmi) per infermità conlralle - essi sostengono - in guerra e per cause di guerra!


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giungersi, più tardi, i sovietici e gli israeliani 39_ Anche se si tratta di una definizione attribuita a semplice titolo di esempio !

T giapponesi. «Professionisti » i giapponesi, per il superiore senso della subordina;,,ione e del cieco ossequio alle istituzioni politico-religiose-sociali-nazionali. Degni rappresentanti di un popolo sobrio all'inverosimile, indoUo a spingere fino al parossismo fanatico una innata, istintiva tendenza a distinguersi, a primeggiare, a dominare costi quel che costi. Una te ndenza che perdura tuttora anche se, aggiorn andosi con i tempi, i giapponesi hanno sostituito alle armi da guerra, quelle economico.finanziarie! Rappresentanti di un popolo guerriero per tradizione, che ha sempre avuto, elevatissimo, il senso del dovere e dell'onore, la pratica del coraggio, la tenac ia in ogni impresa di pace e di guerra. Doti, quelle accennate, di cui ha dato prova irrefutabile (fra agli altri). il sottufficiale che, a guerra finita, dopo l'april e 1945, ha continuato a combattere, soJo nella giungla, semplicemente perché quella era la consegna e nessuno ancora gliel'aveva revocata!

I tedeschi. «Professionisti» da sempre i tedeschi : come hanno dimostrato: - nella prima guen-a mondiale agli ordini del Kaiser; - ne lla seconda, sotto la guida di un satrapo che è riuscito a lraseinarli, a coinvolgerli in ogni più folle impresa, dopo averli convinti sfruttando la loro innata, fen-ea disciplina - della «fierezza di appartenere all a razza eletta, una rau,a superiore, la so la destinata, a cose fatte, a conservare il diritto di portare le armi; il diritto esclusivo, monopolizzato, di usare la forza! 40

39 l)ato e non concesso possa esistere cd essere posto a fattor comune un q11alcosa c he consenta di giungere all'origine e quindi di definire i caratteri del professio nism o /?Uerriero. 40 Recavano. impresso sulla fibbia del c inturone, la scritta «Goti rnit us» (Dio è con noi). Un «Dio» evidenlemenle Leulonico, se vero e feroce c he - a <li fferenza dell 'altro, quello vero ed universale - ignorava ogni sentimento di umanità. E i «lager», con i loro forni crematori, i medici, con le loro vivisezioni, le «infermie re», c on i loro «p:-.r:t l11111i cl i pr,lle 11mana», ernn li per dimnstr:trlo'


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Giuseppe /11a 11di

E gli italiani? La «non appartenenza» dell'ilaliano alla categoria dei prqfessionisti della guerra, sembra essere fuori discussione; anche se ai tempi del Fascismo si è tentato, invano, <li dimostrare il conlrario ! J\d ogni buon fine l'atluale Costituzione - in vigore, com' è noto, dal 1948 - ha voluto avallare tale stato di fallo dichiarando (art. I ) che «l' Italia ripudia la guen-a quale strumento di offesa all a libertà di altri popoli». Ha poi riaffermato tale principio limi tando l' uso della fo rza ad un unico, be n precisato scopo, quello della difesa della patria (ari. 52: «la difesa della Patria è sacro dovere di ogni citladino» ). Uno scopo, quello c itato, <la perseguire con una coscrizione che è ~enera/e e personale; come del resto chiarisce lo stesso arl. 52, la do ve afferma che «il servi zio militare è obbligatorio», sia pure «nei limiti e modi stabiliti dalla legge» 4 1. In definitiva l' «obbligo ~enerale e perJonale» fa si che il soldato italiano , essendo trailo dall 'intera popolazione, si presti a rappresentarlo nella sua più intima essenza. Lo rappresenti , insomma, «in tutte le sue virtù e in tutti i suoi difetti» 42 _ Virtù e difetti cui è quindi possibile attingere, limitatamente a quanto interessa il nostro Studio; al fine di illustrarne - sia pure so lo potenzialmente - la suafìgura di soldato, in pace ed in guerra.

4 1 A proposito di tali limiti e modi, è appena il caso di sotlol ineare c he sono evide ntemente da allribuirc a ro,tu ite circostanze le cause che possono avere indotto, a suo te mpo e forse loro malgrado: - il Presidente del r.so (Cons. Supr. Difesa), F. Cossiga e lo stesso Ministro della Difesa (V. Za11011e), a subire l'istituto della esenzione; - il Presidente del Consiglio (C. de Mita) e quello del Senato (G. Spadolini) , ad accellare la rifomw. Si è adombrato il «forse loro malgrado», dal mome nto c he - com'è ben nolo - nelle nostre valli alpine, la rif onna. o est>nl.imre c he sia, era un te mpo considerala un qualcosa di infamante: un qualcosa che induceva le donne a rifiutare le proposte di matrimonio di coloro che per una ragione o per l' allra, non avevano indossalo l'un iforme militare. 42 \ Jn obbligo, si noti be ne, g ià sancito dalla precede nte Costituzione, lo Statuto Albertino. S i è parlato di inte ra p opolazio11e . In proposito cade acconcio rammentare c he un te mpo essa e ra stata, più o meno propriame nte. definita «di eroi , di santi , di nav.igaLori». ma non. in ogni caso , di guerrie ri! (anc he nell' antica Ro ma, i guerrieri non erano romani, rna mercenari «stranie ri»).


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Si è dianzi parlato di virlù e di difetti! Quali, in concreto, i primi e quali i secondi? È quanto - sempre tcntativamente - si cercherà, qui di seguito, tLi abboz:t.arc 43 .

I d~feui. Eccoli in breve: - l'eccesso di individualismo: un difetto che, non raramente, si traduce in fredda, completa assenza di solidarietà; quella che lo induce ad avversare ogni tentativo di indrappellarlo. Da cui , in campo militare, il favore che gode l'obiezione di coscienza e, in campo politico, una partitocrazia (spacciata per democrazia), costituita da uno strano impasto di convenzionale settarismo la cui eccezionale proliferaz ione sembra puntare su di un astratto, irreule punto di arrivo: dare ad ogni c ittadino un suo proprio, esclusivo, parlito politico! - La tendenza alla superficialità, alla improvvisazione, allajaciloneria. - L' improvviso entusiasmo, seguito da un altro altrettanto rapido abbattimento. - L'eccessiva verbosità. (espressa, per giunta e molto spesso, con un e levato volume di voce) che si traduce, specie nel Meridione, in ampollosità, in retorica, se non addirittura in logorrea! li tutLO accompagnato da un ininterrotto gestire delle mani che richiama l' arguta osservazione del Daninos (nel ben noto «Carnet del maggiore Thompson »), secondo cui «il hraccio, immobilizzato dal freddo e dall'umidità nella Scozia, comincia a muoversi in Provenza per poi agitarsi in Sicilia». - Lo scarso favore di cui «gode» l' uniforme e, con l'uniforme, ia di-

-

43 Be ppe Severgnini - in una serie di articoli pubblicati su li Giornale dei giorni 27/ 11 8 e 15/12/199 1 - così definisce i tlifetti e le virtù degli italiani:

- tanta fatica e poco metodo: scarsa disc iplina e scarsa organiaazione; - nei pubblici uffici i «caneeUi elettronic i» sono installa ti per «impedire <li uscire», non per «controllare c.: hi entra»: il tutto per ostacolare l' assenteismo, parziale o towle; - cambiano attivitl1 solo i «pim1La1,,'Ta11e»; lavoratori indefessi : veri castori ; - lavorano bene e con fantasia: ,imano la hellena perché l' hanno sotto gli occhi da mallina a sera; - vogliono g uadagnare per vivere meglio (non per il denaro «contemplativo»!) - amano l'autonagellazione: riesce quindi difficile criticarli, perc hé lo fanno nei propri confronti ; snnn s~v~ri snprntt111to con chi li go verna!


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G iuseppe lnaudi

sciplina e la gerarchia militare 44 . - La pseudo-intelligenza (alias scaltrezza, per intenderci); quella intesa a «far fesso il prossimo». - li patriottismo alla rovescia: una te ndenza che lo induce, a torlo o a ragione, a valorizzare tutto ciò che è st.raniero. - li te ntativo, purtroppo spesso generalizzalo, di sottrarsi a i propri doveri ci vici: quello effica cemen te espresso dalla locuzione «lira a campà»; una locuzione che, non a caso, trova un e fficace corrispettivo nel «nitscewo», tanto caro ai russi 45_ - Confermare l'accusa di tipico dimenticone, anche e soprattutto allorché riveste cariche nella pubblica ammi nistrazione (ad ogni livello). Farlo dimenticando - oltre alla vera esse nza della democrazia (libertà e eguaglianza), - anche l'altro caposaldo: quella «R epubblica basata sul lavoro», nella quale «lo sciopero è regolamentato per legge». Quel lavoro da promuovere, incoraggiando la sana iniziativa privata, anziché quella pubblica basala sul «clientelismo», potenziato attraverso la creazione di nuove cattedrali nel deserto!

I pregi . Fin qui la «valanga» dei d(felti o, quanto meno, il tentativo di individuarli. Ecco ora i supposti pregi (una semplice «slavina»!). Limitati , comunque, a due quelli che, in questa sede, verranno citati ; i due ritenuti, a to,to o a ragione, di specifico interesse ai nostri lini : I) - la quasi totale assenza di prevenzwni, tra cui quelle: - razziali (negri e gialli trovano in Italia il loro paradiso); - relixiose (come hanno dimostrato le leggi antiebraiche del 1938, quasi ovunque sistematicamente eluse, nonostante fossero pressoché identiche a quelle della Germania nazista) 46 ;

44 Caratte ristiche che, notoriamente, diffe renziano 11e1tamente l' italiano dal tedesco: come vo1Tehhe dimostrare la storiella dei <lue fratelli prussiani c he si avversano reciprocamente. ma so lo fino al momento in cui uno dei <lue ~ richiamalo in servizio mi litare - indossa l' uniforme cd esibi sce i galloni che vi sono :1pposti: da quel momento, infaui , il fratello gli ohhedisce ciecamente! 45 Uno scarsame nte sentito dovPrP civit·o. alme no in parte giuslificato dalla c ircosta nza di essere da sempre mal governato. Oa ramme ntare, in propos ito, l'immed iato secondo dopogue rra allorché il popolo italiano, rrovatosi con le redini abbandonai<' sul collo , riuscì a realizzare il famoso miracolo <'l'mwmico; un miracolo svanilo allorché le r<'dini vennero impugnate da uno dei taflli fiovemi s1u:l'ed111isi nel /Pmpo! 46 Come spiegare altrime nti le «simpatie» de llo stesso Mussolini per la Sa,fatti , una israelita !


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- nazionaliste (vi sono rispctlate tutte le minoranze; perfino quelle che ri vendicano territori sui quali, da sempre, scorrono acque tributarie del Po, anziché del Danubio); - ideologiche: non per nulla un huon terzo di «italiani» ha potuto, e voluto, passare liheramente dal fascismo al marxismo-leninismo-st.alini :m10, riconoscendo come propria la «patria sovietica» e inalherando un vessillo che si distingueva da quello dell' URSS solo per una frangia tricolore ( raci lmcnte asportabile!), che avrebbe voluto rappresentare la via nazionale al comunismo: una «via» i cui «ripensamenti>> erano destinati a cozzare contro i carri armali sovietici!

un generale, diffuso e profondo senso dell'umanità. Un pregio, quest' ultimo, su l quale val forse la pena di soffermare la nostra attenzione; si tratta, infatti , di un qualcosa che, importante e vitale in temo di pace, lo diviene in maggiore misura sopratlutlo in tempo di guerra. Una guerra nella quale - segnatamente ai tempi che corrono non sembra più possibile conseguire il successo senza ricorrere alla spietatezza: il polo opposto a quello che caratterizza l'umanità 47 . 2) -

Ancora a proposito della umanità . . . .Ma ceco, in proposito, alcune delle grandi firme che si sono occupate dell'argomento; altre due autorevoli testi monianze, non certo ultima quella di un e breo tedesco, Alberto Einstein.

Alberto Einstein 48 In una recente, interessante biografia, è riportato il seguente pensiero del grande scie nziato: «lo credo che l' orrihile deterioramento etico della gente di oggi, deri vi soprattutto dalla meccanizzazione e di sumani zzazione della nostra vita: un disastroso prodotlo accessorio dello sviluppo della mentalità scie ntirica e della mentalità tecnica. Nostra colpa! Non vedo modo di frenare questa disastrosa inadeguatezza! »

47 Quella spietatezza di c ui hanno dato prova, nell ' ultimo co nflitto , non solo <.:oloro <.:he lo hanno scatenato, ma anche Lutti gli altri. E i bombardam enti de lle ci ttà i11difese sono là per dimostrarlo! 48 t tele n D11kas e Benesh Hojjinan: «A. /iinstein, thc uman s iùe» , Prin<.:etown lJni versiLy Press. 1979.


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Giu.l'eppe lnaudi

Dal citato pensiero di Einstein , è forse possibile dedurre che a far le spese del deterioramento della gente d ' oggi e la disumanizzazione c he tende a caratterizzarlo, fini sca per essere il rispetto della persona umana o, se si preferisce, l'amore e la pietà atti va per il prossimo. In ultima analisi , la bontà. In altri termini, l'umanità! Per cui la cosiddetta odierna civillà (che tende ad esprimersi in termini di progresso e di una meccanizzazione sempre più spinta), finisce per ricondurre l' uomo alla barbarie! Ciò c he purtroppo appare certo è che contro lo spirito umanilario, vie ne ad avere buon gioco, da una parte la malvagità e dall ' altra il jànatisnzo: - malvagità intesa quale manifestazione dell 'animo che rende perfida la natura dell 'uomo sinKolo; - .fanatismo inteso quale cieca passione (non importa se politica, religiosa o sociale), che spinge ai peggiori eccessi una collettivilà, sostituendo ai sentimenti i risentimenti, espressi, l'uno e l'altro, in tennini di sopruso e di violenza. Una malvagità che tende a sovve1tire il diritto. Un .fanatismo che, disconoscendo i principi della libertà e della democrazia., sostituisce al diritto la/orza!

Prezzoli11i

Secondo l'illustre scrittore perugino, la bontà è dote intrinseca e quindi una costante della natura umana. Che è quanto dire una virtù antagonista dell' eKoismo (che si esprime allraverso una preoccupazione per se stessi che soverchia quella per gli altri). Una virtù individuale, conge nita, si lenziosa, c he nulla ha a che vedere con l'intelligenza e la c ultura ... C he spicca negli umili di mente e di stato sociale. Che si identifica con la carità e con l' amore per il prossimo predicati dal Vange lo. Per c ui la hontà, allorché s i riferisce ad una colletti vità, si esprime in umanità e cioè in una bontà collettiva. Ed ora - dopo il tentativo ili definizione de ll ' intima essenza dell ' umanità - ci sia consentito di esporre alcuni episodi intesi ad illustrarla 49 .

49 E pisodi che, nel contempo, ci consentiranno anche di illu strare i reciproci rapporti, non solo operati vi. delle Forze in ca111pu: 4u1.:llc alleate e le avv<.:r~aric.


Il Don degli ilaliani

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Episodi c he - presentati nella loro semplice, cmda espressione dovrebbero consentire al lettore di formarsi una propria personale opinione sulL 'argomento. Questo al meno l' intento! Una personale opinione che, più o meno direttamente, interessa il rendimento operativo delle.forze. Prima di esporre tali episodi, corre tuttavia l'obbligo di sottolineare - anche se appare supcrJluo - che ad influcnrnre tale rendimento concorre, in misura addirittura soverchiante, un complesso di fattori che, sovrapponendosi ai problemi della razza , della provenienza e del la mentalità, non possono non affiancarli. Vogliamo riferirci a quei fattori morali e materiali sui quali si basa uno dei principi dell'arte militare e, più precisamente la superiorità delle forze. Una superiorità che si esprime, com 'è ben noto, attraverso: - l'entità qualitativa e numerica delle truppe; - il loro morale; - l'efficacia delle armi e dei mezzi di cui sono dotate ed il loro adeguamento alle caratteristiche del l'ambiente; - l'efficienza dell a organizzazione logistica. Fattori tutti , quelli citati , che c i proponiamo di sviluppare adeguatamente in prosieguo di tempo.


PARTE SECONDA


EPISODICA

1° episodio: «C'è inferno ed inferno!»

È doveroso anzitutto precisare c he si lralta solo di una storiella, ma di una storiella che ha tutti i caratteri della verosimiliam.a 1• Eccola ! La storiel la è amhienlala nelle malebolge del Canto XXI dell' «Inferno dantesco»; quello, per intenderci, di Malacoda, Barbariccia e Farfarello . .. Che è quanto dire la holgia dei Harattieri; di coloro, cioè che in vita fecero mercato dei pubblici uffici: il mo ndo della corruzione e della concussione (oggi si direbbe il mondo delle «tangenti» e delle «bustarelle»!). Nella bolgia, com'è noto, i peccatori sono immersi nella pece bollente; demoni annati di appositi ronc ig li sono lf pe r impedir loro di sottrarsi al meritato castigo. La bolgia - è la storiella a precisarlo - è ripartita in sezioni; ogni sezione riunisce démoni della stessa nazionalità. È così che vi è - fra le tante - una sezione «gestita» da italiani ed una «gestita » da tedeschi. C hiarisce - ancora c sempre la storiella - che i dannati in arrivo, informati, forse, da «radio Barattieri», tendono ad evitare la sezione tedesca e ad accalcarsi invece in quella italiana; la quale ultima, conseguentemente, viene ad essere sempre rigurgitante di «pazienti» e carente, per contro, di démoni. Quali le cause di una siffatta situazione? È ancora la storiella a precisarle ! Le precisa illustrando, con un chiaro quadro, que llo che è I' «inferno italiano» dove, a quanto pare: - vie ne spesso a mancare la pece; - quando la pece è disponibile, viene «servita» fredda; - quando la pece è disponibile ed è al «giusto punto di cottura», i démoni cercano invano i roncigJi che hanno lasciato non si capisce esat-

1 " Verosim ilianza" perché Lale sl.oridla - opportunamente parafrasata - trova risponden~.a in due realtà Li piche del nostro tempo ... : "TANGENTOPOLI" e "SCIOPEROMANIA" ... Oi qualche soddisfa zione (relativa ') per noi italia ni, constatare che il primo di tali fe nomeni, o ltre a non essere tipicame nte italiano (come erroneamente si ritiene), ha trovalo proprio in Italia il suo natw-ale antidoto ... : quello messo in allo da un cornggioso magistrato italiano ... Con la speranza che esso continui ad essere PROPTNA TO fi no ad ottenere i positivi effeui da tutti auspicati ... ! Ovviamente perch é DARE lL " L A " non basta .. .; occorre poi far seguire l'indispensabile concor so di tutta l' Ol{C HESTRA !


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Giu.\"eppe lnaudi

tamente dove; - quando pece, temperatura e roncigli sono in perfetto ordine, i dannati «si vedono costretti » a sospe ndere la «cura», per lo sciopero dei démoni (scioperi «generali», «a catena», «a singhiozzo»), indelti - anche li con una certa frequenza - dalla CGIL (Confederazione Generale Infernale de l Lavoro). Una Confederazione che non ha corrispelti vo fra i démoni della sezione tedesca tutti unitamente inquadrati e disciplinati dalle «SS», con quella organizzazione «monstre» di c ui , come noto, sono soprattulto capaci i tedeschi!


Il Don degli ita liani

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2° episodio: Russia, la «scala della ferocia» Anno 1942, nell'URSS invasa dai tedeschi e dai loro alleati. Quello che qui ci si accinge ad illustrare, è il iiudizio che Le popolazioni dei territori occupati hanno espresso nei confronti degli in vasori. Un gi udiz io impron tato ad una concisione addirittura «tacitiana». Espresso, in effetti da una originale scala, la scala della ferocia o, se si prderisce, della spietatezza. Una strana scala che si sviluppa lungo dieci gradini, il più elevato dei quali ne definisce il «non plus ultra». Ma ecco i suoi successivi gradini, ad iniziare da quello più al to: - decimo: individua i finlandesi ; ma non, intendiamoci , quelli che si battono in Patria agli ordini di M annerhei m; solo gli altri e cioè quelli distaccati presso gli alleati del «Gruppo Armate Nord» ( «sempre di finlandesi si tratta» . . . , direbbe Tccoppa!) - nono: compete di diritto ai romeni; forse a causa dei caratteri genetici ereditati dai Visigoti, Ostrogoti e Gepidi, installati da secoli 11ell 'area danubiana; come non rammentare, a tale riguardo, il famigerato Voivoda /)racula, soprannominato «l ' irnpalatore» perché i suoi avversari interni ed esterni - usava farli morire infilzati su aguzzi pali! - ottavo: è attribuito agli ucraini incorporat i nella Polizia nazista: un induhbi o, quanto raro esempio di obiettività, trattandosi di un giudizio espresso da russi su russi (sia pure da ru ssi della Russia vera e propria nei confronti di russi dell'Ucraina) - settimo: è riferito agli ungheresi, i naturali eredi degli antichi M agiari (originari della Finlandia) e dei famigerati Unni - sesto: è attribuito ai tedeschi, anche se può apparire troppo benevolo e, in ogni caso, «strano»; un giudizio che, comunque, rispecchia l'intimo pens iero dei giudicanti! Giunti a questo punto della scala, vien fatto di chiedersi a quale gradino fossero collocati gli italiani . La risposta, semplice per quanto inattesa, è che g li italiani non figuravano in alc uno dei dieci gradini; non erano stati, insomma, pres·i in considerazione; come se non avessero mai comballuto sul fronte Est (dove invece si trovavano fin déùl'inizio delle ostilità) o, se si preferisce, come se fossero stati considerati dei fuori gara ! 2 2 A spiegare l'apparente anomalia concorre senza dubbio il comportamento <ld soldato italiano: comportamento dimostrato, del resto e sia pure in<lirellamente, dall'attività dei nostri «Tribunali militari di guerra» all 'Est. In effdti sugli oltre 220.000 componenti dcli' Armir, non si e bbero che 3 condanne a morte, una sola delle quali riguardava l'omicidio di un russo. I proce<limenti non superarono, in tutto, la settantina ed interessarono quasi esclusivamente furti e ricettazioni commessi ai danni dell ' Amministrazione mi litare.


li «feroce · pubblicaz· vmvoda»!

ione tedesca del XV secolo


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li che giustifica, forse, ciò che degli alJeati italiani usavano dire - sia pure in tono scherzoso, - i tedeschi: «prima di entrare in un'isba, gli italiani bussano alla porta ... , come se non sapessero che i padroni di casa ormai siamo solo noi!» 3 •

Si è sin qui parlato di spietatezza, la spietatezza dei tedeschi, quella della quasi totalità dei loro alleati, senza tuttavia escludere l'altra, quella degli avversari: come dimostra il gradino citato attribuito agli ucraini in servizio nella Polizia nazista. Su questo scabroso tema corre pertanto l'obbligo di chiamare in causa - prima ancora dei tedeschi impegnati nella soluzione del problema ebraico - gli stessi sovietici (e questa volta «in toto») per i prigionieri di guerra polacchi, trucidati a migliaia e quindi interrati nelle famigerate «fosse di Katyn». «In toto», se non è illecito osservare che: - uno solo è all'origine dell 'ordine impmiito da Stalin; - uno solo ha recisamente rifiutato di partecipare alla carneficina (un militare russo rimasto purtroppo «ignoto>>) che, conseguentemente, ha suhìto la stessa sorte delle vittime polacche;

- uno solo - sia pure a distanza di anni - ha denunciato all'opinione pubblica l' avvenuto eccidio (com'è noto, si tratta di un ufficiale chrco dcli ' Armata Rossa emigrato in Tsraclc a fine guerra); - non uno solo, per contro, ha materialmente perpetrato l'eccidio! Il che dimostra che, in genere almeno, la spietatezza trova la sua origine nel .fanatismo: - quello razzista (caso Hitler), - quello ideologico (caso Stalin), - quello religioso (caso Khomeini)! Ma dimostra anche - purtroppo - che nei regimi totalitari cui si è fatto riferimento, tulle le colpe non sono da attrihuirc in esclusiva ai Dit-

3 Al rig uardo è opportuno richiamare alla memoria degli italiani uno dei più vergognosi «diktat» subiti per aver soUecitato l'alto onore di combattere a fianco dei camerati tedeschi sul.fronte est! Averlo subìto nonostante che gli italiani - a differenza di tutti gli altri alleati (finlandesi, romeni, ungheresi, cechi) - non avessero alcuna rivendicazione territoriale <la far valere nei confronti dell'avversario. Siano cioè intervenuti «a titolo assolutamente gratuito». Il «diktat» si riferisce alle condizioni poste da Hitle r secondo cui «tutte le risorse della zona occupata dovevano essere di esclusiva proprietà del Reich tedesco». Per c ui la «realtà romanzesca» veniva ad essere quella di combattere per i tedeschi, attingendo tutto il 11eces.mrio (per vivere, muovere, comhauere), a 2.000 Km di distanza, in quell'Italia da tempo a/lanagliata dalla fame!!


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tatori, ma anche - e forse addirittura soprattutto - agli «i nvertebrati » che li circondano e che, ansiosi di assecondarli, molto spesso addirillura eccedono nel realizzarne le direttive. Com ' è il caso dell'URSS di Stalin! Al riguardo ha scritto L.D . Trotskij ( «Stalin», Milano 1962): «Corrotto da un mostruoso potere centrali zzato, basato sul terrore politico, attornialo da una corte di pretoriani servili, divenne presto un satrapo feroce». Un'affermazione, quella sopra citata, che ovviamente avvalora anche il pensiero di Hitler il quale - a proposito del grande conquistatore tartaro - ne ha parafrasato il pensiero secondo cui il san~ue non conta per chi è destinato a fondare imperi!

3° episodio: Fronte russo, ottobre 1942 Siamo a Przemysl, la città polacca che, fortiricata nel 187 1, era già stata aspramente contesa fra austriaci e russi durante la la G.M .. La città è ora una città «morta» sede, fra l'altro, lii un «Comando Tappa» italiano. Un comando tappa «obbligato», dal momento che qui arrivano e - per via del diverso scartamento ferroviario - non possono proseguire le tradotte italiane provenienti da Bologna. Non possono proseguire e dovranno quindi, per forza di cnsc, essere sostituite da quelle polacche di ritorno dal fronte Est; tradotte, queste ultime, costituite da vetture più o meno sgangherate trainate da vecchie, asmatiche locomotive. Per gli italiani è quindi giocoforza attendere; un 'attesa inaspettatamente proficua; è qui infatti che essi - indipendentemente dal grado rivestito - cominceranno a capire ciò che nessuno ha mai rivelato loro in Patria e cioè il carattere sostanzialmente razzista della guerra scatenata dai tedeschi; quella che anch' essi sono destinati a combattere sul nuovo fronte. La sorpresa di venire a conoscere - solo dopo il loro arrivo in Russia - la vera causa, il vero perché di questa guerra: solo il nazismo ! un perché evidentemente pretestuoso che gli italiani non possono, in alcun modo, legittimare. In definitiva una guerra c he, già poco sentita in partenza, diviene improvvisamente assurda. Che, istintivamente, li in<lurrehhe a schierarsi dall'altra parte della barricata! Per cu i la guerra che gli italiani si accingono qui a comhattere, verrà ad essere sorretta unicamente dal senso del dovere, il dovere militare! Un elemento, quest'ultimo, da tenere ben presente dal momento che il tema che si sta 4ui trattando è quello del rendimento operativo.


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In definitiva un vero perché di cui vengono a conoscenza - soltanto ora e soltanto qui a Przemysl - non solo le truppe, ma anche gli stessi loro Capi; quanto meno quelli che qui le inquadrano! È di qualche interesse precisare che a chiarire loro le idee - per quanto strano possa apparire - sono le azioni e reazioni di un «Borghese», 1' unico borghese del comando lappa! Si tratta di un uomo di mezza età, polacco, di non comune cultura (professore di Lettere), che pretende di assolvere da solo ed in esclusiva, tutte le mansioni più umili del campo. Pretende di farlo - sono sue le parole - «a titolo di gratitudine per gli italiani che, accogliendolo fra di loro, gli hanno sal vata la vita»! È infatti uno dei pochi ebrei polacchi sopravvissuti dopo che i tedeschi hanno occupato la sua città, Leopoli. Parla correttamente l'italiano avendo seguito corsi di studio nella Pe1ùsola; più esattamente a Bologna. Ma perché «salvata la vita»? _ Perché qui a Przemysl il Comando Tappa italiano gode, in un certo senso, del diritto di extraterritorialità, dal momento che i tedeschi, impegnati come sono nella locale fortezza, non vi mettono mai piede: una fortezza che per i «non tedeschi» è sempre «off limits» ! Che cosa facciano esattamente i tedeschi a Przemysl, lo comprenderemo del resto quasi subito, anche senza le confidenze del professore. Per compre nderlo è infatti sufficiente mettere il naso fuori del «campo» ed osservare ciò che avviene lungo le vie dell'abitato; fermare cioè l' attenzione su l via vai dei tanti carri agricoli che vi transitano. Si tratta di carri agricoli a quattro ruote, ampio pianale, alte sponde, del tutto sinùli a quelli in uso nelle nostre campagne. C iò che colpisce è il «carico» di tali carri. Essi sono infatti stipati fino all'inverosimile da «umanità sofferente»: uonùni, donne, ragazzi di ogni età e condizione. A stiparli non sono mai, infatti, meno di una trentina di persone; i più vecchi ed i più malconci, ritti e pigiati nella calca, si «sorreggono» ai vicini. Si tratta di creature dai volti impietriti sui quali le ciglia, da tempo inaridite, non lasciano più sgorgare lacrime! Tentare la fuga? A parte ogni altra considerazione, come farlo dal momento che il carro - come tutti gli altri del resto - è scortato da quattro militari tedeschi armati fino ai denti: due ai lati e due dietro! Si tratta, come ci ha poi precisato il Professore, di ebrei smistati all'interno della Fortezza e diretti, poi, ad uno dei tanti <<Lager» della zona; destinati quindi, ad essere «fatti fuori» nei locali forni crematori, per la soluzione lìnalc decretata da Hitler. Nessun tentativo di ribellione, quindi , ma una muta rassegnazione ad un tristo destino onnai segnato.


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Oltre lo spettacolo, di per sé disgustoso, ciò che concorre, in misura non lieve, a<l indisporre l'animo, è l' unifo rme dei militari di scorta. Che non è - come sarebbe logico attendersi - quella delle «SS», ma l' altra, quelJa dell 'esercito regolare, la Wehrmacht. Vien fatto di chiedersi che cosa possa aver indotto questi soldati ad impegnarsi in un siffatto, vergognoso «mestiere» ! Lo «spirito d i disciplina»? Ma lo spirito di disciplina prende, di norma, le mosse da un g iuramento; un gi uramento che, nei Paesi a regime democratico, è prestato alla Patria. Nel caso specifico si sa invece perfettamente che esso non è prestato alla Patria o, quanto meno non lo è più! 4 Non lo è più dal 2 agosto del 1934 allorché - auspice il Ministro della guerra del tempo, von Blo nherg - il giura mento è stato posto a fattor comune delle «SS» e della «Wehrmacht»; com'è dimostrato dal suo testo: «Giuro dinanzi a Dio di obbedire incondizionatamente ad Adolph Hitler, fu ehrer del Reich e del popolo tedesco, comandante supremo della Wehrmacht cd impegno la m ia parola di soldato che osserverò sempre questo giuramento, anche a rischio della vita». E poiché si è accennato anche al giurame nto italiano, non è forse irrilevante rammentarne il testo: «Giuro di essere fede le al re e alla Patria, di osservare lealmente le leggi dello Stato e di adempiere a tutti i doveri del mio stato, al solo scopo del bene inseparabile del Re e della Patria». Si è dianzi parlato di «spettacolo disgustoso» e si è anche accen nato al «vergognoso mestiere» dei militari della scorta (militari della «Wehrmacht», non delle «SS), che concorrono a metterlo in allo. Al riguardo corre subito l'obbligo di aggiungere che la riflessione subentrata al primo affrettato g iudizio, è di ben diverso tenore perché suggerila , anzi imposta, dal cosciente raziocinio. Ch i è del mestiere sa infatti, più e meglio di oi::,rni altro, che la disciplina è il primo dovere di ogni militare: quello conseguente al giuramento prestalo. Una disciplina che, oltre alle componenti o rdine e subordinazione, annovera quella risolutiva dcli' obbedienza; risolutiva perché non soggetta ad essere, in alcun modo condizionata.

4 A questo punto ci sia consentito rilevare che - nonostante le gravi colpe e gli innumeri errori ascritti al Fascismo - uno al meno i::. stato risparmiato agli italiani. In Italia i::. stata infaui la MVSN che, ad un certo punto e in un certo momento. ha adottato il giuramento in vigore nelle Ff.AA., e non viceversa!


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Non condi zionata soprattutto in g uerra (allorché l' esecuzione di un ordine può mellerc in gioco la vita di altri uomini), perché in quelle parlicolari circostanze di venta inammissibile ogni disqui sizione intesa ad appurare se un determinato ordine sia giusto, ingiusto, o anche semplicemenlc ingiustificato!! Inammi ssibile perché solo in un gradino alto della gerarchia di comando convergono lulli gli ele menli c he hanno indotto a imparlire l'ordine di cui trattasi; quasi mai in basso per le ragioni che g li americani sintetizzano nella nota locuzione «The nced to know»: la «necessilà di sapere» (compatibile con le esigenze della sicurezza). Ciò che sempre si ric hiede in hasso è pe rtanto solo la esecuzione pronta, rispettosa, assoluta dell ' ordine impartito. Il tullo pe rché - soprattutto in g uerra - senza lo stimolo degli attribuli indicati , l' obbedienza verreb be, in qualche circostan,.a, ad essere esclusivo privi legio degli eroi ... Eroi c he, come tutli sanno, non sono mai mas.w!! In definiti va compete quindi esclusivamente al superiore la responsabilità dell' ordine diramato a livello della sua competenza. Riface ndosi all ' episodio di Przemysl, è forse lecito affermare che solo una piccola parte della colpa dovre bbe essere quindi addebitata ai militari della scorta, e comunque unicamente nel caso in cui il «vergognoso mestiere», es<.;rciLato dai cii.ali elementi del la Wehrmacht, abbia cosli tuito una libera scelta tra il «lavoro pulito», ma rischioso del combattimento e quello infinitamente più sicuro, ma «sporco», esercitalo a danno delle vittime innocenti !

4° episodio: lo schieramento delle forze sul Don

Quella che i tedeschi insistevano nel definire «densità delle forze», in realtà era una vera e propria «diluizione>>, come dimostra l'episodio che segue, accaduto fra il 7 ed il 12 de l mese di novembre del 1942, sul Don . In quello scorcio di tempo, la temperatura era scesa al di sotto dei 10° e il corso del fiume era temporaneamente gelato per la prima volta. M a ecco l'episodio! Un soldato russo viene catturato sul fronte d<.;lla Df «Cosseria», quando già è riuscito ad addentrarsi pe r 4-5 Km al di qua del fiume . .. Finisce s u di una posta,.ione della nostra artiglieria! Si I.ratta di un uomo sui 40 anni, male in arnese sotto ogni punto di vista. Viene subito interrogalo («a caldo» l'interrogatorio dei prigionieri dà sempre i migliori risultati).


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Afferma che ultimato L'addestramento nella foresta (espressione su cui concordano tutti i prigionieri di guerra russi), viene avviato in linea con il suo reparto. Stanco e malaticcio (lo si vede!), comincia con il restare indietro e finisce per perdere di vista la coda della colonna. Nessuno si è fermato per assisterlo ed egli ne approfitta per scaricarsi dello zaino e dell 'armamento. Siede e riposa a lungo; alla fine, infreddolito, riprende il movimento, ma anche accelerando il passo, non riesce più a raggiungere il suo reparto. È così che cammina e cammina senza ulteriori soste, attraversa boschetti, radure, stagni gelati; è così, egli conclude, che sono finito nelle vostre lince. «Ma il Don!» Vien fatto di chiedergli. «Quale Don? Ho forse superato il fiwne?» «To, ad ogni modo, non me ne sono affatto accorto! Evidentemente l'ho scambiato per uno dei tanti laghi gelati della riva sinistra! Ne ho superati tanti!» «Ma la nostra difesa?»

«Quale difesa? ... lo non ho visto nessuno! Albeggiava appena e, comunque, nessuno mi ha fermato e nessuno mi ha detto nulla! Sono io, anzi, che udite voci ed intravisto movimenti, mi sono avvicinato per chiedere notizie del mio reparto. Ero convinto di trovarmi fra truppe amiche, e soprattutto, di trovarmi sulla ri va sinistra del fiume; ma io, pur gridando, non riuscivo a farmi intendere e le truppe «amiche» facendo altrettanto, non riuscivano a farmi capire! È solo così che - a loro ed a me contemporaneamente - è sorto il dubbio che non fossimo dell a stessa «parrocchia»! Loro, non appena si sono accorti che in torto ero io, mi hanno circondato; è così che sono stato catturato!! ». Considerazione peregrine di un fante au.urro ... (ma non poi tanto peregrine!!): - per fortuna che il fanJe rosso ha incocciato una nostra postazione di artiglieria, altrimenti le infomrnzioni che gli occorrevano le avrebbe attinte direttamente all'ufficio infonnazioni del Comando Divisone. - se quello, poi, era unfante vecchio, sJanco e malaticcio, che cosa c'è da attendersi dagli altri, quelli giovani, sani,forti e riposati!! - la densità delle forze schierate sulla riva nostra del fiume, non poteva non essere più che esigua, se infiltrazioni del genere potevano pas-


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sare inosservate ...

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A quest' ultimo proposito ci sia concessa una di 6rressionc che prende lo spunto da piulloslo lontano ... Da lontano trattandosi di uno spunto che intende occuparsi del prohlcma dei combattenti e degli imboscati ... Da molto lontano, quindi, ma finirà per conc ludersi sulla densità delle forze italiane in linea sul Don nel dicembre del 1942.

Relatività delle vicende umane. .. Ln tutti i Paesi civili, ma soprallullo in Ttalia, v iene considerato imboscato colui che, per una ragione o per l' altra, non indossa l'uniforme militare. E quan to sopra, non solo in tempo di guerra, ma anche in quello di pace. E, sempre in tempo di pace, è pure considerato imboscato colui che , pur assolvendo gli obblighi militari, li disimpegna nei cosiddetti servizi , anziché in a,mi combattenti. Esempi illustri in questo campo? - nel primo caso Francesco Cossiga e Valerio Za.none che hanno fruito, a suo tempo, dell ' istituto della esen zione; ma anche Giovanni Spadolini e Ciriaco de Mita che si sono avvalsi di queJJo della r(fonna (motivo di entrambi, la «de bole costituzione»); - nel secondo caso, Giulio Andreotti, «reo» di aver prestato servizio in sanità 6_ Esempi considerati «illustri», quelli citati, non solo per la personalità degli interessati ma, soprattutto, per il ruolo da essi esercitato nel governo del Paese. È appunto tale motivo che ci ha indotti ad impiegare la locuzione «soprallutto in Italia». Soprattutto in Italia perché è proprio nel nostro Paese che si è verificata - e continua addirittura a verificarsi - la più strana anomalia m materi a.

5 Ed era in effetti «più che esigua», dal momenlo che il settore di ogni nostra «divisione>> si aggirava su i 40 chilometri e le divisioni italiane ivi schierate erano tutte su forma,-.ione «hinaria». 6 Pur senza avere un Litolo universitario (quello di medico o di farmacista), che giu stificasse Lale a~segnazione.


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Alludiamo a quella in base a lla quale (nell'intento, forse, di farsi perdonare la mancata, o impropria, osser van:t.a degli obblighi militari previsti dalla Costituzione?), tali personalità hanno accettato di presiedere i massimi consessi militari del Paese, quali il Ministero Difesa o, addirittura, il Consiglio Supremo! 7 Sin qui, come si è detto, il comune significato attribuito, in tempo d i pace, al termine imboscato.

È appena il caso di rilevare che, in tempo di guerra, tale locuzione vie ne attribuita con maggiore frequenza e ad un numero più elevato di cittadini . Sono infatti definiti imboscati tutti gli elementi fi sicamente validi, non impiegati ne lla zona delle operazioni o, secondo la locuzione più comune, «lontani dal jronte». Per c ui , in tempo di guerra, i militari dislocati in zona di operazioni vengono ad essere defini ti combattenti e g li a ltri ri masti nel territorio, imboscati. Una distinzione che ha solo un valore relativo dal momento che ... DaJ momento che i militari destinati alla Zona de lle operazioni sono tutti cornhallenti per modo <li dire ... ! Per modo di dire perché unicamente que lli fra di essi che si ba/tono nell'arena, amano definirsi «combattenti». G li altri - tutti g li altri c he si li mitano invece a vociare dagli spalti - sono definiti «imboscati». Definitj «imboscati» e discri minati in due più o m eno nette categorie: - quella deg li «imho.w:ati del.fronte»; - l' altra degli «imboscati delle retrovie» ! Sulla identità di questi ultimi è ev iden te mente difficile equivocare, trattandosi di coloro - e sono tanti - che popolano i comandi di ogni ordi ne e grado: i comandi de lle unità operative (grandi e piccine) e que lle dei servizi. M a giunti a questo punto, è doveroso ammette re che le cose sono molto più complesse di quanto a prima vista potrebbe apparire. Rese più complesse da l conce/lo di relatività! Q uello stesso cui ha alluso, a s uo tempo, M. Rigoni Stern nel suo aureo libro («11 sergente nella neve», Torino 1953 ), a llorché rileva che i soldati schierati in linea, sono indotti a considerare imboscati, non solo

7 Cossiga destinato a presiedere ne a tlivenlare Minis tro tiella Di fesa.

quale Presidente della Repubblica -

il CSD e Zano-


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gli artiglieri ed i mitraglieri in postazione dietro di loro, ma perfino i cucinieri adibiti alla preparazione ed al trasporto del loro rancio! Il loro concetto ispiratore è, in definiti va, quello secondo cui sono da escludere dalla qualifica di combattenle tutti coloro che non sono soggetti, o sono soggetti solo in parie, alle offese delle anni avversarie. A tutte le offese avversarie.' Che è quanto dire non solo a quelle aeree, ma a tutte quelle terrestri (quelle a lunga, breve brevissima gittata), senza neppure escludere quelle sotterranee (le mine). Cade a questo punto acconcio osservare che è forse la adozione di un siffatto concetto di relatività che ha indotto i legislatori di non pochi Paesi travolti dalla guerra, a riconoscere - oltre ad una zana delle operazioni - anche una wna di guerra che si estende addirittura a parte, o a tutto, il territorio metropolitano 8. 1n ogni caso sono i concetti fin qui esposti quelli c he ci inducono a cercare una risposla, almeno all' ultima delle considerazioni (più o meno) peregrine del nostro fanle azzurro, che è quanto dire la ricerca della reale densità delle forze italiani schierate sul Don nel dicembre del 1942 nel momento in cui sta per scatenarsi l'offensiva sovietica che la Stmvka ha definito «Piccolo Saturno».

Per determinare tale densità è giocoforza riferirsi alla tattica, sia pure solo a quella elementare, sempl ieistica, che caratteri ;,J,a l'atteggiamento difensivo de11e forLe. Tn altre parole quella che suggerisce: - di schierare in linea un massimo di 2/3 delle forze a disposi7,ione; - di tenere in serbo il restante terzo per le necessità di manovra. Un restante terzo definito rincalzo nell'ambito battaglione di fanteria e riserva in quello delle Grandi Unità: una riserva che non è maj di sola fanteria, perc hé sempre rinforzala da unità di artiglieria e del Genio. Pe rché nel calcolo che ci accingiamo a fare , sono da escludere le Artiglierie, anche se - a seguito dell'ordine hiUcriano del 5 dicembre dovevano essere tulle schierate in linea, i I nostro calcolo viene ad interessare unicamente i due reggimenti delle nostre divisioni (due, trattandosi di di visioni «binarie»). Più precisamente due dei tre battaglioni di ognuno dei due reggimenti.

8 Un provvedimento che ha così permesso a non pochi «raccomandati di ferro» di fruire - «a cose fanc» - di parte o di tutti i benefici fino ad allora riservati ai veri comhaltenti ; il tullo dopo a ver trascorso l'intera g uerra luulauu dalla Zona delle Operazioni!


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Ma ecco, in hrevc, l'entità numerica delle forze divisionali schierate in linea: quelle cioè che ne determinano la densità: - 2 dei 3 battaglioni di ogni reggimento: totale 4 hattaglioni; - 2 delle 3 compagnie fucilieri di ogni battaglione: totale 2x4 = 8 compagme; - 2 dei 3 plotoni fucilie ri di ogni compagnia: totale 2x8 = 16 plotoni. Un totale, quindi , di 16 plotoni la cui forza singola si aggira sui 30 uomini: totale 480 uomini. In definitiva, ogni divisone bi naria italiana, era solo in grado di schierare in. linea, nel proprio settore di responsahilità, non più di 480 uomini. Un settore che non si estende mai per meno di 35 Km. 35 Km «in linea d'aria», non tenendo conto, cioè delle numerose anse del fiume che - sempre lo stesso ordine di Hitler del 5 dicembre ordinava di presidiare e difendere «sulla sua riva destra» ... («rigidamente» su quella riva). La densità delle forze viene quindi ad esser pari a non più di 15 uomini per ogni chilometro di fronte. Tn una situazione del genere, riesce diffic ile confutare l' opinione del fante «azzurro» secondo c ui le informazione necessarie al fante «rosso» non era da escludere potessero essere attinte direttamente ali ' ufficio «I» del comando divisione!

5° episodio: 2° inverno di guerra all ' est: i Principi dell'Arte militare trascurati dai tedeschi ed applicati dai sovietici

Gli avvenimenti de l secondo inverno di guerra hanno dimostrato, senza ombra di dubbio, che la reazione germanica è venuta a mancare ad ogni livello gerarchico. Essa si è infatti sempre limitata alla difesa frontale. Al imentata tale rigida difesa (sempre in ritardo), con forze sottratte ai settori contigui, successivamente investiti dall'avversario. Una sola, forse, l'eccezione alla regola: l' operazione intrapresa, tra il dicembre ed i gennaio nel «corridoio di Rostov», per consentire il disimpegno delle forze del Gruppo di Armata «A » dal Caucaso: una operazione conclusa solo il 2 febbraio, per esclusivo merito delle forze di von Manstein. D 'altra parte, che i russi abbiano dimostrato di saper manovrare, è da tutti riconosciuto: non ultimo da Jodl ne lla sua conferenza già citata del 7 novembre 1943, a Monaco. Com ' è del resto universalmente riconosciuto che il principio della massa i sovietici abbiano saputo applicarlo nel mo-


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do più spregiudù:alo costituendola (tale massa), più o meno di sorpresa, nei punti e nei momenti da essi prescelti. Il tutto senza neppure arrischiare troppo, dal momento che i tedeschi - per il secondo anno consecutivo - non hanno fatto mistero di voler prendere i quartieri d'inverno, in attesa della primavera 9 . Si è parlato di tattica spregiudicata; per averne una idea concreta (sul sistema escogitato per realizzarla), è forse sufficiente citare ciò che avviene sul fronte dell'8a Armata italiana, a novembre inoltrato, allorché la battaglia per Stalingrado è in pieno sviluppo e la 3a Armala romena è arami in rotta. Tn quei giorni una nostra palluglia in azione oltre Don, percorre chilometri e chilometri sulla riva sinistra del fiume senza incontrare anima viva. TI fronte sembra del tutto sguarnito. Poiché la consegna è quella di «prendere lingua» (il frasario sovietico di «catturare prigionieri»), il Comandante della pattuglia (un bravo subalterno di complemento), ordina di proseguire l'azione. Dopo aver percorso un non breve tragitto su lla opposta sponda, gli italiani riescono finalmente a<l incocciare un autocarro in sosta con pochi uomini a bordo; questi ultimi, sorpresi, non esitano ad arrendersi. Condotti nelle nostre linee e subito interrogato, il graduato che li comanda rivela la precisa «consegna» ricevuta: «Percorrere Lun~hi tratti della riva sinistra del fiume sparando, di tanto in tanto, qualche raffica di mitra per simulare la presenza di truppe». Truppe che, in tutta evidenza, non sono lì, ma altrove ... ! «Altrove» per concorrere alla costituzione di quelle masse necessarie per sfondare - una alla volta ed in tempi successivi - i settori d' oltre Don presidiati (si fa per dire!) dalle scarse forze tedesche ed alleate.

6° episodio: Fronte russo, febbraio 1943

Continua il ripiegamento delle Truppe alleale dal Don; continua oltre l'Ucraina e la Grande Russia, verso la Russia Bianca. TI 7 febbraio, ad Atchirka, il blocco nord del Il Corpo d ' Armata italiano, incontra gli alpini del gen. Nasci: sono uscili dalla «sacca» soltanto la setlimana precedente ... Li si invidia! Ora, naturalmente, non certo durante l' «anabasi». !

9 Contravvenendo così alle più elementari norme di segretezza e, <.:onseguentemente, al principio della xicurezza!


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Ora, perché si sa che stanno per rimpatriare 10. I resti del TI Corpo d'Armata continueranno invece il loro movimento retrogrado; lo continueranno, sempre a piedi, fino a Nashin. Lì, intirizziti, laceri, affamati, spossati da una «via crucis» di oltre L.000 Km, percorsi strascicando i piedi assiderati e trainando le slitte dei feriti, troveranno finalmente un treno disposto a caricarli. Lo troveranno non certo perché Hitler «ci abbia ripensato su» ma, più semplicemente perché nella Russia Bianca - dietro le linee tedesche occorrono «Forze di sicurezza». Ne occorrono molte ed occorrono subito! È così che i resti del Il Corpo d ' Armata raggiungeranno Gomel e proseguiranno poi, in parte (Df «Ravenna») per la zona di Slinka, e in parte (Df «Cosseria») per quella di Klimowo. Loro compito - di primo tempo almeno - sarà quello di presidiare le retrovie del Fronte di Brjansk infestato dai partigiani; partigiani diffici li da e liminare a causa dell a frequenza e della estensione delle foreste nelle quali hanno la possibilità di annidarsi dopo ogni incursione. Le loro forze, a quanto pare, sono rilevanti: si parla addirittura, infatti degli effettivi di una intera divisione, con le artiglierie al seguito! Questo il compito di primo tempo che Hitler intende affidare agli italiani. Poi, secondo le voci che circolano insistenti fra le truppe, l' intero Corpo d'Armata - equipaggiato con armi di preda bellica - riprenderehhe posto in linea, a fianco dei «camerati» tedeschi, per la progettala offensiva di primavera intesa ad eliminare il saliente sovietico di Kursk; lo riprenderebbe sotto le nuove insegne del «TlR» (Truppe Italiane in Russia). Ma non percorriamo gli eventi. Siamo dunque ad Atchirka: un modesto abitato dominato da un ' alta torre di legno 11 _ È qui che il Comandante della mia divisione (la «Cosseria>>), mi affida uno strano compilo: quello di tornare indietro lungo la stessa pista già

IO Più che giustificato, quindi, il testo di una battuta, colta a volo, tra i pochi fortunati reduci del Corpo d'Annata Alpino, al loro rientro in Patria: «Qual' è il meno peggiore ricordo del fronte Est? «U ritorno»! 11 Com'è consuetudine qui, nel reg no delle grandi foreste, le torri hanno fun zione antincemlio; nd senso che sono presidiate, su in alto, <la un abitante della località, che, a turno, vi monta la guardia giorno e notte wn l'incarico di dare l'allarme in caso d' incendio. Darlo suonando a distesa la campana che vi è installata. Ma la campana ha pure un'altra fun zione: l'uomo di guardia ha infatti anche la consegna di «battere a mano le ore e le mezze ore, alla stregua di un orologio dotalo di soneria»: una consegna che, in t:aso <l'infrazione, dimostrn che la «guardia» si è addormentata, anziché fare il suo dovere.


lshe «pove re» nella steppa (tetto di paglia, muri di fango e slerco impastali ass ie me).

Isbe «ricche» nella steppa (il matf'cri~IP. N lilP. prP.dnmin~nte è il l eg no)


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percorsa <la Sofiewka (la località dove i resti della Divisione sono stati, fin dove possihile, riordinati), per raccof!.liere eventuali feriti e congelati che avessero trovato rifugio nelle isbe della wna. 12_ Parto su di una autocarretta; sono con me, oltre al conduttore, un sergenti no dell ' ufficio «T» divisionale quale compagno <li «ricerca». Il sergentino è di Bari, ma di Bari per modo di dire. «Per modo di dire» nel senso c he a Bari «si è limitato a nascervi», per trasferirsi subito dopo all'estero. A quel tempo, infatti, il padre aveva il comando di una minuscola «carretta» adihita al piccolo cabotaggio fra i porti del Mar Nero: i porti rnssi e quelli turchi. È comunque dopo la sua nascita che la famiglia lo aveva raggiunto per vivere a bordo con lui . Questa la ragione per cui tutti i componenti del nucleo familiare parlano - o quanto meno capiscono - le lingue ed i dialetti rivieraschi; oltre, beninteso, al dialetto barese che continua a dominare, incontrastato, nella cerchia familiare. Questa la ragione per cui il sergente, all'atto della mobilitazione, viene destinato all'ufficio «I» della «Cosseria»; vi è destinato anche se le sue nozioni d' italiano sono ridotte pressoché a zero! Sarebhe stato infatli necessario un «altro interprete» (dal barese all ' italiano), per riuscire a tradurre a noi ciò che i russi dicevano a lui! Non per nulla i comandi <lell' Armata e <lei Corpo d'Armata (i soli abilitati all ' interrogatorio dei P.G. e dotati quindi di una «Sezione Interpreti»), lo avevano rifiutato «rifilandolo» quindi ad una delle dipendenti divisioni! Una circostanza, quella citata, irrilcvantl: dal moml:nto chl: il sl:rgl:ntc - grazie all'impegno di cui aveva dato prova - si era presto rivelato prezioso in più circostanze, fra le altre quella, ad esempio, di essere riuscito ad interpretare i segnali di una ricetrasmittente, operata da un partigiano annidato in una delle isbe delle vicine retrovie che, interferendo sulle nostre frequenze, correggeva il tiro delle artiglierie avversarie schierate oltre il Don; tiro inteso a colpire il nostro comando divisione. Lo faceva con semplici indicazioni : quelle di «lungo», «corto», «più a destra», «più a sinistra». Rimugino, quindi, trn me e mc, che mi fa comodo averlo al seguito per meglio svolgere il compito che mi è stato assegnato! Partiamo dunque <la Atchirka, ripercorrendo, a ritroso, la pista che si sviluppa, ovviamente, nella «terra di nessuno».

12 I .a loca liti1 (Solìewka) è quella stessa dove, fortunosamente, sono riuscito a ricongiu ngermi con il comando Divisione, dopo aver portato a termine la non facile missione di Comandante la Retroguardi a del Il C. d ' A.


.. -~- - ·- . 1·· (·1ntinccndio). Torre di guan '" '

«oraria». I .a ca mp·ina '


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Lasciamo l'abitato alle prime luci dcll'alha; non vi faremo ritorno che alle ultime della sera. «Esploriamo» tutte le isbe che si affacciano lungo l'itinerario, ma sempre invano; unica eccezione quella di un artigliere da montagna che ospitiamo sul nostro aulomczzo e di cui parleremo più tardi. Vana dunque la ricerca, ma non priva di inlercssanti esperienze! Come quella maturata in un gruppo di ahitazioni raccolte attorno ad una isba, diversa dalle altre perché costruita in muratura; risaJcntc, cioè all'epoca ;,,arista ed adibita a scuola. La giovane maestrina ci accoglie, più che con sorpresa, con evidente imbarano, addirittura sgomento! Ci accorgiamo ben presto di ciò che la turba; è un quadro appeso alla parete dell ' unico locale: si tratta, nientepopodimeno, che del ritralto di Stalin! Di Stalin e non già di qucll'Hitler che i tedeschi hmmo obbligato ad espone in tutti i locali puhhlici delle terre invase. Ciò che non può non colpire l'attenzione, è la cornice del quadro; una cornice che sembra collocata a rovescio ... Mi avvicino, stacco il quadro e mi avvedo (è a questo punto che la confusione della maestrina raggiunge il suo acme!) che sul «diritto» figura il ritratto di Hitler. TI quadro, in tutta evidenza, è quindi un quadro a doubleface, destinato a rispecchiare la situazione del momento! Nel caso contingente, l'avvenuto ritiro dell'occupante e l'imminente anivo del padrone di casa! Non posso trattenere il riso, nel ricollocare il quadro al suo posto, dal lato inc riminato nell 'osservare, subito dopo, l'evidente sollievo della maestlina, la quale, senza dubbio, si accorge così che noi «alleati di Hitler», non abhiamo troppa simpatia, né per lui , né per il suo antagonista: ci sono infatti per lo meno indi ffcre nti entrambi! L'episodio non mi ha stupito troppo. La maestrina, infatti, è giovane e come tutta (o quasi tutta) la sua generazione è comunista convinta. I meno giovani non lo sono forse per nie nte, ma s iamo a l seco ndo anno di g ue rra e, soprattutto , di occupazione. Una occupazione durante la quale - dopo aver constatato di persona l'operato dei due dittatori - l'opinione pubblica deve aver concluso che il male minore era forse ancora quello di restare fedeli al loro!

Usciamo dell'isba-scuola e proseguiamo nella nostra ricognizione. La Steppa è qui più povera e deserta che mai. Conconc a renderla tale l' inverno ormai inoltrato; segnatamente a causa di quella poca neve che non è più neve e non è ancora melma; non lo è più soprattutto per quel colore che richiama lo sporco, forse il solo sporco che esista in natura!


Scena della ritirata.

Scena della ritirala.


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Per il resto l'amhiente naturale permane immutato: non un solo albero all ' orizzonte ... È forse anche per ciò che la Steppa sembra ora ancora più piatta, più uniforme, più sterminata! Le ishe, isolate e piuttosto distanziate le une dalle alt.re, richiamano la miseria più nera ... Qui, più ancora c he altrove, si ha l'impressione di essere finili in un altro mondo. Si è infatti indotti a pensare che quello del !{iudizio universale non dovrebbe essere molto diverso da quello che si apre ai nostri occhi! Dopo tanta «strada» percorsa senza scorgere anima viva, una minuscola isba si profila finalmente all 'ori zzonte . TI filo di fumo che la sovrasta ne tradisce per primo la prese nza. Ci rendiamo presto conto che non è la distanza a ridurre le dimensioni ; è infatti minuscola in sé e per sé. Ce la troviamo perciò davanti quasi all'improvviso. All ' ori:1.:1.onte non se ne scorgono altre. Entriamo. Un solo locale in tutto e per tutto. Un locale occupato, quasi totalme nte, da un grande tavolaccio e da un primitivo grande focolare sovrastato dall a cappa. Una sola finestra con i vetri a pezzi ed una porta scardinata a metà. Niente coperte e poche suppelle tlili di c ucina. Sotto il ripiano del focolare, una grande arcata intasata di paglia. La «stalla di Na:1.areth», al confronto, sarebbe parsa una reggia! Rincantucciati in un angolo del tavolaccio, come la chioccia con pulcini , una donna e tre bambini. Si dice, da noi in Occidente, che non c'è miseria sotto le lenzuola, ma qui mancano anche le lenzuola! «Galeotto» dev'essere stato qui, oltre alla.fame, anche il freddo. Da parte sua la fame, deve aver indotto lui a «tendere il braccio» e lei ad aprire la «hocca» ... perciò tanti figli e tutti così «vicini» l' uno a ll 'altro; frutti seminati ai primi freddi , maturati sotto la coltre nevosa e colti nel pieno dell'estate. Nei riguardi dei quali vien fatto di pensare al «bisognino»; quello capace di «far correre anc he la vecchicUa». Perché è da supporre sia stato un analogo «bisogno» quello che in questo caso è divenuto determinante; che ha reso p recocemente autosufficienti questi «pulcini» in diuturna lolla per assicurarsi la sopravvivenza ! l 3 13 A questo punto ci sia perdonato il u udo linguaggio, il di sordinato frammischiamcnto del sacro e del profano, del sentime nto e del la sfacciata sensualità. della pietosa uma nità e della spregiudicata crudeltà, della mitezza e della pungente causticità; un frammischiame nto c he di venta purtroppo abituale in guerra, per chi vive pe ricolosamente nella c;ontinua incertezza del domani. Si è parlato di «crudo linguaggio» : si allude, ovvia mente, a quello definit o, un te mpo, da caserma e c he oggi, superato il muro dcli' «off /imit.ç», ha dilagato fra tutta la gioventù; e non solo tra qucllu maschile!


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Sono tutti piccolissimi: uno in braccio e gli altri due seminascosti tra le gonne della madre. La loro età? Non più di 17-18 anni fra tutti e tre! Quella della madre? Difficile valutarla! Apparentemente dovrebbe aggirarsi sui cinquanta, ma gli anni potrebbero anche essere soltanto trenta, trentacinque. Su tutti i volti, emaciati e scarni , paura, fame, freddo. A Dante non dev'essere riuscito difficile descrivere le pene dell' inferno. Ma è forse per averle prese in considerazione ad una ad una. Qui sono invece riunite tutte assieme. A parte la circostanza, ovvia, di un relatore che, in tutta evidenza, non è certo Dante! Nel caso che abbiamo sono gli occhi, l' aggravante è che la paura, la fame ed il freddo, sono quelli di una donna sfinita e di tre bimbi denutriti . Si è detto «donna sfinita». Ma qui s finit a è solo la donna! La madre, a quanto sembra, è in vece un essere indomabile sorretto dalla ferma, ferrea determinazione di salvare le proprie creature, di farle sopravvivere a tutte le avversità! Ci si consenta di osservare al riguardo che al comballe ntc, in alcune circostanze, non è stato difficile constatare che, in guerra, una donna bella può riuscire, da sola (forse appunto perché so la), a superare innumeri difficollà; tanto più se alla bellezza aggiunge un certo grado di .femminiliLà e sa farne uso. La donna brulla, per contro, è quasi sempre disarmata. Ma non è affatto disannata questa creatura brutta e prccoccmcnlc invecchiata. Non disarmala nonostante le più che evidenti traversie subite: quelle, sicure, dovute all'ostilità dell 'ambiente, e tutte le altre, inevitabili, provocate da una gue1Ta criminalme nte condotta! Criminalmente condotta non dalle sole forze avversarie, ma anche da quelle partigiane. Dicevamo dunque una donna sola e brutta, sopravvissuta a lla solitudi ne disperata, al freddo siberiano, alle interminabili notti buie dell ' inverno continentale. Sopravvissuta, fino ad oggi , in questa miserrima isba, con poca paglia per alimentare il focolare e, forse, nulla da offrire alla fame delle sue creature. Non so bene perché, ma sono indotto a pensare che nessuno, più e meglio di lei, avrebbe diritto di fregiarsi di quei nastrini rosso-neri islituiti da Hitler a riconoscimento delle campagne invernali condotte nella Steppa! 11 sergenle ed io facciamo tutto il possibile per tranquillizzare la ma-


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drc e, sopratn1tto, i bimbi sempre più impauriti. lo cerco di farlo a gesti, il sergente nella più o meno approssimata loro madrelingua. Ci rendiamo presto conto che è fatica vana e la paura non scema. Diviene addirittura spasmodica allorché, d'improvviso, uno strano chiocciare fioco, quasi soffocato, giunge distintamente alle nostre orecchie. Non c'è duhhio, è il chiocciare scmiasfittico di polli racchiusi in stia ... In cui la stia qui, evidentemente, è costituita dal fondo dell 'arcata intasata di paglia: il solo, possibile nascondiglio del tesoro familiare. Scoppiammo, nostro malgrado, in una risata. «Non abbia alcun timore - dice il sergente alla donna - non toccheremo le gall ine, può senz'altro liberarle. Non siamo qui per razziare alcunché! «Nessuno di noi può farvi del male; se possiamo, anzi esservi utili in qualche modo, saremo lieti di farlo». La donna si acquieta. Si acquietano anche i bambini; lasciano la gonna della madre. Ad un suo cenno liberano le galline. Uno di essi si attenta addirittura a mettere il naso fuori deJla porta. li tutto mentre il sergente sta intessendo un fitto dialogo con la madre. A mano a mano che egli parla, lo sguardo della donna si rasserena. È chiaro ormai che alla paura è subentrata la fiducia. Rassicurata, confida che il marito è in guerra da oltre un anno, anche se ignora dove esattamente egli sia. Aggiunge - ma è evidentemente superl1uo - che la famig lia non è mai stata ricca, ma ora - a seguito delle razzie subite ad opera dei tedeschi e dei partigiani - tutto ciò che le è rimasto è ridotto ad una mucca, una capra e tre galline. Questa tutta la sua «ricchezza»! Questi i soli mezzi per sopravvivere! Precisa che la mucca non è qui ; da alcuni giorni è distaccata in una isba amica; una isba lontana dalla pi sta che stanno percorrendo le truppe in ritirata: la «nostra» pista. Tramite il sergente, dò un consiglio alla donna: prolunghi la «v.!!canza» della mucca. La prolung hi di un' altra settimana ancora ... Il tempo che giudico necessario al totale sfilamento delle truppe; che non sono solo italiane, ma anche ungheresi, romene e tedesche. li tempo che, grosso modo, manca all 'arrivo di quelle sovietiche. Poi sarà quel che Dio vorrà! Solo allora lei potrà, comunque, ricostituire il suo «nucleo famili are». «Quel che Dio vorrà», dal momento che purtroppo, come già rilevato, nella scala della ferocia le popolazioni dei territori invasi hanno incluso, nell'ordine, subito dopo i romeni (grado 9°), ma prima ancora degli ungheresi e dei tedeschi (rispettivamente grado 7° e 6°), i loro stessi conna7.ionali.


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E non solo quelli originari della Sihcri a ! Il dialogo tra il sergente e la donna s'interrom pe d' im provviso. È inLcrrollo dag li strilli e dal pianlo di un bimbo, evidentemente quello uscito dall ' isba. La madre si precipita fuori e noi la seguiamo. 1J «cortome traggio» che si svolge all ' esterno meriterebbe, forse una ripresa ... Noi, 4ui, ci limiteremo a citare 4ue lli che potrebbero esserne i «sottotitoli», nel tentati vo di illustrarlo. Anche se, nel la realtà, siamo destinali a seguirne unicamente l'epilogo. li «protagonista» della scena è un aitante artigliere da montagna; ita1iano naturalme nte! «Spalla» il bimbo uscito dall ' isba: 7-8 anni al massimo. Si lralla, in tutta eviden za, di un artigliere che, dopo aver combattuto la gue rra col gruppo, sta ora effettua ndo la riti rata isolataml!nte. Ha il cappello alpino ben calcato in capo e il moschetto a tracolla. Un'aria spavalda che esprime lutta la pote nza di un fi sico eccezionalmente dotato. A quanto pare ha scorto la capra e non gli è parso vero di impadronirsene: verrà a costituire il suo proprio «nucleo di sussistenza»: un nucleo «mobile at personam» ! Questo almeno il proposito e quelli che seguono, in tutta evidenza, i fatti . Non gli è stato ovvia mente difficile a fferrare l'animaJc per la coda che gli penzola dal collo. Più difficile invece convincere la capra a seguirlo! Un' impresa addirillura ardua qucsl'ultima. Ardua dal momento che più il «montagnino» tira e più cocciutamente la capra resiste; reagisce, an zi, tentando di di vincolarsi. È a questo punto c he inter viene la «spalla»: un avversario con il qua le non ha certamen te fatto i conti l'italiano . Il bimbo strilla, insegue e non tarda a raggiungere l' anima le; si aggrappa quindi al codino, deciso a non mollare la presa. Tira disperatamente e di sperata mente piange. La capra, da l canto s uo, continua a dare il suo valido contributo. rin 4ui i precedenti della scena che abbiamo cercato di ricostruire come possihile. D a questo momento in poi cercheremo di far ri vivere 4uella da noi realmente vissuta. È in effetti soltanto da questo momento che la donn a e noi siamo in grado di seguire materialme nte gli eventi: seguir1i inosservati spettatori. Seguirli pass ivamente e <<da neutri», dal momento che è a questo punto che l'artigliere ha smesso di tirare. Non s i è limi talo a sme ttere <li tirare, ma si è anc he voltato a me tà col busto: voltato dalla parte opposta a quella dove ci troviamo no i. Arrestatosi, dall ' alto


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della sua imponente statura, osserva ora attentamente il suo minuscolo avversario; un avversario ancora e sempre corrucciato in volto, ma che ora cerca di trattenere il pianto per meglio concentrare le forze. Le lacrime che, suo malgrado, continuano a fluire, le inghiotte con decisione. Nessun intervento da parte nostra, forse perché non giudichiamo sia ancora giunto il momento di farlo. Il gigante, è cosa sicura, ancora non ci ha scorti. Noi, da parte nostra, continuiamo a seguire attentamente la scena. Il nostro «lui» è sempre immobile: la corda è ancora nelle sue mani , ma non è più tesa. Poi, d' improvviso, un evidente «ritorno di fiamma», un moto istinti vo di umanità. È senza dubbio tale molo istintivo d i umanità che lo induce a tornare sui suoi passi, a mettere la corda nelle mani del bimho; un bimbo che ora la guarda attonito. Sfiora le sua guance con una lieve carezza. Lo fa anche se il suo sguardo continua a restare impenetrabile. Sosta ancora un mo mento poi, com' è arrivato, se ne va! Si allontana, le mani affondate nelle tasche e il moschetto a tracolla. Se nza più volgersi indietro! 11 sergente che mi accompagna, per raggiungerlo, deve inseguirlo a lungo; per poi convincerlo a prendere posto sull ' autocarrctta. Ma a convincerlo è soprallullo la circostanza di sapere che siamo diretti - sia pure non subito - ad Atchirka e che è proprio ad Atchirka che si trovano gli alpini del gen . Nasci. Nel frattempo, tuttavia, le luci del giorno declinano e dobbiamo quindi pensare al rientro in sede, tanto più che la «strada» da percorre re è piuttosto lunga. Tanto più lunga dal momento che, in questa stagione e a questa latitudine, l'arco diurno ha inizio alle 8 e quello notturno poco dopo le 15. In effetti non rientrere mo ad Atchirka che a notte fo nda. Rischiamo, nel viaggio di ritorno, di cadere sotto le raffiche delle armi automatiche di un «posto di sbarramento» presidiato, ai lati della pista, da militari tedeschi. Per nostra fortuna il sottufficiale che comanda il «posto», non ordina subito il fuoco, accorgendosi cos1 che non siamo avversari, ma alleati. Forse in grazia dell'autocarrctta che è tipica delle truppe italia ne !


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7° episodio: Pronte russo, P.G. in mano italiana

Il 21 dicemhre 1942, allorché cominciano ad affluire al Comando Tappa 309 di Yoroscilovgrad le nostre truppe in ripiegamento (lacere, stanche, intirizzite ed affamate), ci si avvede che sono con loro non pochi P.G. russi che le avevano liberamente seguite, agevolando anche i contatti con le popolazioni locali . Ritirata la loro razione, i soldati italiani erano andati a dividerla con detti P.G., che li avevano attesi in disparte. Nel febbraio 1943, allorché il ripiegamento delle nostre truppe riprende dopo i comballimcnti sul Doncz, i P.G. dovettero essere passati all 'autorità tedesca. Costernati , non pochi di essi preferirono darsi alla fuga ; non senza tollerante spirito di comprensione da paite dei custodi.

Prima decade del giugno 1945: un fante del 37 ° Rgt «Ravenna», catturato a Reggio Emi I ia I' 11 settembre del 1943 e deportato in Germania, viene rinchiuso in un «lager», assieme ad eleme nti d i altre nazionalità, fra i quali anche P.G. russi. Durante i 2 1 mesi di permanenza nel campo (que llo di Rad Lautcberg), egli migliora la conoscenza della lingua russa. A quella data (giugno 1945) una Commissione di ufficiali russi, guidata da un colonnello, chiede ed ottiene dagli americani di raccogliere testimo nianze per il processo a coloro che avevano esercitato soprusi contro i loro connazionali. Tra gli a ltri cx-prigionieri viene anc he in terrogalo il nostro fante. Dopo aver raccolto le informazioni che lo interessano, il colonnello russo ringrazia il fante della «Ravenna» - che subito dopo la liberazione si era adoperato per aiutare molti cx deportati russi, contro i soprusi di alc uni dei loro stessi connazionali lo felic ita per la buona conosccn:1.a della lingua e gli chiede a quale re parto appartenesse. «Df Ravenna», è la risposta. «Werch Mamon e Donez - ribatte immediatamente il co lonne llo. Bravi! vi siete battuti molto bene e noi vi stim.iamo anche perché sappi amo come vi siete comportati con le noslrc popolazioni della zona invasa>>. Subito dopo, congedandosi, il colonnello lascia al nostro fante alcuni pacchetti di sigarette che saranno fraternamente di visi con gli altri italiani.


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8° (cd ultimo) episodio: «Italiani brava gente . .. » (ma è solo il titolo di un film di successo dell'immediato dopo-guerra, o è anche una realtà?)

Primavera del 1943 a Torino, subito dopo il rientro dal fronte Est. La città è quasi irriconoscibile a causa dei bombardamenti che l'hanno più volte gravemente colpita dall'ottobre dello scorso anno. Personalmente slo curando la scabbia contratta sulla paglia del carro bestiame («uomini 40, cavalli 8» !), durante i 12 giorni del viaggio di rimpatrio. Motivazione del rimpatrio: «licenza per gravi motivi di famiglia». Ho bisogno di soldi! Dalla «cassetta di sicurcl'.:t.a» della Banca (intestata a mio Padre, ma con delega ai figli), ho già ritirato dei Buoni Postali fruttiferi : li ho sottoscritti nel giugno 1940, alla dic hiarazio ne di gue rra. Sono intestati aJ mio unico fratello : «se non farò ritorno dalla guerra - mi ero dello - vedrà che ho pensato a lui! ». ln quel la tarda primavera de l 1943, mi trovo inspe ratame nte vivo, dopo aver partecipato alla Campagna delle Alpi, all ' altra dei Balcani c, come g ià accennato, a quella ru ssa. La fine del conflillo non dovrebbe ormai essere lontana e, comunque, mi occorrono soldi! Mi presento pertanto ad un ufficio postale con i Buoni di cui trattasi. L' ufficio è quello di via Arsenale. Sono soldi «miei» e non mi passa neppure pe r l'anticamera de l cervello che possano sorgere difficoltà a ri scuoterli. All' ufficio postale l'impiegata riti ra i Buoni, e samina i docume nti personali che, su specifica richiesta, le porgo: non le sfugge, evidentemente, che i documenti sono intestati a mc ed i Buoni a mio fratello. Giustificato quindi il suo rilievo: «ma lei non è il Titolare! ». Conseguente la mia risposta: «no, sono il fratello; il titolare è deceduto mentre ero in Russia». L'impiegata mi o sserva con più attenzione, riflette un istante ed infine mi dice: «attenda un istante, torno subito!» 14 14 A questo punto mi corre l' ohh ligo di precisare c he nel fe hhraio di quc ll" anno, era deceduta mia madre (a causa della riti rala e del conseguente disguidn della corrispondenza, la ferale notizia mi era giunta, non con il rituale telegramma recapitat o soln in te mpi succcss1v1 m a da una le ttera di «condoglian ze»!). Nell' aprile successivo (sempre di q uell' infausto 194 3!) e ra pure deceduto mio frate llo: q uello ap punto cui sono intestati i Buo ni. Non irrilevante a questo punto precisare c he all' \Jfficio postale mi sono presentato in un iforme (magg. degli a lpini ) e c he reco al bracc io la «fa scia nera» c he testimonia «alme no uno» dei due recenti luttuosi eventi . Sono infa tt i tali luttuosi eventi c he hanno indotto i Comandi da c ui di pendo in Russia a


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L' impiegata non ritorna subito, e quando si fa rivedere è solo per dirmi che il Direttore desidera vedem1i. La seguo nel di lui ufficio e su speci ri ca richiesta, spiego anche al Direttore la storia dei Buoni fruttiferi, buoni che scorgo sul suo tavolo. li funzionario non vuole sapere altro; mi chiede semplicemente di firmarli, rna con il nome di mio fralcllo, non con il mio! Dopodiché richiama l'impiegata e l'autorizza a dar corso al pagamento. È solo ad operazione conclusa che un amico mi spiega - ma è cosa che in normali condizioni di spirito avrei capito da solo - la grave irreNOlarità in cui sono incorsi alle Poste. L'importo dei Buoni poteva essere riscosso solo dal titolare; essendo egli deceduto, il solo modo per rientrare in possesso del con-ispettivo, da mc a suo Lcmpo depositato, era di ereditarlo. Ereditarlo dopo aver dimostrato di essere l'avente diritto, il solo avente diri ttn I

Mi si spiega che l'iter di una pratica del genere implica, di solito, mesi di attesa ed è destinato a concludersi solo dopo la coJTesponsione dei diritti di successione: un «qualcosa» come il 12%, se non vado erralo!

Fini sce qui l' ultimo degli episodi che mi ero ripromesso di narrare. Un episodio che, come del resto i precedenti , richiama alla memoria il qualcosa che Luigi Barzini Ju . ha scritto negli anni settanta («O America», Luigi Barzini Ju. , Mondadori, 1978): «Se dovessi connotare l'Italia, direi che ciò che contraddistingue il popolo, è la profonda umanità» Lo stesso Barzini aggiunge poi che: «non raramente essa cosliluiscc un notevole handicap perché poche, pochissime, sono nel nostro Paese le regole che vengono osservale». Sembra forse lecito aggiungere c he sono «pochissi mc» perché in Italia le regole sono una infinità ed una infinità sono pure gli «azzeccagarbugli» pronti ad aggirarne la lettera e lo spirito. Ad aggirarle anche se sono redatte con intelligenza 15_

dispo1Tc dopo una lunga. interminabile attesa il mio aaticipato rimpatrio: attesa ing iustificata dal mome nto che dal dicembre I' ARMIR non è più in linea e non sussistono yuinJi esigen~.e operati ve ! 15 Ed ecco, in breve, il perch é (o, quanto meno, uno dei perché), in Italia le re?,olr: sono una infinità! Nel la sua Relazione di fin e anno, Fanfani , a quel tempo Presidente del Senato , considc-


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Lo fanno sfruttando un surrogato dell ' inte lli genza, quello che, in Italia, non raramente abbonda, la scaltrezza! Ma il notevole handicap causato dalla «profonda umani tà degli italiani» (que llo c ui allude il Barzini ), non si 1;feriscc evide ntemente a tutte le «regole», ma ad una ben determinala specie; per cui l' argomento meri ta di essere approfondito. Illustri Giuristi hanno affe nnato al riguardo che una regola ispirata al Vangelo e basata quindi su!Ja fratellanza umana, troverebbe la sua legittimazione storica e doUrinale. Un illustre «altro» (per l'esattezza 1:kncdctto Croce), ho obiettato che il dirillo «è moralme nte indiffere nte». Esclude cioè la pietà e l'amore cristiano. Esclude l' una e l' altra per porsi in grado di di sciplinare la vita sociale; conci li are cioè la libertà dei singoli con quella delle colle tti vità. D ' altra parte riesce difficile non convenire che sia la certezza del diritto a far grande una nazione e a dare serenità ai cittadini ; cittadini sicuri così di identificare lo spartiacque, spesso contestato, tra il Lecito e l' illecito. Uno spartiacque che, in defin iti va, impedisce alla libertà di sconfinare nella licenza! Quelle sopraccitate, in breve, le opi nioni degli addetti ai lavori. L' opinione del!' italiano qualunque - che è quanto dire del soggello del diritto - è que lla secondo cui la legge scritta costituisce un semplice «surrogato» di quella morale; per cui qua ndo la prima v iola, o sembra violare, criteri di giusti:1.ia «spi cciola», la tendenza è di ignorarla e di applicare la seconda. In definitiva l' italiano, alme no in particolari circostanze, obbedisce agli impulsi del la coscienza e della m orale (fare il bene ed evitare il male!), piullosto che ai dettami della legge : non raramente «costi quel che costi» ! Si tratta, in definiti va, di c iò c he praticamente ha dimostrato il Bar:1.ini. Ma an che di ciò che praticame nte ha dimostrato il Direttore dell ' ufficio postale di via Arsenale, con la sua «responsabile decisione». Una s iffatta irresponsabile responsabilità si presta, forse, ad essere considerata alla streg ua di un «handicap»; un qualcosa, insomma, di c ui gli italiani dovrebbero vergognarsi! È tuttavia indubbio c he, in circostanze analoghe e quelle dianzi c itate, riesce difficile - alla maggior parte degli italiani e, in particolare, all o scri vente - sottrarsi alla commozione e a non sentire, vivissimo, I' orgol{lio d i essere italiani e la gioia di vivere tra la propria gente!

rava alla stregua di un merito la circostanza di aver varalo una infinità di leggi e di averne posto in cantiere almeno allretla nte: insom ma una specie di «Guinness» parlamenta re! Lo ha fatto dimenticando, in Lulla evidenza, che i Paesi dove le leggi si inflazionano, so11u i11 gene re quelli dove regna la buriana: «Curruptissima in rcpuh lica plurima lcgcs» !


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«Italiani brava gente» semhra pertanto non essere soltanto il titolo di un film di successo, ma anche e soprattutto, la ricorrente realtà della vita quotidiana del popolo, quanto meno della parte migliore del popolo!


LA PROPAGANDA SOVIETICA E I RELATIVI VIOLANTINI AVIO-LANCIATI CHE LA ILLUSTRANO


LA PROPJ\GJ\NDA SOVIETICA GUERR A DURANTE

I ,a propaganda di guerra, come ben noto, è l'arma c ui hanno fallo ricorso tutti ind istinta me nte i Paesi coinvolti nel 2° grande conflitto. Prevale ntemente sfruttata, ad Occidente, que ll a radiofonica; preferita, sul fronte Est da parte dei sovietic i, quella scritta, come dimostrano i volantini qui allegati. Nel suo precedente Saggio sulla campagna ( «La notte più lunga, la battaglia del solstizio d ' inverno sul Don>>), in proposito ha scritto l' autore : «La propaganda che i sovietici svo lgono al fronte, è quella tradizionale, verbale e scritta; realizzata a mezzo altoparla nti , collocati sulle posizioni più avanzate la prima; stampa ta su volantini lanciati dagli aerei, la seconda. È svolta a cura della MVD (già NKVD) di B cria. R organizzata con la rghezza d i rne:u.i . Gli altoparlanti invitano alla d iserzio ne e diffondono can,.oni, di preferenza quelle maggiormente nostalg iche, atte a richiamare il pensiero de ll a Patria lontana. I volantini sono diretti ai conna;,.ionali del le terre occupate ed ai nemici: cc n'è per tutti, tedeschi, finlandesi, italiani , romeni, ungheresi, slovacchi , croati».

Come ri leva Ge no Pampaloni, ne lla sua p resentazio ne di que l Saggio: «Ciò c he soprattutto manca all a propaganda sovietica, è la conoscenza approfondi ta della mentalità avversaria; una conoscenza non diffic ile da penetrare, se si fosse fallo ricorso più frequenteme nte all"opc ra d i consulenza dei fuoriusciti. L ' imbonimento è infatti condotto all" estero come all' inte rno dei Paesi, facendo r icorso, ancora e sempre, alla c redulità delle masse; ignorando cioè le secolari tradizioni di civiltà dei popoli dell ' Occidente. Come se l' avve rsario avesse solo vaghe, approssimate nozioni s ul vitale patrimoni o d i beni da tempo acquis iti ; primo fra tuui la eguag lian!'.a, ma anche la democrazia e la libertà (anc he se ineompletamen1.e fru ite!)».

È appena il caso di ricordare che la propaganda verhalc, svolta a mezzo altoparlanti, nei con fronti degli italiani, si avvaleva del concorso dei fuoriusciti (i vari Toglia/li, d'OmJ{rio, Robotti .. . ) 16 l6 In analogia. quindi . a quanto realil'J.alo dai britannici, attraverso «Radio Londra». ma co n mi nor fortuna, per quest ' ult.ima, a causa della mentalità del Col. Steveus, che ne era a capo, poco disposto - come tutti i suoi connazionali - a subire il concorso <li un fuoruscilo, venuto meno ad una tradizione affermata da secoli nel Regno llnito; quella gi~ precedenteme nte citata. secondo cui «Right or wrong, my Country!» . .. mal disposto, cioè, a giustificare i tradime.nli nei confron ti <lei proprio Paese.


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Ciuseppe lnaudi

Alcuni dei volantiru cilati nell ' opera accen nata, sono qui raccolti, in fotocopia degli originali, unitamente alla loro traduzione, ove necessaria. Una raccolta senza dubbio interessante e comunque rara; forse, addirittura unica nel suo genere! È appena il caso di osservare che detti volantini, aviolanciati, sono stati raccolti, ovviamente, a terra; su di un terreno talora ricoperto di neve o di fango ... Raccolti, spesso, a distanza di tempo dall ' aviolancio, il che spiega il cattivo stato di conservazione e la non sempre facile lettura di molti di essi. Una caratteristica che li accomuna è quella di non recare quasi mai una data, sia pure solo approssimativa; data che, pertanto, dev'essere dedotta dal contesto: un contesto storico pe r quelli politi ci, militare per quelli bellici. È soprattutto per questi ultimi che si è ritenuto utile interporre, tra di essi, alcune cartine che illustrano la dislocazione delle opposte forze e gli eventi bellici che han no caratterizzato, soprattutto, il 1942: l'anno decisivo per le sorti delle forze dell' «asse». Principi e procedimenti della propaganda sovietica (come di non poche altre, del resto): - prendere le mosse da una notizia vera, e comunque attendibile, per «propinarne» altre non risponde nti alla s ituazione del mome nto (per quanto auspicabili dai promotori) 17; - esporre le notizie - vere e non vere - adeguandole, soprattutto, alla mentalità propria, anzic hé a quella avversaria; - accorgersi, in ritardo, che la propaganda politico-sociale - intesa a sovvertire il mondo - ha probabilità di conseguire il suo scopo, soprattutto se è diretta ai «pastori» ( magistrati nei tribunali, insegnanti nelle scuole, ufficiali nelle FF.AA.), anziché direttame nte alle «pecore». Evidentemente diversa la propaganda indirizzata - soprattutto in tempo di guerra - ncll 'amhito militare. Tn quest' ultimo caso, infatti, l'istigazione alla ribellione, a lla diserzione (senza escludere il sabotaggio), ha maggiori prohahilità di successo nell ' ambito della truppa (soggetta, per lo più, al regime della coscri zione obhligatoria), che non in quello dei quadri. Un indirizzo perseguito, a ragione, sul fronte Est, dalla MYD e, in definitiva, quindi dalla Stawka, la massima autorità militare, com'è dimostrato da non pochi volantini aviolanciati sulle linee avversarie.

17 Contra.~la evi<lenlemenle con tale pr incipio, l'errata c itazione (in cui è inco rsa talora la MVO) dei nomi de lle unilà e de i loro Comandau6.


Il Don degli italiani

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Ritardata, per contro, la corretta reazione propagandistica dell' autorità politica sovietica che, solo a due anni di distanza da]]a «rivoluzione d' ottobre», ha rinunciato ad avvalersi delle banconote quale mezzo di sovversione delle masse; come dimostrano le fotocopie di quelle poste in circolazione: - l'anno della «ri voJuzionc», i I 191 7; - gli anni successivi, a decorrere dal 1919. Fotocopie riportale a pag. 435 del presente saggio.


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NOTIZIE DAL FRONTE. IN UN SOLO COM8AfflMENTO PIU DI 1000 MORTI. Migll«ia di ihdiani muoiono in Ruuia per 9li intereni dei tede.sc:hi. Solo in un combofiimento, il 4 egosfo, nef111 regione di Klet~ scaia, una divi,ìone lla!ian(I ha avuto oltre 2000 ?toldali ed ulf iciali morii. li primo corpo di spedizione, che ha peno nell'inverno più della metà dei suoi eHettivi, ~rde OHI le sue u1time riserve. Ma Mus.s.olìnì per ordine di Hitler

manda al macello nuove divisioni

5oldetl tt.l'*"' prigk>11h1d di g-.a lii lmsla. ,crfya!IO \l!I. .htf'ler..

italiane le cui file si anoHigliano ogni giorno. La motte ltterHM

ogni soldato lfallana sul campo di b.tt•gll&.

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4) Leggere e passt1/'t:

1°) GIORNALE ILLUSTRATO DEL FRONTE PER IL SOLDATO TEDESCO. 2°) Abbiamo conquistato un'altra altura nei contrafforti .Jel Caucaso • Goebbels.

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3°) Soldato! Non credere a Goebbels! Egli ti promette gli incalcolabili tesori del Caucaso, ma tu troverai solo la morte. 4°) Queste opere di fortificazione nella zona di Rshcw non vi hanno salvato, Qui potete vedere come esse appaiono dopo l'attacco di bombardieri russi. 5") Anche di tali zone di territorio russo cosparse dj cadaveri, la D.N.B. comunicherà: Le nostre truppe hanno con· quistato importanti territori. Mentre le truppe tedesche ~i sono arenate sui contrafforti dd Caucaso e sulla via verso il Volga, l'Armata Russa ha sfondato il fronte centrale presso Rshew e avanza verso occidente. In 14 giorni sono qui caduti 45000 soldati e Ufficiali tedeschi. 6°) Soldati tedeschi fatti prigionieri dcli' Armata rossa presso Rshew. 7°) Fiumi di sangue tedesco ha vcrs.atn Hi1lcr per il pc· trolio di Maikop. Ma il bramato pctrolin nnn c'era e neppure ci sarà; i Russi hanno messo al sicuro le scorte di pc· trolio e gli attrezzi di trapanazione, rendendo non sfruttabili tali zone petrolifere. Nell'ultima settimana di agosto. 8°) Le frecce indicano le città tedesche che sono state attac• cate ndl 'ultima settimana <li agosto, Nella notte del 2/ (J rono stati bombardati g li impianti industriali di Varsavia. Hitler ha attirato sulla Germania gli orrori della guerra aerea. 9°) Basta con Hitler ! Se Ilitler r imarrà al potere, manderà la Germania alla rovina.


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NOTIZIE DALLA FAMIGLIA SOVIETICA Cari fraLelli e sorelle, che soffrite sollo jl giogo tedesco nelle ~ occupate dal nemico! I tedeschi vi opprimono colle a rmi e le chiacch.it tc , Non credete alle chiac-chiere dei cani tedeschi. Leggete l a verità ncll'an damento dei fatti di guerra e sulla vita della famiglia.

SI AVVICmA L 'ORA DELLA FORMAZIONE DEL SECONDO FRONTH Il 18 agosto, in Lulta la stampa sovietica è stata pubblicata la divul gazi,me degli accordi, che hanno avuto luo,:o a Mosca fra il Prcsidentr del Consiglio dei Commissari del Popolo dc!l'Urss 1.W. Stalin, il Primo ministro della Gran Bretagna sig. W. Churchill ed il rappresentante del Presidente degli S.U.A. , sig. Harryman. Vi descriviamo sotto gli accordi comuni anglo-sovietici.

ACCORDI ANGLO-SOVIETICI CONSEGUENTI AI COLLOQUI DI MOSCA FRA IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI COMMISSARI DEL POPOLO DELL'URSS l .W. STALIN E IL PRIMO MINISTRO DI GRAN BRETAGNA CHURCHILL. « In Mosca hanno avuto luogo dei c-olloqu i fra il Presidente del Con siglio dei Commissari del Popolo dell'URSS T.W. Stalin ed il Primo Ministro della Gran Bretagna W. Churchill, ai quali ha partecipato Il sig. I Iarryman come rappresentante del Presidente degli Stati Uniti. Atl essi hanno preso parte i I Commissario del Popolo degli affari Est cd W.M . Molotow, il Maresciallo K.E. Woroschilow da parte sovietica, l 'Ambasciatore britannico Sir A. Clarck Kerr, il Capo del S.M. Gcn, Imperiale Sir A. Burck ed altri rappresentanti ufficiali delle forze armatr britanniche, il segretario degli Affari Esteri Sir Alexander Kadog11n, da P".u-te inglese •. I colloqui di Mosca rosthuisc.."Ono u11a grande 1con/illa politica tcrmanic, La Gcnnania fascista cd i suoi alleati temono come il fuoco le azio11I coordinate L'CI energiche del blocco antihitleriano. La guerra contro la Germania Hitleriana è entrata ora nella sua fai(. decisiva. Ed in questo momento i dirigenti dei due paesi democratici alleati - Utss e I nghi !terra - hanno preso la nuova e forte decision~ per la guerra cootro la Germania Hitleriana ed i suoi soci in Europo Ambedue le Potenze hanno riba,Hlo la decisione di condurre qucst• guerra giusta coo for-,a ed energia sino alla mmpleta distruzione del l'Hitlerianesimo. Gli Stati Uniti d'America si adeguano alle dccislool di Mosca. Questo dimostra che presto la Germania llitleriana sarà strcllo nella IDOrsa mortale dei <lue fronti. Si avvicina il momento della sicura di struz ione della peste Hitleriana.

RISULTATI DI 3 MESI DI GUERRA SUL FRONTE SOVIETICO-TEDESCO ( dal 15 maggio al 15 agosto) L 'Annata Rossa conduce una dura lotta contro i:li eserciti t edesco fascisti. l tedeschi cercano, nei loro a,municati , di nascondere rent h,\ delle pcnUte, che subiscono sul fronte sovietico-tedesco. e divulgano di verse invenzioni sui loro successi. L 'ufGcio informazioni sovietico ha pubblicato i risultati di 3 mesi di lotta sul fronte sovietico-tedesco. Quesla notizia scopre le rucnwgne tr <l=he. Ecco quello che è detto in quel bollettino: AH.inizio dcll'cslale il Comando tedesco ha lanciato nel set1<u,1 meridionale de J fronte grande numero di truppe. migliaia di carri am11111 e aeroplani. Ha dovuto togliere completamente moltissime guarnigioni della Francia, Belgio, Olanda. Nei soli ultimi 2 mesi sono state traskrh~ sul fronte sovje rico-tedesco, 22 div isioni , e nel numero di q ueste 2 ro razzale, senza contare quelJc che erano state trasferite prima. Ne.i paesi vassalli - in Italia, Rumania , Ungheria, SlovaL"Chia - Hitler ha mobilitato 70 ciivisioni e brigate senza contare Jc finlandesi a norJ e le ha gettate sul fronte sovietico-tedesco. Agendo con le minaocc e coi ro mpendo, gli Hitleriani arruolano pure unità di malfattori d esidcl'Olll dell'altrui bene in Francia, Delgio, Danimarca, Olanda, Spagna. 01111' a questo gli Hitleriani hanno fatto la mobilitazione coattiva in Polonl.t e Cecoslovacchia. Non badando al fatto che il nemico ha distrutto in combauimc.nw tu tte le ultime sue riserve e una grande quantità di materiali. Jc azioni oUensive dei tedeschi si sono svolte solo al Sud. A rostu di grandissime perdite sono riusciti a spingersi avanti. PC"1 quel che riguarda gli altri fronti, i tedeschi non solo non sono riusciti a condurvi delle operazioni offensive, ma al contrario sono le Armale soviet iche ad imporre combaui.menti attivi sui fron ti <li Briansk, Occl dentale, <.li Kalininsk e Nord-occidentale, distruggendo in questi co1n battimenti dieci.ne di migliaia di Lcdcschi . Nei duri <.,"Omhattimenti dei mesi sc...1.,rsi sul fro nte sovietico-tedesco, l'Armata Rossa ha in ferto in comballimenti tenaci, perdite fortissime 111 uomini e mezzi agli eserciti a coscrizione fon ata tedeschi, italiani, rume ni e ungheresi. In 3 mesi di operaz ioni attive di guerra nell 'estate di quest'anno, dnl 15 mar,.<> a l 15 g iugno, i tedeschi hanno perso 1.250.()()() ufficiali e !()) dati, de i quali non meno di 480.000 motti. I tedeschi hanno perduto oltre a ques to, 1390 carri armati, più cli 4(XX) cannoni di tutti i calibri e no11 meno di 41XXJ aerei. Queste perdite tedesche degli ultimi tre mesi, kn tamentt: ma inesorabilmente, preparano il terreno alta complt"ta dis tru 1.ione de lle forLC armate tedesche. Cari ciuadini sovietici de lle zone tt:mporaneamente occupate dai tede schi ! La nostra terra presro sarà liberata dai boia tedeschi. Co mbattete i tedL>schi ed i loto soci! C.olpite le retrovie degli escrcit I nemici , neutralizzate i loro mezzi di collegamento, distruggete i comnndl tedeschi e depositi , rovinate i trasporti, falt: de ragliare i treni. N utx.""etegli con og,ni mezzo. Non datcgH viveri . Distruggete i voslll oppressori, 1 più grand i nemici della Russia. C...:On la vostra lotta arr iva, avvicinerete il momento della vostra Jibc raz ione.

LEG(;J E PASSA AL COMPAGNO Edizione de ll' Alto Comando Politico de ll'Annata R ossa


Morte agli occupanti tedeschi Alla popolazione sovietica vivente nelle province prov· visoriamente occupate dai tedeschi.

t COltrtfCOMJ IACUfUIO IPE.lflllO. Ol(lYfflPOIIAIJIWl lfalWUl OUACTd

CHI ANDRA' CON I TEDESCHI • QUEL MORIRA 'I

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Cari Compagni! Nostri padri e madri, fratelli e sorelle! Per le vipere fasciste è arrivato il momento dei conti. L'Armata rossa ha ripulito dai tedeschi il Don, il nord del Caucaso, Kuban, una parte dell'Ucraina, li attacca e batte nelle province di Smolensk, Orlow e di Kursk. L'Armata dei banditi di Hitler sta sfasciandosi in tutte le sue parti. Salvandosi dai potenti colpi dell'Armata rossa i vigliac· chi t edesco - fascisti tentano di ingannarvi, Essi dicono che voi sgomberiate assieme a loro. Vi dichiarano che il Governo sovietico punirà tutti quel li che sono rimasti nei paesi e nelle città occupati da loro. Non credete alle menzogne vigliacche dei tdcschi ! Il Governo sovietico e l'Armata rossa hanno un solo scopo, ripulire la n ostra terra dalla sporcizia hitleriana, quanto prima liberarvi dalla insopportabile schiavitù fascista e restituirvi quella vita tranquilla e allegra della quale avete goduto fino all'inizio della ·gl!erra, Che cosa mai vogliono i ladri tedeschi? Essi vi ingannano. I tedeschi vi cacciano via dalla vostra terra nativa nella Germania e lì vi mettono a lavorare intensamente per 18 ore continue per le loro fabbricazioni . I tedeschi manderanno gli uomini giovani e sani nell'Africa per combattere, e negli altri scacchieri. Per chi sgombrerà assieme ai tedeschi aspetta b perdizione. Alcuni moriranno di fame, altri di piombo. Migliaia di uomini sovietici, che sono stati fonata mentc portati in Germania, già sono periti, nella schiavitù fascista, per fame e maltrattamenti. Perciò non sottoponetevi alla provocazione fascista , fate di tutto perché i tedeschi non vi portino via per forza . Ricordate compagni: Gli affari dei tedeschi sono perduti senza nessuna speranza. L'Armata ros.<a con successo ripulisce la terra sov1euca dagli occupanti fascisti. I nostri eserciti hanno occupato: Krasnodar, Rostow, Woroschilowgrad, Charcow, Bjclgorod, Kursk, Rjew, Wiasma. l reparti dell'Armata rossa hanno sfondato il cerchio di Leningrado. l nostri alleati inglesi e americani, battono gli hitleriani nel nord Africa e parlano dell'apenura del secondo fronte in Europa . Compagni! In nessun caso s~ombrate assieme ai tedschi; se sgombrerete perirete• Rimanete tutti ai vostri posti: il governo sovietico è il vero vostro governo! Nessuno ha mai pensato di punir\'i perché siete rimasti nei distretti dove sono arrivati i tedeschi. Noi sappiamo che voi non siete stati in grado di sgombr:ire assieme coll'Armata rossa. Noi sappiamo quali sofferenze e tormenti dovete sopporL:Ìre sotto lo stivale tedesco. Adesso l'ora della vostra liberazione è vicina. Aspettate l'arrivo della vostra patria Armata rossa e con Lutti i mezzi aiutatela nella lotta contro gli hitleriani. Non permettete ai tedeschi di .asportare il gr'!no e por· tar via il bestiame. Distruggete i ponti e le strade per le quali scappano i tedeschi. Fate bruciare i magazzini tedeschi delle munizioni e del materiale. Aiutate i partigiani a battere i saccheggiatori fascisti! L'Armata rossa sta attaccando, essa vi porta la liberazione dalla pesante schiavitù fascista, essa vi porta una vita allegra e felice nella patria t erra. Leggi e passa al compagno.

Edizione dell'Amministrazione politica cieli' Armata rossa.


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Leggere e passare al compagno! SOLDATI ED UFFICIALI TEDESCHI!

L'Armata tedesca nel settore del medio Don è distrutta. La vostra resistenza è irragionevole. Da nessuna parte può venirvi aiuto. Nd settore di Stalingrado le Armate hitleriane sono circondate e vengono distrutte. Nel settore centrale dell'Unione Sovietica le truppe di Hitler ricevono una sqmfìtta dopo l'altra. In Africa le truppe di Hitler fuggono in preda al panico verso Tripoli. Ove sono destinate alla morte. Voi non dovete andare alla malora nelle nevi russe per Hitler e la sua banda di delinquenti, che ha spinto la Germania e il popolo tedesco in una guerra contro tutto il mondo. Chi vuole avere salva la vita deve darsi prigioniero. Così hanno fatto 7 0 .000 soldali ed ufficiali tedeschi nella w na di Stalingrado, e 22.000 vostri compagni nella wna di Bogutschar, N owaja Kalitwa, Grekowo, Tazinskaja e Bokowskaja. Non è vergognoso, ma solo ragionevole il darsi prigioniero quando si è in una situazione senza speranza. La storia della g uerra conosce molti esempi di valorosissimi soldati ed ufficiali che deposero le armi perché l'ulteriore resistenza era senza speranza. Chi si dà prigioniero cessa di essere un nemico. Il com~ndo dell'Armata rossa garantisce a tutti i soldati ed ufficiali ch e si danno prigionieri, la vita, la piena sicurezza, l'assistenza medica, il ritorno in patria 'a guerra finita. I vostri ufficiali e soldati, che si sono arresi, sono in vita e stanno bene. Arrendetevi, pr ima che sia troppo tardi. Coloro che non si arrendono saranno clistrulti senza misericordia. Scegliete tra la vita cd una inutile morte!

Comando dell'Armala rossa sul fronte sud · occidentale Questo foglio vale come lasciapassare.


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1) SOWATI sopra i capelli mania aumenta gete le ultime

TEDESCHI! Il popolo tedesco ne ha fin della maledetta guerra hitleriana. In Gerla lotta per la pace, contro Hitler. Legcomunicazioni dalla Patria.

ATIT DI SABOTAGGIO lN GERMANIA La radio trasmittente segreta tedesca « Libera Germania », comunica: « La lotta attiva del popolo tedesco contro Hitler si estende. In &rlino si sono verificati grandi atti di sabotaggio. In Charlottenburg sono state incendiate in una seuimana 16 case. Ne11a Via Albert è stato appkcato il fuoco ad un magazzino di tessili. Atti di sabotaggio ci sono stati pure a11a stazione A lexander e Anhalter. 2) I L POPOW TEDESCO VUOLE LA PACE. li prigioniero di guerra soldato Alfonso S., 2./1.R. 5.59, M. btg. 133, che era a Berlino fino a poco tempo fa, racconta: « A Berlino aumenta il risentimento contro ·1a guerra. Solo pochi credono ancora alla vittoria, poiché la guerra si è infinitamente estesa. Le restrizioni dei mezzi di vita e le troppe ore di lavoro rendono sempre più di malumore gli operai. Le massaie mormorano, perché non sanno cosa dar da mangiare ai loro bimbi. Al mercato gridano e ingiuriano i pe-.ai grossi del parrito. Se si va attorno per le strade di BerJino la mattina, si t rovano · sui muri scritte dcl genere: Abbasso la guerra! Abbasso llitler! Cosl è successo pure a Wedding, a O,arlottenburg, alla stazione di Slesia ecc. •}) Il V luglio è stato fatto un colpo di mano contro un treno Jj munizioni in Adlershof. Molti vagoni sono saltati in aria. Negli stabilimenti chimici della Ruhr, i d:umegg.iamcnti agli impianti hanno assunto la portata di dimostrazione collettiva. Particolarmente gravi sono i sabotaggi nelle raffinerie Ji petrolio degli stabilimenti Bochumer. 4) « Se i soldati e gli ufficiali tedeschi si arrendono, l'Armata rossa li fa prigionieri e risparmia le loro vite. L'Annata rossa distrugge i soldati e gli ufficiali quando essi si riiiuLano <li deporre le armi e cercano di soggiogare la nostra Patria, le armi alla mano ». Dall'onliuc <li Stalin n. 55

5) OlMOSTRAZlONI ANTI-CUERRA IN UN GRANDE CINEMA BERLINESE. li prigioniero di guerra lJf. ficiale Viktor Ste,za 2./I.R. 397, 218. I.O. racconta: « Ho p$5.8tO la mia licenza in Berlino. Una sera mi sono recato al cinematografo di Piazza Postdamer. Vi t: stato girato un documentario. Fra l'altro, si vedeva un attacco di cani ar111ati contro una linea di fortifica:tioni. girato nella piazza d'armi di Tloberitz, presso Berlino. Io riconobbi segni caratteristici di questa zona, dove per quasi un anno mi avevano « sfottuto ». Improvvisamente, nel1'oscurità, quando ancora il <lcx:umcntario veniva proiettato, si sono udite parecchie grida "Abbasso la guerra . Vogliamo la pace . Tulle illusioni, camerati del popolo, non laq:iatevi ingannarc!' 'Come è naturale. eccitamento generale nella sa.la. Si fa luce. La polizia irrompe; ma coloro che avevano ~ridalo non vengono trovati. Jl pubblico non li ha traditi•6) CONDANNE A MORTE IN MASSA A BERLINO. I giornali svizzeri annunciano che i reparti SS., nella prima settimana d i ngosto, hanno imprigionato a Berlino 400 persone che attivamente combattevano Hitler e la sua guerra. Di queste, 200 so!lo state condannate a morte. LETTERE DALLA PATRIA Al soldato Franz (il cognome non è stato stabilito) scrive la sua amica Berti Haugk da Vienna: « Nel ftat· tempo ho saputo con precisione come è morto Ed.i. Non meravigliarti , giacché io volevo ronosccrc tutti i particolari. e ci sono riuscita. Quante mir,liaia di giovani e brave persone muoiono cosl per nulla! E anche in modo brutale. Ti dico w1a cosa sola: per questa vita che noi qui conduciamo. non vale la pena che neppure un solo soldato sacrifichi la propria v ita. Non ne vale proprio la pena! ». SOLDATO TEDESCO! Pensa a queste parole, quando vai Il combattere. 7) I nomi dei prigionieri non vengono pubblicati se non con il loro consenso. Al momento della cattura alzate le mani e nessuno s:iarerà su di voi. Staccare e conservare 8) SALVACONDOITO. Ogni soldato tedesco è autorizzato a passate i1 froo:e con questo biglietto, e a darsi prigioniero ai russi. Ogni llle'mbro dell'Armata rossa cd ogni civile russo è obbligaro a condurlo al più vicino C.omando dell'Armata rossa. 11 Comando dell'Armata rossa g2.rantiscc al prigioniero la vita , buon trattamento e ritot-no in Po.trill. dopo la i~ul!rra.

9) Abbasso Hitler! Abbasso l a guerra !


..

APPELLO

DELLA PRIMA CONFERENZA DEI PRIGIONIERI DI GUERRA 1TALIANI IN RUSSIA

AJ •oldali del corpo di spedizlono Italiano in Ru••ia. " tutti i •oldati dell' esercita i taliano. A tutti gli italiani. il


N 24 -

Aqodo t9.t2

P ...E. A

J. E

T R U P P E

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SOlDit.1'1 tlAuANH Loggel& (:vtt~!o hc. .!.1tar:t>. VI llova-et~ inÌormuioni sulle que.,tioni che vi infQtes~no.

Russia, Inghilterra e Stati Uniti d'America hanno preso le decisioni sulla strategia per fattacco alla Germania. Tutti i giornali eslGti l,.:inno d eilo St<1lo Mo g;io ,e G onc:alo pubblicato il corn..inicolo anglc - 1 lmpe,iolc Sir ih'oot ed altri r.:ipsovietico in cui è dello: i prc!>enlanfi respomubili delle .,Si sono svoite <l Mosco dol!o iorz~ 01molc britanniche, il toptratlaliv8 Ire il Presidente del l presenlante permanente del MiCon)iglio dei CQfTlmisi ~ri .d al !Inistero per g ll Allori Esteri, Sir Po.p olo doll'Unione Sovietico, Aleu11ndro C•dogan, dallo OP.rfe J. V. Stalin, il Prim_o Ministro d ella ingle,e. · Gron Bretagna! S1gno1 W: Ch11t: j SonQ ~tale p~se varie dac.i~I, alle quah h~. portec,p-1to 1~I iioni concarncnli il c.,mpo ~ello signor Harrlman, m quahfà eh I . . • 1e de I p re,;1'è enl e gi.:orra CQntro . rmome h1tle,appresen,an . • . lo Ge E. • . degli Sfati Uniti d' Americ4'. Ai ' ,1.,na e ' su~1 . comp 1ic~ '" urocolloqui honno preso porte il pe. Entramb i I governi sono le,Comm issario del Popolo per gli manenll decisi a condurro que1to Afforl Es lori V. M. Molotov, il Ma- guerra g iusta e dì liberazione con resci.,llo C. E. V01oscllav , cf•lì• tutta lo lorz:a o l 'energia. sino ~rte sovietica: I' Amoasciatore liii. complet.> dlJtJ'Uzlone ddl'hlb rifannico Sir Clattr K~rt, il C4'po t1,&,:1mo e di ognt sJmlJe tlfMni..

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~ I colioqui, lenulisi in una atmc> • sfera di c01d,a'it;, hanno ~rmosso di const.,tare oncora urw. volta I' esiston.ra di ~•no ~irèlta collobora1 ziono e comprensione reciproca tro l'Unionv Sovietica, la Gran Brola9n11 e gli Sfoti Un iti d ' America, i~ f?ien.11 . ~torm)16 coi I rapporh d olleofi e~1ilenh tra di

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I COHTADIHI SICILIANI SI RIFJUTAMO DI DARE IL GRANO PER I TEDESCHL I g iorNJli sviue ri fofo rmono ~ti. i contadini si(ilhmi ,i rifiutano di , date il loro grano .si gov•rno. Il , presidente della fede,auon• del ~I! 11.9,lcollori, di fronte • ~ t i I nf1ut1, ha tatto un victggio nel vii. lctggi della Sicilia. Ouendo il p,.._ sid enle giunse • Saponare-Villolronco, provinc:h.1 d i Messina, t cont4dini gli chle.sero : ..Perchè sei venuto quif Sei nostro rapJHesentante o ,app,e1

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1s ~ I t4td_eu:ttl1 E p~q quello ci. no• paghiamo ,s questi inva.sori1 Per colpo di èO~fo, o I nostri camp i, i 91.,rdini, le vigne, gfl oli veti sono bombardatt Pet colp« ~ i Ited,uc~i _ceritinaìo di A-Ostri parenti ed am1c1 sono slo!i. uccisi callo bombe. VaHene e dl a MussollnJ dle slamo ft•n<hl ciel suo oove,. no , .. - cl rovln• ed aN ..

I Ocr- i. k'~ 110 4t1 Mr.su. De Pl!QtrA a daàfe: ~ h • lo::. tz.1d 1,U. ""1J"'*tlr, 511ibn • MitJ.~.

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UFFICIALI E SOLDATI

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TEDESCHT! Noi non combattiamo contro il popolo tedesco, bensì contro Hitler. Non sacrificate la vostra vita per la banda di Hitler, che ha trascinato la Germania in guerra contro l' Unione Sovietica, )'America, l'Inghilterra ed altri 26 Stati. Se volete avere la pace, se volete _ tornare in patria dai vostri cari, finitela con la guerra contro l'Unione Sovietica, ed arrendetevi all'Armata rossa.

Lasciapassare

Ogni soldato tedesco è autorizzato a passare il fron te col presente foglio e ad arrendersi ai russi. Ogni militare dell 'Armata rossa ed ogni civile è obbligato a condurlo al più vicino comando militare rosso. Il comando dell' Armata rossa garantisce al prigioniero la vita, buon trattamento, e ritorno in patria alla fine della guerra.


· Oeu~,Jle -Soìilltèn unii

~ Offizleritl ·::.~...·.-. ·~,~ ~.~ t.Ht~~' uÒd .-sei~e -·CflqQ~ .bitr~g{n Eudt> Oie.. ·- Sowjetunlon, , EngAand qpd Amerika tasten <tic .Unabhl11:arg~~r·ò~ut~chtatids, dfe Exfstenz, Frelheit und~fltre .,d~s: d~:1'k,çhen

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Volkes nicht an. Wir kAmpfen ·nur gegen Hitler und selne Cllque, dle ganz Europa mlt- DM und Trlnen

1'tslt ~ben., .. . ; , <t·, ,, .,! :.·, ,.: " .. ·\ : ,. . :Op_ f ~t ·~.· €UN"·;.~ Leh&A! -:. nleht..Jfi, I:-lftler ....~,~9 "~~t fle~ ·{?ff que~~·: \lerlalt -dle Hitlerarmee. Gébl 'Euch der R<Jten Al"mee geféWg~n' t .blrffrsJ' çue( tlrif!f·ge,p Wog-&m\ ~Rett1H1g.. . "'·· . . ·• .t ·· 1,u· 4

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SOLDATI ED UFPIC[ALI TEDESCH I !

Hitler e la sua handa vi inga nnano. L"Unione Sovielica, l'Ing hilterra e l'America non minacciano l'ind ipendenza, l'esistenza e la libertà del popolo tedesco. Noi combattiamo solo conlro H itler e la sua banda, che ha cosparso tutta l'Europa di sangue e lacrime. Non sacrificate la vostra vita per Hitler e la sua ba nda ! Abbandonate lt' Armate hitleriane I Datevi prigionieri! Q uesta è l'unica via per salv.1rsi t


Leggete e diffondete!

10 DOMANDE

E

RISPOSTE

I) Perché lanciamo insieme bombe e volantini? Perché dobbiamo distn1ggere la vostra industria. bctlica e vogliamo dirvi la verità sulla guerra. Responsabile di tutte le vostre:: sventure t: HiLkr. Egli ha invaso il nostro Paese e v i <..ustri.nge a produrre nelle vostre fabbriche i mezzi di distru:dooe. Prima queste fabbriche verranno paralizzate, prima finirà la guerra . E' l 'Armata Rossa, l 'annata dei lavoratori dlC vi porta questo messaggio vero, sincero. 2) H itler può vincere?

No. - Hitler non potrà mai vincere Ja guerra. l.a Russia non può essere sconfitta. Le risorse umane e mat~riaJi e gli spazi di cui dispone la Russia sono di gran lunga superiori a quell i della Germania. La Russia non è mai stata conquistata. Nei 14 mesi d i guerra contro la Russia. l'armata tedesca ha perdu to 4 milioni di uomini, caduti in banaglia. L'aiuto che gli alleati - lnghiltcrta e America - danno alla Russia fornendo arma1ncnti e bombardando i <..-entri industriali della Germania> diventa sempre più consistente. Si avvicina l'ora in cui Je armate alleate invaderanno i I Conlincntc. 3) E' .concepibile una pace con l/itler? No. . Nessuno concluderà la pace con 1 litler. Nessuno si fiderà <li H itler, il quale ha stracciato tutti i trattati. La Russia e i suoi allea ti non inu.volerannn <..1.Jme <licc l'articolo 3 de l trattato tra Unione: Sovietica e I n~hiJtcrra alcuna trattativa d i pace <...un i l governo di Hitler, ma solo con un governo liberamente dello dal popolo tedesco, d opo la caduta di Hitler. 4) Quale conuguenxa avrà un ulteriore prolunga1nenlo della guerra? La inevitabile sconfitta della Germania di H itler. Ai temporanei successi rcaJ izzati l'anno scorso dall'armata ted esca scgul la catastrofe dell'inverno. Quest'anno, i successi di Hitler sono ancora dimi nuiti) mentre la calastro!c sarà ancora p iù grave. Soto a prezzo <li µcr<litc immense e privando le città tedesche della difesa antiact·ca, H itler ha potttro realiZ7.are un s1X..1....'"t!SSU par.tialc, limitato al settore sud del fronte orientale . Ma H llkr Jia già gravemente compromesso la forza combauiva c.lcJl>armata tedesca e ;J secondo inverno russo ne ,-cgncr-à l:.a. fine. 11 popolo tedesço non potrà sopportare un quarto invcn10 d i guerra. La scon-

fitta di Hitler è inevitahile. 5) Come si pu() porre fine alla 1.uerra? C'è una sola via d'uscita: il rovesciamento {li Hitle r e dc·1!;1 sua cricca.

U n solo ostacolo si oppo~ alla fi11c <lclJa guerra: il f:1scismo di Hitler. Perdi> l'unica salve-a.a per .il popolo te desco è il rovesci2mento dd regime <li Hitler. 6) I ruui provano odio rauisla conlro il popolo tedesco? No. - T1 popolo russo nou c.."'Onoscc il basso sen rlmento <lei J'cxiio rarzista, perché educato nello spirito deJl'uguagJia.nza di tutte le r-.aa: e nel rispetto dei diritti degli a ltri popoli . L'Armata Rossa non distrugge i soldati tedeschi per l'oJ io L-Ontro tutto ciò che è tedesco, ma pe rché essi sono foi-LC di occupazione che vogliono soggiogare il nostro Paese. Quando soldati o ufficiali tedeschi si arren dono, l'Armata Rossa li prende prigionieri risparm iando la loro vita. 7) La Russia vuole dislruggere lo Stato Lcdcsco o annienlure il popolo tedesrn? No . . L'Unione Sovietica non persegue si mili mete assurde . L'Armata Rossa si prefi~c di liberare l'Unione Sovietica dagli invasori fascisti. C..omunquc, come dice Stalin , sarebbe ridko lo voler ide nlificarc la cricca di Hitler con il popolo tcdt.:S(.""O. L'esperienza deJla storia insegna che gli H.i t ler vanno e vcn~ono, ma il popolo tedesco, lo Stato tt:dest:o ri,nangono . J.'anicolo 5 del trattato di alleanza tra Russia e I nghil terra stahiliS<...-c che i due paesi non av anzeranno p rett.-se ter ritoriali nei (.'Onfronti della Germania. , 8) J runi intendono ingerirsi negli affari interni della Cer !11a11ia?

No . . Dopo la fine vittoriosa d ella guerrn , i russi , l·rnm: anche gli inglesi e gli a mericani . si asterranno - come dio: l'articolo 5 del rranaro di alleanza - dall ' ingcn:1r1.:a 11t.:f!..li affari interni della Germania. Spett~ ai kdcsch i stt.:ssi crcart' quella forma governativa che esprime la loro volo111à e g~rantisce una pacifica convivenza con t.li .thri popoli evitando un nuovo <...Timinale riarmo c nuovi m,1ss,uTi. 9) Che cosa deve fare il µu1><>lo ted,·sco) Passare all'azione! C'..omlmttcrc contro la crkca di I litlcr! Sabotare tutte le m isure µrese dal ,zoverno di I litkr , l,1 vorare len tamente. rcn<lcri; inutilizzabili m:Jteri,lli <li gm..:rra e maet..iiinc, organizzarsi nel la lotta per 11n:1 (icrm:.mia l ilx: ra, eliminare t:!1i ag uzzi ni di Hitler , rovcsci:irc il gove rno <li I li th.:r. 10) Cbe cosa si consi1t.lia ai sole/ali tedeschi per porre fine al!a gue"a? Essi <lc.:vono rifi utare <li continu.-1rc :1 comh:11tcrT llllCsla guc.:rra ormai disperata . nit c :.1i vnsrri famili:1t i d1<• !<,i 1rov:mo su l c:.1111po di ha lla· glia: Disert ate! Nasc..um.ktcvi dur;mtc: gli élll ;Kch i~ Arrcn <letcvi! Passa te ai n1ssi con intc:ri a·p,1rti d i 1ruppc! CrG.1lc i t.:owilal i <li ~ l<lat i! Ji.lVULGl:Tli LI:: VOSTJ<E /lii.Ml CONT/W llffl.EI-:!


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CaM Be 38rHne, a BOOOra B6''· • M orte agli occupanti t<:dochi!

JL TUO PAESE NATALE NEL SANGUE E NEL FUOCO Il tuo paese vive mome nti brutti Caccia via il brigante! Uccidi l'infanti ci da! Q u ello che, visto il tedesco, scappa cornt: una lepre, con una fucilata neila sch iena cade sul campo. Q uello che, se nza timore, affronta la battaglia non solo non .~occomlie, ma uccide il nemi co.


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li. I .IQUJl)O PRFZIOSO DT MAJKOP

li Fiihrcr urb -

eg li v uole uccidersi 1 Maikop, Petrolio! Mi si procuri subito. per quanto sia lontana • una provetta <lei prezioso liquido ! " L' antenna dcllc1 radio dirama ; l'ctt're risu o n:1: Manciate da M;oiknp , per ordine del F,ihrcr, a m ezzo corriere · lampo, nel più breve tempo, una prima provetta del prez ioso liquidn! I poz zi sono distrutti , le cisterne vuote; solo cadaveri e sang ue, un vero m;1re, ma nessuna goccia di petrolio in lungo e in largo' Dove prendere una provetta dd prezioso liquido' M~1 gli ordini sono ordini! Si cerca e si trovc1 la più vicina po zz:rnghcra. - Presto la pro\'ella v ien r ic.:111pit;1 , de nsa e selvaggia - voi hcn s:1pc1e una provcua riel Ii1.1uido così •1 buon n1crcato per H itler. L' aeroplano - all'aeroporto di Tem pelhof - a lla Ca ncdlc ria - <lai Fiihrer 1 - corriere lampo - accesso libero Il m cs.~aggio da Maiko p 1 - Co n i:randc seguito arriva la provetta del prezioso liquido. « l)a Maikop! Fin,1lmcnte ! li Fiihrcr ! Qui 1 » Egli è qui. ammuto lito dalb g rande bramosia , Ma Goehbeb conosce i suoi pcnsiai t' g rida : (( Hurra ! L., L•rovctt~ del nostro prcziosissin10 lil1uido! 11 « Petrolio ,

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PARTE TERZA


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UNA NECESSARIA CONFESSIONE

Giunti a questo punto del saggio, è doveroso ammettere che il Tema che ci eravamo proposti di sviluppare, è stato appena sfiorato, se non addirittura eluso. Si è cercato, in effetti di illustrare le alterne vicende della guerra dell'Est, di accennare all'operato dei Capi, di approfondire i complessi problemi delle Truppe e le loro reazioni dal punto di vista razz.a, provenienza. mentalità; ma il tutto in forma generica, senza addentrarci sul loro operato: il solo che avrebbe consentito quel giudizio sul rendimento operativo che era nei propositi iniziali. Ci si accinge a farlo ora, premettendo tuttavia due elementi che non possono non aver concorso ad influenzare, se non addirittura condizionare, tale rendimento. Vogliamo riferirci alle raRioni - o ai pretesti - che hanno determinato la partecipazione degli italiani alla guerra nella Steppa, e precisamente: - il perché (di tale partecipazione); - il come (con quali armi e quali mezzi tale partecipazione si è concretizzata).


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Giuseppe In.audi

il «perché» A proposito dell'intervento delle truppe italiane in Russia, a tmto o a ragione, hanno affermato le malelingue: «Era il solo - fra tutti gli ambienti operativi d(fficili - che ancora ci mancasse! li solo dopo: - i I deserto dell'Africa; - l'aspra monta!{nll delle Alpi e dei Balcani 1; - il Mediterraneo, divenuto sempre più insidioso ed osti le per una semplice ragione: non era più il mare nostrum» 2. Fin qui l'opinione delle malelin!{ue. Ed ecco, ora, la realtà storica. Una realtà in base alla quale tale intervento è avvenuto: - nel 1941 su precisa iniziativa di Mussolini (una iniziativa subita «a malincuore» da Hitler), per acquisire, con almeno un «atout», il diritto di sedere al tavolo del vincitore, dopo «l'immancabile vittoria». È in questa prospettiva che affluiscono sul fronte Est i 55.000 uomini del «CSTR» (Corpo di Spedizione Ttaliano in Russia); - nel 1942, questa volta su precisa, sollecitata richiesta di Hillcr, con i 227.000 uomini dell' «ARMlR» (Armata Italiana in Russia); un contingente di forze che, integrando il CSIR, accresce notevolmente il contributo italiano all'operazione «Barbarossa». Non è irrilevante precisare che, nel 1942, Hitler ha le sue buone ragioni per indurci a potenziare la partecipazione italiana al conllitto. Ecco, in breve, tali ragioni: - coprire un fronte che si estende ormai, in linea d'aria, per oltre 2.400 Km fra il Mar Baltico ed il Mar Nero e per oltre 2.000 da Leningrado a Mourmansk ; vedasi cartina annessa, il lutto senza indebo lire ulteriormente a occidente, il «Vallo Atlantico» contro quello sbarco ang loamericano che Stalin, da tempo, si affanna a sollecitare; - consentire, al costituendo Gruppo Armate «A», di raggiungere attraverso l'aspra giogaia del Caucaso - i pozzi petroliferi di Bakù. 1 A proposito dei Balcani, è doveroso rammentare che a sollecitare il nostro intervento nella regione, fu il Ministro degli Esteri G. Ciano, dietro suggerimento del Luogotenente Jacomoni: un intervento sottovalutato dall' autoril.ÌI mil itare ed incoraggiato da Mussolini, ansioso di «tenere il passo» con i successi militari di Hitler. Intervento da tutti descritto come una «semplice passeggiata su Atene»; passeggiata da compiere non già predisponendo le armi , ma «lucidando gli ottoni delle fanfare» . Una passeggiata che costerà agli italiani cifre record di perdite, fra morti ( 14.000), feriti, congelati ed annegai.i (24.()()()) ! 2 Come dimostreranno gli inglesi , intercettando i nostri rifornimenti marittimi, battendoci a Capo Matapan (11 28 marzo I 942) e costringendoci a cessare ogni resistenza in Etiopia.


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Giuseppe b1audi

Non irrilevante aggiungere che Hitler non si limita ad auspicare il sollecito afflusso delle nuove forze. Chiede anche l' inclusione di Grandi Unità da Montagna, da destinare al potenziamento delle operazioni nel Caucaso. Mussolini aderisce alla richiesta destinando in Russia un intero Corpo d'Armata Alpino, su 3 divisioni, i cui effettivi finiranno così per superare la quarta parte de ll ' intero contingente! È appena il caso di precisare che tali truppe - altamente specializzate negli uomini e nei mezzi , di reclutamento circoscritto (e quindi limitato), preziose per operazioni in ambiente difficile di montagna a seguito di ordini e contrordini impartiti mentre già affluiscono verso il Caucaso - verranno dirottati in piatta pianura e criminalmente impiegate dietro il Don! Se mpre a propos ito dell ' intervento italiano in Russia, vi è ancora un' altra importante realtà da sottolineare, e<l è c he mentre si era andati: - in Africa per «costruire l' impero», - sulle Alpi per «rivendicare dalla Francia Nizza e Savoia», sul Fronte Est (come del resto su quello balcanico), si intervie ne senza neppure una speciosa ragione ; a parte, ovviamente, per il fronte Est, il pretesto di combattere l'ideologia comunista ! Per cui - a parte il pretesto accennato - l' Italia è andata a combattere in Russia «a titolo assolutamente gratuito» ! A differenza di tutti gli altri alleati della Germani a e, più precisamente: - della Romania che vantava diritti sulla Transistria, con capitale Odessa (che avrà, sia pure solo a titolo temporaneo), - del!' Unf?heria che ri vendicava la Transilvania, - della Finlandia che rivoleva la propria Carelia, - della stessa Germania di Hitler che ri vendicava tutto! In definitiva veniva a mancare agli italiani - anche in questa C ampagna come, a rigore, in tutte le precedenti , l'importante, risolutivo «atout» della giusta causa. Un atout capace, evidentemente, di innuire sul rendimento op erativo delle forze. Solo influire, o addirittura condizionare? È ciò che sarà possibile constatare ne l prosieguo della nostra indagine.

Premesso dunque che la guerra sul fronte Est non trovava una plausibile giustificazione nella giusta causa, resta da appurare se almeno i restanti fattori morali e tutti quelli materiali (armi, mc:r.:r.i e procedimenti), erano in grado di influire - e in quale misura - sul rendimento operativo del soldato italiano.


li Don degli italiani

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Il «come»

Dopo le due verità sul perché (dell a presenza degli italiani in Russia), ecco ora il come: un come inteso a precisare le anni cd i mezzi di cui tali forze disponevano. Una vcrilà, quest'ultima, non certo opinabile! Che gli italiani siano entrati nella 2a guerra mondiale privi di tulio, è circostanza ben nota! A rammentarcelo, se ancora necessario, è stato del resto un esperto del ramo, il Ministro per l'industria be11ica del tempo, il Gen. C. Favagrossa, nel suo lihro «Perché perdemmo la guerra» (un lihro i I cui titolo più appropriato sarebbe stato, forse, quello di «Come perdemmo la guerra»!). 1n effetti ad essere carenti (pietoso eufemismo di privi), non erano soltanto le cosiddette riserve strategiche, ma anche tutte le altre. Mancava infatti - oltre al carbone, al ferro, a11a gomma e al petrolio - anche la lana ed il cuoio: in definitiva, insomma, tutte le materie prime vitali. E a quel poco che avrehhe potuto, e dovuto, essere disponibile in caso di guerra, si era già dato fondo con i successivi interventi in Africa ed in Spagna. Le operazioni condotte poi su11e Alpi e nei Balcani avevano finito per dare il colpo di grazia ad ogni risorsa! È ancora (e soprattutto) da sottolineare che, o ltre alle armi ed ai mezzi, a difettare era anche una industria bellica in grado di produrli. Del tutto ignorate anche non poche necessità prioritarie tra le quali irrinunciabili, ad esempio: ~ quella della standardizzazione, sia pure limitata a lle poche armi e mezzi di nuova adozione; le armi cd i mezzi in distribuzione erano infatli ancora quelli residuati dalla la g .m. e dei tipi più disparati ; e non basta, dal momento che, oltre ad essere imperfetti e superati, tali armi e tali mezzi erano inadatti a l l'impiego in ambiente operati vo di ostacolo; com'era il caso della Steppa! - il rigetto del bluff realizzato, nel caso specifico, con l'invenzione della Divisione binaria; un espediente che aveva consentito con due sole Divisioni ternarie di improvvisarne tre binarie; pretesto la migliore comandahilità della Grande Unità. Quello stesso, che, nei tempi andati , aveva imposto in tutti gli eserciti, i I passaggio dalla formazione quaternaria a quella ternaria, conseguente all' incrementato apporto delle armi


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Giuseppe lnaudi

(l'Artiglieria) e dei mezzi (i l Genio ed i Collegamenti) . Uno specioso pretesto dal momento che, nel caso specifico, non era la comandabilità ad entrare in gioco, ma il hluffl. In altri tennini il tentativo di esibire un potenziale bellico conseguito fal sando lo standard delle GG.UU.; c he è quanto dire un artificioso ritorno al famigerato milione di haionelle ottenuto, questa volta, tras ferendo il Bluff dal numero degli uomini a quelJo delle 1vandi unifà. Un Bluff aggravato, per gi unta, dall'attributo conferito al nuovo tipo di Divisione: quello dell 'autotrasportabilità. Un'autotrasportabilità «fasull a» non trovando essa riscontro in una disponibilità di automezzi che consentisse di renderla autotrasportata. Un Bill[{ che avrebbe voluto trovare conferma nei segni convenzionali, coll'apposizione di «ruote» al simbolo che contraddistingue le normali Divisioni di Fanteri a. 3 Tutti Bluff che il vedo del campo di bauaxlia renderà inevitabili e funesti. Ambiguità, quelle citate, destinate - fra l'altro - a fare il gioco, in Russia, di Hitler che: - nel 1941 , pretenderà di sfruttare la sedi cente a utotrasportabilità delle nostre Divisioni, per coprire di stanze assurde per truppe a piedi! - nel 1942, assegnerà a tali Divisioni «fasulli!.», settori di difesa sul Don (35-40 Km), estesi oltre le loro intrinseche possibilità: possibilità non solo in uomini , ma soprattutto in mezzi! Si è dianzi parlato w necessifà irrinunciabili. Alme no altrettanto irrinunciabile l' assoluta necessità di disporre in proprio - segnatamente in un ambiente di piatta pianura, contro un avversario dotato dei più sofi sticati strumenti bellici - di Grandi Unità Corazzate. Grandi Unità Corazzate adeg uate nel numero e, più precisamente, di almeno una per le tre Divisioni del CSIR, e di almeno tre per le dieci dell ' ARMTR. Il tutto in analogia, del resto, a quanto, almeno in parte, già realizzato dai contingenti romeno ed ungherese. Gli italiani, per contro, non di sponevano c he di una «strana» divisone «Celere», la PADA («Principe Amedeo Duca d'Aosta»), trasformata in «Motorizzata» solo dopo l'arrivo in Russia dcli ' ARMTR. Un originale e, nel suo genere, anche «ibrido» Lipo di Di visione binaria, ottenuto cercando di «assembl are»: - ruote (Bersaglieri ciclisti e motociclisti), - cavalli (Cavalleria ed Attiglieria ippotrainata), - cingoli (Carri armati «leggeri», anzi leggerissimi! ).

3 Un bluff che Hitler e lo Stato Maggiore della Wehrmacht sfrutteranno appieno «p re11dendo per buone» le ruote che, nei segni convenzionali, contraddi stinguevano tutte le nostre divfaiuni di fanteria, che, in realtà, non e rano divisioni e non erano autotrasportate !


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Una «strana Divisione», quella «Celere», che Hitler riuscirà ugualmc nlc a sfruttare anticipandone lo schieramento sul Don fin dal 24 luglio. La restituirà all' ARMIR soltanto il 15 agosto, dopo averla logorata a fondo in uomini e mezzi. Superfluo precisare che in questa circostanza, come in tutte le successive, la «Celere» si batterà fino all'estremo con tenacia e coraggio; conseguirà infatti s uccessi (come a Serafimovitch), che le saranno riconosciuti dallo stesso avversario, come avremo modo di dimostrare.

Quella dianzi illustrata la situazione, quasi disperata, delle risorse del Paese, allorché si appresta ad intervenire sul fronte Est. Che si risolve «raschiando fino in fondo, dal barile, il poco che ancora vi era rimasto appiccicato», che è quanto dire ben poco per il CSIR e, meno ancora evidentemente, per l' ARMIR! È quanto si cercherà qui di esporre, citando al riguardo alcune delle cifre più significative.

Le armi Notevolissimo, anche dal solo punto di vista numerico, lo squilibrio tra l'armame nto italiano e que llo sovietico. Quello della Fanteria è infatti nel rapporto: • - di l a 3 per i fucili mitragliatori, - di 1 a 2 per le mitraglialrici, - di la 5 per i mortai medi, - di l a 12 per le armi controcarro. TI tutto a prescindere dalla potenza compJcssiva delle armi portatili avversarie che - già rilevante all'inizio del conflitto - diviene addirilLura incolmabile, l'anno successivo, con l'adozione a massa, nell' Armata rossa, del PPSH cal. 7,62, il famoso «parabe llum », il Kalashnikov. Ancora più schiacciante, se possibile, il rapporto tra le opposte artiglierie. L' ARMrR non dispone, infatti, che di un mig li aio di bocche <la fuoco, a propos ito delle quali sarebbe fuori luogo parlare di standardizzazione ... Si tralta, in effetti, di: - I O diversi tipi di cannoni, - 7 diversi tipi di obici, - bocche da ruoco diverse per calibro (dal 47 al 2 10) e per lunghezza d' anima; il che, ovviamente, implica un diverso muniòonamcnto. La supe riorità dell'annamento sovietico è poi ancora potenziata dalla considerazione secondo cui:


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ì,iuseppe lnaudi

- nell'ambito divisionale i nostri pezzi da 75 e da 105 sono subi ssali dai 105 e 155 avversari; - l'Armala rossa può fare assegnamento su intere, organiche Divisioni di Artiglieria, senza contare che manca a noi un «qualcosa» da opporre a11e terrificanti Katiusce; - ci mancano semoventi efficienti; - i nostri carri (una cinquantina di «veloci» L 3 del CSTR e altrettanti «leggeri» L 6 dell' ARMIR) difettano di potenza e di protezione. Non del tutto ingiustificato quindi l'attributo «scatole di sardine», e forse anche l'accusa di essere stati ideati con criteri analoghi a quelli che, m campo civile, avevano suggerito il lancio delle «utilitarie»! Ma non è ancora tutto. Corre infatti l'obbligo di aggiungere che, nella loro quasi totalità, le nostre armi (portatili e artiglierie), sono: - imperfette (difettano di rusticità); - tecnicamente superate; - inadatte all'ambiente (basti pensare alla limitata gillala dei nostri obici, destinati ad operare in una pianura priva di ostacoli, contro i cannoni a lunga gittata avversari; - ostacolate da11a sempre ricorrente carenza di munizioni ; - pressoché prive di munizionamento tracciante per le armi automatiche (in un ambiente nel quale, d'inverno, l'arco notturno dura fino a 16 ore!); - condizionale dall ' indisponibilità <li idonei mezzi <li illuminazione del campo di battaglia. Da osservare ancora che, con le armi, ad essere superati vengono ad essere andu.: i procedimenti. Qualche esempio? - il tiro mirato dei fucili mitragliatori, nella fase che precede l'assalto; - lo stesso impiego della baionetta. Armi e procedimenti, quelli c itati, evide ntemente anacronistici di fronte ad un avversario che spara a rqffiche con il «parabellum» in dotazione ad ogni fante.

I mezzi corazzati Premesso che è soprattutto nella 2a guerra mondiale che le caratteristiche tecniche e d'impiego <lei mezzi corazzati hanno subito la loro svolta decisiva, sono da ritenere acquisite quel le c he seguono:


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caratteristiche tecniche: - cannone o missile quale armamento offensivo-difensivo principale;

- anni automatiche, quale annamento sussidiario per la difesa vicina e contraerea; - peso del mezzo adeguato alle esigenze dell'armamento (e relativo munizionamento), della protezione e dell'abitabilità; - motore Diesel; - idoneità a superare sbarramenti e fossi anticarro di una determinata rilevanza; caratteristiche d'impiego: - quella innovativa (introdotta dai tedeschi cd adottata subito dopo dai sovietici) della costituzione di Grandi Unità corazzate e del loro impiego operativo; - l'altra, conseguente, della stretta, intima, cooperazione con l' aviazione lattica, intesa a rompere e penetrare nelle difese avversarie (la guerra-lampo).

Fatta questa forse non supe1tlua precisazione, ecco ora una sintetica rassegna di alcuni dei mezzi di trasporto motorizzati e corazzati in dotazione agli italiani ed ai sovietici.

Mezzi di trasporto (riferiti all'ARMIR) Prima <li citare le cifre che si riferiscono agli automcz:,.i, c1 si consenta di indicare quelle che riguardano i quadrupedi. Un totale di 25.000 capi. Escludendo i cavalli dei 2 reggimenti di Cavai lcria e del Reggimento di Artiglieria de lla «celere», si lratwva <li muli a salma, 14.500 dei quali erano in dotazione al Corpo d ' Armala Alpino. È appena il caso di osservare che il trasporlo a salma è pressoché sconosciuto nella Steppa, perché considerato antieconomico ed irrazionale . l numerosi cavalli e «cavallini» che popolano l' estesa pianura sono - a ragione, ovviamente - adibiti al traino: traino dei carri agricoli nella buona stagione e di slitte in quella invernale. Superfluo evidentemente aggiungere che, in una siffatta situazione, gli italiani hanno cercato di adeguarsi fin dove possibile, agli usi locali sfruttando carri e slitte di circostanza ed abilitando i loro quadrupedi al traino.


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G iuseppe l naudi

Non 'rorse supernuo invece precisare che il solo ad apprezzare i numerosi nostri quadrupedi, finiva per essere Hitler, cui stava soprattutto a cuore il risparmio di quel carburante c he, segnatamente nell'imprevisto secondo anno di guerra, cominciava a scarseggiare. Ma ecco, ora alcune delle cifre che si riferiscono agli autome:a .i del)' ARMTR: - 4.500 motocicli, una parte dei quali in dotazione al battaglione Bersaglieri motociclisti della «Celere»; - 17.000 automezzi. Fin qui i dati numerici. Per quelli qualitativi, la totale assenza di ogni elementare criterio di standardizzazione, appare anche qui (come già per le armi) oltremodo evidente. Evidente dal momento che , in materia, si contano: - 18 tipi diversi di motocicli; - 21 tipi di versi di autovellure; - 47 tipi diversi di autocarri (con l'aggravante di essere per circa 3/4 alimentati a benzina e a gasolio per il restante quarto!) 4 . Non meno anomala la situazione delle loro dotazioni , dal momento che: - è del lutto inadeguata quella delle «catene da neve»; - I' «olio motore» e le «miscele antigelo», rapportale alle estreme temperature della Steppa, non mantengono la necessaria fluidità; - scarseggiano accessori indi spensabili quali «cavi e barre di torsione», hadili e torce d 'emergenza; - nessuna predisposizione per il riscaldamento delle cabine di guida e degli stessi «cassoni».

Per ciò c he si riferisce al mancato riscaldamento delle «cabine di gui da» e dei «cassoni», i maggiori inconvenienti si verifìcarono all'atto dell' impiego delle «riserve»: truppe fresche che al momento dell ' impiego minacciavano di trasformasi in congelate! I tedeschi avevano superato l'im;onveniente installando comuni sfufe all' interno dei cassoni; stufe i c ui tuhi fuoriuscivano dai tendoni che ricoprivano agli autocarri.

4 Magra la consolazione di constatare che analogo inconveniente accusano i te deschi, indotti a sfrutt;ire gli a utomezzi di preda bellica, requisiti ne i vari Paesi precedentemente in vasi: automezzi di «varie» marc he che, ollre ad essere «diversi», impiegavano anche «dive rso » carburante. Normale quindi, tra l'a ltro, anc he per essi, il ricorso al «cannibalismo» ! Per yuando riguarda il dato «numerico», è appena il caso di osservare che 17.000 automezzi per le IO Df dell ' ARMTR e per l' Intendenza, sono del tutto risibi li, dal momento che una so la D.mot. , del tempo, ne contava già almeno 3.000!


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Mezzi coraa .ati italiani leggeri

L35 Peso: Armamento: l'rotezione: Produzione:

Kg. 3.500 2 mitragliatrici FIAT 14/35, cal. 8 da 6 a 12 mm. 2.000 esemplari costruiti tra il 1936 ed il 38 (durante la guerra di Abissinia, la produzione mensile raggi unse una media di I 15 uni tà).

Nota:

LI carro, «dirottato» dal fronte africano a quello rnsso oltre a non essere mi metizzato per l' impiego invernale nell a Steppa di sponeva di una «ventola» che convogliava l'aria fredda esterna attraverso l'abitacolo!

Davide e Colia ... : ... ma qui ci vuol altro che i sassi,, lnjinndn


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Giuseppe lna udi

Mezzi corazzati italiani medi

M40 Peso: K g. 14.000 Armamento: I cannone da 47/12 I mitragliatrice Ilreda 38, cal. 8 Protezione: da 6 a 43 mm. Traspor to: su di uno speciale rimorchio (il «Bartoletti») trainato da un autocarro pesante (Fiat 666). No1a : secondo testimonianze di fonte sovieLica, i proielti <lei cannone da 47, anziché penetrare nella corazzatura dei carri avversari, rimbalzavano lontano'


Il Don de!{li italiani

Mezzi coranati italiani semove/1/e

L640 Peso: Kg. 6.84-0 Armamento: I mitragliatrice Breda 38, cal. 8; 2 mosc. aut. Oerella cal. 9 Protezio11e: da 6 a 30 mm.

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Giuseppe fllaudi

Mezzi corazzati italiani pesanti

P40 Peso: Kg. 25.000 Armamenlo: I cannone da 75/34 2 mitragliatrici Hreda 38, cal. 8 Protezione: da 6 a 25 mm. Trasporto: decisa soltanto il 27 ottobre 1942. l 500 esemplari previsti non vengono portati a termine che in minima parte, a seguito degli avvenimenti de l settembre 1943. non viene impiegato sul fronte russo!


Il Don degli italiani

Dati sulla produzione

Produzione totale 1940-43: - carri armati 2. 700 - auloblin<lo 600 Produzione annuale (dati limitati ad alcuni tipi): 1940: 380 M 40; 1941: 1.220 tra M 40 e L semovente; 1942: 670 tra M 40, M 41 e semoventi L 40.

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Ciuseppe lnaudi

Mezzi corazzati sovietici

Premessa Ciò che caraltcrin.a - in linea generale - tutti i mezzi a motore sovic lici è, soprattutto: - la ritardata costituzione di Krandi unità corazzate, attuata sull'esempio di quella tedesca (e quindi fatalmente lenta in rapporto aJlc necessità conti ngenti); - il calo della produzione, verificatosi a cavallo degli anni 1941-42, conseguente aJ trasferimento oltre gli Urali dell'industria bellica; - l'insufficienza degli automezzi a ruote (da trasporto e speciali), colmato soltanto, a partire del 1942, con il prezioso apporto degli aiuti americani; - l'iniziale, eccessiva, pluralità dei tipi di carri armati: - 25 diversi que lli leKKeri, - 30 diversi i medi; - 19 diversi i pesanti; - il limitato numero dei me;.zi radio di bordo: fino al 1943 la loro installazione ha interessato unicamente i «carri comando».

Premesso quanto sopra, occorre dare atto ai sovietici del grande e felice impulso impresso alla produzione dei mezzi corazzati. Una produ:t.ionc che finisce per accentrarsi su due soli tipi: - il carro medio (peso da 20 a 30 tonnellate), che valorizza, sostanzialme nte, i mezzi de lla serie «T » («T-34» e successivi); - il carro pesante (peso da 40 a 50 tonnellate) rappresentato soprattutto dai mezzi della serie « Kirov» e «Lenin » ... con il quasi totale abbandono del leggero. A fattor comune dei carri armati sovietic i: - l'affidamento dei motori Diesel; - il potente armamento (rivoluzionario il pezzo d'artiglieria da 76,2); - la e fficiente corazzatura; - l'elevata velocità; - la scarsa importanza attribui ta ali' abitabilità ; - i continui miglioramenti che, proseguiti nel secondo dopoguerra, hanno portato il carro sovietico al primo posto nel mondo.


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Dati sulla produzione: -1938 2 1.000 esemplari; - 1939 23.000 esemplari; - 1940 2.400 esemplari; - 1941 24.000 esemplari; - 1942 24.000 esemplari. Non irrilevante la produzione, guerra durante, dei mezzi cingolati speciali, quali: - l'anfibio («T 37»), - il Gettaponti.


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Medi

Carro della serie «T»; il «T 34» Peso: 30 to nnellate Armamento: cannone da 62 (il famoso «Z iss>>) 2 mitrag liatrici da 7 ,62 Protezione: da 8 a 50 mm.

Pesanti

Carro della serie «KW» (Kirnw) Peso: 40 tonnellate Armamen/o: cannone da 85 J milraglialrici (di c ui 2 situate ai lati ed I sul retro) Protezione: da 20 a 75 mm.

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Vestiario ed equipaggiamento A sbagliare in materia di vestiario cd equipa,:,:iamento non sono stati solo gli italiani, ma a quel tempo anche gli stessi tedeschi. Ingannati come già si è avuto occasione di osservare - da una latitudine la cui infl uenza, dal punto di vista del clima e della temperatura, è soverchiata, nella Steppa, dalla continentalità. Una continentalità che, accentuata sugli ampi spazi dall'assenza di rilievi propri , finisce per esaltare que lla <lei rilievi laterali (Carpazi ed Urali) che, fungendo da tramoggia, danno lihero sfogo - e convogliano verso Sud i venti <li tramontana che caratterizzano l'inverno rnsso nella Steppa. È così che tedeschi ed italiani (come del resto i restanti alleati), non hanno tardato ad accorgersi - sulla loro pelle - che i soli in grado di superare, indenni , le estreme temperature <lei due mesi più critici (da fine novembre a tutto gennaio), erano i soldati sovietici ; il tutto in grazia: - dei loro copricapi di pelliccia; - dei loro indumenti (calzoni e casacche) imbottiti e trapunti; - delle ]oro calzature di feltro (i cosiddetti «walianki>> ). Un equipaggiamento, quello succitato, che consentiva di vivere, muovere e combattere in piena efficienza anche alle temperature siberiane delle interminabili notti invernali ; notti che alla data del solstizio d'inverno durano ben 16 ore! Premesso quanto sopra, è appena il caso di sottolineare l'irrazionalità delle dotazioni alleate: - elmetti che proteggono da l fuoco delle armi avversarie, ma non proteggono affatto dai congelamenti: solo una minaccia la prima, una sicura offesa i secondi! - uniformi e pastrani di lana (lana «per modo di <lire quella degli italiani»!), non certo adeguati al freddo de11a Steppa! - calzature di cuoio (cuoio per modo di dire quello degli italiani!), in un amhicntc dove il c uoio è notoriamente soggetto ad indurire sotto l'azione del gelo e ad intrappolare così le estremità, soggette al gon fiore che precede ed accompagna il principio del congelamento. Solo nel secondo, imprevisto, inverno <li guerra i tedeschi si adeguarono alla situazione ambientale. Non, purtroppo, gli italiani ... , anche se il Paese - con una generosità pari, se non superiore, a lle contingenti possibilità - aveva fatto l'impossibile per andare incontro alle necessità dei propri soldati, con pellicce da porre all'interno dei pastrani di prevista distribuzione (una distribuzione ritardata a causa delle restri:,,,ioni del carburante assegnato dai tedeschi; tanto ritardata che tali preziosi indumenti finirono per cadere nelle mani dei sovietici)! A proposito dei nostri elmetti (che proteggono dalle «possibili» offese delle armi, ma non da quelle «sicure» dei congelamenti), da non dimcnti-


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Giuseppe lnaudi

care i nostri pacchetti di medicazione che escludono, forse, le minacce d ' inrczionc, ma non quelle, sicure, del sottozero! Quelli in dotazione ai sovietici, erano di dimensioni quadruple appunto perché corazzati, contro i pericoli del freddo, da una consistente imbottitura!

Vettovagliamento

In precedenza già si è accennato alle «condizioni iugulatorie» imposte da Hitler circa il vettovagliamento de lle truppe italiane destinate ad «affiancare» quelle tedesche al fronte Est. Da ascrivere, invece, a nostra esclusiva colpa alcune anacronistiche realtà, lra le quali non certo irrilevanti: - la totale indisponibilità di moderne cucine da campo in un ambiente e alle temperature proprie della Steppa in veste invernale; che rendevano, oltreché superate, anche irrazionali le nostre casse di cotture. - il grave problema dei viveri di riserva, ancora e sempre costituiti dalle tradizion ali scatolette e gallette; anc he là dove i viveri c:aldi rappre-

sentavano una assoluta necessità. In definitiva il problema del vettovagliamento era stato risolto - per forza di cose - atti ngendo il necessario alla madre patria. Una Madrepatria lontana oltre 2.000 Km, da sempre attanagliata dalla fame. Una situazione che, ogni sera, rammentava agli italiani - da Radio Londra - il Col. Stevens coadiuvato, purtroppo, da un fuoriuscito «italiano», quel già citato individuo che, rientralo in «Patria» a fine guerra, anziché finire per 6 anni a Gaeta (come i traditori subalterni), li trascorse in Parlamento. 5 Ed è tuttora sull a «cresta dell'onda» . Un reato - quello suo di tradimento - molto più grave di quello dei fuoriusciti Togliatti, d'Onofrio e Robotti ... perché commesso in un Paese (la Gran Bretagna) dove, da sempre, vige una consegna cui tutte le persone per bene sono ligie: «Right or wrong, my Country»! Non si è ritenuto di dame le generalità (Ruggero Orlando) perché deceduto prima della pubblicazio ne del presente saggio (t 1995).

~ Chj dei vecchi italiani non rammenta una delle sue rrasi ricorrenti? «Con la vostra razione di 150 gr. d i pane, voi italiani siete riuscite a battere perfino i greci!!» Questo il ritornello del portavoce di q uel popolo da noi defiruto, sprezzantemente «il popolo dei 5 pasti 4uotidiani». Un popolo che, guerra durante, eravamo indotti (noi, attanagliati dalla fame) ad invidiare amaramente!


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l,'URSS. La collabÒraziooe geografica dell' Italia nei confronti del territorio URSS. Segnatamente per evidem.iare lo stridente contrasto fra la peninsularità del nnstrn Paese nei confronti di 4uelln URSS, con particolare riguardo alla Steppa e alla dislocazione delle

Forze italiane nel corso della «Operazione Barbarossa», oltre all' abissale differenza d 1 latitudine.


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Giuseppe Jnaudi

I FATIORI MORALI (considerati in sé e per sé, o conseguenti a quelli materiali)

Fattori «ultimi », quelli morali, ma non evidentemente in ordine d ' importanza. Non «in ordine d' importanza» dal momento che - riferiti alla superiorità delle forze - essi rappresentano, non raramente, l'elemento determinante. Difficile sempre, com'è ovvio, determinarne quantitativamente il peso. Difficile, soprattutto, allorché manca alle Truppe l'incentivo delle giusta causa o, quanto meno, il suo artificioso surrogato, il.fanatismo. Fanatismo pressoché assente tra gli italiani e che è invece spinto ali ' estremo e gcncraliz:1.ato tra i tedeschi .

FATIORI MORALI NEGATIVI A CARICO DEI CAPI

Mussolini: gli «errori»

Molte cose potranno perdonare a Mussolini gli italiani ; forse addirittura quella di non essersi fermato in tempo dopo l'entrata delle nostre truppe in Addis Abeba. Un'impresa - quella etiopica - contro la quale insorse, come è ben noto, la «Società delle Nazioni». Insorse decretando quelle «sanzioni economiche»: - eluse, sottobanco, da non pochi Paesi tra i quali la Francia; - apertamente ignorate dalla Germania t:he, a quel tempo, non facendo parte dell ' organizzazione, continuò gli scambi commercia li con l' Italia esigendo, tuttavia, ogni pagamento in valuta aurea. Alimentando, contemporaneamente, anche la resistenza dei nostri avversari: fornendo ai Negus le armi ed i mezzi necessari. Un comportamento, quest' ultimo, che non giustificò in alcun modo la suct:essiva det:isione mussoliniana di scegliere quale compagno d 'armi Hitler cd i suo terzo Reich . In ogni caso una infelice scelta che senz'altro giustifica il rimprovero mosso a Mussolini (troppo lardi, purtroppo!) da Farinact:i nel corso del-


Il Don degli ilaliani

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l' ultima, decisiva, seduta del Gran Consiglio del Fascismo: 1 «Sembra impossibile ma tutte le volte che hai avuto la opportunità di scegliere, hai sempre optato per la scelta sbagliata!». Meno c he mai gli italiani potranno perdonare a Mussolini d 'aver scientemente sacrificato nella lontana Steppa 90.000 loro figli! Il tutto in un intervento bellico che, a guerra finita , consentirà a Stalin di spogliarci - con il pretesto dei danni di guerra - delle nostre residue, miserrime, risorse economico-finanziarie: ne farà le spese perfino la nostra nave-scuola «Cristoforo Colombo» ! Gli consentirà, soprattutto, di incoraggiare fino all' inverosimile (auspice Palmiro Togliatti!) quel riflusso che, nell ' immediato dopoguerra, consentirà a milioni di «connazionali» di riconoscere pubblicamente la «comune patri a sovietica», passando così - senza soluzione di continuità - dal Fascismo al Comuni smo. Di percorrere cioè quella «via» c he, com'è ben noto, era tutta diritta e tutta in discesa .. . Sia pure evitando - fortunosamente - di fini_rc «satellizzati» come tanti altri disgraziati Paesi! ll tutto ancora e sempre in virtù di quello stellone che - con il valido concorso del ,<Piano Marshall» - ha consentilo agli italiani di risollevarsi rapidamente; per real izzare quel miracolo economico che non ha, purtroppo, impedito a milioni e milioni di «connazionali», di insudiciare i muri delle nostre città con il vergognoso slogan de ll '« USA go home»! «Connazionali» ignari o dimentichi di quelle grandi verità secondo cui : - i I h'ascismo rappresentava l' «umana» interpretazione che i popoli latini usavano dare del la dittatura; - il Nazismo l'altra, «poco umana, se non addirittura spietata» che usavano darne i popoli germanici. Ignari, o dimentichi, soprattutto, che tanto il Fascismo quanto i Nazismo, altro non costituivano che una semplice base di partenza ... essendo quella di arrivo rappresentai.a dal Comunismo. Quel Comunismo che - nella interpretazione staliniana - altro non era che l' anticamera di accesso all'imperialismo. L' imperialismo slavo. Che è quanto dire un «anacronistico colonialismo». Quel colonialismo «nuovo» perché non necessariamente di colore! Quello stesso che i cinesi, eufemisticamente, hanno poi definito «egemoni smo» ! È comunque da escludere che gli italiani perdonino a Mussolini quel nostro intervento in Russia che ha dato il colpo di grazia ed una infelice 1 Qui annessa la cartina che reca la esatta composizione del " Gran Consiglio del fascismo"; una seduta s torica 4uell<1 del 24-25/7/'43 perché. com'è noto, con l'appmvazione dcl1'0. del G. GRAN DI , praticamente si decreta la rine del governo Mussoli1ù.


Il Don deRli italiani

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guerra da cui il Paese è uscito totalmente distrutto come del resto dimostrano anche solo alcune delle seguenti cifre: - 419.000 soldati morti, 180.000 feriti e congelati, 1.800.000 prigionieri di guerra; - 200.000 civili morti e feriti sotto i bombardamenti, 345.000 internati o deportati, 470.000 prorughi; - 2.500.000 «senza tetto»!

Hitler: gli «errori»

Si è sin qui cercato di delineare gli errori che gli italiani non potranno mai perdonare a Mussolini: errori di carattere politi'-'o e militare. Nei confronti di Hitler, il discorso è diverso; sostanzialmente diverso. Nel senso che gli crrmi da lui compiuti non interessano soltanto gli italiani, ma tutti gli alleati dei nazisti: sono cioè più estesi. Soprattutto si spingono, oltre al campo operativo, in quello psicologico: - in quello operativo per gli errori commessi dopo aver assunto oltre la condotta politica della RUerra - anche quella diretta delle operazioni (dicembre 1941); - in que llo psicologico, per la sua plateale mancanza di tatto.

Si è accennato agli errori di carattere operativo. Al riguardo vale la pena di osservare che essi non escludono affatto quelli psicologici dai quali, anzi e molto spesso, traggono origine. Come, ad esempio: 1) - L'avere impiegato in piatta pianura, sul Don, quelle truppe da montagna (i 57.000 componenti del Corpo di Armata Alpino) che egli aveva chiesto ed ottenuto per lo specifico impiego nel Caucaso!

2) - L'aver schierato sul Don - interposte fra le truppe alleate - le cosiddetle stecche di balena, e cioè quelle unità tedesche intese ad «assicurare l'intangibilità del dispositivo di d(fesa» .. . : una palese, addirittura ostentata, mancanza di fiducia nell'operato delle unità alleate. __ Da citare al riguardo, limitatamcnlc all'ambito dell'8a Armata italiana: - il 318° reggimento germanico, schierato nel settore del 11 Corpo d'Armata, interposto fra le Df «Cosseria» e «Rave nna»; - la 298 ° or germanica, schierala sul fianco sinistro della nostra «Pasubio», nell'ambito del XXXV Corpo d ' Armata italiano; - il nostro XXIX Corpo d'Armata (Df «Torino» e «Sforzescm>) che


542

Giuseppe lnaudi

continua ad essere al Comando di un generale tedesco anche quando partita la sola Df tedesca che ne faceva parte (la 62a) - tale situazione diviene, oltreché insostenibile, addirittura offensiva ... In quest' ultimo caso la «rituale» stecca di balena, resa indisponibile dall'insaziabile «fornace» di Stalingrado, viene surrogata ... Conservando al generale tedesco il comando dell' intero Corpo d'Armata! Ma, a proposito delle stecche di balena tedesche, destinate ad "assicurare l'intangibilità del fronte del Don", vale la pena di ricordare che: - la prima unità ad abbandonare lo schieramento dietro il fiume, è stata proprio il 318° reggimento tedesco ... - chi ha contravvenuto agli ordini impartiti - pregiudicando, con un colposo ripiegamento, l'estrema possibilità di protrarre la difesa del settore di Kantemirowka - è stato proprio la 298a Df germanica! 3) - L'aver tollerato (se non addirittura incoraggiato) il Comando Gruppo Armate «B» (da cui dipendono le GG.UU. alleate) a far si che le unità tedesche schierate nei settori delle armate, ungherese, romena cd italiana, obbediscano praticamente ai soli superiori comandi tedesche, anziché a quelli alleati dai quali dipendono; il tutto a di ITcrenza delle unità alleate inserite nei settori presidiati da comandi tedeschi, le quali sono invece sottoposte ai normali vincoli di dipendenza dall'alleato. 4) - L'aver preteso di inserire nelle unità alleate di ogni gradino gerarchico, proprii ufficiali di colle1:amento. Il tutto, ovviamente, senza una legittima contropartita! 5) - L'aver sfacciatamente incoraggiato l'indebita appropriazione, nelle retrovie, di ogni automezzo alleato fermo e momentaneamente incustodito; automezzo che il giorno successivo già recava i contrassegni della Wehrmacht! «Fermo e incustodito» per mancanza di carburante ... Quel carburante che doveva assicurare agli automezzi al leati una autonomia non superiore ai 50 Km: autonomia risibile tenuto contro del le estese distanze della Steppa... (un «trucco» che i tedeschi gi' avevano escogitato ai nostri danni in Libia, come ha osservato Ciano) 6_ 6) - L'aver centellinato - ma non raramente addirittura negalo ogni supporto logistico alle nostre truppe; pretesto «Tutte le risorse locali sono di esclusiva proprietà del Reich tedesco»; risorse locali che venivano avviate in patria sfruttando i mezzi di trasporto vuoti «di ritorno». Una disposizione, quella citata, (sottoscritta purtroppo a suo tempo dalle nostre autorità) che obbligava la nostra Intendenza ad attingere in Italia molti, e spesso tutti, i necessari generi di vettovagliamento; attingerli, cioè, a 2.000 Km di distanza, nonostante che sul fronte del Don il grano, non mietuto, continuasse a marcire sui campi o venisse divorato dai voraci topolini campagnoli ...

6 Nt:1 ~uu «Diario 1939-43».


Il D on def(li ilaliani

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Ohhligando così la nostra Intendenza ad attingerli in quell' Italia dove - come ricordava ogni sera il co1. Stevens ( «imbeccato» del nostro fuorusci lo) - il popolo era ormai ri<lollo alla fame! 7 Come si vede, tutto un complesso di mi sure che non potendo sfuggire all'attenzione delle nostre truppe, concorrevano ad alimentare la loro avversione per l' infido «allealo»! Non certo meno gravi gli errori, di carattere più squisitamente operativo, a<l<lebilati a Hitler. .. Soprattutto quelli commessi personalmente da Hitler dopo aver assunto la diretta condotta delle operazioni (dicembre 194 1). Eccone alcuni lra i più gravi!

Errori di carattere operativo commessi dopo aver assunto la diretta, personale cond.otta delle operazioni: I) - L' aggiunta apportata, in data 5 dicembre 1941 , ali ' ordine di operazioni che interessa la difesa dei fiumi (il Don cd il Volga): »Stipare, a ridosso dei fiumi, scorte di viveri , munizioni e materiali, per una autosufficienza di due mesi; il tutto, in aggiunta alle scotte, per 8-1O giorni , già accantonate presso le truppe in linea ... ». Un ordine, quello citato, che, com'è facile intuire, «non sta né in cielo, né in terra» ! Una vera pazzia dal momento c he - anche le più elementare nozioni di Arte militare, riferite alla difensiva - prevedono che tutto il dispositivo loxistico debba essere: - arretralo per evitare che improvvise puntate offensive avversarie lo minaccino da vicino ... ; - scaxlionato in JmJfondità, per porlo in grado di continuare l'a limentazione de1le forze, in caso di progressione dell 'avversario e facil itare, comunque, lo sganciamenlo delle proprie 8 .

Un ordine, quello citato che, tradotto in parole povere, significa, «al-

leati, siete voi che avete scelto di combattere in Russia; combattete perciò fino allo stremo delle vostre forze; voi italiani, in pa rticolare, non di7 Un fuoriuscito ("l'innominato") che, rientralo in «Patria» a fine conniuo, an/.iché Irascorrere 6 anni a Gaeta (sorte riservata ai traditori «subalterni»), li ha lrascorsi a Monlcci lorio! Un tradimento pcrpclrato in un Paese (la Gran Bretagna) maestra di patrio11is111u. come dimostra la consexna rispettata sempre dai suoi cittadi ni: «Righi or wrong my country »! 8 Come, del resto, dimostra I' islintivo alleggiamenlo del serpente (illustralo nel l' annesso schizzo). «l sti11tivo» perché prescinde da ogni nozione acquisita attraverso i principi ed i procedimenti dcli' A rte militare.


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Il Don degli italiani

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menticatc che il Don dovrà essere il vostro Piave! » . 2) - La situazione venuta a crearsi nel dicembre 1942, allorché: - la ba ttag lia per Stalingrado è ormai perduta; - l' offensiva nel Caucaso ristagnante, se non addirittura compromessa; - la minaccia di uno sbarco in Normandia (e quindi di attacco al «Vallo Atlantico»), sempre più immanente. Una situazione, quest' ultima, c he impedendo di attingere altre forze dal teatro di guerra Occidentale viene ad accentuare la già di per sé grave crisi degli effetti vi tedeschi: una crisi c ui fa riscontro l'esuberanza di quelli av versari; una esuberanza alimentata, in armi cd in mezzi, dall'industria bellica ormai stanziata oltre gli Urali e dagli aiuti alleati in continua espansione. È appena il caso di preci sare c he Hitler, posto di fronte ad una, o ad entrambe le due soluzioni : - richiamare le forze impegnate nel Caucaso: - arretrare tutto lo schierame nto ... adotta la terza ... Alleggerisce, cioè, Jo schieramento delle for:1.c del Gruppo J\m1ate «Nord» (Leningrado) e del Gruppo Armate «B » (fiume Don) compromettendone, quindi la g ià limitata efficienza. Una mossa, quella prescelta che, fatalmente, dopo la guerra-lampo e quella di usura, prelude l' ultima, definitiva, fataJe . .. , la ritirala: quella che segna Ja fine dell'Operazione «Barbarossa» ! 3) È soprattutto nel dicembre 1942 che trova conferma il giudi zio negativo espresso su Hitler dai suoi generali, durante il processo di Norimberga; e cioè - rifuggire da ogni e qual siasi atteggiame nto ispirato alla difensiva; - costretto alla difensiva adottare l'atteggiamento tipico de l "toro che si strema nell 'arena'', - ignorare il principio della manovra! È infatti dal dicembre del 1942 che egli continua ostinata mente ad attaccare sul fronte di Stalingrado e del Caucaso ... È ancora e sempre all e soglie de l più crudo in verno , che egli persiste: - nel vole r raggiungere uno schieramento sempre più avanzato de lle forze ; - nel voler mantenere la di:f'é sa del Don sulla sua riva deslra. Uno schieramento più avanzato evidenteme nte incompatibile con la contingente crisi degli effctljvi (anche se è inteso ad accorciare, rcuificandolo, lo schieramento in atto). Una rigida difesa sulla riva destra del Don , da considerare superata dopo l'alleggerimento delle forze ivi schierate ...


Il Don degli italiani

547

In una situazione siffatta e con il sopraggiungere dell ' inverno (un inverno tradi zionalmente alleato delle forze locali), non poteva non rendersi indispensabile il passaggio dal l'(?ffensiva alla dife nsiva di tutte le forze ... Quelle sulla ri va destra del Don , in particolare, di ventava non solo antieconomica , ma addirittura illogica per un complesso di ragioni. Eccone almeno due: - durante l' in verno tutti i fiumi de11a Steppa (e quindi anche il Don), sono soggetti a gelare trasformandosi così da w ne di ostacolo, in vie di f acilitazione (e non solo per le truppe appiedate!); - i fiumi del la Steppa, sviluppandosi in piatta pianura, hanno una ridotti ssima velocità di corrente per cui il loro corso è caratterizzato da innumeri meandri; innumeri meandri che ne re ndono dispendi osa e quindi antieco no mica ogni difesa che si proponga di pre sidiarne le ri ve ! Due esigenze, quelle citate, che concorrono ad imporre uno schieramento arretrato e, comunque, su posizioni non contrassei natc da corsi d 'acqua! 9 Un dispositivo antieconomico - si è detto - dal momento che le GG. UU. schierate sul fiume, oltre a non di sporre di riserve congrue ed efficienti, presidiano settori che misurano dai 35 ai 40 Km (in linea d'aria, non lungo i meandri del Don!) per ogni D ivisione : una densità di forze che sarebbe più giustifi cato definire dispersi.one; riferita infatti ai fanti schierati in trincea sul fiume, non poteva contarne più di 15 per Km! (Come, a suo tempo, già si è avuto occasione di rilevare). Settori ovviamente eccessivi sia pure per una difesa su ampia f ronte. Addirittura smisurata per le «Divisio ni» italia ne i c ui e ffettivi e mezzi equi valevano , grosso modo, a quelli delle Brigate «standard». Che Hitler non abbia la più pallida idea di c he cosa esattamente significhi il principio della mano vra e ]a sua detem1inante impo11anza ne ll'ambito delle operazioni mi lita ri , scgnatamcnle in quelle difensive, è confermato, del resto dall'ordine impartito per la d ifesa sul Don: una difesa rigida da opporre sulla sua riva destra . Un tipo di difesa, quello citato che, soprattutto dopo la parte nza per il fronte di Stalingrado della 22a D . cor. tedesca (la sola rùerva d i tutto il Gruppo Armate «B »), di venta di impossibile attuazione. Impossibile dal momento che è chi aro anc he ai ciechi (e la Stawka, grazi.e anche ai suoi infomiatori locali, cieca non è !), che la difesa del Don è una difesa statica, lontana da ogni proposito di valicare il fiume.

9 Schierame nto arretrato che avrebbe co nsig liato di svilupparsi in corrisponde nza di quella seconda posizione (sia pure non presidiata), c he le dottrine latliche a uribuiscono ad

og ni difesa su amp iaf,onte.


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Giuseppe lnaudi

Per cui alla Stawka riesce racile, istintivo, opporre a lla staticità avversaria il proprio dinamismo. Che è quanto dire lasciare pressoché S!{Uarnita la riva sinistra del fiume a fare massa con le .forze resesi così disponibili. Il che spiega e giustifica i successivi colpi di ariete inferti, uno dopo l'altro all'avversario nel tempo e nello spazio: - a novembre contro i tedesco-romeni ; - a dicembre contro gLi italiani ; - a gennaio contro gli ung heresi! (ved i fig ura che segue) Successivi colpi di ariete conclusi, il 2 febbraio, sul fronte di Stalingrado, obbligando alla resa la 6" Armata tedesca!

Non meno gravi gli errori operativi incentivati da quelli psicologici.

Ta g li innumeri altri errori, ci si vuol qui riferire aJ1'operato d i Hitler nei confronti delle truppe italiane, dopo il loro ripiegamento dal Don e dal Donez. Truppe abbandonate alJa loro sorte (dopo l' inutile, criminale sacrificio del Corpo d' Armata Alpino); costrette a ripiegare a piedi, per oltre 1.000 Km , trascinandosi dietro i loro numerosi feriti e congelati. Hitler si ricorderà di loro solo quando - minacciate dal l' avversario le retrovie di Briansk - deciderà di sjì·uttarle ulteriormente: - in primo tempo, con compiti di sicurezza, per dare protezione a lle forze tedesche impegnate in quel setto re. - successivamente per impegnarle , operativamente, a rianco dei «camerati tedeschi». A tale scopo è previsto di dotarle delle armi di preda bellica catturate all'avversario e di raggrupparle in una formaz ione definita «TIR» (Truppe Italiane in Russia). Poic hé il primo dei due provvedimenti ha carattere di urgenza, i resti del II Corpo d' Armata verranno s tipati sui treni a N eshin cd avviati ne lla Russ ia Bianca ad est di Gomel. Quella zona è infestata da formazioni parti giane c he, a quanto pare, sono di notevole entità. Sintomatica tuttavia la circostanza che - subito dopo l' aiTivo in zona deg li ita lian.i - i partigiani sospendano la loro attività per spostarsi in altra zona. La ragione di ta le spostamento sarehhc da ricercare in una c uriosa circostanza: quella secondo cui «i sovietici non ce l'avrebbero con gli i!aliani, ma unicamente con i tedeschi»! È a questo punto che il Comando Supremo Italia no non approva la c.ostitu zio nc del «TIR» e sollecita - dopo il 1;mpatrio dei resti del Corpo


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551

Titolo

d' Armala A Ipino - anche quello delle altre Grandi Unità italiane 10. Il motivo è ovvio: l'Italia ha ormai bisogno di difendere le frontiere terrestri e marittime del Paese! Una esigenza, quella citata che, alla luce degli eve nti che si susseguono in Occidente, non inleressa solo l'Italia!

CRONACHEDELVALORE Ci sia consentito, ora, dopo aver sottolineato alcuni dei tanti errori di tatto ed ope rativi - commessi da Hitler a danno degli italiani (anche se analoghi sono stati quelli subìti dai restanti alleati), segnalare un qualcosa che riguarda direttamente l'operato delle Lruppe italiane. Solo alcuni esempi riferiti, nel dettaglio, ad una delle Df del!' ARMIR, la «Cosseria», nel corso della hattaxlia del sol.\·tizio; trascurando cioè quelli , sostenuti dalla stessa Grande Unità, nei combattimenti prelimina ri dell'agosto-sette mbre. Soltanto akuni esempi dal momento che è supe rfluo, almeno in que-

sta sede, sottolineare: - l' esemplare comportamento di tulle le unità italiane nei già citati comballimenti preliminari del luglio-agosto. Quello posto in evidenza dal gen. von Tippelkirsch con il seguente pubblico elogio: «La tenace resistenza delle unità italiane, impeg nate cd operanti da sole, non soltanto ha fru strato le intenzioni del nemico di sfondare il fronte, ma ha reso vani i suoi immani sforzi , intesi ad attrarre altre forze cd alleggerire così il fronte di Stalingrado dalla incessante pressione germanica ... »; - la ben nota bravura del CAA, rimasto isolato dopo l'arretramento dell ' Armata ungherese e riuscito - da so lo - a rompe re l'accerchi amento avversario per venir fuod dalla «sacca». - l'ope rato de lla «Celere» nel corso della battaglia (la «Urano»), che ha preceduto quella sferrata contro gli italiani, (la «Piccol a Saturno»); superfluo essendo signjficativa al riguardo la dic h.iarazione del generale sovietico Vatutin, espressa dopo l ' avvenuto sfondame nto di Se rarirnovitc: «In questa operazione (la citata « Urano» N .d.R.), le nostre perdite sono state assai inferiori a quelle avversarie e, comunque, senza confronto più lievi di quelle sopportate a suo tempo per affermarci .<:a quella testa di ponte ... » . IO Un «TIR» cui, in tutta evidenza, potrebbe essere assicurata la disponibilità di w1 armamento senz 'altro superiore a quello italiano, ma non semp re (e tu/la) quella del necessario m1111izio11amento!

Con il conseguente pericolo «di cadere dalla padella nell a brace» 1


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Giuseppe lnaud i

Sulla sorte a suo tempo subìta da quella testa di ponte, aveva scritto, in data 14 agosto, il Com.te del XVTI CA (della 6a Armata tedesca):

«La «Celere» ha aggiunto nuovi allori al le sue bandiere, eliminando con travolgente attacco la testa di ponte di Serafimovitc saldamente fortificata e stre11uamente difesa». Ripetiamo, solo alcuni esempi e riferiti alla sola Df «Cosseria». Al suo comportamento nella hatta~lia del solstizio d'inverno; trascurando cioè la resistenza, non certo meno lusinghiera, opposta dalle restanti divisioni dell' ARMTR. Ecco dunque, qui di seguito, tali esempi che interessano, com ' è dove,roso precisare, non solo le GG.UU. dell'EscrciJo, ma anche i valorosi battaglioni CC.NN.


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Il fronte della Df. «Cosseria».


554

Giuseppe hiaudi

Cronache del valore: l'accanimento della lotta nei tre «punti caldi» del settore «Cosseria» (dicembre 1942):

Data e ora

Temperatura

Scllorc 89° Rgt Fanteria Cenlm f. «N•

Settore 90" Rgt Fanteria

2a/l Sah. 12

da -10° a-200

8,00

cambia <li mano: la volta ripreso da 7a e 9a (rinc. <li btg): 2a volta

8,30 9,00 9.15

cambia di mano: Ia volta ripresa (2a cp): 2a volta rioccupata: 3a volta

IO

11,15 13,50

rioccupata: 3a volta

15,00

ripresa da lii htg (rincalzo): 4a vulla

ripresa <la lii htg (rincalzo): 4a volta

15,40 16,30

rioccupata : 3a volta ripresa da 2a e 3a cp: 4a volta

23,!Kl

Dom. 13 12,00 15.00 noue

da-4° a-16°

Lun. 14 6,20 6,30

daU"a-7°

rioccupata: 5a volta rioccupata: 5a volta ripresa da Ili btg: 6a volta ripresa da 2a, Ja cp e cp «Guastatori»: 6a volta

rioccupala: 7a volta ripresa da Il e Ili htg: 8a volta rioccupata: 9a volta

6,40 • 8.45 10.20

rioccupala: 7a volta ripresa da XIV btg CC.NN.: IOa volta rioccupala: 11 a volta ripresa da 11, Tll e XIV btg: 12a volta

15,00 17,00

M,!Kl

12.00

cambia di mano: la volla ripresa da 2a e 3a cp (rincalzi) 2a volta

5a volta: persa definitivamcmc: non verrà più ripresa, neppure con l' arrivo (giorno 13) del 537° Rgt Granat.. Germanico.

20,50

Man. 15

2a/1I btg

da0° a -3° rioccupata: I3a volta ripresa da XV btg CC.NN. e in più, da Il, Ili e XIV btg: 14a volta!


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Conclusioni sul rendimento operativo degli italiani al fronte Est.

GI i ital iani che hanno combattuto sul fronte Est nel I 941 e, in particolare, quelli che nell'inverno 42-43 hanno partecipalo alla ballaglia del solstizio d 'inverno, non hanno, evidentemente, alcun bisogno di cercare atten uanti alla loro innegabile sconfitta. Allo stesso modo come non hanno bisogno di cercarne i tedeschi che - nel primo dei due inverni - hanno ripiegato di 200 Km nel settore di Mosca, e g li altri che - in quello successivo - hanno dovuto chiedere la resa! Gli italiani non hanno dunque bi sogno di attenuanti, ma è umanamente giusto e giustificato sottolineare, a conclusione dell'esame sin qui condotto le condizioni materiali e morali con cui hanno fronteggiato il valoroso avversano. Ecco, riepilogate in breve, tali condizioni!

Dal punto di vista materiale: -- un ambiente operativo ostile tanto ai russi quanto agli italiani , ma particolanncnlc ostile agli italiani, a causa di una assuefazione al clima invernale della Steppa che, a differenza degli avversari, a loro mancava; - un equipaggiamento ed un armamento decisamente inferiori; - un rapporto delle oppo,\·te forze addirittura schiacciante a favore dell'avversario, divenuto ancora più schiacciante: - e per la conseguita disponibilità di quelle forze che, in precedenza e con successo, avevano operato contro i romeno-tedeschi; - e per l'apporto della formidabile riserva strategica che, nel frattempo, i sovietici erano riusciti a meltere in campo; «fonnidabile» essendo costituita da: - 25 divisioni di Fanteria, -13 Corpi Corazzati e Meccanizzati, - 7 Brigate autonome di Fanteria e Corazzate. Dal punto di vista morale: Da questo secondo punto di vista, il raffronto di viene difficile, se non addirittura impossibile dal momento che: - i russi sono iperborei e gli italiani mediterranei; - i nostri avversari avevano quale alleato l'inverno e gli italiani un «alleato» ancora più freddo e più ostile; - i russi si battevano per un giusta causa, mentre gli italiani - fin dal 1940 - erano sempre meno sicuri che la loro lo fosse;


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- i nostri avversari combattevano la loro guerra, noi quella di Hitler; - i russi combattevano sull'uscio di casa, noi a migliaia di chilometri dal nostro; - i nostri avversari avevano uno spazio vitale da difendere, noi uno da conquis tare, ma il nostro, o llre ad essere estremamenle esteso ed irraggiungihi lc, non era soprattuLLo nostro, dov'era dunque il noslro? Al riguardo aveva affermalo Hitler: «Superato il Caucaso, la lotta si estenderà a<l un settore destinato a far parte dello spazio vitale italiano» ... Campa cavallo!! - i russi combattevano per liberare la loro patria, nella illusione di liberarsi, subilo dopo, della schiavitù comunista: no i nel la [alale certezza di cadere sollo quella nazista; - i nostri avversari, quasi ogni giorno, ricevevano confortanti notizie sul secondo fronte, noi , di secondi fronti, ne avevamo a non più finire, ma le prospettive che con essi si aprivano, erano sempre più disperate. 1n effetti - il 28 marzo del 1942 - la nostra M arina era stata battuta a Capo Matapan e, subito dopo, il nostro Esercito era stato coslrcUo a cessare ogni resistenza in Etiopia. Il nostro stesso territorio metropolitano, del resto, era onnai minacciato da imminenti sbarchi avversari! In definiti va riesce quindi difficile negare l' esiste nza di quel qualcosa che - sia dal punto di vista maleriale che da quello morale - non poteva essere comune a noi ed ai nostri avversari. Il tutlo anche se a fattor comune era, in tutta evidenza, lo stress del combattimento! In ogni caso giova forse ripetere che quel qualcosa cui prima si accennava, gioca a favore di un netto giudizio positivo sul rendimento operativo del soldato italiano in terra di Russia! A coronamento di un siffatto giudizio, giova rammentare c iò che avviene il mercoledì 16 dicembre sulla q. 192 del Don dove, a truppa riunita, il Com.te del 11/90° Rgt Ftr, magg. Mi/lino, rinnova il giuramento alla bandiera issata per l'occasione sul più allo «pennone», quale concreta affermazione dell' avven ulo rispetto della consegna di resistere in posto: una quota, la 192, persa e rioccupala per ben 14 volte! Non irrilevante precisare che, all'originale cerimonia assislono, ammirati, e lcmenli della 27a Dc tedesca. Un giudizio positivo cui è doveroso e legittimo aggiungere l' assolulo ri spetlo del soldato italiano per le leggi e convenzioni internazionali che disciplinano la guerra. La sola, fra tutti gli italiani, che è da ritenere non abbia condiviso tale innegahi le realtà è - senza alcun dubbio - una componente della famiglia Nenni la quale, nell'immediato dopoguerra - al ritorno dalla Russia (dove si era recata a capo <li una delegazione <li donne comuniste) avallava la dichiarazione di una aulorità sovietica secondo cui «in Russia


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vi sarchhcro stati più "prigionieri di guerra" italiani, ma unicamente "<'ri111i11ali di guerra'' italiani». Quegli stess i criminali c he rientrati in Patria. a di stan za di anni dalla concl usione del conflitto, verranno poi decomti con la medaglia d 'oro al valor militare (fra gli altri, non certo ultimi Magnani, Mussa e R eginato).

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